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Full text of "Storia della Dalmazia"

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e»£.OL^ %»f*f0.fe 



THE SLAVIC COLLECTION 



H^acbacU College Eibratg 
Archibald Cary Coolidge, Ph.D. 

(ci«M ot ita?) 
AssisTANT Professor of History 




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BAItMA^lA 






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STORIA 



DELLA 



BÀlltÀllÀ 



iiSÀodia 



ISA 



DA GIOVANNI CATTALINICH 



d. A. cTlC omoUm Uf peMMMM». 



TOMO L 



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A S. E. IL 816.^ 
CONTE DI UUENBERG 

GOTEKEf ATOAE CIVILE E mUTAHE DELLA DALHAZU, 

CAV. dell' ordine di mabia teresa e gay. di 

PRIMA CLASSE DELL* IHP. ORDCIB AUSTRIACO DELLA 
COROIfA DI FERRO, GRAIf CROCE DELL'ORDINE .R. 
SICnjAIfO DI S. FERDINANDO E DEL IMERITO, E 
dell' ORDINlT R* de' SS. MAURIZIO E LAZZARO DI 
SAkkDEGNA, COMMEND. DELL* ORDINE COSTANTINIANO 
DI S. GIORGIO DI PARMA 9 CONSIGLIERE INTIMO E 
CIAMRELLANO ATTUALE DI S. M. I» R» A« TENENTE 
MARESCIALLO, PROPRIETARIO DEL REGGIMENTO DI 
INFANTERIA N/ 18., MEMBRO GNOR* DELLA SOCIETÀ' 

AGRONOMICA DI LUBIANA. 




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^ccdien^a ! 



nome le A/rcme ce^rte m ' aueàéo nuo 
Mvoro, i/ acMU^^ ecmiecnè dM - tenue e 

nte^ito Aer a& aoUaéow iU mùeééa, erro* 
^mcMj aaO^of(0no ^jétanarc^ a^^^if^q^ira 
4f<i^^ìaM ecl m "Vikftro ww>rc^ aauw 



TùcoTiodi^enzu e m'oàòucuate cne ui mia 
AcUrui mà^era ^nóiUa a x^ Q.j & deua 
Oliale ùo ^^uì* ^ó^rio cu'.óùore i/n Aa/ràcocarc 

^4ianao f&oceuenza ^^Dod^a 
^ (xymÀiacerà (w Aoraere c-e/ììf^na cU» 



tenzione 



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jfiorce e w.cc/jì 




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^tia ArodÀe^nàà o etecaamzcM; ò^overà fnaa» 
cAe inclmazcono aec ctior^j e ac -</«- 



€ne aìieààct ^rrovmaa Au la àmie ^àoa» 
aeUe m c&fnenie àuo étcetùro - con Aar^ 

Mioù um^^xu/ con e/aa M/ì'oneaa^ 

^5m^ certo a tìiMu^ 'memù 
iiGue ^^ÌJikfàre ^ Aoùsano commettere a& 
mter^ iÙGMù ^jMma/zM, ne àotto m^ 
auaro audÀco/ ùo Aoteu Am cm^umtente. 



£Uf aueUo me Maóùmiéo jómo cui ora, mme 
conodcei^ ^ ^fàyria; AeroccAè ^^Uot/ouer^ 
f^eroj ^^Voù cuice, ^^Voe^ 2wmo i^' J^aéo 
la Aoéeóe a£nwd<imt&nt& c£pm(Wì^, con* 
tuirm e aoi^emare, ^^ùxxrme m oùò cu&àto ^ 
i^ a&rù Aaeé4^ -umtmodJémie Arove m 
afux£4k^^éi^ notf^o t/ovrofno èa a ^tioó 
€uiaùi/dà^ €iUeaù/ one e^ ne ^n/mewlarono 
colrna9icunH^ ao otzow. 

f>4éammeio ^ vodlra moeledài 
rù^uofumzfa nelù tuure àUto cm cne Aer 



^^Uoù ^a eU Mti^, dovale ÀermeUermc eie 
coua/ rrcmcnei^/za ^» un o/eccnM miùt^re 

ùre me m àowìo CQ(X)eUenza ^^VikPóra 
M araxukf<Mìe7Ue aaarac&re tm ieTUie 
pHiào delie Tìue miùAe ctedùxUe m oene 
aelM AaéTùaj OMi/nuintcw allo idcoào del 
aono/ me lodeinde e àucrodcmlo, non 
Ma a/ dono dfée/So cne dù ^^Vijóéra &o 
ce/lenza/ /om^ non è cdùaóàxmM deano, 
ne ed donatore medetmio eoe umd 



ò 



m&nle ~coT^^/^ eie non conodc&?^ù /a 



Ionia 



y%eiMà> ù^ /^T oééoSre /S34' 



^l^^cce^^snza, %od^ra 



i 



GIOVANNI CATTALINICH 
/• K, Maggiore in pensionCé 



isrviai>])i2ii<i^sri% 



JL fasH e le disavventure dell uomo 
rimasti sarehhero sepolti fra le tenebre del 
tempo , se la storia sacra o la profana 
conservato non ci avessero memoria degli 
avvenimenti ^ cK ebbero luogo nel corso dei 
secoli. Questi avvenimenti colpirono tutte 
le differenti popolazioni abitatrici della 
terra 9 si furono esse in mille forme agir 
tate ^ e da questa agitazione sorsero le na- 
zioni e gì imperii. 

Fra tutte le vicende possibili i fatti I^ 
nuLTii costantemente ebbero T impronto del 
bene e del male. Grandi comparvero le 
virtù , e queste alternate da delitti ; la 
scena poi sopra la quale si svilupparono 
da secoli aperta e calcata., per tutii popoli 
in generate fu la terra intiera., e per Tur 
no ò ì altro in particolare è il suòlo ^ do- 
ve dopo corso lo stato di agitazione e 
d incertezza^ si è egli arrestato e consoli'- 
dato nei suoi usi ed instituzioni. Questo 
suolo è la patria rispettiva. Utilissimo 

qiundi riesce col mezzo della storia il co^ 
T.I. i 



noscerla ^ grato il cederla per cosi dire 
nascere e Si^Uupparsi^ il calcolarla in tutte 
quelle posizioni nelle quali Ita potuto ri- 
trovarsi fra tante vicende , fra tante par- 
ticolarità , le quali formarono le grada^ 
zioni della sua prosperità , o della sua 
decadenza. La storia sola soddisfa a que- 
sto nostro interesse^ parto del patrio amore 
e gratitudine , essa appaga non meno la cu- 
Twsità , che le nostre ricerche. 

Un corso d anni scevro da gravi cure 
nel mio stato di Militare pensionato fece 
:si ^ eh* io cercassi un occupazione neU e- 
^stendere la storia della Dalmazia^ occur 
pazione dalla quale mi parve potrebbe ri^ 
trarsi qualche utilità ^ perchè le m^emorie 
mémoscritte e le pubblicate da molti autori 
non soddisfanno, e perchè le opere di Lu- 
ciò ne* suoi aurei libri de Regno Dalmatiae 
et Groatiae ^ e quelle del padre Parlati , 
autori ( 1 ) ai quaU con tutto il diritto jsi 
puh dare la preminenza, sono scritte in 
lingua latina non a portata della comune 
intelligenza , e sono ormai divenute rare 
e quasi im^isibili* 

(i) Gitwanni Lucio da Traù, che scrisse nel secolo xrt, 
deoe considerarsi come il migliore autore che conosciamo 
in riguardo alle cose, che alla Dalmazia si riferiscono^ La 
sua Opera è un tessuto di dottrina e di sana critica, che 
istruisce sotto yarii aspetti, coi quali le cose antiche poS" 
sono osservarsi La sua opinione è decisiva, ad onta che Teru^ 
dito padre Parlali in molti luoghi manifesta la sua in modo 
'contrario. 



NeU accìngermi a quésto laiH}ro ho do^ 
uuto gettare uno sguardo sulle difficoltà^ 
che presenta questa storia; giacché se la 
inerita è quella che forma il pregio della 
medesima^ chiunque vorrà sviluppare queir 
la della Dalmazia ^ non potrà sfuggire T in- 
contro di tante collisioni negli scrittori pia 
celebri greci e romani^ di troppo preve^ 
nuU per le proprie nazioni ; e la Dabnor 
zia ha subito le azioni e le reazioni di 
questi popoli nel modo il più distinto ed 
importante. NeU esprimermi in questo modo 
mi riporto a quei fatti , che la storia deve 
far conoscere nel suo progresso^ e credo 
di non ingannarmi sa molte delle azioni 
umane ^ che i popoli superiori hanno eser^ 
citato sulla sofferenza degl inferiori^ colla 
verità della storia possono essere conoscùir 
te^ ed esaminate con giusto criterio sotto 
un vero punto di vista. 

ha storia sarebbe un nulla se compren- 
desse soltanto il semplice racconto degli 
avvenimentL 

Ogni aiH^enimento ebbe collo scopo ima 
concatenazione y che sul suo sviluppo eser- 

Nelt ùseuriià in cui i fatd sona emold per la Ionia' 
nanza de* tempi y non h possibile che un autore non cada in 
qualche errore nel dare più peso alla propria opinione che 
a quella degli altri} sembra però che il padre Farlati si 
sia pili ingannato del Lucio. Tuttidue avendo scritto col pia 
rivo interesse, e certamente con veglie non indifferenti ^ la 
loro memoria ci dev essere cara, ed apprezzate le loro'Ja^ 
tiche al confronto di\ qualunque altro scrittore. 



citò maggiore o minore influenza^ sia che 
l esito dipendei^a dalle combinazioni che la 
previdenza fa da sé nascere , sia che fu 
t effetto semplice della i^olontà umana. 

Da questa massima quanto i^era^ altret^ 
tanto involta fra quelle impenetrabilità con 
cui la previdenza si fa conoscere alVuomo ^ 
e gli uomini agiscono fra di loro ^ col fatto 
ci consta che le gesta dei popoli hanno 
i loro posti registrati nella storia^ non so^ 
lo in relazione alla loro grandezza^ ma in 
relazione anche dei mezzi che più o m,eno 
hanno potuto avere nel conservare e tra* 
mandare la memoria delle azioni medesime. 

La Dalmazia in nessun tempo ha Jigu^ 
rato ne come una grande potenza , qualun' 
que fosse la sua forma di governo , né co^ 
me una grande nazione per il numero dei 
suoi abitanti^ se prendersi voglia da sé so^ 
là e smembrata dalla comune famiglia 
degli Slavi ^ alla quale i Dalmati dai tem- 
pi più remoti appartengono ; tutte però le 
grandi nazioni hanno ambito di possedere 
questo tratto di terreno^ i Grecia i Ro- 
mani , i successori di questi , ed il fastoso 
signore che regna sul trono dei Costantini. 

Nelle guerre dei Romani coU oriente^ in 
quelle coi Barbari^ e nella lotta delle po- 
tenze cristiane coli Ottomano^ ella per la 
sua posizione non ha potuto essere trascu- 
rata^ e dovete essere a parte di molte azio- 
ni che hanno avuto luogo. 



Molto meno ella ha figurato ne^ tempi an- 
tichi nelle scienze e nelle lettere eoi mezzo 
delle quali fra gli altri popoli sono state 
al mondo diffuse le cognizioni , e sono or- 
rii^ate fino ai tempi presenti. 

U epoca dell im^enzione delle lettere e 
della scrittura sla^^a non conta la sua o- 
rigine che dal IX. secolo delt era volgare. 
Scrittori quindi nazionali in qualunque siasi 
oggetto anteriori a questa epoca ritrovar 
non si possono.^ e da quella ai tempi pre* 
senti rari pur sono gli autori slavi ^ e po- 
chissimo estesa la nazionale letteratura (i). 

Tutto ciò quindi che alla Dalmazia si 
può riferire , estrarre lo dobbiamo da quan^ 
to la storia ci offre or di una or delV ah 
tra nazione conquistatrice, Hportato dagU 
autori rispettivi delle nazioni medesime , e 
sottostare dobbiamo in conseguenza a tutte 
quelle difficoltà che presentano principale 
mente la distanza dei tempi, la differenza 
delle lingue e delle pronunzie , F amore 
proprio dei Greci e dei Latini. 

Tutte queste malagevolezze e molte al- 
tre per lunga pezza di tempo mi hanno 



(i) Egli da si s'intende, che in questo luogo la na^ 
zionale letteratura viene unicamente ristretta alia lingua 
slava; giacché i san Gerolimi, i de Dominis, i Fabrizii, i 
Ludi, i Boscovich , gli Zamagna e cento altri illustri daU 
mati scrittori, che scrissero in lingue forestiere, sono troppo 
noti al mondo letterario, e danno alla Dalmazia un posto 
distinto fra le colte ed educate nazioni 



tenuto irresoluto dal render pubblico il 
mio lavoro ; ora però comunque egli mi 
sia riuscito , tni sono proposto di dare al- 
le stampe la storia della Dalmazia dai 
tempi i pia remoti fino alla caduta della 
repubblica {veneta. 

A quesi oggetto ito prescelto anche Ti- 
taliana fai^ella , e perchè i nazionali tutU 
che hanno qualcJie coltura conoscono la 
medesima , e perchè se né miei scritti vi è 
qualche cosa che interessare possa ^ in que- 
sta guisa può essere più facilmente in al- 
tre parti diffusa ed osservata^ Se mi fosse 
uscito dalla penna qualche cosa ^ anzi mol- 
te 9 contro la purità di lingua sì amena , 
come uomo di nazione slavo non solo^ rna 
di professione militare per tanti anni e dal- 
T occupazione delle lettere distratto con quel- 
la delle armi^ mi lusingo di essere scusato 
da quegli eccellenti ingegni^ che aiutati 
dalla natura e dalX arte , la parlano e la 
scrivono con tanta perfezione. 

Nella speranza in cui sono che questo 
mio lavoro , per la mia buona volontà e la 
graziosa condiscendenza dei leggitori ^ pos^ 
sa ritrovare una favorevole accoglienza^ mi 
è grato di aver soddisfatto in qualche gui- 
sa ad un periodo della mia vita , che non 
poteva meglio utilizzare* 



LIBRO PRIMO 



00xavxaxx0f 

)DAla Vfaima}\a HI tmfo Mia f\h taxuAa aiUic||Ui f 
fino alla rabnta M (Knt^io re be^l^ filtrici ^ tioè 
fvxù all' mao cento 0e0i»antotboi hmanji Fera volgare^ 



• 



STORIA 



• • 



DELLA DALMAZIA 



m 



CAPITOLO L 



DegB antidU Sciti ^ loro stabilimento inEwropiU Ipo» 
poli slavi derivarono dagli Sciti ^ nel numero dei 
quali, sotto il nome di Barbari, devotHb eomprenm 
dersi i Dalmati onAchi mediterranei j e lo sono gli 
attuali, come appartenenti aU origine sUwa» 



u. 



n grande universale «convolgìmento^ originato 
dalT acque del dOuTio, che fece cangiar fiiccia alla ter» 
ra, dev* essere succeduto verso la meta del secolo XYII) 
dopo la creazione del mondo* 

Con esso probabilmente si perdette ogni monumento 
che poteva esistere 9 riferibile ai &tti decorsi avanti a 
quest'epoca; e con perdita irreparabile poche pagine 
della loro storia esauriscono lo spazio di tanti secoli, 
con se alla sacra scrittura 9 come se alla mitologia 
dei Gentili ed alle favole ci riportiamo* 

Tutto ciò che queste ci riferiscono dei tempi sud* 
detti) e meraviglioso e sorprendente ai tempi presenti; 




IO STORIA DELLA DALMAZIA. 

e se racchittdoiy q[aasi in uà velo qualche - Terità ^^ 
imbarazzano anziché aviliippare le nostre cognizioni. 

Alconi individui 9 che nella generale depravazione 
dei costqmi dell! età .antidiluviana , tenuta . avevano una 
condotta saggia e pura^ furono dalla divina providen- 
za conservati prodigiosamente. 

Noè colla sua moglie e co' suoi tre figli 9 Sem 9 Cam 
è Iaffet.9 nonché le loro mogli 9 in tutto otto persone 9 
furono preservate dall'universale diluvio; e le gene- 
razioni 9 che dai figli di Noè sortirono nello spazio 
di breve temp09 slpopolarono l'Asia 9 sotto gli auspi- 
cii della pace e della fecondità. La fola dei mali 9 che 
oppressero in seguito la terra 9 non era peranco com- 
parsa 9 né le passioni umane avvelenarono si tosto il 
riposo dei primitivi semplici suoi abitatori. 

Nella tMHi di Senaar nacque un uomo estraordina- 
rio 9 di uiia fi>rza sorprendente 9 , e di un' ambizione 
superiore a. quella di qualunque altro uomo 9 che fino 
allora abbia vissuto. 

La sua occupazione piìi grande e piìi prediletta (u 
h^ caccia 9 e la superiorità da lui ottenuta sopra tutt' i 
suoi compagni nell' ins^piire gli animali selvatici 9 e 
l'abitudine contratta nell' imbrattare di sangue le ma- 
ni 9 diede ad essi il motivo di elicerlo per loro re 9 
e successivamente di soggiogare al suo volere quello 
degli altri uomini 9 fino allora liberi 9 non contaminati 
dal sangue 9 dalle stragi, dalla soggezione e dal giogo. 

La riuscita non fii difiicile, uè incerta; mentre il 
colpo venne inaspettato 9 e da un passo procedendo 
all' altro 9 Nembrot9 che tal era il nome di quest'uo- 
mo veramente straordinario 9 fondò il primo 9 ed uno 
dei più grandi imperli del mondo 9 l'impero cioè di 
Babilonia. 



UBBO muto* il 

I dbeebdeiiti di Aioflock e Tabogl (1) nipoti di 
Noè, dfd qoafi derivarono i MEoseoiriti ed i SUitì, meno 
aridi deOe altre atirpi derivate da queaU prioDotivn fa- 
Bliglia principalBiente fissata, avevano la loro dimora 
néUa Seizia al di.qok e al di la dell' Lnavo (2) e 
dedicate in particolare le loro aoUecitndini e enre nel 
pascolo degli ammali e nell' agrieoltnnu 

Le generazioni che popolarono questo monte e le 
sne aJBacenze, dalle sitnazioni, dai fiumi e da litra 
qualità dbtmte in molte tribù, diflerentemente si no- 

(i) Dietro le tracce di molti autori e ipcaialnicnte Sei pa- 
dri Viteacvidi e Kaddch, tradottori in alavo ddk tacra bibbia» 
da MoMch e Tubogl ai fàmio derivare i Slavi, Moscoviti e gli 
altri Slavi in generale. 

In £itti la sacra scrittura ci rappresenta questi ine fratelli 
(ra di loro uniti , ed anche al giorno d* oggi le differense tra i 
Rossi e gli altri Slavi non sono si grandi, e ^ci sembra nel Urdi 
mpoik di questi progenitori riconoscere snssìstcnu le marche di 
ipiesta primitiva unione .in un i^odo molto più distinto , di quelle 
che possono riconoscersi fra gli, altri popoli , che sortiti dal seno 
di una sola lamìglia si sono col progresso di tempo nella lingua^ 
negli usi e nel carattere affatto gli uni dagli altri separati* Alcuni 
autori £inno anche derivare da Magog i Sciti ed i Slavi* Più che si 
avriciniama all'origine della famiglia di lafiet, troriamp^ certa- 
mente tracce più vicine delle primitive rdarioni fra i suoi figli, 
ed attribuir si possono eerti popoli detti dagli Ebrei col termine 
generico di Caldei, e dai Greci di Barbari come discendenti non 
meno da Magog, che da Mosoch e Tubogl. 

(a) Imavo o Himalaia, catena di montagne nel nord dell'Asia 
unite al monte Emodo, continuazione del Tauro. 

Fra i monù dell' Imavo gli antichi nominano i Rhjmnìci, gli 
Aspasii , Anratii e Norossi , nei quali e nelle loro adiaoenxe furono 
atabiliti gli Sciti. Imavo dmva dalla lingua scìtica , detto da loro 
Himaled, e significa possessore del ghiaccio^ Himalaga» come oggidì 
viene detto, poco ai discosta da Himaled, e la forxa del suo signifi- 
cato è la stessa. 

Nella provinria odierna di Avad, dalle pianare della quale 
ha i5o miglia di distanza si vedono le cime del Tibet coperte di 
eterno gbiacóo, gli abitanti chiamano questo monte Himaled. Sì 
l^ge in Plinio ; ìmaus incoiarmi Ungua nivosum significaL 



12 8TOBIA DELLA DALKAZLU 

minaTano» Tolomeo ei indica i nomi antichissimi di 
qaestì popoli (!)• Alcnni sono pmi nomi slavi 9 e con' 
questi nomi medesimi alcnne popolazioni della Dalma» 
tia mediterranea sono dai Romani indicate prima della 
loro comparsa in queste parti (2) , come da Tolomeo 
suddetto e riferito 9 si nominassero nell' antica Scizia 
asiatica 9 donde sembra che questo popolo si sia diffuso* 

Da tutto ciò si può supporre che i Barbari abitanti 
della Dalmazia mediterranea ( innanzi V arrivo dei Celti 
e dei Romani) erano Sciti, che la Ihigpua scitica an* 
tica fosse la slava d' oggidì , e che quindi gli Sciti 
fossero i fondatori di ^prandi famigflie, che piìi tardi 
furono conosciute e nominate col termine di Slavi. 

Lontano era il soggiorno di questi popoli dalla sede 
e dallo stato del £unoso conquistatore 9 che non ebbe 
o la voglia o il tempo di turbare il loro riposo* 

(1) Fra le popolazioni sdtìclie cieli' Imayo, Tolomeo annorera 
i Robothe, Namiste^ Kibii , Sagorathe. E non è in questi nomi 
rioonoscìbile la pura lìngua oggidì dai Slavi parlata ? Robot/te 
nella parola Robota (travaglio) i travagliatori, Namiste in quells 
di Piamlstui (sUbill) Ribiii^ Riba (pesce) i pescatori, perchè 
questa popolazione probabilmente avrà abitato vicino qualche fiu* 
me o lago, abbondante di pesce j e SagoraUte, da Zagorati 
(abitanti al dì là dei monti) come oggidì tanto nella Croazia che 
in Dalmazia vi sono yarie località , dove gli abitanti sono chia- 
mati Z^agoresi Zagorati, abitanti cioè al di là di qualche monto 
elevalo. 

(2) Tolomeo fra i Robothe , i Namiste, Ribii , Sagora» 
the annovera nell* antica Scizia anche i Aorsii , i MasseL Egli 
•tesso nella lapidia illirica fra gli antichi popoli nomina i Mas» 
$ei, e fra i Dalmati i Aorssii. Anche da Strabone e da Plinio sono 
indicati gli uni e gli altri, come abitanti di queste provìnce. Lo 
relazioni che hanno potuto aver luogo fra le popolazioni primitive, 
che hanno qua e là ragato prima di fissarsi, nessuno può ai 
giorni nostri spiegarle con quella precisione , che in cose istori» 
che siamo assuefatti di avere ; da questi dati però si avviciniamo 
ad una verità istorica «e non di (atto almeno presnmibilo. > 



UBBO nano* 13 

FRiio e Scminnuide^ che occoparo&o fl Irono di 
BabSoiiia dopo PCembrot^ seffoirono por troppo le Te* 
•ligia del primo regnante^ e con nn lungo e celdiM 
regno dilatarono i confini di quest' impero fino air» 
Vlmaro ed al Gange* 

All' avvicinarsi di gente j per la prima volta armalay 
die colla forza conculcava tntt' i diritti divini ed nma^ 
ni^ i progenitori degli Slavi restarono sbalorditi 9 né 
seppero resistere ed imbrattare ancor essi le loro mani 
nel sangue umano» 

Vivevano fira le asperità dei monti in modo 9 dia 
alla semplicità e natura si avvicina* I capi delle fiimiglio 
erano i sovrani nelle stesse^ ed un Dio adorare dovevano^ 
mentre nulla vi era ancora introdotto dagli altri popoli* 

Furono i conqiustati costretti a segnare le leggi dei 
vincitori 9 e le loro spoglie e sudori servirono alla gran« 
dezza delle torri di Babilonia 9 e al fasto dei fiunosi 
giardini di questa prima dita dominante sulla terra* 

Sennonché sdegnati in sèguito di servire Semira* 
mide^ .donna di ambizione tanto smoderata 9 e di cor- 
rompere la sanplicita dei loro costumi colle mostruosi» 
la e scdlerag^pni della dominante idolatria9 risolvettero 
di abbandonare una patria 9 divenuta fimesta al loro 
cuore; e preparata la marda della loro emigrazione 9 
nell' aspetto il piii imponente e robusto 9 con la scelta 
de' guerrieri che dovevano p^tèg^;erla dagl' insulti dei 
violenti figli di Chnss e di Assur9 abbandonarono la 
Sdzia ed 1 pnmien loro stabuimentu 

I vecchi 9 le donne9 i figl]9 le suppellettili 9 g^ ani« 
mali 9 tutto dò che trasportare potevano 9 doveva fiur 
parte deDa massa generale 9 che passando da luogo in 
lufl^ incerta si diresse verso V occidente 9 e verso qud 
Inog^9 dove si dedse poi di fissarsi e stabilinN. 



l 



\ 



i4 STOMA DELLA DAUIAZIA. 

Diodoto Sienla. veatì secoli circa prima* deH' era co» 
mime 9 & sortire gli Sdii daUf Assiria e deDa Sledia^. 
e popolale le cootrade fra il Caspio ed il Slamerò ^ 
non meao che una porzione della Sarmazia* 

Erodoto antichissimo egualmente ed accurato auto»! 
re^ al regno di Semiramide ripmrta la sortita di varie 
colònie dal suo impero* 

X' impegnarsi intanto in un'analisi predsa sull'ori» 
gine di tutte le divisioni degli Sciti ^ mentre essi^ ed 
i popoli da loro derivati ^ sempre poco curarono le let» 
tere^ onde lasciar memorie di se 9 è cosa che non può 
gran £itto contribuire a rischiarare questa parte di 
storia* 

Gli Sciti progenitori degli Slavi sono meno noti 
nelle loro suddivisioni ^ risalendo alle primiere fonti 
della loro derivazione 9 degli Slavi stessi 9» con questo 
nome noti soltanto dopo Fera volgare* T^tto ciò che 
degli uni e de^ altri ci consta 9 non può dimostrarsi 
con tal predsione^ come si dimostrano le cose che 
hanno i loro principii dai tempi meno lontani* Pure 
non e perciò die dubitare si deve dell'esistenza loro 
antidiissima* 

Erodoto non parla della jNrimitiva patria^ dalla quale 
^ usdrono gli Sciti* Li colloca però dove ai attrovavano 
ai tempi suoi, tra VhtrOj il Potom^Y Araross Tyris, 
HypanUs Boristenes e Tanmsj gli odierni fiumi Da» 
nubio, Pruth, V Aluta 9 Dniester, Bog, Dnieper e Don* 
f Egli visse nel quinto secolo prima deU'era comune, e 
non vi e dubbio, che prima del suo tempo dovevano 
gli Sciti essersi stabiliti nei luoghi da lui accennati, 
derivati da altri luoghi dell'Asia* Diodoro ed Erodoto 
vanno in dò d'accordo, che Tuno e l'altro stabilisc<H 
no la loro fissazione al dissopra e d' intomo il Marnerò* 



unto ramo. IK 

Diodoro TQoIe che abbiano anche popolata ima parta 
deOa Sarmazia 9 dò che intenderai deive di quella por* 
feione che arvicinaTa la snddetta poaizione degli Sci» 
ti, descritta da Erodoto , il pih accorato ed accreditato 
autore antico ^ ai tempi del quale non doveva ancora 
essere interamente popolata la Polonia e la Russia ai* 
tnale ; giacche egU scrisse 9 che il paese dagli Sciti 
occupato aveva pochi monti e boschi ^ ed in conse» 
gnenza cognizione egli non aveva delle grandi selve 9 
dei Carpati ed altri monti di queste re^oni (!)• 

Mtolto prima dei tempi di Erodoto 9 gli ^tì^-sta* 
biliti al di lii del Danubio e d'intorno il Marnerò^ 
devono avere popolata la Dardania (2) cioè Fattuale 
Bossina, la Dalmazia e la lapidia, dove dai tempi 
piii remoti si attrovava quel popolo barbaro e jpoco 
noto 9 che i Greci al di la dei monti nello stabilirsi 
sulle coste dell' Adriatico 9 come andie lo trovarono 
suDe eoste dd Marnerò 9 dove senza essere inquietati 
dag^ Sciti 9 abitanti T intemo 9 avevano stabilito delle 
loro colonie^ e fidibricato le citta di Obriopolis, Pfar- 
binitisy Rrenmi ec*^ come avevano fiJ>bricato sul^ 
l'Adriatico Epidauro^ Hellenide^ Heracleu^ Diadosca; 
mentre ^i Sciti abitanti tanto in prossimità del Mar- 
nerò che in prossimità dell' Adriatico 9 vivevano come 
solevano vivere le nazioni nomade 9 senza citta e luo« 

(1) L'interno della Polonia e della Russia tono state agli an- 
Ixiii coti ignote , come è stata ignota fer tanto tempo V America* 
I Romani le scoprirono molto tardi non o^ mezzo clella guerra a 
delle conquiste , ma con* quello del commercia 

(3) Il nome antichissimo di Dardania , che deri?a dalla' lingua 
aòtica^ oggidì slaya dar-dan dono óoè dato , sembra certamente 
imposto a questa terra da qualche tribù nomada dri Scìti^ che sor« 
cita dalle locaUtà paludose d' intomo il Danubio y trovò la Bossina 
si adattata e propizia alla pastoreccia , e conaìderandola qual dono 
speziale dato dalla proridenza le impose il relativo nome. 



16 STOBXik DEIXA DALKAZIA. 

glii stabiB. Prima dimqae di fissarsi nei confini occi- 
dentali dell' Asia e ndl' Europa, gli Sciti sottirono 
dalla Media e dall' Assiria 9 secondo Diodoro 9 o dai 
paesi che giacciono al nord della Sogdiana e di Saka, 
e che all'ovest occapayano parte dell'odierno paese 
dei Mongoli e dei Koscelci^ come sono collocati da 
Tolomeo* Questa (u la prima loro patria ^ la seconda 
quella indicata da Erodoto 9 e le loro diramazioni col 
progresso di tempo si dilatarono dal Caspio al- Mar- 
nero ^ da questo al Baltico, al Marbianco ed all'Adria- 
tico 9 OTe .formarono tutta qudUa grande fiimiglia 9 che 
comprendiamo sotto il nome di Slava* 



CAPITOLO n. 



IhUa fHuisiane degli Sdti ndla hro emigraxUme éUU 
VAm e dm mceesswi loro movimenU dedurre n 
pouono i numi di molte delle principak nazioni, ogm 
gidi eonosebUe $oUo qneUo di daoe. 



T. 



utd gli antichi qualificano gli Sciti una naaone 
nomaday la quale con tutto ciò che aveva e traspor- 
tar poteva in massa, si portava da un luogo all' altro*, 
e le danno in pari tempo il carattere di guerriera e 
di valorosa* La stessa sacra scrittura nel parlare di 
loro sotto il nome di Ennacim, li chiama uimiini fiirti 
e fiimoBi dall'origine. ruifmuM a meulo. (Appendini 
Prefimone al Dizionario Ulrico )• 

Pfel tempo stesso quindi che lentamente da lu<^ 
io luogo ella progrediva, e dandosi il tenqpo di riposo 
col "poseete le greggi, la sua massa era difesa ed as- 
neurata dalle colonne de' guerrieri, destinate a supe- 
rare le difficolta che alla continuazione del viaggio 
potevano opporsi, e ribattere gì' inopinati attacchi , che 
per parte degli altri popoli potevano incontrare* 

Siccome fra le attuaji nazioni slave, derivate dagli 
Sriti sommentovati , ritrovansi def nomi delle nauoni 
medesime, che convengono alle distinzioni dei com*- 
battenti nelle quali potevano essere stati divisi, e che 
convengono alle armi che in allora nella guerra veni- 
vano adoperate, ne è di conseguenza che non potrà 
essere lontano dal vero, se assumersi voglia, che molti 
nomi delle slave nazioni, o^di conosciute, li cre- 
T.I. 2 



\ 






V 



\ 



18 STOMA DELLA DALMAZIA. 

diamo appunto, :<Ierivati dalle qualità miKtari^ o da 
altre circostanze riferibili ai tempi della loro sortita 
dall' Asia» 

Quelli che formavano V avanguardia ricevettero - il 
nome di Slmnii^ ossia gloriosi , come quelli che i 
primi dBontar doTev«»o i pericoU; dal che tras*. U 
% SUO nome in seguito T intera nazione^ ed in partico- 
,lare la provincia della presente Bassa^Ungheria 9 de- 
nominata Slavonia* "" 

^ n corpo di battagli, era composto dagU HanmH. 
ossia lottatori 9 attuali abitanti della Croazia ; dai Sar^ 
bis ossia armati di fidce^ attaali abitatori della Serbila 
o. Servia; dai Mocci ^ ossia armati di ^ada^ popolo 
che anticamente abitava nell' odierna Croazia* 

n centro era occupato dai PogliaesUs ossia agricol- 
tori 9 dai quali derivano i moderni Poloni o Polacchi ; 
dai JiapigUj ossia costruttori di legname 9 attuali abi- 
tanti del litorale ungarico; e dai Dolammexis ossia 
Testiti di Dolamma, dai qnali i Dalmatincn proven. 
gono e la moderna Dalmazia* 

La riserva finalmente era composta dal Pemak e 
Pemczis che proviene dal verbo pomoA^ che nella 
attoale lingua illirica significa aiutare 9 dai quali i Boe- 
mi e la Boemia; e la retroguardia finalmente dai 
Rrmnis dai quali ^ abitanti dell' Ukrania* 

Così disposti gli abitanti dell' Imaled (Himalàga, 
Imavns ) dei Harpati Krapak (Aspasii ) e dei I^arodcìi 
^ Narossii ) abbandonarono con la primitiva patria il gi- 
gantesco impero dei Babilonesi^ e sfiiggirono alle prime 
usurpazioni* 

Non è già che si voglia dare una preferenza ad 
alcuni di questi popoli sopra gli altri a riguardo della 
derivazione 9 nell' assegnare o all' uno o all' altro dei 



UBBO pftmo. 19 

aedesinu, o il alìglior posto nella eoUnma AA eoni- 
battenti^ o nelle differenti classi deHa nanone; giaodiè 
da tolta la massa delle differenti popolazioni^ che si 
«urono «otto scopo di abbandonare una patria per 
fisaaisi in un' altra^ furono scelti qn^^ nomini che 
comporre dovevano i combattenti^ quelli doe che pre- 
cedevano, qneUiche combattevano rioniti e nnmerosi, 
^uslli che soccorrevano Tuna o l'altra parte, dove il ca- 
so richieder poteva una pronto e valida assistenza, e 
qnelfi finalmente il cui ufficio en d* assicurare il lUice 
fisultoto col difendere il popolo da qualunque impre* 
veduto aj^iressione , che dai luoghi percorsi ed abban» 
donati poteva sopraggiungere, e spmgersi sulla massa 
intiera o della nazione o de' suoi combattenti (!)• 

lina ei^osizimie sifitto andrà certamente incontro 
all' osservazione, die si può fitre attribuendo all' infanzia 
delle nazioni V adozione di una tottica di guerra, che 
sembra i^on potesse sì tosto svilupparsié La guerra 
però si può dire, è quasi nato col nascer dell' uomo, 
la di cui natura è sì soggetto alle passioni* Si pren* 
dano i fiitti contrastoti dagli uonnni in qualunque età 
•ed in qualunque circostanza, vi si troverà sempre una 
disposizione di attocco e di difesa sug^ferìto dalla nato- 
ra; e per quanto rozzi sieno certi popoli,-non mancano 
di precauzioni per riuscire nella loro impresa* Per lo 
ph nei secoli piìi remoti dfu tempi nostri la fiducia 

(i) Non è certamente che fi voglia far credere , che al leoripo 
ddla sortila degli Sóli vi' «ieno ttati gli Slavni, iCroaU, i Dal- 
mati, i Polacchi ec> come nazioni fra di loro distìnte. 1 Harvati , 
Dolamnicziy Pogliaczi ea, non erano che nomini di una stessa 
nazione, a diverse incombenze destinaù , dai <|uali hanno avuto mo- 
tivo in segmto di nominarsi le suddette nazioni nel tempo c|ie si 
andavano fermando. 



20 STOMA DELLA DALMAZIA. 

della riuscita cónsisteyàtnd^Diinero più o meno grande 
dei coìnbattehti , e ìnòlteWclte un nemico avveduto 
ha cc3io.i'piii grandi awantaggr da questa falsa fiducia* 
•. Iliprècisare le cose non può derivare che da una 
itt>gnizione esatta e di &tto delle medesime 9 la quale 
«i- manca al confironto di tutto ciò 9 che possiamo estrar- 
re dai libri slavi e dai piìi antichi autori profani* 

Yi sono però certe tracce 9 le quali non escludono 
la possibilità e probabilità dell'esposizione; ed in ai^ 
gòmeuti '^di .tal..natura9 non potendo ottenersi l'idea 
i^ta.e sicura^ è meglio l'adottare la probabile e la 
vierosiiiiilc*. L'impegnarsi in questioni sugU argomenti 
^t^ssi, non farebbe che. accrescere le difficolta 9 e tedie^ 
rebbe il lettore; ed e pereìò «he a. questo argomentò 
sembra si sia soddis&tt09 coli' attenersi alla verisimi- 
glianza in difetto di dati positivi 9 e col confironto di 
ciò che^ realmente conosciamo per vero qualche cosa 
dicendosi 9 si riempie un vacuo di tanti secoli 9 nei 
quali pur ebbero luogo fiitti piìi o meno importanti, 
.che o ;il tempo o le altre circostanze; hanno cancel- 
lato e. messo, in. oblio ; e .'soprattutto l' avversione alle 
lettere degli antichi Sciti 9 e degli Slavi loro suc- 
cessori* 

Gli Sciti nel tempo stesso che fiurono una nazione 
errante 9 come si è dett09 fiirono anche guerrieri* 

Ole quindi i nomi di alcune nazioni slave derivano 
da una qualità militare 9 riferibile al tempo stesso in 
'cui questa nazione era vaga ed errante 9 sembra ana- 
logo.;, pacche dai nomi stessi queste qualità sono 
espresse 9 d' altronde è più proprio il dedurli daDa 
lingua nazionale 9 che dalle lingue ferastiere* 
. Che la sortita poi di questo popolo dall' Asia 9 do- 
veva . essere protetta e sostenuta dalla fi>rza 9 dobbiamo 



LIBEO PRIBIO» 21 

argnirlo dal violènto carattere dei primi conqaiatatori ^ 
carattere distintamente ad essi attribuito dalla sacra e 
dalla profima storia» 

?Ìon doTcrano certamente di baon grado lasciare 
Ubera la partenza di una mollitadine di famiglie 9 sulle 
quali il loro orgoglio aveva fissato le sue mire 9 e le 
quali piuttosto cbe libere 9 anelar dovevano di renderle 
compiutamente scbiave^ ovvero totalmente annichilarle 9 
onde con la stabilità assicurarsi la perpetuitìr del dominio. 

Non vi vuole per l'uomo che un passo solo^ onde 
usare dallo stato di docilità , a cui sembra la natura lo 
abbia destinato ; fiitto questo 9 difficilmente ritoma al suo 
pimiero essere 9 e per lo più di fatto in (atto si sj^inge 
a quel grado, a cui il suo trasporto lo può far arrivare» 

La guerra in allora non era un' arte, ma era Y im- 
pulso naturale, col quale gli uomini dal più al meno 
potevano essere spinti o alla conservazione di questa 
docilità , o a realizzare quei desiderii che fuori di questo 
sistema muover potevano i loro talenti limitati, e le 
loro forze non complicate dar ritrovati dell' arte. 

La guerra, fuori della collocatone adattata della mas- 
sa che la formava , aveva pochi mezzi di attacco e di difesa* 

La lotta, la falce e la spada erano le armi uniche 
allora conosciute. 

Ihie cose certissime abbiamo daDa più remota an- 
tichità, vale a dire: 

i.^ I nomi dei luoghi , degl' individui , delle fami- 
glie e delle popolazioni si riferivano ad alcune qualità, 
che questi ometti potevano offerire ; e qualunque m^ 
me primitivo, che non è stato in seguito viziato o god- 
rotto, porta con se una distinzione indelebile fino ai 
giorni nostri di quell' idea , colla quale questo nome ha 
potuto essere applicato. 



22 STORIA DELLA DALMAZLi» " '"* 

2«^ I popoli conquistatori 9 e specialmente i Ro- 
mani 9 hanno a cagione della natura della loro ling^ 
cambiato i nomi primitivi 9 ed adattati al loro modo; 
così fecero degli osi e del lingna^o. 

Che quindi ^ Slavni fossero quelli posti alla testa 
dell' armata 9 e perciò denonunati gloriosiji la deduzione 
non mi sembra inesatta ; tanto più se una porzione delk 
nazione dava Tha ritenuto per sé in particolare 9 ciò 
che dev'essere derivato da un merito singolare9 e se 
questo nome è termine genuino ddla Bugna nazionale 9 
e se in fine varii altri popoli dell' istessa origine hanno 
b precisa loro denominazione da una quafità guerriera, 
che riferir dobbiamo ai primitivi tempi 9 e specialmente 
all'epoca della scitica emigrazione* 

Appresso tutt' i primitivi popoli la lotta fiiceva parte 
di un trattenimento e di mezzo d' offesa ; appresso gli 
Slavi però questo mezzo di spiegare le proprie forze 
« stato così prediletto 9 che dalla sua origine fino ai 
tempi presentì si è più fin di loro che appresso di al- 
cun altra nazione conservato* 

Harvals HarvaH in lingua nazionale sono chiamati 
i Croati 9 e harvat significa lottare* La denominazione 
quindi di questo popolo sembra certo esser derivata da 
questo mezzo9 col quale si pugnava in principio 9 ed in 
tempo di tanta importanza per gli Sciti 9 com' era quello 
di scuotere un giogo da loro detestato 9 ed uscire da 
un' abbominazioiie del culto religioso da loro egualmen- 
te avuto in orrore; fiiori di dubbio saranno stati prescelti 
quelli dal corpo della nazione intiera 9 che più destri a que- 
st' ufficio si ritrovarono 9 e che le mosse di questo popolo 
colla loro forza e col valore hanno protetto e sostenuto* 
Non meno precisa è la derivazione del nome Serbi o Serbli 
(i Scrvianì) dalla parola Scrb^ Scrp^ che significa /nfce* 



UBRo punto. 23 

La fiilee era una delle prime armi nella g^rra; e 
senza dubbio nel corpo dei combattenti preacelto per 
proteji^gere Y intera massa ddla popolazione 9 non po- 
tevano non essere oaleolati i Serbia cesia gli nomini 
wmati di fidce^ il servìuo dei qnaU era necessario ed 
importante; e come quindi i ^aniali«r«no i lottatori^ 
così 1 Serbi erano i fidcifiBiì, dalle cai quaUtk si dedi»- 
ccmo le deriirazi<mi dei nomi dell'uno e dell' altro p<^Io« 

Tolomeo fira gli abitanti dell' Imavo annorera i Bf a»> 
seiy ed egnalmenle colloca nell'antica lapidia nn pò» 
polo di un nome ^pale^ che Plinio chiama Maceu 

Questo pcqpolo fu quasi annientato da €rermanico 
udì' ultima guerra dalmatica, e h terra dove abitava ^ 
che sembra essere l' attuale Groazb, ha prèso un altro 
nome* Questo nome JUaed può derivarsi da Jfuc^ spada* 

CSI consta dalla storia che nello stato di questa loro 
vacazione hanno gli Sciti combattuto contro Sesostri, 
uno dei più cdebri conquistatori egiziani 9 contro gli 
CSnmerìi ed altri popoli; per il che da tutti gli anti» 
chi autori nel tempo stesso che sono stati calcolati co« 
me erranti da un luogo all' altro, sono anche stati con- 
siderati per valorosi, robusti ed intrepidu 

Gli Skvi però (osservar può qualcheduno) i Croati, 
i Serbi, i Moravi ec*, non comparvero in Europa, 
che qualche secolo dopo l'era volgare, negli antichi 
tempi non sono da alcuno neppure nominati; come 
dunque si può stabilire la loro esistenza sino dai tem- 
pi di un'antichità sì grande e sì remota? 

Quando ^ Slavi colle loro diverse ramificazioni 
comparvero in Europa a danni del romano impero, 
non è che a quell' epoca nascessero ad pn tratto come 
nazione del tutto nuova, la loro origine deve ripetersi 
dall' uno o dall* altro dei pop(^ antichi conosciuti* 



24 8TOttI\ DELLA DALBIAZLi* 

Gli Slavi europei 9 e posteriori all'era vo^re^ non 
sono altro che gli antichi Sannatì derivanti dag^li Sciti* 
Erodoto scrisse che la lingfna dei Sannatì ara un dia- 
letto della lingua scitica; e da' alcuni nomi 9 che dalla 
lingua scitica conosciamo 9 ci consta che questa ling^ 
era la stessa 9 che oggidì viene dagli Slavi parlata (!)• 

Che cosa sappiamo di più ai tempi presenti di que* 
sta numerosa nazione, una delle più antiche del mondo» 
in tanti secoli della sua esistenza ^ de' suoi movimenti 9 
delle sue guerre 9 delle conquiste 9 ddle perdite e di 
tutte le azioni rimanenti ragguardevoli ? Quasi fl tutto 
giace * sepolto nell'oblio 9 come se questo popolo esi- 
stito non avesse. H nome anche deg^i Slavi , e di tutte 
le popolazioni diverse 9 che sotto questo nome generico 
sono comprese 9 non è conosduto che molto tardi ; non 
è perciò che fra di loro 9 nei luog^ da essi occupati 
nel settentrione 9 poco conosciuti alle altre nazioni 9 non 
saranno stati nominati coi nomi riferibili alle qualità 
militari di sopra accennate ed ai tempi 9 che soltanto 
a nostra cognizione vennero in quell'epoca 9 che con 
loro incominciarono le nostre relazioni* Non è di poco 
peso per accreditare V espressa opinione 9 che fra que- 
ste nazioni slave 9 nel modo come sono dai nazionali 
stessi nominate 9 si attrovano tanti nomi militari 9 che 
convengono ai guerrieri di quell'antico tempo* 

(1) Fra i nomi degli an^chi oondottìerì 8cìb si annoverano 
Tercitous, Lipoxain^ CoUoxairij Arpoxain, Uran^ e fra quelli 
delle donne Tuga,Buga eT'ettea, Chi non riconosce in questi nomi 
la radicale della lingua stessa anche oggidì dagli Slavi adoperata? 

Tercitous proviene àA tercit slavo , significa il celebre nella 
corsa; lipoxain^ il bel figlio; co/ojrm'n^ il danzatoi-e; arpoxain, 
il cumulatore; uran il vigilante. 

Tuga e bu^a^ che propriamente dev' esser detto buka, signi- 
licano cordoglio e rumore. 

Teitea poi deriva da quello di tetta, che significa la zia. 



UBBO PBIHO^ 25 

' E yero che mancano aflatto i documenti per conya- 
Kdare V asserto ; in argomenti però tanto lontani con«- 
lentamn dobbiamo di qne'lomi^ cbe fra mezzo ad om- 
bre SI dense 9 possono in qualche guisa travedersi* 

Vie nella massa intiera di questa nazione nomade 9 vi 
smio stati solamente i combattenti, che proteggevano ed 
assicinravano la sua direzione. Yi dovevano essere degli 
agricoltori 9 degfi arti^^ani e degl'individui di altre qualitk* 
Qael tratto ddla costa adriatica che ora si chiama 
Idtorale ungarico, dalla più remota antichità si chia- 
mava Japidia e Japigia, e così gli abitanti Japidi e 
Japigie^ In skvo japia vuol dir legno di costruzione, 
e j^ffigie si chiamano andie al giorno d' oggi quegli 
uomini, che al lavoro di questo legno sono impiegati» 
Con quanta precisione quindi la denominazione di 
questo popolo antico ^fedur si possa ddla lingua slava , 
lo prova non solo il nome di Japidìa originale e tecnico 
davo^ ma Tarte di dedurre U l^fuame per i bisogni 
« pd servizio domestico, per qualunque sorta di lavo-^ 
ro , e per fidibriehe che andbe attualmente formano la 
principale occupazione degli abitanti predetti* 

Pie lo spazio de' secoli, uè le grandi e varie ricende 
corse dalT origine quasi di questo popolo fino ai tempi 
presenti , hanno potato sovvertire una qualità distìnta, 
che ha dato il nome nell' antidiità alla terra, sopra la 
quale questi Sciti, una volta annoverati sotto il nome 
generico di Barbari , si fissarono, e nella quale per lo 
spazio di sì gran tempo costantemente sostennero V ori* 
ginaria loro distinzione* U lusso non era in que' tempi 
arrivato ài grado di fiur uso di preziosi metalli, uè 
costrutte erano le case di marmo ; ma di legno evano 
]e umili alMtazioni , e di legno pure le suppellettili do« 
mestìche* Plon poche fiuniglie slave quantunque provbte 



26 8TOB1A DELLA DALMAZU. 

i mezzi di fortuna^ anche al giorno d'oggi non disdegnai 
no di adopenffe un modesto e semplice apparecchio ddla 
lor tavola 9 e l'addobbo delle case loro è sem[didssimo» 
1^ certo che le antiche nazioni vaganti impiegavano 
i|i principale loro attenzione in ciò che riguarda la pa- 
storizia ; i loro movimenti perciò da luogo in lu<^9 e 
specialmente da monte in monte 9 sopra i quali si at-» 
trovavano i migliori pascoli^ erano lenti ; né slog^vanQ 
da un punto per passare nell' altro^ se non dopo esau* 
rite le primizie dell' ubertosità e deUa feracità della na* 
tura di una località per andare in un' altra^ e fiurle 
cogUere dai loro animali, dai quali prindpafanente ri^ 
traevano la loro sussistenza 9 ed i vestld semplid che 
adoperavano* Nei loro passaggi però sì lenti qualche 
utilità ritrarre potevano e dovevano dalla coltura della 
terra 9 e quindi come vi erano i pastori 9 i combattenti 9 
|rU artigiani 9 così vi dovevano essere gì' agricoltori, I 
quali nnicamente erano destinati per trw proHtto dalla 
terra in quelle instabili località 9 dove per qualche tem? 
pò si fermavano 9 detti perciò Pogliacxij dai quali in 
seguito ha. ritratto il suo nome la'Polonia ed i Polac- 
chi 9 una delle principali nazioni slave per il suo va- 
lore 9 per gli uomini celebri che in varie epoche ha 
prodotto 9 e per un certo sviluppo proprio e naturale 
sì distinto e sì rimarchevole* 

Rimontando agli annali i più remoli della Polonia 9 
si attrovano i Mandali abitanti i più antichi d' intorno 
il Baltico 9 i Éastame intomo le soi|[enti della Vistola, 
i Paudm^ gli Alaunis e varii altri popoli di differente 
nome e di origine* 

^ U nome' di Polonia e di Polacchi non venne cono- 
sciuto che nel Y I secolo dell' era comune sotto Lecco , 
il primo l<Mro re. INon è certamente che a quest' epoca 



Mifiuito neUa loro terra nathra compariaMro i Polac» 
ehi y ed incominciato avessero ad abitarla* 

Sino dal tempo che ^ Soti, lentamente dkeesi 
daV ImaTOy dal Tauro e dal Gincaso alle sponde e 
À' intomo il JMamero^ spinsero le loro colonie verso il 
settentrione 9 e si fissarono senaui vagare dartantagig^Oy 
i Pogliaady fiosso che la maggior parte di qnelliy che 
ftnnavano questa classe d'indiVidoi nella massa d^i 
Sciti nomadi^ concorsi fossero in questa situazione della 
terra per abitarla^ fosse per quahmque altra ca^one^ 
gi2( abitavano e coltivavano questa terra; e nel darsi 
un re e nel fimnare un r^piio^ adattarono il titolo ed 
il nome originario nazionale 9 col quale si duamavano 
e si distinguevano firn di loro^ ed ambirono che fossero 
nominati e distinti in seguito anche dalle nauoni forastierew 

Togliono gli auttni romani j che i Dalmati e la Dal« 
mazia tratto avessero il loro nome da Defaninio^ dtth 
eafìtaiid dei Dalmati stessi ^ alT epoca che per la prima 
evolta con questo nome comparvero sulla terra* 

Delminio pero è pura voce latina^ ed i Dalmati di 
quel tempo non erano latini* Questa città doveva quindi 
essere dtiversamente dai nazionali nominata 9 e niente 
osta il credere che il suo ninne fosse Duhavnaj cioè 
la spirituale 9 se la località dov'ella esistette 9 anche og^ 
gidì conserva il nome di Duvno 9 eh' è lo stesso di Du* 
hovno 9 e se gli amtichi abitanti di questa terra 9 in al« 
lora compresi sotto il nome generico di Barbari9 erano 
di sdtìca9 ossia di origine slava. 

Pfella loro sortita dai primieri luoghi dell'Asia da 
loro abitati 9 devono gli ScitÌ9 oltre tutto ciò che sotto 
il nome di popolauone si comprende9 aver anche spe- 
cidmente seco trasportato ^ oggetti che servivano al 
loro culto 9 sebbene semplicissimo 9 caro e venerato» • 



28 8TOBIA DELLA DALMAZU. 

Questi oggetti dovevano essere confidati , secondo la 
pratica comune di uomini semplici e rozzi j nelle mani 
ed alla custodia di persone qualificate 9 che fiti le altre 
qualità distinti erano da un Ycstito particolare fira gli Sci* 
ti, e loro* dbcendenti Slavi antichissimo^ detto Dohmmuu 
. Questo vestito anche al giorno d'oggi fira i nazio- 
naU è quasi sacro 9 non s' indossa che dai capi di fii- 
miglia nelle festivitk le più solenni 9 o nell* accesso di 
persone di rango e di considerazione ; e tutti gì' infe- 
riori guardano quello che la porta con un rispetto parw> 
ticolare, orig^ato dalla circostanza stessa eh' è indossato* 

Dalla Dolamnm Dolanmiczi^ quelli che la portano , 
e da Dolamniczi^ Dolmatinczi Dalmatinczi i Dalmati 9 
è ciò che nell'espressione nazionale può aver dato il 
nome ai Dalmati stessi ed alla Dalmazia* 

Ne questa deduzione è priva di quelle prove 9 che se 
affatto non la rendono veritiera, k fiinno almeno mol- 
tissimo avvicinare a quel punto di verità, al quale pos- 
sono condursi siflatti argomenti, e rendersi grati aUa 
nostra persuasione* 

La testimonianza di Schimno Ghio (1), che agli 
abitanti di Delminio e di sue vicinanze attribuisce i 

(1) Questo anUco antx>re non attribuisce s! eccellente carattere 
ad alcuna popolazione dell' Ulirio in particolare , nel quale distinse 
tre sorta di governo, il monarchico, il tirannico ed il repubblicano e 
lasciò scritto che gF Illirici erano uomini pibsimi e giusti / pieni di 
ospitalità y amanti della cirile società, diligentìsnmi dì sé stessi, e 
di costumi i piiWolti. 

Schimno Chio scrìsse un secolo innanzi dell'era volgare, e d'or- 
dine di Micomede re di Bitinia aveva viaggiato nell'Adriatico, e data 
una descrizione dell' Ulirio. All'^ioca però di dchimno ,non esisteva 
alcun re in queste parti ^ mentre il i^no illirico mezzo secolo prima 
era stato dai Romani distrutto, e ciò che scrisse con molta probabilità 
riferir si deve ad un' altra epoca, a quella cioè di Theuta o di Pìnnes 
di. Demetrio Falcrco, ed ai primordii della repubblica dalmatica; 



UBBO Piimo. 89 

earattari di giiuti^ ili [lietosi e di mpitali^ nonché l'aver 
trovalo i Romani due aecoli circa innanzi V era cornane 
Ddmiiiio stesso città grande 9 egregiamente fortificata 9 
e di. mura sì solide e sì alte 9 che il console romano 
giudico inatile V assediarla 9 ed impossibile V aUiatterla 
colle macchine allora nsitate9 paò indarci a credere 9 
che una bnona porzione dei suddetti Dolaroniczi può 
essarsi sino dal piit remoto tempo fissata in queste 
partì9 dove colla pratica delle virtìi, deUa natura stessa 
all' uomo inspirate 9 si resero notÌ9 e si occuparono di 
render fortificato ed imprendibile un luogo 9 nel quale 
depositati erano gli oggetti del loro culto; e perciò 
detto Duhovno9 ossia Spirituale 9 che tal è il nome 
anche o^dì sussistente9 dove esistette questa9 citta dal 
console romano Figulo danneggiata con proiettili in- 
cendiariÌ9 e da Nasica quasi distrutta* 

Anche nei vestiti sacri dei sacerdoti della religione 
cattolica troviamo le vesti dette dabimtiehej l'uso delle 
quali è antichissimo» 

Ciertamente non senza una ragione queste vesti sono 
state chiamate col nome della naizione9 dalla quale eb- 
bero origine; e quantunque assomiglino nella fi>nna 
loro9 a veste simile che il gran-sacerdote degli Ebrei 



Ì|iacchè a quest' epoca soltanto enster potevano nelF Illirìo le tre dìf- 
erenti ferme ài governo sopra enunziate.Se però senza dubbio ooasta, 
che gì' Illirici di Theota o di Pinnes erano dediti alla pirateria eoa 
craddtà esercitata^ se Demetrio fu un vero tiranno^, traditore dei re 
illirìdy e dei Romaiù che l'avevano in seguito beneficato , ciò cbe 
Schimnooon tanto elogio scrive della bontà di carattere degriHirici^ 
non può riièrirsi cbe a quelli cbe vivevano colle proprie leggij e que- 
sti non possono essere cbe i Dalmati di Delminio, cbe all' ombra 
delle proprie leggi ed instituzionì ai tempi di Scbìmno, ed alquanto 
prima formavano in queste parti una popolazione si distinta e si 
apprezzab^^-i^ 



30 STORU DEISLA BALMAZU. 

fra le altre indossava^ pare 'non fiirono denommule 
ebraiche 9 ma dalmatrae (!)• 

Nella cronaca degli Slavi scritta nel XII aecdo da 
Heknoldo , e pros^fuita da Arnaldo anfore accreditato, 
sono nominati certi Dolaminczii, e che la terra prima 
detta Dolarainezia, avesse preso il nome di Slisnia. 
Anche Giorgio Fabrizio 9 che scrisse delle cose di 
niisnia, indica i Doleminczii» 

Il padre Parlati nel MhrolegifmetMm pag* 118 da ciò 
slriiilisce, che anche in Germania vi fii nna Dalma** 
zia ed i Dalmi^ti* E certo però che in Germania non 
vi è stata • mai una provincia col nome di I>almazia , 
ed i Dolamìnczii di Hehnoldo e di Fabrizio, non sono 
che alcuni Slavi fra gl'invasori della Boemia, dalla 
DoUmuna detti Dolammesi j convertito in Daleminczii, 
com' erano quelli che si fissarono in Dalmam ; e da 
questo vestito ebbero il loro nome , e lo ebbe la terra 
dove si fissarono conservato fino ai tempi presenti* 

Nello scrivere un Dalmata così de' suoi compatriotti, 
sa che può essere tacciato di troppa prevenzione» Prese 
però le cose sotto il punto di vista dei tempi d' allora, 
ognuno verrà chiaramente a comprendere , che queste 
deduzioni hanno qualche fi>ndamento9 e che i primitivi 
Dolamniczi non erano esclusivamente Dalmati, ma quelli 
nomini distinti di tatta la scitica nazione, appresso i 
quali era' depositate la tradizione, ed esistevano quei 
oggeiA conservati, che alla semplicità del loro culto 
si rìferivano«''Questi neppure conosciuti erano col no« 
me di sacerdoti, ma dovevano essere uomini di parti* 
colare considerazione e confidenza , i quali per combi- 

(1) Appresto i Romani quelli, cbe usavano la rèst^ ben aooon- 
cùi^si chiamavano Dalmatica^; eLampridio serivenclo di Comodo 
Imperatore dice, che si fece vedere dalmaUcalo al pubblico. 



UBBO PRIMO* Si 

«Azioni che hanno potato aver Iw^, e che ora non si 
conoscono 9 sortiti dal Pontoensino e passato l'Istro, 
avranno stÌDUrio opportono di fiSMni ndk località di 
Duvno* Dopo piìi' di àmgeato anni innanzi Tera co« 
mone trovarono i Rmnani nna citta forte e grande^ la 
ék cai emteàxià deve riportarsi a più secoli priaui delia 
huro comparsa in qneste parti ; mentre ótìk così forti* 
£cata com' era Defaninio dev' essere stata un' opera inco« 
mineiafta da tempi remoti, e con la decorrenza £ gran 
tempo ridotta al grado di nna rimarchevole perfezione» 
Defanìnio era posto lontano dal mare, fin monti d'oghi 
parte continuati e grandi, qnasi coronato da tant' altre na- 
zimu barbare, così caratterizzate dai Greci e daiRoma- 
ni, che a qneU* epoca senza dubbio, in nessun' altra parte 
ddDk terra avevano una citta così grande e così fortificata* 

Pemak finalmente e PemcaAs nonché Krtg ed Vkng 
ngmficano V ansiliatore, gli ansiliatori da pomoAs che 
▼noi dire unto; e ìong termine di una cosa, ed uktai 
posto nel fermine. 

Perdio derivare l'etimologìa del nome dei Boemi 
e dei Ukrani da qualunque altra lingua o nazione , che 
nei tempi antichi ha prima degli Slavi occupato la 
Boemia e \ IJkrania , quando com' è più naturale si 
può fiirlo dalla lingua stessa nazionale, se perfettamente 
con la tingua medesima combina questa denominazione? 
E se questi nomi combinano colle colonne dei com« 
battenti , che proteg^^evano la massa intiera di una n»« 
zione nomada, che nel tempo de' suoi giri e movimenti 
era dai combattenti stessi sostenuta, perchè non si pos* 
sono riportare a questo tempo i Pemexi gli ausilìatori , 
ed i KngfUj ed Ukrtgni i retroguardi, quando è certo 
che i nomi primitivi nella loro applicazione significavano 
qualche oggetto ? E quando così bene questi nomi sono 



32 6TOBIA DELLA DALMAZU. 

applicabili a^li aiisiliarii ed a^ nomini posti nella 
Iroguardia (che in quelle circostanze non saranno stati 
ommessi 9 come non lo sono stati i lottatori , i fiddferi 
e gli armati di spada) qnel termine di UArrjfm ha nn 
non so che nella forza della lingua slava 9 che molto ad- 
dattata comparisce la sua applicazione agli uomini com- 
ponenti il retroguardo. 

Questo tentativo di derivare i nomi delle narioni slave 
principalmente dalle qualità militari 9 riferibili ai primi 
tempi, condur possono le tracce ad un maggiore svi» 
Iteppo e quasi alla certezza , se considerar vorremo 
l'intiera narione coi nomi proprii della sua lingua, e 
non con quelli viziati introdotti dalle altre nazioni» 



CAPITOLO m. 



Brwi notkie ito Traci, Goti, FamUi, Getis Dtui, 
the $mvMQ d^ ShuIrmiUme mUa HorU degU 8lmn m 
femnie, e éMa Bémmia m pmUeoUrtm 



T J 

M^ ern^to Pjiboero da Lesiiia ndla sua oraziQiie 

811D' arìgiiie e sueccMi degli SlaTÌ, Tuole che questi ab- 
biano aTota ìa loro origine dai Trad^ e non dagU Sciti. 
Ckmtro aDa comnne opinione d^fli antori antichi e dei 
più recenti) e contro il fiitto stesso^ egli ba creduto 
di derivarii dai Traci ; avendo in conaegnenza a questi 
attrìbmto un carattere nolnle^ valoroao e molto supe- 
irìore a qudlo degli Scitì^ che atabiliace d' inumanità 
estrema, e dai quali perciò derivar non dovevano ^ 
Slavi cdebri e gloriosi dal loro nome e dalla loro origine, 
non è il mio assunto di entrare nella discussione di 
una o deD' altra virtii, o nello sviluppo di affezioni 
contrarie 9 che hanno potuto colpire un popolo e l'altro» 
Certamente gE eifetti della civilizzazione degli uomini 
non sono stati molto rapidi 9 e tutte le nazioni 9 che 
oggiA annoveriamo eóiie ed educate 9 ptii che rimon« 
tiamo aHa lor migine, le troviamo avvicinarsi ai co- 
stumi, dagli uri posteriori caratterizzati per barbari e 
èelvaggL Fra tante vicende umane 9 anche la forza ha 
esercitato la sua inflnenza9 e molte volte le nazioni 
dhi' ebbero il titolo H sviluppate e di colte più delle 
ahre 9 hanno superato le barbare in inumanità 9 in ra- 
paritii, in fierezza9 ed in vizii coperti dal grande manto 

ddU loro superioritìu 

T.I. 5 



34 STOUA DELLA DALBLiZU. 

Mi sanbra però- di troTare «aa notabile difFerensa 
trà i Traei e gli Sciti antichi ^ ^checche queste due 
iiBÉziom mcAto ai aTridoarono) contraria all'opinione 
I PriiìoeTO* 

È senza did>bio 9 die - se ' rimon&mo alPepodiere— 
motiaauney troTèremo infine i dne popoli sortitì dallo 
stipite di Tnbogl e di Tbiras y due firateUi^ fi^ di Ja&- 
fet, quindi in origine di lingua e di costumi eguali; e 
pevdò appunto 9 prima delle grandi differenze cke col- 
la suceessione de' secoli hanno avuto luogo fira i di- 
scendenti di uii fimt^o e dell' àlbro^ piii che le loto 
generazioni si «TVicinanò al fonte dal quale deriv»- 
ronoy troviamo' una nazione simile all'altra; dal che 
sembra che gli Sciti derivarono dai Tracia o i Traci 
dagli Scitì^ e qnmdi che gli Sciti ed i Traci formi- 
no una medesima nazione» 

Gol fondamento di questo calcolo 9 unéhe i Cimbri, 
i Geltiy gli Sdti poca differenza neUa lingua^ negli usi 9 
•e nel costume devmio da prindpio aver avuto; é^que- 
sti popdi, che smio statici primitivi abitanti dell' Eu- 
ropa, assodati ai Greci, ai Trad, con le loro deriv«^ 
zioni formano OfggiA la ' fiuniglia intiera europea , 
grande, forte e'c^tà dominatriee qnan dd' universo, 
che però nel slio complesso abbraccia col sublime tnfr- 
to ciò pure, che ancora quanto nei primitivi tempi 
risente i prindpii della nascita dell'uomo, e del len- 
to e progressivo sviluppo delle unuine istitnuioni* La 
sacra scrittmra stessa caratterizza gli' antichissimi Sci- 
ti per uomini forti, e fiimosi dal piii remoto tempo* 
Questo è un elogio grande, scritto nd pia granii 
brO' che conosciamo* 

Nelle loro antiche sedi della' Sarmazia asiatica, del 
Caucaso e d'intorno il Marnerò, fino ch'aerano noti 



UMo raoia. SS 

cfA IMM96 ittMO di^ Seili^ non turo Ani di tali 
abocìtìi ^e di tal Mrattefe^.elic la loto inwmflniit)! ab* 
bla oeeeduto quella di totte le prime baifaare e 
naziom ; aUorcbè poi perduto il nome degli Sciti 
parvero nife srauda scena di questa terra om quello 
jdi SìtLiAf dietro la scorta £ Proeopio^ fmo àk pft 
anticbi autori cbe scrisse diloro^ e quella di jfffJwMjr 
àOf autore dd XII secob^ si può stabilire i Slari 
^addetti aM&o barbari^ rosai a crudeli di tante altre 
nMaoQi bariNM) le quali invaserà V impero romaiio^ e 
attsecauMoteio lacerarono» Prooopio nello sonyere dei 
levo eostuarif ci & j^onoscere cbe i Slarini^ quantun^ 
que conducessero una rita dura ed agrestoy non er»» 
•tto pero né fiarbi né malrfci» FÌUam vero, ut émiom 
nmf itm ci pUne, menUam et negheUm^ MetMUfeUuvm 
munrt dMtiCimtj et qmidem sardUuij ut iBi cibo mjfurgim 

Bdlo Giolieo GL. 3. 

HefanoUo cap» 1* dove tratta delle province^ della 
natura e dei cosinnii dq;li Slari^ cosi li descrive t 
flÌMnmef amlfir nafumB^ banu praediUs hmuausii^ 
un erga ncwirifatirm yiaiienfsf* JfulU potenmt dfet de 
Jlae pap^ ImmiMlm » ut mtarUme^ ei U^remt soUam 
fidem CtariM, ev^ jurmdiaUmti immmnter persem 



I Traci antidd dalla tmÈgfpM parte de||^ autori 
(hrono CMisiderati una rozza^ fisroce^ guerriera naaio» 
ne^ die conservò ancbe nri tempi posteriori^ e più 
langaBunte ddl' altre il suo sdva^fia carattere, quan- 
tunqua fra di loro ri esisfessem non pocbe gredie cOi» 
Ionie, coma Abderm^ Messemhrimj Eàio$, 8e$t»s, Sm^ 
éiaj PlerùUmsj. Sefygérm^ Biamuiom 

Secondo Sofino la Traria da settcntriono confina- 



S6 STORIA DELLA DALMAZU. 

va col Danubio^ da levante col Sfamerò ^ da meszo- 
^omo eolla PiH^nlide ed il maie Egeo 9 e da po« 
nente eoi fiume Nesto e coi monti Soomii ddla Vb^ 
oedonia» 

N esamia delle nazioni slave oggidì conoadnte h aor^ 
fita da qoeato tratto della terra, ed in consegnenza 
gli Slavi non possono derivare dai Traci. Tolomeo 
dalla parte orientale della Pabide Meotide tra i mon« 
fi Rerrnmii <ed Folga collooa i Serbi, detti anche 
Tali, che passati poi alla parte occidentale della pa- 
lude stessa hanno di mano in mano occupati altri 
luoghi, e si sono poi fissati nella Servia attuale* Que» 
sto popolo slavo adunque non è sortito dalla Tracia, 
ma da quella atessa parte della terra, che secondo £• 
rodoto occupavano ^ antichi Sdtì, dei quali erano 
una porzione* 

: I Croati, che al tempo di Eradio imperatore oc- 
cuparono la Dalmazia, la Croazia e la Slavonia, sor- 
tirono ( come si rileva da Porfirogenito ) dalla terra 
da essi prima abitata al di là dei monti Carpati, cioè 
dall'attuale Polonia* 

I Boemi, i Moravi, gli Slesii e tutti gli Slavi, che 
og^di abitano o soli o misti coi Tedeschi la Germa- 
nia , sono senza dubbio venuti dalle coste del Baltico 
e dalla Polonia, ed a poco a poco si sono estesi nel- 
b Germania* I Goti, Yandali, Bastarne, ed altri po- 
poli Germani, con le loro irruzioni nell' impero roma- 
no avendo in gran parte abbandonate le primitive 
loro sedi , diedero occa«ione o facilita agli Slavi sud- 
detti di occuparle ; i quali dalla Sdzia e dalla Sar^ 
mazia asiatica si sono introdotti ndla Sarmazia euro- 
pea, e da queste partì in seguito nella Germania, 
dove si fissarono* 



unno FUMO. 37 

Se quindi rtntiea Trada èra dreoscriCta tra il Da» 
mbiO) il MarnerO) Y EUesponto e la Macedoiiia , 
Wte le naafmi slave suddette non sortirono dalla Trai» 
eia 9 ne in eonsegoenza derivarono dai Traci 9 a me- 
no die non si voglia prendere per Tracia là Sciaia, 
la Sarmaaa, e tnttì qnei paesi delF attuale Polonia 
e Bnssia, dove gfi Slavi si fissarono anticamente sen- 
sa die giammai potessero venir ptii espaisi da dea» 
n' altra naaoone^ e da dove penetrarono nella 6er» 
mania, e si estesero fino aUe rive dell' Adriafieo» Il 
Peribevo onde sostenere la propria opinione della de- 
lìvaadone degli Slavi dm Trad, non mancò effisttiva» 
mente di estendere la Trada aUa Polonia ed alla Ros» 
da 9 ciò che è manifestamente ccmtrario agli antichi 
e pili recenti scrittori deH'epoche, in ed le nadom e 
la terra hanno incomindato ad avero qaalche certezza 
ndle loro divisioni, e la saa opinione non ha qadche 
ajppoggio, die nd tempi fiivolosi; mentre Stefano di 
Bisanzio scrisse che V Oceano ebbe quattro figlie, 
Aaia, labne, Earopa e Trake, e che la terra da que- 
ste venne divisa in quattro parli , doi Ada la porzio» 
ne ddb terra di levante, Libia da mezzogiorno, Eu- 
reka da ponente , e Trada da settentrione* 

Tutti questi oggetti non sono di td natura da do- 
vervid sowerchiamente fissaro; • perchè la Ddma- 
zia, alla storia di coi in partìcdaro d limita questo 
lavoro nd tempi antichi, in ed con questo nome non 
era aneora conosdota, ma doveva apparteoero a quat- 
te nadone dirimenti in allora chiamata, sembrò op- 
portuna questa digrossione per togfiere più ch'è pos- 
sibile qndle difficdlk che derivarono dalla distenza 
dd tempi, e dalla confusione originate dagli scritto- 
ri, i quali in diverse epoche, in diverse lingue, e con 




58 STOMA DEtCA' DALMAZIA. 

diflfereiite viste buino diano o d'altro popolo^ l'^fl^O) 
o unpèro riportate le azioni; onde da qnestb genericke^ 
e per coflì dire abbozzate nozioni^ nic^o peasa co-^ 
BOBcersi tatto dò^ che in parffeolare paò ritardarla» 

n prete di Diodea cbe acrìase del regno dei SHaii^ 
nonché VA$iitJ^Aim che trattò il 'medesimo so^ 
gettOy vogliono che ^ Slavi derivino dai €roti« I 
Goti^ i Gottoni sono stati nn forte e numeroso po- 
polo tedesco^ ccnne i Vandali^ i Bastarne e tenti idtri 
die derivarono dai Herminioni^ ceppo antichissimo 
e prindpale di tott' i Germani^ e che dall' Hba alla 
Vistola) ed in la di questo fiome^ nonché lungo le 
coste dd Baltico molto prima dd Tendi ^ Tinidi^ oo« 
sìa Slavi 9 popolarono queste, contrade* 

Una porzione dd Goti aveva anche popolate una 
parte deUa Svezia^ dove questo ramo d è molto in» 
grandito é moltiplicato* 

I Goti ed i Vandali sforzati prindpalmente dd Vln« 
di 9 die dall'interno ddla Polonia d spiavano ver^ 
so il Bdticoi nel terzo secolo in grande massa di po« 
polauone sortirono da questi luoghi ^ d diressero 
verso dfare parti ddla terra 9 e si resero fomddabili 
d romano impero* 

Prima anche di quest'epoca ndla guerra di Marco 
Aurelio coi Sfarcomanni) finite sotto Comodo ^ che 
d sottomise ad un tributo in danaro per ottenere la 
pace^ i Goti ed i Vandali figurarono nett' alleanza co» 
muncy che 4 Germani formarono eonfvo i Romani; e 
la surriferite guerra & dette Slarcommanica, dd AUr» 
cimianni, che i»ii degli dtri popoli alleali Germàn»* 
ci si distinsero ndla meden^a 9 e ne furono i prin^ 
dpali autori* 

Sforzato dd Goti e dd Vandali il passaggio per 



uno pvmo. 39 

r odierna Polonia^, imppero dall'Un^glierui fino al Mai^ 
aero^ e aogpogati Yarii popoli^ oecapanooo la Dada^ 
ddlaqnaU totaknente s'ìmpadroiiboiio^ avaido l'ini- 
paratore Anfdiiano ritirate le gfaaniigioni ed i additi 
romanL 

^ I Goti A diTisera in negmlto in doe parti priaeipaliy 
cioè in Ostrogoti sitnati al Maniero ^ ed in Tirinoti 
poeti nella Dacia* AUorebè Attila coi suoi Unni pe« 
netrò al-BIamero^ furono da la 80(|[giogati gli Ostro- 
goti; ritennero però i re proprii sotto la dipendenan 
di qneUo dqfli Umu» 

I Tisigotiy ond'eritare la sorte toccata agli altri 
loro firat^i penetrarono nel territorio romano 9 e si 
stalnlirono ndla Tracia e nella Siisiai Essendo però 
Alati vale trattati daj^' impiegati romani 9 incomincia- 
roBO a mostrarsi loro nemici» Teodosio li contenne 
in doTere sotto i snoi figli; detto però dai Visigoti 
per loro re Alarico^ saccheggiarono la Grecia^ e s' im- 
padronirono dd Norico e delle Pannonie* Nell'aia 
no 409 ddl' era comune penetrarono ndl' Italia, 
die fatta Tenne messa a soqquadro , e Roma stessa 
con Tesborso di grande somma di denaro potò libe« 
m»i d.1 ««xheggio. Dopo h morte 4Ì Alarico, AtauU 
po sno firateUo condusse i Visigoti nelle Spagne^ do« 
▼e stabilirono un Mgno, che fu poscia dai iSaraceni 
istrutto* 

Anche gli Ostrogoti dopo la morte di Attila scos- 
sero il giogo degli Unni 9 invasero nnoTamente la Da- 
cia, e passato il Danubio non cessarono di molestare 
e depredare i popoli ricini 9 non ayendo T imperatore 
di Costantinopoli opposta ^cuna forza per contenerli* 

n loro re Teodorico, che fu educato alla corte stes- 
sa del suddetto intperatore^ saccheggiò indi la Ma- 



40 STORIA DELLA DAULkZU. 

cedonia e la TesBi^ilia) e per eotm^ìo del medesimo, 
che anelava di liberarsi da ospiti sì importami^ rivol- 
se le sue forze verso l'Italia* Teodorioo uccisoy il 
generale degli Hemli . Odoacre V aimo 487 divenne 
il padrone dell' Italia 9 e la Sicilia con parte delle Gal-, 
lie riconobbe il suo dominio» Dopo la sua morte le 
dissensioni inteme vivamente scossero il sao regno ^ 
e Belisario e Narsete totalmente lo distrussero* 

Da tutto ciò che brevemente si è detto 9 consta 
senza equivoco die gli Slavi non provei^no dai G^ 
ti^ e che i Goti e gli Slavi furono due popoli diflfo» 
renti di lingua, ori^^e e caratare* L' errore nel quale 
più autori incorsero nello stabilire gli Slavi derivati 
dai Goti 9 può essere stato facilmente occanonalo daU 
la circostanza, che con i Croti sortiti dalla Svezia e 
dalle rive del Baltico , e passati per i luoghi occupati 
dagli Slavi fino al Marnerò, vi saranno stati uniti 
anche degli Slavi, i quali hanno seguito il loro de- 
stino* Avendo poi i Goti esteso le loro incursioni 
fino ai luoghi occuq^ati dai Geti e dagli Sciti ( men- 
tre i Romani al Pontoeusino sono sempre stati solili 
di collocare gli Sciti ) così da molti sono anche stati 
detti Geti e Sciti, ed i Slavi Goti, come dbcendenti 
dagli Scitk 

Con molta verosimiglianza si può asserire die i 
Geti ed i Dad furono una stessa nazione, i primi 
così detti dai Gred, ed i secondi dai Romani; men- 
tre i Greci dopo gli Sdti al di qua e -al di la del 
Danubio collocarono i Geti, come i Romani nella 
stessa situazione collocarono i Dad* 

I Vendi o Yinidi, detti poi Slavini e Slavi, sono, 
stati di origine differente, e nemid dd Goti, dei Yan^ 

li e di tutt' i popoli di origine germanica, stabiliti 



uno pwmo. 4i 

ad f8Hpo il pili rmoto tra l'Elbi^ b TlrtoU ed il 
Baltico; nei faala luoghi s' intarodoMero e atabUifoiiOy 
dopo ciie queste localitk coiriMcHs dei Goti) Yandidi 
ed allri popoH di simil ongine^ riafiaaero in gran par- 
te spoglie dei j^imitiTi loro abttantL I poehi CrOti, 
Yandali e Germani rimasti nella prinuera patria^ fic^ 
marono eoi progresm di tempo im popolo solo c^{li 
Slayi, che da qnell' epoca fino ai giorni noetri ri è 
in ^lelle parti conaenrato» I caratteri di questa unio- 
ne H lontana sono anche oggidì rieonosdlrili in molti 
hioghi, dorè i tratti di uno stesso popdlo hanno un 
non so che «di misto del carattere deg^ antichi Ger^- 
mani e àef^ Sh^i^ e la lingua è un miscuglio di 
radicali germane e slaye» 

Si sono premesse queste poche nouoni sui popoli, 
che r uno o V altro dri autori ha spesse fiate confiiso, 
ingannato o dalla somiglianza dei nomi 9 come Geti, 
Croti 9 Yandafi e Tinidi | o dai luoghi stessi dag^ uni 
e dagli altri abitati; dalle quali nouoni la storia degli 
Shnrì in generalci e qneUa dei Dalmati in particolare, 
come appartenenti a questa nazione, può ricevere una 
qnaldie dilucidazione* Non fuori di proposito ri può 
i^^ungere finalmente Y ortaUme daminiealej che alla 
vera e pr(^[Nria lingua gotica attribuisce Luca Linda, 
storico non spregevole del 1600« Da questa orazione 
se vera fosse, si verrebbe a conoscere l'antica germa- 
nica lingua dri Goti, mista con qualche radicale slava, 
derivata dall'unione e eonsorrio deg^ Slavi, Goti e 
Yandafi sulle rive del Britico, riferibile a quel tempo, 

eh' ebbero i primi lumi del cristianesimo* 

a Atta un sar chu in pfiminA , vuinal namo thein , 

vimai tnde nasstij thein* Yuarthe Yuilga theins, sue in 

Himina, ha ana arte* Li laes un sauna thana sen- 



42 STOBU DELLA DAIJI4ZU« 

cheim gi kus hinuMidaga ^ |^ affet mis tathei 8cal«h- 
8t^;auiia «va 8Te gaaty aveit artetam taim Aviaoi cen^ 
sarém^ gah ni brigos uns in fimeatab^ ak laoztt nns 
af tanna nbluu « Rfi sembra ch'ella con qiial(^ ye-r 
ronmiglianza potrebbe così tradoni: 

Padre nostro^ che sei ne' eidi^ santifica il nome 
tnO) come cdà svila nostra temu Yal(pi la vdontà 
Ina come in cido^ cosi sulla terra* Tu misaricordioso 
di bqon mattinò donaci un toaoEo di pane; deb perdo- 
na a nói miseri i debiti ti^ Terso g^i ospiti' tutti^r 
come perdonjamo i nostri ai debitori nostri ; deh non. 
metterci in tentazione, ma liberaci da ogni maku , 



•^-^m 



CAPinreio ly. 



I prbni&fi Mbmii detta JMmazià mariUbna furono 



HfroiAe 



ranno 1637 uananad rera volgare^ dopo Ai 
arer portalD la na esenzione fino ai confini delle 
Spagne^ ritornando per tenra daUe stesse^ arriYO co' 
anoi Bcguani in C^iio, come d -rilera da Diodòro 
Sieoio e da Appiano Alessandrino. 

L'antìdiiàiy è yero, molte cose attribm ad E^rcote, 
die non aono Yerosimifi, e che siqperano ogni nostra 
credenza» Ad onta di dò, a meno che non vogliamo 
to^^iere qoabinqne deferenza agli antichi storici 9 non 
possiamo negare die Ercole non sia stato nn nomo 
di certa virtù e forza straordinaria 9 il qnale incontrioh- 
do molti e grandi pericoK ha girato la terra, ed ha 
reso s^poalati benefizii agli nominL 

RegnaTa Diraco in Epidamno, cittìi dell'Epiro, e 
si attr ova va in aperta guerra coi proprii fratelli, dai 
quali conteso gli era il regno* Si rivolse egU all'assi- 
stenza di Ercole e de' suoi compagni, b quale gli 
venne accodata col patto di una rimunerarione, che. 
conaster doveva in una porzione dd territorio sog^ 
getto a Diraco^j 

Tinti finrono e scacciati i pretendenti fratelli, e 
npemore il re della promessa btta, nonché desidero- 
so di prenùare il ricevuto benefiauo, donò ad Ercole 
qnd tratto A terra, che dal fiume Drilone si esten- 
Je d riarone. Aveva Ercole fra gli dtri figli Hillo 



44 STOMA DELLA DAUUZLU 

nato^ dalla consorte r Blelita 9 confidato per k sua 
educazione a Nanoitoo suo do in Feada, ndl'odier^ 
na isola di Gor(u« 

Hillo erede paterno vdlendo trarre profitto del ter^ 
ritorio donato al genitore con una colonia di Fea^y 
▼enne a stabilirsi nel medesimo ^ e distribuiti i luo- 
^tà e le terre fira quelli che ayera condotto, chiamò 
Hillide il tratto di terra suddetto; onde i forastieri 
che potevano soprayrenire ed i suoi coloni, non so- 
lo vivessero uniti sotto di uno stesso repane, ma ben 
anche sotto di un solo nome» 

Gli abitanti di qiiesta regione da Hillide detti HiU 
lici, furono col progresso di tempo chiamati Illirici V 
e così anche la terra loro Uluride ed Illirio* 

Qu^to tratto quindi dal Drilone al Marone, è qudl- 
lo da dove ebbe il suo principio Tlllirio, che in pro- 
gresso di tempo sì grandemente si estese; ed una 
prov9 grande di dio dedur possiamo da tutti ^ anti- 
chi autori, i quali hanno sempre compreso questo 
tratto nell'IIlirio, e nominato Uirio proprio; mentre 
tutte le altre parti dell' antico regno illirico, Ae si 
estese fino ai Libumi, quantunque comprese nd nome 
generale d'Olirio, hanno avute un'attra particolare 
denominazione» 

G>sì Schimno duo dopo descritti i luoghi degrU-i 
lini e Bullini fino alNesto, il tratto di paese che da 
Ffesto incomincia Io ehiama Illiride, parrecta deineeps 
lUuis. Dionisio Alessandrino, Pomponio Mela lib* 8» 
cap* 2« e Plinio lib» 3» eap« 22« i propriamente detti 
mirici li pongono tra il Narone ed il Drilone, qnan^ 
tnnque con loro in queste parti nominano degli altri 
popoli, i quali olire il generale illirico, avevano il loro 
nome particolare* 



uno mMk 45 

Ifon si My M GBiiìm «egnasse in qaestè parti so^! 
bito dcvpo Hillo, o se tn r imo e Tallro tì tb9Be vn 
ahro TCgBaate* 

GBnico aeeobe gli A rg oiw w ti dojpo temloata la I<^ 
ro spediaone nd Ciotoo, li So/nà non solo di Ttreri, 
ma diede loro degli vomÌDÌ pratici ndla natigaziom» 
dell' Adriatioo^ onde poteaeero con pia aienrezza com- 
piere €Sb^ ékt loro restava dell' intrapreso marittimo 
▼iagipo* 

Silace, die scrisse 400 anni prima ddi'era Tolg»- 
re, diee: CSiie approdarono gli ArgoÉanti ndle tennte 
degl'IUinif le qnali secondo ScUmno si eStendevap 
no fino alla Cettina^ all' antico Nesto^ ed in godi luo- 
go doYC smgono uM^te isole, die rendevano tra mez^ 
zo alle stesse difficile la narigauone; e sog^fidnge: 
Gbe soddisfiitti gli Appo n enti dei bnoni trattamenti ri- 
cevuti da|^ niini, donato avessero a loro ano dei 
tripodi, die aveva lesone ricevuto da Febo, e che 
questo tr^iode per conrigKo dell' oracolo fosse stato 
aepoko in ima fossa pnMfonda presso all' indita dt« 
tii HiUenide, onde non fosse più veduto da alcuno» 
Il sito dell'approdo deg^ Aigonauti si può' conghiefe- 
turare Ae fiisse il seno salonitano, e la àUk di Hel- 
lenide, qudla die posteriormente fii detta Nesto, e 
poi Salona; poiché le città di Epeao e di Trae sono 
molto . posteriori al tempo deg^ Aigonauti, e d'innan- 
ri il*seno suddetto si estendono le isole di Bua, ZÌf 
rona, Scita, Brezza, Lesina e Lissa, fira le qndi, per 
l'in^etnositìi dei venti boreali, anche al giorno d'og^ 
IP non è sì Ùì(Sìb H navigare» 

Non è cosa fuori di verorim^anza il dare a Sa- 
lona un' antichitìi si grande ; mentre Sfica Madio neU 
lasua storia cap» 15« la fii grande sino dal tempo di 



48 STOBIA^ DELLA BALBLiZU. 

quabinqae cagione però sia ciò derivato^ è evidente 
che Lissa e Pellagrosa della Dalmazia hanno molta 
relazione con Lesbo , Issa e Pdasgia deUa Grecia , 
menzionate da Dioddro* 

Oneste e poche dite tracce dell'antichissimo domi- 
nio dei Peksgi nell'Adriatico e nell'Olirio, si attrova- 
no appresso qualche autore prima dello stabilimen- 
to dei Libumi, altra greca antichissima popolatone 
della qoale pih fondate e più sicure notizie rilevar 
possiamo dall' antica storia di queste contrade. Om- 
mettendo tutto ciò che con più o meno probalitìi os- 
servar si potrebbe ancora intomo ai Pelasgi suddetti, 
h incontrastabile che la maggior parte ddh Dalmazia 
eolie sue isole fosse popolata dai libnrd; mentii 
tanto dagli storici antichi, quanto dai posteriori a lo- 
ro, e l'isole della Dalmazia anticamente erano chia- 
mate libumidi, Libumia tutto quel tratto che dal 
fiume Tizio si estende al Tidanio, e lo stesso mare 
ora detto Adriatico, mare libumico* 

Molti vogliono , ed è ^obabile, che i Libumi fos-' 
sero una porzione dei Pelasgi, ch'ebbero il loro no- 
me da quello di Liburne, loro condottiero ed inveib- 
tore delle navi libunuche (!)• 

(i) Ndla prima battaglia navale dm Romam coi Cartaginesi 
sotto DdìIIìo figorarono le navi libumichey dai Lissani condotte 
in soccorso de! Romani loro alleati. 

Anche nella celebre pugna navale di Alio tra Ottaviano e Mar- 
c' Antonio , le navi libanùche somministrate dai ladertipi mira- 
bilmente servirono il primo a danni dell' altro , e dopo questo 
tàiìOf conosciuta dai Romani la loro utilità, sul loro modello in- 
cominciarono a costruirne essi medesimi di varia dimensione e 
.grandezza. Ordinariamente avevano tre ordini di remi per ogni 
parte , e ne furono costrutte di quelle che ne arrivavano fino a 
nove. Le galere dei Yenezbni furono un' imitazione di simili co- 
strunoni nella nuurina ài guerra. Oggi tanto nella costruzione 



uno Minob 49 

Solino li fisi derivare dall' Asia, e Servio vuole che 
provengono dalle Aniazzoni» lO^aeti et Fìsideliei ipd 
smU lÀImmu Hiimdem ob Amttumibui originem MeimL 

Lie Amazzoni (secondo Ephora, ed altri antichi ) 
8^por^[giarono nella Gnria 9 e per aver prole ri unì» 
nmo con i loro confinanti* 

Non è di troppo peso né l' autorità di Solino 9 né 
quella di Servio 9 per istabilnre die i Libumi deriva- 
no dai Pela^9 se non solamente questi 9 ma tutti 
i popoli d' Europa provengono dall' Asia ; d' altronde 
non si conosce con quanto fondamento abbia Servio 
accoppiati i Ebeti ed i Tindelici ai Libumi* In og^ 
getti pero sì remoti chi può pretendere uno svilup- 
pò completo 9 ed una dimostrazione non soggetta a 
difficolta e ad osservazioni? 



ì legni ad uso di ima pubblica annaUi , qaanto ad nto dei 
particolari interessi, dietro le immense cognizioni che la nau- 
tica ha acquistato^ siamo molto distanti dalle ferme e dal mo- 
do col quale erano gli antichi navigli costrutti , e spinti eon la 
impetnoea Ibrxa dei venti sull' instabile elemento^ e tutto ciò 
che ri&fire ai può a' tempi si antichi in questo argomen- 
to, è soprafiatto dall'immensa stperiorìtà, che la marina mer- 
cantile o pubbUca dei tempi presenti ha ottenuto sopra ì tem- 
pi più o meno remoti. Ad ogni modo com'è si bene avverato 
il grande proverbio, Nil sub Sole novum^ non mi sembra fuori 
di propoaito di far conoscere, che sino dai tempi di Yalentinia- 
no e dì Teodosio era stato ritrovato il modo di lar navigare 
le navi libumiche non con la forza dei remi , ma col mezzo di 
ruote poste alle pareti esteriori del naviglio , e spinte nell' inter-^ 
no col mezzo dell'azione de' buoi. 

Queste navi erano velocissime e di tale grandezza e forza, che 
una di esse non temeva l'incontro di dieri altre dell'ordinaria 
nsitata costruzione. Un anonimo presentò ai suddetti principi il 
relativo modello, e comprovò il nsultato, come ci viene riferito 
da Pancirolo, che cosi ne scrisse: 

Docebimus igitur velocissimum Liburnae genus decent 
navibus ingenii magisterio praevalere , ita ut hae per eatn 

T, L 4 



80 STORIA DELLA DACMAZLi* 

Giacché quindi Servio ha scrìtto che i Libami han- 
no la loro orìgine daBe Amazzoni^^'l^lace Iéscio pur 

scritto 9 che il costarne delle Amazzoni cariane sassi- 
steva nella Libamia. adriatica 9 si può egli non dire 

qualche cosa di queste donne 9 che molti alle fiivole 
ascrìvono 9 ed altri poi stabiliscono di una celebrità 
rivale a quella degli uomini? 

Prescindendo da ciò che di favoloso . racchiude la 
loro storia 9 le Amazzoni possono aver colto il tem-p 
pò ed il luogo di contrabbilanciare ed anche sorpas- 
sare 111 supremazia dell' uomo 9 ciò che dipendette sot* 
tanto dalle combinazioni* 

• 

sine auxilio cujusquam ohruantur, Libumam navalihus hcU 
lis ìdoneam , quam prò magnitudine sui virorum exerceri 
manibus quodamodo imhecillitas humana prohibebai, quo*' 
cumque utilitas vocet ad facilitatem cursus ingenii ope 
subnixa animaliurn yirtus impelliti In cujus alveo vel ca^ 
pacitate bini boves machinis adherentes rotas navis lateri^ 
bus voWunty quarum supra ambitum vel rotunditatem ex^ 
tantes radii currentibus iisdem rotis in modum remorum a- 
quam conatibus elidentes miro quodam artis effectu ope^ 
rantur, impetu parturiente discursum, Haec eadem tamen 
liburna promole sui, proque machinis in semet operantibus 
tanto virium impetu pugnam capessit, ut omnes adversarias 
Uburnas cominus venientes facili attritu comminuat. 

Non è ef^li grato il rìoprdare che dòpo seooli da Valentinia- 
no a Teodosio y ai- tempi nostri Fanno i83o sai Iago di Garda 
neiritalia sia stato attivato un naviglio spinto sull* onde di quel 
lago dalla (orza motrice interna col meszo dei cavalli ^ che in alto 
mare tanU secoli innanzi, in navigli di mole smisurata, col me- 
desimo meccanismo si operava col mezzo de' buoi? 

Sebbene non si conosca il nome dell' inventore d' allora , e 
nemmeno se Si lo stesso che scrìsse a Yalentiniano e a Teodosio, 
vi è molta ragione di credere che £>sse un Dalmata della Li« 
bunùa ; rócche la memoria parla intieramente di navi liburni** 
che , riferibili a <jaesti luoghi , dove la costruzione di tali ba- 
stimenti di mare era conosciuta da secoli molto più remoti , e 
dove sotto i Romani deve aver rìoevutd il possìbile sviluppo, 
che qudi' dà oflbrir poteva. 



LIBBO PEMOé 51 

du paò* n^fan alle donne uno spirito ^ nn valo- 
re^ doTe le cireostanze fotte ai combinano per po- 
terlo «vihqqpare) di ima aieni) e di nn' estesa capace 
di cpialmiqiie passione 9 che fii agire Tnomo medesimo^ 
IPdasgi confinavano colle Amazzoni 9 mentre dal- 
la Licia 9 che confinava con la Giria (come secondo 
INodoro Sicolo fii riferito al cap. II.) sotto la con- 
dotta di Xanto passarono in Lesbo* Le Amazzoni duiH 
^pe si imitano coi Pelasgi« Silace net descrivere la 
popolazione ddl'IDirìo antico, colloca dopo T Istria la 
Lilnifiiia ; mentre, e con troppa ragione, alla Libnmia 
ascrive le isole Absirtìdi* 

Indica le città, dalle qoali era popolata, e soggiun- 
ge die gli abitanti delle citta stesse erano governati 
dalle donne, le qndi erano libere dai mariti, e si u^ 
nivano per aver prole con i proprii servi, e cogli 
uonuni dei Inoglii confinanti* 

Questo costarne delle donne liburne, non poteva 
derivare dhe da quello delle Amazzoni della Caria, 
ed i Libumi potevano essere o i figli delle Amazzo- 
ni procreati coi Pdasgki, o Pdasgi stessi, che nel 
IrasIòcBrsi dall'Asia sulle rive dell'Adriatico hanno 
conservato questo metodo di propagazione* 

CSo che Silace dice, che gli abitanti erano gover- 
nali daDe donne , non deve riferirsi al governo pubbli- 
co ^mentre i Libumi fiirono intelligenti e valorosi, 
avendo esteso fl loro dominio anche nell'opposta par- 
te ddlltalia), ma al governo intemo assolato dome- 
stico, ed alla liberlà suddetta dell'unione, principal- 
mente derivata dall' occuparione degli uomini nei viag^ 
gì e ^edizioni di mare* 

Vogliono alcuni autori antichi, che le Amazzoni 
suddette, onde non essere soggette agli uomini aves- 



52 STORIA DELLA DALHASOA. 

sero primieramente adot^to Tóso di uccidere i figli 
mascld, e poi di storpiarli in lu<^ di fisurli morire* 

Non è presumibile^ che i Pelasgì^ coi quali gene- 
ravano (sino dai tempi i più remoti 9 calcolati per uo- 
mini forti e di singolare capacita) tollerato aTcssero, 
che la loro prole fosse uccisa o storpiata dalle don- 
ne 9 con le quali 5 come confinanti 9 erano in giorna- 
liero contatto; anzi è presumibUe che la libertia ad 
esse accordata^ non aveva altr' oggetto 9 che di otte- 
nere da queste il modo di procreare dei figli forti e 
ben /atti 9 mentre le donne certamente in confironlo 
degli uomini deboli e mal fatti 9 avranno preferito ì 
robusti 9 e quelli di forme soddisfacenti* 

lu uccisione dei maschi 9 se pur fii vera 9 non pos- 
siamo ascriverla che a quelli 9 i quali per avventura 
deboli 9 deformi e storpiati nascevano 9 onde questa 
razza non venisse a contaminare quella dei robusti 9 
calcolata per le vbte d' ingrandimento di questa na- 
zione 9 sì potente una volta nell' Asia e nel mare 
Adriatico* 

Del dominio dei Libumi in Italia abbiamo prove 
evidenti dal nome del monte Libumo in Puglia in-* 
dicato da Polibio 9 da quello della citta Liburna ricop» 
data da Zozimo presso Ortellio 9 dai popoli Libumi del 
Piceno indicati da Plinio 9 da Livorno celebre porto 
e citta nella Toscana anche oggidì sussistente9 e daUa 
citta di Ancona 9 l'origine della quale da Plinio è 
attribuita ai Siculi ed ai Liburni* 

Quando verrà il luogo di scrivere in particolare 
sulla Liburnia9 sarà maggiormente sviluppato tutto ciò 
che riguarda il valore e la possanza de' suoi antichi 
abitanti 9 l'origine precisa dei quali 9 sebbene non si 
possa stabilire 9 deve ascriversi alla greca 9 o greco 



UBRO puma. 55 

Vdaisf^ ; méntre dalla loro abilitìi nella navigauone e 
nella costmuone ddle naTi, e dalle conquiste da essi 
fidte^ fa una di quelle nasioni, che non erano del 
nomerò delle coti dette barbare^ ma in calore e ta« 
lenti pari degli altri Greci di qne'tempu 

Non è poi nna picdol prova deEa loro derivazione 
dalla Greda^ il anddetto costarne ne Da procreazione, 
die originario dalle Amazzoni deUa Caria e dai Pe« 
lasgi deUa Lida, ai tempi di Silace ancor si conser^ 
vara nella libornia adriatica 9 secoli dopo delle ca^* 
riane Amazzoni* 

Posteriormente ai Greci condotti da HiUo, e sta- 
biliti neD'Illirio propriamente detto , ed ai Liborni 
stabilitisi so di tntta la costa marittima della Dalma- 
zia, e specialmente tra il Hzio ed il Tidanio, all'e- 
poca di DioniBio il tiranno i Greci di Siracnsa dal« 
la Sicilia A stabUirono nell'isola dalmatica Lissa, in 
origine occupata dai Pelasgpi, e ri fabbricarono una 
citta deD' istesso nmne , che col progresso di tempo 
ri rese non poco celebro; mcntro i primitiri abitanti 
Pdasgi vìvevano dispersi per l'isola, né avevano al- 
euna ritta o luogo di considerazione* 

Da fissa ri dilatarono in seguito i Siciliani nell' op- 
posta spiaggia dell'Illirico 9 che si estendeva dalla così 
detta penisola Hillide per lo spazio di circa 50 mi- 
^6m sino al fiume Tiluro, oggidì Cettina* 

Fra le citta fid)bricate da loro sul continente si an- 
noverano Traii, che eriste anche oggidì ^ come si ri- 
leva da Strabone lib* 7* Tragwriuin , luion j Edsma, 
Efesio, che secondo la tavola teodosiana fii citta gran- 
de 9 con un porto capacissimo. Le vestigia delle ruioe 
dimostrano 9 che fosse fiibbricato dall'una e dall'altra 
parte del piccolo fiume Xernovizza^ che scaricava 



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54 STORIA BELLA DAIMXOA. 

le sue acque nel porto suddetto 9 e Siculi posta ndlà 
tavola teodosiana tra Traii e Salona^ colla quale con- 
corda Plinio^ che cosi scrisse a lib« 3. cap« 22« Tregua 
rium dv» Ronumorwn nuarmare noturnSiadij in quem 
loeum Dm CUmdku veteranos mimU Satana ColonUu 

Trak alla venuta dei Siciliani era penisola^ e ven- 
ne fabbricato nell'istesso sito dove attualmente si at- 
trova* La sua separazióne dalla terraferma non è ope- 
ra della natura) ma dell' arte^ essendo stato &tto il 
fosso 9 per circondala tutta dal mare 9 nell'anno 1242^ . 
quando Bela re d' Ungheria fug^^do d' innanu i 
Tartari che lo inseguivano 9 si rift^ò nella città sud- 
detta* Ella è stata fid>bricata non circa V anno della 
centesima olimpiade^ come vuole il Lucio 9 ma nell'ul- 
mo anno della olimpiade 98 9 cioè 38S anni avanti l'e- 
ra volgare; mentre Diodoro Siculo nel lib* 4* dice che 
Dionigi cominciò a fiibbricare delle citta per la costa 
illirica nel surriferito anno della 98** olimpiade» 

Salona certamente a quell'epoca esisteva) fesse el- 
la nominata BUllenide o PIest09 doveva essere citta di 
considerazione e di forze; mentre i Siciliani per pro- 
teggere il territorio occupato fabbricarono le suindica- 
te città9 probabilmente coli' oggetto di arrestare i pro- 
gressi dei Salonitani 9 avendoli con queste colonie 
dalla parte del mare aifetto circondati. 

Anche i Pharii cominciarono a febbricare Faro nd- 
l'anno quarto della suddetta olimpiade 9 ed in tutta fretta 
diedero fine ai relativi lavori entro lo spauo di un anno* 

La vicinanza di queste nuove citta e fortezze d'ii^- 
nanu i loro stabilimenti 9 eccito in seguito l'animo 
degl' Illirici del continente 9 e risolvettero di attaccare 
per la prima quella di Faro* 

I Pharii vennero soccorsi daDa flotta siciliana9 che 



V 



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unu) Filimi. SS 

Dioiiìsìo teneva pronta nell'Adriatico^ la «piale unita 
a qpeDa dei lissani attaccò gV Illirici occupati nell'ae- 
6edio deila citta difesa dai nuovi 8noi.aliitaQtÌ9 li vin- 
se e dfepene^ fiicendo loro soflrife la perdita di ów* 
que mih uoadni morti ^ di due mila prigionieri (dei 
dieci quia che ne avevano) ^ nonclie della m»gi^ par« 
te delie barche ratte qndi si erano traspwtalL Sem- 
h» certamente che sutte coste di questa provincia la 
navigazione sia stata molto avanssfta sino da quel tem- 
po ^ ae n^ esìstevano tanti nav^i^ che capaci forano 
di tcasportaro dal continente all' boia niente meno di 
die<a mila nomini. 

Sembra pure che quest'Illirici Cossero i Salonitani 9 
ed i popoli a loro vicini (1) gli Ardidei^. i quali dopo 

(1) La soonfitta degl* Illìrici dinnanzi Pbaros secondo Dìodoro 
è aTYcnata nelT anno primo della 99. olimpiade , 384 anni in- 
napxt Tcrafolgare, un anno dopo delb oostrazìone di Lerina fat^ 
ta dai Greck di Pharos ( isola delFArcipdago ) che fev consiglio 
di un oracolo renoero a fissarsi e fortificarsi in riva al mare so- 
pra di questa , senza essere inquietati dai Barbari abitanti delle 
altre locatiti. I Cdti mollo prima di questo tempo intasa ave- 
vano la Japidia e la Liburnia y e dovevano aver occupato andie 
degli altri luoghi mediterranei della Dalmazia non ancora a quel- 
r epoca con questo nome conosciuta. 

1 Geki pnncspalmente sortirono dalk Brettagfta, dove sulle 
coste dell'Oceano devono aver nyja-poco appresa la. navigazione^ 
e non é impn>babiley che uniti agli abitanti del continente det- 
ti barbari abbiano intrapresa la spedizione contro Pharos a rì- 
diiesta dei barbari abitanti ndl' isola ^ che incominciarono a mal 
soffrire i Greci upovi ospiti. 

Le forze dei Gdti in queste parti a quel tempo dovevano a- 
ver ricevuto un notabile incremento^ se 20 anni dopo del 36o 
innanzi Y era. Bardile regnava sul trono illirico formato dai Cel- 
ti , né da sé «oli i. Barbari dd continente potevano intrapren- 
dere con tanta quantità di navigli una marittima spedizione, che 
venne dalla flotta di Dionisio quasi intieramente distrutta. 

Né mi sembra adottabile lopinione del Lucio, che vuole sien- 
si raoodti i legni illirici nel porto di Traù e nell' isola Bua , 



56 STORIA DELLA DALMAZIA. 

A forte sconfitta devono aver in ^piaklie fpaiM acco- 
modate le cose coi Siciliani e coi loro colonisti; mentre 
Salona non fu mai da questi occupata 9 e le loro co- 
lonie poste sì vicino a questa citta 9 centro delle re- 
lazioni inteme dei popoli abitanti i) continente 9 non 
furono disturbate dai popoli stessi 9 se non molto tem- 
po dopo 9 quando incominciarono i Dalmati ad infe- 
starle; motivò per cui ebbe luog^o la prima guerra 
tal i Romani ed i Daknati medesimi. 

Esistono anche og^di delle vestigia di fid>bricato 
antico a due miglia lontano da Traii verso levante 
sopra di una punta detta Fareze9 e se Siculi 9 o Si- 
CIÌ9 di Plinio era tra Trìi e Salona9 questo dev'essere 
stato U sito delk terza colonia dei Siciliani di Lissa ; 
e siccome Tran 9 Siculi 9 Epezio erano sì vicine una 
air altra 9 e circondavano il seno saloniano 9 così non 
vi è quasi dubbio 9 che il principal oggetto nel co- 
struirle non sia stato quello di poter imporre a quel- 
le forze 9 che dal seno stesso potevano essere spiega- 
te sul mare 9 il dominio del quale volevano ritenere i 
Siciliani a preferenza di qualuncjue altro. 

Tutta la costa marittima quindi dell'odierna Dal- 
mazia anticamente era abitata da popoli di origine 
greca 9 non meno che le sue isole 9 se dal Drilone al 
barone fu popolata da HiUo e dai FeacÌ9 dal Nesto 
alla Hillide dai Greci sicilianÌ9 e dal Tizio al Tida- 
nio dai Libumi. 



mentre Traù era già occupato dai Lissanì^ ecl i Lìssani furono 
uniti alla flotta di Dionisio nella pugna contro gì' Illirici , è quin- 
di probabilissimo che questa spedizione abbia avuto luogo da Sa- 
lona y dove hanno potuto raccogliersi niente meno che dieci mi- 
la uomini y ed imbarcarsi nei varii porti ch'esistono d'intorno la 
cittì suddetta. 



UBRO PROfO* tf 7 

Se i Feaci popohrono la Ddmazia dal Drflone al 
rbnme, i Siculi dal Tiloro alla peniaola fliffide, ed 
i Ubiinii dal Tizio al TidaniO) restano i tratti dal 
Plarone al TUuro^ e dalla suddetta penisi^ sino al 
Xizio^ dei quali non si è &tta menzione 9 e neppnr 
delle popolazioni che li abitavano* 

JÈ cosa molto difficile ed inutile al ^omo d'oggi^ 
lo stalMlìre T origine di ogni popolo, dei molti che 
con aversi nomi sono collocati in queste partì, e che 
gli uni agli altri con nomi diffsrenti si sono nel de- 
corso dei secoli soccedutL 

Precisamente pero è manifesto, che dal Narone.al 
Tihiro gli ArdUdei popolarrano questa costa , rivali de^ 
gfi Autoriati, che abitavano le parti montane , che agli 
Ardidei soprastavano« Le animosità di questi due pò* 
poli ebbero corso per lunga pezza di tempo, i primi 
cercando di dilatarsi maggiormente sul continente nel 
montano, e quelli cercando di sempre piii ristringere 
gli altri verso il mare* 

Gli Autoriati erano nel numero dei Barbari, dai 
quali successivamente sorsero i Dalmati e la loro re« 
pubbfica, e gli Ardidei dovevano essere della stessa 
erigine degl* Illirici, che haqno popobto U tratto dal 
Dfilone al Narone, dove veramente la colonia dei Fea- 
d sotto Hillo si fissò in origine; ma col successivo 
aumento della popolazione sorpassato il Ffarone deve 
essersi estesa non solo al tratto, che da questo fiu- 
me al TOuro si estende, ma ancora aver popolata in 
p«te pare 1. penbol. HiUide, la quale in memoria 
d' Hillo, autore degl' Illirici, dal Drilone al Narone 
ha ricevuto il nome suddetto» 

In questo tratto, secondo Silace, esbtette anche 
Aoa citta di nome Ercolea o Eraclea, così nominata 



S8 STOBIA «EIXA DALMAZIA* 

in onore di Ercole j padre d' Hillo. Egli così scrisse : . 
Od poUa esti Hdlems enf/iente e onomtu Hetvidda cui 
Umetu Eisi de oi JeresUtmne, BuUinis lUou 

Nel porto formato dall' isola di Bfirara^ oggidì detf 
ta SanarcangelO) yì sono delle roVine e vestigia di 
una citta antica* 

Queste rovine senza dubbio appartengono a quella 
città 9 eh' ebbe sotto i Romani il ncnne di Pretorio^ 
e probabilmente Pretorio è stato fid>bricato solle ro« 
vino dell'antica Erafdea^ ed in lu(^ di Eraclea sarà 
stata dai Romani nominata Pretorio; mentre in tatta 
la penbola BQUìde 9 in nessun altro luogo oggidì che 
in questo) si trovano vestigia di citta antica* 

Se i Feaci) i Libumi^ i Siciliani erano totti di ori» 
gine greca 9 o quindi tutte le popolazioni marittime .9 
distinte in lUmii proprii, in Ardides SieuUj HUUm, 
Buiùds JerosUanne e JLiburnij dobbiamo con molta ra- 
gionevolezza 9 piuttostochè a qualunque sdtra^ riferir^ 
alla greca originalità e derivazione* 

Silace anche colloca tra gli Hillini e gli Erostam- 
ne certi Lotofisig^* Popoli Loto&ghi non è verosimile^ 
eh' esistessero in questo tratto j mentre secondo Ome- 
ro i (lotofagi erano i più barbari e crudeli uomini 
dell'età antica 9 e quasi cannibali* 

Questo nome sì odioso probabilmente sarà stato 
applicato ad una parte della popolazione degl' lUini 
e dei JerostamnC) ch'abitava presso il mare 9 per la 
loro sevizie esercitata sopra i naviganti) che avevano la 
disgrazia 9 a motivo del pericoloso passag^o del prò» 
montano di Diomede 9 oggidì detto della Pianca9 di 
naufragare in questi lidi* 

Essendosi però queste popolazioni da qualche tem- 
po qiuisi intieramente dedicate al lavoro delle terre 9 



UBRO nOMO. tf 9 

dal qoale rieeYOBO di ^ il oorrispondeiite oompeiiM^ i 
loro costumi si sodo molto ammi(|;lioniti 9 e vi è tatto 
la lusinga di credere^ clie col progresso di tempo fl 
cangiamento diverrà pia sensibile e pia aggradito* 



• r 



> • 



CAPITOLO \. 






f frimUM MttmH MU IMombm meéiUmmen e At 
ìa JiqnSa ptrono Jtorijfìne dava» 



P 



er ^ Shii non intendo in qoesto laogo qae' pò- 
pofiy che nel terzo Mcolo e pm oompairero in Earop% 
a danni del romano impero; ma nn popolo antico 
ddl' istesM origine col nome di bari>aro chiamato neU 
rantidiita, che ha aUtato Ha IMmazia mediterranea 
e la Jiqpidia prima ddU' arrivo dei Cdtiy che parlara 
la lingua, ed aTera il carattere nazionale dri aaddet- 
€i Slavi, che posteriormente comparvero. 

Innanzi Vera Tolgare non ri attrora alenn antore, 
che abbia nominato i Shmi^ sebbene esistessero in 
Polonia, in Pannonia, in Dalmaziaii ed in altre par» 
ti della fena (1). 

(i) Vogliono alconi autori clie gli Eneti ddli Pafbgonia, eon- 
db>tti da Antenore all' ettremità dd golfo aclrìatioo, dhe ikàero 
3 nome alla provìncia veneta dell* Ituia , aieno itati di origine 
■lafa, significando la voce greca Henetos gloria, effualmente che 
la slava , dalla qnale furono nominati i SuvL Vucue egualmente 
il padre Mikoctj'y che con molta erudizione scrìsse sopra la Crofr* 
sa e la Dalmaiia , che F antichissimo linguaggio dei Veneti sud- 
detti fosse misto di scitico e di medo ; dal die dedurre si può 
che gli Eneti della Pailagonia , da auesta provincia dell' Asia 
traspiantaù nell'Italia , sortiti fossero oalla Sazia e dalla Media, 
d'onde egualmente devono essere sortiti i Vinidì, gli Slavi, i più 
antichi abitanti intomo alla Vistola e sulle rive del Baltica 

U nome però di Henetì e di Vinidi è greco , eoi <inal erano 

. noti agli altri popoli questi abitanti , e quello di Slari non è 

comparso che dopo l' era oonmne \ quindi gli Shri oon qneato 



62 STOBIA. WmXA DALMAZIA. 

Non vi è forse tin» pnovincia 9 dave nell' antiokità 
floao con diversi nomi «entnidifistinti akrettanti diflfe- 
renti popoli^ quanto in Dalmazia j che eertamente tut- 
ti non erano di speciale diffeiente origine^ ma erwo 
nella maggior parte di una stessa schiatta diversamen- 
te nominali* 

Nel capitolo precedente coli' autorità e fondamento 
àà più accreditati autori ^ è stato abbastanza dimo- 
strato) che la costa marittima dell' attuale Dalmazia ^ e 
le sue isole finono popolate '-du Grecia éai Pdas^^ 
dai LihiMii e dai SicuU, tutti di origine grecai 

Anche Diomede^ che signj(ire^è i^el mare Adria- 
tico 9 che diede il suo nome $31' isole adriatiche Dio- 
medeC) deve aver lasciata qualche colonia de' suoi; 
sebbene di queste non vi eriste alcuna memoriaè 

Silace e Schimno Chio vojj^ono che i Libumi 
fossero droondati da certi popoli barbari^ abitanti le 
interne località 1 ed ^^almente vogliono che i Siculi 
di origine greca^ stabiliti tra la penisola Hillide ed il 
TilurO) fossero diventati barbari dall'uso e dal com- 
mercio coi barbari vicinu 

I Libnrni non erano tali; U dominio loro sul colir* 
tinente principalmente estendevasi dal Tizio al Ti-* 
daniO) e sul mare era prolungato col mezzo delle iso- 
le Absirtidi fino aU' Istria. (1). 



nome non furono noti m nessan' altra parte deDa terra che in 
Europa y dorè all'epocai ioprammentofata furono conoaciuti , e può 
dirsi che sono un popolo afflitto europeo. 

(1) Celebri nelF antichità furono le isole Absirtidi ^ dette og- 
gidì del Qnaraero , per V uccisione di Abstrto fatta dalla sorella 
Medea, e per b caouta di Fetonte, che successe nel mare che le 
Giroonda. 

Schiumo Chio in prova della suddetta caduta accenna, che la 



UBBO Fimo» 65 

Chi eraBO adouiqae questi harbari, che awicmava- 
no è drcondavano i Libnni^ nazione eaperta e va-ir 

lorosat 

C!ld erano qoelti dhe n elione deDa loro vidnan» 
za coataminati avevano | costami dei Sìculi ^ derivati 
pare da ona nauone esperta , e la pia divilizzata di 
^e'Ieoipi dai Sidfiani? 

JD termine di barbari qni impiegato, non si pnò 
ne dere prendere che per popolazioni poco note, di 
liogoa e di' costumi differenti da quelle^ che non era» 
no eomprese in questa categoria* 

Non potevano essere ne Golchi ne Pelas^, ne co» 

Ionie di Diomede o di Troiani, né Libumi né Etra- 

• * " 

popohzioiip intiera di qodl' isole oonserra?^ fino ai tempi suoi, 
un feoolo innanzi F era ^ la rette ne^ e T abito lagubre. 
Nella vernone £ HoUtenìo dell'autore predetto, cosi sta scritto: 

OUmqm conUgisse nonnuUi .asserunt 
fncendium Phaetontis ìiaec circa loca 
Ideoque turbai incolar um omnes adhuc 
Incedere atra veste ^ et habitu lugubrL 

Andie al giorno d' oggi , spezialmente gU abitanti idi* isola 
Y^Ea ìndistintamente indossano da capo a piedi vesti di color 
nero , e sembrano coperti di generale oorrnccìo. 

Dicono perà che le vesti nere , dalle quali sono ancor coper- 
ti, sieno state indossate per la morte d' un Frangipani ,. signore 
£ Veglia ai tempi del domiiùo dei re d' Uogherìa. 

Qvalnnquc ella è questa tradizione, se un secolo innanzi deU 
r era cristiana, mi autore accreditato ha riferito che rio successo 
na in memoria della morte di Fetonte, dobbiamo a questa plut- 
toftochè all'altra opinione appigliane , giacché il costume è si an- 
teriore all'epoca del Frangipani) e oonchiudere che la disgrazia 
£ Fetonte non è una pura favola,, ma una verità avvolta nel 
velo della medesima , e che singolarissima fu la pietà di questi 
abitanti in an* epoca si remota , come lo è anche ai tempi pre- 
9enù , nei quali conservano i medesimi contrassegni di si lonta- 
no dolore. 



64 STOBU VELLA DAL]|UZU« 

sdii j meatre tatti qaeaA popidi erme noti ano alFal-r 
Irò, né sarebbaro stati confiEui nel mnne generale di 
barbari. 

rfon potevano essere neppure Gaffi Sennoni, i qoa- 
li sotto la condotta di Beltoyeso, Tanno 614 aTanti 
Tera volgare 9 regnimdo in Roma Tarqainio Prisco 9 
con una moltitadine immensa di popdio , invasero l'I- 
talia non solo 5 ma la Japidia e la Libumia; mentre 
questi primi Galli , che occaparono le provìnce sud» 
dette, ritrovarono dei popoli barbari, che in parte di- 
strussero, e coi quali in parte vissero poi uniti, e 
formarono una sola nazione* 

Questi baibari ritrovati dai Galli devono essere quel*- 
li, che sino dal primiero stabilimento dei Greci sulle 
coste marittime, e nei tempi posteriori prima dell'in-* 
vasione dei Galli, confinavano coi Liburni e coi Gre- 
ci sunnominati. 

Della venuta dei Galli nell'Illirico abbiamo un' e- 
satta descrizione da Pompeo Trogo appresso Justi- 
no lib 24. 

Nasnque GaUi aiundanti moltitudine cum eos non cch 
perent terrae^ quae genererantj trecenta rnUUa homi' 
mun'j^ad sedes novass querendasj veUU ver sacrum mi^ 
Menmt Ex huportio m Italia eomedits quae et urhem 
Romam captam incenditi et portto IBiricos nnus^ du^ 
eXbus amdibm (nam augtirandi studio Galli praeter ce- 
ieros callent) per strages barbarorum penetravit, et 
m Pannonia consediL 

In questa descrizione non solo è compresa l'inva* 
sione del popolo celtico, ma la strage quasi totale di 
un altro popolo, ch'esisteva nelle località da essi oc- 
cupate, compreso ^ottò il nome generico di barbaro, 
assai poco conosciuto* 



UBio mMo# 65 

Sebbene precisamente non si paò stabilire con moU 
to fondamento 9 però sembra cbe i barbari 9 i quali cif^ 
eondavano i Laburni 9 erano i JapidÌ9 posti sempre 
di^ antiebi' a ponente del Tidanio 9 lungo la procel* 
iosa ed oirida costa maritliffia di quelle parti, e fra 
terra posti al dissopra dei Libumi suddettL 

La prima ad essere inrasa dai Galli fu la Japidia* 
Strabone chiama la Japidia penmxUun lUirUs et 
CeUU gentem. 

Qnest' nUrici però non erano gli Illirici di HiHo , 
nò i laburni 9 mentre non consta che avessero i m^ 
desinu esteso i loro stabilimenti sali' orride coste del- 
la Japidia; e Strabone chiamandoli cosi non ha &tto 
che seguire Tuso ai tempi suoi vigente 9 di compren- 
dere nell'IUirio tutto CÌÒ9 che dall'Istria all'Epiro ed 
alla Macedonia si estendeva* 

Ihie^però distinte popolazioni abitavano com' egli 
annovera netta Japidia* 

Dei Galli Sennoni non v' è dubbio, e per ciò eh' e- 
gli ed altri autori scrivono, e perchè la citta di Se- 
gna ebbe da loro l'origine ed il nome 9 come anche 
da questi stessi Celti ebbe l' origine ed il nome nel- 
l'opposta Italia b citta di Sinigallia* 

1a altra popolazione erano i Japidi-Slavi 9 non an^ 
Cora con questo ultimo nome conosciuti 9 perchè si 
trovano sicure tracce della lingua slava nel nome stes- 
so di Japidia9 e nel nome di altre antiche popolazio- 
ni che abitavano la medesima, ovvero i luoghi ad es- 
sa vidni e confinanti* 

Certamente nessuno in oggetti così da noi remoti 
esiger può una dimostrazione matematica di cose 9 sog^ 
gette a tante vicende* 

Se però delle tracce non equivoche si attrovano di 
T. L H 



66 STORIA DFXLA DAÓIAZU. 

uaa lingua esisteate ia queste localitìi, differente da 
quella dei popoli noti 9 che le hanno inyaae e abitate, 
diednr si deve che il popolo ignoto 9 compreso sotté' 
qualunque siasi generica denominazione 9 sia stato di 
quella derivazione 9 della quale sono i popoli prima: 
o dopo noti, che comune ebbero la maniera di espri* 
mersi, cioè il medesimo linguaggio* 

Queste popolazioni ci sono indicate dal piti accu- 
rato degli antichi geografi Claudio Tolomeo, fra le 
quali egli annovera i RIacei, i Derii^ i Dindari, i 
Gerftvnii; e PUnio i Diduni e gli Humani* 

I Sfacci ìBono quel medesimo popolo, che da Germa- 
bico r anno 7.^ dopo Y era volgare nell' ultima guerra 
romana coi Dalmati e stato soggiogato, ed al tém-i 
pò di Germanico fiiceva parte deUa Dalmazia, quan- 
tunque alla Japidia appartenesse* 

Erano forse in lingua nazionale detti Magm (che 
i Romani hanno convertito in Macei) dalla parola 
slava Macj che vuol dire spadone, come quelli che 
usato avranno di portare sempre quest'arma, o di 
portarla a preferenza del coltello, o d'altre armi da 
taglio* 

Infatti fino ai tempi presenti , i Dalmati quasi sem- 
pre, e specialmente nelle fiere, ed in qualunque con- 
corso di popolo, usano di comparire provisti di un 
macs che per lo più tengono in mano, fiicendo mo- 
stra di quest'arma con una specie di orgoglio* 

I Derii derivano dal verbo derats che significa 
scorticare* 

I Dindani, Didari da didj che significa avo , e si 
prende in islavo anche per avito, per antico* 

I Dindani di Tolomeo credo che sieno quei stessi, 
che Plimo chiama Duomi* 



UBBo nuoto» 67 

^ I Cenimi 9 daHo slavo Cerovni^ nome generico del- 
l'albero eli ipiarcia^ come quelli che abitavano ai bo- 
aebi pieiu di questa SMta di alberi^ dalla qnal circOi» 
stanza banno avuto il nome di CterovezL Ancbe og» 
gidì vi sono in Dabnasia ed in Croazia delle locali- 
ÙLy cbe si chiamano Cerre^ Cserovczi (!)• 

Gli Hnmani finakn^ite fiirono così cbiamati dalla 
para voce slava JHtim^ ohe significa monte alto e bo« 
seliivo* S'igncHra oggidì il sito preciso dove abitato 
hanno gli Hnmani; doveva pero essere neU' odierna 
Croazia militare ^ ripiena di monti e di boschi» 

Essendo poi il nome di Japidia originale tecnico 
slavO) come precedentemente ho accennato 9 imposto 
a questa terra dalla qualità generale d^fli abitanti 9 
che all'arte di falegname sino da quell'epoca 9 come 
al giorno d' oggi 9 sono stati costantemente applicati j 
non resta quasi dubbio 4^e la gente illirica nomina- 
ta da Strabone 9 che coi Cebi formava la popolazione 



(i) Alami fogfioDOy che il nome di Ceraviùi derivi dal ver- 
nacolo alavo Ciarovnj ^ cioè i iàscÌDatorì. Plinio annot era al li- 
bro 3, cap. 11. i Cerafnii alli Dalmati ^ e questi Cerami cre^ 
do essere quelli , dei qoali egli parla al libro 7 , cap. a. Esse 
ejusdem generis in Triballis et Hjrliriis adjicii insigonus » 
f la visu quoque affascinante interìmantque quos diutius in» 
iueantur iraiis praesertim oculis. 

Se è vero , che appresso molti popoli semplici , e sp^cial- 
meale abitanti delle montagne vi esisterà la credenza, che le ma- 
lie si estendono a poter uccidere solo collo sguardo fisso e col- 
lerioo, fra ì Japidi antichi vi esiste?ano dunque i bscinatori di 
nmil aorte , ea il nome di Cerafiui perfettamente dimostra 

rista qnafità; ciò che indor ci paò a credere che i Cera?iui 
Tolooieo e dì Plinio derif ano dU termine slaTO suddetta , e 
che in con8e|[oenza questo popolo era slavo , sebbene a queirepo- 
ca gli slari non fossero sotto questo nome conosciuti , ma fossero 
gli Scili, e le loro derifasioni in qualunque siasi parie della lena 
stabilite. 



6d STOBIA DELIA DAUkA2lA. 

della Japidia^ non sia stata una popolazione la qualf 
anche parlava la lìngua dara^ cbe come aUora si 
parla anche og^dì in quelle parti , e la quale ^si era 
ivi fissata prima dei Sennoni (!)• 

Se poi riflettere dobbiamo che gli antichi Japidi- 
slavi erano afEatto inelinati alla vita campestre 9 aUa 
pastorizia 9 senza lettere ) senat' arti ricercate 9 senza 
conoscenza della navigazione ( giacche se fossero sta- 
li pratici della stessa 9 certamente ciò si rileverebbe da 
qualche autore 9 come ci consta dai Libumi loro vi- 
cini ) si può anche mag^ormente stabilire 9 che i baiw 
bari dei quali fecero strage i Sennoni 9 e che circon-* 
davano i Libumi 9 fossero d'origine slava9 Tunica alla 
qdale si possono attribuire i caratteri di una nazione 
opposta alle altre di qne*tempÌ9 rimasta intatta dalle 
invasioni dei Greci e dei Libumi per Y aspritk delle 
coste marittime 9 e dei luoghi sì intemi che alpestri* 

U pili antico popolo che ha abitato la parte me- 
diterranea 9 molli secoli dopo conosciuta col nome di 
Dalmazia 9 è quello da Appiano e da Strabone in- 
dicato col nome di AuthoriatÌ9 i quali da levante e 
settentrione confinavano con i DardanÌ9 da ponente con 
i Liburni 9 e da mezzogiorno toccato avevano in qual- 
che parte anche il lido adriatico* 

Gli Autoriati adunque abitavano precisamente quel 

( i ) Neil* applicare agli antìciù e moderni Japìdl l' aite di oc- 
cuparsi nel legname di costruxione , non è con ciò eh' io inten- 
do di stabilire y che in qaelle parU al giorno d'oggi non vi 
sieno tutte le altre ^ che appresso i popoli civilizzati si attroya- 
Bp, e che ouesd luoghi non contino degli uomini distinti in 
tutte le professioni , e di una cultura gentile , grata ed onesta ; 
anzi fra gli abitanti dell' intiero lido adriatico , a mio credere , 
non ?i é altra popolazione considerata anche nelle classi inferiori 
della soaetà, che più si distingua per la docilità , buona fede, 
ed una semplicità più che amabile. 



UBRO PBDIO» 69 

tratto di terrK^ che dopo yenne nomiiuito Dalnuoia, 
e da dovo la Didmazia col progresso di tempo si este- 
se ddl^Arsia al Ofrilone) e toccò anche i fiumi 8a« 
Ya e Daauhio» . 

Gli Antoriati non erano Celti, perchè per mollo 
tempo pugnarono contro quest' invasori , dai quali fii* 
rono quasi annientatL D loro nome pero non ai estin« 
se 9 se non allora che i luoghi da loro occupati pre- 
sero il nome di Dalmazia , col quale e le località stes«* 
se, e gU abitanti furono in seguito contraddistinti , e 
lo sono anche al giorno d*oggi« 

Se però i]| queste parti stesse, prima dell' occupa-* 
none dei Romani, si attrovano delle tracce di lingua 
slaya nei nomi de' popoli, dei luo^, delle città, 
dobbiamo credere, che anche gli Autoriatì non ea» 
aendo ne Pelasgi, ne Greci, ne Libumi, ne Celti, 
ne Romani, Cossero stati di origine scitica, e forse 
erano detti Thorati, da thor che significa ovile, come 
quelli che più d' ogni altra cosa^ erano dedicati albi 
pastorizia, e per la situazione stessa di questi Ino» 
ghi^ e per la stessa naturai inclinazione di questa 
nazione* ' 

La viziatura di thorati in Autoriati può esser fii» 
cilmente derivata dai Romani, che hanno voluto que- 
sto termine slavo adattare alla loro pronunzia* 

Se gli Antoriati antichi adunque furono slavi , era» 
no dessi quei barbari che soprastavano alle colonie 
greco-lissane del continente, ^ abitanti delle quali 
col commercio co- barbari erano divenuti barbari, 
cioè avevano adottati in pavte i loro usi, e conosce» 
vano la loro fingua. 

Tito Livio, la testimonianza del smale è di tanto 



peso, in queste parti dell' «ntieo flKco colloca e 



smaie 
nPico 



70 BTORIA DELLA DALMAZIA* 

nomina una citta col nome di j9ieIaH(or« (alba bian- 
ca) \oce pura e schietta della liii|faa slava* DeacnTe 
il modo col quale furono trattati a mensa ^'inviati 
romani nella città stessa 9 che bello e netto coindde 
cogli usi nazionali anche oggidì- sussistenti; e molta 
probabilità tì è per credere che Ddminio, Tantica ca» 
pitale dei Dalmati ^ e certamente anche degli Antoriati 
loro predecessori 9 fosse da loro nominata Duhovna 
(la Spirituale )• H luogo dov'ella esistette 9. si cihiama 
anche oggidì Dovno* Ella fii studiosamente fortificata 9 
come il centro deUe rehiuoni di questi popoU mei^ 
tani j ed il deposito dell» eoa^ da essi venerate e 
gelosamente custodite* 

La moltipficita poi di tanti popoli 9 che hanno esi- 
stito nella Dalmazia 9 parte dell' Illirico 9 è una prova 
non meno delle altre dell'esistenza de£^ Slavi in que- 
ste parti , prima dell' arrivo dei Celli 9 e del posteriore 
dei Romam ; mentre tuttr questi popoK non erano che 
le firazioni di una stessa nazione 9 (die o dai luoghi 
dove abitavano 9 o dai nomi stessi di qualche fiimig^^ 
secondo l'uso antico degli Slavi stessi erano diversa- 
mente nominate 9 o da qualunque altra qualilà che 
dava una distinzione a queU'uliione di fiimig^e9 <^ 
alleate fira di loro formavano quasi un popolo sepa- 
rato l'uno dall'altro* 

Molti di questi popoli ritennero costantemente la 
radicale derivazione del lord nome dalla lingua dava; 
alcuni dalla celtica e dalla greca 9 secondo che ,gli 
abitanti furono piìi o meno mescolati 'fra di Ipvo^ e 
tnolti anche furono nominalÌ9 come «fiiacque d Romani 
il sostituire al primitivo un altro nome adattato aUa 
loro lingua* 

Quando in progresso vértt^' Si.; luogo di scrivere. 

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UBRO PAtHO. 71 

sMÉi^ .^^puina di queste popolazicmi in particolare 9 
.qiM^sto pimto sarà lOi^fgiormente trattato e sviluppato* 
'Senza dubbio la PaDuoiiia e la Dalmazia sono state 
pppolate 9 prima dell' arrivo dei Celti , da un popolo 
dUEerente dal greco o celtico 9 e da qualunque altro 
popolo noto a quei tempi 9 i di cui caratteri tutti, e 
Je tracce della sua fiugua lo dimostrano di origine 
slavay checcliè a qoell' epoca il nome degli Slavi ancor 
non ersk in uso* Gli antichi Sciti ed i Sarmati erano 
Slavi, e quindi Sciti 9 Sarraati 9 Slavi sono, una me* 
desima nazione in diversi tempi divei^samente nomina- 
ta 9 la quale in origine col nome di Scizia compren« 
deva nell' Asia tutti que' paesi che stanno al nord della 
Sogdiana e di Saka, con una parte del paese dei 
gongoli) e si fissò poscia principalmente tra i fiumi 
Tires (Dniester) Hypanio (Bog) Boristenes (Dnieper) 
Tanaìs (Don) da dove si propagò nella Polonia da 
una parte 9 e fino allo cQste dell'Adriatico dall'altra. 
Ija prima sortita o emigrazione loro dall' Asia ebbe 
luogo sotto il primo impero del mondo dei Babilone- 
si 9 e precisamente sotto quello di Semiramide 9 e seco 
in Europa trasportarono i loro usi e la loro lingua 9 
trasportandosi da luogo in luogo con tutto ciò che 
atevano; nella qual marcia non poche difficolta in- 
contrarono 9. f^ssendo stati in varii luoghi obbligati di 
sloggiare da- altre nazioni che sopravvenji^o 9 ed in 
varilJuogÙ Svendo dovutp superare c^lla forza quei 
pC^oliy fi» fsontrastar potevano il .Ior<v passaggio o 
h loro fissarioniu 

Bendiè tMèe un popolo nomade e pastore 9 era però 
annat0 9 ed in molte oceasionì ebbe bisogno di tutto 
il suo valore per poter penetrare innanzi e dilatarsi* 

In questa guisa una porzione della nazione stessa 



•:rf 



7S STOBIA DELLA DALSUZU. 

ha potuto arrivare fino alle riye. dell' Adriatico ^ ed 
iuscia della naTÌg^azione fissarsi nei luo^i mediterranei 9 
lasciando libere le coste e le isole ai popoli 9 che priii- 
cipalmente dalla Grecia vennero 9 essendo sfi>rzati da 
varie vicende 9 per mare in traccia di nuove terre • 
di nuova patria* 

Qualche secolo dopo di loro vennero dall' occidente 
verso l'oriente a varie riprese i Galli 9 e si fissarono 
nella Japidia, nella Libumia e nelle altre parti det» 
riHirìco, nonché nella Pannonia^ recando dei gra- 
vissimi danni agli Slavi ed ai Greci di già stabiliti in 
queste parti* Alla loro venuta le cose tutte cangiaro- 
no d'aspetto* 

Gli Autoriatì 9 antichissimo popolo slavo della Dal- 
mazia mediterranea 9 finrono quasi dai Celti distrutti 9 
ed i Libumi fiirono. in gran parte cacciati nell'isole. 

Quelli d' ambidue questi popoli 9 ai quali V amor 
della patria fii più caro della libertìi9 si sottomisero 
ai Celti 9 ed in seguito col mezzo dei matrimoniÌ9 aven- 
do unito il sangue ed il rispettivo lignaggio fira di lor09 
in breve sotto una medesima reg^nza formarono una 
sola nazione 9 composta dal miscuglio degli ScitÌ9 Cel- 
ti e Greci* 

Colle conquiste posteriori poi dei Romani di tatto 
V IlliriO) col mezzo delle loro colonie e dei loro siste» 
mi 9 si perdette in Dalmazia non solo la primitiva ori- 
ginalità 9 ma anche quella nazionalità 9 ch'era derivata 
clall'unione degli Sciti 9 Gred e CeltÌ9 in maniera che 
colla lunga denominazione dei Romani 9 i Dalmati nella 
lìngua, negli usi ed in tatto divennero affatto Romani* 

Coir occupazione della Dalmazia (atta dai Croati 
nel 7*^ secolo 9 la nazione slava nuovamente si ripro- 
dusse in queste parti, e la popolauone nidigena cha 



UBRO ramo* 7S 

tea rablta^ è quella eh' è sortita dafl^OGcapaslone dti 
Croati medkMmL 

GoBSta da Appiano che una porzione degfli Anto» 
nati^ in eonsegaensa di ima gran peate che desolate 
avera le loro contrade della Dalmazia dor' erano sta^ii 
bilitiy sia andata profuga per la terra^ e dke dopo il 
Tii^lgio di fiS. giorni, fosse sfata accolta aj^iesso 
un pe^lo che arerà nome Bastarne, ivi si fosse fer- 
mata 9 e vi avesse fiibbricato delle eittìi* 

Anche Diodoro Bb* 3. ksciò scritto : Qui Afàhoriùm 
tee itomuumter hos ranae in tmbibus eretae^ et prò ti* 
«ttelis deUipme^ gutlis patrimn duererts et ut ben uM 
nume eedes habents profiigere eompulerunt* 

I Bastarne forono un popolo dell' antica Sarmada» 
il quale abitava dalle sorgend della Vistola fino ai 
Carpati* Gli Autoriatì emigrati dalla Dalmazia si tra- 
piantarono quindi neDa Polonia, giacche il viaggio 
dei 23. giorni, che impiegarono prima di stabilirsi ap- 
presso i Bastarne^ coincide coUa distanza della Dal- 
maxia mediterranea sino alla Polonia, ed i Bastarne 
erano abitanti di questa parte della terra , dai quali 
furono accolti* 

Porfirogenito al cap* 30, scrivaido dei Croati che 
occuparono la Dalmazia al tempo dell'imperatore ro- 
mano Eradio, osserva che questi Croati prima abita- 
vano al di la di Bagìbaria, dove al tempo di Porfi- 
rogenito stesso dimoravano i Belo-Crobati. ^Crohad 
pero iMme hMMani ultrm Bmphmim, uU nume nmt 
BéUhJCrohaii. 

Secondo Ludo e vani altri autori, i Bagibwias di 
Porfirogenito sono i monti Carpati, detti in islavo^^ 
BMe^Gorre, doè monti deOe vecchie* I Croati adun- 
que die occuparono nd 1^ secolo la Ddmazia, de- 



74 STOMA PBIXA DAUU2IA. 

lÌTaDp àti bu^hi id di là dei jCarpati, dorè antica- 
mente erano stabiliti i Bastarne 9 e dove si fissarono 
Ifli Antoriati flirti dalla Ilalmazia a cagione deUa 
peste» Questa emigrazione è issata 4>1 Parlati a tre 
secoli circa innanzi l'era volgare. 

Ifessonp è vero pnò con sicurezza aflEsrmarey ^die i 
iproatì inyasori ,di qoesta provincia tanti sejcoli dopo 
l'era comune provengono da^ Autorìati) emigrati dal- 
la Dalmazia secoli prima dell' era stessa; giae^è da 
nessun autore ci viene qoesta cosa indicata* 
. Se pero,i Croati derivarono da quelle località me- 
decime 9 doye si fissarono gli Autoriati, perchè con 
grande probabilità non si può supporre 9 che iCroa^ 
e gli Autoriatì furono una medesima nazione dalla 
Palmazia tre secoli innanzi l'era volgare emigrata in Po- 
loni% e dalla Polonia qel 7«® secolo dopo l' era ritor» 
nata alle antiche patrie dimore^ ed ad un clima dolce e 
temperato 9 si differente dal polono ? Questa deduzione 
è tanto più avvalorata ^ quanto che consta da Porfi- 
rogenito suddetto 9 che i Croati ricercarono ad Era» 
dio imperatore di potersi dalla Polonia stabilire in 
Dalmazia; ciò che fu ad essi accordato col patto di 
Impellere gli Avari 9 che l'avevano devastata. Questa 
ricerca sembra che può essere stata motivata dalla coìp 
noscenza per tradizione 9 che fira di loro si conserva- 
va 9 che i loro antenati fossero sortiti da queste par- 
ti; il che in loro avrà eccitato il desiderio di nuova- 
mente occupare Y antica loro patria9 cacciando ad on- 
ta dei pericoli 9 che dovevano incontrare 9 g^ Avari 
^e l'avevano spietatamente devastata. I Celti neUa 
loro iovasione della Japidia9 della Libumia e della 
Pannonia9 non .solo luumo fiitto strage dei barbari 
che abitavano, queste località 9 ma anche si fissarono 



ndk stesse. Certamente boh STnuuia distratta Cotta 
la precedente popolazione^ la mmgfpm parte dcUa fon» 
le wrrk cercato di fiiggire dinoanii ad mia masse A 
grande e A spietata d'invasori, e di traspoHarsi ià 
ahrt Inc^fliL 

La Polonia a qnefl' epoca e la Rossia) o non era- 
no popolate, o aTevano degli spasii immensi die poto» 
Tane essere popolatL 

I Barbari quindi 9 cacciati dai Celti, dall' lUirieo e 
dalla Pannonia, doverano dirigersi verso la Polonia, 
neDa qaale avranno introdotta con h popdlaxione la 
fingna scitica ossia slava, parkta nelT Illirio e neUa 
Pannonia prima dcD' arrivo dei Celti* 

Se poi i Croati , come molta ragione v' è di crede» 
re , provengono dagli Autoriati foggiti a cagione àeU 
la peste dalla Dalmazia , avendo dalla Polonia i Cro»* 
li stessi introdotta in Dalmazia la lingua slava clie 
oggidì si parla in questa provincia , questa lingua do« 
▼èva essere anche quella degli Autoriati, e dai mede» 
simi nei loro posteri i Croati tramandata; quindi i 
hariMori abitanti di queste partì prima dell'arrivo dei 
Celti, e trovati dai Greci nello stabilirsi sulle coste deU 
l'Adriatico, sono stati della stessa lingua e carattere 
degli Slavi , con questo nome soltanto dopo V era voi» 
gare conosciuti* 

Anche gli Sciti proprii collocati da Erodoto al Mar^ 
nero e d' intomo al medesimo , furono ai tempi di 
Mitridate sforzati di abbandonare queste località; e 
senza dubbio spinti dall'Oriente devono essersi porta- 
ti verso la Polonia e la Russia, e devono averle oc« 
cupate. E se dai tem^ i più remoti fino ai giorni no- 
stri ndla Polonia e nella Russia ha esistito la lin- 
gua slava la più difusa, e quasi generale, non resta 



^6 «TOBIA DELLA DALMAZIA* 

quaM dtibbioy clie la lin^^ ^^fS^dì detta sia^ay non 
fiMae quella dei così detti antichi Barbari della Jap^ 
dia 9 Dalmazia e Pannonia, cacciati dai Celti verso 
il settentrione^ degli Sciti cacciati dal Marnerò verso 
la parte medesima 9 e dei Sarmati da loro originati; 
e quindi, fra questi popoli non vi è che la diflferenza 
del nome 9. col qual divarsamente sono stati nell'anta 
chita nominati* 

Se finalmente^ come vuole Stefimo di Bisanzio « gli 
Sciti erano Traci 9 o come vog^ono gli altri i Tra« 
ci erano ScitÌ9 ch*è lo stesso9 i .TracÌ9 i Geti e i Daci 
da loro derivati formarono anticamente una stessa na^ 
zione di lingua 9 costumi e carattere pressoché eguali 
eoi Barbari ddl' Illirico, coi Sarmati del settentrione 
e cogli Sciti del Marnerò; i quali tutti formarono 
una deUe quattro grandi nauoni, dalle quali calcolar 
si può che venisse popolata tutta l'Europa 9 la slava 
cioe9 la greca, la celtica e T alemanna* 



CAPITOLO TI. 






S. 



Fenza daUiio stabilir si può fira le pia aatiebe li»» 
gne della tem la slara^ beiicliè non poche Toei pri« 
mitiTe devono essersi perdale nel corso de' secoli ^ ed 
aleone all'incontro sono state TÌxiate o conotte col 
messo dei rielettivi dialetti* Qoantnnqne ella piìi di 
ogni altra madre-lingua si avvicina alla primitiva ori- 
gine» scelte le voci pure fra i tanti dialetti eh' eristono» 
tuttavia la d^pradazione è s\ sensibile fra i dialetti 
stessi che molti fra di loro non s'intendono 9 e sem« 
Impsuo lingue differenti* Ella è molto espressiva 9 di 
suono aggradevole e forte nel tempo stesso 9 ricca in 
idee e conoscenze antiche 9 manca molto di termini 
proprìi nelle scienze e nelle invenzioni; mentre gli 
Slavi antichi fiirono poco lett^atii e meno ri occn* 
parono delle scoperte. 

n suo gran pregio poi è quello 9 che chiunque la 
possiede può esprimere tutti gli altri linguaggi col* 
r accento e pronunzia deUa rispettiva lingua9 ciò che 
a molte narioni non riesce nel fiivellare una lingua 
ferastiera* 

0>ii8ta poi dal fatto che gli Slavi 9 i quali apprendo- 
no le lingue fi>rastìere9 come per esempio la franco» 
se9 ritaliaiia9 la tedesca9 arrivano a parlarla in guisa 9 
che in nulla distinguer si possono dai nazionali me- 
desimi; il che non riesce sì facile ai Francesi 9 e spe- 
cialmente ai TedeschÌ9 i quali nel parlare una o l'ai- 



•TOBU DELLA DALHAZLU 

Ira lingua straniera consenrano aempre alcune parti-* 
colarita della loro* 

Si è anche osservato che riescono i Francesi di& 
ficili a perdere Y accento finale proprio della loro lin- 
gua , e a pronunziare come si conviene le lingue fo- 
rastìere^ quando col mezzo della slava le apprendo- 
no (1). 

Ignorandosi anche in quale jHredsa lingua abbia parlato 
il primo nomo, niente d'inadattato può essere^ il sup- 
porre che abbia parlato ndla lingua slava 9 potendo 
questa sn^osidone dednrsi da qualche congeftara, 
come da congettura dednr si pub 9 che abbia fiivdlato 
con qualunque altra madre-lingua* E meglio pero tra- 
lasciare questo esame 9 difficile a firn» credere una 
cosa contraria a quanto generalmente è stabilito da* 

(t) Qaesti pfegi della liagiia ilaya, che a primo colpo d'oocluo 
non sembrano di gran rìliero, oondorci po88«>DO a credere più ?•*- 
rotimile 1* idea di non pochi e celebri scriUorì ti iiaciona]i eh' e» 
steri y i quali Togliono che il linguaggio slavo sia il primitifo 
ddl' Asia^ e dal quale il greco, il latino, il tedesco abbiano ara- 
to la loro orìgine , per quanto in seguito qaesU diffisrenti modi 
di parlare si sieno dallo sla?o allontanati 

La più sana critica però ai tempi nostri stabilire non po- 
trd>be un principio òerto di questa superiorità; ffìacchè se r i- 
dea stessa può dednrsi da molte Tom , che nelle lingue dall* A- 
sia all*America si trovano di derivasione slava , nessuno eoa oer* 
tessa stabilir potrebbe che la data espressione sia piuttosto tolta 
da vno che dall'altro d^li antichissimi linguaggi; mentre più 
ai afririniamo alla prima &vella , devono essere pochi , i non 
accompagnati dalla immensa fifliuolania die questa prima lin- 

fna ha prodotto sulla superfiae intiera della terra, sulla quale 
uomo ha dal principio della sua origine sviluppate le sue oò^ 
gnisioni inteOettualt , e le svilupperà si varie e moltiplicate fino 
al tempo nel quale forse la Providenaa ha predisposto di rioon* 
durre le sue abitudini ad una semplicità più adattata agU uo- 
mini , fra di loro in qualunque posisione della terra stessa 
situati 



..' 



T 



LDftor peno. 70 

^inteipreti deHa sacra acrittara^ e giova abbassarà 
la noatra opiaione sótto il velo con cai 3 tempo lia 
coperto cose sì remote^ e sotto ima credenia sì fon- 
datamente da^' intèrpreti soddetti stabilita. 

Se però nella fimiiglia di Ploè^ ne^snoi fig^li eioè^ 
Sem, Cam, Jaffist, e nei figli di Jaffet Magog, Bfed* 
ci, flCozzofc) Tobogl, Jemmer, Javan, troviamo i lo^ 
ro nomi di radicale pronunxia e valore slavo 9 essen- 
do incontrastabilmente la famiglia di Noè antidilnvi»» 
na, con fondamento non ispregevole dednr si può cbe 
la lingua slava sia egualmente antiiUluviana ; lo che 
proverebbe un' anticbita la più remota* 

Da qualunque tempo però si voglia prendere la 
sua origine 9 non essendovi alcuno cbe contrastar le 
possa il posto .fira le prindpali antìcbe lingue della 
terra^ non resta altro a desiderare se non cb* ella ven» 
ga dagli Stessi suoi figli coltivata 9 ora cbe tatto le 
nazioni dcD' Europa formano uno stodio particolare 
n^* abbellire e perfezionare le proprie* 

Se leggiamo il tedesco antico 9 egualmente una deU 
le madri-lingue, e lo confirontiamo col moderno^ ci sem- 
^ brano lingue differenti una dall'altra; a tele grado le 
fiiticbe d'uomini celebri 9 ed una spezie di orgo^o 
nazionale banno perfezionata a giorni nostri queste 
Engua anticbissima, cbe F banno ridotte una delle piii 
eo^ose e delle più erudite dell' Emropa, e la Crerma- 
ma fira tanti dilfisrenti dialetti conte un linguaggio cbe 
realmente si può dire il vera tedesco* Non h però 
così delia lingua slava; giaccbè ne la russa, ne la 
polacca, né la boema, né la croate eco* si può dire 
lingua slava, ma ognuna un rispettivo dialetto della 
BMdesÌB(ia« 

Se confirontiamo molti nomi antiebissimi, ékt sol» 



80 STOMA BELLA 0ALILUE1A< 

to il titola di Caldei (1) danno ^U Ebrei a^C anti- 
'li progenitori de^^ odierni Slayi^ e quelli che 
E> ed altri antiehiaaimi Crreci sotto il nome degli 
Sciti danno ai progenitóri atessi ^ troTiamo questi no- 
mi convenire all'uno o all'altro dei dialetti slavi og^ 
gidì vigenti, né perciò stabilir si può cbe b vertf 
lingua slava sia V uno o V altro dei dialetti medesimi. 
Essendo incontrastabile che gli Slavi dell' Enrc^ 



(i) Dietro le pìd aocunite in&gìni sopra i Calda conTÌene 
dbtìogiiei^ questa nazione in due epoche , in Caldei di Nembrot 
ilqnale 2473 anni innanzi l'era volgare fondò Fìmpero di Babi^ 
Ionia , che dalla tua dinastia detta la caldaica Tenne govemato per 
lo spazio di a a 4- anni^ ed in Caldei di Nabucodònosor, il su* 
perbo distruttore dd gran tempio di Salomone in Gerosolima . 
Secondo Ireneo (IL 670 ) emno questi Caldm una nomade na- 
zione sortita dai monti Taaro e Caucaso, che sotto la condotta di 
Nabucodònosor 640 anni avanù l' era suddetta, dopo che parziali 
divisioni della nazione medesima un secolo innanzi fissate. si era- 
no nella Mesopotamia^ £}ndò uno dei grandi imperi dell'Asia. I 
Caldei di Nabucodònosor sortirono da quelle località, nelle quali 
gli antichissimi autori greci collocavano gli Sciti, ed essendo Na- 
bucodònosor puro nome scitico, e slavo odierno, come sono Bal- 
dassar ed altri nomi di. sovrani babilonesi , ne' quali il radicale 
nome slavo di Czar ( il sovrano ) da sé si maniiesta , con molta 
probabilità dedur si può che i conquistatori di Babilonia, di Ge- 
rusalemme e di una gran parte deU' Asia , sieno stati di quella 
stessa stirpe di uomini, cne sono oggidì detti Slavi, che dai 
Greci erano nominati Sciti, e dagli Ebrei Caldei, nome col qua- 
le distinguevano tutt'i popoli settentrionali dell'Asia, che gravi- 
tarono sulle loro contrade , quantunque i Caldei hanno formato 
una distinta lingua e nazione. Anche nei libri di Esdra trovia-^ 
mo nell'impero di Al«ria nna provincia di nome Medena, nn 
fiume ed un prinòpe col nome di Stharbuzanai, nomi che non 

risono attribuirsi ad alcun' altra lingua che alla slava, e che nel- 
loro pronunzia e significato sono puri nomi particolari della 
lingua medesima. 

