(navigation image)
Home American Libraries | Canadian Libraries | Universal Library | Community Texts | Project Gutenberg | Children's Library | Biodiversity Heritage Library | Additional Collections
Search: Advanced Search
Anonymous User (login or join us)
Upload
See other formats

Full text of "Storia della guerra d'America fra Chilì, il Perù e la Bolivia, dell'avvocato Tommasso Caivano .."

Google 



This is a digitai copy of a book that was prcscrvod for gcncrations on library shclvcs bcforc it was carcfully scannod by Google as pari of a project 

to make the world's books discoverablc online. 

It has survived long enough for the copyright to expire and the book to enter the public domain. A public domain book is one that was never subjcct 

to copyright or whose legai copyright terni has expired. Whether a book is in the public domain may vary country to country. Public domain books 

are our gateways to the past, representing a wealth of history, culture and knowledge that's often difficult to discover. 

Marks, notations and other maiginalia present in the originai volume will appear in this file - a reminder of this book's long journcy from the 

publisher to a library and finally to you. 

Usage guidelines 

Google is proud to partner with librarìes to digitize public domain materials and make them widely accessible. Public domain books belong to the 
public and we are merely their custodians. Nevertheless, this work is expensive, so in order to keep providing this resource, we have taken steps to 
prcvcnt abuse by commercial parties, including placing lechnical restrictions on automated querying. 
We also ask that you: 

+ Make non-C ommercial use ofthefiles We designed Google Book Search for use by individuals, and we request that you use these files for 
personal, non-commerci al purposes. 

+ Refrain fivm automated querying Do noi send aulomated queries of any sort to Google's system: If you are conducting research on machine 
translation, optical character recognition or other areas where access to a laige amount of text is helpful, please contact us. We encouragc the 
use of public domain materials for these purposes and may be able to help. 

+ Maintain attributionTht GoogX'S "watermark" you see on each file is essential for informingpcoplcabout this project and helping them lind 
additional materials through Google Book Search. Please do not remove it. 

+ Keep it legai Whatever your use, remember that you are lesponsible for ensuring that what you are doing is legai. Do not assume that just 
because we believe a book is in the public domain for users in the United States, that the work is also in the public domain for users in other 
countiies. Whether a book is stili in copyright varies from country to country, and we cani offer guidance on whether any specific use of 
any specific book is allowed. Please do not assume that a book's appearance in Google Book Search means it can be used in any manner 
anywhere in the world. Copyright infringement liabili^ can be quite severe. 

About Google Book Search 

Google's mission is to organize the world's information and to make it universally accessible and useful. Google Book Search helps rcaders 
discover the world's books while helping authors and publishers reach new audiences. You can search through the full icxi of this book on the web 

at |http: //books. google .com/l 



Google 



Informazioni su questo libro 



Si tratta della copia digitale di un libro che per generazioni è stato conservata negli scaffali di una biblioteca prima di essere digitalizzato da Google 

nell'ambito del progetto volto a rendere disponibili online i libri di tutto il mondo. 

Ha sopravvissuto abbastanza per non essere piti protetto dai diritti di copyriglit e diventare di pubblico dominio. Un libro di pubblico dominio è 

un libro clie non è mai stato protetto dal copyriglit o i cui termini legali di copyright sono scaduti. La classificazione di un libro come di pubblico 

dominio può variare da paese a paese. I libri di pubblico dominio sono l'anello di congiunzione con il passato, rappresentano un patrimonio storico, 

culturale e di conoscenza spesso difficile da scoprire. 

Commenti, note e altre annotazioni a margine presenti nel volume originale compariranno in questo file, come testimonianza del lungo viaggio 

percorso dal libro, dall'editore originale alla biblioteca, per giungere fino a te. 

Linee guide per l'utilizzo 

Google è orgoglioso di essere il partner delle biblioteche per digitalizzare i materiali di pubblico dominio e renderli universalmente disponibili. 
I libri di pubblico dominio appartengono al pubblico e noi ne siamo solamente i custodi. Tuttavia questo lavoro è oneroso, pertanto, per poter 
continuare ad offrire questo servizio abbiamo preso alcune iniziative per impedire l'utilizzo illecito da parte di soggetti commerciali, compresa 
l'imposizione di restrizioni sull'invio di query automatizzate. 
Inoltre ti chiediamo di: 

+ Non fare un uso commerciale di questi file Abbiamo concepito Googìc Ricerca Liba per l'uso da parte dei singoli utenti privati e ti chiediamo 
di utilizzare questi file per uso personale e non a fini commerciali. 

+ Non inviare query auiomaiizzaie Non inviare a Google query automatizzate di alcun tipo. Se stai effettuando delle ricerche nel campo della 
traduzione automatica, del riconoscimento ottico dei caratteri (OCR) o in altri campi dove necessiti di utilizzare grandi quantità di testo, ti 
invitiamo a contattarci. Incoraggiamo l'uso dei materiali di pubblico dominio per questi scopi e potremmo esserti di aiuto. 

+ Conserva la filigrana La "filigrana" (watermark) di Google che compare in ciascun file è essenziale per informare gli utenti su questo progetto 
e aiutarli a trovare materiali aggiuntivi tramite Google Ricerca Libri. Non rimuoverla. 

+ Fanne un uso legale Indipendentemente dall'udlizzo che ne farai, ricordati che è tua responsabilità accertati di fame un uso l^ale. Non 
dare per scontato che, poiché un libro è di pubblico dominio per gli utenti degli Stati Uniti, sia di pubblico dominio anche per gli utenti di 
altri paesi. I criteri che stabiliscono se un libro è protetto da copyright variano da Paese a Paese e non possiamo offrire indicazioni se un 
determinato uso del libro è consentito. Non dare per scontato che poiché un libro compare in Google Ricerca Libri ciò significhi che può 
essere utilizzato in qualsiasi modo e in qualsiasi Paese del mondo. Le sanzioni per le violazioni del copyright possono essere molto severe. 

Informazioni su Google Ricerca Libri 

La missione di Google è oiganizzare le informazioni a livello mondiale e renderle universalmente accessibili e finibili. Google Ricerca Libri aiuta 
i lettori a scoprire i libri di tutto il mondo e consente ad autori ed edito ri di raggiungere un pubblico più ampio. Puoi effettuare una ricerca sul Web 
nell'intero testo di questo libro da lhttp: //books. google, comi 



/o7 



STORIA 



DELLA 






«« ' / 



i ! 



« i 



FRA 



. CHILI, IL PERÙ E LA BOLIVIA 



dell' avvoca ro 



rOMMASO CAI\ ANO 



CON CNA CARTA GEOGRAFICA 



1 ORINO 

ERMANNO LOESCHER 

ROMA - FIRENZE 
1882 



^/ 7 (/'^^' 




e O X T H A M M 1 U A m , I O U . M I G U ti L G R A IT 



• *■» 



/•• / / -. 



..•^ \ .-x 



X STORIA "^^ 



DELLA 



GUERRA D'AMERICA 



FRA 



IL CfflLI. IL PERÙ E LA BOLIVIA 



deix'avvocato 



TOMMASO CAIVANO 



CON UNA CARTA GEOGRAFICA 









TORINO '■* ^ 

ERMANNO LOESCHER 

ROMA - FIRENZE 
1882 




PROPRIETÀ LXTTERARU 
Diritti di riproduiient t Iradtaieiu riiervati 



- Fircnu, Tip. deU'ARc dilU Stam[M, Vii Pindol 



ALLA 



MIA DILETTISSIMA FIGLIA 



BLANCA-LUISA 



PREFAZIONE 



noi europei, per la generalità 
meno, l'America, quella del Sud 
rincipalmente, è sempre il nuovo 
londo; ossia un qualche cosa 
di lontano e d'ignoto, d'incomprensibile, di 
fantastico, di cui siamo predisposti a cre- 
dere tutto quello che ci si dica, per quanto 
ci appaia e sia in realtà strano ed assurdo ; 
un paese infine, di cui abbiamo poca o nes- 
suna stima, e che perciò nessuno si sorprende 
di trovare ora nobile e grande, ora piccolo, 
triviale, meschino, ridicolo. 



PREFAZIONE 



E tutto ciò perche e un paese che poco 
o malamente si conosce ; perchè generalmente 
l'America non è nota che per le insulse e 
false relazioni che ventilano al loro ritorno 
in patria i più rozzi e volgari emigranti eu- 
ropei ; i quali, nulla realmente conoscendo di 
essa, nella quale vissero più o meno da quei 
tapini che erano, desiderosi di darsi una certa 
importanza coi loro racconti, o inventano 
assurde fole che spacciano come altrettante 
verità, ovvero parlano ingenuamente, alla 
rinfusa, di cose che videro appena e male, e 
che non seppero né potevano comprendere. 

Nondimeno, scoperta da ben oltre quattro 
secoli, è già un pezzo che l'America ha ces- 
sato di essere un paese nuovo. Essa ha, con 
poche differenze, il medesimo organismo so- 
ciale della nostra vecchia Europa, le mede- 
sime abitudini, le medesime virtù ed i me- 
desimi vizi, salvo la gradazione più o meno 
manifesta di questa o quell'altra speciale 
abitudine o costumanza, di questa o quell'al- 
tra qualità buona o cattiva. 



PREFAZIONE 



Nel SUO insieme, l'America non è che un 
semplice riflesso dell' Europa ; ed era ben natu- 
rale, anzi necessario che cosi e non altrimenti 
fosse, tenuto calcolo delle intime e continue 
relazioni che essa ha ed ha sempre avuto col- 
r Europa, fino dall'epoca della sua discoperta. 

^Questa odierna civiltà, di cui l'Europa è 
giustamente tanto fiera, e che dovè crearsi 
da se con un lavorio necessariamente lento 
e faticoso, l' America l' ebbe tutta beli' e fatta, 
e senza che le costasse fatica alcuna, importata 
qual essa fu dalla stessa Europa; e se in qual- 
che sua parte la si trova più o meno svisata o 
incompleta, è per ciò appunto che trapiantata 
colà tutta d' un pezzo, non ebbe il tempo suf- 
ficiente di andar man mano preparando gli 
animi dapprima, per quindi posarsi su solida 
base. Come tutte le cose fatte alla lesta, l' as- 
similazione non potè riuscire uniforme e com- 
pleta a primo getto, e rimasero qua e là dei 
vuoti, delle false pieghe che il tempo ed il 
lavoro proprio dell'esperienza andranno a 
poco a poco colmando e raddrizzando. 



IO PREFAZIONE 



L'immigrazione europea, i libri e gli in- 
segnanti europei, e le frequenti visite che gli 
americani fecero e fanno sempre all'Europa, 
sia per semplice svago e curiosità di vedere, 
sia per educarsi ed istruirsi nei collegi e 
nelle università europee, furono da gran 

tempo e sono oggi ancora le tre grandi cor- 
renti, per mezzo delle quali la civiltà europea 
si diffuse e si diffonde giornalmente nelle 
vaste regioni dell'America; sicché per col- 
locarsi alla stessa altezza, o press' a poco, 
dei popoli europei, quei d'America non do- 
verono fare altro che educarsi alla scuola di 
quelli. 

Per poter convenientemente seguire e com- 
prendere lo svolgimento della Guerra del 
Pacifico in tutte le sue diverse fasi, princi- 
piando dalle cause che la originarono, bisogna 
quindi cominciare innanzi tutto col fare mag- 
giore stima di quella che generalmente si fa 
in Europa delle repubbliche belligeranti; e 
smettere una volta per sempre l' erronea pre- 
venzione che sia lecito di accettare come 



PREFAZIONE 1 1 



possibile e come vero tutto quanto di più 
strano ed inverosimile si dica di esse. 

La Guerra del Pacifico offre aspetti com- 
pletamente diversi ed opposti, secondo il di- 
\erso punto di vista nel quale si collochi 
l'osservatore. 

Per colui che solo si arresta alla super- 
ficie delle cose, che si contenta di leggere da 
lontano le spesso erronee relazioni dei gior- 
nali sui movimenti e gli scontri degli eser- 
citi combattenti, senza occuparsi d' altro, non 
è che un semplice cattivo giuoco infantile, 
nel quale hanno trovato posto a vicenda 
piccole scene di valore, di audacia, di cru- 
deltà, di insipienza, d' inettezza, di confusione. 

Per chi poi sereno e riflessivo si faccia a 
studiare le cause generali e le speciali dei 
singoli avvenimenti, la cosa muta completa- 
mente d' aspetto ; e si troverà che la Guerra 
del Pacifico contiene in se grandi e positivi 
insegnamenti, che i popoli tutti di Europa 
e d' America farebbero bene a non dimenti- 
care giammai. 



12 PREFAZIONE 



Noi che abitammo per più anni 1^ America, 
che avemmo occasione di conoscere e stu- 
diare intimamente i paesi dei quali siamo 
per parlare, che li visitammo ancora una 
volta con animo attento e investigatore du- 
rante lo scorso periodo della loro lunga e 
funesta guerra, non ancora spenta del tutto; 
noi che abbiamo potuto apprendere da vicino 
e quasi toccar con mano la grande impor- 
tanza che quei paesi hanno ed avranno ogni 
giorno di più per V Europa, per i tanti suoi 
figli che questa vi ha e vi manda tutti gli anni, 
e pei tanti e cosi gravi interessi commerciali 
che esistono fra ambi i continenti e che il 
tempo è chiamato ad allargare e rafforzare 
continuamente, abbiamo fede di rendere non 
lieve servigio a tutti coloro cui le cose d'Ame- 
rica sono a cuore, riferendo in succinto, ma 
con tutta esattezza e verità, la storia della guerra 
che ha desolato e desola quelle contrade. 

Diverse e complicate quali sono le cause 
da cui nacque il conflitto fra le tre repub- 
bliche, andrebbe assi errato colui che credesse 



PREFAZIONE 13 



di vederle in delerminati avvenimenti più o 
meno incidentali e prossimi alla rottura delle 
ostilità. Esse scaturiscono invece da una serie 
di fatti e prossimi e remoti, di cui bisogna 
cercar la fonte nel carattere, nelle tendenze 
e nelle speciali condizioni di ciascuno dei tre 
paesi; e solamente colla scorta di un accu- 
rato esame della vita sociale, economica e 
politica di quelli, di qualcuno principalmente, 
puossi arrivare alla conoscenza certa e sicura 
di dette cause. Questo appunto è quello che 
noi ci proponiamo di fare nei primi quattro 
capitoli del presente lavoro, dopo di aver 
discorso dei semplici pretesti del momento, 
solo per convincerci della loro insussistenza, 
che a prima vista potrebbero prendere il posto 
di quelle. 

Nei capitoli restanti ci occuperemo della 
guerra propriamente detta, senza farci troppo 
distrarre dagli spesso insignificanti movimenti 
degli eserciti, per concentrare di preferenza la 
nostra attenzione sui veri fattori delle vittorie 
e delle disfatte. 



14 PREFAZIONE 



E poiché la guerra non può dirsi defini- 
tivamente terminata per anco, non ancora 
essendo apparso il Trattato di pace che deve 
chiudere la trista sua epoca, porremo ter- 
mine per ora alla nostra Storia colla resa 
di Lima. 

Saranno poi argomento ad altro volume 
gli avvenimenti posteriori alla resa di Lima 
fino alla conclusione del trattato di pace, 
nonché la nuova sorte che verrà fatta a quei 
paesi dall'esito finale della guerra, e il pro- 
babile loro avvenire. 

Picerno, aprile 1882. 

Avv. Tommaso Caivano. 



# 



causs della guerra fra !l chiù 

E La BOLIVIA 



SOHMARIO 

I. Maoifesto del Governo del Chili per l'occupazione di uds 
ptrte del territotio boliTinno e Contro-Maaifesto delta Bo- 
Imi. - Limiti delle Colonie spagonoU fino al iSio. - Silua- 
lionc del deferto boliviano di Atacam» fra il Perù e il Chili - 
Piove storiche e geDgrafiche del confine del Chili al fiume 
Papoio Salato, glui^ta il princìpio AeW uli peisidclis ameri- 
Caao. - L' Atacama fa legittimamente posseduto dalla Kolivia 
fino al 1842. -• Come il Chili nsurpò tina parte del deserto 
di Atacama nel 1S42, - Vane rimostranie della Bolivia e 
pnmo Trattato di confini. - Società fra il Chili e la Bolivia 
togli utili di esportazione del guano e dei minerali, a vantag- 
ffo del Chili. - Nuovo Trattato del 1874 e 1875, pure vantag- 
pma al Chili. - g. z. Il governo illegale di Melgareio concede 
l'oso di una parte del deserto di Atacama alla Seàtdad Esplo- 
tiétra. - L'Assemblea Naiionale anoutla gli alti di Melga- 
lejotqubtionie richiaini che ne nascono con le Società succeue 



CAUSE DELLA GUERRA 



alla prima. - TraDsazione ed imposta di i 
n^one. - La Soctetì ricorre al Chili. ~ Negoziati Ira la Bo- 
livia ed il Chili. - Quittioae dell' arbitrato. - Negata dalla 
Società Esploladora \ imposla arretrata, la Bolivia dichiara re- 
scissa la Ttansuione, e decreta che sia reso libero il terreno 
occupato. - La Societ.\ non se De richiama ai Tribunali. — Il 
Chili dichiara rotto il Trattalo di confine: immediata occupa- 
lione d'Anlofagssta. - Come il ChiI! ia giustificn. - La Bolivia 
DOD provoca il Chili nelle trattative coq la Società. - Ragione 
dell' occupanione d'Aiitofagasla. — Il titolo specioso di riiren- 
dkatisiu non regge, pcichi il Cbin non ebbe mai il dominio 
di quella regione. 



L Manifesto del i8 febbraio 1879, col 
quale il Ministro degli Affari Esteri del 
ChiPi esponeva alle Nazioni amiche i mo- 
tivi che avevano in Jotto il suo Governo a 
rompere le amichevoli relazioni col Go- 
verno di Bolivia, comincia colle seguenti parole: « Il 12 
del presente mese S. E. il Presidente della Repubblica 
ordinò che alcune forze nazionali si trasferissero sulla 
costa del deserto di Atacama, per rivendicare ùd occu- 
pare in nome del Chili, i territorii che possedeva prima 
di conchiudere con la Bolivia i Trattati di limiti del 1 866 

e del 1874 * « Cinquanta ore più tardi (il i4 febbraio) 

la legge chilena imperava in quella regione, ponendo 
sotto la sua protezione gì' interessi chileni e stranieri, 
senza spargere una sola goccia di sangue.... d 

Il Contro-Manifesto che a sua volta dirigeva alle Po- 
tenze amiche, in marzo dello stesso anno, il Ministro 
degli Affari Esteri di Bolivia, principia: « 1 gravi avve- 



FRA IL CHILt E LA BOLIVIA 17 

nimenti del i4 febbraio ultimo, di tanta importanza 
pel Continente Americano, mi pongono nella penosa 
necessità di dirigermi alla S. V. per manifestarle l' in- 
giustizia e V oltraggiarne violenza con che il Governo 
del Chili occupò a mano armata la parte del litorale 
boliviano compreso fra i gradi 23 e 24 di latitudine 
australe, impossessandosi delle importanti località di An- 
tofagasca, Mejiliones e Caracoles, tre fonti di ricchezza 
pei loro prodotti naturali di salnitro, guano, metalli di 
argento e di rame, ed altro.... L' aggressione del Chili 
in piena pace, senza previa dichiarazione di guerra né 
altro tramite, e pendenti ancora le trattative iniziate 
in questa città dal signor Incaricato d'Affari del Governo 
chileno, non poteva che sorprendere il mio Governo e 
trovarlo in una completa imprevisione.... » 



§1 

PRIME ORIGINI 

Quando nel primo quarto del secolo, le diverse Co- 
Ionie delPAmerica spagnuola scossero il giogo iberico 
per erigersi in Repubbliche indipendenti, ciascuna 
di queste accettò come suoi confini naturali, quei 
medesimi che nel lungo periodo coloniale erano as- 
segnati dalla Spagna alla rispettiva Colonia da cui era 
sorta. E poiché l'anno 1810 fu l'ultimo nel quale 
la Spagna esercitò incontrastato il suo dominio colo- 
niale, le novelle Repubbliche americane adottarono come 
loro diritto pubblico, in fatto di limiti. Muti possidetis 



i8 CAUSE DELLA GUERRA 



del detto anno 1810; secondo il quale, come è detto 
dalla Cancelleria di Santiago: « Le Repubbliche ame- 
ricane ebbero per limiti, quei medesimi che corrispon- 
devano alle delimitazioni coloniali da cui si forma- 
rono (i). » 

Le Repubbliche dell'Argentina, del Perù e del Chili, 
venute dai Vice-Reami di Buenos-Ayres e del Perù e 
dalla Capitanìa Generale del Chili, riconobbero rispet- 
tivamente come proprii confini, quelli che tali do- 
minii spagnuoli godevano nel 18 io. La Repubblica di 
Bolivia, nata posteriormente da due frazioni delle Re- 
pubbliche del Perù e dell'Argentina, ossia dei due Vice- 
Reami del Perù, e di Buenos-Ayres, ebbe per proprii 
limiti al sud, nel versante del Pacifico, quelli dell'an- 
tico Vice-Reame del Perù, confinanti coU'antica Capi- 
tanìa Generale o Regno del Chili, ed entrò perciò, 
rispetto alla Repubblica del Chili, sotto l'impero del 
diritto pubblico eimQrìcano déiV uti possidetis dtl 18 io. 

Quali erano nel 1810 i limiti che separavano il Vice- 
Reame del Perù dal Regno o Capitanìa Generale del 
Chili, divenuti dipoi i limili reciproci delle Repubbliche 
della Bolivia e del Chili? 

Anzitutto conviene qui avvertire che il deserto di 
Atacama è una vasta estensione di terra, che si pro- 
lunga sulla costa dell'Oceano Pacifico dal fiume Loa 
al fiume Salato, fra i paralleli 21® 3o' e 25® 3o' ap- 
prossimativamente; e che prende il suo nome dalla 



(i) Manifesto del Governo del Chili, 18 febbraio 1879. 



FRA IL CHILt E LA BOLIVIA 19 

piccola città Boliviana di Atacama, sita al nord del 
Loa, in prossimità del deserto. 

Le famose Capitolazioni della Corona di Spagna con 
i primi conquistatori dell'America del Pacifico, Pizarro 
ed Almagro, determinavano che il Vice-Reame del Perù 
si estenderebbe fino alla località di Copiapó, da dove 
comincerebbe la Capitanìa Generale del Chili; sicché 
rimaneva designata la linea che dava principio alla 
valle di Copiapó, sita nel grado 27^ di latitudine au- 
strale, come ultimo limite reciprocamente delle due 
Colonie spagnuole. Questa stessa delimitazione fu ri- 
petuta posteriormente dalla Spagna, nella prima prov- 
visorie che La-Gasca faceva a favore di Valdivia del 
territorio del Chili: ma in seguito, nella seconda jttov- 
visione fatta dal medesimo La-Gasca, piacquegli di 
estenderne i confini al nord di Copiapó fino al Pa- 
poso, miserabile casale posto sulla sponda meridionale 
àdFìume Salato; rimanendo perciò WàtixoFiume Salato 
oPaposo, che così si chiamò pure, come ultimo limite 
rispettivamente delle due Colonie del Perù e del Chili, 
che si estendevano P una al nord e l' altra al sud di 
esso (i). I>on Pedro de Valdivia, fondatore di Santiago 
del Chili, nella lettera colla quale faceva air Impera- 
tore Carlo V la relazione della sua spedizione al Chili, 
diceva fra le altre cose: « Camminai dal Cuzco fino 
alla valle di Copiapó, che è il principio di questa terra, 
passato il gran deserto di Atacama (2). » 



(i) Questi dati li abbiamo presi dal Manifesto sulla Guerra 
della Cancelleria di Bolivia, 31 marzo 1879. 
(2) Collez. Docum. Ined. Mendoza, tomo 4, pag. 6. 



20 CAUSE DELLA GUERRA 

Questa linea di delimitazione non fu mai più in nes- 
sun senso modificata dalia Spagna. Anzi, essendo av- 
venuto che sulla fine del secolo xviii la Capitanìa Ge- 
nerale del Chili fondasse al di là del Fiume Salato, 
nel territorio del Vice-Reame del Perù, una stazione 
di Missionarii, dipendente dal Vescovado di Santiago^ 
la Corona di Spagna ordinò, con Real Cedola del io ot- 
tobre i8o3, che detto territorio, abusivamente messo 
sotto la dipendenza delle Autorità di Santiago, dovesse 
reincorporarsi al Vice-Reame del Perù, al quale appar- 
teneva, fino al Fiume Salato, o Paposo. 11 Chili non 
nega V esistenza di questa Real Cedola : dice solamente, 
nel citato Manifesto del i8 febbraio 1879, che essa non 
fu eseguita, e che perciò devesi considerare come non 
data. Ma ciò non è che una semplice asserzione gra- 
tuita, non corroborata da nessuna prova. 

Se poi lasciamo da un lato i dati ufficiali per ri- 
correre alla storia, troviamo che questa ci parla assai 
più chiaro ancora. 

Alonso Ovalle, celebre gesuita chileno, nella sua Re- 
lazione Storica del Regno del Chili, stampata a Roma 
Tanno i64i, dice: a II Regno del Chili comincia nel 
25^ grado, ai suoi confini col Perù, dal fiume che chia- 
mano Salato. 1 Capit. 8, p. 20. 

Il P. Pedro Murillo Valverde della Compagnia di 
Gesù, nella sua Geografia Historica, stampata a Madrid 
l'anno 1762, scrive: « Il Chili confina colle Charcas ed 
il Perù, da cui lo separa il Fiume Salato, che si sca- 
rica fra Copiapó e Atacama. » (Cap. g^ p. 3oi). Poco 
appresso alla pagina 3i4, soggiunge: « Nella costa dal 



FRA IL CHILt E LA BOLIVL\ 21 

nord al sud si trova il fiume del sale, o Salato, nel 
25"> lai. dove finisce il Chili. » 

Don Bernardo Carrasco, Vescovo di Santiago, nella 
5ua Lettera Pastorale del 1688, stampata a Lima 
Tanno 1764, diceva: t Noi abbiamo visitato personal- 
mente tutto il nostro Vescovado, che ha una lunghezza 
di oltre 3oo leghe, dall'isola del Maule che è al sud, 
fino alla provincia di Copiapó, situata al nord e con- 
finante col Perù. > 

Antonio Alcedo, nel Diccionario de las Indias Oxci- 
dentales, Madrid 1781, cosi si esprime: « Atacama — 
provincia e distretto del Perù, al sud, nel quale è 
un deserto fino a Copiapó, confina col Regno del 
Chili. . 

Ecbard, nell'appendice al tomo i^ del Diccionario 
GeograficOj edizione di Madrid dell'anno 1795, dice: 
• Atacama — deserto dell'America meridionale, nel Re- 
gno del Perù, verso quello del Chili. » 

J. Pouchet, Dictionnaire Universel de la Géographie 
Commercante, Paris 1800, Articolo Chili: f II Chili si 
trova limitato al nord dal Fiume Salato, che lo separa 
dal Perù.... Dalla Baia di Nostra Signora (dove sbocca 
li fiume Salato) che separa il Perù dal Chili, vi sono 
nno a Copiapó 33 leghe. » 

Juan Mackenna, nella Memoria presentata nel no- 
vembre 181 o al Municipio di Santiago, da cui aveva 
ricevuto incarico di studiare un Piano di difesa del 
Onlìy così parla : « Il Regno del Chili è compreso fra 
i gradi 25** 3o' e 53® 3o'. I suoi confini sono i seguenti: 
al nord, il deserto di Atacama; al sud.... i Juan Mac- 



22 CAUSE DELLA GUKRRA 

kenna fu uno dei più illustri fondatori della Repubblica 
del Chili, padre del vivente Benjamin Vicufia Mac- 
kenna, uno dei più belli ingegni di quel paese. 

Melchor Martinez, nella sua Memoria Historìca 
sobre la Revolucion de Chile, scritta nel i8i5 per or- 
dine del Capitano Generale del Chili, dice: « I limiti 
del Chili sono al 25® grado, là dove è il fiume Salato, 
e dove comincia il deserto di Atacama. > 

Il documento storico di maggiore importanza invo- 
cato dal Chili nel Manifesto sulla guerra, è la Carta 
sferica delle coste del Onltj rilevata nel 1790 e presen- 
tata al Re di Spagna nel 1799 dal Segretario di Stato 
per gli Affari di Marina, nella quale i limiti del Chili 
trovansi segnati ai gradi 22° e 38**. Ma è da avvertire, 
come dice lo stesso suo titolo, che non trattasi se non 
di una semplice carta idrografica, il cui unico scopo 
è quello di fissare la configurazione delle coste per uso 
dei marini; e che perciò, non essendo destinata a se- 
gnare i limiti territoriali, se non come un semplice 
particolare di nessuna importanza per essa, l'autore 
non vi pose nessuna cura, da cui nacque l'errore; er- 
rore che implicitamente riconosce lo stesso Chili, poi- 
ché i suoi limiti boreali, stando a tale carta, correreb- 
bero fino al parallelo 22^, ossia più in là ancora delle 
stesse sue pretensioni rivendicatone. 

Ma avvi di più: a fronte di questa semplice carta 
idrografica trovansi le carte geografiche di maggior 
credito, cosi antiche come moderne, che tutte d'ac- 
coralo collocano i limiti tra il Perù ed il Chili nel fa- 
moso Fiume Salato, da esse tutte posto, colla diffe- 



FRA IL CHILt E LA BOLrVL\ 23 

reoza di qualche secondo Tuna dall' altra, nel grado 25^ 
e 2S'' 4o'. Citeremo fra le tante: 

La Carta del Chili, pubblicata nel i656 da M. Sam- 
son d'Abberville, geografo del Re di Francia. 

n grande Atlante Storico di M. Gueudeville, Am- 
sterdam 1732. 

La Gran Carta di Sud-America, eseguita per ordine 
del Re di Spagna da Don Juan Cruz Cano e Olmedilla 
nel 1775, generalmente considerata come quasi ufficiale. 
Le Carte dell'Istituto Geografico di Weimar, pub- 
blicate nel 1809 ^ 1823. 

La Gran Carta di Sud-America pubblicata a Londra 
da Arrowsmith nel 1810, ossia nell'anno medesimo 
dell' uti possidetis americano. 

Il grande Atlante Universale di Vandermaelen - Bru- 
xelles, 1827. E così tante e tante altre che sarebbe 
luogo citare, e che tutte unanimemente pongono al 
Fiume Salato i limiti del Chili. 

Il deserto di Atacama è un solo e indivisibile terri- 
torio. In tutta la sua lunga estensione di quattro gradi 
astronomici non vi è un solo fiume, non un semplice 
burrone, canale o linea apparente qualsiasi che potesse 
servire C9me segnale di qualche sua divisione. Esso 
non ha che due soli e meschinissimi fiumi ai suoi 
due estremi: il fiume Loa al nord, ed il fiume Pa- 
poso o Salado al sud. Il Loa, da dove comincia il 
deserto, forma la linea di confine tra il Perù e la Bo- 
livia; ed il Paposo o Salado, dove esso deserto termina, 
costituì sempre indisputato ed indisputabilmente fino 
al i842, la lìnea divisoria tra la Bolivia ed il Chili ; 

2. — OiVAKO, Giurra if America. 



24 CAUSE DELLA GUERRA 

quella stessa linea di confine cioè che, durante la do- 
minazione spagnuola, divideva il Vice-Reame del Perù 
dalla Capitanìa Generale del Chili. A prescindere an- 
che dai documenti ufficiali già menzionati, che pone- 
vano nel Vice-Reame del Perù tutto il deserto di Ata- 
cama, a qual prò avrebbe dovuto la Spagna dividere 
fra le due sue colonie del Perù e del Chili, composte 
entrambe di immensi territorii per nove decimi e mezzo 
disabitati, una vasta estensione di deserto inabitabile 
che non ofifriva nessuna utilità, e che non si prestava 
a divisione alcuna? Questa indivisibilità del deserto 
di Atacama è tanto certa e patente che, quando più 
tardi, per cedere alle pretensioni del Chili oggi rinno- 
vate, si pensò dividerlo fra il Chili e la Bolivia, come 
diremo appresso, fu necessario ricorrere al cielo per 
trovare una linea divisoria, e fissarla nientemeno che in 
quella completamente astratta per la terra, di un pa- 
rallelo. 

Il fìume SalatOf o Paposo, fu adunque fuori di ogni 
dubbio la linea di confine data dalla Spagna alle sue 
colonie del Perù e del Chili fino al 1810, il cui statu 
quo costituisce rwft'j^o^^irfe^t^ adottato dalle Repubbli- 
che americane. Ciò è tanto certo che la stessa Repub- 
blica del Chili fu la prima a riconoscere un tale ordine 
di cose nella Carta fondamentale dello Stato, fin dal 
primo suo sorgere alla vita autonomica di Nazione li- 
bera e indipendente. 

La prima Costituzione della Repubblica del Chili, 
dell'anno 1822, dice: t II territorio del Chili conosce 



FRA IL CHILt E LA BOLIVIA 25 

per limiti naturali, al sud il Capo di Homo, al nord 
il deserto di Atacama. > 

Seconda Costituzione dell'anno i823: e II territorio 
del Chili comprende dal Capo di Homo fino al de- 
serto di Atacama. > 

Nella Relazione della Commissione che compilò la 
Costituzione del 1828 è detto: e La Nazione Chilena 
si escende in un vasto territorio limitato al nord dal 
deseno di Atacama. » 

La Costituzione vigente del i833, dice: e II territo- 
rio del Chili si estende dal deserto di Atacama fino 
al Capo di Homo. » 

Nella sua poco invidiabile qualità di deserto, per se 
stesso inabitabile, quello di Atacama non fu altrimenti 
considerato, fino al i842, che come un pezzo di terra 
maledetta, da cui ognuno era obbligato a fuggire: in 
tutta la sua vasta estensione di più gradi geografici, non 
ospitava che appena cinque meschinissime borgate, due 
nel cosi detto Atacama alto, Calama e Chiuchiù, e tre 
ntìSL Atacama basso, che scende al mare, Cobija, Toco- 
piUa e Mejillones, poste sulle piccole baie dello stesso 
nome: Antofagasta e Caracoles sorsero dipoi. La Re- 
pubblica di Bolivia vi esercitò senza contrasto fino 
al i842, tutti quegli atti di giurisdizione nazionale 
eh' eraoo possibili su di un territorio in massima parte 
disabitato; e l'autorità boliviana di San Fedro de Ata- 
cama (anticamente San Francisco), borgata posta sul 
Loa e capitale della provincia di Atacama, aveva 
sotto la sua giurisdizione Calama, Chiuchiù e tutta la 
pane di Atacama aliOy mentre dall' altra autorità boli- 



26 CAUSE DELLA GUERRA 

viana di Cobija dipendevano Tocopilla, Mejillones e 
tutto YAtacama basso; sicché il possesso dèi deserto, 
quest'unico segno esterno della proprietà, non fu te- 
nuto fìno al i842 che dalla sola Bolivia. 

Ma ecco che nell'anno i842, dopo la famosa sco- 
perta del guano del Perù, che tanta gelosa invidia su- 
scitava nei più o meno poveri vicini, una voce, prima 
di semplice desiderio, poi di affermazioni più o meno 
sicure si diffonde nel Chili, che simili depositi di guano 
erano pure in abbondanza su tutta l'arida costa chi- 
lena, che da Caldera s* inoltra fìno ai confini di Boli- 
via. Il Governo della Repubblica, premuroso sempre di 
aumentare le fonti della pubblica ricchezza, non rimase 
sordo a questa voce: e spedì prontamente un'apposita 
Commissione nei luoghi indicati, onde sapere a che 
attenersi. 

Questa Commissione, con quello spirito di ricerca e 
d'avventura tanto pronunziato del carattere chileno, 
partendo da Caldera, andò sempre innanzi su di una 
costa disabitata, nella quale nessuno poteva trattenere 
i suoi passi, fìno a che ebbe trovato dei depositi di 
guano, senza punto curarsi di sapere se il suolo che 
calcava era o no chileno : entrata senza contrasto nel 
solitario deserto di Atacama, giunse per tal modo 
fino al Morrò di Mejillones, nel grado 23° 6' di latitu- 
dine australe. E poco più tardi una legge della Re« 
pubblica, del 3i ottobre i842, dichiarava proprietà dello 
Stato tutti i depositi di guano esistenti sulla costa del 
deserto di Atacama; legge alla quale tenne dietro al> 
tra che aggiungendo una nuova Provincia alle dodici 



FRA IL CHlLt E LA BOLIVIA 27 

di cui prima si componeva la Repubblica, creava la 
COSI detta Provincia di Atacama. 

Il Governo di Bolivia, non appena ne ebbe notizia, re- 
clamò vivamente contro l'usurpazione di territorio consu- 
mata a suo danno con siffatte leggi, alle quali seguirono 
presto le vie di fatto: ne altro poteva fare pel momento; 
poiché disgraziatamente per la Bolivia, la situazione to- 
pografica del deserto di Atacama è tale da rendere quasi 
impossibile la difesa delle sue coste, fuorché dalla parte 
del mare, per mezzo di una fiotta. Distanti dal centro della 
Repubblica di oltre 200 leghe, delle quali un centinaio e 
più di deserto impraticabile e mancante di ogni qualsiasi 
risorsa, principalmente d'acqua, un esercito non vi si po- 
trebbe recare che con grandi sacrifizi e grandi spese, assai 
superiori alle forze della Bolivia. E poiché questa non 
aveva allora, come non ebbe mai, neanche il più me- 
schino legno da guerra, trovavasi compl^mente im- 
potente a difenderlo contro il Chili, il quale sfruttava 
alla meglio, sotto la protezione della propria flotta, i 
depositi di guano di cui erasi impossessato (i). Limi- 
tossi quindi ad avvivare sempre più i suoi reclami di- 
plomatici, che la Cancellerìa di Santiago menava con- 
tinuamente per le lunghe; fino a che, rigettata da questa 
la proposta più volte ripetuta dai Plenipotenziarii boli- 
viani di sottomettere la vertenza alla decisione di arbitri, 
il Congresso di Bolivia ordinò al Governo con legge del 



(i) Dal 1842 al 1857, la sola dogana chilena di Valparaiso, 
seaza contare le altre, rilasciò 113 licenze a legni di diverse 
nazionalità per caricar guano nelle varie rade della costa del de- 
serto di Atacama. 



28 CAUSE DELLA GUERRA 

25 giugno i863, di dichiarare la guerra al Chili, « per 
la commessa usurpazione di territorio dal Papx)so, o 
tìume Salato, a Mejillones; » ossia dal grado 25^ 3o' ap- 
prossimativamente, fino al 23°. 

Questa minaccia di guerra non fu portata ad effetto. 
Sopravvennero le complicazioni colla Spagna, che ob- 
bligarono le Repubbliche del Pacifico a stringersi in 
alleanza fra loro, onde resistere ad un nemico comune; 
e sotto r influenza di queste nuove circostanze, furono 
riprese le amichevoli trattative fra le Repubbliche di 
Bolivia e del Chili; trattative da cui nacque il io ago- 
sto i866 un Trattato di limiti che chiuse ogni vertenza 
a questo riguardo, determinando il parallelo 2^^ dì la- 
titudine meridionale come limite inalterabile fra le due 
Repubbliche; sicché fu giuocofòrza al Chili abbando- 
nare ogni pretensione e ritirarsi dal territorio compreso 
fra i gradi. 24° e 23°, fin dove era corsa la sua usur- 
pazione dell'anno 1 842. Nondimeno, non senza ripor- 
tare grossi e positivi guadagni esso firmava un tale 
Trattato, dovuto piii che altro alla quasi impossibilità 
nella quale si trovava la Bolivia di fargli la guerra, ed 
alla speciale natura del Governo con cui trattò : il 
Governo dittatoriale del generale Melgarejo, nato da 
una rivoluzione di quartiere, e che poco o nulla sì 
preoccupava dei veri interessi della Nazione (i). 



(i) La conclusione di questo Trattato fruttò a Melgarejo la 
nomina di Generale di Divisione del Chili, e la protezione del 
Governo chileno contro i nemici interni di Bolivia, per mante^ 
nersi nell'usurpato potere. (Vedi: JULlo Mendez, Rtalidad dil 
Equilibrio Hispano- Americano, p. 48.) 



FRA IL CHILt E LA BOLIVIA 29 

Coli' articolo secondo di questo medesimo Trattato si 
stabiliva pure che il Chili e la Bolivia dividerebbero in 
pani uguali fra loro i prodotti doganali dell' esporta- 
zione del guano e dei minerali estratti dalla zona di 
territorio compresa fra i gradi 23^ e 23°; costituendosi 
così fra i due paesi una specie di società di utili e 
profitti, nella quale ciascuno di essi poneva un grado 
del proprio territorio : la Bolivia dal grado 23° al 24°, ed 
il Chili dal 24° al 25^ 

Il Chili adunque, oltre ad aver guadagnato tutto il 
territorio compreso fra i gradi 24 e 25, che era pro- 
prio ed esclusivo di Bolivia, giusta il principio ame- 
ricano dell' uti possideiiSj aveva pure guadagnato per 
soprappiù di entrare in società con quella, sui pro- 
venti fiscali di tutta la zona del deserto, compresa 
fra i gradi 23° e 25°: società nella quale esso non con- 
tribuiva se non col grado medesimo di territorio tolto 
alla Bolivia, e che era affatto improduttivo, mentre le 
ricchezze fino allora scoperte del deserto, erano tutte 
situate nel territorio rimasto alla Bolivia fino al grado 
24^; sicché il Chili, anche riguardo alla società, rice- 
veva senza dare (i). 



(i) Il giornale La Tribuna di Buenos-Ayres, nel far la storia 
àt\ Trattato del 1866, diceva in un notevole articolo del 27 feb- 
braio 1879: « ...Poco lavoro costò l'ammansire Melgarejo e go- 
vernarlo con redini d'oro.... Ecco l'origine del Trattato del 1866. 
Questo Trattato consegnò al Chili in pieno dominio tre gradi del 
littoiale boliviano (stando ai primi limiti chileni fìssati nel grado 27) 
con un quarto grado in società di profitti; e così il Chili per- 
venne a legalizzare innanzi alla diplomazia, non innanzi alla co- 



30 CAUSE DELLA GUERRA 

Ma questo strano patto di società, che alcuno fra i 
più distinti uomini politici del Chili chiamava V ultima 
espressione deW assurdoy divenne fino dai primi mo- 
menti, per la sua diffìcile attuazione, una fonte inesau- 
ribile di reclami e di discordia fra i due paesi; i quali 
convennero finalmente di addivenire ad un nuovo Trat- 
tato che riformasse quello del 1866. 

Di questo nuovo Trattato, che porta la data dell'ago- 
sto 1874, trascriveremo qui gli articoli principali: 

€ Art. i^ — Il parallelo del grado 24®, dal mare fino 
alla Cordigliera delle Ande nel divortia aquarum, è il 
limite fra le Repubbliche di Bolivia e del Chili. > 

« Art. 4^ — I dritti di esportazione che s' impongano 
sui minerali estratti dalla zona dì terreno, di cui par- 
lano gli articoli precedenti (fra i gradi 23° e 25® della 
società, in parte mantenuta del Trattato del 1866) non 
eccederanno la quota che attualmente si esige; e le 
persone, le industrie e i capitali chileni non andranno 
soggetti ad altre contribuzioni, quale che sia la loro 
classe, oltre quelle che esistono presentemente. La stipu- 
lazione contenuta in questo articolo durerà pel termine 
di 25 anni. » 

Trattato complementare del 1875 : « Art. 2® — Tutte 
le questioni a cui dessero luogo la interpetrazione e la 
esecuzione del Trattato del 6 agosto 1874, dovranno 
sottomettersi ad arbitrato. > 



scienza del mondo, la spogliazione dei desiderati quattro gradi.... 
Questo Trattato fu strappato a Melgarejo in una notte di ubbria- 
chezza.... Atacama è storicamente, politicamente e geograficamente 
delia Bolivia. » 



FRA IL CHILÌ E LA BOLIVIA 3 i 

Come apparisce da sé, questa volta ancora il Chili 
sì aggiudicava la parte del leone, assicurando ai suoi 
nazionali su di una zona del territorio boliviano, pri- 
vilegi che né esso né nessuna Nazione accorda giammai 
in casa propria, neppure ai propri figli. 

Ma indipendentemente da tutto ciò, sono però da no- 
tare due cose essenzialissime in detto Trattato: 1° Che 
il limite fra le due Repubbliche è fissato al parallelo 24^ 
eoa termini netti e precisi, senza fare neanche la ^iù 
lontana allusione a dritti veri o supposti di alcuno dei 
due paesi sul territorio delF altro: 2® Che i privilegi 
accordati ai nazionali chileni sulla zona compresa fra 
i paralleli 23^ e 26^ non sono punto una conseguenza 
della fissazione del limite in uno anziché in altro punto. 



CAUSE OCCASIONALI 



Nel settembre 1866, il Governo dittatoriale del ge- 
nerale Melgarejo, che allora reggeva i destini della Bo- 
livia, fece concessione di cinque leghe di terreno nel 
deserto di Atacama, per la elaborazione di salnitro, a 
due cittadini chileni. Ossa e Puelma; concessione che fu 
seguita nel 1868 da quella a favore della Sociedad explo- 
tadora deldesierto de Atacama^ fondata dagli stessi Ossa 
e Puelma e del privilegio esclusivo durante i5 anni per 
la elaborazione e libera esportazione del salnitro nel de- 
serto di Atacama. » Malauguratamente, il Governo di 
Melgarejo che aveva fatte tali concessioni, non era un 



32 CAUSE DELLA GUERRA 

Governo legale; e la concessione stessa del privilegio a 
favore della precitata società, fu fatta senza punto assog- 
gettarla alle prescrizioni della legge sui privilegi, allora 
vigente nella Repubblica; sicché, caduta la Dittatura 
Melgarejo, l'Assemblea nazionale decretò, con leggi del- 
l' agosto 1871, la nullità di tutti gli atti compiuti dal 
caduto Governo illegale, e specialmente poi quella di 
tutte le concessioni fatte da Melgarejo senza attenersi al 
disposto dalle leggi vigenti, imponendo ai concessionarii 
V obbligo di giustificare innanzi ai Tribunali della Re- 
pubblica, la legittimità dei diritti acquisiti. 

I signori Milbourne e Clark, successori della Sociedad 
explotadora, non avendo punto curato dì fare innanzi 
ai Tribunali la giustificazione ordinata dalle precitate 
leggi, il Governo dichiarò nulle e decadute, con de- 
creto del gennaio 1 872, le concessioni fatte alla Sociedad 
explotadora dalla dittatura Melgarejo. Si scossero allora ; 
e dopo varie loro pratiche infruttuose presso il Governo 
di Bolivia, questo accondiscese a stipulare una transa- 
zione nel novembre del 1873, colla Compagnia anonima 
di salnitro e ferrovia di Antofagasta, succeduta ad essi 
Milbourne e Clark. 

Per procedere a sififatta transazione, il Governo aveva 
agito in virtù di una speciale legge del Congresso, che 
lo autorizzava a transigere su tutti i reclami e questioni 
pendenti, coW obbligo di darne conto al prossimo Con- 
gressOy ossia riserbandosi il diritto di approvare o no il 
suo operato. Ma il prossimo Congresso del 1874, alla cui 
approvazione fu sottoposta dal Governo la riferita tran- 
sazione, un poco perchè distratto in altri lavori più ur- 



FRA IL CHILI E LA BOLIVIA 33 

genti, ed un poco per la xrattiva sua organizzazione, 
(^rto non unico nei Congressi americani) si chiuse 
senza prendere su di essa nessuna determinazione, e 
senza neanche udire il relativo rapporto della Com- 
missione, che fu poi presentato al Congresso susse- 
guente; il quale, grazie ai continui rivolgimenti poli- 
tici cui va soggetto il paese, si riunì appena nel 1878. 
Ceno, il suo voto arrivava con molto ritardo, ma per 
caiisa di un ordine di fatti assai comune in America, 
di cui un americano non ha punto il diritto di que- 
relarsi! 

Il Congresso del 1878 adunque, chiamato a discu- 
tere l'anzidetta transazione, dettò nel i4 febbraio dello 
stesso anno la legge seguente : « Articolo Unico. — Si 
approva la transazione conclusa dailV Esecutivo nel 
27 novembre 1873, col rappresentante della Compagnia 
anonima di salnitro e ferrovia di Antofagastay a condi- 
zione di far effettiva una imposta di dieci centesimi, 
come minimo, per ogni quintale di salnitro che si 
esporta. > 

Fra i varii motivi che indussero il Congresso a vo- 
tare questa legge, era quello che, essendosi ampliata 
la sfera di azione del)a Compagnia colla costruzione 
di una ferrovia, che le si permise di portare assai più 
oltre del limite primamente accordato, con grave danno 
della ferrovia dello Stato che stavasi costruendo in 
Mejillones e che dovette abbandonarsi colla perdita di 
okre due milioni di pezzi forti già spesi, la scessa Com- 
pagnia aveva offerto al Governo di rilasciare a favore 
dello Stato, il dieci per cento dei benefici liquidi della 



34 CAUSE DELLA GUERRA 

intera impresa di salnitro e ferrovia : dieci per cento che 
il Congresso convertì e ridusse nei dieci centesimi à^ìm- 
posta per ogni quintale di salnitro che si esporterebbe. 
Ma dair offerta fatta dalla Compagnia Anonima quando 
sollecitava nuovi favori dal Governo, alla legge che or- 
dinava la lieve imposta quando già i favori erano stati 
ottenuti e dimenticati, la distanza era troppo lunga. 

Non appena pubblicata questa legge, e prima ancora 
che il Governo si occupasse della sua attuazione, il 
Gerente della Compagnia Anonima, senza neanche pro- 
muovere una qualsiasi pratica presso le Autorità boli- 
viane, invocò immediatamente la protezione del Governo 
chileno; il quale, a sua volta, iniziò subito reclamo di- 
plomatico presso quello di Bolivia, con Nota del 2 lu- 
glio 1878, fondandolo nell'art. 4® del Trattato del 1874, 
che vietava al Governo di Bolivia d' imporre maggiori 
contribuzioni di quelle allora esistenti sulle persone, 
industrie e capitali chileni. 

A ciò la Cancelleria di Bolivia rispondeva : Che l'im- 
posta dei dieci centesimi cui si riferiva la legge del 
i4 febbraio, non era punto una vera imposta di carattere 
generale, e perciò tale da cadere sotto il dettato del- 
l' art. 4° dell' invocato Trattato; ma di carattere essen- 
zialmente privato che usciva dai limiti del Trattato, 
poiché non era altro che la condizione, in virtù della 
quale il Congresso approvava una convenzione privata, 
avvenuta fra il Governo e la Compagnia Anonima; ap- 
provazione che il Congresso erasi espressamente riser- 
bato di dare o negare, allorché autorizzava il Governo 



FRA IL CHiLt E LA BOLIVIA 35 

a contrattare colla Compagnia, e senza della quale la 
riferita transazione del 1873 non era punto completa: 
Che bisognava bene ricordare, che, già colpiti una 
prima volta di nullità i dritti che i primi fondatori 
della Compagnia Anonima carpirono ad un Governo 
illegale, laveria ammessa ai benefìci di una transazione 
fu una vera grazia del Congresso Nazionale; e che come 
una seconda grazia del medesimo doveva anche con- 
siderarsi il lieve gravame di io centesimi, imposto come 
unica condizione per approvare una cosidetta transa- 
zìooe, che avrebbe potuto e dovuto dichiarare irrita e 
nulla, per le enormi ed illegali concessioni che a ti- 
tolo gratuito si facevano in essa alla Compagnia; la 
quale sfruttava come in casa propria, tutti i ricchi de- 
positi di salnitro esistenti in centinaia di chilometri 
quadrati di territorio, senza pagare né aver pagato mai 
un solo centesimo allo Stato, tranne il dritto di tassa 
della prima scrittura: Che in ultimo, anche nella non 
ammessa ipotesi che la legge del i4 febbraio dovesse 
subordinarsi al disposto dell'art. 4® del Trattato, questo 
non si riferiva che a persone, industrie e capitali chi- 
leni; e nulla provava che la Compagnia anonima di 
salnitro e ferrovìa di Antofagasta fosse una industria 
cbilena, riguardante persone o capitali chileni; poiché 
nella sua qualità di Compagnia anonima non aveva, 
né poteva avere altra nazionalità, secondo una legge 
speciale boliviana, oltre quella di Bolivia nei cui re- 
gistri era iscritta; e perché essendo composta di azioni 
al portatore, nessuno poteva dire in quali mani queste 



36 CAUSE DELLA GUERRA 

si trovassero, fino a che non venissero legalmente esi- 
bite (i). 

Ciò nonostante il Gabinetto di Santiago, insistendo 
più che mai nei suo reclamo, .scriveva al proprio In- 
caricato d'Affari nella Pace, il di 8 novembre, con or- 
dine di farla leggere a quel Ministro degli Affari Esteri, 
una Nota nella quale si diceva: a Domandi al Governo 
di Bolivia la sospensione definitiva di ogni contribu- 
zione posteriore al Trattato.... La negativa del Governo 
di Bolivia ad una esigenza così giusta come dimostrata, 
collocherà il mio nel caso di dichiarare nullo il Trat- 
tato di limiti che ci lega con cotesto paese. » 

Di fronte a quest' alternativa cosi duramente espressa, 
ed il cui secondo estremo era considerato dal Governo 
di Bolivia come la più flagrante violazione del Trat- 
tato che s'invocava, il quale, ammesso anche che avesse 
potuto entrare in giuoco, imponeva il dovere di sotto- 
mettere la questione ad arbitrato, e non mai di la- 
sciarla alla decisione di una sola delle due Potenze in- 
teressate, esso Governo stimò che ragioni di giustizia 
e di decoro nazionale gì' imponevano il dovere di non 
aderire alla chiesta sospensione; ed il 17 di dicembre 



(i) In effetto, la Compagnia anonima di salnitro e ferrovia di 
Antofagasta, organizzata completamente alla inglese, si fondò eoo 
un capitale di tre milioni di scudi da Edwards e Gibbs — ame^ 
ricano del nord il primo, inglese il secondo. Solamente nel 1879. 
quando già era cominciata la guerra, il capitale sociale fu aumen- 
tato di altri due milioni che si divisero in tante azioni da ven- 
dersi al pubblico. Questi dati li avemmo da un distinto personaggio 
chileno che fu lungamente ministro delle finanze nel suo paese. 



FRA IL CHILt E LA BOLIVLV 37 



ordinava ai Prefetto di Cobija V esecuzione della pre- 
citata legge del i4 febbraio, con ingiunzione di porre ad 
effetto V esazione dell* imposta a cominciare dal giorno 
della promulgazione di essa legge; sicché il citato Pre- 
fetto iniziò il relativo giudizio esecutivo contro la Com- 
pagnia, pel pagamento della imposta arretrata dei dieci 
centesimi. 

In vista di ciò il Governo del Chili diede un passo 
indietro; e per mezzo del suo Incaricato d'Affari fece 
proporre al Governo di Bolivia, con Nota del 20 gen- 
naio 1879, di sottomettere la questione ad arbitrato, sotto 
la condizione del previo ritiro dell' ordine di esecuzione 
della legge. 

Ma in tal frattempo era sopravvenuta una circostanza 
che mutava completamente lo stato delle cose. Il rap- 
presentante della Compagnia Anonima, per mezzo di 
analogo ricorso al Governo di Bolivia e di un atto di 
protesta passato innanzi Notaio, si era opposto al giu- 
dizio coattivo iniziato contro di lui, dichiarando che 
non intendeva riconoscere e che non accettava in nulla 
e per nulla la legge del i4 febbraio. Arrivate tali pro- 
teste al Governo di Bolivia — prima volta che la Com- 
pagnia Anonima si dirigeva a lui su tale argomento — 
fece esso il seguente ragionamento : Poiché la Com- 
pagnia Anonima, che era una delle parti contrattanti, 
non accetta il gravame imposto dalla legge del i4 feb- 
braio, detto gravame non può essere obbligatorio per 
essa; essendoché la transazione é il risultato della vo" 
lontà reciproca delle parti, su tutte e ciascuna delle 
dausule del contratto: però mancando il consenso di 



38 CAUSE DELLA GUERRA 



una delle parti contrattanti su di una clausula essen- 
ziale della transazione, questa non è completa, non 
esìste: dunque, la transazione del 27 novembre 1873 
conclusa dal Governo e modificata dal mandante, ossia 
dal Congresso, che si era riserbata la facoltà della re- 
visione, rimane di pieno diritto senza effetto, per la non 
avvenuta accettazione dalla controparte della modifi- 
cazione apportatavi da esso mandante. E fondandosi in 
queste ed altre considerazioni di dritto privato interno, 
emise il i^ febbraio 1879 il decreto che segue : e Conside- 
rando.... Si dichiara rescissa e senza effetti la convenzione 
del 27 novembre 1873 fra il Governo e la Compagnia 
di salnitro di Antofagasta : in merito di ciò, sospendansi 
gli effetti della legge del i4 febbraio 1878. Il Ministro 
del ramo darà gli ordini opportuni per la rivendicazione 
dei terreni salnitrali occupati dalla Compagnia. » 

Come abbiamo detto dianzi, la questione aveva mu- 
tato completamente d' aspetto. Sospesa definitivamente, 
o meglio tolta di mezzo la legge del i4 febbraio 1878 
che creava l' imposta dei i o centesimi, per cui il Ga- 
binetto di Santiago aveva inoltrato il suo reclamo di- 
plomatico, in seguito al quale aveva primariamente mi- 
nacciato di dichiarar rotto il Trattato del 1874, e poi 
proposto l'arbitrato — V azione diplomatica del Chili 
doveva considerarsi come terminata pacificamente, poi- 
ché erasi rimossa la causa che le aveva dato vita, os- 
sia la legge del i4 febbraio che ordinava l'imposta; 
il che era quanto il Chili domandava. 

Sorgeva invece un nuovo e diverso ordine di cose. 
Decretata dal Governo di Bolivia la rescissione della 



FRA IL CHILÌ E LA BOLIVIA 39 



transazione del 1873 — bene o male che ciò sia, non 
tocca a noi il discuterlo — nasceva una questione emi- 
nentemente privata, fra il Governo e la Compagnia ano- 
nima, ventilabile innanzi i Tribunali di giustizia di Bo- 
livia, giusta il disposto delle leggi interne dello Stato. 
Alla Compagnia anonima rimaneva una sola via: quella 
di reclamare contro il decreto di rescissione dato dal 
Governo, innanzi la Corte Suprema di Bolivia, che 
r art. Ili della Costituzione della Repubblica chiama 
a risolvere tutte le questioni cui dessero luogo i decreti 
e risoluzioni del Governo; e solo nel caso di denegata 
giustizia, o di notoria ingiustizia per parte della Corte 
Suprema, rimaneva aperto l'adito ad un reclamo di- 
plomatico ; prima no, poiché avrebbe arrestato ed of- 
feso il corso naturale della legislazione interna della 
Repubblica. 

Né era a temersi che la Compagnia salnitriera sof- 
frisse danno alcuno durante e fino al termine del 
giudizio che avrebbe potuto e dovuto incoare innanzi 
alla Corte Suprema di Bolivia, per reclamare contro il 
decreto di rescissione dato dal Governo; poiché nel 
frattempo le cose sarebbero necessariamente rimaste, 
per solo effetto della legge, nello stato in cui allora si 
trovavano. La sola esistenza di un giudizio pendente 
sulla legalità del decreto di rescissione, avrebbe collo- 
cato il Governo nella impossibilità di procedere ad atto 
alcuno contro la Compagnia ed i suoi stabilimenti sai- 
niu-ieri. 

Contrariamente a tutto ciò, la Compagnia anonima 
tacque, e P Incaricato d'Affari del Chili nella pace di- 

ì — Caiva!<o, Guerra tt America. 



40 CAUSE DELLA GUERRA 



resse con data 8 febbraio al Governo di Bolivia una 
specie di Nota ultimatum, nella quale lo comminava 
a rispondere nel termine di 48 ore, se accettava o no 
di sottomettere ad arbitrato la nuova questione sorta 
col decreto del i^ febbraio^ che dichiarava la rescissione 
della transazione del 1878; nuova questione che non 
era virtualmente nata se non da otto giorni appena, e 
che non era stata per ancora né discussa, né elevata, 
essendoché la riferita Nota comminatoria delP 8 feb- 
braio era quella nella quale per la prima volta si par- 
lava dì essa. 

Il Governo di Bolivia non rispose a siffatta Nota; ed 
il giorno 12 dello stesso mese l'Incaricato d'Affari del 
Chili dichiarava rotto il Trattato di limiti del 1874. 

Strana coincidenza i in quello stesso giorno 1 2, usci- 
vano dal porto di Caldera le corazzate chilene, con a 
bordo le truppe che il giorno i4 occuparono in nome 
del Chili la Città boliviana, Antofagasta, porto princi- 
pale e centro di tutto il movimento commerciale del 
deserto di Atacama. E diciamo strana coincidenza, 
perché non essendovi telegrafo fra la Bolovia ed il Chili, 
questa simultaneità di avvenimenti non potè essere af- 
fatto r opera di un immediato concerto fra il Gabinetto 
di Santiago ed il suo Rappresentante nella pace. O fu 
una coincidenza puramente fortuita, o fu l'effetto di 
concerti presi assai prima, non a motivo del decreto di 
rescissione, non ancora dato dal Governo di Bolivia^ 
né prevedibile, ma in esecuzione di fini determinati che 
dovevano compiersi in ogni evento, qualunque cosa 
fosse per succedere. 



FRA IL CHILÌ E LA BOLIVIA 41 



Ripetiamo, fra la Bolivia ed il Chili non v*è tele- 
grafo. Il telegrafo più prossimo di cui la Bolivia possa 
giovarsi per corrispondere col Chili, è quello da Tacna 
ad Arica, dove può innestarsi col filo sottomarino che 
va a Valparaiso. Ma per portare un dispaccio dalla 
Pace a Tacna, una buona staffetta non impiega meno 
di cinque giorni, dovendo percorrere 83 leghe di cat- 
tivissima ed alpestre strada ; sicché, senza tener conto 
dei non improbabili ritardi cui possa dar luogo la spe- 
dizione del telegramma da Tacna a Santiago, dovendo 
cambiar due volte di linea ed ufficio, in Arica ed in 
Valparaiso, un dispaccio spedito dalla Pace non può 
arrivare a Santiago, o viceversa, se non nel termine 
minimo di cinque giorni. 

Or da tutto ciò risulta: i^'Che la Nota dell' 8 feb- 
braio, colla quale F Incaricato d'Affari del Chili doman- 
dava imperiosamente nel termine perentorio di 48 ore 
al Governo dì Bolivia, una risposta definitiva sull'accet- 
tazione o no della proposta di sottoporre ad arbitrato la 
nuova questione derivante dal decreto del i^ febbraio, 
non poteva esser punto il resultato di speciali istru- 
zioni ricevute dal suo Governo; perchè, supposto anche 
che si fosse fatto uso del telegrafo, i sette giorni decorsi 
dal fo all' 8 febbraio non potevano essere sufficienti per 
comunicare al suo Governo il decreto del i<> febbraio, 
e ricevere le opportune istruzioni ; ciò del resto è tanto 
vero, che la stessa Cancelleria di Santiago dichiara nel 
suo Manifesto alle Nazioni amiche, di aver ricevuto 
il giorno 1 1 appena, il telegramma del proprio Inca- 
ricato d'afifari, nel quale le partecipava il riferito de- 



42 CAUSE DELLA GUERRA 



creto del i» febbraio. — 2'> Che la proposta dell'arbi- 
trato fatta dal suddetto Incaricato d'Affari il giorno 8, 
non aveva nessun carattere di serietà; poiché am- 
messo che il Governo di Bolivia avesse risposto affer- 
mativamente nel concessogli termine di 48 ore, ossia 
il giorno IO, tale risposta non sarebbe arrivata a San- 
tiago che il giorno i5 al più presto; e quindi non 
avrebbe affatto impedita l'occupazione militare di An- 
tofagasta, consumata dalle truppe chilene il giorno i4, 
ed ordinata dal Gabinetto di Santiago in quello stesso 
giorno 12, nel quale il suo Rappresentante nella Pace 
dichiarava dar per rotto il Trattato del 1874. Cosicché 
non riesce affatto possibile il comprendere il vero pen- 
siero del Ministro del Chili, quando, dopo aver par- 
lato a suo modo del succitato decreto del 1° febbraio 
del Governo di Bolivia, dice nel suo manifesto sui mo- 
tivi della Guerra: e E tuttavia, dopo questo atto in- 
giustificabile, il Ministro chileno, dominando i nobili 
impulsi del suo animo, domanda la revoca di esso 
decreto e tratta con sollecito impegno (per me{:{0 
di una sola Nota di cui non si attese la risposta) per 
ottenere che si sottoponga al giudizio di arbitri, senza 
essere ascoltato. » Se tutto ciò non fosse costato tanto 
e tanto sangue, si direbbe una buffonesca parodia ! 

Per giustificare l'inusitata violenza dei suoi atti, co- 
ronata dalla invasione del territorio boliviano, il Ga- 
binetto di Santiago, parlando alle Nazioni amiche nel 
citato manifesto del 18 febbraio 1879, dice: a Un te- 
legramma ricevuto l'undici del presente dalla Lega^ 
zione del ChiFi in Bolivia, partecipa al mio Governo 



FRA IL CHILÌ E LA BOLIVIA 43 

che quello di Bolivia aveva emesso un decreto che 
spogliava la Compagnia chilena di salnitro delle sue 
proprietà, e dei suoi diritti, dichiarandosi padrone 
esclusivo di quei beni che importano più di sei mi- 
iioDi di scudi.... La Cancelleria chilena reclamava e 
domandava la sospensione definitiva dei decreti coi 
quali si pretendeva espropriare, a titolo d'imposta (i), 
r industria ed il capitale chileno, in contravvenzione 
al Patto del 1874; ed il Governo di Bolivia sospende 
la spogliazione parziale e la ordina in massa, e si di- 
chiara padrone e possessore dei beni dei nostri com- 
patriotti, non altro invocando che Pavidità ed il suo 
potere (2). In presenza di fatti cosi inauditi, che forse 
non ha giammai registrato la storia delle Nazioni civili, 
non restava se non un solo cammino che ponesse in 
salvo gì' interessi chileni e la dignità del paese. S. E. il 
Presidente ordinò quindi che alcune forze di mare e di 
terra occupassero immediatamente il deserto di Ata- 
cama.... Cinquanta ore più tardi la legge chilena im- 
perava in quella regione. • 



(i) L'imposta di dùci centesimi per ogni quintale di salaitro 
che si esportasse. Oggi che il Chili occupa da padrone il deserto 
di Atacama, la &mosa Compagnia di salnitro per la quale era 
tanto tenero allora, paga a lui, al Chili, l'imposta di uno scudo 
e mezzo, ossia di centocinquanta centesimi per ogni quintale di 
salnitro; sì come tutti gli altri produttori della stessa merce. 

(2) Sarà bene ricordare che per le sue convenzioni col Go- 
verno di Bolivia, la Compagnia di cui si parla non aveva la pro- 
prietà dei terreni di salnitro, ma il semplice diritto di uso per 
quindici anni, dei quali erano già decorsi più che parecchi. 



44 CAUSE DELLA GUERRA 

Qual esso fosse il decreto spogliatorio che tanto im- 
pensieriva il Gabinetto di Santiago, lo sappiamo già; 
e bene sarà ripeterlo ancora : « Si dichiara rescissa e 
senza effetti la convenzione del 27 novembre 1873 
fra il Governo e la Compagnia di salnitro di Amo- 
fagasta: in merito di ciò, sospendansi gli effetti della 
legge del 1 5 febbraio 1 878. Il Ministro del ramo darà 
gli opportuni ordini per la rivendicazione dei terreni 
salnitrali occupati dalla Compagnia. » 

Questo decreto, come si vede, non era poi tanto ter- 
ribile qual vorrebbe farlo credere il Ministro chileno. 
La rescissione da esso dichiarata rimaneva per ancora 
nella semplice sfera astratta del diritto, nella quale la 
Compagnia avrebbe potuto trattenerlo forse per anni 
ed anni — cosa assai comune in America — colla ini- 
ziazione del rispettivo giudizio innanzi la Corte Su- 
prema di Bolivia : né erasi disposto dal Governo pro- 
cedimento alcuno di fatto contro la Compagnia, come 
farebbe supporre il linguaggio del Ministro del Chili. 
La sola misura presa dal Governo di Bolivia, in re- 
lazione all' ultimo inciso di esso decreto, consisteva nel 
disporre — attesa la delicata situazione creata dal Chili 
— che il primo Ministro del suo Gabinetto si portasse 
ad Antofagasta in qualità di delegato straordinario, per 
entrare in accomodamenti amichevoli colla Com- 
pagnia, ed in loro difetto, adottare le misure legali 
che fossero del caso. E qui è da avvertire che né il 
Ministro delegato erasi tuttavia mosso dalla sua re- 
sidenza, né il decreto stesso che dichiarava la rescis- 
sione del contratto era per ancora arrivato al Prefetto 



FRA IL CHILt E LA BOLIVL\ 45 



di Antofagasta, quando avvenne V invasione chilena 
del i4. Tanta era la fretta che aveva il Chili di in- 
vadere il territorio boliviano di Atacama a qualunque 
costo! 

La posta che portava al Prefetto del Dipartimento 
la comunicazione ufficiale del decreto del i^ febbraio, 
non arrivò ad Antofagasta che col vapore del 16 dello 
stesso mese : insieme al decreto andavano pure le istru- 
zioni che il Ministro delegato dava al Prefetto, sulla 
condotta da tenere fino al suo arrivo. Esse erano: 

i.^ Far notificare al Gerente della Compagnia ano- 
nima il decreto di rescbsione dato il i^ febbraio: 

2.0 Soprassedere dal giudizio coattivo iniziato contro 
la Compagnia anonima pel pagamanto dell* imposta 
di dieci centesimi, già sospesa, e sciogliere il sequestro 
praticato a tale effetto. 

3.0 Nel caso di protesta od altro reclamo della Com- 
pagnia, provvedere come appresso: « Avendo questa 
Prefettura avviso ufficiale che il Supremo Governo 
invia in questo Dipartimento uno dei suoi Ministri di 
Stato in qualità di Delegato straordinario, riservisi il 
presente ricorso, per sottometterlo alla considerazione 
del detto signor Ministro delegato (i). » 

La posta che portava queste istruzioni, insieme al 
decreto stesso del i» febbraio, giunse ad Antofagasta, 
come s' è detto, col vapore del 16, e venne perciò nelle 
mani delle Autorità militari chilene che da due giorni 

( 1 ) NotOrManifestQ dtl Mmisiro PUnipotensiario di Bolivia nel 
Perù, 15 aprile 1879. 



46 CAUSE DELLA GUERRA 

si erano impadronite di Antofagasta. Il Gabinetto di 
Bolivia ha sfidato quello del Chili a negare, se poteva^ 
che tali e non altre erano le istruzioni spedite ad An- 
tofagasta, invitandolo a mostrare gli Ufficii caduti in 
sue mani: e poiché nulla di ciò è stato praticato dal 
Governo del Chili, il tenore di queste istruzioni, oltre 
ogni altra ragione e la non esistenza di ogni qualsiasi 
prova in contrario, deve ritenersi quaP è stato manife- 
stato dal Governo di Bolivia. 

Da tutto l'anzidetto risulta quindi che le cause della 
guerra promossa dal Chili contro la Bolivia, non pos- 
sono trovarsi né nella voluta infrazione dell'art. 4 del 
Trattato del 1874, perchè la legge del i4 febbraio 1878 
che ne faceva da causale o pretesto, era già ritirata 
o sospesa definitivamente; né nel posteriore decreto 
del i» febbraio 1879. dato anche che fosse stato in- 
giusto, a tutela degl' interessi dei suoi connazionali, 
perchè non ancora eransi esauriti né intentati i mezzi 
legali che la legislazione di Bolivia accordava per com- 
batterlo innanzi ai Tribunali ; e perchè infine non erasi 
proceduto per parte della Bolivia, né disposto neanche di 
procedere, a misura alcuna o via di fatto, che potesse 
menomamente compromettere o danneggiare gì' inte- 
ressi della Compagnia anonima di salnitro e ferrovia 
di Antofagasta. 

(1 Governo del Chili aveva da più tempo meditata 
e preparata l'usurpazione del territorio boliviano di 
Atacama — come lo dicevano anche i preparativi mi- 
litari anticipatamente concentrati in Caldera, dove mai 
ne ebbe pel passato; — e non aspettava se non una 



FRA IL CHILÌ E LA BOUVIA 47 



occasione qualunque che gli servisse di pretesto per at- 
tuare i suoi progetti. Questa occasione credè di trovarla 
dapprima nella nota imposta dei dieci centesimi : mo- 
tivo, pel quale inacerbì tanto la discussione diploma- 
tica a questo riguardo; discussione che ebbe sempre 
a compagna, da principio a fine, la minaccia che ve- 
niva dalla presenza di una corazzata chilena, la Bianco- 
Encaladay nelle acque della indifesa Antofagasta. E 
quando poi vide che un tal pretesto gli sfuggiva di 
mano, pel decreto del 1° febbraio che sospendeva de- 
finitivamente detta imposta, si afferrò alla supposta 
spogliazione ordinata con quel medesimo decreto, ossia 
alla rescissione non per anco incominciata a tradursi 
in atto della transazione del iSyS: e senza aspettare 
che detta questione fossesi pacificamente discussa e 
terminata, come certo sarebbe avvenuto, stando ai pre- 
cedenti della materia; anzi senza neanche aspettare 
che la p^e interessata, la Compagnia anonima, avesse 
avuto notìzia di un tale decreto (i), corse in fretta e 
furia e si precipitò colle forze già da lungo tempo pre- 
parate in Caldera, suU' indifeso territorio nemico, t per 
rivendicare ed occupare in nome del Chili, i territori 
che possedeva prima di conchiudere con la Bolivia i 
Trattati di limiti del t866 e del 1874. » Queste sono 
le testuali parole usate dalla Cancelleria chilena nel 



(i) Quando il Governo del Chili diede l'ordine di occupare 
Antofagasta, il 12 febbraio, la Compagnia anonima non poteva 
ancora conoscere, ammenoché per telegramma, il famoso decreto 
dato il \^ febbraio nella Pace. 



48 CAUSE DELLA GUERRA 



Manifesto sui motivi della guerra: e da questa sua 
esplicita dichiarazione emerge chiaramente, senza' bi- 
sogno di ricorrere ad altro, che non fu già il p)ensiero 
di far rispettare i Trattati del 1866 e del 1874, né la 
semplice tutela degl' interessi dei nazionali chileni che 
la spinse ad invadere il territorio indifeso di Bolivia; 
ma il deliberato proposito di impadronirsi a titolo di 
rivendicas{ione di una parte del territorio boliviano; 
del che troveremo altre e più sicure prove nel corso 
di questa narrazione. 

Quale poi sia il valore che puossi e devesi dare alla 
invocata rivendicazione^ abbiamo già visto nel fare la 
storia dei limiti che dividono le due Repubbliche. 

Il deserto di Atacama non appartenne mai al Chili, 
né prima del 181 o, quando questo paese era una sem- 
plice Colonia spagnuola, sotto il nome di Regno o 
Capitanìa Generale del Chili; né dopo siffatta epoca, 
quando divenne Repubblica indipendente. Esso appar- 
tenne sempre di dritto e di fatto alla circoscrizione 
politica che oggi costituisce la Repubblica di Bolivia, 
eccetto unicamente il corto periodo di tempo decorso 
dal i842 al 1866, nel quale fu occupato in parte dal 
Chili per un abuso di forza, ed a cui pose termine 
il Trattato di limiti del 1866, che fissava definitiva- 
mente nel 24^ parallelo il limite rispettivo delle due 
Repubbliche. E questo Trattato del 1866, riconfer- 
mato da quello del 1874, regalava al Chili, come si 
sa, tutta la parte del deserto che corre dal grado 24® 
al grado 25^ o 25^ 3o', nella quale la Bolivia aveva 



FRA IL CHILÌ E LA BOLIVIA 49 



dei diritti indisputabili non mai messi in dubbio fino 
al i842 (i). 

Rivendicare importa ricuperare ciò che legittima- 
mente è proprio, e di cui fu abbandonato o perduto 
immeritamente il giusto possesso. Ma il deserto di Ata- 
cama, fino al parallelo 24^ per lo meno, non fu mai 
del Chili ; quindi sarebbe un colossale assurdo il chia- 
mare rivendicazione l'acquisto di una cosa di cui mai 
si fu padroni. Ciò è tanto vero, che lo stesso Chili non 
ha punto detto che intendeva rivendicare territorii che 
un tempo furono suoi; no, perchè sa che non lo fu- 
rono oaai. Dice invece : a I territorii che possedeva 
prima di concludere con la Bolivia i Trattati di limiti 
del 1866 e del 1874, riferendosi al possesso materiale 
che col solo uso delia forza si procurò dal i842 al 1866. 
Ma chi non sa, che ciò che fu illegittimamente pos* 
seduto, si considera come non posseduto mai in quanto 
agli effetti giuridici del possesso? Da un delitto potrà 
nascere una responsabilità, ma giamniai un diritto. 

Supposto anche che il dominio del deserto di Ata- 
cama fosse stato questionabile prima del 1866 fra la 
Bolivia ed il Chili, detta questionabilità spari piena- 
mente coi Trattati di limiti del 1866 e del 1874, che 
/issavano irrevocabilmente nel parallelo 24® i limiti ri- 

(i) « Il Chili ha sempre esteso il suo impero e la sua giuri- 
sdizione nel nord, fino ai territorio del Paposo e baia di Nostra 
Signora » (ossia al limitare del deserto). Lastakria, La Consti' 
tucion de CkiU Comendada, Edizione 2^ del 1865, pag. 209. Il 
■ignor Lastarria è uno dei più distinti pubblicisti del Chili. 



50 CAUSE DELLA GUERRA, ECC. 



spettivi delle due Repubbliche, senza riconoscere a fa- 
vore di nessuna delle due, sul territorio dell'altra, diritti 
anteriori o posteriori a tali Trattati; e per conseguenza 
nessuno dei due paesi poteva più, sotto nessuna scusa 
o pretesto, dopo tali Trattati, riparlare di diritti e pre- 
tensioni sul territorio riconosciuto come proprio del- 
l' altro. Se non fosse così, se i Trattati di limiti doves- 
sero rimanere eternamente soggetti al capriccio più o 
meno scusabile delle Nazioni che li firmarono, il diritto 
pubblico internazionale verrebbe meno nella sua stessa 
base ; e tutte le Nazioni della terra sarebbero costrette 
a vivere sotto una perpetua minaccia di guerra colle 
loro vicine. 

La pretesa rivendicazione in questo caso, non è che 
semplice usurpazione o conquista. 

Vedremo più innanzi i veri moventi che spinsero il 
Chili su di una via tanto riprovata dalla moderna 
civiltà. 





II 



CAUSE APPARENTI 
DELLA GUERRA FRA IL PERÙ ED IL CHILI 



SOMMARIO 

Il Perù si offre mediatore fra la Bolivia e il Chili - Come fosse 
ricevi:to il PleDÌpotenziario peruviano a Valparaiso : docamenti 
ufficiali. - Istruzioni date dal Perù al Plenipotenziario per la 
mediazione. — Il Chili, cambiata la questione, non accetta i 
buoni affici del Perù, se non a condizione di mantenere l' oc- 
cnpazione fino al pronunciato degli arbitri. - Il Plenipoten- 
ziario, sulla nuova quistione di limiti, non aveva istruzioni. — 
Perchè non poteva averle. - É interrogato circa al Trattato 
d' alleanza con la Bolivia. — Decreto del Governo della Bo- 
iiTia che provvede allo stato di guerra creato dall' invasione 
Chilena del tenitorio nazionale. - II Chili lo considera spe- 
ciosamente come una prima dichiarazione di guerra, e fa la 
parte del provocato. - Don Domingo Santa Maria : sua con- 
dotta col Plenipotenziario peruviano. - Il Chili richiede neu- 
tralità al Perù : condizioni inaccettabili : negoziati in proposito. 
— Il rappresentante del Chili a Lima insiste sulla neutralità : 



2 CAUSE APPARENTI DELLA GUERRA 

riipoiU del governo peraviano. - Sulla lospensivi del Perù, 
dDianle i negoziali, il Chili dichiara rotte le amichevoli le- 
laiioni. — Su^^tiont e minacele al Perù per la neutralità 
imoiediata. - n PI cu {potenti aria del Perù apiega al govcnio 
chìleso il concetto del Trattato d' alleanza colla Bolivia. - 
Dichiarazione di guerra fatta dal Chili : eccessi del popolo di 
Valparaiso. — Dispariti nelle ragioni della di chi a razione dì 
guerra addotte dal Governo chileno e dal suo Ministro a Lima. 
— Esame dei pretesti della guerra addotti come ragioni dal 
Chili. - Perchì ritardasse il Perù a dichiarare la sua neutra- 
lità. - Non è vero, come volle !1 Chili, che il Peri non po- 
tesse dichiararli neutrale : non gli fii lascialo tempo. - Esame 
del Trattato d' alleania. - La condotta del Chili ne giustificava 
il disposto. - Gli armamenti del Perù e i soccorsi dati alla 
Bolivia faro» pretesti. - Il Perù, anche neutrale, aveva di- 
ritto d' armanL — Il Perù non era in condizioni da voler la 



appena avuta notizia, nei primi di gen- 
aio 1879, della forte tensione delle re- 
i zi oni diplomatiche fra il Chili e la 60- 
via, il governo del Perù, sollecito di 
lantenere inalterata la pace fra ì due 
paesi amici e vicini, ordinò ai proprii Rappresentanti in 
Bolivia e nel Chili, che al primo affacciarsi di un qual- 
siasi indizio di prossima rottura fra le due Repubbliche, 
si affrettassero ad interporre i buoni uffici del Perii, e 
di cercare con tutti i mezzi possibili l'allontanamento 
o la sospensione di qualunque atto ostile. 

L'annunzio che al bisogno il Perù avrebbe offerto i 
suoi buoni uffici, fatto dall'Incaricato d'affari del Perù 
al Presidente del Chili, fu da questi accolto favorevol- 



FRA IL PERÙ ED IL CHILt 53 



mente. Ma quando sì trattò di tradurli in atto, quando, 
saputa la determinazione di occupare Antofagasta, il 
Rappresentante peruviano, offrendo i buoni uffici del 
suo Governo, domandava alla Cancelleria chilena la 
momentanea sospensione degli ordini dati in proposito, 
se non altro, pel breve tempo necessario a darne tele- 
graficamente avviso al proprio Governo e riceverne 
riscontro, gli offerti buoni uffici furono respinti, man- 
tenendosi fermi gli ordini di invasione del territorio 
boliviano, che già sappiamo con quanta sollecitudine 
furono adempiuti. 

Ciò nonostante, avvenuta l'occupazione di Antofa- 
gasta, il Gabinetto di Lima non volle risparmiarsi 
sforzo alcuno per ottenere il ritorno delle buone re- 
lazioni fra la Bolivia ed il Chili, e spedi presso il 
Governo di questa Repubblica il signor Lavalle in 
qualità di Inviato straordinario e Ministro plenipoten- 
ziario, air oggetto di offrire l' amichevole medias^ione 
del Perù. 

Il Plenipotenziario peruviano, partito da Lima il 
22 febbraio 1879, arrivò il 4 marzo a Valparaiso, dalla 
cut popolazione fu assai malamente ricevuto. La sua 
partenza da Lima era stata immediatamente annun- 
ziata per telegrafo al Governo del Chili dal proprio 
Rappresentante in Lima, insieme allo scopo della sua 
missione. Tale notizia fu presto divulgata ; e la popo- 
iaziooe di Valparaiso, dove doveva sbarcare il Pleni- 
potenziario peruviano, signor Lavalle, per recarsi a San- 
tiago, si preparò da parecchi giorni innanzi a riceverlo 
nella maniera che fece. 



54 CAUSE APPARENTI DELLA GUERRA 

Quale sia stato questo ricevimento ce lo dirà la Nota 
ufficiale, data 8 marzo, del Console generale del Perù 
in Valparaiso: 

a Signor Ministro Ho già anteriormente mani- 
festato a V. S. che questa popolazione guardava con pro- 
fonda avversione la missione conciliatrice del signor Mi* 
nistro Lavalle; che il desiderio della guerra contro il 
Perù è veemente in tutti i circoli sociali del Chili, e 
che il linguaggio della stampa di Valparaiso e di San- 
tiago, rivela la determinazione di compromettere il no- 
stro paese nella guerra promossa contro la Bolivia. Gli 
istigatori della guerra, temendo che questo Governo 
possa cedere alle pacifiche premure della mediazione 
peruviana, decisero di spingere il popolo ad oltrag- 
giare i Rappresentanti del Perù, e specialmente il no- 
stro Plenipotenziario nel giorno del suo arrivo a Val- 
paraiso, come mezzo sicuro e spicciativo di rompere 
ogni relazione fra il Perù ed il Chili. — Con piena 
certezza di questo proposito, mi diressi il giorno 3 ai 
signor Intendente di questa provincia, manifestandogli la 
enormità dell' ingiuria che si preparava, e domandan- 
dogli che facesse conservare al signor Ministro Lavalle 
tutto il rispetto dovutogli. Il signor Intendente mi rispose 
che aveva già notizia dell'attentato che si pretendeva 
commettere; che aveva consigliato ai promotori del 
disordine di non porlo nel caso di far sciabolare e 
fucilare il popolo; e che mi garantiva che l'oltraggio 
non si verificherebbe. — Il giorno 4, fin dalle prime 
ore del mattino, da tre a quattromila uomini della più 
bassa sfera, si accalcavano sulla spianata e piazza della 



FRA IL PERC ed il CHILI 55 



Dogana, aspettando lo sbarco del Plenipotenziario pe- 
ruviano. Appena si vide approdare il vapore, una co- 
lonna di duecento soldati di linea ed una numerosa 
compagnia di agenti di polizia segreta, s' introdussero 
fra la turba, coprendo il fronte dello sbarcatoio .... 
All'una pom. ritornammo dal vapore in compagnia 
del Plenipotenziario del Perù (che tutto il personale 
del Consolato era andato a ricevere a bordo) e dal 
molo eLÌVHótel Central avemmo a camminare fra due 
file di guardie di ]X>lizia, stretti ad ogni passo da una 
moltitudine nemica e minacciosa, come rei condotti al 
patibolo, il signor Ministro Lavalle partì col treno delle 
5 pom. per Santiago. — In quella stessa sera ebbe 
iaogo il meeting, al quale era stato invitato il popolo 
il giorno innanzi, di protesta e indignazione contro la 
missione peruviana. Dopo i più grossolani e indecenti 
insulti contro il Perù ed i suoi rappresentanti, lan- 
ciati da una turba di sei a ottomila persone, gruppi 
considerevoli si diressero alV Hotel Central y in cerca 
Jel signor Plenipotenziario Lavalle. Saputo là che era 
già partito per Santiago, s'incamminarono alla volta 
del Consolato, che attaccarono a colpi di pietre, 

con gridi di morte contro lo scrivente Essendo 

stata nuovamente attaccata la mia casa nella notte 
seguente da un piccolo gruppo d* individui che vole- 
vano attentare contro la mia persona, e che furono re- 
spinti da due persone armate che custodivano il Conso- 
lato, risolvetti di trasportare l'officio in altro posto più 
centrale della città ... — U Console generale del Perù 
L Marquez. » 

4. — CajVano, Guerra if America, 



56 CAUSE APPARENTI DELLA GUERRA 



A questo documento è bene aggiungere anche il se- 
guente : 

« Repubblica del Chili — Ministero degli Affari esteri 
— Telegramma ricevuto da Valparaisoil 5 marzo 1879, 
jore 12 e 45 di notte — Signor Ministro, Ieri sera 
4Kebbe luogo sulla piazza dell* Intendenza il meeting an- 
nunziato. Stando a ciò che in parte vidi ed a ciò che 
mi si è detto, gli oratori discorsero sulla necessità dì 
non accettare la mediazione che suppongono venga ad 
offrire il signor Ministro del Perù. Terminati i discorsi, il 
popolo si ritirava apparentemente tranquillo. Era im- 
possibile prevedere che un gruppo si fermerebbe in- 
nanzi alla casa del signor Console generale del Perù, per 
emettere gridi di odio e lanciar pietre alla porta. Tro- 
va vasi in vicinanza l' aiutante Espindola della guardia 
di sicurezza, e corse a proteggere la casa delsig. Console 
generale del Perù ; ma siccome il gruppo di gente au- 
mentava e non obbediva alle sue intimazioni, lasciò 
alcuni soldati di polizia a custodia della porta e corse 
a darmi avviso. Mi portai immediatamente alla casa 
del signor Console con molti gentiluomini che erano con 
me, e trovammo ancora un gruppo considerevole di 
gente, però già tranquilla. Le si ingiunse di allonta- 
narsi ; e non facendolo subito, domandai un picchetto 
di 16 soldati a cavallo, e con ciò la gente si ritirò. 
E. Altamirano (Intendente di Valparaiso). » 

I gravissimi fatti riferiti in questi documenti, 1' uno 
dei quali è delia stessa autorità chilena, dicono chia- 
ramente che, prima ancora dell' arrivo del Plenipo- 
tenziario peruviano portatore della mediazione, si era 



FRA IL PERÙ ED IL CHiLt 57 

già formata nel Chili un'atmosfera nemica al Perù, e 
che si cercava coi mezzi più violenti di provocarlo ad 
un conflitto. Nel Chili, benché paese repubblicano, le 
escandescenze popolari non sono punto comuni e fre- 
quenti, come negli altri Stati americani. Retto da un 
governo forte ed intollerante, per mezzo di una poli* 
zia numerosa e bene organizzata, il popolo chileno sa 
che non si può muovere, e non sì muove, se non nella 
sfera d'azione consentita dal Governo; il quale, se 
non si fa nessuno scrupolo di usare a larga mano 
dello staffile pei più semplici reati di polizia (i), se 
ne fa molto meno ancora di sciabolare e fucilare 
ia plebaglia nelle grandi occasioni, secondo la locu- 
zione usata dall'Intendente di Valparaiso nella confe- 
renza col Console del Perù. Tutto quindi fa supporre 
che nei riferiti disordini di Valparaiso che è la seconda 
città del Chili, tanto, e politicamente forse più impor- 
tante della stessa capitale, le autorità, che già ne erano 
informate anticipatamente, fossero più o meno com- 
plici della plebaglia posta in fermento. A quale scopo 
poi, lo vedremo più tardi. 

Il Plenipotenziario peruviano, nondimeno, fu ricevuto 
coi maggiori riguardi dal Gabinetto dì Santiago; il 
quale non tralasciò punto di lamentare con lui ia ri- 
provevole condotta del popolo di Valparaiso, e di far- 
gliene le debite scuse. 

(i) La pena dello staffile nel Chili è autorizzata dalle leggi 
dì polizia, e forma il pane quotidiano dei suoi carceri. S'è visto 
finanche dei giornalisti vergognosamente staffilati nelle pubbliche 
piazze, sul semplice ordine di un agente superiore di polizia. 



58 CAUSE APPARENTI DELLA GUERRA 



Apparentemente terminato questo incidente — seb- 
bene la stampa tutta del Chili non smettesse affatto 
quel tono acre ed ingiurioso pel Perù, che era Tespres- 
sione più o meno fedele della pubblica opinione — il 
Plenipotenziario peruviano si affrettò ad esporre, così 
al Presidente della Repubblica come al Ministro degli 
affari esteri (quando glie ne fu dato campo, dopo sette 
giorni), in confidenziali conferenze avute con essi loro 
il giorno 1 1 marzo, le prime basi della mediazione che 
egli veniva loro ad offrire in nome del Perù, confor- 
memente alle istruzioni ricevute dalla propria Cancel- 
leria ; le quali dicevano : a Apparendo la occupazione 
del liitorale boliviano operata dalle truppe chìlene, come 
una conseguenza del decreto emesso dal Governo di Bo- 
livia, col quale si rescinde il contratto della Compagnia 
di salnitro e ferrovia di Antofagasta ; e non essendo de- 
coroso, e perciò possibile, cosi pel Chili come per Bo- 
livia, entrare in un qualsiasi accomodamento pacifico, 
se prima non venissero rimossi da ambe le parti così 
gravi inconvenienti, V. S. proporrà al Governo del 
Chili, venendo accettata la mediazione, il ritorno delle 
cose allo stato nel quale si trovavano prima degli ul- 
timi avvenimenti; ossia: la disoccupazione per parte 
del Chili del territorio della Bolivia, semprechè que- 
sta Repubblica acconsenta dal suo canto a sospen- 
dere il sopradetto decreto di rescissione e la legge del 
i4 febbraio 1878, che gravava con una imposta di 
dieci centesimi la esportazione di ogni quintale di 
salnitro che facesse la Compagnia di Antofagasta ; e 
quindi, la conseguente sottomissione di queste que- 



FRA IL PERO ED IT. CtìlXA 59 

stioni all'arbitrato scelto e costituito da ambo i Go- 
verni (i). » 

Effettivamente, nella sessione segreta tenuta dal Se- 
nato del Chili il 24 marzo 1879, il Ministro chileno 
degli affari esteri dichiarava: f La legazione peruviana 
ìndica V idea di disoccupare il territorio compreso fra 
i paralelli 23* e 24®, di retrotrarre le cose allo stato in 
cui si trovavano il i3 febbraio ultimo, e di sottomet- 
tere ad arbitrato la questione se la Bolivia ha o no 
il diritto di imporre le tasse reclamate. Questa è la 
base unica che comprendono le istruzioni del signor 
Lavalte. d 

Se veramente all'invadere il territorio boliviano, il 
Chili non avesse avuto altro scopo che quello di far 
rispettare il Trattato del 1874, ch'egli credeva leso 
dalla legge boliviana (già sospesa peraltro) che creava 



(i) Nota di istruzioDÌ del Miaistro degli affari esteri del Perù, 
al Ministro pleDipotenzìario Lavalle.Lima, 22 febbraio 1879. 

Al parlare delle basi della mediazione offerta dal Perù, dice 
Io storico chileno Barros'Araiia, a pag. 74 della sua Historia 
de la Guerra del Pacifico: « Il Rappresentante del Perù offriva 
la mediazione del suo Governo, esigendo come primo passo che 
il Chili ritirasse le sne truppe da Antofagasta per tranquillizzare 
U Bolivia, onde accettasse volentieri i buoni ufHci del media- 
tore: conseguentemente il Chili doveva disfare il già fatto, ri» 
tirare le sue dichiarazioni e lasciar sussistenti gli atti depreda- 
torii della Bolivia (quali non si sa^y prima di sapere, se non altro, 
sotto che basi accetterebbe questa Repubblica la mediazione. « 

Come si fa la storia nel Chili I Ben è vero che il signor Bar" 
^yS'Araua non si dà mai la pena di citare un documento uf- 
ficiale. 



6o CAUSE APPARENTI DELLA GUERRA 

r imposta dei dieci centesimi, e di tutelare grinteressi 
della Compagnia salnitriera di Antofagasta, che suppo- 
neva ingiustamente minacciati dal decreto di rescis- 
sione del I» febbraio; se questi fossero stati i soli mo- 
venti della violenza usata contro la Bolivia, le basi della 
mediazione offerta dal Perù non avrebbero potuto essere 
più lusinghiere pel Chili; poiché sodisfacevano a tutte 
le sue esigenze, giuste o non giuste ch'esse fossero, 
quali erano quelle d' impedire che la Bolivia praticasse 
innovazione alcuna contro il Trattato del 1874, o che 
in qualsiasi modo procedesse a danno della Compagnia 
salnitriera di Antofagasta, prima che fosse deciso dalFar- 
bitrato chi dei due aveva ragione: ed a lui perciò 
non doveva costare sacrifizio alcuno il ritirarsi dal ter- 
ritorio invaso, poiché sarebbesi ritirato col maggiore 
onore, ossia a causa vinta, e dop>o avere ottenuto dal 
suo atto di forza tutto quel pieno effetto che se ne ri- 
prometteva. 

Disgraziatamente, non erano punto queste le inten- 
zioni del Chili. E le cose si presentarono al Plenipo- 
tenziario peruviano sotto un aspetto completamente di- 
verso da quello che era stato previsto dalla Cancelleria 
di Lima, nel formulare le istruzioni alle quali doveva 
egli attenersi; sicché, come egli scriveva al proprio 
Governo da Santiago, con Note del 7, 11 e 1 3 marzo, 
la questione non versava più sulle violazioni vere o 
false commesse dal Governo boliviano contro i patti 
conchiusi col Governo del Chili o con i cittadini chi- 
leni; ma sul diritto stesso al territorio occupato cial 
Chìri, e che questo reclamava come suo. Dal che na- 



FRA IL PERÙ ED IL CHILt 6i 



sceva che l'arbitrato proposto dalla mediazione pe- 
ruviana doveva ricadere, non più sulla prima questione 
— se il Governo della Bolivia aveva o no il diritto di re- 
scindere il suo contratto colla Compagnia salnitriera 
di Amofagasta, od anche sulF altra anteriore, già finita^ 
se aveva o no il diritto d'imporre il gravame di dieci 
centesimi sopra ogni quintale di salnitro che detta Com- 
pagnia esportasse ; — ma invece, su di una questione 
tutta nuova proposta dal Chili, se cioè la Bolivia aveva o 
no diritto al possesso e dominio del territorio compreso 
fra i paralelii 23*^ e 24^ che il Chili aveva fatto e di- 
ceva suo; perchè, avendo esso dichiarato nullo e de- 
caduto per mancanza di esatto compimento da parte 
della Bolivia il Trattato di limiti del 1874, e con questa 
l'altro precedente del 1866, considerava retratte le cose 
fino allo stato nel quale si trovavano innanzi del primo 
Trattato di limiti del 1866. 

Il Chili dunque dava di propria autorità come riso- 
luta a suo favore la prima questione, se la Bolivia aveva 
no infranto il Trattato del 1874; dava anche di pro- 
pria autorità come nullo e decaduto esso Trattato 
del 1874, in seguito alla pretesa infrazione commessane 
dalla Bolivia, con una legge che aveva già ritirata ; 
e dando, sempre di propria autorità, come inclusa nella 
nullità del Trattato del 1874, quella ancora del prece- 
dente Trattato di limiti del 1866, col quale si fissavano i 
limiti della Bolivia nel parallelo 24°, retrotraeva le cose 
allo stato in cui si trovavano prima di questo Trat- 
tato del 1866, quando esso pretendeva di esser padrone 
del deserto di Atacama fino al paralello 23°, e voleva 



62 CAUSE APPARENTI J)ELLA GUERRA 



che questo e non altro si dovesse sottoporre ad arbi- 
trato : a chi dei due appartenesse la zona del deserto 
di Atacama tra i paralleli 23'* e 24°, di cui esso erasi 
impossessato a viva forza a titolo di rivendicazione, 
se cioè alla Bolivia od al Chili. 

Ciò posto, e il Presidente della Repubblica e il Mini- 
stro degli affari esteri dichiaravano T uno dopo T altro 
al Plenipotenziario La valle, nelle anzidette conferenze 
deir 1 1 marzo, che essi non potevano affatto aderire 
alle premure del Perù, di retrotrarre le cose fino allo 
stato in cui si trovavano il i4 febbraio, prima dello 
sbarco delle truppe chilene ad Antofagasta; ossia di di- 
soccupare il territorio boliviano, se la Bolivia accon- 
sentiva a sospendere gli effetti del decreto di rescissione 
del suo contratto colla Compagnia salnitriera di An- 
tofagasta, e quelli della precedente legge d'imposta sul 
salnitro, per sottomettere tali questioni ad arbitrato; 
perchè non era più di ciò di cui ora si trattava. Stando 
alla nuova e diversa questione dal Chili posta innanzi, 
essi, per far buon viso all'amichevole mediazione del 
Perù, non si negavano punto di sottomettere ad arbi- 
trato detta nuova questione, a chi cioè si apparte- 
nesse il territorio compreso nel grado 23° che le truppe 
chilene avevano occupato, ma sotto la condizione sine 
qua non che conservasse il Chili il possesso del terri- 
torio in questione, fino all'ultimo verdetto degli arbitri. 

Trovando dunque che la questione pendente fra il 
Chili e la Bolivia non era più quella in vista della 
quale il suo Governo lo aveva investito di poteri per 
offrire la mediazione del Perù, ma una questione as- 



FRA IL PERÙ ED IL CHILI 63 

sai più grave e tutta nuova che si affacciava allora 
per la prima volta, il Plenipotenziario peruviano non 
aveva più facoltà per continuare a trattare sulla me- 
diazione col Chili; e doveva sospendere ogni tratta- 
tiva, fino a che non fosse stato munito dal proprio 
Governo di nuove istruzioni. Effettivamente, ciò di- 
chiarava egli al Presidente della Repubblica del Chili 
ed al Ministro degli affari esteri, nelle precitate con- 
ferenze del dì undici marzo; e da quel momento le 
sue relazioni colla Cancelleria chilena non ebbero, od 
almeno non dovevano avere, che un carattere pura- 
mente confidenziale, fino a quando non gli arrivassero 
le nuove istruzioni del suo Governo. 

Come poi fosse avvenuto che il Gabinetto di Lima 
considerò il conflitto fra il Chili e la Bolivia ben al- 
trimenti da quello che era in realtà, dando al suo Rap- 
presentante istruzioni insufficienti e che non facevano 
al caso, non è difficile spiegare. 

Per poter dare le necessarie istruzioni al suo Pleni- 
potenziario, che doveva partire e parti il 22 febbraio 
alla volta del Chifi, il Gabinetto di Lima interpellò il 
giorno 20, circa i motivi dello sbarco delle truppe chi- 
Iene sul territorio boliviano, il Ministro Plenipotenzia- 
rio del Chili nel Perù; il quale rispondeva evasiva- 
mente con Nota del 23, dicendo: a II mio Governo 
non tarderà a dirigersi a quelli delle Nazioni amiche, 
dando loro conto con una particolareggiata esposizione, 
della rottura delle sue amichevoli relazioni con la Boli- 
via. In quella esposizione che arriverà a mani di V. E. 
non dopo che ad alcun' altra Cancelleria, vedrà V. E. 



64 CAUSE APPARENTI DELLA GUERRA 



incontrovertibilmente dimostrati i motivi dei successi 
la cui conoscenza ufficiale è desiderata dal suo Go- 
verno (i). • Quando adunque partiva il Plenipotenzia- 
rio Lavalle pel Chili, la Cancelleria di Lima ignorava 
completamente le pretensioni rivendicaiorie manifestate 
più tardi dal Gabinetto di Santiago ; e giudicando da 
ciò che solamente era a sua conoscenza fino a quel 
momento, ossia dalle questioni' che formarono oggetto 
di discussione tra il Chili e la Bolivia, fino all'inva- 
sione del territorio boliviano, il conflitto provocato dal 
Chili non poteva esser motivato che da quelle mede- 
sime questioni; e quindi a quelle e non ad altre po- 
tevano e dovevano riferirsi le istruzioni che diede al 
proprio Plenipotenziario pel disimpegno della missione 
affidatagli. 

Al terminare della conferenza del giorno undici, il 
ministro degli affari esteri del Chili manifestava pure 
al Plenipotenziario peruviano che il suo Governo aveva 
notizia, comunque non molto sicura, della esistenza di 
un Trattato segreto di alleanza, concluso Tanno 1873, 
fra le Repubbliche del Perù e di Bolivia, domandan- 
dogli cosa ne fosse di certo; al che il Plenipotenziario 
peruviano rispose che ignorava completamente l'esi- 



(i^ Questa promessa esposizione, o manifesto della Cancelleria 
chilena sui motivi della guerra contro la Bolivia, abbenchè porti 
la data del 18 febbraio, non iu però consegnata al Rappresen- 
tante del Perù nel Chili, perchè la trasmettesse al proprio Oo- 
verno, se non il giorno undici marzoy come risulta dalle relative 
Note di trasmissione; sicché solamente arrivò alle mani del Mi- 
nistro degli nffari esteri del Perù nella seconda meti di marzo. 



FRA IL PERÙ ED IL CHILÌ 65 



stenza di un siffatto Trattato, e che ragioni tutte sue 
personali gli facevano credere che non esistesse; ma 
che, avendo inteso parlare di un tale Trattato fin dal suo 
primo arrivare al Chili, aveva già chiesto infornnazìoni 
sul proposito al proprio Governo. Il Trattato però esi- 
steva effettivamente fin dall' anno 1873, come diceva il 
Ministro chileno; e la Cancelleria di Lima, prevedendo 
tale domanda da parte di quella di Santiago — dopo 
aver saputo estra-ufficialmente i veri fini della spedi- 
zione del Chili contro la Bolivia — aveva già scritto al 
proprio Plenipotenziario in data 8 marzo : < E molto 
probabile che il Governo del Chili domandi a V. S. se 
realmente esiste un Trattato segreto di alleanza fra il 
Perù e la Bolivia. Se ciò avviene, V. S. deve manifestare 
che realmente il Trattato esiste; ma che se il Chili ri- 
tira le sue forze dal littorale boliviano, ciò che forma la 
condizione essenziale della nostra mediazione, il Perù 
non si vedrebbe obbligato all'adempimento di esso; che 
anzi troverebbesi in condizioni di facilitare un accomo* 
damento decoroso ed equo fra il Chili e la Bolivia. » Ma 
questa Nota, come dice la sua data, non l' aveva ancor 
ricevuta il giorno undici il Plenipotenziario Lavalle. 

Il 17 marzo, il Gabinetto di Santiago fu informato che 
il Presidente di Bolivia aveva dato fuori, colla data del 
1® di detto mese, il decreto seguente : 

e Considerando : Che il Governo del Chili ha invaso 
di fatto il territorio nazionale, senza osservare le regole 
del diritto delle genti né le pratiche dei popoli civili, 
espellendo violentemente le autorità ed i nazionali resi- 
denti nel dipartimento di Cobija: Che il Governo di Bo- 



66 CAUSE APPARENTI DELLA GUERRA 



livia si trova nel dovere di dettare le misure energiche 
che esige la situazione, senza però allontanarsi dai prin- 
cìpi! consacrati dal diritto pubblico delle Nazioni - De- 
creta - Art. 1°: Rimane troncato ogni commercio e co- 
municazione colla Repubblica del Chili, mentre dura la 
guerra che ha promosso alia Bolivia, An. 2^: I chilent 
residenti nel territorio bolivianosaranno obbligati a disoc- 
cuparlo nel termine di dieci giorni contati dalla notifica- 
zione.... » (seguono altre prescrizioni contro i chilenì). 

Questo decreto che, come dice da sé, non fa che det- 
tare alcune misure relative allo stato di guerra nel 
quale trovavasi già di fatto la Bolivia col Chili, per 
la invasione operata da quest'ultimo di una parte del 
territorio boliviano, e come testualmente è specificato 
in esso, mentre dura la guerra che il Chili ha pro- 
mosso alla Bolivia, fu interpetrato dal Chili in una ma- 
niera affatto curiosa. 

Il Governo del Chili disse che quel decreto conteneva 
una dichiarazione di guerra lanciata di moto proprio 
dalla Bolivia contro il Chili; che lo stato di guerra 
fra il Chili e la Bolivia cominciava allora solamente, 
in virtù di quel decreto col quale la hoVivvà provocava 
il Chili alla lotta; e che perciò, essendo il Chili Vag- 
gredìtOy procedeva ad invadere per rappresaglia il ter- 
ritorio dello Stato aggressore, E detto fatto; ordinò 
telegraficamente alla squadra ed all'esercito che trenta 
giorni prima si erano impadroniti in piena pace di An- 
tofagasta, Mejillones e Caracoles con buon altra parte 
del territorio boliviano, di invadere ancora ed occu- 
pare tutti i porti e terre rimanenti di Bolivia, fino ai 



FRA IL PERÙ ED IL CHILt 67 



confini del Perù. E poiché il supposto Stato aggres- 
sore, ossia la Bolivia, non aveva nei suoi miseri e lon- 
tani porti Tocopilla e Cobija, ultimi che gli rimane- 
vano, senonchè appena qualche decina di soldati facienti 
da forza di polizia, le corazzate chilene non ebbero che 
a presentarsi e sbarcare una compagnia di linea, per 
impadronirsene : altre poche compagnie di linea mos- 
sero in pari tempo da Caracoles, ed a loro volta im- 
padronironsi della borgata interna Calama, posta nel- 
rAlto-Atacama; sicché tutto il deserto di Atacama 
rimase in poche ore in potere del Chili — ben s'intende, 
senza colpo ferire, tranne pochi spari di fucile in Ca- 
lama, ove fra mille stenti e privazioni, principalmente 
di acqua e di scarpe, eransi rifugiati e raccolti i pochi 
soldati boliviani successivamente scacciati da Antofa- 
gasta, Mejillones, Caracoles, Tocopilla e Cobija (1). 

Il Chili infine, sol perché aveva iniziata una strana 
guerra contro la Bolivia, senza precedente dichiara- 
zione scritta né verbale, procedendo di sorpresa ad in- 
vadere il i4 febbraio il territorio indifeso dell'amico, 
sotto pretesto di rivendicare cosa propria; od in altri 
termini, sol perché la sua aggressione del i4 febbraio 
contro la Bolivia era stata piò o meno proditoria, ri- 
teneva che quello non fosse punto un principio di 

(i) Nella Histiria de la Guarà del Pacifico, scriUa dallo sto- 
rico chileno Diego Barros-Arcuui, coli' aiuto ed ispirazione del 
Governo chileno, parlando di questi fatti e del famoso decreto 
del Presidente di Bolivia, General Daza, si dice : « Poiché il Ge- 
neral Daza aveva dichiarato la guerra al Chili.... circa 500 uo- 
mini delle tre armi uscirono da Caracoles ...» p. 68. 



68 CAUSE APPARENTI DELLA GUERRA 



guerra, e neanche semplice provocazione a fatto di tal 
genere. Supposto anche, come lontana ipotesi, che il 
Chili avesse avuto delle buone ragioni per esercitare 
un diritto di rivendicazione su di un territorio che la Bo- 
livia possedeva pacificamente, ed il cui dominio erale 
stato per ben due volte riconosciuto dallo stesso Chili 
— è forse con una brutale invasione di detto territorio 
fetta improvvisamente, quando si vive sotto la fede 
della pace assicurata dal diritto internazionale, che 
esso diritto rivendicatorio può e deve esercitarsi, per 
poter poi dire che quella invasione a mano armata del 
territorio dell' amico non sia un atto di guerra e della 
peggiore di tutte le guerre? (i) Nondimeno il Chili, ar- 
mato di una logica araucana tutta propria, diceva che 
quella non costituiva né un atto di guerra, né una suffi- 
ciente provocazione a fatti di guerra. Chiamava invece 
provocazione e dichiarazione di guerra il decreto anzi- 
detto del Presidente di Bolivia, la cui diversa natura si 
rivela da se a chiunque non sia sfornito di senso co- 
mune; e prendeva occasione da quello, per estendere 
la sua prima invasione del i4 febbraio a tutto il de- 
serto di Atacama, ossia a tutta quella parte del terri- 
torio boliviano che aveva in animo di conquistare. Fin 
dove possono arrivare lo spirito di prepotenza e l'ac- 
ciecamento della passione! 



(i) e Secondo le pratiche del diritto interDazionale, può ini- 
ziarsi la guerra tanto con una formale dichiarazione, quanto per 
mezzo di atti che inequivocamente la stabiliscono. » 

Parole del Senatore Vergara nella seduta segreta tenuta dal 
Senato chileno il 26 marzo 1879. 



FRA IL PERÙ ED IL CHILÌ 69 



E tutto ciò, mentre si ascoltavano e si tenevano a 
bada le gestioni della mediazione interposta dal Perù, 
per terminare amichevolmente i disaccordi con la Bo- 
livia. 

Dal giorno 11 al 19 marzo, tra il Plenipotenziario 
del Perù e la Cancelleria di Santiago non vi fu nes- 
suno scambio di idee, direttamente almeno. Ci spinge 
a fare questa riserva la singolare condotta di uno dei 
più alti ed influenti personaggi dei circoli politici di 
Santiago, D. Domingo Santa Maria, vecchio amico 
del Plenipotenziario peruviano, al quale fece visita fìn 
dal primo suo arrivo a Santiago, ed alle cui calcagna 
stette sempre e continuamente, durante quasi tutto il 
tempo della sua permanenza ivi, conversando e discu- 
tendo familiarmente con lui sullo scopo della sua mis- 
sione e su tutte le più vitali questioni d' attualità. Il 
Santa Maria, come più volte piacquegli dichiarare : 
a non si mischiava in questi affari che a titolo di 
amico del Perù, del Plenipotenziario Lavalle e del si- 
gnor Pinto, Presidente del Chili, da cui era espressa- 
mente autorizzato a ciò^ ma senza carattere ufficiale 
alcuno (i). » Ora, benché non avesse carattere ufficiale 
alcuno, V espressa autorizzazione del Presidente del 
Chili gli dava per lo meno un certo carattere semi- 
ufficiale^ che gli dava facoltà, e fino ad un certo punto 
lo obbligava, a far da portavoce fra il Presidente del 
ChiB ed il Plenipotenziario del Perù. A ciò, pare, que- 



(1) Queste notizie le abbiamo raccolte dalla corrispondenza 
nfEdale del Plenipotenziario Lavalle col proprio Governo. 



70 CAUSE APPARENTI DELLA GUERRA 

st* ultimo non badò affatto : e fece assai spesso all'amico 
confidenze che non avrebbe mai fatte a persona rive- 
stita di carattere ufficiale; come quella, ad esempio, di 
cui parla la sua Nota i3 marzo al proprio Governo, 
che cioè, avendogli domandato il Santa Maria : « se a 
suo credere, e parlandogli francamente da amico ad 
amico, il mal esito dei negoziati di cui era incaricato, 
darebbe come risultato inevitabile la guerra fra il Perù 
ed il Chili, egli rispose senza esitare che sì. » 

Noi non supponiamo punto che il Santa Maria, per- 
sona altamente rispettabile, abusasse volontariamente 
di tali confidenze. Ma comunque sia, il Plenipotenziario 
peruviano non avrebbe dovuto giammai dimenticare il 
suo carattere semi-ufficiale, e prevedere la non lontana 
probabilità che, anche inconsciamente e senza met- 
tervi nessuna mala intenzione, poteva egli permettere 
qualche volta alP intermediario semi-ufficiale, o auto- 
rfffjto, di ascoltare ciò che solo era detto all'amico. 
Del resto, il Macchiavelli diceva che in politica non 
si hanno amici : forse la sentenza è troppo assoluta. 
ma è bene non dimenticarla. 

11 19 marzo adunque, il Plenipotenziario peruviano 
ebbe una seconda conferenza col Ministro degli Affari 
Esteri del Chili, il quale, dopo le più grandi manife- 
stazioni di simpatia pel Perù, che arrivarono fino a 
fargli dire : e Giammai il Chili dichiarerebbe la guerra 
al Perù, e solamente si limiterebbe a difendersi se fosse 
aggredito, considerando ciò come la più dolorosa ne- 
cessità alla quale potrebbe vedersi esposto » ; e dopo 
aver reiterata la prima dichiarazione della iinpos^ibi- 



FRA IL PERÙ ED IL CHILt 71 

lità dì disoccupare il littorale boliviano, come base 
deir arbitrato proposto dal Perù, non potendo abban- 
donare i cittadini chileni che lo abitavano, al dispo- 
tismo ed alla perpetua anarchia della Bolivia^ gli ma- 
nifestò: i** il disegno del Governo chileno di tentare 
colla mediazione del Perù un accomodamento diretto 
ed immediato con la Bolivia ; 2° di trasportare i ne- 
goziati a Lima, onde amichevolmente potersi discutere 
le basi di esso accomodamento con l' intervenzione del 
Ministro degli AfiFari Esteri del Perù, tra i Plenipo- 
tenziari del Chili e di Bolivia ; S"» che il Plenipoten- 
ziario del Chili sarebbe il D. Domingo Santa Maria, 
sul quale potrebbe contarsi, comunque non si fosse 
ancora deciso ad accettare Pincarico; ^ che bisognava 
tenere tutto ciò nel massimo segreto. E qui è da av- 
vertire che questo progetto che il Ministro chileno 
svolgeva ufficialmente, come entrato già nelle convin- 
zioni del suo Governo, era venuto su a poco a poco 
nei giorni innanzi, nelle confidenziali discussioni fra 
il Plenipotenziario Lavalle ed il suo amico Santa Maria. 
Il giorno seguente, 20 marzo, il Plenipotenziario del 
Perù ebbe la solita visita del Santa Maria, il quale gli 
espose che era stato sollecitato dal Presidente per re- 
carsi al Perù, e che aveva risposto affermativamente, 
tuttoché fosse un vero sacrifizio per lui l' allontanarsi 
in quei momenti da Santiago, unicamente pel suo gran 
desiderio di assicurare la pace fra il Chili ed il Perù; 
ma che nondimeno temeva fosse già troppo tardi, ed 
il suo sacrifizio sterile, poiché l' attitudine del Perù coi 
suoi armamenti e colF invio di duemila uomini alla 

5. — Caivamo, Gurrra ^America, 



72 CAUSE APPARENTI DELLA GUERRA 



frontiera di Bolivia, era molto sospettosa e minacciante 
pel Chili. Comunque sia, si rimase d'accordo che il 
Santa Maria partirebbe pel Perù col vapore del 29 dello 
stesso mese, se nulla succedeva in contrario nei frat- 
tempo. 

Il giorno appresso, 21 marzo, ritornò Santa Maria 
dal Plenipotenziario Lavalle, per dirgli che, dopo ma- 
turo esame ed una lunga conferenza col Presidente della 
Repubblica, aveva deciso di non andare al Perù ; per- 
chè temeva di arrivar troppo tardi, e non ad altro che 
a veder sparare i primi colpi di cannone. 

Poco più tardi, nel corso della medesima giornata, 
il Plenipotenziario del Perù si recò, precedentemente 
invitato, dal Presidente della Repubblica; dal quale, 
oltre la conferma di quanto aveagli detto Santa Maria 
sul suo disegno di portarsi a Lima, apprese: e Che il 
suo più vivo desiderio era la conservazione della pace 
col Perù, ed il ritorno, colla mediazione peruviana, a 
quella con la Bolivia; ma che l'attitudine del Perù era 
molto allarmante; che i suoi uffici di mediatore erano 
difficilmente attuabili, mentre sembrava prossimo e di- 
sposto a farsi belligerante; e che per il bene della pace 
desiderava sapere se il Perù sarebbe neutrale o no nella 
guerra fra il Chili e la Bolivia, già dichiarata da que- 
sfulHma{i), » A ciò il Plenipotenziario peruviano rispose 
che, inviato dal suo Governo per offrire l'amichevole 
mediazione del Perù, non aveva ricevuto autorizzazione 



(1) Riferendosi al Decreto i® marzo, del Presidente di Boli- 
via, di cui abbiamo discorso innanzi. 



FRA IL PERO ED IL CHILÌ 73 



ne istruzione alcuna per dire quale sarebbe la con- 
rotta del suo Governo nel caso in cui non fosse pos- 
sibile riuscire ad un amichevole accomodamento fra 
il ChiFi e la Bolivia ; e che a suo credere, riteneva : 
1", che il Perù non potrebbe giammai fare una dichia- 
razione di neutralità a priori^ trattandosi di una guerra 
ira vicini nella quale da un momento all'altro potreb- 
bero trovarsi compromessi i suoi proprii interessi; 2°, che 
solo potrebbe dichiararsi neutrale sotto condi\ione^ ossia 
nel caso che il Chili ammettesse delle basi di media- 
zione per poterle sottomettere all'accettazione della Boli- 
via; e che perciò, avendo il Chili rigettate le basi da 
esso presentate a nome del Perù, lo eccitava a pre- 
sentarne delle nuove che egli si affretterebbe a tra- 
smettere al proprio Governo, nel qual caso forse si de- 
ciderebbe quest'ultimo a dichiarare la propria neutralità. 
Riprendendo dopo ciò la parola il Presidente del Chili, 
soggiunse: «Che pel momento non poteva proporre che 
queste basi: i*^, mantenere lo statu quo, ossia l'occu- 
pazione militare del Chili nel deserto di Atacama; 
2% la retroazione della questione di limiti al punto nel 
quale si trovava Tanno 1866; 3^, sottomettere ad un 
arbitrato la questione del dominio reale del deserto 
di Atacama; ma che però tutto ciò non poteva aver 
luogo se non dopo che il Perù si fosse dichiarato neu- 
trale. » Basi essenziali erano infine che il Perù dichia- 
rasse innanzi tutto la propria neutralità, e che fino alla 
decisione degli arbitri, che poteva ritardarsi indefini- 
tamente, il Chili rimanesse nel possesso del territorio 
che aveva occupato colla forza: occupazione che nei 



74 CAUSE APPARENTI DELLA GUERRA 

giorni anteriori, come s^ è detto, aveva estesa a tutto 
il deserto di Atacama fino ai confini del Perù, ossia 
molto al di là ancora del grado 23® ove erasi fermato 
il i4 febbraio. 

Nonostante la inaccettabilità di queste basi, alle quali 
la Bolivia non avrebbe dato giammai il proprio assenti- 
mento, il Plenipotenziario del Perù aderì a trasmetterle 
al proprio Governo in Lima; e fra lui ed il Presidente 
Pinto si convenne che sarebbesi trattato telegraficamente, 
e che per ovviare qualunque possibile inesattezza da 
sua parte, il telegramma sarebbe stato redatto dallo 
stesso Presidente, il quale si impegnò a mandargliene la 
bozza nel corso della giornata, bozza che non mandò 
né quel giorno, né mai (i). 

Un passo indietro. 11 Rappresentante del Chili in 
Lima, con Nota del 17 marzo, dopo aver parlato dei 
preparativi bellici che si stavano facendo dal Governo 
del Perù, e dell'invio di una divisione dì 2000 soldati 
ad Iquique, nonché dei sentimenti ostili al Chili mani- 
festati dalla stampa di Lima, conchiudeva domandando 
al Perù la dichiarazione di neutralità, nei seguenti ter- 
mini : « Il Governo del Chili, perchè la sua azione sia 
più libera rispetto al Governo di Bolivia, crede proprio 
di cerff tararsi seriamente se quello di V. E. ha la inten- 
zione, come I suoi doveri suggeriscono, di rimanere 
neutrale, in presenza degli avvenimenti che hanno avuto 



(i) Tutto quanto si riferisce a queste conferenze del 19 e 21, 
Io abbiamo ricavato dalle Note Ufficiali del Plenipotenziario pe- 
ruviano al proprio Governo, del 20 e 2X marzo. 



FRA IL PERÙ ED IL CHILÌ 75 



ed avranno luogo, mentre il Chili difende colle armi 
la rioccupazione del territorio littoraie al sud del pa- 
ralello 23^ 1 

Il Gabinetto di Lima però non aveva ancora rice- 
vutO; fino a quel momento, da quello di Santiago nes- 
suna partecipazione ufficiale suir occupazione del ter- 
ritorio boliviano, avvenuta il i4 febbraio, che per la 
prima volta sentiva chiamare rioccupa:{ione del terri- 
torio littoraie; sicché a buon diritto non gli era possi- 
bile il dichiarare qual sarebbe la sua condotta riguardo 
ad avvenimenti di cui non conosceva la vera portata 
e significazione (i). E, tra per ciò, tra perchè scosso 
dall'altisonante acrimonia che spirava la Nota del Mi- 
nistro chileno, rispondevagli che avendo accreditata 
presso la Cancelleria di Santiago una Missione spe- 



(i) L'Esposizione della CaDcelleria chilena sui fatti del 14 feb- 
^o, che solamente fu consegnata al Plenipotenziario del Perii 
in Santiago l' undici marzo, per esser rimessa al proprio Governo, 
non era ancora, né poteva essergli pervenuta il giorno 17. 

II servizio postale tra il Chili ed il Perù è fatto dai vapori 
della Compagnia inglese del Pacifico, ì quali da Valparaiso al 
Caiiao e viceversa, impiegano ordinariamente dai 9 ai 12 giorni, 
secondo il maggiore o minor numero di porti che toccano per 
▼ia; e partono, così dal Callao come da Valparaiso, quando una 
quando due volte per settimana. Da Santiago a Valparaiso e dal 
Callao a Lima, la posta è portata da treni ferroviarii che im- 
piegano a percorrere le rispettive distanze, i primi 5 ore, ed i 
secondi 30 minuti. A ciò bisogna aggiungere il tempo che di- 
vorano r imbarco e lo sbarco nei porti, gli orarii postali, e le 
coincidenze tra gli arrivi e partenze, rispettivamente, dei treni e 
dei vapori ; più, i giorni che bisogna aspettare (ino alla più pros- 
sima partenza di un vapore. 



76 CAUSE APPARENTI DELLA GUERRA 



cialmente incaricata di trattare su tutti gli incideuti 
cui potesse dar luogo tale materia, darebbe alla stessa 
le debite istruzioni per informare quel Governo sui di- 
versi punti contenuti in detta Nota. Ciò per iscritto. 

Ma in una conferenza verbale che il Plenipotenziario 
chileno ebbe il giorno 20 col Presidente del Perù, que- 
sti gli espose: tChe non gli era possibile di formulare 
in espressioni precise quale sarebbe più tardi la sua de- 
cisione; ghe il suo Governo, legato da più tempo a 
quello della Bolivia con un Trattato segreto di alleanza 
offensiva e difensiva (i), dovrebbe forzatamente far 
causa comune con quel paese, se non si ristabilissero 
le relazioni di amicizia fra la Bolivia ed il Chili, o se 
il Congresso del Perù, che sarà in breve convocato a 
sessioni straordinarie, non autorizzasse il non compi- 
mento di detto Trattato.... In conclusione, il suo Go- 
verno non avrebbe preso risoluzione alcuna, se non 
dopo aver conosciuto 1' esito della Missione affidata 
al signor Lavalle (sulla mediazione) e dopo avere inter- 
rogato il paese per mezzo del Congresso (2). » In se- 
guito di ciò, il giorno seguente, 21 marzo, il Ministro 
chileno spediva al proprio Governo in Santiago il se- 
guente telegramma: e La mìa Nota morfer^fa doman- 
dando dichiarazione neutralità sarà riscontrata oggi. 



(i) L'alleanza era semplicemente difensiva, e non offensive, 
come erroneamente dice il Ministro chileno avergli assicurato il 
Presidente del Perù. 

(2) Dalla Nota che il Plenipotenziario del Chili in Lima di- 
rigeva al proprio Governo il 22 marzo 1879. 



FRA IL PERD ed il CHILÌ 77 



Presidente mi espose ieri non potersi decidere, aver 
Trattato alleanza con Bolivia, convocar Congresso per 
decidere, e incaricar Lavalle spiegarsi con nostro Go- 
verno (i). » 

Queste spiegazioni che, con Nota del 26 marzo, il 
Gabinetto di Lima largamente dava al proprio Pleni- 
potenziario in Santiago, perché le comunicasse alla 
Cancelleria chilena, non furono punto attese da que- 
sta, la quale dichiarò la rottura delle amichevoli re- 
lazioni col Perù, prima che detta Nota arrivasse a 
Santiago. 

Il 24 marzo, il Presidente del Chili ed il Plenipo- 
tenziario peruviano ebbero una nuova conferenza, che 
il primo iniziò colle parole; Sono profondamente di- 
sgustato, perchè termino di prendere alcune misure re- 
lative alla guerra col Perù; per poi venir a dire: che 
Tattitadine del Perù, il quale si presentava come me- 
diatore armato e prossimo a divenire belligerante, di- 
mandava una pronta risoluzione da parte sua; che 
r opinione pubblica lo premeva a ciò, e che i marini 
e uomini di guerra del Chili credevano fosse quello 
il momento più opportuno per attaccare il Perù, per 
trovarsi questo meno forte del Chili, il che poteva mu- 
tare più tardi; ma che in sostanza non essendovi nessuna 
causa di guerra fra il Chili ed il Perù, i cui comuni 
interessi volevano che andassero sempre d'accordo, 
egli non sapeva ()ercbè si dovrebbe arrivare a cosi 
dolorosi estremi, e che tutto ciò poteva evitarsi colla 



(i) Dalla medesima Nota anteriore. 



78 CAUSE APPARENTI DELLA GUERRA 

• semplice dichiaratone di neutralità per parte del Perù: 
che a tale scopo aveva già incaricato il suo Rappresen- 
tante in Lima di domandare a quella Cancellerìa sif- 
fatta dichiarazione, e che desiderava che questa stessa 
domanda fissse anche ripetuta dal Plenipotenziario La- 
valle, per mezzo di un telegramma di cui egli mede- 
simo avea preparata la bozza scritta, e che diceva: 
e La situazione incerta del Perù è un ostacolo insu- 
perabile per i negoziati. La dichiarazione di neutralità 
tranquillizzerebbe gli spiriti qui, come nel Perù e Bo- 
livia. Prof)osizioni che potrebbero essere accettabili 
stando gli animi tranquilli, non possono ora discutersi. » 
Rispose il Plenipotenziario peruviano, che non trala- 
scierebbe di dirigere siffatto telegramma al suo Governo, 
onde soddisfare ai desiderii espressi dal Presidente ; ma 
che, comunque senza istruzioni speciali a questo ri- 
guardo, si credeva nel caso di potergli ripetere ciò che 
^ià aveagli detto altra volta, che il Perù non poteva 
dichiararsi neutrale come si pretendeva, a priori ed 
incondizionatamente y in una guerra fra vicini che po- 
tava compromettere da un momento all'altro i proprii 
interessi; e che se il Perù aveva assunto il carattere 
di mediatore e faceva ogni sforzo per evitare la guerra 
fra il Chili e la Bolivia, era appunto perchè, convinto 
della impossibilità di mantenersi neutrale, voleva evi- 
tare la necessità di divenire belligerante. 

Riprese allora a dire il Presidente del Chili: a 1° che 
non comprendeva quali fossero i forti motivi che le- 
gavano il Perù alia Bolivia; che il Chili gli darebbe 
ogni sorta di garanzia, se di alcuna avesse bisogno, 



FRA IL PERÙ ED IL CHILÌ 79 

! — 

a causa deir occupazione del littorale boliviano; e che 
se per la sua dichiarazione di neutralità, la Bolivia 
movesse guerra al Perù, il Perù poteva fare assegna- 
mento sull^ aUeanza del Chili e su di un esercito chi- 
leno che servirebbe sotto i suoi ordini : 2^ che se scop- 
piasse la guerra fra il Chili ed il Perù, non sarebbe 
strano che terminasse con una guerra fra il Perù e la 
Bolivia, alleata col Chili ; perchè oggi stesso (diceva) 
potrebbe ti Chili firmar la pace con la Bolivia^ con danno 
del Perù, cosa che egli non farebbe mai ; e che per 
evitare la guerra fra il Chili ed il Perù, era necessa* 
rio che il P.erù dichiarasse sollecitamente la sua neu- 
tralità (i). » 

Il giorno seguente, 25 marzo, ritornando su quanto 
erasi detto fra lui ed il Plenipotenziario peruviano nel- 
r anteriore conferenza, il Presidente del Chili scriveva 
air altro la seguente lettera autografa: 

t Santiago, 25 marzo 1879 - Signor D. losé Antonio 
Lavalle. - Mio stimato Signore - Credo che non sa- 
rebbe superfluo il dire che, dichiarata la neutralità, le 
negoziazioni potrebbero continuarsi in Lima, dove po- 
trebbero trattarsi con maggiore attività che in Santiago. 
Credo che dichiarata la neutralità, potremmo ottenere 
che Santa Maria si portasse a Lima - A. Pinto. » 

Battendo sempre sulla dichiarazione di neutralità del 
Perù, che doveva essere il punto di partenza di ogni 
trattativa, il Presidente del Chili tornava una seconda 



(i) Dalla Nota nf&ciale del Plenipotenziario peruviano al pro- 
prio Governo, del 25 marzo. 



8o CAUSE APPARENTI DELLA GUERRA 

volta sul progetto dei giorni 19, 20 e 21, di far discu- 
tere in Litna dal Santa Maria un progetto di amiche- 
vole accomodamento con la Bolivia. 

Ma stando cosi le cose, il 28 marzo fu riferito ai 
Lavalle che il Governo del Chili aveva dato ordine 
alla squadra di tenersi pronta per operare al primo 
avviso contro i porti e forze navali del Perù. 

Il 3i marzo, ricevuta dal proprio Governo una co- 
pia del Trattato d'alleanza esistente fra II Perù e la 
Bolivia dall' anno 1873, il Plenipotenziario del Perù ne 
diede lettura al Ministro degli Affari Esteri del Chili, 
facendogli notare, come del resto dalla semplice sua 
lettura appariva, che non aveva nessun carattere di 
ostilità contro il Chili ; unicamente trattandosi di un 
patto generale di alleanza difensiva, più che altro do- 
vuto alla necessità di consolidare, in un momento in 
cui sembravano pericolanti, le buone relazioni con la 
Bolivia, tanto necessarie allo sviluppo commerciale e.i 
economico dei due paesi, per la loro rispettiva posi- 
zione geografica. 

Effettivamente, non potendo servirsi la Bolivia dei 
suoi proprii porti, siti sulla costa del deserto di Au- 
cama, se non per i soli bisogni di una limitata regione 
del paese, è necessariamente obbligata a valersi, per gli 
usi commerciali della più gran parte della Repubblica, 
dei porti peruviani di Arica e MoUendo. Da ciò con- 
tinue difficoltà di ordine daziario fra la Bolivia e il Perù, 
ed a volta a volta, tensione di relazioni diplomatiche 
e disaccordi più o meno passeggieri, arrivandosi, quando 
più quando meno stentatamente, a speciali Trattati do- 



FRA IL PERÙ ED IL CHILÌ 8i 



ganali, quasi sempre tardivi rìmedii o cause di scom- 
piglio e turbamento degr interessi commerciali di ambo 
i paesi. Col Trattato di alleanza si credè porre un ar- 
gine a queste frequenti e dannose dissensioni fra le due 
Repubbliche, facendole solidali in una sincera e dura- 
tura amicizia. 

II IO aprile i giornali di Santiago pubblicavano la 
notizia che il Governo aveva domandata T autorizza- 
zione del Consiglio di Stato per dichiarare la guerra 
al Perù. £ quella sera stessa il popolaccio di Valpa- 
raiso, sotto gli occhi della polizia che rimase spetta- 
trice indifferente, dato V assalto al Consolato del Perù, 
ne staccava violentemente lo scudo colle armi di quella 
Nazione, prima per romperlo in frantumi sul lastrico 
della strada, e poi per farne un auto-da-fè innanzi 
alla chiesa della Merced. 

In quel medesimo primo giorno di aprile, il Plenipo- 
tenziario peruviano si sollecitava a trasmettere una nota 
alla Cancelleria chilena, domandandole schiarimenti su 
quanto veniva riferito dai giornali intorno alla dichia- 
razione di guerra al Perù, con preghiera, in caso af- 
fermativo, di rimettergli i suoi passaporti: e rimasta 
questa senza risposta, ne dirigeva altra più premurosa 
nelle prime ore del 3; nel pomeriggio del qual giorno 
riceveva da quel Ministro degli Affari Esteri, colla data 
del 2 aprile, la nota seguente : 

« La manifestazione fatta in questi giorni al Mini- 
stro chileno dal Governo di V. S. che non poteva di- 
chiararsi neutrale nella nostra guerra con la Bolivia, 
perchè aveva un patto di alleanza difensiva, che V. S. 



82 CAUSE APPARENTI DELLA GUERRA 

mi lesse nella conferenza avuta il 3i del passato, ha 
fatto comprendere al mio Governo che è impossibile 
mantenere relazioni amichevoli con quello del Perù. 
Attenendomi alla risposta che V. S. mi diede nella 
prima conferenza che avemmo l' undici di marzo ul- 
timo, rispondendo alla interrogazione che le feci sopra 
la esistenza o no di quel patto, e della quale V. S. mi 
assicurò che non aveva notizia, che credeva che non 
esistesse.... il mio Governo vede che quello di V. S. 
occultando il patto a V. S. ed a questo Governo, si è 
collocato in una situazione profondamente irregolare. 
U mio Governo si è sorpreso al sapere che quello del 
Perù progettasse e sottoscrivesse quel ps^tto, in mo- 
menti nei quali manifestava verso il Chili sentimenti 
di cordiale amicizia. A questo atto misterioso nel 
quale si pattuì la riserva più assoluta, il Governo del 
Chili risponde con elevata franchezza, che dichiara 
rotte le relazioni col Governo del Perù, e lo consi- 
dera belligerante. Neil' inviare a V. S. i suoi passa- 
porti.... > 

In quel medesimo giorno, 3 aprile, il Ministro Ple- 
nipotenziario del Chili in Lima, Joaquin Godoy^ fa- 
ceva a nome del proprio Governo altra dichiarazione 
di guerra a quello del Perù, e domandava i suoi pas- 
saporti. Trascritta come abbiamo già quella fatta dal 
Ministro degli Affari Esteri del Chili al Plenipoten- 
ziario del Perù, dovrebbe tornare oziosa la trascrizione 
di quest'altra: nondimeno, senza regalarla per intero 
ai nostri lettori, ne riporteremo gli squarci principali, 
tanto per la loro curiosa originalità, come per i diversi 



FRA IL PERÙ ED IL CHILÌ 83 



e nuovi motivi, nei quali lo spiritoso Godoy fonda la 
dichiarazione di guerra. 

€ Allo scoppio del conflitto che, sen\a provocas^ione 
del Governo del Chili e con grande suo dolore, ha 
interrotto le amichevoli relazioni che legavano il ChiFi 
con la Bolivia, collocando le due Nazioni in istato di 
guerra, la più perfetta armonia regnava fra il Chili ed 
il Perù.... (i) In questa situazione, naturale era sperare 
che la causa del Chili neir indicato conflitto, causUj al 
cui lato militano la ragione e la gìusti:{iay la civiltà 
e la buona fede (!), avesse trovato nel popolo e nel 
Governo del Perù, nobili adesioni ed ardenti simpa- 
tie.... Impossibile è per tanto esprimere il sentimento 
di maraviglia e di sorpresa, con che il Governo del 
ChiFiela Nazione intera hanno preso nota dell'attitudine 
assunta dal Perù.... Nessuna precauzione è stata baste- 
vole per occultare più a lungo la esistenza del Trattato 
segreto di alleanza, che conclusero nel 1873 la Bolivia 
ed il Perù (2). Secondo questo patto, conchiuso quando 
il Chili riposava nella fiducia che una profonda pace 
regnasse nelle sue relazioni con questo paese, con la 
Bolivia e con tutte le Nazioni, il Perù rimase formal- 



(i) Il Cbilì comincia la guerra ix abtupio contro la Bolivia, 
invadendo in piena pace il territorio di quest' altima, ed il suo 
Plenipotenziario dice che scoppiò il conflitto senza provocazione del 
Governo chileno ! 

(2) É a ricordare che egli stesso aveva scritto al proprio Go- 
verno che il Presidente del Perù gli manifestò 1' esistenza del 
Trattato con la Bolivia, la prima volta che se ne presentò 1' oc- 
casiooe, neUa conferenza del 20 marzo. 



