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Full text of "Storia della repubblica di Venezia dalla sua fondazione sine al presente ..."

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ISTORIA 

DELLA REPUBBLICA 

DI VENEZIA 

Dalla fua Fondazione fino al prelénte 

DEL SiG. Abate LAUGIER 

Tradotta dal Franeefe 
Edizione Seconda. 



Tomo Nono 




IN VENEZIA 

-.fCARLO Palese, e 
P* ■ X GasparoStorti 

CON PRIVILEGIO. 

1778 



1\ìo\?>-\^^ 



AUTORI 

eie fi fonò confultati in quejìo 

Volume^ oltre gli glfti 

già nominati é 

Pietro Giuftiniani ^ Nobile Ve- 
neziano : egli ha fcritto la 
Storia di Venezia dalla fua origi- 
ne fino alla fine della guerra di 
Cipro nell'anno 1573. 

Paolo Parata N. V. e Procura- 
tore di S. Marco 1 egli ha fcritto 
la Storia di Venezia dall' anno 1513. 
fino all'anno 1552; ed una Storia 
particolare della guerra di Cipro * 
Quefte due Storie fono opere pre- 
ziofe • A rifervà di una qualche 
lunghezza nelle defcrizioni ^ vi fi 
trova tutta la lagacia e la efattez- 
za, che può defiderarfi* 

Giambattifta Nani N. V* e Pro- 
curatore di S. Marco r la fuo Sto- 
ria è nota a tutti. 

A 2 Fran- 



Francefco Guicciardini : la fua 
Storia è molto celebre , benché non 
da imparziale. 

Paolo Qiovio: qu^o Autore è 
tanto celebre ) quanto poco efatto. 

Samuel Guichenon > Storia di 
Savoja. 

Tutti gli Storici di Francia eoa- 
temporanei. 




STO- 




STORIA 

t>£LLA REPUBBLICA 
DI VENEZIA 



L I B ito XXXIII. 



S O M M ^ R I O, 

Francefco t Juccejfore di Luigi XtL fi 
dichiara per li Veneziani. Il Re d* In- 
ghilterra favorifee la loro unione * I Ve* 
nev^ani tentano di nuovo di guadagnare 
r amicizia del Papa • CU fpedifcono un 
fiuovo 9/fmbafciatoreé II Papa è coftantt 
ne^fuoi primi impegni. Lega degli S'oi^'^ 
Zff'i col Papa y P Imperatore , ed il Rà 
di Spagna. La Città di Oenùva fifen^ 
A3 de 



6 Stòria Veneta 

de alla Francia .- Maneggf dell' Impera^ 
tore contro lì Vener(ìant . Politica del Re 
di Spagnài Gli Si)Ì!^^eri occupano i paf^ 
faggj delle ^pi • I Prancefi penetrano 
nella Italia. Fanno uh trattato con li 
Svit^^eri . Renxp' da Ceri lafcia il fer- 
vii(io deità Repubblica . Il Cardinale di 
Sion fa fciogliere il trattato degli Svi^" 
t(eri ioVRe. Pòfixjonì dette arrnate. Gli 
S^ix^ri fi accordano a non dare batta- 
^tia^ il Cardinale di Sion li fa fifolve- 
re • Battaglia di Marignano « La notte 
fepara i combattenti. Il combattimento fi 
ripiglia net giorno fegùente . I Francefi 
fono vittoriofi » I Milanefi fi fottomettO' 
fio al ^e • i^mbafciata de^ Veneziani a 
Francèfco T,' %Accogliefì^\^' che lóro fa . 
%^ffedÌ0 di Brefcia fatto dalli Fene^ia- 
ni . Morte\di %Alvianp , loro Capitano . 
£* foftituito Gian^Giacopo Trivul^io . Sue 
opera^oni . Sòccorfo f fedito dalli Fran» 
xefi . Raggiri 'del Papa\ Sua conferen* 
Xa col Re iìk Bologna. Francèfco L ri- 
torna in Francia. I Veneziani levano i* 
affedki di Brefcia,. Tri'óulzjo lafcia il 
fervÌ7Jo de Vene^ianh V Imperatore Maf* 
firniliarw ìsntra in Linnbardia . Suoi prò» 
greffinelMilanefe. £' arrefiato fatto Min- 
iano! Riuma iri Germania. La fua ar^ 

' mata 



Libro XXXIIL 7 

.méta fi difperde. Malafede di Leone X. 

A Si ripiglia Pajfedio di Brefcia , La 
pìa^a è obbligata a fendetfi . Si pro- 
getta P affedìo di Verona. Difcordia in-^ 
tomo a ciò tra li Vetie^ani e li "Fran- 
cefi. Condotta e^vooca del Marefciallo 
di Lautrec. Egli fa levaro Paffedio di 

. Verona. In^ìetudine de Venev;iani. Pro^ 

< pofii^iom di pace tra P Imperatore e il 
Re. La pace è concbiufa in Brujjpdles . 

< I. Veneziani w adetifiono . JEffi rejtano 
in pojfejfo di Verona. Rijultato della 
Lega di Cambrai » - ^tten^fone ^el Se^ 
nato per la economia interiore . Rinnova 
te capitolazioni con la Porta. Difficoltò 

' pet U commercio di Spagna. Stato di 
^ui^ commerdaé ^ccomoìdamento de Ve* 
ne^iani con V imperatore. Progetto dile^ 
ga centro i Turchi , Morte dell* Impera* 
tote MafjimUìane^ artifizi per dargli 
un ftKceffore ^ I Veneziani favorifcom il 
partito 4i Francia .. Impegni che prendo* 
nacon effa . Carlo Re di Spagna è 
eletto. .Solimano IL Imperatore di Co* 

.. ftantìnopolì . Saggia condotta de Venezia* 

' ni . Solimano li afficura di fua amici* 
Z^a . Differenti maneggj de* Principi 

'< Crijliani ^ Conferenze intorno i confini 
ftaS Impeto^ e lo Stato Veneto. Con* 
A 4 dotta 



Leonar- 
do LORE- 
3>ANO, 
B. IXXV. 

Vnncefio I. 
SucceObre di 
Xuigi XII. fi 
dichiara per 
li Veneziani, 



An. Z$IJ. 



8 Storia Veneta 

dotta attìfi^ofa di Carlo V» Confronto del 
fuo carattere con quello di Francefio L 
Le oftìlità cominciano tra ejp . Guerra in 
Ungheria • Morte del Doge Leonardo Lo» 
redan . ^Antonio Grimani gli fuccede . 
Carlo V. dimanda il paff aggio al li Ve^ 
nea^fani per entrare in Italia . Lega trat» 
tata in Roma per la ficure^^a d" Italia. 
Inganno di Leon X* che fi collega colF 
Imperatore. Difcordia del Papa con li 
Francefi. 



\^\-^v^\'r'\-^\--\-?-\'^X'r^\-=^\'^X'-*X'-r^ 



LA morte di Lodovico XIL 
nelle circoftanze ^ in cui fi tro- 
vavano li Veneziani , era per 
efiì un avvenimento^* pi h fu- 
sefli. Avevano fondato fui ioccorfo di 
un'armata potente, che quefto Principe 
fpediva in Italia, e non erano fìcuri d' 
ifpirare nel nuovo Re i medefimi dife* 
gni , e lo fteflfo zelo , I nemici della 
Repubblica credettero, che quefta mor* 
te libererebbe l'Italia dall' invafione de' 
Francefi , e che vedrebbero li Venezia- 
ni ridotti alle loro fole forze ; ma il 
giubilò , che avevano provato nell' in- 
tendere la morte di Luigi XII. ebbe 
poca durata • Francefco Conte di An« 

gou- 



li a nò XXXin« 9 

gouleme innalzato al trono manifeftò ^ 
con tutti i nobili fentimcnti , che ifpi- l^onar- 
ra l'amor^ della gloria^ un ardente de- boLori- 
fiderio di riparare V ignominia della rot- aano , 
ta di Novara , e di far valere i giufti 
diritti, che aveva al Ducato di Mila« 
no , per ragione di Claudia di t^rancia ^ 
fua moglie, figlia di Luigi XIL e pro- 
nipote di Giovan-Galeazzo Vifconti. 

Appena prefe le redini del governo , 
fcrifle al Senato una lettera obbligane 
tiffima. Diede ordine al Vefcovo di 
Arlcs , Ambafciatore di Francia in Ve-» 
nezia , d'intendere dalli Veneziani , fe 
volevano rinnovare con lui la lega , che 
fatta avevano con il fuo predeceflbre , 
afficurajndogli j-^rhe^fideraVa la loro ami*' 
cizia y ed alleanza w II Senato ricevè 
quefto invito con fegni i piii fenfibiU 
di ricottofcenza , e gli fece rifpondere , 
che li Veneziani farebbero fempre pron« 
ti a dai^li prove del loro amore e rì(* 
petto ; che defideravano con ardore di 
rinnovare la lega con la Francia , e di 
operare a tutto . potere per iftabilire la 
potenza Francefe in Italia , in modo di 
renderla rifpettevole a' loro comuni ne- 
mici . Il Senato ordinò nel medefimo 
tempo agli Ambafciatori della Repub» 

bli- 



i6 Stòria Veneta 

^rblica , che di recente erano arrivati al*^ 

Legnar- 1^ Corte di Francia , di ibllecitare la 
poLoR£. conchiufione del trattato. Effi non vi 
Oé^uucV ^^^^^^^^^ oppofizione a{cuna, France- 
fca ^. prefe con li Veneziani tutti gì' 
impegni del fuo predeceflbre , e r allean* 
za fu confermata alle medefime condi- 
zioni . • 
Il Re d'In- Terminato quefto affare, gli Amba« 
5Srifcé?a tol fciatori di Venezia paffarono in Inghil- 
iD unione, ^gj^^ ^^^ cwiiunicare ad Enrico Villi 
il maneggiato in Parigi, e periefort^rlo , 
a nome del Senato , ad adempire. fedel« 
mente gli articoli del trattato fatto con 
Luigi' XII. in virtii del quale erafi egli 
impegnato di vivere < in pace con la 
Francia , e di non porre oracolo alla 
protezione , che- quefta Corona^ voleva 
dare dlli Veneziani, Ebbero in ciò tut« 
fa la foddisfazione che potevano ^lefi- 
derare. Il trattato tra T Inghilterra, eia 
Francia fu confermato in tutte le fue 
parti . Giuftiniani reftò alla Corte di 
Enrico Vili, e Pafqualigo venne a Pa-« 
rigi, per fifiedere in quella di Fran* 
cefco I. 
X venesìani I Veneziani , ficuri dell'appoggio di 
nuovo^di gnL Francia ^ e della neutralità deiringhil« 
npttr ** terra, defidcravana trarre, ti loro par-» 

tito 



Liìmo XXXIII. li 

tifa il Papa ^ é pei? una circoftanza l0| 

rperavàno . Giuliano de' Medici , Fratel- Lbona»- 
lo di Leon X. aveva fpofata Filifaerta mLors- 
di Savoja , zia niaterna di Francefco L dano, 
e ftccome Giuliano ^veva grande afcen* ^ ""^ 
dènte fopra inanimo del Fratello, era 
da credei-fi , che i vincoli , che lo uni* 
vano alla Cafa di Savoja tutta dedita 
aliar Francia, influirebbero fopra k vo- 
lontà dei Papa , - e vincerebbero Tx^ppo^ 
fizione da Ini fino- allora moftrata a 
quanto poteva^ favorire li ritorno de^ 
Francefi in Italia* L'Amba&iatore della 
Repubblica alla fna Corte gli infinua* 
va di continuo la ncccflità di bene con« 
durfi con un Re- : giovane e potente , 
che avendo prevenuto con trattati tutto 
ciò, che poteva temere da'itioi nemi- 
ci, era in iftato di condurre tutte le 
fue forze in Italia, e d'impohre altie- 
ramente legge a tutti quelli , che non 
aveflero anticipatamente procurata la fua 
amicizia 4 Ma quefte iniìnuazioni , in 
luogo di far rifòlvere il Papa , accreb- 
bero le fue dubbiezze. Ora cedendo ad 
un giufto timore , pareva di voler ac- 
cettare le propofizioni , che fatte veni- 
van^li a nome del Re : ora tratto da^ un 
fcnhmento più forte, moftrata una ripu- 
gnane 



tt StÓUtA VEÌ^EtA 

^ignanza invincibile a fcioglieré i fuòi 

Legnar- inipcgni coli' Imperatore e col Re di 
DO LoRE- Spagna : ora al fine dichiarava^ chefuà 
DANo, intenzione era di non aderire a verun 
partito, di attendere Tefito d^li avv6# 
nimenti ^ e di accordare il fuo favore 
a quelli ^ che faceffero piegar la vitto«< 
ria dalla parte loro. 

Quefta irrefoluzione apparente era con-* 
fiderata dalli Veneziani come un arti- 
fizio del Papa per nafcondere ad effi 
i fuoi veri difegni . Non potevano ere* 
derè, che Leone X. potefìe vedere con 
occhio tranquillò il Re di Francia paf^ 
fare i monti coti un'armata formidabi^ 
le , e che prendere il partito poco ono^ 
revole, e poco ficuro di effere femplice 
fpettatore di un sì grande movimento é 
Giudicavano , che quefto Pontefice , do* 
véndo ugualmente diffidare , della fedeltà 
degli Svizzeri , che il danaro di Francia 
poteva corrompere, dell'incapacità dell' 
Imperatóre^ fempre fpoglio deiroccor* 
rtnte, e della aftuzia del Re di Spa- 
gna, che fi compiaceva burlar tutti per 
il fuo intereflTe; farebbe sforzato a porli 
tra le braccia della Francia o della Re- 
pubblica^ per non effere la vittima del- 
lo fdegno di due nemici tanto potenti. 

Il 



Libro XXXIIL 13 

Il Senato occupato da fifFatta idea^ 

rìcbiamò di Itótna Pietro Landò , e vi i^qnar- 
fpedi Marino Giorgi con nuove iftnizio- do Lori- 
ni. Ebbe ordine di efporre al Papa, n ano, 
che il Re di Francia aveva talmente *^,!!^f^ 
cuore la conquida del Milanefe , chenonaiuv^ 
non poteva fperarfi , che difficoltà alca* n . 
na lo potefle domare dal difegno d* im« 
padronirfene ; che li Veneziani eranofi 
impegnati con lui in modo irrevocabi* 
le ; che avevano fempre ardentemente 
deGderato di eflere uniti d'interefle con 
la Santa Sede, ma che Sua Santità aven- 
dovi pofti degli oftacoli , s* erano vedu- 
ti , contro lor voglia , nella neceffità di 
coUegarfi con li Francefi ; quefto efpe- 
diente eflendo loro parato indifpenfabi- 
le, e badante a fai vare i loro intereffi ; 
che toccava a lui il pefare con la fita 
prudenza il partito , che doveva prea« 
dere in quelle circoftanze , ed efamina- 
re fé poteva hr tramontare i progetti 
di un Re tanto potente come quello di 
Francia, e come potrebbe difendere lo 
Stato della Chiefa dalle armi foe viu 
toriofe; che gli avvenimenti dell'an- 
no premiente potevano fargli conofcert 
quali appeal ficuri feflero quegli Allea- 
d ne'^uali tanto confidava; che v'era 

un 



P.LXXV« 



t4 &T OR 1 A V E K E t A 

r Utt folo mezza di far ceffarc i rtia* 
Leomar. ^^1 ^^® affliggevano TltaKa dopo tari* 
0pLoRE- ti anni , ed era , che Sua Santità fr ri» 
?Aj^?.»- folveffe ad unirfi con li Francéfi e Ve- 
'fieziani; che certamente ^ toftocchè gli 
Svizzeri li vedeflero privi dell^ appog» 
gio della Santa Sede , abbandonerebbe^' 
ro la difefa di Maflimiliàilo Sforza i che 
gli altri Confederati , nulla piii poten* 
do fperare dagli Svizzeri ^ farebbero ob- 
bligati a rinunziare alli lofo cattivi di» 
(egni; che T Imperatore perderebbe di 
vifta gli affari d'Italia ; che il Re di 
Spagna fi contenterebbe del fuo Segno 
di Napoli; che allora ognuno ricupé^ 
rerebbe fenza fatica ciò ^ che appwte- 
nevagli , li Fraocefi lo Stato di Mila- 
no , li Veneziani tutte le Città , eh' era- 
nò ftate loro ingiuftamente rapite ; che 
la pace in tal forma farebbe (labilità e 
lictira: che ogni altro diverfo impegno 
per parte di Sua Santità non poteva 
produrre che una fuxiefta prolungazió- 
ne •di guerra, che porrebbe l'Italia nel- 
le piti fatali difgrazie; ch'era fna glo- 
ria H prevenirle ; e che la fola pace 
poteva ftabilire lo (lato della fua Ca- 
la , e la fortuna di fuò fratello e di 
fuo nipote ; che al piii non dovea porfi 

in 



iiB ILO XXXUL 19 
lA competenza eoo tanti gran Prinrìpif 
Maffimilianor Sforza, nuovamente pofto l^onak- 
iiiil tromi di Milano « e che per fé ftef. 00 Loub^ 
b meritava poca ftiraa; che li Fran- pano, 
cefi e li Veneziani erano (lati in ogni 
tempO: ipiii fermi appoggj della Santa 
Sede; che ogni ragione voleva, che 
Sua Sanótà acqordafle loro il fuo fa* 
vpiv. fopra tutte r altre Nazioni • 
. ' Macino Giorgi fece al Papa tutti quc+ ^^^J^r 
fii.rifleffi con molta &rza, ina non gli p"»! ^«pc* 
riufcV farlo cambiare di fentimento • Leo^^** 
ne X. in luogo di dichiarare per la 
Francia e li Veneziani^ nulla all'inconr 
tre trafcurò per ridurre., quefti ultimi 
ad eptrare in ima lega comune contro 
la Francia ; e penfapdo , che la dol« 
cezza, farebbe vana, adoperò il rigore # 
Prx)ibì lotta gravi pene a tutti li fud« 
£ti dfUa Chiefa di paflare al feevizio 
de' Veneziani .;. ordinò a' fuoi Generali 
diunirfi all' armata Spagnuola ; affettò 
con la Repubblica l'alterigia e lemi* 
naccie, é credè Ja tal modo intimidire i 
Veneziani a fegno di fare che abbando* 
x^aifero l'alleanza de'Francefi; ma effi 
furono più che mai coftanti nella rifiodu- 
«ione di dare uniti a quefta Corona , con^ 
fiaccandola la fola che potelle falvàtli^. 

L'Im- 



x6^ Storia Veneta 

^^^^^^ L'Imperatore ed il Re di Spagna 

Legnar- op^^ravano con calore preflb la Dieta de* 

DO LoRE- Cantoni Svizzeri , perchè entrafTero in 

j>ANo, una confederazione contro la Francia. 

Li Cantoni rifoluti di mantenere Maf- 

svizuri %i fimiliano Sforza fui Trono di Milano, 

^móralTd efigevano , che fi uniflero a quefto Du« 

gB»!*"*^cato Parma e Piacenza, fmembrate dal 

Papa , e che Leone X. aveva date a 

fuo Fratello Giuliano de' Medici , con 

Modena , e Reggio . Quella difficoltà fii 

?er porre in dilcordia gli Svizzeri col 
^apa ; ma li Miniftri deir Imperatore 
trovarono un mezzo di conciliazione, 
proponendo di cedere a Maflimiliano 
Sforza , in luogo di Parma e di Pia* 
aenza , Beliamo , di cui erafi già in 
poffefib , con Crema e Brefcia , che 
aveafi difegno di conquiftare. Gli Sviz« 
zeri ne parvero foddisfatti ; V Imperato- 
re ed il Re di Spiana vi diedero ma« 
no per togliere alli Cantoni ogni pre* 
ttUo di fcic^liere la unione ; il Papa 
r approvò con piad^e , e ne rifultò una 
lega di quefle Potenze , per impedire 
alli Francefi TingreiTo in Italia, 
la Città di Leone X. non ofTervò allora piii mi« 
«uamacia. fufe . Ordinò a fuo Fratello Giuliano 
de' Modici > di condurre le truppe di 

Fi- 



Libro XXXIIL 17 

Firenze in Lombardia , per unirle ai 

quelle degli Alleati . Fece citare i Prc- l^^^^^. 
iati Francefi al Concilio di Laterano , doLore- 
che continuava ancora , per dar conto daiw, 
della Prammatica Sanzione , che con fom- 
ma fortezza offervavafì in Francia; ed 
aflegnò loro il primo giorno di Otto- 
bre per comparire . Mentre egli mani- 
feftava la fua animofità contro i Fran- 
cefi con tanta franchezza , ebbe il ram- 
marico di vedere Ottaviano Fregofo , 
Doge di Genova , dichiararli apertamen- 
te per la Francia . Egli lo aveva fino 
a quel tempo confiderato come il mi- 
gliore fuo amico, ed aveva pure impe- 
dito , che Maffimiliano Sforza e gli 
Svizzeri, cui era divenuto fofpetto, im- 
piegaflero contro lui le loro forze. Fre- 
golo, che temeva i raggiri delle fazio- 
ni a lui contrarie', e che gli Svizzeri 
proteggevano fotto mano , pensò allicu- 
rarfi , col fottometterli alla Francia • 
Gli articoli del trattato furono, L che 
gli Stati di Genova titornerebbero fotto 
la ubbidienza del Re; IL Che Fregofo 
deporrebbe il titolo di Doge, e pren- 
derebbe quello di Governatore per la 
Francia; IIL Ch*egli difporrebbe di tut- 
te le cariche; IV. Che non fi rifabbri- 
Tom. IX. B ca- 



-t8 /Stori A Veketa 

^ ^rcarcbbe la Cittadella fmantellata dalli 

L£ONAR- Genovefi • V. che refterebhero in pof. 
DO LoRE- feflb di tutti i loro privila j; VL che 
t>Awo, fé Frcgofo foffe fcacciato di Genova, 
n^Lxxv. .j jj^ gjj darebbe fiato nella Firancia . 
Stabilito il trattato , Fregofo ebbe V 
^abilità d' infondere ne' Genovefi i me- 
defimi fentimenti • Inalberarono lo ften- 
4ardo di Francia dichiarandofì per lei « 
Maneggi - L* Imperatore teneva delie Diete nell* 
to4^'^«ro Alleraagna per aver danaro dalli Prin- 
iiYeBciiaiu.^jpj j^jj» Imperio ; impiegava in£nua« 
«zioni , preghiere , comandi , e poco oU 
teneva . Invitò i Re di Polonia e di 
Ungheria ad una conferenza, e vi man* 
dò il Cardinale di Gurck per eccitare 
quefii due Principi a fare la guerra al« 
li Veneziani • ma rifpofero coftan temen- 
te , che la Repubblica non ne aveva 
dato loro motivo alcuno ; eh' era. per 
altro d* intereflfe comune della Crtftia« 
nità , non folamente di non indebolir- 
ia\ ma di accrefcere, fé fbfie pof&bile , 
la potenza di quefta Repubblica , perchè 
potefle meglio refiftere a' Turchi, li qua- 
li , dopo aver vinto i Perfiani , fi dìfpo- 
nevano a portare tutte le loro forze 
contro gli Stati Criftiani confinanti al 
loro Imperio j^ che dovevanfi perciò fo« 

pire 



pire prontamente le difcordie che agi^ 
tavano l'Europa, per liberarla dal gio- l^q^^,^ 
go degli Infedeli, a cui certamente an- i>oLoftt« 
derebbe fottomeflTa, fé perfeveraflero le damo, 
difunioni . t due Re offerirorio la loro '^ "°^* 
mediazione per procurare una pace ge- 
nerale , e con quella intenzione fpedi- 
reno i loro Ambafciatori a Venezia ; 
efil fecero rapprefentare al Senato^ che 
per non dare a' Turchi maggiori van* 
taggj , dovevano i Veneziani rappattu« 
marfi con V Imperatore , lo pregavano 
a fcordare il paiTato, e gli offerirono 
la loro mediazione per terminare te 
differenze , che avevano prodotta la guer- 
ra . Il Senato rifpofe , che li Veneziani 
non. erano dati gli aggreflbri* che noti 
avevano prefo 1 armi ^ che per difen- 
dere dair Imperatore , che ingiuftamen- 
te gli aveva attaccati ; che non ambi- 
vano d' invadere gli Stati altrui ; cht 
dimandavano unicamente ciò che loro 
era (lato rapito; e che a tali condizio- 
ni farebbero fempre difpofti alla pace 4 
Quello mancalo non continuò, nulla 
Tolendo V Imperatore cedere alli Vene' 
ziani; e quefti, ficuri dell' appoggio del'* 
la Francia, nulla moderarono delle lo* 
ro pretefcé 

B % n 



Ito Storia Vekhta 

Il Re di Spagna , nel fottofcrivcre 

Leonar- ^^ ^^8* » ^'^^^ impegnato ad attaccare 
BóLoRE- la Francia dalla parte de' Pirenei, e fé 
DANo, quella diverfionc fofle ftata effettuata , 
^* * Francefco I. farebbe flato sforzato a ri» 
Re di spa- nunziare alla conquida del Milanefe : 
•""^ ma per buona fo?te Ferdinando , cu! 

poco erano a cuore gF intereffì di Maf* 
fìmiliano Sforza , non credè effere fuo 
interefle il trarre i Francefi preffo le 
fue frontiere , per falvare il Milanefe 
dalla loro invafione . Non folamente 
non fi mofle verfo li Pirenei , ma ne» 
gleffe di rinforzare V armata Spagnuo<* 
la , che il Viceré Cardona comandava 
in Lombardia , efiendo fuo difegno di 
non impiegare tutte le fue forze , fé 
non quando infievolite quelle degli aU 
tri dalle fatiche della guerra , gli la^ 
fciafiero la libertà di agire con fuperio'» 
rità, per impadronirfi egli ileflb del 
Ducato di Milano. 
Gli svisie. Tali erano le difpofizioni delle Po* 
il ^Ìfl5SS?o tcnze confederate contro la Francia e 
tlc«9Aipi. li Veneziani. L'impotenza legava le 
braccia delf Imperatore; la politica ri- 
teneva il Re di Spagna nella inazione ; 
il Papa era per fé fteffo un nemico 
pogo formidabile - gli Svizzeri eraqo i 

foli, 



L I B il ó JCXXIlt. a 

tòlij che alla volontà di agire univano^ 

forze da teraerfi ; le precedenti vittorie L£onar- 
^li avevano infuperbiti , e refi piii corag^ doLorX'» 
giofi, e benché fi vedeflero debolmente dano, 
foftenuti dagli altri confederati , creden«> 
dofi da fé foli baftanti , penetrarono 
con una grande armata nel Piemonte ^ 
ad onta del Diica di Savoja , che non 
ardì fare refiftenza : s'impadronirono di 
Brichera<i , di Su(a ^ Pinarolo ^ Saluz« 
zo ) e ' fi refero in tal modo , prima ch« 
terminaife il mefe di Giugno ^ padroni 
di tutti i pafit delle Alpi. 

Francefcò L arrivò a Lion al prin«i 
cipio di Luglio ^ e non oftante qu^fta 
invafione degli Svizzeri, rifolfe dì maf« 
tiare avanti : egli partì Ji 15. Luglio 
per Grenoble. Non erano allora note che 
due ftrade , i' una per il Monte^enievre ^ 
r altra per il Monte<«Cenis ; quali en^ 
trambe sboccavano al paffo di Sufa ^ 
occupato dagli Svizzeri ; e doveva riu-* 
fcire difficiliffimo lo forzare un pafw 
faggio difefo da quella nazione ^ notiffi** 
ma per il valore , e che aveva il van- 
taggio del terreno. Mentre deliberava 
intorno alli mezzi di fuperar quefto ofta^ 
colo y il Duca ài Savoja fece indicare 
al Re una terza ftrada per la valle di 
B 3 Bar« 



22 Storia Veneta 

^^Barcellonctta , molto piìi difficile delf 

Leonak^ altre dae ^ ma che il lavoro de' guadai 

poLon^- tòri poteva rendere praticabile , e dove 

DANo. eravi Scurezza , perchè gli Svizzeri ave* 

D, upcv» ^^^^ negletto di cuftodirla , avendola 

giudicata impoflibile a trapaffarfi da un* 

armata . 

I Francefi Quefta fcoperta liberò il Re d' im- 

S°S«S*!° barazzo. Fece avanzare alcuni corpi di 

cavalleria fui Monte-Cenis e fui Moii- 

te-Genievre , per trarre i Svizzeri alla 

cuftodia di que' palli . Un diftaccamen- 

to di quattrocento nomini d' armi e di 

cinque mille fanti prefe la ftrada di 

Genova per fare diverfione di là dai 

Pò . U armata entrò nella Valle di Bar* 

cellonetta , ed arrivò fulla Stura nella 

pianura di Coni , prima che gli Svizzeri 

aveflero avuto alcun avvifo della fua 

marcia • Non ne furono informati , che 

per un tentativo del Cavalier Bajard 

fu Villafranca , dove Profpero Colonna 

fu prefo con una parte degli uomini 

d' armi del Papa • Allora videro fcon* 

certate tutte le loro mifure, abbando* 

narono il Piemonte, e fi ritirarono ver* 

fo il Ducato di Milano. 

Tanno un ' Trovafìdofi COSÌ effettuato il pafiag* 

KLS'gi^^^^^*^"^*^*** Frahcefe, che credevafi 

im« 



D, LXXT. 