La lìngua persiana d'oggidì è talmente piena di radicali slave, 
•ssendo l'impero della dinastia di Nabucodònosor passato fira i 
Persiani ed i Medi , che ognuno , il qnale possiede V nn o V al- 
tro de' prinopali dialetti slavi , può fàcilmente apprenderla. 



UBM PMDIO. Sf 

pfoìreiigooo dagli Sciti dell' Asia, V emigniEÌ«ie di 
questi per qualche raiponrrole c(Mi|pettiini dÌTiderla 
possiamo in tre parti principali) sebbene il preciso teni-» 
pò a tatto aby che riguardar poò le particolarità dei 
loro iFiaggi e deUe loro occopasioni 9 sb qnasi aSrtto 
HTTolto nelle tenebre dd tempo; ed egualmente onde 
ridarre ad una qualche semplicttà la lingua slava dal 
tre deferenti corpi d' emigraaone succennati^ Viride» 
re possiamo h medesima in tre grandi diàletti> 

È indubitato die i Celti nell* inyadere l'antico II« 
Brico e le Pannonie hanno &tto strage dei barbari ^ 
die hamio trovato in queste ccmtrade; e questi bar* 
bari erano Sciti, che sortiti dalle antiche loro sedi 
d'intorno d Marnerò, e passato il Danubio in trae» 
da di nuoTC terre e di nuovi pascoli, fissati d sono 
in queste loeaiitiu Molti di questi barbari fiiggendo 
d' innanu un invasione sì forte e n terribile, devono 
aver cercato un asilo nd luoghi fino a dove non ar* 
rivarono i Cdti, e devono esserd ritirati nella Pdo- 
nia e nell'antica Dada, dove immend ^adi in allo- 
ra rimanevano da poter essere abitati« 

Una pordone degli Aubmati,'. popolo antidiissimo 
die abitava i luoghi posteriormente detti Dalmada, 
dopo Tinvasione dei Cdti coi quali sostennero guerre 
acerrime per non essere sforzati di spatriare, a ca* 
gione di una pestilenxa d è pure ritirata in Polouia; 
e dalla Pdonia e dalla Dada, ^i Slavi, che ora a- 
Intanò la Ckroada, la Seri>lia, la Bossina e la Dd- 
■mda , sono nuovamente venuti nd 7«* secolo dell'era 
volgare a popolare queste contrade» Siccome tutti que« 
sti popoli condderar d possono sortiti in origine da 
un mededmo ceppo sdtioo, così ndla loro lingua 
t. I. 6 • 



88 STORIA DELLA DALXAZU • 

K iDomprendo sotto ad uno dei tre gnodi dialetti dm^ 
vi 9 cioè dello alavoi^lfirico* 

Ihille località ndle quali Erodoto 9 eonie ai è det- 
to nel Capitolo primo ^ eoDoca gfi antiehisaiaii Sciti, 
deve andie una porxione dei tnedeaimi^ spinta^ dal 
naturai desio di rintracciare nnove località progre- 
dendo da loogb in luogo, aver occopala una parte 
detta Polonia e ddOa Russia, dove ha di già sparsi 
qua e la e ritrovati degli altri popoli del ceppo de- 
gli anticlìissinii Herminioni , dal quale si sonò for- 
mati i popoli' tedesohL Penetrata fino alle rive del 
Baltico ( o per la naturai sua inclinazione di portarsi 
innanzi, o spinta da altre masse di popolazioni . che 
sopravvenivano ) si è specialmente fissata intorno le 
rive stesse, e venne conosciuta sotto il nome anti- 
chissimo di Yinidi, che deriva dal greco HeneU^ ed 
equivale allo slavo di Slavni. Questi Slavi dalla prima 
loro origine, qua e là misti coi Tedeschi, fissarono 
eon essi le loro refezioni, e devono col progresso di 
tempo neUa propria lingua aver introdotte delle ma- 
niere di esprimersi, ed anche ddle voci tolte dalle 
lingua dei Tedeschi; e questi stessi Slavi sortiti dal- 
le rive dd Baltico a poco a poco si sono dilatati nel- 
la Germania , e successivamente hanno fissato le loro 
dimore in Prussia , in Boemia, in. Moravia e nella 
Stiria ecc. Tutt' i dialetti di questi popofi li compren» 
do sotto il nome di dialetto slavo-tedesco, non per- 
chè provenga dalla lingua tedesca, .ma perchè dall'e- 
poca la pili lontana questi Slavi sono stati sempre q- 
niti coi Tedeschi. 

Ai tempi ài Mitridate gli Sciti dimoranti nelle anti- 
che loro sedi intomo al Marnerò, fiirono sforzati 



Mrtire dalle locafità ivi ocenpate, e spinti dall'Orien- 
te' si direesero Terso il setteatrìone ddl' Europa dove 
misti ai Gemani si attrorayaao dei popoU di loro o- 
ril^e^ secoli prima sortiti dalle località medesime* 

Uopo di questa emigrazione la Pdonia e la Bhs«ì 
aia ricevettero un aumento di popolazione considera* 
vole^ e gli Slari divennero il popdo preponderante 
di gneUe eontrade, nelle quali si sono fissati sènza 
poter essere da alcun' altra nazione espulsi* Tutt' i 
diUerenti dialetti ora vigenti fira f^ Slari . della Po* 
Ionia e della Russia^ li comprendo sotto il nome di 
£aletto slavo-setlentrìonale* 

Questa, divisione di tre grandi diidetti slari mi semr 
bro adattata 9 non s<do per le diverse posizioni nelle 
quali le parti di una stessa nazione lianno potato attro- 
▼arri ndle diverse epoche^ in cui le primitive nauoni 
.hanno ondeggiato sulla terra pria di fissarsi^ ma andie 
perchè i dialetti dri BòAmi^ dei Biorari degli Slesi»- 
ni eoe* tra di loro piii sì avricinano^ come si assoari- 
gliano fra di loro il Croato^ il Dalmata^ il Serblia- 
M> eoe» ilLiinanOy il Polacco^ il Russo fra sé medesimi* 
In aggiunta a questi tre grandi dialetti lia la lin- 
gua slava un linguaggio particolare^ cioè il liturgioo^ 
del ^pale ri servono nei libri di reI%ione i sacerdo- 
ti di rito greco^ e quelli di rito romano^ I caratte- 
ri eri quali è scritto appresso i Greri si chiamano 
eìrilUuiiy ed appresso i Latini geronimisni, e la so- 
la difoenza consiste ndla diflbrente forma dei carat- 
teri stasri^ essendo le espressioni eguafi fra ^^ uni e 
gli altrL 

' Prima deD' epoca di san Grillo die risse, nel nono 
secolo 9 f^ Slari, in quafamque posiu<me posti , non 
avevano caratteri di sorta alcuna, ne consta che qne- 



84 STOBLk BELLA DACMAZLU 

sta nasione prima di questo tempo abbia voluto o s»-* 
puto (c(4 mezzo di parole scritte 9 incise o scolpite 
in qualunque siasi forma) tramandare ai posteri la 
memoria delle sue le^^ delle sue rc^le^ dei filiti 
o avrenimenti che riguardar la potevano 9 ne che en^ 
ruta siasi d'imitare le altre nazioni 9 che da un'epo* 
Ca remotissima possedevano quest' arte. 

Siccome una gran porzione degli Slavi neU'abbra^v 
ciare la religione cristiana adottò in confinonto del rito 
latino 9 il rito orientale^ così i caratteri slavi curiUiani 
sono conformati suU' imitatone dei caratteri greci; e 
per gli Slavi che abbracciarono la religione cristiana 
del rito romano 9 vennero (onde non resti una forma 
eguale di caratteri fim popoU di una stessa origine 9 
ma che professavano un differente rito di religione y 
inventati i caratteri gerominiani 9 ai quali si diede per 
autOre9 affine di. probabilmente più accreditarlÌ9 il gran- 
de san Girolamo 9 sebbene fi>ssero posteriori di pia 
secoli a questo santo 9 come pure a quelli inventati 
da san Cirillo* 

Onde formare a giorni nostri una lingua pura sia» 
va generale 9 nella quale scrivessero i dotti di tutti 
gli Slavi sparsi nelle diverse parti dell' Europa 9 se 
adottar non si volesse il linguaggio liturgico coi ca* 
ratteri latini 9 ciriIlianÌ9 o geronimianÌ9 che presente» 
mente considerare si può linguaggio dotto 9 nonché 
qtiello che serve negli atti di religione ai sacerdoti 
shivÌ9 greci e hitinÌ9 a mio parere si potrebbe adot* 
tare il dialetto illirico-serbliano9 come quello che più 
dello slavo-tedesco e dello slavo-settentrionale alllitur^ 
gico si avvicina ; stabilendo per pure voci slave quelle 
parole9 che in tutt'i dialetti slavi come Bogh^ C%arj 
Otmcz ecc« hanno fl medesimo significato 9 e quelle 



UBBO Plinio* 85 

che in piìi dialetti tono comprese 9 ancorché in alcu- 
ni neppure ai conoacano* 

A questa preferenza sono indotto dalla conside- 
rauone, che il dialetto deU' Albania austriaca 9 fra 
i Dalmatini riputato il migliore 9 si STrìcina pure al 
seriblìano; il che può essere derivato dalle relaxio» 
ni non interrotte eh* ebbero coi principi della Rascia 
e della derblia, e cog^ abitanti di quelle contjppade» 

Questo argomento puramente abbozzato 9 soggetto 
a moltissime opposizioni per così dire domestiche 9 e 
9ùggMo a quella superiorità che le altre nazioni^ ap« 
presso le quali la coltura della lingua nazionale è sta- 
ta 09S1 apprezzata 9 lianno ottenuta dal tempo^ doTreb* 
be formare uno studio particolare di più nomini dotti di 
tntt*i prininpali dialetti shm^ die in unione impiegasi 
aero le loro cognizioni per ridurre una lingua eguale ; 
in cui scriver potessero tutti gli Slari abitanti in tanti 
rc^gni e prorince dell' Ei^pa ; e così i parti degl' in* 
/ gegni nazionali potrebbero essere dappertutto apprez- 
/ tati 9 e sriinppate moltissime norioni che riguardano 
questa nazione^ che in uno o in altro luogo si tro- 
vano ora nascoste ed ora sepolte* 



CAPITOLO VII. 



DeUa religione^ costumi e governo degli ÉuUidU Slavi. 



s 



e gli SlaTi nella loro fing^ hanno on posto 8i ^ 

Astìnto fra le prime e le più antiche ling;ae in eni ..^^ 
ha parlato T uomo 9 dal metodo della loro vito e dal- 
ia loro semplicitk creder si deve 9 che le idee della 
religione nei primitivi tempi 9 fino a che non vennero 
corrotte col consorzio delle altre nazioni 9 piti in loro 
che negli altri popoli si avvicinassero a qudl* omaggio 
semplice 9 che alla divinità tributarono gli nomini dei 
primi secoli 9 i quali non furono dall' ambizione sì to- 
sto trasportati a guastarle e corromperle 9 a tenor dei 
loro disegni e della loro corruzione* 

Ija primitiva Simiglia di Noè nella separazione dei 
suoi membri 9 si è anche divisa nelle ijspettive mire 
ed inclinazioni; e questa separazione è stata traman- 
data da secolo in secolo nei differenti costumi dei lo- 
ro discendenti fino ai tempi nostri 9 riconoscibile a 
delle tracce indelebili 9 conservate malgrado a tante e 
grandi vicende corse nello spazio enorme della divisio- 
ne ai tempi presenti* 

La sacra scrittura ci rappresenta i due firatelli Mosoch 
e Tnbogl figli èi Jaffet9 dai quali sortirono gli Slavi fira 
di loro uniti 9 ed i loro discendenti per lunga pezza di 
tempo conservarono i germi di questa unione e sempli- 
citìu Da ciò nacque che l'ospitalità 9 la frogalitiiy hi 
buona fede 9 la venerazione pei genitori 9 per i vec- 



88 8T0EIA D^LA DALMAZIA. 

ehiardi) per i superiori) anche oggidì si eonservaiio fra 
molte fiimiglie slave^ dove il Tizio trasportato non Ten- 
ne a guastarle ^ in maniera che la loro condotta sem- 
bra motto arndnarsi a quella dei tempi patriarcali; 
né queste Tirth dobbiamo attribnirie soltanto ai tem- 
pi presenti 9 ma derÌTate e conservate sino da quei 
doTc la corruzione dei costumi non STCTa ancora gua- 
stato il cuore umano«.Dal Marnerò al Baltico ed al- 
l'Adriatico, OTunque gU SlaTÌ si sono piii conserTati 
indipendenti dai costumi delle altre nazioni, troTcrassi 
questo popolo rozzo piìi de^ altri, ma semplice, lea^i 
le, e di un indole ed inclinazione suscettibile di qua- 
lunque miglioramento, doTe l'impulso 9 che può tÌp- 
GCTere, è diretto a questo fine* 

Gli antichi Greci orgogliosi aD' eccesso, hanno qua- 
lunque nazione eonuderata meno delia propria, e con 
tr^pa ii^ustizia quei barbari, ch'erano i progeni- 
tori degli SlaTÌ odierni, caratterizzati per cmddli e 
selvaggi in un modo firoppo esagerato e contraffatto» 

I Romani soffrirono molto, è vero, dalle loro ir- 
ruzioni ; queste stesse irruzioni pero neUa maggior par- 
te fiirono l'effetto della loro ambizione^ delle discor^ 
die , dei raggiri e di tatte quelle perfidie , che uno verso 
l'altro spiegarono tanti ambiziosi e cattivi pretendenti 
alla porpora imperiale, o dei corrotti loro cortigiani» 

Fra ^ altri discendenti dei figli di Jaffet fumava- 
no gli altari di vittime umane , crudeltà la più gran- 
de dell'uomo verso di se stesso, ovvero di pompose 
vittime di animali, nq>ine de' scaltri ministri di quel- 
le fiilse divinità; quando ancora fra g^i Slavi, con 
qualunque nome in allora si chiamassero, le offerte 
a un Dìo consistevano nel conoscere la sua gran- 
dezza , e neir oiBrirgli per tributo le primizie dei firut- 



ti^ de' fiori ddUa tem e da teneri anJiimlL II 

era il loro cooiey i sacerdoti erano i capi ddfe Sin 

mif^j Yaltare era on prato un' enunenia^ va boadietto. 

Tutte le &ke dirinitày che companrero enila terra 
in nn grado à deprarato e moatrnoaO| tutte aono ata* 
te inventate dagli dtri popoli, parto dell' abbominio 
e della aregolatesza» 

Benché la sempUcilà può eaeere atate dipinte per 
barbarie e rosiezza, hi corruzione periarikippo dello 
^irito umano, pure non è un pieciol vanto per i 
primitivi Slavi Taver piti lungamente de||^ altri po- 
poli osservati i pure dettami deUa kggse naterale, ed 
un edto ehe non poteva essere che quello derivato 
dalla gratitudine veno i benefizii divini , e dal timore 
di rieadera in que* delitti che avevano sì grandemente 
iunanad il eluvio oltrag^ate la bontà e la maestà del 
creatore, come non meno l'oltraggiarono quelli, che 
dopo quell' epoca nuovamente ricomparvero sidia temu 

E inconfrastabile che dovunque i popoli dall'idee 
semplici del culto verso Dio, sono prima degli altri 
passati alla mostruositk dell'idolatria; e che 4piesta 
invenzione non ha fiitto altro, che alterare tatto ciò, 
che di aacro e di puro aveva il supremo autore im- 
presso nd cuora deg^ uomini» 

Non ri voleva meno della discesa di un Dio in 
terra, e della manifestazione con segni visibili della 
sua divinità, per istabiliro la religione di Gesù Gri^ 
sto; onde se non togliere aflhtto dal mondo le mo» 
struosita dell'aberrazione dello spirito umano, statuire 
un confironto, dinnanzi al quale facilmente, volendo, 
può qualunque convincerai, che la purità, b docilità, 
la semplicità e T umanità, sono il retaggio che Iddio 



00 «TOBIA USLLA DALXÀZU. 

onmpossente lui lascialo aff aooio par la tua Y«ra 
pandezza* 

Per quanto e8a(perati sembrar possimo i miei ri» 
flèssi sopra di qaesto ai^omento, trattaiidosi di Soitiy o 
SlaTÌ 9 che alcuni dogali scrittori antielu stabilirono bai^ 
bari, crudeli 9 rozzi e ladri, nella stessa antichitìi dob- 
biamo distin^ere due epoche : la prima cioè nella 
quale piii a lunjj^o degli altri popoli conserrarono V i* 
dea di un supremo Autore , ed osservarono i dettanii 
della legfge naturale ; e T altra (1) nella quale passa» 
rono al culto deg^li dèi ferastieri, perdettero Tantici^ 
semplicità, e divennero anche fieri e crudeli* 

Una gran prova della primiera epoca dedur dob- 
biamo da quella semplicità e bon& di carattere , qua- 
si egpaale a quella degli uomini che hanno vissuto sot- 
to il dettame della legge naturale, che oggidì in mol- 
ti luoghi ed in molte famiglie osservano gli Slavi dif- 
ftisi in Europa, e specialmente nello stato ottomano. 

Dell'altra abbiamo una prova nello scorgere che 
le mostruosità delle deità, che in seguito adorarono, 

(t) Nessano al porno d'oggi potrebbe con precisione stabi- 
lire quanto tempo banno conservato la semplici t4 del costumi^ e 
quando banno adottato ì pregiudizii dell' idolatrìa e della fierezza 
nel loro carattere. Con qualche probabilità si può asserire, che il 
cambiamento abbia avuto luogo poco a poco» quando i Grerì ven- 
nero a stabilirsi sulle coste dd Marnerò e dell' Adriatico » ed in- 
•pirarono ad essi le loro idee, che maggiormente in seguito con- 
solidate furono dai Romani* Sortiti essi una volta dallo stato di 
•empliótày meno istrutti dei Greci e dei Romani , non seppero 
addolcire le stravaganze colla coltura dello spirito exlell' istruzione ^ 
dal che nacque la successiva fierezza e la brutalità di carattere, che 
in progresso col consorzio àA\e colte nazioni venne ad ammiglio- 
rarsi, egliàlavi d'qgffìdi soggetti a varie dominazioni e governi, 
spigano dappertutto il carattere di fedeli, docili, coraggiosi e per* 
spicaci. 



LIBRO PROIO» 91 

non fiirono da em adottate e tolte dalle altre nario^ 
wij se non secoli d(^ dbe appresso le nauoni sìid» 
dette erano già in irigore* 

A^dorarano Giove col nome di Giesum^ che vnol di« 
re io sono (i)« 

Piatone con queUo di Ladon* Lad in islaTO signi« 
ica fresco deriirante da nn'omfanu Ltid è il fresco 
BfMo un albero, sotto nn qnalclie tetto che copre dai 
cocenti ragghi del sole» 

Plotone è il dio dell' infinrno nelle &Tole dei 6en* 
tili, ed fl nome di Ladan, che deriva dal Léidj non 
è meglio combinato ed adattato in qualnnqpie altra 
lingua 9 come ndDa slava, a questo dio che aveva U* 
sogno di nn fresco, corrispondente ai calori che fiNv 
mavano la sua reggia e la sua superiorità* 

Marte con quello di Jiarxan derivato da MmrzU, 
che Tool dire il minacciante, il rabbuffiito* 

Tenere (2) con qncDo di Xiva j che vnol dir Viva. 
Cerere di ZiuUa, che non so da cosa deriva, se pare 
eom' ella era la dea venerata dei prodotti della terra, 
questo nome non le fosse stato imposto da quello di 
2i%a, che vndl dire mmmnefliij per fignrare con questo 

(i) Rimontare ai misteri non é cosa da storico. H nome pe- 
rò venerando d' Udio è quello di Ego sum (io sono) altri- 
bailo a Dio come ad una sola essenza da sé esistente. Se gli Slavi 
idolatri hanno veiierato Giove con questo nome di Jessan, Ego 
sum, essi hanno avolo conoscenza di quel Dio vero creatore» 
veneralo dalle rdigìoni e dagli iitfdleltì illuminali; e quindi la 
semplicità del loro primiero carattere non senza un qualche fon- 
damenlo^ io la ho attribuita a questa conoscenza nd lempi della 
loro rozzezza e semplidlà. 

(a) Non vi vuol mollo per provare» che nessuno dei popoli 
ha saputo me|[lio adattavo a Venere il suo nome con quello di 
Xiva, quanto eli Slavi, se Venere ha vissuto nei tempi antichi, e 
vive oggidì neu inclinazione umana. 



92 STOmA DELIA DAUIAZIA. 

nome robertMitii della stessa, i destini deHa quale 9 
a ^oesto rigoardo, erano ndle mani di questa dea^ 
che poteTa svUnpparli pia o meno benefici ed ag^ 
graditi* 

Radigost alla fine era un idolo 9 specialmente Te- 
nerato dagli SlaTÌ della Pomerania* 

Alcuni vogU<mo die sotto questo nome sia stato 
venerato un celebre bellicosissimo ed antico re slavo 
di quelle parti; alcuni altri ch'egli fiwse il dio ddi« 
r ospitalità* 

Siccome appresso tutti gli Slavi T ospitalità è una 
virtù sino dai tempi i piii remoti da loro particolare 
mente apprezzata, cosi si può con molto fimdamento 
«apporre che in questo idolo adorassero questa virtù 
si a loro cara , e da que' tempi ai giorni nostri con» 
servata, molto maggiormente che il nome stesso di 
Radigostj significa il buono, il caro, il bramato o» 
spite; e questo significato applicar si potrebbe alla pa- 
rola slava Radui e gostj didla quale è derivato il no- 
me di BaàigosU 

A queste divinità oflferivano i loro voti, come i 
Greci ed i Romani, e' ne celebravano le feste con 
corse di uomini, con lotte, danze, conviti, canti ed 
altri diletti. 

Tenevano per sacri i boschi, e quanto gli alberi 
erano piii alti, tanto piii grande per essi era la loro 
venerazione» 

Volendo imporre il nome ai figli già fiitti grandi- 
celli, li conducevano al tempio, e tagliati i loro ca- 
pelli li offerivano in sagrifizio a queUe credute divinità* 
Anche al giorn<f d'oggi specialmente appresso gli 
Slavi di rito greco, la tosatura dei capelli è una ce* 
rimonta, che da il nome di padrino a quello che la 



OMO ^ttlBO* 95 

& $iil capo di «n giofrinAo; per la qodle si sce^nò 

i più distinti atntdy che soglimio mdie regalario. Eni 

loro concesM di nodrire jìk mogli^ uè teoiiTeiiiTa al 

figlio dopo la morte del padre di prendere in moglie 
la matrigna^ ed il frateOo poteva prendere la aorala 

pnrehè fiMae o di padre o di madre diversa» 

Yesfirano i cadaveri dei defunti coi loro vestiti^ li 
ponevano sopra di una bara, intomo alla qoale se» 
devaao i parenti ed amici 9 i qoaU prorompevano in 
lagrime ed in lamenti. Finite le doglianze oierivano 
doni al morto^ alle donne ago e filo^ ag^i nomini 
pezzi di tela di Uno 9 che appendevano al coUo (!)• 

Mentre U cadavere era condotto al sepolcro 9 alcuni 
o saliti a cavallo^ o a piedi aceompagnavaùo la bara^ 
girando d' intorno con ispade nude 9 colle quali vibra- 
vano dei colpi in aria 9 gridando fortemente coli' idea 
ai &r fuggire i demoni (2). 

Ponevano vivande al sepolcro e da bere 9 la moglie 
doveva per piii mattine porsi a sedere vicino al me- 
desino 9 chiauiare il marito e [Mangerick 

n convito terminava la lugubre funzione9 e di tutte 
le vivande si fiiceva cadere una porzione sotto la ta* 

(1) Appresso gli antidu Slavi della Polonia i lamenti in oo» 
catione delle morti de' capi di bmiglia oonsisterano in mi oerì- 
moniale di parole del seguente tenore : He le^le, le ^ proczH 
humarL Alli nimil sto giesti, alti p'ittiy proczH HumarL He^ le 
le f le, ti imiel krasnu mladiczu, proczti humarL 

Abi ! aU ! percU sei morto ? O non bai avuto cosa da 
mangiare e da bere , perché to so morto? Hai , ahi! ta lai a- 
fttlo una brava sposa , perchè tu sei morto ? 

{1) Le parole che gridando pro&rìvano^ erano: Te, geite, hi^ 
xite PechenL Via andate , fagf^te demoni. Pecheni vuol dir in 
islavo arrostiti , e questo nome ai demoni fu dagli Slavi impo- 
sto dal faoo9, nel quale sono indicati che vivono questi spiriti , 
inominciaado dai Gentili, nelle massime di tutte le religionL 



Ì)4 STOBU PSLLA WklMAZU. 

yoÌHj credendo che le anime dei defilati fossero pre* 
•enti e man^^sero» Finito il eonTito ano dei prossi- 
mi parenti scopara la stanza ^ ed invitaya le anime 
di andarsene 9 giacché si erano saziate» (1) 
. Avevano Toso di abbruciare i cadaveri innanzi ai 
boschi 9 e sopra le ceneri mettevano degli ammassi 
di pietre o dei grandi macigni* 

In molti luoghi della Dalmazia 9 e particolarmente a 
quattr' ore corca di distanza da Imoschi vicino ai vil«- 
laggio di Lovrechy si trovano molti di questi macU 
gni 9 sopra i quali sono scolpite delle figure amane 9 
degli uomini a cavallo 9 delle ^cche^ delle spade 9 de* 
gli animalL H lavoro intiero non può essere pia ro^ 
ZO9 e sembra antichissimo* 

Antichissimo fii Y uso appresso gli Slavi di fior ra« 
pure col mezzo de' parenti e dc^' intimi amici la spo* 
sa 9 dopo che la stessa era stata dallo sposo ricere»» 
ta ai suoi genitori* 

• La consegna però non veniva a lui verificata 9 che 
dopo celebrate le cerimonie del maritaggio 9 le quali 
principalmente consistevano neU' esternare il redproco 
consenso alla presenza dei genitori di una parte e del» 
r altra 9 e dei piìi prossimi parenti ; il che stabiliva la 
vdiditìi del medesimo* Ordinariamente lo sposo ser^ 
viva in casa del suocero per più anni 9 e secondo la 
l'^'^SKioro o minore abilita riceveva in dote della sposSf 

(1) Jeste gielli duseicze, nu van , nu van, erano le parole 
con le quali in?iUTano le anime a sortine. Avete mangiato, ani- 
mette , deh ! fuori , deh ! fuori. 

- PodiiMima è h dtfferensa dall' espressioni slavo-jpohcebe p a 
melle che in lingua slaro-dalmata potrebbero oon?enire in simi- 
li aroostanze; e dal più al meno può concludersi ^ che questo uso 
in albra 'fesse comune in generale a tntti gli Slari, in qualunque 
posiaione posti d'Europa. 



UBBo ramo* "98 

mag^ore o mioor^ quantità di animali e anppelkttili 
di casa; e ciò fomaTa la dote itcsaa^ ad il compeii- 
io dei predati senrigi* 

non trovo nejpli usi anticU di alcuna nazione alava ^ 
die i sacerdoti avessero gprande influenza fra di loro^ 
sia n^a decisione degl' interessi comuni, sia nell' in^ 
tervento degli aflBuri particolari dette fiinuglie; la loro 
òpera principale era di sacrificare k vittiniS oflerte alla 
divinìiìu 

I vecchiardi supplivano in molte occasioni a ciò' die 
altrove' era di professione dei sacerdoti 9 e T influenza 
€ decimone dei vecchiardi stessi era calcdata in tntt'i 
npporii della società* 

Tutto ciò poi eh' era prestigio, che alle malattìe ed 
agli spiriti si riferiva, derivava dalf azione e dalla dot- 
trina dd sacerdoti medesimi, che a questa qualità unl^ 
vano quella d'indovini e di media» 

Jj' uso dd ratto come sopra si è osservato era legit» 
limo ed approvato» Questo oso ha posto tali radid 
nella nazione, che ad onta della religione cristiana dia 
sevetnmente lo vieta, e ad onta dette le^^ pubbliche 
che severamente lo puniscono, anche o^di i MiMrlao- 
chi hantio una specie di predilezione per questa sorta 
di matrimonio, reputando vdore, e frutto dd medesi- 
mo, l'acquisto quasi per forza di una sposa* 

Appresso ^ antichi Ddmati , come appresso tutti 
^ altri Slavi, il danaro non era conosciuto, e venne 
in uso mdti secoU dopò, che in circolazione esisteva 
appresso molti dtri popoli* 

Bedproea era l' imprestanza , e con i cambii ddle 
cose superflue att'una o aU'dtra &mi|^ compivano 
i rispettivi bUogni. 



96 «TOBIA lALLA DALMAZIA. 

Il loro genio prineipale era di fiibbricare case iso^^ 
late 9 e molto distanti una ddtt* altra* 

I terreni erano nna proprietà generale £ tntte quel» 
le fiunìg^ie e località, che formaTano fia di aè una 
anione; e qnesti terreni erano di tempo in tempo di^ 
viu fira le funigUe^ onde ognuna snccesaiTamente go« 
der potesse i benefizi! deUa miglior sitnauone e della 
bontà del terreno* 

Con questo metodo di vivere separatamente nna 
fiuniglia dall'altra di nna stessa localitìi, e le località 
fra di loro, a governo generale di tatto quel ter», 
torio, che cadeva sotto di nna comune anione e de* 
nominazione, aveva poclussima ingerenza nel r^[gi» 
mento interno del medesimo* 

Tutto ciò che interessar poteva la massa intiera 
degli abitanti, si'ridnceva o alla difesa dalle straniere 
aggressioni o all'apportare T offesa nel paese dei stra* 
meri medesimi ; e questi e qualche altro interesse gè» 
nerale erano discussi nelle assemblee popolari , ndle 
quali la preponderanza stava dalla parte di quelle fii* 
miglie, che contavano piìi diramazioni, cioè pia fami- 
glie sortite dal medesimo stìpite* 

I suflfragi quindi ordinariamente cadevano in quel- 
le persone, che contavano pia Plemegnuiexi nella lo- 
ro stirpe* PUmegmaesi dei Dalmati sono detti quel- 
li che portano il cognome di una stessa fiunig^ in 
origine, col progresso di tempo diramatasi in molte* 

Ne senza difficoltìi e disordini ordinariamente suc- 
cedevano simili unioni, mentre per non dar un'asso- 
luta ma^orità alle famiglie, che contavano un li- 
' S'^'^SS^^ F^ esteso e numeroso, si univano fra di lo- 
ro quelle che avevano un inferiore ; e da ciò nasce- 



Vano le oppoftuBicMii e gì' btriglii ^ ehe molte HiAe fU 
tiivano in rieee e sparginiento di sangiiey e ibai di»* 
(ponte erano dalla confittione e dal piii ^ìto adna-* 



Ndi Bbmtenevo andie ^fg^tStf e ndle anontÉpie di 
Poglixift della Dalmazia fino a ehe questi montanari 
ai -gOTemarono da sé stessi e colle proprie leg|pi 
{diritto elle hanno perdalo totaloiente dk>po l'ingres^ 
ao àm Francesi nel 1806 ) si attroTano sicure trac- 
ce di questa specie di governo ^ da Appiano riporta-* 
ta ai Peonia che in lungo si estendevano tra la Ja« 
j^dia e la Dardania^ i qnali da questa indicazione 
desumer si può die precisamente furono ^ antichi 
abitanti di questa provincia; mentre la posizione tra 
la Diardania e la Japidia per un tratto esteso in lun- 
ghezza^ e pieno di montagne^ non conviene meglio 
ad alcuna altra provincia quanto alla surriferita* 

SéJàuua est, dic'^fli^.ommf Paeonum regia s ntfer-» 
^fne JapodM ae Dardanm in hngum fnroUiutu NtJUm 
m ea urbes trantj sed vieatiaij aut dUpenis per agros 
damieiUis habiUibalurs nuttum unwena gens in comune 
regimen, mdU magisirabtss sepamdsqne per eogmUiones 
Mgue fiunilins eonsiliis agebanU 

Non consta a quale età Appiano riferisce questi 
costumi dei Dalmati da lui detti Peoni. Chiamandoli 
egli però con questo nome^ mi sembra che riferir si 
devono ai tempi innanzi di queUo, nel qoafe k Dal- 
mazia incominciò a conoscersi e chiamarsi con questo 
nome; giacchi senza dubbio le sue indicazioni si ri- 
portano ai tempi molto anteriori della scoperta di Dd-» 
wàoSof ritrovata di già grande e forte dal consoie Fi^ 
gaio nella prima guerra dalmatica; ed Appiano che 

scrisse ddle cose della Dalmazia 9 conobbe questa 
T. L 7 



98 * STORIA DELLA 0AIJIA2IA* 

provincia 9 e sapeva di Ddminio e ddUe altre dttti 
lidia medesiina* 

Questo metodo di Tivere degli antichi Dalmaii^ da 
molti detti barbari 9 e da Appiano in questo Inogo 
Peoni 9 offre un motivo mi^gpore di credere cita fiis^- 
«ero stati Scitì^ ossia Slavi di origine, i quali dap- 
pertutto dove si fissarono 9 per molto tempo conser» 
varono gli usi dà Appiano indicati» 

Neil' impossibilitìi in cm oggidì siamo di poter di« 
stintamente stabilire i confini antìcki di ogni popola* 
zione, e le forme e particolarità totte della Jioro reg- 
genza rispettiva (mentr' erano per lo più popolazio» 
ni 9 che ondeggiavano or dall'una or dall' altra parte^ 
dove o più comodi 9 o meno resistenza trovarono per 
fissarsi) 9 sembra che la Ibrma esposta di un'umone fira 
di loro fiosso la più comune 9 e la più adattata al lo- 
ro carattere ed alla loro posizione* Tutt' i governi fis- 
si e stabili 9 e tutte le monarchie degli Slavi sono po- 
steriori all'era volgare. 

La più antica repubblica loro { se {^ Autoriati an- 
tichi abibmti di quel tratto di terra che poscia fii det» 
ta Dalmazia, una parte dei qnsdi SOO anni circa in- 
nanzi l'era volgare emigrò in Polonia, come si è det- 
to nel Gap* Y* erano di scitica ossia slava origine) 
sembra che possa stebilirai quella dei Dalmati, àom 
pò la loro detezione e separazione dal regtko illirico* 

Avendo i Dalmati per lo spazio di «arca 200 anni 
opposta la più viva resistenza ai Romani, e fiitto 
delle conquiste al di la del tratto di terra da essi 
occtqiato sotto il governo dei re illirici, non sarebbe 
stato possibile il condurre a termine tntte queste a« 
zioni senza un governo stebile e regolare, che fii cer- 
tamente repubblicano; mentre si sa che in qnest'e- 



tiBBO PBnio. 09 

poca Don eM>ero alcan re proprio^ uè fbrpno sogfget* 
ti a' re foreatìerL 

Qaeat' è f epoca del nooie^ deDa lìberfa e repol)bli« 
twk dei Dalmati) e questa forma il soggetto del L»> 
bro secondo* 

Prima però di limitarmi alla storia ddla Dalmazia 
considerata da tk stessa come nauone e stalOy mi 
sembra necessario di oflBrire mi saggio S<^ra i Cél&j 
antichi . invasori della Dalmazia 9 e sopra T antico re» 
1^0 illirico formato dagl' invasori suindicati 9 al quale 
i Dalmati furono soggetti prima di fimnare on gorer* 
no psffticolare ed indipendente* 



CAPITOLO YUI. 



thi Ctitì, 



I 



jiAii^ mio dei qpiaMro prindpdi ceppi dele popò» 
lazi<Hu dell' Emopa^ d|d Greci e dai Romani detti 
Galli e Gallate^ die d>itaYaiio dall' eatremità ddla 
Bnttanna tea la S^ma e la Garonna ocdidcntalmen» 
te fino al Beno ed alle Alpi^ TaUnale Francia, ai 
tempi di Tarqninio Priaeo tf 50 amd innanzi i tem» 
pi di Gestfe in^aacro l'ItaKa, fiddiricaroBO Milano 
^Polibio IL'34U) e s'impadronirono £ una buona 
porzione deOa medesima y che Tenne detta Gallia Ci» 
«alpina» 

In Bairiera ed in Boemia, i Bon egfnabnente cel* 
tica nazione formarono nn cdld>re regno, che Tcn*- 
ne roresciato dai Marcraianni di orìgine germanica 
(Tacif. Gerau 28.) 

Per qaimto ci consta da Poifliio^ le masse dei GeU 
li cbe irmppevo neD' ItaKa, di tempo in tempo riceve" 
▼ano i iiecessarii rinforzi dalle Gdlie, e questi rin- 
forri traversando la meridionaie Germania, per le Al* 
pigittlie si dirìgevano verso Tltalia* Popolo feroce 
e guerriero non mancò di dilatarsi anche alla sini« 
atra dell' a^ suddette, e la prima ad essese invasa 
fu la Jiq[»^, abitata da una pop#1azione di nome 
ìffÈoto^ compresa sotto il generico di barbati* Strage 
crudele fu fotta dai Celti di questa popolazione seni» 
pBce ed agreste: si diffusero in seguito nella Li** 



tot STOfiU DELLA DAULUEU^ 

buroia e iieU' intiero DDirio^ dove nnitìdL ai primidn 
abitanti Terso la meta del 4«^ secolo innanzi V era toI- 
gare eressero il reg;no ìUirioo^ eh' ebbe prindpio da 
bardile 9 e^finì sotto Genzio Fanno 168 innanzi Te» 
ra suindicata 9 e parte si stabili nella Pannonia^ dove 
i Celti Scordisd piantarono la prìncipal loro sede e 
dimora d'intorno i fiumi Savo e DraTO* 

Cresciuti in popolazione ed in forze^ gli Scordisct 
diressero le lon) inosse Terso T oriente col sopi^sTan^ 
zo della popolazione fiermatast intorno i fiumi snddefc» 
ti, e ecdl'arriTO di altri Cdti dalle Galfie, probabile* 
mente Sennoni* Inoonirarono però una lui^ ed ostii» 
nata resistenza negti Autoriati, nel popolo cioe^ cbe 
nei tempi posteriori press il nome di Dalmata* Parte 
colla fi>rza e parte cogli strati^mmi ^Pob/aemu StraL 
Ub. 7. e Ad.) di aTTelenare i cibi nel* proprio cam- 
pò, e di abbandonarlo poi al nemico, riuscì agli Scoi^ 
diaci di ridurre a mal partito gli Autoriati , coi qua* 
li in seguito editti, di comune consenso sotto la 
condotta di Brenne, deTastata la Macedonia, irruppe* 
ro nella Grecia, e si accamparono alle fidde del Par» 
naso, onde impadronirsi del tempio di Delo, ed ar« 
ricdursi delle sue spoglie* 

Fatale riusc» agli uijti ed agli altri questa sacrilega 
spedizione. SpsTcntati dai terremoti, fiilmini ed altre 
meraTig^e, oppressi da mali d*ogni sorta, i Celti, 
perduto il loro condottiero, proseguirono il Tiaggio, e 
si fissarono nell'Asia minore, cbe da loro prese il 
nome di Galatia; e gli Autoriati ritornati aUe case 
loro oppressi Tennero da pestilenza sì onribile, cbe 
una gran porzione astretta si Tide di emigrare dalla 
patria, ed andò errando Terso il settentrione fino a cbe 
troTÒ un asilo appresso i Bastarne, popolo di nazio- 



UBBO PBDIO. 105 

iM alemaniia itafaìlito à* intorno «De Mrgenti della 
Vistola (!)• 

Per qoanto si rilega da Cìeaare lib. YI« 23. Strab. 
IT», questa apeduinne dei Celti dalle Gallie 9 die » 
mti a|^ Seordiad ed api Antoriati tentarono d'in- 
vadere la Grecia^ e si fisaiirono poi nell'Aaia nuMMre^ 
fii Toltinio dei rinfiorzi ehe la madre-patria spedì alle 
aae eolonie dell'Italia, ddla Japidia, della Pannonia e 
ddl'IUiiico; e dopo di questo cessati allecolome eelti- 
ehe «addette A neoessarii aiuti 9 i Celti-italiani finrono 
ben presto sfi>rEati ndle località da essi occupato dai 
liniani, motivo per cui i Boii si coUegarono cogli 
SSreni 9 ed i Celtì-Jllirici eo|^' Illirid 9 ed adattandosi 
gli nni agli altri ai rispetti^ usi, col mezzo dei 
matrimonii formarono un popolo solo» 

Rimettendo al tempo di Twquinio Prisco TinTa- 
aione cdtica deU' Italia 9 cioè all'anno 614 innanzi 
r era volgare, e la caduta del r^fno celto-illirìco sot- 
to Genzio all'anno 168 innanzi l'era stessa 9 i Cel- 
ti dominarono dalla Japidia alla Macedonia per lo 
^ario di quattro secoli e mezzo 9 e mediante le loro 
irmaoni, guerre e conquiste sopra i differenti popò- 

r ■ 

(1) Dopo rin&lìoe ipedizkme deliict riportar n deve la soggi o- 
gaaooe al mno ìUinco degli Antoriati, ossia d^ll abitanti primi- 
òri dd]a Dalmaxia mediterranea, principalmente capponata dalla 
debolezza in cui cadde la nazione, e per le guerre sostenute coi 
Cdti, e per le stragi occasionate dalla pestilenza. Allora non solo 
questo popolo subì il giogo straniero, ma per qaal combinazione 
s'ignora^ in laogo di oiiamarsi Aotoriata, incominciò a chiamarsi 
Daunata. Tra la spedizione suddetta che rifisrir si deve alla ia5. 
ofimpiade» ossia all'anno Z79. innanzi l'era, ed il regno dei 
gvandc Agrone, che incominciò coli' anno z4o« regnò fra gl'ilii- 
rià nenrato^ e Polibio accenna, che i Dalmati (per la prima 
tolta nelle j^f^Bt degli storici indicati con questo nome ) vìssero 
ubbidienti e soggetù a questo regnante. 



104 «TOBIA VmUJL PAUUAflA. 

fi dell' Illirio^ nel quale la Dalnuuia era compresa , 
resisi superiori ai popoli suddetti) il loro regno illiri- 
co ebbe la durata di cento ottantadue anni^ e eclUm 
sua estinzione Tenne ancbe ad estinguersi il nome 
cekieo in queste partì; e quindi la popolazione che 
sorse dal tempo dell' invaMon fino all' estinzione 9 tà 
in seguito afflitto confusa con quella comunemente no- 
ta sotto il nome d' Illirici e di Dalmati* 

Se come si può con molta probabilità dedurre^ ffi 
niirid antichi erano un misto di Traci ^ *di Greci e 
di Sciti 9 all' arrivo quindi dei Romani ndU' Illirico que- 
sta nazione consister doveva di un'unione di Traci , 
Sciti 9 Greci e Celti; e dove più dove meno aveva 
il carattere della nazione 9 dalla quale rispettivamente 
derivava. 

Erano i Celti di corpo grossi e robusti 9 vivacisi^- 

mi neir attacco 9 non però molto fermi nel sostenerlo* 

La loro arma principale era uno smisurato spadone* 

Quest'arma però servir poteva soltanto di taglio 9 

mentre non aveva punta di sorte alcuna* 

I colpi che vibravano erano molto penetranti; ad 
ogni colpo però lo spadone si t<Mrceva9 e prima di vL« 
brame un altro colpo doveva essere col piede rimes- 
so neUa dritta sua posizione (Polibio IL 33*) 

Portavano i Celti i capelli lunghi 9 e uniti dietro 
Il collo con una lettura* Neil' estate avevano una leg- 
giera 9 e nell' inverno una più grossa spanta soprav- 
veste 9 e larghi e lunghi calzoni fino ai piedi 9 che 
chiamavano Bracca (Diod* \. 289 30*) (1)* 



(1) Forae da questo nome celtico sono anche oggidì nella lingua 
remacela italiana chiamati braghe, i calzoni^ ed i nomi celtici 
delle atta di Milano, Brescia, Segna della Japidia, e Sinigaglia 



UBRO Plinio» 105 

Le persone piìi dktiiite altaocaTaoo q[iieite Testi al 
eolio ed ai polsi con catenelle d'oro* 

Le dcnne cdtiche erado incaricate di tutta Tam- 
minislrauone domestica , e gli uomini unicamente si 
ooeupuTano della gpierra e della caccia* 

Nelle loro guerre erano spesse volte i Celti crud^ 
fissimi; ed ora aprivano il ventre ai loro pri^onieriy 
ora ginocavano colle recise loro testcy ed ora dei cra^ 
nii &cevano tazze per bere* 

Avevano la loro particolare mitologia molto diffe- 
rente dalla greca 9 ed i loro sacerdoti formavano una 
speciale gerarchia^ ed erano molto venerati e rispet- 
tatL (Gasare YL 17, 23.) 

Qnimtnnqne i Celti per lo spazio di quattro seco- 
li formassero la principal parte degli abitanti dell' U» 
lirio, pure, dopo che la loro superìoritìi venne a deca- 
dere, questo popolo ha cessato del tutto di riconoscersi* 

non solo al giorno d'oggi, ma sin dal tempo dei 
Romani la sua lingua, il suo carattere, i suoi usi ed 
istìtozioni si sono totalmente estìnte, in guisa che 
sembra non avesse mai in queste parti esistito, dove 
pure si rese formidabile, celebre e superiore a qua- 
fauufue altro popolo per il corso di un tempo, che 
perpetuare doveva fino ai più tardi secoli le loro a- 
zbni, il loro nome ed il loro carattere* 



dell* ItaKa M oonterfano ancora, malgrado tante Tioende che tof- 
ieciero. 

Sembra pure anche che in alcom Inoghì alpestri, ed anche nelle 
comuoì di Brescia e Bergamo, la Imgaa veraacola conser?! pure 
Tod delT antica lingaa celtica. 



CAPITOLO IX. 



S^ygio Mtorieo suWantieo regno iUirieOi 



E 



accfediteto opinione che gì* mirici aTcsicro V o- 
rigine e la denominasione da Dio, fig^o di Ercole* Al» 
fai YOg^ono attrìboirla ad lUiro^ Bglio di Polifemo e 
di Galatea* 

Ba qnalnnqiie di loro dcMmer ai voglia ^ egli è 

eerfo die i primitivi abitanti lungo le corte e nell'i« 

•ole dell' lOirio, erano di origine greca | nbn ancora 

eonfaaa e meacokta con nazioni di differente lingna 

e carattere* 

Queata originalitìi però ri0srirsi deve all'epoca piìi lon- 
tana di questa nauonc^ nel tempo della quale ella ebbe 
quattro re ^ di cui la storia ci ba consenrati i nomi* 
Diraco che regnò ai tempi di Ercole^ BBDo ano %lio9 
CXnico contemporaneo all' eccidio di Troia 9 e Dai^ 
no emigralo in Italia^ sotto il quale sembra cb' estin^ 
ta siasi la dinastia d' Hillo^ primo fondatore del regno 
Ulirico compreso Ira i fiumi Drino e IHarone* 

Nel quarto secolo innanzi l'era comune i Celti, re- 
aisi potenti in queste parti, fondarono una nuova mo* 
narcbia, cb'ebbe principio da Bardile 9 e finì sotto 
Crenzio, ultimo re della stirpe celtica; ed i Celti ri* 
troyarono nei luogbi mediteiranei altri abitanti cb'e- 
rano di origine scitica e trace 9 per le invasioni del- 
l' orde vaganti degli Sciti e de'Traci j cbe dal Sfamerò 
e dalle ^onde del Danubio devono essersi in traccia 
di nuove Wrre spinte ed innoltrate* 



■ 

108 STOBIA DELLA DALBUZIA. 

Questo miscu^flìo di popoli di diflerente orione è 
diitintamente marcato dag^li antichi autori 9 scrirendo 
adcuni che gì' Illirici d' origine greca col consorzio dei 
barbari) fossero in qualche località diyenuti barbari 
anch' essi 9 cioè a preferenza degli usi e costumi gre- 
ci ^ adattato ayessero quello dei barbari con i quali 
convivevano; e scrivendo gli altri che in questo an« 
tico regno una parte parlava^ vestiva e conversava al- 
la greca 9 ed alcuni parlavano 9 vestivano e trattavano 
da barbari* 

Anche al giorno d'oggi in questa stessa provincia 
molti vestono e parlano all' italiana 9 e moUi alla na- 
zionale) essendo stata la Dalmazia per molto tempo 
s<^^tta ad un governo italiano, ed avendo in graa 
parte adattati ^ usi e l'italiana fiivella« 

L'antico regno celto-illirìcoy distrutto dai Romsni 
nello stato della mag^òre sua prosperità, ebbe i conf- 
fini da levante i monti Gerauni detti oggidì monti 
della CSimarra, da mezzogiorno il mare Adriatico, da 
ponente la Libumia ossia . quella parte dell' odierna 
Dalmazia che giace tra i fiumi Rerka e Zermagna, da 
settentrione i confini non possono indicarsi con pre« 
cbione* 

Da ciò che può dedursi, sembra che comprendesse 
la Dalmazia attuale al di qua della iRerka, parte del- 
k Bossina, l'Erzegovina collo stato di Ragusa, le 
Bocche di Cattare col HI ontenero , e l' attuale Alba», 
aia ottomana» 

Le isole di Lissa e di Lesina non appartenevano 
di pieno dominio a questo regno; sebbene, onde non 
essere moleateti dagl'Illirici^ dovevangli professare una 
specie di omaggio, e fi>rse anche per breve tempo 
sono stete soggette e suddite del regno medesuno. . 



usuo Mtto; 109 

lia tiMJA principale di «jaesto regno em terrestre ^ 
e non marittima. Per mare egli aTera i mezzi d'la« 
quietare^ non d'opprimere ^'iaolimi; aientre i Pha- 
rii ed i loÉMsà^ molto prima degl' Illirici 9 aUliaaimt 
ermo nella naviginrioney ed ayevano ddle non apre- 
geroK finrze adi mare, che furono di grande aiuto ai 
Rooumi) sino daDa prima loro battaglia navale contro i 
Cartaginesi sotto la condotta di DniUio* Tatto ciò cbe 
i re illirici per mare intraprender potevano 9 lo fii- 
cean cdl mezzo dei l^fni di privati) e la baldanza Aé 
da questo sistema nacque ne' privati stessi^ fisce de- 
generare questo mezzo di risorsa pubblica nei pili 
grandi abusi e nella pirateria ^ che fu la cagione del- 
la decadenza e della distnudone del regno e dei re 
ilUridi* 

Scutari) Tanica Scodra^ n'era la capitale^ e l'or^ 
dinaria reridenza del re e della corte* 

Rizzano nd canale di Gittaro^ luogo fortificato in 
aDora é della più fiidle difesa per mare^ era pure il 
luogo ptìi fiivorito dopo la capitale 9 come quello cbe 
per la naturai sua posiuone^ posta nell' intemo ddl'aìn- 
gusto canale ddk Boccbe di Gattaro^ oflfiriva alla sud- 
detta forza marittima illirica il miglior asilo 9 ed ai suoi 
re fl miglior spettacolo di ricche prede • proditoriamen- 
te riportete didl' indegna fidica de' loro sudditL 

Quantunque il dbitto dd regno fosse ereditario 
nella fiinriglia regnante (mentre dalla serie dei re^ de' 
quali la storia antica d ha conservati i nomi si scor- 
ge, che il l^o succedeva al padre^ o quello che 
maggior diritto aveva per relarioni di sai^e) sem- 
bra però che la podestà regia fosse molto ristretta , 
non avendo il sovrano o veduto^ o potuto impe£re le 
vioienae de'sudditi) come ai scorge dalla risposta data 



ilo STOMA VEJLLA 1>ALttÀ2U« 

daBa regina Theiite agli ambaàciatori romani 9 ne aven» 
do gì' Ulirid nelle più grandi difficolta e isalamitìi dd 
regno sostenuti i diritti del sovrano con cpdla fona 
ed energia 9 che sanno spiegare que' popoli 9 ai quali 
i diritti della soyranita sono cari^ e dove uniti sono 
al ben essere de' sudditi stessi^ che dalla suprema au- 
torità riconoscono la protesioney la sicnrezsEà e la na- 
zionale riputazione* 

Siccome non è il mio pensiero tessere la sterna 
tetta degli antichi re illirici 9 ma di oflbire mi saggio^ 
onde agevolare lo sviluppo di queDa deHa Bafmaria ; 
così mi linuto a quella dke riguarda il regno degli 
ultimi due sovrani e di Genzio^ sotto il quale si e- 
stinse il regno stesso 9 ed incominciò a fiorire la fi»^ 
tana dei Dalmati e la loro repubblica* 

: Agrone dugento trent' anni circa i|inanzi Tera vol- 
gare fii uno dei re illiricÌ9 «he più potente fiusck per 
terra e per mare de' suoi predecessm* 

Nella guerra da Ini portata contro gli EfolÌ9 gente 
ferocissima 9 riportò una cdebre e compiuta vittoria* - 

Trasportato dalla ^ia di si grande sucoessoy ai 
abbandonò alla crapula ed ali'ubbriaeliezca9 e dopò pò» 
chi giorni d'intemperanza è H eccesso moÀ colmila 
ddla pleuritìdeé 

Theula sua mog^e suocesiie al trono 9 nsuipandolo 
a PinneÉ9 figlio di Agrone; donna vana ed ambizio- 
sa 9 die di vegina ebbe il nome9 essendo stata intie* 
ramente governata e diretta dalla volontà é dal con» 
si^ de' suoi ministri* ' • 

Erano ancora presenti le conseguenze della - vittori» 
sopra {^ EtolÌ9 e le prede riportate lusingarono da 
vicino la cu|^digia de' suoi- conrigfierii che padroni 
della volontii di chi govema9 £spensarsi non poteva* 



urao nm(K Ili 

aa ìmI non tftnàute U mue ad altari Irafii e ad al* 
fere oonsegfiieiiiEe di depredazioM» die ricader doTem» 
no prittcaprimente a benefiao di dd piìi «rneinaTa il 
trono* A||K occhi di chi a'incammiaa in qoeala ea»» 
ricMty la ricchezza aembn inesawrìlHle 9 ed è aempw 
Inrinfldiienu 

Theota emanò mal eonsin^iata qprindi on decreto 8 
|iia arrogante e fiunoeo» 

Diede ordme che tattici suoi aoddifi poteiaeto per 
mare spogliar e predare qualmi^pie) e^ preparala nna 
annata nasale eeiraordinaria 9 ed imbarcato mi eaer» 
dto snpcriore di nomerò a quello impiq^ da Agro* 
ne^ diede il segnale della partenza^ colla eonaegna ai 
condottieri di arere per nemici tott'i popoli* 

Bari sono g^ esempii nella storia dq|^ nomini di 
una ddibcraziime sì oigogKosa^ effetto del carattere 
doUa nauone e della combinazione dri ten^ Ella 
non poteva si leggermente essere calcolata, che nel 
cervello di nna donna, fregiata d' una corona» In fiitti 
dia rose odiod g^'Illirid, e tntti g^ altri popoli loro 
nemicu 

.Sciolte le vde d vento, la spediuone d firesse 
a .danni degli Eldi e dei Bfessenii^ popdi dell'Epiro, 
tra la Bfaoedonia e rUlirio* La ritta prindpde nomi» 
nata TScene venne assediata, presa ed occupata* 

Cili l^pirotti non perdendosi di animo, ed soceo^ 
so .de|^ Etofi e degli Acamani, radunarono on eseifte 
rito numeroso, presentarono ag^' '^''^■'■^ ™^ campale 
battaglia, fiirono però vinti e dis&lti. 

L'esercito vittorioso, occupato a coglier i frutti ddla 
vittoria e a prosegnve le sue intraprese, ricevette Vo^ 
dine dalla rq^ina di restituirsi io patria* Una porzio*' 
ne de* sud stati con aperta ribellione sollevato aveva 



lift 0TOBU. ftBLLA DAULLflSLU 

una sommom^ che ridiianiir doveva tetta k soa rt^ 
tensione* 

Non consta dagli' antìdu autori^ qoal fosse qoeata 
pORiohe sollevata degli stati soggetti a Theuta» 

Supporre si può con molta probabilitìi) che fossero 
i Siculi abitanti tra la penisola Hillide e! le smgeii* 
ti del Nesto^ ossia di quel tratto di terra che daRo- 
goznizza oggidì fino all'imboccatura della Cettina ai 
estende^ a motivo che spaventati dal ritorno della &ot« 
la e dell' esercito^ i ribelli ri rifugiarono in Lissa^ cifc» 
€k e fortezza che avea tette le possibili rdarioni con 
questa parte del continente dalmatico 9 abitato in ori- 
gine da coloni sortiti da Lissa medesima. 

La reg^a ordinò all'esercito dr cinger tosto d\9B» 
sedio Lissa 9 divenuta sede ddDa ribellione^ colla pro« 
tenone accordato ri ribdOUi mederimi» 

Tenne quindi stipulata una tregua cogli EpiMtti, in 
finrza della quale per una pattuita somma di denaro ^ 
venne ad essi restuita la città di Tenice^ e restitau- 
ti fiirono gfi nomini di condirione libera fiitti pvi* 
pomeri» 

Imbarcate le prede e gli uòmini di condirione schia-' 
va fiittì prigionieiÌ9 l'esercito illirico parte per terra 
e parte per mare si restituì nel regno* 

Molti però dell' armata navale 9 sprezzando, V ordine 
ddla regina di ritornare in patria 9 ed attenendori* a 
quello dato nel momento della spedizione 9 si sepann 
rono dall' armata^ e si misero a scorrere il mare* I 
danni che in questa occasione arrecarono 9 furono 
molti ; e per la nu^fgior parte in prègiudirio dri mer^ 
eatanti italiani incontrati nei loro viaggi ^ alcuni 
quali furono spegnati 9 e molti oltre allo sp<^io 
che tmrìdatì* 



vmwo wwam. 115 

La ffOBMMi vepubbUea) cke fino attorm .nim avera 
prese in emittderasioiie le doi^iàiize fiitte contro |;li 
niìrieiy Tenne fooMa da qoeUe clie in qpteat'occaaione 
furono ]^odotte in senato^ e deliberò di spedire dne 
ambaaoiatori alla aovrana dell' IlUrio y mide prendesse» 
vtf esatta cognizione dei fiitti successi^ e reclamassero 
lo oonTcnìenti soddisfimmu 

Im iotta e Teserdlo illirico ritornati dall' Epiro dnse- 
ro intimto d' assedio Ussa^ dalla presa della qnale dipen- 
derà 3 pronto ristabilimento ddl'ordine» e V intera so|^ 
gic^paaotte dri ribelli medesimi* 

In simil stato di cose giunsero i due ambasciatori 
romani Gaio e Ludo Gomncano^ ed amoMSsi alla 
presenza della regina^ in solenne udienza esposero Tog- 
getto dalla loro missione* 

Essa sedeva sul trono in atteggiamento fieroce e 
superbo^ e terminata T esposizione rispose : 

» Che snp pensiero sarebbe Timpedire ebe dagl* Illirici 
non fiMse recata molestia al popolo romano; del rima- 
nente non essere di costume dei soTrani rimpedire» cbe 
i prirati non prendessero dal mare le possibili utilità «• 

Mal soffia il più giovine degl' inviati simile risposta 9 
e con francbezza, della quale in quel momento cau- 
tamente agendo non doveva fiir uso^ le rispose: 

» Ed i Bomani^ o regina 9 banno il lodevole co- 
stume a vendicare colla forza pubblica le ingiurie 
fiitte ai privati^ e quindi col divino aiuto ci preste- 
remoy a fine cbe in breve e con ansietà tu abbi a 
rivocare i tuoi reali comandi «• 

Un linguaggio sì libero ded^ della vita dell' am^- 
basdatore j cbe dagli astanti cortigiani venne sul mo- 
mento fiitto in pezzi a colpi di manata (!)• 

(1) Un caio ti straordinario, lia psr la decUioue della regi- 

r. /. 8 



■■ * ^ 

1 14 STOBIA bÈLÙÀ: tfALMAXIÀ • 

Uà &ttb <£ éimll ntftaìra doveva readeré aTyertifa 
la r^^ina^ che i Romaai non T avrebbero laaciato' iiii«- 
pimitO) e peiisar doveva^ piatfodtòdiè a ^pÉuJotiqiie ai« 
tira doisa^ alla propria difesa* 

Pare invagtiita essa ed il ano cofiisiglio delle riedto 
prede 9 riportate dalla spedizione dell'Epiro^ riordina-» 
ta nn* altra armata navale snj^eriore di numero alla 
precedente 9 la spedì a dannò deHa Grecia '^ e nel tem* 
pò stesso progredir feicéYa con calore Y assedio di las- 
sa ^ asilo dei ribellati suoi sudditi» 

Assediarono ^rillirid Gorfò^ rispinsero 11 soécor* 
^ cbé all' assediata citta Tenue sporto per mar^ dagli 
Etoli e dagli Acamani , è la citta venne presa per 
capitolazione ; e ndlà stessa pòi fu posta guarnigioni^ 
illirica sotto il comando di Demetrio Falereo^ osma 
da Lèsind* Itidi Tarmata vittoriósa portò V assedio aU 
la citta di' Dnrazzd* 

Intanto tutti e due i consoli romani si posero in 
marcia dall'Italia* Gaio Fulvio con 200 legni armali, 
'ed' Aulo Postumto eoa le forze di terra. 

Si portò tosto r armata romana sotto 'Gorfvi) e gli 
abitanti della citta d ' accordo 6ol comandante illirieo 
Demetrio ^ di già disgustato dalla regina 9 spontanea- 
mente si dedicarono ai Rimani* 
' Intesa questa defezione dall' eserdlo illiriiso die as- 
sediava DurazzO) abbandonò eg^i l'assedio stessb^ ed 
a guisa di fuggitivi si ritirarono ^riìliriei nel pro- 
prio regno* 

Corsa la fiima di questi avvenimenti , non fàrdaroM 
ìio varii popoli soggetti al regno stésso di spedire i 

oa ^ sia per k fì^kmU franca dell' ambasciatore , non meno che 
per il crudele suo assassinio y ha meritato negli annali dell' anti- 
chità , che fosse mìontanieifte riferito ^ e che intatta ne 1^ 
anche ai giorni nostri la dolorosa rimembranza. 



luropm legafi ai Romani, tpoatanemmiti « loi# 1^ 

dicmdMi^ 

. La ppoleuoiie romana fu ad emi ben tMlo p io ni e a * 

aa ed accordata, e rannata di qpiesto popolo TalonM 

ao ed arredato non tardò di Tolare al soeeorao di lima 

cinta d' assedio dag^l' Illirici» 

AB' arwidnarsi della fona nemica, prontamente |^ 
BEnei lo aUmndonarono , ritìrandoea nel re|pio» !»• 
aegniti però nella ritirata, perdettero tenti legni, capi 
Qclii di ricca preda» 

Non pochi Inoi^ddDa cotta dalmatica opposero ddla 
renstensa, e conTcnne ai Romani prenderli con la thra 
fona, altri i^ontaneamente dedicandosi ài yinmtori* 

1a ìnfidice Thenta abbandonata infine dalla asagipor 

parte de'snoi sudditi, si ritiro con podii segnaci aRincano» 

Ha questo ritiro implorò la pace spontaneamente, 

reatitnendo ai Romani i prigionieri ed i loro disertori* 

Tenne accordata la pace richiesta, ed il popolo ro» 

mano stesso dettò le condìrioni le piìi nmilianti: 

i/ Che Theota rinonziar dovesse fl regno a fiivo* 
ve di Pinnes, figlio di Agrone* 

2«^ Che GorfiK, Lesina, Lissa, ed i. popoli AbioF- 
tani restar dovessero sotto la protezione dei Ronmni, 
ai qnali si erano dedicati» 

3b* C3ie {^' lUiriri non potessero navigare per nm» 
re die con soU due legni, co' quali non fosse loro 
lecito jfi oltrepasìiare Alessio» 

Per quanto aspre ed umilianti fossero le dettato 
condizioni, non tardò punto T infelice regina di ao- 
cettarie^ e cosà con non minore perdita che ignonu^f 
nia ^SBÒ fi regnare questa Superba donna, die con 
taiita arroganza ' e fiisto aveva ordinato di non rispet* 
taro t diritti di popolo alcuno» 



116 ' STOiOA DELLA DAìMJiZlAé 

Dopa, sì grare iscossa ed umiliazione lacosiiiiciò a 
decadere il regno illirico^ che sostenuto da due altri 
ré") oadde topra Genzio^ sotto il spiale totalmente si 
estinse* 

Al tempo deOa seconda gnerra macedonica , fiitta 
dai Romani contro Perseo ^ venne loro sospetto Gen» 
do di fiiTorire segretamente la causa di esso Perseo. 
. Inflitti effii conoscendo che dalla diyersione d^'O- 
tirici poteva ritrarre il piìi grande awanti^gio, aven- 
do promesso a Genzio per indurlo alla guerra di dare 
trecento talenti^ dei quali accortamente non conse- 
gnò che dieci 9 indusse l'incauto re illirico di maltrat- 
tare i residenti romani^ appresso di lui esistenti* Que« 
sta violazione lo strascinò ^ senza, essere pienamente 
preparato^ in aperta gnerra coi Romani medesimi; ed 
assediato nella sua capitale di Scutari^ dopo dd>ole 
resistenzai si arrese a discrezione con tutta la sua 
finnica* 

Tenne condotto a Roma^ misero trionfo della sua^ 
dabbenaggine^ indi coUa fiuniglia tutta venne rel^a- 
to a Gubbio 9 dove cessò di vivere (!)• 

Dopo compiuta felicemente in questo modo la gueiv 
tSL illirica 9 volendo la repubblica romana a tenor dei 
suoi disegni assettare il governo di queste località ^ 
inoltrò cinque commissarii ndl' lUirio 9 dai quali con- 
vocata in Scutari un'assemblea di tutt' i notabili del 
regno 9 Ludo Anucdo pretore 9 sedendo in tribuna^ 



(1) Yogliono alcani òhe la famìglia XSentili dell" Italia, tia de- 
riTata da questo in&lioe re deiriUirìo. Sarebbe desiderabile, se 
raccoglier si potessero, di a?er delle boiìodì sicure di questa 
derivazione, non meno onorevole per i più remoti suoi discen- 
denti , quanto graia per le anticbe ricordanze dì questi luoghi , 
soggetti i^ir influenza della vicina Italia. 



UBBO pmmo. 117 

le di condenso del senato e del popolo roauiBO^ 
d&iarò la liberta degl'UBrici^ e promise di rifirart le 
{^amijpoiii dalle fi>rtezze e dai castelli del regno* 

Dichiarò liberi non solo 9 ma esenti da qnalnnipie 
tiibnto i Xdssani j i Taulanzii ^ i Rizzanotti e vari! al- 
tri j elle spontaneamente si erano dedicati ai Romani • 
Inpose agli Scntarini ed ai popoli yìcìaì la metìi 
del fribuio^ eh* erano soliti di pagare sotto il cessa- 
to regnoj e divise riDirico in tre province sotto la 
protezione della repnbblica romana* 

Se dalle azioni degfi nomini^ che nell'età ci han- 
no precedali) doblriamo tirare le conseguenze^ die a 
nostra ntilith ovvero a semplice no stro piacere ci rie^ 
SCOBO fttAej la lotta dei Romani cogl' Illirici sotto 
Thenta e Genzio ci ofre i seguenti risultati: 

Che i Romani hanno colto il piìi bel punto per 
attaccare il regno iUirieo; 

Che le molestie ingiustamente portate alle altre 
nauoni dagl'Illirici 9 senz'altro motivo che quello di 
anriochirsi , hanno dovuto ricadere a loro proprio pe» 
so € sconfiorto; 

CShe gT investiti del sapremo potere non devono 
creder le riccheziSe inesauribili 9 purché vengano da 
qualunque «lasi sorgente; 

C^ i Romani delle loro vittorie non hanno fiit« 
to tutto quell'uso che potevano; mentre le mire del- 
b conquista dell' oriente già occupavano i loro pro- 
gettiy e odio stabilire agl'Ufirid a colmo della loro pro- 
sperila «ondizioni le più benigne , preparavano quella 
strada verso il levante 9 che a loro per questo dise- 
gno si rendeva A utile e quasi necessaria • 

FINE DEL LIBBO PRIMO. - 



UBRO SECONDO 



IPella 9iilma}ui boyo la cabota bel trgm illtttco^ (tna al 
itmpo c))c Cu ribotta in yt0iiiivia rimana^ 



STORIA 

DELLA DALMAZIA 



CAPITOLO X. 



ìa Ihlmaxia 
Geimo re il 



T 



Btto . CIÒ eh' esbranne si può dagU autori anliclii ìà 
riguardo ai Dalnali de' tempi anteriori a Genaio^ si e 
cb' eglino rits^ro ubbidienti al suo predecessore Plen« 
rato 9 e Ab da Genzio si ribellarono. 

Questa defisuone marea T epoca , in cui i Dalmati 
e la Dalmazia figurarono per la prima volta neila 
storia col proprio nome 9 dalla quale- null'alty si co- 
nosce^ se non che fiunnaTano parte del regno illirico, 
e che 9 cdta l'occasione che Genzio venne strascina» 
to nella guerra c<m Romani y la quale terminò con la 
total sua rovina^ i Dalmati senz'attendere l'esito dek 
la medesima 9 non solo non gli avessero prestato al» 
cnn aiuto 9 ma totalmente si fossero da lui distacca- 
ti, fl tratto di paese che ora forma questa provincia, 
a qneU' epoca non Qra noto sotto il nome di Dahna» 
aia, e questa non era che una piccola parte del re» 
gno illirieo lontana òfl mare, posta nell'interno fra i 
monti jddla Pannonia, ed i fiumi Tfluro e Narona* 



124 BTOBIA D£LLÀ DAIJIIA2U. 

Di qaal« origline fotsero^^ ^pal lingua parlasaaraii 
qvafi i loro eostimii e quale forma di goremo aTca- 
«ero prescdto, dopo scosso fl giogo dei re illirici^ i 
romani serittori non ci tramandarono 9 contenti di an- 
noverarli sotto il titolo generico di BarbarL 

Onde formarsi un'idea dello stato della Dalmazia 
nel primo ano nascere^ sembra opportuno T esaminare 
il primo trattato fiitto con Tkenta^ ed il secondo coi 
notabili dell' lUirio fiitto da 'Amu^cio pretore in Sco- 
dra; documenti di piena p^S^a^ dai quali si Terra a 
conoscere la relazione 9 in cui si attrovarono le altre 
parti dell'odierna Dalmazia, colla primitiva, circoscrit- 
ta ad una breve periferia nell' odierna località di Duv« 
noy posta nello stato ottomano e luoghi drconvicinL 

Gol primo trattato di pace, fiitto sotto Tbeuta, le 
isole di Gurzóla, Lesina e Lissa furono dichiarate di 
appartenenza alla repubblica romana. Traì^ed Epe- 
zio, colonie dei Lissani sul continente, sebbene noa 
furono espressamente in questo trattato nominate , pre- 
sumer però si deve, che comune avessero la sorto 
coUa madre-patria ; mentr' è certo che la prima guer« 
ra intryresa dai Romani contro i Dalmati, dopo la 
loro separazione dal r^;no Illirico, venne originata 
dalle invasioni fatte dai Dalmati sul territorio di queste 
colonie, motivo per cui i Lissani portarono a Roma 
le loro doglianze, ed i Romani le sostennero coU'ar^ 
mi alla mano. 

Là Libuniia, posta tra i fiumi Tedanio e Tizio, vi- 
veva da se colle proprie leggi, e riconosceva di già^ 
tacitamente la supremazia romana ; giacché questa par- 
te dell' odierna provincia^ ne apparteneva al regno il- 
lirico, ne, dopo la caduta di questo, fii soggiogata 

i Dalmati, t tentativi dei quali per unirla al loro 



UBftO flECMBO. ISS 

doniaio riiucirone tmu^ ed.i Rmnnoi appoggiammo 
i Libami ogni qmal toIU fiwono dai primi attaecati» 

Il tratto deUa costa dalmatica tra le colonie liaaa- 
ne e la Liboraia j die temioara al fiame Tixio j do- 
veva essere si^fgetto all' inflnenia dei Siculi^ die sono 
t nondnati colonisti di Lissa; e quindi all'epoca della 
cadala di Tlieat% regina dett'Ulkio^ aveva cessato di 
appartenera a questo regno colle sue isole^ tatto il 
tratto maritfimo di ^aósM provincia dalla Rerka alla 
Cettina ( anticameate^^laì{i^e Tìluro). / 

Tra il regno di Tlieata e ' qndlo di Cvenzio^ I>e« 
metano Falereo, che ayeva bene servito i Romani a 
danno della sua sovrana^ dopo Y abdicazione e la mor» 
te in poco tempo successa di Thenta^ fiitto talore di 
Pinnesy fin^o di Agrone j sposata aveva Tritenta^ 
niO|^ rendiate di Agrone predetto, e madre dd gio- 
vine ^«"^fiicnielrio 9 quantunque lai^;iunente ricompen- 
oato, daf Komani y prevalendosi dell' autoritk che go« 
•deva, non mancò d'infestare i popoli soggetti o al- 
leati dei Romani stessi 9 randendosi con dò loro 
nemico (1). 

li' anno secondo della 140«* dimpiade, che.corr»- 
qponde di' anno 221* dinnanai l'era volgare. Ludo 
Emilio console venne c<m forze poderose ad attaccar- 
lo, ed ottenne dalla sua spedizione il piii fiivoi^evole 
risultato» Demetrio doveva avere e molle rdazioni e 

(1) Da Dbne na frammenti: I Boi e glliisd>ri poco prima tra- 
Tagliali areTano i- Romani , Annibale lì minaociava, e Demetrio 
tutto confidato nella corte di Macedonia, alla quale n era onito 
contro Ckoniene, re degli Spartani, ciò di portar danai a podie 
città, che oltre Guraola e Lassa in Dalmazia, tra il Drìno ed i' 
monti ddla Qmarra , erano o sode o tribotarìe in allora dei Ro- 
mani.'EgIi sproai andie il trattato A pace fatto sotto Tbeuto, 
avendo oltrepassato Alessio con pt& di So. nsTi- 



i26 BTOIOA MUJLDAJMAZUm 

noia pochi taletttu E^li aveva scelto il pitt oppifirtinio 
tottipo di dichiararsi contro- i Romani, in allora mi« 
cacciati da Annibde, che dalla nuova CSarb^ine e 
daHe Spagne si era contro é&. loro avviato. 

Appena quindi istrutto delle mosse di Emilio con» 
Uro di hii, presidiò Dimalo con sufficiente guarHi-* 
gione ) e nette altre città fece uccidere tutti quelli 
4;h' erano a lui contrari!, le sottopose al comando dei 
suoi amici, e scelse per principale sua difesa Tisota 
e citta di Lesina sua patria* 

Per la prima operazione Emilio, onde imprimere 
timore colla presa di Dimalo, città forte e fino allo» 
ra creduta inespugnabile, si portò ad assediarla; • 
dopo sette giorni di viva resistenza , si rese padrona 
della medesima» 

Molte localkà allora spontaneamente si dedicarono 
ai Romani, ed assettato il governo ddUe medesime ^ 
con tatta la flotta si diresse verso Lesina* 

Istrutto però die la città era btoe fiMrtificata, e cho 
guarnita era di molti e robusti guerrieri, onde ìaoa 
protrarre in lungo l'assedio, ricorse ad uno strata^ 
gemma, che in coronato dal più felice successo* - 

Di notte tempo sbarcò in terra la maggior partn 
dell'esercito, e lo fece nascondere nei boschi e nel- 
le cavità del suole» 

Egli appena che apparve il ^omo si mostrò con 
venti navi alla vista del porto, eh' era vicino alla 
città» Demetrio , veduta la flotta e dbprezzando il loro 
numero, si portò dalla città con i suoi, per impedii 
re k sbarco ; s' impegnò allora un' accanita zuffii fira 
i Romani e la gente di Demetrio, in soccorso della 
quale di mano in mano vennero tutti gli altri gueiv 
rieri, che rimasti «ranp nella città» . . 



UBEO SBCOràKI. 187 

Frattanto i Romani, ck^ €f ano atatf posti inimboica-t 
ta j per ignote vie s^approsrimariMio e s' impadronirono 
del eolle fortificato, posto tra il poiio suddetto e la eit^ 
fa ; e così tagliarono inori daUa eomnoicazione colla m^ 
desima le trappe di Demetrio , che tvtte ineantamei»" 
te ÈÌ erano portate verso qneila parte, dove fl console 
era approdato colle navi, ed dfettaare Tolera Io sbarco» 

Ossohrato da Demetrio il fidlo commesso, abban» 
donò la pngna contro di quelli che Tolevano sbarca* 
ire, e, disposti i snoi in regolare ordine di battag^Ba^ 
con tntta l'audacia e fermezza si portò ad attaccare 
i Romani, che del colle si erano resi padroni; ed i 
Romani con eguale furore e disposizione si arventa» 
rono coniro gl'Illirici* 

Impegnato così il più rivo combattimento, soprag^ 
^nnsero i Romaifi che ddDie nari sbareaMno, e presi 
in mezzo i soldati di Demetrio, li obbligarono ad ab* 
bandonare il campo di battaglia, una parte essendo 
fuggita nella citta, ed il maggior numero essendosi 
dispei^so per varie strade nei boschi dell'isola* 

Imbarcatosi Demetrio sopra piccoli legni, che te* 
neva preparati in luoghi deserti, si rifugiò in Bfaoe* 
donia alla corte di Filippo, al serrigio del quale, in 
un combattimento coi Messenii restò ucciso. Il con- 
sole romano prese il giorno seguente d' assalto la cit* 
ta, ed appena presa la fece distruggere* 

rion ri è dubbio che l'antica Pharia non sia sta« 
ta fid>bricata nel sito stesso, dove oggidì si trova Le* 
mna, e che il colle occupato dri Romani non sia 
queBo, sul qude è piantato ora il forte così detto Spa* 
gnuolo; mentre appunto questo colle ri trova tra il 
porto di Socolizza, dove sbarcò EmiKo, posto al nwd^ 
e tra h città posta td sud del forte medesimo» 



128 STOIIU DE|XA DALIUZU. 

, Dalla parte di ponente 4ei dae recinti , cke nùi- 
SGOno ora la citta col forte^ si trovano le tracce e le 
vestigia di lin terso recinto 9 eh' egoalmente andava 
a conginngcrsi colle fortificazioni 9 poste in dma al 
coUe anzidetto* 

I Pharii fiibbricarono Lesba in tutta frette 9 en- 
tro lo qpazio di un anno* Osservati i rinuisngli della 
muraglia di questo terso recinto^ che sparsi qua e la 
^mcora si attrovano all'altSKza dove di tre 9 dove di 
quattro piedi'9 nella stessa direzione de^ altri due 
recinti 9 si scorge che le pietre delle quali è composto 
sono di varia grandezza 9 grossezza e colore9 senz'ai- 
enna politura 9 . collocate tal quale sono state tolte o 
scavate dalla superficie della terra; ed il cemento è 
composto di sabbia di ogni qualità tal quale si pnò 
coglierla alle rive del marS9 P^ unpi^faria senz' al- 
cun altro apparecchio» 

Questo rimasuglio di fid>bricato antico dimostra aa- 
jche oggidì 9 essere vero ciò che scrìsse Polibio 9 vale 
a dire che Lesinai 4h fid)bricata in firette; mentre il 
muro suddetto 9 non può essere stato9 che costrutto 
con tatù celerità 9 e le vestigia che ne rimangono 9 
sono un fiitto superiore a qualunque eccezione* 

IHon consta dove fi>sse sitaste la forte città di Di- 

■ 

malo 9 né alcuna traccia della medesima pnò ricavarsi 
dagli antichi autori* 

Siccome però il principale luogo di questa insur- 
rezione 9 originata dall'ambizione di Demetrio 9 fii l'i- 
sola di Lesina sua patria 9 che aderì al suo partito 9 
cosi anche le. altre citta 9 delle quali egli assunse le 
redini del governo 9 uccidendo quelli che contrarii si 
mostrarono al suo partito 9 sembra che dovessero es- 
sere nei luoghi non troppo lontani da Lesina 9 nell'op- 



|MMto eontinente ; e Dioudo forte poteta IroTarsl tra 
la Gettiiia e la Narenta, nel paese àef^ Ardidei^ o 
neOa pianura stessa ddla Nareata, dai quali laog^ ^ 
oltre i presidi! neeessarii per Dimalo nonché per le 
altre eittà^ e^ lia potate scegliere niente meno che 
BtA mila de' piii robosti gnerrim^ eoi quali tentò di 
àostenersi soITisola e ndDbi cittìi, sna patria* 
il condottiero ddrarmata romana j dopo assettati i 
aordini ^ deriyati dall' ambizione di Demetrio in un mo- 
do non meno prudente die enei^fioo^ colse a Roma il 
fiotto della sna condotta con un magnifico trionfo. 

Da ciò che ho esposto 9 sembra manifesta : !•* Ghe 
il tentativo di Demetrio fu opera deDa sua ambisio- 
ne^ e delle intelligenze die aveva atta corte dei re 
di Hacedoniib 

SL^ Che a parte ddle sue idee erano prindpalaMn- 
te ^ alntanti di I«esina Aua patria^ e gli abitanti dd 
litorale, a portata del centro di questa sollevazione 
risola suddetta» 

3»* CSie una prudente e canta condotta, usata dd 
generale romano, nd riordinare quello -che la solle- 
vazione aveva ^sconvolto , riferir si deve alla Dalma* 
da attuale fino dia Pfarenta, dò che d Romani die- 
de una superiorità decisa sopra i re ilfirid;' mentre 
^ stati di qud regno a ponente dell'imboccatura 
detta Narenta, divennero soggetti a'Romani, o sotto 
l'immediiAa loro influenza, e questo popolo conqu^ 
ataUtte sa avveduto, aveva e<m dò preparata la straF> 
da per anmentare alla prima oecadone il regno me- 
desimo; il che non tardò a verificarsi* 

Non era la Ddmazia attnde, ne TllUrio intiero di 

aDora, dò che fermava l' ambidone di Roma* La Ma- 

oedonia, la Grecia tutta, Antioco re di Siria, erano 
T. L 9 



150 8TOBU DELLA DALWASCLI. 

quelli che oecnpaTano le ariste di conquista dei Bo- 
mani 9 e la docilità loro veno questa porzione dd lido 
apatico 9 usata da Emilio e da Anucdo pretore^ di 
oonsenso del popolo e ddl senato romano 9 yerso tut» 
ti ^rnimci) dopo la cattivitìi di 6eniV> deHa sua 
famiglia 9 non erano che tratti deOa più fina politìca; 
onde poter prendere dalla posizione dell' Uirio e dal* 
le sue popolazioni i magipori soccorsi per mare nella 
grande e pericolosa lotta suddetta, e non temer di 
essi nei loro aTanzamenti yerso Y oriente ^ sieuri della 
completa sog^ogazione dei re illirici , ogni qualiroHa 
voluto avessero verificarla* 

resosi anche poco dopo necessario di Cam* 
lo stato politico dell' lUìrio ^ avemlo Genzio da- 
to dei sospetti d^ intelligenza con Perseo 9 questo can«- 
giamento non colpì che la sola fiuriiglia regnante; 
lutt'i popoli 9 che appartenevano al regno di Genzio ^ 
vi guadagnarono. 

Alcuni furono resi liberi, alcuni altri non solo lifc^ 
ri 9 ma esenti' da qualunque tributo, ed i meno fiivo» 
riti fiironò tassati nella metà soltanto deltr3>uto, ch'^ 
rano soliti di pagaipe sotto il cessato governo* Fra i 
popoli che nemmeno fiurono contemplati nelle conven» 
zioni eoi Romani, si trovavano i Dalmati, come queU 
li che di già avevano scosso da sé il giogo ddl' ulti- 
mo re iUurico, e lontani dal mare, al quale princi- 
palmente erano rivolte le mire dei Romani stem, non 
avevano in nessuna maniera secondati i movimenti 
^egli altri mirid contro di loro ; ne a loro inspirava- 
no ancora gelosia di sorte dcuna* 

Alla caduta quuidi dk Genzio, tutta la costa adria- 
tica , fino a dove colla Macedonia confinava V Illirio, 
o era soggetta ai Romani, o viveva sotto la loro pro- 



UBRO flECOtVDO. 131 

tezione ed infloenxa ; ed i Dalmati , lontani dil mare^ 
e quasi dimenticati dai Romani 9 Trrerano liberi da 
qiudnnqae dominio al di la dei montì^ in nn brere 
e drcoscrìtto spazio^ ma che daya loro agio di polerri 
jBlatare ed estendere» Essi non temevano g^'IUirici| 
discordi fira di loro^ ma erano 'ligi e soggetti al do- 
minio romano; ed i Romani^ involti in alBun deHa 
pih grande importanza 9 non curando i Dalmati 9 ad 
essi davano la liberta di potersi sviluppare e dOatare* 



CAPITOLO XI. 



Prima guem dei IMmttti toi RuiumL 



IT. 



JM eoof^diMan per loro sì finrorerdle^ non fii 
dfettmunente dai Dalmali traacarita* B loro primiero 
tenitorio non comprenderà ehe Tenti locaHtky èhe at- 
tarniaTano DelminiO) dttìi ^pnoide e fortiieata* 

Incomindarono quindi ad eetendersi &ori dei loro 
limfti^ GoU' impadronirsi dei hu^hi Ticini piìi deboli ^ 
portando le loro inyaaioni dai monti yereo il mare a 
danno dei Daoriziy e ddle colonie liaaane di Tnu e 
£ Epezio» 

Abbiamo da Strabone^ che i Daorizi abitavano tf» 
cino al fiome Piarona^e la città di questo nome doVea 
già appartenere a qnd tempo ai Romani, come suddita 
o come alleata; mentre il console Marco Rgnlo, fllpcife 
dito da Róma per reprimere le invasioni dei Dabuatì, 
da qaesla dttk intraprese le sue mosse centro di loro, 
ed in questa otta si ritirò^ dopo di essere stato re- 
spinto neUe prime sue (gradoni , che diresse contro 
Deknimo, citta capitale dei Dalmati suMetti* 

Le irruzioni dei Dalmati non aTctano solo per og^ 
getto r infestazione dei ln<^^ confinanti , ma quello 
di renderli soggetti al loro dominio; mentre impone- 
vano ai fau^bi stessi dei tributi , cbe coiuristevano in 
animali e firomento* 

Standu i Lissani per i danni portati alle campai 
gne ddle suddette loro colonie 9 non* meno che i Dso^ 
riu ( che PoUbio duàma Paorisii ) risolvettero di la- 



134 ATORIA DELLA DALMACIJU 

gùwni appresso b repubblica romana^ alla quale de» 
pntaroDO i propri! leggati* 

La repubblica romana udite le doglianze 9 a fine dt 
ottenere un' esatta cognizione dei fiitti j portati a ca- 
rico dei Dalmati 9 Tanno 597« dopo la fondazione di 
lloma qpedi Gaio Faunio ai Dalmati stessi 9 con or- 
dine di ripetere la restituzione dei luoghi occupati 9 ed 
intimare a loro nel tempo stesso di astenersi ia av- 
venire dal recar danni ai sodi del popolo romano* 

I Dalmati non sole non diedero jJenna soddisfi^» 
zione all' mviato romano 9 ma nemmeno vollero ascol- 
tarlo; e dicendo ck'esM non avevano aleuM relazio- 
ne coi Romani stessi 9 non gli diedero alcun ricetto. 9 
anzi per forza gli presero i cavallÌ9 che da altra città 
fiirono a lui somministrati 9 e gli avrebbero messo le 
mani addosso 9 se 9 senza proferire parola 9 noa si foa- 
eie prontamente ritirato* 

Ponderata al suo ritomo a Roma la TClazione dd- 
rinviato 9 decreto il senato romano la guova contro 
i Dalmati col dop^o oggetto 9 e di por fireno a quo» 
sta nuova nazione conquistatrice9 e di non lasciare i^ 
natlivi i soldati romanÌ9 che dopo T ultima guerra ma- 
eedonica contro Perseo9 dalla quale erano gin scorsi 
dodici anni 9 non avevano più combattuto» 

n console Marco Figulo nell'anno successivo all'in- 
fimauone fiitta da Faunio9 venne qpe^to ad esegmre 
gli ordini del senato medesimo* 

Mossosi egli col suo esercito dà Narona9 nell'atto 
che rannata costruiva gli accampamenti 9 venne attac- 
cato con furore dai DalmatÌ9 dai qualÌ9 ucciso il pre^» 
mdio dispostò per prot^fgere e difendere gli accam- 
pamenti stessi 9 furono recinti- i Romani fino alla pia- 
nura 9 ed inseguiti senza posa9 fino al fiume I^arenta* 



UBAO SECOI|De« I3tf 

I Romaiii seiixa dabbio àfir^m easeni accampati Ui 
^■alcbe l«o^ fini i monti auUa ttrada, che da Tim^ 
roaa conduecTa a Delmiiiio ; mentre la pìaiiiir% Tcrao 
la ^pale fiirono reapiatl, è stata quella della Naientat 
cireimdaia dai monti 9 e ndla quale^ probabilmente ani 
iìmne die V attraversa 9 avranno avato un luo^fo forti* 
fieafOy sotto la pnotezione del qnale si rifiigiarono» 

Appiano che ci riierisce questi fi^ non lasciè seribif 
la la forca dell'esercito de' Romani^ che non doveva 
essere indifferente) se alla testa aveva lo stesso coop 
sole romano* 

I Dalmati^ lieti per T avvantaggio riportato 9 rilor* 
narono alle case loro^ sicuri che i Romani^ non a? 
vrebbero pia pensato di attaccarli^ o eh' egoabnente 
riuscito loro sarebbe di resj^ngerli» Ilgnlo però non 
smairitofli per la perdila riportata) risolvette nuova- 
■sente di. tosto avanzarsi, e per istrada avendo inte« 
so che da tutte le eìtta gli abitanti si erano ridotti in 
Pehninio- per difenderlo , considerando che poco avrebv 
be approfittato oel cingere d' assedio una citta egre- 
giamente fortificata e presidiata, e che inutile era Vet' 
fistio dsUe opere e delle macchine d'assedio per TaW 
flkaa deDe sue mura, ddibcro di attaccare le ijtre 
otta, rimaste spoglie di uomini, acemesi alla difesa 

ddBa eapitde» 

Soggiogate le ritta medesime si portò sotto 0elpuH 
nio^ e preparate eerte palle, involte con ìstoppa, pe- 
ce -e asottb, incominciò col. mezzo delle catapulte lan<p 
riarie nella citta, le quali, accendendosi per l'aria, 
abbrariavano dove veuvano a cadere; e con questa 
nuova arma di guerra furono entro alla citta molt^ 
case dsnneggiate e distrutte» 

Contentatosi il console Figlilo di aver iu questa 



156 STOBIA Dl^IA DALMAZIA* 

gima gii8l%atì i Dalmati) terminò la goérni) setta 
stìpnlare con essi alena trattato 9 e sens' aver pot#- 
lo so^og^rli) essendo essi runasli padroni di ]>di« 
minio 9 ehe fii soltanto allora nel suo interno in ^ial« 
die parte roTHuto. 

Non pnò comprendersi come i Dalmati) die tanto 
vig^ore ed energia spiegato avevano ndDi'attaecare V 9s^ 
mata romana^ nelle prime mosse cVessa fece contro 
di loro, abWno poi lasciato libero il campo aUa mede» 
sima di attaccare e soggic^fare le altre cita , e di 
danneggiare la * capitale senza fiure alcuna opposisioiie; 
tanto piii, quanto che di già avevano in questa con- 
centrate tutte le loro forzcé 

Siccome la relazione di questi avvenimenti l'abbia- 
mo per parte dei Romani 9 così si può supporre che 
le operazioni dei Dalmati contro di loro 9 che saranno 
state d' importanza 9 non sono state tutte riportate ; • 
la guerra di Figulo deve considerarsi) giacche fini 
colla sua ritirata) senz'alcuna stipulazione 9 come mol- 
lo contrastata) e di una inattesa opposizione» 

L'incendio di DehniniO) procurato col mezzo di 
una nuova invennonC) non fii fi^rse che V efletto di 
una vendetta9 che il generale romano volle esercitafé 
in riguardo dia resistenza medesima; poiché non gli 
riusci d' impadronird né di sog^ogare i Dalmati stessi. 

Tra questa prima guerra ddmatica9 e la seconda 
fiitta da Gecilio Metello 9 il console Gonidio Nasica, 
nuovamente domo i Dalmati 9 coli' aver ridotta da 
grande in piccola Delminio9 e colla devastazione di 
di tutta la sua campagna^ die soltanto rese atta al 
pascolo degli animali» 

Ecco come questo fiitto n estrae da Strabene nd- 
ia descrizione della Dalmazia: 



LIBRO SB0millO# 157 ^ JhìtsL 



% HAmt i^fpiàa eie* et Bdmkmm^ m tigtm urti 
WNle nomen geiUij emm urbem Nmem exigmmn redem 
fits ^ignun^p§e peeaH pmeum ob meoimrum aimniimn €• 

Dopo le operazioni di guerra Citte dal oonsole F»» 
gaio, i RfMnani, eertamente poco soddiifiilli di qneato 
generale, trovarono conveniente di naovameate atlae» 
care i Dalmati, e la guerra progredita dopo di ini 
dal console Nasica non può considerarsi, che come 
cmitiniiazione della prima , la qoale non corrispose al« 
r aspettazione dei Romani medesimL 

Pinttosto che avventurarsi in un fatto decisivo, 
sembra che il nuovo generale non avesse altra inten- 
zione, che col timore delle armi di obbligare i Dal» 
mali a pagare un qualche tributo in denaro alla ro- 
mana repubblica, la quale con ciò disposta era 
lasciare ad essi intatti i loro luoghi, e la liberta 
governarsi Avendo pero i Dalmati rifiutato di pagare 
lo, oflSaso da questo rifinto, caratterizzato per avari- 
zia, e^ in gran parte colle macchine distrusse la 
cìttìi capitale, ed intieramente fisee devastare i luoghi 
e le campagne che la circondavano» 

In questa gmsa venne rovinato affatto Y antico Del* 
minio, citta che doveva esistere da piii secoli addie- 
tro; mentre quando i Romani la prima volta Tattao 
carono, la trovarono in tal guisa fortificata, che non 
azzardarono di cingerla di un formale assedio* 

Ad onta di un irritamento si grande per parte del 
console romano e di Scipione, da cui neppur furo- 
no soggiogati, la devastazione di Delminio non servì 
die ad accrescere nei Dalmati la brama di dilatarai; 
giacche dopo questo tempo vennero a stabilirsi a Salo- 
na sul mare, aggiungendo al loro dominio tutto quel 
tratto che giace fira Delminio e Salona stessa , eccet- 



138 STOBIA ISELLA DALMAZIA* 

loata Naronai rimasta in possesso dei Romani fino alla 
qnàrta gaenra dalmatica; allofqoando cioè Yatinio^ su» 
premo comandante dell'esercito romano in Dalmazia ^ 
datò da questa citta le sue lettere a Cicerone^ che ri- 
guardano le sue operazioni militari nel corso ddJa 
^larta gneim suddetta* 



CAPITOLO XIL 



JMU seconda guerra dalmaUca eoi BomanL 



JSLì 



A eanU che H console Biarco Figalo neUa prima 
fiiem «Tesse fiitto qperimentare ai Dalmati quanto gran- 
de fiisse r ingegno ed il valore militare dei Romani^ 
e ad onta^ che ben tosto 1' altro console Nasica a« 
Tesse loro data nna buona lezione^ per riparare id- 
l'esito della guerra di Figulo^ che non corrispose al» 
r aspettazione dei Romani 9 i Dalmati non lasciarono 
npacrentarsi dalle loro prime guerriere dimostrazioni , 
e prosqprirono ad acquistare e ad appropriarsi di altro 
località 9 unendole al loro dominio ed ai loro interessi* 

Se in questa dilatazione avessero fiitto uso della 
tomai j ovvero dei mezzi d'insinuazione e di concilia- 
sione presso le popdbzioni) che si sottomisero ad una 
reciproca unione^ non consta dall'antica storia* E cer- 
to però che al tempo della seconda e terza guerra 
dalmatica, Salone era di gih in loro potere (mentre 
alla prima asserir si devono le opcrarioni di ambidue 
i consoli Figulo e Nasica) fiitfa sede principale e 
centro delle Unto relaaoni, dove per la decadenza di 
Ddminio devesi essere stabilito il maggior numero 
delle &miglie principali , che abbandonata la primiera 
e devastata patria, hanno in quest'amena e forte si- 
tuazione stabilito il l<Mro domicilio» 

Giace Salona rasente la riva del mare j in una vai» 
k traversata da un perenne fiumiodlo, circondata da 



140 STOBLi DELLA DALMAIBIA» 

monti altissimi 9 che quasi Don presentano che mio 
sbocco solo nel punto dell'antico Auderzio, oggidì 
Glissa, e tra il monte ed il mare fornita di un lungo 
tratto di piano verso ponente., quanto fertile altret» 
tanto delizioso, prolungato a levante da una peniso- 
la, di una varietà e bontà di suolo la piii ossérvabi* 
le» Tale penisola è drcondata dalla parte del cont»» 
nente dall'angusto canale di Salona, e dalla parte op- 
posta dal mare , che scorre molto piii spaadoso fra le 
isole di Brazza e di Solta» 

Se i primitivi Dalmati erano di lingua e di carat- 
tere de^ Slavi, credo anche che il nome di Salona 
sia da loro derivato, e precisamente dalla sua posi- 
zione , posta in una valle , e perciò appunto in luo^ 
di Hellenide o PTesto , da loro nominata DoUin o Dol- 
lina; il qual vocabolo i poi stato contraffiitto in SoUa 
e Salona, chiamandosi anche og^dì in islavo questa 
luogo Solin , die non molto si discosta da Ddlin j 
diminutivo di Dolj che significa valle in generale, e 
DoUin o Dollaz, vallicella* 

Questa città divenne allora la capitale dei dalma- 
ti ed il loro arsenale marittimo. La loro repuUbliea 
contava cinquanta luoghi di considerazione, e le ótìk 
di Priamo, IHiuia^ Sinoczio nuova e vecchia ed Aii- 
derzio, castello egregiamente fortificato, che sussìste 
anche al giorno d'oggi nel forte di CSissa* 

Lia prima menzione che di Salona n^li storici ro- 
mani si attrova, coincide coU'anno 637« di Roma, 
quando cioè all'epoca di questa seconda guerra dal- 
matica il console Metello , che trionfo dei Dalmati e 
riportò il nome di Dalmatico, fu amichevolmente ri- 
cevuto in Salona, e nella stessa come città principa- 
le passò la stagione invernale* 



LBKO SEOmVDa 141 

Alquanto tardi adunqoe compariace Mila storia 3 
nome di Salona; la citta Messa però si mostra tosto 
d'alta sfisra^ e d'una grandezza alla qoale non si ar- 
riTa se non dopo secoli ^ avendo potato STemare nn 
console vittorioso eoa tntta la soa annata* 

Un silenzio di orca sei secoli (nei quali altri Ino* 
glii della costa dalmatica fnrono conoseiati) imputar 
deresi o alla perdita delle memorie^ o all'arrogan* 
za dei Greci e dei Romani) che magnificavano le co- 
se proprie^ e sprezzavano le altmu 

E £flicile Timaginarriy che il sito di Salona non 
tosse stato subito impiegato per area di una citta ; 
giacché U suo accesso è comodo 9 il fiume ameno^ il 
porto capace e sicuro, il suolo fertUe* 

Questa dtta da molto tempo prima esistente (e 
forse rindita Hinenide, alla quale approdarono gli 
Ai^fonauli, come precedentemente si è osservato) non 
avrii che ricevuto un notabile ingrandimento dalle fii« 
m^e ddifìitancy che dovettero per la distruzione ddk 
la pnmitiva loro patria^ in altra parte fissare il loro 
domicilio» 

Ddla devastatone di Delminio, &tta dal console 
Ranca al tempo dell' amichevole accoglimento , dato 
in Salona a Metello ed al suo esercito, non v' è quello 
q^azio di tempo, entro fl quale può una dtta nuova 
cod tosto arrivare ad un grado di prosperità, splen* 
dorè e popolauone, come doveva essere d tempo 
di Bleldlo Tamica Salona* 

Onde non defifaudare questa cdebre dtta, ora infis- 
lice mostra ddle suerovine, di queste antiche notide, 
che in qudche guisa estrarre d* possono suUa sua 
antiduiiì^ giova raggiungere una osservadone, ritratta 
dagli scritti di Sdisce, da cui d può cavar fiiori che 



i4t STOttLl nsaULA 0AIJUZU* 

Salona in orig^ÌBe da HiUo o éa CSUomso ino ÈaeèBÈ$a* 
re detta HUlenide^ i dae primi re di qneate contar»- 
de^ fesse posteriomiente dbiamata anche Pfeeto. 

Secondo la descrizione di Scilace nkedesimo ddDn 
eosta marittìma^ F intiera natigpauone ddla Nestide^ 
finirà nel seno naronio, e cominciava da NestOé 

ArlemidorO) nei Frmnmmli geàgrufid Uh. IL ifta- 
bilisee in queste parti nna rìttk Col nome di^PIesto* 

Alcuni credono cbe T antica Plesto fosse Todiemn 
AJmissa , la quale 9 posta alle sponde del fiume Nesto 
( oggidì Cettina ) 9 poteva aver ritratto il suo nome 
da quello ^^lèT fiume stesso 9 secondo X usanaa de^ 
anifdii* 

Il fiume Nesto però non poterà èssere quello, dal 
quale incominciaTa la navigazione della Mestìde, per» 
che il fratto dd Nesta anticamente era compreso nti 
seno naroniO) ed era quindi da qu^a parie die A- 
niva, e non incominciaTa questa navigarione; e pe»> 
dò Nesto doveva essere una dtta rimota dal fi,wne e 
dal seno naronio, dalla quale inconundar doveva la 
nestia navigazione* 

Tutto questo riferir d deve al seno sdonitano, do- 
ve esisteva la cittk drPlesto, poi colT occupazione dei 
Dalmati nominata JDsQui^ o Slmma, e dd Bomani 
eonvertita in Salona, come prima era nominala Hffl/»* 
nido -da HiDo, che ndla stessa aveva probàbil&iiente 
il primo fissato la sua r^jfgia* 

È senza dubbio poi che Sdona di {pL esistesse 9 e 
fi>sse luogo di consideradone all'epoca chei Dalmati 
la occuparono 9 che devo fissarsi tra il consolato di 
Nasica e quello di Metello ; giacde dopo ìa distruzio* 
ne di^ Defamnio^ possedevano i Ddmafi le dtta di 
Priamo, Ninià e i due Sinoczii, una delle quali avrek- 



iato flMDHBO. .14S 

ben seelU per la Boom oapilale^ m SaloM 11011 to$§t 
stota di maggior ooBmàfntkmt tà ioipprlattia iék 
altre^ le quali dcnreiraBo easèce poate neifi odierni te» 
dMofii d' laOTadii e di Sign^ ^pioraiidoai iL preisifo 
luogo ddl'eaiateMa deHe jnedeainM.^ eaaeiid^ alate da 
Augnala ìneeDdiat^ ed iafietamente diatratle. 

Saloiia a quell'epoca non era aoltaota imporlaota 
per la atta poaiuone al mare^ bui lo asa anebe. per 
lemiy poicke TeatiTa protetta da Anderzio^ eaaletta aia 
da qadi tempo egregiamoile fertificato^ rileraBdoai da 
IKone Gaaaio lib» 56«9 die fiMae poeto ia quel dito me^ 
demao 9 dorè <^[^dl ai litroTa il forte di diesa» 

In questo seconda guerra dalmatica non venne apatfp 
ào il sai^oe^ mentre iDalmati^ o assaliti all'impror* 
tìso o inferiori molto di fime^ slimarono piÌL oppor- 
tnno di trattare col console romano^ clw di eombat- 
torio» Btta qaindi realmei^ dir neat si devteUe goei^ 
m; essend o sfato però cosi intitohte da^ autori u^ 
tiehiy e dai recenti i piii aeereditatiy io lio crednto di 
aegttire il loro esempio^ ed imitarlL 

n console Emilio^ come di sopra ai è rìfierilOy ar^* 
va celebralo un magnifico trionfo per aver repressa là 
soDerffiione di Demetrio Falsreo^ quantunque queste 
guerra non era uè di quella pubblicità, uè di quella 
importanza, cbe sono le guerre pubUicamenie di» 
ddarate Terso un sovrano, od un' altra libera naaio» 
ne* Sebbene il console Marco f igulo, fece ogni afer^ 
zo per soggiogare i Dalmati, avendo in ^piesto gner» 
ra perfino inventato un nuovo genere di arma mili^ 
taxe,^ cbe sono le accennate bombe incendiarie^ pure 
non ottenne l^onore del trionfo y eguabnento cbe non 
Totteniie dopo di lui il console Flarica, cbe £stmlte 



144 STOIOA raXJLA DALMAZIA. 

«veva Dehainio, cittii non solo eapitale, ma fortessà 
{brande ed estremamente fortifiGataé 

II' anno di Roma 637. Geeilio fif^Uo, ar^ado ao- 
qoistato U consolato, e non arendo i Dalmati oomme»- 
wm mancanaa alcuna Terso la romana repubblica, de* 
eretò la guerra contro di loro, spronato unicamente 
dalla TOgfia di trionfare» 

Amvato eoli' esercito in Daknada, renne amiche* 
Tolmente ricevuto dai Dalmati, e, accolto netta città 
di Salona, passò tra di loro riuTemo* Ritornato a 
Roma Irionlb dei Dalmrti,. e ricevette il nome di Dal- 
matico, ad onta che dal modo, col quale Tenne con* 
dotta questa guerra, - meritato non avesse alcun trion- 
fo, e lo aTCsse mdto meno meritato di Figulo e di 
^fasica, che non ne ottennero alcuno* 

Ecco come si esprime Appiano : 

SemHi temjMribm CaedUui MeteJUm Camuktum n- 
deptuéj.nihU àeUn^Mntihu Babntitis^ una trimmfhandi 
Uhiéme ^ bdban mforre deertuitj « ^fuibus amice m^- 
$wptu8 apud SdonoB , eomm tir6em trmuegit hfemem, 
et Bùmmn reverms triumfhmdU 

fioro poi, r epitomatore di Lirio, nel Kb. 62. la- 
sciò scritto : Ih CaedUui MeteUm JhJmgbu obseXU 

Onde combinare Appiano con Floro, couTien cre- 
dere che Gedlio aTCSse in prindpio assediato i Dal- 
mati in Salona , che V assedio ibsse stato di pochis- 
sima durata, e che quantunque fu la differenza insor« 
la tra il console ed i Dalmati, questa sia stata aU'a* 
micherole definita; mentte non consta che la città 
avesse in questa oceasione patito qualche danno, o 
die Tcnisse presa con la forza» Quindi Appimio 
senza nominare un assedio di nessuna entìtài lasciò 



UBHO SBCOHDO» 14S 

•eritlo Mltaalo, che yeime Metello amielievoliiieiile 
aecolto. 

Dopo le Yieita di Melello, i Defaneti, rimeali pe* 
jlroai di Selone poste elle me del mere 9 di neeeime 
altra eoea si seraimo aieggpormeate oceopeti foento 
della nerig^ione; meiilr' ebbero in Sebma stessa 
un arsenelb merittiBio^ oome si rikTa da Strabene 9 
die nella descrizione' deOa Dslmesia entiea^ &tin» 
gne Sidone ÒMffi altri luoghi .eoB'uidiearla: Nmmk 
^abmsbarumm 

Quantnnqne ayer doTereno cognizione della oostr»» 
xione dei naviglt e dell'arte nautice^ mentre aTeva«» 
no nn arsenale 9 sembra però che non si sono molto 
oeenpatì di dUatare il loro dominio per mare; giec« 
che non costa che 9 nel tempo in cui erano liberi 
ed erano padroni della dtlii suddette 9 ayessero invsso 
alcune delle isole opposte al seno selonitano^ del qua- 
le dorerano essere intieramente padroni* 

lic'loro mire erano principalmente dirette a dila- 
tarsi nel continente 9 come consta dalla presa di Pro- 
mona 9 che diede occasione alla quarta ^erra dalma- 
tica» 

I Romani in generale 9 i liissani da mezzogiorno 
eo||^ altri isolani 9 ed i Libumi da ponente (sebbe- 
ne molto decaduti dall' antica gloria ed abiUtk sul 
mare ) Talerano sempre piii dei Dalmati per qualun- 
que sforzo marittimo che ayessero fatto 9 onde stabi- 
lire la loro forza anche su di questo elemento* 

Malgrado alla rozzezza di quei tempi e della loro 
piccolezza 9 i Dalmati però A bene combinar seppero 
le loro operazioni 9 che in seguito scossero T animo 
stesso di Augusto 9 e senza dubbio sarebbero arriyati 
a formare SQUe rorine del regno illirico 9 una poten- 
T. L 10 



14B STOBIA DELLA DALMAZU. 

za di primo rango , se non avessero avuto a fronte i 
Romani ^ sì superiori a tutte le dtre nazioni di quel 
tempo* Conoscevano questi l* importansa ddh posino- 
ne ddla Dalmazia riguardo all' Italia ; distratti pero 
«1 tempo che i Dalmati comparvero sul grude tea- 
tro di questa terra con le guerre cU Cartagine ^ della 
Macedonia, della Grecia e della Siria, ebbero in mìi* 
m di quMÌ diuuÌDticarir, quando ameamente cercato- 
no di consolidarsi nelle, loro istituzioni, a di attac» 
carU poi ogni qual volta si studiarono di sortire dai 
Jb^ro limiti, e d'ingrandirsi so^èrchiamentew 



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CAPITOLO XIIL 



JMI» tenm jfuarw de* Ihbimti eoi BùtnmUi 



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d tessere la storia della Dalmazia 9 non t posa»» 
hile di fiyrla col seguire qnesta nazione da si stessa 9 
ealcolaila ne' snoi progpressi^ nelle sne istituzioni 9 neU 
le r^fole Tel suo gOY^mo^ neU' aumento della sua po« 
pcdazione^ ed in tutti quei movimenti intemi ^ che 
combinano colla prosperità o col decadimento di una 
Bazione* 

Tutto dò cbe ha fatto questo popolo^ e che pot^ 
▼a fiire^ non è noto ai tempi posteriori ed ai nostri^ 
se non in quanta il popolo stesso ebbe relazione col- 
le altre nazioni ^ che vollero ai posteri tramandare le 
gesta dei loro antenati; il che i Dalmati antichi^ o 
non hanno saputo^ o non hanno voluto fiure in qua- 
lunque masi guisa* 

Se i Romani non avessero scritto delle loro gesta, 
^dUe loro vittorie^ conquiste 9 usi e costumi, neppure 
m saprebbe che il popolo dalmato ha esistito libero 
un giorno^ ed ha per quanto farlo poteva, con co- 
raggio 9 con prudenza e con perseveranza, cimentata 
la stessa romana grandezza» 

I suoi sfom hanno dovuto alla fine soccombere.; 
tanto felicemente pero ella diede si^jfgio di saper adat- 



148 STORIA DELLA DALMAZU. 

tarsi alle massime ed ag^li usi de' Romani 9 che yen- 
ne in seguito a confondersi coi medesimi , rendendosi 
i Dalmato-romani celebri sul trono 9 negli eserciti 9. in 
ogni coltura y e videro la loro terra ( per se alpestre) y 
ricca 9 bella e popolata* 

Gol seguire le guerre dei Romani coi Dalmati , si 
tesse la storia antica di questo popolo nel miglior 
modo possibile* 

Lucio 9 r autore classico, ha s^^to questo meto- 
do , non menochè il Parlati 9 che alla storia sacra 
dell' Ulirio ha premesso un' erudita e completa storia 
profima. 

Non so però comprendere come un uomo sì eriH 
dito 9 come il Lucio 9 dopo la prima guerra dei Ro«i 
mani coi Dalmati 9 diretta da^ console Pigolo 9 sia 
passato a quella di Gecilio Metello 9 senz' anaoTerare 
quella del console Scipione sì importante; mentre i 
distruttori di Cartagine 9 distrussero anche Delminio^ 
città a quei tempi la meglio fortificata 9 e capitale 
della repubblica dalmata* 

Molto meno comprendo come chiama la quinta 
guerra dalmatica per V ultima 9 se realmente conosci»» 
mo piii guerre campali di un popolo coli' ^altroy sei»- 
za numerare moltissime sedizioni di minor conto 9 che 
ebbero luogo 9 prima che questa provincia venisse uj^ 
fieramente soggiogata* 

Con ciò non intendo di fiir rilevare nna ana qua- 
lunque siasi mancanza 9 ma solamente fiir conoscere 
che 9 se s^^to le guerre dei Dalmati coi Romani 9 
come punti di appoggio della storia loro 9 lo fi> per- 
chè tanto uno che 1' altro di questi cdebri scrittori 
hanno s^fuito questo metodo medesimo. 

La terza inierra dalmatica e stata Citta e terminata 



libuo secondo* 149 

ia poeo tempo 9 secondo Eutropio Lib. 6« che così 
la riporta: 

, Ad lUiricum mititus est JEneus Coseonius Procon^ 
mi, muUmn pwrtem Ihltnatiae sMÒegit, Salona$ eepit, 
et, eompoiiio bello, Romam post biennwm rediviU 

Sotto il consolato di Marco Emilio Lepido e di 
Quinto Gatuloy avendo prima Siila pacificata la re» 
pubblica 9 di nuovo risorse la guerra contro i Roma* 
ni in Ispagna^ in Panfilia^ in Cilicia^ in Macedonia 
ed in Dalmazia* Il senato confidò la guerra contro i 
Dalmati al proconsole Eneo Gosconio* 

n consolato di Lepido e di Gatulo coincide coiran- 
no 78 innanzi V era volgare 9 e quello di Gecilio Me» 
telloy èlle fii amichevolmente dai Dalmati in Salona 
ricevuto 9 all' anno 117* 

Trentanove anni dopo la seconda guerra dalmatica 
di Cedilo Metello 9 insorse adunque questa, che ven» 
tee terminata in due anni dal proconsole suddetto. 

Fatale fii Y esito della medesima per i Dalmati , 
mentre perdettero Salona 9 ed una buona parte della 
Dalmazia marittima 9 che da loro dipendeva* 

Entropio non indica ne la cagione di questa guer« 
ra, ne gli sforzi fiitti da una parte e dall' altra per 
sostenerla* 

Dicendo pero che Salona venne presa 9 deve inten- 
dersi che presa venne dopo un assedio 9 ed essendosi 
la guerra estesa a due annÌ9 V assedio dev' essere sta- 
to lungo, ed ostinata la resistenza dei Dalmati; men- 
tre ad onta della perdita della capitale 9 non riuscì a 
Gmcouìo che di so^ogare una porzione dei loro stati* 

Questa porzione doveva essere anche la marittima, 
giacché i Dalmati rimasti in possesso della mediterra- 
nea 9 venti anni circa dopo 9 si trovarono in forze non 



)50 STORU DELLA ÙAIMAXIA. 

poche per attaccare Promona, citta intema della Li* 
bnmiai e per cimc^ntarsi in un' altra gfuerra coi Ro« 
mani. 

Sembra che al tempo di questa terza sferra, pri- 
ma delle conquiste di Goaconio^ il dominio dei Dal- 
mati ^ si estendesse sulla costa marittima fino al Ti- 
sio; mentre dietro le conquiste stesse^ la provincia 
romano-illirica 9 dopo di questo tempo si estese lungo 
la costa stessa da quel fiume al Drilone, ed i Dal- 
mati vennero cacciati al di là dei monti nell' interno 
della provincia* 

Non consta che i Romani avessero mai guerregw 
giato contro i Liburni« Questi da lunga pezza di tem* 
pò dovevano vivere in buona amicizia e refezione coi 
Romani stessi; perchè Hirzlo nel parlare degli Za- 
ratini 9 che 9 nella guerra tra Cesare e Pompeo , si 
attaccarono contro Cesare pella causa della repubbli- 
ca, esaltando la loro fedeltà scrisse : Che sempre sin^ 
golare Ih la loro devozione verso la repubblica sud- 
detta* Dalla qual parola ^em/n^ detesi dedurre 9 che 
non allora soltanto 9 m' anche nei tempi anteriori 9 la 
liibnmia 9 sebbene non ancora soggetta ai Romani 9 si 
mostro ai medesimi attaccata* 

Incapaci anche i Libumi di resistere ai Dalmati 9 
die s' impossessarono con forza della citta di Pro- 
mona9 ond' essere protetti e difesi dai Romani 9 spon- 
taneamente si dedicarono a loro; e cosi il dominio 
di quella repubblica si estese a tutta la Dalmazia 
marittima» 

Dopo questa guerra finita da Gosconio, la provin- 
cia illirico-romana estesa dal Tizio al Drilone9 è sta- 
ta divisa in due prefetture 9 allora dette conventi 9 noè 
in quella di Salona ed in quella di Narona» Terenrio 



UBRO SECONDO. |51 

Taro 9 elle fiorì dieci anni dopo della ^erra atessa j 
V aono 68 innanzi V era volgare 9 scrisse che al tempo 
sao noyantanove città dipendevano dal convento di 
rfarona^ sede dei pubblici magistrati 9 incaricati del- 
r amministrazione superiore della prefettura* 

Avendo i Dalmati (per risarcirsi della perdita di 
Salona e degfli altri Inogbi marittimi ^ fetta ad essi 
soffrire da Gosconio) preso Promona ai Libumi^ ed 
essendosi questi, piuttostochè sottomettersi ai Dalmati ^ 
spontaneamente sotto il consokto di Giulio Cesare 
dedicati ai Romani colla cessione della Libumia alla 
provincia romano-illirica^ venne posteriormente aggiun- 
to il terzo di Scradona; nei quali divisa si trova la 
Dalmazia intiera 9 allorckè fu ridotta in provincia ro« 
man., essendo terminate nel prìneipio dell'er. Tolgare 
latte le guerre sostenute dai Dalmati per la loro li- 
berta , come successivamente verrà il luogo opportuno 
di spiegarle» 



CAPITOLO XIV. 



Mtm fiMTte pierrm 4e^ ìkimtA 



L9 
anno 89 inranti F era volgare Caio 6iiiB« Ce- 
sare avendo ottenuto il consolato 9 ebbe anche il go« 
verno 4cBa Gallia Cisalpina e dell' Illirico* 

Ooeopato ^H nel ridurre sotto la dipendenxa della 
romana repubblica la Gallia intiera^ e nelle fiimose 
sae apedizioni cMtro i Gìermani ed i Britanni^ i DaU 
mati eresciuti in finne (nniti ancke ad altri Illirici 
die probi^ihneàte devono essere ststi i meditemranei^ 
posti Ira 9 Plarone ed il Brilone^ che non appaile» 
aerano ancora alla proluda romano-illirica marìtti- 
nui) improvrisamente attaccarono e prasero Promona^ 
città e finrlezza 9 situate vicino al fimne Tizio^ die 
apparteneva ai liburni^ e che posta ai confini e del- 
l'una e ddT altra pravinda^ diveniva opportuna per la 
difesa dd confini stessi ad enlaambi i popoli. 

Dal nome e dalle vestigia che ancor rimmgono^ d 
scorge senza dubbio che Promona era posta in quel 
sito 9 che i^ggidì ehiamad Promina nel territorio di 
Dernis^ poco distante dd fiume Rerka; e ndl' impa- 
dronirsi i Dalmati ddla fi>rtezza medesima 9 s* im- 
padronirono anche di tutt' i luoghi^ die ai Libumt 
appartenevano d di qua del Tizio 9 ed in conseguen- 
za estesero il loro dominio sopra tutta la riva sinistra 
dd fiume mededmo. 



ISA STORIA DELLA DALXAZU. 

Ritornato poco dopo Cesare dalle Gallie in Italia 9 
come di tratto m- tratto ara solito di fiire« ed attro- 
vandosi non troppo lontano dall' Illirico 9 i Libami 9 
spaventati dall' improvvisa irruzione dei nemici e te» 
mendo di perdere U rimanente del loto territorio , 
spedirono dei leggati a Cesare 9 onde ottener^ un aiuto^ 
per conseguire il quale piii fecilmente^ con volontà» 
ria dedizione si sottomisero ai Romani* 

Cesare acconsentendo alle loro istanze 9 fece intimale 
ai Dalmati di restituire ai Libami Prqmona^ e* di 
sortire colla troppa dal loro territorio* 

Pfon avendo i Dalmati esenta questa intimazione^ 
spe£ un forte distaccamento delle sue truppe 9 per 
obbli(prli colla forza» 

Contro alla sua aspettazione però non solo non sortì 
questa spedizione di Cesare V Og^tto da lui eonteo^ 
piato 9 ma intieramente venne dai Dalmati disfarutto 
tutto il suo eserck;09 come viene riferito da Appiano* 

LUntmi in pa/ndi HommU fidem eweedentess Cse» 
$mi$ in prapinqu» agenlis opem Ì9nplarubms Caestiit 
. .rynirt^ wdgii^ qtd ProMnonam tmentEfrta àemmiitarents tA !9p^ 
fridmn JLAumis redderentj eimufite hii ewUemnere^ mi- 
iiilflait annatormn mamim iubmisih fui omnei ni IU£- 
rieis candti simL 

Opportuno non em il tempo di vendicarsi di que- 
st' oltraggio 9 e dovette Cesare aUiandonare la conti- 
Duaaione della guenra contro i Dalmati; menfape le 
gravi ed acerbe discordie che incominciato avevano 
fra lui ^ Pompeo 9 già le cose avevano ridotte, a tal 
gmdo9 che imminente si scorgeva lo scoppio ddla guec- 
ra civile* 

Mata eflfettivamente questa guerra iatale9 e vinto 
Pompeo nei campi di Farsaglia9 1* anno dopo di.q«e« 



sta eelebre vUtoria riportata da Getire^ ordinò egli 
con Iettare a Cìabuiio di portarai nell'IUirieo eolle le- 
fpam dei eoscritti che aveva 9 e di unini con Quinto 
Gcmufieio questore 9 opde difendere la provincia da 
qualnnipie periccdo^ che poteva per parte dei Pompe* 
iani efiaere oeeaaionato. 

Sapeva egli che moki partigiani .di Pompeo^ fiig^ 
^fi da Faraagiia 9 ai erano neli' Illirico etesao ritirati , 
e cfe potevano far cauaa comune eoi Dalmati^ che 
r avevano irritato» 

Bedmenle i Dalmati temendo che le vittorie di 
CSeaare^ le quali col mexso di Gabinio riportar pò» 
leva^ cadessero a loro danno, ecciUti e sostenuti 
dai Pompeiani medesimi 9 si opposero all' eseiicito 
di Gabinio con tutte le fiine che avevano in loro 
potere» 

Questo generale di Cesare dopo di aver provate l^e 
pin grandi difficoltà, tanto per la stagione quanto 
anche per b mancanza de' viveri ( mentre la provine 
eia romana marittima era già impoverita, e non pò* 
teva dal mare essere vettovagliata nella stagione pro- 
cellosa d' inverno ) astretto di fini strada edla forza, 
assediando dttà e castella, e sempre con successo in- 
quietato dai Dafanatì, venne finalmente obbligato ad 
una battaglia campale, nella quale, perduti più di 
iduemila soldati, trentotto capitani e quatfaro tribuni 9 
con le acqmle romane e con tutto il materiale fiig^ 
gendo, si ritirò con pocU de' suoi in Salone» 

Cbcondato Gabinio da tutte le parti dai umiliai, 
«bbKgato venne di dare questa battaglia per aprirsi 
la strada, onde poter ritirarsi in Salone; quindi la 
batteria stessa dev' essere auccessa non Aroppo l<Hft« 
tane dalla ritta medesima, se colla pronta fuga e con 



156 STOBIÀ DELLA DALBLinA. 

pochi segnaci lia potuto egli personalmente in quellji 
salvarsi* Il sito^ dove successe 9 oggidì s' ignora* 

It esercito di Gabinio non può perì» aver tenuta 
nella sua marria la via del litorale ^ mentre consta 
che nella sua marcia era obbligato per aprirsi ima 
strada 9 e per aver dei viveri 9 di espugnare delle ca* 
stella e delle cittk^ il che non avrebbe avuto luogo per 
il sentiero stesso; j^cchè il litorale era sotto la pò» 
desta dei Romani 9 e dipendeva da Salona^ abitata in 
allora da cittadini romani fortissimi e fedelissimi* : 

Dopo di aver posto Gabinio il piede sulla sinistra 
del Tizio 9 fra le sue istruzioni la prima certamente 
doveva essere quella di far restituire ai Libumi Pro« 
mona 9 £ vendicare le ombre dei soldati romani 9 uc- 
cisi nella prima mentovata spedizione di Cesare; e di 
la poscia progredendo 9 deve aver presa la strada 9 onde 
più sollecitamente avvicinarsi a Salona9 dell' odierno 
PetravO'^Poglie , e per le vallate di Yeriia e di Mach 
venuto a sboccare in KanskomPogUe j sempre dai bii 
(essendo stati occupati dai Dalmati i menti) inquietato 
da loro 9 fu obUiguto a battersi in questa località; 
tale pugna terminò colla totale sua 8confitta9 prece- 
duta da tutte quelle perdite che Y armata avrà an« 
teriormente fetta 9 e da tutti quei disagi e &tiche9 alle 
quali incautamente era stata esposta* 

Giova qui il riportare il testo medesimo di EGrzio, 
de belio Alexandnnoì 

Gabinius ut in lUiricum vemt^ hibemo tempore an^ 
ni ae diffiàUj àive eopiosorem provineUan emtìnuuu , 
noe rnuUmn fortunae trietorii daesarie tribuensj rive 
vùrtute et eeientia eua confisuij quam saepe in beUie 
perielifattts j magna» res et seemtdasj duelu aumgue 
suo ge$$erai, neque provindae facultatibus sublewéam 



fKr> ^fum pwrtim erut exinmdtm^ p m' tim ù^SddU^ u§^ 
^fue munlms interebuo mari lenyMftolt&itf eammeabiM 
sMpparlari potermi^ nuijfmiiqw dilJSadttMm eamhii, 
iMMt ut vùMat^ ma ut neeeMterat, beUum ferdmU Ilm 
eum durisiimU tempe§taUbu§ jtr^pter tnufum emttUm 
mai ^ffidm exfufmtere eofereimt, cr^kra i$ie&modm «e- 
eipieèmt.' màto^eU m harlnarU eontemptu$^ et Sdo» 
nmm se rtdfiem m oypidum nuariitimum, ^uod tnre§ 
jRammd for&uiads fidelisdmique iueokAmU^ m mginine 
dmdemre sii eoaetus mUtUm mUitum ampUnu ami$iis, 
Ceniuriùnihu XXXIX ^ TribunU If^* cum reliquii 
eofXÌM Satanam se recepita sumamque ibi di/fieulUUe 
ammùan pressus^ pmucie mensibue tnorbo interiiL 

Sfolto pili grande dev' essere stata la perdita di 
Gabinio di qaella riferita da BQrzio^ perchè secondo 
Appiano 9 il sno esercito- era composto di quindici 
coorti d' infanteria^ e di tremila uomini di cayalleria; 
e questo esercito 9 restò intieramente dai Dalmati op- 
presso 9 ad eccezione del condottiero^ e di pochi altri 
che colla iuga si salvarono* Ecco come si esprime Ap» 
pìimo: EUirids cioè i Dalmati^ repuianiee eay quae 
nou wmUo mife in Caesarem eommisi$entj eum gu$ t»» 
eUnimn^ exitìo $iU futurmn praeviderent^ impeiu fiuta, 
mmoenum Gebùm exereitum (exeepto ducej pmueieque 
pneterea fuga dapsii } tanddenmt, nutgnamque ex 
UmtU spoliis, et caeUro ad bdlam upparatam, copiam 
ohtìnaere. 

Tanto maggiormente poi si deve credere 9 che que« 
sta battaglia sia stete date nell' intemo della provin- 
cia 9- dietro la tendenza di Gabinio di raggiungere Sa- 
bina; ginccbè HiruO) nonunando Salona^ aggiunge 
oppUum marittimumj città marittima^ con che indicar 
▼eleva quella posiuonC) nella quale la città stessa si 



li(8 STORIA MULA AAUMAZU. 

trovava^ retatiTameAte a Gabinio, cha /venÌTa dall' ia^ 
temo della Daloiazia» 

. Non è neppur improbabUe, die lo stesao Ottavio^ 
capo di Pompeiani 9 o qualche albo generale romano 
ayease diretto i Dalmati^ i quali in questa gaerm 
contro Gabinio hanno spiegato nn iralore ed una tal» 
ttca militare y che sembra superiore alle sole loro ìopìì 
£e. e talenti; mentre Hirzio a^nnge che la disgraain 
di Gabinio e la sua morte diedero la pia grande spei> 
ranza ad Ottavio d' impadronirsi ddla proidncia ro» 
mana, ligia a Cesare , dalla quale speranza e fortuna 
ben presto decader lo fecero la diligenza ed abilita di 
Cornifizio e di Yatimo, comodanti cesariani ndla 
provìncia medesima* 

Fu forza a Cesare di dBssimnlare V amara sconfitta 
di Gabinio e delle sue giovani legioni 9 perchè ancora 
tutto intento doveva essere per domare i runasugli 
del partito di Poa^eo^ che con Catone in Afirica^ e 
con i figli di Pompeo nelle Spagne lo tenevano se^ 
«amente occupatilw 

€iran capitano e maestro com* t^ era di guerra , 
sapeva i suoi successi combinare col tempo ^ senza 
dar retta a quell'impeto^ dhe per lo più negli ncmiim 
i più grandi accade 9 quando sono scossi da un disastro» 

Domò i rimasugli del partito di Pompeo ^ studiò 
con i tratti della più dilicata demenza di idBezionarsi 
i più ostinati ed acerrimi nemici 9 e reso tranquillo lo 
scosso impero di Roma^ celebrò finafanente più d*uno 
in una sol volta de' suoi riportati trionfi* 

Un genio però- cosi grande non poteva riaumere lu»- 
go tempo tranquillo; e fiisse la voglia di tener occupate 
le sue legioni 9 o di consister nuovi allori ^ cominciò 
a preparare una grandissiaui spedizione contro i Parli* 



UBBO acùmtu Ì8I9 

SeMsi i Balmati ddi pieparatiyi' A CSesfere^ e» non 
senza ragione dubitando ehe potes«effo eMere i primi 
a sperimentare g^ efletti del suo riaenlimeiitO) meglio 
riflèttendo- ai loro intereasi^ riaoKettero di domandare 
perdono a Cesare dri danni reeati ai suoi esèrciti^ è 
spedirono inriati a Roma^ ond' esaere rioevuli nel 
mimerò de'socii ed idleati del popolo romano* Que» 
sta depntauone dev' essere stata spedita dalla Dalma* 
ria a Roma Tanno A&^ dopo ehe Cesare ^ sriolto da 
latte le goerre cìtHì, è stato dal senato eon un nuo- 
vo metodo prodamalo dittatore perpetuo* 

Giunti a Roma gì' inviati ed accolti alla presenza 
di Cesare 9 ascoltò egli la loro aringa 9 nella quale 
non cessarono di esaltare il valore e le code dai Dak> 
■Ulti operate^ in modo cbe Cesare per sostenere la sua 
^^lutà e ^lella di Roma rispose: 

Cke non poterà avere per sodi ed amici quelli 9 
ehe avevano sì grandi cose fiitte contro i Romani ^ 
che del resto prometteva loro il perdono^ se asso^ 
gettar si volevano al pagamento di un tributo 9 e a 
dare ostaggi della loro feddta. Promisero una cosa e 
r altra gì' inviati, e qmndi rimandati furono in patria^ 
avendo Cesare incaricato Yatinio suo generale in Dal^ 
maria di lar eseguve una e V altra promessa* 

Questi sono i fiitti e le arióni, che a quell'epoca 
passarono tra i Dalmati liberi , padroni dei luoghi me^ 
diterraneiy ed i RomanL IHella provincia però illirico» 
romana 9 scossa e susdtata dalle finzioni di Cesare e 
di Pompeo 9 qualche tempo prima tra i Romani di 
un partito e ddl' diro, ebbe luogo un alfara guerra non 
meiio portata alP apice del fiurore, parto della guerra 
civfle medesima* 

Satolla 9 dopo essere slata presa da CosconiO) come 



V60 STOMA DELLA DALMAZIA. 

nel cap» ¥¥• si è riferito^ era di g^ia divenuta ima 
Ionia 9 neHa quale ai erano dduiiciliatt eittadtini ronaain 
di esperimentata fedeltà e valore* 

là Illirico nel quale era compresa qndla parte deUa 
Dalmazia marittima con le sue isole 9. che di già ri« 
conosceva U dominio della romana repubblica 9. sine» 
dal primo consolato di Giulio Cesare ^ era stato de-» 
cretato dal senato m anione atte GaUie^ ^Kpendente 
dal suo gfovemo* 

Insorta la gara ira Pon^eo e Cesare 9* i Salomtàna 
volendo rispettare le leg^ e conservarsi fedeli, resta- 
rono attaccati al partito di Cesare sotto gli ordini 
dA quale 9 per decreto pnbblico, Selona colla provia^ 
da ilGrica era stata sottoposta» 

Pompeo dopo che rivale si fece di Cesare, caratte»» 
rizzando le mire dd suo competitore come dirette alla 
distrazione della repubblica,, conoscendo F importanza 
del golfo adriatico, incaricato aveva Maro' Ottavio di 
sostenere con una flotta la superiorità della repubblica 
sul mare medesimo. Cesare egualmente con le forse 
navali, .die aver poteva^ incaricò Caio Antonio di 
sostenere la sua causa in queste parti, ch'erano 
punto di mezzo di qud luoghi^ dove sviluppar si do» 
veva Tento dd reciproco contrasto» 

Non potendo pero tenere il mare, a motivo della 
superiorità dei Pompeiani, Antonio fo, obUigato di 
sbarbare le truppe in terra in un porto ddT isola di 
Curzola, dove fu bloccato dalla flotta pompeiana. Ba^ 
silip che comandava in Salone spedi in suo soccorso 
tre navi, le quali ebbero la disgrazia d'inciampare in 
certi lacci di eorde, che i Pompeiani avevano sotto il 
mare preparato» Due riuscirono di sciogliersi dai lacci 
medesimi, ed nninn ad Antonio^ eia che nd ano cam* 



Lmao BEConùo. 161 

pò alerebbe la miseria e la fiune, dalla quale era di 
gik travaglìatOy la terza^ che conduceTa gli Opeta^fini 
al numero di mille nonuiii scelti 9 restò immobile ed 
attaccata* Circondi^ da tutte le parti dalle navi di 
Ottanrìoy per un (^qmo sostenne i colpi delle frecce e 
le ofEese lanciate dalle navi nemichey e Yolteio il co- 
mandante della medesima 9 vedendo che modo alcuno 
^non restava di potersi salvare 9 indusse i snoi di tr»* 
cidarsì uno coU'altro^ e così preferì la morte al ren» 
dersi pri^rioniero. 

Antonio^ essendogli mancati totalmente i viveri^ né 
potendo da alcuna parte provedersene 9 si arrese cotta 
sua truppa a discrezione» 

Lieto Ottavio di quejrto successo 9 e pranendogli 
d'impadronirsi di Salona9 sollecitò di sbarcare le 
sue truppe sul continente9 e vinse d'assedio la cit«i 
tìi stesssy che preparato aveva i mezzi possibili di 
difesa* 

Ridotta quasi ag^ estremÌ9 avendo dovuto i cittadim 
armare i servÌ9 ai quali diedero la libertk9 ed avendosi 
le donne recisi anche tutt'i capelli per fermare dette 
corde ad uso dette macchine9 finalmente risolvettero di 
fere una sortita generale^ e di attaccare i cinque cam- 
pi de' Pompeiani 9 che drcondavano la citta me- 
desima* ||. 

In questa circostAza vottero anche le donne dare una 
distinta^ prova del loro valore ; vestitesi in forma di fu- 
rie e di demonii, eaUe feci atta manO) di notte tempo (1) 
alla tèsta d^li uomini 9 unitamente attaccarono uno 



(t) Vi A ma notabile diilerenza tra ciò che Dione scrisse in 
rìffoanlo aOa brarura in quest'assedio dimostniU dalle doant 

r. /. il 



16$ STOBU DELLA DALILUU* 

dopo l'altro i cincpe campi suddetti; e dopo di a^er 
&tto soflBnre all'annata assediante una notabile perdita^ 
costrinsero Ottavio di ri&giarsi nelle sue navi 9 la 
cui imbarcati i soldati^ che gli rimasero^ sdolse le 
vele, e si porto appresso Pompeo in Durazzo* Questo 
memorabile assedio dev'essere saccesso neU' autanno 
dell'anno 49 innanzi l'era volgare 9 mentre Cesare 
stesso, il- quale ne' suoi commentarii lo ha riportato j 
lasciò scritto 9 che vedendo Ottavio di non poter riu« 
scire nell' impresa 9 avvicinandosi di già l'invemo, fa 
costretto di abbandonarla. 

Se l'assedio di Salona fiitto dai Pompeiam riferir » 
si deve all' autunno del suindicato anno 49 9 la batta- 
glia di Farsaglia all'anno 48, nell'inverno dell'anno 
47 dev' essere dunque successa la strage dell' esercito 
di Gabinio, la di cui mossa è stata ordinata da Ce- 
sare, dopo uccisi e fugati i Pompeiani nella battaglia 
suddetta; buona porzione dei quali si è rifugiata dopo 
l'infelice esito della guerra medesima nell^ Illirico 9 ed 
unitasi ai Dalmati proprii, li ha determinati di oppor- 



• 

salonitane , e dò che abbiamo dal oottimentarii di Giulio' Osa- 
re; mentre il primo le Ùl sortire di notte tempo in forma di 
furie , ed attaccare i campi degli assedifiti , qnando l' altro la- 
sciò scrìtto, che di bel merìggio i Salonitam, avendo con le 
donne e con i servi guarnite le mura della città, avessero col 
maggior numero de guerrieri, che avevanqysseguita la sortita, at- 
taccati e volti in fuga i I\omani, che assediavano la loro città. 
Quantunque a mio parere è preferibile per ogni conto in con- 
fironto di Dione ciò che scrìsse Cesare , si attaccato ad una at- 
ta che in questa occasione mostrò tanto fervore per il suo par- 
tilo, ho creduto di seguire il racconto di Dione, per non 
defraudare le antiche Salonitane di un tratto di coraggio si de- 
ciso , se pure 1' hanno spiegato. 



UBBO SBOmiDO. 163 

ai a Gabinio, oppòaiuoae che oigion^ la perdita 
ddl' esercito 9 ed il fine in poco tempo di^erato^ ed 
esposto alle priYaziom di ogni sorta del SM fpe* 
neralcé 



^•^ 




CAPITOLO XV. 



Qmnht 



F. 



ino a che temersi doveva che Cesare personal- 
mente avrebbe portato contro i Daknàti il peso della 
ffaem^ che preparava , non avevano qnesti ommesso 
di promettere V adempimento delle due condiElimi^ per 
le quali accettata aveva h loro sommissione; condì- 
noni in vero mitìssime^ ma che da loro che volevano 
ipreggpare coi Romani e sostenere la loro libertà, non 
potevano essere accettate che obblig^atì daUa forza* 

Tostochè quilidi si accorsero che Cesare dall'Italia 
imn condnceva contro di loro le formidabili sue le* 
gioniy e die Yatinio era incaricato della loro esecu- 
aone, disapprovarono la condotta dei loro legati, e 
rifiatarono T adempimento del tributo e d^fli ostaggi. 

Yatinio fii obbligato di sostenere la causa di Cesare 
e di Roma colla forze che aveva in provincia, e con 
quel rinforzo che seco aveva condotto* Non mancarono 
a Yatinio e l'abilità necessaria per condurre a termine 
un'impresa, e la piìi decisa volontà* 

L' of^HMizione nemica pure superò la sua aspetta- 
zione, e si può dire i mezzi slessi che i Dalmati aver 
potevano per eifettuarla* Yatinio ad onta di Intt' i suoi 
sforzi non riuscì nell' impresa nel modo col quale egli 
avrebbe desideralo, e poteva Cesare essere soddisfatto* 

Da nulT altro meglio si conoscono questi sforzi di 
Yatinio, che dalle stesse sue lettere ^ scrìtte a Cice- 



166 8TOBIA DELLA DALMAZIA* 

rone^ e dalle risposte che qaesto grande aomo^ inco- 
ragliandolo e sostenendolo 9 non mancò d' indenniiF 
zarglL 

Era egli stato &tto imperatore deU'eserdto^ cioe^ 
come noi diciamo^ generale in capo 9 ed in questa 
qualità dovevano essergli state decretate in Roma pre- 
ghiere pubbliche agU Dei, onde invocare il loro aiuto^ 
per il prospero risultato deUe sue operazioni* 

Queste supplicazioni e^ anche le ottenne prima 
d'incominciare le operazioni medesime^ e non è di 
queste ch'egli si lagna coli' amico Cicerone nella soa 
epistolare corrispondenza, ma di qudUe che desiderava 
di ottenere dopo le sue operazioni di guerra* 

Giova qui riportare la prima sua lettera stes^a^ da* 
tata da Narona, nella quale così si espresse: 

P. Fatìmui Imperatar Mm Oceram suo & Dm 
Si Videa bene e$ts ego quidem valeom De Dionisio tuo 
adhuc nihU extricoj et eo minus^ quod me frigus 
Dabnatiams qH^ iUine gedt^ etiam hie refrigermiU Sed 
tamen no» desistmnj qui» ilium aliquundo erwun^ sed 
tome» omnia miU dura imperasm Caesar adhue mihi 
injuriam fimij de mais suppUeatìonSkus j et rèbus gestis 
Mhdmatieis adhue non referts quasi vero non justisnmi 
triumfhi in DalmaHa res gesserinu Nam et si hoc 
exspeetandum sit dum totum bellum eonfieiamj viginti 
oppidasuntDabnaliaeaniigua^guae^Psisihi adseiuerunt 
ampUus sexaginta^ haee nisi omnia expugno, si mihi 
suppUealiones non deeemuntur, longe aUa eonditione 
ego MOftj ae eaeleri imperaiores. 

Quantunque Yatinio venne spedito con forze di 
cavalleria e d' infimteria. Cesare 9 considerando che 
non si trattava che di un semplice adempimento deOa 
convenzione , accordata ai legati ^ è probabile che non 



UBEO SECONDO. |67 

avesse impiegato misiupe estraordinaiie) Vumgato che 
questo adempioiento Terificato ai sarebbe aenxa oppo» 
sixioiie e ritardo^ e senza aparg;iniieiito di sangue* 

Avendo però rifiutato i Dalmati di adempierlo ^ \m^ 
tinio si iride tosto^ ed anche d' inverno^ astretto a coni« 
battere» 

Da dò ch*^^^ scrìve, chiaro si scorge^ che' tenace 
fa la resbtenza dei Dalmati; mentre sebbene credeva 
di aver per le cose da lui operate duritto ad on^gitt* 
alìssinio trionfo^ confessa nel tempo stesso che molto 
ancor restava, onde intieramente soggiogarìi, coll'espn» 
gnaiiotie di tntt' i luoghi fortificati che possede- 
vano* 

Due scnrla di supplicazioni avevano i RomanL 

Le prime erano quelle che si fiicevano agli Dei per 
SI prospero successo dell'impresa guerriera, e l'altra 
per render a loro grazie per i successi riportati nel* 
l'impresa medesima* 

Qoeit' erano quelle, che con premura addimandate 
erano dai generali, e con ansietà attese; poiché in 
aggionfa al dovere verso la divinità di ringraziarla 
per il prospero successo della battaglia, bastava d'ot- 
tenere le supplicazioni di ringraziamento agli dèi per- 
sie la guerra fosse considerate d'importanza, e di 
gran merito al generale che l' ai^eva diretta» Il trionfo 
poi coronava gli allori dei comandanti , eh' era sempre 
preceduto da questo solenne atto di religione* 

Tatinio credendo di aver colle sue gesto meriteto 
un giusto trionfo, si lagnava con Gcerone ehe nep» 
pure Cesare queste gesto avesse riferite in senato, 
senza di che non potevano essere decretete le suppli- 
cazioni di ringraziamento agli dei differenti, dalle pri- 
me ch'erano dirette ad implorare il loro aiuto, e le 



16^ 8TOAIA DELLA DALMAZIA. 

quali 9 tostockè fìi nommato imperatore ddl* armata 9 
le flTéa di g^a ottenute* 

Cicerone non mancò con tutto impejpio per soUe- 
dtare le premure di Yatinio, che venne soddìsfiitto 
cdUl' ottenere le bramate supplicazioni ^ quantunque la 
guerra coi Dalmati ancor seguitava 9 né dir si poteTa 
compita* 

Essa sarebbe state forse terminate coli' intiera so^ 
giogazione dei Dalmati 9 se il freddo non avesse mola- 
to danneggiate le operazioni del generale romano^ ed 
impeditone il compimento* 

Ecco ciò che in proposito scrisse Yatìnio a Cice- 
rone 9 e la risposte & conoscere quanto guerrieri fos- 
sero i Dalmati, e quanto travaglio diedero alle 
Inane armi da Yatimo dirette* 

PaUnius Ciceroni & 



Ego po$t iujppUeationes mUd decrettUj m Hobiofumi 
profictui iumj $ex oppida oppugnando caepis uman 
hoc quod erat maxinuans quatler, a me jam eaptums 
qualuor enim iurre$ et qtuOuor muros eoepis et arcem 
eorum totam^ ex qua me mves, fiigora^ imbros de» 
truserunt^ indignegue^ mi deeroj oppidum ctq^ium et 
beUum jam cot^eetum relinguere sum eoaetus» Quare 
le rogo s d opus eritj ad Caesarem meam eau$am aga»^ 
meque tibi in omnes partes defendendum puSss hoc 
existimans neminem te tui amantiorem habere. Vaie. 
Nonis JDèe* Narona. 

M. Cicero P. Fatinio Imp. & 

Croto tibi esse officia mea fwn miror^ eognovi enim te 



UBIQ SEGOniHI. IB9 

fmliuUmtm «mmiafij idque numqumn deiiUi fraedie$are^ 
nee emm te mild graUwn modo hahditij venim etiam 
tumulatUsime retuUstij ^puanohrem reli^ptU iuis reiu$ 
amnikus fari me studio erga tej et eadem vohmtate 
eognosees* De Diomsioj n me amas, eonfieej qnameianque 
ei fidem dederie fraestaioj si vero imyrobus fnerit^ 
émees emn eaptiaam in iriumpho. Dalmaiis MHi mide 
fiteiant^ fut tUfi molesti sunt^ sed^ «f icribiss tretd 
oapientMrj ittustrabunt ree gestas taasj semper emim 
haèiH Mfit bdKeosL Fole. 



IhUn lettera di Vatìnlo e da qaella di Cicerone 
ettaro n seoifpe^ die la prudenza ed il coraggio dei 
Dalmati non ai amarrìnmo d' innanzi all' armata di 
Tatinio; mentre nn forte ^ che non i indicato come 
ai chiamasse 9 e doTc fesse posto ^ per quattro volte 
fii preso dai Romani ^ ed in conseguenza per altret» 
tante fiate ancke ripreso dai Dalmati , e finalmente a 
cagione del fireddo 9 abbandonato dal generale romano» 

Non è sì facilmente credibile 9 che il solo fireddo 
fosse la cacone di questo abbandono; giacche i sol* 
dati di TatìniO) in un clima come qudlo della Dal- 
mazia 9 in qualunque luogo questo ferte s' attrorasse 9 
aqp potevano9 né dovevano essere di tempra sì se»> 
aibile9 che abbandonassero a cacone di un' intemperie 
mi luogo così contrastato9 dal quale 9 per quanto egli 
acrisse9 dipendeva il compimento della guerra 9 se fos- 
se stato conservato* 

Molte fiate nei rovesci di una guerra 9 questi sono 
attribuiti all' intemperie della ati^one 9 quando piatto- 
^ attribuir si dovrebbero ò ai fiitti del generale 9 o 
alla bravura del nemico* 

Dalle imprecazioni di Qcerone contro i DalmatÌ9 e 



170 STOBIA DELLA DALMAZU. 

dalla aaa osservazione cbe qaesti popoli fiuono 
pre guerrieri, sembra manifiBsto che ropporizione 
eontrata da Yatinio, sia stata della più grande im- 
portanza, ed originata avesse la sua ritirata da questo 
forte sì contrastato ed importante* 
. In &tti non consta, ne che i Dalmati si fossero 
assog^ttatì al tributo, ne che avessero dati i voluti 
ostaggi. 

Fosse la standiezza da una parte e dall'altra, o 
qualunque altro motivo, fino a che visse CSesare non 
vi furono altri contrasti tra Yatinio ed i Dalmati» 
Ucciso pero dai congiurati questo grande uomo, sot- 
to il quale la romana repubblica era pervenuta ad un 
grado di prosperità da essere temuta e rispettata da 
tutte le altre nazioni, i Dalmati lusingandosi, che 
con la sua m<Hi;e decader dovesse anche la romana 
possanza 9 nuovamente violarono le condizioni, colle 
quali cessato avevano di combattere con Yatinio* E 
volendo questi ripetere la loro esecuuone coUa forza, 
fii il suo esercito nella mag^or parte distrutto dai 
•Dalmati, ed a grave stento Yatinio stesso si salvò in 
Durazzo, con ciò che alla strage era sopravanzato* 
Yatinio in questa occasione perdette cinque coorti, 
ossia battaglioni (I) con fl generale Bebio che le co* 
mandava* 



(i) Vogliono akoni cbeil monte Velebìt, ti celebre a giorni 
noetrì per una magnifica strada carreggiabile con grave dispen- 
dio sotto la fidiicissima reggenza di s. m. Francesco L in questo 
anno compita, e solennemente il giorno 4 ottobre i83a aperta 
da a. e. T ottimo governatore di questa provincia co: de Lilien- 
bergli, fosse stato nominato Bebio , da Bebio generale romano 
sotto gli ordini di Vatinio ucciso dai Dalmati. Se però dopo la 
sconfitta di Vatinio^ nelh qaah fa ucciso Bebio, il generale in 



LUWe 8EG01V1IO* 171 

EaaenàoA Yatioio ritìnto in JDiinuEzo^ iembim die 
a qnetCqpoea la DaLnasia, o ^ volontaria aoeea* 
alone degli aitar' Illiriei meditenranei 9 o perchi foafcro 
stati 8<^;gic^tì y si estendesse anche fira il Narona ed 
21 Drilone; poicbè la disfatta dell'esercito di Yatìnio 
deV essere successa non troppo lontano dalla snm- 
meBfayyata città 9 dove fl generale in capo dei Romani^ 
eoi resto dell'esercito ha potato ritirarsi* 

Qnest' esito ebbe la quinta guerra dalmatica 9 nella 
quale i Dalmati conservarono intatta Promona 9 tolta 
ai Laburni 9 nonché gli altri luoghi che possedevano, 
e devono aver esteso non poco il loro dominio nel- 
r Illirico superiore fino al Drilone 9 V odierna 
BaUmnom 

Giova qui fl riportare U testo di Appiano 9 dal 
quale sono desunti i latti sopra enunriati« 

Ah ìAi Caesar interit, 'die' eglÌ9 rem ranumamj 4fuae 
UBmm dueta maxime valida^ fUnrensque fìmset^ eo sublato^ 
mteriluram rati (cioè Dalmati) neque Atmii dieiam 
ampUas audientes esse, neq^te tributa cotiferre^ neque 
obndeM tradere substmuerunL Firn autem parante in 
eos Atimo, qmnque eohortess earumque dueem Behium 
ardinis Senatarii ceeiderunt» Vatìnius aalem cum reliqms 
Efidamnum se recepii* 



capo à è ritirato in Durano' si distante dal Vdebit, o il Ve- 
lebìt non ebbe il nome di Bebio dal nome del generale suddetto, 
o la rotta di Vatinio de?' essere successa in yicinanza di questo 
monte , ciò eh' è contrario alla relazione dataci da Appiano. Per 
conciliare una cosa coli' altra si può supporre che vi sieno stati 
due Bebii, uno che avesse dato il nome per qualunque siasi 
combinazione a) Velebit ^ e l'altro nelle vicinanze di Epidamno, 
ore generala suddetto k stato sconfilAo ed ucàso dai Dalmati. 