84 CAUSE APPARENTI DELLA GUERRA 



mente obbligato a costituirsi, dato il conflitto oggi esi- 
stente, in nemico del Chili, ed a compromettere in suo 
danno le sue navi, i suoi eserciti ed i suoi tesori. Non 
solo esiste questo impegno contenuto nel patto segreto 
del 1873: il Governo dell' infrascritto sa che quello di 
V. E. ha cominciato a dargli compimento, sommini- 
strando direttamente, sebbene occultamente, a quello 
di Bolivia, armi e munizioni da guerra. Profondamente 
offeso il Chili dair attitudine del Perù rivelata in que- 
sti fatti concreti, potè fin dal principio sconoscere 
il carattere di neutrale che pretende di conservare 
questa Nazione, e trattarla da nemica.... Non ignora 
V. E. che r infrascritto ebbe il dolore di sapere, nelle 
avute conferenze, che non otterrebbe dal Governo pe- 
ruviano la dichiarazione di neutralità, che era legato 
da un patto di alleanza con la Bolivia, e che nessuna 
considerazione era tanto potente da indurlo alla rot- 
tura di quello (i). Il carattere di belligerante assunto 
adunque deliberatamente dal Governo del Perù, col 
fatto di essersi negato a fare la dichiarazione di neu- 
tralità che gli fu domandata. colPaver dato per fonda- 
mento della sua negativa l'esistenza di un'alleanza 
avvenuta con uno dei belligeranti, coli' aver sommi- 
nistrato a quest' ultimo soccorsi diretti di armi e muni- 
zioni, e coir attitudine bellica che rivelano dopo questi 



(i) Egli stesso aveva scritto al proprio Governo che il Pre- 
sidente del Perù aveagli dichiarato non potersi decidere nella do- 
manda di neutralità, se non dopo terminata la missione I^valie 
sulla mediazione, e dopo il voto del Congresso. 



FRA IL PERÙ ED IL CHILt 85 



antecedenti, gli anivi apparecchi che l'infrascritto men- 
zionò nel suo citato dispaccio del 17 marzo, e che 
hanno continuato e continuano con inusitata solleci- 
tudine; tutto questo fa vedere che non è compatibile 
colla dignità del Chili il mantenimento di questa Le- 
gazione.... L' infrascritto dichiara terminata la sua mis- 
sione di pace.... » 

Come la semplice loro lettura lo dice, le due dichia- 
razioni di guerra, uscite, V una direttamente dalla 
Cancelleria chilena, e 1' altra dalla sua Legazione in 
Lima, non sono punto uniformi. 

La prima che, per la fonte dalla quale emana, ha 
diritto ad essere considerata come la più seria, fonda 
la dichiarazione di guerra in due motivi: 1°, nell'avere 
il Governo peruviano tenuto occulto il Trattato d' al- 
leanza che aveva con la Bolivia; 2^, nell' aver sotto- 
scritto quel Trattato in momenti nei quali manifestava 
sentimenti di cordiale amicizia verso il Chili; dando 
con ciò a credere la Cancelleria chilena che riteneva 
quel Trattato come un atto ostile al Chili; e che gli 
è bastato sapere che un tale trattato esistesse, per an- 
dare a viso scoperto contro il Perù, e dichiarargli fran- 
camente una guerra, che cercava e preparava segreta- 
mente da gran tempo. 

Questi però, possiamo dirlo senza tema d'ingannarci, 
non furono ì veri motivi che spinsero il Chili a di- 
chiarare la guerra al Perù. 

Quanto alla pretesa occultazione del Trattato d'al- 
leanza, fondata nella risposta negativa data dal Pleni- 
potenziario Lavalle, non la si può a buona ragione 



86 CAUSE APPARENTI DELLA GUERRA 



chiamar tale; perchè la Cancelleria di Lima, che spe- 
diva un Plenipotenziario col fine speciale di ofifrire la 
mediazione del Perù nel conflitto chileno-bollviano, 
sorto, come credeva il Perù, a motivo della diversa 
intelligenza che il Chili e la Bolivia davano a certi 
atti di quest' ultima relativamente ad un Trattato esi- 
stente fra di loro, e che non impegnava punto l'alleanza 
Perù-boliviana che aveva obbiettivi assai diversi, non 
aveva obbligo alcuno di mettere a conoscenza del suo 
Plenipotenziario un fatto completamente estraneo alla 
sua missione; e molto meno poi, di prevedere che sa* 
rebbesi a lui rivolta tale dimanda, e quindi di dargli 
le debite istruzioni pel caso in cui ciò avvenisse (i). 
Se air accreditare un Plenipotenziario presso una Na- 
zione, si dovessero da ciascuna Cancelleria prevedere 



(i) Come abbiamo detto innanzi, il Gabinetto di Lima, a cui 
quello di Santiago non aveva ancora palesato il vero scopo della 
occupazione del littorale boliviano, riteneva, standosi ai prece- 
denti, che il Chili non avesse inteso far altro che esercitare una 
certa pressione sul Governo della Bolivia, onde ritirasse la legge 
del 14 febbraio 1878 ed il Decreto del i® febbraio 1879, che 
considerava contrarli al Trattato del 1874; nel qual caso, riti- 
rando il Chili le proprie forze dal territorio boliviano, e sospen- 
dendo la Bolivia la legge ed il decreto anzidetti fino a che gli 
arbitri decidessero chi def due aveva ragione, ciò che costituiva 
appunto la base della mediazione offerta dal Perù, 1' alleanza 
Perù-boliviana non entrava punto in giuoco. Questa non era che 
pei casi di guerre dirette a spogliare una delle due Repubbliche 
di una parte del proprio territorio, e per altri casi analoghi espres- 
samente indicati; ed il 22 febbraio la Cancelleria di Lima non 
sapeva affatto che fossero queste appunto le intenzioni del Chili. 



FRA IL PERÙ ED IL CHILÌ 87 



tutte le dimande che gli si potrebbero rivolgere, anche 
non pertinenti alla missione di cui è incaricato, sarebbe 
tal cosa questa da superare le umane facoltà. Rima- 
nendo i Plenipotenziarii in continua corrispondenza coi 
proprii Governi, sono sempre in caso di domandare e 
ricevere nuove istruzioni a misura che se ne presenta 
il bisogno; e nessun Governo si dà per offeso quando 
il Rappresentante di una Nazione amica non può ri- 
spondere, per mancanza d'istruzioni, ad una interro- 
gazione fattagli. Allora solamente comincia la colpa, 
quando, trascorso il tempo necessario per domandare 
e ricevere le debite istruzioni, la chiesta risposta si 
lascia ancora attendere; perchè allora solamente in- 
comincia a manifestarsi l'intenzione di non dare gli 
schiarimenti chiesti, o, come direbbe la Cancelleria di 
Santiago, di occultare ì fatti e circostanze, oggetto della 

interpellazione. 

Bastava quindi che il Plenipotenziario peruviano 
avesse detto, come disse, che non aveva istruzioni del 
suo Governo a questo riguardo e che le aveva già chie- 
ste, inquantochè* egli stesso aveva inteso parlare di 
un tale Trattato nel Chili, perchè il Gabinetto di San- 
tiago non se ne desse per offeso, come non se ne diede 
allora, e che aspettasse tranquillamente la risposta della 
Cancellarìa di Lima. Se il Governo chileno avesse de- 
siderato siffatta risposta con urgenza, non aveva che 
a sollecitare il Plenipotenziario peruviano, come fece 
in altre occasioni, onde dimandasse telegraficamente 
al proprio Governo le istruzioni in parola: e non avendo 
fatto ciò, doveva bene rassegnarsi ad aspettare i venti 

^- — Caivako, Guerra <V America* 



88 CAUSE APPARENTI DELLA GUERRA 



e più giorni necessariì per avere una risposta da Lima 
coli' ordinario mezzo della posta. Certo, il Plenipoten- 
ziario del Perù, dopo aver detto che mancava dUstru- 
zioniy e che le aveva già chieste in previsione di una 
interrogazione, fece molto male a spogliarsi della veste 
diplomatica ed ufficiale, per entrar a dire le ragioni 
tutte sue personali che, ignorando egli l'esistenza di 
un tale Trattato, lo portavano a credere che detto Trat- 
tato non esistesse affatto. Ma queste spiegazioni pura- 
mente personali, ripetiamo, dovute solo alla poca perìzia 
nel maneggio degli affari diplomatici ed alla eccessiva 
voglia di aggradare, coli' esporre francamente tutto il 
proprio pensiero, non mutano per nulla la sostanza della 
cosa; né possono essere ragione sufficiente per accu- 
sare di doppiezza il Gabinetto di Lima, completamente 
estraneo a tali fatti. 

Che il Governo del Perù non abbia avuto neanche 
per un solo momento l'idea di nascondere l'alleanza 
con la Bolivia — alleanza puramente difensiva e per casi 
speciali, che in principio supponevasi non aver nulla 
che fare col conflitto chileno-boHviano — lo prova il fatto 
che, non appena fu interpellato su di essa dal Rap- 
presentante chileno in Lima, gli manifestò immedia- 
tamente, nonché l'esistenza del Trattato, la natura di 
esso, e tutta la portata che poteva avere ; di che è prova 
la Nota del Rappresentante chileno, ed il telegramma 
che egli spediva al proprio Governo il 21 marzo. Ma 
lasciamo ciò, che abbiamo detto anche troppo. 

Se il Gabinetto di Santiago avesse dichiarato la guerra 
al Perù, più che altro per la sorpresa che gli cagio- 



FRA IL PERO ED IL CHILt 89 



nava l'avere il Perù sottoscritto quel Trattato con la 
Bolivia mentre era in perfetta pace col Chili, come 
vorrebbe lasciar credere nel secondo dei due motivi in 
esame, tale dichiarazione l'avrebbe fatta non appena 
ebbe la prima notizia ufficiale dell' esistenza di esso 
Tranato. E poiché questa prima notizia ufficiale l'ebbe 
per mezzo del proprio Rappresentante il 21 marzo, non 
vediamo perchè avesse dovuto contenere il corruccio 
del suo animo, fino al momento in cui questa mede- 
sima notizia veni vagli data dal Plenipotenziario peru- 
viano il 3i marzo. Forse per attendere, trattandosi di 
cosa tanto grave, le spiegazioni che, come gli avvisava 
il proprio Rappresentante, doveva dargli sulla domanda 
di neutralità quello del Perù ? Ma oltreché in tal caso 
non sarebbe stata più né la pretesa occultazione del 
patto d'alleanza né la sorpresa che gli cagionava la 
notizia della sua esistenza, che decidevanlo a dichiarar 
la guerra, è da notarsi che dette spiegazioni non le 
attese punto; e che, come dice nelle prime linee la 
Nota in esame, si attenne alla semplice manifestazione 
fatta al suo Rappresentante in Lima da quel Gabi- 
netto. La lettura del Trattato che gli fu fatta dal Pleni- 
potenziario peruviano il 3i, non ebbe nessuna influenza. 
In ogni modo, quel generoso corruccio che facevalo 
irrompere il 3 aprile in una tremenda dichiarazione 
di guerra, avrebbe dovuto per lo meno, abbenchè for- 
temente contenuto dal 21 al 3 1 marzo^ farlo astenere 
da qualunque trattativa col Plenipotenziario peruviano. 
Ma noi sappiamo invece che fu precisamente nei dieci 
giorni decorsi dal 21 al 3i marzo, quando più attiva- 



90 CAUSE APPARENTI DELLA GUERRA 



mente s'impegnò il Presidente del Chili col Plenipo- 
tenziario peruviano, per slegare il Perù dalia Bolivia, 
ed ottenere una sua dichiarazione di neutralità incon- 
dizionata. Dunque abbiamo piena ragione di dire che 
il corruccio provocato dalla pretesa occultazione del 
Trattato di alleanza con la Bolivia e dalla notizia stessa 
dell'esistenza dì esso Trattato, non fu che un mero 
pretesto, e non la causa vera della dichiarazione di 
guerra al Perù. 

D' altra parte, è pur troppo risaputo che gli uomini 
politici del Chili conoscevano l'esistenza e la natura 
di questo Trattato, fin dallo stesso anno in cui fu con- 
cluso; fatto che rimase pienamente comprovato nella 
sessione segreta tenuta dal Senato chileno il 2 aprile 1879, 
nella quale si venne a scoprire che, chi più chi meno, 
quasi tutti i signori Senatori ne sapevano qualche cosa 
da gran tempo; e nella quale il senatore Ybauez di- 
chiarava che essendo egli Ministro degli Esteri nel 1873, 
seppe r esistenza del Trattato d' alleanza Perù-boliviana 
dai Ministri Chileni residenti nel Perù e nella Repub- 
blica Argentina, nonché da altre vie ancora, e che fu 
appunto in vista di tale notizia che il Gabinetto chi- 
leno ordinò allora, nonostante le strettezze finanziarie 
della Repubblica, la costruzione delle due forti coraz- 
zate chilene Blanco-Encaiada e Lord-Cochrane. A ciò 
possiamo aggiungere anche che fu pure nel 1873, dopo 
avere appreso la esistenza del Trattato d'alleanza h'a 
il Perù e la Bolivia, che il Chili fece acquistare in 
Europa dall' allora Colonnello Sotomayor, il forte ar- 
mamento militare col quale iniziò la guerra. 



FRA IL PERÙ ED IL CHILt 91 

La vera cagione della dichiarazione dì guerra po- 
trebbe forse trovarsi, comunque non sia là che la ri- 
ponga il Gabinetto di Santiago, nelle prime parole della 
Nota in esame: e La manifestazione fatta in questi ul- 
timi giorni dal Governo di V. S. che non poteva di- 
chiararsi neutrale nella nostra guerra con la Bolivia... » 
ossia nella negativa del Perù a fare la sollecitata di- 
chiarazione di neutralità: motivo che è poi chiaramente 
espresso nella dichiaratoria di guerra fatta dal Pieni* 
potenziano chileno in Lima. E qui, innanzi tutto, è 
egli certo che il Gabinetto di Lima manifestasse al Rap- 
presentante chileno che, non poteva dichiararsi neu- 
trale nella guerra chileno-bolivianaFLei risposta ce la 
darà la stessa Nota del Plenipotenziario del Chili, data 
22 marzo, colla quale informava egli il proprio Go- 
verno su tale argomento. Essa dice: 

«Legazione del Chili nel Perù: Lima 22 marzo 1879- 
Signor Ministro - Se come presumo ha ricevuto la mia 
precedente comunicazione, V. S. deve conoscere già 
in che modo ho proceduto, in adempimento delle sue 
istruzioni, per dimandare a questo Governo una im- 
mediata dichiarazione di neutralità. La copia che ac- 
compagnai alla citata comunicazione, avrà manifestato 
a V. S. nei suoi termini testuali il dispaccio che di- 
ressi il 17 del corrente, sul particolare, al signor Yri- 
goyen, Ministro degli Affari Esteri. Ricevuto questo di- 
spaccio la sera del 17, si riunì il giorno seguente il 
Consiglio dei Ministri per prenderlo in considerazione ; 
però in quella sessione non si giunse a risoluzione al- 
cuna. In quella che ebbe luogo il giorno appresso, se le 



92 CAUSE APPARENTI DELLA GUERRA 

notizie che ho non sono inesatte, il signor Yrigoyen pre- 
sentò un progetto di risposta in termini di assoluta ne- 
gativa alla mia domanda, progetto che non fu accettato, 
e che per questa circostanza diede motivo a che il si- 
gnor Ministro tentasse dimettersi. Il 20, disponendomi a 
parlare con S. E. il General Prado, ricevei un suo invito 
collo stesso scopo, ed ebbe luogo la conferenza della quale 
passo a dar conto a V. S.... S. E. (il Presidente della Re- 
pubblica) mi dichiarò che non gli era possibile formulare 
in espressioni precise quale sarebbe più tardi la sua deci- 
sione.... che il suo Governo, legato anticipatamente alla 
Bolivia con un Trattato segreto di alleanza offensiva (i) 
e difensiva, dovrebbe forzatamente far causa comune 
con quel paese, se non si ristabilissero le relazioni di 
amicizia fra lui ed il Chili, o se il Congresso del Perù, 
che sarà convocato straordinariamente, non autorizzi 
il non compimento di esso Trattato.... In conclusione, 
mi disse che il suo Governo non avrebbe preso riso- 
luzione alcuna, se non dopo aver conosciuto V esito 
della missione affidata al signor Lavalle, e dopo di 
avere interrogato il paese per mezzo del Congresso.... 

(i) Ciò h inesatto; difensivo solamente, e non offensivo. 

Oggi ancora che questo famoso Trattato d' alleanza è stato 
pubblicato ai quattro venti in documenti ufficiali ed in giornali, 
sicché tutti possono leggerlot e sapere che parla unicamente di 
alleanza difensiva^ oggi ancora, ripetiamo, lo storico chileno Barros- 
Arana dice nella sua cosidetta Hi storia de la Guerra del Paci- 
fico, a pag. 31 e 73, che era un Trattato di alleanza ofiensiva e 
difensiva. Questo può dare una idea del modo come si interpre- 
tano e riferiscono i fatti nel Chili, e di come si faccia la storia 
in quel paese. 



FRA IL PERÙ ED IL CHILt 93 



Ieri, 21, mi affrettai a dirìgere a V. S. il telegramma 
seguente: La mia Nota moderata domandando dichia- 
razione neutralità sarà riscontrata oggi. Presidente mi 
rispose ieri non potersi decidere, e incaricare Lavalle 
spiegarsi con nostro Governo.... J. Godoy. » 

Ricevuto il precedente telegramma, il Gabinetto di 
Santiago telegrafava il giorno 25 al proprio Rappre- 
sentante in Lima: a Dichiarazione neutralità deve ri- 
solversi immediatamente in Lima, accompagnata da 
sospensione di armamento. Non accettiamo che questo 
affare si tratti nel Chili. Domandi manifestazione patto 
segreto. Investighi se è approvato dal Congresso, e se il 
Governo si risolve ad abrogarlo immediatamente. Con- 
ferisca oggi con Presidente e Ministri, e risponda oggi, 
e se non fosse possibile, domani. r> 

Con Nota del 26 marzo, rispondendo al precedente 
telegramma ricevuto il giorno innanzi, il rappresen- 
tante chileno scriveva al suo Governo: « Rispetto alla 
dichiarazione di neutralità mi hanno risposto, tanto il 
signor Presidente come il signor Ministro, che questo 
è un atto che il loro Governo non eseguirà, se non 
dopo la decisione del Congresso peruviano, recente- 
mente convocato pel 24 del prossimo aprile.... Molto 
prima che questo ufficio arrivi alle mani di V. S. il 
telegramma che mi propongo dirìgerle domani le darà 
sufficiente conoscenza dell' affare.... Godoy. > 

Questa nota, il Gabinetto di Santiago non la ricevè 
che dopo la dichiarazione di guerra al Perù; ma ri- 
cevè però il telegramma, è da supporsi almeno, che 
gli prometteva il suo Rappresentante. 



94 CAUSE APPARENTI DELLA GUERRA 

Queste adunque e non altre sono le manifestazioni 
fatte dal Gabinetto di Lima al Ministro chileno; quelle 
manifestazioni alle quali si riferisce la Cancellerìa di 
Santiago nella precitata dichiarazione di guerra ; e come 
si vede, è completamente inesatto che il Governo del 
Perù manifestasse in modo assoluto dì non potersi di- 
chiarare neutrale^ come asserisce il Gabinetto del Chili. 
11 Governo peruviano diceva invece che non poteva 
prendere pel momento nessuna determinazione a questo 
riguardo; e che non ne prenderebbe una se non in 
vista dell' esito definitivo della missione affidata al 
Plenipotenziario Lavalle sulla mediazione, e dopo avere 
ascoltato il voto delle Camere Legislative, già convo- 
cate straordinariamente. Il Governo del Perù, in so- 
stanza, dichiarava che non toccava a lui di prendere 
una risoluzione di tanta importanza, ma alP unico 
potere dello Stato che ne aveva la facoltà, ossia al 
Congresso nazionale già convocato a ciò; e che si 
riserbava di dare la risposta che il Chili attendeva da 
lui, dopo che il Congresso avesse deciso il da farsi. 

Perchè non rimanesse dubbio alcuno su tutto ciò, 
abbiamo preferito attenerci ai documenti chileni, come 
s'è visto. 

Dunque non fu nemmeno la dichiarazione del Perù 
che non poteva dichiararsi neutrale - dichiarazione 
che non fu fatta - quella che spinse il Chili alla guerra. 

Andiamo più innanzi ancora. Aveva il Chili il di- 
ritto di esigere dal Perù una immediata dichiarazione 
di neutralità? Dice Hautefeuille: a I^ dichiarazioni 
di neutralità debbono essere spontanee. Nessuna Na- 



FRA IL PERÙ ED IL CHILÌ 95 



zione, per potente che sia, può esigerle colla minaccia 
colla forza. Non v'è dubbio, come osserva Galiani, 
che è lecito scandagliare le intenzioni degli altri Stati, 
iovestigare sulle loro disposizioni e provocare la ma- 
nifestazione della loro volontà ; però è contrario al 
diritto l'impiego della violenza per ottenere una di- 
chiarazione. Il paese interrogato può rispondere o man- 
tenersi in silenzio, secondo Io stimi più conveniente 
ai propri interessi, senza che il belligerante abbia mo* 
tivo di offendersi per la negativa » Non abbiamo bi- 
sogno d' aggiungere, che questa è l'opinione ricevuta 
da tutti i migliori pubblicisti. 

Nella dichiarazione di guerra, fatta direttamente al 
Govemo del Perù dal Plenipotenziario del Chili, si 
^^g^^^o ai precedenti, come abbiamo visto, tre nuovi 
motivi, che sono : 10 L' esistenza del trattato d'alleanza 
con la Bolivia, e secondo il quale, dice il Plenipoten- 
ziario chileno, il Perù rimase formalmente obbligato 
a costituirsi, dato il conflitto oggi esistente, in nemico 
del Chili » ; 2° L' avere il Perù somministrato alla Bo- 
livia, dopo la rottura col Chili, soccorsi diretti di armi 
e munizioni ; 3^ Gli attivi apparecchi bellici che faceva 
il Perù. 

Il trattato di alleanza difensiva, sottoscritto il 1873 
tra il Perù e la Bolivia, obbligava forse il primo, vo- 
lente o no, per esser fedele ai patti, ad abbracciare la 
causa della seconda contro il Chili? Dice il trattato : 

« Art. i<>: Le alte parti contrattanti (Perù e Bolivia) 
si legano ed uniscono per garentire mutuamente la 
loro indipendenza, la loro sovranità e la integrità dei 



96 CAUSE APPARENTI DELLA GUERRA 

loro rispettivi territori!, obbligandosi nei termini del 
presente trattato a difendersi contro ogni aggressione 
straniera, sia di altro o di altri Stati indipendenti, sia 
di forze senza bandiera che non obbediscano a nessun 
potere riconosciuto. - Art. 2°: L'alleanza sarà effettiva 
per conservare i diritti espressi nelP articolo precedente, 
in atti di offesa che consistano: i» In atti diretti a 
privare alcuna delle alte parti contrattanti di una por- 
zione del proprio territorio, con animo di appropriar- 
sene il dominio o di cederlo ad altra potenza. 2^ In 
atti diretti a sottomettere qualunque delle alte parti 
contrattanti a protettorato, vendita o cessione di terri- 
torio, od a stabilire su di essa qualsiasi superiorità, 
diritto o preminenza che diminuisca od offenda l'eser- 
cizio pieno e completo della sua sovranità ed indipen- 
denza. - Art. 3^ : Riconoscendo ambe le parti contrat- 
tanti, che ogni legittimo atto di alleanza si fonda nella 
giustizia, si stabilisce per ciascheduna di esse, rispet- 
tivamente, il diritto di decidere se l' offesa ricevuta dal- 
l' altra si trova compresa fra le designate nell'articolo 
anteriore. - Art. 8«>:Le alte parti contrattanti si obbli- 
gano anche a impiegare di preferenza, sempre che sia 
possibile, tutti i mezzi concilianti atti ad evitare una 
rottura, od a terminare la guerra, se la rottura avesse 
avuto luogo, considerando come più efficace l'arbitrato 
di una terza potenza. » 

Basta la semplice lettura dei precedenti articoli del 
Trattato, per comprendere che esso non fu fatto con- 
tro il Chili, e che in nessun modo poteva la Bolivia 
pretendere che il Perù, in esecuzione del detto Trat- 



FRA IL PERO ED IL CHILI 97 

tato, si associasse a lei contro il Chili, nel caso in cui 
la guerra promossale da quest' ultimo, fosse stata una 
guerra giusta, come il Chili doveva credere. L' al- 
leanza non era che pei casi di guerra notoriamente in* 
giusta contro uno dei due paesi alleati; e per dirlo in 
franche parole, per le guerre di conquista, sia di ter- 
ritorio, sia di diritti e supremazie, contro uno di essi. 
Se dunque il Chili non aveva promosso alla Bolivia 
una guerra notoriamente ingiusta ; se il Chili non in- 
tendeva di fare contro la Bolivia una condannata guerra 
di conquista, esso non aveva nulla da temere dal Perù ; 
il quale non si sarebbe trovato per nulla astretto dal suo 
Trattato d' alleanza con la Bolivia a prendere le armi 
contro il ChiFi. 

La Bolivia infatti aveva già inviato in Lima un suo 
ministro Plenipotenziario fin dal febbraio, per diman- 
dare al Governo del Perù che, in esecuzione del Trat- 
tato, dichiarasse arrivato il casus foederis. Ma il Ga- 
binetto di Lima, punto accedendo alle istanze della sua 
alleata, sospendeva ogni discussione a questo riguardo; 
primamente per esaurire tutti i mezzi amichevoli con- 
ducenti ad ottenere una pacifica conciliazione della 
venenza fra il Chili e la Bolivia, al quale intento of- 
fri la propria mediazione ai Governi di ambo i paesi; 
ed ia ultimo caso, se la mediazione da lui offerta riu- 
scisse infruttuosa, per decidere, in vista dei motivi al- 
iegati dal Chili a giustificazione del suo operato sul 
territorio boliviano, se veramente era o no obbligato 
il Perù, in virtù del Trattato di alleanza, ad associarsi 
alla Bolivia contro il Chili. 



9» CAUSE APPARENTI DELLA GUERRA 



Chi invece dichiarò arrivato il casus foederìs (u il 
Chili e non il Perà, dichiarando la guerra a quest'ul- 
timo, perchè aveva un Trattato d' alleanza con la Bo- 
livia. Supposto adunque che questo non fosse stato un 
semplice pretesto da sua parte, come gli anteriori, il 
Chili si fece giustizia da se, dichiarando implicitamente 
che la sua guerra contro la Bolivia era ingiusta, e che 
altro non era se non una scandalosa guerra di con- 
quista; poiché, come s'è visto, era questo il solo caso 
nel quale una guerra contro la Bolivia poteva obbli- 
gare il Perù, in virtù dell'antico patto d' alleanza con 
quest'ultima, a prendere le armi a suo favore. 

D'altra parte poiché, all'aver notizia del Decreto 
i^ marzo del Presidente della Bolivia già esaminato 
innanzi, aveva il Chili controvertite le parti fra sé e 
la Bolivia a mercè della speciosa sua logica, venti- 
lando che chi dichiarava e proclamava la guerra fra 
i due paesi era la Bolivia e non il Chili ; e poiché nella 
sua supposta qualità d'aggredito, si era egli creduto 
nel diritto di invadere anche quell'altra parte del de- 
serto di Atacama, che aveva rispettata nella sua prima 
invasione del i4 febbraio, per esser logico con sé stesso, 
bisognava che almeno non considerasse affatto il Perù 
come obbligato a far causa comune con quella Bolivia 
da lui stranamente presentata come iniziatrice della 
guerra; poiché il Trattato non era punto di alleanza 
offensiva e difensiva, ma solamente difensiva. Del re- 
sto, questa é la sorte di tutti i pretesti o falsi motivi : 
quella cioè di menare alle più patenti contradizioni, e 
di svelarsi da sé medesimi per ciò che veramente sono. 



FRA IL PERÙ ED IL CHILÌ 99 

Quanto poi al secondo motivo, di avere il Perù som- 
ministrato armi e munizioni alla Bolivia, esso fu so- 
lennemente smentito dal Ministro degli Affari Esteri del 
Perù nella sua Nota di risposta del 4 aprile, nei se- 
guenti termini : a L' aTermazione fatta da V. E. che 
il Governo dell' infrascritto ha cominciato a dare ese- 
cuzione al menzionato Trattato di alleanza difensiva, 
somministrando direttamente, comunque occultamente, 
armi e munizioni da guerra alla Bolivia, manca asso- 
lutamente di fondamento, ed è offensiva alla lealtà 
giammai smentita del Perù. » Oltre ciò, è un fatto 
pubblico e notorio che noi abbianio appreso personal- 
mente sopra luogo da tutti coloro, in massima parte 
stranieri assai bene informati, cui abbiamo rivolta tale 
interrogazione, che il Perù non somministrò alla Bo- 
livia in quel frattempo nessun soccorso di tal genere. 
Ma avvi di più ancora: i^Una delle principali ra- 
gioni per cui la Bolivia non potè mai avere un discreto 
armamento, consiste nelle grandi difficoltà da superare 
per introdurlo in un paese perduto dietro la gigante- 
sca catena delle Ande , ed anche volendo e potendo il 
Perù superare queste grandi difficoltà per fare un 
siffatto regalo alla Bolivia, non gli sarebbe riuscito pos- 
sibile di nascondere le tante operazioni a tal uopo ne- 
cessarie; ciò che avrebbe permesso al Gabinetto chi- 
leno, cosi bene informato sempre anche delle più minute 
cose, di indicarne una sola almeno; il che non fece. 
2^ Mai poteva il Perù prestare armi e munizioni alla 
Bolivia, quando non ne aveva neppur per sé; ciò che 
conosceva perfettamente il Chili, e mise poi in piena 



loo CAUSE APPARENTI DELLA GUERRA 

■ 

evidenza il sopravvenuto suo stato di guerra. 3* Se que- 
sti immaginarii soccorsi di armi e munizioni avessero 
veramente avuto luogo, non avrebbe certamente omesso 
di significarli la Cancelleria chilena, nella dichiara- 
zione di guerra che direttamente comunicava al Ple- 
nipotenziario peruviano in Santiago: ne si dirà che 
questo fatto, sconosciuto al lontano Gabinetto di San- 
tiago, poteva invece esser noto al suo Rappresentante 
in Lima, e che questi non avesse ancora avuto il tempo 
di comunicarglielo; poiché il Plenipotenziario chileno 
in Lima diceva invece che era dal suo Governo che 
apprendeva tali cose, colle parole : Il Governo deWin- 
frascritto sa,... 

E qui è bene aggiungere ancora che nella sessione 
segreta tenuta dal Senato chileno il 24 marzo 1879, ìi 
Ministro degli esteri dichiarava che fino a quel mo- 
mento non aveva ricevuto notizia alcuna che accen- 
nasse a somministrazioni di armi alla Bolivia per parte 
del Perù, e che aveva telegrafato al signor Godoy in 
Lima perchè prendesse informazioni su tale proposito. 

Riguardo agli apparecchi bellici del Perù, infine, il 
Plenipotenziario chileno non entra in nessun partico- 
lare; ma si riferisce a quelli esposti anteriormente 
nella sua Nota del 17 marzo, nella quale diceva al Mi- 
nistro del Perù : a Sono noti gli apparecchi bellici che 
ha cominciato a fare il Governo di V. E. fin da che 
scoppiò il conflitto chileno-boli Viano: l' esercito ha ri- 
cevuto considerevole aumento, prosegue ad aumentarsi, 
e si eleva già ad una cifra che sorpassa di molto quelli 
che in istato di pace è dimandata dal servizio ordina- 



FRA IL PERÙ ED IL CHILÌ loi 



rio; una forte divisione (2000 uomini) bene armata e 
copiosamente provvista di munizi(»ii, è stata appros- 
simata al territorio che probabilmente sarà teatro della 
battaglia, che le forze boliviane si dispongono a dare a 
quelle del Chili (i); le navi che compogono la squa- 
dra peruviana, si concentrano e si preparano come 
per aprire una campagna, aumentando acceleratamente 
gli equipaggi, rinforzando il loro armamento, imbar- 
cando munizioni, viveri e combustibile, e dandosi a 
frequenti e non usuali esercizi! ; nuove corazzate sono 
state richieste con urgenza alP Europa per ingrossare 
la flotta che, durante molti anni di pace internazionale, 
si è considerata suiBcientemente potente ; le fortezze 
che difendono la piazza del Callao si armano, si prov- 
vedono di materiali, esercitano diligentemente la loro 
artiglierìa e si apparecchiano, in una parola, a soste- 
ner battaglia. » 

Questa poetica descrizione del Plenipotenziario chi- 
leno dice piuttosto quello che il Perù avrebbe dovuto 
lare, anziché quello che realmente fece, come i fatti lo 
provarono più tardi. E per avere una giusta misura 
dell' attività spiegata dal Perù in tale circostanza, non 
abbiamo che a riferire le parole che il medesimo Ple- 
nipotenziario chileno scriveva al proprio Governo, con 



(i) Il 17 marzo, 1' esercito boliviano che doveva uscire in cam- 
pagna, non esisteva ancora. Raggranellati, Dio sa come, un quat- 
tromila uomini negli ultimi di marzo e primi di aprile, questo 
famoso esercito usciva appena il i 7 aprile dalla Capitale boli- 
nana, per non arrivare, come non arrivò mai, al deserto di 
Atacama. 



IO* CAUSE APPARENTI DELLA GUERRA 



Nota del i^ marzo: e E alla portata della mia perce- 
zione (diceva egli) che il Governo del Perù sta facendo 
preparativi bellici, se non con molta attività, con quella 
almeno che i suoi scarsi mezzi permettono. > In se- 
guito, dopo aver fatta una minuta descrizione delle va- 
rie navi che componevano la flotta peruviana, diceva 
nella stessa Nqta: e Tutte queste forze però, sono im- 
potenti a lottare con probabilità di esito contro la no- 
stra squadra, e tale è la coscienza del Governo, fon- 
data neir opinione dei suoi più serii marini. > 

Ma ammesso anche che i preparativi del Perù fos- 
sero stati quali descrive il Plenipotenziario chileno nella 
sua Nota del 17 marzo, essi non autorizzavano punto 
il Chili a dubitare della neutralità del Perù, che tanto 
attivamente s' impegnava perchè si ristabilisse la pace 
tra il Chili e la Bolivia. 

Prescindendo anche dal diritto che hanno in generale 
tutti gli Stati di un medesimo Continente, quando due 
o più di essi si trovano in guerra, di armarsi alla me- 
glio per poter difendere in caso necessario la propria 
neutralità, la speciale condizione del Perù era tale che, 
volendo conservare 'detta sua neutralità nella lotta im- 
pegnata fra il Chili e la Bolivia, essa non poteva es- 
sere altra che quella chiamata neutral'tà armata dalla 
scienza internazionale. 

Oltrecjbè uno dei belligeranti era suo vicino — cir- 
costanza sempre imperiosa, perchè uno Stato neutrale 
assicuri i suoi interessi armandosi — a teatro della 
guerra era stato prescelto, non solamente il territorio 



FRA IL PERC ed il CHILt 103 

vici sao vicino, ma quella parte precisamente di esso 
territorio che confinava col suo proprio ; sicché la sorte 
delle armi fra i due Stati contendenti, doveva decidersi 
di confini stessi del Perù, fin dove il Chili aveva pro- 
tratta la sua invasione nella seconda metà di marzo. 
Aggiungasi a ciò, che queste terre limitrofe dei Perù in 
prossimità delle quali doveva ardere la trista face delia 
guerra, erano la pane più ricca del territorio peruviano, 
ossia il deserto di Tarapacà, Iquique, Pisagua ed i suoi 
famosi depositi di salnitro: si aggiunga inoltre chela 
popolazione di Iquique era in buona parte composta 
da operai chileni e boliviani addetti ai grandi lavori 
del salnitro, che da un momento all'altro potevano 
promuovere dei seri! disordini fra loro, e si vegga poi 
quanta ragione, anzi assoluta necessità aveva il Perù 
di armarsi e di bene assicurarsi ai suoi confini. La 
pìccola divisione di duemila soldati spedita ad Iquique, 
era principalmente destinata a prevenire e contenere 
le lotte che gli operai chUeni e boliviani, dato II loro 
peculiar carattere, avrebbero quasi sicuramente impe- 
gnato fra loro, e che per soprappiu, potevano servire 
d'incentivo e di facile pretesto all'entrata sul territo- 
rio peruviano di uno o di entrambi gli eserciti com- 
t^ttenti al di là del Loa. Chi non sa fin dove talvolta 
può lasciarsi trasportare il condottiero di un esercito 
invasore^ dallo sviscerato amore pei suoi connazionali 
posti a due passi da lui, che con ragione o senza in- 
vochino il suo aiuto; massime se questo fortunato con- 
dottiero appartenga ad una Nazione che diede sempre 

7. — Caivano, Guerra tt America, 



I04 CAUSE APPARENTI DELLA GUERRA 



prove non equivoche di soverchia tenere^^a pei suoi 
figli residenti alV estero? {\) 

Non è tutto ancora. La Bolivia che trovavasi com- 
pletamente sfornita di un buon armamento, la Bolivia 
che non ebbe mai un cannone neppure come semplice 
oggetto di curiosità, non poteva battersi col Chili senza 
prima armarsi qual si conveniva, ponendo da un lato 
i suoi vecchi fucili rugginosi di trenta o quaranta anni 
fa. Ma un armamento non poteva riceverlo che da due 
sole vie: o dair Atlantico, attraversando la Repubblica 
Argentina, via assai lunga e difficile, per non dire im- 
possibile; ovvero dal Pacifico, sbarcandolo in un porto 
del Perù, per poi introdurlo in casa propria passando 
pel territorio di quest'ultimo; giacché la costa propria 
del deserto di Atacama era tutta in potere del Cbin. 
Di una terza via pei confini del Brasile, non è a di- 
scorrere neanche. 



(i) Il giornale ufficiale del Perù, Ei Peruofto^ pubblicava il 
7 marzo la seguente notizia : « É partita oggi una divisione di 
soldati pel sud della Repubblica. Due ragioni hanno dettato que- 
sta misura al Governo : la naturale previdenza riguardo ad av- 
venimenti che potrebbero sopravvenire nelle nostre frontiere, t 
la necessità di conservare l'ordine pubblico in alcuni paesi del 
sud, dove, giusta le informazioni che il Governo ha ricevuto dij 
quelle autorit<^, si comincia a sentire una certa agitazione fra U 
colonia chilena e la boliviana. • Al pubblicare posteri ormeoie la 
notizia dell'arrivo di tali truppe ad Iquique, lo stesso giornale 
ufficiale soggiungeva: « In Iquique e suoi dintorni sono attuai' 
mente da dodici a quindicimila fra chileni e boliviani, i quali 
laddove mancasse una forza competente, non conterrebbero ■ 
fatto i loro impeti bellicosi : ecco evitato un primo pericolo. » 



FRA IL PERÙ ED Ih CHILÌ 105 



La Bolivia, è vero, non aveva marina; ma poteva 
dar patenti di corsari, come effettivamente le diede il 
26 marzo ; poteva acquistare qualche legno da guerra, 
una due corazzate, od anche semplici vapori mer- 
cantili armati all'occasione, cose tutte possibili; ed 
allora il Perù si sarebbe trovato seriamente minacciato. 
La Bolivia avrebbe sicuramente forzato i suoi porti, 
per provvedersi di un armamento; ed invece di far 
discendere i proprii eserciti fino al teatro della guerra 
prescelto dal Chili, attraverso le Cordigliere ed il de- 
serto di Atacama, per luoghi quasi assolutamente im- 
praticabili e deficienti di tutto, di viveri, di acqua e 
foraggi, essa avrebbe preferito la via relativamente fa- 
cile e spianata del Perù ; lanciandoli cioè sulla via 
usuale da La Paz a Tacna, per poi imbarcarli in Arica, 
come fece sempre in tempi di pace col consenso del 
Perù, per rinnovare le piccole guarnigioni dei suoi porti 
del deserto di Atacama, Antofagasta, Mejillones, Cobija. 
In vista di tante e tanto possibili emergenze, chi non 
iscorge la necessità pel Perù di tenersi bene armato 
per far rispettare la propria neutralità, e mettersi al 
coperto da ogni qualsiasi sorpresa, che poteva da un 
momento all'altro compromettere i proprii interessi e 
la stessa integrità del suolo nazionale? 

In ultimo poi bisogna non dimenticare le significan- 
tissime parole dette dal medesimo Presidente del Chili 
al Plenipotenziario peruviano, nella conferenza del 
24 marzo, che cioè : « Oggi stesso potrebbe il Chili 
firmar la pace con la Bolivia^ con danno del Perii..,. » 
cosa, eoa molto altro di assai peggio ancora, che il 



io6 CAUSE APPARENTI DELLA GUERRA 



Perù sapeva fìn da gran tempo, come diremo a suo 
luogo; e giudichisi da lutto ciò, se poteva il Perù ri- 
manersene in una neutralità inerme, in momenti e cir- 
costanze in cui tutto era minaccia per lui. 

Che il Perù non volesse la guerra, lo dicono abba- 
stanza, oltre i grandi e ripetuti sforzi che fece per ri- 
stabilire le buone relazioni di armonia fra il Chili e 
la Bolivia, il proprio malessere, e la quasi impossibi- 
lità materiale e morale nella quale sì trovava di lan- 
ciarsi in una impresa di tal genere; al che si aggiunge 
che la guerra col Chili, a cui era da ogni parte invi- 
tato e provocato, non gli offriva che la più sconfor- 
tante prospettiva : quella cioè di aver molto a perdere 
in una disfatta, mentre la vittoria anche più completa 
non poteva offrirgli nulla di positivo, oltre la sterile sod- 
disfazione della vittoria stessa. 

Che cosa avrebbe avuto il Perù da domandare al 
Chili dopo la vittoria? Nulla: non terre, perchè quelle 
del Chili, anche le migliori, sarebbero state per lui 
un inutile peso, e perchè non le ha da nessun lato 
ai suoi confini; e non danaro nemmeno, perchè sa- 
rebbe stato anche troppo se il Chili avesse potuto pa- 
gare, dopo anni ed anni, lo strettamente speso nella 
guerra ; sicché questa, anche nel più favorevole esito, 
non poteva che peggiorare la già tristissima sua posi- 
zione economica, senza apportargli vantaggio alcuno. 
La guerra, pel Perù, non avrebbe avuto altro scopo, 
che quello di comprare a caro prezzo un po' di pace; 
e certo non era nei suoi interessi di rompere la pace 
che cercava e di cui aveva tanto bisogno, unicamente 



FRA IL PERÙ ED IL CHILÌ 107 



per averla poi a comprare al prezzo di pesanti e dolo- 
rosi sacrifizii. 

* 

Come assai bene sapeva il Chili, il Perù traversava 
in quei momenti uno dei più difficili periodi della 
sua vita politica ed economica. I suoi ricchi depositi 
di guano erano già da più tempo divenuti per lui, 
come esporremo a suo luogo, anziché fonti di risorse, 
un sarcasmo ed una soma. I suoi non meno ricchi 
depositi di salnitro di Tarapacà - impegnati in piani 
economici, che la mala fede di mestatori politici e 
commerciali fece completamente rovinosi - correvano 
egual sone dei primi. Pieno di debiti - unico risul- 
tato positivo dei suoi tesori guaniferi e salnitrali - 
senza credito all'estero, e senz' altre risorse all'interno 
che le insufficienti rendite doganali ; ridotto da più 
anni, per sopperire ai più urgenti bisogni dell'ammi- 
nistrazione dello Stato, a ricorrere alla circolazione 
forzosa della moneta cartacea, che correva tutti i giorni 
a marcia forzata sul cammino della deprezzazione(i); 
involto da più anni ancora in una spaventevole crisi 
commerciale, che si manifestava a ripetuti e grossi 
colpi col fallimento delle più grandi case locali di 
commercio, ridotte a tanto dalla sopravvenuta insol- 
venza dei numerosi loro debitori - il Perù, economi- 
camente parlando, giaceva su di un vero letto di 
spine. 

(i) Nel marzo 1879, ^' ^S^o sul!' argento era del 90 per cento; 
e per le cambiali in oro all' estero, il sol in carta, del valore 
nominale di 48 penicchi^ non era calcolato che per 20 ptnicchi 
appena. 



VERE CAUSE 
DELLA DICHIARAZIONE DI GUERRA AL PERÙ 



■ I. Pcrchi il Chili volle ad ogni costo la gueira conUo il Perù. 
- Il Chili sapeva che il Peiù non era pronto alla guerra. — 
Lo stato ecoDomìco del Chili non era florido. - Il Chili volle 
pio6ltare delle sfavorevoli condiiioni del Peri. - Superioril.\ 
delle forze namli del Chili ■ come preparate. — Il Chili ap- 
profitta della deboleua ilei Perù iTascuiando ogni uso di pra- 
tiche diplomatiche. - A che tendessero le pressioni chilene 
per la dichiarazione ioimediata dì neulralilà. — Durezza della 
vili dei Chileni e toro governa oligarchico. — Tendenze atta 
conqiustjt. — It Chili liceltx i fuorusciti di altre nationi, e ali- 
menta le rivalili fra di esse. - Come tentò di inimicare la 
Bolivia col Peri ; n qual fine lo facesse. - Antiche asplra- 
àoal del ChìIÌ alla conquista. - Il Chili e il generale Que- 
»edo e la Bolivia. — Conseguente che sarebbero derivate dalla 
Benlralità del Perii. — La guerra intrapresa a danno delln 
Bolivia, era in effetlo diretta contro il l'erù. - Doeamenli. - 
§ a. La popnlazione chilena si divide in due classe: la classe 



Il VERE CAUSE DELLA DICmABAZIONE 

media non ha parte importante. - La plebe ì divisa in ptemtt, 
iuquilÌHOi, Irabajùdcrcs dt minai, - I pttnti. - Gli mguili- 
nes. - I trOajadorei di minat. - Il XKtii. - Prodotti del ChiD. 

- L'ArauciDia. — Aumento di popolaiione. — Commercio d'ìm- 
portEuioDe e di eiportuioDe. - Maleiiete economico del Chili. 

- La produzione dei grani del Chilt e loro esportuioDC. - 
l'roduiione del rame. — I Chileoì accorrono io folla nei de- 
serti di Tarapacì e di Atacama, - Il Perù prima non cura, 
poi riduce a privativa dello Stato I' eipoitaiione del nitro, - 
EmigradoDC del ^11/0 chlleno. - Crisi economica del Chili. - 
La conquista fu. credula l' unico modo d' uacir dalle stretteuc 

- La gelosìa non fìi 1' ultima cauia della guerra. - Pcrchi an- 
che le donne chilene acclamasseio alla guerra. 



§1 
A CHE MIRASSE IL CHILI 

abbiamo visto nel capitolo prcce- 

nte, mentre il Perù feceva tutti gli 

rrzi possibili per ottenere un ravvici- 

meiito fra il Chili e la Bolivia, ed 

ilare una guerra nella quale presto 

o tardi sarebbe stato forse obbligato a prender parte, 

il Chili dal suo canto si appigliò a quanti pretesti gli 

caddero sotto mano per trascinarlo al pia presto nella 

lotta. Perché ahi 

Se il Cbiri aveva delle ragioni per temere che il 
Perì), frustrati i suoi tentativi di conciliazione, si sa- 
rebbe schieralo contro di lui come alleato della Boli- 
via, perchè non attese che quello sì decidesse a tanto 
da se medesimo? 



DI GUERRA AL PERÙ II3 



Mercè la sorpresa del i4 febbraio, egli era già in 
possesso di quel deserto di Atacama che formava l'og- 
geno delle sue aspirazioni, senza che il cannone avesse 
tuonato ancora, e senza che il nemico vero, la Boli- 
via, si fosse mosso tuttavia a contenderglielo : perchè 
dunque precipitò così gli avvenimenti ^ Perchè chiamò 
egli stesso a raccolta il naturale ed il possibile difensore 
della sua preda, onde si affrettassero a disputargliela ? 

All'invadere il deseno boliviano di Atacama, il Chili 
era intimamente convinto che se la usurpazione o con- 
quista di SI ricco territorio doveva costargli una guerra, 
una vera e positi <ra guerra, questa non avrebbe avuto 
mai a sostenerla con la Bolivia solaniente, ma con la 
Bolivia e il Perù insieme. 

Confinata dietro la immensa catena delle Ande, nella 
quasi impossibilità di scendere con un esercito sulla 
costa del deserto attraverso il proprio territorio, per le 
grandi difficoltà topografiche da vincere, e per le ingenti 
spese che ciò avrebbe occasionato; senza porti proprii 
ne buoni né cattivi, perduti i soli che aveva nel deserto 
stesso; senza nessun principio di fiotta, senza armamento, 
e deficiente di mezzi per provvedersi di tutto ciò, la Bo- 
livia, lasciata sola contro il Chili, o non si sarebbe im- 
panata in una guerra, senonchè a parole, ricorrendo 
come nella prima usurpazione chilena del i842 ai sem- 
plici mezzi diplomatici, o avrebbe opposta al Chili, de- 
cìdendosi davvero ad una guerra, una cosi debole resi- 
stenza da render certa e sicura la vittoria di quest'ultimo 
senza sforzo alcuno, non ad altro servendo un cotal simu- 
lacro di lotta armata, che ad assicurar definitivamente a 



114 VERE CAUSE DELLA DICHL\R AZIONE 

quello il dominio e la proprietà del deserto, se non altro, 
a titolo d'indennità di guerra che in nessun altro modo 
avrebbe potuto la Bolivia sodisfare. Sicché il Chili 
avrebbe avuto in ogni caso partita vinta, rimanendo con 
poco o nessun sacrifìzio padrone delP ambito deserto 
di Atacama ; e tale era appunto il pensiero del Governo 
e del paese. 

A convincersi della piena esattezza di quanto diciamo, 
basta discorrere su tale argomento con qualunque chi- 
leno bene informato, che non abbia V astuzia o la di- 
gnità necessaria per saper tacere delle verità poco lu- 
singhiere pel proprio paese. Lo scrittore chileno scmi- 
uflBciale, Barro^-Arancu, uno dei meglio informati e che 
è bene addentro nei pensieri del suo Governo, dopo aver 
parlato della invasione del deserto di Atacama comin- 
ciata il i4 febbraio e compiuta nella seconda metà di 
marzo, scrive : « I chileni rimasero per tal modo pa- 
droni di tutto il deserto di Atacama, fino ai confini del 
Perù. La guerra con la Bolivia era terminata di fatto. 
Il Chili non pretendeva fare una spedizione nelF in- 
terno di quel paese, pel solo piacere di fare una cam- 
pagna difficoltosissima e senza alcun risultato pratico. 
La Bolivia, per parte sua, a causa della singolare con- 
figurazione del suo territorio e delle invincibili diffi- 
coltà che le opponevano le montagne ed i deserti, non 
poteva portare le sue truppe fino al littorale. Questa 
situazione sarebbe durata chi sa quanto tempo, senza 
l'azione del Perù.... (i) » 



(i) Barkos-Arana, Hisloria de la Guerra dil Pacifico, pag. 70» 



DI GUERRA AL PERÙ 115 



Se la conquista del deserto di Atacama, ripetiamo, 
poteva e doveva costargli una guerra, solo avrebbe 
avuto il Chili a sostenerla con la Bolivia e il Perù in- 
sieme, o meglio col Perù, non potendo considerarsi 
la Bolivia che appena una semplice forza coadiu- 
vante; poiché mancando di flotta, di armamento e di 
danaro, tutte le quali cose doveva fornirle il Perù, 
altro non poteva dare, come più tardi fu dimostrato 
dai fatti, che un contingente più o meno scarso di uo- 
mini, che il Perù doveva armare e vettovagliare. Il 
Chili sapeva ciò assai bene quando invase il deserto 
di Atacama ; e sapeva pure che assai difficilmente 
avrebbe potuto evitare una guerra col Perù: il quale, 
a prescindere anche dalla sua alleanza con la Bolivia, 
doveva necessariamente vedere nelle tendenze del Chili 
e nella violenza colla quale le poneva in pratica, una 
gravissima minaccia contro se stesso. 

Alla guerra col Perù il Chili si trovava da lungo 
tempo preparato e deciso : quindi non gli faceva gran 
paura. Nondimeno, potendolo, senza ritirarsi dall' Ata- 
cama, l'avrebbe evitata con gioia ; e non già perchè 
gli dolesse averlo a nemico e misurarsi con lui. Tutto 
al contrario; una guerra col Perù, che terminasse colla 
sconfìtta di quest'ultimo, è stato sempre il sogno do- 
rato del Chili, fìno dall'epoca della indipendenza; so- 
gno dorato che ha rifatto e rivestito con cplori sempre più 
brillanti in diverseepoche ed occasioni, dal 1825 al 1879. 

Pienamente informato dell' alleanza Perù-boliviana, e 
del forte e giustificato interesse che aveva il Perù a 
tenerlo lontano dai proprii confini, il Chili sapeva non- 



Ii6 VERE CAUSE DELLA DICHIARAZIONE 



dimeno che il Governo del Perù non voleva la guerra, 
alla quale non si sentiva affatto preparato; e che so- 
lamente V avrebbe accettata come una dura necessità, 
dopo aver messo in opra ogni mezzo per evitarla. Ma 
sapeva pure, come senza nessun velo fu detto dallo 
stesso Presidènte del Chili al Plenipotenziario peru- 
viano, che era quello il miglior momento per misurarsi 
contro il Perù (i); il quale trovavasi eccezionalmente 
nelle peggiori condizioni possibili, e quindi estrema- 
mente debole, come giammai era stato f>er lo addietro, 
e come forse giammai più sarebbe tornato ad esser 
nell' avvenire : ossia con una squadra poverissima, in- 
sufficiente a resistere alla propria che mai fu più flo- 
rida; senza esercito, senza armamento, senza mezzi e 
senza credito in Europa per procurarseli, e per ultima 
lacerato dalle rivalità di partiti, da una guerra civile 
latente, pronta a scoppiare da un momento alP altro; 
sicché non avrebbe potuto concentrare nella guerra 
tutte le forze vive del paese, d'ordinario tanto supe- 
riori a quelle del Chili, così materiali come morali (2). 



(i) Vedi a pagina 77. 

(2) Ascoltiamo a questo proposito la voce dello storico chi- 
leno, e saremmo quasi per dire, del Governo chileno : 

« Il Perù attraversava in quei momenti (marzo ed aprile 1879) 
una situazione poco favorevole per imbarcarsi in avventure di 
guerra. A parte le difficoltà finanziarie, ogni giorno più incal- 
zantit la pace interna, minacciata poco prima dall' assassìnio del- 
l' ex-Presidente Pardo sulle porte del Senato, era così poco so- 
lida che il Governo credeva non poter vivere se non sotto il 
regime delle facoltà straordinarie e della sospensione della costitu- 
zione. » Barros-Arana, Historia de la Guerra del Pacifico, pag. 71 



DI GUERRA AL PERÙ 117 



Nonostante ciò, e per più che si sentisse per proprio 
conto preparato e sicuro del suo fatto, una guerra 
contro il Perù non lasciava d' impensierire alquanto il 
Chifi. Prevedeva facilmente che, anche andandogli tutto 
bene, sarebbe stata una guerra lunga, difficile, dispen- 
diosa, e le sue finanze non erano tanto prospere a 
segno da promettergli facilmente tutti i fondi di cui 
avrebbe avuto bisogno: tutto all'inverso, il paese con- 
torcevasi penosamente in una crisi finanziaria comin- 
ciata ed in continuo incremento da più anni indietro, e 
le casse dello Stato si trovavano in vera penuria. Go- 
deva, è vero, di un qualche credito all' estero, per la 
puntualità colla quale, in vista dei suoi progetti bel- 
lici ed a forza di sacrifìzii e strettezze interne, coprì 
sempre gl'interessi del suo debito estemo; e forse non 
gli sarebbe riuscito difficile il procurarsi con maggiori 
minori sacrifizi, le somme necessarie fino ad un 
certo punto. Ma era sempre una grossa partita che 
avrebbe giuocato(i). 

Il fatto ha provato che senza le grandi risorse che 
il Chili seppe procurarsi dai ricchi depositi di guano 

(i) Tnttochè il Perù non abbia opposto che un' assai debole 
resistenza, e che il Chili sia stato accompagnato da una for- 
tana di cui è rimasto esso stesso sorpreso e spaventato, sono già 
decorsi due anni, e la guerra dura ancora. 

A proposito della lunga durata della guerra, che nonostante 
le tante vittorie, sta convertendosi in una vera cancrena pel 
Chili, U giornale La Nacicti di Valparaiso in un notevole arti- 
cob del 7 maggio 18S1 diretto a censurare il Governo chileno 
per non aver saputo arrivare ad un trattato di pace dopo la resa 
di Lima, dice : « I nostri condottieri si erano imbattuti nella 



ii8 VERE CAUSE DELLA DICHIARAZIONE 



e di salnitro del Perù, di cui s'impossessò a tempo, 
difficilmente avrebbe potuto continuare la guerra fino 
alle sue ultime fasi, e molto tneno spiegare tutto quel 
lusso di eserciti, armamenti, , trasporti e facilitazioni 
di ogni genere, cui in gran parte è debitore delle sue 
vittorie. Nel discorso letto al Congresso Nazionale dal 
Presidente del Chili, il i^ giugno 1881, troviamo: 
< Si sono ottenuti valori considerevoli dalla vendita 
dei salnitri di Tarapacà (del Perù) che il Governo fece 
elaborare per suo conto fino al 2 ottobre 1880, pro- 
cedendo prima per vendite in subasta pubblica, ed 
affidandoli poi alla consigna:{ione di una casa rispet- 
tabile che ha corrisposto alla fiducia che in essa si 
pose.... La esportazione del guano solo ha potuto ef- 
fettuarsi limitatamente, non avendo ecceduto fino ad 
oggi di quarantamila tonnellate. > Con tutto ciò, ob- 
bligato fin dal principio della guerra a ricorrere alla 
moneta cartacea di corso forzoso - di cui si trovavano 
in circolazione il i® giugno 1881, come apprendiamo 
dallo stesso discorso presidenziale, ben venticinque mi- 
lioni dì pezzi forti; senza contare inoltre altri i5 o 18 mi- 
lioni in buoni del tesoro^ e senza contare neanche t 
parecchi milioni messi in circolazione, di moneta d^ ar- 
gento di scarso valore (i), o alterata, né le grosse 



vittoria senza saper come, e con quella facilità che la fortuna 
comunica ai suoi favoriti, crederono che dopo la vittoria colla 
quale si erano incontrati a caso, doveva anche presentarsi la pace 
a riceverli colle braccia aperte. * 

(i) « La fabbricazione di moneta di òassa Ugge, non solo ha sod- 
disfatte pienamente le urgenti esigenze del mercato, resistendo 



DI GUERRA AL PERO 119 



somme impegnate nell' acqubto dell' armamento, e che, 
grazie al suo credito in Inghilterra, non ha soddisfatte 
ancora (i® giugno 1881) eccettuati piccoli acconti - sif- 
fatta moneta fiduciaria era talmente caduta di valore fin 
dal principio, che in quello stesso i^ giugno 1881 sof- 
friva ancora un aggio del 60 per cento : quando cioè 
tTzno già quattro mesi e mezzo che le truppe chilene 
occupavano la Capitale del Perù, e che la guerra sempre 
felice pel Chili poteva dirsi terminata, almeno per le 
spese; mantenendosi in gran j)arte l'esercito di opera- 
zione colle imposte di guerra e le rendite doganali del 
Perù, come è detto nel medesimo discorso presiden- 
ziale anzi citato, nel quale si legge: e Coli' avanzarsi 
delle nostre armi, si è andato impiantando il regime 
doganale nei territorii occupati, afiSnchè la guerra cer- 
casse in se stessa il proprio alimento. > 

Onde i nostri lettori possano formarsi un giusto cri- 
terio dello stato economico del Chili, prima e dopo 
della guerra, ossia fino al i^ giugno 1881, nel quale 
questa era da più mesi terminata di fatto, ricorreremo 
ancora una volta alla voce ufficiale per eccellenza, al 
surriferito discorso del Presidente del Chili, che dice : 
< Per valutare con alcuna esattezza la situazione finan- 
ziaria della Repubblica, giudico opportuno manifestare 
che le entrate ordinarie dello Stato hanno raggiunto 



alle Yiolente alterazioni che ha sofferto il cambio, ma ha dato 
anche al tesoro nazionale una grossa somma di danaro per si- 
stemare le considerevoli spese della guerra. » 

Mtm9ria presentata dal Ministro delle Finanze al Congresso 
del Chili, nel giugno 1880. 

g. — Caivano, Guerra eF America. 



120 VERE CAUSE DELLA DICHIARAZIONK 

nel 1880 (ossia nel secondo anno della guerra) la somma 
di 27,992,584 pezzi. E vero che figurano in questa 
somma circa 2,3oo,ooo pezzi di entrata eventuale pro- 
dotta dalla redenzione dei censi. Figura pure il pro- 
dotto della vendita del salnitro (del Perù) per una 
somma che eccede i 4,ooo,ooo di pezzi; però questo 
prodotto cominciò ad essere sostituito, dall'ottobre, dal 
diritto di esportazione che, senza essere inferiore in- 
dubitatamente, offre il considerevole vantaggio della fa- 
cilità della sua percezione, senza gl'inconvenienti ai 
quali sono esposte le operazioni mercantili. La sola 
rendita doganale superò di circa 4,ooo,ooo di pezzi 
quella dell'anno 1879 (dell'anno in cui cominciò la 
guerra) e questo progresso non si è arrestato nell'anno 
corrente, essendo degno di notarsi che esso è dovuto 
alla estensione dei mercati, all'aumento della produ- 
zione ed al conseguente sviluppo dei consumi. > (Con- 
seguenze tutte del buon esito della guerra fin dal suo 
cominciare). 

Dedotti da queste cosidette rendite ordinarie del- 
l'anno 1880, lo straordinarissimo prodotto mai più ri- 
petibile della redenzione dei censi e quello dei quattro 
milioni della vendita del salnitro del Perù, nonché gli 
altri quattro milioni di aumento sulle rendite doganali 
- dovuto esclusivamente alle dogane tolte alla Boli- 
via - dette rendite ordinarie del Chili si riducono ap- 
pena a 17 milioni in circa di pezzi forti. Per poter 
comprendere e vagliare con giustezza la condotta del 
Chili negli avvenimenti che descriviamo, è bene non 
dimenticare questi dati statistici. 



DI GUERRA AL PERÙ 121 

Il Chili adunque, fermo sempre nel proposito di porre 
a profitto le eccezionali condizioni del Però, che rende- 
vanlo momentaneamente inferiore a lui nella lotta, per 
assicurarsi la conquista del ricco deserto di Atacama, 
il quale non doveva essere se non il primo passo di 
una conquista maggiore, come diremo appresso; e de- 
sideroso di esporre sé medesimo al minor numero pos- 
sibile di rischi, avrebbe risparmiato volentieri la guerra 
al Perù, quale alleato della Bolivia : ma a condizione 
che esso, venendo meno alla sua alleanza con que- 
st'ultima, avessegli lasciata piena libertà di azione contro 
di essa, dichiarandosi neutrale nel conflitto chìleno-boli- 
viano ; condotta che avrebbe segnata la rovina del Perù, 
e che conseguentemente avrebbe assicurato il trionfo 
di tutti i progetti chileni di proprio ingrandimento e 
pel presente e per l'avvenire, come vedremo più tardi. 

Urgeva però al Chili; per la buona riuscita di que- 
sti suoi segreti disegni, che la dichiarazione di neutra- 
lità del Perù arrivasse pronta, sollecita, immediata, 
onde non dargli tempo di armarsi e di uscire dalle 
difficili condizioni del momento, che, fino ad un certo 
punto, lo ponevano a sua discrezione; nel qual caso 
tutto sarebbe andato perduto per lui. 

La principale superiorità del Chili sul Perù veniva 
dalla inquestionabìle superiorità della sua flotta su 
quella dell'altro: e questa sua superiorità, che era di 
una importanza quasi decisiva in una guerra, biso- 
gnava non perderla ; bisognava sfruttarla prima che il 
Perù la facesse sparire con un aumento assai proba- 
bile delle sue forze navali. 



122 VERE CAUSE DELLA CttCHIARAZIONE 

In una guerra fra i due paesi, sopra immensi terri- 
torii in massima parte disabitati, e tutta la cui vita* 
lità risiede sulla estesissima spiaggia dell' oceano, in 
tanti piccoli e grandi centri separati gli uni dagli 
altri da grandi estensioni di arenales, di terreni are- 
nari di difficilissimo transito, privi di vegetazione e di 
acqua — il movimento degli eserciti con tutte le loro 
dipendenze è di una difficoltà e lentezza senza pari e 
solo può operarsi vantaggiosamente seguendo la via 
dell'oceano che bagna siffatte spiaggie; sicché può 
dirsi con ogni sicurezza di apporsi, che F esito dì una 
guerra dipende dalle flotte per un settanta per cento 
almeno. 

Oltre la certezza che nasce dalla semplice conoscenza 
dei luoghi, ciò fu pienamente provato dalla guerra 
della indipendenza americana contro la Spagna; la 
quale, tuttoché avesse più numeroso e migliore eser- 
cito delle sue Colonie, si per istruzione, come per di- 
sciplina e armamento, non potè più sostenersi, e cam- 
minò sempre di disfatta in dis&tta, dal momento che 
divenne inferiore a quelle nelle fòrze marittime. Men- 
tre la Spagna era obbligata a muovere difficilmente ì 
suoi eserciti, con lunghe e faticose marcie, ed a fra* 
zionarli assai spesso onde poterli con meno difficoltà 
vettovagliare, l' esercitò sempre compatto delle Colonie, 
o della indipendenza, approfittava della comodità e ra- 
pidità di movimenti che gli offriva la via marittima, per 
separarli, coglierli alla spicciolata e tagliarli a pezzi. 

La preponderanza militare fra le Repubbliche del 
Pacifico risiede nelle forze marittime, e non negli eser- 



DI GUERRA AL PERO 123 

—■■Il I \ u - - - m— 

citL Questo non fu mai un segreto pel Chili, fin dal 
suo primo esordire alla vita autonomica ; e poiché il 
possesso di questa preponderanza fu sempre una delle 
priacipali sue aspirazioni, s'affaticò sempre in tutti i 
modi possibili di toglierla al Perù, cui toccava di di- 
ritto per la sua maggiore importanza territoriale ed 
economica, prima col privarlo di flotta, e poi col crearsi 
esso stesso una flotta d' assai superiore. Lo privava una 
prima volta di flotta, con un atto di prepotenza (i), in 
queir epoca medesima di maggiore fratellanza, in cui 
combattevano insieme contro la Spagna le guerre della 
comune indipendenza. E posteriormente nel i836, men- 
tre il Chili disponevasi segretamente a portar la face 
della guerra nel Perù, si prevalse anzi tutto, come atto 
preparatorio, della piena pace esistente fra i due paesi, 
per sorprendere la flotta del futuro nemico ed impa- 
dronirsene (2). Più tardi il ChiFi trovò una via migliore 



(1) « Lord Cochrane (ammiraglio della squadra chilena) che 
aveva percoiso i porti di Colombia e del Messico per dar la cac- 
cia alle naW spagnaole* seppe al ritomo da una spedjsione tanto 
penosa quanto sterile, che le dette navi si erano arrese al Perù 
Reclamandole come sue, sol perchè le aveva perseguitate inde- 
fessamente, s' impossessò a viva forza della nave Venganza, che 
si trovava nelle acque di Guayaquil.... ed arrivato al Callao si 
impossessò dell'altra nave MonUzuma^ e sostituì alla bandiera 
del Pern quella del Chili. > 

S. LoKENTE, Historia del Perù, T. i, p. 66. 

(2) * La circolare diplomatica nella quale Santa-Cruz (Capo 
della Confederazione Perù-boliviana) manifesta i suoi sentimenti 
pacifici, è del ao agosto 1836. Immaginisi qual fìx la sua sor- 
presa al sapere che nella notte del giorno seguente 11 brigan- 



124 VERE CAUSE DELLA DICHIARAZIONE 

per preponderare sul Perù nel mare; e costruì con 
sacrifizii forse di molto superiori ai proprii mezzi, le 
due forti corazzate la Cochrane e la Blanco-Encaladay 
che possiede attualmente. Ciò nondimeno non dimen- 
ticò del tutto le gesta del 1822 e del i836, come ve- 
dremo in appresso. 

La flotta del Perù nel marzo 1879, come più volte 
s'è detto, era per se stessa dì gran lunga inferiore a 



tino Aquiles (legno da guerra chileno) si era impossessato di 
tutti i legni da guerra del Perù esistenti nella baia del Callao. 
Victorino Garrido era arrivato a quel porto (a bordo àxXVAquiUs) 
la mattina del 21 agosto.... ed era passato a visitare il Coman- 
dante di marina, per accertarsi dello stato indifeso dei legni pe- 
ruviani, e dare con sicurezza 1' assalto notturno che meditava.. . 
Alle 12 della notte del 2t agosto 1836, ottanta marinai diretti 
dal comandante Angulo (dell'Aquiles) si lanciavano sulla coperta 
dei solitarii legni peruviani, e senza nessuna resistenza li condu- 
cevano fuori della portata dei cannoni dei castelli. Alle due del 
mattino, quel disonorevole attentato, che allora si vantò come 
una prodezza eroica, era consumato ; e l' emissario del Chili si 
trovava nel caso di ritornare orgoglioso colla sua preda.... « 

Bbntamin Vicuna Mackenna (Storico chileno). Don Vùgo 
PortaUs. Seconda parte, p. 77 a 79. 

« U Aquiles ed il Colocolo, sole navi da guerra che aveva il 
Chili, presentaronsi amichevolmente nei porti del Callao e di 
Arica, poiché il Perù ed il Chili stavano in pace ; ed i loro Ca- 
pitani ed Ufficiali furono ben ricevuti e festeggiati : ma neU'alta 
notte, simultaneamente sorprendono nelle loro barche i pochi 
uomini che si trovavano a bordo delle navi peruviane disarmate, 
e se le portano via. S' impossessarono cosi di tutta la flotta 
del Perù. » 

PRUVONENA, Memorie e Documenti per la Storia del Perù, 
T. I, p. 410. 



t)I GUERRA AL PERÙ 12^ 



quella del Chili, anche indipendentemente dal cattivo 
stato nel quale accidentalmente si trovava. Ma il Go- 
verno di Lima aveva già dato incarico per acquistare 
in Europa una o due corazzate, che potessero tener 
fronte a quelle del Chili ; cosa che il Plenipotenziario 
cbileno in Lima conosceva pienamente — grazie alla 
poca abitudine che si ha in quel paese di saper con- 
servare un segreto — e di cui aveva sollecitamente 
informato il proprio Governo. Il Perù, è vero, non 
aveva né mezzi sp>editi né sufRciente credito, per fere 
tale acquisto colla stessa facilità colla quale ne aveva 
dato la commissione : ma oltreché non sarebbe stato 
punto difficile ottenerli dai fortunati possessori del suo 
guano — cui premeva più che ad ogni altro che esso 
non soffrisse alcun rovescio, onde potesse conserv^irli 
nel possesso del loro grosso tesoro — é pur troppo ri- 
saputo che soltanto nella spazzatura delle grandi case 
si trova assai spesso più che nello scrigno del povero: 
inoltre sarebbe bastato al Perù, come in altre oc- 
casioni, feire un appello alle nobili e generose sue 
donne, domandando ad ognuna, come soccorso alla pa- 
tria in pericolo, il più meschino dei suoi gioielli, per 
trovare ad esuberanza i fondi di cui aveva bisogno (i). 
A tutto ciò é mestieri aggiungere infine che, uscendo 



(i) Quando più tardi, nell' ottobre 1879, il Governo del Perù 
e la stampa si rivolsero alle signore peruviane per avere i fondi 
necessari! all'acquisto di una corazzata, che grazie alla inettezza 
degli uomini di Governo non fu mai comperata, le loro elargi- 
xioDÌ ammontarono in meno di 15 giorni alla somma di circa 
ni miiwni di lire italiane. 



126 VERE CAUSE DELLA DICHIARAZIONE 

dal campo delle ipotesi, il Rappresentante del ChiTi in 
Lima partecipava al proprio Governo con Nota del 
i5 marzo, che aveva delle buone ragioni per credere 
che un signor Canevaro^ incaricato dal Governo del 
Perù di acquistare le corazzate, aveva già trovato in 
Parigi, probabilmente dai detentori del guano, i fondi 
a tale scopo necessarii. 

Premeva quindi al Chili, per non perdere P occa- 
sione lungamente attesa e preparata, di non lasciare 
al Perù il tempo necessario di migliorare le sue forze 
marittime; e quindi di chiamarlo sollecitamente sui 
campi di battaglia, se non si decideva immediatamente 
a segnare la propria rovina colla dichiarazione della 
sua neutralità. Bisognava far presto, onde ottenere so- 
prattutto che i Governi neutrali d'Europa, supposto che 
il Perù avesse già acquistato le sognate corazzate, non 
le lasciassero uscire dai loro porti. L'ora della grande 
impresa era suonata; ed il dilemma propostosi dal 
Chili non ammetteva mezzi termini: o doveva bat- 
tere l' alleanza Perù-boliviana alla spicciolata e per 
mezzo de}l' alleanza stessa, dichiarandosi il Perù neu- 
trale; o doveva batterla tutta d'un fascio allor allora, 
nel solo momento proprio nel quale essa era inferiore 
a lui. 

Contro questo segreto disegno del Chili da gran 
tempo maturato, prima che il Perù assumesse il ca- 
rattere di mediatore e prima che quello invadesse il 
territorio boliviano, il che fu conseguenza e non causa, 
non si elevava che un solo ostacolo : la lentezza delle 
forme ammesse dagli usi diplomatici. Ma queste, 



DI GUERRA AL PERÙ 127 

come s^ è visto, non potevano essere un serio ostacolo 
per un paese che non si era fatto scrupolo alcuno di 
entrare audacemente in una guerra di conquista, sotto 
il più futile dei pretesti, colla invasione del deserto di 
Atacama: deserto da cui non volle uscire a nessun 
costo, neppur quando la mediazione peruviana gli 
offriva di fargli dar causa vinta dalla Bolivia su tutti 
i pretesti che mise innanzi per impossessarsene. Per 
chi si accontenta di pretesti, questi non fanno mai 
difetto. 

Il Governo del Chili comprendeva perfettamente il 
grande e positivo interesse che aveva il Perù dMmpe- 
dire la sua conquista dell' Atacama; e conscio della 
▼era condizione del Perù e di tutto quanto si passava 
in Lima, sapeva fin dal febbraio, per mezzo del suo 
Rappresentante ivi accreditato, che (come questi gli 
telegrafava ancora in quel medesimo 4 marzo, in cui il 
Plenipotenziario peruviano arrivava a Valparaiso per 
offrire la mediazione del suo Governo) « il Governo pe- 
raviano aveva timore della guerra; ma che eccitato 
dalla opinione pubblica, iaceva apparecchi senza deci* 
dersi. » Ed affinchè questo timore della guerra, aumen- 
tato dalla quasi certezza ed imminenza del pericolo, si 
sovrapponesse ad ogni altra considerazione nell'animo 
dei governanti del Perù, preparò sotto mano, o lasciò 
preparare, il minaccioso ricevimento che il Plenipoten- 
ziario peruviano si ebbe al suo arrivo a Valparaiso, 
seguito dal grave attentato contro il Consolato del 
Perù; fotti, che da per sé soli ayrebbero forse ba* 
stato io altre circostanze a spingere il Perù alla guerra. 



128 VERE CAUSE DELLA DICHIARAZIONE 



Non contento di ciò, sappiamo pure che lo stesso Pre- 
sidente del Ghiri ebbe a dire al surriferito Plenipoten- 
ziario in due occasioni, e quando appunto più viva- 
mente lo sollecitava perchè il Perù dichiarasse la propria 
neutralità, che i suoi uomini di guerra lo sollecitavano 
ad un rompimento col Perii che consideravano in quei 
momenti meno forte del Chili; e poscia : che terminava 
di prendere alcune determinas^ioni intomo alla guerra 
col Perii, guerra dì cui non era parola ancora, e di cui, 
nello stato delle cose e pel carattere di amichevole me- 
diatore che aveva assunto ed esercitava con piena buona 
fede il Perù, non avrebbe dovuto esser neanche il so- 
spetto. 

Come abbiamo detto, tutto ciò non aveva che un solo 
scopo : quello di esercitare una pressione col timore di 
una prossima e certa guerra, nella quale il Perù avrebbe 
avuto a soccombere, neir animo del Plenipotenziario pe- 
ruviano, e per esso dei governanti del Perù, onde deci- 
derli a dare prontamente la chiesta dichiarazione di 
neutralità. E per rendere loro ancora più facile il cam- 
mino su questa via della neutralità, al timore del pe- 
ricolo aggiungeva anche il Governo chileno la lusinga 
di mostrarsi animato dalle migliori intenzioni verso la 
Bolivia, e principalmente poi verso il Perù, una volta 
che questo si fosse dichiarato neutrale. A tale scopo 
tendevano: primo, i progetti di amichevole concilia- 
zione con la Bolivia, colla mediazione del Perù, messi 
innanzi dal Santa-Maria e poi dal Presidente e dal Mi- 
nistro degli Affari Esteri, e quindi ritirati bruscamente, 
per poi ritornare a parlar di essi come cosa più che 



D£ GUERRA AL PERÙ 129 

fattibile anzi certa quasi, dopo che il Perù si fosse 
dichiarato neutrale, nella calma e tranquillità degli 
animi: secondo, le esplicite offerte che spontaneamente 
faceva il Presidente del Chili al Plenipotenziario pe- 
raviano, di soccorrere il Perù cogli eserciti chileni, nel 
caso in cui per la sua dichiarazione di neutralità o per 
altro motivo qualunque, dovesse un giorno trovarsi in 
guerra con la Bolivia. 

In ultimo, a compimento di tutto ciò e della doppia 
pressione, del timore e della lusinga, ricorderanno an- 
che i nostri lettori la prospettiva di un tradimento da 
parte della Bolivia, che il Presidente chileno fece ba- 
lenare agli occhi del Plenipotenziario peruviano; ossia 
la possibilità che la Bolivia si ponesse d'accordo col 
Chili, per procedere insieme contro il Perù. 

Tutto ciò, ripetiamo, mirava a stringere il Perù da 
tutti i lati, per strappargli una dichiarazione di neu- 
tralità nel conflitto chileno-boliviano; dichiarazione 
che, come s*è detto innanzi, sarebbe stata la rovina 
del Perù. 

Per poter comprendere tutta la gravità che avrebbe 
avuta pel Perù la dichiarazione di neutralità incondi- 
zionata che sollecitava da lui il Chili, bisogna cono- 
scere anzitutto certi precedenti indispensabili, che cer- 
cheremo di esporre colla maggior brevità possibile. 

Come nell'epoca coloniale, la Capitania Generale del 
Chili era la più povera Colonia che la Spagna avesse 
nelle Americhe — la sola dalla quale non ritraesse al- 
cun profìtto e che, non bastando neppure a se stessa, 
era invece obbligata a soccorrere ; al quale scopo cu- 



I30 VERE CAUSE DELLA DICHIARAZIONE 

rava che tutti gli anni le fossero inviati dal Viceré del 
Perù trecentomila pezzi forti, che ordinariamente si tra- 
smettevano in tanto tabacco — così la Repubblica del 
Chili, dopo la indipendenza, fu del pari la più povera 
fra le sue consorelle del Pacifico (i). 

La povenà che, in un certo stadio della vita del- 
l' uomo come dei popoli, è un beneficio — quando cioè 
non arrivati ancora a quel grado di civiltà in cui le 
ricchezze tendono principalmente a nobilitare le forze 
delP anima, aprendo nuovi e più vasti campi alla loro 
attività, servirebbero invece ad infiacchirle ed invilirle 
sempre più nel lurido pantano di un ozio seminato di 
vizii — obbligò i chileni a cercare, in un lavoro assi- 
duo e pesante per la poca fertilità del suolo, i mezzi 
della giornaliera sussistenza. 

E, poiché quando si è obbligati a lavorar bene e 
meglio per vivere, non si ha il tempo né i mezzi di 
addarsi al triste giuoco delle rivoluzioni ed altri intemi 
pettegolezzi, massime se i soli che possono fornire gli 
elementi del lavoro, e quindi della vita, sono quei po- 
chi appunto nelle cui mani é concentrata tutta la somma 
del potere pubblico, come avvenne da principio nel 
Chili -la sua popolazione si accostumò di buon'ora ad 
una vita ordinata e laboriosa. 

Come s' e accennato, la somma del potere pubblico 
nel Chili è concentrata in poche mani. Questo è un fatto 



(i) Nei primi anni della vita politica del Chili, il bilancio 
dello Stato non oltrepassava i 600,000 pezzi, ossia tre milioni 
di lire italiane. 



DI GUERRA AL PERÙ 131 

che nessuno saprebbe negare. Le poche famiglie di 
origine spagnuola, che nei tempi coloniali si stabilirono 
definitivamente nel Chili, s'impadronirono a tempo 
della sola ricchezza che allora offriva il paese : le 
terre. Trovatesi perciò, quando fu proclamata la Re- 
pubblica, le sole proprietarie del suolo, da cui biso- 
gnava procacciarsi col lavoro il pane quotidiano ; ed 
oltre a ciò le sole che godessero di una certa civiltà, 
il resto della popolazione trovandosi involta in una 
quasi barbarie che in gran parte dura tuttavia — non 
fìi loro difficile di organizzare ira di esse, sotto il nome 
di repubblica, una specie di oligarchia mascherata, che 
le stesse cagioni, potentemente coadiuvate da un si- 
stema di governo forte ed estremamente rigido, hanno 
prolungato fino ad oggi (i). 

Liberi dall' incubo dissolvente delle rivoluzioni ende- 
miche, i governanti del Chili attesero assiduamente a 
migliorare con qualunque mezzo le condizioni del paese. 
E scorgendo i vicini Stati continuamente involti in 
disordini intemi, su di essi principalmente rivolsero 
le loro mire; sapendo bene che, come in generale 



(i) Fino air epoca della sua indipendenza, il Chili non ebbe 
che un ristrettissimo numero di Scuole elementari, un meschino 
Seminario, un ancor più meschino Collegio nei chiostri di un mo- 
nastero, ed una piccola Università molto povera di professori, 
ad uso esclusivo dei 6gli e discendenti dei coloni spagnuoli ; e 
ciò dalla metà appena del secolo XVIII. La prima tipografìa 
che salutò il Chili, fu sbarcata nel porto dì Valparaiso Y anno 
1812. n Perù ed il Messico invece ebbero tipografie fin dal 
secolo XVI. 



132 VERE CAUSE DELLA DICHIARAZIONE 



avviene di tutti quelli che sono lacerati da fazioni po- 
litiche, 1 loro Governi dovevano necessariamente essere 
poco curanti dei veri interessi nazionali e sommamente 
deboli all'estero. 

Prima loro aspirazione fu la preponderanza nel Pa- 
cifico, onde assicurare al commercio nazionale, con più 
o meno discapito dei vicini, i maggiori vantaggi pos- 
sibili; e la prima manifestazione positiva di questa loro 
aspirazione successe l'anno iSBy, a motivo della G)n- 
federazione Perù-boliviana, creata dal generale Santa- 
Cruz. Colto il pretesto che alcuni profughi peruviani 
invocavano in Santiago il soccorso del Chili per rì- 
staurare la forma del governo patrio, che si diceva com- 
promesso dal dispotismo di Santa-Cruz, il Governo 
chileno invase due volte il territorio del Perù : prima 
con un piccolo esercito che ritornò indietro quasi im- 
mediatamente, dopo aver conchiuso col Governo fede- 
rale un Trattato di pace che esso disapprovò; e poi con 
un esercito più numeroso, composto in parte di pro- 
fughi e malcontenti peruviani. Quando questo secondo 
esercito sbarcava in prossimità di Lima, trovò che la 
Confederazione era stata già disciolta dal Presidente 
del Perù, il quale lo invitava perciò a ritirarsi, per 
esser cessato il suo scopo, quello almeno sotto il cui 
pretesto erasi mosso dal Chili. Nonpertanto, anziché 
ritirarsi, esso si battè col piccolo esercito di quest'ul- 
timo cui vinse, e che poi incorporò nelle sue file per 
battere insieme l' antico esercito della Confederazione, 
tuttavia esistente, ossia di Santa-Cruz, e collocare alla 
presidenza del Perù il generale Gamarra, capo dei prò- 



DI GUERRA AL PERÙ 133 

fughi e malcontenti peruviani che avevano invocato 
r aiuto chileno. 

I veri scopi del Chili in questa guerra erano due : di- 
struggere nel suo nascere la Confederazione Perù-boli- 
viana, contro la quale non avrebbe potuto mai più lot- 
tare una volta che si fosse consolidata, ed esìgere dal 
Perù l'abolizione di due leggi che danneggiavano gran- 
demente il commercio chileno ; l' una cioè che dichiarava 
Anca porto franco, e T altra che imponeva ai bastimenti 
commerciali di provenienza europea una doppia tariffa, 
che per quanto fosse modica per quelli che arrivavano 
ai poni peruviani senza aver fatto scalo in quelli del 
Chili, altrenanto era gravosa nel caso contrario : ed al- 
lora solamente l'esercito chileno ritornò in patria, quando 
ebbe raggiunto entrambi questi due scopi. 

D'allora in poi il Chili non lasciò mai più di prendere 
una parte molto attiva, sebbene indiretta, negli affari in- 
temi del Perù e della Bolivia, fomentando sempre con 
tutte le sue fòrze, e quella rivalità fra i due paesi che fu 
runico retaggio della estinta Confederazione, e le in- 
teme discordie dei partiti con le conseguenti guerre inte- 
stine di entrambi. 

Dopo il Gamarra, iu sempre nel Chili, dove erano 
amorevolmente accolti e secondati nelle loro mire, che 
rifugiaronsi costantemente tutti i malcontenti e rivoltosi 
così del Perù come della Bolivia. Per non parlare che 
dei casi più notevoli, appunto nel Chili, dove poi ricevè 
il grado di generale chileno, si rifugiò Panno 1868 
fallora colonnello pemviano M. I. Prado, che una ri- 
voluzione sbalzava dalla presidenza del Perù, alla quale 



134 VERE CAUSE DELLA DICHIARAZIONE 

era arrivato per mezzo di una dittatura da lui stesso 
due anni innanzi guadagnata sui campi rivoluzionarìL 
Fu nel Chili dove si organizzò, colla connivenza e prote- 
zione del Governo chileno, e da dove partì Panno 1872 
la spedizione del generale boliviano Quevedo, che do- 
veva portare e portò per la centesima volta la trista 
&ce della rivoluzione nella Repubblica di Bolivia. Fu 
nel Chili dove si ricovrò dal 1872 al 1879 l'instanca- 
bile rivoluzionario peruviano Nicolas de Pierola; in 
quel Chili, dove, sotto gli occhi e col beneplacito delle 
autorità locali, organizzò le tante rivoluzioni colle quali 
afflisse e sconquassò il Perù, durante quei setti anni, 
e che furono una delle principali cause per cui il Perù 
si trovasse così disorganizzato e impotente al sorgere 
del conflitto chileno-boliviano, nel quale fu per la sola 
accidentale impotenza travolto. 

Mentre fomentava le discordie interne che dovevano 
debilitare sempre più di giorno in giorno il Perù e la 
Bolivia, il ChiFi dava pure continuo alimento alla ri- 
valità fra i due paesi, che ambi ereditarono dalla effi- 
mera loro Confederazione; e ciò per poterli poi battere 
a suo bell'agio, sia separatamente, sia colf alleanza ogni 
volta di uno dei due, per indi fare lo stesso coll'altro^ 
onde arrivare al sodisfacimento di tutte le sue aspira- 
zioni di molto cresciute per via, e che non furono mai 
un mistero per chiunque volle saperle. 

Ingigantito dal primo successo della campagna ini- 
ziata l'anno 1837, ^^ ^^'^^ °^^ ^^ accontentava più dei 
semplici vantaggi commerciali allora ottenuti. Cominciò 
la febbre della conquista, per dare uno sfogo ed un la* 



DI GUERRA AL PERÙ 135 

voro più proficuo alla sua popolazione che intisichiva 
sulle proprie terre, ed aumentare insieme le scarse ren- 
dite dello Stato; e fu a quella che dedicò tutte le sue 
cure. Dopo i fatti già narrati del i842, venne la voglia 
d' impadronirsi del ricco deserto boliviano di Atacama. 
Più tardi, dopo la scoperta del carbon fossile sotto le nevi 
della costa patagonica, sullo stretto di Magellano, fu 
assalito da una seconda voglia, non meno tenace ed 
ardente, di strappare alla Repubblica Argentina T im- 
menso territorio della Patagonia fin allora tenuto da 
quella dimenticato. E finalmente, più tardi ancora, messi 
gli occhi sui ricchissimi depositi di salnitro del deserto 
peruviano di Tarapacà, confinante con quello di Ata- 
cama, non potè resistere ad una terza voglia di porlo 
all'ombra della bandiera chilena, se non altro, per li- 
berarlo dal perpetuo sgoverno del Perù, sì come inten- 
deva appropriarsi l'Atacama j?er sottrarlo^ in beneficio 
del commercio chileno e straniero, dalla perpetua anar- 
chia della Bolivia (i). 

La Repubblica della Bolivia, s'è detto più volte, è uno 
stragrande territorio posto dietro V immensa catena delle 
Ande, nella parte centrale del continente, senz^ altra 
uscita al mare che quella pur troppo meschina e in- 
felice del deserto di Atacama; sicché pei bisogni di 
due terzi almeno del suo commercio è obbligata a va- 
lersi del porto peruviano di Arica ; ciò che, fino ad un 



(i) Pensiero espresso dal Presidente del Chili il 19 marzo 1879, 
al Plenipotenziario del Perù, come si legge nella corrispondenza 
officiale di quest'ultimo del 20 marzo 1S79. 

', — e AI VANO, Guerra d'America, 



136 VERE CAUSE DELLA DICHIARAZIONE 



certo punto, la colloca in uno stato di perpetua ser- 
vitù verso il Perù; il quale non avrebbe che a negare 
il transito sul proprio territorio alla merce boliviana, 
perchè quella rimanesse quasi sequestrata in casa sua. 
Ed ecco appunto l'arma di cui si servì il Chili dal i842 
in poi, per cercar di convertire la Bolivia in acerrima 
nemica del Perù. 

La Bolivia, dicevano gli uomini politici del ChiFi a 
quei di quel paese, ed in ispecie ai rivoluzionarii che 
accoglievano e favorivano in casa propria, non già 
dello sterile ed inservibile deserto di Atacama ha bi- 
sogno, ma della provincia peruviana di Tacna col suo 
magnifico porto di Arica; questo è innegabile: chela 
Bolivia adunque ceda l'inutile deserto di Atacama al 
Chili, e cerchi di acquistare colP appoggio e P alleanza 
di quesf ultimo, la provincia peruviana di Tacna col 
suo porto di Arica ; ecco la sola, la vera rettificazione 
di confini che la giustizia e gì' interessi di Bolivia re- 
clamano. 

Sarebbe forse difficile rinvenire un solo uomo poli- 
tico di Bolivia, che una volta almeno non si sia in- 
teso susurrare negli orecchi siffatto progetto da quelli 
del Chili; progetto appunto al quale riferivasi il Pre- 
sidente del Chili, con una semplice trasposizione dei 
verbi potere e volere, quando diceva al Plenipoten- 
ziario peruviano, come già sappiamo, che poteva ii 
Chili far la pace con la Bolivia a danno del Perù, se 
così avesse voluto. 

Nondimeno in quel progetto non si manifestava che 
una parte solamente delle vere intenzioni del Chili; 



DI GUERRA AL PERÙ 137 

l'altra, forse la più importante, rimaneva nascosta fra 
le pieghe, per mostrarsi quando il Chili e la Bolivia 
si sarebbero trovati colle armi alla mano contro il Perù. 
Fra il deserto di Atacama, che il Chili diceva apertamente 
di voler far suo, e la provincia peruviana di Tacna, che 
intendeva dare alla Bolivia, trovasi l'appetitoso deserto 
peruviano di Tarapacà, che tanti milioni ha dato, dà e 
darà col suo salnitro. Poiché si trattava di rettificare 
i confini, non era del caso di lasciare al Perù un pezzo 
di territorio che sarebbe rimasto al di là della sua nuova 
linea di confine con la Bolivia; e poiché questa, d'altro 
non avea bisogno per porsi in comunicazione coU'oceano, 
che della sola provincia di Tacna col suo porto di Arica, 
veniva in conseguenza che il deserto peruviano di Tara- 
pacà, come quello di Atacama popolato di chileni, toc- 
cava di diritto al Chili, se non per ragione, per for^a 
almeno, come é detto nel motto della divisa della Re- 
pubblica, scritto sulla propria moneta: « por la razon 

O LA FUERZA. > 

Il giornale più autorevole del Chili, El Ferrocarril, 
che si stampa in Santiago, scriveva nelle sue colonne 
editoriali nel settembre del 1872: a Fra il Chili e la 
Bolivia non vi é antagonismo d'interessi, né vi sono 
questioni utili di frontiera. Queste questioni esistono 
solamente fra la Bolivia ed il Perù. E la Bolivia quella 
che può guadagnare, acquistando una parte del litto- 
rale peruviano. Al Chili non fa bisogno il littorale di 
nessuno (!). Ecco la verità. Perciò, se la Bolivia desidera 
rettificare le sue frontierey deve essere nostra alleata e 
non nostra nemica^ invece di farsi l'alleata del Perù e 



138 VERK CAUSE DELLA DICHIARAZIONE 

la nemica del Chili, che nulla guadagna e nulla perde 
se la Bolivia ha dei buoni o cattivi porti, e se sta vicina 
o lontana dal mare per fare le sue esportazioni. « 

Ecco lo schizzo della politica chilena. Qui appresso 
ne vedremo la fotografia. 

Nello stesso anno 1872 e nello stesso mese di set- 
tembre, un insigne pubblicista boliviano, Julio Mende^y 
scriveva nel giornale La Patria di Lima una serie di 
dotti articoli sugi* interessi generali dell' America me- 
ridionale, e sulle tendenze dei suoi diversi Stati. Da 
uno di essi togliamo le parole seguenti : or 11 Chili ha 
compreso che passando il fiume PaposOy opera contro 
la stabilità della Bolivia e del Perù. La Legazione che 
negoziò il Trattato di limiti del 1866 con Melgarejo. 
lasciò nell' animo del Dittatore boliviano T incessante 
conato di romperla col Perù. Melgarejo terminava gli 
accessi delP ubbriachezza (assai frequenti) lanciando la 
sua vacillante persona in campagna contro il Perù, in 
cerca di quella rettifica\ione di frontiere che il Chili 
consiglia alla Bolivia, da che col famoso Trattato di li- 
miti del 1866 le tolse il suo territorio ed i suoi tesori. 
La erezione delle dittature di Bolivia e del Perù, alla 
cui ombra intrigò nel 1866, hanno insegnato al Chili 
di omologare la guerra civile in ambo i paesi. Le cro- 
ciate partiranno nell'avvenire dal Chili sopra ambo i 
centri; ed il motore che deve mutar la scena in Bo- 
livia non entrerà in azione, se non dopo aver cambiata 
quella che gli sia avversa nel Perù.... La scuola inter- 
nazionale che è sorta nel Chili vuole che la Bolivia, 
dopo di aver ceduto al Chili il suo deseno di Atacama. 



DI GUERRA AL PERÙ 139 



si faccia sua alleata per smembrare il Però, onde venga 
ad essere il Chili T unico gigante del Pacifico. > 

Come si vede, le antiche aspirazioni del Chili, più 
meno realizzate colla vittoria delle sue armi conqui- 
statrici, non erano un segreto per nessuno fin dal 1872; 
poiché si discutevano pubblicamente nei giornali da 
chileni e boliviani, nel Chili e nel Perù, come la più 
semplice cosa del mondo. 

In quell'anno 1872, che a quanto sembra fu l'epoca 
nella quale le antiche aspirazioni del Chili, vestendo 
la loro forma più semplice e determinata, divennero 
anche più ardenti e più attive, gli uomini di Governo 
del Chili s'affaticarono più che mai in tutti i sensi e 
modi, per fare accettare i loro progetti dagli uomini 
politici della Bolivia di tutti i partiti : ossia tanto dalla 
fazione dominante che aveva nelle mani le redini dello 
Stato, quanto dalla fazione avversa, i cui capi, come 
al solito, stavano organizzando nel Chili una delle tante 
rivoluzioni che insanguinarono la Bolivia - quella stessa 
appunto che capitanava il generale Quevedo di cui par- 
lammo già. 

Non potendo sapersi anticipatamente da parte di chi 
rimarrebbe la vittoria nella lotta che era per impegnare 
nella Bolivia la rivoluzione, che col favore del Chili 
stava preparando in Valparaiso il general Quevedo, i 
politicanti chileni crederono prudente trarre separata- 
mente neUe loro idee e il Rappresentante ufficiale del 
Governo boliviano e il capo della rivoluzione; e ciò 
facevano essi tanto per vincere sempre, se era possi- 
bile, sia col Governo sia colla rivoluzione, quanto per 



I40 VERE CAUSE DELLA DICHIARAZIONE 



poter determinare la misura delle simpatie che biso- 
gnava accordare a ciascheduno dei due. È questo ud 
fatto tanto grave come criterio di moralità politica, che 
noi, punto partigiani del sistema delle doppiezze, non 
ci saremmo creduti affatto autorizzati a dargli posto 
in queste nostre pagine, se oltre le assicurazioni rac- 
colte sopra luogo da stimabilissime individualità molto 
bene informate, non ne avessimo fra le mani la prova 
scritta in documenti di carattere ufficiale, che i no- 
stri lettori troveranno in appendice in fondo al pa- 
ragrafo. (*) 

Gli uomini politici della Bolivia di tutti i partiti, 
quei medesimi che invocavano l'aiuto del Chili, per 
organizzare le loro guerre intestine, non si prestarono 
mai a dividere e secondare i segreti maneggi chileni. 
Fedeli ai patti intemazionali, in mezzo a tutti i loro 
dissidii interni, essi si studiavano di conservare il pro- 
prio, senza mai desiderare V altrui. Ciò però non servì 
punto d' esempio ai politicanti chileni, ne valse mai a 
farli desistere dalla tanto insidiosa propaganda contro 
il Perù: essi che, per collocare il proprio paese al di- 
sopra dei vicini nella stima del mondo, menano con- 
tinuamente strepitoso vanto dell'assenza in casa loro 
di quelle guerre civili che sono la rovina degli altri 
- il che per altro non è punto un merito, come si sa, 
ma il necessario risultato di un poco invidiabile stato 
di cose - non lasciarono mai di tendere agguati alla 
moralità internazionale della tanto vilipesa Bolivia; e 
le antiche suggestioni dirette ad armare la Bolivia con- 
tro il Perù, trovarono ancora la via di far sentire la 



DI GUERRA AL PERO 141 

loro insidiosa voce, quando già tuonava superbo il can- 
none della conquista. 

Il progetto di un' alleanza chileno-boliviana, che do- 
veva fruttare alla Bolivia non solamente la provincia 
di Tacna, ma tutto il dipartimento peruviano di Mo- 
quegua, con ì porti di Arica e Islay, era quasi uffi- 
cialmente proposto al Presidente della Bolivia, generale 
Hilarion Daza, dall' ex-Console del Chili in Bolivia, con 
lettere amichevoli dei giorni 8 e 11 aprile 1879. Dette 
lettere che i nostri lettori troveranno in appendice (**) 
in fine del paragrafo, divennero presto di pubblica ra- 
gione, ed il Presidente della Bolivia, onde allontanare 
ogni sospetto contro di sé, ne Eaceva trasmettere copia 
al Governo del Perù per mezzo della Legazione boli- 
viana. E qui è da avvertire: primo, che T ex-Console 
chileno Justiniano Sotomayor, autore di dette lettere, 
era stretto congiunto di due altri Sotomayor che figu- 
ravano, uno massimamente, tra i principali direttori 
della politica chilena; secondo, che in queste lettere, 
come notava il Plenipotenziario boliviano al rimetterle 
al Gabinetto di Lima, all' offrirsi alla Bolivia una parte 
del territorio peruviano, si lasciava fuori, e quindi im- 
plicitamentCf pel Chili, come dicemmo innanzi, il ricco 
deserto peruviano di Tarapacà posto fra l'offerto di- 
partimento di Moquegua ed il deserto boliviano di Ata- 
cama che il Chili faceva suo; terzo, che detta proposta, 
riprodotta nell'aprile 1879, quando già il Perù era stato 
trascinato nella guerra a solo titolo di alleato della Bo- 
livia, importava per quest' ultima, laddove, affascinata 
dal forte guadagno che le si prometteva, P avesse accet- 



142 VERE CAUSE DELLA DICHIARAZIONE 



tata, non più una combinazione politica più o meno di 
mala fede, ma il più iniquo forse di tutti i tradimenti che 
giammai insozzarono il mondo. 

Ne ciò spaventi i nostri lettori ; perchè di questi tristi 
maneggi ne sentiremo ancora a parlare più tardi sui 
campi di battaglia, quando una colpevole ritirata del Pre- 
sidente della Bolivia, general Daza, colPesercito che aveva 
ai suoi ordini, lasciava facilmente vincere al Chili quella 
prima battaglia campale di Dolores^ o San Francisco, che 
decise dell'esito della guerra. 

Le parole più volte ricordate, che il Presidente del 
Chili lanciava a brucia pelo sul viso del Plenipotenzia- 
rio peruviano, che cioè avrebbe potuto far la pace con 
la Bolivia a danno del Perù, se avesse voluto, non erano 
adunque che la fedele espressione del principale obbiet- 
tivo della politica chilena; solo dovendosi toglier fuori 
quel se avesse voluto, poiché non fu la volontà che 
mancò mai, ma il potere, per la mancata acquiescenza 
da parte della Bolivia. 

Ritornando ora alla dichiarazione di neutralità del 
Perù, che si instantemente sollecitava il Gabinetto di 
Santiago, non è difficile comprendere tutto ciò che sif- 
fatta domanda avea di subdolo, per le gravissime con- 
seguenze che avrebbe tratte seco a danno del Perù. 

Non avendo a lottare che con la sola Bolivia, ripe- 
tiamo, la vittoria del Chili sarebbe stata non solo sì- 
cura, quanto a buon mercato, con poco o nessun sa- 
crifizio cosi di persone come di danaro. Ma non era 
questo il solo vantaggio che il Chili pensava trarre 
dalla neutralità del Perù, né il più importante. Il vero 



DI GUERRA AL PERÙ 143 

e principale vantaggio consisteva nell' odio e nel de- 
siderio di vendetta, che avrebbe necessariamente inge- 
nerato in ogni animo boliviano contro il Perù la neu- 
tralità di quest'ultimo, già legato alla Bolivia da un 
trattato di alleanza difensiva. 

Abbandonata dal Perù, a dispetto dell' antico patto 
d^ alleanza, nella lotta disuguale provocata dal Chili, 
la Bolivia avrebbe alfine indubitatamente accettato gli 
insktenti progetti del Chili - che offerti sulla punta della 
spada del vincitore si sarebbero presentati come una ne- 
cessità ed una salvazione - di far causa comune con lui 
contro il Perù: e certo ne avrebbe avute tutte le ragioni 
possibili, tanto per vendicarsi dell' offesa, o meglio del 
tradimento di cui sarebbe stata vittima, quanto per ri- 
parare con usura, a spese del traditore, il danno per sua 
colpa riportato dalla guerra contro il Chili, nella quale 
sarebbe stata tanto slealmente lasciata sola. 

Relativamente inetta in una guerra contro il Chili, 
alleata con quest'ultimo, la Bolivia sarebbe stata di un 
gran peso in una guerra contro il Perù, potendo colla 
massima facilità invadere le provincie limitrofe di Tacna 
diTarapacà,diMoquegua, mentre il Chili oprerebbe per 
mare e su questi stessi e sugli altri punti della Repub- 
blica; la quale, obbligata a dividere le sue forze ed a 
lottare contro nemici di molto superiori in numero, 
avrebbe dovuto necessariamente soccombere. 

Ecco adunque pienamente spiegata la condotta del 
Chifì; e le grandi premure per strappare al Perù una 
dichiarazione di neutralità nel suo conflitto con la Bo- 
livia; e la precipitazione colla quale lo involse in tale 



144 VERE CAUSE DELLA DICHIARAZIONE 



conflitto, quando s'accorse che non gli era possibile 
avere siffatta dichiarazione colla sollecitudine che de- 
siderava, e che forse non T avrebbe avuta mai, senza 
prima abbandonare le sue idee di conquista sul de- 
serto di Atacama. 

La guerra intrapresa dal Chili il i4 febbraio 1879 
invadendo il territorio boliviano, era contro il Perù e non 
contro la Bolivia. Questo è ed era fin d' allora un fette 
pienamente noto nel Chili e fuori. Non avendo potuto 
durante lunghi anni decidere la Bolivia ad associarsi 
a lui contro il Perù, cercò, o di obbligarvela colla 
forza, o di servirsene come pretesto per trascinare il 
Perù sui campi di battaglia nella opportuna occasione 
in cui questo trovavasi sommamente debole. Il dilemma 
posto dal Chili era dei più rigorosi, e non poteva non 
riuscire. Aperta la guerra contro la Bolivia in un mo- 
mento tanto difficile pel Perù, o questo, vista la propria 
impotenza, si asteneva di correre in soccorso della sua 
alleata dichiarandosi neutrale, nel qual caso avrebbe 
avuto poi necessariamente a lottare contro la Bolivia 
e il Chili insieme; o si negava invece a dichiarare la 
propria neutralità, ed il Chili lo avrebbe battuto come 
alleato della Bolivia, nel solo momento favorevole 
nel quale sperava poterlo fare con quasi sicurezza di 
esito. 

Affinchè siffatto dilemma sortisse tutti i suoi effetti, 
bisognava non dare al Perù il tempo di migliorare le 
anormali sue condizioni, e sopra tutto di menomamente 
rafforzare la sua flotta; e già abbiamo visto come, senza 
neppure attendere che il Perù dichiarasse se voleva ri- 



DI GUERRA AL PERC 145 

maner neutrale o no, bastò che non lo facesse immedia- 
tamente come esigeva il Chiri, perchè questo con una 
precipitazione senza pari ed appigliandosi ai più futili 
pretesti, gli dichiarasse la guerra. 

Che la guerra intrapresa a danno della Bolivia fosse 
principalmente diretta contro il Perù, come abbiamo 
detto, lo prova anche il fatto che il 9 marzo 1879 - 
quando cioè regnava ancora la più perfetta pace fra il 
Chili ed il Perù, e non erano pur cominciate le trat- 
tative sulla mediazione offerta dal Perù, né aveva per 
anco chiesto il Chili la sua dichiarazione di neutralità 
- il Plenipotenziario chileno in Lima telegrafava già al 
suo Governo di sorprendere ed impadronirsi di una 
pane della flotta peruviana colla divisione di soldati 
che menava ad Iquique. Ciò si legge assai chiaramente 
in una Nota ufficiale che colla data del 12 marzo scri- 
veva il citato Plenipotenziario del Chili, J. Godoy, al 
Ministro degli Afiari Esteri in Santiago; Nota nella quale 
si dice : e ....Nel mio telegramma del giorno 9 non potei 
prescindere di manifestare a V. S. il concetto che e' in- 
teressa assaissimo dì precipitare la soluzione, obbligando 
il Perù a pronunziarsi prima che esso stesso consideri 
arrivato il momento di pronunziarsi, ossia prima che 
completi la organizzazione dei suoi elementi bellici. 
Portai la mia idea nel telegramma del 9 fino a credere 
conveniente la cattura del trasporto « Limefia • colle 
truppe ed armamento che portava a Iquique ; perchè 
prevedo che fortificandosi quel porto con un esercito che 
può portarsi a quattromila uomini, la sua occupazione 
e' imporrà più tardi dei grandi sacrifìzii.... » 



146 VERE CAUSE DELLA DICHIARAZIONE 



Certo, il Plenipotenziario chileno non si sarebbe punto 
permesso di scrivere e telegrafare tali cose al suo Go- 
verno, quando non era sorta ancora neppure la più 
leggiera nube che minacciasse rompere la pace fra il 
Chili ed il Perù, tranne le spontanee ingiurìe fattesi in 
Valparaiso al Plenipotenziario e Consolato del Perii, se 
non avesse pienamente ed ufficialmente saputo che le 
intenzioni del suo Governo erano appunto di romperla 
ad ogni costo col Perù. La condotta del Plenipotenziario 
chileno non sarebbe punto spiegabile senza un precedente 
concerto col suo Governo; ciò che mostra da quanto in- 
dietro venivano i disegni in così brev'ora sviluppali poi 
contro il Perù. 

Le parole disopra riportate provano anche quanto 
fosse antico e maturo nella politica del Chili il pro- 
getto d'impadronirsi di Iquique, ossia del deserto pe- 
ruviano di Tarapacà; e provano del pari che non erasi 
del tutto dimenticato il modo col quale il Chili sMm- 
possesso della flotta peruviana l'anno i836, poiché il 
Plenipotenziario Godoy domandavane la ripetizione. 



A maggiore intelligenza di quanto s'è detto, è bene di 
non omettere la lettura dei seguenti importantissimi 
documenti : 

(♦) t Legazione di Bolivia nel Perù - Al signor Mi- 
nistro degli Affari Esteri del Perii, - LimOj 2 2 apri- 
le 1879. 

« Riferendomi alle conferenze avute circa i passi 

ed insinuazioni del Governo del Chili, afiìnchè la Re- 



DI GUERRA AL PERC 147 

pubblica di Bolivia strappi al Perù la provincia litto- 
rale di Tarapacà ed il dipartimento di Moquegua, an- 
nettendosi il Chili il littorale boliviano, le rimetto due 
lettere dei signori dott. Mariano D. Munoz e colon- 
nello Juan L. Munoz, personaggi rispettabilissimi ed 
attori principali nei successi che hanno dato luogo a 
una delle tante manifestazioni di quei propositi.... Fra 
i tanti altri innumerevoli casi, e prescindendo da quelli 
che mi sono personali.... mi limito a ricordare la serie 
di identiche insinuazioni fatte alP illustre uomo dì Stato 
signor Bustino j Ministro Plenipoteniiario di Bolivia^ 
dai direttori ufficiali e privati della politica del Chili 
Fanno 1872,... • 

Z. Flores 

Ministro Plenip, di Bolivia. 

m 

« Al signor D, Zoilo Flores^ Ministro Plenipoten- 
^{iario di Bolivia nel Perii, - Lima, 20 aprile 187 g- 

« Ho ricevuto la sua stimata Nota nella quale mi 
domanda dei dati sulla spedi:[ione organizsata in Val- 
paraiso dal signor general Quevedo in agosto 1872, 
per occupare il littorale boliviano. Come fui uno dei 
capi di quella spedizione, posso darle i ragguagli che 
desidera, senza che per questo io creda di mancare ai 
miei doveri, essendo stati quei fatti quasi di pubblica 
notorietà in Valparaiso. Obbligato il general Quevedo 
ad allontanarsi dal Perù ai principii del 1872, se ne 
andò al Chili e si stabili in Valparaiso. Avendo riso- 
luto di organizzare la spedizione militare cui Ella si 
riferisce, chiamò colà tutti gli emigrati risoluti a pren- 



148 VERE CAUSE DELLA DICHIARAZIONE 



der parte nella campagna che egli si proponeva intra- 
prendere nel littorale boliviano, e che doveva servirgli 
di base per le sue operazioni militari nell* intemo, col 
fine di demolire la dominazione di Morales (Presidente 
di Bolivia). A misura che. arrivavano gli emigrati, fui 
incaricato nella mia qualità di Colonnello, di organiz- 
zare la truppa spedizionaria. Riunito il numero voluto, 
negoziato l'armamento e le munizioni, arrivò il mo- 
mento d'imbarcarci nel legno a vela MariorLuìsa 
comprato espressamente. In queste circostanze fu chia- 
mato con urgenza a Santiago il general Quevedo, da 
D. Nicomedo Ossa, che gli serviva d' intermediario col 
Presidente del Chili signor Errà^uris. Partì in treno 
espresso per Santiago e ritornò il giorno appresso, ab- 
battuto e disperato, e risoluto a sospendere la spedi- 
zione.... Seppi che tutto dipendeva dalV aver gli proposto 
il Presidente Erràs^uriSy come condizione del proprio 
appoggio nelle sue operazioni, la cessione di una parte 
del littorale di Bolivia, offrendogli in cambio di aiu- 
tarlo con tutto il potere del Chili nelP acquisto del litto- 
rale di Arica ed Iquique (appartenenti al Perù) : propo- 
sta che aveva respinto senza vacillare, rinunziando ad 
ogni considerazione privata ed allo stesso piano di spe- 
dizione, anziché consentire nell' infamia che gli si pre- 
poneva. Ore dopo arrivò da Santiago il signor Ossa 
ed ebbero una lunga conferenza.... Seppi dal Generale 
che il signor Erràzuris aveva ritirato definitivamente 
la sua proposta, e che in prova di ciò gì' inviò col si- 
gnor Ossa un officio aperto pel signor Intendente di 
Valparaiso D. Francisco Echaurrea, nel quale gli or- 



DI GUERRA AL PERÙ . 149 

dinava che prestasse al Generale il più deciso appoggio, 
onde potesse effettuare la sua spedizione, imbarcando 
la sua gente e le sue armi. Così si fece eSettivamente, 
e potemmo verificare l' imbarco delle armi e di una 
parte della gente nella nave Maria-Luisa,.., > 

Juan L. Munoz. 

< Al signor D. Zoilo Flores^ Ministro Plenipoten- 
ziario di Bolivia nel Perii - Lima, 21 aprile iSjg, 

e .... In marzo del 1866 fu riconosciuto in La-Pa^ 
il signor Aniceto Vergara- Albano come Inviato straor- 
dinario e Ministro plenipotenziario del Chili in Boli- 
vìa, per negoziare V alleanza offerta (contro la Spagna) 
e riannodare le conferenze pendenti sopra limiti fra i 
due paesi. Sodisfatto il primo scopo, il Plenipotenziario 
Vergara-Albano ed io, nella mia qualità di Ministro 
degli Affari Esteri, riaprimmo tali conferenze.... Fu du- 
rante queste conferenze che ebbi occasione di ascol- 
tare dal Rappresentante del Chili la seguente proposta: 
< che la Bolivia acconsentisse a spogliarsi di ogni diritto 
sulla zona disputata dal paralello 25 fino al Loa, o 
almeno fino a Mejillones inclusivamente, sotto la for- 
male promessa che il ChiD appoggerebbe la Bolivia 
nella maniera più efficace per la occupazione armata 
del littorale peruviano fino al Morrò di Sama, in com- 
penso di quello che cederebbe al Chili, per essere il 
porto dì Arica la sola uscita naturale che Bolivia aveva 
sul Pacifico. > Detta proposta mi fu fatta più volte dal 
signor Vergara-AIbano, posso dire dalla prima fino al- 
l' ultima conferenza, senza avere omesso di farla an- 



I50 VERE CAUSE DELLA DICHIARAZIONE 



che direttamente al generale Melgarejo (Dittatore) il 
cui animo bellicoso cercò di affascinare coli' idea di una 
campagna gloriosa che non avevano potuto compiere 
i suoi predecessori. Con tenace perseveranza coadiu- 
vava Vergara-Albano il suo segretario Carlos Walker- 
Martinez, che seppe guadagnarsi le simpatie intime di 
Melgarejo, da cui ottenne un brevetto di Maggiore del- 
l' esercito, per servirgli da aiutante nella campagna 
contro il Perù, a che entrambi lo incitavano. Deve con- 
stare questo brevetto nei quadri dell' esercito di quella 
epoca.... Posteriormente, trovandomi in missione spe- 
ciale in Santiago nei giorni anteriori alla definitiva 
conclusione del Trattato di limiti, sottoscritto colà il 
IO agosto 1866 dai Plenipotenziarii D. Alvaro Covar- 
rubias pel Chili e D. Juan Munoz-Cabrera per la Bolivia, 
il signor Covarrubias insistè attivamente nella delimi- 
tazione e cambio dì littorali che mi aveva proposto 
Vergara-Albano: e non fu solo Covarrubias allora Mi- 
nistro degli Affari Esteri del Chili, ma anche molti 
altri personaggi notevoli di quella Capitale, che ci sug- 
gerivano la stessa idea a Munoz-Cabrera ed a me, in 
diversi ragionamenti ; ma tutti nel senso di persuaderci 
che il Chili lavorava a favore della Bolivia, e si pro- 
poneva unicamente l' equilibrio degli Stati del Pacifico 
e la rettificazione più naturale nei limiti dei tre paesi. 
Vivono ancora Vergara-Albano, Covarrubias e Walker- 
Martinez, come molti altri cui mi riferisco: che mi 
smentiscano se possono.... • 

Mariano D. Munoz. 



DI GUERRA AL PERC 151 

(*♦) • Legazione di Bolivia nel Perii - AlP £'.*'^ si- 
gnor Ministro degli Affari Esteri del Perii, - Lima, 
S maggio 1879. 

e In confermazione di quanto ebbi l' onore di assicu- 
rare a V. E. rispetto al perseverarne lavoro del Chili 
nel senso di unirsi alla Bolivia per smembrare il territo- 
rio del Perù, rimetto in copia legalizzata due lettere di- 
rette da Santiago colle date degli 8 e 1 1 aprile p. p. al 
signor Presidente di Bolivia generale D. Hilarion Daza 
dal signor Justiniano Sotomayor, ex-Console del Chili 
in Corocoro di Bolivia^ fratello del colonnello Emilio 
Sotomayor, attualmente Capo dello Stato Maggiore Ge- 
nerale dell'esercito del Chili in campagna contro il 
Perù e la Bolivia, e uomo influente nella politica del 
ChiR. Mi sia permesso anche di chiamare l'attenzione 
di V. E. sulla innovazione che adesso si fo nell'am- 
piezza dell'offerta, con che il Chili ha sempre preteso 
sedurre la lealtà della Bolivia colla sua sorella ed al- 
leata, la Repubblica del Perù; poiché questa offena 
reiterata e perseverante ha consistito in aiutare la Bo- 
livia a conquistare tutto il territorio peruviano fra il 
fiume Lea ed il Morrò di Sama, in cambio della 
cessione che la Bolivia dovea fargli del suo littorale 
fino al Loa, mentre nelle lettere aggiunte si esclude 
da questa offerta la provincia di Tarapacà, e si li- 
mita al solo territorio compreso fra i porti di Arica ed 
blay. 

ft Quanto all' uso che questa legazione fa di tali let- 
tere, il cui contenuto ha un carattere di pubblica no- 
to. — > Caivano, Gutrra ^America, 



152 VERE CAUSE DELLA DICHIARAZIONE 



torietà in Bolivia, Chili e Perù, esse escono per loro 
natura dalla sfera confidenziale.... » 

Z. Flores 

Ministro Plenip, di Bolivia. 

€ Santiago 8 aprile 1870 - Al signor D. Hilarion 
Da^a. 

a Stimato amico - Mi trovo qui da un mese, e non 
ho bisogno di dirle perchè son venuto. La rottura delle 
relazioni fra la Bolivia ed il Chili mi è stata molto 
dolorosa; perchè sono stato sempre d'opinione che 
non dovrebbero essere in America paesi che coltivas- 
sero più strette relazioni di amicizia. Il Perù al con- 
trario è il peggior nemico della Bolivia, è quello che 
la soffoca sotto il peso delle sue difficoltà doganali, il 
Cerbero della libertà industriale e commerciale e, fino 
ad un certo punto, politica di Bolivia. Il Chili è il 
solo paese che può liberare la Bolivia dal pesante 
giogo col quale Topprime il Perù. Il Chili è anche la 
nazione che, alleata alla Bolivia, può darle ciò che le 
manca per essere una gran nazione, ossia porti pro- 
pri! e vie spedite di comunicazione. - Può pensarsi 
seriamente in Bolivia di cercare per Cobija ed altri 
punti del suo littorale, una uscita pel suo commercio? 
Enorme errore. I soli porti naturali di Bolivia sono 
Arica, Ilo e MoUendo o Islay. - Alleata al Perù e 
facendo la guerra al Chili, che cosa avverrà alla Bo*; 

I 

li via, se il Chili rimarrà vinto? che cadrà in mano del 
Perù, e gemerà come prima sotto il peso delle suej 
gabelle. E se il Chili trionfasse, che cosa guadagne- 



DI GUERRA AL PERÙ 153 

rebbero gli alleati ? Vincitrice o vinta, la Bolivia re- 
sterebbe senza porti ed annullata come nazione. Pel 
contrario, la Bolivia unita al Chili non avrebbe la 
sicurezza di sconfiggere il Perù? - Una cosa ho no- 
tato qui fin dal naio arrivo. Non vi è odio alcuno 
contro la Bolivia, si sono rispettati i beni e le persone 
dei boliviani ; la guerra alla Bolivia non ha commosso 
il paese : salvo qualche movimento di truppa, sembra- 
vamo stare in pace. Però arrivò il momento di dichia- 
rare la guerra al Perù, ed il paese sì alzò in massa 
come un solo uomo.... Al Perù faremo guerra a morte; 
la Bolivia non possiamo odiarla. - Perchè andiamo 
facendo guerre che non ci convengono, e contraendo 
alleanze che ci convengono molto meno ancora? Sa- 
rebbe ancora tempo di mettere le cose in ordine? Perchè 
no ? Adesso o mai deve pensare la Bolivia di conqui- 
stare il suo posto di nazione. Dopo di questa guerra 
sarebbe tardi già: il Chili vincitore non lo consenti- 
rebbe, ammenoché non avesse la Bolivia dalla sua 
parte. - L' uomo che darà alla Bolivia la sua indipen- 
denza dal Perù, sarà più grande di Bolivar e di Sucre; 
perchè quelli le diedero un simulacro di libertà, e 
questo le darebbe la vita reale e vera. Era riserbata 
a Lei così colossale impresa? 

7/ suo affeùonatissimo amico 
J. SoTOMAYOR. » 

« Santiago 11 aprile 1879 ~ -^^ signor D. Hilarion 
Da\a - La Pas[. 

« Stimato amico. - In data degli 8 del corrente, mi 
presi la libertà di dirigerle una letterina, sottometten- 



154 VERE CAUSE DELLA DICHIARAZIONE 

dole certe idee che, spero, avranno meritato alcuna 
attenzione ; perchè non deve tardar molto ad arrivare 
il momento in cui potrebbero esser portate sul terreno 
della pratica.... Durante la mia permanenza in Bolivia, 
ho sempre manifestato il mio parere che la Bolivia 
non ha migliore amico del Chili, né peggior nemico 
del Perù. Il Perù opprime la Bolivia colle sue leggi 
di transito di dogana; e nel Chili si è visto con do- 
lore questo stato di cose, e si sono avute simpatie per 
le aspirazioni di un nobile paese^ che lotta invano per 
ottenere vie proprie onde porsi in relazione col resto 
del mondo. - Per la Bolivia non vi è salvazione, non 
vi è avvenire, non vi è speranza di progresso fino a 
che non sia padrona di Ilo e Moquegua, Tacna ed 
Arica. Che Ella s' immagini la Bolivia in possesso di 
questi territori 1 In breve una linea ferrea unirebbe 
Tacna a La Paz ; la industria ed il commercio pren- 
derebbero un grande sviluppo.... La Bolivia potrebbe 
aver marina da guerra e marina mercantile.... L^ al- 
leanza col Perù e la disfatta del Chili potrebbero darle 
nulla di tutto ciò? Non rimarrebbe la Bolivia più op- 
pressa di prima dal Perù ? - Il Perù che è stato sleale 
col Chili e con la Bolivia in ripetute occasioni, non 
tarderà a dare a Lei qualche motivo di lagnanza che 
serva di punto di partenza delV alleanza col Chili, 
che non troverebbe grandi difficoltà qui per essere ac- 
cettata, secondo Io spirito che ho potuto osservare nella 
generalità della popolazione, la quale, se odia il Perù, 
ha avuto piuttosto simpatie per la Bolivia. - Con pia- 
cere leggerò la risposta che vorrà darmi, onde seguir 



DI GUERRA AL PERÙ 155 

lavorando per la diffusione della mia idea, dato il caso 
di non esser quella sfavorevole. 

Il suo affttionatisHmo amico 

J. Sotomàyor. > 



§11 

CENNI SULLO STATO ECONOMICO E SOCIALE DEL CHILI 

Dello stato sociale ed economico del Chili abbiamo 
detto un poco già: nondimeno, per raggiungere piena- 
mente il nostro scopo e penetrare tutta intera la rete 
delle cause che spinse il Chili a chiamare sui campi 
di battaglia l'alleanza Perù-boliviana, è bene adden- 
trarci di più in siffatto studio, che servirà anche a 
farci conoscere i caratteri generali del soldato chileno, 
di cui avremo a intrattenerci più tardi. 

Come abbiamo detto altrove, quando nel primo 
quarto del secolo passò il Chili a costituirsi da Co- 
lonia spagnola in Repubblica indipendente, la sua po- 
polazione si divideva in due sole classi: l'una assai 
ristretta dei proprietarii del suolo - ossia degli ha- 
cendados e mìneros ~ e l'altra della grande maggio- 
ranza nullatenente della popolazione indigena, ossia 
della plebe, del roto^ rotto, scamiciato. 

La classe media che allora non esisteva se non in 
una maniera appena rudimentale, non è sorta vera- 
mente che dopo l'epoca della indipendenza; sia dalle 
grandi famiglie proprietarie impoverite col tempo, o 



156 VERE CAUSE DELLA DICHIARAZIONE 

separate da successive divisioni e suddivisioni del pa* 
trimonio avito; sia man mano dalla plebe, cominciando 
col coprire i piccoli impieghi dello Stato, col crescere 
lentamente all'ombra protettrice delle grandi famiglie, 
col lavoro iniziale per conto proprio delle piccole mi- 
niere, od infine per uno di quei tanti modi di lenta 
o subitanea elevazione, che sono comuni a tutti i po- 
poli. 

Venuta su a poco a poco, questa classe media che 
oggi ancora non è molto numerosa né molto innanzi 
in civiltà, non disimpegna che una parte molto secon- 
daria nella economia della Repubblica. Ne disimpe- 
gnerà una più tardi, e forse poco buona per la sua 
poca educazione e per la sua scarsa o nessuna base 
in una solida proprietà fondiaria, quando essendo più 
numerosa vorrà contare anch'essa per qualche cosa 
nel maneggio delle grandi faccende dello Stato: e cre- 
diamo non andare errati opinando che la guerra dì 
cui ci occupiamo, ha probabilmente avvicinato di molto 
questo momento, per le molte ambizioni che ha fatto 
germogliare, e per la molta gente che ha spostato di 
centro, come diremo più tardi; ma pel momento non 
ha che una parte molto secondaria, e non occorre 
dirne più che tanto. 

Della frazione aristocratica - aristocrazia di terre 
e di capitali - che governa lo Stato, abbiamo parlato 
già. Occupiamoci della plebe. 

Lasciando da un lato la plebe delle città e dei porti 
commerciali, che con poche differenze è più o meno 
la stessa dappertutto, le plebe delle campagne che co* 



DI GUERRA AL PERÙ J57 



stituisce da sé sola le grande popolazione rurale del 
Chili, va divisa in tre grandi categorie : V una dei cosi 
detti peoneSj la seconda dei nomati inquilinos^ e la 
terza dei trabajadores de minaSj che vanno poi tutte 
comprese nella denominazione generale di rotos, in- 
sieme alla plebe delle città e dei porti. 

I peones sono la personificazione vera del proleta- 
riato, secondo la moderna accettazione di questa parola: 
più o meno slegati da ogni vincolo di famiglia, senza 
domicilio fisso e senza occupazione determinata, vivono 
alla giornata dove possono e come possono, abbrac- 
ciando precariamente tutti gli uffici che cascano loro 
sotto roano, e vaghi di correre continuamente di qua 
e di là nella perpetua ricerca di un meglio, che non 
arrivano mai, o quasi mai, almeno come regola gene- 
rale, a trovare di loro aggradimento. Un paio di grosse 
scarpe, un paio di calzoni e una camicia in uno stato 
DCtfì sempre lodevole, con al disopra di tutto ciò un 
grossolano j70ixc/)0 (specie di coltre con un taglio longi- 
tudinale in mezzo, nel quale si passa il collo) che del 
resto, colla sola differenza della qualità della stoffa è 
il ferraiolo nazionale per eccellenza, cosi del ricco 
come del povero; i peones si trovano per ogni dove 
sulla superficie del Chili. Della loro educazione mo- 
rale non occorre parlare: essa non va più in là di 
qualche superstizione cattolica (i) che colla promessa 



(i) Bisogna avvertire che il clericalismo, con i suoi insepara- 
bili effetti, ignoranza, superstizione e bigottismo, è tra le piaghe 
sociali che più fortemente travagliano il Chili. 



158 VERE CAUSE DELLA DICHLVRAZIONE 



di un facile perdono al prezzo dì alcune ore passate 
in chiesa di tanto in tanto, lascia loro la più intera 
libertà di azione. Quanto alla educazione intellet- 
tuale, essa è completamente nulla nei più, mentre 
quella dei rimanenti si riduce alla semplice lettura dì 
qualche pagina dì stampa, senza intenderla, grazie alle 
scuole primarie disseminate dal Governo in tutta la 
Repubblica, massime nell'ultimo decennio. 

Inquilinos^ inquilini, sono i bifolchi propriamente 
addetti ai lavori dei campi, delle haciendas; e pren- 
dono il loro nome dMnquilini dal domicilio stabile che 
essi godono nei grossi latifondi ai quali prestano i loro 
servigi. Ciascun inquilino riceve temporaneamente dal 
proprietario del fondo, il diritto di uso di una piccola 
estensione di terreno che può lavorare per proprio 
conto, e nel cui centro deve costruire l'umile abita- 
zione per sé e p)er la sua famigliuola: spesso, non 
sempre, ciò che dipende dagli usi locali e dalla qua- 
lità e quantità del terreno - che in ogni caso non 
eccede mai di quel tanto appena bastevole a provve- 
dere una piccola famigliuola di legumi e verdure - 
ha diritto anche alla somministrazione dei buoi per 
la sua aratura. In cambio di ciò, T inquilino è tenuto 
a prestare al proprietario una determinata quantità di 
lavoro non rimunerato, o rimunerato col solo vitto 
consistente in due scodelle di fagiuoli ed un pezzo 
di pane azzimo, secondo gli usi locali, e ad accorrere 
inoltre tutte le volte che è chiamato al lavoro, nel 
qual caso riceve un salario giornaliero ordinariamente 
assai modico o, come direbbesi, a prezzo ridotto. Questa 



DI GUERRA AL PERÙ 1 59 



servitù di lavoro chiamata tnquilìnajey inquilinaggio, 
è estensiva a tutti i componenti maschili della fami- 
glia dell'inquilino, piccoli e grandi. 

Un fac-simile degli antichi servi della gleba, gl'in- 
quilini vegeuno e muoiono ordinariamente sulle pro- 
prietà nelle quali nascono. 

Confinato sotto l'umile tetto di paglia o di legno 
grossolano mal connesso della misera catapecchia che 
Io vide nascere, o di altra non dissimile sorta a fianco 
a quella, ristretto alla sola società della sua famiglia e 
dei suoi consimili - tranne la domenica che va a goz- 
zovigliare alla più vicina bettola, quando ha i mezzi 
da farlo - l'inquilino, con poca o nessuna possibilità di 
progresso, trasmette al figlio con poca o nessuna differenza 
lo stesso stato di semtbarbarie che ereditò dal padre; ed 
e forse inferiore al peon medesimo che, se non altro, 
cammina e vede. 

1 trahajadores de mtnasy lavoratori di miniere, infine, 
come il nome stesso lo dice, sono quelli specialmente 
addetti ai lavori sommamente difficili e foticosi delle 
miniere, che spesso s'inoltrano per più centinaia di 
metri di profondità nelle viscere della terra, seguendo 
in tutti i sensi le capricciose giravolte della vena me- 
tallica. Lavoratore infaticabile, mentre si trova col grosso 
piccone di dieci a quindici libbre nella mano, o col pe- 
sante fardello di minerale sulle spalle negli scabrosi 
andirivieni delle miniere, da cui non esce se non per 
consumare in poche ore di orgia infernale le piccole 
economie della quindicina o del mese - secondo il pe- 
riodo stabilito dall'uso locale per T aggiustamento dei 



i6o VERE CAUSE DELLA. DICHIARAZIONE 

conti - il minatore è il vero rappresentante dell' uomo- 
bruto. 

Sia tssopeon, inquilino o trabajador de minas, il roto 
chileno è eminentemente lavoratore e sobrio, fino a che 
è stretto dal bisogno. Lavora dodici ore al giorno sem- 
pre colla medesima buona lena del primo momento, e 
si accontenta come unico alimento, di un pezzo di pane 
azzimo con qualche scodella dìporotos, fagiuoli, dì cui 
abbonda il Chili; ma a patto di poter far baldoria dì 
tanto in tanto, sia nelle bettole, sia in jaranasy ossia 
feste di famiglia, immergendosi fin dove lo comportano 
le forze fisiche, in clamorose orgie che a volte si pro- 
lungano per più giorni consecutivi, fino a che abbia 
speso l'ultimo centesimo delle sue economie. 

Il roto, come regola generale, non è punto eco- 
nomo, né pensa mai al domani. Il danaro non ha per 
lui che un solo valore ; quello di facilitargli la via della 
bettola o della jarana^ dell' orgia : ed è per questo so- 
lamente che gli è caro e lo cerca ; escluso ciò non sa- 
prebbe che farne: da cui nasce che sia egli sempre po- 
vero, assorbendo l'orgia continuamente tutto quello che 
guadagna o gli capita fra mano. Fino a che gli rimane 
un soldo in tasca, non lavora; e tuttoché abbia degli 
altri ed urgenti bisogni da sodisfare, quel soldo è ri- 
serbato di preferenza per l' orgia, nella quale consuma 
talora delle grosse somme, relativamente parlando, men- 
tre la sua famiglia vada coperta di stracci ed egli stesso 
sia tutto lacero. Egli non è economo se non per lasciare 
all' orgia la più larga parte possibile. Quando due rotos 
sono a querela fra loro, cominciano innanzi tutto, prima 



DI GUERRA AL PERO i6i 

dì venire alle mani, anche neU' ubbriachezza, col to* 
gliersi il poncho e la camicia, onde non romperli od 
ìnsadiciarli di sangue; e questa economia a spese delle 
proprie carni non è fatta, ripetiamo, che a solo ed esclu- 
sivo benefìcio dell'orgia. 

Questa forte propensione all'orgia, aggiunta alla poca 
o nessuna educazione morale, fa sì che il roto prefe- 
risca volentieri il furto al lavoro, sempre che può, per 
procurarsi i mezzi di sodisfare a tale passione. Ma 
a ciò ha pensato e pensa sempre assiduamente la Po- 
lizia chìlena; la quale accoppia ad una forte organiz- 
zazione, un rigore che forse non sarebbe stato tollerato 
in Europa neppure negli Stati più dispotici di una volta. 
Il furto, del pari che qualsiasi altra infrazione alle leggi 
nazionali, è perseguitato nella persona del roto con una 
giustizia più o meno sommaria, che comincia sempre 
nei quartieri di polizia con una forte dose di staffilate. 

Lo staffile è la prima legge del roto ; è forse la sola 
che gli faccia paura. Ciò viene corroborato anche dal- 
l' osservazione costante che il roto chileno, tanto do- 
cile ed obbediente nel Chili - fatto che nessuno saprebbe 
negare - non ha più nessuna di queste due qualità quando 
si trova fuori di casa sua, dove non abbia più a temere 
la dolorosa pena dello staffile. 

U roto non è punto coraggioso, nel vero senso di 
questa parola , ma è feroce per indole, o meglio, bru- 
tale, e sómmamente spavaldo. Turbolento e facile ad 
attaccar briga, se vede che ha da fare con un nemico 
che non lo teme, si fa umile e piccino all' istante ; se 
poi s'accorge che si ha paura di lui, divenga tracotante 



i62 VERE CAUSE DELLA DICHIARAZIONE 



e si spinge anche senza cagione fino agli ultimi eccessi, 
per semplice millanteria e brutalità. È biscia o tigre, 
secondo la qualità del nemico che gli sta a fronte. 

Due classi di cui difetta quasi assolutamente il Chili, 
e di cui avrebbe gran bisogno, sono quelle dei piccoli 
proprietarii rurali che diano da se medesimi valore 
alle proprie terre, e dei fittaiuoli agiati che al lavoro 
personale aggiungano anche capitali sufficienti, per 
coltivare con profitto e bene i molti latifondi dei si- 
gnori che abitano la Capitale. Ai vantaggi che ne ri- 
porterebbe r agricoltura, si unirebbe V altro assai più 
importante d^ ordine sociale, che siffatte classi servi- 
rebbero come elemento moralizzatore della grossissima 
popolazione rurale, elevandola man mano coli' esempio 
e coir influenza che direttamente eserciterebbero su di 
essa, dall'attuale sua abiezione. 

II Chili non ha manifatture nel vero senso dì questa 
parola. Tranne una lavorazione diremmo quasi em- 
brionale, di ordine tutf affatto secondario, esso riceve 
tutto dall'Europa. Stoffe, tele, stoviglie, cristalli, vetri, 
chincaglierie, cana da scrivere e da stampa, macchine, 
mobiglia di pregio, strumenti da lavoro, oggetti di lusso 
di ogni classe, tutto, tutto riceve d^ Europa. 11 com- 
mercio è per nove decimi almeno in mano degli stra- 
nieri. Valparaiso, il primo porto ed il centro massimo 
del commercio chileno è una vera babilonia in fatto 
d'idiomi. Vi si odono tutte le lingue d'Europa, con 
predominio notevole della inglese. 

I prodotti principali del Chili sono i cereali ed il 
rame. E intorno a queste due produzioni che si ag- 
gira, per un ottanta per cento almeno, l' attività nazio- 



DI GUERRA AL PERÙ 163 

naie; ed è su di esse che riposa tutto il commercio 
di esportazione della Repubblica. Dipende quindi da 
esse sole T equilibrio tanto necessario fra il commercio 
di esponazione e quello di importazione. 

A cominciare dall' epoca della indipendenza, quando 
il Chili non contava neanche un mezzo milione di 
abitanti, la sua popolazione indigena è andata rapida- 
mente aumentandosi di mano in mano, in una propor- 
zione che eccede di molto quella generalmente com- 
provata dalla statistica mondiale. Ciò è dipeso e dipende 
in massima parte dalla vicinanza àAYAraucania^ po- 
polata dai resti di una delle tante tribù selvaggie che 
abitavano il territorio estremo dell'America meridio- 
nale, e che formarono la prima popolazione indigena 
del ChiD, dopo la conquista spagnuola. 

Tribù gagliarda, belligera e feroce, quella degli Arau- 
cani sostenne continue ed accanite lotte coi conquista- 
tori iberici, i quali, comunque arrivassero di tratto in 
tratto a sottometterne delle piccole frazioni, non pote- 
rono mai domarla per intero. La Repubblica del Chili, 
e per necessità di difesa e per impossessarsi delle terre 
occupate dai selvaggi Araucani, continuò e continua 
contro di essi, forse con maggior costanza ed attività, 
la guerra iniziata dai conquistatori spagnuoli, perve- 
nendo spesso spesso come quelli, a guadagnare una 
parte del loro territorio, ed a ridurre quelli stessi in 
frazioni più o meno grandi alla propria obbedienza. 

Senz'andar molto lontano, una prova di questo fatto 
ce la ofire il discorso letto dal Presidente del Chili al 
Congresso nazicmale il i® giugno 1881, del quale ab- 
biamo già fotto parola altra volta. « Terminata la cam- 



164 VERE CAUSE DELLA DICHIARAZIONE 

pagna di Lima - dice il Presidente chileno - e non 
essendo possibile licenziare in una volta Tesercito di 
riserva, credei che potevano utilizzarsi i servigi dì 
questa truppa nelP avanzamento della frontiera che ci 
separa dalle tribù dell'Araucania.... In questo momento 
si trovano già stabiliti sette nuovi forti.... coi quali è 
rimasto sottomesso tutto il territorio che si estende dal 
Mediceo al Cautìn.... Stabilita la nostra linea di firon- 
tiera sul Cautin^ ed occupati i punti che ho menzio- 
nato, la stretta fascia di terra compresa fra questo 
fiume ed il Tolten potrà essere sottomessa air impero 
delle nostre leggi nel momento che si crederà op- 
portuno. » 

I selvaggi abitatori dell'Araucania, che dal 1820 fino 
ad oggi è andato continuamente sottomettendo il Chin 
air impero delle sue leggi, e che sono passati natural- 
mente ad ingrossare la sua lunga classe dei ro/o5, 
sono quelli adunque che principalmente hanno concorso 
ad aumentare cosi rapidamente la popolazione della 
Repubblica; la quale, se nel 1820 difficilmente arri- 
vava a contare 5oo,ooo abitanti, ne aveva 1,439,120 
nel i854, e 2,319,266 nel 1876, come risulta dai censi 
praticati nei rispettivi anni. 