Li E RO XXXIir. z^ 

impoffibile , una timorofa cautela fuc- 

ceife al primo ardore de' confederati . L£onar* 
Lorenzo de' Medici , che comandava le i>o Lors. 
truppe di Firenze e della Cbiefa nel dano,^ 
Parmigiano , non ardi impegnarli piìi 
avanti ; e fu ritenuto neir inazione per 
ordini fecreti del Papa y che voleva fin 
d'allora patteggiare col Re . Il Viceré 
di Napoli informato degli ordini fpedi* 
ti a Lorenzo de' Medici, ricusò di an* 
dare ad unirli cogli .Svizzeri ^ fotto pre- 
tefto che non poteva allontanarli dal^ 
Veronefe , fenza lafciare Verona e Bre-^ 
fcia pericolofamente efpofte alle intra-' 
prefe de' Veneziani • Intanto Aimar de 
Prie col diftaccamento 9 che aveva con» 
dotto in Genova , rinforzato di quat- 
tra mille Genovefi , aveva già fotto* 
meflfo Aleflandria, Tortona^ e tutto il 
paefe fopra la riva diritta del Pò • Fran- 
cefco I. erafi portato a Torino per im* 
pegnare il Duca di Savoja a trattare 
cogli Svizzeri , che mofii da fé foli dall*^ 
inutilità della loro attenzione per im»- 
pedire alli Francefi il paifaggio dell'' 
Alpi ^ e dalla lentezza del Papa e del 
Re di Spagna in ifpedire ad efli il da- 
naro , e i foccorli promeffi , accolifenti^ 
rono di cedere il Ducato «À Milano ^ 
B 4 Re, 



24 Stòria Veketa 

»Rc, mediante una groflìffima fomma df 

Leonar- ^^^^^^ ; e fi contentarono di ftipularc 
DO LoRE- alcuni' mediocri vantaggj per Mafiìmi- / 
PANO, liano Sforza, che infenfatamente abban-: 
^* donavafi in braccio ai piaceri , nel raen*- 
tre veniva difpofto della fua Corona. 
Renzo da Intanto che maneggiavafi quefto ac« 
J//jjJ^^"^^ÌI comodaraento , Renzo da Ceri , per or- 
la Repubbli. dine del Senato, era ritornato a Cre- 
ma con un corpo di truppe cftratte da 
Padova , . desinate a penetrare nel Mi- 
lanefe . Alviano era partito dal Polefi- 
ne con ' tutta V armata Veneziana , ed era 
venuto ad accampare preflb Cremona • 
Il Re neflb erafi avanzato a Màrignano 
fui Lambro, a quattro leghe in diftan- 
za da Milano . Renzo da Ceri entrato 
nel : Milanefe alla tefta di due mille 
fanti , di duecento uomini d' armi , e 
di cinquecento cavalli leggieri, s* impa- 
dronì , a nome del Re , di Caftel-Leo- 
ne , e di alcune piccole piazze , di cui 
fece le guarnigioni prigioniere di guer- 
ra • Ben prefto dopo abbandonò il fer- 
vigio de' Veneziani , ed a ciò fi rifolfe 
per la fua antipatia contro Alviano , a 
cui prevedeva dover eflere fubordinato , 
toftocchè avefle effettuata la unione di 
tutte le forze della Repubblica con V 

ar- 



Li&RO XXXIIL is 

armata Francefe . Quelli due uomini^ 

ugualmente fieri e fuperbi avevano una Ltonak-' 
reciproca gelofia , che non poteva fof- doLork- 
ferire: la preferenza, e che non acce- dano, 
modavafi nella uguaglianza. Il Senato ^ 
che faceva gran conto d' entrambi', ave- 
va fpedito Domenico Trevifan e Gior^ 
gio Cornaro per accordarli j ma la loco 
orgogliofa rivalità non potè mai cfler 
vinta • Renzo da Ceri dimandò il fuo 
congedo , ed dovè accordarglielo ; egli 
fi port& a Roma , rfotto pretefto di at* 
tendere a'fuoi partitolari intereffi , do^ 
ve s'impegnò al fervigio del Papa; ma 
non fu più il medefimo uomo , quanda 
ebbe cambiato partito , e la ìfua fama 
andò fempre deteriorando. 

L' accomodamenta con gli Svizzerf iicgtiiut' 
era per conchiuderfi . It Cardinale di & ronpSS 
Sion debitore di fua fortuna , e della dkgu'Sn^ 
ftima , di cui godeva preflb i confede-^ '^ "* *^* ' 
rati , alli fuoi raggiri contro la Fran« 
eia , procurò d' impedirlo; fi portò ar 
IVlilano 9 e rapprefentò eoa calore alli 
principali Uffiziali , eh' era di loro oncv 
re di no» abbandonare Maffimiliana 
Sforza , di cui il ritorno fui trono di 
Milano era opera lora; che dovevano 
ricordarfiy che la Francia non aveva 

pa* 



%6 Storta Venata' 

^ pagato i loro fervigj che con difprezzi 
LxoNAK- * ingratitudine ; che farebbe fempre tem* 
iK>LoRi>' pò di riconciliarìi con lei* che il loro^ 
Du^m 9^^88*° ^ coftanza li avevano refi ar** 
bitri del deftino d' Italia ;. e che riti- 
randoli lenza combattere, perderebbero 
tutto il frutto della gloria acquiftatain 
Novara • Siccome quefte ragioni nulla 
valfero' per impedire , che dieci mille 
Svizzeri del Cantone di Berna non fir 
&paraflero dagU altri per ritornare nel 
loro paefe, e che gli abitanti di Mila- 
no non ifpediflero Deputati al Re y of- 
ferendoli di darfi a lui, dopo che avef- 
fe vinti e difcacciati i nemici ; il Car- 
dinale di Sion Icrifle alli Cantoni per 
dipingere ad effi con calore la neceffi- 
tà di prevenire le deferzioni della Na- 
zione, che i Francefi avevano princi- 
piato a corrompere con danari . Rinnovò 
le fue iftanze preflTo i Generali Svizze- 
ri , per ottenere da effi , che almeno ri- 
tardaflero di effettuare il trattato, che 
avevano conchiuib col Re, fmo a tan« 
to che aveflero ricevuto nuovi ordini 
^ dalli Cantoni • Il Marefciallo di Lau- 
trec era in viaggio per portare le (bm- 
ne^ che avevano dimandate. Il Cardi-i 
Mie di Sion propofe di violare la fe> 

de, 



£ ì im ò XXXIir. 2t 

de, che aveano data, di rapire il con- 

voglio del Marefciallo di Lautrec , e di Leonar« 
portarfi poi dopo ad attaccare V efercito so Lorik 

Effi cederono finalmente alle Aie per« 
fuafiohi , e la rìfpofta de' Cantoni , che 
intanto arrivò , li fece rifolvere • I Cati^ 
toni proibirono alle loro truppe di àf«* 
voltare le propofizioni della Francia , e 
di allontanarfi dall' Italia , fotto pena 
^Ua vita e dèlia confifcazione di tutti 
ì beni; Il Corriero, che portò quefti 
ordini, era feguito da una nuova armtfi 
ta di venti mille Svizzeri , comandati 
dal Duca di Bari , fratello di Maflimi* 
Hano Sforza. 

Il Marefciallo di Lautrec per buona 
forte fu avvertito dalli fuoi fpioni , 
che i raggiri del Cardinale di Sion era* 
no riufciti ; egli tornò indietro , e fece 
dire al Re , eh' eglV era tradito , e che 
fi facevano difpo^zioni per attaccarlo •» 

Francefco V era allora accampate ^situazipae 
nella pianura di Marignano; la lua ar-mau. 
mata era di quaranta mille ^ uomini , 
comprefi due mille cinquecento uomini 
d' armi , eh' erano il fiore della Nobil- 
tà Francefe. Il Conteftabile di BorbcK 
ne ^ tre Marcfdallì di Francia , molti 

Frin. 



«8 StÒltìA VENETif 

►Principi , e gran numero di Signóri dét 

Leonar- pnmo rango , formavano quefta armata 
©oLoRE- affai bella - Pietro Navarro comandava 
^LT^ fei mille Guafconi ; era queRi quel ce- 
lebre Generale Spagnuolo , che li Fi'an- 
cefi avevano prefo nella battaglia di 
Ravenna ; i fuoi rivali V avevano fup* 
^antato nella Corte di Spagna , a fe^- 
£no che Ferdinando avealò abbandona- 
to ^ fenza volere ri fcattarlo. Quefto di* 
fprezzo , che facevafi di fua perfona ^ Io 
aveva determinato a rinunziare a' tutti 
li fuoi beni ricevuti dal Re ^ per paf« 
fare al fervizio della Francia - 
^ L* armata Veneziana condotta daU* 
Alviano, comporta di dodici mille fan^ 
ti e di tre mille cavalli , accampava a 
jLfodi ^ e poteva facilmente unirli ali* 
armata Francefe * quelle due armate era«^ 
no intermediarie tra gli Svizzeri ^ che 
s' erano tutti raccolti fotto il cannone 
di Milano, ed il Vice'rè di NapoK, che 
li era unito a Lorenzo de' Medici pref* 
fo Piacei^za , di mòdo che V unione di 
quefti con quelli non potevafi pib efe:* 
guire . Le incertezze degli Svizzeri , e 
il loro rhaneggtò col Re avevano cau- 
fato quelle diverfc pofizioni de' Confe- 
derati . Il Viceré e Lorenzo de' Medici 

aven- 



1 I B H O XXXIII. 2^ 

avendo -jntefo , che gli Svizzeri eranc 

per accomodarfi col Re , fi credettero l^onar^. 
obbligati di evitare le ìnfidie di auefta doLorzp 
iiazione infedele, e di avvicinarli tra J> ano ^ 
loro , affine di avere un ritiro ficuro , 
in cafo che. foifero a ciò sforzati dalla 
fuperiorità delli Francefi . Quella dif- 
pofizione aveva lafciato il campo libero 
al Generale Veneziano , che ponendoli 
a portata di unirli all'armata Francefe^ 
aveva adempito V oggetto , al quale 
importava aflaifTimo alli Confederati di 
porre oftacolo. 

In un Configlio di guerra tenuto a cu svizteri 
Milano , molti Generali Svizzeri infor- à Mudare* 
«nati delle difpofizioni fatte dal Re per cirtSaU:*dl 
ricevere la battaglia , fé gli veniffe pre- ^^^^^ ^J '*' 
fentata , furono di opinione di non ar-^*'^** 
rifchiarvifi ; foftennero , eh' era temeri- 
tà r attaccare un nemico potente , che 
aveva avuto tempo di fccgliere le fue 
pofizioni , e di cui le truppe numerofe 
animate dalla prefenza del loro Re mo» 
Aravano un vivo dcfiderìo di combatte- 
re , ed avevano nella loro formidabile 
artiglieria tutti gli ajuti per vincere ; 
che correva voce , che V armata Fran- 
cefc doveva in , breve muoverfi per av* 
vicinare a quella di Venezia ; che hi» 

fo* 



^ò Storia Vèneta 

^rfognava afpcttare, eh* ella avei& lìècam' 

Legnar. P^ta, e che allora l' occafione farebbe 
DO LoAi- favorevole per attaccarla nella fua mar* 
Bk^ijn^ eia. Ma il Cardinale di Sion temeado, 
che^ differendoli la battaglia, fi impie- 
gaffero di nuovo , per corrompere ^ gH 
Svizzeri , quegli artifizj , che tanto affii* 
ticato avea per diftruggere , guadagnò 
molti fpioni , che vennero fucceffivamen* 
te a dare avvife , che li Francefi difpo- 
nevanfi a marciare verfo Lodi , e trovò 
allora tutti li Generali rifoluti a cam^ 
battere , li quali ben toflo difpofero 
il loro ordine di battaglia. Mentre era*" 
no fui punto di avanzare la marcia, il 
Cardinale di Sion , temendo , che V a^ 
tiero contegno de*Francefi non li facef- 
fe cambiare di volontà , fcoprendo il 
loro errore , rapprefentò di aver fapu- 
to, che li Francefi avevano fofpefa la 
loro marcia ; che con ragione fofpetta- 
vafi , che aveiTero prefo quello partito 
jper il timore <!oncepito dalla marcia , 
che facevano gli Svizzeri per attaccar- 
li ; che non credendofi in cafo di refi- 
ftere ad effi in campo aperto , avevano 
^rifoluto di attenderli dietro le loro trin* 
ciere. '' Ma, aggiunfe, fé la fola nuo- 
'>, va della voftra marcia ha caufata 

« nel 



L t g R ò XXXIIL )t 

^^ od nemico tanto terrore per dfot^ y 

„ narfene nel fuo campo , come fofter- l^omahp 

^^ rà egli la pfefenza e gli sforzi della mLor^ 

^ voftra armata invincibile? La fua ti^ dano, 

y, midità infiammi il voftro ^coraggio . '**"*^ 

„ L'efperìenza vi ha fatto conofcereitt 

^j Novara , che V artiglieria non dà la 

), vittoria , ma il valore del foldato • 

,) Se i noftri nemici fbflero bravi , wm 

,, opporrebbero altre trinciere che i Io- 

„ ro corpi ; ma che poflbno efle per 

^, la falute di un' armata fenza cori^ 

,, giof II nemico, che fiete per cora* 

), battere, non vi è ignoto. Chi fa 

^) meglio di voi il carattere de*Fran« 

^, cefi , popolo vile e fenza perizia nell* 

„ arte della guerra? Voi avete tante 

^j volte fervito con effi e contro effi , 

,, coficichè avete avute mille occafioni 

^ di reftare perfuafi , che né in vabre 

„ né in efperienza poflbno paragonarli 

^ a voi . Cedendovi la campagna fi 

,, confeflano quafi vinti. Ricordatevi 

„ le voftre vittorie riportate contro la 

,, nazione Francefe , ed oggi vi trove* 

^, rete ricoperti di gloria . „ 

Il calore del fuo difcorfo s'infufe io »««gj^^ 
tutti i cuori. Non fi riflettè di piii, ^ 
fi marciò . Il Re all'avvifo ricevuto^ 

che 



5ì .Stori A Veneta 

che gli Svizzeri venivano per combat** 

Legnar- terc , pofe in. ordine tutta T armata ; li- 
DO LoRfi. cenziò il ^ Generale Veneziano , Alvia* 
S^wSiV '^^ eh* era venuto al campo per con- 
certare con lui intorno le operazioni del- 
la campagna , e gli diflfe di ritornare alla 
iua armata, e di condurgliela fubitamen- 
te . La vanguardia Francefe difefa da un 
£offo guarnito di fettantadue pezzi di 
omnone, era compofta di Lanfcheneti,, 
4i Guafconi , e di un groflb corpo d* 
infanteria . Comandavala il Conteftabi- 
le di Borbone , avendo fotto di sé il 
Principe di Talmond , Figlio del Si- 
gnor della Tremolile , il Marefciallo 
Trivulzio , e Pietro Navaro . Gli uo- 
mini d* armi ed il redo de* Lanfcheneti 
formavano indietro il corpo di batta- 
glia che il Re comandava in perfona , 
avendo fotto sé li Duchi di Lorena e 
di Albania, il Marefciallo di Lautrec , 
Francefco di Borbone Conte di S. Pao- 
lo y e Lodovico de la Tremolile . La 
retroguardia era diretta dal Duca di 
Alenzon , e fervivano fotto di lui il 
Marefciallo di Chabannes , ed il Conte 
. di Aubigny • 

Gli Svizzeri avanzavano in un folo 
corpo ferratiffimo^ e sforzavano la la« 

rq 



Libro XXXIH. 33 

to marcia , come avevano fatto à No 

vara , col dif(^no di penetrare tra li Leonar- 
Lanfcheneti , e a impadronirfi deir arti- m Loke- 
glieria ; comparvero a vifta del campo ^^^^^ 
li 13. Settembre verfo le ventidue ore. 
Si fece contro effi un orribile fcarico 
del cannone , che foftennero con la loro 
intrepidezza ordinaria . Una parte de' 
Lanfcheneti pafsò il foflfo per attaccare 
gli Svizzeri ; ma quefti gì' incalzarono 
talmente , che li rup^^ro , li sforzarono 
a rìpaflare il foffo in difordine^ lo paf« 
farono con effi, e prefero quattro pezzi 
di cannone . Pietro Navarro accorfe con 
le fue compagnie di Guafconi ; il Con- 
teftabile di Borbone fi unì a lui ; il 
combattimento divenne furìofo , fenza 
fx>ter ùr perdere agli Svizzeri un dito 
di terreno. 

Allora il Re fece avanzare i fuoi uo- 
mini d'armi con una parte del corpo 
ili battaglia. Gli Svizzeri abbaflatonole 
loro picche, e tenendofi Tempre oniti^ 
fimi, foftenoero queft'aflalto fenza muo- 
verfi. Ma alfine gli uomini d'armi pe« 
netraroBO ne' loro batts^oni ; furono 
rotti , difperfi , e pofti in diformne : gli 
imi fi ritirarono (U là dal foflb, gli^l; 
tri fi avventarono con fioioce cootiogU 
Tom. IX. C «!»• 



54 Storia Veneta 

^ifquadroni Francefi , meno penfando a fai* 

LoENAit- ^^^ ^^ ^^^^ ' che a venderla a caro 
fiùLoREf prezzo , e furono quali tutti tagliati a 
DANo, pezzi. Il Re era in mezzo la mifchia , 
battendofi come un fempHce foldato ; 
ricevè molti colpi di picca e di alabar* 
da , che non ebbero effetto per la tem» 
pera della fua armatura • Sopravvenne la 
notte , e continuava la ftrage * il com« 
battimento diveniva confufo , fenza po« 
terfi quali conofcere . U urto, delle ar* 
mi , le grida de' feriti e de' moribondi ^ 
l'orrore delle tenebre aumentavano lo 
Spavento e ir tumulto. Un diftaccamen- 
to di Svizzeri, inviluppato dai France* 
fi V volendo fard ftrada tra efli, gridò 
Francia , > Francia / ma gli uomini d' ar« 
tDi , che difponevanfi a lafciarli pafla* 
re , accortifi dello ftratagemma , fi av« 
ventarono con furore contro quefto cor- 
po nemico, e Io trucidarono. 
fti:*A "?"^ H combattimento cefsò alla fine ; le 

leparo i •% n \ t 

tombattea- ^ne armate paffarono il retto della not-r 
to mefchiate infieme , e non ne facen- 
do , per così dire , che una fola • Il Re 
era reftato nella vanguàrdia , e non evi» 
tè r eftremo pericolo , a cui erafi efpq. 
ftO) che facendo offervare intorno a sé 
uppKxfondò filenzio, ed eftinguere tu^. 

ti i 



1 1 B R o xxxm. 3j 

ti ì fuochi . Gli Svizzeri ufarono «nch% 

cflì delle lYiedefitDe cautele , non poten- Leonar- 
do'nè gli uhi né gli altri arrifchiare ve» ik^LoRfi^ 
tun movimentò ^ fenza timore di cader ©ano , 
tra le • mani del nemico • Arrivato il * "*^* 
giorni , le due armate fi ritirarono di 
concerto , pef prepararfi a un nuovo 
t:ombattimetito> 

Si oflcrvò d- ambe le parti il mede^ tfieS?*?*" 
fimo ordine di battsiglia ^ che nel gior« rinttovA nd 
no precedeilte ; gli Svizzeri fi prefenta^JiSi* 
rollio per attaccare le vanguardia Frati^f 
cefe f é» per impadfOtìirfi dell' artiglie* 
ria, da cui fi fecero contro efli fcariche 
così à propofita, che ogni colpo dt can« 
none atterrava le file intiere di folda-< 
ti • Éifi invefiirono i Lanfcheneti con 
furia , e trovarono uda refiflenza du 
non afpettavano : quefto conflitto terri- 
bile durò pili ore . I Lanfcheneti fofte^ 
nuti e rintor^^ati dagli uomini d' armi ^ 
fi batterono con furore", e fenza mUo- 
verfi • Verfo le quindici ore gli Svizze^ 
ri , difperandò di vihceifli , fi fepararona 
in due corpi, di cui uno continuò l'at* 
tacco contro li Lanfchentti , tei K altro ^ 
fatto un giro , traversò^ Ma palude ^ ed 
attaccò in fianco là retraguardiaf Frati* 
cefe / Avevano già ificònmctàto •« por« 
C Ir la 



5< St^oria Veme-ta 

^rla in molto difordiné, quando Alviano 

I.EONAR- Generale de* Veneziani , al quale il Re 
pqLore- aveva fpediti molti corrieri , arrivò op« 
p^No, portuno alla tefta di duecento uomini 
P? ^**^* d' armi , avendo lafciato ordine a tutta 
la fua armata di feguitarlo con folleci- 
tudinc . Egli prefe in coda gli Svizze- 
ri , eh' erano in azione contro la retro- 
guardia de' Francefi ; fi gettò con furia 
in mezzo ai loro battaglioni , e li rup- 
pe • Quella brava gente attaccata così 
da due parti , foftenne ancora per qual- 
che tempo il combattimento ; e fu a tem- 
po di unìrfì e di ritirarti dal campo di 
battaglia in buon ordine. Si unirono al- 
li loro compagni , fi riduflero tutti in 
un folo corpo ferratìffimo, eripìgliaro- 
Xìo la marcia verfo Milano , lafciando 
i Francefì e li Veneziani in uguale am- 
mirazione della brava loro ritirata • Al- 
cune delle loro compagnie, che n* erano' 
ftate feparate, non poterono, mai unirfi 
al groflo dell'armata. Alviano le infe- 
guiva * elleno fi pófero in una vicina 
Gafcina, né vollero nlai renderfi . Al- 
viano fece dar fuoco alla Calcina , e 
tutti gli Svizzeri, che v'erano dentro^ 
nerirono nelle fiamme. 

Qoé ^tjii h fanguinofa battaglia di 



t I B R ò XXXIlt 37 

Marignano . Agli Svizzeri furono uccifi, 

j)iìidi dieci mille uotairii, .e Quattro i^^^;;;;, 
iti cinque mille alli Franceli ; Le con- im>Lor£. 
feguenze della battaglia furono decifive ; i>ano » 
Gli Svizzeri ritirati a Milano accitfaroi ^' "*^ 
no afpramente e in tuono da difperati ^^'y^ 
il Cardinale di Sion di averli impegna* '^' 
ti mal a propofito in un cimento, dal 
quale non avevano riportato che difo» 
«ore . 

Quefto Prelato , non credeiidofi pih fi^^ n wiàm té, 
curo con efli, fi ritirò in AUemagna j %iSStT^^^ 
t condufle fecò Francefco Sforza, Dùca 
di Bari ; Gli Svizzeri vergognandofi del4 
la loro {confitta^ e malcontenti di non 
aver ricevuto dal Papa e dal Re di Spa^ 
gna il danaro ad effi promeffo , lafcia^ 
tono a Maffimiliano Sforza quattro mil« 
le uomini per la difefa del Caftelló di 
Milano j e ritornarono nel loro paefe. 

Li Francefi rettati padroni della cani* 
pagna rìduflero in breve tempo tutte 
k Città ^1 Ducato diMilaoo; La Ca* 
J>itale e le altre fpedirono Deputati al 
Re , e fturono aflblte ^ mediante una cod^ 
tribiizione l^giera • I (oli Caftclli di 
Milano e di Cremona fecero ona debo^ 
le refiftenza. Maffimiliano SfiMu ^ àa^ 
ia nd primo , mofirò oa zWùmenM 
C 3 td 



jg StòXìa V'ENeta 

9^à una infenfibilttà , che fecero ar'voffu 

Leonar- ^^ ^ ^^^^ fudditi ; e che follecifarono il 
poLoRE. trionfo de'fuoi nemici . Benché aveflfc 
PANO, una fprte guarnigione , viveri e munì* 
p. ixxv, ^JqjjJ Jjj abbondanza , acconfentì vii- 
niente a cedere la piazza , ed a metterft 
egK fteflb ia potere de* Francefi . L'in-^ 
dolenza de] fuo carattere non gli fece 
riconofcere nella perdita del trono che 
un felice ripofo: contento di una pen-* 
iione di feflanta mille ducati , della li- 
bertà di fccgliere in Francia il luogo 
del fuo ritiro , e della Scurezza , che 
gli fii data , che farebbe trattato fempre 
con onore , difcéfe fenza molta pena da 
W grado dov^era mal collocato, e do- 
ve pon aveva portato che il difegno di 
languire in un ozio molle, e in piace- 
ri frivoli , Fu condotto al Re in Pa- 
via, e di là in Francia. Il Gaftello di 
Crema fi arrefe pochi giorni dopo ; co- 
^ laf vittoria di una foh battaglia af- 
foggettò in meno di un mefe tutto il 
Wilanefc s^ Francefco I. 




quattra 

principali Senatori , Giorgio Cornaro^ 
Andrcji Gritti , Antonio, Grìmani , e 

Po. 



Libro XXXIIL 39 

Domenico Trevifan. L'ufo di Venezia^ 

cffendo in fimili occafioni che il più Leonar- 
giovane parli , Trevi£afi parlò al Re in ih)Lor& 
quefti termini. dano, 

„ Tofto cHe, oSice, fi fcppe in Ve, ^ "°'^* 
5, nezia, che la MaeQà V. difponevafi 
,, a paflfare i monti , un. giubilo gene^ 
sj.rsilc fece fperarc i piìi felici, avvenl» 
^ menti , eflendo noi ficuri ^ che nulU 
„ refìfterebbe al voftro eroico valore , 
,, ed alla forza, delle voftre. invincibile 
^y armate . La Repubblica fino d' allora^ 
iy ci ha (celti con tutta premura pe/^ 
^ fpedirci ad incontrare V.Maèftà, pe^ 
^ accertarvi . delle grandi fpcranz,e xl^* 
„ ella fondava fui vodro ingreifo ii\ 
^, Italia y e per offerirvi la libera dify 
yy pofizione di tutte .le f^e forze . At 
jy vremmo già foddi^fatto a queflo ^dp^ 
fy v«re i fé li paifaggj fodero ftati libe* 
„ ri ; ma .il voftro ardore per latra*» 
yy prendere: , e la voftra prontezza i|i 
j^ effettuare , hannoi forpaffato tutti i 
yj fucceflì , che V alta opinione della vof - 
fy ftra potenza faceva prevedere ^ Ve» 
„ nivanìo sji invitarvi a feguitare > con 
fi. intrepidezza il voftro progetto di con« 
yy. ^iftav <be iOot ora troviamo t^mina«. 
fy tp coi^. gloria I 'e ce nf coDgratuUa>i^ 

: I C 4 „ mo 



40 SroJitA Veneta 

mo con tutto il giubilo . Non fi è 

Legnar- » "^^* P^^ veduto , in tempo così bre^ 
DoLoiiE- „ ve , sforzare paflaggj più difficili, e 
DANo, j^ porre in fuga nemici piii fieri e va- 
* „ lorofi . Quale oftacolo potrà in av- 
„ venire trattenervi ? Lo fiato di Mi- 
„ lano è a Voi fottomeflb* non vi re- 
j, fta, che reftituire il fuo primo fplea- 
,, dorè ad una Repubblica amica , e 
„ che fi ha procurato di opprimere . 
,y Tal opera farà da voi facilmente efe« 
,y guita , e quefta coronerà la voftra 
„ gloria . Voglia il Cielo , che V. Mae« 
^ ftà liberi per fempre V Italia dal gio- 
^ go vergognofo , a cui gli Spagnuoli e 
^j gli Allemani la volevano foggetta • 
„ Adempirà efficacemente quefto gran- 
^, de oggetto , ajutandoci a ricuperare 
„ tutto ciò , che gli eventi della guer* 
,, ra ci hanno fatto perdere. Riguardia-^ 
„ HK) le voftre vittorie, come fé fofle- 
„ ro noftre , e fperiamo che procurerete 
n i noftri vantaggi come i Vofiri. 
cbJ^fe" '^ ^^ ^" quella udienza pubblica fe- 
ce dare dal fuo Cancelliere agli Amba* 
fciatori di Venezia una rifpofta la piii 
favorevole , benché concepita in ter- 
mini generali • Nel giorno feguente in 
4ina udienza particolare Francefco L prò- 

teRò 



L 1 B Kó XXXIiL 41 

tettò ad effi cotì grande bontà, quanto^ 

conto egli faceva deir amicizia de* Ve- j^jqnar- 
neziani , e quanto era (lato contento doLore^ 
della efattexza da effi praticata nell'efe- oano^ 
guire i doveri di fedeli Alleati: aggiun« ^^** * 
fé ) eflere giuttizia , che li Veneziani , 
cui avea tante obbligazioni ^ feflero i 
primi a raccogliere i frutti di fua vit« 
toria; che avea deftinato già una parte 
delle- fue truppe per rinforzare la loro 
armata ; che loro fpedirebbe maggiori 
foccorli , quando avefle perfettamente 
meffi in ficuro i proprj fuoi affari • Fi- 
nì efortandoli ad approfittare fenza in* 
dugio della circoftanza per ricuperare 
dalli Spagnuoli atterriti le Piazze ufur<« 
paté • 

Sulla informazione fpedita dagli Am^ 
bafciatori dell'accoglienza fatta loro dal 
Re , il Senato ordinò che relìafTe^ coii 
lui fino a che quello Principe fi fer-« 
maffe in Italia . L' armata della Re<^ 
pubblica era già marciata verfo Bre-* 
icia ^ Il difegno di Alviano , che co» 
mandavala , era flato da principio di 
attaccare V armata Spagnuola , e di ven« 
dicarfi , diftruggendola , dell^ affronto ri** 
cevutone nell' anno precedente j ma il 
pronto ritiro del Viceré lo privò d» 

que« 



4% Storia Veneta 

»quefta foddisfazione .Ne fu innoltre 

Léonard impedito dalle lettere del Senato , che 
DoLoRE^gU ordinò di non piii infeguirei nemi« 
DANo, ci^ e di porre ogni ftudio perricupera- 
D^^ixxv. ^ le Città dello Stato Veneziano. 
Brt^iiktti Per ubbidire ad ordini così precili , 
2f7'"'***"Alviano fece rìpaffare Tarmata fu la 
riva diritta dell'Adda , e s' impadroni 
di Bergamo fenza refiftenza • Ivi ,tenne 
eonfiglio di guerra ; la maggior parte 
de'fuoi Uffizìali furono di pare;re , che 
fi defle principio dall' afTedio di Verona ^ 
attefochè quefta piazza reftata in mano 
de* nemici aveva foflferti fino allora t 
maggióri inconvenienti • Pretefero, che 
la fituazione di Verona nel centro deU 
la Lombardia Veneziana dimoftraiTe la 
neceflità di preferirne V afledio ; che da 
ciò ne avverrebbe^ che farebbono piìi 
facili le comunicazioni* che profittereb^* 
bero pili comodamente dell'Adige per 
il traiporto de' viveri e munizioni ; e 
che la conquifta di quef^a Piazza fareb- 
be pib di ogni altra vantaggiofa perle 
operazioni ulteriori . 

