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Full text of "Storia della città di Parma"

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c^ 



A^(yiA^ 



jjjj 



STORIA 

DELLA CITTÀ 

DI PARMA 

SCRITTA 

DAL P IRENEO AFFÒ 

MINOR OSSERVANTE 
REGIO BIBLIOTECARIO 

PROFESSORE ONORARIO DI STORIA 

KEI.LA R. UNIVERSITÀ E SOCIO DELLA R. ACCADEMIA 

DELLE BELLE ARTI. 



TOMO PRIMO. 




PARMA 

DALLA STAMPERIA CARMIGNANI 



M. DCC. XCIL 



2lL, i. 



f 5 



7- 




A SUA ALTEZZA REALE 

DON FERDINANDO I. 

DI BORBONE 

INFANTE DI SPAGNA 
DUCA DI PARMA PIACENZA GUASTALLA 

£C. £C. £C. 



CU ANZIANI DELLA COMUNITÀ DI PARMA. 

Jiira riserbato all'epoca felicissima del vo- 
stro dolce governo , REALE ALTEZZA , 
Pavere questa vostra fedelissima Città una 
Storia. Illustre Parma pur troppo ne' secoli 



u 



sanguinosi d'Italia non aveva scarsità di fat- 
ti memorabili, che registrare si potessero co- 
piosamente negli annali delle funeste ed am- 
mirate vicende del genere umano. Illustre 
ne' tempi di pace e quando libera da se 
stessa si resse, e quando obbedì o forzata 
o spontanea a dominatori diversi, colle po- 
litiche attenenze al di fuori, e al di dentro 
con istabilimenti leggi costumanze, moltis- 
simo pascolo esibiva alle ricerche degli eru- 
diti ed alle pesate narrazioni dei dotti. Illu- 
stre quasi in tutte l'età per chiari ingegni 
in ogni maniera di scienze, per insigni col- 
tivatori delle belle arti, per utili produzio- 
ni d'industria, per monumenti di magnifì-. 
cenza e splendore, forniva da ogni lato ar- 
gomenti di perenne celebrità. Con tutto 
ciò, qual che ne fosse la cagione, insino a' 
di nostri non ottenne Parma quello che a 
tante città minori ed a castella perfino e 




ui 

borgate parecchie si fu concesso, vale a di- 
re una sincera e compiuta Istoria. 

Ma sorse alfine e nuovo e piìi grande 
e fortunatissimo ordin di cose a questa ùo 
rente contrada, allorché divenne albergo e 
seggio di un Rampollo principale della sem- 
pre gloriosa Borbonia Propaggine. Pianta- 
to su questo rispondente terreno il palla- 
dio ulivo accanto al marziale alloro dall'au- 
gusto vostro Genitore, e da Voi con vigi- 
lanza tanta e tanto favore assiduamente col- 
tivato, tali radici à stese e sì dilatato à i 
suoi rami, che sotto le benefiche sue om- 
bre ninno esservi poteva fra i nobili ada»- 
peramenti di umano ingegno, che ivi non 
allignasse crescesse e pomposamente frutti- 
ficasse . 

Suona già da più anni colle lodi d'I- 
talia il nome del celebre nostro concitta- 
dino, al quale con si grande accorgimento 



• 



IV 

affidaste la cura di quel prezioso lettera- 
rio tesoro, in cui perpetuaste sicuramente 
e gli effetti insieme della vostra munifi- 
cenza, e un lustro particolare della Città, 
ed uno de' primi fregi del vostro Nome 
immortale . Egli di singolare avvedutezza 
fornito e d'infaticabile attività nello inve- 
stigare i più intimi recessi delle antiche 
memorie , in distinguere scegliere bilan- 
ciare disporre i veridici racconti fra le in- 
finite dicerie degli Scrittori, per quindi 
formare una profittevole serie di tempi ed 
avventure collocate in continua del pari e 
saggiamente variata prospettiva; era egli 
sovr' ogn' altro, e Voi bene il conosceste, 
atto ed istrutto a comporre quella , che pu- 
re bramavasi, esatta ragionata intera Sto- 
ria di Parma . Avvivato dall' augusta vo- 
stra Protezione , e lieto delle ben giuste 
accoglienze di questo civico Magistrato, si 



accinse alla grand-opera, la quale sotto la 
sua mano maestra ebbe tosto cominciamen- 
to e progresso, e poterono sollecitamente 
esercitarsi le nostre premure in apprestare i 
mezzi, onde col conveniente decoro escisse 
quanto prima ad appagare l'universale as- 
pettazione. Questo vostro divotissimo Pub- 
blico rammenterà sempre tra i più fastosi 
suoi avvenimenti la degnazione sovrana , 
con cui ne ammetteste il progetto e ne 
animaste V esecuzione . 

Nello intitolarvi pertanto la Storia di 
Parma e presentarvi in essa l'egregio la- 
voro del valoroso suo Autore , adempiamo 
fortunatamente un dovere di umilissimo 
vassallaggio, e di perpetua giustissima ri- 
conoscenza in nome dell'avventurosa no- 
stra Patria , che annovera fra i più subli- 
mi suoi vanti quello di essere anche la 
vostra. L'alto favore che largito ci avete 



* 2 



TI 

in promovere la patrìa Storia terrà sem- 
pre distinto luogo in mezzo ai moltissimi, 
onde nessuna invidia ci lasciate dell* età 
trascorse, e tanta ne apprestate alle ven- 
ture . 



VII 

PREFAZIONE DELL AUTORE, 



a 



Mede quefto ragguardevolissimo Pubbhco una Sto-^ 
ria 9 che t origine antica rammenti della sua Patria ^ 
ne sviluppi le oscure vicende^ e le azioni bellicóse e 
pacifiche di Cittadini e de" Principi suoi esattamente 
riviver faccia . Sarà in perpetuo commendabile un tan-m 
to zelo , e laude otterrà vie maggiore al risapersi , che 
ad agevolare allo Scrittor la fatica offronsi tutti i 
soccorsi air uopo desiderabili ^ e si promette all'Opera 
Ponor della stampa. Essendo note le applicazioni spon^ 
taneey che ad illustrare m'^ indussero 9 come il seppia aU 
cuni punti di Storia Parmense ^ a richiamar dalle te^ 
nebre i celebri nomi de^ P armi ff ani Scrittori ^ e a sten^ 
dere le mie ricerche ancora più oltre 9 affidasi a me 
t onoratissimo incarico j e se ne attende con impa^ 
zienza P esecuzione . Ma se non vidi in altri tempi la 
difficoltà della impresa ^ e se mi arrischiai facilmente quor 
si a compromettermi di un lavoro , cìt io non prevede^ 
va dovermisi poi tanto autorevolmente commettere , ora 
lo sguardo avvicinando alla catigine almen di quattor-m 
dici secoli , ch^ io dovrò penetrare e trascorrere prima 
elle avvengami (Rincontrare guide sicure lungo il maUh 



vili 
geryal sentiero , perdo quasi il coraggio , e mi sgo- 
mento . 

Parma non è più felice di altre Città d" Italia in 
materia delle proprie Storie. Nel secolo terzodecimo 
unicamente prese taluno vaghezza di lasciare notati gli 
avvenimenti ivi occorsi di anno in anno , a' quali pre- 
messe non furono se non se scarse indicazioni di pochi 
fatti memorabili daWundecimo in giù. Chi saper bra^ 
ma qualche cosa di Parma innanzi quel tempo , cer- 
, chi pure tutC altre Storie fuor delle patrie . Ma quali 
si cercheranno ? Sa ognuno esser prima del Mille , e 
dicasi pur anche per quasi ducento anni appresso ^ 
assai poche le Storie risguardantt in generale t Italia , 
e quasi nessuìia riscontrarsene delle Città a noi 
limitrofe atta a somministrar memorie di questa nostra. 
Troppo nota è di più la perdita delle vetuste Iscri-- 
zioni , di moltissime Pergamene ^ e de'' Codici antichi \. 
preda infelice della barbarie , e del tempo ; sicché n- 
duconsi i materiali tutti di quella lunga epoca tenebro^ 
sa a scarsi , imperfetti e sconnessi avanzi , seminati j 
dirò così , a vaste distanze sulla catena de'' tempi , i 
quali ^ per qualunque arte si adopri neW accozzarli ^ sod- 
disfaran sempre poco^ e lascieranci digiuni di quanto 
saper vorremmo . 

So che tali riflessi punto non ritennero un Angelo 
Mario Da^Erba dal compilare una voluminosa colle- 
zione istorica di cose Parmensi ora forse smarrita , il 
cui Compendio^ terminato dallo stesso Autore nel 1573, 




va manoscritto per le mani di molti . So però ad un 
tempo , che abbracciandosi allora guai buona merce ogni 
invenzione degP impostori , dandosi fede ad ogni popo^ 
lar tradizione , e concedendosi troppo al fervido imma^ 
ginare , lieve riusciva P empir qué" vuoti che or ci spa* 
ventano , confondendosi favola e storia , e il conghiet-* 
turar ragionevole coW inventar capriccioso . Dal Com^ 
pendio abbastanza rilevasi guai esser dovesse la fatica 
di tale /storico relativamente alle cose antiche ^ né man^ 
ca luogo a dedurre ^ che molto non la curassero gfin^ 
genui Parmigiani. 

Infatti esiliato da Ferrara sua Patria Bonaven^ 
tura Angeli , e venuto a Parma con animo di cercar 
notizie del corso de''- nostri Torrenti y onde compier PO* 
pera ideata della Descrizione de' Fiumi d' Italia , pre-- 
gato venne da gué" medesimi , che gli furono cortesi di 
cognizioni alt uopo suo , a tessere la Storia di Parma , 
cA' egli coraggiosamente intraprese , rapidamente compì , 
e colle stampe , oggi sono appunto ducento anni , re«- 
dette pubblica. Gli amatori della verità dovettero più 
saper grado a guest'' uomo delle poche cose tratte alla 
luce da fonti riputate sicure 9 di guello che ai sogìii del 
troppo credulo compatriota. Ma che? Si trovarono fra 
le mani uri Opera necessariamente per un buon tratto 
diversa quasi dal titolo portato in fronte ^ conciossiachè 
la copia della Storia generale diretta a connettere i no- 
stri frammenti y superava di molto le cose con facenti al 
principale soggetto * Di più 9 avendo egli dovuto la^ 




X 

sciarsi guidar sovente dal Biondo^ dal Siganio , dal Pi^ 
g^9 e da altri somigbanti Storia , ad mancarono assai 
cognizioni posteriormente somministrate dal tempo , e 
dair industria degt indagatori , fu costretto con essi a 
ìasàar chi leggeva ne^ pnmi errori. U Autore ebbe forte 
A renderla interessante col frammettere tra Libro e Ldno 
le Memorie genealogiche delle più possenti e rinomate 
Famighci talché piacque il lax)oro , ed ebbe spiudo sì 
fortunato j che gh esemplari ne sono divenuti rarissimi. 
Ebbesi a confessar tuttavolta , che i sob ultimi quat^ 
tro secoli fornivano il Leggitore di un pascolo conti-- 
nuoto : né veggendosi via di megào riuscire , giacque 
il pensiero di una nuova Storia di Parma tra i dispc^ 
rati argomenti . 

Dirà , ben me ne avveggo ^ chi dritto pensa j es^ 
sersi nel decorso di questi due secoh pubblicati tanti 
antichi Marmi j date in luce più vetuste Cronache , r/« 
posti alla comune curiosità Diplomi e Carte sì dovi^ 
ziose , ed aver fatto la Critica progressi tali , che ben 
potevasi alcuno avvedere quanto agevol fosse dai soà 
estranei monumenti coglier materia j onde impinguare la 
Storia Parmense , come tanti altri studiati si sono di 
migliorare quella di più Gttà . Risponder conviene però 
a chi da tale riflesso prendesse ansa di chiamar negli^ 
genti i nostri maggiori , che il loro consiglio di non 
commettersi a questo pelago fu assai prudente . Che 
avrebbe giovato alla riputazione di uno Scrittore l'ag-^ 
giungere alle vecchie memorie della Patria quanto si 



XI 

poteva raccogliere dalle Opere altrui , quando riusciva 
impossibile il far uso di altre migliori cognizioni sepol*^ 
te fra la polve degli Archivj diversi della Città troppo 
in addietro gelosamente guardati? Lo scrivere senza 
questi sussidj era lo stesso che esporsi alle censure di 
una più fortunata posterità . E ben ne abbiamo chiaro 
r esempio nel Padre Francesco Bordoni^ la cui Opera 
intitolata Thesaurus Ecclesiae Parmensis, scritta senza i 
soccorsi delP Archivio Episcopale 9 e deW Archivio Ca^ 
pitolare , piena si scorge di mancanze e di errori . Non 
mi fingo tali gelosie a capriccio , mentre si sa che il 
celebre Muratori , alle cui fatiche deve tutto il suo lustro 
la Storia Italica ^ ottenuto P accesso agh Archivj di 
molte Città , di molti Vescovadi , Cattedrali , e Badìe , 
non trovò mezzo d'averlo a quelli di Parma . Vi fu 
chi di soppiatto formilo dì varj documenti del nono e 
decimo secolo tratti dalt Archivio Capitolare ; ma ta^ 
ver egli , contro il suo costume^ taciuto sempre nei 
pubblicarli il nome del suo benefattore , fa chiara prò-» 
va deltaver chi servivalo così voluto^ onde non esser 
bersaglio alle altrui collere sospettose. 

Bolliva ciò non ostante nettammo de'' Parmigiani 
il desio di una Storia ^ e il dimostrarono le instancabi* 
li cure del P. Carlo Maria Vaghi Carmelitano aduna^ 
tore di notizie in gran numero ^ benché senza regola ^ 
conservate nella Biblioteca del suo Convento , quelle di 
Flavio ^ e di Bonaventura Sacco , ambidue mólto sol^ 
leciti di simile raccolta , del Sacerdote D. Gioanni Beh 




XII 

km , le cui Schede stanno presso di me ^ e di qualche 
altro . Taluno meditava Opere compite , istruendoci Al-- 
moro Albrizzi nelle Memorie della sua Società Lette- 
raria impresse Panno 1738, che Giuseppe Fossi Can-^ 
celliere episcopale j allora Vicepresidente della Colonia 
Albrizziana Parmense travagliava continuamente dietro 
la Storia di Parma sua Patria, e che il P. Isidoro 
Grassi ad un tempo raccoglieva le Vite degli Uomini 
illustri Parmigiani . Erano state in lingua latina estese 
le Notizie delle Chiese di Parma dal Padre D. Mau* 
tizio Zappata Monaco Casinese , cui dato aveva forma 
alquanto migliore il celebre Padre Abate Bacchini ; e 
il Signor Antonio Bertolini erasi accinto ad una co^ 
pio sa Storia de'' nostri Vescovi. 

Forse tali cose si sarebbero avute ^ se un altro osta-- 
colo non frapponevasi , allorché prossima ad estinguersi 
la generazione de" Principi Dominanti Farnesi^ divenne 
Parma oggetto di mire politiche , e gara insorse non 
indifferente , né breve intorno alla natura del suo tcm^ 
porale dominio . Le penne straniere dei Niccoli , dei 
Fontanini , dei Colla ^ degli Antonelliy e di tali altri 
vennero in campo con Opere voluminose y qual com- 
battendo pel Sacerdozio , qual per P Impero . La mischia 
era caldissima , e seminava imbarazzi su tutte P epo-^ 
che più luminose , mentre con diverse armi le due Po- 
destà miravano a far valere le ragioni esposte dai loro 
Avvocati. Qual ingenuo amatore della verità potè più 
in tempi sì perigliosi servire a questa per nuocere a 



Xlll 

sé medesimo? Fu allora che intorbidata la materia da 
Scrittori , cui nulla avrebbe dovuto importarne , ritira-^ 
ronsi i dotti Parmigiani daW entrare a trattarla. H 
semplice Stampatore Giacomo Antonio Gozzi volle ave-- 
re il coraggio di assumere una fatica j che richiedeva aU 
tro Atleta , e prese a darci i tre primi Libri della sua 
Storia di Parma dietro ad altrettanti Almanacchi s ma 
neWatto che imprimeva il quarto nel 1747 , r autorità 
suprema da tal consiglio il distolse . 

A far tidea rinascere d'una Storia combinar dun-^ 
que dovevansi le circostanze , in cui ora viviamo » cioè 
flT un Governo pacifico sotto un Principe amante e 
patrocinatore de" buoni Studjy e della universal persua^ 
sione che più non sieno da tener chiusi gh Archivj a 
chi può bene usarne . I Padri zelantissimi della Patria 
osservato avendone la fortunata unione , anno voluto 
trarne profitto^ e degnati si sono di volermi Storico 
della loro Città ^ lieti di veder approvato il loro consl^ 
gito dal clementissimo Real Sovrano , e paghi del beW 
ardore universalmente in tutti nato di facilitare a me 
t ardua impresa col somministrarmi i documenti oppor* 
funi . E corrispondessfifo pure t talenti e le forze alla 
dignità deW argomento j ed alla gentil cortesia da me 
trovata in ciascheduno nel favorirmi , che la nuova 
Storia desiderata non paventerebbe il confronto di tante 
altre y che alla pomata escono in luce. Per nulla dire 
di tutti i Regj Archivj , cui il beneficentissimo mio 
Sovrano e Mecenate mi accorda t ingresso^ e per ta^ 




XIT 

cere eziandio di queìà detta Ittustrìssima Comunità pro^ 
motrice detta presente Opera , dirò d aver amato in sin^ 
gelar maniera propizio il nostro Monsignor Vescovo 
Adeodato Turchi pe^ lumi che trar si poteano dalTEpis* 
copale Cancellerìa , e di essere stato largamente favo^ 
rito dal Reverendissimo Capitolo detta Cattedrale ricco 
di pergamene fin dal secolo nono , rf* onde avxnene sol^ 
tanto di cominciar a spargere qualche luce su i tempi 
oscuri^ Le Nobib Famiglie^ le Comumtà Reàgtose 
con raro esempio d'incredibile affalnàtà si sono appre- 
state a giovarmi ^ ed io volendo ag^ugnere a tutto 
ciò quanto mai si poteva , oltre alt essermi procacciato 
con viaggi e fatica tutti i Libri ed Opuscoà a stampa con- 
facenti al travaglio , non ò omesso diàgenza per farmi 
ricco di Cronache j Storie^ Diarj^ ed altre inedite ife- 
morie > che a luogo loro molto mi Coveranno . 

Mi dispongo pertanto alt Opera ^ che riuscendo ne^ 
suoi primordf no/osa a me stesso , e tutto sentir far- 
cendomi il disgusto della sua aridità , potrà meno re* 
car diletto a chi di leggere compiacerassi * // più rapida^ 
mente che fia possibile verrò traendo il mio Leggitore 
traverso ai secoli oscuri , e delibando dalla Storia d^Ita^ 
lia il filo del mio raccontarlo guiderò a scoprire qué" po- 
chi avvenimenti , e queUe ancorché minime circostanze , 
le quali in Parma furono conseguenza delle Italiche j?i- 
voluzioni sin oltre il Mille ^ Non si può in altra gui^ 
sa , per tutto il tempo che una Città fu picciola parte 
dì gran Repubblica , di grande Impero , e di gran ife- 



xy- 

gno^ tesserne storia. Dopo il Mille vedremo i Fopom 

& scuotere il giogo di servitù ^^e a loro talento ora 
in lega con altri , ora per sé soli sostener la Repub^ 
blica. Allora crescerà la materia, del direi e meglio 
ancora si aumenterà a misura che sottoposta la Città 
a Principi particolari prender vedrassi la forma di Mo* 
narchia . In tali epoche diverrà certamente la Storia 
nostra interessante ^ ed oso promettermi che non sia 
per dispiacere . 

Non vorrei , che alcuno disapprovasse il consiglio 
abbracciato di pubblicar al fine de'' Tomi i Documenti f 
su i quali ò appoggiato varie asserzioni anche passag- 
gere . Checché sia de'' lamenti soliti farsi da chi buona 
fede prestando agli Storici , non vorrebbe leggere altro 
che racconti , e sdegna veder le carte ingombrate di 
dettati per lo più barbari ed oscuri^ vediamo la mag-- 
gior parte degli Storici moderni tener P usanza di ren- 
der palesi consimili avanzi della media antichità , ?ié 
punto saziarsi di esortar chiunque scrive a far lo 
stesso . Non conosce t utilità di siffatte cose se non 
chi trovasi al caso di approfittarne s e mal farebbe co- 
lui , che per non udire le grida di qualche svogliato 
volesse fraudar il Pubblico di tanti Documenti , che 
un giorno moltiplicati faranno vedere ai Posteri ciò 
che ora non vediam noi . Certamente anche i più dot- 
ti de'' Parmigiani , co'' quali mi sono consigliato , esortato 
mi anno a non lasciar digiuna la Posterità di queste 
Carte , alcune deUe quali , benché pubblicate dalP Ughel- 



XVI 

£ , dal Bordóni , e dal Muratori , esigevano di esser 
prodotte con qualche miglior esattezza. Assai altre ine^ 
dite suppliranno a diversi usi , e particolarmente a chi 
volesse illustrare la topografia antica del nostro Conta^ 
do , perchè sovente parlano di Corti , di Villaggi , e di 
Castelli , a' quali tutti non poteva la Storia tener die^ 
tro senza perdersi in minuzie . Ma questa usanza di 
pubblicar Documenti in Appendice alle Storie vedesi 
tanto autorizzata da vecchj e moderni Scrittori y e dai 
recentissimi illustri Uomini il Sig. Giambatista Vera , 
il Sig. Senatore Savìoli , ed il Sig. Cavaliere TiraboscM , 
che più non à bisogno d^ apologia . 





STORIA DI PARMA 



LIBRO PRIMO. 



c 



'he r antichissima nazìon degli Etrusci, tenendo 
già un tempo di tutta T Italia dominio , quella par- 
te eziandio signoreggiasse, che noi appelliam Lom«> 
bardia , troppo chiaramente lo affermano Polibio , 
Tito Livio, Plinio, Plutarco, e Servio, Scrittori gra- 
vissimi, cui non è lecito negar fede. Siam ^ quindi 
certi, che Tagro, in mezzo al quale ora sorger ve- 
diamo, la nobilissima Città di Parma, qualunque sua 
condizione allor fosse , abitato fu dagli Strusci • Non 
ignoriam come ad essi abbiano alcuni attribuito To- 
rigine di quella istessa Città; ma siamo altresì con- 
sapevoli, che i monumenti, cui viene tal sentenza 
appoggiata, sono comunemente dai saggi critici tra 
le scritture apocrife annoverati : ed oltre i saldi ar- 
gomenti in generale recati a rigettarli, quello per 
noi si aggiunge della incoerenza loro nelP additarne 

a 




2 

r origine; poiché laddove i capricciosi ritrovamenti 
di Annio da Viterbo fondata la vogliono da Ocno 
Bianore col nome di Paraman , e autorizzata di 
maggioranza su le altre Città vicine {a)j quegli 
esposti alla pubblica luce da Curzio Inghirami fab- 
bricata la dicono da Arvo Dorio Lucumone, e di 
Colonie Etrusche per essolui popolata {b) . E*" bensì 
vero, che senza por mente alle coftoro invenzioni. 
Leandro Alberti (e), e il Cluverio {d) determinarono 
si a creder Parma di Etnisca origine: ma se tale 
sentenza vuoisi falsa da noi, quando sopra una base 
s^ innalza immaginaria e fittizia 9 tiensi egualmente 
per improbabile dove altro soflegno non abbia che 
la opinione. Un saggu> Scrittore de^noftri tempi vo- 
lendo quello punto delicatamente toccar da lontano, 
osò dire soltanto, che Parma y almeno il di lei ter-- 
ritorio non ha più vecchi possessori degli Etrusà (e). 
Sicardo vissuto cinque e più secoli prima di noi 
credette forse di obbligarsi Parma dandole per fon- 
datore un Trojano chiamato Criso compagno di Pal- 
lante, il quale a parer suo amò di appellarla Cri- 
sopoli (f) . Putide favole , accolte alla cieca da ta- 
luno de'^noflri maggiori (g) ^ né ascoltate oggidì che 



(if) Annlus Viterb. Cfnment. im (g) Angelo Mano degli Edoari 

Sempr. di Divis. hai. Da-Erba nel suo Compendio MS. del- 

(ti) Inghirami Etiruic. Antiquit, le cose di Parma compoflo nel 1(7^ 

Vragm. Lib. i pag' 26 • segni la sentenza di Annio , e van* 

(r) Descriz» d^ halia • tb Parma pili antica di Roma per 

{d) hai. Antiqua Lib. i cap. i • ^97 anni , e anteriore al nascer di 

(f) Guamacci Orig. hai. Tom. 3 Crifto anni ii49. L'opinion di St- 

Lib. p cap. I pag. 294 • cardo fa renata dal Sansovino , e da 

(/) Presso l'Alberti , e PAngeli. qualche altro d'infcrior nome. 



per farne materia di riso, e per maravigliarsi, come 
rimpoftura incontrasse in addietro tanta fortuna. 
Per verità se dai presenti tempi al decimo o nono 
secolo dell'Era noftra comune soltanto vogliasi ri- 
montare , e richiamar a disamina la qualità del ter- 
ritorio Parmense , lo vedremo fin presso la Città 
flessa così largheggiar di paludi (a) , che agevol- 
mente argomentar si potrà doverne essere flato an- 
cor più ingombro nella età superiore . Gli antichi 
fatti poscia esaminando, vedremo che ai tempi della 
Romana Repubblica avea ciò non oftante creduto di 
toglierle Marco Emilio Scauro , cui si dà gloria di 
averle asciugate 5 il perchè sarà mestieri dedurre la loro 
maggior vastità ne' secoli a Scauro anteriori , e con- 
chiudere, che né gli Etrusci, né altri popoli alzar qui 
potessero una Città . Immaginare non saprem quin- 
di eretto sul terren noflro alcuno di que'luoghi vici- 
ni al Po , i quali durando le guerre tra gli Etrusci 
e gli Umbri, diconsi da Strabone ora dagli uni, ora 
dagli altri occupati (A); ne oseremo fingere alzato 
nel luogo di Parma taluno de' trecento Cartelli, che 
al dire di Plinio gli Etrusci trionfatori tolsero final- 
mente , e debellarono agli Umbri (e) . 

Mirarono con invidia i popoli delle Gallie il 
buon esito delle armi Etrusche, né soffrendo che si 



(a) Varj documenti pubblicò 1' U- 
ghelli , e diversi inediti se ne conser- 
vano , che parlano della Palude , la 
qual cominciava fuori di Porta San 
Michele, e si ftendeva verso il Po, 
Dai Re d'Italia, e dagP Imperadori" 



Romani fu gii donata ai noftri Ves- 
covi • E' rimalo al detto sito la de- 
nominazion di Panie, nome corrot- 
to , che significa Palude • 

(^) Strab. Geogr. I ib. j . 

(e) Plin. Hlft, Nat. Lib. j cap. 15 . 



• 



4 
godessero pacificamente il conquistato Paese i venne- 
ro ai tempi di Tarquinio Prisco a tentarne la forza; 
e superato avendola dopo lungo contratto , s'impadro- 
nirono di tutto quel vaflo tratto di paese, che il no* 
me ottenne di Gallia Cisalpina (a). Vorrem noi dire, 
che se non agli Etrusci , ai Galli almeno dovesse 
Parma il suo principio ? No certamente • Perchè seb- 
bene tale sentenza fosse ftata abbracciata molto pri- 
ma che Annio , e V Inghirami spacciassero i loro so- 
gni , fiancheggiata non videsi mai di buon fonda— 
mento , ed essa pure si riconobbe menzogna • Gal— 
vano Fiamma scrittore del secolo quartodecimo rac- 
contò , che un compagno del Re Belloveso chiama- 
to Peucenzio edificò la Città detta al presente Pia- 
cenza y e che un altro socio del detto Re appellato 
Crisopolo da Piacenza uscendo , venne a fondar la 
noflra, che il nome di Crisopoli ottenne prima da 
lui, e venne poscia denominata Parma (b) ^ nella qual 
supposizione cadrebbe il principio di Parma nel se— 
colo quarto di Roma , giacché T arrivo di Belloveso 
alle parti noftre suole fissarsi all'anno 361 di quella 
Metropoli . Ma qual genio cuflòde della venerabile 
antichità fu mai verso. gli. Scrittori antichi s\ avaro, 
e col solo Fiamma liberale per modo da rivelargli 



(a) Guarnacci Orig. hai. Tom. i flea Augufta di8a fuit. De Placen* 

pag. 2g2. tia Chrysopolus vìr egregi us Socius 

{If) Ecco le parole del Fiamma: Bellovesi Regis egressusy Civ'ttatem 

Alter Socius Bellovesi Regis dìRus conftruxi$ y quam sito nomine Céryso» 

Peucentiiés in ripa Padi Civifatem folim nominavit y quam nunc Par* 

conflruxit , quam suo nomine Peucen» mam dicimus y qu,t aliquando Julia 

tiam appellavit , quam nunc Placen* a Julia Cesare diBa fuit • Manip. 

tiam dicimus ^ qute alio nomine po^ Fior. Rer. Italie* T. XI • 



cose alla curiosità di tanti secoli tenute affatto nas- 
code ? Se altri Scrittori ciecamente venerarono simi- 
li arcani (a) ^ protestiam noi di non saper loro pre*' 
(lare la minima fede . Ci accordiamo con chi deride 
una sì grande antichità di Piacenza (b)i abbiamo 
per chimerici e Peucenzio e Crisopolo ; e sapendo 
quanto sia più recente l'aggiunto di Crisopoli ^ cioè 
di Città aurea ^ dato a Parma nel sedo secolo deir 
Era noflra dai Greci (e) , non possiamo ascoltar sen- 



(^a) A simili creduli veggo aggiu« 
gnersi da Leandro Alberti e dall'An- 
geli F. Girolamo Albertuzzi. Io vi 
accoppio l' autor di una Cronaca 
Piacentina riscontrata nel Codice Ot* 
toboniano 225 j della Vaticana, ove 
Jcssi : Anno LXXyi poji edificano- 
nem Mediai ani ^ videlicet per annoi 
QQQCXXWl ante nativitatem Chri- 
fii , quidam Vir nobilis Civitatis Au* 
guflée ( così ei chiama Piacenza ) no- 
mine Crisopolia propter quandam se- 
ditionem exivit de Civitate Augufta , 
Ù* apud fiu'vium Parmam ^edifica- 
vit Civitatem a nomine suo appella" 
tam Crisopolinìj qua modo di ci t ut 
Parma. Altrettanto all'anno 4072 
dice Donato Bossi nella sua Cronaca 
(lampara in Milano nel 14^2 • La- 
scio di nominare altri Scrittorelli di 
bassa sfera. Il nofìro Francesco Car- 
pesano elegantissimo e giudiziosissi- 
mo Iftorìco ne'Comentarj de' tempi 
suoi , essendo uscito a parlare- delle 
antichità Parmensi, sprezzò simili so- 
gnatori dicendo: qua de Cbrysopolis 
& aurea Parma nomi ni bus ab impe* 
fitis vulgantur , in album referenda 



non puf avi . Sono andato pensando 
come mai alcuni antichi inventar po- 
tessero quello Criso o Crisopolo fon- 
dator di Parma , ed ho trovato , che 
Silio Italico fa menzione di un Gallo 
chiamato Criso pronipote di Breno. 
De Bello Pun. Ub. 4 . 

Bóforum ante alias Chryxo Duci mobilisaia 
Arìttat inprimoSf obiicUque immanU membri» 
IfS€ tumens atavi Snnoi teftirpe ferebat 
Chryxus. 

Ma ponendolo ai tempi di Annibale, 
non convengono le circoflanze . Poco 
perb importa cercar ragion delle favole • 

{b) Spezialmente col giudiziosissi- 
mo Signor Propodo Poggiali autor 
delle Memorie IJÌoriche di Piacenza • 

(0 So che l'Alberti , e seco l' Or- 
tellio nel Tesoro Geografico^ credette 
non mai dato a Parma il jaome di 
Crisopoli . Modernamente il Signor 
Anton-Giacinto Cara de Canonico 
nel suo Discorso Dei Paghi dell^A* 
grò Velejate pag. 94 aflferma , che 
Parma non ha verun positivo monu* 
mento ^ per cui esser debba creduta 
la Giulia Crisopoli . Vedremo a suo 
luogo come vadano errati. 

a i 




6 

za noja chiunque vogliaci dar ad intendere esser 
quello il primo suo nome, impoftole sia da un Tro- 
jano , sia da un antichissimo Gallo . Rigettate per- 
tanto simili invenzioni , non curati i nomi di chi le 
spacciò , e di chi credette di poterle tutte tener per 
vere , e conciliarle ad onta delle critiche leggi (a) , 
diremo altro non sapersi intorno all'antichità del 
luogo , su cui ora Parma torreggia , se non se quel 
solo , che ce ne disse il Padre della Romana Sto- 
ria (b) , cioè che dopo essere ftato dominato dagli 
Etrusci , soggiacque ai Galli Boji , i quali a parer 
noftro nulla più vi possedettero che boscaglie e la- 
gune • 

Vero è, che il Padre Stanislao Bardetti s'imma- 
ginò di vedere nella celebre Tavola Peutingeriana 
una prova incontraftabile della cura moftrata dai 
Galli affin di asciugare quefte lagune medesime; po- 
lla la qual opera , qualche probabilità la rigettata 
opinione acquisterebbe . In quella Tavola , descritta 
soltanto ai tempi deirimperador Teodosio, osservò 
egli disegnato il corso del fiume Parma ; e leggen- 
done indicato il nome colle parole FL. PAALA , di 
cui credette l'etimologia ravvisare nella voce gal- 
lica palu , significante scavare , dedusse aversi quindi 
un bel monumento deltinduflria e del senno de'* vecchi 
abitatori nelt ideare ed eseguire uno scavamento^ che 



{a) II P. Girolamo Bocchi Gap- ma faciliti, e fa volentieri seguito 

puccino nel suo Monopamon fece dal P. Bordoni nel Cap. i Thesaur. 

buona accoglienza a tutte le favole EccL Farm. 

fin qui toccate, 1« conciliò con som* (^) Tir. Liv. H//I. Kom. Lib. jp. 



7 
dalle paludose campagne raccogttesse le sparse acque ^ 
e cosi raccolte nel Po le recasse (a) . Ma se il Bar- 
detti confessò già essere la Mappa, qual fu dal Peu- 
tingero scoperta , piena di scorrezioni , e di errori , 
e circa la collocazione di quello fiume (lesso nota^ 
bilmente contraffatta la riconobbe , perchè non porre 
al novero de' suoi difetti anche la voce PAALA, e 
non dir col Cellario (ò) esser quel luogo da correg- 
gersi , e aversi a leggere FL. PARMA ? Non è cer- 
tamente probabile , che imperando Teodosio , mentre 
il nome di Parma era notissimo , e il fiume suo 
prendeva nome da lei (e), volesse T Autor della 
Mappa far uso di una voce gallica in vece della 
comune . Di più 2 se i vecchi abitatori , che per aver 
alla impresa lasciato nome dal loro linguaggio sup- 
por si devono Galli , aveano già ideato , ed esegui- 
to il memorabile scavamento , e incanalate al Po le 
noflre acque (lagnanti , perchè dovette poi al tempo 
de' Romani T opera flessa intraprendere Marco Emilio 
Scauro ? In oltre: se il fiume Parma, o Paala ^ co- 



(^a) Bardetti Lingua de^ primi abit. si scaricava nell'Enza, e che molto 

d*hal. Cap, 4 art. 5 pag. ijd. tardi fu condotto presso la Città. 

(i) Notitia Orbis antiqui . T. i Pure altri lo anno creduto antichis- 

Lib. 2 cap. p pag. 668. simo» Annia dice> che gli Etrusci 

(f) Tengo per ferma e indubitabil Io chiamavano Trito., e il Da-Erba 
cosa, che il fiume sia pofleriore alla vuole, che il Ponte Dataro fabbrica- 
Città, ed abbia preso nome da lei. tovi sapra non molto lungi dalla 
L'Angeli , più giudizioso che altri Città sia opera di Atrio Re di To- 
non crede, dopo aver derise le favo- scana^ quale fiorì regnando Sarda- 
le di Annio, di Sicardo, e di altri, napalo in Assiria. Oh le pellegrine 
osservò che il noflro fjume fu da erudizioni! 
prima uq rivo, cke a pii de' monti 



8 

me pur vuoisi , era sì antico » e fin dalla età de* 
Galli al Po le acque noftre recava , onde avvenne , 
che Plinio non lo conobbe , allorché annoverò i fiu- 
mi dair Appennino scendenti , i quali attraversata la 
Emilia si dirigevano al Po ? Sospettare ancor si po- 
trebbe , che il fiume » in quel luogo della Mappa 
descritto, fosse piuttofto il Taro, la cui certa anti- 
chità creder non lascia, che si volesse escludere da 
un itinerario cotanto interessante ; e che doppia im- 
perizia di chi la ricopiò vi aggiugnesse nome si Ara- 
no , e non suo , come in altri luoghi accaduto si 
vede (a) . Non vogliasi adunque da un error mani- 
fedo incorso nella Tavola Peutingeriana ricavar pro- 
va da fiancheggiarne qualche altro. 

E in verità Parma non sussisteva al tempo de^ 
Calli, ne argomenti mancano a baflevolmente pro- 
varlo . Lascio di osservar con Polibio il genio agre- 
fte di que' popoli duri avvezzi a menar vita fra bos- 
chi, e non curanti di edificare paesi (b)i ma ben 
considero non venirci dalle Storie additato in questi 
contorni prima della venuta di Annibale alcuna 



(a) 11 P. Bardett! nel dir che tal rentia, cioi a Fiorenzola, dove pas* 
fiume sia la Parma, Io confessa se- sa l'Arda, si pone F/. Rigonum ; e 
gnato per altro a qualche difianza tra Parma e Taneto, dove era da 
dal suo presenti sito . Quindi perche segnarsi T Enza , detta dagli antichi 
(la fra Parma e Fidenza, dove ap- Ntcìa^ si pone FI. Saternum^ non 
punto si doveva collocare il Taro, mai conosciuto. Però quanto si pub 
non memorato nella Tavola, il pre- attendere a quello monumento ri- 
sente mio dubbio non b forse mal guardo alle Città , e ai Paesi , altret- 
fondato. Che i nomi degli altri fiu* tanto si dee curar poco riguardo ai 
mi vi sieno molto spropositati, chi fiumi. 
à occhio il vedrà. AI luogo di P/o« {b) Polybt Hifl. Lib. t. 



9 
Terra fuorché Taneto situato oltre P Enza , il quale 

benché da Gaudenzo Merula detto sia Città metropo- 
litana de' Galli Boji (a)^ altro in realtà non era che 
un semplice Vico giufta le concordi espressioni di Po- 
libio (b)p e di Tito Livio (e), soggiugnendo il secon- 
do, che ftava prossimo al Po, ed era circonvallato 
dalle acque , cioè da quelle giù recate al suo fianco 
dair Enza , e dalle Paludi , che fuori del Po dilatan- 
dosi, formavano sino al detto Vico, e sino al suolo, 
che di presente abitiamo, quasi un continuo lago di 
acque stagnanti . In tante vicende galliche Taneto 
fu il solo paese conosciuto nel territorio noftro; Ta- 
neto fu runico importante luogo di rifugio alla oc- 
correnza in questi contorni ; Taneto solo ebbe ad 
esservi teatro di qualche bellica azione : Parma non 
mai , perchè non aveva ancor nome . Per far ciò 
meglio apparire si osservi , come i Romani avidi al 
sommo di soggiogar tutto il mondo , guerreggiato 
eh' ebber molti anni contro de' Galli , e coflrettigli 
alfine a prender legge dalla loro Repubblica , deli- 
berassero d'inviar due Colonie a Piacenza, ed a Cre- 
mona . Ecco già moversi i Triumviri seguiti dagli 
eletti Coloni ^ e ai destinati luoghi recarsi : ma ecco 
insieme fremere i Galli di sdegno , accorti abbaflan- 
za che al solo fine di tenerli schiavi ed oppressi, 
volevansi nel paese loro piantar Colonie Latine, Ri- 
chiaman coftoro all'animo lo smarrito coraggio 5 e 
soccorso sperando dal maggior nemico del nome Ro- 



(il) Menila de Gallor. Cis^lp. an* {b) Loc. cit. 
tìquiu Lib. 2 cap. 2. (r) Hìfl, Rom. Lib. 2X e jo» 



mano 9 cioè da Annibale , che da lontano minaccia 
di scendere a quelle parti , dan mano alle amu» e 
dUmprovviso assaliti i Triomvirì li £uì gelar di pan* 
ra 9 gli aftrìngono a fìiga precipitosa , ed a cercar 
asilo nel primo luogo munito che loro si presenti 
tra via. Se da Piacenza fosse già (tato aperto mn 
sentiero fino alla suppofta Cttà di Parma, dove po- 
tevano meglio , e più predo i fiig^aschi Romani 
trovar opportuno rifugio ? Ma (Irada alcuna pur an« 
che non istendevasi traverso a quefte fangose basso* 
re 9 e conveniva cercarla, come gli eruditi conven- 
gono 9 sul dorso de^ colli , sendo molto probabile » 
che i Romani per venir allora da Rimini sino alla 
Trebbia cofteggiassero il monte (a) , e verisimilmen* 
te su quella linea , dov^ ebbero forse non molto do» 
pò a sorgere non senza gloria Nuceria (b) ^ e Ve- 



(jr) QucìUtU daRimini alUTreb- lomeo su le CoUine del ReggliBOy 
bia la fece sicuraineote Sempronio e del Parmigiano circa dicci miglia 
quando fi venne a congiangere a al di sopra della noftra via pubbli- 
Scipione contro di Annibale , dicen- ca. L'Alberti nella Descrizione d'I- 
do Livio ; Ariminum peruenit » inde talia parlando de' loogbi situati ia 
€itm eMtrcitu sm froftSus sd Tre^ quelle parti , dice : è vmtgMtm fsms » 
àiam fimnen coilege confungitur. Lib* cke in quefii contorni fosse Nmcers , 
21 LsL noftra via predente non v'e- di cai ne patls il Voi sterréno net 
n. Il Targioni ( Viaggi per Is To- 6 Libro dé*Comentarj Urbani; im^ 
jcana T. IX pag. 279 ) cercando il perocché ri trovasi assai Medagtte^ 
sentiero battuto allora da Sempro- Ù^ altre cose che dimoflrémo , che qmi 
tuo f afferma , che poteva essere nel fosse qualche antichità , Cb* in segno 
Modenese per Fivizano e Sassai ho m di cih in sin ad oggi ( così scrìve- 
Piacenza per Val di Trebbia ; ma va nel IJ50 ) // dice Rivo di Lm- 
troppo diftorto e lungo l'avrebbe sera per esservi un rivo. Anche a' 
scelto il guerriero in tempo che le giorni noftri si sono scoperti "coli 
circoftanze esigevano speditezza. fondamenti di vetnftlssime fabbriche, 

(b) Nuceria vien collocata da To- e varj pezzi dì anticaglie , ora con^ 



II 



kja (a). Ivi non ritrovandosi ricovero conveniente 
al bisogno , affrettarono il passo , e senza discendere 
a cercar Parma , che non conoscevasi punto > corsero 
a Modena , dov' ebbero alloggiamento j benché chia- 



servati nel R. Museo di Parma. Par 
molto probabile , che tal luogo fos- 
se edificato su la via pubblica, che 
da Rimini passava alla Trebbia • Nel- 
la mia Dissertazione sulla Origine di 
CuaflaUa ftampata Tanno 177^ con- 
futai abbaihnza il Cluverio, il Fer- 
rari , il Baudrand , e il Beretta , i 
quali credettero che Nuceria fosse 
Luzzara polla vicino al Po presso 
Guaftalla • 

(<«) VeUja fu Città antica situata 
ne' colli del Piacentino circa sedici 
miglia sopra Fiorenzola, ed ivi do- 
veva passare la via , di cui parlo • 
Plinio ( Hifi. nat. Lib. 6 cap. 49 ) 
la ricordò scrivendo : Circa Piacene 
tiam in coliibus Oppidum eft Vele- 
jatium • Ruine di vicini monti la sep- 
pellirono , e tennero il nome di lei 
nell'obblio sin a tanto che l'anno 
1747 vi fu scoperta la celebre Tavo- 
la di bronzo spettante ad un Colle- 
gio di fanciulli alimentari fondato ai 
tempi di Traiano, conservata ora 
nel R. Museo di Parma, la quale 
meritò le cure del Mafiei, del Mu- 
ratori , del Gori , del Terasson , del 
Brotier , che o la illuftrarono , o la 
pubblicarono. Ultimamente vi si so- 
no affaticati attorno di proposito il 
Nobil Uomo Signor Anton-Giacinto 
Cara de Canonico , e il Signor Giu- 
seppe Secondo Pittarelli ambidue Pie- 



montesi • Nel 17^0 un' altra Lamina 
di bronzo vi si trovò contenente un 
lungo frammento di leggi Romane, 
che furono illuArate con un erudito 
Comentario dal Conte Antonio Ca- 
nonico Coda Piacentino, come dirò 
meglio in altra nota. Quel premu- 
roso Letterato, indituito allora dal 
Real Infante Don Filippo Prefetto 
e Direttore de'suoi Musei , si accin- 
se ad osservare tutte le Iscrizioni, 
Statue , Vasi , Musaici , Pitture , Me- 
daglie, e simili rarità, che negli sca- 
vi dal Sovrano ordinati si andavano 
scoprendo. Per tre anni successivi 
fece con premurosa diligenza dise- 
gnar tali cose , e (Indiandovi , e scri- 
vendovi sopra, pose assieme un'Ope- 
ra divisa in due tomi in foglio in- 
titolata : Raccolta dei Monumenti di 
Antichità^ che col mezzo dei Regf 
scavi si sono tratti dalle viscere 
della Città dei Veliati con qualche 
riflessione. Avvi una lunga ed eru- 
dita Prefazione. Sonoyi i Diarj esat- 
ti delle scoperte, i disegni maeftral- 
mente eseguiti , e le Osservazioni o 
piuttojio Memorie f che servir posso* 
no per illuftrare le dodici Iscrizioni 
comprese in quefia Raccolta. Il So- 
vrano accolse T Opera con somma 
benignità , e sarebbe (lata pubblicata ^ 
se il cacoete di tale sopravvenuto a 
farsi credere Punico capace d'illu- 



IZ 

mati fuori dai Galli sotto pretefto di ftringere con^ 
venzioni e trattati, fossero sulla buona fede tratte- 
nuti prigioni. Quello è anche poco a provare T ine- 
sistenza di Parma. Il Pretor Lucio Manlio volendo 
a^suoi portare soccorso, mosse le squadre verso i ne- 



ftrare que' Monumenti , e che poi 
non fece mai nulla, condannato non 
avesse gli scrìtti del Coda a darsene 
inediti • Possono però tutti vedersi 
nella R. Biblioteca di Parma • Fosse 
pur vero , che anche il celebre P. Pao* 
lo Maria Paciaudt Teatino primo 
Bibliotecario del Regnante Sovrano 
si fosse accinto ad illuftrare i Mo- 
numenti Velejati , come taluno ( sen- 
za dubbio mal informato ) à voluto 
òx credere al eh. Monsignor Fabroni 
autore dell'elogio di lui datoci nelle 
sue ^/><e Italorum doBrina excell* 
Tom. XIV. Avremmo allora avuto 
dall'aurea penna di sì elegante Scrit- 
tore un^ Opera degna di cedro • Il 
CiornaU di Pisa Tom. LXXIV pag» 
146 ci porta i sentimenti di Monsi^ 
gnor Fabroni in tali termini • Pro» 
mise ( il P. Paciaudi ) di mandare 
mlP Accademia deiP Inscrizioni ( di 
Parigi ) le sue Osservazioni sulla 
Città di Velleja , sulla condizione de^ 
suoi abitatori j sui monumenti ritro^ 
vati in essa^ sul l^ arti liberali^ che 
vi fiorivano , sulle Leggi , che la res" 
sera » sui Magiflrati » che la gover^ 
narono , e sopra tutte le sue vicende , 
e mantenne la parola . Grande Ope- 
ra in vero era necessaria a trattar di 
tutte quefte cose. Ma non sappia- 



mo , che n^ in latino , ni in italia- 
no « nb in francese il P. Paciaudi 
mai la cominciasse, molto meno che 
a mantener la parola la terminasse» 
e neppure che fra i suoi MSS. ne 
sia rimafto lo scheletro. Quando si- 
mil Opera fosse qui nata, il noftro 
Real Sovrano protettor delle Lette- 
re, delle Arti, a delle Scienze, e 
grandissimo ammiratore, cornee no- 
to , di quel perspicacissimo ingegno , 
sarebbe (lato il primo ad averla, ed 
ordinato ne avrebbe la (lampa pe' 
suoi Regi Torchi, i quali diretti dal 
valoroso Signor Bodoni , che an^b 
teneramente il P. Paciaudi , ci avreb- 
bero fornito di uno de' più eleganti 
Libri , che mai si fosser veduti . U- 
diam però come si faccia smarrire 
quella fatica. Ma in vece ( segue il 
Giornale ) di darsi luogo negli Atti 
delP Accademia a tante importanti 
ricerche , due imperiti Giornali fli le 
dettero scontrafatte j e mutilate in 
modoy che il Paciaudi nulla vi ri^ 
conobbe di ciò , che gli era co fiat a 
tanta fatica. L'Accademia paleserà 
un giorno se mai avesse 1^ Opera di 
quell'illufire suo Socio, e se aven- 
dola avuta, era mai capace di com- 
metterla alla discrezione di due inh 
periti Ciornalifti» 



mici ; ma convenendogli guidarle per mal noti sen- 
tieri, trovossi fra perigliose imboscate cìnto ed assa- 
lito dai Galli • Sendosi allii meglio difeso , necessa- 
rio conobbe il chiamar i sold^iti a raccolta in qual- 
che luogo munito ; ne il migliore veggendone del 
Vico di Taneto, a quello si volse, dove parte dai gi- 
ri che air intorno facevano le accennate acque , pax- 
te da subiti alzati ripari guardato, e dai Galli Bre- 
sciani a Roma fedeli soccorso , potè T impeto softener 
de' nemici (a). Se Parma Hata, vi fosse, non gli sa- 
rebbe incresciuto il cammino di cinque miglia di 
più , onde preporre ad un Vico mal cuftodito una 
Città ben guardata . Ma quella certamente non vi 
era . I Boji si affollarono intorno a Taneto per mo- 
Iettare i Romani : furono però anch' essi attaccati 
ben prefto dal Pretor Lucio Attilio venuto a soc- 
corsa degli assediati • Polibio , e Livio , che tali co- 
se raccontano, mai non rammentano Parma, la qual 
se ftata vi fosse, non poteva a meno di non esser 
teatro di qualche bellica impresa in sì vicino tu- 
multo . 

Domato novellamente Torgoglio gallico la Pia- 
centina , e la Cremonese Colonia furon dedotte . Inr 
tanto il feroce Annibale tenuta fronte alle armi Ro- 



(*) Così Tito Livio nel Lib. 21 , Brìxianorum Cailorum auxìlio ad'- 

dove narrate le cose da noi dette in versus cresce» tem in dies multitudi' 

iscorclo , dice, che le milizie di nem boflium tutoAanfur. Di Taneto 

Manlio uscite disboschi y, aperti s lo^ parla anche il greco tefto di Poli- 

cis facile tktantes agmen Romani y bio, benché il Perotto nella versio- 

Tanetum vicum propinquum Pado ne latina , e il Domenichi nella vol- 

fontendere* Ibi se munimento ad tem* gare traducessero Canneto y luogo ol- 

pus^ commeati bnsque fiumi ni s ^ & tre Po troppo da noi lontano • 



14 
mane oltre le Alpi , e rotto Scipione al Ticino , lo 
seguì su la Trebbia , dai Galli traspadani scortato e 
soccorso . Non oftante il pronto sussidio recato da 
Sempronio a Scipione, ebbero qui pure i Romani 
un esito infelicissimo , del quale insuperbito a ra- 
gione il vincitore , deliberò passare pel più breve 
cammino , comechè difficilissimo, in Toscana , onde 
seguir le traccie della fortuna alle sue insegne pro- 
pizia . Strabone fu di avviso, ch'egli tenesse la via 
prossima al Po , e che da quelle parti passando tro- 
vasse nelle paludi noflre quel grave inciampo, pel 
quale faticosissimo gli riuscì il ridursi a fronte del 
campo ostile (a) • Tal opinione à ritrovato nel Ca- 
valier Lorenzo Guazzesi un gagliardissimo difenso- 
re (b) , ed un soflenitor non men pronto nel Signor 
Dottor Pasquale Amati di Savignano (e), a' quali forse 
converrebbe concedere la vittoria , ogni volta che 
fatte varcare le paludi noftre ad Annibale , ce lo 
ponessero su la ftrada più breve ch'egli cercava per 
giungere in Toscana . Il chiarissimo Cavalier Tira- 
boschi à pensato di avere scoperto una tal via fra 
i montuosi ed alpeftri sentieri del Modenese , tra i 
quali sostien che Annibale potesse incontrar i pan- 
tani a sì grande ftento passati (J), non sapendosi 

(*i) Magna intra Padum pars pa- (S) Guazzesi Opere T. I Diss. II • 

làtdibus obtinebatur ^ per quas Han- (e) Amati Diss. sopra il passag^ 

ni bai magnis difficultatibus iter fecit gio di Annibale. Bologna 1776 per 

in Tttsciam. C^terum Scaurus de- il Long hi* 

• duB/'s ex Pado usque in Parmensium (jf) Tiraboschi Disc» Prelim. I 

agrum fossi s navigationibus commo" alla Storia della Badia di Nonan* 

dis , paludes ipsas exsiccavit e Cam* tola • 
pis . Strab. Geogr. Lib. 5 • 



neppur egli indurre a dar fede a Tito Livio , che 
tragge quei gran guerriero per le paludi dell'Arno. 
Potremmo noi pure , dopo averlo quivi condotto , farlo 
attraversar le noftre montagne non men di laghi , 
e di ftagnanti acque abbondanti, come si può ve- 
dere dalla descrizione , che l'Angeli ce ne porge (a)j 
e vantar Annibale pei primo discopritor della ftra- 
da, che per Monte Bardone guida speditamente in 
Toscana , battuta poi ne' secoli bassi da più Monar- 
chi o per iscorciare il cammino , o per ischivare 
l'incontro de' loro nemici. Ma lungi dal voler en- 
trar in quistione , e dal metter in campo nuove opi- 
nioni , di quello sol ci appaghiamo , che certifican- 
doci Strabone peritissimo geografo della condizion 
paludosa dell'agro noftro anche ai tempi di Anni--- 
bale , ' viene a confermare il sin qui detto , che fin 
allora non vi potesse essere fiata fondata una Cit- 
tà . Ciò pollo abbiasi per favolosa , e romanzesca 
la dipintura della venuta successiva di Asdrubale 
lasciataci da Sebastiano Maccio Durantino » il quale 
dopo aver detto, come tentasse indarno l'invasion di 
Piacenza , soggiunge che rivolto a Parma il militar 
suo furore , e non riuscendogli di porvi il piede , ne 
devastò il territorio (ò). 

Veduto come ne agli Etnisci , né ai Galli Par- 
ma sia debitrice del nascer suo , rimane ad osser- 
varsi per qual maniera dai Romani lo avesse . Do- 
mati già i Liguri , compofle le cose , e in quelle 



(«) Angeli Storia di Parma Libt {b) Maccius de Bello Asdrubalis 
8. Lib. 5 pag. 54. 



i6 
parti almeno rivolti gli animi a più tranquille im- 
prese , cadde in pensiero al Console Marco Emilio 
Lepido di ftendere una più breve e piana via da 
Piacenza a Rimini , giacche la sperienza fatto aveva 
conoscere quanto si aflfaticassero le milizie tenendo 
la montuosa ftrada , e per T asprezza de** viaggi men 
pronte poi si rendessero al travaglio delle armi . 
Laonde essendosi col volger degli anni, per le terre 
giù condotte da'* monti vicini in occasion delle piog- 
gie , ristretto T ambito delle noflre paludi , e ftabili- 
to un fondo più sodo di quel di prima , sul qua- 
le benissimo si poteva formare una ftrada , egli gui- 
dò quivi le sue milizie , e sull'orlo della rimafta 
laguna (a) fece loro ftendere e selciare la nuova 
via da lui appellata Emilia (5) , che da Piacenza fu 
tratta al luogo dov' era per sorger Parma , indi al 
Vico di Taneto (e) , poscia colà , dove dal medesi- 
mo Lepido credesi edificato il suo Foro chiamato poi 
Reggio di Lepido , ìndi a Modena , a Bologna , ed 
a Rimini , dove alla via Flaminia verso Roma da 
Flaminio contemporaneamente intrapresa restò con- 
giunta . Ciò avvenne Tanno j66 dalla fondazione 
di Roma, che fu il 187 prima della venuta di Ge- 
sù Cristo . In quella circoftanza notarono i Romani 
la posizion felice di quefto bel tratto di paese , la 



{a) Strabene afferma , che quefta eenfia , ut TlaminU commhteret , Ari* 

via fu {lesa intorno le paludi : Pa» minum perduxh • Tit. Liv. Lib. ^p • 
ludibus in girum circumventis . (r) Tutti gli antichi Itinerari ci 

(A) Pacatis Uguribus in Agrum moftrano rimafto Taneto su la via 

Callicum ixercifum duxit ( M. JE- Emilia, benché ora rimanga buon trat* 

milius Lepidos ) viamqui ab f/a^ to fuori della moderna Claudia* 



17 
salubrità del suo aere , la fertilità del suo fondo , e 
rilevarono come vi si potesse assai vantaggiosamente 
una Città novella edificare • Maturato il pensie- 
ro, fu risoluto quattro anni appresso di qui manda- 
re una Colonia di Cittadini Romani a propagare un 
nuovo popolo congiunto alla Repubblica, di cui al- 
lora eran Consoli Marco Claudio Marcello, e Quin- 
to Fabio Labeone. Ora giacché T autor del proget- 
to era ftato probabilmente il prelodato Marco Emi- 
lio Lepido, cui molto ftar a cuore doveva il veder la 
nuova sua ftrada munita di ftazioni militari , desti— 
nato fu egli con Tito Ebuzio Caro, e Lucio Quin- 
zio Crispino a dedurre tal Colonia. E perchè si vo- 
leva ad un tempo fissarne a Modena un"* altra , nel 
partire i Triumviri da Roma guidaron seco due 
mila cittadini, parte de' quali lasciata a Modena 
coir assegnamento dì cinque jugeri di terreno per 
ciascheduno , fu il rimanente condotto qui , dove 
nella distribuzione de' campi otto jugeri ottenne 
ogni noftro Colono (a) , forse perchè sendo quelle 
campagne soverchio incolte , e troppo ancora di pa- 
ludi ingombrate , necessario era farne più parte ai 
noftri , che ai Coloni dì Modena . 

A questi valorosi Romani pertanto si deve la 
fondazione della noflra Città, .la quale, come si è 
veduto , non può essere anteriore alla dedotta Co- 



(4) Eodem anno Muttna , C^ Par" quina Muti net acceperunt . Deduxe" 

ma Colonia Romanorum Civium sunt runt Triumviri M. jEnti/ius Lepi" 

deduBa • Bina millia bominum in a** dui , T. jEiutius Carus , L. Quin* 

grò , quiproximt Bojorum , antea Tus» Qius Crispinus . Tit. Liv. lib. clr. 
corum fuerat , o8ona fugira Parma , 

b 



i8 
Ionia , ma col giunger di quella gloriasi di fissare 
il suo nascimento air anno di Roma 570, e di esse- 
re anteriore di 18} anni alla venuta di Cristo (a) • 
Cittandone i fondamenti la chiamarono Parma , sia 
perchè dato le avessero circolare figura , sia perchè 
volessero metaforicamente significare d^ innalzarla per 
farsene scudo t difesa contro Tostile baldanza; giac- 
ché una tal voce in loro linguaggio significava ap- 
punto quella rotonda targa 9 che i soldati imbraccia- 
vano in guerra , onde riparare i colpi delle spade 
nemiche (b) . Tal fu senza dubbio l'origine di Par- 
ma . Né a dimoftrarla più antica varrebbe il dire , 
che come Modena esisteva prima di ricevere l'ac- 
cennata G)lonia, così doveva anche Parma esser in 
piedi avanti V arrivo de' Cittadini Romani ; posciachè 
se Colonie talor si mandarono ad abitate Città , se 
ne spedirono anche altre talvolta , perchè alcune di 
nuovo ne edificassero: o al più disegnata appena una 
Colonia 9 uomini si mandavano 9 i quali speditamen- 
te preparassero abitazioni e recinti atti ad accogliere 
alla meglio i primi abitator destinati, come appren- 
diam da Polibio dove appunto ragiona di alcune 
Colonie spedite nella nodra Calila Circumpadana (e). 
Però o si dican venute a cominciar Tedifizio perso- 

(a) Seguo la cronologia de' Falli mi serve di fondamento: Dam Rontét 

Consolari del P. Giuseppe M. Siam- scribunturmìlites^ omnt ftudio (Con* 

pa C. Reg. Somasco. sules) ad perficìendas Colontat in- 

{b) Varrone De Lingua Lat. Lib.^ cumbunt ^ qttas circa Padum in Gal- 

dando la ragione, per cui lo Scudo ro* Ha nuper incioaverant . Jam adifica^ 

tondo si chiamasse Parma ^ dice: Par* ta nant Oppida , Oppidanis ut in- 

ma^quod a medioinomneispartcispar. tra frigi nt a dierum spatium adessent 

(r) Ecco il passo di Polibio 9 che mandatum • Hifl* lib. 3 • 



^9 

ne da travaglio avanti che i Triumviri qui giugnes- 

sero coi dedotti Coloni , o vogliasi ai Coloni (lessi 
lasciar il carico di averne gittate le prime pietre» 
sempre asserir si potrà ^ che Parma deve ai Romani » 
ed alla sua Colonia la propria fondazione • 

A popolare già Bologna , e Piacenza trascelti si 
erano dal Lazio gli abitatori ; ma per dar genti a 
Parma 9 furono eletti, come dissi, Cittadini Romani: 
però la noflra Colonia una si fu delle più nobili e 
privilegiate , e molto più distinta che le Colonie La- 
tine spedite alle dette Città . Ascritte rimanevano le 
Colonie Romane ad alcuna delle trentatrè Tribù , in 
cui la cittadinanza di Roma si divideva ; ne^ Comizj 
erano ammesse a^suflFragj j potevano ai Magistrati più 
sublimi pretendere , ed altre prerogative godevano 
notissime agli eruditi (a). Ninno de'noftri Storici à 
detto ancora a quale di dette Tribù rimanesse Par- 
ma congiunta; tuttavia non mancano marmi atti a 
persuaderci del suo legame alla Tribù PoUia (b) ^ 



{a) Sigon. De antiquo jure Ital* 
Lib. I cap* 2. 

(^) Nel Museo Veron. pag. CXXXllI 
abbiamo la seguente Iscrizione polla 
ad un Soldato Parmigiano ascritto 
alU Tribb Follia : 

Q. MODIO . Q. F. 

FOLLIA . AMO 

MO . PARMA 

MIL. COH. vin. PRt 

NEPOTIS. MIL. AN 

XVL VIX. ANN. 
XXXIIIL GAVIVS 
SEVERVS . AMICVS 
FECIT 



Il Malvalla ( Marmar. Felsin, SeB. 
V cap. 9 pag. 25 j ) pubblicò un 
frammento di colonna, che porta 1 
nomi di varj Militi sotto diversi 
Consoli , ove ai tempi di Orfito , e 
di Giuliano Consoli nell'anno 178 
dell'Era volgare si annovera 

M. AEBVLIVS M. F. POL. 
VERVS PARMA. 
E sotto il Consolato di Comodo, 
che fu in carica nel 181 , ^ segnato: 

C. VETVRIVS . C. F. POL. 

PROFVTVRVS PARM. 

Si trova pure presso il Fabretti ( In- 

script, cap. i pag. 213 . ) Ciò po- 



20 



il cui genio , i cui riti , i cui Dei saranno dive- 
nuti qui familiari • Nulla per noi dirassi né dei 
Tempj qui eretti , ne dei Numi particolarmente dai 
primi noftri Coloni adorati , non rimanendoci intor- 
no alle cose della religion loro fuorché ben piccioli 
avanzi d'incerta età (a), da' quali generalmente de- 
dur non è lecito , se non che , mentre Parma visse 
nelle tenebre del gentilesimo , dovette le medesime 
superstizioni adottare, che trionfavano in Roma. Di- 
remo bene, che in breve tempo ebbero a rendere la 
Città loro munitissima contro ogni assalto nemico ; 
posciachè i Liguri , cui venne quattro anni dopo ta- 
lento di moleftare in questi contorni la potenza Roma- 
na, non si arrischiarono di venire a Parma, quantun- 
que calati a Modena , e depredatone prima il territo- 



flo non veggo ragione, per cui il 
Muratori ( Thesaur. Vet, Inscript. 
pag. DCCiy ) ci-eda piuttofto messa 
ad un Soldato di Parenzo, che ad 
un Parmigiano la seguente: 
L. CASSIVS 
C. F. POL. PAR. 

MI. COH. XII. 

V. ANN. XXVI, 

MI. ANN. VI. 

H. S. F. 

II Vedriani nell* Iftoria dì Modena 

Ut, I pag, 46 , e Lit, 2 pag. 1^4 

produce Iscrizioni , per cui si moAra 

appartenente alla Tribb Pollia anche 

la Colonia Modenese • 

{a) Che fosse già un Tempio sa- 
cro a Marte dove ora fta il Moni- 
ftero di S. Tiburzio, chi Io vuol 



credere al Da-Erba , e al P. Bordoni , 
si lascia in libertà. Ciriaco d'Anco- 
na , passato per Parma verso la metà 
del secolo XV , vide cooservarvisi 
ancora quefta Iscrizione : 
IVNONIBVS 
L. 'EARIVS PHILERO 
S. L. M. 
La riportò ne' suoi Cementar j , alcu- 
ni frammenti de' quali furono (lam- 
pati in Pesaro nel 176J . Pare che 
nella Villa di Serravalle dovesse esse- 
re qualche Bosco dedicato a Diana* 
Vi si veggono le reliquie di un Tem* 
pietto colla vicina lapide di chi lo 
eresse : 

L. VIBVLIVS PONTIANVS 

DIANAE 

V. S. L. M. 



rio, sapessero entrarvi, e farsene padroni. Era poc'an- 
zi a Parma giunto per avventura Cajo Claudio Pro- 
consoie dopo avere neli' Istria trionfato , ed avea se- 
co buona mano de'* suoi soldati : il perchè fatto con- 
sapevole del coftoro ardimento , assoldò in fretta 
nuove milizie, T esercito suo movendo verso il con- 
fine del Paese Ligustico (a); e in tal maniera facen* 
do accorti i ribelli del mal nudrito orgoglio, liberò 
da invasione quefta porzion delle Gallie , che sendo 
Hata la prima a ricevere il coftume , e Tuso della 
Toga Romana, riportò il nome di Gallia Toga- 
ta (b). 

Intanto dagli esercizj dì guerra passando il pò*' 
poi noflro alla utile coltura de' campi , si affaticava 
di trarne più abbondevole che possibil fosse il ne- 
cessario alimento , solo dolendosi che le troppo va- 
ile paludi non permettessero maggiore travaglio. Fu 
lungamente deplorato il danno recato da tante acque 
ftagnanti, fin a tanto che assunto al Consolato Mar* 
co Emilio Scauro Tanno 638 di Roma, cioè 115 
anni prima dell'Era volgare, concepì egli il di- 
segno di liberarne una volta i noftri terreni . Per 
ottener quefto fine ordinò il Console, che dalle ri- 
ve del Po sino air Agro Parmense alcune fosse atte 
alla navigazion si scavassero, e che coflringendosi le 
sparse acque delle paludi a scaricarvisi dentro , si 



(il) St e. Clandius Proconsul am* inm ad fines Ligurum admovh • Ttt. 

dtfa rebellione Ugurum , précter eas Liv* Lib» 41 • 

copiai j quas secum Parm^ babebat j (fi) Sigon* De antiquo jurt hai. 

subitariis colUQis militibas^ exerci*' Lib* i cap. 24. 

b 1 



tz 
facessero a quel gran fiume congiungere . V opera 
venne intrapresa , e felicemente eseguita , apparendo 
omai libera da sì molefto ingombro dopo T arduo 
lavoro quella campagna , che al di sotto della via 
Emilia ftendevasi al Po (a) , se non in tutto ( giac- 
ché paludi rimasero ancora nel territorio noftro per 
varj secoli ) almeno in gran parte , e in modo da 
potersi vedere coltivate , e da taluno abitate qua e 
là , come persuadono alcune Iscrizioni antiche ivi 
trovate , e molte vecchie monete soventi volte di 
sotto terra scavate . Ma di codette fosse navigabili 
ordinate da Scauro , dirà forse taluno , qual più ne 
rimane vestìgio ? Risponderò esser io di avviso , che 
il letto del noftro fiume Parma , dello Stirone , e di 
qualche altro rivo ne abbiano conservato la trac- 
cia per quella parte , che al di sotto della Emilia 
scorre sino alla riva del Po: conciossiachè non ri- 
cordandosi questi fiumi da veruno antico Scrittore , 
appare che nome non acquistassero se non tardi , 
cioè allora quando protratte, a mio credere, le fosse 
di Scauro fin verso i monti, onde raccoglierne le 



{a) ScauTUf deduBis ex Pado ni" th , che tali fosse si deducessero da 

^M in Patmensium agrum fossis na- Piacenza sino a Parma ; di che fu 

vigationibus commodis^ paludes ipsax giuftamente ripreso dal Casanbono. 

ixsiecavit e csmpìs\ Così T altrove Ciò non ottante il Cav. Guazzesi 

accennata versione di Strabone attri- nella citata Dissertazione pag. 84 tra- 

buita a Guarino Veronese , ed a Gre- ducendo in volgare il tefto del gre- 

gorio Tifernate . E tal suona ve- co Geografo , scrive : Scanro asciugh 

ramente il greco teQo, che dice qMlle campagne ^ avendovi tirato dei 

condotte tali fosse dal Po sino fossi navigabili da Piacenza sino 

al Parmigiana: imi rov naiSov fuxfi alia Città di Parma • Non sarebbe 

noffuiorw • Pure Xilandro interprc- ciò flato un provveder al bisogno • 



acque scendenti , incominciarono ad apparire torren-^ 
ti , e poi fituni • Non oserei confondere con tali fos- 
se anche il Taro , seguendo il Poggiali (a) , mentre 
reggendolo io annoverato da Plinio tra i fiumi assai 
ben conosciuti , m'induco a crederlo di più antica 
origine , e molto bene da quelle distinto . 

In proporzion de' vantaggi ritratti dalla miglio- 
rata agricoltura e dal commercio ebbe a crescere la 
urbana e rurale popolazione • Senza andar cercando 
fin dove si flendesse allora il Territorio Parmense , 
ma considerandolo qual venne poi riconosciuto in 
progresso , porremo fin da ora mente al nascere del 
Vico di Fidenza , su la via Emilia in quefto volger 
di tempi fondato all'occidente da Parma. La distan- 
za di quindici miglia > per fede degli antichi Itine* 
rarj interpofta , à fatto credere al Ferrari fì) , al 
Baudrand (e), al Cellario (d) y all'Arduino (e)> e ad 
altri y essere quefto il luogo medesimo , dove ora 
sorge il Borgo di San Donnino • Ad esclusione però 
di ogni dubbio in opposito converrebbe prima di 
tutto provare > che l'Emilia né più su > né più giù 
passasse allora del moderno luogo di Borgo 5 sendo- 
vi luogo a credere » che prima della ristorazione » 
per cui cangiò il nome di Emilia in quella di Glau- 



ca) Seconda il Poggiali flesso it (i) Lexic. Geograpb. tir. Fìdentìa • 

Taro at tempo de* Galli divideva già (r) Geographiae T» i . 

i Boji dagli Anani; sicché deve con- (^) Norltia Orbis antiqui Lib* % 

siderarsi molto piti antico delle fosse cap. 12 sefl. I» 

di ScaurOy colle quali Io accomuna (0 Adnot» in Plinium T. i pag* 

poi . Mfw. Iftor. di Ptac. T. i pag^ 172 • 
225. 



14 
dia , descrìvesse una linea molto men retta , come 
guidata suir orlo irregolare delle paludi . La qual 
cosa può agevolmente persuadersi a chi avrà rifletè 
tuto , come Taneto già tanto vicino al Po , e con- 
seguentemente anche assai più lontano che ora non 
è dalla moderna via Claudia , rimase collocato esso 
pur su r Emilia , che tortuosa aggirandosi , come se- 
guiva Taneto sì fuor di mano , poteva cercar pur 
anche Fidenza in altra parte. Il sospetto noftro rin- 
francasi dal sapere , che per quanti scavamenti si 
sieno eseguiti in Borgo o per fortificazioni intrapre- 
se , o per altre cagioni , mai non vi si è scoperto 
segno dell'antica Fidenza ; e si convalida per ciò 
che apprendiamo dagli Atti del martirio, e della in- 
venzione del corpo di San Donnino accaduta dopo 
i tempi di Coftantino , d'^onde rilevasi essere flato il 
luogo, dove il Santo si giacque, da principio inospito 
e deserto, ed essersi cominciato ad abitare soltanto 
dappoiché le preziose sue spoglie furono ritrova- 
te (a) . S'ella è così , Fidenza già in piedi sin al 



(a) Gli Atti del martire San Don- dividuar Tanno preciso, o il secolo, 

nino 9 quali noi H abbiamo in un una certa luce cominciò a s{>lend«re 

Codice assai antico , e come pubbli- da quel luogo ; e che ìnco/^ loci , qui 

cari poi furono dal Mombrizio, di- eidem sanRo loco vicimares esse vi- 

cono ch'egli in eadem via Claudia debantur y riscossi al prodigio de av- 

loco fluvio Sifterioni pene contiguo fu visarono il Vescovo di Parma , che 

decapitato . Soggiungono : Accidit e- fatto scavar il terreno trovò il sacro 

tiam intercurrentibus temporibus , im- Corpo , e patvam ibi Ecclesiam fa- 

minente adhuc tyrannorum persecutio^ bricavit ; & exinde locus idem no- 

ne , ut locus in quo jacebat permane» mine SanQi Domnini vocatur . Par- 

ret negleSluTy & sylvarum opacitate lano poi anche della seconda inven- 

coopertus. Proseguono, che dopo t zione del medesimo, accaduta quan* 

tempi di Coftantino, senza però in- do per succedentium temporum seriem 



^1 

tempo della Romana Repubblica, conosciuta pur an- 
che sotto r Impero di Teodosio , e sussistente forse 
nel sesto o settimo secolo, in cui fu ricordata dair 
Anonimo Ravennate (a), non era il Borgo denomi- 
nato dal Santo; e forza è il dire, che i Fidentini^ 
collocati da Plinio , e da Tolommeo neir ottava Re- 
gione d'Italia, avessero il loro Vico in luogo di- 
verso da quel di Borgo ; checche sia delle moderne 
opinioni de' Borghigiani , i quali vantano essere la 
loro patria una cosa medesima coir antica Fiden- 



sì volle al nome del Santo edificar 
una Chiesa piti ampia; e dicono, 
che ixinde idem iocus populorum mul' 
titudine auQus eft^ & noptine sanSi 
Domnìni amplius insignii. Quedo i 
tutto ciò che si à di certo circa To- 
rigine di Borgo S. Donnino, il qua- 
le ben si riconosce diverso da Fi- 
denza. 

(il) Fidenza \ nominata nell'lti- 
lerario di Antonino creduto opera 
del terzo secolo; nel Gerosolimita- 
no scritto su gli ultimi tempi dell' 
Imperador Cofìantino; nella Mappa 
Teodosiana pubblicata dal Peutinge- 
ro, (lesa giufla lo Scheyb tra Pan- 
no jéS e ^p6 ; e finalmente nella 
Geografia dell'Anonimo Ravennate, 
di cui varj sono i gindizj degli eru- 
diti • Ma checche sia della confusio- 
ne o inesattezza di quello libro, 
non dubitò della sua vera antichità 
lo (lesso eruditissimo Alessio Sim- 
maco Mazochi ( Tab. HeracL P. I 
fag. 117 P. Il pag. 520 ), il 
quale osservando che i' Anonimo 



aveva tutto il suo Compendio Geo- 
grafico tratto dagli antichi , non si 
maravigliò di vedervi nominata Era* 
cieaj benché forse non più sussiften- 
te. Potrebbesi anche lo flesso cre- 
dere di Fidenza f se non si trattasse 
di luogo troppo a Ravenna congiun- 
to a q«e' giorni, come chiuso entro 
il giro della Diocesi al suo Metro- 
politano soggetta ; talchi sembra im- 
possibile, che l'Anonimo potesse i- 
gnorarlo , o avesse a parlarne per so- 
la relazione di antichi Geografi • Co- 
munque sia, Fidenza fu un semplice 
Vico, e non mai una Colonia. Il 
Mezzabarba Imp^ Rom» Numism. pag» 
50 lasciatosi ingannare da alcuni 
Scrittori, che or ora si allegheran- 
no , credette che Fidenza sì appellasi 
se Coionia Giulia \ onde avendo tro* 
vato una Medaglia colla leggenda Co- 
lonia Julia senz' altro aggiunto , l'ap- 
plicò a Fidenza • Veggasi il Gusse- 
me Diction. Numism. T. IV pag» 
170 , e il Rasche Lexic. univ. Rei 
Nummaria T. II P. II col. 1052» 



i6 
za (a). Più intollerabile si riconosce ancora la sen- 
tenza di alcuni, cui piacque di collocare Fidenza dove 
sorge Fiorenzola (A), perchè le ragioni, onde convicn 



(a) Dico esser mera opinione de' 
borghigiani moderni, che la Patria 
loro sia Io stesso che Fidenza ^ poiché 
gli antichi pensarono altrimenti , scrì- 
vendo Valerio Brioschi, ed Ascanio 
Fagioli Borghigiani nella Vita di S. 
Donnino , pubblicata in Cremona pel 
Draconi l'anno 1582, aversi da un 
librìcciuolo MS. intitolato Cronica di 
Lombardia di qua , quanto di là dal 
Po , che Borgo fosse edificato da Ci- 
golfo ( voglion dire Agilulfo ) marito 
della famosa Theodolinda , cioi en- 
trato il secolo VII. Il Muratori an- 
cor più nuovo lo riputò, credendolo 
eccitato dalle ruine itW Ancia da lui 
tolta per un Castello che desse nome 
al Contado Auciense, di cui parlano 
carte del IX , X , e XI secolo . For^ 
tassi s ex hujus loci ruinis crevit Bur^ 
gus S. Domnini ( Antiq. ItaL Med* 
Mvi T. II col. 215. ). Ma ab- 
bagliati dalla lusinghiera sentenza di 
alcuni citati Geografi , non solo an- 
no preteso i Borghigiani moderni 1 
che il loro Borgo sia la vecchia F/- 
denzaj ma l'^lnno di pili confuso 
con Giulia Fidenza indicataci da Pli- 
nio tra la Betica, e il Freto Gadita- 
no ( Hift, nat, Lib, 7 cap. i . ) . 
Il chiarissimo Signor Propofto Pog- 
giali ( Mem. Ifl. di Piac. T. i pag. 
p8 ) dice egli pure , che la moderna 
Città di Borgo S, Donnino è chiama- 
ta Julia Fidentia nel Martirologio 
Romano. Ma ciò ^ falso. Il Marti- 



rologio dice soltanto : Apud Juliam 
in territorio Parmensi Via Claudia • 
Fidenza non v'i nominata per om- 
bra : e siccome Parma , come ve- 
drassi , ebbe ne' bassi tempi il no- 
me di Giulia Crisopoli j così quell* 
Apud Juliam si deve interpretare 
come non longe a Parma, Si sono 
anche i Borghigiani lasciati facilmen* 
te ingannare dal Ferrari seguito dal 
Baudrand , ove dice che Fidenza da 
lui creduta Borgo dtttt diu sine Se- 
de Episcopali f e che la ricuperò 
poscia all'entrare del secolo scorso; 
perciocché così pensando moftrano 
confondere Fidena Città nei Sabini 
un tempo Episcopale con Fidenza 
Vico sulla Emilia. Di tali e simi- 
li loro errori formicola un librìc- 
ciuolo intitolato : Lettera common 
nitori a di Adelfo Fidentino al com- 
pilatore del Magazzino Fiorentino^ 
(lampata in Parma dai Borsi nel 
1781. 

{b) L'Ortellio nel Tesoro Geogra- 
fico flampato in Anversa dal Pianti- 
no nel 1587 dice: Fidentia .... 
Fiorensola Oppidum in Appenino si- 
tum . Due spropositi in poche voci , 
perche un Paese podo nella pììi bel- 
la pianura si colloca sul monte > e 
si fa credere quel che non fu mai . 
Jano Pelusio Crotoniate , precettore 
de' figliuoli del Duca Alessandro Far- 
nese , che al solito de' Poeti amò di 
far l'erudito con pellegrine notizie, 



27 

distinguere ambidue i detti luoghi, sonor evidenti (a). 
Noi attendiamo da altra penna valorosissima la il- 
luflrazione di questi punti medesimi (b) y né dobbiam 
dirne più oltre . 

Nel mentre che a grado a grado andava così 
migliorando la condizione della popolazion Parmigia- 
na , vegliava la Repubblica , perchè sì quivi , come 
in tutta la Gallia Cisalpina pieno vigore ottenessero 
le prudenti sue leggi, e ne formava di nuove al 
bisogno 9 ed air indole adattate di questi paesi • Tali 
furono quelle > un cui lungo frammento se ne sco- 



bevette quefta: onde volendo far 
plauso nel 1585 alle Nozze di Ales- 
sandro Pallavicino Marchese di Bus- 
serò, Corremaggiore , e Fiorenzola, 
(lampo: Alexandre Pallavicini Cu- 
riét Majoriij Buxeti ^ & Fidentiég 
Illustrissimi Marcbionisy & Lavi* 
niét Farnesiét virginis illitstriss. , & 
ftticterrinut Epithalamiam • In Ro- 
ma nella Chiesa di S. Sabina v*^ 
PEpiraffio del Cardinal Macnlani da 
Fioreozola, ove a letrere ben tonde 
dicesi da Fidenza • Scempiaggini! 

(if) Non fiorendo caso, che l'Iti- 
nerario di Antonino descriva tre vol- 
te il viaggio da Parma a Piacenza 
sempre con diversità notabile, trop- 
po essendo vero qoanto scrive Io 
Scheyb ( Tab. Peiaing. Cap. x pag. 
x% ) che in simile monumento mn/- 
tm Ucortpn nomina incerta^ & de^ 
fravata sunt ^ numeri fuoqme distan* 
iianam imdices comtpti adeo , uf ea^ 
wmwdem Urbémn iwtervslls diversis 



itineribus repetit a j Sétpe al iter atqu§ 
aliter referantur y ci appagheremo, 
che in nn luogo almeno apparisca me- 
no inesatto , dove leggiamo : Tanne* 
tum M. P. X. Parma M. P. IX. Fi* 
dentia M.P.XF. Florentia M. P. X. 
Placentia M. P. XV. Così per serie 
la Mappa Teodoriana pone su la via 
militare gli (lessi nomi • Qui Floren* 
tia equivale a Florentiola , onde l'Ano- 
nimo Ravennate dice : Item Placentia , 
Florentiola , Fidenti a &c. Ecco dun- 
que ben diversa Fiorenzola da Fidenza • 
{b) II Signor Dottor Bonafed^ Vi- 
tali di Busserò, da me fin dalla pri- 
ma gioventti venerato qnal maeftro 
e direttore degli (lodj miei, tiene 
preparate alquante dottissime Disser- 
tazioni, rivolte ad illudrare quanto 
pub air antica Fidenza appartenere. 
Se risolverà nna volta di pubblicar- 
le, vedrassi sparsa non poca luce s« 
la topografia, e sa la dona de'tenH 
pi oscuri» 



28 



perse il giorno 24 di Aprile del 1760 nelltì ruiné 
di Veleja descritto in una Tavola di bronzo , con* 
servata al presente nella Reale Biblioteca di Par- 
ma (a) j il cui tenore chiaramente ci manifefta a ta- 
li ordini assoggettata tutta la Gallia Cisalpina cor- 



(if) Non solo vi si conserva la 
Tavola originale, ma di pib un li- 
bro MS. intitolato : Osservaziom del 
Conte Antonio Cofla Canonico nella 
diesa Piacentina sopra la Lamina 
dissotterrata in Macinesso li 24 A' 
frile 1760 , che suol moflrarsi a qua- 
lunque erudito , acciò sia noto > cheiil 
primo possessore di quefto bronzo fu 
anche il suo primo illuftratore • Dal- 
le note antecedenti si i veduto esse- 
re (late scritte quefte Osservazioni , 
e presentate al Real Infante Don Fi- 
lippo nello flesso anno 1760 . E' in- 
credibile con quanta erudizione parli 
TAutore di tutto cib , che alla Ta- 
vola appartiene I con quanta diligen- 
za la trascrìva, ne spieghi le pili 
difficili sigle', ne dia la coflruzione, 
e ne trasporti in rolgar lingua Io 
spirito . Da queflo MS. due anni ad- 
dietro fu tratta la copia della Tavo- 
la flessa, e furono dal eh. P. M. 
Pagninl Carmelitano eflratte le mi- 
gliori spiegazioni della medesima, 
onde si \ poi fedelmente giovato il 
Signor Conte Commendatore Don 
Gian-Rinaldo Carli pubblicandola nel 
Tomo I Lib, g delle sue Antichità 
Italiane. Cib voglio che sia noto, 
parendomi giuflo non solo che sap- 
piaci quanto ei dice, cioè che il Co- 



fla fece acquisto di tal bronzo , ( il 
che proverebbe soltanto la sua pre- 
mura di non vederlo perire ) ma di 
più che vi si affaticb dietro in ma- 
niera, che il eh. Signor Commenda- 
tore à ben potuto reftringere in meno 
quanto egli ne disse, ed anche omet- 
tere pili cose da lui osservate , ma noa 
già aggiungere la minima importan- 
te riflessione, che al Cofla sfuggita 
dir si potesse • Una cosa sola aggiu- 
gnerb, ed è, che se fosse flato 
manifeftato al dottissimo Cavaliere, 
che la Tavola viene segnata in mez- 
zo al margine superiore col nume- 
ro mi , egli non avrebbe dedotto 
dalla mancanza de' diciannove Capi- 
toli antecedenti esservi difetto di al- 
tre Tavole sei y quando realmente si 
rileva, che tre soltanto ne mancano 
prima di questa. Dopo le cure del 
Signor Conte Carli ^ piaciuto di 
ripubblicare con grand' esattezza que- 
fla flessa Tavola in foglio al Signor 
Giuseppe Poggi Piacentino nell'atto 
di prender la Laurea in Legge nella 
noflra Università l'anno scorso 1790, 
colla interpretazion delle sigle , e va- 
rie emendazioni • Dal suo foglio poi 
si è riprodotta nel Tomo Vili P. I 
del Giornale di Torino per cura del 
Signor Giuseppe Secondo Pittarelli* 



29 

rendo il settimo secolo di Roma (a). C insegna quc- 
fto frammento , che le Colonie , e i Municipj della 
Cisalpina aveano Magistrature destinate a giudicare 
le cause de' litiganti , cioè quale i Duumviri , quale 
i Quatuorviri , quale il Prefetto (b) . Modena segna-^ 
tamente vedesi essere ftata ridotta a Prefettura (e) , 
comechè già dedotta Colonia di Cittadini Romani , for- 
se perchè venne creduta colpevole di avere sponta- 
neamente ai Liguri aderito allorché la occuparono , 
come si è detto 5 giacché sappiamo essere ftato que- 
llo il castigo dato dalla Repubblica alle Colonie ri- 
belli , di privarle delle loro Magistrature, e di man- 
dar ogni anno a reggerle un Prefetto in qualità di 
Governatore e di Giudice (d) . Ora Parma , Colonia 
fedelissima di Cittadini Romani , e ftrettamente con- 
giunta alla Repubblica per fede dì Cicerone, aver 
doveva in que' tempi o il Duumvirato, o il Quartum- 
virato per amministrar la giustizia . E perchè frutto 
della sana legislazione fu sempre colla depressione 
del vizio il risorgimento della virtù , e l'incoraggi- 



(il) Che quefte Leggi appartenga- tionem II vir. 1111 vir , PrafeSuT* 
so al secolo VII, lo dimoftrb il Co- que ejus Municipei non temei sserit 
Aa, e ne conviene il Carli. Che Ó'f. E altrove: Quam ob rem ut eì 
fossero scritte per tutta la Galiia damni infeSi repromissio satirve du" 
Cisalpina, lo moftrano le forinole di tio fieret^ paflulatum en't y tum Magi* 
esse : Qua de re quique & a quo' in stratus , prove Magijìratus Duum^ 
Callia Cisalpina damni infeSi &c.,. virj Quatuorvir^ Pr^efeSusve &c. 
In eorum quolibet Oppidoj Munici' (e) Ne* casi propofli in quelle 
pioy Colonia y Pr^feSura^ Foro ^ Vi^ Leggi due volte si nomina il Prefet- 
to, Convemuy Conciliabuio y Tri- to di Modena. In vero se Modena 
nundìnove , qua sunt , vei erunt in non fosse stata Prefettura , non sem- 
Callia Cisalpina &c. bra che si dovesse chiamar tale . 

(Jb) Qua de re operis novi nuntia^ {dì) T. Liv. Hist. Rom. Lib. 26 • 



30 
mento agli cscrcizj più nobili della mano, e dell'in- 
telletto 9 creder si può , che nelle arti non tanto » 
quanto nelle lettere ancora i Parmigiani in sì paci* 
fico e felice flato a distinguersi apprendessero j giac^ 
che non mancano indizj , come altrove moflrai , che 
in que' primi secoli avessero quivi le Muse coltiva- 
tori ed alunni (a) , in quella guisa che vi fiorirò* 
no uomini di somma sagacità e prudenza dotati • 

E quanto alla -sagacità e prudenza de' Parmigia- 
ni , bel testimonio ce ne lasciò Plutarco nella Vita 
del Console Cajo Mario . Narrate egli le guerre da 
esso , e da Catulo softenute co' Cimbri , e la disfatta 
di coftoro a Vercelli l'anno di Roma 651, corris- 
pondente al 102 prima di Cristo , dice , che ritro- 
vatisi presenti i Legati del Popolo Parmigiano alla 
sconfitta per essi data ai nemici, ed alla insorta qui- 
stione fra le milizie di ambidue i Condottieri , che 
ognuna al suo pretendea riserbato l'onor del trion- 
fo , dopo varie ragioni da ambe le parti prodotte , 
rimessa fu la decisione dell'arduo punto ai noflri 
Legati, i quali passeggiato prima il campo de^ vinti, 
ed osservato , come i dardi , pe' quali caduti erano 
i Cimbri, portavan segno di essere usciti dagli archi 
de' soldati di Catulo , pronunziarono doversi a lui la 
gloria del loro ultimo efterminio j ma considerato 
ad un tempo, che l'antecedente vittoria di Mario, 
onde snervata rimase la possa dell' ofte , era fiata la 
cagion principale di quefta sua totale disfatta , con- 



(a) Veggasi il Discorso Prclimi- Jeg/ì Scrittone e Letterati Farmi' 
aire ai Tomo primo delle Memorie giani . 



31 

chiusero doversi a Mario^ anche come a principal 
G>mandante, tutta la gloria e la fama di tanta im- 
presa (a) • Non poteasi al certo recar decisione più 
savia in faccia a due Campioni, e a due eserciti am« 
bi ardenti del primo onore , ne meglio disimpegnar 
si potevano gli arbitri di sì importante giudizio. On- 
de riman dubbio se più accorti e prudenti fossero i 
Parmigiani nella loro sentenza , o se più Mario tal 
si moftrasse nel voler nondimeno in compagnia di 
Catulo trionfare. 

Miste frattanto alle Romane famiglie quelle si 
propagavano de^ popoli soggiogati, che manomesse so- 
vente dai padroni alla fedeltà de^ servi cortesi (b) ^ 
£imigliarizzate coVincitori , appresi i loro coftumi » 
accomodate alle loro leggi, e ubbidientissime alla 



(ir) Cam ittter milius Morii & V. F. 

CmsmIì de vìBoria contentio oriretur. T. SALVSTIVS T. L. PVSIO 

ita comvemt , mt Legati Parmtntittmj TONSOR Lm L. CATVLLA 

qmi ttan mderamt , de bac re jmdiciatn SIBI ET 

ferremt. Hi dttBi fet cmdavera bo^ GAVLO .... LATO FILIO 

stitm s militi tal ^ conspexerant ja^ IN FRONTE P. XIL 

aUis militum Catuli bariarcnun cor- IN AGRO P. XI. 
f9rs esse confoiia» Digmicebantur 

ett imiadptù namiwe CattUi tela. Ve* D. 1^ 

rum famam & gietiam bmjut rei to» M. SALVI 

tam Mario fropter frimam viBo* FORTVNATVS 

riam^fi^ momem imperii tribuebant • M. L. 

Plot, in Vita C. Mani . Q. V. A. P. 

(Ji) Di Famiglie manomesse » o sia M. ALV. FILIVS 
lendote libere dai loro padroni in CONFRATRIBVS ET CONJ VX 
Panna &nno fede alcune Iscrìrioni B. M. 
pofle ad alcuni Liberti , tra le qua- Ne riferiremo altre nelle note se- 
fi Tegami per ora qucAe datccidali* goenti spettanti ai Liberti L^Nomio» 
Angeli. C. PupiOy Gavio, e P. Flavio. 



32 



Repubblica , altro più loro non rimaneva a bramare 
che r aggregazione alla cittadinanza Romana . Tal 
privilegio , che solo poteva omai togliere la distin- 
zione odiata di Romani, e di Barbari, fu per la leg- 
ge Giulia, promulgata Tanno 66} di Roma dal 
Console Lucio Giulio Cesare, conceduto ai popoli 
deir Italia, che terminava al Rubicone; e Tanno 
appresso dal Console Gneo Pompeo Strabone efteso 
venne pur anche a quelli della Gallia Cispadana (a). 
Quindi se in quel tratto di paese, che forma il ter- 
ritorio noftro presente , o i Tanetani , o i Fidenti- 
ni , o altri v^ erano , cui non si comunicassero prima 
i privilegj originarj della Colonia noftra Parmense , 
furono allora veduti acquistarli , e trarne motivi di 
zelo maggiore, onde concorrere ai vantaggi della Re- 
pubblica. Se n'ebbe TeflFetto non molto dopo, al- 
lorché insorte civili guerre , e combattuta Roma da 
Mario , tutti i paesi noftri al Po vicini mandarono 
alla Capitale soccorso per difenderla dagli assalti di 
Lucio Cornelio Cinna , che dalla patria espulso , co« 
me partigian del ribelle, rivolte contro di lei le sue 
armi le minacciava ruina (b). Condotte ad un tem- 
po alle noftre parti da Marco Lucullo varie Coorti 
di Siila per opporle alle soldatesche di Mario spar- 
se in diversi luoghi , furono benissimo accolte , tro- 
vandovi bel campo al trionfo ; posciachè mentre 
Tanno 671 di Roma, ed 82 avanti TEra volgare, 
a Chiusi , ed a Faenza T esercito di Mario restò 



{a) Sigonius de antiquo jure Ital» {b) Appian. Alex. Hisfor. BeìL 
Liba j cap. £ • Civ. Lib. I • 



33 

disfatto f anche vicino a Fidenza le sole sedici Coor^ 

ti di Lucuilo ruppero le cinquanta nemiche comanda- 
te da Quinzio (a) . Non è a dissimularsi per noi 
una circoftanza notabile , che serve a far conoscere 
molto floridi ed ameni in quel tempo i contorni di 
Fidenza, narrando Plutarco^ essersi dai prossimi cam* 
pi sulle ali di un venticello soave alzato in aria un 
nembo di vaghi fiori , che ricadendo su i pochi e 
quasi inermi soldati di LucuUo , timidi a fronte del 
maggior numero de^ nemici , die buon augurio al 
condottiero di sicura vittoria (b) . 

Scorsi alcuni anni , e fatta grande in Roma la 
fama di Cajo Giulio Cesare promosso al Consolato, 
destinato poscia a domar T orgoglio degli Svizzeri , 
e de** Galli transalpini , videsi al suo valore affidato 
il governo della noftra Gallia Togata (e) , alla cui 
Prefettura sappiamo aver egli delegato in diversi tem- 
pi Tito Labieno (d) y e T Oratore Marco Callidio (ej. 
Da quella sua Provincia eftrasse alcune volte pode* 
rose milizie, com'^egli attefta ne' suoi Comentarj; e 
se crediamo air Angeli, ebbe da' Parmigiani una Coor^ 

(«) Plut. in Vita Syllét , Vel. Pa- in exerchum , eumque aspersit , spon» 

terc. tììst. Lib. 2 , Fior. Epit. Lib. te adharentibus ih , scutaque & ga- 

82 • ieas comprehendentibuì , ut coronati 

(^) Jam M. Lucuti ut unus ex putarentur ab hoftibus* Unde magis 

Syllanis Ducibut ad Fidentiam Co- ereRi j signacontulerunt ^obtinuerunt- 

hortibus sexdecim adversus hostiles que vìBoriamj etesii oSodecim mil- 

quinquaginta rem gerens alacritate li bus : insuper caflris hofiem exue* 

quidem snili^um fidebat j sed quod runt . Plut. in Vita Syllée . 

essent complures inermes dubitabat . (0 Sveton. Vita Jul. Cas. 

Dum autem hétsitatj & cunRatur ^ (^) Jul. Css. Comment. de Bello 

ftores ex campo propinquo herbido CalL Lib. 8. 

mollis ventus affatim vehens conjecit (e) Chron. Euseb. ad an. 5140. 

C 



34 
te y che fu capo d^una delle due Legioni mandate 
a guerreggiar nelle Gallie sotto Quinto Pedio suo 
Legato {a) . Ivi per sua testimonianza fu molto fe- 
delmente assistito da Lucio Munazio Fianco; ed è 
però molto probabile » che concedutasi per lui qual- 
che onorevole carica in Parma ad alcun de^Muna- 
zj , quella nobil famiglia vi diffondesse per tal mez- 
zo un de'^suoi rami , che ben si vede per alcuni 
marmi aver quivi fiorito (b) . Eletto in seguito da* 
Romani perpetuo Dittatore , vuoisi da alcuni Scrit- 
tori, che a quefla noflra Città Tonor compartisse del 
proprio nome appellandola Giulia (e) . Il vero però 



(il) Cosi r Angeli nel Lib. x del- 
la sua Stona pag. 28. Cesare però 
nel Lib. 2 de' Comentarj scrive sol- 
tanto: Duas Legione! im citniort 
Galli a novas conscripsit ^ & inenn* 
te afiate in ulteriorem Calliam^ qui 
deduceteti Q. Pedium legatum mi» 

{J>) Nella facciata del Doomo si 
vede anco» nn Marmo con tre fi* 
gure , e la s^aente bcrìzione : 
D. M. 
C. MVNATIVS 
P. F. SIBI.ET 
LVCILIAE SEX. F. 
ROMVLAE 
C. MVNATIO 
C. F. NOVELLO F. 
V. F. 
IN F. P. XXIV. IN. A. P. XII. 
L'Angeli nel Libro S riferisce le se* 
gaenti, che sono perite, né possia- 
mo correggere col confronto. 



P. MVNATIO .... AGRIPPAE 

CONJVGI IN 

COMPARABILI 

VOCANTIA .... 

INGENVA 

CVM QVO VI 

XIT ANNOS XXX 

AVRELIA VALERIA 

ARABICARIA V. S. F. 

D. M. 

MVNATIAE PIAE 
TATI C. JVLIVS 
ZENON SODALI 
AC BENEMERENTI. 
Ai tempi di Augnfto, o non molto 
dopo fiori anche in Parma Cajo Mu- 
nazio Absirto, di cui si fati men- 
zione appresso. 

(e) Galvano Fiamma fa il primo 
a dirlo, come appare dalle sue pa- 
role altre volte citate. Per telKmo- 
nianza dell'Angeli Io replicò F. Gì- 




15 

si è 9 che avendo Giulio Cesare nelle Gallie da lui 
dominate 9 ed altrove condotto nuove Colonie 9 le 
qi;ialÌ9 come antichi monumenti dimoflrano, il cogno* 
me assunsero di Giulia (a) y ebbe ad accrescerne di 
abitatori altre già molto prima fondate 9 che al no- 
me antico della loro Città per memoria del benefit 
zio lo flesso cognome onorifico accoppiarono. La qua! 
cosa essere avvenuta specialmente in Parma ci si ma- 
nifefta da un Marmo , di cui faremo più abbasso pa- 
rola 9 ove alla Colonia Parmense il titolo di Giulia 
conferito si vede 9 senza dubbio perchè avendo già 
egli di qui levate genti da guerra perite nelle bat^ 
taglie 9 e convenendo ristabilire la noftra popola- 
zione 9 fiaccò probabilissimamente da qualche Legio- 
ne i Veterani 9 e non senza privilegi e favori 
mandolli a far numero 9 e a soflener il decoro di 
quefla noflra Colonia • Sappiamo da Cicerone 9 che 
non era lecito guidare Colonie nuove dove già 
una ne fosse 9 ma che però era conceduto aumen- 



rolamo Albertazzi • Donato Bossi me , jam ai inttio cognominata ejl 

nella sna Cronaca disse pare : Ali- Julia , ut in antiquis Civitatis Mo- 

quando Julia a Julio Cesare di8a numentis legitur • 

fuit. Niccolò Burci nella Bononia {a) Veggasi il Tomo II Thesaur. 

illuftrata impressa nel 1494 tornò a Inscript. del Muratori alla Classe 

ripeterlo: Primo Grysopolis nuncupa- XVI , e si troveranno Iscrizioni , ove 

ta , debinc Julia a Julio Cétsare . Fi- nominate sono Col. JuL Philipp. , 

naimente , per tacer di piti moderni , QoL JuL Paria , Col. JuL Caftrono- 

il Dottor Jacopo Bajardi Cavalier vo , Col. JuL Apra , CoL JuL Fide- 

Parmigiano nella Orazione recitata /// Tudertina &e. Il Sigonio de 

nei 15 12 alla presenza di Papa Giù- antiquo Jure hai. Uh. j cap. ^ 

lio II così si espresse : Adde , quod dice così appellate anche quelle di 

Parma Civitas noftra , imo tua , Bea- Sutri , Ispello , Fano , Tortona , e 

tissinM Juli Pontifit Optime Maxi- Capua da Giulio Cesare. 



36 
tarle (a); al che aggiugnendosi la dottrina degli uo* 
mini ben istrutti nelle antiche cose, i quali certi ci 
rendono come le Colonie appellate Giulie o furono 
da Cesare condotte > o da essolui accresciute > venia- 
mo a conchiudere, che Parma incominciasse ad ap- 
pellarsi Colonia Giulia quando fu da Cesare aumen-* 
tata di veterane milizie . 

Avvi chi da Cesare flesso ripete la erezione di 
un Arco magnifico » il qual si dice anticamente al- 
zato fuori della Città dove ora si vede la Chiesa 
di San Michele detta daWArco {b)\ ma v^à eziandio 
chi ne riporta la fabbrica all'età di Gallieno (e) . 
Lecito non è decidere cosa veruna dove ogni fon- 
damento di salda autorità ci vien meno , tanto più 
che mancano di tal Arco sino i vestigj . U Anfiteatro 
pur anche » di cui si trova menzion presso Agazia 
ove tratta delle guerre gotiche , suole attribuirsi alla 
sua cura . Ma non possiam dir altro di certo , se 
non che TAnfiteatro esisteva dove or si vede il re- 
cinto degli Eremitani di S. Agostino , provandolo il 
nome di Arena rimafto a quella vicinanza , in cui 
fu già eretto un palazzo a Federigo I Imperadorc 
detto Palazzo deW Arenai e confermandolo meglio 
ancora la scoperta fattasi nel 1734 di una Iscrizio- 



{a) eie. Philipp. 2 . che ne confermò il possesso ai Mo- 

(^) Il Da-Erba, e qualche altro naci di S.Gioanni, è verissimo • (Mrr- 

fa menzione di tal Arco , senza però gar. BuUar. Casin. T. 2 pag. 161 . ) 

citare memorie antiche • Che la Chte- Ciò tuttavia non bada a provare , che 

sa di San Michele chiusa ora in Cit- vi sorgesse vicino un Arco di tanta 

tà si denominasse JaiPJrco antica- antichità, 

mente, e 6n ai tempi di Lucio II, (0 Capata Noz/V/^ EccLParm. MS. 



37 
ne porta ad un Gladiatore, trovata appunto neir Or- 
to de' prelodati Religiosi (a). Noi non cMmpegnere- 
mo a softenere, che Parma debba realmente a Cesare 
questi suoi vecchi ornamenti , badandone soltanto di 
averli quivi opportunamente accennati. 

Frattanto il Dittatore , superbo di sua grandez- 
za y né più veggendosi a fronte , poiché debellato 
ebbe Pompeo , competitori , al predominio aspirando , 
così la Repubblica oppresse» che la Romana libertà 
vacillante più non conobbe se flessa . Cercò di be- 
neficare gli amici , onde softenersi col mezzo loro 
nella tirannide , e fra questi furono i Bruti 5 aven- 
do a Decimo Bruto conferito il governo della Gal- 
lia , e sendo flato a Marco Bruto , che alcuni cre- 
dettero concepito dalla genitrice Servilia in tempo 
de** suoi adulteri amori col medesimo Cesare (bjj libé- 
ralissimo di favori. Ma non potevano tanto sul cuo- 
re di Marco Bruto le beneficenze del Dittatore , che 
più Tamòr della patria non lo pungesse , sembran- 
dogli vederla ognora flendere le incatenate braccia, 
e chieder pietosamente una intrepida mano , che alla 
primiera libertà la tornasse . Dato avea questi per 



(if) Eccola : D. M. 

VITALIS . IN Vie 

TI . RETIARI . NAT 

ONE . BATAVS 

HIC SVA . VIRTv 

TE . PARITER CVM 

ADVERSARIO . DE 

....IT . ALACER . FV 

.... VGNIS . HI 

NCONVI 

EIVS 



La fece incidere in legno qual fa 
ritrovata il Conte Anton -Gioseffo 
dalla Torre di Rezzonico , e la pub- 
blicò nelle sue Dìsquishiones Fli- 
nt ana T. 2 Lìb. p pag. j6 y cui 
ognuno, il quale amasse di vedere 
r ornamento postovi attorno , aver 
potrà ricorso. 

(À) Appian. Alex. Beil. Civ. Lib. 
2 • Plutarch. loc. cir. 

C % 



'X 



38 
moglie la sua sorella Ciunia a Cajo Cassio uomo 
di gran cuore, riputato Parmigiano di patria da qual- 
che Scrittore (a) , e che se non lo era , doveva 
almeno avere con Parma qualche legame sì per la 
famiglia Cassia qui (labilità (b) , onde uscito era il 



(ir) Tanto credenero Donato Ve* 
ronese nella Orazione De iMudibus 
Pmrmét impressa nel l^;^» l'Angeli 9 
il Pico, ed altri. 

(J?) Vane Iscrizioni comprovano 
essere (lata in Parma la (amiglia Cas- 
sia. Omessa quella, ove ricordasi 
Qajo Cassio iMciliamo , prodotta nel 
Discorso preliminare al primo Tomo 
delle mie Memorie degli Scrittori ^ e 
Letterati Parmigiani^ e premessa 
poc'anzi l'altra del soldato Lucio 
Cassio da Parma, soggiugnerb le se- 
guenti • Sia la prinu quella veduta 
fin da Ciriaco d' Ancona presso S* 
Alessandro, portau anche dall' An- 
geli, e dal Grutero pag. 768: 
SEX. CASSIO 
MANCIAE 
CASSIA CLEMENS 
VXOR. 
Segue r altra riferita dall'Angeli: 
Q. CASSI 
ELPIDOPHORI 
VI VIR. AVO, 
METELLVS RES 
TVTVS FRAT. ET 
SPVRIAE FIR 
MINAE QVAE 
VIXIT ANN. XIII. 
MENS. V. DIES XV. 
FIUAE PIISSIMAE 
ET SIBI. 



II nostro Storico la vide in Parma* 
Qualche amatore poi avendola ac* 
quistau , la trasferì a Brescello , dove 
il Muratori la copiò sotto il Por- 
tico dell' Abazia di San Genesio. 
Thesaur. pag. 195 . Oltre quelle ntt 
abbiamo dall'Angeli tre altre: 

B. M. 

v^liR£L.L.. . • . • 
VENERIAE Q. . . . 

ANNOS XV. 
MENSES X. DIES XX. 

SP. CASSIVS PAN 

THERES CONIV. . . . 

CVM QVA VIX. AN. III. M.... 

DIES II. 

B. M. 

DIIS MANIBVS 

CASSIAE 

AMP. . . S. . . 



MAESIAE 
C. LIB. 
CHRYSIDIS 
C. MARSIVS SY 

SGONVS ET 
C. CASSIVS MAR 
TIANVS 
MATRI 
PIENTISSIMAE. 



> 



39 
Poeta Cassio Parmense a luì grandemente congiun- 
to (a)y come per T union ch'ei serbava co^ vicini po- 
poli traspadani , alla clientela di lui per testimonio 
di Cicerone raccomandati . Ambedue quelle anime 
fertWe bramose di segnalarsi, comunicati prima a vi- 
cenda i più occulti pensieri, cospirarono alla morte 
di Giulio Cesare , traendo seco Decimo Bruto, ^^sio 
Parmense , e diversi altri amici , tutti probabilmente 
infiammati air arditissima impresa da Cicerone acerri- 
mo zelatore della primiera libertà . Quindi Tanna 
709 di Roma, che fu il 44 precedente TEra volgare, 
trovandosi Cesare in Senato, fu alla impensata inve- 
stito , e a colpi di pugnale trucidato dai congiurati . 
Benché il Console Marcantonio, grande amator 
deirestinto, e fautore de'suoi disegni, perorando sulF 
esangue cadavere commovesse la plebe, ripigliò tucta^ 
vìa il Senato T antica autorità • Decimo Bruto videsi 
confermato il governo della Calila (b) , e per suo 
mezzo sicuramente si accesero Bologna j Reggio , 
Parma , e tutto il rimanente della Cispadana , non 
meno che i clienti di Cassio abitanti oltre Po a so- 
ftener le parti della Repubblica (cj • Marcantonio 
possessore della provincia di Macedonia bramava can- 
giarla colla Calila , e indusse il popolo ad accon- 
sentirvi contro la volontà del Senato , cui ben noti 



(a) Vcggansi le Memorie del Poe- ( Fami/. Ub. 12 Ep. 5 ) dice: 

ta Cassio Parmigiano nel primo To- Pr^etcr BonouJamj Regìum Lepidi j 

mo della mia citata Opera • Parmam , totam GaUi/vn uneiamus 

(i) Sigonius Commenta ad Taf. fludiosissimam Rei pubi i Cée : tuoi e- 

ConsuL ad an. 7op« tiam Clientes transpadanof mirifice 

ic) Cicerone scrivendo a Cassio conjunQos cum causa habebamus • 



r 



40 
erano i fini del pretendente. Intorno alla qual cosa 
mentre si altercava , recossi deftramente a Modena 
Decimo ftuto con fior di milizia» e se ne pose a 
guardia : di che irritato il Console » tofio armò le 
sue genti » ed inseguì T emulo » inteso omai a vo- 
ler per violenza quanto il Senato gli contraftava . 
Tal atto ebbesi per una formale disubbidienza j e fi>- 
mentando Cicerone coir eloquenti sue arin^e nel 
iSenato i sospetti contro un uomo si turbolento, fu 
Marcantonio dichiarato ribelle e nemico della patria. 
Ciceron fu d^ avviso , che se Decimo Bruto usciva in 
campagna prima che sopraggiugnessero a Modena le 
armi di Marcantonio, la Gallia non avrebbe sofferto 
poi tanti danni dalF avversario ; ma fu per avven— 
tura SI rapida la marcia del Console , e inosserva* 
to ogni suo movimento , che al difensore conven- 
ne darsene in Modena chiuso , e soflenere V assedio • 
Frattanto Marcantonio scorrendo il circonvicino pae- 
se 9 ed alla sua forza rendendolo soggetto, si volse a 
Parma, dove trovato avendo qualche resistenza per 
la fermezza degli abitanti fedelissimi alla Repubbli- 
ca , e però qualificati da Cicerone per ottimi perso- 
^^èS} 9 ^^ onestissimi uomini , grandemente al Senato 
Romano affezionati e congiunti , arse di fiero sde- 
gno , e tutte sue forze adoperando , affin di coftrin- 
gere la Città a desistere dal più opporsi alle sue vo« 
glie , seppe assoggettarsela , portando con Lucio An- 
tonio entro le sue mura implacabile vendetta , che 
a lagrimevole desolamento la espose . Giuntane a 
Roma la nuova , Cicerone in una delle sue Filippi- 
che ne parlò alto al Senato ed al popolo , signifi- 



41 
cando quanti de^ nostri cittadini fossero flati da Lu- 
cio Antonio trucidati , e quali maniere turpi ed in- 
fami usato avesse contro le mogli , e i figliuoli lo- 
ro ; e assicurò non essersi mai lo flesso Annibale 
dimoflrato più crudo e feroce verso una Città sog- 
giogata per forza , di quello che in Parma usato 
avessero crudeltà gli Anton) , poiché in loro poter la 
ridussero (a) . Taluno creder potrebbe con oratoria 
licenza esagerata alquanto la narrazione da chi tut- 
to r impegno nudriva di screditar Marcantonio ; ma 
è fuor di dubbio , che troppo vera fu la ruina di 
Parma, sendone giùnta anche per lettere di Lepido 
certa novella ad Asinio Pollione (b) . 

Ma Cajo Giulio Cesare Ottaviano , dell' estinta 
Dittatore nipote ed erede , armossi toflo aManni di 
Marcantonio , e seco i Consoli Irzio , e Pansa molte 
squadre condussero a soccorso di Modena • Ivi fu 



{a) Quétque isset faButus ( M. 
Antonius ) in bac Urbe (^Roma) ni- 
si eum bine ipse Jupiter ab hoc tem- 
pio éttqne manibus reputi sset y decla* 
ravit in Parmensium calamitate , quos 
pptimot viros honefìissimosque homi- 
net j maxime cum auRoritate bujus or- 
dinis^ populique R. dignitate con/ un- 
Boi j crudelissimis exemplis interemit 
propudium illud , O portentum L. An- 
toni HI insigne odium omnium hominum , 
veì si etiam Dii oderintj quos opor- 
tetj omnium^ Deorum . Refugit ani- 
mus P. C. eaque dicere reformidat , 
fUéC L. Antonius in Parmensium li- 
beris & conjugibus ttffecerit i quas 



enim turpitudines Antonii libenter 
cum dedecore subierunt ^ easdem per 
vim latantur aliis se intulisse. . • . 
Qua enim in urbe tam immanis 
Hannibal capta , quam in Parma sur* 
repta Antonius ì ni si forte hujus Co- 
Ionia & aeterarum y in quas eodem 
est animo ^ non efl hoflis Antonius pu» 
tandus &c. Cic. Philipp. 14. 

(^) Sta nel Libro ip delle Fami- 
liari di Cicerone n. 5^ TEpiftola a 
lui scritta da Asinio Pollione , ove 
gli notifica Parmam direptam: JL 
Antonium Alpes occupasse ^ ed altre 
cose a lui per lettere da Lepido co- 
municare • 



4^ 
combattuto con dubbia sorte , fin a tanto che tocco 
a Marcantonio T ultima rotta, il quale però, risar- 
cito in brevissimo tempo T esercito, ritornò ad appa- 
rire sì formidabile , che i nemici suoi giudicarono 
partito migliore quello di seco unirsi, e di far causa 
comune , anzi ch^egli pieno delle flesse massime di 
Cesare assoggettasse alle sue voglie Roma, e vendetta 
prendesse de' suoi contrarj . Lepido fu il primo a fargli- 
si aderente, ed Ottaviano predetto poco tardò a cede- 
re alla ftessa necessità . Pieni tutti e tre di ambizione, e 
di signoreggiare avidissimi, composero il celebre Trium- 
virato , che a Cicerone , ed a più altri costò la vi- 
ta , e si divisero il governo delF universo. Marcanto- 
nio ed Ottaviano recarono torto guerra a Cassio ed 
a Bruto capi della mentovata congiura , i quali in- 
fettavano la Siria e la Macedonia, e avendoli debella- 
ti, si consolarono d** intendere che si fossero di lor ma- 
no data la morte . Il Poeta Cassio Parmense avendo 
fin a quel tempo tenuto il loro partito, si compose 
con Marcantonio , e prese soldo da lui • Ma durò 
poco r amistà de' Triumviri . Ottaviano voleva esser 
solo ; però disfattosi prima di Lepido , ne mancan- 
dogli pretesti da prenderla con Marcantonio , che 
ruppe e disfece nella famosa battaglia di Azzio , ri- 
tornò potentissimo a Roma , ove fattosi Imperadore , 
e dichiarato Augurto , mandò Quinto Vario ad Ate- 
ne , perchè a Cassio Parmense , ultimo rimafto fra gli 
uccisori di Cesare, desse la morte (a). Per simil gui- 



(ir) Vcllejo Patercolo H/ft, Lib. feQor/ius C^saris Parmensis Casiiui 
2 scrive : Uliimns ai*tem ex intera morte fotnas dedit , ut dederat Tri^ 



43 
sa ebbe ftabile principio il Romano Impero , e dispe- 
rarono risorgimento i nomi di Repubblica , e di li- 
bertà . 

Parma ruinata, come si disse, da Marcantonia 
abbisognava certamente di riparazione . Fuor di Ot- 
taviano Augufto niun altro poteva richiamarla all'an- 
tico splendore : ond' egli ^ che provveduto avendo ai 
bisogni di Roma, volse a tutta T Italia le proprie cu- 
re, e di ben ventotto Colonie novellamente a più 
luoghi condotte la fece ricca , dotandole di privilegi 
sì ampli , che simili quasi le rendevano alla medesima 
Roma (a) , non seppe trascurare quella noftra Colo- 
nia già tanto cara alla Repubblica , e fedelissima a 
Giulio Cesare . Ad essa pertanto sentir fece le sue 
beneficenze . La Storia non ce ne indica il modo ; 
ma ben sicura memoria reftonne sul marmo accenna- 
to poc' anzi , esposto a vista di tutti anche al presente 
vicino alla torre della noftra Cattedrale , da cui ap- 
parendo, che Parma, oltre il cognome di Colonia Gìu^ 
ha , prese eziandio quello di Augufìa (b) , viensi ad 
apprendere la softanza di quanto noi affermiamo . 



boni US , Ed Acrone cementatore an- tate Urbi quodam modo prò parte m» 

tlco di Orazio: Q. Varus ab Au- liqua ad^quavh . Svet. in Vita Aug. 
gufio missus ( Athenas ) ut eum in- {b) Il Marmo, che quivi annunzio , 

terficeret fludentem reperita & pe- i una base già formata di due pezzi 

rempto eo scrinitum cum libris tulit . uno sovrappofto ali* altro per softe- 

(^) Ad hunc modum Urbi y Urba» nere la ftatua di un Avvocato della 

nisque rebus adminiflratis^ Italiam noftra Colonia, di due Municipi, e 

duo de triginta Coloni arum numero de* no ftri Collegi de' Fabbri, Cento na- 

deduRarum frequentavit , operibus* rj , e Dendrofori • Il pezzo superiore 

que y AC veSigalibus publicis pluri- \ smarrito; quindi l'Iscrizione divisa 

fariam inflruxit ^ etiam jttreac digni* su di ambidue è rimafta acefala, co< 



44 



Assai più altre Colonie prima da Cesare , poscia 
da Augufto beneficate il titolo portarono di Giulia , 
e quello poi vi accoppiarono di Augujla. Beritto, ed 



me si pub vedere presso la Torre 
del noflro Duomo in tal guisa: 



PRAE. LEO. XX. VALER 

VICTR. PRIMOP. LEO. 

X. CEMIN. PIAE. FIDEL. 

CENT. LEGION. IIII. SCI 

THIC. XI. CLAVD. XUII. CEM 

VII. CEMIN. 

PATR. COL. IVL. AVO. PARM. 

PATR. MVNICIPIORVM 

rORO DRVENT. ET. FORO 

NOVANOR. PATRON. COL 

LECIOR. FABR. ET. CENT. ET 

DENDROPHOR. PARMENS. 

COLLEC. CENT. MERENTI 

Il Grurero, che la riportò dalle al- 
trui schede, ( Corp, Inscript. T. I 
P. II pag. 492) oltre all' aver ietto 
VALEN , come lessero Pierio Vale- 
rianoy il Carrari, e l'Angeli, (quan- 
do il Marmo dice valer , indican- 
do la Legione XX Vdleria vìncitri^ 
ce ) vi aggiunse una linea, che non 
vi sta , lit vi pub (lare , cioi ; 

EXERCITORES . RATIVM . VLPIAN. 

Di tal errore quefta esser deve T ori- 
gine, che chi la ricopiò, senza dub- 
bio la tolse da Pierio Valeriano, ( il»- 
tiquit. Belltttu Serm. i ) il quale do- 
po averla riferita > e indicato qual 
fosse a parer suo l'esercizio de'Den- 
drofori , disse finalmente esser egli- 
no detti Exercitores ratium da Ul- 
piano : Exercitores ratium Ulpianus . 
Qiiefta spiegazione aggiunta allasche* 



da per uso privato di chi se la for- 
mò, fu presa dai Grutero per un 
proseguimento della noftra Iscrizio- 
ne . Tacer non si deve , come il Mu- 
ratori ( Thessur, Inscript. Tom» II 
pag. Ilio ) dalle antiche schede di 
Jacopo Valerio ne riferisca una in 
gran parte simile ^ come già esisten- 
te in Fornovo: 

PRAEF. LEG. XXIII. VICR. PRIMIPILO 
X.GEMIN.PIAE.FIDEL.CENT. LECION 

un. scyTHic. clavd. xiii. gem. vii. 

GEMIN. PATR. COL. IVL. PATRON 

COLLEGIORVM FABR. ET CENT. ET 

DENDROPHOR. PARMENS. COLLEG. 

CENT. MERENTI 

Si riconosce però così piena di spro- 
positi, che non sappiamo far altro 
giudizio, se non che quefta sia la 
medesima che l'antecedente, ma tra- 
scritta da qualche ignorante forse a 
memoria, e mal collocata in Forno- 
vo, quando era in Parma. E giac- 
chi di Fornovo si parla , sappiasi 
che non vi ò trovato altro monu- 
mento de' tempi Romani fuorché una 
Iscrizione dimezzata , pofta nella Chie- 
sa maggiore, ove (la una teda d'uo- 
mo in basso rilievo, con sotto le 
parole : 

.... Osi. PATRI 
. . • • AE . MATRI 
• . . • LVS • MILES 
.... XV, MILITAVIT 
F. I 

Ora tornando al noflro Marmo , esso 



45 
Eliopoli nella Fenicia, Filippi, Dio, e Fella in Ma- 
cedonia , Paro nella M isia , Cremna in Pissidia , Ca— 
laorra , Gelsa , Dertosa , e Cassandria nelle Spagne , 
nelle Medaglie pubblicate dal Vaillant battute du-. 
rante il Romano Impero , tutte fregiate di ambidue 
i titoli appariscono , e detta viene ciascuna di esse 
Colonia Giulia Augujla. Le antiche Iscrizioni, che ab- 
biamo presso il Grutero, e il Muratori, varie Me- 
daglie da diversi scoperte ci parlano di altre Golo- 
nie similmente denominate • La . dottrina del prelo- 
dato Vaillant è poi collantissima nello istruirci, non 
altronde nascere tali denominazioni fuorché da que- 
llo , che Gesare aveale prima di ogni altro o dedot- 
te , o accresciute di genti , e di onori , e che altret- 
tanto poi fece Augufto {a). Del sentimento istesso 



% certamente pofteriore all'anno 49 
di Criiìo , perchè vi \ nominata la 
Legione XI Claudia , privilegiata col- 
la X Gemina del nome suo da Clau- 
dio Imperadore : quod adversus eum 
in seJhione Camilli non rebelUssent , 
come dice Dione Cassio Hìfl. Rom. 
Ut. 55: la quai, ribellione avvenne 
Panno già detto. Non è sicuramen- 
te pofteriore a Coftantino j mentre se 
cib fosse, dipinti non vi sarebbero i 
Collegi de' Fabbri , Centonar j , e Den- 
drofori , sino a vedersi il solo Colle- 
gio de' Centonatj indipendentemente 
dagli altri dedicar quefto Monumen- 
to; giacchi si sa che per una Legge 
di Coftantino dell'anno 31 J riferita 
nel Codice Teodosiano Lii. 14 T/>. 
8, quefti Collegi in un corpo solo 



uniti rimasero . Altro argomento > che 
ce la fa credere più vecchia de* tem- 
pi di Coftantino , sono i caratteri as- 
sai belli, e ben quadrati, e molto 
diversi da quelli di una Colonna ri- 
maftaci in onor di CoHantino assai 
mal fatti • Sia lecito osservare nel 
noflro Marmo come lo fìeflb Av- 
vocato o Patròno della Colonia, e 
di due Municipi fosselo insieme di 
detti Collegi di Artefici , quantunque 
il Gentili ( De Pa$r'tcior. Origine 
Lib, I cap. 8 pag. 106 ) seguendo 
Filippo dalla Torre, e Sertorio Or- 
sato , affermi , che le Colonie , ed i 
Municipi soltanto aveano Avvocati 
di ordine equeftre, non già i Colle- 
gi degli Artefici* 
(4) Veggasi il Vaillant nella sua 



46 
dichiarasi il Muratori (a). Quindi seguendo scorte si 

fide , si può con sicurezza decidere » che a ristabilire 
la Città di Parma nel suo antico splendore man- 
dasse Augnilo a rendere più numerosa la noftra Gl- 
ioma una porzione di que^ cento mila uomini , ch^e— 
gli medesimo nel marmo Ancirano protefta di aver 
condotto in G)lonie (b). Il dottissimo Scipione Ma£Fei 
dice molto bene al noflro proposito , che nissuna Cit^ 
tà delle rinomate d" Italia sarà rimajìa esente in cosi 
^an moltitudine^ che allogar si doveva (e); e noi 
crederemmo di essere affatto flupidi , se dal bel ti-* 
tolo di Colonia Giulia Augujla^ onde cominciò Par- 
ma a girsene altera» non sapessimo argomentare av* 
venuto a vantaggio di lei ciò che senza dubbiezza 
a tante altre Città si concede • Siam ben tenuti alla 
sorte, che fra tante Iscrizioni lasciate miseramente pe- 
rire , una almeno sottrassene air ira del tempo j la 
qual sebbene di età alquanto tarda, non lascia di 
conservarci una più vecchia memoria tanto a Par- 
ma gloriosa {d) . Ci è lecito quindi T immaginare , 



erudita Opera intitolata: NumismM" contemporaneo non sia ad Auguflo, 

tM Mrea Imperatorum^ Auguftarum j come abbiamo poc'anzi osservato , 

& Cttsarum in Coloniis ^ Municì^ moftrandolo per certo pofterìore ali* 

piis , ^ Urbtbus jure Latto donath anno di Criflo 4p , non è meno au- 

ix omni modulo percHssa ^ dovunque torevole • I Monumenti pofteriori 

tratta delie indicate Colonie • conservavano intatti i titoli delle 

{a) Thesaur. Inscript. Tom. II Coionie quali si usarono da prin- 

pag. III. cipio: e convenendo formarne de' 

(A) Gruter. Corp, Inscript. Tom. nuovi, si facevano parlar sempre lo 

I pag. 2^2. flesso linguaggio. Per esempio, la 

(e) MafTei Verona Uluftrata P. I Città di Beritto nella Medaglia, che 

Lib. 5 col. 8$ . batt% a Giulio Cesare , si chiamò 

{d) Ancorché il Marn^o nodro COL. IVL. BER. la quelle ad onor 



47 
che messa ben toflo la mano alla ristorazione di que- 
lla Città per le magnanime cure di Augufto, se alca-* 
no di quegli onori mancavale y onde le Colonie me- 
ritevolmente si riputavano a que' tempi altrettante 
immagini di Roma 9 non si tardasse ad aggiugner- 
velo . 