Com' era di ragione, col rapido aumento di popola- 
zione andarono man mano aumentando anche e i suoi 
bisogni e la sua attività produttrice : sicché a comin- 
ciare dair epoca nella quale il Chili principiò ad avere 
una statistica ben formata, ossia dal i843, noi vediamo, 
fino al 1873 almeno, un continuo aumento, solamente 
intorrotto a salti in qualche anno eccezionale, cosi di 
consumo come di produzione ; e perciò, così nel com- 



DI GUERRA AL PERÙ 



165 



mercio di importazione come in quello di esportazione, 
che ne sono la più giusta misura. 

Prendendo ad esame il primo quinquennio, a comin- 
ciare dall'anno i843, il doppio commercio d'importa- 
zione ed esportazione ci dà le cifre seguenti : 



Anno 


Importazione 


Esportazione 


i844 
i845 
i846 
1847 
i848 


Pezzi 8,596,674 
» 9,104,764 
1 io,i49,i36 
» 10,068,849 
» 8,601,357 


6,087,023 
7,601,523 
8,115,288 
8,442,o85 
8,353,595 



L'anno i854, quando la popolazione del Chili era ar- 
rivata già a un milione e mezzo in circa, giusta il censo 
di quell'anno, T importazione fu di pezzi 17,428,299 e 
l'esportazione di pezzi i4,527,i56. 

Nell'ultimo quinquennio anteriore alla guerra, in- 
iìne, e quando la popolazione era aumentata ancora di 
due terzi approssimativamente, abbiamo: 



Anno 


Importazione 


Esportazione 


1874 
1875 
1876 

1877 
1878 


Pezzi 38,417,729 
» 38,1 37,500 
9 35,291, o4i 
» 29,212,764 
» 25,216,554 


36,54o,659 
35,927,592 
37, 848,5 06 
29,715,372 
31,695,859 



I66 VERE CAUSE DELLA DICHIARAZIONE 

Come risulta da tutte queste cifre, i bisogni del 
Chilì^ in massima, furono sempre superiori alle risorse 
fornite dalla sua attività : consumava più di quanto 
produceva. Né può servire a distruggere o scemare il 
rigore di questa verità, il fatto che negli ultimi tre anni 
del quinquennio dal 1873 a tutto il 1878 F importa- 
zione sia stata inferiore alla esportazione; perchè non 
è punto quest'ultima che abbia aumentato, ma la prima 
che ha diminuito, ciò che si spiega assai facilmente, 
e che è una prova maggiore del malessere economico 
sempre crescente del paese, come or ora vedremo. 

Tranne il piccolo aumento del 1876, che non rag- 
giunse neanche la cifra della importazione degli anni 
anteriori, l'esportazione scemò invece notevolmente 
essa stessa negli anni 1877 e 1878; ciò che prova una 
diminuzione nella produzione, e quindi nella ricchezza 
privata; e se in pari tempo diminuì maggiormente la 
importazione, ciò non fu che una semplice conseguenza, 
ripetiamo, del malessere economico del paese. 

Nei nostri paesi europei, tutti più o meno industriali 
e manifatturieri, l'abbassamento della importazione non 
è generalmente, salvo casi eccezionali, che conseguenza 
del progresso delle proprie industrie e manifatture, ie 
quali diminuiscono di altrettanto P entrata dei prodotti 
della industria straniera, per quanto più avanzano esse 
stesse ed arrivano a sodisfare i bisogni del consumo 
interno. Ma ciò non è né potrebbe essere applicabile 
al Chifi, il quale, come s'è detto, non ha manifanura 
alcuna, e nessun' altra industria di una qualche im- 
portanza, tranne quelle delle miniere di rame e della 



DI GUERRA AL PERO 167 



agricoltura, cui può aggiuog^^i al più, T altra del car- 
bon fossile, sebbene di mìnime proporzioni. 

Eccetto i prodotti agricoli e quelli delle sue miniere, 
ripetiamo, il Chili riceve tutto dall'estero. Quindi T ab- 
bassamento della importazione non può spiegarsi che 
per mezzo di due sole cause : o perche diminuiscano 
in sé stessi i bisogni, o perchè manchino i mezzi di 
sodisfarli. 

Chiosi i suoi porti alla importazione straniera, la 
sua popolazione potrebbe materialmente vivere col pro- 
dotto delle sue terre, ma non vivere civilmente. Co- 
minciando dalia camicia fino agli abbigliamenti dì 
maggior lusso, dal primo all'ultimo strumento ed uten- 
sile da lavoro, dal più necessario al più superfluo og- 
getto di cui si circonda l'uomo civile, tutto riceve 
il ChiPi dall'estero. Ciò posto, per ammettere una dimi- 
nuzione di bisogni a questo riguardo, bisognerebbe an- 
zitutto ammettere come punto di partenza una dimi- 
nuzione di consumazione, dovuta o alla diminuzione 
di popolazione, ossia di consumatori, o al retrocedere 
di essa popolazione sulla via della civiltà. Ma se da 
una parte è provato che la popolazione del Chili au- 
menta tutti i giorni straordinariamente, è dall'altra 
fborì di dubbio che essa cammina sempre avanti, 
sebbene più o meno lentamente, in civiltà e pro- 
gresso. 

Quindi non sarebbe punto vero né verosimile Pam- 
mettere una diminuzione di bisogni ; e la diminuzione 
ii consumo che manifesta l'abbassamento della im- 

)rtazioney solamente può e deve attribuirsi alla dimi- 

ti. — > Cai VA NO, Guerra d^ America, 



I 



I 



|68 VERE CAUSE DELLA DICHIARAZIONE 

nuzione dei mezzi necessarìi per sodisfare tali bisogni, 
ossia al malessere economico della Repubblica. 

Fino a che potè, fino a che ebbe forze vive ed esu- 
beranti, o capitali di riserva, visse a loro spese, e pagò 
con quelli l'eccesso di consumo che non arrivava a 
coprire il prodotto della sua esportazione. In appresso, 
come d'ordinario avviene quando si è nella vìa del 
benessere, così per gì' individui come per i popoli, che 
allora solamente si dà un passo indietro quando si è 
da tutti i lati stretti dall' impotenza, esauriti più o meno 
i capitali di riserva, le forze vive esuberanti, continuò 
ancora a vivere sulla stessa via a spese delle sue forze 
virtuali o dell'avvenire, ossia del credito. E quando 
anche questa ultima risorsa per se medesima tanto 
rovinosa cominciò a venir meno, quando l'impotenza 
principiò a stringerlo da tutti i lati, allora fu gioco- 
forza ridursi alla privazione; e cominciò ad impor- 
tare e quindi a consumar meno, lasciando insodisfaita 
di anno in anno una parte sempre maggiore de^suoi 
bisogni. 

Uscendo dall'ultimo quinquennio che ci ha fornito 
i dati per questo esame, troviamo che nell'anno sus- 
seguente che fu il primo della guerra, 1879, l'impor- 
tazione scese ancora di più, fino a pezzi 22,794,608 
appena; sicché arrivò ad essere per oltre due quinti 
inferiore a quelle degli anni 1874 e 1876. 

Chi non sa che gli anni di guerra, e di una guerra 
relativamente colossale, in ispecie per i piccoli paesi, 
sono anni di massima economia e privazione? Non- 
dimeno, come risulta dai dati statistici summenzionati 



DI GUERRA AL PERÙ 169 



l'importazione del 1879 non fu che appena di due 
milioni e mezzo incirca inferiore a quella del prece- 
dente anno di pace 1878, la quale era stata di circa 
quattro milioni inferiore a quella del 1877, che a sua 
volta fu di oltre sei milioni al disotto della precedente 
importazione del 1876, già approssimativamente discesa 
di tre milioni da quella del 1875. Ciò prova che quando 
sopraggiunse la guerra, che per le immense sue pro- 
porzioni necessitò il concorso di tutte le forze del paese, 
questo era già arrivato per gradi successivi quasi al 
massimo nella scala delle possibili economie e priva- 
zioni; sicché furono ben poche quelle che ancora potè 
fare, ed inferiori a ciascuna delle precedenti degli an- 
teriori anni di pace. Nonpertanto la importazione di 
quell'anno fu con poca differenza eguale a quella del- 
l'anno 1860, quando la sua popolazione era di un terzo 
più o meno inferiore in numero, e quindi in bisogni. 
Ora, quindici o vent'anni indietro, i grani del Chili 
fornivano quasi senza concorrenza i porti di California, 
dell'Australia, del Rio della Piata, del Brasile, del 
Perii. Cominciati subitamente a venir meno l'uno 
dopo l'altro, di tutti quei porti non eran loro rimasti 
negli aitimi tempi che appena quelli del Perù, nei quali 
soffrivano per giunta la competenza dei grani di Cali- 
fornia. Per trovare una uscita annua a circa duecen- 
tocìnquanta milioni dì litri di grano, che è l' ammontare 
in cui approssimativamente va calcolata l'eccedenza 
della sua produzione, detratto il consumo locale sti- 
mato in altri cento milioni^ il Chili ha dovuto ricor- 
rere ai lontani porti europei, a quelli principahnente 



I70 VERE CAUSE DELL^ DICHIARAZIONE 



dell'Inghilterra, dove, oltre la grossa concorrenza locale, 
quella degli Stati Uniti non gli lascia godere da qual- 
che anno in qua che prezzi relativamente molto mo- 
derati, i quali rimangono in buona parte assorbiti dal 
forte costo del trasporto. Oltreché producono grano in 
assai maggiore quantità e con minore spesa del Chili, 
per la miglior qualità delle terre, gii Stati-Uniti sop- 
portano d'altra parte anche pel trasporto una spesa 
assai minore; per la minor lontananza dai porti di 
consumo (i). 

Il rame del Chili, fino al 1868 ancora, concorreva 
per oltre una metà nel consumo totale che di questa 
merce si faceva in Europa. Produceva molto e veiv 
deva caro; perchè essendo il maggior produttore im- 
poneva la legge al prezzo. D'allora in poi è avvenuto 
un mutamento assai notevole: la produzione del rame 
essendo aumentata considerevolmente altrove, tanto 

I 

che la sola Spagna ne produce per quattro volte al-j 
meno più del Chili, il suo prezzo è anche disceso dì| 
molto. La Barra dì rame chileno che nei mercati 
inglesi si vendeva nel 1875 ancora a ottantuna lire 
sterline, scese gradatamente di anno in anno, per ari 
rivare a sole lire cinquantotto nel 1878. 

I risultati di questo doppio ordine di avvenimenti s 
fecero presto sentire. Il malessere economico più o meni 



(0 Nel 1878 gli Suti-Uniti produssero 150^151.778 cttolib 
di grano; produzione che va sempre in aumento, essendo asc^s 
nel 1879 A 214,995,718 ettolitri, e nel 1880 ad un sette p< 
cento di più dell'anteriore. 



Di GUERRA AL PERÙ 171 

sopportabile che non aveva mai lasciato di sentirsi in 
tutta la Repubblica, si aumentò gradatamente di giorno 
in giorno sempre più. 

Era l'epoca appunto nella quale la lavorazione del 
salnitro, ossia nitrato di soda, nella provincia e deserto 
peruviano diTarapacà cominciava ad assumere le grandi 
proporzioni, che poi prese definitivamente dal 1870 in 
avanti. Eravi lavoro largamente retribuito per tutte le 
braccia, e utile collocazione per tutti i capitali. L'oc- 
casione non poteva presentarsi più propizia ; e così il 
rato come il piccolo capitalista, fuggendo il malessere 
del proprio paese, si riversarono a poco per volta nella 
vicina costa di Tarapacà. Il gran successo ottenuto 
prontamente dai piccoli capitali ebbe tosto un' eco nel 
Chili, e chiamò coli' esempio i grossi capitali stranieri 
delle case di commercio stabilite a Valparaiso, massi- 
mamente inglesi, e che rimanevano più o meno oziosi 
per la tisi sempre crescente del commercio ed industrie 
locali. 

Come nel i842 pel guano, si fecero anche delle sol« 
lecite ricerche nel più prossimo deseno boliviano di 
Atacama; e, sebbene non nella medesima proporzione 
e ricchezza, si trovarono anche là dei depositi di sal- 
nitro. Una nuova corrente si formò quindi anche per 
l'Atacama; e poiché in ogni chileno v'è sempre la 
stoffa del minerò^ tardarono poco a scoprire le ingenti 
Tìccbezzc minerali dell'Atacama, che si manifestarono 
d' ìixq>rovviso con quel getto^ veramente largo e sor- 
prendente per due o tre anni, ddle abbondanti miniere 
argentifere di Caracoies. 



172 VERE CAUSE DELLA DICHIARAZIONE 

La miniera però, lavoro sempre rischioso e più che 
altro di fortuna, di pazienza e di sacrifizio personale, 
è fatto più per i piccoli che per i grossi capitali; i 
quali, amanti come sono di operazioni solide e sicure, 
si lasciano più facilmente intimorire dalla probabilità 
di un insuccesso, che lusingare dalla sovente rovinosa 
speranza di grossi e facili guadagni. Quindi, mentre i 
piccoli capitali chileni correvano tutti più o meno a 
rompicollo verso Caracoles, che dopo il primo getto 
diede più dolori che gioie, il deserto peruviano di Ta- 
rapacà rimase sempre il principale obbiettivo dei grossi 
capitali europei stabiliti in Valparaiso. 

Non prendendo che una parte meramente indiretta 
nei lavori di produzione del salnitro, le grandi case 
straniere di Valparaiso si concentrarono principalmente 
nelle importanti operazioni mercantili cui esso dava 
luogo. Colle abilita:(ioni, od anticipazioni di fondi da 
esse forniti ai produttori - ciò che dava loro, oltre ai 
pingui interessi, il diritto di preferenza a prezzi ridotti 
nell' acquisto del salnitro, o quello per lo meno di es- 
sere i soli agenti della sua vendita - monopolizzarono 
in breve nelle loro mani quasi tutto il salnitro di Ta- 
rapacà, la cui piazza commerciale, pel grosso traffico 
che di esso si faceva coi mercati europei era, non già 
Iquique o qualsiasi altra città peruviana, ma Valpa- 
raiso. 

A Valparaiso adunque si negoziavano le vendite e 
tutte le molteplici contrattazioni cui dava luogo il 
gran commercio del salnitro di Tarapacà, si noleggia^ 
vano e facevano le loro provviste i bastimenti che doi 



DI GUERRA AL PERÙ 173 



vevano trasportarlo in Europa, si maneggiavano e ri- 
maneggiavano le rilevanti somme messe in movimento 
da una industria cotanto vasta e produttiva. Il com- 
mercio di Valparaiso - da cui dipende la vitalità di tutta 
quella popolosa città di centomila abitanti, e la cui 
influenza si fa sentire in tutto il movimento commer- 
ciale della Repubblica - che giaceva in un languore sem- 
pre crescente, cominciò subitamente a rianimarsi, a 
rinascere a nuova vita al calore delle innumerevoli 
negoziazioni di ogni genere, che si facevano giornal- 
mente intorno, ed a motivo di detto salnitro, fino a 
che col grande sviluppo preso da questa industria 
nel 1870, il suo movimento raggiunse colossali pro- 
porzioni, e divenne in breve tempo il secondo porto 
del Pacifico ed uno dei più importanti dell'America 
meridionale. 

Non è a dire la grande influenza che ciò esercitasse 
in tutta r economia della piccola Repubblica del Chili, 
così privata come pubblica. Molte fortune cadenti 
si ristorarono; molte braccia una volta oziose o mal 
retribuite, trovarono un lavoro equamente e spesso lar- 
gamente ricompensato; e le stesse finanze dello Stato 
oe risentirono un sensibile miglioramento. Il deserto 
peruviano di Tarapacà, infine, era divenuto una vera 
risorsa pel Chili. 

Il Però, fin che fu ricco, chiuse gli occhi e lasciò 
fare ; senza neppur ricordarsi che Tarapacà era suo, e 
sen^a punto accorgersi che lasciava espandersi al difuori 
un calore al quale avrebbe potuto e dovuto egli stesso 
riscaldarsi. Ma fu ben altrimenti allorché suonata per 



174 VERE CAUSE DELLA DICHIARAZIONE 



lui P ora dei malanni, sentì il bisogno di fare un ap- 
pello a tutte le proprie fonti di vita tenute fin allora 
in dispregio. 

Quando nel 1873 il Perù sottomise ad estango il 
salnitro di Taf apacà, riducendo la sua esportazione a 
privativa dello Stato, come esporremo a suo luogo, le 
cose mutarono repentinamente e completamente d'aspetto 
pel Chil). Tolto il monopolio del salnitro dalle mani delle 
grandi case straniere di Valparaiso, questo porto rimase 
in un subito privo di tutto quel gran movimenta d'af- 
fari, cui siffatto monopolio dava luogo, e ritornò im'aV 
tra volta al suo primo languore, alla lenta agonia da 
cui esso avealo cacciato alcuni anni indietro; ritomo 
che naturalmente assunse caratteri motto più seri! ed 
allarmanti, come d'ordinario avviene d'ogni qualsiasi 
male, che é sempre peggiore in una seconda sua vi- 
sita, quando già il paziente s'era addato a miglior ge- 
nere di vita. Gli affari commerciali in generale, che 
avevano preso un certo slancio durante i floridi tempi 
del salnitro, si trovarono di colpo paralizzati, portando 
un sen^bile squilibrio in tutto il commercio della Re- 
pubblica ; e si manifestò quasi istantaneamente una di 
quelle forti crisi finanziarie da cui un piccolo paese, 
povero d'industrie ed obbligato a ricever tutto dal- 
l' estero, non può rilevarsi se non con molta difficoltà. 

Conseguenza di questa crisi sempre crescente fu ap- 
punto la diminuzione sempre continua della impetra- 
zione negli anni 1876, 1877 e 1878, senza parlare di 
quelli della guerra, come abbiamo visto già. Altra con- 
seguenza di questa medesima crisi fu pure la cresciuta 



DI GUERRA AL PERÙ 175 

emigrazione dd ro/o5 per le vicine Repubbliche della 
Bolivia, dd Perù e della Gxifederazione Argentina, ol- 
tre le Ande. 

Come abbiamo detto innanzi, erano già più anni che 
le due industrie prtndpaU del Chili, l'agricola e la me- 
taUifera, sofirivano nei mercati esteri di consumo una 
tale concorrensa che le fiicevano di anno in anno meno 
prcxlimive. L' hacendado ed il minerò^ i proprietarii dei 
latifondi e delle miniere, a misura che diminuivano le 
loro entrate pd ribasso di prezzo sempre maggiore dei 
prodotti delle loro industrie, ribassavano a loro volta 
i prezzi della mano d'opera, il già scarso salario dei 
lavoraiori dei campi e ddle miniere, del n>io; e questi, 
vedendo così spacire gradatamente le piccole economie 
destinate all'orgia, all'obbiettivo principale della sua 
vita, cominciò a sentirsi troppo mak in casa sua, e 
quindi ad espatriare in molto maggior numero. 

L'emigrazione del roto chileno, a parlar giusto, ri- 
sale fino ai tempi della febbre d' oro di California e 
della costruzione ddla via ferrea dell'Istmo di Panama, 
dove ne peiì un qualche migliaio. Ma mentre pel pas^ 
sato erano principalmente i peones, di per se nomadi ed 
irrequieti, quelli che aumentavano siffatta emigrazione, 
nelF epoca che descrìviamo vi presero parte tutte le di- 
verse frazioni del roto^ ossia quelli ancora addetti ai 
lavori dei campi e delle miniere, ed in così grandi pro- 
porzioni che la crisi economica ne venne di molto ag- 
gravata. A cominciare dal 1875, questa emigrazione va 
calcolata in ragione di i4 a i5 mila per anno, in me* 
dia, ciò che non lascia di essere veramente straordi- 



176 VERE CAUSE DELLA DICHIARAZIONE 

nario per un piccolo paese qual'è il Chifi, e che ne- 
cessariamente doveva esercitare, come in effetto esercitò, 
una grande influenza sulla doppia industria agrìcola e 
metallurgica della Repubblica. L' hacendado ed il mi- 
nerò cominciarono a sentire la penuria e scarsezza della 
mano d'opera; ciò che li obbligava a limitare le loro 
industrie; da cui, una diminuzione delle loro produ- 
zioni, con una diminuzione sempre crescente delle loro 
entrate (i). 

Una prova di ciò la troviamo nel notevole abbassa* 
mento della esponazione negli anni 1877 e 1878^ ab- 
bassamento che bisogna considerare sotto un doppio 
punto di vista: ossia tanto nel risultato visibile delle 
cifre, quanto, e maggiormente ancora, relativamente 
al continuo aumento di popolazione verificatosi di anno 
in anno nel Chili, come s'è detto innanzi. Se invece 
r esportazione del 1876, ossia del secondo anno della 
crisi, arrivò non solamente a sostenersi, ma a supe- 
rare di qualche poco quella dell' anno anteriore, come 
appare dalle cifre disopra riportate, ciò trova la sua 
spiegazione in un doppio ordine di fatti : primo, nel 
congegno proprio delle surriferite industrie, i cui pro- 
dotti di ciascun anno, in buona parte almeno, solo si 
trovano pronti per l'esportazione nell'anno susseguente; 
e secondariamente nelle riserve di metalli che fieinno 
spesso le grosse case incettatrici, per attendere un rialzo 



(i) Quando scoppiò la guerra col Perù, trovavansi in questo 
paese oltre a 40,000 chileni. (Vedi Barros-Arana, Op. cit.^ pa- 
gina 72). 



DI GUERRA AL PERÙ 177 



di prezzo che a volte vien meno, come successe ap- 
punto nel biennio 1875-76; nel qual caso si è obbligati 
non di rado ad aggiungere danno a danno, disfacen- 
dosi della merce a qualunque prezzo, per la difficoltà 
di tenere lungamente oziosi forti capitali. 

Si comprende di leggieri che a questa crisi econo- 
mica che per tanti versi involgeva tutto il paese, le 
casse dello Stato non potevano affatto sfuggire. Furono 
anzi le prime a risentirne gli effetti fin dal primo suo 
annunziarsi; ossia fin dall'anno i865, nel quale pre- 
sentarono un deficit che fu necessario coprire col pro- 
dotto di un prestito. A cominciare da detto anno i865, 
i bilanci dello Stato per sé stessi scarsissimi, si chiu- 
devano tutti gli anni con nuovi deficit, che venivano 
metodicamente coperti da nuovi prestiti; i quali, co- 
munque di piccole proporzioni presi separatamente, au- 
mentavano per via anno per anno, ed in numero ed 
in entità, aumentando ogni volta il deficit dell' anno 
seguente. 

In tutta la serie dei i4 anni decorsi dal i865 al 1878 
inclusive, non si contano che appena quattro anni nei 
quali si andò esenti da imprestiti; ma due di essi rima- 
sero compensati da prestiti maggiori degli anni anteriori 
e susseguenti, e gli altri due da quegli anni nei quali 
vi fu un doppio prestito, uno intemo e l' altro esterno ; 
sicché fra interni ed esterni si arrivò a contrarre nei 
detti i4 anni ben iorfici prestiti successivi. L'ammon- 
tare dei prestiti interni fino a tutto il 1878 fu di 
pezzi 19,318,800; e quello dei prestiti esterni di pezzi 
49,023,300 che aggiunti ai 5,8 10,000 di prestiti ante- 



178 VERE CAUSE DELLA DICHIARAZIONE 

riori formano la cifra complessiva di 54,883,3oo pezzi, 
ammontare del debito estemo del Chili nel i® gen- 
naio 1879. Qui però è bene avvertire che da questi 
55 milioni circa del debito estemo, 35 furono impiegati 
nella costruzione di ferrovie attualmente in esercizio. 

L'ultimo anno di pace, 1878, nonostante le tante eco- 
nomie introdottesi in tutti i rami della pubblica ammi- 
nistrazione, si dovè ricorrere a un prestito di 3,960,000 
pezzi, per spingere innanzi la pesante barca dello Stato; 
ad una cifra che messa in relazione con un bilancio 
annuo che arriva appena ai i5 o 17 milioni, era più 
che sufficiente per dar da pensare e, se si vuole, per 
atterrire gli statisti chileni (i). 

Né migliore era d' altra parte la condizione dei Mu- 
nicipi!, come lo attesta la Memoria che ti Ministro 

(i) Perchè i nostri lettori possano comprendere fino a che 
punto il Governo chileno spingeva le sue economie, togliamo 
dalla Memoria presentata dal Ministro di giustizia al Congresso 
del 1 880, il seguente brano : « Continuano vacanti tm posto 
di Ministro (Consigliere) della Corte di Appello della Serena 
fin dalt Agosto del 1878, e quello della Giudicatura di Petorca 
dal giugno 1879. Comunque al non provvedere iìi\ora ai men- 
zionati posti della magistratura si abbia avuto in vista lo scopo 
di fare una economia senza danno del servizio pubblico, la dr- 
costanza che questo sicUo di cose impone un carico pesante e già 
molto duraturo agli avvocati chiamati dalla legge a supplire le 
vacanze della Corte della Serena, ed i frequenti reclami d^U 
abitanti di Petorca, obbligheranno forse a nominare presto le per- 
sone che debbono coprire tali posti. • p. 6. — Come si vede, cv n- 
trariamente a quanto asseriva il Ministro, 1* economia era fatta a 
discapito del servizio pubblico, e fino dalla metà deU' ultimo anno 
di pace 1878. 



DI GUERRA AL PERÙ 179 

deir Interno presentava al Congresso nazionale del Chili 
il i5 giugno 1880; memoria nella quale si legge : 
a Attesa la scarsezza dei loro fondi, i Municipii possono 
appena attendere, nonostante il soccorso governativo, 
a tutti i rami del proprio servizio. Molti di essi sono 
gravati da prestiti contratti in altre epoche in beneficio 
del mìglioratnento locale, colla speranza di poterli co- 
prire col crescente aumento delle loro rendite. Disgra- 
ziatamente queste aspettative sono rimaste ordinaria- 
mente burlate.... e lo Stato è corso in loro aiuto; al 
quale effetto il Congresso ha votato annualmente al- 
cune somme nella discussione dei pubblici bilanci. > 

Stato, Municipii, commercio, industrie e popolazione, 
tutti contorcevansi penosamente al sorger del 1879 fra 
strettezze economiche sempre più incalzanti ; e questo 
stato di cose da cui si voleva uscire ad ogni costo, fu 
una nuova e potente spinta, una delle cause di primo 
ordine che decisero il Chili, Governo e popolo, a chiu- 
dere la parabola descritta dalla politica nazionale, col- 
r unica soluzione da tanto tempo attesa e preparata, 
di migliorare le proprie condizioni a spese dei deboli 
vicini, Perù e Bolivia. 

Mentre ì ricchi deserti di Atacama e di Tarapacà, 
si presentavano agli statisti e politicanti chileni come 
r unico porto di salute, si per le rovinose finanze dello 
Stato, come per V economia generale del paese, il roto 
deliziavasi già anticipatamente nella prospettiva del 
grosso bottino che avrebbe potuto raccogliere in una 
felice scorrerìa sulle ricche terre del Perù; di quel Perù 
che non aveva mai perduto per lui l'antica £Eima 



i8o VERE CAUSE DELLA DICHIARAZIONE 

di opulenza, e che fra le privazioni della propria mi- 
seria avea sempre guardato coli' occhio dell'invidia e 
dell' avidità. 

Non appena sparsosi il primo rumore di una pro- 
babilità di guerra, il roto di oggi ed il roto di ieri - 
il piccolo impiegato ed il nullatenente della nascente 
classe media - non vedevano più che il Perù nei loro 
sogni, ed arrivavano a veri trasporti di gioia ai soli 
nomi di Lima e di Chorrillos. 

Lima, l'antica città dei Viceré, tutte le cui case 
magnatizie si supponevano zeppe di vasellerie di oro 
e di argento, come ai tempi delle colonie; Chorrillos, 
la fastosa villeggiatura dei signori della Capitale, ove, 
oltre alle ricche suppellettili, la fama collocava in ogni 
Rancho^ o casa, interminabili cantine ripiene dei più 
squisiti vini d'Europa^ infiammarono in un subito tutte 
le immaginazioni; ed in tutto il Chili, prima a voce 
più o meno bassa, durante il febbraio e marzo 1879, 
e poi a voce alta e stridente dopo la dichiarazione di 
guerra, non si udivano che queste due parole: A Lima! 
a Chorrillos 1 

Né erano solamente il roto ed il nullatenente della 
classe media, che davano in queste voci. Altri v^eran 
pure che a sempre più incitarli su tale via, facevan 
coro con essi ; e questi altri stavano in tutte le classi 
sociali. La stampa giornalistica di tutte le classi e di 
tutti i partiti, cominciando da quella dei preti che era 
la più furiosa, non parlava che di ciò. 

Lima e Chorrillos furono sempre oggetti di odio, quasi 
per ogni chileno. E pur troppo risaputo, che V invidia 



DI GUERRA AL PERÙ i8i 



e r emulazione sono due passioni che si esercitano quasi 
esclusivamente a danno dei più prossimi, sia nello spa- 
zio, sia nei vincoli delle relazioni naturali e sociali. Quel 
tapino che s' inchina pieno di umile e strisciante rive- 
renza innanzi air opulento fasto di persona che non co- 
nosce affatto, o di nome appena, arde d'invidia alla 
semplice vista della mediocre agiatezza del suo vicino; 
ed egli si crederebbe meno infelice, forse felice anche, 
sol che gli fosse concesso di vedere V odiato vicino da 
cui non ricevè mai offesa alcuna, altrettanto o più ta- 
pino di lui medesimo; e comincia a poco a poco ad 
odiarlo, a desiderargli dei male, ad affaticarsi per far- 
gliene. Quella donna che va in estasi d'ammirazione 
al racconto delle gioie che la bontà, la beltà e l'opu- 
lenza procurano alle lontane figlie di Eva che giammai 
conobbe ed a cui nessun vincolo la unisce, è presa da 
un furore che va fino allo spasimo, se apprende che 
queste medesime cose riguardino una sua parente, amica 
o vicina; essa l'odia di gelosa invidia fin da quel primo 
istante, e darebbe tutto quanto ha dì più caro al mondo 
per veder distrutta la sua felicità. Fonunatamente, dì 
questi uomini e di queste donne, speriamo almeno, non 
sia pieno il mondo. 

Ecco appunto quel che avveniva nel Chili, rispetto 
alla Repubblica vicina e sorella, il Perù, fino dall'epoca 
della comune indipendenza. L' antica opulenza del Perù 
aumentata di mano in mano, prima col guano e poi 
col salnitro, era il dardo che segretamente pungeva la 
quasi generalità dei chìleni. Chorrillos, il luogo di de- 
lizia per eccellenza dell' alta società di Lima nella sta- 



i82 VERE CAUSE DELLA DICHIARAZIONE 

giooe dei bagni, era l' incubo doloroso quasi della ge- 
neralità delle donne chilene. 

Come tutti i giorni aveva occasione d' intenderlo, sia 
più o meno velatamente dai numerosi stranieri che vi- 
sitavano i diversi paesi dell'America meridionale, sia 
senza nessun velame, dai cbileni medesimi, la donna 
chilena sapeva di essere meno buona, meno bella, meno 
spiritosa della donna limegna; e gelosa dei suoi trionfi 
muliebri, non ardeva che di un solo desiderio :' veder 
distrutto quel Chorrillos, dove l' invidiata limegna im- 
perava durante quattro mesi dell'anno in tutto lo splen- 
dore della sua bontà, della sua bellezza e della sua 
grazia. 

Ecco perchè tutti ad una voce, uomini e donne, non 
facevano che ripetere agli orecchi del roto: A Linoa, 
a Chorrillos.... a Lima, a Chorrillos! affinchè il rofó, 
attratto sempre più dalla doppia illusione del bottino 
di Lima e delP orgia di Chorrillos, superasse intrepido 
tutti gli ostacoli che trovasse sul suo cammino, ed ar- 
rivasse vittorioso a quella Lima ed a quel Chorrillos 
che doveva distruggere fino dalle fondamenta, dopo 
aver profanato i dorati saloni colle luride scene delle 
sue orgie araucane(i). 

Ed ecco poste in luce le tante diverse cause per le 
quali si comprende e si spiega come avvenne che la 
guerra col Perù, abbenchè senza nessuna vera ragione 

(i) Chorrillos più non esiste, e Lima fu salvata appena dai- 
r influenza di una forsa maggiore} a gran dispetto delle sojda> 
tesche chilene, come diremo a suo luogo. 



DI GUERRA AL PERÙ 183 



ostensibile, fosse pel Chili una guerra eminentemente 
nazionale, da tutti desiderata e voluta, e da tutti spinta, 
con un ardore ed un odio mai venuti meno, fino agli 
ultimi eccessi. 

La guerra contro il Perù era pel Qiilì una questione 
complessa di bisogni economici, di ambizione, d'invida 
gelosia; una guerra di passioni infine, e delle più forti 
e violente. 




»• — Caitano, Guerra ^America, 



IV 



IL PER Ò 



SOMMARIO 



Prime origini delle discordie civili al Perù. - Il Perù ebbe una 
civiltà prima della dominazione spagnuola. — Gli Inca, — Come 
si formarono le tre razze, causa prima dei mali del Perù. — 
Come si mescolarono le razze. — Varietà provenienti dagli 
mcrociamenti delle diverse razze. — Popolazione del Perù 
distinta per razze, nell' anno 1796. — Famiglie spagnuole sta- 
bilite al Perù. — Civiltà e coltura che esse vi portarono. — 
Dopo la guerra d' indipendenza si adotta la forma di governo 
di repubblica democratica. - Disordini che ne nacquero.' — 
Lima e sua popolazione eterogenea. — I pronunciamUntos. - 
Il partito militare. - Come e perchè avvengono le rivoluzioni. 
- I caidos. " La donna peruviana : sue qualità ed influenza. 
~ La marina peruviana : perchè è superiore al soldato di 
terra. - Gli affaristi e gì' intriganti. -• Danni derivati allo 
Stato dai raggiri degli affaristi. - Il partito civilista, - Cause 
che resero vani i tentativi del dvilismo, - Il Presidente Pardo 



- L« Banche e la moneta cartacea. - Pieitito allo Stato, t 
corso forzato. - Jos^ Simeon Tcjeda. - Il generale Fnda. - 
AgitaiioDÌ di ordine sociale. - Assassinio di Manuel Pardo. - 
Governo debole ed essatotalo. 



KDOci di parlare dello stato econo- 
I del Perù in una seconda parte 
presente lavoro nella quale tratte- 
I del suo avvenire, ci limiteremo 
nomento a considerarlo unicamente 
sotto i punti di vista sociale e |>olitico, onde cono- 
scere le vere sue condizioni al cominciare della guem, 
e poter quindi portare un esatto giudizio sull'azione 
da esso spiegata in una lotta, nella quale erano ìm- . 
pegnati i più vitali suoi interessi. ' 

Si è tanto parlato, in questi ultimi tempi massima- 
mente, delle discordie e delle guerre intestine del Perù, ; 
che forse assai difficilmente si troveti fra i nostri let- 
tori qualcuno cui tal fotto riesca completamente nuovo. 
Ma ciò che i più ignorano o sanno assai imperfetta- 
mente, è l'origine e la natura speciale di siSiatta ano- 
malìa. 

La disunione, ossìa la causa principale e generatrice 
di tutte le altre tante da cui ebbero ed hanno origine 
il malessere e la debolezza sempre crescente del Perii, 
in mezzo ai tanti suoi elementi di prosperità e di forza, 
nasce anzitutto dalla mancanza di omogeneità della 
sua popolazione; la quale è un aggregato di più razze 
diverse che differiscono immensamente fra lorcs e per 
carattere, e per aspirazioni. 



IL PERÙ 187 

Questa strana miscela di razze non è punto un fatto 
di ieri. Essa viene da più secoli indietro: dai lontani 
tempi cioè della conquista spagnuola, e della lunga 
epoca coloniale, durante la quale crebbe e si formò. 

Come tutti sanno, quando il famoso conquistatore 
spagnuolo, Francisco Pizarro, pose per la prima volta 
il piede sul suolo peruviano, non trovò certo una terra 
incolta e disabitata, o semplicemente popolata da no- 
madi tribù di selvaggi, come avvenne in altre contrade 
del nuovo continente. 

Il Perù era invece un vasto e popoloso impero, retto 
dalla nobile ed antica dinastia degVIncas, che si dice- 
vano discendenti del Sole, che avevano una sfarzosa 
corte di numerosa e possente aristocrazia, e che ave- 
vano elevata la grossa popolazione, che governavano 
con un dispotismo benevolo e quasi patriarcale, ad un 
grado di civiltà relativamente maraviglioso (i). 

Dall'uno all'altro estremo dell'immenso impero de- 
gl'Incas erano grandi e fiorenti città, con piazze, pa- 
lagi e templi sontuosi e colossali di cui ancora veggonsi 
i resti; eranvi scuole per i nobili, fortezze di diverso 
genere, e strade militari di più centinaia di leghe, con 
numerose case di fermata pei corrieri imperiali, che 
mantenevano la Corte in continua relazione colla rete 
di funzionarli superiori ed inferiori gerarchicamente 



(i) « La stirpe degi'/ncas, che dominò il Perù durante quattro 
secoli, fondu un impero vastissimo il cui stato di cultura e la 
coi organizzazione sociale e politica hanno causato l' ammirazione 
degli storici. • 

Mesa y Lkoupart S/oria di America, v. i, pag. 289. 



i88 IL PERC 

costituiti. Eranvi estesi campi lavorati col sistema d'ir- 
rigazione, giardini incantevoli per ricchezza di natura 
e d'arte, miniere d'oro, d'argento e di pietre preziose 
in continua lavorazione, fra le quali una ricchissima 
di lapislazzuli, di cui si sono perdute le traccie, ma di 
cui esistono ancora i ricordi. Eranvi fabbriche di sto- 
viglie, huacoSy che tanto ricordano i nostri pregiati 
avanzi etruschi; fabbriche di tele e di stoffe della finis- 
sima lana di vicugna dai vivi e brillanti colorì, che 
tanto si rassomigliano alle chinesi, e che oggi ancora 
il viaggiatore curioso ed erudito può estrarre da sé 
dai secolari cimiteri di quei tempi, oggi ancora popò- 
lati di mummie forse meglio conservate delle egiziane, 
e con processi certamente migliori e più semplici (i). 

Un po' per forza, un po' per tradimento, come quello 
a danno dell' ultimo Inca Atahualpa - tradimento che, 
comunque benedetto dall'avida stola del frate dome- 
nicano Valverde, rimarrà sempre nella memoria dei 
popoli come una offesa all' umanità - il conquistatore 
distrusse ogni cosa; ed il docile, laborioso e civile peru- 
viano dell' impero Inca, divenne tosto l'Indio turbolento, 
infingardo ed abbrutito della colonia spagnuola. 

L'indigeno ridotto a servitù e lo spagnuolo conqui- 
statore fattosi padrone, formarono le due prime razze 
diverse: ed il male non sarebbe stato poi tanto, se le 
cose fossero rimaste lì. Ma la feracità del suolo che 
dava ad esuberanza quanto gli si domandava, fece 
venir voglia di aumentare i prodotti coli' aumento delle 



(i) Vedi l'appendice (*) in fondo al capitolo. 



IL PERÙ 189 

braccia che doveaD procacciarli, e non pago del servo 
divenuto pigro, il conquistatore trasse al Però lo schiavo 
negro dalle coste africane: quindi una terza razza; 
e cominciò di qui il vero male. 

Le due prime razze, la spagnuola e l' indigena, che 
col tempo si sarebbero a poco a poco amalgamate in- 
sieme e fuse runa neil' altra, si divisero ancor maggior- 
mente runa dall'altra, allorché una terza razza d' assai 
inferiore moralmente e troppo diversa nella esteriorità 
fìsica, si pose in mezzo a loro. La differenza di razza, 
che nel primo caso sarebbe rimasta inavvertita - nes- 
suna delle due essendo inferiore all'altra nell'origine, 
perchè entrambe libere, e non essendovi affatto fra 
loro tale diversità nelle parvenze fìsiche da non dovere 
sparire facilmente dopo i primi incrociamenti - si raf- 
forzò sollecitamente allorquando, intromessasi fra loro 
una terza razza colla quale ogni fusione era per sé stessa 
degradante, e che lasciava lunghe traccie che non pote- 
vano sparire se non a capo di molte generazioni, eb- 
bero luogo i primi incrociamenti di questo genere. 

I^ prima delle due razze principali che cominciò ad 
incrociarsi colla razza schiava dei negri, fu ritenuta dal- 
r altra come indegna della propria alleanza; e nacque 
così l'idea delia diversità di razza come elemento di di- 
visione, che prima non esisteva, fra la spagnuola e l'in- 
digena ; fra queste due razze primitive, destinate a fon- 
dersi intimamente P una nelF altra, e che già avevano 
percorso un gran cammino su questa via, coi nume- 
rosi matrimonii avvenuti fra spagnuoli ed indigeni ap- 
partenenti alla nobile e lunga aristocrazia Inca. 



I90 IL PERÙ 

Compera ben naturale, i primi incrociamenti colla 
razza nera si fecero dalla parte più rozza ed incivile 
della razza indigena, la quale, compresa tutta intera 
di fronte alla spagnuola nella riprovazione attiratasi 
dalla più abbietta sua frazione, si separò sempre più 
da quella, accrescendo e rafforzando così sempre più 
l'odio che la conquista avea lasciato nel suo animo; 
odio, che la lunga azione del tempo non ha potuto 
distruggere interamente, e che solo è pervenuta a mi- 
tigare, trasformandolo in una sorda rivalità, che i me- 
statori politici hanno assai spesso ravvivata, massime 
durante l'attuale epoca repubblicana, per servirsene 
come arma e strumento della loro personale ambizione. 

Né questo è tutto. Sebbene la razza negra, rimasta 
nello stato di schiavitù fino al i854, non abbia potuto 
giammai rilevarsi dalla propria degradazione per pre- 
tendere di rivaleggiare colle altre due, fu però ancora 
causa prima, sebbene indiretta, di un nuovo elemento 
di discordia e di una nuova rivalità, per mezzo della 
libera e numerosa razza che nacque dai suoi molte- 
plici e successivi incrociamenti, ossia della così detta 
raj^a mista, o dei meticcL 

Classificare distintamente tutte le diverse tìnte o ra- 
mificazioni di questa ra^a mista - confuso prodotto dì 
tanti e così diversi in crociamenti - sarebbe opera tanto 
difficile da divenire quasi impossibile. E qui è bene 
avvertire anzitutto che lo spagnuolo istesso, vinta man 
mano la sua prima ripugnanza, non rimase affatto estra- 
neo col tempo a questi incrociamenti cdla razza nera: 
se lo spagnuolo di sangue blu non discese se non ra- 



IL PERÙ 191 

raxnente fino ad essa, non avvenne affatto lo stesso a 
quello delle ultime classi sociali ; ed occorse spesso a 
lui medesimo, per dritto o per rovescio, di lasciarsi 
sedurre dalle particolari attrattive di una discendenza 
africana di seconda, terza o quarta edizione. 

Tutti sanno che, dato un primo ed unico incrocia- 
mento della razza bianca colla nera, i segni caratte- 
ristici di quest'ultima non spariscono che lentamente 
dalla prima fino alla quinta o sesta generazione; senza 
parlare dell' atavismo, ossia del possibile ritorno di ve- 
stigi africani, anche quando erano già spariti del tutto 
precedentemente. Dicasi lo stesso di un primo ed unico 
incrociamento con essa razza nera, fatto dalla razza 
indigena; i cui prodotti portano con sé certe differenze 
da quelli dell'incrociamento bianco-nero, che non isfug- 
gono certo ad un occhio esercitato, sebbene passino 
inavvertite innanzi agli altri. Ciò nasce dalle origina- 
rie differenze delle razze europee da quella indigena 
del Perù ; la quale si diversifica da quelle pel note- 
vole abbronzamento del colorito, per la rozza ampiezza 
del viso e della cintura, per l'eleganza e piccolezza 
delle estremità, per la somma morbidezza e soavità 
della cute indipendentemente da ogni influenza atmo- 
sferica, e pei lunghi ed abbondanti capelli di un nero 
'ebano deciso. 

A queste differenze, estensibili in diverso grado a 
più generazioni discendenti da un primo incrociamento 
delle razze europee ed indigena colla negra, bisogna 
ora aggiungere quelle proprie dei diversi e molteplici 
incrociamenti fra loro di questi svariati frutti degl'in- 



192 IL PERÙ 

crociamenti primarii e secondarli, e solo cosi puossi 
arrivare in certo qual modo a darsi ragione delle tante 
diverse varietà che compongono la famiglia, o se vuoisi, 
il genere delle raf^é miste, ZambOy sgambo prietOy 
^ambo cloro, {ambo cholo, mulatto, quarterone, chino 
(che qui non vuol dir punto chinese) chino cholo, chino 
claro, e via via, sono tutti nomi in massima parte in* 
traducibili, dei molteplici e confusi prodotti degl' incro- 
ciamenti primarii e secondarli, che, come dicemmo in- 
nanzi, formano altrettante varietà diverse e distinte fra 
loro, le quali vanno poi tutte insieme comprese sotto 
il nome generico di razze miste o meticci. 

Or bene, questa eterogenea razza di meticci, che, in- 
dipendentemente anche da altre cause di cui parleremo 
or ora, cerca di nascondere la propria origine più o 
meno africana col lustro di un'alta posizione sociale, 
sovrapponendosi alle due razze primitive, alla spa- 
gnuolO'Creola ed alla indigena, costituì una terza razza 
rivale, quella appunto che essendo la più turbolenta 
e la più pretendente di tutte, concorse maggiormente a 
mantenere sempre acceso il fuoco della discordia e 
della rivalità fra tutte e tre. 

Dalla Memoria o relazione del Viceré di Spagna 
Don Francisco Gii de Taboada y Lemos, appren- 
diamo che, secondo il censo fatto da lui praticare 
Tanno 1796, ultimo del suo governo, la popolazione del 
Perù si componeva In quelF epoca di 1,076,122 abitanti, 
classificati come appresso: 1 35,755 spagnuoli-creoli, 
608,894 indigeni, 244,436 meticci, 4 1,2 5 6 negri liberi, 
4o,336 negri schiavi, 2,217 religiosi e 1,261 religiose. 



IL PERO 193 

Le tre razze, spagnuolo-creola, indigena e meticcia, 
erano adunque già formate nel 1796, ossia 25 anni 
prima della proclamazione della Repubblica indipen- 
dente del Perù; e fu appunto su quelle basi che essa 
si organizzò. Un censo così esatto e particolareggiato 
come quello del 1796 non si è mai più avuto in ap- 
presso; nondimeno, stando a quello praticato nel 1876, 
che dà una popolazione di 2,699,106 abitanti, pare che 
dette razze serbino fra loro, approssimativamente al- 
meno, la seguente proporzione : cinque decimi la razza 
indigena, tre la razza mista o meticcia, e due la spa- 
gnuolo-creola o bianca; ossia la medesima relazione, 
con lieve differenza, nella quale si trovavano l'anno 1796. 
Molti, se non i più degli spagnuoli che durante il re- 
gime coloniale si stabilirono nel Perù, appartenevano 
alle migliori classi sociali. Nobili ammiseriti e cadetti 
poveri delle grandi famiglie di Spagna sollecitavano 
con istanza dal Governo patrio le onorevoli e lucrose 
cariche del Vicereame del Perù, onde dorare i loro 
blasoni; e non pochi di essi, allorché venivano rimossi 
dai loro uffici per cedere il posto ad altri che si tro- 
vavano in eguali condizioni, dispiacenti di abbandonare 
le delizie della vita peruviana, che offrivano larga- 
mente la mitezza del clima e le ricchezze assai facili 
ad acquistare, anziché ritornare in patria, vi si stabi- 
livano definitivamente, dandosi alle ricche industrie del- 
l' agricoltura e delle miniere, che a loro non costavano 
altra fatica, fuor quella di comandare; poiché quelli che 
lavoravano erano lo schiavo negro e V indigeno più o 
meno servo. La prova di questo fatto si riscontra fa- 



194 ìL perù 

cilmente oggi ancora nelle più antiche famiglie peru- 
viane, fra le quali si trovano i più grandi nomi dì 
Spagna ; e non solo di rami collaterali, ma ben anche 
di tronchi principali che sparirono dalla madre patria 
iberica. 

In un registro ufficiale degli ultimi anni del regime 
coloniale, troviamo che, a cominciare dalP epoca della 
conquista, eransi definitivamente stabiliti nel Vicereame 
del Perù, creando famiglie che divennero e rimasero 
peruviane, un Duca, 46 Marchesi e 35 G)nti dì Spa- 
gna, oltre un estesissimo numero di cadetti senza tìtolo 
delle più antiche case solarle gas, ossia nobili (i). 

Questi magnati della immigrazione spagnuola sce- 
glievano ordinariamente a loro residenza la Capitale 
del vicereame, ossia Lima, come dice anche nella sua 



(i) e Gli alberi generosi della nobiltà più chiara di Europa 
hanno esteso i loro nobilissimi rami nel Perù, che avendo le ra- 
dici in Castiglia danno fiori in Lima. > 

D. FRANasco DE EcHAVB Y Assù, Caballero de la Orden de 
Santiago, La Estnlla de Urna, stampato in Anversa, l'anno i6S&| 

e La nobiltà della città di Lima ha nelle sue vene quanto san* 
gue gloriosamente illustre conservarono le montagne di Castig 
nella invasione africana, per rifare col suo valore ciò che ave 
perduto per sua incuria, e ristabilire la monarchia spagnuola né 
ingiurie del tempo e dell' invidia. Non vi ^ tronco di casa grai 
o titolata di Spagna che non riconosca rami legittimi della s 
radice nelle famiglie di quel nuovo regno, nel quale si arricc' 
rono con gloriosi trofei e con grandissimi maiorascati e 
dite. * 

Don Antonio de Montalvo, naturai de SevìUa, Ei Sci 
Ptrùy stampato in Roma 1' anno 1683. 



i 



IL PERÙ 195 

citata Memoria il Viceré de Taboada y Lemos, colle 
seguenti parole : e Siccome Lima fìi dalla sua fonda- 
zione, verso l'anno i533, la capitale di questo esteso 
impero e la sede dei suoi Viceré, si riunirono in essa 
come nel suo centro, non solamente i primi conqui- 
statori del Perù e loro discendenti, e quelli cbe ven- 
nero d^ Europa colle onorifiche occupazioni di Magi- 
strati e di Giudici per amministrar la giustizia, ma 
quelli ancora che desiderosi di prender parte nelle im- 
mense ricchezze di questo regno, solcano i mari ani- 
mando V industria ed il commercio (cap. III). » 

Educata alla migliore civiltà di Spagna, questa gente 
non poteva affarsi a vivere fra le tenebre della barbane, 
come quella che piò o meno assoluta regnava nelle 
altre Coionie americane, e si occupò con tutta la sua 
potenza, che non era poca, e nella Cone dei Re di 
Spagna e presso il Governo locale, per la creazione 
di numerosi istituti d* istruzione ; sicché Lima ebbe a 
godere di buon'ora di questi ed altri molti elementi 
di diffusione della civiltà. Ebbe prima due Collegi im- 
piantati sul sistema dei migliori di Spagna, e poi 
nel i53i una Università dal nome di S. Marco, con i5 
cattedre, che divenne presto famosa, accorrendosi ad 
essa da tutte le altre pani dell'America meridionale. 
Nel lySSebbeunpiccolo anfiteatro anatomico, e nel 1796 
un'Accademia nautica. Nel 1791 vide fondarsi da una 
società di letterati peruviani il giornale intitolato El 
Mercurio Peruano, che si occupava principalmente di 
scienze e letteratura, e che trovò un'eco di simpatia 
fino in Europa; e nel 1793 vide sorgere anche un se- 



196 IL PERÙ 

• 

condo giornale, polìtico-notiziario, La Gajeia de Lima: 
sicché la sua civiltà correva, con corta differenza, di 
pari passo con quella d'Europa, alla cui luce s^in- 
formava. 

La popolazione del Perù, adunque, o meglio di Lima, 
godeva già di una certa istruzione e civiltà fino dai 
tempi delle colonie; e contava fìra i suoi figli non 
pochi uomini veramente eminenti per sapere e dot- 
trina, di cui rimane ancor vivo il ricordo, quando tutti 
gli altri paesi d'America, eccetto il Messico, langui- 
vano ancora nelle tenebre di una barbarie piò o meno 
profonda. 

Venute le guerre della indipendenza americana, e 
proclamatasi questa, dove prima, dove dopo, in tutte 
le antiche G>lonie del Continente, il Perù adottò come 
legge fondamentale dello Stato la forma democratica 
più assoluta, concedendo così in diritto come in fatto 
a tutte le diverse razze e classi indistintamente, meno 
la schiava, la stessa somma di diritti politici; ciò che 
non stava affatto in relazione col diverso grado di ci- 
viltà delle medesime, e che fu l'effetto di due dif- 
ferenti cause : della mitezza di carattere della razza 
bianca, o spagnuolo-creola snervata dalle mollezze del- 
l'opulenza, come osservava il Viceré de Taboada y Le- 
mos nel 1796, la quale non si affaticò punto a fer 
valere sulle altre, come nel Chili, la preponderanza 
che le davano le sue ricchezze e la sua maggiore ci- 
viltà ; e della prevalente opinione dei non pochi lette- 
rati dottrinari di Lima, i quali, guidati dalla semplice 
illusione dei principii, com' é proprio dei dottrinari di 



IL PERÙ r97 

tutti i tempi e luoghi, senza punto tener calcolo della 
loro maggiore o minore applicabilità secondo il grado 
di civiltà dei popoli, credevano trovare nella somma 
libertà ed uguaglianza di una Repubblica democratica 
per eccellenza, la fonte più certa e sicura di prosperità 
e progresso. 

Le crociate, si nel Perù come in Bolivia, Venezuela 
e Colombia, contro le tendenze più o meno monar- 
chiche di Bolivar e di San Martin, che furono i prin- 
cipali e veri fattori della indipendenza americana, mos- 
sero e furono ardentemente alimentate sempre dai 
dottrinari di Lima. Nondimeno è fuori di dubbio che 
una saggia monarchia rappresentativa, come quella che 
SI felicemente regge i destini della nostra Italia, sa- 
rebbe stata P àncora di salute di tutti questi paesi, li- 
berandoli dalla quasi continua anarchia e sgoverno, 
che furono le sole conseguenze del loro esagerato e 
male inteso liberalismo. 

I dottrinari di Lima però tardarono assai poco a 
raccogliere il frutto delle loro illusioni. Seminate in 
terreno non ancor preparato a riceverle, fra uomini e 
razze per civiltà disuguali, la somma libertà e la somma 
uguaglianza si convertirono presto in somma licenza 
ed in sommo disordine. Sorsero immantinenti le am- 
bizioni smodate della feccia, cui tennero dietro le ri- 
voluzioni sempre più incalzanti ; ed essi, i dottrinari, 
furono i primi a percorrere più volte il triste cammino 
deir esilio. 

La po^lazione di Lima nel 1796, come si rileva dal 
censo praticato in quell' anno, ascendeva a 62,627 abi- 



198 IL PERÙ 

tanti, non compresi ì sobborghi, ed era così divisa: 
spagnuoli-creoU 17,21 5; indigeni 3i 19; negri 89601 razza 
mista o meticci 23,333. La razza mista era quindi la 
preponderante per numero: e poiché tutto fa supporre, 
argomentando anche da quello che succede oggigiorno, 
che la stessa proporzione esistesse pure ai tempi della 
proclamazione della Repubblica^ risulta che la citata 
ra^!(a mista era allora, come prima e dopo, la più 
numerosa nella capitale. 

Quali poi fossero le tendenze e le aspirazioni di que- 
sta razza mbta e di tutte le altre, ce lo dice la dianzi 
citata Memoria del Viceré de Taboada y Lemos, colle 
seguenti parole: « Gli spagnuoli originarli del Perù sono 
amanti del fasto e dell' opulenza ; T indio o indigeno è 
frugale, più per la sua rozzezza e mancanza di civiltà 
che per carattere; il negro e le razze miste sembrano 
animati dai medesimi sentimenti della prima classe, alla 
quale procurano aggradare colla loro servitù ed uti- 
lità (cap. I). » Giudicando da quanto oggi stesso avviene, 
il Viceré di cui abbiamo riferito le parole, non poteva 
lasciarci un ritratto morale più fedele, nella sua elo- 
quente brevità, della tanto eterogenea popolazione di 
Lima. 

La razza mista o dei meticci, mentre aveva la stessa 
tendenza al fasto ed all' opulenza della spagnuolo-creola, 
era però obbligata a soffocarla dentro di sé, per la dop- 
pia ragione della sua povertà e della soggezione neUa 
quale era tenuta dal regime coloniale; e si acconten- 
tava, per sodisfarla in parte almeno, di quel poco lusso 
riflesso che poteva godere all'ombra delle grandi fa- 



IL PERÙ 199 

miglie spagnuolo-creole, in cambio della sua obbedienza 
ed attaccamento. Per avere un' idea, se non altro, ap- 
prossimativa, della vita fastosa che si faceva allora in 
Lima, basti sapere, come apprendiamo dalla citata 
Memoria vicereale, che vi erano ben i4oo vetture par- 
ticolari, tra carrozze e calessi, che affollavano giornal- 
mente i pubblici passeggi. 

Venuta la Repubblica, e divenuta la razza dei me- 
ticci civilmente e politicamente uguale alla bianca o 
creola, più non si accontentò del poco fasto riflesso che 
poteva venirle da questa a forza di strisciare ai suoi 
piedi. Volle invece affrancarsi completamente da essa 
e sovrapporsele, tanto per rifarsi della sua passata umi- 
liazione e disperderne le traccie, quanto per godere di 
un fasto proprio e di una propria opulenza. E poiché 
trovava a ciò un invincibile impedimento nella propria 
povertà, non vide per arrivarvi sollecitamente che un 
solo mezzo: quello di impossessarsi della direzione della 
nascente Repubblica, scalando, or coU'astuzia ed or colla 
forza, i primi posti dello Stato. Di astuzia non era punto 
sfornita^ grazie alla naturale sveltezza di spirito di cui 
è generalmente dotata, ed alla semi-civiltà cui era ar- 
rivata e per la sua servile familiarità colla razza prin- 
cipale, e per le tante vie d' incivilimento e d'istruzione 
che offriva la capitale del Vicereame, come s' è visto. 
Di forza non mancava neanche, e assolutamente per 
esser la razza preponderante di numero in Lima, e re- 
lativamente per la mitezza di carattere e quasi abban- 
dono della propria supremazia fatto dalla razza bianca 
o creola. 

fj. — Cai VANO, Guerra «t America. 



200 IL PERÙ 

Lima che^qual capitale del vicereame, esercitava una 
grande influenza su tutto il Perù durante il regime co- 
loniale, continuò ad esercitarla egualmente quando da 
capitale del vicereame passò ad essere la capitale della 
Repubblica: e certo non senza ragione, perchè era là 
dove, oltre i grandi dignitari e le prime amministra- 
zioni dello Stato, si trovava concentrato tutto quanto 
vantava di meglio il paese. Conseguentemente non fu 
difficile agli ambiziosi meticci di Lima l'acquistare una 
certa influenza sui loro congeneri sparsi per tutta la 
Repubblica, nonché sulla numerosa razza indigena che 
durante il regime coloniale era stata la più maltrattata, 
e colla quale la propria razza aveva maggiore dime- 
stichezza ed affinità della creola, a causa di trovarlesi 
assai più vicina per la parità di condizione che cor- 
reva fra loro. Ed uscendo il grosso delle milizie della 
Repubblica, com'era naturale, dalle ultime razzò e classi 
sociali, fu ai meticci di Lima assai facile iniziare il 
tristo sistema delle rivoluzioni di quartiere, dei pronun- 
ciamiéntos di battaglioni, da cui cominciarono quasi 
sempre le innumerevoli rivoluzioni del Perù. 

Dopo il primo esempio dato dai meticci, venne la 
volta della razza indigena; ed or Tuna or l'altra di 
queste due razze, or tutte e due più o meno fuse in- 
sieme, non lasciarono mai più l'intrapreso cammino 
delle rivoluzioni, sia per servire ad aspirazioni di razze, 
sia, sotto il pretesto o no di quelle, per servire a interessi 
ed ambizioni personali, ciò che avvenne il più sovente. 

Sia adunque come strumento di rivoluzione, sia come 
elemento di ordine per soffocarla o vincerla, il soldato 



IL PERO 20 1 

divenne l'arbitro del potere pubblico; e nacque cosi 
fino dall' instaurarsi della Repubblica il così detto par- 
tito militare: partito sui-generis, che meglio conver- 
rebbe chiamare partito di potere e di rivoluzione, es- 
sendo stato mai sempre diviso in due grandi frazioni, 
una delle quali era al potere (i), mentre P altra lavo- 
rava a scalzarla e faceva la rivoluzione. 

Questo fatto che un medesimo partito si occupi co- 
stantemente a far la guerra a sé stesso - ciò che di- 
sgraziatamente non è senza esempio in altri paesi più 
antichi in civiltà, e che il lettore italiano, sia esso de- 
stro sinistro^ può facilmente indovinare - nasce dal 
carattere tutto personale di esso partito; ossia dal vizio 
fondamentale di ubbidire non alla forza di una idea o 
principio, come il nome di partito vorrebbe dire, ma a 
quella invece di semplici interessi individuali, i quali 
furono sempre i soli suoi fattori, come brevemente spie- 
gheremo. 

Scoppiata una rivoluzione col pronunciamiento o sol- 
levazione di uno o più battaglioni, il capo di essa si 
dedica immediatamente alla organizzazione di un eser- 
cito più o meno numeroso, capace di combattere quello 
rimasto fedele al Governo; ed avendo no dei mili- 
tari alla mano, crea nel circolo de'suoi amici e di 
tutti gli sfaccendati che immediatamente gli corrono 
i' intomo colla speranza di farsi uno stato, un quadro 



(i) Solamente bisogna fare una eccezione riguardo al qua- 
rìennio corso dall'agosto 1872 all'agosto 1876, nel quale la 
'residenxa della Repubblica fu tenuta da nn non militare. 



202 IL PERC 

sempre abbondante di ufficiali d'occasione; i quali, 
onde assicurarsi le spalline a si buon prezzo ricevute, 
si danno con sollecito ardore a reclutare nelle cam- 
pagne fra le più basse classi sociali, sia colle buone 
sia colla forza, i battaglioni ed i reggimenti che deb- 
bono comandare. Formato così l'esercito della rivolu- 
zione, se questa trionfa, rimane esso l'esercito dello 
Stato; e gli ufficiali improvvisati fra gli amici vecchi 
o del momento del rivoluzionario vincitore, sono in- 
corporati definitivamente ne' quadri della ufficialità 
dello Stato. 

In cambio di ciò, gli ufficiali che erano prima in 
servizio, e che appartenevano all'esercito del Governo 
rimasto vinto, sono mandati alle loro rispettive case 
nella qualità di indefinidoSy comunemente detti caidos, 
caduti, con una parte di soldo. Questi però non aspi- 
rano che a ritornare in attività di servizio, per godere 
un'altra volta di tutto il soldo del loro grado; ed alla 
prima occasione favorevole che si presenta, corrono 
sotto le armi, e formano prestamente un esercito nel 
quale prendono anzitutto posto gli amici del preten- 
dente che batte a raccolta, non altrimenti che si formò 
l'esercito una volta della rivoluzione e poi del Governo 
che debbono combattere; i cui ufficiali, se perdenti, 
passano a lor volta allo stato di caidos^ per quindi 
rimettersi a lor volta in una nuova rivoluzione. 

Queste ripetute rivoluzioni che si succedono con 
poca distanza l'una dall'altra, ognuna delle quali 
crea un gran numero di nuovi ufficiali presi dalle 
classi agricole ed operaie, e dei nulla facteuti o dì- 



IL PERÙ 203 



soccupati, che gli uni dopo gli altri vanno tutti man 
mano ad ingrossare la lunga fila degV indefinidos^ o 
caidoSj per poi in parte risorgere e cadere a vicenda 
nelle successive rivoluzioni, tanno si che oltre gli 
ufficiali in servizio, vi sia sempre in tutta la Repub- 
blica, e massimamente in Lima, un numero dieci 
e dodici volte maggiore di caidos; i quali, vivendo 
completamente oziosi col piccolo soldo di indefinidos 
che lor paga lo Stato, mentre da una parte gravano 
enormemente i bilanci del pubblico erario, sono dal- 
Taltra sempre disposti ad entrare in rivoluzione, a 
solo scopo di guadagnare l'attività di servizio e far 
carriera. Si trovano perciò sempre pronti al primo grido 
di rivolta lanciato da un Generale o Colonnello caido 
com'essi, che ha dei mezzi proprii o d'altrui per or- 
ganizzare una rivoluzione, ed abbracciano la sua causa 
che non è d'ordinario se non puramente personale, 
per motivi anch'essi del tutto proprii ed individuali. 
E sono questi appunto, tutti questi ufficiali, che stanno 
continuamente a giuocar l'altalena fra loro, e le cui 
file s'ingrossano tutti i giorni, quelli che formano il 
così detto partito militare; partito dissolvente e disor- 
ganizzatore, composto in massima parte di gente senza 
mestiere, abituata a vivere a spese dello Stato, senza 
fede politica, fannuUona e pretendente, cui ogni pretesto 
è buono per sollevare la bandiera della rivoluzione, e 
che mantiene sempre accesa la rivalità delle razze, onde 
servirsene come strumento di sua ambizione. 

Senza la sinistra influenza di questo strano e guasto 
militarismo, è fuor di dubbio che a poco a poco sa- 



204 IL PERD 

rebbe avvenuta col tempo, se non una piena e com- 
pleta fusione fra le diverse razze, almeno un'armonia 
sempre crescente e apportatrice di una non lontana 
fusione; poiché eccetto la smodata ambizione di pochi, 
militari ed altri di cui parleremo or ora, col conse- 
guente seguito di vizi che porta seco, il carattere del 
peruviano, a qualunque razza e classe esso appar- 
tenga, è generalmente buono e generoso: qualità che 
esso deve principalmente alla benefica influenza che 
esercita su di lui la madre, la sposa, la figlia, la donna 
peruviana infine, che insieme alle doti fisiche, raccoglie 
in sé qualità morali di prim' ordine, tanto per intelli- 
genza e coltura di mente, quanto per nobiltà di animo 
e delicata squisitezza di sentimenti. 

Sia essa creola, indigena o meticcia, e quale che 
sia la classe sociale nella quale si trovi, la donna peru- 
viana è quasi sempre superiore all'uomo peruviano 
che le sta a fianco: capace di ogni virtù, che sovente 
spinge fino all'abnegazione, essa è continuamente in- 
tenta a migliorare ed ingentilire il morale deir elemento 
maschile. A corroborare siffatto principio, oltre la gior- 
naliera osservazione diretta, sorge anche quella indi- 
retta; la quale mostra che tutti coloro i quali si so- 
vrapposero alle influenze di famiglia, o per eccezione 
ebbero cattiva madre o cattiva moglie, sono senza 
contrasto poco di buono. 

I cattivi abiti ed i deplorevoli effetti del militarismo 
non sono punto sconosciuti nel Perù; ne si lasciò mai 
di declamare contro di essi. Ciò è tanto vero, che co- 
munque la carriera militare fosse stata considerala 



IL PERÙ 205 

sempre, per ragioni di &tto, come la sola che poteva 
portare alla suprema magistratura dello Stato, da essa 
sola, fuorché pochi casi, essendo usciti sempre i Pre- 
sidenti della Repubblica ; pure è stata ed è sempre la 
carriera meno stimata nel Perù, da cui rifuggivano con 
orrore, salvo rare eccezioni, tutti i figli di famiglie rag- 
guardevoli, e tuni coloro in generale che facevano una 
certa stima di sé. 

Succede per la carriera militare nel Perù, qualche 
cosa di peggio che per quella ecclesiastica in molte 
Provincie d'Italia, massime nelle meridionali, ove caduta 
qual essa trovasi in completo dispregio, solo é abbrac- 
ciata dalle più umili classi sociali, come scalino di 
relativo miglioramento di condizione. 

Ciò però non é riferibile che alla sola ufficialità del- 
l' esercito propriamente detto; poiché riguardo a quella 
della marina é tutf altra cosa. Gli ufficiali di marina 
dovendo avere una speciale istruzione acquistata da 
giovani nei collegi ed in apposite scuole, e non poten- 
dosi così facilmente improvvisare come quelli di terra 
col semplice porsi alla cintura una spada che non si 
sa maneggiare, non potevano uscire e non uscirono 
mai se non dal seno della miglior razza e classe 
sociale; sicché non sono punto da confondere cogli 
altri da cui li divide tutto un abisso, come se ne 
ebbero le prove nella presente guerra. Negli ufficiali 
di marina si trovò invece istruzione, coraggio e pa- 
triottismo vero, non di parole; e certo assai diverso 
sarebbe stato l'esito della guerra, se avessero avuto 
una buona o almeno discreta Sotta da comandare. 



2o6 IL PERÙ 

Per quella legge naturale di concatenazione di av- 
venimenti, per cui succede che uno ne tragga altri 
dietro di sé, che senza di quello forse non avrebbero 
avuto ragione di essere, a fianco al militarismo sorse 
man mano un circolo di affaristi politici, che con esso 
faceva causa comune e ne divideva le sorti, con esso 
cadendo e risorgendo per frazioni, secondo il vario al- 
ternare delle campagne elettorali o rivoluzionarie. 

Divenuto il supremo potere dello Stato quasi patri- 
monio di militari più o meno fortunati nei campi rivo- 
luzionarii, gli ambiziosi non militari ricorsero alla par- 
tigianeria politica per avvicinarsi al soglio presidenziale 
o dittatoriale, e goderne i favori. Dopo aver concorso a 
preparare il terreno alla rivoluzione, sia colla opposi- 
zione al Governo nelle Camere legislative, sia sommi- 
nistrando fondi per le armi, sia colla stampa, colUiti- 
trigo o colla cospirazione, questi affaristi politici si 
slanciavano poi come sciacalli affamati addosso al trion- 
fatore arrivato al potere, sia per dividerlo con lui in 
qualità di ministri od altro, sia per sollecitar grossi 
favori; ed al passeggiero capo dello Stato che aveva 
trionfato col loro aiuto più o meno efficace, un po'per 
gratitudine e principalmente per timore di vederli en- 
trare in nuovi piani rivoluzionarii contro di lui, era 
giuocoforza subire la loro legge. Di qui le grandi mal- 
versazioni dei fondi pubblici e le tante operazioni finan- 
ziarie a danno dello Stato, fatte sempre, a loro dire, 
ad esclusivo benefìzio dell' azienda pubblica ; poiché, a 
sentirli parlare, sono sempre là a sacrificarsi per la 
giustizia, pel bene pubblico e per quanto v'ha di più 



IL PERÙ 207 

sacro al mondo. Del resto, questo predicar sempre 
a squarciagola giustizia, lealtà, abnegazione e via via, 
al tempo stesso che sono più che mai occupati a fare 
orrendo scempio di tutto ciò, è proprio di tutti gl'in- 
triganti di tutti i tempi e luoghi ; sicché non può arre- 
car meraviglia ad alcuno. 

Timorosi di veder abbattuto da un momento alPal- 
tro il Governo amico da cui potevano tutto ottenere, 
questi mestatori politici del circolo della partigianeria 
avevano sempre gran fretta di porre a profìtto la loro 
influenza, onde sfruttarla in tutti i sensi e modi prima 
che il buon momento scappasse. Patrocinavano quindi, 
senza neppur guardarlo, il primo grande affare che uno 
speculatore qualunque poneva loro fra mani: e non 
mirando che al proprio interesse ed alla necessità di 
far presto, spesso, per guadagnare essi una miserabile 
frazione di dieci o venti, facevano perdere allo Stato 
cento e mille in una rovinosa operazione finanziaria, 
che altri dopo di loro, e per le medesime cagioni, peg- 
gioravano ancora di più. 

Questa, in poche parole, è la storia di tutto il gran 
movimento economico del Governo peruviano, salvo 
poche eccezioni, per tutto ciò che riguarda prestiti, 
opere pubbliche e alienazioni di beni nazionali. E que- 
sta in succinto la storia del guano; di questo enorme 
tesoro che il Perù ha visto gradatamente sparire con 
poco o nessun profìtto suo, per andare ad arricchire 
i grandi speculatori stranieri ; i quali altro non dove- 
ron fare per impossessarsene, che lasciarne cadere delle 
meschine particelle nelle mani di qualche mestatore 



2o8 IL PERO 

politico del circolo della partigianeria : e questa è pure 
la storia della febbre ferroviaria che divorò tanti e 
tanti milioni, nonché quella del salnitro di Tarapacà, 
da cui il Perù non ha ritratto che debiti. 

Il danno arrecato al paese da questo circolo di affa- 
risti politici portato su dal militarismo, è indubitata- 
mente assai maggiore di quello operato direttamente 
dal militarismo stesso; il quale, venuto dai più mo- 
desti strati dell'organismo sociale, e sfornito di ogni 
autorità morale, non si sarebbe fatto sentire che pei 
soli danni materiali delle rivoluzioni, relativamente in- 
significanti, se arrivato alla testa del Governo avesse 
trovato sempre nella classe civile ed istruita, di cui 
non poteva dispensarsi, come non se ne dispensò quasi 
mai per le faccende della pubblica amministrazione, 
ministri e consiglieri integerrimi unicamente obbedienti 
ai veri interessi del paese ed alla voce del proprio do- 
vere. Tenendo detta classe civile, come in realtà tenne 
quasi sempre, la direzione dei pubblici affari, sotto la 
supremazia più o meno nominale del generale o co- 
lonnello postosi a capo della Repubblica, avrebbe po- 
tuto assai facilmente imprimere una buona direzione 
alla barca dello Stato e mantenerla coi suoi sforzi sem- 
pre a galla in mezzo alle ripetute e momentanee oscil- 
lazioni delle rivoluzioni ; i cui effetti diretti ed imme- 
diati non ad altro sarebbonsi ridotti, oltre il sacrificio 
delle poche somme spese dalla rivoluzione, che a mu- 
tare la persona rivestita apparentemente dell'autorità 
suprema^ insieme al cambio della ufficialità preposta 
al comando dell'esercito. 



IL PERO 209 

Disgraziatamente, questo posto che doveva essere 
Decapato dalla parte più sana della miglior classe so- 
ciale, fa preso d'assalto, salvo rare e lodevoli ecce- 
zioni (i), negli ultimi venti anni massimamente, da 
quella sua frazione appunto che non ne era affatto de^ 
gna; ossia dal succitato circolo della partigianeria po- 
litica, composto d' insaziabili affaristi reclutati in tutte 
le razze e classi sociali, ed il cui nucleo principale 
usciva appunto da essa classe migliore, artificialmente 
ingrossata negli ultimi tempi da non pochi figli di for- 
tunati commerciantucci stranieri, che a solo scopo di ar- 
ruolarsi in detto circolo di alti affaristi, rinunziarono 
alla nazionalità patema, ottando quella peruviana, cui 
dava loro diritto il fatto della nascita sul suolo della 
Repubblica. 

Il partito militare ed il circolo affine della partigia- 
neria politica sono adunque, indipendentemente dalla 
differenza delle razze che ne fu la prima causa, le due 
piaghe sociali del Perù. Vere piaghe cancerose, il mi- 
litarismo e r affarismo lo hanno roso e lo roderanno 
sempre fino a lasciarlo cadavere, se un Governo forte 
e intransigente non perviene a infrenarli ed a mora- 
lizzarli, tenendoli lontani dal potere e da ogni inter- 
vento, «ia diretto sia indiretto, nel maneggio delle pub- 
bliche faccende. 



(i) Lcdevolissime eccezioni furono, per esempio, i dotti e in- 
tegerrimi magistrati D. Juan Antonio Ribeyro, D. Eusebio Sanchez, 
D. Teodoro Larosa ed altri che in diverse epoche furono chiamati 
a reggere i più importanti ministeri del Perù. Ma l'atmosfera gover- 
nativa era tanto viziata, che nessuno di essi potè resistervi a lungo. 



2IO IL PERÙ 

Una volta distrutti o condannati all'impotenza questi 
due elementi di disorganamento sociale - il militari- 
smo e V affarismo - non sarebbe punto difficile alia 
parte sana ed eminentemente ris]3ettabile della società 
peruviana, che esiste numerosa, e che le succitate cause 
tennero quasi sempre lontano dalla direzione dello Stato, 
di far disparire a poco a poco ogni rivalità di razza, 
e di portare il Perù a quel grado di prosperità e di 
grandezza, cui per tanti versi è chiamato. 

Un tentativo di riforma in questo senso fu già por- 
tato ad atto una volta nel 1872, dal così detto j^jrtì/o 
civilista^ per contrapposizione al militarismo. La lotta 
fu lunga ed aspra ; e terminò colla vittoria del civi- 
lismo^ dalle cui file usci il Presidente della Repubblica 
nella persona del distinto cittadino Don Manuel Pardo, 
uomo pieno d' ingegno e di buon volere (che cono- 
scemmo personalmente) e soprattutto di una specchiata 
integrità. 

Disgraziatamente, tre cause diverse concorsero non 
solo a frustrare i buoni effetti che siffatto tentativo 
doveva produrre, ma a renderlo forse più dannoso 
che utile: 

i^ Nel momento in cui il Presidente Pardo assunse 
nelle sue mani le redini dello Stato, le pubbliche finanze 
si trovavano già in una piena bancarotta, solo masche- 
rata fin allora dai mille rovinosi sotterfugi cui si era 
ricorso dalla precedente amministrazione: sicché non 
appena mise egli mano a fare una situazione netta, ed 
a porre un limite ai tanti disastrosi ripieghi che au- 
mentavano ogni giorno le deplorevoli sue condizioni, 



IL PERÙ 211 

apparvero queste in un subito come la più tremenda 
realtà agli occhi della Nazione che si credeva nuotare 
neir oro, e che rimase perplessa tra l' incredulità e lo 
sbalordimento, prendendo da ciò occasione i perpetui 
rivoltosi, per far credere al pubblico ignorante che tutto 
il male veniva da lui. Durante i cinquant' anni di pre- 
sidenza militare, dicevano essi, sapevamo di esser ricchi 
e lo eravamo difatto, poiché tutti o quasi vivevamo 
dello Stato: oggi che è venuto il civilismo al potere, 
invece delle passate ricchezze non abbiamo che debiti 
e povertà; dunque il civilismo è la nostra rovina, e 
bisogna rovesciarlo. Ciò cagionò a Pardo una forte 
impopolarità nelle classi inferiori, e le tante rivoluzioni 
da cui fu tormentato. 

Né ciò deve far meraviglia ad alcuno ; poiché sono 
queste ordinariamente le conseguenze di tutte le cat- 
tive eredità. L' antecessore che tutto dilapidò, nascon- 
dendo la rovina cui si andava incontro, era pel volgo 
una cima d^ uomo ; mentre V erede che soffre e lavora, 
mettendo una sosta alle dilapidazioni per arrestare la 
corrente rovinosa prima che si faccia irrimediabile, è 
un perverso. 

2* La tentata riforma fii in sé stessa incompleta ; 
perchè diretta a combattere il nemico più manifesto, il 
militarismo, non si guardò abbastanza dall' altro molto 
più pericoloso, comunque meno visibile, delP affarismo, 
il quale ne fu quasi la forza principale, e per così 
dire r anima e la vita. La frazione del circolo della 
partigianeria politica che, durante la precedente ammi- 
nistrazione del colonnello Balta, la più ricca in favori, 



212 IL PERÙ 

era rimasta non solo lontana dalla mensa della dissi- 
pazione dei pubblici tesori, quanto danneggiata dalla 
influenza esercitata dalla fazione allora dominante, in- 
tromessasi onde prender la rivincita in mezzo al par- 
tito civilista di buona fede, composto dalla miglior 
gente del paese, fu quella che, nascondendo le sue 
vere mire, più ardentemente e più attivamente lavorò 
per la sua buona riuscita. Perciò, quando dopo il trionfo 
della causa civilista la parte sana del partito, che non 
aveva nessun fine personale, ritornò al suo normale 
stato di quiete, essa si strinse invece, secondo la pro- 
pria abitudine, assai più d' appresso al capo dello Stato; 
il quale, fidente di non avere intorno a sé che amici 
leali animati dagli stessi suoi disinteressati ed onesti 
sentimenti, ne subì lentamente ed inconsciamente la 
trista influenza. 

I due grandi errori commessi da Pardo - la pub- 
blica manifestazione fatta nel Congresso delle cattive 
condizioni nelle quali aveva trovato le finanze dello 
Stato, e la quasi istituzione della moneta cartacea - 
non furono dovuti appunto che alle ispirazioni di questi 
segreti affiliati del circolo affarista. 

Mentre all' esporre francamente la deplorevole con- 
dizione economica dello Stato, la grande anima di Pardo 
divisava unicamente fare un appello al paese, onde 
uscendo dal vecchio cammino della cieca dissipazione 
comprendessero tutti, dall' un canto all'altro della Re- 
pubblica, la necessità di entrare sulla buona via del- 
r onestà, del lavoro e della economia - essi, gli affa- 
risti che lo spinsero a tale atto, non miravano invece 



IL PERÙ 213 

cbe a due scopi assai più concreti: a iniziare la guerra 
di rappresaglia contro il fortunato contrattista del guano 
che ai tempi del Governo Balta lo strappò di mano 
ai loro amici e cointeressati ; ed ai grossi guadagni 
che dovevano lor fruttare le operazioni di borsa in 
Europa, al sapersi la quasi bancarotta del Perù, che 
essi facevano ventilare senza punto credervi. 

Queste operazioni di borsa dovevano consistere nel- 
Facquisto delle azioni del debito peruviano col gran 
ribasso cbe avrebbero avuto a soffrire all'arrivo di tale 
notizia, per poi rivenderle a miglior prezzo quando, sa- 
putosi che detta notizia era un semplice spauracchio, 
sarebbero ritornate al primo loro corso. Sventurata- 
mente pel Perù, il suo cattivo stato economico essendo 
una realtà, le dette azioni scesero allora e sempre senza 
mai più risalire; sicché colF enorme danno pubblico 
ne venne uno a quei medesimi che lo avevano pro- 
vocato, e che rimasero tutti più o meno rovinati finan- 
ziariamente. E poiché é ben raro che qualunque avve- 
nimento di una certa importanza rimanga isolato, la 
rovina di questi tali fu la prima origine della crisi mo- 
netaria che assalì il paese dal 1873 in poi, e della sus- 
seguente circolazione forzosa della moneta cartacea. 

Onde far fronte alle vistose perdite sofferte in Eu- 
ropa, i sum mentovati affaristi che di proprio non 
avevano se non il semplice falso lustro di una ingan- 
nevole apparenza, ricorsero ai capitali di certa Banca 
di emissione del Perù che era il centro ed il covo prin- 
cipale di tutti essi, nonché a quelli ancora di alcun'altra 
Banca, della cui direzione erano pure pervenuti ad 



214 IL PERÙ 

impossessarsi, sicché nel corso di appena pochi mesi 
sparì quasi tutto il metallico dianzi circolante in Lima, 
il quale, tostochè arrivava nelle casse delle succitate 
banche, veniva da esse spedito in Europa, e quindi 
sostituito in piazza dai loro biglietti di circolazione 
fiduciaria, la cui emissione aumentava sempre di giorno 
in giorno. 

Nondimeno, dopo aver camminato per benino du- 
rante circa due anni, questo cattivo giuoco delle Banche 
era lì per arrivare alla meritata catastrofe di un fal- 
limento vergognoso, che ne avrebbe necessariamente 
svelate tutte le magagne. 11 pubblico cominciò un bel 
giorno a rifiutare i loro biglietti; e gF interessati affa- 
risti non videro che un solo rimedio per evitare la 
rovina delle Banche, che in realtà non serebbe stata 
se non la completa rovina di essi pochi, colla salva- 
zione del pubblico: quello cioè di ricorrere al Go- 
verno per far dichiarare di circolazione forzosa quei 
medesimi biglietti al portatore, che il pubblico più non 
voleva ricevere. Ciò non era molto facile, e sarebbe 
staio forse del tutto impossibile se tante diverse cir- 
costanze non fossero venute in loro aiuto. 

Quasi tutti i piccoli prestiti interni del Perù erano 
stati fin allora contratti nella più rovinosa maniera 
che si potesse immaginare; ossia pagando il più so- 
vente l'interesse dell'uno o due per cento al mese, 
con di più una commissione o diritto di mediazione, 
che a volte arrivò fino al tre per cento: e ciò senza 
tener conto che coloro, che ordinariamente facevano 
tali prestiti - alcuni consegnatarii del guano -- non 



IL PERC 21 S 

prestavano al Perù che i suoi danari medesimi; ossia 
il prodotto del suo guano già venduto e non ancora 
passatogli in conto. In quel frattempo appunto, ossia 
nel 1875, il Governo sì trovava nella più imperiosa 
necessità di contrarre un prestito a qualunque costo; 
e mal soffrendo il Presidente Pardo di ricorrere al- 
l'antico sistema, escogitava una via migliore che non- 
dimeno non gli si presentava, quando gli si offrì un 
prestito relativamente vantaggioso, a nome e per parte 
delle succitate Banche, cui già lo Stato era debitore 
di qualche somma, purché venissero esse esonerate 
per un determinato tempo (che posteriormente fu reso 
illimitato) dall' obbligo di pagare in metallico i loro 
biglietti al portatore: ciò che significava e significò di 
latto la circolazione forzosa dei medesimi. 

Stretto dall'urgenza, oppresso dai moti rivoluzionarìi, 
fidente ne' suoi elevati piani finanziarli da cui sperava 
dover ritrarre lo Stato tali vantaggi Che potessero facil- 
mente risanare tutte le ferite del momento, persuaso che, 
come gli si faceva credere, il deplorevole stato delle 
Banche venisse appunto dai prestiti fatti al Governo^ 
il Presidente accettò l'offerta; ed i mascherati affaristi 
poterono cosi riparare i propri! malanni a spese degli 
abitanti tutti del Perù, e nazionali e stranieri, che colla 
crescente deprezzazione della carta-moneta, oggi ridotta 
quasi a nulla, han visto man mano scemata e quasi 
distrutta ogni loro fortuna (i). 

(i) Dopo qualche tempo, il Governo susseguente di Prado 
fece propria dello Stato tutta l'emissione cartacea delle Banche, 
pagando in questo modo il debito che aveva verso di loro. Au- 

M* — Caitano, Gìurra fTAmtrica, 



21 6 IL PERÙ 



>r< 



3® Mancò a Pardo e il tempo di svolgere j>ersonal- 
mente i suoi vasti disegni economici, e un successore 
degno di lui che ne continuasse l'opera. Al terminare 
il quatriennio della sua Presidenza, il suo più gran- 
dioso piano finanziario riguardante il salnitro di Ta- 
rapacà, aveva cominciato appena a ricevere esecuzione; 
ed il suo successore, General Prado, uomo di viste 
assai corte, per quanto dabbene, lasciatosi abbindo- 
lare dal solito circolo degli affaristi politici, permise 
che questi ultimi, facendo del salnitro di Tarapacà un 
vergognoso albero di cuccagna per tutti loro, conver- 
tissero l'appena iniziato progetto di Pardo, che indubita- 
tamente era destinato a ristorare le pubbliche finanze, 
in una nuova fonte di dissesti per P erario. 

Gii avvenimenti s' intralciano talora sifiattamente 
fra loro, anche quelli per nulla soggetti all'umano 
volere, quasi avessero mente e vita propria, per 
disporsi in modo da produrre un determinato risul- 
tato: e fu ciò appunto che fece sorgere nei nostri lon- 
tani progenitori delle prime epoche dell'umanità, l'er- 
ronea fede nella esistenza di un fato che presiedesse 
a siffatto concatenamento. Tutto par che congiurasse, 
neppur la cieca legge delia morte eccettuata, contro 



mentata enormemente dallo Stato negli ultimi tempi, j>er sc<p< 
perire alle spese della guerra, l'emissione della carta-moneta 
sorpassa attualmente i cento milioni di soUs; e la sua deprcii 
zazione è tale che il sol di carta, il cui valore nominale è d| 
cinque lire italiane, oggi 25 luglio 18S1 che in Lima scriviam<i 
queste linee, non vale che appena 32 centesimi di lira in me 
tallic \ 



IL PERÙ 217 

quel cmlismo che solo poteva e potrà un giorno strap- 
pare il Perù dal profondo abisso della sua rovina. 

L' uomo chiamato a succedere a Pardo nella Presi- 
denza della Repubblica era l'esimio giureconsulto José 
Simeon Tejeda; e già tutto il paese, meno gli affiliati 
del militarismo e delP affarismo, teneva gli occhi fissi 
in luì, quando la morte lo trasse .giovane ancora alla 
tomba sul finire del 1874. Robusto di mente, fermo 
nei propositi, integerrimo fino ad escludere il sospetto 
nell'animo medesimo dei perversi, tanto facili sempre 
a malignar di tutto, José Simeon Tejeda avrebbe non 
solo continuato, ma perfezionato e completato in tutte 
le sue parti il sistema iniziato da Pardo, di rigenera- 
zione politica, sociale ed economica del Perù. Morto 
lui, il partito civilista rimase un po' sconcertato; e 
prima ancora che esso designasse colui che doveva 
raccogliere una tanta eredità, affaristi e militari si 
affirettarono a hte innanzi il nome del General Prado; 
nome che dovea costare tanta vergogna e tante lacrime 
al disgraziato Perù! 

Prado aveva due circostanze a suo favore : i pro- 
speri avvenimenti del 1866 contro la Spagna, e l'es- 
ser rimasto fin dal 1867 lontano dal Perù, da cui fu 
cacciato con una rivoluzione di /ischi, I fischi furono 
presto dimenticati; e la lunga esulanza gli diede presso 
il volgo un carattere di vittima, che era rialzato dal 
merito dei fatti del 1866; merito dei suoi consiglieri 
e dei marini del Perù, non suo, ma che ricadeva ap- 
parentemente su di lui come capo dello Stato. Queste 
circostanze, abilmente sfruttate dagli speranzosi affa- 



21 8 IL PERÙ 

rìsti e militari, insieme al veleno sparso nella popo- 
lazione che il cattivo stato economico del Perù non era 
punto reale, ma un semplice prodotto del civilismo e 
che sparirebbe con lui, fecero si che il nome di Prado 
fosse sollecitamente accettato dal volgo; facile preda 
sempre, in tutti i tempi e luoghi, della spudorata ciar- 
lataneria degr intriganti. 

Nessuno ignora come facilmente si riscaldino i po- 
poli in certi loro entusiasmi, il più spesso assurdi, e 
quanto sia difficile il contrariarli od anche semplice- 
mente tentare di persuaderli del loro errore; perciò il 
panito civilista, temendo di urtar troppo di fronte colia 
cosidetta opinione pubblica, lasciò fare. 

11 general Prado, e con lui V antico militarismo, as- 
sunse la Presidenza nel luglio 1 876. Della sua gestione 
abbiamo già detto qualche cosa: ma non è tutto. 

Abbenchè il partito civilista, anziché fargli la guerra, 
l'avesse piuttosto favorito nella sua elezione, di buono 
o mal volere che fosse, Prado, o meglio il circolo di 
affaristi che lo dirigeva, sapeva pur troppo che avrebbe 
trovato una seria opposizione nel Congresso nazionale, 
composto in massima parte di civilisti amici dell'ex-Pre- 
sidente Pardo, tutte le volte che avesse tentato un r'i> 
tomo air antico sistema di sgoverno e di dilapidazione 
del pubblico tesoro. Primo suo pensiero fu quindi quello 
di disfarsi di un Congresso, che prevedeva dovesse es- 
sergli ostile; e poiché la Costituzione dello Stato non gli 
dava facoltà di scioglierlo da per sé, ricorse all'idea di un 
plebiscito nazionale che sconoscendone l'autorità, do- 
mandasse la convocazione di un'Assemblea costituente. 



IL PERÙ 219 

Questo progetto che per se sólo necessariamente im- 
portava una grande perturbazione in tutta la Repub- 
blica, fu reso anche assai peggiore dai mezzi di cui si 
fece uso per menarlo ad effetto. Gli agenti del Governo, 
principiando da qualche Prefetto dei diversi diparti- 
menti della Repubblica, cominciarono a diffondere nella 
popolazione la pericolosa idea, che bisognava sollevare 
le ultime classi sociali dal loro stato di prostrazione, 
e che per arrivare a questo risultato era necessario ri- 
darre alia impotenza la classe civile ed istruita, come 
la sola nemica di quelle ; e perciò dissolvere quel Con- 
gresso nel quale essa classe civile era preponderante, per 
quindi convocare un'Assemblea costituente che, amica 
del basso popolo, mirasse anzitutto ai suoi interessi. 
Siffiitto lavorìo del Governo non rimase punto ste- 
rile, e presto cominciarono a piovere dai diversi Di- 
panimenti della Repubblica, nel 1877 e 78, le così 
dene actas populares, ossia proteste firmate da nume- 
rosi cittadini delle classi inferiori, nelle quali si doman- 
dava appunto colla dissoluzione del Congresso nazio- 
nale legalmente costituito, la pronta convocazione di 
un'Assemblea costituente. 

Il Governo infine, per menare innanzi un meschino 

intrigo di partigianeria politica e d' interessi personali, 

I promosse ed agitò una tremenda rivoluzione sociale, 

\ una lotta di classi che non poteva non disorganizzare 

completamente il paese, per quindi gittarlo in una guerra 

civile delle più terribili ed accanite. 

Primo frutto di questa lotta fratricida che ruggiva più 
meno sordamente da qualche mese su tutta la vasta 



220 IL PERC 

superfìcie della Repubblica, fu la morte dell' ex-Presi- 
dente Manuel Pardo, assassinato nel novembre 1878 Del 
recinto medesimo del Senato di cui era Presidente, e 
dal medesimo sergente dell' esercito nazionale, che co- 
mandava la guardia d'onore alla porta. 

L'assassinio di Manuel Pardo, possiamo dirlo con 
piena sicurezza d'apporci, massime pel momento e le 
circostanze tutte nelle quali avvenne, fu più che l'assas- 
sinio di un semplice uomo: fu l'assassinio del Perù. 

Pardo vivente - che era una gran forza per sé stesso, 
e che concentrava nella sua persona, pel momento al- 
meno, tutta quella del partito civilista e della grande 
maggioranza onesta del paese - o la guerra col Chili 
non sarebbe avvenuta, o avrebbe avuto un esito tut- 
t' affatto diverso. Chi non sa l' influenza che può eser- 
citare un solo uomo sui destini di un paese, in date 
circostanze e condizioni! Del resto, la storia è là per 
dirci che spesso s' incarnò in un solo uomo tutu la 
vitalità di un popolo; e che da un solo uomo dipesero 
più volte le sorti di grandi e potenti nazioni. 

Il sangue illustre di Manuel Pardo fini di scavare 
l'abisso che aveva cominciato a dividere le classi su- 
periori dalle inferiori; e gli antichi partiti politici che 
esistevano indipendentemente dalla recente questione 
delle classi, trovarono essi pure in ciò un nuovo e forte 
elemento di odio. Le passioni si accesero smisurata- 
mente da tutte le parti ; ed il Governo che, comunque 
senza volerlo e cercando ben altro, era stato una delle 
cause prime di quest'orribile ordine di cose, non sa- 
peva esso stesso a che partito appigliarsi né di chi 



IL PERÙ 221 

doveva maggiormente temere, se degli amici o dei 
nemici. 

Minacciato dal cozzo tremendo di due rivoluzioni 
diverse, che lo avrebbero preso in mezzo per combat- 
tersi fra loro sulle sue rovine, il Governo si trovava 
senz'autorità morale e senza una forza materiale sicura 
su cui £ar calcolo ; era nella misera condizione di quel 
fanciullo che dopo avere appiccato il fuoco al letto 
senza saperne prevedere le conseguenze, piange e si 
dispera nella sua impotenza, quando vede che le fiamme 
minacciano di divorarlo. 

Furono queste tristi condizioni del Perù, come di già 
s'è detto, quelle che principalmente decisero il Chili 
a chiamarlo così frettolosamente sui campi di batta- 
glia; e furono queste medesime condizioni appunto che 
lo trascinarono di disastro in disastro, sotto il ferreo 
calcagno di un nemico tanto più inesorabile, quanto 
meglio sapeva che non era punto merito suo, se la 
bandiera del coloniale presidio di Valdivia era arrivata 
minacciosa e oltraggiante a piantarsi sull'antica ma- 
gione dei Viceré (i). 



(*) « La civiltà peruviana ebbe la sua origine nella 
valle del Cuzco, che è la regione centrale del Perù.... 
Il Cuzco era la residenza imperiale ótgV Inca, e con- 
teneva pure le grandi abitazioni dell' alta nobiltà. Il suo 



(i) Valdivia, città del Chili, era durante i tempi coloniali il 
presidio al quale s'inviavano tutti i delinquenti del Perù. 



222 IL PERÙ 



gran tempio del Sole^ al quale accorrevano pellegrini 
dai più remoti limiti dell' impero, era il più splendido 
edificio del nuovo mondo.... I resti della fortezza del 
Cuzco, che faceva parte di un vasto sistema di forti- 
ficazioni, stabilito dagr Inca su tutta l' estensione dei 
loro dominii, eccitano oggi ancora V ammirazione del 
viaggiatore pel loro aspetto colossale; comunque senza 
malta alcuna, i grossi massi di granito stavano così 
ammirevolmente disposti che era impossibile introdurre 
ira loro una lama di coltello ; ve n* erano di quelli che 
avevano 38 piedi di lunghezza per 1 8 di larghezza e 
6 di spessore. 

e I palazzi imperiali erano magnifici edifìci sparsi in 
tutte le Provincie dell'impero.... Abbenchè poco eie 
ganti esternamente, i principi peruviani spiegavano 
pomposamente nell'interno di essi tutta la loro opu- 
lenza. Ne coprivano le pareti numerosi ornamenti di 
oro e di argento, insieme a ricche tele tessute colla 
delicata lana di vicugna, e cosi belle che i Sovrani di 
Spagna non sdegnavano di usarle.... 

a La nobiltà del Perù si componeva di due ordini: 
la prima era quella degl'/nca, che discendendo dal 
medesimo tronco del Sovrano, viveva, per cosi dire, nel 
riflesso della luce della sua gloria. Essendo i monarchi 
peruviani poligami, e lasciando perciò famiglie di cento 
e duecento figli, i nobili di sangue reale arrivarono ad 
essere col tempo assai numerosi. U altr' ordine di no- 
biltà era quello dei Curacas, ossia Cacicchi delle na* 
zioni conquistate e loro discendenti.... La nobiltà Inca 
era però quella che costituiva la vera forza della mo- 



IL PERÙ 223 

narchia peruviana : legata al Soprano coi vincoli del 
sangue^ aveva con lui, in gran parte almeno, simpatie 
e interessi comuni.... Abbenchè i nobili abitassero prin- 
cipalmente la capitale, molti di essi vivevano sparsi 
per tutto r impero, occupando le alte cariche coi co- 
maiKii dei posti militari fortificati.... I nobili erano anche 
dotati di una preminenza intellettuale, che lì rialzava 
agli occhi del popolo altrettanto che i loro titoli.... 

a Vi erano tribunali di giustizia e magistrati in cia- 
scuna città e borgata, con giudici superiori che erano 
generalmente i governatori dei distretti.... Si teneva un 
registro di tutte le nascite e morti che avvenivano in 
tutto r impero, ed ogni anno si mandava al Governo 
un censo della popolazione per mezzo dei quipus..,. Il 
quipus era una corda composta di fili di differenti co- 
lori fortemente ritorti ed intrecciati, da cui usciva una 
moltitudine di fili più corti di differenti colori e con 
molti nodi. I colori rappresentavano oggetti concreti 
ed anche idee astratte; i nodi equivalevano ai nu- 
meri, e si potevano combinare in modo da rappresen- 
tare qualunque quantità ; si facevano per mezzo di 
essi assai rapidamente calcoli esattissimi ; ed i primi 
spagnuolt che visitarono quel paese furono testimoni 
di ciò.... 

« Tutto il territorio era coltivato dal popolo.... tutte 
le donne conoscevano V arte di filare e di tessere.... 
L'ozio era considerato come un delitto.... Ogni anno 
si faceva un inventario dei diversi prodotti del paese 
e dei punti di produzione, e si consegnava in appositi 
registri di quipus, che si trasmettevano alPInca. 



224 IL PERÙ 

€ Tutto il territorio dell' impero era intersecato di 
strade, di cui le principali erano due che partendo da 
Quito (oggi capitale dell'Equatore) si estendevano fin 
verso il Chili, passando pel Cuzco: una correva sulla 
gran pianura elevata, a l'altra in riva al mare, o quasi.... 
Vi erano leghe intere di trincee aperte nelle roccie, 
ponti, terrapieni.... Una di queste strade, di cui riman- 
gono appena dei frammenti, calcolasi che misurasse 
1 5o2 miglia, e componevasi di grandi lastre di pietra 
coperte in alcuni punti di una mistura bituminosa cui 
il tempo aveva dato una durezza superiore a quella 
della pietra stessa.... Per tutta la lunghezza di queste 
strade vi erano case, tamboSj costruite a distanza di 
dieci a dodici miglia Tuna dall'altra, destinate al ri- 
poso dell' Inca e della sua comitiva, e di tutti coloro 
che viaggiavano con un carattere ufficiale. Alcuni di 
questi edifìzii avevano grandi dimensioni, e formavano 
una fortezza con quartieri ed altre opere militari.... 

f La protezione del Governo per l'agricoltura si 
manifestava nei modi più efficaci.... In molti punti si 
portarono le acque per mezzo di acquedotti sotterranei 
che erano opere veramente gigantesche: si compone- 
vano di grosse lastre di pietra perfettamente connesse 
senza malta; e per mezzo di ingegnose porte lascia- 
vano uscire l'acqua sufficiente per irrigare le terre 
che attraversavano. Alcuni di questi acquedotti erano 
sommamente lunghi : uno che passava pel distretto di 
Condesuyu aveva più di quattrocento miglia di esten- 
sione. Presso Caxamalca esiste ancora un tunnel sca- 
vato nella montagna per dare uscita alle acque dì un 



IL PERÙ 225 

lago. I conquistatori lasciarono perdere colia loro in- 
curia molte di queste utili opere degl'lnca; ed in al- 
cuni siti corrono ancora silenziose le acque coi loro 
condotti sotterranei, senza che nessuno abbia cercato 
di esaminarne il corso e le origini. 

« Oltre i vestiti di proprio uso, i peruviani manife- 
stavano molta destrezza nella manifattura di differenti 
oggetti pel Sovrano, colla finissima lana che possede- 
vano. Facevano coltri, tappeti, conine per i palazzi 
imperiali e pei templi. Il tessuto era uguale per ambo 
i Iati, e tale la sua delicatezza che aveva lo splendore 
della seta : la vivezza dei suoi colorì eccitò Tammira- 
zione e V invidia del fabbricante europeo.... Né era mi- 
nore in altri rami la destrezza degP indigeni. Nei ma- 
gazzini reali e nelle huacas^ sepolcri degl' Inca, si sono 
trovati esemplari di lavori curiosi e complicati : fra 
questi, vi sono vasi di oro e di argento, braccialetti, 
collane, utensili di ogni classe in rame ed in creta, 
specchi bxCi di una pietra dura pulimentata o di ar- 
gento lucidato.... 

« Cosa veramente meravigliosa si è come eseguissero 
tutti questi difficilissimi lavori con i soli strumenti che 
possedevano. Comunque il ferro fosse abbondante nel 
paese, non ne conoscevano Tuso: i loro strumenti erano 
di rame e di una lega di rame con stagno (i), che, a 
quanto pare, riusciva di una durezza poco inferiore a 

(i) L' eminente naturalista italiano, Antonio Raimondi, che ha 
largamente e dottamente studiata tutta la mineralogia del Perù, 
opina invece che fosse del rame con silicio^ estratto dal silicato 
di rame. 



226 IL PERÙ 

quella dell'acciaio.... Fra i resti del monumento di 
Cana^ si veggono alcuni anelli sciolti, che passando 
le labbra di un animale si muovono in tutti i sensi, 
mentre anelli e testa si compongono di un solo e me- 
desimo pezzo di granito. 

e Coloro cui sembrino esagerate queste relazioni 
sulle antiche industrie peruviane possono dissipare i loro 
dubbii visitando il paese in cui fiorirono. Specialmente 
nelle regioni centrali delle pianure elevate, il viaggia- 
tore trova ancora molti vestigi di altra epoca: resti di 
templi, di palagi, di fortezze, di valli terrapienate, di 
strade, di acquedotti ecc. ecc.... » 

G. H. Prescott, Storia della conquista del Perù, Li- 
bro I, cap. I a V. 




FORZE DI MARE E DI TERRA 
DEI TRE STATI BELLIGERANTI 



SOHHAKIO 

Li BoIìtìi dod ha marma. - Conuate ed allre navi da guerra 
del Chili. - Loro fona ed armamento. — Coraziate ed altre 
navi peniTiane e loro (bria. - Eieicito boliviano.- Eiercito 

peruviano. — Esercito chileno. 



aveado la Repubblica dì Boliva posse- 
uto giammai neppure la più meschina 
:ialuppa, unicamente avremo a pre- 
stare ai nostri tenori il quadro com- 

arativo delle flotte del Chili e del Perù ; 

le quali, attenendoci ai dati ufficiali più veridici pub- 
blicati in anbo i paesi al rompersi delle ostilità, erano 
tome appresso : 



228 FORZE DI >IARE E DI TERRA 



FLOTTA CHILEN A 
Navi corazsate 

Lord Cochrane, con 6 cannoni da 3oo. 
Blango-Encalaoa, con 6 cannoni da 3oo. 

Nayi in legno 

(j Corvfttt) 

Chacabuco, con 9 cannoni, 2 da i5o e 7 da 70 e 4o. 
O' HiGGiNs, con 9 cannoni, 2 da i5o e 7 da 70 e 4o. 
Esmeralda, con 12 cannoni da 68. 

(2 CoHtumierf) 

Magallanes, con 4 cannoni, uno da ii5 e 3 da 70. 
CovADONGA, con 2 cannoni da i5o. 

Le due corazzate gemelle Lord Cochrane e Blanco- 
Encalada, armate di 6 cannoni da 3oo libbre dei mi- 
gliori tipi della moderna artiglieria e che fanno fuoco 
sopra una batteria aperta a tutti i punti del compasso, 
hanno una corazza di nove pollici^ la capacità di 2o32 
tonnellate, ed una forza motrice di mille cavalli^ cia- 
scuna, con una doppia elice che le fa girare sopra 
se stesse, nei casi dati, colla massima sveltezza e ra- 
pidità. Come ultimo ragguaglio, aggiungeremo che fu- 
rono costruite in Inghilterra, sen!(a risparmio di sorta, 
nel porto militare di HuU, sotto T immediata direzione 
del capo costruttore della marina da guerra inglese, 
e che furono varate l'una nel 1874 e l'altra nel 1875. 



DEI TRE STATI BELLIGERANTI 229 



FLOTTA PERUVIANA 
Corazzate 

Fregata Independbncia, con i4 cannoni, 2 da i3o, e 12 
da 70. - 2oo4 tonnellate - 55o cavalli di forza - 
corazza di quattro pollici. - Costruita T anno 1 864. 

Monitor Huascar, con 2 cannoni da 3oo situati in 
una torre giratoria - 1 1 3o tonnellate - 3oo cavalli 
di forza - corazza di pollici quattro e me!(jo nel 
centro, e di soli due e me\\o nelle estremità - co- 
razza della torre pollici cinque e me^\o, - Costruito 
l'anno i865. 

Navi in legno 

Corvetta Union, con 12 cannoni da 70. 
Cannoniera Pilcomayo, con 6 cannoni, 2 da 70 e 
4 da 4o(i). 



(i) li Perù possedeva inoltre due monitori di /iume, V Ata- 
hualpa ed il Manco-Capac, con dae cannoni da 500 ciascuno, 
più anni innanzi costruiti negli Stati-Uniti per manovrare sul 
Missisaipì : ma incapaci a correre sul mare altrimenti che a rr- 
morchio, e invero assai penosamente furon tratti al Callao 
l'anno 1869, non potevano né furono mai suioprati che all'an- 
cora nei porti, quali semplici batterie galleggianti, È perciò 
che non li abbiamo annoverati fra le navi della flotta, alle 
cui evoluzioni di guerra non si associarono mai ,*• come non ab- 
biamo potuto far parola neanche delle tante altre navi e navet- 
tiue che per limghi anni figurarono nelle statistiche della marina 
militare del Perù, e clic fin da più anni indietro o non esiste- 
vano affatto, o erano appena semplici pontoni a uso di scuole o 
di depositi. 



130 FORZE DI MARE E DI TERRA 



I 



' 



RIASSUNTO 

Chili. - 2 forti corazzate e 5 navi in legno, con 12 
cannoni da 3oo, 6 da i5o e 3o di diversi calibri in- 
feriori. 

Però. - 2 deboli corazzate e 2 navi in legno, con 
2 cannoni da 3oo, 2 da i5o e 3o di diversi calibri 
inferiori. 

Delle navi da trasporto^ cosi del Chili come del 
Perù non parliamo, e perchè non costituiscono che senn- 
plici accessorii, e perchè ciascuno dei due paesi non 
ebbe nessuna difficoltà a provvedersene a tempo nella 
misura dei proprii bisogni. 



II 



ESERCITI 



ti Al primo rompersi delle ostilità colla Repubblica 

i, della Bolivia, febbraio 1879, questa non aveva che ap- 

\ pena un paio di migliaia di soldati disseminati a pie- 

,j coli distaccamenti nelle diverse sue provincie, e, attese 

1' le grandi difficoltà topografiche, nella quasi assoluta 

imp>ossibilità di arrivare prima di qualche mese di fa- 
ticose marcie, sul teatro della guerra. Raccolto, ed in- 
grossato colla massima celerità possibile fino ai Sooo uo- 
mini incirca, questo piccolo esercito, mal vestito e peggio 
armato, arrivò a Tacna nel Perù, appena il 2 maggio: 
e da Tacna, ove si fermò, fino al deserto boliviano di 
Atacama, occupato dall'esercito chileno, od anche fino 



DEI TRE STATI BELLIGERANTI 231 



ad Iquique, capitale del prossimo deserto peruviano di 
Tarapacày eravi ancora molto e molto cammino da 
percorrere. 

Dice lo storico semi-ufficiale del Chili : e Dai quadri 
allora pubblicati (marzo 1879) si seppe che la Bolivia 
aveva un esercito permanente di 2232 soldati.... La mo- 
bilizzazione di quest' esercito offrì le più serie difficoltà 
per due cause diverse : la scarsezza di mezzi dell'erario 
pubblico, e gli ostacoli del terreno che bisognava at- 
traversare per arrivare ai luoghi che occupavano i chi- 
kni ; ostacoli pressoché invincibili per le grandi distanze 
e per le asperità delle montagne e dei deserti (i). > 
Poco appresso lo storico medesimo aggiunge : e Frat- 
tanto arrivavano a La-Paz i contingenti di truppa che 
il Governo aveva domandato alle diverse provìncie: ar- 
rivavano calzati con ajotas, specie di pianella di cuoio, 
e armati con armi di diverse classi, molti con un sem- 
plice fucile a pietra.... Questo primo esercito boliviano 
pervenne a contare 45oo uomini riuniti con grande af- 
fanno in tutte le provincie della Repubblica; ed il 17 di 
aprile ruppe la marcia attraverso le montagne (2). » 

f] Perù, grazie a qualche attività spiegata dopo i fatti 
di Anto&gasta, trovossi al momento della dichiarazione 
di guerra con un corpo di esercito di circa 3ooo uo- 
mini alle frontiere, ossia in Iquique e suoi dintorni, e 
con altri 3ooo uomini di tutte le armi nella capitale, 
che aggregati alle forze di polizia urbana e rurale, ce- 

(t) Baxkos-Arama, //istoria di la Guerra dil Pacifico, p. 67. 
(2) fd. Td. p. 104. 

«5. •— Caivano, Gutrra dAmtrica* 



232 



FORZE DI TERRA E DI MARE, ECC. 



I 












ladoreSy ammontanti a 2000 e più, potevano formare 
al massimo un totale di 8000 uomini, 5ooo nella Ca- 
pitale e 3ooo in Iquique. 

Quanto al Chili, il 2 aprile 1879, ossia il giorno pre- 
cedente a quello della dichiarazione di guerra al Perù, 
il suo esercito arrivava a un totale di i3ooo uomini 
o più. tra le forze esistenti nella Repubblica e quelle 
agglomeratesi sulla costa boliviana, invasa nel febbraio. 
Ciò risulta dalla dichiarazione ufficiale che in esso 
2 aprile il Ministro degli Affari Esteri del Chili faceva 
al Senato, nelle seguenti parole : a II Ministro degli Af- 
fari Esteri rispose : a Che l' esercito ammontava attual- 
mente a 7000 uomini, e che si era ordinato di elevarlo 
a 9000; che le forze del littorale (ossia Antofagasta e 
resto del deserto di Atacama) si erano notevolmente 
aumentate col trasporto di molti chileni che risiede- 
vano sulla costa del Perù, e che il loro numero totale 
non sarebbe inferiore a quello di 6000 uomini (i). » 



(1) Senato del Chitiy Processo verbale della Sessione segret 
del 2 aprile 1879. 







VI 



OPERAZIONI E COMBATTIMENTI NAVALI 



SOHKARIO 

Il Chili disotta d' impossessarsi del deserto peniviiino di 'l'ara- 
picì. - Iqaique. — I chileni non ardiscono di occuparla, seb- 
bene avessero forze molto maggiori. — Blocco alla lontaaa. 
- n Perà li prepara, come può, alla difi»a : il ChiH Toirebbe 
e Doo M impedirlo - Che fece la flotta cbilena dal 5 aprile 
alU meli di maggio. — Muore veno il Callao. - La flotta 
peruviana eì dirìge ad Aiica, quindi ad Iquique. — Combat- 
timento fra il Huattar e la Esmtralda. - Vlndtpendeacia 
iniegoe la Cnadanga. - Naufragio della Indepmdauìa e bar- 
bane chìIcDa. — Danni ricevuti dalla Cmiadonga. - La spa- 
valderia chilena canta vittoria. - Eroi di nnovo stampo. - 
II Huaicar rimane solo contro le corazzate chìkne. Sue glo- 
riose gesta. - È temuto dalle navi chilene che lo corteggiano 
a diitania. — Inoperoiiti dell' esercito chileno, - Malcontento 
del popolo chileno per la lenteua delle operaEioni guerre- 
scbe. - La Aotta ehilena abbandona Iqnique. - Iniaflicienza 



J4 OPERAZIONI E COMBATTIMENTI NAVALI 

dei marini cbileni. - Come snebberò potuto vincere usui 
piitna, - I\ //uasear dK nells rete della flotta chilena. - Ul- 
tima lotta del Lietu del Pacijìie. ~ Eroismo di Miguil Gran. 
- Millanterie cbilene e prove ufficiali che il Huastiir hph u 



Chili mirava alla conquista: verità 
innegabile che nei capitoli anteriori ci 
!i è presentata come una semplice con- 
sej;uenza della condotta per lunghi anni 
da esso tenuta, fino al momento in cui 
risolutamente prese le armi contro le Repubbliche vi- 
cine di Bolivia e del Perù ; e che i fatti posteriori pro- 
vano fino all'evidenza. 

Compiuta senza colpo ferire la conquista del deseno 
boliviano di Atacama colla ingiustificabile invasione 
del febbraio, se il Chili avesse voluto restarsene lì non 
avrebbe avuto che ad afferrarsi sempre più al suo sup- 
posto diritto di rivendicazione, ed aspettare tranquilla- 
mente il corso degli eventi ; poiché sapeva assai bene 
che dalla Bolivia unicamente avrebbe potuto atten- 
dersi una guerra di parole, che sarebbe finita, cotne 
sempre, a suo favore sul campo diplomatico; e che 
qualora alla Bolivia si fosse associato il Perù, com'era 
assai probabile, non gli sarebbe stato punto difficile di 
chiamare gli avversarli alla conciliazione, dopo di 
averli stancati con una guerra difensiva, del buon esito 
della quale non era a dubitare. 

Quasi inattaccabile dalla parte di terra per la sua con 
formazione topografica, tanto nei suoi confini colla Bo- 



OPERAZIONI E COMBATTIMENTI NAVALI 235 

livia, quanto in quelli col Perù, sul Loa, il deserto di 
Atacama solo avrebbe richiesto una seria difesa contro 
un attacco operato sulla sua spiaggia dalla parte del 
mare. Ma oltreché sarebbe costato poca spesa e fa- 
tica il completare la fortificazione naturale dei pochi 
punti di possibile approdo della medesima, per sé stessi 
diflScilissimi su di una costa generalmente alta e ta- 
gliata a picco sul mare, il Chili aveva tale una flotta 
da bastare sola, senza sforzo alcuno, ad impedire qual- 
siasi tentativo di tal genere, anche nel non lontano 
caso che il Perù avesse potuto aumentare di uno o 
due legni la sua scarsa e debole flotta. 

Ma il Chili non pensava affatto di rimanersene. Il 
deserto di Atacama non sodisfaceva che appena a una 
parte delle sue antiche aspirazioni, le quali, come sap- 
piamo, si estendevano principalmente al deserto limi- 
trofo di Tarapacà, appartenente al Perù: e, come di- 
sopra abbiam visto, premeva al Chili di approfittare 
della occasione propizia, assai difficile a ripresentarsi 
più tardi, che poneva il Perù quasi a sua discrezione 
- ossia delle anormali condizioni di quesf ultimo, che 
rendevanlo in quel momento assai inferiore a lui in una 
lotta - tanto per compiere interamente le sue aspirazioni 
di conquista, quanto per fondare con un colpo decisivo 
la propria preponderanza sugli Stati vicini, e dare li- 
bero sfogo al torrente per tanto tempo contenuto di odii 
e di gelosie contro la Repubblica regina del Pacifico. 

Era quindi nei disegni del Chili, sebbene mal si ad- 
dicesse alla parte di vittima e di provocato che pre- 
tendeva assumere agli occhi del mondo, di prendere 



236 OPERAZIONI E COMBATTIMENTI NAVALI 



violentemente la iniziativa delle ostilità nella lotta col 
Perù, sì come senz' alcuna causa plausibile l' avea presa 
nella dichiarazione dello stato di guerra, e d'impos- 
sessarsi innanzi tutto dell'agognato deserto di Tara- 
paca colla occupazione d' Iquique, che ne era il centro 
principale. E che questo e non altro fosse stato il primo 
pensiero del Governo chileno, lo attesta inequivoca- 
mente, oltre V assicurazione dell' officioso storico Bar- 
ros-Arana, la formale dichiarazione che il Minbtro 
degli Affari Esteri faceva al Senato chileno quando, ne) 
domandargli il 2 aprile l' autorizzazione necessaria per 
dichiarar la guerra al Perù, conchiudeva la sua relazione 
sullo stato delle forze armate della Repubblica, assicu- 
rando che : a II signor Saavedra (Ministro della guerra^ 
ritornato giorni innanzi da Antofagasta) aveva detto al 
suo ritorno che tutto era preparato ptr un attacco, e 
che questo non impedirebbe neanche di fare uscire 
altre forze pei porti del nord, col fine di tenerle preme 
a marciare pel teatro della guerra (i). » 

Effettivamente il Chili, pago dei futili pretesti lan- 
ciati a sua giustificazione sulla bilancia della coscienza 
pubblica, poiché non si faceva scrupolo alcuno di muo- 
vere risolutamente alla conquista, l'immediata Inva- 
sione di Iquique era quanto di più logico potesse fare. 
E certo, una tale impresa non poteva presentarglisi più 
facile e sicura, se il valore dei suoi guerrieri fosse stato 
pari all'audacia dei suoi diplomatici. 



(i) Senato del Chili - Processo verbale della Sessione segreta 
del 2 aprile 1879. 



OPERAZIONI E COMBATTIMENTI NAVALI 237 



Senza fortt6cazioni di sorta, e senza nessuna proba- 
bilità di ricevere pronti soccorsi dal lontano Governo 
di Lima, Iquiquc non era difesa al rompersi delle osti- 
lità, il 5 aprile, che appena da una piccola divisione 
di 3ooo soldati al massimo. 

Era questo il solo ostacolo che il Chili avrebbe avuto 
a vincere per impadronirsi del deserto di Tarapacà, di 
questa inesauribile fonte di ricchezza, attorno a cui si 
aggirarono, si aggirano e si aggireranno sempre le più 
calde aspirazioni chilene; e come si sa, per vincere un 
si insignificante ostacolo, il Chili aveva a sua dispo- 
sizione 6000 soldati per lo meno nella prossima Anto- 
fagasta, senza comare la grossa riserva di altri 7000 uo- 
mini in Valparaiso, e tutta una squadra composta di 
due forti corazzate e di cinque navi in legno con 
48 cannoni di grosso e piccolo calibro, già in azione 
nella rada stessa di Antofagasta, dove da più tempo stava 
aspettando gli ordini di attacco. 

Iquique, abbiam detto, non aveva nessuna probabi- 
lità di ricevere pronti soccorsi dalla capitale. Ciò era 
un fatto dei più certi, di cui il Gabinetto di Santiago 
era pienamente informato per telegrammi del suo Rap- 
presentante in Lima, il quale facevagli sapere all'ultima 
ora che la flotta del Perù continuava nella medesima 
situazione dei giorni innanzi nel porto del Callao, ossia 
riparandosi alla meglio, e perciò nella impossibilità 
di prendere il mare prima che dette riparazioni fos- 
sero completate; impossibilità che per le due uniche 
corazzate Huascar e Independencia, si protrasse per 
un mese e mezzo ancora, fino alla metà di maggio. 



238 OPERAZIONI E COMBATTIMENTI NAVALI 

gio. Solo poterono prendere il mare il 7 aprile le due 
fragili navi in legno, Union e Pilcomqyo, che, non fa 
bisogno ricordarlo, erano veri nonnulla al paragone di 
una sola delle forti corazzate chilene, e quindi inca- 
paci a prestare un qualsiasi soccorso ad Iquique, sia 
direttamente, sìa indirettamente scortando il trasporto 
di truppe, che in nessun modo avrebbero potuto di- 
fendere in caso d^ incontro colla squadra nemica. Al- 
l' invio di truppe per terra da Lima non era affatto da 
pensare, per la enorme distanza e quindi pel molto 
tempo che sarebbe a ciò bisognato. 

Iquique, ripetiamo, non poteva opporre che appena 
i suoi 3ooo uomini di guarnigione contro tutto il re- 
lativamente formidabile potere militare del Chili: e ciò 
nondimeno questo non tentò affatto d' impossessarsene, 
sebbene, come abbiam visto, non glie ne mancasse affatto 
il desiderio, e sebbene avesse già tutto in pronto, squadra 
e truppa, in prossimità d' Iquique, prim' ancora di di- 
chiarar la guerra al Perù ; dichiarazione che esso fece 
non in un momento reso obbligatorio dalla forza di 
circostanze indipendenti dalla propria volontà, ma in 
quello che più a lui piacque, e quando appunto si credè 
sufficientemente preparato a prendere la offensiva nella 
maniera che meglio a lui convenisse. 

Più ancora : Iquique rimase in siffatto stato di quasi 
abbandono fin oltre la metà di maggio, ossia durante 
tutto un mese e mezzo dopo la rottura delle ostilità, 
mentre le due corazzate peruviane completavano le loro 
riparazioni nel porto del Callao; durante tutto uq mese 



OPERAZIONI E COMBATTIMENTI NAVALI 239 



e mezzo nel quale, non altro avendo contro di sé che 
le due meschine corvette peruviane la Urrìon e la Pil- 
comayo^ la squadra chilena era padrona assoluta del 
mare; e ciò nonostante nulla intentò contro Iquique, 
limitandosi unicamente a bloccarla di lontano, sebbene 
l'esercito chileno di Antofagasta fosse arrivato nella 
seconda metà di aprile fino alla rispettabile cifra di 
12,000 e più uomini, coi rinforzi spediti da Valparaiso 
e con i numerosi incrementi locali pel volontario ar- 
ruolamento dei chileni espulsi dal territorio peruviano. 
Perchè ciò? 

Ecco come si esprime a questo riguardo lo storico 
semi-ufficiale del Chili : « Il Chili cominciò la guerra 
collocando il blocco di Iquique, porto principale della 
provincia peruviana di Tarapacà, e piazza importante 
per l'esportazione del nitrato di soda. Questa piazza 
aveva una guarnigione di oltre 3ooo soldati peruviani 
trasportati prima della dichiarazione di guerra.... Senza 
dubbio, il Chili avrebbe potuto eseguire allora con piena 
fiducia nelP esito, operazioni più ardite. Sbarcando ri- 
solutamente il suo esercito in questo luogo, e man- 
dando la sua squadra a distruggere quella del Perù, 
che stava terminando le sue riparazioni nel Callao, 
avrebbe ottenuto nel primo mese i risultati che rag- 
giunse più tardi con ingenti sacrifìzii. Sembra che que- 
sto fòsse il primo piano del Governo chileno; però si 
diede credito alle bravate del Perù, si pensò che il de- 
cantato potere di questa Repubblica fosse realmente 
formidabile, e non si volle avventurare un attacco pe- 



I 



240 OPERAZIONI E COMBATTIMENTI NAVALI 



rìcoloso, preferendo camminare con prudenza per ar- 
rivare ad un risultato pienamente sicuro (i). • 

Il Chili ebbe paura : ecco la verità. Ebbe paura di 
un nemico per tutti i versi condannato air impotenza, 
che disponeva di forze di gran lunga inferiori alle pro- 
prie; e rese con ciò eccessivamente lunga, meschina e 
disastrosa per entrambi, una guerra che avrebbe po- 
tuto e dovuto finire con grande suo vantaggio, in uno 
o due mesi al più. E se poi sì considera che la favo 
revole opportunità di dare con sì poco sforzo un colpo 
tanto decisivo, durò per ben 46 giorni come termine 
minimo, ossia dal 4 aprile al 20 maggio in cui arri- 
varono ad Arica i primi rinforzi di truppe ed i primi 
elementi di guerra spediti da Lima, bisogna necessa- 
riamente conchiudere che i capitani chileni erano o 
infinitamente pusillanimi, o infinitamente inetti a con- 
cepire ed a menare a capo il più semplice piano di 
guerra. 

Nondimeno anche non sapendo o non volendo ap- 
profittare di SI favorevole opportunità, in nessun modo 
doveva permettere il Chili che il Perù fortificasse il 
porto di Arica ed inviasse ivi ed alia limitrofa pro- 
vincia di Tarapacà, truppe, armamento, munizioni e 
tutto quanto concerne la organizzazione di un esercito 
in campagna: cose tutte che al rompersi delle ostilità, 
eccetto i 3ooo uomini di Iquique, difettavano comple- 
tamente. 

Come s'è detto, oltre le due corvette la Union e la 



(i)-Barros-Arana, Historia de la Guerra dei Pacifico, p. S7 



OPERAZIONI E COMBATTIMENTI NAVALI 241 



Pilcomayo, contro le quali il Chili poteva opporre con 
enorme superiorità le sue cinque navi in legno come 
quelle, il Perù non aveva che due deboli corazzate, per 
giunta in cattivo stato, a dar ragione delle quali sa- 
rebbe stata sufficiente, posta in buone mani, una sola 
delle due potenti corazzate chilene. Or bene -, lasciando 
la sua squadra in legno per tenere in soggezione le 
due corvette peruviane e proteggere la mobilizzazione 
del proprio esercito, il Chili non aveva che a custo- 
dire colle due sue corazzate l'imboccatura del porto 
del Callao, per ottenere tutti gli anzidetti risultati e 
collocare il Perù nella impossibilità di difendere Ta- 
rapacà e tutta la estesissima sua costa, che esso avrebbe 
potuto invadere a suo beli' agio, quando e come volesse. 
n Perù, in questo caso, non avrebbe avuto che due 
sole vie: o-come effettuò il 16 maggio, non appena 
le sue sole corazzate Huascar e Independencia pote- 
rono prendere il mare - avrebbe fatto uscire dal Cal- 
lao pel teatro della guerra i necessarii rinforzi di truppe, 
armamento ed altro, in appositi trasporti scortati da 
esse corazzate; nel qual caso, battute queste dalle due 
superiori corazzate chilene all'uscire dal porto, detti 
trasporti sarebbero indubitatamente caduti in loro po- 
tere, ammenoché non si fossero prestamente ricoverati 
sono la protezione dette batterie di terra, ritornando 
indietro; o si sarebbe condannato alla inazione nel 
Callao e nella prossima capitale, da dove e i suoi 
eserciti e i suoi elementi di guerra non avrebbero 
potuto uscire senza esporli, come si è detto, ad una 
sicura perdita, insieme alle due deboli corazzate di 



242 OPERAZIONI E COMBATTIMENTI NAVALI 



scorta; sì come non poterono uscire, né uscirono in 
appresso assai più tardi, quando il Huascar e Vlndt- 
pendencia vennero a mancare. Sicché il Chili avrebbe 
avuto partita vinta in ambo i casi, collocando il Però 
nella impossibilità di mobilizzare le sue forze, e rima- 
nendo senza contrasto padrone fin dal primo momeDto 
di tutta r estesa costa peruviana fino al Callao, il cui 
possesso gli costò più tardi tanto sangue e tanti sa- 
crifizii di ogni genere. 

Nondimeno nulla di tutto ciò fece il Chili: e non 
perché non ne fosse venuta l'idea ai suoi uomini di 
Stato, i quali vi pensarono fin dal primo momento, 
prim'ancora di lanciare la dichiarazione di guerra con- 
tro il Perù(i); ma perchè ne mancò Tanimo ai suoi 
capitani di mare, come mancò a quelli de' suoi eser- 
citi per eseguire uno sbarco su di una costa quasi del 
tutto indifesa. 



(i) Telegrammi del Governo del Chili. 

« Ministro della guerra a Williams (comandante della flotta) 
2 Aprile - Dichiarazione di guerra al Perù. Godoy e Laralle si 
ritirano domani. Procedano come in campagna. Godoy mi dice: 
situazione squadra nel Callao la medesima. Attaccarla per sor- 
presa al far del giorno sarebbe più sicuro, però preferibile attac- 
carla fuori la portata delle batterie. Esercito peruviano seimila 
uomini di tutte le armi ; 2500 gendarmi e polizia — A FiERRo 
(Ministro degli affari esteri). > 

« Saavedra a Williams, 3 aprile - Si conosce già in Lima dichb- 
razione di guerra. > Ella procurerà distruggere o rendere inutile 
la squadra peruviana, impedire la fortificazione d'Iquiqne di- 
struggerla, impadronirsi trasporti, bloccare porti e procedere io 
tatto con ampie facoltà - Saavedra (Ministro della guem). • 



OPERAZIONI E COMBATTIMENTI NAVALI 243 



Che cosa fece invece la flotta chilena, a cominciare 
dal 3 aprile in cui ruppe le ostilità, fino alla metà di 
maggio? Nuli' altro che bloccare Iquique, e portare la 
strage su tutta la costa indifesa del Perù, senza alcun 
profitto per sé, distruggendo e incendiandone uno per 
uno tutti gli elementi d'imbarco e tutti i suoi piccoli 
porti. Pabeiion de Pica, Pisagua, Moilendoj Huanillos, 
semplici porti commerciali, sfomiti assolutamente di 
qualsiasi opera di difesa, e che privi onninamente di 
guarnigioni, tranne Pisagua ove trovavansi appena un 
due o trecento soldati al più, non potevano opporre 
nessuna resistenza, furono l'uno dopo l'altro più o 
meno distrutti dalle bombe delle corazzate chilene; le 
quali, sole sempre a tuonare, non altri petti umani 
avevano a ferire che quelli delle donne, dei vecchi e 
dei fanciulli troppo tardi a fuggire l'ira nemica, come 
assai spesso avvenne (r). 

Dopo 4o giorni miseramente passati in questo van- 
dalico ed inutile passatempo, il grosso della flotta chi- 
lena composto delle due corazzate e di tre corvette, si 
decise alla fine di andare a domandar notizie della 
squadra peruviana nel porto del Callao, verso il quale 
mosse da Iquique il 16 maggio; ma era già troppo tardi. 



(x) « Non paò non supporsi che T ammiraglio W. Rebolledo, a 
bordo della Blanco-Encalada, si ritirasse pieno di vergogna 
d'aver commesso l'orrendo delitto d'incendiare un paese indi- 
feso, uccidendo tre donne, una ragazza ed un asiatico... e ciò 
che è più orribile, d'aver fatto perir tra le fìamme due donne 
ed un fianciallo appena nato.... > 

Rapporto ufficiale deU autorità peruviana sulFincettdio di Pisagua. 



244 OPERAZIONI E COMBATTIMENTI NAVALI 

In quello stesso i6 maggio il Presidente del Perù 
usciva dal Callao alla volta di Arica, ove giunse il 
20 senza esser affatto molestato per via, con tre navi 
trasporti piene di soldati, armamenti, munizioni e vi- 
veri, sotto la scorta delle sue corazzate Huascar e 
Independencia, ailor allora finite di riparare ed armare 
alla meglio; e che certo sarebbero state del tutto im- 
potenti a difendere se stesse ed i preziosi trasporti che 
le seguivano contro un assalto della squadra chilena, 
se questa si fosse fatta trovare all'uscita del porto, là 
dove fin da un mese e più avrebbe dovuto essere. 

La guerra navale non cominciò in realtà che col- 
l'apparizione delle due corazzate peruviane; poiché, 
come s'è detto, la flotta chilena non si era occupata 
fin allora che a bloccare Iquique, incendiare i piccoli 
porti commerciali, dove ogni qualunque attentato non 
era che semplice questione di volontà, e distruggere 
i moli e le barcaccie per l'imbarco delle merci, su 
tutta l'indifesa costa sud del Perù. 

Lasciati i trasporti in sicuro nel porto di Arica, il 
20 maggio le due corazzate peruviane si portarono 
immediatamente nella rada d'Iquique, in cerca delle navi 
nemiche che ne tenevano il blocco. Arrivarono ivi la 
mattina seguente, del 21, e scone le sole che pel mo- 
mento vi si trovavano, le corvetta Esmeralda e la can- 
noniera- Còvoiò/ig'a, ambe in legno, il Huascar si diresse 
contro la prima, mentre Vlndependencia si pose ad in- 
seguire la seconda, che imprendeva rapidamente la fuga. 

Il combattimento fra il Huascar e la Esmeralda fu 
breve, quanto splendido. Dopo un'ora circa di fuoco 



OPERAZIONI E COMBATTIMENTI NAVALI 245 

che YEsmeralda sostenne degnamente^ il Huascar la 
colò a fondo investendola per tre volte consecutive 
col suo sperone d'acciaio. E terminava appena il com- 
battìmento, spariva sotto le acque il ponte della Esme- 
ralda, che già il Comandante del Huascar lanciava in 
mare tutte le sue scialuppe in soccorso delF equipaggio 
della nave nemica, che dibattevasi invano contro il 
furore delle onde agitate. Salvò da certa morte, con 
questa sua nobile azione, ben sessanu e più individui 
fra marinai e ufficiali, che raccolse benevolmente a 
bordo della sua corazzata, per indi sbarcarli in Iqui- 
que, in qualità di prigionieri di guerra, dopo aver fatto 
loro distribuire ogni genere di soccorso e principal- 
mente delle vestij di cui i più avevano maggior bisogno, 
per lo stato di completa nudità nel quale si trova- 
vano (f ). 

Ma mentre il generoso comandante del Huascar^ 
Michele Grau - che il resto della campagna e la glo- 
riosa sua morte dovevano rendere dipoi tanto celebre - 
si affaticava nobilmente a salvare i naufraghi della 
Esmeralda, ben diversa era la sorte che correvano quei 



(i) Da alcune lettere familiari pubblicate in quasi tutti i giornali 
cliileni, di ufficiali e marinai che si trovavano a bordo della Esme- 
ralda, e presero parte all'azione, togliamo i seguenti brani: 

« I pochi che ci salvammo fummo presi mezzo affogati dalle 
scialuppe del Huascar^ completamente nudi in gran parte. - Iqui- 
qae 23 maggio 1879. » 

Lettera del Tenente F. Sanchez al fratello Carlos Sanchez. 

« I pochi scampati, che fummo circa 60, ci salvammo a nuoto. 
Fra venti minuti fummo raccolti dalle scialuppe del Huascar* 



246 



OPERAZIONI E COMBATTIMENTI NAVAU 



della Independenciaj cui una roccia sconosciuta apriva 
la chiglia nel momento medesimo in cui era per at- 
tingere col suo sperone la fuggente Covadonga. 

G)me s'è detto innanzi, mentre ìlHuascar si dirigeva 
controia Esmeralda all'entrare nella rada di Iquique,la 
Independencia si poneva ad inseguire la Qn^adonga che 
evitando la disuguale battaglia, si dava a sollecita 
fuga (i). Snella, leggiera, veloce, la Covadonga im- 
prese la sua fuga navigando in prossimità della spiaggia 
di cui seguiva tutte le sinuosità ; ed alla Independencia, 
che a causa della sua pesante mole era necessaria- 
mente astretta a mantenersi al largo per le maggiori 
acque di cui aveva bisogno, altra via non rimaneva 
fuori quella di correrle dietro in una linea parallela 
alquanto distante, e di bersagliarla colla sua debole ar- 
tiglieria, che la distanza rendeva ancor meno efficace. 

Ambe le navi nemiche eseguivano a meraviglia la 



Dopo averci dato delle vesìi, fummo menati a terra dorè ci tra- 
viamo prigionieri. - Iquique 23 maggio 1879. * 

Lettera dell'ufficiale di guarnigioDe A. Hurtado al padre M. 
Hurtado. 

Molte altre lettere di fonte chilena dello stesso genere, insieme 
alle relazioni ufficiali del Huascar, ed alle corrispondenze de 
giornali uscite da Iquique, concordano unanimemente nel &tto 
che i naufraghi della Esmtralda furono raccolti nel maggior nn- 
mero completamente nudi dalle scialuppe del Huasear. 

(i) La Covadonga era un semplice Avviso della flotta spagnnola. 
che fu catturato T anno 1 865 dalla nave chilena Esmeralda per 
via d' inganno ; ossia inalberando la bandiera inglese, per mexzo 
della quale potè attrarlo senza sospetto fin sotto i fuochi delle 
sue batterie. 



OPERAZIONI E COMBATTIMENTI NAVALI 347 

propria parte ; e già i due cannoni da 1 5o della Inde- 
pendendo^ che soli potevano dar qualche vantaggio 
per la distanza obbligata che correva fra te due 
navi, aveva cagionato dei danni considerevoli alla Oh 
vaJongay allorché più non poterono far fuoco. Questi 
due cannoni, montati in tutta fretta nel Callao da 
operai poco esperti, che per giunta difettavano di gran 
parte degli elementi necessarii - poiché, come si sa, le 
due corazzate peruviane furono riparate come si potè 
nel porto del Callao, dove giacevano quasi abbando- 
nate nel più deplorabile stato al cominciare della guerra - 
trovavansi l' uno a poppa e l'altro a prora della nave: 
il primo si smontò al secondo colpo che fece, ed il 
secondo rimase immobile all' undecimo, senza poter 
girare in nessun senso, sicché più non fu buono a 
nulla. 