Quefte ragioni rapprefentate al Sei^a-^ 
to fecero >imprefiion« j ma come tutti 
U Senatori non erano dello fteflb pare* 
pe-, fi ttxnh di perdere tempo in^ vane 

di- 



Libro XXXIIL 4J 

difcuffioni , e fi fcrìffe ad Alviano , chCf 

gli fi lafciava la libertà di feguitare k Leonar- 
fue idee. Alviano fi determinò per Taf» boLore- 
fedio di Brefcia , parendogli quefta im« bano, 
prefa piU ficura di quella di Verona ^ 
perchè portandoli a Brefcia aveva i Fran« 
cefi piti vicini, e pih a portata di foc* 
correrlo, e perchè le truppe della Chie« 
fa e di Spagna , accampate in luoghi 
molto lontani da quefta piazza , non 
potevano ie non che difficilmente im- 
pedirne le operazioni * laddove rivolgen« 
dofi a Verona , fi allontanava troppo 
dalli Francefi, e correva rifchio di non 
riufcire per la pronta unione degli Spa- 
gnuoli e delle truppe del Papa . Quelle 
rifleflioni io fecero rifolvere : e s'egli 
avefTe efeguito il progetto con la cele- 
rità convenevole , Brefcia , che allora 
aveva una del^ole guarnigione e pochi 
viveri , non avrebbe fatto molta refi- 
ftenza ; ma benché fi fofle pofto in mar- 
cia fenza attendere il foccorfo de' Fran- 
cefi, i fuoi movimenti non furono ba- 
fievolmente pronti per prevenire l'ar- 
rivo di un gran convoglio, ch'era par- 
tito di Verona , e eh' entrò in Brefcia 
con un rinforzo di mille foldati , 
i^efto contrattempo , di cui non fii 

in- 



44 S>ÒRÌAVENEtA 

pinformato fé non quando era per itìvé» 

Legnar- ^^^^ ^^ piazza ^ gli causò un dolort 
DO LoR£- eftrémo • Vi fi aggiunfe una febbre ar^^ 
j>ANo, dente ^ coficchè ù tu in neceffità di tra^ 

Morté^d» fro*^^*"^^^ ^ Ghedi , dove morì li 7. Ot- 
AWiaaoioro tobre ìu età d'anni feffanta . La Re« 
G^Bcnk* pubblica perdette in lui un bravìflitho 
Capitano ; egli amava la gloria , e fpef- 
fó la cercava con piti ardore, che vera 
prudenza; difetto fcufabile in uh uòmo 
di guerra y ma che ha fempre confe« 
guenze funefte; difetto, che cagionò le 
difgrazie , che offufcarono la fama di 
queftd celebre denerale . Egli aveva pet^ 
altro una capacità particolare per gua^i 
dagnàre l' amore de' foldati , e per farli 
temere i Era infinitamente feverd nel 
punto della difciplina , fi efponeva a' pe« 
rìcoli , fopportava le fatiche come un 
femplice foldato , e giuftificava quella 
fua condotta col dire, che un Generale, 
che fi rifparmia ^ ha gran torto , poiché 
ha più parte d'ogni altro nella gloria^ 
£ra al fervizio della Repubblica dopo 
venti aiini, e nulla potè rimproverarfe-^ 
gli , fuori di qualche temerità / arrifchia- 
ta piii di una volta per troppo defidericr 
di difiinguerfi • 

Fu portato il fuo còrpo a Venezia / 



Libro XXXIII* 45 

dove gli furono fatti magnifici furicra* i 
li . Andrea Navagier pronunciò la fua Leonar^ 
orazione funebre. Lafciava la moglie , boLorc^ 
un figlio, e tre figlie in eftrema poveN yy^y 
tà • Il Senato donò loro una cafa co* 
moda in Venezia , li efentò da tutti i 
dazj fopra le cofe neceffarit alla loro 
fuffiftenza , affegnò per alimenti alla ve* 
dova ed al figlio una penGone di feflan- 
ta ducati al mefe , ed una dote di tre 
mila ducati per cadauna delle figlie, (i) 
Sarebbe da defiderarfi , che tutti quelli , 
che fervono Jo Stato , aveffero quefta 
nobile generofità di non occuparfi che 
del ben pubblico , e di credere , eh* è 
un far tutto per i figli, lafciando loro 
tal fama , che , rapprefentapdo feryigj 

eroi. 



( I ) Ver ordine del Sanato fu eretto nella 
Chiefa de'PP. Agoftiniani di San Stefano a 
qudlo iltuilre Capitano , un magnifico Mau- 
loleo , il quale pr^iudicato da un incendio fo 
poi riftorato come fi vede ; e fotto la fua 
Statua pedefire leggefi : 

Bartholomeo Liviano Imperatori plurifnis Btllis 
JheSiato , quem ad Gaidium prapropera mcfs fra- 
0um laboribus abfiulit 151 5. Tumis OBoiris, Sa^ 
natus dicatam memmam renqvayit ad iperité^g^^ 
M per^nitatem .. 



^6 Sto it I A Ve NET A 

eroici , parla Tempre eloquentemente ik 

Leonar. loro favore. , , ' 

9oLoRfi- Il Provveditore Giorgio Emo prefc 
SANOy il comando dell' armata fino a tanto 
che il Senato' aveffe fcelto un nuov* 
Capitano Generale . Furono poM gli ocS 
chi fopra Giovan -^ Giacopo TriVulziò '^ 
che ferviva nell^ arniata del Re di Fran« 
cia« Fu dimandato alRe^ ed ottenuto » 
ti Senato fcrifle al Trivuldo ^ che 111 
Repubblica avendo bifognd di un Ge^ 
nerale capace di aflicurare il fucceflfè 
delle grandi imprefe di guerra , che m^ 
ditava ^ il fuo merito e là fua probità 
l'avevano determinata ad offerirgli i! 
comando delle Tue truppe , che ad altri 
non era folitai accordare , fé non chfe 
dopo reiterate iftanze . Trivulzio accet» 
tò cori piaceref V onore propoftogli y e fi 
portò fenza dilazione al canipo fotto 
Brefcia, Dopo efferfi fatto rendere con* 
to efatto delle forze della piazza , e di 
tutte lei operazioni , confultò i fuoi U& 
fiziali , li quali gli efpofero , che il pia* 
no del fuo predeceffore era flato di rei 
golare T attacco verfo la parte piìi de^ 
bole de' terrapieni , di porre tutti i canV 
noni in batteria , e di fare un fuoca 
continuo y fino a che fi folfe aperta una 

brec* 



Libro XXXIII. 47 
breccia fufficiente per . dare V affalto 

Quefto piano effendo Rato approvato Lionaiu- 
dal Trivulzio ^ furono prontamente eret- doLóret 
te le batterie ^ ed in pochi giorni la dado, 
breccia fi trovò praticabile ; fi fcopri* 
rono tutte le nuove opere coftruite dal- 
la guarnigione per fiipplire alla caduta 
del terrapieno. Quefta fcoperta fece ri- 
tardare V affalto , ed il nemico incorag* 
gito da quedo ritardo fece una viaoro- 
fa fortita; attaccò alcune compagnie di 
foldati ., ch'erano in difefa delle batte- 
rie, le pofe in fuga, e le infesui fino 
nel campo. Tri vulzio, veduto il difor- 
dine , diftaccò opportunamente alquanta 
milizia frefca ^ che. affali il nemico ^ e 
Io sforzò ad entrare nella piazza ; ri- 
prefe una parte del cannone , di cui 
molti pezzi erano fiati inchiodati nel 
tempo dell'azione , ed alcuni prefi dal« 
la guarnigione . 

Il nuovo Generale giudicò dall' ardi- sue opera- 
re e fucceffo di quefta fortita , che notf *»*»"» • 
farebbe facile , quanto aveva créduto ^ 
sforzare una piazza difefa da gente sì ^ 

iralorofa , e per evitare peggiori acci- 
denti ^ fi allontanò a due miglia da Bre- 
fcia , attendendo V arrivo del foccorfa 
di Francia; ma per non reftare in unt 

in- 



kt SrORfAVEMCTA 

intiera inazione , diftaccò una parte dcl- 

Leonar. ^^ ^^ truppe verfo Perchiera , col dife- 
iK>LoRE» gno dMmpadronirfene • Il diftaccamen» 
DANO) to, arrivando , fcalò la piazza , e fai 
»Lxxv. p^^ d*affalto. Nel fuo ritomo incon« 
trò un corpo d* infanteria e di uomini 
d*armi , che veniva in foccorfo della 
piazza. Lo attaccò e lo pofe in fuga , 
dopo aver uccifa molta gente , e fatto 
gran numero di prigionieri. Quefto av- 
venimento causò la pronta refa di Afe- 
la , di Lonato , di Sirmione , e di moU 
ti altri Caftelli , che capitolarono alla 
prima intimazione, 
soccorto Era principiato il mefe di Novcm« 
"tUi'VStn. bre , e fi penfava di differire raffedio 
^* diBrcfcia alla ventura primavera, quan- 

do r arrivo del Baftardo di Savoja , che 
conduceva dall' armata Francefe otto- 
cento cavalli e cinquemila Lanfchene- 
ti , fece cambiare difegno . Si ripiglia- 
rono con ardore le operazioni dell' affé- 
dio ; ma gli attacchi ebbero poco fuc- 
cefib per T ammutinamento de'Lanfcfae- 
neti , che ricufavano fervire , ora per 
non difpiacere all' Imperatore , ora per- 
chè fi ricufava loro un aumento di pa- 
ga , che non avevano per anche meri- 
tata , e di cui fi rifarcivano, rubbaiu 

do^ 



l < B R o XXXUL 49 

do , .e faccheggiandp i villaggj vicini . i 

. Gli Ambafciatori della Repubblica l^onar- 
prefTo il Re ebbero ordine di dimandar- doLore- 
gli altre truppe, e fpecialmente il fa- dano, 
molo Pietro Navarro , che aveva un 
fommo credito per 1* attacco delle piaz* 
ze . Francefco I. condifcefe alli defide- 
rj della Repubblica; richiamò il Baftar- 
do di Savoja. e li Lanfcheneti , e fpedì 
Pietro Navarro con cinque mille Fran- 
cefi. Furono formati due corpi intorno 
Brefcia ; uno era quello de' Veneziani, 
in numero di due .mille caviilli , e di 
cinque mille fanti, comandato da Tri- 
vulzio ; r altro era quello de' Francefi fot-- 
to il comando di Pietro Navarro. 
.. . La lentezza e la interiruiionc de' pri- 
mi attacchi aveano dato tempo alla 
guarnigione di efeguire una moltitudi- 
ne di lavori ; ella aveva eretto de' ca- 
valieri , cavate foffe , formate trìnciere 
dietro il terrapieno tutto d' intorno h 
piazza; di modo che le brèccie molti- 
plicate non fomminiftravano che poca 
facilità per dare 1' affai to . Fu pregato 
Pietro Navarro di far ufo del luo tai- 
l^nto per le mine, ch'era in allora uà* 
arte affatto nuova . Navarro vi accon- 
iVrìti , e fece (cavare con fomma dili* 
. Tom. IX. D gen^ 



39 Storia Venieta 

vgenza una ftrada fòtterranea , che dal 

Leonart campo conduceva nell' interiore della 
dqIx)R£- Città. Quefto lavoro era verfo il fine, 
DANo, quando fili aflediati «. avvertiti delle ope-; 
razioni de guaflaton , contranamarono , 
introduflero nella loro contromina mol* 
ti barili di polvere , ed avendovi pofto 
fuoco , ^ccifero i minatori di . Navarro , 
e diftruflero il fuo lavoro . Reftava una 
iperanza al li Veneziani y ed era che li 
viveri mancaflerp in Brefcia ; e come 
pra facile V impedire , che ne foflero in* 
trodotti , Trivulzio , non ottante il ri- 
gore del freddo, e l'abbondanza delle 
nevi , rifolfe reftare accampato per tut-^ 
to r inverno all'intorno della piazza. ^ 
Maneggi Intanto il Papa , che vedeva il cat- 
deiPapt. ^.^^ fucceffo, e che temeva per fé ftef- 
fo le confeguenze degli sforzi da lai 
fatti per impedire V ingreflb dell* Italia 
alli Francefi , procurava metterfi a co- 
perto della loro vendetta , imbarazzane 
doli nelle infidie di un trattato • Procura 
di fiaccare i Veneziani dalla loro aU 
leanza , e propofe al Senato la fua me- 
diazione per terminare le loro differen- 
ze con r Imperatore; ma il Senato piìi 
volte ingannato da queflo artifizio , e 
iion vedendo Scurezza che nell'amici* 

zia 



1 i B Ro XXXIIL 5! 

ila (te* Francefi , fece comunicare al Ré ^^ 

per ' mezzo de* fuoi Ambàfcìatori , la Leòn ah- 
pròpofizione del Pontefice, afficurando- ixiLore* 
lo , che la Repubblica aveva ripofto iti datìo, 
lui folo le fue fperanze , e eh* ella pre- 
ferirebbe fempre a tutto il redo il van* 
taggio di fargli conofcere la fua fedel- 
tà .L'Imperatore agitato egli pure pef 
i progreflì rapidi de* Francefi , avevi 
cercato di entrare in accomodamento 
col Re-. Ma Francfeifco I. Vedeva trop- 
po chiaramente , che noti farebbe mai 
pacifico poflTeflbre del Milanefe y fino à 
thè gli Allemani cónfervaflero uù dito 
di terreno ih Italia . Cosi là vera poli- 
tica , unita aliai fmcerità del fuo carat- 
tere , lo fece perfeverare ne' fuoi impe- 
gni co' Veneziani • ed egli corrifpòfe al* 
la confidenza fattagli , comunicando loro 
con buona fede le propofizioni dell' Im- 
peratore, 

Leone X. non avendo potuto ingan- 
nare la favia politica del Senato, tentò 
un nuovo maneggio particolare col Re , 
e vi trovò più facilità . Francefcó I. dì 
Cui le mire non fi limitavano nella coh- 
qtiifta del Milanefe, e che aveva le fiie 
pretefe fui Regno di Nàpoli, confidera- 
va come un grande ofiacolo a' fuoi di- 
D i fé. 



52 Storia Veneta 

^rfegni r avere per nemico il Papi; > 

lyEONAR-^^"^'^^ Leone gli aveffe dato motivi 
BoLoRE- fommi di efferne irritato, defiderava con 
g^!J^9?^ pàffióne di acquìftare la ftia amicizia « 
Accolfe dunque favorevolmente il Nun* 
zio , che il Papa gli fpedì a Pavia, e 
dopo alcune conferenze tra quefto Nun? 
^ ^io ed il Canceliere Duprat , conven* 
pero , che il Papa e il Re fi unirebbe^ 
ro Jnfieme per la difefa e libertà dell* 
Italia; che il Re prenderebbe fotto la 
fua protezione lo Stato di Firenze e la 
Cafa de' Medici; che il Papa cederebbe 
al Re Parma e Piacenza , e che i due 
Principi terrebbero una conferenza in 
Bologna per decidere con piìi chiarezza 
intornò gli articoli della loro unione. La 
ccffione di Parma e di Piacenza , anti«» 
^he dipendenze del Milanefe , fu una 
conditone , fenza la quale il Re dichia-* 
rò con fomma coftanza, che non afcoU 
terebbe accomodamento alcuno ; e ben- 
,chè ne dovefle coftar molto a Leone X. 
lo fpogliarfi di due piazze di quefta con-' 
fegùenza , ne fece il facrifizio alla ne-* 
ceffità di far dileguare la tempefta, che 
il rifentimento del Re e de' Veneziani 
preparavano contro di lui . 
- Jl Papa arrivò in Bologna H &. De^t 

ceoi- 



ti B k ò XXXIlL 55 

t^òibre^ ed il Re pochi gìortìi dopo 

La natut-a avea dato à Leone X. una Leonar- 
filbnomia attiabile , fpirito indnuante , dòLorè- 
carattére dolce e compiacente . Fece ufo ^^^9^^ 
di quefte doti pet* acquiftare la aratià 
del Re, il di cui carattere libero e lea* renwicoiRc 
le cede facilmente alla fua actortezta °*^"** 
artifiziofa . Non fì trattennet^o ^ di^rantè 
il loro foggiorno in Bologna , che de' 
loro intereffi particolari . Il Re fedottó 
dalle apparenze di cordialità , che unsi 
pili perfetta cognizione degli uomini 
avrebbe dovuto rendergli fofpetfe , ma- 
nifeflò fetìza artifizio il fuo difegno di 
cohquiftare il Regno di Napoli . Il Pai 
pa flnfe atcortamente di approvarto ^ e 
promife di fecondarlo a tutto potere; 
Il Re dimandò , che Modena e Reggio 
foflferò reftituitè^ al Duca di Fet-rara : il 
Papa ebbe qùalchcf ribre^to ad accon* 
fentirvi ; ma V atcordò con patto ^ che 
il Re toglieffe la fua próteziòne a Fran-^ 
cefco-Maria della Rovere , Duca di Uri» 
birio , volendo S. Santità foftituirgli irt 
ijuefto Ducato Lorenzo de' Medici, fua 
nipote. Francefco I. ebbe la debolezza^ 
di accordare quefto articolo ; e s' obbligò 
pure di dare foccorC al Papa per fot- 
tomettere qucfto pretèfo ribelle , che non 
D 3 era 



54 Storia Veneta 

w^rsL perfeguitato , fc non perchè aveva 

J^EONAR- favorito il partito della Francia . Alfi* 
poLoRB- ne il Papa ed il Re conchiufero tr^ 
PANO, effi il famofo concordato, che fenza ne- 
p. Lxxv. ^^gjj^ ^ g contro ogni ragione di Sta- 
to, rende onerofamente , da due e piti 
fecoli in qua la Chiefa di Francia tri.^ 
Initaria della Corte di Roma . 
' Gli Anibafciatori di Venezia aveva-» 
Ilo feguitato il Re a Bologna , e non 
dubitavano , che non fi fofle trattato 
principalmente di dare la pace all' Itar 
iia. Tutto però fi riduffe in tal prdpo- 
fito a mandare un Legato in AllemaT 
gna per^ efortare T Imperatore alla pa-» 
ce , ed a fpedire diverfi brevi al Sena* 
to di Venezia , per impegnarlo a ren» 
derfi meno difficile intorno le condizio- 
ni del Aio accomodamento con V Impe* 
ratore, Leone X. afficurato dell'amici* 
zia di Francefco L ed avendo porto con 
ciò in ficuro la fila peribna e la fua 
Cafa da ogni infiilto, non gli difpia- 
^que di lafciare i Veneziani neir imba^ 
razzo . Francefco L fidandofi . troppo 
credulamente della buona fede di Leo- 
!!.€ X. credè i fuoi difegni afficurati dal 
favore di quefto Pontefice , ed il trat<* 
tato, che lo univa a luì,, nulla portando 
. di 



LiBiio XXXIIL 55 

dì contrario alli fuoi impegni con li« 

Veneziani , giudicò che gli farebbe anzi l^onar- 
piìi facile Tefeguirli. boLore* 

Ritornato a Milano col difegno di dano , 
ritornare in Francia condifcefe alla iftan- ^* *'**^* 
za degli Ambafcìatori Veneziani , di ir!?i^ria 
fpedire nuovi foccorfi , per accelerare la ^'•^** • 
refa di Brefcia ^ di cui la {[uarnigione 
ftretta dalla fame aveva promelTo di 
renderli , fé in venti giorni non venif* 
fé foccorfa. Il Re, che avevafi aflicura« 
to il pofleflb del Milanefe con un trat* 
tato di alleanza con gli Svizzeri, il dif* 
pofe a ripaffare i Monti ^ e partì lA 

effetto al principio del atefe di Genna* 

ro . Prima di fua partenza nominò il ^*****^ 
Conteftabile di Borbone per fuo Lue An.1510* 
goteneate Generale , ^ gH raccomandò 
caldamente^ non meno .che al Mare^ 
fciallo di Lautrec , di fpedire pronti foc* 
corfi alli Veneziani , e di operare per 
fottomettere Brefcia col medefimo ze« 
lo, come.fe quefta Città doveffe appar- 
tenere a lui fteffo . I Veneziani prova- 
rono in tutte le occafioni quefta fincc* 
ra buona volontà del Re , e nulla con- 
tribuì piii a tenerli coftan ti nella fuft 
alleanza ,' ad onta de' tentativi , che fi 
fecero .per diftaccarneli. • - 

D 4 La. 



f6 S t O R X A V E N E r A 

La buo/ia volontà de] Re non ebbe 

Legnar. P^*^^ allóra que' buoni effetti , che fé m 

DoLoRE- fperavano. Il foccorfo deftinato per li 

DANo, Veneziani fu fpedito troppo tardi * Il 

D.LXXV. (^Qj^jg ji Roquandolf fi avanzava verfo 

n? iTJaaoT» Brefcia con un groflb corpo dì truppe 

^fcSif Imperiali. I pofti avanzati per cuftodi- 

re le sfilate delle montagne, avevano 

tutti prefa ' la fuga ai fuo arrivo ^ e 

quello .tercorc accrefcendo gli oggetti , 

i Generali Veneziani non fi credettero 

ficuri nel loro campo . Effi rimandaro* 

no la loro artiglieria a Crema ed a 

Cremona ^ e fi rivolfefo verfo Caftel- 

nedulo a fei miglia da Brefcia . Quello 

improvvifo ritiro difpiacque eftremamen-- 

te al Senato. Trivulzio gli aveva figni- 

frcato , che tutti li paffaggj erano cu- 

ftoditi con diligenza , eh' eranfi prefe 

intorno Brefcia grandi precauzioni per 

impedire V ingrelfo a verun foccorfo , 

cofa che afficurava la refa della piazza 

al termine convenuto ; che il foccorfo 

di Francia era partito di Milano , e 

che s'unirebbe infallibilmente all' arma- 

ta . Si feppe , che la truppa del Conte 

di Roquandolf non era che un corpo 

di milizie levate in fretta, e che non 

aveva né cavalleria, né cannone, Que« 

fte 



1 1 & R ó xxxim '$7 

{le circoftanze diedero luogo a molti^ 
difcorfi , ne' quali la riputazione del Tri- Leonar- 
vulzio non era rifpettata : egli ne fu doLorc^ 
sì offefo , che dimandò il Tuo congeda dano, 
alli Veneziaili; Il Senato non volendo^ 
che un cieco fdegno gli facefle perdere 
iin Generale di tanto merito , gli ri* 
fpofe, che la Repubblica noti giudica* . 
va fecondo i giudizj temerar j del voU 
go , che addofia fempre la difgrazia de-* 
gli avvenimenti air imperizia del Capo t 
eh' effa non lagnavafi che della fua cat4 
tiva fortuna, i di cui rigori non dimi^ 
nuirebbero le di lei premure pier. dargli 
modo d'impiegare con miglior forte i 
fuoi rari talenti per la guerra ^ 

Quefte lodi del Senato non poterono Trìvuizio 
ritenere Giovan-Giacopo Trivulzio. Egli fcrvuii'dc' 
fi oftinò di abbandonare il comando^ ''""'*"^' 
che fu dato a Teodoro Trivulzio fuo 
parente • Il Marefciallo di Lautrec arri<^ 
vò al campo col foccorfo , che attende» 
vafi , e non fi dubitò piìi,, che con for*^ 
ze Superiori non fi perveniffe all' in# 
tento d' impadronirfi di Brefcia • La 
piazza era ihta provveduta, ed avreb^ 
pe convenuto per fottoraetterla far quel- 
le operazioni , che , la ftagione non peiv 
metteva • Si prcfe il partito di blocfe» 

car« 



^8 S*t o a I A Vene t a 

rcarla, fino a che foffero difciolte le nei 

Legnar- vi e li ghiacci per ripigliare V affedio , 
poJLoRE- Ma MafTimiliano Imperatore non ne 
SfmV ^^^^^ ^^ tempo, effendo entrato di buon* 
ora nel Trentino alla tefta di trenta 
mille uomini. 
L'Impera- .^Fii allora neceflità alli Veneziani e a* 
mUiaS^'^ Francefi il cedere ad un nemico , a cui 
tram Ita. 1* jneguaglianza delle forze dava troppo 
vantaggio, e fi riduflero a difputargli il 
terreno , fina a che gli Svizzeri foflcra 
arrivati , che avevano tratto al loro 
partito , e che. dovevano arrivare in nu4 
mero di fedicr mille uomini. Li Prov« 
veditori Generali sverebbero voluta;, 
che fi niarciafTe incontro air armata 
Imperiale • e pretendevano , che quan- 
tunque fuperiore di numero , era un va- 
no timore il non cimentarfi a combat-» 
terla , non eflendo compofla , quafi in«« 
fieramente , che di foldatefca novella i 
Ma il Marefciallo di Lautrec , che 
aveva i fiioi ordini dal Conteftabile di 
Borbone, foftenne chVera cofa effenziale 
raccogliere tutte le loro forze in que 
luoghi, dove foffero a portata di .effet«» 
tuare la loro unione con gli Svizzeri , 
eh* erana in marcia , e che non potè. 
vano tardar <ll arrivare. Quindi , dopo 

avci: 



/Li«RO XXXIII. 59 

aver provveduto a fufficieqza Trivigi 

Vicenza e Padova , V armata de* Con- ì,£onaiu 
federati evacuò il Bre{ciano , e fi diref- ^o Lorb^ 
k verfo Cremona , dove il Marefciallo dano, 
di Borbone aveva preceduto col rimap 
nente delle truppe. 

: L'Imperatore inc(H*aggito da quefto suoi pm. 
ritiro, pafsò T Adige, e fparfe i iiioi SJ£,Jg|. 
diftaccamenti nel Brefciano . Avrebbe 
dovuto con una . marcia sforzata infe^ 
guire i Confederati fenza dar loro tem» 
pò , fparger la confufione nelle loro di» 
rezìoni, e produrre io ftupore e la tur? 
bolehza, . che fono i . principi delle granv 
di rivoluzioni. Egli fi fermò. ali* affedio 
dì Afola ,. piccola Piazza ;, dove Fran> 
cefco Contarini, e Paola Martinengo 
con un pugno di gente ebbero la .glo^ 
ria di trattenerlo , e di fiancarlo con la 
loro refiftenza. Dopo aver perduto mol* 
to tempo in vano per fare quefta mfr» 
diocre conquifta , marciò oltre con t\iU 
te le fue forze . Subito dopo li Conr 
federati , coftanti nel loro piano di ope^ 
razioni, che credevano il pìh ficuro,. 
benché il meno onorevole y piegarono 
verfo 1* Adda ; e tutto il Paefe tra quefl» 
fiume ed il Pò , a riferva di Crema « 
di Cremona, ricevè. il giogo dclnemico^ 

Li "' 



tJo ^torì A Venet'a 

^r'*, Li Confederati retrocedevano à tùu 

Legnar. ^"^* che T armata Imperiale avanza- 
no Lore- va* fi ritirarono fino fotto il cannone 
D^m di' Milano ; e l'Imperatore, che non 
* ne era.'piìi lontano che di fei miglia^ 
fece intimare agli abitanti di quefta Ca* 
pitale di rendergli r ubbidienza^ clte gli 
dovevano, come a capo fupremo dell' 
Imperiò , di cui la loro Città era dipen^^ 
dente * minacciandoli , in cafo di refi*^ 
(lenza ^ del medellmo trattaniènto che 
r implacabile Federico Li aveva fatto 
loro provare. Li Milanefi rifpofero^ che 
la loro Città , già membro dell' Impe- 
rio, n'era fiata fmembrata a prezzo d' 
oro j che Sua Maellà nulla a^veva piit 
da pretendervi ; eh' ella apparteneva a 
titolo di fucceffione , e per diritto di 
conquida , a Francefco di Valois ^ Re 
di Francia, loro legittirtia fovrano ; che 
gli avevano giurato di effere fedeli , e 
eh' egli li aveva mefll in iflato di re* 
fiflere alle violenze , eh' egli volefTe ten* 
tare per fottometf edi * ' > . 
' E» fermato La tifpofta de'. Cittadini di Milano 
^ttoMii». farebbe ! fiata .meno altiera , fé la pre- 
fenza de^ Generali Francefi e Veneziani 
non aveffe tolto loro la libertà di fpie* 
gare i proprj Jnterni fentin\enti ^ MoU 
.^ " ^ ti 



Libro XXXIIL 6t 

ti tra efli propendevano per V Impera- 

tore , ed il Conteftabile di Borbone fu Leonar- 
obbligato a fcacciare dalla Città quei* poLore* 
li, eh' erano pili da temerC . II. mas* dano, 
gior numero , indifferente per li due par* 
titi , avrebbe preferito volentieri un 
cambiamento di domìnio alle calamità 
di un , afledio . I Provveditori Venezia- 
ni impiegarono tutta la loro eloquen- 
za per ifpirare agli abitanti atterriti 
quel zelo, che non avevano. Andrea 
Gritti fpecialmente ricordò la genero» 
fa moderazione del Re con effi , dopo 
la battaglia di Marignano - e quanto 
farebbe vergognofa cofa fé non foffero 
grati alle beneficenze di sì gran Prin- 
cipe , moftrando zelo pel fuo fervigio 
in una circoftanza , che nulla aveva di 
difperato . Loro dichiarò , che li Vene- 
ziani eranf] rìfolti di fare caufa comu- 
ne con li Francef] , a qualunque ftato la 
fortuna li riducete ; ed aggiiinfe: ,, fé 
„ fempjici amici fanno tanto, che non 
„ devono fare li fudditi per un padro* 
,, ne , a cui fono debitori della loro fé- 
„ licita? 

-Poco avrebbero giovato le infinua* Ritorno in 
zioDi, fé non foffero arrivati gli Sviz- 
^m nel momento , che ftavafi per hvé 

un 



di Stòria Vfneta' 

^run nuovo moto retrogado; la loro pvé^ 

LcoNAR- ^"^^ acquietò gli animi de* Confederati ì 
im LoRE- e cagionò nelF Imperatore vivìf&me an^* 
DANo , guftie . Aveva un groflb corpo di Sviz- 
zeri nella- fua armata , che ne facevano 
la principale forza; perchè tutti liCan* 
toni non avevano trattato con Francef** 
col. Egli ne avea otto per alleati, egli 
altri cinque erano flati mantenuti dal 
Cardinale di Sion nella loro oppofìzio» 
ne contro la Francia ; Quelli avevano 
fommiriiftrato truppe all' Imperatore : 
ma come non erano pagate , era da te* 
merfi , che non fì lafciaflero corrom« 
pere dalli Generali Francefi , che ave- 
vano dato tre mefi di paga alli lo- 
ro compatrioti , venuti a fervire fotto 
di loro • Maffimiliano ricorda vali con 
terrore dell'avventura di Lodovico Sfor- 
za , dato in mano a' Francefi in No- 
viara dagli Svizzeri; e temè tanto pih 
da loro il medefimo tradimento , per- 
chè quello , che cotnandavali , venne 
a dimandargli danaro con tuono arro- 

J^ante, accompagnato da minacele in- 
olenti. Non bisognava tanto per inti- 
midire un Principe per natura poco 
cdraggiofo , e eh' erafi impegnato , al 
ftto folito, di- far la guerra fenza da* 

naro 



Li b r ò XXXnn 6s 
naro • Abbandonò la fua armata fotto^ 
pretefto di andare a raccogliere, in Al- Leonar- 
lemagjna i fuflidj, di cui aveva bifogno doLore-^ 
per foldeggiarla , e ripigliò la ftrada del dano, 
Trentino con una fcorta di duecento ca* ^' ""^^* 
valli . 