£ certamente mi sembra non potersi più dubita- 
re , che in quella età non risplendessero in Parma i 
Magistrati più decorosi , e le più cospicue Sacerdo- 
tali Dignità. £^ cosa agli eruditi notissima come non 
fossero al Sacerdozio assunti se non coloro , i quali 
gradatamente avessero prima softenute le civili Ma- 
gistrature ; talché trovandosi in una Colonia o Fla- 
mini , o Pontefici y è lecito argomentare nella mede* 
sima resistenza di tutti gli Ordini più sublimi, quan- 
tunque per eccellenza minori del Sacerdozio . Noi 
abbiamo un bel Sarcofago di Lucio Petronio Sabi- 
no, il quale, come ascritto alla Tribù PoUia, e per 
aver terminato i suoi giorni fra noi , baftevolmente 
dimoflrasi Parmigiano, da cui apprendiamo, esser egli 
flato innalzato alla dignità di Pontefice dopo le ca- 
riche di Seviro, di Decurione , di Queflore , e fi- 
nalmente di Duumviro (a). Ebbe dunque Parma quan- 



di Auguflo cominciò a dirsi COL. Duomo a mano deftra, e vi si leg- 

IVL. AVG. BER. , e tenne la fies- gè : 

sa leggenda in quelle di Tiberio , di L. PETRONIVS 

Claudio , di Nerva , di Traiano , e L. F, POL. 

di altri sino a Gallieno . Vedasi lo _S A B I N V S 

flesso nelle Medaglie delle altre Co- VJ^ VIR. DEC. Q. 

Ionie . II VIR . PONTIF. 

(a) Tale Sarco&go vedesi collo*' SIBI • T. F. I. 

cato avanti la facciata del nollro QQ. V. P. L. 



48 
te di più splendido immaginar si poteva riguardo al- 
le cose sacre della religione pagana; e a regolamen- 
to della sua Repubblica gli ordini , e le cariche più 
luminose . I Decurioni ne componevano il Senato , e 
gli ufHzj 9 e gr impieghi distribuivano • Da essi tra«- 
sceglievansi i Duumviri , considerati nelle Colonie 
come i Consoli in Roma 9 i quali le più importanti 
cose amministravano 9 e gli arbitri erano de'^più ar- 
dui giudizj ; mentre le cure minori ad altri Magi- 
strati si commettevano tanto relativamente agli affa- 
ri di pubblico interesse (a) 9 quanto in riguardo alla 
efterior pulizia 9 ed alla giudicatura delle Cause Ci- 
vili 9 affidate probabilmente in parte a quell'Ordine 
de^Seviri 9 cui Lucio Petronio era flato da principio 
ascritto (b). Stipendiandosi quivi soldatÌ9 non è a clde-* 
dersi punto se vi splendessero uomini insigniti di mi- 



(4) Pub annoverarsi tra coloro, eh* 

ebbero cariche dal nodro Senato, un 

pubblico Dispensatore della pecunia, 

di cui parla una Iscrizione già esi* 

fiente in Parma presso Giuseppe Gol* 

daniga , che la mandb al Muratori , 

da cui l' abbiamo alle stampe nel 

Thesaur* Inscr. pag, 951. 

D. M. 

EVCHAR 

ISTI . PVBL. 

DISP. PEC. 

CHRIS. ÈVE 

PISTVS . SER 

B. M. D. 

Crede il Muratori doversi leggere 

EVELPISTVS. 

(é) Dopo il Noris credettero il 



Fontanini, il Muratori, ed altri, 
che dove si trovi nelle Iscrizioni 
menzione à^Sevirì^ anche senz'al- 
tro aggiunto, abbiasi a intendere de' 
Seviri Auguflali . Il chiarissimo Zac- 
caria nella prima Dissertazione pre- 
messa alla serie de' Vescovi di Lodi 
cap. 4 §• I pag- ?7 e seg. prova 
con molta evidenza il contrarlo , e 
fa vedere esservi flati i^^ Sevi ri mol- 
to diversi dai Seviri Augurali • Spie- 
gando r opinion sua , dice : Tonasse 
qui plerumque Seviri nulla alia ad' 
feda nota vocantur , ii fuere , qui in- 
terdum Seviri ^ilicia Poteftate di- 
serte appellantuT, Non dissimula pe- 
rò , che vi furono anche Seviri Juri 
dicundo^. 



\ 



49 
litari onori , giacche anche di alcun di coftoro me- 
moria serbano gli antichi Marmi (a). Vi furono pure 
i Collegi de' Fabbri , de'Centonarj , e de' Dendrofori , 
tutti occupati in cose al pubblico vantaggio , e alla 
difesa della patria confacenti • In somma se non pri« 
ma di Augufto , a' suoi tempi almeno , e susseguen- 
temente ci giova riputare quella Città ornata e no- 
bilitata quant^ altra mai « 

A tutti questi Ordini sacri e profani , morto Au- 
gufto , quello si aggiunse degli Auguftali , kcciò pre- 
sedessero ai riti sacri in onore di Augufto , annove- 
rato dal successore Tiberio fra i Numi . Eleggevan- 
si gli Augustali pe' Decurioni , e in ogni Colonia o 
Municipio avevano luogo nellc^olenni comparse tra i 
Decurioni , e la plebe (b) . Maeftri Auguftali , e Seviri 
Auguftali troviamo quindi nominati anche ne' Marmi 
Parmensi (e), uno de' quali ci erudisce, come un 
Auguftalc appellato Quinto Munazio Apsirto erger go- 



(a) Il Muratori TJkes. pag. 798 
ci dà quefta Iscrizione come esiften- 
te in Parma presso il mentovato 
Goldaniga : 

- Q. BAEBIVS . M. F. 

POL. TR. MII- 

BIS 

Indi ne riferisce un'altra pag. 8;^, 

già dataci dall' Angeli come esisten- 

te vicino a S. Alessandro: 

C. SERVILIVS C. F. 

TRIB 

PRIMIPILVS CASTROR 

PRAEFECTVS FIERI IVSSIT. 
A' suoi giorni Ciriaco d'Ancona ne 



trascrisse una poco dissimile presso 
la Chiesa di San Tommaso ^ 
C. SER 
PRIM. PIL 

PRAEF 

TRIBVNVS 

MILITVM. 

(è) Maffei Verona ili. P. I pag. 

6p . Mazochi Tai, Heracl* T. 2 pag* 

4J0. Zaccaria /or. cit. §. II pag. 4p 

e seg. 

(r) Ci viene somministrato dall' 
Angeli , e meglio da Giambatista Do- 
ni ( Inscript. Antiq* Class. V pag. 
2IJ )) e poscia dai Muratori {Thes. 



50 

desse ad onore di Augufto suo Nume non so qual 
Fabbrica , o magnifico Tempio (a); talché se Augu- 
ro fìi , giufta le predette cose , a* Parmigiani favo- 
revole , mai non si potessero questi accusare dMngra— 
titudine verso il Monarca benefico . 

Considerati i pregj della Città, qualche cosa del 
Territorio suo dir converrebbe , se possibil fosse il 
circoscrìverne di que' tempi i confini . Ignorando pe- 



pag. IP7 ) un Marmo , eh' ei vide 
nelle case di Gioanni Bajardi : 
P. FLAVIVS . P. ET . L. L. 
EVNVS . MAG 
AVGVST. SIBI 
ET . P. FLAVIO . P. L. 
FRONTONIO . ET 
FLAVIAE . P. F. INGENVAE 
ET POMPONIAE PRIMIGENIAE 
IN FR. P. XV. 
IN AGR. P. XV. 
F. I. 
Un altro se ne riferì di sopra spet- 
tante a Q. Cassio Elpidoforo Seviro 
Auguilale, cut pub aggiugnersi que- 
llo datoci pure dall'Angeli: 

SALVSTIA M. L. APICVLA 

ET GAVIO Q. L. PRIMO FILIO 

mi AVGVSTALI D. D. 

GRATVIT F. L. 

Correggasi nella terza linea liuti, 
e nella quarta F. I. 

(«) Giambatista Doni ( Inscript. 
Antiq. Ctats. II N, 80 fag. pò ) 
dalle schede di Benedetto Ramberti 
riporta un fraaimento, già esistente 
jKesso San Michele dall'Arco, il 
quale era flato dato anche dall'Ange- 
li con qualche diversità: 



. . VMINI . AVGVST 
. . MVNATIVS . APSYRTVS 
. . VIR . ET . AVGVST AL 
. . CVM . LAPIDE . TVRBINAT 
. . FORO . AD. PORT 
. . STAVIT . CREPIDIN 
. . CASTELLA . POSVIT . PORT 
. . MARMORIBVS . STATV 
. . VLEIS . ET SALIENTIBVS 
. . ORNAVIT D. P. S. 
Non so come il Muratori traendolo 
dall'Angeli, e dalle schede Famesia- 
ne , si avvisasse di supplire a ciò che 
manca in tal guisa TÀesaitr. pag. 47$ : 
nuMINI AVGVST 
in egNATIVS APSYRTVS 
Inni VIR ET AVGVSTAL 
is viaM LAPIDE TVRBINAT 
e . a FORO AD PORT 

am RAV ET in CREPIDINE 
. . . CASTELLA POSVIT PORT 
am mARMORIBVS STATuis 
. . . IVLEIS ET SAUENTIBus 

orNAVIT D. P. S. 
Checchi sia del reftante , appare certo 
indicato in quello Marmo Quinto 
Munazio Apsirto, di cui il Mura- 
tori (lesso non ignorava il nome per 
un' altra Iscrizione» già conservata 



fi 

rò noi quanta fosse TeAension del Paese che ubbi- 
diva al noflro Senato , ci sarà permesso parlarne , 
non qual potè essere allora » ma quale fu riconosciu- 
to dappoi , e ricercar se in esso qualche Caflello o 
Terra degna di memoria sorgere si vedesse • Non 
oftante l'ignoranza , in cui siamo coftretti avvolgerci 
per difetto di monumenti , crediamo benissimo che 
la crescente popolazione si andasse preparando qua 
e là piccioli luoghi , ove poter vivere in società • 
Ma come T Angeli fu tanto avveduto di non saper 
concedere a Vincenzio Carrari , che Neviano fosse 
l'antico Foro di Nevio, e di non acconsentire a chi 
diceva edificato Tizzano e Corniglio da Tito Cor- 
nelio Balbo ; così V avremmo voluto men facile a 
persuadersi , che i Municipi del Foro de' Druentini , 
e del Foro de' No vani , di un cui Patrono si fa me- 
moria nel Marmo poc'anzi allegato in proposito del* 
la G>lonia Giulia Augufta Parmense , fossero le due 
Terre di Terenzo e Fornovo (a) . Giudicato avreb- 
be altrimenti se avesse poflo considerazione a quanto 
scritto viene da Plinio , cioè che il Foro de' Druen- 
tini locato era in mezzo alle Città , che ora appel- 
liam di Romagna (3), e che vi era un Foro Novo 
Municipio de' Sabini (e) , oggidì , giufta l'Arduino , 
appellato Vescovio , siccome pure un altro Foro No- 

in Colorno , eh' ei trasse dalle schede {a) Angeli IJlorìa di Parma Lib. 

del Valerio, e pubblicb nel Thesaur. 8. 

pag. 1485 . (A) Plin. Hist. Nat. Lib. 13 cap. 

L. NONIO L. L. CHILONI 15 . 

FAC. CVR. Q. MVNATIVS (0 Ib. cap. 11. 
APSYRTVS . 



5^ 
vo ne ir agro di Rieti , ai cui abitanti appartiene un 
Marmo pubblicato dal Marangoni (a); all'uno o air 
altro de' quali direttamente può alludere il nollro • 
Poco a me cale se anche il Cellario crede parlarvisi 
propriamente del noftro Fornovo (A), quando di un 
Municipio supporto sì antico non mi avvenga di tro- 
varne menzione in alcun vecchio Scrittore . Se al 
Da-Erba creder volessi , anche più di un picciol vil- 
laggio, conosciuto oggidì nel distretto di Parma, trae 
nome da' Romani (e) . Ma d'onde avviene mai tanta 
facilità di giurar per antichi diversi nomi dati a'Pae- 
si e Villaggi presentemente , quando poi all'incon- 
trar ne' monumenti sicuri di antichità i nomi di qual- 
che contrada noti al tempo de' Romani , ora non 
sappiamo più trovarne vestigio ? Oltre alla incertez- 
za sovraccennata del vero luogo di Fidenza , chi mi 
sa dire ove giacesse il Pago Mercuriale porto nell' a- 



, (a) Le cose gentilesche cap. 5J saleecbio yCornaleto ^ Roma ^Terenzio ^ 

pag. 287. Oppiano j Mariano^ Carini ano yCafle^ 

(t) Notitia Or bis antiqid Lib. 2 rinianoj FiavianOf Ficiniano^ Ma-- 

cap. ip seft. I. miano^ Martoranoj Rubri ano ^ Anto^ 

(r) Ecco le parole del Da-Erba nel nianoy Purpuriano^ Vertaticoy l^co 

suo Compendio MS* Domina quefla Catuto^ Gainacoj Cajonoj Elia ^ Va* 

Città molti belli ^ non men che forti Ieri a ^ Febronio^ Lentulone Lentu* 

et habitati Caflelli 1 tra i quali fu» sane , et Corunoppio . Et tra i mon^ 

tono edificati , e conservano /* antico ti il Cassio , il Palerio , il Latera» 

nome Romano Cornilio , Corni ana , no , il Manlio , e l* Alpe S Ulano , 

Carona j Rocca Maria j Tabiano^ con la valle de^ Neri f e Spuriniana y 

Tizzano j Puviglio , Rocca Malia* dove abitavano anticamente Cavalieri 

na ^ duoi Varani^ duoi Niviani j e Romani j et ha dentro la Contrada 

Fornovo . E tra le molte piene grasse di Pubblio Albino Ortolano , e hi. ima* 

e coltivate Ville ha da^ medesimi Ro* ta volgarmente di Piombino* Quan- 

mani nel suo largo et ampio territo* ti sogni, e quale florpiamento di no- 

rio Cassio j Cassola ^ Casacca ^ Ca* mi per farli credere amichi! 



5 5 

grò Parmense » nel qual esistevano i fondi Natica 

nuniy Fabncianumj Putuanum, Vetutianum j Arbistria* 
num j obbligati poi da Cornelia Severa al Collegio de' 
Fanciulli alimentar) fondato in Vele) a al tempo di 
Tra) ano Imperadore (a) ? Un Letterato moderno im- 
pegnatosi a dar la topografia di tutto l'Agro Veleja- 
te, e ad accennar i luoghi precisi di ogni Pago nella 
Tavola, che si dice Trajana, mentovato, punto non 
à saputo individuar il luogo del Pago Mercuriale ; e 
benché abbia modrato di crederlo assai vicino alla 
Città noftra , e di qua dal Taro , altri potrebbe con 
miglior apparenza di verità collocarlo dove ora giace 
la Villa di Mercore nello Stato Pallavicino , se pure 
fino colà il noftro territorio ftendevasi alla età di 
Tra) ano. Erra poi certamente laddove dal fondo Ma* 
riano , eh' ei reputa esistente dove ora fla la Villa di 
Mariano oltre Taro, prende motivo di collocar ivi il 
Pago Salvio: mentre il nome di Mariano assegnato al 
<Ietto luogo non è si vecchio com' ei suppone , ma eb- 
be solamente origine Tanno 1220, quando un Pode- 
stà di Parma chiamato Negro Mariano da Cremona 
un Caftello vi eresse , cui donò il proprio nome (b). 



(a) Nella Tavola di bronzo si no- cato dal Muratori Rer. ItaL T. IX : 

ta conservata nel R. Museo Parmense In MCCXX Dominus Niger Maria» 

col. V //». 82 , e seg. si legge : Item . nus de Cremona futt Poteftas Par» 

fund» Natianum , Fabricianum . qui . ejì ma , & eo anno foBum fuit Cafirum 

in • Parmense . pago • Mercuriale . . • Mariani in Episcopatu Parmse , CS^ 

.hem • fund. Putuanum . Vetutian, in a pronomine Poteftatis nominatum eX" 

Parmensi . pago • Mercuriale .. ^ • & titit , Per queflo io non intendo di 

Arbistriano. in , Parmense .pag. toglier il merito, che à il Sig. Cara 

(i) Al detto anno 1220 così leg- de-Canonico pel suo Discorso Dei 

giamo nel Cronico Parmense pubbli- Paghi dell' Agro Velejate. 

d 1 



54 

Se avesse saputa ^ come anche alla distanza di un 
miglio da Parma verso mezzogiorno (la un'altra Vii* 
la del nome flesso, ei conduceva forse quel Pago 
fin sotto le noftre mura . Dopo lui à scritto ampia- 
mente su la Tavola Alimentaria il Signor Secondo 
Giuseppe Pittarelli ; e in vero ci siamo compiaciuti 
di veder due illuftri Piemontesi prender tal cura del^ 
le cose noftre. Egli à creduto giacere il Pago Mer- 
curiale alt intorno di Parma , e verso t occidente , e 
mezzodì (a) . S' ei rifletteva a non escluderne Vetu^ 
tianum , lo ritrovava facilmente nella Villa di Be^ 
duzzo } ma io non mi appago , che Arbistria^ 
num debba dirsi Albazzano appartenente a Tizzano 
( da lui chiamato Arbazzano ) , e che Natianum 
convertire si possa in Cornazzano , e Putuanum in 
PatuinOj Villa non conosciuta in quefte parti, o 
almeno non registrata nella Nomenclatura di tut^ 
ti i Comuni dello Stato di Parma , e neppure co- 
là dove i noftri Statuti fanno il catalogo de- 
gli flessi Comuni a tenore de** quartieri del territo- 
rio dalle quattro Porte denominati • Questi inciam- 
pi , ne' quali si trovano talvolta avviluppati alcuni 
coraggiosi Antiquarj , mi ammaeflrano a non decidere 
tanto facilmente di cose troppo oscure e dubbiose • 
Abbiamo alcuni Villaggi col prenome di Vico , 

{et) La spiegazione della celebra^ ta nel §• ^6 pag. i6o, non giunga 
tissima Tavols Alimentmria di Tra'- a rendermi soddisfatto. L'Opera à il 
jano dei Signor Pittarelli ftampata merito di una gran diligenza, e fa- 
Panno scorso in Torino nulla per- tica , ed io la stimo, come ne sti- 
de di pregio presso di me, comun* mo l'autore, che mi onora della sua 
que in quefta parte del Pago Mer- amicizia, 
curiale , e de' suoi fondi , di cui trat- 



ss 

e sarebbe forse lecito crederli di antica denomina- 
zione , come Vìcomero , Vtcolante , Vicolone ^ Vicopò , 
Vicofertile , Vigheffio , Vtgatto s ma pure non arris- 
chiamo di sentenziare , certi che dai secoli di mez- 
zo a quella parte si sono alquanto cangiati alcuni di 
tali nomi, veggendosi nelle carte antiche Vicopò chia- 
mato Vico Paulo j Vicofertile Vicoferdulfo , VighefHo 
Vicheffulo , Vigatto Vicatiilo ; e però esser potrebbe , 
che al tempo de' Romani o non avessero nome , Q 
ben diverso il portassero • Del pari ftarem dubbiosi 
se da^ Romani abbiasi a dir conosciuta la salubrità 
delle acque termali della Villa di Lesignano nelle 
vicinanze di Torchiara, e se fabbricassero eglino quei 
Pozzo , dove si raccolgono , e le cellette ad uso de* 
bagni avute in molto pregio da'* noflri maggiori, sic- 
come fu di parere Girolamo Zunti Filosofo , e Me- 
dico de' suoi giorni rinomatissimo : perchè il solo ar- 
gomento , che nel rimondar detto Pozzo alcune vol- 
te se n' eftraessero Medaglie antiche di Romani Im-J* 
peradori , non sembra baftevole a provare T assun- 
to (a) • Alquanti monumenti trovati nel territorio 
moflrano realmente, che la campagna fu abitata (6); 



{a) In expurgatione Putei medica^ trovano in più luoghi sotterra, scre- 
zi, dice il Zunti, sétpissime invi» \h il P. Bacchini nel Giornale del 
niuntur numismata cum figura corO' 1686 la scoperta fattasi di un bel 
nata illorum Imperatornm infideijum • SsiTCofà^o nella Villa di Ramoscello 
Ego haheo unam Confìanth inventam presso PEnza in un podere delle 
a quodam balneatore dum expurga* Monache di S. Alessandro nominata 
rft Puteunty ut morii efl quelibet an* la possession del Caflello per esservi 
no in fine veris • De Baln. Therm. qualche segno di antico Caflello 5 « 9 
Lixign. cap. go pag. 72 • trovarvisi sotto terra frequentissimi 

{i) Oltre varie Medaglie , <fhe si fondamenti di fabbriche . Tal Sarco* 



56 
ma non per quello memoria rellaci chiara di alcun 
Paese, che possa dirsi a que' giorni esistente. 

Non si deve però tacere di uno de' più cospicui 
luoghi, onde lungamente gloriaronsi i Parmigiani di 
aver possesso fin a tanto che T altrui forza non ne 
gli spogliò , vale a dir di Brescello . Rigettati i fa- 
volosi racconti di alcuni circa V antichità sua (a) , 



fago si vede ora entro il recinto di S. 
Alessandro qual fu gl^ guafto, e vi 
si legge solo a grandi lettere : 

. . . DECIMIVS.C. F. P 

-H- VIR. BONONIE . . . 
AGNIA.IL.L.GRA.... 
V. 
Veggasi rinterpretazione in detto Gior- 
nale fatta dal chiarissimo Monaco 
noflro , riferita anche dal Malvasia > 
( Marm. Feis. SeS. 4 eap. p pag* 
I7p). In proposito però del Caflel- 
lo f il qual già dlcesi esistente in Ra- 
moscello « merita ben la fama di esse- 
re confermata col documento, giacchi 
il chiarissimo SIg. Cav. Tiraboschi 
nella Storta delia Badia di Nonan^ 
$ola Tom. II pag. 159 à pubblicato 
una carta del 1029, per cui Adelbur- 
ga vedova di Frugerio , e Guido e 
Gariardo nati da lei vendono a V\^aU 
derada del fu Odone Marchese due 
Corti cum cajlris , & capeliis infra 
tisdem caftris hedificatis > una delle 
quali dicesi in Comitatu Parmensi in 
loco & fundo ubi ramuxello dicitur 
cum capella inibi hedificata in honort 
SanSi Mathei. Ad un tempo il Bac- 
chlni riporta altra Iscrizione trovata 
in un Podere lontana da Parma due 



miglia incirca su la Jlrada , eie con^ 
duce al Ponte sopra P Enza chiama* 
to di Sorbalo , e la giudica de' tempi 
Crifliani : 

M. ALFEDIVS L. F. 
MARCELLVS PIVS 

PARENTIV 
INGENIOBELLVS 
CANTORRISOR 
AETATVLA 
PRIMA HEIC 
REQVIESCIT. 
Aggiungasi 1* altra dal Muratori e- 
(Iratta dalle Schede Farnesi ane, com^ 
esistente nella facciata della Chiesa 
di Caleftano. Thes. pag. I5ji : 
T. CLODI VS L. F. CORS VS 
PETILIA.M.F.MAENA 
L. CLODI VS L. F. ET C. CLODI VS 
L. F. ET T. CLODI VS L. F. FECIT 
LAETVSLIBERTVS ET FIRMVS 
LIBERTVS . QVOD TESTA 
MENTO FIERI 

IVSSIT . 
(^) Curzio Inghlrami ( Etrusc. 
Antiq. Fragm. pag. 68 Ij6 147 
Z05 ) finse memorie di Brescello fi- 
no dai tempi Etruschi. Il P. Bar- 
detti ( Della Lingua de* primi Abi- 
tatori d^ Italia cap. 4. fag^ ^57 ) 



57 
noi afFermiamo, che se dalla Via Emilia al Po tut- 
to era in addietro palude , fino a dirsi Taneto dagli 
antichi Scrittori prossimo al Po , e se la Via Emilia 
ftesa da Piacenza fino a Modena , e più oltre , con- 
dotta venne in giro , al dir di Strabene , sull' orlo 
delle paludi , risulta per cosa certa , non poter esse- 
re flato fondato Brescello se non dopo T interramen- 
to di sì gran tratto di paese, quanto da Parma e da 
Taneto sino a Brescello si ftende; e perchè tale in- 
terramento non potè farsi se non con tratto di tem- 
po , potrebbero essere i primordj di Brescello anche 
pofteriori all'impero di Augufto . Strabone infatti vis- 
suto fino ai giorni di Tiberio non lo nominò , ben,- 
chè lasciasse memoria di Reggio , del Foro di Cor- 
nelio 5 di Faenza , e di altri piccioli luoghi chiamati 
da lui Paesetti frapposti alle celeberrime Città di Pia- 
cenza , Parma , Bologna , e Ravenna (a) • Sicché o 
Brescello alla età di Strabone non v'aera, o pur se 
conosceva qualche principio , doveva essere di molto 
inferiore ai prenominati • Ma per la situazione assai 
comoda , per giacere sul passo che si teneva .in viag- 
giar da Cremona verso Roma , giuda gritinerarj di 
Antonino , e per una Colonia molto probabilmente 

lo volle di gallica denominazione , Anselmi nipote ( Epigr. Lìb. 5 ) ne 

e disse, che in lingua de' Galli Bre- credette per avventura edificatori i 

scello significa CuardaPonte . Dona- Bresciani ; onde rivolto a quefta antU 

to Bossi nella Cronaca diede a Bren- ca Città cantò : 

no la gloria di averlo fondato : Bren- Magna filia Brixiét 

nus Bergomum ^ ac Brixiam reécdi^ca* Urbs tot dtves avis ^ totthults potens. 

vtt , Urbes autem novasy oppidaque Ma tutte quelle opinióni non ànnO 

condidit Brixellum , Veronam ac Se^ il minimo fondamento . 

nas Urbfm . Il noilro Poeta Giorgio («) Strab. Geogr. Lib. 5 • 



y8 

ivi spedita, se iKm e** inganna Plinio» annoverando poi 
Bresceilo fira le G>ionie (a), crebbe quel luogo in be- 
Yissinio tempo, ed ottenne in appresso molto grido. 

U fano pù antico, da cai Tenne fama a Brcaoel- 
lo, accadde Tanno 69 dopo la nascita di Cristo Sal- 
vator noftro , cioè ali<Ma die avendo Ottone oocn* 
pato il Romano Impero, sorse a ccmtendergli la co- 
rona Vitellio Governatore della Germania. Lo spiri- 
to emulatore di questi due pretendenti mosse gli eser- 
citi lcMt> ad incontrarsi vicino al Po» tenendo Vitel- 
lio i luoghi del Pavese e Cremonese , ed avanzane 
dosi Ottone sul territorio noftro col porre in Brescel* 
lo la sede (b). Un ponte di barche guardato da ben 
gagliarda torre in faccia a Bresceilo dava agli Orto- 
niani la comunicazione coir ostil campo • Accaddero 
fiù fatti d'^arme , sinché una decisiva giornata a Be- 
driaco fra Cremona e Verona disfece T esercito di 
Ottone , il quale avvisatone in Bresceilo affirenò a sé 
flesso con un pugnale la morte (e). Da quel tempo 
in giù Bresceilo acquistò molto splendore , e lo man- 
renne e lo accrebbe finche non fa distrutto al tem- 
po de^ Longobardi • Varie Iscrizioni Romane ivi fin 
a^ dì noftri rimafte , molte antichità , Musaici , e Me- 
daglie in {HÙ tempi scopertevi fanno della sua anti- 
ca dovizia una pienissima fede. 

Ora per tornare alle cure de' nostri Popoli , dico, 
che la pacifica vita goduta sotto il governo de' Ce— 
sari rendevali intanto cosi tranquilli , che non aven- 



is) PEn. Kit. Kit. Uh. 5 cap. (*) STetocc» In Vira Ortocs. 
15 • (0 Tadm Uin. Amg. Uh. z. 



59 

do quasi mai a trattar armi 9 si occupavano princi-« 

palmente nelle cose appartenenti ai vantaggi della 
vita sociale • Saper ci fanno Ck)lumella e Marziale 
quanto circa questi tempi godessero di nudrire ne' lo- 
ro vasti e fertili campi greggie dMnnumerabili pecore 
assai privilegiate per la qualità delle lane 9 avute dopo 
quelle di Puglia per le migliori (a) . Onde giac- 
ché appreftavasi un mezzo di commercio utilissimo» 
altri si esercitavano nel purgarle e scardassarle (b)^ 
altri nel tingerle a porpora (e) , che al già intro- 



{a) Marziale in un luogo de^suoi 
Epigrammi disse: 
Twdti 6^ innumeros GàUica Parma gngn • 

£ in un altro cantò: 

Vtilerihut frimis Àfulia^ Parma tecunJis 
Nobilii ) AUinum tenia laudai Orti • 

Columella de Re Rustica Ub. 7 
loda pur le noftre Pecore, ma pre- 
ferisce quelle di Aitino • Nane Gat^ 
licét ( Oves ) preùosiores Ssientury 
earumque prétcipue Aitinates . Item 
qtiét circa Parmam & Mutinam Ma- 
crii Jia bui antur campis. Questi cam- 
pi Macri , detti da Plinio Nacri , 
erano dunque un vado tratto fra 
Parma e Modena atto ai pascoli • 

(A) L'Angeli riferisce una Iscri- 
zione esistente a' suoi tempi in Par- 
ma nelle Case de'Zoboli riguardante 
una società di Scardassatori di lana, 
e da lui il Doni ( Inscript. Antiq* 
Class. Vili pMg. 328 ). E* però as- 
sai scorretta. Credo che debba leg- 
gersi come l'altra già esistente fino 
a' dì noflri in Brescello , riferita dal 
Muratori ( Tbes. Inscript. Tom. II 



pag. p84, e Antiquit. It. Med. JEvi 

T^ VI Diss. 75 col. 449 ) così : 

D. M. 

HAEC LOCA SVNT 

LANARIORVM ^ 

CARMINATORVM 

SODALICI 

QVAE FACIVNT 

IN AGRO P. C. 

AD VIAM P. LV. 

Pot^ essere tanto in Parma , quanto 

in Brescello , giacche , al dire di Apo« 

flolo Zeno, esempi delle flesse lapi* 

de pofle in un luogo ^ e replicate in 

un altro non mancano agli Antiqua- 

rj. Lett. T. V n. 876 pag. no. 

(r) Veggasi quanto io dissi nella 

Zecca e Moneta Parmigiana illuftra^ 

ta intomo la Iscrizione di Cajo Pu- 

pio Porporajo , le cui parole , omesso 

il disegno del Marmo , sono quefte : 

C. PVPIVS C. L. AMICVS 

PVRPVRARIVS 

VIVOS FECIT 

SIBI ET SVIS 

IN FR. P. XII. IN AG. P. XX. 



6o 
dotto lusso nel ceto nobile (a) pascolo e fomento 
appreftasse . L^ alto silenzio , che abbiam nelle Storie 
circa le cose de^ Paesi noftri in que^ primi secoli della 
cominciata Era Cristiana , altro non significa se non 
che ordinariamente vi regnò tranquillità e pace ; la 
quale congiunta alla fertilità ed amenità del terre- 
no , ed alla salubrità del clima, goder fece a que^ 
noftri antichi Padri di una ben lunga felicissima vi- 
ta , essendosi trovati in Parma , allorché Tito e 
Vespasiano Tanno 74 fecero il novero di tutte le gen- 
ti al loro impero soggette , tre uomini di centoventi 
anni, due di centotrenta, ed uno in Brescello di cen- 
toventicinque , come siamo istruiti da Plinio (b). 

Sono quefte le uniche notizie rimafteci di Parma 
in tutto il tempo che fu pagana , ne altro potrebbe 
aggiugnersi, tranne il tenore di alcune Iscrizioni po- 
co interessanti , di cui non ci è avvenuto fin qui di 
far uso a proposito alcuno (e) • Il comune destino , 



{a) Del lusso Parmigiano sembra- te gran lusso • Il Muratori ( Ties. In- 

mi far fede una Iscrizione riferita script. T. // pag. pjp) crede che 

dall' Angeli , come esistente nella Ca- quella Aurelis Valeria Arabicaria ^ 

sa degli Anselmì : di cui parla una Parmigiana Iscrizio» 

GEMINIAE P. FIL. ne, fosse così detta, perchi Odores 

MAXIMAE Arabicos venderete 
STATVA (i) Hist. Kat. Lib. 7 cap. 49 . 

ODORA MENTA (e) Ne farem tutravolta quivi re- 

EX HS 00 00 00 00 gistro, rilevandole dagli Autori che 

PRIMA MATER le riferiscono, e le arno riputate de- 

MISERRIMA gne di non rimanere obbliate. Pajo- 

FILIAE CARISSIMAE no in vero molte Iscrizioni inutili 

AN. XVIIII. al volgo , ma non così agli amatori 

Qucfta profusione di odori* preziosi , delP antichità . Cominciamo dal Gru- 

e Terezion di una statua per una tero pag. 386: 
giovanetta defunta importa certamen- 



6i 
infauflo sovente alle medesime Monarchie , coftrette 
pel difetto di antiche memorie ad ignorar i loro 
primordj , allevierà , ben lo spero , a' miei leggitori 



Parmét ad S. Gregerium: 
D. M. 

TVRINGENNAE 

CONIVGI 

CL. VALERIVS 

VIRGINIAE SVAE 

CVM QVA VIXIT AN. I. 

M. Vili. D. Vili. 

T. F. I. 



Parm* afud Jotephum Coldani' 
gam. E Schedis meh: 

T. FAVI.EPICTETI 

FVNERI ACERBISSI 

MO . QVI VIXIT ANN. 

III. M. Vili. D. XXII. 

T. FLAVIVS NATALIS 

ET FLAVIA EPIC^ESIS 

PARENTES . 



Proseguiamo col Muratori, il quale 
pag. $;$ » e $;d riporta le quattro 
seguenti , in cui vedesi scolpita I* A- 
scia . 

Parma In S. Johanms 

E* Schedi s Farncsiis & Capponiis : 

D. M. 

P. COELI.TIMOTHEI 

POSVIT NICOSTRATVS 

A....IVMANVS. 



\ 



Parma in S. Crucis 

Ex Schedi f Capponiis : 

D. M. 

ET MEMORIAE 

P. NAEVI LVCILIANI 

HOMINIS INCOMPA. 



Parma in adiiUs Thadai Ugoleti 

Ex Schedis Farnesiis: 

D. M. 

CORNEUAE BASILLAE 

POSVIT CANNVTIA TIGRIS 

MATRI B. M. 



pag. 1 ip7 . Parma apud Josepbum 

Gudanigam, E Schedis meis : 

D. M. 

PARMENSIAE 

TACITAE 

FILIAE ET 

l^ONTILIAE 

CRISPINAE 

VXORI 

T. PARMENSIVS 

TACITVS 

S. M. 



pag. \zi6. Apud Parmam . E Sche- 
dis Cyriaci misit Philippus Stosch 
Baro : 

M. VALERIO M. F. STEFANO 

FILIO PIISSIMO 

Q.VIX.ANN. XXX. M.X. 

M. VALERIVS DAPHNICVS 

PATER MISERRIMVS 

FECIT ITEM SIBI POSTER. SVIS 

IN. FR. P. XX. IN AGR. P. XXV. 



y 



62 

rinevitablle dispiacere di avere inteso fin qui sì poco 
della loro Patria . £ creder mi giova tanto discreto 
chiunque prenderà quefta Storia fra le mani, che 



p4g. 1227 fatmm in foro in apO' 
theea Johannit Andrete del Montale 
Bibliofolit . E schedis meis : 
D. M. 
P. VALERI IRE 

NAEI 
PARENTES VIVI 

pag. 123 1 Parme apud Josepbum 
Coldanigam, E tchedis meis: 
D. M. 
L. VMBRICI 
SECVNDI QVI 
VIXIT ANNOS 
XVIII MENS Vini 
BETTIA CHRISIS 
MATES. . 

pag. IJ70 Parme t schedis Ram- 
berti apud Johannem Dominicum Ber' 
foli Canonie. Aquilejensem : 
MACROBIVS SIBI ET 

THEODOSIAE 
CONIVGI OPT. V. F. 

V! si fa seguire l'Epignmma ILLE 
EGO ec. da me già riprodotto r.el 
Disc. Prelim, al Tomo I delle mie 
Memorie degli Scrittori ■, e Letterati 
Parmigiani : ma sono due cose mol- 
to diverse . Quello Marmo spettante 
ad un Macrobio fu certamente no* 
tissimo in Parma, come già dirno» 
Arai ì e piti di uno il credette appar* 



tenente al celebre Macrobio autore 
de' Saturnali. 

pag, Ij82 Parme apud Johan- 
nem Marcum Bajerd»m. Mitit Qa» 
nonieus Berteli i 

D. M. 

OCTAVIAE 

VICTORJNAE 

Q. ANTIVS HER 

MES CONIVGI 

INCOMPARABILI 

QVAE VIXIT SEC. ANN. 

XXXI 

pag. IJ92 Parme in officina cu- 
fusdam Aromatarii : 

L. PRACEAE SEVERINAE 

CON. QVAE VIXI AN. II. 

MENSES Vim DIES XXII 

COIVGl 

B. M. 

pag. 1404 Parme in Foro in qua- 
dam officina Aromatarii, E schedis 
meis : 



SINVLE 

IVS MICCA 

LVS CON Q 

VAE VIXI AN 

II . MENSES II 

CONIVGI 

B. M. 



^5 

riflettendo alla somma difficoltà di tessere narrazioni 
continuata su la scorta di poche autorità disparate , 
e dietro sconnessi frammenti di antiche ruine , vorrà 



Pare che di qaefie due T Angeli ne 
facesse una sola, riportandola cosi: 

L. PRAECEAE SEVERINAE 

SIMILEIVS MICCALVS 

CVM QVA VIXI AN II. 

MENSES Villi. DIES XXII 

CONIVGI 

B. M. 

pag. 1411 Parmtt in S, Georgit 
«K Malvasia: 

D. M. 

TVR. INGENVAE CONIVGI 

CL. VALERIVS VIRGINIAE 

SVAE 

CVN5 QVA VIXIT AN. I. 

M. Vili. 

T. F. I. 

L'Angeli ce V aveva data molto scor« 

retta. 



pag. 114*: 

BETVRIA 

EGNATIA 

MATER INFELIX 

FILIAE PROMISSI 

Crede il Muratori doversi l'ultima 

parola correggete PROBISSIEliAE . 

pag. 1221 : 
C. TIFERNVSVEIPOTENSEIVS 
PATER ET TEIA MATER FILIO 
PIENTISSIMO 

IJem . Angelut alibi tane Inserip^ 

tionem adfert vtluti ab ista dèott' 

taittf quum tamen eadem siti 

D. M. 

C. TIFVLO 

POTENTI 

EIVS PATER 

ET TEIA MATER 

FILIO PIENTISSIMO 



Pam*. E tcbtdis fi' "$4 = 

D. M. 

P. DOMITI 

SPLENDORIS ET 

COMINIAE TIGRIDIS 

P. DOMITIVS COMI 

NIANVS PARENTIBVS 

PIENTISSIMIS 



pag. 14^2 
Cappona : 

C. FANNIVS 
M. F. FRATER 
Così va scritta, e non diversamente, 
come presse il Muratori . Esiste an- 
cora in un Sarcofago , che serve alla 
bocca di nn Pozzo in Borgo Poli- 
doro , e sopra tali parole fla un nic- 
chio con tefla di uomo. A tutte 
quelle faremo succedere le altre ri- 
portate dall' Angeli , e credute dal 
Muratori degne di aver luogo nei 
suo Tesoro . 



pag. ijm: 

D. M. 

CERVOLAE SIVE VICTORINAE 

QVAE VIXIT ANN. XXX 

L. AELIVS MAVRELIVS 

COIVGI MERENTI D. S. P. 



64 
degfiare di compatimento qualunque mancanza neir 
ordine , e le difettose illazioni di una critica non 
sempre sicura dove a lei manchino chiare autorità. 



D. M. 

C. MARCELLI 

LICENTIS 

PARMENTIA 

CELERINA CON 

IVGI CARISSIMO 

CVM QVO VIXIT 

ANN. XVII D. V. 

SATVRNINVS POSVIT 



fag. ijio: 

M. VISI HAGNI 

FOTIDIVS GRATIFICVS 

ET FOTIDIA POLIDORIS 

QVEM IBSI IMPENDIO 

SVO FVNERAVERVNT 

AMICO OPTIMO 

L'aveva tratta dall'Angeli anche il 

Doni ( Inscript. Autif. Class. XIV 

pag. 427 ). Ivi leggesi GRATIA- 

NVS in vece di GRATIFICVS. 



fjtg. I4P4: 

D. M. 

C. QVIRINIVS O. L. 
SIBI ET 
MARCELLINAE QVINCTIAE 
CONTVBERNALI 
IN FR. P. XIII. IN AGR. 
P. XV. 
Ptesso l'Angeli perb non ut) scrìt- 
to 3. L. > ma O» C« 



fAg. 1444: 



D. M. 



STATIVS 
APOLAVSTVS 
STATIAE PELI 
CITATI NEPTI 
SVAE QVAE VI 
XIT ANNIS VII. 
BENEMERENTES HER 
EDES ELVPIAE 



pag. ijéj: 

TETTIA NICEPORIS 

L. PRIMA 
PATRONO PROBATA 
P. Q. XII. 
Ai tempi dell'Angeli (lava nelle Ca- 
se del Dottore Stremerì . Il Ramber- 
ti nelle sue schede la enunzib in 
quelle di Giammarco Bajardi, e vi 
lesse NICEPHORIS . 

fag. lóJJ : 

e. CERELIVS 
FECIT 

fiig. 1806: 

CA . AEL 

RAVL 

SENTIA BESV 

TIA BENEME 

RENTI CONIV 

Gì CVM QVO 

VIXI ANNOS 

QVINDECIM 



65 



certezza di epoche, e copia di monumenti. Mi pesa 
il* vedermi coftretto a dover condurre per lungo 
tratto ancora fra tenebre chi prende a seguirmi, e 



Altre ne à pur anche M lodato An- 
geli, omesse dal Muratori, special- 
mente quella, ripetuta dal Grutero 
pag. 1146, e dal Rivaatella Marm. 
Taurìn. P, 2 pag. 1 14 : 
D. M. 
POLITICI 
PVBLII 
POSVERVNT 
CALLISTRAT 
FRATER ET 
VICTORIA CONIVX 
B. M. 

La seguente non mi sembra riferita 
fuorché dal detto Angeli , come con- 
servata nelle case del Canonico Ora- 
zio Belliardo : 

POSTVMIAE FELICITATI 

CONIVGI KARIS 
SIMAE ET DVLCISSIMAE 
TITIVS ACCE 
PTVS VETERANVS 
EX PRAET. VXORI 
INCOMPARABILI 
QVAE VIXIT AN. X. . . . 
MENS Vili. FVIT IVN 
CTA MECVM AN. IIII. MENS li. 
QVAE 
IN ABSENTIA LONGI 
ITINERIS MEI A . . . . 
.... SIDERIO TENE . . . 
....TATIS VITAM F . . . 
....CTAEST...F.MERENTPO. 
Due ne soggiugnerò inedite. La pri- 
ma, già esistente, giuda le schede 



del Belletti , in S. Maria Bianca , b 

ora in Casa Quinzani: 

D. M. 

VALERIAE 

ELIODORDI 

TERENTIVS 

ORFEVS 

MATRI DVL 

CISSIMAE 

L'altra si vede presso la Casa del 
Signor Conte Politi , scavata nel fab- 
bricare : 

ASICIAE 
FRONTINES 

O . aegLivs 

PLARIANvs 
VXORI . 

Mi piace di lafclar indietro quel- 
le già prodotte nel Discorso preli* 
minare al mio primo Tomo delle 
Memorie degli Scrittori ^ e Letterati 
Parmigiani . Il Mabillon dice nel 
suo Iter Italicum di averne veduto 
buon numero di Greche e Latine nel 
veftibolo della Galleria Farneslana : 
ma non si sa ora qual fine abblan 
fatto , n^ se appartenessero alle cose 
nostre . Così , come quel grand' uo* 
mo profetizzò, che i bellissimi Co- 
dici ivi da lui veduti mai non era- 
no per trovar una mano benefica 
che gì' illustrasse , presago della sorte 
medesima di que' Marmi, gli avesse 
almeno a nostro vantaggio trascrit- 
ti e riferiti ! 



66 
di non potergli promettere che langnidi lumi nel ra- 
pido scorrere de^ secoli barbari. Esortar piacemi non- 
dimeno gli amatori delle patrie cose, e della Italica 
Storia a tollerar la pena di quelle prime oscurità, 
e a vincerne la moleftia; perchè da quefte medesi- 
me uscir vedranno a poco a poco un grato chiaro* 
re, che tanto più loro lascieri libero lo scorgere la 
serie delle passate cose , quanto più dai tenoni me* 
no remoti ci verremo ai nollrì accostando • 



Fmc dd Lkòro primo. 



l- 



67 

STORIA DI PARMA 



LIBRO SECONDO. 



R 



ropagavasi intanto la nuova Legge di grazia da 
Gesù Cristo Figliuolo deir unico verace Dio predica- 
ta ai mortali ; e in Roma stessa , centro della su- 
perstizione , crollar vedevasi T agonizzante mal soste- 
nuta Idolatria. Le soggette Provincie, scosse anch' el- 
leno alle voci di chi annunziava i novelli santissimi 
clogmiy qual più, qual meno piegavansi a riceverli; >e 
tanto più saldo rendevasi il fondamento della nuova 
credenza , e rapido n' era il progresso , quanto più 
forti ostacoli opponeva T ostinazion de' nemici • In 
alcuni luoghi però sembra che alquanto tardi fosse 
abbracciata la verità j né perchè piaccia a taluno il 
ripeterne a Parma i primi lumi o dall' Apostolo San 
Barnaba , o da Santo Apollinare {a) , o da San Lu^ 



(^) Così parve al Bordoni Tiesaur. ism JErniliétm • Sarebbero però ne- 

BccL Parm. Cap. 2 pag. 1 2 . Riguar- cessarle dimoftrazioni pili salde di 

do a S. Apollinare anche II Rossi quel che non sia una «semplice popo« 

Hsstor. Rav. Lai. I pag. 25 vuo- Ur tradizione autenticata da Scrittori 

le y che predicando scorresse univcf troppo recenti • 



68 
ciano (a)y avvien poi che trionfi si accennino alla 
nostra Santa Religione gloriosi , per moftrare intro- 
dotto qurvi , e ben fondato il Cristianesimo ne' tre 
primi secoli della Chiesa . Può nondimen sostenersi, 
che verso la fine appunto del terzo secolo vivessero 
nelle parti nostre, forse occultamente, varj Cristiani; 
conciossiachè troncato dagl' Infedeli sacrilegamente il 
corso ai giorni del gloriosissimo San Donnino fuggito 
dalla persecuzione mossa in Germania da Dioclezia- 
no , trovossi nel luogo del suo martirio di qua dallo 
Stirone , dove su la Via Claudia il Borgo poscia 
formossi denominato da lui , chi ebbe cura di sep- 
pellirne il corpo , e di aggiugnere vicino al medesi- 
mo un sasso colla memoria della sua passione, rin- 
venuto allorquando la prima volta fu rivelato un sì 
prezioso tesoro ft) j cosa dimostrante abbastanza il 

(j) Oddone Vescovo di Beauvais, ai PÌ4C. P. I L'i. I pag. yo, cer- 

vìssuro ai tempi di Carlo Calvo , cando in qaal luo^o fosse iniprU 

nella Vira di S. Luciano presso i gionato il S.mro , prerend« ciò av- 

Bollandisti A^a SS. Juttuar. T. I venuto dove poi fu edificaro Bor- 

àìf 7 pag. 462 scrive: Quodam in go S.\n Donnino; hi ciò dispiac- 

/oco non tnuttum iange a Civitatf^ que al Bollandista Bueo A8a SSm 

qti4e dicitHr Parma ^ in via visum 08ob. T. ly pag. ppi , il quale car- 

est itati sii mo Luciano ut evangeli-^ cerato lo disse vel Parm^e , vel eo 

zaret populo eodem in loco vnium ioco , ^/ poflea Burgus San8i Dowf 

Dei , O* revocare eos a vana jupw nini vocatus fuit . Ma già notamma 

Jtitione , & cultura idolorum • • . • quanto quel luogo fosse deserto : ni 

Contumeliis ajeóìum posuerunt eum si sa che in veruna parte de'^nollri 

in cuflodia publica^ qua adhuc ho^ contorni venerata mai fosse la car- 

dte monftratur omniiui eo in loco cere di San Luciano; il perchb ci 

transeuntiius . Da ciò PUghelli Ital. sembra essersi voluto da Oddone in- 

Sacr. T. 2 Praf, ad Ep. Parmen. dicar ogni altra Cittì fuorché Parma . 

prese motivo di credere San Luciano (A) Gli Atti di San Donnino pub- 

il primo Apoftolo de* Parmigiani . Il blicati dal Mombrizio affermano, che 

Canonico Piermaria Campi ///. Eccl. quando ne f« la prima volta ritro- 



■1 



^9 
culto prestato allora in questi contorni a Gesù Cri- 
sto . Quindi è , che sapendo noi dal Baronio , come 
in que^ tempi fioriva San Dalmazio intento a con- 
vertire i popoli della Liguria (a), lungi non siamo 
dal credere trasmessa anche a noi dal Santo mede^ 
simo la dottrina evangelica : il che può ottener mo- 
tivo di probabilità dall' essersi ne' vecch) secoli poco 
oltre lo Stirone veduta una Chiesa al nome di lui 
dedicata (b) • 

Dopo varj persecutori del nome di Cristo otten- 
ne la Imperiai Sede Costantino il Grande . Indarno 
gli contrastò Massenzio in queste nostre parti mede- 
sime il comando , mentr' egli nelP anno 312 preval- 312 
se coir armi , ed alla ubbidienza sua ridusse Pia- 
cenza , Parma , Brescello , Reggio , Modena , Bolo* 
gna , e Claterna (e) . Le sue vittorie non riusciro- 
no senza danno delle nostre Città, avendosi chiara- 
mente espresso nel Panegirico detto da' Nazario in 
sua lode , che Aquile) a , Modena , ed altri luoghi 
espugnati ed abbattuti da lui , ebbero poscia a sen- 
tirsi dalla sua mano sollevati, e di comodità liberal* 



Vatoll Corpo, in uno laterf^ qui ad fidetium populorum conyentut non 

caput ejus jacebat , era scritto : Hic longi ab eodem loco letanias prò re* 

jacet corpus j & requiescit SanSi velatione sacri Corporis in Ecclesia 

Domnyni Martyris . Beati Dalmafii martyris intenta de- 

{a) Baronius Annal. Eccl* ad an. votione agebat^ Si soggiunge, che 

jo^ n. 12}. sorto grido dell'essersi trovato il sa* 

{b) Di tal Chiesa eretta ne' vecchj ero Corpo , la folla del popolo usci- 
secoli a San Dalmazio di là dallo to di là per venire al luogo , dove 
Stirone parlano i citati Atti di San rinvenuto si era, fece romper il Pon* 
Donnino, ove si descrive la seconda te disteso su Io Stirone» 
invenzione del suo Corpo: Interea (r) Sigonius ^f O^r /V/. Jm/^. Lib. 2 . 

€ 2 



.- .-*;. in che però consistessero le be- 

" " ^ >idacmo s' ignora j ne par che V sluu 

' "' V^^ s ristorare le nostre Città, se fra po« 

.^^ Vi vederle paragonate a cadaveri da chi 

.1 ìiic di quel secolo ne . compianse V eccidio • 

.^v >cro bene per lui ai soggetti popoli appresta- 

ù il dar pace alla Chiesa; talché potessero d'ai- 

:i poi gli scarsi professor del Vangelo mostrarsi a 

.^Mcc scoperta, e favoriti da leggi tutte diverse da 
.^acilc degli altri Imperadori , erger tempj ed altari 
.4, \ero Dio* Tenaci nondimeno delle vecchie super- 
>ciiioni coloro, che il culto antico trovavano più con- 
ùccnte alle passioni loro, tennero viva buon tratto 
anche in Parma l'Idolatria; cosicché Tanno 328 erger 
; : i^ volendo un pubblico monumento alla memoria di Co- 
stantino, lo denominarono Pontefice Massimo, titolo 
bensì odiato dal pio Imperadore , ma datogli quasi 
a forza dai Magistrati Pagani, disposti a ricono- 
scere nel solo Monarca la prima dignità della reli- 
gion loro (b). Ciò prova quanto il Gentilesimo pre- 



(jm) Pfétrereo te AquiUjd } ti Muti' 
na y caterasque regiones , quìbus propter 
insecutas ìncredibilium bonorum com* 
moditates , gratissima fnit iptius oppu» 
gnationìs injuria. Nazar. Paneg. Const. 

(é) Assai eruditamente à svolto 
quefla oiateria il Signor Abate Do- 
menico Antonio Marsella nella Dis- 
sertazione impressa in Roma dal Zem- 
pel nel 1789 intitolata: Il Fonti fica- 
io Massimo non mai assunto dagl* 
Imperadori Cristiani, La Colonna 
ad onore di CoAantino col titolo di 



Pontefice Massimo vedesi ancora in 
Parma presso la Chiesa della Stecca- 
ta 9 e leggesi in tal modo: 

D. N. IMP. CAES. FLA 

CONSTANTINO P. F. 

VICTORI AVG. PONT 

IFICl MAXIMO TRIBV 

POTEST. XXIII. IMP. XXir. 

CONS. VII. P.P. PROCOS. 

RERVM VMANARV OPTI 

MO PRINCIPI DIVI 

CONSTANTII FILIO 

B. R. P. NATO 



71 
valesse in Parma sin a quel tempo . Ne forse cosi 
presto ebbe del tutto a cadere , se necessarie poi fu- 
rono tante leggi de^ susseguenti Imperadori a togliere 
afifatto le superstiziose costumanze , e se convenne ai 
zelantissimi Vescovi de^ primi secoli declamar tanto 
contro i pregiudizi invecchiati . 

Commemorai poc' anzi la Via Claudia , ivi dicen- 
dola stesa dove poi sorse Borgo San Donnino* 
Questa a sé mi richiama , perchè V origine accenni 
e le cagioni del mutato suo nome 9 e manifesti come 
mai avvenisse, che dove la strada, su cui rimangono 
le nostre Città , ebbe la denominazione di Emilia ^ 
in quella poi la cangiasse di Claudia . Osservisi pri- 
ma di tutto , che sebbene gli atti del martire San 
Donnino dicano decapitato queir Eroe della Fede su 
la Via Claudia , ed altrettanto affermino il Martiro^ 
logio di Usuardo e il Romano , dedur non conviene 
che questa Via già fosse aperta , e così denommata' 
ai tempi di Diocleziano ; perchè gli Scrittori degli 
Atti e de' Martirologj vissuti in secoli molto più 
tardi accennarono il luogo del martirio di San Don- 
nino secondo il nome , che gli correva ai giorni lo* 
ro , senza curarsi del già usato ne* secoli antecedenti • 
Certamente prima dì questi tempi la Via, che da 
Piacenza verso Bologna si stende , riteneva il primo 
suo nome datole da Marco Emilio Lepido j ma certo 
è del pari , che lo mutò dappoi nelF essere risarcita , 
e a nostro parere raddrizzata da un Claudio . Come 
guidata intorno al giro delle paludi, non poteva che 
secondarle: infatti, giufta le premesse cose, torce- 
va a Fidenza , e a Taneto fuori della linea odier- 



7% 
na {a) • Ora un Claudio sicuramente prese la cura 
di ristorarla, e dielle nome dal suo. Ma quale di 
tanti, che ne vissero, fu egli mai? Il Signor Poggiali 
assicura non esser possibile T accertarlo (b) y e- real- 
mente non convengono i critici . Parve già al Mu- 
ratori potersi ascrivere la ristorazion della Emilia a 
Tiberio Claudio (e) , il quale giusta la osservazione 
del Reinesio riattata la Via Valeria volle appellarla 
Claudia (d) , e un** altra Via Claudia dedusse da 
Aitino sino al Danubio (e) ^ ma tal giudizio , assai 
dubbiosamente pronun^tiato , non trova il minimo ap- 
poggio . Il P. Gaspare Beretta piuttosto air apostata 



(m) V Itinerario Gerosolimitano 
pubblicato dal Wesselingio, il qual 
si crede compoflo verso gli ultimi 
anni di Coftantino , e può quindi 
essere anteriore alla risoluzione di 
ristorare T Emilia, mi sembra favo- 
rire quefla sentenza . Dopo dieci mi- 
glia di qua da Reggio mette Tane- 
to, per isbaglio scritto Canneto ^ e 
da Parma a quel luogo segna miglia 
otto , le quali non vi si trovino > se 
non si supponga descritto dalla via 
Emilia per quefto tratto un giro as- 
sai torto • Poi da Parma al luogo , 
dove si c^giavano i cavalli ai Taro , 
segna sette miglia : Mutatio ad Tu- 
rum ( leggasi ad Tarum ) Ai. FU, 
Ciò neppur si può intendere , ogni- 
qualvolta vogliasi che fin d'allora 
si passasse il Taro al luogo odierno 
distante dalla Città cinque sole mi- 
glia; ond'i forza collocar queflo 
passo assai più in giii della via mo« 



derna. Di 1) a Fidenza si pongono 
otto miglia: Mansìo Fidentiée Af. 
Vili. E dove altri Itinerari o cor- 
retti pofteriormente , o realmente me- 
no antichi fanno proseguir il viag- 
gio verso Piacenza col passaggio da 
Fiorenza j cioè da Fiorenzo/a ^ quello 
conduce avanti ad un luogo non piti 
conosciuto : Mutatio ad Fonteclos M. 
Vili ; indi a Piacenza. Storta dunque 
era l'Emilia, e andava a cercar fuori 
della linea moderna, T aneto ^ Fidenza^ 
e i Fontec/i j prima di aver nuova 
direzione, per cui fu detta Claudia. 

(i) Mem. Istor. di Piacenza T. I 
pag. 217. 

(i?) Not. in Doniz. Rer. Italie. 
T. V pag. 361 . 

(d) Inscript. Class. Ili N. 80 . 

(f) Veggasi la Dissertazione poftu- 
ma del Conte Aurelio Guarnieri Or- 
toni intorno quefU Via (lampata in 
Bassauo nel 178^* 



73 
Claudio Giuliano inclinò a concedere simil vanto^fl); 

ma neppur egli adduce prova bastevole a render To- 
pinion sua probabile . Ardirò quindi anch'* io di pro- 
porre la mia sentenza , attribuendo quest** opera a 
Flavio Claudio Costantino juniore figliuolo dell' Im- 
perador Costantino, che dichiarato Cesare dal geni- 
tore r molto si distinse combattendo contro de' Go^ 
ti , da essolui T anno 332 debellati e sconfitti (b) . 332 
Quanta e quale autorità ricever potesse un tal fi- 
gliuolo dair augusto genitore , che meditava lasciar- 
gli in retaggio la Gallia , la Spagna , e quanto pos- 
sedea di là dall' alpe , ognuno può immaginarlo . Ma 
queste generali idee del poter suo non mi movereb- 
bero già a riputarlo ristoratore della nostra Via , se 
non mi si parasse innanzi un Cippo migliare già ossero 
vato in Parma , e dal Muratori portato nel suo Te- 
soro , dove col nome di Flavio Claudio Costantino 
juniore nobilissimo Cesare , indicatq^.vi^ne 11 mielio 
cinquantesimo di una Via , che a be;n riflettere esser 
non può se non quella da noi tenuta oggidì tra il 
Piacentino e il Modenese (e). A qual altro Claudio 
adunque ricorreremo noi per ritrovar T origine di 
questo cangiamento di nome alla nostra pubblica Via 
rinnovata , se non a quello , di cui ci rimase un 
monumento parlante alla Via medesima relativo ? 



(il) Di Tatui a Chorogr. Med. ^vi . 
Rer. Italie. T. X col. LUI . 

(^) Muratori Annali al ^^2. 

(0 Affatto guafta prodotta fu dall' 
Angeli quefta Iscrizione Lib. 8 pag. 
7$$ . Ma la vide il Muratori , e la 



riportò dalle proprie schede nel suo 

Tesoro pag. 4Ò4 come segue : 

T. FL. CLAVDIVS CONSTAN 

TINVS 

IVN. NOB. CAES 

M. P. L. 



74 
Ei dunque, per mio avviso, guasta scorgendo pe^già 
succeduti tumulti , e per le scorrerie di Massenzio la 
Via Emilia , prese a ristorarla , a raddrizzarla » e 
r arricchì del suo nome . 

Ne gioverebbe il dire , che nominata giammai non 
trovisi la Via Claudia nostra prima de' tempi di Car- 
lo Magno : conciossiachè , oltre al poter essere periti 
que' monumenti , che accennar la dovevano , come 
obbliati giacquero quelli , mediante i quali in questo 
nostro secolo unicamente nota divenne la Via Clau- 
dia di Tiberio da Aitino al Danubio , v' è qualche 
fondamento , come osserva il P. Beretta , di crederla 
accennata neir Itinerario di Antonino per aggiunta 
di qualche man più recente , o di coloro che lo am* 
piiarono, laddove da Parma a Lucca su la Via Clo^ 
dia segnate veggonsi miglia cento . E comechè tal 
ragione sembri forse conchiuder poco, giacche non 
altro può dimostrare , se non che dalla nostra Clau- 
dia un' altra Claudia o Clodia si diramasse diretta 
a Lucca , e di là a Roma , acquista nondimen qual- 
che forza dair osservar eh' egli fa , non essere in tal 
Itinerario la Via Emilia nominata in verun mo- 
do (a) : talché posta anche la mancanza di autorità 
per asserire , che nel quarto secolo avesse T Emilia 
cangiato nome , non se ne può addur neppure in 
contrario una che mostri aver essa ritenuto ancora 



(^) Ex hh eognoscimns ^ dice il P. in hoc Itinerario Mmiliée nomen non 

Beretta, éefafe AuHoris Iti ner arti ^ legi , saltem in noflris Codicibns • 

sive AuBifici , jam inditHm nomen Tab. Chorogr. Med. Rvì loc. cit. 

Claudia veteri ^miliée : & mirum coL LII . 



75 

il primiero dopo i tempi di Costantino. Oltre a tot* 
to questo non è forse improbabile , che mentre la 
nostra Via Claudia fu ristorata , s^ intraprendesse an- 
che il taglio deir altra Via da Parma a Lucca , la 
quale ancora sussiste in quella che va a Fornovo , 
a Pontr emoli , a Sar2ana , a Massa ^ e a Lucca fi-i 
nalmente conduce . Nel qual supposto il nome di 
Clodia o Claudia aggiunta in quel passo dell' anti-* 
co Itinerario sarebbe air una e air altra applicabile • 
Aggiungasi ancora col Pancirolo 9 che la Città di 
Reggio ebbe già una porta prima del quinto secolo 
chiamata Clodia , la quale mutò poi nome , e venne 
detta Porta di Brenone {a). Tale primiera denomini 
nazione di Clodia o Claudia può confermare le 
cure antiche di un Claudio lungo la nostra Via , e 
assicurarne T antichità del nome • 

Quanto alF aver il P. Beretta piuttosto a Giulia- 
no attribuito quest' opera , oso dire , che se avesse 
avuto notizia del nostro Marmo, prevenuto avrebbe 
l'opinion mia, da cui si vede esser ito poco lonta- 
no • Ben mi si opporrà forse , che se la Via Claudia 
neir essere dirizzata più non toccò Fidenza e Ta- 
neto , rimasti fuori della sua linea , com' io sostengo , 
sarà forza il dirla condotta in tal novella guisa dopo 
r età di Teodosio , nella cui Mappa su la nostra mi- 
litar via segnansi ancora Fidenza e Taneto . Ma si 
risponde , che nella Mappa Teodosiana , e così in 
qualunque altro Itinerario posteriormente riordinato, 
questi due luoghi nominati non sono per dinotare 

{a) Notizie Istori che di Reggio P. I pag. 17» 



7« 
che giacessero assolutamente su ia via pubblica, ben- 
sì per indicare che non ne rimanevano molto lonta- 
ni , e che chiunque viaggiava , poteva facilmente a* 
medesimi divertire per non lungo tratto di via , e 
godervi que' comodi onde abbisognano i passaggeri • 
Taneto infatti un miglio solo refta ora fuori della 
Strada Claudia , e sarà stato frequentato , come pri« 
ma , anche dopo T estensione di questa , fin a tanto 
che un Borgo non si formò nel luogo di Santa 
Eulalia detto comunemente di Santo Ilario , la cui 
antichità certa rendesi da varie sotterranee scoperte • 
Taneto allora non più curato serbò appena il suo 
nome ; infelice però men di Fidenza , che lo smarrì 
col tempo, del tutto rimasta fuori di via disabitata 
e distrutta . A chi poi mi volesse contrapporre la no- 
vella opinione del Signor Antongiacinto Cara de 
Canonico , cui è piaciuto situare la nostra Via Clau- 
dia traverso i monti , facendola passare quindici mi- 
glia al di sopra di Borgo San Donnino , non risponde* 
rei altro, se non che quello Scrittore à dovuto trop- 
po sconvolgere V antica geografia per asserirlo (a) , e 



(a) Eì vuole in primo luogo che 
P antica Fidenza non solo sia il me- 
desimo luogo che Borgo San Donni- 
no y ma di pili che sia la Giulia Cri- 
sopoliy da cui quindici miglia lonta- 
no fu martirizzato S.Donnino. Quin- 
di per trovar il luogo di qvefto mar- 
tirio ascende lungo lo Stirene pe* 
monti, e s'immagina che quindici 
miglia al di sopra di Borgo presso 
il detto fiume fosse raggiunto ed 
ucciso; e siocome tal uccisione non 



pub negarsi accaduta su la Via Clau- 
dia presso Io Stirone, ivi la ripon* 
egli, guidandola poi a traverso dt 
que* colli. A confermarlo asserisce non 
so con che appoggio , che nella Chie- 
sa detta di Monistero tra quello dt 
Grotte , e Pellegrino , in que* contor- 
ni medesimi , per alcun tempo fu con- 
servato il Corpo di San Donnino y e 
che poi cogli anni a Giulia Crisopo- 
H furono trasportate le reliquie del 
Santo Martire j onde cangiò suo no- 



17 
che assai evidenti sono le prove ; onde mostrare 
applicato il nome di Via Claudia a questa nostra 
medesima , di cui parliamo {a) . 



iDe in quello di Borgo San Donnino. 
Soggiunge, che rimane ancora indi- 
cata la Via Claudia in Caftelnuovo 
dPTerzi i il quale segnava il tertium 
lapidem da Fidenza . Tante cose biso- 
gna fingere per softenerne una falsa! 
dulia Crisopoli non i altro che Par- 
ma, come si i detto, e si confer- 
merà, li luogo del martirio di San 
Donnino ì quello di Borgo ^ lontano 
quindici miglia da Giulia Crisopo- 
li ; e tutto ì immaginazione quanto 
dicesi dell* essersi conservato il suo 
Corpo a Monistero, e della sua 
traslazione. Gli Atti del Santo Io 
fanno conoscere rinvenuto la pri- 
ma, e la seconda ^olt^ dove ora 
giace , e bada leggerli per esserne al 
chiaro • Caftelnuovo de^ Terzi non ì 
che fare col tertium lapidem da Fi- 
denza, sendo un Paese nuovo, il 
quale , al dir del Canonico Piermaria 
Cimpi , chiamossi prima Caftelnuovo 
de* Visconti i e poscia , per essere nella 
T amigli a de* Terzi venuto ^ Caftel^ 
nuovo de* Terzi infin boggi appella- 
to. ( htor. Eccl. di Piac. P. ili 
Lib. XXI pag. 56. ) 

(<;) Stabilita che nel luogo di Bor- 
go, e non altrove, fosse martirizza- 
to San Donnino , ecco toflo dirsi es- 
so luogo in Via Claudia sì negli 
Atti suoi, come negli antichi Mar« 
tirologj. Negli Atti leggiamo: Bea* 
tlssimus vero Domninus Viam ClaU' 
dìam pergere destinavit • • . Cumfue 



beatus Domninus futune cladis sue 
nescius Placentiam transiins captum 
iter perageret . . . in eadem Via Clau- 
dia loco fluvio Sisterioni pene conti" 
guo , qui a Julia Cbrisopoli Civita- 
te quindecim milUbus distat . . . mar- 
tyrii palmam glorioso fine adeptus eft . 
£ nel Martirologio di Usuardo , e nel 
Romano : Jlpud Juliam in territorio 
Parmensi Via Claudia SanSi Domni* 
ni Martyris . Dal detto luogo Venia- 
mo verso Parma, e vedremo chiama- 
ta Via Claudia la flrada nodra pri- 
ma di giungere al Taro ne' Privilegi 
conceduti alla Badia di Fontevivo 
nel 120$ dainnocenzio IV, nel 1222 
da Obi^zo Vescovo di Parma, e nel 
2226 da Federigo II, ove confer- 
mansi alla medesima i beni a fluvio 
Taronis vivi ufque ad rivum Mas- 
soni s ^ f!j^ a Serata Claudi a ufque 
ad Villam Maladobati Causidici • Il 
Ponte, su cui passavasi il Taro, di- 
cesi poHo su la Via Claudia, par- 
landone una Bolla d'Innocenzio IV 
del 125^, ove si accenna Domus 
Pontis Taronis de Strafa , qua Via 
Claudia dicitur . Nello Statuto di 
Parma leggesi una obbligazione del 
X26p, in vigor di cui Azo Dominus 
O* Mi ni s ter Pontis Taronis de Stra- 
fa Claudia terrà riattato totum Pon- 
tem^ qui est super Flumime Taronis^ 
per quem transitur ipsum Flumen 
iundo M Civitate Parme ad Burgum 
SanBi Donini . Altri Sututi inediti 



\ 



78 ^ ^ 

Comechè però il nome di Emilia fosse tolto alla 
pubblica Via j non si tralasciò di darlo a tutta la 
nostra Provincia ^ che da Piacenza sino ad Imola 
stendendosi 9 Emilia fu nominata eziandio nella nua« 
va division della Italia in diciassette Provincie ordi« 
nata da Costantino • E perchè prossima era alla Li- 
guria t riputò bene il Monarca , che un solo Gover^ 
natore o Giudice ambedue queste Provincie reggesse, 
il qual denominato fu Consolare, ed eleggevasi dal 
Prefetto del Pretorio . In tutto il secolo IV troviamo 
essere stati Consolari della Emilia e della Liguria Tan- 
no 3 2 1 Giunio Rufino (a), nel 323 Ulpio Flaviano (ò)^ 
nel 357 Dulcizio (e) , nel 385 Romolo (d) , prima 
del 392 Santo Ambrogio ancora Catecumeno (e), e 
nel 396 Ariano (f) . Così tenuta Parma ubbidiente , 



di qae' tempi nominando it Ponti d^ 
Bniui , e ù Cèdi so U flrada , che 
continiia veiso Reggio , gli «ssegnano 
in Via Cìéudis • Il Silingardi alla 
pag. 7» reca nn Docamento Modc> 
nese del 1095, che rammenta la (lessa 
Via : nominau del pari Ciandis fin 
al Ponte di S. Ambrogio sol Pana* 
ro, d'onde si passa verso Bologna, in 
vna Carta Nonantolana del 1242 
pubblicata dal chiarissimo Tirabos- 
chi Sur» di Nonant. T. Jl psg. 375 . 
Ecco disegnata chiaramente la Via 
Chmdia in laogo dell'antica Emi-> 
lia^ Non giova opporre che i Mo- 
anmenti sono di tempi troppo bassi » 
perche rìmaa chiaro , che ne suppon- 
gono de'piìl antichi* 

(4) Cod. TieodoT. lab. 4 Tit. 11 
df ViBigmlUmi. In na Marmo riporr 



tato dal Moratori Titsmir. Inserìpt. 
fol. MXIX chiamasi qoefto Conso-» 
lare C. CiWie Rsfiniano . 

it) Cod. Tieodos. lib. 11 Tit. 
16 di Lxtyord. L. a* 

(0 Ibi lib. ij Tit. IO de da* 
m Lib. j • 

(W) Ibi Lib. 2 Tit. 4 di Denun* 
tisi. L. 4* 

(0 Paolino nella Viu di S. Am- 
brogio N. V| e Simmaco Lib. j 
Epist. 145 . 

(J) Cod. Thiodox. Lib. 4 Tit. 22 
Undi VI L. 4. Avvertasi che sebbe- 
ne Ariano ciùamisi unicamente Con- 
solare della Ligoria, e Dnlcizio uni- 
camente della Emilia , tiene il Go* 
toiredo, che l'una e l'altra Pro- 
vincia governassero, come g!t altri 
qoattro. 



/ 



; 79 
t soggetta agli augufli successori di Coflantino , non 

tralasciò di onorarli con pubbliche memorie , siccome 
appare dalle Q)lonne alzate ad onore di Coftanzo e 
Collante , e di Valentiniano e Valente {a) ; nelle 
quali però usato non avendo titoli , che Magiftrato 
indicassero, come gli usarono i Brescellesi in altra Co- 
lonna da essi dedicata a Giuliano Apoflata {b) , ò 
gran sospetto che Parma in quefti tempi avesse mol- 
to perduto della primiera sua condizione , e che Bre- 
scello fosse divenuto il luogo più nobile e cospicuo 
di quefti contorni . Quindi se mai per T accresciuto 
culto della Religione Criftiana fu d^ uopo ftabilire in 
quefte noftre parti Cattedre Episcopali, Brescello fu 
una delle prime Città che T avessero , ma non già 



( j) La Colonna in onore di Co- Vedesi fuori del Palazzo Manara , 

llanzo e Coflante si \ presso TAn- {b) Sta su la Piazza della Steccata 

geli , e da lui la trasse il Muratori in Parma : n^ per altro ì a credersi 

fol. MLXVII : che rimanesse tal Colonna presso I 

IMP. CAES. FL. VAL. coNSTANTio Parmigiani , se non perche avvicinane 

XT FL. VAL. CONSTANTI D. N. N. dosi molto a noi anticamente ilTerri- 

MAG. MAXIM. ET CLEMENT. torìo degli antichi Brescellani , rcflar 

▼ICT. PERPETVis SEMPER AVGG. potbsu qualche via molto anoipros« 

PARMENSEs OPTATA DEVOTioNE sima, da cui Venne trasferita in Cit- 

DEDiCARVNT B. R. N. tà • Si legge in tal guisa: 

L'altra a Valentiniano e Valente sca- aeterno fri 

vata già in un Monistero di Reli- ncipi domino nos 

giose fu pubblicata dal P. Bacchini tro Flavio clav 

nel Ciornale del 1689 pag. 25 : Dio ivliano vbi 

AETERNIS VENERANOIS Q.VE VENERANDO. 

Oyi. PRINCIPIBVS SEMPER AVGVSTO ORDO 

DD. NN. VALENTINIANO POSSESSORESQ.VE BRI 

ET VALENTI VICTORIBVS XILLANORVM OPTATA 

AC TRIVMFATORIBVS DEVOTIONE DICARVNT 

SEMPER AVG. BONO BONO REIPVBLICE 

R. F. MATIS. NATO. 



8o 
Parma , di cui j benché si vanti una serie di Vescovi 
dai quarto secolo iftesso incominciata, non se ne sa 
addurre il minimo fondamento , come altrove gA 
scrissi (a) ; apparendo anzi da varie circoftanze , che 
neppur correndo il quinto fosse a tanta eccellenza 
elevata . 

Altro argomento , evidentissimo a convincere la 
decadenza della Città noftra, e di altre a lei vicine ^ 
mi sembra la dispersione fatta ne^ contorni noftri dei 
377 sozzi e laidissimi Taifali , debellati Tanno 377 da 
Friderigo Capitan Generale di Graziano Imperadore, 
i quali fatti prigionieri dopo la morte del loro con- 
dottiere Farnobio , si mandarono a coltivar gli ab- 
bandonati terreni del Parmigiano , Reggiano , e Mo- 
denese • Ammiano Marcellino , che ciò racconta , ci 
fa una (lomachevole pittura di quedi barbari , dediti 
alle più nefande oscenità (A); onde apprendiamo, 
che se fu meftieri il supplire alla rurale popolazione 
col mezzo di sì turpe canaglia , lo (lato della già 



(a) Osservisi la mia citata ///«- Marcellino come Graziano f/rr# M«- 

Jtrazione delPmntico Piombo del Mu- tinam^ Regtum ^ Ó* Parmam Itmliit 

seo Borgiano di VelUtri • Anche al- Oppi da rura ctdturos exierminavit si- 

tri Cataloghi di Vescovi d' Italia si mil sorta di uomini , così li descrive : 

reputano fevolosi ne' loro primorJ j , Mane Taifalorum gensem turpem , se 

ed inventati a caprìccio . Così psn- obscotna vita flagitiis ita mccepimus 

sa PAflarosi di quelli di Reggio, mcrsam^ ut apud eos nefandi concu' 

il Zaccaria di quelli di Cremona, e ùitm fondere copnientur^ maribus //«- 

non pochi altri esatti Critici di quel- berts éctatis viriditatem in eorum 

li di altre Città, che prive di anti- polltais msibus consumpturi . Porro si 

chi Storici , mancanti di sacri Ditti- quis jam aduitus aprum exceperit 

ci , e di vecchi monumenti , non si sa solus , vel imeremnit ursum imma" 

come abbiano sognato sì chiari nomi . nem cotiuvione libevattir incesti . Hist. 

{b) Dopo aver detto Ammiano Lib. ^i. 



82 

ne cose, scrivendo a Faustino per consolarlo della 
morte di sua sorella : Tu ti quereli 9 dicevagli , ch'^ e/* 
la in istato ancor fiorentissimo sia repentinamente ve^ 
nuta meno . Ma tal condizione non è a noi sì comu-* 
ne cogli uomini , che non la sia colle Città e colle Ter-^ 
re medesime^ Venendo infatti tu da Bologna j ti lascia^ 
vi alle spalle Clatema y Bologna stessa j Modena ^ 
e \Reggio : alla destra ti rimaneva BrefceUo , e da 
fronte ti si rapprefentava Piacenza^ solo il cui nome 
delt antica sua nobiltà reca fede e alla sinistra non 
senza compassionarli vedevi gfi incolti luoghi delt Ap^ 
pennino , ruminando fra te stesso con doglia^ e con-- 
siderando come già fossero un tempo castelli di popok 
fiorentissimi . Ora tanti cadaveri di Città mezze diroc^ 
catCj e i totali esterminj di tante Terre esposte al tuo 
sguardo , non ti fanno abbastanza conoscere con più 
di consolazion sofferibile la perdita di una femmina co^ 
munque santa ed ammirabile {a) ? Queste parole , da- 
gli Storici considerate affin di render palese la infe- 
licissima condizion dell' Emilia in que' tempi , mi 
chiamano a qualche riflessione particolare riguardo a 
Parma . 



(<») Sed doles , quod dndum fio- Appennini inculta miseratus , Cb* Jfo- 

nmissima repinn occiderit . yerum nntissimorum quondam populorum Cd* 

hoc nobis commune non soium cum fiells considerabss Mtqttt ajfèSu rr- 

hominibusy sed edam cum civitati^ legebas dolenti. Tot igitur semiruta* 

bus y terrisque ipsis est» Nempe de rum Urbium cadavera^ terrarumque 

^ Bononiensi veniens Urbe a tergo da- sub eorum conspe8u exposita funera 

ternamy ipsam Bononiam^ Mutinam^ non te admonent unius ^ sanS^e licet 

Regium derelinquebas ; in detterà O* admirabilis , foemina decessionem 

erat Brixillum , a fronte occurrebat consolabiliorem habendam f Oper. T. 

Plaeentia veterem nobilitatem ipso III Eplst. Class. I £p. jp« 
adbuc nomine sonans ; ad tétvam 



83 
Onde avvien egli , che nominandosi qui come 
semidistrutte Ciaterna , Bologna , Modena , Reggio , 
Brescello , Piacenza , e i Castelli delF Appennino , di 
Parma unicamente si taccia ? E' forse a dirsi che nel- 
le comuni sciagure questa sola Città ottenesse di an- 
dar esente dalle ruine ? Io non me lo so persuadere • 
Credo piuttosto , che passata fosse sotto silenzio per 
la stessa ragione onde si tacquero i nómi di Taneto, 
Fidenza , e Fiorenza , oggidì Fiorenzola , luoghi in- 
termedi essi pure tra Reggio e Piacenza , i quali 
non furono considerati dal Santo per la loro umil 
sorte . Doveva Parma essere stata anche in addietro 
così mal concia da potersi benissimo accomunare a 
que' piccioli Borghi j di che sembra volerne certi la 
Mappa Teodosiana, scritta e disegnata in questi me* 
desimi tempi (a) , che la via militare descrivendoci 
da Bologna sino a Milano condotta, e distinguendovi 
le Città più cospicue col disegno di un turrito edifi-^ 
zio , non lo appone se non se a Bologna , Modena , 
Piacenza , e Milano , lasciando Reggio , Taneto , 
PaTBia , Fidenza , e Fiorenza di tal ornamento ignu- 
de, per significare la picciolezza loro in paragone 
delle altre . Che se nuUadimeno il Santo Vescovo 
fece ricordanza di Reggio , e uscì poscia di via per 
nominare Brescello , correndo quindi col pensiero ^ 
Piacenza , di errar non credo se dico aver egli Reg- 
gio e Brescello nominato colle altre Città, come 
privilegiate anch' esse della Episcopal Sede , di cui 
se fossero state mancanti , come a parer mio manca- 

(ii) Scheib. loc. cit. 



84 
vane Parma , le avrebbe in silenzio confuse con Ta«» 
neto 9 Parma» Fidenza > e Fiorenza « La cura pasto^ 
rale di Santo Ambrogio non può negarsi estesa in 
quel tempo sopra tutti i Vescovadi della Liguria non 
solo 9 ma eziandio della Emilia , e di altre Provini- 
eie, che fin dai tempi del primo Vescovo Santo Àna- 
talone diconsi alla Sede Milanese assoggettate (a) . 
Certamente i Prelati della Emilia qual Primate lo 
riguardavano , come avvenne allor quando ricorsero 
al suo consiglio per sapere in qual giornata conve* 
nisse celebrare la Pasqua ; su di che riportaron 
dal Santo per loro istruzione una epistola (b) . Tale 
sua maggioranza lo spinse a raccomandare a G>stan« 
zo Vescovo la custodia della Chiesa Imolese j fin a 
tanto che per essa fi^sse un particolar Vescovo ordi« 
nato (c)y e T obbligò ad accogliere paternamente pa« 
recchie Vergini Bolognesi inviate a lui dal loro 
Vescovo Eusebio , acciò velate , ed al culto divino 
perpetuamente consecrate gliele rimandasse (d)^ Quan« 
do adunque la distruzione delle Qttà della Emilia 
compianse ) e nominoUe particolarmente tutte da Cla* 



(d) L'Anonimo di Situ Qivitéttis Bas Provìncias cmpnt qMddam C^ 

Mediolami pabblicato dal Muratori dicus imsigm poft Romanum Pontifi^ 

Rer. Itslic. Tom. II P. II pag. cem hahttf debesnt Mediolanensis 

ao7 , dice di S. Anatalone : Metro^ Stdis Ptétsultm . 

fontani ibidem Qatbedtmm prò fu' (b) S. Ambros. Episi. Class. I 

turis temporibus Christi fiat ni t esse Ep. 2^ • 

fideiibus , ijuatentis affiniitm poputo* (r) Class. I Ep. a • 

rum Antistites^ boc efl Veneti ée y Li' {d) Idem de Exhortat. Virginità 

guriée , Emiliée , RbetÌ€ , Alpis Co* Lib. I cap. i ^ t de Virginibus Llb. 

ti a , quotquot fuerunt in SnnRa Ma» I cap. io • Sigon. de Episc. Bonon. 

tre Ecclesia futuri per bas Sécpedi' in Eusebio • 



85 
terna a Piacenza 9 lasciando Parma sotto silenzio ; 
presenti ebbe soltanto quelle che risplendevano pel 
Vescovado 9 quali primarj oggetti della sua pastorale 
sollecitudine ; ed è tal silenzio una prova della dop-^ 
pia condizion deplorabile della nostra Città • 

Due anni dopo la morte di quel gran Santo ^ 
accaduta nel 397 t vediamo Ravenna, già capo del 399 
Piceno , essere stata aggregata alla Emilia per opera 
di Cronio Eusebio (a) . Se genuino fosse un Diploma 
di Valentiniano III conceduto, secondo alcuni, a 
Gioanni Vescovo di quella Città (b) dopo le scorre- 
rie de* Goti , Unni , Sarmati , ed altri Barbari nella 
Italia , duranti le quali reputa V Angeli assai dan- 
neggiato anche il nostro territorio (e) , dir conver- 
rebbe conferito da esso Imperadore nel 426 a tal 426 
Vescovo il Pallio , e assoggettate alla sua autorità le 
Chiese tutte della Emilia , tra le quali si nomina la 
Parmense come già eretta in Vescovado . Ma falso è 
pur troppo quel documento , come altrove io dis^ 



{a) DI cib parla una Iscrizione 
presso li Grutero Tom. I P. II pag. 

Ì99' 
{&) Rubens Hlst. Raven. Lib. 2 

pag- 97- 

(e) Istoria di Parma Lib. I pag. 
34. Quest'asserzione non \ appog- 
giata fuorcbi ad una verlsimiglianza , 
che à fondamento su cib che dice 
Prudenzio nella Orazione cantra Sym^ 
macum Lib. 2 nel Tom. II pag. ip7 
della bella edizion Parmigiana di tut- 
te le Opere sue ove parla di AIa> 
lieo: 



Tentavit Cetieus nuper de/ere Ty^ 

rannus 
Italiam^ patrio veniens juratus ab 

Iflro, 
Has arces éequare solo 1 teSa aurea 

flammis 
Solvere y mafirucis Proceres veftire 

ligatos • 
Jamqae ruens Venetos turmis prò* 

tfìverat agros y 
Et Ligurum vafìarat opes y & a*. 

motna profundi 
Rura Padi , Tuscumque solum viSo 
amne premebat • 

f ^ 



86 
si (a), e vano sarebbe T avervi ricorso, onde mo- 
strar già seguita la erezione del Vescovado di Par- 
ma; come vano è il citarlo a prò della comandata 
subordinazione de' Vescovi della Emilia a quel di Ra- 
4yi venna : giacché varj anni appresso, cioè nel 451 
Santo Eusebio Vescovo di Milano volendo celebrare 
un Concilio co' suoi suflfraganei della Liguria, e della 
Emilia , chiamati poc' anzi dà S. Leone Papa in O- 
riente , vi ebbe Maggiorano Vescovo di Piacenza , 
Cipriano Vescovo di Brescello , e Favenzio Vescovo 
di Reggio , i quali in attestazion del mistero della 
Divina Incarnazione sottoscrissero alla Sinodica Epi- 
stola spedita al Santo Pontefice (b). Torni pure chi 
vuole a replicare che il mentovato Cipriano Vescovo 
di Brescello altro non sia che il Vescovo di Parma » 
mentre io sono costantemente persuaso di avere ab- 
bastanza confutato simil errore , e che poco giovi il 
ripeterlo senza suffragio di prove • 



(j) Lo dissi alla pag. 8 della mia 
liiuflrazione di un antico Piombo dtt 
Museo Borgiano appartenente alla 
Memoria ed al Culto di S. Genesio 
Vescova di Brescello per le ragion! 
gagliarde, onde rigettato venne dal 
Baronio, dai Bollandisti, dal Bac- 
chini , e dal Muratori . 

(^) Pub vedersi la Lettera di S. 
Eusebio tra quelle di S. Leone Papa 
nel Tomo I Epistolarum Decreta- 
li um Summorum Ponti ficum pag. 21 6 
dell'edizione Romana del 15919 di 
cui mi servo, come pure nella Rac- 
colta de' Concili Tom. IV pag. 58} 
deir ultima edizione. Ivi S. Eusebio 



chiama suoi fratelli, e coepiscopi tut* 
ti i sottoscritti, ni alcuno ve n'à:, 
che non sia del tratto della Liguria , 
e della Emilia* Però i certissimo 
che nel 451 erano ancora le Chiese 
della Emilia soggette al Metropoli* 
tano Milanese, come ai tempi di S* 
Ambrogio; n^ vedo come sodener 
si possa avvenuto già il loro smem* 
bramento per congiungerle all'Arci- 
vescovado di Ravenna fin ti tem^ 
pi di Papa Celestino, morto Tanno 
4^2, siccome taluno pretende. Tal 
ragione a noi basti per dimoftrare 
apocrifa la Coftituzione di Valenti- 
ulano • 



87 
Le forze intanto del sì temuto e potentissimo 
Romano Impero venivano a poco a poco languendo, 
sì perchè la divisione già fattane di Greco e Roma- 
no snervata ne aveva la possa , come ancora perchè 
abbandonata Roma dai Cesari , avvilita la condizione 
de' sì coraggiosi Romani , impoverite per le gravissi- 
me imposizioni le Provincie d' Italia , più non arde- 
va quel nobil fuoco 9 per cui la Repubblica un tem- 
po , e gli Imperadori dappoi seppero tener tutto il 
Mondo ad una legge , e ad un governo soggetto . I 
barbari settentrionali , che ben se n' erano accorti , 
grandi urti aveano già dato al mal sussistente editi- 
zio , che non ancora ben sano de' danni soflferti pri* 
ma dai domestici pretendenti air Impero , e poscia 
dalle ruine portategli in seno dal Goto Alarico , e 
dair Unno Radagaiso , al minimo crollo , che soprag- 
gìugnesse , minacciava una caduta irreparabile . Armos- 
si adunque ad affrettarla il famoso Attila Re degli 
Unni , che dato lungo travaglio a Valentiniano fuori 
d' Italia, entrò furibondo con grand' esercito nel 
paese de' Veneti , indi si avanzò nella Emilia V anno 
452 , portando strage e saccheggio a tutte le nostre 452 
Città (a), di ciascuna delle quali, e segnatamente di 
Parma , vuoisi dagli Storici fatto il più aspro gover- 
no (b) , che aspettar si potesse da un uomo crudele 



(a) Deinde jSmiJ/^eCivhatituT si' Savioli negli elaborati suoi Annali 

militer expoli ut is , novissime eo loco , Bolognesi T. I P> I pag. 60 rilevan- 

quQMincius inPadum influita caftra* do dalla Cronaca Ungarica di Mae- 

mentati sunf . Così V Autore dMà Hi' {Irò Gioanni Tbrowcz ftampata in 

fioria Miscella Lib. i^. Augufta nel 1488, che Attila da 

(i) Il chiarissimo Signor Senatore Ferrara venne in Agrun» umilia' 



88 
uso a chiamarsi il flagello di Dio. Minacciato dalle 
armi , e molto più atterrito dal venerabile aspettò 
del gran Pontefice San Leone Magno venuto seco 
a congresso in riva al Po , ritirossi ; ma dopo non 
molto lungo volgere di anni venne lo stesso mal 
486 talento al Re de^ Coti Odoacre 9 il quale nel 486 
impadronitosi di Milano , e di Pavia , inoltrossi a 
Ravenna , dove rovesciata la Imperiai Sede Occiden-* 
tale tumultuariamente fin qui occupata da uomini 
ambiziosi y ma imbelli e privi dei lumi a ben gover- 
nare necessari , incominciò un nuovo Regno, al qua- 
le soggetta rimase tutta questa bella parte d^Italia, il 
cui resto videsi in breve ridotto ad accettare spon-r 
taneamente il trionfante Signore • Benché serbato ei 
volesse V ordine antico di leggi , di Magistrati , di 
polizia j il miscuglio nondimeno fatto in Italia di 
gente straniera , per lingua , per costume , per genio 
dalla nostra discorde, e il peso ingiuntoci di doverla 
sfamare colla terza parte di quanto avevano gli Ita- 
liani di rendita , basta a porgere una idea de^ mali , 
che ai già soflFerti si aggiunsero . Non nego agli 
Storici un susseguente pacifico stato alla Italia per 
Odoacre ; ma sollecito io soltanto delle cose di Par- 
ma 9 non posso dire che alzasse questa il capo , e 
ricuperasse splendore durante il suo Regno • 



numj cioì nella Emilia, dice pare- pato rutto l'oltrepò 9 potb agevol- 

re, che in seguito venisse la dedi* mente impadronirsi di tatto anche di 

xione conquifla di Piacenza ^ Par- qua. Il dottissimo Cav. TiraboscU 

ma^ Reggio j Modena ^ Bologna^ ed ( Storia della Badia di NonantoU 

altre fra Bologna ^ e Ravenna» E in Disc. Prel. pag. ij ) porta docnmen* 

▼ero chi sì rapidamente aveva occu* ti rebtivi alla invasione di Modena. 



89 

Serbato era il farla risorgere a nuovo lustro , e 
r avvicinarla air antica magnificenza a Teodorico , 
allorché da' Goti eletto Re in luogo del mal sofferto 
Odoacre , portò al competitore la guerra , e per bea 
due volte disfattone T esercito , e assoggettata Ra- 
venna , colla morte dell' emulo assicurò sul suo ca- 
po nel 493 la corona d'Italia. Cresciuto già egli 493 
nella corte del Greco Imperadore, e per le cariche 
sostenute in pace e in guerra molto addestrato a 
qualunque maneggio , si fece ben presto conoscere 
abilissimo a regnare 9 unendo alla clemenza ed aW 
la equità un genio efficacissimo di essere giovevole 
a tutti i suoi popoli . Grandioso e magnifico nelle 
sue intraprese , oltre al zelare la conservazione delle 
fabbriche antiche in tutto il Regno, ne ordinò delle 
nuove. Non solo per superbi edifizj ritornar fece alla 
grandezza primiera la bella Roma Città Regina del 
Mondo , ma solle vonne più altre , fortificandole di no- 
velle mura , e ricche facendole de' comodi più bra^ 
mari dagli uomini : testimon) essendone irrefragabili 
gli scritti di Cassiodoro (a) , di Santo Ennodio (b) , 
e deir anonimo Valesiano (e) . Si sa come di nuovo 
recinto munita lasciasse Verona ; come di superbissi-* 



(a) Nel Cronico scrive Casslodo- vo di Pavia il Panegirico di Teodo- 
JO così ; Sui cujus felici imperio più- rico , dove alla pag. 4op dice : Vi- 
rimi renovantur Vrbes -^ munitissima deo insperatum decorem tirbium cinf^ 
Caflella conduntur ^ consurgunt admi- rihus evenisse y & sui civilitatis 
randa Palatia^ magni sque fjus ope^ plenitudine palatina ubique teda rU" 
ribus antiqua miracula super antur . filare . . . Nec desisti t Caflella prò* 

(^) Tra le altre sue Opere, rac- pagare. 

colte da Andrea Scotto, e stampate (e) Erat amator fabricarum^ & 

nel i5ii, à Santo Ennodio Vesco* ^rejiaurator Civitatum» 



90 
me moli adornasse Ravenna j derivando ancora ad 
ambedue le dette Città con grandissima spesa salubri 
acque da luoghi lontani (a) . Tiensi per fermo eh' ei 
ristorasse Bergamo (b) ; e di più altri paesi ripristi- 
nati da lui dubbio alcun non rimane • Di Parma al- 
trettanto non dicono espressamente gli Storici ; ma 
troppo forte argomento ci porge di argomentarlo am- 
piamente la sola paterna cura di provvedere al bi- 
sogno in cui era questa Città di onda perenne » che 
la irrigasse , ed alle necessità servisse degli abitanti • 
Fu egli r ottimo Re , come apprendiam da due let- 
tere di Atalarico serbateci da Cassiodoro, che dal 
dorso de' monti guidate le dolci acque alla pianura , 
le introdusse per sotterranei condotti nella Città , 
passar facendole presso i margini delle Piazze , affin- 
chè dalle bocche ivi aperte potesse ristorarsene o— 
gnuno e comodamente giovarsene (e). Sì chiaro è il 
testo a nostra istruzione serbato , che parerà mara- 
viglia come potesse T Angeli, uomo tutta volta d'in- 
gegno , interpretarlo pel taglio del nostro Torrente , 
con dire che scaricandosi prima le acque sue nell' 
Enza , Teodorico levò il rivo di là ^ e con magnifi^ 
cenza reale cader lo fece in Po passando alla sinistra 
parte della Città . In prova di tal asserzione allega 
egli appunto le ricordate lettere di Atalarico (d) , 



{a) MafTei Verone Itlujir. Lib. p • (r) Ciò apparirà dalle indicare Let- 

Rnbeus Histor. Rav. Lib, ^. Zirar- tere da riferirsi nelP Appendice N. 

dini degli Edifizj sacri e profani di l II . 

Ravenna pag. 84 e seg. (d) Così l'Angeli nel primo Li- 

(^) Lupas Cod.Diflom. Ecel. Bef bro iM' Istoria alta pag. 2. E' pe- 

gom. col. 81 • rò vero ch'ei contraddice a ^ flesso 



91 
non di altro parlanti che di acquedotti guidati a 

farci copia di acque limpide e salubri , non già di 

torbide e nocevoli dal Torrente condotte . 

U essersi non poco alzato il fondo della Città 
per le terre di mano in mano discese dai monti j e 
pei rigurgito de^ fiumi e de^ torrenti usciti assaissime 
volte a portar lezzo e sabbia dovunque, cagiona che 
non si conoscano gli avanzi deir opera dispendiosa 
del Re , i quali però da chi à il carico d^ invigilar 
sopra i cavi, per cui anche oggidì scorrono, e si di- 
ramano le acque sotto le vie , e sotto le abitazioni 
di Parma , si sono più volte qua e là riscontrati • 
A gran maraviglia si recano alcuni Ingegneri e Pe- 
riti che scopransi tratto tratto chiaviche assai profon- 
de molto capaci , e di muro fortissimo , le quali pas- 
sano sotto il letto medesimo de' nostri sotterranei ca- 
nali • Ma tali chiaviche sono appunto avanzi degli 
antichi acquedotti da Teodorico edificati , al cui li- 
vello (lava allora il piano della Città. Le inonda- 
zioni li sotterrarono, e convenne in appresso alle 
acque già derivate dai monti dar nuovo letto per 
que' canali, onde ci vengono presentemente portate • 

Siccome però le lettere di Atalarico saper ci fan- 
no, che prima delle cure di Teodorico penuriava del 
tutto quefla Città di acque , così non crederò di er- 
rare attribuendo anche al medesimo i primi canali 
tratti alla noftra pianura per la irrigazione , e per 



«Ila pa(». 41, mentre appoggiato al- scrisse a^ Parmigiani y che nettassero 
le medesime Lettere di Atalarico , gii scolatoi della Città . Qui le in- 
riportandone le parole , dice che tese assai meglio di prima. 



9^ 
comodo de^Molini. Giacche i più vecchj documenti ^ 

che sMncontreranno, sono anche i primi a moftrarce- 
ne resistenza , e a farceli riconoscere di vecchia ori* 
gine j fondamento si aggiugne di ascriverli alla be- 
neficenza di quel Monarca; onde tralasciar non posso 
di qui parlarne , tanto più che V averne prima dise- 
gnato il corso gioverà alla intelligenza di altre cose 
da esporsi qui appresso. 

Due sono i Canali più antichi , da cui viene 
ora attraversata la Città , cioè il maggiore , che spic- 
casi dal Torrente Parma sui monti al di sopra di 
Lesignano , e T altro detto il comune , il quale non 
se ne dirama che dalla Villa di Mariano alla di- 
stanza poco più di un miglio • Prima di giungere 
in Città vanno presentemente ad unirsi in un alveo 
solo, per cui entrano a Porta nuova, ed inoltrati poi 
per via sotterranea fin dove danno le case, dietro le 
quali si apre TOrto botanico, tornano a dividersi 
recando per letti diversi le acque ai due Molini 
prossimi a S. Uldarico, e continuando poscia il corso 
loro • A tal punto di unione e di disunione furono 
coftretti allorché il Duca Alessandro Farnese fondò 
la Cittadella, perchè il Canal maggiore 9 tagliando ap« 
punto quasi per mezzo Tarea destinata a tal fab- 
brica, veniva diritto al Molino, cui ora si volge per 
via sì distorta , ed impediva V opera divisata • Quello 
Canale appellato il maggiore sotto continue volte 
accodasi alla Chiesa di San Salvatore , e piega sino 
alla metà di Borgo delle Rane, ove scoprendosi ri— 
flretto fra due ale di casamenti, scende rettilineo tra 
S. Silveflro , e il Monistero di S. Quintino > dando 






93 
acqua ad altri Molini , e torna poscia a nascondersi 

sotto S. Cristina » e sotto tutte le case , che dalla parte 
de^Sanvitalì formano il Borgo Riolo. Credo che prima 
del secolo decimo dalla punta di quel Borgo andasse 
diritto al Molino di S. Gioanni^ ma erettosi nel sus- 
seguente il Palazzo Episcopale dove sta ora, fu dal 
predetto luogo sforzato a piegare colà pel campo y su 
cui fu poscia eretto il Battistero ( sotto il quale ora 
passa ) f e a portar acqua al nuovo Molino del Ves* 
covo, da cui si tornò poi a rivolgere al detto Molino 
di San Gioanni , indi air altro che sta vicino al 
Palazzo della Zecca > poco lungi dal quale esce di 
Città > e si unisce al Naviglio • In tutto questo suo 
corso rimase anticamente il Canal maggiore sempre 
fjiori della Città , presso alla quale si riconosce gui- 
dato ad uso de^ Molini , e delle irrigazioni soltanto $ 
perchè vedremo chiaramente che T intiero fabbricato 
posto al presente oltre la riva orientale di esso , fu 
tutto campagna , indi borgo , rinchiuso poscia , ma 
assai tardi , nella Città allargata • 

Il Canai comune spiccandosi dal suo Molino 
presso Santo Uldarico, passa ora traverso alla Cit- 
tà antica , perchè sotto T abitato viene alla Chiesa di 
San Tommaso , si dirige alla Piazza del Carbone , 
taglia il Palazzo del Pubblico, e quello del Cri- 
minale , va sotto Santa Lucia , detta anticamente 
la Chiesa di San Michele del Canale, e di lì s^ in- 
dirizza al Molino di San Paolo , e lungo il Borgo 
delle Assi air altro Molino posto al cominciar di 
Borgo Strinato , procedendo esso pure sino al Navi- 
glio. Lungo sarebbe lo esporre per quanti sotterranei 



94 
andirivieni V acqua di questo Canale sia portata a 
usi pubblici e privati entro il circuito della Città 
vecchia , che or ora descriverò , e per quanti altri 
condotti ne riceva lo spurgo . Per poco che rimanes- 
sero sotterra gli acquedotti di Teodorico , ognuno 
comprenderà , che al divenir essi inutili per V alza- 
mento del suòlo , convenne fabbricarne de' più alti a 
miglior uso su la norma di quelli ; onde può dirsi 
che ne' moderni cavi godasi ancora il frutto delle an« 
tiche regie premure di quel magnanimo Goto . 

Ma tanto dispendio e travaglio di sotterranei la- 
vori paruto sarebbe inutile, qualora il Re avesse poi 
voluto lasciare la Città nostra mal guarnita di mura» 
elle per la maggior parte demolite crediamo ne^ pas- 
sati tumulti di guerra. Il condurre al centro di un 
paese acque salubri guardate e difese da lunghi trat- 
ti di volte , e in varie parti dirette da più condotti , 
suppone gli abitatori in circostanza di poter essere 
alcuna fiata cinti air intorno da insidie nemiche » 
per le quali non potendo uscire all'aperto , e procac- 
ciarsi un sì necessario elemento , siasi conosciuto il 
bisogno di così provvederli , affinchè per difetto di 
acque mai non sottraggansi dal sostenere un assedio • 
Tal supposto guida a conchiudere , che una Città av- 
vantaggiata in tal modo lasciar non vuoisi mai priva 
di fortificazioni e ripari : onde il lavoro degli acque- 
dotti ci porta ad argomentare ancor più ampie le be- 
neficenze del Re Goto verso di Parmi^ e ci persuade 
che la cingesse all' intorno di forti mura , giacché poco 
dopo i suoi tempi i fatti , che a narrar ci rimango- 
no , ben munita e gagliarda ce la fanno conoscere • 



95 

Ingrata non sarà la ricerca deir antico recinto ; 
e della pianta di Parma in que^ tempi , la quale 
pe^ lumi che abbiamo non venne ampliata di più se 
non se dopo il mille • Giaceva essa tra il fiume 
Parma scorrente al suo fianco occidentale 9 e tra 
il Canal maggiore , che da levante le passava vici- 
no . Ciò è certissimo , sì perchè la parte della Città 
situata presentemente oltre il Fiume, detta già Capo 
di Ponte y non videsi abitata che molto tardi, sì per- 
chè r altra, che ora stendesi ampiamente di là dal 
Canal maggiore , da tutte le carte rimasteci prima 
e poco dopo il mille ci si dimostra giacere fuori 
delle mura della Città • Era fuori della Città T Ora- 
torio antichissimo di San Quintino (a), presso cui 
fu poscia fondato un Monistero di Religiose . Fuori 
della Città fu eretto nel decimo secolo il Monistero 
di San Gioanni Vangelista (b) , e fuori parimente 
alzato videsi il nostro Duomo (e) } fabbriche tutte 
esistenti oltre il Canal maggiore , che di assai ri- 
stretto circuito ci fanno conoscere Parma ne' vecchj 
secoli . Ciò premesso , io ravviso T antica Parma di 
forma quadrata , Ain mezzo ad ogni cui lato scorgo 
yna Porta ^ 11 primo lato all' oriente cominciava poco 
lungi dair angolo interno formato dal Canal mag- 

W Veggasi r Appendice N. VII gelhtée Ecclesia >, qu^e eft juxtaj & 

IX X ec. foris suprddiSée Urbis muros ^ jam 

(^) Nella Vita di S. Gioanni pri- conftruere decrevisset &c. 

mo Abate di quefto Monistero , scrit- (0 Di ciò possono vedersi le pro- 

ta da Autore quasi coevo > si legge : ve da me riferite nelle Annotazioni 

SanSég Parmensi s Ecclesia Préesul alla Vita di S. Bernardo Vescovo di 

Sigofredits nomine ^ cum Ceenokiwn Parma impressa per questi medesimi 

tn S. Johann! f Apofioli^ & Evan- torchi nel 1788 pag. 126. 



96 
giore prima di piegare verso il Battistero , e stendea 
la sua linea sotto le case laterali a Borgo Rioio ^ 
sotto Santa Cristina » e dietro San Silvestro lungo 
il Canale 9 terminandola in vicinanza del Borgo del- 
le Rane • Ivi cadeva V angolo formato dalla linea 
del lato meridionale paralella al medesimo Borgo 
delle Rane y e al Borgo del Becco sotto le case spai- 
leggianti il lungo viottolo posteriore , che loro ser- 
ve di spurgo • La linea tagliava la presente stran 
da maestra diretta al Castello , e proseguiva traverà 
so le case tagliando il campo , su cui sta edificato 
il Collegio de^ Nobili 9 e mettendo fine in vicinan-^ 
ca del Convento del Carmine (a)« Da tal punto 
piegavasi al lato occidentale con linea divider* 
te il Collegio delle Orsoline, e la Università, già 
Collegio de" Gesuiti , che tagliava la via maestra nel 
luogo detto la Bassa de^ Magnani ^ e continuando 
verso S. Bartolonuneo, stende vasi dove fu poscia edi*- 
ficato il Monistero di Santo Alessandro (b). Qui poi 

(a) E' opinione nata non so dir 504 ) infra Civitstf Parmm cmm 

come , e sparsa fra i Parmigiani , portione CapeUéc iti hdbente in ha* 

che le mura della Città da quefto nQte S. Thoméc edificMta. Lasciavi- 

lato giacessero presso la Chiesa di no bensì faori gran tratto della Cit- 

S. Ambrogio, detta ora delle Cinque tà moderna da San Salratore in là» 

Piaghe, e se ne adduce per fonda- e singolarmente S. Uldarìco, come 

mento la vicinanza di un' antica Tor- si \ in altra carta del loij presso 

re , la quale eretta credesi per guar- T Affarosi ( Mem. del Mon. di S. 

dia della Porta ivi collocata. Quefto Prosp. di Reggio P. I pag. ^7} ) 

i però un errore , mentre le mura del- Monafierio sanRi Odehici confesswtis 

la Città non erano 'qui « ma più su foris Civitate Parme. 

fino a inchiudere la Chiesa di San {b) Il Diploma della Regina Cu- 

Tommaso, mentovata in una car- negonda dell'anno 8^5 dice edificato 

ta del 1028 pubblicata dal Campi il Monistero di S. Alessandro infrm 

( Istw. Bcci. di PÌMCé P. I pMg. wmr9t Civitate Parmentit. . 



97 
prendendo volta il lato settentrionale, per una ret- 
ta passava dietro al luogo dove ora scorgesi alza- 
to il Battistero, e giva a congiungersi al capo del 
lato orientale. 

Quattro Porte, siccome ò detto, aprivansi nelle 
mura della Città • La prima air oriente dicevasi 
Porta Cristina per essere in vicinanza deir Oratorio 
dedicato alla Santa di tal nome dentro la Città fab- 
bricato fa). La seconda a meriggio ebbe alcun tem« 
pò il sozzo nome di Porta Pidocchiosa ; ma venne 
poi detta Porta nova (b). La terza occidentale, per 
cui usci vasi verso il fiume della Parma, si chiamò 
Porta Parma (c)j e la quarta in fine verso tramon- 
tana si appellò Porla Benedetta (d). Tali nomi del- 
le prime quattro Porte tanto prevalsero, che anche 
dopo la distruzione del descritto antico recinto per 
allargar la Città, fecero denominar da sé flesse i 
quattro Quartieri non solo della Città , ma eziandio 



(a) La Donazione fatta ai Cano- e in altri Documenti. Credo che sog- 
nici di Parma nel 987 dal Vescovo pra la medesima fosse pollo un Mar- 
Sigifredo II, il Diploma di Ottone mo con quattro versi, collocato al 
ai medesimi del pg6 , un contratto presente nel muro di una picciola 
del loop nel!' Archivio del Capitolo Casa non lungi dal Battiftero , che ai 
parlano di Porta Criftina • caratteri ed ai nessi sembrano ante* 

{6) Un Diploma di Carlomanno rìorì al secolo XII : 

dell'anno 879, un Placito del pjj, Hos Dominui poftis omnì tuistut 

ed altre carte del 10J4 e 1061 , e mb tofie ; 

il Cronico di Panna alPanno 1212 Ipsw sh intranti via dux & fa* 

commemorano Porta Pidocchiosa • mus pacit , 

{e) Negli Statuti , e in molte an- Hinc procul excludat fraudes quas* 

tiche carte vien ricordata sovente cumque malignasi 

quefta Porta • Includatque sui nos fiamma fiami*» 

{jd) Così rien detta negli Statuti nis uri . 

s 



98 
di tutto il territorio Parmense , come dagli antichi 
Statuti, e dalle vecchie Croniche si raccoglie • Il risor- 
gimento di Parma nella forma fin qui descritta ai tem- 
pi di Teodorico lo vide forse già cominciato il Ves- 
covo di Pavia Santo Epifanio » allorché tornando da 
Ravenna , ove recato erasi Legato de^ Liguri al Re » 
497 vi passò nel 497» e contrasse nel giugnervi la malat- 
tia 9 che il mise a morte 9 ed agli eterni riposi (a). 

Ma non dobbiamo levar mano dalla descrizion to- 
pografica della noftra vecchia Città , se prima non 
secondiamo il pensiero , che portaci a considerare il 
rialzamento notabilissimo della strada incominciando 
dal luogo di Porta Parma nella così or appellata 
Bassa de" Magnani , e proseguendo verso il moderno 
Ponte di mezzo sul fiume. Cosa è mai quello rapi- 
do e lungo sorger di terra tra due file di case» nel 
mentre che dair una e dalf altra parte tanto si ab- 
bassa il piano del Inabitato? Poco richiedesi a saperlo; 
ed a chiarirsene bada discendere ai sotterranei delle 
abitazioni lateralmente pofte , i quali moftrandoci sot« 
to la via una ordinata serie di archi fortissimi, veder 
ci fanno coperto lungo la medesima un antichissimo 
ponte • Che passasse dunque qui sotto ne^ primi tem« 
pi la Parma ? Sì certamente ; e se veduto abbiamo 
{tendersi il fianco occidentale delle civiche mura da 
un punto fissato verso il Convento del Carmine, e 
steso lungo il Collegio de^ Gesuiti , la Bassa de^ Ma- 
gnani , San Bartolonuneo , e il Monistero di Santo 
Alessandro , sappiasi che il fiume radeva appunto tal 

O) S. Eonodins Je Vita Epipbanii pag. 51; • 



99 
fianco della Città frenato da questo Ponte • Gli Atti 

della Vita di San Gioanni primo Abate scritti en- 
trato il secolo XI cel manifeflano chiaramente (a)^ 
Per quello la Chiesa di San Bartolommeo nelle più 
crecchie carte situata dicesi in glarea , come vicina al 
fiume. La molta ghia] a condotta dalle acque potè 
così alzarne il letto » e la gran piena, onde nel ix8q 
traboccarono V Enza , la Parma , e il Taro sino ad 
unir le acque loro in un lago (b) , dovette cercarsi 
a sua voglia lo scarico tanto di là da questo Ponte , 
che per V alluvione rimase in secco, e seguì a deno- 
minarsi nulladimeno il Fonte di Pietra « Quando la 
Città nel 1232 allargossi da quella parte sino al 
fiume già allontanato, rimase il Ponte dentro le mu- 
ra (e) , oltre le quali scavata venne la fossa » di cui 
abbiamo ancora la traccia a capo di esso nelle reli-^ 
quie della cosi detta FossacciQ , coperta neir ulte- 
riormente dilatar la Città . Nel secolo XIV vi 
si vedevano già o presso o sopra . fabbricate alcune 
case (d) ; ed entrato il XV uno de' suoi archi più 
alti , cioè quello , al cui lato fu poi eretto T Orato- 
rio detto della Madonnina del Ponte , restava aur 



i^a) In quelle parole : Cum qui* (J) NelP Archivio de' Monaci di 

Jam urbicHs ultrs flsivium qui )uxta San Martino in un grosso Registro 

muTum civitMtis fimit • • . transhe membranaceo si \ V istrumento de* 26 

voluisset^i dum super pontem ipsius Aprile ijii 1 per cui Cerardus de 

fiitminis petambularet &c. Agremante Vsc. SanSì Bartolomei de 

(^) Còro». Parm. Rer. Ital. T. IX • glarea , qui moratur super Pontem 

(r) Ivi all'anno 12^2 si legge: In lapidum^ & Domina Jacobin a uxor 

90 anno fuit faSus murus in gla^ ejus si fanno Conversi del detto 

rea Communis in ripa Parm^e a sero Monistero • 
desuptus M Ponte lapidum* 



100 

cofa del tutto aperto a render libero il passaggio 
dair una air altra di quelle due vie » che ora per 
gli alzati edifizj rimangon tronche (a) • Quando Pier- 
luigi Farnese venne a signoreggiar la Città » ordinò 
che tutto questo Ponte si ricoprisse, e che da ambi 
i lati continue per maniera le case si fabbricassero , 
che servir potesse di via sino al nuovo Ponte di mez- 
zo (b) alzato dove ora Ha dopo le ruine del vecchio » 
situato anticamente più su tra San Quirino e Santa 
Cecilia • 

Mentre Teodorico regnò, nudrì pe^suoi popoli sin- 
golarissimo amore. Solca chiedere talvolta (Iraordi- 
narj servigj, come allorquando volle da^ sudditi reci- 
sa una gran quantità di alberi suiruna e suir altra 
riva del Po, affine di coftruire navigli (e); ma era 
poi cortese e benefico, ne mai sofferse di vederli ag- 
gravati da veruna molestia. Infatti allorché piacque- 
gli di far passare un esercito di Gepidi sul Vene^ 
ziano , sul Milanese , e forse ancora sul noflro per 
mandarlo nelle Gallie , ordini diede al sommo pres* 
santi , perchè la marcia avvenisse con tanta mode- 
razione , che peso non ne risentissero gli attraversa* 

{a) Nelle Ordinazioni di Monsi- {6) Un Libro di spese fatte in tal 

gnor Bernardo Carpi noftro Vesco- Opera negli anni 1546 e 1547 tro- 

TO, al titolo De Ordine Utanta- vasi ncIP Archìvio Segreto deHa lllu- 

rum , leggesi : Inde fleSnnt super ftrissima Comunità . Vi è par un de- 

viam Frafrum Carmelitarum^ & ibi creto del Duca de' 21 Gennaio 1^47» 

extra Ecc/esiam ipsorum fiat stano . ove gli Architetti Benedetto da Tot* 

Detnde versus Pontem ntutum , penes chiara , e Gianfrancesco Tefta dicon- 

cujus introhum fiat sfatto SanSi si deputati super demolitione^ & re* 

Quirini : qua finita tendunt sub voi- stauratione domorum fuper Ponte c^ 

ta Ponti s petne^ & ibi fiat statio ferto lapidum Civiiatis Parane, 
prope SanRum Bartholomeum &c. (f) Cassiodorns Far. Lib. j. 



lOI 

ti Paesi (q)y a non altri danni soggetti ne* tempi* di 
lui fuorché a quelli , cui non può V uomo recar ri- 
paro , qual fu specialmente una terribile inondazio- 
ne del Po veduta e descritta da Santo Ennodio p 
per cui le intere Ville sommerse giacquero ed alla- 
gate ampiamente (b) . Se quello Re non fosse ftato 
infetto di Àrianismo , né macchiato avesse il fine de* 
giorni suoi con atti di crudeltà inescusabili y poteva 
esser modello di ottimo Principe» L^anno $i6 fu fi6 
r ultimo di sua vita 9 e portò al trono Ataiarico 
nato da Amalasunta di lui figliuola. 

Migliorata , come abbiam detto , la condizione 
della Città , e godendosi pace in Italia y non è a 
mettersi in dubbio un ristabilimento più splendido 
della Parmense Repubblica: conciossiachè, sebbene an- 
che dopo la sua decadenza creder si debba ornata 
di Magistrati, e regolata da quelli nel miglior modo; 
tuttavia essendo tale T ordine di tutte le cose, che in^- 
debolita una parte V altra ancor ne risenta , è for- 
za r immaginare sminuito di molto lo splendore e 
r autorità de*noflri Magnati in addietro. Cangiate 
però neir indicato modo le cose, vediamo quivi rina- 
to tutto quel lustro che mai potevasi in altre Città 
ritrovare , moflrando le lettere di Ataiarico come si 
distinguessero gli Onorati , i Possessori , e i Curiali , 
onde formavansi gli Ordini più cospicui . Gli Onorati 
erano i primarj soggetti costituiti nelle Dignità della 



(m) Ibidem» Po nel Libro de' suoi Epigrammi, 

{6) S. Ennodio motto Panno J2i in quello intitolato Itiaerarium pag. 
descrive l'accennata escrescenza del 60 • 

8 » 



lOZ 

Repubblica, affine di provvedere ai pubblici bisogni, 
e al buon governo di essa (a): Possessori si chia- 
mavano i Nobili f che avendo nella Città case pro- 
prie 9 e nella campagna poderi » maggior interesse 
prender dovevano per la comune conservazione » e 
per Tonor della Ratrìa {b)i Curiali finalmente appel-> 
lavansi tutti gP incaricati di pubblici uffizj o per in- 
vigilare air amministrazione della giustizia 9 o per 
esigere i regj tributi» o per qual si fosse altro rilevan- 
te negozio (e). Né oltre questi mancavano uomini 
di somma riputazione , cui potesse il Monarca^ ad 
ogni occorrenza affidare imprese importanti ; perchè 
tra gli altri viveva allora un Signore chiamato per 
nome Genesio , in cui Atalarico moltissimo con&^ 
dando , avevalo delegato probabilmente suo Rap- 
presentante e Ministro • Ciò apparve in circoftanza 
che risultò il bisogno di ripurgar gli acquedotti da 
Teodorico magnificamente coftrutti; mentre fattosi al 
Monarca ricorso afiin di ottenerne T assenso 9 nel si* 
gnificare agli Onorati 9 ai Possessori , e ai Curiali 
quanto egli approvasse tal opera 9 destinò a sovra— 



(.^) Veggasi il Du-Cange alla pa- della Legge Salica, per cni appare 

rola Honoratì . E* vero che alcuni essere flati detti Posstssori coloro, 

testi, che parlano degli Onorati ^mo- qui res in péigQ ^ uii commanent ^ 

Arano indicare coloro, che già ave- proprias pgssidfnt . Sembrami appli* 

vano soflenute le dignità. Ma ve- cabile tal titolo al corpo dt^Poisi^ 

dendoli noi posti in primo luogo denti , che sono i Nobili • 
nella Lettera di Atalarico , li ri- (r) Quriales dicuntur qui Curia* 

putiamo propriamente qui in hono^ lium oneribus O* prafiationibus obno» 

fibus & dignitstibus sunt consti* xii sunt ^ & adscripti y dice il Du- 

tMti. Gange, e allega in prova diversi ca-» 

(i) Cita il Da* Gange un passo pi dell'Editto di Teodorìco. 




103 
Ilare al travaglio T accennato Genesio , detto da lui 
uomo spettabile e sublime (a) • Crede V Angeli da 
un tal soggetto propagata la famiglia nobilissima da 
Correggio (b) ; ma tali opinioni non si abbracciano , 
se non risultano da prove. Terminò in breve là vi- 
ta deir ottimo Re amator di giustizia , e molto sag- 
gio e clemente , cui venne successore nel j 3 4 Teo- 534 
dato uomo crudele , che versò al primo tratto il san* 
gue di Àmalasunta , da cui sì bene erano flati direte 
ti i passi del già regnante figliuolo • 

Simil tragedia riscosse da Giustiniano Imperadore 
di Oriente gran compassione sopra Tltalia » e lo in- 
dusse a deplorar ad un tempo la codardia de^ mag- 
giori nel lasciar occupare dai barbari T Impero Occi- 
dentale • Chiamati air arme i suoi Greci > e datane 
la condotta a Belisario » li pose in marcia alla no- 
flra volta. Impallidì Teodato a quella mossa; ma i 
Goti suoi non soffrendo avvilimento in chi regna, lo 
uccisero , e dieron lo scettro a Vitige , che nel 537 537 
guidolli ad assediar Belisario già entrato in Roma . 
Buona parte frattanto del Greco Esercito venuta a 
Genova inondò la Liguria » e rapidamente si flese a 
impadronirsi di Milano , di Bergamo y di Como , di 
Novara , e per sin di Piacenza (cj . Se ivi fermossi 
la piena di torrente sì impetuoso, è ben da credere , 
che in Parma, e ne* contorni preparato si fosse in- 
superabii riparo. 

Cosi llando le cose, il Re d'Auflrasia Teodeberto 



(i») Appendice N. I II . (e) Locatus Je Qrtg. Vrt. Plac. 

{6) Istor. loc. cir. pag. 27. 



104 
calò per la via deirAlpi in Piemonte con gente ar^ 
mata 9 senza dichiarare a qual fine. Se lo imma-* 
ginarono favorevole sì Greci , che Goti , g^chè 
agli uni» ed agli altri legavanlo diversi vincoli • 
Neir atto che ne quelli » ne questi a^ suoi passi fac&» 
vano oftacolo , egli apparve ladrone » perchè scorren* 
do la Liguria , e la Emilia » mise a sacco il Pae- 
se (a) 9 tutti danneggiando egualmente • In tal gui-^ 
sa operando coftrinse due nazioni diverse » e fra sé 
flesse contrarie ad essere almeno concordi in quello 
di dargli la foga: il che mentre avveniva, riuscì a 
Belisario d^ inseguire i Goti sino a Ravenna » dove 

5 39 assicuratosi di Vitige verso Tanno 5 39> sparse tan- 
to spavento nel cuor de^ nemici » che rapidamente 
sgombrando avanti ai passi di lui» tutti oltre Po si 
ridussero» e diedero luogo ai Greci di flendersi fino 
a Piacenza » dove Bessa Patrizio fermossi col nerbo 
delle armi » onde impedire ai barbari il ritorno (b) . 

Per due anni soffersero i Goti la perdita di sì 
bel Regno; ma quando posero la corona in capo 

5 41 a Totila uomo ardentissimo di riacquistarlo» fe- 
cero cuore, venendo in campo si risoluti, che in 
breve tratto scacciarono le armi Greche dalla Ca- 
labria , dalla Campania , dalla Toscana , e dalla 
Emilia sino a Parma • Che distruggessero quella Qt« 
tà colle altre , per cui eran passati , lo dice Gioan- 
ni Villani (e); ma forse il suo detto prender si deve 



(il) Marius Avcnticensis in Chro^ {b) Ibidem . 
nico . Marcellinus Comes in Ciro* (e) Isfor» Fior. Llb. 2 cap. ^ . 
ni co . 



in senso men rigoroso di quel che suona. Rimaneva 
Piacenza, Città di tutte le altre fortissima, come assi- 
cura Procopio (fl); ma T arrivo di Totila bastò perchè 
venisse anch^essa alla ubbidienza de' Goti nel 546. 546 

Dopo varie battaglie' parendo a Giustiniano di 
non dover lasciare intentato ogni sforzo a ricuperar 
r onore delle sue bandiere, spedì con altre genti 551 
Narsete in Italia, il quale a render più formidabile 
il suo esercito ebbe assai milizie dai Longobardi. Co» 
me i Romani, servendosi già dì barbari nelle guer- 
re, gr innamorarono, per così dire, delle proprie ric- 
chezze , e gr invogliarono di spogliameli poi ; così 
a me sembra che i Greci chiamando i Longobardi in 
ajuto per deprimere i Goti , gittassero ne' petti loro 
i semi di quella voglia cresciuta poscia fino all'ardire 
di soggiogare F Italico Regno. Ma in quel tempo 
era causa comune di Giustiniano , e de' Longobardi 
il far guerra a' nemici, né si pensava al futuro. 