Limitata l' azione della Independencia ai suoi piccoli 
cannoni da 70, che la lontananza rendeva poco utili, 
il suo comandante Moore, desideroso di finir presto - 
comunque il progressivo rallentamento, succeduto alla 
pristina celerità nella fuga della CovadongUj gli prò- 
vasse che aveva sofferto rilevanti danni, e che la sua 
resistenza non potrebbe durare che ben poco ancora 
- decise di ricorrere all' assalto dello sperone, non ap- 
pena fossegli possibile navigare nelle medesime acque 
della nave nemica ; e, colto il momento in cui questa, 
navigando in acque alquanto profonde, era per entrare 
in una baia bassa nella quale sarebbe stato impossi- 
bile seguirla, slancia sollecitamente contro di essa la pro- 
pria corazzata. Pochi secondi ancora, e lo sperone della 

x6 — Ca IVANO, Cturra if America. 



248 



OPERAZIONI E COMBATTIMENTI NAVALI 



Independencìa avrebbe diviso per metà la Covadonga, 
quando un ignoto scoglio sottomarino non segnato 
nelle carte marittime, sul quale questa passò senza 
avvertirlo, trattenne violentemente la corsa della In- 
dependencia facendola naufragare (i). 

Che fece allora la Covadonga ? A questo proposito, 
la relazione dell' ufficiale dei segni della Independencìa 
dice : a Al vederci incagliati, la Covadonga ci canno- 
neggiò impunemente per più di 4o minuti, e colle mi- 
tragliatrici delle sue coffe bersagliava i nostri naufraghi 
che cercavano salvarsi, alcuni nelle scialuppe, altri a 
nuoto, cessato che fu il fuoco dei nostri cannoni già 
coperti dall'acqua, d Quale differenza fra la condotta 
della Covadonga e quella del Huascar! Mentre il 
comandante del Monitore peruviano attendeva a tui- 
t' uomo a salvare i naufraghi della Esmeralda^ quello 
della nave chilena incrudeliva contro gli egualmente 
naufraghi della Independencìa^ che una imprevedibile 
disgrazia, non egli, avea messi a sua discrezione, mas- 
sacrandoli barbaramente quando, cessata la lotta, solo 
s'affaticavano a salvarsi dal furore delle onde. 

Dopo aver fatto fuoco per certo tempo sui naufra- 



(1) * .... Collo scandaglio alla mano, nel momento in cui 
questo segnava nove òracda» fondo più che sufficiente per 17»- 
deptndetuia^ si diede l'investita alla Covadonga,... Lo scoglio 
contro il quale urtò \ ludtptndtncia non è notato in nessuna 
carta : la corazzata navigava in quel momento in nove braccia 
d' acqua, e anche dopo di essersi incagliata, misurava all' intorno 
da sette a otto braccia di fondo. > 

Helatiofit dell' ufficiale dei segni dell' Independencìa^ 



OPERAZIONI E COMBATTIMENTI NAVALI 249 

ghi della Independencia - fatto che non ammette alcun 
dubbio (i) - la Covadonga, sia per timore di un pros- 
simo arrivo del Huascar, sia per le avarìe cagionatele 
dall'artiglieria nemica, riprese di bel nuovo la inter- 
rotta fuga, che fu oltremodo lenta e penosa, e che il 
suo comandante descrive nei seguenti termini nel rap- 
porto ufficiale: « ....La nostra macchina lavorava con 
cinque libbre appena di pressione, e la nave faceva 
molt' acqua a causa dei colpi di palla ricevuti.... Toc- 
cammo 7ocoj?///j, dove coir aiuto dei falegnami man- 
dati da terra, la nave ricevè le più urgenti riparazioni 
colla chiusura dei fori delle palle a fior d'acqua, e 
prosegui al sud nella mattina del 24 toccando Cobija, 
dove incontrammo il vapore del nord (commerciale), 
che trasportò i feriti ed il Commissario ad Antofagasta, 
coir incarico di conferire col generale in capo, per do- 
mandargli un vapore che venisse ad incontrarci, per- 
chè la nave non camminava che a ragione di due mi- 
glia e seguiva facendo molt' acqua. > 

Come manifestamente emerge da siffatta relazione 
del Comandante della Covadonga^ questa nave poteva 
già considerarsi come perduta prima che il nemico pen- 
sasse ad assalirla collo sperone della propria corazzata ; 
poiché dopo siffatto momento non ricevè più alcun 



(i) In ana relazione pubblicala dal giornale £/ Mercurio di 
Valparaiso, del 4 giugno 1879, leggiamo : « Erano le 12 merid. 
e tutto era finito. La Independincia si coricava sul lato di estrìbor, 
la saa gente cadeva in mare, le sue scialuppe si sommergevano, 
la fucileria della Covadonga faceva esterminio. » 



25© 



OPERAZIONI E COMBATTIMENTI NAVALI 



danno. Bastava continuare inseguendola come per lo in- 
nanzi, accontentandosi di bersagliarla coi cannoni da 70 
che molto o poco non avrebbero lasciato di peggiorare 
le sue condizioni ; e senz* altra causa che i danni già 
sofferti nella macchina e nei suoi fianchi, pei quali en- 
trava liberamente l' acqua - danni che la semplice pre- 
mura dì fuggire la presenza del nemico avrebbe aggra- 
vato sempre più - essa avrebbe dovuto necessariamente 
tosto o tardi sommergersi. Se poi il fortuito naufragio della 
Independencia, avvenuto per mera disgrazia, per una 
circostanza imprevedibile, né affatto addebitabile al suo 
Comandante e completamente estranea all'azione della 
Covadonga^ permise che questa potesse a dura pena 
salvarsi, ciò non vuol dire affatto che essa avesse vinto. 
Fra le altre cose è a notarsi che la Independencta non 
aveva ricevuto durante la corsa della Covadonga^ im- 
propriamente chiamata combattimento, che appena due 
o tre proiettili inoffensivi ; e che il suo numeroso equi- 
paggio non contò che pochissime perdite, avute in mas- 
sima parte dopo il naufragio della nave. Prima di questo 
momento solo si avevano a deplorare un morto e tre 
feriti, caduti sotto i colpi di fucilerìa della Covadonga, 
nell'istante in cui la Independencìa essendo per attingerla 
col suo sperone, incagliò nella roccia sottomarina. Que- 
sti particolari li abbiamo avuti direttamente da |:>ersone 
degne di fede, che si trovavano a bordo della Indepen- 
^^nc/a, sebbene estranee all'equipaggio della medesima. 
Ciò nondimeno il Chili celebrò siffatto avvenimento 
come la più splendida vittoria di quante furono mai 
riportate sui mari da che il mondo esiste. 



OPERAZIONI E COMBATTIMENTI NAVALI 251 



Di carattere essenzialmente spavaldo e millantatore, 
il popolo chileno sentiva il bisogno di celebrare una 
rumorosa vittoria, che coprisse innanzi a sé stesso ed 
innanzi al mondo, la inettezza spiegata dalla propria 
squadra nei 43 giorni decorsi dalla sua entrata in 
azione, durante i quali nuli' altro seppe fare che infe- 
rocire contro paeselli indifesi, ed arrivar tardi, dopo 
43 giorni, là dove avrebbe dovuto e potuto arrivare in 
men di una settimana - al Callao. Ardeva del desiderio 
di proclamarsi grande, di crearsi degli eroi chileni ; e 
festeggiò con delirante esaltazione come sua vittoria 
una sventura del nemico, di cui solo il caso fu autore, 
e che solo potè far rimanere a metà la inequivoca di- 
sfatta toccata alle sue armi 

I Comandanti della Esmeralda e della Covadonga 
furono proclamati nel Chili i più grandi Capitani del- 
l' universo, ed i marini chileni in generale i primi bat- 
taglieri dei mari. 

Neil' ordine del giorno, letto il 29 maggio, agli equi- 
paggi delle diverse navi della squadra chilena,si diceva: 
e La Esmeralda fu colata a fondo colla gloria con che 
visse sempre.... (i). La Independencia è stata compie- 



(l) Che U Esmeraìda perisse gloriosamente, nessuno Io porrà 
in dubbio: ma che poi fosse vissuta sempre gloriosamente, come 
assìcnrava l'ammiraglio chileno Williams, è molto da questionare. 
Nei suoi lunghi anni di vita, fino alla vigilia della sua breve lotta 
col Huaseatj V Esmeralda non compì che un solo atto degno di 
nota; ossia la cattura àtW Avviso spagnuolo Ccvadonga, caduto 
in un tranello; e certo nessuno dirà che ciò portasse gloria. 



252 OPERAZIONI E COMBATTIMENTI NAVALI 

tamente distrutta (senza dire da chi e come) e la Co- 
vadonga ha potuto ritirarsi in direzione di Antofa- 
gasta. » 

Il giornale La Patria di Valparaiso chiamava la sca- 
ramuccia del 21 maggio t il più. eroico combattimento 
navale che registra la storia universale, » Eguale lin- 
guaggio, o quasi, tenevano tutti gli altri giornali chileni. 

Quattordici Deputati chileni presentavano sollecita- 
mente alla Camera il i° giugno, un progetto di legge 
di ricompensa ai combattenti della Esmeralda e della 
Covadonga^ ove insieme a tant' altro si legge: a II com- 
battimento del 2 1 maggio delle navi Esmeralda e Co- 
vadonga colle corazzate peruviane Huascar e Inde- 
pendencia è un fatto senza precedenti nella nostra 
storia (!) per l'eroismo di quelli che perirono come 
martiri della patria, e la serenità, il coraggio e la pe- 
rizia di quelli che sopravvissero e trionfarono nella 
più terribile e disuguale delle lotte. La goletta Cova- 
donga abilmente e intrepidamente diretta dai suoi co- 
mandanti, lottò colla corazzata Independencia e per- 
venne a farla incagliare e sommergersi nelle acque 
della costa peruviana. Atti tanto eroici serviranno di 
esempio alle generazioni future.... > 

Lo storico chileno Barros-Arana dice a sua volta-, 
e II combattimento d' Iquique produsse una profonda 
impressione in tutto il mondo. La stampa di Europa 
e di America non trovava parole sufficientemente ar- 
denti per dipingere l'eroismo dei chileni (i). > Rispon- 



(l) //istoria (i€ la Guerra dil Pacifico, p. 95. 



OPERAZIONI E COMBATTIMENTI NAVALI 253 

dano per noi tutti i lettori di giornali del vecchio e 
del nuovo mondo, se lessero mai altro intorno a ciò, 
air infuori di qualche ampolloso articolo di fonte chilena. 
Essendo avvenuto nel secondo investimento dato dal 
Huascar alla Esmeralda^ che il comandante ed un ser- 
gente di questa cadessero all' urto sul ponte di quello 
- dove ambo rimasero massacrati dai marinai presso i 
quali piombarono» prima che il comandante del Hua- 
scar avesse il tempo d' impedirlo - i chileni pretesero 
che non erano punto cascati, ma saltati all'abbordo (i). 
E non contenti di ciò, aggiunsero per soprappiù che 
nel momento in cui V Esmeralda affondò, al ricevere 
il terzo assalto del Huascar, il suo equipaggio trova- 
vasi preparato per correre anch' esso compatto all'ab- 
bordo dietro al suo estinto comandante, e che sola^ 
mente la pronta sommersione della propria nave gli 
impedì di compiere siffatto proposito. Per sapere quanto 
sia di vero in ciò, basta ricordare che i naufraghi della 
Esmeraida^ sebbene raccolti quasi istantaneamente dalle 
scialuppe del Huascar^ trovavansi in maggior numero 
completamente nudi; ciò che prova che essi si spoglia- 



(i) Attesa la sua natura di monitore il Huascar era sì basso 
che, eccetto la torre, si elevava appena di pochi f cilici sopra la su- 
perficie delle acque : quindi nuUa di più facile che, perduto l'equi- 
librio per effetto della violenta scossa sofferta dall' Esmtralda al- 
l' urto del Huascar, vi precipitasse il comandante dal ponte di 
comando, dove si trovava col sergente che gli fu compagno di 
sventura. £ che realmente sia stato cosi, lo sappiamo anche da 
distinta e ragguardevole persona (A. Y. de C.) che udillo dalle 
proprie labbra dell'illustre comandante del Huascar, M. Grau. 



254 



OPERAZIONI E COMBATTIMENTI NAVALI 



rono prima di ricevere il terzo ed ultimo investimento 
del Huascar ; e certo non è in siffatto stato adamitico 
che si va all'abbordo di una nave nemica. Tuni 
sanno invece che, in tali frangenti, ciò vuol dire pre- 
pararsi a scampar la vita, non già a combattere. Ecco 
degli eroi di nuovo stampo ! 

Bastino al lettore questi pochi esempi, per giudicare 
con una tal quale approssimazione della stravagante 
rodomonteria e della petulanza chilena. 

Indipendentemente da ciò, la fortuita perdita della 
Independencia fu però un vero disastro pel Perù, la cui 
squadra, già tanto meschina di fronte a quella del ne- 
mico, trovossi ridotta dopo questo disgraziato avveni- 
mento a proporzioni siffattamente minime, che più non 
erale possibile, nonostante F ardimentosa valentia dei 
suoi condottieri, di misurarsi con quella; e sotto que- 
sto rapporto avevano i chileni motivo più che baste- 
vole di rallegrarsi e di suonare a festa. 

Rimasto solo il Huascar contro le due potenti co- 
razzate chilene Lord- Cochr arie e Bianco- Encaiada 
- pur non facendo nessun conto della numerosa squa- 
dra in legno del Chili, per contrapporla col vantaggio 
di quattro contro due, alle due corvette in legno del 
Perù - la sua azione e la sua esistenza stessa non po- 
tevano essere che assai limitate. Uno contro due in 
numero, ed appena in ragione di uno contro tre in 
potenza, in confronto a ciascuna delle due corazzate 
nemiche, il Huascar^ sia per entrambe, sia per ciascuna 
di esse isolatamente, non poteva essere che un nemico 
poco temibile, un semplice giuocattolo che per nulla 



OPERAZIONr E COMBATTIMENTI NAVALI 255 



doveva impedire o contrastare la loro potente azione, 
e di cui avrebbero potuto sbarazzarsi sempre che il vo- 
lessero (i). 

Nondimeno non fu cosr. 

A cominciare dal 22 maggio, il Huascar non rimase 
un solo momento inoperoso. A volte in compagnia 
della corvetta Union^ il più spesso solo, esso disimpe- 
gnava, mercè la sua ardimentosa e ben diretta attività, 
tutte le funzioni di una numerosa squadra. Scortava 
felicemente i trasporti peruviani carichi di soldati, di 
armi, di vettovaglie: visitava a salti, oggi Tuno, do> 
mani V altro, tutti i porti e rade del Chili fino a Val- 
paraiso, senza mai arrecar danno alcuno alle indifese 
popolazioni di cui nondimeno avrebbe potuto far ma- 
cello, per poco che avesse voluto seguire il tristo esem- 
pio dato dal nemico : appariva e riappariva continua- 
mente nella rada di Antofagasta, ove trovavasi il quartier 
generale dell'esercito chileno, ora per ritornare rapida- 



(i) Fer la migliore intelligenza di quanto s' è detto, ripetiamo 
1 iegnenti dati : 

Monitor Huascar (peruviano) due cannoni da 300 situati in 
una torre giratoria - 1130 tonnellate di capacità - 300 cavalli di 
forza — corazza di pollici 4 i[2 nel centro e di soli 2 112 nelle 
estremità — corazza della torre pollici cinque e mezzo - costruito 
l'aimo 1865. 

Corazzata Lord-Cochrane (chilena) sei cannoni da 300 dei mi- 
gliori tipi moderni - 2032 tonnellate di capacità - rooo cavalli 
di forza - corazza di nove pollici - doppia elice - costruita 
Tanno 1874. 

Coraxzata Blaneo-Encalada (chilena) in tutto e per tutto simile 
all'anteriore. 



■t 
% 

t 

t 

1 

I 

( 



256 OPERAZIONI E COMBATTIMENri NAVALI 



mente indietro dopo averne diligentemente osservato il 
movimento, ora per impegnare un breve combattimento 
colle batterie di terra o colle navi nemiche ivi stazio- 
nate: batteva incessantemente il mare, ora in su, ora 
in giù, dando la caccia ai trasporti di guerra del ne- 
mico e mantenendo in una continua ansietà il suo com- 
mercio di cabotaggio. 

Nel mese di luglio l'attività del Huascar fu vera- 
mente vertiginosa quanto felice. 

Il dieci di detto mese entra come un fulmine nel porto 
di Iquique, di cui tenevano il blocco la corvetta chi- 
lena Magallanes ed il trasporto armato Matias-Cou- 
siilo; si slancia addosso a quest'ultimo, che cattura; 
e nella impossibilità di menarlo seco per la prossimità 
del grosso della squadra nemica, determina di colarlo 
a fondo. Però nobile e generoso sempre, il Comandante 
del Huascar si trattiene dallo spargere un sangue che 
può risparmiare, comunque nemico, e ordina che si 
salvi prima nelle scialuppe l'equipaggio del condannato 
Matias-Cousino. Quest'ordine è già eseguito per metà, 
quando appaiono le corazzate chilene, contro le quali 
il pìccolo Huascar non può lottare senza svantaggio, 
e lasciando libero il Cousifio si ritira celermente, non 
senza tentare, passando, un investimento sulla Ma- 
gallaneSy da cui questa si salvò appena (i); sicché fu 



(i) IO luglio: « l^n Magailanes ed il trasporto armato ìI/«2/miì'- 
Cousifio sostenevano il blocco di Iquique, quando furono sorpresi 
dal Huascar. Questo catturò il Matias^ che per magnanimità non 
volle mandar a fondo, preferendo attendere che l' equipaggio sì 
salvasse nelle scialuppe. Neil' intervallo si presentò la Còckroftc^ 



OPERAZIONI E COMBATTIMENTI NAVALI 257 



solo per un atto di generosità che il Chili non perde 

il Cousino, 

> 

Passano undici giorni, ed il 21 luglio il Huascar 
penetra nei porto chileno di Carrizal, s' impossessa di 
tre bastimenti chileni carichi di merci chilene, metalli 
e carbone, e fornitili di equipaggio peruviano, li spe- 
disce al Callao. 

Passano due giorni ancora, siamo al 23, ed il Hua- 
scar cattura in aito mare il miglior trasporto da guerra 
chileno, il Rimac, che portava tre compagnie di caval- 
lerìa nemica (3oo uomini), con molte vettovaglie ed 
una forte somma di danaro. Il Rimac era trasporto 
armato. 

l\ Huascar divenne in poco tempo V incubo doloroso 
dei capitani chiieni. 

Il terrore che circondava il suo nome, contenne tutte 
le superiori forze del nemico, mentre procurava piena 
libertà di azione a quelle del proprio paese. 

Le forti corazzate chilene eransi convertite, potremmo 
dire, in una semplice scorta d'onore del piccolo atleta 
peruviano : andando continuamente avanti od indietro 
a perder tempo e carbone, ed arrivando sempre dopo di 
esso, soltanto facevan sempre a tempo a vedere la sua 
lontana colonna di fumo sperdersi a poco a poco nel- 
r orizzonte, e raccogliere notizie delle sue ultime gesta. 



ed il //ttascar dovè abbandonare l' impresa rifugiandosi in Arica. 
La Magallancs si salvò appena da un colpo di sperone del 
Huascar. s 

El Perrocarril, giornale di Santiago del Chil), 14 febbraio i88t. 
Rassegna retrospettiva della guerra. 



258 OPERAZIONI E COMBATTIMENTI NAVAU 



Né migliore era per certo la situazione deiresercito; 
perchè mentre la squadra chilena si struggeva mise- 
ramente nel più sterile inseguimento contro il Huascar, 
la più completa inoperosità consumava d'altra parte 
il relativamente forte esercito chileno, concentrato in 
Antofagasta per effettuare uno sbarco sul territorio pe- 
ruviano. Lo spavento sparso dalla maravìgliosa attività 
del Huascary lo teneva immobile sugi' inospitali scogli 
del deserto di Atacama: da cui non osava muoversi 
fino a che aveva a temere una sorpresa, sia durante 
il corto tragitto per mare fino ad arrivare al punto di 
sbarco, sia durante lo sbarco medesimo, sia dopo di 
esso - più che altro presentandosi terrìbile la probabile 
eventualità che potesse impedire il suo vettovaglia- 
mento od il suo reimbarco, se ne arrivasse il moaiento. 

Lo storico chileno Barros-Arana, che, come più volte 
s'è detto, è bene al corrente di tutto quanto si opera 
e si pensa nelle alte sfere governative del Chifi, scrìve: 
a Prima di aprire la campagna terrestre conveniva an- 
nichilire il potere navale del Perù, o almeno distrug- 
gere il monitore Huascar che gli dava vita: questo 
appunto era stato deciso in Santiago, nei consigli di 
Governo (i). » 

Per quanto appaia strano ed incredibile, è un fattoj 
che non ammette dubbio: il ChiFi aveva paura dell 
Huascar. 

Il Chilt che, oltre la numerosa sua squadra in legno, 
aveva a sua disposizione due forti corazzate, ognuna 

(i) Historia de la guerra del Pacifico, p. 130. 



OPERAZIONI E COMBATTIMENTI NAVALI 259 

delle quali era un formidabile colosso di fronte al de^ 
bole monitore peruviano, si lasciò imporre ed intimo- 
rire da questo, fino al punto di arrestare completamente 
Fazione dei suoi eserciti; di quegli eserciti che già 
prima della dichiarazione di guerra teneva pronti per 
lanciarli come una valanga irresistibile sui territorio 
nemico, e che dopo quattro mesi d'inqualificabile aspet- 
tazione, rimanevano ancora immobili come colpiti da 
catalessia, là dove si trovavano il primo giorno, dando 
tempo al Perù di organizzare la difesa del proprio ter- 
ritorio, e quindi compromettendo seriamente l' esito di 
una guerra da tanto tempo e con tanto studio pre- 
parata. 

Nonostante il suo esagerato amor proprio nazionale 
- o caratteristica presunzione, per cui il chileno è por- 
tato a credersi il primo bipede della creazione, ed a 
ritenere come ottimissimo tutto ciò che nasce da mano 
o mente chilena, o che in qualunque modo porta il 
patrio suggello * il popolo chileno seppe comprendere 
quanto ciò fosse disdoro al proprio paese ; e più volte 
si levò a tumulto, censurando la condotta del Governo 
e della propria squadra, che tanto inetta si mostrava 
contro un nemico tanto ad essa inferiore nelle forze 
materiali. 

Lo stesso storico citato, che meglio potrebbe chia- 
marsi apologista del Chili, non può dispensarsi - egli 
tanto chileno! - dal dire a questo riguardo: e Le cor- 
rerie che facevano impunemente le navi peruviane, la 
inefficacia dell'azione delle navi chilene, e soprattutto 
la perdita del trasporto Rimacy avevano prodotto certo 



260 OPERAZIONI E COMBATTIMENTI NAVALI 



scontento nel Chili... Accusavasi il Governo di non 
dare alle operazioni della guerra una direzione più ener- 
gica e più attiva, ed i capi della squadra di poco vi- 
gore o di poca fortuna nella lotta colle navi peruviane. 
Questa situazione degli spiriti, espressa con franchezza, 
diede luogo a che nel Perù si credesse, e si ripetesse 
all'estero, che la tranquillità incontrastabile e tradizio- 
nale del Chili era per sparire sotto il peso di una tre- 
menda commozione (i). » 

Checché ne dica il signor Barros-Arana, il malcon- 
tento manifestato dal popolo chileno fu tale che bisognò 
ricorrere alle armi per sedarlo, massime in Santiago, 
dove si sparse non poco sangue nella sera del 3o lu- 
glio ; e certo, la tremenda commozione di cui egli parla, 
non si sarebbe fatta aspettare a lungo, se l'Oligarchia 
chilena non fosse stata tanto forte e robusta in casa 
propria. 

Nonostante le esigenze popolari, il Governo ed i di- 
rettori della guerra rimasero però fermi nel proposito 
di non muovere V esercito da Antofagasta, di non av- 
venturarlo in impresa alcuna, fintanto che esistesse il 
Huascar in potere del Perù : e poiché un qualche sforzo 
bisognava pur farlo per uscire da una situazione tanto 
difficile, per non dire ridicola, si prese la risoluzione 
di esonerare la squadra da ogni altro servizio, e di de- 
dicarla esclusivamente alla caccia del monitore peru- 
viano. 



(i) Barros-Arana, Historia de la Guerra dei Pacifico, ps 
gina 126 e 127. 



OPERAZIONI E COMBArriMENTI NAVALI 261 



Il 5 agosto fìi quindi tolto il blocco di Iquique, 
unico servigio che fin allora avesse reso la squadra 
chilena; la quale si raccolse tutta nel porto di Anto- 
fagasta per prepararsi alla grande vittoria sul terribile 
e spaventoso nemico.... sul piccolo Huascar! 

Il 12 dello stesso agosto furono fatti anche dei no- 
tevoli mutamenti, si nel comando delle navi principali, 
come nel comando in capo della squadra ; ed essendo 
questa già pronta, mosse compatta alla gloriosa im- 
presa (i). 

Ecco adunque tutto il relativamente formidabile po- 
tere navale del Chili - due forti corazzate con 12 can- 



(i) « Fulironsi perfettamente i fondi delle navi, ripararonsi le 
loro macchine, provvedendosi alcune di esse di nuove e migliori 
caldaie, completaronsi i loro equipaggi ed il loro armamento, e 
s' iotrodnssero in tutti i particolari della organizzazione navale le 
riforme che 1' esperienza di sei mesi d' infruttuosa campagna (con- 
tondo dalla famosa occupazione di Aniofagasta^ 12 febbraio") sem- 
brava consigliare. Il Governo, inoltre, aveva comprato preso in 
fitto alcuni comodi vapori per farli servire come trasporti, e tutti 
essi furono armati di potente artiglieria.... In questa medesima 
epoca r ammiraglio Williams Rebolledo, la cui salute erasi in- 
debolita ed il cui spirito si sentiva fatigato dal nessun esito delle 
operazioni navali, lasciò il comando della squadra. Il suo posto 
fu confidato al capitano di vascello Don Garbarino Riberos, ma- 
T>no antico che a causa delle sue malattie trova vasi separato dal 
servizio, e che ora vi litornava pieno di energia e di risoluzione. 
Riberos doveva comandare in persona la corazzata Bianco-Enea' 
loda: il comando della Cochrane fu dato al capitano Don José 
I^torre...- • 

Ba&kos-Arana, H istoria de la Guerra del Pacifico, p. 129 

c 130. 



262 OPERAZIONI E COMBATTIMENTI NAVAU 



noni da 3oOy quattro navi in legno con Sg cannoni 
da i5o, 70 e 40y e cinque o sei trasponi armati con 
cannoni Krupp di grosso calibro - spingersi animoso 
contro un nemico che non era se non un piccolo mo- 
nitore.... il Huascar; il quale non aveva che appena 
due cannoni da 3oo, una firagile corazza graduale dal 
pollici due e mezzo ai quattro e mezzo, ed una mac- 
china della forza di 3oo cavalli. Non facciamo qui nes- 
suna menzione delle due corvette in legno del Perù; 
perchè, come s' è dettò innanzi, tutto questo apparato 
del Chili non era che pel solo Huascar : le due cor> 
vette anzidette erano guardate col massimo disprezzo 
dalle corazzate chilene, le quali si facevano forti dì 
misturarsi con esse in ogni tempo, senza timore e senza 
paura, e certo non senza ragione , poiché i piccoli can- 
noni da 70 e da 4o di quelle erano completamente 
inefficaci contro le loro solide corazze di nove pollici. 

Questa esposizione ha l'apparenza di uno scherzo, 
di una parodia, di una triviale esagerazione, figlia della 
più passionata parzialità ; e pur nondimeno non è che 
pura e schietta verità, di cui non è punto difficile tro* 
vire la spiegazione. Il Perù, quasi senza marina, aveva 
marini intelligenti e valorosi che sapevano trarre tuno 
il profitto possibile dai deboli e meschini elementi messi 
a loro disposizione; mentre il Chili, con bella e buona 
marina che in altre mani sarebbe stata potentissima, di* 
fettava completamente di buoni marini. 

Gli uomini di Governo del Chili, intelligenti, sagaci, 
ottimi calcolatori, rimasero pienamente convinti di ciò 
fin dal bel principio della guerra. Compresero a tempo 



OPERAZIONI E COMBATTIMEN'n NAVALI 263 



che non potevano fare grande assegnamento su quelle 
loro corazzate, il cui acquisto era costato tanti sacrifizi 
al paese, fino a che il Perù avesse nel mare un solo can- 
none capace di perforare le loro corazze : compresero 
che solamente favoriti da una stragrande superiorità 
di forze, congiunta al molto numero, avrebbero potuto 
i loro timidi e inesperti marini impadronirsi del debole 
monitore peruviano, o distruggerlo; e guidati dai saggi 
consigli, loro suggeriti dal più accurato esame dei fatti 
e delle cause dei medesimi, adottarono le prudenti mi- 
sure da noi finora riferite. 

A provare praticamente la poca fiducia che il Go- 
vernò del Chili poneva nella propria squadra, bastano 
due soli dei fatti già narrati, per poco che se ne vo- 
glia e sappia valutare tutta la importanza. Essi sono: 
I* L'aver tenuto per più mesi inoperoso il suo eser- 
cito, già prima della dichiarazione di guerra pronto 
all' attacco in Antofagasta, fino a tanto che restava al 
Perù il Huascar : mentre era tra i suoi più vitali in- 
teressi di accelerare le operazioni della guerra, e di ope- 
rare al più presto la progettata invasione del territorio 
nemico, tanto per non esporsi ad esaurire senza frutto 
le scarse sue finanze, che a dura pena sostenevano le 
ingenti spese della guerra, quanto per non dar tempo 
al Perù di armarsi e di opporgli più tardi una resi- 
stenza, che in principio si era certi di non incontrare; 
circostanza che, già sappiamo, fu quella appunto che 
determinò il Chili a rompere sì precipitosamente la 
pace col Perù. 2® L' aver dovuto togliere il blocco di 
Iqaique che tanta importanza aveva nella guerra, sì per 

T7- — CaivamO, Guerra d* America, 



204 OPERAZIONI E COMBATTIMENTI NAVALI 

privare il Perù delle considerevoli somme che avrebbe 
prodotto la esportazione del salnitro, come per riser- 
barle a sé per quando si impadronirebbe di detta lo- 
calità; e ciò non ad altro scopo, che per aumentare 
la forza ed il numero delle navi che dovevano dar la 
caccia al Huascar^ contro di cui sarebbe stata più che 
sufficiente una sola delle corazzate chilene. 

Che poi questa poca fìducia del Governo chileno 
nella propria squadra non fosse stata senza baste- 
vole motivo, lo prova ad esuberanza la inequivoca 
inettezza ed insufficienza mostrata da questa fin dal 
principio della lotta ; ossia per ben quattro mesi con- 
secutivi, durante i quali nuli' altro seppe fare che con- 
sumar carbone, incendiare i piccoli porti inermi del 
Perù, e perdere una nave in una sorpresa del nemico 
che doveva e fu per essere una vera disfatta pel Chifì, 
e dalla quale solo il cieco caso lo salvò; poiché, com^é 
noto, il naufragio della corazzata peruviana Indepen- 
denda fu meramente accidentale e fortuito. 

Da che il Huascar prese il mare, i6 maggio, fino 
all'epoca che descriviamo, primi di agosto, e che si 
protrasse dipoi senza alterazione alcuna fino all'otto- 
bre, ossia durante cinque mesi, i trasporti di guerra 
del Perù solcarono liberamente il Pacifico, senza che 
mai uno solo di essi cadesse in potere della forte e 
numerosa squadra chilena. Continuamente viaggiando 
dal Callao ad Arica, e da Arica a Pisagua, e poi ad 
Iquique, sotto le scorta del Huascar e delle due pic- 
cole corvette in legno del Perù, le navi peruviane 
trasportarono senza posa tutto l'armamento per Teser. 



OPERAZIONI E COMBATTIMENTI NAVALI 265 

cito di Bolivia e tutti i materiali di guerra necessarii 
per la fortificazione di Arica, mobilizzarono e vittua- 
gliarono l' esercito del Perù, e mai una sola, ripetiamo, 
fu catturata dalla potente squadra cbilena, la quale 
arrivava sempre tardi dietro di loro, benché sapesse 
che uno solo fosse il porto di uscita di quelle ed uno 
solo il porto principale d'entrata; sicché bastava che 
essa avesse saputo mantenersi in osservazione innanzi 
a uno dei detti porti, Callao ed Anca, per impedire 
ogni movimento delle medesime, o catturarle. 

Né ciò le avrebbe punto impedito di attendere ad 
altri servigi, non esclusa la caccia al Huascar: il 
numero e la forza delle sue navi permettendole divi- 
dersi in più sezioni, ognuna delle quali sarebbe stata 
indubitatamente superiore a tutta la squadra peruviana, 
massime le due sezioni principali composte dalle co- 
razzate Blanca-Encalada e Lord-Cockrane, separata- 
mente, contro ciascuna delle quali tutta la squadra 
peruviana riunita insieme non avrebbe presentato che 
un contingente assai inferiore di forze. 

n Governo chileno avea dunque più che motivo, 
aveva necessità di diffidare della sua squadra, e di 
adottare le prudenti misure da noi riferite; le quali, 
data la intrinseca povertà delle forze navali del Perù, 
e le tristi condizioni nelle quali versava questo paese, 
non potevano non portare presto o tardi gli attesi 
risultati. 

Ma sarebbe stato lo stesso se il Perù avesse avuto 
non altro che una sola nave della forza di una 
delle due corazzate chilene? Tutto ci autorizza a sup- 



266 OPERAZIONI E COMBATTIMENTI NAVALI 

porre che no. Più ancora, il logico apprezzamento dei 
fatti ci dice, che senza il fortuito naufragio della In- 
dependencia, forse non sarebbe stato punto ' difficile ai 
Perù di uscire, se non vittorioso, illeso almeno dalla 
disuguale lotta alla quale fu con tanto premeditato 
studio chiamato, e che assai probabilmente non sarebbe 
andata al di là di una lunga, faticosa e sterile con- 
tesa navale. 

Comunque debolissima nel suo genere, la corazzata 
Independencia avrebbe concorso potentemente a lato 
del Huascar, coadiuvando l'energica azione di questo, 
a mantenere forse indefinitamente a scacco la squadra 
e tutto il relativamente enorme potere militare del 
Chili: giudizio che non è affatto avventurato, una 
volta che si è visto che un tale risultato seppe otte- 
nerlo il Huascar da se solo per ben cinque mesi in- 
circa. E supposto anche^ alla peggio, che solo avesse 
concorso a protrarre per qualche mese ancora la 
situazione creata dal Huascar; situazione che mentre 
debilitava il Chili coli' inutile esaurimento delle sue 
limitate risorse finanziarie, e con la stanchezza pro- 
dotta dalla inoperosità delle sue forze con tanti sacri- 
fizi e con tanta anticipazione preparate, dava al Perù 
il tempo di armarsi e di organizzare convenientemente 
la difesa del suo territorio; è fuori di dubbio che il 
Perù avrebbe migliorato enormemente le proprie con- 
dizioni, con notevole danno di quelle del Chili; il 
quale, perduti i vantaggi coi quali e pei quali volle 
e provocò la guerra, avrebbe forse finito col tirarsi 
indietro. 



OPERAZIONI E COMBATTIMENTI NAVALI 267 

Ben poco ci rimane a dire del resto della campagna 
navale. 

Il Huascar^ continuando per altri due mesi ancora 
a prestare al suo paese i grandi servigi resi fin allora, 
ed a compiere di tratto in tratto le sue ardite escur- 
sioni nei porti nemici, fu sempre alla portata della 
numerosa squadra chilena, che tutta unita come a 
fargli la corte, batteva le onde innanzi ed indietro, a 
null'altro intesa che a dargli la caccia. 

Ma venne alla fin fine anche per esso Fora del tra- 
monto: ed esso che il nome portava dell'illustre figlio 
del Sole, che un ìisurpatore fratello sopraffaceva in 
Quipaipampa, cadde come quegli cadea.... grande, mae- 
stoso, terribile! 

All'albeggiare del dì 8 ottobre, di ritorno da una 
spedizione lungo la costa chilena insieme alla corvetta 
Unioriy e proprio all'uscire dal porto di Antofagasta, 
ov' era entrato a praticare una ricognizione, il Huascar 
cadde nella rete formata dalla squadra chilena, che in 
due divisioni incrociava da poche ore fra Antofagasta 
e Mejillones. La corazzata Blanco-Encalada^ la canno- 
niera Covadonga e due trasporti armati componevano 
la prima divisione ; ed erano a formare la seconda la 
corazzata Lord-Cochrane^ la corvetta O^ Hìggins ed 
un trasporto armato. 

Le due navi peruviane s'imbatterono nella prima 
delle due anzidette divisioni che cercarono di causare, 
nella certezza che il resto della squadra doveva tro- 
varsi non molto distante, e che, laddove avessero im- 
pegnato battaglia con quella, presto si sarebbero viste 



268 OPERAZIONI E COMBATTIMENTI NAVAU 

circondate da tutta la numerosa flotta nemica. Ma 
quando appunto credevano esser Ti lì per uscire dalla 
cerchia dell' imboscata, trovarono il cammino sbarrato 
dalla seconda divisione. 

U cattivo stato della chiglia del Huascar non per- 
mettendo affatto di ricorrere alla fuga(i)» per quanto 
le manovre fossero state abili ed ardite, la lotta divenne 
inevitabile: ed il valoroso comandante del Monitore 
peruviano, onde prevenire la concentrazione delle forze 
nemiche, coli' arrivo della prima divisione lasciata al- 



(i) È un fatto generalmente noto, cosi nel Perù come nel 
Chili, che la Chiglia del Huascar trovavasi sommamente sporca, 
quando questo mosse da Arica il 30 settembre per la sua ultima 
spedizione ; spedizione che fu ordinata dal Presidente Prado. e 
che il contrammiraglio Grau opinava di non doversi menare ad 
effetto, se non dopo di aver pulito la chiglia del Monitore, al 
quale non poteva imprimersi per tale circostanza tutta la velo- 
cità, di cui era capace in condizioni normali, e di cui avrebbe 
avuto tanto bisogno in caso d' incontro colla squadra nemica, 
contro la immensa superiorità numerica e materiale della quale 
ogni lotta era impossibile. Ma il Presidente Prado, colla stolti 
fiducia dell' ignoranza intorno a ciò che egli chiamava buatta fcr- 
ttma del Huascar, insistè nell' ordine dato, a dispetto delle sag- 
gie osservazioni del comandante Grau ; il quale si separò da Ini 
dicendogli : Obbedisco percìù così mi impone il mio dovere, ma so 
chi porto il Huascar al saerijitio. Era tanta la convinzione dì 
Grau a questo riguardo, era egli tanto certo di soccombere pel 
cattivo stato della sua nave, nel probabile caso d' incontro coUa 
squadra nemica, che al momento di partire d'Arica spedi alla 
sua degna consorte in Lima, un pacco contenente documenti e 
ricordi di famìglia, che desiderava porre in salvo. Conserviamo 
in nostra mano una lettera del signor Del Rio, a cui Gran affidò 
detto pacco nel porto di Arica a bordo dello ttcaso tìuatear. 



OPERAZIONI E COMBATTIMENTI NAVALI 269 

quanto indietro, prese l' iniziativa, ed apiì immediata- 
mente il iuoco contro la corazzata Lord-Cochrane. 

Però non isfugg^ punto all'intrepido contrammira- 
glio Grau che assai difficile, se non del tutto impos- 
sibile sarebbegli stato lo svincolarsi dal potente nemico 
che avea di fronte, prima che sopraggiungesse la se- 
conda corazzata col resto della squadra, ciò che lo 
poneva in una situazione delle più disperate; e senza 
paura, come senza speranza, rivolse anzitutto il pen- 
siero, con quella nobile generosità di animo che tanto 
lo distingueva, alle difficili condizioni del suo paese, 
cui forse andava a mancare con lui il suo principale 
sostegno, e senza lasciarsi adescare da nessuna codarda 
illusione sulP aiuto che avrebbe potuto ricevere dalla 
fragile corvetta Union, pensò invece di salvarla da una 
certa ed infruttuosa rovina, onde più tardi potesse pre- 
star più utili servigi al proprio paese; e impartì, per 
mezzo dei segni d' uso, al comandante di quella, l'or- 
dine seguente : Salvi la sua nave: io rimango qui a 
compiere il mio dovere. 

Tre navi leggiere si staccarono, una dalla prima e 
due dalla seconda divisione della squadra chilena, ad 
inseguire T Union; ma abilmente guidata questa dal 
suo intelligente comandante Aurelio Garcia y Garcia, 
potè arrivar salva ed illesa ad Arica nella susseguente 
mattina del nove. 

Che diremo del Huascar? Per descrivere l'ultima 
lotta di questo leone del Pacifico avremmo bisogno 
della penna di Dante o d'Omero. G)nfessiamo che la 
nostra non è da tanto; e vi rinunciamo. 



270 OPERAZIONI E COMBATTIMENTI NAVALI 

Riferiremo solamente, per debito di storici, che 
dopo un'ora di accanito combattimento colla corazzata 
Cochrane^ entrò in azione anche Taltra corazzata Bianco- 
Encalada^ senza parlare delle navi minori; e che messo 
fra due fuochi, il Huascar, quasi a tiro di pistola, si 
battè ancora da forte, per un'altra lunga ora, contro 
entrambe le forti corazzate chilene, fino a che, mono 
il valoroso comandante Gran, morti successivamente, 
dopo di lui, un secondo ed un terzo comandante, rotta 
in pezzi la torre, guasti i cannoni e tutte le armi da 
mano, dimezzato l'equipaggio, pieno di ardenti rovine 
da un capo all' altro, rimasto senza governo per la ri- 
petuta rottura degli apparecchi del timone, ridotto al- 
l' assoluta impotenza così per l' offesa come per la di- 
fesa, il Huascar apri le valvole di sommersione, ed 
attese.... Attendeva di seppellirsi da un momento al- 
l' altro sotto quelle onde sulle quali fu per tanto tempo 
generoso e temuto re; ed ebbesi invece quel destino 
che solo seppe paventare: l'onta del pie nemico, 
che superbo profanò il suo ponte, fatto cimitero dì 
prodi! 

Su questo avvenimento tanto lungamente atteso e di 
tanta importanza pel Chili, il comandante della squadra 
chilena, G. Riberos, trasmetteva due rapporti al suo 
Governo : l' uno nel medesimo giorno 8 ottobre, l'altro 
due giorni dopo, il io. 

Togliamo da entrambi i seguenti brani: 

Rapporto del giorno 8 : € Alle 9 a. m. s' impegnò un 
combattimento fra la Cochrane ed il Huascar. Alle 10 
entrò nel combattimento la Bianco. Alle 10 e 5o mi- 



OPERAZIONI E COMBATTIMENTI NAVALI 271 

auti il Huascar, fatto in pezzi,* si arrese. Il coman- 
dante Grau morto: egualmente morti il 2° ed il 3« co- 
mandante. L' equipaggio del monitore peruviano resistè 
tenacemente ed eroicamente. Per lo stato nel quale è 
rimasta la nave, credo che non potrà servire./.. » 

Secondo rapporto del giorno 10: < Il //i/o^cor dopo 
un sostenuto cannoneggiamento coWdi Cochraney diresse 
la sua prora sulla Bianco, facendo su questa coraz- 
zata alcuni spari ai quali fu immediatamente risposto. 
Vi fu un momento in cui la bandiera del Huascar la- 
sciò di vedersi, e si credè finito il combattimento: però 
la bandiera peruviana tornò ad alzarsi sulla nave ne- 
mica, e la lotta continuò. Le distanze si accorciarono 
di tal modo che si credè arrivato il momento d' im- 
piegare lo sperone, evitando quello della nave nemica. 
Vi fu un istante in cui il Huascar passò quasi a ven- 
ticinque metri di distanza dalla Bianco^ sparando i suoi 
cannoni e facendo un nutrito fuoco colle mitragliatrici 
delle sue coffe. La Cochrane^ allontanata per alcuni 
moaienti dal Huascar pel movimento che fece questo 
sulla Bianco, tornò di nuovo su di esso, e manovrando 
con opportuna destrezza collocò il nemico fra due fuo- 
chi. In questi momenti il Huascar, sotto una pioggia di 
proiettili delle nostre corazzate, si vide obbligato a ren- 
dersi.... » 

Rappono ufficiale del tenente Fedro Garezon, quarto 
ed ultimo comandante del Huascar^ dopo la morte 
successiva dei primi tre : e ....In questo momento (quando 
egli il quarto prese il comando del monitore peruviano) 
il Huascar si trovava per la terza volta senza governo 



272 OPERAZIONI E COMBATTIMENTI NAVALI 

(manovra del timone); perchè le bombe nemiche ave- 
vano rotto tutti gli apparecchi del timone. Queste bombe 
cagionarono per tre volte T incendio nelle camere del 
comandante e degli ufficiali, distruggendole completa- 
mente. Altra bomba era penetrata nella sezione della 
macchina pei camerini dei macchinisti, producendo un 
nuovo incendio.... Avemmo anche due altri incendìi, 
uno sotto la torre del comandante e F altro nel solaio 
di prora. In questo stato, ed essendo assolutamente im- 
possibile offendere il nemico, riscdvei d^ accordo coi tre 
ufficiali che con me rimanevano in battaglia, di som- 
mergere la nave prima che fosse preda del nemico; ed 
a questo scopo comandai all' alfiere di fregata, Riccardo 
Herrera, che comunicasse personalmente al primo mac- 
chinista l' ordine di aprire le valvole ; ordine che fu 
compiuto immediatamente, e per la cui esecuzione fu 
necessario di fermare la macchina, come risulta dal- 
l' annesso rapporto del detto macchinista. Erano le n 
e IO minuti quando si sospesero i fuochi del nemico. 
Il Huascar cominciava già a sommergersi per la poppa; 
ed avremmo ottenuto la sua completa sommersione, se 
la circostanza di aversi dovuto arrestare il movimento 
della macchina, non avesse dato tempo al sopraggiuo- 
gere delle scialuppe nemiche, i cui equipaggi non ci 
fu possibile di respingere per essere rimaste inservibili 
tutte le armi che avevamo disponibili. Una volta a 
bordo^ gli ufficiali che li dirigevano obbligarono i mac- 
chinisti, coi revolver alla mano, a chiudere le valvole, 
quando già avevamo quattro piedi d' acqua nella sen- 
tina, e speravamo sommergerci da un momento all*al- 



OPERAZIONI E COMBATTIMENTI NAVALI 273 

tro: procederoQo anche attivamente ad estinguere t 
varii incendii che tuttavia continuavano, e ci obbliga- 
rono a passare a bordo delle loro corazzate, insieme ai 
feriti. Non si può precisare il numero di proiettili che 
il Huascar ha ricevuto, perchè appena è rimasta qual- 
che parte che non sia stata distrutta.... Debbo egual- 
mente manifestare che quando gli ufficiali ed equi- 
paggi delle scialuppe nemiche monurono sul ponte del 
Huascar trovarono Vasta caduta, per essersi rotta la 
catena che la sosteneva, in modo che la bandiera che 
da essa pendeva e che era stata per la seconda volta ^ 
issata, si trovava sul ponte; circostanza che feci no- 
tare al primo tenente della Cochrane^ signor Toro, ed 
a varii altri ufficiali i cui nomi non ricordo. » 

i AntofagastOy io ottobre - A bordo del vapore Co- 
piapò - (ove il signor Garezon era ritenuto prigio- 
niero). 

Fra le tante altre cose, che il lettore vedrà da sé, 
dai trascritti rapporti appare che mentre il comandante 
in capo della squadra chilena asserisce che il Huascar 
si arrese^ V ufficiale peruviano che ultimo tenne il co- 
mando di questa nave, racconta diversamente i fatti, si 
da escludere completamente ogni sospetto di resa. Chi 
dei due dice il vero? 

All'arrivare i prigionieri del Huascar al Chili, vi 
fu per più giorni una continua ressa di gente attorno 
a loro. Tutti volevano vederli, tutti volevano conoscere 
da vicino i prodi difensori del leggendario monitore 
peruviano, tutti volevano ascoltare dalle loro labbra 
qualche episodio più o meno commovente dei tanti che 



274 OPERAZIONC E COMBATTIMENTI NAVALI 

necessariamente doverono svolgersi sul ponte e nei 
fianchi del piccolo atleta del Pacifico, in quelle due 
ore di lotta suprema colle due potenti corazzate chi- 
lene, con un nemico sei volte almeno più forte. I 
giornalisti, facile è supporlo, non furono gli ultimi in 
tanta ressa; e per più tempo i giornali di Santiago 
non fecero che ripetere conversazioni più o meno lun- 
ghe ed interessanti avute coi prigionieri del Huascar, 
cogli ufficiali, cogli artiglieri, coi marinai, e perfino coi 
semplici mozzi. Dalle tante, tutte più o meno unisone 
nel fondo, togliamo i seguenti brani: 

« Air intraprendere il Huascar la sua ultima spedi- 
zione, tutti sapevano che le nostre corazzate (le chilene) 
avevano le chiglie pulite e perciò maggior velocità. Il 
Presidente Prado fu il solo a dubitare di questo van- 
taggio della Bianco e della Cochrane : Grau, no. 

« Dicono che non si ammainò la bandiera peruviana, 
e che non si alzò affatto quella di parlamento. Confi- 
dano che il signor Riberos (comandante della squadra 
chilena) dirà ciò nel suo rapporto ufficiale (l) 

e Le palle nemiche ruppero due volte i forti appa- 
recchi che sostenevano l' asta della bandiera, e questa 
cadde. Quando cadde la prima volta, tornarono a is- 
sarla il tenente Garezon ed il soldato Julio Pablo. 

a II tenente Garezon, quando vide che ogni resistenza 
era impossibile, chiamò l' alfiere Herrera, e gli diede 
l'ordine di aprire le valvole, onde sommergere la nave. 
Le nostre corazzate (le chilene) stavano a circa cin- 
quanta iarde di distanza. L'alfiere Herrera comunicò 
l'ordine al capo-macchinista, il quale fermò la mac- 



OPERAZIONI E COMBATTIMENTI NAVAl .1 275 



china immediatamente e aprì le valvole : però ì chileni 
vedendo che il Huascar né sparava né si moveva, lan- 
ciarono sette scialuppe all'abbordo. L'equipaggio del 
Huascar non fece resistenza, perché le armi erano 
tutte guaste e perché agli ufficiali si diede voce dalla 
macchina che il monitore si sommergeva. Lo stesso 
alfiere Herrera vide nella sentina tre piedi e mezzo 
d'acqua. Assicurano tutti che fra cinque minuti al più 
il Huascar sarebbe colato a fondo ; ed in prova di ciò 
citano la testimonianza degli ufficiali della Bianco e 
della Cochrane che fecero chiudere le valvole. » 

Oltre le numerose conversazioni avute coi prigio- 
nieri del Huascar^ tutte più o meno del medesimo te- 
nore dei pochi brani da noi riportati, i giornali chileni 
pubblicarono anche non poche descrizioni dell'ultimo 
combattimento del monitore peruviano, scritte da cor- 
rispondenti che si trovavano a bordo delle corazzate 
ed altre navi chilene, che ebbero parte in detto com- 
battimento. Da una delle tante che troviamo nel gior- 
nale El Mercurio di Valparaiso, togliamo le parole 
seguenti : « Alle io a. m. sparò la Blanco-Encalada il 
suo primo colpo, e da quel momento il combattimento 
fu sostenuto dalle due corazzate contro il Huascar^ 
che si difese strenuamente. Una granata della Cochrane 
ruppe i guardines del timone del Huascar, e per po- 
terlo governare, dovettero ricorrere ad apparecchi dalla 
camera del Comandante. Una granata della Bianco fece 
esplosione in detta camera, terminando di rovinarla ed 
uccidendo tutti coloro che maneggiavano gli apparec- 
chi del timone rimanendo la nave senza governo al- 



376 OPERAZIONI E COMBATTIMENTI NAVAU 

cuno.... Il tenente Garezon che durante tutto il com- 
battimento si portò bravamente, abbandonò il ponte per 
far aprire le valvole della macchina.... Arrivati i chileni 
sul Huascar, V ingegnere Werder corse alla macchina, 
e col revolver alla mano fecesi indicare il sito delle val- 
vole, per le quali cominciava ad empirsi la nave di 
acqua.... » 

Da queste diverse relazioni e dalle tante consimili 
che amore di brevità non ci permette di riprodurre, tutte 
direttamente od indirettamente di fonte chilena, ciò che 
esclude ogni sospetto di parzialità a favore del Perù, 
risulta adunque che il Huascar non si arrese ; e che 
il rapporto dell'ufficiale Garezon, che in quarto ed ul- 
timo posto ne tenne il comando, è vero in tutte le 
sue parti. 

In una lettera di famiglia (pubblicata dai giornali 
peruviani) del Guardia-marina Domingo Valle-Rie- 
stra, giovane sedicenne che foceva le sue prime prove 
sul Huascar^ leggiamo: e Tre volte cadde la ban- 
diera a cannonate: già senza gente, senz'armi, senza 
nulla, fummo presi, o E furono presi dal nemico, 
quando compiuto il proprio dovere fin oltre il bisogne- 
vole, aspettavano imperterriti la vicina sommersione 
del Huascar: ecco la verità (i). 



(i) ci peruviani avevano aperte le valvole del monitore per 
«ommergerlo, e 1' acqua entrava nei suoi fianchi in grande quan- 
tità ; gli assalitori le chiusero prontamente, e così pervennero a 
salvarlo. • 

Bamos-Arana, ffistoria de la guerra del Pacifico, p. 135. 



OPERAZIONI E COMBATTIMENTI NAVALI 277 

Un piccolo monitore di mille tonnellate e 3oo ca- 
valli di forza, con appena due cannoni da 3oo ed una 
fragile corazza di quattro pollici e mezzo nel centro, 
che diminuisce fino a soli due e mezzo nelle estremità, 
lotta coraggioso contro due potenti corazzate di due- 
mila tonnellate, con mille cavalli di forza, sei cannoni 
da 3oo ed una corazza di nove pollici ciascuna. Esso, 
quasi invisibile al cospetto delle due solide moli cbe 
ha di fronte, si spinge animoso in mezzo di loro, im- 
perterrito sfidando i loro 12 cannoni che lo tempe- 
stano a bruciapelo di grossi proiettili da tutti i lati, 
pur d'avvicinarsi tanto da sperar di perforare la loro 
spessa corazza d' acciaio, pur d' investirle col suo spe- 
rone, che quelle pervengono facilmente ed evitare, mercè 
r agii ita della doppia elice di cui sono provviste. Esso, 
senza mai dare un passo indietro, sostiene da forte la 
disuguale battaglia per due lunghe ore, fino a che ri- 
dotto all'impotenza, fatto inservibile si alla lotta come 
alla resistenza, figge lo sguardo negli abissi dell'oceano, 
cercando l'unica via di sfuggire alle ineluttabili ca- 
tene nemiche.... E voi che lottaste dieci contro uno, 
voi cbe vinceste per sola stragrande superiorità di forze 
materiali, vorreste togliergli anche la triste gloria del 
cercato suicidio, vorreste mostrarcelo avvilito ed umi- 
liato chieder perdono! 

No, il Huascar non si arrese. Il Huascar cadde 
come visse, in un'aureola di gloria imperitura! 

Colla perdita del Huascar finirono i combattimenti 
marittimi. Al Perù non rimanevano che due deboli cor- 
vette in legno, la Union e la Pilcomajro, assolutamente 



278 OPERAZIONI E COMBATTIMENTI NAVALI 



incapaci d^ogni lotta colla squadra chilena; e questa, 
più non avendo competitori, restò padrona del mare. 



I seguenti brani di giornali diranno come fosse sen- 
tita in America e fuori la perdita del Huascar: 

« Il Huascar è una nave storica.... Ha figurato in 
tutti i combattimenti navali nel corso della guerra: ha 
bombardato città chilene (solo le fortificate), ha cat- 
turato navi trasporri, è stato per più mesi il terrore 
delia costa chilena. Al comando di un abile e valente 
Ufficiale e servito da un eccellente equipaggio, il Huas 
car è stato sempre un formidabile avversario. » 

li TiMKs di Londra del io Ottobre 1879. 

a Non è necessario di essere stali pel Perù nella 
disgraziata guerra Sud-Americana, per lamentare che il 
gagliardo Huascar sia stato catturato dai chilenì. Qual- 
che cosa che sembrava buona sorte, ma che non era 
forse se non perizia nel suo maneggio, ha collocato 
subitamente questa nave fra le più famose di quante 
hanno solcato le acque americane. Nessuna impresa 
era troppo grande, né troppo piccola per esso.... Che 
mantenga la sua antica riputazione ora che si trova 
in altre mani, è molto da dubitare; perchè Coman- 
danti così abili come Gran non ve ne sono molti; ed 
Ufficiali di secondo o terz' ordine hanno quasi altrettanta 
paura che il nemico di una nave come il Huascar. » 

L' Herald di Nuova Yorck, io Ottobre. 

« La notizia della cattura del Huascar^ annunciata 



OPERAZIONI E COMBATTIMENTI NAVALI 279 

ieri, 10, da Londra, cagionerà dolore in molti petti, 
anche tra quelli che simpatizzino pel Chili. La pic- 
cola e coraggiosa nave sembrava posseder vita incan- 
tata, per l'arditezza colla quale menava a capo le 
numerose ed arrischiate imprese cui la guidava il suo 
valoroso Comandante.... D'altra parte, il Contrammi- 
raglio Gran era per se stesso creditore alla generale 
ammirazione, senza eccettuare quella dei nemici. Non 
lasciava mai dietro di se paesi indifesi incendiati, non 
distruggeva né vite né proprietà senza necessità: la 
sua condotta è stata sempre quella di un prode marino 
e di un perfetto gentiluomo. Può dirsi che finora il 
Huascar é stato il protagonista della campagna, dall'una 
e dall'altra parte, e l'unico elemento di attività nella 
storia della guerra. Alle famose corazzate chilene non 
toccava altra gloria, che la molto triste di arrivar 
sempre tardi. » 

La ESTRELLA DE PaNAHÀ. 

• Grau è morto: però non é morto nella memoria 
degli Argentini il nome di questo gigante dei mari. Il 
Huascary l'incubo della squadra chilena; Grau l'incubo 
dei chileni; nave e Comandante erano inseparabili. 
La stella polare di Grau era la vittoria, ed anziché a)rren- 
dersi preferiva la morte. Balenava appena nella sua 
mente un' idea che potesse dare buoni resultati, e per 
quanto fosse pericolosa la sua attuazione, l'accettava 
senza titubare. Ad Antofagasta! gridò un giorno, e si 
dirige là dove erano le navi chilene.... Nell'oscurità 
della notte si fa vedere uno splendore: era l'allarme 
che si diffondeva. Il fulmine di guerra tuonava tre- 

18. — Cai VA NO, Guerra d'America. 



28o OPERAZIONI E COMBATTiMENTI NAVALI 

mendo sulle navi chilene, e la corona della vittoria 
venne a posarsi sulla fronte di Grau. Molti fatti come 
questo possono citarsi dell'intrepido marino. Onore a 
lui! Gloria eterna ai vinti di MeijUones! U popolo 
argentino che ba seguito con entusiastica simpatia le 
gloriose gesta di Grau, vuol dedicare un ultimo tributo 
alla sua memoria. Il Club Patrioiìco ha risoluto di 
celebrare un funerale ed una processione di lutto, in- 
vitando tutte le società straniere, i rappresentanti delle 
campagne, gli studenti.... d (Funerali e processione 
ebbero luogo qualche giorno dopo e furono splendidis- 
simi, massime pel gran concorso di gente di ogni classe). 

La Tribuna di Buenos- Ayres, i6 ottobre. 

e La stampa della Repubblica del Chifì si strugge in 
lodi e cantilene di gloria pe'suoi valorosi marini. Il 
capo della squadra chilena è un Nelson, ed il giorno se- 
guente a quello della presa del Huascar si pubblicò la 
sua biografìa nel Chili. Senza dubbio essa sorprenderà 
il mondo intero. E perchè no? Tutta la squadra chi- 
lena composta di otto navi batte il Huascar, che era un 
piccolo monitore di fronte a qualunque delle corazzate 
chilene! Il Huascar non presentava altro vantaggio che 
quello di esser comandato da un marino esperto e 
coraggioso, che pose in riga tutta la squadra chilena, fa- 
cendola fuggire e tenendola a scacco durante sei mesi. ^ 

La Republica di Buenos- Ayres, ii ottobre 1879. 




SBARCO Dì PISACUA 



SOHMARIO 

L4 fiotta chilcDa da Aalofagasta muove a Pitagua per invadere 
il deserto di Tarapacà. - Pixagua e »ue difése. - Disposi- 
lìoDÌ delle lune chileae, e bombardamento di Pisigua. — 
Sbarco contiaslato da pochi uomini perù-boliviani. -Incendio 
di lalnitro e di carbone. - Lotta corpo a corpo. - Arnesi 
di gi]«Tia abbandonati imprevidentemeote ag-li invasori. — Per- 
nii fu bella la resistenza della guaroigione e bruita la riti- 
rata. •- Eccellenti qualità del soldato peruviano. •- L'ufficiale 
peraviano. - Saa natura e suoi difetti. - Ecceriooi. 

ITO col //iuiuciir l'unico elemento dì 
rza che il Perù aveva sul mare, ri- 
asia onnipotente la squadra chìleoa 
ir l'assoluta mancanza di avversarii 
le potessero disputarle l' impero del- 
l'oceano lungo l'estesa spiaggia nemica, il Chili vide 
arrivato il momento da tanto tempo atteso, di procedere 



282 SBARCO DI PISAGUA 

alla invasione dell'ambito deserto peruviano di Tarapacà. 
Né più indugiò a menarla ad effetto che il tempo stret- 
tamente necessario al concentramento del suo naviglio 
nel porto di Antofagasta, ed all'imbarco dell'esercito e dei 
tanti arnesi di guerra ivi radunati difrante nove mesi. 

Effettivamente, partita la sera del 28 ottobre dal porto 
di Antofagasta, ed ingrossatasi per via di nuovi con- 
tingenti usciti da Mejillones e da TocoplUa, arrivava 
in suir albeggiare del 2 novembre nella rada di Pisagua 
una flotta chilena di diciannove navi (i). Erano queste: 
la corazzata Cochrane, la corvetta O'Higgins^ le can- 
noniere Covadonga e Magallanes, gV incrociatori Loa 
e Am(V(onaSy e tredici trasporti tutti più o meno ar- 
mati con cannoni di grosso calibro, sui cui ponti viag- 
giava un esercito di 10,000 e più uomini, con caval- 
leria, artiglieria, ambulanza, vettovaglie ecc. ecc. Un 
secondo esercito di riserva, dagli otto ai novemila uo- 
mini, rimaneva in Antofagasta pronto ad entrare in 
campagna alla prima chiamata. 

Pisagua - piccola borgata di un migliaio di abitanti, 
situata a ridosso di un'arida montagna rocciosa dai i5o 
ai 200 metri di elevazione, che si delinea sul mare in 
forma di C - non era difesa che da due cannoni da 100, 
montati alla lesta alle due estremità della baia, e da 



(i) La distanza marittima fra Antofagasta e Pisagua è di mi- 
glia 274, che un buon vapore percorre ordinariamente in un solo 
giorno; se la squadra chilena impiegò invece cinque giorni, fa 
perchè parecchi dei suoi vapori si perderono di vista durante le 
notti, or r uno or l' altro, e fu mestieri più volte aspettare e farsi 
alla ricerca dei di;:persi. 



SBARCO DI PISAGUA 283 

novecento soldati, per due terzi boliviani ed un terzo 
peruviani. 

Apparsa appena la luce del giorno, la fiotta chilena 
prese comodamente le sue posizioni di battaglia : mentre 
i trasporti rimanevano alquanto indietro preparando le 
scialuppe e le barcaccie, tratte a rimorchio per operare 
Io sbarco delle truppe, le quattro navi principali • Co- 
chranCy O^Higgins, Covadonga e Magallanes - si col- 
locavano in due sezioni, di fronte ai due cannoni di 
Pisagua, pomposamente chiamati batterie dai chileni. 
L' incrociatore i4ma:[o/ia^ sul quale, insieme al Coman- 
dante della squadra, trovavansi il Generale in capo del- 
l' esercito ed il Ministro della Guerra in campagna, 
prese posto nel centro della baia, di fronte a ciò che 
potremmo chiamare i resti di Pisagua, già incendiata 
dalla squadra chilena il 18 aprile. 

Alle 7 a. m. le quattro navi ruppero il fuoco contro 
i due cannoni di terra, mentre VAma:[onas s'intratteneva 
a lanciar granate sulla guarnigione che, sprovvista di 
ogni mezzo di offesa come di difesa, aspettava impa- 
ziente ed impassibile fra le scabrosità delle roccie, il 
momento di entrare in azione contro le truppe nemiche 
che si preparavano allo sbarco. Queste però, comunque 
di buon' ora discese nelle scialuppe, non si mossero dal 
fianco delle loro rispettive navi che alle io a. m. un'ora 
dopo che ebbe cessato il fuoco dei due cannoni peru- 
viani, i quali, funzionando sopra piattaforme scoperte 
sotto il nutrito fuoco di quattro navi, i cui numerosi 
cannoni erano tutti di miglior qualità e calibro - da i5o 
e da 3oo - rimasero alla fine smontati dopo due ore di 



284 SBARCO DI PISAGUA 

combattimento, durante le quali non lasciarono mai di 
tuonare, nonostante i tanti artiglieri massacrati gli uni 
dopo gli altri dalia non interrotta pioggia delle palle 
e delle granate nemiche. 

Smontati i due soli cannoni che difendevano Pisagua, 
se difesa poteva chiamarsi la loro meschina azione 
contro quella della forte e numerosa artiglieria nemica, 
quasi nulla più si opponeva allo sbarco dell'esercito 
chileno, che forte di diecimila uomini e protetto dal- 
l' artiglieria della squadra, solo aveva di fronte a sé 
novecento uomini già decimati dalla mitraglia. Nondi- 
meno esitò, e poco mancò che non si tirasse indietro 
per andar a cercare un diverso punto di sbarco, ove 
si fosse sicuri di non incontrare resistenza alcuna. Ar- 
rivato a questo punto della narrazione, l'elegante sto- 
rico chileno Vicuna Mackenna dice : « Che cosa avve- 
niva infrattanto a bordo delle navi chileoe? Si vacil- 
lava. Conseguentemente, andavano e venivano ordini 
confusi e contradittori, che dovevano imbarazzare se- 
riamente le operazioni dello sbarco. Dagli uni si vo- 
leva andare a Junin per eseguire sulle alture un mo- 
vimento di circonvallazione.... Altri parlavano della valle 
di Pisagua vecchio,.,. Altri infine, in mezzo alla naturale 
confusione di ogni piano cbe si altera nel momento di 
menarlo ad effetto, discorrevano di portare T esercito 
ad llOy che era il secondo punto di sbarco, dando per 
fallito il primo (i). » 



(i) B. V. Mackenna, Hìstoria de la Campana iU Tlzrafafù, 
t n, p. 717. 



SBARCO DI PISAGUA 285 

Air avanzarsi delle scialuppe e delie barcaccie che 
trasportavano i primi contingenti delle truppe di sbarco, 
la piccola guarnigione perù-bolivìana, riparandosi alla 
meglio dietro la stazione ferroviaria e i ruderi di Pi- 
sagua, nonché fra le grandi masse di carbone e di sac- 
chi di salnitro esistenti sulla spiaggia, sostenne per 
qualche ora contro gli assalitori un micidiale fuoco di 
fucileria, che impediva loro di sbarcare. < In quest^ora, 
dice lo storico chileno, la disfatta dei chileni sembrava 
inevitabile, tanto più che si trovavano già esaurite le 
munizioni della prima colonna che sbarcò (ancora non 
era pervenuta a sbarcare)^ la quale aspettava un rin- 
forzo che tardava ad arrivare (i). > 

Due volte respinti, furono obbligati i chileni a ritor- 
nare al fianco delle loro navi per lasciare i morti ed 
i feriti, e rafforzairsi di nuova gente. Lo sbarco si ten- 
tava, e si effettuò dipoi, in quarantatre scialuppe e 
barcaccie. 

Tutta la fiotta chilena, navi da guerra e trasporti, 
scaricarono allora una vera grandinata di granate e di 
bombe. Le grandi masse di carbone e circa cinquanta- 
mila quintali di salnitro arsero di un subito incendio, 
insieme a quanto altro era air intorno; i difensori della 
piazza, assaliti dalle fiamme, furono obbligati a farsi 
indietro : protetti dal fumo che li nascondeva agli oc- 
chi dei nemico, i chileni poterono prender terra (2). 



(i) Barros-Arana, ffist0na de la Guerra dei Pacifico, p. 148. 

(2) e .... La Cochrane cominciò a dirigere i suoi fuochi verso 

qnella parte della piana, e minuti più tardi cominciava questa 



286 SBARCO DI PISAGUA 

Cominciò allora una lotta corpo a corpo fra le toc- 
eie che sovrastanno a Pisagua. Stretti ed incalzati da 
nemici sempre più numerosi pei continui rinforzi che 
loro arrivavano dal mare, e che la sicurezza di vin- 
cere rendeva pronti ed audaci all'attacco; e mitragliati 
senza posa dalla squadra che faceva fuoco su di essi 
quasi a tiro di carabina; mentre palmo a palmo ce- 
devano terreno al grosso torrente degli assalitori su 
per l'erta montagna, che elevavasi a guisa di bersa- 
glio ai colpi di quella, i pochi soldati dell' alleanza si 
batterono come leoni durante cinque ore, senza con- 
tare le tre ore precedenti allo sbarco, fino alle 3 p. m.; 
quando, arrivati al vertice della roccia, e prossimi ad 
esser colti alle spalle da una forte divisione nemica che 
avanzavasi dalle sommità della vicina rada di Junin^ 
ove senza opposizione alcuna era sbarcata, ogni resi- 
stenza diveniva altrettanto impossibile quanto inutile, 
e fu necessario ai pochi che rimanevano di battere in 
ritirata (i). 



ad ardere da cinque parti diverse. Il salnitro s'infiammò rapida- 
mente lanciando dense e soffocanti colonne di fumo : le masse 
di carbone situate sulla spiaggia, vicino alla stazione ferroviaria, 
unirono subito il loro fumo nero a quello rossiccio del salni- 
tro.... il nemico riparato dietro quelle difese, si vide obbli^to 
ad abbandonare i ruderi e la borgata, dove piovevano i proiet- 
tili della Cochrane e della CXIiiggms..,. » 

Hclazionc del corrispondente del giornale El Mtreuriù di V^il- 
paraiso - 5 novembre. 

(i) « Alle IO e 35 minuti a. m. vedendo che sollecitamente 
scendeva molta truppa di quella che si trovava accampata nelU 
parte superiore delle colline, contro la quale VAmoÈonas avevi 



SBARCO DI PISAGUA 287 

La difesa di Pisagua sostenuta per oltre otto ore da 
appena un pugno di uomini contro tutto un esercito 
ed una potente squadra, fu più che un atto di valore ; 
fu quasi eroismo : poiché ai difensori della piazza bastò 
vedere il grande apparato di forze spiegato dal nemico, 
per comprendere che ogni resistenza rimarrebbe in- 
fruttuosa, che era impossibile il vincere; e tutti sap- 
piamo quanto sia difficile il dedicare i proprii sforzi 
ad una impresa anticipatamente condannata, nella piena 
convinzione del suo cattivo esito e della inutilità di 
ogni conato, per grande e straordinario eh' esso possa 
essere. 

Nondimeno, quella stessa guarn igione che nella impos- 
sibile difesa di Pisagua seppe arrivare fino all'eroismo, 



diretto i suoi fuochi, e che arrivava a ripararsi nella borgata, fa- 
ceodosi difficile slog^arnela quando s' operasse lo sbarco, con- 
saltai il signor Generale in capo ed il Ministro della guerra sull» 
convenienza dì bombardarla; e dietro loro approvazione posi i 
fuochi sulla cUtà, ciò che fu fatto immediatamente.... Gli equi- 
paggi delle navi della squadra si portarono bravamente e sono 
alquanto diminuiti per le morti avute ; poiché ripetute volte si 
vide partire una scialuppa dal fianco di una nave col suo equi- 
pa^io completo, e ritornar solo la metà, dovendosi scaricarla 
dei morti e feriti, e fornirla di nuovo equipaggio per continuare 
a trasportare la gente di sbarco. » 

Rapporto ufficiale del Comandante della squadra chilena. 
< Le perdite del nemico (Perù-Bolivia) nel combattimento di 
Pisa^^oa, non si sono contate.... Il maggior danno nelle sue file 
fu causato dalle bombe delle navi, che caddero sulle teste dei di- 
fensori, durante quattro ore consecutive in numero di 600, senza 
contar la mitraglia.... » 

V. Mackenna, Op, cit.^ t. II, p. 741. 



288 SBARCO DI PISAGUA 

non seppe poi impedire nella sua ritirata che cadessero 
in mano del nemico i tanti elementi di vita e di forza 
che doveva o non abbandonare o distruggere. 

Pisagua, come, tranne qualche rara eccezione, tutto 
l' immenso deserto di Tarapacà, manca assolutamente 
d^ acqua potabile; sicché fassi necessario di ricorrere 
a quella del mare, e di sottoporla agli speciali processi 
della distillazione. A tal uopo erano in Pisagua grandi 
macchine distillatrici con tutta una serie di conserve 
e di apparati, per trasportare T acqua già resa potabile 
sulle sue alture ed altrove. Macchine, conserve ed ap- 
parati di trasporto, che sarebbe costato ben poco la- 
voro il distruggere, e che tanto difetto avrebbero 
fatto air esercito invasore, furono lasciati intatti come 
si trovavano ; si come fu abbandonata con tutto il suo 
materiale di locomozione, la via ferrea che da Pisagua 
menava per cinquanta miglia airinterno, fino ad Agua- 
santa: via ferrea che bisognava non abbandonare od 
almeno rendere inservibile, distruggendone le macchine 
ed i carri^ onde non servisse di potente ausiliario al 
nemico, come effettivamente servì, per muovere il suo 
esercito e trasportare i pesanti materiali di guerra. 

Le maggiori contrarietà, colle quali T esercito chileno 
avrebbe avuto a lottare nell' arido ed impraticabile de- 
serto di Tarapacà, erano precisamente quelle della man- 
canza d'acqua e della difficile locomozione; e furono 
appunto questi due grandi elementi di vita e di guerra 
- acqua e ferrovia - che la guarnigione perù-boliviana 
regalava improvvidamente al nemico, al momento dì 
ritirarsi da Pisagua. 



SBARCO DI PISAGUA 289 

Come spiegare questa grande contradizione fra Feroi- 
smo della resistenza e la stolidaggine della ritirata? 

Nell'esercito del Perù, e dicasi lo stesso di quello 
di Bolivia, scuola e abitudini essendo le medesime, 
bisogna fare una grande distinzione fra soldato ed 
ufficiale. Il soldato è più che buono, e lascia poco o 
nulla a desiderare ; mentre l'ufficiale, come regola ge- 
nerale» è men che mediocre e punto degno del sol- 
dato cui comanda. 

Eccoci sulla via della spiegazione di cui andavamo 
in cerca. La resistenza, opera principalmente del sol- 
dato, fu gloriosa, eroica. La ritirata e tutto ciò che 
riguarda la direzione, opera esclusiva dell' ufficiale, fu 
insipiente, balorda. 

Il soldato peruviano ha poche pretensioni : eminen- 
temente sobrio in tempi ordinarli, sopporta facilmente 
ogni sorta di privazioni nei casi eccezionali senza punto 
muover lamento, o almeno senza troppo farlo sentire ; 
ed è capace al bisogno, per semplice passività di ob- 
bedienza ed abito alla sofferenza, massime quello delle 
Provincie interne, ossia il c/io/o, V indio, delle più 
aspre e faticose marcie. E obbediente alla disciplina, 
fedele alla consegna; e sebbene manchi di slancio e 
dMniziativa^ si batte, se non per vero e proprio co- 
raggio, con quella imperturbabile serenità e costanza 
che gli danno la naturale sua disposizione alla più 
passiva obbedienza e la massima indifferenza nel pe- 
ricolo. 

Vista bene, la indifferenza nel perìcolo in lui è una 
qualità puramente secondaria; ossia piuttosto figlia 



290 SBARCO DI PISAGUA 



della soggezione alla disciplina, anziché della propria 
maniera di sentire; poiché sparisce quasi sempre noa 
appena viene quella a mancare. Ma il certo si è, come 
la lunga guerra di cui parliamo è venuta a provarlo, 
o meglio a confermarlo, sapendosi già fino dalle lon- 
tane guerre della indipendenza (i), che essa non lo 
abbandona neppure un solo istante fino a che dura in 
lui r obbedienza al proprio superiore; e che questa 
solo viene a mancare coir abbandono deirautorità per 
parte di quest^ ultimo, giammai per fatto proprio. 

In altri termini, il soldato peruviano si batte sereno 
e impassibile senza punto curarsi del pericolo, quasi 
non se ne avvedesse, fino a che é sostenuto dalla pre- 
senza e dalla voce dell'ufficiale; mentre poi diventa 



(i) Basta ricordare a questo proposito le famose battaglie di 
Pichmcha^ di Junm e di Ayacucko, che decisero della ÌDdipen- 
denza della Colombia e del Perù, e che furono priacipalmeote 
dovute al valore dei regg;imenti peruviani. • 

Dopo la battaglia di Pichincha, alle porte di Quito, il gran 
Bolivar decretava una medaglia commemorativa per tutti i sol- 
dati della divisione peruviana, colla seguente iscrizione : Ubet- 
tador de Qui/o en Pichincha - Gratitud de Colombia a la dhi- 
Sion dei Perù, 

La battaglia di Junin, già perduta, fu salvata dal valore della 
cavalleria peruviana, la quale iceveva in premio da Bolivar il 
tìtolo di C/ssari di Junin. 

Nel proclama diretto all' esercito liberatore, dopo la grande 
battaglia di Ayacucìio^ che decise delle sorti del Perù, e pose 
termine alle guerre della Indipendenza americana, diceva Boli- 
var alla divisione peruviana: Soldati peruviani I la vostra fatt ut 
vi conterà sempre fra i primi salvatori del Perù, 

Vedi: Lorsnte. Historia del Perù. T. I, pag. 73, 260 e 2SC. 



SBARCO DI nSAGUA 291 

pusillanime, né ad altro più obbedisce che al senti- 
mento della propria conservazione, non appena si vede 
abbandonato a se stesso dalla diserzione od insufficienza 
del suo superiore. Se questo cade morto o ferito, ri- 
mane fermo al suo posto fino a che vi sia un solo 
ufficiale che lo guidi e lo animi coli' esempio al com- 
pimento del proprio dovere ; ma se esso abbandona il 
campo di battaglia o si fa indietro, il soldato prende 
immediatamente la fuga con lui o senza di lui, e nes- 
suno più lo trattiene. 

Infine, con una buona ufficialità, il soldato peruviano, 
se non è un leone, è una potente macchina che non 
viene mai meno : con una cattiva ufficialità è un zero, 
un nulla. 

Quanto all' ufficiale peruviano, già lo abbiamo detto, 
come regola generale è meno che mediocre. Da che 
nasce questo ? £ facile trovar la rbposta : dal non es- 
sere un vero militare. 

Come lungamente abbiamo discorso altrove, nato e 
formato firammezzo alle intestine rivoluzioni, l'uffi- 
ciale peruviano non è che un semplice militare d' oc- 
casione. Entrato nella milizia, non per batterne tran- 
quillamente la carriera in servizio del proprio paese, 
ma unicamente per servire alle sue aspirazioni del mo- 
mento o dell' avvenire - esso porta seco e conserva tutti 
i difetti del cittadino più o meno fazioso e turbolento. 
Senza educazione militare al momento d'indossare 
per la prima volta l'assisa dell'ufficiale, e senza pos- 
sibilità di riceverla dipoi in una vita di quartiere, che 
trovasi assai spesso interrotta dalle frequenti separazioni 



292 SBARCO DI PISAGUA 



dal servizio; giornalmente viziato sempre più da una 
permanente atmosfera rivoluzionaria, tanto nemica della 
disciplina e di ogni virtù militare, V ufficiale peruviatx) 
non ha né potrà mai avere le doti di un buon mili- 
tare, fino a che dura nel suo paese il tristo flagello 
della rivoluzione endemica. 

Qua e là frammezzo a si brutto quadro sono, è vero, 
dei punti luminosi. Lodevoli eccezioni, buoni e va- 
lenti ufficiali ve n' ha pure : ma che può la loro azione, 
che rimane il più sovente isolata o contrariata dalla 
diversa attitudine del forte e preponderante numero 
degli altri? 

Il difetto d'istruzione e di disciplina nella maggio- 
ranza della ufficialità, danneggiò quindi, al principio 
della guerra soprattutto, la lodevole opera dei pochi 
buoni e degni ufficiali, al tempo istesso che rendeva 
infruttuose le eccellenti qualità del soldato che aveva 
ai suoi ordini, e che non sempre seppe dirigere, mise- 
ramente sperdendo e consumando quelle sue forze che, 
sapute mettere a profitto, avrebbero indubitatamente 
portato i migliori risultati. 

Nondimeno non fu questa la sola né la principale 
causa delle varie sconfitte toccate alle armi del Perù 
nel corso della presente guerra : essa non fu che una 
appena delle tante cause che concorsero a produrre 
tali effetti, come man mano andremo vedendo per via. 




battagua di s. fkamuscu o di dolokes 



SOMHAniO 

Esercito pern-bolivmoo, - PercW il desetto di Tarapacì eia desi- 
gnato come il veto luogo della guerra. — looperosltJi di Prado 
e di Daia. — L' esercito era sparso. - E>oppia mira dell'esercito 
chilcDo pei lo sbarco a Pisagua. — L'esercito chileoo si con- 
(^Dtra ia Dolores. - Cattiva situazione dell'esercito peiuviaDo 
in Iqoique. - Piano di operazioni e tnossa degli eserciti. - 
Daza giniige a Camarsntt. - Retrocede. - Voci di tradimento. 
- L'esercito boliriano si rivolta e rovescia Daza dalla Pre- 
cidenxa. - Altra rivoluiione io Bolivia. -~ Ken^ Moreno, in- 
temediaiio per le trattatiTc fra Daza e Ìl nemico. - I cbileni 
temevano del generale Daza. — Prove. ■- L'esercito pemvÌBDO 
di Iquiqae si appressa, e i chileai decìdono di atlenderlu in 
Santa Catalina. - I peruviani avevano ritardato per aver de- 
viato. - I chìleni cambiano proposito. — SI dispoogono alla 
difesa in Dolores. - Collina di S. Francisco. - Arrivo e 



J4 BATTAGLIA DI S. FRANCtSCO 

dlsposiiioae dell' esercito perù-baliviano. - Discordie. - L' ala 
desba comincia U fuoco e l' assalto. - Rapporti del coloniiclb 
Suaiez e di altri sulla battaglia. - Fuga dei boliviani e ic- 
coglimento Tatto loro in Bolivia. - Il fatto d' armi dì 5. Frao- 
dico b« poca impoctania militare. - Invidie e rivaliti fn li 
ufficiali. - Conseguenze di qnesta battaglia vantaggiose ai 
chilenl. 



i sette mesi delle operazioni na- 
e Repubbliche alleate, Perù e 
a, erano pervenute ad organizzare 
ipartimento o deserto dì Tara- 
un esercito di circa diecimila 
uomini, 7000 dei quali erano peruviani e 3ooo boli- 
viani. Un altro esercito di ottomila uomini, 5ooo pe- 
ruviani e 3ooo boliviani, trovavasi nella limitrofa pro- 
vincia di Tacna. Il generale Prado, presidente del 
Perii e supremo direttore della guerra, stancava in 
Arica coi suoi 5ooo peruviani, mentre il general Daza, 
presidente di Eolivia e capitano-generale dell'esercito 
boliviano, occupava la prossima capitale della provin- 
cia, Tacna. 

Che il primo e vero teatro della guerra sarebbe 
stato il deserto di Tarapacà, era cosa tanto certa e 
sicura che nessuno sapeva porla in dubbio. Questo 
dicevano fin dal primo giorno della guerra e it natu- 
rale andamento di essa, come territorio limitrofo al 
deserto boliviano di Aiacama già occupato dall'eser- 
cito chileno, e le noie ed evidenti aspirazioni chilene 
d'impossessarsi anzitutto di silfaito territorio, la cui 



O DI DOLORES 295 



conquista era la mira e lo scopo vero della guerra, e 
il tanto parlare dei giornali chileni, che svelando e com- 
mentando fin da sette mesi innanzi i disegni di quel 
Governo, ripetevano giornalmenie che l'esercito chi- 
lenoy non appena potesse muoversi da Antofagasta, 
opererebbe immediatamente uno sbarco lungo la costa 
di Tarapacà, onde impossessarsi innanzi tutto di Iqui- 
que e delle grandi risorse finanziarie che offriva il 
salnitro ed il guano di cui il deserto era ricco. Con 
quella abituale leggerezza colla quale i giornali chileni 
rivelavano sempre le più segrete cose di governo, quelle 
non escluse che il decoro nazionale imponeva rima- 
nessero in ogni tempo celate, arrivarono finanche a 
indicare quali sarebbero i probabili punti di sbarco 
deiresercito, segnalando appunto Pisagua come il prin- 
cipale. Ciò nondimeno Prado e Daza, i Presidenti delle 
due repubbliche alleate e supremi generali dei loro 
eserciti, se ne rimasero tranquillamente in Tacna ed 
Arica ove a nulla giovava la loro presenza; ed affi- 
darono il comando dell'esercito di Tarapacà al generale 
Buendia, cui, per quanto buon soldato, mancava la ne- 
cessaria energia ed autorità per imporre silenzio alla 
indisciplinatezza ed alle rivalità degli ufficiali che aveva 
I sotto i suoi ordini, le quali, come vedremo, furono 
causa non ultima di sommi disastri. 

In previsione di uno sbarco dell'esercito nemico 
lungo le estesa spiaggia del deserto di Tarapacà, l'eser- 
cito dell'alleanza, a cui era affidata la difesa di questo 
territorio, trovavasi disseminato qua e là per piccole 
frazioni nei diversi punti di possibile accesso al mede- 

19. — Cai VASCO, Guerra eT America, 



296 BATTAGLIA DI S. FRANaSCO 

simo per mare, nonché in interne località di dove 
sarebbe stato facile Io accorrere sollecitamente là dove 
si verificasse un attacco, in Mejillones, Molle, Pisagua, 
Patillos, San Juan, La Noria, Monte de la Soledad, 
Huatacondo ed Iquique, ove aveva stabilito il suoquar- 
tier generale, ed ove frettolosamente si concentrò dopo 
lo sbarco dell'esercito chileno a Pisagua. 

Sbarcando a Pisagua, punto intermedio fra Anca 
ed Iquique, l'esercito chileno aveva una doppia mira: 
i^ di tagliare ogni comunicazione fra i due eserciti 
dell'alleanza stanziati in quella località; di isolarli 
l'uno dall'altro e collocarli cosi nella impossibilità di 
operare insieme e sostenersi vicendevolmente; 2® di 
marciare sopra Iquique per terra, lungo il deserto, 
ed impadronirsi di questa città che, come si sa, co- 
stituiva il centro principale del commercio salnitriero 
dell'ambito deserto di Tarapacà (i). Per poter riuscire 
in questo suo doppio intento, bisognava anzitutto che 
esso s'internasse celermente nel deserto per circa 3o 
miglia, fino a Dolores - località eminentemente strate- 
gica, posta su quella via fra Arica ed Iquique, che si 
voleva tagliare al nemico e che era necessario battere 
per proprio conto onde portarsi ad Iquique; - ed in 
ciò veniva meravigliosamente favorito dalla ferrovia 



(i) Ciò che determinava i chileni ad investire Iquiqae pet 
terra, dopo una lunga corsa nel deserto, anziché imme<liataxneDte 
per mare, erano le scarse fortificazioni, o meglio i quattro cac> 
noni collocati dai peruviani sulla spiaggia. Insignificante cosa al 
certo, contro la forte e numerosa artiglieria della squa<ira chiIfMìr^ 



O DI DOLORES • 297 



che correva da Pisagua ed Agua- Santa, la quale pas* 
sava appunto per Dolores, ove aveva una stazione delle 
più importanti. Oltre ai tanti altri vantaggi, la stazione 
di Dolores offriva quello ancora di trovarsi accanto 
airunica sorgente d* acqua esistente in tutta quella 
zona del deserto; vero fiume di buon'acqua potabile 
che correva a corta profondità in un canale sotterraneo, 
da cui si estraeva assai facilmente per mezzo di grandi 
e solidi apparati. 

Padrone della ferrovia, di questo grande elemento 
di locomozione che tanto e cosi direttamente aiutava 
i suoi progetti, l'esercito chileno si slanciò immedia- 
tamente su di essa; ed i suoi primi battaglioni pote- 
rono impadronirsi della stazione di Dolores e piantarvi 
le loro tende, senza venir da alcuno molestati, e quindi 
senza colpo ferire, come in casa propria. 

Intanto l'esercito Perù-boliviano che, come s'è detto, 
erasi concentrato in Iquique dopo la presa di Pisagua, 
si trovò fin dal primo momento in una poco lieta si- 
tuazione. Bloccato per mare dalla squadra chilena, chiuso 
in mezzo ad un deserto privo di ogni risorsa, tagliata 
dall' esercito nemico l' unica via, quella d'Arica, da cui 
poteva ricevere soccorsi, lasciato senza provvigioni di 
riserva dalla incuria del Governo e del supremo di- 
rettore della guerra che a nulla seppero provvedere, 
P esercito Perù-boliviano premurosamente raccoltosi 
in Iquique, mancava quasi di tutto e principalmente 
di viveri: i pochi sui quali poteva contare con qual- 
che sicurezza erano appena bastevoli per i5 o 20 giorni 
al più. 



298 BATTAGLIA DI S. FRANCISCO 

Per uscire da una situazione tanto difficile, per non 
dire disperata, all'esercito delle Repubbliche alleate noa 
rimaneva che una sola via : quella di muovere contro il 
nemico, sia per scacciarlo dal paese obbligandolo a ri- 
prendere il mare, sia, in ultimo caso, per forzare il 
passo su di esso, ed andare a cercare in Anca i mezzi 
di vita, le vittuaglie, di cui era prossimo a difettare. 
E presi telegraficamente i necessari! accordi col su- 
premo direttore della guerra, general Prado, che tro- 
vavasi in Arica, onde combinare alla meglio un piano 
di attacco contro T esercito invasore, mosse alla volta 
di quello da Iquique nel più deplorabile stato nel quale 
possa mai trovarsi un esercito. Nel rapporto del capo 
dello stato-maggiore al generale in capo Buendia, si 
legge: e Come ella sa, uscì T esercito (da Iquique) quasi 
nudo, molto vicino a rimanere scalzo, mal coperto ed 
affamato, a lottare, più che col nemico, colla intem- 
perie e la stanchezza durante la notte, ed in una pa- 
rola colle stesse vesti già inadatte che aveva al prin- 
cipio della campagna; perchè nessuna delle domande 
che V. S. e lo scrivente fecero più volte (al Governo) 
fu mai soddisfatta nei sette lunghi mesi di stazione in 
Iquique. » Tutto ciò è ancor meno del vero: altre pia- 
ghe rodevano in pari tempo l'esercito dell' alleanza; e 
prima fra tutte era forse la rivalità e conseguente in- 
disciplinatezza che regnava più o meno mascherata in 
tutto il corpo della ufficialità, massime fra i capi. 

Il piano delle operazioni, combinato d* accordo col 
general Prado, era che l'esercito chileno dovesse es- 
sere simultaneamente attaccato, prendendolo in mezzo, 



O DI DOLORES 299 



dair esercito dMquique e dal corpo di 3ooo e più bo- 
liviani che stanziava in Tacna, al comando del gene- 
rale Hilarìon Daza, presidente della Bolivia. 

Effettivamente, il di 8 novembre il generale Daza 
mosse da Tacna per Arica alla testa del suo piccolo 
esercito; e dopo avere lungamente conferito col ge- 
neral Prado, riprese il giorno 11, animato insieme ai 
suoi dal più vivo entusiasmo, il solitario cammino 
del deserto di Tarapacà. Ben provvisto di tutto il 
bisognevole^ e marciando sempre nel più perfètto or* 
d/oe, arrivò il i4 nella valle di Camarones^ piccola 
e deliziosa oasi di verdura posta nel bel mezzo del 
deserto. Ma una volta arrivato lì, invece di conti- 
nuare la sua marcia verso il nemico, giusta l'itine- 
rario precedentemente tracciato in combinazione con 
quello dell'esercito d'Iquique, e mentre le sue truppe, 
di buon'ora avvezze alle fatiche delie lunghe marcie, 
altro non desideravano che di correre innanzi al più 
presto, egli fece alto, e si fermò. A che? Per poi ritor- 
nare indietro dopo due giorni, e dopo essersi spinto 
per ben due volte egli solo, insieme a pochi intimi 
amici, o inutilmente o con qualche iSne misterioso ri- 
masto a tutti ignorato, fino a Tana^ ossia a poche le* 
gbe al di là di Camarones. 

Ecco come parla a questo proposito uno dei colonnelli 
del piccolo esercito che Daza aveva seco : 

< Assai triste in effetti fu quel pomeriggio del 16 no* 
vembre, in cui mesti e pensierosi cominciarono i bat- 
taglioni a sfilare in lenta ascensione la falda di Cama- 
rotKcs verso Arica» Il cielo stesso sembrava arrossire di 



300 BATTAGLU DI S. FRANaSCO 

un atto tanto vergognoso, coprendo il sole all'occaso 
una sinistra tinta porporina che infondeva fatidici pre- 
sagi, più facili a sentire che a manifestare.... L'unico re* 
sponsabile di essa (della ritirata) è il general Daza, co- 
munque egli assicuri che fu consigliato da molti ufficiali 
superiori del suo circolo. D'altra parte, quando ci persua- 
demmo della risoluzione del general Daza di non fare 
avanzare l'esercito, fummo d'avviso io e molti ufficiali 
superiori, dal principio alla fine del consiglio di guerra 
che ebbe luogo il i5: che P ordine di avan:[amento o 
di contromarcia deW esercito da CamaroneSj il Generale 
in capo doveva darlo da Pozo-Almonte, dove egli an- 
drebbe con me e due aiutanti. Nondimeno, né in quella 
sera ne nella mattina si pose in marcia il generale 
Daza. Alle 9 a. m. del 16 mi chiamò nell'officio te- 
legrafico, dove mi presentò un telegramma del general 
Prado nel quale gli diceva più o meno queste parole: 
<x Vedendo che ella non può passare avanti col suo 
esercito, il consiglio di guerra che convocai iersera, ha 
disposto che il general Buendia attacchi domani il ne- 
mico, essendo per ciò non solo pericolosa quanto inu- 
tile la marcia di V. S. al sud. » Seppi allora che invece 
di dire ad Arica il giorno innanzi ciò che si era risoluto, 
il general Daza si era scusato unicamente colla impos- 
sibilità di passare avanti. Così si spiega la risposta del 
general Prado. L' esser poi andato fin vicino a Tana 
per indi ritornare a Chi!(aj perchè gli avevano assicurato 
che si trovava là il nemico; l'esser ritornato di nuovo a 
Tana^ sapendo che là non esisteva neppure un solo ne- 
mico, per venire in seguito colla notizia della disfatta di 



O DI DOLORES 301 



San Francisco, sono andate e venute di tristissima inde- 
cisione, che non si tollerano neppure in un imberbe ca- 
detto di guardia nazionale, e molto meno nel capitano 
generale di un esercito e Presidente incaricato della di- 
fesa nazionale » (i). 

Quale il motivo di questo strano e colpevole pro- 
cedere del general Daza? DalPuno all'altro estremo 
delle due Repubbliche alleate, Perù e Bolivia, non corse 
che una sola voce: Dcu{a ha tradito, I suoi amici tne- 
desimi, anche i più intimi, non seppero mai difenderlo 
contro una sì terribile accusa. 

Quanto a noi, senza ergerci per nulla a giudici in tanta 
causa, dichiariamo francamente che non sappiamo tro- 
vare nessuna parola in sua difesa, come non seppe 
trovarne egli stesso nel suo scritto di giustificazione 
che pubblicò in Parigi il i3 giugno 1 881, e che quasi 
tutti i giornali del Perù, Chili e Bolivia riprodussero. 
Tutto invece s'accorda a condannarlo. 

Il fatto per sé stesso ingiustificabile ed eminente- 
mente grave della sua fuga alla presenza quasi del 
neoiico ed alla vigilia della battaglia, e quando il suo 
piccolo esercito, fresco, nel migliore stato desiderabile 
e ben provveduto di tutto, ardeva del desiderio di en- 
trare in azione, non può spiegarsi che in due soli modi: 
o per somma viltà, o pel determinato proposito di 
abbandonare la propria causa. 

Daza però non fu mai ritenuto per un vigliacco: 
avea fama invece di esperto e valoroso generale; 



(i) Manifesto del colonnello boliviano Camacho, 



302 BATTAGLIA DI S. FRANCISCO 

fama più volte guadagnata e confermata nel proprio 
paese sui campi di battaglia delle guerre civili; ed i 
tremila uomini ch'egli conduceva seco, il fior fiore 
dell'esercito boliviano, era tutta gente scelta, specie di 
guardia pretoriana ch'egli affezionò a se, disciplinò ed 
agguerrì durante un lungo periodo di rivoluzione e di 
governo, e che era il terrore di tutto il paese. 

La fuga di Daza quindi non poteva essere e non 
fu effetto di viltà; e'ciò escluso, altra spiegazione logica 
non rimarrebbe fuor quella che agisse in conseguenza 
di segreti accordi col Chili; spiegazione che tante e 
tante altre circostanze e considerazioni concorrerebbero 
d'accordo a convalidare, come già dicemmo. A questo 
scopo basterebbe unicamente ricordare e i tanti ten- 
tativi fatti continuamente dagli uomini polìtici del 
Chili su quelli di Bolivia, prima e dopo, per indurli 
a tradire la causa del Perù, associandosi al Chili, e la 
universalità e sicurezza della voce pubblica che accu- 
sava il Daza di tradimento: voce pubblica che arrivava 
fino a designare gl'individui che avevano fatto da 
intermediarli fra Daza ed il Governo chileno, e che 
ebbe anche una solenne manifestazione ed una irrefu- 
tabile prova di fatto. 

Solenne manifestazione fu quella data dal medesimo 
suo esercito di favoriti che avea seco, più che altro, 
a sua personale difesa in Tacna, dai così detti Colo- 
radoSy che il 27 dicembre dello stesso anno lo deposero 
dalla presidenza delia Repubblica; atto che fu accompa* 
guato da altro simile successo in Bolivia; sicché il Daza 
dovè fuggire esule a Parigi^ dove tuttavia ritrovasi. 






O DI DOLORES 303 



Il 28 dello Stesso dicembre scoppiava nella lontana 
capitale di Bolivia una incruenta rivoluzione popolare, 
che terminava con una solenne deliberazione nella 
quale si diceva: 

e La popolazione della Pace, riunita in comizio po- 
polare, considerando : i<>Che la inattesa viltà e slealtà 
del generale in capo dell'esercito boliviano sono arri- 
vate a danneggiare i vincoli di alleanza colla Repubblica 
sorella del Perù; alleanza che la Bolivia è risoluta a 
sostenere, senza omettere sacrifizio alcuno. 2^ Che 
il funesto sistema di errori della odiosa amministra- 
zione del generale Hilarion Daza ha portato la rovina 
del paese nell'interno, il discredito all'estero, ed il diso- 
nore nazionale nella guerra che la Bolivia sostiene 
colla repubblica del Chili.... dichiara: i<>Che la popo- 
lazione della Pace ratifica e sostiene l'alleanza perù- 
boliviana, per far la guerra al Chili, e protesta di 
seguire la sorte comune fino a vincere soccombere 
nell'attuale lotta. 2^ Che destituisce il generale Hila- 
rion Daza dalla presidenza della Repubblica e dal co- 
mando dell'esercito boliviano, e nomina generale in 
capo di questo il generale Narciso Camperò, pregando 
il contr' ammiraglio generale Lizardo Monterò (peru- 
viano) di assumere il comando dell'esercito boliviano 
(quello di Daja che era in Tacna) fino a che il ge- 
neral Camperò si costituisce nel teatro della guerra. 
4^ Che nomina una giunta di governo composta ecc. 
ecc.... La Paz, 28 dicembre 1879. 9 (Seguono le nu- 
merose firme). » 
E irrefutabile prova di fatto fu poi quella data 



304 BATTAGLIA DI S. FRANCISCO 

nell'agosto 1880 da certo boliviano a nome Rene-Mo- 
reno, il quale, stanco di sentirsi accusare dalla pubblica 
opinione come uno dei tanti mediatori di cui Daza ed 
il Governo chileno si servirono per intendersi fra loro, 
costituì un bel giorno un giurì d'onore, perchè giudi- 
casse se la sua condotta in quella mediazione, che non 
negava, e di cui invece provava la verità con lettere 
e dichiarazioni testimoniali, vista dal lato del patriot- 
tismo, era o no censurabile. Detto giurì si compose 
dei giudici della Corte Suprema di Bolivia, sotto la 
presidenza dell'Arcivescovo di Sucre; e perchè i nostri 
lettori possano valutare tutta l'importanza di questo 
fatto, riporteremo in nota alcuni brani delle ultime con- 
clusioni presentate dal René-Moreno innanzi al giurìy 
insieme ad una parte della sentenza emessa da que- 
st' ultimo (i). 



(i) € ConclasioDi di René-Moreno - Signori del Tribunale : 
E arrivato il momento di proporre la questione : perchè fui poi^ 
tatore delle proposizioni chilene favorevoli alla Bolivia e contrarie 
alla sua alleanza col Perù?... L'invio di Salinas Vega a Santiago, 
come agente segreto commissionato dal Presidente Data presso 
il Governo cbileno e presso di me, consta in tutti i documenti 
esibiti.... L'oggetto dell'invio fa quello di strapparmi dal mio 
ritiro, onde, colla mira della salvazione del paese, mi prestassi 
ad ascoltare il sig. Santa-Maria (Ministro degli esteri del Chili) 
facendogli formulare autenticamente le sue basi di accomodamento 
colla Bolivia; e per indurmi a portargli io i documenti dei caso, 
ed a rispondere della loro sincerità.... Ignoro gli altri affari che 
trattò l'agente col Ministro degli affari esteri del Chili. Detto 
agente ha conservato un segreto impenetrabile sopra i suoi possi 
in Santiago e sopra le sue conferenze segrete col Presidente Dosa 



O DI DOLORES 305 



Già dicemmo, Daza godeva fama di esperto e va- 
loroso generale, come la sua gente di coraggiosa ed 
agguerrita; e questo fece sì che l'esercito chilcoo si 
sentisse preso da un vero panico, non appena ebbe una 
prima notizia, per altro falsa, del suo prossimo arrivo. 
Ciò avveniva il 17 novembre, quando le colonne bo- 
liviane del general Daza, voltando le spalle al nemico, 
ri&cevano tristemente il cammino di Arica e Tacna ; 
e come ciò avvenisse lo sapremo dagli stessi chileni, 
ai quali lascieremo assai spesso la parola nel corso di 
questo capitolo, onde il nostro racconto non avesse a 
tacciarsi di parzialità, o se non altro, di esagerazione. 



in Tacna.,,. Di accordo in quanto ai vantaggi territoriali, salva* 
tori a mio gindizìo della nazione boliviana, che riportavano le 
basi, e sicuro d' altra parte della sincerità colla quale le proda*' 
mava l'opinione chilena, non per aftetto alla Bolivia, ma a ìm- 
pulfi di un odio terriòiU contro il Pcròi non trovai mai altra 
obbiezione da opporre al piano del Chili, che la ingiustizia e 
perfìdia prescritte in detto piano alla condotta della Bolivia.... *^ 
Sentenza: Nella capitale di Sucre, agli 8 di agosto 1880, noi 
sottoscritti, riuniti privatamente nella sala della Corte Suprema 
allo scopo richiesto dal sig. Rene-Moreno, procedemmo alla lettura 
di varie lettere e documenti originali ed in copia che ci furono 
presentati come comprovanti. Dopo un attento esame del loro 
contenato, riconosciamo che essi provano sufficientemente che il 
sig. Moreno si prestò ad essere il portatore delle proposizioni del 
Ministero degli afifari esteri del Chili al Presidente di Bolivia 
allora in campagna, generali Hilarioti Daza^ solo in obbedienza 
al mandato confidenziale di questi, che gli fu trasmesso in San* 
tiago da un agente segreto, sig. Luigi Salinas Vega.... 

Dal g^iomale La Actualidad del 17 marzo 1881, organo del' 
l'esercito chileno in Lima. 



3o6 BATTAGLIA DI S. FRANCISCO 



€ Non avrà dimenticato il lettore che Fesercito (chi- 
lenó) era diviso in due corpi : seimila uomini in Do- 
lores al comando del colonnello Sotomayor, e quattro- 
mila in Pìsagua agli ordini immediati del generale 
Escala.... Presentossi alle ore 3 p. m. del 17 nel campo 
di Dolores un chileno residente in Tana, che patriot- 
ticamente o per astuzia, come alcuni credono, aveva 
fatto una trottata per comunicare al colonnello Soto- 
mayor l'arrivo in quel sito nella notte innanzi dei 
corpi avanzati di Daza. Era la prima notizia ricevuta 
nel quartier generale del Chili che aveva luogo quella 
spedizione: tanto assoluta era la mancanza di comu- 
nicazioni del deserto nel deserto!... Tale notizia sve- 
gliò viva apprensione nel petto del valente, però im- 
pressionabile colonnello Sotomayor, il quale fece montare 
immediatamente la cavalleria e spedilla verso Jazpampa 
in direzione di Tilìviche e Tana. Nel medesimo tempo 
telegrafava con vivacità e perfino con accelerazione 
all' accampamento di Pisagua, annunziando la presenza 
di Daza con fors[e considerevoli, alla vista delle nostre 
avanguardie. Contribuì non poco a questa esagerazione 
delle notizie un effetto di miraggio prodottosi finanche 
sugli ufficiali più tranquilli dello stato-maggiore, che 
posti su di un' altura, di fronte a Jazpampa, assicura- 
vano de cuerpo presente di star vedendo coi loro ca- 
nocchiali le cariche e controcariche dei Cacciatori, e 
perfino il lampeggiare delle loro carabine nel piano. 
In vista di questo stato di cose, il generale in capo 
mandò.... (spedì truppe da Pisagua nei luoghi indu- 
cati, prossimi a Dolores, e dove già si trovavano altre 



O DI DOLORES 307 



for^c chiiené).,,. Già di notte arrivarono il comandante 
Vergara ed il capitano Villagran colla loro piccola co- 
lonna a Jazpampa, ed annunziarono per telegrafo a 
Dolores ed all'Hospicio (campo chìleno di Pisagua) che 
non eransi visti nemici, ma che assai per tempo nel 
seguente giorno, 18, opererebbero una ricognizione pel 
Iato di Tana.... Così fecero in effetti.... erano le undici 
di una calda mattina, quando videro un denso polve- 
rìo che avanzava per la pianura verso oriente. Giudi- 
cando che poteva essere T avanguardia dell' esercito di 
Bolivia, annunziata la vigilia, o V esercito stesso, per* 
che eranvi canocchiali che distinguevano perfino i can- 
noni ed i carri delP artiglieria, retrocedè Vergara a 
Tiliviche, ed in seguito si diresse preoccupato a Ja- 
zpampa.... Cosa strana 1 Tutta quella moltitudine di vi- 
sioni fantastiche, figlie del riverbero del sole(l) che 
faceva nello spirito l' effetto della lanterna magica sul 
vetro e sulla tela, riflettevansi nell'ora medesima nello 
stato-maggiore e nel quartier generale, mediante la se- 
rie di telegrammi che copiamo in appresso dai loro 
originali non ancora pubblicati : e Stazione di Dolores, 
novembre 17 del 1879. Signor Generale in capo -Pi- 
sagua. - In questo momento si crede che le nostre 
truppe si siano incontrate col nemico, perchè si è visto 
caricare i cacciatori^ facendo fuoco di fucileria poste- 
riormente. Mando truppe in loro protezione - Sotoma- 
yor. 9 — € Novembre 17. - Si scorge fuoco intenso a 
cinque chilometri più o meno, direzione di Camilla. 
È partita una sezione di artiglieria di montagna e tre 
compagnie d^ infanteria, la qual forza arrivò al luogo 



3o8 BATTAGLIA DI S. SANCISCO 

del combattimento in mezz'ora - Sotomayor. » «• t In 
quell'ora stessa, sera del 17, (continua la narrazione) 
ritornavano i cacciatori che si erano spinti fino alle 
porte di Tana.... Era questa truppa di cavalleria il 
polverio che aveva scorto la colonna di Vergara nella 
mattina, ed entrambe erano fuggite l'una dall'altra, 
equivocandose (prendendosi scambievolmente per ne- 
mici) e lasciando così scappare Albarracin {piccolo 
squadrone di cavalleria peruviana) posto di fatto fra 
due fuochi. I supposti cannoni erano semplicemente 
barili d'acqua che sul dorso dei muli conducevano i 
cacciatori (i). • 

Ciò che lo scrittore chileno, per carità di patria si- 
curamente, chiama effetto del miraggio, il lettore lo 
comprenderà da sé, non era che effetto del pànico da 
cui era stato preso l'esercito chileno, uffiziali e soldati, 
al semplice annunzio dell' approssimarsi di Daza : d'al- 
tra parte, lo scrittore chileno ed i telegrammi ufficiali 
da lui riportati parlano anche di scariche di fucileria ; 
e tutti sappiamo che il miraggio, semplice e rara illu- 
sione ottica, non ha nulla che fare col senso dell'udito. 
Come al fanciullo atterrito dai racconti della balia fa 
vedere il diavolo in camera e financo sentirne t passi, 
l'immaginazione, fatta ardente dalla paura, non feceva 
vedere e sentire ai chileni che Daza ed i suoi Colora- 
dos, colle loro famose scariche di moschetteria, in ogni 
grano di polvere che il vento sollevava nel deserto, ed 



(i) V. Mackennà, Sf&fia dilla Campagna di Tarapach. V. 2, 
p. 832 a 842. 



O DI DOLORES 309 



ia Ogni più leggiero rumore che rompeva il sepolcrale 
silenzio delle monotone e sterminate solitudini. Non si 
pensava che a Daza, non si temeva che di lui e dei 
suoi fimosi battaglioni di ColoradoSy e pareva di ve- 
derli e sentirli continuamente li presso (i). Forse ciò 
che rendeva Daza ancor più temibile in quei momenti 
era il sospetto che veramente intendesse di misurarsi 
con essi, e che perciò avessero a battersi con un ne- 
mico di più col quale omai non si contava, dato per 
vero, come generalmente si crede, che i chileni fos- 
sero pienamente sicuri di una ritirata di Daza fino 
da molto tempo innanzi di operare il loro sbarco a 
Pisagua (2). 

Sia come si voglia, Daza, tanto pel prestigio di cui 
godeva, quanto per le truppe che aveva ai suoi ordini, 
era una gran forza ; e la sua ritirata doveva essere e 
fu un vero disastro per le due Repubbliche alleate. 

Ma ecco che nella notte tra il 17 ed il 18, mentre 
da una parte cessava ogni timore di vedersi assaliti da 
Daza, forse per notìzie opportunamente ricevute^ giun- 
geva dair altra ai chileni la nuova dell' approssimarsi 
dell'esercito Perù-boliviano di Iquique; ed essi decisero 



(i) « La dinsione di Tacna {ossia il piccolo esercito di Daza) 
era quella che più intensamente preoccupava i chileni. » 

V. MACKKNNA, Op. cii,^ V. 2", p. 817. 

(2) Che Daza partì da Arica per Camarones, col piano già 
prestabilito di ritornarsene indietro, senza battersi col nemico, lo 
proserebbe anche il rifiato fatto da lui di una sezione di arti- 
glierìa peruviana offertagli dal generale Prado in Arica. 

Vedi V. M., Op. cit,, v. 2®, p. 820. 



310 BATTAGLIA DI S. FRANCISCO 

di attenderlo e dargli battaglia in Santa- Catalina -lo- 
calità posta ad una lega circa dal quartier generale di 
Dolores - come dicono i seguenti telegrammi del capo 
dello stato-maggiore chileno, Sotomayor: 

a Dolores, novembre i8, ore 7 p. m. - Al generate in 
capo, Hospicio - Il capitano Barahona che stava di avan- 
guardia in Agua- Santa annunzia la presenza del nemico 
in quella località. Questa notte fo partire il 4^ di linea a 
Santa- Catalina^ luogo conveniente per aspettarlo, ese- 
guirò attendendo le truppe per condurvele! - Soto- 
mayor, » 

tt Al Generale in capo, Hospicio - 18 novembre ore 12 
e 4o di notte- Abbiamo il nemico addosso. Marcio colle 
mie truppe a Santa- Catalina^ Sotomayor. 9 - E così 
altri molti (i). 

Questo piano però era sommamente sbagliato per parte 
dei chileni. Oltreché la posizione di Santa-Catalina, in 
aperta pianura, non offriva per se stessa nessun vantag- 
gio di resistenza, air esercito chileno precedentemente 
disperso dall'altro lato di Dolores,. fino a Ja^pampa^ sa- 
rebbe mancato il tempo di potervisi comodamente c<»> 



(i) « Quando il colonnello Sotomayor impartiva l'ordine ter- 
minante di avanzare verso Santa Caia/ina un tordo mormorio di 
riprovazione corse fra i capi che circondavano l'uomo che in 
quel momento aveva nelle sue mani i destini del Chili,.,. AnJa- 
vamo ad attaccare facendo un movimento aggressivp dnlocato e 
profondamente debilitato dalla marcia e dispersione deH^ ^ppe. 
nelle cinque leghe completamente aperte che corrono da JmpoMmf^ 
a Santa Catalina, • 

V. Mackenna, voi. 2®, pag. 859 a 877. 



O DI DOLORES 311 



centrare; ed il nemico lo avrebbe trovato frazionato^ 
in marcia, in una estensione di più miglia. 

Ma ecco che appena un' ora dopo l' ultimo dei tele- 
grammi da noi riportati, in cui il capo di stato mag* 
giore dell' esercito chileno annunziava la sua partenza 
per Santa-Caialinaj ossia verso le 2 delopattino del 19, 
un pelottone di cavalleria chilena conduce innanzi al 
capo di stato maggiore, tuttavia in Dolores colle sue 
truppe, dieci mulattieri un'ora prima capitati in Santo- 
Catalina con una lunga fila di muli carichi di otri pieni 
d'acqua. Erano mulattieri dell' esercito perù-boliviano, 
i quali riferirono: che, perduto di vista il loro esercito 
nella oscurità della notte, avevano tranquillamente con- 
tinuato il loro viaggio per Santa- Catalina, ove quello 
doveva portarsi, ed ove lo credevano già, allorché essi 
stessi vi giunsero; sicché non fu se non colla maggiore 
loro sorpresa eh' essi si accorsero, all' entrare nell' offi- 
cina di Santa-Catalina^ di trovarsi fra i chileni anziché 
fra i proprii, come prima ritenevano (i). 

Lo stato maggiore chileno comprese allora la stol- 
tezza del suo piano, di presentar battaglia in Santa- 
Catalina^ e quel eh' é più, la impossibilità di menarlo 
a capo. L'esercito degli alleati poteva, doveva anzi giun- 
gere da un momento all'altro 2l\V officina di Santa- Ca- 
talina^ e dopo avere battuta la divisione chilena di 



(i) e In realtà, solo per questi miracolosi mulattieri yenne a 
sapersi che il nemico stava a tiro di fucile delle nostre avan- 
gnardie, a due chilometri da Santa-Catalina^ » 

V. Macksnna, voi. 2°, p. 882. 

90. -" Caivano, Guerra etAmerUa, 



312 BATTAGLIA DI S. FRANCISCO 



2000 uomini che già si trovava là, avrebbe fatto lo 
stesso con tutte le altre che man mano vi si fossero 
portate V una dopo l' altra. Stando al riferito dai mu- 
lattieri, r esercito degli alleati avrebbe dovuto arrivare 
prima o contemporaneamente con loro a Santa- Cata- 
lina; sicché essi arguivano che quello avesse sbagliata 
la strada durante la notte, ciò che poi fu trovato pie- 
namente vero, e che solo questa circostanza avesse po- 
tuto trattenerlo per via. 

La divisione chilena di 2000 uomini che si trovava 
in Santa Catalina, aveva adunque corso il grave peri- 
colo di trovarsi attaccata, quando meno il pensava, da 
tutto l'esercito perù-boliviano, forte di 85oo uomini; 
pericolo da cui solo aveala salvata la mera accidentalità 
di aver quello smarrito due volte la via durante V oscu- 
rità della notte, come poi fu circostanziatamente asso- 
dato; e certo senza siffatta combinazione, altrettanto 
fatale per la causa delle Repubbliche alleate, quanto sal- 
vatrice pel ChiFi, r esercito di quest'ultimo sarebbe stato 
inevitabilmente tagliato a pezzi, man mano che fosse 
andato arrivando, dopo la sicura disfatta della divisione 
che già vi si trovava. Ciò del resto sarebbe successo 
egualmente nella mattina del ig, nonostante Pavvenuto 
smarrimento del cammino, se l' esercito chileno avesse 
mantenuto inalterato il suo piano per poche altre ore 
ancora, fino al sorgere del sole, quando l' esèrcito ne- 
mico giunse a Santa- Catalina; e così e non altrimenti 
sarebbe avvenuto senza dubbio alcuno, senza il for- 
tuito arrivo dei mulattieri che colla loro presenza e ie 
loro rivelazioni fecero comprendere allo stato mag- 



O DI DOLORES 313 



giore chileno il grave perìcolo corso e che tuttavia 
correva, se prontamente non si mutava il piano della 
battaglia. 

Così fu &tto in effetti. Anziché seguire il primo piano 
di correre incontro all' esercito alleato in Santa Cata- 
lina, lo Stato Maggiore chileno risolvette alla lesta di 
iimanersene sulla difesa là dove si trovava col suo 
quartier generale, ossia in Dolores; e dato l'ordine alle 
truppe che eransi mosse da Jazpampa ed altri punti 
per recarsi a Santa- Catalina^ nonché alla divisione che 
trovavasi già in quest'ultimo posto, di concentrarsi 
presumente nel quartier generale di Dolores, fece su- 
bito avvertito il generale in capo del mutamento av- 
venuto nel piano della campagna, col seguente tele- 
gramma : 

e Campo di Dolores, novembre 19, ore 2,25 a. m. - 
Al Generale in Capo - Ho risoluto di formare la nostra 
linea sulle alture di Dolores, e di difendere questo punto. 
- Sotomqyor, » 

< A quest'ora, dice lo storico chileno Vicufìa Ma- 
ckenna, l'esercito del Chili, già perduto a mezzanotte, 
si trovava salvato dalla rapidità del concentramento.... 
La metà dell' esercito invasore riconcentrato sulla col- 
lina di San Francisco il mattino del 19 novembre, forte 
di seimila uomini con irentadue pe^s^i di artiglieria, si 
preparava più che a sanguinosa battaglia, ad animata 
e lieta festa di vittoria (i). » 
La collina di San Francisco^ di cui parla lo storico 



(I) V- M., op. cit.y voi. 2®, p. 885 e 886. 



314 BATTAGLIA DI S. FRANCISCO 



chileno, non era altro che il centro delle alture di Dolo- 
resj cui riferivasi il capo dello stato-maggiore nel suo 
telegramma al Generale in capo. E per sapere poi la 
struttura di questa collina di San Francisco, e tuua la 
importanza che poteva e doveva avere per un esercito 
che se ne stava su di essa alla difesa, non abbiamo che 
a ricorrere alla medesima elegante penna dello storico 
chileno più volte citato (i). 

a Vicino a Dolores, inalzasi sulla pianura in modo 
più che pittoresco, brusco, un gruppo di colline.... 
La sua elevazione massima è di 800 piedi ; però il suo 
accesso è facile in tutte le direzioni, e presenta alla sua 
sommità una dolce pianura di oltre 200 metri di lar- 
ghezza, in parte, su circa una lega di lunghezza.... Era 
quella conseguentemente un'eccellente posizione stra- 
tegica, perchè dominava la strada di Jazpampa e difen- 
deva insiememente la via ferrea, l' acqua, la pianura e 
sopra tutto la ritirata. Sulla vetta del poggio di San 
Francisco^ che questo nome porta più comunemente, 
poteva manovrare comodamente un esercito di diecimila 
uomini ed estendersi in linea, coronando le sue falde sia 
al sud sia al nord, in ogni circostanza. Tutta la falda di 
quell'aspra collina solitaria ed isolata ha una vera fran- 
gia di salnitriere sfruttate, che sono pozzi a modo di mi- 
niere, con gallerie e fenditure che rendono intransitabili 



(i) Poiché gli storici chileni pongono ogni studio a magnìò 
care olh-e il vero certi fatti d'arme militarmente poco importanti, 
ci gioviamo a beila posta della ingenuità del loro racconto per re^ 
stituire le cose alla verità. -> Che ciò non sfugga airattento lettore 



O DI DOLORES 315 



la maggior parte dei cammini che menano alla cima. 
Sono queste, per ciò stesso, baonissime posizioni per 
aggruppare nelle loro cavità delle guerriglie e dei destri 
tiratori che si battono come fra invisibili trincee.... Di 
fronte a questa posizione, per se stessa inespugnabile, 
estendesi una leggiera pianura.... La occupazione mi- 
litare di quel poggio equivaleva dunque, come difesa, 
a una vera fortezza cui non mancavano né i bastioni, 
né i fossi, né le merlature (i). > 

Adunque su di questa formidabile fortezza natu- 
rale l'esercito chileno si trincerò all'ultima ora, 
quando la necessità lo costrinse ad abbandonare un 
primo piano che sarebbe stato la sua rovina. E in 
pari tempo contro siffatta fortezza, difesa da seimila 
uomini e da una potente artiglieria composta di 32 can- 
noni e mitragliatrici di ultima e migliore invenzione, 
venne a cozzare l'esercito alleato perù-boliviano, ben 
può dirsi quasi a solo ed unico scopo di trovare 
un pretesto per rompere l' unità di corpo^ a dura pena 
mantenuta in mezzo alle fatiche di una marcia disa- 
strosa, alla costante scarsezza di acqua e di viveri, ed 
alla discordia punto dissimulata che da più tempo re- 
gnava fra i diversi capi di esso, e che una fatale no- 
tizia doveva iare scoppiar d'un subito. 

Diamo la parola allo scrittore chileno. 

a L'esercito degli alleati smarrì due volte la strada 
nella notte dal 18 al 19.... Alla fine la luce del giorno 
portò un po' di coesione fra le disseminate colonne, ed 



(i) V. Macksnna. Op. «/., V. 2^ p. 870 a 877. 



3i6 BATTAGUA DI S. FRANaSCO 

al salire queste in pittoreschi gruppi le collinette di 
Chinquinquiray, situate a poco più di una lega dal pog- 
gio di San Francisco, scorsero la vetta di questo se- 
minata di baionette, ed i soldati proruppero in allegri 
evviva, perchè per essi la battaglia era il riposo, tanto 
stanchi venivano i... Quando gli alleati ebbero in vista 
il forte campo dei chileni sulP alto poggio di San Fran- 
cisco, si fermarono come per dare l'assalto. Però ve- 
nivano sopraffatti dal sonno, dalla fame e dalla sete, 
tre alleati della disfatta ; ed i capi risolverono di dar ad 
ogni costo da bere ai soldati prima di combattere. Tosto, 
e colla prima luce del giorno occuparono Santa Cata- 
lina, il cui suolo era tuttavia caldo del sonno dei no- 
stri.... Alle 7 del mattino, dopo saziata la sete, comin- 
ciarono gli alleati a stendere la loro linea di battaglia 
come se stessero in una rivista.... Era evidente che 
tentavano prendersi a viva forza l'acqua di Dolores, 
onde assediare quei del poggio per sete.... Con questo 
fine aggrupparono le loro migliori truppe nella estrema 
dritta, e collocarono dieci pezzi da montagna, la metà 
della loro artiglierìa, vicino alle scorie della salnitriera 
già nominata. Di li dominavano la ferrovia, che era il 
nervo del combattimento.... Ed è qui da notare una 
circostanza morale di grande importanza, destinata a 
esercitare nella battaglia una parte decisiva, superiore 
a quella del cannone : quella cioè che il destino aveva 
riunito in quell' ala dell'esercito alleato, tutti i mai- 
contenti e perturbatori che portavano ascoso nel petto 
acre e mascherato astio contro il colonnello Suarez 
(capo dello stato-maggiore) anima e occhio dell' eser- 



O DI DOLORES 317 



cito.... La laboriosa e ben disposta linea degli alleati 
rimase totalmente formata verso le 9 del mattino, ed 
allora, come i chileni sull'altura, iloro 19 battaglioni 
(in tutto 83oo uomini) formarono fascio d' armi.... Un 
silenzio profondo regnò fin da quel momento.... Però 
se in cosi supremo istante fosse stato possibile solle- 
vare lo strato di carne dei cuori, si sarebbe notato che 
r esercito alleato era di fatto vinto prima di lottare.... 
Era una fatale notizia circolata a voce bassa di fila in 
fila, quella che terminava di prostrare gli animi e faceva 
cader le braccia a quella gente. Alcuno aveva portato 
{chi? come ?) in quell' ora della formazione in linea di 
ripK)so, la notizia della fuga di Daza da Camarones tre 
giorni prima.... Da quel momento, esclama il dottore 
Cabrerà {boliviano)^ ebbi la convinzione che l'esercito 
degli alleati era perduto.... In questa attitudine e sotto 
cosi cattivi augurii conferirono nel quartiere generale 
alle 2 p. m., Buendia e Suarez, e decisero risolutamente 
e definitivamente di rimettere la battaglia all'aurora del 
seguente giorno. Era tardi: la truppa era stanca.... (i) » 

Durante tutto questo tempo l'esercito chileno se ne 
stette immobile sulla vetta dell'alto e quasi inacces- 
sibile poggio di San Francisco^ che signoreggiava gi- 
gante, a semplice tiro di carabina, il campo degli al- 
leati posto ai suoi piedi nella pianura. 

L.* esercito chileno, che fin dal primo apparire del 
nemico nelle prime ore del mattino, avrebbe potuto 
impegnare la battaglia nelle migliori condizioni imma- 



(i) V. Mackenna, Op. cit,, V. 2^ p. 890 a 911. 



3i8 BATTAGLIA DI S. FRANCISCO 



ginabili, se ne stette invece nella più stretta difensiva, 
ma non già per ragioni di strategica, poiché, senza 
abbandonare per nulla il sao piano difensivo, anzi per 
tenersi appunto fedelmente ad esso, avrebbe dovuto 
molestare il nemico almeno colla sua potente arti- 
glierìa, quando quello stendeva tranquillamente la 
propria linea di battaglia, appena a tiro di carabina da 
lui, e prendeva senza contrasto così T acqua come un 
posto importante sulla strada ferrata, che era la sola 
via di ritirata pei chileni in caso di una disfatta. 

I chileni assistettero pazientemente a tutte le ma- 
novre deir esercito nemico, e non impegnarono una 
battaglia che, attese le loro vantaggiose posizioni, non 
poteva non riuscire a loro favore, perchè credevano 
non essere in numero sufficiente per battersi contro 
di esso, e perchè temevano che quello, soprafifacen- 
doli, avrebbe potuto spingersi fino a Pisagua ed im- 
padronirsene. Il loro piano era quindi di temporeggiare 
il più che si fosse potuto, onde attendere i rinforzi che 
si erano domandati al quartier generale di Pisagua, ossia 
dell' a/fó deir Hospìcio; rinforzi che, partiti il mattino 
dall' a/ifo delV Hospicio^ erano già arrivati in numero 
di 35oo uomini sotto il comando del generale in capo, 
a Jazpampa, fino dalle 2 pom. Tutto ciò rimane suffi- 
cientemente provato dal seguente telegramma, che alle 
3 e 25 pom. spediva il capo dello stato maggiore al 
generale in capo che trovavasi già, come si è detto, in 
Jazpampa. 

€ Ore 3 e 25 pom. - Al nemico bisogna dar batta- 
glia con forze superiori, e siccome credo che non le 



O DI DOLORES 319 



ceniamo, mi sembra indispensabile che vengano qui 
quelli che ho detto, onde evitare che ci burlino {che 
ci sopraffacciano) e ci prendano V alto delPHospicio. • 
Questo telegramma non finisce qui. Mentre il filo te- 
legrafico riferiva a Jazpampa l'ultima delle anzidette 
parole, il capo dello stato maggiore chìleno che trova- 
vasi nella stazione telegrafica di Dolores, intese ripetuti 
spari di cannone e di fucileria ; e terminò il suo tele- 
gramma in questi termini : « In questo momento si 
battono, e vado a vedere il fuoco. - Sotomayor. (i) » 
Effettivamente la battaglia cominciava appunto in 
quel momento, ore 3 e 25 pom., nonostante l'assenza 
del capo di stato maggiore, e comandante in capo del- 
l' esercito chileno di Dolores, Sotomayor, il quale, nel 
rermo convincimento che non ci sarebbe stata batta- 
glia in quel giorno già prossimo a cadere, stavasene 
senza alcun sospetto a questo riguardo nella stazione 
telegrafica di Dolores, posta alla base del poggio di 
San Francisco. 

Ora, se l'esercito Perù-boliviano, come s'è visto, 
aveva deciso di non dar battaglia fino all'alba del 
giorno appresso, e quello chileno di non prendere in 
nessun modo l' iniziativa fino a che non fossero giunti 
i chiesti rinforzi, come, in che modo avvenne che si 
rompessero tanto inaspettatamente i fuochi in sul finire 
del giorno 19? 

Il primo movimento offensivo pani dall'esercito perù- 
boliviano ; ed a questo riguardo dice lo scrittore chi- 



(i) Vedi: V. Macksnna, oJ>. ci/., ▼. 2*^, p. 915. 



320 BATTAGLIA DI S. FRANCISCO 



leno cui siamo ricorsi e ricorreremo tante volte : a Che 
cosa era successo nel campo degli alleati? Ecco un 
mistero il cui velo nessuno ha scoperto abbastanza 
finora, onde la luce di eterna verità illumini i successi 
e li esplichi. Secondo alcuni, fu un piano dei boliviani 
ostili a Daza, onde compromettere intempestivamente 
la battaglia ed aver così un pretesto per disgregarsi e 
ritornare dispersi all'altopiano (in Bolivia).... Secondo al- 
tri, furono gli uffiziali superiori avversi al colonnello 
Suare\ quelli che senza sua notizia, quando egli era 
trattenuto nella estrema sinistra della linea (P attacco 
mosse dall' ala diritta) Scendo ritirare i corpi, coman- 
darono d'impegnare il combattimento. In ogni modo 
è certo che nell' ala diritta trova vansi aggruppati, come 
dicemmo innanzi, i più implacabili nemici di Suarez 
e di Daza(i). » 

Ascoltiamo ora ciò che dice il colonnello Suarej, 
capo di stato maggiore dell'esercito perù*boliviano, 
nel suo rapporto ufficiale sulla battaglia del 19 novem- 
bre, al generale in capo Buendia : 

a All' alba del giorno 19 avemmo in vista i para- 
petti di San Francisco, muniti di artiglieria e difesi 
dal meglio, senza dubbio, delle truppe contrarie, che 
avevano fatto di essi il centro delle loro operazioni 
sulle officine (salnitriere) e la linea ferroviaria. Con- 
sultando con V. S. le condizioni della nostra forza, 
convenimmo di studiare l' intenzione e la posizione del 
nemico, facendo avanzare alcune divisioni e stabilendo 



(i) V. Mackknna, cp, cit,, V. 2^, pag. 919. 



O DI DOLORES 321 



la nostra linea fino a chiudere l' acqua dentro di essa, 
ciò che ottenemmo facilmente, e collocandoci conve- 
nientemente in situazione di prendere con calma e si- 
curezza le misure più appropriate, a seconda che si 
sviluppassero gli avvenimenti. Questo movimento, ese- 
guito con ammirevole ordine e precisione, pose dalla 
nostra parte tutti i vantaggi, perchè avevamo ottenuto 
di scegliere il nostro campo, e la libertà di azione che 
permette di adottare e seguire un piano. In questo 
stato ordinò V. S. che gli s'inviassero una divisione 
d'infanteria, un reggimento di cavalleria e sei pezzi 
d' artiglieria da unire alla divisione di esploras(ione ed 
alla prima brigata della prima divisione deir esercito 
alleato (di Bolivia), e che il sottoscritto attaccasse la 
posizione pel fianco sinistro, col corpo di esercito che 
rimaneva a' suoi ordini, mentre V. S. faceva lo stesso 
sulla diritta. Posteriormente, ed a mia istanza, si de- 
cise di impiegare ciò che rimaneva della giornata in 
dare alla truppa P alimento ed il riposo necessarii per 
imprendere un attacco con tutte le probabilità di esito 
(in faticosa e contìnua marcia da piii giorni^ i sol- 
dati erano digiuni fino dal giorno innan!{i, nel quale 
ebbero appena una cattìva ed insufficiente ras[ione)\ 
ed il sottoscritto comunicò questa determinazione ai 
capi superiori ed alla truppa che stava ai suoi ordini 
immediati. Le operazioni eran finite per quel giorno, 
e mi ritirava a dirigere e vigilare la distribuzione 
delle razioni, quando i primi spari del cannone nemico 
ed un vivissimo fuoco di fucileria mi obbligarono a 
ritornare alle posizioni avanzate, nelle quali, senza al- 



322 BATTAGLIA DI S. FRANCISCO 



cun ordiqe, si era impegnato un vero combattimento. 
Le colonne leggiere di avanguardia organizzate nei 
giorni innanzi (due compagnie peruviane e due boli- 
viane) scalarono il poggio fortificato, e non tardarono 
a seguirle i corpi della divisione avanguardia^ il bat- 
taglione Ayacucho e alcune altre forze della prima 
divisione. Questo attacco, visto solo come uno sforzo 
di valore, come un frutto della più decisa ed eroica 
risoluzione, onora ed illustra le armi nazionali. Tre 
volte i nostri valorosi guadagnarono la vetta e slog- 
giarono gli artiglieri nemici, impossessandosi dei can- 
noni {di alcuni) sotto il fuoco dei Krupps, delle mi- 
tragliatrici e di una scelta infanteria difesa da fossi e 
parapetti (i). Però le forze dell' esercito alleato (^/ Bo- 

(l) « L' intrepido Salvo {comandante di una batteria chilend) in 
mezzo ad un vero diluvio di palle, aveva fatto 143 tiri contro le 
colonne d' assalto : però mancando alfine di campo di tiro per 
r angolo del monte, vedeva avanzarsi a passo di trotto i guerri* 
glieri del Zepita {peruviano) e dell' Illimani {boliviano) che ri- 
valeggiavano in ardore. Conducevali Espinar {colonnello pemvianQ) 
che marciava intrepidamente a cavallo segnalando ai soldati colla 
spada i siti, e perfino le persone su cui dovevano far fuoco.... 
Cadde in questo momento il cavallo del coraggioso peruviano 
{Espinar) trapassato da una palla di carabina ; però asciugane 
dosi il sudore del volto, continuò egli 1' ascensione a piedi, gri- 
dando a quei che lo seguivano : Ai cannoni / ai cannoni l rod 
che nel fragore della battaglia udivansi distintamente. Il me- 
mento era supremo, perchè Salvo aveva perduto la metà dei su<» 
artiglieri.... faceva fuoco col suo revolver, e domandava a grifi 
che venissero a sostenere i suoi cannoni coli* infanterìa. tJdivansi 
in questo solenne istante della lotta, con perfetta chiarezza, le 
voci e gli evviva dei guerriglieri che avanzavano sopra x tao* 



O DI t)OLORES 323 



livià) in completa dispersione, senza ordine, senza che 
nulla autorizzasse tal procedere, ruppero un fuoco mi- 
cidiale pei nostri soldati ed inutile contro il nemico. 
Il campo si coprì di questi soldati fuori fila che spa- 
ravano a larga distanza, avanzavano a capriccio, o sce- 
glievano un luogo per continuare bruciando le loro 
munizioni senza direzione né oggetto, producendo un 
rumore che stordiva ed una confusione che non tardò 
a sconvolger tutto.... Frattanto, sordi alla tromba, alla 
preghiera, alla minaccia ed a tutto, i soldati boliviani 
senza capi continuavano la loro opera colla precipi- 
tazione e la frenesia propria di chi non ha altro scopo 
che quello di fare incontenibile il disordine. La con- 
dotta delle divisioni boliviane che fecero irreparabile 
la prima imprudenza (Paver rotto i fuochi sen^a co- 
mando : ciò che, tutto sembra dirlo, fu non una sem- 
plice impruden^a^ ma un fatto intenzionale per com- 
promettere Pesito della battaglia); che c'improvvisarono 
un campo di battaglia insperato e più degno di atten- 
zione che quello del nemico, piano iniquo, preparato 
fino dalla introduzione nelle nostre truppe di certi uo- 
mini che hanno avuto bisogno d' infamare il loro paese 
per far sorgere le loro aspirazioni personali.... E triste 
il dover manifestare così deplorevole eccesso; però deve 



noni (i quali furono presh perduti e ripresi due altre volte) quando 
ana palla di revolver colpi l'ampia fronte del bravo {Espinar) 
che li guidava su per 1' erta {era da più tempo già coi suoi stilla 
piattaforma della vetta) e rimase istantaneamente cadavere.... 
Morto questo, era vinta la battaglia. » 

V. Mackenna, op. cit., V. 2®, pag. 928 e 929. 



324 BATTAGLIA DI S. FRANCISCO 



sapersi che non abbiamo impreso una ritirata dinanzi 
alle forze chilene, incapaci di abbandonare i loro pa- 
rapetti e ridotte all'attitudine più strettamente difen- 
siva, ma che vedemmo sorgere la demoralizzazione nelle 
nostre file, e siamo stati vittime del colpo preparato 
dalla perfìdia contro due Nazioni.... > 

Nel rapporto del comandante del battaglione Pano, 
no 6, si legge: t Erano le ore 3 e 20 pomeridiane 
quando si fece il primo sparo di cannone sulla nostra 
forza, presentandosi in pari tempo una divisione boli- 
viana alla nostra retroguardia rompendo i suoi fuochi 
su di noi.... Trascorsi i5 minuti ricevemmo ordine di 
attaccare e prendere le p>osizioni per quel fianco.... 
L'attacco fu così impetuoso come esigevano le circo- 
stanze; e grazie a ciò potemmo avanzare fino a far 
tacere i fuochi del nemico per quella parte e respin- 
gerlo fino alla sua seconda trincea: ma avendo i ne- 
mici sul piano circa 6000 uomini, più o meno, rin- 
novarono la loro difesa cagionandoci molte morti. Il 
fuoco nemico da una parte, quello dell'esercito boli- 
viano alla retroguardia, e quello delle guerriglie della 
prima divisione del Perù le quali convergevano nel sito 
che occupavamo, diede luogo a nuove perdite, e tummo 
respinti. Inoltre ci trovavamo senza munizioni e senza 
protezione di forze : ciò nondimeno avevamo ottenuto 
di prendere un pezzo d'artiglieria.... » 

Nel rapporto del comandante del battaglione Lima, 
Morales Bermudez, troviamo : e .... II nemico ruppe i 
suoi fuochi di artiglieria, ed il battaglione continuò 



O DI DOLORES 325 



la sua marcia in battaglia fino a che passando la falda 
del colle, principiò la sua ascensione sfidando le com- 
pagnie pel fianco e ricevendo il fuoco nemico senza 
rispondere.... A quest'altezza si ruppe il fuoco, gua- 
dagnando sempre terreno con rapidità, fino a collocarci 
al livello della colonna leggera di avanguardia, com- 
posta di una compagnia del battaglione Zepita ed 
un'altra dell'Illimani: con questa forza ed in unione 
del battaglione Puno si ottenne in poco tempo di slog- 
giarli (t nemici) dai loro parapetti, e che abbandonas- 
sero i due cannoni che ci offendevano da quel lato, 
e che nonostante l' essersi tentato da alcuni soldati di 
farli girare per nostra difesa, fu impossibile il farlo, 
perchè trovavansi fermamente assicurati in terra.... Tre 
volte consecutive tentò il nemico di disputarci il ter- 
reno, ed altrettante volte fu respinto, fino a che termi- 
nate le munizioni, stanca e decimata la truppa, senza 
speranza di ricevere rinforzo alcuno dal resto dell'eser- 
cito che rimaneva semplice spettatore della battaglia, 
e finalmente sofirendo il fuoco incessante che ci faceva 
r esercito boliviano, causandoci maggior numero di 
perdite che il nemico, lo scoraggiamento ed il disor- 
dine invase le nostre file, che si vedevano assas- 
sinate a mansalva dai fuochi degli amici e dei ne- 
mici.... » 

Dice lo scrittore chileno VicuHa Mackenna: e II 
Puno e nilimani {doveva dire il Lima) in colonna 
serrata, spazzati dalla mitraglia e fucilati alle spalle, 
a causa della indescrivibile confusione in cui entra- 



328 BATTAGLIA DI S. FRANCISCO 



più vitali interessi del paese, e li accolse con quel pro- 
fondo disprezzo di cui erano meritevoli. 