Appena fu egli partito, tutte le fue^J'J 



fua ar- 
di. 



truppe sbandarono . Gli Svizzeri , chc^i*'^* 
non aveva potuto foddisfare per man* 
canza di <]anaro , fé ne rifarcirono col 
faccheggio di Lodi , e ritornarono ca« 
richi di bpttioo nelle lora montagne ; 
Gli Spagnuoli fuggirono a precipizio 
vcrfo Verona; T infanterìa Allemana 
ufcì con difordine dal Miknefe , mole« 
(lata di continuo nel fuo ritiro dalli 
Confederati : ne perì una parte,, ed il 
rimanente ftentò molto a giungere nelle 
montagne del Tirolo. 

In Francia s'era concepito poco ti« cattiva fedt 
more della fpedizione dell' Imperatore 
in Italia , ed il fucceflb fu ali incirca 
tale , quale erafi preveduto . Ma la co»* 
dotta del Papa in quefte circostanze 
fece conofcere a Francefco L quanto 
^ra ftato ingannato. Leone X. gli ave- 
va promeiTo nella conferenza in Bolo* 
gna , che le truppe della Chiefa fareb* 
bero impiegate in foftenere il fuo pot 

fcffo 



Leonar- 
do LoRE- 

DA NO, 

D, wxv. 



64 Storia Ve ne rx 

rfeflb nel Milanefe , e che ^ fubito dopo 
la morte di Ferdinando Re di Spagna ^ 
le unirebbe a quelle di Francia , per' 
dar foccorfo neir acquifto di Napoli • Con 
quefta fperanza Francefco L aveva fa- 
criticato il Duca di Urbino all' ambi* 
zione de' Medici . Ferdinando era mor- 
to di frefco , e la fua corona era pafTa- 
ta a Carlo fuo nipote « Intanto Leone 
V. mancatore di fua parola » e de' fuoi 
giuramenti , aveva invitato Mafiimilia- 
00 Imperatóre in Italia ; gli Svizzeri 
perle fuggeftìoni del Papa avevano ac» 
crefciuta V armata di quefto Principe ; 
le truppe della Chiefa continuavano ad 
éffere al fuo fervigio ; il Cardinale Bi- 
biena , eftremamente oppofto alla Fran- 
cia , «ra il Legato fcelto dal Papa per 
rifiedere preflb V Imperatcfre , durante 
quefta fpedizione . Leone X. non pote- 
va con meno riguardi manifeftare a 
Francefco I. la fua cattiva volontà. I 
Veneziani non ne furono meno irritati 
del Re di Francia * ma timoròfi d' im-» 
pegnare il Papa in azioni piìi violen» 
te , diflimularono , ed operarono con 
calore , per mezzo de' loro Amba* 
fciatori in Roma e in Parigi , per 
mantenere un avanzo di concordia 

ap-. 



Libro XXXIIL 6$ 
apparente tra il Papa , ed il Re .^ 

Profittarono effi della difpcrfione dell* Leonae- 
armata Imperiale per ritornare contro doLore- 
Brefcia con tutte le loro forze. Il Con* dano, 
teftabile di Borbone y richiamato in ' 
Francia, aveva lafciato tutta la fua au-Pafli!^!^ 
tonta al Marefciallo di Lautrec , efor-**^^' 
tandolo a tenore della intenzione del 
Re , a fecondare toa ogni potere i di- 
fegni della Repubblica . I Generali Ve- 
neziani , ficuri di efiere poderofamente 
affiditi dalli Francefi , avevano prece, 
duto , ed arrivati fotto Brefda , dopo 
una marcia sforzata , fecero fcalare la 
piazza fui fatto ; quello attacco vivo ed 
improvvifo ebbe da principio qualche 
fucceflb, ma la vigorofa refiflenza degli 
affediati lo refe inutile . 

Il Marefciallo di Lautrec fi unì in- upiuMè 
tanto con Tarmata Veneziana . Si ter-^JiS? * 
minò d' inveftire la piazza , e pollo tut- 
to il cannone in batteria , fi fecero lar- 
ghe breccie nel terrapieno , quafi tutto 
minato dagli attacchi precedenti . Hic- 
card , Capitano Spagnuolo , che coman- 
dava in Brefcia, non potè, quantunque 
infaticabile nelf agire , rimediare baftan- 
temente , né alla caduta delle mura , 
che precipitavano a terra ad ogni mU 

. Tom; IX. E nima 



6é Sro^J^.A Vegeta 

t nima fcofli , uè all' avvilimeoto delU 

Xeon^h- &uar«Ìgio?* sfinita dHle fatiche . DU 
doLprX' niandò di capitolare , e promife rea- 
DÀNOj dedJr k' in tre giorni non foffe foccor- 
P.UXV. £^ . ^ fé il foccorfo almeno non fofle 
, 4i otto mill^ uomini • A tali condizio- 
ni fi convenne^, che la guarnigione 
ufcirebbe ^con gli onori della guerra , 
ed in. libeft^ di ritirarfi dove le fofle 
a gradp , eccettuatane Verona ; che la 
Città farietbbe confegnata al Maresciallo 
4i Lautrfìc , e che perdonerebbefi a qu&> 
gli abitanti, che avevano favorito il 
partito deir Imperatore. 

Uo corpo : di Allemani erafi avanza» 
to a Rocca< d' Anfo per procurare d'in- 
trodur foccorfo in Brefcia; ma il Ma^ 
refciallo di Lautrec lo fece inveftire da 
un diftaccamento fuperiòre , coficchè fu 
battuto 9 e pofto in fuga • La capitola* 
zione fu efeguita; e la guarnigione u£cV. 
Il Marefciallp di Lautrec , e li Prov- 
veditori Veneziani entrarono a cavallo 
j^eJla Città , e vi furono ricevuti con 
le acclaniazioni folite in quegli avve- 
nimenti , dalli quali il popolo fpera la 
fud felicità. II Marefciallo prefe il pof- 
feft> della piazza a nome del. Re , ed 
iouncdiatamente la reftituìt alli Provve- 
di. 



' 1 I B k o XXXIir. '6j 

l^itori , che fecero inalberare lo ftendar 

do della Repubblica alla porta del Pa« Leonar- 
lazzo • DoLoRS* 

La refa di Brefcia cagionò in Vene* dano, 
zia un giubilo generale , e fu celebra- "•"*^* 
ta con fede pubbliche , che durarono rf!aSdi3^d? 
per molti giorni. Il Senato fcrifle al^'*'**** 
Re per ringraziarlo dell' afliftenza pre* 
ftata alU Veneziani in quefta occafione 
importante ; fece grandi elogj del ze- 
lo e buona condotta de' Capitani Fran* 
cefi , alli quali la Repubblica era prin* 
cipalmente obbligata di un avvenimem» 
to , che aflicurava per fempre a Sua 
Maeftà il Tuo amore e gratitudine • Il 
Senato fcrifle pure al Màrefciallo di 
Lautrec , e dopo avergli atteftato la fua 
foddisfazione per i Tuoi buoni e leali 
fervigj , lo efortò a non fermarfi in si 
bella ftrada , dicendogli , che i egli con^ 
duceflfe fenza indugio la fua armata vit-* 
torìòfa fotto Verona, infallibilmente fc 
ne renderebbe padrone^ e che prefaVe* 
rona., la guerra era finita ; che nulla 
poteva fare di piti gloriofo per lui , e 
di più vantaggiofo pel fuo Padrone ; 
poiché quando la Repubblica avefle ri<» 
cuperatb tutta la fua potenza col foc* 
corfò di»' f^rancefi , il XxsCo imperio nd 
E a Mi- 



(58 Storia VENEtÀ' 

^iMilancfe era ftabilito ia modo folidà 

Leonar- «d invariabile . . 

DoLoRE- Parve che fui principio Lautrec enn 

D.'^LxxV ^^^^^ ^^^ trafporto in opinione col Se^ 

* ^ nato . Decampò con Trivulzio , e prefe 
intorno a la ftfada del Veronefe; ma arrivato fot*» 
ìFràncSfi eli to Pcfchiera , e prima di paffare il Min^ 
yenc*ia«i. ^j^ ^ jj^^ ^jjj provveditori Veneziani, 

eh' era obbligato a ritornare verfo il Mi^ 
lanefe , perchè aveva intefo , che li Can-> 
toni nemici della Francia fi muovevano 
per entrarvi . Si tenne configlio di guer-. 
ra, ed il rifultato fu , che non fi pro«» 
cederebbe oltre fé prima non fi aveflero 
piii certe informazioni del moto de' Can-r 
toni , per non ricevere un affronto lot*. 
to Verona; nulla effendo più effenziak 
in fatto di guerra , che V evitare tutto 
ciò che può indebolire una fama acqui** 
ftata con .felici avvenimenti . 

La nuova della marcia degli Svizze« 
ri fi confermava di giorno in giorno , 
e Lautrec raoflrò una rifoluta volontà 
di entrare nelMilanefe con tutte le fue 
truppe. In vano gli fi rapprefentò, eh* 
^gli non correva alcun rifchio afpettan* 
do di aver piti fodi fondamenti onde 
predar fede alla voce fpàrfaj che fareb^ 
fee femprc tempo di portarfi dove la 

^hia^. 



ti B R O xxxiif. é^ 

ctiiamafle il bifogno . Reftò fermo neU 

fuo fentimento ; pretefe che Verona , Leonar- 
dove gli avanzi dell' armata dell' Impe- doLore- 
ratore eranfi rifugiati , non foffe una dano. 
Piazza da fuperarfi fenza molte difficol- 
tà j fece intendere , che li Veneziani 
avendo avuto conferenze particolari con 
r Ambaftiatore di Polonia , di cui la 

. voglia di far la loro pace particolare 
era verifimilmeiite T oggetto ^ convenir 

* va agli Alleati effere guardinghi eoa 
effi. Si lamentò alfine , che il danaro 
delli fei mille Lanfcheneti, a cui erafi 
impegnata la Repubblica , non era (tata 
pagato nel tempo ftabilito. 

Il Provveditore G ritti gli replicò cori 
mólta forza , che lo flato delle cofenori 
era tale quale egli lo dipingeva ^^ eh 
cravi in Verona tale penuria di vive-* 
ri , che provava piìi incomoda che pro^ 
fitto dalle truppe nomcrofe, ch'era ob^ 
feligata a mantenere; che il tempo del- 
la raccolta avvicinavafi ; che fé lafcla- 
vafi a' nemici la libertà di empiere i 
loro magazzini , non avrebbonfì altri 
appoggi contro di loro, che la fola for- 
ata; che fi dovrebbe fpargere piìi fangutf 
con minor ficurez;ia dell' cfito; che dal- 
li defertori fapevafi, che gli abitanti Cf 
E 3 li 



70 Storia VEKE*fA 

»li foldati di Verona erano in difcordia 

Legnar- aperta , e che potevafi credere , che li 
DoLoRE* primi , i quali anelavano alla libertà, 
DANO, farebbono al prefentàrfi dell' armata ogni 
D. txxv. pQflibJie sforzo in fuo favore . „ In 
„ fomma , foggiunfe Gritti , è contro 
yj ogni probabilità acculare il Senato di 
,, aver trattato di pace con V Ambafcia- 
^ tore di Polonia a nafcodo del Re di 
^y Francia. I Senatori Veneziani hanno 
^ dato prova della loro collante fedel*' 
^ rà astrattati , che li obbligano al Re, 
^ del loro zelo per lui , e della loro 
^ fiducia nella Nazione Francefe , poi« 
„ che hanno effi piU volte ricufato le 
jj condizioni di pace piii vantaggiofe , 
„ per, non difunirf] dalla Francia . La 
jj noftra condotta . dà una buona cauzio» 
5, ne delle difpofizioni del Senato in* 
„ torno a quello , poiché nell* ultima 
jj avvenimento non abbiamo avuto dif* 
fj ficoltà di feguirvi , di accantonarci 
„ con vói preflb Milano , perchè, fenza 
„ averne avuto T ordine, eravamo ficu- 
yi ri di piacere al Senato , fervendovi 
,9 con zelo. Lungi da noi adunque fif«: 
„ fatti fofpetti maliziofaraente faggeriti 
,) per difunirci . Il danaro per la paga 
rt de' Lanfchcneti è pronto , e loro fari 

„ sbor^ 



Libro XXXIII; 71 

^, sbòrfato , quando ci avremo aperta , 

„ un paffaggio per riceverlo " . Al fitte l^onar- 

Grim dichiarò apertame&f?e , ohe nella ^q Loit£. 

fuppofizione che il MarefciallO' di Lau* dì^nq, 

trec non voleffe feguirli, era di parere^ "*^" 

di tentare l* affedio di Verona con le 

fole forze de* Veneiiani . 

Trivuhio e tutti li Capitani a fervi- condotta 
zìo della- Repubblica foftettniàro il fen- Maie^faiio 
timentò del Gritti ; ma nott fa mai'"'^*""^' 
poffirbile né per ragioni j uè per iftan- 
ze, muovere dalla fuà opinione il Ma« 
refciàlk) ; e fi affaticò rtòlto per otte*-^ 
nere, che ritardale per akoni giorni it 
filo ritirò • Qùcftà fua oftinaziòne par- 
ve iihragiòtievóle e pib che fofpetta . 
Non fapevafi , che Frantèfcb I. ftafle 
allóra Pianeggiando la pace col nup« 
vo Re di Spfàgtìa ; che itì tfpettaziontf 
dell* efito delle conferenze, che doveva- 
no apHrfi iti Nòyòn tra li l^lénipòten-» 
zi arj delle due Corti , aveva mandati 
ordini à Lautrèc di • agire lentamente 
in Italia <, e dà ciò xiàkett la fua op- 
pòfizione al difegn<5 de* Vetieziàni , che 
gli rimptóveravatìo comeun*odiofa ófti- 
ùaziòne . 

. L'à^rttiàta ^ Confederata avèVa pàf-' 
fato tutto il ihèfe di- LugJio^ nel futt 
E 4 cam- 



7> Storpia Veneta 
■ campo prcflb Pefcbiera * Non trattavafi 
Leonak- P^^ ^^^'^ marcia degli Svizzeri , effen- 
DoLoRE- dofi trovata del tutto falfa tal voce . 
DANo, Lautrec non aveva piìi il pretefto di ri- 
calare di concorrere con li Veneziani 
air affedio, di Verona . I Provveditori 
avevano ricevuto il danaro per la paga 
de' Lanfchcneti , e proteftavano , che 
non farebbe loro dato in mano, fé non 
impegnavaiì di finir la campagna con 
cffi nel Verpnefe . Acconfenti alfine a 
feguirli, ed il primo del mefe di Ago-^ 
fto marciò r armata a Gottolengo , dove 
pafsò r Adige . I Generali della Repub«^ 
blica fecero occupare tutte le sfilate del* 
le montagne, che confinano col Trenti* 
no , per impedirne il paflaggio a tutti 
i foccorfi . Si avvicinarono a Verona , 
e le truppe di Venezia e di Francia fta- 
bilirono feparatamente il loro campo in- 
torno la Piazza • Quando fi trattò di 
concertare le operazioni dell' affedio , i 
Lanfcheneti , che avevano ricevuta la 
paga di tre mefi , dichiararono , che non 
volevano portare Tarmi contro Tlmpe- 
ratore , né fervire neirafledio dì una 
piazza , eh' era di fua ragione . Si volle 
combattere quefto fcrupolo affettato , 
.ma non fi potè mai vincerli . 

Il 



L I È R o XXXIIL 75 

11 Marefciallo di Lautrcc , che fotto« 

mano fomentava la refiftenza de'Lan- ljonar- 
fcheneti ^ offerì alli Generali della Re- doLore- 
pubblica di fupplirvi con V infanteria dano, 
Francefe ; ma un momento dopo dichia- ^' 
rò , che non poteva privarfene fenza 
pericolo ; fi allontanò a due miglia da 
Verona , e li Veneziani furono obbliga* 
ti a fare lo fteflb « La guarnigione di 
Verona mal pagata , e male provvedu-K 
ta di viveri , indcbolivafi «giornalmente 
. per le deferzioni; ma come da princi* 
pio era ftata troppo numerofa, era ella, 
ancor tale da far temere una difefa opi- 
nata • Il Marefciallo di Lautrec fcrifle 
al Senato , ed efagerando le difficoltà 
deiraflfedio, dimandò rinforzo • 

Credevafi in Venezia , che le due zr* u levare 
mate unite foffero piìi che badanti per verona!'* 
fottomettere Verona . Il Senato però , 
acciò non gli fòffe rimproverata nefTu* 
na mancanza , fpedì al campo quattra 
mille uomini di rinforzo , con un tre* 
no di groffa artiglieria e munizioni ab* 
bondanti di bocca e di guerra. Arrivar 
to il foccorfo y fi pensò feriamente ad 
ìnveftire la piazza • L' armata Francefe 
comandata da Lautrec occupò tutto il 
terrena intorno quella parte della Cit* 

tà , 



^4^ Storia Venustà 

^^tìt, eh* è pofta fulU fetida diritta dell* 

LEaNAR. Adige ; i Veneriani fotto il comando 
DO LoRE- di Trivukio circondarono V altra parte 
DANo, fituata fulla fponda finiftra; e v'era tra 
^^* li due quartieri un póntd ai comunica* 
zione fui fiume • Le loro batterie alzà« 
tt di concerto fecero fuoco nel medefi- 
mo tempo . Il cannona de* Francéfi ab- 
battè una vecchia torre preffò la porta 
della Calcina . Lautrec ordinò T aflalto , 
cf li fuoi foldati vi fi diportarono con 
molta bravura . Ma il nemico avendo 
puntato fulla breccia alcuni pezti di ar- 
tiglieria , Lautrec fece fuonare la ritira- 
ta ed abbandonò T aflalto . Il cannone 
de* Venetiani aveva pure fatto breccia 
. dalla loro parte ; ma il nemico v* era 
arcorfo con le maggiori fue forze , e 
con là fiducia, che dà un primo affalto 
pifpintx) con gloria*. 

IrrfvUlzio dimandò foccorfo a Xau* 
ti^éc , che , ftnza ricufar^lielo , diffet-ì a 
ittendiirlo fotto dìverfi pretefti . L*afle- 
diò àvévà durato quindici giorni , quan- 
do fi feppe , che un corpo di Allemanl 
aveva sforzato il pafl'aggio della Chiu- 
fa , ed era in marcia per introdurre 
foctorfo nella Piazza. A quefta notizia 
Lautrec moftrò un avvilimento fuor di 

mi" 



Libro XXXIir/ ^5 

mifora . Parve difperare dd fucceflb dèU\ 

affilio , e propofe fchiettamente di le* Leonar- 
vario. I Provveditori nulla comprende* iioLore» 
vano nella condotta debole del Mare* dano, 
fciallo , si contrària al fuo carattere j 
corfero «1 fuo quàrtierò , e lo pregaro* 
no con iftdnza, e per il zelo che dk)V6. 
va al fuo Re, a non macchiare la futi 
fama particolare , ed a non precipitare 
in cola di tanta confegùdfìza ; gli rap^ 
prefentarono quanto foffe vergognofo ^ 
che un'armata di vanti mille uomini 
fuggiffe dà un pugno di Allemani ; cbt 
diftaccando contro effi la fola cavalleria 
kggicra , farebbe facile vincerli e difpef^ 
gerii , e che allora la prefa di Vèfoftll 
dipenderebbe da due o tre affalti . Lau* 
trec rifpòfé , che la fàlute dell' armata 
eCgeva che non foffe pofta tra due fuó* 
chi ; che quefti AUemani , che affetta- 
vafi di difprezzare, avevano sforzato Uti 
paffaggìo , Creduto il piU difficile dà fil^ 
perarfi ; che le sfilate impedivano di òpi 
porre ad eft fune fuperiori , e che nott 
dovevàfi fperare di trionfarne con forte 
mediocri j che indebolendofi , fi efpowe^ 
vano a gràvi^ pericolo, effendo 1* armàM . 

tà dmfa in due patii dal fiume; e fén* 
Zi ciònfultàre di piU levò' it campo pé# 

por- 



f6 SroKTA VÉfrfcTA 

^rportarlì. verfó Albaredo . I Vencziahi 

Léonard sforzati dal fuo ritorno a levare V afle* 
]>pLoRE- dio , lo feguitarono ; ed il giorno fé* 
DANo, guente tutta T armata de' Confederati an- 
dò ad accampare a Villafranca , doVe fi 
trincierò. Il Conte di Roquandolf arri* 
vò nel giorno feguente in Verona , e 
provvide la piazza fenza oppofizio^e. 
ta^uietudi- I Confederati recarono nella inazio* 
tiaiii^ *"*'nc a Villafranca fino alla fine di Au- 
tunno é I Provveditori non ceflavano di 
iamentarfi col Marefciallo di Lautrec ^ 
che una sì bella armata reftaife oziofa ^ 
e che fi trafcuraflefo tutte le occafiòni 
di ricuperare Verona • imprefa , che fila- 
va tanto a cuore alla Repubblica • Il 
Marefciallo procurò di mitigare il loro 
rammarico, giuftificando la fua condot- 
ta come poteva ^ ed afficurandoli, che 
Verona farebbe infallibilmente loro rè- 
ftituita , e forfè piU prefto che non pen- 
favano . AH' allegrezza provata dal Se- 
nato per la prefa di Brefcia erano fuc- 
ceduti i timori, le inquietudini , i fo- 
fpetti. S*era lufingato , che la guerra 
fofle al fuo fine ; vedeva rinascere le 
tìlazioni; i faftid} j ma nulla affligge- 
valo tanto , quanto vedere i t^rancefiy 
il di cui apjpoggio faceva k fue mag^ 

giori 



L I B k o XXXIII. 77 

glori fperanze , moftrare per i fuoi in^ 

tereifi una tiepidezza, di cui non potè- Leonar* 
vano fcoprire la caufa* doLore^ 

Qualche tempo dopo ricevettero dal dano, 
loro Anibafciatore in Fi*ancia lettere , ^ rturadi 
che diffiparono i loro fofpetti . Seppero, p*ce t» v 
che nelle conferenze tenute a Noyon .^ «dìiRc 
Francefco I. erafi accomodato col noó« 
vo Re di Spagna ; che il principale 
trattato era , che Luigia di Francia^ 
figlia del Re , fpoferebbe il Re Cattoi 
lieo , e gli portei-ebbe in dote tutti H 
diritti e le pretenfìoni della Cafa di 
Francia fui Regno di Napoli ; che le 
due parti contraenti avevano lafciato là 
libertà alli loro Alleati di farfi com« 
prendere nel trattato ; che il Re Catto- 
lieo aveva nominato l'Imperatore ,. il 
Re di Francia , e li Veneziani ; e eh* era- 
fi convenuto di unire inceffantemente ia 
Bruxelles un Congreflb per trattarvi del- 
la pace generale . 

L' Ambafciatore diceva , che France- 
fco I. avevalo incaricato di comunicare 
tutto ciò al Senato, afficurandolo della * 
fua fedeltà in ogni impegno , che aveva 
prefp per la Repubblica , e che non farebbe 
mài pace con V Imperatore , fé prima V^ 
ropa noa foffe reftituita alli VenezianÌ4 

Si 



f8 StOHlA VENEtÀ 

Si apri fui principio di Dicembre li 

Leonar- CoDgrdTo in Bruffellcs . L* Ambafciato» 

ooLo&E-re della Repubblica 4 ch'era in Francia^ 

DANo, vi fi trarferi, e fu informato dalli fìjoi 

jKixLY^ difpacc)^ che li Miniftri dell* Imìiéhito* 

re iioii volevano accòhfcnrire a reftìmire 

Verona fé non a condizione , L che la 

Repubblica s'impegnerebbe a pagare al 

loro Padrone una fomma di cui fi con» 

i^enirebbe , IL che gli foffero cedute in 

Sovranità alcune dipendenze del Vero- 

nefC) IIL che la Città farebbe data al 

Re di Spagna ^ il quale dopo averla te^ 

nuta per fei fettimane , la confegnereb- 

bc in mano alli Francefi , e che allora 

quefti ne difporrebbero a piacere . 

Quefto principio di maneggio difpiac- 
que molto ai Senato . Li più accorti 
temerono , che quefto modo lento ed 
imbarazzante di procedere nella redi tu* 
done di Verona coprifle il difegno di 
far nafcere pretefti per ritenerla . Effi 
conofcevano il carattere falfo ed ingan- 
natore di Maffimiliano . La fua orina- 
zione per alcuni villaggi del Veronefe, 
che voleva ritenere , pareva fofpetta ; 
imperocché quefti villaggi non poteva- 
no eflere Ji veran profitto per queftò 
Principe ^ A non perchè dàvéno m&g^ 



t I B it o XXXIIL 7^ 
gtore facilità di penetrare nello Stato^ 
Veneziano , e di portarvi la guerra . Il leonar- 
Senato comunicò a Francefco I. i Tuoi doLore* 
giufti fofpetti j lafciando il deftÌQO della bang , 
Repubblica alla fua prudenza ed al gè- ^' "*^* 
nerofo affetto , di cui avevagli dato fi« 
no allora i faggj piii (inceri « 

I contrari tra li Miniftri di Francia , u rnttKo 
fi deir Imperatore furono $i vivi nelf„^j{iS 
Congreffo di BruflTelles , che^gli ultimi 
furono in procinto di partire fenzaaver 
luilla conchiufb. Si pretefe ^ che quella 
difcocdia fofle Tefl&tto dei raggiri del 
Cardinale di Sion; ed il Aio odio con- 
tro la Francia fu tale , ch'egli pafsò 
in Inghilterra per ìnafprire la gelofia 
di Enrico Vili, ed impanarlo a col- 
legarfì coli' Imperatore col difegno di 
perpetuare la guerra contro Francefco L 
Fortunatamente non riufcrrono i ma- 
neggj di quello torbido Prelato ; alla 
Francia riufcì di trarre alla fua allean- 
za il Corpo Elvetico , e di obbligarlo 
<on un trattata , che da quell'epoca 
non ha piii ricevuto alterazione . Que- 
fto avvenimento \ che privava F Impe- 
ratore della fua migliore forgente , Io 
reCe^piu facile alle condizioni di pace 4 
£gli la conchiuie con Francefco L t 

con- 



So Storia Yeseicél 

^rconvenoero tra effì , che la Città iK 

Legnar- Verona farebbe inccffantemente refa alK 
BoLoRE- CommifTar) del Re ,di Spagna , perchè 
DANo^, la confegnaflero a quelli di Francia 
p,xxxy. ^^. fet^i^ang j^p^ . ^^^ toftochè li 

Commiflfarj Spagnuoli ne foflero in poC- 
feflb, la guarnigione AUemana ufcireb« 
be , e r armata de' Confederati farebbe 
licenziata , fenza che, nell'intervallo^ 
nulla potefife cambiarli nello flato at« 
tuale . delle fortificazioni della piazza ; 
che li Confederati pagherebbero tutto 
ciò ch'era dovuto alla guarnigione di 
Verona ; che gli Allemani evacuerebbe- 
ro il Veronefe , a riferva di Riva e di 
Rovecedo , che Tetterebbero in potere 
dell'Imperatore; che nel Friuli le cofe 
Tetterebbero nello ftato , in cui erano 
prima della guerra ; e che li Venezia- 
ni e li Fràncefi pagherebbero in comu- 
ne air Imperatore , nello fpazio di un 
anno, la fomma di duecento mille du- 
cati. - 
^?— — T Quefti articoli di accomodamento fpe* 
An. i5i7.diti a Venezia furono ricevuti dal Se- 
Li Venezia- nato con voti concordi . Il Vefcovo di 

ni VI aderì- ^^ • » • «r " i • • • 

icono. Trento arrivò in Verona nel principio 
di Gennaro per ricevere quetta piazza 
dalle mani degl' Imperiali a nome del 

Re 



Libro XXXIII. 8t 

Re Carlo . Il Marefciallo di Lautrcc, 

vi fi portò nel medefimo giorno , ed léonar- 
inforfe tra effi una viviffima difputa , boLore*'! 
pretendendo il Vefcovo , che le fei fet- i>ano, 
timane dovevano contarfi dal giorno , * "*^* 
in cui aveva prefo poffeflb della Città, 
ed il Marefciallo foftenendo , che cor- 
revano dal giorno della fottofcrizione 
del trattato • Effendo ugualmente coftan- 
ti nella loro opinione , la guarnigio« 
ne , che non era paga , (lanca di quefte 
dilazioni , fi rivolfe contro il Vefcovo 
di Trento , minacciando pretendere da 
lui il rifarcimento del pregiudizio , che 
ne fofFriva. 

Quefta minaccia lo ridufle a dare la .Ritornano 
piazza in mano de' Francefi , che die- £ verona! 
dero ficurtà convenevoli per il paga- 
mento della guarnigione. Li 23. Gen« 
naro , giorno ftabilito per introdurre i 
Francefi in Verona , quella Città fpedl 
deputati al Marefciallo di Lautrec e 
alli Provveditori Veneziani , alli quali 
fignificarono , che la gioja de' loro Con- 
cittadini era giunta agli eccelli toftochè 
ìntefero di dover ricuperare i loro an- 
tichi padroni , Il Marefciallo feguito dal- 
li Provveditori , e fcortato da otto- 
cento uomini d'armi e due mille fan« 
Tom. IX. F ti ^ 



?2 -Storia VEJ^^tA 

^ ti, ejntrò lo fleflb gjl^orno nella Piazzavi 

i^AK- ^ pprtatofi alla Gtftef^ <?atth^drak , U 

jÌp LpnijE- Vefcovo di X^'^ntp gli prefentò le ^hia- 

PaÌ^o, vi della Città . Jl ^^refciajijk) /^libito 

^'.W^y- jopp j^ d^ej^e aUi P^-ovveditpri.. Jl Se- 

nato gli pai^nxtò m^qijEici regali , i9 cp- 

]3;iai)dò,9l Proy venditore Gritti di acQOiti* 

pagpailp al fuo iritor^p fmo Alile frQ9? 

tìe;t;« 5]eil9 ^ftatp^ Vej^iezi^ao • G ritti fé? 

guitj^ il M#refcial}o (ino a Lodi, Cpl^ 

prefe congedo, da lui , ^ ritornò a Ver 

i-Qna^ doye dopo avfr datp gli ordini 

lì^ceflarj f)er la fiqurezjzia e tran^juillit^ 

i^gli abitanti, partì per Vepie^i^ . 