178 STOMA DELLA DALBIAZIA» 

Kpidamno posteriormente fii detta IhprraMmn^ ed 
è quella città nell' Albania ottomana, che anche og^- 
gidì sussiste col nome di Dnrazzo, e TAtiaio di 
Appiano è il Yatinio soprannominato* 




CAPITOLO X\h 



Détta Berta guerra dalmatìoa. 



e 



Ino Criiilio Cesare è itato ncdM in Mnalo ai iS 
dì mano dell'anno 44 innanzi Tera Tolgare* 

La gnenra die ai riaccese fira i Dalmati e Tatinio 
dopo la soa morte^ e die fini eolla disfiitta di Tati- 
nio, dev' essere successa o nell' anno istesso dell' no- 
eisione di Cesare o nell' anno appresso; mentre il 
senato e l'esercito di Yatinio, e tutto ciò che nell'Il- 
lirico apparteneva ai Romani, confidò al governo di 
Marco Bruto, uno degli ucdsori di Cesare, come la 
Siria arerà confidato a Cassio» 

Bruto involto neUe guerre dvili occasionate dall'as- 
sassinio di Cesare, appena ebbe tempo di pensare ai 
Dalmati liberi (1) e molto meno d'intraprendere al- 
cuna cosa contro di loro* Con questa occasione eb- 
bero essi il tempo di ma^prmente consolidarsi nd 
l<Mro dominio, e di dihtarlo* 

Due anni dopo della morte di Giulio Cesare, C&- 



(i) Io chiamo Dalmad liberi gli abitanti mediterranei^ che 
a ondi' epoca non erano tottomessi dai Romani^ a differenza dei 
Dalmati del litorale > che apparteneiano alla |>rofinda illirico- 
romana marittima. 



174 STOBIA DELLA DAUIAZU* 

sare-Ottaviano e Blarco-Antomo da una parte^ Bruto 
e Cassio dall' altra^ vauiero a battaglia campale presso 
Filippi) citta della Tessaglia* Antonio Tinse CSassio^ 
e Bruto superò Ottavianio* Cassio credendo ^ cke 
Bmto soflEerto aresse una sconfitta pari alla sua 9 die- 
de la morte a se stesso; vinto dopo pochi giorni ia 
un'altra battaglia anche Bruto 9 onde non cadere ndUe 
mani de* suoi nemici 9 egli pure s'uccise* 

Quantunque nello spazio di tempo che ccMrsa dalla 
morte di Giulio Cesare a quella di Bruto^ questi noa 
avesse avuto il tempo di governare da se miirico e 
la Dalmazia 9 Salona però 9 che come prima restata 
era attaccata al partito di Cesare contro Pompeo, 
perdio dal senato romano V Dlirico nel quale era an- 
che compresa la dttk suddetta venne sottoposto al 
governo di Cesare sunnominato 9 così dopo la san 
mortC) essendo stato dal senato a Bruto ascritt09 eW 
la si mantenne fedele a questo partito 9 contro qudlo 
di Cesare 9 sostenuto da CHtaviano e da Antonio; 
mentre la morte d' ambidue i rivali Pompeo e Cesare, 
non aveva estìnto ^ odii e le guerre9 che dalla loro 
rivalitii derivarono. 

Ottaviano nato da AEÌa9 figlia della soreDa di Caio 
Giulio 9 adottato con suo testamento, e chiamato Caio 
Giulio Cesare Ottaviano 9 e poi Augusto 9 in mezzo à 
questi torbidi 9 parte personalmente e parte col mezzo 
de' suoi generalÌ9 aveva portata la guerra a molti po- 
poli iffirici o confinanti cogl' Illirici stessi» 

Egli sì mostrò oltremodo severo contro ^'isolani 
di Curzola e di Meleda 9 che si erano ribellati ai Ro- 
manÌ9 e che coi loro latrocinii infestavano il mare* 
Furono intieramente uccisi gli adulti 9 e tutti gli altri 
abitanti venduti come schiavi al pubblico incanto. 



UBBO BECOMDO* 175 

AjiiiiiO PoUnore^ celebre poeta^ iitorico^ tnpoo e 
nd tempo stesM generale òe^ esercilti fii uearicato 
èk ridurre Salona sotto alla podestà di Ottaviano-, 
nonché il rimanente della Dalmazia^ ch'era in potere 
dei Romani^ ed ubbidiva ai suoi rivalL 

Salona egrejpamenfe fortificata ^ e munita £ valido 
presidio 9 venne dopo un regolare assedio presa da 
PoUione^ (1) e costretta a passare dal partito dei 
Pompeiani (al ignale dopo la morte di Giulio Cesa» 
re erasi consunta ) a quello dei Gesarìani y coi quali 
era stata unita nel tempo della guerra tra Pompeo 
e Cesare* 

Non minore era la vendetta che preparava Ottavio 
contro i Dalmati 9 tanto in riguardo alle devastarioni^ 
che cagionavano alla provìncia illirico-romana ^ quanto 
perd&è ancora non erano stati puniti per la strage di 
Gahinio^ e per la violata fede a Giulio Cesare. 

L'anno 34 quindi, innanzi Tera comune , sotto il 
consolato di AL Antonio-Secondo e Ludo-Seribònio 



(i) U padre Àppendioì nelle sae notizie istorìco-crìtiche tnU 
r antichità , storia e letteratura de' Ragusa tom. L cap. IX , e 
d'opinione , che la spedicione di PoDione colpito avesse Epidauro 
ed i popoli Parteniy e non Salona ed i DalmatL La nascita di 
un figlio a Pollione che appunto ebbe il nome di Salonino, in 
memoria della presa di Salona &tta dal genitore , il suo trionfi) 
dalmatico espressamente accennato nei rersi di Orazio^ e Servio 
che senz' equivoco lasdò scritto Salona cepit,, sono tesùmo- 
nianze che ad onta dell'opinione del padre Appendini non d 
lasciano quasi dubbio , che questo cdd>re filosofo^ poeta^ gene- 
rale non abbia guidate le vittoriose armi romane nei paese pro- 
prio dei Dalmati e contro Salona. In quest'occasione egli d>be 
attenzione^ ovvia ad un generale letterato, di spogliare la Dal- 
mazia di tntt' i scritti scientifici che ha potuto ritrovare , i 
quali depose in una aontuosa biblioteca da fui espressamente in 
Aoma eretta. 



r- 



176 STORIA DELLA pALHAZU. 

Libone^ dppo soggiogati i Libami, tutto T impeto e 
la fona della guerra rivolse a danno dei Dalnisiti 
suindicati. 

Non minore fii la premura dei Dalmati per opporre 
la più valida resistenza* Fu fortificata Promona , di 
^a forte per la situazione e per le opere di difissa 
che aveva 9 alle quali fiirono aggiunte quelle, cbe an- 
cora creduta erano necessarie* Venne accresciuto 31 
suo presidio, e Tarmata dei Dalmati comandata dm 
Terso, forte di dodici mila uomini i più scelti, oeco* 
pb tutte le eminenze che circondavano la citta sud- 
detta , nella qual posizione aspettò intrepidamente Vai^ 
rivo dell'esercito romano* 

Cesare Ottaviano, appena giunto sotto a questa citta, 
si era determinato di circondare con un muro di cìt^ 
convallazione Tarmata nemica, e la citta medesima* 
Prima però di passare a quest'operazione, ordinò ad 
uno scelto drappello de' suoi siedati ^ cercare il modo, 
ónde clandestinamente occupare la più erta delTemi* 
nenze* Questo colpo gli riuscì fiivorevole per una 
combinazione non attesa , e quindi cangiò la proposta 
direzione dell'assedio* Gli esploratori di nottetempo 
col fiiYore del bosco, essendosi arrampicati sulT emi- 
nenza suddetta, sorpresero i Dalmati posti alla difesa 
di questa posizione nell'atto che dormivano, li ncci--^ 
sero, ed occuparono la posizione medesima, dando 
avviso a Cesare innanzi lo- spuntare del giorno* Si 
mosse quindi tosto colla maggior' parte delle sue 
schiere, e fe diresse una dopp T altra sul colle occu» 
pato per sorpresa, coli' ordine di portarsi da questo 
alT occupazione delT altre eminenze* 

n terrore invase i Dalmati, improvvisamente attac-» 
cati, accresciuto daUa circostanza che i Romani coi 



UBKO tECOMIKI. ^ 177 

loro nurruMiiti cer ca ? M io £ Decapare quelle poshioni^ 
ehe tog&eTano • ai Dalmati T accetto al fiume Reriui^ 
dal qaale ricereyano T acqua necettaria* Abbandona» 
rono quindi le pOMdoni etleriori per tema di non 
aoftire la pennria deHa medemna^ e A rifiigiaiono in 



Une ooili però eonterrarono ancora in loro potere» 
Cesare con nn moro di quaranta ttadii di prò eir* 
eondò questi cdli e la citta ttetsay onde magfpor- 
mente ttringerla ed obbligarla alla reta* Nò in queste 
angustie mancò air assediata Promona un pronto soc- 
corso.' 

TentimO) altro condottiero de'Dalmatiy si atanzò per 
qnest' oggetto Terso la medesima* Attaccato però tì» 
porosamente dai Romani Tenne dbfiitto^ ed insq^to 
nlquanto ndla sua ioga* 

I Dalmati assediati però nel momento stesso in coi 
rannata romana si batteva ed ins^foira Tentiaio^ 
fecero una forte sortita per qneOa parte^ dove il muro 
£ doreonraBazione non era stato aneon compito» 

Incontrarono la medesima sorte dell' eserdito di 
Tentimo^ e Toitì in fiiga i soldati romani mischiati 
èon i fiii^tiriy invasero le porte della cittii^ e a'iai- 
padronirono ddla mederima» 

loL terza parte ddla popolazione. In tagliata a pezz> 
ed il rimanente si ritirò nel castello* La quarta notte 
dopo di questa lifirafas nnovaipente daDa rocca fecero 
gE assediati uba vigorosa sortita 9 e con grave danno 
dei Romani riuscì loro di respingere 3 battaglione ^ 
di' era stato posto di presidio per impedirne Y usdta 
daBa parte dd castello. Accorte proikamente Cesare 
in aiuto de' suoi 9 dal quale vennero nnovaawnie i 
Dalmati con «ave perdita nel forte ributtati* 
T.I. 12 



178 STOMA mCLLA DAULULi. 

I^ poea finrmecza deUa corte romana sardella 
aTtra compromeMa la aieureua di tatto V eaerdto 
vomaiiO) e Cesare non manco di seTwamente gasi»- 
garlo« 

Ogni decimo soldato, tratto a aorte, fii pmuto di 
morte, e degli ufficiali dae sopra dieci; il rimanente 
tvtto cpidU' anno è «tato nutrito, in luogo di pane di 
finunento, di pane d'orzo*. 

Tenne preso^ iu s^pnito anche il castello, e Tenti» 
mo* Impostato sui monti colla truppa che gii era ri- 
masta, atendo Teduta compita la presa di Promona 9 
dirise in più schiere la truppa stessa, e per varie 
partì ordinò die si rifii^sse^* onde riunirsi in dtro 
punto a oiò destinato* Furono alquanto in questa ri« 
tirata dai Romani inseguitì , che non osarono di 
fiurlo dayrantaggio , e {lerchè poco pratici erano della 
strade, e perdbè disunendo il loro esercito, potemmo 
fiicilmente cadere in qualche -nemica imboscatSé* 

I Dalmati da varie strade, per le quaU si erano 
ritirati, si raccolsero e si riorganiszarono sotto i^ 
nodio* 

Appiano dice che questa città era posta nd prin^ 
eipio di un bosco, in una valle lunga e profonda* 

Ignorandosi oggi dove fosse precisamente situate, 
con molta probabilità sembra che Sinodio fosse do- 
v'è Tattoale Yerba, posta nel princi(no dello sbocco 
di Gampopietro nella vallata di Terba medesima; 
mentre dopo la presa di Pronu>na, deve T eserri to 
romano aver tenuta la strada di Gampopietro per in« 
seguire i Dàlmati che da questa parte si ritirarono, 
e per prosegnure le loro conquiste nel cuore del pa(^ 
se nemico* ' 

Con molta deduzione egualmente si può 



UBBO Bscomioi. 179 

S nooM rero ddk citta in Sinodno^ ^ioè la feface 
in fieno, die tale in iila^ i il ano eignifieato, il 
^pude dai Romani con piedok TiBiafam in Siaodio i 
elato oonrertito; perchi sono anelie ogfgidi edebri le 
praterie della vallata medenma, dalla quel eifvoeten» 
za avra in orìgine questa citta ricevuta la ana deno» 
minaiione» Sinodno fn diatnitto in qneata oeeaaioney 
ed abbradato col fiioco» 

Gonpita qneata opefadone , V amata vittorioaa pio» 
aegol il ano eamnuno con tntfa la piecandone ; 
poidè fireaea era la menuMria cbe per qneata vallata 
r eaerdto di Gabinio era stato qnaai aaaediato dd Dal» 
mali, e sapeva Cesare die tentavano tàu di aorpren» 
derlo ^roalmente in qndcbe difSdle poaiuooe* 

Fece qdndi occnpare dalle aue tmf^ da nna par* 
te e dall'altra ddla valle ìe aonunità dd monti, e 
aegnire dalle medesime il sno movimento per il een» 
tro ddla valle medesima* 

f I- soldati dovevano tagliare innand a sa I boschi , 
guastare e di stru ggere qualunque cosa che impedir 
potesse la loro merda* 

God traversò eg^ fidieemeiite questi ai%nsli sentieri 
tanto difficili e pericolosi per un'armata, e giunto 
sensa opposidone dinand alla dttii, detta Setonia, le 
pose r assedio» Accorsero i Dalmati per aoccorrerla 
om tutte le loro forze» Si venne a battage campde, 
ed il soccorso venne recinto» Cesare stesso in que« 
st^ azione fii ferito nd ginocchio con un colpo di pi»- 
tra, e per molti giorni, a cagione ddla medesima^ 
obbl^ato venne a giacersi* Bìmessod in sdute , para 
per Roma onde prendere il consolato con Ydeazia 
Tulio, lasciato avendo il comando d^li eserdti a 
Stàtilio Tauro .per proseguire V assedio e h fpwnm» 



180 tTOBU DELLA DALMÀHA^ 

È doloroso che Appiano 9 il quale sì diligentemente 

uò memoria di qoesté operazioni di Ottaviano^ non 
abbia indicato né il sito di Setonia né Y esito del 
ano assedio; mentre per la celebrità di Angusto ^ 3 
luogo dove fii ferito meriterebbe in tutt' i tempi un' 
ossenraaionet 

mancando quindi per la lontananza dei tempi e 
per il silenzio degli autori questa cognizione j dikt ci 
piacerebbe di ayere^ non mi astengo^ di aggiungere 
queUe osservaziopi, daUe quali mi sembra di poter 
dedurre 9 che Setonia era posta^ dove og^di è Sign^ 
e che chiamar si poterà nell' antica' lingua del paese 
Sitili o SUnUj doe la ubertosa ^ couTcrtita dai 
Romani in Svetonia o Setonia* 

L-armata di Cesare incominciò le sue operazioni 
contro i Dalmati da Promona 9 posta all' estremità 
occidentale del loro territorio* 

Impadronitasi essa di questa dttSi^ proseguì con 
valore ed impegno straordinario le sue imprese a 
danno de' nemici • e la direzione de' suoi movimenti 
doveva essere da ponente a levante» 

Avendo attacciito Sinodio^ posto nel princìpio da 
un bosco e di una vallata 9 questa posizione moltissimo 
conviene, come si è detto , alla vallata di Yerba, che 
dopo il passaggio della pianura di Gampopietro, per 
la quale certamente l'armata vittoriosa sarà passata tutta 
unita (essendosi i Ihdmatt dispersi per i monti) i la 
pruna che a' incontra^ venendo dal Tizio verso il Tilnro# 

Prosegui suo cammino per mezzo alle valli, che 
•on possono essère die quelle 
una parte e dall'altra dai mi 
quaB fece Cesare passare part 
non esserne circondato* 



UBEO gECoimo. 181 



Setonia doleva eMcre posta qiniidi aUo aboeeo delk 
Talli di Mach seOa pianwa di Sign^ (1) e dorcTa 
essere «n punto d'importanza e fortificato 9 mentre 
tatto lo stadio e tutte le forze ocenparono i Dalmati 
nel difenderlo e nd portargli soeeofso; giacdii qnesto 
puntoy de difendeva la pili bella porzione dei loro 
possessi) era il centro ddUle loro eomvnicazioniy e la 
piaoira di Sign va adoma della pih bella 9 fertile e 
ricca campagna di tutta la Dalmazia antica e moderna^ 
che probabifanente a quell'epoca non sarà stata soggetta 
alla palude 9 sotto alla quale una gran porzione geme 
fetalmepte ai tempi nostri e del nostfo STÌln|qpo» 

Questa situazione di Setonia perfettamente coincide 
con quella dell' odierna Sign ; e come anticamente ella 
era in questa guisa nominata) così poterà posteriormente 
esser detta Signia^ e poi Sign. 

Non pochi rimasugli di febbriehe antidie^ e di altre 
tracce di luogo abitato e popolato si attrorano anche 
ai tempi presenti^ precisamente nel borgo di Sign 9 
<^i qual volta in una parte o nell'altra vengono 
scavati i terreni per formare le fondamenta dei nnori 
febbricatL 

n colle alto e spazioso) die soprastar doveva alle 
abitazioni de'dttadini) era di una posizione estremamente 
beUa a qud tempi) quando scoperta non era ancora 
rartJefierìa« nerehè fosse ridotto a punto fortificato; 



(1) L*okiiua delle fallate che t*attroT«^ fenendo da Mudi 
▼erso SigA , sì'cbìania al giorno d*oggi Suttina, e non i 
improhabile cbe qm»to nome sia dcrìfato da Setonia posta ia 
protstmilà di questa fallata* 



18S STORIA DELLA DALMAZLi. 

«f siocome anche ai tempi presenti gli abitanU di queste 
eontradei sono detti Cetu/mmij che deriva da quello 
di Setiniani, col quale nell'antichità chiamati erano 
gfli abitanti di Setonia, così dubbio quasi non resta che 
questa èdebre ed antica città 9 già capitale [dei Dalmati 
repubblicani 9 dopo la perdita di Salona non sia astata 
nella situazione stessa 9 dove oggidì è posto il boigo 
Sign^' capoluogo del distretto di questo nome 9 e la 
principale borgata della Dalmazia» 

Appena preso possesso del consolat09 ritornò Cesare 
Ottaviano all' annata 9 desideroso più che mai di 
esterminare i Dalmati per vendicare i torti vecchi 
ricevuti dai Romani per parte di loro 9 ed il sangue 
suo stesso sparso nella riportata fiorita* 

I Dalmati però tormentati dalla fiime9 giacdie 
penetrar non potevano nell'assediata citta i viveri (da 
ciò dedur si deve che questo assedio fu lungo ed 
ostinato^ mentre si protrasse fino al ritomo di Ottaviano 
da Roma) supplichevoli e spontanei si portarono al suo 
incontro 9 si arresero alla sua discreziooe9 ed in pegno 
ddla loro lede gli diedero per ostaggi settanta fim^i 
ciuUi presi fira le principali fiimiglie« 

Furono inoltre obbligati a restituire tutie le insegne9 
tolte all'armata di Gabinio9 e di pagare tutt'i tributi 
in denaro 9 che avevano sospeso di dare fino dsu tempi 
di Giulio C!esare9 con promessa di restare in avvenire 
ligi al popolo romano* 

Sembra certo che Setonia sia stata la capitale dei 
Dalmati repubblicani 9 dopo perduta Salona nella terza 
guerra 9 giacche nella stessa erano depositate le insegne 
e le spoglie romane 9 tolte a Gabinio nella memorabile 
sconfitta del suo esercito» 

Dopo un lungo ed ostinato assedio perduta la 



UBRO 8EC<HI]>0« 185 

«penuiza dei Dalmati di potarla piìi a luiig;o conaenraret 
perdettero aache quella di potersi davvantaggio ao« 
atenare neU' iadipeodenza dai Romani 9 e ad i|n aieoro 
eecidio preferirono d'implorare la clemenza del vincitore^ 
e di spontaneamente aas<^;gettarai all' imperioaa ana 
legge. 




CAPITOLO xva 



DéUu jf ttuiMi jfMgnw /WffHifififi 



L 



y^ > t 



e sogfgiogazione dei Daltnati, suceesM 
•otto h condotta di Ottaviano Cesare^ rifierir devesi 
aH'anno 35 innanzi aU'era Tol|;àre; e la completa 
aogg&Dgaaone ed incorporazione dela Daknazia M im- 
pero romano 9 fieMa da Tiberio 9 figliasfie £ Ottaviano^ 
air anno nono dopo Tera medesima* 
• Hello apazio di 42 anni corsi da nnà aH' altra epoca, 
gfi afimd dei Dalmati, per ricuperare la spirante 
loro fiberlia, si 'riprodussero pia. d'uui Tohn coi 
possibile fiervore; non meno attive e grandi spi^prono 
1 Romani le loro forze, colle quali ad ógni eosto 
qoesto popolo volle assicararsi A vna conquista m 
necessaria- ad assicuMrs la pace, il decoro e la sta^» 
InKtk del suo impero» 

' Bendit linti, i Dabnafi non poterono così fiidlmente 
iMiaitarsi al giogo. della servitù e del tribigto; e 
^mlnnqne occasione, die loro presentar si poteva per 
ricuperare la perduta Kberlà, non mancarono di 
ahhrardaria con fermezza e calore» 
TdDeio al Libro II lasdò scritto: 

ikimtUim vige$ie$ et duemtìu réMUss tanénm Tttem 
4i|iera me trirtnte 4ti eerlauk mmfeimmma poesia est 
mperiU 



186 STOKIA DEUA DAUbULU 

L' anno 29 innanzi V era cristiana Cesare OttaTiano 
Angusto celebrò il soo trionfo dalmatico ^ nnitannente 
a quello di Ano e ddl'Egitto* 

Divise poi in due parti le proTUice saggeVbB ai 
Romani, e dilatò i confini dell'Italia fino al finme 
dell' Arsia* In questa divisione la Dalmaria dalla parte 
settentrionale Tenne estesa fino al Suine Savo* L*anno 
16 innanzi l'era suddetta, sotto il consolato di Do- 
mizio Etenobardo e di P. Cornelio Scipioneyseoppi^NiBa 
dei twnnlti in Dalmazia, che però con poca fiitica 
furono repressi e sedatu 

Qfd im .IMukàm el HùpmiU tmuMau extìtenmt^ f m nm 
ntfoUo nad ^eialL IKone Cassio lih» M» 

Questi erano i preludii di qudla rivolta che dopo 
breve tempo ebbe il ano effetto, nella quale coUegalisi 
i Pannonii ed i Dalmati non poco trava|^iarono le 
armi romane, dirette da Uberiio, prima ch'ella venisse 
ylBiifA terminata* 

L'anno ISL BL Vespasiano Agrippa, genera di 
An^fusto, aveva atterriti colla sua comparfea i Pannonii^ 
appresso i quali scoppiate erano ddlè sollevazioni; 
^|li yultosto sopì di' estinse la fiamma di questa 
sedfadone; mentre^ appena partito Agrippa, nudvantenta 
in Pannonia eomparvero gì' indizia di ribellione^ e fii 
necessario di reprimerla con la fima* 

Augusto confidò a Tiberio^die avena sposata Giulia 
sua figlia, vedova di Agrippa suddetto, la direaione di 
questa guerra che venne terminata in breve e con 
molta strage dei Pannonii fidta in più volle, in cui 
fiurono finalmente disformati, e venne molta ddla laro 
gioventii venduta come sdiiava in altre province* 



ÙMIO tmCOTOKK 187 

JVoMomM > dice ( Dione ) Ttterius mm 9Tf^ 
SeatéUseormns (i) fui Pannamarum fmes uttmgebmh 
€Bdemfue ieìU upfmmlbiL utebaniur^ ^9ermmèM$ Uléilii 
^ImdUkui dommit^ mwm màtmii» jumkrum plar^sg^ In 
jrfuw rtgi&ncs adduccndés incmfirfifi 

Appena pero allontaiiatosi Tiberio eolTeseveito daUa 
Panoonia, iraoTainente questi corsero ali* armi) facendo 
causa oomne coi Dalmati ^ che pure conbo i Bomaai 
nel tempo stesso si sollevarono* 

li' anno 11« imianxi Tara volgare (cioè nn anno 
dopo della priau aoUevazIoAe dei Pannomi) Tiberio 
fii obbligato di naovamenle eombattere contro Tuoo 
e l'altro popolo ^ ed ora combattendo coi Pannonii 
ora cm Dalmati, dopo molte battaglie, vinti f^i uak 
e gTaltri) gli riuscì di s4^;giogarlL 

Ricevette egli gli onori del trionfo, ed in questa 
occarione, poiebè la Dalmazia sempre, e per si e 
perchè vicina ai Pannonii, ricorreva idi' armi, 4t qvc^la 
provincia assoggettata all'immediata difiesa e disposizione 
dello stesso Augusto, e tolta dal numero delle senatorie 
jig^pregolla alle province imperialu 

Dopo ciò nel momento ìstesso cbe Angusto voleva 
diìadere 1» porte di Giano , essendo state sopite tutte 
le discordie civili e padficato T impero, ne ta impedito,' 
e perchè i Dad passÌMido il Danubio, nel tempo die 
era agghiacdato, invasa avevano la Pannonia, e 
perchè i Dalmati si erano nnovaaMute ribellati a 



(0 Scordisela nazione celtica che abitava nelle vicinanze del 
fiume S^fo. 



188 8T01IU SELLA DAULUIA* 

motivo del tribato^ a cut erano atati obbli^fati di 
floddìifare» 

f^etmm id ne fSeret (cioè non fossero duose |e porle 
di Giano) JKaei eb^Uetes scrisse Dione^ fn» Xrlnait 
frijfore cancrelmn Irmugrtm ex Pmmanm prfeim 
iéstukrmU , Dàbauàee ^pwjue fn^ter exeebun iriftì»- 
ium r^elUfmem fèeerem 



Allo scoppio di questa soUevatione Tiberio si attrorara 
con Angusto nelle GaDie^ dalle quali tosto ritornato in 
prorinda domb la soUevazione stessa, ed i palmati 
rimasero tranquilli sino dl'anno sesto dell' era volgare 
in cui scoppiò una nuora rivolta , ed una guenra 
la jSk, accanita e la piii terribile contro ì Romani^ 
che durò quattro anni* Questa però fu rultinm che 
Cecero i Dalmati per sostenere la propria liberta* 

Dopo di aver Angusto dannati i Dalmati nell'anno 
33 innanzi V era volgare^ furono ò vero i Dalmati 
soggetti ai Romani, ma questa soggeaione Umitavasi 
soltanto al pagamento di un tributo e alla consegna 
deg^ ostaggi; del rimanente sembra che le armate 
romane non occupassero le terre ed i luoghi dei Dalmati, 
nò che soggetti fossero ai romani magistrati ed alle 
loro leggi* Gmservarono quindi fl loro territorio, e 
rirerano coHe proprie leggi sotto la dipendenza dei 
proprii capi* Da qui nacque quindi che per lo spazio 
di 40 anni circa non mancarono di rifiutare il 
pagamento di questo tributo, ogni quel volta occasione 
loro si oiEfirse di poterio fiure, ciò che i Romani 
scrittori chiamarono ribellioni, che veramente non 
erano tali; mentre i Dalmati non erano veri sudditi 
dei Romani, ma un popolo che possedeva ancora un 



UBRO SECONDO. 189 

territorio 9 cke invera coUe proprie leggi ^ che soltanto 
era aggravato di un tributo il qoal la forza aveya^ 
impoatoy e ehe per lo pib eoBa fiMm anclie poteya 
essere incassatOé 

È preaumibile^ ndlo stato In cai piii voUe ri aono 
attroTati gli affiuri di questo popolo sì debole in 
confronto del romano 9 ebe i Romani se avessero 
Toluto completamente soggiogario, lo avrebbero potuto 
fiune conservandone i luoghi fortì^ ed unendo al proprio 
il dalmatico territorio* 

Onde però non distrarre le loro forze coi presi^ 
delle piazze fiirti^ ch'erano molte^ ebbero in mira di 
di strugg ere tutte quelle delle quali s' impadronirono ^ 
afimdiè in tal modo il paese rimanendo aperto ^ 
potessero invaderio piìi fiicilmeùte^ ogni qual volta 
erano necessitati di portare i loro eserciti a danno 
del medesimo* 

Occupati anche a queU' epoca in formidabili guerre 
ed in gravi discordie^ si ciiriB che forastiere^ si con- 
tentarono di reprimere ogni volta i tentativi dei Dalmati; 
né pensanmo poi a sottometterli definitivamente 9 se 
non allora che^ pacificati ^i altri popoli e dilatato 
più che mai il loro impero 9 incorporar dovevano 
all' impero stesso questa provincia sì interessante per 
la sua poozioney posta quasi ri confini delTItalia, 
centro di sì smisurata monarchia* 



-HisSI^S 



GikPiTOLo xvm. 



JDdtoUmm ed idtiam gnerm dei MMnmti eoi Ba mm d . 



L9 
«Bno sesto dopo l'era volgare i Germani 

mimtaroiio le romane arme. Tiberio Tenne spedito dà 

AjogatAo per ridarli a dovere* 

Questa gaerra presentova delle ^ffieoltìi importanti^ 
ed esigeva dei mezzi non meno considerevolL 

Tiberio per sostenerla tassò iDalmati in eontribaxioai 
pecuniarie non solo 9 ma ordino una leva d' uomini ^ 
die sotto la eMidotta di Valerio Messalino^ prefetto 
della Dalmazia e deUa Pannonia^ dovevano esser^^ 
condottu 

Queste dne imposizioni n<m erano state ancora dai 
Romani fette a carico di un popolo, ch'era stato 
vinto in varii incontri^ ma che ancora conservava 
ddle forze proprie, e l'amore della liberta e ddla 
indipendenza* 

I Dalmati ubbidirono, e venne fissato il luogo 
ddla riunione di quelli che destinati erano alla partenza; 
vedendo pero essi raccolto il fiora della lor gioventk 
e lo steto florido nel quale si attrovavano, ecdteti 
da Datone Desiderato , senza troppo pensarvi^ . si 
ammutinarono, e tosto si avventarono contro i Romam 
incaricati di questa esecuzione, e li posero in fiiga* 

Nel tempo stesso i Pannoniii detti JiSreifci, abitanti 



Ì92 STOBU HELLA DAtULUSA^ 

appresso U fimnie Saro, pure requisiti eli tonAre 
denaro e truppe A ammutinaroQO eg^ualnleiile 9 e senza 
perdita di tempo portarono le loro forze contro Simno^ 
città ricchissinia posta al 0ume stesso ^ prcridiata dai 
Romani* 

Dione riferisce nati questi moTimentì in una parte 
é nell'altra qnadi da un accidente; semJHra però che 
la più grande intelligenza sia corsa tra i due popoli y 
e die il segnale della rivolta secretamente inteso e 
convenuto 9 sia stato quello del ìnomento appunto 
ddl' unione di coloro^ che sediti erano per mardaie 
contro i Crennani (!)• 

L'occasione era pure la pih frvorevole^ mentre la 
maggior parte delle truppe ramane avevano abbandonato 
una provincia e l'altra per portarsi in Germania^ 
ed i presidii romani rimasti non erano di tal sorte di 
poter trattenere l'impeto di questi popoli, ad caso 
che avessero tentato di ricuperare la liberfa, alla qude 
secretamente e con tutto fimp^fno andavano* 

I Romani nuUa ostante resi di ffk formidabili a 
tutte le nazioni, dopo di aver più volte vinti gli uni 
e gli altri, tolte le armi, nonché dispersa in altre 
province moltissima della gioventù venduta come 
achiava, credevano dall' dtra parte di non poter essere 
non solo attaccati con grave pericolo, ma di essere 
nd caso di poter aggiungere a^ dtri pesi quello di 
un' estraordinaria contribuzione in denaro, e della 

aOBuninistrazione degli uomini pel servizio militare* 

• 

(t) Sembra egaalmente die i Maroomaimi ^ slls testa ddia 
Icjga gemamca contro i Romam , avetaero òdi» istelIigeDie ed 
PamuNui e coi Dalmati j mentre or in Germania or neli'lUirià 
snocedefano a qua' tempi le ri? oluxioni a leoonda che i Romani 
anaomiano gli imi o gli .altri. 



UDBO 8EC0imD« 193 

I Ptanomi ed i Daknati però^ oombinaroiio sì bene 
le loco Durare^ ehe i pruni mifirono^ come pure gli 
9ÌbAj niente meno che iOO mila nomini d'infimterìa 
e 9 mila di eaTalleria per etascheduno 9 e questa 
guerra in breve divenne la piii grave e la pia perieolosa 
cke avessero i Romani di tutte le guerre estranee^ 
nelle qoali erano allwa awoltL 

I collegati con forze sì poderose non dovevano 
limitarsi alla semplice difesa^ ma l'Italia stessa doveva 
osere invasa* 

All'annunzio di fa fiitta unione fu tale il terrore 
die colpi i Romani 9 cke dubitavano potesse il nemico 
in pochi giorni presentarsi d'innanzi a Roma medesinuu 

Fu ordinata una estraoidinaria coscrizione^ fivono 
da tutte le parti richiamati i veterani^ e tutt' i padroni 
vennero obbligati di dare^ dietro un dettaglio formato^ 
dei soldati dal nunraro stesso dei loro libertL 

Yelleio Patereolo al Lib» II« dipinge la grandezza 
ed il pericolo di questa gravissima guerra con le 
sapienti espressioni : 

■ 

Universa Pmmamaj ùuolent lange paeu banii^ et 
adulta viribus Dalmatia, mambus traetui efm gentibu$ 
in Hoaetatem adduetiij ex eomtitato arma osrr^pml««« 
ct^t» immensae nudlitudims parentU aeerrimis ae 
periUsMÙnU dmeUmis pars pelere ItaUam deereverat, 
janetam sibi IVaaparti ae Tergesti eonfinio^ pars m 
Maeedomam eruperats /mt^ ^^ sedibus praesidio esse 
destinaverat.».. tanias etiam hmjus beUi metus fiUts 
«f stabUem Uban^ et firmatum iantaram belìmm 
experieatia Caesaris Aagasti animum guaterei atqae 
terreret 

T. L *5 



194 STORU DELLA DALMAZU* 

Condottieri dei Pannonii e dei Dalmafi emo due 
Batoniy uno detto il Breuco^ e F altro il Dalmata* 

Dal primo yenne attaccato Sirmio capitale in allorar 
della Pannonia, ed eg^oalmente dal secondo Salona 
capitale deHa Dalmazb, 

. Poco manco che Sirmio per sorpresa non cadesse 
DI mano dei sollevati ^ e che sai bel prindpio della 
gnerm non soflbissero i Romani il piia {grande roTOsdo» 

Intanto Gecilio Severo prefetto della Bfisia, appena, 
udita la sollevazione 9 con cinque legioni e con moltissimi 
ausiliarii Traci 9 alla testa dei quali si trovava lo stesso 
re della Tracia ^ Raemetalce^ venne in soccorso di 
Sirmio» 

Datone^ il Breuco^ andò incontro all' esercito di 
Severo 9 e si venne a battaglia campale appresso 3 
fiume Dravo» 

L'impeto con cui Datone attaccò i nemici fu si 
grande 9 che venne posta in fuga la cavalleria del re, 
fbrono respinte . tutte due le ale dell'esercito, ed il ti- 
more si propagò nel centro dove stavano le insegne 
delle legioni, in maniera che la sconfitta totale pareva 
decisa» 

Cadde morto il quarticp-mastro dell' esercito romano, 
e caddero quasi tutt' i comandanti delle legioni e 
delle coorti» 

A questa vista il soldato romano, quasi rimasto 
senza capi, d' un tratto s' infiammò di un nuovo 
coraggio da sé, e fiiribondi i soldati si scagliarono 
contro il nemico, arrestarono le sue mosse, indi 
sbaragliarono le sue schiere, e riportarono una vittoria 
tanto più grata e decisiva , quantochè la sconfitta loro 
era quasi decisa* 



Jmi igitur ^ cosi neme Telleio, in dubiU rebus ^ 
semetipsae tegianei adhortatae s jugulatU A ho$te 
^hisdam trihunis mtUtum s interempto praefecto 
eagirorumj praefectisgue cohortiums non ineruentibus 
eenturianibwj qui etìam primi ordines eeeidere^ tnvasere 
hasiegj nee sustimnsse contentij praerupta earum ade, 
ex itupenUo vieUniam vinéUcaverunf. 

Batone^ 3 dalmata 9 arrivato col suo esercito 
sotto Salona^ improrvisamente attaccandola sperò di 
Impadronirsene; venne però gravemente ferito da un 
sasso contro di lui bnciato^ a motivo di che si ritirò 
dal molestarla 9 e divisa in due parti la sna armata 9 
ritenuta una appresso di so 9 spedi l'altra a danneg- 
giare e saccheggiare la costa marittima soggetta ai 



Questa colonna saccheggiando e bruciando senza 
trovar resistenza passò anche il Drilone^ penetrò nella 
Macedonia 9 e postò le sue stragi fino alla citta di 
Apollonia* 

Qui si abbatterono i Dalmati nei Romani 9 con i 
spiali due volte vennero a conflitto 9 e vinti nella 
prima battaglia 9 restarono vincitori nella seconda* 

Premendo a Tiberio soprattutto che i Dalmati ed 
i Pannonii non entrassero in Italia 9 distaccò tosto 
Valerio Messelino con alquante legioni per arrestare 
il nemico 9 ed egli ritirato dalla Germania il suo 
aserdto9 seguitò poco dopo le legioni di BIesselino9 
che lo precedevano* 

fiatone 9 il dalmata 9 non ancora ristabilito dalla 

'riportata ferita sotto Salona9 andò ad incontrarlo 9 gli 

presentò battaglia9 nella quale sebbene rimase vincitore 



10$ STORIA lOfiLLA DALMAZIA» 

aon btimb opportono d' inseg^mre il generale ramilo^ 
e 81 ritirò nelle primiere posizioiu* 
. Bfessalino potè quindi unirsi all' esercito di Tiberioi^ 
ed i Romani con tutte le loito forze si concentrarono 
in Siscia# posta al confluente del fiume Rupa nelU 
Sava^ egregiamente fortificata, stabilendola centro 
ddle loro operazioni, e deposito dei materiali ddk 
guerra con tanto calore incominciata (!)• 

Con questi fiitti terminò il primo anno di questa 
guerra acerrima, clie durò altri tre anni, dall'anno 
sesto fino all'anno nono dell'era volgare* 

L'anno appresso, il settimo ddl'era comune ^ gli 
affari dei Romani in Dalmazia ed in Pannoiua noa 
avevano Ferito tanto favorevole, nò procedevano eom 
quella celerità clie ri desiderava* 

Augusto insospettito che Tiberio ad arte protraesse 
le operarioni militari, onde più lungamente sotto i 



(i) Dione Cassio né. riportare Io scontro tra MessaCao e 
Baione, rìporU b fittoria a &vore di Batone; 

m 

Bato eorum adventu cognito , cosi egli scrm>- etsi nondunt 
ex vulnére conyalueret , tamen obviam Messalino profectus^ 
eolIoHs tignis superior discessit; ed al contrario afibtio Velléio 
scrisse, che Messalino ctrcondalo dai nemici con la sola vigesima 
leeone semi-piena ayesse posto in foga il nemico ferie di so 
mila uomini. Cam semipiena legione vicesima , circumdatus 
hostUi exercitu, amplius yiginti millia hostium Judit 
/ugaviu/uep et ob id omamenUs triumphalihus honoratus 
fisn 

Al giorno d'oggi nessuno si può render gin£ce tra ano 
serittore e 1* altro; dobbiamo però considerare serio lo stoniro 
dei due eserciti, se in luogo d'inseguirsi, si allontanarono ano 
dair altro , essendo ritornato fiatone da do?e era tenuto , ed 
essendosi Messalino ritirato a Siscia in una direzione opposta 
al Baione dalmala , e mollo da lui distante. 



UBBO 8EC0ia>0« 197 

8«oi éomaDdi ritenere T esercito, ricluamò Tiberio che 
syeniaTa in Sisda, e «ottitnì nel comando Cesare 
CSermanico, figKo di Dnuo fratello di Tiberio* 
• Germanico si contentò di opprimere i Sfacci 9 popolo 
della lapidia, devastando i loro faioghi; e dopo d'aver 
aacchei^ta la Pannonia, consumò tutta l'estate in 
pieciofi combattimenti con nna o Y altra deDe sollevate 
popolazioni* 

Gli eserciti dei due Batoni si erano riuniti , né 
contro di loro intrajprese alcuna operazione* 

Severo però dalla Misia accorreva in soccorso di 
Germanico con nuove truppe* I due Batoni lo attac* 
earono improvvisamente nel momento che si accam» 
pava appresso la palude Volfea^ sforzarono i scorri- 
dori di ritirarsi nel campo trincierato, cbe attaccato 
dai sollevati si difese con estremo valore 9 e finalmente 
li obbligò a ritirarsi* 

don quest'azione ebbe fine la seconda campagna, e 
gli eserciti belligeranti si ritirarono ai quartieri d'in- 
verno* 

JNeU' incominciare del terzo anno di questa guerra, 
i Dalmati ed i Pannonii, oppressi dalla fiime e dalla 
peste, avendo in prima abbandonato una città fortis- 
sima che assediava Germanico , ed avendo poi anche 
volontariamente resa la cittadella nella quale la guar^ 
Bigione si era ritirata, domandarono pace e perdono 
a Tiberio, che ritornato da Roma aveva preso nuo- 
vamente il comando dell'armata» 

fiatone stesso, il condottiero dei Dalmati, si portò 
a colloquio con Tiberio per trattarla* Tiberio sedendo 
in tribunale quando egli comparve, gli ricercò per 
qoal ragione i Dalmati si fossero così ostinati nel 
sostenere la loro ribellione ; . a eni fiatone senza smar^ 



198 STOMA DELLA DALMAZIA* 

rini fraacamente rispose: Yoi^ o Romani 9 ne nete 
la colpa j i qaali per coatodire la vostra gregffnBL nom 
spediste dei cani e dei pastori 9 ma dei lupi* La pace 
venne convenuta 9 sebbene non consta sotto a quali 
condizioni; scrivendo Dione 9 che in questo modo la 
Dalmazia parte col mezzo della guerra 9 e par- 
te con una pacificazione ritornò ai Romani* Ita IkJm 
malia partim beUos partim pacificatione ad Homanas 
rediiU 

Non erano la &me e la peste le sole cagioni ^ 
die inspirato avevano a fiatone il Dalmata di 
trattare coi Romani* Dissapori fortissimi erano in- 
sorti fra lui e fiatone il fireuco; il quale prevalen-i 
dosi deUe circostanze 9 si fece acclamare re dei fireu- 
ci 9 mentre T altro appassionatissimo si mostrava al 
partito repubblicamo. Colse T opportunità il Dalmata 
della tregua concessa dai Romani per vendicarsi del- 
l' altro condottiero 9 che aveva assunte le r^e insegne^ 
e lo fece crudelmente uccidere; dopo di che abbanp- 
donati a se medesimi i Pannonii^ si ritirò col suo 
esercito in Dalmazia, portandolo malgrado alle con- 
venzioni stipulate con Tiberio a danni della pairte 
della Dalmazia soggetta ai Romani* ' 

I Pannonii of^i^ssi dai Romani ed abbandonati 
dai Dalmati 9 si assoggettarono alle condizioni di pa- 
ce imposte dai Romani stessi 9 ch'ebbero l'agio di 
portare tutto il peso della guerra sopra i Dalmati in 
Pannonia, non essendo rimaste che delle bande ar» 
mate 9 nascoste fira i boschi 9 dai quali sortendo coni- 
mettevano d^[fi spogli e delle ruberie* 

L'anno quarto di questa guerra9 nono dell'era vol- 
gare 9 ed ultimo della repubblica e liberta della Dal- 
mazia 9 Tiberio nel principio della primavera ritornò 



lUAO aEGomKi* 199 

a RoBui^ e Gcniiaiiieo prosegfuì la gaem» Potè Tas* 
tedio a .netimo citta deHa Dalmazia. 

I Dalmati avendo posto nelle case qnantìtìi di ma« 
tene coa^buatibìli, alTawidnarai de' RcHnani le ahban* 
donuronO'^ e ai ritirarono nel castello* Entrato cli^ 
fii Gmnaiiieo eolle sue truppe^ posero fuoco aUa otta, 
ed il jfenenale romano Cra mezzo alle fiamme con 
grave danno dovette procurarsi la sortita* 

n easVellp venne preso colla fbrza^ non meno die 
Screzio altro luogo fortissimo ^ e s^fuito Germamoo 
uno dopoi'altro a sottomettere ^ altri luoghi forti 
della Dalmpzia (1)» 

Siccome la Dalmazia aUora comprendeva anche una 
porzione deli'odienui Croazia turca ed austriaca^ giac- 
che d<^o,Av^fusio questa provincia si estendeva fino 
al Savo 9 sembra che queste citta si attrovassero nella 
Croazia sudielta ; mentre quest' erano le prime loe»« 
lita die l'ansata romana ^ venendo dalla Pannonia e 
4a Sissia^ og^ Sissek^ verso l'attuale Dalmazia, do^ 
veva incontrare* Se queste citta avevano nella lingua 

nazionale il nome di Reiim e di SereU avendo i Ro« 

« 

mani aggiunto Yo per adattare questi nomi alla loro 
lìngua 9 sebbem non si conosca la loro etimologia 
slaya^ dalla proiunzia sembra ^;he* siepo parole ori« 
ginali di questo Idioma* » ^ . 

iRitomato intatto Tiberio da Roma all'armata di« 
staccò due corpi , Tono sotto il comando di SilvanOi 
e l'altro sotto quello di Lepido, coli' ordine di sbara- 
^Sàre i nemici a 4estra ed a sinistra dd corpo prin- 
cipale da lui comandato; operazione nella quale qne» 
sti comandanti riuscirono* 

(^) S'igoora oggidì lìove fonerò Retiino e Screzio. 



200 STOIOA 0EUrA DAUIAZLU 

Egli in persona unitoaCremMiBico col rimioieBte del* 
r esercito insegai Tivamente Batate 9 e senza lasciaf 
tempo di fermarsi in alcun kiogo lo obbligò di cU»- 
dersi in Anderzio (Glissa) al qoale pose tosto Vjb^ 
sedio« 

Era Anderzio fiibbrieato sojNPa di nna rape inac- 
cessibile 9 egregiamente fortificato 9 cinto da piofonde 
▼alli* 

I Dalmati non avevano ommesso di pnTfderilo di 
ìriveri^ e non Gessavano di portarne dalla parte dei 
monti dei quali erano rimasti padroni; poi al piede 
della fortezza si trovava accampata una knona por- 
zione della loro annata per difenderlo. 

Gol mezzo dei monti non cessando poi d'inquieta- 
re r armata romana 9 specialmente intercettandole i 
viveri 9 ridussero in guisa Tiberio^ che sientre cre- 
deva di averla assediata y si trovava egli stesso in cer- 
ta guisa con tutto il suo esercito^ ch'ert numerosis- 
simo, in un' eguale circostanza. 

Ghiamò a censito i sum generali, e la maggior 
parte fii d' opinione cke per non espfne i soldati in 
un inutil e pericoloso assedio^ m^[lio fesse il levarlo 
e portarsi nei lu<^lii dove Tarmata si potesse esten- 
dere, mentr'ella si' trqirava molto ristretta fira le gole 
di quei monti; rifleffaito pero da Til^o, che la riti- 
rata era un'ignominia per un'armati grande e vitto- 
riosa, deliberò di continuario» 

I addati romani a quest' annunzb tumultuarono, ed 
alzarono sì grandi e forti grida, <iie i Dalmati ac- 
campati sotto la fortezza colpiti di un terrore panico, 
la mag^or parte abbandonarono questa posizione, e 
si ritirarono sui monti circonviciiii* 

Datone stesso perdita la sperpiza di potersi soste- 



► 



UBBO BECOimO» 201 

Befe^ Tedcndo ebe tBtIi gli altri laoglu erano cadati 
ìb potere dei RooiaBi^ e che le aoe troppe erano in« 
finori di BBBiero aUé romane ^ col mezzo di parla* 
mentarii dimandò la pace; e non avendo potato ot» 
teneiQK ckeil medesimo fiM^eaaero gli altri condottieri 9 
abbandonò V armata con quelli cbe gli erano fedeli ed 
attaccati 9 ed in aegoito non volle (bencliè da molti 
aoUecitato) unire le ane troppe a quelle' degli altri 
capi £ partito connazionale* 

Sembra che da tutte le dltìi e fortezze 9 die dal 
Savo a CSliflaa aTcvano combattendo occopato i Ro» 
marnagli abitanti armati preferendo di vederle incen« 
diate e diatmtte, ai fosaero ridotti al punto estremo 
di CHssa^ dove tra il lorte^ tra H campo sotto la sua 
protezione 9 e tra i monti laterali si trovarono concen» 
frati i guerrieri rimasti di queste cittk e fortezze^ i 
qnaB divisi in varii partiti gli uni inclinassero alla 
pace colla dedizione^ e gli altri alla resistenza a co- 
sto della viU e degli averi. 

Premeva a Tiberio d'impadronirsi di GOàsa^ ed i 
Dalmati tenendosi sulla difensiva nel ferte e nei monti 
ehe occupavano senza discendere ad un cdmbattimen- 
to^ gli fb forza di assalire gli uni e gU ahri, e di 
forzagli nelle loro posizioni* 

Si pose i^U qoindU sull'alto di un colle -con parte 
ddf esercito^ per osservare l'andamento di questo as» 
sako e dare gli ordini opportuni» 

Gli assalitori da' lui ordinati stretti insieme si mi- 
sero a salire 9 girando i colli che uno dopo l'altro 
drcondano Glissa dalla parie iì Salona^ e giunsero 
dii prima chi dopa alla sommità* 

I* Dalmati che occupavano Io spazio tra fl forte é 
l'enunenza^ dalla quale sboccarono i Romani) neH'at- 



803 6T0IIU DELLA DAUUZLU 

lo che K videro CMiparire^ incamineiarono a loro 4»p» 
porai e combattere. La fortezza lanciava dei saMi col 
mezzo delle fromlie^ e con certe mote piene di pietro 
xhd cadendo dall'alto venivano con impeto urtaBe e 
maltrattare quelli^ contro i quali erano lanciate» Non 
pochi Romani incontrarono hi morte» 

U ardore dei combattenti non venne perciò meno, 
ne ai rallentò la resistenza, insiatendo i Romani di 
montare all'assalto del forte, e procurando i Dalmati 
a tutto potere di allontanarli* 

Tiberio dall' alto del monte ineorag^va le sue trup- 
pe, ed i Dalmati did fiorte inpopra^giyaoo i suoi alla 
difesa; spossati finalmente i Romani per Tasperita del 
luogo, sol quale dovevano aalire, inconunciarono a 
pieg^are. 

Tiberio che se ne avnde ^edk tosto un'altra par* 
tìta delle sue truppe per impedire la loro ritirata, e 
con vani altri movimenti del sua esercito av^ido poi 
incusso il terrore nei Dalmati ch'erano fuori delfi>rte^ 
questi senza gittarsi nel forte stesso, abbandonate le 
armi per poter meglio correre, si. diedaro ad una pre» 
dpitosa fuga per i monti circonvicini dalla parte di 
levante, nella quale vivamente inseguiti dai Romani 
onde non potessero riunirsi, molti che furono trovati 
nascosti firn le selve vennero trucidati a guisa di he» 
atie selvagge* H, castello si arrese per capitolazione a 
Tiberio^ che scrupolosamente mantenne dò die fii 
convenuto nella capitolazione medesima» 

Germanico venne incaricato d'inseguire quelli ch'e- 
rano ancora in armi, appresso i quali si attrovava un 
gran numero di disertori romani, e qpedalmente 
questi ad ogni costo si Opponevano alla condusione 
della pace» 



UBRO 0BGO!fDO« 2(13 

Si litinroBO ad Arditba(l)) castello fortificato e quasi 
lutto circondato da un fiume^ del qoale a'impadroiù 
C^ermamco per mezzo di un acddente^ che insone 
entto le mora del castello medesimo* 

Gli abitanti 9 i qoali yolevano h paee^ si solleT»^ 
rono contro i disertori ^ e dalle risse Tenuti aperta* 
mente a battersi fira di loro^ le donne presero il par* 
tito dei disertori ^ e* li aiutarono nel combattimento 9 
preferendo la morte alla perdita della libertà* Rima» 
sti però soccombenti i disertori suindicati 9 abbando- 
narono quelli die banno potuto fiirlo il castello sud* 
detto 9 e le donne presi i loro %fi akone si precipi- 
tarono nel £dioco ed altre nel fiume* Impadromtosi 
cosà Germanico di Arduba, ed essendosi spontanea- 
mente dedicati ai Romani gli altri luogbi circonvicini^ 
ritornò a Tiberio^ cbe coli* esercito principale ancora 
si troTava tra Glissa e Salona* 

In questo frattempo fiatone spedi a Tiberio U pro- 
prio figlio Sceva^ promettendo^ se gli fosse accorda- 
ta r impunita 9 di rendersi ai Romani con tutt'i suoi; 



-r; 
o 



(1) Alcuni autori Togliono che Arduba fesse posto^ dove og- 
i<l! 81 attrova Potravije nel terrìtorìo d'i Sign. Non è possibile 
che Arduba si attrovasse nella sitnazione suddetta^ giacdiè il 
ocnidottìero romano che da Sissia^ occupando e distruggendo 
tatt'i forti y 81 è avanzato fino a Glissa , non avrebbe fasciato 
dietro a sé in mano dei nemici questo punto importante i* che 
81 sarebbe trovato in Potranje sulla strada precorsa dall'armata. 
Essendosi poi i Dalmati da sotto Glissa ritirati per i monti posti 
all'est di questo forte, e ricoverati in Ardului, questa con tutta 
verosimiglianza doveva essere dove in oggi- s'attrova Gardun pieno 
di antiche rovine. Nel nome di Gardun si vcórge la radicale di Ar- 
duba , detto posteriormente Ardun , e poi Gardun ^ egli b* attrova 
presso al fiume Cethna. dalla parte di 'levante , da ponente e 
bora poteva essere circondato da un fosso, del quale esistono 
delle vestigia, e cosi attrovarsi quasi drcondato dalle acque , 
come daUo storico viene riferito che lÌMse stato.* 



204 STOUA DBLLA DAUIUZLU 

ed avendo ottenuto la chiesta aMicuradone venne 
notte tempo aU' accampamento romano; ed il ipomo 
appresso condotto d' innanzi a Tiberio sedato in tri- 
bmiale^ non inostrando alcuna tema per se stesso » 
anzi sporgendo il capo 9 come se ^i dovess' essere 
reciso^ pidlò molto per ottenere 1^ altri il perdono* 
E nuovamente interrogato da Tiberio 9 perchè avesse 
mosso guerra ai Romani, e Favesse sì lungamente 
sostenuta 9 diede la sopraccennata risposte: Che i Ro- 
mani n' erano la colpa j avendo spedito per governare 
il loro gregge non cani e pastori, ma lupi* 
. Batone ottenne V implorato perdono^ ed il permessa 
di fissarsi colla propria famiglia ovunque gli fosse di 
aggradimento. 

. In tale modo ebbe fine questa guerra, che costò 
ai Romani non solo molte gente, ma grandi dispen- 
dii, essendo stete impi^fate molte legioni, ed essen- 
do, stete fiitte pochissima preda* 
• Dai tempo del consolato di Blarcq^ JElgulo, 156 
anni innanzi Y era volgare, avendo i Dalmati guerr^n* 
(pato per la propria libertà fino all' anno nono dell'era 
stessa, per lo spazio cioè di 165 anni, finalmente 
istruiti dalle proprie disgrazie, ed atterriti da tai|te 
stragi, rimasero in s^^to devoti ed atteccati al po-> 
polo romano, all'ombra delle sue l^fgi e del suo go- 
verno» 

Svetonio lasciò scritto che dopo la guerra cartegi- 
nese, queste fu la più difficile e pericolosa di tatto 
le guerre esterne, e che fu tratteteda Tiberio con 15 
legioni, e con un egual numero di ausiliarii, cioè con 
un'armate di circa 100 mila uomini, fra mezzo alle 
pili grandi difficolta, e nell'estrema penuria di viveri» 

Telleio egualmente lasciò scritto, che la principal 



UBmo ncùTOMK SOS 

fesifttaiza opposta al Rommity fu per parte dd Daor» 
ai e dei Desiati^ popoU della PCareaCa e ddl' odierna 
Erzegovina^ i qaali alla eoitoacenza dei kioglii^ alla 
finroeia dell' ingegpio , a^onj^endo naa laeraTiglioMi 
eoAOMMMiza della guerra ^ non poterono essere- perfet- 
tamente domati) ae non che qoando furono qfum in- 
tieramente distratti* 

Qnalckedano che confrontar volesse T attuale Dal* 
mazia con quella di 1830 anni adjUetro, pofarebbe 
appena imaginarsi eh' entro a questi luogU medesimi, 
e principalmente con le risorse dei luoghi stessi ^ mo* 
▼ersi, accampare, battersi potessero àeffi. eserciti di 
200 mila nomini; e piit con una costensa, che prò* 
Inngava la guerra fino al punto estremo, al quale 
sofferte tutte le difficolta e tntf i disagi dia poteva 
arrivare* 

È senza dubbio che la rivilizzazione del popolo di 
allorai in ciò che riguarda le risorse del suolo, do* 
veva essere superiore a quella dell'attuale* Le belle 
campagne dell'antica Libumia {nell'attuale contado 
di Zara) le spazióse e fertili vallate dei DaonsB 
(odierni Narenteni) e degli antichi Setignani, abitanti 
di quella fiunosa Setonia , sotto la quale un CesMe 
Angusto stesso fu ferito^ ai spiali successero i GcìÌf 
gnani, non fbrotto come lo sono mostra della neg^ 
genza e dell'abbandono, derivato specialmente dalle 
devastatrici invasioni degli Ottomani, e da altre non 
meno deplorabili eircostante* 

Azzardai di fiire questa osservazione, die taluno 
creder potrà aliena dal carattere di uno storico* Però 
se la storia considerar si deve nel suo vero punto 
di vista, ella non è il sempfice tessuto dei &tti che 
si sono uno dall' dfro in progresso di tempo svilup- 



206 STOBU PBIXA DALMAZU. 

pati, ma ì la maestra dell' arti, della civilizzazione^ del 
^egresso dello spirito imiano, ed una grande sòùola 
in tutt'i rami sociali per le generazioni attuali, istrutte 
da quelle cbe hanno preceduto. 

L'amore di una vana liberta nei Dalmati antichi, 
ehe col &tto era peggiore di quello stato al quale i 
Romani hanno condotta la Dalmazia dopo di essere 
stata sottomessa, ha dovuto eccitare tutte le loro for^ 
ze intellettuali; e la prima doveva essere quella di 
procurarsi dei mezzi dal suolo per poter resistere lun- 
gamente agli sforzi di un popolo superiore in forza, 
e nelle risorse che fanno sostenerla. 

Sarebbe desiderabile in oggi che la popolazione 
agiata all'ombra della pace, all'ombra di un governo 
U pivi paterno di S« M* l'augustissimo imperatore re- 
gnante, all'ombra dei grandissimi soccorsi pecuniarii 
che con sovrana munificenza sono elargiti, s' invogliasse 
del suo ben essere, della sua prosperità territoriale; 
ed allora in breve la povertà seccante e strabocche- 
vole, che da un anno all'altro drconda queste con- 
trade, verrebbe a sparire, i capitali che da questa pro- 
vincia sortono oggidì in tante guise per trovare il 
loro riposo in altre province sarebbero impiegati 
nella medesima, i quali uniti allo sforzo del gover^ 
no potrebbero condurla al grado di duplicare progres- 
sivamente la sua popolazione e le sue rendite, e to- 
glierla ad una specie di abbandono contrario al suo 
clima ed all'indole stessa degli abitanti delle campa- 
gne, suscettìbili di qualunque miglioramento» 



FINE DEL unno SECOimO. 



LIBRO TERZO 



#. 



T. /. 



14 



00mvxaxx0f 



WAia f^ùimù}ìa balla eoa hetrtifoxa^mt alV mpero 

tornano (ino alla btotrn^tone M 0alonaf cwi ball' anno 

nono bell'era wliott (Ino all'anno 639. 



STORIA 

DELLA DALMAZIA 



CAPITOLO XIX. 



DeWeètennone della Dalmazia sotto V impero di 

Cesare Ottaviano augusto. 



B 



^atone^ il Dalmata ^ sforzato di ritirarsi d'ioaanzi 
a Tiberio dal Savo fino a Glissa , stanco di una lotta 
crudele e disuguale 9 prese il partito d'implorare la 
clemenza del vincitore 9 e decisamente abbandonò la 
fiizione^ alla quale si era sì fervorosamente dedicato. 

L'abbandono di fiutone 9 anima di tutta l'ultima 
guerra tra i Dalmiatied i Romani, doveva essere de- 
cisivo* 

liO scoragg^mento successe al coraggio, la presa di 
Glissa rovinò c^;ni ulterior speranza 9 ed i nazionali 
Dalmati non pensarono ad altro che ad assettare alla 
meglio i loro interessi con un vincitore 9 che non 
erano in istato di combattere' (!)• 

(1) La maggior parte dei Dalmati venne obbligata dalla forza 
delle circostanze dì sottomettersi al giogo che abborrivano, men* 



212 STOMA DELLA DALMAZU. 

I disertori romani però 9 e molti del partito di 
Pompeo (1) elle facevano causa comune coi Dalmati, 
ad onta dell'abbandono di Batone e della sommes- 
sione deg^Ii altri Dalmati 9 Tollero sostenersi ia Ardu« 
ba (og^g^idì Gardun nel tenitorio di Sig^n) dove eom» 
battuti dag^li stessi abitanti che non vollero sottoporsi 
alle disgrazie di un assedio 9 diedero occasione a Ger- 
manico d'impadronirsi di questo forte senza spai|j;i- 
mento di sangue romano* 

Così ebbe fine la liberta dei Dalmati, per la quale 
durante lo spazio di centosessantasette anni (2) ave» 



tre ci consta da Strabene che i soli Oaorsii popoG che abita?a- 
no , come sembra , Y odierna Erzegorma, malgrado la sommes- 
sione delle altre popolazioni , malgrado la disfatta dei profughi 
romani successa in Arduba , continuarono nella 'fatale lotta contro 
le legioni romane 9 e non furono superati che dietro il totale 
loro sterminio. Quali scene di atrocità e dì delitti^ qual eroismo 
e coraggio non de?ono ayer avuto luogo in una gaerra senza 
perdono, che col silenzio degli storici di quel tempo nmasero 
sepolti neir eterno silenzio dei secoli ! 

(i) Pompeo era slato assassinato in Egitto dopo la perdita 
della battagÙa di FarsagFia, 67 anni prima di questo tempo, e^ 
il suo partito era stato annientato in tutte le province del ro- 
mano impero.. Per partito di Pompeo intender si devono quei 
Pompeiani che , piuttosto di assoggettarsi a Cesare , si erano 
rifugiati appresso degli stranieri , e da padre in figlio traman- 
data avevano V avversione a Cesare ea ai suoi successori. 

(2) Il princìpio della repubblica dalmata è preso dall' epoca 
che il console Marco Figulo Tanno i56 innanzi ¥ era, dovette 
levare l'assedio a Ddminio^ mentre d'allora la speranza di po- 
tersi sostenere e consolidare in questa forma di governo, dovette 
animare i Dalmati. Se però questo principio prender si deve 
dall' epoca che si ribellarono da Genzio re degl Illirici , siccome 
il preciso tempo di questa ribellione s*^ ignora, cosi si può sta- 
bilire per approssimazione la durata della repubblica suddetta a 
cento ottanta anni, allorquando la rivolta si calcoli successa tre 
anni prima della soggiogazione del regno illirico, e la fine delle 



LIBRO TEBZO. 215 

fuio contrastato con dubbia fortana e con deciso valore 
contro il primo popolo della terra ^ e contro le mi- 
gliori truppe che in allora esistessero* 

Da questo tempo fino all' irruzione dei barbari nel- 
r impero romano nna pace profonda re^ò sul suolo 
dalmatico^ col mezzo della quale vennero rimar^nate 
le piaghe recate dalle guerre precedenti, dalle deva- 
stazioni, dagl' incendi!, dalle stragi d'ogni sorta; e la 
provincia romana della Dalmazia arrivò ad un ^ado 
di floridezza, a cui non era giunta prima d'essere 
soggiogato, ed al quale non arrivò ancora dopo d'es- 
sere stata miseramente dai barbari rovinata» 

Cesare-Ottaviano- Augusto dopo di aver vendicato le 
ombre de' guerrieri romani e dei generali di Gaio Julio 
Cesare, cioè di Bebio, Gabinio e Polinio, disfatti dai 
Dalmati , più politico che militare, gettò quelle fonda- 
racBla che resero la Dalmazia di tutte le province 
conquistate dai Romani una delle piti importanti per 
il loro impero. 

Eglino neil' Italia non avevano province ; questo 
nome venne da loro imposto a quei paesi che furono 
conquistati* 

Sino dal tempo delle guerre di questo popolo coi 



guerre tra ì Romani ed ì Dalmati all'anno nono ddl'era volgare 
dopo la presa di Arduba. Mi sembrò proprio di collocare questo 
Ibrte do? è oggidì Garduii , percbè nel nome di Gardun vi è 
qualche connessione con Arduba, e percbè V armata di Tiberio 
e venuta dalla Croazia in Dalmazia , ne avrebbe lasciato dietro 
dì sé una fortezza , che poteva dilKcoltare i suoi movimenti. Se 
però attentamente si osserva quanto di Arduba scrisse Dione 
Cassio , che la chiama CastcUum muiiitissinium , Jlumine ra» 
pido radices ejns alluente, totum fere circumdùtum^ la sua 
posizione conviene più a Rnin, circondato da una pile dalla 
Kerka e dall'altra dalla Buttisnieza. 



214 STORIA DELLA OALMAZLk. 

re della Macedonia, con Pirro re dell'Epiro e con 
Teuta regina nell'lUirio, a poco a poco alcune parti 
dd regno illirico erano cadute in suo potere 9 e ri- 
dotte sotto la sua dipendenza più o meno estesa 9 nel 
mentre tra il Tizio ed il Pfarone i Dalmati sostene- 
vano la propria nazionalità ed indipendenza* 

Caduto sotto il dominio dei Romani anche questo 
tratto di terreno, Augusto di tutto l'antico Illirico 
formò una provincia, e da quel tempo ciò che una 
volta si nominava Illirio, comunemente venne detto 
Dalmazia* 

Questa provincia si divideva in due parti, cioè in 
marittima ed in mediterranea. Strabone lasciò scritto : 
Porro mons ad nomen Ardium DabnaUam mediam 
secai, ut oliera ejus pars admare spectetj altera in 
dwerium. 

La marittima da ponente era divisa dall'Italia dal 
fiume Arsia, da levante il fiume Drilone la separava 
dall'Epiro nuovo, (l'odierna Albania) e da mezzo- 
giorno, comprese tutte le isole, il mare adriatico era 
il suo confine (!)• 



(1) U fiume Arsia che sorge dal Iago detto Kobliak, con 
un'imboccatura abbaitanza spaziosa si scarica nel seno Flanati- 
co 9 e dà il suo nome all' amena città di Fiume , che forma og- 
gidì parte del regno d' Ungheria. 

Questo fiume formava per ordine di Augusto il confine del- 
l' Italia , ed il principio della Dalmazia , e quindi a queir epoca 
una parte della Japidia e tutta Y Istria appartenevano all'Italia* 

É molto controverso se il fiume Drilone debba intendersi per 
r odierno fiume fioiana , che scarica le sue acque nelF Adriatico 
sotto Antivari , o per il fiume che le versa nel oggidì detto golfo 
di Londrìno ; e nel caso che Boiana sia l' antico Drilone, i con- 
fini della Dalmazia dalla prte di oriente dovrebbero rìstriu- 
gersi dì quel tratto che aalla Boiana al Drilo sì estende. L' uno 



UBRO TERZO* 215 

La provincia mediterranea era drcoscntta tra i fiu^ 
ui odierni della Knlpa, della Sava e del Urino 9 che 
nato nei monti di Scodra si scarica traversando la 
Bossina nel Savo^ e col Savo ingrossa le acque del 
Daanbio tra Semelino e Belgrado* 

Questi s<mo i limitì imposti alla provincia della 
Dalmazia sotto V impero di Angusto^ dove per lo spa- 
zio di qualche secolo i Romani non cessarono d'im- 
piegare ogni loro cura in tutt'i rami^ che possono 
rendere un paese prospero e civilizzato* 

Essi vi riuscirono a meraviglia 9 e al giorno d'oggi ci 
resta ancora di compiangere le vestigia che riman- 
gono della loro grandezza e del loro attaccamela 
to (2). 

Questi limiti fissati da Augusto malgrado delle in- 
vasioni degli Unni 9 dei Goti e di altri popoli barbari, 
senz' alterazione si conservarono fino ai tempi di Giu- 
stiniano , alla qual epoca anche il tratto tra il Savo 
ed il Dravo venne aggiunto alla Dalmazia, fino a che 
invasa dai Croati sotto Eraclio nel YII secolo pro- 
gressivamente vennero alterate le primiere forme di 
governo del territorio, venne introdotta nuova lingua, 
altri costumi, e si cangiarono tutte le sociali prece- 
denti btituzionL 




e r altro di qnesti fiomi appresso gli antidii scrittori si troyano 
nominati or Drìlo , or Drilone , ed anche Orinasso. Strabone al 
lib. 7. scrìve : Drilone adverso navigsiur Orieruem versus 
usque Dardaniarriy attingit autem tnacedonicas et illiricas 
gentes ; quindi se il Drilone toccava la Macedonia^ il Drilone 
del, golfo di Londrino deve piuttosto che V altro prendersi per 
confine della Dalmazia. 

(a) Opportuno sembra di osservare > che '^alcune città , fatti 
celebri , ed uomini illustri antichi y che alcuni scrittori attribuì* 



216 STOBIA DELLA DALMAZLi» 

. Sino, dal tempo che i Romaai distrussero il regno 
oelto-illirieOy Taiiao innanzi Tera 168^ vennero discac- 
ciati i Dalmati da Salona sotto Cosconio* 

Sotto Gaio Giulio Gesare si resero padroni per de* 
dizione della Liburnia, e la provincia illirico-romana 
composta dall' isole e dalle coste della Dalmazia, di- 
pendeva dal senato e dal popolo romano* ^ 

Augusto dopo d'avere perfettamenle soggiogati i 
Dalmati 9 padroni dei luoghi mediterranei 9 di\ise le 
province dell'impero in senatorie ed imperiali , tolse 
la Dalmazia dall' autorità del senato 9 e la aggregò alle 
province imperiali* 

Affinchè il senato ed il popolo romano lagnarsi non 
avessero di questa diminuzione della loro podestà, in 
luogo della Dalmazia cedette a loro la GdUlìa IHarbo- 
nese e Gipro (Dione Cassio Uh. 33. J* Nell'atto che 
Augusto in questa guisa opinò di conciliare l'ani- 
mo dei senatori e del popolo, egli valutava l'impor- 
tanza della Dalmazia, e ritenendola sotto l'immediata 
sua dipendenza , riteneva sotto il suo comando l' eser^ 
cito, che a cagione della confinazione coi nemici, e 
del genio marziale ed irrequieto dei Dalmati, doveva 
numeroso mantenersi in questa provinda* 

Da questa avvedutezza politica di Augusto deve la 
Dalmazia ripetere quello stato di floridezza e di splen- 
dore, al quale giunse al tempo dei Romani, le sue 
grandi citta, le strade militari e di comunicazione, il 
commercio, gli arsenali marittimi, una flotta, la ca- 
vallerìa dalmata disposta nei presidi! dall'Asia alla 

•oono alla Dalmazia , come quella che ,antiGameiite comprendeva 
una porzione dell* odierna Bossina e Croazia , debbano piuttosto 
alU'ibuìrsi a queste provìnce | oggidì dalla Dalmazia distaccate. 



* 
I 



ubho tebzo. 2i? 

Bretagna 9 insigni generali, non pochi celebri impera* 
tori (1). 



(i) A molti potrà apparire strano , clic io questo capitolo è 
stata estesa la Dalmazia all' illirico intiero. Si dere distinguere 
il regno illìrico della dinastìa celtica estinto sotto Qenzio y dal- 
l' Illirio sotto i Romani* La Dalmazia dopo la saa incorporazio- 
ne all'impero sotto Augusto comprendeva quasi tutto ciò che 
formava prima il regno illirico > e T lliirio romano era una gran 
parte dell'impero stesso composta di più province. 

Ai tempi di Giustiniano \ Illirico abbracciava la Dalmazia in- 
tiera con la Zenta e Montenero y distaccata al tempo di Teodo- 
rico re de' Goù a favore di Ostroijo, l'Epiro nuovo, la Savia, la 
Dardania , la Mesia superiore ed inferiore y la Dacia ripense e 
la mediterranea. Al tempo dell' impero d' occidente F Ulirio com- 
prendeva le Pannonie prima e seconda y la Savia y la Dalmazia y 
il IVorico mediterraneo ed il rip ense.^ 

Ai limiti, a' quali sotto Giustiniano Tenne drcoscrìtto \ Ulirì- 
00 , dobbiamo anche oggidì estendere questa porzione dell' Eu- 
ropa , quando sotto una sola denominazione Togliamo compren- 
dere le differenti province che abbraccia. 

Porfirogenito estese la Dalmazia fino al Danubio. Dalmaiia, 
die' egli, incipiehat a confiniis Djrrrachii , sive ab Antibari , 
et ad Istriae montes usque pertingedat , in latitudine vero 
ad Danubium flumen se estendebau 11 Danubio ha un corso 
lunghissimo y né si potrebbe precisare da dove e fino a qual 
punto di questo fiume arrivasse la Dalmazia. L' indicazione di 
Porfirogenito è troppo astratta e generica. Sapendosi, ohe al di là 
del Drino , della Sava , o tutto al più della Drava non sieno 
stati in vigore in alcun tempo né il nome dalmatico^ né la giu- 
risdizione de' magistrati civili^ né le autorità militari della Dal- 
mazia, sembra che Porfirogenito estesa avesse questa provincia 
fino al Danubio y indotto dalla sola circostanza del presidio dì 
mille uomini, che da Salona erano ogni anno alle site rive avviati. 
Alcuni autori vogliono che questo presidio salonitano si portasse 
al Savo , e non al Danubio^ e quand' anche realmente fosse stato 
collocato sulle sponde di questo, da tale niuca circpstanza de- 
dur non si potrebbe , che la Dalmazia in alcun tempo avesse 
avuto i suoi confini si lontani. 

Dell' antica geografia dobbiamo oontentara di quanto dall' uno 
o dall' altro autore con più fondamento estrarre possiamo , né le 
loro indicazioni possono darci una certezza matematica. Su*aboue 



(UW 



2Ì8 STOBIA DELLA DALBLÌ2LL 

scrìsse che FArdio divìdesse per metà la Dalmazia. Prendete que- 
sta metà in una linea retta , ed in una distanza eguale da una 
parte e dall'altra, troverete la Dalmazia più breve nella sua lar- 
ghezza anticamente di quello che lo è oggidì. Dove porrete 
allora le tante città che gli antichi danno a questa provinaa ? 
Strabene medesimo la dilata fino al Savo e fino alle pianure 
dell'Ungheria. Il Savo è un fiume che ha un corso esteso^ egli 
ne indica i punti dai quali lungo il suo corso ella si debba 
prendere, fino al sito dove terminava. 

Da Augusto a Giustiniano per lo spazio di più secoli è stata 
fissata la geografica confinazione della Dalmazia al Drilone, al 
Drino , al Savo , all' Arsia. È ella esatta questa estensione, come 
sono esatte le confinazioni d' oggidì tra una ' provincia e l' altra , 
tra un regno e l'altro ? No. Ella però è la più esatta, per quanto 
tappiamo di que' tempi , in confronto di tuttociò che alcuni au- 
tori, per adattare i luoghi alle loro opinioni hanno ora «fatto 
arrivare la Pannonia al T'uio ed al Tiluro , cvà la Dalmazia al 
Savo ed al Danubia 




CAPITOLO XX. 



Della Dalnufiut ridoUa in provincia pretoria^ 



Le 



località dai Romani conquiatate allora ai di( 
no ridotte in provincia 9 quando imposto il trìbnto^ 
fatte lie leggi e spediti da Roma i magistrati die do* 
▼evanp governarla^ V interna amministrarione della 
medesima er^ stata organizzata* 

L' anno 254 innanzi V era volgare la Sidlia per la 
prima venne convertita in provìncb^ e diede ai Ro« 
mani la grata compiacenza di conoscere quanto beUo 
fosse il comandare a^ sfranieri* 

TuUb Yerrìno scrisse: 



SUSKa prinm omnium est Prommda appdUtaj et jni^ 
ma omnium dócuit Majores nostros quam praeelarum 
esset exterìi gentìkm imperare* 



Gesar^Ottaviano*Augusto impadronitosi dell'impero^ 
cangiò l'antica forma dell' amministrazione pubblica ^ 
conservando la divisione delle province in consolari e* 
pretorie* 

Quelle ck^ erano tranquille e lontane da' nemici ^ le 
lasciò in podestà del senato e del popolo; le sospette 
o soggette alle incursioiu^ . le ritenne sotto V immediato 
suo comsmdo* Se queste fossero rimaste sotto la di- 
pendenza del popolo, gli eserrìti che le presidiavano 



220 8T0BIA. DELLA DALMAZU. 

sarebbero stati al popolo sùgget&^ e Cesare trovar 
doveva di suo ioteresse ritenerlo privo dei mezzi , coi 
quali contrastar ed abbattere poteva la sua suprema 
podestà. 

La Dalmaua prima di Angusto (1) era una delle 
province consolari ^ cioè sog^getta al senato ed al po- 
polo romano. Le frequenti ribellioni di questo popolo 
onde ricuperare la perduta liberta , Io sdegno e T in- 
trepidezza con cui sostenne i suoi sforzi nell'ultima 
guerra 9 fiecero ben vedere ad un uomo politico come 
Augusto 9 che non poteva conservare il dominio della 
medesima senza forti e numerosi presidi!, e quindi 
da consolare la ridusse in provincia pretoria ^ soggetta 
all'immediata dipendenza dell' imperatore* 

Il pretore era il primo magntrato che la governava; 
egli ebbe il tìtolo ora di propretore ora di preside» 

L'anno stesso della completa soggiogaziose dei Dal- 
mati ^ cioè l'anno nono dell'era vdgare^ Postumio 
legato di Augusto, che Dione Cassio chiamò Prepo'» 
gito della Dalmazia , amministrava questa provincia; e 
dopo la presa di Anderzio (CUssa) e di Arduba fGariIiif i) 
venne incaricato d' inseguire i rimasugli dei combat^ 
tenti Dalmati, che si sostennero fipo al totale loro 
esterminio* 

n successore di Postumio fu Pubblio Cornelio Do- 
labella, che la governò sotto il regno di Augusto e 



(i) Per Dalmazia in questo luogo intender si deve qaella 
porzione della medeBÌma lungo il mare adriatico^ eh' era in potere 
dei Romani, mentre la mediterranea era ancora in potere dei 
Dalmati '^ e quando questa venne soggiogata da Augusto col mezzo 
di Tiberio , formata di tutte due una sola provincia, venne sot- 
toposta all' immediata dipendenza del supremo capo dell* impero* 



UBRO TERZO. 221 

quello di Tiberio col titolo di propretore come bì ri- 
leva da due iscrizioni lapidarie^ una estratta dalle ro« 
lìae dell'antica Epidauro (Bagosa Tecchia) e l'altra 
ritrovata presso Zara* 

Ija prima hpide dichiara cb'è stata posta in onore 
di Pubblio Cornelio Dolabella legato, propretore di 
Piro Augusto e di Tiberio Cesare Augusto: 



P. Cameìio DoUbMa 
LEG. P. PROP. D. AVG. ET TIB. CJE& AVG. 

E ndl' altra dopo la morte di Angusto^ sta inciso; 

Tiberio Cesare, di Divo Augusto figlio imperando, 
e Pubblio Cornelio Dolabella legato pretore* 

Tiberio Cesate D. Augusti fUio impermie^ et Pm 
Cornelio DoUbellu Legato Profraetore. 




CAPITOLO XXT. 



DivUione della pretwra daìmaUca in qtwttro grandi 
MstretU, anticamente detti coiiventu 



N. 



dia proTinda non ▼' era alcuna città 9 la quale 
fiMse la capitale 9 o la sede fissa del pretore* Le prò- 
Tince si cUviderano in dne, tre o più dipartimenti 9 
detti conventi. Il convento era circoscritto a limiti fissi^ 
e comprendeva i villag^ 9 i borgphi j le citta stabilite 
nella rispettiva periferia* Una città di non difficile ao 
cesso al pretore che visitar doveva la provincia^ co- 
moda ed opportuna ai popoli per radunarsi, era sta- 
bilita in ogni singolo riparto della provinda, ove si 
tenevano le diete dipartimentali* 

In questa, onde amministrar giustizia ridottosi Q 
pretore, accorrevano le popolazioni per. ottenerla, « 
da questo concorso la divisione territoriale trasse il 
nome di convento, e dal nome della città dove suc- 
cedeva quello del convento stesso* Prefissa la gioi^ 
nata, neUa quale la pubblica udienza era aperta, il 
pretore prendeva conoscenza delle controversie, le 
giudicava , ordinava ciò eh' era di utilità al bene pub- 
blico, rimediava ai mali ed ai disordini che potevano 
esser nati, presiedeva alla formazione dei magistrati 
comunali, riceveva i denari dell'imposizioni , nonché 
le derrate che dovevano versare i contribuenti, in 
condusione adempiva a tutto ciò che afl'ottimo stato 



224 STOMA DELLA DALIHAZU» 

di tutto fl convenuto si conyeniva* Dopo aver finite le 
sue incombenze 9 da un convento si riduceva nell'ai-' 
Irò ; ed in questa fbnna egli visitava e g^ovemava tut- 
ta la provincia. 

Principalmente a cagione di questi viag^ fece Au- 
gusto costruire delle magnifiche strade 9 che conduee- 
vano da una citta all'altra 9 dove si tenevano le radu« 
nanze* 

Geronimo Surita all' itinerario d' Antonino lasciò 
scritto : 

■ 

Netfue ItaiUmn modo 9 sed et universas Bonumi Imperìi 
provineias eo decore atque ornamento idem Prìnceps 
Auymtns effedts tif Praeddess et qtd prò ConsuUbus 
eo munere fungerentur^ faeiUug I^vinciatum urbes 
aique Conventug obirentm 

Impadronitisi ì Romani di tutto il tratto di terrena 
che giaceva tra i fiumi Drilone ed Arsia^ e dilatati 
da Augusto i limiti della Dalmazia al di là dei monti 
fino al Savo^ venne divisa la provincia in quattro 
parti 9 e stabilita per ogni porzione una città , in cui 
tener si dovevano le pubbliche radunanze dei popoli 
e del pretore* 

Queste furono Narona^ Salona, Scradona e Sissia^ 
dalle quali ebbero il nome i quattro dipartimenti della 
Dalmazia 9 in cui ella era divisa. 

Sebbene la Dalmazia fiisse divisa in quattro grandi 
distretti 9 sembra però che il convento di Sissia non 
tosse soggetto al pretore dei altri tre conventi di Sa-* 
Iona 9 Scradona e Narona; ma che o avesse il proprio 
pretore 9 o fosse soggetto al proconsole o pretore della 



UBEO TEIUSO. 1225 

CSooie d consta da Bfarcelliiio Librò XY^ la Savia 
aveva un correttore sotto Costanzo nella persona di 
Africano* La metropoli della Savia era Sisda, dove 
erano riposti i tesori della provincia , e vi esisteva 
nna zecca per battere la moneta con un procoratore 
della moneta sisciana* 

Dopo r età di Plinio non si trova pia alcona meiH 
zione dei conventi 9 ed in luogo delle dtta dove si 
tenevano le assemblee pubbliche 9 sorsero le metropofi^ 
nelle quali pretore 9 il proconsole o preside d'ogni 
provincia aveva stabQe la sua dimora ^ e dalla quale 
reggeva la provinda* 

Sotto Teodosio il juniore 9 decesso nell' anno ^ ASO 
dell'era volgare 9 le province romane 9 che da prima 
erano divìse in proconsolari e pretorie 9 furono ripar« 
tìte in tre classi 9 in maggiori 9 medie e minori; ed 
egualmente il primo magistrato d'ognuna aveva una 
diflEerente denominazioi/j9 dalla qualitìi della provincia 
che governava* 

Quelli, eh' erano destinati al governo delle province 
mi^fgiori9 avevano il titolo di proconsoli; delle medie 
consoli o correttori; delle minori presidi* 
Giustiniano de appellaU lasdò scritto: 



Pmawida vebutaUs mieioribu Uà mtyiittatus degeait, 
ut tua nu^ésy àUi medU^ olii minores e$$enU 

La notizia delle dignità dell' impero 9 composta co- 
me si crede sotto Teodosio suddetto 9 riporta nell'or- 
dine e nd numero delle province minori la Dalmazia9 
ed al suo supremo magisftrato da il titolo di preside* 

Non essendo stati. al tempo dei conventi fissi i pretori 
in un luog09 poiché da una all'dtra ddle principali città 



22C STOBU DELLA HAUIAZU. 

81 riduoevano per rendere giustizia, come sopra si i 
detto, ed essendosi qpiesta forma di governo a poco- 
a poco perdala, i gOYernatori' delle provìnce ebbero 
in sonito la loro sede fissa ed nna metropoli. 

Salona per il numero de' suoi abitanti, per la sua 
grandezza , pel comm»cio terrestre e marittimo , ric- 
chezze e mezzi d'ogni sorta, superiore a tutte le altre 
atta della provincia, dopo T abolizione dei conventi 
divenne la metropoG ddla Dalmazia, nella quale ii 
supremo magistrato aveva fissato la sede ed U dopuN 
alio* 

Lia Dalmazia quindi decaduta dal primiero grado 
di provincia proconsolare o consolare, nel secolo 
quinto aveva r infimo grado frale province, ^d il suo 
preside aveva il tìtolo di perfettissimo, inieriwe m 
quello di eliirimmo riservato ai consoli o correttori, e 
superiore a quello £ egregio riservato al piii infima 
magìstratOé I perfettissimi posn tra i dmrissmd e f^ 
egregi, erano di digmta inferiore m senatori, e so^ 
periori ai àvalieri* 

Le ins^^e del magistrato perfettissimo erano due 
principi nella sommUa d'una palla dorata, cke fin^ 
vano in un medesimo utero, nd mezzo un libro co- 
perto con pelle verde posto sopra uno strato rosso, 
al di sotto h forma di una dttìi coli' inscrizioBC iVo>» 
vincia DalnmUaem 

Nel dorso del libro erano scrìtte le seguenti paro- 
L. F. L.Qé P. PRVM. luna DD. che possono 
interpretarsi: Uher fiUx, ìefemdui Pra/màShm IVorài- 
munnn junu Dominorunu 

Dalia stessa notizia delbf dignità deU' impero, giova 
il riportare gl'impiegati pubblici che assistevano il 
preside . della Dalmazia nella reggenza della medesima* 



< LDBO muso» t27 

Al* JHtudidume fin PerfeOMmi 

PrmmiiM JhJmMliéie 

PrmmuM JMmaUm 

Ofiamm mOgm hAet hoc nmio 

Prìmàfem de eodem ^^fieUk 

Carmieldarìitm 

Admdarém 
jib meti$ 

I - ' 



■ Offleùam eano gì' in^iegAfi tM de, precide dite- 
gli oondncera io proniaday de qoM u aervi^a per 
poter adempiere ai doveri del «no afiicio# 
• Il prmdffe era capò di tutti gli altri nflb^iali^' e dis- 
pouera eieecliè ognimo eac^piiire doterà* II eormeula^ 
man arerà la 'principale incombenza di acrivere i eo« 
man^^ le aentenze^ i decreti del preside^ e £ CmtIì 
pubblicare* 

L'Ufficio dei fa&iflmi era qodlo di tener conio 
delle cdotribnnoni^ e di toltoci ji ch'era versato 'neU 
rerario pobbUco aia in denaro aia in (generi. 

Qne&o dei eommaifarii di aver la con e la eaeto^ 
dia déDe prigioni pobbliche* 

Qaestì erano tenuti di aomministrar al carcerato 
a' era povero tre libelli al giorno; if libello era um^ 
•neta. d'ai^gento cbe formava il decimo di nn denaro 
ecpnvalente al giorno d'og^ 

n trenteaimo^ |^orno dopo cbe i definqoanti erano 
cona^nafi al carcere 9 egli doveva informare il presi* 
de del genera del delitto^ deO'eta^ vita e coatoau dei 



228 STOMA l>GrXA llAtBIAaaA* 

deteoutL Eg^li rilasciava l'ordine d'arresto^ fiiceva m-' 
bire la tortura ^ e portava la causa al tributiale 9 dove 
i loro intcrrogatorii e le risposte doveva ridurre ia 
iscritto* 

n Commentatore aveva un impioto ausiliare^ che 
suppliva alle funzioni dello stesso 9 ov' era comandato^ 
e le adempiva nel caso di suo impedimento o ab- 
senza; e questi si chiamava adiutore. 
Tutti gli atti di donazione^ testamenti^ compere^ ven<» 
dite ed altri interessi privati dovevano &rsi d'in^ 
nanzi al preside 9 e T officiale àà oeUns ossia Tattuario^ 
era quello che aveva la relativa incombenza. 

Subadjuva era pure un impiegato che suppliva alle 
funzioni di quelli 9 che per malattia o absenza n'era« 
no impediti 9 e come dir si potrebbe al giorno d'og|^ 
coadiutore. 

Questi erano i principaU impiegati della curia pre- 
toria9 e sotto il nome di eahoHatini^ arano compresi 
tutti gli altri inservienti della medesima; e special* 
mente gli appariloris owtto^ viatori^ erano quelli che 
dovevano intimare gli ordini pubblici 9 e dove il caso 
lo esigeva pen^onalmente portarii* 

Dopo estinto T impero d'occidente Tanno 4769 gli 
Eruli s* impadronirono della Dalmazia9 e da Roma o 
da Costantinopoli cessarono di essere spediti i presidi 
nella Dalmazia9 fino a che ricuperata sotto Giustìnia- 
no 9 trascorsa gìk la meta del sesto secolo9 nuovamei^ 
te ritornò sotto ia podestà romana 9 e fu da Giusti" 
niano dall' infimo ordine delle province elevate al pri« 
mo9 avendo avuto i governatori col titolo di procon- 
soli* 

L'imperatore Eraclio nel VII secolo concedette ai 
Croati questa provincia per abitarla* Quelli ch'erano 



iìbbo terzo» 229 

spediti da Ciostantmopoli al govomo delle citta marit- 
time 9 rimaste sotto la dipendeiiu dell* impero 9 riten* 
nero il nome di pretori^ fino a die private le ritta 
stesse della protezione ddUa flotta e dei presidi! di'e» 
vane spediti dayl' imperatori (fred^ esposte alle nìom 
lenze degfli Slari ed aUe irmzioni dei Saraceni^ doi» 
Tetterò cercare altri padroni dai qnali ineseguito pò» 
tessero ricevere protezione, e vissero per lo pih colle 
proprie leg^ e diritti sotto rettori forestieri^ cliama* 
ti dall' derione de' cittadini al governo delle ritta me* 
desime* 



• 



-^0#8 



CAPITOLO XXU. 



Pf^lmioni di* erano soggette ai tre cotwetUi diSear^ 

dona, Salona e Nàrona» 



^^neflti tare conventi descrìsse Plinio Iib« 3« cap» 
1S1«9 e quante e quali popolazioni accorrevano ad 
ognuno dei conventi stessi» Giova qui il riportare il 
testo medesimo ik questo antica autore* 

■ 

Convenbm Seard%nitanwn pebmt Japiàes, et Ubur^ 
noram eiuitates XIF^ e guibus Lueinenses (1) 5(ti2- 
pinosy BumiitoBj Aìbomenses notnùutre non pigeaLJtu 
itaUeum habent eo convtntu AbUae, Flanates. a mAm 



(i) Lucinenses, popolo deltantiea Japidia, la di coi ntua- 
zione t'ìgn^a. 

Stulpiniy popolo deir antica Japufia , al di là del Tedanio , 
tà in proisiinità di quaeto fiume. 

Burnistacy abitanti di Turno, città della Liburnia^ situata nel 
territorio di Zara, nel laogo ora detto gli Archi Romani, do- 
ve esistono delle sue festigìa. 

Albonenses , abitanti di Albona , cittit della Japidia , sei mi« 
glia distante dall' imboccatura dell'Arsia. 

Flanates , di Flanona, sette miglia diente da Albona, che 
diede il nome al seno Flanatico. , 

Alutac : lo stesso che Àlupsì , popolo della Libumia. 



838 8TOBIA DEIXA DAUIAZIA* 

bus smu$ nominatury Lapsis Varubarim^ inammes^ 
fue étisietiatei j et ex ìmuUs Fubmates^ CmieUie etcm 

E al Capo 88. — Salmm colonia ab Jadera CXII. 
mu pass, petunt in ea jura descripti in deearias 
CCCLXXXXn naInuUaes XXU Decani (i)^ 
CCXXXJX mtiones^ LXJX Masaei, LII Sardii^. 
tes. Petunt et ex insuUs hsaei j Colentmij Separi^ 
Epetini. 



Lopsi. eia Lopsica, atta della Japidia posta allo strétto della 
Morlacca al di qua di Segna. 

FarubarirUy popolo della Japidia mediterranea > da VarTarìa 
città accennata da Tolomeo. 

Fulsinates et Curictae ^ abitanti di doe cittli ddl' isola Ve- 
glia , anticamente detto Curìcta. 

(i) Decurti^ popolo illirico di posizione i|nota. 

Ditiones % Mazaei, popoli della Libarla posti ndl' odierna 
Croazia. 

Sardiates , popoli della Dalmazia mediterranea, posti yìclno 
i Naresii ed i Sìculoti, i quali appanenerano al convento di 
Narona. I Naresii ed i Siculoti abitavano yiàno al fiume Na- 
rona , e quindi è da credere che i Sirdiati (akiMni cogliono cbe 
i Sardidei .derivano dagli Àrdidei aV^nti in orìgine il litorak 
ora detto Primorje ira la Cetdm e la Narenta, che furon 
come inièstatori del mare dai Romani cacaati nelF intemo) fos- 
sero dalla parte di levante l'uitjtna popokzione che apparteneva 
al convento di Salona, come di settentrione erano i Magei, i 
quali dovendo collocarsi dopo JDitioni nell' odierna Oroazia^ piut- 
tosto appartener dovevano al convento di Scradona cne a quello 
di Salona. É molto probabik- che negli scritti di Plinio vi sie- 
no incorse delle viziature , mentre molti popoli eh' egE assegna 
al convento di Narona si.attrovavano nella Japidia , come consta 
da Tolomeo il più acculato e prindpal geografo antico , oonae i 
Cerauniie i DidarL 

Egualmente nel collocare gli Epetini fra il numero àegY iso- 
hai , Plinio i incorsa in errore ; giacché Epezio era città posta 
•ul continente. 
^ ColetUum i riffok di Morter. Sembra difficile che quest' isola 



iniAO TEBzo. ^ 233 

rìm^ma Colonia tertii ConvenUu a Sdona LXJUI 
nu pass* apfOèUa cognomini fluvio a mari XX m.pa»% 
Varrò hXXXIX eivitates eo ventUasse anelar uLNuno 
jmupe $oU noteuntmt Ceraanii éecariii XXIV Datmtìi 
XVUIs tknales CHL Dodetteé XXXIH^ Mktelini 
XIVs JkrendUaa XXX s MKndari XXXIUs Olindo 
tianes XLIV^ Mdeomani XXIV s Nereni CJL Seir^ 
tari LXXII, Siculotae XXIV 3 po/nJataresquo qwn^ 
dmrn Itdìae* (1) Vardad non ampUm^ ipiam XX de^ 
euriism 

In questa descrìdone di Plinio si osservano nomi^ 
nati i Japidi) i Libami ed i DalmatL 



si lontana da Salona e ri ncina a Scradona , poasa essere stata 
compresa nel convento salonitano ; e non è improbabile che in- 
vece di Colentum debba essere stato scritto Solentum, eh* è 
risola di Solta. 

(1)1 Yardei assq[natS al convento di Narona possono essere po- 
poli della medesima origine dei Sardici e Sardiaù , assegnati al 
convento di Salona. Nel trasportare i Romani dalla costa marit- 
tima neir interno gli Ardido , possono averli divisi in due par^ 
ti y una che apparteneva al convento di Salona, e l'altra a qiidlo 
di Narona. 

É inutile r estendersi davvantaggio sopra tutte le popolazioni 
attribuite da Plinio ai tre conventi della Dalmaiia , essendosi da 
tanti secoli perduta ogni traoda , ed il kro nome medesima 
«Soltanto i osservabile , che nessuna delle isole Brazza , Lissa , 
Lesina e Curzola, che a queir epoca erano popolate e fomite 
di ragguardevoli città , spraalmente Lassa , aiono da Plinio an- 
noverate fia le' altre , che o al convento di Salona o a quello 
di Narona appartenevano } ed è credibile che le isole medesime 
quantunque aDa Dalmazia appartenessero, non fossero soggette 
<sd governo di questa provincia, e si reggessero colle proprie 
lieggi partìcolarì sotto la dipendenza romana. 



5234 STORIA. JMBLUIl dauuzlu 

n aome però di Japidia dato al tratto di terra dal- 
f Araia al Tedanio (Zennagna) ben presto ai perdette 
in sejgfaito^ e la. Japidia Tenne conij^Ma sotto qoeUo^ 
di Libamiay die si estese dall' Ama al Tìzio (Kerlui). 
riel seeolo settimo dopo Finyaiiione degli Slayì^ Croati 
e SerbK^ essendo state alterate le antielie coofinazio» 
mj ed imposti ai laoglii nuovi nomi, il nome di Li» 
bnmia poco a poco cominciò a perdersi^ e nel X se- 
colo peri totdmente* 

Tre sorta di diritti si osserra che ri eustessero 
fra queste popolazioni* 

Generalmente uno era cpello che appartenera alla 
prorinda stessa^ e si può dire provinciale j l'altro era 
V italico y ed il terzo privUegiato e godente Timmunitau 

n diritto provinciale era il più limitato^ ed era ri* 
«fretto a quei pririlegi che gli abitanti natiri della 
prorinoa stessa godevano in confronto di quelli ^ che 
sopravvenivano da altre località a fissarsi nella prò* 
vincia medesima* 

D diritto italico partecipava del diritto provinciale^ 
ed in aggiunta dava dei titoli ed altre prerogative 9 
derivanti ag^ abitetori dalla loro traslocazione dall' I* 
tana m Dalmazia* 

.jU diritto italico era poi andie distinto in romano^ 
cioè che apparteneva a colonie dalla stessa ritta di 
Róma traspiantote^ ed in latino cioè che apparteneva 
a famiglie dal rimanente dell' Italia traspiantate o per 
volontà loro #'tn grazia della romana politica* 

Pfer quanto d consto i soli abitanti di Asseria ave» 
vano il privilegio di essere esenti da qualunque tri» 
Irato, ciò che non poco deve aver contribuito all'in» 
cremento di questa citta ed al suo splendore 9 come 
lo dimostrano le poche vestigia delle sue rovine 9 che 



UABO TEB20» "^*^ 



fottor. rimuigmio prewo a vilhsffio di iVid^fi^ «e» 
contado di Zara 9 e che maggiori scoprir ai dirvreb- 
bero^ ae vi fiMae occasione di prestare la mano a 
questo lavoro^ 



iiffilfcfflhfillllifnii 



CAPITOLO XXIII, 




Dei yretoris legati j presidi die ìumno governata la 
Dalmaxia al tempo dei Ronumis pM a cAe èùnpadro^ 
furono i Goti ddU medesima. 



N. 



di capitolo III SI h aeceitnato^ che ai tempi di 
Augusto e di Tiberio ^ P* Cornelio Dolabella reggeva 
la provincia in qualità di propretore ^ e da monomen- 
ti che ai sono scoperti conservò questo governo fino 
all'anno 22 dell'era volgare* 

Al tempi di Claudio col titolo di li^^ato la reggeva 
Furio Camillo Seribonio^ il quale^ secondo che narra 
Svetonioy eccitando gli animi de' soldati ^ fece degli 
sforzi per fiure nascere una sedizione contro T impera- 
tore suddetto* 

Nel tempo della lotta per l'impero tra 'ViteDiò e 
TespasianO) Popeo Silvano eonsidare governava la 
Dalmazia 9 e secondo Tacito prese il partito di Te» 
spasiano con un corpo di sei mila uomini di nuova 
leva. 

Alla fine del primo secolo un certo Macer^ die 
non si sa chi fiisse^ ottenne la pretura della Dalma- 
ria 9 al quale il poeta Marziale scrisse l'epigramma: 
Ibis litoreas^ Uaeer^ Salonas. 

Terso la fine del 2« secolo Didio Juliano, che do- 
po Pertinace fu imperatore nell'anno 193^ come seri- 



238 STOMA DEULA DALMAZIA. 

Ve Spanciano 9 o^nne il paterno deUa Dalmazia^ e 
la salvò dalle* ostili aggressioni» 

Pfel principio dd ferzo secolo promano 9 padre 
di Dione Cassio V istorico 9 e dopo il padre lo stesso 
Dione 9 come si rilera dai suoi scritti goremarono la 
provincia* 

Costanzo Cloro padre di . Costantino^ il Grande ^ 
che poi da Caro fa eletto Cesare coli' intenzione di 
devarlo al grado di An^sto^ verso Tamio 282 am- 
ministrava la presidenza della Dalmazia^ come si rile» 
va da Vopisco* Al princifvo del IV secolo, sotto Tirn^ 
pero di Diocleziano, Tarqninio n'era il preside; e sotto 
r impero di Costanzo, Rufino Sarmentizio, eome sa 
rileva da un'iscrizione lapidaria attaccata alle pareti 
del palazzo vescovile di Sebenico. Al tem^ die Ab» 
tila, re d^U Unni, devastava ed fienro e còl fitoca 
le province dell'impero romano, Macrino non sole 
era il preside della Dalmazia, m'andie ddla Pomo* 
nia, Sfacedònia, Panfilia e Frigia. 

Questi sono gli nomini, che hanno governata là 
Dalmazia, de' quali si è conservata la memoria^ 
innanzi la caduta dell'impero d'occidente, fira i quali ai 
distìnguono degli eccellènti generali, uno stecco ri-» 
putato, uno che poscia divenne imperatore romano 9 
ed un altro Cesare padre di Costantino il Grande» 



^IKQP^^|^^)tw 



CAPITOLO XXIV. 




-mMSSfJ^ 



JMle e»Imte ronuoie» 



Ai.1 



itichiflsimo appresso i Romani fu Taso^ e cih 
staatemente osservato « d'introdurre delle colonie nei 
paesi conquistati (!)• 

Romolo non permise cbe le citta prese a nemici, 
ibsscfo distrutte^ o ridotte in iscbiayitii, ma ordinaria-* 
niente da Roma vi stabilì de^li abitanti^ ai quali di- 
videva i domicìlii e le campag^* 

Nel suo nascere i destini di Roma erano grandi^ e 
preparavano quella ^strada cbe condurre doveva qae» 
sta superba citta al dominio di quasi tutta la terrai 
conosciuta* 

Questo costume. nell'atto cbe asflicnrava la conqui- 
sta 9 dava l'adito e la speranza .ad ulteriori conquiste* 

Le colonie erano una difésa exmtjrQ le nauoni fini- 
time non ancora sottomesse 9 un Creno ag^rindig^ 
recentemente alla podestà romana subordinati» 



(i) Col sisteoui dell« colonie avrebbe Ronu, ona atti soU^ 
popolata una gran parte della terra. 

Questo «Utema venne cangiato da quegli uomini che^ o per 
nsnrpare la corona o per conserraria, si servirono degli stra- 
nieri f. e Roma stessa , e Y Italia tutta perdette la maggior parte 
dell' antica popolaaone , • venne popolata da barbari ) 



240 STOBIA. DfiLIA DALMAZIA» 

La comnÉe derivazione dell'orìgine e del wnfgae 
romano^ Y innato amore della patria dalla quale deri»' 
▼avano^ la distribuzione gratnita di case e di campi 
erano motivi i pia validi per i coloni^ onde difendere 
la citta ad essi affidata dalle ag^fressioni de' nemici 9 
o dalle interne turbolenze* I piii cari loro interessi 
erano vincolati coli' esistenza della nuova loro patria 9 
e Roma la madre-patria senz' alcun pubblico aggra- 
vio aveva nelle colonie il mi^fgior e miglior presidio^ 
per conservare il dominio dei luoghi conquistatu 

Tostochè i Romani sotto il proconsole Gosconio 
s'impadronirono di Salona, la principal loro cura fii 
d'introdur in questa citta una colonia romana; e co* 
noscendo l' indole guerriera de' Dalmati 9 la loro fero- 
cia e l'invincibile loro avversione al nome romano ^ 
questa colonia venne composta di cittadini romani for^ 
fissimi e fedelissimi 9 come si rileva da Hirzio de 
bello Alex* cap« ISy H quale lasciò scritto: 

SàUnuon civei Bommi forUsdnds fidelUsùni ineolebanU 



Due sorta di colonie eiistevano appresso i 
cioi le romane^ propriamente dette 9 e le latine» 

Le romane erano composte di cittadini romani e 
di forestieri^ che ottenevano la cittadinanza* Questi co- 
loni conservavano il diritto della cittadinanza romana, 
e quello di dare i loro voti nei comizii, erano sog^ 
getti alle medesime leggi ed ai pesi dei Romani 9 e 
godevano gli stessi privilegi e le immunità. 

Al contrario poi i cittadini romani 9 ch'erano spe- 
diti o per loro volontà o per disposizione di legge 
nelle colonie latine 9 perdevano il diritto della cittadi* 
nanza, e tutt' ì &vori che a questo diritto erano uni tu 



U9RO teuzo. 241 

n fiore della dttadiaanu romana veiuiJIlftpedito ' da^ 
Roma per popolare Salona^ ed a loro qae$ta citfii 
deve il primo ran^ che otteDne fra le eittìi della 
Dalmazia 9 la prosperità 9 lo splendore 9 la grandezza 
alla qnale col progresso di tempo era arrivata* 

La primitiva sna popolazione romana derivava da 
famiglie scelte^ le quali sortite da nna grande ed am« 
biziosa citta 9 trapiantarono con loro nella nvova pa^ 
tria quel medesimo orgoglio 9 quell'ambizione dello 
splendido e del grande 9 che conservavano i cittadini 
romani e cbe vivo mantennero nei cittadini di Salo- 
na9 l'ardore di avvicinarsi più eh' era possibile a quella 
citta dalla quale si traspiantarono in un' altra 9 dove 
servir si poterono dei modelli e delle abitudini che 
avevano abbandonato* 

Anche le fiimiglie indigene che trovarono i Roma- 
ni 9 ebbero l'origine da Delminio9 citta ragguardevo- 
le 9 le quali dopo la distruzione di questa citta si fis- 
sarono in Salona* 

Queste confluirono molto all'accrescimento e. allo 
splendore di questa città 9 nella quale si trovò raccol- 
to per così dire il fiore delle famiglie dalmate e ro-^ 
mane* 

Ne i diritti che portarono con sé i coloni furono 
passeggeri. 

Nei figli loro e nei più tardi nepoti9 divenuti figli 
della Dalmazia9 si conservò l'ardore di avvicinarsi 
più eh' era possibile alla città dominatrice ; motivo per 
cui Salona si mantenne florida e fra le prime . dell'im- 
pero 9 fino a che sostenne i principiÌ9 coi quali ven- 
ne fiondata colonia romana* La mollezza 9 la perdita 
dello spirito marziale9 l' effeminatezza 9 la disunione fn 

i cittadini, che non seppero opporre un valido osta-^ 
T. I. 16 



242 V STORU DELLA 0ALMAZU. 

còlo aUe Bptaade degli AYarì^ barbari cnideliy senza 
alcuna conoscenza della tattica militare ^ originartad 
in sèguito Tecddio di questa grande cittk (i) 

Questi sono i principali motivi^ a cui Toma ar* 
chidiacono di Spalato attribuisce la caduta di Salona, 
diiEerenti da quelli riferiti da Costantino Porfirogenito^ 
i quali Terranno sviluppati dove si tratterai ddUa sua 
distruzione» 



(i) La colonia di Salona ebbe i nomi di Marzia e Julia^ 
il primo da Marte dio della goerra , come dtlà eh' era egri^a- 
«eote fortìficata , e laltro da Julìo Cesare , non perchè egli fa 
il fondatore,, ma perchè lingolare fu rattaocamento da Salowlfr- 
ni alla ma cansa. 

In sèguito dia anche renne nominata CoL Claudia, Augusta, 
Pia Feteranorum, Salona. Sotto Timperator Claudio, che non 
troppo butano da Salona alla punta detta Tareze, a due miglia 
di distanza da Traù, aveva &tto erìgere uno stabilimento per 
i veterani , la colonia di Salona venne accresduta con altri ve- 
ierani, che in ricompensa dd loro serrisii vennero neOa stessa 
alabilìtì. 



CAPITOLO XXY, 



-♦(::>♦- 



4 



Belle mmnimitrmund eonumàU ronume» 



L 



le principali cittii della Dalmazia^ Zara^ Salona^ 
rfarooa ed Epidaoro^ erano colonie romane* 

Non tì è dubbio che Salona non fosse colonia di 
primo ordine 9 non meno ebe Plarona* Prima deUa 
conquista di Salona fiitta dal proconsole Cosconio, 
Narona doveva essere in potere dei Romani; mentre 
ndla prima guerra fiitta da loro contro i Dalmati 9 il 
console Marco Figuto incaricato di conduria, da IHa« 
rona mosse coli' esercito contro Delminio, ed essendo 
stato battuto dai Dalmati si ritirò sotto le mura della 
medesima 9 da dove nuoTamente spinse contro la città 
suddetta cbe non potè prendere 9 e si contentò di 
dannegfgiaria con maccbine incendiarie di nuova inven- 
zione* 

Non constando dagB anticlu scrittori cbe Figulo 
fosse obbligato di espugnare Narona prima di portarsi 
aU'assedio di Delminio^ ansi constando cbe dopo la 
rotta ricevuta si e ricoverato sotto la protezione di 
questa citta, sembra certo cbe di gpa Narona era in 
potere non solo dei Romani 9 ma cb' era abitata da 
colonie di scelti cittadini romani, i quali al battuto 
eserdto del console prestarono ogm possibile assistenza 
a soccorso per sottrarlo da ulteriori perdite, e pev 



t 



244 STOmA DELLA DALHAZU. 

metterlo i Astato di nuovamente riprendere ToAfen* 
8ÌTa« 

Qaeste colonie portavano con se il diritto di go« 
vernarsi da se stesse, per quello che riguarda Vintela 
na amministrazione della città* Avevano i proprii ma« 
gistrati scelti dal suffragio degli abitanti , i proprii 
pontefici 9 (^) ''^ proprie leggi ed osservanze* Il pre« 
tore che governava la provincia 9 aveva la somma 
direzione degli affari che riguardavano il generale in- 
teresse della provincia* Aveva l'amministrazione della 
giustìzia nei casi gravi , o che turbar potevano la 
pubblica sicurezza , la direzione della difesa della prò- 
vincia e l'incasso delle gravezze pubbliche, ch'erano 
ripartite sugli abitanti , e percepite dagli agenti comu- 
nali a ciò destinati* Iie principali cariche comunali 
erano i dumvirij i deewrund^ i pont^ieij tutti seeltì 
dal voto degli abitanti distinti in coloni ed ineolae^ firn 
i quali^vij[»a$sava una diffisrenza^ come nei tempi po- 



ti) Tutte le classi de! attadlinì intenrenivano nella ele- 
zione delle cariche e dei pontefici. Questo costume si è con- 
terrato per molti secoli anche appresso la religione cristiana nel- 
r elezione dei rescoYi, ed altri ministri dell'altare. 

I Dalmati furono tenacissimi nel conservare questi diritti , e 
malgrado alle irruzioni dei barbari, ed allò* sconvolgimento di 
tutte le sociali istituzioni nelle città dalmatiche rimaste romane 
dopo Y occupazione dei Croati , si conservò il medesimo oso nel'» 
r interno delle stesse, che con poche mutazioni si sostenne sotto 
gli Ungheresi ed i Veneziani. 

I nomi di dumviri furono cangiati in priori, o rettori, ed il 
popolo a poco a poco perdette il diritto di dare il suffragio 
Delle cariche ecclesiastiche, che si è conserTato fino al secolo 
XIII i narrando Toma archidiacono nella sua storia , che nella 
stessa Ma elezione 'in archidiacono, era nato un tumulto grayii- 
•imo fra il popolo, che non approvava la sua dezione. 



Lnno teuzo* '24IS 

■terion y'ara fra gli ottimati ed i plebei^ che nelle 
citta dalmatiebe cagiono fra gli abitanti di una stessa 
citta odii acerrimi , persecozioni 9 esilii e stragi» 

Queste distinzioni manifestamente si rilevano da 
nn' epigrafe 9 scolpita in lettere romane Wroccasione 
' della dedicazione di nn tempio a Giove 9 fiitta in Sa« 
Iona in ottobre dell'anno 137 dell'era volgare 9 ritro« 
yata fra le rovine della citta medesima* 

L. MIAO • CiESABE • U. P. COEUO 

BALBINO • YUYLO • PIO • COS. 

CL DOMITIUS t YALENS • U. YIB. L D. 

PILEYNTE • C. lYLIO • SEYEBO • PONTIP. 

LEGEM • DIXIT • IN • EA • YEBBA • QYJE 

UHFBA • SCBIPTA • SYKT 

QYE • TIBI • HODIE • HAINC • ABAM 

DABO • DEDICABOQ. OtLIS • LEGIB. 

OLLISQYE • BEGIONIBYS • DABO • DEDI 

DABOQYE • QYAS • HIG • HODIE • PALAM 

DIXEBO • YT • Infimvm • Solvm • Hvjvs • Arae 

Hagnae • Nec • Pro • ToUat • Idcirco • Tamen 

Probe • Factvm • Esto • Gaeteras • LEGES • Hvic 

Arae • Eaedem • Svnto * Qvae • Arae * Dianae • Svnt 

In • Aventino • Monte • Dictae • Hisce * Legibvs 

Hisce • Begionibvs • Sicvtì • Dixi • Hanc • Tibi • Aram 

Ivpiter • Optime • Rlaxime • Dico • Dedicoqve • Yti 



(1) É da osservare clie nelV epigrafe dopo inciso il pio de- 
siderio per le cariche , cittadim e popolo , ù è tosto soggiunto 
li fciogo , quello àoè della colonia Marzia^ Julia , di Salona ; e 
dopo del luogo il voto per le mogli ed i figli che pur erano abi« 
tanti della stessa colonia , e potevano essere messi Jncolis, Con- 
jugibus, Liberisi] uè nostris* Coloniae'Martiae. Julia e^Saionae. 



246 8TOBU DELLA DALMAZLU 

Sìs • Toleìift • PropitÌTS • Bfilit • C!olle^8q[ve • Mcb '- 

DeemonibYS • Golonis • IncoBs • GoUmiae • BlarliM 

lyliae ^ Salonae * GonJYgìbys • liberiflqre * FI ostris 

Se due o pio dnmvìri (1) presiedeséero all' ammutt- 
atrazione comunale 9 se 3 loro servizio fosse aHernatrrlky 
o se in unione decidessero degl' interessi de' cittadini^ 



(1) I dnmvirì nelle oolome e odi monidpii arersno la me- 
desima autorità , che 'a?eyaiio i oonaoli in Roma. Al primo di 
mano erano el^ dai decurìonu Portavano upa toga bordata di 
porpora ed ana toga bianca ^ d'innanzi a loro andavano due 
littori con piccioli bastoni in mano, benché alcuni n facevano 
lecito di far portare le verghe. In alcuni luoghi sortivano di ca- 
rica dopo un anno^ nc^i .altri dopo àìupe, e peroò erano 
detti Quinquenales. 

I decurioni èrano nelle colonie e nelle città munidpali , ciò 
die in Roma era un senatore. 

• Erano ^tti ocJIe medesime oerimonie come i senatori. Dove- 
vano avere l'età di anni a 5, e sotto l'impero il valore di 100,000 
sesterzii in beni. H lóro officio era di accudire al benessere della 
città ed alle rendite dello stato. L' uffiao era più dispendioso 
che ntiky mentre a bro spese erano obbligati di dare de* giuo- 
chi pobblid , e di buona voglia pochi lo accettavano. 

II loro numero dipendeva daQa qualità della colonia e dal nu- 
mero degli abitanti. Capua n'ebbe sino a oenta S'igniora quanti 
ne avesse Salona, ma dovevano essere parecchi, dal modo col 
quale si è espresso Domizio il dumviro nell'inaugurazione dd 
tempio^ 

Fra le memorie antiche, e specialmente sulle lapidi sepolcrali, 
si trovano indicaù i decurioni del collegio degli orefici, i decu- 
rioni dd fabri-ferrai, e di altre arti. Questi erano diflferenti dai de- 
*curioni munidpali, erano qaeUi che oggidi fra di noi sono detti 
capi ddl'arte, ed avevano ingerenza negli aflbrì comunali, co- 
me dopo il medio evo fino alla caduta ddla repubblica veneta 
.hanno avuto inger^iza i cosi detti Zupàhi delle conlratemicà 
biche in tutte le dttà della Dalmazia, ed anche nelle oomum 
campestri* 



iìbio teezo. 247 

non pub ora preoMni^ mancwiJpcì gli i^ e le me- 
WÈùrìe rdative di cpei tempL 

Domìzio però il primo dum^iro di Salone di qp^l» 
r epoca» nella dedicazione del tempio invocando Mpra 
di aè e de'anoi colleglli il fiiTore di Giove maaaimo 
ed onnipotente^ d & conoaeere che non era egli il 
ado domiriro; ciò che in nna o nell'altra città dipen» 
deva dalla maggiore o minore quantità degli abitantL 

£gaalmente il numero dei decurioni dipender doTe« 
va dalla maggiore o minore popolazione» 

Questi certamente nelle sedute di generale interesse 
degli abitanti erano i primi ad essere consultati^ e fin 
cevano in particolare eseguir gli ordkiiy che o dalla 
suprema podestà del governatore 9 o dai dumvirì era- 
no rilasciati* 

I coloni accennati ndla preghiera suddetta erano 
certamente abitanti della stessa citta^ come ^'meohiem 
Erano però cittadini distinti da^ IneoUcy ossia altri 
abitanti che non godevano di alcuni privilegi riservati 
ai coloni 9 di un ordina differente, che godevano in 
Saktfia della cittadinanza di Roma^ e della parti-" 
eolare della città medesima* 

Siccome Homa la madre patria inoltrava nelle co- 
lonie de'proprii cittadini 9 così anche le primarie città, 
come Salone , dopo di essere crescinte di popolazione, 
formarono delle colonie dal loro seno; mentre Eqman 
•aXÙL a 21 miglia distante da Salone, ch'era posta 
vidno al fiume Tiluro, oggidì Cettina, nella località 
del territorio di Sign, detta C^l/tcA, è accennata come 
colonia salonitana: e non v'e dubbio che da Pfarona, 
da Epidauro, e fiirse da Zara, città antichissime di 
primo rango, noà saranno state erette delle altre colo- 
nie, che riconoscevano per madrepatria le città suddette. 



248 8TOBIA DELLA DAUfAZU. 

'Come queste riconosceYano Roma^ se pure erano 
romane e non latine 9 ciò che al giorno d'oggi dire 
non ai potrebbe con precisione* Anche in Tran t' è 
acolpito sopra le porte della sna citta il titolo non di 
colonia romana 9 ina di città de' cittadini romani : 

Jfonc civ Jtofi olim Bonumarum civitatem. 

Qaand' anche ella fosse sta ta colonia 9 è da credere 
ch'ella non avesse colonie filiali; mentre perla posi- 
zione nella <jaale è posta 9 non poteva avere ona gran« 
de estensione* 

Qaali relazioni le c<4onie filiali avessero con le dttk 
da cui derivavamo 9 e quale dipendenza dalla me- 
desima non pnò oggidì precisarsi; si può supporre 
che i cittadini che da una atta di primo rango sor^ 
tivano per formarne un' altra 9 portassero con sé i me« 
desimi diritti che nella madre patria godevano, vives- 
sero colle medesime istituzioni, 'conservando verao la 
madre patria quella differenza che professar doveva- 
no verso il luogo dal quale sortivano j ed osservando 
quegli obblighi eh' erano loro imposti dai cittadini, 
dai quali erano spediti a formare il nuovo stabili- 
menta* 

Non tutte le cittk della Dalmazia erano colonie ro- 
mane o latine* Alcune di queste, come gli Asseziatì 
nominati da Plinio' ( abitanti di Asseria nella Li^ 
'burnia, le vestigia della quale ancora rimangono nel 
contado di Zara) erano città ìAb godevano l' immuni- 
tà, sciolte del pagamento del tributo eh' erano le al- 
tre obbligate di corrispondere* 

Queste citta per T interna reggenza si governavano 
alla foggia delle colonie romane; soltanto il pretore 



UBRO T£RZO. 249 

Bèlle sue yiaite dei capolao^hi di dipartimento accen* 
nati nel capit* li 9 coi notabili del paese determinava 
le principali autorità municipali ^ che dovevano ammi^- 
nìatrarle* 







CAPITOLO XXVI. 



Ddk antuhe dtù nuariUime della Ddmasia, 



L 



le dttìi che nna Tolta esifiterano dall' Arria al Dri- 
lone^ limiti della Dalmazia imposti sotto l'impero di 
AjuguatOy alcmie totalmente yemiero tolte daUa faccia 
della terra 9 alcime fimno ora mia compassionevole 
mostra dette rovine j sotto le qaali s'attrorano sepcSte* 
Per agevolare la conoscenza dette strade romane mi^ 
litari e di quette di comnnicazione^ necessario diTÌe» 
ne di fiure nn' apposita menzione dette dtla medesime^ 
sebbene nel corso della storia vi è occasione di no- 
minarle* Il qoadro^ che pochi rimasugli ci oflErono 
detta prosperità di qae'tempi, nett'atto die ci porge 
nn amaro confronto 9 ci trasporta al naturale desiderio 
di veder rimarginate le ingiorie cagionate dal barbai- 
rismo e datt' ignoranza* 

Gtt antichi geografi sulla costa dalmatica annove* 
rano molte città; nessuno però megtto di Palladio 
Fusco, autore del secolo XY9 la descrisse neiduè 
libri che compose, Tuno de sita orue UUricae^ e Tal- 
Cro deU' isole* 

Sei essendo i fiumi i piìi celebri conosdutì dagli 

antidii, che datt'Arsia al Drilone dividevano la costa 

dalmatica, e non potendosi molte volte precisare la 

vera località dei luoghi popolati, onde soddisfiure a 

ciò che al ^omo d'oggi si può conoscere, basterà 





252 SXOBIA DELLA DALnAZLL. 

«coennare le cittk suddette^ come poste fira i limiti di 
nn fiame aU; altro cioè: 

1/ Dall' Arsia al Tedanio^ da Fiame àoe alla 
Zerma^a. 

2*^ Dal Tedanio al Tizio j dalla Zennagna alla 
Rerka* 

S."" Dal Tizio al Tiluro^ dalla Kerlia alla Cettina. 

4.'' Dal TUuro al Narone^ dalla Cettina alla Na- 
renta. 

5/ Dal Nwrone al Driloney dalla Plarenta al Drilo* 

DM' Arda al Tedanio. 

OneOy era il nome della cittk posta all' imboccatom 
dell'Axsia^ a cui Tolomeo da e^almente il nome di 
Oneoj come anche al giorno d'oggi e l'ArsIa e la 
bella cittk che bagna hanno il nome di Fiume* 



,TarsaUicay eh' esiste anche oggidì vicino a Fiame, 
non però nella stessa situazione dell'antica* Qui si 
venera il luogo nel quale la casa di Pfazaret venne 
dalla Giudea prodigiosamente trasportata, indi portata 
dagli angeli a traverso il golfo adriatico , e collocata 
nel Piceno a Loreto* 

Fialceraj ora ignota, e che alcuni vogliono sia Bue- 
cari. Tra Falcerà e Segna alcuni collocano il vUIag- 
gio ad Turresj nominato nell' itinerario d' Antonino 
esposto sul mezzo di queste due citta, 20 miglia di- 
stante dall'una e dall'altra* Di questo villaggio, che 
formava una stazione intermedia per quelli che viag^ 
giavano da un luogo all'altro, neppure le vestigia si 
riconoscono* 



' Sotuiy'frblhneata dai Galfi Sénnoni^ è mia delle piU 
antidie citta dell' Adriatico 9 ck' eaiate col medeaifliio 
nome e nella stessa sitoazione* 

LopMa , Orsapolas Fegio sono le citta da Toloijkieo 
e da Plinio accennate fino al Tedanio, sebbene To- 
lomeo con nn manifesto errore subito dopo Lopsita 
mette le foci del fiume suddetto 9 quando dopo Ar^ 
runto nominando Carin^ eh' è Todièrno Garin^ l' imboc- 
catura del Tedanio doveva essere tra Argirtmio e 
Vtgio^ la di cui posizione non ofiire alcun dubbio^ ed 
era al di la del fiume stesso* 

JDtai Tedmdo al Tìmo. 

Argiruntù^ Obbrovtozo* 

Cariniumy Gorin* A. poca distanza dall'antico oq^- 
dTi esiste* un convento dei PP« Mllf • 00» 

Emona^ o^ii Nona 9 citta molto decaduta da quel* 
lo ch'era sotto i Romani, e sotto i re della Dalma- 
zia* Nella stessa quantunque non avessero una capi- 
tale stabile 9 per lo più fissavano la loro residenza i 
re nazionalif 



Madera j og^gidì Zara 9. capitale della Dalmazia 9 ce- 
lebre colonia romana 9 che nelle guerre tra i Tene- 
ziant ed i re d'Ungheria spiegò il più vivo attacca- 
mento per la sacra corona ungherese; oggidì dotata 
dalla munificenza di S» RL l' imperatore d'Austria di 
nffizii e di stabilimenti pubblici al pari di qualunque 
capitale della monarchia. 




S8i| stobol delia aauiuzlu 

Innanzi le uiTunoid e le deviurtaziom de'Tarelii 
^ territorio di Zara era ai fertile e rieeo, che la dttìi 
in Tarie occasioni a proprie apeae^ e senza estraneo 
soccorso 9 Ila potuto armare ed ha qnalclie Tolta ar- 
matOL dieci galere* S' dia sia ora piantata snl medesi» 
mo snolo dell'antica^ ovvero a poca distanza daOa 
primiera posizione 9 lungo ne sarebbe Tesarne^ inntìle 
e tedioso» 

La tavola itineraria di Antonino^ a 20 mig^a di 
distanza da Jndera verso levante colloca BUmàotuu 
Senza dubbio l'antica Blandona era quindi posta do» 
ve oggidì si scorge Zaravéòcbia, nome che prese que^ 
sta località dopo che sorse sotto i re slavi della Dal- 
mazia e Croazia Biogmd (AMlamaris) sopra le rovine 
di Blandona 9 che venne distrutta dai Teneziani a mo* 
tivo di pirateria, e per n^oni ddla loro severa e 
^y^ calcolata politica* 

^>/^ ' Gdomano re d' Ungheria, che per diritti di success 
^ sione , e per quelli di conquista subentro nel dominio 

\ della Dalmazia ai re indigeni, fìi coronato come rp 
di Dalmazia in Belgrado marittimo, nell'odierna Za« 
VJj^ ravecdda^ innanzi la veneta astrazione* 

^ n sopraccitato itinerario di Antonino dopo Blan« 

dona a 20 miglia di distanza colloca Armutu Armua 
probabilmente ha esistito, dove oggidì si vede Te* 
dizza, o in quelle vicinanze, corrispondendo questa 
situazione alla distanza accennata nell' itinerario da 
Blmiona ad Armua^ e da Arama a IVeforio* 

Bd Ti%io d TUuro. 
Pretorio^ collocata nell'itinerario di Antonino a 30 
miglia ^ distanza da Araasa^ l'ultima citta posta al 
mare al di lìi del Tizio* 




Fra Atmum e ¥nAmio^ Pfinio atabiUsee i 7«rJoie 
e il castello del fliedeaiBMi nome^ che per quasto» 
aemlira è rofiemo Sibenico» Sibenico e Scradona 
elle annoverar ai potrebbero fira il numero ddle dttii 
di mare, peate tattaddue nelle sponde del Tixio navi- 
gabile tre mi^ia aopra Scradona fino al mare^ TemuH 
no comprese nd nomerò delle cittk mediterranee* 

Le Tcstìgia di Mhretmo si osservano ai tempi nostri 
nd silo detto Traìi veediioy posto sol continente di-» 
rimpetlo aU'isdetta detta Sanarcangdo^ die fimnar 
reocdlente porto di Biirara^ A vidno d pericoloso 
passaggio dd promontorio di Diomede^ oggiA nomi* 
nato la Piésrietu 

Pretorio j oltre a luogo di stazione ndle comunica» 
doni tra le dttìi lìtorafi^ dev'essere stato eretto an» 
die probabilmente sulle rovine di Eradea^ dttìi ae> 
cennata da Sdumno Ghio nella penisola Iffide^ per 
ricoverare i navigli che attender dovevano (in quel 
tempi in cui la navigazione non «ra arrivata d grado 
di perfezione dei tempi presentì) il vento prospero, per 
sormontare fl terribile passaggio dd promontorio di 
Diomede 9 pericoloso e per la veemenza dell' onde dm 
ddl'dto mare urtano contro i lidi opposti^ e per i 
confluenti del Tizio e del Tifavo die in questi paraggi 
s'incontrano nella loro corrente» Le tavole peutìngCi» 
riane, così dette da Gonrado Peutingero, non autore di 
queste tavole 9 ma che le ha ritrovate fiitte, tra Pre«» 
torio e Traìi a dnque miglia dì distanza da questa 
rittk colloca Laranp m Appunto nella marcata distanza 
si chiama il sito dagli abitanti Lovreana^ che senza 
dubbio deriva dal Lonmo suddetto 9 e che doveva esi- 
sere un luogo, di cui ora non resta alcun vestigio di 
stadone intermediaria tra Pretorio e Trau* 



250 STOBIA DELIA DAIMAZIA» 

Dopo lanti secoli che le strade romane di comnai-' 
cazione tra le citta litoralt non esistevano ^ ndU bi^e^ 
ve occupazione della Dalmazia sotto Tin^pero di Na« 
poleone^ costretti «dalla necessita i Francesi per di« 
fendere possibilmente dag^r In^lesi^ padroni di lissa e 
dai loro armatori 9 i convog^li mercantili 9 die da pò* 
sto in posto cercavano l'occasione di progredire il 
loro viaggio 9 e salvarsi dfdla perdita a cu erano espo* 
sti^ avevano ideato di costruire una strada marittiiua 
da Tran a Kogoznizza e progressiyamente^ onde eoa 
batterie volanti lunjgo il corso del viario dei basti- 
menti presso la costa 9 incorrere in loro aJat09 dov« 
non vi erano batterie stabili per proteggerli; misura 
questa cbe nei casi di guerra marittima in qualunque 
tempo potrebb' essere utilissima 9 per difendere il ca» 
botaggio della provincia* 

Tragtiritany Traii9 colonia romana nota nell'anti^ 
cbita per gli eccellenti marmi. Plinio scrisse : Tragum 
riutn marmare notum. Tutti gli edifizii del femoso pa- 
lazzo di Diocleziano 9 ad eccezione delle grandiose co« 
lonne di. marmo ^zio9 sembra che sieno siati formati 
dalle pietre estratte dalla bella cava di esiste sopr^ U 
monte detto Santelia posto uicino a Trm (^^ Questa città 
per la vicinanza di Salona nei tempi remotÌ9 e per quella 
ora di Spalato 9 non ha potuto ricevere un grande in^ 



(*) E comune opinione , aryalorata da.ana traclizione non in- 
terrotta , che le pietre per la costruzione del palazzo di Dio- 
cleziano aieno state prese dalla cava, cbe tntt'ota esiste aììà 
Braiza , isola vidna , nei luogo poco distante dalla villa Splitsca^ 
che trasse la sua denominazione da Split, che in illìrìco signifi- 
ca Spalato } ed è quindi , lo stesso » che villa Spalatina , forma- 
ta l^robabilmentè dai tagliatori di pietre, che fi dovevano essere 
in gran numera 



UBEO TEMO. 21S7 

cremento* Ella pero è mia buona citta di provincia ^ 
che nel ano tenitorio fintile ed ameno ha di che po^ 
ter aoddiafiure aDa anasiatenza e comodi degli abitanti* 



Siaùm o Sidums a tre miglia di diatanza da Trao^ 
mttài fiondata dai Lisaani^ egualmente che Tran da 
gran tempo diatmtta, era posta aopra una lingua di 
terra 9 oggidì detta Tareze^ ove Timperator Claudio 
per r amenitìi del aito e per la fertilità dd suolo crea- 
ae un pubblico stabilimento per i veterani ^ le rovi* 
ne del quale ancora rimangono* La parola illirica di 
Tareze che deriva da star e itare%i, i vecchi 9 olire 
la testimonianza di Plinio che lasciò scritto: Sieum 
ubi D. CUmdias veteranos misitj prova che in quella 
aituazione era posto il Inogo^ dove i veterani finir 
potevano con amenità la gloriosa loro carriera* 

Saloìm^ r antica metropoli di tutta la Dalmazia 9 
dttk di primo rango deU' impero romano^ della quale 
diffusamente avrò motivo di scrivere nel riportare i) 
luttuoso eccidio^ ora villaggio 9 e terribile mostra del« 
Tnmana passaggera grandezza ^ in vicinanza della quale 
aorge Spalato una delle piii popobte e ricche cittk 
della Dalmazia 9 ch'essendo sorta dopo V invasione de* 
gli Avari e la distruzione di Salona^ annoverar non 
si può fira le citta antiche romane* 

Efesio ^ quattro miglia distante da Salona^ colonia 
de'Iassani egualmente che Traii* 

&eU^ citta non igni^ile, die pure venne distrutta 
dagli Avari 9 in luogo della quale ora si vede il viU 
)ag|^o di Stobrecz* 

T. L 17 



2S8 STOMA DELLA DALMAZU* 

JM TUmto d Nm-Ohe. 

Pijfuntiumj ora Almissa^ posta all'imboccatura della 
Cettina 9 fiimofla ai tempi dei re(plÌ9 conti di'JBnftir 
ed Ostrovizza^ per la pirateria prindpalmente eserci» 
tata a danno dei Spalatini* 

BaUoneum^ che alcnni Togliono sia Macarsca^ del* 
tà dag^U Slayi Mmeatj ndla qoale si attrovano non 
poche nobili e doviziose &miglie skye, fra le quali 
rantìchissima bmiglia Radcich, nota sino dal tempo 
che i Croati si sottomisero ai re d' Ungheria ; ella 
Tiene accennata fra U nnmero^di dodici iamiglie, le 
quali gpiuraron fiMldtk a Colomano, e pattuirono le 
condizioni colle quali si sottomisero alla sua co* 
rona* 

Da Rataneo fino ad Epidanro la tavola pentinge^ 
nana colloca cinque altre località» 

Ad Turresj DSuntumj Ptnrduamj Adiliduam, Asénunu 

Non essendo queste in alcun altro scrittore indica- 
te^ ed il tempo avendo albtto cancellato il loro nome 
e quakmque traccia, potendo anzi in qualche errore 
essere incorso nella suddetta tavola, inutile riusdrebbe 
ora sopra di esse qualuoque altra investigazione» 

Epidaurumj o^dì Ragusavecdiia dove si trovano 
le vestigia di questa citta, colonia de' Romani, dalle 
quali consta ch'ella era grande ed antichissima. In 
Ragttsavecchia vi è il sepolcro di P# Cornelio Dola» 
bella, pretore della Dalmazia ai tempi di Augusto e 



mito TKHzo. 1259 

i Tiberio 9 noncbè si osserva nn antro nel quale si 
discende per alcuni gradini e nei di cui fondo si tro« 
va dell'acqua» L'antro si vede tutto aflhmicatoy o per« 
che servisse nell'antichità alle orgie notturne 9 o per» 
che nei tempi di terrore e di distruzione 9 ca^onati 
dai barbari 9 servito avesse di ricovero e nascondiglio 
a qualche abitante di questa citta, ch'egual sorte 
di Salona ebbe nella distruzione per parte degli 
Avari* 

Se questo sia l'antro di Cadmo celebrato dalle fa- 
vole, se qui fu egli convertito in serpente e sepolto 
con la consorte Armonia 9 cose che da. Ificandro 
sembra sieno coflocate fra gli Enchelii, antichissimi 
abitanti di Epidauro e dell'odierno canal di Ragusa, 
essendo riferibili al tempi favolosi , al giorno d'og^ 
non si potrebbe spiegare queUo che di vero può la 
favola contenere* 

Rtsaniwn^ da Strabone e da Livio chiamato Risona 
e da Plinio Oppiébim eitnitm Ronumorumy è il Risano 
d'oggidì posto nel canale di Gattaro, luogo che al 
tempo dei re illirici dopo Scodra era la loro residen- 
za* Qui si ricoverò Tenta, la fastosa regina dell' lUi- 
rio, che aveva data fiicolta ai suoi sudditi di predare 
i bastimenti di tutte le nazioni che incontrassero per 
mare, dopo che attaccata dai Romani, venne obbli- 
gata ad una pace vei^gnosa e ad abdicare il regno; 
per la di cui perdita ella anche mori disperata in Ri- 
sano* 

^acntiitiift, che Porfirogenito chiama DecàIero> de- \ 
nominazione dalla quale ha il nome Cattaro, cìttìi e 
fi>rtezza che nacque dalle rovine di Ascrivio* 



260 STORIA DEIXA DALRfAZU. 

Butua^ o^g^idi Badua; citta antichisaima esunèsf 
nominata da Sciiaee^.nno dei più antichi storici gr&- 
ci 9 e distinta da varii aatorì come nolule emporio del* 
la costa illirica. 

Colchinitunj o^dì DnlcigpnOy nello stato ottomano, 
famoso asilo una volta di corsali marittimi , special- 
mente a danno de' Teneziani* 

Nel promontorio Ninfeo 9 ora Gapò-Rodone non 
troppo discosto da Drilone^ ultimo confine dell'antica 
Dalmazia 9 Giorgio Gastriotto^ detto Scanderbeg^h, uo» 
mo di siog^olare fortuna e perizia militare j aveva &t» 
to costruire per difesa contro i Turchi un castella 
fortissimo y a cui diede il nome di GiruL 




CAPITOLO xxvir 



■^S^w**** 



Delle ctffà mediterranee détta thUnasM dalVAtMi^ 

al Tisào. 



H 



^trabone nella Japidia meditemnea colloea qitattre 
«ittìi , Meluloj Ampio > Moneuoj Fendo. Hetalo era 
la capitale 9 citta g^rande come la diiama Dione, all'aa* 
fledio deUa quale fortemente spinto da Augnato 9 es- 
sendosi sotto di Ifu rotto nn ponte che aveva getta- 
to per attaccar da vicino le mura della stessa 9 egli 
limase ferito in un ginoccbio ed in tottaddue le brac- 
cia 9 e poco mancò cbe non rimanesse estinto con la 
maggior parte de' suoi segui«eì« 

La posizione di questa citta attualmente s'ignora. 

Antonino descrivendo la strada cbe da AquUeia 
eonduceva a Sbsia , posta al confluente della Kulpa 
nella Sava, marca da Segna ad Avendone (cb' è il 
Yendo di Slrabone ) 22 miglia, da Avendone ad A- 
rupio 10* Queste due citta 4]uimli erano poste nella 
Groazia d'oggidì* Aionezio non essendo nominato nel 
suo itinerario, dev'essere stato posto in fianco di 
questa strada* 

Antonino seguitando la strada cbe da Arupio con* 
duceva a Sissia quattro citta o stazioni* nomina, cioè ttibio. 



262 8TOBIA DELLA DALMAZIA* 

Bomulaj Quadrata^ Ad Fines; le quali tutte Gertmneiite 
devono essere state poste nella Croazia predetta* 

U medesimo itinerario sulla strada da Emona a 
Sissia accenna: Preiarium Latavieorumj Noviadomims 
Quadrala j Ad Fines^ Da ciò arguire si può che in 
Quadrata si univa la strada che da Segna guidava a 
Sissia alla via conducente da Emona alla citta stessa; 
mentre Quadrata e Ad Fines sono accennati in una 
strada e nell'altra (!)• 

Claudio Tolomeo il piii accurato degli antichi geo- 
grafi assegna alla Liburnia le citta di TeduuiOs Arw 
cia^ Ardozioj Siuplo^ Coreo j Ausoneaìims Varvarìa, 
Salvia, Adra, Arauzana, AsUa, BumOj Sidrona^ 
Nedino e Nédaziom 

Alcune di queste citta appartener devono alla Ja« 
pidia* . Sarebbe però lungo ed inutile V esaminafe quA« 
le delle suindicate appartenga a questa divisioqe del- 
la antica Dalmazia^ e quale alla Liburnia* 

Siccome in questo capitolò si tratta delle ditta po- 
ste dair Arsia al Tizio 9 così le appartenenti alla Ja- 
pidia o alla Liburnia devono aver esistito fira questi 
due fiumi, parte nel contado di Zara e parte nella 
Licca o Corbavia* 

Arauxona ( Yranna ) Asisa eh' è lo stesso che 
Asseria, le di cui vestigia si scorgono nel tenitorio di 
Zara presso il villaggio di Podgraje, Burno, Adra, 
e Nedino non vi è dubbio alcuno che appartenessero 
|dla Liburnia; Sidrona riporre si deve nelle parti della 
Liburnia stessa che avvicinava il convento di Sissia* 

» 

(1) Tutto coincide a credere A* Emona sia T odierna La- 
biana , Quadrata Zagrabia , o vicino Zagrabia , 6 ad Bines il 
castello Atk conti Erdod/ posto tra Zagrabia e SÌ88Ìa> oggi 
detto Savo Vjvar^ 



UBBO raao. MS 

Modnu o ModniMa nel reggimento coninwìo di 
Ogolin^ citta vescovile una volta ^ ora abitata da po*^ 
ohe caae^ vogliono alcuni che sia la Tedoito di To- 
lomeo 9 della quale l'autore ddla tipografia ungarica 
COSI scrìsse; EleganHhus edifitìU Mn vetmMu muM 
prerogatìvam ne decus non tmde trudtitur. 
. Il JVediièo cK Tolomeo è il Nadino del giorno di 
0||^i, poslo a quattro miglia di distanza dal seno di 
C^in. L'antico è stato distrutto dai GotL I Tene» 
ziaoi ad istanza dei Zaratini vi costruirono un eastet 
lo posto in un'eminenza 9 onde da lontano poter sco« 
prirt i nemici^ specialmente Turchi 9 ed avvertire delfar 
fuga quelli che si trovavano apersi al lavoro ddfe 
campagne* 

L'Asserìa della tavola peutingeriana è l'Asisa ék 
Tolomeo» Questa cittìi era posta tra Medino e Bumo 
42 mi^ distante dalla prima 9 e la sua posiziono 
coincide con quella del villaggio di Podgwje nel eon« 
tado di Kara^ posta i2 miglia da Fla&iOy e dodici dal 
Tizio vicino al quak era Bumo (!>. 



(f) Le roiìas cIm s'sttroraao pretto 9 nlkgrio di Foign- 
Je , dimottram che la ricca ed immane da triDuto atti di 
Asteria ti attDva?a precisamente in qaetta località^ e non in 
OttrOYizza ooms foole il padre FariatL 

Il pacL Parliti calcolando che da Madino ad Aseerin V itiAe-. 
ratio cU Antoniio pone la dittaaza di 12 miglia , che tali ap- 
punto tono nela direxione di Podgraje e non in quella di 
Ottrovizsa, non avendo oontczxa alcuna di qvette rovine, 
fwacL scoperte mi temei a lui potteriori, ha potalo ftcìlmeiito 
iugannarti, ettecdo ancoe Ottrovusa ttato un luogo di oontide- 
razione, ai temp dei coi di Brebir ed Ottrofixsa, della &mi- 
glìa Subich Bari della Croasia e Dalmasia, e conti rettori 
di molte città ia questa provineia. 



ÌM STOBIA IIBU.A OALMAZLU 

Sidron^ Sidrona 0enihra ehe sia stata la patria 
san Girdbmo* 

Libamica o dalmatica citta che fosse^ ella apparte» 
nera alla Dalmazia* Egfli atesso scrisse di sé e della 
patria in qaesto modo: 



Mieronmuis paure Eus^io mrim^ appUo Sbidatd$, 
qwd u Goihk ever^um IkimaUae ffiumdmn Pmuionimer 
tp$e confinium fuiU 

Se Sidrona è lo Stridone di s« Girolamo^ non vi 
sarebbe alcun dubbio che questo luminare detta die» 
sa cattolica non sia stato dalmata^ quantunque ai eon« 
fini della Pannonia e della Dalmazia egli metta Siri» 
done* 

Se NedinOy Asserìa 9 Bumo ecc. senza dnblio ap» 
partengono alla Liburni% Scradona non nomisata da 
Tolomeo 9 ma da Pliuio posta alla destra del Tizio 9 
deve considerarsi citta liburnica* Ella era quel luogo 
dove il pretore della Dalmazia teneva Tassesiblea dei 
popoli della Libumia e della Japidia9 ^ '^'^ ^^^ 
principiai città della Dalmazia* 

Scradona rodiema9 una volta sede vescfvilcy giace 
poco lontano dal luogo dove si vedono le rovine del- 
l'antica alle sponde detta Rerka; ella venie occupata 
dai Turchi 9 ed essendo stata nel 168S ricuperata 
dai Yeneziani coU'assistenza dei Morlacdii della Li» 
burnia9 guidati dai femosi Smiglianicli9 Giancovich ed 
altri valorosi loro capi 9 se non venne restituita atto 
splendore romano 9 fa di molto accresciita e miglio» 
rata* 



> 

GUà mediterrmee dd T%%ì0 d Tihtro ed ÌJ, 

Pfanme» 



Pr&manm^ citlà grande e forte dei Libami) posta 
attrsinisfn deHa Rerkè^ cbe Tenne presa cdk forza 
dai DalUnati ai Libami 9 e ripresa da Ottariano dopo 
di ayer domto dare ona battaglia campale ad an e^ 
sereito de'Dahnati accorso per liberarla dall' assedi Oy 
e dopo di STcr esperimentato la più Tira resistenza 
da parte deg^ abitanti assediati (1|» 

n ntfaie e le vestigia di qaesta cittìi, cb'era pian- 
tata sopra piìi colli come Roma 9 si conservano an- 
eora nel villaggio di Promina dd territorio di Dei^ 
nisy dove si vedono ancbe ^ avanzi del moro di cir- 
convdlazioney eretto dai Remani per obbligarla dDa 
resa col* mezzo della mancanza de' viveri* 

PI eU' itinerario di Antonino hmgo ]a strada die dd 
Sirmio condnceva a Sdonay a cinqaantasd miglia di 



(1) I libornl piultottocliè aisoggettani ai Dalmati , aotto 
Giolio Cesare a cagione di Promona loro rapita dai Dalmata 
Middetti n dedicarono ai Romani^ e la loro dedizione origi- 
nò in aégoito la rorina dei loro mali e ticinL 5e questi 
due popoli a quel tempo si fossero fra cE loro uniti nel meiio 
delle discussioni d?ìU di Cesare e Pompeo, e nel trambusto 
delle pia ?iire passioni fra i Romani, alle porte com'erano per 
cosi dire dell' Italia , potevano forse mettere degH ostaa£ in- 
sormontabili alla possanza di Roma. I Romani retribuirono 
con gratitudine questa deferenza verso di loro dei liburni , 
ddla quale ne Imno prora la prosperità della libornia de' loro 
tempi, le belle, rìocne e prinkgiate éuk cbe fiorirono neDa 
menssima* 



3$6 STOKU DKU^ IMXKAZU. 

distanza da questa dttà si trova la citta nominata 
Selvaj a 38 mig^Ua Pelva^ ed a 21 miglio Eqmim^ 
Selva 18' da Pdva^ Pelval7da Equum^ ed Eqanm 
21 da Salona« 

Le vestigia di JS/utnn si trovano nel villano di 
Citluk del territori^ di Sign. Ella era posta alla de- 
stra sponda del Cettina^ e dalla vastità dei nma&u^ 
che si scorgono 9 e dalla lunghezza del mwo che la 
circondava 9 che dalla parte di mezzogioraa esiste an^ 
Cora all'altezza di un p^so dalla terra^ dove pìii dove 
meno si conosce ch'ella era grande^ in fertile ed ame« 
na posizione situata* « 

&b}a e Peìvia dovevano essere nell'odierna Dal- 
mazia turca) e forse in qneUe parti vi esistono tutto- 
ra delle loro vestigia» 

Arduba oggidì Garduny fortesza sino dal tempo 
che i Dalmati erano liber i ^ venne presa da Germani- 
00 per volontaria dedizk>ne dc^ abitanti^ colla quale 
qpirò la loro liberta» E||a è stata eretta probabilmente 
per la difesa del ponte sul Tiluro (i ) che vicino ali» 



(1) Dai pochi avanzi che si osservano in Gardon^ e da 
qualche indizio sparso negli •critti degli antichi autori^ in 
origine la strada miClare da Sdona a Narona passava per 
Gardan, ed il ponte solla Gettiiia nelle rupi alte, che da 
vna parte e dalialtra stanno sopra il corso dd fiume, aveva 
le sue basi. 