Da quanto precede, il lettore avrà compreso gii che 
la giornata di San Francisco, o di Dolores, come la 
chiamarono i chileni, terminò a favore di questi ul- 
timi. Nondimeno fassi necessaria una spiegazione : bi- 
sogna distinguere il fatto d'armi in se stesso, dagli 
avvenimenti che lo seguirono, 

Come fatto d' armi merita appena che se ne parli. 
Impegnata la battaglia in un estremo della linea degli 
alleati, da una sola divisione, mentre erasi risoluto di 
non entrare in azione che all' alba del giorno appresso, 
e perciò senza piano, senza precedente distribuzione di 
parti e senza che nessuno sapesse quello che dovesse 
fare, la divisione che prima mosse all'attacco, un 
i4oo uomini all' incirca, fu la sola che si battè. Certo, 
con un buon comando ed una buona ufizialità, non 
sarebbe stato punto difficile di generalizzare l'azione; 
tanto più che, come è detto nel rapporto del Capo 
dello stato-maggiore, erasi già concertato un piano di 
battaglia che volevasi mettere in opera un' ora innanzi, 
e che poi s' era risoluto di lasciare per l' indomanL II 
nemico era lì davanti a loro, un nemico che non si 
moveva, che se ne stava sulla più stretta difensiva 
sparando i suoi cannoni come dalle feritoie di una 
torre ; e nulla sarebbe stato più facile, era anzi la cosa 
più semplice e naturale quella di riportarsi al piano 
già prestabilito e poi sospeso, e menarlo ad esecuzione. 
Ma se da una parte abbiamo già visto quello che fa- 
cessero le divisioni boliviane, che in numero di 3ooo uo- 



O DI DOLORES 329 



mini rappresentavano oltre il terzo delPesercito, la con- 
dotta delle divisioni peruviane, all' infuori di quella che 
entrò in azione, non fu al certo d* assai migliore (1). 
Sotto pretesto che l' azione era stata malamente impe- 
gnata, che non avevano ricevuto a tempo gli ordini 
opportuni, o che li avevano ricevuti dall' uno anziché 
dall' altro, i diversi capi di battaglioni, delle brigate e 
delle divisioni fecero tutti del loro meglio per restare 
estranei al combattimento; ad un combattimento nel 
quale si giocavano le sorti del paese, e che fu ridotto 
alle semplici proporzioni di una meschina ed insignifi- 
cante scaramuccia. Chi obbligò le sue truppe a rima- 
nersene inoperose colle armi al braccio, nella lusinga 
d' aspettare un momento propizio che non venne mai, 
per spingersi in soccorso dei proprii fratelli eh' erano 
alle prese col nemico; chi fecele girare inutilmente di 
qua e di là in immaginarie manovre che tendevano 
unicamente a tenerle lontane dal campo di operazione ; 
chi prese addirittura la fuga con esse o senza dì esse, 
per andare a spargere delle menzogne in Tacna ed Arica, 
sia ccmtro il generale in capo, sia contro il suo capo di 
stato-maggiore, dei quali erano tutti più o meno nemici 
o rivali. 

Abituati questi ufficiali nelle continue lotte rivoluzio- 
narie del proprio paese a battersi non a favore o contro di 

(i) Che non faccia nessuna meraviglia al lettore europeo il 
sentir parlare di tante divisiamo trattandosi di un così piccolo eser- 
cito; poiché spesso una divisione oltrepassa difficilmente i mille 
Qomini. Dicasi lo stesso delle brigate e dei battaglioni. Le divi- 
sioni chilene però sono assai più numerose. 



330 BATTAGLIA DI S. FRANCISCO 

una causa, ma di uno o più individui; a farsi guidare non 
dalla legge del proprio dovere, ma da quella unicamente 
delle proprie passioni ; a vedere a fianco a sé o contro 
di sé non altro che l'amico od il nemico, il compagno 
od il rivale, - da cui i tanti pronunciamientos^ le tante 
defezioni, i tanti voltafaccia istantanei e repentini - essi 
dimenticarono il nemico del paese, lo straniero che ave- 
vano di fronte, e si ricordarono solamente del per- 
sonali loro pettegolezzi coi propri! compagni d^armit 
delle proprie inimicizie e delle proprie rivalità. La vit- 
toria suU' esercito nemico avrebbe anzitutto coperto di 
gloria Buendia e Suarez - questo più di quello ancora - 
mentre la disfatta li avrebbe gittati nella polvere, com- 
promessi e perduti per sempre innanzi al paese: e tuuo 
il mal volere, tutto Podio a poco a poco accumula- 
tosi nei loro animi contro questi due individui, nei 
sette mesi che furono loro superiori, si alzò gigante in 
essi in quel supremo momento, in cui il proprio fatto po- 
teva e doveva concorrere potentemente a collocare sulle 
odiate fronti di quelli sia la corona di alloro sia quella 
di spine (i). 



(i) Nel descrivere la marcia dell'esercito perù-boliviano da 
Iquique a San Francisco, lo scrittore chileno Vicuaa MaeìUnna 
parla difitisamente di queste rivalità e dei tristi loro effetti, come 
dicono i brani che qui riproduciamo: « La discordia era scop- 
piata nel campo nemico.... Scene di rimproveri e di violenza 
avevano luogo ad ogni istante sotto la tenda dello stato-mag- 
giore. Alle 3 p. m. del i8 si diede l'ordine di avanzare ; ma 
la discrepanza delle volontà ed il calore degli odii toccava. g\a 
nella rivolta; ed alcuni dei comandanti delle divisioni diedcru 



O DI DOLORES 331 



Ciò è un effetto necessario di quella vecchia scuola 
rivoluzionaria di cui più volte abbiamo discorso, e di 
cui qui occorre ancora dire qualche parola. 

Nel Perù come in Bolivia, l'uficiale non deve le sue 
spalline e le successive promozioni, fino a Colonnello 
almeno, che al favore di uno o più CaudilloSj capitani 
rìvoluzionarii, cui favorì esso stesso colla propria opera, 
sia direttamente servendo nelle loro file, sia indiret- 
tamente mal servendo i loro nemici e competitori. 
Nel Perù come in Bolivia, arrivato a Colonnello l'ufi- 
ziale si crede già non solo nella possibilità, ma nel 
diritto dì farsi Presidente o Dittatóre del suo paese. Ma 
SI nel Perù come in Bolivia di colonnelli ve n'ha 
molti; tanti forse quanti quelle Repubbliche dovreb- 
bero averne se tutto il loro rispettivo territorio fosse po- 
polato: e poiché a Presidente o Dittatore solo possono 
arrivare uno per volta, sicché la concorrenza è troppo 
grande, hanno tutti fretta di passare innanzi agli altri, 
onde non correre il pericolo di rimaner troppo indietro 
nella folla e non arrivar mai. Ognuno di essi vede 
perciò in tutti gli altri altrettanti rivali e nemici, che 
s* interpongono fra lui ed il supremo potere dello Stato^ 
altrettanti ostacoli da vincere per arrivare ad impos- 



ia ambo i campi (peruviano e boliviano) il funesto esempio di 
negarsi ad ubbidire alla vista del nemico.... La discordia (già 
sotto i parapetti di San Francisco) si estendeva invece di placarsi, 
e la tenda di campagna del generale Buendia era divenuta il 
campo di Agramante. » 

Of. cit., v. 2^ p. 847, 886 e 889. 



332 BATTAGUA DI S. FRANCISCX) 



sessarsi dell^ agognato potere, verso il quale sono di- 
retti tutti i suoi sforzi e tutti i suoi pensieri ; e nasce 
da ciò che ognuno di essi si creda nel diritto, nel 
dovere anzi di combattere tutti gli altri in ogni cir- 
costanza, e dì fare quanto sta in lui per perderli nella 
pubblica opinione. Quanto poi a concorrere col pro- 
prio fatto a che uno o più dei suoi odiati rivali 
guadagni terreno su di lui nella pubblica conside- 
razione, ciò sarebbe considerato in faccia e se stesso 
ed alle proprie aspirazioni come la maggiore delle 
stoltezze, se non come il più assurdo dei delitti. È 
semplice questione di spostamento del senso morale: 
e fino a che non cesserà col militarismo la trista e 
dissolvente scuola rivoluzionaria, quei paesi, per tanti 
versi destinati ad essere grandi e potenti nazioni, 
mentre non sapranno mai che sia la intema prosp)e- 
rità, saranno sempre facil preda del primo pugno di 
avventurieri armati, che metta il piede sui loro terri- 
torii. 

La battaglia di San Francisco adunque, come fatto 
d'arme, non fu che una semplice scaramuccia, un sem- 
plice tentativo isolato di una sola divisione dell'eser- 
cito perù-boliviano contro quello del Chili; il quale, 
senza prendere affatto l'offensiva, ciò che sarebbe stato 
tanto facile e tanto fecondo d'effetti, altro non fece 
che difendere colla sua potente artiglieria le quasi 
inespugnabili sue posizioni; sicché quando terminò il 
breve e meschino combattimento, credè che quello 
fosse stato non altro che una preliminare ricognizione 
eseguita dal nemico. Ciò è tanto vero che esso ri- 



O DI DOLORES 333 



teneva che la vera battaglia avrebbe dovuto cotn- 
battersi all'indomani; al qual uopo si mantenne senza 
muoversi nelle sue posizioni^ e domandò pronti rin* 
forzi e munizioni al generale in capo che trovavasi 
in Jazpampa, e che arrivò nel corso della notte. A 
questo proposito dice il chileno Vicufla Mackemia: 
a Quella di San Francisco non fu propriamente una 
banaglia.... Era universale nel campo chileno il con- 
vincimento che la vera battaglia si darebbe all'alba 
del giorno 20; e passarono tutti i corpi quella fredda 
notte senza fuoco, quasi senz'alimento.... Si sollecita- 
rono anche per telegrafo urgenti soccorsi di rinforzi, 
munizioni e viveri (i). » 

Solo col sorgere della luce del seguente giorno 20, 
i chileni compresero, per la completa assenza del ne- 
micOy che erano rimasti assoluti padroni del campo; 
come solo da qualche ferito peruviano, raccolto nei 
pressi di San Francisco, nel corso di esso giorno 20, 
intesero la diserzione in massa delle divisioni boli- 
viane. Dai medesimi feriti seppero anche che l'eser- 
cito peruviano si ritirava in completo disordine verso 
Tarapacà: fatto di cui ebbero la più sicura prova nei 
cannoni che quello abbandonò per via per mancanza 
di animali, e che essi raccolsero; sicché ebbero a go- 
dere inaspettatamente tutti t vantaggi di una gran vit- 
toria, senza aver fatto nulla o quasi nulla almeno per 
ottenerla, e solamente per opera di quei medesimi che 
avevano il dovere di contrastarla. 



(i) Op^a citata, v. 2, p. 943, 94^ e 947. 



334 BATTAGLIA DI S. FRANCISCO 

Ciò nondimeno, sia per timore, sia per inerzia od 
imperizia, l'esercito chileno che sapeva di avere a 
poche miglia dinanzi a sé non più un esercito, ma 
appena tre o quattromila soldati che marciavano alla 
sbandata, senza viveri, senz' acqua, e pieno V animo di 
amarezza ed abbattimento, non fece neppure un solo 
passo in loro inseguimento, e li lasciò tranquillamente 
ritirare a Tarapacà e ricostituirsi (i). 

Ma se come fatto d'armi la giornata di San Fran- 
cisco fu poco men che nulla, ebbe però pei chileai, a 
causa dell'intrìnseco malessere che viziava l'esercito 
perù-boliviano, e che ivi trovò la sciagurata soluzione 
che abbiam visto, tutta l'importanza di una grande e 
colossale vittoria; quella cioè di farli padroni del- 



(i) « L'esercito del generale Baendia, sconfitto stmza essersi 
battuto, riposò in Curana la notte del 20 è la mattina del 21. 
Tutto il suo refrigerio consistè in due o tre capre distribuite a 
ciascun battaglione. Però nella notte del primo giorno, Tin&ti- 
cabtle colonnello Snarez si spinse fino a Tarapacà, e ponendo 
ivi a requisizione il patriottismo ed il terrore, raccolse vireri, 
capre, pecore, Llamas e perfino asini, per saziare la fame dei 
suoi infelici soldati. Rimase in sua assenza a capo del campo 
il prudente colonnello Bolognesi, il quale fece imprendere la 
marcia verso Tarapacà alle 2 pomeridiane del 21.... Il nostro 
esercito (il chileno)^ addormentato nei terreni salnitrìeri (caUchaUs) 
non moveva ancora neppure una sola pattuglia in cerca del nemico 
che si rifìiceva in sua presenza. Così passarono i mortali giorni 20. 
21, 22 e 23 di novembre, lasciando scappare un esercito che 
fuggiva a piedi, mentre avevamo alla porta del quartier generale 
cinquecento uomini a cavallo. > 

V. Mackbnna, Opera citata, v. 2, p. 986 a 988. 



O DI DOLORES 335 



r ambito deserto di Tarapacà e di quella stessa Iqui* 
que che essi desideravano tanto ed alla quale temevano 
tanto d'avvicinarsi. 

Alla difesa di Iquique, dopo esserne uscito l'esercito 
perù-boliviano, che poi si sciolse da sé alle falde del 
poggio San Francisco, non era rimasta che appena 
una divisione di i3oo uomini, la quale fu poi dal ge- 
nerale Baendia chiamata a Tarapacà, alla cui volta 
mosse il giorno 22. Uscito quest' ultimo resto di forza 
da Iquique, che rimase senza guarnigione e senza una 
sola guardia di Polizia, completamente in balìa di se 
stessa, il Prefetto credè bene di fare anch' egli fagotto, 
e consegnò la città al corpo consolare straniero; il 
quale, non sappiamo se per incarico dello stesso Pre- 
fetto o di moto proprio, per salvarla del furore del- 
l'esercito chileno, che certo l'avrebbe presa da se e 
senza fatica quando volesse, la consegnò a sua volta 
al comandante della corazzata chilena Cochrane^ che 
ne bloccava il porto, e che ne prese possesso in nome 
del Chili facendovi sbarcare una sessantina di mari- 
nai appartenenti all'equipaggio della propria nave. 

Il Perù si suicidava; ed il Chili foceva la parte del 
becchino, raccogliendo il cadavere I 




IX 



Battaglia di tarapacA 



Dopo quattro giorni dalla battaglia dì S. Francisco, 1 cbUeai 
raggiangono l' esercito peruviano a Taiapacà. - Aspettano 
rìnfoTEi. — Namero rispettivo degli eserciti. - L'esercito pe- 
raviano eia disorganiizato. - Tarapacà. - Sorpresa e valo- 
rosa difesa dei peruviani. - Lo storico Maclcenna vuole atte- 
□ture la disfatta dei chileni. - Sebbene ai peruviBDÌ difettassero 
le mimmoni, essi riportarono aaa splendida vittoria. - Perchi 
non fii di alcun profitto al Perù. - I peruviani si dirìgono 
ad Aiica. -> Millanterie chilene. - U deserto di Tarapacà ri- 
mane io potere dei chileni. 

[HASTo inoperoso per ben quattro giorni 
dopo il simulacro di batuglia di San 
Francisco, mentre tutto voleva che si 
fosse posto la sera stessa del 19 all'in- 
seguimento dì un nemico, la cui trista 
situazione era tale che, raggiunto appena, non poteva 



33S BATTAGLIA DI TARAPACÀ 

non finire per arrendersi, lo stato-maggiore chileoo 
scossesi alla fine dal suo torpore nella mattina del 24, 
e spedì una piccola forza di cavallerìa e &nteria sulla 
via battuta quattro giorni innanzi dalle truppe peru- 
viane. 

Arrivò essa fin presso Tarapacà; e saputo che tro- 
vavasi provvisoriamente accampato ivi F esercito pe- 
ruviano, in così deplorevoli condizioni da far supporre 
ad ognuno che, incapace di battersi; si sarebbe neces- 
sariamente arreso alla prima intimazione che gli fosse 
stata fatta dalla più meschina forza nemica, fu sua 
prima idea di farglisi immediatamente innanzi ed in- 
timargli di arrendersi. Indi, dandosi a più prudente 
consiglio, decise di attendere, prima di tentare Pini- 
presa, i necessari! rinforzi che celermente domandò 
ed ottenne dal quartier generale ; sicché fu solo all'al- 
beggiare del 27 che, nella sicura fiducia di far prigio- 
niero il nemico senza colpo ferire, si presentarono i chi- 
leni sulle alture che dominano il piccolo villaggio di 
Tarapacà. Le loro forze si fanno da essi ascendere a 
25oo uomini in tutto, fra cavalleria e fanteria, con 
dieci cannoni : dai contrarli si dice invece che fossero 
3ooo e più. A nostro giudizio, entrambe queste cifre 
sono erronee : è un fatto che il combattimento di Ta- 
rapacà fii sostenuto dalla divisione ArteagOy che il 
19 menò seco da Pisagua il generale in capo e che 
rimase in Ja^patnpa^ quando la ritirata e dispersione 
dell'esercito degli alleati rese inutile la sua presenza 
in San Francisco : e poiché risulta dai documenti e 
rapporti ufficiali chileni che detta divisione compone- 



BATTAGLIA DI TARAPACÀ 339 

vasi allora di 35oo uomini (i), tutto dice e fa credere 
che questo appunto, colla sola aggiunzione dei 4oo uo- 
mini che erano partiti prima da Dolores, fosse il nu- 
mero dei cbileni che presero parte alla lotta di Tara- 
paca, ossia un 3900 in tutto. 

Quanto ai peruviani, essi non oltrepassavano i Sooo, 
dei quaU, 36oo incirca trovavansi nello stesso villaggio 
di Tarapacà, e i4oo in Pachica a poche miglia di di- 
stanza, già in marcia per Arica; sicché durante le 
prime sei ore, a comincire dalle 9 a. m., là battaglia 
non fu sostenuta che dai soli 3ooo uomini di Tara- 
pacà« I i4oo di Pachica, che ebbero notizia dell'arrivo 
dei chileni a Tarapacà nel momento istesso in cui co- 
minciava la lotta, e mentre preparavansi a continuare 
la loro marcia verso Arica, non poterono trovarsi sul 
campo di battaglia che appena alle 3 p. m.; e come 
facilmente si comprende, furon quelli che decisero della 
giornata (2). 

Stando ai precedenti di San Francisco ed al lamen- 



(i) Vedi V. Mackenna, O^, ciL, v. 2", p. 912. 

(2) « Il general Buendia arrivò a contare in Tarapacà più di 
5ocx> nomini.... Cosi lontani stavano dal pensare che sarebbero 
per5^[Ottiiti, che lo stesso giorno 26 ordinò il generale Buendia 
che marciassero avanti (sul cammino di Arica) due distaccamenti 
con circa 1400 uomini, ed egli si rimase in Tarapacà con al- 
tri 3600 che abbisognavano ancora di una notte di più di riposo. 
Dormirono ivi come nei giorni di più perfetta pace, senza nean- 
che collocare sentinelle avanzate nei dintorni, e senza sospettare 
che il nemico si trovasse nelle vicinanze. » 

Bakro»-Ailana, ff istoria de la guerra del Paàftco, p. 171. 



340 BATTAGLIA DI TARAPACÀ 

tevole stato nel quale trovavansi i battaglióni peruviani 
in Tarapacà, la fiducia che animava i cbileni di farli 
prigionieri con poca o nessuna fatica, non era del tutto 
senza fondamento. 

In viaggio per Arica ove principalmente spingevali 
la mancanza di vittuaglie, la fome che lentamente an- 
davali struggendo da più giorni, i peruviani eransì 
fermati in Tarapacà a solo scopo di trovare un po' di 
riposo dopo tanti giorni di lunghe e faticose marcie, 
e di attendervi la quinta divisione che ultima era par- 
tita da Iquique, onde rientrare insieme ad Arica. Que- 
sta divisione, camminando a marcie più che sforzate 
in un deserto impraticabile per sei giorni continuati, 
era arrivata a Tarapacà, stanca ed affaticata nel mat- 
tino del giorno innanzi, 26; e tuttoché le quasi esauste 
risorse che potè offrire il piccolo villaggio di Tarapacà 
rendessero già necessaria la partenza da esso, pure, 
per dare un giorno almeno di riposo a siffatta divi- 
sione, che letteralmente mal reggevasi sulle gambe, 
fatta partire innanzi una divisione di i4oo uomini 
- quella che poi ritornò da Pachica - fu rimandata la 
partenza del resto dell'esercito per le ultime ore del 
vegnente giorno 27. 

La mattina del 27 adunque, quasi al momento 
di riprendere la disastrosa marcia, che aveva tutto 
r aspetto e V importanza di una fuga - giacche se non 
il nemico, fuggivano il deserto e le sue privazioni ~ il 
piccolo esercito del Perù, così la parte rimasta in Ta- 
rapacà come quella avanzatasi fino a Pachica, era tut- 
tavia quale lo abbiamo visto all' allontanarsi dalle falde 



BATTAGLIA DI TARAPACÀ 341 

di San Francisco, in completa disorganizzazione. Salvo 
poche eccezioni, può dirsi che più non v'erano ufi- 
zìali : quelli che non avevano disertato dopo i fatti di 
San Francisco, avevano perduto ogni loro prestigio di 
fronte ai proprii soldati, i quali non potevano non ri- 
provare la detestabile condotta da essi tenuta il 19, di- 
nanzi al nemico. I pochi ufiziali che, per sé stessi 
degni di stima, tuttavia conservavano la propria auto- 
rità, come il Buendia, il Suarez, il Càceres, il Bolo- 
gnesi, il Rios che comandava la divisione arrivata da 
Iquique, ed altri di egual merito, se erano buoni a 
mantenere unita tutta quella gente - ciò che non era 
poco in quelle circostanze, e che sarebbe stato impos • 
sibile di ottenere con soldati meno buoni - non erano 
punto bastevoli ad attendere a tutto, ed a rialzare il 
morale di uomini che dopo essersi visti così mal di- 
retti e guidati, e fino ad un certo punto traditi da 
molti dei loro capi più immediati, si vedevano circon- 
dati da difficoltà e privazioni di ogni genere^ colla tre- 
menda prospettiva più o meno prossima di avere a 
patire la grossa fame chi sa per quanti giorni. Di di- 
sciplina quindi ve n'era poco o nulla; ed eccetto il 
semplice fatto di rimanere tutti insieme, di non diser- 
tare, ciascuno avea tacita facoltà di regolarsi a pro- 
prio modo. 

Prova sia di ciò che nulla più si faceva di quello 
che è proprio di un esercito in campagna, e che dalla 
stessa loro personale sicurezza era indispensabilmente 
voluto. Al nemico che avevano alle spalle e che do- 
vevano supporre sulle loro traccie, nessuno più pen- 



342 BATTAGLIA DI TARAPACÀ 

sava; sicché vivevano nei maggiore oblìo di esso, senza 
posti avanzati, senza pattuglie in giro e senz'avere 
neanche la più semplice sentinella che potesse farli 
avvertiti del suo arrivo, nel non improbabile caso in 
cui ciò avvenisse. E qui è da avvertire che posto il 
piccolo villaggio di Tarapacà nel fondo di una stretta 
valle, la cui massima larghezza misura app>ena un 
chilometro, fra due catene di aspri ed erti colli, la loro 
situazione doveva necessariamente farsi delle più criti- 
che e difficili, laddove avessero ricevuto una visita del 
nemico ; il quale poteva occupare a loro insaputa la 
sommità dei colli, come effettivamente avvenne il mat- 
tino del 27, e di là fucilarli a mansalva, prima che aves- 
sero avuto il tempo di uscire da quella specie di pro- 
fondo canale nel quale si trovavano (1). 
Questa circostanza era appunto una di quelle che 



(i) « Nel momento in cui il comandante Santa-Cniz (capo di 
un battaglione chileno) arrivava di fronte al villaggio di Tara- 
paca, r esercito peruvianoi salvato unicamente dalla colpevole 
inerzia dei nostri capi, trovavasi occupato nelle pacifiche biso- 
gne di quartiere, le armi in fascio nelle strade, nei cortili, sotto 
i corridoi e gli alberi, bollendo nelle caldaie di ferro dei corpi 
lo scarso riso e la più scarsa carne del suo rancio, senza un 
posto avanzato, senza una sentinella a cavallo od a piedi per 
dare avviso. Nessuno in quelle ore pensava ad altro, liiorchè a 
seguire pacificamente il cammino delle montagne, volgendo le 
spalle all'ardito, invasore.... La divisione Rios venne in queDo 
stesso giorno {quella et Iquiqut arrivata invece il giorno mnansi^ 
portando, se non viveri, un prezioso soccorso di monizioni, die 
era il gran difetto del momento. » 

V. Mackenna, Op. cit., V. 2*, p. 1039. 



BATTAGLIA DI TARAPACÀ 343 



maggiorinente davano fiducia all'esercito chileno di 
farU a poco costo prigionieri, parendo, e non senza 
ragione, quasi impossibile qualunque tentativo di re- 
sistenza una volta che si fossero lasciati sorprendere 
in Tarapacày anche indipendentemente da quant'altro 
sappiamo. 

Ora come la sorpresa avvenisse, e come i peruviani 
trovassero modo di uscire dalla difficile e quasi dispe- 
rata loro situazione, lo apprenderemo dal solito scrit- 
tore cfaileno. 

« Trovavasi il colonnello Suarez sotto un corridoio, 
firmando l'ordine per distribuire poche libbre di carne 
di Uama al battaglione Iquique - 35 libbre per batta- 
glione - quando smontando dai loro muli tre mulat- 
tieri che erano andati nel mattino alle proprie bisogne 
pei colli di oriente, corsero a dirgli che il nemico co* 
priva la sommità dal lato opposto. E non avevano 
quelli terminato di parlare, quando altro mulattiere 
ritornava dalla strada di Iquique colla stessa terribile 
notizia.... Erano le nove e mezzo antim. del. 27 no- 
vembre.... quando udissi in tutte le caserme del bas- 
sofondo il sordo romore dei tamburi di guerra che 
battevano la generala*.., Prepararonsi tutti senza previo 
accordo per uscire dalla trappola nella quale si tro- 
vavano, e per occupare tosto le sommità del sud- 
est e del nord-est, che muravano la yalle come un 
profondo cimitero.... Non v'erano sentieri praticabili; 
però i soldati, gagliardamente incoraggiati dai loro 
ufìziali si arrampicavano su per le asperità dei colli 
a modo di daini, appoggiandosi sui loro fucili.... Il co- 

«2. — Caivako, Cturra tT America. 



344 BATTAGUA DI TARAPACA 

lonnello Suarez, capo di stato maggiore, questa Yclta 
come tutte le precedenti, andava innanzi, ed il suo 
agile cavallo bianco, inarcandosi per V erta onde assi- 
curare le sue ugna e guadagnar terreno, era il punto 
di mira di tutto l'esercito incitato dall* esempio. Erano 
le dieci della mattina, e la terribile battaglia di Ta- 
rapacà, che fu propriamente una serie di battaglie in 
un medesimo camposanto, era per cominciare. (?) » 

U soldato peruviano provò ancora una volta nella 
sanguinosa lotta di Tarapacà, come ai tempi delle 
guerre della indipendenza, e le eccellenti sue qualità 
personali e tutto quello che si potrebbe ottenere da 
lui quando avesse una buona ufizialità. Sorpreso dal 
nemico quando meno se lo aspettava, quasi in un fosso 
senza uscita, e quando per le materiali e morali sue 
condizioni del momento doveva necessariamente tro- 
varsi assai debole così di corpo come di spirito, seppe, 
nonché uscire dal fosso per mettersi di fronte ad un 
nemico che gli stava sul capo e lo fucilava a discre- 
zione, loxtar da forte contro di esso per lunghe e lunghe 
ore, e riportare la più inaspet^ ita e splendida vittoria. 
Per ottenere tutto ciò non ebbe a contare che sul solo 
suo valore personale, appena sostenuto dall'esempio 
e dalla voce di un piccol numero di buoni ufiziali. 
Senza artiglieria e senza cavalleria, cose tutte di cui 
era bene ed i^bbondantemente provvisto il nemico, 
senza piano di battaglia e senza trovarsi confortato da 
buoni e sufficienti alimenti (colio come fu alla sprov- 



(i) V. Mackensa, 0^. cit., V. 2^ pag. 1042. a 1044. 



BATTAGLIA DI TARAPACA 345 

vista mentre stavasi preparando lo scarso rancio cui 
da più giorni era condannato) il soldato peruviano si 
spinse intrepido e risoluto contro il nemico, andandolo 
a cercare fin dentro le sue posizioni difese da dieci 
onimi cannoni e dalle asperità del suolo di cui ben 
profittava, e battendosi con lui corpo a corpo, in 
accanito combattimento più volte sospeso per pren- 
der fiato, e poi ripreso con maggior forza di prima, 
gli tolse i suoi cannoni e le sue bandiere, e slog- 
giandolo dalle sue posizioni, lo ricacciò indietro per 
più miglia in così incontenibile rotta, che doveva 
finire e sarebbe certamente finita colla perdita com- 
pleta di tutta la grossa divisione chilena, se esso, il 
soldato peruviano, avesse avuto tuttavia tante cartuccie 
a sua disposizione da poter continuare a far fuoco per 
soli dieci altri minuti ancora (i). 



(i) • ....Al prÌDCÌpio del combattimento eravamo appena 3000 
uomini di fanterìa, battendoci contro una forza di 5000, dotata 
delle tre armi e provvista di tutti gli alimenti di guerra; e non 
solamente eravamo inferiori in numero e mancavamo di cavai* 
leria ed artiglieria, ma di pia gli stessi nostri soldati si trova" 
rono in un momento dtUo senta munizioni^ essendo obbligati a 
raccogliere i fucili e le capsule dei nemici morti, dei feriti e dei 
dispersi In dieci ore di accanito combattimento, tutti quei po- 
tenti elementi {del nemico) furono sconquassati dalla intrepidezza 
e dal valore dei nostri soldati: la fanteria e la cavalleria fug- 
girono in dispersione, 1' artiglieria rimase in nostro potere insieme 
ad una bandiera e varie bandendole.... > 

Dal Rapporto del generale in capo Buendia. 

« ... La sola ascensione fino al livello dei baluardi è per se 
s.essa un trionfo, perchè la borgata che ci serviva di quartier 



346 BATTAGLIA DI TARAPACÀ 



Tuttoché, mosso da scusabile amor di patria, cer- 
chi il Mackenna di attenuare per quanto più sa e può 
la innegabile disfatta dei suoi, la verità non lascia 
di farsi strada talvolta, sebbene più o meno stroz- 
zata nella foga della sua passionata narrazione: egli 
esclama : e La perdita che più profondamente afflìg- 
gesse il cuore della Repubblica in quella luttuosa gior- 
nata, in cui per la prima volta in lunga istoria (un 
paese che nacque ieri !) lasciò il Chili i suoi cannoni 
e la sua bandiera in mano nemica, fu quella dei due 
capi ecc. ecc., .... La disfatta tanto temuta dal cbileno 
è per consumarsi.... Ma, oh fortuna ! le file peruviane 
vacillano e si fermano nel mezzo della pianura. Che 
succede? Qual ordine, qual causa le trattiene miste- 
riosamente nel cammino della loro imminente vitto- 
ria ? » Indi, enumerate colla solita sua prolissità le 
varie cause, compresa quella della mancanza di car- 
tuccie, che a suo credere trattennero nel bel meglio 
le truppe peruviane, continua : • Non è possibile chia- 
rire un dubbio cosi arduo; perchè forse il più certo 
fu che tutte queste cause influissero insieme nella 
mente dei capi peruviani per contenere la spinta finale 



generale è per ogni lato dominata.... Prima di combattere ab- 
biamo dovuto porci in condizioni di poterlo fare, esponendoci 
indifesi ai colpi dei nemici.... Al principiare dell* azione il ce* 
mico occupava un campo di quasi una lega, fra Volto dilla ecsta 
di Arica e quello di Vwa^^ras, ed a] finire aveva retroceduto 
fino al colle di Minta, due leghe più in là dei suoi trincera- 
menti.... » 

Dal Rapporto del capo di stato maggiore, B. Suarez. 



BATTAGLIA DI TARAPACA 347 



che era per portare alle loro bandiere un segnalato e 
storico trionfo (i). » 

In piena disfatta già, i chileni non facevano più che 
correre alla disperata sulla vìa del loro quartier gene- 
rale di Dolores, da dove attendevano numerosi rin- 
forzi, quando i peruviani che da più tempo solo fa- 
cevano fuoco colle armi e le cartuccie dei morti e dei 
feriti chileni, visto che non avevano più una sola 
cartuccia da bruciare, furono obbligati a por termine 
al già prolungato inseguimento : ed è indubitato che 
se essi avessero avuto un po' di cavalleria o poche al- 
tre cartuccie ancora, V esercito chileno avrebbe dovuto 
o darsi prigioniero o lasciarsi impunemente massacrare, 
poiché era già qualche tempo che più non opponeva 
nessqna resistenza, se. si eccettua solamente qualche 
caso speciale di individui isolati che di tratto in tratto 
scaricavano ancora le loro armf. Ma se per questa 
estranea eventualità che favorì Tesercico chileno, potè 
esso trovarsi inopinatamente salvo dalla più certa e 
completa rovina, non per questo la giornata di Tara- 
paca fu meno splendida vittoria per l'esercito peru- 
viano ; vittoria che sarà tanto più bella e significativa 
innanzi alla storia, per quanto più si faccia giusto cal- 
colo delle diverse condizioni nelle quali si trovavano 
i due eserciti combattenti. Le perdite furono : morti e 
feriti chileni 758, prigionieri 56; morti e feriti peru- 
viani 497. 
Nondimeno, questa, la sola vittoria che vanti il Perù 



(i) Op. cit.^ ▼. 2® pag. IZ2I e II 78. 



348 BATTAGLIA DI TARAPACÀ 



in tutto il corso della guerra, vittoria tanto e cosi bene 
guadagnata, come s' è visto, non potè in nessun modo 
migliorare le sorti della lotta nella quale era impegnato, 
attesa la eccezionale e stranissima condizione, già nota 
al lettore, nella quale si trovava V esercito vincitore, e 
che la vittoria non mutò né poteva in modo alcuno 
mutare. Aveva bisogno di viveri, di pane; e la vittoria 
riportata sui nemico non poteva punto dargliene, per- 
chè non era esso che lo aveva privato fino allora e lo 
privava di tali cose : ma il deserto che lo circondava 
da ogni lato, e V inettezza del Presidente della Repub- 
blica e supremo direttore della guerra che indolente- 
mente oziando in Arica, nulla aveva fatto e nulla fece 
mai per soccorrerlo. Aveva bisogno di munizioni di 
guerra, di cartuccie; e la vittoria, anziché dargliene, 
gli aveva tolta fin V ultima delle poche che aveva. La 
sua condizione dopo la vittoria era quindi ancor più 
disperata di prima: a prescindere dalla impossibilità 
di mantenersi in Tarapacà senza viveri, se il nemico 
ritornava ali* attacco, ciò che non era da dubitare, sa- 
pendosi che aveva circa settemila uomini ancora, ol- 
tre gli sconfitti della giornata, nel prossimo accampa- 
mento di Dolores, non avrebbe potuto rispondere al suo 
fuoco neanche con un colpo di fucile. 

Ciò posto, r esercito vincitore fu obbligato a ripren- 
dere senza indugio la sua marcia verso Arica, già fis- 
sata per quel giorno 27. La vittoria non aveva potuto 
far altro che ritardarla di poche ore; ed alla mezza- 
notte tra il 27 ed il 28, mentre i disfatti battaglioni chi- 



BATTAGUA DI TARAPACÀ 349 



lenì, nel timore di essere assaliti allo spuntar del giorno, 
si allcxitanavano a tutta fretta dall' ultimo campo di 
battaglia, il vittorioso esercito peruviano, dopo aver 
nascosti sotto la sabbia i cannoni tolti al nemico e che 
per difetto di cavalli non potè condur seco, si poneva 
lentamente in marcia, triste ed affamato, alla volta 
di Arica. 

Grazie a ciò l'esercito chileno rimase unico signore e 
padrone del deserto di Tarapacà ; e presero da ciò argo- 
mento i politicanti e gli scrittori chileni per negare la 
disfatta toccata alle armi del loro paese nella battaglia 
di Tarapacà, la sola che fino a quel momento fossesi 
veramente combattuta ; poiché, come il lettore sa, non 
possono meritare tal nome, né il disuguale combatti- 
mento di Pisagua, ove i 900 boliviani e peruviani fu- 
rono assaliti da diecimila chileni, né la insignificante 
scaramuccia di San Francisco, che unicamente si ri- 
dusse all' isolato ed intempestivo tentativo di una sola 
divisione peruviana contro le forti posizioni chilene; 
tentativo che il medesimo esercito chileno considerò 
come una semplice ricogni:{ione preliminare fatta dal 
nemico, sì che si preparò alla battaglia che aspettava 
pel seguente giorno, e che la diserzione delle divisioni 
boliviane e la fellonìa di alcuni capi ed ufiziali peru- 
viani rese impossibile. 

Dice il Mackenna : « I due eserciti allontanavansi 
per opposti cammini {più ore dopo il combattimento) 
tristi e silenziosi.... Il nemico che si credeva transito- 
riamente vincitore per i momentanei vantaggi dell'as- 



3 so BATTAGLIA DI TAR APACA 

salto, cominciava la snsi/uga per Anca, abbandonando 
nel campo di battaglia i suoi feriti (i), i cannoni che 
ci aveva strappati per caso^ ed il paese che noi era- 
vamo venuti a togliergli per la ragione o la for^a. 
Di chi era allora e definitivamente la vittoria mili- 
tare?... In verità, se nella valle di Tarapacà fosse 
stata la vittoria pei nemici e provocatori ingiusti del 
Chili (la solita/avola del lupo e deir^agneilo), essa sa- 
rebbe stata interina, se così potesse chiamarsi, mentre 
l'esito delle operazioni che ivi terminarono, fu per le 
armi del Chili un esito maraviglioso e completo (2). « 
V esito delle operazioni cui si riferisce lo storico cbì- 
leno, fu il possesso del deserto di Tarapacà. Ma come 
s' è visto già, questo possesso non fu punto guadagnato 
dall'esercito chileno colla forza delle sue armi; poiché 
riesci invece gravemente decimato e sconfìtto nella sola 
vera battaglia che in esso deserto ebbe a sostenere col 
nemico. Quel possesso non lo ebbe invece che per 
semplice conseguenza dell' abbandono fattone dall^eser- 
cito nemico; abbandono che a sua volta fu conseguenza 
di varie cause, tutte indipendenti ed estranee alF azione 
dell'esercito chileno, ossia: della slealtà o ritirata come 
vuoisi chiamare, del boliviano Daza; dei cattivi abiti ri- 
voluzionarii del maggior numero dei capi ed ufìziali del- 



(i) I feriti, che per manco di ambulanza non poterono esser 
condotti con loro, furono lasciati dai peruviani nel piccolo yillag' 
gio di Tarapacà alla cura di quei cittadini. 

(2) Op. r/V., V. 2°, p. 1180 e II 85. 



BATTAGLIA DI TARAPACÀ 351 

l'esercito alleato perù-boliviano, e più di tutto ciò, della 
inettezza dei Governo peruviano, che lasciò il suo eser- 
cito abbandonato a se stesso nel mezzo del vasto de- 
serto, senza viveri e senza munizioni di guerra ; sicché 
questo dovè fuggir per fame non il nemico, ma quel 
deserto stesso che doveva difendere e che l'uccideva 
d' inedia. Se il general Prado che stavasene inutilmente 
in Arica con circa 5ooo uomini dei più scelti e di- 
sciplinati, fossesi mosso con buona provvista di vi- 
veri e di munizioni alla volta di Tarapacà, come 
era suo dovere, non appena fu informato del ritorno 
di Daza, certo le cose avrebbero preso un tutt' altro 
aspetto. 

11 possesso del deserto di Tarapacà non fu dunque, 
come pretende lo storico chileno, l'esito delle opera- 
zioni dell' esercito del Chili, le quali non potevano es- 
sere più meschine ed infelici, nonostante il gran fa- 
vore della cieca fortuna ed i grandi mezzi di cui 
disponeva. Fu invece quello del sommo malessere in- 
trinseco che rodeva per tanti versi le due Repubbliche 
alleate Perù e Bolivia; le quali, per mare come per 
terra, nella battaglia di Tarapacà come in quelle po- 
steriori di Tacna e di Lima, non furono punto vinte 
dai nemico, ma si gittarono da loro stesse ai suoi piedi, 
vinte e debellate dalle loro interne fazioni politiche e da 
tutti quei vizi, che erano legittima conseguenza dei loro 
tanti anni di rivoluzioni e sgoverno. 

Rimasto padrone di quel deserto di Tarapacà, il pos- 
sesso delle cui favolose ricchezze era da tanto tempo 
addietro il suo sogno dorato, il Chili slanciossi sudi esse 



352 BATTAGLIA DI TARAPACÀ 

con tutta r ansia di un vecchio desiderio, prodigiosa- 
mente cresciuto per via e dal lungo aspettare e dal bi- 
sogno che man mano si sentiva più grande di ristorare 
col loro prodotto le sempre più esauste finanze dello 
Stato. S'installò in quel territorio come ia casa propria: 
ed insieme ai prodotti della dogana, fece suoi tutti quelli 
ancora del salnitro e del guano. 




RIVOLUZIONE E DITTATURA DI PIEROLA 



SOMMARIO 



Il general Prado da Arica torna a Lima, e di nascosto parte 
dal Perù. — Proclama che lascia. - La sua partenza si pre- 
senta al paese con tutti i caratteri di una fuga. - Sue fatali 
conseguenze. - Pronuneiamitnto e rivoluzione del 21 dicem- 
bre a favore di D. Nicolas de Fierola. - Pierola s' impossessa 
del Callao. — Deliberazione dei Comandanti dei corpi. — Per 
le gravi circostanze della guerra Pierola è accettato dalle po- 
polazioni di Lima e del Callao. - Ritiro del Vice-Presidente 
La-Puerta. — Comizio popolare e deliberazione del Consiglio 
Municipale che eleva il Pierola alla prima magistratura dello 
Stato. «- Entra in Lima: proclama al popolo. — Precedenti del 
Dittatore.- Come avrebbe potuto fare un gran partito nazionale 
e salvare il paese. - L' ambizione lo travia. - Per assicurarsi il 
potere cerca distruggere i nemici personali e sfoga gli an- 



RIVOLUZIONE 



tichi odii dei cospiratore. - Si circorda di ci erìcal t. — Stimo 
decceto con cui Domina se slesso Protettore della razw ìl- 






General Prado, supremo direttore della 
guerra e Presidente del Perù, che, come 
s'è detto, erasene rimasto fin dal mag- 
gio in Arica, a pura perdita di tempo, 
aspettando che gli altri si battessero 
} a loro modo nelle lonune solitudini del 
deserto di Tarapacà, informato appena dello scontro 
di San Francisco e dei tristi aweoìmenti fra le file 
dell' esercito dell'alleanza alle falde di quel colle, noD 
ebbe che un solo pensiero: quello di allontanarsi da 
un posto che, nessuno ignorava, era destinato ad es- 
sere il secondo teatro della guerra, dopo quello di Ta- 
rapacà. E senza nulla intraprendere per soccorrere e 
rinforzare l'esercito peruviano, onde porlo in grado di 
mantenersi nel deserto e disputarne il possesso al ne- 
mico, prese frettolosamente la via di IJma il 26 di no- 
vembre. 

Partiva da Arica, diceva egli, allo scopo di provveder 
meglio dalla capitale alle cose della guerra, riassumendo 
nelle sue mani le redini dello Stato ; ed efTettivamente, 
ritornato a Lima, riprendeva il 2 dicembre le funzioni 
della Presidenza della Repubblica, che durante la sua 
assenza erano state esercitate dal primo Vice-Presidente, 
generale I.«-Puerta. Ma fu questo però tutto quello 
che fece fino al t8 dello stesso mese, io cui dande- 



E DITTATURA DI PIEROLA 355 



stinatnente si assentava dal paese. Recatosi al Callao 
senza manifestare ad alcuno i suoi segreti disegni, - 
eccetto ai suoi Ministri che di tutto erano a parte - 
SE che ognuno credè vi andasse alio scopo di visitare 
quella guarnigione o qualcuno dei legni da guerra 
stranieri ch^erano nel porto, si diresse a bordo di un 
vapore commerciale, che moveva per Panama con 
passeggieri e merci, nel momento istesso in cui quello 
era per levar le ancore, e partì. 

Il pubblico non ne fu informato che appena nelle 
ore tarde della sera, quando Prado era già lontano dal 
Callao; e poteva leggersi in tutte le cantonate della 
città, insieme al decreto col quale delegava novella- 
mente i suoi poteri al primo Vice-Presidente, un suo pro- 
clama alla nazione ed air esercito, nel quale diceva: 
e Concittadini! - I grandi interessi della patria esigono 
che parta oggi per Testerò, separandomi temporanea- 
mente da voi nel momento in cui considerazioni di 
alti'o genere mi consigliavano di rimanere a lato a 
voi. Molto grandi e forti sono in effetto i motivi che 
m* inducono a prendere questa risoluzione. Rispetta- 
tela, perchè ha pure alcun diritto di esigere ciò l'uomo 
che come me serve il paese con buona volontà e com- 
pleta annegazione.... Al licenziarmi, vi lascio la sicu* 
rezza che sarò opportunamente in mezzo a voi. i 

Ma la partenza di Prado in momenti cosi solenni 
e calamitosi pel paese, fu generalmente ritenuta fin 
dal primo istante come una semplice fuga. Ne valse 
in appresso a modificare il primo giudizio portato dalla 
pubblica opinione, la cagione addotta da lui, e prima 



3S6 RIVOLUZIONE 



di lui dai suoi amici, che andava air estero ad acqui- 
stare navi corazzate (i); poiché tutti sapevano quanto 
egli fosse inadatto a ciò, e quanto poca fiducia f)oteva 
doveva egli medesimo avere nel buon esito della sua 
intrapresa, supposto ancora che T avesse di buona fede 
concepita in un primo momento dMllusoria confidenza 
nella importanza delle proprie forze. 

Ognuno pensava che i disgraziati avvenimenti della 
battaglia di Tarapacà, nei quali ebbe non poca colpa 
sebbene indirettamente, e la poca fiducia che aveva in 
sé stésso per provvedere seriamente alla difesa del 
paese, avessero abbattuto d^un subito il già pusillanime 
suo animo; e che col pretesto di andare alla ricerca 
di qualche nave da guerra, non altro cercasse in 
realtà che di sfuggire alle recriminazioni che minac- 
ciose vedeva venirsi incontro da tutti gli angoli della 
Repubblica. Del resto, ciò stava in perfetta armonia colle 
poche attitudini da lui mai sempre addimostrate (2). 

Nondimeno, abbenchè insufficente a pensare od a 
fare checchessia, Prado fu causa prima col suo allon- 
tanamento, di nuove e grandi sventure per la nazione. 



(i) Più tardi, il 22 dicembre, lo stesso Prado scriveva da Gnaya- 
quil una lettera che fu pubblicata dai giornali, nella quale sve- 
lando i motivi che lo avevano indotto ad assentarsi dal Fttxi, 
diceva che andava in Europa e negli Stati-Uniti per &re acquisto 
di navi corazzate, e ritornare con esse in soccorso della patria. 

(2) « 11 viagg'o del general Prado non s'gnifìca altro che ana 
vergognosa diserzione, » Cosi scriveva il 19 dicembre il giornale 
AV Comercio dì Lima; linguaggio che non era punto div.rso da 
quello che tenevano tutti gli altri giornali della capitale. 



E DITTATURA DI PEEROLA 357 



Egli presente in Lima, mentre avrebbe potuto ri- 
mediare alla propria incapacità col circondarsi di 
buoni ministri e consiglieri, sarebbe stato più che altro 
utile a mantenere l'ordine pubblico intemo, che in 
momenti tanto difficili pel paese nessuno si sarebbe 
forse permesso di scuotere; ciò che non avvenne affatto 
dopo la sua vera o apparente fuga. Il pubblico intero 
della capitale e del Callao ne rimase più che com- 
mosso, irritato, ed i sediziosi di mestiere, che la ne- 
cessità dei tempi teneva a dura pena quieti, crederono 
arrivato per essi il momento di operare. 

Effettivamente il 21 dicembre scoppiò in Lima una 
delle solite rivoluzioni di quartiere, col pronunciamiento 
di un battaglione a favore di D. Nicolas de Pierola; 
e terminava appena, senza alcun risultato decisivo, il 
breve combattimento impegnato contro di esso da al« 
cune forze che seguivano il ministro della guerra, 
quando presentossi minaccioso innanzi al palazzo del 
Governo altro battaglione comandato dallo stesso Pie- 
rola in persona. Vi fu anche qui una seconda lotta 
che terminò anch'essa, senza risultato decisivo, comun- 
que non senza molto spargimento di sangue (i); e 
verso la mezzanotte, seguito dal battaglione al suo 
comando e da quello che primo si pronunciò a suo fa- 
vore, nonché da altre frazioni di truppa datesi a lui, 
si diresse Pierola al Callao; dove entrato senza troppa 
difficoltà, dopo avere scambiato alcuni pochi spari con 
una compagnia di guardie civiiiy s'impossessò pacifì- 



(i) Vi farono oltre 200 tra morti e feriti. 



35» RIVOLUZIONE 



catnente dell'arsenale, mercè il pronunziamento a suo 
favore del battaglione che l'occupava. Rimaneva però 
il castello colle numerose forze che in esso erano 
acquartierate; e tutto faceva presumere che Pieroia 
non sarebbe pervenuto ad impossessarsene, se non 
dopo aspra e lunga lotta; ma non appena fatta da lui 
la prima intimazione di resa, raccoltisi in consiglio di 
guerra i capi dei diversi corpi, deliberarono a mag- 
gioranza di voti: « Di cedere alla intimazione del 
signor Pieroia, prendendo innanzi tutto in considera- 
zione il desiderio che li anima di evitare lo spaigi- 
mento di sangue in lotta fratricida, quando il paese 
ha bisogno di tutte le sue forze ed elementi per sal- 
vare la sua integrità ed il suo onore. » 

Padrone del Callao e della sua importante guarni- 
gione, Pieroia rappresentava già una forza che poteva, 
se non imporre la sua legge alla capitale, lottare con 
qualche probabilità di esito contro di essa e le truppe 
rimaste fedeli al Governo. La sua rivoluzione aveva 
guadagnato in poche ore, grazie alla tristezza dei tempi, 
un tal carattere di serietà da far prevedere ad ognuno 
che non sarebbe stato punto facile il soffocarla senza 
molto spreco di tempo e di sangue, quando appunto 
urgeva di aggruppare prontamente in un sol Sascio 
tutte le forze del paese per difendere il territorio na- 
zionale dalla progredente invasione chilena. Urgeva 
perciò di porre immediatamente termine alla incipiente 
guerra civile^ che non poteva venire più male a pro- 
posito. E poiché il Governo, divenuto acefalo colla 
fuga di Prado - il vice-Presidente rimasto in sua vece 



E DITTATURA DI PIEROLA 359 



essendo, per quanto degnissima persona, un vecchio 
decrepito sul quale non poteva farsi grande assegna- 
mento - non godeva, ne poteva godere la fiducia di 
alcuno, al pubblico di Lima parve che la miglior cosa 
fosse quella di cedere alle pretensioni di Pierola, e la- 
sciare che egli, come prometteva, salvasse il paese nella 
terrìbile lotta contro il Chili. 

D' altra parte, Pierola - i fatti dimostrarono dipoi che 
era un ignoto - aveva in quei momenti tutta l' appa- 
renza di una grande personalità. Egli non era cono- 
sciuto che pel famoso contratto sul guano fatto colla 
casa DreifuSy quando fu ministro delle finanze, e pei 
tanti tentativi di rivolta cui pose mano con costanza 
e len^ sempre crescente durante sette anni continuati, 
onde impossessarsi del supremo potere dello Stato, senza 
mai lasciarsi abbattere o stancare dai suoi passati insuc- 
cessi; e questi suoi precedenti eran tali da farlo cre- 
dere, se non di grande levatura, uomo ardimentoso e 
di fermi propositi, energico ed attivo come pochi ; os- 
sia, dotato di tutte quelle qualità che più erano indi- 
spensabili in quei momenti nel capo dello Stato, onde 
poter raccogliere con mano ferma e sicura tutti gli 
sparsi elementi di forza di cui abbondantemente era 
provvisto il paese, e dirigerli contro un nemico che 
solo era forte per le tante scissure e rivalità che inde* 
bolivano e snervavano il Perù. 

Oltre la necessità di dar partita vinta a Pierola, per 
porre termine ad una guerra civile che in quei supremi 
istanti pel Perù non poteva non riuscire fatalissima, 
egli si presentava anche come Tuomo del momento; 

aj. — ~ Ca IVANO, Guerra «C America. 



36o RIVOLUZIONE 



e quasiché una stessa corrente elettrica serpeggiasse 
rapidamente in tutti gli animi - corrente che non era 
altro se non il desiderio di trionfare ad ogni costo 
nella guerra contro il Chili - tutti i più ragguardevoli 
personaggi del paese, senza distinzione di partiti, si mi- 
sero in movimento il 22 per ottenere che il vice-Presi- 
dente, general La Puerta, si ritirasse dalla scena politica 
senza Iona e senza effusione di sangue; cosa che il vec- 
chio e nobile uomo fece prontamente e quasi con gioia, 
senza lasciarsi troppo pregare, non appena gli fu detto 
che in beneficio ed a nome della patria in pericolo gli 
si domandava siffatto sacrifizio dei suoi diritti. 

A ciò tennero dietro nella mattina del 23 : i^ rac- 
cordo preso ad unanimità da tutti i comandanti delle 
divisioni e corpi di truppa residenti in Lima, di non 
opporre nessuna resistenza a D. N. de Pierola, dichia- 
randosi solamente pronti a battersi contro il comune 
nemico della patria; 2® un comizio popolare presieduto 
dal Consiglio municipale, che deliberava quanto ap- 
presso : 

« La popolazione di Lima, presieduta dalla sua Mu- 
nicipalità e riunita nella casa comunale oggi 23 di- 
cembre 1879 - Considerando: i^ la fuga clandestina del 
generale D. Mariano Ignazio Prado in momenti in cui 
il paese ha bisogno di tutto il valore dei suoi figli, e 
la inettezza che finora ha manifestato nella direzione 
della guerra; causa unica di tutti i disastri che ha 
sofferto la Repubblica; 2° l'impossibilità di menare in- 
nanzi r ordine costituzionale per la decrepitezza ed in- 
validità del primo vice-presidente della Repubblica, Tas- 



E DITTATURA DI PIEROLA 361 

senza del secondo e la mancanza di leggi per questi 
casi anormali ; 3^ V aspirazione nazionale che riposa 
esclusivamente nel trionfo rapido e completo sul ne- 
mico straniero, ed esìge la chiamata alla testa della 
Repubblica del cittadino che meglio possa salvarla; 
4*^ la fiducia che D. Nicolas de Pierola ispira ai popoli 
pel suo provato patriottismo e capacità, (sic!) che ga- 
rentbcono la buona direzione della cosa pubblica ed il 
felice risultato della guerra - Risolve - Di elevare alla 
prima magistratura della nazione, con facoltà onnimode, 
il cittadino dottor D. Nicolas de Pierola. In fede di 
che firmarono.... » (Firma deir Alcalde ossia Sindaco, dei 
Consiglieri municipali e di gran numero di cittadini). 
Già capo dello Stato, Pierola rientrava in Lima nella 
stessa sera del 23; e tutto faceva sperare che fosse 
animato da quei medesimi sentimenti di concordia e 
di abnegato patriottismo, che tanto avevano influito 
nella popolazione della capitale ad elevarlo, da sem- 
plice rivoltoso, all' eminente posto che occupò, e Per 
noi - diceva egli in un proclama al popolo ed all'eser- 
cito - non v' è né vi può essere che una sola aspira- 
zione : il trionfo rapido e completo sul nemico stra- 
niero. Per questa opera non vi sono che fratelli, senza 
neanche la memoria delle passate divisioni, e stretti 
dai vincolo indissolubile dell'amore al Perù. Tutto ciò 
che ritardi l'istante della completa unità nazionale é 
un delitto di lesa patria. Essa è la condizione del po- 
tere e del trionfo del Perù. > 

Ma questo spirito di concordia e di santo amor patrio 
non lo ebbe, o non simulò averlo almeno, che per 



362 RIVOLUZIONE 



pochi giorni appena; ossia fino a che non fu fatto 
certo deir adesione al nuovo ordine di cose di tutti i 
più importanti punti della Repubblica^ e più che altro 
del capo dell'esercito di Tacna ed Arica, Contram- 
miraglio Monterò^ di cui principalmente diffidava e 
temeva. 

Venuto al potere - ad un potere dittatoriale, colle 
più ampie ed illimitate facoltà - nel miglior momento 
e nelle migliori condizioni per lui, abbenchè per una 
via ch'egli si apri col sangue de' suoi concittadini in 
uno dei più angosciosi istanti pel paese, Pierola era 
chiamato alle più grandi cose; e tale era la generale 
aspettazione. 

Abbenchè instancabile cospiratore e rivoluzionario 
fino dall'anno 1872, Pierola non fece mai parte né 
fu a capo mai di un vero partito politico. Egli non 
aveva che pochi amici personali a lui devoti per fa- 
vori ricevuti; e può dirsi che lottò sempre solo, col 
semplice aiuto dei suoi grandi mezzi pecuniari!, che 
gli permisero più volte di circondarsi temporaneamente 
dei diversi elementi di cui ebbe bisogno pei ripetuti 
suoi tentativi rivoluzionari. Era amico dei preti e dei 
frati, è vero, da cui fu sempre protetto pel passato; 
ma poiché quelli non ebbero mai la forza di elevarsi 
a partito politico nel Perù, - rimanendo sempre sem- 
plici mestatori di second' ordine, non ad altro intesi 
che ai loro piccoli benefici personali o di bottega - 
non era totalmente difficile l'accontentarli, senza la- 
sciarsi affatto trascinare, non volendo, nei tristi con- 
ciliaboli di sagrestia. 



E DITTATURA DI PIEROLA 363 

Egli quindi non aveva nessuno di quei meschini 
obblighi e legami partigiani, che tanto potentemente 
concorrono in certi casi ad intralciare od a sviare 
l'azione di un uomo di stato: era franco da ogni pa>^ 
stoia politica; poteva muoversi liberamente in quel 
senso e modo che meglio gli talentasse; e ciò era 
naturalmente destinato ad essere il principale suo ele- 
mento di forza, per poco che avesse saputo approfit- 
tarne, in un momento supremo come quello, in cui, 
colpiti dalla cattiva piega presa dalla guerra, tutti i 
diversi partiti politici del Perù si piegavano innanzi 
a lui dandogli di buona fede il concorso delle proprie 
forze, onde salvasse il paese dalla invasione straniera. 
Giovandosi egualmente, senza predilezione e senza 
odio per nessuno, di tutte le singole forze dei varii 
partiti che insieme militavano sotto la sua bandiera, 
per così dire neutrale per essi, oltre ad arrivare si- 
curamente alla vittoria contro il Chili, sarebbe ar- 
rivato pure a due altri resultati di non lieve impor- 
tanza per sé e pel paese: ad occupare egli il posto 
più eminente nella universale stima e gratitudine della 
nazione, che avrebbe visto in lui il suo salvatore, e 
ad affezionarsi egualmente tutti i partiti da lui portati 
insieme e senza rivalità alla vittoria; i quali, perduto 
il loro speciale obiettivo di arrivare al potere, che 
nessuno più poteva strappargli di mano, avrebbero 
finito poco a poco collo sparire e fondersi in un gran 
partito nazionale, alla cui testa si sarebbe egli trovato 
xaturalmente, senza nulla mettervi del suo, per la sola 
*orza del tempo e degli avvenimenti. 



364 RIVOLUZIONE 



Sventuratamente pel Perù, Pierola si tracciò un 
tutt' altro programma. Unificando la propria causa con 
quella del paese, non pensò a questo che attraverso il 
prisma delle proprie aspirazioni^ e tanto insanamente 
da procurare la rovina e di sé e del paese» il qaale 
soltanto dopo molti anni, nonostante la grande vita- 
lità di cui è dotato, potrà riaversi dai gravi malanni 
ch'ei gli procacciò, così materiali come morali, mas- 
simamente da questi ultimi, per la loro natura e per 
la loro gravità assai più tristi e più difficili ad estirpare. 

G>ntrariamente a quanto dichiarava nel suo proclama 
da noi riportato più in su, Pierola portò seco alla testa 
dello stato tutte le velleità, tutte le difiìdenze e tuni 
gli odii del vecchio cospiratore; cose tutte che si eres- 
sero, insieme ad una vanità senza pari, a norma e guida 
principale di ogni sua azione. 

L'animo pieno di mal dissimulato rancore contro 
tutti coloro che servirono altra bandiera diversa dalla 
sua, diffidente in sommo grado di chiunque pei suoi 
meriti apparenti o reali potesse aver diritto ad una 
qualsiasi aspirazione, fosse o no nata questa in lui» Pie- 
rola cercò di porsi in guardia contro di essi tutti. E 
prima di pensare alla guerra, allo straniero divenuto 
padrone già della più ricca parte del territorio nazio- 
nale, intese a combattere i veri o supposti suoi nemici 
personali, così dell* ieri come del domani, ed a crearsi 
un partito proprio che fosse base e sostegno della sua 
dittatura^ che aspirava a non lasciarsi mai più sfuggire. 

Invece di raccogliere nelle sue mani tutte le forze 
del paese, si aSaticò adunque a sperderle ed a distrug- 



E DrrTATURA DI PIEROLA 365 



gerle> onde sostituirle con fòrze proprie che, tanto per 
la mancanza di attitudine in lui, quanto per la man- 
canza di elementi da cui prenderle, era impossibile lo 
improvvisare da un momento alF altro. 

Una delle cose più difficili nel Perù, in un paese 
che viveva da oltre mezzo secolo in una continua lotta 
di partiti, era forse quella di trovare un solo uomo di 
qualche vaglia, per requisiti personali o per posizione 
sociale, che non appartenesse più o meno attivamente 
ad uno dei tanti partiti politici esistenti. Nasceva da ciò 
che il pensiero di Pierola, di crearsi un partito esclusiva- 
mente suo nel quale nou trovasse posto nessun uomo che 
avesse militato già sotto altra bandiera, doveva urtare 
anzitutto colla grave difficoltà della mancanza di buoni 
elementi, ossia di uomini atti a costituirlo; e così fu. 
Nondimeno ciò non valse affatto a trarlo indietro da 
una via cotanto trista e pericolosa, e si accontentò 
della sola gente che trovò disponibile. 

Tratto dalle sue antiche simpatie pei preti e pei frati, 
chiamò a sé, dopo i suoi pochi amici personali, tutta 
quella gentaglia di sagrestia, collitorti e baciapile^ che 
godevano come lui deir amicizia di quelli; i quali, ap- 
profittando della propizia occasione che loro si presen- 
tava per estendere il proprio campo di azione, batterono 
a raccolta. E tutta la marmaglia, che sola poteva rispon- 
dere al loro appello, non ebbe che a passare per le chiese 
e le sagrestie, per guadagnarsi le buone grazie del dit- 
tatore; il quale, affidandole man mano quasi tutte le ca- 
riche pubbliche così civili come militari, cercò di affe« 
zianarla sempre più a sé coi grossi emolumenti pagati 



366 RIVOLUZIONE 



di una moneta che a lui costava assai poco - la car- 
tacea (i). 

Ecco lo strano partito cui il dittatore Pierola affi- 
dava le sorti del paese e le proprie ! 

E come se tutto ciò non fosse bastevole a precipi- 
tare il Perù nel più orrendo abisso, Pierola emanava, 
dopo cinque mesi di assurdo, sgoverno un decreto che 
doveva esso solo produrre la più grande commozione. 
Mosso dalPidea di dare a se ed al suo informe par- 
tito una solida ed ampia base, cercoUa nella differenza 
delle razze, una delle quali, cui concesse odiosi privi* 
legi, mise sotto la speciale sua protezione. 

Questo decreto, la cui tipica stranezza ed assurdità 
basta da se sola a caratterizzare l' uomo che lo diede, 
dice così : 

a Nicolas de Pierola, capo supremo della Repub- 
blica - Considerando: i® Che la razza indìgena è stata 
ed è ancora nel paese oggetto di ingiustizie ed esa- 
zioni contrarie alla giustizia, che reclamano eflScace 
riparazione; 2° Che, sebbene la situazione di guerra in 
cui ci troviamo non permetta accordare tutta Tatten- 



(i) Il lusso degli stipendi! arrivò a tanto, che non bastando 
le provviste di carta-moneta esistenti nelle casse dello Stato, e 
non volendosi dar la noia di attendere i nuovi invìi deUa casa 
litografica proweditrlce di Nuova-Yorck, si ricorse ad una naova 
carta fabbricata in Lima col nome di Ima; la quale, onde tatto 
fosse nuovo e portasse la propria impronta, corrispondeva pare 
ad un nuovo sistema monetario inventato dal Dittatore. Di tutto 
il male che da questo lato ancora è venuto al paese, parleremo 
nella seconda parte del presente lavoro. 



E DITTATURA DI PIEROLA 367 



zione che questo affare domanda, Don è possibile nean- 
che trascurarlo per maggior tempo. - Usando delle ec- 
cezionali facoltà di cui sono investito, e col voto una- 
nime del Consiglio dei Segretari di Stato - Decreto: 
Art. i^. Dichiaro unito al mio carattere di Capo su- 
premo della Repubblica, quello di Protettore della 
razza indigena, titolo e funzione che porterò ed eser- 
citerò in avvenire. - Art 2?. GÌ' individui e le corpo- 
razioni appartenenti a questa razza, hanno il diritto di 
appellare direttamente a me, oralmente o per iscritto, 
contro ogni abuso, ingiustizia o denegazione di questa, 
che soffrissero per parte di qualunque autorità, quale 
che sia la sua denominazione e gerarchia, rimanendo 
eccettuati dalle leggi comuni a questo riguardo. - 
Art. 3^ In caso di gastigo per danno inferito ad un 
abitante del paese, la circostanza di appartenere esso 
alla razza indigena, sarà considerata come aggravante 
per l'applicazione della pena. - Art 4^^. Ogni servitù 
o contribuzbne esatta all' indio e non imposta agli altri, 
sarà considerata come di danno pubblico ecc. ecc.... - 
Lima, 22 maggio 1880. 

Questo decreto per sua natura destinato a dividere 
ancor più la popolazione peruviana, ed a gittarla in 
una mostruosa guerra di razze, che veniva a sovrap- 
porsi a quella già esistente delle classi, colla quale do« 
veva fare fino ad un certo punto causa comune, come 
effettivamente la fece con grave inasprimento degli 
animi, usci a luce quattro giorni prima della battaglia 
di Tacna; di una battaglia che doveva avere una grande 
importanza sulle sorti della guerra col Chili, e che 



368 RIVOLUZIONE 



fu perduta sol perchè Pierola nulla fece per essa, o 
meglio, perchè a Pierola riusciva forse assai piò grato 
che finisse colia disfatta^ anziché col trionfo delle armi 
peruviane. 

Del resto, vedremo ancor meglio un po^più innanzi 
fin dove si lasciasse egli trasportare dalla sua insipiente 
ambizione, divenuta dalla prima ora sua unica ispi- 
ratrice. 






XI 



TACNA ED ARICA 



\. Il coatrammìniglio Monlero. - Poteva i 
dillitara di Pinola. — 11 dittatore teme di lai. — Lo priva del 
comaodo politico e militare delle provÌDcie del Sud. - Elser- 
dto di Monterò. - Rioforii che si prepararouo dal Goremo 
di Prado in Lima e in Arequipa per l'esercito di Monlero. — 
Perche Monterò non poli occupare le ilretle di Sama. -De- 
creto dittatoriale per disorganluare L' «eicilo di Monterò. — 
Nota di esio che disapprova quella dispoùiione. - Soccorii 
deriiorii nuuidkti da Pierola all' eiercito di Tacna. - Ardita 
impreia della VitioH per portarli, deludendo il blocco di Arìca. 

- Cattivo sialo e numero dell' esercito di Tacna. - Si di- 
spone, lotlo il comando del generale Camperò, sul campo 
itir ailtoHta. - Battaglio, e disfana degli alleali. - Relazione 
del geoerale Camperò. - Relaiione che ne diede El Mircurio. 

— Rapporto di Monterò. — L' esercito d'Areqaipa s'attardò a 



70 TACNA ED ARICA 

bella poiln per via, - Parole di Vicuna-Maclienna. - Dopo que- 
sta battaglia il Perù fu in balla dei chileoi. —I soldati pan- 
boliviani sgombrano Tacna. - È occupata dai cbilenì : itro- 
citi che vi commettono. - Nota-protesta del Corpo Conlolaie 
di Tacna al generale in capo. - Saccheggio delle ftilfrtU 
degli italiani, e uccisioni di essi. - Offesa alla bandien ai- 
lionale italiana. • Dichiarazione dei testimoni al fatto. - 
§ 3. Arìca non poteva (ar reiistenia, — Le posiiioni del 
Marre e del Ctrre Cordo. — Generosa risposta del colon- 
nello Bolognesi all' intimazione di resa. - Morie del eoloo- 
nello e dei suoi pochi. - D. Roqne Sienz-Pena. - Saccheg- 
gio ed uccisioni, specialmente d' italiani, in Anca. 



BATTAGUA DI TACNA 

s' è detto, Pierola diffidava del con- 
mm irag) io Li z ardo Monterò, che l'ex- 
bidente Prado avea lasciato in Arici 
carattere dì capo superiore politico 
niliiare delle provincie del sud, al 
comando dell'esercito stanziato in Anca, Tacna, e Are- 
quipa(i); temeva che quegli si negasse a riconoscerlo 



(i) Arica, 35 novembre 1879. - Al signor cootramaiivglio Li- 
lardo Monterò. 

< Dovendo partire In giornata per ta Capitale delU repubblica, 
S. E. il Presidente e direttore della guerra ha nominato la S. V., 
con Decreto d' oggi, Cafio suptHert felilice t mililart dei dìpu- 
timenti di Tarapacà, Tacna, Moqnegua Arequipa, Puno e Ciuco. 

Mariano Alvarei, sigrclarh giiurali. 



TACNA ED ARICA 371 



qual dittatore del Perù, e che si valesse dell'esercito che 
aveva ai suoi ordini per combatterlo ; e non è a dubi- 
tare che, se il contrammiraglio Monterò fosse stato 
meno patriotta di quello che era ed è, questa appunto 
sarebbe stata la sua condotta. 

Uno dei capi più eminenti dopo la morte di Pardo, 
di quel partito civilista contro del quale tanto fece e 
disse Pierola durante otto lunghi anni; nemico per- 
sonale di Pierola, che combattè e vinse sui campi di 
Torata nella rivoluzione che esso fece contro il Go- 
verno di Pardo Tanno 1874, Monterò doveva neces- 
sariamente vederlo di mal occhio in una dittatura 
cui tutto era permesso ; e certo sarebbe rimasto nella 
forma più strettamente legale, se, in vista della inco- 
stituzionalità della elevazione di Pierola al potere, 
si fosse negato a prestargli obbedienza, per non rico- 
noscere altra autorità suprema fuor di quella costitu- 
zionalmente costituita che era stata abbattuta da una 
rivoluzione di 48 ore, localizzata a due sole città della 
Repubblica. 

Sorretto dal suo prestigio di esperto e valoroso mi- 
litare, SI come marino che come generale di esercito, 
e dalla grande popolarità che a giusto titolo godeva 
in tutta la Repubblica, Monterò avrebbe potuto facil- 
mente promuovere una salutare reazione in Lima ed 
in tutto il resto del paese contro Pierola; senza con- 
tare che, investito come si trovava del comando po- 
litico e militare delle provincie del sud, non gli sa- 
rebbe stato punto difficile di sostenere e rafforzare il 
suo esercito, tanto da poter tener fermo contro i chi- 



372 TACNA ED ARICA 



leni anche senza il concorso del Governo della capi- 
tale; sicché a sostegno della sua personale inimicizia 
contro Pierola, per non riconoscerlo, poteva anche in- 
vocare la lusinga più o meno fondata di non arrecar 
col suo fatto nessun danno al paese. E quanto di- 
versa sarebbe stata la sorte del Perù, se così egli si 
fosse consigliato ! 

Contrariamente a tutto ciò, il contrammiraglio Mon- 
terò solo mirò alla patria in pericolo ; e volentieri sa- 
crificando suir altare di questa ogni suo personale ri- 
sentimento e ogni sua legittima aspirazione, non tardò 
neppure un solo momento, onde non dividere e smem- 
brare le forze del paese in così supremo frangente, a 
riconoscere pienamente la dittatura di Pierola e pre- 
starle la sua obbedienza. 

Uomo franco e sincero che non nascose mai doppio 
proposito, Monterò procedeva colla masima buona fede, 
di che diede in appresso molte e non dubbie prove. 
Nondimeno Pierola, che eccetto di se stesso e del pre- 
tumé amico, dubitava di tutto e di tutti, dubitò di lui; 
9 ciò fu somma sventura pel Perù Temeva che una 
volta riuscito vincitore contro i chileni nella inevitabile 
battaglia di Tacna, Monterò si ribellasse contro diluì; 
e chje valendosi del prestigio e del maggiore ascen- 
dente sul popolo, che sarebbegli venuto dalla vittoria, 
riuscirebbe facilmente a gettarlo giù dal suo soglio 
dittatoriale per occuparne il posto: e non di altro 
preoccupandosi fuorché di se stesso, concentrò tutti i 
suoi sforzi in una tenace e mal mascherata guerra 
contro Monterò e l'esercito che questi comandava. 



TACNA ED ARICA 373 

Non potendo separar Monterò dal comando dell'eser- 
cito del sud - perchè convinto che la nazione tutta 
intera e l'esercito stesso avrebbero visto ciò con di- 
spiacere, e che assai probabilmente vi si sarebbero op* 
posti con una ribellione - fece Pierola quanto stava 
in lui, ferendolo vivamente nel suo amor proprio, onde 
obbligarlo a dimettersi. Lo privò primamente del co- 
mando politico e militare delle provincie del sud, che 
serviva a mantenere nelle sue mani quella unità di 
azione tanto necessaria in sì scabrosi momenti, uni- 
camente riducendolo al comando in capo dell'esercito 
di Tacna e di Arica ; e non contento di ciò, cercò di stan- 
carlo giorno per giorno con mille miserie e piccolezze, 
facendogli continuamente questione e pettegolezzo di 
ogni suo atto o parola, per irreprensibili che fossero. 

Ma visto che pieno di patriottica rassegnazione - 
onde non abbandonare un posto nel quale sapeva di 
poter essere utile al suo paese - si sottometteva Mon* 
tero, senza muovere un solo lamento, a tutti i suoi 
odiosi capricci, Pierola andò più innanzi ancora, e 
giudicando dai fatti, pare che dicesse a sé stesso : poi- 
ché non posso far sì che Monterò non si batta contro 
i cbileni, farò che non vinca; ed in tal modo egli ed 
il suo esercito disfatto non potranno giammai più 
essere un pericolo per me. 

All'uscire da Arica nel novembre 1879, il generale 
Prado vi lasciava circa 5ooo uomini di truppa, che 
uniti ai 4ooo venuti da Tarapacà, formarono all' in- 
circa un esercito di 9000 uomini, il cui quartier gene* 
rale fu posto in Tacna. 



374 TACNA ED ARICA 



Era questo adunque queir esercito del sud che il 
contr' ammiraglio Monterò aveva sotto i suoi ordini, 
insieme ai 3ooo boliviani che una volta furono di 
Daza, e che allora stavano sotto l'immediato comando 
del degno colonnello Camacho. Ed erano queste tutte 
le forze che l'alleanza perù-boliviana poteva opporre 
al Chili nelle importanti posizioni di Tacna ed Arìcaf 
fra cui necessariamente doveva dividerle. 

Un esercito di 12000 uomini, e per giunta diviso in 
due sezioni, non era certo quello che ci voleva per 
tener fronte all'esercito chileno che si preparava ad 
operare sopra Tacna, mentre la squadra teneva con- 
tinuamente in iscacco Arica, di cui bloccava il porto. 
Ognuno prevedeva che il Chili, ammaestrato dallo 
scontro o battaglia di Tarapacà, non si sarebbe av- 
venturato nei campi di Tacna se non con un forte e 
numeroso esercito; e quindi ognuno vedeva la neces- 
sità di rafforzare, per quanto più fosse possibile, l'eser- 
cito dell'alleanza che comandava il contrammiraglk) 
Monterò. 

A questo scopo stavano già preparandosi in dicembre, 
prima della partenza di Prado, due forti divisioni di rin- 
forzo che dovevano muovere l'una da Lima e l'altra 
da Arequipa. L'attivo ministro della guerra, generale 
Lacotera, che era arrivato a raccogliere e disciplinare 
in Lima un esercito da i5 a 16000 uomini, aveva 
prese già le sue misure per far partire alla volta di 
Tacna una divisione di 8000 soldati; alla quale do- 
veva aggregarsi una seconda divisione di 4 o Sooo 
uomini che stava organizzandosi in Arequipa, ove 



TACNA ED ARICA 375 



aveva spedito già il corrispocidente armamento. Com- 
pletamente chiusa la via marittima, che trovavasi 
dominata dalla forte e numerosa squadra chilena, uni- 
camente rimaneva disponibile quella per l'interno deUa 
Repubblica ; via molto lunga e difficile, se non per la 
divisione di Arequipa, per quella di Lima almeno 
che passando per Jauja, Cuzco, Ayacucho, doveva 
attraversare enormi distanze; sicché a far presto aveva 
bisogno di un mese e più di continue marcie. Ma par- 
tendo essa da Lima nei primi giorni del gennaio 1880, 
come era stato stabilito dal generale Lacotera d'ac- 
cordo con tutto il Ministero di Prado, avrebbe avuto 
più che il tempo necessario per arrivare a Tacna qual- 
che mese prima della battaglia, la quale ebbe luogo 
appena il 26 maggio. Quanto alla divisione di Are- 
quipa, come abbiamo accennato, le difficoltà erano 
molto minori; ed entrambe, stando a quanto erasi 
disposto dal ministero di Prado prima che sopravve- 
nisse la rivoluzione di Pierola, avrebbero potuto e 
dovuto trovarsi in Tacna fra il febbraio od il marzo 
al più tardi: sicché l'esercito dell'alleanza, portato al 
doppio, si sarebbe trovato forte abbastanza, tanto per 
respingere nel maggio l'attacco dell'esercito nemico, 
quanto per operare contro di esso prima di arrivare 
a Tacna: cosa che il contrammiraglio Monterò, attesa 
la piccolezza del suo esercito, non potè mai praticare. 
Effettivamente era nei piani del contrammiraglio 
Monterò, ed era insiememente il meglio, di muovere 
incontro all'esercito chileno ed andare ad aspettarlo 
nelle forti posizioni di Sama, ove probabilmente sa- 

34. — Caivano, Guerra tf America. 



376 TACNA ED ARICA 

rebbe riuscito a debellarlo con poca fatica. Sbarcato 
senza resistenza a Pacocha sul finire del febbraio^ 
l'esercito chileno non. poteva portarsi a Tacna se non 
passando per la stretta gola di Sama, ove arrivò nel- 
r aprile per frazioni che era facile sconfiggere alla 
spicciolata, ed anche tutte insieme, una volta che si 
fossero convenevolmente occupate con certa anticipa- 
zione le alture che dominano il passaggio. Ma per 
poter eseguire siffatto movimento bisognava che Mon- 
terò avesse potuto disporre di tal numero di forze, che 
gli permettesse nellMstesso tempo di lasciare ben guar- 
date le importanti posizioni di Tacna e di Arica, 
che potevano essere attaccate e prese alle spalle, per 
mare; e fu ciò appunto che gli mancò. 

Il dittatore Pierola, non contento di non far partire 
mai gli 8000 soldati che dovevano uscire da Lima^ 
fece anche in modo che neppure la vicina divisione 
di Arequipa arrivasse mai a Tacna; e come se ciò 
non bastasse a porre Monterò nelle più dure strette, 
lasciò sempre il suo piccolo esercito nel più completo 
abbandono, senza mandargli mai - lui che tante somme 
ingenti spendeva e spandeva senza profìtto alcuno del 
paese - né un solo quattrino né il più meschino cen- 
cio di lana. Dell'esercito del sud unicamente si occu- 
pava per mandarlo in rovina, come dopo e prima di 
tante altre, ne diede una prova evidentissima in un 
decreto del 3i gennaio 1880, col quale, sotto prete- 
sto di dare a detto esercito una nuova organizzazione, 
cercava di siffattamente disordinarlo da renderlo com- 
pletamante inservibile. Perché il lettore possa rendersi 



TACNA ED ARICA 377 

esatta ragione di questo fatto, trascriviamo in nota 
alcuni paragrafi dell'officio, per tanti versi lodevole, 
col quale Monterò domandava la ritrattazione di un 
tale decreto (i). 



(i) « Comando in Capo del primo esercito del sud. Arica 24 
febbraio 1880 -Signor Segretario di Stato pel ramo della guerra - 
Ieri soltanto mi pervenne il pregiato ufficio della S. V. del 31 
p. p. col qnale mi si trascrive la suprema risoluzione della stessa 
data, di organizzazione del primo esercito del sud, il cui comando 
mi è affidato. Senza che sia mio animo di negarmi a compiere 
le supreme disposizioni, alle quali anzi tutto debbo attribuire il 
più attento e coscienzioso studio, voglio nondimeno manifestare 
alla S. V. la mia opinione sulla natura della riforma che si cerca 
di portare a capo, compromettendo gravemente la stabilità del 
primo esercito del sud e l'avvenire di una situazione tanto più 
eccezionale, per quanto maggiori sono state le vicissitudini per 
le quali va passando la Repubblica, e gli ostacoli quasi insupe- 
rabili che abbiamo dovuto vincere per costrurre questo primo 
baluardo della difesa nazionale.... 

« n decreto di organizzazione che la S. V. mi trascrive è così 
fonestameate pericoloso a menarlo oggi ad effetto, che in verità 
sarei grato a S. E. il Capo supremo se, in considerazione del 
mio disinteresse militare, del patriottico affetto che mi domina 
e dei servigi che vengo prestando con non scarsa rassegnazione 
da che si dichiarò la guerra, mi si liberasse da una cosi im- 
mensa responsabilità innanzi al paese ed alla posterità; perchè 
non sarebbero bastevoli le posteriori glorie e la vita immacolata 
dell'uomo che le conquistasse, per riparare i mali che soprav- 
verrebbero alla Repubblica ed all' Alleanza, se si riorganizzasse 
r esercito di avanguardia alterando il suo personale in momenti 
in cui g^à si trova di fronte al nemico. 

« Molti dei capi che comandano corpi e divisioni, o che si 
trovano in altre collocazioni di maggiore o minore importanzai 



37» TACNA ED ARICA 

Onde non urtar troppo di fronte col pubblico della 
capitale, che vedeva con dolore sempre crescente il 
colpevole abbandono nel quale si lasciava l'esercito 
di Tacna, Pierola fece vista nel marzo di mandargli. 



hanno acquistato legittimamente questi posti, gli uni nei campi 
di battaglie, gli altri in mezzo ai dolori ed alle privazioni del 
servizio di campagna. Sarebbe giusto premio per questi degni 
servitori della nazione, sarebbe nobile esempio per l'esercito, che 
ora fossero tolti dai loro comandi?... 

« Può esser legittimamente ammissibile che battaglioni che ha&DO 
conquistato il loro nome in gloriosi fatti d' armi, e nei quali o 
come premio o come stimolo si h perpetuato il ricordo della 
vittoria, dando loro il nome del luogo dove la ottennero, pas* 
sino ad esser confusi in corpi nuovamente creati e senza tradi- 
zioni ? Or bene, signor Segretario, questo appunto succederà col 
nuovo piano di organizzazione, perche molti dei corpi esisteoti 
perderanno i loro nomi nel rimpasto che si tenta di efiettuare. 

e E se a questo cumolo di circostanze si aggiunge la confusione 
che sta per produrre la varietà di armamenti che risulterà nei naovi 
corpi, al formarne uno di due o tre che hanno distinto sistema 
di fucile, ed il loro peculiare insegnamento; se a tutto questo, 
per ultimo, si aggiungono le conseguenti difficoltà nelle quali 
indubitatamente si urterà, affinchè il soldato conosca i suoi nuovi 
capi, e questi i nuovi loro subordinati ; o, ciò che è lo stesso. 
per armonizzare le abitudini, i caratteri ed i lacci di unione e 
la rispettosa confidenza che debbono regnare fra gli uni e gli altri; 
allora, signor Segretario, lo squilibrio generale dell' esercito non 
potrà evitarlo nessun potere od influenza, per più che i vantaggi 
della riorganizzazione abbiano lusingate le speranze del supremo 
Governo. 

e In guardia dell'avvenire, adunque, della situazione dell'eser- 
cito e della mia responsabilità innanzi al paese ed al sapremo 
Governo, reitero alla S. V. il convincimento di quanto ho esposto, 



TACNA ED ARICA 379 

se non altro, i nece^arii ed urgenti soccorsi di danaro 
e vestiari!. A tal uopo fece uscire dal porto del Callao 
con un carico segreto, che si fece credere abbondante 
di tutto il bisognevole, l'unico legno da guerra che an- 
cor rimanesse al Perù, la corvetta Union; onde, for- 
zando il blocco di Anca, vi scaricasse le misteriose casse 
che con molto apparato erano state imbarcate. 

Il comandante della Union^ Manuel A. Villavicencio, 
credendo fermamente di portare nelle viscere della sua 
nave, tutto quanto occorreva alla salvezza di quell'eser- 
cito del sud, sul quale la Repubblica fondava tante 
speranze, fece veri prodigi di abilità e di valore, affine 
di compiere felicemente la difficile inripresa affidatagli. 
Forzare il blocco di Arica, rigorosamente vigilato dalla 
corazzata Huascar in compagnia di due altre navi 
chilene, non era afifatto facile. Nondimeno l'intrepido 
comandante della Union, fatto ardito fino alla temerità 
dalla imperiosità del frangente, passa rapidamente fra 
due navi chilene, e s' introduce nella baia di Arica al- 
l' albeggiare del 19 marzo. Inseguita da quelle, e senza 
mai cessare di rispondere al loro fuoco, insieme ai can- 
noni del porto, la Union depone tranquillamente tutto 



sperando che nelle mie osservazioni non si vegga altro che la 
giusta dimanda della rìconsiderazione di un decreto, che porta 
seco la più tremenda responsabilità, cosi per chi lo detta come 
per colui che per disgrazia arrivasse ad eseguirlo. 

(firmato) L. Monterò » 

Questa nota fu pubblicata insieme ad altre molte dai chileni, 
allorché, arrivati a Lima, s' impossessarono di tutti gli archivi dei 
^i'&isteri. 



38o TACNA ED ARICA 



il SUO carico , ed alle 6 p. m. veloce come una frec- 
cia, passa una seconda volta fra le navi nemiche, spa- 
rando qua e là qualche cannonata, e si restituisce 
sana e salva al Callao. 

Questa ardita impresa del Villavicencio, che pro- 
mosse la giusta ammirazione di amici, nemici e neu- 
trali, a nulla giovò. Il prezioso carico che con tanto 
pericolo suo e della sua nave egli lasciava sulla spiag- 
gia di Arica, non conteneva che due mitragliatrici, una 
delle quali in cattivo stato, 4oo paia di scarpe, ed una 
gran quantità di inutile tela bianca. Invece degli attesi 
soccorsi, Pierola non aveva mandato all'esercito di 
Monterò, con una brutta e spietata burla, che una prova 
inequivoca del profondo odio suo. Dice a questo pro- 
posito lo storico semi-ufficiale del Chili : « Gli ufiziali 
peruviani di Tacna e di Arica, che vedevano i loro 
soldati quasi nudi e che conoscevano tutte le necessità 
deir esercito, si convinsero che le meschine rivalità de- 
gli uomini pubblici del Perù, non avevano taciuto in 
mezzo ai conflitti della guerra esterna. A loro giudi- 
zio, il dittatore Pierola era risoluto a sacrificarli, per 
evitare un trionfo che doveva ingrandire Monterò e che 
poteva essere una minaccia pel Governo della dittatura. 
Cosi dunque il viaggio della Unione senza arrecare 
un soccorso neanche di mediocre importanza all'eser- 
cito di Tacna ed Arica, venne a fomentare la sfiducia 
degli ufiziali, ed a produrre anche un certo abbattimento 
negli spiriti (i). » 



(i) Barro&-Arana, /Ustoria di la guerra del Pacifico, p. 243. 



TACNA ED ARICA 381 

Abbandonato a se stesso, dopo essere stato spogliato 
del comando politico e militare delle provincie del sud, 
che solo avrebbe potuto procacciargli delle risorse, Mon- 
terò si trovò necessariamente condannato all'impotenza. 
Tuttoché non fosse punto prudente di sguarnire Tacna 
ed Arica, lasciandole per così dire in balìa del nemico 
postosi in agguato sul mare, il contrammiraglio Mon- 
terò, convinto che più non riceverebbe nessun rinforzo, 
erasi già deciso negli ultimi giorni di marzo a portarsi a 
Sama con quasi tutto il piccolo esercito dell' alleanza, 
onde attendervi il chileno, solo lasciando in Arica una 
guarnigione di 2000 a 25oo uomini : ma gli bastò pas- 
sare una rivista al suo esercito, e quindi fare una pic- 
cola corsa per gli ospedali, per convincersi della im- 
possibilità di menare a capo l'ottimo suo disegno, che 
fu costretto ad abbandonare definitivamente. Mal nu- 
triti e peggio vestiti com' erano i suoi soldati da qual- 
che mese, erano stati presi in gran parte dalla tisi 
che faceva giornalmente man bassa su di essi; e 
cercar di portarli a Sama, e quindi esporli in tali con- 
dizioni ai pungenti freddi delle notti nel vasto arenai^ 
o deserto, che si estende da Tacna a Sama, senza po- 
ter loro offrire neppure il più miserabile cappotto, e 
nella sicurezza di doverli assoggettare ad una maggior 
fame ancora di quella che soffrivano in Tacna, era lo 
stesso che portarli a certa e sicura perdita, prima an- 
cora che avessero potuto scambiare un sol colpo di 
fucile col nemico. 

Tutto quello che l'esercito perù-boliviano potè fare, 
fu di uscire dalla città alcuni giorni prima dell'arrivo 



382 TACNA ED AKICA 

del nemico, e di prendere le sue posizioni, che furono 
battezzate col nome di campo delP alleanza, a due le- 
ghe da Tacna, sul!' altopiano pel quale s' inoltravano 
i chileni. 

Come s'è detto più su, l'esercito perù-boliviano di 
Tacna ed Arica ascendeva nel dicembre 1 879 a 1 2000 uo- 
mini, dei quali 9000 peruviani e 3ooo boliviani. Ma se 
nel maggio 1880 la divisione boliviana poteva contare 
ancora lo stesso numero di soldati, con forse qualche 
centinaio di più, grazie alle poche compagnie di rin- 
forzo che il generale Camperò, nuovo Presidente della 
Bolivia, aveva tratte seco, non avveniva però lo stesso 
a riguardo dell' esercito peruviano. Senza ricevere mai 
neppure il più meschino rinforzo, ed assottigliato tutti 
i giorni per le vittime che in esso faceva la tisi, l'eser- 
cito peruviano contava nel maggio oltre mille uomini 
di meno, rimanendo al disotto degli 8000. Di questi 
un 2000 incirca custodivano Arica, ove era sempre a 
temersi una sorpresa da parte della flotta nemica che 
ne bloccava il porto. 

L'esercito perù-boliviano di Tacna adunque, che 
sotto il comando in capo del generale Camperò (i), 



(l) Era nel Trattato d' alleanza pera-boliviano che il comando 
in capo dell' esercito riunito delle due repubbliche, toccasse a 
quello dei presidenti delle medesime che si trovasse presente ; 
od a quello dei due, trovandovi si entrambi, nel cai territorio 
si guerreggiava. Perciò il comando in capo fu tenuto prima- 
mente dal presidente del Perù, generale Prado; poi da quello 
di Bolivia, Daza, nei pochi giorni che passarono fra la par- 
tenza di Prado per Lima, nel novembre 1879, e la rivolusione 



TACNA ED ARICA 383 

Presidente di Bolivia, attendeva il nemico nel Campo 
deir alleanza, arrivava appena, e se pure, ai 9000 uo- 
mini; dei quali, 6000 peruviani incirca sotto il co- 
mando immediato del contrammiraglio Monterò, e 
3ooo boliviani sotto quello del colonnello Camacho. 
Cavalleria non ne aveva che poca e cattiva, mal nu- 
triti com' erano stati i cavalli, per la mancanza di fondi 
durante più mesi; e la sua artiglieria insufficiente ed 
in cattivo stato come tutto il resto, componevasi ap- 
pena di 23 cannoncini, nel loro maggior numero di vec- 
chio sistema. 

L'esercito chileno invece, forte di iSooo uomini 
bene equipaggiati e meglio armati, con numerosa ca- 
vallerìa ed una forte artiglieria di cinquanta e più 
cannoni e mitragliatrici, quasi tutti sistema Krupp, 
era di gran lunga superiore a quello delPalleanza perù- 
boliviana, anticipatamente condannato alla disfatta dalla 
incuria o mal volere del dittatore del Perù, e doveva 
necessariamente riportare splendida e completa vittoria. 

Il cozzo fra i due eserciti nemici avvenne il 26 mag- 
gio. Aspra e terrìbile fu la lotta per ben quattro ore 
continuate, dalle 11 ant. alle 3 pom.; ora nella quale, 
sopraffatto dal numero e quasi dimezzato dalla po- 
tente artiglieria nemica - che scelti artiglieri, in mag- 
gior parte inglesi ed alemanni, manovravano assai bene, 

che destituì esso Daza nel dicembre ; indi dal contrammiraglio 
MonterOf durante V assenza di ambo i presidenti ; ed in ultimo 
dal ouovo presidente di Bolivia, Camperò, in quello stesso mese 
di maggio 1 880 in cui avvenne la battaglia detta di Tacna, o del 
Camfo d{lt alUanza. 



384 TACNA ED ARICA 

V esercito dell' alleanza fu costretto a battere in riti- 
rata, lasciando sul campo di battaglia circa 3ooo dei J 
suoi tra morti e feriti ; a lode ed onore della ufficia- 
lità peruviana, che mostrò in questa battaglia tutto 
ciò di cui in migliori condizioni politiche del paese 
sarebbe essa capace, è a notare che morirono valoro- 
samente nei loro posti sei primi comandanti di batta- 
glione, un comandante generale di divisione (i) e gran 
numero di ufìziali inferiori : dicasi lo stesso della ufi- 
zialità boliviana, il cui comandante generale, colonnello 
Camacho, rimase orribilmente ferito insieme al capo 
di stato maggiore, generale Perez, che miseramente vi 
lasciava la vita due giorni dopo, mentre T altro a dura 
pena scampava. 

Nella relazione che più tardi (3i giugno) leggeva 
innanzi al Congresso nazionale di Bolivia il Presidente 
di quella Repubblica, general Camperò, che, come s'è 
detto già, aveva il comando in capo dell'esercito perù- 
boliviano, troviamo : « Come si vede, signori, il no- 
stro disastro non può attribuirsi.... che unicamente alla 
superiorità del nemico in numero, in elementi e mezzi 
di ogni genere. Effettivamente, in quanto al numero, si 
può assicurare che era quasi il doppio del nostro; pol- 
che aveva un esercito che poteva calcolarsi dai quat- 
tordici ai sedicimila uomini, mentre che il nostro era 
appena di 9000, compresi i malati, come dianzi ho 



(1) Erano questi i colonnelli J. Meodoza, Barriga, Fajardo e 
Luna, ed i tenenti-colonnelli Llosa, Mac-Klean e Aléazar. Che 
il Perù ricordi con venerazioDe i loro gloriosi nomi. 



TACNA ED ARICA 385 



detto. La sua artiglierìa, che si componeva da 5o a 60 
pezzi, era di maggior calibro e di maggior forza che 
la nostra, che solamente si componeva di 23 pezzi non 
tutti di buona qualità : i Krupp di quella erano di ca- 
libro nove, oltre otto pezzi di maggior potenza, mentre 
i nostri erano di calibro sei ; poi quella era infinita- 
mente meglio provvista e servita della nostra. La sua 
cavalleria era potente, poiché contava mille cavalieri 
perfettamente equipaggiati e provvisti di armi bianche 
e da fuoco, laddove noi mancavamo di un cosi neces- 
sario elemento, poiché non è da aversi in considera- 
zione il piccolo corpo peruviano, Husares de Junin^ 
che non aveva se non cento e tanti uomini, ben mon- 
tati, è vero, ma forniti solamente di armi da fuoco, 
ciò che lo faceva in certo modo inutile pei servigi a 
che si destina la cavalleria in una battaglia. * 

L'esercito chileno adunque passò a tamburo battente 
su quello degli alleati? 

No: come già abbiamo detto innanzi, la lotta fu 
aspra ed accanita per ben quattro ore di seguito; e 
la vittoria costò ali' esercito chileno molta fatica e 
molto sangue. Esso, è vero, si trovò di fronte ad un 
nemico assai inferiore e per numero e per armamento, 
ma, deciso com' era questo a vender cara la vittoria, 
ebbe bisogno di ricorrere a tutti i suoi mezzi per vin- 
cerlo, e vi fu un lungo momento in cui cominciando 
egli stesso a farsi indietro, si vide in grave pericolo 
di sconfitta. 

Raggranellando qua e là nella lunga relazione del 
proprio corrispondente in campagna, che pubblicò il 



386 TACNA ED ARICA 



giornale El Mercurio dì Valparaiso nei suoi numeri 
15974 e 13975, - fonte aflFatto non sospetta di favo- 
ritismo per r esercito dell' alleanza, - rinveniamo i se- 
guenti dati di fatto: e II nostro esercito ha dato un 
nuovo giorno di gloria alla Repubblica.... nella più 
grande ed accanita battaglia che registrano gli annali 
della presente guerra. La prima compagnia che corse 
in aiuto della seconda, fu anche involta in compatte 
masse nemiche, e vedendosi in estremo pericolo di 
cadere tutta sul campo o di esser fatta prigioniera, 
ebbe a battersi in ritirata perdendo molta gente. Quasi 
la stessa sorte corse la terza.... 1^ tre compagnie si 
ripiegarono allora sulle restanti, il nemico occupò vit- 
torioso le posizioni che prima avevano le avanzate del- 
VAtacama (nome di un battaglione chileno). Ben è vero 
che il Valparaiso (altro battaglione chileno) si batteva 
in ritirata passo a passo e con tanto ordine come se 
facesse un esercizio; però quella disciplina del vete- 
rano battaglione, che manteneva in soggezione il ne- 
mico, non era sufficiente per impedire 1' avanzarsi di 
questo nel sito che prima occupava l' Esmeralda (al- 
tro battaglione chileno). Il nemico continuava frattanto 
il suo movimento in avanti, e presto finirebbe di in- 
volgere i coraggiosi Navales. In questo momento i 
granatieri che vedevano avanzare rapidamente il ne- 
mico da quel lato, con grande pericolo d'involgere 
r Esmeralda ed il Chillan, e che avevano ordine di 
caricare, per le ripetute istanze del colonnello Vergara 
e del comandante dell' Esmeralda, principiarono ad 
inoltrarsi per quel lato, onde preparare una delle loro 



TACNA- ED ARICA 387 



temute cariche. In effetto pochi minuti più tardi si 
collocavano gli squadroni in linea di battaglia, e avan- 
zavano risolutamente a passo di trotto sul nemico, che 
li riceveva con una grandinata di palle. A riguardo del 
Valparaiso, la grafica relazione di un soldato di que- 
sto corpo darà ai nostri lettori una perfetta idea della 
sua parte durante l' azione : Il mio battaglione cam- 
mina ad avanguardia di tutta la prima divisione, se- 
guito dai Navales, Esmeralda e Chillan. Arrivati al- 
l' ultima collina, vedo i famosi Colorados (battaglione 
boliviano). Soffrimmo varie perdite.... Nella battaglia 
fummo disfatti per esser venuta una grande riserva 
ai Colorados {i). Già le nostre file si trovavano deci- 



(i) Rapporto del contrammiraglio Monterò: 

« Per disposizioDe dell' Eccel. signor Direttore della guerra, mi 
toccò di comandare l'ala diritta dell' esercito alleato; l'ala sinistra 
al signor colonnello D. Eleodoro Camacho.... i fuochi del nemico 
si svilupparono per l'ala sinistra, motivo pel quale il signor Di- 
rettore della gnerra mi domandò rinforzi che immediatamente 
mandai, facendo avanzare i battaglioni Aiiafiza ed Aroma del- 
l' esercito boliviano che erano sotto i miei ordini. Poco tempo 
dopo d' avere inviato questo rinforzo, si impegnò il combatti- 
mento su tutta la linea di battaglia. Il Direttore della guerra do- 
mandò nuovi rinforzi per 1' ala sinistra, e senza vacillare feci 
marciare immediatamente il battaglione N.® 2 Prcvisional de 
/.ima..., I rinforzi inviati all'ala sinistra mi privarono comple- 
tamente di forze di riserva. Senz' altre truppe che quelle schie- 
rate in prima linea, abbiamo resistito al doppio attacco delle 
forze nemiche pel fianco e per la retroguardia ; fino a che la 
immensità del numero obbligò i nostri bravi soldati a impren- 
dere la ritirata sopra Tacna, col proposito di rinnovare ivi la 
battaglia. Persuaso infine della inutilità dei miei propositi, ab- 



388 TACNA ED-ARICA 

mate, e quasi finite le munizioni. Vaiparaiso e Navales 
andavamo tutti riuniti dopo la ritirata; però guidati 
dal valore inimitabile del bravo colonnello Urriola, po- 
temmo riorganizzarci ed attaccare con nuovo impe- 
gno. - Mentre la prima divisione si ritirava accasciata per 
quel lunghissimo sforzo, pel gran numero di nemici, 
e per la mancanza di un rinforzo che si era doman- 
dato con istanza, la seconda divisione cedeva essa pure 
per la stessa causa, ed andava a poco a poco cedendo 
terreno al nemico. La sorte del Chili stava allorapen- 
dente da un filo ; perchè se quelle due divisioni si 
sconcertavano, dichiarandosi in rotta, avrebbero forse 
introdotto il pànico ed il disordine nelle restanti. • 

L'esercito chileno adunque, nonostante la sua grande 
superiorità numerica, combattendo due contro uno, e 
nonostante la non meno grande superiorità del suoi 
elementi bellici, non ebbe la vittoria che a stento; sic- 
ché è a supporre con quasi piena sicurezza di apporsi, 
chiamando anche in appoggio il risultato della batta- 
glia di Tarapacà, che sarebbegli essa completamente 
sfuggita di mano, per convertirsi, come in Tarapacà, 
in sanguinosa disfatta, se avesse avuto di fronte a se 
un nemico alquanto più numeroso ; ossia se non avesse 
avuto a potentissimo suo alleato l'inqualificabile pro- 



bandoDai la città, avanzando sempre colla lentezza che era indi- 
spensabile per infondere nuovo valore alle nostre truppe, e 
trovarmi in attitudine di combattere nuovamente se le forze ne> 
miche tentavano un inseguimento. Siccome l'esercito alleato aveva 
truppe delle due Repubbliche, quelle di Bolivia presero la via di 
San Francisco. 



TACNA ED ARICA 389 

cedere del Dittatore peruviano, che lasciò l'esercito 
senza gli attesi rinforzi. 

Senza parlar d' altro, sarebbe forse bastato che non 
si fosse impedita la riunione a quello di Tacna del pic- 
colo esercito d*Arequipa, perchè la sorte delle armi 
fosse stata favorevole alle Repubbliche alleate. 

Dopo tanti sotterfugi messi in giuoco dalle autorità 
politiche e militari di Arequipa, per ritardare indefi- 
nitamente la partenza di quell'esercito, detto il se- 
condo esercito del sudy alla fin fine dovette esso ne- 
cessariamente, nell'aprile, porsi in marcia verso di 
Tacna, a incitamento della grossa popolazione di 
quella città, che entrata in sospetto di una parte 
della verità, minacciava sollevarsi in rivolta senza di 
ciò. Nondimeno, il comandante di detto esercito che 
avrebbe potuto comodamente arrivare a Tacna nei 
primi di maggio, camminò tanto lentamente da tro- 
varsi appena in Locumba, a 18 leghe da Tacna, il 
giorno 26 di detto mese in cui avvenne la battaglia (i); 
e saputo l'esito di questa, senza punto curarsi di nulla, 
rirornossene celermente ad Arequipa. Questo coman- 
dante, la cui condotta fu certamente delle più ripro- 
vevoli, non ebbe dal dittatore Pierola neanche la più 
lieve censura, e continuò a godere, come per lo in- 
nanzi, dì tutta la sua fiducia. 
Caduto più tardi in potere dell' esercito chileno tutto 



(i) Per andare da Torata a Ilabaya, non più che 13 leghe 
di cammino, ossia appena la marcia regolare di una giornata, 
rmpì^lò sei giorni. Basti ciò come esem^ io. 



390 TACNA ED ARICA 

l'archivio del dittatore Pierola, lo scrittore Vicufìa' 
Mackenna scriveva sui dati forniti da esso, nell'aprile 
1881, un articolo pubblicato dai giornali chileoi, col 
titolo : Monterò e Pierola, che conchiude cosi : a In 
diversi articoli pubblicati molto prima che gli archivi 
di Lima cadessero, insieme ai loro segreti, nelle nostre 
mani, abbiamo sostenuto, guidati più che altro dalla 
intuizione del cuore umano e delle situazioni che crea 
l'ambizione ai capitani di ventura (caudìllos), che vi 
fu un uomo nella capitale del Perù, per la seconda 
volta vinto, che provò segretamente viva gioia nel suo 
animo al sapere la disfatta di Monterò, e che questo 
uomo fu D. Nicolas de Pierola, Questa nostra convin- 
zione emanava da una serie di frammenti di fatti, di 
confidenze e di misure subalterne, e specialmente dalla 
studiata tardanza dei movimenti ausiliari del secondo 
esercito del sud^ che comandava il colonnello Leiva in 
Arequipa. Però oggi, quei che hanno letto con animo 
tranquillo e perspicace spirito i documenti che abbiamo 
pubblicato, potranno dire se allora ci ingannavamo 
no nei nostri vaticini e nel nostro giudizio sul secondo 
Tupac Amaru dell'infelice Perù » (0- 

Ozioso sarebbe l' insistere maggiormente su questo 
tema: per sacrificare ai suoi puerili timori di tiran- 
nello medioevale quel contrammiraglio Monterò^ il 
cui sperimentato patriottismo e lealtà doveva essergli 



(x ) Tupac Amaru fìi un rivoluzionano del secolo passato, che 
per servire alla propria ambizione promosse una feroce guerra 
di razze, sollevando la indigena contro le altre, e cagionando 
per tal modo una serie iufinita di gravissimi mali al Perù. 



TACNA ED ARICA 391 

più che bastevole a farlo pienamente tranquillo, Pie* 
rola, a quanto pare, sacrificò irreparabilmente il suo 
paese e se stesso (iX regalando all' esercito chileno una 
importante e decisiva vittoria. 

Disfiaino in Tacna, l' esercito chileno avrebbe avuto 
necessariamente a perdersi nella sua totalità, sia fa« 
cendosi ammazzare, sia dandosi prigioniero^ per la 
impossibilità nella quale si sarebbero trovati i suoi re- 
sti - chiusi da tutti i Iati nell' interno di un paese ne- 
mico e senza poter esser soccorsi dalla loro squadra - 
di trovare mezzo alcuno di scampo e salvazione. E 
poiché non sarebbe stato punto facile al Chili di ri- 
mettere prontamente in piedi un nuovo esercito, sa- 
rebbe costata assai poca fatica sloggiarlo anche dal 
dipartimento e deserto di Tarapacà, e la guerra avrebbe 
mutato completamente d'aspetto. Vincitore in Tacna 
invece, il Chili divenne padrone di quasi tutto il Perù, 
che rimasto senza mezzi di difesa, eccetto la capi- 



ci) « n Dittatore sacrificò alla sua ambisione quel pugno di 
eroi (r esercito di Monterò) danneggiandolo per quanto gli fti 
possibile e n^aodogli ogni rinforzo od aiuto. La notizia del di- 
lastro (della disfatta di Tacna) si ricevè da tutti con profondo 
More ; però Pieroìa ed i suoi non seppero neanche nascondere la 

E'o allegria. Non esisteva più neppnr 1' ombra di una opposizione 
regime dittatoriale^ che dominava senza rivale in un vasto ci- 
terò 1 La Patria^ organo di PUrolOt con un cinismo che dava 
demenza, chiamò burlescamente la disfatta di Tacna ; la dv^ 
ziotu dilt unicù eUmtfUo chi rimaneva deit anteriori putn- 
io regime: si riferiva al costituzionale. » 
^Ianifesto dell' ex-Ministro di finanze /. Af. Quimper alla Na- 
D-, p. 107. 

25. — C41VANO, durra tt America, 



392 TACNA ED ARICA 

tale, non fu in grado di opporre nessuna resistenza 
all'esercito vittorioso; il quale potè darsi liberamente 
a lunghe e profittevoli correrie sul vasto suo territo- 
rio, aumentando sempre più il terrore e lo spavento 
che dopo la battaglia del Campo deWAllean^a^ ossia 
di Tacna, seppe infondere nelle inermi popolazioni. 

Già in Pisagua l'esercito chileno aveva dato non 
poche prove di ferocia e di crudeltà, sì contro i ne- 
mici rimasti feriti sul campo di battaglia, che contro 
gì' inoffensivi abitanti di Pisagua, non esclusi i non pe- 
ruviani appartenenti a nazioni neutrali ed amiche del 
Chili. Ma in Tacna oltrepassò ogni misura; e ciò 
oscurò completamente il poco lustro che avrebbe potuto 
venirgli dalla vittoria. 

Costretto alle 3 p. m. ad abbandonare il campo di 
battaglia, l'esercito alleato prese a ritirarsi sopra Tacna 
seguendo un mutilato battaglione che primo si diresse 
colà in disordinata fuga (i). Ma collocata la città in una 
stretta valle che rimane completamente dominata dal- 
l' ultimo limite dell'altopiano su cui era avvenuta la bat- 



(i) Il battaglione che prese la fuga qualche momento prìx 
di pronunziarsi la disfatta, era boliviano: ci è stato unanini 
mente assicurato da molti europei residenti in Tacna, i qi 
al veder passare i dispersi soldati per le strade della città, li 
conobbero immediatamente dal colore verde dei loro pantal^ 
di bay età ; colore proprio di un determinato battaglione del p d 
colo esercito di Bolivia. Ciò però non vnol dire affatto che{ 
boliviani non si fossero battuti ; perchè vi furono battagli! 
come i famosi cohrados, che si fecero in massima parte ami 
zare nel posto d' onore insieme ai migliori battaglioni penivid 



« 



TACNA ED ARICA 393 



taglia, l'esercito vincitore non avrebbe avuto che a tra- 
sportare un po' più innanzi i suoi cannoni, per distrug- 
gerla in brev'ora; e perciò il contrammiraglio Monterò, 
con quella serenità di animo che gli è propria e che non 
perde mai durante la lotta, fece immediatamente uscire 
da essa i resti dei battaglioni peruviani, conducendoli 
su per le alture di Pocollay al nord-est di Tacna, men- 
tre quei di Bolivia prendevano per proprio conto il cam- 
mino del paese natale. 

Padroni alle tre del campo di battaglia, i chileni 
erano anche padroni due ore dopo di recarsi, quando 
e come volessero, a Tacna, pacifica e inoffensiva città 
in buona parte abitata da stranieri, ove tranne qualche 
ferito raccomandato alla carità dei cittadini, più non 
rimaneva neanche un solo soldato dell'esercito alleato. 
E qui sarebbe il caso di dire col sommo Alighieri: 
Ora incomincian le dolenti note.... 

Mentre la maggior parte dell'esercito chileno rima- 
neva sul campo di battaglia - più che altro occupato 
a sgozzare i feriti dell'esercito nemico ed a imposses- 
sarsi di quanto essi ed i morti avessero di prezioso 
sulla persona (i) - una delle sue divisioni si poneva 



(i) Il dottor Pietro Bertonellì, distinto medico italiano che per 
semplice filantropia aveva accettato il posto di Chirurgo mag- 
giore neir esercito peruviano, ci ha raccontato che stava egli 
oelfa tenda dell'ambulanza curando alcuni feriti, dopo la batta- 
glia quando si vide preso di mira da un soldato chileno che 
fortunatamente lo sbagliò, per aver fatto a tempo a gittarsi da 
in lato; che più volte dovè lottare con altri soldati per difen- 
fere la propria vita e quella dei feriti cui prestava le sae cure ; e che 



394 TACNA ED ARICA 



in marcia alla volta di Tacna, ove fece la sua entrata 
fra le 5 e le 6, dopo averle lanciato a metà di cam- 
mino sette colpi di cannone che non produssero alcun 
danno. 

Certi che in Tacna essi non correvano alcun peri- 
colo - tanto perchè avevano già visto la sortita del 
disfatto esercito nemico, quanto per la notificazione 
inviata loro dal Corpo consolare straniero, dopo le 
prime cannonate scagliate contro la città, che questa 
non era aSatto difesa e che potevano liberamente oc- 
cuparla - i chileni entrarono* in città, non in corpo 
ma alla sbandata, dandosi immediatamente per tutti 
i versi a sfondar le porte delle case ed a saccheg- 
giarle, crudelmente abusando delle donne e massa- 
crando tutti coloro che cercassero difenderle, o che 
si negassero di svelare ove fossero le somme e gli 
oggetti preziosi che si supponeva tenessero nascosti. 

Tutto questo forse non sarebbe succeduto senza 
la subitanea morte del Ministro della guerra del Chili, 
D. Rafael Sotomayor, avvenuta il 20 maggio in Bel- 
lavista. Questo distinto personaggio che esercitava in 
campagna, a lato dell'esercito, tutte le sue funzioni mi- 
nisteriali, avrebbe difficilmente tollerato, e quindi assai 
probabilmente impedito tanti e così barbari eccessi. 



più volte ancora invocò ed ottenne da qualche nfiziale chileno, 
a custodia sua e della sua tenda, una sentineUa che si davm im- 
mediatamente a far lo sciacallo insieme ai suoi compagni, non 
appena si fosse allontanato l' ufiziale che lo arerà messo in fa- 
sione. 



TACNA ED ARICA 395 



Morto lui, invece le soldatesche furono lasciate a se 
stesse, in bafìa delle poco lodevoli loro tendenze; se 
pur non sia da prestar piena fede ad una pubblica 
voce, la quale vorrebbe che il tristo comportamento 
dei soldati chileni in Tacna fosse stato loro espres- 
samente permesso dai propri superiori. Ciò d'altronde 
si troverebbe in perfetta armonia colle promesse di 
saccheggio che, pare certo, furono fatte sempre all'eser- 
cito chileno, e prima e dopo, per spingerlo ardimen- 
toso sul territorio peruviano. 

Né i Peruviani erano soli a sofirire un tanto scem- 
pio: insieme a loro ne erano vittima anche i nume- 
rosi stranieri di ogni parte e nazione che risiedevano 
in Tacna. E poiché questo orribile vandalisnìo, che 
senza tregua di sorta .durava così nella notte come nel 
giorno, sembrava non volesse più mai finire, il corpo 
consolare di Tacna si vide nella necessità, quattro giorni 
dopo, il 3o, di dirigere al Generale in capo dell' eser- 
cito una nota collettiva che per la sua importanza ci 
sentiamo astretti a riprodurre. Essa diceva: 

« Tacna, 30 maggio 1880. 

e A S. E. il Generale in capo del Chili. 

«t Signore. Noi infrascritti Consoli ed Agenti conso- 
lari residenti in questa città, giustamente impauriti 
dai fatti che i soldati dispersi dell'esercito chileno 
hanno praticato e continuano a praticare fin ora, nono- 
stante sian uascorsi già più di tre giorni dalla bat- 
taglia, tempo sufficiente perchè questi eccessi avessero 
potuto essere repressi, se le autorità costituite aves* 



396 TACNA ED ARICA 

sero dettato e poste in effetto le misure di repressione 
e vigilanza che esigono le circostanze, esponiamo alia 
S. V. che è nostro dovere, in garanzia degl'interessi 
dei nostri rispettivi nazionali, di far presente alla S. V. 
i danni che questi vengono esperimentando e che 
forse potrebbero ancora evitarsi in parte, protestando 
egualmente in nome della civiltà, - come non dubi- 
tiamo sarà fatto dalla stessa nazione chilena, nonché 
dalla S. V. e capi superiori dell'esercito di suo co- 
mando - contro gli eccessi che i detti soldati com- 
mettono sui cittadini peruviani, e più specialmente 
sulle donne di questa disgraziata città. E perchè la 
S. V. si convinca della necessità di dettare misure 
più severe che pongano termine a tali eccessi, ci per- 
mettiamo di riferire alla S. V. alcuno di questi cri- 
mini che solo possono discolparsi nei primi momenii 
di esaltazione come conseguenza dell'abuso del liquore, 
e che sono di pubblica notorietà. 
. « Il giorno 27 fu uccisa una donna a colpi di ba- 
ionetta e di fucile neìVAlameda (pubblico passeggio); 
e giusta le indicazioni dello stato in cui si è trovato 
il cadavere, fu violata dai tristi assassìni. Ieri si è com- 
messo lo stesso crimine con altra donna di naziona- 
lità asiatica; e fu assassinato nel medesimo tempo 
anche il marito. In generale le donne sono persegui- 
tate e minacciate; ed a tutte le persone che abitano 
fuori del centro della città si impongono multe in da- 
naro, dopo averle spogliate delle loro gioie ed oggetti 
di valore: questi stessi fatti si sono ripetuti anche 
nelle strade più centrali della città, essendo arrivati 



TACNA ED ARICA 397 



gli attentati fino all'estremo di strappare a vari! stra* 
nieri gli orologi dalle tasche. 

f In casa di un vecchio straniero, dove trovasi al- 
loggiata una signora di oltre ottant'anni di età, pure 
straniera, sono penetrati nella notte del 26 tre soldati 
cfaileni, ed hanno commesso eccessi di intimidazione 
e furto. Varie case di campagna di stranieri sono 
state maltrattate, e rotti i loro mobili in presenza dei 
proprietari od inquilini. Case particolari e stabilimenti 
commerciali sono stati incendiati e distrutti, potendo 
citare fra gli altri la casa della signora vedova di 
Brunham. 

« Ultimamente, per non fare troppo estesa la enu- 
merazione dei fatti di questa natura che hanno avuto 
luogo in questi giorni, finiremo asseverando alla S. V., 
senza poter esser tacciati di esagerati, che in tutta la 
città non esiste in questo momento una sola del con- 
siderevole numero di botteghe in che si vendevano 
liquori e vini, e che appartenevano in generale a cit- 
tadini italiani, varii dei quali sono stati assassinati, 
avendo altri ricevuto gravi ferite. 

e Facendo presenti alla S. V. i fatti riferiti, della cui 
autenticità non può dubitarsi, siamo sicuri che la S. V. 
si degnerà di prendere le adeguate misure per evitare 
la loro ripetizione, ritornando così a questa città la 
tranquillità alla quale ha così perfetto diritto. — Dio 
conservi la S. V. 

Firmati - « G. Hellman, console d'Austria Ungheria - 
Giovanni Raffo, agente consolare d'Italia -I. Bohiing, 
console del Brasile - G. Brochman, console dell' Impero 



39» TACNA ED ARICA 

germanico - E. Wichtendal, console del Belgio - Zapata 
y Espejo, console della Repubblica Argentina. » 

Ma ecco che lo storico semi-ufficiale del Chili dice 
invece: 

« A Tacna, dove i fuggiaschi peruviani avevano fatto 
fuoco sopra un araldo chileno ed avevano cominciato 
il saccheggio dei magazzini, il Corpo Consolare stra- 
niero si era presentato innanzi a uno dei Capi del- 
l' esercito vincitore, per domandare l'occupazione im- 
mediata della città e la repressione dei furti e degli 
eccessi di una soldatesca demoralizzata dalla disfatta; 
ed in effetti una divisione chilena ristabiliva l'ordine 
il giorno stesso » (i). 

L'anteriore documento ufficiale del Corpo Conso- 
lare, di cui garentiamo l'autenticità, ci ha detto già 
come e perchè sì rispettabile Corpo si dirigesse al Capo 
dell'esercito chileno; e più addietro abbiamo detto pure 
che lo stesso Corpo Consolare aveva fiitto notificare 
ai chileni, dopo la battaglia, che la città non era di- 
fesa e che perciò potevano liberamente occuparla. 
Completando quest'ultima notizia aggiungeremo che 
il Corpo Consolare si decise a dò per cagione delle 
cannonate che i chilenì lanciavano contro la città - ne 
avevano sparate sei o sette già - e solamente perchè 
cessassero il cominciato bombardamento, e non la di- 
struggessero. 

Quanto agli spari che, dice lo storico citato, furooo 



(i) Barros-Arana, Storia della guerra dtl Ptuifico^ seconda 
parte, p. 8. Edisione in iraacese. 



TACNA ED ARICA 399 



fanì sull' Araldo chileoo, la cosa fu cosi : la prima di- 
visione chtlena che si avanzava sopra Tacna, dopo la 
battaglia, spedì innanzi un Araldo per domandare la 
resa della città, il quale, saputo che non vi era auto- 
rità alcuna né politica né militare cui potesse diri- 
gersi, essendoché erano tutte andate via, fece chia- 
mare i membri del Corpo Consolare per intendersi con 
essi ; e stava appunto conversando con alcuni di questi 
in una strada, quando trovossi a passare di lì un bor- 
ghese ubriaco insieme ad altro borghese armato di fu- 
cile che usciva dì città, l' ultimo forse. L' ubriaco di- 
resse in passando alcune sconcie parole a tutto il 
grappo che formavano a poca distanza i Consoli e 
r Araldo, e mentre voleva obbligare il suo compagno 
a iar fuoco su detto gruppo, il colpo partì : ma andò 
io aria e non ferì nessuno. L'Araldo allora, interrom- 
pendo la sua conversazione con i Consoli, partì in furia 
minacciando di far bombardare la città; bombarda- 
mento che cominciò poco appresso, e che fu sospeso 
dalla notificazione già riferita del Corpo Consolare, che 
cioè trovandosi la città indifesa potevano i chileni oc- 
cuparla quando volessero, senza che vi fosse bisogno 
di distruggerla. Ce ne appelliamo, per la verità, al- 
l' onorevole Corpo Consolare di Tacna. 

Come dunque spiegare le succitate parole del signor 
Barros Arana? 

I soldati peruviani uscircelo da Tacna quasi imme- 
diatamente dopo il loro ari ivo in seguito alla disfatta 
del Campo dell'Alleanza; ed é assolutamente falso che 
commettessero ivi furti od eccessi di qualsiasi ^ecie, 



400 TACNA ED ARICA 



e che il Corpo Consolare si presentasse innanzi a uno 
dei Capi chileni per domandare la repressione dì tali 
eccessi. Furti ed eccessi di ogni genere furon com- 
messi in Tacna, e molti: ma furono opera esclusiva 
dei soldati chileni, come è detto nella Protesta uffi- 
ciale del Corpo Consolare straniero residente a Tacna. 
Cosicché, secondo lo storico chileno, i ladri e gli as- 
sassini furono i peruviani, i chileni poi, i salvatori : le 
colpe degli uni cioè sono date agli altri, snaturando e 
capovolgendo completamente i fatti. Ma tuttociò non 
è permesso alla storia. Siffatti maneggi, buoni solamente 
ad alimentare meschini pettegolezzi di gente che si 
stima poco, per preparare alla bugiarda loro ombra 
assurde pretensioni che non si ha il coraggio di esporre 
francamente, non possono, non debbono in modo al- 
cuno trovar posto in un libro che è destinato a tutti 
i popoli, a tutta quanta l' umanità. La storia deve dire 
la verità ; e quando non sa o non vuol dirla, che si 
taccia. E quando essa neppur tacere sa e si £a senza 
ritegno partigiana, tocca alla storia veritiera e impar- 
ziale di riporre i fatti nel loro vero posto. 

Sappiamo quanto sia difficile il riferire fatti contem- 
poranei, dei quali gli autori, amici o nemici, vivono 
tuttora : ma quando lo scrittore non è sicuro di sapersi 
mantenere calmo e sereno nelle regioni della verità, 
deponga la penna, o scriva altra cosa che non si chiami 
Storia. Si possono avere simpatie, e forse neppur noi 
ne andremo del tutto esenti, perchè siamo uomini an- 
che noi, e perchè la violenza e V ingiustizia manifesta 
di una causa producono quasi sempre una certa simpatia 



r 
r 



TACNA ED ARICA 401 

per la causa avversa; ma i fatti bisogna dirli come 
sono : e di ciò, per nostro conto, ci facciamo garanti. 

Come è detto in quella Nota-protesta del Corpo con- 
solare, il 3o maggio non esisteva più quasi nessuna 
delle tante botteghe di vini e liquori, dette pulperie, 
ove oltre i liquori si rinviene d^ ordinario ogni genere 
di commestibili, nonché artìcoli di merceria, di chin- 
caglieria e finanche di oreficeria. Queste botteghe sui 
generisy dove il popolino trova tutto quanto gli può 
abbisognare, e che in tutto il Perà sono tenute quasi 
esclusivamente da italiani, furono dalla prima all'ul- 
tima tutte più o meno saccheggiate e distrutte dai sol- 
dati chileni, i quali, cominciando dai liquori, facevano 
man bassa su tutto, e finivano col darsi ad ogni sorta 
di violenza contro il proprietario, facesse o no resi- 
stenza, e collo sconquassare i mobili e quanto vi fosse 
nella bottega e nella casa ; sicché oltre la morte del- 
l' italiano Raffaele Rossi, a sangue freddo trucidato nella 
propria bottega, ed al ferimento di altri molti, parec- 
chi dei quali versarono in grave perìcolo di vita, la tran- 
quilla e laboriosa colonia italiana residente in Tacna, 
ebbe a soffrire anche molti e positivi danni nelle sostanze. 

Né a questo solo, che pur non é poco, si limitarono 
gli eccessi deir esercito chileno. La crociata contro gli 
italiani, che furono trattati forse peggio che i medesimi 
peruviani, cominciò con una prima e grave offesa con- 
tro la stessa bandiera della Nazione, che ufficialmente 
copriva e proteggeva la persona e la casa delF Agente 
Consolare d' Italia, fatte ambe bersaglio di immeritato 
oltraggio. 



402 TACNA ED ARICA 

Nel Perù, paese continuamente travagliato dalle 
guerre civili, è vecchia usanza, per il grande rispetto 
portato mai sempre alla bandiera straniera, fosse an- 
che del più meschino staterello, di riconoscere tacita- 
mente a favore delle case degli Agenti esteri, sia di- 
plomatici che consolari, un diritto di asilo che rimase 
sempre inviolato e di cui goderono in ogni incontro 
i veri o supposti delinquenti politici che in esse rico- 
vrarono. Stando quindi nella coscienza pubblica l'in- 
violabilità della casa sulla quale sventolasse la bandiera 
di un Ministro o di un Console straniero, non appena 
si ebbe notizia in Tacna della disfatta delF esercito al- 
leato, gì' indifesi abitanti della città, e stranieri e na- 
zionali, onde sfuggire ai prevedibili eccessi dell'eser- 
cito vincitore, si rifugiarono in folla nelle case dei 
diversi agenti consolari stranieri. E si come tutte le 
altre, la casa dell'Agente Consolare d'Italia, signor Gio- 
vanni RafFo, si trovò in meno di un'ora letteralmente 
piena di gente che andava a porsi in sicuro sotto la 
protezione della bandiera italiana: erano italiani, erano 
individui di altre nazionalità, ed erano anche non po- 
chi peruviani, in massima parte vecchi, donne e fan- 
ciulli (i). 



(i) Tutta questa gente, in numero di 500 e più, rimase per 
più giorni nella casa del signor Rafib, il quale, coadiuvato dalla 
sua degna consorte, l'ottima gentildonna Clelia Marcone, fu 
generosamente largo verso di essa, nonché di alloggio, di vitto 
e di tutte le più delicate cure. Visitammo Tacna nell'ottobre 
del 1881, e trovammo ancor vivo in quella popolazione il grato 
ricordo di tanta munificenza. 



TACNA ED ARICA 403 



Ma entravano appena in Tacna i primi gruppi di 
soldati chileni, quando un Colonnello comandante di 
divisione, accompagnato da più ufìziali e soldati, si 
porta direttamente innanzi alla casa dell'Agente con- 
solare d'Italia. A che farvi? lo sapremo dal docu- 
mento che qui letteralmente riproduciamo, tradotto 
dallo spagnuolo. - e Dichiarazione - Il giorno 26 mag- 
gio 1880, in cui a due leghe da Tacna ebbe luogo la 
battaglia delYAito de la Alian^a fra gli eserciti del 
Chili e delle Repubbliche alleate Perù e Bolivia, noi 
infrascritti ci trovavamo rifugiati nella casa di abita- 
zione del signor Agente consolare d'Italia, D. Gio- 
vanni Raffo ; e per questa circostanza potemmo essere 
e fummo testimoni del fatto seguente : 

ff Quando, poche ore dopo la battaglia, le truppe 
chilene occuparono la indifesa città di Tacna - ciò che 
fecero senza che nessuno opponesse ne tentasse nem- 
meno di opporre resistenza alcuna - il comandante 
generale della prima divisione dell'esercito del Chili, 
signor Colonnello Amengual (oggi generale) si presentò 
innanzi la casa del signor Agente consolare d'Italia, 
seguito da varii uffiziali del suo stato maggiore e da 
un picchetto di Carabineros de Yungaij esigendo che 
gli si aprisse la porta, e minacciando di forzarla se 
tale ordine non fosse immediatamente compiuto. Aperta 
la porta in nostra presenza dal signor RafTo in persona, 
il signor colonnello Amengual gli disse che voleva 
percorrere tutta la casa per vedere se vi si trovassero 
soldati peruviani nascosti. Al che il signor Raffo ri- 
spose, che egli era l'Agente consolare del regno dita- 



404 TACNA ED ARICA 



Ha, e che la sua casa, nella quale non era soldato al- 
cuno, ma unicamente pacifici ed indifesi cittadini ita- 
liani e di altre nazionalità, che si erano ricovrati sotto 
la protezione della bandiera neutrale <P Italia, non pò* 
teva in nessun modo esser perquisita per fòrza, come 
si proponeva di fare il signor Colonnello, per essere nel 
medesimo tempo la sua casa di abitazione, e l' Uffizio 
dell'Agenzia consolare, come dicevano lo Scudo d'Italia 
che era molto visibile sulla porta, e la bandiera della 
Nazione che sventolava sul tetto. A questo il signor 
Colonnello Amengual rispose ponendo in arresto il 
riferito signor Agente consolare d'Italia nello stesso cor- 
ridoio di entrata ove si trovava, e con sentinella a vista, 
cui diede l'ordine che, in caso sentisse sparare un sol 
colpo nell'interno della casa, lo fucilasse immediata- 
mente. Il signor RafTo protestò allora un' altra volta in 
nome della Nazione italiana, per questa nuova e mag- 
gior fellonia che si commetteva contro di lui : però il 
detto signor colonnello Amengual non fece caso al- 
cuno delle sue parole, ntiantenhe fermo l' ordine dato, 
e lasciandolo in cosi umiliante e pericolosa situazione, 
in cui la sua vita correva tanto e tanto grave pericolo, 
procede con alcuni ufiziali a rovistar la casa in tutti 
i sensi. 

tt L'Agente consolare signor RafTo rimase in arresto e 
sotto la minaccia di esser fucilato al primo sparo che si 
udisse nella casa - cosa assai facile a succedere anche 
per semplice casualità fra tanta gente piena di paura e 
di terrore che si trovava in essa raccolta - circa venti 
minuti, ossia durante tutto il tempo che impiegò il si* 



TACNA ED ARICA 405 



gnor Colonnello Amengual nella perquisizione intra- 
presa; la quale fu assolutamente infruttuosa, perchè 
non era nella casa neppure un solo soldato od ufiziale 
dell'esercito alleato. Testimoni presenti al fatto, dichia- 
riamo sul nostro onore che quanto abbiamo detto è la 
pura verità in tutte le sue parti, e che siamo pronti in 
ogni tempo a confermarlo con giuramento. > 

Seguono le firme di sette testimoni, dei quali due 
francesi e cinque italiani. Indi continua: 

a Noi sottoscritti, da più tempo residenti in Tacna, 
dichiariamo: che i fatti ai quali si riferisce la prece- 
dente relazione, ossia la violazione del domicilio del 
signor Agente Q>nsolare d'Italia, D. Giovanni Raffo, 
operata il 26 maggio 1880 dal Colonnello dell'eser- 
cito chileno signor Amengual, insieme agli altri arbitrj 
contro la persona stessa del signor RafTo, sono pub- 
blici e notori in Tacna fin dal giorno stesso in cui 
ebbero luogo, per essere stati concordemente riferiti 
da tutte le persone, più di cinquecento, che si tro- 
vavano rifugiate sotto la protezione della bandiera ita- 
liana in casa del riferito signor Agente Consolare d^ Ita- 
lia ; e che la divulgazione di questi fatti contribuì non 
poco ad aumentare il pànico generale, per i molti ec- 
cessi cui si sarebbe dato l'esercito chileno, come ef- 
fettivamente avvenne. -Tacna, 26 ottobre 1881. 1 Se- 
guono numerose firme di testimonii(i). 



(i) In un ricorso elevato il 6 settembre 1881 a tutto il corpo 
Diplomatico esistente in Lima, da quaranta e più cittadini itar 
lianiy inglesi, francesi e spagnuoli residenti in Tacna, si legge 



4o6 TACNA ED ARICA 



Ignoriamo se e quale riparazione fosse data dal Go- 
verno chileno a questa grave offesa, portata da un ufi- 
ziale superiore del suo esercito contro la bandiera ita- 
liana. 



PRESA DI ARICA 

Disfatto r esercito perù-boliviano di Tacna, e caduta 
questa città in mano dei chileni, Arica non poteva più 
sostenersi. Circondata per mare e per terra dai chileni, 
non le rimaneva via alcuna di scampo; ed essa do- 
veva necessariamente cadere, sia più o meno tardi per 
fame, quando fossero esaurite le poche provviste che 



anche : « Pochi momenti erano trascorsi da quello del trionfo 
delle armi chilene, quando principiarono a sentirsi io tutta la 
loro crudezza gli effetti delle estorsioni praticate contro di noi. 
L'Agenzia Consolare d'Italia fu designata per servire di prixa& 
vittima. Presentatosi in essa il comandante generale della i^ di- 
visione dell' esercito del Chili, colonnello Amengual, oggi inal- 
zato air alto posto di generale, volle, protetto dal suo stato mag- 
giore e dai carabinieri di Yangai, che si aprisse la porta del 
Consolato, che minacciò di rompere, e pose in arresto, eoa sen- 
tinella a vista, il signor Vice-Console, mentre egli si permise ^ 
penetrare nell' interno della casa. Questo fatto di gravissinui si« 
gnificazione sembra che servisse di norma a quelli che, montenti 
dopo, ci fecero espiare la fede che sempre avemmo circa al ri- 
spetto che in ogni occasione meritano i neutrali. > 



TACNA ED ARICA 407 

si trovava di avere, sia nel primo momento in cui 
all'esercito chileno che occupava Tacna piacesse di 
operare su di essa. Né in quest'ultimo caso poteva 
essa opporre una forte e lunga resistenza, poiché la 
sua guarnigione che arrivava appena a 1800 uomini, 
doveva necessariamente venir sopraffatta da un nemico 
cinque o sei volte più numeroso senza contare Fazione 
della squadra che ne bloccava il porto ; e perché, seb- 
bene si fosse lavorato fin dal principio della guerra a 
fortificarla, le sue opere di difesa, in se stesse meschine, 
costruite come furono in previsione di uno sbarco di 
truppe nemiche, guardavano principalmente il mare, 
e poco o nulla la via di Tacna, dal cui lato si pre- 
sentava facile e spianato V attacco. Il famoso colle, 
detto il Morrò j che dalla parte del mare, su cui é 
tagliato a picco per un'altezza di 5oo piedi, poteva 
considerarsi come inespugnabile, perdeva tutta la sua 
forza e diveniva invece una posizione delle più peri- 
colose ed insostenibili, se fosse attaccato alle spalle da un 
esercito che venisse giù dall'interno del paese, da Asapa. 
Da questa parte trovasi legato ad altro lungo colle, 
detto Cerro Cordo, che viene giù in dolce declivio e 
che gli rimane alquanto sovrapposto. Attaccati per 
questa via da forze maggiori, i difensori del Morrò 
$i trovano irrimediabilmente perduti; e se si ostinano 
i non darsi prigionieri, non rimane loro che lasciarsi 
immazzare sul posto a guisa di gregge nella rete, senza 
potersi muovere in nessun senso, ammenoché non pre- 
sriscaxio di esporsi ad ogni passo a precipitar giù a 
icura morte alla base del Morrò. 

j5, — Caivano, Qufrr^ tFAmfrÌ€q% 



4o8 TACNA ED ARICA 



Arica dista appena i4 leghe da Tacna, cui è unita 
per. mezzo di una via ferrea ; ed il grosso dell'esercito 
chileno, senza afirettarsi punto (i). cominciò il primo 
giugno a concentrarsi in Chacalluta^ a tre leghe da 
Arica, dove momentaneamente terminava la ferrovia 
per essere stato rotto un ponte dai peruviani. 

Indi il giorno 5, dopo aver prese le sue posizioni, 
il generale Baquedano, comandante in capo delfeser- 
cito chileno, spedi un araldo al comandante della guar- 
nigione di Arica, intimandogli la resa della piazza, 
onde evitare un inutile spargimento di sangue, in vista 
della impossibilità della resistenza contro un nemico 
quattro o cinque volte più numeroso. A tale intima- 
zione il comandante della guarnigione, Colonnello Bo- 
lognesi, rispondeva invece che avrebbe resistito fino 
a che avesse bruciato Vu'tima cartuccia. E P artiglierìa 
di ambo i combattenti cominciò in quello istesso giorno 

(i) I chìleni temevano un assalto da parte dell'esercito oe* 
mico ripforzato dalla grossa divisioDe dì Areqttipa che, come s'è 
detto, trovavasi in Locumba nel giorno della battaglia ; e perciò 
primo loro pensiero era quello di non smembrare menomamente 
le proprie forze, tenendosi uniti e compatti in Tacna. Ma quando 
seppero che i boliviani erano tutti sulla via del proprio paese, 
e che r esercito di Arequipa erasene tranquillamente rìtomato 
indietro, cessò ogni loro timore. Monterò, di cui princ:palnente 
temevano, rimasto solo col suo piccolo e dimezzato esercito, 
nulla piti potava tentare contro di essi, né in Tacna né in Anca, 
dove, senza portare un competente contingente di forze, non 
avrebbe fatto altro che accrescere le difficoltà provenienti dalla 
scarsezza delle vittuaglie. In vista di questi fatti e considera- 
zioni, mossero liberamente il primo. giugno alla volta di Aric^. 