Rifuitato Trovò al fuo arrivo tut.t^ )a Città 

^^jc^iJ^\:Qfcujp^tSL in ajlegre^z^ per J^ p^ce , e 

vi fu ricevuto con tutti gli propri , cjfei« 

i fupi fervigj gli avevano giyft^mejiti? 

pierìtati . Così la Repubblica dopo o^t 

to ^fi^i àjL guerra contro le prime Pp? 

tenze di £urppa , dopo avjer prpyatf 

tutti gli accidenti della flni^ra fortu? 

na y ed eflerfi più volte veduta fuirpr- 

lo del precipizio , fi trovava i^\ fuo 

primo grado di potenza ^ iC la f^mof^ 

I^ga ^ Cambrai , che avcv9 armiate 

t^nte braccia per diftruggeriji , non le 

aveva tolta <:^e Cremona « alcune Cit? 

t^ nella Ronsiagna^ e due piccoJte Pia9^ 

ze 



ié fael Vcroncfé . La Storia di Venezia,^ 

non ha epoca pIU memorabile . I Ve- l^,^^,^^ 
heziani furono debitori di quefto avve- doLorb* 
nimento alla concordia de loro Tenti- i>ano , . 
itienti coraggiofi per la difcfa della loro ^ "" * 
libertà , alla loro coftanla infuperabiìé 
helle difgrazie y filisi favia lóro politica 
neir unire e difunire le Leghe, alFar- 
te con cui fepperò impiegare e maneg.^ 
giare tutte le macchine ^ e fpecialmente 
a quello fpirito di patriotifmo , che 
ìnterefla tutti i cuori nella pubblica pro^ 
fperità ) e che non può efìfere l'opera 
che di un faggio Governo , di cui tutti 
i cuori fono contenti . 

Liberata intieramente la Lombardia Ateedziont 
Veneziana dalle truppe nemiche , il pri- ^J ^^^co"!. 
mo ftudio del Governo fu di fmiftuire;;"^"*""'^ 
le impofizioni , che la neceffità della 
guerra aveva obbligato di moltiplicare , 
Si foppreffé 1* ufo introdotto di confe^ 
rire per danaro certe Magiftrature della 
Capitale e delle Provincie; e fi fece 
Valere la legge che vuole , che nella lolrò 
collazione fi confideri foltanto il rneri^^ 
to e la capacità . Gli ftipend) delle ca« 
riche erano (itati diminuiti per la me* 
tà , e furono riftabiliti come erano pri^ 
ma della guerra • L' Univerfità di Pa^ 
F ai do- 



84 Storia Veneta 

wdovsL , una delle piìi celebri dell* Uni* 

Leonar- ^^^^ » aveva fofpelb i fuoi efercizj . Si 
dqLore- procurò dì renderle la prima attività ,., 
PANO, impiegandovi i piìi dotti Profeffori , lo 
P* i^v, j. ^^j^ lezioni traffero , come prima , un 
numero prodigiofb di Studenti da tutto 
le parti del Mondo. 

La memoria de* mali fofFerti , ed : il 
poco fondamento , che doveva farli dek 
le inclinazioni pacifiche dell* Imperatore 
Maflimiliano , da cui la Francia avei 
va ottenuto per li Veneziani non una 
(labile pace , ma una tregua di poca 
durata , fece determinare a porre nel 
migliore flato di forza Padova e Vero«^ 
na , che cotvfideravanfi come li due ba-* 
loardi della Repubblica, Andrea Gritti^ 
e Giorgio Cornaro ebbero ordine di 
trasferirvifi con Teodoro Trivulzio ^ 
e molti eccellenti Ingegneri • Dopo ac«. 
curatamente efaminate le fortificazioni , 
fi ripriftinò tutto ciò. eh* era flato di*, 
ftrutto , fi fcavarono le fofle , fu au-^ 
mentato il numero de* baftioni , di mo<^ 
do che quelle due Città divennero piaz-^ 
ze fortiffime fecondo 1* ufo di quel 
tempo • 

A quefte attenzioni impiegate dalSe-.. 
Mto ^ foJAi^YO ed alla ficute^^za de*pott. 

poU^ 



' t I B R ò JtXXIIL 8^ 

fjolì , altre ne praticò per rendere lo, 

Stato pia florido cori riftabilire il com- Leonar-ì 
mercioi Selim, Imperatore de* Turchi, doLore- 

dopo aver vinto il Soft di Pcrfia, ave- i>\no, 

^ . • T' -^^ j d:lxxv; 

va portata là guerra in Egitto , ed ave- ^. 

^n- • ° #1 n ° M J • • Rinnovala 

va eflinto in quello Regno il dominio capitouxio- 
de* Mameluchi , trionfando fucceffiva^ Porta* 
mente di Campfon e di Thamumbei^ 
ultimi difcenden ti degli antichi Califi . 
I Veneziani facevano un gran commer^ 
ciò in Siria ed in AlefTandria , ed ave^ 
vano bifogno di rinhovai*e con Selim le 
capitolazioni , che avevano ottenute da- 
gli antichi Soldani . Dovevano pure to- 
gliere con foUecitudine ogni pretefto aU 
le ambizìofe intraprefe di quefto Conqui-* 
ftatore , con V efattezza in pagargli la 
contribuzione, che dolevano alli Sovra-» 
ni d'Egitto |5er il Regno di Cipro. 

Il Senato nominò due Ambafciatorì ^ 
Lodovico Mocenigo , e Bartolommeo 
Contarini ,' che fi portarono direttamen- 
te in Cipro , e di là j^alfarono in Da«^ 
mafcoj dove Selim fvernava con la fua 
armata ; Erano incaricati darSlnato neU 
le loro iftruzioni ^ di domandare al Sul** 
tano la confermazióne de'Privikgj ac-« 
cordati alili Negozianti Veneziani , che 
abitavano pe* Porti ^ e negli altri luoghi 
F 3 di 



8tf STORtA Veneta 

^pdi fua nuova conquìda , e che foffe pcN 

Leonar- n'affo alla Repubblica di tenervi i fuoì 
DO LoR£- Confoli , con V autorità neceflfaria per 
^ANo, proteggere come prima il commercio e 
o,wcxv. jj f^jjj^j della Nazione, Selim accolfe 
favorevolmente li due Ambafciatori del* 
la Repubblica , e loro accordò fenZa'dif* 
ficoltà r intiero effetto delle loro d^man4 
de , tùn la iaggia politica di atìraere 
co' buoni trattamenti nelli fuoi Stati 
quefti Stranieri , di cui Tinduttria era 
ugualmente utile alli Popoli ed al So*' 
vrano . La contribuzione per Cipro fa 
(labilità e pagata , conforme il confue- 
tò , e li due Ambafciatori partirono 
contenti • 
Difficoltà Ebbefi un limile maneggia di Com- 
mercia ^d"' mercio da trattarti col nuovo Re di Spa- 
Spagna. ^^^ ^ Sotto il regno di Ferdinando , i 
Vafcelli Veneziani avevano avuto libe- 
ro ingreffo ne' Porti di quefto Regno , 
pagando un dieci per cento per tutte le 
afportazioni « Li Miniftri. del fuo fuc- 
ceflbre formarono il progetto di trafpor- 
tare tutto il Commercio d' Africa neU 
la fola Città di Orano ^ recentemente 
conquiftata contro IMori, e d'interdire 
il Commercio di Spagna a tutti li Vafcelw 
U Veneziani, quando non fi obbligafie^ 

ro 



Libro XXXIIL Ìj 

ro di pk)rrare a quefto folo Porlo le^ 

mercanzie dcftinate per V Africa . Il lo- LtowAit^ 
ro oggetto era di obbligare tutti i Mo- doLorc» 
ri a venire a provvedéffi ini Oràiìo di damo, 
rutte le cofe neceflarie per il lor6 ufa, 
e pel ricco Commérièio , che facevano 
in Etiopia ; ciò che farebbe flato ixn 
prodotto immehfo per k Dògarta' Spà- 
gnuda , afficurata da quefto privilegiò 
efcInGvo, di eftendefe i fuoi diritti fopfa" 
tutto il commercio di Africa. Oltre s^ 
ciò il Miniflero voleva atfbggettare tut-^ 
ti li vàfcelli della Repubblica, cVentra-^ 
vailo nel porto del Regnò, ad uri aggra-^ 
vioder venti per cento per ogni ^mer^ 
cangia d* ingréffo e di ufcita . 

Li Veneziani r'apprefentarono alla 
Corte di Spagna , che non dovevafi ere*' 
dere, che li Mori, li quali riguardava- 
no gli Spagmioli come i loro peggiori 
nemici , fi fottometteflferq mài a di- 
^ndéré intieramente da^ éffi per il com- 
mereio loro; che dòvevàfi ancora mem* 
fp^rare , che li Veneriant conrinu^àflèrpf 
con lai Spagna un comroercio foggéttó 
a tanti àggravj , e che per eflì nultó 
avrebbe di vaiitaggiofo , fé perdevano 
la libèrti di vtttderè le foro mercattóJrf 
per tutto , dove potèffero farlo piti. c6^ 
F 4 mo* 



as 



Storia Veneta 



Leonar- 
do LoRE- 
DANO, 
D. LXXV» 



modamente, e fé le impofizioni eforbi*» 
tanti, alle quali volevanfi foggetti , non 
foflero ridotte al primo fiftema. Quelle 
ragioni non ebbero effetto , e la efpe- 
rienza moflrò beri predo la falfità delle 
maflime del MinifleroSpagnuolo. Quan* 
do una Nazione ha una Marina poten- 
te , ed un commercio attivo per far 
tutto da fé fteffa, è un dovere di poli- 
tica il chiudere i fuoi Porti agli Stra- 
nieri , o vendergliene almeno a caro 
prezzo ringreffo • Ma quando il com- 
mercio di una Nazione non fì fofliene 
che per il concorfo degli efteri , è un 
nuocere a fé fteffa V affoggettarli a leg- 
gi fevere, le quali altro non fanno che 
impegnarli a portare altrove la loro in- 
duftrìa • 

Venezia fpediva ogni anno una RoU 
ffioT'ta di molte groffeNavi, che dopo aver 
to(;cato il Porto di Siracufa in Sicilia , 
paffava a Tripoli e a Tunifì . Scorreva 
di là fucceffivamente i Regni di Tre, 
uiecen , di Fez , e di Marocco , e com- 
piva il fuo corfo nelli Porti di Spa- 
gna . Ella portava in Africa panni , ra- 
me, ftagno , e ferro , di cui traeva il 
prezzo in contante : portava il danaro 
in Spagna , dove comperava fete , lane , 

e bia^ 



stato di 



Libro XX3{IIL 89 

e biade, che caricava per Venezia. Que-, 

fto commercio utiliffimo alli Venezia- Legnar- 
ni , Io era ugualmente per li Spagnuo- doLore^ 
li, che trovavano un felice fpaccio del- dano, 
le loro derrate é tJna cupidigia cieca li ^* ""^^* 
perfuafe, che potevano con impofte par- 
ticolari trarre a sé tutto il beneficio di 
queflo commercio . Vollero aggravare 
i Veneziani , e quefti fi ritirarono in- 
fenfibilmente da' Porti della Spagna ; e 
cosi quel commercio , che la rendeva fio» 
rida, fu perduto in poco tempo. 

Il Senato aveva un folo oggetto da ^— — » 
terminare , cioè di convertire in una ^^^ j-jg^ 
pace durevole e folida la breve tre- ^^^^^^s^ 
sua, che aveva ottenuta dall' Imperato- "j*"*». 4«' 

TI T-» \ !• Tk Veneziani 

re . Il rapa cercò di trarre a Roma c^'» ^' i*"?*^ 
quello maneggio: ma la fua condotta , 
per r addietro fempre artifiziofa , non 
poteva ifpirare veruna fiducia in lui . I 
Veneziani trovarono maggiore ficurezza 
nella mediazione del Re di Francia , 
che loro ottenne dall' Imperatore una 
prolungazione di tregua per cinque an- 
ni ,^ne' quali tutte le cofe da una parte 
e dall' altra reftar dovevano come pri- 
ma della guerra ; e perchè i confini del 
Friuli erano ancora indecifi , fi conveti* 
ne , che le due Potenze nominerebbera 

Com-» 



^' Storia Véi^èta 

^rComtniffàr; con pieno potere di rego# 

Legnar- ^^^^^^ amichevolmente . I Veneziani ot- 
BoLoRE- tennero quéfta csorìfe^maizione di tregua , 
i>ANo, obfeligàndofi a pagare, fino eh' ella du- 
II.UCXV. ^^ff^ ^ ^gjjjj jjjjjjg dutati all'anno ali* 

IrtJperaltore • Avereijberò ottenuta la pa- 
de per una fomnia maggiore • ma Fran- 
(Sefco I. che trovava il fuo conto nel 
hfciàr fuffiftere «ra V Imperatore e li 
Venetiani una diffidenza reciproca, pre- 
feri una tregua ali» pafce , per tenere in 
freno il primo, e {)er farfi neceflario ai 
fecondi . 
i^ogettodi La Xega di tutti i Principi Crifìia- 
TToidiiTni contro il Turco, propofta allora da 
Leone X. facilitò qiKffto accomodamen- 
to. Le grandi conquifte di Selim , gli 
ammaffi grandi di viveri e di munizió- 
ni , che quefto Principe faceva nel Por* 
lo della Vallona incontro ad Otranto ^ 
facfev'àno temere , che aveffe formato con*- 
tro r Occidente i medefimi progetti , 
dXé aveva effettuati in Egitto e nella 
Siria * Il Papa , dopo aver confultato li 
Cardinali , non vide altro riparò comrò 
quella tempefta , che d* impórre fettó 
pena di fcómunica edi^ ana'télnalv ^t^t* 
ti H Principi Criftiàni di fòfpéndere 
le loro animofità, e di contribuite cori 

tut- 



Libro XXXIH. $f 
tutte le lord forze alle guerre contrOf 
gì' Infedeli . Spedì perciò diverfi Legati Lecwìiae* 
alle Potenze di Europa , e dimandò pàf- bò Loitt- 
tkohrmente alli Venezialii il fódcórfo ^f'^Pj 
della loro Marina militare. ^* ' 

Il Senato rifpofe alle ricerche fatte- 
gli a nome del Pontefice , che quando 
la fpeditione peogettata cortfro i Taf* 
chi foffe k fegrio di poterne fperare tifi 
buon fucceffò , la Repubblica impi^he^ 
rebbe con telo tutte le fué fòrze mariN 
time per una irtìprefa si fanta ; ma éìé 
effendo la piìi efpófta alle oftilità àé 
Turchi non poteva didiiafarfi la pritirta; 
poiché ogni armamento che intrapren-^ 
dcfife prima che le altre Potenze fi fof* 
fero pòfte in moto , non fervirebbe che 
ad «(porre i fuoi Stati ad una invàfione 
più' pronta . ' 

L'Imperatore MaiTimiliàtto morì al 



principio dell'anno feguente, ei raggi* An. ijip» 
ri di molti pretendenti alla Corona IM- Morte di 
periale atttafferó l'attenzione di tutfe ^»^,'S;^»^ 
le Corti di Europa . I Re di Francie ; J?';^,^^?*^; 
e ài Spagna fi pófero apertamente ilf/ffow,^ 
concorfo, e le fperanze t ì timorf fon^ 
dati fuir accrefcimcnto dì potenla , ce* 
dendo la fcelta fu l' uno o fu 1' àltto^', 
furono da pef tutte , oggetto di fpctu- 

ia^ 



J lazioni politiche. Il iPapa e la maggior^ 
Legnar- P^**^^ de' Principi d'Italia fi credettero 
DO LoRE- intereffati ad efcluderli tutti e due , e 
i>ANo, fi perfuafero di non poter portare cate* 
ne pm pelanti , le 1 Imperio avelie per 
Capo o un Re di Spagna , che udiva 
la Corona delle due Sicilie a tanti al* 
tri vafti Stati , o un Re di Francia^ 
già Padrone del Milanefe e dello Stato 
di Genova • Leone X. previde faciU 
mente che il partito di Francefco I. fa«* 
rebbe il meno forte , o perchè gli Al* 
lemani non vorrebbero far ritornare la 
Corona Imperiale nella Cafa di Francia ^ 
che l'aveva altre volte poffeduta come 
un bene ereditario, e che ricuperandola 
penferebbe a far valere i titoli , che avef 
poteva di attribuirfela irrevocabilmen* 
te ; o perchè la profllmità delli diie 
Stati doveva far temere alli Pritìcipì 
deir Imperio j che un tal Capo formar 
poteffe funefte intraprefe contro la loro 
libertà . Quefti rifleffi determinarono 
Leone ad accordare a quefto Principe ^ 
il di cui partito pareva meno da temer* 
fi, un favore apparente , per unire tut* 
ta la fua influenza contro il partito di 
Carlo d' Auftria . 

Oltre gli altri motivi d'efckfìona 



Libro XXXIIt. 93 

che impiegò , e che fi fondavano princi- 

paimente nel pericolo di fottomettere i^onah* 
r Imperio ad un Principe , il di cui doLorb* 
potere già troppo grande non potrebbe i>ano, 
più eflere controbilanciato , oppofe li 
Concordati de' fuoi Predeccflbri con li 
Re di Napoli, che (labi li vano Tincom* 
patibilità della loro Corona colla digni-^ 
tà Imperiale . I Papi avevano in fatto 
pattuito, per Scurezza della loro digni^ 
tà temporale , che un Re di Napoli , 
promofib alla dignità di Capo dell' Im- 
perio , farebbe obbligato di ottare tra le 
due Corone. Carlo di Angiò e tutti li 
fuoi Succeffori , avevano ricevuta la in- 
veftitura a quefta condizione, e giuran» 
do di fottomettervifi . Ma fi fa bene , 
quanto fpeiTo i Principi che hanno la 
fòrza in mano , fi trovano poco vinco- 
lati da quefie riferve , quando unico lo« 
ro ftimolo è l'ambizione. 

I Veneziani erano i foli in Italia ift^oJlfco^* 
che nella neceffità di avere per In^P^ r^Sa^ *' 
ratore il Re di Francia o il Re di Spa« 
gna , davano apertamente la preferenza 
al primo • Le loro lunghe guerre con* 
tro la Cafa d'Aufiria, il furore del fu 
Imperatore Maffimiliano in opprimere 
la loro libertà , il timore di trovare 



jf4 Bróiat A V BUÈf k 

p pel fuo nippte i medcfimi fentimenti é 

LfipNAi^n ^^ njedefaini difegui , i legami d'amici- 

]>pl«Qi^]^rZÌa ^vuti fino allora con Francefco L 

DA NO, che avevano procurato il ricuperamene 

o^iootir. ,^ del loro Stato , il carattere dì que* 

fto Principe , eh' era la fincerità e la 

bontà ifteÌTa ^ le dimoftrazioni aperte ^ 

che avea loro date di una (incera bene^ 

volenza ; tutti quefti motivi faceva^ 

DO. in elfi un impresone , che non li 

lafciava bilanciare tra li due Compe'» 

titpri . 

Francefco 1* che credevafi fondato di 
poter vakrfi della lord amicizia , li ri- 
cercò • !• Se nel cafo , che foffe da te« 
merfi qualche violenza per parte del Re 
di Spagna ^ il Senato volelle far pafla'^ 
re in Allemagna le fue truppe per af-^ 
ficurare la libertà degli Elettori • IL Che 
cofa foffero per fare, quando il ReCar« 
lo effettuaiTe il difegno , che gli veni* 
va attribuito , di paflare in Italia con 
* un'armata per isforzare il Papa ad ac« 
cordargli un Breve di compatibilità per 
U Corona Imperiale, IIL Se voleflero 
predargli una fomma di danaro per fov- 
Venire alle fpefe della fua coronazione^ 
in cafo che otteneffe la pluralità de* fuf* 
frag)- . , 

11 



LifeRo XXXilt. 9i 

Il S^najtQ dopo una matura delibera- 

ziope rifppfe al f||0 Amb/afciatQre , che leq,,,^,^^ 
at^ffe le grandi ol>bligazioni , ch^ la boLorb* 
R.epul>blic» itveva a jSug Maeftà Criftia- dano^ - 
niffima , pon v' era Veneziano che ppn ^ ^^^* 
faceffe ypti per U Tua xnaggiore profpe- chÌ"S?dfi» 
rità; cVeffi erano tixtfi perfuaG , cbe^'"^-' 
qjLiaotio più potere acquiftaiTe la Francia , 
tanto pijU farebbe ficura la libertà de' 
Veneziani ; che quantunque la guierr^ 
avefife efauriti i loro tefpri , efli volpn* 
tieri prederebbero duecento mille duca^ 
ti per ajutarlo 9 farii coronare Irppera« 
tpre ; chp in quaftto alle truppe da fpe* 
dirfi in Germania , la Repubblica pen<? 
fava, che niente farebbe meno vaptag* 
giofo per il Re , e pili pericolofo a Te 
inedefima ; irriterebbefi imprudentemcn* 
te il Corpo Crermanico , il quale im<» 
pedirebbe facilmente il paflaggio aU 
le truppe Veneziane , e che loro non 
perdooerj^bbr mai 1* aver voluto fart 
tal pregiudizio Itila loro libertà ; che al 
fine fé il Re Carlo entrafle in luìh ^ 
mano armata « per efercitarvi un potere 1 
che non gli appartenefle , i Veneziani fi 
moftrerebbero quali erano fempre flati « 
e che tutte le loro forze farebbero impie* 
gate per difenderla dalla oppreflione • . 

La 



^6 Storia Veneta 

La Repubblica non fu in cafo di 
Legnar- adempiere veruno di quefti impegni . Il 
DoLoRE- danaro di Spagna fconcertò tutte le mi- 
d-^ÌjocV, ^"^^ ^^^'^ Francia , e la falfa politica 
^ . 1 desìi Elettori, che tutto avrebbero do- 
di Spagna è vuto lacrincare al timore di avere un 
Capo troppo potente , decife in favore 
di Carlo d' Auftria , che fu eletto li 
zg. Giugno in Re de' Romani , e pro^ 
clamato fotto il nome di Carlo V. 
ii.^JiSIS? Mentre inconfideratamente i Princìpi 
Slatinò ^^rfl'In^p€"o inalzavano fulle loro teftc 
quella mafla di potere , che un giorno 
doveva opprimerli , la morte del Sulta- 
no Selim fece falire al Trono di Co- 
ftantinòpoli il famofo Solimano IL il di 
cui genio ambiziofo e guerriero avrebbe 
giudificato la fcelta fatta in Francfort , 
fé Carlo V. meno occupato a renderfi 
fchiava V Europa , aveiTe impiegate le 
principali fue forze per porle in equili- 
brio contro i Turchi nel!' inevitabile 
competenza tra li due Imperj . 

Lodovico Re di Ungheria aveva ri- 
cufato con piìi generofità che prudenza 
la tregua offertagli dal Sultano Selim , 
Uno che conquiftaffe l'Egitto e la Si*» 
ria . Quefto rifiuto eragli Rato fuggeri* 
to dair Imperatore e dal Re di Polot 

nia^ 



EiB^Ro xxxnr. 97 

ma, chc^udicàvano T imprefa di Se^ 
lim fuperioi'c alle forze della Poteriià jj,.^^^^^ 
Ottomana • Volle intavolarne il tratta- b^Lor^ 
ito con- Solimano, che lo ricusò, ed al- ^'A^'p^/ 
lora previde tutto ciò che doveva te*- * 
mere • Egli fpedl Ambafciatori a tutti 
i Printipi , da' cui poteva fperare foc« 
corfo . Ricertò diftihtamente V alleanza 
tfc' Veneziani: ma quefti rifpofero, che 
la Potenza Ottothana divenuta di gior- 
no in • giorno ' piti formidabile era un 
torrente tropJSé difficile (fa fcrmdrfi ; che 
lo Stafo di' Venezia -più 'èfpoftò d*bgni 
altro alle fiie * furie , non era argine ba- 
dante à difemlere la Criftiamtà dalle fue 
devaftatiòni^l ' 

Il Senato 'itìquieto- del' deftino , che savia con- 
preparavafi all' Italia nella elezione del veneziani • 
nuovo Re de' Romani , non voleva in 
vèrun conto inifnicarfi la Corte di Co- 
ftantinopoli : egli cercò piuttoftó di con- 
cilrarfi r amicizia dì Solimano , e di 
mantenere con lui una intelligenza , 
che lafciò alla marina di Venezia T 
ùnica cura di purgare il Mediterràneo 
daHiCòrfari/ìd' Africa , che lo infefta- 
vaiìo . Spedì Marco Minio per Amba-» 
fciatore alla Pòrta, e gli ordinò di di- 
jnandkre -là ebrfermazione delle ahti- 
ToM. IX. G che 



yg .§70 RI A V«NET4 

p cly 4f^pilpì*:5'.ioni p9r tutte ie Scale deljt' 

LBoifARr Arci^l^gp* e di gueUe , cii' erapo ^Har 

^aW^ ^ npii^v^te pec. J;a §irw/ e^ r Egitto > 

i>ANo, jjplimanp, raccorda fen)^,.4iffiwlrà^ ed 
PfWcv, ^gj^^v^ p^^^ ^j ^^j^^ j^ fue Galere a 

quelle delU . Repubblicpt/pje^r dai? la^^a^i^ 
iCia ajli Cprfjiri d* Afri/rai j, che mplcftaf 
j^ano la nayig^^i^io^ • Jl qmpVo. Sultanq 
nw aveva ^aipettatp rj^rFÌ!i(<y : de}lVAmr 
bafciatQre,*4ejll»; R^fuil^UJ^^ per maDÌ£e>- 
^arlé le lue favpr^Hpli o^ifpofi^Lipni » 
^veva giJ| fetto penice ^r^emnS^ un 
yifi^iale 4^1; Serraglio ^cop/l^ intenzione 
di nofili^.ar'e : al Senato il fuo , avvenir 
inentp alla Coronai e di j^j^^urarla , ch^ 
nulla più defiderava che mantfnere 1! 
.. unione deilr due Stati con .uni9 fedeltà 
coftante ai Trattati. fatti cpl fiao Prede-» 
ceflbre» .• . ., ••.■.- '•' .' 

soijinanoii LÌ difpaccj delìMinjp ^e la prefenw 
u iSramù dell* In viatP' del Sultano calmarono i tir 
mori del. Senato j poichi^ fuHa voce 
fparfa che armavafi in fretta in tutti i 
Porti del Dominio Ottomano , jl Seoa- 
to aveva rinforzate tutte ^f guarnigioni 
delle fue piazze marittime , aveva au- 
mentata la fua Fiotta di cinquanta. Ga? 
Jere , ed^ aveva nominato Andrea Grit» 
li per GVp^raliflimo.dj^^^mare * Di pii| 
•. '. ^ 4ve- 



àVeva ordinato in Candia la fondazio*, 

ne di un9 itiiliiìa perpetua cottie etafi Ljonari» 
praticato , alcuni anni prima ^ nello Sta* i>oLoii£^ 
to di Terraferma ^ ed aveva fceltò Ga* dà*io, 
briele Martiriéngo per andare a rifiede^ ^' 
re neir Ifola in qualità di Governatori^ 
Generale • S^ intefe con grande piacere ^ 
che le buone difpofìzioni del iluoVo Sul^r 
tano rendevano inutili tutti quelli pre- 
parativi é Tutto li ridulTe nel porre iii 
mare una fquadra per ifcòrtare le navi 
mercantili e per dare la caccia alli C2ot* 
fari d* Africa . Quefta fquadra né rag- 
giunfe alcuni e li prefe; cofa che ifpi- 
tò tale timore negli altri , che per quaU 
che tempo non ourono farfi vedere. 

La rivalità di Francefco L contro Diiilsrentj 
Carlo V. inafprità dal dolore di offerì WScipìctU 
Aata foccomhente nella concorrenza , fa-^^"*' 
€eva temere da lui movimenti parti* 
Colari per vendicare dell* ingiuria . Era 
almeno facile il prevedere, che Toppo» 
fizione delle mire , e degli intereffi non 
tarderebbe ad accendere la guerra tra 
li due Principi . Francefco j attento ili 
farfi appòggj contro V enorme potenza 
di Carlo ^ ed in promovergli difturbi < 
rapprefentava per mezzo de fuoi Amba- 
fciatori al Papa ed alli Veneziani il 



ì©o Storia -Veneta 
^ pericolo , che loro fovraftava , fé il Re 
Legnar- "^^ Romani aveffe la libertà di entrare 
DO LoRE- in Italia con unV armata , come era il 
DMAo, fu0 penfiero di fare , per andare a ri. 
• ' cevere la Corona Imperiale in Róma . 
Proponeva ad effi in confeguenza di col. 
legarli con la Francia per la ficurezza 
comune de' loro Stati . Faceva dire par- 
ticolarmente al Papà , che meglio fareb- 
be mandare a Carlo la Corona Imperia- 
le con una Bolla , che lafciargli un pre- 
tefto sì plaufibile di aprirfi una ftrada in 
Italia. 

Leone X. di cui la politica era d^ 
non lafciar penetrare i fuoi penfieri , e 
che a tutte le premure opponeva uno 
fpirito di temporeggiare , inutile fpef- 
fo negli affari , dava rifpode generali ;, 
I Veneziani meno circofpetli difapprot 
varono V ultima propofizione fatta al 
Papa, Credettero, che poteffe piii tofto 
nuocere , che fervi re al difegno che me* 
ditavafi. Efli dimoftrarono, che in lao<« 
go di t-enere V Imperatore lungi dall^ 
Italia, farebbe ciò- un confeifape di ef-. 
fere neir impotenza d' impedirgliene T in-t 
greffo . Al piii mofh-arono una coftan<» 
tiflima rifoluzione di non mai dipartir!» 
4alla loro unione con la. Francia. 