Sembra che in seguita a sìnislra. di Arduha , o Gardnn , 
andando verso levante sia stato eretto un altro ponte liei sito 
da Teloaaeo indicato Tilurium^ e da Antoiuno pons Tiluri 
cb' A r odierno TrìgL Essendo Mate nell'invasione dei barbari 
rotto questo pente , ed avendo il limo e la sabbia, che por- 



umo TBASO» 267 

ateflM ooftratto di ub arco aoIo unita le due riTe# lA 
aae vestigia ai ooJifiervano ancora 9 dote ai acoprimo 
di tratto in tratto non poche iacrigioni lapidarie di 
un guato elefante) non mano dbe deUe pietre coniole 
inciae tutte di ottima qualità^ a differenaa di qudle 
di Salona^ dove poche vare Tengono ora ritroyate# 
Pa quasi tutte queste iscrizioni si rileva ^ che i mam 
Burnenti evano eretti a persone nilitaru 

Questa forteasa ha enstito fino aU' invasione <kgis 
Avari, nella quale ella soggiacque, come Equum, Silva, 
Salona ecc. aUa generai distruuone di questa pro- 
vinda per opera dei barbari auddetti* 

JlnderiUnny (Glissa) forteaza al tempo dei Dalmati 
liberi e dei Romani, come al giorno d'oggi, posta 
nella medesima primitiva aitnazione* 



Tmióte^ caateHo romano posto alle sponde detta Rei^ 
ha , dove ora sorge Sebenico, città arricchita a questi 
tempi di due sedi vescovili, cioè latina e greca, pian* 



ta con la sna corrente il fiame, chioso (^ archi sotto aequa 
éopra i quali era piantato , il corso del fiume Cettina innanzi 
deir imboccatura Tra i due monti che Io fiancheggiano al di 
sotto di Trìgl, riceve un impedimento per coi Tacqua in luo- 
go di scorrere copiosa e di precipitarsi nell'indinaaione progres- 
siva, che dalla naturai posizione può riceyere , deve arrestarsi 
e ristagnare sul piano ^ ciò che in unione ad altre cagioni ha 
formato e forma Fattual palude della campagna di Sign. In 
faccia a Trigl dove la profondità del fiume è di sei, otto, 
e dieci piedi di profonditi, pooo> al di sotto innanzi lo stretta 
dei monti molte volte non arriva a due piedi^ e quindi nel 
piano del letto stesso, prima di arrivare al punto dell'incli- 
nazione, s' cifre un astacolo al corso dell'acque di molti 
in toUa la larghezam del letto del fiume medesimo. 



208 6T0ÌIU BELLA DALMAZIA* 

A dttadini indostriofti ; che lia fwnito inoltre nri secoli 
passati i due Yeranzii insignii per dottrina e per emi- 
nenti posti cbe occuparono 9 un celebre pittore detto 
io Schiavone) ed i tuttora viventi signori Vincenzo 
DragOy autore di una erudita e purgata storia greca, 
e Nicolò Tommaseo per le varie sue produzioni ascrit- 
to fra i buoni letterati d'Italia* 

Plel tratto deUa Dalmazia tra la Kerka e la Getti* 
na non si osservano tante citta dal tempo dei Boma« 
ni 9 come nella Libumia; giacche l'ultima guerra tra 
i Romani ed i Dalmati, che incominciò daSissia ed 
in fine si ridusse nel centro della Dalmazia propria, 
venne agitata coll'e stremo furore da una parte e dal- 
Tidtra, incendiando e distruggendo i Dalmati i luoghi 
die dovevano abbandonare , e fiicendo lo stesso i Ro« 
mani di quelli che opponevano resistenza* 

Mtetimù e SetesM, quest'ultima di posinone ignota, 
furono incendiate dai Dalmati in quest'occasione; e 
Ptiamos Ninias i due Smodu ancor prima da Augusto 
stesso* 

Anderzio ed Arduba si conservarono , il primo pre* 
so per capitolazione, l'altra avendo aperte volontaria- 
mente le porte ai Romani, dopo avere ucciso e dis- 
cacciato i disertori romani che volevano sostenersi 
nella medesima. 

Equum poi Silva e Pelva devono essere sorte dopo 
l'occupazione romana, giacche all'epoche anteriori di 
loro non si trova negli scrittori alcuna menzione* Dal- 
lo spazio che corse dall'occupazione romana all'inva- 
sione dei barbari, non è corso un tempo sufficiente 
per poter essere sanate tutte le piaghe che a questo 



laac rssuo. .269 

suolo port^ una gnem così secsnita e distnig^ 

trìoe» 

Non è così nato delle tì/Oak della Libamia^ mentre 
i Libami ónde non cadere sotto il dominio dei DaU 
mati sino dal tempo di Giulio Cesare spontaneamente 
si dedicarono ai Romani; e nelF ultima ^erra tra i 
Dalmati ed i Romani rimasero fuori della Hnea d'ope» 
razione delle armate belligerantu 

Gtùt medUemmee dal TOuro al iVarone. 



Tolomeo tra il Tilnro ed il Narone annovera fino 
alla cittìi di Narona sei cittiu Andeerios AletOj He^ 
fima. Demmo j Eqmun Cohmam$ SaUmianam» È 
possibile che Andecrio ed Eqmmi sieno state poste 
per qualche errore al di la del Tiluro, se Andecrio 
intender si dere par Anderzio eh' è Qissa^ e se Ai»- 
tonino pone Equum sulla strada die dal Sirmio con- 
duceva a Salona collo stabiKre la dbtanza tra di loro 
a 21 miglia; la qnal cmncide colle rovine ch'esbto- 
no di questa citta nd territorio di Sign appresso G« 
tluk, dove non poche iscrizioni lapidarie ^ si sono ri« 
trovate di Eqmun Colonia (i^e fira le altre recentemente 
una bellissima spedita al museo della Dalmaua dal 
p« Giuseppe Gluncerich ex provinciale de' BUML OO.^ 
uomo distinto per dottrina e per probità di costumi* In 
Qtluk il convento dei suddetti r. r. padri ha una casa di 



(i) Sono drai seuanta anni die nd rìfibbrìoare <UIe fonda- 
meota i r. r. padri di Sign le mura del coro della loro chiefla, han- 
no impiegato nelle move fondamenta piA di 60 grandi lapidi colle 
loro iscrizìonL Alcune di queste erano dm tempi della repabblìci^ 
Di tatto ciò fili aasicm^ats da nn tàtioaonio ocolare degno di fisda 
lutlor rivente. 




)&70 StOttA 0EIXA DAtlKAZLL* 

campagiML) • possiede la prìncipal parte dei terrem 
nell'interno dei redntì delle antiche mura* 

Lie suddette cittk di Tolomeo né neir itineràrio di 
Antonino^ ne nella taToIa penting^ana si troTano no* 
minate sulla strada militare 9 che da Salona condncera 
à Marona; e qumdi è da credere che fossero poste nell' in- 
femo al dissopra della strada suddetta 9 ciò che senza 
dubbio consta di Dehnimo^ le rovine del quale si 
trovano ora nella Dalmazia turca nella campagna di 
Duvno press o Znp agnacz» 

Essendo Imoschi (Emota) stato un luogo di con« 
siderazione sino dal tempo che i Croati occuparono la 
Dalmazia 9 ove vi stabilirono una loro zupaniaj non 
mokò forse lontano dal vero stabilir si potrebbe Ero^ 
na^ detta poi Emotà^ dov' è Imoschi* Di Delminio co^ 
tue disri posto al di sopra di Erona, o d'ImoscU^ 
non vi è dubbio. Questa iu la citta ca[»tale dei Dal- 
mati 9 che da Scij^one Nasica yennè presa nella se- 
conda guerra dei ftooliani contro di loro^ in gran 
parte dal generale romano rovinata^ ma non distrutta'^ 
scrìvendo Strabone che fl suindicato Nasica da gran- 
de la ridusse picciola^ exigua rédegiù 

■\ 

.s 

Sidonutnaj la di cui posizione attualmente s'ignora 
dev' essere stata posta non froppo lontano da Narona^ 
e forse dov'è oggidì GUabuskis o in quelle vicinanze* 
lia gelosia dei Turchi 9 ora padroni di queste contra- 
de 9 e la loro poca curanza d'investigare le cose dei 
secoli passati^ è là cagione che da loro non si pos- 
sono ottenere delle notizie che dar potrebbero dei lu- 
mi 9 né che alcuno può rischiar di procurarseli da se 
medesimo suUa faccia dei luoghi» 

Sulla strada che da Salona conduceva a Narona^ 



una TmsOi 4171 

dopo il ponA ik Turno detto Tibarùm^ oggidì Trigl, 
posto « 16 miglia da Salolia dalla toTola peotfn^ 
geriana^ sono «econaaii BilUhiums md Nmm$s aii Ftf* 
Mtinimuans BiyoiUu Antonino tra Tilorio BiBd>iò 
mette Trono* 

Di tetti questi loogki e della loro posizioiiey si avrii 
motiTO di fiame parola altrore* 

In questo tratto si trovano le bdie «itoasioni di Gi^ 
sta^ della campagna d'Imosdii^ Fedlabie, Tiaglina e 
la pianura di Gliubnskiy cke al tempo dm Bomoii 
non doveva essere steta soggette neHa parte si^eriòre^ 
or drtte Jezeroy sotto Tergoraz di' inondazione^ daU 
la quale per qnalcke tempo dell'anno è ora firtahnen» 
te colpite; mentre il tempo ^ le invasioni dei barbari^ 
ed i loro costumi pur troppo ancora iil queste parti 
osservali 9 devono aver distrutto le opere clie i dili» 
gentil Romani avevano costruite per ritenere eorso 
dell'acque 9 e prevalersi del loro benefizio* 

È senza dubbio cbe al tempo dei Romani dove 
ora non si vedono che miserabili villaggi 9 vi dove- 
vano essere in queste ésriili ed amene sitaarioni dei 
Im^hi di considerazione oltre i cinque snccennatiy 
per i quali passava la strada rnSlitere* 

Nmwna da Tolomeo dette Narbona (1), citta gran» 

(1 ( Yi era in Francia una città, cV esiste ancbe al fiorno et oggi^ 
nominata Narbona. L'emdito p. Parlati vaole che la francese abbia 
«Tttto il nome dì Narbo Mania , e che la vera Narbona, chiaf- 
mata da Tolomeo e dagli altri Narona, sia la dalmatica, nella 
qaale secondo Giulio Scaligero ebbero i loro natali Caro ed i suoi 
figli Carino e Numeriano. Altri autori ingannati dal nome di Na- 
rona e Narbona II &&no nascere nella città di Fronda. 

Caro il padre dei suddetti figli lii anche pretore della Dalma* 
zia , e la circostanza suddetta mi sembra che aggiunga qualche 
fondamento dr più all'opinione del prelodato Parlati Scaligero. 



27S 8T0BU ÌHELLA DAUCAEU. 

de e la primaria del conyento romano di qaealo no^ 
me* Ella era posta, a 20 miglia dal mare 9 alle qpOD* 
de del fiome da cui eUa trasse il ano nome^ e lo 
diede al fiqme stesso» 

Narona dev'essere stata sitmita o poco lontano o 
nel luogo stesso^ oggidì chiamato Ciflnk^ dovei Tm>- 
ehi avevano eretto un forte 9 che ta preso dai Yene» 
àuii alla fine Ad XYI secolo. 

Questa città quantunque sperimentato avesse il fii^ 
rore dell'invasione deg^ Avaria anche dopo il dom»* 
nio romano era ciUà ricca^ grande e capitale dei &• 
mosi Narentaniy che contrastarono coi Yeneuani wA 
mare adriatico 9 e come vigono alcuni venne dami 
terremoto ingoiata 9 e tolta dalla Ciccia della temu : 

Seguendo l'ordine fino ad ora tenuto 9 dovrei! fi» 
cenno delle dtta mediterranee 9 di' esistevano dal Na«* 
rone. al Drilone« 

Avendo di già accennato le marittime 9 dbe nella 
maggior parte sono nei limiti delT odierna Dalmazia 9 
tntteJe città antiche romane mediterranee di questo 
fratto di terra trovar si devono nell'Erzegovina e nel» 
If Al)>ania9 province dello stato ottomano9 o nel Monto» 
nero ; luoghi che non vennero fino ad ora riconoscinti 
da chicchessia 9 che dar potesse una relazione sulle co-» 
se antiche. Ad eccezione di Trihuniitm accennato da 
Plinio 9 che per b simiglianza del nome si crede aia 
Tribigne posta nell'Erzegovina a 10 miglia sopra 
-Ragusa 9 e di Scutari9 l'antica Scodra capitale del re- 
gno illirico 9 distrutto dai Romani; nessun' altra dttà 
nelle molte che sotto di questi dominatori hanno esi^ 
stito nella Dalmazia dal Narone al Drilone9 si cono» 
Bce oggidì dove sia stata precisamente situata* 



CAPITOLO xxvm. 



*^&»^*^ 



i 



Mio italo miUtare ni tempo dei Rommiu 



Gì 



ik rAirica, l'Egitto^ l'Asb, h GreéU, k Spa- 
lami , h Germaiiia^ la coata marittiiiia dell'IlKrio era« 
DO soggette al romano impero^ quando ancora i Dal- 
mati glorioaaniente combatteTano per sostenere la lo-^ 
ro libertìu Una luiiga e crudele lotta sostenuta da 
questo popolo contro nna nazione già sovrana di tan- 
te parti della terra ^ non poteva aver luogo che col 
mezzo di nna popolazione tntta gnerriera^ protetta dal 
ano ardor manuale e dalla posizione de'lnogld. Ella 
non ebbe il sno termine sennonché dopo la perdita 
di totte le forze 9 e dopo Test^minio quasi intiero 
delle popolazioni impegnate in combattimenti A disu- 
gnali« 

La ferocia del loro ingegno 9 la grande conoscen- 
za deUe posiùoni fra i monti, la maravigliosa perizia 
dell'arte mifitare e deUa difesa delle gole dei monti 
stessi^ fu messa a profitto da questo popolo in un modo 
sorpQsndentCy che in mancanza di proprie armi col 
suo ardire si seryì di quelle prese colla vira forza ai 
T. I. 18 



274 STOBU DKLLA DALMASSU* 

Romani (1)» Il destino però di Rona vegliaira afltf 
sua (prandezasa^ e malgrado un eroismo e prodi^ di 
valore dovettero soccombere col progresso di tempo; 
specialmente dopo che i Germani^ coi quali avevano 
delle intellig'enze ^ fiirono resi impotenti di operve 
delle diversioni 9 che in aitile occasioni avevano facili» 
tato ai Dalmati i loro sforzi per sostenere la propria 
libertà ed indipendenza* 

Un popolo che aveva appresa l' arte della goerm 
da sé slesso e con tanto valore^ dopo la spa aog^Om 
gazione non poteva essere dimenticato dai Romani; e 
da questa provincia vennero formati dei corpi regolari 
di truppa^ di'erano considerati come principale loro 
sostegno e fofiBm 

- Tacito ci fa conoscere 9 ^ che la sdenza e- la virtìi 
militare dei Dalmati era tonata in tale pregio ^ che i 
Romani erano soliti di fiir instniire i giovani soldati 
presso dei Dalmati all'esercizio delle armi ed alla militare 
disciplina» 

Quando Fimperator Ottone seppe che le legioni 
dei Dalmati avevano preso il soo partito ^ unitamente 
a quelle della Mesia e della Pannonia^ ne concepì tal 
allegrezza^ che sicuro si considerò del soglio imperiale* 

1 guerrieri Dalmati condotti da Popeo Silvano in 
soccorso di Vespasiano 9 ed i soldati di questa nazio* 



(i) Velieio 0081 lasciò scritto : 
Illa aestas maximi belli consumavit effecius^ quippe Daomii 
et Desiates Dalmatae situ locorum ae moniium , ingeniorum 
Jerocia^ mira e.tiam pugnandi scientia , et praecipue ,an-^ 
gustis salluum pene inespugnahilium^ non jam ductu ^ sed 
manibus aique armis ip'sius Caesaris tum demum pacati 
iuni cùm pene Jìinditus , eversi Jòrenù ■ < 



uno TEMO. &7S 

IM e àeXùi PaniHMila, die Mila nmf^wt parte forma» 
irano Vetpiip9kgf^o Mia flotta di ]l»reiiiia oonandat* 
da Lueillo Basane i quali . aiielie detemitnarona le aU 
tre eivrmé di aeguire 9 partito dett' imperatore rad* 
detto^ aasieanrono a lai ed al gran Tito la eorona 
imperiale^ A Tergc^^iioaamenle poi sostenuta da Do* 
nuziano* 

NeDa guerra elie Claudio II ebbe eoi (voti^ in eni 
hi pili fifoni si calcola che cadessero oltre SOO mila 
Goti, la CaTalleria dalmata ebbe a dist i ngu e rsi in tb« 
rii incontri 9 e nella deeisira battaglia ch'ebbe luogo 
fra i belligeranti* Trebelio PoUione specialmente di** 
la cavalleria suddetta attribuisce la vittoria: 

In quo beilo j quod ge$tMtm e$l^ eqmtum IMsénfarum 
ingeng extìUt virbuj quòd arigtnem ex M Plro vincili 
CUtudim ìnéehmbir ostendere» 

Due erano le l^oni disposte nei presidii della Dalmazia, 
e composte cK nazionali Dahnàtù Queste ai tefenpi di Dio« 
deziano e di Biassiminiano in segno di paHicoliir loro 
marito ebbero nome una di JovimanHj e T attira di 
EretJea, dal titolo la prima di Jovio, che si aiwva 
arrogato Diocleziano; e la seconda da qaeDo di E^ 
culeo, che aveva preso Massiminiano* 

lia meta di queste legioni avevano una speciale 
armatura di certe palle di piombo, che agitavano ci« 
vibravano contro il nemico con una destrezza parti* 
colare e con un impeto micidiale* Onorio alla difissa 
di Roma fece venire dalla Dalmazia seimila uomini^ 
còme quelli in cui per valore e fedeltà più fidava, sidcome 
scrive Zozimo Lib* 7» ftim mtdacim j tum rotore cor* 
ponnn exet^tui RommU ^qtwii -Céipti ermU Y alente il 



276 STOMA DELIA DALMAZIA. 

loro condottiero per propria edlpa li fece '^cadèré nelle: 
mani AegV inimici 9 ed appena cento si salvarono dalla 
gpenerale carnificina* Due legioni adunque d' infiuaterist 
forte ciascheduna di seimila uomini, sembra che i Ro» 
mani avessero di truppa nazionale dalmata 9 una e 
l'altra di valore e di condotta celebri nei loro eser^' 
citi. 

Questo numero d' infimteria regolare era proporaio- 
nato al numero ed alle risorse delia provincia d'allo- 
ra; oltre Tinfiinteria erano considerevoli la cavalleria 
dalmata e la marina 9 quest'ultima riccamente fornita ^ 
di abili marinai e di truppe sceUe deUa narione me<» 
desima. 

Non erano pero queste le sole forze militari 9 che 
avevano i Romani nella Dalmazia. 

Molte delle citta di questa provinda erano colonie di 
cittadini romani 9 alcune colonie latine; qneUe, gli abitanti 
delle quali non traevano T origine da Roma o dall'I- 
talia, erano organizzate sul piede delle città romane o 
latine. H sistema militare era il piìi preponderante. I 
cittadini erano cittadini e guerrieri. La difesa 9 la sì^ 
carezza delle loro case, delle loro sostanze e dei lo- 
ro possessi, era principalmente a loro stessi aflidata. 
Le legioni regolate erano truppe^ che abbandonar 
potevano con sicurezza la provincia^ e portarsi nei Iuch 
ghi dove l'interesse generale dell^ impero richiedeva 
la loro presenziLj che difesa era dai proprii cittadini 
valorosi, pieni di amore e di attaccamento alla loro 
patria. 

Le vicende dei tempi y la degenerazione dei Rmoa- 
ni come colpì nel centro del loro impero questo ce* 
lebre popolo, così contaminò le province; e l'uno e 
le altre dovettero l' irreparabiile perdita, (che sofirìrono 



UBRO TERZO. 277 

ia confironto di Dadoni rozze ^ mal annate ed inesper- 
te dell'arte della ^erra) alla depravazione dei loro 
costumi 9 che cag^ionò in essi la mancanza di quello 
spìrito marziale e di quel patrio amore 9 che resero 
celebri i Romani da un lato all' altro della terra in 
allora conosciuta* 




/ 



t 



CAPITOLO XXIX. 



-♦(::)♦- 



/hUm ùtmàUeria dgimatim preftfo t Rommif 



T, 



re eranp g;K ordini della milizia A d^in&nteria 
die di cavalleria 9 palatino 9 comitatense 9 e quasi co» 
mitatense* 

Le legioni e le vessillazioni, come le torme ed i 
cunei della cavalleria^ erano dette palatine^ comitaten- 
ai 9 o pseudoHSomitatenai 9 pataUnae^ conUtaienseM e 
pMeudo^eomitatensesm 

Le palatine erano di rango superiore alle comita» 
tenaiy e queste alle altre* 

Le prime avevano la custodia del palazzo 9 le se« 
eonde erano quelle che seguivano la isorte del prin«« 
cipe^ e le pseudo^comitatensi erano destinate al ser* 
vizio .4ei governatori delle province 9 avevano i prò* 
prii ufBzialif il numero e le insegne 9 ma non godei* 
vano della paga^ onori e privilegi delle due altre* 

Le legioni d* infiinteria erano divise in coorti o 
veniUaùoni, eeniurie, manipoli e decurie, ed ogni 
legione attacduti al proprio corpo aveva trenta uomini 
a cavallo, disposti in fianco di un' ala 9 che facevano 
il loro servizio a tenor degli ordini del comandante 
della legione* 



280 STOBIA DELLA AALHAZLi. 

La cavallerìa non aveva legioni^ ma torme^ e conei 
da 100 a 200 aomini 

Le torme erano come gli squadroni di cavalleria 
d'oggidì) ed il comandante dei cunei aveva il nome 
di eenbuio^ o dueenmioj secondo che comandava a 
100 o 200 di loro. 

Oneste torme avevano ora il nome dalle principali 
armi che portavano, ora da quello dei luoghi dov'era* 
no di stazionel) o da dov' erano levate 9 e qudlo dei 
Prìmmd^ Seamdi, Tertìij Undedmanij secondo Tordi- 
ne del tempo ch'erano state instituite« 

Le legioni 9 le coorti 9 le centurie nell'infenteria ave* 
vano le proprie insegne 9 e così pure le (orme e le 
centurie della cavalleria. 

Dalla notizia delle dignità dell' impero, scritta sotto 
Teodosio il juniore, si rileva quanta cavalleria dal- 
matica era disposta , e dove tanto nell' impero d'ocd* 
dente che d'oriente* 

Sub diipositione Fui IlUutris MagUbi MUUum 

MhraesentaUi. 

Eqmtes Quinto DaUnatue 
£quUes Nono Dubnatae* 

Due erano i maestri praesmlàles nell' occidente, che 
comandavano a piìi l^oni, ed avevano la podestà di 
ordinare delle coscrizioni, e la siqirema nell' inflig- 
gere il gastigo ai soldati» 

Questo maresciallo, che dir si potrebbe secondo 
l'uso d'og^dì, aveva due squadroni di cavalleria daU 
mata sotto i suoi comandi, il quinto ed il nono; il 
secondo maestro presentale ne aveva uno, cioè il sesto* 



UBBO TBÌUSO# 281 



Sub diàpoiitume Fhi lUmiris Miyutri 
PmeàMùiUsm 



EfdieB Sexto IMumUte* 

L'impero d'oriente era diviso in cinque riparti, 
uno dei qodi aveva il nome di Oriente 9 che abbrac- 
ciava 15 province. 

La avprema podestà militare era nefie mani del 
maestro de' soldati d'oriente, che fira le altre truppe 
aveva a sua disposizione il terzo squadrone ' di caval- 
leria dalmata* 



Sub dupoHtione Fui I0m1ri$ Mof/iitri MiUtum 

per Orientenu 

Equites tertio DabfuUae* 

Altri Sei generali erano disposti nell' impero d' o« 
riente, oltre i due nell' Egitto, cioè in Palestina, in Ara- 
bia, in Fenicia, nella Siria eufratense, nell' Osroena, 
nella Blesopotamia. 

Questi non avevano il titolo d' illustri e di maestri, 
ma di spettabili e di duci* Il duce della Palestina 
aveva una torma di cavalleria dalmatica, che aveva la 
sua stazione in Bersabea* 



5u6 dispontione Fin ^eeiabilis JhcU Palestinae* 



Equites Ihlmatae UUriciam Berosabae* 
Betsàbeus posta nella tribii di Giuda, villaggio 20 



jSQS 8TOBI4 IMOJA 0AI4IU2U. 

miglui distante da Ebron 9 di oonaidonuuoiie anche al 
giorno d'ogp9 cofioariato per il patto ifà^i atipolatii 
tra AJbramoy Isacco ed Abimelecco* 
Quello dell'Arabia era atabilifo in Zkat 

iSn( disporilume Fui 8peeUibili$ Jhnm ArMm^ 

EtpnUi JMmalM ittirieUmi Bau» 

ZiM, Mcoodo Toloneo cittìi dell'Arabia Petrèiu 

Sub dUposUionfi etcm DveU Phoenieesf 



EfidÌMs Dabnataé iUirieiani 

iMùmioj citta dellii Fenicia dove stazionava uno 
ai|aadr<Hie« 

Sub dUporitiaue eie» JhcU Syriae ^M/natoinir» 



JS^ptite$ DfimtAne UUridmi itarbimssep 

Molte erano le Sirie^ questa ara. la Comigemff che 
{ncpminciando dalla QUcia e dal monte Amano pi 
estendeva fino l'Eufrate; e BarbariMite dov'era dìspo^ 
uto lo squadrone di cavallerìa dalmata^ sotto {>^U or^ 
4ini di questo generale, era. un pmaidio militare cinto 
i mura vicino l'Eufirate* 

Sub 4iifpo$itione efc» Ducts Owhoenae. 

Ei/uiles IkdnuUae UUrìcùmi OuUtibae^ 



uamo TBMOb' BUS 

Ift CMàMj bogfo» soltaiilo noie dalh tdUettai m«» 
tizia delle di(|;iiita dell'impero^ era il sito di statioiie 
dello squadrone di cavallerìa dalmata deiJiaato in qu^ 
sta provincia, parte ddb MeMpòtaaua tra fl Tipi e' 
TEnfratei coaì nominata dalla città capitale die avev» 
il Mime di Owomuu 

Sitb Mspodtiùne etcm MheU Muiae Primae^ 

OmeMi Ei/mUum J hhmk nwn AummuontU 
Gmeui Eijmlmn MkJmtUormn Pinco 
Qmeiu Efmtmrn lUànakmum Ckiy/ri^ 

La Meaia Prima e la Senrìa d'ogQpdì, la Seconda 
è la Bulgaria; giacché la Mesia era divisa in sope» 
riore ed inferiore 9 intersecata anticamente dal fiume 
Giabro» 

AureomonU^ dUà della Mesia Superiore 9 nominatn 
nell' itinerario di Antonino 9 prese il nome dal monte 
Aureo, die da Grdbo venne fidto coltivare a viti* 



Pineoj dtta egualmente della Mesia suddetta9 dove 
oltre il cuneo di cavalleria dalmata, vi era andM un 
nitro nominato dd eo^fànsiariift 



Cu/ffriij dove oltre i Dalmati vi era di presidio unii 
parte della legione settima daudia* 

Sub àUposUume eie» DucU DméiM Bifmrendgm 

CuMeus Eqmkun IhdmaUnvm Farensùnn Bonnoniae 



284 8TOBIA MULA DALMAZIA. 

ikmeas Efmium Dtdmtrionim IHvUmsimn DarHcù^ idem 

AugmUte 
dmeuM Eqmtum Jkdni^torum Augustae 
Cwiemi Eqmtum Ik^bnutonun Faringe* 

La Dada anticamente comprendeva tatto il tratto 
al di la dd Danubio fino ai Sarmatì^ ossia alla Po- 
lonia« 

Traiano la ridusse in provincia romana 9 indi per» 
data sotto Gallieno^ a stento venne ricoperata da Au- 
reliano. Aureliano la mag^^or parte ddla popolazione 
fece trasportare al di qua del Danubio, e fra la Ulcsia 
superiore (la Servia) e la inferiore (Bulg^aria ) creò 
la nuova Dacia divisa in due partì, cioè in Dada ri- 
parense (rodiema Yalacchia) ed in Dacia inferiore (la 
Moldavia). 

BatmanUij città della Mesia superiore indicata neU'i- 
tìnerario d'Antonino, venne sotto Aurdiano agfgre^ta 
alla Dacia riparense ( Yalaccbia ) dove un cuneo 
ossia una compagnia di cavalla'ia dalmata era alloga 
g^to. 

GoM pure Dorfieo ^ dov' era alloggfiata un' altra 
compagnia , apparteneva alla Dada riparense, cbè pri- 
ma della divisione di Aureliano, da Antonino e da 
Tolomeo è situata nella Mesia superiore* 

Due compagnie erano di stazione in Auyustuj citta 
della Dada,, una distinta col predicato di DivUenscj e 
Taltra soltanto con quello di IhlmaUu 

La quinta era posta in Varbut; e Yarina ed Au- 



UIBO TEESfU S8ÌS 

giusta erano cttlik «tnate nella Dacia di Aureliano 9 
nella prima delle qoali oltre la compagnia di cavaliert 
dalmati^ vi era di presidio una parte della quinta le- 
gione macedonica* 

Due erano i generali in capo neir impéro d'occi- 
dente^ detti magistri prmesenUdes^ Sotto Leone impe* 
ratorey la Dalmaria venne fregiata di un terzo coman- 
dante sapremo presentale di caTalleria, che aveva an- 
che il titolo di contcy e due squadroni di cavallerìa 
dalmata sotto il suo comando» 

Sui dUpo$itume Uri lUustrU CamitU et MagUtri^ 

i 

Eqmte$ OdMO Dalmaùie 
Equites Ddmatae PasitrentiaeL 

Bui dUpoMitUue fin SpeeUtHIU CamiUi tflorir 

Sabnm per BritbmUmu 

Praepoiitus Equibun Dalmatarum Bnmodimenìie 

-*" ffrtfttffWHfwmia 

.Avendo i Sassoni circa Tanno 400 occnpata la 
parte orientale e meridionale dell' Inghilterra 9 perciò 
il governatore che la reggeva aveva il titolo di conte 
del litorale sassonico^ che sotto di se aveva due c<h 
mandanti di cavalleria^ uno de' quali di cavalleria dal* 
mata il quale aveva la sua stazione in Bnmoduno^ citth 
da Tolomeo posta - in Inghilteinnu 



w..« 



ItStf STOnU OEltA DA1JCA2U. 

&A dispùniùme rtri SpeeUAiUi^ jDnm Phmncùie 
PimmanUe SeeunJae Kpmim^j sive Sainmé 

Cimeui EqtuiMun Dàbnatarum Tentibargio* 

EfmitB BidmaUie N&vts 

Eqmtes Dalmatae Albuno 

Eqmtes Skdmuùu: Cmmea 

Sqmtei ÌMmatme BótmonUieé 

Ei/mtes Didmatae Curi 

Eqtdtes Dalmatae Rieti. 

EquUes Dalmatae Surgenae. 

AHa fine del ^arto secolo la Pannonia yenne di« 
stinta in superiore ed inferiore ^ in Savia KpareHMe^ 
posta tira il Saro ed il Draro^ ed in I^Ueria adiacen* 
te al Danubio. 

TentSborgioj posto nella Pannonia * inferiore da To-> 
lomeo e da Antonino ^ <>S^idì chiamato Ginqne» 
cliiese (!)• 

Navi, posta ^^a^nte nella Pannonia suddetta* 

AìkoKiùs secondo OMellio citta posta nefla Savia* 

Catnaea, città da Antonino posta nella Pannonia 
inferiore* 



(i) Sembra clie il generale eonianclante ddk Ssfia rìpirente 
eiercitasse il oomando anche in ana parte della Pannonia inièriore; 
giacché la maggior parte della carallaìa dalmatica posta sotto i «ttoi 
ordini era alloggiata nelle cittì detta' Pannonia suddetta. 



UBilo nMMOé 887 

Cuii e Bieti, ài poMuone ipioti^e Surgetm eh' è \ó 
stoSM che Bnrgena^ eittk tutte tre della Sbiwìmj dov'erano 
di stazione nella prima nna contpagnia di cavaDeria 
dalmata 9 e nelle altre ano squadrone per eiaadie» 
duna» 

Sub dUpo$i&Me iTin l^eUAUU DueU PfMmdtie 

VJierime ili/Mveiiiif* 

Cuneu9 tlquitum Dalnutlùrutn tntereUéis 
Eqmtes IkJmalae Obiado 
EquUes Dahimtae ad Heradem 
BquUes Dalmatae Grpi 
EquUes Dalmatae CoiUmtUe 
BqmUè. DabguUae Cmmpmdme 
Eqmiei Dainudae VetHunlmae 
EquUes DaUnatae ad Ntanantiam 
Equites Dalmatae Luisonió 
Eqiutes Dalmatae Ripa alta 
Bquiles Dalmatae ad SttHuasm 
Ei/aitei Dalmatae Florentiaem 

La Pannonia Valeria ripàrenae tenne distaccata 
dalla superiore ed inferiore^ e detta riparense dal Dih 
nnbio sol qaak era postai 

Interésa^ eittk della Pumonia infimore unita alla 



Obiado della Valeria 9 secondo la notizia sopra men« 
toyata, i^ota agli scrittori anteriori* 

Ad Hereukms molte cittk di questo nome al tem» 
pò de' Romani vi furono in varie province* 



S88 STOBU MDLIA DAUUZIA. 

Grpi forse Carpii da' Ammiano posta apprettò il 
Danubio» 

CoMùmtias coaì detta dall' imperator Costanzo, e for- 
se Rostainicza 4'og^g^dÌ9 posta nel regjpmento eoofi- 
nano secondo Banale* 

ijompamas Vetuuaìinas iMumdos t^ttk della Pan- 
nonia inferiore 9 dalia qoale fiirono distaccate ed unite 
alla Taleria* 

Ad Nuaumtùmj Ripa alta, ad SUOuas, AV3k della 
Talerìa» 

Sub dUpoiitione FSri SpeetabXs Dadi Pamwmm 

Primaej et Noriei ripensisi 

Cuneus Eqwiium Dabnatarum Flexo 
Eqmtes DaUnatae Ala Nova 
EqtiUes Dabnatae Equinoetiae \ 

E^uites DaUnatae ad Hereulem 
Eqmies Dabnatae Ariapae 
Eqmtes Ihlmatae Augmtiàms 

La Pànnonia Prima 9 è l'Austria d'oggidì* 

Flexo, città posta sulle sponde del Danubio* 

Ala nova, città della Pànnonia infisriore* 

Equinùetioj posta ricino a Tindobona (Vienna). 

Ad Hercakm, ò Erculea com'è chiamata dall' iti- 



LTBftO TBUO. S89 

< 

nenriO) è la steMa presso alla quale il generale co- 
maadante della Taleria areva accampato uno «qua- 
drone di cavalleria dalmata, egpoalmente che il cornali* 
daate deHa Paimonia aoperiore» 

Ariapes dita del IHorico egualmente che AugmlU^ 
nm, eh' è fi»ae TAngaata d'oggidì* 

Sotto il comando del generale della Pannonia Pr»- 
pa, oltre la suddetta cavalleria dalmata^vi erano due 
l^oni d' iofimteria Kbnmica, doè della Libimia eh' e* 
■a parte della Dalmazia» 

Questa provincia 9 che una v<dta guarniva coi prò- 
prii soldati TAustria e tante altre provìnce^ ora sog- 
gette all'impero austriaco, inerme, senza neppure una 
^Mp«gnia propria n% d'in&nteria né di cavaUeria né 
di marina, è presidiata attualmente da militari che 
trag^^o la loro origine da quei paesi medesimi, do- 
ve un tempo i Dalmati avevano le loro guarnigioni* 
E certo che dovunque i soldati hanno una stazione 
fissa presso un popolo di origine differente, apprendo- 
no essi la loro lingua ed acquistano molto deg^ usi , 
ddle abitudini del popolo stesso , ed un affetto come 
se il luogo di guarnigione fosse la loro pttria* 

SiA iiifomtììMe Pòri SpeetMXU DmeU Armorìcam^ 

' • et NervicanU 

Prmfèebu miUtitm IMmàUetarum AMetmtis. 
Arnunieo in Francia, ora Normandia e Bretagna* 
JVennemd^ popoli del Belgio appresso Taumay* 



S90 STOMA D£LL4 »AL!IAZIAé 

Akrìctmtu^ città della GhIHa di posixioneiifnots» • 

Siifr dUpon&one Fìri SpMiaUUs Bum Bdgiem 

Seeundae» 

Equites Dalmatae Mards in Uiare- Aupontco* 

La Bellica Seconda scmò le Fiandre d'ordì, e 
Stareis dov'era di sts^one il prefetto col ano squai» 
drone di caTalierìa^ era posto anlle aponde del maiv 
di Fiandra 9 detto Utare saxanieo^ d^rente dal Udo 
aa^Bonico dell' Ii^hilterra a<^prannominato* 

Sub dispoiUione Ftri SpeetabiUs DueU BrUbmii 



Praefedut Equiltam BuUnatarmm PruttUìm. 

m 

Oltre il conte militare che stava in Inghilterra 9 vi 
era un duce 9 ossia generale clie aveva on grado mag» 
giore del conte^ come il maestro lo aveva sapmoro 
al dnce« 

Tre gradi fim i generali sembra che a qnel tempo 
avessero i RomanL 

. Quello di Comes^ che oggidì diciamo ge^eild di 
brigata 9 di Dux tenento-4narescialk>9 questi dne aveva* 
no il titolo di spettabili 9 ed il lUagister general in 
capo o maresciaUO) che aveva quello d'illustre* 

Cinque erano i marescialli, ossia magistri, due neU 
rOccidente e tre nell'Oriente, ai quali Leone impe- 
ratore a^iuose il sesto, quello della Dalmazia* 

La cavalleria regolare dalmata secondo ia notina 
delle dignità dell'impero «sulunque era composta di 



tveaiotto «quadroni^ • di altre «adeci conpagpue ; ferti 
i prini di 300 «omini, % le altre di ÌÌOO^ ei^ che 
darà mi totale di 13 mila seicento vomini* 

Oltre «He d«e legioni gmvimm ed erenlem compo-* 
•ta di Dalmati, ti erano due legioni libnmicbe, le 
quali calettando sei mila nomini per legione, daTano 
■n totale di S4 mila. 

Nelle troppe sotto alla disposizione del generale 
stabilito in Inghilterra, dalla notizia suddetta liene no- 
minata anche nna coorte dalmatica col numero di se^ 



È da credere che oltre Mt legioni ti erano atcum 
•celti battaglioni di frappa didmata, composta di miUe 
nomini per ciascheduno, che soppongo arrirassero à 
sei; e sono quei 6 mila nomini che Onorio fece yb» 
nlre per la dKfesa di Roma, e che per inesperienza 
di Yalente loro condottiero fwono quasi tutti dalle 
troppe di Alarico uccisi* Zosimo lib* 7. lascia scritto : 

Vùnm est Honorio quin^pte Dalmaticos Stilitum Or^ 
dines de «tiu exeitos sedibus ad Urbis eusiùdiamj..9., 
in ìds ordinibus eranl sex homimun ndUiuj qui tum a»» 
dada, tum robore eorpùntm exereitus Romani quasi 
aifti eranU 

Questi battaglioni non dorerano essere dissimili 
dagli odierni nostri granatieri* 

lia fiirza militare che la Dalmazia forniva all'im- 
pero romano p^ lungo teatto di tempo, introdotta 
ed organizzata in diverse epoche, era 

Cavalleria •••••• 13600 uomini 

Infimterin legionaria • • • 24000 

Infimteria scdta • • • • 6000 

Totale 43600 ohm la marina 



29S 8T0JIIA DELLA DAULiZLi. 

« 

Secondo le diffisrenticirQOftaBze del romano ioipe» 
rO) la flotta romana dell'Adriatico che centro &ceva 
in Ravenna 9 aveva un maniere o minore numero di 
navi da guerra; ed è impossibile al giorno d'oggi di 
poter precisare per approssimazione il numero dei 
Dalmati 9 de'quaU erano armate le flotte romane* 

Pero ci consta 9 1«^ che sino dal tempo delle gnent 
civili tra Cesare e Pompeo ^ Salona mandato avesse 
a soccorso di Antonio comandante la fletta cesariana 
tre navi) una delle ^sudi carica di mille uominL 

2»^ Che al tempo di Yespasiano le dnrme dahuMN 
tìchcy che si dichiararono a favore di questo impeirap 
tore^ deciso avessero le altre di abbracciare il partito 
medesimo; e che com si rendesse padrone della flotta di 
Ravenna* 

3/ CShe Salona avesse un pubblico arsenale marit» 
lìmo* 

4** Che i Dalmati espertisiAmi fossero nella naviga* 
ziooe^ spezialmente i Lissani ed i Liburni* 

S."" Che tutta la costa dalmatica e le sue isole fos-» 
sero popolatissime* 

Da tutto ciò sembra che la Dalmazia dovesse aver 
fornito la principal parte dei marinari^ che occorreva- 
noVdbi flotta romana dell'Adriatico* 






nrae del t0Xo vkimo. 



ISTDltltl 



ȃ CAPiTOLi B PBLLB MATBBiS COlfTBnVTB NBL 

TOMO i. 




5£aro ^.W» 

CAPITOLO L Jleyli «nfieU SmI&s loro sU^ 
bUimento m Ewropo^ I popoli dmn derim 
murano dagUSdtiU nd numoro dei qmMs $oUo 
U nome di burborij devono eo mprend eni i 
IhlnuUi antichi mediterranei^ e lo sono jfU 
aUnaUs come of^jlartenenU alle dmm originm pag* t 

CAP« IL Dalla pernione degli Sdti netta lo* 
ro emifrasdene deìV Asia e dei sneeeisun I0» 
ro nunwnetUi dedurre si possono i nomi éi 
moUe delle prisuipaii mmiotd^ ^99^f eono^ 
sciate sotto quetto di slave. :#••••» 17 

GAP. in. Brevi notizie sui Tracia Goti, 
f^andidij Getij Baci, Ae servono d'illastrsH 
%ione alla storia degli Slavi in generale, ^^Bh "* 
della Daluunia in particolare. • • • • ' • oJ 

CAP« iy« / |fr«Niì(itri abiianti della ihbnazia 

marittima furono di origino greca. • • • » 4S 

GAP. y. / primitivi ahitanU detta Baìmama 
mediterranea e detta Japidia furono d'origine 
slava. . . * . é . . . . . . ^ m Si 

GAP. YL BcU'antiehiik detta lingua slava . » 77 
^ VII* Betta religione, costumi e governò 
degli mstieki Slavi. . •. ^ 87 



«94 
CAP, YW» Uei CttK. . . . . » . p«^ iOÌ 
CAP*GK. Saggio storico «àlVimtìeoreymo Ulùrieo » 107 



mùióro t/eooTuuk 



1 ■ 



GAlP. X» JRomtoM Alili JMnMBui al tai^Mi 

lietta aduta di Getnio re degfiUirki • • » 123 
CAP. XI« IMIa prima fmna dei Dmlmmti eoi 

Monumi •••••«••••«•» I3S 
CiA.P« XII* IhUa seconda guerrm dsiméttìea eoi 

Bommn ••••••«•••«•n i39 

GAP. XIII. Della ienm guerrm de' Dalmaa eoi 

Bommi . .■ 147 

GAP. XIY. Delia ^fmarla gmnra de' DalnmH eoi • 

Bomam #•••••••...» ittS 

GAP. XY. Della^mMta g^terra de' Dalmati eoi 

Domani .•••»••••••» 165 

GAP. XYI. Della seeta gnerra daUnatiea . » 173 
GAP. XYIL Ihlla settima gnerra dalmatiea » 185 
GAP. XYnL IkdtoUmm ed nltima guerra dei 

Dalmati eoi Domani •*#.#••» 191 

GAP. XIX. Delt estensione delia Ddmaaia 

sotto V impere di Ottamauo Augusto f . » 211 

GAP. XX. Delia Ddmasia ridotta in prouinaa 
pretoria. .....«•....» Sfcl9 

GAP. XXL Divisione ddla pretura d^dmatiea 
m guatiro grandi distretti^ anticamente detti 
cooveati. ••••.••.b....«» 225 

GAP. XXU. Dopokuioni A' erano soggette ai 
tre conioenti di Seradona, Stdoma e Na ro na à 231 



Sfttl 
CAP. XXm. Dei pretori, legati, presidi cAe 
■ Imuiìm» governata la tfahoaùo al tempo dei 

jRomanij fmo a che t'impadromrono i Goti 

della medesima •• yog, 237 

GAP. XXiy. Delle colonie remane . • • » 239 
CA.P. XXy. Delle ammiuisttmioui eommtdi 

romane ••••*•.•••»•.> 243 
GAP. XXYL Ddle antieho eitik auBriUime 

della Dalmazia ...«•••••• 2tfl 

GAP. XXTU. Dék eitià mediterrmtee deUm 

JhJmam dall' Arma al Tiuo ..•••» 261 
GAP. XXYIIL DeUo etato miUtare al tempo 

dei Bomam » 273 

GAP. XXIX. ihUa cavalleria dalmatiea preteo 

i Somam » 279 




tu 



BAÌ^MAMA 



tvomo Cfeconao. 



STORIA 



DELLA ^ 



I-ÀIIIÀIIÀ 



(kf4a 



eéj^ 



DA GIOVANNI CATTAUIOGH 



TOMO n. 



ZARA 

1835. 




3 9 !> ai s à 

DALMAZIA 




CAPITOLO XXX. 




IK Hiodeximo ùtiperatare Je'BanumL 



a 



idotbi la Dalmazia a pro'rincia romaDa dal tempo 
della sua iQCoqnirazione fiao durca al 400 godette 
mia paee non mai interrotta e profonda ^ e le princi- 
pali gfuerre finrono dai Romani aoatemite fuori dei 
confini del vasto loro impero» La storia della Dalmazia 
oeH' ^oca suaccennata è priva ^pindi di azioni stre« 
pitose e di seonvolgimenti. Ella si riduce alle b^ 
nefioenzC) che la pace e la benevolenza de' Romani 
sparsero sopra la medesima; le quali beneficenze di- 
vennero fiitalmente crudele preda di tante barbare 
nazioni <9 di cui una dopo V altra dal principio del quinto 
secolo fino alla fine del settimo orrendamente la tra- 
vagliarono* Verso la fine del terzo secolo sorse dal 



6 STÒMA DELLA DALMAZIA» 

seno di qaesta provincia nn nomo estraordinario ^ elie 
arrivo al colmo dell' umana possanza e alla di^ta 
d' imperatore. Le sue azioni o non sono pienamente 
conosciute 9 o fiirono con troppa passione da molti 
riportate; sembra quindi proprio £ unire alla storia 
della Dalmazia 9 dal tempo che venne governata dai Ro- 
mani 9 un sagfgio della vita di qnest' nomo particolare da 
molti troppo esaltato 9 e da molti più ancora maltrattato* 
La .vita di Diocleziano è quella di un uomo giunto 
ad essere grande 9 che colle sue virtù e grandi vizii 
ebbe degli ammiratori 9 degli adulatori e degl' impla- 
cabili nemici* Dopo la sua morte i suoi atti finronok 
annullati dal senato 9 ed i cristiani dei quali si mostrò 
il più fiero nemico 9 non mancarono di porre sotto 
l'aspetto che meritava l'odio da Diocleziano per 
politica o per sentimento contro di loro concepito* Le 
persecuzioni della chiesa in luogo di annientarla la 
consolidarono 9 e quelli che per principii di ragione e 
di politica dovevano sostenere la religione 9 sopra le 
rovine della quale crebbe il cristianesimo 9 portarono 
fino ai più tardi secoli a peso del loro nome tutto ciò 
che vi fu di odioso e d' inescnsabile nelle medesime* 
Diocleziano col suo sistema verso i cristiani 9 seguì 
quello de' suoi predecessori* Il tempo non era ancora 
arrivato 9 in cui un imperatore romano poteva dichierirsi 
a loro fiivore* Questa gloria venne riservata a Costan- 
tino 9 poco tempo dopo dell' abdicazione dell' impero di 
Diocleziano stesso 9 a cui le stragli cagionate a motivo 
di reUgione resero preferìbile alla corona imperiale uA 
ritiro* Se questo è vero 9 come alcuni autori lo assi- 
curano 9 sembra che l'indole di questo regnante non 
fosse la crudeltà 9 e die la sua persecuzione fosse 



fanello dd rigore degli eMealori e dei nADifllri del-* 
Faltare ddb rel%iime dominante^ che anda^ra cedesd» 
il posto atta novdOa ^ delle ragioai di stato, • deDa 
fona ddle dreostanzeé 

EgU naeqpie in Salona, o in un vittaggio a qodh. 
édlk yieino^ die A cUanuiTa IKoclea« 0al aoinfe delia 
madre die areva quello di Dloele, e dal AOMe dd 
luogo dorè nacqae 9 ebb' egli qudio di IHode e di 
Diocleziano* 

Bf onsignore Zmajevidi arcivescoiro di Antfirari lo 
mole natÌTo di Diodea^ cddiie cit^ antica deU' Illirio, 
distratta totalmente nel decimo s ecolo %^ i|y|i ^ re 
dei Bulgari* Qaasi tutti gli autori 9 e segnatamenie 
Firmiano Lattanzio lo &nno nascere nd luogo stesso j 
dove si ritirò dopo l'abdicazione deU' impero; quindi 
monsignor Zmajevìch ddla somiglianza dd nome di 
Dioclea villaggio e Dioclea citta 9 non poteva dedurre 
la nasdta di questo uomo fira i limiti della sua dio- 
cesi. Forse il villaggio di IModea era dov' è oggidì 
Spalato 9 o in quelle vicinanze. Senza dubbio egli voHe 
in pafana finire i suoi giorni., ed a quest' oggetto fi»ce 
fiibbricare un palazzo grandioso 9 degno del posto sa* 
blime clic aveva occupato* Di questo pdazzo rimangono 
indubitate le vestigia nella citta di Spdato, che occupa 
i recinti di qnd vasto edifizio; quimfi o in Sakma o 
nelle sue vicinanze egli ebbe i suoi natali* 

Alcuni lo fiinno nascere della femiglia yderia9 una 
delle più cospicue di Salona 9 traspiantatà in > questa 
dttà da Roma 9 ed una delie antiche famiglie Sabine; 
dcuni dì padre schiavo &tto libero 9 ed altri finalmente 
di un notaio. 

Fu facile Ibrse a Diocleziano 9 dopo die arrivò al 



(Ari 



% dToioA maojL baimasoa. 

grado d* imperatore ), éi &r derhaie la mb origline 
daik &iiiigtia Y^leria, teme maa gli fii diflieile di fiursi 
chiamare . Giove 9 o figlio .di Giove; certo però easeiidò 
eh' egli arrÌTÒ a qoel posto dopo di aver corso per 
i gradi subaltemi della milizia 9 nella quale non en« 
travano i libertini 9 quindi non poteva essere %Iio di 
nn uomo schiavo . jEatto libero ( 1 ) comune ; e piìi 
accreditata è Y opinione che nascesse da genitore 9 che 
teneva TuflOicio di pubblico scrivano, non di poca 
eonsiderarione a quei tempi fira i Romani* 

Da soldato comune giunse fino al grado di comiyiidante 
delle guardie imperiali^ carica da lui occupata ^uan«- 
do venne acclamato imperatore* Allorché nelle GalUe 
era aUoggiato appresso un druido, amichevohnente 
questo rimproverandolo che fosse troppo parco nel 
mangiare, gli rispose Diocleziano: Allora sarò splen- 
dido quando sarò imperatore; ed il druido: Sarai im- 
peratore quando' avrai ucciso un apro , un cinghiale» 
Da quel tempo egli si occupò della caccia con fervore 
per desiderio di adempiere il vaticinio; ma questo del 
druido venne a verificarsi allora che Diocleziano &tto 
imperatore uccise Arzio Apro, che aveva con firode 
fiitto morire Y imperatore JNumeriano* 

Nella prima parlata che tenne ai soldati, che dopo 
la morte di Numeriaoo Y acclamarono imperatore ^ con 
^uramentQ e con tutta la forza dell' eloquenza cercò 
egli di allontanare da se qualunque sospetto di quella 
. morte, e per dare una prova di fatto, in presaiza 
della moltitudine che l'ascoltava, uccise di propria 
mano Arzio Apro incolpandolo della 

(1) Vittore. 



UIBO TEMO. 9 

DiockfeMno venne daU* esereito eletto imperatore 
il giorno XY delle ealende di ottobre l'alino 284 
dell' era Tolgare^ ed nn mese dopo feee il solenne ano 
ingresso in Nieomedia; da qnel giorno incomincia 
appresso gli antichi V era di Diocleziano^ eb' ebbe 
corso per più di dne secoli* Per Y innanu era costaune 
di distinguere gli anni non col nume degl'imperatoria 
ma con qndlo de' consoli; e si numeravano gli anni 
dal tempo dell' erezione di Roma 9 dalla battaglia 
d'Azio 9 o dalla presa di Alessandria* 

Diocleziano che da semplice gregario ed offiziale 
snbaltemo sognava il potere imperiale 9 arrivato a pos- 
sederlo volle che fossero in avvenire dal principio del 
soo regno calcolati gli anni 9 ed eternare in questa 
guisa la memoria del suo innalzamento al trono di 
Augusto. 

Carino collega di Nnmeriano sul soglio imperiale ^ 
che s' attroyava nelle Gallie 9 al primo annunzio della 
morte di Numeriano e bell'innalzamento di Diocle- 
ziano 9 raccolto un poderoso esercito, traversando l'Italia 
si portò in Dalmazia indi in Pannonis ; e nella Mesia 
superiore incontratosi coU' esercito che Diocleziano in 
persona conduceva , azzui&tisi i due imperatori dal- 
mati nativi daHe due citta le più ragguardevoli di 
questa provincia 9 il primo di Plarona e l' altro di Sa- 
Iona, restò in battaglia campale appresso Blui^io (f )» 

(1) Murno doveva essere una località della Mesia, oggidì 
Serbia , vicma a nn fiame di questo nome , e posta tra Vidi- 
macio (oggidì Vidìno) ed Àureo Monte , dove da tati' ì più ac- 
creditati antÌGhi scrittori é riferito clie successa sia la sconfìtta e 
la morie di Carino ^ ne possiamo riportarci all' autore della cronaca 
di Norimbergh e a Girolamo UÒiningel , ì quali vogliono che 



IO STOMA DlUJk BAtMAZU. 

Di^tto Carino per tradifliento di una pmnione del 
suo esercito^ ed egli stesso ucciso per nano di un 
Mo colonnello in vendetta di arere per forca Tiohta 
In sua consorte 9 Dioderiano seppe trarre dalla irittoria 
i mig^liori vantaggi possibili; perocché egli non solo 
perdonando ai vinti, ma conservando ognuno nel suo 
grado od onore, ed in tutto fiioendo le viste di affii*' 
bile e demente si affezionò gli animi del dcl>eUafai 
esercito (!)• 

La precipitata mossa di Carino dalle GaHie con 
tutto r esercito cagionò tra i contadini di quelle con- 
trade una sollevazione generale* 

Diocleziano per arrestarne i progressi spedì contro 
di loro Massiminiano suo antico amico, creandolo 
cesare* 

Massiminiano con leggeri combattimenti venne a 
capo di por freno alla sollevazione de' rustici, e Diocle- 
ziano passò il secondo anno del suo impero, dee il 
283, nel visitare le città dell' Illirio e della Dalmazia* 

Avendo col mezzo de' suoi generali riportate delle 
vittorie sopra i Germani ed i Britanni, prese i titoli 
di Germanico e di Britannico* Si portò quindi in Ni- 
coraedia, die fece metropoli della Bitinia, pel cui ab- 
bellimento in tutto il corso del suo impero non mancò 

b caduta di Carino successa sia presso Mucro y oggidì Macarsca, 
dove i due eserciù sarebbero venuti a battaglia , avendo volato 
Carino co' suoi movimenti avvicinarsi a Narona sua patria,. nella 
quale contava sopra un grande numero de' suoi partigiani. 

(1) Da questo fatto con sicurezza attrìbuìto alla clemenza di 
Diocleziano , dedur si può che il suo vero personale carattere non 
fosse quello di crudele j e che come per ragioni di politica per- 
donò ili prigionieri ed ai vinti suoi nemici , cosi per la medesima 
ragigac bandito avesse una generale persecuzione ai cristiani. 



di spméste immeiifle Manne fiicendo o^ sfimo per 
vmdarla «na seoonfU eapitale dell' impero» 

la meno a «pesta predSetta sua oeòipazione q^ 
WÈeàktKfB di portare la guerra contro la Persia^ ed 
essendosi Massìminiano dalle Gallie portalo presso di 
kd in Nicoinediay concerto seco lui il piano di questa 
gnerra per arrestare i progressi di Taratone 11^ re 
di Persa 9 ohe dopo aver devastata T Armenia e la 
Blesopetamìa si era impadronito della Siria 9 e per 
prendere Tondetta degl' insulti da Sapore fiitti a Ta* 
lentiniano imperatore trenta anni addietro* In questo 
tempo gU Alemanni^ i Borgognoni e gfi Eruli a feiro 
e fuoco deTastavano la Gallio* 

Onde far fronte ai nemici dell' impero ed arrestare 
le masse dei barbari 9 creo Massiminiano Angusto a 
suo collega nel!' impero ^ assegnando al medesimo Y It»* 
lia, la GaUia, la Spagna, T Africa, e ritenendo per 
sé tutte le province dell' oriente e dell' IDirio* Diviso 
così l'impero, divisero gli Augusti anche l'esercito; 
la spedizione contro i barbari nelle Gallie tocco a 
Massiminiano , e quella contro i Persiani a Diede» 
ziano* Prima però di portarsi alla rispettiva destina- 
zione, si recarono ambidue in Roma, onde cdi con* 
senso del senato e del popolo romano prendere possesso 
dell' impero. PCd viaggio da Pficomedia a Roma Dio- 
cleziano volle rivedere la patria , e come divorato era 
dalla passione di fisibbrìcare, gettò le fondamenta presso 
Salona di quel vastissimo palazzo, che ora forma la 
città di Spalato* In giugno del 286 i due imperatori 
si trovarono in Roma; la costruzione quindi del pa- 
lazzo stesso deve aver avuto principio nei mesi di 
aprile o dì mu^io dell'anno sopraccennato* 



12 STOBIA DELLA DAULUSLU 

Questo fiibbricato Teramenle niiperiale tcmào di 
atrii, di tempii 9 del foro 9 del gineceo 9 d«dle sfaudoni 
per le gaardie^ di carceri^ di oflEldne d'ogni sorb^ 
dS mora solide e di fortificazioni, venne da IKodet» 
ziano ordinato per servire di abitazione a Diodea sna 
madre , alla quale affidò anche V amministrazione della 
Dalmazia (!)• 

Yennero dal senato e dal popolo romano accolti i 
due imperatori coi contrassegni del piii vivo applauso 
e deUa generale allegrezza* Massiminiano verso la fine 
di luglio partì coir esercito per le Gallie, e IMode- 
uano si trattenne a Roma fino al mese di febbraio 
dell' anno successivo 287 9 nel quale parli per Toriente 9 
radunò le truppe presso la prediletta sua Micomedia, 
e mosse contro Varatone re persiano che occupava 
la Siria* 

Spaventato questi dalle tene romane che movevano 
contro di lui 9 cesse senza combattere la Siria 9 e venne 
costretto a ritirarsi al di la dei Tigri* 

(1) Faorì di Toma arcidiacono di Spalato, 900 anni posteriore 
all'età di Diocleziano, che lasciò sciùtto: In hoc aedijitio Dio» 
cletianus matrem suam hahitare fedi , tradens ei Saìonam 
€um iota provincia , non si trofa in alcun scrittore latta men- 
sione del gorerno della Dalmazia assegnato alla genitrice del 
suddetto imperatore, del quale era governatore prima di essere 
latto cesare. Cloro padre di Costantino il Grande. Consta però 
da Lattanzio, che in Nioomedia la figlia e la moglie di que» 
8t' imperatore avevano le proprie magnifiche abitaziom , non meno 
che in Roma , dove ne lece costruire anche per i suoi parenti ^ ne 
sapendosi che Dioclea sua madre ne avesse alcuna in queste due 
città , congetturare sì può che questo edifizio presso Salona Io 
abbia dalle fondamenta latto erigere a comodo della genitrice , e 
Ibrsc per conciliare maggior riguardo e ris[>ctto alla medesima , 
le contidò l'amministrazione civile della Dalmazia, lasciando a 
Cloro la militare. 



UOUIO TEMO. i5 

Gonpite MS! felicemente la gpediuone eonfro i Pm^ 
«ani 9 Diocleziano si portò in Pannonia^ e parie da 
aè atesao, e parte col mezzo de' suoi generali riporto 
delle yittone a damo dei Sarmati) àà Reti e dei 
Germani) e dilatò i eonfini dell'impero» 

All'annunzio di queste vittorie e dell'altare riportate 
da MassiminianO) il senato ed il popok romano da» 
CKtarono il trionfo ad amhidne gl'imperatori, che 
però sospesero di odebrare fino al SBO°>« anno ddi loro 
impero. L'anno 288) qninto del sno impero^ Biocle« 
riano visitò l'Egitto 9 e l'anno 289 tenne in Milano 
nn congresso con Bfassiminiano di erodo inverno , 
che in quell'anno si lece sentire rigorosissimo* 

Di ritorno in oriente visitò le città dell' Italia , ed 
alla fine ddl' anno dall' oriente si ridasse in Pannonia 
e nel Sirmio, dove si trattenne negli anni 291 e 292 
visitando le citta , decretando delle leggi ; e dall' Asia 
fece venire molte colonie per popolare la Tracia, che 
si trovava spoglia d'abitanti. 

L'anno 293 trovandosi l' inqiero romano esposto a 
molte guerre nell'interno dello stato, e odi nemici 
estemi, Diocleziano e Afassiminiano onde deliberare 
sopra i provedimenti da prendersi tennero un altro 
congresso in Nicomedia, nel quale stabilirono di crea- 
re due cesari Costanzo Cloro, e Galano detto Ar- 
mentario (!)• 



(1) Flavio Giulio. Costanzo Cloro nacque a Nìssa nella Bul- 
garia , « mentr' era governatore della Dalmazia «otto Aureliano 
e Probo , aposalo aveva Elena nata a Scrìp dell' ìsola di Brazza 
d' illustre prosapia e di soavissimi costumi , dalla quale nacque 
Costantino il Grande. 

Galeno Maasinuniano, detto Armentario, nacque presso Sardica 



f 4 8TOQU DELLA HALBIAZU. 

Garaaftio si era ìmpadMiitto dell' Iq^^leMni^ Oio- 
liano tìraimeggiava TAfirica^ l'Egitto tutto ad iàtì^» 
ebne di Adullco ai eira riWtatoy ed egli aletto ai 
face prodamare re in Alessandria* I Persiani radu- 
nato nn nomerosissimo esercito boUo la condotta di 
Pf arseo^ successo nel trono a Yatarano^ ayevanó. inco* 
ninciato ad occupare le confinanti prOYinoe romane» 
. Cloro e Gralerio vennero eflEettìTamente in Nicome» 
dia eletti cesari nelle calende di marzo ddl'anno 293; 
ed i due imperatori, onde magig^ormente stringere i 
loro legami coi cesari 9 obbligarono uno e T altro JU 
ripudiare la moglie che avevano* 

Galerio ottenne in isposa Valeria la fi^a di Dio- 
cleziano, e Qiuro Teodora figlia di Entropia sposata 
in secondi voti da Massiminiano* Da questo matrimo- 
nio ^li ebbe tre figli e tre finumine, firatelli e sorelle 
di Costantino; e Galerio dal suo non ebbe prole, ed 
obbligò Valeria di adottare per figlio Gondiano natogli 
da una concubina , morto prima di essere cesare , di- 
gnitìi alla quale il genitore si era proposto d' innalzarlo. 

Più dèeupato Diocleziano del bene dell' impero e 
dei mezzi di combattere i nemici del medesimo, che 
della propria grandezza, lo divise in quattro parti* 



città della Valacchia , da rasticl genitori , e la prima sua ooca- 
pazione fa quella di pascere le greggi , dalla quale passato a 
quella dell' armi si fece la strada al trono imperiale, Diocleziano 
e Massiminiano perfettamente e nel bene e nel male si rasso- 
migliarono } ebbero uno stesso modo di pensare , quasi una me- 
desima Volontà. Niente di più dissìmile vi fu dì Cloro e dì Ga- 
leno. Umano , docile , benefico il primo ; lerooe , inumano « 
barbaro il secondo , di statura grande , di orrenda largheaza e 
crossezza, colle parole , cogli atti e coli' aspetto ad ognuno 
mooteya ribresso e lerror& 



Le Giilte # la Spa^pa asaegnò a CSoro , T Africa 
rifalla e parte della Pannonìa a Blassimuiiaiio ; la 
Pannonia inferiiNre) detta poi Valeria dal oome della 
fig^ di Diodeziaiio ^ le Ilfeaie) e riUirio tatto fino 
allo stretto dei Dardanelli a Galeno 9 riteMndo per 
$è le altre province poste nell'cNnente* 

Toiseo a Gtaro di combattere Ganraaio; a Bfuaiv 
mipiaiio GinUanoi ohe senz'attendere il ano arrivo ^ 
stimò m^Uo di darsi la morte da se stesso, passando 
la propria spada per il petto, e gettandosi in nn ro» 
go che aveva fatto accendere; a Galerio i Carpi ad 
i Bastami che infestavano le province della sua gio* 
lisdizione, e domati questi, spingersi doveva contro 
i Persiani; ed a Diocleziano Achilleo, che tiranneg^ 
giava FJGgitto dopo di averlo sollevato, e dopo ch'era 
stato eletto al grado di re* 

In questo stesso anno Diocleziano si porto a Rop 
ma per celebrare il giorno XY dette calende di ottoni 
bre, il decepnale anniversario della sua esaltazione* 
L' aura dell' ambizione che lo portò al trono, sep^ 
pe soUeticario di sollevarsi sopra la condizione umana* 
Ordinò che resi gli fossero gli onori dividi, e oom^ 
parve in pubblico adomo di vesti e calzaraenti frep- 
giati di oro e gemme d' ogni sorta secondo il costu- 
me de'Persiani. Ripudiò Serena, sposando Alessan- 
dra nata di stirpe reale persiana, eh' era stata fiitta 
prigioniera nella prima guerra contro quella nazione. 

Terminate le feste decennali Diocleziano ritornò 
nell' lUirio , dove passò quasi tutto V anno 294 visi» 
tando le province e le città, come si rileva da varie 
sue leggi &tte e pubblicate in Bisanzio, Eraclea, Fi- 
fippopoli, Adrianopoli in Tracia, Yiyriano, Yiminacio, 



'16 STOSU DELIA DÀOIAZIA* 

•Dmrastori neDe MeMe^ e spiecbliiientè nel Sim{é in 
Pannonia* 

Frattanfo GMIerio eon felice snecesso combatteva 
coatro i Carpi 9 i Bastami ed i Sarmalì^ die deva* 
stavano le province romane* 

Dopo molte battage venne a capo di sog^ogarli| 
ed nna buona porzione di qne' popoli fece trasportare 
al di qua del Dannino stabilendoli neHe province mi- 
mane* Aureliano aveva fttto lo stesso dei Daci; così 
venne lasciato libero di' occupazione di altri barbari fl 
luogo donde questi fiirono espatriati 9 che con miglior 
consiglio potevano essere conservati in patria , e fe]> 
mare in tal guisa una barriera alle irruzioni che an» 
nientarono F impero. 

L'anno 295 nell'atto che Diocleziano si attrovava 
in Italia intento di ordinare le leve per la spedizione 
dell' Egitto 9 Galerio che soggiornava in Nicomedia, 
non avendo truppe sufficienti pier opporsi ai Persiani , 
lo informò delle stragi che in Armenia ^ Gappadoeia 
e Palestina impunemente commettevano 9 e ricercò di 
essere soccorso. Parte delle legioni di fresco levate 
in Italia spedì l' imperatore al genero 9 e parte' ritenne 
sotto* i suoi ordini per condurie contro Achilleo* Nel 
principio dell' anno successivo partito da Roma , si 
portò a Ravenna dove aveva ordinato V unione di tolte 
le forze navali disponibili 9 ed imbarcate le legioni ita» 
liane le fece trasportare in Dalmazia. Si fermò a Sa* 
Iona per tre mesi circa 9 compiacendosi spesse volte 
di visitare il palazzo fiitto febbricaré in quelle vicL- 
nanze, ed occupato nelle leve di uomini da tutto V II- 
lirio 9 onde aver forze sufficienti per la spedizione del* 
l'Egitto e per quella contro i Persiani* 



uno TERSO. 17 

Fatale a molti DalmMi, die abbracciata aTerono 
la religione crbtiaDa 9 fii la ana dimora in Salona j non 
meno cbe ad Alesaandra aoa coaaorte^ cbe scoperta 
di appartenere alla religione medesima yenne decapU 
tata« Estinta Alessandra è incerto s'egli ayesse preso 
una terza consorte di nome Prisca 9 o se Prisca era 
quella stessa Serena, cbe aveva ripudiata per isposare 
Alessandra (!)• 

Alla fine di aprile parti Diodeziano da Salona con 
un* armata navale dirigendosi verso Nicomedia, dove 
arrivato consegnò le legioni raccolte in Italia a Galerio, 
ed egli stesso con le legioni illìricbe navigo verso 
V Egitto* Sbarcato V esercito 9 ed accampalo in oppoi^ 
tuno luogo cinse d'assedio Alessandria 9 nella quale 
si attrovava Acldlleo. Dopo otto mesi di assedio sul 
principio ddU'anno 297 prese Alessandria 9 ed Acbilleo 
fece divorare dalle fiere 9 e con altri crudeli supplizi! 
punì i principali congiurati 9 fece smantellare dalle 
fi>ndamenta Busiride e Coprono due ragguardevoli, 
citta 9 e colle proscrizioni 9 supplizii e confisebe de' beni 
prese severa vendetta dell'egiziaca rivoluzione* 

Assettati gli affiori dell' Egitto 9 memore del caso 
successo a Valeriano, si portò coli' esercito in Oriente 
a portata di soccorrere Gralerio» Ne piii a proposito 
poteva egli essersi servito dell' esperienza 9 e dei lumi 
cbe possedeva nel comandare all' armate* Galerio in 
Mesopotamia azzuffatosi imprudentemente con poca 



(0 Quelli che vogliono non avesse avuto Diocleziano che doe 
mogli y opinano cba Serena avesse avuto il nome di Prisca , dopo 
di esdere stata ripresa, dà Diociezbno , e perciò detta Prisca come 
quella che di già era stata sua coatorte. 

T.n. • 2 



18, STORU BELLA DALKAZLU 

frappa od notnerMisginio esercito perdano Tenne 
sconfitto 9 e si vide obbKgato di rieorerarsi presso IKc^ 
deziano» Sdegnato U fiero imperatore non della viltà 
di Galerioy ma della saa inconsiderata condotta ^ non 
volle riceverlo idla sua presenza) e per ludibrio lo 
obbligaci a correre d' innanzi la fironte ddi* esercito per 
pili di mille passi imporporato. 

Ad onta di dò impetro egli dal suocero le legioni 
iHiricbe ritornate dall' Egitto 9 con le quali attaccò in 
sèguito sì vivamente V esercito persiano comandato 
da NarseOy che riportò la più compiuta vittoria im«^ 
padronendosi dell' armi , bagaglie e de' tesori drì Per^ 
sianL IVarseo venne ferito 9 i suoi figli 9 la moglie e 
le sorelle vennero fiitte prigioniere con molti de' prìn» 
cipali Persiani 9 e concbiusa la pace colla restituzione 
ai Romani dell'Armenia, della Sfesopotamia e del<« 
r Assiria* Ritornato Galeno presso di Diocleziano che 
si attrovava in Mesopotamia, venne accolto con tutta 
la benevolenza 9 e con le dimostrazioni le più <mori- 
fiche* n titolo di cesare però non soddishiceva più 
Galeno 9 e divenne arrogante è feroce 9 con assidue 
rimostranze 9 ingiurie e minacce cercò di obbligare 
Diocleziano a nominarlo augusto ed imperatore* 

Ad intorbidare il contentamento di Diocleziano di 
sì decisiva vittoria 9 recata gli venne la notizia defla 
nbellione dei Dalmati* Le tracce della medesima oscu- 
ramente indicate da Aurelio Vittore 9 il solo de^ 
antichi autori che ne fii qualche menzione 9 sarebbero 
rimaste totalmente sepolte fira le tenebre del tempo 9 
se neir archivio de' confratelli di san Gerolimo della 
città di Rimini non fosse stato trovato un manoscritto 9 
scritto nel XI secolo (Parlati tom* II* pag« 379) 



UBWO TBinso* 19 

Bel ipiale A eMteii|^no gli «td di san Marino e Leoney 
eccdUenti traTag^tori di pietre 9 tattaddne natiTi da 
Arbe, i qadi a& ttnione a molfi altri frbbri, arehitettf 
e lavoratori d' ogni aorta per comando di DiDdeziano 
Tennero da tutte le parti raccolti per ftbbricare là 
città di Rimini 9 cke nell' occasione di qnesta ribellione 
de' Dalmati era stata da loro distrutta e sacchegjpbta; 

Diocleziano nell'ultima sua dimora in Salona^ con 
le sue cmddift e colle sue estorsioni reso si era odioso 
ai proprii connazionalL Demostene delia famiglia Ani^ 
da parente degl' imperatori Caro e Carino^ la memo» 
ria dei quali per ^K ottenuti beneficii era grata d 
Dalmati 9 prevalendosi di questa disposizione degli 
animi nell'atto che Diocleziano con tutte le truppe 
disponibiR di terra e di mare si era occupato neil'E» 
(ptto e contro i Persiani 9 li eccito alla rivolta e si 
fece acclamare re in Salona* 

Libero appena Diodeziano dalle sue occupazioni 
nell'Egitto e contro i Persiani , non tardò di Spedire 
contro Salona la medesima flotta 9 colla quale da Sa« 
Iona era partito per Nicomedia e per l'Egitto 9 e la 
fisce assediare. 

Egli si portò a Roma per raccogliere truppe 9 e per 
terra dirigerie all' assedio 9 vigorosamente sostenuto da 
Demostene e dai Satonitani. 

Sul punto di mancare tntt' i mezzi agli assediati di 
potersi d'awantag^o sostenere 9 allettati da una buo* 
na opportunità fecero una vigorosa sortita 9 sloggia- 
rono dagli accaUnpamenti i soldati di Diocleziano &• 
cendo di loro orrenda strage 9 ed inseguendoli fino al 
mare s' impadronirono della maggior parte della flotta 
imperiale. 



20 STOMA JDEIXA DALWASU. 

, PCon tardarono iDabnati di armarb^ e dopo di 
ayer sottomessa ogni terra che nel litorale e nell' isole 
^ra rimasta fedele ai Romani, si portarono a danni 
della vidna Italia 9 ed assalita d'improvriso la citta 
di Binuni e scalate le sue mura 9 s'impadronirono 
detta medesima ; e dopo di averla saechegigiata la in-- 
cei|diarono« 

S'ignora qual fine avesse Demostene 9 e come rio- 
SQsse a Diocleziano di por termine a questa solle- 
yazion^* Essendo certo che tre anni dopo di questo 
tempo I del 300 9 Diocleziano e Bfassiminiano si ritro-* 
varono entrambi a Salona per deliberaro suU' abdica-» 
ùone dcir impero 9 la rivoluzione dev'essere stata re* 
pressa il piìi presto che fu possibile 9 estinto od ob- 
bligato atta fuga Demostene* 

Nel congresso di Salona , al quale sembra che preso 
avesse parte anche Galeno 9 che non cessava di sol- 
lecitare in ogni modo per la sua elevazione al grado 
di augusto 9 venne risoluto con qualche ripugnanza 
di Erculeo 9 che 1' abdicazione della corona verrebbe 
fatta alla priqia £ivorevolc occasione 9 e venne egual- 
mente stabilita la generale proscrizione de' cristiani» 
Galerio lusingato di poter venire al termine de' suoi 
desidcrii in poco tempo 9 si trattenne di molestare dav- 
vantaggio Diocleziano 9 e con più fervore di prima 9 
cresciuto sempre piìi in possanza ed alterigia 9 non 
ìnancò di ripigliare ogni maneggio 9 tostochè vide pro- 
traersi il desiderato momento 9 fino a che per vendi- 
carsi di Diocleziano a motivo dell' insisto fiittogli dopo 
la rotta ricevuta da Persiani 9 e per la voglia di es- 
sere imperatore 9 non lo decise a questo passo dopo 
cinque anni dal congresso di Salona* 



LIBRO tEnzo. 21 

I Vandali in questo tempo sortiti dalle rive della 
Tiatbla e del Baltico invasero la Tracia^ e rispinti dà 
Galeno al di la dd Danubio 9 si fissarono nel paese 
ora detto Moldavia. 

L'anno 301 e 502 passo Diocleziano nel visitare 
le province dell' Illirio e dell' Oriente 9 e nell'inverno 
si ridusse al prediletto suo sog^omo in Nicomedià^ 
dove non mancò di portarsi Galerio» in questa sta» 
gione molte scerete conferenze vennero tenute tra 
r imperatore ed il cesare per la totale abolizione del 
cristianesimo* 

Massiminiano Erculeo 9 vivamente sollecitato dal po- 
polo romano 9 cbe all' occasione dei giuochi nel circo 
per dodici volte ad alta voce ricercò l'estcrminio dei 
cristiani 9 sino dall'anno prossimo decorso aveva de- 
cretato con approvazione del senato e del popolo 9 che 
in Italia ed in tutte le province dell' occidente fossero 
perseguitati i cristiani con ogni genere di supplizio. 

Le conferenze invernali di Diocleziano e di Galerió 
finalmente ebbero il loro eiktto. D giorno settimo delle 
calende di marzo ^ il tempio de' cristiani in Nicomedia 
in poche ore venne totalmente distrutto* 

Nel giorno appresso venne pubblicato in Nicomedia 
il frtale editto esteso a tutte le province dell' impero, 
col quale era ordinato di distruggere i loro tempii , 
di abbruciare i loro libri sacri, e di fiv morire i 
cristiani d'ogni stato e condizione con ogni sorta di 
siqpplizio* 

In nessun modo è scusabile k condotta di Diocle- 
nano nell' aver ordinata questa generale persecuzione, 
la pia terrìbile di tutte, che da un capo all' altro 
dell'impero bagnò la terra del sangue dei martiri, 



28 STORU DELLA DALMACU. 

giaedbè i progpressi in tre secoli iaMi dalla «digìDne 
erano anrivati al grado di non poteria distruggere; 
Be però si riflette ch'Erculeo arerà Tanno innanzi da 
se stesso nell' Italia ed in tutto V Occidente promoU 
gato r editto della proscrizione ^ ed Ma preponderanza 
che sull* animo di Diooleziano aveva Galerio suo figlio 
adottivo 9 fiero 9 arrc^nte e brutale 9 sembra die la 
^ua condotta sia stata determinata piit dalla £brza delle 
circostanze 9 che dalla totale pravità del suo animo, 
figli avera dato ddle prove di aflbzione ai cristiani* 
Qoattro anni innanzi Ciriaco diacono avendo libe» 
rata dal demonio Artemia figlia di Diocleziano 9 V im- 
peratore colmò di benefizia questo cristiano 9 lo regalò 
di un superbo palagio in Roma 9 che presso le Ter- 
me Erculeo aveva &tto costruire per Diocleziano me- 
desimo* Al ritomo dalla Persia di Ciriaco suddetto 9 
«spedito cola da Diocleziano per liberare da un ^fuale 
malvagio spirito Gobia 9 la figlia del re dei Persiani 9 
venn'egli dall'imperatore con tutta la famiglia impe- 
riale pubblicamente con ogni dimostranza di onore 
accolto 9 e grato al benefizio ottenuto 9 aveva egli nd* 
lentato da qualunque rigore contro i cristiania 

Pubblicato il crudele editto Diocleziano da INico- 
media si portò a Roma 9 onde in unione ad Erculeo 
celebrare le leste per la v^esima ricorrenza del suo 
innalzamento al soglio imperiale* 

In questa occasione celebrarono anche i due impe* 
ratori il magnifico trionfo 9 ch'era stato ad essi de» 
cretato dal senato e. dal popolo romano 18 anni pri- 
ma 9 nel quale condotti d'innanzi al carro comparvero 
la moglie9 le sorelle 9 i figli di Narseo re dei Per- 
.abnÌ9 latti prigionieri da Galerio* 



LURO TER7X> 2Ì 

La stuicae di Roma poco piaceva a IModeiiano. I 
Romani non ceflaavano di dile^arlo» Erano eaai o&i 
fissi dalla predilezione cLe aveva per Nicomedia^ e dal 
«no dìaeipio di rìdnria eguale o anperiore a Roma 
ateasa*' 

Partì quindi da questa citta di crudo inverno* Strada 
fiwendo vide Rimini distratta dai IhilnAti nel tempo della 
rivolta di Demostene 9 n'ebbe compassione ed ordinò cbe 
fosse rifabbricata a spese principalmente dei Dalmati 
medesimi* In questo -vii^fgìo esposto « r^ori del freddo 
e deUe piogge incontrò una legifera ma costante ma» 
lattiay e per non esporsi ai disagi di nn lungo viagw 
gio di mare dall' Italia passò in Dalmazia^ dove fece 
perfezionare i lavori del suo palazzo nel quale fra 
breve doveva passar ad abitare^ dalla Dalmazia nel 
Sirmio^ e facendosi portare in lettiga per Tanrona, 
Yiminacio (oggpdk Yidino) Ostndizo nella Tracia 9 Ri«> 
Sanzio (oggidì Costantinopoli) passò nella Ritinia, e 
per Ponticoy Libissa arrivò a Nicomedia^ dove cadde 
in una gravissima malattia da novembre fino a marzo ; 
nel periodo ddUa quale i cittadini di Nicomedia con 
estremo loro dolore io credettero ancbe morto^ e gli 
fu forza di fersi vedere al pubblico^ bencbò quasi non 
era più ndh figura riconoscibile* 

Da questa malattia le sue fiicolta intellettuali ven- 
nero in parte alterate^ cosiebè a certe ore dava segni 
di pazzia^ come scrive Lattanzio Gap* 17: Et iUe 
idibu9 deeembribut morte sopitus amnuon reeeperat s nec 
tMmen ioUmu Demm$ emm faetius ests Ha ut certis horU 
immiirets eertU rtdpuceretm 

Quest'alterazione è quella cke determinò Dioclezia- 
no di efiettivamente rinunziare all'impero^ e Galerio 



24 STOMA DELLA DALMAZIA» 

non onunise di preTalarsi deU'oocanone per aoedlcnuM 
la* Si porlo egU in .Nicomedia (come scrive Latta»- 
sdo: Nee rnuUig post dieius Caemr mdnfenit y non ut ptn 
1ÈÌ gratuìareiwrj sed ut eum eojferet unpmo ttiedmrt} 
non per congratularsi col padre deOa ricnperata salo- 
te^ ma per isforzario a rinunaiare all'impero» 

Intanto Calerlo aveva aumentato il suo esercito^ 
indotto colle minacce di a{>erta guerra Massìminiano 
a mantenejrc la promessa di abdicare convenuta nel 
congresso di Salona^ e prevalendosi dell'efi^ della de- 
bolezza e delle circostanze tutte 9 non cessò di mole- 
slare Diocleziano fino a che contro sua voglia lo in- 
dusse alla rinunzia 9 che fece il vecchio imperatore 
colle lagrime agli occhi» 

Lattanzio cap» 17 : Senex languidusj lacrynuAunJug 
fiat, ini/uiij si hoc placeL Nell'atto stesso dì assentire 
riservava il vecchio la condizione se con piacesse^ lu- 
singandosi forse che Galerio avrebbe avuto qualche 
riguardo verso di un uomo 9 che lo aveva colmato di 
tanti e sì grandi benefiziu 

Da tutto ciò dobbiamo credere che la rinunzia di 
Diocleziano non è stata volontaria, e che la [iromessa 
latta nel congresso di Salona non si sarebbe verifi- 
cata 9 se le circostanze non avessero necessitato il suo 
adempimento» 

Non contento Galerio di avere sforzata la volontà 
di Diocleziano 9 desiderò che l'abdicazione succedesse 
con tutte le solennità» A tre miglia di distanza da Ni- 
comedia vi era un colle elevato 9 nella sommità del 
quale esisteva una collina colla stetua di Giove. Ivi 
ridottosi Diocleziano con le guardie pretoriane 9 e la 
truppa ch'esisteva in quelle parti 9 in una breve allo- 



USM TBISO 28 

fNKtoiie con le lagrime egli occIh eqpote: Qmm mo- 
tivo della tn età e detto stato di ava adbrte ai tro* 
▼aya coetretto di rinanxiare die rediai ddl'impero^ e 
rimettere nelle mani di Gpalerio ch'ego oreava aopwte 
la aiqprema podeatìu 

Nell'iatesM tempo Masaiminiano^ deposta la porfio» 
ra nel tempio di Giove Capitolino in Milano 9 rinun» 
zio all'impèro creando angnrto Goatanzo Cloro* 

In aostitazione dei due cesari fiitti imperatori^ vcn* 
nero nommati cesari Severo 9 uomo oscuro 9 e Digo 
Bf^ di una sorella di Galerio^ tnttaddue ascesi a 
questa dignità per semplice protezione del fiero Ajp» 
mentario. Diocleziano spogliatosi della propria porpo* 
ra la indossò a Dajo con sorpresa di tatto T esercito 
e dei principali capi del medesimo^ die si attrovavano 
raccolti intorno l'imperatore 9 i quali con sicurezza 
credevano che alla dignità di cesare sarebbe stato no» 
minato Costantino figlio di Cloro presente alla radi»- 
nanza^ e che mosso si era verso T imperatore mede» 
Simo nell'atto dell'elezione 9 credendo di essere detto 
egli stesso. Ma vennf^ tosto rispinto da Galerio^ il 
quale prese per mano Dajo che s'attrovava dietro a 
Costantino 9 e gli fece prendere^ il posto dove sentissi 
acclamato cesare. 

Deposta la porpora ed il supremo potere^ Diode- 
siano affirettossi a ritornare in patria 9 e con tutto il 
fiuto che conveniva alla dignità d' imperatore per venti 
anni da lui aostenuta, fissò il suo domicilio nel pa- 
lazzo oggidì dtta di Spalato ^ dove la principal sua 
occupazione fii la coltura degli orti ^ e dove visse per 
lo spazio di nove anni essendo morto nell'età dì anni 
689 Tanno dell'era volgare 313» 



26 STOMA DELLA OAUUZLU 

Sembra clie qoaniiniqne amsee rioonzialo all'im» 
pero, GODflervato avesse il anpremo potere 9 o ddla 
Dalmazia intiera o di mia pondone ^Ua medesima^e 
che neUe pib ^avi ùtcceùde e dUflGieolta dell'impero 
fosse stato eonsoltato da' suoi saceessori fino al termine 
della sua vita* 

Da yarii autori a varie cagioni viene attribuita 
la morte di Diocleziano. La piti probabile è quella 
ffìfierita da Lattanzio* Oppresso negV ultimi tempi della 
sua vita da acerbissimi dolori 9 cbe non gli davano 
pace ne di giorno ne di notte 9 ne agio di prendere 
cibo e sonno 9 egli morì di languore e d'inedia ao- 
eelerando la fine di giorni sì amari col vdeno» 

Appresso gli antichi benché fosse certo che Dio- 
cleziano era stato sepolto nel palazzo del suo ritiro; 
tuttavia il luogo preciso di sua sepoltura per la vastità 
di quell' edifizìo era ignoto* 

Circa l'anno 1550 essendo caduta la Torre detta 
cggidk àA Paolini dalla parte di levante 9 in un' aper- 
tura di quel larghissimo muro venne scoperto un sai^ 
cofiigo di p(Mrfidò di antioa scultura, con il solo nome 
inciso di Diocleziano* In ognuno de' quattro angoli 
ai ritrovò una lucerna di terra elegantemente dipinta ; 
ndi mezzo del sarcofiigo un' urna conteneva le ceneri 9 
la base della quale era poco coperta di un liquore 
fisso e spirante una firaganza inefiabile9 in mezzo al 
quale eravi un pezzo di cranio umano che dall'una 
parte avea ibrma ^i una moneta grande 9 e dall'altra 
un'effigie d'insolito ed elegantissimo lavoro rappre- 
senlapte un uomo fino a mezzo petto coperto di co- 
razza9 con grande elmo sul capo 9 e lunga barba sul 
mento9 la quale confiroutata con l'effigie di 



imo imzo 87 

^erfirttameiite i^ombiiuiTa) ad eadhMioiie delb bwlMiy 
che come inpenitore v^^nte non porUva^ e die 
nel eoo ritiro di Spalato a^m laBciato creecere» Qn^ 
ate particolaritk sono riportate da Tonco Mai^^narizio 
vescovo di Boasina ndUa ava operetta De Genie Vm^ 
iena» 




CAPITOLO XXXf. 




Ddle t^nde romane» 



A 



ndo AagiU(to cómpletameiite M^^ogata la DaU 
mazia e ridottala in provincia pretoria sotto Timme» 
diata sua dipendenza 9 nyoke le sue mire alle strade 
pnbblieke onde facilitare il passag^ ddle frappe^ e 
rendere agevoli e eomo^ ai superni mi^trati i viaggi 
die fare dovevano per assistere alle diete provinciali ^ 
die secmido il sistema ddla pubblica sua amministra* 
done dovevano da dtta in dtta a dò destinata ogni 
anno trasfisrirsi* 

Queste strade furono erette con imperiale magnifr 
cenza^ lastricate di pietre lisce cogli orli guarniti di 
muro 9 con parapetti dove abbisognavano ^ con cd[on« 
nette di migUo in migliò disposte per segnare la di- 
stanza non S0I09 ma ptt poter servire di comodo ai 
riandanti onde sdire a cavallo; mentre nelle cavdca- 
ture ancora non era introdotto l'uso delle stafe» I 
soldati delle legioni prìndpalmmte furono impiegai 
per costruirie* Un superbo avanzo dell'antica loro 



30 STORIA DCLIA DALMAZIA. 

forma € largliezza^ suMÌste tntton nella vaData di 
Ferba del tenitorio di Trau^ ed in varie altre locditk 
della provincia molla altre veat^a* 

Aqiutria nell'Italia era il ponto da coi partivano due 
strade* die conducevano in Dalmazia « marittima Tmia) 
neditorane. l'altnu 

La marittima traversando V Istria 9 il seno Flanatico 
e la Dalmazia finiva in Bfacamm (oggidì RIacarsca)» 

I pnnti prioeipali per i quali passava erano: da 
Aqmleia al ponte sul Timavo^ Trieste^ Parenzo^ 
Pola^ Fiume^ S^fna^ Argirunto, Asseria^ Bumo^ 
Promona 9 Magnum^ Anderzio^ Salona^ Epezio^ Pi- 
gmudo, Macànmu La mediterranea da Aqnileia con* 
duceva a Segna 9 e da Segna ad Avendone posto SO 
sflìgia di distanza^ Ampio 10 miglia distante da Avei>» 
done^Bibio, Romula, Quadrata^ adFines^ a Sisda; 
un'altra strada da Aqnileia condnceva ad Emona^ 
mggUà Lubliana^ e da Lubiana per Pretoriam La» 
tavieonm, Moviodunum, Quadrata, ad Fines a Siscia» 
Segna ipundi era il punto da dove viaggiando daHn 
Dalmazia per Aqnileia si poteva fiurlo o perla strada 
marittima o per la mediterranea; e dopo Argirunlo 
la grande strada che dall' Italia conduceva a Salona 
non passava più per i luoghi posti al mare, ma.per 
r intemo 9 quantunque le città di Jadem^ Blandona, 
Anrasa 9 poste sulla costa della Liburaia avessero una 
eomunieozione di strade fira di loro. 

Due strode mediterranee oltre l'accennala partiva* 
no da Salona, «entro di tutte, le comunicazioni della 
Dalmazia* 

Una da Salona per Siscia, e Talira da Salona per 
Narona* 



USM TKMSO* SI 

QneUa di Siscia passava per Anàenio^ Eqinmi Si 
mi^Ko distante da Sdona 9 PeKa 17 da Eqown^ e 
Silva 18 da Pelva* RIaneano le memorie delle altn 
loealita clie da Pelva condacevano fino a Sisda* 

La strada per Narona passava per Andenio, TiU 
Iorio 9 Trono 9 Billnbio, ad Pfovas^ ad Fastìmanas^ 
Bigaste, Narona* 

Nel distretto d'Imosehi si conservano vi^UK ed 
incontrastabili tracce di qeesta strada romana* A Cista 
dne ore distante da Trig^, eVe Tantieo Tillarinm^ 
si scorge qualche vest^o di^VBtichttà 9 e si rinveni* 
gono di tratto in tratto monete romane* Qhivi polev» 
essere Trono accennato nell'itinerario di Antonino 
subito dopo Tillariom* A dne ore di distanza da 
Cista andando in retta Unèa verso levante si trova* 
ov'è il villag^o di Lovredi^ T antico Kllnbio^ é qnrri 
si scorgono ancora le vestigia di nn castelio di costm* 
zione romana sull'eminenza del colle detto Chradma^ 
cV ebbe questo nome da una dttk eh* esisteva in 
quella località; giacché Grad in islavo^ dal qnde der»» 
va Gradina 9 significa città. In Lovrech pure ai rin^ 
vengono monete romane d'argento 9 rame e qualche» 
duna d'oro 9 ed a poca distanza vi è una quantità di 
tumuli antichi sopra i quali sono posti de' grossi ma« 
cigni rozzamente lavorati 9 che hanno scolpite delle 
figure di uomini, di animali 9 di lance, ^de eco» 
Questa situazione si chiama Mramor pressamente de-> 
rivata dai macigni suddetti. 

Dal monte Berinovaez posto a poca distanza di 
Mramor discendeva la strada per la valle di CrivodoI 
ne' piani di Podbabie, e progrediva in retta linea fino 
a Runovich. Per sei migUa circa di cammino in que- 



ss . STOMA NOXA UAtMÀMA. 

sta. sitoauone soùo ancbe oggidì così visibili così pai- 
mari le tracce dell' antica strada 9 che neasaoo può in* 
pannarsi nel discemerle* 

Questa strada conserva anche il nome di Drnmine 
derivato da Dnim , che in islayo significa strada car- 
reggiabile* Rnaovich^ ora villaggio 9 era al tempo dei 
Romani cittk municipale^ come si scorge dalle molte 
lapidi ivi esistenti 9 e si chiamava Novaniums eh' è la 
flessa nellNtin^rario di Antonino indicata ad Novas» 
Yestigia di &bbriehe antichissime vi esistono ancora 9 
e vi si ritrovano frequentemente delle medaglie di ra- 
me 9 argento ed oro* 

( Tali segni di Novanio^ ossia ad Novas, si rimarca- 
no nella suddetta situazione 9 che lecito non è di mi- 
qimamente dubitare della véra ubicazione di questo 
punto dell'antica strada romana* 

Il dotto canonico Paulovich nella sua opera Mormora 
JUnearensia ha illustrato due delle lapidi ritrovate in 
Runovich9 dalle quali e dalle sue dotte osservazioni 
ai rileva che INovanium era anche città di conside* 
razione* 

Da Novanium9 oggidì Runovich9 progrediva la stra- 
da per la valle di Tiaglina9 con tracce ancor visibili 
di tratto in tratto* Tiaglina è posta nello stato otto- 
mano 9 e si unisce colla campagna di Gliubuski. In 
Tiaglina per quanto fui assicurato si trovano delle 
vestigia di antichi &bbricatÌ9 non meno che. nel \iU 
laggio di Rlokuk nell' accennata campagna* 

In queste due situazioni convien porre le due lo- 
calità ad Fustinianas e Rigaste, riportate nel predetto 
itinerario suUa strada da Salona a Narona. 

Da Narona progrediva la strada per Tribuliuni9 og- 



UBBO TERZO 35 

ipdì TnìAffctCf ad Epidanro, RagaMTeediia; e da Epi- 
dauro per Asennam (Catbaro) Batoa (Budum) fino a 
Lisso, dove si coogiaogera alla via Ignazia 9 ehe da 
Lìmo nell'iatemo cooduoeva* 

Dal fo||ido detta mentovata valle di Grivodol al prin- 
cipio detta strada detta Drumine^ un' altra strada con- 
duceva a Kamenmosty ponte di pietra posto sopra il 
pic^l fiame Yerlika^ che scorre per il Inngo e bel pia- 
no d'Imosku Qui pure si osservano delle fid>briclie 
antiche 9 e si scoprono delle monete e delle pietre 
eotte degli antichi tempii Sul ponte vi è una hqpide 
innalzata att'imperator Adriano* Il ponte non è di 
costruzione, romana, ma sembra fiitto dai Turchi; ed 
è possibile che la lapide ria stata trasportata 9 ovvero 
nette ricostruzioni del ponte medesimo conservata (!)• 

Anche questa lapide è stata ittustrata nella sncU 
detta opera del reverendissimo Paulovich. 



(1) Sono fortemente indotto a creckre che qoeita ttrsda, che 
si distaccava dalla grande itrada romana nel tondo deDa falle di 
Crìvodol e passava p«r Kamenmost^ condacesse all'antico Ddmi- 
^^9 i^Kjpài Darno) non molto da Imoschi distante; e che da 
CrìfodoI incominciasse nn' altra strada di comunicaxione tra Sa- 
lona^ la Mesia inferiore , b Trada e GostantinopolL Questa po- 
teva anche essere la strada commerciale di terra, colla quale le 
merci della Persia e dell* Indie , che hanno si grandemente ar^ 
ricchito Salona, venivano trasportate nella cittì stessa. É certo 
eh* ella ha esercitato questo commercio o per la via di Costanti- 
nopoli o per il Marnerò ; e la strada per Imoschi , Duvno ec 
doveva essere pii!^ breve e più agevole di quella per Narona , 
EpidaurOy Lasso ec. per formare il commeroÌD della Persis eon 
Salona. Quando verrà il tempo che nello stato ottomano po- 
tranno con libertà e sicurezza farsi le osservazioni necessarie so- 
pra di questo argomento, mi lusingo che la mia semplice indica- 
zione potrà essere avvalorata da provo di fiitto. 

T. //. . 5 



CAPITOLO XXXU. 




Canmereio^ 
Arti e Navigaxione ai tempo dei Bamanu 



fjni 



li antichi popoli non erano commercianti (1) co« 
me lo sono quelli spezialmente dell' Europa al giorno 
d'oggi. 

L'agricoltura e la pastorizia erano le principali loro 
occupazioni. La necessita di difendere e le proprie 
persona ed il gregge dalle fiere ^ nonché il bisogno 
di rispingere le nemiche aggressioni colla fon» 9 fece 
nascere in essi l'arte militare. 

Quest'arte da secoli in secoli tramandata fira le na- 
zioni ^ ha nelle piii floride dell'Europa sviluppato il 



. (1) Ndl'aooeoiuirecliecli antichi non erano commercìantiynon 
si poò stabilire che fra Toro non ti esistesse atcan commercio. 
Contemporanea all' orìgine di qualunque popolo può dirsi To- 
rìgine di nn oommerdo qualunque , necessitato dalle relazioni e 
dai reriproà bisogni. Anche nelF epoca , in cui nella rap- 
presentanza di ogni valore non era conosciuto il danaro , yi 
esisteva un commercio di cambio colle derrate ed oggetti super- 
flui che uno possedeva , verso altre cose delle quali poteva abbi* 
aognare. 



38 ISTORIA BELLA DAIMASOA. 

La narigazioiie dell'Adriatico qnaai tutta neUe mii» 
hi dei Dalmati per la mancanza dèi porti sulla costa 
dell'Italia, e per là inoltiplicita di qnélfi della I)alma<* 
zia, la perizia nella navigazione dei liibumi, dei Im^ 
aani, dei Greci, dei Celti Tenuti dalle coste della Br^ 
tag^a e stabiliti sopra quelle dell'Adriatico, e nella 
eostruzione dei navigali che uscivano dagli stessi can- 
tieri della provincia con legname delle proprie fp» 
reste, (1) dovevano molto accrescere Toperositii .e 
prosperità ccmmierciale , e fornire lucro agli abitanti 
impiegati nel noleggio per trasportare dall' Italia trup- 
pe, materiali da guerra e mercatanzie forestiere, non- 
ché le derrate ddl suolo dalmato, le cui produziooi 
dovevano essere estesissime per il numero e Tindur 
stria degli abitanti, e per la fertilitk e vastitìi del suo- 
lo medesimo* 

Se si pone mente ai soli materiali che ocisorrono 

(i) Salona aveva un arsenale marittimo , quando ella era an-^ 
oora in potere dei Dalmati. Strabone la chiama Navale Dalma'^ 
tarunu Non vi è dubbio, cbe i Romani dopo di essersi impadro* 
niti di questa città conservata quasi sempre da loro fino alla sua 
distruzione, non avranno conservato questo pubblico stabili- 
mento y e di molto accresciuto e migliorato. 

Le foreste, che aveva allora la provìncia,dovevano essere più che 
sufficienti per somministrare i neoessarii materiali per i navigli 
pubblici e privati. Esistono ancora in varie case della città e 
distretto di Spalato de' travi di enorme grossezza, recisi , come 
81 sa per tradizione , da più di un srcolo addietro nella foi^esta 
del monte Marglian vicino a Spalato , dove ora non si scopre 
la traccia di un albero da costruzione. 

I monti della Poglizza , dove ancora raro «i trova qualohe 
albero , dovevano all' epoca de' Romani esserne pienissimi ; e noa 
e improbabile che 1' odierna Klapavizza, Dragevizza e Dugopo- 
glie località vicine a Salona , sieno state , dove ora non si ve- 
dono che nude pietre ^ coperte da foreste di alto fusto. 



Lmno TERZO. 39 

aUa costruzione dei navigli, ferro, tele, corde, pec<l ed 
altri; se si riflette al numero dei bastimenti special- 
mente di cabotag{|;io ch'esister dovevano lungo una 
costa tutta popolata di gente attiva ed industriosa, e 
di tante grandi e belle città che la fiancheggiavano, 
quali immense faccende non dovevano allora animar^ 
il commercio nel solo articolo della navale costru- 
zione! 

A quell'epoca il commercio dell'Indie non aveva 
ancora in generale presa la direzione di Alessandria, 
la marpna mercantile non era ancora arrivata al gra- 
do di bravare le onde colla celerità ed abilita del 
giorno d' o^ : i viaggi erano lunghi, e possibilmente 
(atti con tempi propizi!, e piii vicino ch'era possibile 
alle coste* Questo commercio d'un paese ferace di 
tanti prodotti, rifluiva in Europa ed in Italia ch'era 
il centro di tutte le operazioni innanzi l'invasione dei 
barbari per le strade di terra, col mezzo delle quali 
posta la Dalmazia in. comunicazione eoll-'oriente, veni- 
va a ricevere spedalmente in Salona i prodotti della 
Persia e dell'Indie, e li' faceva passare in Italia; ciò 
che accrebbe lo splendore e la ricchezza di questa 
celebre città* Un grande numero certamente di stàbi^^ 
limentì, di manifiitture d'ogni sorta doveva esistere in 
questa prò vinda, seppelliti ora sotto le proprie rovine 
atterrate dal tempo, dalla barbarie e dall'ignoranza, 
che succedettero alla distruzione dell' impero romano* 

Negli antichi scrittori si conserva la memoria di 
tre fabbriche importantissime, ch'esistevano in Salona, 
ed una nella Libumia (I)* 

( I } I Ubami furono gl'inventori delle navi libumicbe èì cele- 
brate ciarli antichi^ e lurooo pure iuvenlori ai tempi di Valenti- 



40 STOMA DEtXA DALMAZIA. 

Nella Notìzia delle dignità dell'impèro occidentale 
sono accennate cinque fonderìe d'armi^ esposte neU'e- 
atensione di queir impero* 

Nel SirmiO) di scndi^ baliste ed armi* 

In Acinia 9 Cornuto e Launa di scudi^ e dell'amd 
in Salona. 

Sotto il nome g;enerìco di armi non devono inlen-i 
dersi soltanto le spade 9 ma gli elmi 9 le corazze 9 le 
maniche di ferro^ ed altre ch'eranorin uso, aHora per 
l'armatura completa del soldato. La fiibbrica di Salo* 
na adunque era la più importante^ che sotto il nome 
generico di armi le comprendeva tutte; e doveva 00^ 
cupare molta gente^ e consumare una prodigiosa quan- 
tità di materiali greggi^ per lo piii di ferro 9 che im- 
piegar si dovevano per molte truppe^ che avevano la 
testa^ il petto^ le maniche coperte di questo metallo» 

Oltre alla fabbrica dell'armi, vi era in Salona il 
Bafio così detto da' Romani, cioè stabilimento pubbli- 
co, dove le vestì di lana e di seta ad uso deg^' impe- 
ratori ricevevano la tìnta del color di porpora. Questa 
era diretta da un pubblico funzionario, che aveva il 



nianOy e di Teodolio di una nare, che colla interna forza motrice dei 
borì velooemexìte solcava il mare. Furono ugualmente inventori 
di pompose vestimenta, che mandie chìamavansi ; e F invenzione 
non 81 riferiva al nome ed alla forma y ma alla Qualità del drap* 
pò dal quale erano formate , e che proveniva dalla loro nazioniue 
manifattura. Se soltanto le mandie fossero state liburniche dalla 
forma, non avrebbero meritato una speciale menzione che si at- 
trova nel commentarli di S telano neli istesso momento che V in- 
Yenzìone dalle navi liburnìcbe ai celebri ed industriosi antichi 
Libuml viene attribuita: 

Ab iis Liburnicae tiaves sunt excogitatae, et mandia li- 
hurnica vestimenta. 



uomo TEEZO. 41 

titolo di procuratore^ dipendente dal conte delle sacre 
largiuoni, Comes saerorum laryitiontunj digfnitario im* 
piegato nella corte stessa dei principi* Nerone fu il 
primo che vietò ai privati di tingfere in pwpora* Gra* 
aiano poi sotto pena di morte e di confisca de' beni 
rinnovò il divieto di tin(|pere ai privati, e di vendere 
oggetti o di lana o di seta del suddetto colore* 

Diocleziano nel grandioso suo palazzo di ritiro^ nel 
quale raccluusa ora si vede la città di Spalato 9 fece 
erigere un gineceo 9 in cui le donne erano allog- 
giate ed impiegate a filare e tessere la lana per le 
vesti dell' imperatore^ e per le truppe, le tele per ve- 
le e tende militari ( 1 )• Siccome questo imperatore 
si compiaceva di fiirsi chiamare Jovio, e Joviani 
chiamava i suoi più fidi s<ddatÌ9 così al gineceo atea», 
so impose il nome di Jovio, al quale presiedeva • un 
procuratore sotto la dipendenza immediata del conte 
delle sacre largizionu Proewrmtors dice la Notizia, Gj/^ 
tuieeci javenm Dulmatiaem 

Se a tutte queste risorse e mezzi che aveva la 
Dalmazia al tempo dei Romani, si aggiungano i la« 
veri delle miniere di ferro, che moltissime erano nel« 
la Dalmazia stessa, e nella parte della Bossina che 
allora era ad essa unita, quelli delle miniere d'ora 
che secondo Plinio davano al giorno un prodotto di 
^ttO Ubhre, equivalenti, secondo Pondrolo, a &S00 

(1) Le donne a preferenza degli uomini erano impiegate in 
questi lavori, mentre per 1* agrìooltura , per le troppe di terra 
e di mare, per le fabbriche e manifatture, e per i remiganti, 
nei nafìgli ne' quali molti erano impiegati , una grande quantità 
dì uomini era altrove destinata , e questo lavoro quasi peculiare 
delle donne poteva essere da. esse più làcilmeate adempito. 



42 STORIA DELLA DALMAZIA. 

nostri zecchini d' oro^ e le cave di pietre e marni die 
servir dovevano a tante opere di smisurata grandezza^ 
db' erano soliti di costruire i Romani, non si può far 
a meno di non ammirare la prosperità di quei tempi; 
ond' ebbe ragione Costantino Porfirogienito, allorché 
scritoe che la Dalmazia doveva preferirsi a tutte le 
province romane dell'occidente* Ermtque omnis iUefi» 
nitìnuis traetm stib Romanarum poteslate^ et jfrae^Um^ 
timawm Thema omnium oeeidentalimn habebatur* A 
questo splendore della Dalmazia molto deve aver coi»- 
tribuito la navig^azione* 

Il mare Jonio, che forse riceve impulso dall'ocea- 
no per mezzo dello stretto di Gibilterra 9 nell'intro» 
durai nel golfo adriatico porta con se una corrente 
di acqua 9 che sospinge verso la costa dell'Italia pri- 
va di porti* Procurando quindi i naviganti di sfuggi- 
re questa corrente tenendosi verso la costa della 
Dalmazia provvista di porti eccellentissimi 9 diede oc- 
casione che dai tempi i piìi remoti questa provincia 
trae non poco profitto per l'accesso di tanti navigli, 
e con quelle combinazioni che seco porta il medesimo» 

Riflettendo che sino da 300 anni innanzi l'era 
volgare gli abitanti del continente hanno avuto tal 
numero di bastimenti! di poter trasportare all'assedio 
della nascente Faro (Lésina) 10 mila uomini; che 
Dionisio il tiranno aveva una flotta nell' Adriatico^ che 
stanziava a Lissa ; che i Romani nella custodia del- 
l'Adriatico dirigevano le loro flotte da Ravenna per 
Pola^ Jadcra^ Salona^ Epidauro; che i Lissani ed i 
liiburni senza contrasto furono i piti esperti naviganti 
deir Adriatico : non si può a meno di non farsi un'I- 
dea la piii chiara e vantaggiosa della navigazione an- 



UBBO TERZO. 43 

tica. di questa provincia, della marina pubblica e pri« 
Tata) e deUe conae^enze che ad una popolazione de- 
rivano dall'intelligenza dell'arte di navigare, e 
mezzi neecMarii per eseguire la navigazione* 




LIBRO QUARTO. 



si^mmiimsD 



IPalld ^Hrinia mmwm >n Qaxbjxti mW impeto twmw 

fmo ttllA lbt0tti}tmit bi HcdoMf cìbì ^dVmnù 377 

ìclrrta volgare 00U0 l^ impeto M inaiente itno all^aimo 

639 bel^eta i^U^a 0otto tftaelto^ 



s t (D m a n 




■a 



DALMAZIA 




CAPITOLO xxxin. 



DMa jnima invadane dei Goti» 



JLia- Dalmazia completamente soggiogata nell* anno 
nono dell'era volgare sotto l'impero di Augusto, e di- 
venuta provincia romana, da quest'epoca fino ali 'invanone 
dei barbari fu a parte di tutte le romane istituzioni, ed 
all'ombra della pace interna, e col &vore della sua 
posizione fra l'Italia, la Pannonia, le Blesie , la Tracia 
giunse a tale grado di prosperità, ch'era considerata 
una delle migliori province di quel vasto impero* In 
questo periodo ella non ebbe nazionalità sua propria* 
La lingua, gli usi, i costumi, tutte le sociali istìtn- 



48 STORIA DEI.LA DALW AZIA« 

zioni erano romane (i) ne altra distiMnone ti era lira 
r Italia, e la Dalmazia 9 se non q[uella del nome* 

Quindi la storia della Dahnazia dal tempo di Ajbh 
gusto sino alle prime invasioni de' barbari 9 pel eorso 
di più che tre secoli 9 non può sortire da' termini della 
sua intema amministrazione^ deHe sue arti 9 del suo 
commercio 9 della sua navigazione* Gli avvenimenti 
ed i grandi tfAtì. ch'ebbero lu<^o nel romano impero 
durante quel periodo 9 appartengono alla storta deU 
r impero medesimo, e piuttosto a quella degl' impeni- 
tori 9 i quali a poco a poco usurparono più a danno 
che a giovamento della repubblica tutta l'autorità» 

Traiano è uno de' pochi da eccettuarsi» Egli valicò 
il Danubio9 e sottomise gran parte de'circostanti paesi. 
Se il suo sistema fosse stato seguito da' suoi sucoes* 
sorÌ9 la civiltà romana si sarebbe fra quei barbari con- 
solidata; i DacÌ9 i GetÌ9 gli Sciti sarebbero divenuti 
Romani 9 e difensori naturali della loro patria 9 in luogo 
di faggitori, come divennero, deU'impero. 

Ma Aureliano invece che rivìncer i popoli già vinti 
da Traiano9 seguì un'opposta via* Devastò quelle re- 

(1) Innanzi la soggìogazione della Dalmazia, la 'tua popala- 
sione era nella maggior parte composta di Celti , e dì qualche 
rimasuglio di Sciti. 11 cambiamento della lingua , dei costumi di 
ipiesti popoli (UiTerentì dai Romani certamente non ha pototo 
verificarsi di un tratto , ma col progresso del tempa Siccome 

{)0Ì i Dalmati ebbero lunghe guerre coi Romani, così molti pro- 
ughi di questa nazione appresso di loro stabìlironsi a cagione 
delle guerre citili tra i Getariani ed i Pompeiani , ed i Romani 
ebbero il dominio sulle coste adriatiche da lungo tempo prima 
della, soggiogazione } in tal guisa il cambiamento si trovava quasi 
preparato , e non ha potuto di molto ritardare l' epoca della 
conquista , al quale oggetto non poco contribuirono Y ambizione 
romana e la loro politica. 



lABO QUABTO. 48 

fponì e ne trasporto la ma^or parte dda popola- 
zione al di qua del DanidiiO) fenmndola ndle prò* 
vince romane di già ordinate e civilizzate* 

Lo stèsso fece Galerio^ ed or Timo or Taltro degli 
imperatori che gli succedettero» In questa guisa ac« 
cordando asilo 9 protezione ^ stabilimenti ai barbari en^ 
irò gli antidii confini dell' impero 9 prepararono a questi 
popoli 9 i quali sempre conservaiimo legame coi loro 
connazionali rimasti al di la del Danubio 9 la strada 
d! passare dalle Mesie e dalla Tracia nell' Illirico | 
nella Panuonia , nell' Italia 9 nelle Gallie 9 nella Spagna 
e nell'Afnca* 

Il Danubio parve ai Romani una barriera sufficiente 
per arrestare 1 progressi dei popoli abitanti l'opposta 
sponda 9 ed un confine che firenar potesse la loro am« 
bizione* Ma questa barriera ora per fi^rza ora per 
volontà de' Romani stessi venne superata dai barbarÌ9 
e per eisi da capo a fiondo rovesciato un impero 9 
che pareva dominar dovesse esternamente sopra tutta 
la terra. (^ 

San Girolamo nella lettera scritta ad Eliodoro in- 
dica i nomi de' barbari 9 che di mano in mano irrup- 
pero nell'impero 9 ed i luoghi delle loro devastazioni.. 
frinii et ampìias anni suntj scriv' egli é/uod inter 
CoiUmtinopolim et Alpes Julia» guotìdie ramanu$ sanm 
finis effimdibarj Seythiams Thraeiams Maeedoniami 
Dardoìuamj Dacianij Thessalianij Aehajamy Epiross ^y 

Dabnatiam, eunetmque pravineias GqUu u 3 Smngla^ Cx^in^^ 
Quaémj Aìanm^ Hunnij Vanàdi y Mareomanni va» ^ 
sttrntj trahuntj rapiunL 

Questa lettera secondo Tillemont mnne scritta 
nell'anno 57 7« Nell'anno adunque 397 circa sot- 

r. //. I / 4 





80 8TOBIA DELLA DALMAZLi. 

lo r impero di ^Ydieiite incoiiiiaciaroDO i barbari a; 
derastare V impero romano* I Goti furono i primi 
condottieri delle devastatrici acbiere^ ai quali s'unirono' 
1 1 /y^ altri barbari ^ che traevano origline d'ai Sarmati 9 dagpli * 
Unni 9 dagli Alani e da'Yandali; iAi da questi leià;^ 
dedur si deve che tutti questi popoli piombassero con- 
lemporaneamente sulle province romane poste Ira Y El- 
lesponto e le Alpi Giulie; mentre le irruzioni degli 
Unni^ de'Sarmati^ degli Alani e de' Vandali furono 
posteriori all'epoca di san Girolamo. 

Sebbene il santo nella sua lettera bccia apparire 
gravissimo il danno cagionato a tutto l'impero 9 e 
principalmente .«Uè province da esso nominate 9 e ge- 
nerale r invasione di qne' popoli^ pure questa prima 
irruzione dei €rafi: non dev' essere stata che una sem- 

* 

plico scorreria ; perciocché l' imperatore Valente V anno 
369 gittato un ponte sul Danubio presso Novioduno^ 
e fiitto passare l' esercito romano di la del fiume 
(Amiano BlarcelUno lib* 27) pugnò felicemente contro 
i barbari 9 e battuto e vinto Atanarico condottiero è 
règolo dei Goti 9 lo ridusse a tali estremi che fu co- 
stretto impetrare pace e perdono dando sicurtà ed 
ostaggi della fiitura sua tranquilla condotta* 

In questa scorreria Tanno 377 dietro una ribellione 
i Goti penetrarono fino al Nerico ^ e distrussero Pe- 
tovione citta antichissima 9 e tanto nell'invasione che 
nella sollecita loro ritirata devono aver portato danni 
gravissimi ai luoghi per i quali passarono* 

L' anno 380 attrovandosi 1' imperatore Teodosio 
gravemente ammalato 9 divisi in due partì penetrarono 
i Visigoti nelT Illirico orientale ed occidentale misera- 
meate devastandolo 9 e Tanno 393 sotto la condotta 



UBBO QVABTO* tfl 

1 Abrico 91 spinsero fino al mare adriatico portando 
strage e roTine in tntte le direzioni* 

In qaest' occasione venne £stmtta Standone 9 pa- 
tria di san Girolamo ; giacché la lettera cV egli scrisse 
a Pimaco, con cni lo avvertiTa della spedizione di sno 
fratello Panliano dalla Palestina in patria ad oggetto 
di vendere ciò che del patrimonio paterno era sfiig- 
{pto al totale estermioio dei barbari 9 è stata scritta 
ranno 398 (1> 

CompuUi mmus fratrem Paulimutm ad pabriam mtt^ 
tere^ ut gemidirutiu vUhdnss qwte barbiorarwn effuge» 
runt numuss et parentum eomnwamun eensus venderetm 

A quali luoghi precisi della Dalmazia estesa si fosse 
r invasione di Alarico 9 penetrato essendo egli fino alle 
sponde dell' Adriatico 9 è avvolto fira le tenebre del 
tempo; ma senza dubbio tutta la provincia suddetta 
esperimentato avrk in questa occasione gravemente il 
barbaro fiirore di sì feroci invasori* 

Sotto il nome di Sarmati comprendevano gli anti« 
chi tntte quelle popolazioni 9 che oggidì sono cono- 

(1) Nel riportare all' incarsìone di Alarico dcD'anno 3g3 la 
distrazione dola patria di san Girolamo , ho seguita Y opinione 
dell'eruditissimo pad. Parlati, padre della storia dalmata, scrì'> 
Tendo però san Girdamo di si stesso: 

Hieronjrmus Eusebio patre natus oppido Stridonis , quod 
olim Pannoniae et Dalmatiae confinìum fuit ; quel olim ci 
può far credere che la dìstrutione di (|ueiita celebre città per i 
natali di un nomo si grande , sia piuttosto soooessa nella prima 
* invasione dei Visigoti avvenuta nell'anno ii*i f in coi pene- 
trarono fino al Norico ; non essendovi dall' anno SgS , epoca del- 
Y irruzione di Alarico, fino all'anno 3^8 in cui i stata scritta la' 
lettera a Pimaco , eh' è loispazio di cinque anni; né san GiriJamo 
avrebbe impiegata la parola o/i//t, se la distruzione della soa pa- 
tria fosse stata si vicina al tempo che scriye?a. 



/(o>y 



ÌS2 STOBIA DELLA DAIJfAZIA. 

sciate con quetto di Polacchi e Russi* Costantino 3 
Grande pia d' ana volta feliceniente j»agnò contro i 
Sarmatì^ già da Diocleziano stati prima vivamente 
battuti, e rìspinti dall' Ungheria 9 ddla Servia e dalla 
Bulgaria odierna fino dove si erano avanzati* In me- 
moria delle sue vittorie Costantino fece nel Sirmio 
coniare delle medaglie, nelle quali sotto V imagpne 
della vittoria vi era il motto Sammtia demetOm 

L'anno 534 Gerberieo re dei Yisigoti, che abitava- 
no nell'odierna Moldavia e Valacchia fino al Bfamero, 
diede sconfitta a' Sarmati, che obbligati si videro ad 
estrema difesa di armare i proprii servi« Funesto però 
fii loro tile soccorso; mentre resi i sui orgogliosi 
per la vittoria merce loro ottenuta, rivoltate le armi 
contro i loro padroni, 300 mila ne cacciarono daUa 
patria, e li costrinsero a ricorrere alla clemenza di Co« 
stantino* Egli li accolse benignamente, feceli istruire 
nella religione cristiana, e parte passare nella milizia 
romana, distribuendo gli altri in varie province. Ad 
onta di ciò e del favore che imparti loro Graziano, 
togliendoli dal dominio' dei Quadi e dando loro un 
proprio re, nell'anno 375 invasero la Pannonia e tal- 
mente la devastarono, che a motivo di questa calami- 
ta non fiirono creati i nuovi consoli, come scrive san 
Girolamo. Qida st^periore anno Sarmatae Pannonùan 
vastanmU iidem commUs permansere. 

I Alarcomanni ed i Quadi, nazioni tedesche, abi- 
tanti della Boemia, da dove i primi avevano cacciati 
i Boii e gli altri popoli della Moravia, onde pren- 
der vendetta della morte di Gabinio loro re perpe- 
trata a tradimento da Marcellino generale comandan- 
te della Yaleria, nell'atto che l'incauto sovrano ad 



J 



LIBRO QUAETO 85 

Oggetto di stabilire eoa lui la paee si era portato ad 
un abboccamento 9 irruppero nella Pannonia Tanno 
374 9 orrendamente tutto il paese mettendo a Cerro e 
fuoco. 

Flavia Massima figlia dell' imperator Costanxo^ cbe 
veniva condotta sposa nelle Gallie a Graziano^ presso 
Sirmio fu sul punto di cadere nelle mani delle orde 
devastatrici) se però in tempo non fosse stata soecor- , 
sa da Messala prefetto della Pannonia inferiore^ e li« 
berata dall'imminente pericolo* 

I Yandali) una delle principali derivazioni dei Gùtìj 
sino dall'anno 536 sotto l'impero di Costanzo aveva* 
no ottenuto di stabilirsi nelle Pannonie^ dove tran- 
quilli vissero per lo spazio di 60 anni 9 coltivando le 
terre e servendo fedelmente i Romani ne' loro cser^ 
citi. 

L'anno 405 ad istigazione di StìBcone^ egli pur 
Vandalo di origine^ uniti agliSvevi ed agit Alani^ tan- 
to i Vandali abitanti' della Pannonia 9 quanto quelli 
rimasti al di là del Danubio nelle antiche loro sedi 9 
passarono nelle Gallie 9 donde in Ispagna ed in Afri- j ^1 
ca fondarono il regno vandalìco9 che nel 534 è stato (\/\jJi/^^^''^^ 
distrutto intieramente da Giustiniano* 1 




s.i 



CAPITOLO XXXIT. 



w -^^ ■>• 




IhUa seconda invasione dei Goti sotto Alarico e jRi»> 
dagmsos che si estese fino V 



A< 



.Lirico istigato da Ruffino sotto il regno di Ap- 
cadio e d' Onorio^ dall'anno 393 al 395 colla sua in- 
vasione scorse fino alle ri^e del mare adriatico ^ e 
dopo d'aver cagionato innumerevoli danni alla Dal- 
mazia e devastato tutto rUlirico, si ridusse nelle vi- 
cinanze di Costantinopoli* 

Placato però da Ruffino 9 col quale era in secreta 
corrispondenza, passò nella Tessaglia , e presa Atene 
e Corinto 9 dopo essere venato più volte a battaglia 
con Istilicone che coli' esercito d'Occidente, ingros- 
sato dalle leve del Peloponneso, si era contro di lui 
mosso, venne talmente fra i monti circondato dai 
Romani , che fiicilmente poteva essere del tutto scon- 
fitto, se Stilicone per mire indiretta non avesse prefis- 



so STOBIA DELLA DALBLiZU» 

rito di salvarlo a danni ddl* uno e dell' altro ira-* 
pero (!)• 

Arcadio onde ma^onnente affezionarsi il re dei 
Visigoti 9 lo ereò generale dell'eserdto illirico , e go-> 
vematore dell'Illirico orientale* 

Quattro anni stette egli quieto nel governo affida- 
togli* Sdegnato poi di essere un re precario 9 persuase 
i Visigoti di formare colla forza un regno 9 nel quale 
liberi e non soggetti all' impero degli altri vivere po- 
tessero colle proprie leggi ed ìstituzionL 

Raccerta una moltitudine ingente di barbari 9 formò 
il progòtto > d' invadere la stessa Italia* Partito dall' Es- 
piro condusse le devastatrici sue schiere per l' Illirico 
e per la Dalmazia fino alia Liguria, (oggidì ducato 
di Genova) e presso Polenzia venne a battaglia cam- 
pale coi Romani l' anno 402 , nella quale poteva es- 
sere intieramente disfatto 9 se Stilicene per negligenza 
o tradimento lasciato non gli avesse il mezzo di 
fuggire* 

Raccolti i fuggitivi e riordinato l' esercito 9 tornò 
Alarico nuovamente a devastare le province* Onorio 
per allontanare dall' Italia nemici sì fieri e formidabili^ 
assegnò ai Visigoti di Alarico le Gallie e la Spagna, 
che prevedeva di non poter difendere da altri barbari 
ohe le minacciavano* Lieti i Visigoti di questa con- 
cessione s'incamminarono verso le Gallie* 

U genio malefico però di Stilicone vegliava* Ten- 
deva questo ambizioso ministro profittando delle tur^ 
bolenze a cingere della corona imperiale il capo 



( 1 ) Dopo la morte dì Teodosio il romano impero tra i due suoi 
figli Arcadio ed Onorio venne diviso in occidentale ed orientale^ 
quello governalo da Onorio e questo da Arcadio. 



LlftllO QUARTO. ìilf 

Eueberio sao figlio» Parendogli occasione • dò oppor» 
tnna^ diede ordine a Sanlo generale dell' esemto ro* 
mano di attaccare Alarico ^ che tranquillo progrediva 
rintra^so cammino* Gotto Alarico improvvisamente 
nel giorno stesso di pasqua 9 gli fa forza combattere 
contilo ogni aspettazione^ ed ottenne sopra i Romani 
vna compiuta vittoria ^ non dissimile da qneHa che 
nell'anno antecedente avevano i Romani contro di 
lui sotto Polenzia riportata* 

Orgoglioso Alarico per sì inattesa ventura^ abbani» 
donò il pensiero di stabilirsi nelle Gallie^ e^ decise 
d' impadronirsi dell' Italia* Onorio intimorito tìon solo 
procurò di fiir la pace ^ ma strinse ' con lui secreta aU 
leanza a danni del firatello Arcadio* Fra le altre oon^ 
dizioni venne stipulato 9 che ritornato Alarico nel No- 
rico e nelle Pannonie facesse raccolta del maggior 
numero che poteva di nazioni straniere 9 che in quelle 
parti si trovavano y e che con esse nell' Epiro aspet- 
tasse l'esercito romano 9 unitamente al quale pmrtati 
si sarebbero contro Arcadie* Onorio si obbligava ìih 
noltre di mantenere a sue spese le truppe di Alarico ^ 
e di pagarlo* 

Di ritorno nell' Epiro Alarico deve aver percorsa in 
parte la Dalmazia 9 alla quale però siccome paese al- 
lora amico ed alleato non fece alcun danno 9 ossei^ 
vando la piii esatta disciplina* 

L' anno^ 405 nel tempo che- Alarico si trovava 
nell' Epiro 9 Radagaiso altro principe de' Goti raccol- 
tine duecento mila invase pure l' Italia 9 e già minac- 
ciava Roma* Stilicene chiamato in soccorso dai Ro- 
man]9 con poche schiere di Unni e di Alani fu in tempo 
i liberare Roma dal grave pericolo 9 e l'Italia tutta 



04^ 



c^ 



tt8 STOBU DELLA BALKAZLk. 

da ttiit vìsita si terribile e luttoosa» Nella Toscaóà 
diede loro battaglia campale 9 e nei monti Feaidani 
talmente li strinae^ che obbligati dalla fiume senza emo^ 
battere si resero a discrezione» 

Sì grande moltitndine di barbari arrivata in potere 
dei Romani yenne in parte tmcidata, ed in parte Te»- 
dota a yilissimo prezzo* Così Timpero romano respiro per 
tre anni dalle irruzioni dei Goti^fino all'anno 408^ qaando 
infiistidito» Alarico della lunga dimora nell* Epiro ^ ed 
«rendo mancato Onorio di fornirlo del danaro neces- 
sario a pagare le truppe 9 nuovamente deliberò di 
passare in Italia* Due erano le strade per le quali 
egli condur poteva il suo esercito* Marittima Tuna 
traversando tutta la Dalmazia^ mediterranea raltra^ che 
pure m qualche parte passar doveva per la Dalmazia* 
S' ignora quale delle due abbia prescelta* U suo sco- 
po principale era quello di ra^ungere il più presto 
possibile r Italia 9 ne tempo aveva di arrestarsi nella 
ocoq^zione dei luoghi per cui passava ^ i quali 
ò da tenersi che non abbiano fiitta opposizione al suo 
passaggio; mentre non consta che alcuna citta fosse 
stata in quell'occasione distrutta 9 sebbene la Dalma- 
zia principalmente e le fAtre province devono aver 
molto sofferto da un esercito numeroso 9 composto di 
molte nazioni di costumi fieri e brutalu 

Entrato per le Alpi Giulie in Italia^ bruciando^ do» 
vastando i luoghi per i quali passava 9 im jNrowisamente 
si portò verso Roma^ e cintab d'assedio, obbligò i 
Romani a sborsare un immensa somma per liberarsene* 
Tenne il suo esercito rinforzato d' altri Goti ed Unni, 
e non avendo potuto conchindersi la pace 9 egli nuo- 
vamente Tanno 410 ritornò alT assedio di Roma, la 



U9 ftO QU ABTO* S9 

quale indebolita dai òìmì^ sofferti od primo aasedio, 
venne presa ed abbandonata al saceheggio* Ordinò 
ciò non ostante Alarico cbe fossero rispettati i tempii^ 
e non fosse fatta TÌoIenza alcuna ai cittadini che nei 
medesimi si &s8exo ricoYrati* Il sesto giorno dopo la 
presa di Roma , avendo fatto sposare ad Alaulfo Pla« 
ddia sorella dell' imperatore^ si levò coll'eserdto di* 
ridendosi verso la Sicilia 9 per passare da qadl' isola 
nell'Africa* BIoiì di malattia prima di poter portare 
a compimento il suo disegno* AtaoUb a Ini successo 
ritornò a Roma 9 e fiitta la pace con Onorio l'anno 
412 passò nelle Gallie* Soggiogate cpieste e la Spa- 
gna da' suoi successori) venne in quelle parti fondato 
il regno dei Visigoti* 

Tutt'i discorsi &tti poco riguardano alla Dalma- 
zia) e fuori delle perdite ch'ella debbo aver sofferto 
nel passaggio di tanta moltitudine di barbari 9 dagK 
storici antichi raccoglier non si possono maggiori UK^ 
tizie e particolarità* 

Era però necessario il fiur parola di queste prime 
scorrerie^ come si fiira di quelle altre ancora, le quali 
predisposerò la funesta catastrofe die cdpi la Dalmazia 
tutta nel settimo secolo 9 lorche invasa dagli Avari 
e dagli Slavi le sue citta furono ridotte in cenere, 
devastatfe le campagne, trucidati i suoi abitanti, e tutta 
la provincia a tale condotta da non aver potuto sino 
ai giorni nostri risorgere* . . 




CAPITOLO XXXV. 



DeU'invoiUme degli Unm sotto jittihu 



JLia distrazione dell' impero romano è da tenersi in» 
cominciata dall' epoca in cui accoppiaronsi i cesari 
agl'imperatori, e vi fbrono ad nn tempo stesso piìi 
imperatori e piii cesari* 

n suo compimento fa la conseguenza delle riYa]itl4 
delle cabale, degli oscuri maneggi, e di t^tti que^tri* 
sti modi, co' quali gli uomini trascinati nel vortice delle 
grandi passioni cercano di condurle al proprio indiP 
yiduale avvantaggio* 

La fama delle gesta dei Romani, dei loro costumi, 
del modo loro di vivere penetro fino ai pia remoti 
lidi della terra* U desiderio di conoscerli pia da vi- 
cino, e molte altre cagioni spinsero ìt popoli i più lon« 
tani verso le loro contrade. I Goti dalla Scandinavia, 
gli Slavi dalla Sarmazia, i popoli dell'Asia da tutte 
le parti (1) si avvicinarono lottando sovente l'uno 

(i) I popoli della Germania fnrono sempre nemi«i dà Romani, 
e mal sofferiero il loro dominio. Sino dai tempi anteriori all' era 



62 STORLl heixa dalhazu* 

contro Taltro aDa grande barriera^ che sembroTa pò» 
nesse un fimne^qoale il Danubio all'ambizione roma- 
na da una parte^ alla cupidigia dei barbari dall'altra* 

I popoli della parte destra sebbene soggetti ad un 
despotico reggimento^ non erano però inviliti^ ma lorti 
ne' loro costnmi e nell'aspro modo del Tiyer loro, 
conservavano una grande superiorità sopra i popoli 
dell'opposta sponda^ troppo ammolliti e troppo fidan» 
tisi a quella naturale barriérsL^ tuttoché dall'arte yiep- 
pili resa formidabile* Sfa quelli stayan sempre in agua- 
to per attaccarli nel centro del loro dominio ^ e an- 
siosi attendevano il momento di scagliarsi sopra una 
preda sì ricca e seducente* Posti essi in cotale van- 
taiggiosa cottdia^ne col naturale acume del loro in- 
gegno, non lasciaronsi fuggire alcuna occasione di pre- 
valersi dei fUli dei Romani 9 delle loro rivalità, del 
loro lusso e della loro trascuratezza* Si agitarono i 
Romani lunga pezza fira le loro passioni, i loro vizii 
e gli attacdii dei barbari, fino a cbe cedettero, stan- 
chi di una lotta, che pur in cento guise sarebbero 
stati in grado di vincere, ed abbandonarono la terra, 
la lingua^ gli usi, i costumi propri! ad altri popoli, 
che miseramente l'involsero in un caos di calamità e 
di miseria* 

Di tutte le invasiòni ch'ebbero luogo nel framezzo^ 
la più terribile fu quella degli Unni sotto la con- 
dotta di Attila loro re* 



volgare mantennero essi delle intelligenze coi Dalmati repubblicani 
a danno dei Romani stessi^ e si è osservato nel tomo i .^ di questa 
storia , che le moltiplici sollevazioni della Dalmazia erano soste- 
nate da aodle che nascevano in Germania e viceversa, ad og- 
getto di dìitraere la forze roncane. 



UBHo QUAirro. 63 

Onde arer tm pretesto di giusta guerra, spedì egli 
a Marciano legati per ottenere il tributo, ch'era stato 
conyenuto tra gli Unni ed i Romani sotto Teodosio; 
ed altri legati in^iò a Talentiniano ricercando in ispo- 
sa Onoria di lui sorella* 

L'una e TaHra domanda venne rigettata» Inviperito 
per la ripulsa, radunò Attila un numerosissimo eser« 
cito, composto d' infinite barbare nazioni, e traversane 
do la Pannonia, T Austria , la Baviera, e mettendo a 
fisrro e fuoco tatto ciò che incontrava sul suo pasi« 
saggio, invase le Gallie* 

Erio il pih valente capitano de' Romani in quel 
tempo, assistito dai Tisigoti, Franchi, Sarmati, Sas- 
soni e da altre nazioni, si fece incontro al fiero deva- 
statore* Nei campi G italanni ci Vanno 451 si venne a 
battaglia campale fira le due armate* I Romani resta- 
rono superiori, ma comprando la vittoria a prezzo di 
grandissima perdita di gente* Trecento mila combat- 
tenti da una parte e dall'altra restarono sul campo di 
batteglia, ed Attila oppresso da tanta strage, pieno di 
dolore e di rabbia ritornò in Pannonia, per rimettere 
l'abbattuto animo de' suoi guerrieri , e ricomporre un 
nuovo esercito* 

Nel principio della primavera dell'anno 4S2 sì pose 
egK di nuovo in cammino dalle Pannonie, e con un 
esercito più numeroso del primo risolvette d'invadere 
r Italia* 

llavio Biondo, Antonio Bonfinio e quasi tutti gli 
scrittori ungheresi vogliono, che Attila per prima 
operazione diretto si firose sulla Dalmazia, e che oc- 
cupata queste provincia, distrutta Salona e tatto le 
altre città, per la strada marittima che dalla Dalma- 



64 «TOBIA DELLA DALMA9SLÌ. 

zia traversaodo T Istria condaceva ad Aquileia ayesse 
invasa l'Italia. 

Certo essendo clie Salona^ non meno che le aUre 
citta di ^esta provincia sussistevano in fiore pel 
corso di due secoli dopo questa invasione^ non si paò 
che attribuire a manifesto errore quanto sul conto lo- 
ro scrissero i suddetti autori 9 e se^atamente quanto 
in appresso scrisse Domenico Zavoreo nella sua sto» 
ria De rebus dalauUim^ in cui descrive le battagplie 
date 9 gli assedii ddle citta 9 e specialmente quello ài 
Salona^ ed il modo della sua distruzione; cose tutte 
delle quali non trovasi punto negli scritti degli anti- 
chi autori, e sono d'altronde manifestamente riprovate 
da tutto ciò che con certezza si conosce dei tempi 
prossimamente ad Attila posteriori* 

Ne certamente può credersi che Attila mossosi 
dalle Pannonie con un esercito numerosissimo e con 
molta cavalleria avesse preferito nell' invadere l'Italia 9 
alle due strade che dalla Pannonia una per Siscia e 
l'altra per il Morico vi conducevano 9 quella più lunga 
della Dalmazia presso il mare 9 che girava per tutto 
il seno Flanatico e per tutta l'Istria, dove soffrir do- 
veva per le sussistenze de' soldati e pe' foraggi dell' im- 
mensa sua cavalleria; 

Tutto quello che con qualche verosimiglianza puossi 
credere si è, ch'egli tenendo la strada che' da Siscia 
conduceva ad Aquileia, possa aver con alcuna banda 
fiitta qualche scorrerìa sopra la Dalmazia* I danni da 
essa sofferti in quest' occasione sono assolutamente 
nella maggior parte falsi, ed in ogni caso esagerati. 

E notabile l'osservazione a questo proposito dell'e« 
rudito storico dalmata Lucio, lib. !$• cap. 8. Qui ^ 



inno QUAvro. 6tt 

«fa Ail&tie se rip i en m is ipsum ne ^fmiem im Ddmatùi 
fkUse dieunts numqmd vero tot ewUutee èb eo everem 
serpere prmiermmsemtì 

Il primo luogo dell'Italia attaccato da Attila fii 
Aqaileia, punto centrale, doTC la afarada daDa Pin- 
nonia per Siacia direttamente ccnidacera, avendo trovati 
agaemiti di troppa tott' i posti delle Alpi 9 dove poteva 
essere trattenuto (!)• 

Da ciò puossi dedurre che improvvisa fesse Fin» 
vasione di Aitila 9 e che la via da esso presa &sse 
la più- corta 9 che dall' Ungheria condor potesse in 
Italia; la qnal via com' è detto non poteva epsere In 
marittima della Dalmazia* 

Presa dall' esercito degli Unni dopo tre mesi d- as« 
sedie Aquileia, iu dessa incendiata e distrutta* Egnal 
sorte ehbero Padova , Vicenza 9 Terona 9 Brescia 9 lì* 
eino9 Milano e la maggpor parte delle dtta della 
GidEa CSÌAalpina9 che venne impunemente devastata* 

Imbaldanzito Attila per tante conquiste volse coli' esep- 
eito verso Roma* Afa incontrato snlMincio da papa Leone 
appositamente spedito da Yalentiniano 9 questo venerabile 
pontefice col potere della sua eloquenza indusse il barbaro 
re a perdonare all' Italia9 e a ritornare nei proprii domimu 

Restituitosi ^i in Pannònia9 nell'anno 484 men« 
tre si disponeva ad un'altra irruzione in Italia 9 pèft 
miserabilmente come alcuni vogliono per mano di una 
donna 9 o piuttosto per troppa intemperanza nel bere* 

Dopo la sua morte il regno venne diviso fra tre suoi 

(1) Procopio scrisse, dopo di ater narrato che nell'Italia al- 
cuna cosa non era preparata per opporsi ad Attila : Ac ne 
elausuris quidam Alpium , quibus hostes prohiberi poterant^ 
diligenti custodim , idoneoque praeìidio munitisi 

T. n. s 



\l 



6G MORIA msiif Jk »AI.1iAZf A 

figli» La capidi^ di vegBtre apiMe questi fratelli ad 
annarsi Tono contro l'altro* Le loro discordie porsero 
occasione agli Ostrogoti ed agli altri barbari 9 oppressi 
dilla tirannide de^ Unni^ di ricovrare la loro libertà. 
Soafenutì da Aidarieo re dei Grepidi^ al qnale tutti 
ai unirono nelTanno 456, vennero con essi a balta^ 
^ah . presso un fiume della Pannonia chiamato da Jor^» 
nandes Netado. Tinsero i Gepidi^ e 30 mila Unni 
rimasero sul campo di battag^a* Ellac figlio primo- 
genito di Attila venne ucciso 9 gli albi due firatelli 
fiirono rispinti fino alla Palude Meotide* 

Gli Ostrogoti non volendo con proprio pericolo in« 
vadere le terre degli altri 9 ottennero da Marziano di 
stabilirsi tra il Dravo e il Danubio 9 paese reso aflbtto 
vacuo per la partenza degli Unni* I Sarmati, gli Sciti, 
gli Alani 9 che combatterono cogli Ostrogoti 9 otte»- 
nero di stabilirsi nella M esia infiviore fino al Marnerò. 

I due figli di Attila rimessi dallo spavento e dalle 
perdite sofferte nella battaglia di Netado 9 rinnovarono 
i loro sfi>rzi per soggiogare gli Ostrogoti ribelli ; bat- 
tuti pero nuovamente 9 vennero obbligati a ritirarsi 
nell' estreme parti della Scizia9 presso il fiume Da-r 
napro (ora Dnieper). 

Fu fi^rza ai figli di Attila ed ai discendenti de' ter- 
ribili suoi Unni di contenersi nella posizione in cui 
si trovavano. 

La memoria pero della fertile Pannonia e della 
bella Italia rimase sempre fissa nell'animo loro. 

La Pannonia era lor cara patria 9 diiUa quale la 
forza obbligati fi aveva di slon^are. A questa di gè* 
nerazione in generazione voglievan incessantemente lo 
sguardo gli espatriati seguaci di Attila. 



Lino qOAvro. 67 

. VMY essew respinti al Dniepery ai arndmMNio m 
qiie*lnog1ii dove nn'ahni Miiiatta di lor nauone em 
rimasta; e nd secolo IX sotto la condotta di sette 
principali capi nnovanente diressero i loro nMmmenti 
Tcivo roccidente, in traccia della diletta PaBnoma^ 
die bene sapcTan essere situata Temo V occaso ^ re* 
lativamente al Inog^o e)ie abitaTano^ ma non così dove* 
precisamente* 

Da luogo in luogo progredendo arrivarono final- 
mente sotto le mura di Rievo nella Russia odierna* 
I principali popoli di quella regione^ dopo di* aver in 
campagna aperta tentato inutilmente di respingerli 9 
rinchiusi si erano fra le mora della suddetta citta* 

Gli Unni vigorosamente Y attaccarono^ e gli assediati 
atterriti dal coraggio e dall' abilità militare degfi agres- 
sori, si arresero a patti* 

La Russia non essendo la terra che cercavano 9 pre- 
sto si persuasero di abbandonarla* Non rifiutarono gli 
abitanti di Rievo di assisterli nel . divisamento 9 e li 
diressero verso la Lodomiria e la Gallizia* 

I regoli di queste regioni al loro approssimarsi non 
ardirono di misurarsi con gente cosi guerriera, si sot- 
tomisero ai loro voleri 9 e promisero di condurli al di 
la dei monti Hovosj cioè de' Carpazi!* Misersi in cam- 
mino 9 e superati i Garpazii rividero finalmente la 
terra tanto desiderata* Il primo luogo che occuparono 
nominarono Muncas (oggidì MoniCatz) cioè terra alla 
quale bramavano di arrivare , ed avevano a grande 
fiitica rag^unta* Dopo il riposo di 40 giorni attac- 
carono il castello di Hung* Impadronitosene Almo 
della stirpe di Attila, il primo dei sette capi condot- 
tieri, ad Arpod suo figlio diede il titolo di duca di 



68 «TOMA NLfA OALBIAZIA» 

Httngirar) dal quale derivò qaello cke og^A porta la 
brava maioDe nnglierese ^ che d' aDora sopra gli Slavi 
ed i Bulgari impadronitasi deOa Pannonia, la con- 
servò fino al giorno d'og^; aggiungendo al mascluo 
valore degli antenati suoi 9 tutta la coltura di spirito 
dei tempi presenti 9 nella quale i veri Ungheri non 
cedono a qualunque altra nazione* 



0UI 



V 







CAPITOLO XXXVI. 



JMTtfrHxioiM degli Svevi m Dtdmmia toth 
Mtinnii>»ondQ V mno 461* 



D 



opo la kga dei popoli barbari contro i fig^ di 
Attila^ che vennero rìspinti fino al Dnieper, gli Ostro- 
goti, i Visigoti, gli Sciti, i Sarmati, e tutti gli altri 
cb'ebbero parte in questa lega si fissarono nei luoghi 
della Pannonia dianzi dagli Unni occupati* 

Una porzione degli Svcvi sortiti dalla Garmania, e 
precisamente da quella parte che Svevia anche oggi- 
dì si chiama, formavano parte della lega generale* 

IHeUa divisione de' luoghi dai quali furono gli Unni 
cacciati, gli Svevi ottennero la Pannonia Savia posta 
tra il Savo ed il Dravo, e gli Ostrogoti quella che 
^ace tra il Dravo ed il Danubio* Jomandes lasciò 
scritto: J7aec reyio Svevorum DaUnatiu vicina erat, 
nec a Pannonia muUum dislabaU Popoli ai quali la 
rapina era delizia , facilmente invo^aronsi di saccheg^ 
giare la finitima Dalmazia, e per essere in istato di 
riuscire nel desiderio con più eflEstto, chiamar<mo in 
società gli Svevi loro affini rimasti in Germania* 



70 STOMA DELLA DÀLBUZLU 

Hunnimondo re degli SveTi germanbi conduMe un 
rinforzo di truppe agli Svevi della Savia 9 e nd suo 
passaggio per le terre d^fli Ostrogoti s' impadronì 
delle gKggi che trovò erranti nei campi* 

Unitisi in sèguito d' improvviso attaccarono la Dal- 
mazia^ e dopo di averla devastata in parte 9 onusti di 
ricca preda ritornarono ai proprii domicilii; gli uni 
nella Savia^ e gli altri con Hunnimondo nella Ger- 
mania) riprendendo la fiitta strada* 

TeodomirO) fratello di Yalimiro re degli Ostrogoti, 
venne incaricato di sorvegliare la marcia degli Svevi* 
NelFatto che riposavano dormendo, di mezza notte li 
attaccò nel loro campo, vicino ad un lago nominato 
Pelsode, e non gli sortì dìlBcile di opprimerli, fiicen* 
do prigioniero il loro re medesimo* 

Teodomiro essendo di cuore lunanissimo, presa co* 
sì vendetta dello spoglio degli aniàiali &tto dagli Sve- 
vi nel primo loro passaggio sulle terre degli Ostro» 
goti, concesse loro perdono,, ed adottando per figlio il 
re prigioniero, con tutt' i suoi seguaci lo rimandò 
alla propria patria (1)* 

fìj Hunnimondo cum Svevis , vastatis Dalmatiis , ad sua 
revertente , Tlie^doinir germanus Falomifi regis Gothorum, 
non tantum jacturam arwentorum doTens , quantum metuens 
ne Svevi si impune hoc lucrarentur, ad majorem licentiam 
prosilirent , sic vigilavit in eorum transita, ut intempesta no» 
e te dormientes invaderai ad lacum Pelsodis , consertoque 
inopinato praelio ita eos oppressi t, ut etiam ipso rege Hunr^ 
nimondo capto , omnem exercitum, ejus , qui gladium evo» 
sissent j Gothorum subderat servitati , et dum multum esset 
amator misericordiae, facta ultione veniam condonavit, re- 
conciiiatusque cum Svevis, eumdem quem caeperat adoptans 
sibijilium, remisit cum suis in Sveviam, 

JoiUfAMDZS. 



UBAO Qt'ABTO* 71 

Sigiberto mette accaduto questo fiitto Taniio 462« 
L' invasione quindi degli 8vevi - in Dalmazia debb' es- 
sere succeduta Tanno 46 !• Dessa non fu che una 
breve scorreria per oggfetto di preda, celeramcnte ese» 
guita ; e non può aver toccato che i luoghi vicini al 
8avo e Tuttnale Croazia» 



Quantunque Honnìmondo e gli Stevi fiMicro tUtì sì tmuoia- 
mente trattati da Teodomiro^ pure i benefiiil non etaendo sufficienti 
a calmare un nemico , tiell' anno stesso Hunnimondo unito ai Sar- 
mati , ai Gepidi , Rugi ed agli Svévi della Savia ritornò ad at- 
taccare gli Ostrogoti. Si venne a iMtaglia fra gli eserciti presso 
il fiume Bollio; acerrimo fu il coptrasto, superarono però gli 
Ostrogoti , ed Hunnimondo dopo la perdita di io mila de' suoi, 
appena si salvò colla fuga di non cadere nuovamente prigioniero. 







CAPITOLO XXXVII. 



-1 



Ikl regno di MareeUmo m DJmattiM. 