Te) a Capitano di Totila muniti frattanto gagliar^ 
damente tutti i Paesi collocati sul Po, e situatosi Totila 
fra le parti della Romagna e del Piceno, aspettavano 
impavidi V olle . Ma Narsete fatti calare dalle ^ parti 
Venete i Longobardi , che arditamente superarono il 
passaggio del Po , e nel mese di Luglio del 552 552 
s' impadronirono di Brescello fissandovi il campo (b) , 
recossi ad attaccare dall' altra parte i nemici . La 
gran battaglia accaduta fra Narsete e Totila, in cui 

(iv) De Bello Coti. Lib. } • tri Scrittori • Tal cosa non ripugna- 
ci) Così fra gli altri scrive Giro- re lo confessa Bernardino Baldi Aba- 

lamo Rossi Hist. Rav. Lib. } pag. te di Guaftalla nella sua Difesa di 

1^4 appoggiato al Biondo, e ad al* Procopio pag. jp. 



io6 

qnefto Re Goto vide F esercito suo disotto, ed egli 
ftesso ferito sai campo ebbe a perder la Tira» so 
che da alcuni vuoisi data nelle TÌdnanze di Brescel- 
lo, o di Taneto (a) ; ma qoefto è contro ciò che 
narra Procopio , Scrittor vivente a qoe* giorni » e pio- 
namente informato, da coi ad evidenza rilevasi che 
tal giornata successe , come ora direbbcn , nel Do* 
cato di Urbino (ò) . I Goti allora molto confusi, ac- 
clamato Re Teja, superato esso pure ben predo e 
morto da Narsete, ricorsero per ajuto a Teodebaldo 
Re de^ Franchi , invitato già da^ passati tumulti a far» 
si padrone di molto paese de^ Veneti; parendo bene 
di averlo a sperare, giacche nemico de^ Longobardi, 
e mal affetto a Narsete , cui negato avea di con-» 
cedere il passaggio allorché ad essi portò la guerra, 
dovea facilmente piegarn alle loro dimande. Comun* 
que Teodeberto ricusasse di apprettarsi ai bisc^ni k>* 
ro, piacque a due fratelli Alemanni chiamati Leutari 
e Rutilino, che per Teodeberto militavano (e), e go- 
vernavano per lui alcune Città (d), di far animo ai 
Goti , e di recar loro un apparente sussidio , non 
senza idea di assoggettarsi Tltalia. . 



{a) H Biondo appoggiando^ a Si- (^) Dimoftra il Baldi soccedoto 

geberto, e a Gaido di Ravenna, e qoel fano d*armi tra Aqaaliuigai, e 

Gaodcnzo Menila Df CmiL Cisslp. Cagli • 

AMtiq. Lib. 2 cap. 2 fianno per Ts- (0 AgadasJ^ Br/ZeCcrAirsIib. i • 

fitto • Ciò fa haflante acciò il Conte {d) Giorgio Pilloni nelP Isnrim Bei^ 

Giannantonio Liberati potesse neisno /umse Lib. i pag. 46 c'insegna , che 

Poemetto intitoUto Taneto Cant. 2 Batilino o Bncellino , com* ei lo chia- 

pag. ^8 hr ponpa di tal battaglia, ma, goremara Bellono e Ceneda. 

Ma chi scrive Storia , non cara la- Verificasi per le cose dette da Aga* 

finga di Pofsia« zia nel Lib. 2. 



107 
Mossero i due fratelli con settantaduemila comi- 
battenti Alemanni e Franchi verso di noi j e Buti- 
lino entrato in Parma prese a far grandi minacele 
contro de^ Greci , insultando nel tempo medesimo i 
Goti 9 perchè si fossero lasciati metter paura da un 
Eunuco 9 qual era Narsete , fin a promettergli di 
sgombrare T Italia • Così rotta dai Goti la data fc^ 
de , ed impegnato scorgendosi Narsete a combattere 
nuovi nemici , rivolse le armi in Toscana » e in varj 
modi r ode premendo 5 comandò a Fulcari condottie* 
ro degli Eruli , che a Parma si avvicinasse 9 onde 
recare a Butilino la guerra • Era Fulcari uomo fero- 
ce 9 privo di quella prudenza » che suol essere T ani- 
ma del guerreggiare ; però dalla parte de^ monti , po- 
sti fra la Toscana e la Emilia, verso Parma calando 
menò tanta ruina, che ne precorse ben toflo a Bur 
tilino la voce. Mentre adunque» senza spedir innanzi 
esploratori, si avvicinavano gli Eruli» mandò cauta* 
mente Butilino fuori della Città buon numero di sol- 
dati j nasconder facendoli entro T Anfiteatro , esisten- 
te, come dissi altre volte ^ dove fta ora TOrto de* 
Padri Eremitani , e frequentato ancora per gli spetta^ 
coli , e specialmente pe* fieri giuochi di uomini avvez- 
zi a pugnar colle fiere : poscia chiudendosi egli col 
rimanente nella Città, ftette aspettando T arrivo de' 
furibondi • 

Non s' ingannò Butilino nel suo consiglio , perchè 
avvicinatisi appena gli Eruli, quasi assalir dovessero 
un timido covile di lepri, si appressarono senza or- 
dine alcuno , e schiamazzando e insultando si posero 
sotto le mura , ignari di aver al tergo la morte • Ai 



io8 
dati segni sbucarono dalP Anfiteatro colle armi in 
mano i coraggiosi Franchi, che avanti di vedere i 
nemici volger la faccia, n^ ebbero non pochi proftesi • 
Questi non prima si volsero per softenere T assalto 
non preveduto, crebbero addosso il rimanente de* 
Franchi uscito dalla Città : onde intimoriti que* com- 
battenti già sì feroci, a vergognosa fuga si diedero. 
Fulcari in mezzo al campo seguito da pochi, avi- 
di più di onore che di vita , tardi si accorse della 
sua imprudenza; ma riflettendo in quelFora potere 
soltanto una morte onorata lavar la macchia del 
suo inconsiderato procedere, a^suoi, che si sforzavano 
sottrarlo al gran periglio, rispofto avendo di non 
voler tornare a Narsete di vergogna coperto, cercò 
da un antico sepolcro, ivi per sorte innalzato, certa 
difesa alle spalle : indi rotando la spada contro la 
piena de* Franchi che gli eran sopra, e ricusando 
sempre di arrendersi , non si fermò fin a tanto' che 
ferito da tutte le parti dalle freccie ostili , e di un 
gran colpo di scure nella teda percosso, non restò 
vittima deir error suo (a) . 

{a) At fune forte plus solita smens admonitus ejus rei Butslsnus in am* 

( Phulcaris ) Parmam exeurrerat^ phitheMtro sub urbem lito^ in fiM 

quod eo tempore Oppidum Francis te" suBoritati in id homines spedante 

nebatur • ReStan fuerat mittere pri* popuh depugnare cum beitiis so/e* 

ntt$m exploratores , qui bostium con' bant , deleSos suorum fortissimos , r*» 

^ilia rimarentur ; deinde ab bis edo- bustissimosque abscondit , pnevalidis* 

Rum iter facere ordinato agmine • At que insidiis eum in modum oppositis 

ille omne in audacia , atque inconsul* tempus agendi opperitur • Poflqu 



io impetu pr/esidium reponens ^ incorna ci tra eos Pbulcaris ^ Heruiique pem* 

positum Herulorum agmen , & qui e traverant , dato signo erumpunt Tran* 

Romanis cobortibus aderant , cursim ci , sparsimque , & negligenter eunti* 

é^it ^ nibil infeftum suspicans. Sed bus insiliunt subiti j & quemque 



\ 



109 
Conoscendo Narsete quanto potesse la rotta degli 
Bruii insuperbire i Franchi ed i Goti capaci di 
avanzarsi a distornar le sue imprese meditate nella 
Toscana 9 spedi sino a Faenza Stefano Dalmatino a 
rampognar le milizie fuggite dal campo di Parma ; 
e perchè scusavansi quelle di non potervi sussistere 
senza le paghe , di cui si vedevano frodate , e nella 
impossibilità di trar vettovàglie dai Caftelli del Par-* 
migiano, fece torto venire da Ravenna Antioco Mae- 
flro delle Milizie , acciò somministrati loro i ne- 
cessari foraggi 9 a retrocedere le inducesse, ed a 
piantar le tende su quel terreno , da cui poc^anzi 
erano precipitosamente fuggite • Chi sa che allora ^ 
giuda il coftume ai soldati comune di flruggere que^ 
luoghi , pe' quali ebbero danno , V ira non isfogassero 
sopra il noftro Anfiteatro , di cui più non si trova 
dopo questi tempi memoria ? Sia però come si yo- 
gUa , non durò molto l'assedio pe' Greci a Parma 

na8i f promiscue occidunt ^ percuhos gem edens ^ modo t» eoi pnecHtribat ^ 

quippt SHperventu inopinato y ae cif' modo retrabebat ^ vuhu semper in 

cumventoi ve/ut indagine . Pars ma* Aofles obverso , cum fkgam faci /e poS'^ 

xima ubi tandem sensere quo maio» set capere y idque eum comites sui 

rum venissent , degeneres turpem sa* or areni : & quomodo , inquit^ per f erre 

lutem quécsivercj tergis in ioftem ob» possum Narsetis Unguam temeritatis 

versi s j effusa fuga , non virtutit , non miii exprobratricem ì Ergo maledi' 

longéc armorum traSationis quicquam Oi y ut videtur , quam ferri metuen- 

memores . Ita dilapso exercitu suo tior mansit in loco , CS)* pugnare per* 

Dux Pèulcaris cum satellitiùus suis severavit indefessuSy donec multi* 

rejlans , non & sibi fugiendum pu- tudine obrutus y multis peBus telis 

tavity mortem praoptans ioneftam, transfixus y impressa praterea in ca* 

qtusm vitam cum dedecore dadi su» puf s ecuri y moribundus in scutum 

perstitem • Stetit igitur quam tutissi- procubuit . Agathias de Bello Goti. 

mo potuit loco tergum fultus sepulcri Lib. I* 
monumento j^ multamque bostium stra* 



110 

recato ; mentre tirati i Coti dalla narrata Tittorìa di 
Butilino vennero a dar ai Franchi tal sussidio, che 
gli assediatori ebbero per lo meglio il ritirarsi • Non 
è però vero , come parve a taluno , che raggiunti 
nelle vicinanze di Parma o a Taneto (a) , dovessero 
tofto essere con Rutilino alle mani ; perchè quantun* 
que appellisi Tannato da Paolo Diacono il luogo dell' 
ultima battaglia succeduta tra Butilino e Narsete , ei 
ce lo moflra però in riva al Casilino (b) , appellato 
in oggi Volturno , vale a dire nelle vicinanze di 
5 54 Capua , come aveva detto Agazfa (e) • Ivi deciso fu 
della lor sorte , perchè colà rivolto il valoroso Narse- 
te, sbaragliò Tesercito ostile colla morte di Butilino, 
mentre una crudelissima pefte ftruggeva tra Verona 
e Trento le soldatesche di Leutari , toltosi dalla de- 
predata Italia con immenso bottino , di cui poco eb» 
be . a godere , sendo egli pure (lato disfatto ed ucci- 
so . Spenti coftoro , morto ad un tempo il Re de* 
Franchi Teobaldo , avvilitisi i Goti , restò pel valor 
di Narsete Tlmperador Giustiniano pacifico signor 
della Italia ; e tornò Parma ad essere governata da 
genti Greche • 

Durò in appresso buon numero di anni la pace 
in quelle Provincie 5 però lungo silenzio troviamo 
della nollra Città , considerata non pertanto di qual- 
che importanza dai Greci abitatori , cui degna parve 
di novella denominazion luminosa, invano ripetuta 



(4) Gasd. Menila he. eh. An« (^) De Cestìs Langob. Lib. 2 
geli Storia di Parma Lib. I pag. cap. 2. 
4p. (0 Di BìIIq Coth. Ub- 1* 



IH 

per altri da tempi non suoi . Parlo dell' aggiunto di 
Crisopoli f cioè di Città aurea y comune a diverse altre 
(a) 9 che mai prima di questi bassi secoli non se le 
trova dato da veruno degli Storici antichi , e che so- 
lamente dopo la presente epoca talvolta le vediamo 
applicato • Con simil nome accennoUa il Geografo 
Anonimo Ravennate nel secolo settimo , lo Scrittore 
antichissimo degli Atti di S. Donnino t T Autore deir 
Epitaffio deiruno e deir altro Sigefredo Vescovi di 
Parma nell' undecimo (b) , e nel seguente il Monaco 
Donizone, il quale da' Greci > e non da altri la disse 
così chiamata (e) • Fosse che la opulenza e la ferti- 
lità de' suoi terreni le meritasse tale appellazione, o 
pure che l'Imperiale Erario pe' militari stipendj qui 
custodito Città delP oro dir la facesse , non riman 
dubbio su la cangiata denominazione • 

Il più malagevole a spiegarsi è come ancora do- 
po gli stessi tempi il nome portasse di Giulia y dicen- 
dosi Giulia Crisopoli dal Ravennate , e dagli Atti 
rammemorati , come pur Giulia nel Martirològio di 
Usuardo , e nel Romano . Il dire che avesse conser- 



(a) Il Martlniere Grand DiBion- Cattedrale, ed à il feguente Distico: 

naire Geogr. Tom. I. P. II. pag. 620 His tua tunc Parma valuere va- 

accenna varie Crhopoli^ cioi' due in lenti bus arma^ 

Asia» una nella Mauritania * una nel IJnde Grisopolh qua vocitarh eras . 

Patriarcato d'Antiochia, e un'altra (e) Nella Vita di Matilde cantò : 

detta anche Anfipoli. Dice poi che Crysopolìs dudum Gracorum dici^ 

sono state dette Cr/Jo/)o// Befanzone , tur usu . 

Dryena in Cilicia, e Parma. Salicet Urbs Parma ^^ quée Gram^ 

{b) Questo Epitaffio di antichissimo matica vaiet alta* 

carattere sta in fondo al Codice vetu- Sicché in vano TOrtellio dubitò dell' 

ilo di Adone confervato nella nostra opposto • Synonim. Geogr. pag. 24$ • 



112 
vato un tal nome dalla Colonia Giulia , di cui già 
si fece menzione > non mi dispiacerebbe » sempre- 
chè o Iscrizioni 9 o Storici prima di questi tempi 
neir indicar Parma T avessero qualche volta chiamata 
Giuiia , ovvero che altre Città , le quali > come ve- 
demmo , ebbero Colonie Giulie in Italia e fuori,, aves- 
sero dopo tante rivoluzioni di cose ritenuta quel no- 
me • Ma ne Tuna ne T altro potendosi dimostrare, 
par che abbia a dirsele congiunta una simile appel- 
lazione poco prima deiretà deir Anonima Ravennate 
da un qualche Giulio,, che la difendesse assalita , o la 
ristorasse abbattuta, o pure che ne avesse qual Duca 
il governo , giacche , siccome valorosamente dimostra 
il Marchese MafFei , cominciarono sotto i Greci le 
Città nostre ad essere governate dai Duchi (a) » Cose 
sono queste per mancanza di monumenti oscurissime, 
e quasi inesplicabili ; e se talvolta nemmeno per con- 
ghiettura se ne consegue T intelligenza , non conviene 
per questo arrestarsi dal corso •, 

565 Visse Giustiniano sin air anno J65, lasciando go* 
vernare l'Italia a Narsete , che glief aveva renduta 
ubbidiente, sempre vietando ai Goti di alzar la te- 
sta, e di scuotere il servii giogo • Ma assunto all'Im- 
pero Giustino , dopo la sventura di una ferocissima 

566 pestilenza,^ che tutta devastò la misera Italia, e par- 
ticolarmente i nostri Paesi (h) , altra novità strepi- 
tosa r ordine tutto delle cose sconvolse . Per invidia 
di chi mal sofFcriva le prosperità di Narsete tichia— 



{a) Verona III. Lib. io. Paulas Diac. Hisu Langob. Lib. %• 

{b) Mar. Aventic. in Cbrof9Ìc$. cap. 4. 



"3 
mato egli in Oriente 9 fu destinato in suo luogo z ^6j 
governar T Italia Longino. Vuoisi che alla Imperadri- 
ce in dispregio del valoroso Eunuco sfuggisse detto , 
essere ornai tempo di richiamarlo a filar tra le don— 
ne 9 e che risaputolo egli 9 giurasse di torcere tal 
filo ^ € tessere simil tela t da cui non potesse mai 
più svilupparsi T Impero Greco .• Si pretende che riti— 
randosi sdegnoso a Napoli 9 mandasse al Re de^ Lon- 
gobardi Alboino o lettere o messi con forte stimo-* 
lo perchè venisse a guadagnarsi T Italia spopolata 
dalla peste 9 mal provveduta ^ e data in governo 
ad uomo nuovo , cui si poteva di leggieri tfar 
dalle mani • Qualunque sia il vero , medier non 
era di molto perchè il Re Longobardo s' invo- 
gliasse della conquista • I suoi soldati medesimi , 
che aveano quivi sotto il comando di Narsete com- 
battuto contro le armi Gotiche , potevano* significar- 
gli qual vago paese fosse T Italia 9 e accenderlo a 
prevalersi di circostanze si favorevoli . Alboino av- 
vezzo alle vittorie 9 che guadagnata gli avevano la 
Pannonia , considerò la proposta 9 gli piacque 9 e ven-< 
ne al fatto • 

Correva T anno 568 , quando raccolto un im- 568 
menso esercito di nazioni barbare , come Gepidi , 
Bulgari , Sarmati , Pannonj , Svevi , Norici 9 e si- 
mili , le preparò alle mosse • Così certo fin da quel 
momento si tenne di non doverle più richiamare 
ai freddi loro paesi , che vecch) , donne 9 e fanciul- 
li volle che secoloro guidassero . A torrente sì gon- 
fio non era possibile far argine in parte alcuna . 
Prima inondata ne fu la Liguria , poscia T Emi- 

k 



114 
lia (a). 1 Greci fecero per avventura qualche difesa, 
ma troppi erano i nemici , onde non passò i^ anno 
vegnente , che Piacenza , Parma , Reggio , e Modena 

569 ebbero a cader in mano di Alboino (b) per essere 
lungamente oppresse dal giogo de' Barbari • Portò egli 
. ancor più innanzi le sue vittorie: ma noi seguir non 
dobbiamo il furibondo trionfatore 9 afflitti bastevole 
mente del nostro danno • Epoca funestissima questa 
fu al buon gusto 9 alle lettere , alla tranquillità , 
alla religione , al costume , di cui per lungo tempo 
se ne provarono tristissimi ^flfetti • Ebbro di sue vit- 
torie il Re crudo, volle dopo qualche anno astringer 
la seconda sua moglie Rosmunda a salutarle , beven* 
do nella tazza formatasi nel cranio di Cunìmondo 
Re de' Gepidi a lei padre 9 ucciso da lui stesso in 
battaglia ; della qual cosa tanto ribrezzo prese , e 
tanto sdegno la Regina di lui non meno feroce, che 
per man di un vassallo fece dargli morte in Ve*- 
rona. 

573 Eletto Re Clefo, non so come T Angeli potesse 

credere tornati i Greci sino a Taneto , e poi respinti 
dal nuovo Re colla ruina totale di queir antico 



{a) Paulus Diac. loc* cit. Lib« 2 che Roma ^'RavinnM ^Cremona ^Mam* 

cap. 1 5 • tfyua , Padova , Monselice , Parrnm , 

(^) Il Muratori Antiq* hai. MeJ. Bologna ^ Faen7:aj Forlì ^ Cosina pat'» 

JEvi Tom. I Diss. 2 col. ^x sag- u si difendessero un tempo , parte 

glamente dice : Primis Langoiardica non fossero mai da loro , cioi dai 

irruptionis annis Alboinus Rex Pla^ Longobardi , occupate • Ma le Cittì 

centiam , Parmam , Regium , ac Mw- non mai occupate bisogna cercarle 

tinam Gracis ademisse omnino vide- molto lontano dal centro della Lom- 

tur • Il Macchiavello nel Libro I bardfa » giacete qnefta fi annovera tra 

delle Istorie andando a salto scrìve, le sue prime conquiste\ 



115 
paese (a). 1 Greci ben si sostennero oltre il Panaro 
tenendo Bologna , e risedendo in Ravenna sotto la 
condotta deir Esarca Longino ; ma non si trova pre»« 
so veruno Storico antico memoria , che ritornassero 
così presto a queste parti , staccate allora dalla Pro* 
vincia di Emilia , e dai nuovi possessori appellate in 
seguito di Lombardia (b) • Ivi ed altrove tanto af- 
flisse Clefo i nuovi sudditi , spogliandoli e caccian- 
doli in esilio , che dopo diciotto mesi di Regno tro- 575 
vossi pur un pugnale anche per lui * 

Allora i trentasei Duchi , onde altrettante Città 
del nuovo Regno , al dir di Paolo Diacono , gover- 
navansi , non escluso quello di Parma (e) , ebbero 
vicendevolmente consiglio di non volere alcun Re; 
sembrando loro più vantaggioso, che ciascheduno reg- 
gesse dispoticamente la sua (d) » con far nel resto 
causa comune per onore e difesa della nazion Lon- 
gobarda. G)sì diviso il Regno in tante picciole Si- 
gnorie , Parma regolata fu dal suo Duca 1 senza sot- 



ia) Angeli Isfor. di Parma Lib, (e) Paolo Diacono ann'overate al- 

I pag.^$i« Liberati T aneto Canto cune Città rette dai Duchi, si sbri- 

IVpag.72» ga delle altre, dicendole in tutto 

(JH) Scrive a quefto proposito Qt- trentasei • Benché non esprima la 

tene Vescovo di Frislnga : Superh- Città di Parma , crede però il Corio 

rff» baliam florentis Rorme tempo- Ist. dì Milano Lib. I , che avesse 

.ritas dsvisam fuisse in j^miìiamy quefta il suo Duca: e si vedrà fra 

Liguriam, & Veneti am ; sed pofi ac- non molto > che lo ebbe realmente, 

tessum Longobardorum in Italiam M- non men che Reggio, e Piacenza. 

miliée termino! ita fuisse arSatos ^ {d) Per hos Longobardorum Du» 

mt intra eam provinci am substiterit ^ ceSy dice Paolo Diacono, septimo 

qiue barbaro vocabuio Romaniola di" anno ab adventu Alboini Italia in 

3a efl , quippt Roma propria . Lib. maxima parte capta est • 
1 cap. ij • 



ii6 

trarsi ai legame » che tutte le altre Città in vincolo 
socievole riteneva congiunte • 

Dieci anni passarono prima che i Duchi si ac- 
corgessero della necessità di un Re , presso cui stesse 
il comando universale della nazione ; ed allora ac- 
clamarono Autari figliuolo deir estinto Clefo . Spiac— 
que tal elezione ad uno de' Duchi appellato Drottul- 
fo , il quale secretamente recatosi alla Città di Bre- 
scello 9 e preparati , a quel che sembra > gli animi di 
alcuni a tener mano al suo disegno , se ne andò a 
ritrovare T Esarca di Ravenna Smaragdo , offerendosi 
a militare sotto le insegne dell' Impero orientale go- 
vernato allora da Maurizio, succeduto a Tiberio ve- 
nuto dopo Giustino , e promettendo far guerra ai 
Longobardi . Avuto dunque costui ben tosto al suo 
comando buon numero di soldati, venne lungo il Po 
alla detta Città pur anche molto considerata , dove 
entrò facilmente , ribellandola ad Autari , e incomin- 
ciò a minacciare ai Longobardi esterminio (a). Non 
tardò Autari ad opporglisi con tutte le forze sue ; 
perchè da Parma, e dalle altre Città vicine traendo 
gente , prese ad espugnare Brescello , dove Drottulfo 
sendosi a tutta possa lungamente difeso (ò) , mancar 

(a) Nell'Epitaffio poflo a DroN sus esty in ^nam DroSulf Dux s 

tuifo nella Chiesa di San Vitale di Langobardis aufngerat^ sequt partii 

Ravenna riferito dal Rossi leggesi : bus Imperaìoris tratUns , fociéum mi* 

Hujus prima fuit BrixjglU gloria litibus Langobardorum Exereitni fop* 

capti y titer resistebat . Cos) Paolo Diaco* 

Quo refidins cunSis hostibus bor^ no • Il P. AfTarosi nelle Notizie di 

ror erat . Reggio pag. ^^ vuole che Drottulfo 

(À) Brixil/ttm Civitattm fuptr Fa- fosse Di^a di Biresc^llo • Può essere , 

di marginem sitam impugnare aggrei' ma la Storia noi dice. 



L-- 



117 
Teggendosi genti e vettovaglie , disperato di più a 
lungo resistere prese la fuga ; laonde ricuperato Bre- 
scello , ne fece Autari sino al suolo atterr^ire le mu- 
ra (a) y affinchè più non potessero i nemici annidar- 
visi a suo danno • Conosciuto T Esarca quanto fosse 
terribile il Re , e che nemmeno era possibile aver 
certo soccorso da Childeberto Re di Francia , il qua- 
le, non ostante T alleanza coir Imperadore contratta, <::y 
ora si lasciava corrompere . da^ Longobardi coir oro , 
ed. ora cedeva al minimo porre in opra delle armi, 584 
scese a comporre con Autari tregua per un triennio 
avvenire . 

Autari intanto, bramoso di assicurarsi de^ Franchi, 
richiese in moglie Clotsvinda sorella del Re Childe- 
berto , che fattagli per poco sperare , indi promessa 
a Recaredo Re de^ Visigoti, lo accese di sdegno sino 
a comimetter cose, onde irritare contro di se quella 
possente Corona . Però dopo aver egli sposata la ce- 
lebre Teodolinda figliuola di Garibaldo Duca di Ba- 
viera, eccitato videsi a guerra da Childeberto alleato 590 
novellamente a' suoi danni coir Imperadore Maurizio • 
Tal era la convenzione de' due Monarchi di muove- 
re a un tempo a stringere Autari da due parti , 
sicché rinchiuso in mezzo a due fortissimi eserciti , 
luogo non ritrovasse né a fuggir , né a difendersi . 
L' ira concepita dal Re Longobardo in simile circo- 
stanza fu grande ; onde avendo già in odio i Cat- 
tolici , per esser egli dichiaratissimo Ariano , comandò 

(if) BrixiUiis capta est j muri quo- sunt. Paul. Diac. Hìst* Langobard. 
qM fJHs ad solum urque deftruSi Lib. J cap. i8. 

h Z 



Ii8 

strettamente » che nella prossima Pasqua niuno che 
fosse da cattolici padri nato battezzar si dovesse (a). 
590 G>rreva allora Tanno 590 9 e la Pasqua era per ca^ 
dere nel giorno 26 di Marzo • In vigore adunque 
della contratta lega il nuovo Esarca di Ravenna 
chiamato per nome Romano armò i suoi Greci » e 
coraggiosamente condotti avendoli alle frontiere di 
Lombardia 9 assalì le Città di Modena 9 di Aitino , 
e di Mantova 9 battendole colle catapulte in maniera» 
che per la breccia potè introdurvisi » ed occuparle • 
Tale conquista avvenne prima che i Franchi met« 
tessero piede in Italia 9 e fu tentata a bello studio 
preventivamente 9 onde costringere i Longobardi a 
costì volgere le forze loro 9 tanto che non potessero 
ammutinarsi per impedire V avanzamento di quelli • 

In questo mentre entrarono i Franchi verso Mi- 
lano e Pavia 9 Città principali del Regno 9 e fu me- 
stieri ai Longobardi rivolgersi a soccorso di quelle. 
Sminuite però le forze in Reggio 9 in Parma 9 e in 
Piacenza 9 preparossi V Esarca ad assalirle . Ma i Du- 
chi loro conoscendosi a resistere impotenti 9 fatto 
cenno di volersi coir Esarca abboccare , libero otten- 
nero il passo di recarsi a Mantova 9 dove offerendo- 
gli r ubbidienza delle tre nominate Città, e dati in 
pegno della loro fede per ostaggio i proprj figliuoli 9 
le assicurarono dal vicino esterminio; e per tal guisa 
rimasero queste assoggettate di nuovo air Esarcato ed 
air Impero (ò) . Giunte così le forze Greche sino a 



W S. Gregor. Pap« Epht. Lib. (*) Appendice N. Ili IV. 
I n. 17. 



119 
Piacenza con tanto favore, parerà strano che più oltre 
non procedessero: cesserà nondimeno la maraviglia 
al risapersi T infedeltà nuova de' Franchi, venuti ben 
presto a patti con Autari di non proceder più oltre , 
e di tornarsene al Regno loro 5 di che V Imperado* 
re e V Esarca ebbero non poco a dolersi • Pago in- 
tanto del conquistato paese , trasse V Esarca seco a 
Ravenna i nobili ostaggi , e recossi poscia nelF Istria 
per far guerra al nemico Grasulfo • 

Morto Autari neir anno stesso , e per qualche 
tempo tenuto il Regno dalla saggia Teodolinda buo- 
na cattolica, e piena delle doti più rare, fu dai sud- 
diti lasciata libera nella elezione di un Re marito j 
e scelse Agilulfo Duca di Torino , quantunque Aria- 
no , il quale proseguì a tenere inimicizia co' Greci • 
Se per valor d' armi ricuperasse Parma , e le altre 
Città perdute , oppure se la restituzione loro fosse 
una condizion della pace, contratta nel 599 dopo 599 
tanti maneggi del Santo Pontefice Gregorio Magno 
fra essolui e il nuovo Esarca di Ravenna Callinico , 
non è chiaro. Certo è solo il ritorno delle medesi- 
me sotto il governo de' Longobardi ; com' è pur cer- 
ta la destinazione di Godescalco genero del Re al 
governo di questa nostra Città col titolo, secondo 
tutte le verosimiglianze , di Duca (a) . 

Ma r indicata pace non fu troppo salda , e 
parve piuttosto una tregua da rompersi fra tempo 
breve . Callinico fu il primiero ad usare le ostilità , 
^^^^■^— "^i^— ^^■^— — — ^■— ^^^™^— ^— ^■■— ^— ^■"^— — ■ — ■^^^■^■^^■^^i— ^^^^^^— ^— — ^^^-" 

{a) Così il Muratori negli Anna- nonico Frisi : Memorie della Chiesa 
li all' anno 600 , seguendolo il Ca- Monzese I>is$« II cap. % pig. 54 . 



120 

perchè tenendo alla sua ubbidienza Cremona , di là 
probabilmente mandò soldati a sorprendere Gode$cal-* 
co e la moglie , che non temendo insidie , stavano » 
com^ è credibile , a goder la campagna poco lungi 
da Parma. Imprigionati gli sposi condotti furono a 
Ravenna (a) , mentre fermatesi le soldatesche Greche 
a Brescello per tener guardato il passaggio del Po» 
vi si trincerarono alla meglio • Di qual ira ardesse 
Agilulfo 9 chi legge lo immagini • Portò ben tosto il 
fuoco della guerra dovunque con impeto così grande, 
che Padova, Cremona, e Mantova ne furono abbat- 
tute • L' avvicinarsi egli a queste parti recò tale spa- 
vento ai nemici , che le genti radunate in Brescello , 
certe di non potersi dalla sua furia salvare , sparse 
le fiamme in queir infelice luogo già smantellato 
pochi anni addietro , se ne fuggirono (b) . Tali disor- 
dini mossero il Greco Imperadore a rimandare un^al* 
tra volta Smaragdo Esarca in luogo di Callinico , 
per la cui prudenza si venne a componimento di pa- 
ce , onde la figliuola del nostro Re fu col marito 
rimessa a Parma, dove fra non molto morì di par- 
to (e) . Tali cose narrate alquanto confusamente da 



(a) His diebus capta eft fiìia Re- D. Mario Lupo ( Cod. Dipi, EccK 

gis Agìlulfi cmm viro suo nomina Go* Bergom. Prodr, cap. io col. ip7 ) 

descalco de Civitate Parmensi ab insegna non doversi Intenckre del 

exercitu Caiiinici Patritii ^ & ad tutto guade certe Città, delle quali 

Urbem Ravennatinm sunt deduSi . si decanta negli Storici antichi una 

Paul. Diac. Hist. Langob. Lib. 4 piena devaftazione • Ciò corre quan* 

cap. 21 . do si possa moftrare la loro ristora* 

(^) Milites vero Brixillum oppi» zione . Ma Brescello più non risor- 

dum igni cremante! fugerunt . Ib. cap. se , come ò già moftrato altrove • 
3p . Il chiarissimo Conte Canonico (r) Filia vera Regis mox a Rs» 



121 

Paolo Diacono avvennero ne* primi tre o quattro an- 
ni dei secolo settimo • 

Era stata decorata la Città di Brescello di Cat-» 
tedra Episcopale , come dissi altra volta , e il Vesco- 
vo Cipriano, già convenuto al Concilio Milanese del 
451, e il glorioso Vescovo San Genesio , di cui in 
uno de* miei opuscoli trattai pienamente , ne fanno 
prova bastante . Ruinata però nella già detta guisa , 
e ridotta prima ad un mucchio di sassi , e quindi in 
cenere , perdette V antico lustro , ed* uopo fu sop- 
primere quella Sede (a) . Non si è trovato mai do- 
cumento atto a dimostrare onorata Parma del Vesco* 



venna Parmam rediit y & ob diffi- 
cu/ìatem partus pmclhata flatim de- 
fnnSa efl. Ib. Chi pub dire in qual 
Cimitero , o anche Chiesa , se vuoi- 
si, coilei fosse seppellita? Il noftro 
Duomo fu alzato cinque e più seco- 
li dopo quel tempo, e vede ognuno 
che inutil sarebbe il cercarne quivi le 
ossa. Pure nel 1565 un visionario 
sognò di avervele appunto scoperte, 
e n'ebbe a far giunger novella a 
Girolamo Rossi , che ne fece ricordo 
nell'Istoria di Ravenna. Giannan- 
gelo degli Aghinolfi di buona e di- 
stinta famiglia Parmigiana sofferse 
allora una vertigine singolare, per 
cui cangiato òsgnome in quello de- 
gli Agilulfi, s'immaginò di essere 
^ai regi lombi di Agilulfo disceso; 
sproposito non so a qual prezzo 
venduto al Rossi, ed all'Angeli, 
perche lo perpetuassero nelle Storie 
loro. Indi all'augufla parente in un 



Marmo , che vedesi ancora sotto l'or- 
gano del Duomo , pose quefia memo- 
ria : 

AGILVLPHI LONGOBAR. REGIS 
FILIA P. GODESCALCO PAR- 
MENSI VM DVCI MATRIMONIO 
IVNCTA ABORTV FACTO VITA 
EXCESSIT ANNOSALVTIS DCV. 

EIVS MEMORIAM 

VETVSTATIS SITV OBRVT AM 

IO. ANGELVS AGILVLPHVS 

RENOVANDAM CVRAVIT 

ANNO MDLXV. 

(47) Il Muratori negli Annali nar- 
rate le vicende accadute nel 58$ , 
dice che da lì innanzi Brescello già 
Città Episcopali andò perdendo la 
sua dignità; e riflettendo a questi 
ultimi fatti ( Antiquit. hai. Med, 
jCvi Tom. V Diss. 64 col. 556 ) 
scrive : Ejus Dioecesìm Parmfnses , 
<&• Regienses Episcopi absorbuerunt . 



X 



122 

vado prima di questi tempi • £^ vera impostura di un 
uomo semplice la serie de^ Vescovi Parmigiani pub- 
blicata poi dal Pico , dair Ughelli » e dal Bordoni , e 
non fu inventata 9 né conosciuta prima deiranno 
1599 (a). L'Angeli, e il Da-Erba, investigatori di- 
ligenti delle cose nostre alcuni anni addietro, non la 
videro md ; e tanto è lungi eh' esister possano mo- 
numenti a convalidarla diretti , che anzi i ritrovati 
finora servono a distruggerla (b). Un errore di stam« 
pa accaduto negli Annali Ecclesiastici del Cardinal 
Baronio (e), un Diploma apocrifo di Valentiniano III 



(a) Il P. Bordoni ( TbesMur. Eccl. 
Parm. Gap. 4 pag. 26 ) ci assicura 
che Pautore della serie de' noftrì Ves- 
covi ftt il P. Don Roberto Rosea 
Cifterciense nel i$ppi sendo Ves- 
covo di Parma Ferrante Farnese. E' 
molto verisimile che vedutoli quel!' 
anno comparir in luce il Sinodo di 
Cremona di Monsignor Cesare Spe- 
ciani col Catalogo de' Vescovi Cre- 
monesi al fine, pensier nascesse di 
volersi far altrettanto qui, occorren- 
do di celebrarne un novello. Ma il 
Padre Rusca non era soggetto da si- 
mili incombenze • Egli volle anda- 
re a flampa con certe sue Operette 
ifloriche tanto semplici, che badano 
a far conoscetf quanto valer passa 
P Indice de* noftri Vescovi da lui co- 
minciato con un Filippo Romano sot- 
to l'anno }62, e continuato con al- 
tri creati dalla sua fantasia. Ranuc- 
cio Pico nel 1642 pubblicò tal Indice 
con Annotazioni • Servì poscia al P. 
Abate Ughelli per Vhalim Sacra ^ dal 



quale, poco aggiungendovi dei saOt 
Io tolse il Padre Francesco Bordoni 
Panno 1671 • 

(Jk) Il primo documento , che gua- 
da e distrugge la serie immaginaria 
del P. Rusca , i un Concilio Roma- 
no del ò8o , per cui si vede allora 
Vescovo di Parma Gr^rs/Wo, quando 
egli vi avea collocato un Pio. Di 
simili altri sbaglj ì pieno tal Indice 
anche in seguito ; ma non i quello il 
luogo o il tempo di perdervisi die» 
tto. 

(r) Tal errore trovasi in una Let- 
tera di Graziano e Valentiniano scrìt- 
ta Panno g8x, e riferita dallo (les- 
so Baronio con quede parole: Nom 
bene capiti consultum , si quid tur* • 
barum vessanus agitaverit Parmen* 
sii Episcopus. La parola Parmensis 
dev'essere errore di dampa, e Io 
provano le voci che seguono : eo per* 
niciosior ^ quod inclita Urbi magis 
proximus. Qui si parla di Roma. 
Or come poteva dirsi appunto pili 



113 

già rifiutato , e una Bolla non meno falsa di San 
Gregorio Magno (a) sarebbero appoggi ben misera* 
bili a chi volesse dimostrar T esistenza del Vescovado 
Parmense prima del settimo secolo • £^ quindi assai 
verisimile che la distruzione del Vescovado Brescel- 
lese desse origine al nostro (b) . 

Si sa che Agilulfo, anche mentre fu Ariano, punto 
non si oppose al bene de^ Cattolici • £^ certo ancora > 
che abjurato V errore fu liberale verso la Chiesa , e 
che i Vescovi avviliti ed oppressi ritornò all'antico 
decoro (e) . Caduta pertanto una Città del suo Re- 
gno , né più potendovi un Vescovo risedere , ei me^ 



dannevole a Roma il Vescovo di 
Parma, pereti^ il pib vicino a Ro- 
ma flessa? Quanti Vescovadi non 
sono frapposti tra Parma e Roma? 
Credo che abbiasi a leggere Portuen^ 
sis EphcopHS . 

(a) Girolamo Rossi porta quefla 
Bolla sotto l' anno 5p$ ( Hìst. Rav. 
Ltb. 4 pag. xSp ) . La soflanza ì , 
che S. Gregorio conferma all'Arci- 
vescovo di Ravenna Marìniano gli 
antichi Privilegi, e fra gli altri E- 
fiscopatum totius JEmiliéc Qivitatum , 
e la creazione deMoro Vescovi, no- 
nunando tra questi quel di Brescel- 
lo e di Parma . Il Cardinal Baronio 
( Anneri. EccL ad an. 5p$ ) ne mo- 
flia la falsità. Falsa la reputa anche 
il Muratori, dicendo che contiene 
tnfppe difficoltà per crederla vera. 
Baita dire, che vi si legge la for- 
inola NuIIus Duxj Marchio^ Comes 
CS^r. per conoscerla compofla oltre 
due secoli appresso, quando comin* 



ciarono ad aver titolo i Marchesi • 
Dispiace il vederla riputata genuina 
da Monsignor Arnaldo Speroni degli 
Alvarotti nel suo erudito Libro A* 
driensium Episcoporum Series pag. p • 

{b) E quivi io mi ritratto di quan- 
to dissi nelle Annotazioni alla l^tta 
di San Bernardo Vescovo di Parma 
pag. pò, dove supponendo assoluta* 
mente antico quefto Vescovado , cre- 
detti obbliati i primi Prelati perche 
forse aderenti agli errori di Ari». 
Quefla mia ragione non è di alcun 
peso, perche dai tempi di Santo 
Ambrogio in giù i Vescovi di Lom- 
bardia non furono infetti di tali er- 
rori. 

(r) Cat boli Cam fidem tenuità & 
mnitas possessiones Ecclesi^e Cbrifti 
targitus efl ; atque Episcopos , qui in 
depressione^ ^ abjeSione erant <^ ai 
dignitatis solita honorem reduxit • 
Paul. Diac. Hist. Langob. Lib* 4 
cap. 6. 



124 

desimo forse, unitamente air Arcivescovo di Ravenna, 
sotto la cui ubbidienza erano già passate le Chiese 
della Emilia (a), potè operare che a Parma la Cat- 
tedra si trasferisse, giacché una Città omai luminosa, 
e riputata dal Re degno albergo di una sua figliuo- 
la ben meritavalo. S'ella è così, come a me pro- 
babil cosa dimostrasi, può essere che l'Episcopio ed^ 
ficato fosse dove una voce ancora sparsa nel popolo 
il vuole , cioè in vicinanza di San Lorenzo , giacche 
pare tal opinione convalidarsi da una carta del no- 
no secolo (b). 

Ridotti per Agilulfo in pace gli affari di Lom- 



(^) La seftadecima deirEpistoIe di 
Papa Simplicio morto l'anno 482 , 
che (la nel Tomo I dell'Epistole 
Decretali de' Sommi Pontefici pag. 
g2^, ci dimoflra il Vescovado di 
Modena già dipendente da Ravenna . 
Abbiamo poi la trentesimanona del 
Libro VI di San Gregorio Magno , 
per cui tal dipendenza scorgesi anche 
nella Chiesa d'Imola, soggetta un 
tempo colle altre della Emilia a S. 
Ambrogio Arcivescovo di Milano, 
come feci riflettere di sopra* 

(é) Quefta ì una carta dell'anno 
8jo, che contiene una Dichiarazione 
de' Giudici Imperiali a favore della 
Chiesa di Fiorenzola, pronunziata 
infra claufira sanSte Parmense Ec^ 
deste. Pofta la dtmoftrazione evi- 
dente che prima del X050 l'Episco- 
pio fosse dentro l'antica Città, co- 
aie pub vedersi nelle mie Annotazio" 
ni alla Vita del Vescovo S, Bernardo , 



vediamo dini nella predetta carta: 
In Paiatio Sanfie Parmenio Ecclish 
infra Etctesiam S. Laurentii ( Pres- 
so il Campi htor. EccL di Piac. 
?. I Appcnd. N. V pag. 4^6 ) • Le 
quali formole benché sieno oscure ^ 
possono tuttavia valutarsi. Ponno 
concordarsi con quelle le altre di un 
Documento del ^87 nell'Archivio 
Capitolare Sec. X N. XXII : Episco* 
pio meo qne efl justa ipso pmro Pu- 
blico ipsi Civitatis: perchi dalle co- 
se già dette appare essere flato il mu- 
ro antico della Città poco discosto 
da quella Chiesa assai vicina al Canal 
maggiore, coli' altra di San Silveftro 
pollale dietro . Ivi si osserva un cer- 
to quadrato, che sembra indicare il 
campo di un'antichissima abitazione 
considerabile; e l'irregolarità istessa 
delle fabbriche risarcite sul vecchio 
conferma il giudìzio eh* essere qui 
potesse il Vescovado t 




11$ 

bardia , e astretti i Gre# al bisogno di comprarsi da 
lui tranquillità e franchigia, dopo avere quasi venti- 
quattro anni regnato y morì nel 615, lasciando erede il 6 1 ^ 
figliuolo Adaloaldo , che vivente la genitrice fu buo- 
no y ma dopo cangiò costume in maniera da farsi de« 
ironizzare dai sudditi rendutisi ubbidienti ad Arioaldo, 6z$ 
il quale nel decennio del suo regnare trovato avendo 
in discordia i popoli di Parma e di Piacenza pe^ loro 
confini 9 con sua sentenza li pacificò (a). Rotari suo 
successore veggendo T Esarca Ravennate Isacco alzar la 
fronte per molestare i Longobardi, con una fiera bat- 
taglia datagli al Panaro nel 642 gr insegnò quanto 6 42 
fosse il braccio suo formidabile (b) . Promulgò leggi 
saviissime , ammirate anche oggidì (e) j fu zelante 
della giustizia 9 e diede compimento alia vera felicità 
de' popoli soggetti , assicurati da insidie in ogni parte 
del Regno (d) . Brevissimo fu poscia il governo di 
Rodaoldo, cui venne dietro Ariberto, cagion di gra- 653 
vissimi disordini per aver voluto dividere il Regno 
egualmente ai dve figliuoli Bertarido e Godeberto . 
Le loro fiere discordie invitarono Grimoaldo Duca di 
Benevento ad opprimerli ambidue, ed a porsi la loro gg^ 
corona sul capo, tenutavi fin a tanto che non gliela 
scosse la morte, Tadito aprendo al sopravvissuto Ber- 
tarido di ripigliarsela. 

(if) Ciò rilevasi dalla susseguente gì9o Làngobardornm : nulla erat v/V 

sentenza di Bertarido . hntsa , nullée firueiantur infidi^ , nec 

(^) Paul. Diac. Hlst. Langob. Lib. sUquem injufle angariabant , nemi^ 

4 cap. 47 . n9m spoUabant • Non itant furia , 

(f) Veggansi ripubblicate dal Mu- non latrocinia ; unusquisque quolibet 

nitori Rer. halle. Tom. I P. 2 . securus sìne timore pergebat . PauL 

{d) Erat i^nf koc mirabili in Rt- Diac. ih. Lib. 3 cap. 16 • 



iz6 
•670 Lietissimi furono i bUl^i Cattolici deir esalta* 

mento di Bertarido, perchè nimicissimo egli degli 
errori di Ario pur troppo ancora serpeggianti a te* 
nere la Chiesa travagliata da amare discordie, si 
accinse coir autorità e possanza sua a combatter- 
li • Ma se la Religione ebbe pace al suo ingresso, 
non r avevano già i Popoli del Parmigiano e del 
Piacentino venuti novellamente a contrailo per i 
confini de' loro territorj • Non aveano più le due 
Città di Parma e di Piacenza a loro governo due 
Duchi, bensì due Gadaldi, che al dire del Murato* 
ri erano come Conti (a) • Di tal mutazione di ti- 
tolo e di autorità era flato autore , a mio credere , 
Grimoaldo , giacche abbiamo da Paolo Diacono , che 
dando egli certi luoghi in Italia ad Alzecone Duca 
de' Bulgari , avevali a lui non già come a Duca , 
bensì come a Gaftaldo assoggettati (b): onde crede 
il dottissimo Cu j accio essere fiata V autorità de' Du- 
chi perpetua, e quella de'Gaflaldi limitata a certo 
tempo (e). Il Gaflaldo di Parma chiamavasi Imone, 
quello di Piacenza Dagilberto : ed impegnatissimi 
ambidue essendo o di conservare o di ampliare le 
proprie giurisdizioni, avevano accesi a discordia fieris* 
sima i loro popoli dediti a continue ostilità , ed a vi- 
cendevoli rappresaglie . Recata novella di tal disor- 
674 dine al Re volle farsene giudice 5 ma sembrandogli a 
primo aspetto di assai difficile scioglimento la con- 
troversia , pensò di rimetterne la decisione alla 

{a) Antiq. hai. Med. jEvi Tom. (^) Hrxr. Langob. Lib. 5 cap. xi» 
II Diss. 21 col. zp4. (e) Presso il Du-Cange CIqis. 



127 

sorte colla prova del Duello, riputato a que' gior-» 
ni uno de' più certi Giudizj di Dio . Imperciocché 
al tempo de' Longobardi prevalendo la superstizione 
assaissimo, volevansi decise le cause incerte ora coU 
la prova del fuoco, da cui pretendevasì dover uscire 
illeso chi era innocente ; ora con quella dell' acqua 
fredda, in cui si pensava impossibile la inmiersione de^ 
rei ; ora con i combattimenti a corpo a corpo , da' 
quali chi vincitore usciva, riputavasi assistito dalla 
ragione. Sì radicata era la opinione, che Dio favorir 
sempre assolutamente volesse chi cosi lo tentava , che 
gli Ecclesiastici ilessi { tanta fu 1' ignoranza di 
quella misera età } avevano fissato i riti di benedi- 
re solennemente il fuoco , l' acqua , e le armi a fini 
sì (Ira vaganti {a). Ora mentre il Re pendeva dub- 
bioso, se dovesse far terminare la lite o con tal 
prova, o pure eccitando le parti al giuramento, av- 
venne, che mandato avendo sul luogo della contro- 
versia Autechi suo Spatario, e Ansone suo Kotajo , i 
Piacentini trovarono la sentenza proferita altre volte 
sullo flesso punto dal Re Arioaldo; laonde chie- 
ilo prima da essi giuramento di non averla alte- 
rata o falsificata , conchiuse con suo Precetto dato 
in Pavia il giorno 23 di Ottobre della seconda In- 
dizione, cioè correndo il 674, che all'antica* de- 
cisione ftar si dovesse. I luoghi di confine contro- 
versi cominciavano da un Ponte detto Marmoriolo 
suU'Ongina , e seguivano a Pietrabacciana , a Pie- 
traformia ( oggidì Formio ^, a Fontelimosa , al cam- 

(^) Vcggasi il P. Le Brun nella S$oria crìtica delle Suptrstizioni . 




11^ 

pò Crispicello» al Monte di Specchio , al CenOf 
al Monte Gaudio, e a Pietra Mogolana sul Taro 
sino al Rivo Gotera . I Parmigiani, oltre al preten- 
dere in quelli luoghi , asserivano (lendersi la giurisdi- 
zion loro sino al Caftello chiamato Nebbia, e pare 
dal tenore della sentenza del Re, che avessero già 
eglino col mezzo di un tal Godeberto, il quale Ai 
per avventura loro Duca o Gaftaldo, occupato que^ 
terreni (a) . Comunque si fosse, ebbero vittoria i Pia- 
centini , i quali se ne' pofteriori secoli ricordati si 
fossero di tale sentenza, osato non avrebbero di con« 
traftar come fecero lungamente ai Parmigiani anche 
Borgo San Donnino pollo molto di qua deir accen* 
nato confine. 

Mentre (ludiavasi il Re di togliere dal paese 
Longobardo gli errori di Ario, non era meno sollecito 
Papa Agatone di spegnere le discordie nate in 
Oriente per V eresie de' Monoteliti ; laonde convocato 
in quelle parti un generale Concilio, ne adunò in 
Roma un particolare di centoventicinque Vescovi, 
680 conchiuso Tanno 680, tra' quali ebbe luogo il 
Vescovo di Parma appellato Grazioso (b) . Egli è 
quello il nome più antico tra quelli de'noflri Prelati 
conservatoci dagli ecclesiaftici fasti meritevoli di fe- 
de. Gli altri de' suoi successori rimangono per più 
di un secolo avvenire nelle tenebre avvolti , come 



{a) Appendice N. V • quali ^ nominato : Cratiosus Epiico* 
(A) Ughelli Itat. Sac. in Ep. Parm. pus SanSéC Parmensis EccUsiét. Il 
Veggansi le sottoscrizioni de^Vesco* Vescovo di Brescello più non appa- 
ri convenuti al Concilio nel Tomo risce, perche tal Vescovado era dU 
VI della Raccolta labbeana , tra i (fantto . 



129 

ignote sono le %^icende Parmensi sott» il dominio 
dei Re Cuniberto, Liutberto , Reginberto, Ariberto 
II 9 ed Ansprando • 

Venne appresso il saviissimo Liutprando ottimo 7t^ 
legislatore, il quale non mai forse avrebbe cercato 
di moleftare T Esarcato di Ravenna^ se il Greco Im^ 
peradore Leone Isaurico non avesse abbracciato erro*- 
ri contro la Religione Cattolica , pigliando a perse- 
guitare il Santo Pontefice Gregorio II , a cui difesa 
Liutprando alleato co** Romani armò genti , e circa il 
728 le spinse oltre il Panaro sul Bolognese, termine 72 R 
allora della temporale giurisdizion della Emilia, giac- 
ché tutto il Paese di qua dal detto fiume, cangiato 
r antico nome , dicevasi Regno de' Longobardi (a) . 
Adunque in detta parte della Emilia, giuda Paolo 
Diacono, occupò felicemente i Caftelli di Feroniano, 
di Monteveglio, la Busseta, e la Persiceta (A); in- 



(s) Agnello nella Vita di Felice 
Arcivescovo di Ravenna annovera le 
Città tutte dell'Esarcato, ch'erano 
Sarsina, Cervia» Cesena, Forlimpo- 
poli, Forlì, Faenza, Imola, e Bo- 
logna . 

{6) Caftra Mmtlia Teronianum , 
& Montem Bellium , Buxeta , & Pcr^ 
siceta . Così Paolo Diacono, e poco 
diversamente Anafiasio Bibliotecario 
in Gregor. II, Il Muratori negli An^ 
noli al 72S scrive : Feronianum era 
il Fregnano picciola Provincia nel 
Ducato di Modena nella Montagna^ 
deve sono Sestola^ F anano ^ ed altre 
Terre . Mons Bellius è Monteveglio , 



Monte Vio »•/ Territorio di Bo- 
logna presso il Fiume Samoggia • Bus- 
so , Busseta son forse nomi guasti , 
non potendo qui entrar Busseto poflo 
fra Parma e Piacenza verso il Po , 
perchè non è mai credibile^ che i 
Longobardi padroni delle Città cit' 
convicine avessero differito sin a que^ 
sti tempi le conquiste di quel luogo . 
Persiceto è un tratto di paese spet* 
tante negli antichi secoli al Contado 
di Modena »• ,in cui era allora com- 
preso il celebre Monistero di Nonan^ 
tola. Tuttavia la nobil Terra di 
San Gioanni in Persiceto ritien qus* 
fio nome nel Distretto di Bologna m 




130 
torno ai quali luoghi uomini anche di gran nome 
per r ignoranza deli^ antica geografia anno pronunzia-» 
to errori intollerabili , pretendendoli situati nel cen- 
tro del medesimo Longobardico Regno , dove amplis- 
simo godendo il domìnio , ninna cosa aveva Liutpran^p^ 
do a conquiflare (a) . Proseguì il Re vittoriosamen« 



Meglio perb il valorosissimo Signor 
Cavaiier Tiraboschi à mostrato il luo- 
go di Feroniano esistente presso a 
Tortigliano in vicinanza di Vignola 
( SsortM de/la Badia di Nonantola 
Tom. I P. II cap. 6 pag» jo6 ) • Il 
Signor Canonico Gianfrancesco Erri 
nell'Or/^, di Cento cap. $ pag. 4; 
crede clie la Busseta fosse nelle vici- 
nanze di Cento €ua patria • Veggasi 
anche intorno 1 detti luoghi quanto 
scrive il chiarissimo Senatore Savio- 
li Jinaaii Boi. T. I P. I pag. 7J . 

{a) Premessa la nota antecedente 
si osservino gli altrui errori • Il Clu- 
verio nella Italia Antiqua s^ imma- 
glnb, che Feronianum sia Fulignano 
in Val di Nnre, o pure Fornovo 
sul Taro nel Parmigiano , come pu- 
re che Butna sia Busserò nello Sta- 
to Pallavicino. Lo disse nondimeno 
con qualche dubbiezza. Ma. il fran- 
co Monsignor Fontanini, voglioso 
di sodenere, che la Provincia Emi- 
lia si (tendesse tuttavia sino a Pia- 
cenza, e non si fosse gii ridretta 
per l'acquisto de' Longobardi ai soli 
con6ni di Bologna oltre il Panaro » 
come abbiamo detto con Ottone Fri- 
singense, repiicb, che // primo di 
questi luoghi chiamasi in oggi Fot" 
ptovof ed è lungo il Taro dieci mi* 



glia dittante da Parma ^ soggiugaen* 
do con pari coraggio » che Busseto 
è lungo il Po verso Cremona { Ittor» 
del Dom. temp. della Sed. Ap* Lib. 
I pag. 16 )• Gli tenne dietro il 
Cardinale Nicola Antonelli, repli^ 
cando, che Busseto è situato lungo 
il Po verso Cremona ( Dom. della 
Sed. Ap. P. 7 pag. 108 ) , il che i 
vero » se Paolo ed A naftasio parlas- 
sero ivi della mia diletta Patria ; om 
parlano troppo «videntemente di luo- 
ghi posti oltre i confini del Regno 
Longobardico. Ni devesi credere r. 
che un solo Busseto potesse trovarri 
in Italia , perche tali in origine detti 
furono i luoghi abbondanti di Bossi, 
come i Saliceti detti furono dai Sal- 
ci , i Frassinni dai Frassini , e così 
i Rovereti f i Noceti^ e luoghi simi- 
li denominati da boscaglie di que* 
tali alberi piene. In fatti oltre la 
Busseta o Busserò del Bolognese, e 
quello che a me diede- i natali, ne 
trovo un altro sul Genovese per la 
dedicazione premessa da Lorenzo Ca- 
pelloni alla Vita del Principe Andrea 
Daria impressa in Vinegia dal Gioli- 
to nel 156;, la qual i data Dalla 
picciola Villa di Busseto in quel dì 
Nove ditione del Genovese il primo 
di Aprile MDLXII. 



I3f 

te il cammino assoggettando Bologna, T Esarcato, e la 
Pentapoli sin a tanto che giunti i Veneti a softe^ 
nere le vacillanti forze deir Esarca Eutichio, si ftrin- 
se una pace, che al Longobardico Regno aggiunse il 
considerabile acquifto di Bologna ed Imola • Domati 
poscia i Duchi di Benevento e di Spoleti, che ribel- 
lati se gli erano, visitò Roma, ove, appese le armi 729 
avanti alla tomba del Principe degli Apoftoli, fece 
tutto pacifico alle noftre contrade ritorno ^ e resti- 
tuitosi a Pavia, neir assegnar le tasse da pagarsi pe' 730 
Comacchiesi venendo con merci lungo il Po, ci 
lasciò memoria , come anche i Parmigiani avessero 
fin d'allora Porto in quel fiume, dove riscuotevasi 
il Regio Dazio dai commercianti (a). 

Fioriva in que' tempi e per santità e per dottri* 
na rinstituto Monallico del Patriarca San Benedetto, 
cui nelle parti noftre fondato non vedevasi ancora 
Chioftro veruno , benché alcuni Parmigiani godessero 
di rifugiarsi a quelli già eretti altrove, d'onde usci-^ 
to n'era Zenone da Parma , che in quefti tempi 
era Vescovo di Cremona (b) . Il piissimo Re , che 



(a) II Diploma pub leggersi pres- moftée creatus fuìt anno 70^ mortuo 

so il Muratori Anùquh. hétl, Med. Bernardo in paftoralì cura summa 

jBvi Tom. II Diss. ip col. a? . vigilantia incumbins ; iicet esset in 

{6) Di Zenone Vescovo di Gre- paupens cAarhate eximìa^ habuit 

mona trovasi memoria nella Tabula niòihmtnur étmulo^, vei potius ma" 

Dyptica Episcoporum EccL Cumon. levoloxy a quibux semel atque iterum 

di Biagio Rossi (lampara dopo il Si- avariiia fuit notatusy a qua nota 

nodo Cremonese di Mons. Cesare tamen se ipse purgavh, Vìxit in 

Speciano l'anno ij 99 pag. J44: Z#- Episcopatu annos ^i , nam cessi t e 

nonus Parmensis Monachus antea Or- vita anno 754 Gregorio III Summo 

dinis SanSi Benedici Episcopus Gre» Ponti ficCf Imper. Leone III. 




134 
Franchi (a); ma se ne. anno altri» che soltanto a 
Rachis attribuiscono le prime donazioni fatte alla 
Chiesa Parmense (b). In che consiftessero, non ben 
si apprende » ne conviene dar fede al P. Bordoni » 
allorché estende la liberalità di Rachis fino a donare 
ai Vescovi noftri la Badia di Berceto (e) ^ giacché ti 
sa» non esser nato T abuso di dar Badie in G>iii- 
menda se non se cento anni dopo (d). 

Il predetto Re Adolfo scacciò finalmente da tut« 
to r Esarcato i Greci , e giunse trionfando sino a 

7 5 }. Roma 9 dove se avesse usato bene delle vittorie, co- 
(Iretto non avrebbe il Pontefice Stefano II a chiamar 
in ajuto il Re di Francia Pipino , acciò ne frenasse 
Torgoglio. Già fin ai tempi di Carlo Martello sì era- 
no fatti sentir nelle GalUe i lamenti de^ Papi ogni- 
volta che si videro moleftati dai Longobardi. Que- 
lla fiata furono esauditi , perchè il Monarca valicò 
le Alpi, recò eftermìnio e saccheggio universale al- 

754 le nodre Città , da cui non sembra che Parma an- 
dasse esente (e) , e liberò V Esarcato , e la Pentapoli 



{a) II Diploma ii Carlomantio ma dotato da Rachis convenevolmen» 

de]P879 conferma le donazioni fiitte te il Vescovado, 

alia Chiesa di Parma a tempore em- (e) Tèesaur. EccL Psrm* cap. $ 

nimm Regam Langobardorum . pag. ii9. 

{b) Altri dae del Re Ugo, uno (jl) Muratori ifnn^r/i all'anno 8$ ; • 

del. 92^ al Vescovo Aicardo, l'ai* (f) li conrinuatore di Fredegario 

tro del 9go al Vescovo Sigifredo I nel Cromco scrive: Cafira Langoksr^ 

confermano il possesso de' beni fMor« dotmm omnia disrHpitj C!^ multos 

quot a tempore dìvée memorim Rat- thesaaros , & alia ornamenta fmam* 

cbis Regis us^ae ad prasens noftrnm piurima , & eormm tenioria omnia 

tempns sui pr^decessoret prafata San- rapai t , & cepit . Parma adunque ve* 

Sa Parmeniii Eccieiia acqaisierant . risimilmente fu anch'essa da Pipine 

Anche l'AngeK Lib. I pag. 5} affei> moleftata. 



136 ^ 

purgar il debito della saa tenacità ; però fu coftret* 

to a veder la ruina del Regno Longobardico acqui- 
flato dalla sua nazione con tanto ardire , difeso coB 
tanto valore > ampliato con tante vittorie. 



Fine del Secondo Libro ^ 



'Ì7 

STORIA DI PARMA 



LIBRO TERZO, 



D< 



"opo il Genitore Pipino regna in Francia Carlo 
denominato il Magno, assai più merìtevoL di lode, 
se ripudiata non avesse la prima Consorte figliuola 
del noftra Re Desiderio per isposare altra femmina, e 
se morto il fratel suo Carlomanno dominatore della 
Borgogna , della Pravenza ,. delia Linguadocca , dell' 
Alsazia , e della Svevia,. spogliato non avesse i te- 
neri nipoti de' paterni diritti ^ La cofloro Madre 
Gilberta trasseli raminghi in Italia alla presenza 
di Desiderio , sperando riscuotere per sé flessa e 
per essi quella pietà, da un Re di bàrbara origine, 
che luogo non aveva nel cuore del Cognata crude- 
le 5 ne andò delusa nel sua consiglia » mentr** egli 
intenerito al pianto dì lei , non ricuso di accingersi 
agli ufEzJ più opportimi a giovarle , ftudiandosi fra 
le altre cose d* indurre Papa Adriana I a favorirla • 
Questi però, mal soddisfatto dì luij^ che mai non re- 
stituiva alla Sede Romana certe proprietà ritenute ,. 
né volendo per motivi polìtici ingerirsi di afFari al 
Re Carlo spiacevoli, trascurò dì esaudirlo •. Risentito- 




138 

77^ sì Desiderio dì tale affronto, come colui > che parve 
meglio delle onorate massime imbevuto , dì cui pre- 
tendono i Romanzieri tanto impressionato il Re 
Franco , non meno che tutta la favolosa turba de' 
suoi Paladini 9 volle farne vendetta, e ripigliate le 
armi tolse Faenza , Ferrara , e Comacchio al Pon- 
tefice {a) . 

Simile escandescenza fece discendere il Papa alla 
risoluzione di scomunicarlo, e di ricorrere per soccor« 
so al Re di Francia • Da princìpio memore egli che 
il Padre non era per cagion simile venuto in Italia 
se non a perdervi gente e denaro per arricchire la 
Romana Chiesa, credette di far abbaftanza esortando 
il Longobardo Signore a cedere il Paese mal occu- 
pato : ma poiché il vide reftio , e considerò la bella 
occasione paratasegli innanzi di ampliar suo domi- 
nio, sospìnse di qua da' monti un grosso esercito, ed 

773 apparve in Italia nel 773* Porto l'assedio a Pavia 
dove rìsedea Desiderio , e mandate più schiere a 
ftringere Verona guardata dal figliuolo di lui Adel- 
giso, cominciò a scorrere di là e dì qua dal Po le 
Città Longobardiche , assoggettandole ad una ad una 
al suo comando^ onde Milano» Piacenza, Parma > 
e molte altre furono in breve a lui ubbidienti (b) . 
Scorto intanto il molto favore delle sue armi » 
e già riputandosi certo dell'intera vittoria, mosse il 



(«) Murar. Annali d* hai, al 772 • ttam , Mediolanum , Partnam , Tor« 

(b) Céfpit aiire per circuhum ejus* tonam , atque 9as , qme cìrcs mart^ 

éiem Civitatit ( PafU ) capiens C/r- sunt , cum suii Cafiellìs . Chron« 

ics unìversatj iciliat Epotedien^ Manaft. Novallicen. Rer. IttiU Toou 

/fw , VerctllaT^ Novariam^ PUccn* Il P. II col. 71^^ 



«39 
pi^de verso Roma per esservi alla Pasqua del 774, 774' 

dove giunto confermò tofto al Pontefice solennemen* 
te la donazione deir Esarcato » e della Pentapoli fat- 
ta alla Chiesa da Pipino suo Padre, la quale benché 
da taluno 9 fondato su i passi o interpolati, o falsi 
di qualche antico Scrittore, vogliasi eftesa sino a 
Parma , e a Piacenza , ognuno sa ornai ciò non reg-- 
gere air esame della critica più avveduta, come sen- 
za controversia oggi concedesi dagli (lessi Romani 
Scrittori (a) . 



(et) £' noto come il Fontanini , 
tagtoaando sempre a tenore della sua 
fantasia riscaldata, combattesse per 
la detta opinione. Oroetto di ricor- 
dare le rìspofle gagliardissime a lai 
date da nna penna assai erudita. Di- 
co solo essere al presente persuasi 
gli ftessi Romani I che il Fontanini 
aveva il torto: onde l'Abate Gae- 
tano Cenni nella sua edizione del 
Codice Carotino eseguita in Roma 
l'anno 1760 colle pih solenni appro- 
vazioni , esaminato il punto , scrìve : 
In Pmmimn igitur^ & Ptacfntism 
jmrm S. Sfdis non tam alte repeten^ 
da sunt ^ èijhria omni reclamante* 
Cred'egli al pili, che il diritto de* 
Papi sopra Parnu cominciasse per 
la donazion Matildiana ; il che ì 
por falso, mentre si proverà, che 
Matilde nulla ebbe inai che fare in 
queda Cittì, e confessa non aver 
acquistato i Papi giurisdizione in 
Piacenza prima di Giulio II . Moam- 
tnenta Domin. Ponti/. live Cod. Ca^ 
folin. Prmf. pag. xxxvi • Si chiede* 



ù. come potesse dunque Anastasio 
Bibliotecario autor del nono secolo f 
narrando la storia della donazione di 
Carlo Magno nella Vita di Adriano 
I , accennare offerte in diverse parti , 
e deinde in Verceto , deinde in Par* 
ma , deinde in Regio , & exinde i» 
Mantua . Si risponde essere (late tali 
parole intruse in quell'Opera senza 
dubbio dopo l'anno 962, come ri- 
cavate dal Diploma di Ottone I Au< 
gudo, che fu il primo ad usarle. Se 
fossero fiate nel Diploma di Carlo 
Magno , si vedrebbero replicate pur 
anche nel Diploma di Lodovico Pio* 
dove non sono • Ma ancorché vi 
fossero, non significherebbero punto 
ciò , che pretese il Fontanini , cio^ 
che la Città di Parma c<vi tutto il 
suo Territorio entrasse in quella do- 
nazione ; bensì che in Bercerò , e in 
Parma, e così negli altri luoghi al« 
cuni beni fossero dati donati in pa- 
trimonio alla Santa Sedet Vedremo 
che quando Ottone I concesse quel 
Diploma alla- Chiesa Romana» Par- 




140 

Compiuto eh"* ebbe il Re Carlo Magno alla sua 
devozione verso il Pallore universale, fece ritorno al 
Campo, e vie maggiormente circondata Pavia, co- 
strinse r emulo ad arrendersi a discrezione , onde fu 
poi mandato prigioniero a Parigi , chiarito , ma trop- 
po tardi , che f ostinazione e V imprudenza è fatale 
anche ai Re. Con lui andarono parimente cattivi 
que' Signori, e que* Vescovi^ che troppo fidi al legit- 
timo loro Sovrano eransi opposti al progresso de* 
Franchi (a), e fu tra questi il Vescovo dì Reg- 
gio (b) , come pure uno de' più possenti e ricchi di 
quel Territorio , appellato Manfredo (e) • Fuggì tale 
sventura Adalgiso, perchè involatosi a tempo da Ve- 
rona , andò a salvarsi tra i Greci • Così rimaflo il 
trionfante Carlo Magno assoluto padrone di quanto 
per ducento anni avevano i successori di Alboino 
posseduto in Italia , prese a intitolarsi Re de' Fran- 
chi e de' Longobardi , e sparse per le Città dei 



ma davasi con Investitore Imperiali 
in possesso al Vescovo noftro. Sic- 
ché neppure in bocca sua le parole 
4letndt in Vnceto ^ deindt in Parms 
significarono ciò, che pretende il 
Fontani ni « 

(49) Andrei Trete di Bergamo au- 
tore coevo Io afferma nel suo Cro- 
nico pubblicato dal Menkenio , e dal 
Muratori , assicurandolo eziandio il 
Cronico di Volturno % 

(^) Una Epistola di Papa Adria- 
no registrata nel Codice Carolino, 
che \. la cinquantesima nella edizio- 
ne dell'Abate Cenni Tom. I pag. 



3x2, ì diretta a muovere Carlo Ma- 
gno a rimettere in libertà i Vescovi 
di Pisa, di Lucca, e di Reggio, 
condotti da lui in Francia' prigio- 
nieri. 

(r) Veggasi un Precerto di Carlo 
Magno appartenente ali* anno 808 
pubblicato dal Muratori An$iq. Ita/. 
Mid. JSvi Tom. Ili diss. 42 col. 
781 , da cui si rileva , essere poi (la- 
ti questi Signori ad intercessione del 
figliuolo Pipino rimessi in Italia, e 
venir quindi a Manfredo rilasciati l 
beni già posseduti sul Territorio Reg* 
giano. 



nuovo Regno Miliistrì, UfEziali, e Soldatesche Fran- 
cesi, che mescolando il loro linguaggio al Longo- 
bardico venuto prima a corrompere il Gotico, per 
cui si era guaito il Latino, diedero compimento a 
queir impafto di voci barbare, che assoggettato a leg- 
gi col tempo diede l'origine al bel volgare Italia- 
no (a). 

Poche notizie rimangonci di cose spettanti a Par- 
ma sotto il governo del nuovo Monarca j ma co- 
munque scarse , sono tali da farnelo conoscere diret- 
to ed assoluto padrone. Due suoi privilegj abbiamo, 
dati ad Apollinare Vescovo di Reggio , per uno de* 
quali dono gli fece di una Selva di suo diritto porta 
nel Contado Parmense ne*" confini di Bismanto, oggidì 
Bismantova, su le montagne, nominata Lama Fraola- 
ria (bjj e per T altro gli confermò tutte le proprietà 
della sua Chiesa possedute nel Mantovano , Bologne- 
se , Modenese , Lunese , Parmigiano , Pavese , e Co^ 
masco (e) . Ciò prova ben chiaramente, che i Ter- 

(«) Molti autori flablUscono alla Nella mia Istoria dì Cuaftalla Tom. 

volgar lingua simile origine. Veg- I Lib. I pag. 21 credetti, che la 

gasi ciò , che io pure ne dissi nel soOanza d* esso ben potesse difender- 

Ragionamento Iftorico deli* origine y e si, poichb si trovano Diplomi po- 

progreffo della volgar Poesia premes- (leriori, che lo convalidano. Rima* 

so al mio Dizionario della Poesia ne ora confermato il mio parere dal 

volgare ftampato in Parma nel 1777 . giudiziosissimo Signor Cavalier Ti- 

(^) Appendice N. VI • raboschi , che riflettendo alle difiicol- 

(r) li Documento qui allegato ap- tà del Muratori, non lascia di sog* 

partiene all'anno 781 , e Io diedero giugnere, che pub essere una copia 

rUghclli, il Muratori, e PAffarosi guafta e interpolata da qualche i- 

nel l'Appendice alle Notizie di Reg* gnorante Copista, senza che abbiasi 

gio. Il Muratori ( Anti^uit. Italie, a, negare la verità di quanto vi si 

AUd. jSvi Tom. Ili col. 8j e seg. ) contiene . Storia delia Badia di No* 

sospettò molto della sua autenticità • nantoia T. I P. I cap. i pag. 76 . 




14^ 
ritorj di tutte quefte Città soggiacevano al suo aito 
comando ; il che si vede particolarmente confermato 
da prove, ora a prò delPuna, ora a prò deir altra 
dagli Storici riferite • 

Ne lasciano simili documenti d^ iflruirci intomo a 
qualch^ altro punto interessante > Tuno de^ quali si è» 
che non più un Duca, non più un Gaflaldo reggeva 
la Città noftra , come a^ tempi de^ Re Longobardi , 
ma bensì un Conte , per cui il territorio tutto , ia 
cui la sua giurisdizione flendevasi , era appellato Con-> 
tado • Questi Conti furono dal Re Carlo messi nelle 
Città come Governatori perpetui delle medesime , e 
le godevano quasi in feudo, e le reggevano dispo- 
ticamente, potendo imporre, o sminuire gli aggravj 
giuda il loro parere, come pure difenderne colle ar«- 
mi i diritti • Morto uno , o veramente rendu— 
tosi indegno per qualche delitto , erane sostituito 
dal Monarca un altro (a) ; e cosi avvenne fin a 
tanto che la Città di Parma non fu ai Vescovi 
conferita , come vedremo , e il Territorio non fu 
diviso in altri piccioli Contadi a favore di alcuni 
Vassalli più benemeriti • Oltre il Conte avevano le 
Città lo Scabino , o sia il Giudice delegato a far a 
chiunque giustizia secondo la legge che professava , 
e soleva eleggersi o dal Conte, o dai Messi Re- 
gi (b). Circa la qual cosa giova osservare, che non 
avendo , neir acquiftare il Regno Longobardico , abolito 

(a) Tutto ciò vedesi in pratica avanti al Tom. II de/P Istorim di 

relativamente ai Conti di Brescia per Brescia . 

la preziosa Cronaca di Rodolfo No- (é) Ex lege 48 Loiharii Imp. 
tajo pubblicata da Giammaria Biemmi 



J4J 

il Re Carlo Magno le antiche leggi, rimasero tutte 
come prima in vigore, avendosi ciascuno a giudicare 
secondo quelle della propria nazione • Però coloro , i 
quali erano originar) Italiani, tennero T osservanza 
delle leggi Romane, i Longobardi conservarono le 
proprie, e i Franchi di fresco giunti ebbero in pre- 
gio la legge Salica. Quindi gli Scabini, che certa-- 
mente furono in Parma 9 notizia rimanendoci di tre 
vissuti nel secolo susseguente, che furono Madel- 
berto (a) , Raidulfo , e Adelberto (b) , pratici esser 
dovevano di tutte le leggi per non mancar delP 
obbligo loro addossato* 

U altro punto non meno rilevante , onde e"* illu-* 
mina il tenore delle accennate carte, è quello della 
maggior vastità in qué^ tempi del nostro medesimo 
Contado , giugner vedendolo noi allora sino a Bi$«- 
mantova, luogo situato su le alte montagne del Reg* 
giano, distinto nel secolo nono col titolo di Gaftaldaf 
to congiunto al Contado Parmense (e). Vedremo, che 
prima del secolo decimo V altrui prepotenza (laccò 
quel Gaftaldato dal noftro Territorio: ma comunque 
si venisse reflringendo il Contado, certa cosa è tan- 
ta essere fiata in que^ tempi la eftensione delle Dio- 
cesi Episcopali , quanta quella dei Territorj : onde 
moltissime vecchie carte ci mostrano giungere il no- 



(«) Era Scabino neir824, come Adelberto neIPSpx Achìv. del Ri^ 

da un Docamento pubblicato dal chta- ^verendissìmo Capitolo sec. IX N. X 

rissimo Tiraboschi Storia della Ba- e XXV. 

WAf di NomantoU Tom. II N. XXV (r) Lo comprovano i Documenti 

pag. 41 . da riferirsi neir Appendice N. XII 

(^) Raidulfo lo era nell'Sòo, e e XXXII. 




M4 ^ 

ftro Contado sino a Gualtieri , a Cavriago» e a tut- 
ta quella parte piana e montuosa del Reggiano , a 
cui fin al di d^oggi eflendesi la giurisdizione spiri- 
tuale del noftro Vescovo . Così rimasti ci fossero i 
Privilegi conceduti dal Re alla Chiesa Parmense ri- 
cordati in un Diploma di Carlomanno , e quelli^ 
che senza dubbio gli avrà chiedo T Abate di Berceto 
in confermazion di quanto fu già flabilito dal Re 
Liutprando; che assai più lumi ne potremmo ri-« 
trarre . 

Lasciate le cose compofte , aveva fatto il Re 
Carlo ritorno in Francia, quando chiamollo in Italia 
di nuovo la ribellion di Rodgauso Duca del Friuli 

776 nel 776 •j e poscia vel ricondusse il piacere di ve- 
der coronato e dichiarato Re dUtalia il suo figliuo- 
lo Pipino per mano di Papa Adriano I, siccome 

781 avvenne Tanno 781. In quella sua seconda venuta 
siamo certi , che riposò in Parma > dov' ebbe V incon- 
tro del celebre Alcuino , il quale tornava da Roma 
speditovi già da Eanbaldo Arcivescovo di Yorch per 
chiedere al Pontefice il Pallio . Fu di tal sua ven- 
tura lietissimo il Monarca 9 ed alle dimodrazioni di 
stima aggiunse calde preghiere a si grand^uomo , 
acciò, compiuta la sua incombenza, non trascurasse 
di passar subito in Francia, dove intendeva onorar- 
io (a). Anche nel terzo suo viaggio Italico intrapre- 



(m) L'Anonimo Scrittore della Vi- ut sibi Pailìum ìmpctrMret ab Apo* 

ta di Alcuino presso il Mabillon ftolJco^ vsnit Romam . Cumque re* 

ARaSS.Ord.S.Ben. Sec. IV P. Ipag. verteretur accepto Pallio habmt Rt* 

i^g.dke: Jhsshs tgitur ab Eanbal- gem Carolum Parma civitate ob* 

do Archiepiscopo successore Eleberfi ^ vium^ quem magnis Rex alloquens 




v:^^ 



MI 

so nel 786, affine dì assoggettarsi l'orgoglioso Adel- 786 
giso Duca di Benevento, ridotte le cose a pace, e 
celebrata la Pasqua deir anno appresso in Roma, 78;^ 
tprnò a visitar quefte parti del Regno , e Parma nel 
mese di Maggio lo accolse . Quivi esaudì le suppli- 
che di Vitale Vescovo di Comacchio, e del suo po- 
polo', abilitandoli ad un libero commercio per tutto 
il Regno, purché pagassero il censo ftabilito a' va- 
rj Porti a tenore del Privilegio, che avevano da 
Liutprando (a). Qui pure dovette concepir molta sti* 
ma del noftro Vescovo Pietro , conciossiachè riportata 
al suo trono una controversia insorta fra il Vescovo 
di Reggio Apollinare , e l'Abate di Nonantola intor- 
no al possesso della Chiesa di Luzzara, giunto a Pavia 
nel giorno 8 di Giugno , lo delegò a riconoscerla 
in compagnia di Geminiano Vescovo di Modena, e 
di Pietro Vescovo di Bologna (b) . Lo spirito d' in- 



snasionibus ^ & preci ius poflnlavìt ^ 
ut md se pojl expletionem misséttici 
in Franciam reverteretur . Il Mabil- 
lon osserva coli' autorità di Tomma- 
to Stubbesio essere accaduta l'ele- 
zione di Eanbaldo nel 780; sicché 
certa essendo la venuta di Carlo Ma- 
gno in Italia nel 781 , e che si tro- 
vò a Roma per la Pasqua caduta 
nel giorno 15 di Aprile , può (labi- 
lirsi il descritto incontro circa il me- 
se di Marzo • 

{a) La Costituzione fatta a favo- 
re de' Comacehiesi vlen pubblicata 
dal Muratori Antiquit. Italie. Med. 
Mvi Tom. II Diss. ip col. 2g • Le 
note cronologiche sono quelle : Da-^ 



ta Idihus Martii ^ Tertiodecimo & 
Septimo Regni noflri ARum Parma 
in Dei nomine feliciter. Vi è però 
errore nel Mese : conciossiachè essen- 
do certa la celebrazion della Pasqua 
del Re Carlo in Roma quest'anno 
prima di sciogliersi di là, e di tor- 
nare al suo Regno , la qual solennità 
cadde nell'ottavo giorno di Aprile ^ 
raccogliesi , che non poteva essere 
in Parma alla metà di Marzo • Leg- 
gasi dunque Idibus Maji . 

(^) Tal Dele«;azione "è compresa 
nel già citato Diploma del 781 , per 
cui venivano confermate ad Apolli* 
nare Vescovo di Reggio le proprie- 
tà della sua Chiesa • La dau di Pa- 

k 



V 



146 
vadersi le Diocesi vicendevolmente entrato era forse 
fin d^ allora ne^ Prelati di Lombardia ; onde Papa 
790 Adriano I ebbe quindi a scrivere tre anni appresso 
al Re Carlo 9 acciò T autorità sua mettesse in opera 
contro simile abuso (a). 

Quelle replicate venute di Carlo Magno in Ita- 
lia, e le sue gite a Roma m^invitan ora a far esa- 
me di un racconto , che sebbene contenga assai fa- 
vole, può tuttavia gittar qualche lume tra le mol- 
tissime tenebre de^ tempi , di cui parliamo • Un Co- 
dice della Vita del Martire S. Donnino già della 
Biblioteca di S. Croce di Firenze , ed ora della 
Laurenziana, è T unico a dire, che recandosi una 
volta Carlo Magno a Roma , giunto a quel luogo 
della Via Claudia, che nascondeva sotto T incolto 
terreno il Corpo del Santo Campion della Fede 
Cristiana, gli si arreftò sì dMmprovviso il cavallo ^ 
che forza di sproni non giovò più a farlo dar passo. 
Di che mentr"* egli fortemente si maravigliava , ecco 
apparirgli un Angelo, e rivelargli quel celato tesoro; 
laonde scavato per suo comandamento il terreno , e 
scoperte le spoglie di S. Donnino , ivi ad onor suo 
edificossi la prima volta una picciola Chiesa • Perchè 
tali cose avessero a dirsi vere, soggiunge il Bollan- 
dilla Buco , sarebbe necessario di averle da penna 
più accreditata (b)^ e in ciò di buon grado conven- 



via sotto il giorno 8 di Giugno ser- dice Caroli»§ Episr. pò e p7 del 
ve a giustificare anche meglio la cor- Tomo I edito dal Cenni • 
rezione fatta all'antecedente Costitu- (à) Qu^ si vera sunt^ doleo a mo- 
zione segnata in Parma . gis probato auSore litteris non fuis* 
{et) Intorno a ciò veggast il Co- se consignata • jIBm SS. OSoi. Tom. 



M7 
go: ma comechè in gran parte finta la narrazio- 
ne , può tuttavolta esser vero , che in tempo della 
venuta di Carlo Magno in Italia non fosse ancora 
fiata scoperta la tomba di S* Donnino: e che re-r^ 
gnando egli, avvenisse quanto con miglior apparenza 
di verità narrano gli Atti pubblicati dal Mombrizio, 
i quali e p?r le cose in essi contenute, e per tro- 
varli noi scritti in un Passionarlo antico del secolo 
XI appartenente al Capitolo della Chiesa Parmense , 
li riputiamo lavoro di un Parmigiano • Ivi si narra 
come deserto ancora trovandosi e disabitato il luo- 
go, dove S* Donnino giaceva , cominciò ad uscirne un 
maraviglioso splendore , che attrasse la curiosità de' 
men lontani abitanti : i quali , osservata la collanza 
del prodigio, e soprannatural cosa riconoscendola, eb- 
bero al Vescovo di Parma ricorso , che mosso da tal 
novità portossi colà , e fatto cercare sotterra , trovò 
il sacro Corpo, e a lui vicina una pietra col nome 
e colla memoria del suo martirio « Dopo tale scoper- 
ta tornò il Prelato a chiudere il venerabil sepolcro , 
edificando ivi per sua cuflodia una picciola Chiesa , 
la quale diede nome al luogo da S. Donnino (a)« 

Niuna menzione facendo ì monumenti anteriori 
a Carlo Magno né di S. Donnino, ne del Borgo, 



IV in Comment. prav. ad ì^tam S* 
Dwnnim pag. ppi • Simili favole fu» 
rono probabilmente spacciate un tem» 
pò da coloro, che vollero annove- 
rato Carlo Magno tra i Santi, e o- 
tarono registrarne il nome in alcuni 
Martirologi, e la vita introdurne in 



certi Leggendari, dove si vede per 
giunta anche quella dell'Eroe de' Ro- 
manzi 5*. Orlando Paladino • U Anti- 
papa Pasquale III fu quegli che ca- 
nonizzò Carlo Magno, e tanto bada. 
(a) Veggansi le Note antecedenti 
alla pag. 24. 



/ 



148 
in cui ora si venera , pare che un tal silenzio ac- 
compagnato, a quanto scrisse V Autore dei G)dice 
Fiorentino convalidi V epoca di queda prima inven- 
zione , ed assicuri la più antica origine di Borgo , 
che fu da principio un aggregato di pochi casolari 
eretti vicino alla detta Chiesuola 9 né aveva nome 
ancora di Borgo correndo V anno 830 («), ma T ot- 
tenne soltanto in seguito , allorché crescendo la po- 
polazÌMie , sì volle y inoltrato già il secolo IX , riedi-- 
£care più nobilmente quel Tempio. Seguono i noflri 
Atti a narrare, che allora perdutasi la memoria del 
preciso luogo dove giacevano le sacre Reliquie , e 
dopo molte orazioni ottenutosi di risaperlo, andò il 
Vescovo di Parma colle dovute ceremonie ad esegui- 
re la seconda invenzione , per cui elevato a vene- 
ìazion pubblica il tumulo del Santo Martire , fu la 
più ampia Chiesa coftrutta dove anche al presen- 
te noi la scorgiamo • Fu quello il tempo , al di- 
re degli Atti , che meglio cominciò ad * essere fre- 
quentato qviel luogo formandosene un paese: con- 
ciossiachè il sito più abitato prima di quella seconda 
invenzione non era già quello del moderno Bor- 
go , bensì r altro situato di là dallo Stirone, scri- 
vendo l'autor degli Atti , e comprovandolo gli anti- 
chi bassirilievi rappresentanti i farti di San Donnino 
sopra la porta di quella Cattedrale , che mentre U 



(a) II Canonico Pier Maria Cam- di San Donnino ^ e P Abate di San 

pi Ifì. Eccl. di Fiae. P. I pag. 4^6 Fiorenzo di Fiorenzola. Non anco- 

ci somministra una Carta dcirS^o ra vedesi in uso il vocabolo» di Bop* 

riguardante una lite tra gli nomini ga. 



149 

Vescovo (lava nella Chiesuola vecchia cercando il 
sepolcro del Santo, il popolo erasi di là dal Torren- 
te radunato nella Chiesa di S. Dalmazio ad orare, 
dove recata appena la nuova * dello scoperto tesoro , 
con tanta folla si mosse per venire di qua , che il 
ponte sopra il Torrente (leso scrosciando si franse» 
e fu riputato a miracolo, che danno alcuno non ne 
sofirissero le persone cadute. Anche ciò serve a con- 
validare , che la patria de' Borghigiani è paese mo-^ 
derno, tanto men da confondersi coU'antica Fidenza, 
quanto che sorse in un terreno prima de' tempi di 
Carlo Magno disabitato , e dopo che di Fidenza 
erano probabilmente perite sin le reliquie* 

Perchè i detti Atti non ci danno il tempo certo 
di tali avvenimenti, mi è piaciuto di qui unitamente 
narrarli ; solo rimanendomi di assicurare il lettore , 
che la descritta seconda invenzione , e T accrescimen- 
to del culto a San Donnino avvenne per cosa in- 
dubitabile entro il secolo IX , correndo il quale se 
ne propagò e fra noi, ed altrove la venerazione (a), 
e in alcuni Martirologj ne fu regiftrato il nome (b)y 



\ 



(«) Troviamo uomini fra noi col 
nome di Donnino in carte degli an- 
ni 8j5 , 859, 877, ed e facile l'ar- 
gomentare, che la divozione presa 
al noftro Santo invogliasse ad assu- 
merlo • 

{t) Usuardo vissuto verso la fine 
del detto secolo IX sotto il giorno 
p di Ottobre scrisse : Apud Juliam 
( cioi non lungi da Giulia Crisopo* 
lij ch'era Parma ) Fis Claudia San- 



Si Domnini Martyris sub Maximia- 
»#, ^ui cum vtllet pnsecutionis ra» 
biem declinate^ protinus insecutus ^ 
& nihilominus gladio verberatus glo» 
riose occubuit. Rabano Mauro nato 
in quel tempo rammentò il noftro 
Santo nel suo Martirologio, e cosi 
Wandelberto • Nel secolo X poi ve- 
desi aggiunto il nome di lui nel Ca- 
lendario di S. Trinità di Firenze , e 
nel Bresciano pubblicati dal Zaccaria 
k 1 



cominciando la Terra vicino alla sua Chiesa edificata 
a chiamarsi Borgo di San Donnino (a). 

U ultima venuta di Carlo Magno in Italia fa 
ancor più memorabile, posciachè con grandissima 
pompa da Papa Leone III accolto in Roma, correa— 
800 do la solennità di Natale delFanno 800, fu per man 
del Pontefice coronato ed acclamato Imperador di 
Occidente con giubbilo universale. Per simile atto 
giunto egli al sonuno della gloria pensò alla manie- 
ra di lasciare in pace dopo la sua morte i figliuoli 
Pipino , Carlo , e Lodovico , ed al vantaggio di tutti 
i sudditi suoi, dettando sei anni appresso il suo teda* 
mento , in cui , oltre la Baviera , e una porzion di 
Al emagna ^ lasciò il Regno d' Italia a Pipino , sosti- 
tuendo in caso di morte alla eredità i fratelli 9 a 
condizione che facendone allora due parti, quella 9 
che dai Piemonte sino a Modena flendesi, a Carlo 
dovesse appartenere ^ ed a Lodovico toccasse il reilan- 
te (b). 



Ixcars. Utter. P. I pag. JJ7 578 . dremo sottoscritto sìgntm mmnus Jm* 
Adone lo aveva omesso nel suo Mar- €okpi de Bargo S. Domnìni . Liot* 
tirologlo; ma nel vetafto codice del prando Istorico accennò pur detto 
Capitolo di Parma, t:ui viene ap- luogo coi titolo di Borgo, narrando 
presso l'accennato Passionano, vi fa vn fatto accaduto prima che termi* 
aggiunto così : EoJem die apud Bur- nasse il secolo IX • 
gense oppidnm natale SanSi Domnini (A) Leggesi quefto Teftamento ne- 
mar. qui de iftorum ( Martyrum The- gli Annali del Baronio , come anco- 
b«orum) fuit suprsdi8orum coUegio^ ra presso il Baluzio ( Capifular. T. 
cujtti pfétcUrirsima gejla èabentur. I pag. 429 ) 9 ^ presso il Muratori 
Da questi passò il nome di S. Don- { Antiq. ItaL Med. j£vi Tom. I 
nino anche nel Martirologio Ro- Diss. II pag. 115 ) . Il passo re- 
mano, lativo al dominio di Carlo Magno 
(«) A un Documento del 92J ve- ne^ Paesi noftri ì tale : Ss ven Karo* 



814 Morto però Carlo Magno, e passato Tlmperiale 
Diadema su la fronte di Lodovico chiamato il Pio , 
sdegnò Bernardo, ch'ei volesse a compagno del trono 
elevare il proprio figliuolo Lotario ; né mancarono gli 
adulatori, e i consiglieri imprudenti di eccitarlo a 
discordia, facendogli creder suo il diritto air Impe- 
ro, come Re d'Italia, e come nato da Pipino pri- 
mogenito di Carlo Magno • Suscitati pertanto tutti 
i Lombardi, e gli altri Italiani all'armi, intimò guerra 
allo Zio , che contrappoflegli a un tratto forze insu- 
perabili , coftrinse il Re mal accorto a pentirsi deir 
error suo* O che sperando del proprio fallo mercede, 
andasse volontariamente a gittarsegli ai piedi in 
Francia, come alcuni vogliono, o che dolosamente 
indotto fosse a tal passo, giuda il parer d'altri, cer- 
to è che andò incontro al suo supplizio, mentre im- 
prigionato e processato severamente , per odio di 
Miniftri maligni, e della Imperadrice Ermengarda fu 
condannato a perdere gli occhi, abbacinatigli per 
-sì crudele maniera, che dal dolore, come credesi, fu 
aftretto infelicemente a morire. 

817 Ridotto allora Lodovico il Regno Italico , e le 

Città Lombarde sotto la sua ubbidienza , nello spe- 
dirvi i suoi Messi 4 giudicar delle cause , e decidere i 
litigi , com' era cofìume (a) , relegò forse in Parma 
la vedova Regina Cunegonda col suo figliuolo Pipi- 
no, ciò potendosi argomentare dall'essersi ella tra 



(a) Tale spedizione risulta da un sa di Piacenza pubblicato dal Cano- 
Privilegio di Lodovico Pio concedu- nico Campi Jft. Ecc. di Piac P. l 
to ueirSao al VeKOVo ed alla Ghie- App. N. IV pag. 4$ 5 • 



153 
noi fermata; prova lasciandovi, come sono per dire» 
della sua molta pietà. £ sebben possa credersi da 
principio molto infelice la condizione di lei, tutta- 
volta siccome lasciato libero il governo d' Italia a 
Lotario neir 820, in circodanza del maritaggio di 820 
lui con Ermengarda figliuola del Conte Ugo diede 
ampio perdono ai complici della fellonia del Re 
Bernardo, rimettendoli al possesso de^ confiscati beni , 
così è verisimile , che liberale si dimollrasse colla 
savia Matrona, quelle ricchezze donandole, onde fe- 
ce poi sì buon uso. \ 

Congiunta Lotario alla Dignità Imperiale, parti- 
cipata seco dal Genitore, la regia autorità in Italia, 
dicesi che tenesse un congresso, dove convocò i 
più dotti uomini di Milano, Pavia , Cremona , Man- 
tova, Verona, Trevigi, Padova, Vicenza, Parma, 
Lucca, Pisa , e Manfredonia , per iflabilire col consi- 
glio loro certe leggi intorno ai Feudi (a). Ma ciò 
che non ammette dubbio si è, che fece prima sua 
cura il volere di qua sbandita la ignoranza recatavi 
già dalle nazioni barbare, e sì lungo tempo nudritavi 
in addietro. Comandò a tal fine Taprimento di pub- 
bliche Scuole in Pavia, in Ivrea, in Torino, in Cre- 
mona, in Firenze, in Fermo, in Verona, in Vicen- 
za , e in Cividale del Friuli , assegnando con saggia 
diflribuzione a ciascuna le circonvicine Città , donde 
trar potessero i giovanetti da inftruire nelle Lettere, 



(«) Così scrìve il Sigonio De Re- GiosefTo Antonio Sassi , non trovar* 
g»o Itmliée Lib. 4 ad an. 825. E* si nelle leggi di Lotario legge alcu- 
perb vero, come a tal passo notò na intomo ai Feudi. 



J 



154 
e nelle Arti. Cremona ebbe in sorte Tesser maeftm 
a^ Piacentini 9 Parmigiani j Reggiani , e Modenesi (a). 
Non può negarsi il vantaggio di una sì provvida 
costituzione ; ma è pur certo , che se giovò ai ricchi 
abili a mantenersi fuori di patria a cagione di ftudio, 
inutile riuscì ai poveri , nati per loro sventura dove 
le scuole non eransi messe in fiore. Se però ai ricchi 
aveva provveduto il Monarca, seppe ai men doviziosi 
ed ai meschini pensare il Pontefice Eugenio II, allor- 

826 che Tanno 826 convocato in Roma un G>ncilio , 
ordinò che in tutti i Palazzi Episcopali , nelle Pievi 9 
e nelle Parrocchie di villa Scuole esser dovessero in 
avvenire di Lettere , e che ne^ luoghi , dove bisogno 
il chiedeva , s^ insegnassero le Arti liberali , e si spie-- 
gasse la divina Scrittura. Non avrà tardato il noftro 
Vescovo di Parma Lantperto a dar esecuzione ad un 
sì pio e sì giudo comando : però da lui ripetiamo 
T origine delle Scuole noftre , dirette specialmente al- 
la iflruzione deXhierici destinati al Santuario • 

Mantenevasi il detto Prelato in buona grazia 
degli Augusti 5 però di buona voglia co' Messi loro , 
coi Legati del Papa, e cogli altri Vescovi sufiraganei 

827 di Ravenna e di Milano trovossi Tanno seguente al 
Sinodo Mantovano tenuto per esaminare la contro- 
versia non poco ardente fra i Patriarchi di Aquileja, 
e di Grado (b). Altro segno della dìvozion sua fu 
quello di accogliere nel suo Episcopale Palazzo entro 

(^a) Addìt. éid leges Lottarti. Rer. mensis Epìscopus , videro la luce la 

Ital. Tom. II P. II pag. 15;. prima volta nella edizion del Coleti 

(6) Gli Atti di quefto Sinodo, in Tom. IX Conci/» pag. 827 Vene* 

6ui apparir fi vede Lantpertus Par- tiis 1725^ • 



in 

Parma i Giudici Imperiali venuti nelP 830 per fa- 830 
rt f giuda il consueto , ragione a chiunque si riputasse 
aggravato • Ammesso a parte degli atti loro aggiunse 
peso ad una Dichiarazione pronunziata circa il pos-i 
sesso di certi luoghi in contrasto fra gli uomini della 
villa di San Donnino, e il Moniftero di San Fio- 
renzo di Fiorenzola 9 in cui , sebben egli o per mala 
intelligenza del Documento , o per fallo di (lampa 
veggasi chiamato Aritberto (a), non avvien già che 
vi si parli di un Vescovo diverso da quello che ritro- 
vato erasi presente al Sinodo Mantovano, e viver tro- 
vasi a^^ncora qualche anno appresso • Gl'incend) rapito 
ci anno que' Privilegj , che premuroso dello splendor 
di sua Chiesa impetrò dagli Augusti, e tutti gli altri 
Monumenti, da' quali trar si potevano le memorie di 
lui , e de' suoi incliti antecessori. 

Cominciano però in quefto tempo a riftorarci di 
tanto danno alquante preziosissime carte dell'Ar- 
chivio Capitolare di Parma, cortesemente comunicate- 
mi dai rispettabilissimi soggetti che lo compongono, 
cui per la diffidi epoca di tre secoli almeno dovrà 
il miglior lume in appresso la Storia noflra. £ prima, 
di tutto ne rileviamo la già seguita edificazione deir 
Oratorio , detto eziandio Basilica , di San Quintino 



(a) Nella Carta pubblicata dal Ca- 
nonico Campi /oc. eh. N. V pag. 
4J^ 'eggcsi: Infra Claufira SanBée 
Parmtnse Ecclesie . • . refendente tir 
nobiscttm Haritbertus Venerabile Epis- 
copo ,.. in Palatio SanSse Parmense 
Ecclesie infra Ecclesiam J. Lauren- 
tii. QuelP Aritberto si accenna sica- 



ramente come Vescovo di Parma» 
E* perb vero, che Lantperto Vesco- 
vo nelP827 lo era pnr anche nelP 
8^5. Onde nel Documento Fioren* 
zolano, non piti esistente, in vece 
di Haritbertus legger conviene Lant^ 
ber t US • 



156 

fuori delle mura della Città vicino air Acquedotto 
chiamato al presente il Canal maggiore, dotato di 
alcune case , e del contiguo Molino » la cui proprie- 
tà divisa in più soggetti della medesima consorterìa 
xe lo fa riconoscere fondato in addietro da una 
833 Famiglia di origine Longobardica • L^anno 833 pos-- 
sedevane una porzione Suniperto figliuolo di Gisone 
da Piacenza, che ftando in Parma il giorno 24 di 
Agoilo col consenso di Ariperto suo figliuolo diedela 
in benefizio air Arcidiacono della noftra Chiesa chia* 
mato Eriberto, ed a Lamperto Diacono fratello di 
lui , con altra porzione di suo diritto della Basilica 
di San Savino fabbricata oltre TEnza (a). Vediamo 
poscia venti anni dopo livellata allo (lesso Arcidiaco- 
no, ed a Rimperto Prete nipote suo una metà di 
ambe le dette Chiese da Gariberto ed Arioaldo fra- 
telli figliuoli di Ragimbaldo da Parma (b)^ che mor- 
to poi r Arcidiacono e Ragimbaldo , fu al detto 
Rimperto , elevato alla dignità di Arciprete , da Ario- 
aldo venduta neir86o (e) . Tralascio di far qui 
menzione di altri contratti spettanti alla Chiesa di 
San Quintino, badandomi di avere indicati questi 
per testimonio della sua antichità , giacche ben 
merita di essere mentovata l'origine di tal Chiesa, 
passata poi in proprietà del Capitolo di Parma , e 
arricchita col tempo del cospicuo Moniftero di Reli- 
giose Benedettine, che oggidì vi rlsplende vicino. 
Del pari antica entro le mura della Città fu la 



(il) Appendice N. VII. (0 Appendice N. X ec. 

(t) Appendice N. IX. 



^57 
Chiesa del Santo Apoftolo Bartolommeo edificata, e 
di un Moniflero contiguo arricchita dalla piissima 
Regina Vedova Cunegonda, che le Reliquie di San- 
ta Sabina Martire, al dire del Pico (a), e del Zap- 
pata (b) , vi collocò . Ivi da Religiose Donne accom- 
pagnata viss^ ella sicuramente alcuni anni , sin a tan«^ 
to che nel vicino luogo le piacque di trasferirsi, fon- 
dandone un più magnifico all'onore di Maria Ver- 
gine, e di Santo Alessandro Papa e Martire , in cui 
buon numero di Sacre Vergini dovesse consecrarsi 
al culto divino sotto la Regola del Patriarca San 
Benedetto. Terminatone Tedifizio, volle de' suoi beni 
dotarlo con atto solenne rogato il giorno 15 di 
Giugno dejr 835, a cui si trovarono presenti il no- 8 3 j 
ftro Vescovo Lantperto , Nordberto Vescovo di Reg- 
gio (e), Adalghiso Conte, a quel che sembra, di 
Parma, il noftro Arcidiacono Eriberto, e quattro 
Gaftaldi di nazione Francesi. Conferì ella al pio 
Luogo varj terreni di suo diritto nel Parmigiano , 
Reggiano , e Modenese , unendovi il Moniflero di 
San Tommaso fuori di Reggio, e Taltro già indi- 
cato di San Bartolommeo di Parma, donde av- 
venne che anche al dì d' oggi la Badessa di S. 
Alessandro serba il diritto di conferire il Benefizio 
Parrocchiale da tal Santo denominato. Dichiarò la 
buona Regina di ciò fare a rimedio dell'anima del 



(a) Teatro de* Santi pag. 17J . di Reggio per gR Arti del Sinodo 

(i) Notitia Ecctes. Parma MS. di Mantova . Si consulti V Affirosi 

(r) Benché nella sottoscrizione non nel Tomo I delle Notizie di Reg^ 

leggasi di quale Chiesa Vescovo fos- gio. 

so Nordberto , si sa eh* era Vescovo 




158 

Re Bernardo già suo marito , della propria, e di 
quella del suo figliuolo Pipino (a). 

tJn G)dice in pergamena del detto Moniftero» 
non però molto antico, giacché fu scritto soltanto 
nel 1526, contiene la Vita di Santo Alessandro 
volgarizzata, a mio credere, da vecchio tefto latino, 
dove si narra, come avendo la Regina fatto ricorso 
a Papa Gregorio IV, ebbe facoltà di trasferire dalla 
Chiesa di Santa Sabina di Roma a quella sua di 
Parma il Corpo di quel Santo Pontefice* Troppe 
difficoltà però incontra simil racconto, ricopiato a 
chiusi occhi dair Angeli nella sua Storia (b). Si 
Ilabilisce il fatto sotto V anno 837, che dassi pel 
22 deir Impero di Lodovico Pio, e per Tultimo del-^ 
la Vita di Papa Gregorio, quando neU'Ss/ correva 
il 24 di Lodovico, e visse il Papa sin air 8 43. Ag- 
giugnesi che i Prelati Lantperto e Nordberto presen- 
ti alla supporta traslazione erano Vescovi oltremon- 
tani; e pur si è veduto come Tuno il fosse di Par- 
ma, r altro di Reggio. Peggior circollanza vi accop- 
pia del suo Anton-Maria Garofani, affermando gover- 
nata in allora la Chiesa Parmense dal Vescovo Gui- 
bodo (e), eletto a reggerla molto più tardi. Ma ciò 
che più importa è la collante opinion di più secoli ^ 
e la tradizione invariata deir attuale esiftenza del 
Corpo di Santo Alessandro in Roma ; polla la quale 
giudicò il noftro Ranuccio Pico (d)y e dopo luì il 

(a) Appendice N. Vili . ni il Canonico Campi Ist. EccL di 

(b) Istoria dt Pamté^ Lìb, Ipag. j6. Piac. P. I pag* ^07. 

(0 Santoario di Patmm pag. 28. {d) Teatro de* Santi e Beati di 
Credette in queflo luogo al Garofa- Parma pag. 46 • 



«59 

dottissimo Henschenio; che una particella soltanto 

ne fosse allora conceduta alla divozione della Re^ 
gina (a). Ben leggo nel detto Codice ^ che Tanno 
flesso» in cui fu scritto » volendosi alla Chiesa novel* 
la trasferire la Cassa, ove dicevasi il sacro pegno 
celato, osasse in secreto di aprirla il Padre Don Gre-i 
gorio da Piacenza Confessore del Moniftero, e assi^ 
curasse la Badessa e le Monache di avervi scorto il 
Corpo intero del Santo con camice e pianeta. Chi 
però noa vede Tapparentissima falsità di un raccon- 
to, immaginato da qualche semplice per non tur- 
bare la pia credenza di quelle troppo sollecite Reli- 
giose ? 

Dissi parermi Conte di Parma queir Adalghiso; 
o Adalgiso , sottoscritto alla donazione di Cunegon- 
da: e molto propendo a crederlo; imperciocché seb^ 
bene il documento non esprima il Contado cui pre- 
sedeva, tuttavolta il suo convalidare un Atto tanto 
solenne stipulato in Parma, rende molto probabile che 
quivi esercitasse autorità. Neppure Lantperto Vesco- 
vo, e neppur Eriberto Arcidiacono sottosegnarono di 
appartenere alla Chiesa Parmense; e pure negar non 
si può , come dalle già dette cose risulta , che qui- 
vi non softenessero le dignità loro • Dedursi quindi 
mi sembra quasi con grado di certezza T esercitata 
podeftà di Conte in Parma da Adalgiso; ed io Tò pel 
medesimo Conte di sìmil nome caro air Imperador 
Lodovico Pio, ed insieme a Lotario, che in vece lo- 
ro insieme co' Messi del Papa tenuto aveva neir83 4 

{a) ASaSS.Afaji TomJ. Cornai, prsv. ad Vitam S. Alex. §• j • 




i6o 
un Placito in Rodigo presso Gavello (a); e per lo 
flesso impegnato poi dal primo de' predetti Augusti 
a recarsi V anno 8 3 6 a ritrovar il secondo in Pa- 
via, onde proporgli partiti di vicendevole pacificazio* 
ne de' litigj insorti fra ambidue (b). Lo credo pure 
quel desso, che dopo la morte di Lodovico Pio ve- 
diamo spedito neir 842 da Lotario a Cremona in 
qualità di suo Messo , dove recossi accompagnato 
particolarmente da un suo Vassallo di Parma chia- 
mato Orso, e alzò tribunale per giudicar delle cause 
in quella Città ^ventilate (e). I quattro Gaftaldi sot- 
toscritti col Conte nominati Giacopo , Erchenberto , 
Fulperto, e Wisegero , tutti di stirpe Francese, erano 
anch' essi Miniftri Reg) curanti le cose del Fisco 
nella noftra Città , e deputati a faccende economi- 
che, politiche, e giudiziarie, come usavasi allora (d). 
Fin a qual tempo Cunegonda vivesse , di cui è 
maraviglia, che niuno Storico tra quanti parlarono 
del Re Bernardo in que' secoli ne ricordasse il nome , 
e l'origine: che avvenisse di Pipino figliuolo di lei, 
non se ne trova memoria. Ci è del pari ignoto se 
nella Cattedra noftra Episcopale tra il mentovato 
Lantperto e Guibodo sedesse un altro Vescovo; né 



(a) Savioli Awiali Bolognesi Tom. ino, che l'anno 854 successe nel 
I P. I pag. 95. Principato di Benevento, e fu poi 
(Jf) AnnaUi Frétnc^rrnm . ucciso verso P 879 . In quefto caso 
(f) Veggasi un Placito tenuto al- egli sarebbe il Padre di quella Cel- 
la sua presenza in Cremona Panno trude moglie di Guido Imperadore, 
842 pubblicato dal Muratori Antiq. che vedremo a suo tempo nel noflro 
hai. Med. j^vt Tom. 11 Diss. ji Contado. 

col. 977 • Chi sa che quello Conte {d) Du-Cange Verb. Gaflaidio , e 

Adelgiso non sia poi quel medesi- Muratori Dissert. zo« 



i6r 

via troviamo da uscir di tenebre . Chi vuol farci cre- 
dere già eletto Guibodo sin dairSj/ da Papa Gre* 
gorio IV (a) j sembra chieder da noi T assoluta esclu-4 
sione di Prelati intermedj; ma da chi tanto esige 
vorremmo ragioni , e non parole , indur non sapen- 
doci a credere alla cieca quanto vien detto da Scrit- 
tori soliti bevere di buon grado ogni favola, e sfor-- 
niti afiatto di cronologia e di critica • L^ Ughelli 
poi, che fra ambidue colloca un Rodoaldo , vien 
giuftamente ripreso, sì perchè lo fa vivere come Ves- 
covo di Parma in tempo che già da qualche anno 
qui sedeva Guibodo {b)j come ancora perchè dicen- 
dolo accusato neir 863 di aver in Coftantinopoli 
aderito alla parte di Fozio , moflxa di avere creduto 
Vescovo di Parma chi era Vescovo Portuense, come 
veder si può presso il Cardinal Baronio (e) , e nelle 
Epiftole di Papa Niccolò I {d) . 

Solo frattanto rimafto essendo Lotario nelF Im- 
pero, e nel Regno d^ Italia, dopo aver softenu^ 
to aspre guerre co' suoi Fratelli Carlo Calvo Re 
di Francia , e Lodovico Re di Germania, pacifica- 
to con essi, fece da Papa Sergio II imporre la Coro- 843 
na d' Italia a Lodovico II suo figliuolo, messo a par* 
te dal Genitore di quella ancor dell'Impero. Cor- 
reva, ciò appena succeduto, T anno 850, quando 850 
un congresso di più Vescovi e Conti fu intimato in 
Pavia , cui ebbe ad esser presente eziandio Tiberio 



{a) Bordoni Thesaur. EccL Parm. (e) Annal. Feci, ad ann. 86 2 & 
it) Muratori Annali alP 860 . 86^ . 

(j) Epist. Durn. T. Ili • 




t6z 

Abate del Moniftero di Berceto » uomo di somma in^ 
tegrìtà, il quale negli anni addietro , imperando il 
primo Lodovico e Lotario, ampliata la Chiesa dei 
suo Moniftero, vi preparò un^urna, dove intenden* 
do prima di trasferire le Ossa del già prelodato San 
Moderanno, erasi poi per superiore consiglio delibe-* 
rato di riserbarla a quelle del Martire Santo Ab- 
bondio. Quivi trovò egli Domenico Vescovo di Fo- 
ligno conosciuto in altri tempi famigliarmente : ed 
informato come il Corpo di detto Santo nella sua 
Chiesa con quello di San Carpoforo si venerasse» 
glielo richiese iilantemente così , che non seppe il 
buon Prelato negarglielo • Avvenne quindi che sciol- 
to il congresso andò poi V Abate » forse V anno se* 
851 guente , a Foligno per ricevere il dono , talché le 
Ossa del Santo Martire di là tolte, furono dalla 
parte di Lucca non senza prodigiosi accidenti trasferi- 
te a quella venerabile Badia (a). Gli Atti antichis- 
simi di simile traslazione levano ogni dubbio^ inop- 
portunamente mosso dagli Scrittori » incerti di quale 
tra^ varj Santi così chiamati siano quelle le Ossa» 
rilevandosi altre non esser che quelle di Santo Ab- 
bondio Diacono martirizzato con San Carpoforo, di 
cui la Chiesa fedeggìa la memoria nel giorno de- 
cimo di Dicembre (6). 

Ma tale Badia noli ebbe lungo tempo a sussifte* 



(0) Gli Atti deir accennata tras- {é) Veggasì quanto scrisse il Pico 

lazione scritti da Autore assai anti- tiel Te4tro de^ SS. 9 BB, di Parmm 

co si possono vedere nella Raccolta pag. 4jo e seg. , « ciò che à osser* 

Bollandiana al Tomo I di Giugno rato con molta critica nel citato luo- 

pag. 45 . go de' Boltandisti il P. Janingo • 



164 
Wigbodo 9 ora Widiboldo y il quale ne dir si vuole 
col P. Rusca eletto sin dair 819 (a), e neppur col 
«Bordoni neir837 9 bensì dato alla Cattedra Parmen- 
se conyien riconoscerlo nel tempo, di cui veniamo a 
parlare • Il da-Erba (b) , e il Garofani {e) lo dissero 
nipote di Carlo Magno , né so qual appoggio avesse- 
ro più antico di una Iscrizione marmorea polla nel 
Duomo alla memoria di lui soltanto Tanno 1567, 
se pure anche di quella essi non furono autori. Vi- 
de improbabile tal opinione Ranuccio Pico » e stimò 
di correggerla chiamandolo nipote di Carloman— 
no {d). L^Ughelli, e il Bordoni fletterò seco. Quan- 
to air origine di Guibodo, che fu sicuramente fran- 
ca j avendo i suoi parenti osservato la Legge Salica » 
ciò non ripugnerebbe : quanto alla età nenuneno » 
che visse in tempo di poter esser nato da uno di 
que^ miseri figliuoli di Carlomanno > spogliati , come 
dissi 9 da Carlo Magno loro zio de^ Regni paterni, i 
quali erano flati dalla genitrice in Italia condotti a 
chiedere ajuto al Re Desiderio. Ma di que^ figliuoli , 
dopo averceli moflrati venire umilmente a' piedi del 
trionfante Carlo Magno in Verona (e), la Storia 



{a) Il Catalogo de* Vescovi di Par- {b) Comptndio MS. delh cose di 

ma tessuto dal P. Rusca si vede pub- Parma • 

blicato dal Pico • Il Canonico Campi (r) Santoario di Parma nella Vi- 

avvertito di un Guibodo sì antico, e ta di S. Alessandro. 

poi trovando monumenti intorno al (^) Catal. diVescwi di Parma 

vero vissuto pib tardi, suppose se- pag. 22$. 

duti in Parma due di tal nome , uno (0 Anafias. Bitliotb. in Vita Ha- 

suceessor dell'altro ( Ist. Ecci. di driani I. 
Piac. voi. I Lib. 8 pag. ajo ) • 
Ma il primo ^ una chimera. 



i6s 

tace n Uno potrebb' esserne quel Pipino di regia ftir- 
pe adoperato già con altri da Lodovico Pio neir8 34 
per farsi condurre dair Italia ad Aquisgrana la sua 
seconda moglie Giuditta , e che possessore in Fran- 
cia di beni allorché giunse nell' 840 T Imperador 
Lotario vittorioso alla Senna , andò con Gerardo 
Conte di Parigi , e con Ilduino Abate di San Dio- 
nisio a predargli omaggio tra i primi . £ certo II 
dirlo figliuolo di Carlomanno potrebbe sembrar asser- 
zione più verosimile di quella del Muratori , che 
il Pipino lo reputa già nato da Cunegonda moglie 
di Bernardo Re d'Italia (a): con tutto ciò nulla si 
acquista per favorir l'opinione, che Guibodo gene- 
rato fosse di regal sangue. I Documenti ove parla di 
sé, ed altri spettanti a' suoi parenti non manifeflano 
sì gloriosa origine; ed essendo pure flati soliti gl'Im- 
peradori e i Re di que' tempi onorar ne' Diplomi lo- 
ro del titolo di consanguinei que' sublimi personaggi, 
che uscivano seco loro da una stirpe medesima, non 
mai io profusero privilegiando Guibodo • 

Ciò, che dubbio non ammette, è la vastità de' ta- 
lenti, l'abilità nel trattare gli affari più ardui, e l'au- 
torità che seppe acquistarsi presso i Monarchi quello 
degno Prelato^» Colle sue dolci ed affabili maniere si 
procacciò del pari l'amore di più Signori e Vesco- 
vi concorsi a gara ad arricchirlo di beni nel Mila- 
nese , Pavese , Lodigiano , Comasco , Piacentino , Par- 
migiano, Reggiano, e Modenese, come pure nella 
Romagna , nella Marca detta di Berengario , nella 



{a) Annali d' Italia agli anni 8j4 840 • 

/ 1 



r 



i66 
Toscana, e in tutto T Italico Regno. Ebbe due fra- 
telli chiamati Rodolfo, e Geroino, al secondo de' 
quali fu moglie Otta , che partorì Amelrico , tutti 
premorti al Prelato, cui non rimase per ultimo fuor-^ 
che una consanguinea nominata Volgunda , e altri- 
menti Azza , consecrata a Dio in un Chioftro , come 
vedremo (a). 

Sembra che T Imperador Lodovico II dopo il suo 

trattenersi in Roma per la coronazione di Papa 

857 Niccolò I succeduta neir Aprile deir8 57, facesse con- 

secrar Vescovo Guibodo , da cui fu quindi seguito 

mentre visitò il Ducato di Spoleti , e la Romagna ; 

860 perchè trovandosi Tanno 860 tra Jesi e Camerino, 
ebbe il Prelato ad esser giudice con Adalberto Con- 
teflabile , Vepoldo Conte di Palazzo , ed Eccideo 
Coppier maggiore in una Causa agitata fra Ildeberto 
Conte, e un tale Adalberto; di che refta il Placito 
presso il Muratori (b). Non ci rimangono Privilegi 
dall' Imperadore conceduti a Guibodo , avendoceli il 
tempo e le fiamme involati: certi però siamo altron- 
de , che alcuni ne riportò a corroborazione delle al— 
trui liberali offerte alla sua Chiesa: e forse allora 

861 quando venuto nel Settembre dell'anno prossimo a 



{a) Se preftar fede si volesse ad T. II Diss, XXVI ), e dello ftes- 

una carta data In luce dal Canonico so Poggiali ( Mem. Istor. dì Piae» 

Campi ( Jj/. EccL Jt Piac. P. I Tom, III pag, 54 ) il Documento 

App. N. XXIV pag. 469 ) avreb- ì falso • Aggiagne peso alla decisione 

best a dire nipote del noftro Vesco- di uomini ^ì chiari il silenzio del 

vo anche Adalberto da Ruzzolo, da Prelato nel suo teftamento intorno a 

cui si dicono scendere i Rizzoli di quel suppofto Nipote . 

Piacenza . A giudizio perb del Mu- (A) Rer. Italie. Tom. II P. II 

ratorì ( Antiquit. hai. Med. jEvi pag. 928. 



167 
Parma 9 il Monarca esercitò quivi la sua clemenza 
privilegiando anche la Chiesa Modenese (a). 

Convengo non essersi fatto uso del vocabolo di 
feudo se non più tardi 5 ma in softanza quello co-^ 
fiume di premiare i più fedeli alia Corona col ren- 
derli possessori di Caftelli, Corti, e Villaggi era pas- 
sato co^ Re Franchi in Italia • Avvenne quindi, che 
dentro il Contado intero di una Città cominciarono 
a formarsi Contadi minori , ne^ quali comandava , e 
giudicava colui, che n'era fiato investito* In questi 
tempi anche nel Territorio di Parma invalse tal pe- 
stilenza , che a poco a poco empì lo Stato di pic- 
cioli Signorotti, tiranni per lunghi secoli di meschi- 
ne sottomesse famiglie di servi sforzate a sfamarne 
r ingordìgia con assidua fatica .. Misera ben era in 
quella età la sorte degli uomini, quasi tutti di con— 
dizione servile» e così però soggetti ai signori , che 
oltre il nascere schiavi , e tramandare a' figliuoli un 
vincolo indissolubile di dipendenza^ potevano anch* 
essere contrattati e venduti , come si usa de*" più vili 
giumenti. Grazia singolare sì riputava, se la pietà de* 
padroni alcuno talvolta ne manonìetteva donandogli 
libertà, onde potessero andar fallosi del titolo di 
Uòmini liberi , che dato vediamo anche ad alcuni 
Pannigiani (b): ma simit grazia o compera vasi ben 
cara,, o era frutto di troppo vantaggio ai padroni 
recato ,, o procedeva da un interesse almeno spirituale 
di chi credeva far opera meritoria sciogliendo un 
uomo» dal giogo indegno dì servitù* Il primo esempio» 

(4) Slgonius iTtRfgnoItai.Ub. j. (A) Appendice N/XXVI e LII. 



> 



i68 
di Corti y e di Famiglie a vassalli nel Parmigiano do- 
nate consifte nella Investitura di Felina e Mallia- 
co , e delle loro Cappelle , Case , e Famiglie porte nel 
863 Gaftaldato di Bismantova, congiunto allora al Contado 
Parmense, con selva e bosco nel monte Cervario data 
Tanno 863 dall' Imperadore a Suppone suo intrepido 
Vasso e Consigliero (a) . Di un tal Suppone co- 
mechè rilevisi essere ftata T origine assai nobile (6), 
e sappiasi come fosse a grandissimi onori elevato (e), 



(il) Appendice N. XII. 

(i) Fa conoscere nobilissima Po- 
Tigine di Suppone il Diploma dato 
poi da Berengario Re d' Italia ad 
Unroco suo figliuolo delle (lesse Cor- 
ti di Felina e Malliaco, chiamando 
egli Unroco suo consanguineo • Si 
sa, che Berengario era secondogeni- 
to di Everardo Conte del Friuli , e 
di Gisla figliuola dell' Imperadore 
Lodovico Pio. Suppone adunque es- 
ser dovea della schiatta medesima 
onde scendeva Everardo. Ma non 
se ne sa di piìi • Il Muratori ( An^ 
fiali ali* 87 j ) crede ch'ei discendes- 
se dalP altro Suppone già Conte di 
Brescia nelPSii. Ciò pub essere: 
ma non sussiste che Mauringo suc- 
cessore del primo Suppone in quella 
Contea fosse suo figliuolo , e padre 
del secondo Suppone, com'egli im- 
magina; perche la Cronica di RidoI* 
fo Notajo pubblicata dal Biemmi di- 
moflra essere flato rimosso il primo 
Suppone dalla sua carica per accuse 
dategli di aver fomentato a ribellio- 
ne Bernardo Re d'Italia, n^ dice 
punto che Mauringo fosse figliuolo 



di lui , anzi ne parla come di sogget* 
to assai lontano dalla sua parentela: 
Ludovicus ad suum palatìum vacato 
Suppone , misit ad regimen Comha» 
tus Bri titani Mauri nj^um . 

(e) Ei fu Marchese, perchk Un- 
roco chiamasi dal Re Berengario fi* 
lius quondam Supponis incliti Mar* 
chionis . Il Muratori ( Antiq. Mid. 
Mvi Tom. I Diss. VI col. 281 , e 
Annali all' 872 ) lo crede quel me- 
desimo Suppone, che fu mandato 
nelPSò^ dal Monarca in Oriente 
per trattare il maritaggio di una sua 
figliuola coir Imperadore Basilio, e 
quello flesso, che nel!' 871 fu Duca 
di Spoleti; e sotto Tanno 872 chia- 
masi Conte del Piceno , e Duca nella 
Cronica del Monistero di Casadoro • 
All'anno S8p parlando lo flesso Mu- 
ratori di Unroco lo dice figliuolo di 
Suppone già Duca di Spoleti y e di^ 
pei j secondo le apparenze j Duca di 
Lombardia y e Suocero probabilmente 
del Re Berengario : ma se così fosse > 
Berengario nel suo Diploma avrebbe 
chiamato Unroco suo cognato , e 
non già consanguineo • 



169 
non lasciamo di essere molto all' oscuro : parendoci 
che più di uno vivesse nel tempo stesso col mcdesi-» 
mo nome , e colla stessa autorità (a) non senza mol- 
tissima confusione nella Storia • 

Tali Signori vennero anch' essi talvolta creati Con- 
ti , e gli eruditi per distinguerli da quelli , che le 
Città principalmente , e V universo loro Contado go- 
Tcrnavano , sogliono appellarli Conti Rurali . Ne ve- 
dremo fra poco congregato in Parma un nume- 
ro competente . Da principio tali Conti o Feudata- 
ri non godettero le Signorie che in propria per- 
sona , e durante la vita loro ; ma col tempo 
le perpetuarono ne' figliuoli ; ond^ è che le car- 
te de' secoli appresso ce ne fanno conoscere diver- 
si sparsi pel Contado , cioè i Supponi (b) , i Wi- 



{é$) Neir870 un Suppone era Con* 
te di Piacenza, conle dimostra ii Pog- 
giali ( Mem, Ist. di P/'ac. Tom. II 
pag- ?S7 ) • Neil' 877 due Conti 
dello stesso nome sottoscritti si iro« 
vano al Testamento della Imperadri- 
cc Angilberga rogato in Erefcia pub- 
blicato dal Campi . Taluno di costo- 
ro ebbe per moglie una Berta già 
vedova nell' 888 , che in una carta 
dell'Archivio Capitolare di Parma 
(Sec. IX N. XXXIV) dicesi Donna 
Bnta qui fuit reliEla quotìdam Sttp" 
poni qui fuit Comes , qui modo veste 
velamen SanSe Dei genitricis Marie 
induta esse videtur . Ma se altri do- 
cumenti non si scoprono, come di- 
stinguere l'uno dall'altro? Nel se- 
colo susseguente troviamo memorie 
di altri Coati Supponi • 



(^) Nell'Appendice N. LII si po- 
trà leggere una carta del 925 da« 
ta in Curie pariola ^ cio^ alla Pa^ 
roUy a favore di Giselberto detto 
Azze del fu Dodone, e di Ausper- 
ga fatti liberi da Berta y e dai fi- 
gliuoli di lei Adelgiso , Wifredo» 
Boso , e Ardingo , che comincia : 
Ego in Dei nomine Suppo Comes se- 
nior & donator tuus . Altra del P42 
al N. LXI data in Castro C^ Cut- 
te Fida/tana j cio^ nel luogo di Vi- 
diana su le nostre montagne , renderà 
noto un altro Suppone Conte, già 
6glio di un altro Conte, di cui non 
ben rilevasi il nome , che per falute 
dell'anima sua, e di quella diArdin- 
go Vescovo suo zio materno , fa una 
donazione alla Chiesa Parmense. E* 
rano i Supponi di nazione Salica. 