Car^ 



t I B R O iCXXIIT. lOT 

'/ Cariò V; per fua parte, i di cui di-, 

fégni non erano forfè ancora bene fta- l^oj,^,^^ 
biliti , chiamato dalla Spagna nel fenò doLore^ 
dell'Imperio ^ e di là progettando di dano, 
andare a Roma per effervi coronato ^ ^' ^ 
cercava di fceniare gli oracoli , che pò- ìatomo ì . 
tévano opporfi al fuo paflaggio . Nulla F» u?Jiri?e 
gli parve pili neceflario , che terminare nexuao /** 
con un trattato deffinitìyo le differenze 
del fuo Predeceflbre con la Repubblica ; 
Egli fcelfe per fuoi Commiflarj quattro 
Configlieli d' Irlfpruck , e loro ordinò 
di pòharfi a Verona a tenore di ciò i 
eh* era ftatd convenuto con T Imperatore 
Maffimiliano ; Li ComtniiTarj del Senato 
vi giunfero pure , e V Ambafcìatore di 
Francia ih Venezia vi fi trasferì , per fa-- 
rè r uffizio di Mediatore • 

Nella prima conferenza li Commif^ 
far) Venieziani dimandarono ,- che fi ri- 
metteffero i confini , come erano prima 
della guerra ; accertando , che quefto ei-a 
il véro mezzo di dare all' accomoda* 
mento una folidità reale ; Li Còmmif* 
fai*) Imperiali oppoforo a quefta dimane 
dà difficoltà fopra difficoltà ^ e dopò 
avere impiegati alcuni mefi in contratti 
minuti , furono richiamati in Infpruck v 

Carlo V* era ftàto coronata in AquiCi 
G 3 gra- 



i 

lot Storia Veketa 

s grana y ed aveva ottenuta dal Papà*^ la 

I.EONAR. difpenfa intorno V incompatibilità delle 

poLòRÉ^ due Corone di Napoli e deli* Imperio ♦ 

PANO, f\x qiiefta probabilmente la caufa , che 

n. Lxxv, j^ ^^j^^ meno follecito in foddisfare li 

wtifiSSft^ Venewani , e che lo fece rifolvere a 

c*rio v, i-ompere le conferenze di Verona . In 

tanto gli Ambafciatori della Repubbli* 

ca , cji* erano alla fua Corte , riceveva-» 

fio da lui, e da^ fuoi Miniftri ogni for^^ 

te di ficurezza del difegno da lui for# 

hiato di vìvere con effi in buona ar* 

]noma« Loro diceva, che fpedirebbe in^ 

ceflfantemente nuovi Comminar] in una 

delle Città del Friuli , dove farebbero 

più a portata di efaminarc e pcfare le 

convenienze recìproche dell! due Stati , 

e di ftabilirne i confini in modo inai* 

terabile. 

Era facile il conofcere , che tutta 
quella condotta tendeva unicamente ad 
affaticare i Veneziani , e dar loro in» 
quietudini capaci a di (unirli dalla Fran^ 
eia , II Senato penetrò quefta intenzio^ 
ne, e/ credè cfferc fuo onore e intereffe 
il iion lafciar fperarc , eh' ella reftaffe 
adempita ^ ordinò a tal fine alli fuoi 
Ambafciatori di dichiarare fenza artrfi* 
%ìo alli Miniftrì di Carlo j che , quan« 

tun^ 



1'^ K « o XXXIII/ toj 

tunqu« hrf Repubblica d^fidetàfle là ipz^^ 

ce co» àrdoi^cf j non fi ridurrebbe' w^^^téONAR- 
a violare. la fede; ch'ella ^éVéf* data, né' DèLoki:^ 
ad' aceonftfrt^irè^^ ctìs* akUrt* in pr^iu^ dan^, 
dizto 5 della fua A lleanza con la Frància! v 
' Ooeftà nobile fortezza era ' pritóiiSili^ oppofiwone 
mente iiprtata alli Veneziani-dalia dif- rattere e ai 
ferente opinióne che àvetvanò-' dell- Im*^F»!iccfco i. 
perato»re^ e del Re. Carfo y. era utf 
Fritìcipe di im ^carattere feria e riflèffir^ 
vo* Ave^rf*'più fagacia di fpirito, che 
vivacità -d* immaginazione t fi <:òmpiàcèy 
va di pairlaré di affari , riè 'combinava' 
il piano torl**ftìetòdó, e rife preparava i5 
fucceflb con diffimulazione ed artifizio ;' 
Era • kntò^ -tn formare i difegni , e ìi 
efeguiva con ' una còftanza irialteralMÌe v 
Non accordava favori che ad uòrtìinr,: 
ne' quali co^ófc^va accortezza di fpiri- 
to e talenti per la guerra'.' Aveva ndl 
cuore una'ambizione fmifurata , ma la 
copriva con apparenze di ìnoiterazìorté.^ 
e di. oneftà • Parlava poco , é fempré ili 
un modo grave e fenfata, invitando lé- 
perfofie co» iaria dólce ed ìhfinuanté a 
fcoprfrfi», fenza mai fcoprirfi i^li fteflb • 
Francéfco L alF incontro moftrava in tut- 
tt'ìe Tue azióni una vera grandezza d* 
anirfto , non cercando di effere fuperiore' 
G 4 agli 



'■»<:.JUÌr::tèi. '■ 



D. LXXV. 



I04r S.T.PUI'A VB;l*.'E't.à 

^^^_^ jli altri'rchc ini gen^tòfiti^tiaéapace é^ 
Leonar-t i*^fi^^^ cdptro i fuoi nerbici , non oppo- 
DoLoREr neva ,ad cfli^che il fuovaì^n^. La fchiet- 
DANo^.. tazza del Tuo .carattere -era di^pinto fulla 
" '""' fua fifonomiaj e Icrfue paròle erano le 
immagini fedeli /de* fuoi .penfieri 4 Ono- 
rava derfuo.-lavpre ogni forte di meri- 
to , fi faceva. gJoria di edere buono , at 
fabile, liber?)«; € T onore, che il pre- 
giudizio af<(r)u6 alla bravura ed alle azÌ0-> 
ni militari, era la fua paffione domi^ 
nante* Si ^temeva il prima, e fi avea 
f«de nel fecondo * V uno aveva piii ca- 
pacità per. governare un Imperio, e F 
altro piii dpti per eifere . padrone de' 
cuori • Quella differenza di caratteri con-* 
tribuì moItQ y quanto altre ragioni di 
politica, al. partito, che prefero i Ve«' 
neziani di preferire V amicizia del Re a 
quella dell' Imperatore ^ 

Ti^tto l'anno feguente fi pafsò in rag'- 
An.1520. giri da una parte e dall'altra, che fer- 
virono di alimento ad un odio recipro- 
co, che fi radicava di piii in piii. 
^SSHSf Solamente nell' anno is^i* France- 
An.1521. fco I. cominciò le oftilità , profittando 
Cominciano dell' allontanamento • di Carlo V. e del- 
mcm!* le divifioni ,. che la fua abfenza aveva 
caufate in Ifpagna , per portare la g)bier« 

ra 



t iwn (y XXXHft tof 

ira i}^ Regopii^il Navarra .: V^rfo il me* 

defìmò tempo ^Soliqiano partì di Co- Ljq,^^,^.. 
(laiitì(0O]^t>Ii €{>ri un' arp^t^i: £9rinidabìle; do Loit&< 
dpiftinata MaUa conquìda della Ungheria 4; danp^ - 
Il Re Lodovico j fpavérvtato del deftinor 
che (ovr^^fty^li i Sollecitò per mezzi>. 
de^ fupi Afsih^khtprì tutti: i Pritìcipl 
Griftiatii a 'vedire iti fiip- foccorfo^ no»: 
potendo ìda. ^: (bla. r Ungheria refiftcre^. 
sdle.^rze di; uii nemico così potènte f> 
e lafeiando in confeguenza tutti gli Sta«^ 
ti della .Cciftianità a fcoperto ^ quando 
ella venifib iny^a . 

Egli fpcdì a Venezia il Vefcoyo dì; Gacn* dd^ 
Aria. Quefto'miniftro efTenda all' udien«: Ungheria! 
za d<;l C^ge . .efpofe con molta energia, 
la pericok>fa umazione del fuo Re ^ ed. 
il grande, i^terefle , . che avevano . i Ve-? 
neziani a non lafciarlo foccomberé; di- 
fnoftrò che-Jiaf Potenza Ottomana aveva 
fatti immenfi progreffi da un fecolo in^ 
qua per la ftupida inazione, de' Principi 
Criftiani ; che fé allora^ quando Mako^? 
met IL affediò Goftantinopoli , fi avefr 
fe avuto riguardo alle pi-eghiere e al^ 
iftanze dell' ultimo de' Cefari ^ T Imperici 
di Oriente fuffifterebbe ancora ; che fé- 
non foffe flato diftrutto , quello de' Ma-i 
meluchi avrebbe avuto «un- deftino mif; 

glio- 



!>• LXXV. 



t66 St^oitik VÉNTfeti 

jlìorej e ch;e T uri^é» 1* altro sverebbe'' 
huùK kk^ m bibinciàW; le -forte ^e^ Turchi , ed 
DO Lokfe* avrebbero contimiato a fai vat^r Europa 
DANo, «dal Idrd^ giógo; che fióh i*eftava piti 
"^ ^^^^ cotttro' eflv altro balóardo^ clìe il Regno 
di- Ungheria J' il quale y quando fi la- 
fciafle diftruggere , 'tifila piti potrebbe^ 
^frettare que'gr Infedeli ; i^he « la- difefà di 
que(ìfo't-egd& Qén era ab impòfiibile riè 
difficile , purché i Principi Criftiarti 
dvéflero là buòìia volontà di fòccor* 
rerlo; che T armata del SultaM erla per 
verità numerofiffima ^ m^ eh' ella non 
era compoflla che di foldati poco agguer- 
^riti, e cha non refifterebbe ad ut\a Na- 
zione tanto belHcofa, come l^Unghera, 
quando ella aWffe per appoggio tutte le 
Potenze itìtereffatc a mantenerla nella 
fua libertà. . 

Il Senato j^fé quefto 'affare^ in grande 
confideraiLidiìe ; Incaricò i Todi Amba- 
(clatóri in tutte le Corti di Europa a 
fóliecitare uria lega generale per la di- 
fefà dcir Ungheria , offerendie^ di <k)nfa- 
crarvi tutto il potere che av'eva la Re- 
pubblica in terra e In ftiarè . Ma tutti 
i- maneggi ^^^ ebbero alcun effetto per 
le inquietudini , che avevaf? in ogni 
Stato , delle cortfeguenze della guerra già' 
- i di. 



li B R Ò XXXIII. f07 

dichiarata tra . Franccfco I. e .Carlo V,. 

Solimano era arrivato fotto Belgra- L-bonah^ 
do, e ne aveva principiato )' aiflcdio. Il pofLòRE* 
Re Lodovico dimandò aili Veneziani PA.rfa, 
\xn focoorfo di: danaro » Gli fpetìrono ^'"^"^' ' 
fui fatto ^trenta mille ducati* debole" V .\ 
confoi-to in bifogno sb premuro fo. BeU ' ^ 
grado fir coftfctto a renderli a'Ttirclit:} 
e Solimano j dòpo q^fta conouifta ritor* 
nò iri Coftatitinopòli condifegno di np 
portare la guerra in Ungheria nel!' an» 
no feguentev Egli nel partire fpedi un 
Ghìaìis a Venezia per notificare al Se* 
nato il Vantaggio riportato , credendo 
adempiere coti dò al dovere- di un Al* 
leato fedele j ed il Senato fu obbligato 
a coprire con una finta allegrezza T af- 
flizione pur troppo vera , che caufavagli 
queffa notizia , 

Il Doge Leonardo Loredan morV in Morte dei 
tali circoftanze, dopo aver governata la nardo xx)rc« 
Repubblica per quafi venti anni i Era 
uomo di molto fpirito e di grande abi- 
lità nel maneggio degli affari • Avev^ 
novanta anni , e con tutte U infermità 
del fùo corpo, il fuo fpirito nulla avt- 
^a perduto' della fua vivacità . Andrea 
Navagier pronunciò la fua Orazione fu- 
nebre, e fotto il fuo ritratto fu pofta 

TEpi. 



io8 SVòRtA Veneta 

»r Epigrafe, come qui : fotCo è feriti 

Legnar. ff-(.) ,, . . 

DoLoRc^ Gli Elettori incaricati a riempiere il 

DA.No, Trono vacante fecero una lecita tholtò 

(ingoiare • ^Abbiamo vedn!to pììi fopra ^ 

AMoiSf***** che Antonio Grimàni era (lato proferiti 

Grimani . ^^ . ^^^ nottavct fatto 'il fuo dovere 

nell'aflTedio ^i Lepanto ^ dóve cdmanda^^ 

va le fotze navali della Repubblica ^ e 

di'erafi rifugiato ini Roma* prefTò il Car-> 

dinalé Grimahi fuo figlio • Suo primo 

difegno era' ftato' di coAfumarvi il re^ 

fto della vita y e di godere della liber-t 

tà in feno dell' abbondanza • Ma provò 

beh predo la noja infeparabile dalla con^^ 

dizione di: un rifugiato^ Bfperittientò , 

non 



(*) Pace cum Baja^eto Turcartm tegé 
cònfthuta , omnium prope Europa Princtpum 
in Rempublkam confpirantium arma com^ 
prèffi 4 Lìberos ^ foriunas prò iRtipublica 
incolumitate dèvovi ^ eo exhu ^ ut cum ad 
éxèmplum Romana conflantiie num^uam de 
Republica defperarìm , db omnibus Europa 
regibus oppùgnatus , ac plUribus praliis pe^ 
ne vìBuSf univettfo demum bMa tsìBor evà^ 
ferim • ' ■ rr r. ■ 



L I B R o XXXIIL 109 

non effervì cofa , che pofla confolare un« 

vero Cittadino della difgrazia di effere Leonar* 
efclufo dalla Tua Patria • Non poteva doLore. 
riparare il fuo fallo con iterili rimorfi; damo, 
oercò fcancellame la memorh con Ter- 
vigj effettivi . I frequenti trattati dèi 
Senato col Papa , in tempo deir ultima 
guerra , gliene fomminiflrarono la occa* 
fione . Egli impiegò con zelo a favore 
della Repubblica il credito di fuo figlio, 
e di molti altri Prelati della Corte Ro- 
mana , di cui erafi procurata la confi- 
denza . Egli non ottenne fempre alti 
Veneziani tutto ciò , che averebbe defi- 
derato, ma impedì molte rifoluzioni , ' 
che potevano eflìere loro nocive . Si ag*- 
gradì in Venezia la fua buona inten- 
zione. Le circoftanze fanno tutto per 
la felicità , e per le difgrazie degli uo- 
mini: elleno condufTero Grimani al pun- 
to non folamente di avere T approva- 
zione del Senato , ma di efferne prega- 
to e follecitato . Fu allora Scuro , che 
averebbe termine la fua difgrazia • Fu 
rivocata la fua profcrizione ; gli fu re- 
ftituira h dignità di PtMuratore di San 
Marco, di cui era flato fpogliato . Ri^ 
tornò al fine in feno della fua patria , 
chiamato dalla voce concorde , e pev 

aver^ 



(Ito S t O R t À V É W È tA 

pavervi un accoglimento ^ che non è do* 

l/EONARr ^^^° ^^ ^^'^ Cittadini più benemeriti - 
DaLoRE- Era recente il fùo ritordo , quando mo* 
DANa* : .ri il Doge Locedan * ed aveva allora 
S7- anni . Tutti 1 voti fi unirono ad 
iefaltarlo alla dignità fapréma « ed il 
ilio efempio' fu una infiruttiva lezione 
per perfuadere V utile maflima ^ che fé 
le gravi colpe fono foggette a gravi 
punizioni 5 fi può con fervig). pofteriòri 
far ceffare il caligo ^ e meritare anche 
le maggiori ricompenfe ^ e che la fola 
emulazione al bene . conviene alli pro« 
ferirti* 
mmmmmm Appetta Antonio Grimani ebbe prefo 
Antonio poffeffo del trono Ducale , fui quale 
Grima- ;|fcefe li 7. Luglio, la Repubblica fu 
D.^LxxvL "Vivamente follecitata da Carlo V. ad 
Carlo V. «nirfi a lui per facilitare il fuo paflag- 
piflS^gioai- 8*^ ^ Roma, dove voleva farfi corona- 
li ^r"J2l **^ • ^ quefto fine offerì al Senato di 
trarcinita. dargli nella forma pih favorevole la in- 
véftitura di tutti li dominj pofleduti 
dalli Veneziani , e ch'erano creduti feu* 
di deir Imperio . Il Senato, ch'era da 
lungo tempo in pofiefTo di attribuirti la 
Sovranità indipendente di tutte le terre 
conquiftate da* Veneziani full' antico do- 
minio Imperiale , ricevè freddamente U 

prò- 



proppfi^o^B^ e. dijfFeri di rispondervi 

Non ayeya : ap^iora fpcdito , ; fecondo il /^^jQ^^ig, 
5:pftun^9r, Anib?fciatore ftraprdinario per Gj^mh^ 
cp^f>]inaen!fare il nuovo Imperatore . Era ^i , 
ftatO; fcelto Gafpare Contarini in luogo ^ ^ 
di ^rancip£ca Contarioi | Ambafciatore 
ordinario: alla. Corte di Carlo. Fu fatta f 

ritardare: U (m partenza per vedere , 
dove collimaflero le intenzioni di que» 
ftp Principe, -che con ragione fi r^ii«> 
devano .foff)ette alla Politica del Sc« 
oafo. :,-.■■ 

. Carlp Vj^^ che trovò i Veneziani me- 
no facili d^ fedurre di quello cbe ave* 
va fperatO!,ifinfed' intavolare un trat* 
tato diretto col Re di Francia intorno 
gli affari: d' Italia , volendo con ciò far 
temere ^Ui- Veneziani di effere in cafp 
di terminarli fenza Iprò participaziqw 
ed\ ianch(5 a loro pregiudizio, e porli 
ccsì.in neceflltà di ricercare il fuo ap* 
poggio • J^ifeittò pure di lamentarfi ama^ 
ramente.di effi col Re d'Inghilterra, 
che aveva/ allora tutta la ftima anneflìi 
ad una Potenza , il di cui pefo poteva 
far declinare la bilancia . Ma France» 
fco I, ttro.vòil fecreto d* impedire , ch« 
Enrico .VUI. non cadeffe nelle iofidie 
di Carlih'V. RicM$ò le propqfizioni di 
.1 q«e- 



1X2 Storia Veneta 

^^quefto, e. ne diede avvifo aUi Venezia* 

Antonio °^ ^^^ ^^ ^"^ folita buona fede. 
Grima- Maneggiavafi allora in Roma una 
NI, Lega generale di tutti gli* Stati d'Ita- 

lia per loro Scurezza comune , e gli 
ne^uta^u Ambafciatori di Francia, e-di Venezia 
uTcure^ erano in quefto maneggio gli agenti 
d'Itali*, principali . Leone X. collante nella fua 
politica artifiziofa raggirava 'con gli uni , 
temporeggiava con gli altri , e non- pen« 
fava che a difporre le cole fecondo i 
fuoi difegni particolari • Aveva afcolta- 
te le gropofizioni della Francia , e del- 
la Repubblica , fenza moftrare di am- 
metterle, odi ricufarle. Quando fi vide 
ftretto , finfe voler conchividere la Lega , 
ma a tali patti , che ben conofceva , 
che non farebbero (lati accettati . Una 
delle condizioni fu , che foflfe foccorfo 
per ifcacciare i vaflblli ribelli della San- 
ta Chiefa . Si comprefe facilmente , eh' 
egli intendeva il Dùca di Ferrara , a 
cui riteneva Reggio e Modena contro 
la promeffa da lui fatta in Bologna di 
reftituirgliele , e che volevalo anche fpo- 
gliare del Ducato di Ferrara. Non fi 
volle aderire ad una condizione , che 
tendeva ad accendere la guerra in Italia , 
dove ftabilire volevafi una folida pdce . 

Mcn- 



Libro XXXIII. iij 

Mentre il Papa teneva a bada la^ 

Francia e li Veneziani, prendeva i^^pe- Antonio 
gni fecreti coir Imperatore ; conchiufe Grima* 
con lui una lega offenfiva e difenfìva , ni , 

di CUI fine era di (cacciare iFranceii 
dal Milanefe . L' Imperatore promife di lìSfo^^x/' 
reftituire Parma e Piacenza alla Santa gaco^n p^i^ 
Sede. Accordò molti vantaggj alli pa-^"^"" 
renti di Leone , e s' impegnò a foccor- 
rerlo contro tutti que' Feudatarj , che 
gli ricufairero ubbidienza • Il Papa cre« 
de avere provveduto a tutto , ftipulan- 
do nel Trattato , che il Milanefe fareb^ 
be reftituito a-Francefco Sforza, fratel- 
lo di Maffimiliano , che aveva ceduto 
i faoi diritti alla Francia • Gli fu fa* 
Cile trarre in quefta Lega la Repubbli* 
ca di Firenze , dove i Medici coman- 
davano da Padroni . Il Marchefe di Man- 
tova vi fottofcriffe. Fece foUecitare gli 
Svizzeri per mezzo del Cardinale di 
Sion; ma gli artifizj di quefto Prelato 
non poterono Scuotere la loro fedeltà . 
Acconfentirono , che il Papa e V Impe- 
ratore poteffero far leve di foldati nelle 
loro terre , purché non foflero impiega* 
ti contro il Milanefe. 

^ S* intefe in Venezia la conchiufione 
di quella lega con più indignazione che 
Tom. IX. H ftu^ 



114 Storia Veneta 
^ftupore. Il Papa aveva fin* allora parla- 
An TONIO ^^ ^^" o'^ Ambafciatori della Repub- 
Grima- Mica intorno al pericolo , al quale la 
1^1 5 troppo grande potenza di Carlo V. efpo- 

* ne va la S. Sede , e della neceflità di 
porvi argine • e nel medefimo tenìpo 
operava (ottomano per procurarfi intelli- 
genze nelle principali Città del Mila- 
nefc , per mezzo di molte perfone di 
qualità, che n'erano ftate sbandite dalli 
Francefi , è che n' erario venute a fine 
d' introdurvifì fenza loro faputa . La tra- 
ma fu fcoperta da Lefcun , che coman- 
dava nel Milanefe in abfenza del Ma- 
refciallo di Lautrec fuo Fratello . Li 
banditi vedendofi efpofti ad una giufta 
vendetta , prefero la fuga , e fi rifugia- 
rono in Reggio. Lefcun gl'infegui, ed 
arrivato fotto Reggio , rimproverò ama- 
ramente il Governatore di aver dato 
afilo a' rei , che avevanp confpirato con- 
tro la Francia . Il Governatore con la 
medefima afprezza gli rimproverò di ef- 
fere entrato a mano armata fulle terre 
della Chiefa . Durante il contratto , i Sol- 
dati di Lefcun vollero forprendere una 
delle porte , la guarnigione fece fuoco , 
e Lefcun appena ebbe tempo di ritirarfi j 
dopo aver corfo un grande pericolo. 

Que- 



t I B RO XXXIIL Ì15 

Quello affare fece grande ftrepito in^ 

Roma ; e benché Lefcun avefle manda- Antonio 
to a fare fcufa al Papa , per il quale Grima- 
fi avevano ancora molti riguardi , Leo- ^^ > 
ne X, diede sfogo al fuo sdegno , fco. 
municando quefto Generale . L'Amì>a- 
fciatore di Venezia gli rapprefentò in 
vano per ordine del Senato , eh* egli noii 
doveva per cofa di sì poca confeguenza 
inimicarfi col Re ; egli colfe con pia* 
Cere quefta occafione per palefcre e giù* 
{lificare i fuoi impegni con T Imperato- 
re, e fece in pieno Con ci ftoro un odio* 
fo parallelo di queftl due Principi . Op- 
pofe il zelo di Carlo V. che aveva prò* 
fcritto Lutero nel!' ultima Dieta di Vor- 
mes, alla temerità di Francefco ì. che 
nel medcfimo tempo cercava invadere i 
Dominj della Chiefa. Conchiufe, eflere 
di neceffità 1' unirfi al primo per confon- 
dere r ambizione del fecondo ^ ed in con- 
feguenza di CIÒ fottofcriffe pubblicamen- 
te con TAmbafciatore di Carlo itTrat- * 
tato , che avevano concertato fecreta- 
mente infieme pih di due mefi prima < 

Pine del Libro XXXIIL 

H a LI- 



ii6 Storia Veneta 
LIBRO XXXIV. 

SOMMARIO. 

Preparativi di guerra . J Veneziani rejlanct 
miti alti Francefi . Il Marefciallo di 
J^autrec attrae te loro truppe nel Mila* 
nefe. Salvano la Città di Parma. D/- 
funione de Con^federati . Carlo V. tenta 
in vano i Veneziani. I Confederati e»- 
trano nel Milanefe . Sorprendono Mila» 
. no . Hivolu^ione a loro favore . Difpia* 
(eri dati daj^autre^. Morte diLeonoX. 
Confeguenxp di quefla morte , %jfdriano VL 
gli fuccede. Movimenti de Francefi e de 
Veneziani . offfediano Pavia ♦ Irnhara^^ 
cagionati daW ammutinamento degli Sviv^" 
Xeri • Combattimento della Bicoca . Li 
Francefi e Veneziani fono rifpinti . Il 
Marefciallo di Lautrec ritorna in Fran^ 
ita. I Confederati prendono Cremona . 
Circofpexione de Veneziani in quefla fpe^ 
eie di crifi. Diverfità di opinioni nel 
Senato , Suoi fofpetti per (a parte de" 
Turchi . Rodi è fottomeffa da Solima^ 
no IL isluovo progetto di Lega tra gli 

Sta. 



t I fi n ò XXXIV. ti; 

Stati d* Italia . Maneggio delti Vend^* 
ni con P Imperatore. In 'uano è fraflor- 
nato dalla Francia . Il trattato fi con* 
chiude . Si difcute in Venera il prò ^ 
ed il contira . Ciò che fa cejfare f irrifo^ 
lute^T^ del Senato . Sceglie il Duca d^ 
Urbino per fuo Capitano Generale . Là 
Francia arma contro V Italia • Ribellio' 
ne^/lel Conte/labile di Borbone. ProgreJJi 
de* Francefi in Italia. Non riefcono con* 
tro Milano. Sono ri/pinti fotto Cremona ^ 
I Veneziani agifcono debolmente contro 
effi . Morte di Adriano VI. Clemente VIL 
gli fuccede • Morte del Doge Antonio 
Grimani . Andrea Gritti gli è fofli-' 
tutto . Morte dì Profpero Colonna . Il 
fuo pqfto è dato al Duca di Borbone é 
>Imbarax^ de FtarKefì* Sono cacciati di 
<^fà da Monti . Diffidenv^a de Veneziani 
^ ' 'Derfo Solimano . Conferenza infruttuofa 
' intomo i confini . Li principali Confede* 
rati vogliono la pace. Il Duca di Bor* 
bone porta la guerra in Francia * Il Fa'* 
pa invita i Veneziani ad accomodarjì 
col Re . Il Senato prende tempo . Fran* 
cefco L fottomette il Milanefe . Rifolve 
r affedio di Pavia . Manéggio del Papa 
e de Veneziani . Famofa deliberazione nel 
Senato. I Veneziani fi colkgano con la 
H 3 Fran* 



ii8 Storia Veneta 

Ff ancia , e tengono fecreto il trattato ; 
Raggiri di Carlo V. per penetrarlo . Si 
^onfiglia a Francefco L di evitare la batm 
taglia • Egli non può rifoherfi a que^ 
fio • Battaglia di Pavia , I Francefi fo" 
np disfatti , e il loro Rè è fatto prigw* 
niero , Coflemaxjone de Vene^ani . Vo^ 
gliòno invano ajpcurare il Papa . %4fcol' 
tatto le propofixjoni degli Imperiali ^^FaU 
fa modira^iùne di Carlo V, Condotta ac-» 
corta da Ven^iani , Il Papa è inganna^- 
to dall' Imperatore . Cofptraxjone in Mi" 
tana a favore di Francefco Sfonda . £* 
/coperta . Carlo f, ne trae vantaggio . 
Jl Papa riconofce la cattiva fede deW 
Imperatore . Si collega con li Veneziani 
contro di hi • Variazione del Pont^ce • 
Trattato per il rifcatto di Francefco L 
Jl Papa e li Veneziani ne fono inquiem 
ti. Francefco L fi affìcura • Incerte^;^ 
del Papa • Nuovi arttfiv^j deW Impera^ 
toro . l Veneziani diffidano della fince^ 
tità del Re , Cercano dargli coraggio . £e- 
ga del Papa e de* Ventv^tani con la Fran* 
da. Condizióni del trattato . Frutto deU 
fa politica de Ventv^iani • Mettono le loro 
truppe in Campagna . Tentano ia vano 
ptf tmprefa contro Milano . Flotta fui 
foanfc , Si mormorar d^Ua lentex^ ^c' 

Fran^ 



Libro XXXIV. 119 

Francefi , Si affedsa Genova inutilmente. 
Il Cajlello di Milano fi rende agli Im» 
feriali . Seguono le operazioni in Lom* 
bardia . Raggiri dell* Imperatore col Pa» 
pa . Tregua con f Imperatore . I Vene* 
^tani procurano foflenerlo nell* alleanza • 
Rompono la tregua con P Imperatore . 
Movimento delle armate . Timori del 
Papa . I Veneziani incoraggifcono i Fio* 
rentini . Combattimento navale air alte^r 
Xa di Genova. Guerra nel Regno di Na* 
poli . Suo fucceffo è diflrutto dalla de* 
bolev^a pel Papa . Si accomoda coir Im* 
peratore. Lamenti per la [uà condotta. 