L 



9 



impero romano deU' Occidente si aTansava a, g^ran 
passi Terso restrema rovina* 

Le Pannonie al di la dd Dravo erano occupate 
dagfli Ostrogoti; tra il Savo e il Dravo dadj^Sven^ 
In quelle partì i Romani non conservavano piìi che 
qualche luogo fortificato sul Danubio* Il Norico se 
non era totalmente occupato dai barbari^ era giomak 
mente esposto alle loro incursioni* L'Italia era ri- 
piena di €ìotì| di Alani) di Sarmati, e di altri barbai 
ri che rimasti indietro dalle precedenti incursioni vi 
avevano preso domicilio ; e gli eserditi stessi dei Ro« 
mani erano nella maggior parte composti di Goti, di 
Unni) di Sarmati, di Alani, che mercenarii militavano 
al servizio degl'imperatori d'Occidente* 

La Dalmazia era la sola provincia che si mante» 
oesse illesa dalla preponderanza straniera* MarceUino^ 



74 STOBIA DELLA DALMAZIA* 

uomo nato in IhJmazià di n(AiliMÌma stirpe 9 d'insii^ 
gne pmdenza^ fede^ gfiostizia e.bonta^ quaiitunque ac- 
cora conservasse Tantica retinone de'Gentili^ l'intimo 
amico di Eado il grande capitano de' Romani di qpoiei 
tempi) fatto morire per sospetto da Yalentinianoy Gon« 
«derando la ^[noria dell'impero in tntlo od in pai^ 
te quale retaggio di colui che sapesse trovar mezzi 
di potersene impadronirei concepì il disegno di ren- 
dersi signore della Dalmaaia^ e le circostanze concola 
aero a favorirlo* 

Nemico di Ydentinianò^ l'uccisore dell'amico suo^ 
con tutto l'animo si dedicò al servizio di Maiorano 
suo successore* Maiorano lo creò patrìzio dell' Occi- 
dente^ e gli confidò il governo delle truppe straniere^ 
con ordine di difendere la Sicilia dalle incursioni di 
Ge nserico re deiYandalL 

Recimiro uno di quegli Ostrogoti che avevano fi»* 
sata la lor dimora in Roma 9 ed era arrivato colle sue 
ricchezze a tal grado di prepcmderanza di decidere 
j^ della corona inq^ériale^ geloso di Marcellino^ si sforzò 
\ ^ col mezzo del denaro £ corrompere le truppe atra» 
\% niere sotto il comando di lui; ma egli avvedutosene 
^\j abbaùdonò la Sicilia alla devastazione de'Yandafi, e 
W carico delle ricchezze che aveva accumulate ritornò 
^ in patria 9 dove con questo mezzo 9 col fiivpre de' suoi 
^v connazionali e delle circostanze nelle quali si attrovava 

l'impero^ quantunque pagano di religione^ e la Dal- 
mam quasi tutta a quell'epoca profiessasse la religione 
cristiana^ non gli venne difficile d' impadronirsi dd su- 
premo potere e di tarsi acclamare re delle Dalmazio; 
sebbene questa provincia unitamente a tutte le altre 
dell' lUirio di pe n de ss e dall'impero d'Oriente^ ai quali 



LUEO QUARTO* ^H 

sotto Teodosio il Ittniore era stata eessa dal tono V»- 
lentioiano -(!)• 

Era allora Leone imperatore dell'oriente» Trovan- 
dosi egU involto ndla yoerra eoi Yandalì ed aitai 
barbari 9 malagevole cosa riuscir ^ doveva rienpe» 
rara la Dalmazia* Quindi stimò m^;lior consiglio 
trattara V usnrpatora d' amieo 9 e valersi dell' opera 
stessa di lui contro i Vandali; perciocché era egli va- 
lentissimo esistano che aveva militato sotto Ezio^ ed 
appresa Tarte militare alla scuola di questo insigne 
maestro* 

I Romani temendo da una parte di Mareellino e 
dall'altra travagfiati da Genserico, spedirono deg^ am« 
bascialori a Leone ricercando aiuto* Non polendo 
egli distaccara porzione aknna dell'esercito d' Oriente, 
impi^^ato alla difiraa di quelle province, spedì Filar» 
co a Marcellino in Dalmazia , onde disti^ierlo da 
qualunque movimento contro i Romani* Gol mezzo 
di questa onorifica missione, accompagnata da ricchisi* 
simi regali e da promesse di ulteriori maggiori pvem 
miì, ottenne non solo l'intento principale, ma indusse 
ezbndio Marcellino ad nnira le sue forze di terra e 
di mare alle romane, e ad attaccare in A£nca Gen^ 
serico. re dei Vandali* Radunata vna numerosa flotta 
in Salona, ed imbarcate sulla medesima le truppe dak« 
mate e romane, sortii Marcellino dall' Adriatico^ e cao^ 

(1) Procopio Eb: 1. cap. 6. de bello Vandalico, cosi haàò 
scrìtto: MarcelUnus ¥ir nùbilis , et olim /amiliaris jlEiio^ 
ijuo, uii supra narravimus, inierjectù , ohsequium abituerai 
imperatori, quia etiam innovatis rebus, et proyincialibus ad 
dejeciionem pertractis, Dalmatiae dominatum infaserat, ne* 
^nine se o/ferentiy i/ui conjcrre manum aoderei» 



vìi «TOBIA. IkBI^LÀ DAKJIAEIA* 

ciatt dalla SarÀe^a i Vandali s'impadroiù di qaetl'i- 
aola nell'anno 464* MarcelUnum hune Leo kUmditiu- 
eoncUmbun perpulU, ut Saréimamj tum wbdUam Vmn^ 
JUUij invadereU Is haud aegre exaetU FimdidU inmJm 
ffoHUuesL Projcopio* 

L'anno appresso 46tt obbligò i TandaUdopo fiari 
combattinienti ad evacnare anche la Sicilia^ 

Fratianto Toi^glioso Recinuro col mezzo dd y»- 
kno aveva fiitto morire rimpevator d' Occidente ) Se* 
vero» 

A tal grado era montata la licenza e^ jti temerità 
di questo uomo potentissimo 9 cbe dava e toglieva lo 
impero a cui più gli piaceva» Più di un anno dorò 
r interregno, non trovando Reomiro persona a coi 
intieramente fidare si potesse ; ma stancatisi i Romani 
spedirono ambasciatóri a Iieone, ricercando un greco 
imperatore* Accordò egli loro Artemio, uomo per na« 
scita e per virtù pregiatissimo, e in convenuto che il 
nuovo imperatore sposar dovesse la figlia di Recimi» 
ro, ed avere per coU^^ il suocero* 

Yenne Artemio in Italia con poderoso esercito, ed 
incontrato dai Romani a tre mig^a di distanza da Ro- 
ma, fii acclamato imperatore innanzi gl'idi di aprile 
dell'anno 46& Stanco Leone dell'audacia di Gense- 
rico, l'anno stesso radunata una flotta di miUe navi 
sotto il comando di Rasilisco , fratello di Verrina im- 
peratrice moglie di lai, la spedì in Afirica ; ed Arte- 
mio v'aggiunse la flotta dell'impero d'occidente sotto 
il comando di Marcellino re della Dalmazia* 

Sia per inerzia sia piuttosto per tradimento dello 
stesso Basilisco comandante della flotta orientale, la 
maggior parte ne venne abbruciata dai Yandali* Ac-' 



UBRÒ QUARTO* 77 

corse BlarceICno onde prestare soccorso alla flotta al- 
leata in ^rwì parte distrutta, ed in quella confusione; 
Tenn'egli stesso ucciso a tradimento da uno dei co» 
mandanti romani, geloso della sua gloria e del suo 



Cosi dopo pochi anni finì il regno di Marcellino ^ 
che gOYcmò meno da sé che col mezzo degli altri, e 
h Dalmazia ritornò sotto la podestà del legittimo suo 
sovrano Leone, imperatore d'Oriente* 

Al ritomo di Basilisco in Gostantinopoli v' ebbe d'uo« 
pò di tutta la protezione di Terrina per salvare il 
firatello dal furore della plebe, la quale sdegnata del 
suo tradimento voleva massacrarlo; ma Leone lo ri- 
legò in Perinto città, della Tracia* 






€APITOI^O XXXYIII. 



Di GUcerio ùnperaiore rotnano fatto areiveseawt di 
Satana, e di Nepote da in^^eratore divenuto re deltm 



Datmamu 



Oi 



librio dopo sette mesi di regpio cessato ayera di 
TiTere ^ e contemporaneamente anebe Recimiro 9 dal 
quale a quel tempo dipendeva V elezione deg;!' impe« 
ratori* 

Cnndibaldo goto di origine 9 nipote di Recimiro 9 
da Olibrio era stato creato patrizio 9 maestro de' sol- 
dati 9 ed investito di tutti gli onori cbe godeva Y avo , 
al quale il suddetto imperatore era debitore della co- 
ronak 

Gol &vore di Cundibaldo, Glicerio nativo di Saloqa^ 
e come alcuni vogliono della stirpe stessa di Diocle» 
zianOy il ({naie in qualità di capitano aveva servito 
sotto gli ordini di Ezio nella fiimosa battaglia dei 
campi Gatalaunici, e sotto Marcellino nel conquisto della 
Sardegna e della Sicilia 9 venne dall' esercito gotico 
radunato in Ravenna acclamato imperatore d'occi« 
dente, il giorno terzo delle none di marzo dell' an« 
no 473. 



A-y^ 



80 STOltU DBIXA DALMAZIA., 

Leone Augusto V. comule. Hoc eonsule 
hartante Olycerìus Bavèimae suscepU imperìunù 
doro. ' 



Il breve suo impero non duro che Boli sedici mesi ; 
però fa celebre non solo per Y amanita de' saoi co* 
stami 9 ma si ancbe per aver colla saa prudenza allonta* 
^ nata dall' Italia un' invasione dei Goti 9 che sotto la 
condotta di Vidim iro dalle Pannonie si erano avan- 
zati fino alle AJpPCiofie. Eg^li ti persuase di portarsi 
neUe Galtie e di unirsi ai loro connazionali Visigoti 
cola stabiliti 9 ciò che venne anche da Yidimirp ese- 
gaito; e cosi i Tisigfoti e gli Ostrog^oti nelle Gallie 
ed in Ispagna formarono un reg^no solo. 

Leone imperatore d' Oriente mal sofferse nelle mani 
di Gltcerio V impero d' Occidente 9 couferiU^U da Gun» 
dibaldo e dal gotico esercito al servizio dei Romani» 

Conferì egli invece la corona imperiale a Giulio 
IVqiotey figlio di una sorella di Marcellino 9 e con po- 
derosa armata navale lo spedì in Italia. 

Dopo tre mesi di viaggio approdò egli in Ravenna 9 
dove da Donup^lano , residente di Leone 9 presso V im« 
peratore d* Occidente venne dichiarito augusto 9 ornato 
delle insegne imperiali 9 e salutato imperatore dall' e- 
sercito ivi raccolto. Marciò P^epote contro Roma 9 la 
quale] venne abbandonata da Glicerio. Questi ritiratosi 
nel |)orto romano 9 poco dopo rinunziò all'impero a 
favore del suo rivale 9 e come amicissimo della vita 
tranquilla e di dolcissimi costumÌ9 venne da Simplicio 
sommo pontefice eletto* e oonsacrato in arcivesco vo di 
Salona9 dove santamente reggendo la diiesa affidata^ 
cessò di vivere. 






/ 



Bfipve fii anohe il nq^ di Pfaptte» A^refa 6g|ji no- 
rtiOTtid Ow M ift a cownadint» ìp ^i|pa déttlfscMlìlOt «bt 
diyfeya marcure nelle Ciattie eontvo ETurìeo rè dei 
YiftigetL Poeto Oiate nUa teeto dell' esercito ^ lo fiice 
ribeDare pennadèndolo di nomiaar infiperatore in vece 
di Pfepoté) Romo lo suo proprio figlio, che per la età raa 
ancor tenera ebbe il titolo di Augnatolo , ed il cui 
nome segna X epoca della totale caduta dell' impero 
d'occidente. Il giorno 5 delle calende di settembre 
dell' anno 475 fuggi JNepote da Roma 9 e si pòrto in 
Dalmazia. Yenn' egli accolto in Salona da quel Glì- 
cerioy a cui aveva tolta la corona imperiale ^ cplle di* 
mostrazioni del più cordiale affetto , proveduto di tatto 
le cose necessarie alla sussistenza 9 ed allo^iato nel 
palazzo di Diocleziano. 

Giunta a Gostuntinopoli la notizia di questa rivo- 
luzione 9 Zenone imperatore d'oriente 9 mal soffirendo 
che fosse stato rapito a Nepote T impero d'occidente 
conferitogli da Leone , * {;U assegnò il governo e la 
suprema podestà della Dalmazia 9 e non essendo in 
istato di rimetterlo sul trono imperzale9 volle che con- 
servasse il titolo e le insegne imperlali. 

Il piii sincero attaccamento (ino a che vissero 9 uni 
i due imperatori dimessi Gliccrio e Nepote. Non vi 
fu maniera colla quale noti cercasse l' uno di obbligare 
raltro9 e la Dalmazia 9 libera da qualunque invasione 
nemica (giacche anche Odoacre re degli Eruli, che 
dalla Pannonia aveva invasa T Italia ed estinto \ im- 
pero d' occidente neH' anno 476 , lasciavala affatto im- 
mune da qualunque offesa) godette una pace profonda 
fino all' anno 478 ; in cui mori jGlicerìo9 seguito poco 
Tom. IL 6 



8S STOMA UELLA DAUEAZU» 

dkipo da Nepote, iieciM da Ymtore e da Odiva aeoi 
èontt^UL All' mnlira ^ qMsta pace prosperaroiio la 
rel%ione MsteaaU da Gfieerio^ ed ùgmi sociale ìttìf^ 
taiioiie pronossa e protetta da If epofè* 






CAPITOLO XXXIX. 



Dd d tm im t di Odtmre iw degU BnM fi» 9timmÌM* 



a 



idUo Pfepole ^kipo fenato da Orette ad aUMMido» 
Ilare rimperoy gOTemata aTeva la Dabnaui per lo 
apazio di cinque annu La aangiiliioaa scena della ava 
morte fu il palazio itéMO di Diocleiiano 9 dov' ^fi 
per impako di Glicerio era stato dai Salonitaai allo^ 
giato» Nepas j qmem Orertei imperia MUemétats Fm^ 
ìmì» et Odhme cmnUum #tionim ùmdUi ntm Unge m 
Sdami $uM in uiUa oceisM eiU Bf arcellinos in Ghro* 
iiico* 

Odiva nno degli ttccisori dopo coamesso il delitto 
da sé si eresse a regolo e tiranno ddla DalnHuna; 
e Jomandes scrisse 9 che assunto avesse ancke il ti« 
4olo di re. iJn anno solo godette egli del mal acqui-» 
iltato regno. 

Odoaere della nazione dei Bugi 9 popolo gotico , 




84 STOBIA DELLA OALHAZU* 

va ajppresa Tarte militare negli eserciti romani, ed era 
giunto d grado di comandante delle goardie del corpo. 
Di^ di aver dimorato per pin anni in Italia, ritor^ 
nò in patria, dove ammirati i suoi connazionafi Rngi, 
Sirii, Erali, tatti di derivazione gotica, della rara in- 
dole dell animo ano grande e della scienza militare 
che possedeva in grado eminente, lo elessero concert 
demente a loro ro« 

Favorevole a lai si offerse l'occasione di abbattere 
in mt colpo il cadente impero romano d*ocddente« 

I barbari die militayano ipegli eserciti romani, non 
contenti degli stipendi! che ricevevano, ricercarono da 
(^[^te, padro e tatoro di Romolo imperatore detto 
Aogostolo, la divisione delle tenre d' Italia, e la terza 
porzione delle medesime per essi e per i loro conna« 
zionalL A domanda sì eccessiva non aderì Oreste; di 
che sdegnati essi invitarono segrotamente Odoacro di 
impadronirsi dell'Italia, promettendo^ la loro àsaU 
stanza • Occasione sì fiivorovole venne da Odoacr^ 
akeremente accolta» Radunata una quantità di Rugi, 
Airii, Eruli ed altri baibari marciò Tanno 476 ver^ 
so r Italia, assediò Ticino, la prese, distrusse e fece 
uccidere Oreste che vi si era entro ricovrato* Marciò 
mdi verso Ravenna, dove impadronitosi dì Augu* 
aiolo, lo spogliò dell'impero ril^andolo.in TiiselanQ 
castello nel regno di Napoli, ed assunse il titolo di 
re dell'Italia* L'«nno 481 venne col suo esercito in 
Dalmazia. Vinto ed ucciso il tiranno Odiva, s'impa* 
dronì di questa provincia che aggregò al regno d' I* 
talia , e la fece governare per mezzo de' profettL La 
mjiggior parte di questi essendo di setta ariana, non 
poco travagliarono la chiesa cattolica della l>almazia 



LIBRO QUARTO. 8tf 

ptt tutto il tempo del suo regno^ che tanto ia Itafia 
dke in llalmaEia riqdci pemiiìtinfimoy fino a die Tinto 
da Teodorico re de'Goti, perdette coDa TÌta i ngtà 
d'ItaKa e di Dalmazia^ la quale pniaata sotto il do» 
minio de* Goti^ ma ricnperata nnovamentey ritornò aot^ 
to Ginaliniano a fiur parte dd romano impero» 




^H###l» 



(/^^^^ 



CAPITOLO XL. 



Jtel domimo dei GoU in DaUnazim moUù Teodmim 
àopo Ia marte di Odorare fino édV impero di GmmI»- 



M. eodortco deUa stirpe degli Amafi, una deUe piii 
aaticlie e nokiK fra i Goti 9 dopo k morte del padre 
Teodomiro ineominciò a regnare sópra i Goti^ abitanti . 

la Dacia ripense e la Mesia inferiore Tanno 477 del- /\/ / 
r era ^dgare» 

L'inperatore Zenone che conosceva la perizia mi* 
litare e Fanimo grande di Teodorico 9 Tanno 481 lo 
invito a Costantinopoli^ lo incontrò nella sua venata 
con tatto Tapparato della magnificenza reale 9 lo creò 
patrizio ddla citta^ maestro delTeaercito 9 e per ado« 
zione lo aggregò alla fiunigiia imperiale confermane 
dolo nel regno paterno. 

Me Zenone d>be a pentirsi del sno attaccamento 
ne de' suoi benefizii verso Teodorico. Leontino patri- 
zio conspirò contro di Ini, ed appresso Tarso io Ci- 
licia assonse il titolo di angusto conferitogli da Yer^ 



IB^ STORIA BELLA. OALMAXU. 

rina vedova dell'imperatore Leooe« Teodorieo 

cato di coaibafjterl«y vinse il ribelle) e fa onorato dd 

trionfo e di una statoa equestre nel foro» 

Cinque anni stette Teodorico alla corte di Gosta»- 
tinopoli) e preso dalla voglia di cose piìi grandi con- 
fidò a Zenone il progetto d'invadere l'Italia 9 e dis- 
cacciarne Odoacre« 

Piacque a Zenone la proposta 9 lo stimolò a con- 
duria ad effetto 9 e con magnifici regali accomiatandolo 
lo spedì all'impresa* 

La mira di Zenone nel prodigare 1 suoi favori a 
TeodoricO) era quella di obbligarlo coi benefizii alla 
gratitudine; e nell'accordare la spedizione dell' Italia^ 
quella di allontanarlo da^proprìi stati» 

Ritornato Teodorico nel proprio regno comunicò 
ai Goti il disegno, e dichiarò che chiunque spontaneo 
si fosse offerto a seguirio, ei lo avrebbe condotto a 
quella spedizione* A torme si offersero i combattenti, 
e Teodorico con «numeroso esercito traversando la 
Pannonia, la Savia, la Giapidia per le Alpi GinHe 
entrò in Italia l'anno 489* Accampò al fiume Sonzi o 
dando tempo agli uomini ed ai cavalli di prender ri- 
poso alquanti giorni* 

Odoacre all'annunzio di questa invasione raccolte 
le maggiori forze, che in quella urgente congiuntura 
gli venne possibile , coraggioso £eccsi incontro a Teo- 
dorico* Si venne fi'a i due eserciti a battaglia presso 
il fiume suddetto , incerto per piìi ore ne fu V esfto ; 
ma finalmente la vittoria si decise a fiivore degli O- 
strogoti* Odoacre nella ritirata vivamente inseguito da 
Teodorico, venne obbligato a nuova battaglia presso 
Ycrona, nella quale, fu nuovaiAcnfe battuto* 



8» 

' Vtroa% HdM^ III3«m> «priiOBO le porle' Hi i«d^' 
tivé^ a XwBDai^ 490 prebM il finme Adda, OdoMiè 
per la tam Volta aaonfiltò ai ri&è a BAiFona^^daviB 
irenae aiaediatoda TeodoMO» L-aMo 491 Odóaere* 
hi una jfeiierale sortita firtta* di notte tempo tenne con ; 
perdita considertFvòle riapintb éntro le mura della eitfa, 
e dopo tre anni di assedio astretto daHà necessita spe» 
dì ambasciatori a Teodoineo per trattare la paee, che 
fii conchinsa l'anno 493, colla condizione ch'entraniF* 
bi regnassero in Ravenna con pari diritto ed anto* 
ritiu 

Infiistiditosi però ben presto Teodinrieo del collega, 
lo invitò ad un solenne convito in mezzo al quale lo' 
fece uccidere ; e per allontanare da se la taccia di un 
ingiusto omicidio, fece spargere di essere venuto a 
quest'estremità per delitto d' insidie e di tradimento di 
cui lo aveva scoperto macchinatore* 

Nel tempo che Teodorico si trovava occupato in ^f^'Vy /) 
Italia alla distruzione del regno degli Bruii, Totila ed W^^^ rir 
Ostroilo figli di Senulado rej de'Goti abitant i la par- 4 f\ÌJi 
te della Dacia confinante colla Polonia, avidi di glo- 
ria e di conquiste con numerose schiere - di Goti e di 
Slavi di consenso di Teodorico invasero la Dalmazia, 
occupata dagli Eruli* Venuti a battaglia rimasero gli 
Enili completamente battuti, restando morto sul cam« 
pò di battaglia il prefetto dell' Istria, e quello della 
Dalmazia ferito ritirossi in Salona* ^ 

Salona in sèguito venne presa da Totìla ed Ostroi- 'j(y{/[/\A' 
lo, e Toma archidiacono scrive che in questa occasione 
fosse stata distrutta ; ciò che intender si deve dei dan- 
ni che necessariamente ha dovuto cagionare un asse- 
dio* I quali danni però furono dai Goti ben tosto ri- 

\ ■/ ^- ' 



r 




V 



96 8TOKIA MBUJk DJUIIAJELU 

pmf»; fpmDAk neU'nmo tfStf quinid» ^euM «alto 
flÌBiliìii>no ripresa^ dessa si attvoraw ia florido 8ÌiÉo 
edl ottuDODenke difeMu Sapendo^ ddfe atonico modoaiaui 
oltt TotUa difveDiito padrone di Salala, napanaiò il 
pakoo di HJoeleiJMiOy oootentandoai aoIaoMiile di &r 
■hhattfgc le ioatgoo e le iseridoiii iwparialiy dedor ai 
devo ehe k mira dei Goti bob ofo qiidla di dìstnm^« 
gera ed incendiare i luoghi occopati^ ma di eoneei^ 
varK e di atabilinrisi* ^ 

f^ Omtento Teodorico di questa «tiKssiaia diToraione^ 

aA ad Ostroilo donò la parte sapcriore della Dalmazia 

\) colle mtk marittime di Budaaf, Oidunno^ e le medi- 

terranee Divelea e Scodra^ nella qaale Oatroilo fisso 
la sua residenEa^ facendo dappoi di questa provincia 
un r^[uo (!)• 

Totila ricevette l'investitnra di TVeviso col titolo 
di arconte^ e la Dalmazia dal Narone ali'Arsia rima- 
se sotto l'immediato dominio di Teodorico come TI- 

faipadronitosene e^ coHa distruzione e dispersione 
de^ firuliy la restitù al grado di provincia consola-' 
re 9 cioè di primo ordine , e ritenne in generale la 
forma dell'amministrazione pubblica romana; soltanto 
institm due supremi- magistrati^ uno cousohre affidato 
ad un senatore^ e l'altro detto principe, come si rile- 
va dalla lettera 24. lib. scritta da Gassiodoro ad Epi^* 
fiinioy e cosi indirizzala: 
EpiphmiiQ vtra , 9emU0ri catmii pravineUie Mhbmaiae 

I (1) ToUb signore di Trcfiso i dìi&Tente dall'altro Totih 

^ j„^ kK^ "«o ^sJ^^^ » che fu posteriorraeale re de' Goti in Italia, ed ebbe il 

J "-' ^ tq>ninnoaìe (fi Badida, nato dalla sorella di lidibaldo re dei 



^ I"-) ]^ i 01 



/^ 



Qcn>ì)FSfhF«^ 



UHl6.fflA|tt)0 M 

TftcMiorMtt nxj^ lUb uitnaimd fìlufCMto «U'«l|ro 
detto pindpe WH mmQ^lt»:F^rmiimpriMÌfk iìAn 

SiHiJwfc ehe i|iiMti dne f^piwu mis>'lrt& feiwip 
MvttRdottti UBO dall'albo» 4siie tt foiillao e T^feort»* 
anco appartenesae al senatore eoMolna; k fpmatìm 
ernie e erimiiialo al poMipé* 

. La dotata nel priodpoto era limitata ad un annoy 
e le ane fiicoltà da GaMiodoro descrilte^ enno deOa 
pili alta importania» 

Nelle istnmoni fra le altre coae è detto: 
ComUi foulèm ptrwÌMÌ0nm j^U$tM èrnia eii^sed UH 
jnii€x ip9e eomnwMta etf* ^ vUmn. fenet imfniU mim 
nmUeuh io dife^ilHUBO ùUar jum CHHoéiém Tìbi mjo« 
leolóofi f€roranti$ fa$ ut dU tì ng m e r^^ ^fmm fwauM 
00» fieef vmàicans jretto foói otuoo JoIom oofo lejo^ 
McrìkmU tompUntnr s et eomtemm àm$ qmmlmr^ poit. 

ptem tmbmta$ juéHM explictéM» 

lUupme per indietianem iUmm od iftoo fé ffrwimrimm 
j/ubemu exemrere^ ot oiùptef ji§dkikm efiaim mmpe» 

teofio loop Ino pmifMM^ el fui frmmp9 a nekis oyre- 

RevereHdUsimum eimo fé ooM»ifto# /fireii^ «i ^food de 
nomioe foo eredifor et io oiorihif acoftator» 

SioùU iatroaioni di un aewaoo sono degne di m^ 
f^Um Unfìj ed i Goti di Teodorioo^ frfocipe oajj^ 
ed nnanoy osnitito da nno dei fin grandi miniatri) 
do GaaugdorO) non etano i baiiiari di Radi^faiao e 
di AlaiiQO 9 ma Goti romani ehe «rerano 8a|mto oonw 
mutare la qaturale loro fiemao e liarbarie eoi oostn-i 
mi romaoib ^ modellare il loro gnocroo auUe rq;|oie 
ed iatitmuotti et ea^pomenta dai Roaiani introdotto» 



^ 



7 

ir 



98 STOi^- t/ÉtJtà!èUMAZlA. 

In no lÉeno «ecolo eircà <^ i CrOti riiiMMro padro- 
m dotta IwiiiaEia) fecero ogni «forzo peé consoKdar-* 
visi; e dopo molti contrasti obbligMt sotto Giit8tfnla«* 
no di cedere alla -sttperió^itìi romana, prdferìronó piiit- 
toeto A rimanere in -Dalmazia soggetti ai Romani^ 
che di abbandonarla» 

Ita demum CosbmUtu Ihbnatiam'. lAlirniamqtie ànktem 
ofrlmtafj eanéUiàiis Mi Mmièw CrotìikUlarmnpiarUiam 
iiusalis^ Pracopio» 
. S Sotto Augusto la balmazia venne estesa com'è 
\^^ detto a SUD luogo dal Drilone > aH' Arsia* 

Avendo TeodorÌM donato ad Ostroilo la provincia* 
Prevalttana 9 quel Inatto di paese che stendesi dal 
NaiSlIe al Drilone venne quasi interamente distaccato 
dalia .Dalmazia ; e quantunque Epidàuro (og^di Ra-' 
gusavecchia) restasse ancora nei limiti della Dalmazia 
dai tempi di Teodorico in poi, pure la parte com- 
presa fra detti fiumi si può considerare come appar« 
tenente al regno PreyaMtano della Bulgaria ^ Servia^ 
oee«9 che si formò in^^segnitoy e distaccata in consc« 
gnenza dalla Dalmazia, alla quale ora però nuovamente 
in gran parte si trova riunita lungo la costa adriatica 
fino qoi^i dh Bojuii... 

a Visse Teodorico molto tempo nd proprio regno, e 

mori nel 586., dopo di essersi macchiato nel sangue 
del grande Boezio, e di aver colle sue cmddtìi ofRi« 
scata la ginstìria e la clemenza, colle quali si era di- 
> . stinto nel prineipb del suo regno*- 
jT i^ persecuzioni die agitarono l'Italia e la Dafana- 

yv" zia al finire della sua vita per motivi di religione ^ 

mentr'egU era tenacissimo p^itettore dcH'manismo, 
cessarono sotto il regno di Amalasuntà, che in man- 



^ 

^ 



UBBO QUAETO. 93 

causa di prole maschia sacccMe nel trono dell'estinto 
genitoro^ e che aagf^fia prefen d'imitarne la dolcezxa 
dei primi suoi anni^ e non la posteriore sevizie e 
crndeltL Per lo spazio di 40 anni circa si trovò b* 
bera la Dalmazia d'altre invasioni* I Goti si occupa- 
rono a stabilirsi nella conqoisb^ i Romani Dalmati a 
risarciro pih ch'ara possibile i danni cagionati dalle 
anteriori invasioni e dalle guerre; e quantunque sog- 
getta ad estero dominio^ questo può stabilirsi uno dei 
migliori periodi della Dalmazia 9 durante il quale re* * 
spirò dalie angosce^ da tanti pericoli e dalle prece» 
denti invasioni; 




CAPITOLO XU. 




DMb gmne fra ( Rammd 04 i OoH m JMmsm 
jotto Vimpero di Qùutumm» dàU'mmù tfStf fino al* 



)0-Àa\a> 



L9 
imperatiMPe Giastiidaiio deciso avendo di ricope- 

nre le provinee romane cadute in potere de' Goti, 
ordinò a Mondo, comandante generale dell'Illirico 9 di 
attaccarli in Dalmazia 9 ed a Belisario in Italia* Bin- 
aci a Blnndo eapertìaaimo generale, dopo una batta- 
glia data ai Goti che andarono incontrarlo 9 di riciip- 
perare Salona per assedio, e di riunirla ali* impero con 
qualche altra citta della provincia Tanno 535 dell'e- 
ra volgare* 

Ih Dalmatiam ingressug lliund9i$ cwn exereiUi amo 3 et 
cton Gotius quùs ohvios hobuit praeìiabu, illig ade vi- 
du 8alona$ eaepiU Procopio lib* 1* cap. v* 

In brève però cangiarono di aspetto per i Bomaid 
le vicende deDa guerra* Sotto la condotta di Asimn 



96 «TOBIA DELLA BAIMÀXXk» 

rio e di Grippa, lo sconfitto esercito de' Goti rieorette 
considerevoli rinfor^ e co^i i^gros^to tatto fii con- 
dotto contro Salona per r fe up erarfa» ' 

Manrizio fig^Iio di Mando spedito con uno scelto corpo 
di truppe per riconoscere l-annata nemica, trasportato 
dall'ardor giovanile s'impegnò con la poca truppa che 
aveva in un serio conflitto, nel quale venne ucciso 
con tott* i suoi seguaci* 

Giànta a ]IIiUì,do 1» fittale notirin detta morte del 
^lio, raccòlte tette le fiorze. cke aveva, si fece incon^ 
fero all'esercito nemico, ardente della brama di vendi»* 
carsi* U combattimento fii accanito da una parte e 
dall' altra; i Goti finalmente piegarono* Ma il fiirore 
di Mundo avendolo tratto iuorì delle sue schiere, in^^ 
contro la morte per mano di un fuggitivo* 

Finita la lotta, privi i Romani del generale non rieiv? 
tararono in Salona, ma ritornarono neir Illirico, donde 
erano partiti; ed i Goti spossati dalle perdile fatte si 
ricovrarono nelle castella e luoghi fortiiìcatì che pos-^ 
sedevano, non fidandosi di occupare Salona, i cui abi- 
tanti erano loro contrarii* 

SàUnuu autem nenw se rccejnh nani et Ronìani, omni^ 
no otifati ducUnis redivere domum, et Gotliosj ammisgo 
exercitus robore in regionis illiìuf castella nwlus com^ 
puUtj neqtie enim Salonamm moenibtis fidehant; prae^^ 
iertim cum Romani itUus urbis incolae ipsis panun stu^ 
derenU Procopio* 

Rimessisi alquanto tempo dopo dallo spavento, ed 
avendo ricevuto degli altri rinfin^ i Goti nuavamen« 
to sotto la condotta di Grippa si mossero contro Sa* 



UBRO QUARTO 97 

Ipnai defla quale fiicilmeote a' impadroiiironoy non ea* 
aeatfen alcnn eaercito romano in provincia che potea- 
ae ritenerli» Premendo pero a Gtuatiniano di riciqie» 
raro ad' o^ eoalo la DafaBaai% ordmo a GnafamiipiBO 
(Come$ $0ari rt/tMi) di raceo|^ie a tal fine vn nno» 
vo esercito. 

Epidamno (o((|pdk Duraz^) fii il Inogo deatìnato 
alla riunione delle truppe^ da dove ben fiMmito di tn|- 
Ip il pecesaario ai distaccò Goatanziano; e dopo di 
aver riposato qualche tempo m Epidauro (1) si rac- 
colse in Lissay e da lassa approdato sotto Salona se 
ne impadronib Prima dd ano arrivo era atata evacua- 
ta dal generale goto Grippa ^ che ai pose a campo 
«0n tatto il suo esercito tra essa e Scradona, come 
acrive Procopio. Qmebrea inàe tmm omnibms wpiU 
fimm eelemme egretm$ in campo Sdomu et toiftem 
Smidamm interjaeente ea$tm metatur (2). Slette V e- 
aereito gotico in questa posizione per lo spazio di 
aetie giomi^ dopo i quaU evacuò O campo e la prò- 

(t) Vertano in errore non ppcU 101111014 , ftlcnni riportando 
la fliatruzione di Epidauro ai teràpi di Attila , ed altri all'anno 
Sto , ae dd 536 Epdauro eiistera , ed ha potato dare rìpoao 
per qnaldie giorno all'armaU di CosUnsiano. 

(a)^ Non biocola i la distansa tra Salona e Scradona posta 
alla diritta del Tizia U luogo nel quale si accampò Grippa non 
poteva estere che o la campagna dì Sebenico » o quella di Traù 
e delle Castella. Sembra cbe debba preferirsi questa; giacché 
essendosi imbarcato per Ravenna T esercito gotico sette giorni 
dopo cbe Costanziano s* impadronì di Salona , dalP accampa- 
meato ddk Castella poteva più làctlmente succedere il suo im- 
haroo nel vasto porto di Traù , che dalla posizione delU cam- 
pagna di Sebeoioo. Dall'altra parte essendo Stato Maurizio il fi- 
glio dd generale distaccato da Salona per &re una riconoscenza, 
questa non doveva essere stata sì lontano spinta, né la battaglia 
cpbe Ittogo molto discosto da Salona. 

Tom. IL 7 



.<^' 



96 STORIA, DELLA DALMAZU. 

yliicÌÉ dirigendoii Tene Bavemui* Orippm tmteM et 
^ Gotìunmm ex$reUus mpUmo po$t etipta$ Skdotuu JU0 
1^ méh mowfilef Mmmmam reiien mU - • 

Vitine ve dei €roti.mteato non solo a difendere Vl^ 
laSO) ma esiMidio a ricuperare la IMm^n^ ordinò adi 
inisigalo di ricondurre in questa provincia per mare 
a» ImoB eaereitoy e ad Asiaario altro suo ^aerale 
di Tonire in sno soccorso con altre truppe che xm» 
eoglitr doTOTU in Genpania presso gli fihrcYi» Noft 
podu! nan da guerra ^ di una costrftaone partlcolafe 
e di lungheoBU estraordinaria 9 spedi con IJUsigalo^ 
onde Solona potess' essere sforaata per mare e per 
terra» 

- Approdò questo generide ndtta liburnia, e proltaM 
bilmenfe sotto Zara^ da dove portatosi odia Knea M, 
Tizio fit incontrato presso Scradona ddl' esercito ro# 
manO) eoi quale Tenuti a battaglia i Goti ritirar si 
doTetfero a Bumé^ onde attendere i rinforzi^ che cou^ 
dotti da Asinerie erauo incessaotemente aspettati* A« 
sinario non tardò di arrivare 9 e Gostanziano il* gene- 
rale romano non reputando] opportuno dì atteuderio 
sul. TluiO) si ripiegò dentro Salona^ hi rinforzò di 
tntt' i guerrieri che ritrar potè dagli altri luoghi fortf| 
riparò le sue mura 9 e la fece circondare da un lav- 
fo fesso scavato con le pia fppmàx difficolta fra mezzo 
dnrupi e marigni. 

Con tutte le forze riunite di terra e coir annata 
navale ai piMentarono i Goti sotto Salone^ e Tasse- 
diaroilo per terra e per mare^ da ^una parte eircon» 
dandola di un fesso, e dall'altra disponendo le loro 
Inngjha navi in modo di formare una continuata linea 
i circonvallazione. Messo così alle strette C ost a pa ia* 



no eoi suo presidio feee una ^yorosm sortili oMbo 
•la forza neauea sitarla daUa parte del nuve^ fimo i 
•]Hresidii delle nayì, e ne afimdk non podie» Ma per 
questo sniistro nòa fallentarbm i Goti Tassedio^ aiH 
ti ^rieppHi strin||enddò chiusero i Romani entro le 
■inra £ modo da impedir loro ogni sortita» iVee I»* 
men Gotìu obsidiMem solvenmt, imo vera iiswansi 

mtmmori opfmgmtàimie ùiirm wmrM esereners» Proco*^ 

• ■ • 

' B spiaoevde che Prooo^ onwsso dibia d'indieaifO 
la dorata dell'assedio, e la maniera colia qaale ebbe 
fermine» Sapendosi però che podu anni appressa Sa- 
Ism era m potere de'Romani> è da credere eke i 
<€M dsno stati ofaUli(pti di lenurlo per non arer pò» 
«rio ii*pndroniiai dsUa dllii dUssa* ddl' intapidena 
-ed inteffifpnsa di GostanzianO| e dsBa bmvnra de'snoi 
-ynerrieri e dei cittadini» Qnssto fii rnìtiaio Isro 
4aiifo a riao^ostare la Dahmoia ; giaéeliè inori di 
•eeÌDneria fiMa nell'anno tt47 da Isauro sondiers di 
BslissÉio passato al servizio di Telila re dei Goti, la 
^ale non si stese ohrs Mneamm (i) (<)9pA Bfa- 
earsca) e Lanreta (di posiiione ignota) fino alFanno 
ttKS eke Am Narsete venne dislmtto il regno de' Q^or 
ti in Italie, i Homani rinuisero tranijnilli possessori 
ddla Dalmana» 

Dal riaeqmsto £ questa provincia i generali r»» 

(i) Alcun! Toglìono cbe Macaraca sia T antico Rataheo. Ò 
M^cariba dl>be il notue di Muearum e di Rataneo , o F antico 
Aataneo secondo T opinione del dotto padre Appendini era ui^ 
cittàctella odierna penisola di Sabbionoello , sirnificando in iskro 
7t<tt ptirtta^ dal di cui nome ebbe il suo la ci^ti <£ Rataoso pò* 
^ nèU^sHtiPnttà^ o<aia pusia di fisMHonc^Uo. 




100 STOBIA IMSLLA DAUIAZIA* 

mani BeUsario e Flanete ritrassero tatti gU avranti^ 
fpy che offirtr poteva una provincia sì vicina al teatre 
ddla guerra eoi mézzo de'èaoi nav^fliy posta in sitala 
zione di far soHecitamente passare in Italia i soccorsi 
di tmppe e di altri og^tti necessarii alla gnerra^ che 
dall'interno dell'impero e della Dalmazia stessa era» 
no avviati* 

Dedso Giustiniano di por fine aUa gaerra cmitxoi 
Goti) ordinato aveva a Narsete di raccogliere in S»- 
lona' tntte le fi>rze disponìbili dell' impero^ e per mare 
trasportarle in Italia. 

Verso la fine dell'anno 852^ o al principio ddl'an* 
no Si&Sy venne Narsete in Salona con le troppe raiy 
colte neDa Tracia e nett' Dlirio^ con dnqne mila Loi»» 
gobardi. fomiti in aiuto da Andmno loro re^ ire nkih 
Emily e non pochi Gepidu Giovanni generale coman- 
dante in Dalmazia, che si attrovava in Salona, all'è» 
sercito condotto da Ffarsete nnìk le lq|;ioni eh' erano 
sotto il suo comando*; ed in questa cittia si trovò riiN 
nita tal quantità di tmppe d'ogni arma, e copia sì 
grande di munizioni di guerra, che per mancanza del 
navilio necessario possibile non era a Narsete di ùtr 
passare in Italia tutto il raccolto esercito. 

I Franchi occupato avevano le Alpi G>zzie ed una 
porzione della provincia veneta mediterranea ; e richi^ 
sti dal generale romano di permettere il passaggio al 
suo esercito, si erano formalmente rifiutati di accora 
darlo. 

Posto Narsete in circostanze da non poter né per 
mare né per terra passare in Italia, dietro i consigli 
di Giovanni concepì la grande idea di condurre un'ar- 
|nata sì numerosa per la via marittima che dalla Dal» 



LIBRO QiIaRTO. lÒl 

jnazia in Istria ed in Italia conduceva, e per non in- 
eontrarsi eoi Franchi^ di iraveraare V Eatoario veneto^ 
malgrado alle difficolta immense che per questa str»* 
da incontrare doveva* 

Col mezzo di ponti volanti fatti di barche nnite in- 
sieme^ e col mezzo di piccioli battelli fomiti dai Ve- 
ne ziani^ cresciuti già in qualche possanza, felicemente 
rìosà a Narsete di passare le venete maremme e di 
condurre T esercito in Italia* 

In questa occasione egli vide Yenezia, e visito le 
isole dell'Estuario, oltrcoiodo sodilislhtto della manie* 
ra con la. quale dai Veneziani lu accolto» 

Prima di partire da questa città fece voto di Cib« 
bricare due chiese, se la spedizione contro i Goti, 
della quale era incaricato, ottenuto avesse un esito fé- 
voto successivamente da lui adempito colla 'Gib- 
delle due chiese, una dedicata a san Teodoro 
martire e l'altra al santi Qfcnna e Geminiano* 

Da Ravenna dove si diresse- Narsete passato TE- 
stuario, si mosse incontro ai Goti comandati in pc^ri- ^.^ < # 
sona da T otija loro re» Plegli Apennini in un luogo chi»* J^^A^Ìà 
mato Tagina, ed anticamente Busta GaUonm venne- 
ro i due eserciti a battaglia campale, ed i Goti Airo- 
ne completamente disfattL Totila nella fuga venne 
gravemente ferito da un soldato comune, e poco dopo 
cesso. di vivere* 

Teia sostituito in suo luogo procuro di riunire i 
rimasugli dell'esercito dis&tto, e di raccogliere quante 
fwze potesse mai per resistere a Narsetct 

Questi dopo breve assedio impadronitosi di Roma, 
marciò varso fl r^;no di IHapoli, dove Teia raccolto 
aveva il suo esefcitot 



102 STORIA DELLA OAIJIAZU. 

Mdla battaglia datasi fra i Goti ed i Romaiii vici-' 
no al Tesuvio 9 non fii pia fortunato Teia di Totìla } 
d rimase ucciso* Così con Teia terminò 11 nome ed 
il reg^no gotico in Italia dopo circa 70 apni^ dacché 
ave^a avuto principio» Tenne ai Goti accordata lapa« 
ce colla condizione che uscir dovessero da tutta TI» 
talia 9 e che in avvenire combattere non potessero con* 
tro i Romani agli stipendii di alcuna altra nazione» 







CAPITOLO XLII. 




-4V''- 



IhW mmichihaùm^ del regno gotico t» luiia fino 
dia dislrwUone di Sahntt^ dalV mno 555 fino M* m^ 
no 639. 



N, 



on meno celere che fortanata & la apedmone di 
rfanete contro i Goti in Italia* 

Giustiniano venne a capo di abbattere tntt'i bar- 
bari che dominar volevano sul vasto impero romano» 

La Tracia 9 Y Illirio e le Pannonie rientrarono sotto 
la potestà romana 9 cui eran sommesse l'una e T altra 
sponda del Danubio» 

Iho auetore, così scrisse in un sno editto Giusti^ 
iiiano medesimo 9 ita nostra respwblieo aueta est, ut 
utraque ripa Danubii jam nosbis civitatUnu frequenta» 
rduTs et tam flmumcium quam Ressidua et Lileratas 
4/000 trono Jkombwm mntj noitroe iterum ditioni siiè- 
jeefaie snnL 

Iie popolazioni però della Pannonia e della Dacia 
non erano piii romane* I Longobardi ^ i Yinidi ossia 



(1 



104 SXOBIA D£IXA DAt3IAZIA« 

Slaviy g^ Eniliy i Ragi^ ^ Unni ed ogni sorta 
unione di barbari popolavano queste contrade* Alcune 
dtta che rimasero superstiti ed alcuni luoghi fortifU 
caii erano ih potere dei Romani^ e V autoritìi de*- 
gl' imperatori era riconosciuta* 

La parte dei Romani che fissata si era in origine 
in queste partì 9 era ridotta per le continue irruzioni 
di tanfi popoli 9 che fissarono il Unto domicilio nd 
lor dominio j a poca gente di campagna che acondiva 
specialmente alla pastorizia 9 e eh' ebbero il nome di 
UaurovladU ossia negri latini 9 dai quale derivò quello 
dei Bforlacchi e della Blorlacchia (!)• 

(i) Mauro^vlachi o Flassi derì?a da doe parole, greci Tima 
e latina T aitila. Mauro tuo! dire nero, plachi o vlassi da Vol- 
aci com' erano chiamati anticamente gì' ItaEani , e coiné~Io sono 
anche oggidi dai Germani che dicono V Italia Felschland, paese 
de' VoUci. Generalmente gli antichi romani erano di color ab- 
bronxito e di fosca fisonomia , ridotti, dai barbari nelle Panno- 
nie , nelle Mesie all' ultima claase della popolazione , ai luoghi 
di campagna, ai boschi, ai disagi a' quali Tennero esposti mag- 
giormente le loro finosomje si alterarono, ed ebber quindi il 
nome di MaurovlachU Come poi questo nome sia passalo nei 
Morlacchi della Dalmazia d' orìgine slava, non si potrebbe pre- 
cisare. Quantunque i Morlacchi e specialmente i Montenegrini, 
conservano ne' vesbti ed in varie altre cose non pochi usi dell' aiH 
lica popolazione romana, non perciò dir si potrebbe die derivano 
da que Romani , che dai barbari furono ridotti ad occuparsi 
quasi unicamente della pastorizia , e che la lingua ed i costumi 
slavi sieno stati in loro posteriormente col consorzio d^li Slavi 
adottati. I Morlacchi neppure derivano dai Croati e dai Serbli 
che nel settimo secolo occuparono la Dalmazia. I primi che com- 
parvero in Dalmazia furono pastori, che eolle loro greggi ug- 
girono dinanzi i l'urchi dalla Bulgaria e dalU Bossina. Il loro 
nome è derivato , o da quello col quale i barbari chiamarono 
l'antica popolazione romana delle campagne, o dai Vlachi abi- 
. tanti della Valacchia, da dove poco a poco discesero lino aHe co- 
ale dell'Adriatico. 



USBO QUAmTO» iINS 

' L'éamo 31 detf impèro di Gioatiiiitto amYÒ in 
GostaatinDpoli una depntaftione di Avari abitanti dd 
Caueasoy die si erano con le fiuBÌ|^ie tn^anlaii neBa 
Meaia^ per ottenere dall' inqperatove di eescre 
namente trattati* 

Teofime deecriie il loro aniro jiel modo 
te(i) 

JUneml gens franuB m$oim$ affile Iweayiitia C^m 
siMntìtwpolim s Abmto ti namen» Et ma gm yeefawi 
hm etinete urb$ e/iun eH^ ^ptod mmupumi wdfui^ 
àent hugm forame marUie$0 Cemuu sigmdem m Urgo fvA^^(/v% 
langmi admodmn femtf reirmefaf et imflexms geslektmi^ J 
relipms lieet habitué Humdeo sùmttinnu eonsfieerekar* 
liti porro relieta patria regione in Sej/thiae (Earopeae) 
Misiaeque partee $e eonferenlee^ ut hmnaniui m Os prom 
marne odadtterentur, ad Juetìnianmnj ìegaloe destina^ 
veruni petentee ut reàperentatm 

Segnh il fiitale decreto Gioatìniano, col qoak a 
questi barbari accordaTa domicilio e terre al di Di del 
Danubio» 

Non è poesibfle il deeeriTcre quante e quanto gran* 
di disgrazie per lo spazio di circa un secolo portaro- 
no gli Avari neU' impero romano* 



(i) é singolare h ferodi e 1* astnna di questo popolo barba- 
ro. Si presentarono a Giustiniano i legati colla sapplicazione di 
essere umanamente trattati: Popolo che conoscerà quindi T uma- 
nità f e che di gii oonva nel suo seno quella immensa smania 
di avere in non cale ogm cosa, ogiu diritto, che superata la 
limitatissima sfera degli oggetti, i qiudi oolpivano suo trasporto 
e hi barbara sua teneiaua. 



106 6TOBLI BEXliA. DALMAZIA. 

(je loro enideltk e T odio imuitò verso le città n- 
penV^no le onideltà di tatti gli altri bariiari^ od in* 
vobckro nella desolazione ogni luogo fornito d'alnta* 
aioni; giacché di queste niun uso fiicevano 9 vivendo 
come nomadi sotto le tende che poco costava il co-* 
atraire^ e meno F abbandonare* 

Malgrado le irmzioni degli Unni connazionali, degfi 
Avari, dei Ybigoti 9 Ostrogoti, Enili, Svevi , Rng^ ec«| 
la Dalmazia a prefisrenza di qoalnn^e altea provìncia 
dell' lUirico e dell'Italia stessa si era conservata ro» 
BMina* La maggior parte della sua popidazÌ4me dcr»- 
.vava ancora dalle colonie romane stabilitesi in origine 
nella medesima, e da quegli abitanti che vi si fissa- 
vono nei tempi anteriori alle dette invasioni* Non ha 
potato pero resistere al furore degli Avari, che di« 
alrussero le sue città, e dalla fiuscia della terra tolsero 
la sui^ brava popolazione , eccetto pochissimi che nel- 
r isole trovarono rifugio, e riprodussero in sèguito nelle 
citta litorali il sangue romano* 

Dafia distruzione dd regno de' Goti in Italia, cioè 
ddl' anno ÌUiS fino a quella di Salona consumata nel 
639, per lo spazio di ottantasette anni poche cose 
fliemorabili aoeaddero in Dalmazia. 

La ten^esta orrenda che stava per isearicarsi sopra 
questa provincia , ed avvolgerla in quell' estrema. de« 
aolazione dalla quale per anco non si. è riavuta , an- 
dava già preparandosi* Gli Avari, ai quali com' è detto 
con imprudenza imperdonabile aveva permesso Gin- 
jitiniano di stabilirsi nell'odierna Yalacchia, Moldavia 
e Transilvania , dopo la partenza dei Longobardi dalla 
Pannonia per la conquista deS' Italia, occuparono i 
luoghi dai Longobardi abbandonati., ed or in una or 



udì* altra parte dell' Illirìo e della Trada sitibondi 
di preda e di stragli rivolgevano i loro movìnienlL 
L'imperator d'Oriente non potendo fircnarli eon la 
forza dell' wini 9 ordinariamente oeai quella del denatìo 
rallentava la loro rabbia e ferocità 9 che non manca* 
vano di ripigliare ogni qnal volta o volevano anmei»- 
tatfe U tribntoy o pascere la Imo indinazione al de- 
vaatanmto ed ida rapina* 

Gli film AsUa Sarmazia europea apingendoai véiao 
il mezzogiornoy avevano a qnell' epoca occupato tutto 
il Noricoy che «comprendeva l'Austria 9 la Sturìa^ la 
Garìntia e la Gamiola* Da queste partii dopo di es« 
sersi liberati sotto la condotta di un negoziante Fran- 
co 9 nominato Samo^ daOa dipendenza degli Avaria 
avevano prima di uninM agli stessi a danni ddla Dab 
mazia, per ben tre volte invasa l'Istria; e quindi per 
tutto il tempo corso daUa distruzione dd regno go» 
fico fino a qudla delle dtta della Dalmazia 9 questa 
provincia sebbene non fosse particolarmente assdita 
che verso la metii dd settimo secolo 9 si atlrovavn 
ndla pili viva inquietudine ed apprensione 9 circondala 
quasi tutta dalla parte dd continente di^ Avari e 
dag^ Slavi 9 da' quali ad ogni momento trepidare 
doveva* 

Nel principio del Y II secolo ai iemp, di Haarizio 
imperatore 9 una porziane anche deUa Dalmaria9 quella 
cioè che si approssimava al Savo, è stata scòssa dalla 
irruzioni degli Avari che s' impadronirono dd di- 
stretto di Bdiea9 e vi distrussero quaranta dttà dk'e- 
sistevano in quei dintomL Ciò si raccoglie dall' autore 
dell'istoria Mùcdtaneaj che così scrisse 



i06 STOBU DKUU DiUUZIA. x \\v^ 



. À^ 




Film imper. Mauritìi mmo eonvomtis virtutìbusj Chm^ 
gmms in Dé m utim n jnraperml^ et cum venisiet JMiMm 
40 €Ìtfitaf6v ^ ^fuoe eircm emn nmt wnnu dqHffmUiiH$ 

tték' IHirico perìk i BomMu eoBsenraTuio ancora delle 
forze 9 e CSagano sfinrzato da Prisco ^aerale romanO) 
celi' esercito della Dalmazia e dell' Ulirio TcnBC (^ 
W^tito di ritornare nel proprio territwio* S'igfnora 
og^dì la posizione di Belica* H padre Parlati in^n- 
nato didla aomìglianza del nome^ vorreU)^ che fosse 
r odierna Yeriicca della Dalmazia sitoata tara il Tizio 
ed il TilorO) e neUa tavola pentingeriana indicata* col 
nome di Btdoie. Belica colle sue 40 citta distratte 
da Ca^nO) mi sembra piuttosto che possa essere quel 
tratto di paese eh' è posto tra il Dravo^ed il Dimo» 
bio^ o tra il Dravo ed il Savo (1)« 

Essendo da tutti gli antichi scrittori attribuita la 
distrnuone di Salona e della Dalmazia agli Avari ed 
agli Slavi) e specialmente in primi, innanri di passare 
al luttaoso avvenimento che immerse questa misera 
via patria quasi in eterno duolo, mi sembra non 
fuori di proposito il trattenermi alcun poco sopra qn^ 
ate due barbare nazio ni, che di lingua, costumi e 
d'wigine diCBsrenti cospirarono con reciproco aiuto 
al suo sterminio» 

Quanto difiEerente era 1* origine di un popolo dal- 
Feltro, altrettanto erano distanti i luoghi da* quali 

(i) Noa é neppor da sapponre che in si piccolo tratto esi- 
•tsfsero 4o <^ttà ; e probabilmente le 4^ ài^ acceiiiiatè dallo 
storico Mranoo atate^ tranne alcuna, borgate. v 



uno QDABTA 109 

gli imi e gK altri ii moMfero a scagfiaisi m1 ramno 
impero* 

Dal CSancaM e daOe regioni sitoate tra fl Ga^io 
ed. il Maniero vennero i piimt) ed erano Mia nede^ 
aima origine die g^ Unni di Attila, che sono gK 
Unglieri d'oggidì, i quali nel X secolo ocenparonò 
r Ungheria, che ancora eonaenrano, sotto la condotta 
di Almo* 

I Vintdiy ossia Slavi, dalle rive del Baltico e diBà 
Polonia a poco a poco discesero accostandosi alle 
romane province, e s'incontrarono cogli' Avari ai di 
la del Danubio^ dai quali ridotti furono in Tassai» 
bggìo» 

Fridegario cap* 48 cosi descrive la servftìi d^|^ 
Slavi, e la superiorith unica degli Avaria 

EroìU ab antiquo Ftmdi b^d^y ChmU nve Htmni$ 
sive Avatibtti (eadem qmppe gens fini daepiuB variato 
nomine) qtian bifiaiam illoè fideientes^ Nam im pradii» 
praeito esse debebànt Slavi sen Fmidi^ et fMraeUari pto 
Humnis. Hanoi vero tsastra servabant speetalores frai^ 
Uormn s neqàe acèurrebant nisi perieKtantibus SUmsm 
Praeter haee auxiUa, nwjnis onerabantar triba&s Ft^ 
niiUj et venientibtts ad se Htmnis ad hj/emandam eo» 
gebanlior illis fUias suas prosUluerè^ quo barbaro àgenm 
di rifu effeeerunt Itunnis ut tpsunèl fiUi quos apud 
SUttfos genuerant eontra ipsos arma eorrìpuermU 

L'anùo 623 i figli degli Avari procreati colle don« 
ne slave non volendo più tollerare un g^ogo si odioso, 
si sollevarono contro i proprii padri e signori* li'as* 
sislenza di un negosdante nominato Samo, che ddle 




Ito sTonu imuA dauhazu. 

iÌT€ dfeUft i3l^iina per ogjjpeUi di m€rc$txsr$, wnifò ftn 
l^i Slavi^ fu loro della màssima importam^a* 

€rfi stati svperaiono |j^ Avari in nn .MttiMtto eom« 
battimento^ nel quale Aamo &ee prodìgi ^ valore. B 
mo merito^ da .negozianie lo aoUef b* al troiKO^ al qna*i 
le venne ehiamato da tutta la nazione; e per lo spa- 
aio di 56 anni che reyn% seppe eolla sottile sua pru- 
denza rìspingere ivtli gli idtacdu che gli Avari ten* 
tarono eontro g^ Slavi princapalmente stabiliti nd 
rierieo* 

Aimonio Vb* 4 eap* 9 così scrisse: 

Per biginta sex tmnos strenue regnum yuhemmnt md^ 
vertmn ùmumer»s bellorwn tmmdtusy quae eum Avarie 
gessiti in guShss semper prudenti astutim usus vietar 
evasiL 

Se la rivolnauone degli Slavi contro gli Avari ebbe 
principio ndl'anno 625 ai tempi di Glotario, come 
narra Fridegario^ e se Samo re^nb sopra gli Slavi 
56 amù sempre in guerra contro gli Avaria la & 
afrmdone di Salona e ddle dttà della Dalmazia , es« 
aendo senza equivoco successa del 659 9 gli Slavi e 
gli Avari non furono quindi uniti in questa deplora* 
bfle invanone; mentre Samo loro nemico regnò fino 
al 659, venti anni cioi dopo la distruzione suddetta* 

li'unione de^ Slavi cogli Avari accennata da tutti 
gli antichi autori) non è derivata che o dall'equivoco 
che gli Slavi e gli Avari fossero una medesima na« 
zione^ nel qual equivoco specialmente è incono Por^ 
firogenitoy in quella sfessa guisa die Toma archidiaco- 
no di Inalato ha preso i Goti e gli Slavi per la me« 



uno QUARTO* Iti 

desima nazione; ovverò perchè molti Slavi in qoalitk 
di servi^ o addetti ad altri aervizii^ aecompagnaasero 
gti Avari nella loro apedisione^ ad ontadie una por- 
zione di Slavi sortita dalla servita degli Avari do* 
minatori) colle donne slave avesse scosso nn A ribut- 
tante dominio (I). 



(i) Malgrado i qaantor i Greci ed i Latini scrissero dì orrendo 
oonlro gli Sciti dai qaali dt^rivarono gli Slavi , e malgrado ouanto 
dì loro dir male dovevano que' popoli, che nelle vicende dei 
tempi peromi furono da loro aggravati , è doloroso dì risovve^ 
nire che gli Unni esercitassero a qoe' tempi sopra di questa na* 
xìone 9 a caratteri indelebili dalla più remota antichità disliiita 
per docile e gaerriera , tanta immunitk 

Se dal MarbiancQ al Marnerò ed alFÀdriatico al giorno d' oggi 
consideriamo gli Slavi , quesU hanno un posto cIm non è cosi 
disprezzato da' moderni^ come lo era dagli antìdù. 



GAPrroLO lam. 




SMù ddt impero ^Oriente dC epoca detta eaiiUa 



L9 
IteKa nella maggia parte era oecnpata dai Lun- 

gobaidiy aortiti dalk Paaiioiiìa Tamio 879 iotto la 

MBdMIa ai Aflbobai 

n FforicO) le Panttoiue) la Mem superiore ed io* 
farìate erano ripiene di Slavi, Ayari, Bidgari (detti 
anticamente Yìùgm^ dal Ya%a d'onde aorfhono) i 
ipudi aoprastayano nnnaectoai all'Illirio, aOa Tracia^ 
ed dia ateMa dttk di Coatantìaopofi. L' anno 68K 
ad inatigacione di CSoaroe re di Peraia, qoeata eitft 
per terra e per mare venne aaa^ialf ddUa «addetta 
tre popdasiòni, nnifeai all'importante iaipreaa* 

L' assedio durava da dieci giomi, quando sorta di- 
scordia fra le tre nazicmi, e venate ad aperto confitto 
fra di loro, lo abbandonarono* 1^ salveaaa della ott^^ 
Tom. IL '8 




114 STORIA pBIXA 9ALMAZU. 

come ri rUeva da Gedreno, venne attribnita ad an 
manifesto prodigio; mentre o^i speranza di fogg^ 
al totale eccidio era spenta ne^^' iofidici cittadini* 

La Dalmazia orientale coli' Epiro era in potere dei 
discendenti di Ostroilo sino dai tempi di Teodorieo. 
La guerra coi Persiani che durò sei anni, era fi>- 
licemente terminata per l'imperatore Eraclio coUa pre- 
sa di Ninive 9 dopo la quale venne conchiusa la pace, 
e restituite all'impero tatte le province precedente- 
mente occupate dai Peisianu Queste gnarra però ostip 
nàte e difficile aveva assorbito le principali liiTorse 
deir impero 9 e quelle specialmente della Dalmazia 9 
che come la sola nell'Occidente non travagliata dai 
barbari 9 vi aveva piìi dell' altre contribuito. Ai Per- 
siani in danno deU' impero suo^^essero i seguaci di Mao- 
metto* Quest' uomo ardito aveva poco innanzi pubblicati 
i dogmi della sua sette, composti di un miscuglio di 
giudaismo, cattolicismo e paganesimo, e U &ceva so- 
.stefkere coBe armi alla mano* Ebubocar successore di 
.maometto . l' anno , 633 aveva apertamente diduarite 
la guerra ai Romani, distrutto M loroes^mito deUa 
Palestina, ed occupate queste provincia*. 
. L'anno appresso cadde in suo potere Gerusalemme 
d$no mi awio d'assedio* 

La ^Siria, là Fenicia, l'Egitto, le Arabie enno 
ancbe cadute in potere de' Saraceni, alle quali, re- 
jgnando Eraclio suddetto, aggiunsero la Blesopotamia 
e l'Aropenia (i)* 



(1) In poca diisimile situazione dell'imperatore Eraclio^ do- 
po la decorrenza di dodici secoli , sì è attrovato sul trono di 
Costantinopoli l' attuale regnante de' MiUulaianm Mahdind nel- 



UB1I0 QfTARTO. 115 

La posiziona dell' impero d' Oriente si attrovarA 
quindi in uno stato soggetto alle piìi graTi diflkoltà. 
Era necessario sostenere Y esarcato di Ravenna 9 e 
ciò die ancora rimaneya ai Romani 9 dai Longobardi 
che anelavano al possesso di tutta V Italia* Era d' uopo 
contenere i barbari accollati sul Danubio y stabbiti nel 
Norieo e nelle Pannonie; e soprattatto opporre tutti 
gli sforzi possibili contro i segoBeì di Maometto, che 
minacciavano dell' ultimo eccidio la religione e lo stato. 

Malgrado sì critica situazione in generale dell' im« 
pero 9 la Dalmazia in particolare rispettata da' barbari 9 
col mare aperto e libero alle comunicaziom dell' Italia 
e dell' Oriente godeva di uno stato di tranquillità par- 
ticolare 9 e di tutti que* vantaggi che un popolo in- 
dustrioso ed attivo co^iere sapeva dalla sua situazione. 

Questo stato di tranquillità in mezzo alle difficili 
circostanze che travagliavano l' impero 9 . fatalmente fu 
anche cagione della sua rovina. Attaccata improvvisa- 
mente dai barbari non seppe opporre la benché mini- 
ma resistenza. I suoi guerrieri nella maggior parte si 
attrovavano nell'Oriente e nell'Italia 9 ed i cittadini 
non essendo piìi que' cittadini fedelissimi e fortissimi 
ai quali confidar si poteva con sicurezza la difesa del- 
la patria9 erapo uomini snervati dalle delizie e dal fie 
sto, e vinti dall'amore delle ricchezze, passioni ch'e- 
rano subentrate al maschio valore de' loro antenati. 

r ultima guerra russa ^ e in quella contro Mebmet-Àli' bascià 
dell' Egitto. 

Mehemet Alla ha conquUtato le stesse province^ che sotto Eradio 
caddero io potere di Ebubozar; ed i Russi padroni dell' Arme- 
nia , Georgia , ecc. rassomigliano ai Persiani dei tempi dell' im- 
perator d' Oriente suddetto ^ colla condizione di non f\à restituire 
air impero turco le province conquistate. 




J 



CAPITOLO XLIY. 







D 



W fono gli autori aatidii ekc ^/ommaro folla di«- 
atroxione di questa cefebre cittìu Costantino porfiro» 
gfmto che viss^ ItfO anni eirea dopo rarreniaMntoy 
e Toma archiffiacono di Spakto posteriore di circa 
600 annu 

Uno riferisce il fiitto deplorabile in nn modo cBie» 
rente dall'altro* In ambe le rdarioni pero si tro^a 
qualche cosa di preciso^ che combinato pnò condnin 
a conosccm il vero modo^ o almeno il piìi prohabiley 
col quale venne condotta a compimento una perdita 
da tanti secoli non ancora riparata, e che ferse i piii 
tardi secoli non varranno a rimettefè* 

Mal^do che k, Pannonie ftssero occupate da'tàn« 
te nazioni barìiare^ le quali una dopo Y altra a danni 



il8 8TOIIIA DELLA llALMAZIA. 

degli antieltt abitanti si erano in esse fissate 9 i Bo- 
mani consenravano alcuni luoghi fortificati sul Danop- 
bio^ dove tenevano guarnigioni» Da Salona ogni anno 
erano spediti mille uomini per presidiare questi luo- 
ghi, ad oggetto di ritenare al di la del Danubio le 
popolazioni barbare che ne abitavano la sinistra riva , 
e dispersi qua e la in piccioli tuguri! vivevano alla 
foggia delle nazioni nomadi. 

Le guardie romane dalle loro stazioni sovente si 
permettevano di passare colle barche il fiume 9 per ri- 
conoscere i luoghi pili prossimi abitati dagli Avari* 
Queste scorrerie fatte con arte ed avvedutezza non 
erano innocue» 

lUsolvcttero gli Avari di prenderne vendetta, ed 
una volta (t) tesero delle insidie alle guardie roma* 
ne nell'atto che succedeva il cambio delle guarnigioni* 
L'esito perfettamente corrispose al loro disegno» I 

(1) U cambio delle -goamìfioni succedeva nel tempo di pa- 
squa. Salona è stata distrutta dell* anno 689 , e, probab3mente 
r eccidio della città si é' verificato nel mese di maggio o gìoguo 
dell' anno accennato al tempo d' £Jr<ieljo imperatore » che regnò 
dall'anno 610 fino al mese di marzo dell'anno 642- NegK ul- 
timi anni di questo regnante riporre si deve l'invasione terri- 
bile degli Avari , che coincide coli' età di Giovanni IV sommo 
pontefioe di origine dalmata , il quale mosso da compassione 
.per le disgrazie avvenute alla sua patria^ spedi Slartìno abate 
onde redimere dalle mani dei barbari i corpi dei santi, edonde 
riscattare i prigionieri rimasti in loro potere. Giovanni IV iÌMao 
nel pontificato un anno , nove mesi , e giorni ventidoe. 
cardinal Baronìo ripone il princìpio del suo pontificato nel 
di decembre dell' anno 6^9 , e la morte dell' anno 64.0 nd 
mese di ottobre. '' 

Le disgrazie della Dalmazia ebbero qirnidì luogo mdto d'ap* 
presso al pontificato dì Giovanni ; e l' anno 689 attribuito alla 
distruzione di Salona combina coli' età di Eraclio , con quella 
del preiodato iommo pontefice^ e colla spedizione di Martino àbaCe. 



UBRO QUARTO^ 119 

•eidati rooMiDi caddero negali ag^oati, e fiiroiio tutti ùc- 
mi» Un tentativo coronato da ai completo' teccesad 
sollevò ranimo de' barbari ad operazioni piii grandié 
L'odio contro i Romani era in eaaicòaì spinto 9 co- 
me 'terribile fa la vendetta che presero sopra la mu^ 
sera Dafanaria, sulla qnale in massa piombarono col 
faoco e col ferro, dopo che libero si resero il pas^ 
sag^o del Danobio. 

• Colta essa all'improvviso poca ,0 nessuna resisten* 
za ha potato opporre ad un torrente sì impetuoso di 
uomini non curanti alcuna ricchezza 9 ne comodità 9 o 
^MNsiale istituzione, che volevano città e campale ti^ 
durre in deserti, ed abitarli nella particolare loro ma» 
niera di vivere (!)• 

Dal Danubio fino a Glissa libero fu passaggio 
in tutte le direzioni nelle quali si avanzarono, se- 
gnando colle stesse tracce del sangue e della deva- 
stazione i terribili loro passi a danni di una popola- 
zione snervata dagli agi e daHe delizie , che ne resi- 
stendo ne fuggendo trovar poteva la sua salvezza* I 
cestiti e le armature pr^^e ai soldati romani sul Da- 
nubio non poco agevolarono il loro successo, e forse ' 
collo stratagemma di fingersi le guarnigioni romane 
che ritornavano dal Danubio, s' impadronirono di €fissa» 
In qualunque modo la presa di questo fi>rte sia riuscita^, 
e certo che neflpur questo baluardo di Salona oppose 
jdcnna resistenza ; e questi^ citta priva di due mila guep» 

(1) Il oeld>re storico dalmata Lucio, al niodo di vivere degli 
Avaii attrìbtiisoe la distruzione di Salona e delle altre eittà della 
Dalmazia. , 

Quia die' egli , eaedem Civita tes ipsis parvo vel nulli usui 
. essente cum patrio more map^lia incohreut. 



**. 



iS# STOVA màJUi ilAUIAZIA. 

rieri tneidiila sul DuBubio, « priva delle altre ì mg ifm 
^ per le. drcoetanze dell'inpero ai attrovarano oeiia 
pai^or parte in Oriente^, ai vide tatto d' un tatto 
eiroondata dalle orde finriboude. ^pafveiitati dalle Mra» 
gi che avevano commeaao^ e da «pelle dw ad eiai 
medeaum soprastavano^ col timore nel caore i citi»* 
dini rimiaero la loro aalveaaa ndle iortificauoni ddb 
citta, che da Goatanùano erano state aiinientaie ndla 
l^erra contro i €ioti. mediante un largo fbaao «cavato 
fra meuo dinipi e macini, il cpiale dalla parte aeb* 
tentrionale della distratta atta ancora per le ^ne re* 
vine si mostra* Non avevano gli Avari ne maedhine 
di assedio, ne conoscevano quest'arte* Tutto il lera 
stadio si ridusse a contenere i , Salomtant entro k 
mura della città, e di allontanarli dalle deliaose loro 
ville che d'intorno numerose possedevano» 

Gli agi , le^ ricchezze, il lusso e la meUezza aveva» 
pò snervato il vigor guerriero de' cittadini, le difiicoltà 
delle drcostanze avean disunite le opinioni ; . e ndl'at« 
lo ch'era conosciuta la gravita del pericolo, non si 
prendeva alcun provedimento energico per aUonima» 
re nemici cotanto feroci e crudeli, che padroni deHa 
campagna e liberi nei loro movimenti miravano la dttà 
abbandonata a se stessa colla piacevole aspettativa di 
distruggerla, ed il dolore de' cittadini eoi riso ddla 
vendetta* Pfon vi furono attacchi per parte loro em 
quali a viva forza impadronir tentassero della città^ 
ne sortite de' cittadini per rispingeriì* 

Una sicurezza, che non estendeva le aue mia al 
di la di quanto le combinauoni eventuali preparar 
potevano di facile riuscita, teneva fermi i bari>ari, un 
caso imprevedoto, l'agitazione di miUe. passioni fra la 



• la «orte^ l' MftfdhKioM Wctiitlgly' fa» 
«Murtna ddla pèrdita Mie abitadim dcHa pace^ a.dlL 
aaa fawMpullitii «domiofla ayitafaaa i wiieri ^^•^t^it 
ìm an «are 0, eontruAy ed fadB per qaaaia In ela^ 
eia 01 Moeervò dd'caeUio di «aa aM)i aeUm a. 
iptande^ natta sory elle che pelata- whnao fai ipaldia- 
parte evitare TeatreaMi eoa roTioa» 

H deatino di Saloaa era deeieay e la eoa perdili^ 
apem si paò dire qaasi dei laedtsiaii auni Sf^^ depéi 
deaai podii (pomi di vn para blooea iiff damili 
Ayari perfettaMaate coBipiaia, mille troMa p^fgio dia 
ae ibaaé alala parsa a Tira finrsa dopa la piii oaliiiala 



Faaaa eaaoy o efietlo degli adii e delle dialearfaai 
fra ((li ahitaali, ai aoHevò va gieaM» il grida Mdh 
parte prosaÌBia al nave eha i priacipaii cilta^ni iadMii^ 
cayaao le riodbeate^ e die gli Atari di già 

palroni dei laiaeri abiiaali; ogaaao ai afictta 
re^ H figlio diagianto dd padre^ la nM^;lie dd anaKitei 
o gaaa o aSenra, ae può) aa aailo aopra i narigli» GIL A^ 
vari aeaza trorar oppoaiaooe^ auoravigliati di db dia 
fra i dttadiai aaeGedey% iaaoiBiariaaa ad aeeq»aia la 
dlfty i lem paad aono aagaili dall'iaeoadte a dalla 
alraga; ana parte ddla dttk arde, e yiaaa diatratla 
priaia Ad «a'dira abbia potato easet eracoata; i baiw 
bari incalaaiio bvadaado ad ncddeado, e fi^f ^-i f *t 
qaoDa poiuane de^^ aUtantiy die noa ha potalo iai^ 
liarcarai , periaoe aceollata aBe riveé ' GÌ' iaiharcali in» 
taato ri aUontanano fira le grida dd dolore a detta 
diaperarioBe alla vista ddla patria che ardcvai e degli 
Avari die traoidavano i rimaaliri abitaatL 



I2!l STOnii MKXA DAUTAZU. 

• Nd dar^ pia di peso a quanto sidk dKsftniAioiié i£ 
fialona aeriase Toma arckidiacono in confironto di 
Coafaniìno Porfirogenito di circa 300 annTpia TÌei»' 
BO dell'altro all'epoca della distrazione, nd parve che 
h testimonianza dett'aator«) patrio preferir si doVesse» 
m qoantodiè dalle memorie che al soo tempo esister 
potevano, e dalla stessa tradizione a miglior fimte aW 
tingerasi poteva la saa relazione» Certo essendo die 
éopù recd£o ddla dttk pochi de'namerod sooi ab»- 
tai^ banno potato salvarci nel massimo disordine eoa 
ona precipitata fuga, la prìadpde droostanaa rìfimln 
dall'iordiidiacono dd timore invalso ne' cittadini e deU 
k loro evasione, sembra confermata da nn ^ fiMo in- 
contrastabile; giacche 'Sdona dalla parte, dd mare era 
libera « non assediata dag^ Avari, che privi erano 
di oaEviglL L' evacoaziono spandi ddla. dttk, quando 
fiisse stata necessitata ddle droostanze e^ diretta datti 
prudenza, poteva con tntto Fordine e con nn regolare 
imbarco soocedere per qoeDa parte, alla qode il ne- 
nùflo non aveva mezzi di poiecsi opporre, come real« 
mente non ha impedito qndli, die nella disordinata 
loro «foga hanno trovata la loro sdvezza* D' altronde 
mdto inverosimile sembra, che ^ Avaii arrivassero 
dd Danubio fino GUssa vestiti con ispogiie romane , 
e che con questo mezzo ingannato avessero gK ahi» 
4anti e la guarnigione di qud fiirte, come narra che 
awennlo sia T augusto scrittore» Costantino Porfin>> 
genito era impeniore in Costantinopoli, e scrisse dd« 
r amministrazione ddl* impero» £ md possibile d^ 
in tanta distanza precorsa dagli Avari, uccidendo e 
distniggendo tuttociò die si beava' loro incontro^ nes* 
anno rioonosduti li avesse, nessuno avesse potato sak 



▼ani colli' ftigtt 4iDaiiii ima mollitaditte £: gente sa 
crudele e' tmibile, per rieoyrMM in Sakiwi città.» 
•ttoni' bene fortificala ^ iieeaaBo ia fine aflbftlaio ai 
ibaae éi.reeare in qndla un avmo.di tante oona*-. 
fpaìtmamt ' 

Ropo k decovrenztt di tanti secoli non ai. potrebbe 
ora firn k due. relazioni prive di moki paràoakri, sta-* 
bilire spiale ab esattamente k vera^ ed in un ai^pome»» 
«o^ ai jntereaeanla è meglio l'eaibire ciò cbe datt'opio 
-e datt^tro ai rik^a^ onde am il lettore a portate di 
potar da aà ataaao foimare qnel giudi»o> cbe aom* 
bnir gU può piii adaftatob 

Toma Arehidkcono al Gap* YIII deUa stòria aiH 
loBitona^ kaei^ scritto: 

Cmm jnro multis piacnUs wnmuniter dHgukurUer^ 
eommis^s svpcmae tdUonis judiUo miaitix CwitMS Ao* 
aiili -fifret gladio evettmdaj perni men$ tf eonsiUum 
dvibusm Praeiul mdbis end^ ^eetor itmlUi»^ p^p^Au 
éi$satmi9é tpAà esset e^tuMug nesdetoL AUi ermi 
mums 'tìmidi^ Mi plus ae^pm seemi^ sie ìàhefiuimi e^ 
vite# prùniku a se ipsa ineepiL IgUur hoUium esder^ 
•^fwetioii eessabant quoiuUe ehfiUUem misa'am impHgmt^ 
re* Ssdomtmd vero lémgueuiibus j«m ex defesds vbribusi, 
u ml t it udims impebtm non sustineniess J0mqM passe re» 
sistere desperantes^ ipsa etiam moemm non ex eorde 
mrvtthmU Tantusque metus meéAuils tU ohriyeseenies 
mnmos nikU msi de fuga sinfuU eojiiabanU Factum 
est autem^ ut die quadam sdiqui ex ditìorihus eUnùUis 
res suas latenltr ad mare asportantes mferre navibus 
propèrarenl^ quòd videntes universae dvilaiis vulgus 
'muUeres simul etparvuU eonglohatvn omnes ad porium 
irrompere j naves seandere^ bue iUuc difugere moUun^ 



AltA STOIIIA HUJb BÀMMAOA. 

CZmmt aHrtmMMmm et wirgimmm ingeaii sir^ritiià 

nrii Md parbun j m^p e r mA s mmntìHin se-mgeren 
genteij olii mUem vix wàU et vuem ituUire in lontM 
pòterànt^ «i» wmatmrt ed lumes^ M cmumvie ii^^lim- 
imier ijMu jperstrepttUmm tmnm» m frtelibm Mw y> 
hmUmr. jtt veFQ haUe$^ tu MnMtm wkUù t moi y ìe n 
fe»^ fugUmtot m tergo caedere^ /nratéme ùmtm^, mdH 
oeemrsmM fmrtetts igf^em éamibiu if^ponerv non cea^ 
mAmO mox n&t nUsenAUii eUntoM jumi— 
prme$idii$ filiorum, hostiU ya/ndo n p kre tmr, i 
mrmt gm ecéksiu fuareent, non gm dtnoturU m n tì gm o 
et spetiosis miierarehir pàlatìU^ sed totmn sneeedmUeo- 
in fnrorii ùnpetn eUnUdan hrem bora in omrbonem el 
einerem redigenmt^ 

Gòftantiiìo Pocfirogenito al eapifolo XXDL de Aé^ 
«iniilmfione hmpeni così si eqirimeva: 

Jbfonkm nàclem Bommanmn /nrotetid e èml ut tenmm 
md fkùnen DwnAimn nogme(i)j gnod emn Mgntmào 
ttmmmiàieni dieendi gmUn gminmn fnou DmntUmn 
hMimrent^ invenenmt Sdavinos, gm el Abeti nm^ 
enpelis gentem inenneau Nemgne vero hi bwu ftumen 
hebUere JigHOSs negmé vis fbm^en ieU mUtwbenimt* 
Qmm «ifem ùtermee s ntgne ed heUmn impmdos AIm^ 
ree eempenehant Bùmanij deheìlente$ eo$ inde et em^ 
ptìtpot ebdueentes reeeKMtuif» Et ex eo tempore petm 
mmietìones duuu ùMbiiente$ R ome n i n pnschn ed jmh 

( I } I Dalnati chiama Porfirogeaiio Remani , ooine apeóal- 
mente difoeiuleniì da quelle colonie che Diocleziano ìnirodosse ; 
e sembra che la Dalmazia dopoché fu dalle mani de' Goti colle 
arali di Gìuitìnìano riciiperaU, si Oitendesae fino al Dapubio» 



ùmm iQtoÀirro^ t2S 

mMmn fietent Mi et fd u mamUm» mme hc9 iIì«wm 
àeremt, et fd m Amc sermtmtgm mtèeeietmU Acéùi 

jfimfJMfiéiw^ w w emègrefàH énrnte^ tìonumi miàm 0m 

^iMfMor mittM j Hutm t m té ipm mrhe Adorna àkUmtemj^ 
f9m§ in hùdiemmn tcifne €Ìieifi Gusa mmenifitìMrM 
^fmùd SUm frtmUrtmiet optati tùmcDBkt^ Mtqm& md$ 
ad fhmen fr^fidioAmdm. Bàe igìt» pentmiKlmmè 
nmltis muds fattm, Sdmd fici tnm$ /lumen hàitahmnU 
^ elAhati dìeti re èamiàerata dixerunt inter iCj Ba^ 
mani hi ex ^- fnimmn fng e eerènt 3 fraedmnque tuied 
Mnf^ nnm^pmm ttigieere éednenlj ita^ nUtpdd conbd 
mmeUnemMiTé Hoc igibw eondSù Scimi doe Maii^ 
emn Beuumi iiiqwmdo fbmen trammidèsent y penUs 
mddiS§ iBò» aàrnH oppujì m n m t vieehmtque s ne 9uénpti0 
earmn mvUss vbxUUsj et reliquie siytui beUieiij Iru^ 
jeelù praedieH SeUwl fiunwne uà CUmeùrmn venerea 
^uù$ uhi mderunt Jbmiott qui iUue exéuhuù ujéhudj 



PorRrogeoito mole che gli SUn A diiamaBiero atidle Àfaru 
QamliiMue «k poisibile ohe couMentlì ed RonuMi gli orni # 
gii Akrì WhAri prottiifciviiiente lì dkmmàmero Shn^ o.Avari^ 
è certo però che gli Arari erano di differente orìgine , lingua # 
ootlmni dqgli Slan. 

Non è «onìbile die i Romani non t onoB c awc ro ^ Avari a- 
bitaali deOa riva tiaiatra del Daadbio^ che più volto .avevano 
paaaato ^etto fiume ed invase le province romane, e eh* ani! 
dopo la partenza dei Longobardi per 1* Italia occupata avevano là 
fanoonia^dn Lengobardi «uddetti abitata prima ad loro £tlao* 
00 9 ed una pcMvione ,iì loro fistfita« tn u Danubio ed Savo, 

Sembra che Porfirogemto sia incorso in più di un errore neilf 
Ma eapofizìonè rìporUmdósi alle dicerìe volgari. 



116 STOMA MSCIA DALMASEIA» 

ean^eetìi' ve^dlUs et mwalmu . gmtilmm m&nm ^ fen^ 
Uks eas e$$e $uos arhitrati ewn ad dmawrmm prttefitU 
SJmn 0ecesi$ient truMitum iUUpermUenmtj $ed Hih 
trmmm Bànuuws oj^/rido escpvItrmUs nee-ttam Wmr 
Imidatam urbem Sidumam ùceufmnmts «ftiflcé 9eàikm 
petUu paìdMtìm ex eo Unf^are ineiirientei pntedari Ho- 
mmiOB in etunpU^ et in ìoei^ edUioribu$ JUMmAet icN- 
faifcrtmt eorumque loca immaenmt^ 

' Datte cose narrate da Porfirogenito sembra che Sa- 

Iona non sia stata distratta dajgfli Avari 9 ma oecttpata 

dopo r espubione de' snoi cittadini^ ciò eh' è contrario 
al (atto ; mentr' esistono ancora le rovine di qoesta 

città 9 che non è stata riedificata 9 e la di coi diatro- 
zione non è accaduta certamente nelle anteriori goerre 
tra gli Emli ed i Romani, tra gli Eroli e Goti, 
tra i Goti ed i Romani sotto Giustiniano* Ella ac« 
coke nel S52 fra le sue mura Narsete con nn nu- 
merosissimo esercito, che da quivi per terra veme 
condotto in Italia* Ottantasette anni quindi prima del- 
l' invasione Avarica ella esisteva in istato floridissimo, 
avendo potuto contenere numero sì grande di guer^ 
rieri» Anche da questa osservazione sembra preferibile 
la relazione di Toma archidiacono , che sìdistinta" 
mente accenna il caso della sua distruzione, conferà 
mato da un fisitto tuttor esistente* 

Salona ed Epidauro , altra citta celebre di qoesta 
provincia, ebbero nella suddetta invasione la medesi- 
ma sorte fitale; e tuttaddue ritornarono si può dire 
ad una novella vita, l'una nella citta di Spalato, e 
r altra in quella di Ragusa* 

Quantunque sia incerto se nell' invasione stessa fof- 



UBRO QUARTO. 1S7 

«ero anche state diitnitte le altre eittk della Dalma- 
zia 9 con nolta probabilità si può della maggior parte 
riportare Teeeidio a qaesto tempo , od alle iperre die 
^poco dopo ebbero luogo tra gli ATari^ i Croati ed 
i SerUi per discacciare i primi dai laoghi occupati* 



An eaeteme ^moque émUiie$ nuaritimaej dice Lucio 
al Gap. 13L atm Sdtnm et Ef^dmuro destmeUie fu^ 
jÌMts ineerbmu 




CAPITOLO XLV. 




IMI0 grtmde%%0, formo e magtòfieentu di Sdoiuh 



c 



lofttantìiio Porfirogenito nigipagKa k grandetsa di 
Sabna alla metà di OMtantinopoli , die nell' epùCB. di 
questo scrittore aveva 36 miglila di cirenito ; ma dalle 
tracce delle mura che. di essa tattor esbtoso^ tatto al 
più portar la si può a 6 miglia* Se però i sobborgld 
che dalla parte di Castel Sangiorgio^ o^di Saguraci^ di 
CBssa^ ed alla sinistra del ladro esistevano^ si eooi» 
prendano nel giro della città medesima | si pnò av« 
vicinarsi alla grandezza di mezzo Costantinopoli* 

La sua ferma era irr^folare dalla parte della strada 
earreggtabile che oggidì conduce al forte di CUssa; 
era molto piii larga dalla parte opposta verso Su^u* 
raczy e fira queste due estremitìi in pih luoghi dove 
più dove meno si restringeva od allargava* 
Tarn. IL 9 



Ì30 STORIA DELLA DALMAZLi. 

Fra mmo TÌ^eti, campi ed agglomerate macerie 
di case 9 tempii e palazzi distrutti , dagli avanzi che 
rimangono si può conghiettorare ove fossero le piazze 
ed i fisd>bricati di maggior esteltsione* 

n chiarissimo padre Parlati nel suo Illirico Sacro 
ha reso pubblico un disegno di questa città 9 come 
presumibilmente ella si trovava al tempo suo miglio- 
re. Coli' attribuire a Salona tuttoctò che in pubbEci 
e privati edifizii le grandi e ricche citta aver potevano 
all' epoca dei Romani 9 ognuno potrà raffigurarsi la 
sua magnificenza^ ed esseme sufficientemente appagato. 



■*i?5r*tT 




»«INHI%^ 



LIBRO QUINTO. 



«ft 



8<DiaiaiLm]iD« 



miÌA Uftrn^toiK bt jSaloiut imo all' tncarooofiau i^ 

tolamtm re b'1Cn0l^a^ in i|iutliti bt n bi 9a[mccptj 

§vicet0Mi m lBd|ntb0 natUttmo l'amto 1102. 



DALMAZIA 

♦ * 

CAPITOLO XLVI. 




di Avmi dopo la preM e In éUtrmUme 16 Satmm 
immiomo eoi tnedeiimo furare e diitruggane le elire 



Jl^opo avar presa e distratta' Salona con fiiciUtk pari 
ad un impetnoso torrente 9 che atterra quanto può fiir« 
glisi ostacolo squarciando e seco in rovina portando 
case 9 campi 9 uomini ed animali 9 gffi Avari anelanti 

si scagliarono a destra (1) ed a manca 



(1) Sembra die dalla parte occidentale della Dalnaaila, la di- 
alrazme cagionata dai barbari foste stata più terribile deUa 

Grte orientale ; giacché sappiamo da Porfirogenìto che Sestro ^ 
eleda, P^o, Luibo, Selve erano dopo quest* epoca disabi- 
tate , o perchè gli abitanti foggiti fossero in Italia ed in altra 
parti j o perchè fossero distratti ; mentre supporre non si poò 
che queste isole, sebbene non troppo grandi , e specialmente 
Pago, detta Cissa , e Scroda pi^ considerevole dell' altre , fosse- 
ro state deserte al tempo de' Romani. Porfìrogenito scrìsse : /?e- 
licfuae habitaioribus vacuae desertas urbes habent, quarum 
haec sunt nomina» Pisuch , Selbo, Alsep, Scirdacissa , Meleta, 
Etinnca. 



134 STOBIA D£LLA DAUIASIA. 

della citta stessa ; e da «na paite spogliarono la Li» 
baitiia di tante belle cittk che sorgevano sopra V amefto 
suo suolo 9 e .dall' altra fi^o ad Epidanro (egualmente 
convertendola in un ammasso di rovine) segnalarono 
la loro terribile invasione con tali marche 9 ^ch^ la 
decorrenza di tanti secoli non ancora ha potuto can* 
ejellare» 

I luoghi inaccessibili 9 gli antri 9 le caverne e qual- 
che fortificatli rocca sulle * eminenze servirono di ri« 
coverò a pochi Dalmato-romani che alla strage 9fug^ 
girono; e fra le ceneri ancor fumanti di tante citUi) 
la distrutta loro patria invogliò i barbari stessi di 
fissarsi nella medesima (!)• 

Questa posizione degli antichi abitanti che fi espo- 
neva a fanti Incomodi ed a privazioni di ogni sorta 9 
r arrivo successivo dei Croati e dei Serbli che lotta- 
rono contro gli Avari per discacciarli dalla provincia, 
r immoiso difficoltà aUe quaK trovar si dovettero esposti 
gli abiitanti stessi fra mezzo alla lotta di queste na- 
aionif originarono che. ideila Dalmazia mediterranea 
aflbtto si estinguesse tutta la stirpe romana 9 a diffe- 
renza delle citlk marittime 9 dai Dalmato-romani fii^ 
giti ndle isole rifid)bricate o costruite di nuovo 9 
dove ancora in qualche fiimiglia si conserva; come 
nelle frmiglie Fanfognà9 IVa8tfo9 Soppe di Zara 9 Ce- 
pioni ora Cippico9 Celio Cega9 Casicotti ora Casotti 
dt Trau9 Acutheia ora Geremia di Spalato ce* 



(i) Qui fuga saluterà invenire potuerunt loca praerupta inr 
h ahitaru nt, Porfirogenito cap. 29. Et ex eo tempore Dalma- 
$iam uniyersam tenuerunt, sedemque illic suam, cioè gli 
Avari y coUocaruni^ Porfirogeoito cap* 3. 



« \ 



- PorfifOgenko è Ttro fin le cit& ^diilnrtte nomaa 
•ókMito qodlft di Epidamro e Tmmim Aitkfawo 
quella di Salona (!)• AppreMO neieim «hro antioo 
autore tt trova jnenaone delle altre tìtik^ .e quindi 
kiofrta sembra T epoca della loro dbtrwone* Coi^ 
stando pero che nell'invasione degli Avari snocessa 
negli aitimi anni di Eraclio 9 parie dei DaknatCMro» 
mani die salvar si potette^ fuggita fiìsse neU' isdle 9 
e parte qualche ricovero ritrovato avesse nei Inoglii 
di montagna di difficiUssìmò accesso 9 è da^credere 
che tatt' i principali looghi da loro abbandonati si^ 
bito avessero la medesima sorte di Salona e di Epi- 
danro; giacché^ come egregiamente osservò il Lucio 9 
gli Avari nemici per sistema erano delle citta 9 e pre- 
ferivano di abitare i tognrii a guisa delle nomadi 
nazionL 



(1) Tomaso Arcidiacono com'è incorso in errore nello sta- 
bilire gli Slafo-Goti^ cosi anche agli Slavi sotto la condotta di 
Cagano attribuisce la distrozione ài Salona, quando ella non po- 
teva soocedere che nell' invasione avarica ; giacché sebbene Porli- 
rogenito particolarmente non ha fatto menzione che della sola 
Epidauro distrutta dagli Avari , ha lasciato però scritto che da 
4|uesta invasione la Dalmazia rimase quasi deserta, con che ha 
indicato la generale devastazione della provincia. Cagano poi il 
condottiero degli Slavi , come vuole Y Arcidiacono , è un nome 
propriamente avarico , che davano gli Avari ai loro sovrani ; e 
non vi può essere dubbio che dò che TAràdiacono agli Slavi 
attribuisce , non debba ad essi convenire. I Croati dopo Y in- 
vasione avarica comparvero , e la distruzione ha precorso il lo- 
ro arrivo. Sebbene il popolo croato era rozzo , ancor idolatra , 
da tutto dò che alle fonti più genuine si può attingere, pui^ 
non aveva egli quella ferocia che qualunque cosa pospone ali* or- 
goglio della propria volontà si barbara e misera , come le cir- 
costanze permisero agli Avari di far la loro con tanto danno ri- 
spleodere. 



436 6TOB1A DELLA 0AUIAXU* 

Se qsalche cosa d'incerto resta ia questa espoi» 
sizionC) senza debbio a nessun* altra epoca meiffio si 
può collocare la distruzione delle antiche dttà della 
provincia quanto all' invasione accennata deg^ Avari ; 
continuazione deUa quale fu la guerra &tta a loro 
dai Croati e dai Serbli) in cui ciò che rimase d* illeso 
deve avere in sèguito non poco soflBBrto per le com» 
biniiuoni medesime della lotta di questi popoli 
ed ^jfnoranti* 




CAPITOLO XLVII. 




/ CroaH oUenjfona dati* vnper0tore Ermdio ii fissmrn 
m JDalnuma eolia eondkione di eipdieme §U Avmi. 



imperatore Eraclio cessò di vivere in marao 
deO' anno 641* Doe anni innanzi h Dalmazia era 
stata invasa dayli Avari ; V invasione quindi dei Croati 
soeoessa di consenso dell'imperatore suddetto (I) 
tatto al ^ù si pnò rimettere alla fine dell' anno 640^ 
o al principio del 641» Giacché per qoanto edere 
fi>sse stata la conquista degli Avari, clie dopo aver 
orrendamente manomessa la Dalmazia si fissarono 
nella stessa , qualche spazio di tempo accordar A deve 
alle relative operazioni; come pure avendo i Croati 
implorato il permesso da EradUo di occupare questa 
provincia, qualche spazio di tempo dev' essere prec(MPSO 
primachè ottenere potessero la chiesta autorizzazione* 
Anche i Serbli emigrati dai nativi loro luoghi in 



(i) Heraciii • • . fussu • • • Chrobati armis arrepUs Avares 
ex ilUs locis expulerunt , et in ipsorum terra quatn etiam 
h^die tenent , sedes coUocarunt* Porfirogenitip cap. XXXL 



n. 



138 STORIA PELLA DALMAZIA* 

cerca di altra patria , o contemporaneamente o poco 
dopo de' Croati 9 avevano in Grecia nella provincia 
di Tessalonica ottenuto il permesso di fissarsi; pen« 
titisi però del cangiamento fatto risolvettero di ritor- 
nare alle loro case 9 e strada fiicendo avendo ritrovata 
deserta una porzione della Dalmazia e ddb Mesia, 
col consenso del suddetto imperatore Eraclio si col- 
locarono in qaeste partii dove ancbe al giorno di 
og^ sono stabiliti* 

I Croati 9 spinti o dalla poriuOné della Dalmazia e 
dal suo dima 9 o perchè 9 come nel Volume I si è 
osservato 9 anticamente a cagione di una pestilenza 
sortiti da questa provincia e fissatisi in Polonia 9 viva 
per tradizione conservassero la memoria dell' antica 
patria 9 non dubitarono di affrontare tutf i pericoli che 
in conseguenza di una lotta crudele ed ostinata con 
un popolo fi>rte e s^ag^o come gli Avari dovevano 
necessariamente incontrare* 

La malagevole impresa veline coronata da un felice 
successo* Furono gli Avari in parte (1) distrutti 9 ed 
in parte \>bbligati a sottomettersi ài vincitori; e la 
Dalmazia antica venne nella maggior parte divisa fi'a 
le suddette due popolazioni slave che si fissarono 
nella medesima 9 e dal loro nome le diedero quello 
di Croazia e di Serblia. La parte da oriente fino alla 
Cettina venne occupata dai Serbli 9 e T occidentale 
dai Croati fino ali' Arsia ed alla città di Albona (2). 



( I ) //i Datnuitiam veniunty uhi Abares incolas invenerun% 
belloque per annos alUjuot Inter se gesto vicerunt Chrobati , 
Abarumque partem occiderunt, caeteros parere sibi coegerunt 

{%) A Zentena Chrobatia incipit extendiiurque • • • adisiriae 
usque conjinia sive Albunum urbenu Porfirogeoìto cap. XXXL 



UBBO QUUITO. i59 

•Tal epoca è una delle, piò importanti di questa 
provincia • Dalla ateasa incomincia X alterazione d| 
tutto U aiatema territoriale antico non solo 9 ma i) 
cai^^aaiento ateaao della primitiva popolaaione^ quello 
della lingua 9 dei costumi 9 delle sociali istituzioni ^ 
nonché la fissazione deUa presente popolazione alava 
che r abita* 

BIa%rado alle devastazioni degli Avari 9 alle irre- 
parabili conseguenze dell' invasione de* Groati e dei 
Serbli, Ragusa 9 Spakto^ Traii^ Zara 9 Arbe^ Yeg^ 
ed Ossero conservarono il sistema romano ed il nome 
di Dalmazia ^1)* ^ 

• 

Conotoendori senza dubbio che, Emota (Imoicbt) formava un 
distretto della Croaiìa^ allora detto Zupaiua , realmente la Croa- 
sia non incominciava dal fiume G etton a , mentre Imoscbi è po- 
lla al di li del medesimo. Generalmeote gli aniiebi non ave* 
vano una geografia precisa , ed un monte, o un Ticino fiume 
era preso per il punto che dar potefa approssimaliyamente nn 
idea relativa all' ubicazione de' luogni. 

(t) Slavi Romanos deleverunt^ eorumifue loca tenuerunt, 
relUjua autem Romani in ora marìdma oppidis servati eos^ 
éfue etiam nunc ienent , et sunt ista : Rausim , Aspalatum , 
Teiraguria, Diodora, Arbe, Feila et Opsara • 

Quella che Porfirogenilo chiama Diodora è Zara^ nota sin dal 
tempo della repubblica romana ctA nome di Jadera. 

Kreglianoyicb^ l' erudito scrittore delle memorie storicbe della 
Dalmazia, pretende che questa città nell'invasione degli Avari 
non sia stata distrutta. 

Dalle parole di Porfirogenito , che chiaramente indica aver gli 
Avari occupato alcuni luoghi che rimasero in potere de' Romani, 
sembrerebbe che in fatti Ragusa, Spalato, Traù, Zara, Arbe, Ve- 
glia et] Ossero , fossero state da loro conservate. Spalato e Ragusa 
però non esistevano al tempo r/{;ir invasione degli Avari, che di- 
strussero Salona ed Epidauroj e quindi chiaro si rileva die queslp 
autore scrive di tali luogki come si trovarono al tempo cn egli 
viveva ; né da tulio ciò che ci consta si può dedurre che Zara, io 
queir occasione fosse stata o no distrutta. 



/ 



140 BTOBIÀ DELLA DALMAZIA* 

Le città marittime sorte dopo l'iiiTastone ararica 
o sopra le rovine delle distratte ^ o in vicinanza ddk 
medesime 9 al tempo dell' invasione croata e ddle 
^erre tra i Croati e gli Avari, neppnr ebbero il 
lor prindpio ; ed i loro fondatori, i profiiglii dalmato- 
romani, ad onta delle diffieoUa che incontrar dovettero 
per parte degli Slavi , rinsdrono qualche tempo dopo 
a rinnovare le patrie distratte, a fissarsi sai continente, 
a conservare le primiere civili istitazioni, ed insana 
parte dell' antica Dalmazia , ridotta ad angastissimi 
limiti dalla Servia e dalla Croazia, il nome tnttor 
vigente di questa provincia stabflirono. 

Narona una delle principali citta della Dalmazia, 
quantunque scossa dalle terribili irruzioni degli Avari 
e dei Serbli, dopo di questo tempo seppe conservarsi 
una preponderanza e formare uno stato particolare, 
die sotto il nome di Pagani a comprendeva le città 
di Mermn^ BeruUmj Oseroe e Labemezas cioè il 
teoitorio o^A di YeqpMraz, Narenta, Macarsca e 
Ragusa fino Ombla e le isole Curzola, Mdeda, Lé- 
sina e Brazza (!)• 

dopo queste invasioni col prc^presso di 



E probabile che i Traurini e ffli Zaratìni y utroiti dei casi di 
Salona e delle altre localiUi , ali avvicinarsi degli Avari abbiano 
abbandonate le cittì , e ritirati si sieno neH'isole ; motivo per cui 
non avendo i barbari trovato alcuna resistenza , possono averle ab- 
bandonate e non distrutte. 

(i) Pagani vocantur quod haptismum non accepisseni eo 
tempore quo Slavi omnes haptizati erant ; Romanorum vero 
dialecto regio illa Arenta appellatur ^ et incolae Arentani , 
habetque Pagania UrhesTiabitatas Maerum, Berullia, Oscroe, 
et Labenitza , item insulas magnas , unam quae Curyra skfe 
Cicer dicitur in qua oppidum , alteram quae Meleda , ter* 
tiam quae Phara , quartam quae Braties. Porfirogenito. 



qualche tempo la Dalmazia antiea ti IroTÒ divisa in 
CSroazia, Senria^ in Dalmazia propria composta da 
poche città litorali ^ ed in Pagania composta dalla 
repubblica narentina^ cdebre nelle sue lotte colla re- 
pid>blica veneta sul mare Adriatico* Essendovi me» 
morie che la citta di Narona si sostenne fino al X 
secolo 9 ed essendo certissimo che famosi furono i 
Narentani dopo V occupazione croato • seri>lica nel« 
r Adriatico, è presumibile che al tempo della de* 
vastazione avarica della Dalmazia nfli antichi abitanti 
di PCarona si sieno in qualche modo accomodati coi 
nuovi Serbli* A credere ciò possiamo essere indotti 
perchè non consta che fossero fuggiti nelle isole, od 
in altro luogo ricovrati come i Salonitani e f^ Epi« 
danrini; e perchè avendo spiegato i Ifarentani una 
abilita estraordinaria sul mare ed una conoscenza 
particolare della navigazione, è presumibile che gli 
antichi abitanti molto piii sviluppati dei SerbB sieno 
stati a loro uniti coi prindpali istruttori e condot- 
tieri di quelle fi>rze navali narentane , che avrebbero a 
loro assicurata la supremazia del mare Adriatico , se i 
Veneziani contemporaneamente non avessero aspurato 
a questo dominio* 




U>^*r 



CAPITOLO XLYIII. 




JMVmttìem pmlria 4e' CrotOi e de'SerbUje M ìuùfa 
ioade t mr tù r on o per oeeupwe la Ddimuitu 



Ni 



è docmnento %\ trova nel quale menzione vi sia 
del nome croato prima del diploma di Terpimiro ri« 
lasciato in Biach (I) nell' anno 838 9 ne aotore da 
cui aleno nominati anteriore a Costantino Porfiro- 
^nito; il qnale per il tempo in cui viase^ ndi secolo 
Xy e per i mezzi eh' ebbe essendo imperatore di 
Costantinopoli merila tutta la ccmsiderazione* 

1/ angusto scrittore vuole che il nome di Croazia 
e di Groato significhi possessione di molta terra ; Ti- 
mone lo deriva da Grobato duca de' Bulgari ; Tomaso 
Ajrcidiacono da quello di Goreti e di Coribanti. Nel 
tomo I ho opinato che derivi da quello di lottare 9 
ed a ciò mi sono determinato con qualche verosimi- 
gliainza per le ragioni ivi addotte 9 ed ho seguito an- 
cJhe l'opinione di Ratkaio e di qualche altro autore^ 
Sieeome la discussione eslesa di questo punto mk luca 

( B ) Biadi, antica midoiia dei dachi croati^ era pasta nell' odier- 
na «raanpagoa delle castella di Traù* 



144 STORIA DELLA 0ALMA2U. 

dar potrebbe alla storia , né diletto il riportai^ land 
argomenti co' quali ogni acrittore oeypoa di avvalorare^ 
la propria opinione; così sembrano sufficienti i podu 
cenni sopra espressi 9 da qualunque origine s\abUir si 
voglia che derivato sia il nome di questo popolo ^ 
che forma og^dì la popolazione nazionale ddUa Dal- 
mazia 9 Croazia e Slavonia* 

Non meno involta fira qualche difficoltìi è la cono- 
scenza del lu<^9 da cui i Croati nel settimo secolo 
conquistata sopra gli ^vari occupassero la Dalmazia; 
volendo alcuni che dalla Polonia j altri che ddle me« 
desime località della Croazia propriamente detta invasa 
r avessero* 

A queste due opinioni del pari fiivorisce il testo 
di Poifirogenito , il quale 6 derivare i Croati dalla 
Croazia Bianca • dov' erano stabiliti i Belo * Crobati 
posta al di là di Bagibaria (l)** 

Quelli che li fanno uscire dalla Polonia stabiliscono 
che la Bagibaria di Porfirogenito sienò i monti Car- 
pati 9 gli altri per Bagibaria intendono il monte Bebio; 
e gli uni e gli altri interpretano il termine di Bi^fibaria 
per BiAmagom (2 ) stabilendo ^[mdmente i Carpati 
ed il Telebit) come anticamente detti ilfonfi Mia 
veceftiff* 

(1) Chrobati lune habitabant ultra Bagibarias,ubi nunc sunt 
Belo^ChrobatL '.-— ^ 

(1) Nel reggimeato confinario dì Szìmn della Croazia niilìtm 
?ì è il bosco di Sabina gorra , nome che si avridna a quello di 
Bagibaria di Porfirogenito , nel quale confuse si rimarcano le voci 
di Babba e di gorra tnfctaddue prette siate } né perciò per tutto 

Judlo che dei Croati del settimo secolo narra questo autore, de» 
arre si può che Babina gorra dei reffgimento ài Sslnin sia la 
Bagibaria da lui accennata « ma die reumeote siano i Carpali. 



I 



tfBBò Qumtò/ 148 

AvMdo i Croati attaccato gli Ayari in DalmàÉiay 
19 aell' aono medeaimo dcHa terribile irmaone det 
prioii o nell'anno Bnccessivo, non è prestfniibOe che 
In qnel tempo stesso fossero sortiti dalle loro dimore 
al di Ik de' Carpati ^ ma che di gik questo popolo 
vicino si attrovasse ai luoghi abitati dagli Ayari al 
di la del Danubio^ e che occupati i siti da quegli 
abbandonati 9 perseguitati li abbbno sino in Dalmazia ^ 
Tinti ed obbligati a seguire le leggi del Tincitore; 
mentre dopoché i Croati con istabilita s' impadronirono 
della Dalmazia 9 tì erano uniti a loro degli A^ari per 
tali distintamente marcati alquanti secoli dopo del« 
r occupazione (!)• Incerto essendo da qual parte del 
Danubio attaccato avessero gli Avari là Dalmazia ^ è 
possibile che passato il Danubio 9 il Dravo^ il Savo 
invasa V avessero dalla odierna Croazia ^ e che da 
questa parte stessa avessero i &oati inseguito ffi 
Avari ; né perciò dir si potrebbe che i Croati fossero 
antichissimi abitatori della presente loro patria j e che 
di qua sorUti occupassero la Dalmazia 9 giacché soU 
tanto dopo della loro spedizione nella medesima la 
Croazia ebbe il nome che ora porta 9 ed anteriormente 
quasi tutta aveva quello o di Japidia^ o di Libnmia 
in particolare 9 e di Dalmazia in generale» 

Dopoché le Mesie e le Pannonie divennero là seda 

Questa deoomìnasioae di Babìnagorra , ài VilentlL , di Caroroj 
e di taote altre stinili localiUi , cbe ia Dalmasìa ed in Croaaia 
«fio dai più remoti tempi eòiìoMÌaiiio , fouùno indurci a credere 
che il tempo delle fate, in itlavo dette vile, sia ti tempo delle 
lifole de' Cruci , e ebe in vite e le fiivole sono «tate qualche cosa 
dì reale. 

(1) Sunique edam nunc in Chrohatia Aharum reliquiae, et 
jibaret esse cognoscumur, Porfirogenito. 

Tom. IL 10 



i0 «TOBIA tmJUk M^UUZUf^ 

4^ popoli iMrbaiì, d|i dpTe priMpulwwit» 4 «^HMer» 
«Ila 4^lrmHine del r^maftQ impera i o un p9p<rfa, h^ 
^Anittp l'altro^ ;COQi« gU Sreiri, i Cupidi, ^ 
IJ^fU 8^U9 ( $^ 4i 4ttiU 4 o «P popolo Mrtito daU^ 
P«ii|i0ni9 p(pr ii|T«dere 1' |tali% cpne ì Gott^ gH EraKi \ 
i Loilgftbiirdi 9 e stato aarrogato da altri pqioU|^ cha 
4%lì$ . Ofci^ e 4t^Qii Saroiazia hanno oc<wpf te i Inoglu 
abl^aoi^oafiti ; ne ne^' instakililà delle nazioni d' aUorai 
elle il desiderio di migliorar sorte e clìoiia le apiogcvn 
d^i luoghi loro originarli fino al eentro del romaiio 
Imperò^ è possibile di seguire cpnpreeisione tntt* i 
differfinti pqpoH che lo oppressero ne'varii loif> moTtf 
n^nti^ oni fiu^iGtati da un prospero successo^ ora. pif 
taùrdali dalfe dtflKpolta opposte dai IpLppani stessi 9 e 
da' barbari contro i barbari. 

I Seriali prima di .stabilirsi in Dalmazia abitavano 
Ticino ai Croati <^ ed un popolo e l'altro era distìnto 
col nome di Bianco, JBeb Chrobati^ Belo Servii {!)• 

Quésti due poppli si mossero ambidne a di^no 
dfigli A^yari 9 che conquistiita ^ avevano la Dlabnazia f ^ 
oeqfican^., ^no e Veltro T asa^enso deli' imperafanra 
4* onsilteV ^ sebbene separatamente abbiano agito ^ 
purfi si pnò dire che collegati qiiasi &ss^^ in una 
medesima intrapresa* . Non vi à dubbio che i Soipubif 
oosì aureamente detti, nosn sieno i Secbli del g^irnp 
d' oggi» 

.'-■"-■- . , ' - ' '. 

> ^ ' • . . ' ■ .' • ' 

ItyChrobati laersus Franciam eomméraianmr^ ei iippellan^ 
t^hpdic Belo ChrobmtL .« . . 

Scieadi^èst Servios oriundos esse a ServUs.non bafdxair 
tis^ qui etìam Albi cognominantur, et ulteriora Turciae inco* 
iuntin loco ab iliis Boici nunciiyatOy cui finitima est Francia, 
mti et magna CAro^a //a. Porfirogenilod 



B^gSà»^ aatofe della lìfai di h&iwUo È Pfoi '^ 
Al diatìntenieiile oonMeefe i Sotabi eke ai laaaMM / 
hk Dalmazia e patta Meaie^^ ad i Soaain ddla Gemiaaiki- 
cke ai fiaaarono in cpeate parti : UiàhuiUuj aeahr' tffi$ 
SUdm eiviUrie pdieta mi Sormkoi, fum mmfmm Ad» 
mmtimpmrtem mbtinere dkiùarj fkgitndo aa aontefif* 

Ghi' aotta il Bome di Sandii in qaaato paaaa di 
Binarlo non eonoaca i SerMi odièrni, mentre Lin« 
toirid era il prineipe de' Croati dia ribetlato ai era 
dai Franchi^ e che non potendo |mìi aoatenerài -ia 
Siaeia, die àvev» egregiamente fortHieata, poeta al eon» 
fluente detta C^pa nella Seva j fuggendo ai rieover^ 
appreaao i Serbftei^' 

EginÉrdo pariaaetti in altro luogo laaéib acrifto! 
Megi aUttlmm e$t, tptù^ Sorabi SUan qnd emnpos infra 
jétbim et Salam inlerjaeemte$ meoUmt in fi$èe$' Thm» 
ringinonan et Saxonwnj gtd eU ermnt eontermim, fmie^ 
dandi emum fuisient injreuu E chi in questi Sorabi 
Slavi abitanti tra TEIba e la Sala non rieonoace i 
Servii non battezzati di Porfirogenito, detti Albi dal- 
TEIba, ed in ialavo Beli, dai quali ebbero ori^e i 
Serbli ebe occuparono la Dalmazia e la Meaia, ae» 
guendo P anticbiasimo coatume di far aortire la popò* 
lezione auperflua dopo ebe di molto ai eoa in un 
luogo moltiplicata? 

Né i Sorabi aoltanto abitavano tra la Sala e FClba) 
ma anebe al di la di questo fiume , leggendoai ne^i 
annali di Carlomagno aU* anno 806 , ebe venne ape« 
dito un eaereito al di là dell' Elba 9 e die in queata 
apedizione venne ucciso Mifidrugb^ re degli Svirbt^ 
oasia Sorabu CaroUu misit Semra$ mot ultra AUnm 
et fune imUrfeetm est MiUdmgh, detto anebe Naaito^ 



N 






i/48 «TOtlA DELLA DALKàCIA^ 

r§x muferhuM, fm r^gmmbmt m Sirirèùj ooaackè daU 
roceicleiite la Sala '9 e da le?aiite la. Qoeiasa orano i 
limiti deU' antica Sorabia, da dove i Seriali occaparoBO 
la Mesia e la Dalmazia* 

RinTennta quindi la localilìi da dove è §oc^ 
questo popolo per istabilini neUe parti in coi al 
giorno d' oggi si attrova, malagerole non pnò rin» 
seire di rinyenire la località d' onde sortirono anche 
i Croati ; poiché come ci assicora Porfirogenito questi 
abitavano vicino ai Serblu Se tra la Sala e la Qneissa 
abitavano i Serbli, la Boemia 9 la Moravia e parte 
dell' Ungheria dovevano essere la loro 'patria 9 dalla . 
qnale^ sotto la condotta di Kluka^ Lobel, Coseni, 
Muclov e Cori^ty emigrarono per istabilirsi e dare 
il nome ad una ponione delle Pannonie e detta 
Dalmaaia antica, oggidì dette Croazia* 



*^i>@f^ 



CAPITOLO XLIX. 



^Bl®t«^ 



fyterru Ira gU Avmrì, t Cro»A ed i SerUi per 
V 0ecupmiotte dellm thimmiitu 



R 



'ono da mi eanto preeiMoiiente eonoàiekiti gli ^ 
6tti di questa gnenra, che per lo apaiio di Tarii' anni 
fb combattala 9 dall'altro s'ignorano e ai troTano ae- 
ìpohi fra le tenebre del tempo I raggoagli di totte le 
fiudoni e de' grandi fiitti ch'ebbero Inogo tra questi 
popoli fortissimi; giacché Porfirogenito 9 il sdo classico 
•ntore che scrisse di questo tempo ^ con podii cenni 
abbracciò tatti gli aTVenimenti ed 11 corso delb gnerra 
medesima* BI0ÌÌO eum AvwrUnupet mU^/Mt minos gnU 

6G ÀTati per conservare i focolari di recente 
conquistati) i Croati per ottenerii: l'nn popolo e 
T altro 9 animato dalla comnne natnrale fierexka^ deve 
aTèr spiegato Y ardore possile ; e quantunque il primo 
per la conoscenza de' luoghi , e per i soccorsi che 
dalla Pannonia e dalla Dacia d' onde era sorBto pote- 
va ricerer) dovesate sTcre sopra gli altri d^li avan- 
faggi decbiviy poro il risultato corrispose alle brame 




iSb ftTOÉU BUAA OAUIAtlA. 

dei Croati, e la terra suUa quale em panerò 3 
loro sangfoe direnBe la loro patria* 

I Serbli non poco contribuirono ali* impresa dei 
Croati* Ritornando essi dalla Grecia alla primitiva 
patria 9 8* invógfljarono ^ di fissarsi ndla Dalmazia 
orientale ; e per tale combinazione posti gli Avari fini 
^estì due popoli , cbe coli' armi alla mano conquistare 
volevano i Inolili da loro occupati y dovettero soecom» 
bere 9 e quelli cbe sfuggirono alU morte sottomettersi 
alle leggi dei vincitori* L' attacco simultaneo dà parti 
dilEnpenti de^ Croati e de' Serbli era decisivo ^ e non 
meno importante era la combinazione cbe cogU Avari 
uniti si trovarono d^U Slavi 9 specialmente in qualità 
di servi 9 i quali aiutato avranno i propri! connazionali 
ed agevolata V impresa* 

In questa occasione non riusd pure malagevole ai 
Serbli 9 sotto la condotta di Svetim iro, d' impadronirsi 
dm paesi àppartenenli ai re della Prevalis, rqgop 
ibndato da Ostroilo visigoto ai tempi di Teodorico ^ 
essendo stato in un combattimento ucciso il re cbe 
lo governava 9 di coi lo storico Diodeate non accenna 
ìL nome» Ijo virtuose qualità di Svetimiro 9 il suo 
valor militarui gli, attrassero l'amore de* suoi nazionali, i 
quali ben volentieri lo riconobbero a loro rem L*Mquisto 
jbtto delkMesia, dell' odierna Bossina allor compresa 
sotto il nome di Dalmazia^ della costa adriatica àtl 
Tibro al DrilonCf e della Pre^Bs diedero un. diritta 
à S vetimir o ad adirare al titolo di re 9 quantunque 
questi paesi allorii appartenessero Idi' impero d' oneotie 
eb* era rispettato con un semplice omaggio d'inferioi^ 
rita9 del quale atteso la decadenza di "quel goveriip 
dl^veTaoo contentarsi gl'imperatori* Il tratto postf 



«M b Cetllu^e fOmbU, IfofMtfito lèi ÌMMi Ji tei' 
(pUilka dai Nafcntaiiì) mA pur Sellili ^ Éttrà Htth 
foraM particolare di coatitoaioiie tròvaadoéi iBdipei^ 
dente dall' aatoritk regia di Svetimiro, bod bmiio che 
la luttk di Ragusa aorta non troppo lontano dall' oo» 
cupazione de' Serbli* 

E fiidle immaginarsi a qoali orrendi gnasti de^ 
▼'essere stata esposta l'infelice Dalmazia nella lotta 
di questi tre popoli di costumi piii o meno selvaggi 
e crudeli; e certamente la maggior parte delle ritta 
e luoghi popolati 9 che per arventura sfuggirono alla 
distruzione avarica 9 devono avere grandemente sofferto 
nel trambusto di tante azioni per iL corso di piU anni 
avvennle. In queste difficili rircostanze il poco di 
popdazione romana che qua e là in luoghi diSeffi 
-salvata si era 9 deve essersi perduta; e nel corso di 
pochi anni questa florida e popolata provinria divenne 
VB deserto abitato da una raiza 9 che ancora non aveva 
ricevuta la luce del vangelo 9 e che conservava tutto 
il carattere della primitiva barbarie. 

L' imperatore Eraclio trovandosi nell' impotenza di 
difendere coi proprii eserciti questa importante porzione 
de' suoi stati 9 credette di servirsi di un popolo bar- 
baro per distruggerne un altro* Egli vide il prinripio 
di questa guerra e non la fine 9 la di cui durata 
quando soltanto estender si voglia a quattro o rinque 
annÌ9 il termine deve porsi del 644 o 6489 qualche 
anno dopo la sua morte ; felice ^li in ciò di non avei^ 
▼edttto gli effetti di sì disgrariata politica ( seguita 
dopo Aureliano da tanti altri imperatori di lui prede- 
cessMÌ) che fece divenire preda de' selvaggi tutto dò 
che di grande realmente avevano preparato all' impero 



Ij($ «TOBIA WIXA IIAtJIAnA* 

romaiio la repiibUien di Rooui) a gli niwd & IìibIì, 
iHMBim insigni cht ittwtraroiio i gOTerai vepubbKcaiHil 

e4 imperiale. 






CAPITOLO L. 



ÌM0OM0 m wm parte del Norieo e nMa Pmmùnim 



m •> 



P, 



er Dalmaiia occapiite dai Croati dc^ 1* eapubioM 
degli ATari intender ai ^evè quella dal tei^torio di 
8<^fiia fino alla Gettiiia, oompreai i diatretti d'Imoachi^ 
e di Lìtuo 9 ed il tratto dal tenitorio di Sejfna fino' 
alla Sara» L'uoo e l'altro in principio rioerettero H^ 
nome di Groasia^ Chrab^lmà ZetUe^m - meifrit j acriaae 
Porfiroyenito* Dopo il congreaao nazionale ed il con* 
«ilio ecdeaiaatìco tennto in D^yno fira i Croati ed i 
Se Ali t la parte ddla Dalmazia antica dalla Cettina^ 
a Segna riceyette di nuovo il nome di Ddmaziaf 
riniànendo quello di Croazia A tiMto da Slegna al Saro» 
« ^ Ombatiss scrive Porfirogenito , 4/m in DaUnetimm 
venehmt^ pmr$ quaedtun eeeeseiij et Ittgrieum Mque 
Pmmamkm oeewpmnU Che per Patoonk intendere ai 
debba la Pannonia Savia, oftaia il tratto di paese tra 
la Sarà e la iDrava , non ri può essere dubbio ; giao- 
ekè le altre PMnohie iii quel tempo posteriwoieiite 
oeenpate erano dagli Avari , cmne baie oaservò il 






1K4 STOBU WBUJL HAIiMASIAa 

Lucio ai Jihffo L cap* XIL ih regmo Mmutim H 

Cktobnikiem Ideo hic Pmuienia fto Pmmoma Smnm sm» 
Menib eit , aum reliqtms PamumÌM Urne et j^osterioritme 
iemporihu Avares po$iederinU 

Non è pero sì beile il precisare qaal paese intender 
si debba per V Illirico ; giacche ne Y opinione ad pre» 
lodato Lucio 9 che vuole T Illirico indicato da Poffi* 
rdgenito essere una pendone ddl' antiea Dalmazia 9 
uè qdella del celebre pad. Parlati 9 che erede e ssa » la 
Mesia Superiore^ possono con verosimiglianza appagare 
le nostre ricerche. 

Non la prima ^ perchè certamente Porfirogenito non 
ha voluto indicare che i Croati abbiano dalla Dalmaaia 
invasa la Dalmazia; non quella del padre Feriali f 
perchè la Mesia era stata occupata dai SerblL 

L'niirico al tempo dell' ofcupasione croata e sà^ 
Uiana consisteva 9 a tener della divisione fiùtta da Gin* 
atintano d<^o la guerra gotica 9 nella Mesia superione^ 
nella Dalmazia^ nette Pannonie e nel Monco* 

Le Pannonie 9 esclusa la Savia invasa dai GroaU9 
erano in potere degli Avari; quindi la porsione dei 
Croati che dalla Dalmazia occnpo la Pannonìa non 
può dirsi che passato avesse il Dnvo9 e stabilita ai 
fosse nel paese occupato da^ Avari. La parte orien« 
t|de della DaloMizia con la Mesia superiore erano «tate 
occupate dai Sorbii contemporaneamente allo staUli* 
mento de' Croati nella Dalmazia; la sola provinon 
dell' lUirico adunque 9 che restava da poter essere dalla 
Dalmazia conquistata per parte dei Croati 9 era il 
nerico 9 e come egregiamente osservo lo Szahipbf 
incorso dev' essere un errore nel testo di Porfirog»- 
nito^ ed in luogo d' Ilb/rienim legger si deve JVaiiMm. 



Ihi ^pcifi Omii ^Hae fbpdate I» GMftilik, « gft 
tetifsU GhmIUiì deAMMm» db lofo^ ^bm 4rii filmi 
dai UaA ■timwwto olire» 

Oi-Mlaiiiif ariMnio eqtèidèm é €ro9tU Oh ffr^pB^ 
fsfaM ^ Medila teptimos CoiUmtino Porfirogenitù 
r^irente m Ora^tU DtdmatleU seeenenmt, me Am« 
noftimi eC IlUfrimm nti mi oempanmU Nmiemns ereJb^ 
weripmt itte^ nd eerte seribere voluil mU MmU 

Qaesti Croati che si stabilirODO io ana parte della 
Croazia odierna 9 nel Norico e nella Pannonia Saviaf 
erano diretti da un capo indipendente da quello dei 
Croati della Dalmazia 9 verao il qoale con profosiono 
larglieggfiaTano di ritardi; giacche la Dalmazia dopa 
di essere stata da loro conquistata 9 era considerata 
come la madre patria 9 e quello che la governaTa 
come il più rispettabile capo de' Croati fra i molti 
della nazione medesima* 

HiJbAmUqme etuan ipn prineipem mpnmum, fui 
md ChrohMthe (del poese cioè d' onde sortirono) fanfiim 
prmeipem amieUme ergo lèymlumem miifeòul» 

IhA Carantani ossia Croati sortiti dalla Dahnazit 
e stabiliti in nna parte del r(orico9 dagli Sla^i che 
di (pa si trovavano domiciliati nel Norico stesso 9 e 
dai Croati che occuparono la Pannonia Savia9 è ptesn- 
mibile che maggior consistenza ricevuto avesse quello 
stato 9 che qualche anno prima dell' emigrazione sud* 
detta dei Croati dalla Dalmazia con tanta prudenza 
▼enne da Samone eretto in queste parli a pregiudido 
d^i Avari 9 e con pari avvedutezza tutelato contro 
tutti gli s&nd che fiscero g^ Avari stessi per oppri- 
merio; stato che poi cadde in potero de' FrancfaÌ9 dh 
quali venivano eletti i duchi che io governarono. AOs 



itfS BTOUA MLLA DAUUSIA. 

Ìm ààt olltTO flooolo 9»é^ i OnniIì abitaorti Ira 8 
SaTO fd 3 DraTO erano todditi di Cuiùmmgmoj ed 
il peeie de' Ounntaiii molto prima era alato ridotto 
ha provincia aggregala al doeato del FridB in !^dia» 




CAPITOLO U. 



I eiltMitM di Sdam e di J^Mmto ^ ifiijfgiU et eecidiù 
dèUm loro ptdrim, fetUmo le finUUmmtm di Jjpalrt» 

€ di ifcytmi 



L9 
inTasioDe «rarica, Tittiina della spiale Amno 

Balena ed Epidanro, non pnò separarsi dai tempi H 
Bracfio seniore 9 né porsi lontana dal pontificato di 
Giovanni lY* U emdtto padre Appendini neDa parte 
1/ Kb. n pag. 84 delle antidiita di Epidanro e di 
BagusS) pone la distruzione del primo all'anno 656 
e quella di Salona al 690t> Con buona pace di questo 
dotto anfore) non solo perchè (j^ anni 656 e 690 
sono n posteriori all' età eerte di^ Eraclio e di Gio» 
▼amu TV) :ma pereki abbiamo un fiitto certissimo 
che ci assicòra. dell' epoca dei principii di SpalatOf 
asserire si può che>ia cronologia esposta dal medesimo 
non ha altro fiMìdamontè che nefla fima del ragiona- 
re) con cui) o eómbinaildo le cose incerte o i»* 
terpietando le osenrc) ha creduto di potar meglio 
stabilire 1' erersfene dell'una dttii e dell' altra* Per 
quanto dotta sia la sua spiegazione^ ella altera tutto 
ciò che di questi tempi dopo Porfirogenito sapjjjiamei 



158 troKU oblul dauujoa* 

da tanti iliiutri acritt^ afe la iMHÌa ae|piito a 
nentato, per dare a Ra^^ma h primazia di4k ed 
ecclesiastica che mai ha gfodate; sebbene Rag^osa dal* 
ano nascere per varie combinazioni ha potato meglio^ 
delle altre dtta dalmatiche fondare i principi! defla 
ana liberta 9 coi qoali è arrivata a formare uno stato 
da sé rtesso costituito 9 e prolnngario con tanta pn»r 
denn fino a' nostri tempi. • 

Dagli esi& prineipii di Spalato dedorr^non si poò 
che questa nascente • eitt)i non abbia potuto conservare 
i diritti 9 che dalla distruzione di Salona derivar le 
dovevano. Per quanto ella ibsse in origine posta fira 
difficili circostanze^ m sa con certezza che non troppo 
lontano da' suoi primordi 9 onde esimersi dalle vessa»* 
aiont degli Slavi ^ Spdato contrHiuiva loro per tribldo 
SOO lire, Traii iOO, Zara 110, Ragusa 72. 

Dal 64O9 dopo Teodoro I, Mastino di Todi in 
Toaofina èva stato eletto sommo pontefice» Egli d)be 
motivo di sjpedise in Dahnazia come suo legato Gio^ 
i/mnfi A Ravenna. Essendo insorta questiona tra i 
Salonitimi passati a popolasi Ragusa , che volevano 
intitolare il vescovo d| fipidauro con essi ricoveralo 
ndla nascente città suddetta come arciveseovq di Sa» 
Iona 9 ed i Salonitani rieovéniti nel ppdazao ^ Diocb^/ 
ajano^che pretendevamo detto fosse un. nuovo arsivo* * 
scovo, 9 quale . avesse, a succedere a Teodoro ffl 
iJtimo arcivescovo di Salona; Giovanni decise a filvaM 
d<^i ultimi, dai quali eletto in loro arcivescovo . a • 
pavfuasione del sommo pontefice accettò 1* incarico^ e 
venne investito d' ogni giurisdizione e privibq;io sino: 
attorà g od ut o dagli arci vescovi «K Salona, col titolo 
di legfito e vicario apostolico, che restò perpetuamenCo 



UBAo quarto. ftttl 

IMMOM alki MKifft tede di Spalitm Ndl' aàso 6tttt^ 
qMkhe «Mo do|0 ddb:sn denoM^ irtto pttrfiM 
U MtttoMO tempii fi Giove erelio da Diodaiatto 
«d palatw mddettOf rimasto intaUo per h t«a eo* 
itnuioae dal fuoco d^;ii Avari ^ lo conaag^rò egli 
•leaso col titolo dell' Aasanzioiie 9 com' era quello di 
Salonay e vi italMli la aede arcivescovfle') che da quel 
teaupo Ibo A fpono d' ogfgi nel laogo stesso costaOi» 
temeate si eoaserva 9 seoza che bisogno vi sia d' altva 
prova che di qndla di vedere la magnifica cattedrale 
tf qoesjt* ordinariato. 

GoaM adunque soltanto dal 690 si può stabilirò 
reversione di Salona, se giii da 40 anni prima vi 
era ia Spalato il auovo arcivescovo subentrato a qneHo 
di Saloaa a ■M>tivo della distnuione di questa celebre 
città 9 e se Giovanni di Ravenna primo ara vescovo A 
^palato è morto prima del 69tf>? 

I miseri cittadini Dalmato-romani dopo V eversione 
deUe loro patrie cercarono rifugio ne' boschi e neW 
l'isole 9 dove gli Avari inesperti drila navigaaione e 
aibaltati dai pericoli del mare^ non osarono inquietarli»' 

Difficile era la loro posizione nett' isde 9 "moltissimo 
le privaziom aHe qoafi il snolo 'ddle medesime li ran* 
dova esposti, grande in bmI^ la voglia o di fiddbricara 
una nuova patria o di riAdbbricare Salone* 

Stanchi A questo soggiomo alcuni Salomtani si 
portarono Terso T oriente, e si unirono agli abitanti' 
dft Epidauro, che dopo la rovina di questa citta tro^ 
varono. rifiigio ia un bosco, ed avevano in queslr 
atuazione medesima gettate le fondamenta di Ragusa,^ 
detta in islavo Dubrovnik, da IMrmIm che vuol 
dvo- foresta, dove ri erano rieoveratL |j' arrivo dei. 




460 stoIoìl Imbuca ^almajblu 

Suloaiteni accrebbe h popohidone àéU naiceiile eilll| 
POH meno cbe i suoi noni ; pmtdA questi foveslieri 
doTCTano esaere delle prncipi£ fiMuiglie di Saloeai 
taiito pili cbe i loro «oiiii da Porfirogenito stoMO soao 



. Altri Tiagigpbndo Terso pimenfe si fissarono ia JSs» 
detrotmez (oggidì GasteUandreis presso Sebeoiiso) ed 
ia Zara 9 altri finalmente tentarono di accoistodarsi fin 
le rovine stesse di Salona ; prevedendo pero ebe In 
ricostruzione di questa, cittk poteva soverdìianiente 
eccitare la gelosia degli Slavo-croati di già padroni del 
continente 9 e considerate le difficoltà di rioostndre 
T/atterrata dttìi, e le piìi gravi di poteria conservare^ 
preferirono^ sotto la condotta di Severo 9 il * principale 
fina di loro, d'accomodarsi nel palagio di Diodeuano; 
il quale idtre all' alloggio cbe a loro oilrivà j em odio 
stesso tempo un luogo fortificato 9 opportuno alla di» 
fesa dalle nemicbe incursioni, e fiidle ad essere ae» 
comodato* 

Non si può per mancanza di relative memorie de» 
terminare il preciso anno nel quale incominciarono a 
sorgei^ queste città , bencbè' i loro principii non pos« 
sano essere relativamelite lontani, e se qudidie coca 
à lecito dedurre dalle cose noie Ae vi banno relaiioati 
devono essere successi tra il 644 al 650; mentre di 
già nel 655 il tempio di Giove- dd palazzo di IHodlfr» 
itano era sfato ridotto a cbiesa cristiana, e V arsiva» 
scovo ' Giovanm si trovava . alk^j^lo nella parte di 
^pesto edifizio vicina al tempio stasso, cbe. Severo 
aveva per sé stesso' accomodata, e cbe indi al prelato: 
medesimo fii ceduta» . 

Due principali oombifiaaioni agevobraao ai Roamaiy^ 



uno Qiiìirra* 161 

SMCBeàiA per parto de' liarbnn dalle loro patrie poste 
ttd eontiiiettte) il potersi nnoTaiiieiite fissare sopra fl 
saolo dal qpiale fiirono ai bosehi o all' 'isole ribattati* 
La prima die i Croati appena resisi soperiéri agfli 
ATari si dedsero di spedire una ponione della loro 
popolauODe ad occnpare il If orice e la Pannonia SaTia^ 
SMitiTO per eni il loro mimerò si è diminiuto in Dalma» 
sa;e Tabra die^ aTondo i Longobarda sotto la condotta 
di Lotario re^ o per dare aiuto agli Avari antidd 
loro confederati o per altra ca|pone die fesse^ mossa 
gnerra d Romani in Itdia^ e ndT anno 645 tra 
Bologna e Blodena presso il Panaro avendo posto in 
tàfk Tcserdlo dell'esarca di Ravenna) i Romàni onde 
fermare una diversione d Longobardi duamarono in 
Itdia nn nnmero di Slavi) Croati e S eAH . che III 
loro possibile di rinnirey ed imbarcati nd legni dalla 
Dslniaaa li fecero approdare alle rive dd'Sipontò 
(ora Slanfiredonia nd dncalo. di Benevento) cbe asse^ 
diaronó* La qnale impresa ba potuto dare agio agB 
espatriati Romano-dalmati di prevdersi di queste Am 
eoslanse 9 e come meglio era possibile agK Epidaurinl 
d' incomi ndare V esisten i a di Rs^pusa^ ed d Sdonitani 
qudla di Spalato in nn luogo di già preparato per 
riceverei principu di una dttk nd palazzo di Dio» 
desiano (I)» 



(1) d namero de' Saloniunì elie occuparono il palatxo era ri- 
dotto a al poco , cbe noa hanno potuto popolare te non te la aola 
parte che riguarda il mare ; cotiche tutto il rimaiiente di un aold 
edifigio rimate vuoto ed abbandonato, in alcuni luoghi oicari e qjliaat 
aotterranei dell' odierna città di Spalato vi tono degli abitanti aeoo- 
modaU nelle alette località, dote lo- furono ì Saloni tani al tèmpo 
ddr idiJ i qtii Mìa loro patria e fra le cabmitli di queir epoca. 

Tom. II. li 



168 ftTORIA PELLA DALMAZIA* 

Alone duca di Beneveato radunati qae liOngobardl 
ch^erangli piii vicini 8Ì portò al soccorso di Manfire-» 
donia 9 ed in uno scpntro cogli Slavi caduto col cavallo 
in un fosso v^nne da loro ucciso. Rodoaldo figliuolo del 
duca del Friuli 9 che allora trovavasi in Benevento ^ 
vendicò la sua morte con T uccisione di molti nemici, 
e colta l'opportunità di parlare agli Slavi fiivellò loro 
in islavo* 1/ udir un principe italiano piuSare nel loro 
linguaggio 9 cagionò stupore e maraviglia neg^ Slavi 
atessi; e sentendosi minacciati di aspra guerra si ^- 
cisero di ritornare in Dalmazia. 

Questa fii la prima intrapresa marittima fiitta dagli 
Slavi dopo il lóro stabilimento sulle rive dell'Adriatico ; 
cagione della quale fu la debolezza del governo im* 
periale^ che non cessava di aprire le belle italiche 
contrade a nazioni ancor rozze per opprimere le altre 
l^h'egli da isè non era in istato di combattere 9 e che 
per il bene dell' Italia meglio avrebbe fatto di lasciare 
tranquille* 

A molti potrà apparire strano 9 che in sì breve 
spazio di tempo succedute sieno in Dalmazia cose 
di tanta importanza; giacche 9 per quanto a migliori 
fonti si abbia potuto attingere Ja verità 9 nel periodo di 
circa dodici anni ebbero lu(^o T invasione avarica si 
funesta a questa provincia, la guerra tra i Croati ed 
i Serbli contro gli Avari 9 la sortita di una porzione 
de' Croati per occupare il Nerico e la Pannonia Savia, 
e la riproduzione di alcune citta antiche nelle nuove 
tnttor esistenti di Spalato e di Ragusa* 

Se però consideriamo la maniera colla quale i bar- 
bari guerreggiavano contro i barbari 9 la facilita coD» 
quale dopo di aver abbandonata una patria 9 ne trova* 



UBEO QUINTO. 16S 

' >aBO uà* altra j il poco attaccamento che aver potevaao 

per tto paese nel qaale appena fissatisi da altri popofi 
Tenirano molestati ^ la celeritìi coDa qnale marciaTano 
sebbene accon^g^ati da donne e fimcinlli senza treno 

^ e bagagli ; niente di estraordinario ci sembrerii che gli 

Avari in poco tempo abbiano potuto essere dai Croati 
superati in Dalmazia , e che questi in cerca di nuove 
terre j costume antichissimo degli Slavi ^ si sieno tosto 
diretti colla popokzione superflua verso altre localitiu 
Oggidì j che tanto assuefatti siamo agli eventi ponderati 
e combinati sotto tntt* i punti di vista dalla illumina-* 
tezza de* Governi , difficile ci sembra che Attila con 
300 mila uomini abbia potuto in un anno dall' IJuit 
gheria invadere T Italia ^ passare nelle Gallie e ritor- 
nare ne' suoi stati ; Alarico daU' Epiro in Italia ) t 
dall' Italia in Grecia ; gli Avari invadere e conquistare 
una provincia agguerrita come la Dalmazia ^ piena di 
citta e luoghi fortificati) con una celerità e con una 
fiicilita inconcepibili 9 quando secondo i nostri rapporti 
osserviamo le combinazioni di que' tempi* Pure la 
cosa è di fatto per ciò che ci riguarda 9 e ce lo atte<« 
stano le rovine che in tanti luoghi osserviamo ancora 
oggigiorno con sorpresa ed ammirazione* 



CAPITOLO IM. 




lifV COnfMfte j e IMIIMIIO li Ì0fnÌ0Ì1M MM|Mte III. 



D. 



^al tempo che i Bonuni totto b oondotta di Gia« 
Bo CSetare, Ttroito fl Reno, &talMamio il riposo 4m 
Gormani nelle fero seke e nella sempBeilii de' fero 
coafauni) i Germani dnmntarono la romana gràndeasa 
oon nn eoraggio, a eoi la aola arte nmneb perche 
fiMae coronato di jSk felice raceeaao» Angnsto in 
8Ì|piilo par troppo ebbe motivo di deplorare la perdita 
ddUe ano legioni fetta da Taro; e sebbene abbiano 
dovuto i Germani riconoscere la legge del pik fertey 
l'odio però e Tinimiciua compremi in loro daHe dr* 
eostanae non mancarono di sviluppars i ad ogni fero* 
rsTole occasione» 

I Romani nel ma^or loro valore mai arrivarono 
a superare quelle parti della Germania^ dke avvicina- 
vano altri pop<di quasi in aDora nmi conosciuti; e da 
questo semenzaio si può dire di nmnici ddla loro 
possanza ) fe combinazioni de* tempi ^ i loro felli) le; 
aodiizioni) le rivafità Tuno dopo l'altro so^insero i 
popoli liariiari del nord, i quali unendo i danni da 
essi recati a quelli di altri barbari che dall'Asia at* 
toccarono i dominii IotQ) annientarono non sofe una 



166 . STOBU DELLA DALMA2U. 

forma di govenio colossale 9 ma tolsero dal mondo 
r antica popolazione romana | che non tìmc in seguito 
se non tradhaa in Longobardi , in Goti^ in Endi od 
in popoli nella, maggior parte di origine alemanna. 

Eppure ai tempi di YiteUio^ che il primo in Roma 
oondnsse un esercito composto di Germani ^ quei v&« 
#tito, l'aspetto 9 il liAguaggio^ il modo di, contenersi 
eccitarono tanta maraviglia a' Romani neUa .loro jue- 
tropoli, come qaalche secolo dopo il priitao apparire 
degli Avari eccitò qaella degli abitanti di Costantinopoli 9 
die tutti si fecero loro incontro stopefiitti di non avere 
fino a qnd punto veduto razza umana della lord finrma, 
come se caduti fiissèro^dal mondo della luna* 

Gli Unni di Attila 9 gli Eruli di Odoacre,' i Golf 
di Teodorico 9 i Longobardi di Alboino 9 preso il dentro 
dd barbarismo sópra la civilizzazione d'allora 9 più o 
meno fieri la travagliarono 9 e ddle sue spoglie non 
mancarono di adornarsi colla perdita dd loro originario 
carattere* 

Gli Slavi qualche parte ebbero in tutte le intraprese 
de' Goti 9 Bruii 9 Unni 9 Longobardi 9 Avari ; però colla 
Ibro comparsa come nazione da sé stessa intraprendente 
si può dire che chiudessero il periodo delle straniere 
irruzioni sopra il romano impero 9 e che conservato 
il loro nazionale carattere lo tramandassero quasi intatto 
ttdla lìngua, nei costumi e nella semplicità fino ai tardi 
loM discendènti 9 i nazionali DalmatÌ9 Croati 9 Slavoni, 
Serbi! del giorno • d' o.ggi« 

I Croati ed i Sèrbli popoli di una stessa origine 9 
lingua e costumi 9 soltanto di nome diversÌ9 non potendo 
irrompere nelle' Oallie, nell'Italia 9 nelle Pannonie 9 di 
già occupate da altri popoli 9 colsero T opportunità 



USBÒ QVIATOr 167 

prevalersi del barbarismo tn^pp spiAlo dagli Avaria 
eke dalla Pannoiiia avevano a mba^ ferro e aanjpte 
naaomeeaa la Dalmada | per iatabilirsi in qneste parti* 
I loro passi fnrono j^reeeduti dalla pradenza e gui^ 
dati dal valore* S'avanzarono rispettando la sovranitii 
dell' imperator d'oriente* Eraclio 9 dal quale quasi in 
dono ricevearono il permesso di fiir sloggiare nn popolo 
troppo rozzo e crudele come l'avarico^ e riuscirono 
nel loro intento dopo d' averlo per piii auni viltortosaF* 
mente combattuto. 

. Servendosi dell' esempio de' Romani 9 che nelle loro 
conquiste si studiarono di cangiare i nomi de' luoghi 9 
la lingua e gli usi de' popoli conquistati 9 nella Dalmazia 
da essi occupata le citta 9 i borghi 9 i villaggi 9 le valli 9 
i monti 9 il suolo ricevettero denominazione slava 9 che 
dove pili dove meno si è avvicinata alla precedente 
romana ; cosi Z«lar da Jadera 9 SoUin da Salona 9 Moé^ 
sor da mons suri ^ Triffl da Tillurium ed infinita d' altri* 

Sotto la direzione di un capo supremo nazionale j ^J * 
e di ditri capi subalterni detti Banij Xt^mii e Sefe^ ""^Qn/y^^^ 
incus 6 sotto una forma di governo loro particcuare 
ddla quale in sèguito si farà special menzione 9 i Croati 
divisero la Dalmazia in varii distretti da loro detti 
Xupmnie, da Xupa che in ìslavo significa unione di 
popolo; ed erano 

GleAianii <^gìdì Livno* 

T%enbbena 99 Gettinai^ 

Eitiota 99 Imoschi* 

' PUba 99 Plieva in Bossina* 

PeaetUa 99 nella diocesi di Knin* 

Paratìutlassia 99 Primorje* 

Brebera . 99 




I4HI nowsuL uau^A bàMsMamìa» 

CWhM „ GoriMtiiu 

lÀhtKH •■ ¥iMTflf 

GamuAm^ y^ nd teftitorio di 

Qnlt predtt Inaiti vrtmmo a qadl' ^oea le X«- 
pule iMHi è inale al gfioniD d' oggi il defsnuiMre; 
in alcaae m «TvidniTmo ai Umili dei temtoiii odierni^ 
altre doTevano essere molto ^ii estete Tèno il maie^ 
giaedii i tenritorii ddle città romane poste snlla costa 
erano in prind^o molto ristretti^ e quasi cirooscritti 
die dttk medesime* 

Onde mettere nn qnalclie ordine alla compBeafa 
storia della provincia di questi tempii è necsssaria di» 
stbgnerer antica Dslmada in cinque parti: l/ittGtpnsJn 
pn^risoMute dettai ddla CoriNiTia fino alla Sara ed 
ala Draniy die Tenne popolato dm Croati sorliti dalla. 
Dalmasia odierna dopo la loro invadone* Questo avere 
i suoi prindpi partieolari jBno d termine ddla gnenra 
coi Frandiiy e da Terpimnro in poi i stato unito soUn 
nn mededmo capo che gOTemava la nadone ; gìacdià 
nd diploma di Terpimiro dd 838 è fidto mendone 
ik tutto il regno ddla Groada fino d DanahiO) e da. 
questo tempo in poi i duchi ed i re Dalmate^ croati; 
contavano fome di cavalleria 9 d' infimtena e £ marina 
ù considerevoli 9 che senza Vnniane ddh Groada prò» 
priamente detto d paed occupati dd Groatiy dd te- 
* dtorio di S^fna fino alla Cettina, assolutamente star 
non potevano in propordone degli abitanti di questo 
sola pordone* 

2.* In JMsMSia popolsto dai Croati | e da loro divisa 



UBIO QUINTO. ^' 169 

■elfe Mfn nmicuite xi^wue. QmsIii è qudh ch« m 
sègailo ebbe anche il none di Dalnaàa^ • lo >pa»» 
•erròy qMnlooqiie mia poraone appMtmeiie att'Aa- 
•Iria e Y altra affla Tenda npaUbBea ; così dw fl ter» 
ritorio di Sqfna^ i rqfgioMnti di Ottonaci e di Lieca^ 
aebbene da fran tenqpo distaccati dalla Daknaiia veneta 
od ora non 8og|petti al fgorerao di qneata prorincia, 
sono considerati appartenere non alla Groaria ma atta. 
Dahnaria. 

3»^ In JkAnmim Rtmmmm^ Ae consistrm neffle isde 
orientali di Lanata e Lissa^ ndlF isole oAndentaK di 
Yeg^y Arile ed Ossero^ e ndle cittìi di Ba(piaa^ 
Spdato, Traii e Zanu 

4»* In P^gmuiM^ ossia paese dei Ffarentaniy die 
aUiraeeiaTa snl continente nn tratto ddU* Erz^forina ^ 
il territorio di Bi^pua fino ad Onibla^ fl PrinuNJe 
di Macarsca fino alla Cettina^ e mai mare le isole 
Brazsa^ Lesina^ Corsola e Meleda* 

ìk^ In SerNm^ che comprenderà tntto qnd tratto, 
che in Bossina, Erxegforina, Montenero ed Albania 
fino al Drilone ima volta appartenera alla Pahaaiia» 



-^ 



CAPITOLO LIIL 



Detta cowoenionà de* Croati dia religione crUtianam 



M 



.olii e grandi nemici ebbe in ogni tempo la re- 
figione cattolica romana 9 ad onta cbe i prindpii pro- 
fessati dalla stessa abbiano in tutt* i rapporti con« 
tribnito al miglioramento de' costami, ed al benessere 
de' popoli presso ai quali banno potuto essere diffusi. 
Giovanni di Rayenna il primo arcivescovo di Spa- 
lato 9 cbe nelle calamità orrìbili di que' tempi puramente 
mosso dallo zelo di religione abbia assunto gli obbBgbi 
e le difficolta del sacro suo ministero , calcolando le 
sciagurate circostanze nelle quali si attrovava la piccola 
prediletta sua gregge 9 ed avvedutosi cbe ai miseri 
cittadini di Spalato continuamente travagliati dai vicini 
Slavi idolatri (1) recato si sarebbe colla conversione di 
questi un grandissimo soccorso, ed uno molto pia 



(1) Il padre Bomann nella sua storia civile ed ecclesiastica lib. 4 
ì>ag. 3is , TQole che le dirinità adorate dai Croati fossero Poborì , 
Davori e ^ido. Nel tomo I sì è fatta menzione delle divinità slave, 
e quest' erano comuni a tutti gli Slavi. Pobori, O lavori e Davori 
non è che T iniziamento delle antiche canzoni slave , e scriver si 
deve Poborìm,.giavorim, davorinu Po è parola slava cbe sigoifioa 



172 STOMA BBLUL DAfJUJBU. 

ban e rossa ; si appBeb con alcmiide'siuH saeerdoti allo 
stadio deDs hagtom shy» tanto necessaria per ìn^fare a^ 
quegli aniflu idioti idee saMimi e celesti* Appresa eks 
rebbe non tardò ad acquistarsi k paiia di alcnni 
iprandi sbnrì^ e le sue insinuazioni &rono n eflieaei 
che molti s'invogliarono di ricerero il batlesiaM>« Le 
circostanze non poco fiiYorirono mo disegno» I Sa- 
lonitani stalnliti nel palazzo di Diocleziano non solo 
erano travagliati dalle rnberie de' Croati y bm anco 
impediti venivano di coltivare le campagne di Salona* 
Ne fecero istanza all' imperatore 9 Ae sotto pena 
deUa pubblica indignazione ordinò ai capi slavi ifi 
padiicarsi con i rifbgiatL La pacificazione segni di 

micino, utiuta molto anche al giorno d'oggi ; oosi dìcianio Po^Smeù' 
gli abitanti vicino al Sa?o, Po^gorjie ?i<nna al bosco, come antìes- 
mente ti dicefaoo Polabi gli abitanti alari vicino alT Albi oggidì 
Elba , pomorani abitanti vicino al marOi 

Po adunqne significando vidno , bxsAt irò? iano la •ignificaiìoDa 
«Ielle tre parole suddette , sebbene il senso ne sia stato fino ad ora 
ignota Bor^ borri ?ool dire il pino , i pini. Vicino ai pini adanm» 
significa la parola Poborim, Giavorim i laorì } Davorim derifa dalla 
parola davor che significa parlare con graxia , con dignità ed ancha 
cantare ; come xamorit deriva da xamor che vool dire promuovere 
eolia bocca un Iq^giero susnrro parlanda Vidno ai pini, ai lauri canto 
con esultama, significano le tre parole prese inneme. CSòst aUiaoio 
r antica cansone nsìtata nelle no»e : 

Poborim , giavorim^ davorim 
bobra sricliia gospodo SvattovL 

Vicino a' pini ed a' lauri canto , 

A voi, signori Svatti, buona sorte. 
Svat i un invitato alle noaie , e tott' i Sratti hanno delle particolari 
tnoombense nella formaliti delle nozze slave. È noto che appresso 
gli antichi Slavi gli alberi erano in venerazione , e <{uiadi liei far 
pi^ecedere alle canzoni le parole Poborim, Giavorim volevano csprì* 
iner« che da qu^ti alberi sacri prendevano V estro i poeti. ' 



uno ^iNi'a. 17S 

Jfallo^ • wbni mmetQ ddlenlasiooi: fira «n jMfiqia e 
rdlfarOf «i wll&fh u jcoouMrdo col jnaxio del qwdt 
^ uni Bffi litri TCBdeTMO le eoee eh' enne leM 
mif €ft m e. Queeta tempo Yenne meeeo e pMlhlo dal 
fio ptdalo^ « edibene aoeè le eoe iMinvarioBi et 
ntiftifiÈme ndl'eniiiio di Ma podhi GhmIì S. den« 
dflrio di abbimceiare la nneva rd^ioDe, pure bob 
oaaiOBO di fiurlo aensa il eonaenao dell* nopeeatoni 
.Coefai irtiiio Po| ;oiialo< dal ^puJe rieerearono i aaeeidoti 
^ cMere^batteualL Pogmiato ne aerieae alpimteicÉ 
a» l^tdianoT^^need apeA aleaoi dd doro raoMBOy eho 
BBiti all' «MdreaooTO Gìotmiiiì aolcBDeoMiile hf^rrifr 
MBO i €0iDsmtìtìì» La eonvcmme de' Croati non fii 
aolamente ma allo i£ feligione^ aui Yenoe andie ootOi» 
«ata da hb patio poGlieo die ipnoideaiente gioyò allo 
oUfii vonuoie» I eriatiaBi gianoroDO ìb modo soIobbo 
di BOB iBiradere le tene ahrai^ ed i aaeerdoti aoate^ 
matirraffOBO eoloro die d iporameoto mannaaaero> 

Molli eredoBO i aaati Orilo è Metodio fiieaero i 
Jbo apoatoli ddla Bdmaaia; fjfiaediè loro ri da 3 
Borito di am propaga^' il Taogelo preaao le feali 
SBridie» La oooraraioiie lU' Groali ìb Dabtfdda aTYOBBo 
aotlo il pnlìieato di aoB ^tafiaBO^ eome^ iraok il 
padre Parlati) o eome altri TOgliono sotto ^ello d| 
AdeodalOi SaB TitaliaBO UioomiBciò il eoo pootift» ^ / 
mto r aBBO 6tf7, e qoeOo dd eeeoado firn dd 676^ (r> 7 v) 
Da BidieBio e da Papebroebio, adb rila de' saati 
CSriDo e Metodio^ la loro BiiasioBe Tiene stabilita sotto 
l'iaipero di ACdjdeJDa, ohe eoBuodb a regaare dd 
IMI e lini dd S7B. QBesli osbIì admiqtte dir bob d 
fOssoBO gfi apostoli ddla Dalmaria ^ se la coBTersioBo 
de' Croati Begfà d«e secoli cireii prisMi di Imo* ]fe 



'- 






TU 



§14 STOICA 0BK.I1A DAIJU£U# 

laseiatii ad eaA la gkmà di avoe tauvertìto illofétìy 
i Bidgari, i Casari) ma qncBa detta aonTenbae deg^ 
glavo^^Umati è riaerbatar a ginalp diritto all' ottimo e 
aag^o primo arciveacoTO di Spalalo 9 Giotamd di 
Bayenna 9 die mon V amio 680 9 e venne sepolto ndb 
piccola chieaa di a* Matteo presso il duomo con qpiestn 
iserìzione : Aie requieieU frajpUi et ùuMU Jo m$m$ 
peemtar ardkiepiseojm$ (!)• 

Avendo e^ arrecato tanta utilitk aDa religione ed 
ai cittadini di Spalato 9 «' qnali sempre fpnU dev' essere 
la memoria di nn nomo sì virtuoso ^ quanto appre^ 
sabUe non apparisce tale modesta iseriiionef Dopo di 
avere battezzato i Croati 9 ordinò alcuni vescovi ^ come 
ai rileva da Tomaso Aircidiacono. Non essendo indicati 
i Ino^ di questi vescovati , si cr^de che uno Spase 
quello di Tran 9 la di cui memoria piii antica cbe ab* 
Uasi è del tempo di Teodosio III imperatcnre. 1% crede 
egualmente che ordinasse andie il vescovo di Nona^ 
come particolare de' Croati , che in sègufto nsnrpavari 
la giurisdizione nelle altrui diocesi dov' erano Croati 



(1) L'anno 1700 , allorché la chiesetta di san Matteo dorette 
essere rìstaurata, Giorgio Calassi architetto venne antorìixato di sce^ 
prire due urne di marmo eh' esistevano nella chiesa suddetta. Io una 
di queste venne ritrovato il corpo incorrotto dì Giovanni di Ravenna 
arcivescovo y vestito degli abiti sacerdotali con pianéta che copriva 
tatto il cadavere ricamata con le imagiiii degli apostoli , delle qoili 
ti conservava ancor un' oscura tracòa , e con nqa mitra uiisiie a4i 
picciola Ibrma in capo ^ come anticamente si usava. 