J 



170 
fredi (a) , gli Ughi (b) , gli Arduini , e gli Uberti (e)-, 
per tacer di altri, che senza questo titolo di Conte go« 
de vano Corti e Castelli , noti per qualche loro dona- 
zione a Chiese e Monisteri y ma sovente infesti ai 
Vescovi medesimi , non che a Capitoli , ed a Badie , 
cui rapivano molti diritti, ed occupavano le antiche 
proprietà , siccome qualche volta ci avverrà di conosce- 
re. Giovi Taver quivi opportunamente osservata questa 
nuova foggia di governi misti , onde prepararsi a non 
far maraviglia de^ troppi disordini, che ne risultarono/ 
In una carta antica data fuori tra i Documenti 
Nonantolani dal chiarissimo Signor Tiraboschi trovo 
notato un incendio della nostra Città sotto Tanno 
870 870 (d). Ninna cosa più facile degrincendj antica-* 
mente neMuoghi abitati, essendo le case della plebe 
fabbricate di legno , e coperte di paglia ; ond' è pur 
troppo credibile simile infortunio . 

Avendo frattanto il nostro Imperadore perduto il 
fratel suo Lotario Re di Lorena, fu assai dolente che 
gli Zii paterni Carlo Calvo Re di Francia , e Lodovi- 



(ii)L'annopyj (Append. N. LXV) memora Adeiaxe filta Ugoni Comes 

Leigarda Comi fissa bone memorie ìVi- & reiiSa quondam IVidonis de Co- 

fredi Comi tis fi/i a fa una donazione mi tatù Parmensi s . 
alla Canonica Parmense. Altra ne {e) Da Attone figliuolo di Atto- 

abbiamo alla stessa Canonica delpòj ne, ambedue detti del Contado Par- 

di un altro Conte Wifredo del fu mense , venne Arduino Conte , padre 

Conte Clerico • Ego quidem in Dei di Uberto Conte in questo nostro 

nomine ìVifredus Comes b. m. Ole- Contado, de* quali si parlerà a suo 

rici Comite Pai atti fiiius , qui prò- luogo . 

fesso sum ex catione mea lege -vivete (d) Stor. della Bad. di Nonanio* 

Alamannorum. ( App. N LXVII.) U T. II App. N. II pag. 6. 

{b) In una Carta del xo^z si com- 



V 



I7X 
CO Re di Germania si azzuffassero insieme per usurpar-^ 
si uno Stato, cui egli solo aveva diritto. Mentre però 
flava combattendo i Saracini infeftatori della Cala- 
bria , softenendo il decoro delle sue armi F intrepido 
Conte Bosone (a) j grato a lui Papa Adriano II di 
tal benefizio a vantaggio della Cristianità, incaricò 
il noftro Vescovo Guibodo, ed altri suoi Legati a 
recarsi ai due Re per indurli non solo a pace , ma 
più ancora a giustizia verso TAugufto loro Nipo- 
te (b). Ma che ? Giunti appena gli Ambasciadorì, 
trovarono, come, venuti a patti i competitori, si fos- 
sero diviso quel Regno senza intenzione di volerlo 
restituire. L^ Imperadrice Angilberga donna di grande 
animo andò ella flessa due anni appresso per abboc* 872 
carsi coi due Re • Trovò molta grazia in Lodovico ; 
ma poca in Carlo, che schivò il congresso. Consa«- 
pevole della antica intrinsichezza tra lui e il Vesco-» 
vo Guibodo, glielo inviò sotto pretejlo (T amicizia^ 
ma veramente per trattare con lui della restituzion de* 
gli Stati del fu Re Lotario. Carlo non sì lasciò 
trovare da lui , se pur t ascoltò j rimandollo colle 
mani vuote (e) . Così mal trattato da* suoi , e col 
cordoglio di non lasciare maschil successione venne 
a morte T Imperador Lodovico II nell'S/j, racco- 87 j 
mandata molto caldamente , per quanto sembra > an-^ 
che al noftro Vescovo T Augufta Angilberga • 

I due prenominati Re anelarono tofto al Begno 
d'Italia. La Vedova Imperadrice più dal Germanico, 



(a) Joannis Papa Vili EpIstoL (A) Muratori Annali all' 870* 
Vlir. (e) Muratori Annali ali' 872 i 



17^ 
che dal Franco ripromettendosi favore, flava per la 

parte di Lodovico , da cui ricercò la conferma de' 
molti beni donati a lei dal marito (a). Il noftro 
Vescovo fu del genio medesimo , forse malcontento 
di qualche disprezzo nelle circostanze narrate sofferto 
da Carlo Calvo. Pure a Carlo arrise fortuna, e a 
lui toccò la Corona d'Impero pollagli sul capo dal 
Pontefice Gioanni Vili , non ripugnando il Congres- 
so radunato in Pavia di molti Vescovi e Conti , 
fra i quali ebbe luogo Suppone . Non gli predò ub- 
bidienza ne Angilberga , ne Guibodo , che attende- 
vano altro esito di cose per le armi del Re Lodovi- 
co mosse a turbare le sorti del fratello : ma questi 
876 morì poi Tanno appresso, e lasciò $enz' appoggio i 
suoi aderenti • 

Allora il noftro Prelato recossi ai piedi del Pa- 
pa , e le sue angustie manifeftandogli , lo indusse a 
scrivere all'Imperadore una lettera , dove esponendo 
quanto fosse verso lui ben dispofto V animo di Gui- 
bodo, lo assicurava che molto prima ne avrebbe da- 
to chiare dimoftrazioni, se la natura degli affari a 
lui dairimperador Lodovico II raccomandati, gli a- 
vesse lasciato luogo di farlo senza incorrer taccia 
di aver mancato di fede. Tali espressioni palesano, a 
mio credere, che Taugufto defunto così gli racco- 
mandasse già la cura di Angilberga, che non potesse 
scortarsi dal genio di lei nel concorrere alla scelta 
del successore . Soggiunse preghiere , acciò perdonar 
gli volesse il fallo di essersi oppofto alla elezione di 

(4) Campi Ist. Eccl. di Pìmc. P. I App. N. XIII pag. 46^ . 



173 
lui 9 compromettendosi della fedeltà sua in appresso , 
mentre non poteva non essergli fedele chi al morto 
Imperadore aveva con tanto impegno la data parola 
oltre le ceneri mantenuta (a) • Potè quefta lettera 
trattener Carlo Calvo dall' usare vendetta, ma non 
già muoverlo a benevolenza verso Guibodor 

Credo che in ritornando da Roma seco recasse 
per dono del Pontefice le Reliquie de' Santi Giovanni 
Calibita, e Ciriaco venerate nella noftra Cattedrale , 
richiede da lui a divozione di Otta sua cognata edi- 
ficatrice di una Cappella nel Duomo ad onore della 
Santissima Trinità , e de' mentovati due Santi , dove 
seppellir fece il suo marito Geroino , e dove trovasi 
anch' essa otto anni appresso depofla pel tenore di 
una donazione fatta alla medesima Cappella da 
Amelrico suo figliuolo (b). Negli Statuti di Parma 
diconsi conservati nella Cattedrale i Corpi dei pre- 
lodati Santi (e): ma ciò si deve intendere di qualche 
porzione, credendosi che anche in Roma parte soltan- 
to si trovi delle Ossa del Calibita trasportatevi da 
Coilantinopoli mentre infierì 1' errore degl' Iconocla-* 
$ti (rf). Alcuni testi del Martirologio di Usuardo 
rammentano venerato il Capo di quello Santo nella 
Città Crisopoìitana (e); onde gli Scrittori pensano 
alludersi ivi a Besanzone (/) . Ma anche Parma fu 

(4) Appendice N. XIII . taci da Gioanni Molano al giorno 

(i) Appcadice N. XXVIII. ij di Gennajo: pretioso vero capitis 

(0 Lib. 1 Rubrica de Terih . eJKs ttesauro Urh CArysopoihans /»- 

(J) Bollandus A8a SS. Junuarìs camparaiiiìter ditatur . 
Tom* I • Cwnminu pnev. ad vitam (/) Veggasi il Molano » il BoN 

S. Jo: Calyb. §. IV N. ip • landò, e il SoUerio nelle Note ad 

(0 Nella edizione di Usuardo da- Usnardo. 



174 
già detta Crisopoli, come vedemmo; e certi noi del- 
la tradizione , che le Reliquie di tal Santo assicu- 
ranci, siamo al caso d^ interpretar quel passo a favor 
noftro; tanto più che la tradizione favorevole a Be- 
sanzone ci sembra debole , come appog^ata unica- 
mente a certi manoscritti di poca autorità , che di- 
cono trasferito il Capo di quel Santo colà unicamen- 
te nel tempo della quinta Crociata da un certo Ca- 
valiere appellato Gioanni (a). 

Privo Guibodo del favore imperiale non viveva 
senza travagli, fra t quali fu a lui di conforto il 
veder in salvo Angilberga, ridotta al porto della 
Religione nel suo Monillero di S. Giulia di Brescia 
877 neir877, dove trovossi anch^egli allorché nel me- 
se di Marzo (labili essa T ampia dote air altro Mo- 
niflero di San Siilo di Piacenza (ò)^ opera della 
sua flessa pietà, ove collocò buon numero di Reli- 
giose , prima Badessa delle quali fu bene una Cune- 
gonda , ma non già la fondatrice del noflro M onifle- 
ro di Santo Alessandro, come diedesi a credere il 
Campi, essendo già quefla passata agli eterni riposi « 
Altro sollievo al medesimo Vescovo era Tamorevo— 
lezza del Pontefice dispoflo a giovarsi di lui nel 



{a) Dunod Hiftoire de P Eglise de una proprietà Monaflerittm quondam 

Besanfon Tom. I pag. 42$ • Cunigunde . Se ciò avessi saputo va- 

{b) E* certa la morte di Cane- rj anni addietro , non avrei nelle An- 

gonda fondatrice del Monistero di tichità e Pregi della Chiesa di Cita* 

S. Alessandro correndo I'877, ^ ^^r- ftalla cap. 2 pag. 9 adunate altre 

se qualche anno prima, giacché nel- ragioni, onde moftrar insussistente il 

la carta di fondazione del Capitolo parere del Campi • 
di . Parma si accenna per confine di 



V 



175 
far giungere in più luoghi le sue premure per ecci- 
tare i fedeli ad opporre oftacoli ai Saracini (a); e pe- 
rò corrispose a quanto era sua brama ^ specialmente 
nei convenir seco al G>ncilio di Ravenna celebrato 
Tanno medesimo, sottoscrivendosi alle decisioni ivi 
fatte (ò). 

Ma Carlomanno figliuolo del morto Re Lodovi- 
co lasciar non volendo invendicata V onta paterna , 
aveva già portato guerra in Italia allo Zio Impe- 
radore, contro del quale non ebbe a far molto, 
prevenute essendo (late le mire sue dalla morte , 
che neir Ottobre rapì TAuguflo alla predominan- 
te ambizione, e tolse al giovane Principe T impac- 
cio di guadagnarsi la Corona colle armi in mano • 
Saiutato fu Re d^ Italia con giubbilo immenso del 
noftro Guibodo, che corse ad abbracciarlo, ricono- 
scendo nella esaltazione di lui il proprio risorgimen- 
to. I primi atti di liberalità del nuovo Re furono 
verso Angilberga (e), indi verso il noftro Vescovo per 
ristorarlo della depressione , che per tenere la parte 
del genitore aveva poc'anzi sofferto. 

Il Diploma a lui conceduto nel primo ingresso del 
Regno va ora smarrito (d) ; ma non rimane per que- 



(a) Appendice N. XIV • dimento delia sua Chiesa > e fa rosL- 

{t) Tom. XI Concil. pag. go6 • raviglia il sentirlo parlar in tuono 

(0 Veggasi il Muratori Antiquh. magistrale , e dire che se veduto aves« 

héiL Med. Mvi Tom. V Diss. 66 se tal documento il Sigonio , non ha^ 

col. joi. verebbe errando ditto ^ che fu colui 

(jd) E* un errore ben grossolano creato Re dei settantasette ^ che già 

dell'Angeli Lib. I pag. $8 il sup- tra infino del sessantanove. Lo tro* 

porre dato a Guibodo un Privilegio vb così segnato V Ughetli , e tale Io 

da Carlomanno fin dall' 872 a ingran- pubblicb , riproducendolo dopo lui 



176 
ilo che non si sappia di certo quanto fosse ampio 
ed onorevole ; mentre per esso il Monarca gli fece 
dono della Corte Regia, cioè del Palazzo Reale den^ 
tro la Città fabbricato , di tutti gli Uffizj annessi , co^ 
servi e colle ancelle alla medesima obbligate; tras- 
ferì nella persona di lui la pubblica giudicatura, e 
lo inverti delle regalie, del diftretto della Città, e 
del circuito delle mura air intorno della medesima. 
Giaceva non lungi da essa un Prato ampio di regale 
diritto chiamato il Prato Regio (a), e ve lo aggiun* 



il Bordoni senza riflettere se potesse Prato , st non e' inganna il P. Zap- 
correre. II giudiziosissimo Muratori pata, appunto perchi in Prato Rm* 
Antiquit. ItaU Med, jSvi Tt)ni. V ^io concesso a Carolo Manno ^piscé^ 
Diss. 71 col. 46 avvertì I* impossi- pò Parmensi fmic oiim construthi 
fallita di simile data , che si deve ri- ( Notit. ^ccies. Parm. MS. ) • Am- 
portare air anno 879. Il Privilegio pliata la Città vi sorse vicino un 
da questi Scrittori portato , ed ac- Borgo detto di S. Egidio , della cui 
cemiaco dall'Angeli ne suppone un situazione parla F. Salimbene nella 
anteriore: in fatti dice l'Angeli, clie Cronica inedita alPanno 1287, indi- 
in queHo il Re confermò un altro cando Portam Surgi SamSi Egidiif 
donativo fattoli poco prima: e ap- per qtiam ad SanRam Lazarmm /- 
punto vi si accenna aliud nafttum tur. Anche nel Libro IV de* nostri 
ediQum nuper <oncessum , che uscì Statuti si à una ordinazione antica , 
effettivamente verso la fine deir877, che i Lebbrosi di S. Lazaro abitanti 
ed i perito • fuori di Porta San Michele non 
{a) Avendosi a mentovar il Pra- debbano venire in Città, e neppnr 
to Regio pili volte ne' Documenti, ne' sobborghi , ove si vuole, che 
credo necessario indicarne il luogo • Consules Vicinearum SanSorum Egi^ 
Era poco lungi dalla Città: non dii^ & Bartolomei de strats rupta^ 
Unge ai ipsa eadtm Civitate • Qua- Michatlis de Atcu , ty aliarum vi" 
Sì tutti i Diplomi, che ne parlano, cinearum debbano denunziarli tras- 
nsano tal espressione • Giaceva tra gredendo essi il comando • Si vede 
oriente e tramontana , cìóh tra il però , che il Borgo di S« Egidio era 
luogo delia moderna Porta di San fuori di Porta San Michele, prima 
Michele, « l'altro della Chiesa di di arrivar a Ssm Lazaro. Ciò po« 
San Francesco , la qual si dice del ilo , ecco la prova che qui si flen* 



177 
se 9 confermandogli ad un tempo le altre proprietà 
concedute dai Re e dagr Imperadori già trapassati: 
delle quali cose tutte volle assicurato ai Vescovi suc- 
cessori per la Chiesa Parmense un perpetuo dominio. 
Fu quello il principio della grandezza de^ noflri Pre- 
lati » ne^ quali cominciò a trovarsi congiunta alla spi- 
rituale anche la temporale autorità, le cui vicende in 
appresso dovranno esporsi • 

Dicesi che per ciò venisse fin d' allora trasfusa 
nella persona del Vescovo Tautorità di Contea ma si-« 
mil titolo mai noi troviamo per esso usato ne^ vecchj 
documenti 9 benché realmente in Città fosse il Vescovo 
temporal dominante • Non così lo era fuori di Città , 
ove un Conte secolare propriamente comandava . In- 
contreremo sotto r 8 9 j un Ingelberto Viceconte , nel 
921 un Adalberto Conte col suo Viceconte Elmerico ; 
e vedrem dirsi in un documento del 929, che il 
Conte , il Viceconte , ed altri Miniftri avevano fin a 
quel tempo avuto coftume di esigere alcuni tributidal- 
la Chiesa maggiore di Parma, e da quella di Borgo 
San Donnino • Sotto il 998 ci si presenterà Bernardo 
Conte del Contado di Parma, al solo cader del qua- 
le inveftito vedrassi di tutto il Contado Parmense il 
Vescovo Ugo da Corrado Imperadore nel terzo de- 
desse il Prato Regio in un Istrurnen- dem ecclesìe j locavi t Gerardo fi' 
to del 1249 die secando exeunte Ho quondam Dominici Cantonalis 
Mutuo conservato nell'Archivio Ca- de Flesso ^ <> Gerardo filio quondam 
pltolare Sec. XIII N. MXCIV, Gerardi Provenzanl dj eodem loco 
per cui Magister F/ogerius Ardi' duas bobulcas terre Comoìunis d?- 
presbiter Parmen* Ecclesie & Mas- nonice posite juxta foveam Burgi 
sarius Qommunis ejusdtm Ecclesie SanBi Egidii loco ubi dicitur Fra- 
nomini & vice diHi Communis ejus' tum Regium . 

m 




178 
cennio del secolo susseguente. Furono adunque per 
allora conferiti i mentovati diritti al Vescovo entro 
la Città senza sopprimere il G)nte esercitante autori- 
tà in tutto il Contado . 

Pensò toflo Guibodo ad una impresa molto de* 
gna di se , e fu quella di dedicar al culto di Dio f 
ed al vantaggio del proprio Clero quanto avea ri- 
cevuto dal Re . Chiamati a congresso in Parma il 
giorno 29 di Dicembre Paolo Vescovo, non so de- 
cidere se di Piacenza , o di Reggio , Leodoino Ves- 
covo di Modena 9 diciotto Preti , quattro Diaconi , sei 
Conti , probabilmente di quelli che nel Territorio 
aveàno signoria , cioè Morino , due Roberti , Signi« 
fredo , Guirardo, e Regiberto , con altri teftimonj 
delle sue deliberazioni , significò di voler fondare un 
Collegio di Canonici presso la sua Matrice, e che 
piaciuto essendo al Re di riguardare benignamente 
la sua povera Chiesa con liberalità , voleva egli 
de' regj doni farne tre parti , una per V Altare della 
Beatissima Vergine , V altra pe* lumi e per V incenso 
a servigio della Cattedrale , e la terza pel manteni- 
mento de' Canonici . Tanto adunque decretò ftabil— 
mente (a) ; ed ebbe origine da quel punto la pessi- 
ma unione de' sacri Miniftri a vita comune radunati 
in un Chioftro alla Matrice contiguo, dal Prelato 
arricchita della Decima civica, di poderi, e varie 
Cappelle , di due Ospedali di Pellegrini (/?) , e di 



(a) Appendice N. XV. tolo. Rimangono varie antiche per- 

(^) Per questo forse fu ridotto gamene, nelle quali il Proposto Ca- 

anche vicino alla Canonica l'Ospe- pitolare s'intitola Pr^posltus Cano^ 

dale de* Pellegrini soggetto al Capi- nìca & Xemdochii Parmensis . 



\ 



179 
altre giurisdizioni , tra le quali è notabile una metà 

del Sale » e della Terra di Salso y per cui si scorge 
antichissima la scoperta delle acque salse in tal luo« 
go 9 da cui r induftria de^ noftri maggiori trasse op- 
portunamente profìtto . Quella Canonica ottenne in 
seguito altre non poche dovizie, a lei confermate da 
Imperadori, e da Pontefici, come a luogo a luogo 
vedremo : il che guadagnò molto applauso al suo li- 
beral fondatore , lodato da Sicardo anche per quello, 
qual uno de' più gloriosi Pallori di quella età (a) • 

Mentre il Vescovo prese ad esercitare in Parma 
una doppia autorità , Lamberto Duca di Spoleti , e 
Adalberto Duca di Toscana , ordini spacciando reali , 
moleftavano assai Papa Gioanni Vili , che determinò 
di passare in Francia , onde far sentire i suoi lamenti , 
e turbar, se avesse potuto, le fortune di Carlomanno. 
Recandosi adunque a dar la Corona Francese a Lo- 
dovico Balbo nel seguente anno , si giovò del Con- 878 
te Suppone, e del noftro Vescovo per mantener- 
si in fede di Carlomanno , e acciò lo preparassero 
ad un abboccamento secolui {b) , che succeduto non 



i^a) His temporibus tres fuerunt in 
Lombardia Episcopi gloriosi y Pau* 
Ihs , qui Placentinam Ecclesiam per 
Sufredum defiruRam reparavit ^ Ù' 
Cuibodus Parmensis ^ qui Canonicam 
Parmensem insti tuit ^ & Landò Cre- 
monensisj qui Corpus Martyris Ar- 
ehelai de Roma Qremonam portavit , 
€&* Areharium instituit , qui prò iu» 
minaribus beneficium assignavip • Si* 
card, in CbroOt 



{b) Nella Epistola CVII disse il 
Papa al Conte Suppone : Tantum 
vobiscum Anspertumj & IVibbodum 
episcopos assumi te i & apud Carolo» 
mannum regem omnia noftra ordina» 
bili ter poni te , Hoc tamen summopete 
cavete , ne aliqua fraudis astuti a de» 
cipiamur , & quicquid ex hoc faci» 
tis , sub omni festinatione falere ^c- 
cel erate t 



j 



i8o 
sembra per la poca salute, ònd^era il Re quasi di 
continuo debilitato. Volendosi di là partire, invitò 
Suppone a venirlo ad incontrare al Monte Cenisio 
coir Arcivescovo di Milano, colla Vedova Angìlberga, 
e col noftro Guibodo (a) , che non si mossero . 
Giunto a Torino , un' altra lettera inviò a Guibodo , 
a Paolo Vescovo di Piacenza , a Paolo Vescovo di 
Reggio , e a Leodoino Vescovo di Modena , invitan- 
doli ad un Concilio , che voleva tenere in Pavia 
il secondo giorno di Dicembre (b) , e neppur di 
ciò fu compiaciuto ; mentre sapendo eglino , eh' ei 
meditava di trattar la deposizione di Carlomanno, 
e di far cadere la Corona d' Italia sul capo di 
Rosone Duca di Provenza genero di Angilberga , 
ninno mischiar si volle di una faccenda , che non pò- 
' teva riuscir bene. 

Quello prudente governo di sé medesimo guada^ 
gnò al Prelato ognora più la reale munificenza e- 
ftesa non tanto a lui, quanto al suo Cappellano A- 
dalberto , adoperato molto probabilmente nelle scorse 
•87^ difficili circollanze. A nome di entrambi nelF 879 
presentò suppliche il fedele Cortigiano Everardo per 
qualche mercede 5 ne il Re fu tardo ad esaudir- 



ci») L'Epistola CCCVII i diretta Jioìanensem IVìbBodumqHe Parmen- 

alio (tesso , e termina : Ad montem sem Episcopum , aliosque fideies , at^ 

Cinisem obvii quantocyus veniatis j que amicos . Osserva egregiamente il 

ut parher conveniente! , qua ad uti^ Muratori , che per essere qucfla Let- 

litatem congruunt ( Domino pernii t- tera nel Registro fuori di luogo 

tente ) tramare vaieamus. Simuique ( Annali aiPSj% e 882 ) , indusse 

hoc precamini di/edam fiiiam no* in errore il Cardinal Baronio, e il 

ftram Angelbergam Imperatricem j at" Furiceli !• 
que Anspertum Archiepiscopum Mir- (Jb) Appendice N, XVI. 



i8i 
le • Considerò come abbandonata già fosse la Badia 
di Berceto ricca di assai poderi, e che poteva for- 
marsene un ottimo patrimonio alia Mensa Episcopa^ 
le di Parma: e il solo averne concepito il pensiero 
baftò per ordinare la eftensione del Privilegio , che 
la dichiarasse Commenda perpetua della Chiesa no- 
ftra . Pare che le terre della Badia molto si eften- 
dessero verso i confini della Toscana ; onde non è 
improbabile che parte almeno delle Corti di Mon-^ 
chio, ivi tuttavia dal Vescovo signoreggiate, debba- 
si riconoscere qual porzione della più ampia proprie- 
tà donatagli allora • Dico parte , mentre la Corte di 
Nirone, fìralle medesime inchiusa, venne in potere 
de' Vescovi assai pofteriormente . Piacque anche al 
Re di rinnovare nel tenor del Diploma la memoria 
deir altra prima liberalità , confermando a Guibodo 
la Corte Regia , il Dominio della Città , con tutti 
gli altri diritti ond' era già in possesso (a) • Per far 
poi grazia al Cappellano Adalberto si dispose a do- 
nargli un Casale appellato Curatico tra Veftola e 
Beduzzo su le nollre montagne , con giunta del 
Molino Regio fabbricato su V uno de^ già descritti ca« 
nali fuori della Città avanti Porta Pidocchiosa (b). 
Questi esser deve quel medesimo Prete Adalberto , il 
quale con altro Sacerdote chiamato Stefano , e con 
Adone Diacono fu cullode deir Altare di San Michele 
Arcangelo , presso cui piacque al noftro Prelato eleg- 
gere ancor vivendo il suo sepolcro (e) . Riguardò 



Ci) Appendice N. XVIII. (0 Appendice N. XXV. 

(A) Appendice N. XVII. 

m t 



i8z 
anche il Re con occhio particolare Amalrico nipote 
del Vescovo : e però avendo questi a nome proprio 
e del nipote acquiflato la Corte di Zena , e la Cap- 
pella di San Cesario sul Modenese (a) da un certo 
Teodorico già vassallo di un Conte nominato Aute— 
ramo , signore in addietro tra Reggio , Modena , e 
Bologna di molto paese (b) , compiacquesi di con- 
fermarne al Vescovo, ed al nipote il dominio (e) . 
Intanto Papa Gioanni moleflie continue soffrendo 
dai Saracini , e bramoso di soccorso da Carlomanno, 
o dal suo fratello Carlo il Grosso Re di Alemagna, 



i^a) Intorno ai luoghi di Z^ia, e 
di San Cesario molto eruditamente 
ragiona il chiarissimo Signor Cava- 
lier Tiraboschi Stor. delia Badia di 
Nonantola Tom. I P. II cap. 2 . 

(^) Giacchi l'Archivio del noftro 
Reverendissimo Capitolo ricco si tro- 
va di Documenti spettanti al Conte 
Auteramo , gioverà qui parlarne • Que- 
sti era di origine Francese, e Panno 
82g il giorno 14 di Agodo trovan- 
dosi alla Corte dell' Imperadore Lo- 
tario sposò una Signora chiamata 
Adelburga. La carta di quede noz- 
ze b la più antica, che nel prelodato 
Archivio si conservi; ma non era 
allora pur anche insignito <]el tito- 
lo di Conte, che gli si trova dato 
nell'848 in un Documento, per cui 
Auteramo gioriosus Comes dà certi 
terreni in enfiteusi , iìando ad Curte 
mea in Saiiune ( Sec. IX N. IV ) . 
Sotto rSjo vedesi comprare alcune 
Terre nel detto luogo di Sabbione 
pollo nel fondo della Città Geminia* 



na, cioi di Cittanova sul Modene- 
se. Confiat me Auperto fiiio quondam 
Adreperti . • . venditur vendidimus ti* 
bi Auterami Comìtis e» genere Tram* 
corum vel emtori meo terrula fund9 
Civit. Geminiana pecioia una de ter* 
rula vitata in loco ubi dicitur Sa* 
ilonem . • . ARum ^d Sablonem ter* 
rutuìrio motinensis ( Ivi N. VI ) • 
L'anno appresso per istrumento A* 
Bum in Episcopio in Bononia acqui- 
stò da Wi Ilario Prete res in fundo 
cusiriano , d/ in fundo trenum , & 
in fundo hob ediana & subbodianu* 
Jay & in fundo sala vel ubi intra 
pleb. sanSi Martini qui rufiensi si* 
mulque <^ portionem de porto qui 
capraria ( Ivi N. VII ). Neil* 854 
si trova un livello della Contessa 
Adelburga Adam Sablone intra fi* 
nibus Civitate Geminiana ( Ivi N. 
IX). 

(e) Risulta ciò dal Diploma di 
Carlo il Grosso Appendice N.XXI. 



i83 
né parendogli di poter usare mezzo migliore a scuo- 
terli , se non giovandosi del noftro Vescovo , il più 
fedele alla Sede Apoftolica , e il più autorevole fra 
quanti allora sedevano in Lombardia, inviò a lui 
Àmbasciadori , perchè o dirigendoli egli , o secoloro 
ai Monarchi recandosi, gli affrettasse il sussidio • Due 
lettere su dì ciò assai onorevoli ci rimangono del 
Pontefice scritte a Guibodo, in una delle quali di- 
letto sub Consigliere lo intitola («}• Ma intrapreso 
il maneggio di quefto affare , non si andò molto 
innanzi , perchè oggetti più interessanti occupavano i 
pensieri degli uomini • Le infermità di Carlomanno 
erano per tal modo cresciute , che disperandosi della 
salute sua, era necessario pensare al successore . Sem-^ 
bra che il Papa non per altro cercasse di radunar in 
Roma un Concilio , se non se per indurre gli Elet- 
tori alle sue voglie , rimanendo sospette le sue mire 
sempre favorevoli a Bosone Duca di Provenza, già 
da lui adottato per figliuolo • Credesi però nata in 
lui collera verso Ansperto Arcivescovo di Milano, 
appunto perchè ricusando di andar a Roma, turbasse 
r eflFetto delle sue intenzioni . Comunque fosse , reflò 
Bosone contento per Tacquifto del Regno di Borgo- 
gna ottenuto in quel tempo per la morte di Lodovi- 
co Balbo Re di Francia ; e i Vescovi , i Duchi , e i 
Conti dMtalia salutarono Re e Signore verso la fine 
di queft' anno Carlo il Grosso fratello di Carlomanno 
languente, che non tardò molto a morire • 

Non porrò in dubbio se a lui ricorresse . torto 

(«) Appendice N. XIX e XX. 



• 



i84 
Guibodo per la convalidazione de' Privilegi suoi , 
giacche dovere e coftume ciò richiedeva: dirò bene 
che quanto pare a me softenibile il Diploma riportato 
r ottavo giorno di Gennajo dell' 880 in proposito 
della Corte di Zena , e della Cappella di San Cesa- 
rio (a) j altrettanto falso o interpolato di troppo 
giudico l'altro spettante ai diritti che aveva il Vesco- 
vo in Parma estesi al Territorio; mentre nella copia ri- 
mallaci, per certo in tempi torbidi manipolata , in- 
truso venne con fraude Borgo S. Donnino; si disse 
aggiunto al dominio del Vescovo il Contado di tre 
miglia per ogni parte intorno la Città, qualche altro 
Villaggio, la proprietà delle regie vie, e de' fiumi , 
colla facoltà al Prelato , e al suo Vicario di giudi- 
carvi , come se il primo fosse Conte di Palazzo , 
e r altro Messo del Re : tutto per far creder» più 
antico di quel che non era in que' luoghi il posses* 
so de' Vescovi , ed ampia assai più di quel che già 
fosse l'autorità e la giurisdizione loro temporale nel 
Secolo IX (6) • Ma che niuna di quefte cose potes- 
se essere in questi tempi conceduta da Carlo il Gros- 
so, vediamolo. 

Osservo primieramente , che quando un Re o 
Imperadore avesse dato un Privilegio , o ne avesse 
ampliate le grazie , era coftume di ricercare ai Suc- 
cessori la confermazion del Privilegio o ne' medesi- 
mi termini, o colla ftessa individuazione delle gra- 
zie ulteriori già ottenute 5 sendo chiara cosa , che le 
Investiture sempre si richiedono a tenore delle antece- 

(if) Appendice N. XXI • (i) Appendice N. XXII. 



185 

denti . Ora se Carlo il Grosso avesse dato un Diplo- 
ma sì ampio ed efteso, chi crederà mai i Vescovi di 
Parma cotanto semplici, che dovendone cercar la con- 
ferma, non lo producessero, afBn di ritrarla del te- 
nore medesimo? E pure tutto al contrario nel caso 
noftro sarebbero avvenute le cose . Noi vediamo 
Guibodo neir 885 ricorrere al medesimo Carlo il 
Grosso elevato alla Dignità Imperiale , e chiedere 
corroborazione de' suoi Privilegi , ma ottenerli soltan- 
to giufta le formole del primo riportato da Carlo— 
manno, ove nulla di Borgo San Donnino, nulla 
del circondario di tre miglia colle Ville espressamen- 
te nominate , nulla^ della sì vada ed assoluta podedà 
di giudicare sopra qualunque maniera d'uomini , e 
nulla in somma di altre particolarità . Il Vescovo 
Aicardo ricorre al Re Ugo nel 926; al medesimo 
portasi il Vescovo Sigefredo I nel 929 , come ve- 
dremo, e nulla più da essi ricevono che il solito dono 
della Badia di Berceto, della Corte Regia, del Pra- 
to Regio , del diritto pubblico nella Città flessa, 
e nel circuito delle mura , non punto circoscritto 
come nel supporto Privilegio di Carlo il Grosso 
deir 880. Se dunque il medesimo Carlo il Grosso 
neir 885 non sapeva di aver mai ampliato il Pri- 
vilegio di suo fratello coir immaginario monumen- 
to deir8 8o, ma confermollo negli flessi termini, on- 
de Carlomanno conceduto T avea; se altrettanto fece 
il Re Ugo a due Vescovi consecutivi, è cosa mani- 
festissima, che il Privilegio dell' 880 è una impoftu- 
ra , e che non esifteva a que' giorni. 

Che direm ora delle altre formole del Diploma? 



i86 
Omettiamole pur tutte , fuori di una, cioè dove 
pretendesi da Carlo il Grosso severamente ordinato ^ 
che niuno potesse in avvenire giudicar più i sudditi 
del Vescovo né in Parma, né fuori, e che questi a 
Placito alcuno flar non dovessero, che pronunziato 
dal Prelato loro non fosse. Pofto un tal ordine, 
chiederò d' onde accada, che alcune volte venisse- 
ro Messi Reg) e Imperiali sul noftro Contado ad as- 
coltar le querele de' sudditi , e a giudicarne ? Io 
veggo Adalberto Conte del Contado di Parma nel 
921 seder Giudice nella Villa di Casella, compresa 
appunto nel circondario delle tre miglia, e tener 
Placiti . Scorgo pel medesimo eflfetto nel 935 Sariio- 
ne Conte di Palazzo alla presenza del Re Ugo al- 
zar tribunale nello flesso Episcopio di Parma, chieda 
soltanto per ragione del domicilio la licenza al Pre- 
lato. Dov'erano allora le concessioni di Carlo il 
Grosso ? Perchè soflFrire i Vescovi un pregiudizio sì 
aperto? Diasi lode al vero , e si confessi la falsità 
di simili Privilegi . Verrà tempo di risapere come e 
perchè fossero inventati da' poderi poco timorati di 
Dio . 

Tornando al nuovo Re, dico aver egli voluto 
servirsi di Guibodo inviandolo con uffizj di ossequio 
al Pontefice, il quale prima di rimandarglielo indiriz- 
zollo al Conte Guido figliuolo di Lamberto Duca di 
Spoleti , ond' esortarlo a dar cogli altri soccorso alla 
Cristianità combattuta dagli infedeli. Con quel Prin- 
cipe avverso al Papa trattò il Vescovo TafiFare in 
maniera, che ne ritrasse promessa di convenire ad un 
abboccamento vicendevole col Romano Pallore presso 




187 
un tal determinato luogo, cui lasciatosi quefti con^ 
durre da Guibodo , si vide schernito , mentre il 
Conte mancator di parola non vi comparve; del 
che lagnossi il Pontefice scrivendone al Re (a) • 
Quella fu T ultima prova dal Prelato esibita a Pa- 
pa Gioanni Vili della sua moltissima fedeltà; con- 
ciossiachè dopo aver conferita neir 8 8 1 la Corona 8 8 1 
Imperiale a Carlo il Grosso , fra i continui trava- 
gli, e fra i contrasti de^ suoi persecutori lasciò Tanno 
appresso vuota la Romana Sede* 

La tranquillità delle cose di Lombardia, e Tor— 
dine quieto , col quale in Parma si regolavano gli 
affari, nulla di memorabile ci somminiftra fuori de^ 
continuati atti di liberalità usati sì dal Monarca » 
come da altri verso il noflro Vescovo . Coronato di 
fresco rimperadore si era portato nel mese di Marzo 
a Pavia, ed ivi in un giorno medesimo a lui fece 
due doni, cioè della Badia di San Paolo di Mezza- 
na sul Piacentino (b) , a* cui Monaci o Guibodo , o i 
successori suoi donarono beni goduti dalla Mensa ia 
Brescello (e); e del Villaggio di Lugolo situato nelle 
noftre più alte montagne nel Contado e nella Dioce- 
si di, Parma oltre TEnza (d) . Alcuni giorni appresso 
anche tre Mansi, o Poderi nel Contado Piacentino 
trasferì in suo dominio (e). Imitarono le benefi- 



{a) Appendice N. XXIII. (0 II Campi Isf. Ecci. dì Psac. 

, {b) Appendice N. XXIV. Voi. I Lib. 8 pag. 2^5 ne indica il- 

(0 Veggasi la mia Illuftr azione Documento Datum Holonna ip Kai. 

deW antico Piombo del Museo Bof Mais IndiS. 14 Anno Incarn. Do^ 

giano pag. 20. mini 881 , Imperi i vero ipsius Raro* 

(jJ) Appendice N. LVIII • // primo • 



i88 

cenze di lui con altre offerte T Abate di Nonanto- 
la ( forse allor quando il Vescovo essere potè colà 

883 neir88 3 in circoftanza del celebratovi Concilio), 
l'Arcivescovo di Ravenna (a) , e Maimberto Vescovo 

884 di Bologna, invertendolo neir884 de' Monifteri di 
San Prospero di Reno nel luogo di Panicale (A), e 
di Santo Stefano detto di Gerusalemme in Bologna, 
della Chiesa di Santo Isaia , e di altri diritti . Fece- 
ro altrettanto probabilmente assai prima, o forse an- 
che al presente i Romani Pontefici (e) . E quasi che 
r Impcradore non sofFerisse di vedersi dall' altrui lar^ 

885 gita superato , oltre avergli nell' 8 8 j confermato il 
dominio della Badia di Berceto, della Corte Regia, 
e del diritto pubblico della Città colle gabelle, e 
col giro delle sue mura (rf), una Corte pofta nel 
Contado Parmense detta Evoriano mise in poter suo , 
acciò ne facesse dote alla nuova Chiesa di San Ni— 
comede in Fontanabroccola , cui era egli per trasferire 
metà del Corpo di detto Santo (e) , avuta sicura- 
mente da Roma, dove per fama antica ebbero le spo- 
glie di lui onorevole sepolcro (/). 

11 luogo di Fontanabroccola situato al presente 
nella Diocesi di Borgo S. Donnino giace su la delira 
riva dello Stirone quattro miglia a meriggio dal det- 
to Borgo , e fra i limiti della Parrocchia di Salso 
minore. Trasse probabilmente il nome da una gran 
sorgente di acqua, ridotta quindi al Pozzo rinchiuso 

W Appendice N- XXXI . (f) Appendice N. XXX . 

H) Appendice N. XXVII . (f) ASm SS. Sept. Tom. Ili pag. 

(e) Appendice N. XXXI. 12. Ne conviene il noftro Pico TeM" 

(d) Appendice N. XXIX • irò di SS. 9 BB. di Parma pag.p6. 



i89 
sotto la Confessione della Chiesa di San Nicomede 
solita sgorgar nel tempo d'inverno così, che sor- 
montandone T orlo» fu d'uopo per sotterranei condot- 
ti distrarla altrove. Qui dunque si edificò la Chiesa 
prenominata nel diftretto della Diocesi Parmigiana ; 
e ridotta al suo termine solennemente vi furono trasfe- 
rite le sacre Reliquie, cioè quelle medesime , che ora 
si conservano nella Cattedrale. Ve le troviamo già 
venerate cinque anni appresso, e dal Re Cuido suc- 
cessore di Carlo il Grosso di altre offerte arricchite. 
Ma usandosi a que' giorni di chiamar Corpo di un 
Santo anche le parti, sembra parlarci il documento 
del Corpo intero (a) ; come del Corpo intero pajono 
intendersi gli Statuti di Parma (A), benché sia certo 
non trovarsene presso noi che la sola metà. Ignora- 
rono il Garofani e il Pico la prima traslazione di 
tali Reliquie a Fontanabroccola , né seppero in qual 
modo Parma le ottenesse: ma i nostri documenti 
conoscere ce le fanno prima colà venerate; benché 
non molto dopo ce le moflrino ridotte a Parma , e 
collocate nella Cattedrale, affin di sottrarle alle in- 
solenze de^ barbari scorrenti le campagne d^ Italia . 

Convalidati Carlo il Grosso pria di morire quanti 887 
acquisti aveva fatto Guibodo , e la sua consangui- 
nea Volgunda nel Bolognese, nella Romagna, e 
nella Pentapoli per liberalità di Papi, di Vescovi, e 
di Abati (c)y morì neir ingresso dell' 888, spenta gg^ 

(a) Nel Diploma di Guido dell» 889 (*) Lib. 11 Rubr. de Feriis, r«- 

si legge: In Ecclesia Beati Ni come- jus corpus eft in Ecclesia majori poft 

dis Martyrif Cbristi^ sita in Fotana- a/tare majus . 
ìtqchIì ubi ejusdem Corpus nquicscit . (0 Appendice N. XXXI . 



190 
lasciando la serie de^ legittimi Principi del sangue 
di Carlo Magno , e aprendo in conseguenza T adito 
a rivoluzioni turbolentissime in Francia, in Alema- 
gna, e in Italia. Arnolfo Duca di Carintia ba- 
{lardo di Carlomanno occupò il Regno Germa- 
nico, e sete aveva ancor deir Italia; se non che 
ivi trovandosi Berengario Duca del Friuli nato dal 
Conte Everardo , e da Gisla figliuola di Lodovico 
Pio, e traendo pretensioni dal sangue materno, seppe 
rapidamente guadagnar gli animi di molti Italiani, 
e farsi riconoscere in Pavia qual Re d' Italia • Che 
non tutti gli fossero favorevoli , T esito delle cose 
chiaramente il dimoftra; e i Parmigiani dominati 
dal Vescovo, il quale con Papa Stefano V propen- 
deva a Guido Duca di Spoleti , e Principe di Be- 
nevento , uscito anch^ egli di regale schiatta, non par 
che ne rimanessero troppo contenti • Era però Guido 
andato in Francia persuaso di guadagnarvi, dove 
poiché svanir vide le sue speranze , si rivolse colle 
armi alla Italia verso la fine delFanno bramoso di 
farla sua . Ebbe tofto aderenti i Camerinesi , gli Spo- 
letini, Adalberto II Marchese di Toscana suo nipo- 
te, e fra molti altri Guibodo Vescovo di Parma, che 
armarono milizie a favor suo . A Berengario non 
mancarono seguaci, e fra i suoi Capitani contaronsi 
i tre figliuoli di Suppone già Conte di Felina , e di 
Malliaco nel Contado Parmigiano, uno de' quali ap- 
pella vasi Unroco (a) , il quale nella detta Signoria 
per Imperiali Diplomi vede vasi confermato; né deve 

{a) Df Laudibut Bneng^rii Rer. Italie. Tom, II. 




cecar maraviglia se questi aderivano a lui 9 essendo-* 
gli consanguinei • Accrebbero dall' una e dalP altra 
parte T esercito più Signori, e più Vescovi; e vi- 
desi Lombardia già da gran tempo vissuta in pace 
farsi teatro di una guerra crudele • 

V anno vegnente fu pieno di ftragi, quanto più 
confusamente narrate dagli Storici antichi , tanto più 
atte a dipingerci alla mente il disordine e V orrore 
di quell'epoca infelice. Due sanguinose battaglie, una 
sul Bresciano , T altra presso Piacenza coftrinsero Be- 
rengario a ritirarsi a Verona, mentre Guido entrò 
in Pavia con grande applauso de^ suoi aderenti , che 
radunati a parlamento intesero di detronizzar Beren* 
gario, e di. voler lui solo ubbidir come Re. 

Intanto ambidue il titolo e V autorità reale ar- 
rogandosi , privilegiavano i loro dipendenti : Cuibodo 
non riconoscendo Re se non Guido , presentossi a 
lui in Piacenza il giorno 24 di Aprile dell' 890, e 890 
riportò in dono alla prenominata Chiesa di San Ni- 
comede un' Isola vicina al Po con varie Terre in 
Vicopezzato , e a Capo di Taro (a). Unroco dall'al- 
tra parte ligio a Berengario chiesegli in Verona a' i * 
di Maggio novella investitura delle Corti di Felina 
e Malliaco da Lodovico II donate a Suppone suo pa- 
dre; e nel trarne confermasi sentì esprimere che già 
appartennero al Parmigiano Contado (ò) . Tal formola 
ci fa comprendere, che nelle scorse baruffe, nemico Un- 
roco ai Parmigiani , ci avesse colla forta rapito il 

(a) Appendice N. XXXII. riius ad Comitatum Parminsim fcv 

(i) Appendice N. XXXIII. No« tinuirmnt. 
tisi la formola sicut antiqms tempO" 



19^ 

Gaftaldato Bismantìno , congiungendolo al Territorio 
di Reggio , nel quale tenevasi il partito di Beren- 
gario (a). Quindi d^ allora in poi fiaccata rimase 
gran parte di montuoso paese dal Territorio noftro, 
comprovandolo monumenti pofteriori spettanti a La- 
ma Fraolaria colà situata , la quale riconosciuta già 
da Carlo Magno, come esiftente nel G)ntado Par^ 
mense , viene accennata ne' documenti , che in appresso 
ne parlano , come luogo non più da noi dipenden- 
te (h) . Quefto fu il primo danno cagionato a Par- 
ma dal già introdotto sidema feudale. 

L' amore , che legò il Re al noftro Vescovo , fìi 
inesprimibile . Dichiaratolo suo Arcicappellano e Con- 
sigliere, lo trasse a Roma dov'era atteso da Papa 
Stefano dispofto a coronarlo Imperadore. Successe la 
gol solenne cerimonia il giorno 21 di Febbrajo deirSpi, 
e parve un tal dì tutto dedicato a far •conoscere 



{a) Due Diplomi di Berengario da- 
ti in Verona nelP Ottobre e No- 
vembre di quefto ftesso anno 8^0 
pubblicati dal Muratori Ann^. hai. 
Mid. Mvi T. Ili Diss. 54 col. 67 
e Tom. V Diss. 6z col. 611 riguar- 
dano donazioni dal lui fatte a' suoi 
fidi nel Contado di Reggio . 

(*) L'Ughelli ne' Vescovi di Rcg- 
gio pubblicò prima di tutti un Di- 
ploma di Ottone I del ^4 indican- 
te sylvam olìm fitam in Qomitatu 
Parmense in finibus Bismanti in loco 
qui dicitur Lammafr andari a ( così ) 
O rivum Diluvila & rivum de Na* 
seto'^c. Lo ftesso piìi corretto si à 
inserito in un Placito pubblicato pri- 



ma dal Muratori ( Anticb. Esten. 
P. I cap. 16 pag. 14O1 ^ meglio 
dall' Afiarosi ( Mem. ìst. del Mon. 
di S. Prosp. di Reggio P. I pag. 
^6? )• Non so come riflettendovi 
sopra il Muratori potesse dire, che 
la Corte Naseta^ Corte di grand* e* 
sten/Ione f era fituata di que'* tempi 
( cio^ correndo ancora il pd4 ) net 
Contado di Parma . La Corte di La^ 
ma Fraolaria^ e di Naseta^ al dire 
dell' AfTarosi , ^ una cosa roedesiaia 
( Ivi pag. ip ) ', però chi la disse 
oiim fitam in Comi tatù Parmense , in- 
dicar volle che piìi non vi apparte* 
neva • 



195 
quanto potesse suir animo del Monarca Guibodo,' 
alla cui idanza , e a quella dì Anscario Marchese 
fratello deir Imperadore spediti furono tre Privilegi a 
favore della Imperadrice Geltrude (a) sua consorte 
figliuola di Adelgiso Principe di Benevento. Ritorna- 
to il Vescovo alla sua Chiesa , vi fu poi visitato nel 
seguente anno dalF Imperadore : il quale qui pure 891 
xnoftrò quanto valutasse la sua intercessione 9 conce- 
dendo nel mese di Luglio a sua inchiefla certa gra--> 
zia ad un suo fedele appellato Fulcrodo (b). 

Ma Berengario mal sofferente di essere ftato su- 
perato da Guido 9 chiamò soccorso ad Arnolfo Re di 
Germania , senza riflettere che un pretendente al 
Regno Italico mai non avrebbe voluto combattere 
senza interesse a favore altrui . Venne Arnolfo con 
buone forze portando ruina specialmente a Bergamo 
del tutto desolato neir 894 ; ne potendo Guido 8^4 
resiftergli, si ritirò dalla Lombardia, lasciando i Ve^ 
scovi, e i Feudatari nella necessità di umiliarsi a lui 
per non soggiacerne al rigore • Crede il Muratori , e 



{a) Qaesti tre Privilegi originali che già godeva , e che avesse potuto 
ftanno nell* Archivio del noftro Re- acquietare . Le note cronologiche so- 
verendissimo Capitolo ( Sec. IX N. no : Data Villi Kal, Mar. Indie» 
XXII, XXIII, XXIV ). Dicesi in VIUI Anno Incarnationis Domini 
tutti e tre , che fVìctodus sanSée DCCC XCI regnante donno ìVidone 
P^rmensis Ecclesia Veti. Episcopus^ in Italia anno Regni ejus III Impe* 
fi^ Anscheri US Marchio dileSique Con^ rii illius die prima. ARum RomM 
siliarii nostri li aveano richiesti a in Dei nom» feficiter. Amen. 
favor di Geltrude. Uno le concede {6) Il documento spedito in Par- 
la Badia di San Marino in Pavia, ma il giorno 18 di Luglio fu pub- 
L'altro le dona il Monistero della blicato dal Muratori Anti^juit. ItaL 
Regina parimenti edificato in Pavia. Med. JEvi Tom. I Diss. XVIII col. 
L'ultimo le conferma tutti i beni pS; • 

n 



194 
gli tengono dietro il Poggiali (a), ed il Visi (A), che 
Parma non si fiaccasse dair aderenza di Guido ^ ma 
se il dominatore della Città era il Vescovo , come 
negar non si può , ci convien dire altrimenti , veg- 
gendosi Cuibodo ricorrere ad Arnolfo in Ivrea , e 
trarne a^i7 di Aprile un rescritto a convalidazione 
di tutte le proprietà sue acquiflate in Italia, e se- 
gnatamente nel Territorio di Como , in Romagna , 
nel Ducato di Spoleti, nella Toscana , e nel Contan- 
do noftro Parmense, ove sMndividuarono varj terreni 
al Capo della Parola , e verso i confini di Soragna 
e San Secondo sino a Sacca , villaggi allora molto 
paludosi, e pieni di boschi (e). E' bensì vero, che 
non vedendosi per tutto quefto Arnolfo sicuro di vit- 
toria , dopo aver trattato male anche Berengario , 
pensò di dar volta • Appena mosso per uscire d^ I- 
calia, ebbe Guido alle spalle col noftro Vescovo, 
e i Parmigiani propensi: ma segnato era in cielo il 
fine de' giorni di quefto Imperadore : conciossiachè 
giunto coir esercito al Taro, soffocato da sputo di 
sangue morì (flf); onde Guibodo, che ricongiunto gli 
si era, trasferir ne fece il cadavere a Parma, e nella 
sua Cattedrale avanti T Altare di San Remigio dic- 



chi) Mcm, Ist. di Piac. Tom. Ili IVI do e vestìgio se^ueretufj fuxts 

pag. 8? . fluvium Tarum defunSus est . Il 

(A) Notiz* Ist. di Mantova Tom. Muratori negli Annali moftra che lo 

I Lib. 6 pag. 270. Storico errb nelP epoca di tal mor- 

(r) Appendice N. XXXV. te , la quale appartiene a quefto an- 

(^) Lo apprendiamo da Liutpran- no , siccome e* prova con piti accre* 

do HIst, Llb. I cap. io, che seri- ditati contemporanei; ma del luogo 

ve : Dum rcdeuntcm Arnulphum Rix ov' essa accadde non se ne dubita • 




19? 

degli sepoltura (a). Per quefto molto afFezionossi a 

Parma la vedova Imperadricc Geltrude, il cui figliuolo 
Lamberto assunto dal genitore compagno nell'Impero 
tenne le veci di lui, e fra noi flette alcun tempo, 
trovandovisi nel Febbrajo delF 8 9 5 (d) . 895 

Erano alcuni anni, che il noftro buon Prelato 
pensava alla morte , e sin dalF 882, come a me 
sembra, il luogo si preparò del sepolcro nella Cap- 
pella di San Michele Arcangelo nella sua Chie- 
sa (e) . Aveva pur anche dieci anni appresso dettato 
il suo teflamento , in cui dichiarata usufruttuaria di 
ogni avere la sua consanguinea Volgunda, detta an- 
che Azza , vivente in iftato religioso , o come allora 
dicevasi dedicata a Dio, ordinava che morta lei ne 
rimanesse assoluto erede il Capitolq di Parma (d). 
Così dispofto aireftremo passaggio , e de' beni per 
altrui liberalità ottenuti fatta parte anche alla Chie- 
sa Piacentina, lasciò quefta vita mortale il giorno 
29 di Novembre del predetto anno 895 (e), non 
senza cordoglio del suo amatissimo Clero , che viva 
sempre conservò la memoria di un tanto benefat- 
tore • 



{a) Rilevasi da un documento del bodo fu segnato In un Antifonario 

p2^ appartenente alla Vedova Im- Piacentino citato dal Campi he. cit. 

peradrice Gettrude, di cui altrove. Lib. 8 pag* 2^$. Quarto Kalendas 

(Jb) Privilegio in Parma concedu- Decembrts ob'tit D, PVibodus Episco* 

to al Vescovo dì Piacenza presso il pus Parmensis^ qui sanSa Piacenti* 

Campi Ist, EccL di Piac* P. I Ap- »<f Ecclesia multa pradia dedit . Per 

pendice N. g2 pag. 474. quefte sue liberalità troviamo cara la 

(0 Appendice N. XXV. memoria di lui ad Everardo Vesco- 

(</) Appendice N. XXXIV. vo di Piacenza, che nel 905 an- 

{e) II giorno della mert/K di Gni» che per P anima di Guibodo arricchì 



1^6 

Convien dire che mentre ftette Lamberto in Par- 
ma, trovasse molto confacente al suo genio Ingel- 
berto Viceconte del noflro Contado , poiché doven- 
done partir nel Dicembre , giunto che fu a Reggio, 
gli fece dono della Corte di Rivalta polla in quei 
Territorio (a). Il Viceconte nel Diploma vassallo di- 
cesi di Radaldo Consigliere Imperiale , creduto dal 
Conte Canonico Don Mario Lupo figliuolo di Cor- 
rado Marchese zio del defunto Guido Imperado- 
re (b): il qual Radaldo se mai ebbe che fare nel 
Parmigiano, potè dar nome alla Corte di Radaldo 
passata in proprietà de'noftri Vescovi, e conceduta 
poi da' medesimi alla Badia di Fontevivo* Che viag- 



dt beni i suoi Canonici ( Campi 

he, eh. pag. 242 )• L'Ughelli così 

porta il suo antico Epitaffio : WI- 

DIBOLDI EPISCOPI PARMEN. 

OSSA AN. DCCCLXXXXV . Oggi- 

dì nella Cattedrale leggesi questa 

memoria in Marmo: 

VIDIBOLDO CAROLI MAGNI 

NEPOTI ECCLESIE PARMEN. 

EPISCOPO ET GOMITI VIRO 

REUGIOSISSIMO CANONICI 

PARMEN. BENEFICII NON 

IKÌEMORES DIGNITATIS EOR. 

AVTHORI P. M. D. LXVII . 
Dalle Regole date al noftro Capito- 
lo dal Vescovo Fra Bernardo da 
Carpi impariamo 9 che T antico suo 
sepolcro nel moderno Duomo fu col- 
locato sopra la porta della Sagristia 
degli Argenti ; e che dopo i secondi 
Vespri del noftro Santo Vescovo 
Bernardo si cantava il Vespro de* 



morti per P anima di Guibodo. E$ 
finhis Vtspnh dm reasandat Domi* 
nus Episcopi CAorum cam toto C/f- 
fo , O* ibi Vtspn^ mortttorum sohm* 
niter cantemur cum sola oraùont^ 
Pétitificis prò anima Reverendi D. 
Episcopi fVideioldi énjits BccUshb 
Parmensis ii/nminatoris & DoSoris 
almi , eujus etiam Episeopas fuit di" 
gnissimus eoram ejus Arca super #- 
ftium sacristi^ argenti muro iniierem^ 
//, ^Uée pallio condecenti coopertasit. 
Si prosegue ordinando l'uffizio solen* 
ne pel giorno appresso col suono del- 
la maggior campana detta // Bajone 
a suffragio del medesimo, e con di- 
stribuzione di larga elemosina. Tal 
Arca fu poi per mal genio distrutta • 

(«) Cod. Dipi. EccL Bergom. Lih« 
2 col. 1007 & seq. 

{b) Antiq, hai. Med. AEvi TOOK 
I Diss. 8 pag. 427 • 




197 
gìo intraprendesse Lamberto nel partire da Parma, 
facilmente comprendesi dal saper noi, che la Impe- 
radrìce sua madre , avendo sentore de' maneggi di 
Papa Formoso propenso a far calare Arnolfo di bel 
nuovo in Italia , se ne andò a Roma , e armò ga^ 
gUardamente quella Città per assicurarsi del Papa. 
Lamberto allora assai giovane andava senza dubbio 
colà chiamato dalla madre ardentissima pe'suoi van- 
taggi. 

Arnolfo infingendosi di averla con Berengario , 
tornò in Italia con grosso esercito , ed a noi giunto , 
non senza esigere omaggi e sommissione , divise le 
truppe, sfilandone una parte per la via di Bologna, 
e r altra, dietro cui cavalcò egli flesso, per la strada 
di Monte Bardone . Soffermatosi all'entrare dell' 8 96 896 
in Toscana , passò a Roma con molto fuoco , e co- 
flretta la Imperadrice a ritirarsene, vi entrò, e co* 
tonar si fece Imperadore. Ne uscì poi inseguendo 
Geltrude, ma senza guadagnar nulla; poiché mal ve- 
duto da tutti gl'Italiani, e oppresso da alcuni ma-> 
lori dovette ben toflo ritornarsene in Germania . 
Allora Lamberto ben guidato dalla madre venne 
in Lombardia riconosciuto per legittimo ed unico 
Signore, e flando in Pavia il quarto giorno di 
Maggio, donò all' augufta genitrice una Corte nel 
Contado di Tortona (a). 

Morto Papa Formoso , e dopo 1' effimero Pontifi- 
cato di Bonifazio VI assunto Stefano VI, appare già 
scelto a Vescovo di Parma Elbungo favorito dall' Im- 

ia) Archivio dd Capitolo di Parma Sec. IX N. XXVIII . 

n 1 




198 

peradore . Forse tornava dall' aver predato ubbidien- 
za in Roma al Sommo Pallore , quando il giorno 4 
897 di Marzo dell' 897 si trovò in Firenze presente ad 
un Placito tenuto avanti Amedeo Conte di Palaz- 
zo (a). Si sono perduti i Privilegi onde saranno 
flati a lui dair Augufto Lamberto confermati i dirit- 
ti deir antecessore ; ma ci compensa di tal perdita 
la notizia recataci da un altro suo Precetto , da cui 
appare, che morta già la consanguinea di Cuibodo 
Vdlgunda (b) , erano i noftri Canonici di Parma ve- 
nuti al possesso delle Chiese, Cappelle, Corti, e loro 
dipendenze già da essa tenute nel Parmigiano , e nel 
Reggiano (e). 

Mentre quietamente imperava Lamberto, venne 
talento di essergli molefto al mentovato Adalberto 
II Marchese di Toscana , per la sua molta potenza , 
e per le ampie dovizie denominato il Ricco j laonde 
preso a compagno delle sue risoluzioni un certo 
Conte Ildebrando armò genti , e le fece alla volta 
noflra calare per la via di Monte Bardone, guidan- 
dole a Borgo San Donnino , dove accampossi (d) . 



(a) Presso il Muratori Antiquh. del citatD Archivio Capitolare Sec. 

UmL Med. JEvi Tom. I Diss. io X N. II. Sembra che il mirito di 

col. 4P7, e il Pecci Storia del Ves- quefta fosse Pietro Duca di Raven- 

cwado di Siena pag. pi . na vissuto su la fine del nono Seco* 

(A) Il documento, cui ora allu- lo, di cui parla il chiarissimo Tira- 

diamo , ci fa distinguere abbaftanza la boschi Stor. della Bad. di Nonant. 

noflra già defunta Volgunda da un' Tom. I Append. I pag. 449 . 

altra , che (lava in Bologna l'anno (j) Appendice N. XXXVI . 

907 vedova di Pietro , o sia Pctro- (d) Jam jam Placentiam venerai 

ne Duca , e Badessa di non so qual ( Adalbertus ) quum juxta ftuvium 

Monistero , di cui parla altra carU Sejlerionem ad Burgum in quo san* 



199 

NT era giunto il grido a Lamberto » il quale , senza 
aspettarlo 9 con una scelta compagnia di cavalli venne 
sì tacitamente presso le tende nemiche in ora bruna » 
che potè assalire gli spensierati Toscani dalla ubbria- 
chezza e dal sonno oppressi, e metterli a fil di 
spada • In quel tumulto fuggì spaventato Ildebrando , 
e rihigio cercò Adalberto in una stalla, da cui eftrat- 
to , e con derisione imprigionato fu condotto a Pavia • 
Mentre però il giovane Imperadore godeva della 
vittoria , divertendosi poco dopo nelle clamorose sue 
caccie , flramazzò da cavallo , o pur , come altri 
^vogliono , fu da un suo malevolo ucciso , con gran 
cordoglio della sua genitrice, la quale distribuendo 
poi in dono i ricchi arnesi deir infelice figliuolo, ne 
regalò gli aurei sproni tempeftati di gemme al noflro 
Vescovo Elbungo (a) . 

Niun accidente più favorevole di queflo succeder 
poteva al Re Berengario softenutosi fin qui alla me- 
glio nel Friuli , e in Verona . Corse tofto a Pavia , 
dove liberò dalla carcere il Marchese di Toscana , e 
come Re altre volte riconosciuto d'Italia prese ad al- 
lettare con beneficenze i vassalli. V Imperadrice Cel- 
trude ridotta nelle parti del Ducato Spoletino, in lui 
trovò la compassione ben meritata da chi essendo 
consorte e madre, doveva in addietro tener le parti 
del marito e del figliuolo .: onde concedutole il Mo- 

8tisim» & pretiosi Martyris Domi- {a) Così deve essere , perchb EI- 

ntei ( reggasi Domnini ) corpus posi- bongo nel suo testamento lasciò fra le 

tmm venerMtmr cast ramsnt asse nuntia- altre cose alla noftra Cattedrale : Spf- 

$ur ^c. Liutprandus Hifi. Lib. 1 rones auteos cum gemmis , fui fueruns 

cap. XI • lamibcffi Impsratotis . 




200 

niftero di Arabona nel diftretto di Camerino > e quel- 
lo di Fiume in Assisi , le promise amicizia collan- 
te (a). Nel Marzo del seguente anno Amolone Ve- 
scovo di Torino, e Sigefredo illuftre Conte lo prega- 
rono a confermare le donazioni fatte alla prenomi- 
nata Chiesa di San Nicomede da Carlo il Grosso, e 
furono compiaciuti (b) • 

Sembra a taluno altri non essere il mentovato 
Sigefredo Conte fuorché il tritavolo della Contessa 
Matilde, il quale venuto dal Contado di Lucca ad 
abitare con tre suoi figliuoli in Lombardia, acquiftò 
assai beni nel Modenese, Reggiano, e Parmigiano. 
Io però noi credo propriamente se non quel desso , 
che nel 900 e 901 trovasi appellato Conte di Mila- 
no (e). Né il vederlo impegnarsi presso il Re onde 
ottener un Privilegio relativo a luoghi del Parmi- 
giano, può farmelo riputare il personaggio a noi di- 
sceso dal Contado Lucchese, come un celebre Lette- 
rato è flato prossimo a persuadersi (d) , giacche raro 
è che si scorgano impetrati dai Monarchi di que* 
tempi i Diplomi col mezzo di soggetti aventi qualche 
interesse ne' diflretti , cui i Diplomi riguardano . Ve-* 
ro è che il Sigonio parve voler far credere venuto 



(a) Il Muratori trasse tal docu* (0 Muratori Amiquit. ItaL MeJ» 

mento dalP Archivio di San Sisto di ^vi T. I Diss. i^ pag. 717. Giu« 

Piacenza , e Io rendette pubblico lini Memorie di Milano P. II Lib. 

Antiquit. hai. Med. j€vì Tom. VI 8 pag. 82 . 

Diss. 7J col. JJ7. Noi lo abbiamo [d) Tiraboschi Stor. della Badés 

pure nell'Archivio Capitolare di Par- di Nonant. Tom. I Disc. PreL I 

ma Sec. IX N. XXXII . pag. 26 . 

{b) Appendice N. XXXVII. 



r^ 



201 

a noi anche prima di questi tempi Sigefredo dal 
Contado di Lucca 9 parlandone air anno 896, ed 
aggiugnendo di più , che atterriti i Parmigiani dalle 
scorrerie de'Saracini del Frassineto per dedizione spon- 
tanea si assoggettassero al suo dominio (a) . Il buon 
Angeli prestando a sì chiaro Scrittore soverchia fé-- 
de, assegnò a questi tempi un sì notabile avveni- 
mento ; e senza riflettere, che assai più tardi fu 
invasa quella parte di Lombardia dai Saracini del 
Frassineto, da lui probabilmente confusi cogli Unga- 
ri a noi appunto venuti nelF 899 , disse , quasi che 
ne avesse le più convincenti dimoftrazioni , che Si- 
gi fredo accettò con lieto animo la Città ^ e la difese , 
e la conserxx) così valorosamente , ed in tal guisa y 
che né con più prudenza^ né con più forze P avreb^ 
bono difesa i maggior Re del mondo ^ della quale ne 
ricevè poco dopo il titolo di Conte {b) . Di ciò tutta- 
via mancano affatto le prove: anzi quanto rimane 
onde trar motivo di Storia ^ serve a mostrarne la in- 
sussiflenza; conciossiachè in primo luogo tutti i do- 
cumenti parlanti di Sigefredo tritavolo di Matilde 
provano che titolo mai non portasse di Conte (e); e 

(41) Postea Urbem Farmét Sarace- ti pubblicati dal Bacchiai mai non 
noTum a Traxineto incurrentium me- chiamò Conte suo padre Vi si dice 
tu percmhétm in deditionem acceph . soltanto quondam Sigifredus ^ o pure 
Sigonius de Regno halite Lib# 6. bonét menrnri et Sigi fredus de Comitati» 
Tal narrazione i segnata sotto l* an- Lucensi . Ciò non oftante il P. Affa- 
no 896 ; ma lo Storico epilogava rosi ( Notiz- Istor. di Reggio pag. 95 ) 
molte cose di Sigefredo , che suppo- lo dice Conte di Parma , e di altre 
neva succedute in appresso . Città . Donizone chiamollo Principe , 
i^b) Ifioria di Parma LÀ\}.lipa^.6i. ma o per le sue molte dovizie, a 
(Ó Adalberto , detto anche Attone , per la solita sua maniera d'ingrandir 
figliuolo di Sigefredo negl' Istrnmen* le cose. 



202 

in conseguenza dir non si può Signore di Contado 
veruno. In secondo luogo ancorché Sigefredo venuto 
fosse così per tempo , come air Angeli parve , in 
Lombardia, non poteva divenir Conte di Parma per 
dedizione del popolo soggetto al Re d^ Italia y cui 
solo apparteneva creare i Conti; né par verisimile, 
che senza demeriti potesse Berengario al Vescovo to- 
gliere il dominio della Città per conferirlo a quello 
straniero • E sebbene manchino documenti a provare , 
che Berengario avesse confermato al Vescovo la Si* 
gnoria di Parma , non abbiamo neppur fondamento 
di asserire, che prima d'ora glieF avesse tolta, o 
gliela togliesse dappoi. In terzo finalmente quando 
Sigefredo calò dal Contado di Lucca , venne co' figli* 
uoli già nati ^ come Donizone attefta (a) , ed erano , 
a quel che sembraci , adulti : però sendo campato il 
suo secondogenito Adalberto, detto anche Attone, 
sino ai tempi di Ottone il Grande, e vivo trovando- 
si per cosa certa nel 981, non pare che all'entrar 
del secolo fissar si possa il primo suo giungere • Il 
Muratori infatti pone il fiorire di Sigefredo soltanto 
verso il 920 (ó), circa il qual tempo incominciar 
potè fra noi sua dimora . Ma di Parma era allora 
Signore il Vescovo ^ e del Territorio era Conte un 
Adalberto , come si avvertì poc' anzi , e si moftrerà a 
suo luogo. Nel 926 e 935 vedremo i Vescovi nella 



(a) Donizone in Vita Msthild. Longobardiam eum natii vfnit in 

Lib. I cap. I • istam • 

Ampi ideati volens propri um Sige* (Jb) Antichità Estensi Tom.I cap. 

frfdus honorem y 8 pag. ($4. 



20J 

loro indubitabile autorità dominativa ; e sì possenti 
e sublimati li troveremo» allorché giuda i computi 
del Sigonio morì Sigefredo , che non è possibile rin« 
venire con probabilità intervallo in tutto il corso di 
vita da lui menata in Lombardia, per collocarlo 
nella G)ntea di Parma, e molto meno nella Signoria 
della Città. 

La incursione degli Ungheri per V Italia nel 
tempo accennato fu veramente apportatrice di gran 
terrore e danno . Ne risentirono per sicure memorie 
Piacenza (a) , Reggio (b) , Nonantola (e) , Bolo- 
gna (d) y e molti altri luoghi derubati e incendiati ; 
ne perchè presso noi non sia rimada notizia di simili 
mali , non credo io già, che ne andassero esenti le 
nostre Ville: che osservando anzi come in appresso 
le sacre spoglie di San Nicomede dal luogo di Fon- 
tanabroccola , ove le vedemmo recate , fossero trasferite 
nella noftra Cattedrale di Parma (e), argomento che 



{a) Da un docuir. del po^ rife- {d) Savioli Annal. Boi. Tom. I 

rito dal Campi Iftor. E ed. di Ptac. P* I pag. 104. 

P* I Append. N. 40* (0 Lo apprendiamo dal teftamen- 

{&) Un Diploma di Berengario to del Vescovo Elbungo dettato nel 

dato nel 904 al Vescovo di Reggio 91; 9 dove lascia in legato ad re* 

conferendogli il possesso di Monte stauranda Aitarla SanSt Nicomedh , 

Cervarìo così si esprime : toto men- ^ SanS^e Trinitatis , & SanSi 

tis afeSm providentes ejusdem Ec- Michaelisy & SanBl Rem/gii aere" 

clesiét necesshates vel depr^dationes rorumque SanRorum^ quorum Rell* 

arque incendia qude a ferocissima qui^e hic condit/e sunt j argenti Li- 

gente Hungrorum passa est. Lo pub- iras XX. Tali Altari coi Corpi di 

blicò il Muratori Antiquit. hai. S. Nicomede, e di S. Remigio, o 

Med. Mvi Diss. 72 • sia colle Reliquie loro erano nell' 

(r) Chronic. Nonant. apud UghelL antica Cattedrale . Edificata poi la 

hai. Sac. Tom. II in £p. Mutin. presente, come vedremo a suo lue- 



204 

per non lasciarle più espofte alle onte de* barbari, forse 
colà più che altrove mostratisi feroci e crudeli, ne 
venissero piamente rimosse. Quella Chiesa però non 
rimase per quello negletta, mentre passò in proprietà 
della prelodata Imperadrice Geltrude vedova di Gui- 
do , e madre di Lamberto, che dedicatasi al servigio 
divino prese in seguito ad abitar alla flessa vicino , 
siccome prova un Atto ivi da lei dettato nei 923 (a). 
Quindi non deve essere priva di fondamento la tra- 
dizione, che presso tal Chiesa fosse già eretto un Mo- 
niftero , o un Ospedale , sembrando confermarlo cer« 
te reliquie di antico edifizio scoperte sotterra in quei 
luogo , rimaflo col volger de* tempi diftrutto. Ora 
non vi si vede che la Chiesa senz' altre fabbriche, 
ma non è più T antica; imparandosi dal Canonico 
Piermaria Campi, che trasferitone il giuspadronato 
nella persona di Bosone Vescovo di Piacenza figliuolo 
baftardo di Ugo Re d* Italia, egli ne livellò i beni 
nel 943 ad un certo Gioanni (A); e che nel 1289 
un Guglielmo Visconti Piacentino la riedificò (e). 



go, si riposero varj Corpi, o Reli* 
quie in una sola Urna, che flava 
dietro al vecchio Aitar maggiore , ed 
^ di assai antico lavoro , per quanto 
mi % paruto dall' osservarla una so- 
la volta che ò potuto vederla sco« 
perta . Per un Iftrumento di Crifto- 
foro della Torre i Agofto 1567 tro- 
vo che fu visitata nella traslazione e 
consecrazione del nuovo Aitar mag- 
giore ai tempi del Vescovo Cardinale 
Sforza , e vi si lessero i seguenti versi : 



QuatuoT hac mtca SanSorum cor' 

fora c/ausM 
Smnt Adon , senes ^ ae Martyris 

Hercu/iani 
Ef corpus medium sacri Nicomedis 

humatum 
His est conjunSa sacra virgo Pu* 

dentiana • 
{a) Appendice N. XLVIII • 
{b) Ist. Eccl. di Piac. P. I Lib. 
pag. 262 • 
(r) Ivi P. Ili Lib. 20 pag. 18. 




205 

Su la porta della medesima leggesi tuttora scritta in 
mattone la memoria del risarcimento fattone Tanno 
1389 dal Sacerdote Oberto del Poggio: e la Can^ 
celleria Episcopale di Borgo San Donnino conserva la 
cessione fattane Tanno 1479 dal Cardinale Gioanni 
d'Aragona Legato Apoftolico a Gianfrancesco , Anto- 
nio, Alessandro, e Giambatifta fratelli Pallavicini da 
Scipione , acciò la riparassero e dotassero, riserbato- 
ne loro e ai discendenti il giuspadronato. 

Tornando al filo della Storia dico aver torto il 
Re Berengario colle armi fatto oflacolo agli Ungheri 
predatori, ftringendoli per guisa tale, ed incalzando- 
li per modo, che perduta la speranza di salute si 
volsero a chieder mercè . Se il Monarca piegavasi a 
lasciarli tornare così emendati al paese loro , tutto 
era finito ; ma egli si ostinò di non voler essere 900 
secoloro pietoso, e li ridusse ad una fatale dispera- 
zione, in mezzo alla quale renduti dalla necessità 
più feroci di prima , gli si scagliarono addosso in riva 
alla Brenta con impeto ardentissimo , e colla morte 
d' innumerabili uomini ne sbandaron Tesercito. Aveva 
Berengario molti nimici in Italia, che da un tal fat- 
to a dispregiarlo avanzandosi, nauseati di lui, moti- 
vo presero di volerlo detronizzare. Adalberto II Mar- 
chese di Toscana, Sigefredo Conte di Milano , ed 
altri invitarono perciò in Italia Lodovico Re di 
Provenza , che per la madre Ermengarda maritata a 
Bosone era nipote delT Imperadore Lodovico II , né 
tardò egli a porgere orecchio a si dolce lusin*- 
ga. Vescovi assai, tra i quali fu certamente anche il 
noftro Elbungo, Marchesi, Conti, e varj Signori 



zo6 
accorsero ad acclamarlo in Pavia per loro Re. Air 

901 ingresso del 901, anno primo di un secolo non men 
rozzo de^già trascorsi 5^ accompagnato dai Vescovi di 
Novara , di Bergamo , di Brescia , di Piacenza , di Par- 
ma, e da varj altri della Toscana, portossi Lodovico 
a Roma («), dove Benedetto IV Sommo Pontefice 
lo fregiò della Corona Imperiale , e il terzo fu di 
tal nome» 

Abbandonato dai vassalli , e dalle sue infermità 
impedito, mirò attonito Berengario una scena che io 
umiliava : ma scorso qualche tempo dacché Lodovico 
signoreggiava in Lombardia, seppe cosi cautamente ri- 
pigliar forza, e guadagnarsi V animo di que* medesi- 
mi , che gli avevano poc' anzi volte le spalle ^ che 

90 z in breve sorprese T emulo, e lo coftrinse a tornarsene 
in Provenza con giuramento di più non metter pie* 
de in Italia» Ch'ei perdonasse agli autori della pas-^ 
sata ribellione, ed a coloro che si erano lasciati ra- 
pire dietro il partito più forte, appare ben chiaro, 
sì perchè fu egli di carattere assai portato alla cle- 
menza, come ancora perchè fin d^allora scelse a suo 
Arcicancellìere Ardingo Vescovo di Brescia (b) , co- 
mechè uno fosse di quelli, che accompagnarono Lo- 
dovico a Roma per farlo coronare . Quindi lo (lesso 
fallo dissimulò senza dubbio nel Vescovo di Parma 



(a) Un Giudicato di esso Lodo- pubblicato dal Fiorentini nell'Ap- 

vico III Imperadore tenuto in Ro- pendice alla ^ifa della Contessa Mrf- 

ma il giorno i di Febbraio del poi, tilde, 

cui si trovarono presenti i detti {b) Gradonicus Brixta Sacra pag% 

Vescovi con quel di Parma chiamato ijp . 
Heliringus in vece di Helbungus^ fu 



2 07 

Elbungo , ne credìam punto che a risentirsi di lui , 
bensì piuttofto che a confermare nella passata loro 
fedeltà i Parmigiani, venisse nel Gennajo del 903 a 903 
trar quivi una breve dimora (a). 

, Ma di qual famiglia , e di qual patria era mai 
il mentovato Vescovo Ardingo a tant^ onore da Be- 
rengario innalzato? Non trovo chi se lo arroghi, e 
cercar piacemi se mai per sorte abbia su di lui Par-< 
ma qualche diritto. Moftrai come una famiglia già 
tra noi fosse posseditrice deir Oratorio di San Quin- 
tino , e dissi che Rimperto Arciprete di Parma ne 
acquino Tanno 860 alcune porzioni altrui. Quello 
Rimperto figliuolo di Lamperto ne fece poi vendita 
ad un Suddiacono nipote suo chiamato Stefano (b) , 
il quale fatto Prete, e presa neir 880 a livello, 
vita sua durante, la porzione goduta da Nandelberto 
figliuolo di Anusso da Parma (e), indi venuto a cer- 
ta commutazione di beni spettanti a detto Oratorio 
con Leopardo Abate di Nonantola nel 90 j (d) ^ di- 
vise quanto ivi possedeva di proprio tra Lamperga 
sua consanguinea , la quale vestita di abito religioso 
in Parma vendette poi la sua parte a Petrone o sia 
Pietro Sacerdote figliuolo di Teuperto abitatore del- 
la Modelena sul Reggiano (^), e tra il mentovato 
<— ^■— — ■ ■ Il — — i^ I ■■■■ 11... Ili» 

(il) In Panna a' 12 di Gennajo {d) Ivi Sec. X. Num. i. II qual 

delPpo^ diede Berengario un Pri- documento si pub leggere pubblica- 

vilegio all'Abate di Tolla, Campi to dal eh. Tìraboschi Sfor. della 

Ift. Eccl. di Piac. P. I Lib. 8 Bad. dì Nonantola Tom. II pag. 

pag. 240. 87. 

(*) Appendice N. XI. (e) Nel 918 accadde quefto con- 

(0 Archivio Capitolare Sec. IX tratto di Lamperga. Ivi Sec. X 

N. XV. N. XII. 



zo8 
Àrdingo Vescovo dì Brescia, che molto probabilmente 
doveva essergli congiunto di sangue per parte di 
femmine, giacche gli ascendenti di Stefano a me sem- 
brano Longobardi , e Ardingo era sicuramente Sa- 
lico • Ciò appare dalla carta di donazione pel me- 
desimo Ardingo segnata in Brescello nel 919 a fa- 
vore di Ariberto Chierico suo fedele , in cui trasferì 
i diritti, che in San Quintino ereditati da Stefano 
possedeva (a) . Quello suo compossesso di un Orato- 
rio tenuto sì a lungo da una famiglia Parmigiana , 
quello suo risedere in tal tempo in Brescello, cioè 
ne' limiti del Contado Parmense , assai rendon proba- 
bile che Parmigiano egli fosse. Aggiungasi ch'egli 
fu zio fors' anche paterno ( giacche la voce Aviuu^ 
culus fu dagli antichi sovente in tal significato ado- 
perata, come il Du-Cange (b) assicura ) di un Con- 
te Suppone, che Tanno 942 per rimedio dell' anima 
sua, e di quelle del Vescovo Ardingo, suo Avunculo 
già defunto, e di un suo fratello appellato Gugliel- 
mo , llando nel Caftello e Corte di Vidiana pofla 
su i nostri colli , ov'egli senza dubbio il suo rurale 
Contado signoreggiava , donò alla Canonica di Parma 
varj beni in Palasone , cioè nel distretto di S. Secon- 
do (e). Per simili notizie sembrami di poter senza tac- 
cia di presunzione donar a Parma quell'esimio Prela- 
to, Vescovo insieme e Conte di Brescia, come il Biem- 
mi dimostra (d) , ed Arcicancelliere di Berengario . 

{a) Appendice N. XL . & inf. Latin, verbo Avunculmt. 

{b) Avunculus prò Patruo promiscue (r) Appendice N, LXI • 

Hsurpattim iegere est apud Scriptores (d) Istoria di Brescia Tom. II 

inedia atatis, Du-Cange Gloss. med, Lib. % pag. ip2 e seg. 



209 

Divulgatasi due anni appresso una falsa voce 905 
della morte di Berengario , se ne persuase troppo fa- 
cilmente Lodovico 9 tornato in suo mal punto tra 
noi , ov' ebbe di bel nuovo fautori • Berengario 
era infermo , e fu coftretto vedersi un^ altra volta 
occupare il Regno . Riftabilito però in salute fu di 
soppiatto introdotto in Verona dal Vescovo Adelardo 
>ìnolto a lui fido, nella qual Città ricuperato a un 
tratto il dominio, ebbe suo prigioniero V Imperadore 
spergiuro , cui fece in pena del giuramento mal cu- 
ftodito abbacinar le pupille, orbo rimandandolo ai 
Regno suo di Provenza. 

Essendosi fatto più di una volta menzione di 
Adalberto II Marchese di Toscana figliuolo del Mar- 
chese Adalberto I , giova qui il dire che fin da 
que^ tempi aveva incominciato a fare acquisti nel Par- 
migiano , dove poi si propagò la nobilissima stirpe 
de' Pallavicini, da lui non meno che la progenie 
dei Malaspina , e degli Eflensi discesa (a) . Su le 
noftre Alpi certamente avendo fteso in varie Corti 
la sua possanza , non so in qual modo avvenisse , 
che si credette padrone del montuoso Villaggio di 
Lugolo donato già da Carlo il Grosso alla Chiesa 
di Parma , onde occupoUo . Di simil cosa il Vescovo 
Elbungo, Signor legittimo di esso luogo, prese ri- 
sentimento: il perchè delegato nel Maggio del sus- 
seguente anno da Berengario un suo Messo chia- 906 
mato Bertaldo a ricevere le querele de* litiganti, 
e a far giustizia a chiunque la meritava, tenuto 

(«) Muratori Antichità Estensi P« I Gap. XVII pag. i ^9 . 





aio 

fu un Placito nella Corte di Veloniano spettante 
al Marchese, entro i confinì del nostro Contado , 
cui egli medesimo colla consorte Berta (a) si rì^ 
trovò presente 9 dove comparendo Elbungo con Be» 
nedetto suo Avvocato , e producendo la donazion 
di quel luogo fatta al suo antecessore^ riportò fa^ 
vorevole sentenza (b). Proseguì senza dubbio lo ftes* 
so Marchese ad ampliare i suoi dominj fra noi^ 
menzione trovandosi dopo la morte sua accadu^ 
ta nel 916,0 917 (e) di altre terre non molto 
da Parma lontane già di suo diritto (d). Amplissima 
però esser dovette la eftensione del suo potere non 
solo ne' monti del Parmigiano e Piacentino , ma 
eziandio nella pianura , giacché i suoi discendenti 
progenitori de"" Pallavicini vi divennero potentissimi. 

Andavano minacciando tratto tratto gli Ungheri 
di tornar ad infellare T Italia; ma il Re tenevali con 
tributi d'oro lontani. Frattanto è opinione degli Sto« 
rici che i Signori di Lombardia nelle proprietà loro 
campestri Caftelli e Rocche venissero edificando per 
guardarsi da simili non preveduti assalti: ond'è che 
al monte ed al piano se ne trovano poscia anche 
sul Parmigiano in buon numero. Gli Ecclesiastici ri- 



{a) Appunto il veder nel Placito (ù) Appendice H. LVIIl, 

nominata Berta <ome tnogKe di (r) Muratori Anùcbità Estetui 

Adalberto Conte e Marchese, ci P. I Gap. XXII pag. 21;. 

fa comprendere parlarvisi del Mar- (J) Vedremo in una carta del 

chese di Toscana, e non gii di A- pi 8 accennani per confine tnrM de 

daiberto Marchese d' Ivrea , ovvero una parte ^a m^nt di hntd. f #o»« 

di qualunque altro vivente con si- dam Adaiberù Marchionis & qui 

mil nome, ed egual titolo in questi fuit quondam Johannis Scavino. 
tempi • 



211 

doravano le Chiese guade dai barbari ; e tra questi si 
annoverava T Abate di Nonantola> cui Papa Sergio III 
nel 908 restrinse la facoltà di far consecrare la sua 9^^ 
airuno de^ Vescovi delle tre Città di Parma, di Pia- 
cenza, o di Pavia (a)^ Anche il noftro Prelato non 
sarà ftato neghittoso y perchè vigilantissimo era > e del 
comun bene grandemente sollecito • Ma per noflra 
sventura la mancanza di monumenti ci sforza ad 
ignorar tante cose , che non si scopriranno forse mai 
più , a meno che qualche marmo de' tanti smarriti o 
sepolti non si dissotterrasse • Sappiamo solo , come 
pensando alla morte deliberò di lasciare per teda- 913 
mento molti preziosissimi arredi alla sua Cattedrale, 
facendo anche legati per la manutenzione di varj 
altari, eretti alla conservazione ed ai culto delle 
Reliquie de' Santi , come pure a ridorazione delle 
Chiese di Borgo San Donnino, e di Berceto (b) . 
Così dispode le cose , sembra che poco dopo la co- 
ronazione di Berengario, salutato Imperadore Tanno 
915, mancasse di vita» Erra l'Angeli nel farlo vive- 915 
re fin al regno di Rodolfo, siccome errato aveva fis- 
sando il suo ingresso al Vescovado Parmense nel 909^ 
II: Bonvicini nelle aggiunte all' Ughelli ridampato 
dal Coleti fissò la morte di Elbungo all'anno 916, 
ma sopra un falso suppodo che a tal anno appar- 



(il) Nolumus ut alifuem ad con- la lettera cfel Papa all*^ Abate, riferi- 

Sicrandam ipsétn Ecclesiam roges , ta dall' Ughellt in Ep. Plac. e dal 

misi Joannnn venerai* Tieinensem Muratori Antiqui^ ItaL Mtd. jEvi 

Epsscopumy sut fVidonem Placen* T. I DIss. I col» 2^. 
tinum j set* Elbungum Parmensem {V) Appendice N. XXXVIII • 
Rfverendissimos Episcopo!. Così nel- 



^^.^Ki> relativo ad Aicardo suo suc- 

•^c xrò al 920 si deve riportare. Do- 

.^- *.»c 5UO aver sepoltura nella vecchia 

..oaci r Altare della Santissima Trinità, 

^. N*^ ceilamento aveva ordinato. 



Fine del Terzo Libro. 



STORIA DI PARMA 



LIBRO QUARTO, 



Ri 



.allegrata Parma pel dono di un nuovo Paftore 
nella persona di Aicardo , appellato da alcuni Er- 
cardo (a), ebbe a rimanere non molto appresso do- 
lente a cagion di un incendio, che d^mprovviso 
destatosi nella Città , si appigliò pur anche alla 
Cattedrale, ed alla contigua Canonica, infelicemente 
distrutte . Fra i molti antichi ornamenti periti allo— 
ra , ridotte furono in cenere le scritture air una 
ed air altra spettanti con danno irreparabile invano 
ancor deplorato . Il perchè trovandosi privi i nostri 
Ecclesiastici delle carte ^ cui affidata era ogni ra-^ 
gione de^ beni per altrui liberalità avuti in dono , o 
in qualunque altro modo acquiilati, giacché T avidità 
de' più possenti del secolo insorgeva fin d'allora tal- 
volta a tentar di spogliameli , ebbero airimperador 
Berengario ricorso , che mosso a compassione della 

(if) L' Ughelli 9 il Bordoni , il Fon- lui prima del 920 , al qual anno ap« 
tanini , e il P. Zappata lo chiamano partiene il Diploma , che il Bonvici- 
Ercardo: ma ne' Diplomi si appella ni nelle aggiunte alP Ughelli riputò 
AI Canio . Non troviamo notizia di con error manifcfto spettante alpitf. 

Z 



disgraada loro , confermò prima al Prelato V anno 

910 920 il possesso generale de^beni della sua Chiesa, e 
lo abilitò a ricuperare quelli , che mai per sorte gli 
fossero (lati occupati, col solo mezzo delle altrui te- 
stimonianze ,0 del giuramento del proprio Avvo- 
cato affermante essere tali beni di ragione Ecclesiasti* 

911 ca (a): poi nel seguente anno altrettanto decretò a 
favor de^ Canonici (b). 

Dai Privilegi, che pe^ Canonici uscirono dalla 
Imperiale Cancelleria, impariamo come T esemplarità 
e il santo viver loro meritato avesse alla Canonica 
altri benefattori oltre Guibodo e Volgunda, perchè 
si dice di ricchezze aumentata pur anche da una 
Contessa chiamata Berta, e dal Conte Yifredo figli* 
uolo di lei già defunti. Quella Berta , se io mal 
non mi appongo , è la medesima , che nel primo 
anno del Regno di Berengario reftata vedova d*un 
Conte Suppone abitava in Fogliano (e) , ed esser de-» 
ve la flessa, che co'figliuoli Adelgiso , Yifredo , Bo- 
sone , e Ardingo Chierico fece uomo libero Gisem- 
perto, detto Azzo, figliuolo di Dodone, privilegiato 
in vigore dì ciò dall'altro Conte Suppone nipote di 
Ardingo Vescovo di Brescia (rf), anch' egli poi dona- 



(i») Appendice N. XLI XLII. ^ut modo vejle velame» sanBe geni- 

{i) Appendice N. XLIII XLIV. trìcìs Marie inJttta esse videtur^ con» 

(r) Neil' Archivio Capitolare Sec. cede a livello certe terre presso la 

ÌX N. XXXVI trovasi nna Perga- sua Corte di Fogliano a Domenico 1 

mena del giorno io di Giugno delP Ariverto, e Refhno fratelli e figlino- 

anno primo del Regno di Benenga* li di Anperto de Villa Moeletulij 

rio , cioi deir 888 , data in FolÌ4f»o ^ uomini liberi . 

per cui Domna Berta que fuet reti* {d) Appendice N. LII • 
^a quondam Supponi qui fuet Qomet 



US 

tore di varie terre nel Parmigiano ai prelodatì Ca- 
nonici (a) • Simili argomenti della pietà di quegli 
antichi Signori lo sono eziandio d^ encomio per quc^ 
Soggetti al culto divino dedicati, che stima sì gran-* 
de e venerazione sapevano procacciarsi • 

Non si tardò molto a conoscere quanto fosse fla- 
to necessario il ricorso de^ nostri Ecclesiastici a Be- 
rengario per cautela delle proprietà loro; posciachè 
un Giudice chiamato Boniprando , prevalendosi delle 
ciicoftanze , erasi già impadronito dì alcune terre po- 
fte in Bazano, comechè da Guibodo ai Canonici 
lasciate in dono • Mossa querela contro colui, al 
quale mancar non doveano cavillazioni onde Tusur— 
pazion mascherare di apparenti ragioni, avvenne per 
buona sorte, che Tlmperadore destinò suo Messo a 
riconoscere le cause de^ litiganti nel paese nostro il 
Conte del Contado di Parma Adalberto, il quale ac- 
compagnato da Ludo Giudice Imperiale, dagli Scabini 
della Città , e dal suo Yiceconte Elmerico , prese a vi- 
sitare il Contado ascoltando i piati altrui , e termi- 
nando con giufte sentenze le controversie. Mentre 
adunque trovavasi egli a Basilicanova , e presso la 
Chiesa di San Giambatifta , alzato il giudizial Padi- 
glione, imparzialmente le differenze de^ popoli ascolta- 
va, citato venne alla presenza di lui Boniprando da 
Azzo Diacono Propoflo della Cattedrale, e dal suo 
Avvocato Gisone, perchè se legittime ragioni aveva 
di render sue quelle terre, avanti al Conte le pro- 
ducesse . Siccome però non avevane di sort^ alcuna , 

(«) Appendice N. LXI. 



2l6 

gli bisognò confessare il suo errore , e lasciar libera 
ai Canonici l'usurpata proprietà, che appartenere a' 
medesimi fu comprovato nel Placito ivi allora tc-^ 
nuto (a). 

Chi fosse , e di quale schiatta il mentovato Con- 
te Adalberto, invano sono andato cercandolo. Mi so- 
no di più invogliato di sapere , se mai dovendosi ri- 
sarcire la Cattedrale danneggiata dal fuoco^ si fosse 
in quel tempo preso consiglio di edificarla fuori delle 
mura della Città, cioè dove ora si vede; ma i do-- 
cumenti esaminati mi anno chiarito della continua 
esigenza sua dentro le mura sin verso la metà del 
Secolo XI . Né varrebbero a far credere il contrario 
Fespressioni usate nella Vita antichissima di San 
Gioanni primo Abate del Moniftero di San Gioanai 
Vangelifta , ove indicandosi come di notte , sendo la 
Città chiusa , usasse il Santo di uscire a far orazione 
neir Oratorio vicino dedicato a San Colombano, si 
soggiugne essere flato il detto Oratorio contiguo alla 
Chiesa maggiore (b) . A primo aspetto direbbesi, che 
vivente il Santo Abate tra il 983 e il 992, la Cat- 
tedrale moderna fosse già eretta ; ma rifletter si de- 
ve come r autore di quella vita avendo scritto in 
età forse avanzata dopo aver conosciuti già vecchj i 
discepoli del Santo, che narrate gli avevano le glo- 
rie del Servo di Dio (e), si mostra fiorente almeno 



(a) Appendice N, XLV . strum Monasteri i juxta majorem Ec- 

{i) In Oratorio SanSt Colamians clesiam , dopo aver detto , che il 

tfuod majori Ecclesia contiguum Monistero era juxta & foris fupra^ 

fuit . Così I' Anonimo autore , il diSla^ urbis muros . 

quale scrisse pur anche intra clau* {e) Narra fra le altre cose l'Ano* 



217 
verso il 1Ó70 in tempo che la Cattedrale moderna 
sorgeva, e poteva essere da lui nominata, non come 
già in piedi a' tempi di San Gioanni, bensì come e- 
sistente a' suoi tempi. 

Mentre i Parmigiani ripara van le ingiurie dell' in- 
cendio accaduto, nudriva Adalberto Marchese di Ivrea 
pensieri di ribellione contro T Imperador Berenga«- 
rio, e seppe comunicarli a Olderico Marchese e Con- 
te di Palazzo , ed a Lamberto Arcivescovo di Mila- 
no . Fu in breve armato contro di lui un esercito , 
per difendersi dal quale chiese Berengario il soccorso 
degli Ungheri già predatori dell' Italia, e tenuti fin 
qui da lui flesso con donativi lontani. Tra il gareg- 
giar delle spade venne meno Olderico, il quale ave- 
va per moglie Leigàrda figliuola di quel Conte Vi- 
fredo nato da Berta nominato poc'anzi, e ne lasciò 
un figliuoletto chiamato pure Vifredo anch'esso Con- 
te, il quale colla genitrice fu col tempo cortese di 
beni alla Canonica di Parma (a). Intanto chiamaro- 
no i congiurati a regnare in Italia Rodolfo Re dell' 
alta Borgogna , cui tutte ben predo aderirono le 
Città Lombarde, co' Vescovi e Conti che le reggeva- 
no, concorrendo a preflafgli omaggio anche il noftro 
Vescovo Aicardo, che n'ebbe il quarto giorno di 

nìmo , che Cristoforo Monaco DU Gandolfo discepolo del Santo già tra* 

scepolo del Santo scrivendo un Codi- passato , il quale , come ognun vede , 

ce si tagliò un dito risanatogli da avea potuto vivere fin verso il lojo • 

lui , e soggiunge: ^uem digitum lon^ Ciò che vie piti conchiude si i, che 

go post tempore ipse frater préediBi mostra chiaramente di avere scritto 

Monasterii Pneposìtus nobis demon^ molto dopo il Vescovado dt Ugo 

stravit , atque ea qua retultmm nar- Vissuto fin circa il 1045 - 
rsvit • Allega altre testimonianze di («) Appendice N. LXV LXVII • 



2l8 

921 Febbrajo del 922, per intercession del Marchese d' 
Ivrea , e deir Arcivescovo di Milano , un Diploma 
confermativo del suo possesso della Badia di Berce* 
to (a). Anche al Capitolo Parmense da lui convali«» 
dati furono i Privileg) antichi (b) . 

Berengario ritiratosi a Verona onde riftabilir le 
sue forze, non tralasciò di farsi partito in Lombardia, 
e trovò dispostissimo Guido Vescovo di Piacenza a 
Aaccarsi dall' aderenza di Rodolfo, quantunque ono- 
rato da lui , e scelto tra i suoi Consiglieri . Per o- 
pera del Vescovo ribellata dunque a Rodolfo Piacen- 

923 za nel 923, si aperse air Imperadore la strada di 
avanzarsi novellamente in Lombardia colle sue ar-. 
mi . Era in vicinanza di Fiorenzola il giorno 2 9 di 
Luglio, quando fu attorniato dai partigiani di Rodol- 
fo , ed eccitato a combattere • Non si smarrì , anzi 
così bene prevalse da prima, che sembrò decisa la 
vittoria per lui. Già i Rodolfiani cedevano il cam- 
po, e le milizie di Berengario preda facevano delle 
ostili spoglie : quando il Conte Bonifazio cognato di 
Rodolfo , e il Conte Gariardo giunti air improvviso 
con gente fresca scagliaronsi addosso ai predatori 
facendone strage , e costrinsero Berengario a fuggir 
di bel nuovo a Verona . Così vincitore nel conflitto 
Rodolfo sembra che privasse il Vescovo di Piacenza 
del titolo di suo Consigliere per darlo al nostro (e) • 



{a) Appendice N. XLVI • indicò egli Aicardum v^ntrabìUm 

{h) Appendice N. XLVU • sunàéc Patmtnsis EceUsiée Episcopum 

{e) Leggesi presso il Muratori un tnmmumqiti Aurìcularium nofirttm 

Privilegio conceduto nel 924 al Ves- ( Amìiq. IìmL Mid. JEvi T. VI 

covo di Cremona da Rodolfo» ov<e Diss. 71 col. 49 ) • Spiega il dotto 



£19 

Minacciava altre mosse Berengario » ecL afirettavasi 
altri soccorsi dagli Ungheri ; ma gli flessi suoi fa^ 
migliari non gli permisero di vederne V arrivo » gre- 
che uno di essi Tanno seguente a tradimento Tue*- 924 
cise» levando per tal maniera il competitore a Ro« 
dolfo. Sedati i tumulti, piacque al Regnante di usan- 
te ancora maggior liberalità verso il suo fedelissimo 
G>nsigliere Àicardo Vescovo nostro » donandogli la 
Corte di Sabbioneta oltre Po con facoltà di poterne 
trasferire la Signoria a chi avess^ egli voluto (a) : 
cmd^ è poi che nel secolo susseguente troverassi in 
potere di una famiglia Parmigiana di G>nti. 

In questi tempi crediamo cessata omai di vivere 
nel Contado nollro la vecchia Imperadrice Geltrude 
vedova già di Guido Imperadore, la quale a Dio 
dedicata conduceva sua vita presso la Chiesa di San 
Nicomede di Fontanabroccola • L^ anno antecedente 
aveva fondato un Benefizio alF altare di San Remi- 
1^0 della nostra Cattedrale, avanti a cui giacevano 
le ossa del suo defunto marito (3); ond^ è probabile, 
che anch^ essa volesse quivi trasferito il suo corpo 
da collocarsi nella tomba medesima. Nel documento 
spettante a tal Benefizio si vede mentovata Soragna, 
il cui distretto fu ne^ secoli pofteriori signoreggiato 
parte dai Pallavicini, parte dai Lupi« 

Sembrava intanto a Rodolfo di essere del tutto 
sicuro nel dominio d^ Italia ; ma nìuna cosa era a 
que^ giorni men salda della Corona su la fronte dei 



Autore, che Auricularìsim significhi (a) Appendice N. LI. 
Consigliere. (^) Appendice N. XLVIII • 



220 

Re. I potenteti di Lombardia , vaghi di cangiar so» 
vente padrone, o di averne due fra sé medesimi li- 
tiganti 9 erano sempre disposti a dare al Trono scosse 
fatali 9 come le cose dette fin qui avran già fatto cono- 
scere. Tal animo pravo, come fu in Adalberto Mar- 
chese d' Ivrea verso Berengario , covava pure in Er- 
mengarda moglie di lui verso Rodolfo , il quale ben- 
ché onorasse tal donna air eccesso sino a darle seg- 
gio fra i suoi Consiglieri , non n^ebbe in ricompensa 
che odio velato di artifiziose lusinghe , e sotto senw 
bianze di amore. Coftei rimasta vedova fu V istru- 
mento principale della ruina di lui, poiché generata 
insieme con Ugo e Lamberto Marchesi di Toscana 
dal Marchese Adalberto II e da Berta, madre già 
in prime nozze di Ugo Marchese e Duca di Proven- 
za , si lasciò facilmente indurre dalla madre ancor 
viva a procurar T Italico scettro al fratello uterino. 
Accese le prime scintille di quello fuoco morì Berta 

9 2 j in Marzo del 9 2 j ; ma non si estinse in Ermengar* 
da la voglia di condurre a fine il fraudolento atten- 
tato col mezzo de' fratelli Marchesi di Toscana e di 
Lamberto Arcivescovo di Milano , da' quali fatta ri- 
bellare a Rodolfo Pavia , e costretto lui a fuggire 

92Ó d'Italia, videsi Tanno appresso chiamato il predetto 
Ugo al Regno , concorrendo a riconoscerlo anche 
Parma . 

Scrisse TUghelli, non so a quali prove appog- 
giato, che il nostro Vescovo era (lato Segretario di 
quello Re. Sia o non sia ciò vero , ebbe grazia pres- 
so di lui, e non fu degli ultimi a riportarne favori : 
mentre, se crediamo allo stesso Ughelli,nel privilegiar 




221 

la sua Chiesa » oltre air avergli confermato il possesso 
della Badìa di Berceto y il dominio delia Città colle 
Regalie , la Corte Regia , il Prato Regio con quanta 
essa godeva per munificenza degP Imperadori e dei 
Re «ino dai tempi di Rachis Re de^ Longobardi , e 
per oblazione di altri fedeli , aggiunse precetto, che 
niun Conte , Giudice , o Gaflaldo , o altra qual si fos* 
se persona di maggiore o minore autorità né in det- 
ta Badia , ne in Città , né in qualunque luogo alla 
Chiesa di Parma fin allora spettante, o da acquiflar— 
si in appresso, ardisse chiamar in giudizio gli uomi- 
ni , o esigere da essi tributo per albergo o viatico 
di Messi e Legati Regj, o costringerli a dar cauzio- 
ne, o rapirli violentemente a qualche fazione pub- 
blica , fossero eglino di libera o di servii condizio- 
ne; mentre da ogni tributo esenti, e da qualsifosse 
angheria sgravati al solò Vescovo dovevano soggiace- 
re (a). Non lascio già di essere alquanto dubbioso 
circa alcune parti di quello Diploma, sapendo come 
poco fidarsi convenga delle Carte Ughelliane, e dan- 
domi alquanto fastidio queir accennarsi quivi Privile- 
gi di Rachis non mai presentati agli altri Monarchi. 
Nondimeno parendomi quello documento meno irra- 
gionevole dell'altro già confutato di Carlo il Gros- 
so deirSSo, e potendo nel soflanziale esser vero, 
comechè guado dai Copisti , dirò che tali formole 
per la prima vòlta adoperate conoscer fanno quanto 
i Conti ed altri Ministri avessero cominciato a mo- 
leflare il Vescovo nel suo governo . Non è improba- 

(4) Appendice N. LUI • 



ZZI 

bile quanto il Visi penso intorno a*G)nti, cioè che 
oculati difensori del gius regale^ invidiassero alla 
conservazione della sovranità del Principe^ lasciando 
lìbere nel refio le ragioni de" Vescovi investiti {a) . Ma 
la lor vigilanza doveva essersi cangiata in usurpa- 
zione di autorità» e par che volessero intrigarsi «dove 
meno il dovevano » per cui fu duopo discendere ai 
mentovati divieti ^ 

Non cessarono già per quello i prepotenti dalle 
loro violenze ; perchè avvalorando col titolo di con--» 
suetudine certe liberalità usate loro dagli Ecclesia- 
stici 9 le pretendevano per diritto » esigendo il Conte 
e il Viceconte alcune contribuzioni dalla Cattedrale 
medesima > e dalla Chiesa di Borgo San Donnino $ al 

9*7 quale abuso > dopo la elezione al Vescovado Par- 
mense di Sigefredo flato già Cancelliere del Re {b) ^ 
e decorato quindi del titolo di suo Consigliere » si 

929 oppose nel 929 con suo Diploma il Re flesso, simili 
consuetudini annullando» perchè tutte le rendite di 
dette Chiese a libera dispodzione del Vescovo rila- 
sciate y immuni andassero da qualunque secolaresco 
gravame (e) • A favor poscia di esso Prelato la Re- 
gina Alda y la prenominata Ermengarda » e Sansone 



(a) Notiz. Ist. di Mantova Tom» covado lasciasse il Cancellierato , a* 

li Lib. 8 pag. 16 • vrcbbe a dirsi già insignito della mi- 

(&) Al qui sopra citato Privilegia tra nel piy , perche la carica di Can- 
riportato dal Vescovo Aicardo nel celliere ottenuta già T aveva Gerla- 
piò si vede sottoscritto Sigefredo no sottoscritto al Privilegio conce- 
Cancelliere. L^Ughelli seguito da al» duto ai Canonici di Berceto. Ap* 
tri lo crede il medesimo che fu do- pendice N. LIV • 
pò Vescovo di Parma . Se così i , e (r) Appendice N. LV • 
se mai fosse » che nel ricevere il Ves- 



123 

Consigliere aulico s' impegnarono di ritrar dal Re- 
gnante la conferma di ogni diritto della sua Chiesa 
fopra la Badia di Berceto ^ sopra Lugolo » e sopra la 930 
Città: la qual/ grazia (labilità come da concedersi 
in Pavia fu poi accordata in Parma colla venuta del 
Re il giorno 16 di Settembre del 930 (a). 

Nel prossimo anno Ugo elevò a regnar seco il 93X 
figliuolo Lotario , partoritogli dalla predetta Alda , 
la quale , se già era morta , come il' Muratori affer- 
ma (à)y non potè in modo alcuno impetrare con 
Ermengarda un Privilegio al noflro Vescovo dato 
Tultimo giorno di Febbrajo del 932, per cui si di- 
ce a lui confermato T antico possesso della Badia di 9 3 2 
S. Paolo di Mezzana sul Piacentino (e). Il nome in- 
truso di Alda non è Punico difetto di un tal Diploma, 
sicuramente formato a capriccio , comechè vera effer 
poiTa la confermazione di quella Badia fatta al Vescovo 
dai Regnanti a tenore delle concessioni anteriori. Im- 
perciocché molte volte perdutisi i Privilegi reali , di 
cui si aveva certa memoria , furono soliti gli antichi 
impastarli a loro modo, e in quella guisa che se gli 
immaginavan dettati , copiando le formole dai veri , 
che avevano alle mani. 

Frattanto Ugo passò a Roma, e vi sposò la fa* 
mosa prepotente Maroccia vedova di Guido Marche- 
se di Toscana suo fratello uterino , e madre di 
Gioanni XI Sommo Pontefice , sicuro di guadagnare 
in quella Metropoli un^ autorità più che grande , se 



(a) Appendice N. LVIII. (0 Appendice N. LVI. 

(^) Annali al p J i • 



224 

non lo impediva egli {tesso , allorché percosso di uno 
schiaffo il figlialliro Alberico per certa sua mancanza 
nel dargli acqua alle mani , lo eccitò a deflare 
air armi la Nobiltà Romana, che lo coftrinse alla fu- 

93 3 ga . Tentò ben egli di rimettervi il piede; ma poi- 
ché vide andar fallite le sue speranze , pensò esser 
meglio rivolger V animo a far deliramente cadere le 
macchine di alcuni, cui sarebbe piaciuto chiamare di 
nuovo Ridolfo in Italia ; onde diresse i passi in Lom- 

93 J bardia , venendo a Parma nel 93 j , dove prese riposo 
nel Palazzo del Vescovo già riedificato dopo T incen- 
dio che si accennò . Avendo seco Sarilone Conte di 
Palazzo , e varj Giudici e Nota) , ordinò che alza- 
to tribunale si appreftassero ad ascoltare chi avea 
liti t della qual favorevole circoflanza si prevalse 
Madelberto Avvocato della Canonica per annullare 
le pretensioni di Rodolfo figliuolo di Odilardo sopra 
il Molino pofto fuori della Città poco lungi da Por- 
ta Pidocchiosa (a) , cioè di quel Molino flesso , che 
cinquantacinque anni addietro era ftato dal Re Car- 
lomanno donato ad Adalberto Cappellano del Vescovo 
Guibodo , dal quale lo avea probabilmente ereditato il 
Capitolo , cui piacque altri cento anni appresso farne 
livello a rischio di perderne un giorno ogni diritto (b). 
Sì sa abbadanza, come a giuftificar le sue nozze 

(a) Appendice N. LVII • Parma uomo libero pecia una de 

(^) Appunto sotto l'anno 105 j ìerra cui molendinum O* aquaduttU 

trovasi un Istrumento nell'Archivio sue adque cum omni ordinacìone sum 

Capitolare Sec. XI N. XXXI , per da macinare juris canonice sanSe 

cui Cristoforo Diacono , e Proposto parmensis ecclesie quibus esse vide^ 

del Capitolo dà a livello per anni tur foris urbe prope porta que dici» 

ap ad Angelo del fu Angelo da tur pidoclosa. &€. • 



22 5 

con Maroccia dalla taccia d* inc^ftuose , avesse il Re 
Ugo spacciato non essere punto nati dalla sua madre 
Berta il defunto Guido, e il superflite suo fratello 
Lamberto Marchese di Toscana , soflenendo che Ber- 
ta se li fosse da altra madre procacciati fìngendoli 
suoi figliuoli « Arse di sdegno Lamberto veggendosl 
rinnegare qual fratello uterino dal Re , e provò col 
duello , da cui uscì vincitore , che Ugo mentiva • 
Quelli vie più infierito cercò di averlo nelle mani, 
lo privò dello Stato , e degli occhi , e donò la 
Toscana al suo fratello Bosone. Ma perchè T ingiu- 
ria sua feriva egualmente Ermengarda sorella de** me- 
desimi Guido e Lamberto , cui egli era tanto obbli- 
gato , volendola mitigare, pensò ad ingrandire Ansca- 
rio figliuolo di lei , facendogli dono del Marchesato 
di Spoleti e di Camerino * Ne di ciò pago , ebbe 
similmente a conferirgli var) beni già nel Contado 
Parmigiano dai Marchesi di Toscana in addietro go- 
duti su le noftre Alpi 5 di che dubitar non mi 
lascia il vedere che Anscario cominciò quindi a 
vantar pretensioni sul Villaggio di Lugolo contro il 
Vescovo di Parma, come aveva già fatto altre volte 
Adalberto II Marchese di Toscana , ftendendole di 
più sino alle appartenenze della Badìa di Berceto • 
A liberarsi dalla nuova moleftia convenne al Vesco- 
vo recarsi nel Settembre a Pavia con Adalberto suo 
Avvocato , e alla presenza dei Regnanti e di altri 
personaggi, tenendo Placito il prenominato Sarilone 
Conte di Palazzo , far vedere , che quanto a Lugolo 
anche il primo contraddittore avea dovuto soffrire di 
aver il torto trent^ anni addietro , e che la Badia 



zz6 
di Berceto , ed altri diritti non gli si potevano con- 
trattare , a meno di non voler dir nulla eziandio la 
concessione rinnovatagliene pochi anni addietro dallo 
flesso Re Ugo quivi presente (a) . Si diede per vinto 
Anscario ; e salvo così rimase il possesso del Vesco- 
vo con buona grazia di Ugo e di Lotario , i quali 

936 nel Febbrajo del 936 confermarono anche ai noftri 
Canonici le loro proprietà (ò) . 

Ma il Re , che mal uomo era , e solca fingersi 
macchinatori e maligni tutti coloro , cui il suo ni— 
quitoso talento meditava di ruìnare , non tardò mot- 
to a spogliare per simili ombre della Toscana il fra* 
tello, affin di arricchirne Uberto suo figliuolo bar- 

940 flardo • Poco appresso la pigliò contro Anscario , e 
spedì a combatterlo il mentovato Sarilone Conte di 
Palazzo • Perì Anscario nel conflitto 9 e lasciò in 
mano deir avido Re le Città da lui medesimo poc* 
anzi donategli , conferite poscia al vincitor Sarilo- 
ne . Forse in quella guerra diflinto si era Milonc , 
cui a' 13 di Agofto del 940 donati vennero alcuni 
beni nel Parmigiano (e). Tal cangiamento di cose 
ridusse per certo in potere del Marchese Uberto va- 
rie proprietà entro i confini del Parmigiano, godute 
già dagli altri Marchesi di Toscana , e da Anscario ; 
perchè troviamo certa memoria , come Ugo suo figli- 
uolo succedutogli nel governo di quella Marca ebbe 
in suo dominio la Corte di Nirone sulle noftre Alpi, 
ai cui varj padroni o usurpatori giovaci tener dietro 



Ca) Appendice N. LVIII. (e) Appendice N, LX. 

(0 Appendice N« LIX» 



117 
sino a vederla congiunta alle altre Corti di Mon- 
chio possedute dal Vescovo . 

Fra quefte lontane turbolenze pacifico era lo 
flato de' Parmigiani , e taluno de' noftri più ricchi Si- 
gnori nudrivasi del solo pensiero di offerir beni alla 
Chiesa 5 siccome fece il Conte Suppone abitatore del 
Caftello di Vidiana su i noftri monti, che nel 942 94:^ 
conferì ai Canonici il possesso di una Corte , e del 
Cartello di Palasone (a), non molto lungi dal luo- 
go di San Secondo, cioè là dove pel .^dominio che 
vi ebbe di altri poderi il Vescovo Guibodo, essere 
già dovevano padroni di varie terre . 

Governava pur anche la Chiesa noftra e la Città 
il Vescovo Sigefredo (b) , godendo il favor de' Re- 
gnanti , mentre a sua intercessione veggonsi conce- 
duti nel 941 Privilegi alla Badia Fiorentina (c)j e 
a quella di Subiaco (d) , e un altro due anni dopo 
a Liufredo Vescovo di Pavia (e) . E tanto di lui 
fidavasi il Re Ugo , che mandar volendo a marito 
Berta sua figliuola baftarda già deftinata sposa a 
Romano junior e figliuolo di Coftantino Porfirogenito 
Imperadore di Oriente , volle eh' ei la guidasse nel 
944 a Coftantinopoli , accompagnato da nobilissima ^44 
comitiva : dove giunto che fu , trovato avendo tu- 
multi mossi contro Romano dai suoi zìi materni in- 



(a) Appendice N. LXI. (e) Puccinelli Cro». della BaJ/a 

{i) Io non so come il Cavitello Fior, pag. 186 • 

Annal, Cremon. cart. 24 sotto Pan- (d) Muratori Antiq. hai» Med. 

no 9J7 nomini come Vescovo di JEvi Tom. I Diss. 17 col. pij . 

Parma un Liutprando, che non fu (0 Ibid. Tom. V Diss. òi col* 

mai tra' vivi. i6g. 



228 

vidiosi del trono Ì seppe colla prudenza sua calmar-i» 
li , e trarre il tutto a buon fine (a) ^ Tornato di là 
non si sa fin a qual tempo vivesse ; ma è però 
certo che lasciò fama di essere flato Pallore vigi- 
lantissimo , e di avere la Città governata con molto 
impegno ed amore * 
945 Vuole il Sigonio accaduta nel 945 la morte di 

Sigefredo venuto dal Contado di Lucca in Lombar- 
dia (b) , e dice eh* esso era Conte di Parma : la 
qual cosa quanto sia insussistente , il vedemmo . £* 
bensì vero , che i tre figliuoli suoi ^ uno de' quali 
appellato fu anch' ei Sigefredo > il secondo Adalberto 
altrimenti Attone > e il terzo Gherardo , rimafli privi 
del padre , cominciarono a vivere separatamente , e 
che mentre il secondo si fermò nel Reggiano , dove 
edificò il Camello di Canossa ^ gli altri due amarono 
di ftabilirsì in Parma ^ o nel Contado , facendosi car- 
pi di due nobili e possenti famiglie , cioè de* Giberti 
progenerati da Sigefredo y e de' Baratti discesi da 
Gherardo (e) . Dai Giberti vedremo uscito il famoso 
Giberto , che fu Arcivescovo di Ravenna , ed Anti- 
papa , e voglionsi pure dal sangue loro progenerati 



(a) Liutprandus Hìst. Lib. $ cap» 
P e IO . 

{i) 11 Dottor Visi Notìz. Istor. di 
Mantova Tom* I Lib. 7 pag. ^44 
pare inclinato a crederlo vissuto si- 
no al p68s ma non ^ fondata T opi- 
nion sua. 

(r) Tutto ciò si raccoglie da Do<- 
nizzone , che tra gli altri à questi ver* 
si nella vita della Contessa Matilde : 



Ipsius Nati locupletati falerati 
Divisi prorsus eeptrunt flare seor^ 

sum y 
Tium ParmenseT duo fratrss ambo 

potente! • 
Dat Guihertinam minimus , primus 

Baratinam , 
Progenie! ambo grande! & tonare 

micante! • 



2 29 

i Signori da G)rreggio (a) , de' quali a suo tempo 
molto avremo a dire • I Baratti poi anch'* essi ebbero 
per dovizie e possanza gran fama» e nome diedero 
a Caftione de^ Baratti su i noftri monti • Si divisero 
in progresso in due famiglie > cioè de^ Baratti Bian-- 
chi 9 e de' Baratti Rossi » e fìn nel secolo XIII leg- 
giamo che si gloriavano di avere comune il sangue 
colla celebre G)ntessa Matilde (b)y scesa dal secondo 
de' tre fratelli Adalberto detto Attone > il quale fa 
Conte di Modena e di Reggio » e , come vedremo 
fra poco j riedificò Brescello nel noftro Contado ^ in 
cui a' suoi discendenti lasciò altri poderi» 

Colle famiglie nate dai tre figliuoli di Sigefre* 
^o I un' altra fra noi cominciamento pur ebbe da 
Attone 9 il qual si crede (labilmente fratello del me« 
jdesimo Sigefredo , giacche un altro Attone figliuolo 
<ii lui chiamossi cugino di Adalberto Attone genera- 
to da Sigefredo I • Il detto Attone II , che trovasi 
alcuna volta abitare il luogo di Isola nel territorio 
Parmigiano (e) , fu padre di Arduino Conte nel Con- 



(tf) Muratori Noi. in Dùnsz. Rer. 
hai. T. V pag. J46 . 

{6) Fra Salimbene di Adamo da 
Parma nella sua Cronica inedita così 
scrive : Isti Baratti giotìantut sì es* 
Si di panmtela Comitissi Muthildis ^ 
& quod sn servitio Communis Par* 
mi di Casali suo XL Milita va* 
dnnt ad bellum . . . In duo Casalié 
dividunt^r , nam sunt Baratti qui di' 
cuntur Nigri 9 & isti partim Impi' 
rislim nnturunt^ & sunt Bsrani 



qui Rubei appellantur ^ & isti par* 
tem Ecclesie semper tenuerunt • Om* 
net isti Baratti tam Nigri quam 
Rubei eÉ uno cippo sit^e ìé una ra* 
dice ptogtniti sunt et duabur domi* 
nabus^ quarum una diUd est Ba- 
rètina % alia Gibertina. Qui si co* 
nosce caduto il Cronista iu equi- 
voco* 

(r) Attone figliuolo del fu Atto- 
ne del Conrado di Parma vendette 
nel 958 ad Adalberto detto Attone 

p » 



zìo 
tado Parmense, e da Arduino venne Uberto padre 
di un altro Uberto parimente G)nte (a) , non senza 
qualche verisimiglianza , che indi uscisse il Casato 
de' Conti dalla Palude . 

Ma si ritorni al filo della Storia , e veggasi una 
volta uscire dalla Italia un Re, che alla inquieta e 
torbida indole aggiugneva la più sfrenata libidine con 
pubblico scandalo. Berengario Marchese dUvrea, che 
aveva dovuto salvarsi colla fuga dalle insidie di Ugo^ 
deliberato già di privarlo degli occhi , e dello Stato , 
seppe in breve tempo così ripigliar forza avvalorata 
dal credito , di cui era in possesso, che il Re preso 
comunemente a vile più non riscuoteva rispetto dai 
vassalli. Trovandosi però egli così mal veduto, e t& 
J946 mendo omai di peggio, prese risoluzione Tanno 946 
di far in Provenza ritorno, lasciando tutto il peso del 
Regno a Lotario , raccomandato al predetto Marche- 
se , il quale cominciò a farsi valere molto di più , 
esercitando un^ autorità quasi regia, cui, per esser 
nato da Gisla figliuola di Berengario Imperadore, 
cominciava ad aspirare . 

In quefto mentre la Chiesa Parmigiana riconosce- 



del gli SigeTredo 9 eh' ei chiama Coit- cumento deli' 894 • Appendice N. 

lobrino mto ^ varj terreni, e Tlstru- XXXV. 

mento leggesi; ASum in ioco Insm- (ji) La genealogia presente paò 

is judicUtid Pdrmentis ( Muratori vedersi espofia, e molto ben ragiona- 

Anfi^mh. hsL Nùd. /Evi Tom. II ca dal celebre Padre Bacchiai nell'I- 

Diss. 18 col. 777 )• Quedo Inogo sìotìm del Monìstero di Ssn Benedite 

d'Isola non saprei decidere se fosse fo di Poiironw Lib. i pag. izi sino 

Isotd di vdl di Férma ^ o di T/«- alla 125. Anche Giantommaso Ter* 

xam9 al colle , o Isaia in riva di raneo nella Adelaide illustrata P. I 

fg^ di cui si à menzione b un do- cap. 24 pag« 1x5 e seg. ne tratu* 



231 

va per suo Paftore Adeodato , a cui istanza concesse 
Lotario nel seguente anno certi beni del Parmigia- 947 
no ad un suo fedele nominato Liudone (a) . Il Mu* 
ratori dal noftro Archivio Capitolare pubblicò un al- 
tro Privilegio conceduto al Vescovo (lesso da Lotario 948 
col dono di tre Corti , cioè dì Guilzacara 9 o sia di 
San Cesario nel Modenese, di Nirone su le noftre 
Alpi 9 e di una pure ivi porta in riva d^Enza detta 
Roncaria , comperata già 9 come dicesi , da Alda sua 
madre , che venendo a morte^ pregò il figliuolo a 
farne dono alla Chiesa Parmense (b) . Il Signor Ca- 
valier Tiraboschi à per falso un tal documento, per- 
chè risulta da un altro originale e sicuro pubblicato 
da lui, come signoreggiando Guilzacara Berengario 
Marchese d'Ivrea, donata T avesse colla sua Cappel- 
la e Cartello nel 945 ad un tale Riprando, ricono- 
sciutone indubitabile possessore per un Placito tenuto 
alla presenza di Ugo e di Lotario (e). Confesso che 
non si può intendere un cangiamento di padroni in 
quella Corte entro sì breve spazio di tempo, e che 
la difficoltà non è priva di forza . Ne vedo un' al- 
tra relativamente alla Corte di Nirone, la quale per 
un Diploma di Arrigo II presso TUghelli apparte- 
nente al I o 1 5 vedesi essere ftata donata da Ottone 
Imperadore a Bernardo Conte del Contado di Par- 
ma con que'^ medesimi diritti , onde prima era rtata 
posseduta da Ugo Marchese di Toscana . Se fosse ve^ 



(et) Appendice N. LXI|. (0 ^forta della Bad. di U^nsiir 

{b) Antiq. hai. Med. J?vi Tom. toU Tom. I P. II cap. i • 
V Diss.46 pag. 5$^. 



ro ciò che rAngeli pretende^ cioè che il Marchese^ 
possessore di tal Corte fosse Ugo d^Este, e che me» 
rendo questi nel 967 1 gli succedesse nel dominio di 
tal Corte il Conte Bernardo per Diploma di Otto- 
ne I (a), assai per tempo vedremmo noi detta Cor-» 
te in man d^ altri , e sempre più difficilmente com- 
prenderebbesi come poc^anzi fosse (lata al Vescovo 
conferita . Ma T Angeli uno si è di coloro » i quali 
anno confuso Ugo d^ Este con Ugo il Salico , giuda- 
mente corretti dal Muratori (b) 5 e queir Ugo Mar- 
chese di Toscana, cui allude il Diploma dnArrigo, 
altri non è che Ugo figliuolo del prenominato Mar*- 
chese Uberto baftardo di Ugo Re dMtalia, né morì 
se non se Tanno looi al tempi di Ottone III» da 
cui soltanto esser potè conferita la Corte di Nironc 
al Conte Bernardo» del quale non si comincia a tro* 
Tar memoria se non dalFanno 998 . Comunque ciò 
sia» ne vien sempre, che Ugo Marchese di Toscana 
ottenesse la Corte di Nirone da uno degli Ottoni » 
sotto i quali fiorì e visse ; onde si accumulano ragio-» 
ni contro il Diploma di Lotario .. 