^L Papa raccoglieva la fua armata^ 

in Bologna , ed aveva fcelto Pro- Antonio 
fpero Colonna per comandarla . Il Grima- 
Vicerè di Napoli , e il Marchefe ni , 
di Pelcara s erano avanzati lui Tron-^ „ 

, - r /v Preparativi 

to con tutte le loro torze per effere a ^ì guerra. 
portata di unìrfi alle truppe della Chie- 
fa , I Veneziani vedendo non eflervi 
piii mezzo di evitare la guerra , e piìi 
rifoluti che mai di reftare fedeli nell' 
alleanza de^ Re , raccolfero con fom- 
raa diligenza nel Brefciano tutta la lo- 
ro cavalleria , ed un corpo di fei miU 
H 4 1q 



120 Storia Veketa 

wlc fanti fotto gli ordini di Teodoro Tri- 

Antonio ^**^^^ loro Capitano Generale. Gli or- 
Grima< dinarono di portarli full* Adda , e di paf- 
Mi> farlo, fé i Francefi aveflero bifogno del 

fuo foccorfo . 



Bi Rta^ n Marefciallo di Lautrec arrivò a 
nluìccfi. Milano , e di concerto con li Generali 
della Repubblica giudicò, che loro cu- 
ra piìi premurofa doveva effere d'impe- 
dire r unione delle truppe , che Ferdi- 
nando, Fratello di Carlo V. levava at- 
tualmente nelle Provincie dell'Imperio, 
le più vicine al Milanefe , con quelle 
del Papa e di Napoli , che erano in 
procinto di riunirli . L' Imperatore non 
omife di chiedere alli Veneziani il li- 
bero paifaggio delle truppe , che deftina- 
va per l'Italia. Ma efli fi difefero col 
pretefto , che non potevano, fenza di- 
fonorarfì , violare i loro impegni con 
la Francia ; e nel medefimo tempo die- 
dero ordine di rompere le ftrade , e di 
far cuftodire li paflfagg; delle Monta- 
gne • Intanto , eflendo cofa difficile , 
che tutti foffero baftantemente cuflodi- 
ti , il Senato rifolfe di far trincierare 
la fua armata tra Pefchiera e Lonato , 
per arreftare il nemico , in cafo che 
aveffe sforzato alcuno di que' pafTaggj • 

Que- 



Libro XXXIV. tir 

Quefta rifoluzione fu molto aggradi 

ta dal Marefciallo diLautrec* Egli prò- Antonio 
mife . pure di concorrere a quefto dife- Grima- 
gno , unendo le fue truppe a quelle di ni, 
Venezia . Ma ben predo dopo egli mu- ^* ^^^^^^ 
tò parere , e fcrifle al Senato , che bi- fdaiio d£ 

r • • 11/* 1)* Lautrec at- 

lognava rinunziare alla Iperanza d im- trae le loro 
pedire il paffaggio alle truppe Allema- MiSne»"* 
ne , e che cofa piii ficura era l'unirli 
nel Cremonefe . Lautrec fece quefta pro- 
porzione , perchè non avendo ancora ri- 
cevuto alcuno de' rinforzi , che attende- 
va da Francia e dagli Svizzeri , e ve- 
dendo i nemici in marcia per affediare 
Parma , avrebbe corfo rifchio di perde* 
re la piazza , fé fi fofle fermato nell' 
impedire il pafTaggio degli Aftriaci per 
le frontiere del Veronefe . Il Senato , 
che voleva intereflare il zelo di Lau- 
trec con ogni forte di compiacenza , 
diede ordine a'fuoi Generali di portarli 
verfo Cremona . Lautrec dimandò , che 
fra li Nobili Veneziani fofle fcelto qual- 
cheduno d'abilità e di fpcrienza , col 
quale potefle concertare le operazioni , 
e gli fu fpedito il celebre Andrea Grit- 
ti . Egli aimandò pure , che gli fi def- 
fe danaro per foldeggiare tre mille fol- 
dati , e che i Veneziani pagaflero in 

co- 



I2Z Storia Veketa 

comune con la Francia un corpo d' in- 

' ~ fanteria e di cavalleria , che il Duca di 

Grima- Ferrara aveva promeffo di foraminiftra- 

Ni , re ; e tutto ciò gli fu accordato . 

!>• LxxYi, Il Senato dimoftrava in tal modo la 

generofa fua difpofizione di nulla tra- 

fcurare per la fìcurezza dello Stato di 

Milano ; e tanto miglior merito aveva , 

cosi operando, quanto la Francia , la 

quale vi aveva maggiore intereffc , non 

era così efatta nell' adempiere i fuoi im* 

pegni . Si vociferava di un corpo di fei 

mille Francefi , che doveva inceffante- 

mente paffare i monti , e di un altro di 

dieci mille Svizzeri , eh' era in marcia ; 

ma r arrivo di quefti foccorfi promef- 

fi come vicini differiva di giorno in 

giorno . 

Pallata che fu Tarmata Veneziana 
nel Cremoncfe , non cffendo rettati alla 
difefa de' paffi , che Paefani , furono fa- 
cilmente sforzati dagli Alleraani , che 
attraverfarono il Veronefe fenza oppofi- 
zione , paffarono eoa ficurezza nel Man- 
tovano , e di là fi unirono alle truppe 
Confederate di Napoli e della Chiela . 
Si pretefe in Francia, che i Veneziani 
aveffero facilitato quefto paffaggio per 
ftUontanare dal loro Stato il Teatro deK 

U 



Libro XXXIV- i2j 
la guerra ; ma V equità fi oppone a que^ 
fta odiofa imputazione: e ficcome è cer- Antonio 
io , eh' effi non rinunciarono al difegno Gkima- 
di cuftodire le loro frontiere , che per ni, 
opinione e per le inlìanze del Marefcìal- 
lo di Lautrec , farebbe ingìuftizia V at- 
tribuire ad effi il fallo di quella difpo- 
Azione , fé pur fallo può dirfi . 

I Confederati erano fot to Parma ' e Egu faiva 
benché Lefcun fi foffe chiufo nella piaz- parma. 
za con un potente rinforzo, non avreb- 
be potuto difenderla per lungo tempo , 
fé il Marefcia^lo di Lautrec non foffe 
marciato in fuo foccorfo con cinquecento 
lancie , quattro mille fanti , e cinque 
mille Svizzeri , arrivatigli di recente , 
e fé il Duca di Ferrara non fi foffe 
avanzato nel medefimo tempo con le fue 
truppe per attaccare Modena , e Reggio . 
Quefto doppio movimento fconcertò i 
Generali della Lega, le di cui difcordic 
avevano già cagionate molte lentez2ie 
nelle operazioni dell' affedìo . Effi lo 
levarono con precipizio , e fi rivoMerò 
verfo Reggio, temendo ad ogni ora di 
avere il Marefciallo di Lautrec alle fpal- 
le , il quale contento di avere liberata 
Parma, non ebbe voglia d*impegnarfi 
pììi avanti. 

Il 



124 StORtA Veneta 

Il cattivo fucceffo di quella pritilà 

Antonio ^^^^^P^^f^ della Lega diede luogo tra 
Grima- li Confederati a de' rancori reciprochi , 
ìi}:^ che sfogarono con ifcambievoli rimpro- 
veri . Il rapa dilperato di non cflere 
de' coaftde. nuicito contro Parma , il di cui ncu-^ 
peramento era per lui V oggetto princi^ 
pale della guerra , accusò gl'Imperiali 
di aver fatto trarre in lungo V afìedio , 
e di averlo levato fenza neceflGtà , af* 
fine di prevalerli del defiderio , che ave* 
va d'impadronirfene , e per obbligarlo a 
fare egli folo la fpefa della guerra * 
Comprefe V Imperatore da quefto difpia* 
cere del Papa , che quando Leone foffe 
divenuto padrone di Parma e di Piacen- 
za ^ non avrebbe difficoltà a lafciarlo 
neir imbarazzo . E' cofa rara , che i Con- 
federati non prendano occafione da un' 
imprefa male riufcita per fofpettare uno 
nell'altro fini contrarj àll'intereffe co- 
mune ; e quefto fofpetto produce Tem- 
pre tra effi un'afprezza ed uno fpirito 
di difcordia , nocivo infallibilmente ai 
loro difegni • 
teiJir^ivyi ^^^^^ V* concepì del Papa tanta dif- 
»«j|jj^"»»- fidenza , che rifolfe fare un ultimo sfor- 
zo per trarre ì Veneziani al fuo parti- 
to , perfuadondofi , che fé pervcnifle a 

far 



Libro XXXIV. 125 

far entrare la Repubblica nella Lega 

contro la Francia , terrebbe piìi facil- Antonio 
mente il Papa in dovere , e che allora Grima- ' 
avrebbe fopra tutta T Italia T afcendente nx , 
aflbluto , che ambiva di procurarli • Spe- 
dì adunque un Ambafciatore a Venezia 
per efortare il Senato ad unirfi a lui e 
al Papa , rapprefentandogli , eh' era 
quefto il folo mezzo di avere pronta- 
mente la pace; e che una prova della ret- 
titudine delle fue intenzioni era , che po- 
tehdofì impadronire del Ducato di Mi- 
lano , s'impegnava darne la inveftitura 
a Francefco Sforza , per diffipare pièi 
cificacemente i timori , che V Italia pa- 
reva di concepire . Ma il Senato , che 
non trovava ficurezza nel trattare con 
un Principe , la di cui politica aveva 
tanti futterfugj , e V ambizione tante 
macchine , oppofe coftantemente alle fue 
infinuazioni la neceffità, che il dovere 
e l'onore gì' imponevano di reftar fede- 
le alla Francia. 

Intanto le armate di una parte e dell' i conftdc 
altra avendo ricevuto i loro rinforzi jSf'wi^Mu 
Profpero Colonna, alla tefta delle trup-^'^"* 
pe della Lega, pafsò il Pò a Berfello, 
il primo giorno di Qttobre . Il Mare- 
fciallo di Lautrec aiiebbe dovuto con« 
" V • tra. 



ii6 Stòria Veneta 

ptraftargli il paffaggio ; ed era quefto il 

Antonio P^^^^^^ de'fuoi Generali * Egli fu di pa* 
Grima- rere contrario , e la fua oftitiazione la 
^i » vinfc . Cosi pure fucccfle al paffaggio 

^^* deirOglio j dove il nemico non trovò 
difficoltà ) perchè Lautrec fi odino di 
nuovo a lafciar fuggire Tòccafione fa- 
vorevole di attaccarlo * Volle impedire 
il paffaggio dell' Adda preffo Caffano • 
ma la defterità. di Profpero Colonna 
trionfò di c^ni fua precauzione . Si può 
addurre per ifcufa del Marefciallo , che 
il riduffe a cosi operare per la deferzio* 
ne degli Svizzeri. Il Cardinale di Sion 
aveva carpita con la fua influenza la 
periniffione di levar truppe in due. o 
tre Cantoni per l'Imperatore, e le avt- 
va condotte all' armata de* Confederati * 
Il Governo Svizzero , vedendo i fuoi 
Nazionali divifì nelle due armate ^ ed 
in cafo di ucciderli fcambievolmente , 
non trovò altro rimedio che richiamar- 
li tutti . Quelli , che fervivano neir ar. 
mata di Francia , ubbidiit)nò all' ordine 
de' Cantoni ; ma il Cardinale di Sion 
trovò il fecreta di fermare gli altri , e 
di fedurre anche una parte de' primi ; 
di modo che il Marefciallo di Lautrec , 
conGderabilttiente indebolito , non vide 

pò. 



Libro XXXIV. 117 

poter far meglio, che chiuderfi in Mi- 

lane con le poche truppe , che gli re-^^^^j^j^ 
(lavano. Andrea G ritti reftò in Lodi coiiGrima- 
l'artiglieria ed un diftaccamento poco nii 
numerofo. Trivulzio fcguitò Lautrec , 
ed entrò in Milano col rimanente delle 
truppe Veneziane. 

Un ritiro si vergognofo e precipitato j.^^,„^ 
ifpirò un nuovo ardore a Profpero Co-*© mìuio. 
lonna « Egli fece attaccare nella feguen- 
te notte la Porta del Borgo di Milano ^ 
eh' era cuftodita dai foldati Veneziani . 
Atterriti quefti dall* attacco improvvifo 
fuggirono vilmente . Il Marchefe di 
Pefcara entrò con li fuoi Spagnuoli • 
Trivulzio accorfe per rifpingerli , ma 
fu ferito , e fatto prigioniero . Allo- 
ra Lautrec non vedendo pih fperanza , 
pofe una buona guarnigione nel CafteU 
lo, e fi ritirò a Como, dove il Prov- 
veditore Andrea Gritti a lui fi congiun- 
fe ioti tutte le truppe della Repubblica ; 
^ non vi fi fermarono che per poco tem-» 
pò , e ripaffarono 1' Adda per porfi in 
quartieri di ripofo . 

I Confederati efleodo padroni di Mi- Riyoiuzid- 
lano , ammiravano la loro felicità fen-^ ^vore. 
za intenderla . Lodi ^, Pavia , Parma , 
Piacenza^ fi rcfero ad effi aHa prima in» 

ti. 



128 Storia Veneta 

ottimazione . Cremona voleva tentare Jo 

Antonio ^^^^ì ma il Marefciallo di Lautrec vi 
GaiMA- accorle con cinquecento uomini d' armi , 
NI, ed arrivò a tempo per contenere in do« 

ai»?x. ^^j.g j Cittadini . Como fu affediato 
dal Marchefe di Pefcara , e capitolò 
dopo alcuni giorni di trinciera aperta. 
Così i Francelì fenza veruna fconfitta , 
e nemmeno aver incontrata battaglia , 
perdettero il Milanefe in fei fettimane. 
L' odio de' Popoli acquiftatofi da Lefcun 
col Tuo procedere crudele e violento 
aveva preparata quefla rivoluzione ; Lau« 
trec la mandò a fine con la fua cattiva 
condotta . 
Dif iiceri ^* inverno , che fopravvenne , fermò il 
dati^uu- corfo alle oftilità : la cavalleria Fran- 
**" cefe in numero >di cinque mille cavalli 
aveva prefi i fuoi quartieri nel Bre- 
fciano , e vi cagionava molti danni • 
Il Senato propofe di farla paffare nel 
Ferrarefe , dov'eravi maggiore abbon- 
danza di foraggj ; ed il Duca Alfonfo 
fi offerì di riceverla . Un altro vantag- 
gio fi aveva , cioè , che il Papa veden- 
do una cavalleria sì numerofa fulla fron- 
tiera della Romagna , poteva temere per 
Bologna o per il Ducato di Urbino , 
ed eflere da ciò obbligato a ritirare co* 

là 



trec 



Libro XXXIV. 129 

là le fue truppe . Ma Lautrcc non voi- 

le mai acconfcntirvi ; e convenne pì^- Antonio 
garfi al fuo volere. Qualche tempo cIo-Gaima* 
PO propofe egli fteflb di unire tutta V ni , 
armata , di condurla a Cremona , e di 
fabbricare un Ponte fui Pò , per poter 
fare delle fcorrerie ne^ paefi fituati fuUe 
due rive . Egli fece vedere , che con 
.quefta pofizione li farebbe ugualmente in 
cafo di proteggere il Duca di Ferrara y 
e di dar inquietudine al Marchefe di 
Mantova per li fuoi Stati ; ma il Se- 
nato , che non voleva lafciare le fue 
Provincie fcoperte , e che dopo V ulti- 
ma campagna non fidavafi molto dei lu- 
mi del Marefciallo , lo diftolfe dal pro- 
getto • 
^ La morte del Papa , avvenuta quali ^^^^f J^ ^ 
improvvifamente il di primo Decembre , 
mutò intieramente faccia alle cofe . Leo- 
ne X. merita gli elogj della poderi tà 
per la protezione , con cui onorò le 
arti , e per il favore che accordò a' 
Letterati. La fua gloria farebbefi con- 
fervata intatta, fé meno dominato dall* 
ambizione , e meno dedito alla politica , 
il rango di Principe non aveffe in lui 
ofcurato totalmente il dovere di Pa- 
llore . Seguitò con ardore il progetto 
Tom. IX. I già 



djQ Storia Veneta 
> già forroatQ. ài conftruire la fabbrica- di 
Antonio 5' ^^^^^^ del Vaticano,, e fece in tutti. 
Grima- l'Europa un vergognofo traffico d'in^ 
MI, dulgepze, per ritirare a sé il danaro a 

D^ucxvi. ^j^ opportuno: quefto jabufo del potere 
delle Chiavi ^ divenuto quafi coftume ^ 
trovò un Ardito e fevefo contraddittore 
nel fansofo Martino Lutero , che feduf- 
fé rAlleniagna con la^ fua erudizione , 
e la fua eloquenza , e .che la guadagaò 
con la fua rozzezza fi co* fuoi ^trafporti - 
Leone X. lo fcotomunicò ; Lutero di- 
venne furiofo ^ ebbe appoggj ^ ed aggiun- 
iè nuovi errori alli primi . In vece di 
ubbidire alla Chiefa , fé ne coftituì il 
Kiformatore, e crea a fua fantafia una 
religione, figlia illegittimi dell'antica, 
e madre di tutte le fette, che tengono^ 
ancora diyifo il Criftianefimo - Leone X. 
che aveva veduto foltanto il principio 
di quella rivoluzione , morì in età di 
quarantafei anni , nel giorno medefimo , 
che feppe ìa refa di Parma • oggetto 
per il quale aveva fconvolta 1 Europa , 
e defolata l'Italia. 
confeguen. Quefta mortc ebbe molti difavantag- 
S,«c"*''"*8Ì, per li Confederati . Gli Svizzeri , 
ch'erano nella loro armata , e che il 
Cardinale di Sion aveva trattenuti per^ 

fua* 



t I B R o XXXIV. i^i 
ftiadenda i toro animi fuperftiziofi dclla^ 
neceffità di ubbidire al Papa , non sì Aì^yòwkJ 
iofio videro Leone rhorto , che àbbahdo^ Gri^a- 
iiarono il fervizio. Si fùppofé , die li^U^^ 
Cardinali j entrando in Conclave , pen-i 
faffero alle turbolenze della Chiefa . Le 
veflazioni di ógni genere^ che li folda^ 
ti Spagnuoii ed Allemani efercitavand 
nelle Città del Milanefe j infpiravano 
òdio maggiore contro di loro di quèi« - 
io ) che foffefi mai avuto contro i Fran*» 
cefi . La Dieta de' Cantoni , unita ih 
Lucerna ^ aveva ad una voce deliberata 
di fare ogni sforzo perchè la Francia 
ncuperafle il Ducato di Milano . Spedi 
élla purè Ambafciatori à Venezia per 
^éfortare il Senato alla coftanza , e per 
afficurarlò del fuo appoggio . 

Tutte quefie circoftanze determinaro- 
flo il Marefciallo di Laùtrec a tentare' 
gualche colpo a difpetto degl' incomodi 
della ftagione. Nel Configlio di guerra,- 
fenutofi à quello propofìto, il Principe^ 
di Bozzolo propofe di affediare Parmit 
6 Piacenza , dove il nemico non ave- 
va iafciaté che deboli guarnigioni. Con-* 
veniva perciò , che Jutta 1' armata fi 
l^òrtaffe di là dal Pò . Il Provveditore 
Andrea Gritti trovò . pericolofo queftcl 
i 1 prò- 



fj4 Storia Venata 
r ia Città d'affalto , e la facchcggiò. Vi» 
Antonio g^^^P^ ^ ^^^^ * fiifcr^onc . QpsRi . diif 
(Srima- poftt erano di confegucnza per facilita*» 
NI , ire la unione de' foccorfi , cke fi afpet^r 

ji^-ixxvf. ^jjyjpjjQ jj^ Francia . E© erano (bti xU 

tardati ^ perchè il danaro gettato fino 
gUora in vane diffipazioni , mancava per 
le nece£Ktà piii urgenti • Francefco I, 
pon ceffava di fcriver^ aUi Veneziani 
per fofteperli nella loro (mioa^ volontà , 
fi procurare di ottenere da efii.>partQ 
^el danaro , di cui aveva |>ifpgno , 
promettendo }oro d* impanare tutta U 
fila applicatone negli affari 4' Italia ^ 
e che verrebbe ben pretto egli fte0b in 
perfona a farvi la guerra per iloro ìn^ 
tereffi comuni • Scrifle in particolare 
pd Andrea Gritti , che godeva di un ot- 
timo credito appreffo il Sentito , e che 
ftveva la maggiore wtorità neU'grma* 
fa » e cercò blandirlo con tutti gli ar- 
^menti piii atti a foUecitare l'amor 
proprio, ed infiammalo di m ardente 
defiderio di eflergli utile, 
^ Artwitno Fu rifolto r afledio Ai P^ivia , dpve 
non v' erano che mille e duecento fan- 
ti, cinquantu Uomini d'armi;, e poca 
cavalleria l^if ra • Si fuppofe , che il 
Marchefe di Mantova , che comandava 



LiBuo XXXIV. 135 

quefta debole guarnigione, non ardireb- 

be refiftere contro V armata combinata Antonio 
di Francia e di Venezia; ma così non G|iima. 
fii i Gli approcci furono fatti fenza op- ni , 
pofìzione , e la piazza eflendo mveitw 
ta , \il fuoco dellaf batteria fece breccia 
nel terrapieno , Allora gli Svizzeri di- 
Aiandarono di dare Taffalto; ma fi cre- 
dè dover differirlo fino a che fi avelfe 
veduto l'effetto di una mina, che Pie- 
tro Navarro fece cavare fotto uno de* 
principali baftioni: quefto indugio die- 
de tempo al fòceòrfo , ch'era ufcito di 
Milano , ^d^introdurfi in Pavia , a difpet- 
to di tutte le ' precauzioni ufate per ar« 
reftarlo . I lavori di Navarro avanza- 
vano lentamente ; il cannone groffo , 
che facevafi venire di là dell' Adda , 
non arrivava; T affedio fi traeva in lun- 
go • Profpero Colonna , che aveva dif- 
ferito egli pure di porfi in campagna 
per ricevere Francefco Sforza , che da 
pbc6 era arrivato oel Trentino, e farlo 
proclamare Duca di Milano nella fua 
Capitale, uni i fuoi quartieri , e s'a^van-' 
zò in poca diftanza da Pavia. 

Il Marefciallo di Lautrec conobbe 
allora tutto il pericolo della fua fitua- 
35Ìone . Non poteva né feftare iieir inik 
I 4 zione 



x^6 Stohia Vewfta 

wZÌonQ {otto la Piazza , fcrtza nuotc)^ 

Antonio ^^'^ riputazione delle fue armi ^ De rff: 
Grjma- fchiareun affalto, fenza efporfi tra due 
NI, fuochi . Apdrea Gritti fu il primo a. 

^'"^^^Vconfigliarlo di levare Tafledio , e fce- 
gliere qualche fituaziope vantaggiofa , 
dove poteffe attendere T arrivo del Ré, 
la di cui prefenza equivaleva al pih 
potente rinforzo . Ma gli Svizzeri vi fi 
oppofero , dimandando con ardire , o 
che fofTero condotti contro il nemico » 
o che fi permetteflTe il loro ritorno • 
L' alluvione del Tefino accrebbe 1- im- 
barazzo, impedendo il trafporto de* vi- 
veri , che fi traevano da Novara e da 
Vigevano . 

Profpero Colonna aveva abbandonato 
il fuo campo di Binafco per avvicinarfi 
maggiormente, ed avea ftabilito il fuo 
quartiere generale alla Certofa di Pa- 
via . Allora il Marefciallo di Lautrec 
propofe di ritirarfi dalla parte di Mi- 
lano , affine di decidere delle operazio- 
ni ulteriori , fecondo il partito che pren- 
deffe il nemico, o di reftare fotto Pa- 
via, o di mutare pofizione; quefto pia- 
no non fu aggradito dal Configlio di 
guerra , che ne giudicò la efecuzione 
poco ficura e poco onorevole • Fu ri« 

fol- 



lift it o XXXIV. tj7 

folto cK àvvicinarfi a due miglia dal ne-*! 

mico^ e di ricevere la battaglia, fé ar- ai^^^,,^ 
dil& prefentarla * Ma Profpero Colonna , Gwma- 
contento di aver liberata Pavia ^ non ni, 
reftò che due giorni alla Certofa^ e rì« 
tornò al fuo campo di Binafco^ 

La inquietudine de' Svizzeri fece ha« imbàrazto 
fcere nuove difficoltà. Il danaro deftina-t'TiJiJS?'^ 
to alla loro paga era arrivato ad Aró-^Jf^^ ^^^ 
ne , piccola Terra fui Lago maggiore , 
di là del Tefino . Proteftarono ^ che 
non marcierebbero , fé non quando fi 
prendefTe una ftrada , che li avvicinaifo 
al loro danaro , e dimandarono , che tut« 
ta Tarmata fi portafle a Vigevano ; che 
ivi fi gettafle un Ponte fui Tefino , e 
che fi fpedifle incontinente una fcorta 
di là del fiume per convogliare la Caf"* 
fa militare, a cui era diretta ogni loro 
premura . Andrea G ritti fi oppofe con 
coftanza , dicendo non elTer opportuno 
Tallontanarfi in tal modo dalle terre 
della Repubblica, e di àvvicinarfi tan^ 
to a paefi , che potevano favorire la dU 
ferzione de' Svizzeri 4 

Per accomodamento fu rifólto di anf-^ 
dare a Monza. Appena arrivativi^ gU 
Svizzeri diedero nuove prove del loro 
ammutinamento.; fi lametitavano di ve* 

nire 



TjS TStouìa Veneta 

tiiirc opprefli con .marcie inùtili , ih lubn 

Antonio 8^ di condurli al nemico ; e che noii 
Grimal eraAd pagati . Si rapprefentò ad efli , 
^[y che^ quanto eraft fatto , aveva avuto 
PfLxxvu p^^ fine il maggiore vantaggio del Re* 
che il danafo ad eflli deftinato arrive- 
rebbe in pochi giorni , e ch'era co- 
fa indégna di uomini 4^ onore il ca«- 
gtonare per quello vilel ■ interefle la 
perdita dei Milanefe con una diferzio- 
ne precipitofar Rifpofero, die volevano 
O danaro, o congedo , o <x)mbattimen« 
lo * 

Il medefimo ^ifordine regnava neJl* 
armata de' nemici accampati nel Caftel« 
h della Bicoca , luogo di caccia degli 
antichi Duchi di Milano tra quefta 
Città, e Monza, I Lanfcheneti , e mol- 
ti corpi d' Infanteria Italiana , che non 
erano pagati , dimandavano tumultua- 
riamente il loro foldo , efpriraevano il 
loro animo malcontento con minaccie , 
ed* erano giornalmente indeboliti con le 
diferzioni . Quefto difordine e^a accre- 
fciuto dalla dìfunione de' Capi; ilMar- 
chefe dì Pefcara non potendo fofFrire 
di effere fubordinato a Profpero Colon- 
na , e facendogli provare in ogni in- 
filtro i difpiaceri anne0i alla indocili^è^^ 

ti 



J.ib:rò XXXIV. ^i?9 
ti di un fubajtcma altiero, chcfideve ^ 
foffrir^ . ^ ^ Antonio 

Al fine Toftinazione degli Svizzeri Q]tiMj^ìi^4 
isforzò il Marefciallo di Lautrec ad or» ni, 
dinare J' attacco del campo nemico » ^ . ^ 
benché non' ii pdtefle: darlo Denta uq in»t? deiu 
notabile difcapito ,i occupando V armati^ Picoca. 
Imperiale i\ vado, parco ' della Bicoca y 
drcoqdato ^da niura e da un foflb pie^ 
no d^acqua , ^4 al quale non poteva 
orrivarTi che per un ponte di pietra , 
che dalla ftrada di Milano comunicava 
alla corte del Cartello . Queft^ pofizio* 
ne naturalmente trìncierata prefentava 
grandi dif&cokà • Ciò non oftante fi dif« 
pofe l'ordine di. battaglia nei modo fé* 
guente . Gli Svizzeri erano in prima 
Jinea con quattordici pezzi di artiglie^ 
ria • La feconda linea era comporta da 
tutti gli uomini ^'armi Francefi , e le 
truppe de Venezia erano nella terza lì* 
nea con nove pezzi di cannone ^ Lef* 
cun. comandava un corpo feparato , che 
nel niomento , in cui V azione forte im- 
pegnata , doveva girare il parco , attra» 
yerfare il ponte, ed invertire il nemico 
in coda^ 

Il giorno della Ottava di Pafqua l'azioni 
(^cc^e, Gli Svizzeri impazienti di ve* 



140 StóRtA Vegeta' 

Jcrne la decifione , per quanto potè kftdv 

Antonio ^^''^^ per moderar il loro impeto , noil 

Grimal vollero mai attendere ^ che il cannone 

S^ix ^^^^ arrivato j né che Lefcun avefTe 

' terminato il giro del parco 4 perchè 1Ì 

due attacchi foflero fatti di concerto i 

Si presentarono arditamente : per ftipe'^ 

rare il foflb^ e fcalare il muro. Soffri^ 

rono con la ordinaria intrepidezza moU 

te fcariche di cannone ^ fi gettarono a 

corpo morto nel foflb; Ivi indarno sfor« 

sandoG di arrampicarfi fui muro ^ furo-* 

no efpofti per lungo tetnpò ad una tem^ 

pefta di archibugiate • Ne perirono quafi 

tre mille « Convinti allora della impof^» 

fibilità di sforzare il trincieramentò , ac<t 

confentirono di ritirarfi , ed effettuarono 

il loro ritiro in buon ordine i 

ttrancefie Intanto Lefcun arrivò al ponte di 

fonó^^tml' pietra ^ lo sforzò , penetrò nell' interiore 

*'* del parco i e pofe il terrore e il difor- 

dine nel campo nemico i Se foffe ftatd 

foftenuto i avrebbe certamente avuta la 

vittoria. Ma gli Svizzeri. ^ a cui Lau« 

trec ne avea dato l'ordine ^ avviliti 

per la perdita ancor recente y ricufai-ona 

di marciare. Così la loro indocilità rc-i 

fé irifruttuofo il primo attacco , e feccf 

riufcir vano il fecondo iJLiutreé^ troletà 

.re- 



1 I B R o XXXIV. 141 

reftart accampato a vifta della Bicoca ,^ 

e proponeva di .ripigliare l'attacco nel^j^^^pj^ 
giorno feguente , ponendo gli uomini Grima** > 
d'armi in prima lìnea. Magli Svizzeri ni, 
lenza afcoltarlo fi ritirarono a Monza , 
e fu obbligato a feguirli • Lautrec im« 
pegno a forza di carezze e di regali' i 
loro Capitani di far conofcere a quelli 
foldati ìndifciplinati il difonore che fa- 
cevano a k medefimi ed alla caufa co* 
roune con la loro incoftanza , che mz* 
nifeftava in efii una viltà di fentimen* 
ti , di cui dovevano arroffire • Nulla po<> 
tè vincere la loro orinazione. Vollero 
affolutamente ripaffare V Adda , e da che 
Lautrec ebbe il fiume frappofto tra lui 
e il nemico , efIi sbandarono per ritor* 
nare nel loro Paefe. 