Di questa scoperta non venne in allora esteso alctfn atto; ventf-- 
qoattro anni dopo Geroniofto eanonico Bernardi^ stodlosissimò della 
cose patrie y fece estf9iidi$r9.un atto di notorietà oqiresam^ di qnqar 
testimoniiy due canonici e tre prati legalmente em^ioti, che con 
giuramento deposero di aver le cose sopra espresse con ì propri! 00- 
én vedute ed osservate. 



I4B10 QDMTO» t7tt 

P^nioliè .si isbbe occmìom di seritete de* mhII Q* 
filla CI Sfetodio^ iiiTeotori dei eeratteri slairi detti ci» 
fiUiAiii 9 ed eeseiido etata per ^ Slinrì aatoriisata «ne 
lilnrgie in hn^ML neiionele e differenia di tante altre 
navoni che non hanno potuto ottenere questo privi* 
legioy nonehè avendosi fiitto nd primo Tohnne un 
picciol cenno sopra di questo argomento; non può fioni 
ora a meno di meg^o svAuf^pailo e ridurio a comune 
conoscenza* 

lia'lingaa slava si divide in saera^ ossia letterale^ 
ed in vogare* Nella prima sono tradotti i Khri cane» 
nid del vecchio e nuovo testamento^ e le prescritte 
pred - ecclesiastiche; V altra è quella eh' è comunemente 
parlata dal popolo* La prima sempre ed in qualunque 
ìaùga è la stessa; non è cosi dell* altra, eh' estesa a 
vani regni e province 9 dove più dove meno si aHen* 
tana daUa letterale ^ il di cui testo è eguale ovunque 
sono stabiliti gli Slavi* RinTcnendosi nella lingua sacra 
molte voci, l'uso delle quali si è perduto firn molte 
nazioni slave, la sua conoscenza quindi non è nota 
se non a quelli che l'hanno appresa* 

Essa ha due forme di caratteri, una detta KìntnImm^ 
dal nome di Grillo, in islavo KimvUj e l'altra JBn^ 
piezm dalla lettera Bukis ossia B^ delT alfabeto* 

Non vi è dubbio, che i caratteri cirilliani sieno 
stati inventati da san Cirillo* lAUtras sÌMvanieti» m 
Cosùmtino Philoto invenUuj scrisse Gioranni 'VlU, 
jure ìaudannusm Questo pontefice personalmente conobbe 
in Roma il suddetto Costantino, poi detto. CiriDo, ed 
era in pienissima conoscenza della cosa che aveva ap« 
provata* Non è cosi facile conoscere l'inTentore dei 
caratteri Bukviczmi^ detti anche di san Girolami^ 



176 nauA mauL bammamma» 

Quelli che etibilieeoiio qoeelo Muto per lem méqm 
ifcntmo ia sommo errofe; giaechè fauum» il eeel» 
eeoob n^piire udito si era il nome deg^ (Savi, qum- 
fanqae per fondate opiniem» dei piìi^ molto prima dd» 
r era volgare nell' Uirio e nette Paononie la lii^pa 
alava eon altro nome era in oso appreaso le popola-^ 
lioni che dai Greci col nome generico di barbara 
aonp chiamate» Secondo Tdldio Patareolo già nd primo 
eccolo dell'era vo^fare i Dalmati ed i Pannonii dibero 
conoscenza della lingoa latina. Neil' intervallo di pili 
.aeeoli che i Romani fiirono padroni della Dalmaaa e 
della Pwinonby la loro liogoa venne dappertutto difi* 
Ihsa; e all' epoca di a* Girdamo neppnre negli nbiaM 
villaggi parlavasi l'antica volgare lingua de' Dalmalif 
di' era la celtica e greca, subentrate all' antichisaimn 
Jk^ Séti» 

È adunque incerto l'autore dm caratteri hmhntxmri, 
detti, glagolitici o geroninuniani, de' quali d servono 
i sacerdoti slavi del culto latino* Avanti la metìi. dd 
aeeolo XH nmi edstevano; poiché il prete diPiod^i — — 
dbe fii mendone dei caratteri drìlliani, non avrebbe 
osamesso di scrivere anche dei glagolitid, se a qpic^ 
l'epoca avessero esistito. Essi sono molto posteriori d 
drilliani inteodotti in Moravia nd EX secdo, e da 
queste provinda difiui ndle dtre abitete daj^ .Slavi. 
^ San Cirillo oltre d'essere steto l'inventore dd ca- 
ratteri che portan il suo nome, fii anche il tr ad u ttore 
in isiavo della sacra bibbia e di dtri fibri di religione« 
Esiste tottora una grave questione 9 se la tradudone 
driUiana ddla bibbia sia stete dd settante inteipreti, 
o ddb volgata. Tutte h probabilità vi è eh' eUa da 
stete dd settante interpreti ; giacché CSrillo e Melodio 



UBto QuniTo. 177 

erano MCérdoli della chieaà bizasthia mandati eq^reaii 
aamente pei^ la eouTersione àegìi Sfanrl^ e la labbia 
dei settanta era in nso presso qndBa chiesa* 

Sotto yiodomiro I nel 988 i Rnssi ricevettero il 
battesimo col mezzo de* sacerdoti g^reci spediti dal- 
r lìnperatore Basilio e dal patriarca di Costantinopoli 
Gbrysoberga* I missionarii diedero a Ylodomiro la 
traduzione slava delh bibbia intiera 9 che sotto Gio« 
vanni Basilevicb venne pubblicata colle stampe Y anno 
itf8l« Questi sacerdoti adnnqne ignorare non dove* 
vano i caratteri ciriDiani^ e la traduzione dei libri sacri 
fatta nel secolo IX dai santi CSrillo e MétodioI B 
siccome è probabilissimo che abbiano adottato tali ca- 
ratteri y così è certo che la traduzione della bibbia vlo- 
domiriaàa è dei settanta interpreti e non della volgata; 
giacche nella pre&zione della bibbia stampata in Russia 
sotto il regno del pre&to Giovanni Basilevicb 9 'gli 
incaricati di questa edizione così si esprimono : SeduliW 
prteShu Xgm mumu hMH ^edpmt imtegm biUia ex 
$ep1uaginia intetprelmm grmem versione.»., ante qnmm 
genius et sUtra annos tnagni fl/sdomiris qm Busdemn 
terram bi^tàumdam enrmii tempore 3 «n stmooniesm 
Ungman iranslala. 

là' uso di celebrare i divini ufficii in islavo dai 
Sforavi 9 dove san Cirillo introdusse i suoi caratteri 9 
passò a poco a poco nelle altre popolazioni slave 9 
come consta dal prete di Diodea che così lasciò 
scritto: Costantinuss cui nomen poslea RyriUns impo^ 
situm estj ordinavit preAyteros nec non et missmn. 

In Dalmazia j dove dopo 1* occupazione de' Croati 
r uso della lingua latina si ò conservato dai duchi 
medesimi nei loro diplomi 9 àilff arcivescovo' di Spalato 
Tom. IL 12 




I^^x 



178 ^liTORIA 0BLLA DALMAZU. 

e dag^ altri vescovi 9 ad'eooezioae di qneUo di Notta t 
mólto vame.&tto ntr impedire T tntrodiuuone ddla 
lingua alava negli m& di religione* - Innocenzo lY nel 
124^ Gai Ji p iftay che antorizzò un vescovo ddk 
/2^ Dalnuuua ^rietoS^B permettere T uso di questa lingua 

'^ — ^ coi caratteri' d^uiezimi in que' luoghi soltanto 9 dove 

fik ella si' adoperava* 

Porreeiu nobU tum petìti» eontìménAs cosi egli si 
esprimeva nella concessione 9 quod in Simonia est lit^ 
iera spedàUi, qwan {IUu$ tenrme clerici 9e hAerè m 
&• Hieronymo auerenbu emn ob^rvMt in Uvinis ofiUis 
eddnrimdis. No$.*m Ucentiam Ubi in UUs dumimxat pm^ 
IJòiUj ubi de eoMneludine ohiervmitinrs praemium micio- 
rtésfe praetentìfum 3 eaneedùmu po$tulatmu 
; ' U pontefice medesimo concesse egualmente ji Sa- 
raceno vescovo di Gorbavia di cdehrare in islnvo^ 
poiché nella sua diocesi non vi era alcuno che ne 
sapesse di lingua latina* Non così fece Gregario YD^ 
«he negò a Yratìslao duca di Boemia la fiicoltà im- 
plorata pe* suoi sudditi di celebrare in islavo* 

A ) Le prime stampe che si videro del messale e del 

(\^ V' Oy>2c A^ Wviario slavo in lettere glagolitiche 9 furono qudk 

w I >i/j sortite iiTlRm^ nelH^!STs per ordine di monsignor 

I ^ Giovann i de Domin is, vescovo di Segna* Ottant' anm 

dopo essendori scarsezza di copie 9 per commissione di 
fra Giovanni Agalidi vescovo di Segna^ ne fii fiitta la 
ristaibpa sotto la direzione del padre Francesco Gla- 
•vi^ich M* 0*9 il quale le tolse ciò ch'eravi di .de- 
forme nel dialetto della prima edizione9 appoggiandosi 
suH^ autorità di un roanoscritto^e cpnservavasi presso * 
Carlo arciduca d'Austria. Del 1630 sotto Urbano 
YIII segiÀ la terza edizione in Roma 9 riformata per 



UBRO Qvmro. 170 

di lai ordine da fra Raffiiele Levacovick croato RI. 0*« 
elle poi fb arcivescoTO di Areadi% In questo firattempo 
Pietro Marianovich vescovo di cj|egna e Blodrossa^ 
che fa consigliere di Ferdinando IH imperatore 9 in« 
trodasse nella città di Finme ed in libi Inoghi della 
▼asta sua diocesi lo stadio della lingaa latina j per il 
che (a accasato a Roma come qaello cne distra^^ere 
voleva raflhiatara nella lingua slava 9 e n'ebbe delle 
rimostranze dal prefetto della congr^^ione di Pro« 
paganda. 

Del 174S osci alla lace nn nuovo messale nel 
dialetto rosso-slavo ^ spedito a bella posta in Moseovia 
dall' arcivescovo Zmaievich don Matt eo Cyam an (che 
fa poi arcivescovo di Zara) per accanire alla nuova 
ediuone^ dopo di . aver appreso quel dialetto • Per 
renderlo intelligibile ai chierici slavi furono eretti due 
seminarii^ Tono in Zara l'altro m Almìssa, dai bene» 
mariti vescovi Znudevich e Gacich ^ affinchè gli allievi 
w^ nominati potesservi anche studiare la gramatica« 




Éiiffr/SfOrlllii 



t . * 



* - V 



. ■ t ., 



■ ■ 



CAPITOLO LIV. 



EMk cose smeesH m MMmmim àofo VoetMimimm 
4e' OroéU^ fino tH temfo Ae $ùUo Cmimtmfn$ 
twnaie $aUmhusa «I domitdù ile'Fiwidku 



JL< 



poche oitik marittiine cIm> oltre k Kiigiia i 
coetiuni e le ronane btitiizMMii| oomenrato abbiano 
anche il nome di Dalmazia^ cirooecritte enuioa limiti 
an^pstì sol continente» Zani^ poeta tra Nona e Blan» 
dona occupate dai Odiati) aveva nn ristrettisMmo te« 
nitorio. Traii at Gimpopiceolo (con chiamato) ed ai 
vicini colli ( 1 ) Spalato ad nn miglio datem fontano 



(i) II Campogrande ossia qudlo delle CasldU era posiedato 
Croati , dove , nella località che ancor o^ìàì si cbiaoMi Biaeh , ì ■ 
primi duchi croati Terpimtro e Mocimiro ebbero resìdensa p sio- 
oome oonsta dai diplomi da essi rilasciati in data di Biach* Ora 
neppure le restigia de' labbncaU si rìcooosoono sopra T ametia col« 
lina, di qoesto nome f che domina una ddle più belle campagne 
della Dalmazia ; soltanto nella sitoaxione detla Carmendavacz si 
osserva impiegata nei mori latti per sostegno de' terreni osa graa- 



sia opera romana. Per tutta la campagna delle Castella 
GomilU, Gostign, Ostro gh si trovano le vestigia d 



nei fabbricati collocate. Anche ndk sitoanone non troppo lontana y 
detta di Lemw e di Santamaria si osservano delle tracce di antiche 1/ ,. ^ . 
eostmzioniy ed il fondo poszo di Lepin che tottor esiste sembra che 7 

t/mGia¥orJe, J^^ 
i fabbricati an- ^hk^ 
tìchi y e questa pìttoi^esca situazione al tempo dello splendore di ^ 
Salona dev' essere stata ripiena di looghi di delizie ^ de' quali eranp 
si appassionati i Roaiani uelle campagne* 



f^dw^'^^ 



189 STOMA DELLA DAL9LÌZU. 

dalla rìttk^ poiché Tragniéza era abitata da' Croati^ 
eàt^idevano i loro possessi 9 che nei secoK posteriori 
filrooo dilatati per concessioni dei re di Dalmaaa a 
di quelli d* Ungheria* Ragusa a poco a poco ha fimnato 
il sao stato 9 accrescendolo posteriormente colle oon- 
eésnonl dri re cK Serbila* Risano^ Gattaro e Bodmi 
ap]Mttrlénevttio ai re della Prevalisi indi ai SerbH ; seb- 
bene il padre Appèndine in opposizione a quanto sap- 
piamo da Porfirogenito e all' opinione del Ludo, 
voglia annoverarie fira le città romane» La Dalmazia 
propria quindi dal tempo dell* inyasione avarica finp 
al tempo di Carlomagno era una parte dell' antica 9 di 
assai poco conto 9 «he non aveva una metropoli 9 ma 
soltanto ogni città si limitava a vegliare sulla propria 
eonservauone ed accrescimento; ella ancora da una 
parie riconosceva Ir sovranità dell' imperator d' oriente^ 
e ddl' altra era posta in continua agitazione dagli 
81avo«croafi 9 che avvicinavano i loro possessi 9 e pro^ 
curavano di appropriarseli* Queste città dipendevano 
dàlt' esiircato di Ravenna 9 ch'era il centro a cui tutte 
si rìvoglievano ne' loro bisogni 9 e si ricoveravano al« 
r uopo sotto la protezione della flotta greca dell' Adria-i 
tico 9 trovando rifugio nell' isole e salvando in tale 
guisa i mobili 9 le donne 9 gli apimlili e le cose piìi 
af^rezzabili che possedevano* Sennonché alla loro sa- 
gacità si deve attribuire soprattutto la conservazione 
delle loro patrie 9 eh' erano io allora circondate da 
<^^ parte da un popolo forte e numeroso 9 il quale 
per carattere 9 fiivella e costumi differenziava da essi** 
Tntt' i minuti dettagli di tante ansietà e di tanti 
perìcoli 9 o con qqalche dimostrazione di forza o coU 
l'avvedutezza superati dai Dalmato^romani) 9efM 9ono 



tiBBO ^^inorro* 185 

fra le lembre ée seooli 9 ed i Grotti dopo ìnngk pezza 
di tempo eoi migUorameirto de' loro coatmni j eolle 
reeiproehe neeessitii 9 eoi oommercio e eo' matriipiomi 
^miBero ad introdursi nelle cittk, e ai tennero in 
pregfio d' essere posti nel novero de' dttadinu . I primi 
che si leggono iatervenptì nei eonaigli eomnnalif £ 
cognome slavo 9 rimontano al secolo XIII 9, cerne i 
Skvieh di Tran ohe poi eU>ero la leggerezza di cam« 
biare il loro cognome in quello di Bossignoli 9 deri- 
vato dalla parola Slmid^ che significa F usignuolo* In 
riguardo quindi al tempo che corse dall' occupa^mie 
croata fino - a Garlomagno 9 la piirte a cui rimase il 
nome di Dalmazia non pensava che a sé stessa per 
ischermirsi dagli Slavi colla protezione imperiale^ e 
par avantaggiare la propria condiuone fira la debolezza 
sempre crescente del greco impero 9 e le combinazioni 
che la semplidta dei Croati poteva ofinre ; quindi lìberi 
questi da qualunque giogo straniero si occuparono di 
consolidarsi nella loro conquista 9 e di riparare, ai 
danni che T invasione avarìca e la guarà contro di 
loro sostenuta avevano arrecato alla nuova loro patria* 

I Narentani, fi>rti di popolazione robusta e guer^ 
riera come i Serbli 9 e di esperti navigatori negli abi« 
tanti deUe principali isole della Dalmazia 9 prevalendosi 
della debolezza delle citta romane e di quella dell' im* 
pero greco 9 estesero le loro viste sul dominio del 
mare adriatico* L' insito de^ìo di appropriarsi le altrui 
sostanze 9 la fiicìlita colla quale impunemente potevano 
soddisfiurlo prima che i Yeneziani si accingessero a 
combatterli 9 fornirono loro de' mezzi che resero fbr- 
n^idaUle la loro possanza* 

lassa non era stata distrutta dagli Avari* Quest' isola 



184 STOBI A DELLA RALMAZU* 

conservava aneovt F antica, npotaiione . detta sua bi 
vora nella navigazione ed era nnila alle [citta rtoia- 
ne; qoindi poteva esaere di grande ostacolo ai Na* 
rentani* Essa divenne lo scopo principale delle loro 
animosità* 

Gravitarono con fiirore sopra della mederana^ e 
distrassero la cittii cbe nel centro dell' iscda esistevn^ 
città bella) ricca e grande, come dalle rome Idttor 
esbtenti) dalle memorie. e dai non pocbi monumenti 
di antichità ivi ritrovati si rileva. 

In questo spano di tempo^ vale a dire pia di im 
secolo dopo roccaparione de' Croati della Dalmazia 
fino a GarlomagnO) non pochi altri avvenimenti der 
tono avere avuto luogo che ora si trovano sepolti firn 
le tenebre del tempo , e contenti doblnamo essere di 
ciò che in pochissime memorie della stessa epoca <h 
fu tramandato. 



* 4 



CAPITOLO LV, 



Del dommio de* FrmM in Ikdmtaia $1 tempo 



I' • .» • ' ' * 

GfOAti 6Ud>3itt fai una parte della Dalmatia m^ 
giaegaero al dominio àA Franchi 9 come riferiamo da 
PorfirogenitOy die badò scritto: tMnmtuan meoìentee 
Ourobmti Fronde euhiiei^antur% Dal medesimo autore ^ 
e da ciò che acrile Egpinardo nella vita di Lodovico 
Pio 9 senza dubbio ai rileva che andie quei Croati 
dbe occuparono dalla Dalmazia la Pannonia Savia 9 
aiaio atati a loro aottomeaai. 

E aebbene T opinione dd Ludo metta al tempo di 
Goatantino Pogonato^ deceaao nd 685, il domìnio dd 
Franchi in Dalmazia 9 e la Bbèiazione da queato giogo 
cruddiaaimo dei Croati che la poaaedevano d tempo } -*- t 
di Giustiniano II (detto anche Eraclio 9 e Ritnotmeto *'. {m' 
dalle narìd tagliate) successore di Pogonato ; tuttavia J 
per quanto dalie più mature inda^ni sugli autori 
antichi ci consta 9 convenir si deve che tanto i Croati 
abitanti della Dalmazia 9 quanto quelli della Pannonia 
Savia 9 non soggetti ad alcuna estranea dominazione 9 
sotto i duchi di loro scelta 9 soltanto di poro nome a 



f J. «'. c^r 



186 STOEIA DELLA DALUIAZLi. 

rispetto jAtaocatt. all' ìniiper0 d' oriente 9 AmTassen fino 
ài tempo di Garlomaj^no* 

La monarchia de' Franchi' nell' anno 771 ipenne 
intiera nelle mani di questo prìncipe 9 che la ritenne 
fino all' anno SÌA. 

Fra^ questo tempo quindi si dere collocar il dominio 
dei Franchi in Dalmazia 9 in Croazia e nella Pannonia 
Savia» 

Essendo eertissimo che la provincia del Frinii è 
stata in potere di Desiderio re de' Longobardi fino 
al tempo che esso venne fatto prigione 9 non è pre^*^ 
somibile che la Dalmazia occupata da' Croati sia stata 
sottomessa dai Franchi avanti la conquista di questa 
piovincia* U regno de' Longobardi 9 vinto Desidèrio 9 
eessò r anno 774. 

Non contento Carlomagno dei successi ottenuti in 
Italia sopra i Longobardi (1) nell' anno 791 sotto la 
condolta di Pipino suo figlio spedì un forte eserdto 
a danno degli Avari abitanti al di la del Dravo (ad 
un conquistatore pochi motivi abbisognano per passare 
di conquista in conquista) e prima che arrivasse 
r esercito di Pipino dall'Italia in Ungheria 9 è senza 
dùbbio che il Norioo9 la Croazia e la Pdnnonia Sif-* 
via 9 oggidì Slavonia9 saranno state sottomesse da un 
esercito sì vittorioso» Carlomagno consolandosi con la 
r^na Fastnida9 sua moglie 9 dei progressi di Pipno 

(1) Quantnnqae i Loogobardi non conservassero oli tott'i loro 
eostoroi antichi che il puro nome , pare dovettero cedere' ai nuovi 

Siti iemibarbariy dot ai Franchi, la sorte della tanto vagheggiata 
la. Quindi dopo la caduta di Oeiiderio si deve porre la soggioga- 
xione delle province , che al di qua dell' Italia tentar poterono Tano* 
bixiooe e la cupidigia di una nazione, favorita dalle circostanàe della 
tua ioperiorilàp « 



UMO QUINTO. 18t 

fiitli in Ungeria, oom le scriTeva : dftMif dtteeU fUU 
mosti ..m.rebdU noMi > fiMCfer ilbe «eietj fiM# de 
iUiia jwmmmi penyert Avmiae m Ula cimfimM re- 
d dmd m n i penenmt infirm ftmes ^wnrwn X R^L je- 
ptemhisy et imenmi fmgnmm emk eU...m et expoUm^ 
venmt vMmiu AppfMM Dodieane Tomo IL 

Se «donqae la Pannoma abitata dagli Avari ai dB 
la del Drayo era in potere dei Franchi Tanno 79l| 
pare ehe anche la Pannonia Savia ne debba eaaere 
atata in quell'epoca» i 

Dall'esercito di Kpino ehe si avanzò contro g& 
Avari aiutanti al di Ik del Dravo, per dò die daj^ 
autori contemporanei si rileva, sembra certissimo che 
distaccata si fosse una porzione, sotto la condotta di 
un generale nonunato Enrico, o per contenere in 
soggezione i Croati abitanti ddla Dalmazia , ' o per 
soggiogariu 

Si rileva da E^pnardo, che Emrieo generale di Gai^ 
lo nell' anno 799 dopo molle battagfie ed insigni 
vittorie venne ncdso dagli abitanti di Tersalo in 
un' imboscata , oppure in altro modo inatteso. JBa» 
rie»$ post multe predim et imgnas vietorUu sipud 
Tèrssildeam iMnstmee aunttUem infidis oppidanòrum tu- 
UrfeeXus est j rilevasi parimenti da Sigone che Carlo- 
magno nell'anno 800 si portò direttamente dall'Italia 
nella Libumia, e che prese vendetta ddla morte dd 
suo generale* Carohts in ItaUam digressus recto iiine^ 
re lÀbwmiam propenml^ iti nex Henriei merito svp^ 
pUeio wsdiemiiu 

Dall' anno quindi 791 fino all'anno 800 con una 
predsione non sicura, come sono le cose che eolla 
mano si toccano, ma con una certezza nH>rale sì può. 



188 STORIA BWUjA bammazìa. 

glabiliire che la Slavooia e la Croazia odieouii MMt 
«tate dai EVaochi sotto Tioipero dt Caiiomagno pci^ 
fettanieBte soggiogate* 

Poste nd eiiiaro possibife le case die ngnardàD» 
i coofiimnli della Dalmazia abitata dai Croati e dai 
Dalmato^omaai, a questa parte rivc^j^iend» rattctt» 
sione» l'osciira ed airara storia di questi tempii tra- 
maadataci dagli scriHori di qudl'epoca^ d lasda molto 
a desiderare onde gSugAere alk verità storica 9 i^papi 
galrice delle nostre ricerche* 

La probabilità neBe cose reatote sostenuta da qual- 
che circOstanEa divenia il mig^or appi^^Oy dove mao- 
ea lapitedsione dd fatto* 

L'emureato di Ravemia^ debole rimasuglio deUa p»v 
dMuansa^ib' gred imperatori snllTtalia^ aveva eostato 
atta stéssa tante inutili sciagure; e sotto AdoUb va 
de' Longobardi, che prese Ravenna Tanno '752, ave- 
va Cessato di esistere. L'nltimo dé^ esaidu fa En- 
tìehio, col quale il nome e la padronanza greca ces- 
sairono di cOnoscerd in questa bella e disfj^radati^jparte 
delll terribile e colta Europa d'dlora* 

Era cessata adunque 'Vi una parte la prefionderan- 
la ddr impero d'oriente sulle province che l'Italia aVi- 
vicinavano, mentre dall'altra erano divenute possenti 
e terribili le armi di Carlomagno* 

Dai frammenti Canisiani si rileva quale fesse il 
modo di guerreggiare de'FranchL 

Scrivendo dell'eserdto di Pipino spedito in Unghe- 
ria, COSI si esprimono : IiUroivit in lUpiemms et inde 
in Pwmonimn vastahtes et ineenàentes terrmn iUmnu 

Soggiogata ritalio ed il Nerico (o dà che oggidì 
potremmo la contea di Gorizia, la Carioxia, la 



Gindob^ la lUicla^ la GroMia «eJitemiiea e marita 
tiflia) la Slaivaiii% ed ima parte dell' Ungheria ) clie 
eoaa restar poteva ai Croati abitanti della Dalmaiin 
Ira Fiume e la Cettina 9 nonché ai Dahnati abitanti 
dell' isole libnmiche^ ^f^idì dette del Qnamero^ di 
Zara^ Tran^ Spalato, e delT isole di lassa e di La« 
IpMla, se non se di sottomettersi irolontarii alle leggi 
ed alla volontà di nn conqnisti^ore) a cui non erano 
in istato. di potersi «apporre? Le dttà dalmatiche per 
Tolontaria dedizione V anno 806 j col mezzo di Paolo 
rettore dell' isole e delle dtta litorali e * di Bona- 
te (1) vescovo di Zara, si sottiMBisero ai Frenelli 9 e 
lo stesso devono avere fatto, o prima o contempora^ 
neamente i Croati» Da questa missione appoggiata al 
lettore ed al vescovo di Zara, si rUeva che questa 
citta sino da quel tempo godeva di nn primato /5ra 
tutte le fdtre città romane della provincia* Non stet-» 
tero queste città lungo tempo sotto la dominazione 
dei Franchi^ poiché Y anno 810^ s^^ìta la pace fina 
Cariomagno e Nicefiiro imperatore d'oriente , la Dal- 
mazia tutta restò in potere del primo, eccettuate le 
città marittime, le quali a cagione della contraita ami- 
cizia ed unione fin i due imperi, vennero lasciate sotp» 
lo la dipendenza dell'in^erator d'oriente suddetto* 

(1) Sao Donato vescovo di Zara da Carlomagno venne spedito a 
Nioefero in ijoaliUi dì suo ambascialpfe. Egli lungi pesa si Iratlen- 
ne a GwlantuiopoHy ed inoontrò amiàsia san Caropalata già detto 
al grado d' imperatore. U santo prelato ricevette anco in dono da 
qod monarca il corpo £ sant* Anastasia , discendente dalh &nnglia 
Anida , la quale presso Sirmio aveva sofoto il martirio ; ed al suo 
ritomo in Zara tresferiUo seco. Allora gli 2iaratim eressero un tem- 

E'o presso Y antica chiesa dove fu riposto il corpo medesimo^ ed i 
cattedrale ridotta nel ia85 con somnoo dispendio nella Ibrma in 
cui osservasi tuttora. 



' f 



J 



CAPITOLO LYI. 



/ CSnMit d/tVUi Pmmonia Stupm e àettm IkJmmim d 

satlevuno eoniro i Frandd, si rendono mdipeiiidmUs è 

geUMO le fondmnemtm M regno ehe ha eeisUto «otto 

il Ijfolo di Regno della ìkdmaaua e Croazia» 



L' 



aono 8I89 il qaaito dopo la morte di Glioma» 
ffuoy lÀaUmi (I) principe de'Groati fira la Sava e la 
Univa concepì il dia^no di Mllevarsi contro i Fran- 
chi 9 avendo pero presso di Lodovico il Pio prima 
accusato di crudeltà Gadolaco, prefetto del Friuli^ che 
ndl'accnsa era rimasto soccombente* 

NeD'anno 819 unitosi ai Garantani ed ai Carni ai 
dichiarò palesamente loro nemioo» 

li' esercito che dall'Italia si mosse per reprimere 
questa soUevarione^ poco fortunato nella sua intra- 
presa 9 ritornò d'onde era partito senz'avere potuto 



(i) lÀutovid in ìflafo iignifìca ciò, che in italiano ai direb* 
bc feroce sguardo. 



192 STOMA DELLA DALHAZU. 

minimamente rin«cire (!)• Animato da q^iesto meoes* 
so Lintovid crebbe in iaperanza ed ki coraggio y e 
con tutta k sna forza cerco di opporsi a Baldrioo 
succeMore di Gadolaco nella prefettura del Fridli, come 
pare a Borna prindpe della Dalmazia j ebe contro 
del ribeDe combinarono le loro mosse* Ifel paese dei 
Garantani venne da ^Idrico sconfitto; rivoltosi pero 
contro Borna cbe dalla Dalmazia si avanzava, corrot- 
te le scbiere di alcnni popofi cbe questi conduceva, 
presso il fiume Culpa riportò sopra di lui una segna- 
lata vittoria* 

Borna non tardò a vendicarsi ; avanzatosi Liutovid 
nella Dalmazia col ferro e col fiioco devastando i 
Inogbi, venne compiutàinente battuto^ e colla perdita 
di tre mila uomini d'infiinteria e trecento di cavalle- 
ria rigettato nella Pannonia tra il Savo ed il Dravo* 

All'annunzio di questi fiitti dietro il deliberato nel 
congresso di Acquisgrana, tenuto da Lodovico il Pio, 
Ire eserciti mossero contro lintovid, uno dall'Italia 
per le Alpi del Norico, Y altro per la provincia de' 
CSarantani, U terzo per h Baviera e per T Austria (2). 

(i) Cantra Lindevitum savum in Pannonia rebeltaniem 
exereitus de Italia missas, rebus parum prospere gfistis, infe^ 
€to pene negotio regressus est. Annali di Falda. 

(a) Transacta ìijreme • • cum primum ìierha pdtulum yic- 
mentis praebere potuit^ tres exereitus centra Lindevitum 
mitiuntun Unus de Italia per Alpes Noricas, alter per Co* 
renianorum prùvinciam, tertius per Boivariam etPannoniam 
Superiorenu 

Cantra haec Lindevitus nihil molitus munitione tantum 
castelli^ {fuod im arduo monte construxerat^ se suosque con^ 
tinuit; exereitus vero postquam in unum convenerunt totam 
pene regionem ferro et igni derastantes domum reversi 
sunt. Adelnanoro airantio 8ao. 



UraD QUINTO» W9 

HiMAtt { tra €§eMitàj Lioloivido bm wmkèi^ ferfte 
Wbivti per iaeóntntflt «i tMae cUbm in u laoi^ 
lilriiSeato eo» i moì segasei, • la cmpagiui irenM 
ieminata col goaato deUa Pannonia Sa^ìa e m1 ntOf^ 
no degli eacrdti ai proprii fiicoiark 

L'anno aegnente 821 ai'moase contra il ribelle 
Qtt fi»te esereito diviso in Ire colonne^ die dopo di 
aver dato nnoramente il guasto alle caaipagne ri- 
tornò d'onde era partito senza venire ad alcuna aaione 
decisiva» 

Si diressero i Franchi con forze poderose per la 
qpoarta volta Tanno 827 contro Lintovido, il quale 
abbandonato da' suoi segnad^ e spedabnente da qnelli 
della Savia che avevano a sna cagione tanto softrto^ 
ed dibandonata la stessa dtta di Sdsia cbe sino 
dd prindpio della guerra aveva fiitto con tutta l' arte 
fortificare^ d ritirò in Servia. 

Ivi amichevolniente accolto da uno de'grandi^ egK 
tdse la vita d suo bene&ttore e si appropriò la sna* 
signoria* 

Agitato però da' rimorsi del commesso defitto e 
temendo le conseguenze del medesimo, fog^ in Dal« 
mazia, e si ricoverò presso lantomislavo avo diBor^ 
na, il quale, o per dimostrare la sua fedeltà a Lodo* 
vico il Pio, o per timóre di non provare per parte 
di Lintovido il medesimo trattamento die provato 
aveva il serviano, lo fece a tradimento morire (!)• 

Sedata la ribellione dei Croati abitanti tra il Savp 



(i) AllaUan est imperatori de interrita Lindeviti^ q^ùd 
reUtdt Sorabis cum in Dalmatia ùd Lindemushan a¥um Bor* 
noe duc}S pervénisset y et idU/uantum temporis cum eo mora^ 
tus fuisset , dolo ipsius interfectu$ esu Eginardo aU'siiiio 8 a 3. 

Tarn. IL 13 



194 STOMA DEIAJL DALHAZIA. 

ed il DraTO calh foga e morte di lautoYido^.i jFna- 
dii 6Ì ebbandenarono agU eccessi i pia mostniosi 
eentM i Croati abitanti . della Dalmazia il cbe cagiona 
nn' altra sollevauone dalla qoale dopo sette mini di 
atroce gaerra vittoriosi sortirono i Croati medesimi*. 

Si grande era la loro erudeltà, che strappati dal 
s^o delle madri i bamboli ancor lattanti li uocideTiH 
jio 9 e gettavangli a' cani per fiu£ dÌY<Hrare« 

Témta in Chr^^to* arudeUimie uMmètmr Franci, 
ut laetmUes adhuc eorum fmeros oeeidente$ etm^us o&-* 
MeereixU Porfirogenito, dell' ammiss* dell' impero^ Capo 



Se i Francbi arrivarono ad atrocità si indegne > è 
molto probabile ebe anco innanzi alla ribellione di Idi»- 
tovido commettessero eccessi insi^portabili j e cbe non 
a torto (come vogliono i Francbi scrittori) questo 
capo de' Croati della Savia accasato avesse di cradeltli 
Gadolaeo prefetto della marca del Friuli ^ appresso 
Ludovico ; dal quale quantunque giustissimo non aven- 
do potuto ottenere il necessario provedimentOi^ mosso 
Lintovido dal dolore e dal desiderio di portar soccorso 
alla pròpria patria orrendamente manomessa ^ si dedse 
di apertamente sollevarsi» 

' La sollevazione dei Croato-dalmati ebbe fine col- 
r esterminio di tutt' i Francbi cbe in Dalmazia si 
altrovavanOy e di Cotzilim loro principe (!)• 

(0 Chrobad omnes Francos eorumque principem Cotzilim 
e medio sustulerunu Unde magnus contro eos exercitus moyit 
Francia , et post septem annorum bellum egere tandum supe* 
rìorts focti Chrobad exinde; liberi et sui jurisfacti sacrum 
baptigma a romano pontifice petierunt^ principatum tenente 
Forino. Porfirogenito. 



/ 



LIBRO Quimro» 40S 

Inaspriti al maggior segno i Franchi inipieg»- 
rono tatto il loro animo ed vn grande tMnAtù per 
reprimerla* Sette anni venne guerreggiato col maaaiaiO 
fbrore dall' una parte e dall' altra ; sennondiè con tatta 
diffieoltk resi snperiori i Croati rinscirono di porsi in 
liberta 9 e di governarsi colle proprie leggi ed tslita^ 
zioni* Da quest'epoca incominciò il governo croate ^ 
non soletto né al regno de' Franchi nh all' impero 
d* oriente* Ed essendo questa un' epoca interessantis* 
sima nella storia di questa provinda 9 necessario rie- 
sce di maggiormente sviluppare le cose^ con tanta 
brevità e senza fissazione di tempo da Pòrfirogenifo 
accennate* 

là anno 857 Terpimiro era il principe déi-Oroato- 
dalmati 9 come consta dal suo privilegio rilasciato alla 
chiesa di Spalato nei comizii generaK del principato 
tenuti in Kach, ossia nelle Castella di Trae d'og« 

In. questo privOegio Terpimiro nomina il suo pre-> 
decessore Mislavo; e Porfirogenito al principato di 
Forino stabilisce la Bbertk^ colle armi atta mano ot« 
tenuta contro r Franchi* Innanzi adunque al tempo 
di Terpimiro che cominciò a governare l'anno 857, 
porre si devono due altri principi 9 Forino e Sfislavo 9 
ai quali accordandosi sette od otto anni di governo, 
il fine della guerra firanca per T indipendeuza nazio- 
naie si dee stabilire o all' anno 850 o al 829* E se 
questa gnevra ebbe corso per lo spazio di sette aiini, 
U suo principio si deve fissare aU' anno 825 od 
824, nel qual tempo regnava ancora Lodovico il 
Pio che aveva appena repressa la sollevazione di lUnm 
tovido* 




196 STORIA DEULA DALHAZLU 

/^i^iftì i Croati dai successi otteouti coiitoo i 

Frànehi) e prerakiidosi dell' ignonuixa e della codardia 

i i dq^* imperatori d'Oriente 9 e spedalmente di BGebe* 

ìKjl' ''^^^ ^ (') Àjnoriense Balbo 9 scossero ancbe quella sog^ 

' geuooe che' profiBSsavano verso V impero romano^ e ri 

resero indipendenti sotto 1' ombra delle proprie Iqfgi 
ed istitozioni* 

Michele Balbo fini di regnare nell' anno 829* A 
qoest' epoca la guerra coi Franchi era felicemente tei^ 
minata; e da un saecesso aniosMiti all'altro e fiivoriti 
dalle circostanze) si sottrassero i nuovi abitanti ddla 
Dalmaiia da ogni servitù straniera» 

Forino fii quindi il primo duca libero della Dal- 
masiay e mercè il suo valore e la sua direzione venne 
asricurato il governo nazionale di questa provincia ^ 
che sostenuto prima da Indige col titolo di duca^ 
passo nei re ddUa Dalmazia e Groaria fino all'estin- 
zione di questo regno* A questo tempo egualmente 
si deve riportare la conversione dei Croati^ stabilitisi in 
Dalmazia dopo 1' espulsione d^li Avari sotto l' im- 
pero di PogonatO) col mezzo dell' apostolico ministero 
di Giovanni di Ravenna arcivescovo di Spahto, dal 
quale diliusa venne fra di loro la reUgione cristiana. 
Non tutti pero cangiarono in questo tempo le Bopet^ 
stizioni idolatre colla luce del vangelo» Forino non 

appena sortito con tanto vantaggio da una lotta ostt- 

> 

(1) Cum Romanorum imperium per imperantium ignaviam 
ai4/ue socordiam maxime Michielis Amoriensis Balbi tanuan 
non expirasset, qui 'Dalmatiaeoppidaincolebant sui juriifticd^ 
neque romano imperatori neque cuiquam alteri subiecti; iti' 

dem contermini illis gentibus Chrobati excussis romani 

imperii habenis, liberi suisque non aiienis iegibus usi sunt* 
Porfmgenito ai Capo XXX. 



LIBBO QUINTO» 197 

nata e eradde^ o eke di già appartenesse afla nnora 
ffd^oney 9 che iatnuto da tante eapeneuEe ne eono» 
aoease ratìlitìi^ indosse al battemmo i connaskmali die 
non l'aveano ricevuto. Gmì ad un tempo stesso fi« 
beri e cristiani divenneio i pMgenitori degfU odierni 
Dalmati 9 e dopo tanti anni di a^tazioni fiirono pn« 
droni di nn territorio conqmstato colla fonsa ^ e gover- 
nato colle r^le della buona fi^de^ della sempiicitky 
dei costumi proprii differenti da quelli dei Gred e dd 
Franchi 9 la preponderanza dei quali avevano sì Inn* 
gamente sofferta» Quasi tutte le nazioni davo conver- 
tite alla religione cristiana ndl' un ten^ o ndl' dtro^ 
come i Moravi, i Bulgari, i Gazari, i Rusd, i Ser- 
bli 9 i Flarentani, eseguirono un cambiamento d deci- 
sivo col mezzo de' sacerdoti spediti dalla diiesa orien- 
tde; i Croato-dalmati pero d rivolsero direttamente 
al sommo pontefice, e da questo ricercarono i ministri 
ond' essere istruitìi e battezzati* 

Da questa combinazione può essere nato che i Russi, 
i Serbli , i Bulgari divenissero uniti alla diiesa orien- 
tde, e non d pontefice romano ; e forse avessero ori- 
gine i due caratteri della lingua slava sacra drìlliani 
e i^agditid* 

Essendo il privilegio di Terpimiro, rilasciato nd 
^38 a fiivore della chiesa di Spalato, il primo atto 
riconosduto dd governo libero dd Croati, ed int^ 
ressando il medesimo non poco i progressi che un 
popolo torte e leale aveva potato fiure nelle istìtazioni 
sodali apprese da altri popoli piìi istruiti, non inutile 
riuscir deve riportarlo per esteso td quale si at- 
trova nella classica opera dd Lucio He Regno Dat^ 
mtUuie el CromUtte, e che dd padre Fariati viene at- 



198 STOMA DELLA DALMAZIA. 

testato cooforme idi' esemplare eh' esiste neU' archiTio 
del capitolo di Spalato (!)• 

(i) /n nomine patris et Jilii et spiri tus sanati , regnante in 
Italia piissimo Lothario Francorum rege» (Molti aatori banno de- 
dotto da qnesld passo, che i Croati erano ancmi sudditi de' Franebi^ 
benché a quest' epoca liberi fossero dal loro dominio e da onello 
deir impero d' oriente. Terpimiro nel nominare Lotario lo faceva 
per aito di stima , egK era duca appena regnante , e da rio si eono-* 
scé hi sua avvedotesza e FaTTicinamento ai costomi romani. N9 ìem^ 
pi posteriori si vedrà pare negli atti pubblici della cittì il nome del 
ré d' Ungheria e quello del /doge di Venezia ; quantunque il primo 
non aresse alcuna g^urisdisione , e fossero le città stesse sotto V im- 
mediata teneta di{WodeD«u) Per ind. XV sub die 4 nonis martii 
dum mundi ab origine cuncta per tempora facta mansisse dé^ 
labisseque succedentibus alia altissimi simul oculis prospicU 
mus mentis, et manus fidei palpamus nihil corporeis videre , 
audire aliudvalemus nisi quae praesentantur , et scrìpturarum 
auditio obtutibus pandit. Da questo periodo sembra che la irad»- 
sione in italiano sia stata fatta dallo slavo , nà qual l' originale era 
concepito ; poiché T espressioni del privilegio combinano cosi bene 
eolia traduzione del linguaggio. slavo nel latino. Unde ego.licet pec- 
cator Terpimirus dux Croatorum , juvatus munere divino , «i- 
certus de die novissimo, et hora qua nescit homo soliciius ni" 
mis animae meae, commune consilium meis cum omnibus Xu* 
panis, construjti monasterium ibique catueras fratrum adhibui, 
quorum sedulis votis frequens oratio nos immune f redeat Dea 
Penatis. I monaci erano dell' ordine di san Benedetto , unico che à 
queir epoca esistesse. Si pretende che il monastero sia stato fiibbri* 
cato tra Glissa e Salona ; il più probabile però é che fosse nella cam^ 
pagna delle Castella , dove esistono le vestigia di moIU antichi con- 
venti. In hanc adjecit mens nostra, ejusdem monasterii eccle^ 
siae aliquid in utensilibus praeparare. Cum autem non sujji^ 
eerent in argènto ipsa ^asa perficiendum , aceomodavit nobià 
Petrus sahnitanae ecclesiae archiepiscopus etdilectus compa» 
ter XI libras argenteas. Hac de re ei duximus hilari animo 
dare quidvis, et non denegamus chàritati vèstrae. Quibus ipse 
responditi Fola, Domine et Compater, ut primum quidquid 
proprio emi praetio , vel quod donatum est in mobilibus et im* 
mobilibus in.sancta maire ecclesia idest in Losani et Turgori 
cum servis et ancillis . . . C/iortinò praesentia claritatis^ vestrae 
per pùginulam privilegialem ianctae ecclesiae salonltanae di- 



LIBBO QUOTO. 189 

. £d a questo, proposito e< utilissimo. 4i ossenrare^ 
che. a quell'epoca una certa inseieuza e liarhavie ave^ 
vano invase le più colte nazioni* 

Cioè mancipata in eternum permaneant, ac deinde uijn/aiam 
jnatrem ecclesiam y que metropolis usque ad ripara Danubii et 
pene per toium regnum Croatiae. I duchi della Croaiia non ancora 
adoperarano il titolo dì re. La loro podestà però 8Ì eitendera sul te- 
nitorio propriamente -detto Dalmasia^croata , che coniprendeva le un-* 
dici Xttpanicy sai tre distretti di Licca, Corbavia e Guzecha, nelia 
Croazia del giorno d'oggi e tutta la Pannooia Savia abitata dai Croati 
(oggidì Slafonia) et prò remedio animae vestrae yparentum rei 
Jidelium yestrorum et per commodatum argenium d^tis eccle^ 
siae 6. Giorgii in loco qui dicitur Putalio. Si crede che la chiesa 
di s« Giorgio in Putalio^ fabbricata e dotata da Mislaro, sia la stessa 
eh' esiste oggidì sopra Castelsussaras , detto anche ana volta caste! 
Sangiorgio. Omnia quae obtinei possessionum, servos quidem et 
ancillas quae Misìavo duce ipsa ecclesia cum dedicata Pì^ 
detur, et ab ipso duce donis ditatam, simili modo et privUegii 
censura haec quidem donati a vobis firmetur enixe deposcù* 
tnus, talibus et sugestiord placiti data ad sensum spopondimus, 
et jure mensuris rebus privilegium fieri praesentem. nostram de^ 
liberationem praecipimus, videlicet ita dumtaxi^t ut empia prae- 
tio infra terminis nostris, in locis memoratis, sempiterna do^ 
natione possideat dieta jam sancta ecclesia a nemine infestane 
te. Tandem vero praefatam ecclesiam de regali territorio ab 
orientali et occidentali parte a rupe montis usque ad mare, ab 
utroque latere terminos cum, lapideis et ferro eignaios, infru 
quos terminos nullius adjacet territorium, nos diligenter con- 
donamus, et hoc in augumento sanctae salonitanae ecclesiae 
proferentes firmamus , et singulis annis de omnia nascentia 
terrae ex Curie nostra quae Clusam dicitur decimae inferan' 
tur in memoratam ecclesiam, quos decimas antecessor noster 
Misiavo dare coepiu Si quis vero de. super scriptis, quidvid 
Deo inspirante, amore sanctorum inflamad,, devoto pectore oh" 
Sulimus, eoncessimus, et in posterum inconvulsa, firmata vole* 
recensmmus, in coenobLum sanctorum martirum^ Domnii et 
Anastasia, Cosmi et Damiani, et si quis diripere vel subtrahe-- 
re aut per vim. opponere tentaverit, iram Domini Sahatoris et 
stmctorum omnium, maledictionemincurrat, quidemCCCXVIII 
patrum vinculo insolubili anathemate Marenathfi denedetur , 



100 BTOBIA DELLA ^AlMAZiA. 

Garlomagiio 9 qaantnnqpie iUetierato j stimò degfno 
del ifrado emineoCe ehe ocoopava non solo di risre* 
fliare le arti Uberai! nelle Gallie e nell^IUdia) donde 
da falche tempo ai troyaTano espatriate) ma anche 
nelle barbare nazioni 9 alle qnali n grandemente da 
tolte le parti si diletto la sua dominazione; volendo 

Mridetur et evellatur diinno juditio a cognaiione sua, etpa^ 
iria y et uxore JiUis , (fui separare donationem nostrani teme» 
rane a sancta matre ecclesia jamjactam praesumpserit ; Jb^ 
vetur itaque hic Utigantibus cum eo yicariis sanctis religioso^ 
rum suhsistentium , principum gratta tam nefandi Jacies ijuis", 
^uis Me defunctorum oblivioni dans , et in novissimo die ma^ 
gniexaminis cum diabolo et ejus tetris angelis^ et Juda Jscariote 
Ckristi proditore , in gehena baraihri numeretur, ubi ignis non 
extinguitur, et vermes impiorum non moriuntur* jictum in loco 
qui dicitur Bjraci tempore nuper fato, et testium nobilia prae^ 
sentia communi voto^ et roluntate corroboratorum signum manu 
meque ipso Terpimiro duce hujus rei concessore et auctore^ 
Signum manu Comacini Zuppano testis. 
Signum manu Pretilia Zuppano testis. 
Signum manu Zarsato Zuppano testis, 
Signum manu Lodovico Zuppano testis. 
Signum manu Ozanulo cum fratre. 
Signum manu Ifegutia Camerario testis* 
Signum manu Zuppano testis. 
Signum manu Potecano testis. 
Signum manu Zatimuslo testisx 
Signum manu Domajr testis., 
Signum manu Dominici presbiteri eapeUani ustis. 
Signum manu Cjrpriani presfyteri capellanì testis. 

£go Martinus presbyter Capellanus praeruptiono 
Domini, mei ducis memorati rogatus scripsi^ et manu 
propria opus compievi , signum manufecL Haec suni 
nomina servorum de Masaro pertinentes eos in s. matre 
ecclesia b. DomniL Scitote numerum-eorum, sunt in pri^ 
mis Carento, PosteUio^ Nassexai,Dumafiaj\ Itena Tru^ 
basa istis cum suisfoeminis. Ceterivero septem quorum 
nomina sunt Liu tornirò y Srebemilo , Nedamuslo, Tesi* 
na, Luterai, LcusUzo. 



r 



UBBO QUOITO. 201 

propAffiure coB ciò Ì lumi ehe eoi mezzo dello stadio 
ricBTar si poteyano* Dappertatto eoa premii ed onori 
eccito gli uomini di lettere, instifau de' ginnasii e 
degli altri stabilimenti dove insqpiar si dovesse la 
lingua latina* Queste istitnuoni furono estese andke 
al paese occupato dai Croati j i quali sebbene fiwsero 
tenacissimi pia di qualunque altro popolo (detto bar- 
baro dri Romani) deQa propria lingua e costumi, pure 
da una parte conservarono il loro carattere, e daU 
r altra di mano in mano avantagiparono delle dvìli 
istituzioni de* Frandii e degl' Italiani, pv^erendo la 
lingua latina negli atti pubblici alla propria, e sti- 
mando dignità com' è credibile di aver potuto in tuono 
sovrano esprimersi in questo idioma, cbe aveva do- 
minato quasi sopra tutt' i popoli in aUiNra conosciutu 
Gli errori gramaticali cbe nell' atto si osservano , fimno 
prova da una parte di questo desiderio de' Croati, e * 
dell'altra dell' iniriamento dello studio della lingua la- 
tina fra questo popolo sì degnamente ambizioso di sé 
medesimo* 








CAPITOLO LVfl. 



DeUu forma di governo deUe aftìr romane* 



V, 



erso la meta del secolo TU la Dalmazia venne 
oppressa da orribili calamitiu 

I barbari la devastarono^ la occuparono 9 ne contra» 
starono tra di loro il possesso 9 ne sovvertirono la 
precedente forma di governo, quasi distmssero la 
popolazione che anteriormente l'abitava 9 vi introdns» 
sero noovi usi 9 altra lingua 9 nuove instituzioni e 
nuovo popolo (!)• Pochi dttadini romani sfuggati ai 
disastri, ricoverati nell' isole, nei dirupi, con piii d' in-^ 
telligenza che di mezzi gettarono i principii delle o* 
diente cittk di Ragusa, Spalato, Trau e Zara* Pochi 

(1) Dopo 1 epoca della devastazione della Dalmazia, gli abi- 
tanti delle città che romani erano d^tti , non erano tutti di 
orìgine romana ; ma una buona porzione erano EruH e GoU, 
cbe nelle guerre tra Goti ed Eruli, tra Romani, Emli e Goti che 
ebbero luogo in Dalmazia nelle differenti vicende delle guerre 
àtetaCy preferirono di sottometterM gli uni agli altri piuttoatoch^ 
abbandonare la provincia. I Goti e gli Eruli dovettero perdere 
la loro nazionalità e formarsi romani , cbe sotto Giustiniano 
rimasero vincitori dell'uno e dell altro jpopolo straniero cbe l'aveva- 
no occupata. 



204 8TOiaA DELLA HALBIAZLU 

in origline essendo stati qudli die nctt'iiao e ndl'al* 
tro luogo si unirono^ nessuno della popolazione Ten« 
ne escluso dal prender ingerenza negli affiuri di oo* 
mune interesse 9 e nell' ordinare quelle regole che per 
vivere in società ai tempi ed alle droostanze conve* 
nivano* La forma cpindi' del loro governo fu de&io- 
erotica* Il consiglio pubbKco era composto di plebei^ 
citladini e patrizii; in esso si provedeva ai bisogni 
pubblid, formavansi le leg^i (1)^ si eleg^fcva il retto» 
re che rendeva jg^ustizia a tutti nel civile e criminale 
a tenor delle leggi dal consiglici generale emanate^ le 
quali non erano obbligatorie se da tutto il popolo 
non erano approvate e se promessa con giuramento 
non era loro osservanza* 

(1] Toltele leggi erano emanate in lingua latina, ch'era là 
lìngaa parlata e scritta dalla popolazione. 

G)l progi*esso di tempo dalla corruzione di questa Ungua ne na- 
cque una volgare y che andò sempre più perfezionandosi Gli 
atti pubblici, le cause tutte erano trattate in latino; poco 
dopo del tSoo venne introdotto l'uso Si portare le ragioni 
in giudizio anche nella lingua volgare antica, che più delFodier- 
na italiana alla latina si avvicinava. Oltre a questa lingua volgare, 
già esisteva nelle città la volgare slava. Il sèip oso incomindò 
toste dopo roocupazione de' Croati per la necessità ch'ebbero i 
Dalmati di praticare con loro^ ed in sèguito andò sempre più ac* 
crescendosi col servirsi essi degli Slavi che compravano o salaria- 
vano nei servizi!^ nella coltura delle terre e nella navigazione. 
Dilatati poi i territorìi delle <nttà per le concessioni dà, duchi, 
dei re di Ci*oazia e d' Ungheria, tanto maggiormente and^ in- 
ninuandofi, dovendo gli Slavi sparsi per le oampague da loro 
lavorate più di spesso portarsi nelle città stesse; molU poi di 
loro essendo passati ooUe &mlglie ad abitarle. Fuso della loro 
lingua venne generalizzato. Allorché il sommo pontefice Alessan- 
dro 111 fece il solenne suo ingresso in Zara, di già il popolo 
che processionalmente aocompagnollo alla cattedrale , in lingua 
slava faceva sentire i sacri suoi canti, come anche oggidì nelle 
pi-uceasioni solenni usasi di (àie Àu tutte le città della provincia. 



UmO QUINTO. ^ t<MI 

. tih solo queste fa sempre la i^aniem di &re delle- 
ìefffp» Seeoatdo il costome romano ogfiii citta Teoiir* 
divisa m quattro quartieri 9 al jpoverao rispettivo degli 
stessi dall'oaiTersale voto dd popolo veuiva destinati^ 
ma dato numero di peiMne^ che in certi tempi dbbe-^ 
ro H- diritto di stebilire le^^ le quali erano confer». 
mate dal popolo che eoa giuramento si obUigava di 
osservarie* Spesse volle per la prepotenza de^ SLtvi 
queste leggi venivano violate 9 e non ^ovando la 
finq^porizione delle idtare cittk in^loravasi allora 3 
braccio forte degi' imperatori o da Veneti per la do^ 
vute esecuzione* H clèro era compreso nella massa 
della popolazione; e come queste dava il suo suCp 
fragio nell' elezione dei vescovi 9 così il clero lo dava 
neU' elezione del rettore* Golomano nell' accordare i 
privilegi alle citta espressamente contemplò questi di* 
nttìj e li sancì colla soVrana sua autorità* Episeopum 
vero aut eanUtemj qti&n deru$ et popnlm elegerint, 
eonfirmabo* 

La medesima cosa venne confermate da Andrea ^ 
firatello di Ernerico re d'Ungheria 9 allorché prima di 
ascendere al trono era duca di Dalmazia* Gelosissimi 



furono i Dalmati del ^vilegio di eleggere i proprii 
rettori, ed in non poche occasioni lotterono contro i 
boni della provincia coiresdudére quelli che dalla lo- 
ro preponderanza erano nominati; così puro il popò» 
I09 in qualche occasione nell'elezioni del vescovo che 
non erano di suo genio, proruppe in tumulti e passò 
alle vie di fatto. Gargano d'Ancona podestà di Spa- 
lato fii H primo che nel 1291 raccolse in un volu- 
me tutte le leggi e consuetudini ch'esistevano in que- 
sta cittìi, che allora venne detto Gapitdare, e pò- 



t 



S06 STORIA OELLA DALM AZIA« 

scia prese il nome di Statirtp» L*ÌBgperaiza popoiurf 
noa fii di gran dorata in lUgosa^ mentre per molto 
fiBmpo conservossi nelle altre città il oòvpo de* nobifi 
ohe .81 stadio a poco a poco di t^^iere questi jtiritti 
alla plebe^ e da ciò ebbero origine gli odii e le anì^ 
morita*t&ji le -mpettive classi degli abitanti ; e spesse 
Volte ; lèi infine elassi 9 agitate anch' esse dai partiti che 
fra i nobili stessi si accendevano 9 sollevaronsi e die» 
dero luogo a rapine ^ spogli 9 nccìsioni e proscriaoni* 
Nell'anno {278 sotto Mladino il tiranno 9 signore 
di Bribir e di Ostrovizzà^ ed eletto conte quasi in 
tutte le citta della Dalmazia^ il modo dellar pubblica 
amministrazione Tenne cannato; ed i cittadini di se» 
eondo órdine fàrono esidiisi dalle primarie cariche della 
eittà^ e dalla democraiica * introdnssesi 1! aristocratìca 
amminbtrazione* ' ^ .. 



* 







CAPITOLO LVIIL 




numu fino a csftf oUmnero U Htolo di re» 



s. 



^otto la direzione dei fratelli Gorimty Kliika^ Mum 
elo¥, Lobel e CSosen^ accòmpagiuiti dalle sorelle Jo« 
ga e Bag;a(i)9 i Croati oeisaparooo la Dalmazia verao 
la metìi del secolo TU jportandoiriai dalla Bfa^a« 
Croazia* ^ 

Questi cinque firatellh devono considerarsi come i 
INrimi capi che fissarono in queste parti la nazione 
slava, che da qnel tempo fino al giorno d'oggi con- 

(i) Sono tingolari i nomi di queste due fismniine croate Iih 
ga e Buga, che iq italiano esprimono cordoglio, rumore; e non 
meno singokre h che il solo -loro nome sena' alcon latto d ab» 
bia conservato Fantica storia* Se i nomi antichi n rifisrìvano al* 
le qualità^ com'è certo, non si può negare che qoelli di qoeste 
donne non esprimano cose cattive; qaando moltissime femmine 
appresso questa naaione erano fregiate di nomi bellissimi, come 
lìepa^ ffiela. Cavita ecc. Bella, Bianca , Flora ec. Ncn ohe a qae- 
sti tempi stimiamo e coltiviamo il bel sesso, vorremmo cne i 
nomi di latte corrispondessero alle prim^ipalì amabili loro qni« 
litib; gli antichi però e specialmente gli Slavi stimavano mqlio 
di distiuffoere il bello dal brutto, che in tutt' i tempi sono insepa- 
rabili neUa condiaione umana. 



208 STOMA DELLA DALIEA2U. 

servasi malgrado aBe grandi vicende corse nel perio* 
do di tanti secoli per parte de'Frandu^ dei Greci ^ 
dei Saraceni, dei Tenèti e degli Ottomani, nondiedi 
tanfi fiitfi che nell' antìcliitìi hanno tolto dal m<Mido 
alcune delle nazioni cospicue, di cui il pioro nome o 
poche cose oggigiorno conosciamo^ come non avesse 
TO quasi esistito* 

Dall'occupazione de' Croati successa sotto Eraclio I 
fin alla prima loro conversione alla religione cristiana , 
eh' ebbe luogo sotto Costantino Pogonato , dal pih al 
meno annoverar si possono dai 30 ai 36 annL 

Questa conversione ebbe luogo sotto Porga* 

Rlttka, o uno degli altri firatelfi, fu il primo govw» 
natore dei Croati, con qualunque titolo di duca o al- 
tro somigliante precedesse a' suoi nazionali* E^ era 
il genitore di Porga, al quale gli altri ubbidivano, e 
0he diresse in prmcipalitk la lotta cogli Avari* Tune 
temparU (cioè al tempo ddl' invasione degli Avari) 
ChrobatU erat jnvweps Pargae patera et tane f¥iàem 
Ckrohaltorwn prineeps erat Porga j cioè al tempo deU 
la prima conversione sotto Eraclio Pogonato* Porfi- 
rogenito cap* 31 e 32* 

n celebre Lucio è incorso in un forte anacronismo 
col riportare Porga dopo Porino* Sessanta anni do- 
po la prima conversione dei Croati sotto Poi^ suc- 
cesse la seconda sotto Porino; non solo quindi Por^ 
' ' \i ^\^ 9Ph ^^ Ladislavo I, RGoslavo, Boma e LadislavoII 

da lui posposti a Porino devono mettersi innanzi; 
giacché Porga era prìncipe al tempo di Costantino 
Pogonato, Boma a quello di Lodovico fl Pio (che 
dalla Dalmazia attaccò Liutovido prìncipe de* Croati 
abitanti tra il Savo ed il Dravo eh' erasi ribellato 



LIBRO Qumro. 209 

Franchi) Ladoslavo I e Misla^o^ Teta dei quali è i»> \ J i 
certai devono mettersi tra Poi^ e Boma* Però an* ) ^— ^M/^''v> • 
che in tale tempo devono eaaere stati dei duchi di 
questa nazione ^ e forse più di due 9 ora ignoti 9 per 
uempire lo spazio di 120 anni circa «he trascorsero /O fi ^ 
tra Poi^ e Boma; il primo di questi poteva essere ' ^ *^ H^t^N—, 
in vita fino al principio del secolo YIII9 e T altro 
al tempo della ribellione suddetta ch'ebbe prind^o 
nel 821 e finì nel 829 od 830. 

£ vero che Terpimiro nel suo cCplonui rilasciato 
in' marzo del 838 nomina Mislavo in qualità di dues^ 
come quello che aveva dotata la chiesa di s. Gioigio 
in Putalio* Da ciò non risulta però che AKslavo sia 
stato il suo predecessore immediato ; ne il padre Far» 
lati poteva dedurre ^ che sotto il medesimo arcivescovo 
Pietro 9 Mislavo avesse dotata la chiesa arcivescovile 
coi beni indicati nel privilegia di Terpimiro ^ e che 
questi confermata avesse la dotazione col suo diplomili 

Non v' e poi ragione di credere che l' arcivescovo 
Pietro abbia ommesso di fiir ratificare in iscritta da 
Mislavo ciò 9 che sì avvedutamente ha procurato di 
ottenere da Terpimiro* 

Dalla ribellione di Uutovido al' diploma di Terpi* 
miro non scorsero che sdii sedici anni; ne si può in 
questo breve spazio £ tempo collocare . Boma, Mi« 
slavo 9 Ladoslavo 9 Forino ; indi da Porga fino a Soma 
per più di un secolo non collocarne alcuno* 

Carlo Dufiresne nella sua opera : De FamilHs Dal» 
malicUj ha osservato l'anacronismo del Lucio 9 e tra 
Poi^ e Borna ha collocato Ladodavo prima di Po« 
rino; però tutta V apparenza v'è di credere 9 che an- 
che Mislavo e qualche altro governato abbiano i 
Tom. IL 14 



2 lo 8TOBIA DELIA DAL1ÉA2U. 

Croati entro il medesimo spazio cB tempo* Anche il 
Boman sì è ingannato nello . stabilire Porino padre 
di Porga, seguendo l'opinione del prelodato Lucio, 
quando il padre di Porga doveva essere uno dei cin- 
que firatelli, sotto il 'quale occuparono i Croati la Dal« 
mazia dopo di avere soggiogati gli Avari. 

Serte dei dudU Croati della Dalmazia, non nomi^ 
nando quello dei cinqtie fratelli sotto la condotta del 
quale invasero i Croati la medesima dal 640 al 670. 

Porga dal 670; fino a quando governato avesse è 
ignoto* 

Ladoslavo I e Mishvo dovevano dal Dufiresne es* 
sere collocati dalla fine del governo di Porga sino al 
principio di quello di Borna; quando questi predsa- 
mente avesse incominciato a regnare è incerto, H ter- 
mine però del suo regno dev' essere successo prima 
del 882, gpiacchè Ladoriavo II suo nipote l'anno 
821 era stato nominato duca (1) da Ludovico* 

Porìno dal 830 fino al 838 (2). 

Terpimiro dal 838 fino al 840. 

Unoslavo 

Dioduro ^ j^, 840 ^ 879. 

Demogoj 

Inico 

Sedesvlavo dal 879 al 880* 

( i) Inter haec Borna vita privato, successor^m ei eonstttuit 
imperator nepotein suum nomine Ladasdeunu Egìoarclo. 

(2) G)n precisione non può stabilirsi che Forino avesse gorernato 
fino al 838^ cioè al termine della guerra franca^ ed al tempo 
della totale conversione de' Croati , cbe dee collocarsi al 83o. É 
cetrto però che Terpimiro governasse del 838. In questo spazio di 
tempo più o meno può aver vissuto Forino ^ ed in conseguenza 
regnato Terpimiro più o meno dal 83o al 841- 



AVrl'-' 



UBKO. QUINTO. SII 

Bffooinlro dal 880 al 89a 

BrodoTon dal 890 al 898. 

MneÙDÙo dal 892 al 90a 

Greumirv dal 900 al 911. 

Pribua dal 911 al 91>l. 

Tomislayo e iUdomiro* 

Sebbene ai tempi di Caflomagno i Greci possedet- 
aero il dominio del mare Adriatico colla Dalmazia ro« 
mana 9 pure 9 per dappoe|ig(pne adendo perduta la mag^ 
gbr parte dell' Italia^ di gfiomo in giorno la loro ^^ A.J^^ 
aapremazta andò scemandosi 9 fino a che sotto di Mi* 
chele Balbo Amoreo Tcnn' essa a perdersi totalmente* 
I Saraceni intanto arevano oecnpato la SiciKa e le 
Calabrie* 

Le citta romane della Dalmazia 9 colta Topportn** 
nitìi che i Croati inTOglieva in aspra e langa gnerra 
coi Franchi 9 e quella ddb. debolezza del greco im« 
pero 9 si costitnnrono in città libere* I SerblÌ9 i Nsf 
rentanÌ9 e tutti anelli che nella Dalmazia orientale 
erano ancora soggetti al greco impero 9 acquistarono 
la propria indipendenza. 

I Croati abitanti della Dalmazia resisi (1) finalmente 

* 

(1) I dassici autori Luào e Farlati yoglìono cfae i Croati defla 
Dalmazia aieno stati aoggettì ai Francbi fino al tempo di Lodo- 
vico II , appoggiando tale asserxione sa doe documenti» cioè sul di- 
ploma di Terpim'uro del 838 , nel quale è nominato Lotario re franco 
deir Italia. 9 e sur una lettera scvitta da Ludovico a Basilio dopo 
r assedio e la presa di Bari » in cui lagnavasi che i suoi Slavini 
mentre occupati erano ali' assedio suddetto» erano stati danneg- 
giati nei loro averi in patria» e molti ridotti in iscbiavitù. All' epo* 
ca di Michel Balbo dopo una lotta acerrima di sette anni i 
Croati superarono i Fracchi» e scossero il severissimo giogo al 
quale erano soggetti. Porfirogenito al tempo dell' iatesso impera- 
tore riporta» che i Croati stessi si resero liberi da qualunque 



212 STORU DELLA UAMMAZiX» 

liberi dal gtog^ dei Franchi^ e nulla aTendo pik da 
temere per parte loro a cagione delle guerre civili 
insorte tra i successori di Garlomagno j incominciarono 
a dilatarsi sul mare; e le loro forze tenestri e ma- 
rittime ascesero ad un grado si eminente dal tempo 
di Terpimiro fino al regno di Gresimiro^ che conta- 
vano 60 mila uomini di cavalleria ^ 100 mila d' in- 
fanteria ^ 80 sageme e 100 etmime (1) che conte- 
nevano una forza marittima di circa 4 mila uomini* 
Gessato il dominio de' Greci sul mare adriatico ^ 
essi furono costretti onde difendere dai Saraccjui le 
orientali province non solo di richiamare tutta la loro 
forza marittima da questo mare in quello della Gre- 
cia ^ ma di chiedere in loro aoccorso la flotta veneta; 
così tre potenze marittime si formarono nell'Adriatico ^ 
quelle cioè de' Y eneziani , de'Narentani e de'Groati* 
I Narentani ed i Groati furono p^ qualche tempo 
uniti fra di loro, come quelli che contavano una me- 
desima origine 9 ed estesero le loro incursioni fino alle 
venete lagune» Non vi è dubbio che se rimasti fossero 
sempre fira di loro alleati , avrebbero anche annientato 
quella supremazia marittima de' Yeneziani che si è forip 



dipeodemà anche cUU' impero d oriente. Egli è possibile il sup- 
porre, die dopo di a?er provate per parte dei Franchi cnxlcll4 
grandissime, dopo di essern liberati dal loro dominio ccdle ar- 
mi alla mano , ooll' opprimere on esercito grande dai Franchi 
innoltrato |ier sedare fa loro sollevazione > e col trucidare tati' i 
Franchi che appresso i Groati si attrovavano , é possibile dico , 
che si sieno questi uomini medesimi pochi anni dqpo sotto Ter- 
pimiro Tolontariamente e da sé stessi sottommessi ad un dominio, 
che STCTano si vigorosamente combattuto e rìspinto? 

(i) Sperie di navigli armati di quel tempo, che contenevano - 
i primi 4c uomini per oascheduno, gli altri secondo ch'erano 
più o meno grandi da ditci a venti uomini. 



UBBO Quinto. SiS 

■Mitto a poco a pooo^^tJopo di atCr (UorlilaBieiite m- 
pente le fone dei Pf «rentaiii e dei Groafi , nelle qaaK 
▼ioende le cittìi litoraK doTetlero sottostare a molte 
eritielie conadMnaziou 9 e eon ogni avredntezza proco* 
nire di eonserrar le proprie ietttnzioni ed il goiremo 
mnmdpele che ayevano adottato* La prima armata 
navale veneta che comparve nel golfo fii qnella che 
dal 827 al 839 sotto il comando del doge Partecipa* 
zio venne spedita a fiivore del greco impero contro 
i Saraceni 9 che avevano occnpata la Sicilia» 

Questo medesimo àuge nel 836 avendo hUo bai* 
tezzare nn ambasdatore de' Narentam a Ini spedito i 
nomo di consumata prudenza^ ttee la pace eoi mede- 
simi 9 che rallentarono dalle loro scorrerie sul mare 
adriatico» Jowmu PtarUapatìui eum NwrenlUam pueem 
tomposuU (!)• 

È probabile che motivo avesse dato ai Teneriani 
^ sollecitare qnesta pace coi Pfarentani^ k guerra 
civile insorta tra di loro per la deposizione del do* 
gado di Obelerio^ die aiutato dagU abitanli di IKbK 
kmoceo , d* onde traeva V origine, fii ritornato in Ye^* 
nezia , e poscia venne preso in una dtth detta Vigilia 
dov^ erasi chiuso e fortificato* 

Alcuni vogliono che Vigilia sia la citta di Veglia 
snIl'iBok di questo nome^ anticamente detta Gurieta, 
sqi^nendo V opinione di Sabellioo ; però è molto vero* 
simile eh* elk fosse non lontano da Veneua vicino aUa 
località oggi detta Gambarare* 

Pieno di meriti verso la nazione e verso k refi* 
gione cessò di vivere Terpimiro , che in valore ed inr 

(i) Dandolo nella Cronaca. 



^14 STOBU BELIA DALMAZU* 

pietà «Teva sì deliamente imitato Porino* Gli aaeceMero 
Vnoslavo e Diodmro 9 nomi di dne prindpi sla^i ani- 
eàmente noti dagli annali veneti 9 che sotto il dncato 
di Pietro Tradonicò avevano mossa goarra a' Tene* 
Etani, ed innoltrati eransi fino a Gaorfe da loro sao- 
cheggiata* Gli storici veneti sotto questo medesimo 
doge riferiscono 9 che dopo nn' aspra gnerra nuova- 
mente si pacificassero i Yeneziani coi (1) Narentani 
diretti da un certo* Drosaico lóro giudice* Non è im- 
probabile che Unoslavo e Dioduro fi>ssaro dne prin- 
cipi 9 Funo dei Croati e T altro dei Pfarentani, alleati 
fira di loro a queir epoca, e che fira Dioduro e Dro- 
saico vi sia la sola differenza nel modo col quale da- 
gli stranieri era questo nome pronunziato. Il nome 
del capo narentano deriva dal termine radicde slavo 
di draghe druxaeh^ che significa socio, compagno, 
alleato; tale nome poteva essergli stato imposto dalla 
sua unione con Unoslavo. Spesse volte contentar ci 
dobbiamo, dove ci manca una verità storica dimo- 
strata, di quelle congetture che possono schiarire una 
cosa oscura con qualche verosimiglianza. 

Al contrasto che i Yeneziani , i Narentani e i Croati 
potevano fiire tra di loro per il dominio sull'Adriatico, un 

(1) Molti autori hanno attribuito ai Narentani il carattere di 
pirati e di ladri. Certamente tutte le guerre, anche quelle fra le 
nazioni civilizzate , sono inseparabili dai danni e dalle tante fu- 
neste accidentalità che questo stato cagiona, e che molto più ca- 
gionar do?e?a a quell'epoca di tanta ignoranza dove le passioni 
non erano ancora frenate dalle leggi. Due volte però i Veneti 
feoeip la poe ooì Narentani mandando e ricevendo legati ; il 
che oi la conoscere che i Narentani non erano considerati pirati, 
ma rivali della veneta possanza che in quel Corno di tempo for- 
mavasi come la loro. 



LDimo Quurro. 2iJ( 

perìoolo comttne dia per parte de' Sameeni Mprastaya 
a tutte le popolazioni abitanti intomo a questo ma- 
re (1) fece por termine^ e riunire i Greei^ i Frandii^ 
i Croati 9 i Serbliy gli abitanti della Zaculmia, di Trip» 
bignè, di Ragusa ,e di Canali, per of^rre una valida 
resistenza alla, loro invasione* Al tempo di Basilio 
il Blacedone, che regnò dall'anno 867 fino all' 886, 
i Saraceni medesimi dall'Africa sotto la condotta di 
Saladino, Saba e Cal&ne, con una flotta di 33 navi 
s' introdussero nel golfo Adriatico, ed impadronitisi di 
Cattare, Rose, Budua, vigorosamente assediarono 
Ragusa* 

Gli abitanti di Ragusa forti nel proprio coraggio 
opposero la piti ostinata resistenza a questi barbari, 
che fermi stettero nell' assedi^ per lo spazio di quin- 
dici mesL Ridotti pero all' estreme angustie, i citta- 
dini si rivolsero all' imperatore Basilio implorando 
soccorso* 

JKon tardò egli di spedire sotto il supremo comando 
di Niceta patrizio e di Drangario comandante di ma- 
rina una flotta di cento bastimenti, detti in allora 
eheUmde^ a soccorso dell'assediata città; ed i Saraceni, 
appena intesero il prossimo anrivo di questa armata, 
levarono l'assedio da Ragusa, e nell'opposta parte 
dell' Italia , assediata la città di Bari s' impadronirono 



(i) L'anno SSq, al tempo di questi principi nlm, nn freddo in- 
audito inberamente agghiacciò per più giorni il mare Adriatico. 
In pì& di uno storico 1 avyenimento.e cosi riferitob 

Il più grande freddo in Oalmasia non arri?a, per quanto consta 
dall' esperienza di quelli che ora yifono^ io* sotto lo zero. Sarebbe 
dunque da calcolare a quanti gradi dovrebbe penrenìre per ag- 
ghiacciare intieramente l' Adriatico , ed albra questo fiitto trove- 
rcbbesi del totto contrario alle leggi di natura. 



216 8T01IIA DELL4 bALMAZU» 

della inedeftiili«9 e portarono in si^to le loro eseni^ 
sìoni Ticino a Roma* 

Stando a cuore aU' imperalor Basilio^ di diacaocian 
dall'Italia i Saraceni 9 spedì ambasdatoii a LodoTicò 
re delle Crallie ed al sommo pontefice soUeeitandoli 
di unire le loro forze aUe sae per la ri[Nresa di Bari; 

Non tardarono e l'uno e l'altro a coippiere il de- 
siderio del greco imperatore. 

Per punto di riuniouie era stata fissata la dita di 
Ragusa* Tutte le città della Dalmaada ed i popoli sìa« 
¥Ì soprannominati concorsero dietr' ordine ddl' impe- 
ratore suddetto coUe loro forze a quest'impresa; ed 
imbarcati sopra i navigli de'Ri^usei (1) di concer- 
to colla flotta greca e cogli altri ausiliarii approda^ 
rono nell' Italia, e dnta d' assedio Bari, si resero pa- 
droni della stessa* 

In questo contrasto sì dedsivo coi Saraceni 9 due 
cose sfuggir non devono alla nostra osservauone* 

La prima 9 che le forze dd romano pontefice inter- 
vennero in unione a quelle dell' imperator d'oriente e 
dd re di Francia; l'altra che mentre da Porfirogeni- 

(1 ) Nello spazio Si arca due secoli la città Si Ragusa era arriyata 
al grado di poter sostenere un assedio si longOy e di trasportare sotto 
Bari coi proprii navigli i soccorsi , che dai princìpi ^Uvi dietro mf 
pulso deu imperator Basilio erano stati raccolti m IVagusa stessa a 
danno dei Saraceni. 

Non si può negare che questa cdebre atta a quell'epoca non 
fosse arrivata ad un certo grado superiore nei mezzi propni alle al- 
tre àvtk della Dalmazia; da dò però non si può dedurre, seguendo 
dopo il Bondun il pad. Appendini , eh* ella tosse la metropoli delle 
altre città dalmatiche che romane si dicevano a distinzione di quelle 
che nel continente erano popolate dai Croati. In verun tempo ed 
appresso ninno antere si può trovare un atto solo, dal quale consti 
che Spalato^ Traù y Zara ec» finsero soggette alla metropolitana 
giurisdizione di Ragusa. 



IDEO QDINTCK 21 f 

to «mo BMuoali tiitt'i popoB slavi eke vi eoncer* 
serO) non si fii parola dei Pfarentani, molto pili 
potenti a qnel tempo dei Tiribignesi^ Ganaleai e R»» 
ipiaei* * 

Nell'anno 849 i mbboi^ di Roma furono sao» 
eh^^ati dn Saraceni della Sicilia* Il papa Leone 
fece loro soffrire gravi perdite prima che potessero 
ritirarsi* Leone IV di nascita romana aveva spiegato 
il coraggio de* primi tempi di quella città 9 in allora 
abbandonata tanto dai greci imperatori qoanto dai re 
firanchL 

Nel dìfimdero Roma egli mostrossi degno di co- 
mandarvi da sovrano 9 e vinti i nemici del nome cri- 
slianO) impiegowi i prigionieri a fabbricare le nnove 
mura all' intomo del Vaticano ^ e poi dal suo nome 
qnel borgo fu chiamato Gtta»Leonina* 

I Papi che a lui successero non potevano dimen- 
ticare la condotta^ che a loro tracciata aveva Leone* 
Ponendo secondo il computo il piii verosimile Tespu- 
gnazione di Bari per parte di Basilio e de' suoi al- 
leati all'anno quinto del suo impero 9 cioè all'aiino 
871, Giovanni Vili era il terzo sommo pontefi^ 
ce (1) dopo Leone, che aveva imbrandito le armi a 
àaSeM non solo dell' Italia, ma della Dalmazia dai Sa- 

(1) Questo è quel pontefice «tesso sotto di coi è stata infentata 
la fiifola della papessa (^vanoa^ si £i?orita da totti gli eretici che 
odiano la chiesa di Roma; giacché tatti collocano questa papessa tra 
il pontificato di Leone lY e di MarUno IL L anione di Giovanni YUI 
all' imperator greco control Saraceni con forza armata , i dica anni 
di pontificato che sostenne ,cV essere allera yìssnto Foiio acerrimo 
nemico del papato romano^ che non arrebbe ommesso di pubbli- 
care una cosa si contraria alla sede romana se fosse stata ?era ; ren- 
dono la favola realmente ineriteYoIe di essere per tale considerata. > 



ÌS18 STORIA DELLA DALMAZIA* 

jraeeni in allora molestata* Da questi btti dedurre poa« 
siamo dke la soTranita dei papi non solo consiste iidb 
didibie donazioni di Costantino^ di Pipino 9 di Cario- 
ma^Oy ma nel valore col quale seppero difendere 
Boma, Italia e Dalmazia^ travagliate da bariiari e da 
fieri nemici* Oltre di do il loro titolo fra tutt' i p<H 
poli era considerato ddla pik grave importanza* 

rion avendo Porfirogenito fra gli altri Slavi die 
accorsero all'assedio di Bari nominato i Narentani, il 
cdebre Lucio e varii altri aatorì hanno congetturato 
che nniti si fossero ai Saraceni, giacche ancora erano 
idolatri; questa sola ragione non sembra sufliciente 
per dare a loro la taccia di questa unione, quantun* 
que sembra certo che abbiano approfittato dell' occa- 
sione oflkrta loro da' Croati, che colle loro forze si 
trovavano lontani dalla patria, per passare la Cettina, 
invadere la Dalmazia abitata dai Croati stessi, depre* 
darla e condurre in ischiavitii una parte della sua 
popolazione* 

I Narentani non avevano ancora a quest'epoca ab- 
bracciata la rdigione cristiana , e quantunque fossero 
di lingua e di costumi eguali nel vivere ai Croati , pure 
lecito loro sembrar poteva di cogliere una fiivorevole 
combinazione e d'inferire dei danni ai Croati sndietti^ 
che tutti a quell'epoca professavano la religione so- 
pra mentovata* Molto tempo dopo fra i Croati, po- 
scia fra i Serbli stessi, quantunque i Narentani fos- 
sero essi pure Serbli, successe la conversione sotto 
l'impero del nominato Basilio il Macedone, dal quale 
essi ricercarono i sacerdoti per essere battezzati* 

Terminata felicemente l'espugnazione di Bari, i 
G*oati abiUiuti della Dalmazia si misero sotto la prò- 



1 



Limio . QUOiTOb 219 

ierioTO di Basilio ÌMpenitore d'oriente^ e contenti drf 
trìbato che le città dalmatiche di Spalato^ Tnà, Za- 
ra e dell'isole del Qnaraero a loro paga^ano^ cesa»» 
rono di molestarle* 

Quantanqae i Croati tralasciassero d'infialare l'A^ 
driatieo, pare i Narentani, projpredendo a gran passi 
neUa svperiorìtk che per mare loro dava la cono» 
scenza de' luoghi e l'occapaziime delle principali isde 
orientali della Dalmazia 9 non cessarono dì travagliare 
il commercio marittimo de' Yeneli e dei Dalmate- 
romani; per il qnal motivo non mancarono i primi 
di opporsi con tutte le forze ai loro progressi m^n- 
dosi anche in lega eoli' imperatore Ourlo il Gras- 
so e con altri principi italiani a lui soggetti 9 onde 
non solo impedire T infestazione marittima alla ^ale 
i Narentani si erano abbandonati 9 ma per attaccarli 
ne' medesimi loro possessi» 

Anche Demogoi, ossia Domenico, duca de'.Groati| 
unitamente ad laico venne in guerra coi Yeneziani^ 
ed Inico che devastava Y Istria venne &tto prigioniero* 

Da queste fiizioai, che succedevano fira gl'Italiani 
e gli Slavi abitanti le coste dell'Adriatico, rivolger 
dobbiamo la nostra attenzione ad un congresso na» 
zinnale ch'ebbe luogo in Duvno, a cui diede motivo 
la venuta di Paulimiro da Roma, ed il suo colloca- 
mento sopra il soglio de' Serbli godfito da' suoi ante- 
cessori. Radoslavo (i) re delia Serblia nell'anno 840 
venne costretto, a motivo della perfidia di Ciaslavo 
suo figlio che usurpogU la corona, ad emigrare a Ro- 

(1) Alcuni scrittori^ seguendo Y opinione deU' autore delle canzo- 
ni skve dette pismicze , vogliono che b Licca , la Corbavia ed i 
territorii della Dalmazia fino alla Cettina ribellati li foMero da Ro- 



9120 8TOBU DELLA DAUIAZU* 

ma* hn sposatosi con una ^ovaw matrona rooMinaV 
obbe un figlio di nome Paulimiro^ detto anche Bdlo 
e BeHimiro* 

Dopo la morte dell'empio Gaslavo i Seridi noa 
albero altro re^ e stanclii di un interregno di trenta 
anni spedirono degl' incaricati a Roma onde soUeei* 
tare il ritorno di Panlimiro. Tra Panlimìro^ i suoi 
parenU e gli Slavi che avevano seguita la sorte di 
RadoslavOy erano insorte gravi e pericolose contese 
eoi Romani; quindi Paulimiro fiicilmente determinos- 
si ad abbandonare Roma ed Italia con i parliti ed i 
segnacL 

Sbarcato nel porto di Crravosa ed accolto favore" 



doslavo , e che avendo fpedito suo figlio Ciaslavo per 
egli si fosse in sèguito rivoltato contro il padre , che p^ salvar la 
viti accolto sopra un legno italiano dovette passare all'opposta spon- 
da dell' Italia. ' 

Al tempo di Radoslavo re di Serblia^ e non diDalmazia, i Croati 
che r abitavano erano soggetti ai proprii duchi indipendenti dal re 
serbliano. Dopo i duchi eobero i loro re nazionali ,'nè la Licca ni 
la Corbavìa né il contado di Zara ed i paesi fino alla €2ettioa foro» 
oo in alcnn tempo soggetti al re di Serblia } e quindi ad un estro 
poetico si deve attribuire ciò che del dominio di IVadoslavo e di 
Ciaslavo sopra i suddetti paesi si contiene nella bella canzone illiri- 
ca che cosi inoominda : 

Jose nebisse zorra xabilila , 

Ni danicza trake pomùlila 

Lastovicza ticza zapivala 

Rudoslavu kragliu pripivala •• 

Zlossi lega , i xoriczom zaspa 

Odhixete Lika i Corbava 

Rayni Kottar do vodde Zeline ec. 
Non ancor biancheggiava V aurora y né la stella mattutina aveva al>- 
bassati i raggi , quando cantò la rondinella al re Radoskvo ripren- 
do: IVIale coricato ti sei e coli' aurora addormentato ; si sottrassero 
al tuo dominio la Licca ^ la Corbavia, il piano contado di Zara fino 
all'acqua Cettina. 



UBAa QUOTO • 221 

TdfaMBle dagli abitanti di BagoM, il primo sim pen- 
nero la quello di fidihricare col eonaenso degli abt«t 
tanti stessi nn castello fortiBcato, onde avere «n pttn« 
to di ajqpoggio ndle sue operazioni per l'acquisto del 
regno avito* In fiitti qaeUi di Tribigne furono i piì'* 
vd die assi^gettaronsi al suo potere 9 ed uno dopo 
r idtro i varìi principali comandanti de'Serbli^ ad eo^ 
cenone di Gliutomiro nipote di Ticomillo Bfegampaif» 
no della Rascia, che venne eoBa forza dell'armi ob-* 
b%ato a sottomettersi. 

Essendo riuscito felicemente a Panlimiro di essere 
riconosciuto re, voli' essere anco solennemente coro* 
nato all'uso romano in un condHo generale skvo, 
nel quale intervennero tutt' i grandi e i vescovi dei 
Serbli, non meno che Demogoj duca de' Groato^al-* 
matiy con i notabili ed i vescovi della Dalmaa^ia; 
giacche in queste radunanza non solo si tratterono 
gli oggetti ecclesiastici, ma i politici ancora dell' upa ^ 
parte e dell'altra, e per questo oggetto appunto ella ^i^^^rt^ 
ebbe luogo in Duvno ai confini della Dalmazia croa<f 
te alla quale apparteneva Livuo, e della Serblia a 
cui era soggetto Duvno. 

Quattro legati del papa intervennero a questo con- 
cilio, cioè due cardinali e due vescovi, e tre deli' impe- 
ratore Basilio il Macedone, cioè Michele , Leone e Gio- 
vannL Per dodici giorni sotto la presidenza di Onorio 
cardinale e vicario del papa vennero tenute discus- 
sioni sopra la legge divina, la sacra scrittara, lo steto 
della chiesa, la podestà regia dei duchi, dei imUj dei 
capiteni e dello steto del regno (1). 

(1) n prete di Dìoclea, Marco Maruio» V autore della Pismicze , 



r^^^^ 



222 8T0BIA WELLA DAULUSIA* 

Tutte le delibenMdoiii di qaeftto€OBCÌlio o eongtes* 
80 nazionale serblo-croato-dalmatino (1) fiirono re- 
datte in un codice esteso in lin(pia slava 9 cUanuito 
Metodio dal prete Diooleate^ cke nel \ secolo era 



ancora mibile* 



Essendo f^ atti del congresso di Demo per In 
Imo ferma^ per le cose trattate^ e per Y intervento av- 
venuto con tanta armonia dei principali capi deUe due 
nazioni slave abitanti tra il Danubio e l' Adriatico ^ 
della pia grande importanza^ e forse l'unico che fin 
queste nazioni abbia avuto Inogo^ quanto sarebbe de- 
siderabile che rinvenir se ne potesse il documenta 
originale ì^ che fornir potrebbeci dei lumi piii detta- 
gliati e precisi snUa storia di questo teo^ (2) sa 
ecclesiastica che civile! 

V e varìi altri hanno anche &tU> un regno solo della SerbCa e ddla 

\ yf^ Groasia , ed hanno detto che la £iaiigUa di Paalimiro abbia' regnato 

^ * sopra tutto il tratto posto tra V Àrsia ed il Drìlone^ quando invece 

^.^ i Serbli ebbero i loro re ed i Croati i loro duchi. 

r^ ^^ Ai tempi di Radoslavo , emigrato in Italia come male a propo- 

\ v/ sito snpponesi a moBvb della rUiellione della Licca, della Corba?is 

e della Dalmazia fino alla Cettina^ i Croad abitanti di questi luoghi 
erano o in aperta guerra coi Franchi , o appena colmarmi alla mano 
si erano liberati dal loro giogo; e Terpimiro con assoluta podestà , 
e sens' alcuna soggezicme verso di Radosla?o^ era il duca de Croato- 
dalmati e della Croazia intiera^ come si rileva dal suo diploma data- 
to in marzo del 838. 

(1) Per facilitare la conoscenza della storia di questi tempi devo 
sempre richiamare l'attenzione del lettore alle distinzioni di Serblia, 
di Croazia e di Dalmazia. In questo congresso intervennero i capi ed 
i vescovi di tutte queste parti ^ e per Dalraatini intender si devono 
i legati delle città marittime; giacché il Diodeate accenna che le 
discussioni erano tesate tanto da quelli die parlavano la lingua «lava^ 
quanto dagli altri che se sapean di latina, in uso allora appresso gli 
abitanti ddle città suddette. 

(a) Un Serviano di sufficiente educazione che aveva accompagna- 
to in Spalato i tre Fratelli Passichi^ principali signori ottomani della 



LiBBo Qimrro* 223 

In qttesto coDgresso furono fissati i confini della 
Dalmaxia croata e della Serbila^ com'erano stati sta- 
Inliti 200 anni circa innanzi al tempo dell' occupa* 
zione de'^Groati e de'SerblL Da Dnvno>9 dal kiogo 
cioè dove tenuta venne l'adunanza^ fino al Drilone, la 
parte orientale^ detta Dalmazia superiore^ toccò alla 
SerbUa; e dal medesimo luogo fino airArsia^ detta 
Dalmazia inferiore 9 ai Croati* La Serblia poi venud 
divisa in Bossina ed in Rascia; Bossina al di qua 
del DrinO) Rascia al di la di questo fiume» 

Da Zuonimiro primo re dei Serbli fino a Pauli- 
miro il titolo di re^ attribuito a quelli cbe ^verna- 
rono la Serblia 9 non aveva altro fondamento cbe la 
volontà della nazione* Paulimiro nato in Roma volle 
in questa occasione essere incoronato all' uso romano^ 
e Taug^ta cerimonia segui col mezzo dei cardinali 
inviati dal pontefice e col mezzo dei vescovi nazionali 
intervenutivi; e da Paulimiro in poi può dirsi il ti» 
tolo di re legalmente stabilito aj^resso questa nazione 
slava col consenso del sommo pontefice e dell' im^ 
perator d'oriente* 

Quantunque in questo congresso si fossero poi^ 

Bossina 9 che nelle tarbolenze dell' i83a dì questa DroYincia dovete 
tero rìooTerarsi in Dalmazia , mi disse d' aver egli letto gli atti di 
questo congresso scritti con caratteri gredi in lingua slava in un con- 
vento greco delk Bulgaria , e che il manoscritto era grandemente 
corroso dalle tarme e rovinato. 

Egli non volle, e non so per qual cagione indicarmi il convento. 

I signori fratelli Passìchi poi mi assicurarono che appresso di 
loro esisteva un cassone grande di carte originali appartenenti alla 
cancelleria dei re della Bossina y rimasto in potere della loro fami- 
glia fino dal tempo che i Turchi s' impadronirono di quel regno. 

Ho creduto di accennare questa particolarità , potendo qualche- 
duno aver occasione di verificarla. 



9 

224 8T0MA BBLhJL DAUIAZIA* 

tati alcuni Croati col loro daca^ puro uè prima nk 
dopo di questo tempo i duchi croati fiuroao soggetti 
al re dei SerblL Anche questi dopo, poeo tempo an^ 
birono di ottenere il titolo di rcy ed eflEettivamente 
lo acquistarono; alla qnal cosa è molto credibile che 
r esempio di Paulimiro abbiali eccitatL 

Morto Demogoj, Sedeslayo j esclusi i fig^ del suo 
predecessore^ successe nel ducato ddla Groatia» 
. Eg^ non governò che un anno solo; avendo usni^ 
pato il ducato pose tutta la sua attenzione nel coi»- 
ciliarsi il lavoro dell' imperator Basilio 9 ed a questo 
oggetto fece sottomettere i vescovati della Dalmaxia 
alla giurisdiuone del patriarca di Costantinopoli Fo* 
Eio, il quale in questo tempo aveva di g& incomiift- 
ciato a macchinare il suo scisma che distacco la dbìesa 
V orientale dalla romana» 
< vV ' Esiste un breve del sommo pontefice Giovanni VIII9 
^. ^' scritto li 2 maggio 879 a Sedeslavo, col quale rao- 
'\\' comanda un legato pontificio spedito a Michele re di 
Bulgaria 

Sedeslavo erasi impadronito del ducato de' Croati 
a pregiudizio dei figli di Demogoj. E sebbene il du- 
cato stesso non fosse ereditari 09 ma elettivo e di con- 
senso dei barn che avevano una grande autorità, tot- 
tavia un riguardo grandissimo si aveva per i figli, tan- 
to piii che alcuni erano succeduti a' genitori; e fiirse 
per vendicare i torti a loro fiitti, o per cogliere un 
pretesto dalla sua usurpazione, Bronimiro uccise Se- 
deslavo impadronendosi del dncato medesimo* 

Per conciliarsi il favore del popolo, che mal so& 
firiva la defezione della chiesa croata dal pontefice ro- 
mano al patriarcato di Costenttnopoli sollecitata da 



\> 



UBEO QUINTO. 2ìt5 

SededaYO^ e per rendere yieppiii odioea la sua memo* 
ria, Broaimiro unendo i snoi agli sfofzi di Tetdoeia 
yescoYO croato di Nona, feeela ritornare alla dipen- 
denza della chieaa romana» Per una tal azione il sommo 
pontefice in giugno del 879 diresse a Br^nimiro stessOf 
dandogli il titolo di conte, al tcscoto di Mona, al clero 
e al popolo croato tre lettere con cui vivamente en« 
comiava la loro pietà, ed ecdtevagli a continuare nella 
devozione alla chiesa romana stabilita dagfi apostoli 
Pietro e Paolo , e nella clientela e podestà deU* aposto* 
lica sede* Bronimiro, onde sempre piii consolidarsi 
nell'usurpato dominio, resesi affiitto libero da qualnn» 
qne soggezione verso l'impero d'oriente; ed avendo! 
Dalmati abitanti le citta romane ricercato il soccorso. 
cU Basilio imperatore contro le violenze che venivano 
a loro danno praticate dai Croati , Basilio permise 
loro di pagare a Bronimiro una determinata quantità 
di denaro che ogni città contribuiva al preside impe- 
rinle della Dalmazia, oltre alla corrisponsione di vino 
e di animali minuti* I Dalmati assoggettaronsi a tutto 
ciò per ottenere quella tranquillità, di cui non pò* 
tevano godere; giacché ne essi uè il uominato impe- 
ratore avevano i necessarii mezzi per opporsi alle 
forze de' Croati* 

Al tempo di Bronimiro i Marentani nuovamente 
comparvero terribili sul mare Adriatico, sostenendo la 
pretesa di un tributo eh' esigere volevano dai basti- 
menti che navigavano, teibuto da essi colla forza re- 
clamato, quando con buona volontà non era soddi»» 
(atto* I Veneziani con leggi apposite vietarono ai par^ 
ticolari di sottomettersi a questa pretesa, e per dar 
appoggio alle loro risoluzioni spedirono in traccia dei 
Tom. //* 15 



V 



M 



>-'^ 



22ft STORIA DELLA DALMAZIA. 

Narentani una flotta di alquante navi capitanata da 
Pietro Gandiano loro do^e« Riuscì favorevole in prin- 
cipio al comandante 'veneto cpialche incontro eh* ebbe 
cogoli armatori nemici; sopraffatto però dal numero e 
dalla determinata bravura dei Narentani in un com- 
battimento navale 9 ch'ebbe luog^ presso Puntamica 
vicino a Zara 9 venne dopo personali prodigai di va- 
lore nella pug^a stessa ucciso con perdita di una 
porzione della flotta 9 ed il suo cadavere dai Naren- 
tani medesimi fii trasportato a Venezia e consegpiato 
aU' afflitta patria, da cui ricevette gli onori meritati 
di una g;loriosa sepoltura* Da questo procedere dei 
IHarentani) sebbene tutta la loro condotta non possa 
purgarsi del vizio di ruberìa 9 risulta però che certi 
sentimenti di vero valore guerriero non fossero dei 
tutto a loro stranieri; e che se non avessero nelle 
escursioni marittime toccato i legati del papa che 
cogli atti del concilio di Costantinopoli ritornavano 
a Roma 9 nella qual occasione si perdettero gli ori- 
ginali del concilio stesso, la loro memoria non sa- 
rebbe stata sì orrendamente dipinta dalla maggior parte 
degli autori che di essi ebbero occasione di scrivere* 
Morto Rronimiro il ducato croatordalmato cadde 
a Bf undmiro , figlio di Terpimiro* Demogoj , protetto 
dalla maggioranza dei bani e degli zupani croati, 
ovvero dalle proprie forze, aveva ottenuto il governo 
de' Croati a preferenza dei figli di Terpimiro, sebbene 
grata alla nazione fosse la memoria di questo prin- 
cipe* Sedeslavo occupò il principato sopra la discen- 
denza di Demogoj , e Rronimiro uccidendo Sedeslavo 
non lasciò ai proprii figli il governo che aveva tolto 
al predecessorcé Stanchi i Croati delle scene di or» 



\ » 



UBfto QuniTO. 227 

rore che necessariamente succeder dovevano in que- 
ste firequenti mutazioni delle fiimigfie regnanti ^ con* 
segnenza de^ odii e dell'ambizione delle principali 
dinastie 9 videro con piacere combinarsi il supremo 
potere nelle mani di Bluncimiro figlio di Terpimiro^ 
dopo 80 anni circa che la schiatta di questo virtuoso 
principe era stata esclusa dall' eminente posto che 
aveva occupato» 

Queste dissensioni ed usurpazioni però diedero mo« 
tivo che una parte della Croazia e la Pannonia 
Savia si distacassero nuovamente da quella porzione 
ddQa Croazia e Dalmazia che obbediva a Muncimiro; 
mentre al suo tempo sopra i Croati della Savia co- 
mandava Braziavone col titolo di duca 9 soggetto ai 
re della Germania* 

Nel tempo della reggenza di Bluncimiro 9 la sua 
condotta venne segnalata da un atto di giustìzia reso 
alla sede arcivescovile di Spalato in confronto di Ai« 
(redo (vescovo di Nona) e àe Croati. Quegli mosse 
lite a Pietro lY arcivescovo di Spalato per i beni 
di san Giorgio in Putalìo donati a quella chiesa da 
Bfioslavo^ e confermati col diploma di Terpimiro ri- 
portato per esteso al Capitolo LYI, sostenendo che la 
donazione era speciale durante la vita di Pietro III 
arcivescovo 9 e che in sèguito appartener dovevano al 
vescovato di Nona 9 perchè erano posti nel tenitorio 
de* Croati 9 di cui egli era il vescovo* 

La causa venne agitata nel castello di Biadi 9 or^ 
diuaria residenza de' duchi croati 9 alla presenza di 
]M[nncimir09 di dodici zupanÌ9 di due camerlenghi 9 
del comandante di Glissa 9, e di altri personaggi i cui 
uflizii ora a noi sono ignoti 9 come di Zellidnig09 Mae« 



1128 STORIA DEUA BAIMAZIA. 

cennarioy Gomitisse. Ai 27 ottobre dd 892 la sentenza 
venne emanata in fiiTore dell' arcivescovo ^ e confer- 
mata la donazione in perpetuo* Si sottoscrissero i gin- 
dici y ed il giorno seguente il duca Bfuncimiro si portò 
personalmente a Spalato ^ ove sopra l'altare di san 
Doimo depose il diploma con altri doni. 

Pretesero alcuni autori che in luogo di Biach nelle 
castella di Trau^ la residenza dei duchi croati fosse 
in Biach della Croazia^ ora in potere degli Ottomani, 
quantunque consti che questo Biach sia stato costruito 
r anno USO, e munito di difesa sotto Bela IT re 
d'Ungheria 9 epoca si posteriore al tempo di Terpi» 
miro e di Aluncimiro suo figlio , che dalla residenza 
di Biach hanno rilasciato i loro diplomi* 

Giova qui riportare Y estratto in fine del diploma 
stesso tal quale si attrova registrato nelle opere del (1) 
Lucio e del Parlati, da cui consta che la motivata 
località di Biach dovess' essere quella deUe castella, 
e non della Croazia ottomana , da dove non poteva 
Muncimiro nel giorno successivo alla sottoscrizione 
portarsi a Spalato e ritornarsene. 

Aetum est in Biachi ante fores eccleÀae saneUie 
Uwrtluie martj/rU (2) tensore et éUmidimn nuper ut 

(i) Se gli originali dei diplomi di Terpimiro e di Mundmiro ora 
non si attroyano nelF archivio del capitolo dì Spalato^ però in que- 
sta eluà ed in latta la Dalmazia molte carte originali sodo state 
date al padre Parlati, onde agevolargli il grandioso suo lavoro del- 
r Illìrico Sacro. U padre Parlati lasciò tutto quello che. aveva prima 
di morire al padre Coletti, e per quanto intesi a dire egli pure in- 
nantt alla morte oonfidò un cassone di carte relative alk Dalmaaa 
ad ana fiimiglia veneziana, di cui ignoro il noma 

(a) A trecento passi àrea dalla località di Cremendovacz posta 
ralla collina di Biach, dove si attrovano indubitate vestigia di anti- 
chi £ibbrìcati ^ aiate anche al giorno d' oggi la chiesa di sanU Mar- 



UBBo Quimrro* lìklf 

fimms^ JÌ9« pd a m tiutìhm eommiieiUikuk j ml^ mft* 
$erHmtibm8s Jein ne oboìeatur in posUfum mmàh 
nostro jumnuu in càlee iiputtu 

Seguono le sottoscrizioai (1); e poi: Seguente mifem 
àie s ^ttt e$t tertio hd. oetobrU^ vemen» ego ttiepe film 
ta$ dux m cwilate Spalali ante sanetorum dictorwn aU 
tana, et jnrwUegii paginulatn numu propria Inter eaetera 
munuscula quae manus nostrae invetdre volaenmt, m« 
per saerosaneU IhmnU altario ohfeei^ et donaHam 
praedieta maneipaia saneti Dùnmii téii. 

Dopo di avere per lo spazio di otto anni goTemato 
Mancimiro i Croati della Dalmazia 9 cessò di 'mera 
Tanno 900, e gli successe Gresimiro suo firateDo in 
etk molto avanzata; giaccliè anch' egli era figlio di 
Terpimiro duca de' Croati dal 838 al 841* 

La dinastìa di Terpimiro 9 dietro le agitazioni sno» 
cedute nel goyemo sapremo per Io spazio dr circa 
mezzo secolo , era arrivata nuovamente ad ottenere la 
dignità ducale 9 troppo grande poro era l' influenza dei 
bani, né così beile era alla morte di ogni duca fl 

fiir succedere il padre al figlio (2); giaccbè il su* 

» 

ta, titolare di un benefizio sempfice laico, di jus patronato della no- 
bile fiiiniglìa Celio Cega di TraA. Dalla saa coitmtione iembra che 
ella po$ta estere stata fabbricata du Croati dopo la loro confersiono 
alla religione cristiana; e se dinanzi le porte di questa chiesa Tenne 
tenuta la seduta di Mnncimiro e della sua corte, ella fórse a quel- 
r epoca era inclusa nel sobborgo di Biach. 

(1) Tutte le sottoscrizioni sono con un segno di mano fatto da- 
gl' itttenrenntiy giacché né il duca né alcuno della sua corte saperano 
scrìvere; T aito é esteso da uno fra i preti , i soli che a quel tempo 
conoscevano quest^arte , ed in luogo ai sigillo, del quale ancora non 
facevano uso , per ordine del duca stesso era in calce il ^ploma con- 
trassegnato col suo anello. 

(2) Dircislavo, il primo eh' ebbe titolo di re, era figlio di Cro« 



'230 STORIA UEMXA toÀMMAZui. 

premo, potere non era ereditario 9 ma ekttivD ; e ndk 
r elezione quelU che'^ o per mezzi o per vaste cogni- 
zioni o per altre cagioni ^ aver potevano lusinghe cU ar^ 
ri vare a questo grado 9 non mancavano di appo^iare 
con le vie di fiitto i proprii desiderii* 

Pribuna bano della Croazia 9 o vivente Gresumiro 
figlio di Terpimiro o seguita la sua morte ^ ciò che 
s* ignora 9 colla via di fatto si fece riconoscere duca 
de' Croati nel 911, e fino al 914 governò tiranni- 
camente la nazione (1)» Egli venne scacciato da To-» 
mislavO) al quale di unanime consenso conferirono i 
Croati la dignità ducale. 

Essendo stato introdotto fira i Croati della Dalma» 
zia l'uso di celebrare i divini ufficii in islavOy Gio- 
vanni arcivescovo di Spalato colla piii viva premura 

sjoairo I y e non pervenne a regnare che nel 970 dopo Tomislavo 
e CidoDìiro , ultimi che goremarono i Croati col titolo di ducbi. E 
un errore del Lucio il far succedere a Cresimirol^ detto il Maggiore, 
Diraalayo suo figlio , mentre Cresimiro era figlio di Terpimiro mor- 
to del 840, e fratello dì Muncimiro che ha regnato dal 892 al 900^ 
quindi è impossibile che Cresimiro, essendo il maggior de' fratelli, 
abbia vissuto in avanzata età , cigè dallo scoppio della rivolta di Pri- 
buna nell'anno 900—11, fino all'epoca che cominciò il regno di 
Diocleziano nel 97a Dal concilio di Spalato e dalla lettera di Gio- 
vanni X sommo pontefice consta senza equivoco , che tra Cresimiro 
e Dircislavo abbia regnato Tomislavo , il quale ucciso o scacciato 
r usurpatore Pribuna s' impossessò del supremo potere. 

vi) Alcuni fra Pribuna e Tomislavo mettono Miroslavo, quello 
che fece prigione Pietro figlio di Orso Partedpazio doge di Venezia, 
nel ritorno che faceva da Costantinopoli , ov' era stato inviato a con- 
gratularsi a pubblico nome con Alessandro eletto collega e tutore del 
pargoletto imperatore Costantino Porfirogenito suonepote^e che 
spedi in dono a Simone re dei Bulgari l' illustre prigioniero. Vi è 
molta ragione di credere che Miroslavo fosse o un regolo della Ser- 
bila o un capo de' Narentani ^ pìuttostochè duca dei Croati , e quindi 
Rvn è stato compreso nella serie dei duchi stessi. 



LIBRO QUINTO* 831 

sollecitò r unione di nn concilio nazionale in Spalato ^ 
al qaale personalmente intervenne Tomisiayo; ed in 
quésto concilio con tutta enerjpa venne proscritto 
quest* uso 9 e furono asso^ettati ad interdetto tntt' i 
luog^hi dove in islavo si celebrasse* Il vescovo di Nona 
ed i magistrati croati appellaronsi al papa 9 il qoale 
ordinò che dall' una parte e dall' altra fossero spediti 
l^ati a Roma colle necessarie istruzioni ^ onde poter 
col mezzo dell' autorità dell' apostolic a sede definire la 
questione^ che per parte del sommo pontefice rimase 
indecisa 9 non avendo i Croati spedito i proprii leggati* 
Tanto negali atti del concilio quanto in una lettera che 
Giovanni X sommo pontefice scrisse a Tomislavo^ 
gli viene dato il titolo di re* 

E verosimile che sino dal tempo di Terpimiro^ il 
quale nel suo diploma del 838 intitolossi duca e nominò 
regno il suo ducato 9 regnwn nostrum, i duchi rice- 
vessero il titolo di re per consenso dei proprii nazio- 
nali 9 e come tali fossero da loro proclamati. Questo 
titolo però non tra stato accordato dagl' imperatori 
d'oriente 9 che or piìi or meno sempre conservarono 
una specie di superiorità sopra i Croati della Dalma- 
zia 9 se non se a Dircislavo re delle province medesi- 
me* Da questo principe dunque incomincia V epoca dei 
re della Croazia e Dalmazia 9 che assunsero pubbli- 
camente questo titolo dopo la morte di Cidomiro ul- 
timo duca de* Croati 9 successo a Tomislavo9 sotto il 
di cui governo vennero maggiormente stretti i vincoU 
di fratellanza tra i Croati e gli Serbli per essersi spo- 
sato il giovine re deUa Serbila Tiescimìro colla figlia 
di Cidomiro suddetto* 



CAPITOLO LIX. 



àei re della Ihbnmim e (koma, da Dirèidavo fioa 
a Stefano p ultimo regnante della monardda dabaato^ 
eroata» 



L9 
anno 970 Dircislavo , figlio di Greumiro il Mag^ 

giore, incominciò a governare i Croati (!)• Egli pel 
primo ebbe voglia d'intitolarsi re; ed fl titolo con 
la insegne della dignità reale vennegli conferito cin- 
que anni dopo da Basilio II e da Costantino^ impe- 
ratori d'oriente* 

Dopo la morte di Terpimiro le fiizioni dei bani 
avevano aHontanato per qoalcbé tempo i suoi figli 
dalla successione nel ducato ^ questa venne però ri- 
presa da Sluncimiro e da Cresimiro il Maggiore; ed 
egualmente le fazioni medesiine riuscirono ad allonta- 

{t)MarHnus archiepiscopus fuii anno Domini 790, tempore 
Dirci flavi regit. Ab isto Dircislaro caeteri successores ejas 
reges Dalmaiiae et Croatiae appellati sunt; recipiebant enim 
regiae dignitatis insignia ab imperatoribus C0tantinopoUs , et 
dicebantur eorum eparchi sive patritii, habebant namque ex 
successione suae originis patrum, et proavorum dominium re* 
gni Dahnatiite et Croatiae. Tomaio Arcidiacono al Capo i3. 



254 STOBU DELLA DALMAZIA. 

Dare i %li di Gresimiro dalla immediata successione 
al loro padre* Morto Gdomiro udo de' bani deUa 
CSroazia c^ aveva esclusa la dinastìa di Terpimi- 
roy Dircislavo^ sali sul trono ducale , e ad oggetto 
non gli fosse in avvenire contrariata la legittima 
successione y fecesi investire della dignità reale 9 la 
qual vennegli conferita coli' aggiunta del titolo di 
eparina j ossia patrizio di Costantinopoli* Plon poco 
contribuì al disegno di Dircislavo la sua cmgine da 
una fiimiglia delle prime fra i Croati 9 che aveva sì 
luQgamente regnato ^ e che di tratto in tratto venne 
esclusa in forza delle turbolenze e delle vie di &tto 
che neir elezioni succedevano* ^ 

Hall' epoca di Dircislavo la successione divenne 
ereditaria 9 ed il titolo ottenuto dagl' imperatori non 
poco dovette aver contribuito per istabilirla* 

Al tempo di questo primo re dei Croati 9 regnava 
fra i Bulgari 9 Samuele il Feroce il quale aveva &tto 
assassinare suo padre 9 pers^nitato suo cugino Pio- 
ciò signor di Tarnavia nella Bulgaria 9 e costrettolo 
alla Alga* Ritrovò egli co' suoi fratelli ricovero presso 
Dircislavo 9 che paternamente li accolse e assegno loro 
un' abitazione presso la fortezza di Clissa* Essi coi tc« 
sori che seco portarono fecero l' acquisto di molte terre 
in quelle vicinanze; ed avendo desiderato di febbricare 
un tempio ne ricercarono a Dircislavo permesso 9 
ed ottennero le pietre dell' antico anfiteatro di Salona 
unitamente al fondo, ov' edificossi a loro spese la 
dedicata a san Michele Arcangelo (!)• 



(i) Ne! 990 circa esUiefa in qualche guisa l'anfiteatro di Salona^ 
che yenne poi toialnaeDte distrutto per esserri impiegate le sue 
pietre nella iàbbrica di ^esto tempio. Da questa circostanza sono 



LIBRO QUIKTO* 235 

Il titolo di re ottenuto dai Croati insaperbì il loro 
aDiniOy e contro alla ragione ed i patti fino a quel- 
r epoca oasenrati molestarono gli antichi Dalmati ^ im» 
padrpnendosi delle terre e delle iaolette^ di cui o le 
ebieae o i particolari abitanti delle citta erano proprie- 
tariL Agli Zaratini anebe tolsero l'isola di Pago, che 
venne fatta sede di un loro bano, e fu il principal 
asilo delle barcbe colle quali essi corseggiavano a dan» 
no de' naviganti V Adriatico 9 unendosi ai PCarentam , 
di lingua e di costumi a loro eguali* Posti in sì diC» 
ficili circostanze i cittadini dell' isole occidentali, qneUi 
di Zara, Traii e Spalato, implorarono il soccorso dì 
Basilio e di Costantino imperatori, d' Oriente ; eccitati 
però essi nella guerra coi Bulgari e con altri nemici , 
ne potendo aiutarli, loro accordarono di ricorrere alla 
protezione della veneta repubblica* 

Con piena contentezza accolsero i Dalmati una tale 
permissione, e tosto mandarono alcuni ambasciatori 
ad implorare il patrocinio della repubblica , la quale 
con non minore soddisfazione esaudì i voti dei legati 
ed approvonne la missione; giacche non vi era cosa 
che tanto a quell'epoca la potesse interessare , qiian- 
to il rendersi signora della Dalmazia sì necessaria 
al suo ingrandimento, a cui tutte le sue mire con 
ofpii avvedutezza ed efficacia già da gran tempo di*- 
rigevanst. Allestita quindi una poderosa armata sotto 



indotto a credere , che dopo la distruzione di Salona y tutto ciò die 
d' illeso o di qualche valore vi rimase sulla superficie a poco a poco 
jie sia stato anco trasportato , e che regolari scavi e profondi non 
sieno stati ancora fatti nell'area deirantica ciith y dove nascosti giacer 
devono i superbi avanzi in ogni genere di <]ue8ta celebre oolorna ro- 
mana^ gii metropoli dell'antica e vasta Dalmazia. 



236 STOBIA DELLA pALMAZLi* 

Ik direzione del dog^ Pietro Orseolo II f^m essa 
spedita in Dalmazia* Ffd solo sortire daHe venete bgu- 
he Questa flotta fa aceompag^nata qoasi in trionfo) e 
ricevette nel suo imbarco lè benedizioiii del popolo 
àffio^Bato ralle rive 9 che dubitar non poteva de' ftiiei 
risoltati di litia spedizione s\ ntìle sì desiderata « si 
vantaggiosamente combinata* Da Tenezia ad Aqnileia^ a 
Grado, aParenzo nell'Istria, dove snccessivamente eb- 
be ad approdare, processioni di clero e di popolo con 
latte le solennità di religione e con tatti gli aagarii 
di felidta si fecero ad essa incontro; e gli Slavi che 
néll* Istria cominciavano ad avvicinarsi ài mare, come 
se fosse venato l' attitno esterminio, dove trancpilli si 
Univano a far eco col restante della popolazione, dove 
sbigottiti fuggivano nel!' intemo. Preso porto ad Os- 
sero , dove il doge attese gli abitanti dell' isole e de- 
gli scogli vicini per ricevere l' omaggio di sudditanza, 
spedì egli nna porzione dell'armata, onde scacciare i 
Croati dall'isola di Pago e restila irla agli Zaratint; 
ciò di fiitti riuscìgli senza trovar opposizione, avendola 
i Croati abbandonata* 

n priore ed il vescovo di Zara eoo alcuni notabifi 
del paese andarono incontro al doge , e con essolm 
fecero il solenne ingresso tiella citta, ove dagli Za» 
ratini e da quei di Arbe e di Veglia, che spedito 
avevano il vescovo ed il priore per lo stess' ometto , 
venne riconosciuto il doge sunnominato per loro so- 
prano, e prestarono il giuramento sopra l'evangelio 
di essere in avvenire fedeli al medesimo* Non consta 
che venisse imposta alcuna gravezza; soltanto egli si 
contentò che nelle laudi, le quali nelle feste solenni 
erano dal pulpito ad alta voce cantate in onore de- 



UBAO QUizrro» 237 

^ imperatori • dei magistrati prqvinoiali e civili ^ 
dopo rimperatpre ai cantaaaero ^pdle del doge di 
Venezia» 

Vedendo Dircislavo die andaTano asaai male le 
cose 9 spedì con ricchi dom ì suoi ambasciatori onde 
ottenere la pace» I regali foropo rigettati e di pac<$ 
non volle il doge trattare^ se prima restìtnito non 
fosse ciò che avevano i Croati ai Dalmati usurpato* 
Aumentata V armata veneta cogli' Istriani e coi Dal- 
inatiy tentò il doge di soggiogare T isola Pasmano, 
una delle usurpate ^ situata vicino Bland<ma citta dei 
Croati^ da essi detta Biogradj ora Zaravecchia* Dir- 
cislavo con forte esercito corse alla sua difesa 9 e giunto 
allo «tretto di Pasmano coir aiuto di un ponte cercò 
di passare nelF isola ; attaccato però vivamente dai Y e-* 
neziani perdette la vita nel conflitto* Soggiogate quindi 
tutte le isole del mare di Zara y pasi^ l' armata veneta 
ad assalire l'isola di Aforter^ divisa dalla terraferma 
da un picciolo stretto di mare* 

Gol mezzo di alcuni esploratori aveva il doge ri« 
levato che 40 de' principali cittadini di Narenta si 
erano per i loro affari portati nella Puglia 9 dalla quale 
dovevano in patria ritornare* Distaccò quindi ^li i 
legni sottili dalla sua armata j e feceli corseggiare in- 
tomo all'isole de'Narentani per impadronirsi del ba- 
stimento che conduceva i 40 reduci dalla Puglia* 
Mancando di questi navigli non poteva impedire il 
passaggio delle barchette dalla terraferma all' isola ^ col 
mezzo delle quali portavano i Croati i necessarii soc- 
corsi e difendevano V isola stessa a tutto potere* 

Presso lo scoglio di Cazzola vicino a Curzola sor^ 
presero i Veneziani i 40 mercadanti di Narenta, e 



238 STORIA DELLA DALMAZU« 

li fecero prigioiii ; qaindi rìimitasi Y annata sottile aiU 
grossa i Morterini furono costretti di cedere , non 
potendo piii ricevere soccorsi dalla terraferma 9 per 
gl'impedimenti della flottiglia. 

Impadronitisi i Veneziani dell' isola di Sebenico^ 
e non avendo potato attaccare questa citta de' Croati 
posta sul continente 9 per arrivare alla quale era biso- 
gno passare il suo lungo e stretto canale 9 si portarono 
a Traii dove vennero accolti con i contrassegni della 
più viva allegrezza 9 accresciuta dalla circostanza della 
prigionia de' Narentani sì • nocivi in queste parti 9 e che 
avevano distrutta la citta di Lassa 9 antica patria dei 
Tranrini medesimi. 

Gresimiro II, fratello di Dircislavo, era intanto sa- 
lito sul trono de' Croati 9 e temendo di soggiacere a 
gravi perdite anche nella terraferma 9 cercò a tutto 
costo di ottenere la pace 9 spedendo a tale oggetto in 
Traii il suo fratello Surigna 9 ove dal vittorioso prin- 
cipe vennegli accordata colle seguenti condizioni: 

1.^ Che i Croati non più corseggiassero il mare. 

2.^ Che non più dessero aiuto ai Narentani. 

3.® Che per qualunque guisa non molestassero gli 
antichi Dalmati. 

4.^ Che 9 volendo coltivar terre appartenenti agli 
antichi Dalmati 9 pagassero la decima. 

5.^ Che delle pescagioni dessero il pubblico dazio 
alla condizione dei Dalmati. 

6.^ Che finalmente dessero quale ostaggio della 
pace Stefano figliuolo del re. 

L' ostaggio venne spedito a yenezia9 ove regal- 
mente educato e giunto a virile età 9 col consenso 
de' Croati gli si diede in moglie IHiclea9 figliuola del 



UBRO QUIIfTO. 239 

do||;e medesimo. Dopo di ciò trasferissi il d<^ a 
Spalato 9 e ìk venutogli incontro V ardvescovo col 
dero e col popolo pertossi egli nella chiesa di san 
Doimo 9 ove cantati i divini nflkii prestarongli il giù* 
iteigaento di sudditanza ; salvo pero il governo della citta 
elle 9 com'era, per lo passato ^ rimase a' cittadini stessi* 
Restava ancora a debellare i PTarentani, acerrimi 
nemid del nome veneziano* Lesina e Meleda furono 
gagliardamente difese ^ Gnrzola (1) si rese a patti, 

(i) Carzola^ nna delle pia belle isole della Dalmazia, detta anti- 
camente Corcjrra nigra per dBstinguerla dall'isola dì Q)rfù,e per- 
chè in distanza apparisce nera dai molti boschi foltissimi che rac- 
chiode , dopo scosso il dominio de' Serbli si governò vario tempo 
da sé medesima, ed in séguito appartenne alla &miglia Zorzi di Ve- 
nezia sotto r alto dominio di quella repubblica. Nelle guerre tra gli 
Ungherì e i Veneziani corse il medesimo destino delle altre isole e 
ditta provinciali, e fu soggetta anche a Tuartko re di Bosnia, al suo 
soooessore Stefino Dabissa, e al iamoso Ervoje duca di Spalato. 

Dopoché ì Veneziani furono costretti di cederla a Lodovico re 
d'Ungheria, ì Ragusei spedirono ambasdatqri a questo sovrano per 
congratularsi dell' estensione del suo dominio in danno dei Veneti , 
e per quanti maneggi ebbero fatti per ottenerla sotto a qualche con- 
dizione, pure i loro tentativi inutili riuscirono. Dopo la fatale rotta 
diNicopoli avuta dall' imperatore Sigismondo nel ritornare dal Mar- 
nero per restituirsi in Ungheria , approdò egli a Ragusa dove venne 
accolto con tut^ le dimostrazioni di venerazione e di stima, e fu 
anche io modo magnifico regalato con denaro ed effetti. I Ragusei 
aderirono a Sigismondo in confronto del re Ladislao suo competitore 
nel regno d' Ungheria, per cui tanto egli affezionossi a loro , che in 
giugno del i4^3, come scrive il padre Cerva nella storia ecclesia- 
stica di Ragusa , concesse a' Ragusei il vicariato non solo di Curzo- 
la , ma anche quello di Lesina e di Brazza. Era costume della repub- 
blica di Ragusa nelle contrade conquistate dividere i terreni in 
molte frazioni, e donarle alla nobiltà e cittadinanza secóndo la pro- 
porzione delle famiglie e della loro qualità , con certe leggi feudata- 
rie particolari, come fecero in Stagno, Punta e Primorje. Impauriti 
da qnest' esempio specialmente i Gurzolani tanto fecero ed operaro- 
no in Ungheria, che col favore del cancelliere reale Jachez narentano 



IMO «TOBIA DELIA ÙAIMÀZU. 

•« ■ * 

quelB di La^fosta implorarooo .la demenasa del lincU 
tore^ che noa volle aeoordargfU alcun patto sena la 
condiuone della smantellauone di una otta forte che 
nell'isola avevano* Piuttosto che anrendersi a sì doro 
comando preferirono di difenderla ^ ^ dopo una viva 
resistenza presa d* assalto 9 fu agli abitanti perdonato 
la vita e la città venne distrutta» Tegufendo i Naren- 
tani di non potere più resistere ) dimandarono la pace, 
che fii loro accordata con patto che s' incendiassero 

e di Pietro Aber bano della Dalmazia , tre anni dopo ottennero da 
Sigismondo medesimo la revoca della soa oonoessione a larore dei 
Ragusrì. U Resti , analista raguseo^ dopo di aver narrato la dispon- 
àone della repubblica dì Ragusa per la divisione delle terre ddi Prì- 
morje, eh' è il tratto tra Stagno e Ragusa, cosi si esprìme: 

» Io scrìvo r istoria y né so difendere il senato di Ragusa in una 
» cosi latta azione, solamente so bene che in tutte le sue procedure 
n quel senato ha mostrato della pietà , e non ha mai recesso dal gin- 
t> sto; ma negli archivii pubblici non ho trovato cos' alcuna , che mi 
n abbi potuto dar lume della causa per la quale si devenne ad una. 
» cosi violenta esecuzione; ho trovato bensì , che questo fu causa di 
n non essersi fra poco tempo potuto conservare V iscJe di Gurzola p 
» Brazza e Lesina sotto il dominio della repubblica ^ mentre quegli 
j» abitanti per timor , che npn succedesse loro com' era successo a 
» quelli di Primoije, operarono tanto che si sottrassero dal di lei. 
n vassallaggio ce • 

Nel i(ao i Curzolani si dedicarono ai Veneziani , e nel tempo 
del loro dominio V anno i483 venne Gurzola assediata dfiU' armata 
navale di Ferdinando d' Aragona re di Napoli , forte di più di 
quaranta galèe e fusto, comandata da Federìoo, figlio di lui. 
Contro air assalto dato dai Napoletani con tal valore e bravura si 
diportarono i cittadini, i quali soli quasi lo sostennero, che gli 
assalitori furono rìbuttati colla perdita di 5oo uomini, come vuole 
Alessandro Gazzari in una stona manoscrìtta di Lesina , o di 3oo 
come vuole il Vianoli nella sua storia veneta, compresi quelli delle 
scale e delle macchine militari É certo che k battaglia fu molto 
sanguinosa, giacchi alcune loro armature metalliche anco a' noitrì 
giorni stavano appese sotto di un volto della chiesa cattedrale ; e 
non molto tempo dopo questi bravi isolani spiegarono un egual va- 
lore contro Uluz ali, viceré di Algeri , che li aveva atUccatL 



LiBBO Qvmrù. %Ai 

tutte le barelle da corso;. e da ^eeto teinpo in poi 
cesso il potere che i medewni avevamo esercitato sul 
mare Aibrìatìco* 

Nel lungo periodo di circa tre secoli^ ne' quali in 
tatt' i modi iNarentani fecero valere la loro soperio» 
rita a danni delle isole della Dalmazia e de' bastia- 
menti che navigavano l'Adriatico^ non è meravigli^ 
^he questa cittk fosse arrivata ad un gradò di rie* 
^ezza estraordinarìa* Ella godette in pace dopo la sua 
umiliazione il finitto di questa superiorità 9 e dopo che 
i Turchi sotto Maometto si resero padroni della; Bo« 
sttia^ venne da loro presa e sacchc^ggiata nell'anno 
Ì4Q39 e quasi intieramente distrutta* Stette sotto il 
donunio ottomano per lo spazio di cent' ottanta tre 
anni 9 e nell' anno 1646 cadde in potere della repub« 
Mica di Venezia 9 misera mostra dell'antica sua gran- 
dezza* 

Sebbene non possa dirsi che i Bagaasei avessevs 
fiitta la formale loro sommissione al veneto doge^ 
<^me le altre citta della Dalmazia ^ pure nella chiesa 
di san Massimo (1) venne' ossequiato dal vescovo di 
quella dittk con alcuni de' suoi) che s'ignora se Ibs* 
sero cittadini od ecclesiastici; ed è probabile che 1 
Ragusei colla solita loro avvedutezza e colle buone 
maniere abbiano accontentato il doge di tutte le di" 
mostrazioni di attaccamento ^ stima e devozione 9 senza 
nulla perdere de' loro diritti e delle loro libertaé 

U consenso dei popoli ^ i diritti che dalla prospe* 

{%) His peracUs ylctorprincepss.Maximt ecclesiam recipro* 
cavit , illuc ragusensis episcopus cum suis convertiens , eodem 
principi sacramentay omnes fAcientes obsequia multa, detule» 
ruiu, Sabdlico. 

Tom. IL 16 



242 sTamA delia Dalmazia* 

ritìi deirannt doniinroiiOy ibrono motivi abbastanu ferd 
'per Pietra Oneolo onde prendere il titolo di dmem 
della Dalmazia , col quale y tenendo la medeaimà strada 
ebe tonato avc^a neU' arrivo in questa proTmàa ^ fiece 
ri tomo a Yenezia^ ove qnal trionfiiiore venne accolto 
ed appianato» 

Fa la sola forza d^e drcostanze cbe obUigo ^ 
imperatop» d'oriente a tollerare T ingrandimento ve* 
neto e Y assunzione di questo noov« titolo 9 rilenalo 
soltanto dai due OrsooU; ed è molto verisimife dio 
r abbandono del titolo stesso per parte degli altri dogi 
"Siiceessori di Ottone Orseolo derivato fosso dalle ri» 
mostraoze della scorto di Costantinopoli; giacdiè, dopo 
la dedicazione dei Dalmati ai Yeneziani sotto Orseo- 
lo 9 vi furono dei governatori greci nelle citta dal« 
•maticbe col titolo di CaUnpmni, di Proiosputori ^ Slnn 
tegi ecc* 

Per lo pNi i rettori di Zara accoppiavano il titolo 
•di rappresentanti imperiali* Dai tempi però di Balbo 
AmoreO) fino a cbe cessò ogni greca influenza in prò» 
vincia 9 qnesto titolo ed impiego non può dirsi die 
fosse gran cosa; giaocbè le citta si governavano da 
sé' stesse; per molto «tempo il triboto (cb' erano- solite 
di dare all' imperatore ^ o cbe si esigeva dal suo rap» 
presentante) era dato ai vicini Croati onde non es» 
sere molestati; ed il governatore della provincia con 
qualunque nome comparisse 9 ora ancbe di proconsole 
alla foggia* romana 9 non riceveva cbe nna corrispon- 
sione molto mcscbiDa, conservatagli coir atto stesso 
imperiale 9 col quale vennero autorizzati i Dalmati a 
versare in mano de' Croati il tributo cbe all'impera* 
tore pagavano» 



La ptoe» &tta .tm Gresiipiiro re dei Croata e Pietro 
Oraeolo doge di Yeneaia ^ nqs poco raTyirìaò i Croati 
the al^itavaoo intorno alle cittk roaume^ agli abitanti 
delle eittk atcase; e da qoeat* epoca ai puh dire che 
maggiore consistenza riceyessero quelle relaziona tra gli 
Slavi ed i Dalmati antidu 9 che col progresso di tempo 
formarono di due popoli ono solo* L' esatta ossenransa 
^rò della pace oiedesima non fa di lunga dorata* 
X' anno non^ del docato di Ottone 9 1018 dell' en 
volgare 9 yenn' ^gli obbligato di sortire coir armata d^ 
Tenesia a motiTO della inciirsione de' Croati sai. ter^ 
jritorii deUe citta^ e specialmente sa quello di Zanu 
Assettati 1 dbotrdini cagionati da queste incnrsionti 
oel ritomo che fiece il doge a Venezia t voli' esso con» 
.Yenire colle comunità di Arbe 9 Teglia ed Ossero sol 
Jtributo^ che queste pagar dovessero alla signona di 
Tenezia* Nel santuario deUa chiesa cattedrale di Arba 
«esister deve l'originale scrittura del tributo stipulato 
eoa queste eomuni& in dieci libbre di seta^ che^ dove-» 
.vano col mezzo di «n'appesita persona essere conser 
gnate in Venezia nel giorno di natale; c^' obbligo m 
caso di mancanza di pagare cinque libbre di oro pn- 
.rissimo^ Ffon consta che le altre comunità dalmatiche 
in questa occasione sieno state sottoposte ad un trì« 
bnto 9 e s' Ignora egualmente per qu^l motivo quelle 
dell' is<de occidentali sieno state aj^ravate* 

Avuto riflesso alla veneta prudenza ed alle circo* 
stanze de' tempi 9 sembra che gì' isolani sieno stati ag* 
gravati in confronto delle citta continentali ^ come 
quelli che pih difficilmente potevano sollevarsi da que^i» 
. sto peso mettend*isi sotto la protezione o dipendenza 
dei re Croati 9 e che in conseguenza potevano essere 



244 . 9T0MA DELIA DAÙfAZU. 

pia fiicilmeote delle citta suddette mantenuti nella 
8ogg;ezione e dipendenza* Ticino a questo tempo in 
età di più di 100 anni cessò di Tivere Gresimiro II ^ 
figlio di Gresimiro il Maggiore* La discendenza di 
Cìresimiro il Maggiore è distintamente indicata nei 
prìYilegi dell'anno 1087 e 1069, rilasciati a fiivore 
del monastero di s« Grìsogono in Zara da Gresimiro 
Pietro 9 e riportati per esteso nell'opera del Lucio, Ltb* 
II Gap* Vili* Egli era nipote di Gresimiro II, e' pro- 
nipote di Gresimiro il Maggiore* E quantunque ci 
possa sembrare strana Teta di 107 anni che aver 
doveva Gresimiro II , supponendo che nato sia \ ultimo 
anno della vita di suo padre Gresimiro il Maggiore, 
ehe regnò fino al 911; pure in un tempo di tante 
cose incerte, oscure, non combinabili, questa dinastìa 
sembra la meglio stabilita e comprovata, poiché esi- 
stono i suddetti documenti da cui si è fiitta la deduzio- 
ne* A Gresimiro II successe Stefano, quello che venne 
dato in ostag^o a Pietro Orseolo, e che sposò la 
bella veneziana fig^a di questo dc^e* Ne' suoi privi- 
legi Gresimiro Pietro nomina il re Stefano qual suo 
genitore, e fuori di quest' indicazione la storia di 
quell' epoca non ci tramanda alcuno de' fiitti di que- 
sto regnante , né il tempo della durata del suo r^^o, 
ne quello della sua morte* RQeviamo soltanto da Ge- 
dreno che nell'anno 1019 i Groati nuovamente si 
dedicarono all'impero orientale, ad eccezione di Ser- 
mo signore della Pannonia Savia, che venne a tra-i 
dimento ucciso da Gostantino Diogene , prefetto impe- 
riale di una vicina provincia soggetta all' impero* 

Dopo commesso l'atroce delitto. Diogene con forte 
esercito penetrò nei luoghi che signt^reggiava l' incanto 



UBBO QUINTO. 24tf 

ed iniUiioe principe aMassinato ^ e parte cdle minaooe 
parte colle promease indoaae la vedora di Sermo a 
cedere la provìnda all' imperatore 9 e ad andarsene a 
Costantinopoli 9 ove in si^to sposossi con uno del 
primarii^ cittadini* 

. La sagace condotta de' Yenexiani 9 V aumento deUe 
loro forze 9 il dominio die incominciavano ad eserd». 
tare sulla Daloiazia9 avranno &cilmente determinato i 
Croati a rivolgersi alla protezione degF imperatori 
d'oriente 9 onde porre un' ostacolo a' loro ulteriori 
progressi ; ed U governo imperiale avrii di buon gra« 
do accolta questa sommissione 9 giacché non aveva ri* 
nnnziato ai suoi diritti sulla Dalmazia* 

L' aumento ddla podestà imperiale nell' Illirico per 
r accessione di tante province 9 e le interne dissensioni 
insorte in Venezia 9 avranno dato peso al risentimento 
dei Greci per il titolo di duca assunto dai dogi ve« 
neziani; di leggeri è poi imaginarsi che le citta dal- 
matiche poste fra le collisioni dei Veneti 9 dei re croati 
e dei Greci 9 avranno seguito or questo or quell'im- 
pulso cercando di salvare i propri privila e la lor 
libertà9 secondo le droostanze e le differenti combi« 
narioni accomodandosi a quella parte che aveva la 
preponderanza* 

Avveduta ed utilissima al governo croato riuscì la 
lóro apparente sommissione all'impero; questa nel- 
r atto che dall' un canto consisteva soltanto nell' aggra- 
vio di un picciol annuale tributo di 200 bÌBantÌ9 ed 
era di nessun impacdo al governo intemo nazionale 9 
dall'altro era ancora un freno politico ai Veneziani 9 
e fiidlitava a' Croati quella ingerenza che studiar do- 
vevano essi di esercitare sulle dtta dalmatiche 9 con 



246 STÓBIA DGILÀ DALlLUSUf 

€QÌ aveTana mescolati i loro interessi della ^esòagio* 
Ile) della coltura delle terre è del couiiiiercló* la&tti 
salilo sol trono Gresimiro Pietro nell' anno 1052*9 le 
citta dalmatiche riconobbero la sua snpremazta; e la 
Paononia Savia | che dai tempi di Sfancimiro sotto 
Brazlarona si era distaccata dal regfno della Croazia , 
tomo a fiur parte del regno medesimo , cdl' assenso 
probabilmente dell' imperatore d' oriente. Questi avido 
pih di ^oria che d'interesse poteva compiacersi di 
avere un re per vassallo 9 af quale nessun danno e 
molto vantag^^ fruttare doveva il coltivare un' am« 
bizione^ parto della g^ca debolezza d'allora. ^ * 

Gresimiro Pietro è il primo che assunse il titolo 
di re dei Croati e dei Dalmati. Egli era figlio deUa 
zaratina Tenedega, vedova del figlio di Doimo Maji 
priore di Zara^ passata in seconde nozze con Ste&no 
dopo la morte di Niclea^ da cui non ebbe prole. Par 
tutto II suo regno non mancò egli di consolidai^ 
l'unione de' Dalmati coi Croati ^ resa necessaria da 
tanti interessi 9 come pure di beneficare le chiese ed 
i monasteri (l)^ Cica sua sorella uterina, figlia di 
Maji e di Yenedega 9 fondò il convento delle monache 
di santa Maria in Zara 9 del quale ella fu la prima 
abbadessa. Nei comizii tenuti in Sebenico il re approvò 
questa fondazione nell'anno 1066 9 còme si rileva dal 
relativo seguente suo diploma : 

• 

(0 II cenobio de* benedettini coesisteva in Belgrado^ venne da 
lui dotato dì molti fondi , e quello di santo Ste&no presso Spalalo 
di alctioi molini in Salona. Belgrado e Knin ebbero i loro vescovi^ 
il primo dopo la distruzione di questa città fatta dai Veoefiani fissò 
la sua sède in Scradona, ed il secondo tuttora sensa giurisdizione la 
parte dei vescovi d' Ungheria; 



Lomo Qunrro» SM7 

4$mQ inemrtmtìonU D. N. J. C 1066 éyd Ortémk 
rtx Croatiae et Datmatuie^ filini Stephmd regUs Im* 
ittiione PLMtrì dueU Stephmd^ eaeter»fìtmque Cro&IÌMe 
eomitum do regiam UberUUan momuterio #• Httriae 
Jadremiis ^uod saror mm Gehm fabriemfiU iit die 
tudali Domini in Sebemeo eoram omnibus praedietU 
^Atatisme Ciduie haee scripta sunt» 
. Ignorasi eoa qaal fondamento Toneo MariiaTizio 
lascij^ seritto che questa Cica fosse stata sposata da 
Emerico d'Ungheria 9 e che dopo la morte di Un^ 
rimasta vergine ^ nel convento di, Zara fino a che viss^ 
conservato at ess^ il fiore della sna virginità» BlamaviEÌo 
certamente quando ciò scrisse 9 non a^era. conoscènza 
del documento col qaale questa pia donna fondò il 
monastero 9 da cui si rileva eh' ella maritossi ad Andrea 
figlio di Papa 9 ch'ebbe due figlie Domnana e Yene- 
dega 9 e che colla prima si ritirò nel coavento eh' ella 
stessfi fi^ce fiibbricare» 

^nao incamatioms D. iV« J* C« 1066 Cresimilo 
tege regnante Croatiae» Ego Cieha filia Doimi et Pe» 
kenogae^ neptis Maii priorisj uxor Andreae filU Pa* 
pae post interfietionem mariti- ^ emn duabus remanens 
fiUabus in viduitate^ viddieet Domnana, et Fekenega, 
eoepi eorde perpendere fusditer istius eaducae vitae non 
perderfim haereditatem > et futuram non amitterem per^ 
petuitatemj sieque mUd sakérius existimans eonsilittm, 
ut ego eum nugori filia^ videUeet Domnana^ Deo di» 
earer monoeus minorem vero Fekenegam maritali subde» 
rem jugo efot e(c» Parlati 9 tomo T pag» 19» 

Gresimiro moiì nell' anno 1073 o nel principio dd 
saccessivo9 fii un re benemerito dello stato 9 protesse 
e coltivò la religione con tutto il fervore 9 seppe in 



5S48 , «TORU HELLA DALMAZIA. 

fine colla propria virtù isà affiibilitk, senza il soccorso 
delle armi 9 per mare e per terra dilatare il sao regno. 
I matrimonii di suo padre colla figlia del doge ài 
Veoezia e con nn' illastre dama zaratìna non poca 
devono avere infinito nella corte dei re croati al mi* 
gEòramento dei costami primitivi j e all' avvicinamento 
della civiltà e delle fog^e italiane 9 specialmelite nei 
primi anni della gioventii ed educazione di questo 
prinoipe. La providenza nel dare una compagna al- 
l' uomo, lo ha dotato di una certa sensibilità parti» 
eokre^ colla qaale in molte occasioni sa e^ tempe» 
rare con dolcezza quel trasporto ^ a imi le vive pas-* 
siofii strascipanlo* 

Non avendo egli prole 9 disegnò erede del trono 
Stefiino, figlio di suo firatello; la corona pero vennd 
rapita aU' eletto successore da Slavizo» Stefiino de- 
pose allora il titolo di duca^ e ritirossi nel conveó-- 
to de' (benedettini di santo Stefimo in Spalato , dove 
vita durante fece innalzare il suo sepolcro. Slavìzo 
però non conservò lungamente la rapita dignità reale. 
Egli venne fatto prigioniero da. Amico duca de'Pior» 
manni^ che infestarono la Dalmazia chiamati di^i 
stessi abitanti di queste province 9 come rilevasi ^ da 
quanto scrìsse il Dandcdo , e che fiirono costretti 
poscia ad abbandonala dalla forza de' Yenezìani* In 
4f»o tempore s scriv' egli nel 1075 9 Noì'tìmmnni DaU 
moti eerum fines invadunt et de^iruunU Dux ilaque 
egwius eos ubire eoegit, et ab ineoUs ioUtam fiàeìi* 
ialem eum promissione non addueendi Nortirnuumos in 
IMmatiam 4iceepiU Se il doge veneto si fece promet- 
tere dai Dalmati di non condurre in Dalmazia i Nor« 
mulini , ne viene di conseguenza che precedentemeptf^ 



UBKO Qunrro. 249 

Yi fiMwero stati ehiamati dai Dalmati; nella qnat oc* 
caaione , perchè forse innaspriti ' dall' usurpazione del 
regno fiitta da Slavixo, lo aTranno ablNmdonato ,' e 
fiitto cadere ndSe mani di Amico condottiero dei Plor^ 
manni* 

Nei registri dell' arcliÌTÌo de' monaci de' santi Cosimo 
e Damiano è soltanto fiitta mensione ddim prigionia 
di Slavizo^ la qoale sembra che realmente sia ao*' 
caduta; giacché nell' anno stesso ddlà disgrazia di 
questo principe 9 ZTonimiro era re deOa Dalmazia e 



In mnno 107S ùiemnmtiom$ th N. J. €• mense 
navemhiis ea UmpeMte fuo cornei Amiau regem 
Croaliae eoe/nU 

Per quanto consta dai eronistì Teneti^ quantunque 
le cittk dalmatiche dal tempo di Gresimiro Fietro sog^ 
gette fossero in certa guisa al regno della Croazia e 
Dalmazia , pure sembra che anco il doge di Yenezia 
esigesse daUe stesse il giuramento di fiedelta , e quindi 
che fossero dipendenti dall' uno e dall' altro dominio; né 
la cosa pare inverosimile* I Teneziani signoreggiavano 
il mare 9 ed i Croati dopo il tempo di Cresimiro il 
Maggiore ayerano poche forze marittime interiori di 
gran lunga alle venete; quindi spinti essi stessi dalla 
necessita del commercio e della pescagione 9 ìiell'atto 
che- in terra erano i padroni 9 dovettero permettere ai 
Dalmati delle citta marittime di prestare omaggio an- 
che ai Yeneziani : e siccome V instabilità neUe cose è 
propria di gente die non ha forze da opporre 9 cosi 
avranno i Dalmati per sottrarsi dal veneto dominio chiaM 
mati secretamente i Normanni in Dalmazia 9 che solle- 
citamente rìspinti da coloro ai qinAi stava à cuore il 



j 



%ìlù: f TORU DELLA DALBUKU. 

possesso dell' Adristico j y ollero rip^eie dai pdimti 31 
giuramento di fedeltà coli' espressa condisioiie di mon, 
fiiTorirli in aTrenire*. Da ciò. è dà si^porre dke eoo» 
tentati non si sarebbero di questa sola condizione ^ se 
Bvessero avuto a quell' epoca forze sufficienti ii| temi 
per sostenersi contro i Croati» 

Zvonimiro Tenne eletto re di coonuie consenso ad 
dero e del popolo nella basilica di s* Pietro in Sa*, 
lofia nel 9 ottobre nel 1076 9 undici giomf . dopa 
la prigionia di Slayizo; ed in un sno diploum d4 
1078 alla sua sagacita principalmente attribuisce la 
sua elevazione di i;^* EgQ SvininUr ••# grafia diviuitu» 
qùUata mbminisùrante > et sagaeis vigere uipientiae vera 
réUtUM attrihutae coaperante reXé 

Dal tempo di Dircislavo^ il primo clie assunse 3 
tìtolo di re, i di kit successori riceverafio le insegne 
della dignità reale dagU imperatm di Costantinopoli* 
O perchè colla perdita dell' Italia , occupate in gran 
parte dai INormanni , e colla preponderanza acquistate 
neir Adriatico dai Yeneziani e dai Normanni stessi^ 
avesse cessato l'influenza. greca in Dalmazia 9 o perchè 
nella forma da kii prescelte credette Zvonimiro di 
rassodarsi m^lie sdì trono 9 ricercò egli da sim Gre» 
gorio VII 9 somaso pontefice 9 il titolo e le insegne 
della digniia reale 9 che gli furono conferite da Gebi» 
sone9 abate legato pontifizio nel rinodo tenuto nella 
suddette basilica 9 colb consegna del vessillo 9 spada 9 
scettro e corona* In contrassegno di sua gcatitadina 
deere& che i dugento bisantÌ9. che i re antecessori 
annualmente pagavano all' imperator di CostentinopolÌ9 
si-pagassero alla, sante sede 9 in &vore della quale 
investì pariaMnti k chiesa 9 il monastero js tutte la 



UBBO QimiTO. 2llt 

poMesftloni di 8* Giorgio presso Yrana, che nel seeoto 
segaente foroDO dal papa date id templarL 
' 2vonifiiiro éthe due mogli ^ Tnna sposò quando 
ancora era dnca, cioè Elena, figlia di santo Stefiino re 
d' Ungheria e sorella di s. Ladidao; T altra fn Lepa« 



Alcuni vogliono che ne avesse una sola 9 e che ad Elena J 

ì Croati dessero il nome di Lepa^ In nn diploma perb f^t^\^ 



di Zvonimiro rilasciato in Rnin nel 1068 , è ^^^ (lJy%.i}^ 
menzione di Elena gloriosissima regina , ed in varii y/ 
altri diplomi posteriori è nominata la regina^ Lepa e il 
figlio del re, cioè Radorano ; dal die certamente consta 
che sieno state dne, e non nna le sne mogli* Rade- 
vano era figlio di Lepa, sposata vedova da Zvoni- 
miro, il quale adotto il figliastro e destinollo per 
successore; Radovano pero venne rapito dalla morte 
liri». di pot^ ffioDeere .1 troao. ZTOnimiro ebbe 
delle guerre coi contermini Serviani, i dettagli delle 
quali non sono a noi noti; e venne per tre volle 
salvato dalla morte da Radula Lepsanovich, al di cui 
figlio Michele diede in isposa Trunicza, sua figlia, 
dandole per dote la terra di Carin* Questa famiglia 
poi ebbe delle investitore in Cettina ed in Rnin, e 
tenne chiamata in sèguito Neplizia e Orsich; ed è 
tuttora una delle più antiche, celebri e potenti dina* 
sfìe della Dalmazia che sussiste nella Simiglia dei 
conti Orsich di Zagabria, oggidì una finsi le pio co« 
spicue della ' Croazia» 

Morto circa all'anno 1087 Zvonimiro, i magnati 
più che mai ambirono eiaschedono per sé il regno, 
e gravi dissensioni e turbolenze agitaronlo* I Croati 
di qua dei monti riconobbero per re Stefiino -IF, che 
sembra essere stato della discendenza di Terpindro; 



252 «TOBIA DELLA DAIJLiZU. 