TACNA ED ARICA 409 

a tuonare. Senza risultati positivi per nessuno dei due, 
il fuoco di artiglieria continuò anche durante tutto il 
gìoroo 6, nel quale i cannoni peruviani ebbero da fare 
non solo con quelli delP esercito, ma con quelli assai 
più potenti ancora della fòrte squadra cbilena ; ed il 
sette, al far del giorno, l'esercito chileno diviso in 
più colonne, ognuna delle quali era più numerosa di 
tutta la guarnigione di Arica, imprese contro la piazza 
un generale assalto. 

L'esito della lotta non poteva esser dubbioso. Il Chili 
fu vincitore. Ma la guarnigione d'Arica però tenne 
rigorosamente la parola del suo coraggioso comandante, 
perendo insieme a lui quasi totalmente. 

Fra i difensori di Arica non era alcun boliviano. 
Tutti erano peruviani, meno uno solo; e questi era 
Z>. Roque Saen^-Pefìa, distinto ed egregio {)ersonaggio 
della Repubblica Argentina, che per sola simpatia 
alla causa del Perù era andato da semplice soldato 
a combattere sui campi di battaglia, ove spiegò co- 
raggio e sapienza militare non poca. Nel più forte 
della mischia in Tarapacà, il Generale Buendia, del 
quale era ivi aiutante, gli affidò il comando di un batta- 
glione, che valorosamente diresse e portò alla vittoria; 
e ciò servì perchè Bolognesi gli affidasse ancora in 
Arica, col grado di Colonnello, il comando di altro 
battaglióne che si fece tagliare a pezzi sotto i suoi 
ordini, insieme ai pochi resti del quale egli fu fatto 
prigioniero. 

Otto ore dopo terminata la battaglia di Arica su 
quel suo famoso Morro^ che rimase letteralmente ce- 



4IO TACNA ED ARICA 



petto di cadaveri sulla cima ad alla base, l'esercito 
vincitore entrò pacificamente in città. Ma questa pace 
non durò che pochi minuti. Preso alla lesta il loro 
rancio, i soldati chileni si sbandarono per la città; 
ed ancor più feroci che in Tacna, la misero per più 
giorni consecutivi a sacco e ruba, ammazzando quasi 
tutti quelli in cui s'imbattevano, ed incendiando qua 
e là tutte le migliori case. Noi che visitammo Arica 
un anno dopo - dopo un anno <;he fu tutto speso dai 
suoi abitanti, massime stranieri, a riparare i gravi danni 
sofierti - vedemmo ancora per ogni dove non poche 
macerie e rovine. 

In Arica come in Tacna, gli stranieri in generale 
e particolarmente gì' italiani, non furono punto rispet- 
tati (i). Oltre al saccheggio di tutte le case di commercio 
e proprietà italiane - saccheggio in massima parte ac- 
compagnato da incendio - fu anche barbaramente truci- 
dato nella sua stessa bottega l'italiano G. Camiglia. 



(i) Come risalta dai reclami avanzati e debitamente compro- 
vati innanzi all'egregio Agente consolare d'Italia, signor Giovantii 
Raffo, i danni sofferti dagl'Italiani in Tacna ed Arica, in con- 
seguenza degli eccessi e delle pre^raricazioni dell' esercito chileoo, 
ammontano alla non lieve cifra di 539,681 so/es argeutc^ pari a 
lire italiane 2,698,405. Sappiamo che in risposta alle relative pra- 
tiche del Governo italiano, quello del Chili ha già riconosciuto. 
in massima, il dovere di risarcire tali danni; e non dubitiamo 
che, come impone il decoro di ambo i Governi e Nazioni rispet- 
tive, ciò sari presto un fatto compiuto. Ma come riparare al!a 
morte del Rossi e del Carniglia, all'onta ed alle sofferenze pa- 
tite in Tacna dai percossi e dal feriti?... 



TACNA ED ARICA 411 

E se in mezzo a tanto scempio fu questa la sola 
vittima ctie ebbero a deplorare i pacifici e laboriosi 
italiani residenti in Anca, unicamente devesi ciò at- 
tribuire all'essersi tutti gli altri, ammaestrati dai fatti 
di Tacna, anticipatamente rifugiati a bordo delie navi 
straniere che trovavansi in rada. 




ESTORSIONI CIllLENE E NEGOZIATI PER LA PACE 



SOMIIARIO 

Il Chili s' impoucBSB [Ielle rendite e delle fonti di ricchezia del 
Perù. - Otdiaa U esazione di balzelli di guerra nelle città 
e tene dell' indifeso litloralc peniviano. - DucumeLti che 
lireriscoDO !■ specie e la quantità del bottino. - Relazione 
itegli oggetti contenuti in casse spedile al Chili. - Contri- 
buEÌoni pagate in denaro. - Fatti di Moquegua, - Gli Stati 
Uniti offrano la loro mediaiione. - I PlenìpoteniiBri ai riuni- 
scono a bordo della Laikaioana, — Condizioaì che il Chili 
pose per la pace. - Conferenze. — Il Chili non accetta la 
proposta dell' arbitrato. — Il Perù dichiara inacceltabili la 
esigenze del Chili, 

QMB già in Antofagasta, Cobija, Iquique, 
Pisagua ed altrove, i chileni aprirono 
a loro benefìcio ti pono e la dogana di 
Arica non appena la ebbero occupata. 
I Ma, a quanto pare, le grosse entrate 

di tune queste dogane, in pane bolivìane ed in pane 



414 ESTORSIONI CHILENE 



peruviane, con quelle assai più considerevoli del guano 
e del salnitro di Tarapacà, non furono trovate bastevoli 
a sodisfare i desiderii od i bisogni veri e positivi del 
Chili; il quale trovò anche la via di impinguar me- 
glio il proprio tesoro a spese delle sventurate popola- 
zioni peruviane che vivevano lontane dal teatro della 
guerra. Eccettochè nellti Capitale ed in Arequipa, in 
tutto il resto del Perù non era neppur V ombra di forza 
armata. Onninamente indifeso, salvo solamente quei 
due punti, il Perù si presentava qual facil preda anche 
pel più meschino pugno di avventurieri cui venisse in 
mente di fare una correria sulle sue ricche terre. 

Fu quindi deciso che una piccola divisione dell'eser- 
cito chileno, viaggiando senza posa e per mare e per 
terra lungo l'esteso littorale peruviano, senza molto in- 
ternarsi nel paese, si desse ad imporre e riscuotere grossi 
balzelli di guerra da tutte le popolazioni e dalle ricche 
fattorie che si trovassero sul suo cammino (i). 



(i) e Trasse (il Chili) la devastazione e la rovina nei dipar- 
timenti indifesi del nostro littorale del nord, distruggendo in un 
istante monumenti d' inestimabile valore inalzati dalla moderna 
industria.... Nulla ha potato trattenere la mano dei nostri ne- 
mici : né lo stato inerme delle popolazioni, né la innocenza delle 
vittime, né il pudore delle donne, né la debolezza della in&n- 
zia, né la venerazione della decrepitezza, né il valore sfortunato, 
né il carattere sacro della neutralità, né il più sacro ancora delle 
ambulanze nel cui recinto sono stati assassinati senza pietà i no- 
stri feriti : insomma, nessun rispetto é stato tanto potente da far 
ritornare il Chili nel seno della civiltà, durante l' attuale guem 
del Pacifico.... » Circolare, 5 novembre 1880, del Ministro degli 
Esteri del Perù agli Agenti diplomatici del Perù ali* estero. 



E NEGOZIATI PER LA PACE 415 

Questa divisione cui fu dato il nome di Division de 
operaciones del norte, percorse effettivamente tutti i 
punti più importanti del littorale peruviano da Arica a 
Paita, solo tralasciando di farsi vedere in quei pochi 
siti dove avrebbe potuto trovar resistenza. E poiché 
suo unico scopOf che si sappia almeno, era quello di le- 
var grosse contribuzioni dagl'inermi abitanti del Perù, 
spesso ricorse alle più spietate minacele, rese ancor 
più potenti dal terrore che già circondava il nome chi- 
leooy per astringere le misere popolazioni all'imposto 
pagamento, che non sempre furono in possibilità di ef- 
fettuare. Il più delle volte si dovè supplire alla man- 
canza di metallico colle piccole gioie tolte dalle orec- 
chie e dalle dita delle donne, e con tutte le specie di 
valori che si avevano; e quando tutto mancava, fu 
giuocoforza assistere alla distruzione delle proprietà 
sia urbane che rurali, sia di case di abitazione che di 
oflBcine e stabilimenti industriali, essendo massima del- 
l' esercito scorridore di distruggere quanto incontrava, 
per il doppio almeno del valore della imposta balzello 
rimasto insodisfatto (1). 



(i) e ....Alla testa 4i 400 uomiaL penetrò (Lynch) fino alle 
fattorie del Ptunit e di Palo Sico^ magnifiche proprietà destinate 
alla coltura della canna di zucchero ed alla fabbricazione di 
questo prodotto.... Lynch impose su queste proprietà una contri- 
bnzione di 100,000 piastre, dando all' amministratore di esse tre 
giorni di tempo per procurarsi il danaro.... Spirato il termine 
fissato da Lynch pel pagamento della primd contribuzione, ricevè 
daU' amministratore, che era uno dei figli del proprietario, una 
lettera di rifiuto. .. Lo stesso giorno» 13 settembre, rispose: -Visto 



41 6 ESTORSIONI CHILENE 



Onde possano in qualche modo comprendere i nostri 
lettori la specie di bottino raccolto in questa correria 
dall' esercito chileno, riportiamo qui alcuni documenti 
in proposito che i giornali chileni, quasi cosa somma- 
mente degna ed onorevole, con ogni pompa pubblica- 
rono, e che noi togliamo del giornale Im Patria di 
Lima, N.^ 2916, che li riprodusse. 

(( Comando in capo della Division de operacicnes 
del iior/e -Vapor Itata in Mollendo, ottobre 27 dei 1880 
- Con questa data ho decretato quanto segue : - Do- 
vendo darsi minuzioso conto al Supremo Governo dei 
risultati ottenuti dalla spedizione che ho avuto 1^ onore 
di comandare. - Decreto : Nominasi una commissione 
composta da.... perchè formi un inventario particola- 
reggiato delle specie e danari che si sono imbarcati 
sui trasporti Itata e Copiapò, qual prodotto dei balzelli 
e contribuzioni imposte alle fattorie e paesi percorsi 
dalle forze della divisione.... P. Lynch. > 

« Relazione del contenuto delle casse con oggetti 
presi al nemico, che sono state consegnate al commis- 
sario (contador) del trasporto nazionale Itata: 



la vostra lettera ho già dato gli ordini necessarii perchè si pro- 
ceda alla distruzione della proprietà di vostro padre. .. - L' or- 
dine di distruzione fu inesorabilmente eseguito. La truppa tolse 
una quantità considerevole di succherò, di riso e di altre derrate, 
ed in seguito fece saltare le fabbriche con polvere di cannone e 
dinamite. • 

Barros Arana, S feria della Guerra del Pacifiro, 2* parte, pa- 
gine 77 a 80, Edizione francese. 



E NEGOZIATI PER LA PACE 417 



e Cassa N.^ i contiene: i^ una cassetta suggellata 
con 84 decagrammi di oro vecchio con pietre di 
diversi colori, e due chilogrammi, 78 decagrammi di 
oro vecchio; 2^ una cassetta anche. chiusa con 6 oro- 
logi di oro e 2 di argento, 43 decagrammi di gioie di 
oro, 2 chilogrammi e 36 decagrammi di catene di oro, 
e 179 anelli di oro, del peso lordo di 83 decagrammi, 
fra i quali 6 con brillanti, 23 con diamanti e 1 1 con 
pietre diverse; 3® un involto con 4 chilogrammi e 36 de^ 
cagrammi di oro lavorato; 4^ una borsa con 5 orologi 
di oro e 5 di argento, tre diamanti per tagliar vetri, 
un uovo di legno con entro alcune pietre preziose il 
cui valore s'ignora, ed una cassettina di oro conte- 
nente pietre di valore sconosciuto; 5^ una cassetta 
suggellata con So grammi di perle fini ; 6^ altra cas- 
setta con 62 grammi di perle fini; 'f un pacco con 
un finimento per signora, in oro e cammei, ed un fini- 
mento per uomo in oro, cammei e rubini. Tutto que- 
sto fu consegnato dalla città dì Chiclayo al Coman- 
dante in capo del reggimento.... 

e Cassa N."^ 2 contiene: 21 chilogrammi e 3o deca- 
grammi di argento vecchio, parte preso dagli ufiziali 
del reggimento Buin primo di linea, e parte dagli aiu- 
tanti del comandante in capo, e per suo ordine, nella 
città di Chiclayo. 

« Cassa N.** 3 contiene : 4o34 fesos^ 60 cent, in mo- 
neta chilena e peruviana. 

« Cassa N.^ 4 contiene: 3391 pezzi, 90 cent, in mo- 
neta chilena, peruviana e bollviana. 

9 Cassa N.^ 5 contiene: 4 chilogrammi e 37 deca» 



41 8 ESTORSIONI CHILENE 

grammi di argento vecchio della città di Monsfù, con- 
segnata dal sottotenente dei granatieri a cavallo, Don.... 

a Cassa N.^ 6 contiene : 3262 pezzi in moneta pe- 
ruviana e boliviana. 

«Cassa N.^ 7 contiene: 38 chilogrammi e 21 deca- 
grammi di argento vecchio, consegnato nella città di 
San Fedro dalP aiutante.... 

e Cassa N.^ 8 contiene: 1794 pezzi in moneta di 
argento, una tortera d'argento del peso di 22 marchi 
e 6 oncie, e 3o marchi 6 oncie di argento vecchio.... 

e Oltre le casse, si consegnarono al commissario del- 
Vitata 8 barre di argento del peso totale di 917 mar- 
chi e 3 oncie e mezza. 

e Vapor Itata, nel mare, ottobre 3o del 1880, £>. Cor- 
roseo Albano^ segretario generale. - V. B. Lynch, • 

Contribuzioni pagate in denaro, lire sterline: Ferro- 
via di Eten 325o; Fattoria Cayalti 1000; Molino di 
Pacasnugo 35o; Casale di Chepen 100; Città di San 
Fedro 1000; Ferrovia di Pacasmayo 4ooo; Fattorie 
Laredo e Panache 1000; Fattoria Chiquitoi 1000; 
id. Chiclin 1000; id. Chicamita 1000; id. Pampas 1000; 
id. Facalà 1000; id. Tulape 1000; id. S. Antonio 1000; 
id. Mocan 1 5oo; id. Santa Clara e Licape 1000; id. Tra- 
pichito 5oo; id. Arriba 5oo; id. Gazflape 5oo; id.JFarias 
e Tutuman 3oo;'id. Bazan 5oo; id. Vifiita 5oo; id. La 
ViJìa 5oo; id. Santa Elena e Carmelo 5oo; id. Naza- 
reno no; id. Salamanca no; id. San Domingo no; 
Città di Trujillo 3ooo; Fattoria Menocucho i io; id. Ma- 
collope no. Totale, lire sterline 29050. - Città di Chi- 
clayo, scudi 1923; Fattoria Combo 5oo; Casale di 



E NEGOZIATI PER LA PACE 419 

Ascope 4ooo; Città di Lambayeque 4ooo; Città di 
Ferrefiafe 1000. Totale, scudi 11 42 3 (i). 

Basti ciò a dare qualche idea e del bottino stesso 
e del terrore che doveva ispirare l'esercito che lo rac- 
coglieva!... 

Disseminati come trovansi gli stranieri per ragioni 
di commercio su tutto il territorio peruviano, toma 
inutile l'avvertire che di tali vessazioni essi furono 
vittime, colà dove si trovavano, non diversamente che 
i peruviani stessi; e non mancano a questo riguardo 
i giusti reclami sporti innanzi i proprii Governi da 
cittadini italiani e di altre nazionalità (2). 



(i) « Come prodotto finanziario della spedizione, e come pro- 
dotto delle contrìbnzioni di guerra si ebbero 29050 lire sterline, 
11428 scadi in argento, 5000 scudi in carta-moneta del Perù, 
un poco d' oro e d' argento in verga, un carico considerevole di 
merci e di prodotti di quelle provincie, fra cui figuravano oltre 
2500 sacchi di zucchero, 600 sacchi di rìso, molte balle di co- 
tone e di tabacco. > 

Barros Arana, op, €it, pag. 95. 

(2) Nel rapporto ufficiale che V aatorità municipale di Mo- 
qaegua dirigeva alle autorità superiori il 18 ottobre 1880, e che 
troviamo nel giornale La Patria di Lima del 16 novembre 1880, 
sui fatti consumati in Moquegua dalle forze .chilene, si legge : 
« Il comandante impose su questa città, in nome del Governo 
cfajleno, la contribu:BÌoìie di 11:^,000 scudi pagabili in Argento 
monetato o lavorato, in . giòie e metalli in pasta ; pia 50 ani- 
mali vaccini, 20 quintali di riso, 30 di farina, io di zucchero e 
5 di caffè, o il loro valore in danaro, nel termine di 24 ore pel 
danaro, e di 48 pei viverì.... Indi il comandante chileno ridusse 
a 60,000 scudi il balzello in metallico, senza alterare quello dei 
TÌTeri, e conchiuse minacciando il popolo coli' uso della forza, 



420 ESTORSIONI CHILENE 

Lo Stesso Barros Arana, cui la bruttezza di questi 
fatti non poteva sfuggire del tutto, si affatica non poco 
nella sua Storia della Guerra del Pacifico^ ad attenuarne 



senzm rispoDdere delle conseguenze che sopravverrebbero, se non 
si pagava il balzello. Alcuni cittadini assicurano che il coman- 
dante disse che se non si pagava il balzello avrebbe abbando- 
nata la popolazione alle truppe ; e debbo anche manifestare che 
la colonia italiana sollecitò più volte verbalmente e per iscritto 
garanzie per le sue persone ed interessi perchè neutrali, e non 
le ottenne.... Compiute le 24 ore le forze chilene occuparono la 
città, e molte signore si presentarono al comandante domandando 
la diminuzione del balzello ed una proroga per pagarlo, ovvero 
che si segnalasse loro un luogo di asilo per porre a salvo le 
loro persone ed il loro onore ; ciò che non ottennero, nonostante 
le suppliche e le lagrime loro. Le forze chilene si portarono 
immediatamente i 27,420 scudi che in argento monetato e la- 
vorato ed in gioie eransi riuniti ; ed il loro capo intimò che se 
il giorno seguente non si completasse il balzello, effettuerebbe 
la sua minaccia come se nulla si fosse dato. Lo stesso proce- 
dimento si osservò nei giorni seguenti, essendo da avvertire clie 
alle II ant. la forza chilena si sparpagliò per la città, e fece 
una minuziosa perquisizione in tntte le case, incluse quelle degli 
italiani, facendo aprire ed aprendo perfino i bauli che in esse 
trovavano, prendendosi rivoltelle, fucili, vacche, pecore, Liamas^ 
cavalli, muli, asini ed altri molti animali che trovarono.... Nella 
maniera indicata, e cooperando la colonia italiana e la chinese 
con oltre 4000 scudi, come mi si assicura, arrivò a coprirsi il 
balzello fino alla somma di 62,788 scudi, come è provato 
dalla liquidazione e dalle ricevute 'che rimetto in copia.... Nono- 
stante r assicurazione fatta più volte dal comandante chtleno che, 
soddisfatto il balzello, garantiva che le forze di sua dipendenza 
si ritirerebbero in buon ordine, senza arrecar danno alle persone 
né alle proprietà, al ritirarsi dal paese hanno incendiato l'abita* 
zione di un povero fittaiuolo, la cantina della fattorìa che con- 



E NEGOZIATI PER LA PACE 421 

la gravità, nonché a cercare scuse e pretesti di giustifica- 
zione. Ma pur raccontando le cose a suo modo, qualche 
sozzura scappa sempre ed apparisce qua e là ; e le scuse 
ed i pretesti addotti da lui sono poi del tutto inefficaci a 
soddisfare i suoi desideri!. « La facoltà che si attribuisce 
il capo di un esercito di occupazione, dice il Barros 
Arana, d* imporre contribuzioni di guerra agli abitanti 
di un territorio invaso, e di esigerne il pagamento con 
tutta la severità possibile in caso di resistenza, è au- 
torizzato dal diritto internazionale moderno. » Ma, senza 
dimenticare che questo principio non è poi tanto as- 
soluto, come pretenderebbe lo scrittore chileno, e che 
ha anch^esso certi limiti oltre i quali i popoli civili 
si guardano assai bene di arrivare, domandiamo: era 
forse per necessità o semplice ragione di guerra al- 
meno che la divisione Lynch invadeva quelle provin- 
cia del Però? In quelle provincie non erano eserciti 
nemici da combattere; non eravi da compiere e non 
fu compiuta nessuna operazione di guerra, propria- 
mente detta: lontane di più centinaia di miglia dal 
teatro della guerra, non pjossi dire neanche che i 
soldati chileni vi entrassero come a semplice allarga- 
mento delle zone da essi militarmente occupate : vi 
andarono apposta e per mare, ciò che importa dise- 



dace O. Zaniga, le case e officine delle fattorìe di P. Flores, 
B. Vargas de Zavalaga, D. Barrios e G. Zapata, oltre i liquori 
che hanno asportato e lasciato disperdere in varie cantine, rom- 
pendo le porte, e i seminati che hanno devastato in molte pro- 
prietà, durante la occupazione.... » 



422 ESTORSIONI CHILENE 

gno e premeditazione ; e non le invasero né per appro- 
priarsele a titolo di conquista, né per occuparle per uo 
tempo più o meno lungo durante il corso della guerra. 
Senza trovar mai resistenza alcuna, neanche la più 
insignificante, vi entrarono come si entra in una casa 
aperta ; e non vi rimasero che appena il tempo neces- 
sario per correrle di fuga e raccogliere prestamente 
balzelli e contribuzioni di ogni genere. Questi balzelli 
e queste contribuzioni non furono adunque effetto, ma 
causa della invasione ; e diciamo della invasione^ non 
già della occupazione, perchè non può chiamarsi tale 
il semplice passaggio a passo di lupo, o la scorreria 
di una forza armata sulle terre indifese del nemico. 
Da cui nasce che, anche ammesso in tutto il suo ri- 
gore il poco civile ed umanitario principio invocato 
dallo storico chileno, neppur basterebbe, non già a 
giustificare, ma neanche a scusare od a semplicemente 
attenuare le enormezze commesse dall'esercito del suo 
paese. E se poi si considera che quei balzelli e queste 
contribuzioni furono in maggior parte tolte in derrate, 
zucchero, riso, tabacco, cotone, ed in meschine gioie 
di uso, che il terrore strappava dalle dita e dalle orec- 
chie delle donne; e che senza vantaggio per alcuno 
si distrussero, come neppure gli Unni avrebbero fiotto, 
grandiosi e colossali laboratorii industriali, non si può 
non convenire che il ricordo di questi fatti rimarrà 
sempre nella coscienza dei popoli civili, a indelebile 
onta e vergogna di chi ne fu autore. 

Mentre T esercito chileno si dava a questa tanto pro- 
ficua quanto vituperevole scorreria sulle indifese terre 



E NEGOZIATI PER LA PACE 423 



lerre dello sventurato Perù, gli Stati-Uniti dell'America 
del Nord offrivano la loro mediazione ai Governi delle 
tre Repubbliche belligeranti, onde arrivare ad una giu- 
sta ed equa pace che ponesse termine a tanto eccidio 
ed a tanta rovina. 

Dopo lunghe pratiche e quisquiglie sul modo e luogo 
ove si avessero a tenere le relative conferenze fra i 
Plenipotenziarii delle tre potenze belligeranti e della 
Gran Repubblica mediatrice, fu in fine stabilito che 
csst avrebbero luogo a bordo della nave nord-ameri- 
cana Lackawana^ nel modo e forma che appariscono 
dai relativi Protocolli delle medesime, di cui trascri- 
viamo qui le parti più essenziali. 

e A bordo della corvetta nord-americana Lackawana^ 
nella rada di Arica, il 22 ottobre 1880, riuniti i Pleni- 
potenziarii seguenti: 

a Per la Repubblica del Perù, i Signori Antonio Are- 
nas e Aurelio Garcia y Garcia - Per la Repubblica di 
Bolivia, i Signori Mariano Baptista e Juan Crisostomo 
Carrillo - Per la Repubblica del Chili, i Signori Eulojio 
Altamirano, Eusebio Lillo e colonnello José Francisco 
Vergara, segretario di Stato pei dicasteri di Guerra e 
Marina. - In presenza degli Ecc. Rappresentanti della 
Repubblica degli Stati-Uniti di Nord-America, Signori 
Thomas O. Osborn, accreditato presso il governo del 
Cfailì, Isaac P. Christiancy, accreditato presso il Go- 
verno del Perù, e generale Carlo Adams, accreditato 
presso il Governo della Bolivia. 

« JL'Ecc. signor Osborn, decano dei Rappresentanti 
degli Stati-Uniti, espose.... Conchiuse colle parole; Vi 

27. — Caivano, Guèrra tf America, 



424 ESTORSIONI CHILENE 

prego, Signori, vi supplico di lavorare con impegno 
per ottenere la pace, e spero, in nome del mio Go- 
verno, che i vostri sforzi vi porteranno a questo risul- 
tato. » Indi dichiarò aperta la conferenza. 

e L'Ecc. signor Altamirano espose allora.... Venendo 
alla grave questione del momento, manifestò che le 
circostanze imponevano come dovere indeclinabile 
quello di procurare una soluzione immediata; e che 
cercando il procedimento più adeguato per raggiun- 
gere questo fine, aveva creduto necessario di aggrup- 
pare in una minuta le proposizioni che, secondo le sue 
istruzioni, dovevano formare la base del trattato, affin- 
ché considerandole tutte insieme potessero gli Ecc. Rap- 
presentanti del Perù e della Bolivia indicare se potreb- 
bero aprirsi le discussioni su quelle basi. 

e Minuta delle condizioni essenziali che il Chili esìge 
per arrivare alla pace, presentata dai Pieni potenziarii 
chileni ai Plenipotenziari peruviani e boliviani, nelk 
conferenza tenuta a bordo della nave americana La- 
ckawana, il 22 ottobre 1880: 

€ Prima - Cessione al Chili dei territorii del Perù e 
della Bolivia che si estendono al sud della valle di Ca- 
m^irone^ ed air ovest della linea, che nella Cordigliere 
delle Ande separa il Perù e la Bolivia fino alla valle di 
Chacarillay ed all'ovest anche di una linea che da questo 
punto si prolungherebbe fino a toccare colla frontiera 
argentina passando pel centro del lago di Ascotan. 

« Seconda - Pagamento al Chili dal Perù e Bolivia, in 
solido, della somma di venti milioni di scudi (pesos] 
quattro dei quali saranno pagati in contante. 



E NEGOZIATI PER LA PACE 425 

€ Terza - Restituzione delle proprietà di cui sono 
stati spogliati i cittadini chileni e le loro imprese nel 
Perù e nella Bolivia. 
€ Quarta - Restituzione del trasporto Rimac. 
€ Quinta - Abrogazione del trattato segreto conchiuso 
fra il Perù e la Bolivia Tanno 1873, lasciando nel- 
l'istesso tempo senza effetto e valore alcuno le pratiche 
avute per conchiudere una G)nfederazione fra le due 
nazioni (1). 

e. Sesta - Ritenzione per parte del Chili dei territorii 
di MoqueguUf Tacna ed Arica che occupano le armi chi- 
lene, fino a che si sia dato compimento alle obbligazioni 
cui si riferiscono le precedenti condizioni. 

€ Settima - Obbligo da parte del Perù di non fortifi- 
care il porto di Arica quando gli sia consegnato, né in 
alcun tempo; e compromesso che in avvenire sarà 
porto esclusivamente commerciale. » 
Seconda conferenza del 25 ottobre, 
a Manifesta l'Ecc. signore Antonio Arenas, che le 
basi presentate dall' Ecc. Plenipotenziario del Chili gli 
hanno prodotto una penosa impressione, perchè chiu- 
dono le porte a ogni discussione ragionata e tranquilla ; 
che la prima di esse specialmente, è un ostacolo tanto 
insuperabile nel cammino delle pacifiche negoziazioni, 
da equivalere ad una intimazione di non passare in- 



(1} Sempre la stessa politica del 1837. Con qual diritto, ec- 
cetto quello di una oltraggiante prepotenza, può una Nazione 
vietare che altre Nazioni indipendenti si confederino fra loro, 
o si uniscano con trattati d'alleanza? 



426 ESTORSIONI CHILENE 



nanzi ; che il Chili ha ottenuto vantaggi nella presente 
guerra, occupando militarmente alcuni territorii del 
Perù e della Bolivia, sui quali non pretese giammai di- 
ritto alcuno, e che avendoli occupati in seguito a var'n 
combattimenti, crede oggi di essere divenuto padrone 
di essi, e che la sua occupazione militare sia un titolo 
di dominio; che questa dottrina fu certamente sostenuta 
in altri tempi ed in lontane regioni ; ma che neir Ame- 
rica spagnuola non è stata mai invocata dai tempi della 
sua indipendenza fino ad oggi, perchè creduta incom- 
patibile colle basi tutelari delle istituzioni repubblicane, 
perchè decadde sotto la potente azione dell'attuale si- 
stema politico, e perchè sommamente pericolosa per 
tutte le Repubbliche sud-americane.... Che perciò crede 
che, date le attuali condizioni dei belligeranti, una pace 
che avesse per base lo smembramento territoriale ed il 
ritorno del caduto diritto di conquista, sarebbe una pace 
impossibile; che quand'anche i Plenipotenziari! peru- 
viani l'accettassero e la ratificasse il loro Governo, il 
sentimento nazionale la respingerebbe, e la continua- 
zione della guerra sarebbe inevitabile; che se si insiste 
nella prima base, presentandola come condizione inde- 
clinabile per arrivare ad un accomodamento, la speranza 
della pace deve perdersi completamente.... 

« L' Eccel. signor Altamxrano espone : .... Accettando 
la guerra come una dolorosa necessità, il Chili vi si 
slanciò senza pensare ai sacrifizi che le imponeva ; € 
per difendere il suo diritto e l' onore della sua ban- 
diera ha sacrificato i suoi migliori figli e speso sen2t 
misura i suoi tesori.... In questa situazione, il suo Gc- 



E NEGOZIATI PER LA PACE 427 

verno ha accettato con sincerità V idea di porre ter- 
mine alla guerra, sempre che fosse possibile arrivare 
ad una pace solida, riparatrice dei sacrifici fatti, e che 
permettesse al Chili di ritornare tranquillo al lavoro 
che è la sua vita. Il suo Governo crede che per dare 
alla pace queste condizioni, sia indispensabile di avan- 
zare la linea di frontiera. Così procura di compensare 
in parte i grandi sacrifìci che il paese ha fatto, e di 
assicurare la pace delP avvenire. Questa esigenza è per 
il Governo del Chili, pel paese e per i Plenipotenziari i 
che parlano in questo momento in loro nome, inde- 
clinabile, perchè giusta. I territorii che si estendono 
al sud di CamaroneSj debbono nella loro totalità lo 
sviluppo ed il progresso attuale, al lavoro chileno ed 
al capitale chileno. Il deserto era stato fecondato dal 
sudore degli uomini di lavoro prima di essere irrigato 
dai sangue dei suoi eroi. Ritirare da Camarones la 
bandiera ed il potere del Chili, sarebbe un vile abban- 
dono di migliaia di concittadini, ed un rinnovare, ag- 
gravandola, l'antica e insostenibile situazione.... (i). 



(^1) Sappiamo già quanto sia di vero in tutto ciò. 

Scoperti i grandi depositi di salnitro neUa provincia peruviana 
di Xarapacà, il Perù apri generosamente le porte del suo ricco ter- 
'i torio a tutti coloro che cercassero nel lavoro una fonte di be- 
tessere e di prosperità, senza guardare se fossero nazionali o 
LO. Xnsieme ai tanti altri stranieri, accorsero ivi in folla i chileni, 
lie Ijl povertà e la mancanza di lavoro condannava alle più dure 
ri vsLzIoni in casa loro; e già abbiamo visto altrove quali e quanto 
rancli benefici ne ritraesse l' intero Chili. Ed ecco che questo fatto, 
t^ ^^o avrebbe potuto e dovuto servire a infondere nei chileni la 



428 ESTORSIONI CHILENE 

« L'Eccel. signor Baptista disse: Le categoriche di- 
chiarazioni dell' Eccel. signor Altamirano seoibrano 
chiudere il cammino della discussione.... Noi Plenipo- 
tenziarii di Bolivia ci troviamo in perfetto accordo 
colle esplicite dichiarazioni dell' Eccel. signor Arenas, 
nel punto fondamentale dell' acquisto di territorio, chia- 
misi avanzamento, cessione, compensazione o conquista, 
e pensiamo così, ispirandoci nell'origine e nello svol- 
gimento della vita politica della nostra America 

Non deponiamo nel suo seno una perpetua causa di 
malesserel Non fissiamo nelle frontiere delle sue Repub- 
bliche poteri gelosi che si stiano reciprocamente spiando, 
assorbendo coi loro eserciti ed armate, continuamente 
in aumento, le forze dei popoli.... Vinti e vincitori sof- 
friremmo egualmente per uno stato anormale che la- 
sciasse per gli uni il sordo lavorìo della rivincita, e 
per gli altri il lavoro estenuante e costoso d'impedirlo.... 
Dichiaro francamente che debbono riconoscersi ed ac-* 
cettarsi gli effetti naturali dell'esito. Nel corso di questa 
campagna i vantaggi sono pel Chili. Potrebbe dunque 
dirsi che vi è luogo ad una indennità a favore del 
Chili. Ritenga come pegno il territorio occupato, e si 
cerchino i mezzi equi che soddisfacciano coi prodotti 



più sincera gratitudine verso il Perù, viene invece invocato dal 
Chili come argomento per strappare al Perù quel ricco suo ter- 
ritorio, e farlo proprio. Questa strana pretenzione del Chili, espressa 
dalla bocca ufficiale di un suo Flenipotenziario in tanto grave e 
solenne occasione, non può che darci una prova di più della prò- 
fonda perturbazione del senso morale, in cui la violenza delle 
passioni ha trascinato certi animi in quel paese. 



E NEGOZIATI PER LA PACE 429 



fiscali di questo stesso territorio gli obblighi che ci si 
potessero imporre.... 

€ L'Eccel. signor Altamirano espone: ....E ben triste, 
dice al concbiudere, l' avere a resistere ad esortazioni 
come quelle che ci hanno fatto gli Eccel. signori Are- 
nas e Baptista, ma se l' avanzamento della frontiera è 
ostacolo insuperabile per la pace, il Chili non può, 
non deve eliminare quest' ostacolo (1). 

€ L' Eccel. signor Garcia y Garcia dice : .... Non può 
trascurare una delle ragioni che V Eccel. signor Alta- 
mirano invoca come specioso titolo pel dominio che 
il Chili pretende di ottenere sui territori di Tarapacà. 
Ricorda che T Eccel. Plenipotenziario del Chili sostenne 
che essendo chilena la totalità della popolazione di 
quella provincia, e chileni ancora i capitali e le braccia 
che formarono quelle industrie, si perviene ad essi il 
possesso dì quel territorio. Prescinde dalla estensione 
di totalità che l' Eccel. signor Altamirano ha dato alle 
sue parole, perchè essendo totalmente contraria ai 
fattiy non crede che pretenda di sostenerla né che ab- 
bia avuto tal intenzione. Non tacerà nondimeno la 
espressione della naturale sorpresa che gli ha causato 
V udire così strano ragionamento da una persona, la 
cui istruzione ed elevata importanza politica la rendono 
una figura americana.... Aggiunge che applaude alla 



(i) Il Chili aveva voluto e fatto la guerra collo scopo deter- 
iDJnato di conquistare i territori di Atacama e Tarapacà ; e certo, 
non poteva egli accondisccDdere a ritirarsi dalla guerra senza la 
desiderata ébnquista. 



430 ESTORSIONI CHILENE 



rettitudine di proposito, di che, come non poteva non suc- 
cedere, abbonda i'Eccel. signor Baptista; ma giudicando 
indispensabile di dare a queste idee una forma, per 
cos) dire, tangibile, che porti agli uomini spassionati 
il convincimento della nostra buona fede, che soddi- 
sfaccia il comune decoro e faccia tacere le esagera- 
zioni che sorgono nei rispettivi paesi, propone : che 
tutti i punti di queste divergenze, cui ha fatto allu- 
sione TEccel. signor Baptista e che si specificheranno 
in altre discussioni, siano sottoposte all' arbitrato inap- 
pellabile del Governo degli Stati-Uniti delP America 
del Nord, chiamato com'è ad esercitare questa gran 
funzione dalla sua alta moralità, dalla sua posizione 
nel Continente, e dallo spirito di concordia che rivela 
egualmente in favore di tutti i paesi belligeranti qui 
rappresentati. 

a L'Eccel. signor Vergara espone.... Che unicamente 
si occuperà della proposta deir arbitrato, presentata dal 
signor Garcia y Garcia, per dichiarare perentoriamente, 
in nome del suo Governo e dei suoi Colleghi, che non 
V accetta in nessun modo.... Il Chili cerca una pace 
duratura che sia fatta in vista (que consulte) dei suol 
interessi presenti e futuri, che stia nella misura degli 
elementi e del potere di cui dispone per ottenerla, del 
lavori fatti e delle fondate aspirazioni nazionali. Questa 
pace la negozierà direttamente coi suoi avversarli, 
quando questi accettino le condizioni che esso stima 
necessarie alla sua sicurezza, e non vi è motivo alcuno 
che lo obblighi a deporre in altre mani, per molto 
onorevoli e sicure che fossero, la decisione dei suoi 



E NEGOZIATI PER LA PACE 431 



destini. Per queste ragioni dichiara che respinge l' ar- 
bitrato proposto (1). 

e L' Eccel. signor Carrillo, dice : .... La proposizione 
dell'Eccel. mio collega signor Baptista è stata espressa 
come opinione particolare; da mia parte F appoggio.... 
e la rinnovo in questa forma : Statu quo del territorio 
occupato dalle forze del Chili, fino alla decisione del- 
l' arbitrato proposto. Per conchiudere, credo opportuno 
di manifestare che quando si offri in Bolivia la rispet- 
tabile mediazione del Governo degli Stati-Uniti, il mio 
Governo e l'opinione nazionale si persuasero che la 
pace fosse un fatto già, poiché questa mediazione era 
accompagnata da altra parola, l'arbitrato, che signi- 
fica giustizia e onore per tutti senza umiliazione per 
nessuno. 

a All'Eccel. signor Osbora sembra opportuno, egual- 
mente che ai suoi Colleghi, di far constare qui che il 
Governo degli Stati-Uniti non cerca i mezzi di farsi 
arbitro in questa questione. Lo stretto adempimento 
dei suoi doveri inerenti a questo incarico, occasione- 
rebbe molto lavoro; e comunque non dubiti che il suo 
Governo acconsentirebbe ad assumere un siffatto inca- 
rico, nel caso in cui fossegli debitamente offerto, con- 



( I ) A nessuno sfuggirà l'aceiba durezza di queste parole. Senza 
tener calcolo dell'offesa che direttamente si faceva agli Stati-Uniti, 
respingendo con tanta apprezza la proposta di arbitrato, le parole 
del Plenipotenziario chileno possono così tradursi: ho la forza 
con me, e intendo e voglio approfittare di tutti i vantaggi che 
la forza puu darmi, senza permettere che altri s'intrometta nei 
latti miei. 



432 ESTORSIONI CHILENE 

viene nondimeno che si sappia che i suoi rappresen- 
tanti non sollecitano questo onore. 

« L' Eccel. signor Altamirano espone : .... Che pensa 
come S. E. (Carrillo), trattandosi di inalzare V arbi- 
trato a mezzo unico e obbligatorio per dirimere le 
questioni fra le nazioni : ma se nel caso attuale fosse 
accettato dai Plenipotenziarii del Chili, sarebbero essi 
giustamente accusati e condannati nel loro paese sic- 
come rei di abbandono dei loro doveri, e quasi di tra- 
dimento dei più manifesti diritti e interessi della loro 
patria. 

Terza conferenza del 27 ottobre. 

e Gli Eccel. Plenipotenziarii del Perù dichiarano che 
insistendo il Chili nel mantenimento della prima con- 
dizione, e non avendo accettato l'arbitrato proposto 
da essi, non era loro lecito di proseguire nelF esame 
delle altre basi; che erano state loro chiuse tutte le 
porte, facendo necessaria la continuazione della guerra, 
e che la responsabilità delle sue conseguenze non gra- 
vera sul Perù, avendo esso indicato un mezzo deco- 
roso di arrivare alla pace. » (Dicesi lo stesso a nome 
della Bolivia). 

e L'Eccel. signor Osborn dichiara che egli ed i suoi 
colleghi lamentano profondamente che la conferenza 
non abbia dato i resultati pacifici e concilianti che si 
ebbero in vista.... 

e Indi si dichiarò chiusa la Conferenza. i> - Seguono 
le firme. 

Ozioso sarebbe ogni commento da parte nostra. Le 
esigenze così chiaramente e duramente manifestate dai 



E NEGOZIATI PER LA PACE 433 



Plenipotenzìarìi chileni di non accettare nessuna di- 
scussione che non cominciasse dalla cessione al Chili 
dei deserti di Atacama e di Tarapacà, sono la più 
evidente e sicura prova di quanto dicemmo nel par- 
lare delle cause della guerra. II Chili aveva pensato 
di fare, e faceva niente più che una semplice guerra 
di conquista ; e poiché la sorte degli eventi si era de- 
cisa a suo favore, si teneva sempre più fermo nei primi 
proj)osili. 




BATTAGLIA DI SAN JUAN 
E DISTRUZIONE DI CHORRILLOS 



SOMMARIO 

l Chili iatende ad approfittare lempre più delU debolezia del 
Peiù. - Riascite vane le conTeienze per la pace, muove con- 
tro Lima. - Sbarco di Pitto. - TentatJTO di bombardamento 
del Collao, — Perdila di £1 Lea. della Ccvadenga e della 
Fretta. - La Bolivi», di fallo, non partecipa più alla guerra. - 
Il IDillalotc Pierola : l'ambiiinDe e la vanilà lo ingolfano in 
nuovi eiTori. ~ Gli ufiicMli, lasciate le ffm partigiane, solo 
(te*ideraDO battersi contro lo slianiero. - Fìerola diffida di 
tutti: guasta l'esercito, scioglie la guardia 'nazionale e crea 
l'esercito di liserva, gli ufficiali ttmpersmii e il Batla^lione 
dtfoiitt. — W nuovo esercito di Pierola fu un' accoiiaglia d'ar- 
mati. — Egli volle essere il generate in capo : ambiva ad una 
vittoria tutta sua. — Aspetta il nemico alle patte di Lima. — 
Fortifica San Cristobal e San Barlolemé. - Contraria il sen- 
timento pubblico che voleva nuove forie navali. - Il tuo 
piatto. - Il pubblico peruviano era malcontento; perchè tol- 
lerò Herola. — Lo sbarco di Fisco indicava che si attacche- 
rebbe Lima dalia parte di Lurin. - Tùilada e Valle di Lurio. 



BATTAGLIA DI SAN JUAN 



- Linee di difesa. — I rìdolti. - Le siini aulemalicii. - I 
preti e ti Vicario Caslrtitii. - Sbarco di Curayato. - L'esti- 
cito chileno poteva esser disfatto io Lurin. - Come Pìerola di' 
spose gli eserciti. — Rimostranie e consigli dei generali mn 
ascoltati. — Gli AtUi e la Cttardùi Urbana. — DisposìiioDt 
dell' eiercito cUleno, e attacco del 13 gennaio iSSi. - 
Valorosa resistenza dell' ala diritta : Igletias è fatto jk:- 
gioaiero. - La riserva : nn battaglione tagliato a peni. - 
L' ala ainistta non prese parie alla lotta. - La attiri 
collocazione dell' esercito e 1' ìncapacilì di Pieiola (bnm 
causa della disfatta. — Suo scoraggiamento durante la Intu- 
gli*. — I fuggitivi peruviani si riducono a Mirafloies. - 1 th.:- 
leni a ChorrillBs. - Saccheggio, deraslazione e joceodio. - 
Orgia, ubriachezza e sangue. — I comaodanti non posni 
freno agli eccessi dei soldati. - La distruzione di ChoniUoi 
nonidovuta tutta alla ifrenateiii della soldatesca: aembripn;' 
meditata e consentita. - Nota diplomatica e sua risposta. - 
Perchi non arsero i ranckoi degli aderenti chileni ? - Sac- 
cheggi ed iDcendi al Barrane^. - Né a Chorrìllos ni al Bii- 
ranco si rispettaron gli Etranieri nentrali. — Danni patiti dilli 
colonia italiana. — Atiocitì chilene : uccisione di 13 italiac^- 

- Che fece il Governo italiano ì - La debolezza dei ItEri 
italiani offri argomento di scberao e di baldanza al chilei'i. - 
La favola del Baltagtioni italiano. - Perdite del Chili e it. 
Perii Della battaglia di San Juan. - FercbÈ i fileni si osti- 
nano a chiamare Battaglia di OierrUht un semplice &1I0 
d' orme alla stazione fèrrorìaria. 



lA nei progetti del Chili, prima ancora 
di arrivare a Tacna ed Arica, di avatt- 
zarsi celermente contro la capitale del 
Perù. A ciò lo spingevano l' aniirt 
odio divenuto oramai segno dì patrìot 
tismo e articolo di fede nazionale, e il bisogno di A 



E DISTRUZIONE DI CHORRILLOS 437 

Struggere un nemico che sapeva di aversi reso irrecon- 
ciliabile, o di talmente lacerarlo almeno, da ridurlo per 
lunghi anni nella più assoluta impotenza: e questo, nel 
doppio scopo di non averlo a temere più tardi, e di 
potergli senza contrasto dettare la sua legge, onde ob- 
bligarlo con un imposto trattato di pace a confermargli 
la conquista di Tarapacà. 

Già dal giorno 8 aprile 1880 la sua squadra aveva 
messo il blocco al Callao ; e a cominciare dai primi 
di giugno, imprese con tutte le sue forze ad aumen- 
tare il proprio esercito, ed a sollecitare tutti gli altri 
preparativi del caso. Il fatto gli aveva addimostrato 
che non si era ingannato allorché, facendo assegna- 
mento suir accidentale debolezza in cui l' anno innanzi 
trovavasi il Perù, lo trasse per forza ad una guerra 
alla quale questo neppur lontanamente pensava. Il fatto 
stesso gli aveva provato del pari che, atteso il cattivo 
stato sempre crescente delle interne condizioni politi- 
che di quel paese, la sua prima debolezza anziché spa- 
rirCy era andata facendosi sempre più grande; e tutto 
gli consigliava di approfittare quanto potesse, e presto, 
di sì favorevole occasione, prima che un probabile 
mutamento di siffatto stato di cose, V obbligasse a ri- 
manersene a metà del cammino, e forse a tornar in- 
dietro in casa propria senza gli sperati guadagni. 

I preliminari delle conferenze per la pace, e le con- 
ferenze stesse che sapeva non potevano appagare i suoi 
voti, non avevano arrestato né i suoi preparativi, né 
i suoi atti di ostilità contro le imbelli popolazioni ne- 
miche che opprimeva sotto il peso di enormi balzelli; 



438 BAITAGLIA DI SAN JUAN 



e appena si chiusero quelle, come abbiamo visto, senza 
alcun risultato pratico, si accinse sollecitamente a muo- 
vere contro l'antica regina del Pacifico. 

Effettivamente una prima divisione dell' esercito chi- 
leno che doveva operare su Lima sbarcò il 19 novem- 
bre nella baia di Paracas, pròssima al piccolo porto 
di Pisco, lasciato senza guarnigione dal nemico insieme 
a tutto il resto della sua estesa spiaggia, eccetto il Cai- 
lao: a questa prima divisione di 85oo uomini, tenne 
dietro pochi giorni appresso altra di 34oo; ed il 22 del 
seguente dicembre sbarcavano infine tutte le rimanenti, 
anch'esse senza ostacolo veruno, sull'abbandonata 
spiaggia di Curaj^aco, E queste e quelle formavano 
un tutto di 26,300 uomini, con 80 cannoni e 8 mitra- 
gliatrici che il Chili spingeva contro la capitale peru- 
viana (i). 

Dal maggio al dicembre, le corazzate chilene che 
bloccavano il porto del Callao tentarono più volte di 
bombardare la città ed il forte : ma collocandosi sem- 
pre nella baia ad enorme distanza da quello, i loro 
tentativi riuscirono sempre infruttuosi, senza mai pro- 
durre danno alcuno al nemico. La flotta chilena per-| 
deva invece nel settembre il trasporto armato El LoaJ^ 
fatto saltare in aria dai peruviani per mezzo dì u.n|| 
torpedine. 

Altra nave chilena, la corvetta Covadonga che bl 



(i) Vedi Barros-Arana, Op. cit., parte 2*, p. 141. Come c\ 
leno e come storico semi-ufficiale del suo paese, il B. Araoa 
veva conoscere esattamente il vero ammontare di quelle cifji 



E DISTRUZIONE DI CUORRILLOS 439 

cava il porto di Chancay^ andò anch' essa in frantumi 
nello stesso settembre, sotto r azione di un'altra torpe- 
dine lanciata dai peruviani. 

n 5 dicembre infine avveniva nella rada del Callao 
un singoiar combattimento fra una barca torpediniera 
cbilena, la Fresia^ ed altra peruviana di egual natura. 
Detto combattimento succedeva a metà cammino fra 
le fortificazioni del Callao e la squadra chilena, che 
non vi presero parte alcuna, e finì colla perdita della 
barca torpediniera chilena, colata a fondo dalla pe- 
ruviana. 

Vediamo ora ciò che facesse in quel frattempo il 
Dittatore peruviano, e come si preparasse alla lotta 
che il nemico veniva ad impegnare sotto le mura 
ìstesse della capitale. 

Della Repubblica alleata, la Bolivia, a causa della 

quale, apparentemente almeno, il Perù fu trascinato 

alla guerra, non è più a discorrere: dopo la battaglia 

dell'-A/to deir Alleanza nei pressi di Tacna, nella quale, 

come si sa, concorse con appena un meschinissimo 

corpo di truppe, si ritirò completamente dalla lotta. 

Rinchiusasi dietro i suoi monti, ove era sicura che 

nessuno sarebbe andato a cercarla, dimenticò e amici 

e nemici, e la guerra istessa, come se questa in nulla 

la interessasse. 

Come s'è detto altrove, il dittatore Pierola aveva 
a scopo principale di tutte le sue mire l'idea d' im- 
porsi definitivamente al paese, e di assicurare forse 
per sempre nelle sue mani il supremo potere dello 
Stato, in cosi mal ora e per così brutta via car- 

jS. — Cai VANO, Gnerra tt ^nerica. 



440 BATTAGLIA DI SAN JUAN 

pito (i). Diffidente di tutto e di tutti, eccettochè della 
propria ambizione e della propria incapacità, cominciò 
fin dal primo momento ad allontanare dalla dirjeziooe 
delle pubbliche faccende e da tutte le amministrazioni 
dello Stato, che in maggior parte disfece e rifece a 
nuovo a suo modo, tutti coloro che non erano o che 
supponeva non potessero essere partigiani suoi. Volle 
avere un partito politico tutto suo, di creazione sua 



( I ) A provare quanto ciò sia vero, concorre anche il seguente 
decreto del 22 maggio 1880: 

e Nicolas de Pierola.... Considerando : 1^ Che menin la Re- 
pubblica si dà le istituzioni che definitivamente debbono reggerla, 
e potendo occorrere che per diverse cause io mi trovi impedito 
temporaneamente od assolutamente ad attendere alla ammini* 
strazione e governo dello Stato, è indispensabile di provvedere a 
tale situazione ; 2* .... Decreto : Art. i^ Se a causa delle esigenze 
dell' attuale guerra, o per qualunque altro motivo, mi trovassi 
temporaneamente impedito, si incaricherà del Potere esecntÌTO 
nazionale, e con questa denominazione, il cittadino che io de- 
signerò.... • 

Si noti che il Perù aveva già fino da 60 anni indietro le sue 
istituzioni repubblicane, transitoriamente sospese dal Dittatore; 
e che non era punto il caso di doversi dare le istituzioni difisù- 
tive di cui parla Pierola, perchè già esistevano. Era egli adunque 
che pensava di modificare tali istituzioni, divenute incompatìbili 
colla sua dittatura nel solo caso in cui questa dovesse essere, 
non già transitoria; com' era, ma stabile e dnratara. E si noti 
pure che questo decreto, dato non per un caso dei momento, 
ma in previsione del futuro, e per casi che potrebbero avvenire, 
era in altri termini una specie di legge generale colla quale con- 
fermava per sempre la sua dittatura, e si dava la facoltà di no> 
minare il successore. Cosi almeno esso fu interpretato nel Perù. 



E DISTRUZIONE DI CHORRILLOS 441 

e di idee sue; e già sappiamo da dove e come Io 
prese, e con quali mezzi cercò di affezionarselo. 

Desiderò, come s'è visto, e indirettamente contribuì 
alla disfatta di Tacna, unicamente perchè temeva di 
trovare nel contrammiraglio Monterò e nell'esercito 
che questi comandava, forze morali e materiali che 
più tardi potessero agire contro di lui. Disfatto Mon- 
terò, e ridotti i gloriosi resti del suo esercito a disper- 
dersi od incorporarsi per frazioni a quello di Arequipa, 
che rimase inutile in un posto lontano dal teatro della 
guerra, Pierola si senti sgravato di un gran peso, si 
senti più libero. Ma rimaneva tuttavia dell'anteriore 
vita politica della Repubblica, l'esercito già esistente 
in Lima e nel Callao quando egli iniziò la rivolta che 
lo portò alla dittatura ; rimaneva parimente la nume- 
rosa ufficialità peruviana quasi tutta chiamata in atti- 
vità dì servizio; e ciò ancora eragli di molestia e noia. 
Nondimeno una frazione di questo esercito, la più 
piccola è vero, era stata quella appunto che, pronun- 
ciandosi a suo favore, fu il primo strumento della sua 
rivolta ; e l' altra, sebbene non per affezione a lui, ma 
solo per la grave situazione in cui versava il paese 
nonché astenersi dal combatterlo, avealo di buona fede 
accettato a capo dello Stato, di buona fede dichiaran- 
dosi pronta a combattere sotto i suoi ordini contro il 
nemico straniero. Questo esercito adunque non poteva, 
non doveva ispirare sfiducia al Dittatore: e lo stesso 
dicasi pure della ufizialità. 

Dopo le disastrose conseguenze dei fatti di San Fran- 
cisco, e più ancora poi dopo la disfatta di Tacna, i 



442 BATTAGLIA DI SAN JUAN 

numerosi ufiziali peruviani, in attività di servizio o no 
- i cui vizi! rivoluzionari e partigiani, cause di tutti gli 
altri, abbiamo con qualche ampiezza discusso altrove 
e messo in evidenza, — mutato pensiero, non erano ani- 
mati, dal primo all'ultimo, che da un solo e verace 
sentimento : quello di battersi contro i chileni, e dare 
al paese splendide e profittevoli giornate di gloria. 
Pieni di sì nobili e generosi sentimenti, essi avevano 
deposto ogni antico odio o rancore, ogni ruggine pò- 
litica, ogni aspirazione di personale ambizione. Essi 
non volevano che il trionfo del Perù nella tremenda 
lotta contro il Chili ; erano sinceramente risoluti a bat- 
tersi, a sacrificarsi per la patria in pericolo, sotto qua- 
lunque bandiera fossero chiamati a farlo, e ne diedero 
coi fatti le più sicure prove; erano perciò una gran 
forza di cui bisognava ed era necessità approfittare. 

Ma a dispetto di tuttociò, V inquieto animo del Dit- 
tatore temeva sempre, e nulla valeva a tranquilliz- 
zarlo. Temeva di tuttociò che aveva radice nell^ante* 
riore vita politica della Repubblica; temeva di tutti 
coloro nei quali, a ragione o senza, parevagli vedere 
un futuro nemico, un futuro candidato alla prima ma- 
gistratura dello Stato, temeva di chiunque non fosse 
esclusivamente suo e fattura sua. E non per altro che 
per obbedire a questi suoi timorosi sospetti privò il 
paese, e quindi sé medesimo, di quasi tutti i suoi mi- 
gliori elementi di forza. 

Sciolse il maggior numero dei corpi o battaglioni 
deir esercito di Lima e del Callao, per depurarli a suo 
modo e rimescolarli fra loro medesimi o con nuova 



E DISTRUZIONE DI CHORRILLOS 443 

gente non sospetta. Sciolse l'antica guardia nazionale, 
composta di volontari! già esercitati al maneggio delle 
armi,. insieme ai proprii ufìziali cui già erano avvezzi 
ad ubbidire, per creare in sua vece un esercito di ri* 
serva nel quale erano obbligati a prendere parte tutti 
i cittadini capaci di portar le armi, e che cionondi- 
meno portò appena a 6000 uomini. Sciolse ed abolì 
la vecchia scuola militare per la formazione dei ca- 
porali e sergenti, che tante belle prove aveva date 
sempre di se. E messa su una nuova legge, colla quale 
si dava la facoltà di nominare a suo capriccio, da sot- 
totenente a colonnello, ufìziali cosi detti temporanei e 
provvisorii, fossero o no militari, prese e creò dal seno 
di tutte le classi sociali, massime dalle più ìnfime, una 
lunga fila di ufìziali dì occasione o del momento che 
di tutto sapevano fuorché di milizia, e li prepose al 
comando dell'esercito attivo e di quello di riserva. 

In cambio di ciò, i vecchi ufìziali dell'esercito e 
della guardia nazionale, salvo rare eccezioni, furono 
in parte mandati alle loro case ed in parte raccolti, 
per tenerli sempre 'inattivi sotto la sua vigilanza^ in 
un mostruoso battaglione di ufìziali, detto Battaglione , 
Deposito, il cui incarico principale era quello di star 
rinchiuso in quartiere; sicché per poter prestare i loro 
servigi al proprio paese, i più fra di essi furono obbli- 
gati ad accettare posti ed ufìSci inferiori al proprio 
grado, ovvero a battersi da semplici soldati. Basti il 
dire, a mo' d'esempio, che il contrammiraglio Monterò 
ed il generale Buendia, poterono appena ottenere il 
posto di aiutanti del Dittatore nelle tremende giornate 



444 BATTAGLIA DI SAN JUAN 

di San Juan e di Mira/lores, mentre altro generale si 
batteva col fucile alla mano, da semplice soldato. 

Il Dittatore adunque invece di raccogliere ed utiliz- 
zare tutte le forze del paese, solo attese a disperderle 
ed a lasciarle in disparte, per surrogarfe con un grande 
apparato di forze effimere, buone unicamente ad in- 
gannare se stesso e la cieca credulità del volgo igno- 
rante. 

Nonostante i numerosi contingenti di truppa con 
grande e chiassoso apparato fatti venire dai più remoti 
angoli della Repubblica, onde dar prova di energia ed 
operosità, l'esercito attivo di Lima e del Callao con- 
tava nel dicembre 1880 appena qualche migliaio di 
uomini di più che nel dicembre 1879, ossia 19,000 uo- 
mini circa; e per di più invece di esercito, meglio 
poteva chiamarsi semplice accozzaglia di gente ar- 
mata. Le pretese riforme del Dittatore, che nei primi 
mesi di governo lo ridussero di oltre un terzo, ne 
mandarono via quasi tutti i vecchi soldati e le cosi 
dette classi^ ossia sergenti e caporali che, come tutti 
sanno, sono la base principale di un buon esercito; e 
la nuova gente colla quale egli colmava dipoi questi 
vuoti, non era punto adatta agli urgenti bisogni del 
momento. Indigeni, ossia Indii^ raccolti nelle più misere 
ed appariate popolazioni agricole dell' interno del paese, 
i nuovi venuti non parlavano e non comprendevano 
che il loro nativo dialetto, ossìa il checciua, e quindi, 
prima di apprendere il maneggio delle armi e tutto 
ciò che forma la scuola militare del soldato, bisognava 
che imparassero a intendendere ed a parlare T idioma 



E DISTRUZIONE DI CHORRILLOS 445 

nazionale (i): e trattaDdosi di genti per sé stesse molto 
rozze da cui si pretendeva che apprendessero tali 
cose per sola forza di pratica, senza sottoporle per nulla 
a speciale insegnamento, occorrevano a ciò solo più e 
più mesi. 

La metà, o presso a poco, dell' esercito di Pierola 
nel dicembre 1880, era adunque composta di gente che 
non ancora aveva imparato a comprendere, o difficil- 
mente appena, T idioma nazionale; e che perciò poco 
o nulla poteva sapere del maneggio delle armi, e di 
tutte le altre cose necessarie a sapersi da un soldato 
anche dei più mediocri. E se si aggiunga a tutto ciò 
che, eccetto pochi buoni ed esperti ufiziali dei già esi- 
stenti, gli altri erano tutti ufiziali di recente creazione, 
che poco o nulla conoscevano dell' arte militare, si 
comprenderà facilmente con quanta ragione dicevamo 
innanzi che P esercito preparato e messo su da Pierola, 
anziché tale, poteva appena chiamarsi una semplice 
accozzaglia di gente armata. 

Nondimeno, anche così com'era, i fatti provarono 
dipoi che quest^ esercito sarebbe stato forse più che 
capace, insieme a quello di riserva, a respingere il ne- 
mico, se nuovi errori del Dittatore, provenienti sempre 
dalle medesime cause, non fossero venuti e prima e du- 
rante V azione a condannarlo stolidamente alla disfatta. 



(i) Il quechua^ checciua, che era l'idioma dell' antico impero 
peruviano degl' Inca^ quando avvenne la conquista spagnuola, è 
og^ ancora la sola favella degl' indigeni che abitano le regioni 
più interne della Repubblica. 



446 BATTAGLIA DI SAN JUAN 



Fra le tante scempiaggini che T ambizione e la va- 
nità dettavano a Pierola, era quella di non permettere 
che altri all' infuori di lui riportasse una qualunque 
vittoria sopra i chileni. Dire che egli non lavorasse a 
suo modo ad ottenere una completa vittoria sul nemico, 
non sarebbe esatto. Questa vittoria egli la desiderava 
e la voleva con tutte le sue forze: ma a patto però 
che fosse tutta opera sua e merito suo, onde ergersi 
gigante al disopra di tutti i suoi concittadini, ed im- 
porsi irremovibilmente al paese con la sembianza del- 
l' unico suo salvatore. Fidente all'eccesso nelle proprie 
forze e nei proprii talenti militari e di ogni genere, 
come è proprio dell'ignoranza ambiziosa, egli si cre- 
deva di buona fede capace di strappare la vittoria ai 
nemico: era pienamente certo di vincere, e di saper 
fare tutto bene e meglio che chiunque altri. Era un 
allucinato; e nacque da tutto ciò in lui la ferma ri- 
soluzione di voler essere egli stesso - egli non mili- 
tare - il supremo ed unico direttore della guerra, ed il 
generale in capo degli eserciti. 

Contro siffatta risoluzione sorgeva però una grande 
difficoltà: per porsi alla testa dell'esercito e coman- 
dare personalmente le battaglie contro i chileni, biso- 
gnava abbandonare la capitale, e con essa quella su- 
prema e dispotica direzione delle pubbliche faccende, 
alla quale sacrificava ogni altro suo pensiero, e che lo 
faceva tanto fiero e superbo di sé. Ma ciò non entrava 
affatto nelle sue viste: lasciare, fosse anche per un 
solo momento, di comandare a tutto ed a tutti, per- 
mettere che altri dividessero con lui l' attesa e sicura 



r 



E DISTRUZIONE DI CHORRILLOS 447 

corona del trionfo, erano cose a cui non poteva nep- 
pur pensare. 

Era certo della vittoria ; e non voleva che una parte 
del merino di essa, fosse anche la più piccola, rica- 
desse in altri che in lui. Aveva sete di comando, e 
sete forse anche più grande di far bella mostra di se 
e del suo potere in quella capitale dove si trovavano 
tutti i suoi veri o supposti nemici, girando e rigirando 
a cavallo per le strade coi suoi grossi stivaloni e Telmo 
alla prussiana, alla testa di gallonata e numerosa scorta 
di aiutanti e di guardie; ed a nessuna di queste cose 
intendeva di rinunziare. 

Per conciliare insieme tutte queste esigenze della 
sua ambizione e della sua vanità, non si offriva che 
un solo mezzo: quello di aspettare il nemico alle porte 
istesse della capitale, onde potersi trovare contempora- 
neamente sì alla testa dell'esercito come in palazzo 
di Governo; e fu questo appunto ciò che egli decise 
di fare. Come primo provvedimento, in vista di ciò, 
sprecò inutilmente tempo, danaro e cannoni nella for- 
tificazione dei colli di San Cristobal e di San Sarto- 
loméy che situati, il primo massimamente, in posti per 
i quali non era affatto possibile l' aspettare che si avven- 
turasse il nemico, a poco o nulla potevano giovare. 
Questa manìa di Pierola, di voler cioè riserbare 
tutta per sé la gloria di sconfiggere i chileni, non fu 
tutta nuova, o degli ultimi momenti. L' aveva fin dal 
primo giorno in cui assunse la dittatura, e ne diede 
la più sicura prova, quando, contrariando la univer- 
sale aspettazione, manifestò che non sentiva il bisogno 



44» BATTAGUA DI SAN JUAT? 

di fare acquisto di navi corazzate, e che avrebbe vinto 
e debellato il nemico senza ricorrere a nuove lotte 
sul mare. 

Freschi ancora i ricordi delle gloriose gesta del Hua- 
scar^ convinti tutti che il Perù avrebbe trovalo la sua 
salvezza in due o tre navi corazzate, dall' un canto 
air altro della Repubblica non si viveva che nella spe- 
ranza di un prossimo acquisto di esse. Pronte già le 
somme a ciò bisognevoli, numerosi emissari! correvano 
per tutta l'Europa e per gli Stati-Uniti, in cerca di 
navi da comperare o da far costruire: lo stesso ex- 
presidente Prado era uscito da Lima a questo scopo, 
com'egli scriveva da Guayaquil; e crediamo non an- 
dar punto errati asserendo che uno dei principali mo- 
tivi pei quali il pubblico di Lima e del Callao si ar- 
rese ad accettare la dittatura di Pierola, fu appunto 
la speranza che valendosi egli del concorso della 
forte casa commerciale, a lui molto devota, colla 
quale negoziò il guano quando fu ministro, sarebbe 
riuscito con maggior prontezza e facilità ad acquistare 
dette navi. 

La universale aspettazione dei peruviani era adun- 
que quella di veder arrivare da un momento all'altro 
le desiderate corazzate; e s'immagini ognuno qual 
fosse il generale stupore, o meglio, l' amarezza colla 
quale si venne a sapere che il Dittatore rinunziava al- 
l' acquisto di dette navi, e che era deciso a continuare 
la guerra senza di esse. Molti si fecero allora intorno 
a lui per scongiurarlo a mutar pensiero ; ed egli, at- 
teggiando le sue labbra ad un leggiero sorriso di 



E DISTRUZIONE DI CHORRILLOS 449 

sprezzo per T altrui affannarsi, rispondeva sibillina- 
mente : io ho a mio piano. 

Più tardi, per le pubblicazioni fatte dai chileni di 
una gran parte della corrispondenza diPierola, s'ebbe 
a conoscere che gli sarebbe stato assai facile l'acqui- 
stare una o due buone corazzate, se avesse voluto; e 
che anzi, se è vero tutto quanto si dice, rifiutò più 
volte le offerte che gli si facevano di esse, disponendo 
diversamente dei fondi già esistenti in Europa a questo 
scopo (i). Ed oggi tutti sanno già che il fsunoso piano 
dì Pierola non in altro consisteva che nella pretensione 
di non permettere che altri all' infuori di lui ottenesse 
un qualunque vantaggio sui chileni, ed acquistasse 
così qualche diritto alla stima e alla considerazione 
dei suoi concittadini. 

Se Pierola avesse potuto comandare personalmente 
una nave da guerra - non diciamo se avesse saputo, 
poiché egli si credeva buono a tutto - e conservare 
nello stesso tempo il supremo potere dello Stato, fa- 
cendo della sua nave la capitale della Repubblica, è 
fuori di dubbio che egli avrebbe &tto del suo meglio 
per acquistare una o più corazzate. Ma ciò era im- 
possibile ; ed egli, anziché esporsi a dover assistere un 



(i^ Dal Manifesto alla Naziont dell' ex-mÌDÌstro delle finanze, 
Quimper, si rikra che quando Pierola assunse la dittatura tro- 
varansi depositate presso diverse case dì commercio in Europa, 
allo scopo di comperare dette navi ed altri occorrenti oggetti 
di guerra, 312,900 lire sterline; e si rileva del pari che tale 
sommA fu spesa diversamente da Pierola con poco o nessun pro- 
fìtto pel paese. 



450 BATTAGLIA DI SAN JUAN 



giorno ai trionfi di un altro, fece a meno delle navi, 
e condannò il paese alla inazione, lasciando che le in- 
difese sue spiaggie fossero incontrastata preda delUau- 
dace e sempre progredente invasione nemica. 

Tutto doveva piegare innanzi alle assurde esigenze 
dell'ambizione e della vanità del Dittatore: e furono 
questi i principali e veri fattori delle facili vittorie del 
Chili, da Tarapacà in poi ; come altre non molto dis- 
simili cause provenienti sempre da fatti estranei al 
Chili, erano state quelle che sole lo avevano fin allora 
favorito. 

Eccetto il volgo, facile sempre a lasciarsi ingannare 
dalle apparenze, e più che altro illuso dai fasci di carta 
monetata che a larga mano disseminava il Dittatore, 
il pubblico sensato di Lima e del Callao vedeva assai 
chiaro disegnarsi nell'orizzonte, fino dai primi mesi 
della dittatura, il profondo abisso nel quale gli errori 
di Pierola andavano man mano precipitando il paese. 
Ma che fare ? Per impedire che quegli completasse la 
sua stolida opera di rovina e dissoluzione, non vi era 
che una sola via: quella di rovesciarlo dal suo soglio 
dittatoriale per mezzo di una rivoluzione; e nondimeno 
la stessa gravità della situazione consigliava imperio- 
samente di fuggire da essa. 

La conseguente guerra civile non avrebbe fatto altro 
che aprire ancor più sollecitamente al nemico le porte 
della capitale. Meglio valeva il tentar la sorte sotto la 
bandiera del Dittatore, prestandogli con completa ab- 
negazione tutto il proprio appoggio, e cercando in 



E DISTRUZIONE DI CHORRILLOS 451 



questo modo di riparare alla meglio, se era possibile, 
tutti i suoi ripetuti e gravi errori. 

Il geloso Dittatore unicamente permetteva ai suoi 
supposti rivali e nemici, al fior fiore della cittadinanza 
della capitale e del resto della repubblica, di lottare 
contro i cbileni col fucile alla mano. Ed essi tutti - 
magistrati, generali, marini, avvocati, studenti, grossi 
proprietarii, grandi commercianti ecc. -si rassegnarono 
patriotticamente ad esporre i loro petti alle palle ne- 
miche da semplici ed oscuri soldati dell'esercito di 
riserva. 

Era quasi più che sicuro, per la speciale posizione 
topografica di Lima, che Tesercito chileno tenterebbe 
di avvicinarsi ad essa ed assaltarla dalla parte di Lurin; 
e se un qualche dubbio poteva mai aversi a questo 
riguardo, sparì esso completamente il 19 novembre collo 
sbarco in Fisco della prima divisione dell' esercito in- 
vasore. Questa prima divisione di 85oo uomini, e la 
seconda di 34oo che le tenne dietro a pochi giorni, 
certo non si sarebbero data la pena di sbarcare a Fìsco 
con tutto il loro enorme materiale di guerra, per poi 
rimbarcarsi di nuovo, ed andare nuovamente a sbar- 
care altrove. Se esse erano sbarcate là e non in altra 
parte, era perchè pensavano inoltrarsi di là sulla ca- 
pitale peruviana: al che bisogna aggiungere che era 
quello appunto il lato più favorevole, per non dire 
unico, di operare su di questa. 

A cominciare adunque dalla fine del novembre per 
lo meno, era già pienamente fuori di dubbio che il 



452 BATTAGLIA DI SAN JUAN 



nemico si avanzerebbe per la via di Lurìn, vasta esten- 
sione arida ed arenosa, specie di deserto che comin- 
ciando a breve distanza dalla capitale, in prossimità 
di Chorrillos, si dilunga per più leghe al sud, e che è 
diviso in due parti disuguali da un fìumicello che 
scendendo giù dalle Ande si scarica nell'oceano, dando 
vita lungo il suo corso ad una stretta fascia di vege- 
tazlone chiamata vaile di Lurin. E questa la sola cor- 
rente d'acqua che esiste su tutta quella ampia zona 
arenosa, la quale, come s' è detto, rimane da essa di- 
visa in due parti : una di sole poche miglia verso Lima, 
e che prende il nome speciale di tablada di Lurìn; e 
V altra molto più grande al sud, verso Cafiete e Fisco, 
di dove avrebbe dovuto e minacciava inoltrarsi l'eser- 
cito chileno. 

Tutto consigliava quindi che 1' esercito peruviano 
avesse stabilita la sua prima linea di difesa sull'orlo 
medesimo della tabiada che sovrasta al fiume e valle 
di Lurin; posizione per se stessa assai forte, pressoché 
inespugnabile, e che domina per soprappiù la sola cor- 
rente d'acqua di tutta quella regione; sicché sembra 
posta là quasi espressamente per tagliare la strada ad un 
esercito invasore. Stava ciò nella coscienza di ogni pe- 
ruviano, e non poteva non stare anche in quella del 
Dittatore (i): nondimeno questi, lasciando completa- 
mente abbandonate quelle forti e strategiche posizioni. 



(i) Fino dal dicembre 1879 ^^ stampa di Lima indiava ìd 
tutti i modi il Governo a stabilire in Lurin una linea di difesa. 
Vedi: Il giornale El Comercio di Lima, del 12 dicembre 1S79. 



E DISTRUZIONE DI CHORRILLOS 453 

ove tutti i vantaggi sarebbero stati pel proprio eser- 
cito, spese tutta la sua apparente attività a disporre 
e fortificare due linee di difesa, una a meno di tre 
leghe dalla capitale, tra Villa e Monterrico Chico, sopra 
una estensione di oltre dodici chilometri, e l'altra tra 
Miraflores e Vasque^ nella valle di Ate, quasi alle 
porte stesse di Lima. 

Ma ignorante di cose militari, e sordo sempre ai con- 
sigli di coloro che sapevano, non fece, anche in que- 
sto, che accavallare errori sopra errori. Oltre la enorme 
lunghezza delle sue linee di difesa, relativamente allo 
scarso numero delle forze che dovevano sostenerle, le 
stesse fortificazioni ideate da lui, ed a mezzo appena 
eseguite, erano la più miserabil cosa che immaginar 
si possa. Queste famose fortificazioni, delle quali da lui 
e dai suoi partigiani si menava tanto scalpore, come 
lo menarono dipoi a loro volta i chileni, per rialzare 
strepitosamente la propria vittoria, dovevano consistere 
in lunghi fossati pomposamente chiamati ridotti^ pro- 
tetti da spaldi in pietra e da muraglie di sacchi pieni 
di terra. Ma neanche ciò fu saputo menare a termine; 
e nei giorni delle battaglie eranvi solamente qua e là 
alcuni grossi e staccati canali, con alcuni meschini 
rialzi di terra, che non seguivan alcun buon sistema 
dì collegamento fra loro. Noi che li vedemmo qual- 
che mese dopo, durammo fatica a comprendere come 
pK>tesse entrare in mente ad alcuno di dare a tali mi- 
serie il nome di fortificazioni: e quando più tardi leg- 
g^einmo nei giornali chileni e nella Storia della guerra 
4Ìel Pacifico del chileno Barros Arana, le pompose de- 



454 BATTAGLIA DI SAN JUAN 

scrizioni che, per magnificare 1^ opera dei loro eserciti 
vincitori, fecero e fanno di quelle supposte fortifica- 
zioni, la nostra ammirazione per la potente forza in- 
ventiva degli scrittori chileni, fu veramente colossale. 
Ad ascoltare il Barros Arana (i), le nostre fortiGca- 
zioni del Quadrilatero sarebbero più che meschinissima 
cosa a fronte di quelle che il Dittatore peruviano pre- 
parò in San Juan e Miraflores, e che in men di un 
baleno gli eroici soldati chileni vinsero e conquista* 
rono. Fortuna che sieno così distanti dalla nostra vec- 
chia Europa! 

Altro sistema di fortificazioni su cui Pierola faceva 
grande assegnamento, e da cui forse principalmente si 
riprometteva la vittoria, consisteva in una specie di 
seminagione di cosi dette mine automatiche ; ossia di 
bombe esplosive poste sotterra nei siti pei quali si sup- 
poneva che dovesse passare Tesercito nemico, e che 
dovevano scoppiare al semplice urto del piede del 
soldato. 

Con . ciò Pierola era sicuro della vittoria ; ed aspet- 
tava sereno e tranquillo il giorno della battaglia, il 
quale, com' era ben naturale, venne a provargli la fal- 
lacia di tutti i suoi assurdi calcoli. Mentre non fecero 
nessun danno, o appena insignificante, ai chileni, le fa- 
mose mine automatiche servirono unicamente a spa* 
ventare lo stesso esercitcyperuviano che, informato della 
loro esistenza, non sapeva però con sicurezza dove 
precisamente esse fossero. 



(i) Vedi: 0/>, cit. 2* parte, p. 162 e seg. 



1 



E DISTRUZIONE DI CHORRILLOS 455 

Altro provvedimento del Dittatore per assicurarsi la 
vittoria, fu quello di ammorbare l'esercito con una 
sterminata falange di preti e frati, che sotto gli ordini 
di un Vicario Castrense o Cappellano maggiore, in- 
signito dei distintivi di generale (i), andavano predi- 
cando ai soldati che per guadagnarsi il cielo bisognava 
credere in Dio ed in Pierola, e che combattendo con 
coraggio contro i cbileni avrebbero ottenuto in premio 
di morire sul campo di battaglia da buoni e fedeli cri- 
stiani. Questi forsennati, che solo così possono chia- 
marsi, arrivarono, nel momento della battaglia, fino a 
confessare ed assolvere i soldati per compagnie e per 
battaglioni, a voce alta e stridente, onde la morte non 
avesse a coglierli in peccato. Com'è natarale, ciò non 
poteva far altro che avvilire e scoraggiare i soldati, 



(i) « Lima, 21 agosto 1880. - Essendo conveniente che il Vi- 
cario Generale degli eserciti della Repubblica si distingua pel suo 
abito dai semplici cappellani, e sia riconosciuto a prima vista 
ovunque si presenti, perchè non trovi difficoltà nell' esercizio delle 
sue funzioni ecc.... si dispone che il riferito Vicario usi il se- 
guente uniforme: Cappello rotondo, secondo modello, con fioc- 
chi azzurri ; sottana nera chiusa, con occhielli e bottonatura dello 
stesso colore dei fiocchi del cappello; collo e manopola di Ge- 
nerale di Brigata; una croce di argento a maniera di pettorali^ 
pendente da un cordone di seta di colore celeste ; schiavina nera 
coQ bottonatura ed occhielli celesti, ecc. ecc.... (Seguono la se* 
gnatura del Dittatore e la 6rma del Ministro). 

Ecco una prova della serietà del dittatore Pierola, e della mi- 
serabile maniera colla quale egli sciupava il suo tempo, quando 
invece sarebbevi stato tanto da fare per strappare il paese dalla 
tristissima sua situazione. 

39. — CaivanO, Guerra <P America, 



l 



456 BATTAGLIA DI SAN JUAN 



massime i novizii, in un momento in cui aveano bi- 
sogno di fare appello a tutto il loro coraggio ed a tutta 
la energia dei loro animi. 

Gli anzidetti piani strategici del Dittatore non pote- 
vano non incontrare una generale disapprovazione; e 
più voci si alzarono unanimemente per indicare che 
la prima linea di difesa, detta di San Juan, fosse tra- 
sportata nelle forti posizioni di Lurin. Ma egli che per 
le esposte ragioni non intendeva in nessun modo di al- 
lontanare il teatro della guerra dalla capitale, rimase 
fermo nel suo proposito: come fermo vi rimase del 
pari quando, saputosi che il grosso dell'esercito chi- 
leno sbarcava difficilmente nel quasi impraticabile seno 
di Curayaco, molti fra i più esperti generali e colon- 
nelli peruviani, lo consigliavano a prendere PotTensiva, 
ed attaccare risolutamente il nemico. Trovandosi que- 
sto a poche miglia da San Juan, seriamente impic- 
ciato nelle penose operazioni dello sbarco, che durò 
più giorni consecutivi (i), l'esercito peruviano, che 
avrebbe potuto cadérgli addosso in brev' ora con una 
celerità che non dava tempo a prendere provvedimeato 



(i) e Come si effettuò lo sbarco (a Curayaco) non posso dirlo. 
perchè non lo vidi : ma i dati che ho ricevuto da molte persone 
manifestano chiaramente che il disordine fa completo.... Io arn> 
vai a Curayaco la sera del 28, ed ancora vi erano truppe a bordo. » 
(Come si sa, lo sbarco cominciò il 22). 

Lettera Politica di Manuel José Vìcuna a D. Adolfo Ibafier, 
p. 87 - 30 aprile 1881. 

Il Vienna era aggregato allo Stato Maggiore chileno e sopra* 
intendeva alla provvista del pane per l' esercito. Egli quioifi 



E DISTRUZIONE DI CHORRILLOS 457 

alcuno, lo avrebbe sicuramente disfatto : e ciò senza 
dubbio sarebbe stato di un gran peso nelle sorti fu- 
ture della guerra. 

Grazie quindi alla insipienza ed ostinazione del Dit- 
tatore peruviano, il grosso dell' esercito chileno sbarcò 
tranquillamente, come in casa sua, a Curayaco, sulla 
^pi^SS^^ ^^ Lurin, senza trovare neanche la più leg- 
giera resistenza, mentre, attese le tante e tanto impo- 
nenti difficoltà topografiche del sito, sarebbero bastate 
appena poche compagnie dì soldati a respingerlo. E 
grazie alle medesime cause, trovò anche mute, de- 
serte, quelle importanti posizioni di Lurin che, insieme 
air acqua, avrebbe dovuto conquistare a forza di molto 
e molto sangue se voleva passare innanzi, e che forse 
gli avrebbero tagliata per sempre la via della capitale 
del Pacifico (i). 

Nondimeno anche aLiora il Dittatore peruviano sa- 
rebbe stato in tempo per rimediare, in parte almeno, 

tera e domerà essere bene istruito delle cose dell'esercito chi- 
leno; e come fonte non sospetta per quest'ultimo, ricorreremo 
spesso, per alcuni dati di fatto, alla importantissima sua Lettera 
Poliiica, 

(1) Ciò che più temevano i chileni era appunto che l'esercito 
peniriano cercasse di difendere e privarli dell' unica corrente di 
acqua di Lurin. 

« Indicibili furono le agitazioni che sperimentammo tutti noi 
*Iie restammo in Fisco» aspettando da un momento all' altro la 
ìotizia dello sbarco, con i suoi combattimenti e le posizioni che 
>ccuperebbero le nostre truppe, a fronte forse di numeroso ne- 
nico elle difenderebbe 1' acqua in Lurin, cercando di tagliarci 
i^dì risorsa. » Letttra Politica cit. p. 86. 



458 BATTAGLIA DI SAN JUAN 

ai suoi tanti errori. L'esercito chileno che, prima di 
dirigersi contro il nemico, sentiva il bisogno di rior- 
dinarsi e prepararsi alla lotta, corse direttamente alla 
valle di Lurin e si accampò, senza discernimento al- 
cuno, sulle strette sponde verdeggianti del fiumicello; 
ossia senza convenientemente occupare e difendere la 
cresta della tablada che signoreggiava il suo accam- 
pamento ; sicché, a sbaragliarlo e forse a distruggerlo 
del tutto, sarebbe bastato che T esercito peruviano, 
distante appena sette miglia, Io avesse sorpreso di là, 
nel corso di una notte oscura, o protetto dalla nebbia 
del mattino che giammai difetta in quei luoghi (i). 



(i) « Pel lato nord il fiume (di Lnrin) forma una gran frana 
sulla cui cima comincia la pianura, o tablada di Lurìn. La frani 
è tagliata a picco solo in alcuni punti, in ano dei quali poggia 
il ponte che sale come un piano inclinato dall' altro lato del 
fiume. Air est del ponte sono varii siti pei quali si può scendere 
con molta facilità dalla tablada al fiume, senza poter fare lo stesso 
dal fiume alla tablada : ciò dipende da alcuni colli di arena pei 
quali si può scivolare facilmente, scendendo) senza poter fare k 
stesso per risalire.... Se qualche notte fosse occorso ai pera- 
viani di spingersi per la pianura e trovarsi disposti al fiw del 
giorno sul ciglio della frana, saremmo stati fucilati a mansalta. 
Dal ciglio della frana erano dominati tutti gli accampamenti, di- 
spersi in piccoli prati chiusi, potreros^ e senza uscita in un m^ 
mento dato, sia per formar linea di difesa che di attacco, ed t^ 
sendo questa quasi impossibile.... Come unica precauzione pa 
porsi al coperto da sorprese, si erano avanzate due brigate al 
r altro lato del ponte ; ma in tale distanza 1' nna dall' altra d 
pel centro avrebbe potuto passare l' esercito di Strse senza 
visto né inteso da nessuna delle due. » 

Lettera Politica di Manuel J. Vienna, p. loo. 



'^ 



E DISTRUZIONE DI CHORRILLOS 459 

Ma no; il capriccio del Dittatore, cui non mancò 
chi dicesse il da farsi, doveva venire in soccorso an- 
che degli errori strategici del nemico; il quale potè così 
rimanersene tranquillo fino alla sera del 12 gennaio, 
neir orlo stesso di quel precipizio al quale la propria 
imperizia lo avea condotto. 

Tutto doveva favorire e tutto favor) il Chili in que* 
sta lunga e disastrosa guerra. * 

Operando sempre di moto proprio, il Dittatore si li- 
mitò invece a precipitare i lavori delle fortificazioni, 
che, come si è detto, rimasero incompiuti, delle due 
linee di difesa da lui escogitate ; ed a disporre su di 
queste i suoi eserciti in quella maniera che a lui 
parve più conveniente per attendere e respingere il ne- 
mico, dopo aver fatto solennemente benedire dal suo 
Vicario castrense, insieme all' inutile forte di San Cri- 
stobaly la ancora più inutile spada ch'egli stesso do- 
veva brandire nelle vicine battaglie (i). 

Lasciato tutto V esercito di riserva - 6000 uomini - 
a guardia della seconda linea di Miraflores, e rimasti 
nei forti del Callao circa 3ooo uomini dell' esercito at- 
tivo, distribuì tutto il resto di questo, ossia 16,000 uo* 
mini in tutto, sulla prima linea di San Juan, nel modo 
seguente : un corpo di 4ooo uomini formava l'ala si- 
nistra in Montèrrìco-Chico; un secondo di 45oo oc- 
cupava il centro sui piccoli colli di San Juan; altro 



(i) Questa cerimoiiia della betiedizione della spada di iPierola 
e del forte, che fu battezzato col nome òì /orienta PUrola^ ebbe 
luogo colla più solenne pompa il 9 dicembre. 



46o BATTAGLIA DI SAN JUAN 

anche dì 43oo, sosteneva l' ala diritta in Villa ed alle 
falde dei colli che fanno da sperone al Morrò Solar; 
ed un ultimo corpo di 3ooo fanti infine, destinato a 
far da riserva, fu collocato nel quartiere e adiacenze di 
Chorrillos, a retroguardia dell'ala diritta. 

Il Perù, paese pieno di risorse, poteva e voleva pre- 
pararsi assai meglio : e certo, se si fosse trovato a capo 
del suo Governo un uomo appena mezzanamente for- 
nito di buon senso, se le sue sorti non fossero fatal- 
mente cadute, come caddero, in mano di un allucinato, 
avrebbelo fatto in modo da opporre un argine sotto ogni 
rapporto insuperabile all'audace invasione di un ne- 
mico per ogni verso inferiore, che si giovava delle di- 
sgrazie di quello per andarlo a sfidare ed a vincere 
fin sotto le mura della sua capitale. 

Abbenchè non ascoltati mai, abbenchè tenuti com- 
pletamente in disparte o relegati al secondario ed inu- 
tile posto di aiutanti, non pochi fra generali e colon- 
nelli generalmente molto stimati, si fecero anche questa 
volta innanzi per far comprendere al Dittatore i gravi 
e sostanziali errori del suo piano di difesa. Insieme a 
tanto e tant' altro, facevangli principalmente notare U 
relativamente sterminata lunghezza della linea di di- 
fesa, di oltre dodici chilometri; e quindi la nessuna 
convenienza di tenere così disseminati i piccoli quattro 
corpi dell' esercito^ ed a tanta distanza l'uno dall'altro 
da potersi male e difHcilmente sostenere a vicenda: 
cosa tanto più grave, in quanto si sapeva che il ne- 
mico disponeva di forze molto maggiori^ e che poteva 
facilmente dirigersi con gran numero sopra uno o due 



E DISTRUZIONE DI CHORRILLOS 461 

di essi, i quali sarebbero stati necessariamente schiac- 
ciati prima che avesse potuto arrivar loro il necessario 
soccorso. Facevangli notare del pari che, accantonato 
nel quartiere di Cborrillos ad una estrema coda della 
lunga linea di difesa, il piccolo corpo di riserva si 
trovava pressoché condannato a far da semplice spet- 
tatore della lotta, ossia nella impossibilità di dirigersi 
in un momento dato su quel punto della linea dove 
fosse maggior bisogno, attesa la grande distanza che 
lo separava da essa; e che perciò a lasciarlo là, altro 
non si faceva che diminuire senza alcun profitto le già 
scarse forze di cui si disponeva; e così tante e tante 
altre cose non meno gravi ed importanti. 

Ma tutto era inutile. Il Dittatore non ascoltava con- 
sigli: credeva saperne più che tutti gli altri insieme, 
e si contentava di rispondere a tutti col suo cesareo 
motto: io ho il mio piano; motto col quale voleva al- 
ludere alla sua grande sapienza militare, ed ai suoi 
famosi sistemi di fortificazioni, quello delle mine au- 
tomatiche principalmente, ma che in realtà non altro ri- 
velava fuorché la sua insipienza, e la fatua sua cre- 
dulità in quella vittoria, che i suoi tanti errori avevano 
reso e rendevano sempre più impossibile. 

In vista di tutto ciò, ognuno, eccetto il Dittatore ed 
i suoi più intimi partigiani, i quali non erano che sem** 
plici allucinati come lui, prevedeva più o meno sicura 
la facile disfatta dell'esercito peruviano. E, noti pur 
troppo gli eccessi commessi dalle truppe chilene nei 
paesi da esse occupati, ognuno pensava con terrore 
alla non difficile e forse non lonuna eventualità in 



402 BAT FAGLIA DI SAN JUAN 



cui Lima avesse a cadere in loro mani. Tutti più o 
meno cercavano di. prepararsi un rifugio per queli' ora 
tremenda; e chi mandava la propria famiglia nelle 
Provincie interne, chi sollecitava un posto, per quando 
ne fosse il caso, nelle navi da guerra neutrali che 
erano nelle acque del Callao, chi si dirigeva a qual- 
cuno dei tanti stranieri residenti a Lima, per trovare 
un ricovero nella sua casa. Ma il fatto si è che neanche 
gli stranieri medesimi, e perciò neutrali alla guerra, 
edotti quali erano dei lamentevoli fatti di Tacna ed 
Arica, si credevano sicuri nelle loro case, comunque 
fossero queste protette dalle bandiere e da apposite 
placche coi colori nazionali, che ciascuno di essi aveva 
ricevuto dalla Legazione del proprio paese. 

Molti stranieri quindi si allontanarono colle loro ia« 
miglie da Lima; e quelli che non poterono seguire sì 
prudente esempio, formarono dei Comitati, i quali, di 
concerto coi Rappresentanti delle loro nazioni, tolsero 
in fitto grandi case, che misero sotto la speciale prote- 
zione delle Legazioni, e le destinarono a luoghi di Asilo 
per tutti gli individui della propria colonia. 

Altro provvedimento preso dagli stranieri d' accordo 
coli* autorità municipale di Lima, fu quello della crea* 
zione fra loro di un corpo di Guardia Urbana^ onde 
mantenere il buon ordine nella capitale, e tutelare le 
vite e le proprietà così di essi medesimi come dei na- 
zionali, dalle insidie dei ladruncoli e malviventi; misura 
che fu resa necessaria . dall' assoluta mancanza nella 
città di ogni forza pubblica armata, essendo uscita ad 
accamparsi nelle linee di San Juan e di Miraflores, 



E DISTRUZ[ONE DI CHORRILLOS 463 

insieme agli eserciti, anche la forza di polizìa, o ce- 
ladores. In Lima quasi tutte le Colonie estere avevano 
organizzate da più anni, ciascuna separatamente, una 
o più compagnie di Pompieri, che resero sempre grandi 
servigi a tutta la cittadinanza, accorrendo sollecite a 
spegnere gì' incendi ovunque si manifestassero; e ap- 
punto tra queste diverse compagnie estere di Pom- 
pieri fu organizzato sollecitamente e bene un discreto 
corpo di Guardia Urbana, sotto la cui tutela, finché 
esistè, la città visse sicura e tranquilla. 

Nella già descritta disposizione adunque l'esercito pe* 
ruviano ricevè nella mattina dei i3 gennaio 1881 l'urto 
delle forze nemiche. Inferiore a queste di oltre un 
terzo; composto di gente in gran parte non ancora 
ammaestrata al maneggio delle armi ; sparpagliato per 
soprappiù sopra una immensa linea, alla difesa della 
quale sarebbe occorso un esercito assai volte più 
numeroso, trovavasi anticipatamente condannato alla 
disfatta : e fu questo il solo premio che doveva e po- 
teva coronare la dissolvente opera del Dittatore peru- 
viano. 

L'esercito chileno s'avanzò in quattro divisioni. Una 
di 8000 uomini era destinata ad attaccare l'ala diritta 
dei peruviani, mentre due altre, di 7000 l'una e di 
6000 l'altra, dovevano dirigersi contro il centro, as- 
salendolo la prima di fironte e la seconda di fianco. 
Un' ultima divisione di 3ooo uomini doveva fare uf- 
ficio di riserva ; ed era nelle disposizioni del comando 
in capo, che le tre divisioni destinate all' attacco si 
trovassero ad una medesima ora ai loro posti, alle cìn- 



464 BATTAGLIA DI SAN JUAN 



que del mattino del 1 3 gennaio, e che rompessero con- 
temporaneamente i loro fuochi sai nemico. Il perso- 
nale delle ambulanze, i malati, e quelli specialmente 
addeni al trasporto degli equipaggi, e dei viveri, ecc. 
non sono compresi in queste cifre. 

Partita ciascuna alla sua ora dal quartier generale 
secondo le distanze, per trovarsi al proprio posto nel 
momento stabilito, sola obbedì alla consegna la divi- 
sione che doveva operare contro V ala diritta dei pe- 
ruviani ; ed air ora determinata, alle cinque del mat- 
tino, iniziò r attacco. Ma lasciamola fi, cbè avremo 
tempo a ritornarvi. 

Le altre due che dovevano operare di conserva contro 
il centro, arrivarono un po' più tardi : quella di 7000 
poco prima, e quella di 6000 poco dopo le sei. Nondi- 
meno furono le prime a raggiungere il proprio scopo ; 
e la ragione non è molto difficile a trovarsi: erano 
i3ooo contro 43ool II bravo colonnello Càceres che 
comandava le posizioni peruviane, lamentava anzitutto 
che un buon terzo almeno della sua piccola divisione 
era gente talmente novizia all'arte della guerra, che 
neanche la voce del comando comprendeva bene; e 
vedeva con dolore che se non gli arrivava un solle- 
cito rinforzo, non saprebbe più come &re a manteneiia 
nelle file, caduti che fossero sotto i nembi di palle 
nemiche i pochi veri soldati che aveva ai suoi ordini. 
Efifettivamente dopo un' ora e mezza di combattimento, 
più non gli rimaneva che la sola inutile ciurma dei 
novizi ; questa si pose presto in rotta, e incontrata per 
via la divisione dell'ala sinistra che veniva troppo 



E DISTRUZIONE DI CHORRILLOS 465 

tardi e per frazioni in suo soccorso - a causa dei lungo 
e non eguale cammino che gli sparpagliati suoi bat- 
taglioni doverono percorrere - la travolse irresistibil- 
mente nella sua fuga, senza permetterle di sparare un 
sol colpo. 

Sono appena le otto del mattino, e la battaglia è 
perduta. Nondimeno si ode ancora cupo e sinistro il 
fragore della guerra : è V ala diritta che avendo comin- 
ciato a battersi un'ora prima delle altre, alle cinque, 
è ancora ferma al suo posto, perdendo e riconquistando 
alternativamente le proprie posizioni, senza mai cedere 
definitivamente. Lynch e Iglesias, il comandante chi- 
leno e il comandante, peruviano, si battono con eguale 
destrezza, con eguale ardore, quasi con egual valore: 
ma la gloria non sarà eguale, la gloria sarà del vinto. 
Egli non ha che appena 45oo uomini da opporre agli 
8000 dell'avversario, già divenuti 11 000 pel soprag- 
giunto rinforzo del corpo chileno di riserva ; e nondi- 
meno è sereno e tranquillo, è sicuro di vincere : sono 
quasi tutti vecchi soldati che ha sotto di sé, e sa che 
con quelli difficilmente si perde. Ma eccolo sostare un 
momento. Che succede ? Vede venir di lontano grosse 
colonne di soldati, e per un momento sta in forse se 
sieno amici o nemici : però la triste verità non tarda 
ad appalesarsi ; sono nemici : sono le divisioni chilene 
yincitrici del centro che si dirigono contro di lui in 
soccorso ancora della divisione Lynch (i). Girando lo 



(i) « Verso le undici ant. si ricevè un dispaccio di Lynch di- 
cendo che non poteva avanzare, perchè la sua truppa era deci- 



466 BATTAGUA DI SAN JUAN 



Sguardo per ogai parte non vede forza alcuna accor- 
rere in suo aiuto : solo scorge in lontananza il Ditta- 
tore che cavalca verso il mare ; e presto lo fa raggiun- 
gere da un suo aiutante per domandargli un pronto 
soccorso. Inutile tentativo ! U aiutante ritorna^ e gli 
comunica che il Dittatore, inebetito, gli fa sapere che 
tutto è perduto, e che vai meglio ritirarsi. - Ebbene! 
io non mi ritirerò, esclama il valoroso Iglesias, io lot- 
terò fin che potrò. - E lotta da forte contro tutto l'eser- 
cito chileno che ormai si è riunito alla divisione Lynch: 
lotta indietreggiando coi suoi decimati soldati fino alla 
sommità del Morrò Solar; ed una volta là, lotta sem- 
pre senza tregua e senza riposo, fino alle due pom^ 
ora nella quale è preso in mezzo da tutto T esercito 
nemico e fatto prigioniero, insieme a tutto il suo stato 
maggiore ed a tutti i soldati che gli rimangono. Non 
sono che 1 800 in tutto ; gli altri 2700 sono morti : 
sono morti battendosi per nove ore contro tutto Teser* 
cito chileno, contro 20,000 e più uomini. Iglesias vinto, 
prigioniero, fu l'eroe della giornata. 

Il corpo di riserva posto da Pierola nel quartiere e 
nelle adiacenze di Chorrillos non entrò in battaglia. 
Aveva la consegna di non muoversi senz'ordine del co- 



matai abbattuta dalla stanchezza, e che gU mandassero rinforzi 
per continuare I* attacco. • 

LeUera poliiUa del chileno M. J. VicuFSa, pag. ili. 

Ed è da avvertire che Lynch aveva gW ricevuto qualche ofà 
prima il rinforzo della divisione di riserva, come è detto nella 
stessa Uttera politica^ a pag. xo6, e come si rileva anche dal 
rapporto ufficiale del Generale in capo dell' esercito chileno. 



E DISTRUZIONE DI CHORRILLOS 467 

mando in capo; e Punico ordine che ricevè dopo la di- 
sfatta del centro, fu quello di ritirarsi sopra Miraflores. 
Saputa la disfatta del centro, ed avuto l'ordine di ritirarsi, 
il suo capo, colonnello Suarez, risponde che sarebbe 
assai più opportuno di correre in soccorso dell'ala di- 
ritta, e domanda la modificazione del comando in que- 
sto senso. No; gli si comunica per una seconda volta 
V ordine di farsi indietro - unica disposizione emanata 
dal comando in capo del Dittatore durante tutta la 
battaglia ; * e bisogna che ubbidisca. Solo un piccolo 
battaglione di questo corpo si spinge di moto proprio, 
a dispetto dell'ordine contrario, in soccorso dell'ala 
diritta che valorosamente si batte ancora; ma uscito 
appena da Chorrillos s' imbatte nella grossa divisione 
chilena vincitrice in San Juan^ che fiancheggiando il 
Morrò Solar alle spalle di Chorrillos, sì dirige contro 
quella medesima ala diritta in soccorso della quale 
esso andava, ed è tagliato a pezzi: solo sfuggirono alla 
generale distruzione di detto battaglione alcuni pochi 
soldati che, durante la disfatta o ritirata, pervennero 
a rifugiarsi nella stazione della ferrovia, posta alle 
porte di Chorrillos, di dove tentarono resistere al- 
r onda del nemico, e dove, circondati da ogni parte, 
in breve tempo furono fatti prigionieri. 

Già abbiamo detto che l'altro corpo di 4ooo uomini 
che formava V ala sinistra fra San Juan e Monterrico- 
OiicOy neppur prese parte alla lotta. Quando potè ac- 
corgersi che esso veniva lasciato in disparte, e che il 
nemicò si agglomerava tutto contro alle altre posizioni 
della linea di difesa, decise alla lesta e da sé, in man- 



468 BATTAGLIA DI SAN JUAN 

canza di ordini del comando in capo, di correre in 
aiuto del centro. Ma disseminato come trovavasi so- 
pra una lunga zona, e animato dal desiderio di arri- 
var presto in soccorso di esso centro da cui lo divi- 
deva una grande distanza, non si raccolse in un sol 
corpo per marciare unito e compatto contro il nemico : 
supponeva che la propria linea di difesa fosse tutta li- 
bera ancora, che non sarebbe entrato in azione se non 
quando fessesi già incorporato alla divisione del cen- 
tro nelle posizioni di San Juan; e mosse a quella 
volta per frazioni, nell'ordine in cui trovasi sulle estese 
sue posizioni. Ma era già tardi; i colli di San Juan 
erano già in potere del nemico, che, sloggiati di li i 
resti della divisione peruviana che li difendeva, cor- 
reva forte e numeroso nelF inseguimento di quelli. La 
divisione dell' ala sinistra s' incontrò adunque a piccole 
frazioni in questa gran massa di gente che fuggiva, 
tra assaliti ed assalitori; e impotente ciascuna fra- 
zione da sé sola, a resistere ad un urto sì fòrte, ri- 
masero tutte necessariamente travolte a misura che 
succedeva l'incontro, nella generale e confusa corsa 
dei vinti e dei vincitori, senza che fosse possibile di 
opporre resistenza alcuna, o di sparare un sol colpo 
almeno. 

Dei 16,000 uomini che formavano l'esercito peru- 
viano, adunque, solo entrarono in azione i 9000 del 
centro e dell'ala diritta, da cui certo non era possi- 
bile lo sperare che sostenessero definitivamente l'im- 
petuoso urto dei 24,ooo chileni, che marciavano con- 



E DISTRUZIONE DI CHORRILLOS 469 

tro di essa in forti e compatte schiere (i). Ciò fu dovuto 
principalmente alla cattiva collocazione data all'eser- 
cito dal Dittatore peruviano, nonché alla completa in- 
capacità manifestata da lui, come del resto era da 
prevedersi, nel momento della lotta. Credeva che per 
far da Generale in capo e unico direttore di una bat- 
taglia, bastasse il semplice volerlo, e s'ingannò. Ve- 
duta dall'effetto la insignificante nullità delle sue for- 
tificazioni ; veduto che l'esercito nemico passava illeso 
al disopra od a fianco delle sue famose mine automa- 
fiche, sparirono tutte le illusioni, perde tutta la cieca 
confidenza che aveva in sé stesso. Forse un momento 
di lucido intervallo gli fece intravedere allora l'enor- 
mità dei suoi errori, insieme alla sua grande respon- 
sabilità di fronte a quella sua povera patria, da lui 
stolidamente portata al sacrifizio; e provò forse un 
lungo e terribile momento di rimorso che Io prostrò. 
Incapace a prendere qualunque provvedimento, giron- 
zava taciturno ed abbattuto dietro la rumorosa linea 
di battaglia fra San Juan e Villaj senza neppur sov- 
venirsi che era il Generale in capo del suo esercito, 
senza mai pensare a dare un ordine qualsiasi. La 
disfatta della divisione del centro, venne a riscuoterlo 



(1) Da ambe le partì, Perù e Chili, si è cercato sempre nei 
loro diversi racconti di aumentare enormemente le forze deirav- 
versario: noi però, guidati dalle notizie più certe e sicure, pos- 
siamo guarentire l' esattezza delle cifre da noi assegniate al rispet- 
tivi eserciti. 



470 BATTAGLIA DI SAN JUAN 

repentinamente dalF inerte suo abbandono : pensò che 
tutto fosse perduto» e prese sollecitamente là via della 
spiaggia per rientrare a Lima. In questo momento 
ed in questo stato del suo animo incontrò T aiutante 
che gli domandava un rinforzo per la divisione di 
Iglesias; e gli rispose ciò che egli pensava, gli ri- 
spose che tutto era perduto, e continuò per la sua via. 
Indi la vista del corpo di riserva che stava al di là di 
Chorrillos, diede un altro giro alle sue idee ; gli fece 
ricordare che rimanevagli ancora la seconda linea di 
difesa di Miraflores; e ripresa la sua prima confidenza, 
disse a sé stesso : se ho perduto oggi a San Juan, vin- 
cerò domani a Miraflores, E pensò di riserbare per 
la seconda battaglia la divisione di riserva che vedeva 
innanzi a sé: da ciò l'ordine mandato a Suarez, e poi 
rigorosamente ripetuto, di ripiegarsi sopra Miraflores. 
Alle II a. m. tutto era finito nella pianura tra Monter- 
rico-Chico e Chorrillos. I disfatti fuggitivi di San Juan 
erano già dietro la seconda linea di Miraflores, insieme 
a quelli dell'ala sinistra, ed insieme alla divisione 
di riserva che il Dittatore faceva ritirare: solo ardeva 
ancora la pugna localizzata sull' alta vetta del Morrò- 
Solar. Chorrillos era deserto; più non vi era un solo 
soldato peruviano ; più non vi era nessuno, quasi tutti 
i suoi abitanti erano ftiggiti : soli alcuni stranieri, com- 
pletamente neutrali alla lotta, e che avevano in Chor- 
rillos i loro stabilimenti di commercio, rimanevano 
paurosi nelle loro case o andavano più paurosi ancora 
a rifugiarsi in riva del mare. Sapevano che i chileni 
avrebbero da un momento all' altro occupato quel vii- 



-"k 



E DISTRUZIONE DI CHORRILLOS 471 

hgffOy terminata che fosse sul Morrò la insostenibile 
resistenza di Iglesias; ricordavano i tristi avvenimenti 
di Tacna ed Arica, ed avevano paura : però non vo- 
levano, non potevano abbandonare completamente 
quelle loro case di commercio, quelle loro proprietà 
che rappresentavano il frutto di tanti e tanti anni di 
lavoro, di economie e di privazioni; e rimanevano lì, 
speranzosi che le truppe chilene saprebbero rispettare 
la. loro qualità di stranieri neutrali. 

Alle due p. m., s' è detto già, tutto era finito anche sul 
Morra. Iglesias era caduto prigioniero insieme ai scarsi 
resti della sua divisione ; e meno di mezz* ora dopo, 
le prime colonne delle truppe chilene che a passo ac- 
celerato scendevano per le aride falde del Morrò, in- 
vadevano le deserte strade del sottoposto Chorrillos, 
mentre altre ne occupavano il quartiere posto a breve 
distanza, e già da più ore innanzi abbandonato dalla 
divisione di riserva del disfatto esercitò peruviano. Alle 
2 e mezza, il generale in capo Baquedano ed il Mi- 
nistro della guerra, Vergara, che rappresentava il Go- 
verao chileno, erano anch'essi in Chorrillos, ammi- 
rando estasiati insieme ai loro aiutanti e seguaci i bei 
palazzi, i ranchos^ dalle eleganti terrazze moresche, 
che coi fioriti giardinetti chiusi da grosse cancellate 
di ferro dorato, davano all'insieme quel certo che 
di fkntastico, di vago, di grandioso, di cui tanto ave- 
vano udito parlare nel Chili, e che si bene annunzia- 
vano la decantata ricchezza delle ^ppellettili e di tutte 
le eleganti ricercatezze degli appartamenti. La na- 
tura e l'arte rivaleggiavano di bellezza e di magnifi- 
co. — Cai VANO, Guerra eCAmirica, 



472 BATTAGLIA DI SAN JUAN 



cenza agli occhi attoniti della grossa comitiva, che 
camminava signora di quella immensa aUtambra del- 
l' aristocrazia peruviana ; che sentiva ribollire nel 
cuore tutte le passioni della patria lontana contro gli 
invisi possessori di tanta delizia ; che sentiva rigurgi- 
tare nell'animo tutta la gioia del fortunato vincitore, 
arrivato alfine a porre il ferreo piede sul tremulo collo 
dell'odiato fratello e rivale. Ma il tempo stringeva: 
r ora della collera vendicatrice era prossima : e prima 
che quella suonasse, era mestieri rifarsi della stanchezza 
e delle fatiche della giornata. 

La grossa cavalcata dei conquistatori si separò verso 
le tre ; e mentre il Generale in capo cercava un po'di 
riposo, insieme al Ministro ed alPex-Plenipotenziarìo 
Godoy nel rancho di un congiunto della distinta con- 
sorte di costui (peruviana), altri invadevano quello del- 
l' ex-comandante della Union, Garcia y Garcia. 

Breve però fu il loro riposo: frastuono di schiop- 
pettate, vortici di fiamme, e grossi nugoli di fumo li 
fecero presto avvertici che la vendetta chilena comin- 
ciava, e che era tempo di lasciar libero il campo ai 
tremendi ministri di essa (i). 



(l) « Più non vi erano nemici da combattere.... Era neces- 
sario sollazzarsi, aver momenti di espansione e di riposo prima | 
di tornar di nuovo a soffrire le rigide prescrizioni della disci- | 
plina.... L'esercito del Chili si era coperto un'altra volta d'un. 
peritura gloria (I); era molto giusto donqae di celebrar degna- 
mente così grato avvenimento. Sembra che questo fosse anche lo 
spirito che animò il Generale in capo; perchè invece di far bat-j 
tere riunione agi' innumerevoli e disordinati gruppi di soldati di 



E DISTRUZIONE DI CHORRILLOS 473 



Alle 5 il Ministro della guerra abbandonò Chorril- 
los, mentre il Generale in capo passava ad occupare 
il gran palazzo di Pezet, di dove lo sloggiarono nuo- 
vamente le fiamme alle io di sera, sicché andò a pas- 
sar la notte nel quartiere, convertito in ospedale. 

A cominciare dalle 5 p. m. circa, Chorrillos era di- 
venuto tutto d^un tratto orrendo teatro di rapina, di 
orgia, di sangue e mine ; una vera bolgia d' inferno. 

Grosse e piccole bande dì soldati in disordine ed 
armati si disseminarono in un momento per tutta la 
piccola città. Mentre alcune correvano alle pulpene, 
alle botteghe, ai magazzini, altre forzavano a schiop- 
pettate le serrature delle porte, ed entrando nelle case 
le percorrevano rapidamente da cima a fondo; se in- 
contravano qualcuno, lo uccidevano ; e se P aspetto 
generale degli appartamenti era povero e meschino, vi 
appiccavano il fuoco, e via (i). Se poi annunziava ric- 



diversi corpi che andavano disseminati per la città» si diede fran- 
chigia tanto a quelli che stavano nella città, quanto a qaelli che 
seguitavano ad entrare in essa, e si portò la imprudenza fino 
air estremo di non ordinar loro di lasciare le armi nei loro quar- 
tieri od accampamenti. Le conseguenze, com' era naturale, furono 
fatali. La maggior parte delle case di Chorrillos, vere dimore di 
piacere, avevano abbondanti e ben fornite dispense. Le botteghe 
di dove si era estratto il petrolio e V acquaragia contenevano 
anche centinaia di bottiglie di ogni specie di liquore. Presto prin- 
cipiò la ripartizione.... > 

Dal giornale El Mercurio di Valparaiso, del 22 marzo 1881. 
Relazione del suo corrispondente in campagna. 

(i) Testimoni oculari ci riferirono che ad appiccare il fuoco 
i soldati chileni adoprassero certe piccole bombe di materie in- 



474 BATTAGLIA DI SAN JUAN 



chezza ed opulenza, era tutf altra cosa: frugando in 
tutti gli angoli, scassinando tutti i mobili, ponendo tutto 
in orrendo soqquadro, s'imposs'essavano di tutti i pic- 
coli oggetti preziosi, e di tutte le più ricche stoffe che 
incontravano, di cui faceva ciascuno aUa lesta il pro- 
prio fagotto. Indi alla dispensa ed alla cantina; e carichi 
i soldati di commestibili, di vini, di liquori, correvano 
tutti nei dorati saloni, dove cominciava immediata- 
mente la più infernale baraonda che mai si possa im- 
maginare. Chi sdraiato sulle poltrone o sui soffici divani 
del più fino damasco, chi seduto o disteso sui morbidi 
tappeti di Persia; si mangiava, si beveva, si cantava, 
mentre altri si divertivano a battere pazzamente le ta- 
stiere dei pianoforti, a rompere i quadri, a sconquas- 
sare i mobili, ad appiccare il fuoco in una o più estre- 
mità della casa, onde avesse il tempo di crescere e 
prender forza mentre si stava nei saloni a far baldo- 
ria. Frattanto gli scelti vini, i prelibati liquori di cui 
le ricche cantine erano ben fornite, £Eicevano il loro 
effetto; e cresceva il chiasso, cresceva l'orgia ed il 
baccanale. Il soldato chileno, il roto, cui più non fre- 
nava la disciplina militare, dava sempre più libero sfogo 
alla stupida brutalità e alla ferocia del suo carattere; 



fiammAbili di cui erano muniti, e che lanciate con fona scop- 
piavano, prodncendo istantaneamente l'incendio. Se fosse vera- 
mente così, ciò proverebbe una volte di più, come diremo ap- 
presso, che r incendio di Chorrillos fii cosa lungamente studiata 
e preparata; poiché solo in questo modo potrebbe spiegarsi come 
i soldati chileni si trovassero provvisti di tali bombe, a nnU'al> 
tro buone. 



E DISTRUZIÓNE DI CHORRILLOS 475 

e cominciavano le dispute, le querele, le lotte: indi 
mano al corvo o al fucile; ed a scannarsi, ad ucci- 
dersi fra loro, fino a che le prime vampe dell'incen- 
dio, penetrando nei saloni, ne li scacciassero (i). I morti, 
i feriti, quelli completamente vinti dalP ubriachezza, 
erano preda delle fiamme, mentre gli altri uscivano a 
continuar le loro dispute nelle strade, ove tuonavano 
numerose le schioppettate come in una battaglia, od 
a sfondare altre porte ed a ricominciar da capo in altre 
case. 

E ciò durò senza interruzione tutta la sera, tutta 
la notte, mtta la prima metà del giorno appresso; 
dalle S p. m. del 1 3, fino al mezzogiorno del i4, ora 
nella quale lo sbandato esercito iii chiamato alle file; 
ed a cominciare dalla quale, senza mai cessare del 
tutto per più giorni successivi, la nefanda opera di 
distruzione fu continuata solamente da semplici drap- 
pelli più o meno numerosi di soldati sbandati, fino a 
che in Chorrillos e' nei dintorni più non rimase pietra 
sopra pietra. 

E tutto ciò sotto gli occhi del Generale in capo, del 
Ministro della guerra, e di tutti i capi ed ufiziali su- 
periori ed inferiori dell' esercito chileno (2). Essi sta- 



(i) Il comspondente in campagna del giornale £1 Mercurio 
di Valparaiso fa ascendere dai trecento ai quattrocento^ il nnmero 
dei soldati chileni che si uccisero fra loro in Chorrillos nella notte 
del 13- gennaio, ira il furore dell'orgia e del saccheggio. 

Vedi: El Mercurio del 22 marzo 1881. 

(2) « Alle due e mezza p. m. eravamo nelle strade della ele- 
gante e graziosa Chorrillos.... Aspettavamo il Ministro della guerra 



476 BATTAGLIA DI SAN JUAN 

vano lì, chi dentro e chi alle porte di Chorrìllos, ve- 
dendo ed ascoltando tutto, e non facendo mai nulla 
per richiamare all'ordine i proprii soldati; e se al mez- 
zogiorno del i4 si occuparono di raccogliere e rior- 
dinare i disciolti battaglioni, fu solamente pel timore 



che non tardò ad arrivare. Era passata un'ora appena quando 
cominciammo a sentire un gran disordine: rottura di porte, sac- 
cheggio di botteghe, ed alcune case ardevano già.... Era il prin- 
cipio di un gravissimo male, le cui conseguenze potevano finire 
in una catastrofe nazionale. Facile, molto facile sarebbe stato con- 
tenerlo nel principio. Nondimeno uh il Generale in capo, né i 
Generali di divisione, né i Comandanti di brigata prendevano mi- 
sura alcuna.... Il disordine di Chorrillos era arrivato al massimo 
dell' eccesso e della demoralizzazione. Il saccheggio e Y ubria- 
chezza, r incendio ed il sangue, formavano il quadro di queir or- 
ribile dramma. » 

Lettera politica del chileno Manuel J. Vicuxla, p. 117 e seg. 

« Cadeva la notte, e le strade di Chorrillos illuminate dal ful- 
gore di cento incendii, somigliavano ad un fantastico quadro di 
scene d'inferno.... Presto si sentirono alcuni spari: erano i sol- 
dati chileni che disputavano fra loro.... Il sinistro splendore de- 
gl'incendii illuminava solamente scene di orgia e di esterminio... 
Il giorno seguente continuarono i disordini.... Però il Generale 
in capo non prendeva nessuna seria determinazione a fine di far 
cessare quei ripugnanti disordini. Sembrava che pensasse di la- 
nciar camminare le cose, e permettere che nella notte del 14 si 
rinnovassero le scene di quella del 13. ti Ministro della guerra 
gì' indicò allora che sarebbe conveniente di riorganizzare l'eser- 
cito, onde marciare immediatamente sopra Lima, e che era ne- 
cessario di raccogliere con qualunque mezzo quella gente sban- 
data. > 

Giornale El Mercurio di Valparaiso, del 22 marzo 1881. Re- 
lazione del suo Corrispondente. 



E DISTRUZIONE DI CHOftklLLOS 47? 

di una sorpresa del nemico e per prepararsi alla nuova 
battaglia dell'indomani, non per porre un freno ai 
barbarici eccessi dell' esercito, non per far cessare 
il saccheggio e la distruzione, che, come s'è detto, 
continuarono a compiersi senza interruzione da piccoli 
drappelli di soldati, cosidetti dispersi, senza che mai 
fossero a ciò impediti, pur quando tal cosa succedeva 
alla presenza di qualche ufìziale superiore, anche dei 
più rinomati, che si trovava di lì a passare per caso, 
e la cui protezione veniva invano invocata dalle po- 
vere vittime di tanta nefandezza ; fatto di cui si ebbero 
non pochi esempi nel piccolo borgo del Barranco. 

Se altre prove mancassero, basterebbe ciò solo a di- 
mostrare che la distruzione di Chorrillos e suoi din- 
torni, il saccheggio ed il fuoco così ampiamente ap- 
plicati, non furono per nulla l'effetto di semplici eccessi 
di una soldatesca ubriaca ed indisciplinata. 

Del resto, basta sapere che nulla giustificava nean- 
che il più leggiero atto di violenza contro un villag- 
gio che l'esercito chileno occupò senza resistenza, quando 
già era terminata la battaglia combattuta nelle sue vi- 
cinanze, e che trovò completamente deserto, se si ec- 
cettuano solamente alcuni pochi stranieri, neutrali nella 
guerra, ed appena qualche attardato abitante che non 
fece troppo presto a fuggire; basta ricordare gli odii 
e le rivalità chilene contro la aristocrazia peruviana, 
e l'invidia che la dimora favorita di questa suscitò 
seospre nel Chili; cose di cui ci occupammo nel ca- 
pitolo terzo : e basta infine prestar orecchio, per poco 
che sia, a quella voce pubblica da cui si vuole che il 



478 BATTAGLIA DI SAN JUAN 

saccheggio di Cborrillos e di Lima fosse offerto ai sol- 
dato cliileno in premio dei suoi sforzi, fin da qaando 
cominciava la guerra nel 1879,. perchè non si abbia 
a durar fatica alcuna per sospettare che Chorrìllos 
fosse saccheggiata e distrutta volontariamente e pre- 
meditatamente, e solo perchè così e non altrimenti si 
volle (i). 

A provare poi quanto l'anzidetta voce pubblica me- 
riti di essere ascoltata, basti avvertire che essa richiamò 
seriamente l'attenzione del Corpo Diplomatico stra- 
niero residente a Lima ; ed a segno tale da far sì che 
il suo Decano, prima ancora della battaglia di San 
Juan e dei fatti di Chorrìllos^ ne . focesse oggetto di 
speciale comunicazione al Generale in capo dell^ eser- 
cito chileno accampato in Lurin, come appare dalla 
Nota di rispósta che in data del sei gennaio riceveva 
egli dal detto Generale chileno, e che dice : « Sig. Mi- 
nistro : Ho testé ricevuto la Nota di V. E. in dató 
primo corrente, nella quale Ella mi domanda se, dato 
il caso che la città di Lima non opponga resistenza 



(i) « Mi dicono che a tutti coloro che andarano a raccoD- 
targU (al Generale in capo chileno) la maniera come andava cre- 
scendo il disordine (in Chorrillos) rispondeva con molta indiffe- 
renza, stringendosi nelle spalle : Che posso fare io ? » 

Lettera politica citata, pa^. 1 19. 

La risposta del Generale in capo chileno, Baquedano, che sap- 
piamo essere un gentiluomo e d'animo non cattivo, non vorrebbe 
forse alludere a ordini superiori che lo collocavano nella impos- 
sibilità di impedire i disordini, il saccheggio e l' incendio di Chor- 
rillos ? 



E DISTRUZIONE DI CHORRILLOS 479 

alle forze da me dipendenti, io sarei per occuparla sol- 
tanto con le forze scelte, e aggiunge che, nel caso 
contrario, ossia quello della resistenza, V. E. e i suoi 
onorevoli colleghi del Corpo Diplomatico condannano 
il saccheggio, e desiderano sieno loro affidate le mi- 
sure di sicurezza, di cui le mie truppe non saranno 
per prendere cura. In risposta a questa comunicazione 
mi basta soltanto di dichiarare a V. E. che l'avviso 
del mio Governo e il mio proprio furono chiaramente 
determinati nella mia Nota del 3o dicembre ultimo. 
V. E. comprenderà che le declamazioni appassionate 
della stampa di ambo i paesi belligeranti non possono 
essere materia di discussione ufficiale. In conseguenza 
deve permettermi che non tenga conto delVallusione 
che trovo nella Nota di V. E. quanto alP istigazione 
al saccheggio^ che Ella crede aver rintracciato nella 
stampa del mio paese. Per altro V. E. può esser si' 
cura che il mio fermo proposito si è di umanizzare 
la guerra, e risparmiare ai privati mali non necessari], 
in accordo col progresso della civiltà del secolo. Ma 
le mie promesse devono a ciò solo limitarsi, poiché le 
misure ulteriori che sarò per adottare, dipendono da 
circostante che non posso prevedere..,, (firmato) Ma- 
nuel Baquedano. » 

Noi conoscemmo Chorrillos in altri tempi, e vi pas* 
sammo parecchie stagioni estive; la visitammo qual- 
che mese dopo ì fotti che narriamo, e più non tro- 
vammo che macerie, da non riconoscere neanche i siti 
delle strade e della casa che in altra epoca abitammo. 
Vedemmo però qua e là, in mezzo a tanta • rovina, 



48o BATTAGLIA DI SAN JUAN 

alcuni pochi ranchos o case, in pieno stato di con- 
servazione, contro di cui non fu portato danno alcuno. 
Sorpresi di ciò, cercammo di sapere come avvenbse; 
e ci fu risposto che quei pochi ranchos appartenevano 
a persone legate in parentela od amicizia con alcuni 
alti personaggi chileni ; e che in grazia di ciò furono 
rispettati. Ciò adunque vuol dire che il soldato non 
procede alla cieca nella sua opera di distruzione ; che 
vi fu una mente che diresse la sua mano; e ciò an- 
cora sarebbe nuova e non lieve prova di quanto di- 
cemmo innanzi. 

Più su abbiamo accennato anche ai danni del Bar- 
ranco ; ed è bene dirne qualche parola. Nel Barranco, 
piccola ed anch'essa deliziosa borgata di villeggiatura^ 
posta fra Chorrillos e Mirailores, discosta dalle linee 
di difesa stabilite dal Dittatore, ed abitata per oltre due 
terzi da stranieri completamente neutrali nella lotta 
fratricida delle tre Repubbliche, si era sicuri di tro- 
varsi al coperto da ogni diretta contingenza di guerra. 

Ma ecco che nel pomeriggio del i3 appaiono ivi 
alcuni drappelli di soldati chileni, venuti espressamente 
da Chorrillos in cerca di bottino e di case da incen- 
diare. I suoi abitanti sono presi dal terrore; e i più 
fuggono precipitosamente verso Lima. Altri invece si 
rinchiudono paurosi e tremanti nelle loro case o bot- 
teghe, che copre una bandiera straniera amica del Chili, 
e che non vogliono, non possono abbandonare, poiché 
là si rinserra ogni loro avere e sostanza; e, miseri' 
assaporano in quelle, un lungo e straziante tormento 
d'indicibili ansietà ed amarezze. 



E DISTRUZIONE DI CHORRILLOS 481 

In mezzo al firastuono di mille disordini, odono bus- 
sare alle loro porte; sono ufiziali : aprono immediata- 
mente, lì ricevono pieni di riguardo, li complimentano 
di vino, di liquori, di quanto v' ha di meglio nelle loro 
case ; ed invocando la loro protezione, li scongiurano 
di salvarli insieme alle loro proprietà dal fìirore della 
terribile soldatesca. Indi, partiti questi, ne vengono altri, 
e poi altri, che accolgono tutti in egual modo ed a 
tutti rivolgono sempre le istesse preghiere. Ma gli av- 
vinazzati soldati infuriano sempre di più al di fuori, 
e già qualcuno comincia ad avvicinarsi alle loro pro- 
prietà, a scassinar qualche cancello o porta ; e sempre 
più atterriti chiamano essi medesimi qualche altro ufi- 
ziale che vedono passare per le strade, invocando da 
lui aiuto e protezione. 

Tutto è inutile : traquillizzati per un moniento dalla 
voce di qualcuno di quegli ufiziali, da cui sono assi- 
curati che nulla avranno a soffrire, rimangono atter- 
riti un istante più tardi dalle parole di qualche altro 
che fa loro intendere di non saper che fare per pro- 
teggerli, perchè le tstru\icnì ricevute comandano dì 
mettere tutto a ferro e fuoco^ Chorriilos, Barranco, 
Miraflores e Lima (i). Altro invece crede dì confor- 
tarli colle parole: Noi bruciamo^ ed il Perù pagherà (2). 
E agitati così da una continua vicenda di terrore e di 



(i) Parole prese dai reclami di alcuni cittadini italiani per 
danni sofferti nel Barranco, e che abbiamo udito riferire anche 
personalmente da alcuno di essi. 

(2) Idem. 



482 BATTAGLIA DI SAN JUAN 

-— - ■ — mtm^^^^ ■ I ■ I !__■ I u I ■■ ^ I 

speranza, passano essi la orribile notte del i3, e poi 
tutta la giornata e la notte del i4, mirando il sac- 
cheggio e l' incendio delle case circostanti ; finche noD 
rimangono più che le loro, e forza è che fuggano dove 
possono e come possono, onde non trovarsi involti fra 
gli orrori del saccheggio e dell' incendio di esse, che 
non tarda ad arrivare (i). 

Come abbiamo detto, gli abitanti del Barranco erano 
in maggior parte stranieri; e straniere erano pure la mag- 
gior pane delle proprietà o ranchos, di quella una volta 
ridente borgau, che i soldati chileni saccheggiarono 
ed incendiarono. Molte proprietà straniere erano anche 
in Chorrillos, e nessuna di esse sfuggì alla mano rapace 
del saccheggio, ed all'ira distruggitrice del chileno. 

Come si sa, fra le varie colonie europee che risie- 
dono sulP ospitale terra del Perù, V italiana è una delle 
più ricche e numerose; e quindi la maggior pane 
forse delle tante proprietà straniere saccheggiate e di- 
strutte dalla soldatesca chilena, appanenevano a nostri 
connazionali, a pacifici ed inoffensivi italiani che, neu- 
trali nella guerra, unicamente cercarono e cercano 
sempre le fonti del proprio benessere, come tutta la 
colonia italiana nel Perù e come tutti i figli d'Italia 
all'estero, ovunque essi sieno, nel più onesto ed inde- 
fesso lavoro. 



(i) Dal nostro c;gregio amico e letterato Conte Carlo Carcozi- 
Galesi, che trovavasi in villeggiatura al Barranco e fu non poco 
danneggiato, adimmo di tutti questi fotti il più veridico ed inte- 
ressante racconto. 



E DISTRUZIONE DI CHORRILLOS 483 

Le perdite sofferte dai nostri connazionali in Qior- 
rillos e nel Barranco, ascendono a più e più milioni 
di lire : molti di essi perderono tutto quanto avevano, 
tutto il prodotto di lunghi e penosi anni di lavoro; 
qualcuno di essi già divenuto, dopo quasi tutta una 
vita spesa nella più costante e intelligente operosità, 
nonché agiato, ricco, dovè ricorrere dipoi ai più mo- 
desti uffici per ridomandare al lavoro di che sostentar 
se stesso ed i suoi. E non si dica che ciò sia vana 
rettorica, no: é pura e schietta verità; ed all'occor- 
renza po^mmo e citar nomi e addurre prove. 

Né questo è il peggio. Fra la tanta povera gente, a 
sangue freddo o nel bollore dell'orgia trucidata in 
Chorrillos e nel Barranco, si contano anche non pochi 
stranieri, i più dei quali erano italiani : e qui, al con- 
siderare la rea maniera come fu tolta la vita a quei 
miseri, P uomo, lo storico, V italiano non sa soffocare 
un grido d' indignazione, che spontaneo erompe contro 
gr inqualificabili autori di tanta nequizia 1 

L'inglese Mac Lean, vecchio medico ottuagenario, 
fu barbaramente ucciso nel proprio letto, e nella stessa 
residenza del Ministro inglese, ove sicuro riposava sotto 
l'egida della bandiera britannica, che sventolava sul tetto 
della casa, e che nondimeno fu impotente a proteggerlo. 

Tre italiani, un francese ed un portoghese, presi in 
riva al mare il i3 gennaio e tenuti prigionieri sènza 
saper perchè, furono barbaramente fucilati la sera 
del i4; mentre altro francese che era con essi, com- 
prava a stento col denaro quella vita che il terrore 
gli tolse qualche giorno appresso. 



484 BATrAGLIA DI SAN JUAN 



L'italiano Borgna, fatto prigioniero mentre fuggiva 
verso Lima, e messo in una camera dell^ ospedale di 
Chorrillos, era ucciso con una fucilata nel mattino 
del 14, da quel medesimo soldato che facea da senti- 
nella air improvvisato suo carcere. 

Gritaliani Ogno, Cipollina e Nerini erano massacrati 
nelle stesse loro pulperie, dipoi saccheggiate e distrutte. 

Altri tre italiani trovavano la morte nelle strade, 
mentre cercavano di porsi in salvo da tanta ira sel- 
vaggia e feroce. 

L'italiano Leonardi da Montecrestese infine, era fano 
cadavere a fucilate nella propria sua abitazione, men- 
tre era inteso a soccorrere la povera consorte, di firesco 
puerpera (i). 

E qui ci crediamo nel dovere di domandare al Go- 

(i) Nel giornale El Mercurio di Valparaiso, del 18 mano 1S81, 
troviamo : « Roma e Chorrillos - Per lettera ricevuta da Rom2 
in data del 26 gennaio, si sa che nello stesso giorno 13 di quel 
mese in cui ebbe luogo la battaglia di Chorrillos (di San Jmart. 
in Chorillos non vi fu battaglia, solo vi fu saccheggio e inoendkv 
molto dopo che fosse terminata la battaglia sul Morrò) i chileni 
residenti in Roma avevano ottenuto udienza nel Vaticano dal 
Papa Leone XIII.... Le signore chilene domandarono a S. S. che 
benedicesse V esercito del Chili, e questi lo fece immediatamente 
con molta devozione. É un fatto molto singolare che il Papa 
stesse benedicendo in Roma quello stesso esercito che in quel 
giorno ed in quelle ore combatteva alla base del Morrp Solar. > 

£ noi diciamo: il Papa benediceva l'esercito chileno dal sue 
seggio infaUibiU (I) del Vaticano, nel giorno e nel momento 
istesso in cui quello compiva colla strage e coli' incendio di 
Chorrillos, uno dei fatti piiì iniqui ed atroci che abbia da reg^ 
strare la storia. 



E DISTRUZIONE DI CHORRILLOS 485 



verno italiano : che avete voi fatto a tutela delle tante 
proprietà italiane cosi ingiustamente distrutte? per il 
tanto sangue italiano così iniquamente versato ? Quelle 
proprietà erano coperte dalla bandiera italiana, che per 
soprappiù fu schernita e dileggiata dal soldato chileno 
nei più villani modi; quel sangue fu versato mentre 
le povere vittime, fiere di chiamarsi italiani, invoca- 
vano appunto la protezione della patria lontana e vi- 
lipesa. Ripetiamo: che avete voi fatto per tutto ciò? 
che avete voi fatto per riparare le tante offese portate 
a quel glorioso vessillo d' Italia, che avete il dovere e 
la forza di far rispettare? 

Durante la lunga e funesta guerra del Pacifico - fu- 
nesta principalmente agl'interessi stranieri, che sono 
molti e gravi - l' Italia, che ha le più forti corazzate 
del mondo, non ebbe in quei paraggi che appena tre 
meschini legni da guerra, gli ultimi forse della sua 
marina, e del tutto incapaci a dare una mostra visi- 
bile e patente del potere navale italiano: ed il roto 
chileno, che si pregia di fare il gradasso innanzi al 
debole, credè nella sua crassa ignoranza delle cose 
del mondo, che quei tre legnucoli costituissero da sé 
soli tutta o la miglior parte almeno dell'armata ita- 
liana; credè l'Italia impotente a proteggere l'onore 
della sua bandiera, insieme alla vita ed alla proprietà 
dei suoi figli; e perciò, sicuro dell'impunità, disprezzò 
r Italia e la sua bandiera, e fece strage sempre che 
potè delle vite e delle proprietà italiane. 

Dopo la battaglia di San Juan del i3 gennaio, i 
corrispondenti dei giornali chileni, tanto per giustificare 



486 BATTAGLIA DI SAN JUAN 

a loro modo la uccisione degli anzidetti italiani, quanto 
per dare le più gigantesctie proporzioni alla loro vit- 
toria, inventarono e riferirono la bugiarda notizia che 
insieme ai peruviani aveva combattuto un battaglione 
di 700 e più italiani, e che tutti questi erano stati 
massacrati e tagliati a pezzi, senza che se ne salvasse 
neppur uno. Questa menzogna produsse nel ChiTi la 
più feroce ed ignobile animosità contro V Italia e gP ita- 
liani. 

Per le strade e pei giornali in mtto il Chili non si 
faceva che dilettarsi nel racconto del supposto alas- 
sero del battaglione italiano, che compiacersi di un sì 
fausto avvenimento, e dirigere contro V Italia e gV ita* 
liani le più triviali e vigliacche ingiurie: e ciò durò 
per un buon pezzo, anche quando la insulsa Savoia 
dell'esistenza e del massacro del supposto battaglione 
italiano fu in tutti i modi smentita, così uflBcialmente 
come estraufficialmente (i). 

Per chi conosce il carattere dei chileni, è iuori di 
dubbio che essi non avrebbero affatto ardito <fi fare e 



(i) In tutto l'esercito del Perù non si trovava che nn solo 
italiano, che per giunta non prese parte a nessun combattimefito 
perchè apparteneva alla guarnigione del forte del Callao. E s'egU 
entrò neU' esercitò non fu già per spontanea determinaiione, ma 
perchè fa quello 1' nnico modo di sftiggire alla ostinata perse- 
cuzione che per una voluta offesa ai/a religione cattolica feccgli 
per più mesi il Governo Dittatoriale. Per il contrailo l' esercito 
chileno contava non pochi stranieri, massime fra gli orGgtìeri^ 
che furono sempre quanto ebbe di meglio queir esercito : questa 
è un fatto assai noto nel Perù e nel Chili 



E DISTRUZIONE DI CHORRILLOS 487 



dire tutto quello che fecero e dissero contro P Italia 
e gr italiani, se fosse comparso nelle acque del Pa- 
cifico un paio, non più, di buone corazzate italiane. 
Oh come allora sarebbero stati docili e melliflui! 

Come ultimo ragguaglio della battaglia di San Juariy 
aggiungeremo che essa costò 3ooo e più uomini al 
Chili, tra morti e feriti, senza contare i 3oo e più che 
si ammazzarono tra loro nelle luride orgie della or* 
renda notte della distruzione di Chorrillos. 

Il Perù dal suo canto ne perde 4ooo e più : quasi 
la metà di quelli che entrarono in battagliai 

Riferiremo pure che, allo scopo di scusare innanzi 
al mondo gli eccessi e V incendio di Chorrillos, i chi- 
leni presero a sostenere e a spargere ai quattro venti 
che in Chorrillos trovarono una forte resistenza, che 
vi fu anzi una vera e sanguinosa battaglia; e non man- 
cano neanche nei giornali e nelle Storie chilene le più 
immaginarie e prolisse descrizioni di essa : distinsero 
cioè le operazioni del i3 gennaio in due diverse bat- 
taglie, che chiamano di San Juan e di Chorrillos, Ma, 
non senza lasciare la sua parte alla naturale ampol- 
losità del carattere chileno, ripetiamo, ciò è detto prin- 
cipalmente col fine di cercare un pretesco, via non 
nuova per gli uomini di quel paese, che valesse, se 
non a legittimare, a scusare almeno la inqualificabile 
condotta dell' esercito chileno. In Chorrillos non vi fu 
resistenza, e molto meno battaglia (i). 