Ma dovremo per ciò unicamente > e per qualche 
altro difetto incorso nella copia di esso Diploma (e), 
giudicarlo falso ed insussistente ? La critica è un^ ar* 
te , che sovente si trova in grandi imbarazzi • Y^-- 
demmo già la Cappella di San Cesario, che è la me- 
desima di Guilzacara I donata neir 879 al noftro 



{a) Angeli Storia dì Psrms Lib» (e) CioÌ quello della Indizione VII 
I pag» 6 j . in tempo che correva la VI . Vegga* 

(^) Antichiti Estensi P. I pag. pj • si neli' Appendice N. LXIII • 



*5^ 

Vescovo Guibodo * Chi «apra dirmi come passata fos- 
se in potere del Marchese d^ Ivrea? Se io dirò che 
spogliati i Vescovi dai prepotenti di qualche loro 
proprietà , veggendo impossibile il ricuperarla per al- 
lora, si contentassero di farsene investire» onde non 
perdere le ragioni loro, aspettando frattanto circo- 
flanze migliori di tornarne in possesso , afFermerò 
cosa , di cui si anno esempj non pochi ^ e mi si 
dovrà concedere > non esser false le investiture, co-^ 
mechè Tutil dominio delle proprietà perdute fosse 
in man d^ altri • Guilzacara dunque poteva essere fta<« 
ta donata al noftro Vescovo , e ritrovarsi nondime- 
no in altrui potere ; e la Corte di Nirone y benché 
al Vescovo Adeodato conferita, potè essere in appres* 
so dai Marchesi di Toscana , soliti in addietro con- 
tradare anche Lugolo alla Chiesa di Parma , con 
prepotenza occupata e ritenuta , senza che fosse le- 
cito per buone ragioni politiche andar loro contro» 
Perciò il Diploma di Lotario sussister può come una> 
investitura reale , ancorché senza effetto 5 e che sus* 
sista, provala un altro Privilegio di Corrado Impera- 
dorè dato alla noflra Chiesa nel 1029, in cut con- 
fermandole la Corte di Nirone, dice appunto di far- 
lo a tenore della concession di Lotario ,. e di altri 
Re ed Imperadori ► 11 fatto comprova poi la ricu- 
perazione di detta Corte congiunta dai Vescovi alle 
altre di Monchio immemorabilmente godute dalla lo- 
ro Mensa fino al dì d'^oggi j onde conchiudesi , che i 
Privilegj , da' quali ne traluce T acquisto , per difet^ 
tosi che slanci giunti , aver si devono in considera- 
zione , e che non baftano le apparenti contraddizio* 



234 
ni, o pochi difetti a far che sieno tra gii apocrifi 

rigettati • 

Un solo riflesso mi rimane a fare in difesa di 
quel Diploma , ed è sulla circoftanza della spedizioa 
sua fatta in Parma il giorno 14 di Giugno del 
948 , contro cui nulla sembrami che opporre si pos^ 
sa . Imperciocché avendo allora viaggiato Lotario 
verso la Toscana , come prova un altro suo Privi- 
legio autografo dato in Lucca il giorno 5 di Luglio 
dello (lesso anno (a) , apprendesi come avesse potuto 
poco prima fermarsi in Parma , ed usare quivi abi- 
tando queir atto della sua liberalità • 

Non ebbe intanto vita molto lunga Lotario , 
poiché mancato il Re Ugo suo padre in fortuna as-- 
sai misera , carico di baftardi da lui già arricchiti , 
tra i quali annoverar ci giova Rolenda maritata ^ 
Bernardo Conte di Pavia , come Signora nel Parmi- 
giano della Corte , Cartello , e Cappella de' Santi 
Eusebio e Terenziano di Cavriago (b) 9 vuoisi da 
alcuni Storici , che Berengario Marchese d' Ivrea 
^ j o predo se lo togliesse col veleno dagli occhi , per 
usurparsi, come fece, la corona d'Italia divisa col fi- 
gliuolo Adalberto . Tentò d' indurre la vedova Regi- 
na Adelaide a dar la mano al figliuol suo ; al che 
ripugnando ella , prese fieramente a perseguitarla • 
Fu grave a molti il vedere angustiata quella san- 
tissima Donna > ma particolarmente al Vescovo di 
Reggio Adelardo , che trattala con beir arte dalle 



M Muratori Apfti'f. hai. Med. (*) Appendice N. LXXXIII ^ 
j£vi Tom. II Diss. %6 col. 46^» 




mani di Berengario , in cuflodia la diede al prode 
Adalberto Attone figliuolo già di Sigefredo del Con- 
tado di Lucca 9 il quale nella sua Rocca di Canossa 
si dispose a guardarla , non senza sdegno del nuo-> 
vo Re , che spinto sul paese noftro gran numero di 
genti d' arme , portò la guerra sul Reggiano Conta- 
do . Ma il Signor di Canossa tenendolo a bada , chia* 
mò frattanto in Italia Ottone Re di Germania , il 
quale venuto con molte forze dissipò i bellicosi appa-* 
rati ^del prepotente , e sposata egli la pia Vedova , 
sentì acclamarsi da molti , e dai Parmigiani eziandio 
Re della Italia • 

Che i Parmigiani aderissero ad Ottone , rilevasi 
chiaramente da quanto egli operò in favore del Ce- 
to Capitolare. Aveva quello non molto prima dall' 
altrui liberalità ottenuto alcune Corti oltre la Sec-* 
chia sul Modenese , e segnatamente quelle di Mar- 
zaglia e di Sabbione con altre circonvicine. Manca- 
ci ristromento, da cui provare onde venissero ai 
Canonici tali benij ma insegnandoci le carte del lo- 
ro Archivio, che ivi signoreggiasse un tempo il Con- 
te Auteramo e Adelburga sua moglie , e poscia il 
Conte Rodolfo probabilmente loro nipote , vivo pur 
anche nel 928 , cui fu consorte la Contessa Wibur* 
ga (a) y crediamo di non errare pensando che nello 



(tf) Del Conte Auteramo , e di no al 928 . Due specialmente del 

Adelburga sua moglie partai neile 91^ contendono livelli a Lupo fi* 

Note al Libro antecedente • Ora di- gliuolo di Orso , e ad alrri , in cui 

xb qualche cosa del Conte Rodolfo • si legge : Piacuìt adque convenit in' 

L' Archivio' Capitolare possiede carte ter Dom Rodulfo Comes <3t IVibur* 

a lui appartenenti dall' anno po8 si- ga fmgaiib, francoram , et si nomi- 



tì6 

spegnersi quella famiglia venisse alia noflra Canone 
ca un simile Bene6zio . Riconosciuto adunque Ottone 
per Sovrano ricorsero i buoni Ecclesiastici alla sua 
clemenza » perchè il nuovo loro acquisto autorevole 
mente corroborasse » come si compiacque di fare nel 
95» Febbrajo del 952 , accordando insieme la sua prò* 
lezione alla Canonica, e a tutti i beni posseduti per 
«ssa (a)^ 

Mentre^ divisi in Italia 1 partiti, altri ftava per 
difesa di Ottone 9 altri intendeva di softener Bèren* 
gario f temendosi di una guerra che funeftasse tutti i 
noftri contorni 9 avvenne che radunato un G>ncilio 
in Ausburgo, ^ove recossi il noftro Vescovo Adeo- 
dato, il quale neirAgoIto gli Atti ne sottoscrisse (6), 
trattandosi varie materie a religione spettanti, le co- 
se ancora confacenti alla pace discusse vennero, e 
fu conchiuso , che Ottone lasciato avrebbe libero a 
Berengario sotto certe condizioni il govierno d^ Italia» 
Piacque agli amatori della tranquilfìtà -slniil cosa, né 
più funestò gli animi il timore 4i prossime turbo* 
lenze ^ 

^odevasi ancora quefto Re di non averla potuta 
vincere contro Adalberto Attone signore di Canossa; 
e se per qualche tempo frenossi dal moleftarlo , 
fu solo perchè tra i patti col Re Ottone conchiusi 

nano beni sn prcprso -gestro in C^- Contessa Wibnrga • Ma in una en- 

fieliani quod ptrt'met tie Curte véftra fireusi del 928 fatta dal medesimo 

SaUone ( Sec. X N. Ili V ). Si- Conte Rodolfo più di lei non si 

miti espressioni trovansi in altri ìli- parla ( N. XXIX ) • 

velli del 915 e p2o: A9um sn V2U (jì) Appendice N. LXIV. 

la Sablone ( N. VIII XX ). Sino <^) Tom. XI ConciL pag. 6^7^ 
^ detto anno 9%o vedesi vira la 



r\ 



^37 
eravi che riguardar lo dovesse qual buono amico • 
Ma poiché sì rassodato il suo trono credette da non 
temere più scossa , avido di vendetta spedì milizie 
a quella volta , e non senza grave noja del Terri- 
torio noftro portò di nuovo a quella fortissima Roc- 
ca r assedio , dandole per tre anni continui una in- 
credibile moleftia . Spiacque tal cosa ad Ottone , che 
nel 956 alla teda di buon numero d*" armati spedì 9J^ 
Lodolfo suo figliuolo in Italia per ajuto di Adalberto 
Attone • Attaccata in vicinanza di Canossa la mis- 
chia , benché vi morisse Lodolfo , redo per modo 
debilitata la forza di Berengario > che il suo nemico 
potè riassumere gran coraggio , e metter argine alla 
smisurata sua prepotenza , la quale fiancato avendo 
finalmente tutti i Signori Italiani , e gli Ecclesiaflici 
da lui perseguitati ed oppressi y cagionò la seconda 
chiamata di Ottone , che in una Dieta convocata in 
Milano nel 961 da tutti i Baroni e Vescovi del 961 
Regno novellamente salutato fu Re . 

Ben concedo che in quella Dieta il Vescovo di 
Parma si ritrovasse , come taluno espressamente di- 
ce (a) : ma che quefli fosse Adeodato , noi posso sì 
facilmente accordare al Bordoni (b) , mentre dopo 
Fanno 953 non ò trovato documento, che di lui 
parli j e fors** egli avea cessato di vivere poco ap- 
presso . Probabilmente occupava in quefli giorni la 
noflra Sede Uberto, personaggio di sangue e di 
virtù nobilissimo , e però molto dal Re Ottone fli- 



{a) Salvator Vitale Teatro nion^ (A) Thesant. EecL Patmen* 
faU di Milano foL 304. 



mato. Esser doveva egli assai dotto e zelante , se 
meritò T amicizia di Raterio Vescovo di Verona , 
che dedicò a lui poscia il suo trattato Del disprezzo 
d^ Canoni (a) , e donò in grazia del medesimo alla 
Chiesa Parmense certi terreni suoi posseduti nel no- 
flró Contado (b) . Sembra per certo già noftro Ves- 
covo nel tempo della esaltazione di Ottone I , per- 
chè ne seguì i passi T anno vegnente sino a Roma 9 
dove Papa Gioanni XII il giorno della Purificazione 
di Maria Vergine lo coronò Imperadore. 

E' noto il Diploma conceduto da quefto Monarca 
al Romano Pontefice pochi giorni dopo , aflSne di 
confermare alla Chiesa quanto possedeva per conces- 
sione di Pipino 9 di Carlo Magno ^ e di altri • Auto- 
grafo conservarsi dicono ancora V originale il Baro* 
nio 9 e molti altri , le cui ragioni corroborate sono 
dal Cenni (e) : e sospetto lo vogliono il Murato- 
ri (d) 9 ed altri critici . Io non ne so dubitare pel 
solo scorgervi attribuiti alcuni diritti alla Chiesa Ro- 
mana in Monte Bardone , in Berceto 9 ed in Parma 9 



(if) Veggansi le Opere di Raterio la Chiesa Parmense donate. Non so* 

Vescovo di Verona raccolte dai Bai- lo i Vescovi di Verona posseduto 

lerini , e impresse in foglio in quel- aveano nel Parmigiano , ma eziandio 

la Cittì nel 176$ , dove alla col. il Monistero di San Zenone di quel- 

3J7 fla il Trattato De contemptu la Cittì, come raccogliesi da un Di- 

Canonum ad Huiertum Parmensem ploma di Lodovico Pio dell' 8^0 

Episcopum scritto nel 964. pubblicato dal Cointe AnnaL Eccl. 

{b) Tal donazione alla Chiesa no- Frane. Tom. Vili. pag. 108. 
Ara fatta da Raterio si rileva dalla (r) Codex CaroL Tom. II Diss. 

dote, che il Vescovo Sigefredo II III pag. 1^4. 
successore di Uberto fece al Moni- (</) Piena Eipos. de* Diritti Imp. 

Aero di San Paolo di Parma, cai ed Est. sopra Comaccbio cap. 9 

anche le terre conferì da Raterio al- pag. 82. 



239 
perchè non vuoisi già accennare per quefto , che il 

Territorio Parmense fosse dominato dal Pontefice, sicco- 
me troppo leggermente dedusse il Fontanini (a), ma 
solo intendesi di affermare , che in Monte Bardone , 
in Berceto, ed in Parma aveva la Romana Chiesa 
alcuni Patrimoni particolari, che Tlmperadore com- 
piacquesi di confermarle. Porta Torìginalità del Privi- 
legio , convalidato anche dalla sottoscrizione del nostro 
Vescovo Uberto (A), non deve intendersi altrimenti in 
quefta parte j né diversamente spiegar conviene V altro 
Diploma consimile di Arrigo II Re di Germania, det- 
to Arrigo I fra i Re d'Italia, e fra gì' Imperadori . 

Parma infatti era del Vescovo; e da Carlomanno 
sin qui tutto il suo interno , compreso il giro delle 
mura , le regalie , e il diritto di giudicare , fu sempre 
de* Prelati , siccome provano tante inveftiture . Il Terri- 
torio flava in balia del Conte; e quando occorreva di 
render giuftizia per certe cause più importanti , veniva 
il Conte di Palazzo , o il Messo Regio ad amminiftrar- 
la . In tutto querto gran tratto di paese var) Signori 
o Conti rurali possedevano Cartelli e Corti ; e non ri- 
pugna che qualche cosa vi avesse la Chiesa Romana , 
come la noftra in varie altre Diocesi godeva ricchez- 
ze, sovente dai Re e dagl' Imperadori alla medesima 
confermate . Niun intoppo facendo quindi al filo del- 
la Storia nostra il mentovato Privilegio Ottoniano, 
sembrato a tanti sì fartidioso , anderemo innanzi , 



(il) Istoria dei Domtn. della S. S. cilj, presso il Cenni, nel Supplemc»» 

#r. Lib. I pag. 64. to al Dumont, ed altrove. Tra le 

{i) Veggasi detto Diploma pres- sottoscrizioni leggesi** Signum Hiic- 

IO il Baronio, nel Tomo X de' Con- berti Parmensis EccUsiét Episcopi. 



14^ 

Già osservammo come da più anni addietro la 
secolaresca baldanza a moleftare insorgesse i tempo- 
rali diritti de* noftri Vescovi , chiamati non solo in 
giudizio talvolta per sentirsi controverso il dominio 
di qualche podere » ma eziandio (lurbati nel loro sì 
lungo possesso della Città • Non oflante le ordina- 
zioni ben risolute del Re Ugo , affine di assicurarli 
da ogni moleflia , non si era podo ancor freno al 
genio inquieto de* Conti del Contado » e lunga vuoi- 
si la lite tra quefti e i Vescovi agitata . Uberto 
adunque trovandosi in compagnia del novello Impe- 
radore , non tralasciò di esporgli i bisogni della sua 
Chiesa , i Privilegi altre volte riportati da* suoi ante- 
cessori 9 e il poco conto , in cui tenuti si erano fin 
ora dai prepotenti ; pregandolo iftantemente a prov- 
vedere perchè in avvenire più moleftato non fosse 
nel diritto di giudicare nelle Cause de* suoi Chierici, 
in qualunque luogo della Diocesi si ritrovassero, e 
in quelle di tutto il popolo abitatore della Città . 
Fin qui può esser vero quanto ci espone un Di- 
ploma pubblicato dall* Ughelli • Ma son incredulo 
intorno a ciò che soggiunge , cioè che udite Ottone 
le ragioni del Vescovo , e convenevole conoscendo 
la sua richiefta , deliberasse di concedergli assai più 
di quello , che il suo modello contegno gli diman- 
dava . Ivi si à dunque , come ritornando da Roma , 
e fermatosi in Forlì , benché piuttofto abbiasi a dire 
in Lucca , ai 13 di Marzo nel confermargli la Sì* 
gnoria della Città gli ampliasse il dominio sino a 
tre miglia di Contado fuori ed intorno di essa , in- 
dicando i Villaggi in tal diftrctto rinchiusi j cioè da 



n 



i4« 

oriente Beneceto^ Casello 9 Coloreto; da mtizo giorno 
Porporano, Alberi, e Vigheffioj da occidente Vicofer^ 
dvifo, oggi detto Vicofertile^ Fraore, Eja; e da set- 
tentrione Baganzola^ Casale Palantano^ e Terabiano» 
col Territorio colto ed incolto di tali ville , colle re* 
gie vie » e i corsi delle acque in tal ambito chiusi « 
Soggiugnesi che dichiarò esenti gli abitatori della 
Città, e di tale diftretto da qualunque regio grava- 
me ; ehe le cause loro trattar si dovessero e decide- 
re dal solo Vescovo , come s^ ei fosse Conte di Pa- 
lazzo^ al cui Vicedomino, ossia Vicario conferì T au- 
torità de^ Messi Imperiali, onde le sue sentenze aves* 
sero vigore quanto quelle del Conte di Palazzo; 
e che finalmente abilitò il Prelato a costituire No- 
tai, che validamente autenticar potessero gli atti 
della sua Curia (a). 

Ma le difficoltà Incontrate intorno al più vec- 
chio Diploma di Carlo il Grosso parlante di quello 
tenore, e inchiudente di più nelle formole sue Borgo 
San Donnino, mi si affacciano di bel nuovo pel 
presente j conciossiachè trovo poco dopo due altri 
Diplomi originali e indubitabili, che me lo distrug- 
gono. Il primo è una posterior donazione di Vicofer^ 
dulfo dallo (lesso Imperadore fatta ad altri per- 
sonaggi per istanza del medesimo Vescovo Uber- 
to (ó), il quale se ottenuto l'avesse per sé poco 
prima, non sarebbe (lato sì smemorato dei suo domi-- 
Ilio sino a volerne impetrare altrui la investitu- 
ra: r altro è quello da Ottone II conceduto nel 

(«) Appendicf N. LXVI. (A) Appendice N. LXX. 

9 



à 



24^ 

981 al successore Sigefredo, ih cui nulla si dice di 
tanta ampliazione di signoria; ma unicamente per 
giunta ai Privilegi antichi si vieta in avvenire ai 
Duchi , Marchesi e G)nti il tener Placito ne' SuburbJ 
di Parma : i quali 9 a pensar bene » dovevano essere 
flati da Ottone I confermati al Vescovo in termini 
chiari a spiegazione deir ambigua formola usata, in 
addietro nelf impossessarlo del giro delle mura, e 
del distretto» inteso appunto per i Suburbj, e per un 
moderato circondario. Come adunque falso provasi il 
Diploma di Carlo il Grosso» così guado ed interpo- 
lato si deve riputar quefto di Ottone I ; tanto più 
che diversifica notabilissimamente dalla supposta e 
finta confermazione che se ne vanta di Ottone III 
del 989, e non concorda col Privilegio di Arrigo 
II del 1004 chMo tengo pel primo» ove si parlasse 
delle tre miglia di circuito ( se pure anch^esso non 
soffre qualche eccezione ), mentre ivi manca T enu- 
merazione delle Ville» a qualche fin malizioso inse- 
rite ne^ falsi esemplari Ottoniani e Carolini» allora 
quando retta la nostra Chiesa da Vescovi scismatici 
nemici di Dio e della pace» venne sconvolto tutto il 
buon ordine della giustizia. Il Codice delle noftre 
Leggi municipali giudicò sempre Vicoferdulfo e Frao- 
re distanti dalla Città ben quattro miglia (a)^ Tem- 
pò fu che alcuno de' Vescovi scismatici ebbe a pre- 
tenderne la signoria; e poco vi volle con Diplomi 
falsi a tirarli nel giro delle tre miglia • 

Vedenuno quanto il noftro Imperadore dovesse 

(4) SutHtM Cowm. Pétrméc Lib. I alla Rub. delle tasse de* pegni • 







i4» 
981 al successore Sigefredo, in ci: 
tanta ampliazione di àgnoria;^/ 
giunta ai Privilegi antichi si 
Duchi, Marchesi e Conti il .^ 
di Parma: i quaU, a pen, i ,: 
ftati da Ottone I confe»^,- . 
chiari a spiegazione d ."' , 
addietro neil' imposse' ^ ' '" 
del distretto, inteso ^. 
moderato circond* r 
Diploma <li Ca- 
lato sì deve 
che divcr?' 
finta cor 

del 98' " P^^^^^ 

n de' 
deJ' 
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dal 9 
gli avev 



.ij 



.isrero del- 
wHp. L4 comme- 
fjdrentado dicendo : hoc 
./ Ardutìttts oh id quia Atto 
^ erat filH sui . S' ignorava però 
'hi.-iic della sposa di Matjinfredo y 
.'W.i ^^^^^ i^ Bacchi ni lo tacque 
nell'Albero Matildiana. Una dc'no- 
i\x'\ documenrl ce lo rivela non senza 
qualche utilità della Storia. Appen- 
dice N. LXXVIII . 

(^) Il Muratori nella Parte I delle 
Antichità Estensi con^hiettura , che 
Obcrro Marchese e Conte di Palaz- 
20 fosse generato da Guido Marche- 
se e Duca di Toscana fi^^Iìuolo di 
Adalberto II . Il P. Don Fedele Sol- 
dani lo pretende nipote del tnedesi- 
mo Adalberto II per altra via • Con- 
suliisi la sua Littera nofiét verificane 



te la discendenza de^ Sereni ss iiuì 
chi Esifnsi ^ e aella Real Cast 
Brunswicb dagli antichi Duchi 
Toscana impressa itr Arezzo 
175^, dove pretendendo essersi 
tratte legiitime nozze tra Adall 
II Duca e Marchese di Toscan 
TeodX)ra Pattila dett-a dagli j^orLc 
concubina , vuole che di quella 
prima moglie fosse legittimo fi 
il fìjjliuolo Alberico • Sforzasi di 
vare, che Alberico e Adalberto 2 
un nome istesso , e ne deduce 
che V Adalbeno III , da cui fu 
nerato Oberto Marchese e Coni 
Palazzo 9 sia lo stesso Alberico 
Mansi nelle Note alla l^tta di 
tilde del Fiorentini Lib. ^ pag. 
fece applauso a quefta opinione, 
forse meriterebbe miglior esame • 




243 

ad Adalberto Attone Signor dì Canossa > che sembra 
aver già in addietro acquiftato poderi sul Parmigia- 
no . Volendo però gratificarlo elevollo il Monarca 
alla dignità di Conte di Reggio e di Modena (a); 
e giacche per commutazione di terreni coir Abate di 
San Paolo di Mezzana sul Piacentino aveva o in 
tutto o in parte acquifiato il distretto di Brescello^ 
dovette concedergli di fabbricare un Caftello su le 
ruine deir antica Città, di cui altre volte parlane* 
mo. Gli Atti della invenzione del Corpo di San Ce* 
nesio già Vescovo della medesima dati in luce da 
me rendono teftimonianza di simil edifìzio, e mani* 
feftano, come scopertosi in quel tempo il Corpo del 
Santo Vescovo, il mentovato Signore colla Consorte 
chiamata Ildegarde, matrona saggia e prudentissima, 
fabbricarono presso il Caftello medesimo un Moni- 
fiero di Benedettini , cui essi e i discendenti loro 
sino alla Contessa Matilde furono liberali di molte 
dovizie. Quanto mi avvenne di ritrovare intorno a 
tal Monistero, fu già da me palesato (b)i ma è però 
vero che T epoca certa della sua fondazione ci man- 
ca , benché sia molto probabile che fissar debbasi 
sotto r Impero di Ottone il Grande • A comprovare 



(if) Chiamasi Conte fin dal mese (6) Veg^asì il mio Opuscolo sul 

di Luglio dell* anno primo dell' Im- Piombo del Museo Borgiano di Veh 

pero di Ottone , cio^ nel 962 , come letti appartenente alla memoria del 

da carta presso il Bacchini { Istor. Vescovo San Genesio. Alla pag. 22 

del Man. di S. Ben. di Polir. App. però correggasi l'errore di stampa» 

pag. 8 ). Un Diploma del detto Im- ove in vece di Ottorti I sì nomina 

peradore del 964 presso l'Ughelli e il secondo» 
l'Affarotì citato altre volte Io dice 
Conte di Reggia e di Modena» 



»44 
soltanto» c^he molto Tenisse acquistando quefto Signo* 

re nel Contado noftro » dirò , che conceduta la sua 
figliuola Prangarda in moglie a Maginfredo Marche- 
se figliuolo del Marchese Arduino > T arricchì di mol- 
ti poderi in queste parti y i quali poi si trovano da 
essa venduti Tanno 991 alla Pieve di Borgp San 
Donnino (a) . 

Tra gli altri, che avevano procurato al ^ nuovo 
Imperadore i mezzi di tornar in Italia > e di farvisi 
potente» contavasi pur anche il Marchese Oberto fU 
gUuolo del Marchese Adalberto creduto dal Murato- 
ri per buone conghietture nipote del già da noi men« 
tovato Adalberto il Marchese di Toscana (b). Mai 
soddisfatto egli di Berengario, si era fin dal 960 
.recato ad invitarlo^ e appreilìito poscia gli aveva i 



. (if) La Cronica del Montstero del- 
la Novalesa Lib. 8 cap. 14 comme- 
mora quell# parentado dicendo : hoc 
ideo fech Ardtnnms ob id quia Atto 
jocer erat filii sui • S' ignorava però 
il nome della sposa di Maginfredo ^ 
onde anche il Bacchini lo tacque 
nell'Albero Matildiano*. Une de'no- 
flri documenti ce lo rivela non senza 
qualche utilità della Storia. Appen- 
dice N. LXXVIII . 

(è) Il Muratoci nella Parte I delle 
Antichità Estensi conghie&tura , che 
Oberto Marchese e Conte di Paiaz* 
20 fosse generalo da Guido Marche- 
se e Duca di Toscana figliuolo di 
Adalberto II . Il P. Don Fedele Sol- 
dani lo pretende nipote del medesi- 
mo Adalberto II per altra via • Con- 
sultisi la sua Letteti nona verificane' 



te la discendfnxM d^ Serenìssimi Dm^ 

chi Estensi y, e astia Real Casa di 
Brunsveich dagli antichi Duchi di 
Toscana impressa m Arezzo net 
175.; , dove pretendendo essersi con- 
tratte legittime nozze tra Adalberto 
II Duca e Marchese di Toscana , e 
Teodora IHitrizra detca dagli forici sua 
concubina , vuole che di quella sua 
prima moglie fosse legittimo frutto 
il figliuolo Alberico • Sforzasi di pro- 
vare , che Alberico e Adalberto sieno 
un nome istesso^ e ne deduce poif 
che l'Adalbeno III, da cui fu ge- 
nerato Oberto Marchese e Conte di 
Palazzo, sia lo stesso Alberico. 11 
Mansi nelle Note alla Vita di Ma* 
ttlde del Fiorentini Lib. 2 P^* 39 < 
fece applauso a que&i opinione, che 
forse meriterebbe miglior esame • 



*45 
migliori soccorsi (a). Quindi a lui pure libéralissimo 

il Monarca si dimoftrò ricompensandolo non sola- 
mente colla dignità di Conte di Palazzo » conferita- 
gli di certo 9 ma di più con molte Signorie in varie 
parti d^ Italia » e particolarmente tra il Parmigiano 
e il Piacentino là dove ora sorge Busseto mia dolce 
Patria 9 e dove scorgesi T antica Soragna ^ in cui ri- 
sedere vedremo il Marchese Adalberto fìgliuol suo, 
dal quale si diramò la stirpe nobilissima de^ Signori 
Pallavicini; mentre le altre due degli Estensi e de^ 
Malaspina dal sangue suo parimente scendenti in al- 
tre parti del suo ricchissimo patrimonio fissarono la 
sede loro • Da quest** epoca pertanto noi flabiliamo 
r origine di un Casato sempre sul Parmigiano cospi- 
cuo e possente 9 che nel decorso della Storia richie- 
derà sovente la nollra attenzione « 

Tornando al noftro Vescovo di Parma ci è me^ 
stier di seguire i suoi passi fino a Roma 9 dove recos- 
si coirimperadore, e con molti altri Prelati nel 963, 963 
allora quando il poco plausibile contegno del gio- ^ 
vane Papa Gioanni XII diede mossa ad un Concilia- 
bolo diretto a deporlo dalla ottenuta Sede Apoftolica. 
Essersi il noftro Uberto in queir Assemblea ritrovato , 
il deduciamo dallo Storico Liutprando (b) ; ma lo 



(a) Muratori Annali al 960 • Assemblea da Liutprando , corregge- 

(^) Un error manifefto di lezione si in margine Bremensh in luogo di 

.vediamo in Liutprando chiamandovi- ParmensÌT. Ma la correzione dovea 

si in queflo luogo il Vedovo noftro cadere nel nome, come rilevano i 

Buptus Pstmensis ^ in vece di Hn- Ballerini nelle note alle Opere di 

intuì. Nel Tom. X de* Concili col. Raterio col. ^5^. 
£79 riferendosi la notizia di quefU 

q t 



£4^ 
impariamo assai più da Haterio Vescovo dì Verona,* 
che a lui dirigendo T opera mentovata , fa fede , che 
in tal congresso riputato fu degno di governare la 
Chiesa di Dio (a). Ben ci giova credere usato per 
essolui ogni sforzo onde schivare la propria elezione 
air Antipapato , ma non già che d^ impedir si (Indias- 
se lo scisma da Ottone favorito , per cui contrappo« 
ilo al vero Pontefice videsi il falso Leone Vili, con 
gran pericolo di lunga molestia alla Chiesa» se il 
Signore , che ne vegliò mai sempre a cuftodia 9 con 
preda morte non avesse tolto dal mondo gli ogget-* 
ti principali di tanto scandalo. 

_ Ma se ricusò una dignità, che troppo reo lo a- 
vrebbe renduto , non gli mancarono altri onori per 
parte deir imperadore » il quale mentre lo dele- 
gò suo Messo a giudicar la Toscana in compagnia 
del prelodato Oberto Marchese Conte di Palazzo, 
con cui tener si vide Placiti in Lucca nel 964 (6), 
e sul Volterrano correndo il 967 (e) , elevollo al- 
la carica di Arcìcancelliere Imperiale (rf), e lo arricchì 
della Badia di Nonantola datagli in Commenda (e). 



{a) Così Raterio parlava nel suo nantolano ( Antiq. hai. Med. JEvi 

Libro ad Uberto : Consideret igitur Tom. V Diss. 6j col. 6j6 ) , e da 

prudentia illa vejlra Domine^ quée luì replicaronlo gli Annalisti Camal- 

ut fertuT universali est digna fne^ dolcsi (Tom. I Lib. I pag. 47 e Lib. 

ferri vis a Ecclesia. 4 pag. 167). Ma un bel documen- 

(*) Muratori Amich. Estenc. P. I to fatto pubblico dal eh. Tiraboschi 

cap. 16 pag. 14^. appartenente ai 970 pone in chiaro» 

(f) Ivi pag. 145 • che Uberto fu Abate Nonantolano 

(d) Muratori Annali al 965 . ( Stor. della Bad. di Nonant. Tom. 

(jf) Lo aveva già avvertito il Ma- II pag. I2Z ). 
ratori nell'estratto del Tabularlo No- 



247 

Insignito di tanti onori seguì i passi deirimperadorc 
e, del Pontefice Giovanni XIII al Sinodo di Raven- 
na del 967 (a)\ indi avendo il Monarca a passare 967 
in Calabria , fece egli seco lo flesso viaggio , dove 
non isdegnò interporre la propria mediazione a fa- 969 
vore di un nobile Signore chiamato Ingone, ac- 
ciò a lui ed a' figliuoli Uberto , Ribaldo , ed Oberto 
r Imperadore varie proprietà concedesse in diver- 
si Contadi dMtalia^ e specialmente Tortiano, Stade- 
rano , e Vicoferdulfo in quello di Parma . Fu spedito 
il Privilegio, che originale sussifte ancora (6), e ser- 
ve a provar falso il Diploma Ughelliano, dove dice- 
vasi conferito al Vescovo il Contado di tre miglia 
intorno la Città sino a Vicoferdulfo inclusivamente* 
Se Vicoferdulfo era già del Vescovo in vigore del 
Privilegio suppoflo , come s' impegnò egli a farne in^ 
vestire Ingone ? Sia lode al vero : il Vescovo non 
godeva che il solo dominio della Città perseverato 
ne' suoi successori in vigor dei Regj ed Imperiali Di- 
plomi; falsissimo essendo ciò che di puro suo capric- 
cio inventò il Vedriani intorno all' essere flato dal 970 
prenominato Pontefice conceduto nel 970 il dominio 
di Parma a Tedaldo figliuolo di Adalberto Attone (e) j 
siccome del tutto è insussiftente l'asserzione del Sar- 
di, che vi fosse Vicario a nome dell' Imperadore (d). 

Morto Ottone il Grande Tanno 973 , e rimafto 973 
al governo dell' Impero il suo figliuolo Ottone II 



(a) Tom. X Concil. col. piz» (0 Istoria di Modena P. I Lib. 

(^) Appendice N. LXX« p pag. 4^2. 

\d) Istoria Ferrarese Lib* 2 pag. 28 . 



248 

assunto fin dal principio compagno del Regno, e po- 
scia elevato col genitore alla sublimità Imperiale, 
avvenne cosa di molto onore al noftro Capitolo di 
Parma, che ognora più da' fedeli ammirato aveva 
poc"* anzi da Felice da Beneceto Vasso del Vescovo 
avuto in dono diverse terre col l'Oratorio di San 
Donato della (lessa Villa di Beneceto (a). V onor 
di cui parlo fu che la Terra sua di Marzaglia situa- 
ta nel Modenese oltre la Secchia da Onefto Ar- 
civescovo di Ravenna disegnata venne per tener- 
vi un Sinodo co' Vescovi Suf&aganei, al quale si tro- 
vò presente una gran quantità di Duchi , G)nti , 
Preti, Diaconi, Giudici, Consoli, Gastaldi, e di al- 
tri qualificati soggetti . Fra i trattati , che vi si ten- 
nero, insorsero lamentanze di Adalberto Vescovo di 
Bologna , perchè il noftro Vescovo Uberto varie ter- 
re nel Bolognese a sé ubbidienti volesse , cui Adal- 
berto credeva doversi eftendere la sua sola autorità* 
Ma rispondendo il noftro Prelato con assai forti ra- 
gioni , e dimoftrando incontraftabile il possedimento 
di quelle in modo che nulla oppor di giustizia gli 
si poteva , mosso V Arcivescovo a compassione del- 
la Chiesa Bolognese , che molto impoverita diceva— 
si , pregò Uberto a cedere per grazia quelle pro- 
prietà , e a contentarsi di un cambio colla Pieve di 
Monteveglio , alla quale preghiera compiacquesi di 
piegar V animo volentieri (b) . Si dolsero parimenti 
di lui per altri luoghi sul Bolognese occupati Pietro 



{a) Appendice N. LXIX» {i) Appendice U. LXXI. 



249 

e Lamberto Bolognesi figliuoli di Gioanni ; e come- 
xhè opponesse egli Privilegio di ritenerli avuto dal 
defunto Imperadore , conosciuta la giustizia delle ìn^ 
chiefte loro , li rilasciò (a) . Così fu onorata Marza- 
glia , oggi picciol Villaggio ; e ai noftri Canonici, che 
la signoreggiavano , e molto ebbero in simile cifco- 
flanza a dimòftrare di splendidezza e generosità per 
accogliere tanti personaggi in quel luogo, non ne ri- 
sultò poca gloria. Un documento del 978, che mo- 978 
flra donato loro da Guarmondo del Contado di Par- 
ma il Caftello di Felegara , e certa terra entro la 
Città vicina alla Chiesa di San Vitale , c^ insegna 
com' essi fossero in numero di dodici, appellati ezian- 
dio Preti Cardinali , secondo T uso di altre Chiese , 
e che dopo essi venivano dodici Dogmani tutti in- 
tenti al divino servigio con un Propofto y ch'era la 
dignità principale (b) . 

U accennato anno , se non errano alcuni Storici >' 
Parma gloriossi di dare un Vescovo alU Città di 
Reggio nella persona di Teuzo , detto espressamente 
Parmigiano da varj Scrittori (e) . Doveva essere in 
età molto verde, sapendosi di certo che nel 1027 
contava Tanno quarantesimonono del suo spirituale 
governo (d) . Io T ò per quel medesimo Teuzo , che 
in compagnia di Eunardo , o forse Eunurardo, del 
.Contado di Parma trovato si era presente ad un 



(a) Appendice N. LXXII. ro Cancellini Chronotax. Ephc. Re* 

(^) Appendice N. LXXIII* gii pag. 15. 

(Ó II Pico, PUghelli, il Bordo- {d) Veggasi rAffarosi No$sz. Isu 

9i nelle loro note Òpere, e Prospe- di Reggio P. I pag» 122 • 



250 

Placito tenuto in Carpi nel 972 (a) j e porto ferma 
opinione che fossero ambidue fratelli , usciti da una 
famiglia 9 che nel noftro Contado signoreggiava il Ca- 
ftello d'Antesiga su le montagne. In ciò mi conferma 
l'osservare , come eretto avendo poi Teuzo in Reg— 
gio il Monistero di San Prospero dotandolo di assai 
beni , un altro Eunurardo di Antesiga figliuolo di Àz-^ 
zone y il quale esser gli poteva nipote , liberalmente 
concorse ad arricchirlo nel 1 o i j con un teftamentO' 
pieno di altri Legati alla Chiesa Parmense j ed ai 
Monisteri di San Gioanni Evangelista , e di Santa 
Udalrico, de* quali si parlerà in breve (b) . Lo flesso 
amore al Monistero di San Prospero nudrirono altri 
della detta famiglia di Antesiga in appresso (e) , e 
varj Parmigiani al medesimo liberali {d)i dal che 
si rende molto più verisimile che a quefla Patria il 



{a) Il Placito i pubblicato dal me- 
desimo AfTarosi Mem. Ist, del Mon, 
di S, Prospero di Reggio P. I pag, 
367. V'intervengono Teuzo O £«- 
nardus de Comitatu Parmensi, 

{b) Presso il medesimo Affarosi 
loc. cir- pag. ITI leggesi \\ docu- 
mento : A8um isto Caflro Antisica 
feliciterà Giudico quefto Eunurardo 
nipote del Vescovo Teuzo, e di- 
reno però dalP altro nominato nel 
Placito del 972, perche lo vedo a- 
Ter nel 1015 ancor viva sua madre. 
Era egli figliuolo di Azzone, come 
rilevasi da una carta del laò^ , che 
fa memoria di un suo contratto ( Ivi 
pag. ^84). 

(0 Ivi alla pag. jp5 leggesi una 



Donazione al Monistero fatta da Ber- 
ta del fu Bernardo reliSa quondam 
Azonis de loco ubi dicitur Anrisci» 
caj ed appartiene al 1081 . 

(^) Nel 10 J7 A rimondo de! fu 
Bonifazio del Contado di Parma: nel 
10^4 Arduino Conte del Contado 
di Parma del fu Attone : nel lopi 
Alberto del fu Giberto del Contado 
di Parma: nel lopi Adelasia figliuo- 
la del Conte U^o vedova di Guido 
del Contado di Parma, e di più i 
Conti di Sabbioneta ^ ch'erano padro^ 
ni di Gualtieri , o di Gualtirolo nel- 
la Diocesi noflra , fecero tutti dona- 
tivi al Monistero di S. Prospero , 
come veder si può ntW* Appendice 
alle citate Memorie • 



/-\ 



iSi 
Vescovo Teu20 appartenga; e che il tìtolo di paren- 
tela eccitasse tanti de'noftri ad oflFrir beni al Mo-- 
nistero da lui edificato « 

Non era già morto sin dal 974 il Vescovo Uber- 
to , come pare a taluno (a) , se vivo il trovia- 
mo ai 12 di Giugno del 979, e giudicare in Voi- 979» 
terra di una controversia tra Pietro Abate del Mo- 
niftero di S. Fiora del Contado di Arezzo , e due 
Valcherj padr« e figliuolo (b) . Ben nel Dicembre 980 
d el seguente anno morì 4ì certo , giacche sulFur- 
na «uà , in cui fu dopo molti anni seppellito anche 
il Vescovo Ugo , s' incise un Epitaffio , che trapas- 
sato lo dice in tal mese (e). I softenuti impieghi, 
gli elogj di Raterio Vescovo , e quelli , che in detto 
Epitaffio gli si aggiungono, lasciar ne devono ai po- 
fteri un concetto vantaggiosissimo* Intanto su la fine 
del 980 si trovò in Ravenna Tlmperadore Ottone II 



{a) Tiraboschi Storia della Bad, 
tli Nonampla Tom. I P. 1 cap. j 

pag- 9Z • 

(*) Ughelli hai. Sacra in Episc. 
Volaterr. N. 21 • 

(e) Sta scritto in fondo al vetu{h> 
Codice della Collezione de' Canoni 
<li Burcardo della Chiesa Parmense ; 
ed b tale : 

Vita irevif , fortuna levis , varia» 
bile tempus j 
Mundus & hi e fugiensj trami e 
& omnis homo. 
Ad proprio! ortus fato rapieate re* 
labens 
Préesiit & Uhertus^ Pneiul <&• 
Ugo valens^ 



Qfuìrum comiliis regnunt ìatiart 
vigeiat , 
Et decus , & fohur , & flatus 
imperii . 
Pnesul uterque quidem^ PìréestU 
Parmensi! & idem-, 
Tulliuf eloquio f Mantius inge* 
nio. 
More modoque pari parili propa-* 
gine clari y 
Inque polo pariter hi tatitant 
pariter • 
Septembris nonis obit Ugo , Decent" 
ber Ubertus ^ 
Pastorem summum paftor uter^Hf 
sequens • 



r 



^ 5 ^ 
per solennizzarvi il Natale , e confermò ai noftrì 

Canonici il possesso di molti beni goduti nel Par- 
migiano , Pavese , Reggiano , Modenese , Ferrarese , € 
Bolognese (a)* 

NeirAgofto del 981 era già flato eletto Sigefre- 
^' do II, anch' ei nobilissimo, virtuosissimo, e fra quanti 
altri Vescovi furon mai amantissimo di quella sua 
Patria . Dico Parma sua Patria , perche i molti beni 
di suo patrimonio da lui nel Contado goduti tale 
credere me lo fanno , e la premura sua grande di 
ornarla ed amplificarla non poteva esser popria che di 
un Parmigiano • Il nome di Sigefredo potrebbe farlo 
credere uscito o dalla stirpe de'Giberti, o da quella 
de' Baratti , fondate allora dai prelodati Sigefredo e 
Gherardo figliuoli di Sigefredo del Contado di Lucca ; 
e se così fosse, verrebbe il noftro Vescovo ad esse- 
re nipote di Adalberto Attone già commemorato di 
sopra qual riedificatore di Brescello, e fondatore del 
Monistero di quel luogo , il quale , giuda un monu- 
mento dal Margarino dato in luce , viveva pur an- 
che , e morì poi colla consorte Ildegarde nelF anno 
prossimo (b) . Ricorso il nuovo Prelato air Impera- 



ci) Appendice N. LXXIV. Ji 5*. Ben. di Polir. Lib. I pag. 

(b) Un Placito de' ò di Novem- i; ) allegò una sua compera del 

bre del 981 pubblicato dal Marga- ^70. Egli tuttavia, che esaminò tan- 

rìno ( BulUr. Cssin. Tom. II Con- to le carte del Monistero di Po!i- 

stit. 61 pag. (4 ) moftra che vi- rone, come mai lasciò di riflettere 

veva Adalbertuf qm C> Atto fiiius al Placito del 981 indi tratto alcuni 

bofiét memoria Sigifredi . Errò dun- anni prima dal Margarino? Rifletten- 

que il Sigonio ( De Regno hai. Lib. dovi non sarebbe (lato cotanto incer- 

7 ) dicendolo morto nel 964. In- to intorno all'anno della morte di 

fatti il Baccani ( htor. del Mon. Adalberto Attone , e d' Ildegarde sua 



dorè Ottone II riportò la ratifica de* Privilegi con- 
ceduti da Carlomanno » e da Carlo il Grosso 2i suoi 
antecessori estesi alla Corte Regia , al Prato Regio ^ 
al distretto della Qttà» ed alle Regalie colla pode- 
stà giudicativa» e il divieto a qualunque Duca, 
Marchese , Conte , Viceconte , Gaftaldo , e Sculdascio 
di tener Placito ne' Suburb) (a) . 

Tale espression di Suburbj incominciata ad in- 
contrarsi in documento sì autentico ci manifefla, co- 
me angufta la Città alla crescente popolazione , in- 
trapresa già si era da qualche tempo addietro la edi-» 
Reazione de' Borghi air intorno di essa • Il Vescovo 
signoreggiante i medesimi pensò a nobilitarli con sa- 
cri edifizj . Fuori adunque e presso le jnura della 
Città disegnò il luogo pel Monistero di San Gioan* 
ni Evangelista da abitarsi dai Monaci di San Bene- 
detto (b) ; e data inano alla fabbrica fu ben predo 
eseguita , parendo al P. Mabillon già condotta a ter- 



mogtie^ dicendo che sigiùsse o melP Ciò pofto ti calcolo del Bacchini 

anno ^ji o nel 978 nel 984. For- deve essere corretto > e flabilirsi la 

se però lo rinvenne soltanto prima morte di questi due personaggi aU* 

di chiuder l'Opera sua» avendo alla anno 982, la cu» Pasqua venula ai 

fag. 122 €kl Uhfo III moftrato di 16 di Aprile fa conoscere, che* il 

crederli assolutamente morti nel 984 giorno 12 di Febbraio cadde in Do* 

in Gennaio. Ma Donizzooe ( Lib. I menica, e in conseguenza che il 

cap. 7 ) non dice che morissero in giorno» antecedente di quel mese in 

Gennaio , sibbene che Ildegarde ven- tal anno fu «ippuAto 1* ultimo della 

ne meno il giorno 11 di Febbraio, vita d' Ildegarde. 
e Attone il ij: (a) Appendice N. LXXV. 

Mors lldegardam rapìt Idus ter* (A) Juxta & forti supradiBét Ur^ 

fio Sabat , bis muros , dice la vita di S« Gioao* 

ìdus Attonis Mnimam Feirtu ttdh ni prima Abate» 
olimm 



^J4 

983 mine la pia opera nel 983 (a). Volendo preporre 
ai Monaci un uomo di santissima vita» trovar non 
seppe il migliore di Gioanni Canonico della sua Chie« 
sa 9 nato di chiara stirpe (b) , e per ben sei volte mos- 
so a pellegrinare in Terra Santa • Il primo Abate ci 
fu dunque, che il Monistero > dotato dal Vescovo di 
molte rendite, e privilegiato largamente, prese a gch 
vernare con tale zelo e pietà da vedersene ben pre- 
fto uscire soggetti virtuosissimi , e molto alla Chiesa 
Cattolica vantaggiosi» In un Sinodo tenuto a Raven- 
na ftabili Sigefredo coir Arcivescovo , e cogli altri 
Vescovi leggi assai utili al buon governo del pio 
luogo ^ e venendo varj anni appresso in Italia San 



(if) AnnaL Bened. Tom» VI Lib. 
49 N. 40 • li Muratori all' oppofto 
negli Annali fondato reputa il no- 
flro Monistero nel 988, temperando 
però tutto col forse. Il motivo di 
cosi pensare lo dedusse dal non essere 
venuto San Majolo in Italia se non 
verso it p88. Ma gli Atti di San 
Gioanni primo Abate fanno vedere , 
che prima della venuta di San Ma- 
jolo il Monistero era fondato, di- 
cendo che it Vescovo fondatore do- 
po averlo eretto, e dopo avere ordi- 
nato certe costituzioni per esso net 
Sinodo Ravennate, desiderò poi, che 
anche San Majolo le approvasse» 

(^) L'autore degli Atti citati al- 
tro non disse del noftro Santo Aba- 
te se non che ex optimo genere ori- 
ginem duxit , Che il tefto non aves- 
se altra giunta, lo comprova il vol- 
garizzamento antico trascritto nei 



153? in un Codice delle Monache 
di Santo Alessandro , e lo conferma* 
no i differenti manoscritti , da coi 
trassero gli Atti stessi originalmente 
il Mabillon , e i BollandlstL » Ma 
Anton Maria Garofani pubbltcaada 
nel \%9l il Ssnfoarta dt Farms ^ lo 
disse alla pag. 23 fig* suolo dì Gersr* 
do ( come vogliono alcum ) da Cor* 
reggi y e d* Eufrosina Bravi ; la qual 
fandonia trovò seguaci, e quel che 
ì peggio fu trasferita nel testo lati- 
no pubblicato la prima volta in Par* 
ma net 160^ per opera def P. D. 
Barnaba da Parma • In Viaroto pres- 
so la Villeggiatura Bajardi, che fa 
già della Casa Bravi , vedesi un Ora* 
torio pubblico dedicato al noftro 
Santo con iscrizione sul quadro de« 
stinata a perpetuar quello errore nel* 
la opinione di chi non sa quando e 
come nascessero i cognomi. 



Majolo già Abate del Moniftero di Giugni per fon- 
dare nuove Abazie > e riformarne alcune altre , amò 
che fossero simili coflituzioni dal suo voto corrobo— 
rate (a) • Quanti e quali Poderi e Cappelle godes- 
se anticamente quefto venerabilissimo luogo , orna- 
mento e splendore anche al di d^oggi di Parma, può 
rilevarsi da Bolle Pontificie y e da altri Privilegi , che 
ne fan novero (b) ^ 

Nel Suburbio medesimo , indi non molto lonta- 
no, sembra ch'edificasse egli pure la Chiesa di San 
Paolo (e), fatta oggetto delle sue cure nel delHnar- 
vi le reliquie di Santa Felicola vergine e martire, 
già per comune tradizion venerate nella Chiesa a lei 
dedicata nel luogo di Romolano sulFEnza poco lun- 
gi dal moderno Caftello di Montechìarugolo > la qual 
Chiesa di proprietà del Capitolo era ftata Tanno 924 
data a livello a Gotifredo figliuolo di Adalberto (rf). 



(^) II Sinodo che si accenna , e tìqutt. hai. Med» jEvì Tom. I Diss. 

il Decreto ivi flabilito» confermato 17 abbiama due carte del 1048 e 

poscia da San Majolo» deve esse- del 1121 spettanti al possesso del 

re anteriore al 994 , in cut sì tiene Monistero noftra su quella di San 

comunemente accaduta la morte di B.irtolommeo di Pistoja. Leggonsi 

quel Santo» Gli Atti di tal Sinodo poi due Bolle presso il Margarino 

devono essersi smarriti , o non de- BsdJ/ar. Casin. Tom II date da Lu- 

Yono essere stati ricordati da al- ciò II nel 11441 e da Eugenio III 

tri, non rimanendo memoria di Si- nel 114$ 9 ove annoverate sono tut- 

nodo Ravennate prima dr quello del te le proprietà dei medesima^ 
998, fuorché in queft* Opuscolo del- (e) 11 Privilegio del Vescovo En- 

la vita del noftro San Gioanni; al rico al Monistero fondato presso 

qual Sinodo del 998 non troviamo detta Chiesa lo dice in proximo fié* 

intervenuto punto Sigefredo, ma sol- burbto posìtum^ e quello di Cadolo 

tanto i Nunzj della Chiesa Parmen- in suburbio civitatis noflr^ Junda" 

se Cristoforo e Guinizone. tum* 

(A) Nell'Opera del Muratori An- {d) Appendice N. XLIX. 



ij6 
e fu poi conceduta col volger de^ tempi ai Canonici 
Regolari della Qingregazione di Santa Maria di Re— 
no ivi già abitanti su la metà del Secolo XII (a). 
Mentre disponevasi il Vescovo alla traslazione me- 
ditata, arrivò a Parma San Simone Eremita di na- 
zione Armeno , che dopo aver molto viaggiato , 
godeva ritirarsi nell'Isola porta tra il Po e il La- 
rione sul Mantovano , presso la Chiesa di San 
Benedetto , colà dove poi venne edificato il cele- 
bre Moniftero di Polirone . Solito passar ivi alcu- 
ne Quaresime in aspri digiuni , aveva poi in co- 
rtume d' intraprendere lunghe pellegrinazioni , affi- 
ne di visitare i più celebri Santuarj di varie par- 
ti del mondo , dalf un de' quali tornando , e la- 
sciatosi addietro Borgo San Donnino » dove prodi- 
giosamente impetrato avea salute ad un uomo da 
dieci e più anni languente, giunse in tempo che il 
Prelato con pompa grande eseguiva la traslazione del- 
le venerabili prelodate reliquie (6) • Accorse anch' e- 



(a) Ignoro il primo loro arrivo 
colà; ma nell* Archivio de' Canonici 
Regolari di San Sepolcro di Parma 
vedesi la Bolla originale di Papa A- 
driano IV conceduta nel 1158 Gie- 
rafdo Priori Ecclesia SanSiit FeiicH" 
la a tenore di un'altra di Eugenio 
III morto nel 1155. Quello Ghe- 
rardo passò poi Priore nella Cano- 
nica di S. Maria di Reno di Bolo- 
gna > come da Istrumento del 1172 
conservato nell' Archivio Capitolare 
di Parma Sec. XII N. CXXIV , ove 
si nomina Ccrardus Dei gratta Prior 



Sanffe Marie de Reno de Borioni a , 
qui oiim fuit Prior SanBe Feiicule 
de Parma. Ma di quelle cose basti 
averne fatto leggier cenno. 

(b) Nella vita di quedo Santo 
scritta da autore coe^^o presso ilMa- 
billon e i Bollandisti si Ieg«e : Per 
id quoque tempHS inde digredienj , 
dum Civifatem Parmam attingerei , 
Cb* ejusdem Urbis Episcopus Sigifrt* 
dus nomine beata Felicula Virginio 
corpus a loco in quo quiescebat glo* 
riosa celebratione transferens in Ec' 
desia S* Pauii Apofloli decentissime 




%S7 

gli alla sacra funzione 9 cui intervenuta essendo una 
Matrona di nobile schiatta abitatrice di Montecchio 
tutta paralitica ed attratta » mossa da divozione alle 
preghiere del Santo raccomandossi , il quale in quel 
medesimo punto ottenutale perfettissima guarigione , 
la maraviglia del popolo a sé trasse , talché ognun 
gli fu attorno, istanza facendo tutti di averlo seco, 
ed offerendogli quanto in piacere flato gli fosse* Egli 
però gli onori fuggendo più che potè , fece qui bre- 
ve dimora , e ricevuta la benedizione dal Vescovo 
andò a Colorno (a) da gran moltitudine accompagna-» 
to, dove col mezzo di una barchetta discese lungo 
il Po al suo Romitaggio. Tale avvenimento dal Ma- 
billon (ó), e dal Bollandista Pietro Boschi viene fissa- 
to all'anno predetto 983 (e). 

Mentre le narrate cose succedevano in Parma, 
terminò gli anni suoi Tlmperadore Ottone II, rima- 
nendogli erede il figliuolo Ottone III in età puerile 
sotto la tutela di Teofania sua genitrice . Poe' anzi 
era flato coronato Re , onde potevansi da lui ritrar- 
re le investiture e le confermazioni de' Privilegj per 
chi ne avea bisogno. Ben notò il Muratori (rf) co- 
me rUghelli e il Bordoni malamente all'anno 979 
riportassero un Diploma di lui al noflro Vescovo » 

conderet j Dei nntu contìgit Beatum si da prima Colorno ^ dal metter irt 

Simonem eidem translationi interes- capo nella Parma il fiumicello homo 4 

Si &c. Anche qui devesi credere (A) ASa SS. Ord, S. Ben. Sec.VI 

usata la voce Corpus a indicar par- P. I Ois. pnev. ad Vitam S. Si» 

te soltanto di esso. meonis . 

(a) Ad Caput Lurini venit . Così (r) AEla SS. Julii Tom. VI pag, 

negli Atti. Devesi però leggere C^- J24. 

pus Lumi ^ che io tal guisa denominos- {/) Annali d* Italia al 979* 

r 



258 
perchè allora il secondo Ottone regnava , ed il ter- 
zo era ancora per nascere . Sarà forse , diss' egli , un 
Diploma vero , ma alterato dai copisti ignoranti . Il 
vero è , che T Ughelli e il Bordoni errarono nel de- 
scriverne Tanno, apparendo propriamente sottoscritto 
p88 nel 988 o 989: il che però non bada a risanarne 
le piaghe, mentre si manifefta una impoflura simile 
alle altre , finte a nome di Carlo il Grosso e di 
Ottone I . Si torna a far credere investito il Vesco- 
vo di Borgo San Donnino, e si osa dire esser que- 
lla conferma data a tenore di quella di Ottone I , 
quando in essa , falsa com'* è , nulla dicesi di tal Bor- 
go . Si parla del giro delle tre miglia intorno la Cit- 
tà , e si fa novero delle Ville in esso rinchiuse , co- 
me pure delle altre concessioni già dimoflrate insus-i 
«stenti (a) . Se tale era flato il Privilegio di Ottone 
I, come non fu presentato al secondo? E se in quefla 
guisa lo ebbe il Vescovo da Ottone III , perchè noi 
richiese ne' medesimi termini , e nella eflensione fles- 
sa ad Arrigo II ? Ma io non voglio gettar tempo 
in confutare ciò che a primo aspetto si riconosce 
falso • L' antico esemplare da me veduto porta T au- 
tentica di Puteolisio Notajo , vissuto per sicurissimi 
riscontri fra il 11 58 e il 1174, cioè in tempi tur- 
bolentissimi , allorché un Vescovo di Parma giunse 
alla viltà di accettare dair Imperador Federigo I la 
Podesteria della Città di Parma, e di lasciarsi far 
Cardinale da un Antipapa . La voglia di dominare 
indusse queir infelice sicuramente ad aggiugnere agli 
■il ' ■ III I »■ ■ ■■>■ 

(«) Appendice N. LXXVII. 




259 
altri delitti suoi quello ancor di falsario per ottenere 

dair Imperadore più di quanto gli conveniva . 

Benché alcuni tumulti sorgessero in varie par- 
ti , tranquilla (lettesi Lombardia ; e Parma , dal buon 
Vescovo governata , non fu teatro che di pie opere , 
e particolarmente delle sante virtù deir Abate Gioan» 
ni , ammirato nel suo governo del Monistero per lo 
spazio di sette anni, tre mesi, ed otto giorni, la cui 
morte, accaduta giufta il Mabillon nel 992 (a), fu 95) z 
da tutta la Città , e particolarmente dal Vescovo 
amaramente compianta. Ebbe successore nell'Abazia 
un altro Gioanni tolto dal Monistero di San Pietro 
in Ciel d' oro di Pavia ; e intanto piacque al Signo- 
re di glorificarsi nel suo buon Servo, perchè operan- 
dosi al suo sepolcro molti prodigj , conobbe ognuno 
confermato da Dio il concetto di santità, in cui , 
mentre visse , era (lato tenuto dagli uomini • 

Grande amicizia era passata fra il Santo e l'Ar- 
cidiacono della nodra Chiesa Gioanni (b) , prova 
badevole della pietà di quedo Ecclesiastico ; pe- 
rò non senza giubilo fu intesa Tanno appresso la 993 
sua elezione al Vescovado di Modena, nella qual 
Città edificò per i Benedettini il Monistero di .San 
Pietro (e) . Tra i famigliari di San Gioanni annove- 



{a) Grande anacronismo commise sorrosctitro col Vescovo Sigefredo ad 

il Garofani volendo che morisse il un livello fatto dal Vescovo medesi- 

ooHro Santo nel 97^ . Lo seguono mo nel 982 . Archiv. Capitol. Sec. X 

P Angeli ed altri , senza riflettere che N. LX . 

se fosse morto nel 972 , non sarebbe (r) Silingardi de Episcop. Muttn. 

fiato Abate di \xn Monistero fonda- pag. 49 • Ughelli hai. Sacr. Tom. 

to più anni dono. II. Vedriani Istor. di Modena P. .1 

(Jk) Gioanni Arcidiacono si trova Lib. io pag. 466 • 



i6o 
rossi ancora il Monaco Reftaldo , un di coloro, che 
air ultima infermità di lui fletterò assistenti ; ed egli 
pure dopo varj anni meritò di essere fatto Vescovo 
di Piftoja (a), probabilmente assoggettando al noftro 
Monistero Parmense quello di S. Bartolommeo eret- 
to presso la detta Città , giacche più documenti ve 
lo moflrano aggregato . 

Dopo avere il Vescovo Sigefredo II replicata- 

995 mente nel 987 e nel 995 arricchito di altre pro- 
prietà il suo Capitolo (b) , nel che ebbe diversi imi- 
tatori , e principalmente TAugufto Imperadore, che 
confermò tutte le altrui disposizioni con suoi Privi- 
legi (e) , trovo che un Cartello vicino al Taro con 
una Corte lasciato pur venne ai Canonici da Ober- 
to Marchese premorto al suo genitore Adalberto fi- 
gliuolo di Oberto Marchese e Conte di Palazzo al- 
tre volte nominato . La esecuzione data da Adal- 
berto Marchese al teflamento del figliuolo nel Ca- 

996 Hello di Soragna correndo il 996 (d) , m^ invita 
ad alcune osservazioni . In detto anno , che il pri- 
mo fu della imperiai coronazione di Ottone III , ri- 
siedeva dunque Adalberto Marchese nel Contado no- 
ftro , e vi aveva forse il padre eretto il memorato 
Cartello , di cui tener doveva Adalberto indiviso il 
dominio col suo fratello Oberto II padre di Azzo 

(4) Il pili vecchio Scrittore, che Rosati nella Serie de^ Vescovi di 

lo dica, b il tanto vicino Autore quella Città, 
della Vita di S. Gioanni primo A- (*) Appendice N. LXXVII . 
bare , che conobbe Reftaldo mentre (e) Appendice N. LXXXI • 
fu Vescovo. Aggiungasi l'Ughelli, (</) Appendice N. LXXXII. 
il Salvi nelle StQtie di PistofM^ e il 



^ 



201 

pi^ogcnitore della Casa d' Efte , giacche tanto il detto 
Oberto II , quanto Azzo ed Ugo figliuoli suoi si tro-p 
vano in Soragna per un atto del i o 1 2 («) , e veg- 
gonsi poscia i nipoti di Azzo nel 1077 inveftiti da 
Arrigo IV di Soragna , e di altri luoghi del noftro 
Contado (b) . Queir Adalberto sembrò al Sansovino , 
air Angeli , ed al Maccioni (e) ascendente de' Mar- 
chesi Pallavicini; il che non è ancora ben chiaro • 
Bensì essendo stato padre di un Oberto , sconosciuto 
fin ora agli Storici , sospettar si potrebbe , che il detto 
Oberto avesse generato Adalberto ed Ugo, dal Mura-* 
tori confusi forse talvolta cogli omonimi figliuoli del 
mentovato Oberto II (rf); giacche pubblicò egli un do- 
cumento , che fa veder T esistenza di un Marchese Ugo 
juniore figliuol di Uberto, nominato in una carta del 
104J, come diverso da Ugo Marchese figliuol di Ober^ 
to II (e): il qual Ugo juniore potrebbe credersi fi- 
gliuol di Uberto o Oberto premorto al genitore Adal- 
berto . Se mai ciò fosse , avrebbero quefti due eredi- 
tato quanto il loro Avolo Adalberto possedette in 
Soragna, e ne' contorni ; e agevolmente s'intende- 
rebbe assai meglio come nel 1033 ^1 secondo Mar- 



W Veggasi il documento del 1012 {e) Nell'Albero Malaspina aggiun- 

A8um in loco Soranes presso il Mura- to alla sua dotta Allegagione pr9 

tori Antico. Est. P. I cap. 14 pag. 12^ • decetnenda Treschietti Feudi Imp. 

(6) L* investitura ivi dal mcdcsi- Investitura ^ stampata in Pisa nel 

tuo pubblicata cap. 7 pag. 41 conce- 1779 • 

de ad Ugo , ed a Folco figliuoli del [d) Cosi nella Tavola II genealo- 

Marchese Azzo in Comìtatu Psr- gica, e nel rimanente dell'Opera ci- 

mense Soragnam , Pairolam , Busce- tata . 

dum^ Nvxetum^ Gunzane^ulun^ ^Cur- (0 Antich. Esten. ?• I cap. I2 

tesel/am , NUiragum , Sfleltum • pag. 94 • 

r % 



\ 



i6z 
chese Adalberto edificar potesse tra Borgo San Don- 
nino e Bussato il Moniftero di Caftiglione , da lui 
arricchito, col consentimento del Marchese Ugo fra- 
tello , anche di alcuni diritti in Soragna (a) • Ma 
Tidentità de' nomi , e la mancanza di carte più deci- 
sive ci sforza a lasciare nella sua prima oscurità un 
punto genealogico , che e' interesserebbe non poco . 

Sia però che il secondo Adalberto avesse per 
genitore Oberto di Adalberto I , o piuttofto Ober- 
to li progeriitor degli Eftensi , sarà ognor vero , che 
l'Angeli noftro confuse malamente due Adalberti in 
un solo , allorché detto avendo del primo , che rfa— 
lofi alia vita quieta e pacifica edificò con molta indu^ 
firia la fuperba Rocca di Buffeto , riparò le Mura 
della Terra , e t accrebbe , rendendola maggiore di cir-- 
cuito , fermandovifi gran parte delP anno , e perchè il 
Caftello , ed il Paefe fofse da più abitato , diede ter- 
reni a chi ne volle lavorargli , pagandogli per reco^ 
gnizione ogrC anno certa mifura di grano \b) , sog- 
giunse , esser egli morto nel 1007 , dopo aver fon- 
data la Badia di Caftiglione , e quella eziandio di 
Chiaravalie della Colomba . Chi non sa , che la Ba- 
dia di Caftiglione fu fondata da un Marchese Adal- 
berto non prima del 1007, nia soltanto nel 1033? 
A chi è nascofto che T altra di Chiaravalie sorse ol- 
tre cento anni dopo quella di Caftiglione (e) ? Tanti 
e sì gravi anacronismi dell' Angeli ci coftringono a 

{s) La carta di fondazione del Mo- (tf) ^Prestò I* Angeli soverchia fe- 

nistero Castiglionese T abbiamo dallo de ad una Cronaca latina della Casa 

stesso Muratori Le. cap.ia pag. 98. Pallavicini scritta nel Secolo XV ai 

(b) Istoria di Parms pag. 211 • tempi di Orlando Pallavicino detto 



r\ 



nulla crédergli anche relativamente a Busseto , la 
cui Rocca 9 e il cui Caflello io non so riconoscere 
de* tempi del primo Adalberto , e neppur forse de* 
tempi di Oberto , soprannominato il Pelavicino , il 
quale ad arricchir concorse la Badia di Chiara vai le , e 
diede il cognome ai Pallavicini , tra i quali il celebre 
Uberto , fiorito ai tempi di Federigo II Imperadore , par 
che il Caflello di Busseto propriamente fondasse {a) . 

La donazione frattanto, fatta ai Canonici di una 
Corte , e di un Cartello vicino al Taro da Oberto 
figliuolo di Adalberto Marchese , ad osservare ci chia- 
ma , come in quelle parti venissero ammassandosi beni 
alla Canonica 9 già posseditrice di Palasone 9 e di terre 



il Magnifico, la quale originai si 
conserva ancora presso Sua Eccelien* 
za il Signor Marchese Antonio Pal- 
lavicino • Ottimo queflo lavoro nel- 
le ultime sue parti , moftra assai igna- 
ro r autor suo dove parla di cose an- 
tiche . Qui i dove dicesi , che il pri- 
mo a grandeggiar in Italia de' Palla- 
vicini ai tempi di Ottone I fu A- 
dalberto. Si spaccia che nel looi 
ad honorem SanRi Bernardi Colum^ 
bée Monafterium , ideft puritatis , con^ 
firui fecit in agro Piacentino prope 
Fiorenzolam : quando si sa che quel 
luogo fu dato soltanto nel 11^6 dal 
Vescovo di Piacenza a San Bernardo 
Abate fondatore de' Cisterciensi , e che 
allora concorse ad arricchirlo il Mar- 
chese Oberto pronipote assai tardo ( se 
pur ^ vero ) di Adalberto • Si soggiun- 
ge , che eodem anno in Caflro Leoni s 
Parmensi! Diocesis prope Burgum San: 
di Donnini Ecclesiam ac Monafterium 



candiditi e pure l'epoca sicura del* 
la erezion del Monistero Castiglione- 
se cade , come ò avvertito , sotto il 
logj . Ciò sia detto per far vedere, 
che l'Angeli mal si fidò dell'accen- 
nata Cronaca, o della espilazione fat- 
tane da Niccolò Fefiasio, il quale 
scrisse un'altra Storia Pallavicina. 

(^) Fra Salimbene di Adamo nel- 
la su^^Cronica inedita, di cui fare- 
mo grand' uso a suo tempo , parlan- 
do di Uberto scrive : Ita pelaverunt 
eum Cremonenses j qui erant ex parte 
Ecclesia <, si cut fecerant Parmenses j 
O* destruxerunt Bussetum fortissi» 
mum Caftrum suum quod fecerat fie* 
ri inter aquas lacunarum in nemore 
in confiniis istarum trium Civita^ 
tum , scilicet Parma , Cremona C&* 
Placemia^ O credebat ipse Pelavi* 
cinus quod non posset a toto mundo 
capi. Prima del Secolo XIII infatti 
mai non si trova nominato Busseto. 



164 
air intorno dì San Secondo » di cui però o non aveva 
intera la proprietà, o qualche usurpatore gliela smi- 
nuiva. Benché si abbia un Diploma di Ottone II » che 
la invertì nel 980 di Palasone , trovasi tuttavia che 
il Conte Attone figliuolo di Giberto Conte di Lecco 
aveva in quelle parti medesime assai che fare • Una 
sua vendita della Corte , Caftello , e Cappella di Pa* 
lasone a Gioanni Prete Milanese porta note crono- 
logiche tanto confuse ed imbrogliate , che non v' è 
luogo a raddrizzarne la data (a) ; ma per difettosa 
che sia , giova a provare ciò che affermiamo , ap- 
parendo specialmente , che V altra Corte denomi- 
nata di San Secondo da lui fosse ai Canonici 
o reftituita » o donata , giacché nel 999 Ottone HI 
confermolla ai medesimi con tutti i diritti fin a 
quel tempo godutivi dal detto Conte (b) . Nel se- 
guente anno la Contessa Ferlinda figliuola di Ber- 
tario , moglie del medesimo Conte Attone (e) , an- 
ch^ essa concedette ai Canonici una porzion ^ 
Caftello , e delle Cappelle di Palasone con be- 
ni in Vicopezzato 1^ in Capo di Taro , ed altro- 
ve (cQ; ricuperando così, ed acquiftando la Canonica 



{a) Appendice N, LXXX V . uno dei quattro che reggevano Italia . 

{b) Appendice N. LXXXVI, Sua Mogli era fu la Contessa Falen- 

(r) Che Attone e Ferlinda fossero da ^ con la quale venendo a morte fu 

marito e moglie Io comprovano Di- sepolto a Lumello. Ma se Attone, 

plomi del 1015 e 1026 pubblicati dal giusta il documento noflro , viveva 

P. Celeftino di Bergamo Ift, di Berg. a legge Salica , non discendeva , co- 

voi. 2 pag. 415 e 417 . Il Corio me vuole il Corio, dal sangue di 

nelle Istorie di Milano P. I parla di Desiderio Re de' Longobardi • 

Guido, che Mòe un figliuolo dia- (jd) Appendice N. LXXX VII . 
mato Atono Conte di Leuco , quale fu 



t6$ 

in quel contorno tanti beni, che a poco a poco, sic- 
come verrà occasion di vedere , tutto se lo fece sog- 
getto • Sì ampie liberalità provano in quanto credito 
fossero gli Ecclesiaftici di Parma presso il secolo, co- 
me lo erano eziandio presso la Chiesa universale ^ 
molto apprezzante i voti e i consulti della Parmigia- 
na; talché non potendo forse il Vescovo nel 998 re- 998 
carsi al Sinodo Ravennate , fu meftieri spedirvi due 
Nunzj Criftoforo e Guinizone (a) . 

L'' anno (lesso scorgesi esercitata V autorità di Con- 
te nel Contado Parmense da Bernardo vivente a leg- 
ge Salica , cioè originario Francese • Di tal nazione 
il comprova una carta d'Imilda sua figliuola rogata 
quarantatre anni appresso (b) • Quindi lo riconoscia- 
mo ben diverso da un Berardo figliuol di Ghe- 
rardo del '"Contado di Parma , il quale vivendo a 
legge Longobarda, aveva oflFerto quattro anni addie- 
tro ai noftri Canonici la porzion sua di un Cartel- 
lo in Veftola , della Cappella di San Lorenzo , e di 
al^ri luoghi su i colli (e) , e , se non erro , apparte- 
neva alia famiglia, che detta fu de* Baratti. Diverso 
pur anche dee dirsi il noftro Conte dall'altro di si- 
mil nome , che sino all'anno antecedente retto ave- 
va il Contado Pavese (d) . 

{a) Ughelli ItaL Sscr. in Archiep. natìone mea iege vivere salicba* 

Rav. N. 6^. Arcfaiv. de'Canonici di Parma Sec. 

(6) Contiene r accennata carta spet- XI N. XLII. 

tante al X042 una donazione alla no- (e) Appendice N. LXXIX • 

Ara Chiesa , e vi si les^ge : Ego qui* {d) Veggasi un documento del 9^8 

dem in Dei nomine Imi Ida fili a bone pubblicato dal chiarissimo Tirabos* 

memorie Bernardi Corniti s de Comi* chi Stor. della Bad* di Nonantols 

tatù Parmensi^ que professa sum ex Tom. II pag. i;;4. 



a66 
Ragionando rAng^eli di quello nobii Signore fatt» 
G)nte del Contado Parmigiano, se lo immaginò 
ascendente e progenitore della Famiglia Rossi , col 
dire ch^ei generò Sigefredo padre di Orlando de^ 
Rossi , confondendolo a capriccio con Rolando » detto 
dal Carrari padre di Sigefredo, ed avolo di Orlando 
de' Rossi • Ma io tengo per false ambedue le narrai- 
zioni di tale genealogia , sì perche se i Rossi co- 
munemente voglionsi originar) Romani, o sia Italia- 
ni (a) , è chiaro che non procedono dal Conte Ber- 
nardo, il qual era Francese, e, come potrà rilevarsi 
da altre notizie, non lasciò maschia prole, o se ne la- 
sciò , pochissimo sopravvisse ; come ancora perchè se 
del genitore di Orlando de^ Rossi si vada in traccia , 
scorgeremo non esser egli già (lato un Sigefredo , ma 
bensì un altro Orlando detto del Rosso (b) ; la qual 
notizia sicura diftrugge quanto , senz' addur prove , 
spacciano i GenealogilU intorno la origine di un Ca- 
sato tanto cospicuo • 

Adunque Bernardo fatto Conte del noftro Conta- 
do recossi con Guido suo Viceconte a tener Placiti 
pel Territorio , seco guidando da Parma Benedetto , 
Gundelberto , Stabile, e Gioanni Giudici del Sacro 
Palazzo . Farà maraviglia il vederlo risedere in Ca^ 



{a) Benchi io abbia per favola il (^) In un documento del 1147 

dirsi, che i Rossi vengano dalla fa- conservato nell'Archivio Capitolare 

miglia Roscia Romana, i sempre ve- ( Sec, XII N, XXXVl ) leggiamo: 

ro che chi così pensò, credette que- Signa manuum Rolsndi jilii qHon* 

fio Casato Italiano in origine . Il gè- dam Rolandi Ruhei • Pare dunque 

nio Guelfo de' Rossi concorre a farli che Rosso padre del vecchio Rolan- 

credere Italiani • do desse cognome al Casato • 



167 

ftellarano , ed ascoltar ivi Guntardo Propofto della 
noftra Cattedrale accinto a provar in contraddittorio 
il possesso , in cui era la sua Canonica di un' Iso- 
la chiamata Digna 9 non lungi da Fogliano (a) ; i 
quali luoghi appartenendo al Territorio di Reggio > 
non pajono essersi allora dovuti visitare dal Conte 
noftro , quando non vi fosse (lato mandato in qua- 
lità di suo Messo dall' Imperadore . Ma pure tan- 
to Caftellarano , quanto Fogliano in una carta del 
968 si accennarono come parte del Contado di Par- 
ma 9 allorché Berta figliuola di Adalberto da Caflerno 
sposata ad Arioaldo figliuolo di Ambrogio detto Bo- 
nizone da Milano , uomo famoso nelle Storie di quel- 
la Città, vendette ad Angelberto Giudice di Parma 
fìgliuol di Gioanni tre Corti con Cappelle in Fo-t 
gliano 9 in Dinazzano , e in Cailellarano espres- 
samente dette nel Contado Parmense (b) . Similmen- 
te vedremo a luogo suo un Diploma di Corrado I 
Imperadore spettante al 1035 , in cui le Corti 
di Caftellarano , di Sassuolo , ed altri luoghi dicon- 
si appartenere allo ftesso Contado* Ciò potè dir- 
si in vigor del dominio , che gli Ecclesiaftici no- 
ftri , e in parte fors' anche il Conte Bernardo già 
n' ebbero • 

I medesimi Giudici del Sacro Palazzo Parmigiani , 
che avevano accompagnato il Conte Bernardo allor- 
ché tenne Placito in Caftellarano , assifterono in Par- 
ma nel Settembre dell'anno 1000 ad un altro Giu- 
dicato tenutovi da Corrado Prete speditovi dall' Im- 

' W Appendice N. LXXXIV. (i) Appendice N- LXVllI. 



i68 ^ 

peradore in qualità di suo Messo . Presenti vi furono 
eziandìo Brunicone Arcidiacono della Cattedrale, è 
Martino Vicedomino , cioè Vicario del Vescovo , con 
diversi altri , e sentenziossi del possesso legittimo go- 
duto dal noftro Capitolo su la Corte di Lama polla 
nel Modenese (a) . 

Il noftro Conte frattanto , morto che fu Ugo 
Marchese di Toscana occupa tore della Corte di Ni- 
rone , in ricompensa de' predati servigj ebbela egli 
dair Imperadore , checché si fosse del diritto , che il 
Vescovo di averne sembrava . Risulta , come dissi , tal 
concessione da un pofteriore Diploma di Aryigo , ne 
ad altri degli Ottoni può attribuirsi che al terzo • 
Dice l'Angeli, benché fuori di luogo, e con ana- 
cronismo , aver egli con detta Corte ottenuto ezian- 
dio la Rocca di Vallefenera con tutte le sue appar-- 
tenenze intieramente^ come già tenute le avea il detto 
Ugo Marchefe . Sì ftorpio è nondimeno il nome di 
quefto luogo ne' Privilegi di Arrigo , e di Corrado 
presso r Ughelli , chiamandosi in uno Valle Vifeneri- 
naj e nell'altro Valle Vixinaria ^ che indeciso reflar 
potrebbe , se vi si parli propriamente di Vallifniera 
nelle montagne di Reggio , detta nelle vecchie car- 
te Valvefneria , o pure di altro paese . Tengo però 
come fermo alludersi a Vallifniera , apparendo da un 
documento del 1327 conservato nell'Archivio Episco- 
pale , che gii antichi suoi possessori avessero lungo 
tempo che fare anche in Nirone , e in altre Corti 
venute poi in potere del Vescovo: imperciocché nel 

ia) Appendice N. LXXXVIII. 



>n 



269 
detto anno Mannello figliuolo di Veltro da Vallis- 
niera pretendea vassallaggio da gran numero d' uo- 
mini di dette Corti , come investiti de' beni loro dai 
proprj maggiori : dalla quale molestia liberar volen- 
dosi il Vescovo Ugolino Rossi , comprò le ragioni di 
Manuello , trattone i beni goduti in Nirone da un 
figliuolo naturale di lui appellato Lorenzo • Nirone 
adunque venne in potere del Conte Bernardo favo- 
rito dal Monarca ; e il Vescovo Sigefredo rimetten» 
do a tempi migliori il far valere le sue ragioni, at- 
tese a governar la sua Chiesa , adunando in questi 
tempi un Sinodo per trattar delle cose spettanti alla 
vita ed ai coftumi de' Chierici , nel quale insorte 
alcune querele circa le Chiese in addietro private 
de' beni loro , prese tempo a provvedere , come poi 
fece , apparendo ciò da un suo pofteriore Decreto a 
favor della Pieve di San Pancrazio (a) . 

Cessò di vivere Ottone III nel looz , e la co- 1 coi 
rona d^ Italia passò su la fronte di Arduino Marche- 
se d'Ivifea, rimanendone poco dopo scontenti i me- 
desimi elettori , che troppo vizioso riconoscendolo , e 
tutto diverso dall' altro Re , che i popoli della Ger- 
mania si erano eletto nella persona di Arrigo Duca 
di Baviera , agevolmente anch' eglino s' invogliaron di 
quello . Scrive Adelbodo nella vita del Santo Re 
essersi uniti l' Arcivescovo di Milano , e i Vescovi di 
Cremona, Piacenza, Pavia, Brescia, e Como nell' in- 
vitarlo in Italia (b) . Ma noi possiamo dire non esse- 
re ft'ato degli ultimi a desiderarlo il noftro Vescovo 

io) Appendice N. LXXXIX. (£) Adelbodus in vita S. Hiurici. 



•^:- 






270 
Sigefredo^ il quale per mezzo del Marchese Tedaldo 
figliuolo di Adalberto Attone potentissimo in Lom- 
bardia fattagli palese la devozion sua prima che si 
accingesse al viaggio d' Italia , seppe ritrarne un Pri- 
vilegio 9 che lo investiva della Badia di Nonantola 
già goduta dal suo antecessore (a). Parve al Murato- 
ri cosa alquanto (Irana, che alcun possesso e dominio 
non avendo ancora il Re Arrigo in Italia » giugnesse 
a concedere Diploma di simil fatta (ò) . Pure se si 
consideri essere indubitabile V aderenza del Marche- 
se Tedaldo ad Arrigo ; se si rifletta al comun desi- 
derio di tanti Italiani , da^ quali era il Re bramato , e 
qual Signore riverito , talché poteva egli tenersi cer- 
to del trono 5 e se finalmente si osservi come Sige- 
fredo per la grazia ottenuta dal suo antecessore po- 
tesse riputarsi abilitato a ripetere quella Badia , che 
non avrebbe voluto vedere al principio d*un novel- 
lo governo data ad altri in Commenda, non sembre- 
rà difficile il persuadersi di quello fatto • Il Marche- 
se consanguineo forse di Sigefredo poteva al Re 
suggerire , che se non aveva pur anche sul capo la 
corona d' Italia , il comun desiderio glieP aveva già 
offerta , ed incitarlo a mettersi in un preventivo pos- 
sesso di autorità per favorire chi tanto gli era fede- 
le . Qualche altro esempio non manca di Privilegi 
chiesti dalla Italia a chi se ne desiderava Signore, 
comunque ancora noi fosse (e) . 



(a) Appendice N. XC« re in Italia Arnolfo Re di Germa- 

{6) Annali al looj . nia ; e pure l' Imperadrice Angilber- 

(c) NeU'88p nulla aveva che fa« ga, fondatrice del Monistero di San 



N 



^71 
Osserva il chiarissimo Tiraboschi, che benché Ar^ 
rigo Tanno seguente 1004 fofse coronato Re cT Ita-^ 100 4 
ha , e potefse perciò render valida , e far condurre ad 
effetto la donazione da lui fatta al Vefcovo Sigefredo , 
non troviam però alcun indizio , monumento di giurisi 
dizione da lui efercitata fu quel Monaflero . Io noi 
posso negare. Ma se per sua confessione medesima 
tra il 100 1 e 7 1006 è un vuoto nelle carte dell' Ar- 
chivio Nonantolano , in cui non se ne ha alcuna (a) , 
fia meglio lasciar incerto s'egli per qualche tempo 
almeno vi esercitasse giurisdizione. Dove taccion le 
carte noi non possiamo decidere . 

Che se per avventura giufti motivi impedirono a 
Sigefredo il godere di tal grazia , altra ne ottenne , che 
ben gli fu vantaggiosa , perchè nel chiedere la conva- 
lidazione de' Privilegi antichi , supplicato il Re ad au^^ 
mentar li , giuda il codume degli antecessori, meritò che 
ad eftinguere le continue moleftie recategli dal Conte 
del Contado , si dichiarasse , che il suo dominio nel 
circuito della Città si eftendeva a tre miglia di Ter- 
ritorio per ogni parte, tanto ne' fondi , quanto nelle 



Sisto di Piacenza, solo per la spe- Poltrone pag. 20, crede riconosciuto 
ranza ch'ei fosse per venirvi, a lui Arrigo come Re d'Italia dal Mar- 
chiese Privilegi in conferma di tanti chese Bonifazio figliuolo del Mar- 
suoi beni, come feci osservare nella chese Tedaldo fin dal mese di Marzo 
Istoria dì Cuaftalia Tom. I Lib. 1 del 1004, cioi prima che fosse coro- 
pag. 42. Potrei qui abbracciare la nato in Aprile . Ma chi sa che 
osservazione del Visi ( Notiz. htor. corso non sia errore nel mese, e che 
di Mantova Tom. II Lib. 8 pag. il documento non appartenga al Mag* 
27 ) , che mosso da una carta pub- gio ì 

blicata dal Bacchini v\^\V Appendice (^ì Storia delia Badia di Nonan- 

alia Storta del Mon, di S. Ben. di tola Tom. I P. I Gap. 4 pag. 102 . 



27* 

flrade , e ne^ corsi delle acque , con autorità assoluta 
di giudicar delie Cause sì del Clero, come del Po- 
polo y qual s^ ei fosse Conte di Palazzo, dandosi a tal 
effetto anche al suo Vicario il carattere di Regio Mes« 
so , ed esimendosi dai pubblici aggravj gli abitatori , 
onde a non altri che al Prelato dovessero ubbidien- 
za , servitù , e tributo (a) . Negai , è vero , la realtà 
di simili Privilegi , come conceduti già prima da Carlo 
il Grosso , e dagli Ottoni I e III j ma veder feci che 
i Diplomi spacciati su di ciò contenevano cose insus- 
siftenti e false , e gli ebbi per immaginati ed apocri* 
fi. Quello che ci rimane di Arrigo, benché io non lo 
giudichi originale , ed esser possa fors' anche un po' 
guafto, tuttavia non à quella giunta arbitraria di Bor- 
go San Donnino sì mal collocata nel primo, e nel ter- 
zo , né i nomi delle Ville senza giudizio intrusi in tut* 
ti e tre, né par che si possa diftruggere per documen* 
ti pofteriori , come gli altri facilmente si annienta- 
no. In somma dovendosi pur confessare , che una 
volta fu ampliata la podeftà temporale de' Vesco- 
vi , ed eilesa specialmente al possesso delle acque de' 
fiumi, e de' canali 5 e facendo meftieri credere queft' 
ampliazione anteriore all'altra, che ftender fece il 
loro dominio anche ai Cartelli del Territorio , tem- 
po non v' à onde fissarne l'epoca più certo di quefto. 
Assicurata così la quiete propria e della sua Cit- 
tà , ad altro più il Vescovo non attese fuorché ad 
ICQ 5 opere di pia liberalità. Vediamo per lui donato un 
Molino pollo sul Lorno alla Chiesa di San Giamba- 

{a) Appendice N. XCI. 



m 



^75 
tifla col consenso di tutto iUsuo Clero (a) ^ e ceduta 
a' suoi Canonici la -terza parte delle oblazioni offerte 
da'* fedeli alla Chiesa di Borgo San Donnino ricori 
rendo la fefta del Santo ; il qual diritto era antico , 
ma andato in disuso (b). Coronò poscia le opere sue 
coir aggiugnere alla già edificata Chiesa di San 
Paolo ne' Suburbj un Moniftero di sacre Vergini , alle 
quali diedie per prima Badessa una divota donzella 
appellata Luida , cui donò il sacro luogo con due 
Molini contigui , ed alcuni prati , e un altro Moli- 
no situato presso la Chiesa di Santo Udalrico , oltre 
varj poderi , compresi quelli donati da Raterio Ves- 
covo di Verona al suo antecessore (e). Tal atto, che 
data non porta di anno, è senza dubbio pofteriore al 
looj, rilevandosi ciò dall' esservi sottoscritto l'Arci- 
diacono Sigefredo succeduto a Brunicone sicuramente 
Arcidiacono dal looo sino al tempo già detto. S'in- 
tende quindi agevolmente come avvenga di trovar 
viva pur anche la Badessa Luida ai tempi di Cadolo 
entrato già al governo del Vescovado nel 1 046 . 
Quello sacro Recinto fu assai prediletto dai noftri 
Prelati ; perchè Enrico lo ampliò ed accrebbe , Ugo 
gli fu di altri beni liberale , Cadolo privilegioUo sì 
in grazia di Luida , come d' Imila Badessa figliuola 
del già memorato Ingone, ed Everardo fece altret- 
tanto essendo Badessa Berta da Bcrceto. Taccio per 
ora le beneficenze verso il medesimo della Contessa 
Beatrice madre della Contessa Matilde, di Garsendo- 



(4) Appendice N. XCII . (e) Appendice N. XCIV. 

(A) Appendice N, XCIII • 



174 
nìo Vescovo di Mantova, di Federigo II Imperadore, 
e di altri , come pure i Privilegj onde lo arricchirono 
i Pontefici Urbano III e Gregorio Vili , badando V 
averne fatto un ieggìer cenno sì a gloria di tal Mo- 
niflero , come a lode vera delle Religiose ivi dedica- 
te al Signore , cuftodi gelose de** loro antichi monu- 
menti, ed egualmente cortesi nel comunicarmeli. 

E giacche mi è caduto in acconcio di far men- 
zione della Chiesa di Santo Udalrico, presso cui un 
altro Moniftero di Vergini Benedettine vedesi eretto, 
senza che se ne sappia la vera origine, siami permes- 
so di far palesi le mie conghietture . Nato era il 
nominato Santo circa TSój, fu Vescovo di Ausbur- 
go, e mori nel 908 • Una fiata recandosi a Roma 
venne alla riva del noftro Taro , e lo trovò sì gon- 
fio , che non n' era sperabile da un giorno all' altro 
il passaggio . Preparato V Altare su la riva di esso 
celebrò coir assiflenza de' suoi compagni la Messa^ e 
r ebbe appena finita che la piena cessò, e potè con- 
tinuare il cammino (a) . La memoria di simile avve- 
nimento riputato prodigioso ebbe a conservarsi tra 
noi; onde accaduta la preziosa sua morte se n' eccitò 
il culto anche in Parma, e si edificò nel Suburbio 
ad onor suo una Chiesa col Moniftero predetto , la 
cui più antica menzione trovasi in una carta del 
I o I j (b) . Un altro picciolo Moniftero o Cella in 
onore di Santa Eugenia troviamo contemporaneamente 



(a) Veggasi la vita di quefto San- (A) La pubblicò imperfetta, corn* 

to scrìtta da sincrono autore pubbli- era , il P. Aflfarosi Mem. Istor. del 

cata dai Bollandisti A8a SS. Ja/ii Mon. dì S. Prospero di Reggio P, I 

Tom. II pag. xi{ • pag. 372, Contiene il teflamento di 



in piedi entro Parma , la cui proprietà apparteneva 
al Moniftero di San Zenone di Verona (a) , senza 
però averne altri lumi . 

L^ anno preciso della morte di Sigefredo II no-- 
ftro Vescovo e Signore noi so . Trovo unicamente per 
un antico Epitaffio assicurata la sua deposizione en-^ 
tro lo flesso avello , che racchiudeva le spoglie dell' 
altro Sigefredo suo antecessore (b) . Gli encomj ivi 
a lui fatti , e lo flato luminoso della Città ne' suoi 
tempi esaltato , non meno che le gloriose azioni , di 
cui è rimafla memoria , sono argomenti certissimi del- 
la sua molta pietà , magnificenza , e valore . Col dar 
termine al ragionare di lui chiuderò queflo primo vo- 
lume della mia Storia y sperando che notificata abba- 
flanza la natura del governo di queflo Stato sino all' 
entrar dell' undecimo secolo, coli' aver fatto vedere co- 
me il dominio della Città , de' Suburbj , e poscia di un 
più dilatato circuito sempre ai Vescovi appartenesse, e 



Ennurardo di Antesiga con legati 
Monafterio Sandi Joannis positi fo- 
ris Civita fé Parme ^ ed anche Mona* 
Jìerio SanSi Odelrtci Confessoris fo^ 
ris Civitate Parma • 

{a) Un Privilegio di Arrigo del 

10 14 conceduto al detto Monistero 
Veronese riferito dal Biancolini Ist. 
EccL di Verona Tom. I pag. 47, e 
dal Lami Memorai. Eccl. Fior. Tom. 

11 pag. 1156 gli conferma in Par- 
ma Ceilam SanRée Eugenia infra 
Civitatem cum pertinemiis suis . 

(*) L'Epitaffio fta nel Codice fles- 
so , da cui trassi il già riferito del 
Vescovo Uberto: 



Magnus in angufto Sigefredus utet" 
que seputchro 
Exiguum fieri magna cadend% 
notat . 
His tua fune Parma valuere va* 
lentibus arma : 
TJnde Crisopolis quie vocttaris 
eras. 
Cura gregis pietas inopis j vigi* 
lamia mentis 
Vere Pontifices hos viguisse prò» 
bant . 
Discite Paftores ad eorum vivere 
mores , 
Sfrvavere suas qui vigilanter 
oves . 



17^ 
quello del Territorio fosse ai Conti affidato; e dimo- 
ftrato già chiaramente Terrore di coloro, i quali cre- 
dettero fatto Signore e Conte di Parma Sigefredo tri- 
tavolo della Contessa Matilde, avranno i miei Letto- 
ri conosciuto , che mi era superfluo l'andar confu- 
tando a parte a parte T Angeli , anch' esso ingannato 
dal Sigonio , dal Pigna , e da altri , dove perpetuato 
volendo il dominio di Parma nel sangue del mede- 
simo Sigefredo , scrive che dopo vi signoreggiasse 
Gherardo, e poscia Adalberto Attone figliuoli di lui; 
indi che Tedaldo figliuolo di quell'ultimo soggetta 
a sé la tenesse quarantatre anni , e ne lasciasse pa- 
droni i due suoi figliuoli ed eredi Bonifazio , e Cor- 
rado, asserendo che il nominato Arrigo li dichiaras- 
se poi Marchesi di Parma . Tutte quelle asserzioni 
sono smentite da una serie di documenti troppo con- 
siderabile , che giova omai sottoporre alla virtuosa 
curiosità de' Lettori . 



Fine dei Quarto Libro • 
e del Tomo Primo. 



APPENDICE 

DF DOCUMENTI 

CITATI 

IN QUESTO PRIMO TOMO. 



s i 



o 



»79 

I 

Da Cassiodoro Var. Lib. 8 . 

xlonoratis, Possessoribns , & Curialibus Parmensis Civitatis Athalaricns $2^ 
Rex, Dignum eft, ut libcnti animo faciatis quas juberi prò Urbis veftrae ■^^•'^' 
utilitate cognofcitis . Nam quod proprio fumptu decuit aggredi , competi- prora *£ 
diofe vobìs conllat offerri • Civitatem fiquidem vedram diutina ficcitate la- spurgo 
borantemj juvante Deo, Domnus Avus noder faluberrima unda rigavit . «iegh Ao- 
Cui nunc ftudio veftro cloacarura ora pandantur , ne fordium objedione ^IJ?^*^*^ 
tardata reciprocans unda veftris aedibus illidatur, & quas debuit ^bluere, -^^ p^^^ 
easdem vobis cogatur inferre . Cui operi quamquam vos urgere debeat ci- da Teo- 
vicus amor, virum fpedabilem Genesium prxcipimus imminere, ut nos ad dorico. 
jneliora provocetis, u qus juffimus gratanter emcitis. 

I I 

Dallo stesso Autore. 

vrenefio viro fublimi Athalaricus Rex. Amore Civitatis vedrac antiqui q^^*,^ ^^ 
•operis formam Domnus cjuidem Avus noder lar^itate regia condruxit. Sed cenefio 
nihii proded aquarum copias Urbibus immifilTe nifi nunc provideatur cloa- d*iiiTiei- 
carum opportuna digestio more vitac humanac , cujus ita falubritas contine- '*'« *"® 
tur, fi cjuod ore ouis fufcipìt, alia parte corporis relaxatus effuderit. E^ JJ^af^o. 
ideo Sublimitas tua Parmenses Municipes faciet buie operi noviter infidere» 
quatenus antiquos cuniculos five fubterraneos , five (^ui junguntur margi- 
nibus platearum diligenter emendent.'Ut cum folenniter optatus vobis li* 
quor influxerit, nulla obje£li letaminis objeóìione tardetur &c. 

Ili 

Dal Du^Chesne Hist. Frane. Script. T. I Ep. 39. 

vjum bona &c Veniente itaque Andrea viro magnifico &c. • • • • w^^?. 

expofuit nobis quam promptidlmo animo , vel devotionc integra , florentifli- JJ^"^ ^JJ^ 
inum Francorum exercitum ad liberationem Italiae gloria vedrà direxerat. tìfica a 
Qua: omnia de devotione , & chridianiifìma voluntate vedrà , vel indantia ^ childe- 
qua desideratis Iraliam liberari , clementiffìmo Principi meo Domino , & So- ^5'^° *^« 
rori vedrae sereniffimae Augudae specialiter, sicut Andreas suprascriptus v*'" fl^ 1^*^56- 
magnificus nobis retuli t , renunciavi • Ante vero quam fines Italiae vedri Du- dizione di 
e^s ingrederentur , Peus prò fua pietate , vedrisque oiationibus , & Mutinen* Parmaec 



28o 
Sem Civitatem , nos pugnando ingredl fecit : pariter & Altinonam , & Man* 
ruanam Civirarem pugnando, & rumpendo muros, ut Francorum videret e- 
xercirus ( Deo adjutore ) fumus ingreffì, festinantes ne genti nefandiflìms , 
Langobardorum fé centra Francorum exercitum adunare liceret, & uno viro 
magnifico viginti millibus prope Veronenfem Civitatem refidente, ad quem 
necessarium duximus fme mora dirigere, fperantes ab eo ut nos vlderemus 
in cominus, & qu£ elTent utilia ad delendam gentem perfìdam disponeremus 
communi confilio &c. ...Sed & alias, idefl l'arma. Regio, atque Placentia , 
cum fui;: Ducibus, atque plurimis Langobardis Deus Sanólse Romana: Rei- 
publicae reparavir, ut in tanta talique mercede, maximam partem, ficut 
cepit. Regni veflri gloria confequatur. Practerea, quod ex se gloria veftra 
facere confuevit, implenda depofcimus, ut Romanos, quos prsdavit Fran* 
corum exercitus, prò mercede vedrà, & filiorum ac nepotum velboruoi^ 
relaxare prxcipiatis &c» 

I V 
Dallo stesso Ep» 40. 

\f uantum Chriftlanitas Regni veftri exqulrit &c. . . • Olim autem vos 
audiffe credimus de Montena, Aitino, atque Mantua civitatibus, quia fan- 
6ÌZ funt Reipublicx reformat£. Prsecedentibus autem Scriptis noftris deC- 
tcriyelo gnaffe vobis meminimns , quod dum ad obfidendum Parmam • vel Rbegium 
iteflo il j^^ug Placentiam civitates proficisceremur , Duces Langobardorum ibidem 
confìituti, in Mantuana civitate nobis cum omni fefìinatione ad fubdendum 
fé fanftae Reipublicx occurrerunt . Quos poflea c^uam in ferviti© fanftae Rei- 
publicae fufcepimus, filios eorum in obfides recipientes, Ravennam remean* 
tes, in Hiflriam Provinciam contra Grafoulfum deliberavimus ambulare. 
Quam Provinciam venientes, Gisoulfus vir magnificus , Dux , filius Gra* 
foulfi, in juvenili aerate meliorem fé patre cupiens demonflrare, occurrit 
nobis, ut cum omni devotione fanéls Reipublicz fé cum fuis prioribus, 
& integro fuo exercitu, ficut fuit, fubderet &c. 



590 
Romano 
£Mrca 



Re. 



Dal Campi Istor. Eccl. di Piacenza P. I pag. 177 • 

674 Jr lavius Pertharitus excellentiffimus Rex . Curti noflra Piacentine , ubi prac- 

Stmenza effe invenitur Dagilbertus Gaflaldus, & nofìre Parmifiane, ubi . . . GaflaU 

^** *^® dus nofler effe invenitur, ^ de Silvas & de montes locaque ocitantur pon« 

pe* confi. ^* Marmoriolo qui efì in rigo Onglena, deinde in Petra baciana percor- 

nitrtPtr- rentc in termine quod dicitur petra furmia , & in fonte limofa in campo 

mtePia- Crispiceilio, & inde in monte Speda illa parte Cene, ubi termine otat , 

ceiua. deinde in monte Gaudio, & Petra Mugulana quod eli fuper Fluvio Taro, 

& illa parte Taro per rigo Gautera. Dicebat Uagilberto Gaflaldio nof>ro 

quod ad civitatem Piacentina curte noflra pertinerent ipfa loca . Refpon- 

debat imo Gaflaldus noiìer quod a Parmenfe civitate, & curte noflra per- 

.inerent ipfas loca, & exit fines ipfas de Cafbo Nebia. £t dum multas in* 



28l 

ter faprafcriptas Civitates erant intentiones & fcandala fiebant» & pignera* 
tiones, prasvidimus milTos noftros, ided Authechis Spatarium> & Aufo- 
ne Notario nodro apud ipfo loco dirìgere ut cognofcerent ret veritare & 
de otilis nobis pars Piacentina judicatum bon. me. Arioldi Regis» ubi le* 
gebatur, qaod prò ipfìus tempore cauCi finita fuifìet & ipfum judicatum 
ed loca fuperius nominata, qualiter termina effent inter fines de Placentia 
6l Parmenie, & cognoverunt omnia rei ventate qualiter ipfe judicatus de- 
fignabat. Nos vero volueramus fi aliter cognoviffent ut per pugna, aut per 
facramentum in tempore domus noflrs Civitates determinarent . S^t poil* 
quam judicatus prascefTori nollro Arioldo Regi fic contenebatur , & per por- 
carios & per fenfores bomines fio cognovimus, traflantes cum Judicibus no* 
ftrìs utile nobis visum fuit, ut per facramentum pars Piacentina ipfum ju- 
dicatum firmaret, cjuod nulla fraus faéìa fuiffet in ipfum judicatum, & ipfi 
ftnes per ipfa termina, & figna defenfa fint ad Placentia, nifi per paucos 
dies, quoa Godeberto ipforum in intentione fecerunt ipfas fines, & nos 
cum Judicibus nofiris decrevimus, ut judicata praecepta praedeceflbribus no* 
Hris Regibus a nobis roborari inconvulsa debeant, quod & jufium efi, 
ù ita nofira cufioditur parte, & noHra judicium incontaminata manent; ta- 
men prò amputanda intentione ipfe sacramentus datus eft a parte Piacen- 
tina in praefentia Judicibus noftris, ideft Vulfoni , Majoli , Urloni &c. . . . 
& presbiter Immo Daghibert ceffit sacramenrum & juraverunt , utsupra di* 
ximus in eo capitulo, ut fupra legitur & judicatus Arioldus Regi conte- 
nebat, & hoc decrevimus» ut cuilibet homo intra ipfas fines pofieffione, 
aut de jure parentum aut de conceffione Regum habere videtur, excepto de 
tempore ilio, quando Gondeberto invafione fecit, liceat eum habere ipfam 
fines inter Placentia & Parma, ficut fuperius figna defignantur, & judica- 
tus contenuit , & ipfi per Sacramentum deliberaverunt noftris & futuris tem- 
poribus fic debeant permanere, 

Excellentidìmo Donno Regi, & ex diftato Theodoraci Refer. Dat. Ti- 
cino palatio fub die X Gal. Novemb. anno filii ejus Regni noftri (<»)..• 
per indi£lione fecunda feliciterà 

VI 

Dall^ Ughelli Ital. Sacr. in Ep.. Regien. 

vjarolus gratia Dei Rex Francorum & Langabardorum &c. . • . Pateat q. y^jy* 
omnium fidelium noftrorum induftria aualiter venerabilis vir ApoUinaris Ec- aomTbe^ 
clefi£ Regienfis Episcopus pietatis noltra; clementiam adierit» ut omnes res nitulPir. 
ipfius Episcopii &c. . . . prajdiéto loco facto corroboremus &c. . • • Petit migitno 
etiam (^uandam sylvam juris noflri fitam in Comitatu Parmenfe in finibus *J,^"^^ 
Bismanti in loco qui dicitur Lamma Fraolaria, cujus fines funt de uno Reggio. 

{a) sì corregga éttro ftticiSìmi Regni noflri^ tarido, sendo fiaco quello ruliimo anno 

e fi vedrà, che per la Indizione II apparcie>^ del viver suot come pretende il Manfi nel- 

ne il documenco al 674, non già al 6%y, co- le Noce al Baronio» t sostiene il chiariflì- 

me credettero il Campi, e il Poggiali, in> mo Lupo Cod, Diplom. EccL Bergom, col* 

gannaù dalla mal incesa parola A'/i . Forte 300 Sicché corna a^Tii meglio 1* anticipare 

ai 23 di Occobie del 687 era già morco Ber* la daca di qucAo documenco • 



latere a flamine Side farfam per ftratam ufque la monte PaUiedo afcea* 
dente per ftratam ufque in finibus Thufcias inde vergente in Rivum Albo* 
lum ufque ad flumen Side, inde quoque juxta Sidam deorfum pervenir 
in flumen Auzolae. Cujus petitionibus prò divina remuneratione annuentes 
fuae Ecdefix pr^fatam sylvam in perpetuum habendam conceifimus, atque 
exinde hoc firmitatis noftrac praeceptum fieri juflimus &c. • • • 

Signum Caroli gloriofimmi Regis. 

Data die Vili Kal. Januarias Anno XIII & VII Regni noftri. Aftuni 
Papia Civit. in Dei nomine feliciter. Amen. 

VII 

Dair Archivio Capitolare di Parma 
Sec. IX N. Ili originale . 

Parte del. '" nomine Domini Dei & Salvatorls noftri Jefu Chrifti : Hlodovicus & 
Je Btfili- Hlotarius divina ordinantes providestiam Imperatores Augudus anno Impe- 
che di S. rii eorum vigeximo & quartodecimo fub die nono Kalend. Septembrium 
Q"!*^'^* Indiólione undecima. Manifedo fum ego Suniperto filio bon. mem. Gifuni 
vino <ÌtM ^^ Civitate Placentia quia vos Heribertus venerabilis Arcbidiaconus Sanéle 
in benefi. Parmen. Ecciefie una cum Lampertus Subdiacono nepote vedrum petifTetis 
xioall'Ar. ad nos vobis dare debuilfìmus porcionem nodram de Bafelica Sanéli Quin- 
cidUcono tini dt^ fyrig muro Civitatis Parmenfis feu & porcionem meam de alia Ba- 
<...>?^!!f seiica SaLTì&ì Savini qui ed edificata in Cafale Mercoli fuper fluvio Incia 

e a Ilio ni«> ,. «o • »^ i»i-» ■*%/•!• • 

poce. cum omnia adjacentia oc pertinencia ad iupradi6tas Bafelicas pertinentes ut 
vos ipfa Bafelica habere debuissetis tantum diebus vite vedre amborum & 
inibidem officia & luminaria adque incenfum facere fecifletis. Sed ego qui 
fupra Suniperto peticionem vedrà amborum nolui denegare proinde modo 
a prefenti do & trado vobis jam diAis Herlberti Archidiacono & Lamper* 
ti ipfa meam porcionem de predi^Us Bafelicas Sandi Quintini & Sanéll Sa- 
vini cum omnia ibidem pertinentes in eo rinore ut tu Heribertus Archidia- 
' conus diebus vite tue exinde fenior & ordinator ficut ribi provìfum fuerir 
tffe debeat & vos inibidem officium & luminaria vel incenfum facere de* 
beatis prò anima parentorum meorum vel mea, fic tamen ut ipfas Bafelicas 
vel cads & res ad eas pertinentes per vos melioratus & finis defenfatus fie* 
ri debeat, ^uatinus proficiant non non depereant; & quando vos ad diem 
obitus vedri fueritis potedatem habeatis prò anima vedrà amborum aut cui 
yolueritis dare medietatem de omnia movilia vedrà ^uidquid de rebus illis 
in domo de ipfas Baselicas abueritis & medietatem ibidem demittatis . Et 
hoc promitto me ego qui fupra Suniperto vel meis hcredibus vobis fupra- 
scriptis Heribertus Archidiacono feu & Lamperti diebus vite vedre ambo- 
rum ; quod fi vobis ipfa meam porcionem de prenomlnatas Baselicas cum 
rebus ad eas pertinentibus diebus vite vedre amborum contraire aut ritollere 
aut aliqua fuper impofita facere prefumfuimus , fi vos adimpleveritis bec 
omnia ut fupra diélum ed, & provatum fuerit, tunc componam ego qui fu- 

£ra Suniperto vel meis hered. vobis fuoradiélis Herib^rti Archidiac. feu 
amperti pene nomine foldos centum poft pena foluta hec promiffionis die- 
bus vite veflre amborum firmis permaneat & poft veftrom amborum obi- 



n 



tum omnia jam difta meam porcionem de fupradiA. Bafelicas cutn rebas 
ad eas pertinentes ad mea vel beredibns meis revertat potedatetn una cum 
medietatem de tpfa movilia qualiter fupra dlélum ed • Aflum Parme • 

Sign. m. Suniperti qui nane cartola repromifli feu manifefiationem ad 
omnia fupradì^ ficut in eam legitur fieri rogavit. 

Omejfe le altre fottoj^crizioni • 

Scripfi ego Ageberto Notano poft tradita compievi , & dedi • 

Vili 

D alt Archìvio delle Monache dì S. Alessandro. 

Xn nomine Patris, & Filii, & Spiritus Sandi, Quisquis ex rebus propriis S^tf 
vel facultatibus aliquid impertitur aut tribuitur , in prelenti feculo bonam lau- Dote fta* 
dem pertinere , adqae in futunim feculo aDeo optimam retributionem recipere bilicad&l- 
credimus • Ideo ego in Dei nomine Cunicunda reIi£U quondam Bernardi in- ^^ cu^^* 
elite regis , cogitans prò mercedem & remediuv anime feniori meo Bernar- gonda^id 
di vel mea , feu filio meo Pippino , ut aliquid de rebus meis dare volo in Monìfte. 
monafterio Sané^e Dei genetricis Marie , & San£li Alexandrì martyris Chri- ro dì $• 
fti , fitum infra muras civitate Parmenfis , quod in noflris propriis rebus ^'«™»- 
condruere vel edificare vifa fumus, a prefenti die dono, cedo, trado, man-> ^' 
cipo adque transfirmo: ita ut ab hac die habeat ipfum meum saoAum ma- 
naderium omnes verum rebus meis, quas nunc tempore ad manum sneam 
habere visa fùm , hic in finibus Parmenfis , feu Regienfis , Motinenfis , tam 
monafterias & curris feu maffariciis rebus meis. In primo raonafterias duas, 
unum verum monafterium infra hanc muros civitatem Parmenfis, qui eli ad 
honorem Sanali Bartolomei apoftoli . Aliura namque monaderium fbris mu- 
ras civitate Regio non longe ab ipfa civitate, qui ed ad honorem Sanftt 
Thomei apodoli cum omnibus cafis & rebus feu maffariciis, fervis & an« 
cillis, aldiones & aldianas & omnibus eorum adjacentiis & pertinentiis , per 
quocumque ingenio; feu & curte mea ad quatuor-arcas cum omnia aoja- 
centia & pertinentia fua, quod mihi per carrulas & comparationis adve« 
nit de Ermericus & Anfpertus presbyteris^ & Petrone filio bA Arimun- 
di; feu & alia curte mea in fabrure fimiliter cum fua adjacentia, quod 
mihi per cartulas ex comparationis advenit de Lamperto; adque tercia cur- 
te mea in loco ubi nominatur Ceredo, juxta fluvio qui vocatur Sicla, cum 
omnia fua pertinentia & mihi expertinentem per quamvis ordinem • In in- 
tegrum eciam rebus illis in Farmadaco cum fuas adpendices, quod mihi 
advenit per cartulas excomparationis de Aistulfo & Romoaldo; adque in 
Marcellas, qui regitur per Johanne libell. nom. feu & in Puteo-alto, qui 
regitur per Agimundo libelL nom. & etiam in Noceto, qui regitur per 
Regtnolao libell. nom. feu & in Benaena, quod nobis excomparationem 
advenit de fuprafcripto Raginoldo; & in Garfaniana, quod Benedico no- 
bis per cartulam venundavit ; feu in cellulas , quod eie quondam Ugone 
nobis per cartulam excomparationis advenit ; & res mcas in Metafian^ cum 
fuos adpendices, quod Donum-dei per cartulam nobis venundavit; infimul 
& quod vivencius cum fuo germano fimiliter venundavit in predi6lo loco; 
& eciam in Galegana, quod nobis per cartulam excomparationis advenit de 
Aietro feu in Tarabiano i & in Gambaritico juxta ipfa cartula ; feu & in 



284 

Foleniano & in Vezano cum appendiciis fuis, quod conquifivimos per car- 
tulam comparationis de Gumperto & Johanne; vel eciam in vico Samba- 
lani, quod Leo & Vualderico in nobis una cum Gariberto cartulas vlndi- 
eionls emiserunt; ad^ue & res illas in Parentineas, quod nobis per cartul. 
excomparationis advenit de Luponem clericum ; feu & res illas ad molinoan- 
toni , quod nobis Teusperto per cartul. venundavit ; adque in sorbulo , qui 
regitur per Teusperto, & ipfe nobis per cartul. venundavit; vel quod ibi- 
dem nobis advenit de Ansprando, & res illas in Berutto, quod per Val- 
perto iibeil. nom. direiflas fiunt ; feu rebus mafTaricias in Fingnarda , quod 
nobis de fìngulis hominibus per cartul. excomparacionis advenerunt, qui 
regitur per Aufperto & Ganreperto feu Agiperto, adque Johannt feu Dom- 
nino per libellos, vel etiam res illas in melitulo, qux reftas fiunt per 
Petionem & Teodonem Iibeil. nom. leu rebus & ripas vel piscationibus in 
loco ubi dicitur Sacca , iuxta fluvio Pado : & res illas in fierutto , ficut 
ad nos ipfas ripas vel piscationibus fuerunt pofTefTaSy & defenfatas; atque 
in Curaliano cum fuos adpendices, quod nobts per cartai, excomparationis 
advenit de Podelberto , vel ubi ubi , per singulis locis nobis legibas modo 
pertinent , & ad fuprafcriptas monaflerias & curtes feu villas & cafalis Tub- 
iera funt, omnia in integrum , cum casis > cum edificiis suis, curtis, 
arcis, areis, clausulis , campis, pratis, vineis, silvis, vel usum aquamm 
acceffìonem , fluminibus & fontaneis , feu molendinis & pifcationibus , divi- 
sum & indivisum» finibus & terminibuS) & cum omnes integritate sua, in 
ipsis finibus Parmensis sen Regtensis ad^ue Motinensis, quicquid facere vo- 
luerit pars ipsius monaflerii Sandìe Mane & Sanéli Alexandri , liberam in 
omnibus habere poteflatem ex mea plenKIima donatione vel tradicione . Sed 
tamen volo, ut dum Dominus mihi vitam concesserir, de ipsis omnibus 
suprascriptis <asis & rebus, ut superius in ipsum nodrnm monafterium in- 
fiitui {labere , in mea sit potevate de ipsis fru . . • • personas vel redditus , 
quod Dominus exinde annue dederit faciendum, exinae quicquid melius mi- 
hi pQisQ fuerir , tantum ad usuro frufluandum , nam non tpsas monaflerias 
& casis & omnibus rebus superius compiebensis vendendi , ntc donandi , 
nec commutandi , nec alienandi , nec oblicandi per nullumvis ordinem ^ 
nisi tantum, ut dixi, diebus vite mee ad usum fruAuandi: pofl autem 
verum meum decessum , volo & judico atque inllituo , ut habere debeae 
ipsas monaflerìas & cafis & rebus ad eas pertinentibus ipse iilius tneus pi- 
pinus & filiis filiorum ejus & eorum heredibus ac proheredibus legitimis 
masculinis , qui propin^uiores inventi fuerint « & hanc percamena cum atra- 
mentario de terra levavi, & arefindi net. civit. Parmenfis ad Tcribendnmy 
adque cum stipula spondidi , ut ei auéìor conscrìptionis omnibus «flTem , 
necnon & testious obtulit roborandum & firmiorem omni tempore obtineat 
Toborem. Et (1 quis vero, quod futurum effe minime credo, il fuero ego 
ipsa, quod abfit, aut ullus de heredibus -ac proheredibus meis, aut quem- 
libet perfona, que contra hanc meam donationem , vel traditionem, & 
instltutionem quandoque temptaverit , vel aliqua calumnia Cve repeticionen 
generare prefumpferit, illud quod repetit non vindicet, & infuper fit cui» 
pabilis in ipse monasterio, vel filio meo pipino ejusque heredious, & ad 
filiis filiorcmi «orum legitimis mafculinls, qui propinquiores inventi fuerint, 
una cum quogente fisco auri llbras treeinta argenti , pondera centum ; & 
hec mea donatio sive traditio adque inmtutio , vel honorum hominum ma* 
nibus roborata, inconvulsa dinturnis maneat ftipulatione subnixa. A£lam im 



. *85 

Parma civitas, regnantibus dominis noflrìs Hludovico, & Hlutario Impera* 
toribus anno vigesimo-secundo , & sexto-decimo , septimo-decimo kal. ]u* 
lias, indiéUone tertia-decima • 

Sign. + m. Cunicunde qui hanc cartola tradicionis fieri rogavit, & ma- 
nibus suis signum crucis fecit & tedibus obrulit roborandum • 

t Ego Lantbertus Epifcopus rogarus ad Cunigunda manu mea subfcripsi • 

t Ego Nordbertus Episcop. rogarus ad Cunigunda manu mea fubscrlpsi • 

t Adalghisus Comis rogarus ad Cunigunda manu mea fubscripsi . 

t Ego Hariberr archidiac, rogarus ad Cunigunda manu mea iubscripsi • 

Sign t m. Jacob gaflaldio ex genere francorum teflis. 

Sign. t m. Herchenberti gaftaldio ex genere francorum teflis subfcripil. 

Sign. t m. Fulperti gaftaldio ex genere francorum teftis . 

Sign. f m. Vuisegeri gaftaldio ex genere francorum teftis. 

Sign. f m, Garzoardi ex genere francorum teftis • 

Sign. t m. Leonci francho reftis. 

t Ego Nanchbaldo gaftaldio rogarus ad Cunigunda me tefte subfcripfi. 

t Ego Leone gadus ad Cunigunda manu mea fubfcripfi. 

t Ego Mainberro rogarus ad Cunicunda me tefte fubfcripfi. 

t Ego q. s. Arefindo fcripfi hujus cartole tradicionis coram hanc teftib. 
poft traditam compi. & d. (a) 

IX 

D air Archìvio Capitolare di Parma Sec. IX N. VUI. 

In nomine domini Dei , & Salvatoris noftri Jesu Chrifti Hlotarius & Hlu- Metà de- 
dovicus filìo ejus divina ordinanre providentia Imperatores augufti anno gli Ort- 
Imperii eorum rricesimo quarro & quarto sexto Kal. Julii Indizione prima . J?*'i *^! ^' 
Placuit adque convenit inter Gariberro & Arioaldo germanis filiis quondam edis?st^ 
Ranginpaldi de Civitate parmense nec non & inrer Heribertus Arcbidiac. vino ii- 
seu Rimpertus presbirer nepos ejus ut in Dei nomine dare deberent sicut & rcllata 
dederunt suprascriptis germanis eorum libellario nomine ideft medietatem de all'Arci. 
Oratorio Sanéli Quintini situm^foris muros Civit. Parmense hultra aquedu- j|*p®"^j^ 
&o una cum medierate de casis vel molino qui ibidem edificatum eft e a suo 
adq^ue & medietatem de omnibus rebus ibidem pertinentes ubi per singulis jiipocc. 
locis & casails ex integra eorum portionem utsupra ipsa medietas nec non 
& medietatem de alio Oratorio Sandi Savini qui eft edificatum' in Cafale 
Faranciani hultra fluvio Incia non ionge ad Cafale ruvariolo similiter cum 
medietatem de casis adque & rebus ibidem pertinentibus simili modo ex 
integra eorum portionem quod eft medietas . In eo tenore ut diebus vite 
illorum suprascriptus Heribertus Archidiac. feu Rimperti presbirer &c. • • • 
perfolverit debeant predici Heribertus Archidiac. feu Rimpertus presbirer 
&c. • . • ad fì£lo in Missa Sandi Stephanl in domim ipsius fiasUice SanAi 



{a) si è purgato quefto documento da mei- frontanJoIo coli* antica pergamena di S. 
ci errori, onde pieao ce lo diede il Mabii- Akffandro , della cui orig^ultcà non credo 
lo« negli Annali Tom. II IH, tVIII % con» di poter far &de » 



286 
Quintini: aut in ipsa Basilica ipsis per se ant misso illorum &c« • • • de* 
narios bonos sex &c. • • •. • Scripsi ego Aresindus Notarius poft tradita 
compievi & dedi. 

X 

Dallo flesso Archivio Sec. IX N. X . 

g5o In nomine Domini noftri Jefu Chrifti. Lodovicus Imperator Auguftas an* 
Pane de* no Imperii ejus undecimo die oélabo menfe madio Indiét. ofiaba. Conftat 
predecù me Araldus filio bone memorie Ragirobaldi de Civit. Parm. qui- una per 
?e*ndutt confenfum & data licencia Raidulfi Scavinus cognato meo vindo & ad pre* 
air Arci- ^enti die trado tibi Rimperti Arcbipresbitenim filio quondam Lamperti em* 
prece di tori ideft porcionem meam vel portionem qui fuit quondam Gariberti ger* 
Parma, mano meo etiam & portionem Ragimbaldi germano meo ex integra de Ba- 
silica Sandi Quintini qui ed edificati prope aqueduélo prope Civit. Parai, 
una cum ex integra noflras portionem de omnibus casis & rebus feu molino 
ad ipfa Basilica pertinentem qui eft edificato in aqueduilo prope ipsa Basi- 
lica, nec non eciam ex Basilica Sanéti Saviiii ultra fluvio Incia una cum ca- 
sis domo cultiles feu casis maflariciis ad ipsas ambas basilicas pertinentes 
cum omni adjacentias vel pertinentias fuas quibus posita eft ipsa bafilica 
Sandi Savini in loco & funduni qui nominatur Calale Paranciani & Ari- 
baldi &c. • • • Et recipi ego qui fupra Araldus prò jam diflas BaClicas & 
cafis feu molino & aquario adque reous fuperius nominatis ad te Rimpertas 
ymsbiterua» emtori in argentum' libras viginti ad viginti foldos prò una- 

Suaque libra fenitum pretium &c. • • • AÀum Parme &c» • • • Scripfi ego 
Lpollenarìs Not. coram teftibus relegi poft tradita compi. & dedi« 

X I 

Dallo flesso Archivio Sec» IX N. XI. 

°^? Jn nomine Domini noftri Jefu Chrifti Hludovicus divina ordinante pro- 
dcirÀrci- videntia Imperator Auguftus anno Imperii ejus undecimo decimo Kal. De- 
prcte di cembrium Indizione nona . Conftat me Runpertus Archipresbiter & filio 
Fama de- bone memorie Lamperti vindo & trado tibi Stepbanoni Subdiac. & filio 
gli ttelfi nuondam Rimperti nepote meo emtori idest cafis cum terra fub fé & edi- 
$uo"nipo^ nciis fuis muris vel parietibus circumdata una cum curte & orto uno te- 
te sceu- nente qui eft pofirus infra Civit. Parm. prope Aquedufto feu & vindo ego 
no. qui fupra Rimpertus presbiter tibi cui fupra Stepnanoni ideft Bafilica SanÀi 

Quintini que eft pofira foris muras Civit. Parm. non longe ad ipfa civita- 
te una cum cafis & res feu molino cum aquario fuo ad ipfa Bafilica per- 
tinentis tantum quod ibi pertinere videtur ad ipfa Bafilica Sancii Quintini 
de ista parte fluvio Incia feu & vendo ego Rimpertus tibi cui fupra Ste- 
pbanoni idest curte vero mea quod habere viso fum in Porporiano cum 
onines res ad ipsa curte pertinentiis &c. ... feu & do tibi cafis & res 
meas quod habeo in Mafenolo cum fua pertinentia &c. • • . & terram eam 
quod habeo in platea calderaria &c. • • . & res meas quod habeo in vico 
Qibboli &c« . • • & do tibi res illas ultra fluvio Incia quod mihi de filiis 



r\ 



.287 

Walpertl advenerunt &c. ... Et recipl ego cjui fupra RimpertQS &c. • • • 

ad te cui fupra Stephanus in argentum fold. Iibras triginta ad viginti fold. 

prò libra finitum pretium &c. . • • Scripfi ego Adelbertus Notarius post 
tradita compi. & dedi • 

XII 

Dal Muratori Antìq. Ital. Med. iEvi T, I 
Diss. XI pag. 569. 

In nomine Domini Dei & Salvatoris noftri Jefu Christi . Hludowicus divi- 8^J 
na ordinante providentia Imperator Augustus &c. . . Omnium Fidelium San- J^*'Ì?? • 
ftac Dei Ecclefiae , noftrorumque pnefentium fcilicet ac futurorum noffe cupi- ^ JJ ^^^ 
mus fagacitatis induflriam qualiter Andelberga dile£liffìma conjunx & confors tado di 
Imperii noHri expetivit clementiam noflram, quatinus per noflras largitionis Pirma fi 
Praeceptum jure proprio concederemus Supponi (Irenuo Vasso, dileftoque coocedo- 
Consiliario noftro auasdam Cortes juris Regni noftri, fitas in Comitatu J^^^'*!^ 
Parmenfe , in Gaflatdatu Bismantino 9 quarum una vocatur Fellina 9 cum imper. a 
Capella & omni domo coltile & manfis atque familiis utriusque fexus y Sappone 
omnibusque rebus ad eam pertinentibus tam mobilibus quam immobilibus ; '"<>. ^n* 
& alteram quae nominatur Malliaco fimiliter cum omnibus rebus mobilibus "S^*** • 
& immobilious tam domocoltilibus , quam mafTaritiis, fervisque & ancillis, 
Silvaque & Gajo in Monte Cervario . Cujus precibus libenter annuentes , 
jam tato Supponi inclito VafTo nodro prznominatas Cortes Fellinam & 
Malliacum cum Capella & omnibus rebus mobilibus & immobilibus, se* 
seque moventibus, cunAisque manfis, Silyaque & Gajo in Monte Cerva- 
rio, feu & familiis utriusque sexus & unlverfis pertinentiis & adjacentiis 
fuis in integrum, sicut badenus ad partem Regni noftri pertinuerunt , per 
hoc noflrae Donationis Prseceptum ad proprietatem concedimus, fuisque 
haeredibus ac probxredibus in perpetuum babendas & possidendas cum om- 
nibus , qnas dici aut nominati poffunt tam in montibus , quam in planitie- 
bus, remota totius Reipublicas, vel alicujus Poteflatis inquietudine. Si quis 
autem &c. 

Signum Domni Hludowici Sereniffìmi Imperatoris Augufti . 

Gauginus Notarius jussu Imperiali recognovi . 

Dar. Ili Nonas Aprilis, Anno Chrifto propitio, Imperii Domni Hlu- 
dowici piiflìmi Augufti X Indizione XI . 

A3um Venufiàs , in Dei nomine feliciter • Amen • 

L. t S. 

XIII 

Dalle Epijlole Decretali di Ciò: Papa Vili. N. XXVII . f;-/^;;: 

Imp. Car« 

Jio Calvo 
oannes Episcopus Karolo Imperatori . Quia defiderandam Nobis , & totis »> perdo- 
viscerum brachiis ampleftendam dileftionem veftram nihil patimur ignorare u^^ y"** 
eorum quammaxime, qu« ad cumulum glorias veftri nofcuntur culminis covo !u 
pertinere ) operae pretium duximas innotefcere Wigbodum venerabilem Ec« Parma. 