^cchè ia un diploma 9 da lui rilasciato io Sebenioo 
a fiivore delle monache di Spakto^ scrìsae di essere 
salito sul trono de' saoi aTÌ 9 proavi ed antenati* In 
questo diploma non sono sottoscrìtti né il tcscoto di 
Bnin ne i bani né gli znpani secondo U sdlito, ma 
soltanto dodici nobili , Lorenzo arcivescovo di Spalato 
e san Giovanni vescovo di Traìi* Fuori della dona- 
zione del territorio di Raduna 9 da lui fatta al mona» 
stero di santo Stefiino presso Spalato a motivo dei 
benefizia da que' monaci ricevuti 9 e di cento soldi 
d' oro a lui imprestati 9 non si sa alcuna cosa delle sue 
azioni 9 ne quanto tempo sopravvivesse» 

Non potendo i Croati convenire, nell' elezipne di 
«Q re9 la guerra civile de' grandi e le funeste conse- 
guenze deUa medesima 9 U determinarono di rivolgersi 
a san Ladislao re d' Ungheria 9 che idla testa di un 
esercito venne ad occupare la Croazia al di la dei 
monti neiranno 1090; ed essendo stato costretto per 
r invasione de' Tartari a ritornare in Ungheria 9 lasciò 
Aimo suo nipote col titolo di duca in Croazia 9 e do» 
9tinoUo successore in mancanza di prole* 

Non é possibile con precisione al giorno d'oggi 
fissare i confini ddla Croazia al di là dei monti 9 per 
conoscere realmente fino a dove sia arrivata sotto il 
rqfuo di san Ladislao la sommessione de' Croati alla 
sua corona; giacche nello stesso tempo l'altra parte 
del regno dalmato-croato dai monti al mare voleva 
ancora conservare un re nazionale* Non senza molta 
probabilitk questo limite fissai" si potrebbe nelle vici« 
nanze di Modrussa ^ ai monti cioè che dal seno fla« 
Qalico s^ internano nella Bossina9 fra i quali quello 
chiamato Capelli principalmente, si distingue* 



CAPITOLO hX. 



Detta fimna del governo mnimmle cfomt&i^MMmiU^i 



xmi 



.ppreMO gli anticiuMinii Siati 9 «d in coiMegiieiiu 
appresso i Croati 9 né monardiioo uè arittocratiooi m 
oclocratico era il goremo musioiiale* 

Srf«.«omm «lume,, .m«e Procopio, n^ ^ 
homime aUquo uno reguniur , $ed A antiquo jdebem 
eonununique Ubertate vivunt^ et ideireo re$ omnes qum 
vA utUes^ vel fòrte àifficii^, ad eommune eomUium 
differuntur. 

Dopo che i CSroati occuparono h Dalmazia) eUiero 
mi capo che aveva il principal posto fra gli ziqiém) 
i quali aiiiinÌDÌ8trayaiio i singoli distrettì) ed aveva il 
diritto di convocarli ogni qnal volta o le faecende 
pmbbBche o le private necessitavano T unione di tutti 
gli zupani (!)• 

(1) Non dissìmile era la forma della picciola repnbblicÉ di Pi- 
gliela y che cessò di esistere in Dalmazia soUo la reggOMa ilaliaoa / .ij 
del 1808. Questa areva dodici conù , detti Knezi, ed ufi conte det- \ìflA - (. n^ 
to Grande che presiedeva agli stessi ; ognuno di loro eserdtava la 
propria giarisdizione nel ?iUaggiò rispettiro, ed il consesso gen^ 
rale , nel qnale le cose d' interesse cornane erano trattate e gli aAri 
d'importania^ era composto, dal conte Grande e dai dodici Kbjen 
che comandaTano ai 18 villaggi, da Cni la repubblica di Poglicza sbt* 
to r alto dominio della repubblica veneta era formala. 



StM BTOBIA DELLA DALMASU» 

Siccome i CroaG col progresso di tempo nei ferri» 
torli e nelle citta della Dalmazia tntrodiusero la ììop» 
glia ed i costami loro ^ così qaelli eh' erano fatti capi 
delle confraternite laiche ebbero il nome di znpaniy 
conservato fino a che sotto il governo francese fbro« 
no abolite 9 ad eccezione di una sola 9 tntte le confra^ 
ternite suddette* 

In alcuni stabiliti giorni dell' anno 9 d' ordine del 
capo superiore detto Bono , ì capi di frmiglia d' ogni 
zupania nel numero eh' era creduto necessario si ra- 
dunavano, ed in questo consesso 9 detto in islavo 
s6orj ai provedeva a tutto ciò che per il. bene della 
zupanià era creduto: bisognevole e conveniente* I co»« 
gressi nazionali composti dai bani j dagli znpani e dai 
principali abitanti era detto gaior^ :e rig^rdava gli 
interessi generali ddla nakionè» . 

Dopoché scossero i Croati il giogo dei Franchi^ 
fino all'epoca di Dircislavo che prese il titolo e k 
insegne reali 9 i loro capi ebbero il nome di dudii, a 
eoi seguivano in dignità i bani* Al tempo dei re il 
titolo di duca si dava a' loro figli 9 ovvero ai destinali 
successori; quindi la dignità di bano veniva ad occu- 
pare il terzo posto* 

I duchi ed i re croati avevano una corte coi titoli 
ed ufficii usitati appresso le altre; e nei posteriori 
tempi quelli che avevano S nome di bani, ricevettero 
quello di conti. Quantunque coU' accrescimento degli 
onori la podestà dei re e dei principali magistrati 
ricevesse un maggior lustro, pure da tutt'i diplomi 
rilasciati, di cui si ha cognizione, rilevasi che gli ot- 
timati e ^ znpani erano chiamati ai consigli , e che 
in unione ai duchi ed ai re avevano il diritto di de- 



UBMO qvanok 'SiHS 

liberare) o c|iidl0 di coiitt(|^uure» Quiodi ipctiabnente 
dopo Greaiaiiro Pietro avvease die alquanto ai fiMae 
aUonlaiiata dalla pura anatocraaia la fitrma del jg^ 
ipemo; del tatto perb dia boa ai «atiose) ami ay* 
•tBeinoaai aempre a questa piuttosto che alla uionai^ 
cliica* Da questa fomn 9 dare uialti UTevano i n gcrc a aa 
diretta negali aflbri delio stato 9 € daBa successione 
dettila dd re ebbero origine le risalita e le disse»» 
' aioni tra i grandi, per cui spesse indte Tenne inter* 
Mtta la successione dei figU, e nacquero quegli odii 
e quelle- inimicizie 9 che in meno di due secoli annien- 
tarono il regno* 

Gli uffidi della corte troviamo nei diplomi mede- 
aimi parte espresd in latino e parte in ìsIsto* Fra 
questi d osservano: Poutelnik, il gran ciambellano | 
Sehitono$$j il portascndo) Utrusar, il gran tappezziere 
delia tavola 9 Folar s il prefetto della stdla de' buoi 9 
Ihomik s quegli che aveva molti uffidi nella casa del 
•prìncipe 9 ndla corte e nello stato, e perciò sempli- 
cemente detto cortigiano, che tale è la signifieadone 
slava del suo nome* 

Sebbene sia probabile che i re croato^almatì aves« 
aero avuto molti cavalli nelle loro stalle 9 non perciò 
vdlero seguire il metodo delle altre corti nominando 
l'ufficio del grande cavallerizzo dal nome de' cavalli 9 
ma da quello de^buoÌ9 onde forse onorando querti 
animali h utili di' agricoltura 9 dare un eccitamento 
dia medesima* 

Tre sorta di magistrati pubblid esistevano, fra- i 
quali il primo lu<^o tenevano i han\3 il secondo gli 
supoai^ il terzo i sedniczi. Ogni bano aVevo sotto di 
so sette sedniczi 9 ed ogni zupano uno. I bani e gli 



256 STOBU DELLA DALMAZIA* 

xapani ne' rispeitiTi distretti avevano b suprema dire* 
zione degli affiiri, ed amminblravano la ginstizia al 
popolo in anione de' loro sednicu* L' officio inoltre 
4ei «daiczi er. qaello di riscuoter i tributi, e di 
comparire come capitani alla testa degli nomini ar^ 
mati) quando il caso lo esigeva* 

lai giustìzia cpindi era amministrata dai sedniczi, 
dagli zupani^ dai bani^ dai duchi e re^ nei coBusn 
del regno e fuori anche di questi» Le cause di poca 
importanza erano trattate dai sedniczi, le più gravi, 
e quelle dalle quali le parti appellavansì, erano di^ 
scusse secondo i casi 9 o nelle anioni provinciali àef^ 
zupani e de'bani, o nei comizii generali del regno 
presiedati dai duchi o dai re* Le parti , che non si 
accontentavano dei giudizii inferiori 9 provocavano l' ap- 
pellazione col gittare a terra il berretto 9 o qualunque 
altra cosa che a qnell' epoca usavano per coprirsi il 
capo* Fino a noi non è arrivata alcuna legge scritta 
di quel tempo 9 e le istanze 9 le discussioni ed i giù- 
^ii seguivano verbalmente* La buona fede che allor 
regnava 9 un carattere fermo e non disposto ai male- 
fidi ed intrighi che distingueva la nazione 9 palesavano 
nelle istanze e risposte la verità non soperchiata dal 
raggiro; ed il buon senso dirigeva i giudizii 9 non 
oppresso dalla loquacità de' causidici 9 ma risvegliato 
invece dall'aria pura 9 alla qnale generalmente sotto 
gli alberi 9 o vicino atte chiese o alle fonti 9 erano te- 
nute le particolari e generali pubbliche radunanze* 

Abbiamo da Tomaso Arcidiacono e dal Lucio Ub« 
n cap* Xy9 che la curia dei duchi e dei re non 
era fissa; e tutt'i diplomi loro che conosciamo sono 
datati or dall' un luogo or dall' altro cioè da Biach 



I 



delle tlastella^ in Sdona, SebenicO| Rnin, Belgrado 
i (ora Zaravecelua) e Nona* 

I Fra le oonsaetndini che col temjiò ebbero forza di 

j l^gge, vi fii qoella detta della f^'axàn, oaaia il pretto 

^ del sangue, con coi la pace ai rimetteva fra le fioni-* 

glie nel caso di uccisioni col pagamento di on prezzo 
, per ogni persona ncdsa, che variava nelle rispettive 

i locafita dove più dove meno* 

La rapressaglia costituiva pare nn diritto; né ert 
contro giustizia, cbe se nno avesse ucciso^ ferito o 
mutilato per esempio la bestia di un altro , il sednico 
ordinasse di' effi. ne fecesse dtrettanto all' o&nsore» 
Le stesse cittk della Ddmazia , dopoché f^nna ebbe 
la libertìi di governarsi da sé medesima, aatoriuaro* 
no la rapressaglia per i danni die fra i confinanti si 
potevano commettere, o per i torti che in qndunqne 
altro modo i dipendenti dell* una dttà potevano dd« 
l'altra ricevere* 



^fià^Sfi^ 



Tarn. tL 17 



CAPITOLO LXf. 



Della stato .militare al tempo del govetmo nazionale 

€roato»'dalmato» 



Al 



.1 tempo degli antichi Croati che occaparouo la 
Dalmazia 9 le belle ard riposarono ^ e nessuno vi fa 
de* nasionali. che memoria lasciasse di ciò eh* essi ope* 
rarono; q[auidi appena qualche cenno si pnò estrarre 
dagli stranieri scrittori sullo stato militare 9 al quale 
unicameate attribuir si deve la so^ogazione degli 
Avari accaduta per loro opera ^ e la successiva libe* 
razione, da un giogo troppo pesante die la superio« 
rità dei Franchi aveva fatto sopra di loro gravitare. 
Contenti essi della terra acquistata a prezzo del loro 
sangue^ vissero coi popoli confinanti senza portare né 
provate gravi molestie 9 se si eccettuano i Dalmati 
deUe città romane > e qualche poco i Serbliani. 

La guerra 9 che per sette anni sostennero con co« 
stanza dopo di essersi contro i Franchi sollevati^ non 
era possibile die senza qualche cognizione ddl' arte mi-i 
litare avessero sostenuta* I loro sforzi devono essere 
statà duetti -adatta prudenza) sk necessaria per riuscire 
nell' impresct 



260 STOMA DELLA DALMAZU. 

Coir acquisto di una liberta tanto più apprezzabile^ 
quanto il giogo de' Franchi al quale furono sottoposti 
era più pesante 9 le forze di questa nazione ricevette» 
ro una consistenza regolare 9 sebbene ci sia ignota la 
precisa forma con cui fossero organizzate. Porfirogenilo 
ne' suoi scritti distinse queste forze 9 in cavalleria , in 
infanteria ed in truppa di mare. 

Dal tempo di Terpimiro I9 duca de' Croati dopo 
l'espulsione de' Franchi, fino a Cresimiro il Màg^o- 
re, annovera egli la cavalleria a 60 mila nomini 9 a 
100 mila r infanteria ed a 4700 uomini le truppe di 
marina, imbarcate sopra 180 legni, dei qoali ottanta 
avevano quaranta uomini a bordo , e gli altri cento ne 
capivano venti* 

Baptizaiae véro Crobaiiae urbeè s habitatme utae imit 
PfotMj BeKgradum^ Beìitzin, Seardùna, Gdebenm, 
Stolpum, Tenen, Cari^ Ctabacay eaMbetqme eqmtmn 
LXj peditum Cm nnUiaj et sagenoi LXXX3 éomàurm 
C. qwarum tUae LX viros habenis hae XX. Questa 
quantità non poteva essere in proporzione al nmnera 
degli abitanti, se queste forze fossero state rij^rtite 
in corpi regolari sul metodo romano o franco; quindi 
è probabilissimo che Porfirogenifo abbia calcolato le 
forze suddette sopra Y intiera massa della nazione , che 
aveva adottato un metodo generale di armare tatti gli 
uomini capaci di maneggiare le armi , al caso le cir^ 
costanze necessitato avessero un' insurrezione generale* 
Neppure è presumibile die tanta massa di armati po- 
tesse essere fornita dai soli luoghi dà lui accennati* 

Il ducato di Terpimiro, ch'egli nel suo diploma del 
838 , di cui è fatta menzione nel Capitolo LYI , 
estende fino al Danubio co! titolo di regno , ti^fiie mÀ 



VIBRO QuniTò* 261 

ryNM Mmmkiis el peite per totum regmun CroMlùie, 
comprender doveva la Croazia e la Pannonia Savia 9 le 
quali 9 mite ai laoghi dai Croati, in Dalmazia occupati j 
potevano allora fornire nn' armata sì considerevole^ 

Arrivati i Yeneziani al tempo di Dircislavo j primo 
re dei CiyMiti, a renderri amid gli abitanti delle citta 
romane e a dominare sul mare Adriatico 9 le fione 
croate marittime da se stesse si ridussero a poca cosa , 
e le terrestri non furono impiegate che nelle .fiizioni 
le quali tra bani e bani^ o per occupare il ducato o per 
isfogo .della loro ambizione 9 piìi di una volta si ri- 
produssero* 

In occasione di un combattimento le armi de' Croati 
erano lo scudo e le frecce ^ colle quali in jnano senza 
corazza al petto 9 spogli delle vesti piÌL grevi) coperti 
soltanto dal fismore die ginocchia 9 fieramente si avan« 
zavano ad incontrare fl nemico 9 fidando nelle lon» 
fiurze fisiche 9 di cui la natura in ' generale aveali bene 
provisti* Essi erano di alta statura, di ccdore rubi«* 
condo, assuefiitti ad una vita fiicile a sopportare le 
fiitichcy e contenti di qualunque dbo« 

NéUe festività i pismcipali loro divertimenti erano 
T esercizio . della lotta di dne a due, o del getto di 
grossi sassi ; chi atterrava l' avversario e chi gettava 
il sasso più lontano riscuoteva, gli applausi degli astanti* 
Esercitavano ancora T agUita colla corsa 9 ed cccellenr 
tissimi erano nei combattimenti per soprayanzare o 
circondare il nemico, non meno che nelle ritirate, 
eh' eseguiano a brani per diverse partì onde con cci- 
lerità in altro destinato punto riunirsi* 
: Al tempo dei duchi e dei re croato-dalmati esiste» 
vano due sorta di contribuzioni 9 cioè la regia e quella 



362 STOBLi OELLii DÀLSAZIA. 

di guerra* I barn nel loro banato col mezzo dei aedU 
niczi, eh' erano anebe giadici e capi di cento uomiiii 
armati 9 esig^evano i tributi, dei quali la metà appar* 
teneva al duca o al re e l'altra al bano* Gli zupMii 
due parli de' tributi esatti nelle loro znpanie davano 
a! re, e la terza per se ritenevano; comesi lilevii 
dal prete di-Dioclea: 

IhMt unieui^ h$mOs idest duei^ poteHalem mfr se 
habere septem eenturìones (Sedmkos) qui . . • iMmtm 
meipérentj et banis praesenUtrent j boni post haee me» 
dietatem regi persoìverents et medietutem sUd retiniem 
renU Comitibus veros idest twpamss jussit sub se htAere 
unum sednUium j et duas partes trUwtorum comites regi 
persolverent s tertimn vero suo usui retinm-ent^ Questa 
era la contribuzione regia* La contribuzione di guerra, 
detta in islavo Vogsidna, era levata soltanto in occa- 
sione di gnenra* 

E per la loro indole, e per il giuramento che pre^ 
alarono i Croati nell' atto che furono battezzati di lum 
invadere i territorii degli altri, non coasta che fiitto 
avessero alcuna guerra offensiva dopo che scossero il 
giogo dei Franchi* Da un diploma rilasciato in Zara 
Vanno 1105 da Golomano re d'Ungheria a Martino 
Lapsanovich de Jabogonov, conte di Garin e Lamocz 
e voivoda della Dalmazia , consta che acerrime guerre 
ebbero luogo tra i Croati ed i contermini Serbli d 
tempo dì Zvonimiro* Nel diploma stesso scrìtto in 
lingua slava , che tuttor si conserva nell' archivio della • 
fmnlglia de' conti Orsich di Zagabria, ed quale venne 
la Simiglia Lapsanovìch, poi Nelipat e INeplizia, oggidì 
Orsich, investita anche della contea di Cettina, è fiitta 
menzione di Radula zio deD' investito* Michele, che 



LmBO QUINTO. S65 

per 17 volte pose in foga i SobK, imakneiite Yettae 
ueeiso con sette raoi firateOi in RosMTopdjje« 

La contribosione di {^erra qnindi rare volte de* 
V* essere stata messa in esecnzione* 

Per mancanza di memorie s' ignora in che cosa 
consbtessero le suddette dne contribuzioni» I bani e 
gli Bipani^ oUre della porzione che arevano dei tri- 
buti 9 ricevevano de' doni nelle festivitii di natale e 
di paiqpa 9 e neir occasione de' Tuggi dovevano essere 
trattati a spese delle commiitìi 9 e regalati al momento 
della partenza* Questo uso dal più al meno si ècon** 
servato in Moriacchia fino alla caduta della repubblica 
veneta 9 e formava una delle principali risorse dei co- 
lonnelli e serdari territoriaU subentrati in certa guisa 
alle antiche cariche degli zupani e de' sedniczu 11 co* 
lonnello aveva la paga giornaliera di carantani 25 1 
ed il serdaro di 20 ; ottenavasi la prima carica in Yem 
nezia e la seconda in Zara^ dopo che i concorrenti 
esperimentavano tntt' i mezzi possibili ^ che per essere 
prefieriti il costume d'allora sapeva suggerire* 

Iki aggiunta alle accennate due contribuzioni vi erar 
no quelle della porta dette VréOarinaj che si esigeva- 
no sul commerdo alle porte delle citta ed altri luoghi 
chiusi; e qudla dei mercati pubblid^ detta terghi che 
esigevasi sugli animali e sui generi esposti in vendita 
ne mercati* 

L'esazioni della porta (vratari/ia) e dei mercati 
(tergh) dai duchi e dai re croati vennero concesse in 
proprietà alle città o alle comunità od anche alle pri- 
vate fiimiglie* 

Giovanni) conte di Oklyos, la metà dell'esazioni 
delia porta e del mercato che in Zamobor intieramente 



864 ^ STOBIA DELMl. balmazia* 

appartenevaiia alla ^ lai fim^iiglia Y tomo Ì2I0O domò 
ai cisterdenai dell' iaola di Saogiacraio.i come pure i 
Frangipani contì di Teglia esigevano qneDe della porla 
in Blpdriiasa* 

Golomano due porzioni della tfratarìna riteneva per 
r erario, )a terza era del rettore della otta, ed il re* 
SCOTO uvevA la decima* 

Lodovico tolse questo diritto , e tutta V esazione an- 
dava Il benefizio dell'erario; dopo la sua morte Si* 
gjsmondo nnovamente accordò alle citta il diritto della 
t^rza porzio^e<i 









LIBRO SESTO 



>^f¥,mmmmmmm^ 



d^SHaiDLlSD 



Dal imam bri tt b' Kn^fieria in JPabnajia 00tto mn 
Cabi^lao fino alla ctùmta bella tqmbblica onutai 
rt0é ball' anno 1091 fmo al 1797. 



d t D m 2 À 



DALMAZIA 




s :u-^ 



CAPÌTOLO LXir 



G\\ Uwfheri à" mpadronufsono dMa pMnoma Smria 
e dellm Croazia oltramoittana nell'anno I091. 



T 



roppo deboli erano i principii sopra i quali ai 
trovava fondato il regno dalmato-croatO) perchè avesse 
potuto lungamente sussistere* I grandi avevano molti 
dirittr, oltre i beni proprii e una parte delle rendite 
pubbliche 9 ed anche potevano essere sollevati al su* 
premo potere* Le dissensioni e le rivalità j che ne (uro- 
no la conseguenza 9 intorbidarono quasi alla morte di 
ogni regnante la tranquillità del regno» Morto senza 
discendenti maschi il re Zvonimiro^ i bani e gli zu- 
pani della Crpazia^ non contentandosi nell'elezione di 



268 STORIA DELLA DALSIAZU. 

Stefiino ch'era ricoDosduto m Dalmazia 9 il regno si 
trovò diviso in dne parti ; in quella però «i di là dei 
monti ben presto l'ambizione produsse la guerra 9 le 
stragi 9 gl'ineendii e gli orrori 9 cagionati da un par» 
tito che voleva rendersi superiore dell' altro* 

Intenerito sulla disgrazia della propria patria 9 uno 
dei magnati si rivolse a Ladislao re d' Ungheria 9 
ricercando la sua protezione 9 ed offrendogli la corona 
del regno* 

Il santo re stretto dai vincoli di parentela a Zvo- 
nimiro che aveva sposata Elena sua sorella 9 e mosso 
dai gravi mali che opprimevano una provincia sì vi» 
cina al suo regno 9 aderì alle giuste domande del ma- 
gnate 9 e con un esercito si portò sul territorio croato. 
La fiuna e l'esperienza delle sue virtù ben presto 
si fecero conoscere appresso i Croati 9 e unendosi i 
voti ed il desiderio degli altri magnati e della na^* 
zione al voto di quel grande 9 die aveva implorata la 
regia protexione9 Ladislao %enza spargimento di sai^e 
si rese padrone della Pannonia Savia e della Croazia 
fino alle Alpi 9 e nell'anno 1091 venne di comune 
consenso salutato a re' (!)• 

(1) His ergo rex Fladislayus inductus absque inora coad^'' 
nato exercUu venii, et occupavit totam terratn a Oravo fiuvio 
usque ad Alpes. Tomaso Arcidiacono. 

£ difficile il determinare di quali Alpi icrivesae V Aroidiaooiia 
Siccome il monte Capella pare che aia stato il limite della Croazia 
propriamente detta , che la separava dalla Dalmazia pur abitata dai 
Croati y e che questo monte stesso sia quello indicato da Strabene 
col nome di Ardio^ che divideva in due parti l'antica Dalmazia 
estesa fino al Savo; cosi sembra che il possesso di I^dislao dal Dra- 
vo alle Alpi siasi esteso fino a IVlodrussa. 

Per il monte Ardio di Strabone prender non si possono i monti 
che d*AlmÌ9sa fino a iNàieata s<^rafUinno al f rtroorje^ una volta pae* 



UBRO SESTO. 869 

I Croati di qua dalle Alpi 9 ossia i Croato-daU 
mati y fidandosi solla natura de' Incolli non vollero di 
spontanea volontà sottomettersi come quelli al di la 
dei monti. Ladislao dovette contro di qoesti impie» 
grare la fi)rza; passati quindi i monti ed espugnate 
alcune castella , nell' atto che il vittorioso esercito pro- 
seguiva l'impresa 9 avuta notizia che i Gumani invasa 
avevano la Transilvania, venutegli sformato a ritoma- 
re. Toccò in sèguito a Golomano suo successore k 
cura di aggiungere al regno di Ungheria il rimanente 
della Croazia e Dalmazia, che apparteneva al regno 
di Zvonimiro; l'ultimo vero e l^ttimo re nazionale 
di queste due province 9 al possesso di cui davano di- 
ritto la sua parentela colla fiuniglia degli Arpadi, ed 
il consenso unanime della principal parte della nazione^ 
che tale calcolar si deve queHa che abitava dal Dravo 
alle Alpi. 



ae degli Ardidei , dai quali fogliono alcuni prendesse il nome TArdio 
di Strabone. Questo autore è dell'età di Augusto y al tempo dd quale 
la Dalmazia si estendeva fino al Sa?o, ni poterà egli prendere lAr- 
dio degli Ardidei come quello che per metà dividerà la Dalmasia ; 
giacché io questo caso ella avrebbe afuta una piccìolissima estensio- 
ne , e non quella assegnatale da Augusto. Sembra quindi più adattato 
di prendere V Ardio dì Strabone per i monti die dal seno libomioo, 
' fra i quali vi è la Capella , s' internano nella Bossina ^ e divider pote- 
vano 1 antica Dalmazia in due partì non affatto eguali» doe nell'orien- 
tale che comprendeva T odierna Dalmazia e parte delia Bossina^ e 
ofir occidentale che racchiuderà tutta la Croazia fino, al Saro. 



/ 



CAPITOLO LXIII. 



Colùmmù re d* U^gkmaj vinto Pietro re dei Croato^ 
dtdmmU, $i rmde padrone del territorio ocoi^fe 
Ali OhhOì d di fm de^mantij e po$eia pmrto per 
fbr%M e parie per dedizione »* imignoriice delle eiltìi 
di Zarus Tran e SpnUto. 



I. 



ladiAbo ceirà ili vivere l'anno 109^^ e l'anno 
alesso ebbe per sncees eo re Grfomano suo nipote 9 6f^ 
<K Pietro^ al qoale Almo primogenito frafdUo eedette 
il diritto della eoiona. 

Fossero le eireostanze del regno o l'indole tran- 
quilla di Ladislao 9 dal 1091 che venne riconosciuto 
re dei Croati dal Dravo alle Alpi fino alla sua moi^ 
te^ ef^ lasciò trancpuUi i Croati e i Dalmati, i quali 
riconobbero per loro re Pietro 9 probabilmente uno dei 
principali bani znpani, e che forse in qualche guisa 
apparteneva alla famiglia di Ste&no successore di Zvo-« 
nimiro in questa parte del regno eroatonlalmaio* 

Colomano re giovine 9 d' indole generosa e marziale 9 
non bene , si vide sul trono de' suoi avi 9 che mosse 
contro Pietro un forte esercito» Incontratisi gli eserciti 



272 STOMA DELLA DALIIA2LU 

vicino a Petrovagorra (I) venne sconfitto quello dm 
Croato-dalmati, e Pietro perdette la battaglia , la vita 
ed il reg^no* 

Colonumus Dalmatiae regmons oeeiso $uo rege Pe» 

tra nomuuUoy in montìbm Peier^ozdie, Hungmine md» 

jtmxiU Thurocz God. man. Lodo 'lab. TI Gap. III« 

Sebbene gli storici di qael tempo ed i posteriori 

nulla di preciso scrivano di ciò che operasse Goloma- 

^no dopo una vittoria sì complota^ pmre costando da 

quanto scrisse Goffredo Mdaterra monaco benedettiao 

del malriittonio di Golomano c^on Basita f^^Ka di Rugp- 

/ gero conte di Sicilia, c^ in Belgrado (Z^alml^eockia) 

Tanno 1097 sia stata oonsegfiata al eonte 'Vineurio 
. incaricato di scortarla con cinque mila uomini fino 
air Ungheria 9 due cose certe ne risultano: 

1.^ Ghe la sconfitta di Pietro sia succeduta nel 
primo o nel secondo anno del regno di Golomano» 
Anche i cronisti venati coneiNrdano cogli: Gnghìeresi 
(SuUa dkfiitta di Pietro circa questo tempo; il- eddape 
'Ludo mettendola in dubbio non didie dtro in moa 
se non che di stabilire che per volontaria capitolaxione 
sia avvenuta la dedizione dei Dalmato-Ksroati* 

2»*^ Ghe o perchè le popolazioni della Ddaiazia, 
esdnse 1^ dttà marittime romane ^ si sieno in eonse-* 
fpaenm ddla disfatta volontàriamente dedicate ^ o per- 

(i) Petrovagorra st trova nel reggimento confinario di Sxluin 
delb Croazia militare nella campagna di Kerstioa. Se nel testo di 
Thurocz leggere si debba Peter-gorì je ^ o Peler-gozdije come sta 
scritto^ è incerto. Anohe Tomaso Arcidiacono in quelle parti nomi- 
na le Alpi Ferree , Alpes Ferfeas , che coinddono col PeÈer^goZ" 
di/e di Thurocz; in ogni modo però p nel reggimento banale o in 
quello di Szluin dev* essere successa la sconfitta dei Croato-dalmati p 
comandali in pet*sona da Pietro che avcTanò prescelto a re. 



UBRo tasto* ns 

die Golomano col mesio de'siiai |pnierali(egli ptun% 
àA 1102' non fii in Dalmazia) abbia progredito a^ 
ridarre colla Sana delT armi iC!ròato;ilJma>iy nel 1097 
il re d' lingeria sia stato riconosciikto fino al mavtf 
ànebe nella parte del regfuo croato^-daliiato che sotto 
Ladiabo non aveva voluto sottomettersi , e che sotttt. 
là condotta di Pietro aveva tentato di provnre la sorte 
dell'armi* Narrato da Goffredo ..come la : spam Ibssé 
stata ricercata ed imbarcata in Sicilia per : essere con*, 
dotta allo sposo in Ungheria ^ così si esprime: ^rnio 
ineanaliami miUe$imo namigeritM^ wfAm ^^ Mfo i^enfo 
smMfwm proiperu mira /fante per me^marm fenmttnrj 
wfMe4am m porbum Albe ^ ^jmis rejfU. uHgmvnun 
t$l3 imfmmt uppUemU Hie Fm&lnué, carnei Betti» 
gratm nuisw eum quinque miUibus mvmttorum ohvittm 
fmi, eamqme eum iis qui eum ea venerimi, deeenter ex^ 
eipiens u$que ad regem produxit Non. vi è. dubbio 
che Alba e Belligrada sieno Zaravecchia d'oggidì^ 
dà Goffredo col nome latino e slavo indicata; né è 
possibile che da Belgrado fosse la giovane regina con- 
dotta in Ungheria 9 senza che la Dalmazia e laCroa* 
zia fossero sottomesse alla autorità di Golomano» O 
perchè non era stata bene rassodata la medesima 9 o 
perchè i Croati pentitisi della lutò sommissione cefca« 
rono di porsi in liberta 9 Golomano neiranno 1102 
radunato un forte esercito si accampò alla. Drava col* 
r intenzioni di penetrare fino al mare personalmente; 
ed avendo inteso che i Groati si preparavano a com« 
batterlo 9 spedì a loro un inviato coli', ordine di noti-» 
ficare che il re disposto si trovava di trattarli grazio*^ 
samente e di convenire con loro* 

Di eonmne consenso ibtahifirono i Groaii di asse- 
Tarn. II. 18 



274 STORIA BELLA DAL9LÌZLÌ. 

eondare le premure di Goloimiiio, ed inviaroi^ do* 
dici nobili i piìi prudenti) uno per ognuna ddle dodic^ 
tribù d^lta Croazia, ad o^^etto di prestatili il dduto 
esaeqtp^ e convenire negli artìcoli d' una benigna som» 
miasiéne eh' egli aveva promesso di accordare* I nomi 
di qii(estì deputati sono nel modo seguente r^fìstrati in 
una ^ota posta in calce dell' opera di Tomaso Arcìi» 
diacono : Et miserunt daodedm nMle$ sapimUwrei de 
XHtrilnAm QvaHae, videlieet 

Cùmitem Gurram de, genere Chadlterunu 
Coniitem Hugrinum de genere- CuAadummu 
CamUem Marmognam de genere SfAiddormn» 
Comitem Pribiéìauwn de genere Sutdandrmtmu 
ComUem Giorgium de genere Snaoi^runu 
Cemitem Petrwn de genere dsihorunu 
ComUem Pmdum de genere Gmiddorum» 
ComUem 3l(trtinum de genere Cavinenrium et de 

genere iMpsaeanorum. 
Comitem Prihvslmmm de genere PoUcoÈ'um. 
ComUem Obvadum de genere léOsnicUomm. 
Comitem Joannem de genere Jamometorunu 
ComUem Mirognam de genere Tugumùummu 
I deputati vennero da Golomano accolti in Grisio, 
dove egli aspettò il loro arrivo con le dimostrazio- 
ni di una particolare benevcdenaui 9 e dall' una parte 
e dall' altra si convenne cbe ognuno conservasse 3 
suo pacificamente; che le generazioni suddette non 
dovessero pagar tributo al re, se non q[nando quid- 
che nemico invadesse i confini del regno 5 ed il re 
ne facesse la ricerca; cbe ognuna delle tribù stesse 
somministrar dovesse dieci uomini a cavallo armati e 
mantenuti a proprio soldo fino al Dravo, e nel caso 



LIBRO SESTO* 275 

ck' entrassero in Ung^heria , stare dovessero in servizio 
fino al compimento della gaerra a spese dei tesoro reale« 

Finito il componimento 9 Golomano accompagnato 
da grande comitiva £ magnati di Unglieria e dai de« 
pntati suddetti 9 tranquillamente entrò nella provincia , 
ed in Belgrado 9 città marittima dei Croati ^ solenne- 
mente vefme incoronato Tanno 1102; e da questo 
tempo in poi assunse il titolo di re di Dalmazia 9 come 
si rileva dagli atti esistenti nell' arelivio delle mona- 
che di santa Maria in Zara, riportati nel lib* III 
cap* m dal Lucio nel modo seguente: 

Anno meammtiùms D. N. Jf* €• 1102* Ego Cohh' 
manus Dei grafia rex Ungariae^ Croatiae atqti» Dal^ 
nmluie.». postguam eoronatus fui Bdgradi twpra mare 
in urbe regia eie* Questo privilegio , concesso da Golo- 
mano al convento di santa Maria 9 è stato da lui rila- 
sciato quando ancora non si era impadronito di Zara , 
il che seguì tre anni dopo, e riguarda i possessi che 
godeva il suddetto monastero, concedutigli da Cresi- 
miro Pietro e situati nel territorio croato soggetto a 
Colomano* 

In mezzo alle riferite agitazioni che provato aveva 
3 regno croato-dalmato, le citta romane della Dalma- 
zia maggiormente strinsero le loro relazioni eolla re- 
pubblica veneta, ed intieramente si trovarono poste 
sotto la protezione della medesima* Esse non presero 
alcuna parte né alle dissensioni nate tra i Croati^ 
ne alle risoluzioni di resistenza da loro adottate, né 
idla dedizione stipulata in Crisio. Arrivato però Colo- 
mano al possesso di tutto quello che nel continente 
dalmato tenevano ancfae~ i cessati re nazionali , non 
poteva di buon occhio vedere^ sotto la dipendenza ve« 



276 STORTii DELLA DALMAZIA. 

neto le citta saddette ; ed essendo égli *in alleanza \à 
quel tempo eoi Veneziani contro i Nomiantii della Po» 
gplia e Calabria , che infestavano rAdriftlico^ dovette 
ad altro tempo rimettere il piacere di vederle sotto la 
sua dipendenza* ^ 

. Non matacò egli d' instituire delle prjitiéhe. cdgli 
abitanti di Zara 9 i quali però fermi si; tennero^ ; nel 
paramento di fedeltà che avevano prestato al doge di 
Venezia ; per tal motivo maggiormente ci si decise di 
ottenere colla forza ciò^ che di buona voglia avere 
non poteva da' cittadini* 

Colta tre anni dopo Y occasione, che i Veneziani con 
tutte le loro forze, e con quelle che aveano potuto 
raccogliere dalle citta della Dalmazia 9 si trovavimo in 
Siria uir acquisto di Terrasanta , Colomano. discese 
dall' Ungheria con un copioso esercito e pose l' asse-* 
dio a Zara. Si difesero ostinatamente . i cittadini; san 
Giovanni vescovo di Traii, uomo' oltre la santità dei 
costumi abilissimo rettorico e meccanico di quei tem- 
pi , era nel numero dei principali suoi difensori) e 
mercè della protezione del cielo e della suii direzio* 
ne ed apparecchi gli riuscì di abbattere la prìn^ipal 
macchina di Colomano colla quale studiava di attera 
rare le mura. Stanchi dall' una parte i cittadini di. un. 
luogo assedio 9 e dall' altra Coloinano stesso , incerto 
se riuscirebbe nell' intrapresa ; dietro le periBliasio- 
ni del suddetto san Giovanni offrirono i cittadini 
la loro sommessione, che venne dal re accordata a 
mitissime condizioni. Entrò egli da trionfiitore in città» 
e fra le altre beneBcenze che avrìi sparse delle quali 
non si è conser^'ata la memoria , fece a sue spese co- 
struire un campanile alta chiesa di santa Milria delle 



LI9RP SESTO* 277 

moBSche beDwIettine^rCome si rìteva da ima, iscràioac 
hpjdaria posta sai canipùiSe ntedesimo) e riportata 
nel Ladó in qnesta glù»a: 

ATiffO . ING4R . nm . NRI . lY . XRI . 

' BflLGy . 
■ POST YIGTORIAM ET PAQS PRifiStlA 
lABEBiE EfTROITVS A DÈO €€NHGES8A 
PROPRIO STMPTY HANG . TTRRIM 

8G^ . AIARLG HVNGARLE DALMATIìE 
GHROATLG GOflSTRYI et ERIGI 
JYSSIT REX GOLOMAmrS. 
' Aecoo^pagnato dalla sua corte e da san Giovanni 
vescovo di Traìi, Golomano portossi da Zara a Se- 
benicò) dove nella chiesa di san Michele dopo la 
oelebniàone del divino ■ uffizio vide una candida co> 
lomba posare sópra il capo del pio prelato* La stìma 
per lui concepita cangiata in ammirazione) il fiivore e 
r intercéssioipe del santo presso il monarca , non poco 
Inorarono agi' intére^r- delle citta di Trah e di Spa« 
htO) che Tana, dopo Taltra sollecitarono di nmifiare 
b loro sommessione) ed aocdsèro fra le loro mora 
con i contrassegni della pib ^Va esoltanaa un re gran- 
de* altiero e benefiittore» 

SeUiene Golomano ablna dato pr<^e di enorme 
cmddttt cdl' accecare Almo sno frateDo ed X pai^^ 
letto Bela figlio di qpnesto, pure colla sna condotta 
tarata in Dalmazia ha saputo fondare quella tendenza 
dei principali Dalmati verso il r^^o d' Uii|^ria, 
che come si vedrà nel progresso della storia a più 
riprese si i manifestata. Ohracdò egli non trascoro di 
prendere delle disposizioni che potevano assicorart il 
suo aeq[uisto.;Fece in Zara costnure un castello m 



278 STORIA. DELLA IfALlMAZU. 

cui pMe guarnigione ungherese 9 e da^ SpaUditti m 
fece cedere la torre orientale del palauo di Dtode»* 
ziano, nella quale venne alloggiato con detta truppa 
un capo ungherese 9 spedalmente incaricato di essere 
i tributi che i Croati pagar dovevano al regio erario* 
Assestati ^i aiEuì della Dalmazia Golomano sollecitò 
il ritomo in Ungheria 9 onde portare la guerra ai 
Russi 9 la quale ebbe per lui un esito più sfivtnnato* 

Negli anni 1108 e 1111 sembra che altre due 
volte Golomano sia stato in Dalmazia 9 trovandosi 
memorie di due concessioni di privilegi accordati ai 
Traurini ed alla chiesa d'Arbe* Ifelhi sua prima ve- 
nuta pare eh' egli soltanto a voce 9 seguendo V uso dei 
re croati 9 abbia ^accordato alle citta i privflegi è le 
liberta lpro9 e che in sèguito le medesime procurato 
abbiano di fiursi rilasciare in iscritto quello eh' ei 
vocalmente aveva accordato* Da questi privilegi r»* 
sulta ancora che le isole AbsirtidÌ9 o|^[idì del Qnàr* 
naro9 fossero nel 1111 cadute sotto il suo dominiÒ9 
e che coU' impadronirsi dette medesime completato egli 
avesse T intiero acquisto della Dalmazia cosidetta ro* 
mana 9 ad eccezione di Ragusa ; giacche anche le isole 
di Rrazza 9 Lesina e Gurzola 9 dappoiché sotto Orseolo 
furono Uberate dai NarentanÌ9 si sono costitidte atta 
togf^ delle altre città litondÌ9 ed hanno seguito eogtt 
Ungheresi e co' Yeneti i destini dette medesime* 
^ Il privilegio concesso ai Traurini è del segoente 
tenore : 

j4nne Dominieae meiamatÌ0nt$ M. C. FUI mense 
V èie XXV regni meù Ego Colonumus rex Ungmiee, 
Croatiee etgue Datmetiae^ juro mper mnetam emeam 
VQhU Trugurmis meis fidel^tuj dmbm firmàmpecems 



L»BO «E8TO. 279 

m^'el fiiio meo tmt mceesioribm mm Iributam ne 
jrilif • MlpUeaintm vero mI eomitem qmem deru$ él jHipum 
ìm degmt ordimàoj et lego antiqmius eoMUtuia 00$ 
uJ& permitìam, praeterquam mbroUu$ 'portae civibUU de 
extraneii duas partes rex habeal, tertimn vero eomes 
ewiUtUss decbnam autem epUeopusm In ewitate quoque 
vestra nemmeno Hungarorum vH aUenigenarum habiUare 
permitbanj nisi quem voluntoi vestra expetiveritj cum 
mifem ad vo» eoronandut, aut vobUeum regni negotia 
traetabirui advenerOs nentifti eivium vU i$^krratur donw^ 
rum suorum^ nUi quem dUeetio vestra iuseeperit. Al 
ii forte alùpumdo ^ùuim memn aUqnem ^ymmre 
videbituTj et (dioi ire voluerits iecure eum uxore et 
fUiis et famUia et omnibus suis quoeumque sibi plaeue^ 
rit eoL Hoc autem saeramentum a rege et ab archic' 
piscopo JLaurentio et eonUtibus Hungariae confirmatum 
esU Ego Joannes Patatinus eomes laudo et eonfirmo. 
Ego Appa eomes laudo et confirmo^ Ego Thomas AU 
banenàs eomes laudo et confirmom Ego Ugudri Fras^ 
variends eomes laudo et eonfirmo. Ego Slareez eomes 
novogradensis laudo et eonfirmo. 

In quello di Arbe determinò il re i confini della 
diocesi di qnel vescovato 9 accordò allo stato ecclesia- 
stico le medesime immunitìi' che g^odeva il clero un- 
gherese 9 e stabifi il pagamento della decima come si 
praticava in Ungheria* 

Sembra che il privilegio concesso alla chiesa d'Artie' 
sia stato emanalo nei comizii del regno della Dalma- 
zia 9 mentre vi si sottoscrissero 9 oltre i magnati di 
Ungheria 9 tutt' i vescovi del regno ad eccezione di 
quello di Nona* 

Quantunque non esistano gli atti de' privilegi rìla- 



280 STOIUA DELLA DAXMAZU. 

•ciati Mt altre città, pure da queUi, dimcaai dai re 
d* Uqgherìa saoceMpri di Colomano, ai rilera che 8pa- 
kto e Zara ottenuto avessero le medesinie concesttoni 
iiccordate ai Tniurioi* 




CAPITOLO L3L1V. 



/ Fmetitmi sotto In condoUm del doge Ordrfolo Fallerò 
rieupenmo le i$ok e le eitia liloroU. 



' ^^uaIì danni ed impedimenti cagionasse a' Veneti la 
perdita deBe citlk dalmatiche 9 e specialmente dell'iso- 
le 9 è di leggeri Y imaginàrsi 9 se si pone riflesso alla 
loro situazione di qnel tempo 9 ed alla viva parte che 
prendevano nelle spedizicmi di Terrasanta* Credendo 
essi d'altronde che i loro diritti fossero meglio stabi* 
liti di quelli del re d' Ungheria , che fn tempo di tre- 
gua e di alleanza le aveva attaccate 9 si disposero di 
tentar la sorte dell'armi per rienperarle. Fecero quin- 
di valere tali pretensioni appresso Alessio imperatore 
di Costantinopoli 9 dal quale ottennero l'assenso non 
S0I09 ma un considerevole aiuto* Gli Ungheri infor» 
mati del disegno de' Yeneziani 9 accrebbero il presidio 
di Zara 9 come quella , eh' essendo piii necessaria di 
qualunque altra ai Veneti per conservare il dominio 
^eir Adriatico 9 doveva principalmente essere attaccata ; 
ed il governatore ungherese di Spalato passando di 
concerto con Manasse 9 arcivescovo dello stesso luogo 



282 ftTOBIA DELLA DALBIAZLU 

come pure della medesima nazione 9 concerto ii {Mirn^ 
di occupare tutte le fertìfioazioni della citta di Spala- 
to (mentre fino allora non erano in poaseaao die di 
una sola torre) neU' occauone dke i cittadini celebrar 
dovevano la consecrazione delle chiesa di san CSiiaeo 
posta sul monte Ryrie^leison ^ ora Slaifflian* I cattaf* 
dini avvertiti di questo disegno dal loro rettore ^ ita- 
liano d' orig^e e che prese la fiiga^ sortiti fuori dalla 
citta si tennero in posbione di poter accorrere alla 
difesa al primo segpude dell' attacco^ onde riconoscere 
se vero fosse ciò che il rettore aveva loro annunziato» 
Il presidio con le trombe e con altri segnali diede 
r avviso ad altre truppe die slavano in imboscata 
d' impadronirsi della citta ; solledti . accorsero i citta- 
dini aUa difesa ^ le truppe vennero sbaragtiate^ il pre» 
sidto trucidato) e T arcivescovo in una pronta fiiga 
trovò la ina salvezza* Il precisò tempo di;^piesto fiitto 
non potendo indicarsi 9 giacche Tomaso . Arddiacono 
che lo rifecisoe è incorso in errore ponendolo suc- 
cesso durante- la vita di Golomano die cessò di vivere 
del il 149 è pi^umibile die avesse avuto luogo poco 
prima della guerra dai Veneziani didiiarita al Jfe d' Un- 
gheria per la Dalmazia; di&tti a quest'epoca ed agfi 
Unghéri interessar poteva di^essere padroni dell' intera 
citta, ed 1 cittadini fidati nel pronto-soccorso dd Te* 
neziani potevano essere discesi al punto' di combattere 
e di esterminare la guarnigione* 

Non tardò il doge Ordefido con numeroso navilio 
armato di comparire sotto Zara nd mese di agosto 
1115 e d'impadronirsi della dttà, ad ei^cezione però 
del castello in cui si tenne fermo il presidio unghie» 
rese, che fu poi bloccato, avendo i Yenexii^ii-fi^rtifif 



IIBRO 8E8TO. 283 

I caU e presidiata la cittii steMa, non meno che Bel- 

k gv'^doy del qinde a' inai^orirotio ad oggfetto d' impedire 

j i soceord che gii llngheri recar potevano per liberare 

I il eagtello» L'anno 1116 impiegarono i Yeneziani nel 

I procnrarai T alleanza di Emrìco Y imperatore e. di 

> Aleanio imperatore di Costantinopoli; e gli Unghered 

nel preparare un grosso esercito per accorrere in soc- 
I corso* del castello 9 che non cessava di sostenersi» Nel 

mese di maggio delTanno 1117 Teserato veneto co« 
mandato dal doge 9 e rinforzato dai soccorsi prestati 
dai due imperatori i venne a battaglia campale col- 
l'esercito ungherese comandato dal bano^ che venuto 
era al soccorso del castello di Zara« La vittoria intie- 
ramente restò decisa a fiivore dei Yeneziani ^ fu posto 
in foga 9 bano, e vennero latti prì^onieri molti 
nobili ungheresi. La rocca capitolò la resa 9 indi il 
vittorioso doge s' impadronì del forte castello di Sebe- 
nico ) e lo fece ' distruggere^ poi i Traurìni e gli Spa- 
latini SI dedicarono spontaneamente 9 e così ricuperato 
il dominio della Dalmazia 9 restituissi egli a Yenezia 
seco condueendo i prigionieri. 

Quanto stava a cuore de' Yeneziani il possedere la 
costa marittima della Dalmazia, altrettanto premeva 
al re d'Ungheria il ricuperarla; e nell'anno stesso (1) 
o nel principio del successivo venn' egli con un grosso 
esercito nella medesima* Pfon tardò Ordefiilo di pre- 
sentarsi con : un' armata poderosa d' infonteria e di ca- 

( 1 ) A Cplomano morto nd 1 1 1 4 suCoesae Stefano 8uo figlio in eA 
minore y e la minorità sua ebbe corso per olio anni. Giovine «{uindi 
afflitto comparve alla testa della soa armata , e da questo arguir $ì 
paò quanto interesse ponessero gli Umgheri a questa guerra , con 
I>an ostiiHuioile d' Mobt le parti sostenuta. 



284 STORIA DELLA DALMASLU 

TaUeria^ priocipalméiite' eompoftta di LoDgfobardi ; afinr- 
timato però fa per lai T esito di ooa battag^lia data 
alle troppe reali ^ avendo perduta la stessa e la vita* 
Non però cessarono le ostilità fra i fa^igerantL Gli 
llngjieri erano superiori per terra, e fiicilmente lieu» 
penarono Sebenico e Belgrado, dove gli abitanti a^e» 
yano maggiore inclinazione per loro qhe per i Vene- 
ziani; questi all'incontro erano superiori per maie^ e 
si conservarono le dttìi di Zara , Trah e Spalato edBe 
isole, recando una parte all'altra quel danno che in 
simile posizione oflBnr potevano le combinazioni, e e<m- 
servando tanto Jl re d' Unghia quanto il doge di 
Venezia i titoli, l' uno di re e T altiro di duca della Dal- 
mazia. Premeva in questo tempo a Calisto II , sommo 
pontefice , di riunire tutt' i principi cristiani , e di ec- 
citarli alla santa guerra della Palestina; intanto per 
sua interposizione venne stipulata una tregua di cin- 
que anni fino alla magnoritk di Stefimo, onde potere 
a quell' epoca convenire una pace stabile e fiondata» 
In lu<^o però di pace, l'anno nono del suo regno, 
dell'era volgare 1124, Stefimo venne in Dabnasia, 
ricuperò la citta di Traù e di Sebenico alle quali 
confermò i privilegi concessi da Golomano, e colla 
reale sua presenza e co' suoi benefizi! animati i IM* 
mati, dai quali dappertutto accolto venne cogli onori 
dovuti ad un tanto re, ritornò in Ungheria* Non9 
mmo regni «ui intrm>ii Dalmatùm. « « JMnuUiee^ 
bus honorifice . guscqftus esU Thurocz* In questa guisa 
tutto il continente della Dalmazia, ad eccezione di 
Zara presidiata fortemente dai Veneziani , ritornò sotto 
il reale dominio dell'Ungheria* 

A quest' epoca l' armata navale veneta , rinforzata 



UBIO 8B8TO* 2S5 

dai te^i che le ótlk ed isole della DaliDà»a fonili» 
vano 9 91 trovava nelle eoste della Palestina ; ed i Sa« 
raeeìd cacciati da qtieUe parti a' introdaeèvano ne| 
golfo Adriatico 9 rimaato senza le forte maifttinie dei 
Veneiiani che lo protraevano» 

Fatale per Tran fii la.^loro momentanea oomparsa; 
la città venne presa, saccheggiata e rovinata sino 
alle fondamenta* Giovanni Lncio. nelle sue memorie 
sopra di questa dttii crede che il disgraxiato awem- 
mento sia accaduto nell'anno 1123. Essendo certo 
pera che Stefiino re d' Diceria nel 1184 sia stato 
in Dalmazia, e die in questo anno miedesimo aUna 
egli autenticato alla cittk di Trau gì' identici privil^ 
che le furono accordati da Golomano suo padre, non 
può essere die la medesima da un anno solo inn^^yM 
si trovasse affiitto distrutta ; giacche allora sembrerei)^ 
he inverosimile che il re avesse confermato i privilegi 
ad una citta che allora non esisteva, e molto più che 
nd suo diploma neppur avrebbe fiitto menzione di 
questo, caso , se a queU' epoca fosse già stato verifi* 
cato. E difficile anche a prestar fede che il generoso 
monarca, testimonio oculare di sì grande disgrazia 
di recente avvenuta, soltanto siasi limitato a confer* 
mare ai Traurini i loro privilegi, come fece anchei 
verso quelli di Spdato rimasti illesi dalla strage dei 
Saraceni, senza spargere sopra i medesimi rovinati 
Traurini qualche . tratto della sua munificenza* 

Quindi sono indotto a credere che la fetale rovina 
di questa citta sia accaduta nel medesimo anno 1124 
dopo la partenza del monarca, o nel successivo 112& 

Appena Domenico Miebielì, doge de' Veneziani che 
sulle coste deUa Siria, o ddla Palestina si attrovava 



286 STOllLi D£LLA BALMAZIA. 

coU' armata navale 9 ebbe ibtesa la notizia dd ritorno 
àA Dalmati sotto la dipendenza dei re d'Ungheria, 
soUeeitò i grandi del regno di Gerosalemme per ot* 
tenere T assenso di ritornare nell' Adriatico* 

Strada facendo s' impadronì di Ghio appartenente a 
Carlo Giovanni imperatore greco , che per mare ave- 
va prestato assistenza a Stefano onde ricnperare la 
costa della Dalmazia^ ove arrivato combatte ^ Uagheri 
che ^ si opposero 9 tostp rendendosi signore di Spa- 
lato e di Tran* Gii Ung^beri rqiiegarono aopra BeU 
grado 9 che venne dopo una viva resistenza preso e 
distrutto dalle fondamenta* Questa città altiera di es- 
sere il luogo dove Golomano posta si aveva in capo 
la corona della Dalmazia 9 e dove probabilmente fiitta 
aveva la stessa cosa Ste&no suo figlio 9 troppo vicina 
si trovava a Zara 9 citta di antica celebrità che in qncip 
l'epoca era il punto di appoggio delle forze venete 
marittime e terrestri di queste parti 9 perchè sfiiggir 
potesse a quelle rivalità e preminenze cittadinesdie9 
che potevano suscitarsi fra i rispettivi abitanti ; mentre 
gli uni nella maggior parte erano di derivazione an- 
tica romana o italiaMa9 e gli altri di croata* Piutto^ 
sto che alla piraterìa 9 colla quale hanno creduto jnolti 
scrittori coonestare la distruzione intiera di una città , 
essa riferir si deve ai costumi del tempo 9 all' esacei^ 
bazione dei Veneziani contro gli Ungheri 9 ed alla riva- 
lità di due vicine città che disputavansi il rango di ca- 
pitali 9 V una soggetta ai Veneti e l' altra agli Ungheresi, 

Dopo la distruzione di Belgrado il suo vescovo 
venne trasferito a Scardona9 ed i principali abitanti 
si ricoverarono in Sebenico, che da questo tempo in 
poi andò sempre avanzando in popolazione e ricchezze 9 



UBAO SESTO. 887 

fino a che sotto Stefimo HI, figlio di Geiza re à' Un« 
glieria, ottenuto il diploma dei privilegi^ cessò di an* 
noverarsi dttìi croata 9 ed entro nel rango ^ diritti e 
forma di gOYcmo al pari delle altre citta dalmatiche 9 
le qnali sempre dall'epoca dell'invasione d^;Ii Avari 
avevano conservato il nome di Dalmazia» 

Morto Stefiino II 9 figlio di Golomano^ successe 
nel regno di Ungheria Bela il Geco^ figlio di Almo; 
ed a Bela fii successore Geiza II suo &^o Tanno 1I42« 

Dalla morte di Stefimo II fino ali* anno 1143 le 
cose in Dalmazia si attrovavano nello stato in cui erano 
state ridotte sotto il doge Domenico Michieli* I Ye- 
neuani dominavano sul mare Adriatico; e le citta li- 
torali della Dalmazia^ cioè Zara 9 1Vaii9 Spalato e. le 
isole 9 vivevano colle proprie leggi sotto Talto dominio 
della repubblica veneta; in questo tempo i cittadini 
delle medesime si dedicavano eziandio al commercio 
marittimo del Levante 9 ed nnitamente ai Teneziani 
ne traevano considerevoH vantaggi* 

Malgrado questa prospera situazione gli Spalatini 9 
per qnal motivo s'ignora 9 nell' anno 1143 si sotto- 
misero a Gciza re d'Ungheria 9 dal quale ottennero 
la confermazione dei privilegi di liberlk simili a quelli 
di Goloman09 coll'a|^nnta che non fossero tenuti a 
dare] ostaggi 9 e che nessuna coli' autorità e sigillo 
reale fosse chiamato in giudizio fiiori ddla dttìu I 
Traurini fecero la stessa cosa otto anni appresso 9 e 
Geiza nell'anno 1131 rilasciò loro un diploma detto 
ddla libertà 9 eguale a quello degli Spalatini 9 che fu 
dal medesimo re riconfermato l'anno 1161* 

FWE DEL TOMO SECONDO. 



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isnDKBi 



• « 



ÙE^ CAPtTOLi B DBILS MATBfiiB COffTBNVTB BfBt^ 

TOMO lU 




^£turo S/erzo. 

i 

CAPITOLO XXX. IK Diódaùmo imyenri^ 

de* Bomad ...*'•••••. pay* 5 
GAP. XXXL nette «frmle rammte. . » 29 

GAP. XXXn. Dd Cwàmerà»^ AHI e 

JVavigiuione al tempo dei Bomàni " . • » 3K 

r 

* 

■ 

CAP» XXXOL DMa jnima invmiione dei 

Goti » 47 

GAP. XXXiy. Della seconda invasione dei 
GoH sotto jiilarieo e BadagàisOs che si 
estese. fino alVJtelia • . • • • • • » 55 

6AP. XXXy. Delt invasione degU Unni 

sotto Attila .......... m 61 

CAP« XXXYL DeU^ irruzione degli Svevi 

in Didnutzia sóUo Hunnimùndo Vanno 461* » 69 

CAP. XXXYIL Del regno di Marcellino in 

Dalmazia » 73 

CAP. XXXYIII. Di GUeerio impetalore ro^ 

K Viano fiuto areweseovo di Satana j e di 



V 



290 
N€pot$ da itnpenaore divenuto re déU 
Dabnazia ••••••«•• pag^* T9 

€A.P.]pKXXIX» ihl dominio di Odoaere re 
degli EruJli in Didmaziaj dopo la morte di 
Odiva fitUosi tiranno deUa medesima • • » 83 

GAP. XL. Del dominio del Goti in DaU 

manda sotto Teodorico dopo la morte di 
Odoacre fino air impero di Giustiniano . » 87 

GAP. XLL Dèlie guerre tra i Bomani ed 
i Goti in Dalmazia sotto V impero di Giu^ 
stimano d^ af ma S5S fino al ^63 • • » 95 

GAlP« XLH. DeWanniehiUmone dd regno 
gotico i» Italia fino tdla distruzione di Sa^ 
Iona dalCanno SS3 fino al 659 • • • n 105 

GAP. XLin^ DOlo stato deWimpero d'O- 

riente alV epoca della caduta di Salona • m 113 

GAP. XLIV. Delia distruzione di Salona. » 117 

GAP. XLY. Della grandezza ^ forma e ma^ 

gnificenza di Salona .....*.i» 129 

GAP. XLYI. Gfi Avari dopo la presa e la 
distruzione di Salofàa invadono eoi mede^ 
simo fiorare e distruggono le altre locaUtk ^ 

della provincia^ e si fissano in DalmasUa. » 133 

GAP. XLYII. / Croati ottengono daU'impe'^ 
rotore EraeUo di fissarsi in Dabnozia colla 
. condizione di espellerne gU Avari • . » 137 

GAP. XLYm. DeW antica patria de' Croati e 
de* SerbU del luogo donde sortirono per 
occupare la Dalmazia. . . . • . . » 143 



291 

CAP« XLIX* Della gtierra ira gli Avarìa i 
Croati ed i SerbU per Voeeupaaione della 
Ikdmasaa #««•* pa^«^i49 

GAP* li» / Croati dopo Voceupaaione 

della Dalmazia n stabiKseono in tma parte 
del Norico e nella Pannonia Savia • • » 153r 

CAP. LI* 1 cittadini di Salona e di Epi^ 

daaroj sfuggiti all' eccidio della loro patria^ 
gettanole fondamenta di Spalato e di Ragusa. » 137 

GAP* LIL / Croati che invasero la DaU 

mazia si consolidano nella loro conquista y 
e dividono il territorio occupato in varii 
distretti detti da loro Xiipanie. • • • » 165 

GAP. LIII« .Della conversione de* Croati 

atta religione cristiana ...... ^ ili 

GAP. Liy* Delle cose successe in Dalmazia 
dopo V occupazione de' Croati j fino al tem>» 
pò che sotto Carlomagno venne sottomessa 
al dominio de' Franchi ...... )i^ 181 

GAP* LY. Del dominio de' Franchi in 

Dalmazia al tempo di Carlomagno • • » 185 

GAP* LYL / Croati detta Pannonia Savia 
e della Dalmazia si sollevano contro % 
Franchi 3 si rendono indipendenti ^ e jfef- 
tano le fondamenta del regno che ha esu' 
stilo sotto U titolo di Regno della Dahma-^ 
da e Croazia . . i^ 191 

GAP* Lyil* Della forma di governo delle 

citta romane ......... )i203 

GAP* LYIII* Dei duchi aroati dal tempo 
deW occupazione della Dalmazia fino a die 
ottennero il titolo di re. ...... 207 



292 

GAP* LIX. Dei te deUa Bédmaum e Ctom^ 

uus da Dirmlmo fmo A Stefimo, mUimo 

regnante della monartAia didauitànroatam pag^« 233 

CAP» LX» Delta forma del governo m^ 

%ionak eroaUh'ddmato •••..*•» 25S 

CSA.P* LXL Dello etaio miUtare al tempo 

del governo 9m%ionaie croafo-dulmiifo • • » 259 

tùSro S/etfia 



GAP. (iXII* Gli Ungheri / impadroniscono 
deUa Pannonia Sm}ia e della Croazia o{* 
iranipntani$ neltanno 1091. » • • • » 267 

CAP* LXIII. Colomano re d' Ungheria, vinto 
. Pietro re ^ dei, Crqalo^dabnati., si rende 
^ padrone del territorio oeeapato dai Croati. . . 
ià di qtm de'monti, e poscia part^ per . 
forzai porle per . dedizione sinsignorisee 
delle. eiJLth di Zara^. Trnu e Spidato • . » 271 

GAP. LXiy. / Feneziàni sotto là eonàffUla . 
dfil doge Orde fido F^dtero neuperatio le 
isole e le citta litorali •••••• »281 




tM 



BÀILMAMA 






STORIA 



DELLA 



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DA GIOVANNI CATTALINICH 



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DALMAZIA 



CAPITOLO LXV. 



l Gred soUo Vimpero di Emanuele $"" impàdronucù^ 
no non mìo AMe eitik lUomli iletta Dabnmias ma 
anebe estendono U loro dominio $m tenHorii che gK 
SlavO'^eroati Aitavano j dd die nmee un^u$fnra jnerra 
tra i Chred ed i Feneaiani. 



E 



Imanude Gamneno ascese al trono imperiale Vaa^ 
n6^|jJ43* Pose ^li ogni stadio onde ridnrre ri|n- 
pero romano' all'antico splendore e dignità; ed a qn^ 
sto fine coU'arte e colla forza carco d'impadronirsi 
^ll'tJng^ieria fomentando le dissensioni tra i membri 
ddla fiimiglia regnante, e mosse aperta guerra a Ste^ 
fimo m figfio di Geiza* Quantunque gli Ungheri 
procurata si finsero Tamicizia dei Veneziani mediante 
i maritaggi della figlia del duca Sessa con Leonardo 
Michieli conte d'Ossero, figlio del doge Vitale, e del- 
la figlia di Ladislao zio del re medesimo con Plicolò 



<t STOBU DELLA DAtHUZU^, 

conte d'ArbC) pur figlio dello stesso doge onde poter 
resistere agli attacchi di Emanuele; tuttavia i Greci 
dopo di essersi impadroniti della Bosnia difesa valoro- 
samente dal bano Barich^ sotto la condotta di IVice- 
foro Galuffii^ occuparono Glissa, Scardona, Ostrovizza, 
Sebenico, Traù, il paese abitato dai Raddch (1) e 
dopo un lungo assedio presero Spalato» 

Tentarono in seguito gli Ungheri di ricuperare i 
Incubi perduti; e sebbene fosse loro riuscito di fare pri- 
gioniero il suddetto Niceforo Galuffii^ eh' era sortito 
da Spalato per incontrarli con pochi seguaci 9 dai 
quali a poco a poco venne abbandonato , pure dagli 
atti eh' esistevano presso le benedettine di Spahto si 
rileva 9 che del 1171 sótto l'impero di Emanuele la 
Dalmazia e la Croazia ' erano governate da Costantino 
^ebasta zio dell'imperatore suddetto^ 

In nmmne $anctae e( indkwinae TrimluUi^ mme igi^ 
tor saero j postquam Chrìstùs ewmem sumpdl et Ftn» 
jfùte II7I9 indictiane vero IH mb tempore magni un» 
peratoris nostri Manuel^ in ctvitate nostra palatina, 
et in toto regno Dalmatiae et Croatiae imperante Con» 
stmiino Sebaste ete. Liidus in Lib. II Gap. 9. 

Neir atto ehe V imperatcM^ greco occupava i pos^ 
•essi del re ^' Ungheria^ lusingato da alcuni sueoes* 
si C0i^ { Morlnantti iil Italia 9 e molto pik pieno 
di speranza di ottenere il dominio dell^ impero 00* 
ddeotalé per le discòrdie nàte tra il sommo pontefice 

(i)La Poglìisa ed il Prianorje cR Maéarsca, dove la làraigità 
Kadcich ere b prìmàpale « ti era moltipncata y avevano io que- 
sto tempo il nome di paese dei Kadcich. Si è altre volte rieoi^ 
dato che di questa Ciniglia fu npo dei la capi delle .^upanie 
croate, che sa CrÌBio si dedicarono a Colomaoo. 



UERO SESTO» 7 

c r imperatore Federico Barbarossii ^ stadio . di affé- 
aionarsi ì Milanesi coU'ojQEnr loro q[aaiititk di danaro 
onde ri^bricare BfilaQOy da Federico diptrotta, e 
col mezzo del danaro stesso e di largplie promesse 
teatò di sednrre i Yencziani medesimi* 

Rendendosi p<u per T esecuzione del sno disegno 
assolutamente necessario T acquisto di Ancona ^ onde 
nef/ altra parte della penisola avere un porto comodo 
per invadere daUa Dalmazia V Italia | e guerreggiare 
con Federico, cercò in ogni modo di cattivarsi f^ 
Anco:iitanÌ9 ed instìtui delle negoziazioni per ottenere 
la lori coopcrazione e la città ed il porto a sua di- 
sposizicne» 

Fino ji che i Veneziani padroni di Zara e dell' isole 
videro in mano degli Upgherì Sebenico, Trati e Spa* 
lato 9 non fecero molto caso della loro occupazione | 
gbcchè noi avendo gli Ungheri forze navali nel- 
r Adriatico non ispiravano ad essi^ che ne avevano 
di eonsideraàili, quel timore di perdere il dominio 
di questo mare 9 che concepirono tosto che queste 
città della costi dalmatica passarono sotto il dominio 
dei Greci* I loto timori si raddoppiarono quando sco- 
persero il disegn> di Emanuele di occupar Ancona 4 
e tali timori non erano senza fondamento^ concios- 
siachè o i Greci gli Anconitani da essi assistiti 
potevano rendersi a loro superiori ; per il che depop* 
sta qualunque dissimilazione armata mano attacca- 
rono gli Anconitani 9 e s' impadronirono di cinque loro 
galere* Deluso Emanudie per questo procedere dei 
Veneziani della speranza di acquistare iL dominio deU 
1| Adriatico e dell' Italia 9 laFi in tale furore contro di 
loro , che in un giorno stesso in Costantinopoli 9 ed 



8 STORLi D£LLA DALMAZIA* 

in ogni altra parte dell' imipero ove si attrovaraDO i 
Veneziani j che nomerosigsimi erano specialmente nella 
aomfaumte in coi avevano andie nno special quartiere 
detto JEbt&ol (1) li fece tatti porre in carcere e cod- 
fiscare i loro beni* 

All'annunzio di un atto simile contrario al diritto 
delle genti firemettero di sdegno e d'indignazione i 
Teneti j e nello spauo di cento giorni allestita un' ar- 
mata navale* forte di cento triremi e di venti mvi^ 
spedironla sotta la condotta del doge Titale Alidiieli 
l'anno 1171 nella Grecia* 

All' aspetto di forze sì imponenti trattò à pace 
Emanuele ; la flotta veneta si ancorò nell' iiola di 
Ghio^ e durante le trattative riuscì ai Greci ii. avve- 
lenare Je acque, motivo per cui tale strage nacque 
negli uomini che vi erano imbarcati, che di cento 
triremi, diciasette pQterono essere ricondate alla pa-* 
tria : dopo di che la pace venne stipulata colla Ii})e- 
razione de' Yeneziani eh' erano stati caneratì , e colia 
promessa dell' indennizzazione dei dann* che avevano 
sofferto. 

Fatale anche ai Traurini riuscì la veneta spcdizio» 
ne^ Il doge Yìtale AI ichidi che la conandava distaccò 
30 galere per impadronirsi di Tra)* 

lia citta di leg^ri venne presi non solo, giac- 
che dopo la distrazione cagions^a dai Saraceni le 
mura non erano state rifabbrica^ 9 e soltanto di pali 
si trovava circondata, ma anch^ da soldati che sorpasp 
savano gli ordini del suprema generale fu in parte 
distrutta e saccheggiata, non perdonando neppure alle 

( 1 ] Forse da questo nome d4 quaiViere veneto ì Turchi la 
sèguito hanno dato a Costaotir'^poli il nooie di StamboL 



LIBBO SESTO. 9 

chiese; poiché essendo venuta nelle loro mani l'arca 
di marmo di s« Cfìoranni Vescovo , e credendo essi di 
trovarvi racchiuso qualche tesoro 9 , f aprirono e ne 
portarono al mare la cassa intema còl santo cadavere. 
Quivi dopo avella rotta volendo togliere al re T anello 
c^e teneva in dito, né potendo estrai^Uelo, uno deglL 
scellerati tagliò la mdno e via portolla. Questa % qoelki 
refiqpa, detta il Braccio del Santo^ che con tanta 
devozione si venera anche oggidì in T^au; ove io 
stesso 9 aggravato nelt' anno 39 della mia vita da 
fortissima malattìa 9 che dopo 6 anni di servizio come 
ufficiale graduato nell' armate imperiali mi tolse all' at» 
tìvitii, nella fiducia' che riposi nell'atto di baciaila, 
devo dichiarare di avere trovato un istantaneo sollievo, 
e la guarigione già disperatissima incominciò a dare 
qualche lusinga. Questo è troppo poco per attribuire il 
mio caso ad un' intercessione del santo; ma quanto 
ove anche non vi sono miracoli, giova la fiduda per 
sollevare il nostro animo sempre agitato dalle idee 
del bene e del male lasciate in suo arbitrio t 

Dopo di questa pace poco sincera, non tralasciò 
Emanuele mezzo alcuno per conciliarsi l'animo degli 
Spalatini, presso'! quali dimorava il governatore col 
tìtolo di duca; giacche Zara era in potere dei Ye- 
neziani, e spandeva l'oro a gran mano sopra tu|ta 
là popolazione in proporzione del numero degl' indi- 
vidui che componevano le singole famiglie. 

I cittadini spedirono ' con alcuni notabili il loro ar- 
civescovo Rainerio in Costantinopoli per sèmpre più 
consolidarsi nella grazia dell' imperatore, che trattò 
gì' inviatì con partìcolare benevolenza. Al suo ritomo lo 
celante prelato ottenne da Rogerio Slavone, duca ddlla 



10 UBBO SESTO. 

IhJmazia » nome dell' imperatore 9 dei cómmisaarii 
imperiali per riconoscere e rivendicare tatti gli osnrpi 
ch'erano stati fiittì dagli Slavi alle terre appartenenti 
alla chiesa; qaindi essendosi personalmente portato 
sulla fiaiccia de' luoghi pel monte Sfossor^ renne dag^ 
Shvi stessi lapidato 9 e qual martire si venera o^di 
sugli altari* 

Ad onta dell' interesse che per la Dalmazia dimo- 
strava il greco monarca 9 sembra che la sua aiptorifii 
fuori di Spalato non fosse bene rassodata; giacche i 
Teaorini ad oggetto di essere indennizzati dello spoglio 
recentemente sofferto per parte* delle ciurme delle venete 
guterC) avevano giurato fedeltà alla repubblica veneta 9 
come M rileva dalla ducale del doge Ziani^ successore 
del Michieli^ colla quale sotto la veneta proteziime 
poneva i beni de* Trauriui 9 ed ordinava che da loro 
non fesse esatta alcuna contribuzione 9 che non venisse 
autorizzata. Intanto gli afaitai|tt di Sebenico sotto la 
condotta di due loro conti Nestro e Poclat avevano 
incominciato a darsi alla pirateria 9 come si rileva da 
■B breve di Alessandro III9 rilasciato in Venezia 
aH* arcivescovo di Spalato ed al vescovo di Trau (Se» 
bilico in allora apparteneva alla diocesi di Trau) 
eoi quale sotto pena di scomunica ed interdetto ordi- 
nava che fossero restituite a Raimondo de Gupella^ 
subdiacono della chiesa romana che da una missione 
appresso il re di Sicilia ritornava in Venezia 9 le carte 
ed i danari che dai suddetti due conti e loro seguaci 
erangli -state violentemente rapite sul mare. Alessaudro 
IH l'anno 1177, onde &ggire alle persecuzioni dek* 
r imperatore Federico Barbarossa portandosi per mare 
a Venezia approdò a Lissa9 ove venne ossequiato 



MBRO SESTO* 11 

didl' arcivescovo di Spalato; ^ da Liwa gioue a Zft- 
ra^ ove fece solenne ingresso montato sopra wi ca- 
vallo bianco, e fa hsteggÌBto cotta piti fervida esoltann 
e venerazione* 




CAPITOLO LXVI. 



Dopo la morie di Emmmrìe Caumenos Beìn re fK 
Ungheria rieupem ìa JMbunMi oeenjpnltf dai Ondj e 
la eUik di Zara, scaeeiato U tettare veaOo ed ìatro^ 
dotlo UH presidio tm^iereie, ritorna soUo il dòndmo 
dd re dVnghenaj ma ^fmndi riprem per aatdto dtd 
VeneU t^iene enmnUXUda* 



D 



opo che i Croati abiUoili deUa Dalnuab perdet- 
tero governo loro proprio 9 le citta litorali esposte 
ai Tarn contrasti sorti tra i Veiieuaiii^ ||^ Unglierì 
e i €rreeÌ9 malgrado ai danni che avevano in qoddie 
occasione soiEerto^ cercarono di nugliorare il proprio 
statO) ed estesero i loro possessi ndl'b<4e e sol con- 
tinente^ att'ombra di quella protezkme che h fiunlit^ 
di piegare dall'una parte o dall'altra secondo le cir<* 
costanze assicurava alle citta medesime ^ attente nel 
procurarsi il godimento delle loro franchigge da quap- 
Innque parte la preponderanza le necessitava di rico- 
noscere il dominio dell'una o ddl'altra potenza* 

Dopo la distruzione di Belgrado 9 dttìi croata 9 la 
perdita dell'isola di Pago e la distruzione del Castel- 



14 STOMA DELLA DAIMAXIA» 

io di Sebemeo, i CSrmti re^nqn riitielli al oontìoe»* 
te saiz'aTere una citta marittima propria^ e molte prin» 
cipati bmig^lie slave dli tratto. 'in butto pasaarona « 
fissarsi nelle citta romane* Qaeste &miglie coi po9« 
sessi che avevano nella terraferma accrebbero i teni* 
torii delle citta tostochè i loro proprietarii divennero 
cittadini delle medesime 9 ed ottennero i diritti che 
avevano saputo conservare (pU anàohi abitanti di Za- 
wtLy che ben presto dopo la distnuiona avariati diveno» 
la la principale ddle città. romane e k acda del go^ 
vematare imperiale, specialmente dopo la disfaruioof 
di Bé%rado, divenne cjtla importante 9 ed il.3ao ver 
scovo dal doge veneto Domenieo BlielieU ottenne la 
donazione di tutte le isole che appartenevano alla 
città suddetta; da questo tempo quindi cercò e^ di 
togliersi alla dipendenza dell' arcivescovo di Spalato 9 
il che definitivamente segui nell' epoca che Spalato 
era sog^tto ad Emanuele e Zara ai Yeneziani, i 
^fnaK non manoaron» per poliiica di . appoggiare la 
ft^tHti defl'aiicivesoovo di Zanu 

Alessandro m aenca depngare ai duritti defl'arcip 
ir«seoto di Spalato, che a lui aveva recato le sue 
doig^anze, confermò tacitamente b concessione .dell' af^ 
'civtteovato di Zar» ottenuta sotto Eugenio III (i)^ THom 
ieonfenti i YencMni di «ver mi arcivescovo in Zara, 
«(ffindiè dalle giurisdizioni «cderiastiehe non naso^»e 

.(1) A quest'epoca stessa col favore dei Veneziani^ ch'erano 
padroni d! Lesina egualmente che di Zara, venne quella chiesa, 
cV era governata da un arciprete detto dall' arcìvesoovp di Spah 
iato, eretta iu vocovato; e perchè il niiovo metropolita di Zaiv 
aresie uà ^uffiiaganeo, e perchè Lesina , Brazza e Lissa, in po- 
tere dei Veneziani , non avessero alcuna dipendenza da Scalato 
die apparteneva alla corona d'Ungheria. 



UBBO ÉGtTO IS 

oecMtonie di {Ireg^ttdiuo per il domiiiio loro^ lo fese» 
ro dal sonmo pontefice sotteniettere alla jfiurisdizto* 
ne ecdesiastìca dd patriarca di Grado. I Zaratini mde 
aoflBrirono questa dipendenza^ e colta T occasione che 
la grande armata navale yenesuana spedita in Grreeia 
contro quell'imperatore venne dalla peatìlenxa qna« 
si distratta, per eni le forze venete non poco si di* 
minnironó, dopo b morte di Lampndio loro arriva* 
scovo non permisero al suo snceessore di ricercare 
b con&rmaiione dal patriarca di Grado; e così da 
Ira disgusto coi Veneti passando all'altro discaeciaro* 
no le truppe ed il rettore veneto Domenico Morosini^ 
e come sotto Goloinano sforzati u sottomisero al re» 
gno di Ungheria, così sotto Bda ID spontaneamenF 
te vi si dedicarono» Dagli atti pubblici di questi tem- 
pi consta che nel 1181 Zara riconoscesse b podestà 
regia di Beb, che venne successivamente estesa a 
' tutte le ritta litoraU, all' isole Brezza e Lesina , al 
paese de' IHarentani, e al principato deHa Cfaidmia 
dal fiume Narenta al canal di Catlaro, non meno 
che alla Bosnb, ove difendendosi quel re dalle ingiuste 
oppressioni di Emanueb aveva precedentemente este» 
so il suo dominio, e del superior comando investito 
il bano Rulino, grande bnto re deUa setta de' Patere- 
ni, che aveva preso sede in quelle contrade, e si era 
propagata in Dalmaria speciaknenfte nelle citta di l^a- 
bto e Traii» 

U cambiamento successo nell'inclinazione degli Za- 
ratini vivamente scosse il governo veneto, che atteso 
le diffieiK circostanze nelle quali si attrovava per le 
perdite sofferte in Grecia non potendo vigorosamen- 
te attaccare la ritta difesa da' cittadini e da un buon 



16 STORIA DELLA DALMAZU. 

* * • 

numera di troppe ungheresi^ si contentò di ^ngastimt^ 
ne il commercio marittimo bloccandone il porto, ed 
impadronendosi deUe isole e scogli soggetti al go- 
verno de' qnali destinarono un loro cittadino che ave- 
va la sua residenza in Kesm, citta posta sull' isola di 
Pago« Per più anni non cessarono . tra gli Ungheri 
ed i . Yeneziani le ostilità , dalle quali venne flagel- 
lata la Dalmazia 9 e che nel 1190 furono riprese 
àùfo un armistizio di due anni* GU Zaratipi u- 
niti agli Ungheri riportarono una compiuta vittmrìn 
al promontorio di Trani (1) per la quale alquanto 
respirarono dal massimo pericolo in cui trovayansi 
esposti; conciossiachè i Yeneti, ben conoscendo l' im- 
portanza della situazione e del porto di Zara per la 
navigazione dell' Adriatico, tutti gli sforzi &cevano per 
ricuperarla. 

1190« 19 mofii post belbmi cum Veneiis tuAUnms 
et post victoriam de Castello in promontorio Troni s. 
ChrisojfonQ gratias effUndentes de, evasione nummi pe^ 
rienlis et coUalione vietoriae. Dalle memorie dd con- 
vento di s» Grisogono riportate nel Lucio al Libelli. 
pag« 141. 

(i) S'ignora oggidì la situazione del promontorio di Tnuiì. 
G>mechè Puntaniica sia conosciuta con questo nome sino dal 
tempo che il doge Pietro Candiano venne in un conflitto coi 
Narentani ucciso , pure la battaglia nata tra gli Ungheri ed i 
Zaratini contro i Veneti , fu data in vicinanza di un castello 
preso dai vincitoi*i ^ che non doveva esser lontano da Zara , e 
forse costruito dai Veneziani sopra la detta Puntamica ^ allora 
chiamata di Trani^ per impedire V ingresso e la sortita dal porto 
di Zara , ciò che aveva messo nelle pii't grandi angustie e nel 
, perìcolo quella citth. 



UBBO Èmto» 17 

i Yeneziani daRe pèrdite Boiferte in pili 
conflitti sangoinMi) e specialmente nella pomata anzi- 
detta 19 maggfio al promontorio di Trani^ e tocchi 
dai sinistri arrenimenti in Terrasanta^ concliinsero co* 
gli Unglieri* nn'altra biennale tregua fino al 1198; 
nel tempo della quale gli Ilngheri procurarono il soc- 
corso de' Pisani 9 rivali del commercio e della fiuna 
de'VenezianL I Pisani infiitti spirata la tregua com- 
parvero in Dalmazia , e s' impadronirono di Pola 
neir Istria* 

Questa diversione tenne occupate le forze de* Ve- 
neziani; i quali benché riuscissero a discacciare dal- 
l'Adriatico i Pisani 9 non osarono attaccare formal- 
mente Zara fino al 12029 nella quaVepoca pur troppo 
ne presero aspra e crudele vendetta servendosi dello 
proprie forze e di quelle de' crociati firancesi* 

Dopo l'esito poco favorevole dell'ultima crociata) 
Innocenzo HI si dedicò tutto a metter di nuovo alle 
prese cogl' infedeli della Palestina i principi cristiani* 

Egli pubblicò una nuova crociata fornita delle piii 
estese grazie spirituali 9 che di un tratto invogliò i 
principi dell' occidente ad acquistarle 9 coli' afiirontare 
tutt' i pericoli della guerra che n' era la condizione* 

Tebaldo conte di Sciampagna e Luigi conte di 
Blois furono tra i primi a prendere la croce 9 e parec- 
chi altri signori 9 specialmente della Picardid) non 
tardarono ad imitarne 1' esempio. Istrutti dei disagi 
sofferti dai crociati ne' viag^ dì terra 9 preferirono 
di passar per mare in Palestina 9 e per quest' oggetto 
si rivolsero ai Veneziani 9 la sola potenza marittima 
a quell'epoca capace di secondare le loro premure* 
I Yeneziani per83tn* scudi d'oro si obbligarono di 
Tom. in. 2 



18 STORU DELLA 0ALMÀZU. 

allesidre rimbarco per SO mBa crociati fCmmendo par 
9 mesi i Tiveri, ed nha flotta di ilO galere che dò» 
Tevano agire di coiiòerto. Da fatte le pard aoeorscaro 
In folla k getitì a Ténezia^ i loro condottieri però a 
grave stento poterono rinnire la meta ddla somnui 
pattnita per l'imbarco 9 ed il doge yeneto cog^ieiMb 
l'opportonifli di questa mancanza 9 Tifiatò Timliaree 
sé non aderivano i crociati a secondarlo nel ridane 
sotto la dipendenza veneta la citta di Zara^ daJDb 
qoale sosteneva si fosse colla ribellione sottratta* U al» 
tematìva era difficilissima 9 pesante il perdere ^ lA* 
lori e le indulgenze^ molestissima l'attaccare eMt 
armi sante una cittk cristiana presidiata ddle armi cK 
nn re aderente alla crodata* Ad onta di tutte le op- 
posizióni fiitte dagl' incaricati del sommo ponteflee per 
fSur cadere la proposizione de' Yenetiànij i cavalieri 
'francesi promisero di secondare il dis^;no dd d<^ 
veneto» 

Li 8 ottobre 1202 sciolse dai veneti Udi la floCbs 
ed appena arrivata in Dalmazia cinse di stretto asse» 
dio per inare e per terra la citta di Zara* Blln 
era a quel tempo uno de* luogbi meglio fortificati^ 
le mura cbe la circondavano altissime^ difesa da' cit- 
tadini tutto ardore, e da una scelta guarnigione ìm- 
'gberese* 

La resistenza cbe oppose ai Veneti era d^fna d^ 
gli uni e degli altri; le forze però ddle quali era at- 
taccata erano immense, e la sua per£ta inevilabQe; 
mentre per le circostanze in cui si attrovava allora il 
regno d' Ungheria non poteva esser soccorsa da mi' 
armata, che misurarsi potesse con quella che l'asse- 
diava* Le dissensioni nate tra i cavalieri della crodata, 



UBEO USTO. Ad 

alcuni AA qnali sentivaiiD Tingiiutiua di spetto a^ 
teeco^y accelerarono la raa caduta* Il d<^ Enrico 
Dandolo che se ne arride^ perorati i caTalieri fran« 
cesi u quali rammento F impegno amnnto, li deciae 
^ secondarfo in nn assalto generale che diede alIa[^aEia; 
dessa "venne presa colle armi alla mano 9 fiurono frOi» 
.ddati quelli dbenon poterono colla fuga o ne' tempii sal« 
.▼am; poscia Tenne saccheggiata e distrutta ad eccezione 
.-dalle ch^esB dhe furono risparmiate. Una vendetta siterà 
jnbilfe Tenne dai Tenesiani palliata colla solita taccia 
jdi pirateria^ imposta alle popolazioni deUe rive dell' A* 
adriatico che ne contrastavano ad essi il dominio» Sopra 
.questo ftitO) che specialmente commosse a quei tempi la 
isorle del pontefice^ il giudizio dei posteri. non può 
ingamiarsi^ e la condotta del doge veneto da qnalun* 
que lato yogUa considerarsi apparisce tatt' altro che 
fondata sopra i principii d'una guerra giusta e leale» 
Sverno Tarmata de' crociati vicino a Zara^ e le vi« 
.uende successe alla corte di Costantinopoli tra i due 
.fipftelli Alessio ed Isacco^ dopo essere stata distratta 
.la guerra della Palestina contro g^' infedeli coli' assedio 
A Zara^ in primavera trassero Tarmata de'crociati sotto 
;le mura di Costantinopoli a danni di quell'impero» I 
profngHii di Zara^ che a Nona ed in altre parti so^ 
il dominio del re d' Ungheria si erano ricoverati 9 do- 
po r allonf anamqtf o della flotta veneta non tardarono 
. di occupare la distrutta loro patria , ed in meno A 
tre anni riuschrano ad innalzare le atterrate abit»« 
. zioni j ed animati da quel rancore^ che disastro con 
..grande doveva in loro eccitale 9 si davano con pie» 
. ciole barche armate a cagionare ai Yeneziani per mare 
tutto il danno p98sibile; motivo per cui si trova- 



20 STORIA DBLLA DALMAZIA. 

rono astretti i Ycneziani stessi di &bbrica^e nell'iso- 
la opposta a Zara il castello Sanmichele per osser- 
vare i loro movimenti ed impedirli* 

Bernardo arcivescovo di Spalato , che motto fiiTore 
godeva appresso la corte d'Ungheria essendo stato 
maestro del defunto Enrico figlio di Bela III, col 
danaro ricavato dal tesoro reale che in custodia ai 
trovava presso i templari di .Yrana, pattuì coi Gaé» 
iiìaì a prò degli Zaratini un soccorso di dieci galere; 
quindi' gli Zaratini uniti a loro attaccarono il suddetto 
castellò, e passati a fil di spada i soldati che Io guer- 
nivano, lo distrussero» Allora sotto la direzione di 
Domuàldo, personaggio a ttaccato alla corte di Unghe- 
ria, che coi titolo di conte governava Zara, Sebeni* 
co, Trau e Spalato, si applicarono alla ristauradone 
delle miìra della città, ed alla riparazione delle gravi 
perdite che avevano sofferto. 

Lo stato però di una lotta continua coi Teneziani 
potendo nuovamente mettere in pericolo la loro esi- 
stenza, cercarono di rappacificarsi coi medesimi, che 
occupati ne* grandi affari di Costantinopoli e viva- 
mente sollecitati dal sommo pontefice, aderirono a 
restituire agli Zaratini le isole di loro appartenenata ; 
e contenti di poter destinare in qualità di rettore un 
loro concittadino, del lieve tributo di alquante pelli 
di coniglio e del canto delle laucK nelle prindpatt 
fesdvìtk della chiesa, piii sotto titolo di protezione 
che di assoluto dominio , accolsero gli Zaratini coi ri- 
guardi della dolcezza e della benevolenza* L' interesse 
che aveva dimostrato T arcivescovo di Spalato per ^ 
Zaratini, non isfogg) però al risentimento dei Tene- 
zianu ÌHell'bola Urania, t^gidì Yragnicza, virino n 



UBBO SESTO. 21 

SaloBa^ l^ossedeva e^ un delizioso ilabilimeoto di 
campagna* Le galere venete indifeso lo sorpresero e 
lo distrussercr 9 e sopra le sue rovine non si alzano 
oj^ridì dbe pochi tugurii di pescatori e contadini* 




CAPITOLO LXVIE 



De'prinàpU di pirateria degli JtbmsMsu, 



A 



ndrea fratello di Emerico re dUng^heria, nel tem- 
po che come daca g^overaava la Dalmazia e la Groa« 
kià) aveva &tto fortificare Almìssa^ cpial ponto del 
continente da cui poteva tenere in soggezione le isole 
Brazza e Lesina* Nellf guerra che gU IJngheri so» 
stimerò contro i Veneziani per la difesa di Zara^ 
die nel 1202 finì colla distruzione di questa, gli Almis-^ 
sani come corsali autorizzati dal governo , coli' infe* 
stare i possessi marittimi de' Teneti e la loro na« 
vigazione, avevano prestato un' op^a utilissima alle 
operazioni di guerra che gli Ungheri sostenevano^ e 
nel 1207 Almtssa ottenne da Andrea, già re d'Un- 
gheria, tutte le immunità e privilegi che godevano le 
altre citta della Dalmazia* 

Meli' anno 121 7 bramoso Andrea di adempiere al voto 
che fisitto aveva Bela suo padre, prese le insegne dei 
crociati, si determinò di passare in I^alestìna, ed il 
porto di Spalato fu destinato per il punto di riunio« 
ne di tutt' i navigli, che da Venezia , Ancona e Zara 



24 ÉtOBIA DELLA DALMAZIA. 

eraai procarata per V imbarco ddle truppe^ che a 
questa spedizione a^eva divisato -di condurre (!)• 

Quantunque per la pacificazione coi Yeneti trao«> 
quilla da fazioni di guerra si attrovasse la Dalmazia, 
pure i corsaU almissan^ che in tempo di ^raeira au^ 
torizzati dal g^overno si erano prevalsi della loro si- 
tuazione e delle loro forze^ non vollero abbandonare 
il mestiere che avevano intrapreso; ed ovunque oc» 
casione di bottino si offrisse per terra o per mare, 
non risparmiarono Yeneti^ Dalmati 9 Croati e Serbli, 
fiivoriti nelle loro operazioni dalla lontananza della 
flotta veneta, che per più anni dovette rimanere nel- 
l'Arcipelago a motivo delle fi?equenti ribellioni del* 
l'isola di Gandia allora soggetta ai Yeneziani» 

Malduco capo della tribù dei Kadcich, famiglia a. 
quel tempo per ricchezze e per moltiplicita di cogna- 
zioni la pili potente, e quasi sovrana nelle montagne 
di Poglicza e del Primorje, fu il principal capo e 
direttore dell'escursioni terrestri e marittime degli Ai- 
mis3a|ii; e nell'archivio del capitolo di Spalato de* 



(1) A qae8t' epoca dof evano esistere ancora le stracle carreggia* 
bili in Dalmazia ^ giacchi Tomaso Arcidiacono , che dà relario* 
ne di questo passaggio del re Andrea , riferisce che prima del 
soo arrivo giunse tal quantità di armi e di vettovaglie sopra 
carri e cavalli da soma , che tutt' i contorni della città ne fu-* 
rono ripieni, 

Praemisit autem omnem apparafum armorum et escarum 
in muhitudine curruurn et Jumentorum , qui ^enientes re« 
pleverunt omnia per circuttum civitatis* Capitolo XXVL 

Questa strada i probabile che fosse quella stessa che da Sa- 
Iona conduceva a Siscia ^ e passava certamente per Biìiacz , og- 
gidì nella Croazia turca } giacché LodoTÌco quando po8terìormen<* 
te venne in Dalmazia , due volte si fermò m Biacn per riunirò 
r esercito. 



LIBRO é£8TO« Stf* 

¥* esistere un ordine di Andrea re d'Unglierta, ctA 
quale minacriando di severo g^sti^o onfinavagli • a 
Bf aidnco di desistere dai latrocinii in ZemoTniza e 
nelle due isole di mare (!)• 

Ad onta dell'ordine e delle minacce qualche fem«^ 
pò dopo i Kaddch non poterono astenersi * dal teli* 
dere insidie ad un legato del sommo pontefice, né 
daHo spogliare i pellegrini che per ridursi in Pale* 
stina viaggiavano l'Adriatico; motivi per i quali gra- 
vemente irritato il pontefice, col mezzo di Acconcia 
suo legato nel 1221 spedito in Spalato colla profii- 
sione delle indulgenze, fece sorgere in armi per mare 
e per terra i Croati ed i Dalmati. Gik prima' del sua 
arrivo le citta di Spalato, Traii e Sebenico^ piii del» 
le altre esposte alle offese degli Ahnissani, .si erana 
unite in lega per resistere alla loro prepotenza; fiirono 
indi perseguitati in tal guisa i corsari, che vennero 
costretti ad implorare la demenza del legato, il quale 
accordò loro il perdono alla condizione di abbrudare 
le barche di corso, e dietro un giuramento che non 
offenderebbero in avvenire i cristianL 

La pietà usata dal legato in questa occasione di« 
mostra la bontà del suo cupre, e la condotta tenuta 
dagli Almissani alquanti anni dopo, subito che ripi« 
gUar poterono la primiera occupazione, fe vedere che 



(i) Andreas rex Hung. Malduco duci Kachetorum totir 

ifue suae cognationi jubet, quod a latrociniis in insulis dua^- 

but maritimiSf et Zernovnicza se abstineat, piratas et Pof- 

tarinas ejiciat, aliter cum robore regni ^ et Jiliis duobus 

Seta et Colomano in persona casiigabiu In Parlati Tom. Ili 



29 ÉTOBU WMJUi DALHAZU. 

i gtorMieiiti i pili Meri nom^ per Io piii ioeapaci di 
fiur perdere le inteferate ilMtadmi (!)• 
* GontenponnieeiiieiM» a qoeste Tieend^ della pro- 
ìrineiay san Franeeaco celebre fiindatore deli* ordine 
de'flfBI* 00«y diretto da Ten^zia BOgn jaa naTig^o 
mercandle per U Siri% approdò alle rive di Zara«La 
eoa maniera di vivere riav^^ la divozione nei mer- 
cadanti e marinari compari dd ano viaggiO) ed il 
ano arrivo venne annunziato, in quella citta oon tatti 
gli elogi alla pnrita de' suoi costami* L' abbadeasa 
dd fiMmaatero delle beqedettine di afin Nicolò da 
qnalelie anno gravemente inferma) all' intercessione di 
questo pio uomo eltribuì up ^ pronto iristd>ilimento 
di salute t ed ottenuta diiOe monache l|i concessione 
di una porzione del Iwo orto e casa^ coU' assenso 



(i) Difiitti podii anni appresso gli Almissani si resem 
eosi formidabili agF isolani di Brazsa , Solfa e Lesina , dio 
Gargano rettore di Spabto dorette accorrere oon mia Sona £ 
mille dngento oomiai , per Cbenre qnest' isole da an* oppresn^ 
ne la più rapace e disamana. In quest'occasione lasdò egli un 
prendio di So nomini suIF isola Brazza , e nell'anno ii4o Ten- 
nero gli Almissam col conte Ossor figlio di Maldoco alla testa, 
Jopo di aver derubato Scita, per oommettere i medesimi ecoestt 
fluir isola Brazza , mente carando il debole presidio che per la 
grande loro superiorità credevano ^dovesse starsi tranquillo. 

SteCmo capo dei 5 a Spalatini inspirò peri in loro tal fervo- 
re e coragrio , che non dubitarono di attaccare oon tutto V im* 
peto gli Aunissani, i quali colpiti dal timore si diedero allafiiga^ 
ed il conte Ossor e Pribislavo suo fratello neU'atto che volevano 
«adagnare le navi , furono latti prigionieri , e non ric up er ar ono 
u libata j se non dopo la oonsq|;na delle barche armate e d^li 
tMtaggi, e dopo di avere giurato di astenersi in avvemre da qua- 
lunque roberia e rapina, tanto a danno degli Spalatini quanto 
degl Isolani e di qualunque altra nazione. Tomaso ArcUUacong 

Cap. xxxn. 



UBflO «EfTO* %f 

déll'arciveieoTO € dei . ratfori dUa cittii ditdt piiiii< 
àpio al moBiilero dei frati ndoMi^ oggi eWaiito 
ài B. Franoeacò» Ajiclie il oota^into HVmmiSÈf qMUo 
die ha eiMilo a Tnk faori della ótlÉk ia tenafrnna» 
qnelb di s# Franoeaoo iiel borgo di Spalato tette* 
erfalento^ ed uno pfeeao éi Ragusa nel borgo Pile dio 
in tempO'di gaenra yemie poi diatrlitto) aeidbra dbe 
dal eaato «uddelto abbiano rieenrio pfineipio neleorè^ 
dd eoo ytÈgfjLoj ]^ la A cni proeécteione ftMirono 
i Ràgiud tatto r òe e ot trf o loi 

La puridi delle iatitozioni di fan Franeeem andè 
eoi progfMM dèi tempo in qnaU» deeadenza» Qne^ 
ét'aomo loiKOy abbietto e di nn home A edebre^ven^ 
ne personalmenfe osservato in Bologna Tanno ISSI 
da nn nostro patriotta ano eontempetaneo^ eloè da 
Tomaso Arcidiacono; e Telerò semplice 9 yeritiero^ 
genidnoy cV^K ne tesse, deve fiord conoscete che in 
tatt' i tempi la previdenza die veglia ai destini Aeffi 
nomini, né fii soi^fere di qndli che sanno indicare le 
tracce, colle qodi il loro simile posto nd Kmiti ddfe 
sne attribndoni pnb calcolare h.sna dignitli, i snoi 
doveri jetso nn creatore e tanti esseri a Ini snperìo* 
ri, e così chiamarsi contento* 

# 

Eodem mmOjeoAKmeTomsaomdieAsnmiptianùDei 
genUrieU eum tiUm tUnùndae in itudiis (1) vidism^ 
ebtm Fnmeiseum praeUtantem m pìatm mde p/MU» 
mm p daHì t ms M tota pene €ÌvUa$ eamfenerat^ fidi 



(1) Tomaio ArdiìdiaoDDo è naia iti St>alato nel laoa^e^piftn 
49 fide san Franoetco era ddl'età di anni ai. 



28 STORU DELLA DALMAZIA^ 

mUem exùrdium sentumis efu$^ an^^ h^mines^ dme^ 
uume$9 JRe hi$ enùn trSbus spiritihu ratìatuàUAus itm 
hme et diserete praposmt^ ut mtdtU UttetmtUs fw a» 
Jerant^ fieret admùratìani non madieae eenno Iwmùne 
uKotoe; nee tamen ^p«e modimn fnediem^tie temdts eed 
fiMM eandonmUnis. Tota vero tpoiéormn gm dUenr^ 
tdml materies ad extìnguendos uMmJctfMj etpaeUfo^ 
dern refimnandtu Sordidus eroi héAitusj persona eon- 
témptihiUsj et fimes indeeora, eed. tamm^\Ikfu verK$ 
Wius eontttUt effieatiom^ ut nudiae tribm noUUumjim^ 
ter qua» antàquanum iabnieiliarum furor ùnmamss muU 
fa sanguini» effusione fuersA debaedmtus ad pam eM« 
stlnciii reduopreniwr^ Erga ipsmn vero tam magna eroi 
reverentia hominwn et devotio^ ut viri et inutieres o»* 
tervatim satagerenl vel fimhriam tangere^ vel aUguid de 
pannulis ejus uuferre» 

Che bella predicii^ e cb' effetto maravigflioso non ^ 
mai qaeatot 






CAPITOLO LXTni. 






u, 



na goerira enidelisBima ed ina^ttata ranno 1240 
venne a turbare gli stati dell* Ihig^ieria* I Tartari^* 
nazione ^rocissiflia 9 diaceai dalle montagne dell' Indie^ 
occupata la Sdzia da loro' detta Tartaria^ inTaaero 
la Russia e la Polonia. I passi dì questa nazione 
erano tracciati dal sangue 9 dagl' incendii e dalla 
desolazione* Bela TV inteso il loro aT^cìnamento si 
risolvette di portarsi noli* estremità del suo r^fno ai 
Carpati 9 dove con ismisuratì alberi incrociati fece cbiii- 
dere tutte le strade di que' monti per le quali potè- 
yansi introdurre nel suo regno* Confidato nelle forze 
cbe aveva 9 e nelle misure di precauzione prese nelle 
gole de' monti 9 si trovò poi deluso neDe sue speran- 
ze e nella sua sicurezza* I Tartari 9 preceduti da quap 
ranta mila uomini incaricati . di aprire le skrade al- 
r esercito che li seguiva 9 fiidlmente superarono ^ 
ostacoli a loro opposti nei Carpati 9 dimodoché Bda9 
raccolte in gran numero le forze del regno appresso 



so 8T01IU PELLA DALMAZIA^ 

Strigonia,, appena gimise nei eontomi di Pnat^ die 
i Tartari si troYarona in poibdone £ attaccala* 

La ' prima battage che se^fm fa fiitaliaaima agfi 
Uni^hari; periron molti vescovi e conti dd rqfno^ e 
Veserpito nn^ereae, die aveva lasdato tolto fl ba« 
spaglio sol campo di Imttaj^^ venne inaegmto viva!» 
niente nella fnga^ e senza quasi oppowone fioi dd 
tolto annientato* Presa^ di nna disgrazia A frtafe 
aveva Bela prima d' incontrare i Tartari spedita in 
Dalmazia Maria ana moglie 9 figlia ddl' in^eratore lii* 
scariy con tutta la fimiiglia reale e ed tesori; ed 
avendo rifintato essa per malevole snggpestioni dd 
nemid di Spalato di accettare per ano soggiOTno 
questa dttà^ d ritirò ndl' inespugnabile a qnd tem- 
foJfoitasza di esista, preveduta di tatto il bisognep^ 
fvde onde sostenere .un lungo assedio» 

Bda ai ritirò dopo la^sconfitia . in Axistris.9 Crposcin 
«venne in ^Zagàbria ;. intanto i Tartari^ . mwoinettenda 
un knr talento per tatto T inverno il «paese. OMupato d 
rdi b idei ^Danabio, d idbbandi^naaano ad eccesd di 
femddtii'le più inandife^ die superammo tatto dò die 
^i piìi'fisroce ed mumano. hanno gli nenmuy commesso 
*anlla terra a danno deg^ altri noimni nnUa . curando 
4e '-spoglie ed il bottino,, ma nd solo sparg^ento del 
^sangue trovando diletto» 

Ndle dttke nd villi^fgi die occuparono) 
*ff vecchi) le donne eà ifipetolli c^ non potevano 
•fii^pae^ve fogliatili delle loro vesti fiicevan|^ ucddere 
*dd carnefid) fiicendo ad ognuno alzare il bracdo ri- 
nistro, e legermente poi con uno stile trapassare U 
roaore. 

Le donne taifiare , pur esse armate come gii uo« 



■«• 



w-\; I M • 



UBBO SESTO» 5Ì 

miniy eserdtevano contro il proprio sesto tallo, il fii^ 
rore^ e le piit befle erano pik otràdameste toraieai" 
tate; le tsBers creatnrey dai fig^ di qoesti mostri 
battute sol capo con Imcdiette di legno rerde nnits 
insieme 9 fiiceransi perirot Qoel fimeinllo tartaro che 
▼ibraya il miglior colpo^ oyrero ebe di nn solo fim^* 
dente nccideva nn pargoletto nngberese^ fira le risa 
de* genitori e degli astanti riceveva applausi al sno 
valore; e scene di orrori così inaudite formavano il 
passatempo piìi aggradevole^ il piacere di si sfirenata 
moltitudine di assassiniè 

Pfel prindpio del mese di febbraio dell'anno 1241 
Gaidnno condottiero de' Tartari si mosse coli' esercito 
per insegnire il re cbe in Zagabria trovavasi* Buda 
e Strigonia vennero incendiate dopo cbe fiirono pasti 
sati a fil di spada 'tutti gli abitsati* La marcia di 
Caiduno non venne più Yttardatadà alcun ostacolo 9 
-giaccbè gli Ungheri prima del sno avvicinarsi abban«* 
'donavano le citò ed i villi^;gi, ritirandosi nei boscU 
e ndle eminense le più inacessibili 9 e riuscendo fiiF 
cfle ai Tartari ancbe il passarlo sopra i fiumi cbe 
erano ^ soverduo freddo diacciati* 

Prima die i Tartari arrivassero al Dravo^ fl re 
col fiore della nd)ilta ungherese e con una moltitu- 
dine di popolazione cbe lo seguiva si diresse da Za^- 
gabrià verso Spalato* 

' Federico e Bartolomeo Frangipani j signori dell' ii» 
sola di Teglia 9 si fecero «n dovere d' incontrarlo nel 
Suo viaggio 9 olEirurongli le ricche loro suppellettili « 
più di 20 mila n^arcbe d' aigentoy e l'aGeompagnarono 
a Spalato* 

Gaiduno unicamente intento ad inseguirlo 9 di« 



38 6T0IUrA DELLA. DAIJIAZU. 

struggendo ed abbruciando, a deatra ed a ainistru 
della strada che batteva 9 senza occuparsi né di spo- 
g^e ne di Inoglii discosti dal suo cammino ^ arrivato 
con una celerità incredHbfle in Groam ^ ed inteso che 
il re si era di già rifugiato .nelle citta poste al mare^ 
diede alquanto di riposo al suo esercito ^ ^ gli con^ 
cedette il tartaro divertimento di far ti^iare la testa 
ad una moltitudine di uomini^ dpnne^ fiuiciulli e zi- 
telle prigionieru 

L' esercito ne accoglieva i gemiti ed i . pianti col 
riso, e col tracannare il vino d'Ungheria ne'cranU 
degU Ungheresi. 

Tenne Bela TV accolto in Spalato con tutte le 
dimostrazioni dovute al suo grado 9 e ad una disgra- 
zia sì grande* Tale era il numero delle fioniglie, la 
maggior parte di grado elevato che lo seguirono, che 
i cittadini quantunque avessero abbandonate le proprie 
case per dar ricetto ad ospiti di tanta considerazione , 
pure molte matrone ungherési negli atrii delle chiese , 
nelle piazze e nelle strade dovettero nel modo ch'erg 
possibile allocare* Sembrando pero al re Spalato 
men forte di Tran, all'avvicinarsi dei Tartari. colU 
Simiglia e coi tesori si ritirò in quest'ultima, ove 
teneva dei navigU per imbarcarsi occorrendo. 

Discesi i Tartari in Dalmazia assediarono tosta 
Glissa, dove credevano si attrovasse il perseguitato 
sovrano» I Imro tentativi di prenderla per assalto fu« 
rono dal valore della guarnigione respinti ; .ed avendo 
Gaiduno inteso che Bela era in Traii, da una por- 
zione dell' armata fece attaccare Spalato che pure vi- 
gorosamente si difese, ed egli stesso col rimanente 
pertossi sotto Traii* . 



LBEO SESTO. 33 

. Aveaào rioonMòiiito che il Smm scavata d' intorao 
alla città per separarla dal continente , per la sua prò* 
fimdltk non poteva easare ipiadato dalla cavaDeria,' tentò 
col mezzo di promease e di 'minacce di guadagnare 1 
dUndhii di Trae onde" gli conaegnaasero il rè^ che 
ittlanto eaaai ritirato aopra nno scoglio dae miglia 
lontano dalla citta che da questa drcostansa ricévette 
3 nome di Kragìievaz, ossia scoglio del re^ che tut- 
tora conserva. I Traurini^ pronti di perdete é vita 
ed averi ^ piuttostochè commettere un tradimento 9 nep« 
pur risposta di sorte diedero alle intimazioni del feroce 
Tartaro^ dhe per mancanza di provigioni e di foraggi 
per i cavalfi venne obbligato di lasciare la Dalmazia, 
e per la strada . di Sebenico e Rnin andò in BoNsia 
ed in Servia dividendo V annata in due colonne 9 una 
delle quali strada fiicendo abbruciò la citta di Gatta» 
ro e passò a fil di spada tutti gli abitanti^ di Snicza 
ediDrivasto. Le due di visioni^ condotte Tuna daCai- 
dano e T altro da Balh suo fratello 9 si riunirono in 
Bulgaria 9 e dòpo sette anni ritornate in .Asia^ e scac»^ 
ciati i Turchi dalb Persia, cola stabilirono il loro 
regno. 

Gol re era venuto a Tran Guglielmo 9 figlio di Bal- 
dovino imperatore latino di Costantinopoli e di Mar- 
gherita figlia di Bela III, al quale era stata destinala in 
isposa Margherita figlia di Bela IT. Questo giovine 
principe per i patimenti sofferti nel viaggio mori in 
Traìi il giorno 20 aprile, e fu sepolto nella cluesa 
cattedrale sotto il pulpito, ove la sua tomba conser- 
vasi tuttora. Pochi mesi dopo mori a Glissa la desti- 
natagli sposa Margherita, ed anche Gaterina sua sorella) 
ed ambedue furono trasferite a Spalato e sepolte in 
Tom. tu. 3 



V 



S4 STOMA 0ÉLLÀ DAMIIAXIA* 

un' area di marmo aopra la porta magfgiitre 4dBa 
ehieaa di a# Doimò* 

Nel tempo di sì gravi arrenimenti Bon .pétendo 
£ara tollerare il dominio de' Veneziani ^ nnovamenfa 
discaeciò il rettore ed fl presidio Teneto 
sotto il dominio della corona dMIngheriat H 
Dionigi venne spedito per govemarla; i Yoneattna 
però non tardarono a riprenderla nel I243| e gli 
Zaratini dovettero assog^tarsi alle condizioni imposte 
dalla repubblica per conservare stabilmente \ alto do« 
minio della rittìi; cioè restare soggetti all'arbitrio di 
un conte e di due consiglieri^ tollerare un forte pre« 
sidiOy e spedire a Venezia appiè del trono ducale 
cento cittadim ^ q[uindici de' quali . trascélti ddle. j^ 
cospicue Ctfniglie dovettero .fissar domiciliò in queUn 
capitale» 




« 



CAPITOLO IXìTLi 



DMé eoie iueieéi$te in IMinauM d^pù Vin»amùne 
dei Tarimi fimo «( lernune del regno di iJàUelnù li- 
re d'Ungheria^ 



L 



le iimeneàóni nate tra i %K di Beb III, Bmeri- 
(^ re d* Ungheria, ed Andrea duca detta Ddfanaaia e 
Croazia, scoppiate in aperta guerra; T allontanamenhr 
da'snoi atati di Andrea, dopo che ascesa al trono, 
per la spedizione di Terrasaota; T invasione de'Tar* 
ta«i sotto Bela IV; la partenza in fine dall' Adriatico 
deOe principali forze de' Yiniziani impiegate in Grecb,. 
diedero occasione alle cittìi di Sebenico, Traìi eSp»* 
lato di formarsi in picciole repubbUche quasi indipaofi* 
denti, di arrogarsi il diritto di contrarre aUeanae, e 
di fiir la guerra e là pace^ 

Bela m, Bmerico, Andrea e Beb lY, non ave- 
▼ano Aitto cbe ampliare le concessioni ed i pririlegt 
di queste eittìi, che dai tempi di Gresimiro Pietro 
sotto i re nazionali e di Golomano Y IJi^hero aveano 
saputo procacciarsi* 

Fra le altre concessioni i Traurini aTcrano ottenuto 
il villaggio di Ostroch, posto ai confini del tirsitorio 
di Spalato^ 



36 STOaU DELLA DALMAZIA. 

I cittadini di Spalato si trovarono offesi da questa 
concessione^ nnperciocché pretendevano qnel villano 
siccome posto nel loro territorio; quindi prese le armi 
si accinsero a sostenere colla forza la loro pretesa» 
Tenuti perciò alle mani nel 1244^ giorno del giove- 
dì grasso, coi Traurini, rimasero sconfitti* 

La seconda battaglia ebbe luogo il • ^ovedì' dòpo 
pasqua 9 ^fualmente con la pèggio degli' S|^al«tiai ; e 
la terza con la strage e prigionia di molti di lora 
nel giovedì fra l'ottava delle pentecoste. Quest'ultima 
più disastrosa delle altre per gli Spalatini c<Mronò t 
successi dei Traurini in questa lotta fira due cittìi si 
vicine, e che per tante ragioni in luogo di guerreg^ 
fptaee avrebbero dovuto restare sempre unite fra loro. 

Non potendo i cittadini di Spalato cotte proprie 
forze ottenere il possesso di Ostroch, si rivolseao a 
Ntnostavo, bano della Bosnia, ch'elessero in rettore 
della loro citta* Venne Ninoslavo in Spakto àcoom*- 
pugnalo da molti e scelti guerrièri, ed unitosi ai cit- 
tadini portossi nella cankpagua di Trae, ove per duo 
settimane intiere die il guasto alle proprietà de'Trav» 
rini cdBo sradicare le vigne, abbattere gli alberi e 
devastare i coltivati* 

Dopo questa barbara campagna ritornò il bano in 
Bossina, avendo lasdato rettore di Spalato Rizurdo 
suo cognato; allora i Trauriiii portarono le loro do- 
glianze a Bela IV, che ordinò a Dionisio bsno di 
Slavonia e di Dalmazia di gastigare gli Spalatini, ed 
al conte Gotromano di gastigare ilbaùo di Bossina* 
Venne quindi Dionisio con poderosa malao di Un- 
ghèri,. Dalmati e Slavi, ed unitosi ai IVanrini Éttae« 
co in luglio dell'anno 1244 la citta di Spalato* 



Ubao 9esT0# 57 

Una -^lischia acerrÌAia, ebbe luogo nel sobborgo 9 
fiiroao in dita respìnti gli abitanti^ veniie dato fuoco 
alle caae^ cinquanta delle quali furono divorate dalle 
fiamme* In queste circostanze gli Sppdatini trattarono 
di i^ice^ e la ottennero col lasciare il possesso del vil- 
laggio contrastato ai Traurini^ col pagare 600 mac- 
che di argento, al regio erario^ e col dare in ostag- 
gio sei giovani della loro primaria nobiltà* 

Onde poi cattivarsi la benevolenza del re^ elessero 
ffi. Spalatini ip loro arcivescovo Ugrino^ di una del- 
le pili Ulustri e vecchie famiglie di Ungheria / nipote 
del celebre Ugrino. arcivescovo .di CioloczS) morto 
nella sconfitta dell'esercito ungherese operata dai Tar^ 
tari* In riflesso a questo prelato donò in perpetuo 
Bela ) . con suo diploma segnato in ottobre dell' anno 
1244^ all'arcivescovo ed alla chiesa di Spalate tutto 
il territorio della zupania di Cettina* 
. yiyamente commosso Bela lY daUe animosità esi» 
stenti fra due citta suddite del suo regno^ nell'anno 
1245. si porto in Dalmazia per dare assetto alle 
co#e pubbliche di questa porzione de' suoi stati, tenne 
i comizii in Yrana presso i Templari dove ricevette 
le 600 marche di argento 9 nelle quali erano stati 
multati gli Spalatini^ rimise i loro ostaggi, e fece la- 
sciare in liberta i prigionieri eh' erano stati fatti du« 
rapte la guerra coi Traurlni* 

L'arcivescovo IJgrino, investito dal re della dignità 
anche di conte di Spalato, con numeroso sèguito fe- 
ce il suo ingresso alla sede; e nel breve spazio del 
suo pontificato ebbe la compiacenza dì vedere eretto 
il convento de' Dominicani, per la fabbrica del quale 



3d STORIA 0f:LLA DALMAZIA. 

•ecordò non éolo il terreno 9 ma anche là àuà pro«- 
tezione) e gii aiuti neccMariu 

té anno 1251 Bela IV niiovainente Tcnna in 
Dalmaua^ e fece preparare i sooi allog^fiMienti BOtf^ 
to la tende appresso Sampietro di Globne^ dove 
ora 8or|^ Gaatelnaoto anlla riviera delle caateDa^ 
ed hawi la chieda parrocchiale pni« detta di san 
Pietro 9 una d^e più belle e ricche della Dal* 
matta* Quivi egli tenne i comizii generali di questo 
regno, ed amministrò per piii giwni la ^ustìzia alle 
popolazioni^ che da tutte le parti accorrevano al so- 
vrano per ottenerla* Montata un giorno ' una galera 
realmente jeorredata entrò nel porto di Spalato, e 
vestito deUe insegne reali e seguito da una corte 
fiumerosissima fece il solenne suo. ingresso in questa 
città, neDa quale si fermò una notte ed un giorno 
alloggiando nel palazzo £ Nicolò Doimi (i) uno dei 
|Nrincipall cittadini» Trattò gli Spalatìni con la mas- 
liima aflBibilitii e benevolenza , nobilmente soltanto 
rimproverandoli di avere scelto in arcivescovo, dopo 
'la morte di Ugrino, Rogerio, forestiero nativo del 
regno di INapoli; fecesi poi dai laici con giuramento 
promettere , che in avvenire simil cosa commessa non 
avrebbero* Nel tempo della sua dimora appresso Sam« 
pietro di Globue non omisero i cittadini di Spalato 
di oOSrire al re i possibili divertimenti, locchè pur 
fecero i Traurini; memore Bela della fedeltà Ai 



(1} la Spalato ora non esiste alcuna famiglia Doìnii. In I^t* 
M ppr& ve ne ba una derivata da quella di Sualato^ ed è una 
MU ottime, benettanti 9 eifìli di questa pro?incia. 



UBRO auto. 9$ 

^oéfti fvnq di lui dimostnrta nell' o^casìoa» dia in* 
fqjfoita dai Tartari arasi presso di loro ritirato, .aa« 
mento il territorio di Traìi colla donaaione della terra 
di Bristiviaza cke aj>parteneva al reale domiaioè 
. MeU'aiuio 1264 avendo BeU IV a Stefano ano 
fi^o concesso il titolo e le prai>gative di duca detta 
Palnuaia e f^oazia, lo apedì con la reggina Slaria sna 
consorte in Dalmazia con poderoso esercito , eomposto 
di Ungheria ^vi e Gnmani, onde con solenne pom- 
pa e magni0cenza entrasse in possesso di questi stati^ 
ed il |riaramen|)9 fiocTCSse di fedeltà dai Dalmati a 
dai Croati* l^a solennità ebbe luogo in Knin ; e men- 
tre la rj^ina e ano %iio si trovavano in quel castel- 
lo, .alcuni detta guarnigione di GUasa, essendo discesi 
in Salona al teinpo dette messi, in varii luoghi si 
fecero lecito di derubare le biade appartenenti agli 
Spalatini* Alla vojoe 4J questo fatto, molta gioventii 
spalatina | senza il consenso dei magistrati detta città , 
si portò sid loQgo, e venuta a rissa cogli fjngheri , 
due della |;uarnigpone restaro^ uccisi* AJl' annunzio 
di questo ca^o la regina gravemente irritata piosse 
tosto coptro 'Spalato con lutto ji^ esercito, che accam- 
po solito ClisiMu Gli Spa^a^oi cercarono di scusare il 
fatto nelle migliori fornuf possibiU, esibendo atta ade* 
gnata regina ogi^i mwera di soddisfezione ; pero non 
arrivarpno a plaoarja ; oonie nc^uae placarono il re 
suo marito, egnaUnente 4^ rapporti ddla repina con- 
tro di loro irritato, se iion .cg|lo spedire in Ungheria 
iiodict giovani dette principali ^lamiglie siccome ostaggi, 
i quali furono ivi condotti dallo storico Tomaso Ar- 
cidiacono* 
I Traurini per decreto di Bela IV possedevano la 



40 STORIA BELLA DALMAZIA* 

YÌUa di Ostroch (1) e «Icone altre terre e poaseMio^ 
ni- appartenenti alla chiesa di cian Doimo o a privati 
cittadini^ le quali come ingittstamente tolte a^ Sp»» 
latini formavano sog^tto di nn contìnuo rancore fra 
gli abitanti di queste citta; e non avendo potato rieupe» 
rarle in via amichevole, si decisero da ultimo ^ Spa- 
latini a sostenere i loro diritti colla forza delle armi* 
A qnest' oggetto unironsi in lega con que' £ Sebe- 
nico, ed incominciarono a recare gravissimi danni ai 
Traurini nel loro territorio, facendo preda di animali^ 
e le campagne col ferro e col fiioco devastando. Non 
omisero i Traurini di usare il diritto di rappresi^lia, 
e le rapine, gli assassinii, i danni reciproci divennero 
giornalieri fra qne^ ìAìÙl ; sennoachè dopo la morte di 
Ste&no IT re d'Ungheria, essendo asceso al trono 
Ladislavo, ordinò egli a Nicolò bano della Dalmazia 
e Croazia di porre un tèrmine alle controversie di 
queste citl^ e di stabilire la pace e la concordia fra di 
esse. Mei mese d'aprile dell'anno 1278 definiva TiU 
colò la quistione a frvore de' Traurini; ^ Spalatìni 
però si appellarono al re, che con sua decisione del 
mese di settembre dcH' anno stesso ordinò non solo 
fossero ai privati cittadini di Spalato restituite le pos- 
sessioni, m' anche venisse restituito alla chiesa di 
questa citta il' villaggio di Ostroch ; cassando con ciò 
ed annullando tutti gU atti e le concessioni relative 
fiitte ai Traurini da Bela lY suo avo. 

Questa decisione però di Ladislavo non pose ter^ 
mine alle discordie , anzi non fece che vieppiii inasprir- 



( I ) Questo villaggio , che ora non esiste , ai attro?ava sopra 
Caslelvitturi nella situazione di Ostrozine. 



UBBO SESTO» 41 

i le 9 per evi nitorse un' aperta micidiale guerra 9 oiie 

i dopo due anni venne a eeaaare dietro un giudizio «r» 

» bitrarìo, emesso in giugno del 1277 nella dttii di 

i Spalato^ col mezzo di Giorgio eonte di Bribir, del 

podestìi di Sebenico^ di Preste di Gotoppgpui e di 
Domaldo de Jj^alledini, dittadini di Zara* Questi gin» 
did arbitri sentenziarono 9 ebe tutte le eose^ di eui 
era quistione tra i eittadini di Spalato e di IVau, 
finsero rimesse nello stato nel quale erano prima ddk 
r iuTasione de'Tartari e della prima guerra cbe nell'an- 
no 1243 aveva avuto hiogo fra le due dttìi stesse* 



CAPITOLO LXX. 




^*i- " 



Mki conti di Brìbirj e della fnrateria rinnovmtm d^ 

Alndisanu 



JL nobili della casa Sobich^ una delk piìi aotidia 
liiinig^lie slaTe della Dalmazia (1) per i senrigii reai 
ai re d'Ungheria, e specialmente a Bela IT nell'in* 
vasione dei Tartari, ottennero Tinvestìtara del contado 
di Bribir, col titolo di contu 

Stefiino conte di Bribir venne anche da Bela lY, 
primo di questo casato fiitto bano defla Dalmazia, 
e colla sua Tirth e prudenza seppe non solo por fine 
alle reciproche offese che a quel tempo avevano luo- 
go tra Spalatini, Traurini, Zaratini, quelli di Arbe 
e di Sebenico, ma eziandio promovere U commercio 
arrenato da tante dissensioni ed inimicizie, e gettare 
sul monte Jablanich, le fondamenta di una atta nuo« 
va che fece popobre dagli abitanti dell' isola di 
Arbe* Durante la vita di questo virtuoso bano per 
terra e per mare godettero la Dalmazia e la Croazia 
di una perfetta tranquillità. 

Morto però Stefiino figlio di Bela IT dopo un re- 
gno di tre anni, e nel 1272 successogli Ladishvo 

•''f) Nella fommeMÌofie fatta a Colomano in Cruio dai capi 
delle 1 3 2upaqie croate della Dalmazia ìnterfenno Marmogna 
Subicb^ come rappresentaiite di una delle tupanio laddet^a^ 



44 STORIA OfiUA DALMAZU* 

SUO %fio in eia aneor minore eome iii Ungheria eb- 
bero loogo ^arii disordini e eommovimenti 9 con in 
Dalmazia i conti di Bribir Irabsciando di seguire le 
paterne vestigia 9 ed ogni cosa a proprio arbitrio 
disponendo 9 incomindarono ad eserdtare dispoti- 
smo soUe città marittime ; per k qnal cosa ìsl pace 
comune venne a turbarsi^ e gli Almissani attenti a 
celliere gli avantaggi che queste turbolenze loro ar- 
recar potevano^ maggiormente si dedicarono all'eserci- 
zio del corseggiar il mare, favoriti dalla situazione di 
poter, nascondo» i loro navigli nel fiume Cettina, e 
di poterii armare cotte genti dei monti /che circonda- 
vano la citta, le quali genti poste fra l'asprezza e la ste- 
rililà di que' luoghi con tutta soddisfiizione abbraccia- 
vano un partito, che migliorar poteva senza fiitica lo 
stato di povertà a cui erano esposte. 

La pirateria de^i Almissani, ad onta delle pro- 
messe (atte ad Acconcio legato ponfifioio, e dei giii- 
ramenti fiitti agli Spalatini, venne ridotta a sistema; 
e fiivorita in tutte le occasioni dalla fiitaiglia dei con- 
ti di Bribir, che riceveva una porzione dei lucri, 
arrivò al grado di essere molesta non solo alle citta 
marittime della Dalmazia, e specialmente a Spalato, 
ma ancora ai sudditi del regno di MapoU ed ai Te- 
neziani ; i quali quantunque avessero impiegate le lo- 
ro fiirze per impadronirsi di Almissa,. e realmente re- 
si si fossero per dedizione padroni di questo temuto 
asilo di corsari neU'anno 1282, pure non ebbe ter^ 
mine intieramente tale pirateria che allorquando ces- 
so l'influenza in Dalmazia della famiglia de' conti di 
Bribir. 

Gr immensi possessi che aveva questa famiglia in 



« UBRO SESTO» 45 

Dalmazia eil in Croazia, gli acquisti ch^essa ftce ia 
Bossina, il favore che per lungo tempo godette dai 
re d'IIugheria, la preponderanza €h^ esercitava sulle 
citta della Dalmazia , i rettori delle quali per lo pia 
erano o per amore o per forza, come si dice^ scelti 
fra i membri della famiglia stessa, la ridussero a ta- 
le grado di potenza clie quasi esercitava un potere 
sovrano in Dalmazia, e fu il più valido appoggio di 
Carlo Roberto per impadronirsi della corona di Un^ 
gheria* 

Col iKiezzo di questa Simiglia ottennero i Sebea* 
zani da Bonifazio YIIT^ sommo pontefice, nell'anno 
'1298 di avere un. vescovo nella persona di fra Mar- 
tino d'Arbe francescano, mentre fino a questo tempo 
Sebenico era soggetta alla giurisdizione del vescovo 
di Trai]. 

L*anno 1357 Lodovico re d'Ungheria fece slog^ 
giare dalla Dalmazia questa fiuniglia^ ed a Paolo di 
Bribir, signore d'Ostrovizza e della Bncovicza sino 
al canal* di IXovegradi, diede in iscambio Sdrino nel- 
la Slavonia, da cui poi discesero i conti Sdvini; e 
Lela, madre di Biadino lY, che nella fortezza di GBs-i 
sa si era chiusa con un presidio composto di Ra- 
sciani, un anno appresso tradita dal presidio stesso 
venne consegnata agli Ungheri unitamente al figlioir Ifl|^ 
tale maniera cessò cpesta prepotente antica famigli. ^ 
slava della Dalmazia di frr parte di questa provincia, 
e cessarono immense concessioni, prepotenze e tiran- 
nie che, dopo la morte del primo bano Ste&no di 
felice ricordanza, non si astennero "i suoi dbcendeuti 
di esercitare a danno ddla provincia medesima. 



CAPITOLO hXXU 



DMe Haemiom in Ungheria per la tuecemane tà 

regno diopo la morte di ^LaiUlmo j e Mia condotta 

dMe dtìk della DdmmtlUu Zara senote il giogo neneto, 

ì assediata^ ritoma a VenenimiA, ^^ estendono la loro 

dynorìa anche sopra le idtre eiltìk 



L9 
anno i290 i (jnmaiii» tenerameate amati ibi m 

Ladblao^ ebbero caore di tradiflo e trucidarlo* Mot» 

essendogli lìmasto alcun f^liaolo, i gfrandi d' Un^^e» 

ria riecmobbero per re Andrea III soprannoinioato it 

Veneto^ per essere nato da Tonasina Morosini dama 

teneta, e da StefiinO figlio postumo di Andrea IL 

Maria però 9 soreUa del defimto Ladislao j e moglie 
di Carlo il Zoppo re di Napoli 9 come più prossima 
jHretese per se e sooi figli la corona* Quindi fece ella 
dei maneggi e delle rimostranze^ che cagionarono dei 
toirbvfi Ittnghi e eonsidereToli* 

Grande a qnéir épf>ca e celebre era il nome dei 
conti di Bribir* Se le armi decider dovevano la con* 
tesa Ara Andrea e la casa di iHapoli, decisivi avan^ 
taggi riportar doveva qnel partito a cni questa fimii* 
glia si fiisse dedicata* Colla vicinansa della Dalmazia 
al regno di Napoli 9 le pratiche intraprese dalb regi« 



48 STORU DELLA HALHAZIA* 

na coi conti di Brìbir ebbero tutto il saccesM eh' 
desiderava* Oltre a questo appc^fgio riuscì alla 
desiata di ottenere quello di molti grandi d' Unglieri% 
che si distaccarono da Andrea III* Paolo il padre 
era bano dcD^ Dalmazia e Croazia 9 e Giorgio suo 
fig^o rettore delle citta marittime» Ad oggetto di |Mro- 
curare a fiiyore degli abitanti di Sebenico un TCseoTi» 
nella loro citta 9 Giorgio portossi a Roma indi a Na-» 
poli; e col mezzo della r^;ÌMi Maria facilmente otleii» 
i;ie dal sommo pontefice V institnzione di. un vescoTato 
IP Sebenico 9 dopo di avere promesso all'una ed dU 
l'altro di assistere con tutte le fiurze G»do Martella, 
il primogenito di Maria 9 nell* acquilo della corona 
d'Ungheria. In &tti tre anni dopo del 1300 questo 
conte di Bribir adempì alle sue promesse 9 si porl^ 
con navigli armati> in Puglia 9 ed essendo morto Gap- 
lo Martello^ e Lodovico . il secondogenito essendosi &tla 
monaco francescano ^ accompagno a Spalato Gario^ 
Roberto 'il terzogenito* Intanto il bano Paolo con un 
buon eserdto aveva preso posizione in Koinsko, Ino» 
go abbondante di pascoli^ tre ore solo distante fialla 
suddetta città. Per quanto grande fosse Tinflaenza 
dei conti di Bribir ^ per quanto minacciali (ossero g6 
Spalatini dalle forze di terra e di mare^ pure effino 
accesero rispettosamente Cario Roberto con podbi 
del suo sèguito con tutti gli onori e le dunostraiioai 
dovute ad un principe viandante 9 e non vollero ri- 
conoscerlo per re 9 avendo essi prestato il giuramento 
di sudditanza ad Andrea cbe intendevano di soste- 
nere finche vivesse* 

Stettero i cittadini di Spalato fermi in questa ri- 
soluaione^ malgrado le persuasioni contrarie del loro 



UBRO aesTO* 49 

areiTeaéovOy e delle minacce del buo die calle sua 
frappe era dieoeso nella eteesa loro campagna* I Tran* 
rini e le altre comanita soggette alla corona d'Un^ 
giuria col mezaco de' loro inrtati ttceto^ le medesime 
proteste 9 é Gurlo Roberto dopò circa doe mesi di 
dimora in Spalato 9 non avendo stimato opportuno 
d* insegare la forza contro le citta marittime y accmn^ 
pagnalo dal bano e dal ^ conte Gioito soo figlio si 
portò in Zagabria 9 dorr accolto da* saoi pardgiani 
renne per ordine del sommo pontefice Bonifiizio Vili 
dall' arciTescoTO di Strtgonia colmato qnal re d'Un- 
gheria* Andrea arendò intesa la noTclla deir incoro* 
naaione si accorò) e non molto dopo cessò di viyere* 
QadU che fiirongli fedeli ad onta della sua morte 
non vollero rièonoscere Carlo Roberto 9 e pregarono 
Yenceslao re di Boemia cbe loro desse per re il 
sno figlinolo di tre soli anni* Egli vi acconsentì | e 
mandato il fimdollo in Ui^kerìa fu coronator dall'ara 
civescovo di CoìoetMj dal che nacque nnà guerra ci« 
v3e tra gli Ungheri* Le città della Dalmazia non 
sapendo quale dei due re riconoscere per legittimo^ 
adottarono di scrivere negli atti pubblici in luogo del 
nome dd sovrano la fiurmola di sede reak vaetmte^ 
Papa Bonifiudo però pose fine alla loro titubanza ^ 
dando la scomunica a qualunque . non volesse ricono- 
scere per re d' Ungheria Cario Roberto; allora le 
citta ubbidirono 9 e non piò si parlò di altro rè che 
di Cario* 

Neil' ultima mal conngKata rivolta d^li Zaratini con» 

tro il doflainio veneto erano state ad essi imposte deDe 

condizioni troppo pesanti ^ che fii loro forza di accettare* 

Fn le altre qudk di ricevere il rettore dalla signo- 

Tom. ni. 4 



HO SToraA della Dalmazia. 

Ita df^éoezificondoe gfiudici veneti in lao|ro dei pnv^ 
prli^ di^ eedere il castello è di avare {pianiigioiie ve» 
tietà in^ cink^ riuécivaiio ad essi insopportiibilì» Si 
Vedevano rfdotfi alta condizione di^ sudditi^ nel 
|>o etie le altire eitta della Dalmazia .a ioro 
fadèntò elègg^evand il rettore 9 e Ubère dli qnatvnqne 
Ii^taire presidio vivevano eoUe proprie leg^ ed m^ 
stitaziotii* Inieapaci però da se stessi di espngnhK il 
castello è di superat*e la g\iarmgioBe9 nessuna spn- 
ranza nàtrèndo per le tofbolenxe snccesse in Uiq^e* 
ria di avere assistenza da quel rogano 9 dovettero ^fi»- 
^imnlare il risentiniento e tollerare la servita kiro^ 
f mposli^ occapandosi ttnieamefite a tnur profitto dalln 
lilierlà della navigpazidnè^ eoi anezzo della qnale si 
.hrriccbironoy ed àecr^bero le speranze di potersi mi 
gioìmo sòttntfre dà qael giogo* 

Lia Simiglia dei Subicb, éonti di Bribir^ era salila 
a' <|ael tetaip'o al grado il pib elevnto di possansa io 
Dalmazia e Croazia. Aveva il rettorato di totte le at 
Ire città marittime, e per colmo della sua amintioBe 
faltimava di ottenere ancbe quello di Zara obe mam-i 
cavale* 

Colta dagli Zaratini Y occasione della eotogiora Tie-^ 
polo scoppiata in Tenézia, e dell' interdetto • piMib< 
cato dal sommo pontefice contro i YeneriaBi^ il 
^ale inibiva qoalsiasi commercio con es6i j «onAdali 
nell'aiuto di Paolo di ^bir bano della Dabnazki^ 
Tanno 1310 improvvisamente attaccarono il castèllo^ 
se ne impadronirono 9 disarmarono la gttamigioiiè^ e 
si assicnrarono delle persone del rettore e dei gìadiei 
Veneti*' 

Gli Zaratini elessero IWadino 4iglio del bano Pao-» 



V 



UBBO OBtTO. Hi 

lo rettoti «fella cìtta^ e non tardarono «U ottenere «la 
Carlo Roberto la confinrma de* loro priTilefi ape«» 
rendo col di Ini . appogfgio an^ la rieelitnzkMie 
ddle ieole di loro attinenia rimeete in potere. de'Yi» 
•itianL n we d'Ungheria non mancò di eoitenen 
preeeo la repnbblica i diritti che a Ini derirairano 
dalla spontanea dedizione de' Zaratini ; ed i Yenezianii 
irigorosamente eoetenendo die la ribellione non darre 
alcun diritto al re^ posero solledtaniente T assedio a 
Eara^ presi a addo qMddie migliaio di Catalani O0i< 
mandati dd loro capo Dalmasio* 

Cario Roberto neiranno 1512 riportò una coni*, 
pinta TittMÌa sin ribelli d'Ungheria* 

Mladino di KìlMr, dopo la morte di Paolo sno pa- 
dre, da sé fidtosi bano ddHa Dalmazia 9 Croazia e di 
nna porzione della Rossina 9 temendo di poter essere 
conlrariàto dal vittorioso re nel banato, cercò di affé- 
aionarsi i Teneti proponendo di riconciliwli co{^ Zara- 
tfnL Non avendo 'potuto rinscire in questo maneggio^ 
pose ogni studio nel sostenere Zara ^ ed ebbe la d4>- 
fllrezza di corrompere la fedeltà di Ralmasio e de' Ca* 
takni in guisa, che nel momento di attaccare la cilfii 
abbandonarono i Yeneziani, e si posero dalla parte 
de'cittadim. Delusi incpiesta guisa gli assedienti d'ini- 
padronirsi colla forza della piazza , ed interessando! 
loro moltissimo di ricuperare un qualche dominio sulla 
medesima^ accordarono agli Zaratini la libera elezione 
del loro rettoro colla sola riserva della conferma 9 e 
lassarono ad ossi libero il reamente deBa citta sen» 
z* alcun militaro presidio. Il castello fiibbrìeato dai 
Veneziani yenne distrutto; ed in questa guisa col 
mezzo dello stesso bano ottennero di vedersi libró 



ttS STORIA DELLA DALMAZU. 

àfà sao: rettorato. « da quello de* Veneti 9 rtcuperarono 
il |MM8e9M deirisole^ e auovamente' ecttnpanrero pio 
come socii che come sudditi de' YenfesiànL* 
' rion appena Mladino ebbe prèae le redini' del ff^ 
Yenio che divenne tirmno d^* infide! aodcBti, e noia 
tfMTwi i^resaione ed angaria che non yenisae da lui 
praticata*. I luoghi «oggetti aOa sua dominazioiie di» 
iminero Taailo dc^i uomini di mala condotta 9 che 
datt'Itsdia e dagli altri paesi .venivano discaocjati. Egli» 
i fratelli^ i^ nipoti 9 tutto 3 casato si abbandonarono 
agli eccessi ddla violei^za^ della libidine e'dill0 ra- 
ptne« Fra le altre strav^pze. ci pretese dalla corno* 
ne di Trah che fossegli iMittoscrìtto Un foglio bianco^ 
in cui. avrebbe esteso le regole del loro goverlio. I 
cittadini di Tran coraggiosamente impulsarono simile 
ncerca*. . 

' Mladino pertanto raccolse il suo esercito 9 -ed ordi- 
nò a. Giorgio suo firatello^ bano marittimo, di armare 
|e barche di Almissa e Scardona, onde per mare' e 
per terra assediassero la città. Si armarono, i Traa- 
rini alla difesa, e unitamente agli abitanti di Sebemco^ 
che per lo stesso motivo arano minacciati delbb guerra , 
ricorsero al patrocinio della repubblica veneta» In que- 
sta, occasione vennero atterrati in Trau il cònvoito dei 
frati minori ed altri edifizii ch'esistevano fhori delle 
mura in terraferma 9 e disposti i cittadiiu di difendersi 
fino ag^ estremi attesero l'arrivo dell'armata nemicai 
che nd giorno 27 maggio dell' anno 1315 comparve 
sotto la città % la strinse d' assedio* L' assedio però 
venne ben presto levato a cagione ddla valida ireri- 
stenta degli assediati e dell' avvicinamento della flotta 
veneziana 9 che molto volentieri accorse in aiuto dd 



Dalmutì, cbeekè BDadind area urritÉta h repdiUica col 
soccorrere e ricoverare Baiamoote TSepòlOy il' qoile 
tentato Aveva di rendersi sigftiore assolato deVa me» 
desinuu Riflettendo gli abitanti di Tran e di Selìearob 
thè per proprio interesse^ deposte le antiéhe inimièfaBie 
erano entrati in. lega contro la prepotenxa dei confi 
di Bribir ) ch^ V unico meuo di liberarsene era quello 
di dedicarsi alla repubblica veneta^ si sottomisero vd» 
lontanamente nelT anno 1322 al suo dominio col« 
r espressa condizione cbe negli atti pubblici prfnia 
del nome del doge di Yeaezia fosse posto quello dd 
re d' Ungheria nella forma seguente : Jinno • • • • Bgm 
gnmUe Ù. Catto Roberto rege HimgmrUfBj ei\ dmidho 
nostro FrmcÌMCo Danduio,' duce Fènetuarum efe* Quanto 
ai tempi nostri non sono osservabili questi tratti di 
avvedutezza nelle picciole comunità , che studio facevano 
di conservare le loro franchigge^ sebbene poste fra dna 
stati 9 dai quali secondo le combinazioni potevano 
molto sperare e temere. Aiutati in sèguito i Traurtni 
e quelli di Sebenico dalle galere venete^ in una stessa 
giornata i primi sorpresero Alraissa e vi eagidnarono 
danni considerevoli^ e gli altri Scardona^ ove i eonlr 
di Bribir tenevano legai armati ^ dei quali s* impadro» 
nironoy dopo di aver in parte ucciso ed in parte -d^ 
sperso quelli eh' eranvi dentro. I legoi vennero ab- 
bruciati y e distrulli i magazzioi che ai terribili conti 
di Bribir appartenevano. 

Terso la fine dell' eslate Carlo Roberto venne in 
Dalmazia 9 e eoo la sua corte fermossi nelle vtciaanze 
di Kain. Egli dovette contenere il risentimento' che 
concepite^ aveva^ per aver le suddette dttìi ricouMciuto 
la signorìa di Yen^^zia ; sennonché avendo rilevato che 



S4 STOIUA DI'XLA DAUIAZIA. 

la {NTÌiikipal cagìoDe a' era il bano BDadinO) m gm» 
9Ìm dei beoefiudi riceVuti da Paolo suo padre ffli per- 
donò la Tita^ ma feeelo arrestare 9 e seco prigioniera 
menoUo in Unglieria. 

Giorgu) di lui firatelio 9 il bano marittinio, e gii altri 
di questo casato ricusarono di arrendersi ^ e chiusi ai 
tennero nei castelli fino alla partenza la quale Tea- 
ne ' sollecitata dai movimenti cbe temeva potesse* 
ró succedere in Ungheria* Appena partitosi il re, 
il bano Giorgio volle nuovamente tentar la sorte 
d^'armi contro le citta di Tran e di Sebenico, e 
contro Neplizio signor di Knin defla famiglia Lapsa- 
novich, una delle dodici che fecero la loro sommes- 
sione a Golomano^ e che dopo quella dei Subich di 
Bribir era la piii ricca e potente di queste contrade» 
Però in uno scontro l' ardito bano venne fatto prigioniero, 
e da Fleplizio racchiuso in tetro carcere. Anche Paolo 
della casa Subich, conte di Glissa, ed alcuni altri 
signori di questo casato chiusi nei fortificati loro ca- 
stelli seguitarono a sostenersi ad onta di tanti rovesci 
sofferti dalla loro fiimiglìa* Nona, ch'era stata la prin« 
cipal citta de' Croati 9 imitò l'esempio di Traii e di 
Sebenico 9 e la città di Spalato fu V ultima che in quel 
tèmpo si assoggettò alla protezione della repubblica* 

IHell'anno stesso che Traìi si sottomise ai Yene- 
alani , le leggi tutte eh' esistevano in quella cittìi ven- 
nero raccolte in un codice detto StmtutOj che del t708 
venne stampato in Venezia. Lo statuto dì Spalato è 
stato riformato l'anno 1318, al tempo eh' era pode* 
adi Princivalle di Fermo* Quello di Zara, sebbene 
non consti precisamente, dev' essere stata compilato 
non molto tempo dopo quello di Traia» Così pure 



UIIRO SESTO. &^ 

^ lo statato di Ragusa ebbe onorine del 1272 9 ed 

in seguito ha subito varie rlfonne; pero la maggior 
parte delle leggi di quella citta sono state regolate circa 
il 135& 

Gli altri statuti delle città di IVona^ Sebenico^ 
liesioa^ Gattaro e della comunità della Braiia^ che 
come citta slave tardi sono entrate nel numero delle 
città romane e che vissero anticamente senza legge 
scritta 9 devono essere stati copiati dagli statuti delle cittìi 
romane 9 e regolato il loro reggimento sulle norme 
delle citta vicine^ che dopo la devastazione avarica 
tentarono di coii^érvare le antiche istituzioni* 

Lo statuto delta città di Gurzola rimonta all'epoca 
del 12149 e sembra che sia il piii antico di tutti gli 
altri della provincia* 



•«♦■ 



CAPITOLO LXXII. 



Lodovico succede m Cmio Roberto fiil Irono iTI/ii* 
yherUu Sm intraprese in DabnoM contro i Veneumn. 