(i) Abbiamo letto e riletto più volte la descrizione della bat- 
taglia di San Juan e di tatte le operazioni del 13 gennaio che 

31. — Caivano, Guerra «T America, 



488 BATTAGLIA DI SAN JUAN 



La battaglia, cominciata nelle posizioni di San Juan 
e Fi7/a, si terminò sulla vetta del Morrò Solar; alla 
base di uno dei cui lati è Chorrillos; e tranne il breve 
scontro nelle vicinanze e nella stazione ferroviaria dì 
Chorrillos, fra il battaglione peruviano di riserva che 
andava in soccorso di Iglesias sul Morrò Solar, e le 
forti divisioni chilene che andavano sul Morrò stesso 
in aiuto di Lynch, com'è detto altrove, non si ebbe 
altro fatto d'armi in quel giorno i3. Come ricorde- 
ranno i nostri lettori, un piccol numero di soldati di 
quel battaglione peruviano pervenne, nella sua ritirata, 
a rifugiarsi nella stazione ferroviaria di Chorrillos. 
dove fu fatto prigioniero; e certo la insignificante re* 
sistenza di appena qualche minuto fatta dalle mura 
* di detta stazione, che un'ampia strada separava dalle 
prime e più prossime case di Chorrillos, non può in 
nessun modo chiamarsi resistenza di Chorrillos, e molto 
meno poi battaglia. 

Nondimeno è appunto a questo meschino episodio 
dell' unica battaglia del 1 3, cui essi danno il nome e 
l'importanza di seconda e speciale battaglia: e non 
contenti di ciò, ne trasportano 1' azione nelle mura 
stesse di Chorrillos, che convertono in aspro e terrìbile 



fa lo scrittore chileoo Barros Arana nel capitolo IX della 2^ pane 
della sua Scoria della guerra del Pacifico; e dichiariamo franca- 
mente che non vi abbiamo trovato quasi nulla che ci ricordi 
fatti di cui parliamo; fatti che siamo convinti dì conoscer 
appieno, e di riferire fedelmente. Curiosa Storia eh' è ras 
(}uclla I 



E DISTRUZIONE DI CHORRILLOS 489 



campo di accanito combattimento, mentre le più ir- 
refragabili prove di fatto e le assicurazioni di nume- 
rosi testimoni oculari dicono che essa fu limitata uni- 
camente alla stazione ferroviaria che, come s' è detto, 
era tanto discosta dall' abitato, da potersi appena con- 
siderare come la prima sua casa da quel lato. 

Comunque sia, questo stesso insignificantissimo epi- 
sodio della stazione ferroviaria, che al massimo potè 
risolversi in qualche centinaio di fucilate, cominciò e 
fìni assai prima del mezzogiorno: e quando l' esercito 
cbileno occupò Chorrillos al termine della battaglia sul 
Morrò Solar, dopo le 2 p. m., più non era neppur ve- 
stigio di soldati peruviani, tranne i prigionieri, né in 
Chorrillos né nei suoi dintorni. I soli soldati che tro- 
vavansi in quei luoghi fin dal mezzogiorno, erano del 
medesimo esercito chileno: quelli cioè che dopo Pepi- 
sodio della stazione ferroviaria, preferirono scorrazzare 
per Chorrillos e sue vicinanze, anziché andarsi a bat- 
tere sul Morrò Solar; ed è infine pienamente provato 
dalle medesime relazioni chilene, che alle 2 p. m. del i3 
ogni combattimento era terminato, è che solamente 
dalle 4 alle 5 p. m., ossia più di due ore dopo, co- 
minciò il saccheggio e l' incendio di Chorrillos. Nulla 
dicasi poi del Barranco, ove nulla giustificava la pre- 
senza dell'esercito chileno, e dove si recarono sola- 
mente a bella posta le bande dei saccheggiatori e degli 
incendiarii. 

Basta infine avvertire che la distruzione di Chorrillos 
e del Barranco, cominciata ed in massima parte ese- 
guita nella notte dal i3 al i4 gennaio, non rimase com- 



490 BATTAGLIA DI SAN JUAN 

piuta se non dopo molti e molti giorni, quando più 
non v' era che appena il ricordo delle passate bat- 
taglie. Testimoni oculari c^ informarono che il Maiecm 
di ChorrilloS) elegante passeggio a guisa di terrazza sul 
mare, fu distrutto nei primi giorni di febbraio, e che 
pur durante quei giorni .furono arse le ultime case! 




^' 



XIV 



BATTAGLIA DI MIRAFLORES E RESA DJ LIMA 



SOMMARIO 



Seconda lìnea di difesa. ~ Le trincee : distribuzione dell'esercito 
pemviano. - Opportunità di rivincita non saputa cogliere dal 
Dittatore. — Il generale chileno manda un araldo per trattare 
di pace. — Il terrore in Lima : gli abitanti fuggono negli AiUi 
o in Ancon. — Il Corpo Diplomatico di Lima chiede garanzie 
pei neutrali. — Tregua e sua improvvisa rottura. - Di chi 
fìi la colpa? — Considerazioni che inducono a conoscere la 
verità. - Battaglia. - I Chileni sono respinti due volte. - 
Disfatta dei Peruviani. - I Battaglioni di riserva. - Sbalor- 
dimento . e incapacità del Dittatore. - Lascia la maggior 
parte delle forze peruviane senza prender parte alla batta- 
glia : ordina a queste di disperdersi. — Abbandona tutto e si 
ritira fra i monti. — Nel campo chileno si pensava a nuove 
battaglie. - Spavento degli abitanti di Lima. - Il Corpo Di- 
plomatico si interpone nuovamente : Risposta del Generale 



9a BATTAGLIA DI MIRAFLORES 

chileno. - Voci di miDaccie falle dal Corpo Diplomatka. - 
Il Corpo Diplomalico salva Lima. — Alto di resa. — Kur- 
diai in Lima contro i chinui. — Ingreuo d«i chilcbi in Lima. 
- CoDclasioDC. 



k la disfatta di San Juan, il i3. 
èva ancora, ad una lega dalla 
le peruviana, La seconda linea 
^riamente detu fbniiìcata, a di- 
ella quale trovavasi il pìccola 
esercito di riserva di 6000 uomini. 

Era questa una lunga linea curva da un^ià a do- 
dici chilometri che, cominciando in prossimità del mare 
e passando poco at disopra di Miraiìores, andava a finire 
al di là della fattoria di Vasquez, nella Valle di Ate, 
e le sue fortificazioni, rimaste in massima parte in- 
compiute, come s'è accennato altrove, consistevano 
appena in pochi pezzi di artiglieria collocati su per le 
colline senz' alcuna opera speciale di difesa, ed in cin- 
que cosideltì ridotti, che in realtà erano solamente me- 
schine trincee o fossati, con uno scarso riparo di terra 
sul davanti. 

Queste cinque trincee però, semplice parte di quelle 
tante che dovevano essere secondo il progetto, e che 
non si fece in tempo a costruire, erano tutte da ur. 
solo lato, ossia dal centro della linea fino alla sua 
estrema diritta, sul mare ; e per supplire alla loro raan- 
canza dal centro alla estrema sinistra, il Dittatore 
aveva disposto su questo lato della estesa linea, la mag- 
gior parte delle fòrze ad essa tutta destinate ; sicché 



E RESA DI LIMA 493 



dei 18 scemi battaglioni dell'esercito di riserva, undici 
furono distribuiti sullo spazio mancante di trincee del- 
l' ala sinistra, e sette nelle trincee dell'ala diritta. 

Disposto così, prim^ ancora della battaglia di San 
Juan, l'esercito di riserva fu lasciato dipoi come si 
trovava: unica innovazione fu quella di aggiungere 
ad esso due battaglioni di linea della guarnigione del 
Callao ed i resti dell'esercito attivo disfatto in San 
Juan. Detti resti avrebbero potuto formare da se soli 
un corpo di 9 o loooo uomini ; ma il Dittatore che, 
mentre voleva far tutto da sé, finiva sempre col far 
poco e male, lasciò che buona parte di quei soldati si 
disperdesse a suo talento nella vicina capitale. Com- 
preso il corpo che doveva far da riserva il i3 e che, 
meno un solo battaglione, non entrò in azione, riunì 
appena dai cinque ai seimila uomini, che, insieme 
ai due battaglioni venuti dal Callao, collocò parte ne- 
gli spazii liberi di 800 metri ognuno, che rimanevano 
fra una trincea e l'altra, e parte nell'ala sinistra sfor- 
nita di trincee. 

Durante la funesta notte del 1 3 e la prima metà del 
dì i4 si presentava però al Dittatore, senza ch'egli 
sapesse approfittarne, la più opportuna occasione di 
riparare, in gran parte almeno, i suoi tanti torti verso 
il proprio paese. 

A poco più di una lega da lui e dal suo quartier 
generale ardeva Chorrillos, ardeva il Barranco; e là, 
fra i vortici di fumo e di fiamme e nei dintorni di 
quei due villaggi^ brulicavano in pieno disordine i sol- 
dati chileni, alcuni intenti al saccheggio, altri all'in- 



494 BATTAGLIA DI MIRAFLORES 



cendio, altri a disputare ed ammazzarsi fra loro, quasi 
tutti, chi in principio, chi in fine di lurida e barbarica 
orgia, vacillanti e cadenti per effetto dei liquori, della 
stanchezza, del sonno e dell'esaltamento delle più scom- 
poste passioni 

Bastavano poche migliaia di uomini per aver ra- 
gione di tutta queir orda ubriaca ed abbrutita : bastava 
che Pierola l' avesse sorpresa in quei momenti colla 
metà appena delle sue truppe, che erano là a due passi 
da essa, e tutto l'esercito chileno sarebbe rimasto in 
brev'ora sconfitto e disperso. Ciò appunto temevano 
da momento a momento nel campo chileno i pochi 
che avevano conservato colla propria dignità di uo- 
mini tutta la lucidezza della propria ragione; e come 
ne stessero impensieriti non è a dirlo (i). 

Nondimeno Pierola, fermo sempre nel suo famoso 
piano della più stretta difensiva, nulla fece. Forse non 
sorse attorno a lui nessuna voce che accennasse ad 
una tale impresa ? Tutto il contrario : se ne disse « se 
ne parlò molto e moltissimo; e non mancarono Gene- 
rali e Colonnelli che instassero caldamente perchè si 
affidasse loro siffatta impresa, dichiarandosi sicuri e 



(i) < Ricordo che col Ministro della guerra facevamo qaesta 
riflessione: Come ci andsebbe questa notte (dal 13 al 14) se ì 
peruviani venissero con un poco di audacia ad attaccarci in nii> 
mero di quattromila uomini^ non più ! Tutto questo se lo porte- 
rebbe il demonio, mi diceva il Ministro; e l'opera del Chil\ 
colla sua tremenda campagna e le sue innumerevoli vittorie^ si 
perderebbe miserevolmente in un' ora. • 

Carta Politica del chileno M, /. Vicuna^ p. 124. 



E RESA DI LIMA 495 



responsabili dell'esito. La prova di ciò la troviamo 
nei medesimi giornali e scrìtti chileni. 

Unica cura del Governo dittatoriale era invece quella 
di far circolare in Lima le più assurde notizie sugli 
avvenimenti della giornata, per far credere vittoria, e 
splendida, la cruenta disfatta di San Juan. 

La mattina del i4, il Generale in capo dell' esercito 
chileno, sia per approfittare della vittoria del giorno 
innanzi e porre vantaggiosamente termine alla guerra, 
senza esporsi ai rìschi di nuove battaglie sotto le mura 
di Lima, sia per trovar nuovi pretesti, in caso di ne- 
gativa, agli eccessi della sua soldatesca, o sia infine 
per procurarsi qualche notizia sulle vantate fortifica- 
zioni nemiche della linea di Miraflores, spedì un araldo 
al Dittatore peruviano, col fine d' invitarlo a trattative 
di pace. Ma avendo quest' ultimo fatto rispondere con 
alterigia, che avrebbe ascoltato volentieri gì' invelati 
chileni che muniti di pieni poteri si fossero presentati 
a lui nel proprio campo per negoziare la pace, quello 
cominciò a raccogliere ed a riorganizzare il suo esercito 
per impegnare la seconda battaglia detta di Miraflores. 
In Lima però, vista l' insuflScienza mostrata dal Dit- 
tatore il giorno innanzi, e saputisi i tanti eccessi com- 
messi dalle soldatesche chilene in Chorrillos e nel Bar- 
ranco, le cui fiamme erano visibili dall'alto delle 
terrazze, crebbe smisuratamente il terrore. Le famiglie 
degli stranieri corsero in folla nelle Legazioni e nei 
Consolati delle loro rispettive Nazioni, nonché negli 
Asili precedentediente preparati a ciò; ed insieme ad 
esse vi corsero in maggior numero, tremanti e- sbi- 



496 BATTAGLIA DI MIRAFLORES 

gottite, le donne peruviane, pur troppo consapevoli 
della miseranda sorte che sarebbe loro toccata nel- 
l'ora tremenda in cui cadesse la Capitale in potere 
del nemico. Ma gli Asili, le Legazioni, i Consolati e le 
case stesse dei Ministri e Consoli esteri, non potevano 
contenere tanta gente; più non v'era posto per nessuno: 
le camere, i cortili, le scale, tutto, tutto era pieno dì 
gente, di donne principalmente ; e la calca che ingros- 
sava sempre alle porte, prese una nuova via, quella 
di Ancon, da più giorni collocato sotto la speciale pro- 
tezione del Corpo diplomatico estero, dove già eransi 
rifugiati nei giorni innanzi i più timidi ed i più facol- 
tosi, ed alla cui volta partivano continuamente lunghi 
treni, pieni zeppi di vecchi cadenti, di donne, di fan- 
ciulli. E neppur nei treni v'era posto per tutti: la lo- 
comotrice è per partire già, e nondimeno mille brac- 
cia, mille voci si alzano insieme per dire che as[>etti 
ancora un momento, per invocare un posticino, fosse 
anche sulle staffe delle carrozze. Le belle donne, le 
vezzose fanciulle sono le più timorose, le più interes- 
sate a partire, ad allontanarsi dal futuro teatro delle 
orgie araucane; e dirigendosi a qualche vecchio che 
veggono qua e là agli sportelli delle carrozze, « eh ! 
gridano loro, voi siete uomini, voi non avete a temere 
che della vita; ma noi siamo donne, siamo beile, e per 
noi e' è il disonore, e' è la vergogna : per carità, cede- 
teci i vostri posti.... » a Ah si, rispondono mestamente 
gli apostrofati, avete ragione, voi avete più da perdere, 
siete donne e siete belle, sventurate!... » E scendono 
dalle carrozze, perchè quelle occupino i loro posti! 



E RESA DI LIMA 497 



La desolazione in Lima era somma, infinita; ed il 
Corpo Diplomatico estero che era rimasto inoperoso in- 
nanzi all'orrendo spettacolo di Chorrillos e del Bar- 
rancoy fu tocco da tanta sventura, dall'angoscia di 
cinquantamila donne che tremavano pel loro onore. 
Comprese alla fine che una grande responsabilità pe- 
sava su di esso, e che aveva il dovere di fronte alla 
umanità ed alle proprie nazioni di salvar Lima dal 
furore dell'esercito chileno; quella Lima ove erano 
tanti interessi e tante vite di esteri neutrali alla guerra, 
ed ove di peruviani più non si vedevano che donne, 
vecchi e fenciuUi. 

Raccoltosi il Corpo Diplomatico - sulla proposta del 
Ministro d' Italia, come risulta da qualche documento 
ufficiale- deliberò: i^ di offrire i suoi buoni ufficii al 
Dittatore del Perù ed al Generale in capo dell'eser- 
cito chileno, onde promuovere un armistizio durante 
il quale si potesse addivenire ad un trattato di pace; 
2^ nel caso in cui i suoi buoni uffici per la pace riu- 
scissero infruttuosi, di adoprarsi in ogni modo per 
salvar Lima, in garenzia delle vite e degli averi dei 
numerosi neutrali. Indi senza perdita di tempo, ed ac- 
compagnata dai comandanti delle squadre estere che 
erano nelle acque del Callao e di Chorrillos, la inglese, 
la francese e V italiana, una Deputazione di esso Corpo 
Diplomatico si recava successivamente dal Dittatore 
peruviano e dal Generale chileno, e poi da questo a 
quello, nei rispettivi campi, spiegando energia ed at- 
tività non poca. 

Una volta alla presenza del Generale in capo del- 



498 BATTAGLIA DI MlRAFLORES 

r esercito chileno, Baquedano, detta Deputazione co- 
minciò col domandargli le necessarie garenzie per i 
molti stranieri stanziati in Lima, e quindi per Lima 
stessa dove questi avevano le loro proprietà. Le te- 
stuali parole colle quali il Ministro d'Italia in Lima 
informava di ciò il proprio Governo, dicono: e Con- 
vinti che quand'anco P esercito chileno fosse entrato in 
Lima senza combattere, ma solo nell'immediata eb- 
brezza della vittoria, questa Capitale sarebbe stata vit- 
tima di gravissimi eccessi, i Ministri di Francia e di 
Inghilterra dichiararono chiaro ed aperto che essi ed i 
loro Colleghi avevano dai proprii Governi istruzione 
di provvedere alla salvezza dei neutrali con tutti i 
mezzi di che potessero disporre. Queste formali dichia- 
razioni indussero il generale Baquedano a promettere 
che, qualora i suoi soldati fossero riusciti pienamente 
vittoriósi a Miraflores, l' ingresso a Lima sarebbe dif- 
ferito (i). > Venuto dipoi a parlare dei buoni uffici of- 
ferti dal Corpo diplomatico, la citata Deputazione ot- 
tenne che Baquedano concedesse al nemico una tregua 
che doveva finire alla mezzanotte del i5, durante la 
quale si sarebbe trattato delle condizioni di un anni- 
stizio, e, se possibile, della pace. Ascoltò le condizioni 
che il Generale chileno dettava tanto per la conclu- 
sione dell'armistizio come per quella della pace, e dopo 
aver riferite queste al Dittatore peruviano, ed appreso 
da lui che accettava la tregua concessa da Baque- 
dano, si restituì a Lima, onde porsi d'accordo coi 



(i) Nota del 28 gennaio i88r« 



E RESA DI LIMA 499 



colleghi. Tutte queste pratiche avvenivano nella notte 
del i4 e nella prima metà del i5, alla cui mezza- 
notte spirava la tregua. 

Il tempo stringeva. Udito quindi il rapporto della 
Deputazione, e saputo che Pierola si manifestava di- 
sposto a trattare sulle condizioni dejl' armistizio pro- 
poste dall'avversario, nonché a negoziar la pace, il 
Corpo Diplomatico decise di portarsi nella sua inte- 
grità presso il Dittatore, in Miraflores, per quindi tra« 
sferirsi colla risposta di lui al campo chileno, onde 
menare a termine' P opera cosi bene incominciata dei 
suoi buoni ufficii. 

Alle 2 e 1 5 p. m. il Còrpo Diplomatico giungeva al 
quartier generale dell' esercito peruviano, e facevasi 
annunziare al Dittatore, il quale, trovandosi a cola- 
zione insieme a varii capi del suo esercito ed ai co- 
man ianti delle squadre straniere da cui esso Corpo 
Diplomatico erasi fatto precedere, uscì, immediata- 
mente a riceverlo. Ma mentre i signori diplomatici ed 
il Dittatore scambiavano fra loro i primi saluti di uso, 
furono istantaneamente sorpresi da un assordante fuoco 
dì moschetteria e di cannoni, che aveva tutto l'as- 
petto ed era in realtà il principio di una battaglia; 
di quella che poi fu chiamata battaglia di Mira- 
flores. 

Colti tutti air improvviso da questo insperato prin- 
cipio della battaglia, mentre si viveva sicuri sotto la 
fede della pattuita tregua^ che doveva durare fino alla 
mezzanotte di quel giorno, nacque d' un subito un gran 
parapiglia; e premurosamente chiamato dai suoi aiu- 



500 BATTAGLIA DI MIRAFLORES 

tanti e dai capi delF esercito che avevano fatto coa- 
zione con lui, il Dittatore fece appena un saluto gene^ 
rale al Corpo Diplomatico, corse al suo cavallo e sparì 
con quelli. 

Però il fragore della battaglia continuava sempre più 
vivo ed intenso: i proiettili delle mitragliatrici e dei 
cannoni descrivevano in tutti i sensi numerose e ter- 
ribili parabole; ed i signori Diplomatici rimasti soli, 
confusi e sbalorditi, nella casetta che dianzi occupava 
il Dittatore, si videro in grave ed imminente perìcolo. 
Bisognava fuggir di lì: e senza cavalli, senza nessun 
mezzo di locomozione, ripresero a piedi il cammino 
di Lima, sotto una grandine di palle che fischiavano 
intorno a loro da tutti i lati. Certo fii quello un tristo 
scioglimento della loro missione, ed a cui la Diploma- 
zia è poco avvezzai 

Difficile sarebbe precisare nettamente e con sicu- 
rezza a chi dei due toccasse la colpa della improvvisa 
rottura della tregua, se al Perù od al Chili. Mentre i 
peruviani sostengono che primi a rompere i fuochi 
fossero i chileni, questi dicono altrettanto dei l(»o av- 
versari!. Riferiremo i fatti come stanno. 

Nel suo rapporto ufficiale sulla battaglia di Mìra- 
flores, il Generale in capo dell'esercito chileno, dopo 
di aver parlato della tregua da lui concessa nelle prime 
ore del mattino del i5, dice: e Comunque in virtù di 
questo patto (la tregua) io potessi disporre dell' intera 
giornata per collocare le mie truppe, volli fare questa 
operazione com^ se la battaglia non fosse differita. 
La terza divisione che accampò il i4 al sud del 



E RKSA DI LIMA 



501 



Barranco con ordine di stendere la sua linea nella mat- 
tina del i5 al nord di quel villaggio ed in molta vi- 
cinanza delle posizioni nemiche, principiò a collocarsi 
aUe 8 del mattino. Alle due p. m. si trovavano al loro 
posto tutti i corpi che la componevano, eccetto il reg- 
gimento Aconcagua che stava arrivando, ed il batta- 
glione Bulnes che era di servizio in Chorrillos. Alle 
undici principiai a percorrere il campo dopo di aver 
dato alla prima divisione f ordine di collocarsi sulla 
dritta della terifa. Mentre praticava questa recogni- 
zione, potei vedere che regnava grande attività nel 
campo nemico. I suoi battaglioni si movevano in tutti 
i sensi, arrivavano treni da Lima con truppe fresche ; 
tutto, in una parola, annunziava che là si preparavano 
per un prossimo combattimento (i). I capi dei corpi che 



(i) Eccetto i pochi soldati di custodia dell'arsenale di San^a 
Catalina^ in Lima non rimaneva più neanche la più meschina 
compagnia di truppa, fin da quando nel dicembre usci Pierola 
con ì due cosidetti eserciti, quello attivo e quello di riserva, ad 
occupar le due linee di difesa di San Juan e di Miraflons, In- 
sieme alla truppa usci anche da Lima tutta la forza di polizia, 
Ccladorts; tanto che per non lasciare la città in balia dei ladri 
e malviventi, il servizio di polizia fu fatto dalla Guardia Urbana, 
espressamente organizzatasi fra le compagnie di pompieri delle 
colonie straniere. Era quindi assolutamente impossibile che il 15 
arrivassero trmi da Urna con truppt fresche, come dice Baquedano. 
« Il Sindaco di Lima, cui venne conferita una specie di det- 
tatura, provvede al mantenimento dell' ordine pubblico per mezzo 
delle compagnie di pompieri volontari! stranieri, unica forza esi- 
stente in questa capitale. • Nota 2 gennaio 1881, del Ministro 
d' Italia in Lima al Ministro degli Affari Esteri d' Italia. 



502 BATTAGLIA DI MIRAFLORES 

avevano ricevuto ordine di non far fuoco, mi doman- 
davano se non sarebbe conveniente dMmpedire quelle 
manovre. 11 Comandante generale dell' artiglieria, che 
aveva i suoi cannoni in direzione delle strade per le 
quali arrivavano grosse colonne d'infonteria, mi pro- 
metteva farle a pezzi in un istante se gli permetteva 
di far fuoco. Il permesso, com'era naturale, gli fìi ne^ 
gato; e tutto ciò che mi permisi di iare, in previdenza 
di qualunque eventualità, fu di ripetere i miei ordini 
perchè le truppe che venivano da Chorrillos affrettas- 
sero la loro marcia. Seguendo la mia recognizione, 
accompagnato dal capo dello Stato Maggiore e dai 
nostri rispettivi aiutanti, mi avanzai sul fronte della 
nostra linea ejin molto vicino a quella nemica. Quando 
ebbi studiato il campo come desiderava^ mi posi io 
marcia per ritornare. Immediatamente si fece su di noi 
ed a cortissima distan^a^ da truppe imboscate, una 
scarica di fucileria. E come se questo fosse stato un 
segno convenuto, tutta la linea ruppe i suoi fuochi.... i» 
Fra le tante altre cose, risulta quindi da questo 
brsxuo del rapporto del Generalissimo chileno: i<^che 
dopo di aver conceduta la tregua dispose il suo eser- 
cito in linea di battaglia, come se questa non fosse 
stata dififerita, e fosse imminente ; 2^ che alle 2 p. m. 
la terza divisione del suo esercito, meno una piccola 
frazione, era già al proprio posto in linea di battaglia; 
3^ che alle 11 a. m. aveva già impartito 1' ordine di 
collocamento, anche alla prima divisione; la quale, 
per la prossimità in cui era, non poteva non avere 
eseguito quest' ordine prima delle 2 p. m., dopo 3 ore; 



£ RESA DI UMA 503 



4^ che neir eseguire una recognizione del suo campo 
si appressò fin molto vicino alla linea nemica, e che 
quando ebbe studiato il campo come desiderava^ im- 
prese a retrocedere, avvenendo allora che gli si facesse 
dal nemico una scarica di fucileria. 

Nella Nota che in data del 20 gennaio dirigeva al 
Decano del Corpo Diplomatico in Lima il Segretario 
Generale del Dittatore, si legge: e Nonostante questo 
solenne impegno {la tregua), la squadra chilena, in 
numero di i4 legni, si dispose in linea di attacco di 
fronte a Mirafiores fino daUe prime ore del i5^ e l'eser- 
cito dal suo lato avanzò in linea di battaglia sul nostro 
campo, raccorciando la distanza fino a 1800 metri (i), 
situando convenientemente la sua artiglieria e prendendo 
vantaggiosissime posizioni che non avrebbe potuto gua- 



(i) Per notizie raccolte sopra luogo da distinti gentiluomini 
peraviaoi che dicevano parte dell' esercito di rìsenra, sappiamo 
inreoe che nna parte dell* esercito chileAO avanzò dorante la tregua 
lino a 700 metri appena dalle trincee peravianef ove prese le 
sue posizioni dietro i tanti muri divisionarii delle proprietà, di 
cui latta quella zona era piena, mentre 500 metri più indietro, 
ossia a 1200 dalle trincee, collocava tranquillamente la sua ar- 
tiglieria ; sicché quando cominciò la battaglia si trovò già in posi- 
zioni fiivorevoli, che sensa la tregua gli sarebbero state fortemente 
contrastate, e che solamente avrebbe potuto conquistare come 
primo risultato di una vittoria. Le surriferite notizie suUe distanze, 
dipoi esattamente misurate dopo la battaglia, sono certamente 
più sicure di quelle del Dittatore istesso che dopo la battaglia 
non rivide più quei luoghi, e che mentre i chileni prendevano 
le loro posizioni stavasene comodamente a far colazione nel prov- 
visorio suo aUoggio in Miraflores. 

3«. — > Cai VANO, Guerra tCAmerUiiy 



504 BATTAGLIA DI MIRAFLOREb 

dagnare senza grandi sacrifizi. Di questi preparativi e 
movimenti, che erano in opposizione al convenuto, ri- 
ceveva continui avvisi il Capò Supremo, in presenza 
dei signori Ammiragli delle flotte di Inghilterra e di 
Francia e del signor Comandante della stazione ita- 
liana (chCy come si sa, avevano preceduto il Corpo Di- 
plomatico presso il Dittattore): però coincidendo questi 
avvisi colla riunione, nella residenza del Capo Supremo 
in Miraflores, di tutti i membri del Corpo Diplomatico, 
gli fu impossibile lo ammettere che in così eccezio- 
nali circostanze si pretendesse consumare un atto di 
perfidia, difficile a supporsi anche fra le tribù selvag- 
gie dell'Africa e dell' Araucania. Nondimeno così fu, 
ricevendo come primo annunzio le nutrite scariche che 
lanciarono simultaneamente sulla nostra ala diritta 
l'esercito e la squadra del Chili, dando principio alla 
battaglia del i5, della cui origine traditrice sono stati 
testimoni, con imminente pericolo della loro vita, V. E-, i 
suoi onorevoli colleghi, gli Ammiragli e Comandanti 
già nominati, e gli Uffiziali dì marina degli Stati-Uniti, 
di Francia, d'Inghilterra e d'Italia, che erano aggre- 
gati al nostro Stato Maggiore, (i) i» 

Onde completare la relazione di questi £sitti, che a 
bello studio abbiamo voluto ricavare dalle fonti uffì- 



(i) Cosi nello Stato Maggiore dell'esercito peruviano come in 
quello dell'esercito chileno, trova vansi riuniti fin da più gìonù 
varii Ufficiali esteri appartenenti agli equipaggi delle navi stra- 
niere che erano nel Pacifico, ossia della Gran Brettagna, della 
Francia, dell'Italia e degli Stati-Uniti. 



E RESA DI LIMA 505 



cialì di ambo i belligeranti, ricorreremo infine ad una 
terza Voce ufficiale, completamente estranea e neutrale 
nella lotta del Pacifico, e per ogni verso certa ed inat- 
taccabile; a quella cioè del Decano del Corpo Diploma- 
tico, che dice : a Al nostro arrivo (di tutti i signori Di- 
plomatici nella casa abitata dal Dittatore peruviano in 
Miraflores) alle 2 e un quarto p. m. del i5, il signor 
Pierola pranzava tranquillamente con varii capi del 
suo esercito. Avvertito della presenza di tutto il G)rp)o 
Diplomatico in sua casa, uscì dalla sala da pranzo a 
riceverci, e nel momento stesso in cui scambiavamo 
in piedi ancora il primo saluto, ruppe un fuoco ge- 
nerale nella linea degli eserciti e nei legni della squa- 
dra chilena, trovandoci noi tempestati dal diluvio 
di palle, bombe e granate che venivano dall' esercito 
e dalle navi del Chili nel luogo ove ci trovavamo, 
a retroguardia della linea peruviana. Per questo grave 
ed inatteso motivo il signor Pierola, che vide istanta- 
neamente compromessa la battaglia, senza tempo nean- 
che di finire il cominciato saluto al Corpo Diploma- 
tico, si diresse rapidamente al suo esercito; e noi, 
presi dalla meraviglia e dall' indignazione che è facile 
immaginare, ritornammo a Lima a piedi sotto la stessa 
pioggia di paUe del primo istante, che soffrimmo senza 
interruzione per quasi due ore (i). > 
Determinare con certezza chi veramente sparasse il 



(i) Nota 26 gennaio 18S1, del Ministro di San Salvador, 
residente a Lima, al Ministro degli Afbrì Esteri del proprio Go- 
verno. • 



5q6 battaglia di ìoraflores 

primo colpo di fucile o di canoone, e come ciò avvenisse, 
sarebbe cosa oltremodo dìfEcile, per non dire impos- 
sibile, perchè, ripetiamo, il Ghiri ed il Perù si adde- 
bitano reciprocamente l'uno all'altro la nefandezza di 
tanta slealtà; e perchè, come semplice dato di fatto, 
sviluppatosi dopo che 1' esercito chileno aveva preso 
le sue posizioni di fronte al nemico^ e quando entrami» 
gli eserciti potevano far fuoco V uno sull' altro dal posto 
dove si trovavano senza muoversi^ solo i testimoni locali, 
che sono essi medesimi^potrebbero dare una tale certezza. 

Nondimeno, sottoponendo a minuzioso e particola- 
reggiato esame i fatti pienamente comprovati, che ri- 
sultano dagli anzi decritti brani di documenti officiali, 
non riuscirà affatto difficile al lettore di portare su tutto 
ciò un giudizio quasi certo e sicuro» 

Dal nostro canto, e solamente per rendere più age- 
vole un siffatto esame, domanderemo : il fotto confes- 
sato dallo stesso generale chileno, dì aver mosso e di- 
sposto il suo esercito in linea di battaglia durame k 
tregua, non era già per sé stesso una infrazione alla 
pattuita tregua, abusando del Savore di questa per 
prendere (x>sizioni che fuor di essa non avrebbe po- 
tuto occupare senza lotta? (i) È egli supponibile che 



(i) Nell'ansi citato Rapporto del Generale cklleno m dice an- 
che che ]a pattuita tregua non vietava agli eserciti belligeranti 
di muoversi e prendere le loro posi^Oi^i di battaglia come voles- 
sero: ma né ciò è provato, né sembra possibile; perchè in tsj 
caso la tregua avrebbe servito unicamente a dare ali* esercito as- 
salitore, ossia al chileno, l'opportunità di prendere bcoml con- 



£ RESA DI liMA 507 



l'esercito peruviano il quale sopportò che il nemico 
si schierasse tranquillamente in battaglia alla sua pre- 
senza, operando movimenti a suo danno, che poteva 
impedire, aspettasse dipoi che questi movimenti fossero 
compiuti per rompere la tregua, senza alcun prò per 
esso, ossia quando già il danno era avvenuto e nulla 
^nrrebbe avuto a guadagnare coli' accelerare la rottura 
delle ostilità ì E supponibile che Pierola, l' uomo che 
non volle mai prendere l'offensiva quando poteva e 
doveva farlo, quando era quasi certo che gli avrebbe 
portato la vittoria, andasse poi ad assumerla nel solo 
momento in cui, oltreché era un delitto, non poteva 
promettergli nessun vantarlo ? £ mai supponibile che 
un generale qualunque, sia pure un Pierola, prepari 
e consuim la violazione di una tregua standosene tran- 
quillamente a pranzare insieme ai suoi aiutanti ed ai 
Comandami dei corpi del suo esercito ? Come si spiega 
che i primi proiettili, al romper della tregua, vadano 
a ci»care alla retroguardia della linea peruviana, dove 
trova vasi il Corpo Diplomatico? Come si spiega che 
la squadra chilena cominciasse i suoi fuochi contempo- 
raneamente all' esercito di terra, mentre pel fatto della 
tregua non doveva trovarsi affatto preparata a ciò ? 



Irasto le posùdoni oftensive di cai aveva bisogno ; giacché quello 
<lel Peiù che se ne stava sulla difensiva io posizioni da piii tempo 
scelte e pieparate, non aveva, come non ebbe nessuna nuova po- 
sizione da prendere. In tal caso la concessione della tregua sa- 
rebbe «tata manifestamente capziosa, e non altro che mi semplice 
-fcTanelIo. 



5o8 BATTAGLIA DI MIRAFLORES 

* 

Come si spiega che detta squadra si dispose in linea 
di combattimento per l'appunto nelle prime ore del 
i5, di un giorno in cui non doveva esservi battaglia? 
Tutto il Corpo Diplomatico infine è lì ad attestare 
che il Dittatore peruviano desiderava e voleva conchiu- 
dere un vero armistizio, nonché la pace (i); ciò che 
proverebbe quanto fosse nel suo interesse di mante- 
nere quella piccola tregua di venti ore, durante la 
quale esso Corpo Diplomatico doveva porre a profitto 
a quest'uopo l'opera benefica dei suoi buoni uffici. 
E mentre ciò escluderebbe finanche il sospetto che Pie- 
rola potesse pensare a rompere la tregua, chi non sa 
che il Chili, sempre assalitore durante tutta la guerra, 
eccetto in San Francisco, agognava più che tutto di 
arrivare a Lima, per il doppio scopo di annichilire il 
Perù e d' imporgli colla forza uno spogliatore trattato 
di pace che sapeva non avrebbe giammai firmato in altre 
condizioni ? 

Alle due e mezza pom. adunque, rotta la tregua, 
cominciò la battaglia che, mantenutasi con sorte vana 
e indecisa fino alle quattro, momento da cui si volse 
manifestamente contro al Chili, fino alle 5 e minuti. 



(i) e Trasferitasi a ^Hraflores la delegazione (dei Corpo Diplo- 
ntatico) si presentò a S. E. il signor PieroU, il quale accettò la 
tregua convenuta, e parve disposto a cedere il Callao {wka 
conditiont imposta da Baquedano per conchiudere un vero armi' 
stizio) e ad entrare in negoziati di pace. » 

Nota del Ministro d'Italia in Lima, 28 gennaio 1881, al 
Ministro degli AiEari Esteri d' Italia, 



E RESA DI LIMA 509 



termiaò in sair approssimarsi delle 6 colla repentina 
e completa vittoria di quest'ultimo. 

Come più volte s' è detto, la linea di difesa dei pe- 
ruviani si estendeva per oltre 1 1 chilometri dal mare a 
Vazquez. Ma certo non poteva ragionevolmente atten- 
dersi che {Generali chileni, seguendo l'inconsulto piano 
di Pierola, sparpagliassero come lui le proprie forze su 
cosi lunga linea, per attaccarla contemporaneamente 
su tutti i punti. 

Da quel profondo conoscitore eh' egli era del carat- 
tere del soldato chileno, che solamente sa farsi forte 
ed ardito quando è in grandi e compatte moltitudini, 
il general Baquedano concentrò tutte le sue forze in 
un punto solo; e per approfittare della potente coo- 
perazione della squadra, diresse il suo attacco unica- 
mente contro l' ala diritta dei peruviani che, terminando 
quasi sul mare, poteva essere e fu efficacemente ber- 
sagliata dai grossi cannoni di quella. 

Limitato l'attacco, e quindi la battaglia, ad un estremo 
appena della lunga linea dei peruviani, assai facile sa- 
rebbe stato per questi di concentrare i loro sparsi bat- 
taglioni del centro e dell'ala sinistra, tanto per ope- 
rare un movimento di conversione contro il nemico, 
attaccandolo di fianco, quanto e sopratutto per rinfor- 
zare i pochi battaglioni dell'ala destra, che soli tro- 
va vansi alle prese contro tutte le forze riunite dell'av- 
versario. Ma qui, come in San Juan^ oltre la cattiva 
disposizione delle forze, doveva principalmente farsi 
sentire la mancanza del comando, di una mente che 
sapesse dirigere l'azione ed approfittare di ogni ri- 




5 IO BATTAGLIA DI MIRAFLORES 



sorsa. Qai, come in San Juan, il Dittatore peraviano 
che pretendeva far da Generale in calpo, andava innanzi 
ed indietro senza mai comprender nulla, e senza «ai 
dare ordine alcuno, eccetto uno solo che non poteva 
essere più stolido e fatale, di cui parleremo a suo tempo; 
sicché i pochi battaglioni delT ala diritta doverono bat- 
tersi soli da principio a fine, 'mentre tutti gli altri bat- 
taglioni, 1 1 della riserva e la metà di quelH di liiiea^ 
rimanevano e rimasero fino air ultimo inoperosi nei 
proprii posti, dove nessuno andò a cercarli e dove a 
nulla servirono. 

Circa 3ooo uòmini dell' esercito attivo, qaelK che si 
trovavano negi' intervalli delle cinque trincee dell'ala 
diritta, e circa 25oo uomini dell'esercito di riserva che 
occupavano queste stesse trincee, furono i soli che si 
batterono, e quindi i soli Che sostennero Furto di tutto 
l'esercito cbileno, ossia di i6 a 17,000 uomini(i) tut- 
tora baldanzosi della vittoria di due giorni inmum, e 
che erano anche mirabilmente sostentiti e secondati 
dalla forte e numerosa artiglieria della squadra. 

Cionondimeno la grossa divisione chilena, comandata 
dal valoroso colonnello Lagos, che prima si sp^e al- 
l' attacco, era stata già respinta una prima volta alle 4, 
con numerose perdite; e poi una seconda volta un 
po' più tardi, insieme alla divisione Lynch corsa in 



(i) Il resto dell' esercito chileno rimaneva parte a custodia 
dei prigionieri del giorno 13 nel quartiere di Chorrìllos, e parte 
tuttora disperso fra Chorrillos ed il Bamnco, in segidto ai bac- 
canali del 13 e del r4, sicché non prese parte alla battaglia. 



E RESA DI LIMA 511 



SUO aìQto. E se in quei momenti, nella lunga ora de- 
corsa dalle 4 alle 5, i freschi Inittaglioni peruviani 
che stavano inoperosi nelle posizioni del centro e della 
sinistra, avessero impreso un qualunque movimento 
offensivo contro di esse, è indubitato che, compiuta la 
disorganìfiszazione di quelle due divisioni, e travolta in 
essa anche la divisione di riserva che ne custodiva i 
fianchi, la disfatta dell'esercito chileno sarebbe stata 
inevitabile, completa. 

Se invece di Pierola, che mai fu militare, fossesi 
trovato a capo dell' esercito peruviano quel contram- 
miraglio Monterò, cui rodeva segreta la rabbia della 
impotenza neiF inutile posto di aiutante, o qualunque 
altro generale o colonnello condannato alP inerzia dal 
Dittatore, o se almeno avesse questi ascohato uno solo 
dei loro consigli, certo, il sole avrebbe illuminato nel 
suo tramonto una splendida vittoria delle armi peru- 
viane. Ma no; Pierola che per riserbarsi tutta intera 
la gloria del trionfo, voleva attendere a tutto e coman- 
dare da sé a tutto ed a tutti, fino a lasciare i batta- 
glioni dell'esercito di riserva e quelli dell' esercito at- 
tivo, che reciprocamente si tramezzavano fra loro, senza 
assoggettarli a nessun' altra unità di comando all' in- 
fuori della sua, girava sbalordito fra i nembi di palle 
senza veder nulla, senza ascoltar«nulla e senza coman- 
dar nulla. 

Alle 5, le divisioni chilene, che protette e contenute 
nella loro fuga dalla divisione di riserva poterono rian- 
nodarsi alla meglio, ritornarono una terza volta all' as- 
salto insieme a quella ; e quando forse erano li lì per 



512 BATTAGLIA DI MIRAFLORES 

retrocedere una terza volta ancora, quando era già 
iin pezzo che gli ufficiali potevano solamente ottenere 
dì far avanzare i loro soldati spingendoli innanzi cdla 
punta delle proprie spade (i), tre dei quattro batta- 
glioni peruviani dell'esercito attivo, che difendevano 
gP intervalli da una trincea all'altra, rallentarono re- 
pentinamente il fuoco, per poi voltar faccia a capo di 
qualche minuto e sbandarsi all'impazzata. Comedo? 
Cominciato da qualche tempo a sentirsi il bisogno di 
nuove munizioni, a chi non si fece in tempo a por- 
tarle, a chi furono portate inadatte, scambiando quelle 
dei peabody con quelle dei remington o chassepots (2) 
e viceversa. Le prime compagnie che si trovarono senza 
capsule, o con capsule che non andavano al proprio 
fucile, si fecero presto indietro; e le altre, già .stanche 
da un continuato combattimento di circa tre ore senza 
mai ricevere neanche il più leggiero rinforzo, crede- 
rono che quelle fuggissero in rotta, e vinte dal conta- 
gio seguirono l'esempio. 



(i) Fatto che abbiamo udito raccontare da non pochi chileoi, 
e che si desume anche (per chi conosce la tattica e la disciplina 
propria deU' esercito chileno) dal piccolo brano della relazione 
chilena del giornale la Actualidad^ che riportiamo più innanzi. 

(2) L'esercito del Peià era armato con tre specie di facili, 
Peaiody, Jiemington e Chassepots» Ciò proveniva dal non avere 
il Perù un sufficiente armamento all' iniziarsi della gnerra, alla 
quale non era affatto preparato; sicché fa poi obbligato ad ac- 
cettare senza facoltà di scelta, i fucili che poterono esser com- 
prati sollecitamente in Europa e negli Stati-Uniti dai snoi di- 
versi agenti incaricati di ciò. 



E RESA DI tJMA 513 



Da quel momento, più non rimanevano di fronte ai 
nemico, naturalmente fattosi più ardimentoso, che ap- 
pena un battaglione dell' esercito attivo, quello di Ma- 
rina, ed i pochi battaglioni di riserva che difendevano 
le trincee; le quali, distanti 800 metri l'una dall'al- 
tra sopra terreni pieni di sinuosità e d'innumerevoli 
pareti divisorie di fondi, tapiaSy che non si ebbe la 
preveggenza di demolire a tempo, e dietro le quali 
nascondevasi facilmente il nemico, mal potevano so- 
stenersi vicendevolmente onde impedire di venir fian- 
cheggiate e prese alle spalle. 

Nondimeno, tuttoché rimasti soli, questi pochi bat- 
taglioni di riserva, che in principio contavano 25oo uo- 
mini e che la mitraglia della squadra ed i ripetuti 
assalti del nemico avevano ridotto di quasi un terzo, 
difesero strenuamente le loro posizioni per circa un'ora 
ancora, durante la quale ebbero a lottare contro (utto 
l' esercito chileno riunito in un supremo ed ultimo 
sforzo ; fino a che, forzato da questo il passo fra l'una 
trincea e l' altra, ed attaccati alle spalle, ogni resistenza 
diveniva impossibile, e doverono battere in ritirata. 
Questi battaglioni, nei quali combatteva tutta la parte 
più eletta della cittadinanza della capitale, diedero 
prova, per più di 3 ore della più gagliarda resistenza, 
di abnegazione e di valore non comune, massime 
quelli della seconda e terza trincea, ove, per la loro 
posizione sulla via ferrea e sulla carreggiabile, si 
svolse l'azione principale della battaglia, e che erano 
composti quasi nella loro totalità di avvocati, di ma- 
gistrati, di grossi proprietarii, di banchieri^ di ex-mi- 



514 BATTAGLIA DI MIRAFLORES 

nistri, «xHleipotati, ex*senatori ecc. I Comandanti in 
primo ed in secondo del battaglione N^ 6 che difen- 
deva la terza trincea, Narciso Colina e Natalio San- 
chez, ex-deputato, morivano valorosamente nei loro 
posti ; e se la sorte risparmiava la vita all' egregio av- 
vocato ed ex-vice-Presidente della Camera dei Depu- 
tati, Ramon Ribeyro, che comandava il battaglione N* 2 
cui era affidata la seconda trincea, non gli risparmiava 
però il dolore di vedersi l' un dopo 1* altro cad^e ai 
fianco i isuoi più cari amici, i più distinti personaggi 
di Lima e della Repubblica che militavano soao i 
sucM ordini. L' abnegazione colla quale tutti questi 
generosi sacrificarono la loro vita in difesa della patria, 
fu la miglior risposta ch'essi potevano dare al diffi- 
dente ed ambizioso acciecamento del Dittatore; e la 
loro patria, di cui quegli compì la rovina già incomin- 
ciata dalla inettezza del suo predecessore, ne serberà 
cara ed imperitura memoria. 

Pierola, abbiamo d^o innanzi, non diede che un 
solo ordine durante la battaglia, per quanto se ne sappia 
almeno ; e quest' unico ordine consistè nel comandare 
agli undici battaglioni della riserva ed alle fone di 
linea dell'ala sinistra, che non avevano preso parte 
alcuna alla battaglia, di disperdersi e ritirarsi ciascuno 
alla propria casa. 

Ed è da avvertire che quest'ordine in dato appunto 
fra le 5 e le 5 ed un quarto, quando i battaglioni 
delle trincee, rimasti soli, opponevano tuttavia la più 
tenace resistenza al nemico, e quando questo dispe- 
rando di prendere dette trincee, dall' incessante Areco 



£ R£SA m LIBIA 515 



delle quali era stato respìnto due volte, bastava che 
avesse visto comparire il più leggiero rinforzo di truppe 
fresche ai peruviani, per abbandonare il campo e re- 
trocedere: a ciò lo avrebbe spinto anche il prossimo 
cadere della notte, ed il timore di farsi sorprendere 
da essa in lotta, su di un terreno che non conosceva 
e che si supponeva tutto pieno di mine. Intorno a 
queste cose generalmente note, siamo stati pienamente 
raggMagliati da persone degne della maggior fede(iX 
Il Dittatore invece, cui la propria imperizia ed U 



(i) t Alle 4 e 30 pom. la nostra diritta sì trovava molto an- 
gustiata. Non si temè una disfatta, ma si credeva che la notte* 
porrebbe termine al- combattimento senza ottenere la vittoria sul 
nemico. I nostri avevano quasi terminate le loro munizioni, e 
questP produsse in parte nelle nostre file un disordine che ar- 
rivò a tradursi in un' allarmante sbandamento.... Nel campo di bat- 
taglia i nostri Capi principali e fra essi il generale Maturana 
{capo dello stato maggiore chileno) facevano ogni genere di sfòrzo 
per riorganizzare le truppe perturbate dair esaurimento delle mu- 
nizioni ed in gran parte sbandate, comunque le munizioni co- 
minciassero già ad arrivare : e fu allora senza dubbio quando 
molti di essi caddero morti o feriti, nello spiegare tutta l' attività 
possibile. Gli ufiziali secondarono con eroico entusiasmo l'opera 
dei loro superiori, ed in questo modo la lotta riacquistò in po- 
chi momenti il suo vigore primitivo, rinforzato dal nostro lato 
col soccorso dei corpi di riserva. » 

Palla Aciualidad del 12 febbsaio 1881, giornale organo del- 
l' esercito chileno in Lima. Relazione della battaglia di Mi- 
raflores. 

Tolta da questa relazione la parte che prende la solita rodo- 
moAteria chilena, resta la nuda verità dei fatti come à stata rac- 
contata da noi. 






516 BATTAGLIA DI MIRAFLORES 



proprio sbalordimento fecero credere che tutto fòsse 
perduto già, dato alle forze dell'ala sinistra l'ordine 
di lasciare le armi e ritirarsi alle proprie case, abban- 
donò il campo di battaglia con alcuni pochi seguaci; 
e senza neppure entrare a Lima, prese il cammino delle 
montagne nell'interno della Repubblica* 

La condotta di Pierola in quel momento sarebbe del 
tutto inesplicabile senza ammettere in lui una grave 
alterazione di mente ; ammenoché non lo si ritenga, come 
giudicando dai precedenti ci parrebbe più esatto, to- 
talmente sfornito d' ogni capacità, e si da collocarlo al 
disotto anche delle più volgari intelligenze. 
• Ammesso anche che giudicasse irrimediabilmente 
perduta la battaglia, perchè ordinava egli la disper- 
sione e lo scioglimento dei battaglioni dell'ala sini- 
stra ? Perchè si privava egli volontariamente di quelle 
forze, da 6 a 7000 uomini bene armati che, congiunti 
ai iSoo o 2000 della guarnigione del Callao ed a tuiti 
1 dispersi che era facile raccogliere in Lima, potevano 
ancora presentare un' ultima resistenza al nemico, per 
chiamarlo, se non altro, ad una capitolazione? Perchè 
non li conduceva seco in quelle montagne fira coi se 
ne andò quasi solo, per porre in salvo almeno le loro 
armi? 

Che il nemico entrasse in Lima immediatamente 
dopo la battaglia, di notte, non era neanche da so- 
spettare: il fatto di trovarsi quella sotto i fuochi dei 
forti di San Cristóbal e di San Bartolomei il timore 
assai giustificato di un ultimo sforzo di resistenza alle 
sue porte, ed i tanti pericoli a cui poteva dar luogo 



E RESA DI LIMA 517 



il semplice fatto di entrare di notte in una città ne- 
mica di centocinquantamila abitanti, erano più che suf- 
ficienti per impedire ai chileni di muovere un solo 
passo innanzi, fino allo spuntar del giorno almeno. 
Pierola aveva dunque tutta la notte a sua disposizione 
per risolvere il da farsi e prendere le opportune mi- 
sure : tutta una notte durante la quale avrebbe potuto, 
se non altro, raccogliere la parte più importante degli 
archivi dei Ministeri, che a eterno disdoro e vergogna 
lasciò in balìa del vincitore, nonché la grande quan- 
tità di scelte armi e munizioni che racchiudeva l'ar- 
senale di Santa Catalina^ e le non poche migliaia di 
soldati dispersi dell'esercito attivo che vagavano per 
Lima, aspettando chi si desse la pena di pensare a loro, 
di riordinarli in battaglioni e far di essi qualche cosa (i). 
Del solo esercito attivo, ponendo insieme i dispersi, i 
battaglioni del Callao e quelli rimasti senza battersi 
sull'ala sinistra in Vazquez, avrebbe potuto formare 
un corpo di otto o novemila uomini, con i quali, se 
non voleva fare altro, avrebbe potuto prendere il 16 il 
cammino delle montagne, dopo aver fatto partire sulla 
ferrovia della OroyOj che era la stessa via sua, ar- 
chivi, armi, munizioni e qyant' altro volesse. Con quel 
primo nucleo di forza e con i materiali di guerra tratti 



(i) Ci consta per le molte e sicure informazioni avute, che 
durante la notte dal 15 al 16 le piazze e le strade principali di 
Lima erano letteralmente ingombre di soldati, i più armati, che 
facerano grande schiamazzo dontandando di esser condotti con- 
tro il nemico. 



5i8 BATTAGLIA DI MIRAFLORES 

dall'Arsenale, anche dopo l'abbandono di Lima oon 
sarebbe mancato modo a Pkrola^ o meglio a qualche 
altro più capace di lui^ di far rispettare gl'interessi e 
la dignità del proprio paese e di ottenere dal nemico 
condizioni di pace meno tiranniche e spietate di quelle 
che furono offerte da esso, quando vide che le sue po- 
che baionette potevano dettar la legge senza nessun 
contrasto. Ma di ciò parleremo meglio e più diffusa- 
mente nella seconda parte del presente lavoro. 

La battaglia dì Miraflores, s'è detto, terminò io 
sulle 6 p. m., col primo crepuscolo della sera. Però 
l'esercito vincitore non sapeva nulla di quanto era 
avvenuto nel campo nemico. Sapeva che la maggior 
parte delle forze di questo non aveva preso parte alla 
battaglia, poiché non le aveva viste venire contro di 
sé dalle loro non molestate posizioni dell' ala sinistra ; 
ma ignorando completamente, né d'altronde potendo 
giammai immaginarsi lo strano ordine di dispersione 
di quelle dato dal Dittatore peruviano, suppose che 
dette forze intendessero di disputargli l' ingresso della 
Capitale alle porte di questa o nelle medesime mura. 

Nel campo chileno erano tutti più o meno ferma- 
mente convinti che bisogni^va combattere ancora., che 
Lima non si renderebbe senza prima tentare un ultimo 
e supremo sforzo di resistenza alle sue porte (i); e le 



(i) « La notte sopraweiiiie immediatameate dopo leniùnat& 
r azione, e non potè sapersi se il nemico si en. ritirato sopn 
Lima, né se bisognerebbe andarlo a cercare ancora il gìor&f* 
appresso nelle sue ultime fortificazioni.,.. Penserebbe U nemico 



E RESA DI LIMA 519 



parole che qui appresso riproduciamo, ci diranno quel 
che ne pensasse lo stesso Ministro della guerra del 
Chili che, come si sa, accompagnava l'esercito, e La 
notte del i5, dopo la vittoria di Miraflores, il Ministro 
della guerra mi diceva : l' operazione più importante 
ed opportuna sarebbe quella di riorganizzare una di- 
visione in questa notte stessa ed attaccar Lima allo 
spuntar del giorno, sorprendendola in mezzo alla con- 
fusione ed allo spavento che deve averle prodotto la 
disfatta di oggi; ma è impossibile farlo per lo stato 
in cui si trova F esercito.... ci vedremo obbligati ad 
assediarla, ed aspettare che si arrenda da- sé » (i). 

Ma intanto che nel cam(x> chileno si pensava a nuove 
battaglie, a lunghi e penosi assedii ed a chi sa quante 
altre cose per impadronirsi di Lima, questa sventurata 
città era invece in preda al più disperato terrore. 

Saputasi la intempestiva fuga del Dittatore e la dis- 
soluzione delle sole forze che avrebbero potuto op- 
porre ancora un'ultima resistenza al nemico, che ac- 
campava ad una lega appena dalla Capitale, ognuno 
temè che questo entrasse da un momento all' altro, 
per ripetere in assai più grande proporzione le orribili 
scene di Chorrillos e del Barranco. Miraflores ardeva 
gik; ardevano pure i riaccesi avanzi di Chorrillos e 



di presentare una nuova resistenza nel suo ultimo angolo, in 
Linm? Era questa la questione che tutti preoccupava. » 

La Actualidad del 12 febbraio 188I; giornale organo dell'eser- 
cito chileno in Lima. 

(i) Carta Politica del chileno M. Jose Vienna^ pag. 147 
e 148. 

33. — CaivamO, Guerra t^ America» 



S20 BATTAGLIA DI MIRAFLORES 



delBarranco; e non è da stupire se insiemeinente ardes- 
sero di terrore le immaginazioni dei derelitti abitanti 
della Capitale. Per le vie, nei ricolmi asili degli stra- 
nieri, nelle Legazioni e Consolati esteri, e nelle resi- 
denze medesime dei Ministri e dei Consoli, tutte, tutte 
piene di gente da cima a fondo, non si sentivano che 
guaiti, singhiozzi, sospiri. Ricordando l'attentato con- 
sumato in Tacna contro l'Agenzia consolare d'Italia, 
e quello dì due giorni prima appena contro T abita- 
zione del Ministro inglese in Chorrìllos, neanche la 
bandiera neutrale offriva sufficienti garanzie, e nessuno 
si sentiva sicuro in nessuna parte. Tutti fuggivano dalle 
loro case; tutti avrebbero voluto fuggir da Lima, e 
nessuno sapeva né dove né come fuggire. Nessuno pen- 
sava alle proprietà che abbandonava, alle sostanze che 
andrebbero saccheggiate e perdute; non si temeva che 
per la vita, e più che per la vita stessa, per 1* onore 
delle donne.... e ve n'era ben donde! 

L'accesa immaginazione presentava il temuto arrivo 
dei chileni come imminente, come successo già, ad 
ogni lontano rumore che si sentiva: il t^rore, la di- 
sperazione degli animi era somma. Alle avvenenti 
limegne, impazzite dallo spavento, pareva già di sen- 
tirsi profanare le delicate carni dal brutale amplesso 
del soldato ebbro di vino e di lussuria; e più volte 
bisognò trattenerle qua e là dall' attentare alla propria 
vita od alla propria bellezza, che preferivano distrug- 
gere da sé, anziché lasciare esposte a tanta ignominia* 

Il Corpo Diplomatico si mise allora un' altra volta 
in moto. Credè che forse non aveva fatto ancora ab- 



E RESA DI LIMA 521 



bastanza per salvar Lima dai temuti eccessi della sol- 
datesca chilena; e spedì in quella sera stessa due in- 
viati a Baquedano - un Ufiziale dell' annata inglese ed 
un altro dell'armata italiana - onde domandargli a nome 
e per parte di esso Corpo Diplomatico un abbocca- 
mento diretto ad impedire la rovina della città. L' Ufi- 
ziale italiano, conte Roych, ritornò nella stessa notte 
con una prima risposta verbale, che all'indomani sa- 
rebbe stata portata dal suo compagno di commissione 
l'attesa risposta del Generale in capo dell'esercito chi- 
leno. E P indomani, 16, arrivava a Lima l'altro Ufì- 
ziale, l' inglese Carey-Brenton^con una Nota del Gene- 
rale Baquedano pel Decano del Corpo Dipomatico; Nota 
nella quale, tolta a pretesto la slealtà addebitata ai pe- 
ruviani della rottura della tregua, Baquedano conchiu- 
deva comunicando la sua risoluzione di : a bombardare 
fino da oggi stesso la città di Lima, se lo credo op- 
portuno, fino ad ottenere la sua resa incondizionata. » 
Questa Nota portava la data del i5 gennaio^ ore 1 1 p. m. 
Prima di prendere una qualsiasi determinazione, il 
Corpo Diplomatico mise detta Nota a cognizicxie del 
Sindaco di Lima^ unica autorità peruviana ivi esistente, 
che volle a sua volta informarne il Consiglio Muni- 
cipale da lui premurosamente convocato. E poiché Lima, 
abbandonata dal Dittatore che aveva nelle mani tutta 
la somma del potere, e rimasta senza esercito, non era 
in grado di opporre neppure la più leggiera resistenza, 
il Consiglio Municipale deliberò di fame la resa, ed 
autorizzò il Sindaco, Rufino Torrico, ad intendersi su 
ciò col Generale in capo dell'esercito chileno. 



522 BATTAGLIA DI MIRAFLORES 

Ma bastava che Lima non fosse stata presa per forza, 
bastava la sua resa a discrezione, per salvarla dalle 
ire e dagli eccessi della soldatesca chìiena ? A rispon- 
dere a questa domanda erano là vivi ancora gì- in- 
cendi di Chorrillos, del Barranco, di Miraflores, e un 
po' più lontano i tristi ricordi di Tacna e di Anca! 

Ma era anche là il Corpo Diplomatico estero che 
nel suo insieme aveva ai suoi ordini nell'acque del 
Callao e di Miraflores accosto alla flotta cbilena, una 
flotta propria assai più forte e numerosa - le flotte riu- 
nite cioè dell'Inghilterra, della Francia, dell' Italia ecc^ 
le prime due delle quali avevano grandi e forti coraz- 
zate; - ed esso, come s'è visto, aveva già dichiarato a 
Baquedano nel mattino del giorno innanzi, prima della 
battaglia, che era risoluto ad impiegar tutti i me^f x dì 
che poteva disporre per salvare gP interessi e le vite 
dei neutrali residenti in LinuL, e perciò Lima stessa. 

Il Sindaco di Lima fu quindi accompagnato al campo 
chileno dai medesimi Ministri esteri che formavano la 
Deputazione Diplomatica del precedente giorno, la 
quale era a sua volta accompagnata, come prima, dai 
tre Comandanti delle squadre estere. 

Il Generale in capo dell' esercito chileno volle che 
la città si arrendesse a discrezione^ ed il Sindaco di 
Lima, che non avrebbe avuto come sostenere una ne- 
gativa, accondiscese. 

Toccava allora alla Deputazione Diplomatica di 
prendere la parola ; ed i Ministri d' Inghilterra e di 
Francia esigettero in nome di tutto il Corpo Diplc^ 
maticó da essi rappresentato, ed in garanzia dei dirìtt; 



E RESA DI LIMA 523 



dei neutrali dimoranti in Lima, che non fosse portato 
nessun danno od offesa alla Città. Non abbiamo fra 
mani e forse non esisterà documento alcuno ufficiale 
che riferisca genuinamente quelle trattative: ma era voce 
quasi pubblica in Lima, quando noi fummo colà nel 
luglio 1881, e ci fu confermato anche da persone che 
potevano esseme informate, che ai succitati Diploma- 
tici fessesi dapprima risposto che comunque si sarebbe 
fatto ogni sforzo per tenere l'esercito a freno, era quasi 
impossibile di prevedere ed impedire ì piccoli disordini 
delle immancabili bande di soldati dispersi; e che a 
ciò fosse stato a sua volta risposto da quello dei tre 
comandanti delle squadre estere che fiiceva da capo 
di tutta la flotta riunita, che laddove i soldati chileni 
avessero intrapreso a rinnovare in Lima gli eccessi di 
Cborrillos e del Barranco, la flotta straniera avrebbe 
immediatamente fatto fuoco su quella del Chili; e che 
solamente dopo questa formale e franca minaccia si 
avesse la recisa assicurazione che l'esercito chileno sa- 
rebbe entrato in Lima in buon ordine, senza commet- 
tere neanche il più leggiero eccesso. Com' è di ragione, 
senza garentire siffatta notizia, noi la riferiamo per 
quei che è, come una semplice voce corsa nel pub- 
blico, da cui la raccogliemmo senza esitare, per i molti 
caratteri. di verità che ci parve di scorgere in essa, e 
perchè consuona mirabilmente colle significantissime 
parole colle quali il Ministro d'Italia in Lima chiu- 
deva la Nota ufficiale colla quale informava il suo Go- 
verno di tali fatti. Esse sono: e Risulta da questa suc- 
cinta relazione che la salvezza di questa Capitale è 



524 BATTAGUA DI MIRAFLORES 

unicamente dovuta alla interposizione del Corpo Di- 
plomatico (i). » Per dare al Sindaco il tempo neces- 
sario di disarmare i resti del disperso esercito peruviano 
che vagavano per la Capitale, e preparare la consegna 
dell' arsenale e dei foni di San Cristobal e di San Bar- 
tolomé, fu deciso che le prime truppe chilene occu- 
perebbero Lima nel pomeriggio del vegnente giorno 17. 
E dopo ciò fu scritto e firmato il relativo atto di resa, 
che riproduciamo nella sua integrità: 

e Nel quartier generale dell' esercito chileno in Chor- 
rìllos, alle 2 p. m. del 16 gennaio 1881, si presenta- 
rono ; Don Rufino Torrico, sindaco di Lima; S. E. de 
Vorges, invialo straordinario e Ministro Plenipoten- 
ziario di Francia; S. E. Spencer St. John, Ministro 
residente di S. M. Britannica; il signor Stierling, ammi- 
raglio britannico; il signor Petit-Thouars, ammira- 
glio francese; ed il signor Labrano, comandante delle 
forze navali italiane. Il signor Torrico espose che la 
popolazione di Lima, convinta della inutilità della re* 
sistenza della piazza, lo aveva incaricato di intendersi 
col signor Generale in capo dell' esercito chileno circa 
alla sua resa. Il signor generale Baquedano manifestò 
che detta resa doveva essere incondizionata nel termine 
di 24 ore, domandato dal signor Torrico per disar- 
mare le forze che tuttavia rimanevano ancora orga- 
nizzate. Aggiunse che la città sarebbe occupata da 
forze scelte per conservare l' ordine. (Firmati) Manuel 
Baquedano, R. Torrico, E. de Vorges, J. F. Vergara 



(i) Nota del 2S gennaio 1881. 



E RESA DI LIMA 525 



(Ministro della guerra del Chili), B. du Petit-Thouars, 
Spencer St. John, E. Altamirano (agente diplomatico 
chileno), G. Labrano, J. H. Stierling, M. R. Lira, se- 
gretario. » 

La resa di Lima era una necessità, e fu la sua sal- 
vazione. Riuscì però assai mal gradita alle grosse bande 
di soldati' dispersi del disfatto esercito peruviano, che, 
come s' è detto innanzi, avevano passata tutta la notte 
precedente, ingombrando le piazze e le strade principali 
della città, in attesa di qualche capo che curasse di 
riorganizzarli e guidarli contro il nemico; e mentre 
esse vagavano furibonde per le strade, manifestando 
il lofx> malcontento per la conchiusa capitolazione, ar- 
rivarono a 'Lima oltre 1 5oo soldati armati della guar- 
nigione del Callao, malcontenti anch'essi dell'avve- 
nuta capitolazione, col proposito di opporsi alla sua 
esecuzione : marciavano questi agli ordini del Prefetto 
del Callao, il quale erasi mosso a bella posta di là, 
dopo aver fatto distruggere le batterie della piazza ed 
i bastimenti e i pontoni da guerra peruviani che erano 
nel porto, onde non farli cadere in mano al nemico. 
Ma una vera e profittevole resistenza contro l'eser- 
cito chileno non era possibile più, con si poche e di- 
sorganizzate forze; e quindi l' opporsi alla esecuzione 
della capitolazione non sarebbe stato altro che una ro- 
vinosa foiba. Negli accesi e furiosi animi di tutti quei 
soldati in disordine e senza capi, quelli che già erano 
in Lima ed i naovi venuti del Callao che incontanente 
si mischiarono e confusero fra essi, si fece strada al- 
lora una nuova e terribile idea. Poiché non possiamo 



5*6 BATTAGLIA DI MIRAFLORES 

far nulla contro i chileni, dissero, castigbiatno e ven- 
dichiamoci dei loro amici, i chinesi, da cui sono 
stati tanto favoriti e protetti contro di noi. 

E qui, per migliore intelligenza dei nostri lettori, è 
necessario farci un poco indietro, e narrare un (latto 
che per la sua poca importanza avevamo trascurato. 
Sono già lunghi anni che il Perù è letteralmente in- 
vaso da una grossa colonia di chinesi, fatti venire 
espressamente dal Celeste Impero per addirli princi- 
palmente al lavoro dei campi, al servizio delle grosse 
haciendas o fattorie di canne di zucchero ed altro. 
Questi chinesi, soggetti per molto tempo ad una specie 
di tratta poco dissimile da quella dei negri, venivano 
dai loro paesi con un contratto irrescindibile di loca- 
zione d'opera per otto anni; e poiché spirato questo 
termine rimanevano liberi di fare di se medesimi ciò 
che volessero, preferivano quasi sempre allora di ab- 
bandonare le haciendas per correre a Lima e nelle 
altre città peruviane, ove si davano a servizi domestici, 
od a piccole industrie libere. Mentre quindi le città, e 
specialmente Lima, si sopraccaricavano di chinesi liberi, 
molti dei quali erano divenuti più o meno ricchi col 
tempo, massime col commercio di oggetti chinesi, le 
haciendas erano sempre gremite di chinesi nuovi ve- 
nuti, fino a due e trecento per ognuna, che desiderosi 
di correre ai loro connazionali liberi nelle città, vi 
stavano mal volentieri ; sicché bisognava costringerveli 
colla forza. Molti di questi chinesi, durante la guerra, 
cercarono di sfuggire ai loro contratti di locazione dì 
opera, e quindi al lavoro delle haciendas^ rifugiandosi 



E RESA DI LIMA 527 



presso l'esercito chileno cui furono di grande aiuto: 
mentre alcuni facevangli da spie, altri attendevano al- 
l' ammannimento del rancio, al trasporto degli equi- 
paggi, e, quel che è più, alla conduzione delle munizioni 
nelle battaglie ; sicché si procacciarono Y avversione e 
r odio dei soldati peruviani contro i quali tanto si af- 
faticavano (i). 

Non è quindi molto da meravigliare se in quei mo- 
menti di suprema confusione ed esaltamento, i soldati 
peruviani lasciati a sé stessi ricordassero i gravi torti 
dei cbinesi, e pensassero a trarne aspra e feroce ven- 
detta sui confratelli e connazionali di quelli, che abita- 
vano la Capitale. Come facilmente avviene in tutte le riu- 
nioni tumultuose di gente del popolo, appena manife- 
stata siffatta idea da uno o più, corse e si generalizzò 
all' istante ; e pochi minuti appresso tutta quella turba 
di soldati indispettiti e furenti si recava al quartiere 
della città che occupavano i chinesi, per far tremendo 
macello di loro e delle loro proprietà ; sicché cadevano 
appena le prime ombre della notte del 16, quando comin- 
ciarono a sentirsi ripetuti spari di fucile, ed a vedersi 



(i) « n comandante Lynch era partito da Fisco il 13 dicem- 
bre alla testa di 5000 uomini (parte delle due divisioni sbarcate 
ivi nel novembre).... accolse nelle sne file (strada facendo) tutti 
i laroratorì chinesi che si rivoltavano contro i loro oppressori.... il 
25 dicembre arrivò a Curayaco.... menava seco 200 bovi, qual- 
che cavallo, 600 asini e più di mille chhusi^ che resero i più 
grandi servigi durante il resto della campagna. > 

BaRROS à&ana, Storia della guerra del Pacifico^ parte 2*, p. 140 
e 141. -" Ediz. francese. 



528 BATTAGLIA DI MIRAFLORES 

ergere nell'aria grossi nugoloni di fumo, cui tenne 
dietro ben presto la sinistra luce degl' incendi!. 

Erano gli spari che si facevano contro i chinest: 
erano le abitazioni ed i magazzini dei chinesi che ar- 
devano ! Né il disordine si fermò lì. Attorno e frammezzo 
ai soldati sì aggirava la più bassa plebaglia della Ca- 
pitale, che fatta ardita dalla sicurezza della impunità* 
cercava di trar profitto da siffatta congiuntura, unendo 
all' incendio il flirto, il saccheggio. Fu quella una notte 
assai triste ed angosciosa per la sventurata città! 

GÌ' incendi si moltiplicavano, il disordine minacciava 
di estendersi anche al di fiiori del quartiere chinese, 
in tutte quelle strade cioè dove si trovasse una sola 
casa, un solo magazzino di chinesi; e non v'era au- 
torità, non v'era forza pubblica che potesse porre un 
freno a tanto eccesso. 

La Guardia Urbana che, come si sa, era stata or- 
ganizzata nel dicembre per mantenere 1' ordine pub- 
blico in Lima, più non esisteva : era stata da qualche 
giorno appena disciolta dal Dittatore, perchè una none 
aveva messo la mano su di un suo fido, sorpreso da 
essa in istato poco conveniente a persona altolocata*. 

Ma le Pompe straniere, prima l' Italiana e poi Tln- 
glese e la Francese, non si fecero aspettare a lango. 
Sfidando ogni pericolo, esse corsero veloci dove più 
tremendo ardeva il tumulto e l'incendio, a compiere 
con abnegazione la loro tanto generosa e benefica mis- 
sione. Respinti più volte a colpi di fucile dai forsen- 
nati che avevano promossi gì' incendi! e che non vo- 
levano vederli estinti, i coraggiosi Pompieri italiani. 



J 



E RESA DI LINfA 529 



francesi ed inglesi, tutti insieme e concordi nella santa 
opera loro, non indietreggiarono mai, neppur quando 
qualcuno di essi cadeva morto o ferito. Armati sola- 
mente della loro scure, lottarono tutta la notte contro 
gì' incendii e gP incendiarli; e quando in sul mattino 
dei 17 ebbero dal Sindaco alcune poche armi da fuoco, 
non fìi più per essi che semplice questione di un momento 
il far ritornare la calma e l'ordine più complèto nella 
derelitta città. Mentre alcuni attendevano ad estinguere 
gì' incendii, altri si misero all' inseguimento dei soldati 
e della marmaglia, che presto disarmarono e disper- 
sero. Onore a loro 1 In quella occasione, come sempre, 
i Pompieri italiani, francesi ed inglesi, col loro corag- 
gio e col loro zelo onorarono sommamente se stessi 
e i loro paesi (i). 



(i) Dal rapporto che il Comandante della Pompa italiana, 
G. Varese^ rimetteva al Ministro d' Italia in Lima il 30 gen- 
oaio 1881, rileviamo i ses;uenti dati di fatto: 

La Compagnia italiana dei Pompieri Roma prestò servizio di 
Guardia Urbana per 19 giorni nel dicembre e gennaio. - Som- 
ministrò una competente guardia ai tre Asili aperti in Lima per 
le famiglie italiane. -Quando la sera del 13 gennaio i88x giun- 
gevano a Lima i feriti di S. Juan, essa accorse con 33 lettighe 
preparate dal Comitato italiano per trasportarli agli Ospedali. - 
Provvide per soscrizioni e somministrò alimenti per 3 giorni ai 
feriti negli stessi Ospedali. - La sera del 1 6, quando i soldati 
irritati e la furiosa plebaglia devastavano ed incendiavano il quar- 
tiere diìnese, ossa si fa strada in mezzo ai facinorosi fra i colpi 
di lucile, pone le sue pompe a domare gV incendii insieme alle 
pompe inglese e francese; e lavora alacremente tutta la notte 
gettando acqua ed isolando il ihoco: bersagliata dalle palle dei 



530 BATTAGLIA DI MIRAFLORES 

A preghiera del Sindaco di Lima, alcuni Ufiziali 
delle navi da guerra italiane ed inglesi curarono nella 
mattina del 17 di far disoccupare i forti di San Cri- 
stobal e di San Bartolomé, nonché V Arsenale di Santa 
Catalina onde adempiere ai patti della capitolazione; 
ed alle 4 p. m. una divisione di truppe scelte delP eser- 
cito chileno entrava silenziosa e con ordine perfetto in 
Lima. Vi entrava con tutto il rispettoso raccoglimento 
col quale si entra in un camposanto : ed in efifetti, la 
splendida ed allegra Regina del Pacifico presentava in 
quei momenti tutta la triste maestà di un vasto e mo- 
numentale cimitero 1 Non un peruviano, non una pe- 
ruviana per le strade, ove solo si vedeva dì qua e di 
là qualche straniero più o meno curioso ; non una bot- 
tega, non una porta, non una finestra aperta, non un 
occhio indiscreto dietro un vetro.... nulla. 

Tutto era silenzio, tutto spirava tristezza e desola- 
zione 1 



rivoltosi, non guarda a pericoli, corre da un incendio all'altro, 
trasporta le macchine dove è maggiore il bisogno ; ha braccia, 
ha soccorsi per tutto. — Quando nelle prime ore del 17 le Auto- 
rità di Lima diedero armi per rimettere 1' ordine, bastarono 30 uo* 
mini della Compagnia italiana, perchè insieme a pompieri in- 
glesi e francesi disperdessero ben tosto la canaglia, ed in breve 
i furibondi e gli incendiarii furono disarmati. — Ricupera lo 
stesso giorno gli oggetti rubati, e li restituisce ai proprìetarìi. 
Per tre continui giorni h in moto ad estinguer qua e Ule fìamme 
rinascenti. - In mezzo a fatti così belli morì Garriva Giuseppe 
colpito da una palla nel capo; furon feriti Buccicardi eLavagg^i. 
Lode e somma a voi, o generosi, che sapeste compiere tante 
e sì nobili azioni I 



E RESA DI LIMA 531 



Diamo uno sguardo indietro. 

n Chili stava da più anni preparato, stava come al- 
l' agguato per cogliere in opportuno momento il Perù, 
r amico, il fratello, cbe fra le domestiche discordie di- 
menticava se stesso: arrivato questo momento, getta 
sollecito la maschera, lo trascina violentemente sui 
campi di battaglia, lotta unito e compatto con tutte 
le proprie forze, approfitta degli errori e delle scia- 
gure interne del nemico per batterlo, e conculcando 
ogni diritto di giustizia e di umanità, V opprime, lo 
lacera, l'insulta e si fa signore e despota in casa di 
quello. 

Il Perù, mentre inerme dibattevasi penosamente fra 
la triplice crisi, finanziaria, sociale e politica, è preso 
alla sprovvista in una guerra sorta per la Bolivia, nella 
quale questa prima lo danneggia, poi l'abbandona; e 
lotta due anni per difendere il suo onore e la minac- 
ciata sua integrità nazionale. Ma più che dal nemico ag- 
gressore, è roso e conquiso dai vecchi abiti della sua 
lunga vita rivoluzionaria; ed i suoi governanti che, 
elevati dalle rivoluzioni di oggi o di ieri, non sono af- 
fatto l'espressione della volontà e della mente del paese, 
non sanno o non vogliono approfittare di tutte le ri- 
sorse di cui esso è capace, e lo trascinano fatalmente 
di errore in errore non alla sconfitta, ma al sui- 
cidio. 

Il Chili fece tutto quanto poteva e sapeva per vin- 
cere: se avesse dovuto fare uno sforzo di più, anche 
il più insignificante, sarebbesi trovato impotente a farlo, 
e sarebbe rimasto umiliato e sopraffatto. 



532 BATTAGLIA DI MIRAFLORES 

Se i Governanti del Perù avessero commesso un 
solo errore di meno, se avessero saputo impiegare nella 
guerra non altro che ì due terzi delle forze del loro 
paese, il Perù avrebbe indubitatamente vinto; e non 
possiamo che ripetere una verità già accennata altrove; 
non fu il Chili che vinse il Perù; il Perù cadde da se 
medesimo ai piedi di un nemico avido delle sue spoglie. 






INDICE 



I. Cause della- guerra fra il Chiù e la Bolivia. i5 

§ I. Manifesto del Governo del Chili per l'occupazioDe di una 
parte del territorio boliviano e Contro-Manifesto della Bo- 
livia. " Limiti delle Colonie spagnuole fino al i8ia - Situa- 
zione del deserto boliviano di Atacama fra il Perù e il Chili. - 
Prove storiche e geografiche del confine del Chili al fiume 
Paposo o Salato, giusta il principio dell' ufi possideiis ameri- 
cano. - L' Atacama fii legittimamente posseduto dalla Bolivia 
fino al 1842. - Come il Chili usurpò una parte del deserto 
di Atacama nel 1842. - Vane rimostranze . della Bolivia e 
primo Trattato di confini. > Società fra il Chili e la Bolivia 
sa^Vi utili di esportazione del guano e dei minerali, a vantag- 
gio del Chili. " Nuovo Trattato del 1874 e 1875, pure vantag- 
grioso al Chili. - §. 2. Il governo illegale di Melgarejo concede 
Taso di una parte del deserto di Atacama alla SocUdad Espio* 
tadara, - L'Assemblea Nazionale annulla gli atti di Melga- 
rejo : quistioni e richiami che ne nascono con le Società successe 
alla prima. - Transazione ed imposta di dieci centesimi e sua 
ragione. - La Società ricorre al Chili. - Negoziati fira la Bo- 



534 INDICE 



livia ed il Chili. - Quistìone dell' arbitrato. - Negata dalla 
Società Esplotadcra \ imposta arretrata, la Bolivia dichiara re- 
scissa la Transazione, e decreta che sia reso libero il toreDo 
occupato. — La Società non se richiama ai Tribunali. - H 
Chili dichiara rotto il Trattato di confine ; immediata occopa- 
zione d'Antofagasta. - Come il Chili la giastifica. - La BoUm 
non provocò il Chili nelle trattative con la Società. - Ragione 
dell'occupazione d*Antofagasta. - Il titolo specioso di ròw- 
dicatwfu non regge, perchè il Chili non ebbe mai il dominio 
di quella regione. 

II. Cause apparenti della guerra fra il Perù ed 
IL Chili 5i 

Il Perù si offre mediatore fira la Bolivia e il Chili. — Come fosse 
ricevuto il Plenipotenziario peruviano a Valparaiso : docsmenti 
ufficiali. - Istruzioni date dal Perù al Plenipotenziario per la 
mediazione. - Il Chili, cambiata la questione, non accetta i 
buoni uffici del Perà, se non a condizione di mantenere \ oc- 
cupazione fino al pronunciato degli arbitri. — Il Plenipoten- 
zìario, sulla nuova qnistione di limiti, non aveva istruzioni. - 
Perchè non poteva averle. — É interrogato circa al Trattato 
d' alleanza con la Bolivia. - Decreto del Governo della Bo- 
livia che provvede allo stato di guerra creato dall'invasione 
Chilena del territorio nazionale. — Il Chili lo considera spe- 
ciosamente come una prima dichiarazione di goeira, e & la 
parte del provocato. - Don Domingo Santa Maria : sua con- 
dotta col Plenipotenziario peruviano. — Il Chili ridiiede neu- 
tralità al Perii : condizioni inaccettabili : negoziati in proposito. 
— Il rappresentante del Chili a Lima insiste sulla neutralità: 
risposta del governo peruviano. - Sulla sospensiva del Perà, 
durante i negoziati, il Chili dichiara rotte le amichevoli re- 
lazioni. - Suggestioni e minaccie al Perù per la neutraliu* 
immediata. — Il Plenipotenziario del Perù spiega al governo 
chileno il concetto del Trattato d' alleanza colla Bolivia. - 
Dichiarazione di guerra fatta dal Chili : eccessi del popolo db 



INDICE 555 



Valparaiso. — Disparità nelle ragioni della dichiarazione di 
guerra addotte dal Governo chileno e dal suo Ministro a Lima. 

- Esame dei pretesti della guerra addotti come ragioni dal 
Chili. -> Perchè ritardasse il Perù a dichiarare la sua neutra- 
h'tà. — Non è vero, come volle il Chili, che il Perù non po- 
tesse dichiararsi neutrale ; non gli fu lasciato tempo. — Esame 
del trattato d' alleanza. — La condotta del Chili ne giustificava 
il disposto. — Gli armamenti del Perù e i soccorsi dati alla 
Bolivia furOn pretesti. - Il Perì!!, anche neutrale, aveva diritto 
d' armarsi. - Il Perù non era in condizioni da voler la guerra. 

HI. Vere cause della dichiarazione di guerra al 
Però in 

§ I. Perchè il Chili volle ad ogni costo la guerra contro il Perù. 

- Il Chili sapeva che il Perù non era pronto alla guerra. - 
Lo stato economico del Chili non era florido. - Il Chili volle 
profittare delle sfavorevoli condizioni del Perù. » Superiorità 
delle forze navali del Chili : come preparate. — Il Chili ap>- 
profitta della debolezza del Perù trascurando ogni uso di pra- 
tiche diplomatiche. — A che tendessero le pressioni chilene 
per la dichiarazione immediata di neutralità. - Durezza della 
vita dei chileni e loro governo oligarchico. » Tendenze alla 
conquista. — Il Chili ricetta i fuorusciti di altre nazioni, e ali- 
menta le rivalità fra di esse. » Come tentò di inimicare la 
Bolivia col Perù : a qual fine lo facesse. — Antiche aspira- 
zioni del Chili alla conquista. — Il Chili e il generale Que- 
vedo e la Bolivia. - Conseguenze che sarebbero derivate dalla 
neutralità del Perù. — La guerra intrapresa a danno della 
Bolivia, era in effetto diretta contro il Perù. - Documenti. - 
§ 2. La popolazione chilena si divide in due classi : la classe 
media non ha parte importante. - La plebe è divisa in ptones, 
inquilino s, irabajadores de minas, — I p€onts. — Gli ióquili^ 
nos, — I irabajadores de wi/raj. -Il -^«y/^^. — Prodotti del Chili. 

- L'Araucania. - Aumento di popolazione. — Commercio d'im- 
portazione e di esportazione. — Malessere economico del Chili. 

34. — Ca IVANO, Guerra <t America. 



556 INDICE 



» La produzione dei grani del Chili e loro esportazione. - 
Produzione del rame. — I Chileni accorrono in folla nei de- 
serti di Tarapacà e di Atacama. -> Il Perù prima non cura, 
poi riduce a privativa dello Stato 1' esportazione del nitro. - 
Emigrazione del Jioto chileno. » Crisi economica del Chili. - 
La conquista fu creduta l'unico modo d'uscir dalle strettez^^ 

- La gelosia non fu l' ultima causa della guerra — Perchè an- 
che le donne chilene acclamassero alla guerra. 

IV. Il Perù ' i85 

Prime origini delle discordie civili al Perù. — Il Perù ebhe una 
civiltà prima della dominazione spagnaola. — Gli Inca. - Come 
si formarono le tre razze, causa prima dei mali del Perù. - 
Come si mescolarono le razze. » Varietà provenienti dagli 
incrociamenti delle diverse razze. — Popolazione del Però 
distinta per razze, nell'anno 1 79C. — Famiglie S|>agnuole star 
bilite al Perù. » Civiltà e coltura che esse vi pollarono. - 
Dopo la guerra d' indipendenza si adotta la forma di governo 
di repubblica democratica. — Disordini che ne nacquero. - 
Lima e sua popolazione eterogenea. — I pronttncùtmiemUs." 
Il partito militare. - Come e perchè avvengono le rivoluzioni. 

- I caidos. - La donna peruviana : sue qualità ed ìnflaenza. 

- La marina peruviana : perchè è superiore al soldato dì 
terra. — Gli affaristi e gV intriganti. — Danni derivati allo 
Stato dai raggiri degli affaristi. - Il partito ciuUista, - Cause 
che resero vani i tentativi del civilismo. Il Presidente Pardo. 

- Le Banche e la moneta cartacea. » Prestito allo Stato, e 
corso forzoso. - José Simeon Tejeda. - Il generale Prado. — 
Agitazioni di ordine sociale. » Assassinio di Manuel Pardo. * 
Governo debole ed esautorato. 

V. Forze di mare e di terrà dei tre Stati bel- 
ligeranti 227 

La Bolivia non ha marina. - Corazzate ed altre navi da guerra 
del Chili. - Loro forza ed armamento. - Corazzate ed altre 



INDICE 557 



navi peruviane e loro forza. -> Esercito boliviano. ~ Esercito 
peruviano. — Esercito chileno. 

VI. Operazioni e combattimenti navali 233 

Il Chili disegna d' impossessarsi del deserto peruviano di Tara- 
paca. — Iquique. — I chileni non ardiscono di occuparla, sei' 
bene avessero forze molto maggiori. — Blocco alla lontana. 
— Il Perà si prepara, come può, alla difesa: il Chili vorrebbe 
e non sa impedirlo. — Che fece la flotta chilcna dal 5 aprile 
alla metà di maggio. - Muove verso il Callao. - La flotta 
peruviana si dirige ad Arica, quindi ad Iquique. - Combat- 
timento fra il Huascar e la Esmeralda, - U Independencia 
insegue la Covadonga, - Naufragio della Independencia e bar- 
barie chileua. - Danni ricevuti dalla Covadonga. » La spa- 
nderla chilena canta vittoria. - Eroi di nuovo stampo. - 
Il Huascar rimane solo contro le corazzate chilene. Sue glo- 
riose gesta. — É temuto dalle navi chilene che lo corteggiano 
a distanza. — Inoperosità dell' esercito chileno. — Malcontento 
del popolo chileno per la lentezza delle operazioni guerre- 
sche. — La flotta chilena abbandona Iquique. — Insufficienza 
dei marini chileni. - Come avrebbero potuto vincere assai 
prima. -> Il Huascar dà nella rete della flotta chilena. — Ultima 
lotta del Leone del Pacifico, — Eroismo di Miguel Gran, - Mil- 
lanterie chilene e prove ufliciali che il Huascar non si arrese, 

VII. Sbarco di Pisagua 281 

La flotta chilena da Antofagasta muove a Pisagua per invadere 
il deserto di Tarapacà. — Pisagua e sue difese. — Disposi- 
zioni delle forze chilene, e bombardamento di Pisagua. - 
Sbarco contrastato da pochi uomini perù-boliviani. — Incendio 
di salnitro e di carbone. ~ Lotta corpo a corpo. - Arnesi 
di guerra abbandonati imprevidentemente agli invasori. -Per- 
chè fu bella la resistenza della guarnigione e brutta la riti- 
rata. — Eccellenti qualità del soldato peruviano. — L'ufficiale 
peruviano. -> Sua natura e suoi difetti. - Eccezioni. 



558 INDICE 



Vili. Battaglia di San Francisco o di Dolores . 293 

Esercito perù-boliviano. - Perchè il deserto di Tarapacà era desi- 
gnato come il vero luogo della guerra. — Inoperosità dì Prado 
e di Daza. — L' esercito era sparso. - Doppia mira dell'esercito 
chileno per lo sbarco a Pisagua. » U esescito chileno si con* 
centra in Dolores. - Cattiva situazione dell' esercito peruviano 
in Iquique. - Piano di operazioni e mossa degli eserciti. - 
Daza giunge a Camaroncs. ~ Retrocede. - Voci di tradimento. 
~ L'esercito boliviano si rivolta e rovescia Daza dalla Pre- 
sidenza. - Altra rivoluzione in Bolivia. ~ René Moreno, in- 
termediario per le trattative fra Daza e il nemico. - 1 chileoi 
temevano del generale Daza« - Prove. - L* esercito peruviano 
di Iquique si appressa, e i chileni decidono di attenderlo in 
Santa Catalina, - I peruviani avevano ritardato per aver de- 
viato. - I chileni cambiano proposito. - Si dispongono illa 
difesa in Dolores. > Collina di S. Francisco. - Arrivo e 
disposizione dell' esercito perù-boliviano. - Discordie. -> L* ala 
destra comincia il fuoco e l'assalto. - Rapporti del colonnello 
Suarez e di altri sulla battaglia. - Fuga dei boliviani e acco- 
glimento fatto loro in Bolivia. -> Il fatto d' armi di S. Francisco 
ha poca importanza militare. - Invidie e rivalità fra li affidali. 
• Conseguenze di questa battaglia vantaggiose ai chileni. 

IX. Battaglia di Tarapaca 337 

Dopo quattro giorni dalla battaglia di S. Francisco, i chileni 
raggiungono l' esercita peruviano a Tarapaca. - Aspettano 
rinforzi. - Numero 1 ispettivo degli eserciti. - L'esercito pe- 
ruviano era disorganizzato. - Tarapaca. — Sorpresa e valo- 
rosa difesa dei peruviani. ~ Lo storico Mackenna vuole atte- 
nuare la disfatta dei chileni. - Sebbene ai peruviani difettassero 
le munizioni, essi riportarono una splendida vittoria. -'Perchè 
non fu di alcun profitto al Perù. - I peruviani si dirigono 
ad Arica. - Millanterie chilene. - Il deserto di Tarapaca ri- 
mane in potere dei chileni. 



INDICE 559 



X. Rivoluzione e dittatura di Pibrola 353 

n general Rrado da Arica torna a Lima, e di nascosto parte 
dal Perù. - Proclama che lascia. - La sua partenza si pre- 
senta al paese con tatti i caratteri di una faga. - Sue fatali 
conseguenze. — Pronunciamicnto e rivoluzione del 21 dicem- 
bre a favore di D. Nicolas de Pierola. - Pierola s' impossessa 
del Callao. — Deliberazione dei Comandanti dei corpi. - Per 
le gravi circostanze della guerra Pierola è accettato dalle po- 
polazioni di Lima e del Callao. - Ritiro del Vice-Presidente 
La-Puerta. - Comizio popolare e deliberazione del Consiglio 
Municipale che eleva il Pierola alla prima magistratura dello 
Stato. — Entra in Lima: proclama al popolo. — Precedenti del 
Dittatore.— Come avrebbe potuto fare un gran partito nazionale 
e salvare il paese. - L'ambizione lo travia. - Per assicurarsi il 
potere cerca distruggere i nemici personali e sfoga gli an- 
tichi odii del cospiratore. - Si circonda di clericali. - Strano 
decreto con cui nomina se stesso protettore della razza in- 
digena. 

XI. Tacna ed Arica 369 

§ I. Il contrammiraglio Monterò. — Poteva non riconoscere la 
dittatura di Pierola. — Il dittatore teme di lui. — Lo priva del 
comando politico e militare delle provincie del Sud. - Eser- 

- cito di Monterò. - Rinforzi che si prepararono dal Governo 
di Prado in Lima e in Arequipa per l' esercito di Monterò. — 
Perchè Monterò non potè occupare le strette di Sama. — De- 
creto dittatoriale per disorganizzare 1' esercito di Monterò. — 
Nota di esso che disapprova quella disposizione. - Soccorsi 
derìsorii mandati da Pierola all' esercito di Tacna. — Ardita 
impresa della UmoH per portarli, deludendo il blocco di Arica. 

^ — Cattivo stato e numero dell' esercito di Tacna. — Si di- 
spone, sotto il comando del generale Camperò, sul campo 
deir alUanMc. — Battaglia, e disfatta degli alleati. — Relazione 
del generale Camperò. — Relazione che ne diede Ei Mercurio, 
— Rapporto di Monterò. — L' esercito d' Arequipa s'attardò a 



56o INDICE 



bella posta per via. - Parole di Vicuna-MackenDa. - Dopo que- 
sta battaglia il Perù fu in balla dei chiieni. — I soldati pero- 
boliviani sgombrano Tacna. - È occupata dai chiieni : atro* 
cita che vi commettono. - Nota-protesta del Corpo Consolare 
di Tacna al generale in capo. — Saccheggio delle pulpn'u 
degli italiani, e uccisioni di essi. — Offesa alla bandiera na- 
zionale italiana. - Dichiarazione dei testimoni al fatto. - 
§ 2. Arica non poteva far resistenza. » Le posizioni del 
Morrò e del Cerro Cordo, — Generosa risposta del colon- 
nello Bolognesi all' intimazione di resa. — Morte del colon- 
nello e del suoi pochi. - D. Roque Saenz-Pena. - Saccheg- 
gio ed uccisioni, specialmente d* italiani, in Arica. 

XII. Estorsioni chilene e negoziati per la pace 4i3 

Il Chili s' impossessa delle rendite e delle fonti di ricchezza del 
Perù. - Ordina la esazione di balzelli di guerra nelle città 
e terre dell' indifeso littorale peruviano. - Documenti che 
riferiscono la specie e la quantità del bottino. - Relazione 
degli oggetti contenuti in casse spedite al Chili. - Contri- 
buzioni pagate in denaro. — Fatti di Moquegua. — Gli Stati 
Uniti offrono la loro mediazione. — I Plenipotenziari si riuni- 
scono a bordo della Lackawapa, — Condizioni che il Chili 
pose per la pace. - Conferenze. — Il Chili non accetta la 
proposta dell' arbitrato. — Il Perù dichiara inaccettabili le 
esigenze del Chili. 

XIII. Battaglia di San Juan e distruzione di Chos- 
RILLOS 435 

Il Chili intende ad approfittare sempre più della debolezza del 
Perù. - Riuscite vane le conferenze per la pace, muove cen- 
tro Lima. - Sbarco di Fisco. - Tentativo di bombardamento 
del Callao. - Perdita di El Loa, della Covadonga e della 
Fresia. - La Bolivia, di fatto, non partecipa più alla guerra. • 
Il Dittatore Pierola : l'ambizione e la vanità Io ingolfano ìq 



INDICE 561 



naoTi errori. - Gli ufficiali, lasciate le gare partigiane, solo 
desiderano battersi contro lo straniero. - Pierola diffida di 
tutti :- guasta r esercito, scioglie la guardia nazionale e crea 
l'esercito di riserva, gli ufficiali temporanei e il Baiiaglione 
deposito. - n nuovo esercito di Pierola fu un' accozzaglia d'ar- 
mati. — Egli volle essere il generale in capo : ambiva ad una 
vittoria tutta sua. -Aspetta il nemico alle porte di Lima. - 
Fortifica San Cristobal e San Bartolomei - Contraria il sen- 
timento pubblico che voleva nuove forze navali. • Il suo 
piane. - II pubblico peruviano era malcontento ; perchè tol- 
lerò Pierola. — Lo sbarco di Pisco indicava che si attacche» 
rebbe Lima dalla parte di Lurìn. - Tablada e Valle di Lurin. 
- Linee di difesa. - I ridotti. - Le mine automatiche. - I 
preti e il Vicario Castrense. - Sbarco di Oerayaco. - L' eser- 
cita chileno poteva esser disfatto io Lurin. - Come Pierola di- 
spose gli eserciti. — Rimostranze e consigli dei generali non 
ascoltati. — Gli Asili e la Guardia Urbana. - Disposizione 
dell'esercito chileno, e attacco del 13 gennaio 1881. - 
Valorosa resistenza dell' ala diritta : Iglesias è fatto pri- 
gioniero. - La riserva : un battaglione tagliato a pezzi. — 
U ala sinistra non prese parte alla lotta. - La cattiva 
collocazione dell' esercito e 1' incapacità di Pierola furon 
causa della disfatta. - Suo scoraggiamento durante la batta- 
grlia. — I fuggitivi peruviani si riducono a Mitaflores. - 1 chi- 
leni a Chorrillos, -> Sacch^gio, devastazione e incendio. - 
Orgia, ubriachezza e sangue. — I comandanti non posero 
freno agli eccessi dei soldati. — La distruzione di Chorrillos 
non i dovuta tutta alla sfrenatezza della soldatesca: sembra pre- 
meditata e consentita. — Nota diplomatica e sua risposta. - 
Perchè non arsero i ranchos degli aderenti chi leni? — Sac- 
cheggi ed incendi al Barranco. — Né a Chorrillos né al Bar- 
ranco si rìspettaron gli stranieri neutrali. — Danni patiti dalla 
colonia italiana. — Atrocità chilene: uccisione di 13 italiani. 
— Che* fece il Governo italiano ? - La debolezza dei legni 
italiani offri argomento di scherno e di baldanza ai chileni. — 
I^a favola del Battaglione italiano. - Perdite del Chili e del 



sei 



INDICE 



Perù Della battaglia di San Juan. ~ Perchè i ci 
nano a chiamare Batiaglia di Chorrilhs un sei 
d' arme alla stazione^ ferroviaria. 





"t 


1 


i A 


\ 


-■ i V . 


l -ì 


1 ' 



XIV. Battaglia di Mhuflores e resa oi Li 

Seconda linea di difesa. ~ Le trincee : distribazione 
peruviano. - Opportunità di rivincita non saputa 
Dittatore. - Il generale chileno manda un araldo | 
di pace. — Il terrore in Lima : gli abitanti fuggon< 
o in Ancon. — Il Corpo Diplomatico di Lima chi^ 
pei neutrali. — Tregua e sua improvvisa rotti 
fu la colpa? — Considerazioni che inducono a 
verità. — Battaglia. - I Chileni sono respinti d^ 
Disfatta dei Peruviani. - I Battaglioni di risei 
dimento e incapacità del Dittatore. - Lascia 
parte delle forze peruviane senza prender parte 
glia : ordina a queste di disperdersi. — Abbandoi 
ritira fra i monti. -> Nel campo chileno si pensi 
battaglie. — Spavento degli abitanti di Lima. «- 
plomatico si interpone nuovamente : Risposta 
chileno. - Voci di minacele fatte dal Corpo Di] 
Il Corpo Diplomatico salva Lima. — Atto di rei 
dini in Lima contro i chinesi. — Ingresso dei chil< 
« Conclusione. 







»0- 



:-:»'. 



fC 



^«it6o 



di.' 



r 



' \J 






LJ ^ 



/ 



-* m* 



.* 



s5^ 



M 






..s 



P/nl 



r^ 



4 f 







ól 



' ' TOMMASO CAIVANO 



5/.-^i ': 



STORIA 



DELLA 



GUERRA D'AMERICA 



FRA 



IL CHILI, IL PERÙ E LA BOLIVIA 



PARTE SECONDA 

(LA BOLIVIA) 



* 



~^^^|?@\S>^^^ 



• . • 



TORINO 

ERMANNO LOESCHER 

ROMA - FIRENZE 
1886 



STORIA 



DELLA 



GUERRA D'AMERICA 



TOMMASO CAIVANO 

• STORIA 



DELLA 



GUERRA D'AMERICA 



FRA 



IL CHILI, IL PERÙ E LA BOLIVIA 



PARTE SECOI*DA 

(LA BOLIVIA) ""'^: ^. VérlT:' 








TORINO 

ERMANNO LOESCHER 

ROMA - FIRENZE 
1886 



PROPRIETÀ LETTERARIA 

Diritti di riproduzione e traduzioni riservati 



252 — Firenze, Tip, dell'Arte della Stampa, Vìa delle Seggiole, 4. 



ALLA 
VENERATA MEMORIA 

DI 

GERARDO E LUISA CAIVANO 

CON AFFETTO DI FIGLIO RICONOSCENTE 



PREFAZIONE 



A Bolivia, prima causa, se non 
altro, occasionale della guerra 
de! Pacifico, dopo il gran rumore 
menato all'esordire del conflitto 
— quando invaso per sorpresa dal Chili il 
suo territorio di Atacama, domandava a ti- 
tolo d'alleato il soccorso e la protezione del 
Perù — fu vista poco o nulla sui camiri di 
battaglia. 

Dopo la memorabile giornata deWAlto de 
la Aliatila (26 maggio 1 880) alla quale prese 
parte con una piccola divisione di 3000 uo- 



IO Prefazione 

mini, i suoi mutilati battaglioni ritornarono 
sollecitamente in patria, donde più non usci- 
rono; e la guerra, fin dal principio ridotta 
sul territorio dell' alleato, ossia del Perù, ri- 
mase tutta a carico di quest'ultimo, che, fra 
rovesci ognora maggiori, si trovò sempre solo 
di fronte al nemico comune. 

Sopravvennero infatti, le due sanguinose 
battaglie di San Juan e di Miraflores, che 
trassero seco la resa della Capitale peruviana ; 
sopravvenne la lunga agonia del Perù, che 
fieramente contorcendosi per circa tre anni 
ancora sotto il ferreo calcagno dell' ingene- 
roso vincitore, mantenne sempre un ultimo 
baluardo di resistenza in Arequipa — ultimo 
e vero baluardo, più per la Bolivia di cui guar- 
dava le porte, anziché per se medesimo; — 
e la Bolivia, come se cosiffatta guerra le fosse 
completamente estranea ed indifferente, non 
era rappresentata sui campi di battaglia nep- 
pure da un solo soldato. 

Una condotta cotanto inaspettata e, dicia- 
molo pure, cotanto strana — sia rispetto alla 



Prefazione ii 

lealtà verso il proprio alleato, da essa tratto 
alla guerra e poi lasciato li, sia rispetto ai 
proprii interessi abbandonati completamente 
alla mercè di un nemico che non dava nes- 
suna mostra di benignità verso i vinti — esi- 
geva uno studio serio ed accurato, onde ar- 
rivare a scuoprime i veri moventi, le vere e 
più riposte cause. 

Ma delle cose di Bolivia fuori dei suoi con- 
fini esct solo un' eco tanto debole e confusa, 
e tanto frammista di dubbiezze ed esagerazioni 
di ogni genere, da farsi assolutamente impos- 
sibile il distinguerne alcun che di vero. 

Onde sfuggire, nonché al pericolo, al so- 
spetto stesso di poter esser tratti in errore da 
false apparenze o da poco esatte informazioni, 
occorreva varcare le sue frontiere; e là, sul 
luogo, raccogliere personalmente buona messe 
eli dati veritieri e fedeli, conoscere da vicino e 
studiar tutto da sé, uomini e cose. E ciò ap- 
punto facemmo, sobbarcandoci con coraggiosa 
rassegnazione ai disagi e ai pericoli di lungo 
o faticoso viaggio. 



J2 Prefaxiotu 

Fortunatamente, non ci fu difficile raggiun- 
gere il nostro scopo. Ed anzitutto avemmo 
ragione di convincerci che non sarebbe punto 
agevole di comprendere la condotta tenuta dalla 
Bolivia in questa guerra, senza conoscerjB an- 
ticipatamente la speciale sua maniera di es- 
sere nel quadruplice ordine — fisico, sociale, 
economico e politico, — tutto concatenandosi 
insieme col rigore di quella suprema legge 
fisica e morale che subordina gli effetti alle 
cause. 

Roma, gennaio 1886. 







I 



SOMMARIO 



La Cordigliera delle Ande. - Topografia della Bolivia. - Altezza 
delle sue principali dttà sul livello del mare. - Lo si direbbe 
un paese collocato nella r^one dei cirri I - Ecoetionale va- 
rietà di cUmi e di prodotti agricoli. - Il monte Illimani e sua 
maravigliosa spedalità. - Ricchezze metallorgiche. - Il famoso 
monte Potosi. - H soroche» - Miniere: loro auge durante l'epoca 
coloniale: loro posteriore decadenza. - Jnjtmos, - Difetto di 
strade. - Il vapore Vavarf. * H gran lago Titicaca. - Ferrovia 
tra MoUendo e Puno. - Sentieri. - Sistemi di locomozione. - 
Mezzi di trasporto pei bisogni commerciali. - Stagione delle 
pioggie e suoi effetti - Vestigie di antiche dviltà e di remoti 
abitatori di cui non si ha alcuna notizia: rovine di Tiaguanacu: 
monumenti di Camataqui: le Chulpas, 



La CordigKtra delie Ande 



grandiosa catena di montagne che sotto 
1 nome di Cordigliera delle Ande si eleva 
pgante dall' istmo di Panama allo streno 
li Magellano, formando come la spina 
lorsale dell'America Meridionale — dove 
allargandosi in grandi aggruppamenti di monti altissimi 
e colossali, dove estendendosi in rami laterali più o meno 
lunghi — si biforca nel parallelo i4 in due catene com- 
pletamente staccate fra loro. Dopo il corso di oltre sette 
gradi, tornano queste di bel nuovo a ricongiungersi en- 
trambe in un solo ed unico sistema fra il 21° ed il 22" 
parallelo, ove formano il così detto ma£i:(0 de los Andes; 
ossia una immensa regione alta e rocciosa, nella quale 
non si vede geno'almente che qualche magro cespu- 
glio ed una sterminata quantità di cacti giganteschi, 
i quali, a misura che si eleva il livello del suolo, vanno 
gradatamente coprendosi dì lunga e bella barba bianca 
o rosea. 

Io questo maraviglioso anello delle Ande, ove pare 
che la natura siasi ingegnata del suo meglio a dare 
la mostra più completa della sua potenza, trovasi il fa- 
moso lago Titicaca, cui fa seguito il vasto altopiano 
detto di Ontro, e la più capricciosa agglomerazione di 
altissimi monti dalle creste sempre cariche di neve, fra 
i quali ergonsi maestosi Vltlampit, VlUimani, il Sa/ama 
ed altri tanti. 

E appunto là, nell' altopiano dì Oruro, ai piedi del- 
l' lllampu e dell' 111 ima ni, e fra i burroni e le valli di 
tutto quel grandioso ammasso di montagne dell'anello 
andino, parte cospicua e principale della Repubblica di 



Topografia della Bolivia ij 

Bolivia, bisogna cercare le sue più importanti città e 
la maggior parte della sua scarsa popolazione. 

La capitale ufficiale della Repubblica, Sucre, detta 
anche Chuquisaca^ trovasi a 3o23 metri sul livello del 
mare. La Paz, sede abituale del Governo, e quindi ca- 
pitale effettiva, è posta nel fondo di un burrone quasi cir- 
colare, scavato dalle acque del fiumicello Chuqutapu{i), 
in un lembo dell' altopiano di Oruro — a 3639 metri. 
Potosi, la città boliviana più antica e famosa, una volta 
la più popolata dell'America, è a 3970 metri. 

Lo si direbbe un paese collocato nella regione dei 
cirri ! 

Cionondimeno, o meglio in grazia appunto di ciò, la 
Bolivia — questa grande regione interandina che du- 
rante il regime coloniale della Spagna fece parte sotto 
i nomi di Alto Perù e di Distrito de Charcas^ dei vi- 
cereami del Perù e di Buenos Ayres, e che anterior- 
mente alla conquista spagnuola apparteneva al grande 
impero degl'Inca — con una sufficiente e laboriosa po- 
polazione, sarebbe un vero mondo in piccolo. Giacché, 
posta come trovasi sotto il tropico del Capricorno, que- 
sta medesima eccezionalità delle sue condizioni topo- 
grafiche fa sì che essa goda, secondo la maggiore o 
minore elevazione delle diverse località, dalla più bassa 
valle fino all'alta linea delle nevi perpetue, di tutti i 
diversi climi e di tutte le svariate produzioni del globo 
terraqueo. 



(i) Prima origine, a quanto pare, del gran fiume delle Amaz- 
zoni. 



i6 Ecce^ioìiaìe varietà di climi 

Tanta yarietà di climi e di temperature, cui corri- 
sponde altrettanta varietà di prodotti agricoli, e che, 
come abbiamo accennato, è conseguenza diretta deUa 
maggiore o minore elevazione delle diverse località o 
zone di terreno, ha fatto nascere nel linguaggio cornane 
la necessità di nomi speciali destinati a indicare sif- 
fatte zone; nomi in massima parte intraducibili, cui 
anche noi siamo obbligati di ricorrere, e che sono: 
ywiga, valle, cabecera de valle, puna e puna brava. 

Chiamasi yunga la zona che dal livello del mare sì 
eleva fino ai 1600 metri, dove si hanno il caffè, la 
coca, il cacao, la vainiglia, ed in genere tutti i prodotti 
proprii delle regioni tropicali. 

Valle è la zona compresa fra i 1600 e i 25oo metri 
di elevazione sul livello del mare, che produce con ab- 
bondanza del tutto sconosciuta in Europa, frumento, 
gran turco, legumi ed ogni sorta di frutti europei. 

Cabecera de valle è la zona fra i 25oo e i 3ooo metri, 
dove il grano, il mais e le ortaglie europee solo danno 
un magro prodotto. 

Puna è la zona fredda compresa fra i 3ooo e i 36oo 
metri, i cui prodotti principali sono varie specie dì pa- 
tate, un po' di cebada, ossia foraggio per animali da 
soma, e diverse qualità di graminacee adattatissime per 
animali ovini. 

Puna brava è la zona freddissima che si eTev^a dai 
36oo metri fino alla regione delle nevi perpetue ; le 
quali cominciano dai 486o metri in su. In siffatta zona 
vivono la vicugna, Valpaca, la cinciglia^ il condor; e 
solo vi allignano diverse specie di valeriane e di cicorie. 



Il tjtonte llliìnani ij 



insieme alla cosi detta yareta^ combustibile assai forte 
e resistente. 

Queste cinque zone, colle loro rispettive varietà di 
climi e di prodotti, dove sono separate e distinte con 
esclusione più o meno assoluta di tutte le altre, dove 
invece trovansi tutte insieme riunite in una medesima 
regione, secondochè si scenda nelle valli o si ascenda 
sui monti, a distanza di appena qualche centinaio di 
metri; accadendo anche non di rado di trovarle pro- 
gressivamente disposte runa sull'altra sul versante di 
un medesimo monte : spettacolo invero sorprendente e 
maraviglioso, che solo forse V Illimani offre nel mondo! 

Alla base di questo colosso delle Ande, che misura 
tutt' all' intorno una circonferenza di oltre 1 5o chilo- 
metri, vedesi il caffè, il banano, V ananasso e tutta la 
incantevole e rigogliosa flora tropicale; la quale cessa 
a un tratto, per cedere il posto alk vegetazione pro- 
pria del vcdle^ che pure si muta, a misura che segue 
l'ascensione, in quelle di cabecera de valle^dìpuna e 
di puna bravOj confinando Y ultima steppa di y areta 
colla prima linea di quel bianco manto di neve, di cui 
l'altissima vetta, che si eleva per ben 7821 metri sul 
livello del mare, giammai si spoglia. Oltre questa riu- 
nione sulla scoscesa superficie di tutti i climi e di tutte 
le relative produzioni, l'IUimani racchiude anche nei suoi 
fianchi grandi miniere aurifere(i); e lo spettacolo of- 



(i) La prova più sicura di ciò, oltre tante altre raccolte po- 
steriormente, si ebbe l'anno x68i dall'accidentale caduta di un 



i8 II mùnte Illimani 



ferto dai suoi alti picchi carichi di neve, coi loro ri- 
flessi di luce sempre nuovi e cangianti ai raggi del sole, 
è veramente sorprendente! 

Pel viaggiatore che solitario e taciturno attraversa il 
monotono altopiano di Oruro, da Sicasica a La Pàz, 
la vista deiriUimani è un vero avvenimento; e però 
per quanto egli si senta stanco e desideroso di giun- 
gere al termine della sua pesante giornata, pure la prima 
volta che esso si ofifre al suo sguardo, non può hirt 
a meno di fermare la sua mu/^, e rimanere per un buon 
pezzo attonito e commosso nella contemplazione del 
grandioso spettacolo che ha dinanzi. 

Il territorio della Bolivia comprende dunque tre re- 
gioni di natura e condizioni completamente diverse fra 
loro: la prima, che è anche relativamente la più popo> 
lata, dì putta spuria brava; la seconda, di tutte le cin- 
que zone riunite; e la terza, che è la più grande e la più 
spopolata — in massima parte inesplorata tuttavia e 
solo abitata da tribù selvaggie — di valle e yunga. 

Ma più che per le produzioni agricole — finora ri- 
maste in massima parte quasi del tutto ignorate, non 
solamente all'estero, ma potremmo dire anche nella 
stessa Bolivia da una regione all' altra — il territorio 
della Repubblica fu sempre molto celebre, fino dai più 
remoti tempi dell' America, per le sue immense ricchezze 
metallurgiche. 



frammento di uno dei suoi alti picchi, rotolato fino nella valle 
sottoposta, da cui furono estratte grandi quantità di purisamo oro. 



Ricchci^:^e metallurgiche 19 

Il voler fare una minuziosa classificazione di tutte 
Je diverse località che contengono miniere di metalli 
preziosi, sarebbe cosa infinita, la quale condurrebbe 
poi alla conclusione ultima che non vi è monte della 
Bolivia ove non si abbiano ricche miniere di oro, di 
argento, di rame, di stagno, di bismuto, di piombo ecc. 

Cominciando da La Paz fino all'estremo sud della 
Repubblica, lungo l'esteso altopiano di Oruro e l'im- 
menso frastagliamento di montagne rocciose che com- 
pongono il dipartimento di Potasi e parte di quelli di 
Cìmqiàsaca e di Tarija, si potrebbe quasi senza esa- 
gerazione asserire che l'argento anzitutto, e poi l'oro 
ed il rame, senza parlare di altri metalli inferiori, siano 
r elemento principale di tutta quella grande regione, 
come se la natura avesse voluto compensare F incle- 
menza del clima e la sterilità del suolo, colle incalco- 
labili ricchezze minerali depositate nelle viscere, alle 
falde e sulle creste degl'innumerevoli suoi monti. 

GVIncay o imperatori del Perù, che, com'è risaputo, 
avevano in gran pregio l'oro e l'argento, di cui si 
servivano per adomare i loro templi, i loro palagi, i 
loro giardini, furono i primi, che si sappia almeno, a 
sfruttare le ricchezze minerali dell'attuale Bolivia. E, 
stando a quanto ne racconta lo storico Herrera^ le 
miniere di Porco, oggi provincia del dipartimento di 
Potosi, furono le più abbondanti che essi avessero, e 
quelle appunto da cui ritrassero la maggior parte 
della stragrande quantità d' argento che ornava il gran 
tempio del Sole. 

La fama di queste ricche miniere e di molte altre 



20 II soroche 



minori, fii la sola causa che decise i conquistatori 
spagnuoli a penetrar si addentro nell^ Alto Perù, a di- 
spetto della soverchia rigidezza del clima, dell'orrido 
aspetto dei siti per nove decimi e mezzo spogli di ogni 
segno di vegetazione, e del cosi detto soroche^ malat- 
tia prodotta dalla eccessiva rarefazione dell' aria, che 
dà difficoltà di respiro, spesso accompagnata da 6sica 
e morale prostrazione di forze, e da un malessere ge- 
nerale che in alcuni casi si aggrava fino agli spasimi 
della morte ed alla morte stessa. 

£ mentre appunto i compagni di Pizarro e di Ai- 
magro sfruttavano le antiche miniere di Porco, la 
casualità trasse Tanno iS44 la scoperta della prima 
miniera del famoso Cerro^ ossia Monte Potosi, da cui 
tanti milioni di scudi sono usciti già, e da cui tanti 
e tanti altri usciranno ancora (i). Avvenuto appena il 
primo discoprimento, si fece presto a conoscere che 



(i) Ecco come la tradizione racconta la scoperta della prìm^. 
miniera dèi monte Potosi. L'indio Guatlea, al serviaio àjàào spa- 
gnuolo Villarroèl stabilito in Porco, andando in corca dì n&a 
liama fuggitiva, la raggiunse al cader della notte sul monte Po 
tosi. L'ora tarda impedendogli di tornare immediatamente indie- 
tro, legò la Uama ad un cespo , di paja brava, paglia selvatica, e 
si distese sul suolo per passarvi la notte. Al mattino, quando and-.^ 
per sciogliere la llama^ questa, spiccando un salto, svelBe il ce- 
spo; e l'indio vide con sorpresa nel foro rimasto nna ceita cosa 
bianca e luccicante che presto riconobbe per argento puro, Gm^^U- 
Uà rivelò segretamente la scoperta all'indio Huanca^ che a ssa 
volta ne parlò a Villarrod; e questi, mettendo a profitto d pr^ 
ziosa rivelazione, si recò sollecitamente con buona scorta di 
a sfruttare la ricca miniera. 



Miniere: loro auge 21 



numerosi rami di metallo argentifero, detti vetas, ser- 
peggiavano per tutto l'interno e la superfìcie del monte; 
sicché, accorsa molta gente, e iniziati sollecitamente i 
lavori in più punti, nel dicembre del seguente anno 1 545 
furono gittate, alla base stessa del ricco monte, le prime 
fondamenta della città di Potosi. La quale vivendo quasi 
esclusivamente dell'industria metallifera delle miniere 
che aveva sul capo, segui la sorte di queste in tutte le 
vicissitudini, così di prospera come di avversa fortuna. 
A indicare l'alto grado di fortuna cui e le une e 
l'altra pervennero già, basti qui ricordare che, durante 
ì due secoli e mezzo decorsi dalla prima discoperta 
delle miniere fino al 1800, diedero queste un prodotto 
di oltre un miliardo e mezzo di scudi; e che la città 
di Potosi, come si ha dal censo del 161 1, contava in 
detta epoca ben 160,000 abitanti. 

Sorte su per giù eguale a quella del monte Potosi 
si ebbero pure, durante la dominazione spagnuola, le 
grandi miniere argentifere di Lipez, Oruro, Porco, Chi- 
chas, Poopó, Sicasica ed altre molte che sarebbe lungo 
enumerare, ed alle quali si hanno da aggiungere an- 
che le non poche di oro, sparse qua e là accanto a 
quelle di argento, colle quali spesso rivaleggiarono per 
abbondanza di prodotti. 

Ma a principiare dal primo quarto di questo secolo, e 
pGT tante cause diverse — fra cui non ultime le guerre 
dell'indipendenza dal 1809 al 1826, e le continue lotte 
civili sorte fin dal primo momento in cui la Bolivia eri- 
g-evasi a repubblica indipendente — l'industria metallur- 
g^ica andò sempre di mano in mano decadendo, fino a 



22 II monte Potosi 



questi tempi, ne' quali pare abbia incominciato alquanto 
a riaversi. 

Q rinomato monte Potosi, che gl'indigeni anteriori 
alla conquista incasica chiamarono SumorOrkco^ monte 
bello, e che si erge maestoso e imponente fino ai 4758 me- 
tri sul livello del mare, da qualunque lato lo si guardi, 
presenta uno spettacolo tanto interessante e sorpren- 
dente da sorpassare ogni più poetica descrizione che di 
esso si pretenda fare. Per poterne concepire tutta la in- 
cantevole bellezza, bisogna vederlo; e più lo si vede, più 
si rimane compresi di stupore e di ammirazione. 

In forma di gran cono svelto ed elegante, poggia le sue 
ampie spalle contro l'altopiano di tabaco-ftufto (i), che 
cominciando di là s'inoltra per più leghe al Sud/ e dopo 
essersi munito BlVEst di varii speroni e controsf^eroni, 
si distende graziosamente al Nord in una lunga e mor- 
bida falda, alla cui base trovasi la città di PotosL Visto 
di qui, come da qualunque altra parte, il gran cono si 
presenta dalla metà in su tutto variegato dei più sva- 
riati colori — rosso, giallo, verde, piombo, ecc. — con 
infiniti punti neri disseminati da per tutto, i quali altro 
non sono che le bocche di più migliaia di miniere, in- 
nanzi ad ognuna delle quali giacciono grandi masse di 
desmonteSj ossia materiali di rigetto delle stesse; da cui 
nasce appunto quella strana miscela di colori, che si po- 
tentemente concorre ad aumentare la naturale bellezza 
del monte, ed a imprimergli quel non so che di pitto- 
resco e di fantastico che tanto vince e seduce. 



(i) Voce quichua che si traduce poppa di tabacco. 



Miniere: loro decadenza 2^ 

Scendendo dall'arida cresta dell'altopiano di tabaco- 
nuhOj ove l'aneroide marca 43o5 metri di elevazione sul 
livello del mare, si arriva alla città di Potosi (la cui ele- 
vazione media è di 3970 metri), dopo aver descritto un 
arco di oltre cinque chilometri attorno alla falda Ovest 
del monte. La prima impressione che se ne ha, è delle 
più grate, grazie ai suoi tetti rossi, di tegole, come una 
città europea. Ma quanto è diverso lo spettacolo che si 
offre oggi al nostro sguardo, da quello che ammirava 
dal nostro posto il viandante del secolo decorso! 

Invece dell'allegro brulichio di gente attiva ed operosa 
che quegli vedeva affaccendarsi al disopra del suo capo, 
innanzi ai mille orificii delle miniere del monte — tutte 
più o meno in istato di fortunata lavoratone, — noi 
non iscorgiamo che una muta solitudine appena inter- 
rotta qua e là da qualche raro operaio delle poche mi- 
niere attualmente in esercizio. E mentre egli mirava ai 
suoi piedi una grossa e rumorosa città, dalla quale si 
inalzava fino a lui con indistinto brontolio l'eco festosa 
dì centinaia di injenios^ da cui uscivano tutte le sere 
veri monticelli di luccicsLntt piata jrifla (i) — noi invece 
non distinguiamo che una piccola e languente cittadetta 
di 17 a 18,000 abitanti, tutta contornata dai ruderi di 
crase che più non esistono, e da cui ci arriva appena 
la debole eco dei pochi e meschini mjenios tuttora esi- 



(i) Si chiamano injenios gli opifìci destinati alla estrazione del- 
l'argento dal quarzo argentifero uscito dalla miniera. Piata pina poi 
^ l'argento puro in forma di grosso pane cilindrìco, come viene 
emesso àaSHi injenw. 



24 Miniere: loro decadenza 

stenti. Delle 3òoo e più miniere ove una volta ferveva 
il più proficao lavoro, appena 25 o 3o sono oggi in 
attività. 

In Lipez, vasta regione di cui potrebbe quasi dirsi che 
il sottosuolo sia tutto un grande strato di quarzo ar* 
gentifero molto ricco, e che contava un tempo circa 
800 miniere le une più fiorenti delle altre, oggi ix>n se 
ne trovano che appena tre o quattro a stento portate 
innanzi. 

Oruro, città che nel secolo passato era tra le più ric- 
che dell'America, con una popolazione di 70,000 abi- 
tanti e 1226 miniere d'argento disseminate fra i suoi 
monti, insieme a circa 200 di oro, è ridotta oggi a meno 
di 7000 abitanti che vivono miseramente del prodotto 
di [4 o i5 miniere ancora esercitate. 

Partendo dai dati più esatti, si calcola che in Bolina 
trovinsi attualmente in completo abbandono 10,000 t 
più miniere di argento: e non perché esauste o impove- 
rite a segno da non metter più conto a sfruttarle; mn 
per ben altre ragioni, fra cui principalissime la man- 
canza di capitali, la poca sicurezza proveniente daik 
stato quasi anarchico in cui ha vissuto la Repubblica 
fino al 1880, e la naturale indolenza della maggior parte 
della popolazione boliviana. 

Durante il nostro viaggio attraverso la Bolivia, avem- 
mo occasione di osservare che nel maggior numero di 
injenios^ o opifici destinati alla estrazione dell* argent. 
dal minerale, cominciando da quei di Potosi, si seguono 
ancora, senza alcuna riforma o innovazione, i vecchi si- 
stemi introdotti dai primi conquistatori spagnuoli; s^- 



Injenios 2; 

stemi lenti, dispendiosi, imperfetti, i quali lasciano di- 
sperdere molta parte di argento e non permettono che 
la lavorazione dei soli minerali eccessivamente ricchi. 

Fra i tanti injenios da noi visitati, solo ne trovammo 
due che ai vecchi sistemi avevano sostituito apparati 
nuovi incomparabilmente superiori sotto ogni rapporto : 
quello dell* italiano Dante Abelli, recentemente da lui 
costruito in Machacamarca ; e uno di quelli dei signori 
Blondel nei pressi di Oruro. Quest'ultimo, di cui pre- 
senziammo le prime prove, è destinato insieme ad altri 
due di sistema antico, alla elaborazione de' minerali for- 
niti dalla celebre miniera di Atocha appartenente a' me- 
desimi signori Blondel, una delle più ricche che oggi 
si sfruttino in Bolivia, e sita nella pittoresca roccia alla 
cui base sorge la città di Oruro (i). 

Ma, come sapemmo dal signor Abelli, e dai colti e 
cortesi signori Pétot e Vargas, comproprietarii e soci 
direttori della grande impresa Blondel, il costo intrin- 
seco degli apparati da essi acquistati in Europa o nel- 
l'America del Nord, trovasi più che raddoppiato dalle 
spese di trasporto, per la mancanza di strade, nonché 
ferrate, rotabili: e ciò, come di leggieri si comprende, 
concorre potentemente a ritardare il desiderato e neces- 
sario miglioramento àtgY injenios, 

E poiché siamo a parlare di strade, la Bolivia, paese as- 
solutamente mediterraneo, ora precisamente che il Chili 



(I) Ci viene assicurato che molte utili riforme furono anche 
introdotte negli injenios delle grandi miniere di Huanchaca e di 
Colqtiechaca. 

a- — Caivako, Guerra d'America. - Parte II. 



20 Difetto (li strade 



le ha tolto, non sappiamo per quanto tempo, Y unico 
pezzo di spiaggia che aveva sul Pacifico, difetta doppia- 
mente di strade, così nell'interno del suo vastissimo ter- 
ritorio, come al difuori di esso per arrivare ai mare, 
ossia alla gran via di comunicazione mondiale. 

Per iscendere al mare essa non ha che quattro vie: 
la prima pel suo territorio di Atacama coi porti di Co- 
bija e di Antofegasta, ora in potere del Chili; la seconda, 
attraversando gran parte della Repubblica Argentina 
per uscire dopo un lunghissimo percorso al Rosario dì 
Santa Fé sul Paranà ; la terza e la quarta, attraverso il 
territorio del Perù per metter capo ai porti di Arica e 
di MoUendo. Vie tutte, eccetto l'ultima, oltremodo in- 
comode e difficili, solamente praticabili, e a stento, con 
animali da soma fra le aspre giogaie delle Ande, ove 
non esiste alcuna traccia di strade oltre quella fiitta na- 
turalmente dal passaggio degli animali. 

Unica eccezione, come dicemmo, è la via che men*. 
al porto peruviano di MoUendo, e che di certo non po- 
trebbe essere migliore, grazie agli sforzi veramente tita- 
nici del Perù, il quale superando ostacoli di ogni ge- 
nere, creduti quasi invincibili, spinse i benefici effein 
della locomozione a vapore fin dentro ai confini stessi 
della Bolivia. 

Il primo passo fatto dal Perù a tal opera rimonta al- 
Tanno 1869, quando, nonostante l'assoluta mancanza i: 
strade che potessero meritare un tal nome fra MoUend: 
e la sponda peruviana del lago Titiiraca al di là delle 
Ande, fece trasportare in esso il grazioso vaporetto r 
ferro yar^jri, espressamente costruito ne' cantieri inglcs. 



// vapore Y avari 27 



Ridotto il vapore in piccoli pezzi, furono questi traspor- 
tati a si enorme distanza ed altezza a dorso di muli; 
ed una volta che si ritrovarono di bel nuovo tutti riu- 
niti, Dio sa con quali e quante fatiche, sulla lontana 
spiaggia del Titicaca, l'elegante Yavari venne ricostruito 
e varato in quelle fredde acque sotto la direzione del- 
lesperto Capitano della Marina da guerra del Perù, Ro- 
mualdo Espinar, che per la prima volta lo condusse 
da Puno a Chililaya, dalla sponda peruviana a quella 
boliviana. Al Yavari^ sul quale noi traversammo il lago 
col piò bel chiaro di luna la notte dal 5 al 6 dicem- 
bre i883, si aggiunse più tardi altro vapore eguale; ed 
ambedue non hanno mai lasciato di fare un regolare 
servizio di cabotaggio tra le sponde peruviane del Ti- 
ticaca e quelle boliviane. 

£ qui, prima di passar oltre, convien dire che il 
Titicaca — questo gran bacino interno le cui acque on- 
deggiano all'altezza di 3823 metri sul livello del mare, 
fra gli alti picchi nevosi delle Ande che gli fanno intorno 
splendida e superba corona — si stende per oltre una 
metà nel territorio del Perù e per l'altra in quello della 
Bolivia. Lungo 117 miglia marine e largo 32, con una 
profondità massima di 382 metri, va diviso in due parti 
molto disuguali dallo stretto di Tiquina, lungo circa 
due miglia e largo appena 700 metri nel punto più 
stretto. E perchè nulla manchi a dargli tutto l'aspetto 
di un piccolo mare, di cui spesso imita il tempestoso 
furore, conta inoltre parecchie isole, la maggiore delle 
quali, che prende il suo stesso nome, è celebre pel 
grandioso tempio del Sole erettovi dagl'Inca, e per la 



2S II gran lago Titicaca 

tradizione che fosse la patria di Manca-Capac e ài 
Mama-Oello, i capostipiti della dinastia degl'Inca eJ. 
i fondatori del grande impero peruviano. 

Formato dall* affluenza di più fiumi che scendono 
dalle alte sommità delle circostanti cordigliere, il Ti- 
ticaca non ha che un solo canale di scarico, il grossa 
fiume detto Desaguadero^ che dopo un corso di circa 
4oo chilometri s' immette nel lago boliviano di Pampa- 
Aullagas, Il quale, tuttoché riceva continuamente si 
copiosa quantità di acqua, senza che se ne vegga uscire 
da alcuna parte neppure una goccia, non alza giammai 
il proprio livello; ciò che fa supporre che si scarichi 
per qualche canale sotterraneo in comunicazione di- 
retta coir Oceano : forse quello appunto che passa soi- 
terraneamente pel deserto peruviano di Tarapacà, ne: 
pressi di Dolores, come già dicemmo nella prima parte 
della nostra storia. 

Dopo aver provveduto alla navigazione del Titicaca, 
il Perù dava compimento qualche anno più tardi al- 
l'ardita e meravigliosa ferrovia tra MoUendo e Puno. 
che partendo dall'Oceano si slancia qual serpe gigan- 
tesca fra le immani montagne andine. Ora svolgendosi 
in grandiose spirali che allacciano fra loro tutto un 
gruppo di grandi e piccoli monti; ora inerpicandosi 
con vertiginosi zig-zag su per gli erti fianchi di rup: 
quasi inaccessibili; ed ora allungandosi audace su pe' 
i cigli di rotte giogaie, raggiunge e scavalca la grar 
catena delle Ande fra Vtncocaya e Crucerò Alto, al 
l'altezza di 4490 metri sul livello del mare; per p~ 
discendere a specchiarsi al molo di Puno nelle lim- 



Ferravia tra Mollendo e Pttno 29 



pide acque del Titicaca, dopo una corsa di 522 chilo- 
metri. 

E questa adunque la sola via degna d'un popolo 
civile e dei progressi del secolo, che s' abbia la Bolivia 
per arrivare insino al mare. Ma essa non incomincia 
che appena da uno degli estremi confini del suo im- 
menso territorio; e disgraziatamente avvi colà tanta 
difficoltà per viaggiare nelF intemo del paese , — non so- 
lamente da una all'altra delle sue lontane frontiere^ 
ma ben anche da una all'altra delle sue principali 
città — quanta ve ne ha per portarsi dai suoi confini 
al mare, eccetto P anzidetta via di Mollendo; la quale 
unicamente è perciò profittevole, e potremmo dire 
provvidenziale, per gli abitanti ed il commercio della 
piccola zona limitrofa al lago di Titicaca, ossia per i 
soli dipartimenti di La Paz e di Oruro. 

Si racconta che un ministro degli Stati Uniti in Boli- 
via, alla domanda del Presidente della Repubblica che 
desiderava sapere per quale strada fosse arrivato a Sucre, 
ossia alla capitale dello Stato, rispose: per nessuna, E 
parlò vero; perchè di vere strade, nel giusto senso di 
questa parola, eccetto piccoli spezzoni nelle prossimità 
di qualche città, non ve n'ha in Bolivia neppur una. 
Le sole strade ivi esistenti sono quelle tracciate na- 
turalmente dal transito degli animali ; quindi, a seconda 
della natura più o meno molle o petrosa del suolo, ed 
a seconda del maggiore o minor traffico, ad altro non 
si riducono che a semplici sentieri, spesso appena o 
niente affatto distinguibili; e basti ciò per comprendere 
che cosa debbono essere in un paese così eccezionale 



^o Sentieri - Sistemi di ìoccmtoxionc 

mente montuoso come la Bolivia, ove, odia parte più 
abitata massimamente, è un continuo discendere e 
salire tra i 1200 e i 43oo metri sul livello del mare. 
Nelle stesse pianure, come sarebbe l'altopiano di Oniro, 
ove basterebbe qualche piccolo ponte od il più me- 
schino lavoro di spianamento qua e là per avere delle 
strade carrozzabili di prim* ordine, tutto è lasciato, del 
pari che fra i monti, al lento lavorio della natura ed 
al calpestio degli animali. 

In generale adunque non si conoscono in Bolivia che 
due soli sistemi di locomozione, a piedi ed a cavallo: 
ed il commercio non ha altro mezzo di trasporto al- 
l' infuori della soma, a schiena di mulo, di scnnaro o 
di llama — animale assai somigliante ad una capra 
gigantesca col collo lunghissimo e portamento nobile 
e misurato, adattatissimo per i piccoli carichi, sebbene 
cammini troppo a rilento. La ferrovia vi è del tutto 
ignorata, la più vicina essendo quella di Puno, nei 
Perù. E quanto alla carrozza — tranne il breve tratte 
di 65 chilometri tra La Paz e Chililaya, sul quale avvi 
dal 1876 un regolare servizio di messaggerie, in cor- 
rispondenza colle partenze dei vapori per Puno — è 
un lusso che solo in alcuni luoghi e ben pochi pos- 
sono darsi. Del resto i Boliviani sono tanto abituati 
ai lunghi e faticosi viaggi a cavallo, senza di che riu- 
scirebbe loro impossibile muoversi dalla città o villaggio 
natale, che essi non arrivano neanche a comprendere 
i dolorosi lai dei rari viaggiatori europei cui V assoluta 
mancanza di meglio obbliga alla tortura di siffatto si- 
stema di locomozione. 



Stanotte delle pioggit }i 



Lungo i 1 080 chilometri del cosi detto cammino che 
corre dalla Raya della Quiaca al porto di Chililaya 
sul Titicaca — ossia dai confini colla Repubblica Ar- 
gentina a quelli col Perù (i), nella parte più stretta 
ed anche più popolata della Bolivia — passando per Tu- 
piza, Potosi, Oruro e La Paz, non abbiamo trovato 
che un solo ponte, quello di Yocalla: ponte costruito 
durante la dominazione spagnuola a 60 chilometri da 
Potosi, in fondo di una stretta e profonda valle, ove 
il Pilcomayo^ abbenchè poco discosto dalle sue sor- 
genti, è abbastanza grosso e tumultuoso. 

Or se siffatte strade sono normalmente poco meno 
che impraticabili durante il buon tempo, s'immagini 
ognuno ciò che addi venteranno nella così detta sta- 
gione delle piogge, che cominciando ai primi di No- 
vembre si prolunga ordinariamente fino alla metà di 
Marzo. Senza parlar d' altro, i moltissimi fiumi e tor- 
renti si fanno pressoché del tutto intransitabili, e cia- 
scuno rimane sequestrato dove si trova; sicché du- 
rante quei lunghi quattro mesi il commercio trovasi 
quasi completamente paralizzato e sospeso. 

Eppure il territorio dell'attuale Repubblica boliviana, 
se non nella sua totalità, in buona parte almeno non 
è poi tanto nuovo alla luce della civiltà, come l'anzi- 
detta deficienza di qualunque vero sistema di viabilità 
potrebbe far supporre ; del che bisogna cercare le prin- 



(i) n limite tra la Bolivia ed il Perù è propriamente un po' al 
di là di Chililaya, come s'è detto innanzi, nelle stesse acque del 
lago. 



^2 Vestigie di antiche civiltà 

cipali cause nella soverchia grandezza delle distanze, 
relativamente alla scarsa popolazione, e nelle speciali 
condizioni sociali e politiche di questa. Per averne 
un'idea basta gittare un po' lo sguardo sui resti tut- 
tora visibili qua e là degli antichi monumenti e delle 
opere d'arte anteriori agl'Inca peruviani; che rivelano 
una civiltà se non superiore, di certo non inferiore a 
quella di questi ultimi, e di cui si ignorano compita- 
mente gli autori. 

Di siffatti resti di antichi monumenti se ne trovano 
principalmente in due diversi e lontani punti: alcuni 
in prossimità del Titicaca e del fiume Desaguadero» 
ed altri nella valle di Cumataquij ora dipartimento di 
Chuquisaca, molto al di là dell'altro estremo dell'al- 
topiano di Oruro. 

I primi — assai noti sotto il nome di rovine di Tìa- 
guanacu — oltre ad una altissima e grande piattaforma 
di terra inalzata su solide basi di pietra, ci lasciano 
indovinare grandi e colossali costruzioni di architet- 
tura affatto diversa da quella degl'Inca, e sono note- 
volissimi per la qualità del materiale impiegato, che 
componesi generalmente di enormi blocchi di pietra 
tagliata, della cui cava non si rinviene alcuna traccia 
nelle vicinanze, e che doverono essere trasportate, non 
si sa come, di molto lontano. Veggonsi in molte parti 
avanzi assai ben conservati di grandi templi con fac- 
ciate di oltre 3oo piedi di lunghezza; di statue gigan- 
tesche; di svelti ed alti portici; e di un gran numero 
di edifizi di diverso genere: il tutto coperto qua e là 
di intagli e bassorilievi allegorici di una esecuzione 



Tiagiiatiacu - Camataqui )^ 

affatto primitiva, fra i quali primeggiano costantemente 
l' immagine del Sole e quella del Condor^ che gli fa da 
messaggero. Tutto però induce a credere, all'aspetto ge- 
nerale dell' insieme di tali rovine, che ivi fosse non già 
una città distrutta, ma bensì una città in costruzione 
rimasta lì abbandonata in corso d'opera non finita. 