288 

clefias Pannenfis Antiditem Apoftolorum adiifle limen, & sedem tam ora- 
tionis voto , quain inveniends per Nos vedre glorias defiderio , cujus men- 
tis arcana fabtilius inveftigantes , Nos piane minime latuifTe fatemur : quod 
& nunc fincere fidei erga pium Imperium vefh-ara habendae teneatar af* 
feélu, & hoc jam olim procul dubio rerum efTeélibus demonftrafTet , nifi 
fibi tffet a pias memoriae priori Principe causa tafis injunAa, quam fine 
fui discrimine floccipendere nequìvifTet; nnde rogamus data venia fuscipite 
nunc illum, ut mea vifcera; quia, & fi forte quondam vobis erat inutilis , 
nunc autem Nobis, & vobis utilis, quamvis forte non fit dicendus inutilis , 
qui fidem ante promifTani cuftodiens, fìmile citca vos fervandas fidet dedit 
indicium, przfertim cum fperans in Domino non perdiderit, fi muraverit 
fortitudinem , dum scilicet Nobis hunc informantibus , fi qaopiara contra 
vos usus ed, prò vobis proponat jam totis viribos exercere» unde non da- 
bitamus illum se fortiorem erga fidei vtùrx conftantiam exhibendum, 
ovam fnerit quando contra Imperium veflrum perbibebatur fentire • Er^o 9 
Clementiffime Imperator, quia ao iofantia crevit vobiscam miferatio, recipt* 
te illum tamquam ab ipsa Beati Petti Apofioii Patroni veftrì confeffione, & 
fuper eo mercedem babere contendite , non imputantes ei ^ ^uod noviflimas 
venerit : quia & bonus ille Pater familias operarios undecime hors pares 
fecifie defcribitur bis, qui tertia bora venere, sed & vos non minus diti- 
gitis militem, aui primo quidem in beIJo terga dedit, & podea rediens 
premit fortiter noftem , quam eum , qui nunquam terga dedit , & nunquam 
alic^uid fortiter gefTit . Sed quid multa? Cum ecce Nos ei apud pium Im- 
perium vefirum fili <:arifl[ìme iidem dicimus : ecce Nos prò ilio vadem 
offerimus, tantum fic agat erga eum clementifTima^ & sereniffima pietas ve- 
ftra , ut alii fub tegmen miserationis veflrx , hoc comperto alacrius con« 
fluant, & per interventionem Noflram quafi per immobilem pontem ad 
vos certatim tranfitum ficiant. Siquidem hic in fignum efi ad Apofiolica 
tefhi quoddam pofitus, cunAos ad vos terrigenas, aut bene dispontus in- 
vitabit, aut a vobis mala traélatus terrebit. Nam difficile effe credimus 
apud pictatem vefb-am quemquam per alios obtinere , quod per Petrum 9 
& Paulum Apoflolorum eximios non poteri t impetrare • 
Data XVI Kal. Decemb. India. X (.i) . 

XIV 

si^e^Iica Dair Epistole medefime N. XLIV. 

vetc. di J oannes Episcopus Wigbodo Episcopo Parmenfi . Devotionls txxx aflfeéfais 
lifesade* "^" infcii grates condignas referi mus; quia vero fanftitatem dolere tuam 
U Romt- cognofcimus prò eo quod a nobis nihii fibi laboris injungatur, nil effe no- 
na chic- veris aliud , nifi quia novimus te multis hujus temporis Droccllarnm fluAi- 
«*• bus irretitum . Verum quia nobis multa incumbit neceffitas , & tua prom* 

(O Come diti il giorno i3 di NoTcmbre re . Errò nottbii mente PUghelIi dicendolm 

dellt Indizione X, (corgefi appartenere que- scritta a Carlomanno neir877, sema riflet- 

Aa Epistola air anno 87^, entrata già T In- tere che Carlomanno non fu Imperatore» e 

dizione X in Settembre, e fi riconosce di- che niuna diuenfione fu mai tra eflb e il 

retta prof iamence a Carlo Cairo Imperato- noftro Vescovo • 



rn 



9$9 

ptiifima claret Tilterìtas , hortamur ut quofmtnqiìe potes, & quomodocum* 
que potes ad defenfionem hajus sancìas principaiis Ecclefiac filiorum excitesy 
incites , & prout neceflitas urget impellas : fed & ipse cum bis qui libi 
adhxrenc ad colloqninm noftrum accelerare ne pigriterìs, quatenus communi 
confilio , aujciliante Deo gens impla noftris eliminetur e finibus • Hoc e(t 
quod exigimus, hoc eft quod ante fpecialL voto deposcimus. Quas vero de 
mittendts ^uibusaue litteris noftris fug^erere voluisti « votis tuis ( prout tem- 
poris aualitast oc caufarum dispenfatio conceffìt ) gratanter annuimus, & 
non foìum hoc, fed & quz poiTumus tanto circa fanAimoniam tuam exhi- 
bere libenrius volumus, quanto hanc przteritis illis in partibus constitutam 
alacrius, & inftantius quas noftra funt exequi contemplamur • Epistola au« 
tem ipfs quibus mlfTas fint, fuperfcriptio earum mondrabit, cjuas ipfe prò* 
culdubio ad eos quibus direfias sunt facies asportati. Edo itaque fisus in 
nobis, & viriliter age, & confortetur cor tuum, & fustine Dominum, & 
accinge fìcut vir lumbos tuos, & accelera, ut dileélionem tuam fuperius 
commonuimus. Optamus fanAitatem tuam &c« 
Data VI Kalend* Aprilis Indizione X. 

X V 

DaW Archivio Capitolare di Parma Sec. IX N. XIII 

Copia antica. 

kn nomine Domini Dei| & SalifatOrb nofttl Jefa Cbrtstì. Karlomannus ^tj 
Gratta Del Ktt ' hit iti Italia Anno Regni ejus Primo > Quarto Kal. Ja- Guibodo 
nuarii ; Indizione Undecima. Quia fuper innumeris donorum Oranipoteu- v«covo 
ris Trinitatls Dei boni condecet inceffanter nos effe gratiarum , laudumque £^„j""|J 
refèrtores> qui inter cetera illos previdit, & preordinavit Regni Redlores , Q^pìcolo 
quos Ecclefie sanale fue prefcivit exaltores; Idcirco nos, qui tenemus of- nella Cau 
ncium Sacerdotale in Dei Miniftcrium transferre debemus quod ob anime cedrale • 
remedium impertitur jus regale illis prò condonatione nobisque prò ordina* 
tione futura mancnt mercede. Itaque quia sanala Dei Genitrice Virgine 
Maria interveniente tandem aliquando re(pexit Deus quod prò paupertacula 
hujus Diecefeos deerat-in (lipendiis, & Clauftro habitatio Canonice, im« 
mifìt in cor Sereniflimi Regis,quod in manu sua e(l, tede Scriptura, ut 
nobis in fervitio Dei Patris, & Filli, ejusque Matris pulsantibus, & ma* 
zime prò statu Ecclefie Parmenfis intervenientibus suo roboraret Ediélo i 
& confirmaret precepto omne jus publicum , & quidquid ad regalem petti* 
net exaélionem omnino in integrum tantum infra Civitatem Parmenfem, flb 
Pratum, quod vocabatur Regium, in jure, & potevate istius Ecclefie Par» 
menfis. Quapropter ego Wibodus fervus fervorum Dei, & licet indlgnus ^ 
tamen prediéte Ecclefie Episcopus dignum, & judum duximus, ut quod 
a Domno Serenidìmo, panter^ue gloriofiflimo Seniore nodro Carlomanno 
Aodre Ecclefie collatum ed, m Dei jure condituatur. Quia valde condi* 
gnum ducimus, ut quod ille abdulit seculo, & dedit Deo, nos ordinatio? 
ni Dei non fubdituamus, fed fclllcet ut melius Domlnus illi inspiravit ad 
jus Dei, fervorumque ejus transferenda prò pace Regni, & incolumitate 
jam diòti chridianiduni, & serenUfimij & fimul gloriofidimi Regi$ • • • • • 

t 



2p« 

prò futura ejus mercede, & dive memorie Patrìs ejus animai ejiisqiie prò*' 
jenie Anteceflbrum, meaque cooftitaentes , & ftabilientes ex Dei Patrìs, 8c 
Filli, ejusque Matris, atque Spirìtus Sanfti auAorìtate confirmantes, & 
corroborati tes , & adteftantes, atque ut in perpetnum fit permanfaram in* 
violabiliter adjurantes, & fuccefTorìbus meis coram Deo, in Deo, apud 
Deum, & per Deum conmiittentes Canonicale Clauftnim, & jnzta qnod 
nnnc tcmpus diftat ftipendium fubter fcrìptum, una per confenfum Sacer* 
dotum, & Cleri hujus Ecclefie ordinamus, & ftatuimus ad nnanimem so* 
cietatem , & Canonicam inOitutionem , & peq>etuam flabilitatem ^non folom 
fuper bis rebus, Cafis, & Familiis, que fubter fcripte fnnt, fed infoper in 
omnibus auicquid vel Divina Pietas quoiibet modo m antea voloerìt • • • • 
plenam, &. firmiflìmam largientes, concedentes, perdonantes, confirmantes 
m omnibus, & per omnia Canonice potedatem lupradiéhm, namque ratio* 
ne, & Ordine in Dei jus, quod publicum fuit transferentes cam precepto 
incliti. Re^is fupradiAo Altari sanfte Marie unam paitem totins jndiciarìe 
poteftatis infra Civitatem Parmcnfem ; altera ej^naiiter ipC sanj^ Marie std 
luminaria, te incenfum; tertia equaliter ad ftipendia Canonicomin his tri- 
bus portionibus, ut quod preceptum continet, una cnm precepto de fa* 
pradiiftis omnibus largientes ob lUorum Re^um remunerationem perpetuam 
a quibus re6la fuit , ac regitur , in cujus precipui , ac gloriofiflimi kegis ele- 
mofina illud pariter cum ilio concedimus , ad Canonicorum ad laudem Dei 
olerà, ubi multa Sacramenra infidiis publicis conjurata funt ; videlicet terra cui 
ed adfinis de medio die Monafterium quondam Cunicunde : de fera Fluvins 
Parma; de feptent rione Via Publica; de mane Terra, que fiiit Gisonis de 
Noceto, & ejus confortibus, Cbique alie funt adfines, & medieutem Prati, 

auod dicebatur.Regis. A parte mane concedimus, & confirmamus: conce* 
imus etiam ipfis Canoaicis, & reliquis Clericis de ipfa Civitate Curticel* 
lam, que dicitur de Bonis cum onmibus adjacentiis, oc jp^itip€ntii$ fiii$ tam 
cafis quamq. & maOariciis, vel Pratis, feu Vineis, & bylvis, Vallibnfque, 
& Mòntibus una cum ipfis preceptis ficut a prefatis R^iibus, & Impera* 
toribus nobis conceifa, ce perdonata eft in integrum: eo vero ordine, ut 
duas partes de ipfa Curte ipfi Canonici , qui modo funt , & prò tempore 
ordinati fuerint , in perpetuum babere debeant , &. tertiam portionem babeat 
Geterus Clerus de predica Civitate , qui in ipfa Ecclefia deferviunt : pre- 
rerea ficut chriflianiffima donatione, oc ejus fuccefibrum, & antecefforum 
dispofita funt noftre insuper Ecclefie conferimus iicet panca, ut invicem 
coeant Sacerdotalis , Regalisque commercia eterni lucri firmiter cum omni 
Clero noftro perdonantes omnem decimam predice Civitatis, Campum, 

Ìuod vulgo dicitur Braida juris Sanali Mathei, que publice nominatur ad 
!ruces prope aquam altam in integrum , qui eft finis de duabus partibus 
Via ; de tertia parte Fontana Aque alte ; de quarta parte de medio die 
terra San^i Stepnanl , & de aliis confortibus; Altera Braida ad Flacianum 
jure Sandi Petn in integrum cui eft adfinis de duabus partibus Via, de ter- 
tia parte , & quarta parte Terra , que fuit quondam Ildebertì ; Tertiam Brai- 
dam, fcilicet Caftaniolam de Domo Cultile matris Ecclefie SacrofaaAe Ma* 
rie , cui eft adfinis de duabus partibus fluvius Parme , de tertia parte via 
publica, de quarta parte ipfius Ecclefie quartum Campum in integrum, que 
Quondam Ripertus Presbiter dedit per commutationem SacrofanAe Mane, 
& petiam unam Terre juris San3i Matbei prope Civitatem Parmenfem in 
integrum , coi eft adfinis de duabus partibus Via publica , die tertia parte 



^9J 

de medio die Petrus Diaconus, de quarta parte rivus amiedu£ìus. Vineas 
autem suptus ortum ipfius Ecclefie unam in integrum in Fiaciano jure San- 
fti Petri, alteram, oue eft prope terram, que fuit lldeberti, tertiam juris 
ìpfius Bafilice que mit quondam Gisonis ad Vicum Ortuli; Medietatem 
etianci ipfius Sylve in Rivariolo predide Sanóle Marie, atque medietatem de 
omni Piscaria jam diae Genitricis Dei in Salefla; preterea me- 
dietatem cum Sale, & Terra de Salfis prenominate Ecclefie, (eu & Moli- 
num, quod vocatur . • • • atrum in integrum, & Pratofellum; Nec non 
Oraculum unum Saniti Archangeli ultra Parmam cum rebus , & pertinen- 
tiis suis in integrum ; fenodochia duo , unum , quod fuit reAum per quon- 
dam Agipertum Presbyterum, aliud jam diéle £cclefie una cum cafis, & 
rebus, feu Familiis ad ipfa senodochia pertinentibus in integrum una 
cum Plebe Sanili Martini, que dicitur ad Cafale Parencani cum cafìs, & 
rebus , & decimis omnibus ad eam pertinentibus in integrum : Ut autem de 
fupradiftis Domni Regum, que nodris etiam donis i^llertius, & «nani* 
xniU6 , quietiusque Dei laudem , & prò illis , qui hec contulerunt quotidia- 
nam perfoivant orationem , Canonlcis , qui nunc intrant , vel qui Canonici 
intraturi funt ad Clauftra, & habitationem sui Canonicatus concedimus, & 
in perpetuum confirmamus Casas illas una cum Curte , & Orto , quas ad- 
quifivimus de Stephano, atque prò remedio anime ejus Germani, atque Ge- 
nitricis, atque conjugis, una cum ipfis cartulis adquiCtionis ipse Canonice 
contradicimus : Cafas infuper , & Terras que per emptionem de Bernardo , 
•& fuis Germanis evenit, & ficut murus ab. ilio loco dirigitur per medium 
puteum cuiH Capella, & Manfionibus, & Laubia, & Terra vacua usque 
ad holìiolum co egreditur ad porticum sanAe Marie, quod dicitur Par^ 
disum in integrum, fancimus, & fanciendo confirmamus, & ad defervien- 
dnm eis inter fupradiila famuios (juinque cum mulieribus , & filiis , vel fi- 
liabus, qui nati, vel qui nascituri funt perdonamus, qui ita vocantur Ari- 
caldus , Fraudebertus , Martinus, Aribertus, & Joannes, qui dicitur Caro- 
lus : His ita Domni , gloriofiffìmique Regis Carlomanni , noftroqce munere 
coliatis, & confirmatis eterna retrioutione ejus antecefforum , vel fucceffo- 
rum de projenie ipfius , meaque . Ad vos o succelTores mei me communiter 
& quafi veftris pedibus provolutus obsecro, conteftor, & adjuro per Tri- 
nitatem Domini, & per Misterlum Incamationis , auam folus Filius coope- 
rante Patre, & Spiritu SanAo afTumpfit, & per Misterium Paffìonis, quo 
nos a morte redemit, per Sepulturam, & Refurreéìionem , Afcenfionemque 
suam , defcenfionemque etiam Spiritus Sanili in Discipulos , ut fi cum ilio 
vultis nafci virtutibus, & vitiis crucifigi, & confepeliri Cbrifto per Baptis- 
jDum in morte, ut quemadmodum ipse furrexit in gloria Patris , ita & 
vos in novitate vite ambuletis fupradlila, fi vultis augere, fi non faltem 
tam parvula, & prefentia, atque Dei miferìcordia augere voluérit incon- 
vulfa fervata omni pofipofita occafione. Si quis autem omnino prefentis 
fcripti contemptor, oc violator ad fraudem item^ diAe Canonice, supradiila 
donatione prenimptuofus , & temerarius extiterit, & Regis incliti predici 
elemofinam, nofiramque adnihilare, vel minuere conatus fuerit, five in 
alios ufus , quam in fupradiélos transferre fuprafcripta temptaverit, fit ex 
Dei, nollraque auiloritate Anathema ufque ad fatisfailionem , & multe, 

3 uè in precepto eft , compofitionem ad partem Canonicorum ; quod fi in- 
uratus non refipuerit, fit firmiter ab Omnipotente Deo, & Sanilis ejus 
ex noftra auiloritatei vel omnium Episcoporum, & Sacerdotum, qpx boQ 



igt 

fcriptum fubrcrìpferìt Anatliema marenata qaippe fimlliter Ananie» & Sa* 
phire, qui ea, que funt communia fibi temptaverit ufurpare ficut illi. Cre* 
dimus enim, qaod Spiritum Dei habeamus, & licer immeritos nos profite* 
mur, tamen, quod Petro dixit, nobis commifit per minisrerium : quodcum* 
que ligaveris (uper Terram, erir ligarum & in Celis . 

t Vvihbodus indignus Episcopus in hac consrirurion« Canonlcorum a 
me fafia ss. 

' Ego Panila indignus Episcopus ss. 

' ' Ego Leudoinus per misericordiam Dei Episcopus ss* 

" Ego Prorafius presbyrer fubfcripfi. 

" Ego Ado presbyter fubfcripfi. 

' ' Ego Odebertus presbyter fubfcripfi . 

" Ego Agimundus presDvter fubfcripfi. 

" Ego Petrus presbyter lubscripfi. 

" Ego Rimpertns presbiter fubfcripfi. 

' Ego Albertus peccator presbiter fubfcripfi • 

' Ego Dagivertus presbyter fubfcripfi • 

" Ego Benulfus presbyter fubfcripfi. 

*' Ego Ragivertus presbyter fubfcripfi* 

•' Ego Petrus presbyter fubfcripfi. 

* Ego Garibaldus presbyter fubfcripfi. 

' ' Ego Dominicus presbyter fubfcripfi • 

" Ego Prando presbyter fubfcripfi. 

" Ego Garibertus indignus presoyter fubfcripfi. 

' Ego Domianus presbyter fubfcripfi . 

' ' Ego Hisebertus indignus presbyter fubfcripfi • 

' Ego Stepbanus indignus presbyter fubfcripfi • 

' ' Ego Ado Diaconus fubfcripfi . 

" Ego Petru$ Diaconus fubfcripfi. 

' Ego Arnichius Diaconus fubfcripfi • 

' ' Ego Gabertus Diaconus fubfcripfi • 

' Ego Morinns Comes rogatus ss. 

' ' Ego Robertus Comes rogatus ss. 

' ' Ego Robertus Comes rogatus $s, 

' ' Ego Siginfredus Comes rogatus ss. 

- Ego Guirardns Comes rogatus ss. 

' ' Ego Ragibertus Comes rogatus ss. 
" Ego Lambandus rogatus ss. 
' ' Ego Benedifius rogatus ss. 
" Ego Gubertus rogatus ss. 
" Ego Lanfrancus rogatus ss* 
" Ego Laudebertus rogatus ss. 
' Ego Singebertus rogatus ss» 
' ' Ego BenediAus rogatus ss. 
" Ego Balbo rogatus ss. 

- ' Ego Aldebertus rogatus ss. 
" Ego Dominicus rogatus ss. 

^ Ego Aldebertus Notarius rogatus ad prefatus Domnus V?ibodus 
Episcopus hanc fuam fuperdationem fcripfii quam pofl redditam compievi i 
& dedi. 



%9Ì 
X V I 

Dalt Epistole decretali di Papa Gioannt Vili 
N. CXLII. 

iVeverendiflimis & Sanftiflimis Wibbodo yenerabill Epifcopo Parmcnfi , & ^7^ 
Paulo Piacentino, & Paulo Regienfi, & Liudoino Mutinenfi Epìfcopis..j^|[f^Yj^ 
Sanólitatem veftram fcire cupimns , quoniam oàavo Kalendas ^ Decemoris invita il 
Taurinum venimus , inde , Deo duce , Papiam veniemus , & ibi Synodum Veicovo 
prò stata Dei Ecclefiarum celebrabimus . Quapropter mittlmus apoflolicaque ^. t^^ 
auAoritate exprefTe jubemus, ut quarto Nonas Decembris ibi, omni occa- ^p]^^^ 
fione remota, ad Synodum efTe debeatis. Et qui primo hanc epidolam le* 
gerir, aliis fub omni festinatione transmittat. Videte ne aliter faciacis 9 quo- 
jiiam fi aliter feceritis , canonico feriemini rigore • Data j&c. ^ 

XVII 

Dair Archivio Capitolare di Parma Sec. IX 
N. XIV originale. 

In nomine Sacrosancts, & Indì/idax Trinitatis* Carloniannus divina faven- -.?7^ 
te Clementia Rex • Universis Sacrofan^ Dei Ecclefias Fidelibus , noftrifque ^^^ 
praefentibus fcilicet, & futuris notum fieri volumus, quia Adalbertus Pref- aont il 
byter , & Capellanus Wicbodi Venerabilis Sacrofanéìas Parmensis Ecclefis Casale di 
Episcopi dileélidimi fideies noflri noftrorum per Eurardum dileftum fide- Curaùco 
lem RoArum deprecatus est Clementiam , ut prò Dei Amore , Animaeque ^^ ^^ 
oostras mercede quoddam Casale ia petrosis, & rupinosis Montium locis gio ^i' 
finibns Parmenfibus fìtum , Quod cognominatur Curaticus , & Molendinum , Cappel- 

3uod dicitur Regium extruanm ante Portam Parmensis Civitatis , quae Pe- l«»o ^^ 
uculosa nuncupatur , Regali nostra larpiitione cederemus , cujus precibus li- ^^^^^ 
benter afTensum prxbentes, & ejus petitionibus pias aures accommodantes de- *'■**• 
crevimus hoc fieri praeceptuna , per quod eidem Adeiberto Presbytero idem 
ipsum Cafale, quod cognominatur Curaticus fitum in montanis locis fini- 
bus Parmenfibus, qui regitnr per Jubianum MafTarium cum omnibus adja* 
centiis, & pertinentiis fuis in integrum cum fuperioribus , & inferioribus 
fuis, ficut finis de medio die est Terra de Vestola, de fubtus res de Be* 
ducio , de mane Fluvius Parma , de Occidente res Sanéli Benedici , & de 
Confortlbus : Has omnes res cum adjacentia , & pertinencia Tua in integrum 
ficuti fuperius iegitur, & jam diélum Molendinum Regium fitum ante Por* 
tam Peduculofam praediélae Parmensis Civitatis cum aquario Tuo prsfato Adei- 
berto Presbytero conc«dimus , donamus, & de nostro jure in ejus jus , & 
domtninm transfundimus habendum , tenendnm , poffidendum , & faciendum 
exinde quidquid voluerit ex nostra pleniflima largitate, abjefla publica omni 
inquietudine. Si quis vero &c 

Sienum Domini Karlomanni inviAiflimi Regis. 

Biudo Cancellarius juflfa regio recognovi • L. ^ S. 

t Z 



2P4 

Data VI Id. Mail Anno Dominicas Incarnationis DCCC. LXXI. («) 
Anno vero Domni Karlomanni SerenifTimi Regis in baguaria IIII in Ita- 
lia II Indie. XII • Adum in Autlnga corte regia in Dei nomine feliciter 
amen • 

XVIII 

Dair Italia Sacra deW Ughelli in Ep. Parm. N. XV . 

CarU>- •■•" Nomine Sanélae, & Indlviduac Trinitatis: Karolus Mannas Divina fa- 
manDo vente Ciementia Rex . Cum nihii boni operis &c. Igitur omnium SanélzDei 
dona Ja Ecclefia: Fidelium , Nostrorumque praefentium , fcilicct & futurorum folertiae 
B«rceto** notum fieri volumus , quatenus Wibodus Sanélac ParmenGs Ecclefiac Ve- 
e confer. *^^''*'^*'^s Episcopus dileftus Fidelis Noster, Nostram per Emardum Fide- 
ma il dcJ lem Nostrum deprecatus est Clementiam , ut pauperculae Parmenfi fuse Ec- 
nainio di clefias pro amore Dei Animzque Nostras, Parentumque Nostrorum mercede 
^*''"* *^ fubvenire dignaremur, cujus petitionibus Pietatis Nostrac aures mifericor- 
Cuibodo.^.^^^^ accommodantes , & ejus erga Nostrum Obfequium curiofiffìmam Fidc- 
iitatem attendentes concedimus, atque donamus ei , & Ecclefias fux Abba- 
tiam de fiercedo fitam in Monte Bardone cum omnibus adjacentiis , & per- 
tinentiis ejus in integrum ram in finlbus Tuscix quamque Longobardia; 
cum omni integritate, & foliditate fua jure perpetuo. Inlnper etiam con- 
firmamus , & corroboramus , quod £i , & Ecdefix iux per aliud Nostrum 
Edidum nuper concefTum est , idest Curtem Regiam extruftam infra Ci- 
yitatem Parmam cum omni officio fuo , Servis , & Ancillis , mafculiiii fe- 
xus, & fceminini, feu etiam largimur, & perdonamus, atque nuper con- 
cefTum confirmamus prasdiAo Wibodo, & przlibatas Ecclefix fuz omne 
jus publicum, & teloneum, atque diilriélum ejusdem Civitatis, & ambi- 
tum murorum in circuitu, nec non & Pratum Regis non longe ab ipsa 
eadem Civitate in integrum , ficut Nodrx publlcz , ac Regiae perttnet Po- 
telìati. Corroboramus 9 quin potius & confirmamus per hujus Nofhi Edi- 
^i paginam omnes Auéloritates quafcumque przdi^Sa Parmenfis Ecclefia in 
honorem SanAae Dei GenitriclS) lemperque Virginis Mariz dicata di^nofci- 
tur a tempore omnium Regum Longobardorum , & Francoram , Caroli vide* 
licer Magni, Lotharii, & Ludovici piifTimorum Regum , & imperatoram 
Noftrorum, fciiicet PrzdecefTorum u(que in praefens tempits, prxcipientes ut 
nullus (xpe nominatam Parmenlèm Ecclefiam de umver£s> quae tnioi ab An- 
tecefToribus Noflris pia devotione collata funt, & de iis, qux Noftra Rega- 
lis munificentia illi confert , abfque legali judicio «xpoliare audeat , & idcir- 
co lioc lìodxx donationis, concefTionis , leu coniirmationis juffìmus fieri pne- 
ceptum, per quod przdiélo Wibodo Venerabili Epifcopo FideliNoftro, ejus- 
que fucceÌToribus aa partem Ecclefias fuas przdidam Abatiam de Bercedo cum 
omni , ut jam diximus , integritate fua , tam quod modo tiabet , aut in an- 
tea Deo propino per fideles animas adeptura ed, & praefatam Curtem, qua; 
^ Regia dicitur, infra denominatam Civitatem Parmam , & omne jus publicum, 

& teloneum , & diflriélum Civitatis, feu & ambitum murorum in circuitu, 
&;Pcatum, quod Regium nominatur, in integrum concedimus , perdonamus, 

(4) Jdanca uuX ia fiae Indicandofi iri Tanno 87^ 1 in cui correvano le altre nou cronologjlcJie « 




atque largimur, & de Noftro jure in ejus jnsy & domintum transfundi* 
mus, ut ìiabeat, teneat, poffideat, atque fruatur perenniter tam ipfe Wi- 
bodus Episcopus fidelis Noiler, quamque & faccefTores ejus ad pattern 
EczkCìX jam didx jure proprietatio in asternum, omni NoQta, Noflrotum- 
que hacredum, ac prohxfedum, & pofterorum repetitione fopita, atque 
extin^a. Siquis vero &c. ... « 

Signum Dni Karoli Sereniflfimi Regis. 

Data 5. Idus Mail Anno Dominics Incarnationis 872 (a) Domini ve» 
ro Karolimanni Regis in Bajoaria 4 & in Italia j (A) Indizione 5 (r) • 
Dat. ad HuotiQgam Curtem Regiam in Dei nomine feliciter. Amen» 

X I X 

Dair Epistole Decretali di Papa Gioannì Vili 
N. CLXXIII. 

W ibbodo Epifcopo . Quoniara praj omnibus , qui in bis videntur confifterc u '^^^^^ 
partibus , Deo dileAis Sacerdotibus , te utpote carifTimum Filiuni , & Fra- Gioannì 
trem unanimem fpecialius diligimus, & prò tanta tuae fìnceritatis devotio- Vlllchie» 
ne, quam circa nos, & Sedem Apostolicam habere dinofceris, toto mentis j*.^^*^* 
afTeflu ampleélimur, & idcirco reverentiam tuam pio nobis amore conjun- ^^^jj^J^*^ 
6lam cupimus Apostolica femper benignitate fovere> & auéìoritate fulcire. preflb il 
Nunc igitur dileélioni tuae notum effe volumus, quia prò tot, & tantis Recarlo- 
calamitatibus , quas ( ficut ipfe bene cognofcis ) aflidue patimur» bos prae»- m*nno- 
fentes mifTos nofìros direximus per te quafi per quoddam ostium intraturos 
fpiritualt Filio nodro Carolomanno glorioto Regi, cum quibus fané, aut 
ipfe in fervitium Sanali Petti alacri mente ire, omnemque noftras volunta- 
tis cai>fam> & neceffiratem apud eundem Regem perficere ftudeas, aut fi- 
delifTimum , & idoneum a latere tuo virum dirigas , qui vicem tuam in om- 
nibus fagaciter poflìt explere. Nam tuo confitto, & adjutorio eofdem 
legatos nofiros munias horramur> quatenus Sedis Apoftolicas legationem, ^ 

prò ut dignum eft, & infiantis temporis necefiìtas exigit, Deo propitio , 
pcificere pofTmt. Et quia eos fine tarditate ire, ac reverti praecepimus, ne 
ultra tres dies illos penes te retinere procures: fed habito mox confilio, 
quatenus falvi ^ & fecuri ad jam didum Regem proficifcantur, aut nullate- 
nus demorentur. Quod H fortaffe ad Carolummannum prò ejus corporea in* 
firmirate ire non poiTe contigerit, ad Carolum Rei»em ipfius Germanum 
eos quocumque moda proficisci facita. Prasrerea veridico multorum relatu 
longe , lateque refonante didicimus y quod res > & pofTeffiones dileftas , ac 
fpiriraìis Fì1ì:e noftra?> & Sanfti Perri commendatae Angelberga? Imperatricis 
finr a quibusdam malefaftoribus omnimodis depraedatas, non folum qua: foris 
extltere in agris, & villis> fed etiam quae intus per venerabilia, & non Vio- 
landa loca òanfìorum Monafieriorum repofitac fuerant> prò quo fcilicet tam 



(<> Correg^afi 879 . appartenga ali" 872 . L* Angeli ▼! ebbe a 

{b) Leggali X. tiovarr IMndiztone X[I allora corrence » 

(0 Còsi fu acconciata 1* Indizione dal co» benché vi leggede in fallo la XV. 
pi ita sul falso suppofto che il documcaco 



2p6 

immani fcelere, nefandoquej)iacuIo fanAtmoniam toam merito redar^aimus. 
Quoniam Sacerdotii tui omcium ed, male agente aaAoritate divina cor« 
rìgere, verbisque falubribus cohibere, ne tacendo tales, proh dolor, imita- 
ri potius, quam prohiberi videaris. Est enim ex hoc peflfìma fama univer« 
fnm discurrens per orbem, quod Dominam quondam 9 & Imperatricem ve« 
Aram, cui veflram fidem per jusjurandum dedistis, male traélatis. Cui prì« 
stìnum honorem 9 dignamque reverentiam femper exhibere debueratis« Nunc 
itaque prò amore SanAi Petrì , fub cujus speciali defenfione confiflit , eam 
adjuvare non pnetermittas , quoufque fua omoia, quas injuQe perdidic > ( ^^5/! 
recuperare ) poflit» Data ut fup« 

X X 
Dalle medesime N. CLXXIX» 

2j^ JtveverendifTìmo Wibodo Episcopo & dllefio Confiliario noftro. Cnm af& 
Sulotcet- due vos qnafi cariffìmum Fifium in noAro cupiamus habere obfequio j pl^L" 
to oggeu ceret nunc nobis prò inftantis temporis multiplicibus cauiis , vedrò fagaci 
*^* confitio fruì: fed quia induflriam veflram ea, qux ad honorem Sanébs Dei 

Ecctefias, ac nodrum pertinente femper ubique agere fideli devotione velie, 
procul dubio credimus, nunc ad nodram Apodolicam venire prasfentiam 
non gravamus • Quapropter yedne innotefcimus dilef^ioni , quoniam afC- 
dua, & fnpra modum gravi Paganomm infedatione gravati, cu>ustibet Re- 
gis jam cupiffemus habere folatium. Unde fi Carolummannum pofle incoa- 
Aanter agnofcitis, apud illum; fin autem apud g^rmanum, & sequivocum 
ejus, Carolum videlicet gloriofnm Regem, caufas, & utititates San&s Se* 
dis Apodoiica? prudenti dumtaxat confilio agere, & Deo auxiliante, ad 
perfeftum deducere fatagatis; quatenus pridinum ejus honorem, atque vi- 
gorem ipsius, regia majedas, more videlicet parentum fuorum, confervet in 
omnibus. Praeterea, fi talis Archicappellanus jam fati Caroli Regis, ficut no- 
bis mandadis, vetierit ad nodraque Apodolica vestigia mifliis properare quae* 
fierìt, volumus, ut cum eo ad nos parìter veniatis> ut communi traAatu, 
quid prò Ecctefiae Dei exaltatione agendum fit , parìter confideremus • Sin 
autem ipfe Romam non venerit , eo diltgenter inquifito , caufas , & volun- 
tates , attjue devotiones vel Carolimanni , vel ipfius Germani jam difti Re- 
gis, nobis litteris vedris fub omni certitudine praefentialiter innotefcatis , ut 
quid profpere agendum fit, luce clarius agnofcamus. Hujus quoque textum 
Epidolac , ut nuUus agnofcat cum legeritis , statim igne comburile • Dau 
ut fup. 

X X I 

DaWUghelli Ital. Sacr. Tom. II in Ep- Parm. 

N. XV. 

880 y 

jic*°dciu . nomine Sanfta! & individuae Trinitatls. Carolus divina favente clemen- 
Corte di ^** R«^ • Si fidelium nodrorum petitionibus pio affeftu confuliraus , morem 
Z«M , t praedecefibrum nodrorum fequimur , & eos alacriores in nodruni reddimos 



297 

fervitium • Igitur omnium fìdelium noftroram SanAas Dei Ecclcfix tam pra!- delltCa]^ 
fentium fcìlicet, & futurorum coroperiat folertia, quia Wibodus uti vene- P*"* ?^ 
rabilis Sanfbe Parmenfis Ecclefiz Episcopus obtulic obtutibus noftris duo fj^'^au 
przcepta , in uno quidem continebatur inter castera , qualiter divas memorias Re Carlo 
Carlomanus Rex Germanus nofter concefTerat, & donaverat eidem Wibodo il Croflb 
venerabili Episcopo curtem unam fitam in comitatu Mutinenfi loco, qui *^v^o- 
dicitur Zena, cum omnibus rebus, & familiis ad eam pertinentibus vel ^^^^^^^ 
afpicientibus • In ilio quoque prsrcepto lesebatur inter reliqua, quatenus 
idem frater noder corroboraverat, a connrmaverat (;apeilam in honorem 
San^i Czfarii dedicatam cum omnibus adjacentiis, & pertinentiis fuis fé* 
cundum firmitates, quas de Auteramo quondam comite in Teuderico Vas« 
salto prò, & de eodem Teuderico, in ipso Wibodo Eniscopo advenerar, 
fuper quibus rebus fuperius fcriptis petiit noftram excelientiam idem Wi« 
bodus , ut morem prxclecefrorum noftrorum fequentes ipsam curtem , & ca* 
pellam noflro demum corroboraremus ediéìo, cujus petitionibus aures no- 
iìrx Clementi» accommodantes juflìmus eidem venerabili Episcopo Wibodo 
£deli nostro hoc nostrum confcribi praeceptum , per quod corroboramus , 
& in perpetuum concedimus praefato Wiboao ejusque nepoti Amelrico di- 
Aam curtem, quas dicitur Zena, cum omnibus adjacentiis, & pertinentiis » 
fuis mobilibus, & immobilibus, feu etiam ca|>ellam fuperius nominatam 
in honorem Sanéli Czfarii construfbm cum omnibus pertmentiis, & ad;a« 
centiis fuis, fecundum quod ipfa praxepta continentur, & una cum ipfis 
pracceptis , ut habeat , teneat , poflideat , & faciat quicquid decreverit , tam 
ipfi, quam & quibus dederint, ex nostra pleniffìma largitate. Przciprentes 
ergo pra^ipimus, & interdicentes interdicimus , ut nullus dux, comes, vel 
ulla omnino tam magna, parva vel perfona contra hoc nostrae confirmatio- 
nis vel concefHonis przceptum ire^ minuere, vel quoquo modo violare 
przfumat, fed liceat eidem Wibodo, & Amelrico, vel cui ipfi dederint 
nostris, & futuris temporibus fuprafcriptas res juste femper haoere & de- 
tinere, abfque ultius contradiAione • Si quis vero quod minime credimus 
hanc nostram confìrmationem , vel concellionem irrumpere ex parte, vel 
in roto tenraverit, Cciat fé compofiturum triginta libras auri punffìmi me« 
dietatem palatio nostro , & medietatem ipfi Wibodo , vel cui ipfi dederint , 
quibus violentia illata fuerit ; & ut hzc nostra confirmatio , vel concefTio 
verius, certiusque ab omnibus credatur, & dilipentius obfervetur, mana 
propria fubter nrmavimus & anulo nostro figillari juffimus. 

Signum D. Caroli Serenififimi Regis. 

Inquirinus notarius ad vicem Lutuardi Archicancellarii recognovit. 

Data ò. idus Januarii anno Incarnationis Domini DCCCLXXX. indi-» 
Alone 1^. an. vero Regni Sereniffimi Regis Caroli in Francia IV in Ita- 
lia I (a) in Dei nomine feliciter. Amen. 

(a) Le noce cronologiche corrono t min* Udiamo il chiariflimo Tirtboichi , che nel- 

^iglia. Ma comraAaco senbra qucsio Diplo- ]a Storia della Badia di Nonantola Tom. I 

ma da un altro fimile dato il giorno steifo P. II Gap. a pag. iiy fatto il confronto di 

preflo il Muratori Antiqua, Ital, Med, A^vi ambidue i documenti scrive : Due sole diyef 

Tom. Ili pag. 27 , ove fi dice le (tcfla Cor* ftà i ioconuano tra i due diplomi • La prime 

te di Zena già da Carlomanno conferita , ed è chi al Vescovo di Parma oltre la Corti di 

ora confermau ad AUino Priore della Ghie- Zena fi dona la Cappella di San Cesario ^ lad- 

ta di S. Michele fondata nella Corte di Ze- dove al Priore Ali ino fi donano in veci U 

aa . U Diplooia Muracoriaao i per6 faUo • CappelU di S. Marie 9 i di S. Jécofo nelU 



298 

XXII 

D air Archivio Episcopale di Parma 
Copia del Sec* XIL 

880 Xn nomine fanfte & Individue Trinitatls. Karolus Del grafia Rex . Nove- 
^ocHfcT "^ omnium fandìe Dei ecclefie fidelium noftrorum five prefencium fcilicet 
<ii Ctrio & futurorum induftria quod Wibodus venerabilis fanfte parmenfis ecclefie 
il GrofTo live Episcopus noHram adiens clementiam peciit inter cetera ut qualiter di- 
ti Veico- ve memorie Karolo magnus {a) rex germanus nofter coacefTerat omnes res 
boJo^"** episcopio parmenfi attinentes. Videlicet burgum faudi doiMiini cum fua per- 
tmencia Abaciam de bercerò cum fua perttnencia nec non diftriftum parrae 
civitatis cum muro & teloneo. Infuper & tria milliaria in circuitu ipHus 
civitatis ita & nos noQre confirmacionis precepto confirmaremus fìbi & 
ecclefie fue atque corroboraremus » Cujus precibis annuentes ac libenter 
confencientes & mala omnia que acciderunt sepe inter comites ipfius comi- 
tatus & episcopos ipfius ecclefie confiderantes ut penttus preterita lis & 
fìsma evellereiur & ut ipfe pontifex cum clero fibi commiflb pacifice vt* 
veret res & familias tam cunélì cleri ejusdem epifcopii in quocumque co- 
mitato vivente fuerint quamque & cunflorum hominum infra eandem ci- 
vitatem habitancium de jure publico in ejusdem ecclefie jus & dominium 
& diftriftum & murum ipfius civitatis & teloneum & omnem publicam fun* 
ftionem tam infra civitatem quam extra ex omni parte civitatis infra tria 
milliaria deflinata fciiicet atque determinata per fines & terminos ficutt funt 
loca villarum cum nominibus defixa caftrorum . In oriente fcilicet Beneze- 
tum {b) , Kafelle . Coloretum . In meridie Purpur.mum. Albari. Vichefuli • 
In occidente Vicofertuli • Fabrorum • Ellt. In feptentrione Baganciola» 
Cafale palanchani » Terabiano cum omnibus pertinencils prefatorum locorum 
integra remota occafione ullius reprehenfionis » ut habeat pontifex ejufdenì 
ecclefie vel miffus ipfius potcdatem deliberando & dijudicandi feu didria* 
gendi . veluti d prefens efiet nofter comes palacii . nec non & regias vias . 
& tari, panne, bagancie. incie^padi. & omnium flumiruim infra ipfura 
comitatum & epifcopatum defluencium insulas & ripas fupradiélorum' flu* 
minum duodecim pedum juxta aque alveum • £\vt arenam carnarium aza* 
drum publica pascua. vias, ingrerfus publicos in circuitu ipfius civitatis. 
Videlicet in locis Banciano. Monafteriolo . Albareto frascarium quod dici- 
tur pecorile cum aliquantis terris jaccntibus inter fines defigna^os . A mane 
— ^ ' 

fieffa Corte di Zena , La seconda è^ che nel na\ione, non è ejfo BafleioU contrasugno d*tmfO' 

Diploma siedilo pel Pricre dt Zeno fi indica^ fiuta e di frode ? 

no i confini di quejla Corte ^ che nel primo fi (a) Quantunque T Ughclli , che «lieJeci 

tacciono. Ma qui è appunto dove i* impofiore questo Diploma, correggere Carlut Man^ 

non è flato abòaflan\a accorto t perciocché in nus 9 U pergamena le^gc chiaramente Aar^y» 

un Diploma dell* anno DCCCLXXX ha èa^ lo Magnut , e di qui comincia a mo»traril 

lordamente segnato: prope campof crucife- l'ignoranza dell* impostore . Non credo ne- 

rerum Sanai Johannis, anticipando così da cessarlo di riferire tutte le altre variazioni 

ctrcu due secoli L cfiflen\A de* Cavalieri Gero- Ughelliane . 

solimitant. Oltre ds che il vedere un Diploma (b) Legge V Ughelli Bercetum artai irt- 

copiato quafi interamente da un altro ^ col sol lamente. 
mutare i nomi delle persone, t cui faji U do» 



vallìs que dicitur bofedana. A meridie via que pergic ad ipfa pascua. & 
terra canonicorum ipfius ecclefie in fera via publica oue dicitur lavalitulo 
in feptentrione pertinencia ville marturiano aliquantulam terram gerbidam 
cum frascario in matricule. Summardico. Vicoferdulfi . Bocitulo . Coliculo 
jacentem. In horiente juxta aque duftum que pergit ad vicum ferdul6 . 
terram de caraci in auricis vel alicubi jacentem infra ipfum comitatum & 
epifcopatum • feu etiam infulas & ripas omnium fluminum cum fupradi- 

éìam menfuram infra ipfum comitatum & epifcopatum Villam de 

Albazaao cum famulis. Terram dudonis . Terram andree talamasci juxta 
fuspirium. paludem integram juxta pratum regium feu burgum fanali don- 
nini atque Abaciam de bercerò cum omnibus fuis perti<nenciis adjacenciis 
& omne territorium cultum & incultum ibidem adjacens & omne quicquid 
rei publice pertinet. Infuper etiam omnes honiines infra eandem civitatem 
vel prelibatos confines habitantes ubicumque fuerit eorum hereditas five 
adqueftus feu familia tam infra comitatum parmenfem quamque in vicinis 
comitatibus nullam exinde fun^ionem alieni noflri regni perfone perfol- 
vant five alicujus piacitum cuflodiant nifi parmenfis ecclefie episcopi (jui 
prò tempore fuerit. fed habeat ipfius eccleue episcopus licentiam diftrm* 
gendi • diffìniendi . vel deliberandi tamquam nofler comes palacii • Omnes 
res & familias tam omnium clericorum ejnsdem episcopii quamque Sa om* 
nium habitancium infra prediélam civitatem nec non & omnium hominum 
refidencium fupra prefate ecclefie terras five libellariorum tive prechariorum 
feu cartellanorum omnia fupradifta noflre confirmacionis precepto coofirma- 
mus & corroboramus fepedido Vihbodo parmenfi episcopo fueque ecclefie • 
£o videlicet ordine ut nullus marchio comes vicecomes dux aur aliqua no* 
ftri regni magna remiflaque perfona exinde prediftis rebus & familiis de om« 
nibus que fuperius leguntur fé intromittat aut aliquam fun^ìionem inde 
recipere aut disveflire ullo modo temptet. & ut liceat episcopo quiete vi- 
vere fi acciderit de prediftis rebus & femiliis fine pugna legalitcr non pofle 
definiri . hujus noftre confirmacionis pagina concedimus ejufdem episcopi 
mifib vel vicedomino ut fit nofler miflTus & habeat poteftatem delioerandi 
& definiendi atoue dijudicandi tamquam noHer comes palacii . Infuper etiam 
concedimus ut u aliqua navis alicujus caflelli episcopii parmenfis per pa- 
dum aut aliquem aque duflum feralliam tranfierit • nullus exinde teloneus 
exigat aut requirere temptet. Si quis igitur quod minime credimus hujus 
noftre confirmacionis pfreceptum infringere temptaverit fciat fé compofitu* 
rum auri optimi libras C. medietatcm camere noftre & medietatem parmen- 
fi episcopo qui prò tempore fuerit. ^uod ut verius credatur firmiusque ab 
omnibus obfervetur manu propria roborantes noftro figillo juffimus inferius 
infigniri. 

Signum Domni Karoli Sereniffimi Regls. 

Inquirinus notarius ad vicem Leuruvardi archicanceIlarii.tecognovit & ss. 

Data VI. Id. Jan. Anno incarnatione Diii dece. Ixxx. Indizione xiii. 
Anno vero regni Sereniffimi regis Karoli in francia iiij. in Italia i. in 
Dei nomine feliciter . Amen . 

Ego Albertus (a) facri palacii autenticum hujus exempli vidi & legi 

(a) Alberto Nocajo vifl'e era gli inni 1140 A^ct questi impofturt invencati ai tempi 
e 1198, come di* suoi vmrj Idrumenti nelT di Aicardo Cornizzaoo noliro Vescovo Scit« 
Archivio Cipitolirc. Rilcvafi però eflfere mitico. 



300 

& fic ibi continebatnr ut In hoc 1. exemplo preter Utteram vel fillabaxn 
plures vel pauciores. 

XXIII 

'Dall'Epistole Decretali di Papa Gioanni FUI 
N. CCXLIX. 

11 Pmpa JLIilc£lo ac fpirìtali filio Carolo glorioso Regi . Regiae magnitudinis vedrà 

lodai! <U1 receptis apicibus, ac diligenter peneAis, quia more chriflianifTimoram Prìn- 

Yescovo cipum parentum vedrorum admonitionis , & exhortationis noftras doArina 

^'f^'^R^ repleri vos velie cognofcimus, noftroque confulm ea, quas prò Sanéhs Ma* 

Orlo il ^'^ veftrac Romanas Ecclefic > & totius Chriftianitatis detenfione falubria , ac 

9tQffQ. tttiiia etk videntor, animo libenti cupiatis perficere, valde gratuiamur, & 

immenfas Domino gratias referimus ; & optamus , ut cunfla circa vos fem- 

per profpera, divina favente gratta, exiftant. £a erenim, quas de veftrìs 

causis, oc eventibus veftris nobis litteris non retuliflis, fideii relatione com- 

munis fidelis , & Reverendiflfìmi Epifcopi Wibbodi laculenter didicimus ; 

eique omnem familiaritatis aditum pio affeAu praibentes, vedrae voluatatis 

arcana cognovimus, per quem & nos Celfìtuclini veflrc aliqua verbotenns 

intimanda direximus. De oppredtonibus autem Grscorum ( ficut vòbis a 

2uibufdam aemuiis noflrìs nunciatum ed ) nos aliquid nullo modo fcimus; 
vere certiffìme fciremus , diieAionì vedrae cum omni devotione ^eleriter 
nunciafTemus : quoniam Dei Omnìpotentis proculdubio infpiratione , & vo* 
luntate , vos pras omnibus eligere , & inclytum in omnibus negotiis Sanélas 
Sedis ApodoKcas, nodrìfque profeftibus patronum, ac defenlorem habere 
omniao curavimus : éc ideo , vita comite , longa per tempora optamus pos« 
iidere • Quapropter inimicis xiodris , qnos nobis adversarlos , & zizaniornm fé- 
«inatores efle cognoCcitis , aurem clementias vedrs nullatenus accommodetis • 
Nam inimicus femper contraria loquitur : tamen bene vos fecide laudamus , 
<^uod omnibus Epifcopis , & Comittbus , qui circa nos considunt , auAo- 
ntate vedrà mandastis, at(|ue judìdis, ut terminum SanAi Petri ab hodili 
nempe incurfu, nodro pariter indrnAi mandato, defendere debeant. Valde 
necedarium ed, ut non folum a malis Chridianis, verum etiam & a Sara- 
cenis ubique difTusis , ubique , & undique nos fine intermifllone depnedan* 
tibus, & more furum nodra diripientibus , tueri procurent . Pro qua vide- 
Kcet necedikate, quam fupra modum patimur, ipfius Wibbodi Epifcopi 
liortatu , in quamcTam cortem nofiram exivimus , & una cum Widone Co« 
mite Lamberti Fi Ho loqui voluimus fcujus rei caufa: fed ipfe adeffe pr«. 
termifit, ficut jam dlAus fidelis noder, ac veder vobis poterit enarrare &c. 

XXIV 

88i Dalla Italia Sacra delt Ughelli Ice. cìu 

Carlo il i* 

Iropenit. . nomine Sanftac, & Individuac Trìnitatis. Carolus divina favente clemen» 
doni al ^ Imperator Augudus. Decer nos omni tempore iìdeliam Sandas Dei Ec- 
VescoT» clefia;> nodrorumque fupplices podulationes piis auribus clementer fufciperet 




auatenus de fideiibus fideliores db! aageamus tnniiificentia efliiciat , infuper ^i ^^'^ 
& ab sterno remuneratore , qui omnibas abundat bonis ac retributlonem ^^ ^^^ 
2ternas remunerationis percipiat. Quapropter omnibas fideiibus Sanélas Dei 
Ecclesia , noftrifque prasfentibus fcilicet, & futuris notum fieri volumus, 
quia Wibodus venerabilis SanAas Parmenfis Ecclefias Epifcopus fidelis noder 
per Lutuardum fummum Cancellarium noffarum adiit clementiam noftram, 
ut Abbatiam monafterii, quod dicitur Mediana fitam in honorem beati 
Pauli Apoftoli doftoris gentium fibi fuzqae Ecclefiae Parmenfi jure pro« 
prietario cum omnibas adjacentiis, & pertinentiis earum in integrum perpe* 
tuis temporibus concederemus ; cujos precibas benignitatis noftrac aurem 
accommodantes ejufque erga nos devotifllmam fidelitatem intendentes juffi* 
mas Sanébeque Parmenfis Ecclefias in honorem SanAx Dei genitricis, fem* 
perque Virginis Marias dedicatasi hoc Imperìalis noilrac audoritatis confcri* 
dì prasceptum , per auod concedimus , & donamus , atque iargimur praeliba* 
tam Abbatiam Medianam in honorem beati Paali dedicatam cum omnibas 
adjacentiis & pertinentiis fuis, curtibus, capellis, & asdificiis eorum, ter* 
ris, campis, pratis, vineis, sylvis, fervis, & ancillis utriufque fexus, mo* 
bilibus, 01 immobilibus cum omni integritate eorum, cum univerfis, qux 
dici, aut nominari poflunt, ad pnediftam Abbatiam pertinentibus nofira 
Imperiali conceffìone , ut habeat , teneat , fìruatur perenniter tam ille , quam 
& fuccefTores ejus ad partem faepe nominatas faas Ecclefias; faciantque exinde 
quicquid fecundum asternum aroitrium melius eis piacuerit . Quicumque ve* 
ro contra hanc nodram donationem, conceflìonem, feu largitionem ire, 
agere, canfare, vel de potefiate prasdiflaB Parmenfis Écckfias fubtrahere quas* 
fiverit, centum libras auri optimi cogatnr persolvere, medietatem Palatio 
noftro, & medietatem prasfato Wibodo Epilcopo, fuisque fucceflbribas ad 

Eartem Draedi6ìas Parmenfis Ecclefias , quibus violentia illata fuerit , & ut 
asc noftras donationis, conceifionis , largitionis auAoritas prasfentibus, fu* 
turifque temporibus pleniffimum vigorem obtineat, & verius credatur, di« 
ligentìusque obfervetur ab omnibus, manu propria fubter firmavimus, & 
bulla nofira infigniri julfimus. 

Signum Domni Caroli Imperatoris Au^ofH. 

Inquirinus Notarius ad vicem Lutuardi Archicancellarii recognovi. 

Data j. idus Martii anno Incamationis Dominicas (#)••••« 

AAum Ticino Palatio . 

In Dei nomine feliciter. Amen. 



(«) Benché questo documento fia mtncan» Po , che dopo eflere stato poffednto più seco- 
te di Anno, e d'Indizione, reggendolo noi li dal Vescovado, fu alla Real Corte ceduto 
dato in Pavia a* i| di Marzo, come l*al- a* giorni nostri da Moniigoor Francesco Pel- 
tro , per cui ebbe il nostro Vescovo la Villa torcili • Realmente però qui fi parla della 
di Lugolo, che ù vedri in un Placito da ri- Badia di Mezzana sul Piacentino altre voi- 
ferirfi al Num. LVIII , tengo per fermo , te , come vedremo , confermata ai nostri 
che apparten£a ali* 881 ; cume vi deve ap- Vescovi . Questo Diploma corrobora il sen- 
partener ancne quello spedito in ul gior- timento del chiarissimo Signor Poggiali Mem, 
no, correndo il primo anno dell* Impero di Jttor. di PUc, Tom. % pag. 77, che repura 
Carlo il GrolTo . Questa Badia di Mezzana, falsa una Bolla di Papa Formoso deiri^i, 
o Mediana viene dall'Angeli Lib. I pag. in cui Questa stessa Badia con quella di 
69 chiamata di Meduana ; e il Bordoni Thtm Bobbio n fa credere conferita a UhwÌ9 
star, Eccl F^rm, cap. 5 pag 11 j crede che Vescovo di Piacenza. \ 
fia il Aie\\€no d$l y$K»f^ gi4 Isola dei 



302 

XXV 



'Dair Archivio Capitolare di Parma Sec. IX N. XXXV 

Copia antica. 

882 j 

t^^^yZ -^ ».»<>«'*«« Domini Dei & Sairatoris noftri Jesu Chrifti. Carolus divina 
re delU oi'clinante clementia Imperator Auguftus anno Imperìi ejus IL nono die 
Cappella menfe madio IndiA. VII. {a) • Conftat me Dominicus Presbiter quondam 
4t s. Mi. Ariverti de Martoriano & modo vifus fum habitator in civitate Parma 
chele Ar- yen^Q & a prefenti die trado Adelberto & Stephano presbiteris & Adoni 
IJdlaGiie. <l^^o°o & cuftodibus SanAi Michaelis Arcangeli quod edificatum . • . • 
cedrale. SanAe Marie de fubtus parte idem pecia nna de terra aratoria jure roea 
que habere vifus fum in loco & fundo ubi dicitur Quercedo in Fiazano 
prope aqua alta qiie mihi fupra Dominico per cartulam vendicienis advenit 
de Aldrada filia Ildeverti de Civitate Parmenfe & ed ipfa terra per men* 
fura & ratione ad pertica legitima de pedibus XIL menfurata mod. XLII. 
Ed adfinis de ip(a terra de mane via publtca da fera fimiliter via quod 
dicitur Stradella da medio die terra Supponis Comitis & de confortis de 
subtus vinea fanAi Petti & terra vacua. Hec autem rebus & terra nomi* 
nata infra jam diéla coherentia de meo jure inventum fuerit vobis fupradi- 
Ais Adalberti & Stepbani presbiteris & Adoni Diaconi & cuftodibus a pre* 
fenti die vendo trado ad pars ipfius Aitarlo Sandli Michaelis Arcangeli ubi 
▼OS fuprafcripti Adelberti & Mephani presbiteris & Adoni diacono & cu* 
flodibus atque reAoribus de aitano Sanéli Michaelis Arcangeli ubi donnus 
Wibodus Epifcopus ordinatum & deftinatum habet facete uiam feoulturam 
ad pars & ad honorem ipfius San^ Michaelis & fuo Aitano quod in hoc 
venerabili loco hedificatum eft ubi vos fupradi£lis presbiteris & diacono cu- 
ftodibus & reéloribus preordinati eftis vendo trado atque concedo prò amo.* 
re feniore noftro Wicbodo & prò amore fepulture ejus ubi ipfe requiefcere 
debet jure proprietario ipfius Altario Sanéli Michaelis , & prò amore fepul- 
ture feniori noftro vobis cuftodibus feu veftris fucceftoribus qui hic cuftodi- 
bus atque reéloribus in hoc facro altario effe debent jure ipfius altario e 
fepulture habendum cuftodiendum tenendum faciendum & faciendum exin* 
de de jam diAis rebus quod aut qualiter volueritis tam vos quam veftris 
fucceflbribus fine ullius contradiélione . Et recepi ego qui fupra Dominicus 
presbiter prò fupradiéìis rebus terra una cum omnibus luperioribus & infe- 
rioribus fuis ad vos fuprafcriptis Adelberto & Stephano presbiteris & Ado 
diacono & cuftodibus prò miffìs veftris Gifelberto & Jocolo fervo donni 
& fenioris noftri Wicbodi Epifcopi argentum libras decem finitum pre- 
cium. Unde modo fpondeo atqne promitto me ego qui fupra Dominicus 
Sresbiter vel meos heredes vos fuprafcriptis Adalberti & Stephani presbiteris 
L Adoni diacono & cuftodibus de fupradi£lo Altario SanAi Michaelis Ar- 



(«) Quet» cartft te^ntc» coir inno II rò giudicando io vera U data deiranno, 
dcirimpcro di Carlo il Grosso dovrebbe ne maravigliandomi deli* errore corso cella 
porure riydixÌQoe )^V» non già la VII. Pe- Indixieae» la tiabiliico souo TSI». 




3^3 

cangell & de jam di£U fepultura feniorls noflri Episcopi Wicbodi vel ad 
veflros fuccefTores fuprafcriptis rebus fic faper legitur ab omni homine de* 
fenfare & si defenfare non potuerimus aut contra hanc cartulam quandoque 
agere aut caufare prefumpfcrimus tunc componamus vobis & ad veflrìs fuc« 
ceflbribus qui ad eundem Aitarlo facto vel eundem fepultnre cuftodlbu» 
vel re£loribus conflitutl fnnt ruprafcriptis rebus in duplo fub extimatione in 
conflmlll loco cum ftlpulatione fubnlxa. 

Aftum Parma^ 

f Ego Domlnlcus ptesblter in cattala a me fa£la ss* 

t Ego Grimperto de ttablano ss* 

f Ego Narlcmanno Not. ss. 

Siga. man* Arlprandl Salico ex genere ^ncorum de ci vitate Parme 
Utlìs. 

Sign. man. Donati & Johannis confanguinei ipfius Dominici presbiteti 
tedìs. 

Sign. man. Moroni & filio ejns Afprandi & Martini de Civitate Par* 
me teftis . 

Sctlpfi ego fienedlAus Not. pod tradita compievi & dedi. 

XXVI 



I 



D air Archìvio Episcopale di Parma. Originale. 



n nomine fande & individue Trinitatis Karolus divina favente clementia g^^f ^ (^ 
imperator auguftus • Notum efTe volumus omnibus fidellbus lande Del Ec- Medesa. 
clefie noftrlfque prefentlbus fclllcet & futurls. Quallcer crldoforus homo nodiCrI<* 
parmends noilram adlens celfitudlnem retulit quomodo vlvclandus feu & «(oforo 
ceterls homlnlbus introlflet in fuam proprietatem in medafiano malo ordine 1*^^*'"^ 
& contra legem abfque ^ legali judlclo & tullffet exinde vlnum & annonam protezio- 
per fortla que aflenus ipfe crlftoforus ad ^uam detlnet proprietatem. Et ncdaOuw 

per noftrura preceptum el concediraus ex noftra auAorltaté & fieri ^oilGrot. 

decrevlmus <fe omnibus rebus suis moblllbus & Immobllibus fervos & an- ^2m^ 
clllas jurl fui feu llbellarias & precarlas ac preceptario •••••• sub noftro ' 

reclplmus mundeburdo atque emunltate. Nunc vero ejus petirionibus ad- 
quiefcentes os celfitudinls noftre aplces fìrmltatls fieri juffìmus & eum cum 
omnia fua fub noftro denuo reclpimus mundeburdo • Per quod hoc noftra 
imperlalls preceptlo & fuum preceptum confirmavlmus atque modls omnU 
bus inferamus ut nullus comes aut gaftaldlus aut ulla quellbet perfona la 
fuls rebus moblllbus & Immobllibus feu famlllls llberls ac fervls audeat In- 
quietare vel disvestire fine legali juditio unde aflenus inveftlcus efl ad fuam 

[proprietatem per cartulas vlndltlonls donatlonls commutatlonls atque per 
ibellarlas vel precarlas quod liiam attlnet vefllturam ut • • • . • • nullus 
delnceps audeat Inferre moleftiam aut invafionem facere fed Ilceat eum per 
noftram auóìorlratem quiete vivere & manere. Quod^ qulcumque vloiaverlt 
aut In fuls rebus Invafionem facere prefumpferlt ^ flatulmus atque preciplmu$ 
ut prò Inlata prefumptlone componat duo mllla^ mancofos aun purlflimi 
medietarem palarlo noflro & mealetatem Ipfi cui Injurla inlata fuerit. Et 
ut hzc verlus credantur & dlll^entius obfcrventur ••••«• firmavimut & 
anulo noflro fubter juffìmus figiUarì • 



ss. 



884 

Maimber- 
to Vetco. 
Vo di Bo- 
logna in- 
VetceGui- 
bodoVet. 
dì Parma 
del Moti, 
dì S. Prof- 
pero in 
Panicale. 



3^4 

Signam domni Karoli ferenifluni imperatorìs • 

Inquirinus notarius ad vlcem Liutuardi archicancellarìi recògnovit & 

L. « S. 

Data X. KI. novembris anno Incarnationis' Dai DCCCLXXXIII. Indi* 
filone I. Anno vero Imperil domni Karoli in italia IIL in Francia • • • • • 
AAum Papia in Dei nomine feliciter» 

XXVIl 

Dalt Archivio Capitolare di Parma Sec. IX N. XVI 

Originale • 

In nomine Domini 1 temporìbns Marino Apoftolico pontificatui ejns in 
Dei nomine anno primo {a) imperante Dno noflro Karolo Magno Impera* 
tote anno imperii ejus in Dei nomine quarto die fexto decimo mens. mar* 
tio. indizione fecunda. Ravenna. Adnotatio faéla a Domno^ Wihbodas 
Epifcopo prò futuris temporibus ad memoria retinendom. qualiter in pre« 
fentia Sacerdotes & bonos ac nobiles homines traderet & invefliret mihi 
Mahimbertus venerabile Epifcop. Sandle Bononien. Ecclefie de monafterio 
fanAi Profperi transfluvio reno in fundo Panicale traderet & invelliret miiii 
de ipfo monafterio fanAi Profperi cum omnem fuam pertinentiam prò fua 
manu. & dicebat ipfe Mahimbertus Epifcopus. Ego prò mea manu trado 
& inveftìo tibi Winbodo Epifcopus de Monafterio fanAi Profperi transfla* 
YÌo Reno in fundo Panicale cum omnem fuam pertinentiam^ feu adjacea* 
tiam ad info Monafterio pertinentem in integtum. hec traditione & inve* 
ftitione fa6la eft in prefentia Maurus Archipresbiter Urfo Presbiter de Bueta 
Leo Presbiter de Trealio Gufperto Presbiter Ragimbrando Presbiter Urso 
Presbiter de Lepediano Petrus Clericus filius Gemmi Leo filio novelli not. 
Dainbaldo Gotescalco Leopardo Gemmo de Catiano . 

" Maimbertus exiguus Epiiicopus in hac breve tradirionis m. m* ss» 

-- Ego Martinus archipresbiter ibi fui & ss. 

" Ego Gregorius archipresbiter m. m. ss. ibi fui* 

•• Ego Petrus Presbiter ibi fui & ss. 

" Ego Majurianus Archipresbiter ibi fui & ss. 

" Ego Petrus Subdiaconus ibi fui m. m. ss. 

■•Ego Geromo ibi fui & ss. 

Sig. tt mb. Cotefcalco & Apolenare qui ibi fuerunt rogari teft. 

Ego Raginbaldus not. Scavino ibi fui & de tradato rog. scripsi. 

XXVIII 

Dalf Archìvio Capitolare di Parma Sec. IX N. XVII 
884 Originale. 

co nipote -In nomine domini Dei & faliratoris aoftri JeTu Chrifti Carolus divina or* 
del Ve- dinante providentia Impecator Augudus anno Imperli ejus quarto die oAa- 



(«) Cerreggafi itmaé». 



.305 

vo decimo menfe oftobris indlftlone tercia . Honorandum nobis atque om- cotoGuì» 
ni preconio Jaudìs eft celebrandum Ecclefiam beate Marie femperque vir- ^**®^>'»- 
ginis & matris domini nollri Jefu Chrifli fita infra civitatem parmenl'em qua „efi"io*" 
venerabilis domnus Wibodus Epifcopus regere videtur. Hic igitur ego in air Aluu 
Dei nomine Ameirìcus filius quondam Geroini cogitante de Dei timore vel re della 
eternam Dei retributiouem prò mercede anime jam dìQi Geroini genitoris ^'•^^•"g* 
mei & quondam Orfane genirricis mee dono trado ad diem prefenrem ad q*^. ^q^ 
capellam & altare iilud quod jam dióla Hotta genitrix mea ad jam diflam libita » e 
Ecclefiam fannie tenentem conllruxit ad honorem Sanale Trinitatis &l San- dì t. OU 
&ì Johannis Calobite & Sandi Ciriaci ubi ipsa corpora genitoris vel geni- ^^^* 
tricis mee requiescunt ideA in integrum omnes res illas jure mea ubi nun« 
cupatur Viconandulfo cum adjacentia vel pertinentia fua in integrum qui 
mini in jam diélo loco cum sua pertinencia ad hereditatem & fucceffìonem 
advenerunt de jam diélo Geroine genitore meo feu & de jam diéla genitrice 
mea & eidem Geroino advenerunt de quadam Salichane & Brunoro filio 
ejus in integrum in diAis rebus five cafis curtis ortis areis claufuris campis 

firatts vineis sylvis usum aquarum aquarumque decurfibus ut omnia ficut 
ùperius dixi quantumcumque inde mea videtur effe pofreffìo vel dominica- 
tio ad ipfam prefatam Capellam & Altare per hanc Cartolam donacionis 
feu per hducum atque per godelaicum ad opus jam difti Altaris ad diem 
prefenrem dono trado atque perpetualiter transfirmo prò anima fupradidli 
genitoris & genitricis mee ea (cilicet racione ut nunc a prefenti Garipertus 
& Dominicus presbiteri exinde cuflodes fint & miflas & cetera officia atque 
luminaria diebus vite illorum fecundum poffe facere debeant prò remedio 

animarum jam diflorum genitoris atque genitricis mee &c Et poft 

eorum Gariperti & Dominici diceffum duos alios Sacerdotes de Canonicis 
Parmenfis quos alii Canonici ad ipfum officlum elegerint faciendum ibi fi* 
militer ordinentur Cufiodes & Oratores prò jam didis genitore & genitrice 
mea &c. • • • • Et deinde femper per ordinationem Canonicorum Parmen- 
fium fimiliter per reliqua duos ibi ordinentur in futurum tempora qui eas 

adimpleant orationes oc othcia &c Et ad hanc percamenam juxta 

legem meam falicam de terra levavi & Adelberti Notarii ad confcribendam 
dedi atque rogavi . Aflum Parma indizione fuprafcripta • 

Ego Ameiricus in hac car. tradiélionis a me faoa ss. 

Seguono altre foscr^zioni . 

Scripfi ego Adalberto Not. hanc car. tradiflionis coram teftibus relegt 
quam pod tradita compievi & dedi. 

XXIX 

Dalt Archìvio Episcopale dì Parma 

Copia del Sec. XII. 88j 

* Carlo il 

I Grotto 

n nomine fanfìe & individue Trinitatis Karolus divina favente clcmentia imp.coin 
impcrator auguftus. Quanto amplius imperialis munificentia erga fuos fide- p"IJ!i*gg:* 
les exuberat eos ad fuum obfequium promciores devotioresque efficiet ac allachte- 
per hoc (latum regni anteceffores noftros nofque Dei omnipotentls clemen- sa di Par* 
tia adeptos non ambigimos ac ecclelìarum Dei utilitatibus benigno aflfeftu «»• 



3o5 
confalamus & eorum augendo flatum que a predeceflbribus noflris illis prò 
eterna remuneratione collata funt fcriptis corroboremus pace repni & futura 
manente mercede. Noverìt itaque omnium fidelium fan£le Dei ecclefie no« 
(Irorumque tam prefentium quam futurorum induflcia quia Wibodus fanAe 
parmenus Ecclefie venerabiiis epifcopus obtuitt obtutibus nodris preceptum 
dive memorie Karlo magni regis fratrìs nodri quo continebatur auod idem 
Karlomannus rex frater nofter concefierat ac perdonaverat ei & Ecclefie 
Tue prò amore Dei animeque fue mercede Aboatiam de berceto fitam ia 
monte bardonis & cortem regiam infra civitatem parmenfem & omne jus 
publicum & toioneum atque diftriAum ejusdem civitatis feu & ambitum 
murorum in circuita & pratum regium in integrum fubnixe nofiram per 
Liutoardum venerabilem epifcopum diledum fidelem & confiliarium noftrum 
expofcens clementiam ut noftro edido iliud confirmaremus & roboraremus • 
Quam peticionem tam libenter fuscepimus quanto racipnabiliter ac devote 

E:itam profpeximus maxime cum remedium anime proque pie recordarionis 
riomannus frater nofier fecerat adipifci curamus. Quamobrem infigne edi- 
Aum & per hujus nofire auftoritatis paginam concessa confirmamus & lar- 
gita largimur & corroboramus ided prediéUm abbatiam de berceto cum om<* 
nibus adjacentiis & pertinentiis suis in integrum etiam fatam cortem regiam 
infra civitatem parmam cum omni officio fuo ac toioneum & diftriaum 
ejusdem civitatis & ambitum murorum in circuitu & pratum regium ficut 
in precepto fratrìs noftrì Karlomanni continetur in integrum ut habeat te* 
neat polfideat feculo tenus ipfe Wibodus epifcopus & fucceifor^ ^ ejus ad 
partem fepediAe parmenfis ecclefie remota totius publice ac jadtciarie pò- 
teftatis inquietudine. Si quis ergo quicquam quod abfit de fupradidis quo- 
quolibet modo violare minuere vel auferre prefumpferit & qui fuper hoc 
ediflum noftrum vel fratrìs noftri elemofinam ejus corrumpere vel inquieta- 
re aufus fuerit mul£la que in precepto fratris noftrì eft perfolvere cogatur 
& ex noftra juffione xxx iibras aurì obtimi cum immunitate perfolvat me- 
dtetatem palacio noftro & medietatem prediAo Wibodo & . fuccefibrìbus 
ejus ad partem prediAe ecclefie sue cui violentia iilata fuerit. Et ut hec 
noftra imperialls auAoritas per futura tempora firmior habeatur & ab omni- 
bus verius credatur ac dihgentius obfervetur manu proprìa firmavimus & 
bulla noftra^ infignlri jufSmus. 

Signum Domni Karoli Imperatorìs augufti {a). 

Inquirinus notarlus ad vicem Liutoardi archicanceliarii recognovi & ss. 
Data XVI. Kl. mai Anno incarnacionis Dni dece. Ixxxv. Anno Domni 
Karoli VI. Imperii autem v. (^) Indicione tercia. Aflum ticinenfi palacio 
in Dei nomine feliciter. Amen. 

Ego Albertus notarlus facri palacii autenticum hujus exempli vidi & 
Iesi & fic ibi continebatur ut in hoc legitur exemplo preter litteram vel 
Allabam plures vel pauciores* 



<«) rUghelK pubblicò quetco Diploma bilmente falsa, poiché in vece d" Imperéfé 
con varie <iiver£cà, delle quali non mi so- rb Augufti dice Sereni fimi Regi$, 
09 carato. Ma la tua lezione qui ò nota- (^) Manca preiTo r Ugfaelli «arem r. 



^ 



307 
XXX 

Dair Archivio Capitolare di Parma Sec. IX N. XVIII 

Originale . 

Xn nomine fandae & ind'ividuae Trinitatis Karolus divina favente clemen- S85[ 
ria Imperator Au^uHus. Quanto amplius & Deo dicatis locis Imperia- ^^^. 
lis munificentis iiberaiitatem impendimus amplius divinum nobis fa* foUGroJ 
vorem abfque dubio reconciliamus & noflro Imperio quae funt fatis so imp. a 
utilia providemus ideoque omnium fan£lz Dei eccleiiz noftrorumque fide- favore 
lium prxfentium fcilicet & futurorum cognofcat unanimitas Wicbodum ^^ .. 
veneraoilem Epifcopum per Liutuardum reverendum pracfulem ftrenuum 5 "JJfco- 
atque intimum Conliliariuni noflrum nodrique Paiatii fummum ArchicanceU mede in 
larium noftram petiifTe clementiam ut prò Dei fummi debita veneratione & Fonpina^ 
Beati Martyris Nicomedis honore Cortecellam quandam Comitatui Parmen- broccolt. 
(i qus dicitur Evorìanum cum rebus ad eam pertinentibus concedere & ei 
in jus proprietate ipfius confirmare dignaremur eo videlicet ordine ut eo 
loci quo prsdiòli Martyris Chrifli Nicomedis corpus reconditurus ed jux- 
ta ipfius arbitrium reipicere & perpetualiter debeat permanere . Nos vero 
piam jam di£li Antifìitis fummopere p«rpendentes inteniionem nec minus 
eriam noftrx mercedis augmentationem loilicite confiderantes dignis pre- 
cibus aflenfum dedimus fìatuentes & pej: hoc noflrs magnitudinis donati- 
vum przfaram Corteceilam Evorianuiti cum xv. manfis univerfis quae ad 
ipfam refpicere debenr rebus cum famitiis utriusque fexus fupra taxato ve- 
nerabili Episcopo Wicbodo fedeli noflro in perpetuum ilabilientes atque 
in jus dominiumque ipfius omnimodis corroborantes ut fecundum quod prò- 
vifioni & ordinationi ipfius optime vifum fuerit ad facrofan6li loci ufus 
ubi Beati Martyris Nicomedis venerabiles exuviae recondederunt proficere 
debeant tam prasnominata Cortecella pofi^eflio quamq. & omnes qus il lis 
pertinere debent qualescumque res omni publicas partis repetitione vel in» 
jufta moleftatione in perpetuum fopita. Si quis autem quod non puta* 
mus tam de praslibatis reous munincentia conlatus quamque & aliis quas 

ex • . • • • fidelium Christi devotio ibidem contulerit 

diminorationem vel invafionem inferre prasfumpferit immunitatis noftrae poe- 
na tamquam temerarius violator partim jam didli venerabilis loci compone» 
re compellatur. Et ut hsc nofiras largitatis traditio pleniorem in Dei no- 
mine optineat firmitatem hoc idem praeceptum propria manu firmavimus 
& anulo noftro juifìmus figillari.^ 

Signum Domni Karoli Serenilfìmi Imperatoris Augudi* 

Archicancellarii recognovit & ss. 

L. A S. 

Dàt. X. Kal. Jul. anno Incarnationis Diii DCCCLXXxV. Indizione 
III. AAum in Villa Stirpiacuoi in Dei nomine feliciter . Amen • 



XXXI 

DaW Archìvio Capitolare di Parma Sec. IX N# XIX 

Originale. 

887 1 n nomine fanfl» & indlviduaB Trinitatis . Karolus divina favente clemen- 
G*'ffi> ^ ^^ Imperator Auguftus . Ad hoc nos ad Imperli fafti^ium fublimatos 
Imperac. °^^ ambigimus , ut omnium maxime Romanac Ecclèfis utilitatibus confuta* 
conferma mus , utque ea qu2 Illa flatuerit per creditam (ibi dispenfationem , violari 
■el pos. poilmodum non permittamus per noftram Imperialem audoritatem • Qua- 
tetso de* propter omnium fidelium sanaac Dei Ecclefiae » noftrorumque prxfenrtam 
i? 'veicoi fcilicet ac futurorum noverit univerCtas , quod vir venerabilis sanélz Par- 
vo Gui- menfis Ecclefis Episcopus Wihbodus adiit excellentiam noftram per dileélum 
bodo, e fidelem & sanflimmum Archiepiscopum Liutbertum , ut noftrs Imperìalis 
Tolguo. audoritatis ediAo confirmaremus ilii omnes res mobiles & immobiles omoi- 
no in integrum (^uafcunque per Pontifices Romana? EcclefiaB> feu Archie- 

fiscopo Ravennati» vel JEpiscopis Bononienfibus per prxcepta vel per em- 
thefeos munimina vel libellos , vel qualemcumque fcripturam leu per 
quodlibet titulum & qualecumque argumentum in tota I^ntapoli & Ko- 
mania ipfe & Vulgunda adquifierunt • Cujus precibus aorem adcommodantes , 
hoc noftrae munificentiae Prxcepium fcribere jnflimus per quod ipfi Wihtxy* 
do & Vulgundae concedimus, & fecundum fcripturas illorum confirmamas 
& in perpetuum corroboramus omnes res & familias utriusque fexusi qaas- 
<umque omnino per quotlLbet titulum cujuscumque fcripturae vel qaamubet 
transferfìonem de Romana Ecclefia ex quacumque perfona adqniCerant, 
vel in antea adqulrere potuerint » flve vadum Fabricas cum Villa , quas di- 
citur Cucurana, & SanAum Stepbanum, qui dicitur Sanfb Hierafalem , 
SanAum Archangelum, & Paternum> SanAumque Prospernm in Panialo , 
& SanAum Ambrofium & Sanélum Ifaiam, Sanftumque Johannem Cara- 
parerla, & omnibus ad ipfas Ecclefias pertinentibus vel afplcientlbus , cafis, 
niaflariciis, capellis, vineis, pratis, silvis, aquìs , aquarumque decurfibus , 
omnia & in omnibus omnino in integrum quicquid in tota Romana Ec- 
cleGa, vel de MonaHerio Nonantula? adquifierunt per quodlibet exquifitum 
argumentum , vel in antea adquirere potuerint tam Wihbodus Episcopus 
quam Vulgunda Deo dicata totum in integrum fine ulla exceptione vel 
minorarione ipfi Wihbodo & Vulgunda, seu cui illl dederint vel fignifi- 
caverint , per hujus Praecepri paginam concedtmus & confirmamus , atque 
fub noftrum mundburd & defensionem feu immunitatem includimus, atque 
prazcipientes jubemus, ut nulla illis fubtradlo vel mtnoratio de cunAis, 
quas in 6nibus totius Romaniae quolibet modo conquifitum babent , vel in 
antea conquifìerint 9 a qualibet inferatur perlbna; (ed liceat els quiete & 
pacifice frui & tenere fine moleftatione vel lite noftris succefforumque no- 
ftrorum temporibus . Si quis autem contra hanc noftram donationem , feu 

con6rmationem atque & immunitatem venire prsefumpfcrit , & 

prsedido Wihbodo feu Vulgundae de omnibus fupradiftis per omnes fìnes 
Romaniae in parvo vel in roto moleftaverit , & litem (eu diminutionem 
intulerit LXX. Libras auri culpabllis judicetur, & exfolvere cogarur me- 
dietatem noftro Palatio^ & medietatem jam diAis Wih)»odo & Vulgundx 



^00 

Deo dicatac^ vel cui ipfi dederiot. Et ne bcc noftris confirmattonis aaflo- 

ritas certior habeatur, & diligentius obfervetur, manu propria fubter fir« 

mavimus, & de anulo noftro adiCgoari jprzcepimus • 

Signum Domni Karoli Serentuitm Imperatoris Augufli • ^ 

Albricus Notarias ad vicem Liutberti Archicappeilant recognori &t 

fabfcripfi • L. i|^ S. 

Dar. anno Dominicc Incarnationis DCCCLXXXVII. 



XXXII 

Dair Archivio Capitolare di Parma Sec. IX N. XX 

Copia antica • 

In nomine fanfl« & individuae Trinltatis . Wido gratia Dei Rex . Jufte p^^nf^o;* 

?|uidem fore credimuS) fi fidelium noftrorum petitionibus pio afTe^ <^o'i~ nedicul- 
ulimus, prò quibus sterna adipisci non diffidimus praemia. Igitur omni- doRed*!* 
bus fidelibus sanélae Dei Ecclefiae noffaris, prxfentibus fcilicet & futuris no- nlì* ^^f 
rum fit , quia Wibodus venerabilis sanAae Parmenfis Ecciefiae Episcopus no- e n '^ ^* 
flram adiit excellentiam , c^uatinus quandam Infulam , fitam juxta Padum » niede'^in 
cum quibusdam rebus in Vicum Peciatum , & in caput Tari pofitis , quae Foncana- 
pertinent de Coniitatu Parmenfi , prò aniraz noftrz , noflrorumque paren* broccola. 
tum remedio, in Ecclefia Beati Nicomedis martyris Chrifti, fita in Fon* 
tanabrocoli, ubi ejus Corpus requiefcit, per noflrum jure proprietario ibi« 
dem concederemns EdiAum • Cujus precibus aures noflrae manfuetudinis 
accommodantes , & iilius erga nos adtendentes devotionem , atque ob aster- 
nam retributionem , juffìmus hoc noflrum fieri Prasceptum : per auod con* 
cedimus & donamus in ipfo venerabili loco Fontanabrocoli pracdiélam In* 
fulam , quae funt juges quinquaginta quinque , & res illas in Vicum Pe- 
ciatum, quae funt juges quinquaginta, quas reguntur per Quiracem & Ur- 
fum germanos ; & illas in caput Tari , quae sunt juges triginta sex : totum 
in integrum, ut fupra diximus, in ipfo fanélo loco Fontanabrocoli con« 
cedimus jure proprietario, ficut ad jus Regium pertinent, & de nodro ju* 
re in jus & oominium ipfius venerabilis Loci , transfundimus & perdona- 
mus habendi, renendi, & faciendi .quicquid voluerit ex noflra pieniffima 
largitate . Prascipientes & interdicentes , ut nullus Dux, Comes, Gaftaldius, 
vel ulla omnino perfona in fupradiflis rebus aliquara diminorationem vel 
invafìonem aut violentiam prasiumat facere, fed iiceat Wibodo venerabili 
Episcopo vel ipfi sanfìo Loco praefatas res cum omnibus fuperloribus & 
inferioribus fuis, noftris & futuris temporibus quieto ordine tenere & ha* 
bere . Si quis vero , quod minime credimus fieri , centra hoc noftrum ces- 
fionis prasceptum in aliquo minui vel corrumpere, aut violentiam facera 
vel ire temptaverit, fciàt fé compofiturum trigmta librarum argenti eidem 
venerabili loco in Fontanabrocoli • Et ut noflrs donationis aufloritas ab 
omnibus obfervetur, veriufque credatur, manu propria fubter firmavimus» 
& anuli noflri imprefTione infigniri jufTimus • 
Signum Domni Widonis gloriofiflimi Regis. 

L. 9 S. 

S Z 



3IO 

Ad vicem Helbunci Cancellarii Heurardus Capellanns juflfu Regis fcrtpfi 
& ss. 

Data vini Kal. Maji, Anno Incarnationis Domini DCCCLXXXVIIIL 
Anno II. Regnante Doinno Witone Rege in Italia , Indiflione viil (^7)4 
AAuin piacentia in Dei nomine feliciter . Amen • 

XXXIII 

Dal Muratori Antiquìt. Ital Med. jEvi T. I 
Diss. VI pag. 279 • 



8po 

Il Re Be- 
rengario 
conftmui 
md Uoro- 
•o figli, 
volo di 
Suppoae 
ilpoireiTo 
di Felina 
«Midlia. 
et. 



In nomine Domini noftri Jefu Chridì Dei eterni. Berengarius Rex. Decet 
Regalem Excellentiam , ut fuorum precibus fidelium iibenter aures accom- 
modet , atque eorum vota fereno vultu ad finem ufque perducat • Omnium 
ìgìtui Sanate Dei Ecciefie fidelium, nodrorumque prelentium fcilicet ac 
futurorum noverit sagacitatis induftria , qualiter Hunroch confanguineus no- 
(ler filius quondam Supponis incliti Marcnionis, interventu Adeiardi vene- 
rabilis Episcopi, nec non & Waltfrtdi illuftris Marcbionis, diledlorum fi- 
delium noftrorum , ofleudit nobis precepta antecefforum nodrorum Hludo- 
vici fcilicet Imperatoris, & Karlomanm Re^is, feu & Karoli Imperatoris 
Augnili feniorum & confobrinorum , in quibus continebatur , quod jam 
fatus Hludovicus Impetator concefTerat prenominato Supponi Marchìoni , 
(èu & eidem Hunroch inrer cererà que ei tribuerat. Cortes duas in Comi- 
tatù Parmenfe in Gadaldiato fiismantino, quarum una vocatur Malliaco & 



(«) Il Muratori negli Annali parlanHo di 
questo Diploma oiTcìva, che MÌém qui V In» 
éi\ìone Vili t ^€ non t' acccri* wW anno 
88y , té muntene tlCenno teguemt , conve- 
nendo per altro lutto il refto md mn autentico 
Diflomu. Il Signor Poggiali nel Tomo III 
delle Me Memorie Ifiortche di Piacen\u pag. 
61 oflervando titubante il Muratori cir- 
ca r anno , ove dice che forte fu dato quei 
Diftome solamente nelP anno affrejfa^ vuole 
ehe apparunga per cosa certa airsSy, e 
che lo tbi^lio fia dell* Indizione « bacando ^ 
die* egli y mn^ unità inavvedutamente aggiunta 
fer farla diventare ottava > di set ti ima eh* ella 
^er dovrebbe . Con egli tentencia» per ve- 
dere seanaco nel Diploma Tanno II del 
Regno di Guido» il qual sembra fiir cre- 
dere 9 eh* egli fer non effere da meno di Be- 
Pingario aveffe cominciato a dedurre il princi" 
fio del suo Regno dalla mone di Carlo il 
Crofo ( tono parole del Muratori ) . Tutta- 
via non è cosà . Guido non cominciò punto 
a scagnar gli anni del suo Regno dalla mor- 
te di Carlo il Groflb succeduta nel Genna- 
io deirSSts aia pia tatdi . Lo provo colle 
date di due documenti del nofiro Archivio 
GapiioUre . Al Scc X N. XJÙ crovafi che 



Gariverco » e Domenico Preci Guftodi delT 
Aliare della Santidìma Trinità nella Chiesa 
maggiore danno a livello ad Agi verro uo- 
mo libero la casa, e le terre di detto Al- 
tare; e il contratto comincia: In nomitu 
Domini nofiri fesa Chrifti Domnus ìVido 
grada Dei rex anno regni ejui secando , septi" 
mo Kalendas modias Indie ho3ava Ecco 
che a* 25 di Aprile deirindisione ottava, 
cioè deirS^o contava Guido Tanno secon» 
do del Regno suo. Se ne avelTe dedotto 
T epoca dal Gemiajo delT 888 , dovtvafi qui 
segnare Tanno terzo. Vediamo poi« che il 
giorno SI di Febbrajo dell* 89 1 » in cui fii 
coronato Imperadore, contava Tanno terao 
dello Aedo Regno per tre Diplomi del gior- 
no HeiTo già citati neUa Nota al Libro IH 
psg- ^9Ì • Dunque fi vede chiaro, che non 
cominciò Guido a dedurre il principio del 
suo Regno dalla morte di Carlo il Grolfo 
nel Gennaio delT M8 , ma soltanto più mefi 
dopo , e senza lorse verso la fine di quell* 
anno. L* errore pertanto delle Note crono» 
logiche nd ooftro Diploma sta proprìameo» 
te nelTanoo, come sospettò il Muratori» 
e fi deve attribuire alT890. La pergamena 
i volto tatica, sa non i originale • 



% 



3" 

altera Felinis cum Capella & Oratorio in Monte Cervario, cum manfis & 
omnibus pertinentiis oc adjacentiis earum in integrum tam in montibus & 
vallibus, quam in planis, familiis quoque utriufque fexus, ficut antiquis 
temporibos ad Comitatum Parmenfem pertinuerant : quod Preceptum habe* 
bat Karolus Imperator fenior & confobrinus nofter confirmatum & corro* 
boratum per Tue renovationis Preceptum. Petiitque excelientiam nostrani, 
Dt ob ma)orem & pleniorem fecurìtatem tam idem Preceptum de Mailiaco 
& Felinis» ^uamque & omnerres & familias, ouas prelibatus Suppo per 
fingulas Regiones & Comitatus infra Regnum Italicum per jam didorum 
Regum & Imperatorum Precepta obtinuerat, feu & omnes res mobiles, & 
immobiles, quas juste & legaliter quolibet ingenio conquifivit, per nostri 
Precepti pa^inam confìrnuremas . Quapropter prefens nostre authoritatis ru- 
dimentum ei fieri juffìmus, per quod omnia prediAorum antecefTorum no- 
strorum precepta tam de Mailiaco, & Felinis, quamque & de omnibus 
rebus preceptalibus in eorum Preceptis legitur in integrum, feu & de omni- 
bus, que juste & legaliter idem Suppo acquifìvit : quod libenter confirma- 
mus. Si quis autem hoc nostre confirmationis Preceptum violare attempta* 
verit, fciat fé compofiturum centum libras auri optimi, medietatem Pala- 
no nostro, & medietatem fepe nominato Hunroch perfolvat, fuisque he- 
redibus & proheredibus . £t ut ab omnibus verius credatur, diligentiusque 
obfervetur, manu propria fubter eam confirmavimus , & anulo nostro infi- 
gniri juflimus. 

Signum Domni Berengarii Sereniffìmi Regis. 

Petrus Cancellarius ad vicem Adelardi Episcopi Archicancellarii reco- 
gnovi . 

Dat. IV. Idtts Maji Anno Incarnationis Domini DCCCC. ( legga/i 
DCCCXC. ) Anno vero Regni Domni Berengarii gloriofiffiml Regis III. 
India. Vili. 

Ailum Verone in Dei nomine feliciter. Amen» 

L. $ S. 

XXXIV 

Dalt Archivio Capitolare di Parma Sec. IX N. XXV 

Originale . 

Xn nomine Domini nostri Jefu Christi Wido divina ordinante provi- 8p2 
dentia Imperator Augustus anno Imperii ejus fecundo die quinto menfe 1^^^^ 
}ulio Indie, decima • Cum in statu incolomitatis curfus umane vite circum- culboda 
volvitur & pieno animo mentis racio vegetatur tunc dignum & falutare Vcscoto 
ducimus perpenfare adque testamenti tradicionisque feriem qua funt futura <*» Pw*? 
in perpetuas generaciones corroborare juxta illam Domini vocem tefauri- °^ * 
zate vobis tefauros in celo & item facite vobis faculos que non veterafcunt 
tefaurum non deficientem in celis: qui & eciam facri Canones fpiritu Dei 
conditi & tocius mundi reverencia confecrati vigilanter distinguunt & re- 
fìum effe aput dominum & omines proclamant quatinus potestatem abeat 
Episcopus de propriis ficut voluerit indicare vel quibus voluerit derelinque- 
re ne fub ob tento ccdeik res Episcopi profcribantur • Xdcirco ego qs 



312 

Vvihbodus fanfle Pannenfis Ecclefie Eptscopus prò remedlo ammarum Kt* 

![ttin adque Imperatorum qui nunc fune adque qui venturi Deo favente emnt 
eu prò remifTione peccatorum meorum & patris & genitricis mee feu quon- 
dam fratrum meorum Rodulphi videlicet, & Geroini feu Ote connate mee 
feu relicorum meorum confanguineorum fecundum legem mea dono tra- 
do confero cedo prefente die tibi Vulgunde que Acia vocatur Deo di- 
cate confanguinee mee idest homnes res meas capellas cnrtes maffaritias 
cum cafis terris vineis pratis filvis ripis rupinis a(}uarumque decurfibus mo- 
iendinis divifum & indivifum mobile & immobile c^ue dici aut nomina- 
ri potest cum homne fuperioribus & inferioribus fuis tam in montanets 
iocis quam planis omnia & ex omnibus totum in integrum quas abere & 
poflldere vifi fum rum in finibus parmenfis regienfis motinenfis placenti- 
nis laudenfis papienfis mediolanenfis comenfis vel ubi ubi in finibus Ita- 
lie tufTie remarne feu ecia in Marchia Berengarii adque in toro Regno 
Italie que meo jure pertinet aut poflfefla vel pertinente inventum fuerit 
per quemvis ordine totum in integrum cum familiis ntriufque fefTus & 
cum extromentoros cartarum tam de dona Regum adque Imperatorum Yel 
prò quacumqne cripcionem mihi advenerunt tibi fuper infrafcripta Vul- 
gunde dono trado cedo & per prefentem cartula pagina judicati confe- 
ro & de meo jure in tuo jure dominio transfundo abendi polTidendi or- 
dinandi & faciendi quidquid melius fecundum Deum previderis eo vide- 
licet ordine judicamus statuimus difinimus ut post tuum diceffum & obitnm 
prefenti die omnes fuper infrafcriptas res & fustancias per fuper infrascrìp- 
tas locas ex integro cum monimen cartarum per tua ordinacionem & difpo- 
ficionem deveniunt ad Canonicos Sacerdoces vel relicum Clerum Sanale Par- 
menfe Ecclefie jure proprietario abendi pofTidendi fruendi tam in fuorani 
ufus quam in pauperorum jure perpetuo idefl hominibus bis facerdotum vel 
clerum qui in ipfa mater Ecclefia Parmenfis deferviunt & domino mi- 
litant non feculo nam statuimus non in alios ufus transferendum vel co- 
modo maletraél<indum aut beneficialio nomine alieni dandum Ut volumus 
ut ipfi Canonicis & relicos cleros qui ex ordine teneant fuper ipfis rebus 
fuperius compreenfis & faciant ad eorum utilitatem comodo melius previ- 
derint ut domino & ominibus acceptalis fmt quatinus devocius prò anima- 
rum fuprafcriptorum tam Regum quam Imperatorum remedio Uu prò me 
peccatore adque prò te vel fupra infrafcripta parentorum meorum dominam 
exorare valeant ut illorum intercefllonibus adjuti in diem judicit falvi & 
liberati effe mereamur & ilare cum omnibus ad dextris Dei & audire iliam 
vocem Domini dicenti venite benedici patris mei percipite regnum quod 
vobis paratum ed ab origine mundi adjuro enim oc conteftor vos omnes 
crifliana religionis deditas per mifteria nativitatis paflionis refurreftionis a- 
scenfionis & per judicium futurum Jefu Chrifli fi remifllonem peccatomm 
veftrorum adquifire cupitis prefentem mea inditutionis ordinationem prò 
onore mei facerdocii nec in magna nec in parva violare prefumatis ne 
morteni quam anania & faphira in corpore experierunt ipfis quecumque fece- 
rint experiamini in anima aut cum ilio qui regulam auream & palleam coc- 
cineam furatus eli extermi nari mereami ni . Precor eciam & fupplico vos dom- 
ile papa vel domne imperator feu preful ravenatis qui prò tempore fiieritis 
ut m homnibus illorum Canonicorum utilitatibus & neceflltatibus extote 
tutores & confolatores adque quam aliter condatutum eft facere voluerìnt 
pugnit^res ut nofbra inilitucio vel ordinacio & despudcio ad omnia fuper 



31? 

infrafcripta in faa maneat firmitatem cum ftipnlacionem fabnixa. Et ber* 
gamena de terra ledavi & benedigli Not.^ aa confcribendum dedi adqoe 
rogavi in qua finnans & teftibos obtali roborandom. A6tttm Parme* 

t Vvihbodus Episcopus in hoc indicato a me fado ss. 

- ' Ego Sigeberttts rogatus testes ss. 

' * Ego Lampaldo rogatus et. ss. 

t Ego Adelberto Scavino rogatus me tede fubfcrìpfi* 

' - Ego Ad^lmanno rogatus teft. ss. 

" Ego Armannus rogatus ss^ 

Signum tt mm. Everardi & Adelgifi falicbis teftes. 

Scripfi ego Benediftus Not. podradita compievi & dedi* 

XXXV 

Dalt Archivio Capitolare di Parma Sec. IX 
N. XXVII Copia antica. 

n nomine fanAs & individue Trinitatis • Arnulphus divina favente de- Prìvire. 
mentia Rex . Si fidelium noftrorum pio af&é^ui confulimus j paternum mo- g»o ^«' 
rem fequimur, & alacriores eos in noflrum fervitium reddimus. Quapropter ^^ifo'^ii 
notum fit omnibus fìdelibus sanéls Dei Ecclefis , noflrisque , pFsfentibus vescovo 
fciltcet & futuris » quia Vvibodus venerabilis Episcopus adiit exceilentiam Guibodo. 
noftram per Atronem sanflas Magontina Eccieux Archiepifcopum , & di- 
leélum confiliarium noflrum, quatinus de omnibus fuis proprietatibus in 
fmgulis locis vel pagis Italiae , Tufcix, Spoleti . atque Romania, per inlbu- 
menta Cartarum & Praccepta antecelTorum noftrorum, & per enfiteofis ac 
libellos , feu per quemvis ordinem acquifitas, aut in antea Deo propitio 
acquirendis , noftro ei concederemus arque confirmaremus Praccepto • Cujus 
precibus ob devotlonem & fidelicatem ejus afllènfom prsebentes, concedimus 
arqire in perpetuum confirmamus eidem Vvibodo Episcopo, ve! cui ipfe 
fignifìcaverir , Abbatioiam in fìnibus comenfibus, qu2e dicitur Monafterìum 
Vetus, in honore sanéls Dei genitricis Marìse: feu & Currem Corniolum 
in fìnibus Tufcis: atque Corticellam, qu£ dicitur caput Parioli; feu & 
Saluciolas, quam ipfe cum. omni integritate per praeceptnm Avunculi no- 
ftri Karoli acquififTe dignofcitur in fìnibus Parmenfibus, fed aliud, quod 
ibi pertinet ad Comitatum reddens. Nos tantum ipfam Corticellam una 
cum Silva, & prato uno tenente, quae eft capite uno in Syfterione, alio 
in Lacu oui dicitur Majorè, tertio latere in Formulafco, & via qus 
pergit ad dellam Sanfìi Silveftrì, quarto latere tenente in Bajolano: hano 
Corticellam cum manentibus decem concedimus & confìrmamus • Similiter- 
ue Cafale, quod dicitur Ballonum, cum omnibus pertinentiis fuis, feu 
e discretos nnes, & juxta quod jara di£lus Pontifex in canonicos ufus 
prò remedio animae domni genitoris noftri erdinavit. Nec non etiam per 
noe idem Prasceptum ex noftra pleniflìma largitate jam diAum Prasfulem na- 
bere ftatuimus in Comitatu Parmenfe fortes quatuor: imam ex ipfis eft fìta 
in Infula, qus dicitur Barco , qua? fìt laborata & direAa per Leopertum & 
Ampertum atque Jordanum libellario nomine. Cui cohacret ex una parte 
Pttlifìno , & ex aliis tribus partibus iiuvius Pa£ : caeterae autem adjacenc in 



3H . 

Infula, quaedicitur Sacca, quae fiunt dlreAe per Stradevertum , Dominicutni 
Leonem , & Alexandrum , atque Domn'mum , (ìmiliter ribellarlo nomine . Eo- 
dem etiam modo illi concedimus atque donamas in ipfo Gomitata Parmenfe 
pecias duas de Silvis, quarum una eiì polita in jam diéU Infula, qux di- 
citur Sacca, quam cum tetris, Paludibus, atque Piscariis ei in integruni 

Serdonamus. Cui cohaeret ex uno latere Budria, ex alio latere Silva SanAi 
etri , a tertio latere Portum de Albaritulo , & ex quarto latere fluvius Pa* 
di. Altera denique pecia de Silva ed fita in Gajo de Soranea, tenente z ca- 
pite uno in Palatone ufque in Taro , aliud caput in Pado , tercium caput in 
Taro, a quarto latere cutrit via publica, quae tenet caput in Paiasione, & 
FofTa Guittaldi ufque ad Lacum SanAi Secundi , revertente ad argtnem uf^ue 
in Stlvam de Stagno, & inde ufque ad fupradiélum Lacum. Infuper etiam 
& omnes alias terras, res, infulas, cafas, malTaricias, familias atriusque fé- 
xus , cum omnibus rebus , ad eas pertinentibas , & quaecumque a tenoporibus 
bone memoriae Confobrini noftri Lodoici Imperatoris, necnon Genito- 
ris noftri Karlomanni , atque Avunculi noflri Imperatoris Caroti : quicquid 
etiam per teiìamentum Cartarum tam per emphiteofis , & per libellos quam 
per alium confcriptionis vel conquifitionis titulum vel ordinem conquifi- 
▼it, vel in antea Deo annuente acquifere potuerit in fmgulis finibus Ita- 
liz , Romaniae , Spoleti , & Tufciae , vel in omni ftindo & loco tocius di- 
tionis Regni no(tri, tam de noftrorum anteceflbrum , quam etiam de no- 
Aro jure proprietario, fecundum confcriptiones earum rerum & faculta- 
tum tam Frxcepta quam omnia indrumenta, monimina, inftitutionem quo- 
tane elemofina; lux concedimus & in perpetuum confirmamus; ut per ante- 
riora Prascepta , & per hanc noftram auéloritatem habeat , teneat , pofTideat 
& faciat quid aut qualiter placuerit, tam ipfe, quam cui dederit vel fi- 

Unificare voluerit. Si quis vero, quod minime credimus, contra hoc no- 
rae conceffìonis feu donationis vel confirmationis Pracceptum cujufcumque 
ordinis aut dignttatis perfona, ex omnibus fupradidis vel comprehenfis fé 
intermittere in roto vel in parvo praefumpferit , & hanc noftram auAorita^ 
tem irrumpere non f^rmidaverit , fciat fé compofiturum tri^inta libras ar- 

fenti meri jam dido Vvibodo venerabili Epiicopo , vel cui ipfe dederit , 
e poft multam folutam; ha»: noflra auAoritas firma & fiabilis ad omnia 
fuprafcripta in perpetuum perroaneat. Et hoc conceffìonis feu donationis 
atque confirmationis noftrae Praeceptum per cunAa futura faecula inviolabili- 
ter in Dei nomine obtineat vigorem • Et ut verius credatur , & diligen* 
tius obfervetur, manu propria confcribere, & anulo noftro figillari praece- 
pimus. 

Signum Domni Arnulfi inviAifllmi Regis • 

Winghie Cancellarìus ad vicem Tecmari Archicapellani recognov! . 
Data XV. Kalendas Mai, Anno Incamationis Domini DCCCXCIIII. 
Indizione XII. Anno Regni Arnulfi Regis in Francia VII. 
AA\xm Yporegtas feliciter. Amen» 



3^9 
XXXVI 

Dair Archivio Capitolare di Parma Sec. IX N. XXX 

Originale . 

In nomine fan£lae & individuai Triniratis. Lambertas divina favenre de- 8pS 
mentia Imperator Auguflus. Convenir Imperiali arbitrio, ut Sacerdotum Lambert 
Deo famulantium res jufte quocumque modo adquifitae, ita ab ipfo corro- ^^^^^^l^ 
borentur, ut poftmodum a caiumniofis & pravis perfonis nequaquam aufer- confcrm» 
ri poffìnt . Igicur omnium fideiium Sanflas Dei Ecclefix , noArorumc^ue prx- ai CapU 
fentium fciiicet & fututorum comperiat iblercia, quod Canonici Sanélas colo òì 
Parmenfìs Ecclefiae per Amolonem venerabilem Epifcopum , Archicancella- ?■*""** *• 
rium noftrum petierunt noftram clementiam, ut Ecclefias, Capellas, Cur- „°°J^i*" 
tes cum Malfariis & omnibus ibi adhaerentibus vel pertinentiis , in finibus Vcscoto'' 
Parmenfis & Regienfis Parrsechiae fitas , quae quondam a Vvihbodo Parmenfi Guibodo, 
Episcopo, & Vulgunda Deo dicata pofTeflae, & in illorum dominio deten- e di Vui. 
XX prooantar, & lecaiiter in potevate przdiAorum Canonicorum quocum- &^^^* 
que modo , aut undecumque devolute per pagi nam fcriptionis nolcuntur, 
noftro eas corroborafTemus & confìrmaremus ediélo. Quorum petitionibiis 

Ero aflfeólu prò omnipotentis Dei, & ejufdem Genitricis beatae Marìse deb- 
ito amore confulentes juflìmus'eis hoc noflrum fieri Prseceptum , per quod 
tam Ecclefias , Capellas , quam Curtes cum MafTariis & omnibus fibi Tub» 
ditis & pertinentiis in finibas Parmenfis & Regienfis, vel in cìrcuitu lo» 
catas, quas Vvihbodus Epifcopus & Vulgunda Deo dicata in jus & do* 
minium per paginam fcriptionis & legitimam vefiituram habuifie & te- 
nuifie diaofcuntur , & de ipfis videlicet Vvihbodo Epifcopo & Vulgun- 
dac, quomodocumque aut undecumque per legitimam firmitatem & fcriptio- 
nem m dominio & potevate ipforum Canonicorum integriter pervenifTe 
manifefium ed, noftra Imperiali aufloritate in integrum, ut dignum ed, 
pracdiéìis Canonicis firmamus & confervamus , ficut ab ipfis Vvihbodo & 
Vulgunda eis tradita? funt: ut nulla magna parvaque perfona temere in 
parte vel in toto fé intermittere prcfumat abfque legali judicio» vel Sacri 
Palatii ditiinitione . Si vero quifquam invafor aut temerator hanc noftram 
auftoritatem parvipendens praefumptiofe violare tentaverit, cognofcat fij fc- 
cundum Capitularc noftrorum anteceflferum Regum & Impcratorum diftrifle ' 
judicandum, & infuper folviturum triginta libras auri optimi, medietatem 
Palatio nodro & medietatem ipfis Canonicis , auibus violentia illata fuerit • 
Verum ut hacc noftrae conceilionis veritas ftabilius certiufiaue credatur & 
obfervetur , manu propria fubter firmavimus , & anuli noilri impreflfione 
infigniri iuflimus. 

Signum Domni Lamberti Sereniffìmi Imperatoris Augufti • 

Englinus Cancellarius jubente Domno Lamberto Imperatore recognovt 
& fubfcripfi . " L. 4f S. 

Data VI. Kal. Au^ufti, Anno Incarnationis Domini DCCCXCVIIII. 
Domni quoque Lamberti piififimi Imperatoris VI. Indizione I. {a) 

Aftum Papiae Urbe Ticinenfi, in Dei nomine feliciter. Amen. 

^ (a) Il Muratori , che aveva già dato fu(v Annali, che qui fu usato TAnno Pisano cor* 
ri questo documento 9 fa riflettere ocgli riipondente air anno conuAt 8yS. 



^16 

XXXVII 



Dait Archivio episcopale di Parma Sec. IX N. XXXIII 



Originale. 



^ Xn nomine Domini noftri Jefu Chridi Dei sterni. Berengarius divina faven^ 

'P9 te clementia Rex. Decet noftram pietarem pracdecefTorum noftrorum trami- 

remcar^o" ^^ ^*^"* » ^ maxime Ecclefiarum utilitates rcformarc , quatenus eos raerea- 

prmlL ^^^ habere apud Dominum intercefTores , qui in prxfenti fsecuio nos co- 




Fonuna^ Comitem , dileflidimos fideles noflros CuggefmTe noftras Sereoitati , quatenus 
bsoccoU. prò divino intuitu duas Cortes, (]uas vocantur Saluciola & Evorìano, cum 
omnibus pertinentiis & adjacentiis , feu familiis fuis prifco tempore perti- 
nentes de Comitatu Parmenfi , quas quondam Karoins Imperator ConluprU 
nus prasdeceflbr nofter Ecclefias beati Nicomedis , quae ed in Fontana- 
broculi , per fua Prscepta noftra autori tace in ipfo f anelo loco confir* 
maremus. Quorum precibns libenti animo annuentes decrevimus ira fie- 
ri. Confirmamus igitur eidem Sanili Nicomedis Ecclefias prasfatas Curtet 
cum omnibus pertinentiis & adjacentiis fuis in integrum, manfis videlicec 
▼eflitis , atque abfentibus , tetris , vinels , campis , pratis , pafcuis « Clvis i 
montibus , vallibus , planiciebus , arboribus pomiferis & infruAuofis , 
aquis, aquarumque decurfibus, feu molendinis, Cfapeila Quoque in ipfa ter- 
ra QonftruAa familiis etiam utriufque fexus, fervis, anciflis, & aldionibus , 
omnia omnino cum judiciariìs quscumque dici vel nominari pofTunt, anx 
;u(le & legaliter ad ipfas Curtes pertinere nofcuntur. Przcipientes jiu>e- 
mus, ut nullus Judiciarias poteftatis Dux» Marchio, Comes, Vicecomes, 
Sculdaiìus , Locopofitus , aut quislibet Retpublicae Procurator , neque ali- 
qua perfona cujufcumque ordtnis aut dignitatis, parva vel magna, ex eisdem 
rebus quoquo modo se intromittere , aut deveftire praefumat (ine legali jii- 
4IÌCÌ0: fed liceat Re£lori pracdiéli fanali loci ad partem ipfius Ecclefias om- 
nes easdem res iure proprietario perpetuis temporibus pofTidere , & quod 
Reélores providerint ad ejusdem fanAi loci utilitatem peragere remota to- 
tius poteflatis inquietudine . Si quis autem , quod minime credimus , hoc 
noflras pietatis & confirmationis Prasceptum quandocjue infurgere tempta- 
verit, iciat, fé compofiturum auri optimi libras trigmta, raedietatem pa- 
latio noflro, & medietatem parti ipfius Ecclefias. Et ut ab omnibus venus 
credatur, & diligentius obfervetur, manu propria roboratnm anuli noftri 
impreffione fubter jufTimus sigillari. 

Signum Domni Berengani gloriofifCmi Regis. 

L. * S. 

Martlanus Notarius ad vicem Petti Epifcopi & Archicancellarii reco- 
gnovi & ss. 

Data Vili. Idus Martii Anno Incarnationis Domini DCCCXCVIIIL 
Domni autem Berengarii gloriofiffìmi Regis XIIL Indiótione II. 

AAum Papias in Dei nomine feliciter • Amen • 




317 
XXXVIII 

DaW Archivio Capitolare di Parma Sec. X N. VII 

Originale ^ 

JLn nomine Domini Del & Salvatoris nofirì Jefii Chnfti anno domtnicae P^? 
Incarnationis DCCCCXIII & anno domni Berengarit gloriofiffioit ^^gis ^[j*"^ ^jj 
vìgefimo feptimo menl'e Aprili Indie. IL Quia ego Helbuncus fanfìas: Par- £ibungo 
nienfis Ecclefise indignus Epifcopus. confiderans & cotidie prx oculis^ habens Vescovo 
caducam hujus fasculi vitam & qualitet omnis cara viam fuam corrupit ut <** ^*i* 
non qus Domini fuor fed mundi & fua defideria diligane » Ideo ratum "'^* 
duxi ur dum fpiritus hos regit artus & mens in fua ratione vigec aiiaque 
dona & munulcula ex bis qux divina lar^iente mifericordia nimio labore 
& fudore acquilivi fanflse Matrl Parmenfi Ecclefiae ad honorem omnipo* 
tentis Dei fanAxque Det genitricis femper Virginis Maria: dominx videli* 
cet mes, aliorumque SanAorumi quorum facra. corpora in hujus Ecclefia? 
premio requierunt prò falute & remedio animac^^ meac: parentumjque meorum 
humiii & fupplict devocione ofieram fciiicet fub tali con>uratione & dete- 
flatione qualis fubter legitur. Dono itaque cedo oftèro atque rrado a prs- 
fenti die per hujus judicatl tedanjenrum ipfì fan^x Matri Parmenfi Eccle- 
fice Textum Evang.eliorum operatum ex rabulis meis eburneis & Cuitellis 
meis aureis ornatum tu circuitu auro & argento & gemmis • Calicem Oni- 
chinum I. mtrabiliter operatum. cum aura & gemmis pretiofis.. Patenam 
auream habentem in medio> Onichinum optimum & in circuitu fmaito de* 
coratum. Caralem aureum L Cuneos aureos III. Filafìerium quod fenior 
meus domnus Berengarius piifHmus Rex mihi dedit cum auro & gemmis 
& margaritis ornatum & in medio habens berli lum cum smalto. Crucifì* 
xum crucem auream grecifcam cum smalto habentem ex una parte vultum 
fanflat Marix . Duas alias Cruces aureas cum smalto qux habent ex una 

E arte vultum Domini ex altera fanAl Michaelis.. Cruceni auream I- ha- 
enxem: ex una parte vultum Crucifixt argentei & ejc altera parte vultum 
ian£b^ Maria? & Apoflolorum. Crucem aureani habentem vultum Domini 
CrucLfixt cum gemmis ac margaritis. cum flipite- fua vitrea viridifTìma & 
in circuitu auro ornata . Crucem auream cum gemmis & margaritis haben- 
tem in media criftallum . Crucem unam argenteam grecifcam habentem ex 
una parte vultum Domini ex altera parte vultum (slii&x Maria^ & llat in 
fceptro argentea deanrato ^ Crucem auream grecifcam I. quac habet de una 
parte vultum Domini & ex altera fanAe Mariae.. Sunt Infimul Cruces VIIL 
Filadlerium onichineum operatum ex utraque parte auro & in medio ha- 
bens Crucifixum eburneum * Filafterium cum aura & gemmis & margari- 
tis & crifìallo & ex aftera parte smaltum & in medio bizancium .. Sunt 
Filaó^eria III. Ampullam criftallinam I. ornatam in circuita auro & marga- 
ritis . Altare cum preciofis Reliquiis & ornatum in circuitu argenteo-. Urceo- 
lum cum aquamanile fuo argenteum. Sìtellum argenteum I. Scutcllas ari»en- 
teas II. Ccimifium operatum ad miflant canendam cuni auro pprarum. Tu- 
nicam dialbitinam optimam cum auro parata m. Planetam diafperinam opti- 
mam . Gafuas diacedrinas II. un.im valde bonam & alteram optìmam. Ca- 
fulas II « optimas de diarodano unam bifaciem & alteram puram. Cafulaok 



5'^ 

?[iiamv!s peccatoris fequatur veftigia. Conteftor «rgo & Iterum adjuro voi 
uccefTores meos & omnem hominem per Patrem & Filium & Spirìtam 
Sanflum fanflam & indlviduam Trinitatem & per choros angelorum ar- 
changelorum patriarcharum prophetarum & apoitolorum marryrum confeiTo- 
rum virginum omaiumque fanélorum & eledorum Dei ut hsc pracnomU 
nata munufcula quae ad honorem omnipotentis Dei & omnium Sanélorum 
devota mente optuli numquam per tempora ab hac Ecclefia tollcre aut 
ttfurpare temptetis fcientes ex hoc fi feceritis vos ante tribunal Chridi ad- 
dante ibi domna fannia Maria in tremendo die judicii mecum habituros 
ratiooem • Et ù quihbet tantas prxfiimptionis cantsque temeriratis infufre- 
xerit qui nec Deum timeat nec hominem revereatur & aliquid ex his quas 
Deo lanélxque Dei genitrici femperque Virgini Maria? cazterifque Sanélis 
& eleélis Dei qui in hoc tedamento prsnotatis devote optuli tollere prae« 
fttmpferit inter facrilegos & Deo rebelles computetur & ab omnibus chri- 
ftiams infamis habeatur dojiec refipifcat & reddac atque reflauret univerfa 
qus Deo & fanébe Maris maio ordine abilulit. Unde quatuor faujus mei 
teflamenti exemplaria Icribere feci* Unum quod iit in telìimonio in palatio 
ricini regio aliud in epifcopio piacentino tercium in Regienfe quartum 
in Motinenfe. Ut & per gloriofi/Iimi Regis fenioris mei Domni JBerenga* 
rii ejufque AicceiTorum auàoritatem pontificumque praedidarum urbium 
fandionem mei propinqui & fideles tam clerici quam laici filiique Ecclefiac 
ca qax ablata fueriut liberius exquirant . 

Helbuncas Epifcopus in hoc tedamento a me fafto s* 

t Friderici Vicedomini ss. f Adalbertus presbiter ss. Stephanus presbU 

ter ss. t Petrus presbiter ss. fienulfus presbiter ss Ego ArnigiAis 

Archipresbiter ^s. f Ardievertus Archidiaconus ss. Azo Diac. & Prepofi- 
tus ss. t Aribertus presbiter ss* t Daribertus presbiter ss. Andreas presbi- 
ter ss. t Guido presbiter ss. f Anfelmus presbiter ss. Gambertas indignus 
presbiter ss. Andreas presbirer ss. Arado presbiter ss. Donum Dei presbi* 
ter ss. Hidelbertus Diac. ss. Araldus Acolitus ss. Liutprandus Diac. ss» 
Perros Diac. ss. Ego Stabilis presbiter ss. f Madelbertus presbiter ss. Do» 
minicus presbiter ss. Urfus presbiter ss. Adbertus presbiter ss. Doraninus 
presbiter ss. Erembertus presbiter ss. Odelbertus presbiter ss. Saxus presbi- 
ter ss. Ego Johannes presbiter ss. Adelbcrtus presbiter ss. Trulbertus pres- 
biter ss. Petrus Diac. ss. Angelbertus Diac. ss. Martinus Diac. ss. Paulus 
presbiter ss. Madelbertus presbiter ss. Anfpertus presbiter ss. Leopraadus 
presbiter ss. Arifredus presbiter ss. Jeoperto presbiter ss. \ Ego Ifelbertus 
presbiter ss. t Ego Rodeprandus presbiter ss. Urfus presbiter ss. Teutulpus 
presbiter ss. Ingelbertus presbiter ss. Reidulfus presbiter ss. Adelmannus 
presbiter ss. Ego Undelprando Scavino rogatus ss. & teflis . Benediflus Sca» 
vino rogatus ss. Petrus Scavino rogatus ss. Ego Gifelberto Not. ss. Sign* 
manus Bivini vafTalii. f Ego Madelberto Not. fubs. Adelbertus presbiter ss* 
Adelprando presbiter ss. f Hildeprandus fubdiac. fubs. Adelmannus presbi* 
ter ss. Allo presbiter ss. Adelbertus presbirer ss. Grimaldus presbiter ss* 
Johannes presoiterss. "j* Sunimperto presbiter ss. Ripertus presbiter ss. Rim- 
prando presbiter ss. Sign. Helmerici vafTalli • Sign. man. Frammulfi • Sign. 
xnanus Alcherii. Sign. man. Ganiperti. Sign. man. Johannis . 

Ego Naadulfus fubdiac* hoc tedamentum juflu domni Helbunci Epis* 
copi ss. 



320 

XXXIX 

Dalt Archivio Capitolare di Parma Sec. X N. XII 

Originale • 

9x8 Jn nomine Domini Dei S Salvatoris noftri Jefu Chrifti. Berengarius divi- 

gtMona^ n<i ordinantes providcntia Imperator Augufto anno Imperli ejus cercio men* 

ca vende ^^ febniario IndiAioae fexta (^a) . ConfUt me Lamperga veflem fande re* 

aPecrone ligionis velamen indura abirarrice infra civit. parmenfe ^ui lege romana 

^'*" K^ ^^^^ ^ ^'^* quondam rimedinde vindo & ad prefenti die trado tibi pe- 

^""^j.q" troni presbirero & filio quondam teuperti cmtore id funt integrum faUrìo 

racoriodl ^^ c^s vel terra Cub ipfis cafis & vacua terra una tenente jure mea que 

San Quia. £(l polita infra civit. parmenfe que ed ad finis ab ipfis cafis & terra da 

^^' una parte da mane de hered. quondam Adalberti niarchioni & que fuit 

quondam Job. fcavino da pirte da fera que fuit ipfi Job. tercia parte da 

medio die muro publico quarta parte de fupt. via publica live quod alti 

funt adfines fimilirer vindo & trado .ego qui fupra Lamperga tibi infra* 

scripto Fettoni presbitero id ed in integrum Oratorium illun ^ui ed pò* 

fito foris muro Cfivit. Parmense qui ed ad honore fanéli^ Quintini cum ca* 

fis & terra feu molino & aquario &, ripas adque vinea in integram ibidem 

uno tenente feu & vinea oc terra illa in loco & fundo qui dicitur platea 

calderaria in integrum ad(}ue cafis & omnibus rebus illis quod habere & 

Eoffìdere vifa fum in locis & fundoras qui dicitur purpuriano macino de 
aganciola cum fuorum pertinenciis adqu« in cirliano feu & unacum^ue 
movilia illa que mihi que fupra Lamperge ipfis fafis & rebus vei movili* 
bus per cartula advenerat de Stephanus presbicer de eadcm Civit. qui fuit 
confanguineo &c. . • • Et recipi .ego que fupra Lamperga prò omnibus 
istis &c. ... in argentum & fpecies valentes libras vig.nti & quatuor fé* 

aitum precium &c. . • . AAum Parma Scripfi ego Gaufo Not* 

podradita compievi & dedi • 

XL 

Daìt Archivio Capitolare di Parma Sec. X N. XIII 

Originale . 

Axdinao . nomine Domini & Salvatoris nodrl Jefu Chridi Berengarius divina or- 
VetcoTo J^n^nte providentia Imperator augudas anno Imperli ejus quarto die fexto 
di Brescia decimo menfe madio Indie, feptima^ Oominus Ardingus reverentiffimus fan* 
^•OA ad ^ J)rexiaQenfis <ecclefias £piicopus cogitantes vel prxtradantes de miferi* 

■ 

('). Aggtungafi anche quefto tra i docu- nel Gennajo, come risulta da un* altra carta 

menci onde falsa dimoftraii TalTerziooe del pubblicata dal eh. Tiraboschi Stor. della 

PanegirilU di Berengario, ove lo preten* /?a^. di Nona-tola T II pag 97 » tempre 

de coronato Imperadore per la Pasqua del più confermata rimane la sentenza del Ma* 

916 Se nel Febbrajo del 91% correya Pan- ratori, che pooe la saa coronaxione al Na* 

at certo del tao Inpero > e m correTi fia cale del $%$ • 



3*^ 

cordia fanAa & prò merctde & remcdium anime mee vel oro anima Ste- Ariberto 
ianoni presbitero filio quondam Rimperti alias ordinator acfque difpenfator ^^'«"ca 
prò amma mea remedium prefens prefentibus dixi vita & mors in manu gu"^ 
Dei ed pTOinde confiderantes me de Omnipotentis mifericordia & integra parciene 
voitmtate mea volo & judico & per hanc «leam tradicionem vel inftitucio- dell'Ora, 
nem prò anima mea remedium ac fjoft meum verum difceffum per vuafo- ^^'^^ .^* 
nem de terra vel fiftuco notatnm etiam per cukello adque per ramo arbo- ^j^ . **" 
res jufta legc mea in qua vivo trado atque confirmo perpetuaiiter in te 
Artbertns clericus fideli meo adque bene iervìente & obediente tnihi volo 
ut tu Aribertus poft meum diceffum abere debeatis prò anima mea 
vel prò anima fupradifìi quondam Stefanoni remedium ideft in integrum 
cafìs & omnibus rebus illis fupflancìis adque familiis iilis qui fuerunt ipfius 
Stefanoni presbitero ut ipfe Stefanus presbiter fimiliter per fuum judica- 
tum mihi indituit adque confirmavit abere ad meam proprietatem five in- 
fra civirate parmenfe feo foris civit, vel ubicumque per fingulis locis & 
cafalis ad eadem pertinuiffet per 'qualecumque feu & oratorium unum qui 
eft ad onorem fanfti Quintini qui eft edificatum foris muro civit. Parmen- 
fe cura cafis & rebus ibidem pertinente cum molino & aquario ferinas ibi- 
dem pertinentem vel afpicientem ficut quondam eidem Stefanoni pertinnis- 
set fimul per cartulas vindicionis donacionis comutacionis tradicionis vel 
undecumque ad eum pertinuifTet infra civit. parmenfe foris civit. vel ubi- 
cumque (ingulis iocis & cafalis ibidem pertinentibus ipfe Stefanus presbiter 
mihi Ard'mgi Epifcopi per fuum judicatum inflitnit adque confiroiavit ad 
proprietatem abere leu infra ci vitate feu foris civit. vlnea ilia & terra in 
platea calderaria & oratorium unum qui eft ad onorem fanfli Quintini & 
cum cafis & rebus illis in porporiano cum fua pertinencia & cafis & rebus 
illis in vico giboli fimiliter cum fua pertlnentia & movilibus & immovi- 
libus q^ui fuerunt ipfius Stefanoni presbitero & ipfe in me per fuum judi- 
catum inftituit adque confirmavit abere ad meam proprietatem . • • • ipfum 
judicatum quod ipfe Stefanus in me emifit tibi cui iupra Ariberti clericus 
fideli meo a prefenti die poft verum meum dicelTum deveniac ad tuum jura 
& proprietatem abendum prò mercede & remedium anime mee vel prò 
anima fupradiflo Stefanoni presbitero • Et ipfis cafis & rebus vel fupftan- 
cias adque familias & movilibus dd. & decime ego qui fupra Dom. Ardin- 
gus Epifcopus .... ipfis cafis & rebus vel movilibus fecit & te qui fu- 
pra Ariberto poft verum meum diceflum tradicionem vel infti- 

tucionem intromittere debeatis ad tuam jura . . • . heredibus ac prohere- 
dibus meis contradiAionem vel reftricionem prò anima mea feu & prò ani- 

xna fupradiéìo Stefanoni presbitero unde nobis dominus in bonis 

partlbus meritis retribuat & nobis & orationes fieri facere debeat ipfo Ste- 
fanoni presbitero abfit futurum effe minime credat quod futurum vel infti- 
tucione a me faAa venire aut eam inrumpere • • . • voluerit • . • • • noti 
valeat vindicare quod repetit infuper fit culpabilies tibi vel cui tu ipfis 

cafis & rebus ve! movilibus fuperlus legitur dederit aurum Jibras 

quinque argentum pondera decem certus perfolvat & quod repetit vinda- 
cere non valeat fet prefens mea inftitucionem vel tradicionem omni tempo- 
re firmis & (labile permaneat cum flipulacione fubnixa omni mea vel oe« 
redum & parentum meorum repeticione cefTante & nec nobis liceat um- 
quam ullo tempore nolle quod volui , fet quod ad me femel faAum vel 
confcriptum efl omnia inviolabiliter coofervare promitto & hanc pergamc* 



I 



5" 

na cum atramentarlo mambus mels de terra levavi & Andrea clerìcus Nota* 
rius tradedit & ad confcribendum dedic adque pogavit m qua fubter con- 
firmans teflibusque obtulit roborandum • Adam in breselio fel. 

t Ardingus Epilcopus in hanc cartulam a me fadla manu mea ss* 
Sign. manuum Vvileinù & anrici qui legem ribuariam viveric rogati 
teftis. 