I 



1 ritorno delle citili^ marittime Mtto il dominio del- 
la repubblica veneta fece sparire le animosità cb'esi» 
stcTano IWi esse 9 ed i Yeneziani per consenrare il 
possesso di un acquisto 9 che attriboire doTevano aUa 
prepotenza e tirannia esercitata dai conti di Bribiry si 
studiarono di stringere alleanza di tempo in tempo 
coi Ticini conti slavi della Dalmazia e Groazia* 

Queste alleanze riuscirono utili alle dttii marittime 
che ben pi^esto ckA mezzo della navigazione utilmente 
promossa) del commercio e della fiitica, non essendo 
molestate da^i Slavi 9 videro migliorato il loro stato 
e giorni IMici e tranquillU La tirannia dei Bfrìbiresi 
recò una scossa violenta alla loro famiglia 9 sicché ^ella 
dei conti di Ndipaty signori di Rnin^ ottenne il pri« 
mo posto fra le fiimiglie slave signorili del confinen^ 
te* Rivale di ^questo dinastìa comparve a qudl* epoca 
Stefiino conte di Bosna, che di molti luoghi dreon» 



ss 8TOE1A DELLA DALMAZU* 

▼icioi si era impadroiiito; e temendo il Mgaore di 
Knin e gli ahri conti detta Groazìa .dke riprodiirve ai 
potessero, eoi soverchio ingrandimento del conte Sfa^ 
fimo di Bosna, le tiranniche Tiolenze dei conti Brì- 
biresiy strinsero alleanza e lega o£Eensiya e difensiva 
colle città marittime di Spalato 9 Tran e Sebenico^ 
che si obbligarono di assisterli con un battaglione di 
quattrocento uomini* 

L'attaccamento delle citta marittime al conte Ne- 
plizio di Rnin andò sempre più aumentandosi, moti- 
vo per cui irritato re Carlo d' Ungheria , non es- 
sendo in istato per le circostanze interne del suo re- 
gno e per le discordie sempre più crescenti con Ro- 
berto suo zio, re di Napoli, di attaccarlo colb forza, 
lo dichiarì ribelle e suo nemico* 
' U conte pero, volendo mettersi in istato di briivare 
il re e conservare V acquistata influ^za con ogni 
sorta di mezz^, arrivò al c9fio d'incorrere nett'o» 
^ìQ comune al pari di Alladlno di Bribir ; ^ per le 
violenze usate sul territorio di $ebenico, onde prò* 
leggere il conte . Costantino suo nipote, si attirò co»* 
tro ttiia lega fimnidabile di Ycneziani, d^i conti 
di Govbavta e d'Ostrovizza, degU abitanti di Scrado- 
na, di Clisaa e delle città marittinie, onde obbUgavlo 
eatta fona al risarcimento dei danni cagionati alla 
coOMine di Sebenico; il che effettivamente venne ot- 
tenuto, non avendo stimato opportuno i| conte di c»« 
mentarsi con tante forze contro di lai rinnile* 

In qatato stato si altro vavano le cose In Dalapaaia 
quando mori Cario Rd^rto, ^ cni nell'anno 1348 
sueoesse Lodovico suo figlio neU'etìi di nani diqiaaette* 

Asceso al trono il giovine principe dovette, di mal 



ujiBo aEwa» 59 

anioio veAere le eittk marilftuDe della Dtinusia ia 
jpotere de' TeDCuanì, ed i aigiioci §Uii della Dalma* 
lia e Croazia^ alleali eoo: qtteata repnbbUea^ quali jre» 
goii doannare nei Iw»^ doT' erano stabiliti scm' dl<9 
cttDa ^pendenu dalla sna carona^ lAa quale di duntr 
to etano aogg^ettL Prima però di attaccar la repob» 
Miea ben cenobbe cbe neeeasacio gli era di soggio» 
gare questi regoli; ed appena eh' ebbe tempo dalle 
faccende per aatficnrare ad Andrea suo fratello il tro- 
no di Napoli colio sposalizio di Giovanna j figlia di 
Roberto^ morto essendo a quell'epoca il ómte Ne-* 
plizio signore di Knfai^ lece dal bano Nicolò Frangi* 
pui assediare questo castello. Yladislava^ la. vedova 
del conte^ atterrila propose la resm a certe condUziosii 
Lodovico die voleva fivsi ubbidire come sovrano da es-» 
sa e dagli altri signori non accttio le condizioni 9 e 
senza più indugiare^ iimtili ^essendosi resi i tentativi 
del banoy con ventimik soldati discese egli stesso fi« 
no a Bibacb nella Croazia mediterranea» 

Non tardò Tladislavà col suo figlio minorenne di 
cedere il casleHo di Rnin^ e gli altri conti della Cor* 
bavia deposero a' suoi piedi le cbiavi dell'orride fi>r^ 
Ifficale 1<NN> roccbe in segno di ossequiosa sudditanza* 

Non ostante i signori della fiimi^ia Subicb^ cb'erano 
ancora al possesso di Ostrovizza^ Scradona e Glissa^ uniti 
a quell'epoca colle citta di Spalato 9 Trau e SebmilV 
ro9 e lusingati di essere sostenuti dai Yeneziani non 
vollero rendersi al re vincitore9 ^^ privo di forze na<p 
vali si astenne da ogni ulteriore tentativo 9 e ritornò 
in Ungkeria9 riservando a miglior tempo resecusione 
del suo disegno di ricuperare tutta la Dalmazia e di 
abbattere la veneta possanza* I Veneziani odia loro 



60 STOBU PELUt • AìàuuaA. 

condotta* terso le cittai marittime, ei sfaiilìarotio di al^ 
feiionarai i Dalmati 9 e eolie loro aUeanie eoi viciai 
8Ì|>iiori del coiilinegte^ di aasicwaréi il poa^easo deDa co- 
sì» marittima^ ad essi sì necessaria per la consetva- 
lioDC del doBuiuQ sul mavs adriatico; posta però 
questa^ parie della lìalmaria tra gli stati di un re si 
poteDtecome Lodovico^ cb'em prossimo a rimun aoUo 
il suo scettro aoche la Polooia^ e quelli di Andrea 
ano fratello re di Napoli potente per Smoc marittime ^ 
ben conobbero i Teneti che la loro superiorità sulla 
costa marittima della Dalmaria dall' un momento air 
TallM potcTa essere attaccata ed oppressa* Zara 9 Se» 
benico^ Trab^ Spalato avevano bensì un rettore del 
comune di Yeneuni^ pero non aif^vano veneto presi^ 
dio* Le fortificaxioni erano in mano de'dUadiniy non 
meno die Tamminislftaione ed il. governo ; e si rq^ 
gevano sectmdo le proprie leggi e statoti, che in 
f jueir epoca di tranquillità cercarono di m^j^ ordi- 
nare e consolidare» 

Dal tempo che gli Zaratini dopo il tradimento di 
Dalmasio riconobbero la repubblica 9 e conservaronsp 
padroni della cittii e del suo reggimento^ U loro star 
to si miglioro col commercio esteso fuori dell'Adria- 
tico e colla coltivazione del. fèrtile loro territorio in 
guisa 9 che non pìh consideravano i Yeneziani come 
signori, ma jguardingfai delle mosse de'medesimi, niente 
pia a cuore avevano della eonservasione ddla loro 
liberty e di comparire emuli de'Yeneuani* 

Questi ben conoscendo qoaiito difficile.fiiBse la eon- 
servasione .di Zara senza esserne padroni delle fortifi- 
eazioni e isenza tenervi un grosso presidio, e pre- 
vedendo che difficilmente coli' adesione de' cittadini , 



1 



UBIIO §B0tO 61 

gir animi de' qnali erano ,'ptil cli'akri atienatt 4à esai 
per gli anticln odii é rivalità ^ aarèbberof a ^eiè riu- 
acitiy come in Spalato e Trab^ defiberarlwo di otte* 
nere còlia tana il loro ilitepto* Nel mese di agoato 
adilnqne dell' anno ÌSÀÌ$ dietro il can4e coni|fanro 
%ottó Zara una flotta di cibfpe galere 9 la'qnàle bloccò 
àtrettamente il porto 9 e IHbrco Giaatinianl capitano 
generale della troppa da flSiinrco^ dopo di eaaersi im« 
padroóito del territorio di' Nona e dei contmrniy k 
circondò dalla parte di terrà* Gli abitanti dei terreu 
occupati da* soldati i^cnetì ai rifiigiarono nella dt- 
ÙLf la di cui popolazione aaceac al riomcro di trenta 
mibi, fra i qnaU sei mibi si trùYaroilo ASXi aU'armi, 
E di leggeri imaginarai in qnali atigttstic e di£BM5oltk 
ai attroyassero i cittadini ^ oppressi da un colpo sì 
decisivo* Per quanto alienati fossero i loro animi dai 
Yeneaiani^ pure la forza deOe circostanze li decise è 
patteggiare in vista alle forze di un governo che non 
amavano, e cbe aveva con tanta imponenza prevenu- 
ta la loro alienazione* Ogni tentativo 9 bendhò fiitto 
coi mezzo ài persone religiose , riuscì inutile presso 
VammiragHo della flotta veneta 9 munito di pieni poteri» 
Le condizioni ch'accettava erano : 



I* La smantellazione delle mura della 
2* L'introduzione di una forte guarnigione* 
3* La libera amministrazione della cittìi nelle 
ni del rettore veneto, senza ingerenia dei cittadini^ - 

Zara a qnefl' epoca nel suo séno racchiudeva citta- 
dini valorosi, figli degli antichi Romani , Slavi e CkiMN* 
ti , che dia prodezza personale accoppiavano i' costumi 



68 ST0BI4 DlELtA DALMAZIA. 

i' Italia ; come pure lÉitiaoi^ che per le bzioni dei^ 
Guelfi e Ghibdlku dopo «ver prorato ia patria i fii- 
rori dei parliti, dalla Toseraa prindpalnieote aveniio 
trotato aaflo in Dalmazia* Eaaitritì «piindi tolti i tea- 
tadri di 'Una onorevole resa, dopo un .mese àwem di 
paftametitì, A dedaero a soffitre qnalnrajae diflionlt», 
pìattoato die rendere la città a condizioni ai dorè ed 
nmflianti* La loro speranza era nel proprio con^fgio 
e nellii protezione di Lodovico re d^ Ui^heria^ al 
qoale non mancarono di fitf sapere le dffcostanze in 
coi si atlrovavano» In vista agli eserciti di mare e di 
tenfi dei Yeneti inaH>erarono lo stemma di qoel re- 
jjfoo, e le grida di giubilo dei cittadini rioifaioBidiaroBo 
fra le scUere de'nemidi cke li drcondbivano* 

Tottociò che la saggezza ed il valore saggerir po^ 
levano aH'nna parie ed aO'altra, venne messo in pnn» 
fica in qoesto memorabile assedio. La costanza , il 
valore, l' intelligenza spiegata dagli Zaratini in on as«^. 
sedie strettissimo, che durò pia di nn anno, snperano 
ogm dogio ; e non si poò abbastanza ammirare la 
bravura di nn popolo , che sebbene non edocato 
alla guerra., pare seppe per lungo tempti resbtere 
contro truppe regolate ed agguerrite* 

La salvezza della citta dipendeva però dai soccorsi 
di Lodovico* Questo re magnanimo e guerriero non 
poteva abbandonare la loro causa* Con un esercito 
fiirte di circa 80 mila uomini, principalmente di ca« 
vatleria, venutegli in Dalmazia ed accampossi a Se^ 
melich, otto miglia di distanza da Zara* 

Dopo 15 giorni di fermata in questa situazione 
awidnosst Lodovico all'eserdto ven^o, e nd I** luglio 
1546 gli Ungheri e gli Zaratini contemporaneamente 



lAKO U»TO« . 6ìS 

atiaccarono con tatto il furore le truppe asaediaiiti nelle 
opere forlifioale che avevano jeretto per bNttei^Ja 
citlà» I Veneziani combattendo come leoni rbpiosero 
gli agfgpresaoffi . di modo^ che aebbMie. il re pio volto 
avesse dato H eambio alle ane genti e rinnovato il 
campo, fu finalmente costretto a ritirarsi dal eim^ 
battimento , ed oppresso piit dal nomerò die dalla 
forza del nemico, il terzo giorno aMMtndonò la cittìi^ 
e ritornò col suo esercito in Ungerla» 

L'allontanamento ddrarmato reale non avvili gli asse^ 
diati che divisarono di resistereste eostanaa fino i^ 
estremi. Ad onta però deUa loro risolnzione eoi pio* 
grasso di teaspo la resa diveitne. per fona inevitabi» 
le* I viveri incominciarono -a mancare , la plebe k 
sollevarsi, ed il. giorno 21 di dioembre convenne fen- 
der la piazza nette mani de' Yeneziani^ che vollero 9 
pieno dominio ddla medesima coHa consegna di tutte 
le toari e fiirtezze dipendenti, e col reggimento della 
medesima in loro potere. 

Resisi in q[ne6ta guisa padroni di Zara, piuttostoche 
amantellame le mura conservarono tatto le fortifica^ 
«ioni^ e rallentarono in seguito quel rigore^ col quale 
«vevano trattato amaramente i dttadini in vendetta 
della loro avversione e resistenza. 

Lodovico a quel tempo tutto intento a vendicare 
la disgraziata morte del re Andrea suo fratello, soSm. 
focato come ri credè fra due matera%^i da Giovanna 
ima consorte, dovette abbandonare gli affari della 
Dalmazia, e con poderoso esercito per la Lombardia 
passare nel regno di Napoli. 

Presa queDa capitale, poco tempo dopo con pochi 
'de' suoi commilitoni s' imbarcò in Barletta^ ed ardita 



ft4 STORU BBMJLA OAUILLZIA. 

nente traTersato T Adriatico pcwe tsem in fiabaadii^ 
e riposò aleno poco a Yrana^ ridotta in ano polave 
neH' occasione che Y anno precedente erasi portato io 
soccorso di Zara*' MIKltendo poi quanto necessarui 
gli ibsse la libera navigazione dell' Adriatico per oon« 
senmrsi la corona di I^lupofi, condiscese a stipidare 
nna fregna di otto;a<ni toi Veneziani ^ padroni del 
mwe anzidetto, cli#raTeTano sollecitata* 

Erano in quel frattempo scoppiate di nuovo contré 
f Yeneziani Y anticlie animosità de' Crcnovesi 9 e qnan» 
tunque il re d' Ungheria ricusato avesse di unirsi n 
quest'ultimi per non mancare alla data fisde^ pure i 
Teneziàni ben si avvidero che^ Y inclinazione di Lo» 
dorico non essendo ad essi favorevole 9 potevano ben 
presto vederio nuovamente nemico; quindi mise^ 
ro* ogni studio nel consolidare il loro dominio ndle 
città marittime della Dalmazia 9 e nello stringere re» 
iazioni col bano di Bosnia e coi signori' di Brfbir 
padroni di Scardona 9 Glissa ed Almissa* 

La pèste portata in Italia dalle nari genovési neU 
l*anno iZ47^ dilatossi anche in Dalmaiua, e codsumò 
il fior degli abitanti dell* isole e delle città marittime* 
A questo terribile fkgello si unirono a danno prin- 
cipalmente degli Spalatìni le^ ruberie che conùnette» 
vano i Serbliani del presidio di Glissa , spediti da 
Stefiino re di Serblia sopra domanda di Lela madre 
di Mladino IV di Bribir^ ancor fimciuHoy onde di^ 
fiiìderia dai tentatiri di Lodovico re d' ITngheriaii 
L' arcivescovo di Spalato Ugolino Malabranca da Gnln 
bio, discendente dei duchi di Spoleto 9 assai ricco £ 
fiicoltày onde porre rimedili ai ladronecci dei presi- 
diarii anzidetti privi di militare disciplina 9 e' 



LIBRO ftfiSTO. 65 

dal. reme' àtomi 9i coloni 9 fece edifiewe oa piccioL 
castello di figgimi quasi bisqoadra con qoattro pieoole. 
torri neffii angoli alquanto aptoti in inori, le vestigia 
del qoale tnttor si osservano {n'^ifllfi^ia presso l|t strada- 
cke guida a. CUssa e.pcesso il fiame* di Salona, e 
eh' èj oomanemeitte: oreduto . ^ luogo ddla zecca di 
quell'antica citta al tempo^l^' llptianif^- 

I timori dei Yeneuani spi diii^gqii :del re di Un- 
g^ieria non erano senza fondaoMMifo» Non ancora 
era spiirata la tregua dell' anno 1455 9 eh' egli ricercò 
dalla- ngnorìa di Tenezia la restitozione di Zara e 
deiy altre citta , nonché delle terre occupate da essa. 
in provincia. Non vi aden la repubblica* I Genovesi 
sollecitati dal re d'Ungheria comparvero nell'Adria* 
ticOy e prima di venire a giornata si ritirarlo dal 
golib àofo di aver recato iniménsi danni alla marina 
di Yenezia. 

Dall' anno 1455 fino al 1455 seguitarono le osti- > 
lilh tra i Teneziaai ed i Genovesi 9 senza che il re. 
d' ITnj^ieria. prendesse una parte atdva alle fazioni della 
guerra 9 terminata coUa pace conchiusa in Milano, tra, 
i Teneziani ed i Genovesi con la niediazione della, 
casa Tiscontu 

Questa pace fatta contro la sua aspettazione 9 irritò 
r annio del re d' Ungheria* Protestò di volere ricu^. 
perare la Dalmazia ; rifiutò l' accomodamento proposta 
dai Teneziani 9 e stretta alleanza col patriarca d' Aqn»» 
leia e con Francesco di Carrara signore di Padova^ 
con numeroso esercito invase h marca trivigiapa 9 ai- 
sediò Trivigt) e prese molte terre e castdla cireon* 
vidne; diede contemporaneamente ordine, al bano di 
CSroaua di molestare con continue incursioiii le ciftìi 
Tom. ni. 5 



68 STOMA DELLA 1>ALftA2Li. 

marittune deBa Dalmazia 9 onde diatnum le forze ddbi 
repnbhUca* 

' lìe continaate dcorrene degli Uogheriy fimetle ai 
kvori ed alle rioolte della campagna 9 apinaero alb 
rivolta contro i Teneziani gli imitanti di Spalato e 
di Traii* H ani primo albeg^re del giorno 8 luffiù 
dell' anno 13S7 gli Spalatìoi ad un tmtto attaccarom» 
le guardie eh* erano alle porte della <nttà y le presero 
e disarmarono ' senza spargimento di sangue ; finoiio 
presi parimente e disarmati gli altri soldati eh' eraiio 
alloggiati nelle case 9 ed il conte fii obbligato a con» 
segnare le chiami della città* I Trattini il ^omo a^ 
presso , essendo il loro podestà ' yeneto sortito per 
liscoltare la messa nel convento de' francescani posto 
fuori della città 9 al suo ritomo chiusero le porte deOa 
alessa non permettendogliene l'ingresso; allora snp^ 
ponendo egli che Spalato non si fosse ribellata 9 poi^ 
tossi in essa e vi fu accolto con ogni dimostraìzione 9 
ed unitamente al conte di Spalato trattato per pia 
giorni à spese della comunità ; e quindi senza ^ài- 
cuna offesa con i soldati del presidio consi^ato a 
tre galere veneziane* 

Le città suddette dopo di avere espulso i Tiniaia» 
ni 9 si affrettarono di spedire ambasciatori a Lodovico 
che benignamente li accolse 9 e &tta la sommeaaione 
deHe città 9 ottennero da esso la confinma dei loro 
privilegi* 

' Queste disposizioni di Lodovico a fiivore de' Dal* 
ihatÌ9 risvegliarono nei cittadini di Zara il desiderio 
di liberarsi dal dominio veneto 9 abbonito e per b 
perdita delle loro libertà9 e per le persecuzioni die 
molti de' principali- fra essi ebb^^ a provare 9 per 



U»aO «BBTO. ^7 

cui aTe^no Covato ricQyenmi in la<^ •of getti al 
re d'Uùfheria* 

Alberto abate di aaa « Griaogono ai fisca adoiiqne 
^ei^:£ osa coopnra ordita tra i cittadini ed i fiio<- 
niaciti* Accompagnati questi da nna scelta mano di 
Tedesdu di' aorvigio del re coinandati da . Corrado 
BIddberdoy nella notte del 13 settembre 1357 si api» 
pressarono tacitamente alle ipura della citta; e col 
snezzo di acale y di fimi e di aiuti a[^restati dai cit- 
tadini 9 cbe in gran numero si erano riuniti nel con- 
cento di san Grts<^;ono posto sul terrapieno ^ in un 
Iratlo vennero introdotti , e senaa perdita di tempo 
nttàccarono i aoUati Tcneziani neUe posizioni doTC si 
mVttowmaOj gik avvisati dallo strepito 9 e messi in 
^ordine di rispingere gli aggressori* NeUe strade j nelle 
piazze si combattè col maggior fiirore^ e con la coi^ 
Astone cbe il buio deUa notte rendeva inevitabile» 
Spuntò il giorno finalmente 9 e la luce assicurò la 
vittoria ai cittadini ed ag^ Ung^heri; e fra le molte 
ottime cbe A ebbero a compiangere la . principale fii 
quella del bravo Corrado , cb^ ferocemente combatteur 
do carico di ferite e calpestato ndla miscbia dovette 
soccombere» 

Bficbel Falier conte di Zara 9 e Simone da Ferrara 
comandante la guarnigione 9 si rifiigiaropo nel Castel- 
lo 9 cbe venne daj^ 1Jii|^ri bloccato» Sopiagginnsa 
a stringerlo maggiormente da Buda il re liodovìco; 
ri raddoppiarono gli assalti; ma la rocca per essere 
•^laai inespugnabile non ai potè prendeva .eolia finea* 
- Intanto tutta la pcevincia' erain nfptazioaif di afe. 
volta a. fevoae àA gMna priwfipd^gwfféiiio aoitw i 



68 STORU DELLA tlÀLMAZU. 

assoggettarono al re; ÌNona^ lieiidiè bMfaiiienle difem 
dal conte Giustiniani 9 dovette aprire le porle^ ed i 
Veneziani temendo pél loro possessi ddl' Aafia 9 e 
segnatamente per Trivigi^ aggravati ddle 
spese che la guerra cagionava e da tante diiDeolili 
li circondavano 9 risolvettero di ofi^ la pace per 
^nanto aspra e gravosa potesse sortìve dia loro nii- 
hizione» n re^ cui le vittorie ponevano in diritto di 
parlare da forte 9 propose condiaoni vdfltiw alfai nui 
posizione. Dopo molte codferenke^ ad onta di tntta 
r arte da' Veneziani impiota per tenderlo jak pro- 
pizio 9 nel {^omo 18 febbraio 1558 la pace fii eoii* 
chiusa in Zara9 dove il re si attrovava; ed il relatiro 
trattato 9 pochi giórni dopo stipulato solennemente ia 
Venezia 9 in tostanza racchiude k seguenti oondinOBi < 

1.^ I Veneziani riounziano tutta la Dafanaa&9 le 
citta del contmente9 e quelle delia coste dell' Istria 
fino a I>tirazzo* 

2«^ Promettono di non ostentare in avvenire 
prelesa veruna 9 e di^ consegnare tutte le piazze al rt 
od a' suoi luogotenenti nel termine dt^ ^orni 22* 

3/ Ritirano tult' i consoli ed altri nlisiali che 
tengono neDe citta della Dalmazia 9 col patto di non 
mandarne altri nelle terre del re« 

4«^ Non daranno soccbno veruno aUe eiHà ed 
alle genti della Dalmazia contro gì' interessi del re di 
lingeria. 

8/ Nello spazio di giorni 22 il te reotituirii ai 
YeneziaiU tutto ciò che occupa ndl' Istria 9 nd Gene* 
dese e nella marca di TrivigÌ9 rinunziando per aeoBH 
pra ma ogni suo diritto *sopra quelle pnivinee. 

6/J prigionieri saranno semnbievolmenteaaililmli. 



LIBAO SESTO. S9t 

I 7/1 Tenéziam che hamo, terrt e csm negli 

f stati del re> ne psirsnno godere libersnieiite ) escluse 

pefi h CAM ii^c ayesiMro in Ziura fa in Pfona, delle 



i 



I qfnali Tsm fiiUs lastima^ ed il pvezM ssrs ps|p4o in 

due mesi ai nranrielarìi. 

&^ S de^ deporrii per ae^ipre il titolo di ducs 
di Dakniuua e Qmasia* 

9^ Le dne. poterne s' impegnano \isfndevolmentQ 
di non ammettere vemn éorsaro ne* loro, porti, e. di; 
riee¥ei(e i snddili rispettivi* 

10«? Finslnlente se Tuna delle parti eontrainre- 
nisse agli articoli del trattato 9 Y 9Ìfn la dennnsierelK 
be alla santa sede» aflbwliè il papa senza forma di 
gin£uo otòKgasse U contumace confaravventeve ad 
adempiere gli obblighi assunti sotto pena di seomn* 
nica ed interdizione* Saccedendo poi infrazione per 
colpa de'.sndfti, il. re e la repobblica vi provede- 
ranno ne' singoli casi per mezzo de' loro uffiziali nello 
spazio di un mese^. senza però che il trattato debbasi 
intendere violato. ... 

I Tenesiani cedettero a Lodovico tutte le isole dell' A« 
driatico^ quantunque non occupate dagli ilngherì 9 ed in 
qnest' occasione la citta di Lesina sostenne un' assedio 
difesa da Nicolò Corner che comandava la guarnigione* 
Almissa 9 Spalato e Traii fornirono le loro barche 
per. trasportare gli Ungheri nell' isola 9 della quale 
fiidlmente s' impossessarono 9 e, la ritta dopo qualche 
resistenza dovette arrendersi* Così dopo 500 e piii 
anni di conservati vincoli e relazione in oggetto di 
traffico maritiìmo e di governo^ vennero i Yene^iani 
esclusi da questa provincia si necessaria ad uqa po- 
tenza marittima stabilita sulle rive dell' Adriatico* 



70 STOBU DELLA ÙXtMAÉU^ 

Restava accora in l>àlaftaua in potere di un pKti^ 
dio di Stefrno, re di Baacià| là fwtaui di GBsMy 
conaegnata eaprfaiattqite da Ldb mdié di iOhii» 
aio ÌV di Brìbir ai' Ràadaali ottde diftfcdiila dag^ 
«ttaedid di LoiWiiiioi IKfidli' tolendo 9A impadra* 
ttiraenéy gB eonvenne anover gnarra ala Baàda» 

Tnardio era attoffa 2 bann deHa Baarfna* a ncr al* 
kitario ad attaeeare i Batciani gli concesaé LodonM 
I molo di te di Boatta. 

GBaaa venne assediata, il presidio rastiano tmdl 
rinfelice Lela, dandola assieme col figlio e còDa for- 
teua in potere dej^ ITnglieri 9 che daDe isole del Qnar-* 
naro a Gattaro estesero in tal maniera fl loro dominio. 

Neil' anno stesso 1358 Tiaartko re di Bòsna diede 
al figlio tu Yul&ama , che sTcva ricevuto in fendo da 
tTrossio re di Serblia della casa Pfemogna il princi- 
pato di Ghehno ^ tntto quel tratto di paese die v' hit 
dal fiume Geftina fino' al canale di Gattaro col 'titido 
di Ereeghj dal che a questa parte di Dalmazia resti 
il nome di Erzegovina* Questo primo re bosnese aHa 
bocca del canal di Gattaro disegnò una fi>rtezza9 che 
fu terminata dal nuovo Ereeghj perciò dagli Slavi 
detta Ercegh novij che dagl'Italiani Gastelnubvo si 
appella. 

Plell' anno' 1360 Lodovico volendo restare sopra 
basi 'piii uniformi la pubblica amnnnistrazione ddla 
pafanazia^ spedi a Zara la regina seniore Elisabetta, 
acoompagnata da personaggi della piii alta distìnao- 
ne* Elisabetta era madre di Lodovico* e siccome un' 
altra Elisabetta avea in moglie, cosi l' una era detta la 
seniore e l' altra la juniore* La prima è qnell' infelice 
regina che morì in Plovegradi ^ e che a sue spese fece 



UBBQ 8UT0* 71 

tenakiifire 1« fiòbffieft dd nmpMfico CMipAnile della 
chiesa metropolitana £ Spalato^ meonuaeiat* eoi denan 
di Maria moglie di Carlo il Zoppo* L' altrA Stce fiuro 
il r^o larolro ddl' arca d'argento di san Simeone in 
Zanu 

Nei registri della comnnitk di Tran esistevano ^ 
atti sul modo eoi qnale le dtt» dalmatiche spediràiMi 
i loro ambascbtori con regsK per óssecpiare il i^e o 
la Mgina^ lorehe TeniVano in Dalmazia* In qnesti 
stessi registri 9 riportati dal Ludo nelle soe memorie 
sn Trah) si rinvengono le ddiberauoni deUa coasune 
per preparare a proprie spese le eosev di' erano ne- 
cessarie per la sussistenza dd re e della sna corte 
quando, veniva personalmente ad onorare di sna pre- 
isènsa k citlà. Ndl'anno 1369 essendosi àpu^ la 
voce che Lodovico doveva venirvi ^ tre saj^enti nel 
consiglio pubblico proposero che sotto la direzione 
di dodici sapianti fi>ssero preparate le segueiiti provi*» 
gìoni: 

Che ogni villano di tutto ' il distretto dovesse dare 
per la suddetta venuta due giJline e died uova* 

Che tutte le fimiiglie nobili e ^ebee della cittii é 
del borgo dovessero dare una Bgm^ di legna* 

Che si prendessero in nota tutt' i bovi^ vitelli ^ 
di^ esbtevano da' macellai, e di essi si marcassero 
tanti quanti potevano occorrere alla venuta dd re* 

Che dalle mandre, appartenenti a qualsiasi citta^ 
dinO ed edstenti nd distretto , si scegliessero tanti 
castMi quanti potevano all'uopo soddisfiire* 

Che par le cantine dd sapienti si gustassero i 
vini , e si sciegliessero i bianchi ed i neri un po' forti 
nd numero di 400 galate* i 



78 STOMA DBIIA DAI4MAZLU 

Gha il tenessero preparate 2tt m^ya 'di ftoiea tì» 
della 'Puglia per'&r il.paifte# 

Che ai BiereaHtì si profliisse il mendera Torzo^ 
imde poter provedeve- alla sosaislràza dei Mnili regL 

Che si proredessero 12 torce di cera del peso di 
Ebbre ^quattro per ogpnima^ e 20 libbre di baDe 
dde di cenu 

' Gbe si proTcdesseno dae libbre di pepe e di 
nella^ oltre * T aidorisaasione di 10 lite di boon al 
ipomo per le altre spese. 

La comoniik assegno i fondi per il pagamento so* 
pia lo rendite de' molini di Tniìi in allora di ano 
•diritto^ 

Qnantanqne confermasse LodoTico a Spalato , 
Trab^ Sebenieo ed alle altre citta cbe yolont»- 
riamente gli si erano sottomesse i pri^^ « tutte 
le immanità cbe godevano; pare tanto col meiso 
di questi commissarii regi presieduti dalla rqpoiay 
quanto in tutto il corso del suo goTcmo generale JMk 
provincia ed in quello delle singcrfe città 9 pegli oggetti 
di finania prescrisse delle leggi e n^^ cbe a te 
ai convenivano 9 e cbe non poco derogarono a quello 
stato quasi d' indipendenaa , cbe le città marittÌBie cih 
gliendo ogui opportunità o dalla ddMdezza degl* im- 
peratori greeiy o dalle vieende corse tra i Yenèziani 
e gli Ua]g;berì , o dalle dissensioni lungbe e gravi cbe 
aveano. avuto luogo nel i^no d' Ungberia sotto i re 
prima di Lodovico 9 avevano saputo procacciarsi* Si^ 
gio e lodevolissimo era il disegno di Lodovico 9 poicbè i 
privilegi troppo estesi cbe godevano le città avevano 
talmente, esacerbati gli animi dell' altre classi cittadi- 
nescbe contro i nobili cbe tendevano ad appropriar- 



i prìae^Mli^ die ui t«w attk) e «peebliMttU 
Hi Traila Brennero eófluneMi i lOi gran diioCdiafe 

Metta Mite del 6 àkemàme 1360 1' mkliMOBO di 
Treii^ lumaA mìUtumdDi^j aoeooipafneta ^'paróiti 
e dal popolo eofliporré aellà pvUdiea puzia, ed arin» 
^ti i aepMCt wdiaò lo apofl^ delle taae aobilt site 
MBBiche* Qnaitordiei case fiBroiio 8a6ielic||;giate9 e epe» 
ciahiieflAe qaeBa di Oioa^pe €^|«» Stefiuio Gegà, 
veaeoTO di Leeina) ehe ai troiram ni patria veime 
talmenle fisrito nel capo, ehe gii fiurono dal diunii|^ 
eelMitti dal eramo 24 peaai d*oeea'|.per il che etém 
aaiono di offmderio oiag^pomieiite credendolo «ortOé 
Questi eeeeari forooo aeTeraoiente poniti da Giovanni 
Kncii hmo della Dalmaain e Slaronia^ nelle peraone 
die li comnuaero; e tatti ^'mdivìdni del popolo die 
▼i presero parte fiurono condannati a multe fbrliad- 
BM per mdenidziare t danni commesai nella casa Ge^pi 
ed in qoatlordid altre case de' nobili auoi aderenti j 
d» aaeasera aUa aomma rìflemibile in allora di SOOl 
fiorini d'oro« 

U re Iiodo¥Ìeo, atabilitoai ani trono che da hii ri- 
covette cotanto aplendoney standogli sempre a cuore 
di ordinare le cose della Dahnasia in guisa che lo 
etato ed i sudditi dall' unifimnilii della pubblica am« 
mimstraiione e dd toglimento degli abusi riccTCssero 
^ndl' incremento 9 dd qnde la provincia era suscetti<» 
bile 9 nd 1370 spedì LaiBslao vescovo nitriense e 
maestro saraceno 9 conte ddla camera di Cioqnechie» 
ae a regolane come commissario regio la somma della 
cosa pubblica; e jirima di tutto furono le città obbli« 
gate di ricevere fcttori graovesi , giacche ad onta della- 
paca fiitfta coi Yeneùani^ l' avversione di Lodovico 



74 STOBIA ttttXA l»ALMA2U« 

Teno di Imo noa éi «m cambiate) ed làia i 
gncmrdi Ung^eriy CrenoTcn e GaRvreai si prèfiàfàitm 
centro b venetÉ posaania» L" anno ateaao eaaeado nate 
a Lodo^rìoo la pripdpeaaa Maria^ deatuaè al (o^émo 
gràerale dell» Dalnuoia Cario figlio di Lodo^ic?^ dnen 
di DnnuEsO) eke a^eva aUevìito odia eoa eo^^ ed.» 
mancanza di prole destinato a ano snoceMore nd traaa 
d' Ungheria. Carlo per qnaldie tempo risedette in Zate 
con Margherita sua moglie e cugina) secondogenite 
di ma altro Cario di Durauo, e resse la provincia col 
meiEO di yicarii e giudici delegatL In Zara nacque a 
questo principe la primogenita figlia ch'obbe nome 
Giovanna* Essa succedette nel regno di Nicoli dopo la 
morte di Ladislao suo minore firatello. ITeneàani in 
questo tempo preparavano un numeroso navilio ad 
oggetto ài scortare da Tenezia a Costantinopoli Giov 
Vanni PaleologO) imperafaNre reduce ddla corte ponti- 
ficia« Qnesto passaggio con pompa guerMsea aveva 
posto in ben giuste apprensione V avveduto monarca 
ungherese 9 che diede gli ordini opportuni ai coman- 
danti marittimi di osservare con attenzione gli anda* 
menti della flotte venete; e non soddisfiitto di queste 
previdenza) discese egli stesso atte marine nel 137i 
in unione dia regina sua sposa 9 la quale in qne» 
sf occasione ordinò Tarea d* argento ;) che contiene le 
spoglie di san Simeone 9 ad un artefice di Milano da 
eoi fii compite nel 1381« 

Carlo di Durazzo del 1376 lasciò il governo ddla 
provincia 9 ed imbarcatosi sopra galere dalmate passò 
cerila sposa in Puglia 9 per comparire in Napoli qual 
re d' Ungheria 9 servito da una fiaione che lo rese, in* 
frate al suo benefiittore liodovico« Con ciò cagionò la 



uno BOON^ 7tt 

I aorte a wk itetso é molle disgnok alla «o^ ed alk 

f fglia di qnd oddNW wegnuùta^ wm die ub iortcrli» 

è aMBto che dalle rifa delT Adriatie« aOa Greaiia ed 

f aDa BoieiMi arroiie i ngao intiero m non pochi 

ì diMctri) dei qoafi piolillarono i VarcU ndBe 

I. ecHtTO kffo impveae in qnesle contrade» 




• • 



CAPITOLO ULXm. 



IMb fuerm m D dmmi m fra t FtMwUmi^ % GtnoHri 

"€ fU Ungherim 



^^iontiiit 



erino i torbUB tft iTenexiani e Lodon» 

tòif anliea k tedpraM arvenioiMi Questa seoppiò ui 

Épesta guerra nd I37& H patriarca d'AqnUeb, il 

«gnoK a Padova^ ed i CrenoTeà. entrarono in lega 

col re d'Ung^ieria; il re di CSpro ed B rignor £ 

tfilanoy nemid de' Genoredy si eoUqpurono col Tene- 

xiani* 
Ad oggetto di tener lontana V armate genovese dal 

golfo adriatico) onde non venisse ad unirsi eon b 

'gdere die d' cedine dd re s* armavano in Dalmaxia) 

da tolte le città q^edalmenle ndl'araenale di Zmo^ 

Tittor Pisani) posto d comando deU' armata veneta 

d s^nse^toslo nd Tirteno fd incontrare le triremi 

fonovesL Geltde d capo d' Ando ne fece orrifaiio 

Ipovemo; per riparare peri d danni da Ini stesso sofr 

Alti d ritirò neD^Egeo, ni potè invadere la riviera di 

«Genova 9 ' come avea concertato ed signor di Milano» 

I Gencimi non tardarono ad amune diro nlere« e 



78 9TmiA OÈLLA HALMAZLU 

ehiamati dal re d'Uo^em ooa istmuojie £ avemara^ 
nel porto 4i Zarfi| ivedotò fl/(ri& ciq^ue e poeto m 
sito dal qaale ai poterà impedir la navigaziiMie dei 
Tenenani) infialare Y latria ed i fedi di Venezia^ rinad 
loro di penetrare nel golfo adriatieo senza perdita 
d* alcan Taseello. 

Rimesso il Pisani in istato di tener il mare^ pri- 
ma ehe gli, fii possibile^ si diresse all' Adriatico^ e 
cammin Scendo attaccò p prese Gittaro j che da 
non molto tempo dalla dipendenza dei re di Rascia 
eraai distaccata) e formava parte dei dominii di Lo- 
doYÌeo re d' Ungheria* Abbandonò poscia al sacchq^ 
gio ed agli orrori dell' incendio Sebenico 9 non ayendo 
volato perdere il tempo nella presa del castdloy dove 
ì cittadini eransi ristretti coraggiosamente difondendda?; 
e dò per arrivare <^n soUecitadine sotto Zara 9 ove 
credeva in nn tfsmpo stesso .poter bloccare la dtlà e 
la ^Solta genovese nel porlo 'ricoverata* 

I -Genovesi; però espertissimi * nomini di niara^ ad 
jmta* delle prescra^pni del ref d' Ungheria ^ avevaa» 
prescelto per isvemare la posizione di Trah^ il di ou 
porto quarto da levante e da ponente dava mi kneo» 
raggio focile ed opportuno ai loro legni vdodasiaM 
nel corso e fomiti di. abilissimi remiganti) sia perii 
(qnielare:la navigazione ddOi' Adriatico cpiasi lud 
cantrO) sia per foeilitare i loro movimenti in tntfi gK 
incontri* Prevedendo i Genoveri di poter essere ai» 
iaeoatì; in qnesta posiaione 9 si erano occnpati.eon ogni 
premur a nel fortificarla) e dalla parta ddl' imboeeatnMi 
di ..pmiente affondarono tre vascelli preéi a' Yeaa- 
maatt) e.da.qi^itta.di levjinte . gettarono de' grpaai aia- 
i^ignt nel marC) code dificiie renderne V ingreaao a eU 



UBB0 smo* • 79 

aea ne éoMscera la tortooMi 4iwKÌone* If oa ^r^ 9 
Pìmbì a GOinparire sotto Tmb eoo la ma flotta^ e 
nell' atto eh' egli prendeva poaizìoiie dalla parte di 
ponente^ la aqqadta genoteae redaee dal epno del- 
r Adriatico entro io porto dalla parie di levaote* 

Gr impedimeoti posti all' iogresso del porto noo 
pemusero al generale veoeto di ayaniare^ ma risoluto 
d'impadronirsi di Traii ad ogni costo ^ distaccò la 
meta de' legni 9 onde girata V isola Boa si collocasse^ 
ro daDa parte di levante; indi sbarcati i suoi sol- 
dati soir isola y crudele ed ostinata impegnò la zqSk 
eoi Genovesi e coi cittadini* Luca VaUaresso^ comaop» 
dante delle truppe sbarcate^ dopo vigorosa resistepia 
a' impadronì dell' argine del ponte che dall' isola con- 
dneeva alla cittk» Una porziene de' difiensori sbaragliata 
ai ritirò sul monte 9 e la truppa veneta trovossi così 
posta frameuEO di qndli che dal colle e dalla cittk la 
bersagliavano* Sfolti perirono 9 e fira questi il bravo 
YallaressO) dopo la di cu morte gii altri si ritiraro- 
no' alle galere senza cbe veruno li seguitasse* Intanto 
ebe dall' un» parte ciò succedeva dall' altra il Pisani 
aUe palizzate e alle parporeUe aveva dato iu più Ino- 
fdJtt-r assalto fi): dappertutto però trovò la più vi- 



( 1 } Dalla parte ddl'odienio Caiteleanarlengola àuk non eri z 
cinta di mora ; le porporelle formate da tre vaBoelli affosdati chii^ 
devano V ingresso del porto , ed ona forte paKszata uni?a la cittì 
atetsa agli altri recinti. Questa palizzata venne molti anni appreaao 
rimpiaazata da solide opere dì lortificaiiioBey dal castello soddctto^ 
da «na muraglia gii distratta al tempo dell' occupajnone franeeas 
dopo la caduta della repubblica veneta , e da una torre in forma 
di mezzaluna cbe tuttora isolata delle altre <^re rovesciate dà a 
Traù^ vedendda dal mare dal lato di ponente , l' aspetto di dtlà 
fortificata. 



80 STOUA DILLA MlMkXiA. 

^roM ed inaspelbila retislenUf e veniie olibligato di 
ritirarsi dall' isola non solo, nui da tatta la Dahnawh 
ridacendosi malconcio e baitnto a Pola aett' Istria* 

Dopo r attontanamento de' Yenexiani segnitarono | 
ChenoTesi a tenne stazione in Tran, oeciq^ndosi di 
magf^ormente fortificarla : allog^arono per mag|por 
comodo nelle case de' cittadini, e si prerabero andie 
dei sacri ritiri deUe monadie ; locckè non lasda d'esser 
degno di osservaa^ione in ^ tempo di Mnuni rispetti 
religiosi* 

Rerisi in tal modo signori del mare i GenoTCsi nott 
mancarono in tntt' i modi d' inquietare da Tran in 
navigazione veneta, motivo per cui la dttk di Yen^ 
zia, <^e dalla Puglia sperialmente era approvi^onatn 
non poco ebbe a soffrire; e quella signoria sebiiepe 
nella stagione non propizia, pure ordGnò nnovamenle 
al Pisani d' impadronirsi di Traìu Yenne egH in bh^ 
braio del 1399 alla rista di questa dtlià, ma essendosi 
accertato che le fiurtificazioni della stessa erano state 
aumentate siccome ancbe il presidio, non osò aftaCi* 
caria; e dopo aver provato varii disagi nei porti de« 
serti per l'intemperie delk stagione, di M miovo ai 
ridusse a Pola avendogli rietato la repubblica di por» 
tarsi a Yenezia, dove aveva egli intenrione di ria^ 
lare i legni, e rimettere le ciurme dalle malattìe e 
dai padbnenti non poco indebolite. 

Arrivò intanto ai Genoveri un rinforzo di dieci ga- 
lere* Accresciuto il numero de' combattenti col fior 
della gioventii dalmata impressamente si present»* 
rono sotto Pola alla vista della flotta veneta coOe soie 
i7 gala», che avevano dapprincipio, avendo lasciate 
le altre dieci in aguato. Contro b propria opinione^ 



uno ano. 81 

ifefulo da qodla degli altri nfiiriali, ai dedaa a Pi« 
aani al coniballimeBto* 

I Gfnoveti frcendo aembiante di ritirani si lascia» 
rono akna paco iuegoire^ nnAttàt poi ad oa tratto 
le pnfe incontrarono H nemioo con inesprimibile Tee* 
menau Combattevano le flotte con pari gagliardia) e 
fpk né, primo impeto era caduto il capitan generale 
de' Genovesi Lndano Doria 9 quando nsdte del varco le 
dieci galere nascoste investirono di fianco V armata 
veneziana e la sbaragliarono» H Pisani si salvò con 
ire galere a Parenso, ed i Genovesi si ridussero nel 
porto di Zara contrediri galere prese al nemico* 

Superbi i vincitori di tanti successi concepirono 
V idea di portar la goenra nel centro del dominio ve« 
noto) dopo essersi giìi impadromti di Rovigno^ Uma« 
gO). Grado e Gaorle* I< preparativi per la grande spe» 
dlsione si fiicevano a Zara; sette galere furono ar- 
mate dalle città della provinria^ fira le quali una di 
Traìi comandbta da Casotto de* Casotti fig^o di Afgom 
slinOft Pietro Doria deslittato al comando generale era 
atteso da Genova con un rinfono» In&tti in giugno 
arrivò egli in Zara^ e per noa lasciare dietro di sé 
in mano de' Teneuani alcun punto della costa attaccò 
Gattaro e Sebenico, ove tenevano guarnigione 9 e ftp- 
cilmenle se ne rese padrone* Terso la fine di lugito 
si mosse dal porto di Zara alla volta di Yeoètia ccai 
una flotta di cinquantadue galere* Cbioggia st vicina 
a YeQCiiay minacciata dalla parte di terra dagli' aU 
leatt d'Un^eria^ dak Friuli e dal ugnor di Padova ^ 
ed investito' dalle navi del Doria dovette cedere: il 
terrore e k costemasione arrivarono al colmo in Te- 
Bexia; e ae il Doria seguito mvesse il con8%lio del 

Tmu ul e 



8S STORIA msixA hauiaxìa. 

Qtfrareie dt attaccare la d#iiiuiaiitt svhito 4op0 la 
presa di Chiama ^ e^ riuscito forse awèhbe ài ìm^ 
padroninene» Isda^ò^ed i Teoesiani traendo proflUo 
dalla diiazioDe riusSroiio intte le iaro-^ fané onde ose- 
eiare ff nsonco dà QàùgpB. èooifidaiido il eemasid» 
«I eiqpitaiio generale Pisani^ Intlo daHa pn^jpioae do-* 
t' era stato posto dc^ Tinfidke esit* dalla haUaglMi 
BaTale di Pela* 

I Yeiieziaiii sotto b saa eondolta aeiolaero aUna 
dal Iido9 é dopo vaili eoBllttfi Teimero a eifio di 
diindere T inboccaliira del pòrto di QàoggÌB% Tott* 1 
tentativi &lti dai CrenoTesi per nsrfre da quelle slrcils 
fiurono imitili, rinacì invano il soeeorsO'A 23 {falere^ iO 
delle quali dahnatidie) condotte da Màraffo Iloria; 
qaindi i Crenovesi per mancanza di viveri dovettero 
M 22 ginfpìo 1S81 rendersi a diserezioney e 674MI 
fbrono fittti prigionieri colla perdita àtf^ armamenti 
e dette galere. Sotto Qàofgfpm per fai prima volta ai 
fece oso del cannone ncUe lialtagUe di nmre» 

Mamiro Dona si ritirò eolia saa iiotia neirisbiÉ« 
ma inseguito dai generali veneti Pisani e Carlo Zeao 
rieoverossi nel porto di Zam sotto la proierione di 
questa piazza , fiisnita alien di nuamrosò presidio <s 
cinta da ^osse e solide mnvaf die non osanna 'i 
Veneti di aftaecase» Portarono" però inveee le loH» 
forze nel Tirrena , ed i Genovési per tenere ^etro nlk 
risolute loro operazioni dovettero aUiandonare V Adrin» 
tieo e portarsi al soccorso della patria inina^data* - 
, Amedeo YI, duca di Savoia, uno de'' magigioii 
principi del suo tempo, oflbese h sua medtazioiie àDe 
parti feHigérantr; desse venne accettais, e pieni ìdC 
confidenza io lui tetti gl'interessati in questa goesBa 



J 



LUMO 8BftTO« 83 

•pedirooo i loro pleoipotenziarii in Torino per traU 
tare la paee» Quelli del re d'Ungheria erano Tafen* 
lino TeaooTO di Conqaeeliiese 9 il yescoYO di Zagabria^ 
Giacomo di Radncliis nomo di legge gik conte di 
Traìi) e Paolo de Georgi cavaliere 9 i due nllimi 
cittadini di Zara 9 apecialmente incaricati di farattart 
gl'interessi della Dalmazia* La pace venne conchinsa 
il giorno 8 agosto i381 alle segnenti condizioni pet 
ciò clke riguarda il regno d'Ungheria: 

Che i andati del re d' Ungheria non possano 
navigare né portar merci per le imboccatnre de' fiomi 
posti al di là di Rimini e del promontorio d'Istria* 

Che i Yeneziani debbano pagare al re 7000 dneatt 
d'oro per cinque anni* 

Che i Veneziani non possano entrare colle loro 
galere in nessan porto regio clunso da catena (1)* 

Che la citta di Gittero sia consegnate nelle mani 
del cav* Paolo de' Geor^ , e che debba pagare tatte le 
munizioni e vettovaglie che i Yeneziani credessero di 
ritenere 9. diffiilcandole dalla contribnuime di 7000 dn« 
cati d'oro dovute ài re d'Ungheria* 

Da ciò si scorge che la atta di Gattaro, dopo 
essere stete presa da Pietro Doria prima deUa spe» 
dizione di Chioggia^ fu anche ripresa dai Yeneziani ^ 
ed in loro potere si attrovava al tempo della stipola» 
sioQe della pace* 



(1) Per Tsieeogione di quatto articolo ordinò Lodofios die 
n pooetiero catena nei porto di Zira, SAcam^ TnAf nel 
caoak di Catterò; ed in altri loogbi) e da ciò atolli patiti in 
profiocoa ritengono tuttora il nome éì ealeas» 



CAPITOLO LXSSV. 



DelU niorb éi Lo4mne»s éettm memwmMme JU Cmh 
éi Durm%o in ^utdUk dtrt d'Unghenaj detU pri» 
gionm di EBs^éettm mogUe H Lodovieo ^ e di Mmia 
sua figflia de$tuudm in ispom di SijfimHmdo 9i0rehe$t 
di Brmid^wyoj e ddla morU deUm ntjfbm mndt^} 



i^ 



lodotico dopo no anno di -jg^ye malattia gcmò 
irivere 3 gfionio 12 aettembre 1382, « gfi aaooetaa 
maria sua figlia primogenita coronata in AJbareale il 
giorno 26 col titolo di regina d'Ungheria* 

'Efiaabetta sna madre^ die durante la malattia di 
LodoTico amminiatraTa il regno ^ aegnitò in proprio 
nome a goremaìrlo anche dopo T incormiazione come 
regina seniore» Tranquille per due anni le dne regine 
con piacevolezza ressero lo stato» 

Offesi ^ Ungheri dal grande &TOre che presso la 
regina madre ottenuto avera il paktino Nicolò Gara ^ 
e sdegnati di servire a donne^ alcuni grandi del re« 
gnO) fra i quali Pado vescovo di Zagabria 9 Stefiino 
voivoda di Tranrilvania^ Slefiino di Simontomia^ Gfo* 
vanni Harvad e Giovanni di PaKsna priore di Trana ^ 
cospirarono contro di esse^ e decisero di fiir cadere 
sopra il capo di Cario di Dnrazzo , giii re di Napoli | 
la corona de) regno d'Ungheria. 



8d STOMA HELLA BAIMAXUL. 



Intempestiyp fa il primo scoppio della rivohinooe 
cV ebbe ItMigfé *)t Mkslelle dl^iètti^ tim brere veoM 



represso; poicnè la Teccnia e la giovane reipiia^ 
comparate da molti prelati e baroni del rq^^ il 
giorno 24 ottobre ddl' anno 1383 arrivammo in Za« 
pij e in t|nattro ^omi ridnasero a dovere il castrila 
.4i y^HBM^ tobe p^eo prima d' ordine del priore «h»i 

. . IS85* Soiem mui$ die 28 oelnJrai ovfnmi^nrMM 
radrfirff f ae# fiM^ mtiibfm |9riair hpfteUmwrof ^ jiusiu JSh 
Limiif ile Ai2i«M o£m inioru Aurmmu JHemorìale di 
Paolo de Paoli* 

Stefano Lazcbavicb^ cbe da voivoda di Transilv»» 
nia era stato da Elisabetta creato bano della Dalnm- 
lua^ e risedevf^.i0 Zara^ non era rimasto estraneo ai 
diafani del priore di Vraiia^ ffft il che venne rimo»- 
so dal ano postp; <e fnantaUMpienel tempo che le w- 
pne si tratteaamro in pixKfinca non in fossero stati 
.liltri movimenti sediaiosi^ piire non pochi .erano i 
sospetti <4Ni>t^9Bttpivono ; poiché nel Inese di mano 
anefessivo qnattifp cittadiiii di Zan scoiperti rei di 
tmdimanto 'ftmwMi tsascinati ;per le 'Strade della citta^ 
indi nella pubblica piaasa decapitati ^ ed in luglio i 
Ire tt«ri 4^11a citta con 2^ mobili a nome di tnttn la 
eooflinnitB dovettero >prga^sas pubblicamente il pnm- 
meiltQ di fedeltà s^ra il braccio di san Grisogono 
marHife a di ahre com saere su di un altare ndla 
difesa 4i w^tft Barbara disposte» 

SkyBibra che il proge^o de' ooogturati, andato n 
vooto per li ìsennta. inattesa ^Ik neginaf Amsc d^imr 
IMdnmiMi 4i Zfuca'9 per aveae sulla costa dell' Adria- 
tico una piazza importante ^ ove Girlo dal suo regno 



uftAO «Kro. 87 

potefM ÌBMal«eBte pente il piede^ ikdbi promicia j 9Ì 
pMMMo dfeUsquide) cealro là fiséedtbi é Ledovieo^ 
•ad hMtf&thm^ egli aepinnre* 

MMl il iWBCOvo di ZiifdNm eoliò |neleelè di àn- 
d«e e RoDMiy ei portò e Nepefi e diqieee il fé a 
peMBfo ìm Ikfifkerie. Non poiesdo V effriva di Gerle 
efttteerei per il pmto di. Zwe ^ dove le regiM* erhnel 
eoneolidete eoa «e fierfe presidio e eoi etti di reB^ 
ipoae e di aevere i^inetisia^^ ^bacco a Ségna^ pMaò 
io &oàftie oire gii e^ercileta eireva la canee . di bo* 
BOf ed iagroseato il Domerò de' muA adereòfl aifrÌYÒ 
a Bode^ 0¥e fii iacoronato ee 4' UegiKeria* Le rc^pne 
finrono da kti traMate eoo ogoi riapettoee uiaoierey e 
.tao neei dopo attroraodeei egli poafidemialniente nelle 
loro eeaMra^ da Biagio Foi^ch ad ineliganooe del 
palatino Gafa ireme grayeneete ferito nel cepo^ per 
cai dopo jgiaìdehe tonpo tmom. io Visecgrado 9 ove nel 
eonvento di eaat'Aadrca gìeeqoe S eoo cadavere par 
pia aani inecpAo» H tenera aentiiBiento di anudaie 
ebe aveva iGefea .per Bigiiaanndo di Brandebitrgo ^ 
proaieM^ apoeò di Bbria^ lo iadneae a qeiest* omici- 
dio ^ e ae ib ridèmpeneàte alloctdiè Sigiemoaido attivò 
ad enere aigaore dell' Ungheria ool beaalo d^IieU 
amaia e Groefeia, e eoo fealeHe Giovanai venne firito 
rettore di Spalato. GeUa morte di Carlo Àon oeeea* 
rono le toiliolenae in ^ Unghma ed in Deìoiaraiu Ijì 
doe regine nel 1386 9 accompagnate dal palatino Ga« 
ra e da altri magnaifi^ si decisero di venire in Dal- 
aiaaia a fine di acchetare colla loro presenaa i ter* 
bidi che cagionavaasi dai Palieaa e da varii signori 
di Zara* Il destino péro era avverso e pérsegoitava 
la casa reale di Lodovico. Cwimiii fiicendo in Croa« 



» 



88 «TOBIA DELUt BALMAZIA. 

ria il bano Horvad co' siioi aatdliti a Tiva Ima m'i 
padroni delle persone delle dae regine^ e ìlpalatiMi Gam 
ed il Foi|^acb che si misero in loro difiesa^ dinanii ai 
loto ocoki medesimi finrono trucidati* Il Gara fece prò» 
digi di valore^ ferito di frecce da tutte le parti ^;li alea- 
SO9 le spezzava colle priorie mani per essere piìi libefo 
inalmente un croato da sotto la carrozza ddk tefpne 
lo prese per i piedi ^ lo fece cadere a terra^ ed in tal 
posizione gli mozzò il capo* Tennero indi amendne la 
regine strettamente imprigionate nd castdlo di Nove^ 
gradi (1) ed Elisabetta la madre ivi travò la soa 
mòrte 9 accisa di spada come gli ani dicono ^ ovrera 
mwta di stento e disperazimiejt o annata nella Zcr- 
magna 9 come altri vogliono asseverare* Paolo de' Paoli 
nelle sne memorie lasciò scritto 9 cbe il giorno 9 fi^ 
braio del 1387 erasi sparsa la voce in Zara, che k 
spoglie dell' infelice regina erano state portate in qodla 
ritta 9 e riposte nd monastero di san Grisogono; e 
che il giorno 16 di gennaio era arrivata a Zara la 
notiria, che la regina seniore era morta ndla prigio- 
ne del castello di Pfovegradi. Se la r^^a madre fesse 
atata accisa annata 9 questo scrittore sì vicino al 
luogo ove successe il fetto, e sì attento nel riportai^ 
ne nelle sue memorie le piò minute particolarità y non 
avrebbe per certo omesso d'indicare un avvenimento 
sì riflessibile; è quindi probabile 9 ad onta di quanto 

(1) L' erudito Kr^lìaDOTÌch nelle sue memorie slorìcbe pig.aoo 
•uppose che l'oggetto de* congiurati nell' imprigionare ler^ne, 
tane quello di condurle a Napoli per abbandonarle al furore ed 
alla Tcndetta di Margherita vedova delF ucciso Carlo. I oongin- 
ratì però spedirono a Napoli le rease teste del Gara e del Foi^ 
neh p ni mancato avrebbero di spedire le regine stesse , se tak 
msie stata la loro intensione. 



UBRO SESTO» 89 

CI yìm»' vtferito dalla maggior parte de^ li aatorì^ eii# 
EliMbetta cesaasse di vmre per morte oatarale* Quan- 
liinqiie i Yenexiani ricevuto aveaaero tanti motivi 
diaguato da Lodovico 9 pare 9 o perchè cercaaaero 
eattiTarai T animo di Sigismondo 9 che dopo la mortf 
di Cario era ritornato in Unghma ed era stato Tal- 
timo di marzo dell'anno 1387 solennemente incora^ 
nato re di qoel regnoy perchè 'mal sofirissero na 
eccesso ù grande commesso dai sadditi 9 spedirono sotto 
jl comando di Giovanni Barbadico ana flotta di ga» 
lere nell' acqae di Nov^adi^ e sforzarono il priore 
di. Yrana a rimettere in libertà la regina Maria. Il 
giorno 4 giogno dell' anno saddetto dia sortì da Pfo- 
vegradiy e dopo di essersi trattennta alqaanto presso 
le vidnanze di Nona nel villaggio di Dolaz j il gpomo 
13 imbarcata sulle galere Tenete venne trasportata a 
Sq^a^ donde parti per Zagrabia^ ove nel primo di 
luglio trovoasi il re Sigismondo; e nd giorno 4deBo 
stesso mesf fu sdennemente celebrata la .loro unione* 




♦ . , 



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».. » 



( I 



CAPITOLO LXXY. 



n«i* 



Stefano Tuariko re di Eonm d uuisee td yrian ài 
Frtam eùmin gVinteresd di Sijfis9umdo- e Bi^tias 
j^rwde- AlmUm ,e CU$m eM tantmué pegwmiom^ 
obUifm gli SpaUdim ad mueggettard M mo domim 
nioj eia die fèeere enehe V olire eiUk deUm Dehnmia, 

md eeeeziene di Zarom 



PI. 



eli' awio 1374 Lodovico re d' Uogberia tiveru 
coneesM il titolo di re di Bosna al bano Ste&no 
Tuarlko I. Questi era fi(|pIio di Tladislao, fratello di 
SCefiino baoo di Bosaina , padre di Elisabetta \^ coo- 
aorte di Lodovico* Né i beneficii ricevuti da qa^ ato 
re ^ uè la stretta parentela che aveva colla ea^a reale 
di Ui^beria^ poterono impedirlo di prevalersi ddle 
dccostanse^ nelle qoafi si atfrovavano Sigismondo e 
Maria per le contrarietà, di vari* signori del rejpio, 
onde dilatare il ano dominio in Dalmazia* Dopo di 
aver occupato le Bocche di Cattare ed ij tratto ma- 
rittimo ddla Gattina, a Cattavo ^ esdnsa Ragusa, fiitta 
lega con Giovanni Palisna priore di Yrana che (a 
^e* giorni reso erasi potente per aderenie) spedì nn 
esercito bosneae contro Almissa e Clissa, che fiiieil- 
mente finrono. cedute dai difensori* 

Pose indi Tassedio a Ragusa ed a Spalato, che 
vennero validamente difiMc dai dttaifini* Non .potendo 
quindi colla fona impadronirsi di Spalato npn cea- 



93 «TOBIA DELIJL BÀJMAMUU 

Mrono I Bosneii ed il PaUna di reetni ag|l Spala» 
liei ogni danno posaìkik) mettendo a raba ed^a fboeo 
i contomi 9 e facendo nette prigioni aofiire cmddi 
tormenti a tutti qne' dttadini che avevano la diagniin 
di cadere nette loro manu 

Per ben tre volte ai rivolsero gli Spalatini a Si- 
l^amondo ricercando aoccorso^ ma non poterono ot» 
tenere che itnde parole 9 essendo quel re occupato al- 
lora in sottomettere i ribelli d'Ungheria* IHeppore «at- 
tennero aiuto dai Teneziani^ che avevano guerra nel 
licvante coi Turchi* Finalmente nett'anno 1590 ri» 
solvettero di spedire a Tuartho quattro inviati «mde 
rendere la cittk a condizioni migliori che fosse posai- 
bilcé Tuartko ricevette in Sutisha con tutta beaevo- 
ienza gì' incaricati spalatini 9 nel numero àà, quali era 
Andrea loro vescovo 9 che venne nominato consigliere 
regio 9 e confermò tutte le immunitk e privile^ die 
erano stati alla cittìi concessi dai re d' Ungheria* ToUe 
te altre città seguirono T esempio di Spalato 9 e cosi 
ad eccezione di Zara e di IHona 9 dove stava un pre- 
sidio ungherese 9 tutta la Dalmazia passò sotto il do- 
minio del re di Bosna* Ragusa conservò la propria 
r r kPì '^^'^ ^^^ mezzo di qualche regalo fiitto att' Brccgh 
' / yiatko Ama 9 che tralasciò di molestarla* 

.^^ Poco godette Tuartko di sue conquiste 9 poidiò nel 
principio dèlfanno 1392 passò ad ahra vita* Egli 
ebbe due mogU le|^me; non ebbe prole* Pero da 
un' unione illegittima con una damìgetta di corte ebbe 
un figlio pur Tuartko di nome 9 che destinò a ano 
successore* Ostoia Rnistich9 uno de* prindpali rignori 
bosnesÌ9 persuase alla maggior parte de' grandi che 
desso non poteva essere figlio del primo Tuartko; 



mio fBsra ^, 

paceU ^Miti iHra incapace di g^cnerare^ r la dami^ 
gtlla era rimaatà incitata di aa altio* 

Tenne perciò Oaloia piMlamato. re di Boena* Tn- 
nHko II9 come db inteaci andò a chiedere aintn a 
Bajazet signor de' Torcili 9 con promessa di rendersi 
ano tarilMitario* 

Salito al trono Ostoia perdntamente a' inTsgpliì della 
mó^le di nn signore^ e la fece rapire» L'offeso ma- 
rito eccitò i snoi amici alla vendetto^ e questi tosto 
didiiararonò re Stefimo Dabissa^ figlio di BlilosaTf 
aio della regina Eliaabelta d'Un|^kerìa* 

'Ostoia fn^^i ^ e si ricoperò con un suo figlinolo 
andi' egli presso Blgazet| il spiale diede gente al- 
l' uno ed all' altro rìfiigiato^ per discacciare. Dabissa* 
I Turchi condotti da Tuartko e da Osloia sempre 
pili avansandosi nel regno di Bosna^ i) re Dabissa 
prése U partito di cedere a Sigismondo, ond' essere 
soccMsOy dò che Tuartko I aveagli usurpato in Dal- 
masia; e così dopo poco pih di due anni ritomarmio 
le dtlh della Dalmazia ed i luoghi occupati dai.Bo- 
snesi a fiir parte del regno d' Ungheria* 

In qnest' occasione molti pastori delle montagne 
della Bossina^ detti Flamj per sottrarsi ai danni ^ 
alle ruberie de' Turchi , discesero in Dalmazia fino ai 
éionti che arvicinano il mare; e. o perchi aTCssero 
quest'inclinazione, o perchè volessero seguitare Tetem- 
pio de' Turchi discendendo di notte e di giorno al 
piano^ rubavano ciò the loro veniva alle mani* L'ar- 
civescovo di Spalato, onde difendere i snoi coloni, 
fece fid»farìcare e cingere di mora nel luogo detto. 
Im^az un casteUo, che ora porta il niMne di Su^uraz, 
ndla quale costruzione riuscì ^li malgrado alle 



94 8T0RU ùmtLA 1IÀUI4ZU. 

oppMiztom dei cMtdbv di QUmtLf Opradi ed Al» 
missa, per la pMtesbiie di TaMtt ben» dei ttgtà édÈm 
Dahnasia e &Mde» NA fieve di eoe preeperifà in qa^ 
eto frattempe moti h regina Maria^ e MgiaiDOiid# ri* 
maae aolo re d' Ung^heria. 

Dietro la eesaione fiittagli detta Dalmacia ipcA m^ 
PRcolò^ Gara col Ittiolo di- ba&e in Dalmazia e Cms- 
tìB^ e Paole Bfikideiek in qniditìi di tiee4ianó ; qiìeell 
diedero huòtì rettoti aUé rieupante eittii) e pne e#a 
in qaalclie «stema la prortncia» . . 

L' armi di Sigiamonlo vaStt a quelle di Dalbiaaa 
poeo vantag^o ripMrtartme a<^ra ^leOé de'lWAi; 
per il elle ricliieaeiro Meeoieb i^ EWmeiiu Un ben 
agguerrito esercitò di Teteratii, cbe gloriosameiile arve* 
Tane militato nelle cimpagne d'IagUtsrra) ^eniie''^ 
re di Francia apefifó in Ungheria» àigisHMMido- eel 
ano esercito e coi iVancesi pose Tasèedio a rttcopeK 
in Bulgaria* Accorse Bajazet per soeeorreiiaé I Fmmi» 
cesi contro 11 vider di Sigismondo attaeettofto 
eoi Torchi) dai qnaH in numero di oltre 
mila a eavallo fiiroriò eireondati^ e tutti 9 tintine- 
dici soltanto 9 miseramente fiÉrono truèldatift JVa ^qne' 
quin£ci vi fu fl conte di Ni^ers iglio* del- duca di* 
Borgogna^ che si riscattò coU' esborso 4Ìi gran iom» 
msé La rotta de' Francém préoedetle qndla dej^-Un» 
gheri) e Sigismondo a gran firika si safob in «un 
barca a seconda del Danubio; ed anivlito nel Mat^ 
nero datt' armata veneta venne accolto e oondolba fm 
Dalmaziai La foraddidde rotta segid 8 glonio M eeU 
tanbre dd I3969 ed il re d'Un|^beria ri te atten a c per 
iMtto r inverno in^ Kiun, iiidi passò nel suo Mgno» 



CAPITOLO LXXVI. 



I 

. Sftiatìm ékfkuKmmo pimrm m TrmrmU Jf4ìdi»ÌM re 

. JU rìap0U eoi Èoecbrto iK 0$tain, re di Jfommj € 

I M Hervafemto e^piUm» Mqmla Zmrm e le din 



if. 



otti COIII0 io Ungheria così anche m l^a h É ana ^ 

•peciaLnente dopo hi morte ikHa regina Bfaria^ noir 

aOfSeri vano di boba grado il doaMaié di Sigiaauftndo^ 

Dopo la atrage di rCeopoB andò sempre piii aeóe» 

sceadoai ilnanmffo-^de'makmiteoti. Le tiatrettene bcBo 

-gmiii ai attMrmira T erario per le iauteiise S|iese deik 

gaerra torea^ aVeàdo necessitato V imposiiioae dieattaor* 

diMurti trìlrati nelle citta delb Délmazin per ripa r a r e 

ai bisogni^ determinarono parecdn DÉlasati a distaiK 

carsi nflbtto da hn ; e prima ckndestiliameata o pei 

jNibblicniiaenle con lettere ed inviati invìlaroBO Ladip» 

slao re di Napoli della stirpe reale d'Ungheria 9 &ffiq 

4K Marg^herita e di Girio naoisoi in qnel regno^ a Te» 

mre m Ralmaaia e ad occnpuhu A tdc ^iggelto nelle 

€il|ìi furono tenute Tarie radvnanse. E siccome perai 



96 STOBU DELLA DALHAZLU 

tatt' i eiltadini non potevano andar d' accòrdo j 
tendo alcuni testar fedeli e gB altri riconoaoere 
dialao ; così da questi dissidii 9 specialmente in Spn» 
lato 9 alienati fra di loro gli animi, nacque la gaerm 
civile fomentata anche da quelli ""the per recenti ddi- 
-benn^ni non potevano essere detti alle prime cari- 
chi? 9 le quali i nobili avevano per sé riservate» A 
mez£a notte del giorno 19 giugno 1398 un cario 
Marcolino con i suoi seguaci attaccò quattro nomini 
db' erano di guardia al palazzo deBa comune, e niez>- 
zi addormentati U massacrò. Da quel tempo non 
patinò giorno, che non succedessero spogli ed 
sioni cittadinesche fra V uno e V altro partito ; ed 
scudo giunta V una parte a prevalere ali* altra , molti 
specialmente fra i patrizii, o volontariamente ahban- 
donarono la citta, o furono 'forzati ad uscirne* Qudli 
che rimasero in Spalato furono chiamati Intrinsid , ed 
i aortiti Estrinsid, a guisa deHe fiiziont de' Guelfi • 
GhSiellini che tanto travagliarono F Italia» Gl'Intrin» 
aio aderivano a Sigismondo , gli altri a Ladidao* Mar- 
iNilino capo degl' Intrinsici venne &tto rettore della dttìiy 
e bee aggregare all' ordine de' consiglieri , die prima 
era composto di sedi nobili, 1(2 plebei, onde potessero 
rieefciffe ed ottenere di essere triumviri (ch'em il pri* 
mo magistrato) e giudici die dal numero dei consi- 
l^ieri erano detti. Tutte le case de' nobili en^gmti 
fimno depredate, e le slesse loro donne sp<^[liafe di 
qvalnnqoe ornamento d'oro, d'argento e. di gemme» 
. Tina parte degli espatriati portossi a Zara ed a 
Sebenico, Tdlra in magyior numero ri ricoverò in 
Traik Grintrimid intimarono ai Tmurini di espd- 
lere i loro nemici, se non volessero anch' esri per 



LIBRO SESTO* 9T 

tali eaaere trattatL I Traurini non aderirono ^ e yen-* 
nero tosto per mare e per terra dagli Spalatini attae^* 
cati. Per due anni darò la . ^erra fra quelle due citta 9 
ed in esaa immensi furono i danni vicendeTQlmentt; 
recati; giacche i fuorusciti uniti ai Traurini ^ inferiori 
nel numero degli armati 9 più furore dimostrarono 
degli Spalatini neUa devastazione de' terreni* Stanche * 
finalmente dei danni e delle stragi 9 V una e T. altra «ittà ^ 
pensarono alla pace 9 che Tenne conchiusa coU' esse» 
re stati rimessi dall'una parte e dall'altra i danni a 
vicenda cagionatisi 9 e coli' essere obbligati i Tranrini 
ad allontanare nel termine di giorni 20 dalla Ipro citlìi 
e territorio gli espatriati Spalatini colle loro servitii ed 
aderenti 9 escluse le femine ed i figli al di sotto dell' età 
di 15 anni* 

Gli sbanditi però prima che la pace fosse conchiusa 
spedirono legati in Ungheria per portare le loro do« 
glianze a Sigismondo 9 che poco prima era ritornato 
nel regno 9 libero dalle mani e dalla custodia di al« 
cuni magnati che avevano contro di lui cospirato; e 
quantunque i legati stessi ponessero ogni studio nel 
gettare la colpa di tutto 9 e delle stesse intelligenze 
con Ladislao, sopra i loro avversari! 9 pure il re do* 
bitando della verità delle loro esposizioni ordinò al 
capitolo di Nona ed a quello di Traii di destinare 
uno del loro corpo 9 onde uniti ad un commissario 
regio dovessero inquirire rigorosamente soprfi tntt' i 
punti delle querele degli Estrinsici* Quelli di Npna 
nominarono il loro primicerio 9 al quale si uni FUi^ 
pò di Baldassari commissario regio ; ed i Traurini il 
canonico Jancio Rusco 9 a cu| unissi Giorgio Bolco- 
vich pur regio commissario* 

Tom. HI. 7 



98 8TOBLL DELIA DAUAZIA. 

Questi quattro inquisitori si portarono per tafte le 
cittk e inojg^ delle plrorince^ ond' esaminare le per- 
sone <ilie potevano essere senUte; ed i medesimi te- 
sdmonii ventrano prima esaminati dall' un eanonioo e 
daleodimissariO) e poi dall' altro* E^fudi riuscirono 
f^' interrogatorii e le risposte dall' una parte e dall' al- 
tra^ eguale la relaiione dell' un capitolo e deU'altto^ 
con che tutta la colpa dei danni e dello stèssa tradii 
raenio a fiivore di Ladislao venne rigettata a colpa 
degl' lutrinsici* Sigismondo peri^ o perchè non fiisse 
persuaso dell'esattezza dell' inqdisizibne e della 
rione 9 o perchè ad altro tempo rimesso avesse 
occuparsi di questo argomento ^ non emanò alcuna 
decisione 9 e le inimicirie fra i cittadini non ri esfin- 
sero che nel i402# 

Anche in Traii il giorno 27 dicembre dell'anno 
4587) undici anni prima dei torbidi sopraccennati di 
Spaiato 9 seguì un tumulto popolare 9 nel quale &rono 
uccisi in piazza tre nobili^ cioè Pietro Gioseppi^Stdbno 
Doimi e Agostino de Casotti; molti aitici vennero in 

w 

diverse forme maltrattati 9 e dovettero prender la fuga. 
Per pih anni i fuggitivi con barche armate molesta- 
vtmo quelli della città, ed un giorno penetrati im- 
provvisamente nella stessa uccisero in piazza LaSopridio 
JMicaci 9 capo della fiuuone contraria* 

La fiimiglia Micaci di Traìi, dopp che la ritta ri 
dedicò ri Yeneziani trent' anni circa appresso 9 pte- 
feri di abbandonare la patria e si stabili in IJngfae» 
ria 9 ed ora è nel numero delle fiimiglie prìncipesche 
dello sfato» Neil' anno 1395 seguì una piena pacifica- 
zione fra i cittadini di T^aii, che soprattutto si obbI%a- 
rono vicendevolmente di non lar mri parola del sangue 



' • kJBHo «SITO. 99 

di' era stato isipai^sò. O^toia #e di'Bosfià,'per la «torte 
di recente avrenata Ai Stc&no Dabiasa 9 restò mgpaòre 
di qofellà porzione drfr^no, ake per le anteriori con« 
venzioni fila queati duef contèndenti doterà es8cte'|ro* 
dìita Tfta durante da entrambi 9 e passare do^ la morie 
dell' loùo o di^' altro nel superstite. Ladislao re di Na« 
fiioli, onde Tdiire a capo di togliere la Dalmazia a 
Sigismondo 9 aVea stretto alleanza con Ostola, che 
spedii troppe bosnési in Dalmaiia sotto il comando 
del valoroso Herroje supremo voivoda' del regno. Crii 
Zaratini, molti de'qpaali aderivano al partito di Ladi« 
sfao, allettati dalle proinesse di flEervoje, ed adescati 
dalla sicurezza di acquistar V isola di Pago j che poco 
pVimii da ima detej^kione dS giudici ^ ordinata da Si- 
gismondo 9 era stata dichiarata Ubeira^ fiurono i primi 
del 1401 ad alzare lo stendardo napoletano» ' Quelli 
di SébeOico , Tran e Spalato ^ minacciati ' da un' ar- 
mata di mare napoletana e dalle truppe di Hervoje, 
fecero lo stesso un anno dopo» L' ammiraglio Luigi 
Aldemarisco ricevette l'atto di dedizione 9 e confermò 
ad ogni paese i noti privilegi é consuetudini» Paolo 
Bisteho^ bano di 'Gfoazia, accorge con truppe per so- 
stenere i diritti £ Sigismondo ; ma presso Biach in 
Croazia venne disfiitto da Hervoje e fiitto prigionie- 
ro» All'annunzio di questa scodfitta le isole e tutti 
i luoghi della provinda all' infuori di Ragusa e Cat- 
taro si dichiararono per Ladislao. Egli memore della 
sorte funesta di suo padre non volle nei primi moti 
della Dalmazia abbandonare il regno di Napoli; fiitlo 
poi certo dei prosperi successi a suo favore venne 
del 1403 in Zara 9 ove da un legato di papa Bo- 
nifazio venne coronato re d'Ungheria e di Dalma- 



100 8T0aiA DEUA DALMAZIA^ 

zia. In qaesto firattempo erasi pressoché ristaliilito nel 
regno Sigismondo^ e gli Ungliert ed i Croati anda^a^ 
no sempre -più accostandosi a qaesto principe ma^p- 
giore delle sne syentore; qoindi Ladislao vedendo 
sempre piii lontana la sospirata epoca d'entrare in 
Ungheria 9 si decise di abbandonare la Dalmazia e di 
ritornare nel suo regno* Fece prima di partire rinno* 
Tare il giuramento di fedeltà dalle città di Spalato e 
di Trauy e necessitato sempre di valersi delle forze 
e deir autorità di Hervoje Io creo duca di Spalato (1) 
concedendogli il governo delle isole di Cnrzola^ Lie» 
sina^ Lissa e Brazza* Spedì poscia da Napoli come 
govemator generale della Dalmazia Giovanni di Ln- 
signanoy duca di Baruti^ cugino della regina sua mo* 
glie» Hervoje male soffri che questo vice-gerente esten- 
desse la sua giurisdizione sopra le altre città* 

Di nuovo i partiti e le fiizioni suscitate da due re» 
goli scomposero gli animi de' Dalmati con danno ddk 
pubblica e privata prosperità. Ladislao impedito dalle 
cose d' Itali/i cessò di spedire sussidii al duca di Ba- 
roti* Le forze e le nuove pratiche in Dalmazia di 
Sigismondo andarono crescendo* Il.dnca Hervoje per 
conservarsi nel ducato di Spalato e nel dominio del- 
l' isole si accomodò con questo regnante 9 e in poco 
tempo pressoché tutta la provincia 9 meno Zara 9 
tornò sotto il dominio del legittimo re d'Ungheria* 



(1) Non piacque agli Spalatioi la nomiBS di Herroje in lors 
duca , con che venivano diminuite le loro libertà e privilegi. 
Hervoje per tenerli in dovere fece fabbricare un castello , che 
tatlavia in parte esitie tra la marina e la pìaaietU dd mercato. 



N 



CAPITOLO LXXVII. 



LadUlao vende Zara ai Vene%imij ehe aequiiUmo eie* 
finiiivmnente le altre dita e le Uole della Dahuma. 



afienazione di Hervoje dagl' interessi di Ladisbo 
aveva a q[ae8to cagionata la perdita della Dalmazia ^ 
e Zara sola 9 ove trovavasi on numeroso presidio na^ 
poletano, era rimasta in sao potere» Sforzato però 
di tenere una flotta neir Adriatico per conservare que» 
sta cittìi contro le forze di Sig^ismondo e di Hervoje | 
la qual cosa lo molestava e per le spese che doveva 
fare 9 e pel discapito che alle cose d'Italia ne deri« 
vava^ si de[terminò non solo di vendere ni Teneziani 
Zara con tutto il suo territorio 9 Novegpradi e l'isola 
di Pag^o, ma ancora tutt' i suoi diritti sulla Dalmazia 
per il prezzo di centomila ducati. H relativo istrumento 
venne stipulato V anno 1409 il giorno 9 di giugno» 
Così vendeva Ladislao ciò che legittimamente non era 
suo 9 ed i Yeneziani coglievano con tutta soddis&zione 
il destro di poter nuovamente rendersi padroni della 
costa marittima della Dalmazia , sì necessaria alla loro 
navigazione* Quattro proveditori veneti con numerosa 



109 STOnU DELLA pALMAZIAé ^ 

flotta Tennero spediti per riceTere in consegna la citta* 
Il presidio napoletano, mal soflbendo di doTorla èva» 
cuare, cadono dei tumnlti nell' andarsene, aj^iiseè il 
fuoco in qualche quartiere^ e per forza nelle gpalese 
condosse vani cittadini. Il fiioeo venne prestamenle 
estinto, ed il giorno appresso, che in T ultimo di lo- 
glio, la città col castello consegnate furono ai Tene- 
ziani , e messi in liberta i cittadini arrestati , dopo una 
vigorosa dimostrazione per parte loro di affondare le 
galere napoletane, se non aderivano a rilasciarli. 

Dopo siflFatta occupazione tutto ciò che la prudenm 
sa suggerire per conservare un possesso importante 
non fu trascurato dalla repubblica» Venne eretto il 
forte, che difender poteva Zam dalla parte di terra- 
ferma, e la eitta dal forte venne disgiunta col mezzo 
di un fosso scavato fra' macigni con ispese enormi e 
con celeritli tale, ch'entro lo spazio minore di an 
anno sursero .queste fortificazioni tuttora esistenti* Si- 
gismondo non era sovrano di tale natura da soflrirc 
in pace i danni, che alla vera sovranità (I) erano 
stati dalla direzione. di Ladislao arrecati. Riceecò dai 
Veneziani la restituzione di ciò che avevano dal re 



(i) Ho detto vera sovraaiti. La legge salica non esisteva in 
Ungheria. Maria quindi figlia di Lodovico era la vera erede dì 
quel trono dopo la morte del genitore. %SigÌ8n)ondo sao marito 
a' era il re, e come tale era stato solennemente incoronato. Tat- 
to ciò quindi che la casa reale di Napoli , per diritti di succes- 
sione sotto Carlo e sotto Ladislao sao figlio , fece per Qttemre 
questo regno ^ non fa che T impolso deile passioni, di tanti sod-t 
diti che dalle Qrcostanze coglievano occasione di regolarsi a pro- 
prio talento 'y la qoal . condotta fu bea espiata da tanti tristi av- 
veni menti. 



tlBnO gE8TO. 103 

di Napoli ats^istato. La domanda venne rig«>ttata e 
le ostilità incominciarono • Il bano Moduc discese 
dalla Croazia 9 «d occupò Scardona^ nel mentre che 
la . cavalleria iingherese comandata da Meslino seor* 
reva liberamente tutto il contado di Zara* In onesto 
frattempo {pnivi disordini nascevano in Sebenico; il 
popolo attaccatissimo al dominio ungherese solleyavasi 
contro, i patrizi! 9 cbe volevano dedicarsi ai Teneziani^ 
« cacoiavali fuori delle mura* Essi però ricorsero ai 
Veneti 9 «he spedirono in loro aiuto cinqpie fpleaéé. 
ecn cinquanta barche piene di tmppa e munizionu II 
po|olo costante aHa devozione di Sigismondo non diede 
retta alle insinuazioni de' Veneziani ^ e corag^osamente 
rispìnse ogni loro attacco* Dubitando i generali • di 
Sigismondo , che Sebenico cader potesse in mano dei 
Yencti 9 il comandante della cavalleria Meslin lo occupò 
con alquanta, truppa* Egli cercò di cattivarsi V animo 
d^li abitanti di Sebenico 9 e procurò di persuadere 
il popolo a ricevere i nobili cacciati 9 e a rimettere il 
governo della città nella forma in cui trovavasi prima 
ddla loro espulsione; ma le sue persuasioni non eb« 
bero effetto* 

Sigismondo, annoiato incaricò Giovanni conte di 
Cettina 9 uno dei più potenti signori di queste parti 9 
di restituir^ i nobili 9 e di gastigare i capi rivoltosi. 
Giovanni entrò adunque nella citta 9 e fece imprigio- 
nare sei capi 9 alcuni dei quali furono mandati a mor^ 
te. Il giorno appresso rientrarono i nobili; ed il vi- 
cario generale del re ]|lislin9 a mag^ore sicurezza 9 
ridusse in forma di castello un angolo superiore delle 
mura antiche 9 ove collocò un forte presidio* Indispet- 
titi però i Sebenzani della forza che contro dì loro 



104 STOBlÀ DELLA tlÀLlUXU* 

si Toleva adoperare 9 nobili e popolari d'acc<wdo si 
dedicarono ai Yeneziani, e pattuirono come liberi in 
diciotto artìcoli il trattato di dedizione il giorno 30 
ottobre 1412, che trovasi per esteso nel Lucio lib« V 
pa^. 264, 265, 266, 267. I Yeneziani in sè^to 
occuparono la città* Il presidio sforzato dalla fame e 
dalla sete dovette abbandonare il castello, che venne 
tosto dai cittadini atterrato fino alle fondamenta* la 
questo tomo di tempo g^li Spalatini scoprirono le in« 
tellig^enze che il loro duca Hervoje aveva col sultane 
Maometto , e coi documenti di prova le rassegnarono 
a Sigismondo* Hervoje venne dichiarato ribelle, e pn- 
vato d' og^i avere e g;iurisdizione ne' reg^i di Groi^cia 
e di Dalmazia* 

I Turchi a persuasione del traditore eransi già po- 
sti in arme, e Sig^ismondo per aver agio di opporsi 
a loro nell' anno 1413 fece una tregua di cinque an- 
ni coi Yeneti , che restarono in possesso di Zara, no- 
na, Sebenico, Scardona ed Ostrovizza (!)• 

Conoscendo Sigismondo quanto difficile fosse il con- 
servare lungamente alla sua corona senza una qual- 
che armata di mare i luoghi che gli restavano in DaU 
mazia, ordinò nel tempo della tregua la fondazione 
in Tran di un arsenale, dove furono costrutte delle 
galere ed altri legni minori, destinati a resistere ai 
Yeneziani e ad inquietare il loro commercio* Spirata 
Ja tri^gua il capitano del golfo Francesco Bembo, onda 



(0 Soarclona td Ostrovizsa erano siate donate da Ladislao re 
<}) Napoli a Sandagl , supremo voivoda della Boasìna , e l' anno 
1 4 1 1 questo signore le vendette ai Veneziani per il prezzo di 
cinquemila ducati d' oro. 



UBBO SESTO. lOtf 

distruggere k flottiglia di Trau, sbarcò neU' isola Bua 
per impadronirsi del porto; ma non avendo potuto 
linscire in ciò per mancanza di artigUeria grossa , ri« 
mise ad altro tempo V esecuzione di questo disegno ^ 
che rendevasi ccrtanto necessaria. Infatti del 1420^ 
eletto capitan generale Pietro Loredano ed accre- 
sciuta Tarmata 9 fu mandata fuori con apparato tale 
da essere non solo suflBiciente ad opporsi alla picciols 
flotta di Sigismondo in Traù e Ragusa 9 ma anche a 
&r fronte ad ogni altra armata che venisse nel golfo* 
Alla fama solo di tante forze le isole orientali si ar^ 
resero spontanee ai Teneziani, Gattaro e Ragusa en» 
trarono in trattative j nò mancavano che TVau e Spa«^ 
Iato per l'intiero acquisto della Dalmazia» 

Il Loredano, essendogK andate a vuoto tutte le 
segrete pratiche che aveva messo in opera per otte- 
nere Tran o a patti o per sorpresa 9 si decise di espu- 
gnarla colla forza. Fece quindi sbarcare le sue truppe 
snir isola, e per due giorni bombardò la cittìi con 
tanto danno e rovina delle case, delle torri, della cat^ 
tedrale e del palazzo pretorio, che nel terzo dì gli 
abitanti percossi dal terrore tumultuarono e vollero 
rendersi a discrezione* I principali partigiani della casa 
d' Ungheria si ritirarono nel continente , e le porte della 
citta furono aperte al generale veneto, che tosto la 
occupò militarmente il giorno 22 giugno 1420* Gli 
Spalatini istruiti di quanto era accaduto in Traìi, on** 
de non vedersi esposti a simili disgrazie, spedirono 
ambasciatori ja Loredano , e yolontarii si dedicarono 
ai Yeneziani, che presero possesso della citta il gior- 
no 28 di giugno* Gattaro per ispontanea dedizione 
venne egualmente da loro occupato il giorno 28 lu- 



106 «TOMA DELLA DALMACIA. 

^ìo; di maniera che ail eceeuooe di Rag^ua col suo 

' Jteraifmo e deli' iaoh Veglia , tutto ciò che ona 

Y volta cadeva sotto il titolo di regno detta Dalmazia , 

^fv cadde in potere dei Veneziani. Sfacar^qa però, il 

^ « iV \\ Primorie e Narenta fiurevano attora parte dell' Eroe- 

vA \J govina, ed eran soggette all'E rcegh Stefano Gosaccia 

nipote di Vlatk* Gli Almissani egnalmente spontanei 
ai dedicarono del 1444 9 ed il conte Giovanni Fran- 
gipani di Veglia consegnò pare nel 1452 quest'isola 
alla veneta repubblica* La pace definitiva quindi tra i 
Veneziani e Sigismondo successe del 1433; e sotte 
r alto suo dominio rimasero in potere de' rispettivi si- 
gnori che n' erano investiti 9 e specialmente della fi^ 
miglia Neplizia conti della Cettina, tutti ^i altri luo- 
ghi della provincia che non fiieevano parte dei tetri- 
toni delle citta litorali* 






CAPITOLO LXXVIII. 

Mt ìflfttfPr^ìÉlf Hi 



DelUi pìitna invaitione dei Turchi in Dalmazia fino al 

termine della guerra di Cipro. 



M. 



aometto 9 dopo avere preso GoBtantiiiopolt e sog«* 
giogate le intermedie province 9 con nn corso meravi- 
glioso di vittorie dilatò i confini dell' ottomano impero 
fino alla Dalmazia* L'anno 1463 s'impadronì della 
Bossioa 9 e r anno istesso i Yeneziani a difesa dei loro 
possessi del levante entrarono in lotta colla sua co- 
lossale potenza* Invano il sommo pontefice cercato 
aveva di unire in lega tùtt' i principi cristiani ; che 
il peso di qnesta guerra rimase sopra i soli Yeneziani 
e sopra Mattia Corvino re d'Ungheria 9 che col sno 
valore e colla "soa costanza arrestò i progressi dei 
Tarclù nella Bossina^ e salvò allora la Croazia e la 
Dalmazia dai pericoli da' qnali erano minacciate* In 
qaestai guerra pw la prima volta la Dalmazia venne 
atterrita da qualche scorreria degli Ottomani ^ i quali 
presa rEreegovina, aveano occupato la citta di Na» 
renta ed il suo territorio* I timori concepiti dal go- 
verno veneto per l' avvicinamento dei Turchi e per le 






108 STORIA DEtXA OAtMAZlAé 

loro improvTiM scorrerie j colle qnali meUevano a 
ba tutto ciò che di paaaag^o cader poteva ndle loro 
mani 9 risv^Iiarono la saa attenzione; e bendiè aa- 
€ora coperti fossero i loro marittimi possessi da qndli 
del re d' Ungheria, pare ordinarono che le genti inu- 
tili dei territorii facessero massa neDe isole 9 e gB 
abili air armi si finttnassero nelle città per la loro di« 
fesa* Papa pio II 9 atterrito per la stessa Italia 9 pei^ 
sonalmente si accinse a comparire contro le forze mv- 
snlmanCf Spedite alcnne galere e barche armate con 
balestrieri e fbcilicri a custodia della Dalmazia 9 arrivò 
in Ancona 9 ove pervenuto 9 fu impedito dalla morte 
di condurre a termine il magnanimo suo divisamento* 
Intanto dopo varii successi in Albania 9 in Dalraazb 
e nel Levante ^ nel 1479 fecero i Veneziani la pace 
eoi Turchi senza perdere cosa alcuna in Dalmazia di 
dò che possedevano» 

Salito sul trono Baiazette non lasciò godere ai Te» 
neriani lungo tempo i vantaggi della pace* La guerra 
ricominciò del i500« Piò g^i Ungheri ne i Veneziani 
poterono radunare un esercito 9 capace di battersi in 
campagna aperta coi Turchi* 

Tutte* le operazioni del bano ungherese della Da1« 
mazia, che aveva residenza in Glissa 9 e degli altri 
signori si ridussero a fortificarsi nelle loro rocche; e 
io stesso fecero i Veneziani coU' armare i cittadini nelle 
àtìk, e col tenere . ga«mHrione »dle medesime m» 
squadra di galere per potere accorrere in soccorso dei 
luoghi minacciati* Coli' occasione di questa guerra 
molti proprietarìi • delle ritta 9 per difendere i coloni 
che lavoravano le campagne 9 fecero febbricare dei ca- 
stelli murati vicino al mare* In questa posizione era 



UBAo «saTo» 109 

fiieile licATere MCCOfsi dalle fórse marittiaie;) e salvare 
le vite e le ao^tanAe nell' isole» al eaao la fuga ai ieB« 
desae necessari^. La torre di Boasolina e le castella di 
Tran. ebbero i loro principi da tale sistema di difesa^ 
ebe ba salvato questi luog^bi ad onta di tutta la pre* 
ponderanza mnsolmana di que' tempi* Quantunque Sign^ 
liiyno 9 e Tarii luogbi ebe ora a{^parteogono alla Bos- 
sina» non icbe l'odierna Dalmazia 9 non fossero in po- 
tere degli Ungberi o de' Veneziani 9 tuttavia con nua 
fi>rza di soli duemila nomini di .cavalleria penetraro-* 
no i Turebi fino al territorio di Zara 9 avanzarono 
alla vista di questa. citta spaventata 9 e ritornarono al 
di la della Cettina con ogni sorta di bottino e eoa 
una quantità di terrazzani ridotti in iscbiavitìi* Da que* 
sto fatto manifestamente risulta cbt le operazioni di 
guerra non erano combinate in Dalmazia tra gli Un« 
gberi e i Veneziani 9 e ebe ognuno pensava da sé ai 
casi propriÌ9 cioè i banÌ9 i contÌ9 i signori del conti* 
Beute a difesa delle loro roccbe e castella 9 ed i Ve-<. 
iieziani a difesa delle citta marittime; località ebe i 
Turebi non erano in istato ancora di attaccare dal 
continente. Dopo quattro anni di ostilità nel 1305 
venne concbiusa la pace 9 e fuori di Almissa tutto il 
tratto dalla Cettina alla Pfaventa riniase in potere dei 
Turebi. 

Quanfonque sussistesse la pace 9 pure la perfidia 
turca di quel tempo in secreto preparava i mezzi per 
fiff provare a quest' infelice provincia disgrazie d'ogni 
sorta* Costretti i Veneziani a ritirare le truppe 9 per 
allontanare dalla stessa loro dominante la fiinesta gnep» 
ra accesasi dietro la fiimosa lega di Gambray9 rimase 
h Dalmazia ^asi totalmente sgiteraita d' ogni preai<« 



Ilo STOMA «DELLA HALIttAZU. 

dio mifitiiirey ed i T0reki imprDTviftanieifte néU' una 
ItfOTIa invasefo in tutte le direzÌMii« Yeroii Isc^o 
rimase intatto dal furto 9 dagi' ìncendii) datta sceUe- 
raggine e dalla 'crudeltà*- Le campagne tutte ed iluo-» 
ghi non ^fortificati rimasero deserti 9 esaendosi quelli 
ekc' poterono sfoggine dalle loro mani ricoverati neW 
r isole o nei hiòghi foitificati^ ore non mancarono 
però i fieri nemid fino sotto le mura d' insulare i* 
timidi ' rinchiusi 9 composti di gente dallo spavento i<ao- 
Colta e non preparata a difesa.' 

-La citta di Spalato òorse il più grave pericolo j coi 
ferro e col fuoco aOa mano i Tiorclu si avanzarono 
fino dentro i borgU della medesima 9 e diedero un 
furibondo assalto alle sue mura 9 che pero venne ri-' 
spinto per l' estraordinario coraggio e per V inteUigenz» 
dell'arcivescovo Bernardo Zane 9 che deposte le vesti 
pontificali e imbrandite V asta e la spada 9 primo eoln-> 
parve ove maggiore era il pericolo, iacendo le firn- 
zioni di comandante e di soldato; e tale coragjgio 
animò i cittadini 9 che riusdrono a rispingere il ne-^ 
mlco con grave perdita 9 ed a salvare sé stessi e la 
ctttìi. Onde formarsi un'idea di quésta terribile irm^ 
done 9 giova riportare una parte del discorso tenute 
dal prelodato arcivescovo nel conctfio lateranense T9 
tradotto dal latino tal quale si legge nel padre Par- 
lati Tomo III pag. 427. 

* Non fero menzione delle Calamità ne' tempi pas-» 
ftsati recated dai Turchi; riflettete 9 o'p6dri9 alle d^ 
a sgrazie presenti 9 inferite ai fèdeIÌ9 contro i quali cru- 
ti'delmente inveiscono. Strappano i figli agli amplessi 
a de' genitori 9 i pargoletti alle poppe delle ihadrf^ 
]» violano le donne in presenza de' mariti 9 levano a 



UBBO «BOTO. 41 1 

sforza dàlie braccia materne -le Ycrgloi per ^odeile 
•{brutalmente 9 trucidano i* ireedii siceoine inidili di^ 
a nanzi a^ ocdii de' loro figli ^ aggiogano i giovani 
a come bovi all' aratro ^ e aforainli ad andre la terra» 
a Nessuno rispetto vi è in loro pel sesso feminile^ 
a nessuna pietà per l'età pnerile^ nessnnli commise* 
a razione peUa veccbiaia* Queste cose , sacratissiniò 
a pontefice 9 sapientissimi padri ^ non sono state sen>* 
a tité o lette ^ ma vedute ripetutamente con tutta evi* 
a denza* Io li vidi con i miei ocdù stessi accostare 
a. ai borghi di Spalato ^ e di queUa misera città ogni 
a cosa col ferro e col fuoco devastando ^ ed in misera 
a schiavitù, condacendo i miei ed i figli di vostra san^ 
a tità d' ambidue i sessi* Videro questo anche nelle 
a loro città i dodici suffragane! della santità vostra e 
a di me* Spesse volte 9 nd mentre *che assisteva ai 
a divini uflicii^ sono stato obbligato di spogliarmi della 
a cappa e delle vestimenta pontificali , prendere le ar- 
» mi 9 correre alle porte della città , consolare e ani- 
» mare V ajBElitto popolo di Spalato a resistere a quei 
n sitibondi del sangue nostro, a Sazii i Turchi di stra- 
gi e di bottino due anni appresso si ritirarono dalla 
provincia 9 e la prima cura di quel coraggioso prelato 
fu quella £ accrescere le fortificazioni intorno al ca« 
stello di Sucuracz di antica arcivescovile giurisdizione. 
Morto l'anno 1516 Ladislao re d' Ungheria e Boe-» 
mia 9 ascese al trono Lodovico suo figlio neil'etìi di 
nudici anni. Egli di consiglio coi magnati fece la pace 
con Sdimo soldano de'Tnrdii. In questa pace non 
fiirono trattati che i soli affari d'Ungheria; ed i pò* 
poli della Croazia e Dalmazia soggetti a quel regno^ 
4ubitando di rimanere esposti soli: alle offese de' Tni^ 



[ 



114 STORIA DELLA DALHAZU. 

diati j ed impedì» i soocorsi elie da Spalato Vienivaiio kiro 
iaidati» n Gnisicli ai decise di offendere la posiucMis 
fortificata di Salona^ e scelto un buon jiamero «B 
bravi terrieri sortì da Glissa 9 ed improTrisaaieiite 
attaccò i nemicu Ostinatissimo fa il eombattimentoy 
i cristiani furono infine rispinli^ ed il Gmsiciir j&ede^ 
aimo valorosamente coml)att6ndo rimase ucciso* Iin 
ana testa fitta ad una lancia venne offerta alla vista 
d^li assediati 9 che privi di capo e disperando di po- 
ter pili a lungo sostenersi capitolarono la resa della 
fi>rtezza* Così occupata Glissa e riiiiasti dai Torchi 
presidiati i castelli di Salona e di SasAo^ venne di* 
minnito il territorio di Spalato 9 e furono i suoi din- 
torni esposti in avvenire alle incursioni degfli Otto« 
mani. Fino a questo tempo i possessi de' YeneziaBt 
in Dalmazia dopo il 1307 non erano stati attaccati^ 
e tutto il fiirore de' Turchi erasi rivolto contro la 
parte sogg^etta all' Ungheria ; però nell' anno stesso 
della presa di Glissa dappertutto si rinnovarono le 
-ostilità contro i Yeneziani, accelerate dall' aver Simo- 
ne Nassi^ comandante di una galera armata a spese 
della citta di Zara 9 gitlato a fondo nell' acque di Val* 
Iona una fusta turca carica di vettovaglie y perdii 
aveva ricusato di praticare i consueti nautici eoptras* 
segni di amicizia* 

Tenne dato il guasto dai Turchi all'isola di Gor- 
fii, e la citta fii inutilmente assediata* Ariadeno Eno- 
bardo celebre arcipirata, &tto da Solimano coman- 
dante delle sue forze navali ^ s' impadronì nell' £geo 
di molte isole che appartenevano alla repubblica* la 
Dalmaaia Pesaro comandante la flottiglia veneta s' in- 
signorì di'Scardona^ ch'era in potere de' Turchi | e 



LIBBO ̣8Ta llS 

d'ardine del senato fece MnMitre le sue mura. L' «à- 
no èneéeMnro 1S38 il sommo pontefice Pàolo In^ 
Carlo y imperatore ed i Yeneziani enftwono in lega 
oontro gK Ottomani. Nadino e Trana vennero prese 
dai Turclii, die poscia assediarono Sebenicoy Ahti- 
mi e Dorazzo; pero dappertutto forono obbligati a 
levarlo. 

Camillo Orsini 9 supremo comandante delle truppe 
in Dalmaria^ nel tempo che durava l'assedio di Se- 
bensco, propose al senato di abbandonare Spalato ^ 
accrescere le forze in Traii e ridurre il Centro della 
guerra in Zara. Non vi aderì il senato. Fece però 
distruggere il tempio di Santacroce nel sobborgo di 
Spalato 9 onde dai Turchi non fosse impiegato cóntro 
la cittìi, e per la stessa ragione fece demolire i sob^ 
borghi, di Sebenico. 

Finidmente essendosi rallentato V ardore de còlle- 
gati, i Veneziani sforzati dalla necessita Tanno 1540 
ottennero la pace colla cessione di Nauplia e di Epi- 
danro nel Peloponneso. I Turchi conservarono ciò 
che avevano conquistato in Dalmazia ^ ridotta in un 
loro sangiaeato^ ed il sangùuio ebbe ht sua residenza 
in Qissa. Ad onta della pace non cessarono pero le 
angustie in questa provincia a cagione de' confini ^ che 
i Turchi volevano estendere specialmente nel territo- 
rio di Zara 9 ove pretendevano qaarantauove villaggi* 

Solimano prima di morire apprestavasi alla conquii» 
sta dell'isola di Cipro. Il figlio Selimo II dopò la 
stia morte persevero nel divisamento del padre ^ e nd 
1570 dichiarò la guerra ai Teneziani. Il primo scop« 
piò ebbe luogo in Dalmazia; dove improvvisamente 
entrati i Turchi devastarono il territorio di SebeideOf 



116 STOMA DELLA DALMAZIA. 

indi 8* introdiuMero 'in qneDo di Zara e preaero Ze* 
i|iOBÌoa« AuBaediarono Nov^pradi ma inutilmente (1)» 

I Tiniziani non fbrono egualmente felici nei tòro fen» 
tativi; iiivano assediarono Glissay MacaiìBca è Castcì- 
naoTO all' imboecatmra del canal di Gattaro* Intanto Dn- 
razaso per mare e per terra assediato dai Turdu do- 
vette capitolare la resa; Antivari per dappocag^pbie dd 
comandante cadde in loro potere; Bqdua Tenne presa 
e saccheggiata; i dne forti di Salona e di Sasso ^ 
ch'erano stati dai Teneziani ripresi ^ l'uno per tra&- 
mento di un soldato comune e 1' altro per TÌlài óiA 
comandante 9 vennero in mano degli OttomanL Spalato 
circondato da nemici si trovò esposto al ma^or pe- 
ricolo 9 non avendo dentro di se che pochissima goar» 
nìgione* Canonici 9 preti 9 frati 9 cittadini d'ogni sorta 
impugnarono coraggiosamente le armi; e non solo 
dalle mura difendendosi allontanarono i Turchi 9 ma 
più volte con vigorose sortite gì' inseguirono 9 e nelle 
fwtificate posizioni di Salona e di Sasso li rispinsero. 

Sono pur troppo noti i fiimosi assedii di Nicoaia 
e di Famagosta nell'isola di Cipro 9 come pnre la 
crudeltà del visir Ibrahim 9 con cui tratto Marco An- 
tonio Bragadino valorosissimo difensore di cpiest' ul- 
tima citta 9 che contro alla capitolatone data 9 dopa 
essere stato tormentato in mille guise 9 venne vivo 
scorticato; e nota è pure la fiunosa battaglia navale 

(1) L'armala navale torca companre neirAdriatioo; e nell'aimo 
1571 la città di Lesina renne presa , saccheggiata ed incendiata. 

II pahixo vescovile ed altri pubblici e privati edifizii vennero di- 
stratti 9 e la cattedrale spogliata del suo tesoro non che rovinali 
in parte tuli' i snoi ornamenti. I vecchi e tutti gì' inntili far»- 
no uccisi y e gli abili che non poterono fuggire vennero oondolla 
in ifdiiafitd. Abramo BzoviOf Tomo postumo alt anno i5)i. 



UBBO 8E8TO. il7 

di Lepanto) neOa quale perdettero i Turchi dagento 
galere prese od affogate^ e 15 mila uominL Neil' anoio 
appresso per dissapori insorti fra i prindpali eomaih- 
danti) distaccatesi dai Veneziani le flotte spagnola e 
pontificia 9 nel mese di marzo del 1573 conduusero 
quelli la pace con Selimo cedendogli V intiera isola 
À GiprO) ed in riguardo aU* Albania ed alla Dalma* 
ma venne stabilito ^ che i riqpettiTi possessi restassero 
nello stato in cui erano prima della guerra* 

I Turchi in quest' ultima guerra rimasero signori 
di quasi tutto il continente ^ e ridussero a poco a poco 
in loro potere anche i territorii delle citta di Zara^ 
Sebenico e Spalato. E quantunque pel trattato di pace 
dovessero cedere tutto ciò che durante la guerra ave- 
vano occupato 9 pure si rifiutarono di fiirio, adducendo 
il pretesto che per leg^e era ad essi vieteto di ce- 
dare que' luoghi ov' &^ inalberato il vessillo di Mao- 
metto» Se Selimo j che dava ascolto alla condotta il- 
lusiva de' suoi comandanti 9 non tùsse venuto a mortey 
la guerra si sarebbe riaccesa* Suo figlio Amurat non 
fu in istato di proseguire le ardite imprese del padre^ 
e condiscese che a' Zaratini fiissero restituiti cinquanta 
viUaggi j trente a que' di Sebenico ; sennonché volle 
ritenere ad ogni costo le fi>rtificaaoni di Sìdona e di 
^assO) con .che Spalato rimase nei limiti ne' quali 
r invasione turca aveva ristretto il suo territorio* 



^><»K< 



CAPITOLO LXXIX. 



Gli VscoedU ed i Pogliezam sorprendono CUssaj è se 
ne impadroniscono. I Turchi di nuovo V assedismo 
e la prendono per capitolazione j dopo battuto un 
soccorso condotto da Segn^ dal generale LencoviA. 



D 



aJlii pace eoneUora boUo Selimo nett' anno 1573 
fino alia guerra di Candia y per lo spazio di settanta^ 
dae anni ^ ad eccezione di alcnne lievi discordie 9 non 
ebbero i Veneziani in Dalmazia altre inimicke vertenza 
eogK Ottomani* Essendosi la potenza tnrcbesca distesa 
nell' Ung[heria ^ nella Grecia 9 nella Bnlgaria 9 nella Ser- 
bia e nella Bossina^ molti valorosi che non potevano 
sopportarne la tirannide nseirono della patria e si riti* 
rarono in Dalmazia 9 ove trovarono protezione da Pietro 
Crusieb feudatario di Glissa 9 portando seco il dolore 
della patria lasciata e V odio il piii implacabile con tro 
la nazione 9 che aveali sì amaramente colpiti in tntto 
ciò che gli uomini hanno di piii sacro e di piìi caro» 
Tenuta Glissa in mano de' Turchi neU* anno 1537 1 
gli IJscocchi avanzatisi alla sua rovina si ricoverarono 
in Segna sotto la protezione dei conti Frangipaniy si- 



STORIA DELLA DALHAZLU 

^ori di qoella cittk 9 cbe ne' contomi posctederaiio 
sto dominio da lango tempp* Ferdinando imperatore 
mosso dalle pretese di Solimano ^ clie eome padrone 
della dominante d'Ungheria si credeya epitimo 
Trano di totto il reame fino al mare 9 e dall' 
pio non troppo lonteno di CSissa perduta dal suo fisa- 
datario ; per non lasciare in mano di nn debol signore 
la piazza di Segna così importante non solo alle cose 
sne, ma alla salute di tutta Italia 9 con prudente con- 
sìglio la riunì alla sua corona 9 e gli Uscocdii) che po- 
tevano servire come uomini di coraggio e di ardire 
indicibile contro i Turchi, vennero con generosi sti« 
pendii trattenuti ed assoldati. Molti malcontenti sudditi 
veneti 9 coi quali avevano parentela e firateUanza gin* 
rata 9 concorsero a questo asilo; e non bastando Se- 
gna a capirli 9 si sparsero per le vicine castella Otto- 
cacz9 lUoschenizze 9 Bnnizza9 BrìgnC) d'onde si con- 
vocavano quando s' aveva a ùre qualche sortita a danni 
dei Tmrchi o per mare o per terra* Fra i costami 
propri! che adottarono questi feroci emigrati 9 i quali 
non sorpassavano numero di 600 9 uno fu qndlo 
che accaduta la morte di alcuno di essi di qualunque 
condizione 9 il quale avesse moglie 9 la vedova tosto 
doveva rimaritarsi ad nn altro del medesimo ordine 9 
il quale in tal guisa sottentrava nel r^^ìplmento deDa 
donna e de' figliuoli 9 e nella proprietà delle sostanze. 
liS perdita di Glissa poneva sommamente in timore 
i cittadini di Spalato 9 e lo stesso sommo pontefice in 
Roma temeva de' Turchi peli' Italia e pe' suoi stati* 
Clemente YIII impiegava ogni sforzo per eccitare una 
l^a universale contro di loro 9 e volentieri dava ascolto 
a' diversi partiti che venivangli proposti* Fra gli altri 



LIBRO SESTO. |2| 

r ara£acoiio di Spalato Alberti 9 aao firatdio Gioyan* 
ni ied il canonico Gaudenzio 9 proposero d' impadro» 
nunsi di Glissa 9 eh' era stata esplorata da Francesco' 
Allegretti nobile raguseo 9 capitano di nna galea pon« 
tifieia^ il qoale in qualità di mercante portando alcn* 
ne cose da Tendere era entrato nella fortezza* Gio^ 
Tanni Alberti offerto si era per capo a quest'impresa; 
e itaentre secretamente si trattSTa questo progetto in 
Roma 9 Tenne desso a cognizione del barone di Plorad9 
ambasciatore dell' impero in quella stessa metropoli 9 
col mezzo del cav* Bertacci 9 che Tolera essere il capo 
ed ottenere l' inTCstitura del gOTcrno perpetao di Glissa9 
al che non aderiTa la corte romana* L'ambasciatore 
supplico il papa che ai contentasse di lasciar andare il 
Bertacci alla corte cesarea 9 e che l' impresa di Gliss» 
si tentasse a nome di sua maestk; il che non gli fu 
diffidle di otteoere. Appena arnvato adunque aBertacd 
alla corte imperiale 9 non si perdette tempo a dare 
esecuzione al progetto 9 che Tenne affidata aGioTanni 
Alberti* Con una mano di Uscocchi e di PogliczanÌ9 
e col mezzo di scerete intelligenze che avera con al- 
cuni abitanti del borgo 9 nell'anno 1596 a notte avan» 
zata gli riuscì di entrare nella fortezza 9 e massacrati 
tatt' i custodi d' impadronirsene in nome di cesare* 

Non tardò però a comparire ben tosto un esercito 
torco di ottomila uomini 9 e di porvi l'assedio* Ve- 
dendosi che la fortezza cadere dovera nuovamente 
nelle mani de' Turchi 9 se non tcuìts subito soccoi^ 
sa 9 il signor di Lenoovich generale della Croazia rac» 
colse in fretta soldati dai confini e tatti gli Uscoc- 
chi di Segna e de' Ticini castelli 9 a cui secretamente 
un^ronsi alcuni Dalmati soggetti alla repubblica di Ve- 



STOAT.V DEtXA DALMAZIA. 

Inezia 9' lavqaale are va severamente proiUto b suoi sud* 
diti di prendere alcuna parte a questa spedizione, e 
per tale ogffMo aveva anche spedito celF armata Be» 
nedetto Moro, senafor gravissimo 9 ad incrociare in* 
tomo a Spalato. Giunta il Lencovich in Ciccia al w» 
mico 9 cominciò a poco a poco ad impegnarsi il com* 
battimento 9 e divenuta l'azione generale , già erano i 
Turchi per dare di volta sbaragliati 9 quando accortici 
del disordine nato nelle 6(e degli Useocchi ch'eraari 
messi a far bottino 9 furiosamente attaccarono gì' im- 
periali e ne fecero strage; il Lencovich dovette la 
propria salvezza alla velocita del suo cavallo 9 e moki 
Useocchi 9 eh' evitarono il totale esterminio cotta foga^ 
ricoveraronsi essendo pratici dei sentieri fra Y asprezza 
e le balze di quelle dirupate situazioni* 

In questo infelice combattimento peri il vescovo £ 
Segna de DominÌ89 zio di Marco Antonio de' Domi- 
ttis celebre arcivescovo di Spalato 9 uno degli scienziati 
pili insigni del suo secolo ; perì Giovanni Alberti che 
lassati in fortezza soli quaranta uomini si ara unito 
al l4encovich9 e perirono tre canonici di Spalato 9 riol 
Gaudenzio 9 Yiteliso e Scamich9 che secretameote 
avean preso parte alla pugna. La debole gnaimigioBS 
di CUssa dovette ben tosto capitolare 9 e così questa 
fortezza nuovamente cadde in potere degli Otto* 
mani. 

Isella cattedrale di Segna 9 per quanto fui assico-^ 
rato 9 si conservano ancmra le chiavi di Glissa 9 aspor- 
tate non si sa come in questa occasione in memoria 
probabilmente di tale ardita impresa 9 nella quale A^ 
beru tanta parte i Segnani» 

U fiuto si è che i Turchi non ebbero bisogno di 



UBBO SESTO» 125 

diuiTÌ par entrare nella fortexza^ che le eoe porte fin 
rono aperte dai pochi difenaoriy i quali capitolarono 
colla condizione di eeaere scortati incoiami fino ai 
confini del territorio di Traii* 






CAPrroLO Lxxx 

.AAftJliÌAIdl£Aii. 



Della guerra tra % Fenezlant ed i TurdU per rUola 
<K Candiaj e degli avvenimenti ^'Mero luogo m 

DaUnasMm 



D 



^opo r infelice gaemk ài Gpro una pace di settaiiF* 
t* anni aveva alquanto rimar]ginate le piaghe 9 die le 
guerre precedenti e le terribili ìrrozioni de' Torchi 
avevano cagionato alla Dalmazia* Nei territorfi da essi 
occupati tutti gli antichi possidenti od erano atati 
uccisi od erano fugati* 

Le proprietà tutte erano divenute degli Ottomani 9 ed 
erano state ripartite a tenore dei gradi della milizia 9 ed 
in proporzione del numero àe^ uomini a piedi od a 
cavallo che in tempo di guerra i nuovi proprietari! 
dovevano somministrare* I cristiani rimasti superstiti ^ 
i prigionieri e quelli eh' erano ritornati alle patrie ab- 
bandonate 9 dovettero adattarsi alla condizione de' co« 
Ioni poco differente da quella di schiavi 9 sotto le 
regole del capricdo e della fierezza di un barbaro 
vincitore che nuli' altro trattava che l' armi* Per quanto 
le popolazioni di campagna fossero vessate dallo stato 
in cqi » attrovavano unicamente dipendente dalla vo* 



126 STOMA pELLA PALMAZIA. 

lontà de' padróni' lufusnlihaiu nei loo^lii' da questi 
cnpati e nelle tenute Tenete ^ e per quanto fossero 
àng^ustiate dalla ristrettezza dei territori! delle dtlik 
Ibàrittime e dalla vicinanza di uomini g^uerrieri^ forti 
e crudeli dai quali ad og^ni rottura della pace potevano 
essere visitati; tuttavia la dorata della pace tolse in 
parte lo squallore e la solitudine che opprimevano il 
snolo nel continente 9 e dispose g;li animi deg^li abi- 
tanti del litorale a calcolare i pericoli e a stabilire 
tntt' i mezzi per prevenirli* Infatti del 1644 1* oriz- 
zonte politico cominciò ad oscurarsi. Immensi prepa- 
rativi di guerra annunziavano V intenzione della Porta 
di aggredire g;li stati veneti, e specialmente il regno 
di Candia» Neil' anno successivo già la guerra ardeva 
in quell' isola 9 ma la Dalmazia rimaneva ancora tran- 
quilla* Nel 1646 il primo a gettarsi sulle terre venete 
in questa psovincia fu il bassa di Bossina alla testa di 
ventimila uomiili^ e la sua prima impresa fu T espu- 
gnazione del castello di Novegcadi più importante per 
sito che per fortificazioni (!)• 



(1) Non é da passare in silenzio la memorabile difesa di Cra- 
paoo sostenata da quegli abitanti, ì? i trasportati dopo la demolì- 
Kimie di Verpoglie, contro tutto Y esercito dd visir della Bosaina, 
cbe sdegnato delle scorrerie che i Crapanesi con quelli di Vo- 
dizze facevano nelle tenute ottomane del Zagorje e di Glissa, e 
per non essere da loro alla coda tnqoìetato , volfe mntà degnarsi 
di adoperare il cannone impadronirsi di Crapano per assalto. 
Uomini, donne, la popolazione intiera colle armi, coli' acqua 
bollente, coltravi, mattoni, pietre e con quanto veniva alle 
toani talmente sì maneggiò, che i Turchi non riuscirono ad 
atterrare la porta della torre , eh' era stata dagli abitanti mura- 
ta 5 e fortunatamente passando ivi vicino la galea padovana , co- 
mandata dal cav. Daulo Dotto, diretta per Cattaro , udite le voci 
di quegl* infelici voltò la prora a quella parte, e tirando per 



%sno «BSTo. 127 

ivi una gpwffoigtwe. 9otto ll.eoiiMiBdo di 

Feret Agk^ si portò «d i»9edm& Sebeoico, da dove 

fu con grave (lerdita eostr^tto a ritirarai* 

Di tatte le feziooi di guerra , eh' ebl)ero luogo tra 

i Turchi ed i Veneziapi nel lungo periodo dalia pri« 

ma loro invaaione in Dalmazia fino alla pace di Paa« 

sarovitz ^ merita particolar attenzione 1' assedio di Se* 

benico successo neir anno 16479 tanto per la fermezza 

e valore militare spiegati dai Turchi , quanto per 

r estraordinaria bravura delle truppe regolari venete 

ed ausiliarie 9 degli abitanti e de' Morlacchi^ e dei 

loro capi neir opporre la più ferma insistenza» 

RIehemet Techeli j circasso d' origine^ giunto in fpm^ 
litk di nuovo bassa al governo della Bossina^ volle 
segnalare i principii del suo comando coli' assedio di 
Sebenico. A tal effetto calatosi dalla Bossina con 14 
mila soldati tra Giannizzeri e Spahi si accampo 
in primavera nella gran terra di Dernis^ dove conti- 
nnò la raccolta degli apparecchi necessari! al divisato 
assedio* 

Padrone com' egli era di Knin e di Demis, la con* 
quìsta di Sebenico gli si rendeva necessaria per do«> 
minare liberamente sulla sponda sinistra della Rerka'; 
e la repubblica veneta che ben conosceva l' importanza 
di questa fortezza aveva condisceso sino dalla passata 
campagna alle supplicazìooi dei cittadini di Sebenico 
per la &bbrica del forte di Sangiovanni, necessario 



ibooo ie Torchi col soo grosso cannone di confa , fece tale 
•tnige di loro, di già dai . Crapanesì vigorosamente battuti , che 
dovettero in tutta fretta ritirarsi e seguitare il cammino per 
Novegradi^ lasciando sul suolo poco meno di mille cadaveri ^ 
altre i feriti che «eoo trasportarono. 



i28 STORIA DELLA DALBIAZU* 

aUa sicufezza di questa città, Mmiiuiiistrando il danaro 
per l'opera 9 che Teime ereìta in forma di atdia 
condo il dis^fDO di fra AntODio Leni ftancescaiiO) i 
gegaere famoso , che impieg^ò tatto sé stesso per 
darla a termine. Tenne dis&tto il boip> di terra per 
legare ogni comodo al nemico di alloggiarvi 9 e ai at- 
tese ad assicurare la citta con altre linee 9 ridotti e con- 
troscarpe* Queste nuove fortificazioni furono fritte da 
tutta la citta; giacche siccome il pericolo era imm^ 
nente così vi travagliarono il vescovo Marcello 9 i pub- 
blici rappresentanti 9 i capi di guerra e gli abitanti 
senza distinzione alcuna d'ordine 9 d'età e di sesso. 
IVon vi fii uomo 9 non vi fu matrona o donna 9 die 
non dessero mano a pietre 9 terra e ad ogni altro 
bisogno. Queste diligenze diedero motivo al conte Fer- 
dinando Scotto di aggiungere al forte una Imona tana- 
glia 9 ed il general in capo Foscolo 9 dietro gli ordini 
del senato 9 non mancò di rimettere contanti ed in- 
trodurre maestri 9 operai 9 viveri 9 munizioni 9 nuove 
artiglierie 9 armi e soldati. 

Forse inutili sarebbero Istati tutti questi lavori 9 ae 
il bassa Techeli, cbe aveva raccolto nel suo cano- 
po di Dernis piui di 40 mila uomini 9 non n fosse 
soverchiamente trattenuto in questa posizione prima 
di moversi all' attacco della citta. Troncata alfine n 
lunga tardanza avanzossi ai 21 di agosto del 1647. 
li' avanguardia turchesca a vista della citta fi>rte di 
S mila uomini tra filnti e cavalli 9 che bersagliati per 
le ascese di que' monti dal «^annone della città9 del 
casteUo e del forte SangiovannÌ9 e per fianco da dae 
galee e dal galeone del capitano Giovanni Miagosto- 
vich9 capitato quivi da Gandia9 furono costretti con 



UBfto fletT<i# 129 

perdita di gente a ritirarsi col g^rosM deli' armata nella 
campagna saperiore* Arderano di desiderio i soldati ed 
i paesani d' uscire al cimento ; ma la prudenza del ba« 
rone di Deghenfeld ^ sopraintendente dell* armi nella 
provincia^ non permise nna prora infimttnosa ^ essendo 
impossibile d'impedire con picciole scaramucce l'ai» 
loggiarsi^ dovunque gli Cmsc piaciuto, a un esercito cosi 
poderoso 9 che dominava a suo talento la campagna» 

Il presidio era forte di tre mila cinquecento fiinti^ 
genti di diverse nazioni , di cinquecento papalini co« 
mandati dal maestro di campo marchese Federico RI i- 
rogli ferrarese 9 di dnennla paesani e di cinquanta ca«» 
vallerizzi* I comandanti di prima afiera erano tutti di 
singoiar valore ed esperienza* 

Tomaso Gontarini proveditore, il barone di Degken* 
feld sopraintendente generale, Paris Bfaria Grossi co^ 
mandante d'artiglieria, i mastri di campo ACrogli e 
Frezza, il barone Ermestein, il colonnello Caratar 
6 il tenente-colonnello Yidmar, tutti alemanni, si se* 
gnalatono coUe loro truppe oltremodo in tutta questa 
difesa, non che i colonnelli Britone , Sottovia e Sor» 
go, i governatori Sura e Gmtta, il capitano Senaci^ 
chi cipriotto* Fra gli uffiziali di seconda classe si con<> 
tarono Giuseppe Teodosio governatore delle milizie 
del contado, Francesco Draganich, Marco DobrOvicbi 
Natale Teodosio e Girolamo Ungari, capitani di ca^ 
valleria; non cke Gecconi d* Ancona, Porzini, Tn« /O 
covich, Midiieli, Daniel Difiiico, Giorgio Papal i^ '^/"iho/ 



Domenico e Giacinto Simcovick. capitani d' infiinteria* 
Tra i cittadini di Sebenico si distinsero Matteo Pare» 
8C0, Girolamo ProUi) Melchior Tetta ^.Fraooesco CS* 
«unii; e 8<^r« tutti Antonio Spalafom e Girobno 
Tom, ili 9 



/ 



f JMI ITORU WUA HAIiMAZlA. 

(SÌ8gore0> lira i capi de' Morbcchi e de' padani 9 Blaiw 
co Parcieh^ Aatonio Pdiicacich e Matteo Hfazuur» 
. Aveva nei {^rai aactea^tvi piantato il tiahr i smì 
padiglioflii al lago di Zanigfna , che Mlameiitè di pi^ 
già ai raccoglie y è me aehierò una parte dietro il 
monte di Coneoar* 

La notte dei 24 agosto ad onta di un diluirlo di 
pioggia travagliarono i Turchi sul motite di Plinaioaci| 
e suU'alba ai vide ivi piantato il cannone ad onta die 
la posizione sembrasse inaccessibile. É fama che i 
Turchi avessero una ingente artì^^ria di pezti da 
cinquanta, da sessanta, e da àovanta, e dal peso delle 
palle venne confermato quanto la fama aveva sparso 
di particolare circa agli sforzi felti dagli Ottonani per 
impadronirsi di questa citta* La batteria di Plissioacx 
che tirava contro il forte Sangiovanni^ per la trop^ 
distanza non gli porto alcun nocumento. Presero quin- 
di partito di mutar loogo 9 portando l' artiglieria in 
situazione di battere il ridotto di Loqua 9 eh' era co- 
atruito a prova di cannone e raccomandato al valore 
alemanno* Intanto dalla piazza del castello 9 dov' era- 
no piantati i cannoni, si tempestava continuamente il 
nemico; e le trincee erano custodite da papalini e da 
Croati con virtuósa emulazione di gloria sotto capita- 
ni di gran valore* Fece poi il visir con indicibile 
&tica costruire sei gabbioni di ferro sul aàonte delle 
Zemieze, poscia nel 29 fecesi piantare una batteria 
di quattro cannoni , due da trenta e due da dnquan- 
ta* Questa batteria diametralmente opposta al nuovo 
porto, che più dawicino delle altre tirava a linea 
retta , mise qualche apprensione nell' animo de difen- 
sori, tanto pitt che da quella parte noii era ancora 



lAlD-SESTOb 451 

Èùìtù fl pampetlo uè bene aModata era h miraglia 
del terrapieilo^ Contrappoaero i Teneti a qoesta batte* 
ria un canooDe da cinquanta tirato suUe mora del 
fartela e ad onta d' og;ni pericolo «editarono intrepidi 
ad offendere il nemico 9 difinidere il forte e lavorarn 
per foriifiearlo* Fn di gpran aoUievo all'angustiata cittii 
la diversione di quei giorni fiitta per ordine del gè* 
nerale Foscolo dai Blorlacchì 9 comandali dal valoroso 
prete Suricb (i) cbe poi venne fiitto cavaliere aurato ^ 
e dalie genti del contado di Zara guidate dal governa-* 
tore Possidarìa contro la popolosa terra di Gradacz 
nella Licca; a motivo delb qual divergono quattro 
arila Turchi di quella provincia abbandontet>n0 il cam* 
pò del visire portandosi alla difesa delle proprie case* 
L' ultimo giorno di agosto prevalendosi i Turchi della 
opportunila d'una continua pioggia presero il partito 
di dare V assalto al forte sulle 2 ore di notte ; e mentre le 
tenebre erano piii folte e la jMova più dirotta assali» 
rono con ferocità grandissima la tanaglia attaccata al 
forte, dov* erano di guardia SO fiinti^ che lungamente 
sostennero con indicibile bravura la mischia 9 e furono 
obbligati in fine a. cedere alla moltitudine degli agi» 
gressorit Accorsero in loro aiuto il colonndlo Sotovia 
ed il mastro di campo Frezza con dngento moschet* 
tieri) die cacciarono il nemico dal. luogo occupato 
combattendo col ferro e coi sassi 9 non potendo per la 
pioggia fiir uso del fucile* I Turchi scacciati dal piano 
e dalle mura si fermarono con arte e valore ^al di' 
fuori sotto le mura della tanaglia 9 e dall' alba fino 



(1) Questa fimuglia di «vii toadisìone eiitte tuttora nclb ber- 
|aia di Siga. ... 



132 STORIA MOLLA DALMAZIA. 

alla seria la batteria turca hod cessò di colpire il finte 
ove aprì diversi fori^ che non poterono tununi d^gfK 
assediati 9 a ciò impediti dalla mosckettefìa che fioccava 
palle dalla parte de' Torchi annidati sotto la tnifg li^ 
Sol mezzogiorno si portarono i nemici ad un nuovo 
attacco 9 cacciarono i difensori dalla tana^a fino alla 
controscarpa del forte 9 d' onde dopo dne - ore di pos- 
sesso furono nuovamente ributtati* In queste fiusioni 
perdettero gli assalitori 400 uomini 9 e ^ assediati 
tra morti e feriti 100* Mentre si travagliava al forte^ 
con vigorosa sortita fii il nemico dalla campagna ri- 
cacciato sui monti 9 nella qual fiizione si distinse con 
estraordfaiariO'' valore il prete Surich^ che in quel mo- 
mento con trecento Sloriacchi era capitato per mai« 
nel porto* Fermi sempre i Turchi nel posto sotto la 
tanaglia 9 da dove non pochi danni cagionavano ai 
difensori 9 presero questi la risoluzione di ricuperare 
questo posto* GÌ' Italiani ed i Tedeschi sortirono a 
mezza tanaglia di fianco verso ostro , il Gratta con gli 
oltramarini ed il prete Surich co' suoi Morlacchi da 
bora, ed i paesani da levante 9 ai quali venne racco- 
mandato di tener a bada soltanto i nemici* Alle di- 
ciannove ore seguì V attacco con grande ardore* Quelli 
di dentro della tanaglia si portarono con somma pre- 
stezza all'ultima muraglia e ne cacciarono i Tuidii, 
ma quelli de' fianchi non si avanzarono come doveva- 
no ; e dopo due ore di scaramuccia convenne agi' Ita- 
liani e Tedeschi tornare indietro 9 e venne indi chia- 
mata la ritirata da ogni parte 9 restando i Turchi nd 
posto di prima* Vegliava in questo mentre il general 
Foscob alla conservarione della citta 9 e poiché il 
mare era libero 9 spedivale un rinforzo di 9foriacchi> 



UBBO SEiTOi 133 

di artiglieria) ài viveri e di munizioni d^ogni aorta* 
^ Per vani giorni attesero i difensori a discacciare i 
nemici daDa tanaglia; ed impediti i loro sforzi dalla 
bravura de' Torchi , non ebbero dessi il bramato effetto* 
Gli assediantìi intanto piantarono un' altra batteria so» 
pra nn montieeUo pur dalla parte di Zeroizze, con 
che accrebbero i danni nel ftnte ; per riparare i, quali 
non mancarono i Teneti d'impiegare ogni studio e 
fatica con profusione di oro e di ricompense* Fu- 
rono replicate inutilmente le sortite per isloggiare i 
nemici dal posto della tanaglia 9 ed ai 7 di settembre 
il forte andava peggiorando 9 la breccia prestava già 
sempre comodo l'assalto, un baluardo ed una cortina 
avevano molto patito. La notte si procurava di risto- 
rare i danni sofferti 9 ma come fiitica m<»nentanea e 
però debole con pochi tiri veniva nuovamente disfiit- 
ta« Intanto le sofferenze ed i patimenti 9 non che 
r estraordinario uso deU^ uve e de' fichi che fiicevano 
i Turchi, cagionarono nel loro campo delle malattie 
alle quaU soggiacquero molti di loro 9 e molti si sban« 
darono; per tale mancanza il numero dell'esercito 
assediante si ridusse a poco a poco meno di 30 mila 
uomini* In sul primo albeggiare del 9 settembre die- 
dero i Tardbi un assalto generale alla piazza* Ogni 
posto 9 ogni ridotto ed ogni trincea ebbero i suoi ag* 
gressorL Yennero pero ricevuti con bravura indicibile 
dai difensori; e sebbene crescessero di continuo da- 
valiti alla tanaglia 9 e nella valle che rispondeva al ridotto 
del barone difeso dal generale Frezza 9 e vi facessero 
grande violenza, tuttavia niente vi profittarono* MBlle 
cavalieri turchi stavano apparecchiati dalla parte di 
Sanmartino per passare dentro delle trincee; ma la 



Iv54 STOEIA USUA OAIiMAZIA» 

pmsTàeUe cannonate del Tascello BfiagpostoYtdi' U 
fempre addietro. Questo fa il maggiore assalto ed H 
pili fiero che diedero i TurcU^ eflseadoai tutte- il gvo»* 
90 dell' esercito radunato attoroo alta eittit ; e la terra 
pareva biancheggiante all' intorno per il candore én 
^nrbanti^ che qua e là ammontichiati > Tedevanai in nao-» 
atra* Se grande fii la fieroda de' Turchi neH' assalire j 
non era punto minore l' intrepidemi- de' difensori n^ 
ributtare 1' assalto. Il forte bersi^Iiò fojptemeate* 

La citta 9 il castello ^ i porti 9 le galee, il TaseeOo 
coi cannoni 9 co' moschetti 9 col fuoco e con ogni altra 
arte di guerra non mancarono dal loro canto» Moa 
fu sparato cannone o moschetto 9 non fu tratta bmnhn 
o granata che non fiicesse strage ne' Turchi* Fu nello 
spazio di quatt'ore rinnovato tre volte 9 e senpife più 
fiero ed accanito l'assalto 9 ed altrettante fii respinta 
la Anrchesca ferocità. A migliaia perirono i Turchi 
che furono obbligati a battere la ritirata 9 nella quale 
per prudenza non vennero inseguiti ad onta della bra- 
mosìa della guarnigione* Questo assalto generale 9 ria- 
acito infruttuoso 9 sbigottì in maniera il nemico che 
per due giorni appresso non si lasciò ne anco vedere 
nella sommità de' monti 9 trattine i pochi i quali assi- 
stevano alle batterie che furono pMCO ' adopen^ ; e 
dalle più vicine al mare incominciarono a levare gli 
assediane! il cannone. La notte deli' undici verso il 
dodici furono levati i cannoni dalle due batterie delle 
Zernizze9 e venne abbandonato il pasto deità tanaglia 
che aveva costeto tanto sangue ; finalmente ributtato il 
visir da tonte perdite 9 ed intimorito dall' arrivo in Se* 
benico del generale in capo Foscolo con truppe fn— 
sche.^ munizioni e viveri 9 due ore avanti giorno del 



Lnno MSTOii ISS 

ledici di Mlteiiibre lerò l'AOBedio toitraiito per S6 
giorni 9 ed inemnoiiiiossi di ritorno per la nedetitiiÉ 
strada per la qnale era venato 9 aiportando seco il 
bagagflio e T artiglieria 9 ne avendo credalo oppbrtono. 
i comandanti veneti d' in8e(piirio« 

B generale veneto Foscolo prevalendosi dell' aura 
propizia cke cominciava a spirare alle soe armi 9 s' iohi 
padroni di Scardona^ e Paolo Gaotorta passata la 
Cettina prese d'assalto Dnare tagliandone a pezzi i 
dUensori. La posizione di Doare è una delle piii im- 
portanti j e per difendere contro il nemico il Primoijo 
di Bf acarsca e di Almissa 9 e per invaderlo. Così fiali la 
prima campagna nella quale non praticarono i Tarchi 
le solite terribili scorrerie , col mettere tatto a mba, 
ferro e fuoco; imperciocché divenuti essi pure pro- 
prietarii di case^ campi e villaggi ^ e temevano di rap« 
presagKa^ e d'altronde eransi alqitanto inciviliti e resi 
trattabili nella Innga pace goduta* 

La seconda campagna fii più felice della prima^ 
venne ricuperato Plovegradi; presi i castelli di Zemo» 
mico j Obbrovazzo 9 Ostrovizza é Trana 9 dove un agà 
proprietario aveva rimpiazzato i famosi priori; occu«- 
paté le fortificazioni turche di Salona e di Sasso ab* 
bandonate dal loro presidio, le quali in tanta angu* 
stia ponevano la citta di Spalato. La contentezza che 
n' ebbero i cittadini venne amareggiata dalla dichiara- 
zione fiitta dal generale in capo Foscolo, ohe cioi 
era necessario abbattere le fiurtificazioni della cittk, 
e perchè non erano in istato di resistere , e perche per 
l'ampiezza deUe stesse richiedevasi molta troppa per 
difenderle* Egli aveva anche dato V ordine per V aspor^ 
to di se^ grossi pezzi d' artiglieria* > Una depotasiou* 



136 STORIA DBLLA DALHAZIA* 

composta di ecdesiastier, nobili e citùdim volo a Te* 
nezia^ ed implorò dai senato ékt fossero conservai» 
le fortificazioni suddette. A capo di qualche tempio le 
loro giuste premere furono esaudite 9 e yenncàro ri- 
messe in migliore stato le fortificazioni; per il die 
volontariamente contribuirono anche i cittadini 9 ne si 
può passare in silenzio la generosità di Janco Mma- 
novidhy conte grande di Po^cza, che spontaneamente 
parte del suo e parte dell' erario pubblico di Pog^ieza 
offeiì a quest'oggetto alla comunità di Spalato cin- 
quecento talleri. 

Nuovamente i Turchi in quest' anno comparvero 
all' assedio di SeVenico ^ e ne fiirono rispinti con ter* 
ribile strage. Rinforzato il Foscolo da qualdie raìgiia- 
ia di Morlacchi prese e demolì il castello di Demis^ 
e di la si avanzò alla conquista di Rnin 9 fortezza cre- 
duta inespugnabile che serviva di firontiera alla Bo^^ 
sina. L' impresa gli riuscì^ felicemente 9 e la fece sman- 
tellare e distruggere dopo d'aver fiitto volare le mu- 
nizioni e spezzati i cannonL 

VÌ^Um guerra precedente tutto il sistema di difesa 
degli Ungheri e de' Yeneziani consistette nel ridurre 
fortificati possibilmente tutt' i luoghi; in questa inve- 
ce sembra 9 dalla progettata distruzione delle mura di 
Spalato 9 dalla demolizione della fortezza di Rnin e 
di Demis9 che il piano fosse di aver menò fortezze 
per poter avere piìi truppa in campagna : V esperienza 
però fece conoscere quanto fetale fu alla provinda 
l'abbandonare la sua difesa a tanti punti fortificati 9 
e quanto meglio sarebbe stato il difendere le gole 9. 
le strette de* monti e i passaggi difficili 9 non che l' in- 
quietare da tutte le parti il nemico 9 piuttostochè la- 



LIBRO sesTa. 137 

sciarlo fibero di moTersi in tutte le direzioni ^ e* dalle 
cime delle torri g^aardare g^li orrendi danni che oom* 
metteva. 

Fortonatiasima f n la campagna del 1648 per Y acqui* 
alo di CSIiaaa, fortezza assai importante per la sua vi* 
einanza a Spalato e per la sua posizione. Elevata so« 
pra alto monte di duro macigno era inaccessibile da 
o^ parte 9 all' infuori della strada scavata nel sasso 
e battuta dall* artiglieria. Era cinta da tre ordini di 
muraglie ^ e difesa da forte e coraggioso prendio* Non 
ostante queste difficolta colle milizie italiane e coi 
Morlacchi s'avanzo il Foscolo ^ e vi pose l'assedio» 
Vigorosa fu oltre ogni credere la difesa* Techeli il 
bassa di Bosna accorse con un esercito in suo aiuto^ 
ma fu compiutamente battuto; e finalmente con ini" 
petuosi assalti 9 superata la prima e la seconda mu- 
raglia, il presidio capitolò e rese la piazza. Fu cosa 
grata a Yenezia la notizia di questo acquisto, che con 
corrieri appositi il senato la portò a cognizione di 
tutt' i principi cristiani. In maggio del 16S9 Gedin 
Achmet greco rinegato, basdà di Bossina, con gros- 
so numero di Turchi, quasi tutta cavalleria, penetrò 
Bèlla campagna di Spalato ; e dopo di essersi impa- 
dronito della collina di Sueddar^ gH riuscì di supe- 
rare il posto di Ghrippe non ancora bene cinto di 
fortificazione, e di piantarvi quattro bandiere. Il 
generale Gonzaga colla troppa di linea e co' bravi 
cittadini e boi^higiani di Spalato ben tosto Io riprese 
d'assalto; deluso quindi il bassa della speranza d'im- 
padronirsi di questa città a persuasione di Achmet 
Spahia (turco {Hrincipale della Cettina che nella cam- 
pagna precedente sotto Bossolina perduto aveva Mu- 



138 irroioA mwuLk »auujsu« 

fltafii Sebo sno %lio) pnésaodo per Radosich e 
pttnicza discese con fotta rannata ad assediare B<m« 
soliòa^ che in allora capiva 150 case fabbricMte in 
l^ro 9 le quali servivano di mura alla villa 9 avente mA 
centro un recinto in muro detto il castello 9 e ani Udo 
del mare una torre fabbricata dal vescovo di Traù, 
Francesco Marcello, circa il 1500* I bravi Bossogliani 
armati in numero di circa dugento contrastarono piò 
che fu possibile ravvicinamento ai Turchi 9 indi si 
chiusero nella villa disposti di morire tutti pinttosto- 
chè arrendersi* L' oppugnazione fu vivissima 9 eguale 
la resistenza* Allungata col cannone la breccia nelle 
mura delle case 9 il 26 maggio diedero i Tordu 
l'assalto generale; e penetrati nel vilLiggio ogni loro 
passo venne contrastato dai Bossogliani comandati dal 
valoroso loro capitano Giacomo Hiercovich9 che seni» 
pre combattendo restò ucciso con due figli al fianco 
entro del castello e con tutti gli altri che lo difende- 
Yano* Alquante donne stavano alla custodia della casa 
comunale attigua al castello* Penetrati in essa i Tor» 
chi 9 r intrepida Hiclina Marnni^ina diede fuoco a tre 
barili di polvere e la fece saltare in aria con qoanli 
eranvi dentro* Più di trenta donne combatterono wi 
fianchi degli uomini 9 egualmente commessi vestite ^ e 
particolarmente si distinsero due vedove Giterina D»> 
spotana e Matussa StriglinoYa9 la prima delle qnifi 
trucidò di propria mano sei Turchi* Fatte prigioniere 
il bascià pel valore da esse dimostrato perdonò loro 
la vita e fecele schiave* A qnest' assedio si disfiiìM 
anche il capitano di una barca armata 9 Benzon nato 
turco 9 che fiitto schiavo si fece cristiano 9 e dal prò» 
Veditore Giambatista Benzoni ottenne il noma di qiie» 



lUBRO SESTO. 139 

•Ui patrìidft Cnai^jflia vèneto. Riccliissiflift era BoìmoB ne 
e qnd lenpo, ed i Turehi ne trassero com riceo 
lM>ttino di soppeUettili e oontonti^ che ne caricarono 
miUe e dajfento cavalli* Tagliate le teste ai cadaveri 
de' Turchi e de' cristiani le (gettarono neHe case 9 e 
vi accesero il fooco^ come altresì nella torre 9 che Sa 
reaa da Nicolò Gfacojevich con promessa della vita 
e della liberta 9 cJié furono dai Turchi mantenute. 

Per pili anni ancora seguitarono le ostilità senza 
fatti clamorosi, e tutto si ridusse a saccheggi e vi* 
cendevoli scorrerie 9 che tornarono piii a danno dei 
Turchi che de' Yeneziani. 

Non andavano, cosi le cose in Gandia. Dopo un 
assedio di yentinove anni 9 gli ultimi tre de' quali stret" 
tissimo, Gandia la citta principale dovette capitolare ^ 
e colla sua resa finì nel 1669 la guerra. Le condii 
zioni della pace per ciò che riguarda la Dalmazia fu- 
rono : Ghe Glissa col suo territorio 9 e tuttociò che in 
Dalmazia 9 nei confini della Bossinà ed in Albania 
avevano preso i Veneziani 9 rimanesse a loro. 

Questi termini generali nella demarcazione de' con« 
fini produssero le più gravi diflScolta. I Yeneziani 
pretesero che dovessero a loro appartenere tutti quei 
luoghi fin dove si erano spinte le loro partite 9 i Tur^ 
chi al contrario che le scorrerie non davano diritto 
a possesso» Zemonico, Yrana9 Ostrovizza9 Demia 
e Rnin che venne rifabbricato dai Turchi 9 e Duare^ 
terre eh' erano state prese dai Yeneziani 9 fiirono an- 
che riprese dai Turchi. I MorlacchÌ9 che avevano 
preso coraggio e che non temevano i Turchi 9 du- 
rante le trattative per più anni tenute tra i commis- 
sarii veneti e gli Ottomani per fissare i confini , còl 



140 jBTOBIA DELLA DALMAZLU 

gittafsi pia d'una volta sopra i territorii che qaati 
nltìnii poMederano Ì0tori>idatoiio le trattative atene; 
di fiitto non ancora i confini vennero fissati^ die n- 
sorse nn' altra gnerra^ nella qoale estesero i Yeo^ 
uani pia in la il loro dominio in Dalmazia* Sard)k 
inalile Tentrare nei minati dettagli dei «onfini dopo 
la gnerra di Gandia^ che ben presto vennero ahenii 
dalla nuova goerra suddetta terminata colla pace di 
CSarlovifab 




CAPITOLO LXXXI. 



MMIm ieg» iti FèueaUmi eoW imtpermtore e eoi re M 
Poìonuu Loro eon^wwfe m Da b u m ù h Pnee di Ctr» 



L9 . 
esito fortunato per ranni eriatìane dell' assedio 

di Tienna che il re Sobieski fece levare ai Torcili i 

e le successive vittorie degl' imperiali 9 determinarono 

la repubblica a coOegarsi coli' imperatore di Gennai 

nia e col re di Polonia ; e a dichiarare la guerra al gran 

sultano 9 la quale incominciò nell' anno 1684 con fe» 

licissimi auspicii pegli alleati 9 che s' impadronirono 

dell'isola di Santamaura e del continente vicino net 

r Albania. Con pari successo si spinsero i Yeneti ad 

assediare le piazze della Slorea^ ove si distinsero scnn* 

mamente i Dalmati 9 in ispeeialita nell' assalto di Grò-» 

tone* 

Le operazioni «in Dalmazia incominciarono ^pk tar» 

di (168S) coir assedio della fortezza di Sign^ che 

era in potere de' Tnrclu* Il general voieto Yaltero 

raccolti a Glissa sotto le proprie bandiere ISOO fimti^ 

qualche compagnia di eavalli e tre m3a MorlacdM^ 



I4S STOniA DELLA HALHAZI.i. 

ordino al provedttore estraordinario di mare Slicliieli 
di marciare con parte delie troppe ad inTCstire k 
piazza* Principiò questi l'attacco sotto la direzione 
dei mag^ori conti Rados e Rapetta, e la battè ìdo- 
tilmente con due cannoni e due mortari a bomba per 
sette giorni , ne' quali si uni a lui col rimanente della 
milizia e con molti Tolontarii lo stesso g^enerale. CSom* 
pìirve in questo mentre un soccorso anche al nemico 
ammassato dai bassa di Bosna e di Ercegpovina^ che 
accamparoiisi al di Ik della Cettina. Plon erano ai 
i Veneziani che potessero aspettarli dentro le 
e continuare l'assedio; ordinò quindi il generale che 
il cavaliere Giauco co' suoi Morlacchi passasse il pootei 
fabbricato di pietra con 45 archi, eh' esisteva poco ni 
dissopra di Han, ed assaltasse ne' loro alloggiamen-- 
ti i TiairchL Fosse la poca disciplina de' Alorlaeclù 
9' il valore degli Ottomani y Gianeo fu ributtato, e 
tornato indietro portò seco la confusione e la diffuse 
pel -campo* Il dì appresso valicato dai Turchi eoa 
bella ordinanza il fiume 9 si accostarono alle trincee* 
I Morlpcchi) riputati il nerbo di queUe forze, dove» 
vano affrontarli; impauriti però si ritirarono al mon«* 
te, non vi fu pih ritegno alla fuga, e il generale 
étesso dovc^tte firettol osamente cercare diverse vie per 
salvarsi* In tale circostanza perdettero la .vita più di 
300 soldati neir esercito de' collegati ; e fra i morti 
furono il colonnello Slarianovich , il tenente-H^olonnello 
Tannasi, il capitano Marostica 'cd il patrizio Gabriele 
Lombardo, volontario; fra i prigionieri il colonnello 
Petroso, il governatore delle castella Francesco Ra* 
dos e Govanni Alberti capitano de' borghigiani di 
Spalato* U baada deli' Ercegovina insegm i fiiggttin 



UBBO SBtra I4S 

I ftoo atte eastella di Traìi^ d' ondo 111 bravamente 
I da' paesani mpinto» Si rivolae ' aHora con cinquemila 
uomini per asaediare Duare. G>npoca fiitica s'impaci 
dronì della torre di Polignick^ indi di quella d'Arala 
che dominava la piazza* II generale veneto coOe ga« 
I lere e con le milizie ai trasferì nel porto di Yruglie^ 
I e fece tosto occupare le cime de' monti per coprire i 

navigli» Indi venuti in soccorso molti di Spalato, Traìi^ 
Clissa 9 Poglicaa e PrimcMJe , pose alla loro testa Gìh« 
seppe Versio sopraccomito della galea Brazzana, • 
cognato di Agostino Tartaglia 9 governatore di Duatre^ 
che valorosamente lo difendeva; da questo luogo si 
spinsero tutti con tale coraggio sopra g^ Ottomani | 
che superato qualunque contrasto 9 ne fecero -molta 
strage e li obbligarono alla fuga* Gencinquanta Mu- 
sulmani , che chiusi eransi nella torre di Polignich^ 
si resero a discrezione ; ed il generale ebbe > il con« 
tento di ricuperare i due mortari, che aveva abba»r 
donato sotto Sign* Ordinò al conte Francesco Pos« 
sidaria d' invadere • co' suoi Morlacchi il distretto otto* 
mano di Bilai, ov' egli stampò orme di spavento e 
di desolazione; imbarcate poi le milizie si propose dì 
rimontare il fiume IHarenta, e d'impadronirsi della 
torre di PCorin* Quaranta bravi Primoriani vennero 
nascosti a poca disianza dalla torre; uno di essi che 
era stato servitore dell' aga si avanzò con rinfreschi 
in mostra di regalarlo. Aperse 1' aga mezza la porta 
per riceverli 9 ed il primorìano cacctossi dentro; in* 
sospettilo però il turco volle rispingerlo 9 egli resiste* 
va 9 ma dovette cedere alla forza di molti e sortire* 
jllalauguratamente cpn troppa fretta serrarono le portCf 
e restò impegnato un b^ai^io del primoriano. tra il 



144 STOMA DELLA DALIHAZU.^ 

moro e h porta. AnriTaroiio in qael momenlD t nm 
compagni 9 (^ redsero anhito il braccio^ e per qMla 
&80ura allargato V uscio eatrarono nella torre 9 e la- 
varono a pezzi qnantì ne ritroTarono» Sopraggiimie 
intanto prontamente il generale d' infiinteria Aloarandio 
Farnese principe di Parma 9 e si assicoro del poa s ea so 
delia toire medesima. In questa occasione il generale 
Yaliero ordinò la costruzione d' un forte soli' iaola 
Opus 9 due miglia sotto la torre di Norin; mi| noa 
contento il senato del disordine di Sign poco t^npo 
dòpo 9 avanti il solito periodo 9 lo fece rimpiazzare dal 
cay* Girolamo CSomaro. Nella campagna succcssini 
avendo mosso aUa volta di Norin il bascik dell' Eiw» 
govina per fer vedere al suo governo che fiiceva co- 
se di gran momento 9 i Yeneziani che avevano &tto 
minare la torre la fecero saltare in aria. H nuovo ge- 
nerale Ciomaro in questa campagna 9 bramoso di di« 
atinguersÌ9 volle espressamente tentare la presa di 
Sign 9 che fu cagione di disgrazia al suo predeoesso- 
re* n bascik di Bosna Atlaghìch9 nativo di questa 
provincia 9 dovendo spedire le migliori truppe che avcvu 
in Ungheria 9 somministrò rinforzi all'agà di S%n ed 
al dizdar di Koinsko (1) onde tener occupate deslr»» 



(1) U senato veneto per compensare i distìnti servigi 
allo stato dalla nobile famiglia di Spabto Giacovglieficli , della 
Tartaglia , la infesti ddla casa e delle terre tutte che in Koìnsk» 
appartenevano al dizdar ottomano di questa località. Esiste an- 
cora nella vecchia Kula di questo signore torco nn cannone dt 
iinrp y e la famiglia» suddetta conserva la landa , la spada ed il 
cranio dell' ultimo dixdar uccìso combattendo corpo a corpo dn 
un Tartaglia. 

Il conte Antonio di questo casato, inerentemente al decreto 
dd senato veneto t6 agosto 1787 , v^nne investito per se e <&> 



I« 



tiBEo fumoé tAH 

mente le fe«e venete- Rianitì tre ift q|iitttr6 Ailla op. 
mini marciarono verso la provincia di PogUc^a eoa 
fiducia di vincere la strettezza delle gole e penetrare 
nel paese» Arrise a loro nel prineipio la fortuna 9 e su« 
perati i passi^ col ferro e eoi fuoco cominciarono ad 
affliggere gli abitanti* Il Gornaro avutone avviso spèdi 
4eUe milizie a dar lena agli abitanti e a vendicar!;' le 
offese» Sperti questi delle balze di que'móntiy sorpre» 
aero quattrocento Turebi^ fra i quali Tagk di Stgn 
con molte persone ragguardevoli di Livno cbe furono 
latte prigioniere 9 e trucidarono il rimanente* Animpto 
da questo successo il generale veneto si accinse alla 
presa di Sign* Composto il traino di artiglieria 9 che 
consisteva in due cannoni ' da cinquanta 9 dieci pezzi 
minori e quattro mortari a bomba 9 e raccolti ii| Sa- 
Iona tre mila soldati dalle guarnigioni e dalle galeot- 
te 9 con pari numero di abitanti di Bf orlacc