I monumenti di Camataqui sono di diversa natura. 
Anzitutto è notevolissima una doppia e gigantesca 
arginatura che si estende per oltre trenta chilometri 
da un capo all'altro della stretta vallata, sulle due 
sponde del copioso fiume San Juan, che la divide per 
metà. Costruita con un sistema che potrebbe dirsi ci- 
clopico perfezionato^ di grandi massi tagliati a linee 
rette ed uniti fra loro senza alcun cemento, si conserva 
oggi ancora in ottimo s^ato; e le due fertilissime fasce 
di terreno che le stanno da ambo i Iati, e che essa 
difende dalle inondazioni del fiume, provvedono attual- 
mente di cereali tutto il paese circostante. 

Vengono dipoi i resti di due grandi costruzioni, la 
più importante delle quali ha tutto l'aspetto di una 
fortezza, ed un bellissimo acquedotto lungo circa venti 
chilometri in pietra tagliata e pulita. 

Trovansi inoltre di tratto in tratto su tutto T alto- 
piano di Oruro, piccole torricelle chiamate Chulpas, 
dai due ai tre metri di diametro, chiuse a volta, e 
costruite di adobes (i) molto superiori a quelli che si 

(i) Gli adobes sono una certa specie di grossi mattoni non 
cotM ma essiccati al sole, di sola terra, o di terra con paglia od 
altro vegetale, e costitoiscono in Bolivia il principale, se non 
unico materiale di costruzione per le case. 



^4 ^^ Cìmlpas 

manifatturano oggidì. Sono antiche tombe — come lo 
dicono chiaramente le mummie che in esse si rinven- 
gono insieme ad amuleti e idoli di diverso metallo — 
di remoti abitatori di quelle contrade, anteriori all'epoca 
degl'Inca e di cui non si ha alcuna notizia. Risalgono 
perciò a più e più secoli addietro: e pur nondimeno 
quelle che non furono danneggiate dalla mano del- 
l' uomo, si conservano in così perfetto stato da non 
tradire menomamente il segreto della loro antichità. 



ì^ 



II 



SOMMARIO 



Popolazione della Repubblica di Bolivia. - Suo sparpagliamento 
sul vasto territorio nazionale. - Suo spirito di provincialismo. 
- Difetto di omogeneità fra le diverse razze che la compon- 
gono. -Razza indigena. - Sue deplorevoli condizioni durante il 
regime coloniale. - Inefficacia dei provvedimenti adottati in suo 
favore dai Re di Spagna. — Suo odio contro la razza bianca e 
la meticcia. - Sue numerose ribellioni, e spirito che le infor- 
mava. - Colla proclamazione deUa Repubblica non migliorò: 
rimase qual'era. - Suo stato attuale di abiettezza ed abbruti- 
mento. - Sua divisione in due grandi famiglie: Quic/iua e 
Aymarà. — Non prende alcuna parte alla vita sociale e politica 
del paese. - Bianchi e meticci. - Loro speciali condizioni di 
èssere. - Cenno sulla loro civiltà: influenza che hanno eserci- 
tato su di essa la struttura topografica del paese, la vicinanza 
e l'esempio dell'indio. - Finanza nazionale. - Istruzione pub- 
blica. - Carattere boliviano. - Sua nota distintiva. 



Popoìa^ioitt della Bolieia 



I LI ultimi due censimenti, alquanto im- 
! perfetti, della popolazione boliviana ri- 
salgono agli anni i84€ e i854. Poste- 1 
riormente si ebbero soltanto speciali e ' 
incompleti quadri statistici, or di ud 
Dipartimento or di un altro, or di una or di altra ' 
provincia. 

Dal complesso di tutte queste notizie, tenuto conto 
degli errori generalmente riconosciuti, si ba, se non I 
colla piena sicurezza di apporsi, con quella almeno <U 
una grande approssimazione, che la Repubblica di Bo- 
livia conta attualmente una popolazione di circa un | 
i,5oo,ooo abitanti, divisi in tre diverse razze: t«aDca, 
meticcia e indiana o aborigena ; la cui proporàone 
approssimativa è come segue: bianchi un i47o> °^'i 
2io,ooo; meticci 26%, ossia 390,000; indigeni, o indiì 
aborigeni 60% ossia 900,000 all'incirca. 

Trovansi inoltre sul suo vastissimo territorio, nelle 
lontane ed in massima parte inesplorate regioai dd 
Oiaco e del Beni, varie tribìl con idiomi e costumi 
diversi, di cosi detti indios barbaros, a indìgeni vi- 
venti allo stato nomade e selvaggio che sì fanno 
ascendere a oltre 700,000, e che d'ordinario vanno 
indebitamente inclusi nel computo generale della po- 
polazione boliviana, colla quale non hanno nulla di 
comune, onde elevarla alla cifra del tutto erronea ed 
arbitraria di due milioni e mej^o, o più. 

La popolazione vera ed effettiva della Repubblica non 
oltrepassa quindi la cifra di i,5oo,ooo abitanti, spar- 
pagliati sull'immenso suo territorio in 9 città capitai 



sparpagliamento della popola:^ione 



->/ 



di Dipartimento, 3 19 borghi o villaggi, e 10728 così 
detti jpueblecitos e alquerias^ ossia piccoli aggruppa- 
menti di case nelle campagne. 

E qui è da notare che nonostante siffatto fraziona- 
mento della popolazione in tanti piccoli centri, ed il 
relativamente forte concentramento della medesima 
nella regione montuosa della Repubblica — nei dipar- 
timenti di La Paz, Oruro, G>chabamba, Sucre e Po- 
tosi, ove trovasi raccolta per circa sette ottavi — le 
distanze fra Tuna e l'altra città, alla pari che quelle 
fra le città ed i villaggi, e tra questi fra loro e le al- 
queriaSj sono tanto grandi, e, come già fu detto, tanto 
malagevoli a vincere per la mancanza di strade, da 
rendere assai lente e difficili le reciproche e necessarie 
loro relazioni (i). Dal che nasce uno spirito di pro- 



(i) Secondo il censo del 1846, che dava esageratamente una 
popolazione di 1*378,896 abitanti, soli 195,000 abitavano i Di- 
partimenti di Cobija, Tarija, Santa Cruz ed U Beni, la cui area 
è oltre due volte maggiore di quella degli altri cinque Dipartimenti. 
Area dei dipartimenti di Cobija, Tanja, Santa Cruz ed il Beni: 
22,631 leghe quadrate. Area dei Dipartimenti di La Paz, Oruro, 
Cochabamba, Potosi e Sucre: leghe quadrate 7229. 

Distanze fra la capitale della Repubblica, Sucre, e le altre città 
Capitali di dipartimento: 

Da Sucre a Potosi Km. 145 

» Tarija. 480 

» Cobija. 935 

» Oruro 370 

» Cochabamba 325 

» La Paz 615 

Santa Cruz 635 

» La Trinidad (capitale del Beni). 1325 



^S Proiincialismo - Difetto d' ùimgeiuità 

vincialìsmo dei più forti e pronuaziati, da far sì che 
nella stessa Repubblica, da un Dipartimento all^altro, 
si consideri ciascuno quasi tanto estraneo come se à 
trovasse fuori del proprio Stato. 

Ma una delle prime e vere piaghe della Bolivia è 
però il difetto di omogeneità fra i diversi elementi dì 
cui si compone la sua popolazione; piaga fino ad un 
certo punto comune a tutti i paesi d' America — colla 
differenza dal più al meno, per la maggiore o minor 
fusione avvenuta fra la razza indigena e le altre che 
a questa sono venute sovrapponendosi dopo la disco- 
perta di G>lombo — e che ivi si presenta sotto i più 
tetri e foschi colori. 

Delle tre diverse razze che concorrono a formare la 
popolazione boliviana, la più numerosa, come abbtamo 
visto, è la indigena o indiana, che a sua volta si sud- 
divide ancora in due grandi famiglie, la Qtdchua e 
VAymarà; ed è bene anzitutto parlar di essa, e sa- 
pere la parte che rappresenta nella generale economia 
della Repubblica. 

Già parlammo nella prima parte della nostra storia 
della durissima sorte fatta dai conquistatori spagnuoli 
nel Perù, ai sudditi del soggiogato impero de^rioca. 
Ma nelle appartate regioni dell'Alto Perù, o Charcas^ 
fuvvi di peggio, e la condizione degP indigeni andò 
ancora maggiormente aggravata. 

Trattati in sulle prime come semplici schiavi, e come 
tali obbligati a prestare tutti i servigi più vili e pe- 
santi — cominciando da quelli di bestia da soma e dal 
lavoro forzato nel fondo delle miniere, ove tanti ne mo- 



Gli indigeni - Loro deplorevoli condizioni j^ 

ri vano, — gF indigeni concepirono contro i conquista- 
tori e contro tutta la razza bianca da essi rappresen- 
tata, un'avversione che andò man mano crescendo si 
forte da convertirsi nell'odio più cieco e più profondo; 
e mentre alcuni, sopraffatti dalla forza, pativano e mo- 
rivano in silenzio, i più cercavano la propria salvezza 
nella fuga, ricoverandosi nei lontani boschi o fra le 
più inaccessibili creste delle Ande. 

La razza indigena andava quindi sparendo rapida- 
mente; ed i conquistatori iberici, che non sapevano 
disf)ensarsi dei loro servigi, furono i primi ad impen- 
sierirsene ed a cercar modo di porvi riparo. Se ne im- 
pensierì anche doppiamente la G>rte di Spagna, che 
coir allontanamento e la distruzione di detta razza 
vedeva spopolarsi e impoverire i suoi Stati; ed emise 
r una' dopo l'altra le così dette leggi di reduccìones, 
dirette a richiamare gl'indigeni andati via, e per quanto 
fosse possibile guarentirli, insieme ai pochi rimasti, dalle 
angherie e dai tanti atti arbitrari che i coloni spagnuoli 
erano usi ad esercitare contro di essi. 

Con una prima recd cedola del i55i, Carlo V ordi- 
nava che gVindii fossero ridotti a vivere in borghi o 
comuni, ove, trattati colla maggior bontà, potessero 
apprendere a vivere da uomini civili ed essere istruiti 
nei misteri della fede cristiana. Indi, per invogliare 
sempre più i fuggiaschi a rientrare, lusingandoli nelle 
loro tendenze e favorendone i materiali interessi, con 
altre reali cedole del i557 e 1 56o Filippo II ordinava : 
1^ Che gVindii ridotti^ o riuniti in villaggi, fossero 
ivi retti e governati dai loro antichi Caciques o Cu- 



40 Inefficacia dei prowedimetiH 

racas (i)j o legittimi loro discendenti, che a loro volta 
dovevano dipendere dalle autorità coloniali e fame ob- 
bedire i mandati. 2^ Che fossero restituite agVtwiìx 
ridotti le terre da essi possedute prima della conquista 
spagnuola, colle medesime condizioni e forme allora 
in uso ; ossia assoggettandoli al sistema di comunione 
adottato pel popolo dagl'Inca peruviani (2). 

Attratti dalla lusinga di queste benevole disposizioni, 
e più che altro dal conforto di tornare a trovarsi sotto 
r immediata dipendenza dei loro antichi Signori, pei 
quali ebbero sempre un affettuoso rispetto che assu- 
meva tutti i caratteri di una venerazione religiosa. 
gl'indii si affrettarono a ritornare alle loro antiche 
dimore; e sorsero in tal modo le cosi dette camuni- 
dades de indios^ ossia aggruppamenti più o meno gross; 



{i) Caciques o Curacas erano i capi delle tribà sottomesse al 
l'impero Inca, e che col beneplacito e nella obbedienza dell'Ioc 
seguitavano reggendo i loro popoli o tribù. 

(2) Com'è noto, nell'antico impero peruviano non era. rio- 
nosciuto alcun sistema di proprietà territoriale' privata. Le terr: 
erano considerate tutte di proprietà deU'Inca; e solo in qnas: 
all'uso delle medesime ed alla destinazione dei prodotti» andaTosc 
divise in tre diverse parti: una pel Sole, una per l'Inca e noi 
pel popolo. I prodotti delle terre del Sole e di quelle déU^In-j: 
alla cui coltivazione doveva concorrere secondo certe nonne trtf* 
il popolo in generale, erano destinati : i primi alla conservaùocr 
dei Templi ed alle ingenti spese del culto; i secondi al maat^ 
nimento dell' Inca, della sua Coite e della lunga fila dei suoi ru 
renti, o Principi della Corona, nonché a tutte le spese di Qoverr. 
Le terre del popolo poi erano ripartite annualmente Ira tntt^ 
sudditi deir impero, con un regime tutf adatto patriarcale, seconi 
le forze ed i bisogni di ciascheduno. 



adottati dai re di Spagna 41 

di indigeai stabiliti sotto la dipendenza immediata dei 
loro Cacìques o Caracas^ in un circuito di terre ap- 
partenenti ad essi tutti in comune, e di cui di anno 
in anno, od in più lunghi periodi di tempo, si faceva 
fra di loro la temporanea ripartizione. 

Ma sebbene ciò appagasse una delle più ardenti loro 
aspirazioni, quale si era quella di trovarsi riuniti nella 
soggezione dei propriì capi sulle terre anticamente da 
essi possedute, non migliorò che poco o nulla la loro 
condizione, se pur non peggiorò; poiché col pretesto 
della esazione del tributo e di tutte le altre tasse che 
pesavano su di essi, nonché dei servizi personali ob- 
bligatorii che furono in gran parte limitati ma non 
aboliti del tutto, gV indii continuarono sempre ad esser 
vittime di infinite vessazioni e soperchierie, sì nelle 
loro persone come nella loro proprietà, ossia nei me- 
schini prodotti delle loro terre. I loro medesimi Caci- 
ques e Caracas — che solo erano stati investiti dal 
Governo Coloniale di una larva di potere con carat- 
tere unicamente economico ed amministrativo, — im- 
potenti a difenderli contro la prepotenza dei coloni 
spagnuoli, solamente servivano a far valere la loro in- 
fluenza morale su di essi, per tenerli uniti e far si che 
sopportassero con apparente rassegnazione le continue 
vessazioni di cui erano oggetto. 

Le pretensioni, i soprusi e gli arbitri di ogni genere 
dei coloni spagnuoli, dei creoli e dei meticci contro 
gl'indigeni, arrivarono a tanto, che, nell'intento dì 
assicurare un po' di pace a questi miseri, la Corte di 
Spagna stimò necessario di proibire a qualsiasi spa- 

5. — Caivavo, Guerra d'America - Parte II. 



42 Odio contro la rai^^a bianca 

gnuolo o meticcio di abitare nei villaggi degi' indii 
ancor quando vi avessero delle proprietà o terre; à 
come fu parimenti proibito ai semplici passeggeri, ai 
commercianti ed a chiunque non fosse di razza indi- 
gena, di permanere per oltre tre giorni nei detti loro vii- 
lagi o comunità (i). 

Tutto ciò però, senza menomamente migliorare la 
condizione della razza indigena, contro la quale du- 
rarono sempre i medesimi abusi e le medesime soper- 
chierie, trasse il completo allontanamento di essa dalla 
razza bianca e dalla meticcia, colle quali non conservò 
altri rapporti, all' infuori di quelli della più odiosa sog- 
gezione e dipendenza. E nacque così, fra razze che 
erano destinate ad unirsi e confondersi fra loro, per 
formare un sol popolo eguale e compatto, un distacco 
tanto decisivo e marcato da raggiungere tutti i carat- 
teri di una vera e propria divisione di caste. 

Non trovandosi in rapporto con i bianchi e con i 
meticci, che nei soli momenti nei quali più fòrtemenie 
dovevano sentire tutto il peso della loro dominaaooe 
— quando cioè erano astretti al pagamento delle con- 
tribuzioni od alla prestazione dei servìgi personali, 
finiti i quali ritornavano immediatamente ai proprii 
villaggi, — l'odio fino dai primi istanti concepito con- 
tro i conquistatori spagnuoli e loro discendenza, di- 
venne sempre più tenace ed irreconciliabile nelF animo 
degl'indigeni, e si estese a tutto ciò che veniva da 



(i) Leggi 2iy 22, 23 e 24 del T. Lllj L. IV delle rinomate 
Leyes de India, 



Numerose ribellioni 4} 



quelli od a quelli in qualsiasi modo si riferiva : ai loro 
costumi, alle loro arti, alla loro lingua, alla loro ma- 
niera di vestire, a tutto l'insieme deUa loro civiltà. 
E insensibili alle gioie, alle comodità ed al benessere 
della vita civile che non conobbero mai, e che senza 
cercar di conoscere, odiarono, al pari dì tutto ciò che 
ricordava gl'invisi Hunu-CKOCHA, spuma dd mare^ come 
essi chiamarono gli spagnuolì, odiarono finanche il 
lavoro; del cui prodotto unicamente approfittavano i 
loro nemici colle continue e ripetute estorsioni. 

Nell'isolamento dei loro riposti villaggi si ostinarono 
a conservare i propri costumi, la propria lingua e tutta 
la loro speciale maniera di essere, fino nei più minuti 
e insignificanti particolari. E non d'altro nutrendosi 
i loro animi che dell'odio verso i proprìi oppressori e 
del desiderio di romperne il giogo, si abituarono ad 
una ipocrita e mentita rassegnazione, simulando una 
umiltà e bonomia che erano ben lontani dal possedere; 
per poi ergersi terribili e feroci nel giorno della ven- 
detta, come più volte addimostrarono nelle numerose 
ribellioni da essi consumate. Tutte queste ribellioni, 
organizzate sempre nel maggior segreto e senza che 
il più lieve incidente ne desse il minimo indizio prima 
di scoppiare, non ebbero giammai altro scopo che 
r esterminio della razza bianca. Cominciando da quella 
di Catari-Chaqui alle falde del Potosi, l'anno 1S49, 
fii questo il carattere distintivo di tutta la loro lunga 
serie, che si chiuse Tanno 1780 colla imponente e 
mostruosa rivolta capitanata dal Cacique Tupac^Amarù, 
nella quale prese parte tutta la razza indìgena, cosi nel- 



44 Noncuran:^a per T indipenden'^a 

l'Alto come nel Basso Perù, e che mise per un mo- 
mento in grave pericolo la dominazione spagnuoia(i). 

Quando sopraggiunsero le guerre dell'indipendenza, 
gr indigeni se ne rimasero tranquilli e indifferenti nelle 
loro catapecchie, senza- prendervi alcuna parte: e ciò 
si spiega assai facilmente. Il loro odio contro i primi 
conquistatori spagnuoli, come si è detto, erasi esteso 
col tempo e per i continui soprusi ed oltraggi di cui 
erano vittime, a tutta la razza bianca in generale, 
nonché alla meticcia che da quella discendeva e che 
ne aveva sposato le parti. Certo, se si fosse trattato di 
una guerra di esterminio contro ambedue queste razze, 
essi si sarebbero levati come un solo uomo a soste- 
nerla; ma trattandosi di una semplice contesa fira la 
parte monarchica spagnuola e quella dei patrioti che 
aspiravano alla indipendenza — contesa nella quale in 
ambo i casi la vittoria doveva rimanere sempre nelle 
mani dei bianchi, ossia dei loro nemici — a loro im- 
portava poco che i vincitori fossero questi o quelli : e 
se ne stettero cheti. 

Ma se gl'indigeni nel loro cieco odio contro la razza 



(i) In questa ultima e generale rivolta della razza indigena, il 
cui principale campo d'azione fu nd Vicereame del Perù, cetttc- 
mila inda assediarono la città di La Paz, che fu incendiatai e dì- 
strutta per circa due terzi, e che nd quotidiani e continui combat- 
timenti cogli assedianti perde la quarta parte e forse pia dei suol 
abitantL Questo assedio, che fu i^pena un semplice episodio del- 
l'aspra guerra civile, durò 109 giorni, e malgrado il valore spiegato 
dagli abitanti di La Paz e dalle truppe ivi rinchiuse, non fu tolto c^e 
air arrivo di nuove truppe mandate dal Viceré di Buenos Ayr^s. 



La Repubblica non migliorò V indigeno 4j 

bianca non sapevano comprendere i vantaggi del na- 
zionale affrancamento dal giogo straniero, toccava al 
Governo patrio, una volta sorta la Repubblica, a darne 
loro la più splendida prova di fatto, col farli parteci- 
pare nella stessa misura che il resto della popolazione, 
ai benefici della ottenuta libertà e indipendenza. 
Ciò però non avvenne. 

Una delle prime e più rilevanti questioni per la na- 
scente Repubblica, era certamente quella riguardante 
la razza indigena, che costituiva l'elemento più im- 
portante per ragion di numero della sua scarsa popo- 
lazione; e perciò le prime e principalissime sue cure 
dovevano essere rivolte a sollevare detta razza dallo 
stato di morale e materiale abbrutiniento nel quale era 
caduta durante il lungo periodo della dominazione stra- 
niera, e inalzarla dall' abiettezza di casta servile e de- 
gradata, alla dignità di popolo libero e civile. 

Ciò che più altamente premeva era il fare dell'indio 
barbaro, ricalcitrante ad ogni principio di civiltà e ne- 
mico delle altre razze, come lo aveva lasciato il regime 
coloniale, un libero cittadino utile a se stesso ed alla 
Repubblica. Bisognava quindi abolire, innanzi tutto, 
r ignominia del tributo e del servizio personale forzoso, 
che lo collocavano in una condizione sociale e politica 
inferiore a quella degli altri cittadini, e concedergli l' as- 
soluta e libera proprietà del misero pezzo di terra di 
cui solo godeva un possesso precario; possesso che da 
un anno all'altro poteva andare spostato da uno ad 
altro pezzo della massa comune, e che mentre lo at- 
taccava alla gleba su cui nacque ed al viziato circolo 



46 La Repubblica non migìiorò F indigeno 

della comunità india, gli negava tutti i vantaggi in^ 
renti alla vera prc^ietà, privandolo dì ogni mezzo di 
miglioramento cosi morale cernie materiale. Bisognava 
infine distruggere fin le vestigia di quelle assurde co- 
munita di indii^ che tanto concorsero ad abbrutirlo ed 
a far di lui quel vile e miserabile ilota ch'egli è. Ma, 
ripetiamo, nulla di ciò fu fatto. 

Appena proclamata la Repubblica di Bolivia, F im- 
mortale Bolivar che ne fu il primo Presidente con po- 
teri omnimodi, pensò a ciò : e mentre aboliva il tri- 
buio e tutti gli altri gravami che pesavano sulk razza 
india, sostituendoli con una tassa unica di testatico per 
tutti i boliviani indistintamente, concedeva agFiDdìgeni 
il diritto pieno di proprietà sui terreni di cui erano in 
possesso. Queste disposizioni però non furono eseguite. 
E d' allora in poi, sebbene tutti i Congressi e tutti i 
Governi succedutisi gli uni agli altri in Bolivia si oc- 
cupassero talora di siffatta questione, dando leggi e de- 
creti che venivano poco appresso rìvocati o lasciati io 
sospeso, la condizione della razza indigena rimase sem- 
pre la stessa. Sicché l'indio tanto laborioso, patriotta 
e relativamente civile dell'antico impero Inca, abben- 
chè colla proclamazione della Repubblica fosse dichia- 
rato sarcasticamente libero e indipendente, rimase di 
fatto ed è tuttora il medesimo indio barbaro, nemico 
di ogni civiltà e della società fra cui vive, che era du- 
rante il regime coloniale della Spagna. 

Peggio ancora : l' indio, o indigeno come lo si vud 
chiamare, che non sa e non vuole imparare la lingua 
parlata dalla razza bianca e dalla meticcia, la castigliana. 



Barbarie dell'indio 4j 



e che anche quando per caso è arrivato ad apprenderla, 
finge di non conoscerla, è rimasto escluso nonché dal- 
r esercizio di ogniqualsiasi carica pubblica, finanche dal 
servizio militare. Ed è questo tutto ciò che si è fatto 
per lui; mentre invece tutto consigliava ad adoprare 
ogni mezzo per educarlo a sensi migliori, istruirlo e 
trarlo con relazioni sempre più intime nella società 
delle altre razze; e così, coli' esempio e le giornaliere 
e continue relazioni di esse, obbligarlo a spogliarsi a 
poco a poco della rudezza del suo carattere e dei suoi 
costumi, e disporlo ad accogliere più tardi con minore 
riluttanza gl'insegnamenti ed i benefici della civiltà. 
Tutto ha concorso e concorre oggi ancora a man- 
tenere l'indio nella sua inveterata barbarie: perfino 
r ignoranza e l' egoismo di coloro che più direttamente 
sarebbero chiamati ad educarlo ed incivilirlo. I cosi 
detti Curas de IndioSj ossia Parrochi dei villaggi e delle 
campagne, onde non avere a lottare colla forte ritrosia 
degl' indigeni ad accettare idee e costumi non propri!, 
e poterli facilmente attrarre nelle loro Chiese, hanno 
piegato la fede ed il culto cattolico a tutte le più as- 
surde e corrotte esigenze della fede e del culto pagano 
anticamente in uso in quelle comarche — quando si 
adorava Iddio nel sole, e Tinca era il figlio primoge- 
nito ed il rappresentante di quello sulla terra : — e 
dalla strana miscela delle due fedi e dei due culti, è 
nata tale una mostruosità di credenze e di pratiche re- 
ligiose da fare inorridire. 

Grazie a tutto ciò, T indigeno rimase sempre ed è 
tuttora un vero barbaro con residenza fissa. Abituato 



48 Barbarie deW indio - Costumi 

alla più spaventevole miseria, ignorante di tutto, rozzo 
e grossolano nei costumi, incapace di apprezzare gli 
agi ed i benefizi della civiltà da cui rifugge con orrore, 
negato ad ogni miglioramento ed a tutto ciò che esce 
dalla stretta cerchia della sua barbarie, senza desiderìi 
e senza nessim' aspirazione, all' infuori di quella di sfo- 
gare un giorno l'indomito odio suo contro la razza 
bianca e la meticcia, coli' esterminio di queste — esso 
non si sente chiamato e non ha trasporto per nulla: 
ne pei piaceri, che non conosce; né pel lavoro, die a 
nulla gli gioverebbe, poiché del suo prodotto, soddi- 
sfatti i limitatissimi suoi bisogni, e pagate le imposte 
dello Stato e della Chiesa, non saprebbe che faire. 

Per poter comprendere fin dove arriva la desolante 
miseria dell' indio, — miseria alla quale è andato abi- 
tuandosi a poco a poco, che ora gli é addivenuta con- 
naturale, e nella quale gode e si compiace, come po- 
trebbe fare il più felice sibarita in mezzo al foste ed 
all' opulenza dei suoi suntuosi palagi — bisogna en- 
trare per un momento nella sua meschina casupola di 
adobeSj con tetto di paglia e terra, e osservarlo da vicina 

Aperta la rozza porta, per lo più di assicelle di cacti 
o di altro legno greggio mal connesse fra loro, scor- 
gesi nel mezzo dell' abitazione un informe focolare con- 
sistente in cinque o sei pietre movibili a volontà, che, 
insieme ad un paio di pentole, a qualche ciotola per 
l'acqua o la chicha(i\ a poche scodelle ed a due 



(i) La cAic^ è ana bevanda acidula cbe si ottiene dal mai: 
fermentato. 



Miseria deW indio 4^ 



tre ampi sedili di adobes accosto alle pareti, ne formano 
tutta la mobiglia. I grandi e duri sedili di terra am- 
massata, sui quali vedesi qualche pelle di pecora o di 
Ileana, àf ordinario tutta Ipgcx'a e spelata, fanno anche 
da letti (i), sui quali, secondo la capacità, dorme tutta 
la famiglia, senz'altro materasso che la pelle quando 
ci è, senza lenzuola e senz' altra coltre che iponchos^ 
ferraioli degli uomini, e le gonne delle donne, quando 
se le tolgono. E i loro indumenti, sempre deUa mede- 
sima foggia antica, anteriore alla conqubta spagnuola, 
e sempre della medesima grossolana stoffa — tessuta 
dall'india sul nudo suolo, col semplice aiuto di due 
bastoni di legno, di una stecca di osso e quattro piuoli 
— non sono rinnovati che quando cascano a pezzi. 
Alla tenue fiamma dell'informe focolare bolle una 
pentola, nella quale cuociono insieme, senz'akun con- 
dimento, un po' di frumento o maiz pesto, con qual- 
che patata e del chitìio — specie particolare di piccola 
patata essiccata al sole ed al vento: — e questa, per 
tutt' altri nauseabonda poltiglia, insieme ad un po' del 
cosi detto tostadOj ossia di maiz abbrustolito, o fave, 

(i) Questi letti sono anche i soli che d trovino nelle cosi dette 
case di posta, lungo le strade maestre (già abbiamo detto cosa 
queste sieno) della Bolivia: letti che d'altra parte sono anche i 
pia comuni anche fra i bianchi ed i meticci dell'ultima classe 
sodale. Né ciò fiacda meraviglia, giacché anche fra le classi agiate 
spesso non si trova altro letto che un semplice telaio in legno 
con delle strisce di cuoio : e fu questo il solo che noi stessi po- 
temmo avere nel primario albergo di Potos{; sicché preferimmo 
attenerci, come nelle poste o sotto la tenda, al nostro letto di 
campagna. 



jo Noticuran^a di migliorar condi:^ion€ 

r I — * I I - 

costituisce l'alimento giornaliero dell'indio; alimento 
che diventa un vero festino quando può andare accom- 
pagnato da un po' di cMcha o pure di acquavite, che 
d'ordinario solo si usano nelle grandi solennità — dopo 
la sementa dei cam{n, e nelle feste religiose, le quali si 
convertono sempre in sozzi e brutali baccanali di otto 
o dieci giorni di durata. 

Assuefatti a tanta miseria ed abiezione da lunga ed 
ereditaria abitudine, gl'indigeni l'accettano come la 
cosa più naturale, senza che nemmanco baleni mai 
nella loro mente l'idea di alleggerirne il peso, anche 
quando non dovesse costar loro ninno sforzo, aU' in- 
fuori di quello di valersi di mezzi già esistenti neUe loro 
mani. Si hanno di ciò molte e ineluttabili prove. 

Abbenchè non lavorino che appena lo strettamente 
necessario per procurarsi i mezzi di soddisfare ai lorc 
limitati bisogni e alle imposte dello Stato e della Chiesa, 
spesso ne ricavano poco o molto di più: e cionondi- 
meno non si permettono mai il lusso d' impiegare tale 
superfluo nel miglioramento della propria condizione: 
si chiude invece e si custodisce in ben nascosti tese- 
retti, di cui non hanno affatto l'animo di servirsL Vi- 
vendo inoltre su di un suolo tanto abbondante di me- 
talli preziosi che spesso si trovano segregati da ogni 
corpo estraneo, è risaputo che molti di essi conosconc 
ricchi depositi naturali di cosi dette pepitas de orc\ 
ossia grani di oro puro — conoscenza nel maggior nu- 
mero di casi trasmessa da padre in figlio, fin da se- 
coli addietro: — e pur nullameno, potendo esser rìcch 
a milioni, trascinano sempre la stessa loro misera es;- 



Gelosia per le mittUre jj 

stenza, senza approfittare menomamente dei noti tesori; 
che per orgoglio di razza ed in odio della razza bianca 
si sforzano di celare ad ogni umano sguardo. Estrema- 
mente gelosi anzi dell'oro e dell'argento delle loro mon- 
tagne, pur non usandone affatto, anelerebbero che giam- 
Doai la più piccola particella di siffatti metalli cadesse 
nelle mani di un bianco o di un meticcio; ed è per 
essi il massimo dei delitti lo svelare a chicchessia non 
appartenente alld propria razza il segreto di qualche 
miniera (i). 

Completamente tarpate com'essi hanno le ali della 
immaginazione e del pensiero, e da nessun altro sen- 
timento animati, all' infuori di quello del più profondo 
odio verso le altre razze che sperano vedere un giorno 
scomparire per sempre dal proprio suolo, passano la 

(i) Le tradizioni concernenti la prima ribellione consumata da- 
gli indigeni l' anno 1 549, contro la dominazione iberica, sono con- 
cordi nel riferire che quando gli spagnuoli capitanati da Villat roei, 
ottenuta una prima .vittoria, intimarono la resa ai ribelli, questi 
imposero come unica condizione che fosse loro consegnato, per 
esser castigato come traditore, l'indio Huanca, che quattro anni 
innanzi aveva svelato allo stèsso Villarrody allora occupato a sfrut- 
tare le miniere di Porco, il segreto a lui confidato da Guallea 
della casuale scoperta delle ricche miniere di Potosf: condizione 
che non fu accettata dal campo spagnuolo e che trasse colla con- 
tinuazione della lotta, la strage di molta gente india. Numerosi poi 
sono i ricordi di indigene sposatesi con bianchi o meticci che, 
conoscendo per tradizioni di famiglia il segreto di qualche ricca 
miniera, si negarono ostinatamente a svelarlo ai loro mariti, non 
cedendo né a preghiere ne a minacele, come anche di altre che 
avendolo svelato furono sacrificate dalla pretesa giustizia vendica- 
tiva degl'indù. 



12 Quichua e Ayitiarà 



loro vita, in attesa di un tale giorno, in uno stato di 
continua e indolente apatia, masticando lentamente li 
immancabile cicca di coccl^ lavorando il meno che pos- 
sono, ed evitando per quanto più è loro dato il com- 
mercio dei bianchi e dei meticci. 

Come accennammo disopra, la razza indigena nean- 
che da se medesima può vantarsi di formare un sol 
popolo unito e compatto ; suddividendosi in due grandi 
branche o famiglie, dette dei Quichua e degli Aymarà^ 
che ricordano una origine completamente diversa, co- 
munque all'arrivo di Pizarro sulle coste del Pacifico, 
facessero parte entrambe del grande impero degl'Inca. 
Mentre i Quichua costituivano la popolazione che pos- 
siamo chiamare Incasica o nazionale, gli Ayjnard for- 
mavano invece una grossa tribù che visse lungo tempo 
nemica degl' Inca, fino al giorno in cui, vinta e soggio- 
gata da questi, fu incorporata all'impero. Ma la fusione 
fra i due popoli non avvenne mai, né durante l'impero 
Inca né dopo la caduta di quello; ed essi vivono oggi 
ancora completamente distaccati Puno dairaltro» se 
non nemici, rivali, conservando ciascuno la propria 
lingua (i), la propria foggia di vestire eie proprie co- 



(i) Noi che per ragione dei nostri studìi attraversammo tutta 
la Bolivia, dai suoi confini colla Repubblica Argentina a quelli 
col Perù, non potemmo giammai ottenere dagl'indigeni una ri- 
sposta in castigliano ; e per intenderci con essi, fummo obbligati 
a condurre con noi due interpreti, uno edotto nell'idioma Qui- 
chua e l'altro nell'Aymari. 

I Boliviani - bianchi e meticci - a qualunque classe af^Mvten- 
gano, cercano di apprendere entrambe queste lingue per le loro 



Non partecipano della vita sociale /^ 

stumanze che rivelano ncìTAymarà una indole assai 
più trista e feroce di quella del Quichua^ relativamente 
docile e mite. Quichua e Aytnarà solo hanno di co- 
mune fra loro la barbarie nella quale giacciono entrambi, 
e r odio contro la razza bianca e la meticcia : odio che 
li trovò e li troverà sempre uniti nel momento della 
lotta. I primi abitano la regione che cominciando dai 
confini colla Repubblica Argentina, o meglio dalla metà 
della provincia argentina di Jujui, s'inoltra fino al- 
l'erta da cui prende origine l'altopiano di Oruro; men- 
tre i secondi si estendono su tutto il detto altopiano 
di Oruro, da Ancacato al Titicaca. 

La razza indigena infine, relativamente tanto nume- 
rosa da formare oltre i tre quinti della popolazione bo- 
liviana, — estranea completamente alle pubbliche fac- 
cende, alla difesa dello Stato, ed a tutto ciò che potrebbe 
chiamarsi la vita nazionale — non è che una forza 
inerte che può diventare nemica da un momento al- 
l' altro, al primo suo risveglio. 

Nasce quindi da ciò che la vera vita nazionale solo 
si svolge fra i bianchi ed i meticci; e che questi uni- 
camente, quando si parla del popolo boliviano — del 
vero popolo che si sente stretto dal vincolo di unità 
nazionale e prende parte nella misura delle proprie forze 



necessarie relazioni cogP indii : e quelli che ne conoscono una sola, 
come generalmente avviene (apprendendo ciascuno dalla infiumOf 
insieme alla castigllana, la lingua parlata dagl'indigeni della co- 
marca ove trasse i natali), sentono essi stessi il bisogno d'inter- 
pretiy ogni qual volta hanno da fiffe cogP indigeni che parlano 
V altra delle sopradette due lingue. 



^4 Bianchi e meticci 



ed attitudini alle pubbliche faccende — possono aver 
diritto ad una tale denominazione. E qui non è da di- 
menticare che i bianchi ed i meticci tutti insieme, come 
s* è visto, raggiungono appena i due qvointi della po- 
polazione nominale della Repubblica, 

I bianchi, tutti più o meno discendenti diretti dei 
primi coloni spagnuoli, e fra i quali non è difficile 
trovare qualcuno dei più grandi nomi di ^agna, 
erano durante la dominatone iberica i veri signori del 
paese. Padroni delle migliori terre coltivabili della re- 
gione abitata, e delle ricche e numerose miniere che 
sfruttavano col braccio dell'indio, vivevano nel lasso, 
nell'ozio e nelle mollezze che le loro grandi dovìzie 
facilmente permettevano. Ma le guerre della indipen- 
denza sud-americana di cui furono i primi iniziatori, 
e che per i5 lunghi anni, dal 1809 al 1824, conver- 
tirono l'Alto Perù in un immenso campo di battaglie 

— guerre che per la natura e situazione del paese, nel 
centro del continente, assunsero un carattere assai più 
feroce e distruttore che nelle altre regioni americane 

— li spogliarono della maggior parte dei loro averi. 
Perdute le ingenti rendite delle miniere, che anda- 
rono in massima parte o rovinate dalle fazioni nemi- 
che, o allagate dai medesimi proprìetarii onde salvarle 
dalla rapacità di quelle, mentre le rimanenti cadevano 
in abbandono per difetto di braccia e di tranquillità; 
divorate nella lunga contesa tutte le economie accu- 
mulate, fino al punto di doversi privare anche dei va- 
sellami di argento, di cui le case magnatizie erano tutte 
più o meno provviste, — altro non rimaneva ai bian- 



Bianchi e meticci $$ 



chi di tutta la loro antica opulenza, die la nuda pro- 
prietà delle loro terre; le quali nella doppia mancanza 
di braccia e di smercio dei prodotti, non resero più che 
profitti relativamente assai meschini 

Alla proclamazione della Repubblica si trovarono 
quindi generalmente tutti più o meno impoveriti ; con- 
dizione pur troppo anomala e difficile per persone da 
lunga abitudine £aitte all'ozio, al lusso ed all'orgoglio 
di classe ricca e privilegiata. 

E mentre i più cercavano nel maneggio deUe pub- 
bliche faccende quella supremazia e quell' agiatezza di 
cui più non godevano come individui, i pochi che ri- 
fuggivano dalla lotta conseguente alla generale caccia 
al potere e ai pubblici impieghi, e tutti quelli che in 
tale lotta rimanevano temporaneamente vinti, si ritrae- 
vano a vivere dello scarso prodotto delle proprie so- 
stanze, sequestrandosi nelle proprie città o villaggi, e 
limitando i loro bisogni e le loro aspirazioni ai pochi 
mezzi di cui potevano disporre, pur di mantenersi, per 
quanto più riuscisse possibile, nell'odio e nell'orgoglio 
di classe privilegiata. 

Ma accanto ai bianchi, prima rivaleggiando con essi 
e poi confusi insieme, sorsero sollecitamente anche i 
meticci a domandare la loro parte, che più numerosi 
e più audaci facilmente ottennero nell'anzidetta lotta 
del potere e del maneggio della cosa pubblica. E rotta 
ogni barriera di razza fra loro, bianchi e meticci pre- 
sero posto egualmente nello stesso ordine sociale, 
senz' altra distinzione per essi tutti che quella della 
fortuna, della capacità e dell' audacia. Ond' è che nello 



S6 Loro speciali condizioni 

Studio delle diverse classi sociali o ceti di cittadini, la 
distinzione di razza, — che ormai unicamente si ri- 
cerca nella vita pratica per alimentare le piccole va- 
nità e gelosie di famiglia — non risponderebbe più a 
nessuna idea concreta : e parlando di esse bisogna ne- 
cessariamente comprendere bianchi e meticci tutt'in- 
sieme. 

I meticci che nel bollore dei rivolgimenti politici, 
per la fortunata scoperta di qualche ricca miniera, o 
per qualcun' altra delle tante cause d' inalzamento co- 
muni a tutti i popoli, pervennero man mano a solle- 
varsi dal basso strato sociale della loro razza, fecero 
ben presto ad imitare il fare e la vita dei bianchi, coi 
quali ambivano e pervennero a frammischiarsi, fonden- 
dosi con essi nei medesimi ordini sociali : arìstocratioo 
e medio. E se si eccettua negli ultimi arrivati una 
maggiore vicinanza alla rozzezza propria della classe 
da cui uscirono, educazione, tendenze, carattere, tutto 
procede fra loro alla pari, non escluso neanche il li- 
vello della fortuna, generalmente molto basso. 

Premesso ciò, torna assai facile completare a grandi 
tratti lo schizzo della fisonomia morale dei due sopra- 
detti ceti. 

Lontani dall'Europa, che solo pochissimi individui 
o famiglie possono vantarsi di aver visto, per lo più 
senz' avere avuto né il tempo né la morale disposizione 
per poter conoscere tutti i vantaggi e tutte le bellezze 
della sua fiorente civiltà: lontani dai grandi centri di 
civiltà americana, che diffusasi di preferenza in pros- 



Influenza del paese sulla civiltà // 



simità del mare, descrive nel suo cammino lungo le 
coste deir Atlantico e del Pacifico una zona dove più 
dove meno stretta, con appena piccoli slargamenti nel- 
l' interno del continente, ove, trattenuta da mille diffi- 
colta, stenta ad arrampicarsi : privi del benefizio delle 
immigrazioni europee, che la barriera delle Cordigliere, 
la mancanza di un vasto commercio e la generale po- 
vertà tiene lontane; non contandosi in tutta la Boli- 
via, qua e là sparpagliati, che qualche centinaio di 
europei: chiusi e confinati fra le alte vette delle Ande, 
nel mezzo di una natura in massima parte rocciosa, 
aspra e selvaggia, di dove raramente alcuno si muove 
e dove raramente arriva gente nuova anche della stessa 
Repubblica: incapaci di formarsi alla scuola di forti e 
buoni studi per i pochi, antiquati e imperfetti mezzi 
d'istruzione di cui dispongono, sotto la guida di un 
professorato instabile e insufficiente, spesso inadatto, 
cresciuto ed educato nel medesimo ambiente, senza mai 
ritemprarsi alla luce delle nuove conquiste della scienza 
e del sapere: segregati infine dal mondo che li cir- 
conda, e di cui non hanno che qualche vaga e con- 
fusa idea — la loro civiltà si risente dell'asprezza e 
della immobilità delle loro montagne; ed anziché pro- 
gredire a grandi passi, prendendo, col favore della con- 
quistata libertà e indipendenza nazionale, nuovi e più 
p>otenti slanci, è rimasta rachitica e attrappita, come 
pianta cresciuta all'ombra, cui mai un benefico raggio 
di Sole infuse nuovo vigore a vita più salda e più ri- 
gogliosa. 

4. •— Caivamo, Guerra d'Amtrica - Parte IL 



^8 Istruiioru pubblica 



Scienze, letteratura, arti, industrie, costumi, tutto 
rivela e porta l' impronta di una civiltà invecchiala 
nei primi periodi del suo sviluppo, e che subì Tinfluenza 
della barbarie che la soffocava e la intristiva. 

In generale la pubblica istruzione, cosi scientifica 
come letteraria, vi è molto trascurata, e perciò mollo 
al disotto dei bisogni e delle esigenze della moderna 
civiltà; comunque sarebbe forse difficile trovare un 
paese ove, a cominciare dal i83o, siasi dettato intorno 
a siffatto argomento un maggior numero di leggi, de- 
creti e regolamenti, rimasti quasi sempre inosservati. 
Cause di ciò: i^, la scarsezza del pubblico erario, il 
di cui bilancio annuale ordinario raggiunge appena la 
cifra di due milioni di scudi boliviani (circa otto mi- 
lioni dì lire); 2°, la accennata insufficienza e insta- 
bilità dei maestri o professori, portati alla cattedra e 
da questa sbalzati incessantemente, non per ragione 
di merito o demerito, ma dal turbine rivoluzionario 
che mai sempre agitò la Nazione. Se quindi in fatto 
di istruzione le classi superiori della popolazione la- 
sciano molto a desiderare, l'ultima ne difetta quasi 
del tutto (1). 

L'influenza che la vicinanza e T esempio dell'indio 
hanno esercitato ed esercitano tuttora sulle altre razze, 



(i) Come saggiò della istruzione della classe dei pubblici im- 
piegati, che certo non sono i più ignoranti, basti sapere che nei 
pubblici uffizi trovansi grandi quadri stampati indicanti l'orto- 
grafia delle parole anche più comuni della lingua castigliana. Ne 
abbiamo visto noi stessi nelle prefetture ed in altri uflSzL 



Carattere boliviano yp 



si manifesta assai evidentemente in un certo miscu- 
glio di orgoglio, grettezza e diffidenza che forma il 
fondo, o come diremmo la nota distintiva del carattere 
boliviano. 

Sia bianco o metìccio, ricco o povero, il boliviano 
divide coir indio l'orgoglio dell'oro sul quale cammina, 
per quanto, a differenza di quest'ultimo che lo di- 
sprezza e cerca di nasconderlo a tutti gli sguardi, sia 
tratto a sentirne il bisogno e desiderarlo, senza sa- 
persi dar la pena di estrarlo dalle viscere della terra. 
E non è cosa strana, in una conversazione nella quale 
si parli dei progressi di altri paesi nelle industrie, 
nelle arti o nelle scienze, udire il primo venuto escla- 
mare con enfasi, additando l'illimani, il Potosi od 
altro monte qualunque: ecco là le nostre arti, le no- 
stre industrie, le nostre scienze.... nell'oro delle nostre 
montagne I 

Ma mentre un siffatto orgoglio domina e pervade a 
suo bell'agio ogni immaginazione, nella vita pratica 
si scorge quasi sempre nel boliviano l'uomo meschino, 
impacciato, diffidente, cresciuto fra l'odio e la barbarie 
dell' indio da una parte, ed i continui rivolgimenti po- 
litici del suo paese con i loro pericoli e le loro insidie 
dall'altra. Di animo piccolo e sospettoso, ma pieno di 
presunzione, ricorre facilmente all' astuzia ed all' arzi- 
gogolo, che confonde e scambia con i più profondi 
dettati della scienza e del sapere. 

Ciò però non toglie che vi siano anche delle lode- 
voli eccezioni, anime nobili e gentili non tocche dalle 



6o Carattere boliviano 



pecche del maggior numero e che sanno inspirarsi ai 
migliori concelti della moderna civiltà. Di siifatte ecce- 
zioni, che non è difficile trovare in tutti gli ordini di 
cittadini, bisogna domandarne principalmente alia 
donna — come in tutto il continente americano, molto 
superiore all'uomo — ed alla gioventù non per anco 
guasta e viziata dall'alito rivoluzionario. 



"^ 



Ili 



SOMMARIO 



n generale Sucre dà l'ultimo crollo alla dominazione iberica nel- 
rAlto-Perù. - Convoca un'Assemblea Costituente. — Malessere 
sociale. — La popolazione di Potosf, onde impedire lo scoppio 
della guerra civile, prega il generale Sucre di non allontanarsi 
dal paese colle sue truppe. - Erezione dell'Alto Perù a Stato 
indipendente sotto il nome di Repubblica di Bolivar, o Boli- 
via. - Sucre è eletto Presidente della Repubblica. — Scoppia la 
rivolta. — Sucre lascia la Bolivia. - Orrenda anarchia. — San- 
tacruz ristabilisce l'ordine intemo. - Nuove rivoluzioni. — Ca- 
rattere dei partiti politici. — Instabilità dei Governi. - Il presi- 
dente Belzu : in se/te anni di governo soffoca 34 rivoluzioni. - 
Tragica origine di due grandi partiti : il popolare ed il conser* 
vatore. - Il presidente Cordova: sua dichiarazione. — Dittatura 
Linares. - Strana rivoluzione. - Il presidente A chi inaugura la 
politica fusionista. - Lotta accanita tra il partito popolare ed 
il conservatore. — Orribili scene di sangue. — Il partito conser- 



63 Sucre neìVailo Perii 

—^ ^ — I 

valore ì detto roje, rosso, per saagaìauio. — Ritolsi i domi- 
nare il militarisino. - La storia polìtica della Bolivia fino a] iSSo 
si riassume in tre perìodi. ~ Riassunto generale: guerra civile, 
dispotismo e anarchia. - Origini e cause dì tale stato di cOM. 

1 la cek-bre giornata di Ayacucho nel 
rù (i), ultima e forse la più gloriosa 
[le grandi battaglie della indipendenza 
d-americana, la bandiera iberica, una 
Ita padrona di quasi tutto il continen- 
te, solo sventolava ancora nelle proviociedell'Alto-Perìi; 
ove con un esercito di quattromila uomini tenevasi 
fermo tuttavia il generale spagnuolo Olaìleta fra gli 
urti giammai decìsivi di una incessante guerra di sca- 
ramuccie. Fu giuocoforza al vincitore di Ayacucho, ge- 
nerale Sucre, oltrepassare le Ande con una parte dello 
esercito libertador {2) : e bastò la sua presenza nell'Alto- 
Perù, per determinare l'affrancamento anche di quell'ul- 
timo lembo di terra americana, da cui quindici anni 
innanzi era uscita la prima scintilla del grande incendio 
che corse e divampò per tutto il continente contro h 
tre volte secolare dominazione straniera (3). 



(1) g dicembre 1824. 

(1) ChiamavBsi esercito Ubtrlador, liberatore, quello che sotto ^ 
comando in capo del general colombiano Simon Bolivar mosse dalli 
Colombia in difesa delle oltre regioni americane tuttavia soggmi 
alU Spagna, e che andò man mano ingrossandosi cogli eserciti <^ 

(3) La prima rìvoluuoDe che inalberà risolobunente \sk bmadìen 
della indipendenza fu consumata nella città di I^ Paz il l 6 La 
glio 1S09. 



Costituente - Malessere sociale 6) 

Certo di un sollecito trionfo sulle poche e disordinate 
forze nemiche, il general Sucre, sì come giunse a La Paz 
il 9 febbraio i825, convocava di moto proprio un'As- 
semblea Costituente da nominarsi dalle provincie del- 
l'Alto-Perù, affine di decidere sulla futura sorte di esse: 
e cadeva appena con OlafSeta, nell'aprile, l'ultimo ves- 
sillo spagnuolo, che già egli ordinava in Potosi il ritiro 
delle sue truppe, onde l'Assemblea, prossima a riunirsi, 
potesse funzionare con piena libertà e indipendenza. 

Ma nel paese si sentiva già un gran malessere sociale 
che ogni dritto estimatore comprendeva bene si sarebbe 
furiosamente ripercosso sul vergine campo della poli- 
tica, che per la prima volta si apriva alla pubblica atti- 
tività. Tutto faceva temere che alla guerra della indipen- 
denza sarebbero succedute la guerra civile e Tanarchia, 
pel cozzo delle ambizioni, dei bisogni e dei cattivi abiti 
contratti durante la dominazione straniera ed il lungo 
periodo delle guerre patrie, se una forza estranea non 
avesse contenuto a tempo lo scoppio dei tanti elementi 
dì discordia che serpeggiavano latenti nelle popolazioni; 
e la città di Potosi si levò in massa a scongiurare l'eroe 
di Ayacucho, perchè fino al momento almeno della riu- 
nione dell'Assemblea, non si allontanasse colle sue truppe 
dali'Alto-Perù(i). 

Contemporaneamente alla supplica dei Potosini, Sucre 
riceveva anche, insieme ad analogo ordine del Generale 



( I ^ Questo voto della città di Potosf fu manifestato per mezzo 
di unii calda supplica firmata da tutti i suoi abitanti che avevano 
la. sufficiente capacità di scrìvere il proprio nome. 



64 Provincie ddV^Uo Perii 

in capo dell'esercito libertador^ la comunicazione uffi- 
ciale della legge emessa dal G>ngresso del Perù i! 23 feb- 
braio di quel medesimo anno, colla quale gli s' ingiun- 
geva di governare le provincie dell'Ai to-Perù, fino al 
momento in cui queste avessero costituito un governo 
proprio; e rimase. 

Grazie a ciò, la pace interna fu mantenuta: e nel 
giugno potè tranquillamente riunirsi in Chuquisaca la 
prima Assemblea costituente. 

Nella costituzione dei diversi Stati americani, come 
dicemmo altrove, i popoli si attennero alla delimitazione 
territoriale fatta dalla Spagna pei diversi Governi da 
essa stabiliti nel Continente, sotto i nomi di regni, vi- 
cereami e capitanie generali; pratica dalla quale nacque 
nel loro diritto pubblico intemazionale la nota fornK>la 
àtWuti possidetis del 1810. In virtù di siffatto principio, 
le Provincie dell'Alto-Perù, che durante la dominazione 
spagnuola avevano fatto parte or del vicereame del 
Perù or di quello di Buenos-Ayres, potevano essere re- 
clamate sia dall'una sia dall'altra delle due Repubbli- 
che sorte sulle rovine e nei confini dei due anzidetti 
vicereami. E certo, se una gara fosse nata fra queste 
due Repubbliche per disputarsi l'annessione delle dette 
Provincie, a nessuna delle due avrebbero fatto difètto 
buone e valide ragioni per sostenere le proprie pretese : 
che mentre quella di Buenos-Ayres aveva per se il prin- 
cipio ddTtiti possidetis del 1810; l'altra, ossia la peru- 
viana, poteva invocare a suo favore, insieme al prin- 
cipio dell'unità etnologica, la lunga annessione di quelle 
all'antico vicereame del Perù, cominciata fin dal primo 



Repubblica di Boìivar o Bolivia 6$ 

momento della conquista spagnuola e finita appena 
nel 1776, epoca nella quale ne furono staccate per es- 
sere unite a quello di Buenos-Ayres. 

Ma le due Repubbliche del Perù e di Buenos-Ayres, 
mosse entrambe da un nobile sentimento di abnega- 
zione, la prima colla citata legge del 23 febbraio 1825, 
e la seconda con legge del 9 maggio stesso anno, la- 
sciarono le dette provincie dell'Alto-Perù nella piena 
libertà di costituirsi in nazione indipendente, o come 
meglio loro aggradasse. In favore dell'autonomia di /que- 
ste Provincie militava anche l'altro precedente che, co- 
munque anticamente facessero parte prima del vice- 
reame del Perù e poi di quello di Buenos-Ayres, ebbero 
sempre MvìAudiencia {i) propria che nelle bisogne di 
alto interesse dipendeva direttamente dal Governo cen- 
trale di Spagna; sicché in realtà non avevano mai avuto 
una vera e completa comunione d' interessi né colle po- 
polazioni del Perù né con quelle di Buenos-Ayres. 

Ciò posto, l'Assemblea Costituente convocata da Su- 
cre proclamò la erezione delle antiche provincie del- 
TAlto-Perù in Stato sovrano e indipendente, costituito 
a regime repubblicano sotto il nome di Repubblica di 
Bolivar, o Bolivia, in omaggio al gran capitano Simon 
Bolivar, che trovandosi allora casualmente nella città 
di La Paz, fu eletto anche Presidente della Repub- 
blica (2). 



(i) La Audiencia era una specie di Tribunale supremo con giu- 
risdizione amministrativa e giudiziaria, che la Spagna teneva in cia- 
scuna delle sue Colonie americane. 

(2) Leggi del 6 e 11 agosto 1825. 



66 Torbidi anarchici - Sucre presidente 



Ma date queste due leggi e qualche altra di ordine 
molto secondario, l'Assemblea, fra il tumulto interno 
delle discordanti opinioni e la minaccia delle molte pre- 
tese e dei bisogni insoddisfatti che udiva sorgere in- 
torno di se, pronti ad irrompere tempestosamente dopo 
la prossima partenza di Bolivar e di Sucre che i loro 
doveri chiamavano altrove, si trovò nella impossibilità 
di procedere alla organizzazione del nuovo Stato da 
essa creato, nel quale tutto era da fare. Solo una cosa 
risultò evidentissima, e fu il convincimento che, qua- 
lora il paese fosse rimasto in balia di sé stesso, sarebbe 
stato sicuramente assalito dalla più spaventevole anar- 
chia ; e sospese prontamente le sue sessioni, dopo avere 
inalzato al generale Bolivar le due seguenti preghiere: 
di elaborare un progetto di Sraluto o carta fondamen- 
tale della Repubblica ; e di intercedere con tutta la sua 
influenza presso il Governo di Colombia, onde permet- 
tesse al general Sucre di governare la Bolivia, conser- 
vando sotto il suo comando pel mantenimento dell'or- 
dine, una divisione di duemila uomini dell'esereito 
colombiano. 

Soddisfatte entrambe queste domande da Bolivar^ unaj 
nuova Assemblea boliviana approvava lo Statiamo ed 
eleggeva a Presidente della Repubblica il genera.1 Sui 
ere; il quale, modesto quanto sommo capitano e grano] 
statista, tuttoché, secondo lo Statuto nazionale, 1 3. Pr^ 
sidenza fosse vitalizia, non l'accettò che con l'&spress^ 
condizione di esercitarla per soli due anni (i). 



(i) Sucre assunse la Presidenza il 9 dicembre 1826. 



Rivolta - Sucre lascia la Bolivia 6y 

Ma decorso appena un anno, cominciarono a far ca- 
polino le ambizioni a dura pena contenute fino a quel 
momento, di uno sciame di militari desiderosi di sca- 
lare il potere supremo o di guadagnare gradi che ne 
facilitassero il possesso più tardi, spinti e coadiuvati da 
una folla di politicastri e di nullatenenti avidi di no- 
vità ed anelanti una qualsiasi partecipazione nel ma- 
neggio della cosa pubblica. Pronti ad afferrarsi in ogni 
tempo al primo pretesto che capitasse per promuovere 
una rivolta, tolsero in allora quello di volere la riforma 
dello Statuto, per abolire la istituzione della Presidenza 
vitalizia - ad imitazione del Perù e di altre Repubbliche 
americane - nonché l'allontanamento dal territorio na- 
zionale dell'esercito colombiano e del presidente Sucre ; 
sebbene si sapesse che questi stava già preparando la 
partenza di quello, e che egli medesimo avrebbe rasse- 
gnato fra pochi mesi la presidenza, da lui non voluta 
accettare che per soli due anni. 

Soffocata una prima rivoluzione di quartiere nel di- 
cembre 1827, altra ne scoppiò nell'aprile dell'anno se- 
guente (i), cui tenne dietro una terza nel maggio; e 
tre mesi più tardi l'eroe di Ayacucho, date le proprie 
dimissioni da Presidente della Repubblica, lasciava per 
sempre la Bolivia insieme alle sue truppe colombiane. 
Lo stesso Congresso che accettava le dimissioni di 
Sucre, nominò in sua vece il generale boliviano San- 
tacruz, allora in missione diplomatica nel Chili. Ma 



( I ) In questa rivolta il general Sucre riportò una grave ferita al 
:>ra.ccio. 



68 Anarchia - // presidente Saniacru^ 

questi non aveva avuto peranco il tempo di rimpatriare, 
per prendere possesso della conferitagli Presidenza, che 
già si consumava una nuova rivolta; in seguito alla 
quale un nuovo Congresso chiamava alla presidenza ed 
alla vice-presidenza della Repubblica i due colonnelli 
autori delle due ultime rivolte, già divenuti generali nel 
frattempo. 

Né qui si arrestò l' onda rivoluzionaria ; il Generale 
Bianco, il fortunato ribelle di ieri, non era salito sulla 
sedia presidenziale che da cinque giorni ap|:>ena, quando 
una nuova sommossa di quartiere ne lo cacciò giù, per 
poi massacrarlo vilmente nel fondo di una prigione* 

Dopo qualche mese di orrenda anarchia, assunse la 
Presidenza il Generale Santacruz. Uomo di mente ele- 
vata e di carattere ferreo, Santacruz infrenò Panarcfaia 
e contenne la guerra civile, governando dittatorialmente 
la Bolivia, quando col concorso di un compiacente Ccmi- 
gresso, quando senza di esso, ptT circa dieci anni, da 
lui spesi principalmente nella effettuazione di un vasto 
progetto cui si era dato con tutte le sue forze : quello 
della Confederazione Perù-boli vi ana, che pervenne a 
costituire dopo un'acerrima lotta nel Perù, e che ri- 
cadde nel nulla dopo ventisette mesi di guerra civile 
e internazionale. 

Abbenchè tutti questi particolari della storia interna 
di Bolivia non siano di assoluta necessità pel presente 
lavoro, abbiamo stimato utile non trascurarli, c^nde il 
lettore possa farsi più agevolmente ragione dell* orìgine 
di questa Repubblica e del suo irrequieto niavitnenta 
politico. 



Nuove rivo1u:(i ni - / partiti 6p 



L*idra rivoluzionaria, da Santacruz con tanti sforzi 
tenuta in soggezione per circa dieci anni, si levò di 
bel nuovo furente e spaventosa col sorgere del 1839. 

Da quest'epoca al 1849, la Repubblica, sconvolta da 
un continuo vortice rivoluzionario, ha l'uno dopo l'al- 
tro cinque diversi Presidenti, tutti portati al potere, e 
da questo sbalzati, per opera di rivolte cominciate nei 
quartieri e sollecitamente accolte e favorite nella popo- 
lazione da tutti coloro che ambiscono un posto nella 
pubblica amministrazione, od uno migliore di quello 
che hanno, senza neppure cercar di sapere il perchè 
ed il come del movimento avvenuto, o semplicemente 
progettato. La formazione dei partiti, tolto un pretesto 
qualunque, non si determina che dair ambizione o dal- 
l'interesse personale di quei che vi prendono parte; e 
l'unico scopo della rivolta consìste nello sbalzare dal 
potere quei che vi sono, per prendere il loro posto. I 
nomi stèssi dei partiti non sono che personali, dal nome 
del Caudillo^ o capo, che si vuol portare alla Presi- 
denza: la questione di principi! vi è del tutto estranea. 

La prima apparizione di partiti formati sopra una 
base più larga avvenne durante il governo del Gene- 
rale Belzu, dal i849 al i855, in una maniera affatto 
informe e casuale in principio, quanto tragica e spa- 
ventosa. 

Portato da una sanguinosa rivolta alla prima ma- 
gistratura dello Stato, Belzu non vi era che da due 
mesi appena, quando una dopo V altra nel giro di po- 
chi giorni gli si ribellarono le guarnigioni delle più 
importanti città, proclamando chi uno chi un altro 



jo II presidente Beì^u 



Caudillo, o pretendente. In mezzo a questa generale 
confusione, essendo casualmente occorso nella città di 
La Paz che uno dei proiettili lanciati contro i pochi 
amici del Governo dal battaglione in rivolta, uccidesse 
una popolana che tranquillamente traversava una piazza 
con un bambino da latte fra le braccia, la plebe che fino 
a quel momento era stata spettatrice indifferente del 
corso degli avvenimenti, si ammutinò, e presa da su- 
bito furore si slanciò in massa contro il piccolo bat- 
taglione ribelle dalle cui fila era uscito il colpo fatale. 
AI violènto assalto della plebe, il battaglione rispose 
con una scarica di fucilate che, facendo fra quella nu- 
merose vittime, maggiormente la inasprì. La lotta s'im- 
pegnò rabbiosa da ambe le parti (i): e quando il bat- 
taglione, finite le munizioni, prese la fuga, la plebe 
rimasta padrona del campo sfogò la sua collera sac- 
cheggiando le case dei promotori della rivolta e di tutti 
i loro numerosi aderenti ed amici politici ; sicché tutta 
la città ne andò a soqquadro. 

In tal frangente arrivò Belzu a La Paz con la pic- 
cola parte dell* esercito rimastogli fino a quel momento 
fedele: veniva per combattere la rivolta, e trovò invece 
che questa era stata vinta e terribilmente castigata dal 
popolo, i cui eccessi duravano ancora. 

Ma quello non era che un semplice episodio della 
sanguinosa anarchia che invadeva tutta la Repubblica, 
messa dappertutto in rivolta dal medesimo esercito di 
Belzu; il quale non sapeva neanche se e fino a quai 



(i) La plebe contò oltre a 300 vittime. 



Belx^u e la plebe 77 



punto potesse contare sulla fedeltà dei due o tre bat- 
taglioni che tuttavia gli prestavano obbedienza. La si- 
tuazione era certamente delle più difficili; e Belzu, do- 
minato unicamente dalP interesse della propria salvezza 
e dal suo odio contro i propri! nemici, fece presto a 
prendere una risoluzione. Anziché cercar di contenere 
e castigare i barbari eccessi della plebe di La Paz, non 
ebbe per essi che parole di lode e d'incoraggiamento, 
onorandoli col titolo di giustizia popolare contro i tra- 
ditori ed i pretesi aristocratici che dissanguavano il 
popolo, da cui egli usciva ed al quale si vantava di 
appartenere. 

Qualche giorno dopo, la plebe delle altre città — con- 
vertitasi tutta in ausiliaria del Governo colla lusinga 
del saccheggio — imitò V esempio di quella di La Paz ; 
e mercè la sua intervenzione ha rivolta venne in breve 
tempo soffocata in tutta la Repubblica, gittando il ter- 
rore e lo spavento in ogni animo. 

Questo fu il principio di un nuovo ordine di cose. 
Il primo movimento della plebe nella città di La Paz, 
come vedemmo, era stato del tutto casuale ; e la stessa 
condotta di Belzu in mezzo ai disordini che ne segui- 
rono, fu effetto in parte delle difficili circostanze nelle 
quali versava la sua pericolante autorità, e in parte 
della falsa educazione politica del paese, che consigliava 
ciascuno a considerare come buone tutte le armi atte 
ad assicurare la vittoria della propria fazione, senza 
por mente alla loro natura. Ma provato che fu coi 
fatti di La Paz e delle altre città ciò di che la plebe 
fosse capace, Belzu comprese immediatamente tutto il 



72 Instahiìità dei governi 

vantaggio che si poteva cavare da essa, maneggiandola 
come forza di governo: la elevò all'onore di partito 
politico e si sostenne col suo favore nel potere fino a 
che he fu stanco, vincendo o soffocando ancora in 
germe fra le spire della sua tirannide popolare, nei 
sette anni che tenne le redini dello Stato, ben trenta- 
quattro rivoluzioni ; sicché, quando per la prima volta 
in Bolivia diede egli V esempio di scendere dalla sedia 
presidenziale senza esserne scacciato dalla rivoluzione, 
ma per cedere di buon grado il posto al nuovo Pre- 
sidente legalmente eletto dalla nazione, potè egli dire 
nel suo messaggio al Congresso: «Le masse popolari 
hanno fatto sentire la loro voce e compiuta la loro 
parte, soffocando le rivoluzioni e combattendo a favore 
del Governo costituzionale: l'apparizione di questo po- 
tere formidabile è un fatto sociale di grandissima im- 
portanza. » 

Ed invero era così : poiché quel potere sconvolse per 
un momento da cima a fondo tutto il sistema politico 
della Bolivia, se cosi puossi chiamare quella maniera, 
del tutto anarchica di fare e disfare Governi ad ogni 

istante. 

Le rivolte di quartiere — sorrette e favorite dal per- 
petuo rimescolio dei piccoli intrighi dei partiti perso- 
nali e dalla sollecita adesione di tutti i cercatori di 
pubblici impieghi — fin allora sole arbitre dei destin. 
del paese, si trovarono impotenti innanzi all'onda sem- 
pre più incalzante della plebaglia, per lo innanzi corr^ 
pletamente indifferente e passiva nelle lotte politiche: 
e tutti gli antichi e nuovi macchinatori di rivoluzioni 



// partito conservatore - Cordova yj 

furono costretti a far causa comune fra loro ed a fon- 
dere tutti i loro piccoli partiti personali, fin allora 
nemici e rivali, in un solo gran partito capace di lot- 
tare con vantaggio contro la nuova forza preponde- 
rante delle moltitudini. 

Questo nuovo partito che, a suo dire, inalberava la 
bandiera dell'ordine e della legalità in nome dei prin- 
cipi! conservatori, pretendeva rappresentare l'elemento 
aristocratico, in opposizione al popolare o democratico 
creato da Belzu ; ma in realtà, salvo le debite eccezioni, 
non era che la confusa accozzaglia di tutti i vecchi 
rivoltosi e di tutta la numerosa schiera di malcontenti 
lasciati indietro da Belzu. Capitanato dal Dottor Li- 
nares, uno dei più tenaci ed attivi rivoluzionarii che 
si ebbe la Bolivia, arrivò al potere per mezzo di una 
grande rivolta, dopo molti tentativi infruttuosi che 
mantennero il paese in continua agitazione durante 
nove anni consecutivi, nel Settembre 1857; ossia du- 
rante la presidenza del Generale Cordova, successore 
di Belzu e continuatore sfortunato e malaccorto della 
sua politica. 

Le condizioni sociali e politiche della Bolivia, fra 
tanto infuriare di passioni e di guerre civili, erano 
sifiTattamente discese che il Presidente Cordova, in un 
suo opuscolo pubblicato appena sbalzato dal potere, 
col titolo: Manifesto e programma del Presidente 
aostitu\ionale di Bolivia alla na^ione^ non si peritò di 
dire : < Se la Bolivia mi accusa di negligenza o di gio- 
vanili errori, confesso che in mezzo alla generale de- 
pravazione di costumi era difficile che la condotta del 

5. — Caxtaico, Guerra d'America. - Parte II. 



74 Dittatura Linares 



Presidente fosse irreprensibile; perchè nel centro dì 
un torrente di corruzione, tutti sono trasportati dal 
suo impeto. » 

In meno di due anni di Governo, Cordova dovè com- 
battere, r una dopo i' altra, sei rivoluzioni diverse. 

Ma la decantata legalità del partito conservatore o 
seltembrista (i), come più comunemente venne chia- 
mato, non durò molto. Il Presidente Linares, assediato 
continuamente da moti rivoluzionarli orditi in gran 
parte dai medesimi suoi partigiani che più si erano 
adoprati a portarlo al potere, stracciò ben presto la 
Costituzione per assumere la dittatura, di cui voleva 
servirsi per estirpare una buona volta dal paese il 
tristo germe della guei;ra civile, e che fini per conver- 
tirsi in uno inutile e feroce terrorismo. Il male era 
troppo grave e troppo profondo, perchè potesse gua- 
rirsi coi patiboli e colle proscrizioni. 

Una triste prova di ciò la ebbe sollecitamente lo 
stesso Linares, il giorno in cui scacciavalo dal potere 
e dal territorio della Repubblica una rivoluzione di 
nuovo genere, e certo delle più disonorevoli, capita- 
nata dai medesimi suoi Ministri; uno dei quali, il Ge- 
nerale Achà, prese il suo posto dopo un corto periodo 
di transizione, inaugurando una politica di opportunità, 
nuova per Bolivia, che egli ed il paese chiamarono fu- 
sionista. 

Achà, venuto al potere in una maniera affatto ec- 



(i) Il nome di settemòrisia fu preso dal mese nel quale avrenne 
la rivoluzione che portò il partito al potere. • 



Strana rivoluzione - Achà 7/ 

cezionale e per cosi dire di sbalzo, in seguito ad un 
colpo di mano ordito da un altro per conto proprio 
e nel quale non aveva avuto che una partecipazione 
del tutto secondaria, non contava su nessuna forza 
propria per sostenervisi: non sull'esercito, il quale, 
strumento della rivolta contro Linares, seguiva le ispi- 
razioni di un altro ex-ministro di quello e vero capo 
del movimento, Fernandej, che egli era costretto a 
conservare presso di sé nel Governo, sebbene ne pa- 
ventasse la disonesta ambizione; non sui due partiti 
politici che in allora si disputavano la supremazia nel 
paese, da ambo i quali era tenuto per nemico (i). Il 
partito Popolare^ o Bel^ista^ rimproveravagli l'aspra 



(i) La rivolta contro Linares prese una forma tutta teatrale. 
Un bel mattino i suoi ministri Femandez e Achà, in compagnia 
del Comandante militare della Piazza, emisero due decreti: uno 
notificava al Dittatore che V esercito lo aveva deposto dalla prima 
magistratura dello Stato; l'altro annunziava alla Nazione che, co- 
stituiti essi in Triunvirato, assumevano provvisoriamente il potere 
fino a che la Repubblica avesse eletto un Presidente. I tre rivol- 
tosi avevano l'esercito con loro; e tutti i cittadini, nella generale 
meraviglia di un colpo tanto inaspettato, bisognò che piegassero il 
capo, cominciando da Linares che, vecchio e malato, prese trista- 
mente il cammino dell'esigilo ove morì. 

n vero capo di si perfida rivolta era Fernandety il ministro fa- 
vorito e Valter ego di Linares, che l' aveva da lunga mano prepa- 
rata col porre al comando dei varii battaglioni uomini ligii a lui, 
e che sperava farsi eleggere Presidente ; ma respinto dal voto una- 
nime della Nazione, si valse della propria influenza per far eleg- 
g-ere il suo complice Achà, con animo di sbalzarlo più tardi con 
3.1 tra rivolta dell'esercito, a lui fedele: colpo che effettivamente 
tentò dopo qualche tempo e che gli andò fallito. 



'j6 Politica fusionista 



guerra che da lui ebbe a soffrire durante la dittatura 
di Linares, al tempo istesso che il Conservatore^ o 
Settembrista, lo accusava a sua volta di aver concorso 
a rovesciare quella stessa dittatura di cui era stato 
dianzi uno dei più saldi campioni. 

Achà trova vasi quindi in una situazione tutta irta 
di spine ; e mentre sentiva la necessità di crearsi una 
forza di governo capace di tener fronte ai tanti ele- 
menti di disordine che gli si agitavano confusamente 
intorno, comprendeva bene che non sarebbe stato punto 
prudente andarla a cercare in uno dei due anzidetti 
partiti, gittandosi risolutamente nelle sue braccia; per- 
chè, mentre sapeva di non poter fare grande assegna- 
mento sulla sua fedeltà, qualunque dei due fosse stato, 
avrebbe con ciò spinto P altro a muovergli guerra più 
sollecitamente. Ricorse perciò con grande astuzia al 
trovato di governare col concorso di tutti e due i par- 
titi, sotto il pretesto di volere la loro fusione; ma col 
fine vero di cercare un appoggio in entrambi, o me- 
glio, nella rivalità e collisione di questi fra loro, man- 
tenendosi egli in equilibrio al disopra della lotta, cbe 
non poteva mancare d'impegnarsi fra di essi, nella 
fittizia serenità della sua polìtica apparentemente pro- 
pugnatrice di una fusione, o conciliazione, che sapeva 
di essere impossibile e che non avvenne. 

Portati entrambi i partiti promiscuamente in tutte 
le sfere del potere — nel Congresso, nel Ministero, ai 
comando dell'esercito ed in tutti i pubblici uffici in- 
distintamente — la lotta sorse ben presto fira loro 
cruda, accanita, feroce; e primo prodotto dell' inevitat- 



Lotte partigiane - Scene di sangue yy 



bile cozzo di questi due partiti militanti insieme sotto 
la sedicente bandiera fusionista di Achà, furono le più 
orride scene di sangue che la Bolivia, sfortunatamente 
tanto ricca in siffatto genere di avvenimenti, abbia mai 
sofferto (i). L'ira partigiana straripò furiosa, ed il par- 
tito conservatore, o settembrista, per la tanta sete di 
sangue da esso spiegata, venne ingiuriato in pieno 
Congresso col qualificativo di rojo^ rosso, per sangui- 
nario; qualificativo che fece presto il giro della Repub- 
blica, e che rimase come unica denominazione di detto 
partito; sicché dipoi non fu conosciuto altrimenti che 
sotto il nome di rojo. 

Risultato ultimo di sì anomala situazione fu che i 
due partiti s'indebolirono a vicenda, nel tempo stesso 
che rafforzavano maggiormente i mutui loro odii, dando 
modo al militarismo, che per un momento era rimasto 
in seconda linea, di riprendere di bel nuovo l'assoluto 
dominio di cui godeva prima della loro apparizione. 



(i) Neil* Ottobre 1861, mentre il presidente Achà faceva tran- 
quillamente una visita ai vari! Dipartimenti della Repubblica, il 
Comandante militare di La Paz — certo colonnello Yanez che an- 
teriormente aveva avuto molto a dolersi del Governo di Belzu — 
col pretesto di veri o falsi sos[)etti di cospirazione, trasse in pri- 
gione circa un centinaio di cittadini appartenenti al partito po^' 
/ar^ o Belzista, fra cui parecchi Colonnelli, tre o quattro Gene- 
rali e F ex-presidente Cordova; e la notte del 22, senza che il 
Presidente ne sapesse nulla, lì fece tutti sgozzare miseramentCì chi 
[ielle stesse prigioni, chi sulla piazza principale della città. Un 
mese dopo, sempre all'insaputa del Presidente, successero altri 
lisordini durante i quali il Colonnello Yanez, del partito settem- 
»rists^ fu assassinato insieme ad altri. Basti ciò come esempio. 



jS II militarismo - Periodi storici 

Il militarismo ritornò ad impossessarsi del potere 
nel Dicembre del i864, mediante una delle solite ri- 
volte di quartiere a favore del Generale Melgarejo;il 
quale, venuto su da semplice soldato, guadagnando \ 
suoi gradi nelle tante rivolte cui prese parte, portava 
seco tutti i vizii della caserma e il più profondo di- 
sprezzo per le leggi e per tutto ciò che non seguiva 
ciecamente i suoi strani capricci; sicché il suo Go- 
verno non fu che una dispotica e brutale dittatura. 
A Melgarejo successe, sempre per la via rivoluzionaria, 
un altro Generale che fu poi assassinato dal proprio 
nipote ; il che diede luogo ad un breve periodo di tran- 
sizione dal 1873 al 1876, epoca nella quale ripigliava 
la dittatura militare il famoso Generale Daza, quello 
stesso che nel 1880 durante la guerra col Chili, operò 
la tristemente celebre ritirata di Camarones^ in se- 
guito alla quale fu deposto dalla presidenza della Re- 
pubblica. 

La storia politica della Bolivia, a cominciare dalla 
proclamazione della Repubblica fino alla caduta del 
Presidente Daza nel 1880, si riassume quindi in tre 
periodi: il primo dalla erezione della Bolivia a Stato 
indipendente fino al i848; il secondo dal i848 al i864; 
il terzo dal i864 al 1880. 

Nel primo periodo — tranne i pochi mesi del Go- 
verno di Bolivar e di quello di Sucre — domina asso- 
luto il militarismo turbolento, esigente, ambizioso^ 
guidato da idee meschine, ristrette, personali, nel seno 
di una società avida di mutamenti politici, nei quali 
spera ciascuno di trovare il proprio tornaconto. San- 



Primo periodo - Militarismo 79 

■ ■ I ■ ■ . - ■ I — _— . 

tacruz fu una vera eccezione : e le sue grandiose idee 
riguardanti la confederazione Perù-boliviana, di cui 
nessuno forse comprese tutta la portata, non furono 
mai divise da alcuno, neanche dai suoi medesimi par- 
tigiani; i quali si batterono un certo tempo pel trionfo 
di siffatte idee, sol perchè Santacruz cosi voleva; 
come si sarebbero battuti contro, se tale invece fosse 
stato il volere di Santacruz. Il sergente^ primo ed 
indispensabile elemento della rivolta di quartiere, non 
cerca che l'occasione di guadagnare le spalline; men- 
tre l'ufficiale subalterno tutto subordina alla sete di 
venir Colonnello: e sì l'uno come l'altro sono sempre 
pronti a prender parte in tutte le rivolte nelle quali 
p>ossono trovare un posto, se pure questo stesso loro 
interesse personale non li consigli invece a combat- 
tere col Governo. Ma mentre il sergente e l'Ufficiale 
subalterno non aspirano che a divenir Colonnelli, 
il Colonnello, e con più ragione il Generale, non ha 
che una sola meta innanzi di sé, la Presidenza della 
Repubblica, alla quale crede aver diritto unicamente 
perchè Colonnello o Generale; e tutti i suoi sforzi 
sono diretti ad avere il comando di un battaglione 
per sollevarlo a rivolta, od a formarsi nell'esercito o 
fra l'immenso stuolo dei malcontenti un piccolo par- 
tito capace di promuovere un qualunque movimento 
sovversivo: sicuro, appena ciò avviene, di trovar fa- 
vore, amici ed aderenti in tutti gli ordini di cittadini, 
<rhe stanno aspettando con ansia la caduta del Governo, 
sia buono o cattivo, colla speranza di trovare un posto 
riella nuova amministrazione. Pullulano quindi i pie- 



8o Secondo periodo - Lotte partirne 

coli partiti personali, senza nessuna questione di prìn- 
cipii e senz* altra differenza fra loro che quella della 
persona del Caudillo o capo di ciascun partito. 

Nel secondo periodo sorgono per virtù dell' occasione 
due grandi fazioni politiche, schierandosi da una parte 
la plebe colla forza bruta delle turbe bramose di bot- 
tino, e dair altra le classi superiori strette dal comune 
bisogno di conservare la propria supremazia su quella. 
Agglomerazioni informi e disordinate in principio, si 
di idee come di persone, tengono Funa dopo V altra il 
potere per un certo spazio di tempo, durante il quale, 
travagliate da una doppia lotta — fra di loro recipro- 
camente e ciascuna in seno a sé stessa — assumono 
fino ad un certo punto forma e carattere di due grandi 
partiti nazionali, l'uno progressista, l'altro conserva- 
tore. Il militarismo, non scomparendo per nulla, rimane 
in seconda linea, per servire come arma di lotta dei 
due grandi partiti, che vanno gradatamente espurgan- 
dosi e disciplinandosi; ed i piccoli partiti personali 
cominciano conseguentemente a dileguarsi per fondersi 
in quelli. Ma la lotta dura sempre; la guerra civile 
prende caratteri e proporzioni sempre più spaventevoli 
e feroci; e i due grandi partiti, indebolitisi a vicenda, 
sono battuti e sopraffatti entrambi dalla dittatura mi- 
litare. 

Nel terzo periodo ritorna il militarismo a padroneg- 
giare il paese, come nel primo; e sì il partito popo- 
lare come il rojo o conservatore, ridotti all' impotenza 
e tenuti in non cale, si contentano di strisciare unuli 
e tremanti ai piedi del fortunato Caudillo arrivato al 



Ter^o periodo - Dispotismo o anarchia 8i 



potere, per vivere della sua protezione ed ottenere da 
lui una qualunque partecipazione nel maneggio della 
cosa pubblica — senza però lasciar di cospirare in se- 
greto contro di lui e di tentare di tratto in tratto 
qualche piccola rivolta. 

Ma in ogni tempo però e qualunque sia la fazione 
politica che primeggi, la Bolivia, a cominciare dal primo 
momento in cui rimase unica arbitra dei suoi destini, 
presenta sempre fino al 1880, salvo qualche rara ec- 
cezione, lo straziante spettacolo di una lotta accanita 
e quasi sempre sleale nei mezzi per disputarsi il po- 
tere, che non si desidera e non si tiene se non per 
soddisfare le bieche ambizioni ed i meschini interessi 
personali or di questi, or di quelli. I sacrosanti prin- 
cipi! di ordine, di giustizia, di legalità, di vero e bene 
inteso interesse nazionale, non sono invocati che come 
semplice pretesto alla rivolta, per essere dimenticati e 
manomessi non appena si arriva ad afferrare le ambite 
redini dello Stato. Nessun paese si diede mai il lusso 
di tante Costituzioni diverse come la Bolivia; ma nes- 
suna di esse fu mai rispettata ed obbedita: la guerra 
civile sempre viva, sempre gigante, sempre terribile, 
oscilla sempre fra il dispotismo e l'anarchia. 

Il pretendente che aspira al potere non guarda ai 
mezzi ; tutti son buoni purché abbiano la virtù di inal- 
sarlo: ed una volta inalzato, sentendosi mal sicuro, 
* unico pensiero che occupa la sua mente è quello di 
nantenervisi ad ogni costo. Ma come in lui, questo sen- 
imento di egoismo domina e prevale anche in tutti 



82 Dispotismo o anarchia 

quelli che lo aiutarono a scalare l'ambito seggio, cia- 
scuno dei quali vuol raggiungere per suo mezzo la meta 
delle proprie aspirazioni, senza di che gli si fa imman- 
tinenti inimico, e dei più accaniti; e la prima necessità 
per far posto ai nuovi venuti, che giammai si riesce a 
soddisfare pienamente, è sempre quella di scacciare dai 
pubblici uffici e dall'esercito tutti quei funzionarli che 
rimasero fedeli al Governo caduto, od anche semplice- 
mente indifferenti nella lotta, proscrivendo e mandando 
in esigilo i più temibili; i quali, dentro o fuori dello 
Stato, incominciano immediatamente a cospirare, per 
darsi al primo pretendente cui piace inalzare nuova- 
mente la bandiera della rivolta. E così sempre daccapo. 
Il trionfo di oggi, di questo o quel Caudillo o par- 
tito, aspetta quindi la disfatta di domani, alla quak 
concorrono tra i principali fattori tutti ì suoi amici o 
aderenti politici della vigilia che non trovarono un po- 
sto nell'esercito o nella pubblica amministrazione, o che 
non si ebbero quello cui aspiravano: - mentre i caduti, 
quelli che ieri erano governo, prendono il cammino del- 
Fesiglio o perdono miseramente la vita sul lastrico delle 
piazze o dei quartieri, convertiti in prigioni od in campi 
di battaglia. E perciò, oggi l'uno, domani Taltro; con- 
tinuo cambio di persone quasi sempre inadatte al di- 
simpegno delle pubbliche cariche, continuo vortice di 
proscritti che vanno e di proscritti che tornano, con- 
tinuo spargimento di sangue che spopola e impoveriscr 
ognora più il paese; il quale, senza mai godere un pò* di 
vera pace e di buon governo, passa ognora dalla co- 



Origini e cause 8j 



spirazione alla rivolta e da questa a quella, or fra gli 
orrori del dispotismo or fra quelli dell'anarchia. 

La prima origine di sì deplorevole stato di cose, come 
già accennammo, bisogna cercarla: i^ nel malessere eco- 
nomico che rodeva tutte le classi della popolazione, 
quando, dopo quindici anni di lotta disastrosa per sot- 
trarsi alla dominazione spagnuola, sorgeva dalle rovine 
di questa l'attuale Repubblica di Bolivia; 2^ nello spi- 
rito turbolento ed ambizioso della fazione militare e 
della grossa falange di politicastri desiderosi di fortuna 
e di potere, che prepararonsi a disputarsi colla forza Io 
scettro del comando - ciò che effettivamente fecero dipoi, 
non appena ne ebbero Tagio - prim' ancora che venisse 
proclamata l'autonomia del loro paese (i). Col loro esem* 



(1) Qasta rammentare a quésto riguardo:*!® le istanze fatte dalla 
città dì Potosi e dalla prima Assemblea Costituente chiamata a pro- 
clamare l'autonomia del paese, perchè il generale Sucre rimanesse 
in Bolivia col sno esercito colombiano, affine di garantirne Por- 
dine intemo; istanze che l'Assemblea dell'anno seguente implici- 
tamente confermò colla elezione del detto Sucre a Presidente della 
Repubblica; 2® le rivolte consumate poco appresso contro quello 
stesso Sucre, che dopo essere stato il salvatore della Bolivia ed il 
vero autore della sua erezione a Stato indipendente, la governava 
con amore e intelligenza, inaugurando una delle pia sagge e rette 
amministrazioni: - per tutte le quali cose riportò, unico guider- 
done, la palla rivoluzionaria che gli spezzò quel braccio che aveva 
impugnata una delle più forti spade delle guerre della indipen- 
denza, e che nella memorabile giornata di Ayacucho segnò per sem- 
pre e pose il suggello alla caduta della dominazione straniera nel- 
FAmerìca latina. 



84 Origini e cause 



pio, coU'agitazione che largamente diffusero in ogni an- ^ 
golo delia nascente Repubblica, e colle stravaganti dot- 
trine sociali da essi propagate onde guadagnarsi favore 
presso il pubblico, sviarono gli animi dalla quiete e dal 
lavoro, che solo poteva e doveva portare quel benessere 
che tutti anelavano, per gittarli sulla via delle sedizioni 
e della impiegomania. 

Lanciato il paese per questa falsa via, era difficile 
trattenerlo; e non si arrestò più. 

La sana dottrina sociale che fa dipendere il benessere 
dei popoli dalla bontà dei Governi e delle leggi da cui 
sono retti, per la intelligente e valida protezione accor- 
data allo incremento delle scienze, delle arti, delle in- 
dustrie e del commercio, fomentando e favorendo nella 
maniera più efficace la libera espansione delle loro forze 
produttive, fu intecpetrata nel senso che i popoli do- 
vessero attendersi il proprio benessere direttamente dal 
Governo e dalle nuove istituzioni liberali sostituite e da 
sostituirsi all'antico regime coloniale; quasi che, Go- 
verno e leggi, avessero la virtù intrinseca di produrre 1 
tesori inesauribili da diffondere nelle popolazioni, indi- 
pendentemente dall'operato e senza il concorso di que- 
ste. E mentre si correva dietro alla chimera della ri- 
forma delle leggi fondamentali dello Stato, domandando 
da queste una prosperità che solo il proprio e (Pacifico 
lavoro di ciascuno e di tutti poteva dare, disertavano 
tutti e i loro campi e le loro industrie, -per disputarsi 
colle armi e con ogni sorta di raggiro i miseri bricioli 
delFerario nazionale; il quale, in mezzo alle generali 



Origini e cause 8^ 



strettezze economiche ed ai continui disordini della 
guerra civile o del dispotismo, doveva necessariamente 
versare nelle più deplorevoli condizioni. 

Tuttoché andassero quasi sempre trascurati anche i 
più urgenti bisogni dello Stato, il pubblico tesoro fu 
ridotto a notare tutti gli anni nel suo meschino bilan- 
cio un deficit condannato a rimaner mai sempre sco- 
perto ; giacché Punica rendita sulla quale potesse con- 
tare con sicurezza era sempre il tributo o tassa personale 
di vassallaggio che la razza indigena pagava durante 
l'epoca coloniale, e che, contro ogni precetto di giusti- 
zia, seguitò a pagare anche di poi (i); scarso e vergo- 
gnoso tributo di quella grossa parte della popolazione 
che, come vedemmo, vìve quasi estranea nell'abiettezza 
della sua barbarie sul suolo del proprio paese, senza 
prendere alcuna parte alla vita sociale e politica. 

Come era ben naturale, quel malessere economico che 
in principio fu una delle cause della guerra civile, anzi- 
ché sparire, non fece che crescere sempre più sotto l'im- 
pero di questa; giacché distolti ognora più gli animi 
dal lavoro per la continua agitazione nella quale vive- 
vano e per la conseguente mancanza di ogni garantia, 



(i) Durante la Presidenza del general Camperò, dal 1880 in 
poi, sonosi compiate assai utili e sagge riforme in tutta la com- 
plicata materia dei tributi e prestazioni della razza indigena, comin- 
ciando dall'abolizione del tributo che pesava sugV indigeni senta 
terre per la sola ragione di essere discendenti dei loro aborigeni^ 
come diceva l'egregio Ministro di finanza, Fidel Araniòar^ nella 
sua Memoria o relazione al Congresso del 1883; ^^ ^ sperabile 
Dbe ben tosto non si udrà più a parlar di ewL 



86 On'frini e cause 



le industrie caddero sempre più in abbandono, dissec- 
candosi quasi completamente tutte le principali fonti 
della ricchezza nazionale. Cresciuto il malessere econo- 
mico, cresceva anche l'infuriare della guerra civile; e 
cosi, questa e quello, dopo la prima spinta, si diedero 
dipoi continuamente la mano per mutua alternanza dì 
causa e di effetto. 






IV 



SOMMARIO 

L'esercito boliviano rientra in patria dopo la disfatta àf^VAlto 
tUir Alleanta, - Il Generale Camperò tenta invano di riordi- 
nare in ritirata gli avanzi dell' esercito. — Governo e popolo in 
Bolivia si curano poco della guerra. - Intrighi dei partiti per 
la elezione del Presidente. — Minaccia di guerra civile. — La 
Convenzione Nazionale elegge il G. Camperò Presidente della 
Repubblica. - Il Dottor Arce è eletto i° Vice-Presidente: - 
assume il comando della Repubblica fino all'arrivo del Presi- 
dente Camperò: - suoi atti di Governo. - Il G. Camperò ar- 
riva a La Paz: dopo 9 giorni di esitazione accetta la Presi- 
denza. - La pace intema è assicurata. 



opo aver delineato a grandi tratti l'aspetto 
fisico, sociale, economico e politico della 
Bolivia, è tempo ormai che riprendiamo 
il nostro racconto intorno alla guerra 
fra il Chili, il Perù e la Bolivia, e si 
faccia luce sulla condotta tenuta dalla Bolivia nel corso 
di questa guerra, a cominciare dal momento in cui i 




88 Rimpatrio delTesercito boliviano 

mutilati suoi battaglioni tornavano in patria dopo la 
disfatta AtWAlto delVAllean^ay nel Maggio 1880, fino 
alla conclusione del patto di tregua firmato in Santiago 
nell'Aprile i884. 

Nella prima parte della nostra Storia, prima di di- 
scorrere delle battaglie di San Juan e di Mira^ores e 
della conseguente resa della capitale peruviana, che 
chiusero il primo periodo della guerra, scrivemmo: 
« Della Repubblica alleata, la Bolivia, a causa della 
quale, apparentemente almeno, il Perù fu trascinato 
alla guerra, non è più a discorrere: dopo la battaglia 
dclV Alto deiVAlleamfa nei pressi di Tacna, nella quale, 
come si sa, concorse con appena un meschinìssimo 
corpo di truppe, si ritirò completamente dalla lotta. 
Rinchiusasi dietro i suoi monti, ove era sicura che 
nessuno sarebbe andato a cercarla, dimenticò e amici 
e nemici, e la guerra stessa, come se questa in nulla la 
interessasse. » (Pag. 439). 

Fu vera e sola dimenticanza dei suoi doveri verso 
r alleato e verso sé stessa ? Fu im()otenza? Fu il pro- 
dotto di più cause concorse separatamente od insieme 
alle ipotesi anteriori? 

Ecco quanto ci studieremo di porre in chiaro nel 
presente volume, onde poi si proceda più speditamente 
a narrare il seguito della lotta fra il Chili ed il Perù. 

Nella memorabile giornata délV Alto delVAUean :^a^ cotr : 
già dicemmo altrove, l'esercito boliviano si battè va- 
lorosamente insieme al peruviano, rivaleggiando con 
esso in una lotta accanita e disperata per disputare a 
vittoria ad un nemico assai più numerosa e molt: 



Sforai del gen. Camperò 8g 

meglio armato, che doveva finire e fini necessaria- 
mente per trionfare, quando la metà e forse più degli 
eserciti dell'Alleanza giaceva cadavere sul sanguinoso 
campo di battaglia. Ma tostochè sentirono la scon- 
fitta, tostochè fu spento l'entusiasmo della pugna, i 
resti dell'esercito boliviano presero disordinatamente 
il cammino del proprio paese, seco trascinando il Ge- 
nerale Camperò, Presidente provvisorio della Bolivia e 
Generale in capo degli eserciti alleati; il quale, per 
quanto si sforzasse di ristabilire in essi un po' di or- 
dine e di disciplina, solo pervenne a mettere insieme 
alcune sceme compagnie di soldati, col di cui aiuto 
s' af&ticò a moderare, fin dove era possibile, i numerosi 
eccessi degli sbandati e le irrefrenabili esigenze dei ri- 
manenti. 

Dal GìomaleàAìdi 5* Divisione dell'esercito boliviano 
togliamo : a 26 Maggio.... il nemico avanzava sempre 
(dopo aver descritte tutte le fasi della battaglia), e le 
nostre forze, in pieno disordine, scendevano per le vie 
che menano a Tacna.... il Generale Camperò scese 
passo a passo coi suoi ultimi soldati, e quasi solo, fino 
alla piazza di Tacna, dove volle riorganizzare le forze 
disperse: e non potendolo conseguire, seguitò oltre, 
senza sapere se prenderebbe il cammino di Lima o di 
Calana, o qualunque altro. — 27 Maggio : alle 8 del 
mattino ci dirigemmo col Generale Camperò sopra 
Yarapalca, dove egli pensava di riorganizzare le truppe, 
sia per dare una nuova battaglia, sia per evitare che i 
soldati dispersi andassero in Bolivia a commettere gli 
eccessi che ordinariamente sogliono vedersi nelle ritirate, 

6. — Caivaxo, Guerra d'America - Parte IL 



^o Ritorno disordinato 



dopo un disastro. — 29 Maggio : grande malcontento 
nella truppa, che ad ogni momento si esasperava sempre 
più: tutti desideravano disperatamente ritornare in 
patria.... Nonostante fossero prese tutte le precauzioni 
consigliate dalla prudenza, si vedeva la strada semi- 
nata di dispersi che facevano fuoco in tutte le dire- 
zioni.... passammo la notte fra la più grande agita- 
zione. — 2 Giugno: la truppa sempre più stanca ed 
affamata, sembrava come in piena rivolta : il fuoco che 
facevano i soldati in tutte le direzioni era spavente- 
vole: sembrava un'altra battaglia: gli ufficiali non 
erano obbediti, le palle s'incrociavano in tutti i sensi.... s 

Quando il Generale Camperò giungeva a La Paz, il 
dieci Giugno, anziché un esercito aveva intomo a se 
turbe di sbandati e di soldati indisciplinati, stnaniosi 
di correre a rinfrancarsi fra le pareti domestiche delle 
lunghe fatiche sofferte. 

Vediamo ora in quali condizioni versava la Repub- 
blica in sì gravi momenti. 

Rovesciato il Generale Daza dalla presidenza deih 
Repubblica negli ultimi giorni del Dicembre 1879, in 
seguito alla vergognosa ritirata di Camarones i^\\ i 
popoli elessero a Presidente provvisorio il Generai 
N.irciso Camperò: e mentre questi si recava nel teatro 
della guerra ad assumere il comando in capo de^I: 
eserciti alleati, — dopo aver trionfato nel Marzo di 
una rivolta di quartiere che trasse lo sbandamento à\ 



(1) Vedi: T. CaIVANO, Stona dilla Gutra <T Ameri^d^ Pìlhc : 



Noncuran:^a per la fruerra ni 

una divisione di oltre i5oo uomini da esso allestita 
per condurla seco sul campo di battaglia — si riunì* 
vano i Comizii per eleggere l'Assemblea Costituente o 
Convenzione Nazionale (i); la quale, a sua volta, doveva 
eleggere il Presidente della Repubblica e dare nuova 
vita alla organizzazione interna del paese, tanto guasta 
e sconquassata dall'amministrazione di Daza, e, quasi 
senza eccezione, da tutte quelle che l'avevano preceduta, 
cominciando dal momento in cui il Generale Sucre ab- 
bandonava le redini dello Stato nel 1828. 

I lavori politici, ossia i maneggi dei pretendenti alla 
prima magistratura dello Stato, avevano assorbito tutta 
V attenzione del paese, sì dei semplici cittadini come di 
coloro che tenevano la reggenza della Repubblica in 
assenza del Presidente provvisorio ; e della guerra, come 
delle tante altre necessità del paese, nessuno si era più 
occupato, se si eccettua il degno Generale N. Flores, 
che, lottando contro ogni sorta di ostacoli e contra- 
rietà, si adoprava a tutt'uomo nei Dipartimenti del Sud 
della Repubblica, di cui era Capo superiore politico e 
militare^ per mettere su un piccolo corpo di truppe. 

II calore della politica partigiana, per la gara dei 
diversi pretendenti alla Presidenza, arrivò fino a porre 
in grave pericolo l'ordine interno della Repubblica. 
Mentre alcuni intrigavano per guadagnarsi il favore. 



( I ) In Bolivia la Rappresentanza Nazionale completa, composta 
li ana o due Camere secondo le diverse Costitnzioni, prende or- 
linarìamente il nome di Congreso^ Congresso, Parlamento, ed ai- 
rune volte di Asamòlea o Convencion Nacionaly Assemblea o Con- 
tenzione Nazionale; ma è sempre la stessa cosa. 



p2 Intrichi dei partiti 



prima dei Comizi, poi dei Deputati alla Convenzione 
eletti da quelli, altri preparavano qua e là moti rivo- 
luzionari, sia fra le turbe popolari, sia fra le scarse 
forze militari o di polizia esistenti nelle principali città; 
eia Convenzione Nazionale, il cui primo compito deverà 
essere la tanto disputata elezione presidenziale, inau- 
, gurava i suoi lavori il 25 Maggio — proprio alla vi- 
gilia della sanguinosa battaglia dell'Alto delFAlleanza 
— sotto la minaccia di una guerra civile che avrebbe 
lasciato il paese in completa balìa del nemico, che era 
alle porte da più lati, senza contare il già invaso ter- 
ritorio di Atacama (i). 



(i) « Prefettura del Dipartimento di Chaquisaca. - Sucre, 24 Mag- 
gio 1880. Al Sig. Capo Superiore politico e militare dei Dipar- 
timenti del Sud. - Signore - Ieri comunicai alla S. V^ d' accordo 
coli' autorità militare, la presa risoluzione d'inviare a cotesto Di- 
partimento la guarnigione di questa piazza, in vista dell' immixiente 
invasione nemica verso Huatichaca, Oggi le Autorità sono state 
informate che si prepara una rivoluzione, prendendo per pretesto 
la formazione del censo.... Questa circostanza ha deciso l'Autoiiis 
militare a desistere dall'anteriore proposito, obbligandola, a ciò H 
dovere di conservare l'ordine locale. — Il Prefetto L. Ouekka » 

« Comando Superiore del Sud. » Potosf, 27 Ms^gio iSSo. — Al 
Sig. Prefetto del Dipartimento di Chuqulsaca. - S. P. — Ricevo in 
questo momento la Nota del 24, nella quale la S. V. manifesta ; 
motivi che hanno determinato la sospensione dell'invio del con- 
tingente militare.... Io sapeva bene, al dare avviso delia invasone 
chilena, che compiva il mio dovere senza nessuna speranza cbe \. 
pericolo potesse svegliare dal suo letargo una popolazione, nei ce: 
seno ha germinato la perniciosa semenza lanciata da spinti 
disposti a scatenare il furore di passioni egoiste ed a 
meschine ed esose bandiere della partigianeria.... N. Flokjes » 



Notizia della disfatta - effetti 9^ 

Ed era tanta la discrepanza delle opinioni intorno 
al candidato che bisognava preferire fra i varii che si 
erano fatti innanzi, e tanta la preoccupazione dei te- 
muti disordini, che, comunque stesse nelP animo di 
ciascun Deputato e nella generale aspettazione del paese 
che la Convenzione Nazionale cominciasse i suoi lavori 
colla elezione del Presidente della Repubblica, pure 
eran decorsi ben cinque giorni dalla installazione di 
quella, senza che si osasse affrontare la soluzione di 
si arduo problema. 

Ma sopravvenne, in mezzo a tanta perplessità, il 3o 
Maggio, la dolorosa notizia della disfatta dell'Alto del- 
TAlleanza, insieme all'altra del ritorno in patria del 
Presidente Provvisorio coi resti dell'esercito boliviano; 
e ciò mutò completamente l'aspetto delle cose. 
La grandezza del disastro toccato alle armi nazio- 
' nali e la imminenza del pericolo di un' invasione ne- 
mica, — ognuno temendo nella esaltazione della im- 
paurita fantasia che l' esercito chileno camminasse alle 
calcagna dei sconfitti battaglioni boliviani — produs- 
sero in tutti gli animi una salutare, sebbene momen- 
tanea reazione. Il pensiero della guerra e quello dei 
grandi interessi nazionali in essa compromessi, fino 
allora soverchiamente trascurati, invasero d' un subito 
tutte le menti: Deputati, alti funzionarli, militari e cit- 
tadini di tutte le classi sociali, facendo capannelli per 
tutta la città di La Paz, ripetevano ad una voce che 
bisognava evitare ad ogni costo la guerra civile; che 
a tal uopo era indispensabile escludere dalla prossima 
elezione presidenziale i nomi di tutti i pretendenti che 



^4 ^^ .C^w. .V. Camperò presidenU 



fino allora avevano brigato, e forse brigavano ancora 
per impossessarsi del potere supremo; che era necessario 
ed urgente costituire un Governo forte che potesse e 
sapesse consacrarsi con vigorosa abnegazione alia difesa 
dello Stato ed alla sua ricostituzione interna, chia- 
mando uno che, estraneo ai bassi maneggi ed agi' im- 
pegni di partito, godesse la stima e la fiducia dell'in- 
tero paese. 

Sotto V impressione di siffatti avvenimenti, si riunì 
in quel medesimo giorno la G)nvenzione Nazionale in 
sessione straordinaria e permanente, ed elesse Presidente 
della Repubblica, a primo scrutinio e con grande mag- 
gioranza di voti, il Generale Narciso Camperò: quello 
stesso Generale Camperò che quattro giorni innanzi 
aveva sostenuto valorosamente l'onore delle armi bo- 
liviane, sebbene con esito sfortunato, nella disuguale 
battaglia dell'Alto dell'Alleanza, e che in quei momenti 
appunto correva i maggiori pericoli alla frontiera della 
Repubblica, per frenare i disordini di una fuggitiva e 
indisciplinata soldatesca. 

Il Generale Camperò, esperto capitano, abbastanza 
versato nelle scienze economiche e completamente estra- 
neo agl'intrighi di partito, dai quali lo tennero sempre 
lontano le sue abitudini informate alla vita d'Europa, ove 
si educò (caso forse unico in Bolivia fino a questi ultimi 
tempi) ed ove passò dipoi lunghi anni, — lungi dal 
brigare per essere elevato alla prima magistratura dello 
Stato, aveva reiteratamente dichiarato di rifiutare sif- 
fatto onore, in omaggio principalmente al principio 



// gen. N. Camperò presidente 9/ 

dell' alternabilità nei potere (i). La sua elezione, in un 
momento così eccezionale pel paese, fu accolta, da uno 
airaltro estremo della Repubblica, con le più vive ma- 
nifestazioni di simpatia, e salutata come l'aurora di 
una nuova èra che aveva scongiurato in un attimo i 
funesti timori della guerra civile. 

Il giornale più accreditato di La Paz, diretto da due 
giovani di bello ingegno (2) non ancor legati ad alcun 



(i) Nel Messaggio che, come Presidente Prowisorìo, inviò Cam- 
pero alla Convenzione Nazionale dal campo dell'Alto dell'Al- 
leanza il 19 Maggio, fra le altre cose, disse: « Più di una volta 
ho ricevuto indirizzi popolari, acias (vecchia abitudine boliviana) 
e insinuazioni di persone rispettabili, incitandomi ad assumere la 
Dittatura: fedele alle condizioni colle quali il popolo mi confidò 
il potere, nonché agi' impegni contratti da me, rifiutai senza va- 
cillare l'investitura dittatoriale.... E permettete, On. Rappresentanti, 
che termini questo mio Messaggio ricordando le parole che diressi 
alla Nazione nell' accettare il potere supremo, e che raccomando 
olla vostra considerazione: che il mio attuale incarico cessi il 
'TÌomo della installazione della Convenzione Nazionale, ritirando 
io fin da questo momento il mio nome, tanto dalla elezione par- 
lamentare quanto dalle urne elettorali, convinto come sono della ne- 
cessità di tradurre in pratica due prìncipii, senza l' osservanza dei 
quali il sbtema repubblicano seguiterebbe ad essere fra noi una 
illusione, una menzogna: parlo della necessità di mostrare coi fatti 
che il comando normale della Repubblica non è e non deve essere 
il patrimonio dell'uomo fortunato che ha potuto arrivare ad im- 
possessarsi della forza armata; parlo pure della urgente necessità 
< l'instaurare una buona volta, ed irrevocabilmente, il principio 
tleir altemabilità nel potere supremo, per breve che sia stato l' eser- 
cizio del medesimo. » 

(2) Federigo Zuazo figlio e Adolfo Dnran. 



9^ A. Arce io vice-presidente 

partito politico, La Tribuna^ scriveva il 3i maggio: 
e Dichiariamo che la Convenzione Nazionale, nomi- 
iiando il generale Camperò Presidente della Repubblica, 
ha salvato il paese dall'orlo del precipizio, dall'anar- 
chia. Se altra fosse stata la persona chiamata alla prima 
magistratura dello Stato, chi sa se, col nemico di fronte, 
non avessimo dovuto bagnarci del sangue della guerra 
civile. » 

Nondimeno la tempesta che, senza rancidente della 
disfatta dell'Alto dell'Alleanza, doveva irrompere nel 
seno della Convenzione Nazionale per la nomina del 
Presidente della Repubblica, si manifestò, sebbene in 
proporzioni infinitamente minori, nella scelta del Primo 
Vice-Presidente. Ciascun partito voleva portare alla 
Vice-Presidenza il candidato che poche ore innanzi 
aveva per la Presidenza ; e l'accordo fu così difficile ad 
effettuarsi, che per poter raggranellare la maggioranza 
necessaria alla validità della elezione, fu giuocoforza ri- 
correre ben nove volte alla prova del suffragio. Dopo 
tanta lotta, risultò eletto il dottor Aniceto Arce; ed i 
fatti provarono assai di buon'ora quanto poco felice 
fosse stata una tale scelta. 

11 dottor Arce, uomo di scarsa intelligenza, di pochi 
e limitatissimi studii, ma molto facoltoso (per uno di 
quegl' improvvisi colpi di fortuna tanto facili in chi si 
dedica alla rischiosa industria delle miniere) aveva con- 
cepito sì alta idea di se, da credersi il solo uomo atto 
a reggere i destini della Bolivia in quei gravi momentL 
e quasi predestinato a salvare il suo paese dalle terri- 
bili complicazioni della guerra col Chili e delle molle 



Arce assume il froverno ^j 



e imperiose necessità interne. Il voto quasi unanime 
della Convenzione Nazionale a favore di Camperò, fu 
dunque una cruda ferita pel suo amor proprio; ferita 
che inasprì ancora a mille doppi la tanto combattuta 
sua elezione a Vice-Presidente, la quale pose maggior- 
mente in luce la poca popolarità di cui egli godeva. E 
mal dissimulando il proprio dispetto sotto la maschera 
abituale di un'apatica bonomia, che ricorda molto da 
vicino quella dell* indio, si studiò fin dal primo momento 
di attraversare con ogni sorta d'imbarazzi il già tanto 
scabroso cammino preparato dagli eventi al generale 
Camperò, col fine, assai facile a supporsi, di rimuoverlo 
dalla presidenza della Repubblica, onde questa ricadesse 
poi di diritto in lui per la sua qualità di Primo Vice- 
Presidente. 

Avvenuta la elezione del generale Camperò a Pre- 
sidente della Repubblica mentre egli trovavasi in mar- 
cia, come dicemmo, coi resti del disfatto esercito bo- 
liviano, assunse interinalmente le redini dello Stato 
- fino al suo arrivo a La Paz, ove fu chiamato da 
apposita Commissione speditagli dalla Convenzione Na- 
zionale - il Primo Vice- Presidente Anici;to Arce. E co- 
mecché costui sapesse che il proprio interinato non 
doveva durare che pochi giorni - circostanza che gl'im- 
poneva di astenersi da ogni atto di Governo non stret- 
tamente urgente - uno ne consumò, fra gli altri tanti, 
iei più inaspettati e biasimevoli. 

Accennammo già che una rivolta di quartiere, avve- 
duta nel marzo di quel medesimo anno, portò lo sban- 
iamento di una divisione di oltre 1 5oo uomini che il 



9^ Suoi biasimevoli atti 



generale Camperò, allora Presidente provvisorio, aveva 
allestito per condurla seco a Tacna, e che probabil- 
mente avrebbe data la vittoria all'esercito Perù-boli- 
viano nella battaglia dellM//o delP Alleanza. Gli autori 
di quella obbrobriosa rivolta, chi sotto processo, chi 
semplicemente lasciato fuori di servizio, giacevano tutti 
sotto il peso della generale riprovazione; e non urgeva 
in modo alcuno che il Governo si occupasse di loro. 
Ciò nondimeno il Vice-Presidente Arce approfittò dei 
suoi brevi istanti di interinato governativo per richia- 
mare al servizio attivo una gran parte di quello stuolo 
di rivoltosi, arrivando perfino ad accordare promozioai 
ad alcuni di essi ed a collocarne altri nel medesimo 
corpo degli aiutanti del Governo (i), mentre la povertà 
del pubblico erario ed il difetto di soldati da coman- 
dare obbligavano a lasciare in abbandono, fuori di ser 
vizio, gran numero di Ufficiali che si erano mostrat: 
degni e leali servitori della patria. 

Anche senza considerare la immoralità intrinsecai dì 
siffatto procedere ed i facili sospetti di complicità che 
potrebbe destare, il Vice-Presidente Arce introduceva cor. 
ciò nell'esercito, in momenti tanto calamitosi pel 
nei quali si sentiva sì forte il bisogno di allontai 
lutto quanto potesse anche menomamente turbare I3 
pace interna e l'azione rapida e sicura del Governo, ur 
elemento per sé stesso perturbatore e manifestaixienté 
avverso al generale Camperò. 

Contemporaneamente il giornale La Patria^ che «^r^ 



(i) Vedi il giornale El Deòer di La Paz, n. loi. 



// gen. Camperò giunge a La Pa^ 99 

stato il più ardente propugnatore della candidatura del 
dottor Arce alla Presidenza della Repubblica, cercava 
trarre profitto dalla nota hidalgwa e rigidezza di prin- 
cipii del generale Camperò, per spronarlo a non accet- 
tare la conferitagli presidenza. Cominciando col manife- 
stare che si dubitava se l'accetterebbe o no — ricordando 
aver egli dichiarato in più occasioni che bisognava una 
buona volta attuare il principio repubblicano dell'alter- 
nabih'tà nel potere (i) — finì col dire che il generale Cam- 
pero, se non voleva rassomigliarsi ai Daza e ai Melga- 
rejo, era nelF imprescindibile dovere di mantenere la sua 
parola anticipatamente impegnata rispetto a ciò ; e che 
infine se questo non bastasse per determinarlo a non 
accettare la Presidenza, era necessario tenesse presente 
che la Convenzione Nazionale non lo aveva eletto Pre- 
sidente che prò forma ^ onde sollevare il suo animo 
dalFabbattimento della sofferta disfatta nel campo della 
Alleanza, e quindi nella quasi sicurezza che egli si af- 
fretterebbe a presentare la sua rinuncia. 

Effettivamente il generale Camperò, che per la fie- 
rezza e lealtà del suo carattere può dirsi una fedele ri- 
produzione dell'antico tipo dtlV hidalgo, o gentiluomo 
spagnuolo, il cui sangue scorre nelle sue vene, trepidò 
non poco al suo arrivo a La Paz, prima di accettare 
Falta carica conferitagli. Solo vi accondiscese dopo nove 
giorni di esitazione, alle reiterate premure della Con- 
venzione Nazionale e di numerose deputazioni di tutti 
gli ordini di cittadini di La Paz, che unanimemente gli 



(i) Vedi la nota a pag. 95. 



100 La pace interna assicurata 

mostravano dipendere dalla sua accettazione il mante- 
nimento della pace interna e la possibilità di attendere 
degnamente alle imperiose esigenze della guerra col 
Chili. E cosi, spariti nuovamente i riapparsi timori della 
guerra civile, la pace interna si stabilì, apparentemente 
almeno, su sicure e solide basi. 



w^ 



SOMMARIO 

Deplorevoli condizioni della Bolivia. - Meschinità numerica del- 
l' esercito. - Difetto d' armamento. - Povertà dell' Erario. - H 
Governo chiede aiuti di armi o di danaro al Perù. - Domanda 
un prestito agli Stati Uniti. - Spedisce agenti segreti a Buenos 
Ayres per fare acquisto di armi. - Provvedimenti intemi. - 
Rivalità ed intrighi di malevoli. - Difficoltà topografiche per 
la repressione dei moti rivoluzionarii. - I materiali di guerra 
acquistati a Buenos Ayres sono trattenuti in Jujui: giungono con 
gran ritardo in Bolivia. — Si raccolgono le armi possedute dai 
cittadini. - Si forma un piccolo esercito. - S' intraprendono 
operazioni di guerra che rimangono incompiute. 




pcEMMO nel capitolo precedente che il 
Generale Camperò trepidò non poco 
prima di accettare la Presidenza della 
Repubblica. Di certo ne aveva ben 
donde: in Bolivia tutto era da fare.... 
con quali elementi! 

Il gran bisogno del momento, per tirare innanzi la 
uerra col Chili, era la creazione di un esercito: e 



102 Esercito ineschino 



mentre, senza parlar d' altro, mancavano le armi, non- 
ché i fondi per comperarle e le vie per introdurle nel 
paese, questo, povero ed in completo sfacelo amministra- 
tivo e finanziario, si trovava in condizioni assai poco 
favorevoli per correre prontamente in aiuto del Governo- 
Dei resti dell'esercito disfatto nella battaglia del- 
l' Alto dell'Alleanza, sqlo rimanevano sotto le anni 
alcuni informi e decimati battaglioni, che congiunti a 
quelli esistenti nel Sud della Repubblica sotto gli or- 
dini del Generale Flores, formavano un totale di looa 
o 1200 uomini al massimo. Era questo tutto l'esercito 
che in quel momento aveva la Bolivia: ed era questo 
anche il solo che poteva avere, poiché nei suoi quar- 
tieri e nei suoi magazzini militari non esisteva un solo 
fucile di più, oltre quelli di cui gli anzidetti battaglioni 
erano armati. 

Lo scarso armamento che essa aveva prima dellr. 
guerra, e quello che, al principio di questa, le fu som- 
ministrato dal Perù andarono perduti entrambi, salvo 
la piccola frazione di cui abbiamo parlato, parte nella 
famosa dispersione di San Francisco, e parte ndh 
giornata dell'Alto dell'Alleanza. Certo, molti se nor 
tutti i soldati ritornati in patria dopo questi due fatti 
d'armi, portarono seco i propri fucili; ma eccetto po- 
chissimi, anziché consegnarli al Governo, preferirono 
tenerli per sé, per venderli o per servirsene nei fre 
quenti rivolgimenti politici dello Stato. 

Al difetto dell'armamento si aggiungeva inoltre, 
come già accennammo, quello dei fondi necessarii per 
farne acquisto all' estero ; poiché in Bolivia, come pu: 



Povertà deìV erario lO) 



troppo è risaputo, la fabbricazione di armi da fuoco 
è del tutto sconosciuta. 

Paese continuamente involto in lotte intestine e retto 
quasi sempre da Governi instabili ed anormali, la Bo- 
livia non godette mai il benefìcio del credito né al- 
l'estero ne all'interno: tutte le volte che ricorse a 
quest'ultimo, fu sempre sotto forma dì prestito for:[oso; 
che, oltre la scarsezza dei risultati congiunta a grande 
spreco di tempo, non fu quasi mai senza molta resi- 
stenza da parte dei contribuenti e senza grave pericolo 
di compromettere il sempre vacillante ordine pubblico. 
Un imprestito di questo genere, per un milione , di 
scudi, era stato appunto decretato fin dall' esordire 
della guerra, nei primi mesi del 1879; e mentre non 
erasi potuto riscuotere ancora che in piccola parte, 
aveva dato già più volte a temere 'pel mantenimento 
della pace interna. 

Unica risorsa del momento erano quindi le entrate 
ordinarie dello Stato, il cui ammontare non si elevò 
mai al di là di due milioni' di scudi, circa otto milioni 
di lire (i), assai scarsamente bastevoli in tempi nor- 
mali per le spese più urgenti della pubblica economia: 
al che è da aggiungere che queste stesse entrate or- 
dinarie, già tanto meschine e tanto insufficienti anche 
nei tempi più prosperi, erano state per giunta in buona 
parte divorate anticipatamente dalle straordinarie spese 
di guerra fino allora sostenute. 



(«) Lo scudo boliviano, detto Boliviano^ equivale a lire ita- 
liane 3,76. 



104 Prcwedimenti del Governo 

G)me ultimo coronamento infine di così poco felice 
stato di cose, tutto il sistema politico, amministrativo 
e finanziario del paese, versava in si deplorevoli con- 
dizioni, che la Convenzione Nazionale si vide neUa 
necessità di rovesciarlo tutto di un colpo, richiamando 
in vigore una delle tante Costituzioni che per lo ad- 
dietro si diede il paese, e introducendo molte e radicali 
innovazioni nel ramo delle finanze. 

Cionondimeno il Governo del Generale Camperò 
non si perde di animo : spiegando la maggiore attività 
fin dal primo istante della sua installazione, mentre 
da una parte attendeva al riordinamento interno dello 
Stato, prestava dalF altra alle molteplici esigenze della 
guerra, nella stretta cerchia del possibile cui era con- 
dannato, le più assidue e intelligenti cure. 

La prima neces'sità del momento, ripetiamo, era 
dunque la creazione di un competente corpo di truppe. 
E poiché, come dicemmo, il principale ostacolo sor- 
geva dalla mancanza di armi e di denaro, il primo 
pensiero del Governo fu quello di provvedersi di questi 
due essenzialissimi elementi di guerra, o meglio, di fare 
tutti i maggiori sforzi per conseguire siffatto scopo. 

Sulla fine di giugno quindi, ossia solo qualche 
giorno dopo la elevazione di Camperò alla Presidcnz: 
della Repubblica, partiva da 1^ Paz il Dottor Cabrerà 
con una missione confidenziale presso i Governi del 
Perù e degli Stati-Uniti dell'America del Nord. Al G> 
verno del Perù il Dott. Cabrerà doveva domandare '.- 
provvista del bisognevole armamento, colle rispeltiv. 
munizioni; e nel caso in cui il Perù non fosse in grai: 



Inviati boliviani lo^ 



di accedere a tale domanda, un prestito che permet- 
tesse acquistare altrove siffatte cose. Terminata questa 
prima missione, doveva egli recarsi a New- York e 
negoziare con quel Governo un mite imprestito in 
danaro, fosse anche a costo dei maggiori sacrifizi per 
parte della Bolivia, od anche in materiali di guerra, 
se i suoi negoziati presso il Governo del Perù fossero 
riusciti del tutto infruttuosi 

Contemporaneamente al Dottor Cabrerà, od appena 
qualche giorno più tardi, partivano pure da La Paz 
altri Agenti confidenziali del Governo ^lla volta di 
Buenos Ayres, con incarico di fare acquisto segreta- 
mente, in nome proprio, di armi e munizioni, come se 
si trattasse dì una semplice loro operazione commer- 
ciale, e introdurle in Bolivia. 

In ultimo, mentre questi diversi incaricati si reca- 
vano alle loro rispettive destinazioni, il Governo dira- 
mava ordini per tutta la Repubblica e si affaticava a 
tutt'uomo: i^ per raccogliere le armi che i soldati 
sbandati avevano conservate o vendute al loro ritorno 
in patria, dopo lo scontro di San Francisco e la bat- 
taglia dell'Alto dell'Alleanza; 2^ per istituire e disci- 
plinare nuovi battaglioni di truppa, onde si trovassero 
già pronti nel momento in cui arriverebbero le armi ; 
3^ per sollecitare la riscossione delle poche rendite dello 
Stato e del prestito forzoso di 5oo,ooo scudi, ordinato 
dalla Convenzione Nazionale, in sostituzione di quello 
decretato dall' ex-Presidente Daza nel 1879 e che ri- 
nase per oltre una metà insoddisfatto. 
Sopravvennero indi a poco i negoziati per la pace, 

7 . — ' Caivamo, Guerra d* america - Parte II. 



io6 I.itri^hi di maìevoli 

promossi e patrocinati dalla mediazione Nord-Ameri- 
cana, di cui parlammo nella prima parte della nostra 
storia; ai quali il Governo, senza distogliersi dalle 
altre sue cure, prestò tutta V attenzione di cui si fa- 
cevano credere meritevoli ; e che, come pur troppo è 
noto, finirono tanto infelicemente colle celebri Con/e- 
ren\e di Arìca a bordo della Lackawana^ il cui unico 
risultato pratico fu quello di mettere in piena evidenza 
le esorbitanti esigenze del Chili e la poca o nessuna 
serietà della diplomazia degli Stati-Uniti. 

Ma intanto che il Governo consacrava tutto il suo 
pensiero a sì urgenti e difficili bisogne, il paese, anzi- 
ché secondarlo degnamente prestandogli con patriottica 
sollecitudine il proprio appoggio, si mostrava in gran 
parte perplesso e ritroso, agitandosi sordamente in senso 
ostile a lui ed alle sue mire, ad istigazione di ambi- 
ziosi mestatori politici; i quali, col pretesto di volere 
la cessazione della guerra, e quindi la sollecita con- 
clusione di un trattato di pace, si davano attorno cor. 
grande attività per intralciare P opera di quello con 
studiate resistenze, per portare la sfiducia e lo scora g^ 
giamento in tutti gli animi, per demoralizzare i pocbi 
ed incompleti battaglioni che costituivano T eserciti 
nazionale, seminandovi lo scontento e la discordia, i 
per promuovere rivolte e pronunciamìentos^ di cui s\ 
ebbe qua e là in tutta la Repubblica, più di un tea 
tativo(i). Il porta-bandiera, diciam così, di questo tristi 



(i) Nel Missaggio che il Presidente della Repubblica diri^\.-<J 
alla Convenzione Nazionale nel Giugno i88i, si lagone le a 



Intrighi di malevoli loj 



lavorìo, era un giornale di La Paz, intitolato La Patria ; 
il quale non si stancava di combattere il Governo col 
più acre e violento linguaggio, e di spargere largamente 
la sfiducia ed il malcontento nella inquieta popolazione. 
Cresciuti alla vecchia scuola politica della Bolivia, 
che agl'interessi dello Stato antepose sempre l'ambi- 
zione e gl'interessi personali di un uomo o di un par- 
tito, gli avversarli del Governo fingevano di non ac- 
corgersi che la rivolta da essi incominciata in momenti 



guenti parole: « Conoscete, Signori, le condizioni nelle quali si 
trovava il nostro esercito dopo il disastro (battaglia délVAlio del- 
l' Alleanza) del 26 Maggio del prossimo passato anno: poco più 
di mille uomini sparsi dal Nord al Sud della Repubblica, in gran 
parte sprovvisti di armi e di munizioni, e, ciò che è peggio ancora, 
mancanti di moralità e di vera disciplina ; incapaci perciò di intra- 
prendere una campagna contro il nemico, e solamente atti a riempire 
di terrore e di spavento le nostre popolazioni.... Poco tempo dopo 
la chiusura della Convenzione (Ottobre 1880) cominciò a sussur- 
rarsi che scoppierebbe ben presto una rivoluzione. Non poteva 
scoprirsi il promotore o Caudillo della rivolta: ma cresceva il 
rumore, e l'allarme che teneva in agitazione tutta questa popolazione, 
si propagò rapidamente fino al Sud della Repubblica. In Sucre 
principalmente la rivoluzione davasi già come avvenuta. Secondo 
alcuni, l'iniziativa doveva partire dal battaglione Sucre accantonato 
in Laja^ secondo altri dal battaglione Alianta : secondo altri, infine, 
la rivolta doveva consumarsi dalla divisione esistente in Oruro, 
d'accordo con alcuni dei corpi situati in questo Dipartimento di 
La Paz (si tenga presente che i battaglioni, le divisioni ed i corpi 
di esercito in Bolivia, non esistono che nominalmente nei quadri, 
con appena qualche centinaio di soldati in realtà).... La caduta del 
Governo era quistione di mesi per alcuni, di settimane per altri, e 
di giorni solamente per la maggior parte degli speculatori po- 
litici!... » 



loS difficoltà topografiche 



tanto gravi, fosse, come era in realtà, un vero delitto 
contro la patria. Loro unico intento era quello di ro- 
vesciare il Governo di Camperò per mettersi al suo 
posto ; e pur di ottenere siffatto scopo, fosse anche per 
un giorno solo, preparavano ed affrontavano con indif- 
ferenza la totale rovina della Nazione. 

In un paese come la Bolivia il cui organismo politica 
in grazia principalmente della costante penuria delPEra- 
rio, fu sempre dei più imperfetti, e la cui scarsa popola- 
zione trovasi sparpagliata su di un immenso territorio 
dei più alpestri ed accidentati — ove le distanze per 
sé stesse enormi dall'una all'altra città, dalPuno al- 
l' altro borgo o villaggio, non possono vincersi per la 
'Bmncanza di strade se non con un grande spreco di 
tempo e di fatica — l' azione del Governo, per energica 
che possa essere, non può farsi sentire al difuori della 
Capitale che con molta lentezza, ed in una misura 
necessariamente molto limitata. Nasce da tutto questo 
che il menare a capo con una certa sollecitudine prov- 
vedimenti che richieggono il concorso di tutta la Na- 
zione, è cosa delle più difficili anche in tempi ordinarli: 
e quando a ciò si aggiunga 1' opera ostile di fazioni 
politiche sovversive, od anche il semplice malvolere dì 
una parte della popolazione, addiviene una cosa affatto 
imfX)ssibile. 

E qui occorre ricordare che questa materiale impo- 
tenza dell'Autorità governativa centrale a spiegare in 
un momento dato un'azione rapida ed energica in 
tutto il territorio della Repubblica, fii non ultima fra 
le tante cause che maggiormente concorsero a perpe- 



Contrarietà esterne io<) 



tuare la guerra civile e V anarchia in cui sempre visse 
la Bolivia. Giacche, scoppiata la rivolta in un dato 
punto dello Stato, od anche semplicemente iniziato 
qualche movimento sovversivo, e l'una e P altro hanno 
tutto il tempo d' ingigantire e di farsi relativamente 
formidabili, prima che il Governo ne sia informato e 
possa prendere i necessari provvedimenti; mentre, in 
principio, sarebbe forse bastata la più semplice misura 
di repressione, per far ritornare le popolazioni nel loro 
pristino stato di ordine e di tranquillità. 

Non è quindi a dire quanto soffrissero per cagione 
delle sovraccennate turbolenze le importanti bisogne 
deirammannimento di fondi, della raccolta di armi e 
della creazione di un esercito, cui principalmente at- 
tendeva il Governo nell'interno dello Stato. 

Ne queste furono le sole contrarietà nelle quali la 
energica e patriottica politica del Generale Camperò 
ebbe ad urtare. Altre ne incontrò al di fuori della Re- 
pubblica, e non lievi. 

Le missioni affidate al Dottor Cabrerà presso i Go- 
verni del Perù e degli Stati-Uniti, andarono comple- 
tamente a vuoto. Il Perù, stretto da mille bisogni sotto 
la minaccia che non tardò a verificarsi, di una inva- 
sione nemica alle porte stesse della Capitale, non era 
certamente in grado di prestar soccorsi, bensì di rice- 
verne. E quanto agli Stati-Uniti, bastò di trincerarsi 
dietro la qualità di fx)tenza neutrale, per rispondere 
negativamente. 

Solo gli Agenti segreti inviati a Buenos-Ayres da- 
vano speranza di un buon risultato. Messisi in rela. 



no xArmi sequestrate 



zione con accreditate case commerciali di quella città, 
poterono ottenere che fossero loro spediti con una certa 
sollecitudine dai porti europei alcuni cannoni Krupp 
e parecchie migliaia di fucili, con una discreta quantità 
di munizioni. Ma ciò non bastava: bisognava trovar 
modo di introdurli in Bolivia ; e qui sorgeva una nuova 
e non piccola difficoltà. 

Occupato dair esercito chileno il litorale boliviano di 
Atacama con parte di quello del Perù, dal Loa fino ad 
Arica, e chiuso il porto di MoUendo insieme a tutti 
gli altri porti peruviani dalla stretta vigilanza che vi 
esercitava la flotta chilena, la Bolivia non poteva va- 
lersi di nessuna delle sue antiche vie sul Pacifico per 
ricevere dette armi. Unica via possibile rimaneva quella 
oltremodo lunga e difficile di Buenos-Ayres ; e di questa 
appunto si servirono gli Agenti boliviani, a capo dei 
quali trovavasi V ardente patriota quanto attivo ed in- 
telligente commerciante D. Francisco Arrqya, Ma per 
quante precauzioni usassero nel tener celato il trasporto 
di siffatti materiali di guerra, nascondendoli sotto la 
forma e la denominazione generica di merci comuni, 
non poterono sottrarli alla perspicacia dello spionaggio 
chileno; il quale riuscì a farli trattenere a mezza strada 
nel territorio della Repubblica Argentina, in nome dd 
doveri di neutralità di quest'ultima nella guerra del 
Pacifico. 

In verità la Repubblica Argentina che tanto gelosa 
si mostrava dei suoi doveri di Potenza neutrale, ss 
alcuna volta li violò, fu appunto quando ordinava il 
sequestro in Jujui dei sopradetti materiali di guerra 



In^iusti:^ia del sequestro in 

che, secondo appariva dalle negoziazioni commerciali 
corse in Buenos-Ayres, semplici privati trasportavano 
a loro rischio e pericolo, per tentare una impresa di 
carattere commerciale, e non già a titolo di soccorso 
alla Bolivia, o per conto di questa Nazione bellige- 
rante (i). Ma conviene però avvertire che detto seque- 
stro fu praticato in virtù di disposizioni sollecitate ed 
ottenute dalla diplomazia chilena, in un momento in 



(i) « Il fatto che uno Stato neutrale somministri od aiuti a som- 
ministrare armi o materiali da guerra ad una delle Nazioni belli- 
g^eranti costituisce una violazione dei doveri di neutralità. Per con- 
trario, se i particolari, senz'avere l'intenzione di soccorrere uno 
dei belligeranti, somministrano loro armi o materiali di guerra a 
titolo d' impresa commerciale, corrono il rischio che questi oggetti 
vengano confiscati dall'avversario come contrabbando di guerra; 
ma i Governi neutrali non mancano ai loro doveri tollerando il 
commercio di oggetti che sono considerati come contrabbando di 
guerra. » BluntschlI, Codice di Diritto Internazionale^ art. 765. 

A questa dottrina, alla quale fanno plauso i migliori trattatisti di 

IDirìtto Intemazionale, si attenne l'Inghilterra, come sempre, nella 

guerra Franco-Prussiana del 1 870. E la medesima condotta tenne 

pure in quella stessa occasione il Governo di Washington ; il quale, 

nel proclamare la propria neutralità, dichiarò espressamente che i 

cittadini degli Stati-Uniti rimanevano nella piena libertà di com* 

merciare, a loro rischio e pericolo, in oggetti di contrabbando di 

guerra, mentre poi proibiva agli Arsenali dello Stato di vendere 

armi ai belligeranti. 

I>' altra parte il Trattato di Commercio vigente fin dal 1868 fra 
la Repubblica Argentina e la Bolivia, sanzionava il principio del 
lìbero transito commerciale, con dichiarazione espressa di non po- 
tersi imporre nessuna proibizione o restrizione, eccettochè in virtù 
di disposizioni generali applicabili contemporaneamente al com- 
mercio di tutte le altre Nazioni. 



112 Vie impraticabili 



cui la Repubblica Argentina era agitata da gravi tur- 
bolenze politiche, al cadere dell'Amministrazione del 
Presidente Avellaneda, e che venne senz* alcuna diff- 
coltà rimosso dopo circa due mesi, che possono dirsi 
di vera agonia per la Bolivia, tostochè trovossi defi- 
nitivamente installato il Governo dell' illustre e valo- 
roso General Roca. 

Vinto P ostacolo del sequestro, altro non rimaneva 
che condurre a termine il trasporto dei sopradetti can- 
noni e fucili: operazione anche questa delle più ma- 
lagevoli; giacché da Jujui a Oruro, che i\i sempre ii 
centro militare più importante della Bolivia, corre una 
distanza di oltre mille chilometri, seguendo la linea 
più corta tra le meno difficilmente praticabili, per luoghj 
alpestri e rocciosi, ove par che la natura abbia voluto 
accumulare con ricercato studio ogni specie di dif- 
ficoltà. 

Nel bel mezzo del maggior gruppo delle Ande, ove 
agli ardenti calori del Sole succede di sbalzo al cader 
della notte il freddo più intenso; ove regna sovrana 
la più tetra solitudine, solo interrotta di tanto in tanto 
da qualche misero casolare di Indiì più o meno bar- 
bari, che fuggono a gambe levate alla semplice vista 
di un viaggiatore; ove tutto bisogna portar con sé, 
perchè tutto manca ai bisogni della vita ; ove non un 
filo d'erba allieta la vista, eccetto nelle profonde val- 
late che é giuocoforza lasciare da un lato, onde non 
aumentare air infinito la tortura di sì lunga e penosa 
peregrinazione ; ove la più bella strada consiste in qual- 
che meschino sentiero, non sempre visibile, dovuto ai 



Tardo arrivo delle armi iij 

raro calpestio dei pochi animali che vi transitano, — 
convien continuamente o serpeggiare fra angusti letti 
di grossi fiumi, passando e ripassando centinaia di 
volte le loro rapide correnti, o salire e discendere a 
guisa di camosci altissime roccie, ove assai spesso 
basta posare il piede su di una pietra mal sicura o 
corrosa dal tempo, che il minimo tocco riduce in fran- 
tumi, per rotolare nel fondo di spaventevoli preci- 
pizi (i). 

Il trasporto di cannoni, fucili e munizioni, per sif- 
fatta via, non poteva, essere che l'opera paziente e fa- 
ticosa di molte e molte settimane; e per quanto si cer- 
casse di far presto, non giunse a termine che appena 
nel febbraio del 1881. 

Prima di detta epoca, febbraio 1881, nonostante i 
molti e supremi sforzi del Governo per procurarsi qual- 
che armamento, fu quindi del tutto impossibile ottenere 
dall'estero un solo cannone od un solo fucile : e la man- 
canza di armi, per certo, primo ed essenzialissimo ele- 
mento di guerra, condannava la Bolivia, quando pre- 
cisamente più cruda e accanita ferveva la lotta fra il 
proprio alleato ed il Chili, ad una forzata e fatale ina- 
zione. 

Ma se il difetto di armamento, e perciò di un discreto 
esercito, impediva alla Bolivia di prendere nella guerra 
una parte importante e decisiva, era però imprescindi- 



(i) Battemmo noi stessi siffatta via nel nostro viaggio, più volte 
Lcoennato, da Buenos-Ayres a La Paz; e facemmo quindi perso- 
i.a.linente il penoso esperimento delle tristissime sue condizioni. 



114 Soccorso dovuto ed offerto 

bile dover suo di portarvi il contingente di tutte le sue 
forze, per quanto fosse piccolo e meschino; ed in vista 
di ciò appunto il Governo del general Camperò, senza 
rallentare le pratiche che si facevano all'estero per 
l'acquisto di armi, spiegò la maggiore attività nella trì- 
plice bisogna di munirsi di fondi, disciplinare nuovi 
battaglioni e raccogliere i fucili che si trovavano di- 
spersi in tutta la Repubblica presso i vecchi soldati 
sbandati od i cittadini che da essi ne avevano fatto 
acquisto. Ma, come già dicemmo, molti e non lievi osta- 
coli gli si ersero di fronte anche, in questo dalle mene 
sovversive di cattivi boliviani, i quali, per dare sfógo 
alle loro bieche ambizioni ed ai lor