Sign. manuum Theoderici & odeirici fimiliter qui legem ribuariam vive- 
rit rogaci tedis. 

Sign. manuum Vvigerii & bemerici qui lege kngubarda viverit rogati 
tcflis. 

Sign. manuum Eremfredi & agoni vasallis ipCus jpontificis rogati teftif • 
Sign. manuum Adelberti & atoni filio quondam fietardi teftis • 
Sign. tn. Job. & Ueftani «miiiis romanis rogati teffit^ 
Scripsi ego Andrea clericus not. poftradita compievi & dedi • 

XLI 

D air Archivio Capitolare di Parma Scc. X N. XIV 

Originale . 

gto T . . . . 

Berenga- In nomine Domini Dei sterni. Berengarius divina favente clementia Impe- 

rìoimpc- nitor Auguftus. Si recolendae matri Ecclefiae necelTariam folaminis opem 

conferma ^'"P*^*"^"^ , eique noftr« proteélionis dexteram porrigimus , a Cbrifto , qui 

adAicar- ^c'^^i^ Tponfus ed, prò nac re nos fpecialiter lublimandos, minime dim* 

doVetco* dimus. Unde notum e(Ie volumus omnibus ejusdem Sanéhs Dei Ecclefic 

TodiPar- Fidelibus, noftrifaue praEfentibus ac futuris; qualiter interveniente Odeirico 

della twl g'^riofiflflmo Marchione noftro , Aichardus reverendifflmus Par menfis Ecclefe 

Càicsa. ^i^^ful noAram adiit celfitudinem , nostris optutibus oflTerens quidam Pne* 

cepra PnBdecefTorum noflrorum , Regum videlicet ac Imperatorum , quibus 

Domina: noflrc Dei Genitricis & Virginis Maria: SafilicaCf quas ipfius Par- 

menfis Episcopii caput eft . • • • donaria, mukipllciaque beneficia, ab ipfis 

ibidem collata, corroboraverant ; univerfas res quocumque modo eidem ve* 

nerabili loco ab animabus fìdelibus collatas, per quae etiam Praecepta inibì 

ftatuerant , ut fi vel fubeunte vetuftare vel negligentia , vel ignium impeta 

occupante, inflrumenta Carrarum deficerent, de rebus, unde eadem Ecclefia 

legitimam teneret vefìituram, nullus eam exueret, fed per vicinos & cir* 

cummanentec probatas per munimina & diversa inftrumenra Carta* 

rum polTideret. Quibus oblatis fuppliciter imploravit noflram mun'uficevi- 
tiam, ut noilras auéloriratis Praccepto roborare dignaremur, & eadem Prc- 
cepta, & quae ab ipfis Pra:ceptis • • • . videbantur. Nos quidem buiuAnodi 
petitionem ratam exifiimantes , id fieri annuimus, hoc noHrum Pragmati- 
cum fcribi jubentes , per quod eidem Parmenfi Ecclefiae tam eadem Prx- 

cepta, quamque univerla Cartarum inftrumenta res mobiles & im- 

mobiles, fervos & ancillas, Aldios & Aldianas, & omnia, quas ab Anre- 
cefibribus fuis, ufqne ad tempas ejufdem Aicardi Eprfcopi poffedit , & 

3uaecumque inpoflerum per fideles animas adeptura efl , conrfirmamus conce* 
imus^ ut teneat & poflideat, fruaturque jure perpetuo fine qua- 

iibet inquietudine, & • • • • ipfius Ecclefias munimina fiamma confumptrice 



3*3 

perlerint , ftatuimus ^ Dt de rebi^ fuis tamquam pars noltra publica per vi- 

cinos inquieflum • • • • Sr quis igirur hoc noftrar auAoritatis, couceOionis, 
& confirmationis Praeceptum infringere vel violare temptaverit, fciat fé 
compofiturum auri optimi libras centum, medietatem Camers noftras, & 
medietatem prxdiAo Aichardo venerabili Episcopo, fuisque Succefforibus. 
Quod ut verius credatur, & diligentius obferveturi manu propria roboran- 
tes, anulo noflro fubter infigniri jufTimus. 

Signum Donini Berengarii Sereniffìmi Imperatorls Augufti. 

Johannes Episc&pus & Cancellarìus ad vrcem Ardingi Episcopi & Ar- 
cbicancellarii recognovi & fubrcrìpfi. 

Data VI. Kalendas 0£ìobris y Anno Dominicae Incarnationis DCCCCXX. 
Domni vero Berengarii Screnìfirmi Regis XXVIII. Imperii autem fui V. 
Indiólione Villi. A6^am Papix, in Chridi nonnine feliclter» Amen. 

XLII ^ 

DàW Archìvio Capitolare di Parma Sec. X N. XV 

Copia antica . 

n nomine Sanélar 8c individua Trinitatls • Berengarius divina favente de- Bereng»» 
mentia Imperator Auguftus. Jufle quidem fofe credinuis, fi in EccleCarum rio in». 
Dei defolatione dexteram mifericordiae porrigamus , & eas noftro clipeo P^'^dj'* 
prote<f\ionis muniamus, & relevare fatagimus prò pace Regni, & futura ma- adAicar» 
nente mercede. Igirur omnium fìdelium Sanéìs Dei Eccledx, noflrorumque dovetco^ 

f)r2fentium femper & futurorum comperiat follertia, quìa Haicardus Sanòlae yodtPaiw 
^irmenfis Ecclefiac venerabilis Epifcopus, nofterque dileftus fidelis, per "* ^^.* 
Grimaldum & Odelricum illuftres Comites, & dileflos fideles noflros, no- cupcrtVc 
dram adiit clementiam prò eo quod peccatis ingruentibus divini flagelli re- i beni 
pentino tncendro CivitatU ejus Ecclcfia cum fua Canonica igne confiimpta perdaci 
cft, ubi inter cantera ornamenta quaidam. munimina ipfius Ecciefix, & prsfa- lt|?* *** 
tae canonicac heu proh dolor perierunr. Super quibus iderar Pncful depreca- co/*me». 
tus ed no Aram manfuetudinem , ut prò honore Sané^x Dei Genitricis Vtr- zq dei 
ginis Maris noflraequas anims mercedis intuirn , ipfius res , quarum mimi- giura- 
mina interierunt , taliter noftro corroboraflemus Edifto , ne a pravrs, aut ™«"t® » 
occafionariis perfonis ipfa Ecclefia vel Canonica, nec non & Plebes fibi ""^ce^J^f 
fubjeéìae in (uis rebus damnum paterentur . Cu jus precibus aures m'ifericor- aio" coni 
dìx, prout dignum fuit, inclinantes, prò af&^u confulimus, & hoc dam- sunti i 
num cum fidelibus noftris corepofiìbili indignacione pertraAantes , iuilimus <^.<H:umeih 
praelibato fideli noftro hoc noftrum fieri Prsceptum. Per quod ftatuimus & "* 
decrevimus, ut ipfa Ecclefia cum fua Parochia omnes fuas res, quocumque 
ingenio adquifitas , nbicumque fitas, de quibus haftenus inveftita fuit, per 
hoc idem noftrum Praeceptum kabeat & poffideat & defendat, tam per in- 

Juifitionem, (^uamque per sacraraentum adjuranre fuo Advocatore, ut eo 
ie, quando ipfum incendium repentinum advenit, fuprataxata Ecclefia 
corroboratas firmitates exinde haberet , & in fuo proprietario jure teneret • 
Si quis vero , quod minime credimùs , hujus noftri rrscepti paginam alU 
^uando infiriogere aut violare temptaverit, fciat fé compofiturum auri li* 



3H 

bras optimi fexaginta, medietatem Pafacio noflro, & medietafem ctdem 
Parmenft Ecclefi». Et hoc ut verius firmiufque ab omnibus credatur & 
obrervetur> manu propria fubter firmaates» anulo noftro infigoiii jjaSi^ 
mus . 

Sìgnum Domni Berengarii Sereniffimi Imperatorls. 

Petrus clericus & Notarìus ad vlcem jobaonis Caocellaril recognovi 
& fubfcripfi. 

Data Menfe Oflobris, Anno Dominicx Incarnationis DCX2CCXVI («) 
& Anno Imperli (^) domni Berengarii V. Indizione 0i*^ava. 

A^um (r). • • « • Curte Regia, in Dei nomine feliciter • Amea» 

XLin 

Dair Archivio Capitolare di Parma Sec. X N. XVI 
sembra Originale . 

911 In nomine Domini Dei arterni . Berengarius cTivina (avente cFementra hnpe- 
Berenga. r^tor Auguftus omnium fidelium Sanftx Ecclefiae noftrorumque praefencium 
xiSore^^" ^'^^^^'^^^ ^ futurorura comperiat folercia . Quia Canonici Sanélas Parmenfis 
c«fiférnì& Ecclefix noftram adierunt clementiam quatenus praccepta deceflbrum noftro^ 
al- Capi- rum & noftra in tpfa Canonica de iilorum rebus & tamiliis omifTa quas in 
colo di repentino incendia cremata noscuntur nos denuo ejufdem. res & familias 
PiriM le • ^jj Canonicis noflro confirmaremus edi^o . Quorum petitionibus pia affe- 
^^',^ ^u confulentes & eorum erga nos devocionem adtendentes jufTimus illis^ hoc 
noflrum fieri pracceptum per quod ipsos Canonicos & eandera Canonkani 
de ipfis rebus & ramiiiis noflra tinperiali auéloritate inveftimus (ìcut a 
noilns praedecefToribus invedici fuerunt & prarcipue ex rebus irllls quz de 
parte quondam Wibodi Episcopi & Vulgundas Deo dicati traditae & 
concefls iilis fuerunt & quz ab ipfìs Wibodo & Vulgunda pofleflae 
& detentae fuerunt • Nec non etiam orones res illas quas Berchta digna& 
xnemoriac Comitifb & Wifredus filius ejus inclitus Comes & canteri altU 
tonantem Dominum timentes homines in praelibata Canonica cootulerunt • 
Prxcipientes per hoc ^ noflrae imperialis auóloritatis pracceptum tam eadem 
praccepta quamque untverfa cartarum indrumenta omnefc]Jue res mobiles & 
immobiies fervos & ancillas aldios & aldionas & omnia quae a principio 
inftitutionis e}us a fidelibus quibuscumque animabus inibì coliata funt & 
quaecutnque inrpofterum per fideles antraas adeptura eft confirmamus concedi- 
mus & roboranvus tenere pofTidere ac fruì jure perpetua fine qualibet in- 
quietudine. Et quoniam quaniam^ ipfius Canonicas muntmina improviso ia>- 
cendii periculo periere flatuimus ut de rebus suis camquam pars noflni 
publica per vicino» incjueftum habeat • Si quis igitur hoc noftrae audorì* 

(d) Realmente nell* apografo noKra tts «tori Antiq, hai. Mei, Miti Tom- V DtM. 

■otato Tanno pCCCCXVI : nna convengo col éi col. %i€ ^ ma leggefi propsiaroentc nell» 

Mucatori ( cui la pergamena fu fatta ere* pergamena. 

aere originale ) dover vifi leggere 1* anno {e) Il luogo dove fu dato questo Dìploaw» 

DCCCCXX- non (i rileva bene . Fu malamente comoiii* 

(^) La voce ImftrU manca preCG» il Uu* cat» ai Mxinuori coti: Amurt Cunt Reffé . 



3^5 

tatls & confirmatioms & conceffìonis prxceptnm incingere vel violare tem* 
ptaverlt fciat se compofinirum auri optimi libras centum medietatem ca- 
mera noftxx & medietatem przdiAis Canonicis fuisqae fucceflbrìbus • Quod 
ut verias credatar, & diligentius obfervetur manu propria roborantes de 
anulo noftro fubter infigoirì jaffìmus • 

Signum Domai Berengarii SerenifCmi Imperatoris Augufti • ^ 
Johannes Episcopus Canceilarius ad vicem Ardingi Episcopi* & Archi- 
cancellarli recognovi & ss. L. i$* S* 

Data X* («) Kal. Mar. anno Dominicas Incamarionis DCCCCXXI. 
domni vero Berengarii Sereniflimi Regis XXVIII. (^) Imperii autem fui 
VI. Indie. Villi. AAum Mantua in Chridi nomine feliciter. Amen. 

XLIV 

Dair Archivio Capitolare di Parma Sec X N. XVII 

Originale* 

Jn nomine Domini Dei «terni. Serengarins divina favente clementla litipe- 
rator Augu(lus« Omnibus fideiibus San6l« Dei Ecciefis noftrifque prajfenti- ^^^ 
bus sciiicet & futuris notum effe volumus quia Canonici Sanftse Parmenfis tio ^Eil 
Ecclefias noftram petierunt clementiam ut lecundam quod nofler decedor perafdor^^ 
Carolus videlicet Imperaror iilorum proprietates & fubfiantiam a futs fide- f'^^^. ^* 
libus & a iure publico inlaesus per fuum effe flatuerit edidfaim eodem mo- ^"uJ^^jUJL 
do & nos prò animae noftrae faiute concederemus • Insuper & petierunt no- ^e per- 
ftram mifericordiam ut res iilorum de quibus in repentino incendio Civi- mette ai 
tatis aliquanta munimina perìerunt per hoc noftrum prasceptusi aut per in- <^aoi«ci 
ouistum aut per facramentum eas defendere concederemus ne. a caiumniofis ^{^f ^!^ 
oc pràvis perfonis dampna patiantur • Quorum petitionibus ' aftires noftraB ^V^^ 
pietatis accommodantes morem pracdecessorum noftrorum sequentes jnssimus fendere i 
eis hoc noflnim fieri prxceptum per quod consentimus & -concedimus illis loro beni 
ut nemo fidelicmi nohrorum aut iilorum homines aut quisquam de jure P«' °>^^ 
publico in iilorum domus & mansiones vel proprietates aut mansa per vim ^unmca* 
mtroire aut quicquam auferre vel redibitiones exigere aut iilorum nomines u>. 
diflringere ouoquomodo prassumant . Sed volumus & jnbemus ut a suis pa- 
tronis di(h-iéli justitiam adimpleant. De mnniminibus iliarum proprietatum 
in incendio Civitatis crematis perdonamus & concedimus tllis ut per hoc 
nostrum imperiale prasceptum eas teaeaat ac defendant aut per inquistom 
de nostra parte publica aut per sacramentum faciant quod eo die quando 
ipsud incendium snpervenit bonas & veraces sumitates de ipsis rebus iiacbe- 
bunt ut eas quiete ad iilorum jura tenebunr abfque ullius inquietudine Vtl 
fnoleftatione ., Si quis vero hoc noftras conc^fHonis & confirmationis prae- 
ceptum infi-ingere ve! violare praefumpferit , fciat fé compofiturum auri 
optimi libras quinquagint^ medietaten camerse noRrx & medietatem prae« 



(a) Una copia antica dello tteiTo PriyU anni del Regno segnati vengono così XXVIII 
legio legge XI. Kal. in vece di XXXIU. 

(^) Realmente nella pergamena nostra gli 

X z 



327 

ipfius canonice non contradixi nec contradicere quero quia cnm lege non 
polTum eo quod fcio quod parte ipfius canonice & bone memorie Vvibo- 
dus Epifcopus per annos triginta ad proprietatem . pofTeffì abetis & miht 

Boniprandi iudici nihii pertinet ad abendum nec requirendum &c 

Quidem & ego Jofepb Notarias ex juflìone infrafcripto Adalberti Corniti 
& iudicum amonicione fcripfi anno impera domni serengarii Deo propi- 
cio fexto menfe madio Indicione nona. 

Signum manus prediAi Adelberti Corniti qui ut fupra interfuit • 

Hludo jadex domni Imperatoris interfui. 

Gandelprando Scavino interfui &c« 

Seguono si tri tefitmonj • 

XLVI 

DaW Archivio Capitolare di Parma S€c. X N. XXI 

Originale . 

^n nomine Sanétas & individua? Trinitatis. Rodulfus divina favente clemen- ^?L 
tia Rex • Si fanAis & venerabilibus augmentum regio conferimus donativo ^ ^^ 
& apud Deum veniam promereri noftrique Regni Aabilimentum cxlitus f^^ta% ad 
tueri non diffidimus . Idcirco omnium fidelium San^ae Dei Ecciefix noflro- Aicard^ 
rumque prasfentium & futurorum comperiat univerfitas domnum Lampertura Veicovn 
ven. Archiepifcopum & Adelbertum gloriofiflimum Marchionem diiediiE- ^^^T? 
mos iideles nodros fuppliciter noflram exorafTe ciementiam ut prxcepta no-}^*,g'^^ 
ftrorum actecefTorum Regum & Imperatorum ^uibus Abatiam de Berceto chiesa, 
in honorem SanAi Remigii conflrudam in Comitatu Parmenfì cum omnibus 
suis pertinentiis per diverfa loca & vocabula infra itaHcum Regnum nobis 
a Deo coliatum adjacentibus juri & dominio Parmenfi Episcopio perpetua- 
liter donantes fubjecerunt nos quoque prò sterna remuneratione per noftraB 
conceffionis & confirmationis paginam roborare dignaremur. Quorum pre- 
cibus inclinati ad devotam fìdelitatem Aichardi ipfius Sedis ven. Prxlults 
attendentes hoc noflra; donationis & perpetua confirmationis praeceptum 
fcribi iufifimus per quod praenominatas fanéts Parmenfis Ecclefias practaxatam 
Abatiam de Berceto cum omnibus cafis & rebus mobiiibus & immobilibus 
cum curtibns manfis capellis vineis pratis filvis fialariis olivetis mirtetis 
cultis & incultis montibus valUbus planiciebus ripis rupinis molendinis 
pifcationibus fifcatis redibitionibus aquis aquarumque decurfibus cum fer- 
▼is & anciiiis aldionibus & aldianis utriufque fexus & omnibus q^uas dici 
aut nominar! pofTunt ad ipfam Abatiam pertinentibus vel afpicientibus 
fine aliqua diminoratione concedimus & perdonamus & perpetua firmitate 
roboramus. Ita fané ut nemo noftrorum ndeiium quifauam ei contradicere 
aut quoquomodo eum exinde fuofque fucceffores mofeftari aut inquietare 
praefumat. Sed cum ipfe praelibatus Aichardus pontifex quam hi qui poft 
eum in faspe difta parmenfi Sede prasfules e^titerint de eadem Abatia ha- 
beant poteilatem tenendi regendi atque ordinandi prout iUis meliu$ fecun- 
dum Deum vifum fuerit omni motestatione & inquietudine remota. Si 
quis autem hoc nostrae donationis & nullo in tempore violandac confirma- 
tionis prsceptum violare temptaverit C. libras aon oblimi componere co- 



328 

S^ur medietatem palatio nostro & medietatem faepe diAas ParmenC Eccle« 
quod Qt verius credatur diligenteraae. ab omnibus obTervetttr in per- 
petuum manu propria roborantes ex anulo noftra jufllmus infigniri. 
Sipnum domni Rodulfi piiffìmi Regis« L. ^ S. 

Hieronymus Notarius juflfu & pracceptione domnl Regis recognovi. 
Data II. Non. Febr. anno ab Incarnatione Domini noftri Jefu Chri/B 
DCCCCXXII. Indie. X. Regnante domno noflro Rodulfo Rege anno in 
Surgundia XI. in Italia !• Aaum Ticini Civitate In Dei nomine feliciter • 
Amen. 

XLVII 

DaW Archìvio Capitolare di Parma Sec. X N. XXII 

Originale . 

P22 -^^ nomine Sanftx & individuae Trìnitat>s» Rodulfus gratta facente divi- 
PrivUe- na Rex. Omnium fidelium fanftae Dei Ecclefiae, nodrorumque , prsfentium 
gio del fcilicet & futurorum comperiat follicitudo , quia venientibus nobis in Ci- 
Jf^* *"**: vìtatem Parmam , Canonici ipfius fanAae Parmenfis Ecclefiae per Adalbertum 
Capitolo ^i^c^^^u"! Marchionem dlleélum fidelem noflrum petierunt nofbam ciemen^* 
ai Par- tì^ni > quatenus Prxcepta deceflbrum noftrorum in ipfa Canonica de kilo- 
aia. rum rebus & &miiiis emifla, quae in repentino incendio cremata nofcun« 
tur, nos denuo easdem res & familias ipfis Canonicis aoftro confirmare- 
iDUS edi6lo. Quorum petitionibus prò afteélu confulentes, & eorum erga 
nos devotìonera attendentes julTImus illis hoc noftrum fieri Pracceptum, 
per quod ipfos Canonicos, & eandem Canonicam de ipfis rebus & (amiliis 
jìoftra Regali auAoritate inveflimus, ficut a nofiris PrasdeceflToribus inve* 
Aiti fuerant • Et precipue eos ex rebus iUis inveflimus , i)U2 da parte quon- 
dam Vvibodi Epifcopi, & Vulgundse Deo dicati, tradita & concefls illis 
fuerunt, & ficut ab ipfis Vvibodo & Vulgunda ipfas res poflefiz, & in 
illorum dominio tenuerant: nec non etiam rès illas, quas Berta dignz me« 
moriae Comitiva, & Vvifredus filius ejus Comes, & caeteri Deum timen- 
res homincs in przdiAa Canonica contradiderunt , praecipientes per hoc no- 
flrae aufloritatis regale Prsecefìtum tam eadem Praecepta, quanlaue uni* 
verfa • • • • omnefque res mobiles & immobiles, fervos & ancilfas> Al- 
diones & Aldianas, & omnia, qux a principio inftitutionis ejus a fideli- 
bus quibusque animabus inibì collata funt, & quaecumque in poflerum per 
fideles animas adeptura ed, confirmamus, concedimus atqne roboramus, 
tenere, poflidere, ac perfrui >ure perpetuo fine qualibet inquietudine. Et 
quoniam quasdam ipfius Canonicae munimina improvifo incendii periculo 
periere , ftatuimus , ut de rebus fu!s tamquam pars noftra publica per vi- 
cinos inquifium habeant, aut per facramenta eas defendant. Similiter eo- 
dem modo concedimus & confirmamus prxfatis Canonicis , morem Pracde- 
cefibrum nofirorum fequentes , ut nemo fidelium noftrorum , vel illorum 
homines, aut quifquam de parte publica in illorum manfiones vel proprie- 
tates per vim introire, aut quicauam auferre, vel de Manfis eorum ali* 
quam redibitionem exigere, aut illorum homines diftrìngere quoquo modo 
praefumat; fed volumus & jubemus, ut a fuis patronis diftriéli jufliciam 
facianc & «dimpleant. Si quis igitur hoc noftrac auftoritatis & confirma- 



'*9 . 

tionis & conceffìoms Prasceptam infrìngere vel viofare, aut in fupradiA'ts 
rebus fé intromittere temptaTeric , fciat se compofiturum auri optimi libras 
centum, medietatem Caxnerx noftrx, & medietatem praediélis Canonicis, 
fuisque fuccefloribus • Quod ut verius credatur , diligentiusque ab omnibus 
obfervetur, manu propria roborantes, ex anulo noflro juffimus infigniri, 

Signum manus Domni Rodulfi Sereniffimi Regis. 

L. * S. 

Manno Cancellarius ad vicem Gifelbertl Archicancetiarii recognovi & 
fubfcripfi . 

Data VI. Idus Decembris, Anno Dominicas Incarnationis DCCCCXXIL 
Domni vero Rodulfi piilfimi Regis in Italia L in Burgundla XIL Indi* 
£Uone X. (^a) 

A£lum Papiae, in Dei nomine feliciter. Amen. 

XLVIII 



DaW Archìvio Capitolare di Parma Sec. X N. XXIII 

Originale . _ 



Xn nomine Domini Dei & Salvatoris nodri Jefu Chrifti. Rodulfus gratta 
Dei Rex anno regni ejus tercio fexto Kalendas Septembris (é) Indizione 
undecima. Donna Agettruda olim imperatrice Deo devota anelila Chrifti 

3 ne fnit focia dive b. m. Donni Vvidoni Imperatoris ordinatrice ad(}ue 
ispenfatrice prò mercedem & remedium anime mee vel infrafcripto^ dive 
b. m. Donni Vvidoni Imper. vir mens prefens prefentibus dixi vita & 
xnors in mana Dei ed proinde modo confiderantes me Dei omnipotentis 
mifericordia & integra vofuntate mea volo & judico atque (tatuo prò mer- 
cede & remedium anime mee & dive b. m. Vvidoni qui fuit Imperator 
qui fuit vir meus in jura & proprietate Altario beati fanAi Remii quod 
ed edificato infra Ecclefiam beate fanAe Dei genitricis Virginis Marie £- 
pifcopio Parmenfe ubi ipfe donnus Vvido Imperator qui fuit vir meus pro- 
pe & ante ipfum altarium requiefcit id fiint in integrum maflTaricies dues 
juris mei in Comitatu Parmenfe una vero maffaricia non longe ad Sura* 
nea que ed pofita in loco & fundo qui nominatur Sciavi ouod per quem- 
dam JDagiverto malfarlo reAus vel laboratus fuerunt & moao regere viden- 
tur per Adreverto libellario nomine alteram maffariciam in loco & fundo 



Gelcnide 
Imper»- 
drice Ve* 
dora fon* 
da nella 
Canedra* 
le di Par« 
ma ilBe^ 
nefizio di 
S. Remi* 
gio. 



(a) Forse in^ questo documento legger do- 
vrebbeiì r Indizione XI entrata nel Settem- 
bre. Il Muratori negli Annali crede che 
rindizione X ivi segnata po& ^r credere 
dato il Diploma nel Dicemore del 911 , ma 
notandoti qui Tanno XII del Regno di Bor- 
gogna dopo etferfi notato l'anno XI nel Pri- 
vilegio antecedente spedito a' 4 di Febbrajo 
del 911, ognuno comprende come il pre- 
sente fi debba fiifiure come posteriore ali* al- 
tro. 

(fi) Se a* 37 di Agosto del 9%% era già 



entrato Panno terao del Regno Italico di 
Rodolfo» come questa carta dimostra > rile- 
▼afi che merita emendazione il Muratori 
negli Annali, ove sotto il 921 dice: appura 
to nel Siitemòre od Oitoèrt di queflo medtji* 
m# efln# ton io d* avviso , eh* ejfo Rodolfo ve^ 
nulo in Italia e impojfeffatofi di Pavia , quivi 
fifa eletto Ite dai Principi suoi par\iali. Pri- 
ma di que* due mefi del ^%t era già Re 
d' Italia ; e se non vanno errate le note 
Cronologiche di altri due docum^snti nostri 9 
poc^ ciurlo qualche tempo ayanci. 



s 



33^ 

Teudernifi fubtus Parlola qne per quondam Lovedeo maflario tefias vel la* 
boratas fuenint & modo regere videtur per Caduto in integnim infrafcriptas 
duas maflaricias tam cafis cum edlficiis luis curtis ortis areis claufuris cam* 
is pratis vineis filvis ripis rupinis ufìbus aquarum aquis aquarumque decor* 
_jbus omnia in integnim infrafcriptas res mafTaricias duas luperias nomina- 
tas in prenominatis locis & vocabulis cum fuorum pertinenciis ego infra- 
scripta donna Ageitruda imper. in iflo altario beati òanfli Remii dono ad- 
que trado & oflfero ficut dlxi per mercedem & remedium anime fuprafcrìp- 
torum Dom. Vvidoni qui fuit vir meus & prò anima mea unde òacerdos 
qui prò tempore in ipfo altario quale domn. Eicardus Epifcopus vei fuc- 
celfores ejus in ipfum altarium mifla canere ordinaverit faciat ipfe facerdos 
ex firugis & laboribus vei cenforas in ipfum altarium cenfum oc luminaria 
Julia qualitatem tempore fiierit & fuum uve poffìt & inde relieo quantum 
fuper ad cenfum & luminaria remanferit ad fuum ufum & vivendum faciat 
quidquid volueric prò mercede & remedium anime mee eo videlicet ordine 

Spod ù fuerint abfit fieri non cred. pontifex de ipfo episcopatum parmen* 
e vel partes fue Ecclefie ipfis rebus de ipfum altanum vel presoiterum 
quod ibidem prò anima mea ut diximus miniftraverit centrare ant retoUere 
vel minuere aut aliqua fuperimpofìta fecerit & non permiferit anc mea in* 
ftirucionem ordinacionem tradicionem permanere ùcnt fuperius leeitur tnnc 
llatim volo & judico in integrum ipfìs rebus deveniat ad jura oc proprie* 
tatem bafilice juris mee aue efl ad onorem Sanfti Nicomedis martiris Chri- 
fli que ed edificatum in loco & fkndo Fontanabrocoli & fi ec omnia pon- 
tifex vel parti fue Ecclefie conf«rvaverint nam vuoto & difcerno adque 
(tatuo & judico ut fi unquam ullo tempore ullius de hered. vel propinco 
meos per hunc meum judicatum inrumpere tentaverint aut ipfis rebus re* 
tollere aut minuere prefumpferìnt tunc componat pars ipfi altaris ipfis re- 
bus in dubio in conbmile locum & infuper argentum fol. ducenti & poft 
pena compofita une meum judicatum omni tempore firmis & ftabilem per- 
snaneat ficut fuperius legitur iicut diti prò mercede & remedium anime 
snee unde nobis dominus in bonis partibus mercis retribuat omnis meis vel 
heredum & parentum meorum repetitionem cefiante & nec nobis liceat nra- 
quam ullo tempore nollet quoa voluiffet quod ad me femel faAum vel 
confcriptum ed omnino inviolabiliter confervari promitto. AAum in Fon* 
tanabrocoli • 

Signum t m. Ageltmdi Imperatris qnt hanc pagina judicati inftitutto* 
nis feu ordinacionis fieri rogavit. 

Signum t m. ieseris ex genere francorum falicho teftis. 

Signum t m. Odiloni & vafus ipfius donne imperatris testis« 

Signum t m. Madelberti omo romano testis. 

Signum t m. Jacobpi de burgo sanéli domnini testis. 

t Boniprandus judex donni regis rogatus ad infrafcrìpta imperatrice 
fubs. 

t Ego Rimengauso Not, rogatus me teste fubs. 

Ego Rimperto Not. rogatus ad infrafcripta Imperatris me teste fubs. 

Script ego Agimperttts Not. posttadita compievi 6t dedi • 



XLIX 

Dair Archivio Capitolare di Parma S^c^ X. N. XXIV 

Originale . 

19*4 
n nomine Domini Dei Salvatorts noftri Jefu Chrlfti. Rodalfus gratta Dei AuoPre« 

Rex anno Regni ejus • Kalen. pottodel* 

Aprilis Indiftione XII. Placuit adque convenir inter cum Azone Diacono JiparnS 
& Prepofito Canonice & Xenodochio Parmenfe qui una per confenfum & aàtHrel- 
auAoritatem fratnim fuorum^ ipfius Canonice & inter Gotefredus filiusioron* 
quondam Adelberti ut in Dei nomine dare deberet ficut & dedit ipfe Azo torio di 
Prepofitus eidem Gotefredi vel ad ipfius hered. libellario nomine cafa & f^'^^*" 
Oratorium unum qui ed in honore fanAe Felicule cum caCs & omnibus tlfredo?" 
rebus iilis quibus pofiti funt in loco & fundo Romulano que fuerunt do» 
mus cultile una cum curticelias tres in ipfo loco Romulano qui pertinet 

ad ipfam domo cultile juris ipforum Canonlcorum • Qui autem 

Oratorium & terra cum didis cafis & rebus de ipfa don^o cultile & jam 
diAas tres curticelias in ipfo loco Romulano in integrum eidem Gotefredi 
vel ad ejus hered. libellario nomine tradavit dat modo ufc^ue ad annos vi* 
gintinovem in eo tenore ut ibidem in ipfum Oratorium Miffas & Orationes 
atque luminaria & incenfum fieri faciat juxta qualitatem temporis • • • • & 
ad expletis fupradiflis meliorentur nec non pegiorentur ^ & exinde perfol- 
vere debeat ipfe Gotefredus & fuos heredes eidem Azoni Prepofito vel ad 
fucceflbres ejus ad partes ipfius Canonice prò omni anno ad fi^lo penfionem 
prò fupradiAo Oratorium oc Cafis vel rebus feu per istas corticellas & prò 
frugis & laboribus idque cenfum vel redditum quitquit exinde annue dederit 
infra oAavam Pasche Domini denariis bonis folid. tres dati & confignati 
ipCs denariis prò anno per ipfos Gotefredura vel heredes aut Miflb eoruoi 
cidem Azoni vel ad fucce(U)res aut ad eoruni Miffo ad Domum ipfius 
Canonice infra Claustrum & Domum Episcòpi Parmen. aliud quidem dare 
non debeat nec eorum nulla fuperimposta Qon fiat. Et hoc stetit sdque 
venit inter ^os ut quando ipfe Gotefredus vel fuos heredes ad expletis istis 
annis venerit tunc • • . potestatem habeant ipfi vel illorum erogatores cura 
eorum movilia foris de ipfis cafis tollere facere exinde quitquid eorum me* 
lius provisum fuerit fine ullius contradiéltone exceptis ipfis cafis cum ilio- 
rum edificiis & fepis ibidem remaneat. Pena quidem inter fé pofuerunt 
qualiter fi ifpe Azo prepofitus vel fucceflbres fuos aut parti ipfius Cano« 
nice vel eorum inframittentis perfonis vel parti earum dato eidem Gotefredi 
vel ad ejus heriedes ipsum Oratorium cafis & rebus retcllere aut aliqua fu- 
per ponere quifierit per quamvis ordinem vel fi ipfis ipfam penfionem an- 
nue minime perfolverint & non permanferint in ea omnia ficut fupra legi- 
tur tunc componant pars parti tidem servanti pena numero folidorum le- 
zaginta & poft pena foluta prefens libellum aa omnia fuprafcripta in fua 
maneat firmitate • Unde duo libelli fcripti funt • AAum Parme • 

S. t m. Gotefredi qui faune libellum fieri rogavit. 

S. f m. Leenis filli quondam Vafoni de Frigarìa teflis. 

S. t m. Gamberti terfis . 

S. f m Vvinegis filli quondam Martini a Guifalidio teflis. 

Scripfi ego Amprandtts Not. poft tradita compievi & dedi • 



33^ 

L 

DaW Archivio Capitolare di Parma Sec. X N, XXV 

Originale • 

p2^ In nomine Domini Del & Salvatoris noftri Jefu Chrifti. Rodnlfus gratia 
Veodiu Dei Rex anno regni ejus (quarto decimo Kalendas junio Indift. duodecima* 
benij^e ^^i^^^t nos Dominicia fiiia quondam Staudeverti de ramiano qui una per 
dell* óra. confenfum & data licencia martini germanus meus & ipfe mecom comuni- 
torlo di ter qui lese romana vivimus • Vindimus & ad prefenti die tradamus tibi 
^ Quia- Aldeverti Silo Quondam Adelberti de Clvif . parmenfe emtore ideft in in- 
^* tegrum foiarìo oc terra fub Te vel vacua terra & alia cafa ibidem abente 
jure noftra aue ed pofita infra Civit. parmenfe feu rebus illis in porpo- 
riano adque de rebus iilis onibus pofiti lunt in vico gibbali eciam & re- 
bus iilis in ciriiano cum luorum adjacenciis vel pertinenclis earum in in* 
tegrum feu & una cum oratorium unum <^uod eft^td honore fanfti Quin- 
tini quod ed edificatum foris murum civit. parmenfe non longe ab ipfa 
civltate una cum molino & aquario feu rìpas & terra vacua feu vinea 
ibidem uno tenente & adfpiciente adque rebus illis in bagancioU que per- 
tinent ad ipfam Oratorium adque vinea & terra in loco qui dicitur platea 
calderaria cum fuorum pertinenclis jure noftra & nobis ad hereditatem & 
fucceffìonem advenerunt de quondam Guidelberto qui fuit iilio meo Do- 
minice & fuit nepòte meo martini & idem quondam Guidelberti per car- 
tula ipfis rebus qualiter fnperius legitur advenerunt de petrone presbitero 
filio quondam Teuperti de motelena iinibus regienfe &c. • • • «^Et reci- 

pimus nos &c in argcntum & fpecies valentes Ubras vigiutl feni^ 

rum precium &c Aftum Parma &c« • • . 

^rìpii ego Leo Not. poli tradita complevit & dedit. 

LI 

DairUghelli Ital Saar. T. II in Ep. Parm. 
N. XVII . 

Itcàoife ^^ nomine ùnRx & individua Ttìnitatid . Rodutphns • » » « • • 

Ke dona • • • • • .^ fidelitatis augmentum reddere confuevit. Qnapropter no* 

•^VeKo-verlt fidelium omnium fanftae Dei Ecc!efi« noftrorum fcilicet pneientium , 

ma la**^ & futurorum devota folcrtia , Hermcngardam inclytam comitiflam , nec non 

Corte di Bonifacium (IrenuifKmum ^ marchionem nodras regi» poteftatis confiliarìos 

Sabbio- bumili prece noftram ^ adiifle clcmcntiam quatenus quandam curtem ivirìs 

ocM. regni nostri, quz dicitur Sabloneta adjacentem juxta regionem Heredani, 

qui alio nomine Padum vocatur fub omni integritate fua Hercardo reve- 

rendiffìmo Przfuli fanftas Parmenfis Ecclefiae chanflfimo fcilicet fideli noftro 

jure proprietario concedere nodri pra»:epti auftorìtatem ufoue in |>erpe- 

tuum dignaremur; quorum dignis petitionibus annuentes, oc libentiffime 

.affenfum praebentes & . . . . titnlati Pontificis nodri chariffimi condigna, 

& promptifTuna ferius condderantes prdibatam curtem de Sabloneta quae 



?33 

femper nodrae regia: » & publlcs parti pertinnit iam praefato Przfali Her« 
cardo concedimus, & jure largimur perenni, ac de noitra potefiate, & do- 
minio in ejus poteftatem , & dominium omnino transfundimus , ac delega- 
mus una cum cafis, fuaque domo, terris> yineis, campìs, pratis, pafcuis, 
hortis, sylvis, falcetis, fationibus, piscationibus , aquis, aauarumque de* 
curfibus , molendinist fervis, & ancillis, aldionibus , vel aldianis, diilri- 
éìionibus, penfionibusy ripaticis, & teloneis, culris, & incultis, divifis, 
& indivifis, montibus, vallibus, planitiebus omnibufque ad fé jude, & 
legaliter pertinentibus, ad habendum, tenendum, vendendum, commutan- 
dam, alienandum, prò anima lucrandum vei quidquid fuus decreveric ani- 
mus faciendum renoota, & fopita tottus pubiics partb inquietudine vel 
contradiAione • Si quis igitur hoc noftra? legaiis inflitutionis, sea conceflionis 
praeceptum aliquo modo infringere, vel violare tentaveric • • » . irritus fiat, 
fciatque fé compofiturom auri optimi libras CCC. medietatem Camerx Pa- 
latii noflri, & medietatem praefato Prasfuli Hercardo noftro fcilicet fideii 
cariflìmo, vel cui ipfe inde àliquid habere, aut poffìdere concefTerit , quod 
ut verius credatur &, diligentius ab omnibus obfervetur , manu propria ro- 
borances, anuti noftri impreflione fideliter infi^niri decrevimus. 

Signum donmi f^ Rodulfi SerenifEmi Regis • 

Monus Cancellarius ad vicem Beati Archicancellarii recognovi Juflus • 

Data 8. idus O6lobris anno Dominicas Incarnationis ^24. Domni vero 
Rodulfi piifllmi Regis in Burgundia 14. hic in Italia 4. 

Dat. Papiae in ChrifU nomine feliciter • Amen • 

LII 

DaW Archivio Capitolare di Parma Sec. X N. XXVI 

Originale • 

Xn nomine Domini Dei & Salvatoris noftrl Jefu Chriftì . Rodulfus gratra P*J 
Dei Rex anno regni ejus quarto menfe genuario Indizione terciadecima . 0^^"^^! 
Dileé^ifTlmo mibi femper Gisemperto quem Azo vocato & filio quondam poneCon- 
Dodoni & Aufperga qui fui(Hs ingenuus vel iiberus fadìos per cartula a te ad Az- 
Domna Berta & Adelgifus Vvifredus Bofo Ardingus clericus . Ego in Dei *o » «* 
nomine Supo Comes fenior & donaror tuus prefens prefentibus dixi ào- ^J^'P*'' 
nare & dono & per anc cartula donaclonis feu per vuafonem de terra & ^ 
per fifluco nodato eciam per cultellum jufta legem meam faHcba tibi qui 
fupra Gifemperti id funt in inte^rum onuiibus rebus itns quibus pofitis 
funt in valifì & in casaliclo ectam m vico ferdulfi adtjue in perada & farlo 
tantum quod per quidem Glfemperto clerico qui fuit germano fupradifto 
Dodoni per cartulas adquifitas fuerunt in inte^rum nifi tantum antepofitum 
mihl qui fupra Suponi Comes forte & mafiancia illa in fupradido loco ca- 
faliclo quoa tu Glfemperto imo & per cartula emifidi & per Petrus maffa- 
lio direéìas fuit quod efl per menfura legitima modia viginti & (juatuor 
quod ubi per una cartula data nomine fummam in integrum ilfis aliis om-^ 
nibus infrafcriptis rebus fi fuprafcriptis locis quod ante infrafcriptum quon- 
dam Gifemperto clerico per quamvis ordlnem adquifitas fuerunt & (upra- 
fcrìpta Domna Berta Adelgifus Vvifredus Boso Ardingus clericus in te 



5H 

Gifemperto & ad infrafcriptls Dodo Aufperga genitore genitrice tua per iam 
diéìa Garrula libertaris feu ingenuitatis conBrmaverunt &c. AAum in Carte 
Pariola • 

Sign. t m. Suponi Comes qui hanc traditionem fecit & hanc cartulam 
fieri logavit. 

Scripfi ego Cunibertus Not. poftradìta compievi & dedi • 

LUI 

DaW Ughelli Italia Sacra in Ep. Parm. N. XVII. 

vIq Re ^^ nomine Sanflx , & individue Trinitatis . Hugo divino munere largiente 
conferma Sereniffimus Rex . NihiI aptius ad noflrae fubliraitatis honorem noftrique re- 
ai Vcsco> giminis corroborationem facere pofTe credimus, quam fi Sanélarum dei £c« 
▼oAicar- clefiarum habentes folicitudinem , earum dotes inconvulfas fcrvare curamus, 
n? delU ^ ^^^^^ fidelium plas aures accommodamus : ac prò hoc omnium Sanftx Dei 
Chiciadi ^<^c'^^'2 noflrorumque fìdelium prxfentium, & futurorum fagacitas noverit 
Pausa. Hercardum venerabilem Sanflx Parmenfis EccIefiiC Episcopum nofìrx sere- 
nitatis adiifTe clemenriam, quatenus prxcepta, & au6ìoritates ptiffimorum 
Auguflorum, vei regum prxdecefTorum noflrorum omnium quotquot a 
tempore divx memoriae Rachis Rcgis, ufque ad prxfens tempus nodrum 
fui prxdeceflores praefatac San<5lae Parmen. Ecclefiz acquirere potuerint, Ab- 
batiam fcilicet San^i Remigli fitam in Bercedo ac ejufdem Parmae civita- 
ris in diflrlflu, ac omne )us publicum, vel teloneum , veluci a noftris 
pracdecefforlbus prxilbarx Parmen. Ecclefia; acquirere potuerlnt , & dudum 
luerunt collara, ita demum nollri corroboratione prascepti eorundem au- 
éìorltatibus noiìram adderemus confìrmatlonem . Cujus igitur devotifflmis 
preclbus annuentes . & libentìfTime affenfum praebences hos nodrx auólori- 
taris aplces infcrlbl jufTìmus, quibus decernlmus, ut ipfa praecepta de Ab* 
batia Bercedo, diftrl^u juris publici pracfertim civitatis uve teloneo ejus- 
dem loci , nec non curte regia , ac prato regio » vei quidquid antioui Re* 
ges, five Imperatores, & rellqui Deum timentes memorata Sanélac Parmen* 
fi Ecclefiae luis praeceptis, vei teftamentis contulerint, & poflmodum prz* 
excelIentlfTImi Reges arque Augufìi fua audoritate confirmarunt , (labilia, 
ac inconvulfa noflris futurlfque temporibus in potevate , vei jure prarfcrìpti 
Hercardi Eplfcopi Sanélx Parmenfìs Ecclefiae fuoramque fucceflbrum perpc* 
tualiter maneant. Statuimus etiam, & omnino interdicimus , ut nullas co* 
mes, Tel publicae partls Judex aut guaftaldio, vel alia quzlibet perfona 
magna, aut parva in pracdifla Abbatla de Bercedo, feu in didriftu Parms 
civitatis, quod jus puolicum five teloneum pertinet, vel cunélis pofTeflloni- 
bus, quas a tempore, ut praediximus, prasdeceflbrum nodrorum, Regum 
fcilicet, fìve Impeilitorum ufque in praelens undecumque firmitatem, vel 
auflorltatem prelibata Parmenfìs Ecclelia habere dignofcitur vel quas de- 
inceps inibì divina pietas augumentare voluerit, nemo, ut prxdiximus, fa* 
perlorls, aut Inferlorls ordinis Relpublicac procurator ad caufas judiciario 
more audiendas conventum facere vel prxdldam exigere aut manfionatum , 
vel paratas exq^irere parafredas, aut fidejufTores violenter tollere bomines, 
tam ingenuos Ilberos, quamque fervob in poflefRonibus , vel manfionibus 
ipfius Ecdefiae permanentes poteftative diftnngerei auc aliquas funAiootf 



335 

publicas» aut redlbiclones , atque ilUcitas occafiones uve angarìas fuper» 
imponere pracfumat, fed contra in poteflate ejufdem loci Epifcopi unt, 
fotius publicac partLs inquietudine remota j nullus enim fub regno noflro 
conflitutus de reous fupra taxatis Parmenfis Ecclefia: in ouibufcum^ue co* 
mitatibus , vei locis aliquam diminorationem Tacere , aut alias quaslibet SLn-> 
nuales dominariones esigere auc con fuetudi natio more aliquid tollere, vel 
ciericos ejufdem Ecclefiac in perfonis, vel domibus fuis ledere audeat ; fed 
rcpulfa omni illicita confuetudine liceat prartaxato venerabili Episcopo Her- ^ 
cardo, fuisque fucceflbribus res jam diftac Ecclefiae Parmenfis cum univer- 
fis fibi fubjedis fub immunitatis noAvx defenfione quieto ordine tenere, 
atque prò noflra incolumitate altiffimum Dominum exorare, & omnimodo 

Èrxcipimus , ut undecunque a tempore nollrorum przdecelTorum jam diéla 
^clefia legalem invefliturara habere dignofcatur. Si ullam diminutionem 
?|uilibet facete tentaverit, non ut necefle jam difto Epifcopo, ejufque 
ucceffofibus five ejusdem Ecclefix curam peragentibus ullam facete prò- 
bationem , fed diligenter per bonac fìdei homines fi opus fuerit jurejurando 
fiat inquifitio , ut rei veritas clarefcat . Quicumque ergo hujus noftti prae- 
cepti prasvaricator extiterit, fciat fc compofitutum trecehtas auri puriffiml 
libras, medietatem camerac nofttae, & medietatem pracfatac Parmenu Eccle- 
fiae . Quod ut verius credatur , & dìiigentius ab omnibus obfervetut , ma- 
nu propria roborantes , anulo noflro fubter infigniri decrevimus • 
Signum Domini f Hugonis gloriofiffimi Regis (a) • 
Siglfredus Cancellarius ad vicem Beati Epifcopi, & Archicancellarii 
recognovi • 

LIV 

DaWUMh Ital Sac. in Ep. Parm. N. XVII. 

In nomine Domini Dei «terni . Hugo gratia Dei Rex . Quia &c. idcirco gio del 
omnium fidelium Sanftae Dei Ecclefise , nofirisque prarfentibus fcilicet , . & He Ugo 
futuris folertias notum fieri volumus , eo quod Adelbertus venerabilis Epis- *> Cano* 
copus noftri per omnia fideliffimus cum de diverfis iftius regni incommodis j^^jgg*jj^^ 
loQueretur, retulit nobis inter catterà qualiter canonici de Bercedo (^) mo- 
nafterio SanAi Remigii , quod Luitprandus Rex a fundamentis asdificavit , 
fubjecitque eum, ut fub facri Palatii tutela t(Cti^ murmurarent , atque non 
haberent ad ciborum feu veftimentorum neceffitate , qualiter in ipfo sando 
loco defervire .poflTent , obfecravitque pracfentiam noftram, ut propter om- 
nem expenfam, quam prius confuete de anno in annum accipiebant con- 
cederemus pta^fatis canonicis nominatam terram unde absque murmure pos» 
fint vivere, Deoque fervire, scilicet in Pagazziano manfos duos, in Ma- 
talitulo fimiliter duos, in Roationi unum, in Infula unum, videlicet in 



(a) Il presente Diploma datoci senza oo- Regno di Ugo , cominciaco secondo lui nel 

te cronologiche dali* UgheUi malamente Luglio del 916 . 

viene da lui ascritto al ^24. L'Angeli, che {b) Il Muratori negli Annali al 917 seri- 
forse ne vide copia meno imperfetta , lo di- ve 9 che fiando in Pavia confermò il Re 
ce spedito il giorno 4 di Settembre del Ugo nel dì 17 di Febbràjo i Privilegi ai Ca* 
^i6t in cui secondo i computì del Murato* nonici di Parma \ egli equivocò licuramente 
ri negli Annali corrcTa V anno primo del tra i Canonici dì Parma , e quelli di Bciccto. 



Caiara manfos duos cnm Sylrsy quas d'icltur Orbitala, molendinorcjtie ibi 
fitos duos feu & Gajiim unum , nec non in Bergante manfos tres > in fiu- 
fitnlo manfos duos, & in Ulmitulo unum, & in Bante fimiliter unum, 
& petias duas de prato, quod jam ante foliti fuerunt hibere, videitcet cur- 
tlcellam de Vinaio cum manfis tri^inta tribù», & precarìis tribus cum fer* 
vis, & ancillis ibidem perman'entibus , & aliis quos modo in illorum de- 
tinent manibus prò mercede, & remedlo animas nodra;, & ut imperium 
nodrum inviolabile perfeveret, nec non aucloritacem Apoflolicas Sedis, 

quam venerabilis Papa Benedi6lus de eisdem rebus illis fecit teme* 

rarlo aufu eos ad Synodum, aut ad aliquod obfequium invitare praefumat , 
quod fimiliter roboraremus ; nos vero tantis deprecationibus, atque juftis 
precibus aures ciementias noftras alacriter inclinantes, junTimus prasdiAis ca- 
nonicis hoc noflro pragmatico fcribi prazcepto, per quod concedimus« & 
perdonamus ipfis canonicis, ut habeant tam ipfi, quam & fuccefTores ilio- 
rum , vel qui prò tempore ibi fuerint , praediflos manfos videlicet in Pa- 
gazziano manfos a* in Matalitulo a. in Roationi i. in Infula i. in Cafa- 
ta 2. nec non & Sylvam , quas dicitur Orbitula, & molendinos ibi aedifi* 
catos 2. feu in Gaium unum, & in Bergante mans. ^. & in Bufìtnlo t* 
in Ulmitulo z. in Bante fimiliter i. & petias duas de prato quod jam an- 
tea omnia praeceptoria au6loritate habueraut . Curticellaque de Viriano cum 
mans. ^^. ex. precariis j. cum fervis, & ancillis ibidem jufle, & legaliter 

f^ertinenribus , & aliis quos modo in illorum detinent maaibus, omni , & 
n omnibus pnediAas res concedimus, & confirmamus pratlibatis canonicis, 
vel qui prò tempore ibi fuerint jure proprietario in integrum una cum 
omnibus mobilibus atque immobilibus, fefeque moventibus fervis, & an- 
cillis utriufque fexus fcilicet cum terris, & claufuris, cultis, & incultis , 
cum vineis, & campis, pratis, pafcuis , (ìlvis, falcetis, fationibus, atque 
aquarum decurfibus, molendinis, piscationibus , montibus, vallibus, alpi- 
bus, planiciebus feu cum omnibus, qux dici, aut nominari poflunt ad 
eosdem manfos , vel ad eandem curtem jufte , & legaliter pertinentibus , 
vel refpicientibus in integrum. Praecipientes i^itur jubemus, ut auftorìta* 
tem ApoAolicam nullus Episcopus violare' alienando praefumat, nullaque 
Regni nodri perfona eisdem canonicis de prasfatis rebus aliquam audeat in- 
ferre molefìiam , aut diminorationem , aut invafionem , fed liceat eos quie- 
te quod a nobis concelTum ed omni timore poftpofito tenere, & poflìde- 
re. Si quis autem quod nequac^uam credimus hujus noAri prccepti pagi- 
na? in aliquo temerator, feu violator extiterit, fciat fé compofiturum aurt 
optimi libras trecentas , medietatem Palatio noftro & medietatem praclibatis 
canonicis, qui prò tempore ibi fuerint. Quod ut verius credatur, diligen- 
tiufque ab omnibus obfervetur, manu propria roborantes anuLo noflro 
fubter infigniri jufTimus. 

Signum Domini + Hugonis Sereniffimi Regis. 

Gerlanus Cancellarius ad vicem Beati Episcopi, & Archicancellarii 
recognovi . 

Data anno Dominicas Incamationis 927. ij. Kal. Martii indiftione ij. 
anno vero Domini Hugonis gloriofiffimi Regis primo. 

A Aum Papias in Cbrifli nomine feliciter • Amen . 




J37 
L V 



I 



DaW Ugkelli Ital Sac. in Ep. Parm. N. XVIII. 



iUDa« 



nomine Dei seterni Hugo gratta Dei Rex • Si venerabilibuc locis ea pi^ . 
qu2 a Doflris fidelibus digne D^o infpirante fuggeruntor libenter conceOe- li Re U« 
nnus, id ad augmentum nostri honoris multum proficere non dubitamus , So^^i'^*'^ 
animseque nostrae ad magnnm profeftum effe nequaquam difhdimus. Quo- zfoni^del 
circa noverit omnium fidelium òanòìac Dei Eccleuas nostrorum prsfentium conte» 
fcilictt, & futurorum industria, Sigifredum venerabilem Epifcopum, cha- vicecon- 
rifllmuaique fidelem nostrum confiliarium nostram humiliter postulafle de- '*>^?^ 
mentiam, quatenus Sanflx Parmenfìs Eccleiiac in honorem Sanólas Marie ^^^ j^ '* 
aedificatz, cui idem Sigifredus in przfenti Prxful efle dignofcitur, & £c- chiese 4i 
Clelia: SanAi Domnini . . . ejufdem SanAx Maria; • • • de omnibus rebus, Ptrma,* 
de quibus prxdiftus Parmenfis Epifcopus , fuique succeflbres jufle , & ie- <^' ^^^ 
galiter aliquam firmitatem acquirere Deo adjuvante potuerunt a liberis ho- ^*° ^^* 
minibus totam publicam fundionem, (]uz ab aliquo exaAore pubiico per 
antiquam confuetudinem exigi folet, videlicet a Comite, vel Vicecomite, 
AAaldafio vel decano , Afaltario vel vicario prxdiAx Sanala: Parmenfìs 
Ecclefia:, & Eccle(i;e Sanóli Domnini, & venerabili Episcopo Sigifredo, 
fuisque succeiToribus fub omni integritate concedere atque larpiri noftra 
prasceptorla auftoritate dignaremur. Cujus petitionibus prò Dei omaipo- 
tentis amore, earundem^ue Ecclefiarum exaltatione, & prò remedio animas 
noftras , atque jam didi venerabilis Episcopi devoto fervitio , ut ita fieret 
annuimus, hoc noftrum prxceptum fcnbi jubentes, per quod Deo omnipo- 
tenti , & praediflis Eccleuis in honorem prasdidorum SanSorum acdificatis , 
& diélo Sigifredo illuftriffìmo Epifcopo, fuifque fucceflbribus totam itiam 
publicam funftionem, qua; ab alic]uo exa£ìore pubiico de omnibus rebus 
illis, de quibus jam nominatus Sigifredus Episcopus, Sa fui succefTores, 
qui prò tempore fuerint jufte , & legaliter Deo donante aliquam firmita- 
tem a liberis hominibus acouirere potuerunt, & <^uae • • • . Comite, vel 
Vicecomite, AOaldafio vel decano « Afaltario vel vicario, vel ab alio ali- 
quo praediAac Ecclefia: SanAas Marias, & Ecclefìac Sanali Domnini fub om- 
ni integritate concedimus, atque largimur, & de noAro iure, & dominio 
in jus, & dominium prasdidarum Ecclefiarum, & Sigifredi, ejusque fuc* 
cefforum fundirus dimittimus, atque donamus ad habendum, tenendum, 
atque poffidendum, omnium magnarum, parvarumque perfonarum contradi* 
Alone remota. Sì quis igitur &c. 

Sign. t D. Hugonis piiffimi Regis. 

Geslennus Cancellarius ad vicem Beati Episcopi Archicancellarii re« 
cognovi . 

Data quarto idus maii a^no vero Dominicae Incarnationis p2p. Regni 
vero domini Hugonis piiflimi^ Regis 4. indizione 2. 

Alluni Papias in Chrifli nomine ièliciter* Amen. 



/ 



338 

IVI 

Dalf Archivio Capitolare di Parma Sec. X. N. XXXIII 
Documento apocrifo « 

In nomine Domini Dei «terni. Hugo & Lotbarias divino freti auxilia 
%^^Ot e Reges . Cum pugnantibus ecclefias omniporentis Dei eique fiimulanres ve^ 
Locano xantibas tutelam noftnt procefiionis ad coercendum £0s oppooiinas invi- 
coufcr- Aiflinu fupemi proteAoris dexrera curfum hujus v\ix noflrx ol Aatom Re* 
«ano al g„| jjj ],Q^ fxculo protegi ac dirigi & in futuro oobis artemana glorìam 
^^^^ credimus lai^iri. Igitur omnibus fanélas Dei Ecciefix £delibiis noflrisqoe 
la Badia orsefentibus icilicet & fiituris notiflimum fieri volamtts qaatenas Sigefredas 
dU Afasia- SanAs Parmenfis Ecclefiae Ven. Epifcopus nofter iìquldem in omnìbos fi* 
**« deliflimas pietatis noflrx adiit clementiam faumiliter petens & obnixe de* 
precans qualiter interveniente Alda conjage noflra karifllma fen Hermea^ 
carda forore nodra inclita ComitiiTa tit ficat per prxceprsm a domno 
Karlomanno piiffimo Rege praedeceflbre noftro ronceflum «ft & a nobis per 
nodrum diAum corroboraremus Abbaciam Monaflerii quod dicitar Media- 
na fitum in Sonore beaci Pauli Apoftoli doAorisque gentium libi fuzqae 
£cclefi2 ParmenG «arnm in tntegram perpetuis temporibus concedererons f 
cajus precibas benignitatis noftrx anrem accommodantes ejos e^a nos de* 
Totiffìmam fidelitatem intendentes juflimus ei fuaeqae Parmenfi jbccieltir^ ia 
bonore «anélz Dei genitricis femperque Virginis Marix dedicata? bue im* 

Jerialis (4) noflrac aoéìoritatis confcrioi przceptuin per quod concedimos & 
onamus atque largì mur przlibatam Abbatiam Meoianam in bonore beati 
Pauli dedicatam cum omnibus adjacentiis & pertinentiis fuis cortis capei* 
lis & aBdìficiis carum tetris campis praris vineis filvis fervis^ Bl ancillis Q* 
triufque sexus mobilibus & immobilibus cum omnl tntegritate eornm 8c 
univerfis <}uz dici aut nominati polTunt ad przdiAam Abbatiam petti* 
nentibus noftra imperiali conceflione ut babeat teneat fruatur perenniter 
fam itie quam csteti fucc^lTores ejus ad partem izpe nominatas EccleCx 
faciantque exinde quidquid fecundum acternum arbitrem melius tì% pnevifura 
fuerìt« Quicumque vero contra banc noftram donationem conceflionem fea 
largitionem ire a^ere caufari vel de poteflate prasdiAae Parmenfis Ecclefix 
fnbtrabere quxfierit C. iibras auri optimi cogatur perfolvere medietatem pa- 
lano noftro & medietatem prarfàto Wibodo Epifcopo (A) fuifijae focceub* 
ribus ad partem praBv'iAx Parmenfis Ecclefis quibus violentia iliata finerit* 
Et ut baec noftrae donationis conceflionis fargirionis aoAoritas pnefentibos 
futurifque temporibus pleniffìmum vigorem optineat & verius credator di* 
ligentiusaue ab omnibus obfervetur mann propria fnbter firmavimus In 
bulla noftra tnfigniri iuffimus . 

Petrus Cancellarìus juiTu Regum recognovi & €S. 
Data pridie Kal. Mar. anno Dominica! Incamationis DCCCCXXXII. 
Regni autcm domni Hugonis inviftifTtmi Regis fexto & domni Lotbarii 
item Regis primo Indie, quinta « Aflum Ticinum feliciter. Amen. 

(«) Ugo e Lotario solcanco Re come pò- e qai po'i gli i cangia il nome in qoel 4i 
teTino arroearfi autorità imperiale ? Goibodo? Chi aoa vede la fiUfità <icl !)•- 

ik) lì Diploma fi dice dato a SigcfredQa caoMica. 



339 
LVII 

DaW Archìvio Capitolare di Parma Sec. X N. XXXV 

Origjinale r 

A-rum in Dei nomine Civitate Parme in domum Sanfle ParmenCs^ Eccle- Placito 
fic in turre novirer edlficatam a domnu» Sigefredus u ir eiirsdemque San- J*p"<^far 
fie Parmenfì^ Ecclefie Episcopu» hubl domiiu? Hugo gbrtofiffìmus: Rex xadiSarW 
preerar fub quadam> pergola vttis prope ipfa mater Eccfefia per dar» llcen- loneCon- 
ciam predlfta domni Sigefredi preful ii> judicio rexfideret Sarila comes- pa- j« <*> ?•• 
lacii ungalorirm hominum >ufficiam faciendam & delìberandam. rcfedentibus ^^^ '^T 
cum eo> Adelbertus vafTus damnorum Regum . Johannes . Arnuflus ^ Petrus r moIùx» 
Item Johannes. Raglnaldus. Aquilinus ^ Papius. Racharedus^ Alboinus. ficuaco 
Ritperrus r Arìaldus • Gamtellonus> & Fulberfus judice» domnorum Regum ^ pre^ 
Johannes . Sigelbertus . Stefanus - Petrus . Adelbertus & Gauselmus notarli ^JJJ"* ^j 
facri Pafacii . Criftofalus^ fcavinus: ipfius Parmenfis ^ Rimengausus r AdeU p^^^ p^^ 
bertus. Conflabilis^ Stabile. Cunipertus» Petrus notarli ipfius Parmensr docchìo* 
Berengarius fil. auondam item Berengarii. Arialdus.- item Berengarius. ta* 
Adoricus. Ado. Bernardus. Johannes» Nambivaldus & Vviniglsus & Lea 
vafG predico pontifici. IvOr Brunin^u^r Gumtardusr. Lamfrancus & Tètge* 
rius vafll Huberti Comes. Gundelbertus . Adelbertusr .^ Itenv Adelbertus» 
CriHofalus & Rimflaldus de predica Civitate. & reliqui pfures. Ibique 
eorum veniens prefencia Madelbertu» notarrus & avokato Canonice fanAe 
Del genetricis Marie (Ita Parma & oflenfi tibi noticia una^ hubì contine* 
batur in ea inter cetera qualiter adramiffet ft Kedulfus fil. quondam Odi-!» 
lardi ad probandunr per tede» quod de molendinum illunv qui ed edifica- 
tum fub urbem hujus Civitatis Parme prope porta qui dicitur pediculosa 
infra iffos triginta annos inveffitus fuiffer locu» que pars prediale canonice 
cum exinde defveftifièt & ego dedi • r r r de placito & teftes ipsos • »^- • 
per t^{ìt% aut omines per inquificionem da pars predice canonice conftitu- 
rain pfacitum mifTum fuir intra tres dies quas vos Sarilo Comes palacii io 
five Parma tenuifTeti» hodie efli tranfaclo die tertia quod vos placitum 
tenere incipidls & ega femper ifto» die? parar us fui cunr jam di6!os refles 
feu cum fcuto & fufte reprobacionem iplam dandum ficuti uuadiam dedi 
cum ipfe Madelbertus notarius & avocatus^ taliter retulifler tunc predlAus 
Sarila Comes palaci» fecit prediAus Rodulfus per ipfum' pfacitum & fbris 
querere set eum ibi non' invenir. Et rune noticia per fecuritate pars pre- 
ctiAe canonice fieri admonuerunt • Quidem & ego Qualandus notarius dom- 
norum Regum Dto propicia dom^ Hugoni nona Lotharii quinta tercia 
Kal. Junir Indie. oAava.^ 

t SARILO COMES PALACII SJ. 

\ JoFirannes judex domnorum Regum interTufr 

Amufìus judex d'omnorum> Regum interfui ^ 

Petrus judex domnorum Regum interfui r 

Johannes judex d'omnorunr Regum interfui r 

Papius judex domnorum Regum inrerfdr.- 

Racbeiedus judex domnorum Regum interfui • 



340 

Ritpertas index domnorum Regnin interfut. 

Ego Criftofalo Not. & Scavino interfut. 

Ego Rimengauso Not. ibi fui. 

Ego Adelberto Not. interfut • 

Ego Gonfiabile Not. ibi fui» 

Ego Stabile Not. ibi fui.^ 

Ego Rimertus Not. ibi fui. 

Aqnilinus index domnorum Regnm interfui. 



LVIII 



DaW Archìvio Capitolare di Parma Sec» X N* XXXVI 

Copia • 

p9^ xJnm m Dei nomine, CvItate Papia, in Paracium noviter aedificatmn ab 
Placito a» domnum Ughonem gloriofiflimum Rex in Caminata Dormi torii ipfius Pala- 
^anu locii, ubi ipse domnus Ugo & Lothario filio ejus gloriofifKmi Reges praees- 
fitoBe**" ^^"^ ' *" eorum prxfentia elTet Sarilo Comes Palacii , fingulorum hominum 
per ven- iuftitiam faciendum ac deliberandum , erantaue cum eis Atto Vercellenfis , 
«Ucare il Batericus Yborienlìs Sandarum Dei Ecciefiarum venerabilibus Epifcopis ^ 
luogo di Ubertus illuftris Marchio, & filio idem domni Ugoni piìflrmi Regis, Uber- 
e u Ba! ^"^' Lanfranchus , Gariardus , Glfo , Rainnlfus , Valpertus, item Johannes ^ 
diadi Adelgisus , & Airaldus Judices domnorum Regum , Otgerias & item Otge- 
Berceco rius Vaffalli fuprafcriprti Liberti Marchio, Berengarius Vaffallo domni òi* 
aliaCbie. gefredi Episcopo, Cenfeldus de Vico Colloni , Gariardus de Parpanense, & 
•adi Par- j.g|- j p|ures . Ibique corum veniens prxfentia prjcdiftus domnus Sigefredus 
Epilcopus SanAz Parmenfis Ecclefìx , & Adelbertus Notarius, filio quon- 
dam Staudeverti, habitator eadem Civitate Parma, & Advocato przdido 
Epifcopo Sanétz Parmenfis Ecclefiz , & idem domni Sigefredi Episcopo 9 
& oilenferunt ibi Notitta una & Przceptum unum, ubi coatinebatur m 
praediAa notttia ficut hic fubtus legitur • 
p^ Dum in Dei uomine, ad Curte Veloniano finibus Parmense, qui ed 

propria domni Adelberri Comes & Marchio , ubi Bertaldus ValTus & Mis- 
sus domni Berengarii Regis in judicium refìdebat, per licentiam rpfins dom- 
ni Adtlberti Marchloni , fingulorum kominum >uflitias faciendas ac dellbe- 
randas, refidentibus ibi cum eo ipfe domnus Adelbertus^ Cundelprando , 
Benedillo, Amelgerio , Arifre, Gaudemio, Aukremundo Scavinis , Ober- 
to, Slgefredo , A rimando y Luitaldo , Vaflis domni Marchioni , Armanno , 
Warinus, Bevinus, Vaili domni Elbungi Episcopus» Rambena de TuHo- 
re, Autecherio de Pezenana, Anfprando & Aldeverto germanis , Bernardo 
de Vico Pauli , Ramberto > Gamberto de Gambarltico, Rimtguafo, Crifto- 
falo, \Gifo, Gifelberto , Petrus, Conftantinus Notariis, & reliquis roultis : 
ibiaue"' eorum veniens praefentia Elbuncus venerabilis SanAz Parmenfis Ec- 
cleiix Epifcopns, una cum ipfe Benedillo Scavino & Avocato ipfius Epis- 
copo, & ibi oftenftìrant Praxeprum unum^ & oos eum ab ordine relegt 
fecimus^ & in eo rclegiente continebat* 



341 

Iti nomine SanAac Se Individax Trlmtatis • KaToIns diTÌna (avente eie- 88f 
memia Imperator Augu^us • Imperiali clementia congruum fore credimus , Carlo il 
Tcncrabilium locornm ftatnm iure Regoi noftri prosperis adhsBrefccie fucces- ^^^ ^ 
£bas , quia d £ccle(ias omnipotenris Dei temporalibus donamus munerU ouibodo 
bus, thefaurum non de£cientefn nobis proemi dubio thesaurizamus in carlis, vmcoyo 
quod non consumat erogo , nec fures effodiant , nec furari pofllnt « Qua- ^li l^rnui 
propter noveri t omniwn fanfti Dei Ecclefia! , noftrorumque fìdelium , ptx- *^.^j.^ 
rentium fcilicet ac futurorum foiercia, qualiter intervenrn ac petitione Be- |J^^ 
rengarlì, nec non & Walfredi fublimiufn Comitum, dilefàorumque fidelium 
& Confiliariorum noOrorum, Wibod Sanate Parmcnfis Ecclefiae reverentiffi- 
mus Episcopus, dileélus Fidelis nofter, no^dri Auguftalis cuUzien poftulavit 
regiminis , ut prò Dei anior« &, SLtììmx nodra; , omniumque parentum noftro- / 

rum mercede 9 locellom quemdam , nomine Luculum, fito in alpinis ac 
fcopulofis vallorum montium locis in Comitatu Paimenfi, jurts Regni 
noftri , fibi & Eccleflx fuz conc^deremus cum Unibus & t«rminis fuis inter 
Gajum & Coflam Finalem^ decurrentibus videlicet finibus iliis ab alveo 
torreatis, -qm ^icimr lucia per Montem Comanensem, & inde protenden- 
tibus in Monte de Calabiana , d«clinantibus caput in Pratum Rotundum , 
Tenientibus fcilicet i^Ks per Montem de Valle Uttinaria, inde vero in 
Montem de Scaluga, demde autem de PolTefì tranfeuntibus iìquidem per 
Montem Almaria, & inde per CoHam Finalem defcendentibus in praznomi- 
Hatum torrentem Inciam. Cujus precibus benigno fevore inclinati, hoc no* 
ftrum eidem Wibodo venerabili Epifcopo, Fideli noftro , juffimus confcribì 
Prasceptum, & hanc Imperialis noftra: conceffionis paginam « per quam praz- 
diélum locellum , nomine Luculum , (ìtum in fcopuIoTis montium locis 
infra Comitatum Parmensem cum designatis fiijibus oc termìnationibus cum 
omnibus fuperioribus & inferioribus fuis in integrum, ficut fupra infertum 
cft, donamus, concedimus attjne largimur fempiternalem jure proprietario 
eidem Wibodo Epifcopo , fui^que fuccelToribus a parte ptxd'iRx P'armenfis 
Ecclefiae, ut habeat , teneat, poffìdeat, ac fruatur perenniter tam iofe Wi- 
bodas Epifcopus quamquc & fucceflbres ejut a parte , ut diflum eri , prae- 
libatac Eccfeiias in aeternum , omne publica inquietudine vel repetitione re- 
mota atque extinfla. Si quis vero, quod minime credimus, noftris & futuris 
temporibus contra hoc noftrae donarionis, conceffionis, feu lar^itionis Pra^- 
ceptum in fupradiélis finibus & defcrìptis termìnationibus ab hinc & dein- 
ceps jam di6lo Wibodo Epifcopo, fuisque fuccefforibus injufle aliquam mo- 
Jeftiam intulerit, sciat fé compofiturum auri optimi mancufos mille, me- 
dietatem Palatio noflro, ac medietatem faepe nominato Wibodo Epifcopo, 
fuisque fucceflToribus , quibus violentia inlata fuerit • Et ut hoc nodras do- 
nacionis feu conceffionis edidum firmius habeatur, & dliigentius ab omni- 
bus obfervetur , manu propria fubter confìrmavimus , & bulla noflra juffin 
mus infigniri . 

Signum domni Karoli SerenJffimì Imperatoris Augufli. 

Inquirinus Notarius ad vicem Liutoardi Are hicance Ilari! recognovi & 
fubfcripfì . 

Data III. Idus Martu^ Anno Incarnatìonis Domini DCCCLXXX. & 
domni Karoii Sereniffimi Imperi toris Anno Primo , per Indi<5lionem XIIL 

Aftum Ticino, Palacio Regio in Dei nomine feliciter. Amen. 

Cum ipfum Pracceptum ab ordine releflum fuifTet , interrogati sunt 
ipfì Elbuncus Epifcopus & BeoediAos ejus Advocatus, prò qua caufa 



34* 

ipfum «oftenderent Pneceptum. Qui dixernnt:: Vere prò Ideo iftum ollea- 
dimus Praeceptuiiì, ut sciatis oualiter >ego pars ipfius mex Eccleùx ipfis 
rebus, .quod in «o legirur, haoeo & detineo jure proprietario, <& eum 
(L'iens & «occalturo vel conludiofum tenere non volo . £r quod plus .eft vo« 
lo , ut dicant iftis domnus Adelbertus Comes .& Marchio , •& JSerta con* 
fuge ejus , vel ifle Boniprandus eorum Adv<)cato , ^ui ad iiic pxxttns €nnt p 
ii ipfis rebus , quod in eodem legitur Pr^eceptum , nobis 4>arti noiiix £ccl»« 
£ix xrontradicere vol£rent,an non. Qui & Ipùs Adalberto & £eru jocait« 
bu€^ & Boniprando Advocato eorum j)rofem & mantfeiii ^ixerant^ qaod 
ìpsum Praeceptum in omnibus bonum & verum eft , & ipfis rebus, ^^od 
in eo legitur non .contenderent ^ nec .contradicere quxiìfrenr, quia cum lega 
non poterant, fed propriis jpfius vedrae Ecdeùx effe debent . Cam ihsc 
omnia taliter a£tum ^ manifeftum fuiflèt, paruit nobis fu prafcripf ornai 
Judicum & Auditores effe reAum, & judicavimus, ut ammodo in jmtea 
ipfis rebus juxta ipfum Prsceptum ipfe Elbuncus Epifcopus parti (ux £c* 
clefias ^abere & detinere deberet, & ipfis Adelberto & Berta jocalibus^ 
vel ipfe Boniprandus eorum Advocato tuiflent ubi exinde taciti & contea* 
ti^ prò hac caufa ad memoriam retinendum ammonuimus exinde Martinas 
Notarius .hanc notitiam commemoratiotiis fcriber^ ; quidem & feci Anno 
domni £erenga£Ì4 Hegis O^vodecimo, menfe Madio^ Indifìione IX* 

^ignum manu Bertaldi VafTus & MilTus xiomni Regis , ^qui «it Capta 
interfui. Sipnum manu Deodati Vicecomes, qui ibi fuit^ Ego Adclberta» 
Scavinus ibi fui. Signum manu Amelgarii Scavino, qui interfui. "Sigaam 
matvu Arfri & Gaudentii Scavinis, qui ibi fuerunt . Ego Auferemondo S€a« 
bino ibi fui. Ego Rimcngaufo l^otario ibi fui. Ego Gifelbertus Notarias 
ibi fui . Ego CriHofalus Notarius ibi fui . Ego Gi(o Notario ibi fui • Ega 
Petrus Notarius ibi fui . Ego Otbertus ibi fui. Ego Arimundo ibi fai. Si* 
enum manu Sigefredi j& JLiutaldi Vaffìs domni Adelberti Marchio, qai ibi 
fuerunt. ^i^num <nanu Almerici, &. Armanni^ A, Warini, & Bevioi, qai 
ibi fuerunt m prasdLSo Przcepto continente in ea ab ordine per omnia ita» 
In nomine SanAx & Individuae Trinitatis . Ugo divino fretus anxilio 
P3^ Rex. NihiI apcius ^b noflrae fublimitatis honorem, noftrique rvgiminis 
^;"^**^*^j corroboracionem facerc credimus, xjuam fi Sanftarum Dei Ecclefiarum iia* 
Re Ugo bentes follicitudinem earum dotes inconvulfas fervare curamus, & votis 
aivesco- fidelium pias aures accommodamus : ac per hoc omnium SanAx Dei Eccle« 
vo sige- Cix y noftrorumque fidelium pnefentium & futurorum noverìt fagacitas , qua« 
coif^ * ^^^^^ interventione Ald« amantiffimx & cariflìmx conjugis noftrx, fea Er- 
inazione tnengardz Comitiflà; & dileAz fororis ac Confiliatricis nofìrac, nec non te 
<iel pos- Samlon Comitis nobilifllmi , fidelis nofiri , ^i^efredus venerabilis SanAas 
tesso di Parmenfis Ecclefiae Epifcopns, dileAusque £delis nofler, noflras ferenitacis 
Lugolo, a^jiif cellitudinem, petens, quatinus Praecepta atque aufloritates piiflimo* 
j,'j^ ^j *' rum Auguflorum vel Regum pracdeceflbrum noftrorum , omniumque, quod* 
Berceto,quod a cempore <livaB memoriac Aadchis Regls^ ufque ad pracfens noflro« 
e della rum tempus fui pracdecdTores .•przfatac Sanélz Parmenfis Ecclefiae acquifie- 
Circà di runr, Abbaciam icilicet de fiercetum in honore Sanfti Remigli extruÀam 
Parma . j^^ integrum , ac iejnfdcm Parmenfis Civitatis difiriflum , & omne jus pu- 
blicum & theloneum^ ambitumque mnrorum in circuitu , & locellum 
quendam, Luculum ^nom'inatum, iltum in alpinis ac fcopulofis vaftornm 
montium locis in Comitatu Parmenfe, cum finibus & terminibus fuis in 
integrum ficut in Pnecepto bons memorie Karoii Imperatoris prasdecefifo-^ 




34? 
m noftns conttnefur, csferaque etram, qus^a FraNTecefloribus* noftris prz- 
Irbatas Ecclefiz Pafmenfi dudum collata funt , nodri corroborationem^ Prxcepti 
concederetnus atqae corroborarecnus : eorum fitnul junélis condignis petitioni- 
bus ratanv fore Deo pleniter exidiirantes , atque ad remedium animz nodrs 
proficere firmicer cognosc^nfes,. hasnoara:.audorìtatis apices infcribi juffìmus. 
Qaibus decernimus^ ut jam diAa Abbacia deBercedo, & Dinrìclutn jixris 
publici Parmenfis. Civltatis I» cum ambiti]! murorum r live theloneum eiufdem 
Civitatis, nec noa & curtem Regiam. cum. pertinentia Cua,. & Pratuoi Re- 
gium , feu & Locellum iHum y nomrne Lucuium'y cum finibus & terrnmacio- 
tiibus fuis , ut di6lum ed , vel quidquit antiqut Reges feu Imperatores & re- 
liqui borni nes Deum timentes memoratac Sanélx Parmenfis Ecclefìae fuis Prz- 
ceptis vel teftamentis contulerunt, & poAea prscelleotiffìmi Reges atque au- 
gusti fua au<5lorìtate confirmaverunt jufte & legaliter, Aabilia, atque incou*^ 
vulla y nodris futurisque- temporibus ia fua potevate vei jure- fusr San£hs 
Parmenfis. Eccledar praucrìptus. Sigefredus Episcorpus >. fuiq^ue fucceflbres* per- 
petualiter teneant .. Statuimus^ etiam >. & modi& omnibus interdicimus , ut 
nuUus. fub Regno noilro conditurus >. de rebus fupra taxatas Ecclefìae^ in 
quibuscumi^ue Comitatibus vel locis aliquam diminorationem' facete ^ aut 
alias^ quaslibet annuales dominationes , aut confuetudinario more exigere 
vel' toUere aliquid , aut Clericos ejufdem Eccleiiar in perfonis vel domibus 
fuis Ixdere audeat , fed repulfa omni injuAa confuetudine liceat prxtaxato 
venerabili Epifcopa Sigefredo^ &iif(]ue fuccefToribus ^ omnes> res^ janv diAar 
Pkrmenfis Ecclefias, de quibus. lègkimam vedituram. tenuit, vel tenere di» 
gfìofcttup^ aut in futurum teAtora eft^ cum univerfis^ fibi fubjedi» fub im* 
munitati<^ noftrae^ defenfione quieta ordine tenere> atque prò* incolumitate 
nodra altiffimum Dominum exorare^ Omnimodis etiam prascipimus ». ut H^ 
de rebus jam diAac Ecclefia^ ullam diminorationem quisliber facete tempta-- 
verit , non (It neceffe jam diAo Epifcopa ejuique fuccefforibus-,. five ejus-^ 
dem Ecclefiae caufam peragentibus , ullam facere probaùonem,. fed ditigen» 
ter per bonas- 6dei homines jurejurando finiatur, ut rei veritas declaretur. 
Quicumaue ergo hu)u& noftr». Praeceptt pra:varicator extiterit^ trecentas^ auri 
optimi libras componere- cogatur ,. medietatem. Camera^ noftrae,. & medie- 
tatem prasfatx Parmenfi Ecclefiar» & jam diAo Sigefredo- Epifcopo , ejufque 
fuccefToribus , (jui prò tempore fuerint». Quod ut verius> credatur,. diligen- 
tiufque ab omnibus obfefvetur>. manu propria. roborantes>, de anula noftra 
fubter annotari iufTìmus. 

Signum domni Hugonfs gloriofiflTmi Regis*. 

Petrus^ Notarius ad vicem Gerlandi Abbatis & Archicancelfarir reco- 
gncMti & fubfcripfi. 

Dftta XVI^ Kal. Oftobris ^ Anno Dbminicac Incarnationis DCCCCXXX. 
Kegnr vero domni: Hugonis invifliflimi Regis V. Indiflione IV^ 

Juffum Papias & Aclum PafmaSy,in. Oel nomine feliciterà 

Erar Pranreptum^ ipfim manu propria idem domni Hujponi gloriofifli-^ 
mum Rex firmatum,. & ab ejus anula figillatum ». Noticia. ipfa ,, & prasdi- 
Àum Praeceptum odenfiv & ^b ordine lefti,. interrogati lunr prazdiAus 
domnus Sigefredus Epifcopus , & AdeUertu» Notaria & Advocato ab bis 
Judices & Auditorìbus, pio qu.^ caufa prasdiAa noticia , etiam didum Pne- 
ceptum oftenderent. Qui dixerunt : vere ideo hic veftri prafentias irta oflen- 
Cmus Noticia & Pracceptum , ut ne quislibet homo dicere poffìt, quod nos 
a parte pracdiAo Epifcopo SanAae Parmeolis EccleiìaB eis fciens , aut occul- 



344 

fo, vel conlndiofe hahulflemus vel detenuiflenuis .. Et jspod plns ed» quz- 
limus, ut dicaAt ifte AlbuLnus Judex: quondam Petri ,. idenique Judlcc fi* 
lius y & Avocato domnorum Regum > feu pars pubJica y qui hic ad pra^ens 
tdy fi noticia ifìa & jam dlAum Prjcceptum boaum & verax. runr„ vel ù 
jam dióU Curticella> qui vocatur Loculo > ficut & in ifla noticJa & Prx- 
ceptum.9 qux in ea continetuc, vel in ifla alio Przcepto, quas i(le dooious 
Hugo piimmus &ex (ax clementi^ fecit parti jam diao Epifcopo praedi6!x 
Sanélìe Parmenfis Ecclefias da pars dòmnoruni Regum, feu pars publica;, 
& quicquid in ipfa Przcepta & Noticia continet quid a pars regia & pars 
publicas. pertinuic, contradicere aut fuhtrabere volt, an non» Qui & ipfe 
Alboinus }ud«x & Àvocatus dixit & profeflus eft : vere Moticia iOa & Przr 
€eptum> quas in ea legitur , oc in iilum alium Przceptum, quam hlc oftenr 
fiftiSf boni & verax font: & przdidla Curricella , qux vocatur Luculo, 
cum sua pertinentia, ficut flnes difcernitur, eriam dida Abbacia, qux di- 
citur Berceto, five omnibus quicquid per iftas Prxceptas in jam difto Epis- 
copo datas vai concefTl funt da pars regia, & pars pubJics pertinueraat 
partem jam diAo Epifcopa, da pars regia & pars pubiicx, onde ega Ad- 
vocatus. fum, non conrradixi , nec contradicere quadro , quia nec Wgibus 
pofTum, eo quod propriis parti jam diflo Epifcopo juxta ifla Noticia & 
Prseceptum, qua in ea legitur, & juxia iflum alLum Prcceptum cum lege , 
& deoent, & pirs regia feu pars publicz nihii pertinent ad habendum, 
nec pertinere debent cum lege . Et duni ibi ad prxfens eflfe Anicbarios 
Marchio quondam Adelbeni idemque Marchio filio, & Raperto , c}ui & 
Azo, filio quondam Gaubaldi de loco Vedolio adjutores ejus, qui ejus 
cau&m- ex Regia jufTtone peragebat, Inrerrogati funt ab ejufdem domni Si- 
gefredus Prasfirie & Adelberrus Notario & Ad^u)cata> quid contra jam di* 
fiam Noticiam & Prasceptum ,. quas in ea legitur, fea ia alium Praeccptum 
ad domnum Huganem emifTum y qui ibi oftenferunt , & le£U efTent dicere 
Yolerent y vel fi jam difii Curticella , quae vocatur Luculo , cum fua per- 
tinentia, ficut fines discernifTent , parti jam diélo Episcopo contradicere aut 
fubtrahere volerent , an non . Qui & ipfls Anfchano Marchio & Raperto 
djus Adjutor dixerunt & profelFi funt. Vere Noticia ifla & Pratceptum, 
quem in ea legitur, five iflum alium Prxceptum, quam hic oflenfiflis, bo- 
ni & verax funt 3 & jam. diéU Curticella, qui dicitur Luculo, cum fua 
pertinencia, ikut ftnes difcerniflis, & quicquid da pars publica: pertinuit, 
ouod in ifla legitur Noticia & Prxceptas, partim jam di^o Epifcopo Sau- 
na! Parmenfis Ecclefis cum lege efie debent, & mihi Anlcharii nihii per- 
tinent ad habendum ,. nec pertinere debent cum lege » Et taliter fé praedi- 
Aus Anschario Marchio exinde abvarpivit & abafcito fecit. His a6lisy& 
manifeflatio , ut fupra faék, reAum. eorum omnibus paruit elTe, & judi« 
caverunt, ut juxta eorum altercationem , & pra!di6lorum Alboini Judex. & 
Avocato, feu Anfchacii Marchio, & Raperti ejus Adjutor, profeflionem 
& manifeflacionem ,. ut pars jam diAo Epifcopo SanAae Parmenfis Ecclefla; 
jam diélam Curtìcellam, quae vocatur Luculo, & praediAa Abbacia, quae 
dicitur Bercetum , cum fuorum pertinenciis , & quicquid da pacs Regia & 
pars publicae pectinuit» quod ia ipfas continetur Pra^ceptas & Noticia ad 
tuam proprietatem habere & detinere deberent . Et ipfis Alboinus Judex & 
Avocato, feu pars Regia, & pars publicx, atque prxdifli Anfcharius Mar- 
chio, & Rapertus ejus Adjutor roanerent inde tacili & contenti. Et fi- 
•ita efl cnufa. Et hanc noticia prò fecttfitate ipfiu^ Epifcopo SanAae Par* 
metifis^ Eccieiias fieri juflimut • 

/ 



?45 
Quidem & Ego Ritpertas Notarius & Judex cfomnornm Regun» et 
juffìone fuprafcripto Sariione Comes Palaci!, & Judicam ammoniclotie (crip* 
fi, Anno Regni dosnni Hugoni & Lotharii filio ejus gratta Dei Reges» 
Deo propicto, donrini Hugoni Decimo, Lotharii vero Quinto, XIV. Ka« 
kndas OAobris Indizione IX. 

Sarilo Comes Palacii fubfcripfi • Atto gntia Dei Epifcopus interfui. 
Ego Barericus Epifcopus interfui • Johannes Judex domnorimi Regum in« 
terfui. Artiuflus judex domnorum Regum interfui. Johannes Judex dono-tia- 
rum Regum interfui. Walpertus Judex domnorum Regum interfui. Wal- 
fredus Judex domnorum Regum interfui . Adelgifus Judex domnorum Re* 
gum interfui • Lanfrancus ibi fui • 

LIX. 

Dalt Archivio Capitolare di Parma Sec- X N^ XXXVII 

Originale . 

n nomine Domini Del arternf . H[ugo & Lòtfiat-te gfarfa Dei Rege5 - Re- Ugo r • 
galis digftitàs tìA fio<i tfe d'e ih diefri ih ttielìus proficifcitur , fi Sanftarum '^""^ 

De! Ecclefiarum cUram & folle itudinem gerir, & rtabilire curar, ^^no ti 

quatìnus illi , qui Deo perpetualiter fervire & miniftrare debent, nullam canonici 
habeant indigentiam. Ideoqùe nos in Dei nomine Hugo & Lotharius Re« «iiFarmm 
ges, ipfarum Ecclefiarum, Deo annuente, fecundimi qua^itatem temporis »^ ^^fj** 
curam gerente?, de proprretatrbus nostris a parenribus noftris nobis per fuc- J^ |>eni!r 
ceffionem advenientibus, Deo omnipotenti & gloriofac Virginis Mariac ma- 
tris susb famulari & obedire cupientes, Sanftitm Parmenfem Ecdefiam', mds 
in rpffus honore fnndata eft, ex ìpfa noftra propria haereditate ditare fhr- 
éurmus, quatinus nobis, parenribus noftris ad remedium proficiat fempi- 
ternum . Idcirco prout jufte & legaliter pofTumus , donamus przditSte San- 
ftas Parmenfi EccTefiae in honore jam diftae Sanftae Marias conftru<5\ae, & 
venerabili Epifcopo Sigefreda fideli noftro , fuifqirc fuccefToribus & Cano- 
nicis ibi cottidìanara fervitium Dto & Sanfla; Mariar exhìbenfibus omnem 
proprietatem iitam , quas fuit qnondvim Vulgundac^, qux Aza vocabatur, 
quam adqiiifivrt ipfa de Vvibodo Sanala? Parmenfis ipfius Ecclefiae Epìfco- 

{10 , fub integritate in fingulis Comìratibus , territoriis vel locìs in Regno 
talico, & Romania: conjacente, ipfa Vdgunda, qua! Aza vocabatur, bo- 
nx memoria^ Berrai Comitiflac gloriofifnmx matri noftra^ contirlit : quatinus 
ficut poflTefTa fuit ab ipfa Vulgunda, quac & Aza vocibatur, fic iit Ì4i jure 
ipfius EccleCa^ & utilirate- ipfius Episcopi & fucceflfbrum fuorum & Ca- 
nonicorum ibi fervientium in perpetuum, una cum Ecclefiis, cafis, cor- 
fibus, tetris, vineis, campis, pratb, pafcuis ^ filvis, fali^is, sationibuS) 
aquis, aqiiarumque decurfibus, montibiT^r v^liibu», alpibus,. planiciebus, 
cum fervis & ancifKs utriufque fexus« cum Afdiombus & Aldianis , & cum 
omnibus, qua! dici vel nominar! poffunt ad ipfam proprietatem jufte & fe- 
galiter refpicientibus iit integrum. Si quis igitur hujus noftri Pra^ceoti vio- 
ktor extiterit , fciat (e eotnpofiturum auri optimi libras centum , medieta* 
fem Kamers noftra^, 6t medietatem ^xxàX&x Ssm&x Parmenfi Eccl^fisy 
& Epifcopo Sigefredot fiiisque fucceflbribits , qui ibi prò teQipore fuerint» 



34^ 

Quod ut verius credatnr, diligentiufque ab omnibus obfenreturn manlbus 
propriis roborantes , de anulo noflro fubter annotari jufllmus ». 

Signa Sereniffìmorum Hugonii & Lotliarik Regum .. 

L. tf» S. 

Petrus Canq^lfarìus ad vicem; Gertannt. Abbate ,, & Archicancellarii re*^ 
cognovi . 

Data Vllf. Idus Februarii > Anno Dominici rncarnationis DCCCCXXXVI. 
Regni autenx domni Hugonis, inviAifllml Regir. X*. item. domni Lotharii 
Regis V. ln<tìftione. Vili.. 

AAjm Papia in. Del nomine feliciter». 

LX 

Dalt Archivio. Capitolare di Parma Scc^ X N^ XL 

Originale .. 

040 T 

Donazio* JLXì' nomme san^as & Individuz Trinitatis . Hugo & Lotharius divina pro^ 

Bt dttUvidente clemencia reges. Juftis noflrorum fidelium peticionibus adfenfum prae- 

cantbenì bemus. promciores eos in noflro obfequio fore minime dubitamus. Quo 

niaìtno* ci^<^^ omnium 6delium. SanAx Dei Ecclefias. no(lrorum(}u& prasfencium ac 

fatta da futurorumf devocio noverir. Qualiter. interventu^ ac peticione liderici Co* 

Ugo, e mitis dileflique fìdelis noftrl per hoc noftrun^ prxceprum^ prout igfle & 

4* ^®"r légaliter poffumus- donamus atgue iargimur Milònl noltra dileAo fideli rcs 

lon^lora ^^^^ noftri pofitas in loco & fundò runco« prope monte fkut a nobis baAe« 

fedele, nus pofTeOs funt nec non & res alias juris regni nodri & coocedimus in 

loco & funda corte qua: nuncupatur spoletina . Praediflas vero res juris no- 

ftrv & juris regni nollri adjacent in Gomitata Parmenfe una cum terris 

pafcuis filvis aquis ai^uarumque decurfibus montibus vallibus planiciebus 

& cum omnia quas dici vel nominar! poflTunt in integrum & de noflro ju- 

re & dominio in prasfati Milani jus- & dominVum omnino» transfundimus 

ac delegamus ut haoeat teneat fìrmiterque poflidear ipfe suiaue hxredès> ha* 

beantque poteflatem tenendl dònandl vendendt commutanti alienandi prò 

anima, judicandi vei quicquid» eorum decreverir animus facienti omniuoa 

homtnmn. contradiAione vel moleflatione remota •• Prascipientes itaque jube- 

iBus ut nullus dux marchia comes vicecomes vei quaslibet regni noflri ma- 

5na parvaque perfona ex jam* di^as^ res prastaxato Miloni noflro di leda fi-^ 
eli inquietare vel moledare praefumat. Set liceat eum fuique haeredes te- 
nere & poflldere abfque ulta diminutione omnium hominum fublata con* 
tradiélione. Si quis ipitur hujus noflri pra^epti paginam infrìngere; vel 
violare temptavefit y fcur fé compofiturum> aun optimi libra» cenrum me- 
dietatem Kanaerz noflrar & medietatenv Mironl noflra (tdeFu fùifque baeredi* 
bus . Quod ut certius credatur diligenterque ab omnibus obfervetur mani- 
bus propriis roborantes anulo noflro infigniri julTImus . 
Signa SerenifTimorum Hugonis & Lotharii Regum • 
Teudulfus Cancellarius ad vicem Bruningi Epifcopi & Archicancellarii 
recognovi & sst 

L. * S. 



347 
Data Idus Aagufli anno Dominìcas Incarnatlonis DCCCCXL Regni 

▼ero Domni Hugonis piiflimi Regis XV. Lotharii vero X Indift • 

felicicer. Amen. 

LXI 

DaW ArcJiìvio Capitolare di Parma Sec. X N. XLII 

Copia antica* 

In nomine Domini Dei & Salvatoris «oftri Jesu Chriftì . Hugo & Lotha- j| ^^j,„j, 
rius fi!io ejus graria Dei Ke^es ^nno «Regni «orum Deo propicìo Dom. sappone 
Hugonis reprimo decimo & Lotharii vero duodecimo ^septimo Kal. Gè- dona «i 
nuario. Indie, prima. Cgo quidem Supo Comes quondam Radierii idemque Ctnomci 
Corniti .filius qui se pr<]Sfitcbat 4egem vivere falicham prefens j)reiemibus j|J corte* 
dixi quem ad mericum anime mee pertinere potest «lecelTe ed mihi femper « il Cai 
illud agere unde in hoc & in futurum feculum plenam apud omnipoten- flello di 
tem Dominum pofTim conlequi mercedem . ideoque ego qui fupra ^upo i*al«o«€« 
Comes..... entes falute anime mee vel quondam Ardingi Épifcopus avun* 
•culus meus eciam Vvillelmi -germano meo do trado atque ofTero proprie- 
tatem Canonice Sande Marie matris Ecclefie & Epifcopio Parmenfis ad 
tifom & fumptum iacerdotum & diaconibus vei ciericis <iui in ipfa cano* 
nica ordinati funt vei in antea fuerint ordinati ideft curticella una juris 
mea quibus efTe videtur in loco & fundo Palaxoni judiciaria parmenfis cum 
caflrum inibi conftruAum feu & cafis ilomnicatis quamque & maflaritias 
inibi ad ipfa curticella & caflrum perttnenribus vel adfpicientibus in inte- 
grum eo videlicet ardine ut ab ociiema <lie j>rediAa curticella <& cafhrum 
cum omnibus ^orum adjaoentiis & pertinenciis in «adem canonica fanSe 
Marie perfistant potefìate vel proprietatem faciat ipfi Canonici qui modo 
inibi funt vel in antea fuerint ordinati ex frugibus earum cenfum vel red* 
ditum quicquid dominus «x jam <ii£lis cafis & rebus annue dederint ad 
«orum ufum & fumttim quicquid eorum tnelius previfura fuerir nam nulla 
tamen ab epifcopo parmenfis nec ad qualibet poteliatem «xinde alicnam pa- 
cienttir fubtraccìoncm fet in eorum ufum & fumtum tn perpetuum ipfes 
fru^is exlstatit iine omni mea 6c heredum & proheredum meorum contra- 
difìione vel repeticione & {)er cultelluoi (ìlìuco nodatum uuantonem uua« 
fonem terre feu ranos arborts atque andelerii coram teftibus legitìmam fa- 
ciam tradicionem & corporalem vefìiruram de jam diéla curticella & ca* 
ftrum ad jura & proprietatem fepe dl6le canonice ad earum ufum & fum- 
tum qualiter fuperlus compreiifum legitur prò anima mea vel infrafcripto- 
rum Ardingi Epifcopo & Vvillelmi mercedem & miffas & iaudes quas Inibì 
Deum efTungerint mihi peccatore meorumque parentum proficiant anime fa- 
Iute & gaudium fempiternum & afaxito facto & «orurn facerdo* 

tum eis ad abendum relinco • Si quis vero quod futurum elfe non credo 
quod (i potuisses parmenfis ram quod modo inibi preeft vel fuis fucceflores 
aur qualibet alia poteftas quod advertat divinitas ipforum canonicoruni & 
ipfis frugibus aliquam fubtractonem vel dimìnorationem fecerir rune (latini 
ipfa curticella & cafìrum adque rebus ipfis feu redditum & cenfum in meis 
prosimiorìbus parentibus reveicat & iint in poceftatem quamdia iila potelM 



54» 

panoenfis vel aCa que eornm vim fècerìt oc raeum faftum paclfice confer- 
vaverint & fi a neminem exlnde vi fueriot inquietati rune ipfes fruges 
abeant & faciant fecundum Deum quid voluerint prò anima ooflra comune 
mercedis & quod abfit fieri non credo fi ego ip(e Supo Comes aut ullus 
de heredibus ac proheredibus meis seu qu^libet oppofita perfona cantra hoc 
tneum faAum agere aut caufare tentaverimus vel eum per covis ingenio 
quefierimus ante Deum omnipotentem in cujus jura consistunt indefbrui ia 
racione & cnm }udam Domini softri Jefu Cbrifti traditorem caufam abeac 
& cum impis ad inferiora permaneat & inferamus parti eorum canonicorum 
inulta c^uoa ed pena auro libras . • • • argentum ponderas viginti & quod 
repecierimus vindicare non valeamus fed prefens oc meum faftam per omnis 
temporibus inviolatum permaneat cuoi fhpulacione fnbnixa & faaac berga* 
mena una cum atramentario ego Supo manibus meis de terra elevans Jk 
Rimperti Notarlo ad corroborandum dedi adque rogavi in qua fubter con- 
firmans & teftibus obtuli roborandum • Adum in Cadrò 8f, Curte Vidaliana • 

Sign.f m. Suponi Comes qui hanc paginam judicati feu inftitucionis ad 
omnia i(la fieri & firmare rogavi. 

Sign. t m. manibus teuderict te adelelmi leu amalgerii vafis eidem 
Suponi Comes le^e viventes salicha teftes. 

Sign. t manibus Job. & Liutefredi fiiio quondam Gifelberti falicliis & 
atdemangi de vidaliana ttdci . 

Sign. -I* m. anfelmi & arimundi qui & ingezo vafis eidem Suponi Co* 
mes teftis. 

^cripfi ego Rimperto Not. post tradita complevit & dedit. 

LXII 

Dalt Arclàvio Capitolare di Parma Sec* X N. XLV 

Originale . 

947 In nomine Domini Dei a^emt. Lotharìus divina providente clementia Rex« 

Lottrio Omnium Sanébe Dei Ecclefiz , nofìrorumaue przfentium fcilicet 

Re dona Domnus Deodatus venerabilis Praeful , nofterque per omnia dileéìus fidelìs y 
niiuJ*Ptr! noftram fupplex regalem adiit celfitudinem , quae ....... Curticellam 

mtgiano Aiam in loco & fundo Butano, jure Comitatus Parmensis, cum aliquantis 

a Liudo- aliis Curticeliis , unam videiicet in Provinciano , & aliam in Viniale , Se 

ne luofe- ^f^.|am in Montiglo Majore; verum etiam de terra laborata pcciam unam 

in loco Miliario ipfius Comitatus jure, qus eft per menfuram jugis una 

de perticas jugiales quatuor continuam fidelitatem omnimodis 

conuderantes , noflrx pietatis aures ipfius accomraodavlmus precibus, & per 
ìujus nofiri praecepti paginam, prout jufie & legiliter pofiumns pracfato 
Liudono fideh noftro eandem praetaxatam Curticellam cum jam diAis Cur- 
ticeliis, unaque cum prasdiAo Campo, atque cum omnibus pertinentiis five 
adjacentiis ipfius Curticells .... finibus, terminationibus oc acceffionibus 
fuis, omnia in integrum concedimus, donamus atque largimur, ut habeat, 
teneat, firmiterque poffideat, habeatque potefiatem donandì , vendendi » 
commutanti, alienandi, & quicquid ejus decreverit animus fiiciendi ipfe , 
(iiique hsiidesi omni mta, meorumqne snccessorumi five omnium homi* 



349 
niini contradtAtone funditns remota . Si qu!s vero , quod futnrum efle non 
credo , bujus noflrz donacionis Praeceptum infringere tentaverit , cognofcat 
fé compofirarum auri libras centum , niedietatem Kameras noflras , & medie* 
tatem praefato Liudoni , ejufque bzredibus . Quod ut verius credatur, dili- 
^entiusqae ab omnibus obfervetur, manu propria roborantes, anali noflri 
impredione fobter infìgniri jufHmus. 

Signum domni Lotbarii piiflimi Regis. 

L. Il* S. 

Oldericus Kancellarius ad vicem Bruningi Episcopi, & Archicancellarii 
recognovi & fubfcripfi . 

Data quarrodecirao Kalendarum Februariarum , Anno Dominicac In- 
carnationis DCCCCXLVII. Anno vero Lotbarii Regis XVII. Indiélione 
VI. {a) 

ÀAum Papias feiiciter. \ 

LXIII 

Dalt Archivio Capitolare di Parma Sec. X N. XLVI 

Copia . 



I 



ria. 



948 
n nomine Domini Dei aeterni . Lotharius divina mifericordia Rex . Cam II Re Lo- 
nihil boni operis apud omnipotentem Dominum pereat, decet noftram re- ""^^^ 
galem clementiam omni tempore agere ea , quae digna funt tanto remune- ""^^^ 
ratore. Quod fi ex noftris propriis facultatibus , & tranfitoriis rebus fubfì- ParmtA. 
dium omnipotentis Dei Ecclefiis & fuis fervis necefTaria impendimus, fem- deodaco ^ 
piterna, ac fine fine manfura prasmia ab eo veraciter fufcipere non dubita- |« Com 
mus . Idcirco noverit omnium fidelium Sanftae Dei Ecciefiae futurorum fo- ^^^^ 
lercia, quahter Adeodatus Sanéìae Parmenfis Ecclefia? venerabilis Epifcopus, aì'^Niro» 
dileAus fidelis nofier, nofìram per Attonem Vercellenfis Ecclefiac Epifco- ne, e di 
pam, noftrumoue fidelem, deprecatus eli clementiam, ut paupercula; Par- Ronc»- 
menfi fuse Ecclefiae prò amore Dei, animaeque noftrae, parentumque noflro- ^*'' 
rum mercede fubvenire dignaremur. Cujus petitionibus pietatis noflra? au- 
res mifericorditer accommodantes ^ & ejus erga noflrum obfequium curiofifli- 
mam fidelitatem adtendenres, conccdimus arque donamus ^xxò\6\x fuas Ec- 
clefis & Canonicis & fervis Dei, ibidem cotidie minifiranribus. Cortes 
noftras tres, ideft Nironi , qu» in Parmenfi Comitaru fifa eft juxta Alpes, 
ubi decurrit fluvius Incia, & Guilzacara in finibus Mutinenfibus ed fub 
(Irata Regia non longe a fluvio Scultenna, & illa demonti, quas dici* 
tur Runcaria fupra jam diélum fluvium Inciam , quam etiam domina & 
mater noflra Alda ex proprio comparavit pretio, & poftea moriens tefta* 
mentum fecit de ea , & nos prccata eft , ut prò ejus anima pr^diftis fervis 
Dei prò ea in fempiternum orantibus concederemus , quod Deo annuente 
devoridìme adiniplevi , & cum iflas alias jam di^as duas praedlAo Adeo- 
dato Epifcopo Écclefiaeque fuas, ac Domini fervis, ibique prò animarum 
noflrorum parentum orantibus conceffìmus & donamus cum omnibus adja- 

(e) Nota il Muratori» che correrà rindiztonc V* 



3yo 

centiis & pertlnentiis fuis fenrls & ancillls, aldionibus & aldianis jure per* 
petuoy & de nofìro jure in pracdifìae Ecclefis vel fapramemoratorum fer- 
rorum Dei jus & dominiuox transfundimus ^ ut habeant^ teneanr, pofH* 
deant ,. ac fruantur perbenniter tam ipfe Adeodarus Epifcopus fidelis no- 
ftcr> quamoue & fucceflores e jus ad partem fupranommataE Ecclefias, ser* 
vorumque Dei ibidem miniltrantiunk jure perpetuo iir acternum ,. omni no* 
ftra,. nofìrorumque hacrcduro ac prohacredunv oc pofterofunii repetitione re- 
mota atque extinta. Sì qui& vero> quod minime credimus> noflrìs vel fu* 
turis temporibus- contra hoc noftrs: confìrmationis Rrasceptun^ contraire, 
tollere ,. aut caufarl temptaverit ,, fciiit fé cooipofiturum. aurt optimi libras 
centum y medietatem Kamerst noHrs & medietatem rupradi<5lok Adeodato & 
fuccefroribus ejus ad partem jam diflx Ecclefisr, ejusque miniflrantrum qui- 
bus violentia illata tuerit- Er ut hoc fi'rmius habeatur, dili^entiufque ab» 
omnibus obfervetur > manu propria^ firmavimus y & anull nollrk impreflione: 
jufrimus inflgnir». 

Signum domn» Lotharit piifTimi Regis*. 

Odeiricus Cancellarius ad vicem Bruningl Epifcopt & Archrcancellarit 
recognovit» 

Data oAavodecfmo Kafendas Julir,. Anno» Dominicac* Incarnationls- 
pCCCCXLVIII. Regni autem domni Lotharii piiflìml Regi*. XVIII. In- 
dizione VIK AAum Parmae. feliciterà. 

LXIV 

DaW Archivio Capitolare dì Parma Sec^ X N» XLVIII 

Copia antica » 

OtuNiel. •■"' nomme sanflar & indrviduae' TrmrtatFs Otto Def gratur Kex. Nbrunp 
conferm» fit Omnibus fidelibus noAris przfentibus fcilicet & futuris qualiter nos prò 
ì Ctnont. reraedio anima? noflrar & parcntum. noflrorum praecipueque prò* amore Dei 
CI di Ptr- quij^ pa^-ij ^ veritatis in ipfo origo & fons eft quandam. Canonicam. Par- 
pofleiTa^ nienfis Ecclefia; Sandasr Del* genltricis Mariae fub noflra; niurionis afam» fufci-^ 
di sab- pientes munitiffìmo- Mundeburdo» noftro & defenfiont fubjunximus cum* om* 
bione,dÀ nibus rerum< fuarum pofTeffìonibus quas nunc Déo aufpice haber aur in po- 
^V**^ . flerum habitura eft (I cum praeceptis regiis a dècefforibus noftris donata: 
^ll^l'^^ fuerinc aut ab aliis 6delibus facerdotibus aliquo modo ab^ ipfis adqtiifitx 
gbi sul fint omnia & ex. omnibus cum* villts quat vocantu^ Sablone- & Marlaiiia 
Modene- Pomponiano & Coriatrico fub^ tutamine- noftras' dominationis inveflimis 
**• eamque a nullis in aiiquid objurgari volumus. Sed fi ab ea Canonica ali- 

quid legalis juflitiae exi^atur in noftra •••^»»».^...^.... sciar fa 
compofirurum auri optimi libras quinquaginta medietatem Cameras noflras 
& medietatem przfata? Canonica?. Et ut hoc verius credatur & attentius 
obfervetur man» noftra fignatum. & anulo noftro fubter juftimus aiiìrmari • 
Sipnum domni Ottonis Sereniffìmis Regi». 

Vtgifrido^ Cancellarius ad vicem Brunonis Archi'cancellarii recognovi . 
Data Vili. Jdus Februarias Anno Incarnationis Domini Jesu Chriftì 
pCCCCLH. Indift. X,^ Anno vero dbmnl Ottonis in Italia I. ìa Fran* 
eia XVI. Adam Papiar fcliciter» Amen» 




351 
LXV 

Dair Archivio Capitolare di Parma Sec. X N. XLIX 

Originale * 

In nomine Domini Dei & Salvaroris iioftri Jefu Cbrifti • Berengarias & pjj^ 
Adelbertus iilio ejus gracia Dei reges anno renni eorum in Dei nomine Dosano* 
lercio menfe «nadio Indift. undecima. Sanélam aitem marer Ecclefie & "^ ^^ 
Epifcopio Parmenfis ubi nunc domnus Deodatus Epircopus efTe vldetur ego ^ei^'arda 
in Del nomine Leigarda ComitiflTa bone tnemone Vvifredi Comitis filia «nt Ca- 
que profefla funrex nacione mea legem ^umbarda vivere prefens prefenti* nonicadi 
bus dixì <]uisquis in ^anAis ac venerabihbus iocis aliquit contulent rebus ^^fo»* 
jufta autoris vocem in oc ieculo centuplum acclpias infuper quod melius 
cft vitam {>o(ndebit cternam. Ideoque ego t)ue fupra Lleigarda dono & 
frado atque confero in eandem sanétam matrem Ecclefìe ad jura & pro- 
prietatem de Canonica ipfius matris Ecciefie ad ufum & fumptum vel^ fti* 
pendia facerdorum & diaconorum /eu clericorum ipfius Canonice qui in 
eadem modo Deo fervire rgf, in nantea Deo famulare videntur id funt in 
integrum omnibus cafis &l rebus domui coltiles quamque ex «laffaricìis meis 
quas abere vei poflidere vifa «um in comitatu Parmenfi in fundo loco 
ubi <ltcitttr Cornitulo <:um molendinis & tifum aquis vel eorum adjacen* 
ciis & pertinenciis omnia & ex omnibus quicquit ad ipfo loco Cornitulo 
pertinere videtur una <:um prato uno qui dicitur cIu(o ficuti ad me vel 
ad fuprafcriptus i^uondam Vvifredus x)ui fuit f enitor meus fuerunt poireffìs 
& defenfatis & inibi nobis per covique ^enio pertenuerunt iuris in inte- 
grum & «unt rebus ipfis per menfura & racionem ad pertica legirima de 
pedìs duodeclm menfurata inter fediminas ^ areis ubi viris exiftunt juges 
quindecim tetris arabolis juges centum filvis & bufcaliis feu gerboris juges 
centum quinqua^inta eodem prato clufo & aliis pratis juges deceni & fi- 
plus juris rebus in eodem loco Cornitulo &c. 

Aw^um in Caftro Gaveciola felxiter &c. 

5cripfi ego Rimen^aufo Mot. poflraditis compievi & dedi« 

LXVI 

DaltUghelli hai Sac. in Ep. Parm. N. XX. 

fublimatos eflfe credimus •••••••• y6t 

maximis Ecclefiarum Dei utilitatibus proficere non ambigimus . Quapropter Diploma 
noverit omnis SanSx Dei Ecclefias fidelium, n» itrorumque pracfenrium fci- ^^ ^"^ 

licet , & futurorum Hubertus Parmenfis Ecctefiac EDÌfcopus Uberto* 

nodram adtens clementiam petiit, ut more pracdecelTorum nofìrorum £c« Vescovo 
clefìam fuam proficiendo anoumentaremus ^ ex liifque ftegioc . . « • . • ^> ^^'"* 
tam cunfti clerici ejufdem Epifcopii in quocunque loco . • • . fuerint quo- '"^^j*?!? 
que, & cunftorum hominum infra eandem civiratem babeat .-•••• pu- ^^* 
blico in ejusdem Ecclefias jus» & dominium, ut diftriélum transfundere- 
mus , ut deiiberandi i & dividendi i feu dilUingeodi poteflatem faaberet tam 



35* 

fupradifti cleri res» & familias, cj[uamque & homlnis infra candem civita- 
tem habitantes , & res » & familias eorum « velut fi prxfens adeffet noftri 
Comes Palatii , nos vero coniiderantes , & commodom duceares per fupra- 
dìAì Imperli dignitatem & per mala omnia, quz acciderint faepe inter Co* 
mites ipfius comitatus, & Épifcopos ejufdem Ècclefis ut penirns przterita 
lis, & schisma evelleretur, & ur ipfe Pontifex cum clero ubi commiffo pa« 
cifice viverec tam prò falute nodra quam nobilitate Regni, & omnium in 
noflro Regno degentium concedimus , & largimur , & de noflro jure , & 
dominio in ejus jus, & dominium omnino transfundimus, atque delega- 
mus , murum ipfius civitatis , & didriAum , & telonium , & omnem pu« 
blicam funAionem, tam intra civitatem, quam extra ex omni parte civi* 
tatis infra tria milliaria, desinata fcilicet, atque determinala per fines, & 
rerminos, ficut funt loca villarum, & nominibus defixa caftrorum. In O* 
riente fcilicet Benecetse Cafellac Colorita. In Merìdie Purpurìano, Albari, 
Vicocufuli. In Occidente Vicoferduli , Fabrorìo, Aeli • In Septentrione 
Baganciola, Cafale, Palantani, Terabiano cum omnibus adjacentiis, & 

Eertinentiis prasfatorum locorum integre, remota occafione ullius repreben- 
onis nec non & regias vias, aquarumque decurfus, & omne terrìtorìum 
cultum, & incultum ibidem adjacens, & omne quidquid Reipublicae per- 
tinet. Infuper etiam concedimus, & omnes homines infra eandem Civi- 

tatem przlibatos fines habitantes, ubicunque eorum fuerit hae« 

reditas, five ad queftus, five familia tam infra Comitatum Parmenfem, 
quamque in vicinis comitatibus, nullam exinde funélionem alieni noftri Re- 
gni perfonoc perfolvant, five alicujus placìtum cuftodiant nifi Parmenfis Ec- 
clefiae Epifcopi, qui prò tempore fuerit, fed habeat ipfius Ecciefias Epifco* 
pus licentiam tamquam nofiri comes Palatii difiinguendi, & definiendi , vel 
deliberandi omnes res , & familias tam omnium clericorum ejusdem Epifco* 
pii , quam & omnium hominum habitantium infra pracdiélam civitatem , nec 
non & omnium refidentium fupra pra^atae Ecclefiz terram, five libellarìo- 

rum, five precariorum Et ita de noftro jure, & dominio in ejus 

jus , & dominium transfundimus , ut nullus marchio , comes , vicecomes , 
aut aliqua regni nofiri magna, remiffaque perfona exinde de przdiAis re- 
bus , & familiis , & omnibus quac fuperìus leguntur fé intromittat , aut ali- 

quam fundionem inde recipere tentet ad augumentum etiam quate- 

nus eadem Parmenfis Ecclefia nuilius fupplementi indigna videatur 

permittendo concedimus ipfius loci Epifcopo, ut habeat poteftatem eligen- 
di, five ordinandi fibi notarios qui caulas ipfius Epifcopatus difcutientes 
ubicumque opporrunum fuerit per prasdióìum Epifcopum scribant cartas cu- 
jufcunque voluerit tefiamenta remota prohibitione , vel controverfia comi- 
tatus , five comitis, ut ficut ex parte comitatus funt faarum rerum exaAo- 

res , ita ex parte Epifcopii noftra vivere , & fi acciderit de prae- 

dióìis rebus, & familiis pofTe definiri per hanc noftri prz- 

cepti paginam concedimus eidem Epifcopo vicedomino, ut fit nofter mis« 
fus, oc habeat poteftatem deliberandi, & definiendi, atque dijudicandi, 
tamquam noftri comes Palatii. Si quis igitur hujus noftri prascepti viola- 

tor fciat fé compofiturum mille libras a uri, medietìtem Camene 

noftne, & medietatem ipfius Ecclefias Epifcopo. Quod ut verius credatur, 
diligentiufque ab omnibus obfervetur, mviolabiliterque cuftodiatur, mana 
propria roborantes anuli noftri impreffionem inferius affigi prascepimus» 
Signum domni Othonis SerenuIImi Augufti • 




Vyllerius Canceliarin$ ad vicem Srun. Archiepifcopi , & Archicancel- 
larii recognovit. 

Data ^. id. ipartii anno Dominicx Inearnationk pòi, jitmo Vero Im- 
perli domni Othonts SerenifTimi Auguri primo indiélione 5t 

Aélum Liviae (^a) in Dei nomine fi^Iiciter. Am^n» 

LXVII 

DaW Archivio Capitolare di Parma Sec. X N. LIV 

Copia antica* 

In nomine Domini Dei & Salvatori^ noftri Jefu Chrifti . Otto divina or- ponaiio- 
dinante providencia Imperator Auguflus & item Otto filio ejus gratia Dei oedelCo: 
RcK anno imperli & regni eorum Deo propicio in Italia fecundo quinto- ^^^^^^^ 
decimo Kalendas Februarii Indift. lexta . Sanfta autem matrem Ecclefie & *onic^i 
Epifcopio Parmenfis ubi nunc domnus Ubertus Epifcopus effe videtur. Eg<rpn,mg, 
quidam in Dei nomine Vvifredus Comes b. m. Oierici Comite Palacii tì- 
Iius qui profefTo fum ex natione mea lege vivere alamannorum prefens pre- 
feotibus dixi. Quisquis in fanéìis & venerabiiibus locis ex fuis aliquit con- 
tulerit rebus juxta oAoritatem nomine in oc seculo centuplum accipias in- 
fuper quod melius ed vitam polTidebit eternam • Ideoque ego qui fupra 
Vvifredus dono & trado adque ofTero in eadem fanélam matrem Écclesiam 
ad jura & proprietatem de Canonica ipfìus matris Ecclefias ad ufum & 
fumptum vel Hipendia facerdotum & diaconorum feu de parte ipfius Ca- 
nonico ^ui ibidem modo Deo fervire & in antea Deo famulare videntur 
id funr in integrum cafis & omnibus rebus domui coitiles quoque & mas- 
sariciis meisque quam habere vel poflldere vifo fum in Comitatu Parmen- 
fis in fundo & loco ubi dicitar Cornitulo cum molendinis & ufiim ac]uis 
vel eorum adjacentiis & pertinentiis omnia & ex omnibus quicquit ad ipfo 
loco Cornitulo pertinere videtur una cum prato uno qui dicitur clufo fi- 
cuti ad me vel ad infrafcriptis quondam Olerici Leigardi genitor & geni* 
trice mea fuerunt ponefTis & defenfatis &c. • • • . « 



Afium Parme &c. 



LXVIII 



Dalt Archivio Capitolare di Parma Sec. X N. LV 

Copia • 

iJìxm in Dei nomine Civitate Mediolani ad manfionem Ambrofil qui & pirico 
Bonizo de Civitate Mediolani per ejus data licentiam in judicio refideret tenuto !■ 
Adelgifus qui & Azo de eadem Civitate dileAum fìdelem & miffus domni Milano m 
Ottonis Sereniffimi Imperatoris ex hac caufa ab eo conftitutus ctiam & prc- fa^«'« ^ 

(j) Il Muratori negli Annali oflerva cht dereiì leggere A3um Luta. 

Z 



3H 
Aogel. ceptum de smulo ipfius domini Imperatoris in calee figiilatnm ibi oftenfit 
Chldice ^ 'egere fecit hanc formam continente. In nomine Domini Dei eterni Or- 
dì Pamt ^^ D^^ gratia Jmperator Auguftus Adirfgifus qui & Azo dileAo fideli no- 
polTeiTore fìro fai. Mandamtis tibi quatenus fi inter homines in Gomitata Mediola- 
atBentia nenfis atiqua contentio otta fuerit de quibufcumque caufis , nec inde Mis« 
crDftsu^' sus eiciftat in definiendum tamquam fi ante noftram vel noftri Comitis Pa- 
no^'ou '*^'* prefentiam fatSlum fuiffet . Refidentibus cum eo Grimaldus Anlpraudus 
fteilar»- Lutprandus Adelbertus Heberardus Vvarimbertus Gifelbertus item Adelber- 
no nel tus judices domni Imperatoris Aubertus & Joanni Petrus Rimpertus noda- 
ContMdo fjj Hcriebaldus fiiius Quondam Stefani Ambrofius de loco Lamponiano Ar- 
^ *naldu$ vaffallo predifto Herdebaldi Aicho aui & Azo Dominicus qui & 
Kario vafialli item Ambroùi Andreas & Adelbertus de eadem Civitate Al- 
do de loco cadrò femprio & maternus fil. Quondam Gregorii & reliqui • 
Ibique eorum veniens prefentia Angelbertus Judex facri Palacii fiiius quon- 
dam Johanni qui fuit de Civitate Parma & oftenfit ibi cartula una vindi* 
tionis & eam legere fecit continebatur in ea per omnia ita • ^ 
p5<^ In nomine Domini Dei & Salvatoris noftri Jefu Chriiti. Otto divina 

Acquisto hordinante providentia Imperator Auguftus & item Otto filio ejus Dei gra- 
de' pre- tì^ Rex anno Imperli & Regni eorum hic in Italia Deo propicio fexto 
j '^^^ oftavo die menfis deccmbris Ind. undecima. Conftat nos Berta filia ouon- 
dàl Gi^ ^^i" Adelberti de loco Cafterno & Arioaldus fiiius Ambrofii qui & Èoni- 
dice Ao- zo de Civitate Mediolani jugalibus qui profefiTi fumus lege Langobardo- 
(tlbtrto. rum vivere ipfe Arioaldo viro & marito feu mundoaldo meo que fupra 
Berte per ipfius Ambrofii qui & Bonizo genitori fuo confenfum & lar- 

!;ietatera mihi confentiente & fubtus in omnibus confirmante & juxta 
ege una cum notitia de propinquioribus parentibus meis qui supra quo- 
rum nomina fubtus leguntur a quibus oc in quorum prefentia interro- 
gata & inquifita tefta facio profefTionem & manifeftationem eo quod nulla 
violentia patior ab ipfo viro & mundoaldo meo nec ad quempiam homi- 
num nifi mea bona & fpontanea volunrate hanc vinditionem facere vifa fum 
accepiffe ficut & in prefentia teftium manifefti fumus nos jugalibus qui 
accepimus pariter infimul ad te Angelbertus judex domni Imperatoris de 
Civitate Parma fiiius quondam Johanni argentum denarios bonos libras le- 
gicimis quinquaginta & quinque habente per unaquaque libra denarios du- 
centi quadraginta finitum precium ficut inter nobis convenir per Cortes tres 
domui coltiles juris noftns quorum fupra jugalibus quam nabere vifi fu- 
mus in Comitatu Parmenfe una in loco & hindo Foliano & alia in loco 
& fundo Dinatiano tertia vero in loco & fundo qui dicitur Caftro alaria- 
no cum capeilis inibì habentes cum cafis maffariciis & aldianiciis feu pre- 
cariis ad ipfas Cortes pertinentes cum afpicientibus cum fervis & an- 
cillis aldiones & aldianas ibidem permanentibus & ibi habitantibus tam 
cafis cum edificiis caftris & areis curtificiis ciaufuris campis pratis pas- 
cuis vineis & filvis faleAis ftallareis ripis rupinis ac paludibus col- 
tis & incoltis divifis & indivifis una cum finibus terminibus adjacentiis 
& pertinentiis ufibus aquarum aquarumque decnrfibus infulis molendinis 
pifcationibus montibus planitiebus ùwe diftri^am & aliam condutionis 
omnia & ex omnibus Quicquid ad ipfas Cortes pertinet, vel pertinere 
dinofcitur in integrum & funt ipfas Cortes innmul videlicet Foliano 
& Dinatiano feu Caftro Olariano inrer fediminas & areis ubi cafis ex- 
tanc & capeilis feu ciaufuris campis & areis ubi vites extant atque pra- 




tis pafcuis ìnfulls fiivls atque gerbi^ fuper totls infimul per menfura jufta 
juges legitimis trecenti & fi ampllus de noiìro eorum lupra jugalibus in 
inferioribus locis & fondis Foliano Dinatiano feu Cadrò Oiariano jure vel 
per aliis locis ibidem ad ipfas Cortes percinentes in eodern Comitatu Par- 
nienfe & Mutinenfe inventis fuerint quam & fupra menfuram legitimis prò 
infrafcripto pretio & per hanc cartulam ia prefentem maneat vinditionis 
que autem in diólas Cortes domui coltiies cum capellis & cafis fea rebus 
territoriis atque caflris & una cum fervis & anciiiis aldiones & aldianas 
vel dilìriéla atque alia funéliones ad ipfas Cortes pertinentes qualiter fubtus 
legitur & jam diAis rebus una cum fuperioribus & inferioribus feu cum 
fìnibus & acceffìonibus earum rerum etiam fi amplius fuerit in integrum ab 
hac die tibi qui fupra Angelberti Judici prò ilio argento vendo trado & 
niancipo nulli aliis venditis donatis alienatis obnoxiatis vel traditts nifi tibi 
& facias extnde a prefenti die tu & cui tu dederis vel habere (latueris ve-* 
flrifque heredibus jure proprietario nomine quecumque volueritis fine omni 
nodra quorum fupra jugalibus & heredum nodrorum contradic. Quidem & 
fpondimus atque promittimus nos quorum fupra Berta & Arioaldus juga- 
libus una cum heredibus nofiris tibi qui fupra Angelberti judici & cui ca 
dederis vel habere flatueris vefirifque heredibus in didlas Cortes domui col- 
tiies qualiter fuperius cum rebus territoriis ad eas pertinentibus legitur & 
comprehenfas & venundatas declarantur una cum fervis & anciiiis aldiones 
& aldianas ibidem pertinentibus in integrum ab omni contradicente homine 
defenfare juda lex & fi defendere non potuerimus aut fi contra ac cartula 
vinditionis per quovis genium agere aut caufare prefumpferimus vel fi a- 
gentibus confentiens fuerimus tunc ea omnia que tibi fuperius venundavi- 
inus in dublum vobis reftituamus ficut prò tempore melioratum fuerit aut 
voluerit fub extimatione & jam di&ìs cafis & rebus in ejufdem locis quia 
fio inter nobis convenir . A6lum Clvitate Mediolani . Signum m. fupra- 
fcripre Berte que ac cartulam vinditionis ut fupra fieri rogavit & ei re- 
leé^a ed. Arioaldus vir & mundoaldo eidem Berte confenfi ut fupra & a 
nobis fafla ss. Ambrofius genitor eidem Arioaldi confenfi ut fupra & ss. 
Aldo propinquo parente eidem Berte qui eam interrogavi & ss. Signum m« 
Tadoni de loco Cafierno filium quondam Galdatì propinquo parente eidera 
Berte qui eam ut fupra interrogavit & ad confirmandum manum pofuit. 
Herlebaldus rogatus ss. Ambrofius rogatus ss. Maginerlus rogatus ss. Do- 
minicus rogatus ss. Ariprandus rogatus ss. Perribertus Notarius & Judex 
Dom. Imperatoris fcripfi pofl trad. compievi & dedi . 

Cartula ipfa vinditionis in eodem Judicio oHenfi & ab bordine relefla 
interrogaverunt auditores ipfis eundem Angelbertum prò quit cartulam ipfara 
vinditionis in eodem oflenderet judicium qui ipfe Angelbertus judex ideo 
cartulam istam in isto ostenfi judicium ut ne fìlens appareat & nec qiiis- 
piam homo dicere podìt quod ego eam occulte aut conludiofe habuifTem 
vel tenuiffem & cafis & rebus territoriis ipfis cum fervis & anciiiis al- 
diones & aldianas utrlufque fexus & alias funéliones quicquit ad ipfas Cor- 
tes pertinent quìbus in ista legitur cartula ad meam habeo & teneo pro- 
prietatem & paratus fum fi ullus homo mihi exinde aliquit dicere vel age- 
re aut caufare vult cum eo ad rationem standum, & c^uod, plus est que- 
ro ut dicant isti Arioaldus & Berta jugalibus qui hic prefens funt & 
istam in me emiferunt cartula fi cartulam istam vinditionis bona & vera 
est aut fi eam fieri rogaverunt vel fi mihi de ea omnia que mihi per 



35^ . ' 

iftani cartulam venundaverunt aliquit mihi contradicere aut fubtrahere vult 
aut fi justa istam meam cartulam meis propriis efTe debent an non • Ad 
hec refponderunt ipfe Arioaldus & Berta jugalibus per confenfum & 
larglratem jam dldo Ambrofii qui & Bonlzo genitor eidem Arioaldi qui 
ibi prefens erat vere cartula ipla vinditionis que tu Angelbertus Judex 
hic in judicio oftenfisti bona & vera est & nos Arioaldus & Berta ju* 
gallbus eam fieri rogavimus & cafis & rebus territorlis ipfis fervis & an- 
cillis aldiones & omnes alias func^iones justa ipfa tua cartula tuis propriis 
elle debent & adverfum fé nihil agere nec caulare nec fubtrahere querimus 
quia nec legibus poffumus eo quod ut diximus justa ipfa tua cartula via- 
dicionis que hic ostenfisti tuis propriis funt & effe debent & nobis juga- 
libus nihii pertinent ad habendum nec requirendum . Bis peraólis & ma- 
nifestatione ut fupra fa£la paruit fupradiélis Auditoribus efle & jam di<5li 
Judices judicaverunt ut justa eorum inteniione & profeflTione feu manifesta- 
tione ipforum Arioaldi & Berte jugalibus a modo in antea ipfe Angelbertus 
judex cafis & rebus territorlis ipfis fervis & ancillis aldiones & aldtanas 
quibus in ipfa legitur cartula ad fuam habere & detinere deberet proprieta- 
tem fine contradi^ione ipforum Arioaldi & Berte jugalibus & ipfis Arioal- 
dus & Berta jugalibus manerent inde taciti & contempti &c eo modo finita 
est caufa & qualiter ex caufa a6la vel deliberata est prefentem notitla prò 
fecuritatem eidem Angelberti Judici . Ego Petribertus Nor, & Judex dom. 
Imperatoris fcripfi & interfui anno Imperii dom. Ottoni SereniflTimi Impe- 
ratoris fexto & idem Ottoni fìlio ejus Deo auxiliante Imperator anno Im- 
perii ejus primo menfe Januario Ind. undecima. 

Adelgifus qui & Azo milfus fui ut fupra & ss. 

Grimoaldus Judex domni Imperatoris interfui & ss» 

Liutpraildus Judex domni Imperatoris interfui • 

Adeloertus Judex domnorum Imperatorum interfui . 

Heberardus qui & Aéìo Judex domnorum Imperatorum interfui . 

Gifelbertus qui & Costo Judex domnorum Imperatorum interfui • 

Adalbertus Judex domnorum Imperatorum interfui • 

Herlembaldus interfui. 

LXIX 

Dair Archivio Capitolare di Parma Sec. X. N. LVI 

Copia antica* 

Felice da Jn nomme Domìni & Salvatoris nostri Jefu Christì. Otto & item Otto 
Beneceto fiHo ejus divina ordinante providentia Imperatoribus augnstis anno imperii 
Oi°*ni*' V^^ ^^^ propitio donni item Ottonis feptimo & item Ottonis ejus nlius 
di Pinna *" ^^* nomine fecundo die tertio menfis Januarius Indie, duodecima. San- 




S Dona "* '-:"" ^ ^^"^ 

IO di Bc- ^^^^ ^^^ profeflus fum ex natione mea lege vivere langobardorum &c. . . . 

neccco. dono & trado atque offero ut post meum deceffum veniant in Canonicam 

SanAe Marie Matricis ipfius Epifcopii Parroenfis ad ufum & fumptum & 



L 



357 

stipendia de Omnibus Canonlcis &c hoc funt Cortes dae in loco 

QUI dtcitur Cafale juris mea &c. . • . que fune per menfuram justam modia 

duodecim &c Et forte una in loco qui dicitur Runculo &c 

verum etiam & maffaricies due qae funt pofite in loco Trabiano &c. . • . 
& funt &c. • • • • prò anima mea & Tuprafcripti Leonis genitoris mei & 
Filiperge genicricis mee feu Arialdi diaconi qui fuit germanus meus &c. • . • 
Infuper ego qui supra Felix dono & trado atque ofiero in horatorium illud 
quod rejacet in loco prope Beneceto qui est ad honorem Sanfìi Donati 
confelToris construflum in propriis rebus meis quem fupra Felix hoc funt 
cafe & res ilie jure mee quas habere & poflfidere vifus lum in eodem loco 
ubi fuprafcriptus Sanélus Oonatus dicitur &c. • • . • & funt res ipfe per 
menfuram & rationem ad perticam legitimam de pedibus duodecim men- 
furatam inter fedimen & areas ubi vires extant feu prata juges tres terre 
arabilés juges viginti lilva glandaria juges due inter gerbures & paludes 
juges quatuor una cum moTendinis & aquariis fuis ibidem confistentibus • 
Verum etiam & insti tuo in hoc faflum lortem unam in ipfo loco que ab 
antiquis in ipfum Oratorium est constituta que regere videtur per AdaU 
bertum presbiterum que esc ad fuprafcriptam menfuram inter fedim & areas 
ubi vites extant feu prata festaria duodecim terre arabiles juges decem in- 
ter gerbores & paludes juges due &c. ... Ita ut non habeant potestatem 
ipfi Canonici qui prò tempore fuerint ipfum Oratorium ncque de rebus 
ipiis que ad eum pertinent commurando nec per iìteofis vel libellum dandi 
nec per nullumvis ordinem alienandi fed tantummodo post meum decelTum 
duos presbiteros per eos Canonicos eleflionem eligendi & mittendi vel con* 
stituendi in ipfum Oratorium ^ui inibi miflTas canere debeant & divinum 
ofRcium vel ecclefiasticum misterium ibidem faciant. Et quando de eis duo- 
bus decefferit alium in loco mittatur ut femper (int duo ufque in fempi- 
ternum &c. • • . Cum Dominus me de hoc feculo vocari juflerit ibidem ad 
ipfum Oratorium meum fepulchrum constituatur &c. . • • 

Aélum Parme feliciter &c. • • • 

Ego Felix in hac pagina judicati & ofTerfionis a me fa£la fubfcripfi • 

Aiprandus Judex facri Palatii rogatus fubs. 

Eupertus judex facri palacii rogatus ss. 

Joahnes Notati us facri palacii rogatus ss. 

Azo Notarius facri palacii ss. 

Azo Notarius dominorum Imperatorum ss. 

S. manibus Adelberti filii quondam Stephanonis & Stephanonis fe« 
Ragimerii germani filii quondam Johannis atque Sigefredi qui & Sigerò de 
fuperfcripta Civitate Parme lege viventes langobardorum rogati testes. 

S. manib. Grimaldi filii quondam Bernarai de Saugnano & Sicherii de 
Medafano rogati testes. 

Scripfi ego Gerardus Notarius dominoram Imperatorum post traditam 
compievi & dedi • 



Z 2 



358 



LXX 



Dair Archivio Episcopale di Parma 

Originale . 
969 j 

Ottone I. J^n nomine sanfle & individue Trinitatis. Otto divina ordinante provIden« 
^ j.^J^ ria Iraperator Augustus. Sì fideiium nostrorom petitionibus maxime ilio* 
bei co * rum qui frequenti conamine in nostre fidelitatis obfequio defudant aures 
Vescovo noflre ferenitatis accommodaverimus promptiores & devociores eos circa no- 
di Parma ftrum famuiatum effici non ed ambiguum. Quocirca noverint oraniam 
ad"i« *o^ sanfle Dei Ecclefie fideiium noftrorumque prefentium fcilicer & futurorum 
ne e^^ a* iuduftria cum nos in Kaiabria refidebamus in confine atque planicie que 
ligJiuoli ed inter calTanum & petram fanguinariam ibique noftro imperiali jure no* 
le prò- (Iris fidelibus tam Kalabris quamque omnibus italicis francisque atque teu* 
^oflèdute ^^"'^^5 '^6^^ preceptaque ordinatim imponeremus Hubertum venerabilem 
nel %art sande parmenns ecclefie Epifcopum & Archicancellarium noftrara adiiflè 
migiano, ciementiam quatenus Ingoni noftro dilefto fideii fuisque filiis Huberto fci- 
e in varj (icet atque Ribaldo feu Obberto eorumque heredibus res & proprietates 
Si^hl^ (ibi quovis titulo fcriptionis feu hereditario nomine pertinentes infra i«- 
gnum itaiicum conjacentes noftra preceptali audloritate confirmaremns & 
corroboraremus • Cujus precibus acclinantes & ejus fidelitatem non mini- 
mam confideranres concedimus donamus largimur atque confirmamus per 
hujus noiìri precepri paginam prefatis Ingoni fuisque filiis eorumque ne* 
redibus omntm eorum hereditatem a patte ve! a matre fibi dimiflam fea 
omnes res & cortes mercata & publicas funftiones que ubi tam beredlrarìo 
nomine quamque etiam fcriptis quibufcumque pertinere videntur conjacen- 
tes juxta regnum itaiicum in comitatibus videlicet bulgarienfi laumellenfi 
plumbienfi mediolanenfi evorienfi papienfi piacentini parmenfi cortem fcili- 
cet de bercleto cortem de ceretano cortem villanove cum caflro fuper fé 
habenrem cortem de gravalona cum caflro caffiolo & creblado cortem de 
marinafco cortem de neviri cum cadrò vicogiboin & villa fazago feu infra 
civitatem novarienfem cortem de veriftelim cum cadrò fuper fé hnbentem 
& in parmenfi cortem de tortoliano fimul cum cadrò cortem de daderiano 
cum cadrò & vicoferdulfi cum cadrò nec non ceteras res & predia gue in- 
fra pretaxatos comitatus adjacent cum omnibus adjacentiis oa pertinentiis 
fuis ut habeant teneant firmiterque poffìdeant tam ipfì quam lui beredes 
nodra nodrorumque fuccefTorum vel omnium hominum contradiftione re- 
mota. Concedimus & per hoc nodrum preceptum confirmamus eidem In- 
goni & fuis filiis eorumque heredibus ut ex bis prenominatis cortibus feti 
ex cunftis ceteris rebus per cartulas vinditionis donationis indicati feu no- 
llri nodrorumque antecefforum preceptorum paginis fibi fuisque datoribus* 
adquifitis cum omnibus adjacentiis & pertinentiis fuis nullus invadere temp- 
tet aut eos disveftire prefumat fed nodra preceptali auftoritate corroborati 
& confirmati liceat eis prediAas res faabere tenere & quiete podldere fublata 
omni controverfia . Concedimus etiam & per hunc preceptum confirmamus 
ut nullus dux marchio comes vicecomes fculdadio gadaldio feu magna par- 
vaque nodri regni perfona prenominatum Ingonem fuofque filios eorum- 
que heredes feu bomines in eorum prediis refidentes ex bis prenominatis 



^^9 
cortibns & rebns prefatis vtris pertinentibus aliquam pnblicam fundionem 
feu teloneum tollere prefumat aut ad placitum redigat vel legem eos fa* 
cere inHiget nifi prenominatos viros eorumque heredes ia noftra noftrorum* 
que fuccelTorum prefentia & In eorum prediis refidentes in fua verum etiam 
adyocatos habere & per inquifitionem res fuas defendere & ablatas fibi ad* 
quirere & fi monimina chartarum quo vis ingenio perdiderint hac noftri pre- 
cepti pagina corroborati invefiiti maneant & confirmati noOra largitione 
abita legaliter defendant & ablata legali examinatione requirant omniuna 
hominum eradicata controverfia. Si quis autem aliquis preiumptor de fu* 
pradidis cortibus vel rebus eos disvefiire aut inquietare fine legali judicio 
tentaverit feu aliquem cenfum vel fervitium de omnious prefatis fine ilio- 
rum dono acceperit aut quoquo modo hujus noflri precepti violator exti* 
terit fciat fé compofiturum auri optimi libras centum medietatem Kamere 
nofire & medietatem pretaxatis viris eorumque heredibus & ut verius ere* 
datur diligentiufque ab omnibus obfervetur manu propria roborantes anu* 
lum noflrum inferius imprimi juffimus. 

Signum domni Ottonis Sereniffimi Augudi . 

L. <Jf S. 

Ambrofius cancellarius ad vicem Huberti Epifcopi & archicancellarii 
recognovit & fubfcripfit* 

Data XIII] Kal. Maj anno dominice incarnationis DCCCCLXVIII}. 
Anno vero domni Ottonis Sereniffimi Augufti VIIJ. Indie. XII. 

AAum in Kalabria in fuburbio caflTano in Dei nomine feliciter • Amev. 



I 



LXXI 

Dal Savìoli Annaì. Bologn. Voi. I P. II pag. 56. 



n nomine sanale & individue Trinitatis anno Dominice Incarnationis p-j 
DCCCCLXXIIL apofiolatus domini Benedici prinK>. Imperii vero domini Uberto 
Othonis ofiavo pontificatus domini Honefli Ravennatis metropolitani III Vescova 
dum ab eodem facrofando Honefio Archiepifcopo fuifque fuffraganeis fcil. di Parma 
Johanne Epifcopo Cornelienfi . Gerardo Epifc. Paventino . Odone Cefinate . ^{JJ^*©- 
Alberto Bononienfi. Uberto Parmenfi. Sipalfo Piacentino in Capella juris ,« Bolo* 
sanAe Parmenfis Ecclefie in loco marzalia fita ad honorem vocabulumque gnese pi»- 
sanSe Marie dedicata san^ Synodus de quibusdam neceflfariis ac utilibus recchie 
regni ecclefiarum flatus rebus habita coleretur perventum eft ut Albertus "^^^g^ 
Epifcopus Bononienfis in medio illorum affurgens inopiam fui Epifcopii fogm^ , « 
adeo conqueflus eft quatenus fuarum ecclefiarum farta tefla ctericorum pau- riceve a 
perumve fumptibus necefiària fuppeditare nullatenus valeret , inter ceteras compen- 
denique fue inopie anguftias c^uedam loca juxta bononiam fita ab Uberto ^^^^'^ 
Parmenfi Episcopo tum temporis derenta juris fue ecclefie videlicet bone- ][|oQceTo 
nienfis effe penitus conclamabat . Cujus quidem inceffabilibus queretis pFe- giio con 
libatus D. Archiepifcopus commotus Ubertum Parmensem Epifcopum omni poche vi. 
affeftione quid ad eum predica loca pertinerent difcuffit. Tunc demum **•• 

Krefatus Ubertus Epifcopus eadem loca fue sanfle Parmenfis Ecclefie fi- 
ique quarumdam fcriptienum tltiil^ ex quorumdam predecefforum fuorum 
epifcoporum parte deveniffe profeffus eft . Eniravero dominus Archiepifc. . . • 
Uberto Epifcopo fuggefferunt quatenus predio amore prefentiaque domini 



fiUas quondam Severi Comes. Gerardus & Arardus Germani Comiribus^ 
Lambertus Comes .••• Sanili Petri. Martnus Comes Ferrarlenfis . Ildebrando 
& Rodulfo ger. * . . Ariminienfis • Petrus & Lambertus ger. . • • filiis quondam 
Joanni de Civitate Bononia. Paulus judex ex genere Ducis de Civitare Ra* 
venna. Petrus judex de Civitate Ravenna. Presbiteri . . . Diaconi . . . San- 
(ìe Ravenn. Presbiteri • • • Diaconi • • . Parmens. Ecclefie • . • Dux de 
Traverfaria . • . Andrea filius quondam Petri magiflri milit. Rodaldo filius' 
Rodaldi Dux maeiftro militum. Romoaldo filius Sergi. Petrus filius AdeU 
berti . Henricus filius Romoaldi Ducis . • . Attelianus & Gerardus germ. Con* 
fulibus. Mauritius filius quondam Romano Confule qui vocatur de Theo- 
do . . . . item Bononien. de monte celeri de Galiigata de Bobio • In ifto- 
rum fuprafcriptorum prefenria orta eli lis & magna altercatio inter Petrus 
& Lambertus germ. . . . filii ruprafcrtpti . . . Ecclefie quo modo fuprafcri- 
ptum Ubertum detinet predia & rebus pofleffionibusque eorum contra volua- 
tatem Petri & Lamberto germ. & fjc cum illis contendat . Tunc domnus 
Honeftus fanflifllmus • • • quales aitercationes audientes una voce ceperunt 
dicere quod bonum & redlum ed ut lege inter fé definiantur ur inimicitia 
inibì non adcrefcat. Suprafcripci vero Epifcopi & Gomiti & Duces at* 
que . . . Epifcopus SanAe Parmenfis darà voce dixit. Paratus lum hec om- 
nia adimplere & per legem definire ficuti vos commendatis atque fanci* 
tis . . . niprafcrìpris Petto & Lamberto germ. hec audien. . • . ex jure q. 
parentum noftrorum jure proprietatis & quam per preceptores & emphiteo- 
um de Sanila Ravennati Ecclefia • • . • Ubertus Epifcopus detinet & con- 
tempdit noftra p. ...dimus & ut nobis contempdit ante deUo Potito in in- 
tegro & curte Sudano pofite fubtus pieno jure proprio • • • monaflerio San- 
ili Joannis Cafa puronia atque & a S. Roman. . . . Sanili Martini ibi edi- 
ficata cum fuls pertinenciis & mafia filiceffe cum Oratorio Sanili Angeli 
atque fundum Olmitula .... & in fundo Ruda fimiliter jure ... . & in 
quarto firailiter fnper fluvio Rheno & intro Civitate Bononia folas terre 
cum cafis & vacuamentis una cum . • . • dtcitur Melloncello juxta Rapone 
& . • • • prefate Sanile Ravennatis Ecclefie & de monaflerio Sanili Joannis 
cafa pateria .... verum etiam de Sanile Romane Ecclefie & aliis rebus 
circo circa Bononia ve! ubi • . . quam nobis pertinentibus proprio quamque 
& de condì . . . domnus domnus Ubertus Epifcopus Sanile Parmen. Ec- 
clefie refpondit pariter cum fuo avocatore nomine Ingelfredus . • • (Quondam 
Benediilì de Valiaria de ipfis predtis & curte & capellis cum omnibus eo- 
rum pertinentiis • ; • Unae vos adverfum nos convenitis nos etiam contem- 
Stimus & habemus prò inveflituris magnis Othonis Im. ... & diilum au- 
ivimus quod pertinent fuprafcripte res qualiter fupradiilum noftre Parmen- 
fis Eccleue ante prefentiam Imp. unde reclamavimus & per ejus julHonem 
indi inveftiti fuimus unde nunc modo fum . . • quia nullam fcriptionem in- 
de habemus neC ullum direilum inde reperire potuimus nec nihii noflre Par- 
menfis Ecclefie attinet nec nos fed vedrà juflitia ed ad habendum vos & 
vedris heredibus & fi ullum unquam in tempore ego Ubertus Epifco- 

Jus . . . fuccefforibus aliquam fcriptionem odenderit vel hec ex parte no- 
re Ecclefie & vacua & inter fcedula & falfa computetur & ^ nullum in fé 
habeat vi^orem vel firmitatem . . . utrumque fpopondiffe fuprafcripta U* 
bertus Epifcopus Parmenfis Ecclefie pariter cum fuo avocatore in aliquo tem- 
pore ilio vel fui fuccefibris aliqua moledia inde fecerit vel altercaverit vei 
inveditionem illc iacere voluerit vel indru quot inde mondraverit tane 



3^ 

daturo fé promifit a fuprafcrìptis Petrus & Lambertus germano vel ab eo* 
ram heredibus argenti libras centum & omnes iftas fuprafcrìptas res in da* 
plum redituere fcilicet fuprafcripto Paulo Judex & Petrus item Judex de 
Civitate Ravenne prudenter fanxerunt fecundum manifedationem atque fpon« 
fionem judicamus eidem Uberei Epifcopi manere in ipfa fponfione oc de ip* 
ùs omnibus rebus & pofTedlonibus & curtis feu prediis & capellis & om- 
nibus prediAis rebus tacito & contempto (ibi fuisque fuccelToribus efle & 
permanere & ipfis Petrus & Lambertus germ. quiete & pacifice ipfi & he* 
ledibus illorum habere & poffìdere in perpetuum. Tunc Senatus & populi 
multitudo oui inibi aderant laudaverunt quod reftum & judicatum & defi- 
nitum efl. Hoc faélum ed fub die menfe Indifl. fuprafcripta fecunda. Ter* 
ritorìo Mutinenfe in loco ubi dicitur Martialia. 

Honeftus Chriflo auxiliante Sanfle Ravennatis Ecclefie Archieptfcopus 
buie ut pretaxatum ed notitie confenfi & fubfcripfi. Joannes Epifcopus 
SanAe Comelien. Ecclefie in hac notitia fìcut judicatum ed interfui & lub* 
fcripfi. Joannes Arcidiaconus Bononien. Joannes Diaconus & ved. Joannes 

presbyter Bononien. Petrus presbyter Bonon presbyter Bonon. Petrus 

cxiguus presbyter Bononien. Acfelbertus Comes & Arardus Comes • Pauius 
Deo annuente dativo ex genere Ducis ut fuperius indicavi . ^ Petrus divina 

f;ratia dativo ut fupl. interfui & Afprandus Judex facri palatii . Angelottus 
udex facri palatii. Theupertus Judex facri palatii & mIiì fluns* 

LXXIII 

Dalt Archivio Capitolare di Parma Sec. X N. LVII 

Copia antica. 

978 T 

Domiio- In nomine Domini Dei & Salvatoris nodri Jefu Chridi . Otto gratta Dei 

nt del Imperator augudus. Anno Imperii ejus Deo propicio undecimo die quar- 

afFcle*» toaecimo de menfe oftobris . Indiftione feptima. Dum fragilis ac caduca 

rm *fatu ^^^^ hominum idem in hoc feculo dum vivit & rede loqui potuerit res 

da Gaar- fuas bono debet difponere animo • Ideoque providi ego Guarmundus filius 

monaoal bone memorie Vvitegau de Comitatu Parmenfe ex genere francorum de 

^picolo Q,^^ j.gj q^g ^-(jj 2 Q^*^ pietate largita ed Chridi iidelibus ofTero ut eo- 

g^^ "* rum fanfta ìnterceffione Deus mihi miferator existat Prepofito vero & duo- 

decim Canonicis presbiteris Cardinalibus feu & duodecim Degomanis in fan- 

{h Parmenfi Ecclefia fervientibus in eorum ufum & fumptum do trado & 

ofTero pod meum diceffum eo ordine ficut hic fubtus legitur hoc ed ca- 

ftrum unum cum area in qua extat quod nuncupatnr Feiegaria cum capella 

intus fita & una dtmldia prope ipfum cadrum fit & in circuitu ipfius ca* 

firi molendinos duos & vinea domnicata cum broilo & prato oc braida 

domnicata atque domum cultilem totum feu maffericies (eptem in cafaie 

grande fita ^ue fuic direéla per Johannem Cantarellum & alias fex que funt 

ite prope ipfum cadrum una dericia & altera madariciam ^ quam detinet 

Donnino & alterum que detinet lideprando de Cerliano & aliam que deti* 

net Johannes Olarius. Item alteram que detinet Johannes Gramo & unam 

que detinet Dragulfo & Riperto madariis feu res omnes (juas habere & 

podidere vifus fum in circuiiu ipfius cadri excepto maflaricia Illa que re>* 



gere vldetur per urfum maflarlum & excepto campo uno m ragauHo mod* 
oAo antepoilta vinea illa &c« • • • Infuper dono & ofi'ero vobis prediélis 
Canonicis pecia una de terra in ci vitate Parma prope ecciefiam SanAi Vi* 
talis (ita que eft per menfuram juflam tabulas duodecim &c« • • . eo tamen 
ordine ut de predido cadrò 6l capeilis feu molendlnis ac de prediflis rebus 
fiant exinde porciones tres, dues nempe porciones habeat fupra fcriptus Pro- 

Eofitus & duodecim presbiteri Cardinaies terciam namque nabeant jam diAt 
legomani &c. • • • Offersi & concedi prò anima mea & quondam Grirailde 
conjugis mee & quoddam Vvidonis fìlii mei mercede &c. • . • Aftum infra 
caftro Felegaria &c« •. . . Scripd ego Petrus not. facri palati! poft traditam 



compievi 6l dedi. 



LXXIV 



Dair Archivio Capitolare di Parma Sec. X N. LVIII 

Copia • 

xn nomine sanflx, & Individuai Trinttatis* Otto divina favente providea* ^go 
tia Imperator Auguftus. Omnium Sanóbe Dei Ecclefìas, noflrorumque prs- Otconell 
fentium ac futurorum fidelium noverit indurrla , eo quod Canonici Par- imperat. 
raenfis Sandae Matricis Ecclefiae , interventu ac petitione dominae nortrac -^^uo/b * 
matris Adelaidae nodram efflagitantes celfitudinem , quatinus omnes Cano- qì i^i Qg^ 
nicales res fub nodri Praccepti confirmatione reciperemus • Quorum judam picolo di 
efflagitacionem confiderantes , illud mente revolventes , quoniam fi Deo ^arma. 
famulanttbus in omnibus nodra Magedas necedltatibus fubvenerit, Deum 
nobis propitium habebimus , fupradiélorum videlicet Canonicorum affiduis 
precibus; unde tam Chridi remuneratione , quamoue matris amore » nec 
non illorum sacerdotum intercedlone omnes res praelibatae Ecclefias tam in« 
fra Civitatem quam extra: videlicet omnes domos, quas Papias habere vl- 
dentur: Cadellum Palafioni cum omnibus fuis adjacentiis & operis tam de 
Cadellanis quamque de Colonis, & castera omnia fervitia) quas circum- 
yicinis Oppidis canteri Cadellanis praefidentibus exhibent ; ita ipfi fupe- 
rius diéli Cadelli , & cacterorum omnium inferiorum Cadellorum incoiai 
fupradiAis Canonicis omni tempore fecundum morem locorum exhibeant: 
fcilicet Macrituiac , Gajanum , Monticellum , Aquamlatulam , Cadellum de 
Sablone, quod nuncupatur fafamaffa cum Corte, Cadellum de FoIIiano, 

?[Uod nuncupatur Mucletum cum Corte, Cadellum de Monte Gibuli cum 
uis pertinenriis , & cum Colonis, qui habitant in Monte Acutulo , Ca« 
dellum de Sala cum fuis pertinentiis , & cum manfionibus, qua? funt in fu* 
burbano territorio Ferranae , & Cortem de Gavello , & manfìones infra 
Civitatem Bolloniam, cum Ecclefia & vineas & terras, quas fuerunt Regi« 
zonis , & manfos duos de AI • . • • manis : Corte de Monte cum omnU 
bus fuis perrinentiis : Cortem de Spaniaco cum Ecclefia : Cortem de Ballo* 
ni cum luis perrinentiis & adjacentiis , & Runco Colombino : Cortem de 
Cornitulo cum valli: Cortem Temoncello juxta Blanconise, cum runcis, 
qui funt in Viarìolo, & cum omnibus pertinentibus tetris: & Plebes duas , 
imam Sanéli Profperì, alteram SanAi Martini in honore dicatas, cum om- 
nibus illarum pertinentlis & decimis : fimiliterque decimas omnium homi* 
Bum habitantium Pannami laboraatium faburbanas terrasy quae dividuntuir 



364 

a Plebibus : nec non et'iam tertiam pattern telonjei ejusdem Civitatis : nec 
non inanfos in Gambiolo, & in campo Tufatico & in Soleniano & Cir- 
liano & in Noceto : five etiam Manfos , qui funt ultra Inciam feu ubique 
locorum fub noftro imperio Italico, tam in planictebus quam in montibus^ 
inaiendinos , pifcationes, filvas, aquasduAus, flumina , fontanas, tam qaod 
in prasfenti nabent, quam in antea Chridi prerogativa adóuirere potemnt 
ufque in finem fxculi, eo tenore iub noflri confirmatione Prascepti recipi- 
mus, quatinus nuilus Dux^ Marchio t Archiepifcopus , Epifcopus, Comes, 
Vicecomes, Sculdalìus, Gaftaldius, vel aliquis publicx rei Exador, magna 

r/aqae noftri Imperii peifona, quovis in tempore de pnediAis Caflellis 
Curtis paratas aut operas, aut aliquam publicam exadionem quzrere 
praefumat , aut prasdiAos Parmenfes Canonicos de jam diéìis omnibus rebus^ 
moleflare , aut desvedire prasfumat • Et fi quis umquam inventus fuerit , qui 
contra noftri Prascepti confirmationem agere . perperam temptaverit , fciat 
fé amiflurum centum libras auri obtimi, medietatem noflras Ramerae & 
roedieratem prxlibatis Canonicis, quibus moleftia • • • • • Et ut hoc ve- 
rius credatur, & in poderum diligentius ab omnibus Deum rite coientibas 
obfervetur, figilli noflri imprefllone fubtus jufllmus infigniri* 

Signum domni Othonis Sereniflimi Imperatoris & inviAiflimi Augufli • 

J^» fp ò« 

Johannes Cancellarìus ad vicem Petri Epifcopi & Archicancellarìi re» 
cognovi & fubfcripfi. 

Data V. Kalendas Januarìi , Anno-Dominicx Incamationis DCCCCLXXX. 
Indizione IX. 

Regni vero domni Ottonis XXII (^f). Imperli autem ejns XIIL (^). 
AAum Kavennas. 

LXXV 

t)aW Archivio Capitolare di Parma Scc. X N. LIX 
pSi Originale . 

Ottone II 

ratffic"' *" nomine fanflae & individuae Trinitatis . Otto divina farente clemencia 
al Vesco. Imperator auguftus • Decet nos fidelium noftrorum peticiontbus pio atfedlu 
To sige- confulere praccipue de his quae in fanflislocis expetunt affenfum pracbere qna- 
f[*^^jj.^ tinus devociores eos in noftrum reddamus servicium & infuper ab aeterno 
J^^^.^ remuneratore praemia percipiamus aeterna. Quapropter omnium fidelium 
ni della sanftac Dei Ecclefiae noftrorumque przfencium uiiicet ac fururorum com- 
Chiesadi periat induftria quod Sigefredus ven.sanftas Parmenfis Ecclefiae Epifcopus in- 
Parma. terventu ac peticione Teoderici Mitenfis EccleCae Epifcopi noftrique dileftis- 



(4) Dovrebbe estere XX. Mnrat. Annali , na è di carattere molto più recente 9 e noa 

. (t) Facile errore del Copifta y dice il Ma- è originale » tuttoché lo Scrittore fi aflatU 

rttOii. Correggafi però XIlll. Giacché an- ciCTe per (in di voler far credere che vi 

che il detto Scorico pubblicò qucAa carta foffe un tempo applicato il (i^illo imperia* 

Afitiq, Irai, Afed, j£vi T. I pag. 993 scn- le . ElTa è scritta a foglio in piedi ,^ quando 

za dubitarne , io non deciderò se (ìa auten- i Diplomi originali sono ficfi a fi)gUo oblos* 

tica o falsa • Certo é però che la pergama- go . 



^btulit excellentia: noftr» prarcepta praedeceflbrum noftrorum Car- 
toli Imperatoris qualirer ipu concefTerant donaverant & con- 
gni Regiam fitam infra eandem Civiratem Parmenfem cum 
fainuiis nec non & rebus eorum in integrum & omne 
^neum ac diflridum Civitaris ac ambitum murorum cum 
^atis f«u & Pratum Regium Ecclefiae fuae ac pracde- 
iualiter habendum. Quibus noflrs celfìtudtni oftenfis 
.nenciam ut noflro ea denuo corroboraremus & confirnva- 
. Cujus pericionibus aures noflrs pietatis inclinantes & 
. obfequium ejus inconvulfam fidelitatem adrendenres & mo- 
celTorum fequentes juflinius ei hoc nollrum fieri pracceptum per 
dem Sigefredo fusque Parmenfi Ecclefiac ac fuccefroribus fuis diftri- 
ipfius Civiratis ambitumque murorum cum integro fuburbio & omnia 
.X de regio feu augurali jure in cjus dominium & poteflatem fucceffo- 
rumque ejus ad partem pracdid^e fuae Ecclefiae ficut fuperius infertum effe 
videtur translata funt confjrmamus ac fa^culo tenus corroboramus habendum 
tenendum & faciendum exinde quicquit illis melius vifum fuerit ad pattern 
& utilitatem praslibatas Parmenfis Ecclefiae ex noftra pleniffima largitate eo 
vero ordine ut nullus Dux, Marchio, Comes, Vicecomes, Gaftaldio , Scul- 
dafcius , vel aliqua magna parvaque noftri Regni perfona Slgefredum Eprs- 
copuni fuofque fucceflfbres de diflriéìo Civitaris inquietare aut infra eundem 
ambitum murorum tocius Civitaris atque Suburbium placita tenere aut ali- 
quam publicam fonfìionem exigere umquam praefumat. Si quis vero quod 
minime credimus nofìris & futuris temporibus hanc noftram confirmacio- 
nem infringere minuere vel corrumpere temptaverit fciat fé compofiturum 
auri optimi libras centum medietatem Kamerac noftras & medietatem ipfi 
Sigefredo & fuccefforibus ejus ad partem prazdié^as fuae Ecclefias quibus vio- 
lencia illata fuerit. Et ut hzc noftra conceffio atque confirmacio firmiter 
habeatur ac diligentius ab omnibus obfervetur manu propria fubter firma- 
vimus & noflro figno eam juffimus infigniri . 

Signum domni Ottonis fecundi Sereniffimi Imperatoris augufti . 
Joannes Cancellarius ad vicem Petri Epifcopi & Anchicancellarii reco- 
gnovi & ss. L. ^ S. 

Data Id. Augufti anno Dominlcae Incarnationis dcccclxxxI. Indiftio- 
ne viiij. Imperii domni Ottonis fecundi xiiij. Aftum in Cerece in Del 
nomine. Amen. 

LXXVI 



I 



DaW Archivio Capitolare di Parma Sec. X N. LXII 

Originale . 

n nomine fanfle & individue Trinitatis anno ab Incarnacione Domini no- Donazio- 
ftri Jefu Chrifli novemcentefimo oftua^efimo feptlmo pridie Kalendas Apri- ne del 
lis . Indiftione quintadecima . Canonica fan^e Dei Genitricis Marie Mater 5"^'^^? 
Ecclefie Parmenfis ubi nunc Dodo Diac. & Prepolìtus ejusdem Canonice j[^* "jj^ 
preeffe videtur. Ego in Dei nomine Sigefredus ipfius fanfte Parmenfis Ec- Canonica 
clefie Epifcopus donator & ofTertor ipfius Canonice prefens^ prefentibus diPtrma. 
quod nos fi aliquic de rebus noilris locis fandorutn vel fuffidiis Canonico* 



> 



3(55 
rum confenmus procul dubto nobis noftrìsque parentibus in futuro centa- 
plum recidere credimus. Idcirco ego qui fupra Sigefredus Epifcopus in ea« 
dem Canonica ipfius mater Ecclefia & Epifcopio mea a prefenti die dono 
& ofTero prò mercedem & remedium anime mee & parentorunc meorum 

oc ed una qui ed conftruAa in onore fanéle Gridine cum area 

feu de terra five cum aliquanta terra cum aliquantis edificiis cafarum inibì 
fé uno tenente juris mea quibus effe videntur infra Civitare Parma feu & 
meam porcionem de procuratura publica ipfì civiratis quod ed decima ve- 
ro porcionem fimilique juris mea. Simul eciam dono & oflfero in neadem 

Canonica id funt campores duas ifem juris mee rejacentes un in 

pononlongne de eadem civitare loco ubi dicitur (Iradella & altero in loco 
& fundo qui dicitur marliano & funt omnibus rebus ipfìs per menfura ju- 
Aa illis vero rebus infra eadem civitate parma ubi nunc eadem capeJ/a yel 
edificiis cafarum ede conftru^is fé uno tenente ed tabulis quinque legitimas 
ed adfinis de mane parte tenente in aliquanta in muro publico ipfi civi- 
tatis & tenente in terra ipfius mater Ecclede & Epifcopio meo qui ed ju- 
fta ipfo muro publico ipfi civitatis , & de aliis tribus partibus ejus per 
cnrrentes ipfius civitatis & illis rebus in eafdem locas dradelta marliano 
primo campo juge una cui fines difcernitur da mane tenente in via que 
noncupatur idam dradella da fera via qui pergit juda fluvio parma de 
fitbtus tenente in campo qui ed braida domnicata ipfi Epifcopio meo . Se* 
cundo namque campo in jam nominato loco marliano ed juge una & per* 
ticas jugales quatnor & tabulas viginti I^irimas qui coerit ea finis de ma* 
ne parte via publica & de fera parte tenente in ingredb commune fibique ad 
infrafcriptis omnibus rebus terntoriis alies funt coerencies • Et infuper ego 

Jui fupra Sigefredus Epifcopus per anc paginam dono & ofTero in neandem 
lanonica ipfius mater Ecclefie & Epifcopio meo oc funt omnibus rebus 
territoriis fimilique juris meis quibus edent videntur in fundis locifque dici* 
tur antoniano aqualena aquamorta dradaruda cum fuarum pertinentiis in 
integrum & funt rebus ipfis in infrafcriptis uominatis locis antoniano aqua- 
lena aquamorta dradaruAa cum fuarum pertinenciis per menfura juda inter 
fedimen & areis ubi vitis extant feu tetris arabilis adque pratis juges fep- 
tem & fi plus juris rebus in fuprafcripris omnibus nominatis locis tam in- 
fra civitate Parme dradella marliano antoniano aquamorta firadaruila cum 
fuarum pertinenciis vel inter os finis & coerencies ficuri fupra legitur vel 
omnibus compreenfum ed inventum fuerit omnia in infrafcripta Canonica 
per idam meam offerfionis cartula perfidant potedatem vel proprietatem . 
Que autem infrafcripta terra infra eadem civitate cum eadem capella Civt 
cum jam diéìis edificiis fuis feu jam diéìis rebus omnibus in jam nomina* 
tis locis ficut fuperius legitur & funt compreenfis cum finlbus & termini- 
bus acceflionibus vel ufibus aquarum feu cum fuperioribus & inferioribus 
fuis & una cum infrafcriptam meam vero porcionem de procuratura publica 
ipfius Civitatis Parme in integrum ab ac die in neadem Canonica dono & 
ofTero & per prefentem cartula ofTersionis abendum confirmo faciendum 
exinde pars ipfius canonice a prefenti die proprietario nomine quifquit vo- 
luerinr fine uUius contradiAione dixi prò anima mea vel parentorum meo- 
rum mercedem & nobis Deus inde bona tribuat & prò onore capiti mei 
nec mihi liceat ullo tempore nolle quod voluit fed quod ad me femel ed 
fadum vel traditum & confcriptum ed fub jusjurandum inviolabiliter con- 
fervare promitto cum dipulacione fubnixa. Aclum Parme feliciter. 



> 



3<57 
Sigefredus Sanfte Parmenfis Ecclefie fedis Epifcopus & hac carraia 

ofTerfionis & donacionis ss. 

Sìgn. manibus burgifo & raginerii de loco ubi dicirur campoplano feu 

adam adque vviberti de coveriaco lege vivenris langobardorum rogati 

teftes . 

Sign. manib. Martini & bono omo feu bonizoni de loco ubi dicitur 

bardoni lege viventis romana rogati teftes. 

Sign. m. fu leoni de ci vitate parmenfe rogatus tefte • 

Scripfi ego Petrus Not. fac. Palacii poft tradito complevit & dedit* 

LXXVII 

DaW Archìvio Episcopale di Parma 
Apografo del Sec. XII. 

In nomine fanflae & individua Trinitatis. Otto divina favente gratta rex. j^j^jo^j^ 
Noverit omnium fanflae Dei ecclefiac fidelium noftrorumque prasfentium fci- f^Jo © 
licet ac futurorum induftria qualiter interventu ac peticione noftrs geni- corrocco 
tricis theophanisB imperatricis auguftac Sigefredus sandac parmenfis eccleCas di Ottone 
epifcopus noftram adiens clementiam peciit ut more pradeceflbrum noftro- JJ^^^f'^^f 
rum omnes res epifcopio parmenfi attinentes videlicet burgum fanéli donnini vescoTo 
cum fua perrinentia abbaciam de bercerò cum Aia pertinencia nec non di- ai Firma. 
Arifìum parms civitatis cum jure & tbeloneo infuper & tria milliaria in 
circuitu ipfius civitatis quas divac memoriae avus nofter Otto imperator 
auguftus praelibatx parmenfi ecclefiz per przceptum contulit noftrz confir- 
matìonis prascepto confìrmaremus fibi & ecclefis (xxx atque corroboraremus • 
Cujus precibus annuentes & mala omnia quz acciderunr fxpe inter comites 
ipfius comitatus & epifcopos ipfius ecclefiac confiderantes ut penitus pre- 
terita iis & fcifma evelleretur ut & ipfe pontifex cum clero fibi commiflb 
pacifice vivere res & familias tam cunfli cleri ejusdem epifcopii in quo- 
cumque comitatii inventx fuerint quamque & cunflorum hominum infra 
eandem civitatem habitantium de jure publico in ejufdem ecclefise jus & 
dominium & diflrlélum & murum ipfius civitatis & theloneum & omnem 
publicam fonflionem tam infra civitatem quam extra ex omni parte civi- 
tatis infra tria milliaria deflinata fcilicet atque determinata per fines & ter- 
minos ficuti funt loca villarum cum nominibus defixa caflrorum . In oriente 
filicet benecire . cafelle . colorite . In meridie purpuriano . albari . vicoefTuli . 
In occidente vicoferduifi . fabrorio . elli . In feptentrione baganciola . cafale 
pallangatum . terabiano cum omnibus pertinenciis przfatorum locorum in« 
tegre remora occafione ullius reprehenfionis ut habeat pontifex ejufdem ec- 
clefiac vel mifl!*us ipfius poteftatem deliberandi & dijudicandi feu diftringendi 
veluti fi przfens eflet nofter comes palatii nec non & regias vias aquarum- 
que decurfus feu ripam padi fluminis duodecim pedum juxta aquz alveum 
a capite tari ufque ad bovem curtum five arenam carnarium azadrum pu- 
blica pafcua vias ingreflus publicos in circuitu ipfius civitatis videlicet in 
locis .... aciano monafteriolo albareto frafcarium quod dicitur pecorile 
cum aliquantis tetris apertis jacentibus inter fines defignatos a mane vallis 
quaedam bofedana . a meridie via quz pergit ad ipfa pafcua & terra cano* 



^1 



368 

nicorutn ipfius ecclefix. la fera via publica qus dlcttur lavaltnlo • a fep* 
tentrione perrinentia villz inarturano aliquantula terra gerblda cum frafcario 
ia macrìtule fotnardico vicoferdulfi bucttulo collido jacente in oriente jux- 
U aauaedudum qui pergit ad vicum ferdulfi terram de carucis in nauticis 
ve! alicubi jacentem infra ipfum comitatum feu & ripas omnium flaminum 
infra ipfum comitatum manentium viilam de atbarano cum famulis terram 
dudoms terram andreas tallamasi juxta fufpìrium paludem integram juxta. 
pratum regium feu burgum fanali donnini atque abbaciam de bercerò cum 
omnibus pertinentiis & adjacentiis fuis & omne territorium cuitum & incuU 
tum ibidem adjacens & omn^ quicquid reipublicse pertinet infuper & om- 
nes homines infra eandem civitatem vel praclibaros fines habitantes ubicum- 
que fuerit eorum hacreditas five adquefhis feu familia tam infra comitatum 
parmenfem quamque in vicinis comitatibus nullam exinde funélionem alicui 
noftri regni perfonae perfolvat five alicujus placitum cuflodiant nifi parmen- 
ùs ecclesia; epifcopi (jui prò tempore fuerit. Sed habeat ipfius eccieux epis- 
copus licentiam diftringendt diftribuendi vei deliberandi tamquam nofter co* 
Ines palatii omnes res & familias tam omnium clericorum ejufdem epifco- 
pii (juamque & omnium habitantium infra praedi£>am civitatem nec non & 
omnium hominum refidenti um fub pra^ata; ecclefias terra five libellariorum 
five precariorum feu caftellanorum omnia fupradiéla noftrac confirmationis 
przcepto confirmamus atque corroboramus (aspe diélo Sigefredo parmenfi 
epifcopo fuxque ecclefias eo videlicet ordine ut nullus marchio . comes • 
vicecomes . dux aut aliqua regni notiri magna remi(raque perfona exinde 
de praediAis rebus & famitiis & omnibus quae fuperius leguntur fé intro- 
imttat aut aliquam funftionem inde recipere aut difv^estire ullo modo rem* 
ptet & ut liceat epifcopo quiete vivere fi acciderit de pracdidis rebus & 
familiis fine pugna legaliter non pofle definiri hujus noftrs confirmationis 
pagina concedimus ejufdem epifcopi mtfifo five vicedomino ut fit noder 
miffus & habeat poteftatem deliberandi & diffìniendi atque dijudicandi tam- 
quam nofler comes palatii • Infuper etiam concedimus ut fi aliqua navis 
alicujus caflelli epifcopii parmenfis |>er padum aut per aliquem aquzdufium 
ferrariam tranfierit nuIIus exinde tributum exigat aut requirere temptet* 
Si quis igitur quod minime credimus hujus noftras confirmationis praeceptum 
infringere temptaverit fciat fé compofiturum auri optimi libras C medìe- 
tatem camera; noltra; & medietatem parmenfi episcopo qui prò tempore fue- 
rit. Quod ut verius credatur firmiufque ab omnibus obfervetur manu pro- 
pria roborantes noftro figillo juffimus inferius infigniri. 

Signum domni Ottonis invidiffimi regis • 

Udelbertus canceliarius ad vicera Petti epifcopi & archicancellarii re- 
cognovit & fubfcripfit. 

Data nonas aprilisanno Dominicas Incarnatlonis dcccclxxxviiii. Indift. 
prima anno vero tercii Ottonis regni regnantis fexto aflum quitilinburg feli- 
x:iter. Amen. 

Ego puteolifius facri palacii notarius autentlcum hujus exempli vidi 
& legi & fic ibi continebatur ut in hoc legitur exemplo praster litteras vel 
fillabas plures vel pauciores {a). 

(a) Puteolifio Notajo, che dice aver rico- ▼io de*SigMorì Canonici della Cattedrale; e 
nosciuto queilo Diploma» fiorì dal iifSfino Ja pergamena» da cui fi è tolto il presenta 
al 1174» comt abbiaoio oiTervaco neU^Arohi- esemplare » sembra cerumesu dì ^uairetà. 



> 



3«9 
LXXVIII 

DaW Archivio Capitolare di Parma Sec. X N. LXVI 

Copia Antica. 

xn nomine fanale & individue Trinlratis. Anno ab incarnacione Domini 9^1 
noflri Jesu Chrifli nogenccfìnio nonagefìmo primo die oAavo mense marcios ^*|'°* 
Indie, quarta. Conllat nos Maginfredus Marchio fiiius bone memorie Ar- ^'^^j^ 
doini itemque Marchio & Prangarda jugalibus filia bone memorie Adel- ^ Vran. 
berrò Marchio ^ui profefTa fum ex nacione mea ie^e vivere langobardoram gardt 
%tt nunc prò ipfe vir meus lege vivere videor falicha ipfe namque jugale vendono 
& Mundoaldus meus mihi confenciente & fubtus confirmante & jufta lege »^"J^f^|. 
mea una cum noticla & interrogatione Bernardi Comitis Comitatus tlcinens. aoi^ico- 
in cujus prefentia vel tefiium certa facio profefllone & manifeflacione quod no della 
nulla me pati violencla ad quempiam ominem nec ab ipfo jugale & Mun- Pìevt di 
doaldo meo nifi mea bona expontanea voluntate accepimus ficuti & in pre- ^^^' ^ 
fenria tcflium accepimus nos infrafcriptis jugalibus communiter ad te Raim- '"***®' 
baldus Diac. de ordine plebe fan^i Donnlni fito burgo territorio parmens» 
argenrum prò denariis bonos libras quadraginta abente per una qs. libra 
denarii ducenti quadraginta finitum precium prò cunt5lis cafis & omnibus 
rebus illis juris noflris quam habere vili fumus io locis & fundis qui dici* 
tur areno faca sanólo favino fingas de camplgine monticlo fano corviaco 
verzano gradano burmi belisme lacenio bozani traverfitule viniale pifinola 
quinzanello grafiano lodromano vincioni ticiano rozano cai vendano fcuria- 
no aliovezano montetennolo contuelie parliano ralonniano mlliano vicoga^* 
tuli panoclo albati monafleriolo terra que dicitur fanéli Dalmacii casalauri 
genziano cafelle uc ubicumque per locis ibidem pertinentlbus nominative ca- 
fis & omnibus rebus illis in fuprascriptis locis qui pertinent de curte vili« 
niano & funt ipfis cafis & omnibus rebus cum fuorum pertinentiis in fu- 
prafcriptis locis menfura juAa Inter fedlminas & areis ubi vitis extant feu 
pratis adque tetris arabells jujes quignenti filvis & bufcaliis feu pafcuis 
adque gerbidis cum areis illorum jures fìmiliter quignenti & fi plus jiìris 
rebus In infrascriptls locis cum fuorum pertinentiis inventum fuerit quam 
ut fupra menfura vel omnia in tua qui lupra Raimbaldi diac. vel de ere- 
dibus tuìs aut cui vos dederitis vel abere ilatueritis per anc cartul. & per 
iflo argento perfifiat poteftatem proprietario juris ut diélum ed tam eas 
cum fediminibus feu reliquis terris campis pratis pafquis vineis infolis ripis 
rupinis ufibus ai^uarum aquis aquarumque auélis oc funtaneis feu molendinis 
coltis & incoltis divis. & indivis. in integrum Q. autem infrafcriptis cafis 
& omnibus jurIs noflris fuperius difìis una cum acceffiones & ingrefToras 
earum feu cum fuperioribus & inferioribus fuis ab ac die tibi & Raimbaldi 
Diac. prò ifio argento vendlmus tradamus mancipamus ec. 
AAum Civltate Ticinum feliciter. 



aa 



370 

LXXIX 

DalP Archivio Capitolare di Parma Sec. X N. LXVIII 

Copia antica • 

99$ JLn nomine fanAe & individne Trìnitatis anni ab incarnatione Domini no- 
JTc^" ftri Jesu Chrifti DCCCC. nonagefimo quinto die nono menfe O^ob. Indie, 
uulo ai ^^^^' Canonice Sande dei genitricis virginis Marie mar. Ecclefìe Parmenfis 
Parma ubi nunc Guntardus Diac* & Prepofitus preefle videtar. Ego in Dei nom. 
dona la Berrardos bone memorie Gerardi filius de Comitatu Parmens. qui profefTo 
porzione fum ex nacione mea lege vivere langobardorum donator & onertor ipfios 
Oi^ello^ Canonice &c. • • • a prefenti die dono & oflfero prò mercede & remedium 
in Vello, anime mee vel parencomm meorum hoc efl meam porcionem de Curte una 
la , e Ji domui coitile &c. in loco penituio ubi Vedola dicitur in Gomitata Par- 
^ppena menfi cum cadrum unum in eadem corte & capella que ed ad onore fandi 
renzo^ Laurentii inibi conflruéla cum omnibus cafis &: rebus terrìtoriis tam dom- 
la CanoT nicatis & maiTariciis in eodem loco & fundo penituio qui dicitur Vefìola 
nica di five in locis & fundis que dicitur Silva plana favana pederqnacule qua- 
Parma. drublo • • • pauciolo veftana gerbagniola cum fuarnm pertinentiis &c« • • • 

Aélum Parme feliciter &c. • • • Scripsi ego Lambertus notarius facri pa* 

lacii pofìradita compievi & dedi* 

LXXX 

DaW Archivio Capitolare di Parma Sec. X N. LXIX 

Originale • 

pp^ In nomine fanale & Individue Trinitatls. Anno ab incarnatlone Domini 

Sigefic- noftri Jefu Chrifti DCCCC. nonagefimo quinto duodecimo Kalendas decem- 

doiivcs-bris Indiftione nona. Canonice landle Dei genitricis Virginis Marie rnarer 

covo di Ecclefie Parmenfis ubi nunc Gumtardus diaconus & prepofitus preefTe vi- 

dona alla ^^^"^ • ^§^ '^^ ^^^ nomine Sigefredus venerabiiis ipfius fùnéìe Parmenfis 

tuaCano. Ecclefìe Epifcopus donator & ofièrror ipHus Canonice prelentibas prefens dt- 

nicaalcu- xi &c. • . • • • Idcirco ego qui fupra domnus Sigefredus Epifcopus in ea- 

"*. ^^^ dem Canonica ipfius matris Ecclefie & Epifcopio meo a prefenti die dono 

'"*' • & offèro prò mercedem & remedium anime mee vel parentum meorum hoc 

eft cortem unam domui coitilem jure mea quibus effe videtur in loco que 

dicitur viliniano in Comiratu Parnunfi cum area una de terra ubi caftrum 

edificatum fuit cum foflatas circumdatiis five cum capella una nunc ibidem 

edificata in honore fanóne . . . cum omnibus cafis & rebus vel motendinis 

in eodem loco & fundo viliniano ad easdem cortes five cafis & rebus fimi- 

liter ad eafdem cortem pertinentibus item juris meis quibus funt pofitìs in 

fundis locis que dicitur Albari Vicogatuli Panocle Coliclo Coliclello Ta- 

loniano .... Sala Antoniano Mamiano Pavoriano Maliatico Tavernolo 

Noceto Tanciolini Campiglne Francisco Clafiniano Lovaciano Cedonio 



37< 
Campora Veflola cum omnibus eorum adjacenriis rei pertinenciis in inre« 

grum ec Aélum Parme feliciter ec. Scripfì ego Lambertus Notarius 

^cri palacii pod tradira compievi & dedi. 

LXXXI 

ValP Archivio Capitolare di Parma Sec. X N. LXXI 
Non è originale. 

199^ 
n nomine fanAse & Individua Trinitatis* Otto divina favente clementia Occoue 

Imperator Auguflus. Omnium (sltìóìx Dei Ecclefias, nodrorumque , pracfen- ni con- 
tium fcilicet ac futurorum fidelium noverit induftria, eo quod Canonici ^«'rn^al- 
Parmenfis fanélae matris Ecclefisc interventu ac pelicione noftri fideliffimi „*gj^ *"^ 
Capellani Heriberti, noflram efflagitanres celfìtudinem , quatinus omnes Ca- Parma 
nonicales res fub noflri Prascepti confirmatione reciperemus • Quorum ju- cucri i 
flani efflagitatìonem confiderantes , illud mente revolventes > quod fi Deo •*!*** ^^ 
famulantibus in omnibus noftra Mageftas neceflitatibus fubvenerit , Deum "^ ' 
nobis propicium habebimus, fupradldorum videlicer Canonicorum affiduis 
precibus : unde tam Chrifti remuneracione , quamque Cancellarii nofbl peti« 
cione, cec non illorum Sacerdotum intercefnone omnes res prziibatas Ec- 
clefiaz, tam infra Civitatem quam extra » videlicet omnes domos, quae Pa- 
pia; habere videntur, Cafleilum Palafioni, cum omnibus fuis adjacenriis Se 
operibus, tam de CaHellis quam de colonis, & camera omnia fervicia, 
Guas circa vicina Oppida cacteris Caflellanis prxfidentibus exhibent» ita ipd 
lupradidìi CaHeliani , & csterorum omnium inferiorum Cadellorum incolse , 
fupradiélis Canonicis omni tempore fecundum morem locorum exhibeant, 
fcilicet Macritulx, Gajanum, Monticellum , Martolianum, Aquamtatulam , 
CaHelIum de Sablone , quod nuncupatur SafTamosa cum Curte , Cadellum 
de Foliano , quod nuncupatur Mucletum cum Curte y Caftellum de Monte 
Gibuli cum fuis pertinentiis > & cum colonis, qui habitant in Mont^ Aga- 

tulo, Caftellum de Sala cum fuis pertinentiis» & cum fionibust 

(juz funt in fuburbano territorio Ferraris, & Curtem de CavelIo> & Man- 
liones infra Civitatem Boloniam > cum Ecclefia, & vineis, rerris, quas fue- 
runt Re^inhonis^ &c manfos duos de Alimanis , Curtem de Monte cum oni» 
nibus fuis pertinentiis, Curtem de Spaniaco cum EccieOa, Curtem de Ba- 
ione cum fuis pertinentiis, & Runco Columbino, Curtem de Comitulo 
cum Valle, Curtem de Moncello juxta Blancoaise, cum Boncis, <jui fune 
in Via Rioio, terciam partem de Corticella Deuri, Curtem de Viliniato, 
Cadeilum de Arceto , Villam de Melitulo , & omnibus pertinentiis , terrìs , 
& Plebes duas, unam fancìi Prosperi, alteram fandl Martini in honore 
dicatas, cum omnibus earum pertinentiis, & Decimis fimiliter omnium ho* 
minum habitantium Parmam , laborantium fuburbanis tetris , qux dividan- - 
tur a Plebibus, nec non terciam partem Telonei ejusdem Civitatis, nec 
non Btofiiicam fanAae ChtìRinXy qus fiat fuper Portam Civitatis > cum fuis 
pertinentiis, feu ubique locorum fub nofìro Imperio > tam in planiciebus, 
quam in montibus , moiendinis, pifcationibus , silvis^ aquis, tam quod 
in prasfenti habent, quam in antea Chriftt mifericordia acquirere poterunt 
ufque in finem fseculi» £o tenore, ut nuUus Dux, Marchio, Comes, Vi-* 



?7a 
cecomes, feu ulla Imperi! noftrl magna parvaque perfona eos inquietare, 
moleftare, vel difveftire prasfumat. Sì quis vero hujus defenfionis Praecep- 
tum infringere tentaverit , componat centum libras auri optimi ad medieta- 
tem Cameras noftrar, & medietatem prxlibatis fanAas Parmenfis Ecclefia; 
Canonicis. Quod ut verius credatur, diligentiusque obfervetur, Sigillo no- 
flro fignari julfimus . 

Signum domai Ottonis gloriofilTimi Imperatoris Augudì . 

J^« 7J^ ò» 

Cancellarius vice Petri Epifcopi recognovi . 

Data ....... Anno Dominicae Incarnationis DCCCCXCVI. Indi- 
zione Vini. Anno autem Tercii Ottonis regnantis XIII. Imperli Primo. 
AAum Romas* 

LXXXII 

Dalì Archìvio Capitolare di Parma Sec. X N. LXXII 

Originale . 

99^ In nomine Domini Del & Salvatoris noflri ]efu Chrifti tercio Otto divina 

^ M**^" ordinante providencia imperator auguftus anno imperii ejus propìcio oc in 

^l^g^ ^f~ italia primo o6\?.vo Kalendas Oéluber Indie, decima. Ego Adelbertus Mar- 

esecuzio- chio hlius b. m. Otberti item Marchio & Comes Palacii qui profefTo fum 

ne del ce- ex nacionem meam iege vivere langobardorum prefentibus prefens dixi ma- 

a*"ob'° nifefla caufa eft mibi eo quod Ottertus filio meo infìituit me effe snum 

j^ ,„^,'|l erogatorem ad diftribuendum cortem unam domui coltilem cum cadrò & 

gliuolo capellam feu & cum cafis maffariciis & omnibus rebus que fuerunt juris 

aiTegnaai fuis quibus funt pofitis in loco & fundo ubi dicitur Tune jufta fluvio taro 

Canonici cum fua pertinentia a canonice fanfte parmenfis Fcclefie qui nunc vel prò 

unaCorce ^*"^P<>rc fueriat ufquc in fempiternum feculi modo vero confiderante me 

con Ca- I^ci omntpotentis mifericordia leu mercedem & remedium anime mee feu & 

ftelloy « prediali quondam Otberti filio meo ut cortem ipfam cum predico cadrò 

^PF^'^.^ & capellam cum cafis domnicatis & maffariciis & omnibus rebus ad ea per- 

^^^^ ' tinentibus in integrum nominato loco ut fupra legitur inordinatis relin- 

\ c|uam propterea providi ipfis ordinare & dispenfare modo & omni tempore 

lic firmis & fiabilem permanendum qualiter ic fubtus ftatuero & mea bona 

eft voluntas prò anima mea & eidem Otberti filio meo mercedem ideoque 

volo & ftatuo feu judico adque per hanc paginam iudicati & ordinacionis 

me confirmo ut prefentialiter deveniant ad iure canonice fanale parmenfis 

Ecclefìe ut abeant ipfi Canonici & qui prò tempore fuerint ufi^ue in fem- 

I>iterno feculofruges & redditum feu cenlum & labore quod Dommus annoa- 
iter dederint eo vero tenore ut omnia fuprafcripta fruges & redditum feu 
cenfum per fingutos annos per tempus q^uadrajefime infimul concedere de- 
bcant quia fic mea eft voluntas prò anima mea & infrafcripti quondam 
Otberti filio meo mercedem & fi oc evenerit (^uod Epifcopns qui nunc 
vel prò tempore fuerint ordinati in predillo Epifcopatu fanale Parmenfis 
Ecclefie eifdem Canonicis tollere aut alic^uam minuacionem fecerint de pre- 
diéla corte & caftro feu capella & domnicato feu prediélis cafis maffiriciis 
& omnibus rebus tritoriis ad eam pertinentibus illam partem quam eit cu- 




37? 

lerit (latim modo deveniant me qui fupra Adalberti Marchio vel ad unum 
de parentibus meis propinquiores qui prò tempore fuerint qui eandem cor- 
tem & omnibus rebus ad eam pertinentibus regant & gubernent ad partem 
ipfìus canonice ufque dum iilum Episcopus in jam diélum Epifcopatnm 
eveniad qui ipfa cortem cum in didis rebus ut fupra iegitur quieta & inii- 
bata ad predi6li canonici qui nunc vel prò tempore fuerint abere • • . • • 
^pro anima roea & eidem Otberti Alio meo mercedem & fi iilum fuerit 

quod ego qui fupra Adalbertus Marchio vel nepotibus aliquit de 

propinquioribus meis qui eandem cortem regere gubernare deberent ad par- 
te ìpfius canonice aliqua • • • • • (lacionem aut vaflacionem vel uUam con- 
rranetatem facete preuimpferit tunc componamus ad parte predici canonici 
jam diéìam cortem cum caflro & capeila cum predillo domnicato feu cum 
eisdem maffariciis & rebus tritoriis omnibus ad eandem cortem pertinenti- 
bus in dubio (ìcut prò tempore fuerit mellorata aut voluerit fub extima- 
cionem in confìmile locum quia (ìc mea decrevit voluntas prò anima mea 
& infrafcripti quondam Otberti filio meo mercede • AAum in cailro Sora- 
iiea feliciter. 

^ Adalbertus Marchio ss. 

Sign. manibus Brunoni & Eldeverti feu Berardi rogati uRes. 

Aimo rogatus ss. 

Everardus Notarius facri Palaci! rogatus «s. 

Ego Adam rogatus ss. Ego A20 rogatus ss. 

Scripfi ego Adelbertus Notarius facri Palacii poft tradita compievi & 



dedi. 



LXXXIII 



DaW Archivio Capitolare di Parma Sec. X N. LXXIII 

Originale. 

In nomine Domini & Salvatoris noftri Jefu Chrifti . Tercius Hotto gratta pp6 
Dei Imperator Auguftus . Anno imperii ejus Deo propicio primo auinto- Rolenda 
decimo Kal. december Indie, decima. Tibi Pauloni liberi homo fidele meo Jontcflk 
ego Rolenda cometiffa fìlia bo. m. Ugoni Regis & relega quondam Ber- p^Ufone* 
nardi qui fuit comes que profeffa fum ex nacione mea iegem vivere salicam uomo li- 
domna & benefaélrix tua prefens prefentibus dixi quapropter dono a prefen- bero la 
ri die dileftionis tue & in tuo jure & proprietate per anc car. donacionis ^"* * 
proprietario nomine in te abendum confirmo id eft cortem unam domui SJ^s^„t* 
coltilem cum caflro & capella inibì condruflis que eft edificata eadem ^ ca- Eusebio , 
pella in onore fanélorum Eufebii & Terenciani & fanéleDei jenetricis virgi- e Tereo- 
nis Marie juris mei quam abere vifa fum in loco & Tundo Corviaco &c. • . • *j*"p «■ 
in integrum ab ac die tibi cui fugta Pauloni fidele meo dono cedo con- g'y^^ 

fero &c Aftum civitate Ticini^ feliciter &c Ego qui fupra 

Gerolamus notarius & jndex facri palacii fcriptor huju catt donacionis poft 
tradita compievi & dedi. 



a a % 



374 

LXXXIV 

Dalt Archivio Capitolare di Parma Scc. X N. LXXIV 

Originale . 

ppS JL/um in Dei nomine caftro Olarìano jada follano Ingezoni not. faper 
Placito terra ipfìus Ingezoni per ejus data licencia ubi in judicio refidebat Bernar* 
CdU?la- dus Comes Gomitata Parmens. unufquifque ominis juflicias faciendas & de- 
rano alla liberandas reGdentibas cum eo Benedicìus Gundeibertus Stabilis Johannes Ja- 

prcMnxa dices Parmenfes &c V^vido Vicecomes ipfius Gomitatus Parmens. 

diB«rnar. &c Ibique eonim veniens prefencia Guntardus PrepóOtus Ganonice 

d? Parma ^^"^ Parmenfis Ecclefie una cum Berno avocato fuo & ipfius canonice & 
% faVóre f^^l^nt quod abemus & detinemus ad jura & proprieratem canonice ipfius 
de*Caiio. fanéle Parmenfis Ecclefie Infoia una que vocatur bigna & fi aliquis omo 
nici di adverfus nos aliqui dicere vult parati fumus cum eo exinde a racione ftan- 
Parma. ^^^ ^ legitime finiendura. ^tt uuod plus ed quod minus ut dicat ifle 
Rozo fil. quond. Vuazoni & Adelbertus filius quond. Nabodi quia prefe 
fum fi propria pras Ganonice fanóle Parmenfis Ecclefie eli ad nos ve! fi 
nobis contradicere querunt cum ipfi Guntardus Prepofitus & Bemus avocato 
taliter retuliffent ad te refponderunt ipfi Rozo & Adelbertus vere qui In- 
foia Digna que vos dicitis ed inter fines definitas da tres partibus ipfa In* 
fola Digna ed de Gorre Foliano que ed propria ipfius pars canonice Par- 
menfis Ecclefie da sera percurrente fluvio Sicla propria pras ipfius Gano- 
nice fanale Parmenfis Ecclefie ed & effe debet cum lege & nobis ad aben- 
dum nec requirendum nihil pertinet nec pertinere deberet cum lege aua 
nullo fcriptum nullaque racione de ipfa Infoia Digna infra eadem fines de- 
fi&natas abemus nec abere poflflmus &c. • • • • Et ac noticia qualiter aAa 
ed prò fecuritatem canonice fanfte Parmenfis Ecclefie fieri ammonuerunt 
quidem & ego Geizo not. facri Palacii & juflione prefati comi ti & judi* 
cura amonicione fcripfì anno Imperii tercio Odoni gracia Dei Imperator 
augudus tercio die decimo menfe junius Indie, undecima. AAum in infra- 
fcripto loco Gadro Olariano feliciter . 
fiernardus Gomes ss. 
Vivo qui & Vvido Vicecomes ss. 
Benediéìus judex facri palacii interfui . 
Gundeibertus judex facri palacii interfui • 
Stabilis judex facri palacii interfui . 
Bernicho judex facri palacii interfui . 
Madelbertus judex facri palacii interfui. 
Lanfrancus notario facri palacii interfui • 

LXXXV 

Attone 

Lecco 'Dall'Archivio Capitolare di Parma Sec. X N. LXXIX. 

▼code u- 

na Coree T ^, .-.. • ^ . _. . . ... 

in Pala- *" i-nrilti nomine. Otto gratia Dei imper. aug. anno impeni ejus quinto 
sone. oAavo Kal. aprilis Indie, tercia. Gondad me Atto Comes filius quondam 



375 

Vvlberti item Comes de loco Leuco qui profeflb fum ex nacione mea lege 
vivere salichani accepifTem fìcuti & in prefentiam teflium manifeflo funi 
quod accepi ad te Johannes presbiter de ordine fanéle Mediol. Ecclefie & 
nlius quondam Johannis argentum den. bonos libras quinqueginti abente 
prò unaquaque libras den. ducenti quadraginta fìnitum precium ùcut inter 
nobis convenit per cortem unam domui coltilem cum cadrò & capellas in 
cuiaue onore facrata ed &c. ...quod habere vifo fum in Comitàtu Parmen. 
in loco & fundo ubi noìnin^tur Palaxione vel prò eis territoriis quod eft 
ad ipfam Cortem & Capellam pertinentibus &c. AAum Caftro Leuco • 

Aro Comes a me fa^a ss. 

Sign. manibus Anfelmi Gifel berti & Adoni lege viventes falicha teftibus. 

Sign. man. Andree Vutemberti & Gifelberti feu Umberti teftibus. 

Dagibertus judex domni Imperatoris rogatus ss. 

Gifelbertus notarius facri palacii fcripfi poflradita compievi & dedi 
feliciter • 

LXXXVI 

DaW Archivio Capitolare dì Parma Sec. X N. LXXVI 

Originale . 

In nomine fanftaj & individuae Trmitatis . Otto fuperna favente clementia ottone 
Romanorum Imperator Auguftus. Si locis divinas fanfìitati mancipatis prò- iii con- 
prietates augendo roboraverimus , ili tempore prafenti & in futuro nobis ^«rma ai 
remunerari procul dubio credimus. Quocirca omnium fidelium noftrorum J*p^"J^J^ 
tam praefentium quam futurorum noverit induftria, qualiter nos inter- i^ corte 
ventu Sigefredi fantìac Parmenfis Ecclefia; venerabilis Epifcopi , maxime ve- di P*li- 
ro ob Dei omnipotentis amorem , fus facrofanélae Sedi in honore gloriofis- >on« • 
fimac Virginis, Deique genitricis Marias conflrué^as ad jura & proprietatem 
Canonicorum ibidem Deo modo infervientium , & in futuro fuccedentium con- 
cedimus, & per hanc noilram prasceptalem paginam confirmamus Curtem 
de Palacioni, qua! dicitur fanéli Secundi, cum omni fua integritate, licut 
baéìenus Atto Comes obtinuit, cum fervis & ancillis, asdificiis» camello, 
& villis, apris, pratis, campis, pafcuis , & filvis> aquis, aquarumcjue de- 
curfibus , pifcationibus , molendinis , ca^^rifque omnibus pertinentiis tam 
quxfitis quam inquirendis . Inde prscipimus, ut nullus Dux, Marchio, Co- 
mes, Vicecomes, nullaque Imperli noltri magna parvaque perfona, pra^di- 
ùx £cclefi£ Canonicos ae jam habita proprietate disvedire aut moleflare» 
five ceniali iure prsfumat • Si quis igitur hoc noflrum Imperiale pra^cep- 
tum violare remptaverit, fciat fé compofiturum ^uri obrimi libras cei)tum, 
medietatem Camerx noHrs, àc medtetatem pra^dìéìis Canonicis . Quod ut 
verius credatur, diligentiufque obfervetur> hanc paginam manu propria cor« 
roborantes (ìgillari priccepimus . 

Signum domni Ottonis Casfaris invicìi. 

Heribertus Cancellarius vice Petti Cumani recognovit . 

Data K il. Januarii , Anno Dominica^ Incarnationis DCCCCXCVIIIL 
Indiftione XIII. Anno tertii Ottonis Regn. XVI. Imperi! IIII. 

AAum Veronae feliciter. Amen. 

Con Sigillo in piombo appMw 



37« 

LXXXVII. 

DaW Archivio Capitolare di Parma Sec. X N. LXXVII 

Originale . 

toeo In nomine Domini Dei & Salvatoris noftri Jefu Chrifti . Tercios Hotto 
DoMzio gratia Dei Imperator ÀugaAas anno Imperii ejus Deo propicio ouinco fe- 
OnntttGk ^^* menfis feptembris • . • . Canonica & Senodochio lanftc Parmenfis 

Ferlinda £cclefie ubi nunc donnus Guntardus Diac* de ordine Epifcopio fanale Par- 
ai Cao». menfis Ecclefie adone prepofitus ipfins Senodochio & Caaonice ipfius • • • • 
Bici di ... tur ego Feriinaa Cometifla f. q. Bertari <^ue profefla fum ex nacione mea 
Pirini . j^gg vivere langobardorum &c. dono & ofiero in eadem Canonica & Se- 
nodochio fanóle Parmenfis Ecclefie eo tamen ordine ut fubter iegitur per- 
manendum hoc ed meam porcionem • • • • • domui coltile jaris mei auam 
abere vifa fum fuper fluvio padi in comitatu parmenfe in loco & fundo 
palaxione cum porcione cadrò & eapella inibi conftruébs & ed ipfa ca- 

pella edificata in o cum cafis & mafTariciis univerfisque rebus tam 

m ipfo loco quamc]ue in locas & fundas conterudi nautexl pagacini binici 
braida Campania vicopefato & ubi cafa de corni dicitur argene alto pala- 
xione dicitur inculi & in loco ubi fanAo quirico dicitur viariolo 

vicoferdulfi gaio & in loco ubi infoia dicitur que nominatur caput de taro 
vel per reliquis iocis & vocabolis ad ipfam meam porcionem pertìnenti- 
bus Ole. .... Simulque dono & ofTero ego que fupra Feriinda in prefata 
Canonica & Senodochio per eandem cartulant offerfìonis in^ ea vero . . • • 
ut fubtus legirur id funt fervos & ancillas numerum quinquaginta item 
juris mei nomina eorum Martinus &c abitantibus in ipfa corte pa- 
laxione reliquis ferves & anciiles aldiones & aldianas in ipla corte pala- 
xione abitantibus vel inde pertinentibus ego ipfa Feriinda in meam relervo 

poteftatem proprietario jure &c Hanc facio offerfionem eo tamen 

ordine ut fi vos quem fupra donnus Guptardus Diac* & Prepofitus veftris- 
que fuccefToribus vel pars ipfius Canonice & Sjnodochio me quem fupra 
Feriinda diebus vite mee abere permiferiris precario & enphitheothario no- 
mine hoc funt cortes duas doraui coltiles juris ipfius Canonice & Seno- 
dochio quibus funt pofitas in fuprafcripto Comitatu r«irmenfe una fu- 
per fluvio taro in loco & fundo alio palafione cum caftro & eapella 
inibì fundatas & ed ipfa eapella edificata in honore fanc^i laurentii cum 
cafis maflariciis ripis rupinis ac paludibus molendinis & pifeationibus cum 
omnibus rebus ad eadem pertinentibus tam in ipfo loco palafione quam- 
que in locas & fundas fixa barcule eafale fuskini fala toriano rivario canta- 
ri ranco cuniverti ciliano folavi & in taro morato alia corte domui col- 
rilem in loco & fundo baioni cum captila una inibi extrufta in onor^ 
fanéli Alexandri cum cafis mafTiriciis & omnibus rebus ad eam pertinenti- 
bus tam in ipfo loco baioni (juamque in locas & fundas burbulla balafioU 
braida in loco ubi .... dicitur & in agna vel per ceteris Iocis & voca- 
bolis rejacentibus ad ipfas cortes palafione & baioni pertinentibus &c. . . . 
Ita ut exinde perfolvat annualiter per omni tempore genuarii a parte ipfius 
Canonice & Senodochio argentum denarios bonos papienfis fol. decem dar. 
ipfi denarii infra civitate Parma confignati ipfi denarii eidem Guntardi prc- 



^ 



377 
pofitus ejusque fuccefTores vel ad veftro minfo aut fuper aitarlo ipfius ma- 
ter ecclefìe jkc A^utn infra caHro portlcano feliciter &c 

Ego Bonizo Notarius facri palaci! fcriptor hujus carraie precarie pofl tra- 
dica compievi & dedi • 

L X X X V 1 1 1 

DaW Archìvio Capitolare di Parma Sqc.X N. LXXVIII 

Originale . 

A-Zum in Dei nomine a proprietate Parma ad domum & Episcopio ipGus ^^9^ 
loci ubi nunc domnus Sigefredus Episcopus effe videtur per eidem data fJ^uJo**,-^ 
licentia in cafa domnicaia abiratoria Bruninci Archidiac. ipfi Episcopio in parmaal- 
judicio refideret Conradus presbiter & mifTus domni Ottoni Imperatoris lapresca- 
Augufti juftitias faciendas ac deliberandas refidentibus cum eo Martinus »diCor* 
Diaconus Vicedomini ipfi Ep scopio Benediflus Stabilis Rimpertus Bateri- [***^^'^ 
cus Maginfredus judices facri palacii Gusnbertns qui & Gunfredo Magni- imperia- 
fredus filius Vvalberti Odgerius vaflTus fuprafcripti domni Sìgefiedi Epifco- le a favo- 
pi Ermenulfus Angelbertus filio ejus de loco Palmie Azo Sigizo germanis " dc\C»- 
keginerius Robertus Adam Teuzo de Civitare Parma Liuzo de loco Caput ^^^^^' 
lurnio & reliqui plures. Ibique eorum venlens prefentia Guntardus Diac. 
& Prepofitus Canonice fanfte Parmenfis Ecclefie una fimul cum Petrus No- 
tarius & Avocato & ipfius Canonice & oflenserunt ibi monimen unum 
(juod ed libellum continente in eo inter cererà qualiter quondam domnus 
item Sigefredus Epifcopus ipfius Epifcopio Parmenfi emififfem in quondam 
Eriardus filius bone memorie Eginulfi de loco Gundaceto de ex parte de 
corre una domui coltile quibus efle videntur in loco & fundo qui di- 
citur Lama judiciaria motinenfis cum cafis domnicatis feu & maflariciis five 
& cum oratorium inibi con(lru6lo ad onore fanéìi Zenoni feu & cum aliis 
rebus territoriis ad cas pertinentibus cum in infrafcripto loco Lama cum 
in 'aliis locis & vocabolis palude & diverfo. Erat libellum ipfum firmatum 
& a tefiibus roboratum & a publico Notario defcriptum & emiffo per re- 
gnorum & inde & retulerunt ipfe Guntardus Diac. & Prepofitus & Petrus 
Notarius & Avocato & ipfius Canonice abemus & detinemus parte ipfius 
Canonice infrafcripta corte in lam dii^o loco Lame ficut fupra legitur cum 
cafis & rebus territoriis fuperius comprehenfis ad ea pertinentibus proprie- 
tario nomine prò eo quod comptetum ed ipfum libellum & fi quisiibet ho- 
mo adverfus nos exinde aliquit dicere vult parati lumus cum eo exinde ad 
racione fiandum & legiptime finiendum & quod plus ed querimiis ut ifie 
domnus Cumradus presbiter & miflfus propter D^um & anime domni Impe- 
ratoris ac fue mercedis fuper nos & fuper ìpfa certe bannum domni Im- 
peratoris mittat . Cum ipfe Guntardus Dlac. & Prepofitus & Petrus Notarius 
Avocato taliter retuliffent tunc ipfe Cumradus presbiter & miflus propter 
Domini & anime domni Imperatoris ac fue mercedis fuper eosdem Guntar- 
dus Diac. & Prepofitus & Petrus Not. Avocatus & tuper ipfa corte que 
dtcitur Lama. cum fua pertinentia que tn-eodem libello & bannum domni 
Imperatoris mifit in mancofos aureos mille ut nullus queltbet magna par- 
vàque perfona eosdem canonice de vedile aut ulla devadacione facere pre« 



/ 



378 
fumat fine legali judicio. Qui vero fecerit prcdiftos mille mancofos aureot 
fé cognofcac effe compofiturus medietatem parte camere domni Imperatoris 
& medietate ip(ìus Canonice & hanc notlcia quaiicer ddlum ed prò fecu- 
ritate ipfius Canonice fieri amonuerunt quidem & ego Lambercus notarius 
(acri Palacii ex jufTione iAius Cumradi presbiter & miflas feu judicum 
amonicione fcripfi imperante domnus Otto tercius anno imperii ejus quinto 
odavo Kalendas oélooris Indiciotie quartadecima* 

Conradus presbiter & MifTusr domni Ottonis Imperatoris interfui & 
fubfcripfì . 

Benediéìus Judex facri Palacii interfuic. 

Stabilis Judex facri Palacii interfuit • 

Rimpertus Judex facri Palacii interfuit. 

Manfredus Judex facri Palacii interfuit. 



LXXXIX 

Dair Archìvio Capiìolarc di Parma Sec. XI N. I 

Originale . 



L 



Siiie^edo •"'" "^mine Patrls & Filiì & Spìritus Sanfti . Sigefredus divina Chrifti mife- 
Jl Vesco- ricordia Parmenfis Epifcopus • Cum nos ibi tradaremus de diverfis racioni- 
^odiPar. bus & vita & moribus clericorum cum fratribus nodris Canonicis tunc 
aiA (labi- conquefti funt de dotibus ecclefìarum perditis olim a fanóìis prxdecelToribus 

rendite^* noftris attributis. Nos igitur ciderunt hortati fumus illos ut ta- 

^^]]^Pi^ cerent interim donec cum noftris fìdelibus confilium agere redintegrarentur • 

▼e di San Inter cunélos ergo noflros fideles primo invenimus domnum Brunichonem 

Panerà* noftrum . Primo namque in Plebe fanéìi Pancratii quas inter cunftas eft 

*'^* nobis vicinior & fere infra nodrum finum valde parum nobis vifum eft 

hortatu & petitione fupradiÓli Archidiaconi quod eandem vineam in bene* 

iìcii fita efl quae ed modiorum oélo podea alteram peciam qu^ ed in fa« 

rigaria modiorum undecim . Dein quae redud^ae ad integrum per menfuram 

judam XXXIII modiorum. Et cune communi con feda prxcipue tam de 

elea quam de cera infuper etiam de fartateóìis fupplementum attribuerimus 

eccleuam cum luminaribus venientis prò capellis infra plebem injude facra- 

tis. Hoc etiam minider Sigefredus prxdiélas fanélas Matricis Ecclefiz Par- 

menfis Epifcopus vos fuccelTores meos qui prò tempore pa fentes 

quibus fancitum ed ut quafcumque munificentias ecclefiis priecedentes Epis- 
copi dederunt vos praediéìo ditabit Epifcopio ratam & inconvulfam perfide- 

re concedatis clericorum condipulatione fubnixa hanc paginam hic 

fubter confìrmans cunólo clero obtulerit aut confilium vel adfeniuni prxbere 
non timuerit Dei malediAionem omniumque fanftorum ejus incurrat MIII 
Indizione XV. Amen. 

Sigefredus divino Chridi respectu in hac ordinationis pagina ab eo con* 
ftituta ss. 

Ego Bernardus Archipresbiter ss. Notarius Presbiter ss. Adelbertus Pres- 
biter ss. Handelbertus Presbiter ss. Chridophorus Presbiter ss« Ego Sigefredus 
Presbiter & magider fcbolarum ss* 



^ 



379 

xc 

DaW Archivio Episcopale di Parma 
Copia antica. 

In nomine fanfljB & individuac Trinitatis. Hcnricus divina favente de- loo^ 
mentia rex. Omnibus fidelibus notum fieri volumus quod Sigefredus ve- ^"JS®^^ 
nerabilis parmenfis ecclefiac fanflas Epifcopus fidelis nofter & per interven- ^jn-^"* 
tum noflri fidelis Theodaldi marchionis adiit noftram clemenciam jam diéìus confcri- 
Sigefredus Epifcopus fan^be parmenfis ecclefìae quatinus firmatus in fide ala- sceJaBa. 
criter deferviret nobìs & ao sterno remuneratore qui omnibus habundac d«ad«Na- 
bonis retribucionem acternas remuneracionis percìpiamus ut nos abbaciam mo» j*"g^|!J|* 
nafìerii quod dicitur Nonantula sitam in honore beati Silveftri confefToris u^vc^^ 
Dei atque pontificis fibi fuzaue ecclefiac parmend jure proprietario cum om- vodiPar« 
nibus adjacentiis & pertinentiis ejus in integrum perpetuis temporibus conce- "»»• 
deremus prseter illam tcrram quam conceHimus Auberto Epifcopo noflro fi- 
deli & illa terra fita eft juxta atefim flumen. Cujus precibus benigni tatis 
nodrx aurem accommodantes ejusque erga nos devotiffìmam fidelitatem inten* 
dentes iuflimus ei fua^cjue parmenli ecclefis in honorem fanélae Marise Dei 
genitricis dedicata? hoc imperialis iioftrs au^oritatis confcribi przceptum per 
quod concedimus ei donamus atque largimur prxlibatam abbaciam ^uae dici* 
tur Nonantula fanéli Silvefh-i atque pontificis cum omnibus adjacentiis & per- 
tinentiis cortis capellis & zdificiis earum tetris campls pratis vineis filvis 
servis & ancillis utriufque fexus mobilibus & immobilibus cum integritate 
eorum & univerfis qus dici aut nominar! polTunt ad pnediélam abbaciam 
pertinentibus noHra imperiali concefTione ut babeat teneat fruatur 4)erhenni- 
ter tam ille quam & lucceffores ejus ad partem fspe nominata fuac eccle- 
fisc • Faciantque exinde quicquid fecundum aeternum arbitrum melius eis pras* 
ìrifum fuerit. Quicumque vero contra hanc noftram donacionem conceffìo- 
nem five largictonem agere caufari vel de potevate parmenfis ecclefia; fub* 
trahere quzfierit C. libras auri optimi cogatur folvere medietatem palacio 
noftro & medietatem pra^ato Sigefi^o Epifcopo fuifque fuccefforibus ad 
partem pra^diAae ecclefiac parmenfis cui violencia illata fuerit. Et ut hasc no* 
ilras donacionis concéfTionis largicionis aucloritas prsfentibus futurifque tem- 
poribus pleniffimum vigorem obtineat & ut verius credatur diligenciufque ab 
omnibus obfervetur manu propria fubter firmavimus & balia noftra infi* 
gniri jufTimus. 

Signum donni Henrici inviftiflfìml regis . 

Aubertus cancellarius vice Vviligifi Archiepifcopi recognovlt. 

Data IL Kal. Mart. anno incarnacionis dom. M. III. Ind. I. anno 
vero donni Henrici regis III. (^r) . Aftum Noviomagi . 



(«) L'Ughelli legge falsameote primo* Si datocene da lui, e fi vedrà quanto il ooftro 
confroDCÌ quefio documcoco coli* etemplare lia più corretto . 



3bo 

XCI 

D air Archìvio Capitolare di Parma Sec. XI N. II 
sembra Originale. 

1004 ±n nomine fanfias individuac Trinitatis • Henricus divina ChriHi pietate Rex • 
Arrigo II Ad hoc nos ad regale culmen fublimatos eflfe credimus , ut omnium maxi- 
conferma ^^ Ecclefiarum Dei utilitatibus confulamus, quia fi cas exaltaverimus , plu- 
chi di^Htl rimum nobis ad regalis noftri flabilitatem , & ad acternae remunerationis emo- 
ci mJ Ves- lumentum proficere non ambigimus • Quapropter novene omnium Sanéhe 
covo Si. Dei £cclefi£ fìdelium, nofìrorumque prasfentium fcilicet & futurorum foler- 

11^*^*11** eia, qualiter interventu dilefti & peticione Leonis Vercellenfis 

dendo?^ Epifcopi fidelis noftri , Sigefredus Sanébe ParmenCs Ecclefias Epifcopus , no- 
c're miglia ftram adiens clementiam petiit, ut more PrasdecefTorum noftrorum Eccle- 
incornola Cam fuam perficiendo augmentaremus ex bis» quac regia^ poteftati & publi- 
Citra, al. C35 funéìioni debebantur, & maxime ex bis quibus ejuidcm EccleCae lacera- 
corfi^deU batur , ex parte fcilicet Comitatus : videlicet ut res & familias tam cundi 
le acque cleri ejusdem Epifcopii in quocumque Comitatu inventa! fuerìnt , quam- 
<c. que ex cunfìorum hominum infra eandem Civitatem habltantlum, de jure 

publico in ejusdem Ecclefis jus & dominium & diftriélum transfundere- 
mus, ut deliberandi & dijudicandi feu dtftringendt poteftatem haberet tam 
fupradléli Cleri res & familias , quamque & homines infra eandem Civita- 
tem babitantes, & res & familias eorum, velati fi praefens adeffet nofter 
Comes Palacii . Nos vero confiderantes , & commodum ducentes per fumpti 
imperii dignitatem , & per mala omnia, quas acciderint fxpe inter Comites 
ipuus Comitatus & Epifcopos ejufdem Ecclefias ut penitus lis & fcifma 
praeterita evelleretur, & ut ipfe Pontifex cum Clero fibi coramiflb pacifice 
viveret , & fine aliqua inquietudine oraclonibus vacaret tam prò falute no- 
ftra, & ftabilitate, quam & omnium in noftro Regno degentium, conce- 
dimus & largimur, & de noftro jure & dominio transfundimus atque de- 
lecjamus murum ipfius Cìvifatis, & diftri6lum , &teloneum, & omnem 
publicam fundionem tam infra Civitatem, quam extra ex omni parte Civi- 
latis infra tria milliaria: nec non & regias vias & aquarum decurfus & om- 
ne terrirorium cultum & incultum ibidem adjaccns , & omne quidquid rei 
publicam perrinet . Infuper etiam concedimus, ut oinnes homines infra Civi- 
tatem eandem habitantes , ubicumque eorum fuerit hxreditas five adqueftus, 
fi ve familia tam infra Comitarum Parmenfem , quamque in vicinis Comita- 
tibus, nullam exinde funflìonem alicui noftri Regni perfonx perfolvant, fi- 
ve alicujas Placitum cuftodiant , nifi Parmenfis Ecclefias Epifcopi, qui prò 
tempore fuerit , fed habeat ipfìus Ecclefi« Epifcopus licentiam , tamquam 
noflri Comes Palacii , diftringendi & difiniendi ve! deliberandi omnes res 
& familias tam omnium Clericorum Epifcopii, quamque & omnium ho- 
minum habitantium infra prajJi(^am Civitatem , nec non & omnium defiden- 
cium fuper prxfara; Ecclefice terram , five libellariorum , five precariorum , 
feu caftellanorum ; & ita de nefiro jure & dominio in ejus jus & domi- 
nium transfundimus, ut nullus Marchio, Comes, Vicecomes aur aliqua 
Regni noflri magna, remiffaque perfona exinde de prxdiftis rebus & familiìs 
& omnibus, quas fuperius leguntur, fé intromittat, aut aiiquam funftioncm 
< 




38i 

inde recipere • • • • noftri imperli (]uatinus eadem Parmenfis Ecclefìa nulliHS 
Supplementi indiga videatur, permittendo concedlmus ipfius loci Episcopo, 
ut habeat potestatem eligendi uve ordinandi fibi Notarios, qui caulas ipfius 
Episcopatus difcucientes , ubicumque opportunum fuerit , per przdiflum E- 

pifcopum fcribant cujufcumque voluerint testamenti, remota pro- 

Fibicione vei contruverfia Comitatus live Comitis , ut ficut ex parte • • • . 
barum rerum Exadores, ita ex parte Episcopii, nostra imperiali autori* 
tate {a) , ammodo in antea habeantur , omni contradiAione repulsa ; Se 

ut quiete vivere. Et fi acciderit de pr2di«5lis rebus & familiis fi* 

ne pugna legaliter non pofle diOiniri , per hanc noftri Przcepti paginam 
concedlmus Epifcopi Vicedomino , ut Cit noAer MifTus , & habeat potefta- 
rem deliberandi & diffiniendi arque dijudicandi, tamquam noder Comes Pa- 
laci i . Si quis igitur hujus nofiri Prxcepti violator extiterit, fciat fé com- 
pofiturum mille iibras auri, medietatem Kamerx noftrx, & medietatem 
ipfius Parmenfis Ecclefias Epifcopo. Quod ut verius credatur, diligentius- 
que ab omnibus inviolabiiiterque cudodiatur, manu propria roborantes, 
anuli nofiri imprefiTìonem inferius affisi prscepimus* 

Signum Domni Heinrici inviAIfhmi Regis. 

L. * S. 

Egilbertus Cancellarius vice Wiliglfi Archicapellani recognovit. 

Data II. Kalendas Junii,^ Anno Dominicas Incarnationis Milli. Indi- 
6tione II. Anno vero domnt Heinrici Secundi Regis II. {i) A&\im in 
Rodo. 

XCII 

DaW Archivio Capitolare di Parma Sec. XI N. Ili 

Originale . 

X^um in hac mortali caligine vitae, femper a fìdelibus fanAarum Ecclefia- j^^ 
rum Dei meditanda & tramanda funt ea qure ad f^ilutem anima^um fidelium il vetco- 
pertinent maxime nos paAores Epifcopi vocati fegregati a cxterìs fidelibus in vo sige* 
aflione bona converfationis & exemplum dantes prò benegestis ut informe- ^"^° '^ 
inus illos femper ad bene agendum confideramus tempus & finem hujus Molino" 
transitoria vitz quod femper in animo cujofque fìdelis volvendum eli ut posto sul 
bonum quod infitum ex Dto illi fuerit non tardet de die in diem ad bo- Lornoal- 
num finem quantotius perducere & prsoculis quifquc fidelis extremum diem l*S****** 
vitz fuz ponat quem Ic^imus fic timendus & obfervandus efl ultimus dies Qi^^^ba- 
ut omnes observentur dies. Perinde prò tanto pavore hujus mortis tempo- cìtca. 
ralis ne inveniamur a bono opere immnnes folliciti & femper confiderantes 
przfatz metum mortis concedimus nos Sigefredus Epifcopus fandz Parmen- 



<c ) Questa formola non basterebbe a far Tom. VI Diss. 71 col. 47, parve senza dub- 

dubitarc dell* autenticità di questo Diploma» bio genuino. 

avendo mostrato il Mabillon dt Rt Diflonu {b ) lì Muratori negli Annali al 1004 rì- 

Lib. s cap. 4 , trovarfi molte carte , in cui portando^ al nostro documenro » dice : Aà^ 

fi confondono i titoli della regale, e della liam qui C Epocn del Regno di Germania; 

imperiale autorità. Al chiariffino Muratori, ma dovrebbe essere ranno ili. Il luogB fci è 

che lo pubblicò Anùqitiu lui, Med. j£n Khò 9 Terra del Comado di AiiUno . 



382 

US Ecclefix fecundus EccIeGx faafli Johannis Bapttftz cum confilio cleri 
toriusqae nodri Epifcopit ad inferendutn (ibi annualirer lumen quoddam 
fnolendinutn in aqua Lumi fluvioli pofitum de noftro vivario derivata juxca 
caHelluni. £t ut h£c noftra inflicucio firma & inconvulfa prò futuris rem* 

Eoribus maneat noftros fuccefTores cum karicate fraternitatis & communis 
oni nobiscum confortes a bono remuneratore in die judtcli premium per- 
cepcuros ammonemus ut prò Deo & propter Dominum illud tantillum quod 
prxdiéb; Ecclefix datum eA inviolabiliter confervent utq^ue dedimus & qui 
confervaverint unius bearitudinis perceptores fimus* Et in quantum divina 
largicas nobis & cxceris fuis fervis concefla ed anathematizando condringi* 
mus & maledi^flioni perperuas depucamus eos aui hoc fadlum violare con- 
tenderint. Anno Dominicae Incarnarionis MIIIL hic in Italia regnante 
domao Ebinrico anno fecundo IndlA. HI. Adum ed Parms tertio id. 
Junii • 

Sigefredus Dei mifericordia Epifcopus in hac confirmationis ratione 
corroboratx & efTeéb; • • • • boni operis nomen proprium fcribendo corro- 
boravit & subscripsit. 

Guido Dei gratia Parmenfis Epifcopus ss. {a) 

Ordo Canonicorum Sacerdotum • 

Eernardus Archipresbiter ss. 

Hortarius presbiter ss. Handelbertus presblter ss. 

Ego Sigefredus indignus presbiter & magider fcholarum ss» 

Chridouirus presbiter ss. Adalbertus presbiter ss* 

Ego Magenzo presbiter ss. 

Homo Dei presbiter ss» 

Andreas presbiter ss. 

Ordo Canoni corum & Levitarum Ó' Subdiaconorum • 

Ego Brunicho Archidiacofius ss. 

Gotfredus Diaconus ss. 

Albertus Levita ss. 



Ordo Archipresbiterorum Plebium . 
Adelbertus fan Ai Pancratii Archipresbiter ss. 
Gregorius fanfli Quirici Archipresbiter ss. 
Berno sandi Johannis Archipresbiter ss. 
Vvarno fanAi Martini Archipresbiter ss. 
Alprandus Archipresbiter fanAi Petti de Corniano ss. 
Ramfredus Archipresbiter fanfti Faustini ss. 
Bonizo Archipresbiter fanAi Petti de Ticiano ss. 
Vviencius Archipresbiter fan£li Ambrofii ss. 
Johannes fanéìi Martini Archipresbiter ss. 
Azo Archipresbiter fanéli Petri & fanfìi Martini »• 
Rozo Archipresbiter fandi Mathei ss. 
Gerardus fandi Martini Archipresbiter ss. 
Stabil Archipresbiter fanóìs Maris de Saxo ss. 
Condantius Archipresbiter fan^ìas Mariae de Bardoni ss. 

(«) Queftii è ura loctoscrìzione poAeriore maniera incese dì corrobortie il Ptivilegi<* 
fU aUru Vcwovo Paruii^aiio « che ia ul del suo AateceiTore . 



38j 

Tefredus Archipresbiter fanftx Mariac de Gafale Ottoni ss. 
Adto Archipresbiter de Plebe sanéli Martini de Cociano ss. 
Augufìinus Archipresbiter de Plebe fannia; Marix de fiaroaria ss* 
Martinus Archipresbiter de Plebe sanw^i Profperi ss. 
Andreas Archipresbiter fandi Petti de Vigo gattuii ss. 
Johannes Archipresbiter funfir Vitaiis ss. 
Olprandus Archipresbiter fanftac Maria de Gajano ss. 
Madelbertus Archipresbiter fanéìi Laurentii de .... ss. 
Andreas Archipresbiter de Plebe S. Maria; in Garfaniana ss. 
Albertus Caputlurnienfis Archipresbiter ss. 

xeni 

Dair Archivio Capitolare di Parma Sec. X N. V 

Copia . 

In nomine fanflae, & individua? Trinitatis. Slgefredus fecundus fanfla: Par- jqq^ 

nienfis Ecclefìx Epifcopus. Cum in omnibus caufìs a terrenis negotiis remo- il v esco- 

tioribus humano generi id maxime occurrit profeélui & exemplo , quod me- ^o Sige- 

diaror Dei & hominum homo Chriflus Jhefus animam fuam ficut bonus ^^^^^ ^f 

Pallor prò ovibus fuis posuit, dignifTimum conftat nos quoque & fi minus canonici 

dignos^ quos tamen Ecclefias fux Paftores prasfecit omnium ftudiorum no- di Parm* 

flrorum curas erga Clerum , & Populum noltrac providentias commiflum fol- la tfrza 

licitac gerere, & paterno affeftu regendo eum piiffime confovere; ficque A- P*rtc^cl. 

nimarum curac paftorales excubias imponamus, in corporum etiam neceffi- ^^^^^ ^^ 

tudines prò aliquibus indigentiis hiantes beneficiis quibus poflfumus fupplea- lUe farfi 

mus . Habetur enim ratum , & tirmum Deo fervientium mentes tanlioerius tlltchie. 

in Dei laudes continuas promoveri, quanto alienus a duabus curis vi^us, «a<liBor- 

& veftirus eafdem contigerit fé moven • ac per hoc opportunis ad hacc mo- §P**^*^j;' 
• 1 . .1. ^^ 1 y*rr • ' •'^" •! •• • nino, e di 

tibus mentis cotidie revolvere non difterimus guantis quibusve modis de- Berccto 

ceffofes noftri Patres clariffimi flatum noftrae perftruxere Ecclefiae, ut & eo- per leso- 
rum inftituta fi quomodo praeionga vetuflate funt deformata omni honeftate 'cnnità 
reformemus , ac nofiris novis inlhtutis , qua: vneceflfario addenda cognofcimus DonnfmT 
paterna difpensatione fubjungamus . Omnibus itaque fancìae Dei Ecclefiae fi- Moderane 
delibus prasfentibus videlicet ac futuris notum fieri volumus, quoniam da- no, e Re- 
riffimi patres decefibres nofiri pio paternitatis affeé^u inter cantera , quae °>'6io • 
multa quidem Canonicis nofìrae matricis Ecclefias largiti funt, etiam ter- 
tiam partem oblationum omnium, quae ofTeruntur ad Aitaria fingula Eccle- 
fia; fan^i Domnini de Burgo per fingulos annos integris diebus folum duo* 
bus videlicet pridie fedum Beati Domnini ad mane ufque ad noólem, tota- 
que noéle, & die fedo ejufdem fapientiffima difpoficione donaverunt . Quod 
quidem cum negligentiae vetuftate tum falfas abnegationis obje£tibus nofiris 
temporibus penitus ferme obfolevifle videbatur, ac fi a decefibribus id no- 
flris nunquam inditutum effe condaret, ex quo matricis Ecclefise noflra; 
confratres nimium contridati nodram adiere clementiam fuppliciter podu- 
lantes, ut hanc conditutionem antiquorum Patrum decedbrum nodrorum 
taliter deformata nodro roboratu reformaremus , & quidquid datorum ipfis 
huju(cemodi caufatione jacebat, nodra relevacione exitatu refurgeret s adque- 



384 

rìmus ipitar tantornm tatnqne clarifllmorum Canonicoram noflroniin bone- 
Ais petitionibus ficque decrevimus hoc iaftitutum confirmando reformare, 
etfi etiam non foret ante inftiturum, ideoque nodra nova conftitatione de- 
liberavimus informare, ea videlicet ratione, nt de hlnc per omnia faecula 
omnium oblationum quac ofTeruntur ad fingula Altaria Beati Domnini de 
Burgo pridie feftum fandi Domnini a mane nfque ad noAem , & tota no* 
&e , & die fefìo ejusdem ex roto terciam partem accipiant , noftraque con- 
firmacione feu confUtutione (ibi vindicent , vendicata habeant , teoeantqtte , 
mea omniumque meorum fuccefTornm remota contradiAione ,^ & omni mo* 
leflia. Ad hacc vero nec mious honeftum deputavimus , fiquid volaiflemus 
addendo apponere, ac noftris adinventionibus foperaddere fimnl per benefaéli 
ficut nimium nequit faabere, itaque nemini quif^nam valuit impertire: (imi- 
li igitur ordinacione decrevimus , & faac praslenti eftenfionis pagina ab bine 
concedimus prasdiélis Canonicis noftris tertiam quoque partem omnium qus 
ofTeruntur Altaribus omnibus Ecclefiac beator. lanftor. Moderamini , atque 
Remigii per duos integros dies, fcilicet pra^iAum feftum fandi Modera-^ 
mini, & noAe, & die fe(ìo ejusdem, ejusdemque diebus fanéli Remigii 
quotannis in fascula, taliterque qualiter fuperius exaratum legitur . Si quis 
autem, quod futurum non credtmus, hzc noftra inftituta perfringere, aut 
aliter mutare quxfierit, anathematis vineulo adftriftum, & vivens mortuum 
cum diabolo pereat in xternum; quod ut firmius credatur, dilipentiufque 
ab omnibus obfervetur , manu propria confirmantes Sigilli nofiri impreflìone 
iufllmus infigniri. 

Sigefredus Dei providentia Epifcopali Infula redimitus huie faflo con- 
fenciens finnavit libenter & fubfcripfit. 

Heinricus Epifcopus (^a) hoc Decretum laudavit, k imperpetuum va- 
liturum confirmavit* 

Data Anno Dominicx Incarnationls M. V. Regni vero domni Heinrici 
Sereniffìmi Regis IH. (^) Przfulatus quoque domni Sigefredi fecundi fan* 
(\^ Parmenfis ÉccleGas Prasfulis omnium largifCmi XXV. Indifìione V» 

XCIV 

D air Archivio delle Monache di S. Paolo di Parma 

Originale . 

Fondazio-ln nomine unigeniti Dei. Secundus Sigefredus divinas nutu clementix Far- 
ne del menfis Prasful Ecclefiae. Ad hoc nos licet indignos altitudine faeculi pietas 
f^°di"s ^^y*"*. proyexit ad hoc Ecclefias fuic gregem noftras curae attribuii ut quid- 
Paolo * 5"^^ inordinatum ac pravum in eo nequitias inventum fuerit emendaremus , 
prclTo oc quod canonice ac legaliter ordinatum flatutumque reperimus maxima di- 
Parma, e iigentia foveamus nutriamus proutque Dei gratia largiente valemus augere 



(fl) Quefìo Vescovo fu il siiccefTore ifn« (^) Queste note cronologiche fi devono 
niediato di Sigefredo , che a^giugncndo qui carreggere , sostituendo 1* anno MVII » e 
il nome suo » confermò Iq dxspofiziooi date V anno IIU del Regno Itaiico dì Ar- 
da lui. ]:ig«. 



385 

& accrefcere laboremus. Si etenim plebis Dei tradita nobis ovìlia illa qua dote al 
debemus cura foveamus & famulantium ei debitam curatn & diligentiam medefimo 
prasbemus ad uberiorem fervltutem ejus amore fuorum fìdelium abfque dubio ^^^<^ ^^ 
raentes promovemus . Nec cnim Chriflo pcrfeAius piacere poffe credimus Ji" ^^St 
guam fi illos devote curamus ac veneramur quos probabilis vits merito uf^ '^ 
acceptabiles Deo esse recognofcimus . Hac itaque prò caufa animo fufcepi* 
mas & quammaxime venerandum putavimus ut Écclefiarum Dei beneficia 
in congruis locis ubi vaiuerimus & maxime in noftris augeamus . Proinde 
in omnium fìdelium nodrorum Cleri fcilicet & populi noticiam proferimus 
& firmum haberi ftatuimus quod ego fecundus Sigetredus Parmenfis Ecclefiae 
Epifcopus hoc Coenobium paucarum facrarum virginum & Liudas AbbatifTae 
fanélimmz in territorio noflrs Civitatis a me Sigefredo fundatum & fub 
honore fanfli Pauli dedicatum prò remedio animac mex ooflrorumque falute 
succeflbrum hac conftitutione & decreto roboramus \xt quidquid eidem Mo- 
nafterio ex nofìri parte damus auóloritatis noilra; judicio nodro pofl tem- 
pore manet immutatum . Ne igitur procelTu temporis dnbitaretur quod ali- 
quid ex datis a nobis ibidem prster auéloritatis nodras firmitudinem habe- 
retur loca & quantitatem terrarum ejufdem Monaflerii in prxfenciarum ju- »: 
ximns defcribi fub ordine hujufmodi . Terrarum ejufdem Monaflerii quas in 
praefenti damus quasdam pars ed qu£ prope ipfum Monaderium cum vinea 
& terra & duobus Molendinis quaedam vero orata juxta Ecclefiam fanAi 
Odelrici cucn Molendino uno & fionizonem riominisdei filium cum om- 
nibus rebus mobilibus & immobiiibus quas nunc habet vel in antea Deo 
pracbente adquiCverit. Similiter de terra fan^i Petri in Cafale mufliliani 
manfos duos cum decimis in vicopauli campum unum cum decima fua in 
Riraula cadellare cum fex manfis oc triginta modiis terrarum cum decimis 
fuis & fanéìi Pauli capellam cum prato & terram in villa quae vocatur Vi- 
cus ioncus cum duobus hominibus habitantibus ipfam terram olim presbiteri 
Guberti . In Viarolo terra ipfius presbiteri Gumberti cum cafalive & man- 
fione & caeteris aliis terris fimul cum oélo modiis quos dedtt Ado de Fa* 
biano adjunAis prò uno manfo • Et quatuor manfos qui de Raterio fuerunt 
Episcopo unum in loco qui vocatur Vacariria & regitur per Johannem 
manfarium. Secundum in loco Alciani qui regitur per Albertum . Tercium 
in Pavariano qui regitur per Dominicum • Quartum in campo rufatico qui 
Cmiliter regitur per Dominicum qui olim a prsdiflo Raterio Epifcopo fue- 
runt dati fanftas Mariaj Parm«niis Ecclefiae proprietario nomine scilicet in 
tempore Epifcopi Uberti nodri antecedbris. Iterum damus prxdiclo Coeno- 
bio fandi Pauli manfos duos de terra fan£)i Petri quac ed condruda prope 
forum qui ab Arialdo majore de puzolefi patte olim Rozonis item genitoris 
duorum fratrum Adam & Arialdi per precariam detinebant. Hxc omnia fu* 
pradiéla nodrae inditutionis ordinatione condonantes eidem Monaderio om* 
niaque prasterea quae Ecclefiae nodrae familia vivens huic Monaderio devo- 
verit habenda nodra fit promiffione hac auéloritate perpetualiter concedimus 
retinenda. Ita videlicet ut tam Linda quara ibi confecramus Abbatidam & 
fanftimoniales reliquae fub ea fanfti patris Benedici regula diligenter fervan- 
tes Quam etiam futuris temporibus in eadem regula fecuturae ad vittum & 
regnlarem ufum habeant teneant atque poffideant tam ea quae ad praesens 
damus quam impoderum aut elemofinarum gratia aut datione aliqua legali- 
ter ac regulariter vel quoquo modo tribuentur • Qua propter fuccedbres no- 
dros quicumque huic ledi quocumque tempore prasfueritis propter Dominuin 

b b 



38<^ 

invitamus pofcimus atqne commonemus ut boc ooflrx Conflitutionis Decrt» 
tum inconvulfum & inviolatum cum additamento etiam veftro munere re- 
mota omni moleftia permlttatis • Si quis vero hoc quod jufte digne mal- 
tumque voluntarie a me faAum ed Infrin^ere vel minorare non timnerìt 
cum Jada Jefu Domini proditore cura Anania & Saphira Datan quoque & 
Abiron sterne damnationi fub anathemate deputamus perpetuos gemat fine 
fine cruciatus • Ut autem haec przfens Conftitutio nullo quovis tempore ca- 
lumnietur & manu noflra eam firmaviraus & Clero noftro firmandam opta* 
limus • 

Sigefredus Dei nutu in hac conftituttone a fé faéla ss, 

Sigefredus Archidiaconus ss. 

Bemardas Dei nutu Archipresbiter ss. 

Theadulphus Magifter Scholarum ss* 

Anfelmus Subdiaconns ss. 



INDICE 

DELLE COSE Più NOTABILI. 



387 



S, Abbondio • Sue ossa trasferiti 4 

Ber ceto pag, 162 • 
Acquedotti edificati da Teodorico pò. 
Adalberto detto Attorte 228. Chiama 

in Italia Ottone / 2}5 . Conte di 

Modena e di Reggio 24^ • Tonda 

il Castello^ e il Monistero di Bre* 

s cello 245 . Possiede sul Farmi già» 

no 246 . Ma non Parma 247 • Sua 

morte 252 • 
Adalberto Cappellano del Vescovo 

Guibodo premiato 181 • 
Adalberto Conte del Contado di Par* 

ma 186 • 
Adalberto II Marchese di Toscana fatto 

prigione a Borgo S, Donnino ipp» 

Famiglie da lui discese 209 . 
Adalberto Marchese avo^ e nipote 

malamente confusi 16 1. 
Adalghiso Conte 159. 
Adeodato Vescovo di Parma 2^1 • Va 

al Concilio di Ausburgo 2^6 • 
Ai cardo Vescovo di Parma 2 1 j • Fa» 

vorevole a Rodolfo Re 217. Con- 

sigli ere di Berengario I 2x8. Fa* 

vor/to dal Re Ugo 220. 
Al cui no in Parma 145 • 
5*, Alessandro Papa e Martire* Se 

il suo Corpo fosse trasferito a Par" 

ma 158. 
Anfiteatro presso Parma ^6 , 107 • Di* 

ftrutf lop . 
Antesiga^ e suoi Signori 2jo. 
Arco antico presso Parma 36 . 
Ardingo Vescovo di Brescia . Qual 

possa essere la sua Patria 207, 



E 



adi a di Bercelo fondata 152. Di* 
ftriitta 165 • Data al Vescovado di 
Parma 181, 188. Contrafiata al 
medesimo 225 • 



Badia di Mezzana data ai Vescovi 

di Parma 187» 225 . 
Badia di Nonantola data in Com* 

menda ad Uberto Vescovo di Par* 

ma 246, 270. 
Baratti famiglia 228 • 
Bardetti Stanislao n Sua opinione ri* 

provata ó. 
S, Bartolommeo • Sua Chiesa 157* 
Basilicanova 215 • 
Beneceto col suo Oratorio donato al 

Capitolo di Parma 248. 
Berengario I in Parma 207. Rotto 

a Fiorenzola 218. 
Bernardo Conte del Contado di Par* 

ma 265 • 
Bismantava già del Contado Parmi* 

giano 14^ • Staccata da esso ipi • 
Boniprando Giudice contende alcuni 

beni al Capitolo 215. 
Borgo San Donnino , Sua origine 148 . 

Donazione fattane ai Vescovi di 

Parma insussistente 184. 
Br esc elio 56, 58, 6<y. Ebbe già Ves* 

covado 79 , Sd . Occupato dai Lan* 

gobardi 105. Espugnato 117. In* 

cendiato 120. Riedificato 245. 
Bus set a luogo diverso da Busseto 1^0 » 
Bus set suoi primordj 262 . 
Butilino occupa Parma 108. 



K^anal comune p:; • 

Canal maggiore p2 . 

Capitolo di Parma fondato 178» 

Carlo Magno in Parma 144 • 

Cassia famiglia g8 . 

Cassio Parmense Poeta j . Ucciso 42 . 

Cattedrale , e Canonica antica in- 
cendiata 21 j . Era dentro la C/>- 
td vecchia 216 • 



388 

Ceruti ago 2^4. 

Ci e none loda i Parmigiani 41 • 

5. Ciriaco. Sue Reliquie trasferite 

a Parma 157 . 
Claudio, Qual di tanti desse nome 

alla ViaX^laudia 72 . 
Colonia Parmense dedotta 17» A 

auale Tribù appartenesse ip . 
Colonia Giulia Augusta Parmense 44 • 
Confini tra Parma e Piacenza con* 

tesi 125 , ^ seg. 
Consolari delP Emilia , e della Ligu» 

ria 78, 
Conti dati alle Città 141 . Rurali 

lop . Del Contado di Parma 177 . 

Infesti ai Vescovi 221, 240. 
Corrado Prete Messo di Ottone III 

in Parma 167 . 
Corte di Rad aldo i ptf • 
Corti di Monchio 181 • 
Costantino Imperadore . Colonna eret» 

ta a suo onore 70 • 
Crisopoli aggiunto di Parma J • Da 

chi a lei dato 15 1 • 
Cunegonda Regina 15 !• Fonda il 

Ministero di S. Alessandra 157* 

Quando morta 174. 



JL/'onazione di Carlo Magno alla 
Chiesa Romana fin dove si sten* 
desse ijp. Di Ottone I come si 
spieghi intorno ad alcuni luoghi 
del Parmigiano 2g8 . 

5". Donnino martirizzato 68. Inven* 
zioni del suo Corpo 146 , 14^ • 



sLlbungo Vescovo di Parma ip7. 

Favorevole a Lodovico Re di Prow 

venza 205 • Suo testamento ^ e mor^ 

te 211 • 
Flmerico Viceconte del Contado di 

Parma 215 . 
Episcopio antico dove esistesse X24* 

J. X* eli e ola. Sue Reliquie trasferite 
alla Chiesa di J. Paolo 25$ . 



Felina j e Malliaco dato in Feudo 

168, 191 • 
Fidenza 2}» Opinioni intorno al suo 

sito 25 • Amenità del medesimo 

??' 7*- 
Figliuola del Re Agi lui fo morta m 

Parma 1 20 • 
Fornovo 44 ^ 5 1 • 
Fulcari morto sotto Parma 108 • 



vjreltrude Tmperadrici. Suoi atti di 

pietà 219. 
S. Cenesio Vescovo di Brescello • /»- 

venzion del suo Corpo 24^ • 
Ci berti famiglia 228. 
5*. Gioanni Abate del Monistero ili 

S. Gio: Vangelista 254. Sua mor* 

te 2$p. 
Gioanni Arcidiacono di Parma fatto 

Vescovo di Modena 259 . 
5*. Gioanni Calibi ta • Sue Reliquie 

trasferite a Parma ij? . 
Giulio Cesare governa la Gallia To* 

gata jg • Sue cure verso Parma 

Grazioso Vescovo di Parma r«8. 

Guibodo Vescovo di Parma 161 , 1($J , 
e seg. Legato di Papa Adriano 
171 • Aderente a Lodovico Re di 
Germania y e scusato per ciò da 
Papa Gioanni VIII 172 . Favori* 
to da Carlomanno 173 • Fondatore 
del Capitolo di Parma 178. 5*/ 
elegge il sepolcro 181 • Inviato m 
Guido Duca di S pò leti 186. Fa* 
vorevole allo stesso pel Regno ^ e 
per l^ Impero 190, 192. Ricorre 
ad Arnolfo per la conferma de^ 
suoi beni 194.. Fa seppellire in 
Parma Guido. Imperatore 194 • 
Muore 195 • 

Guido Imperadors^ muore al Taro 194 • 

Guido Viceconte di Parma z6$. 



Jngelberto l^ceconte di Parma 1 96 • 

Ingone e figliuoli ottengono alcune 

Ville nel Contado di Parma 247 . 



M^ane di Parma lodate 59 • 
Lantperto Vescovo di Parma 1 54 , 157 • 
Legati Parmigiani Giudici intorno la 

vittoria di Mario ^ e Cafiio ^o • 
Leggi Romane scritte in bronzo /r»- 

vate in Veleja 28 . 
Lesignano . Sue acque termali 55 • 
Liudone arricchito di beni sul Par- 

mi giano 2^1. 
Longobardi occupano /' Italia 11^. 

La dividono ai Duchi 1 1 1 • Scac^ 

ciati da Carlo Magno i ^8 . 
Lotario Re tn Parma 2^4 . 
Lugolo donato al Vescovo di Parma 
187. Contrastato al Vescovo El' 

bungo 209 . E a Sigefredo I 225 . 

JVl arcantonio danneggia Parma ^o . 

Marzaglia data ai Canonici di Par- 
ma 2J5 . Destinata alla celebra" 
zion di un Concilio 248 . 

Moni stero di S. Alessandro 1 57 • 

Mont stero di S. Gio: Vangelista 25 j . 

Moni stero di S. Paolo 27^ . 

Moni stero di S, Udalrico 274. 

Munazia famiglia 34. 



389 . 

Paludi del Parmigiano j , 1 y . jD/V- 
seccate da Scauro 21 . 

S. Paolo C blesa 255 . 

Parma, False opinioni della sua 0- 
rigine i , e seg. Fondata dai Ro" 
mani 17. Danneggiata da Mar* 
cantonio 40 . Ristorata da AugU" 
sto 4? . Suoi Magistrati sacri e 
profani 47 . Quando abbracciasse 
il Cristianesimo 68 . Sua decaden^ 
za 80 , e seg. Ristorata da TeO" 
dorico 8p . Giro delle sue mura 
95. Sue quattro Porte 97. Detta 
Crisopoli dai Greci 1 1 1 . Perchè 
detta Giulia , ivi . Presa dai Lon^ 
gobardi 1 14 . Presa da Carlo Ma^ 
gno 1^8. Incendiata 170. Data 
in possesso al Vescovo di Parma 
176 . 

Parma fiume . Suo antico letto 98 • 

Pietro VescovO' dì Parma 145 . 

Ponte antico della Parma ora in 
mezzo della Città gp . 

Prato Regio dove fosse 176 • 

S. ^Àuintino Chiesa Ig5, 207. 



f arsete manda a combatter Par- 
ma 107 . 

S. Nicomede. Sua Chiesa in Fonta- 
na broc cola 188, 204. Sue Reli- 
quie di là trasferite a Parma 203 . 

Nirone Corte . Suoi possessori 206 , 
2gL', 168. 

Nuceria io. 



O 



berto Marchese^ e Contf di Pa* 
lazzo 245 • Sua discendenza 260 • 



i^ ago Mercuriale J2 . 

Pago Salvio 5^ . 

Palasone dato ai Canonici ilj • Pos- 
seduto da altri 264. 

Pallavicina famiglia da chi froge- 
nerata 209 , 245 , 263 • 



R 



aterio Vescovo di Verona dedica 
un Libro ad Uberto Vescovo di 
Parma 2^8 . 

5*. Remigio suo Altare nella Catte* 
drale 194. Benefizio ivi fondato 
dalla Imperadrice Gel t rude 219. 

Restaldo Monaco Vescovo di Pista- 
fa 2Ó0 . 

Rossi famiglia . Opinioni circa la 
sua origine 266 • 



iS^atbione sul Modenese posseduto dal 

Capitolo di Parma ggj . 
Sabbioneta data al Vescovo Aie ardo 

219. 
Salso 179 . 
San-Cesario sua Corte ^ e Cappella 

data al Vescovo di Parma 182 , 

2JI. 



San^Secondo del Capìtolo di Parma 
264. 

Satilone Conte di Palazzo tiene Pla- 
citi 214, 225 . 

Se auro M. Emilio dissecca le Palu- 
di del Parmigiano 21 . 

Scuole fondate in Italia 1 5 j , 1 54 • 

Sigefredo Conte di Milano diverso 
dal pTogenitor di Matilde Contes- 
sa 200. 

Sigefredo del Contado di Lucca ascen- 
dente della Contessa Matilde non 
signoreggia Parma 201 . Sua mor- 
te ^ e discendenza 228. 

Sigefredo I Vescovo di Parma 222 . 
Mandato a Costantinopoli dal Re 
Ugo 227. 

Sigefredo II Vescovo di Parma 252 . 
Aduna Sinodo 269 . Privilegiato 
da Arrigo I Re d* Italia 270 , 271 . 
Sue liberalità 272 . Fonda Moni* 
steri 25^ , 275 . Muore 275 . 

S. Simone Eremita in Parma 25Ò . 

Suburbj dflla Città 255. 

Suppone investito di Felina e Mal- 
li aco ió8. 

Suppone Conte liberale alla Canonica 
Parmense 208 • 



JE aifali mandati a coltivare i no- 
stri terreni 80 . 

Taneto 9, ij, 72, 76. 

Tedaldo Marchese figliuolo di Adal- 
berto Altane 270 . 

Teodorico Re ristoratore di Parma 
8p. 

Teuzo da Parma Vescovo di Reg- 
gio 249. 



Ui, 



berto Marchese bastardo del Re 

Ugo ottiene beni sul Parmigiano 

216. 
Uberto Vescovo di Parma 2?7. Pri- 

vilegiato da Ottone I 240 , 246 • 

Trovasi al Conctltabolo di Roma 

245 , ed al Concilio di Marcagli a 

248. Muore 251 . 
S. Udalrico» Suo prodigio al Taro 

274. 
Vele/ a 11 , 28. 
Vescovado di Parma • Sua tarda ori- 

gì ne 80 , 84. Suo principio 121 . 
Vescovi di Parma. Loro serie antica 

immaginaria 122 . 
Vestola donata in parte al Capito^ 

lo 26^ • 
Ugo Re in Parma 224 • 
Via antica da Rimi ni alla Trebbia 

IO. 

Vi a di Bardo ne 1^2. 

Via Claudia Ji y e seg. Errore intor- 

no al suo sito j6 • 
Via Emilia quando stesa 1 6 . Suo 

giro 71 . 
Vichi mi Parmigiano 5 5 . 
Vtdiana Castello 227. 
Unroco investito di Felina e Mallia* 

co 191 . 
Volgunaa consanguinea di Cuibodé 

Vescovo di Parma 191 , 198 . 



ÉLAena Corte 182, 184. 
Zenone da Parma Vescovo di Cremo- 
na iji • 




Die 3 Maji 17^1 
IMPRIMATUR. 

Alexander Bettoli P. Vie. Gen. 

Die 20 Aprilis 17^1 
IMPRIMA TU R. hi 

F. Vinceotius Passerini Vicarius Geoeralis 
S. Offic. Parms . 

Die 15 Maji lypi 
V I D I T 
Felix Silvani R. Libr. Censor, & in R, Univers. 
Jur. Pubi, Profess. 

IMPRIMATUR. 
Prasses , Se Magiflrat. Reformator.