L'imbarazzo del Marefciallo diven- fciSio^X 
ne eftremó. Il ritiro degli Svizzeri gli ^«2** in'*^ 
lafciava un- armata molto inferiore a f'*»"*' * 
quella de' nemici , che avevano profit* 
tato della loro vittoria per isforzare di« 
verG pafiaggj full' Adda, e che minac- 
ciavano attualmente Cremona . EiTen- 
-dofi ritirato fuUe terre della Repubbli- 
ca , vide con dolore , che li Veneziani 
lo fofferivano di mal animo, ricordando- 
gli di continuo la debolezza dell^ lorgi 

Pro-. 



14^^ SCORIA Ven^etA 
^iProvincie, e il pericolo dì efporle alle 

*" Antonio ^'^^"^'fi^'*^ ^^^ nemico ; Comprefe dalla 
Griwa-. loro itiepidossza , eh* erano ftanchi li Ve» 
^ij heziani di foftenere una càufa^ chetane 

^ ^^^* ti finiftfi eventi potevano far credere- co-s 
ine difperata i Sofpettò, che il Senato 
coitiinciafle a titubare^ e che pcnfafle 
ad accomodarfi con l'Imperatore • égli 
fpedì a Venezia Anna di Montt^orencì 
{Jer tentare dMmpediré quello- colpo, il 
J)iìi funefto che potéffc temerfi: e dopò 
avere didribtiite le fue truppe nelle ptaz^ 
ze del Milanefe , che reftavano ih pote^ 
re della Francia; dopo avere fopra tut* 
to racconìandata Cremona aLefcun fuo 
fratello, parti per andare a render con- 
to al Re del peffimo ftato, in cui era«* 
no 1 fuoi interefli . 
i conftde- Profpefò Colorina aveva già ihvefti- 
io' ck^ ^^ Cremona , e avanzate le operazioni 
^* con tanto vigore, cheLefcùn, Coman- 

dante della piazza i fu obbligato a ca- 
pitolare . Promife di renderli / qualora 
in tre mefi non vénifle fpccorfo . Il 
Marchefe di Pefcarà era fiato fpedito 
a Genova ^ dóve là fazione degli Ador- 
ni fi dichiarò in fuo favore . Sorprefe 
la Città, e fece prigioniero Pietro Na- 
varro ^ coni tutti i Francefì che eran(ì 

intro-' 



t I 3 R o XXXIV- 143 

introdotjti.pcr difenderla. Arrivò intan» 
to il. Due* di Longueville preffo Afti ,]^^;^^ 
alla tefta di lei mule fanti e di quaN Griua- 
trecento uomini d'armi ^ coii ordine . di ni , 
marciare a Genova, o Cremona > comé^****^^ 
portalTero. le circoftanze 4 Intefe ^ arrU 
vando, c^ Genova era. refa^ e che Pro* 
fpero Colonna veniva contro lui cod ^ 
forze maggiori • Mandò un Corriero io 
{'rancia per efporre lo (iato delle cofej 
e nuovi ordini avendolo chiamato di là 
de' monti ^ Lefcun refef Cremona , come 
fi era impegnato . 

Quefta continuazione di fventureìra- circofpeiìa. 
pedi, che il Senato fottofcrivefle la rin- Sfanf'JqSel 
novazione di Lega , che Montmorencì ?rm^/^° ^ 
maneggiava in Venezia • I Veneziani 
non vedevano quali piìi fperanza di fo- 
flenere Uri partito , che la fortuna ab- 
bandonava^ e per non tirarti addolfo le 
difgrazie che potevano nafcere dal loto 
attacco troppo dichiarato per la Fran^ 
eia , non folamente ricufarono di rin* 
novare la l^a col Re , ma licenziaro* 
no una parte delle . loro truppe . Ccwt 
quefta condotta impegnarono Tlmpera* 
dorè a follecìtaré pili di prima i fuoi 
ttìanéggj per ottenere la loro alleanza 4 
Egli trattava direttamente quello affari 

coti 



144 Storia Veneta 

Gafpare Contarini , Ambafeiatoce 

Antonio ^^^^ Repubblica alla fua Corte . Il Re 
Grima^ d' Inghilterra coUegatofi ili recente con 
^i 9 lui contro la Francia appoggiava quefto 

^^' trattato • Siccome il Senato non rifiu- 
tava apertamente l'alleanza , ma fcru- 
^ noleggiava intorno le condizioni pih o 
meno vantaggìofe , per evitare le dila- 
zioni , Enrico Vili, fpedì a Venezia 
Riccardo di Pafsè , e Carlo V. incari- 
cò Girolamo Adorno di unirti a quefto 
Inviato . Ebbero entrambi V ordine 
d' impiegare i mezzi piii efficaci per im- 
pegnare i Veneziani ad unirfi contro la 
Francia , o almeno ad oflervare un' efat- 
ta neutralità . 
, piverfse Gli animi de' Senatori erano divifì . 
SSato? "*^ Gli uni dicevano , che fé per qualche 
accidente, di cui aveafi piU di unefem- 
pio , r armata Francefe deftinata per V 
Italia fofTe trattenuta di là da' monti , li 
Confederati avrebbero in Lombardia una 
tale fuperiorità , di cui gli amici della 
Francia non potrebbono a meno di ri- 
fentirfi • Gli altri foftenevano , che at- 
tefa la potenza di un Regno tanto for- 
te , e la paffione eftrertìa di Francefeo L 
per ricuperare il Milancfe , non do- 
yC9 . dubitarli , ch'egli non fuperaffe 

tutti 



*Li B Ito XXXIV. M5 

tutti gli oftacoli , che fi opponeflero al« 

fuo paflaggio in Italia ;^ che allora , pò- Antonio 
trebbe vendicarfi di qoelli che V aveva* Grima- 
pp abbandonato, e che forfè, ad efem-Ni> 
j>io del fuo predeceflore, arriverebbe fino 
a coUegarfi con li fuoi ftefli nemici 
per diftruggere la Repubblica • Erano 
tutti d' accordo nel iblo. punto di ri- 
guardare la rifoluzione, che doveano 
prendere , come una deUe pih importan- 
ti e critiche • In effetto era diiliciliffi- 
mo per effi il determinarfi ad un par- 
tito, o all'altro. Non potevano irritap 
re l'Imperatore, che aveva forze poten- 
ti Tulle loro frontiere ,- fenza efporre il 
loro Stato ad una invafione . Non po- 
tevano attendere baftevoli foccorfi dalla 
JFrancia , di cui V Imperatore e V Inghil- 
terra minacciavano le Provincie, né ab- 
bandonarla fenza perdere la . propria ri- 
putazione . Prefero il partito più fag* 
gio, evitando di dichiararfi, e tenendo 
le Parti fofpefe , con fperanze accorta* 
ment|3 infinuate , e con pretefti favia* 
mente maneggiati , per tenerfi lontani da 
Qgni impegno. 

.' Mentre la flemma Veneziana lottava ^sy^ ^^!"/** 
contro.! raggiri mmaccievoh dell Im* 
peratQr^^e della Inghilterra, ^d in difetta 
Tom. IX. K dcrfi 



O. LXXVI, 



ì4f Storia Veneta 

^tckrfi dalle carezze inCnuanti dellaFra*^ 

Antonio^'*» il grande armamento, che ì Turchi 
Grima- faceyiino , e che era per fortire dal porto 
^\'«v»r di Coftantinopoli) diede Ufia tiuova oc-^ 
** *^''"' CUpazipne alla .politica de' Veneziani 4 
Temè il Senato per le fue Colonie dell' 
Arcipelago , e Ipecialmente per il Re^ 
^o di Cipro é Pofe in mare con mol- 
t# diligenza una flotta oumerola, e no 
diede il comando A Domenico Trevi-^ 
faiiv Portavano le fue iftruzioni di ufci- 
re incelTan temente dal (?olfo , e di of*- 
fervare con tutta diligenza la flotta di 
Solimano; s*egli vedeva , ch*ella fi av« 
vidnafle all' llola di Cipro < di entrare 
<ion ^foUecitudine nel porto di Fama- 
goda, e d' impiegare ogni mezzo poffi- 
bile per mettere quefto Regno a co^ 
perto d'ogni infulto degl' infedeli; fé al 
contrario non fcopriffe verun difegno 
cattivo ne* Turchi contro li Venezia- 
ni^ di condurfi in modo atto d con« 
vincerli ^ eh' era venuto in que' mari ^ 
non per opporfi alle loro imprefe $ ma 
per fola Scurezza delle Colonie » di cui 
la forte intereffava la Repubblica « Il 
Senato non credè dover fare di pih in 
un tempo, in cui tutti li Principi Cri- 
ftiani ) occupati nelle loro pretefe par?* 

ti* 



t t B R ó XXX£V. 147 
iicolari y negligevano fenza fcrupolo ^^___^ 
opj^i^ré una barriera; alli jprogreffi tropp Antonio 
pa^rìcolofi delia Potehtà Ottomana > GitMA- 

Sotìhiano ìt era diretto Contro Tifo* ni, . 
la di kodi . Querta conquifta gli coftò 'J^^^^, 
tara ^ ma la tolfe aili CaVt^Kerì di S. tomeora da ' 
Giovanni di Crerùfal<nthme^ cke vi dos**^"°*'*' 
initiaVanó tori foVrànit^ , é dì cUi il 
Valore^ degno de* tempi eroici,^ dovè ce« 
dené alla forza i II Papa Adriano^ arri« 
Vato a Éonìé di recènte ^ ^ide T ama^ 
iresza rparfa fu i primi gioirni del fuo 
ì^ontificatò da q^ueflia perdita ^ che ne 
jpródidevà delle maggióri ; Scrifle Brevi 
jpaternl à tutti Pridcipi della Criftia- 
hità i^er inipegnarii a confidat*e in lui 
la decifioné delle loro contefe y che pro^ 
metteva tonciìiàre da Padre comune ^ 
affine di foritiare contro i Turchi una 
ìegà generale^ che i fuoi Predeceflbri 
avevano inùtilmente propofìa , e di cui 

a cohchiufiohéj piti necefTarìa che mai ^ 

\li ftavà infinitattierite a cuore. 

Qùeftò Papà, ch'erali veduto di nial j|j«fvi ^'<>- 
animò collocato mila cattedra di S. Pie* |J^jYV'ita- 
iro^ perchè temevafi in lui una dipen-u». 
den^a fenza rifervà dall' Imperatore i 
a cui doveva tutto , meritava maggior 
tofìfìdehza di ^liella che fi ebbe in lui 
k i da 



ì 



f48 Storia YekeTa 

principio • Egli era fenza parzialità 

Antonio® fcnza doppiezza; godeva di fua for* 
GaiMA-. tuna fenza efierne abbagliato ; ufava 
NI , dell' autorità fua fenza eflerne gclofo ; 

p. Lxxvi. amava la pace , ed era incapace di mo- 
Arare per il fuo benefattore una grati<^ 
tudine contraria a' doveri della fua di^ 
gnità • Credè; feguire V impresone di 
un zelo lodevole , facendo intimare a 
tutti li Principi per iftezzo de' fuoi Le« 
gati , di ceffare in tre meli , al più 
tardi , da tutte le oftilità , fotto pena 
d' incorrere le cenfure Ecclefiaftiche ; 
e propofe una lega tra V Imperatore , 
i Veneziani , i Fiorentini , ed il Du- 
ca di Milano per afficurare il ripofo 
d' Italia • L' oggetto principale di que- 
(la pacificazione era di unire tutte le 
forze della Criftianità per arredare i prò-» 
greffi de' Turchi . 

Il Senato aveva fcelta un' Ambafcia- 
^a di fei Senatori , Marco Dandolo , 
Luigi Mocenigo , Antonio Giuftiniani , 
Vincenzo Cappello , Pietro Pefaro, e 
Marco Fofcari per andare a predargli 
il giuramento ordinario di ubbidienza . 
X^a partenza dì quefti Ambafciatori era 
ftata ritardata per il timore della pe« 
ÌIQi ch'era allora in Roma. Paflatoche 
. .: . fu 



fti li .'perìcolo , fi portarono alla ptefen- ^ 

za del nuovo Papa ^ che li ricevè mol- Antonio 
to onorevolmente. Lo accertarono, cheGmwA- 
potendofi: riftabilife la pace in Italia, é^i» 
concorrendo tutti i Principi nella guer- 
ra contro gl'Infedeli, i Veneziani nod 
farebbero gli ultimi a fegnalarfi per un 
oggetto di tanto intereffc . Adriano lo- 
dò il loro zelo , e li efortò a darne 
prove éflFettivc, afficurandoli che a tale 
condizione i Veneziani potevano cfferc» 
ficuri di ogni piii diftinto favore . 

I mane^si di Girolamo Adorno in Madegi^iò 
Venezia cominciavano a dare Iperan- m* con i " 
ze. Il Senato aveva dcftinati Luigi Mo-; '"'^•'*'^^' 
€€nigo Configliere , Giorgio Cornaro Sa- 
vio Grande, e Marcantonio Venier Sa-* 
vio di Terra-ferma , per trattare con 
quefto Minìftro dell' Imperatore • La 
fola difficoltà era , che V Imperatore vo-j 
leva,' che i limiti delli due Stati foffe^ 
ro mantenuti com' erano dopo V ultima 
guerra ^ e che la Repubblica s' impe-i 
gnaffe a difendere il Milanefe ed il Re-* 
gno di Napoli verfo , e contro tutti •• 
Il Senato penfava , che il primo artì- 
colo impegnava ad un facrificio trop-j 
pò grande , e che il fecondò lo efpone-- 
va ad eftremi imbarazzi , fpecialmentd 
K a f« 



150 Storia Veneta 

wh fofle iilforta una guerra contro ì TtiN 

Antonio ^^^ • ^^ ' Minjftro Imperiale pretendeva. 
Prima- cl|c nofi fofle ragionevole j che il fuQ 
NI , Padróne , preferendo y amicuia de' Ve^ 
^ ^^^ neziani alU fuoi proprj intereflfi , non 
fofle ili cafo di eflere foccorfo per la 
confervazione de' fuoi Stati, e che U 
-' Veneziani potevano fenza riguardo fpe-^ 
dire le loro truppe nel Regno di Na-» 
poli, corte altre volte avevano fatto, ^ 
favore del Re Ferdinando « II, Senato 
ftretto in tal modo fi avanzò fino a 
promettere il fo^corfo di alquante Gale- 
'' fe^ purché la Repul^blics^ pon fofTe in 

guerra con li Turcl^i. 
^ Li Venezis^ni non propendevano ^ 
^uèdo accomodamento con l'Imperato-, 
re , fé non perchè , vedendo la Francia 
impegnata contro V Inghilterra , aveva- 
IK) forti ragioni di temere, ch'ella non 
abbandonai gli affari d' Italia • L' ac- 
comodamento fvk ftabilitQ dagli Amba- 
^iatori , che l' Arciduca Ferdinando man- 
4ò a Venezia fui finire dell'anno. Sic- 
'èome qneflo Principe era poffeflbre dell* 
Aufiria e fue ^pendenze, la contefa 
intorno a' confini apparteneva diretta- 
cele a lui • I fuoi Ambafciatori di- 
eliiarareno^ che il loro Padrone eflenda 

niio^ 



a I B Ito XXXIV. ijt 

nuovo «el Governo, non aveva unano# 

tixia efatta de*fuoi diritti per «^rnfchid- y^^^^^j^ 
re un trattato deffinitivo; e propoferoGRiMA- 
ima rinnovatone di tregua per cinque ni, 
anni . Quefto nuovo giro dato alla w ^ ""^'* 
Ul parve fofpetto alli Veneziani , e gì* 
impegnò a maggiori riferve . Girolamo 
Adorno ,. che aveva guadagnato molto 
terreno co» le fue maniere infinuanti, 
morìi al principio ideir anno feguente; e 
Marino CaraccioU , the gli fu foftitui- 
to, affaticò molto per conciliarfi il me« 
dciìmo gradimento , 

Franmco L fu informato , che le in«^5S55S? 
iinuazioni deirimperatore prefTo il Se- An.i^z^. 
nato erano per rìufcire ; fpedì fucceffi- r ìbvuo 
vamente a Venezia molti Ambafciato- dlSITmi^ 
ri 9 che fecero ogni sforzo per ritenere t!!!ófi2(M»f' 
li Veneziani nell'alleanza della Fran-**"^- 
eia ^ . e per loro perfuadere di non ag« 
^nger^fede alle falfe voci che corre*» 
vaso, perchè egli proponevafi di pafla^ 
re inceflaneemente in Italia con un^ar* 
mata. Tante Tolte crafi avuto avvifo 
é& qiiefk» paflaggio^ e fi moftrava di> 
fpofizione tanto poca di effettuarlo, che 
ti Senato -man trovò ficurezza neirap* 
poggjuurfi a ppomeffe coai incerte* Rette 
ancor» fcr , dot o tre niefi feoxa riU^ 
K 4 vertj^ 



t^2 Storia Veneta 
i^vere , ed al fine conchiufe il fuo TraN 
Antonio ^^^^ ^^" ^' Imperatore • Le condizioni 
Grima- furono , che fi rcftituirebbono fcambic- 
Ni , volmcnte tutti i luoghi , eh' erano Ila* 

p. XXXVI. ^. jj^^^Q nell'ultima guerra; che la Si- 
gnoria conferverebbe fopra i fuoi Stati 
di Terra-ferma Taffoluta e fovrana giu- 
rifdizione , di cui aveva goduto fino al- 
lora , mediante la fomma di duecento 
mille ducati, pagàbili all'Imperatore in 
otto anni; che' tutti que'fudditi di Ve- 
nezia , che avevano feguitato il partito 
dell' Imperatore , farebbero riftabiliti in 
tutti i loro diritti , onori , e prerogati- 
ve ; che per afficurarc il Ducato di Mi- 
lano a Francefco Sforza , cadauna delle 
Parti contraenti farebbe obbligata a fom- 
miniftrare in tempo di pace cinquecen- 
to uonlini d' armi , ed in tempo di 
guerra ottocento , con cinquecento caval- 
li leggieri e fei mille fanti , e un' ar- 
tiglieria proporzionata ; e che le due 
Potenze fi opporrebbero con tutto il 
loro potere, al paffaggio , e fufiiften- 
za delle truppe nemiche , che intra- 
prendeflfero portar guerra ne' loro Sta- 
ti ; che al fine la Repubblica man» 
terrebbe venticinque .Galere per la di* 
fefa del Regno di Napoli > quando 

non 



Librò XXXIV* ij? 

non foflè in guerra contro i Turchi., 

Il Trattato fu fottofcritto in ^^^^^ ANTomo\ 
xìali a8. Giugno. Andrea Gritti , i Grima- 
di' cui lumi* efperienza, e zelo merita* ni, 
vano ogni riguardo , li oppole con lor* 
za al Trattato ^ confiderandolo come 
contrariffimo ali* onore, e allVintereffe 
della Repubblica «. Softenne , eh' era un 
ingannarfi il diffidare sì poco della ce* 
ceffi va potenza dell* Imperatore • che 
quefto Principe non aveva prefa la prò* 
tezione di Francefco Sforza , che per 
follevare piii: facilmente i Milanefi con* 
tra la Francia^ che fuppor non doveafi 
voler egli ( con .ciò fare àn atto di giù- 
ftizia ;^xh* evidentemente era queflo un 
fino artifizio) per afficurare il Ducato di 
Milano a fé ftcfTo ; che fé quefta dif« 
grazia accàdeffe , T Imperatore, padrone 
deir Italia i. farebbe riforgere le fue pre* 
tefe fopra la Lombardia Veneziana , e 
non tarderebbe ad invaderla ; che fino 
a tanto xhé^ la Repubblica foffe unita 
alla Francia ^ : V Imperatore farebbe per 
lei un nemico, poco da , temerfi ; che 
Francefo I. aveva : infinitamente a cuo- 
re il ricupcramento dello Stato di Mi- 
lano;, che preda a tardi egli mande- 
rebbe un'armata in Italia , e che que*^ 

fta 



P^LXXYU 



154 Storia Veneta 

^ffta era il folo riparo, che poteffe falva* 

Antonio "^^ i Veneziani. 

Grima- Quefti rifleffi erano fortifiimi • Ma 
NI , Giorgio Cornaro vi fi oppofe , dicendo , 

ii.i.nvT. ^jj'gj.3f^iufgyQi^ alla Repubblica il man- 
tenere Francefco Sforza fui trono di 
Milano , ed efcluderne il Re di Fran« 
da e l'Imperatore * ch'era uguale il 
pericolo per li Veneziani l'avere Tuno 
o r altro per vicino ; che li Francefi 
attaccati da ogni parte non erano in 
cafo di far paiTare un' armata in Ita* 
Ha; eh* era da temerfi, che il mal ani- 
mo del Conteftabile di Borbone , che 
cominciava a palefarfi , non eccltaffe 
grandi turbolenze, alle <}uali il Re , po- 
co applicato agli affari , e dedito agli 
amori , non rimedierebbe con facilità ; 
che dilazionandofi di accomodarfi con V 
Imperatore, reftavano efpofli a dover 
combattere contro le forze dell' Impe- 
rio , della Spagna e del Papa ; che non 
era da ten^erfi, che Carlo V. dopo aver 
innalzato Francefco Sforza voleffe di* 
ftruggere un' opera fua ; che in ogni 
cafo tutti U Principi d' Italia , ed il 
Re d' Inghilterra^ fteffo, fi unirebbero per 
obbligarlo ad adempiere in ciò li fuoi 
Jmpegni , 

IX 



tiBi^o XXXIV, 135 

II parere contradittorio di quelli due^ 

Soggetti non avrebbe fervito , che aj^^^oNio 
mantenere irrefoluto il Senato , fé non Grima- 
0fo1Iero ricevute nel medefitno tempo ni, 
lettere da Giovanni Badoer Ambafcia- '. 
tore di Venem alla Corte di Francia , cSrìre^*^ ^ 
che dicevano , non effere Francefco I, u^tot^^ 
in cafo di mandare un* armata in Ita-» 
ila , perclri; non aveva danari * che ap« 
pena poteva afficurare le fue frontiere 
contro le truppe d' Inghilterra , di Spa- 
glia , e de' Paefi Baffi • che v' erano gran- 
di imbroglj nella fua Corte in proposto 
del Conteftabile , il quale apertamente 
lamentavafi delle ingiuftizie , che veni-» 
yangU fatte , e eh' era uomo capace di 
vendicarfen^ con partiti violenti, Non 
n efitò pili, e fu rìfolto concordemente 
di accomodar^ con V Imperatore • Non 
fi devono accufare i Veneziani di aver 
dato in quefta occafione una prova 4^ 
incoftanza, e di leggierezza « Eglino non 
d diftaccarono dalla Francia che di mal 
animo, e sforzati da una ragione di 
Stato fuperaore , che non lafciando tra«« 
vedere nella alleanza col Re che un ap- 
poggio debole ed incerto , non permet- 
teva' loro di reftar foli efpofti agli atn 
tacchi de' loro nemici . 



t^6 Stohià Veneta 

Furono nominati nel Trattato jjetf 

;^^YQjjjQ Alleati li Re di Polonia^ di Unghe* 
Grima- ria , e di Portogallo ^ il Duca di Sa- 
J*i» voja^ li Medici, e lo Stato di Firenze ^ 

XXVI. ^jj^pj^Jq Adorno Doge di Genova , ed 
il Marchefe di Monferrato; Il Papa ed 
il Re d' Inghilterra furono garanti di 
quefta confederazione ^ deftinata in ap- 
parenza a mantenere la tranquillità deir 
Italia , ed a difendere la Criftianità con^^ 
tro grjnfedcli . Bifognò darle quello 
carattere per farlo gradire al Papa , che 
prevenuto contro il Re di Francia , rap- 
prefentato gli fu come 1* unico oftacolo 
alla unione de* Principi Griftiani per la 
comune difefa^ 
ti senAto Sottofcritto che fu il trattato , furo- 
SJSf'dì ur- no fpediti Lorenzo Friuli ed Andrea 
oUlitSS'^^Navagier in Ambafciatori alla Corte 
Generale, ^jj» Imperatore , e Carlo Contarini a 
quella dell' Arciduca Ferdinando fiio Fra- 
tello , per ricevere la loro ratificazio- 
ne • Tolfe il Senato per confcguenza il 
comando delle fue armate a Teodoro 
Trivulzio, il di cui attacco per la Fran- 
cia era troppo noto per non effere fof- 
pètto; e lo diede a Francefco-Maria 
delk Rovere, a etti Papa Adriano aveva 
Teftituito il Ducato di Urbino- Inca- 
ricò 



Libro XXXIV. 157 

ricò il filo Ambafciatore alla Corte di^ 

Francia di comunicare il Trattato a^^^oNio 
Francefco Le di fcufare al poffibile il Grima- 
procedere della Repubblica, che oU>1ì-ni, 
gata dai comandi, del Papa , e difpe- 
rando vedere i Francefi in Italia , ave- 
va ceduto alla neceflità delle circo- 
flanze . 
< Francefco L s* era al fine feriamente ra macia 

• /* t #ir * T* fl ^ir*t smui contiti 

ritolto, a paffare in perlona nel Mila- r itaua . 
nefe, e l'oppofizione di tanti Stati uni- ^m!^ 
ti per impedirgli la^ ftrada , in luogo bo^oikÌ 
di fargli cambiare rifoluzione , non ave- 
va fatto che accelerarla ; egli moflrava 
tanto maggiore anfìetà per quefta im- 
prefa , quanto piìi crefcevano le diffi- 
coltà da fiiperarfi « Le Tue truppe fi 
univano a Lion , l' Ammiraglio di Bon- 
nivet ed il Marefciallo di Montmo- 
rencì erano avanzati , il Re ftefTo era 
partito da Parigi , dopo aver provve- 
duto alla Scurezza delle fiie firontiere. 
Ma fii fermato improvvifamenre dalla 
ribellione del Conteftabile di Borbone. 
Quefto Principe fpògliato de' fuoi mi- 
gliori diritti per V animofità della Re- 
gina Madre , . di cui aveva difprezzato 
r amore , e eh' era divenuta fua nemi- 
ca implacabile y aveva trattato fecreta» 

mente 



Ì58 StoRiA Veneta 

»mente coir Imperatore , ed ottenuto 4a 

ANTONIO 1"^ quc' vahtaggj , che gli afficuravand 
Grima- il piacer crudele di vendicàrfi di uni 
^ì) Corte ingrata; Il defideriò di foddisfa-^ 

' re al fuo giudo rifentimento ^ ina por- 
iato air ecceflb , lo acciecò fopra le 
tonféguenze di un paifo^ che doveva 
•darlo in mano alli nemici della Fran^ 
eia i renderlo ii vet^ógnofo ìftromentò 
4c* loro malvagj difegni , cojprirlo d^ ignoH 
minia fé ùon riufciva, é riufceiìdo, di-» 
Venire V oggetto dell' odiò univerfale i 
Égli noli alcoltò che il fuo rancore ^ è 
Jlon oftante tutte le cautele prefe per 
Ì>reVenire la fua fuga , ufcì dal ftegno ^ 
dopo aver corfi i maggiori pericoli , ed 
arrivò al Campo degl' Imperiali nelMi^t 
lanefe ^ 

Il Re conobbe troppo tardi il dop-< 
jpio fallo , che aveva fatto , rovinando 
{>er così poco un Principe^ degno di 
miglior forte, e negligendo i mezzi di 
afficurarfì di lui y quando poteva far- 
lo •' Rinunziò al difegno di paflare i 
monti ^ giudicando la fua )>refenza ne* 
^leflaria nel Regno per afficùrarne il 
rtpofo contro i complici e li manéggj 
det Conteftabile . Bonnivet fu incarica- 
ta della fpedizione per T Italia, ed egli 

àr- 



t t ÉR o XXXIV; 159 

arrivò a Vercelli alla tcfta di fci mil- 

le. fanti FranceC, di fci mille Lanfchc- ^^^^^^^j^^ 
lieti ^ é di quattordici tnille Svizzeri^ cGaiMA- 
di.fiiille tinquecébto uomini d*armi. ni, 

Quefta bella armata sMmpadronì di^J^^' 
Novara e di Vigevano^ e fottomife indCFranccfi 
poco tempo tutto il Pacfe , eh' è fitua* "* ^'**" * 
to iìilla riva deftra del Telino • Prof* 
pero Colooùa accoHe con una parte 
delle Truppe Confederate fulla riva fini* 
ftra di quel fiume per difputarné il paf- 
faggio alli Franceu> ma il cannone 
deir Ammiraglio 1* obbligò a ritirarfi ; 
e non cflendo piii ìa iftato di refiftere 
contro Uù nemico tanto fuperiore , diftri* 
bui le fue truppe in Pavia , ib. Milano $ 
ed in Cremona i 

t Veneziani ^ avvertiti del pericolo ^ 
in cui era il Milanefe ^ e coftretti a 
foddisfaré agir impegni della loro nuo^ 
va alleanta ^ ordinarono alli loro Gè** 
nerali di portarli di là dell' Oglio tra 
Crema e Bergamo ^ per eflere a porta- 
ta di (occorrere Milano à. Diedero ordi* 
ne al Duca di Urbino di portarfi folle- 
sitamente alla loro armata^ per eferci^ 
tare la carica . di Capitano Generale , é 
gli fpedirono UH Secretano del Senato^ 
per accelerare il fuo arrivo . 

L'ar- 



i6o Storia Veì^eta 

L* armata Francefe avtva paflato il Te* 

Antonio ^^^9 ed accampava tra Binafco e Bia« 
GaiMA- graffa, «a dodici miglia da Milano. 
NI, Ognuno afpettava un' intraprefa pronta 

^ J^' contro la Capitale , che farebbe certa- 
no «latro^ mente rìufcita , fé foffe/ ftata efeguita 
con rimpetuofità folita de* foldati Fran- 
V cefi , per poco che la fortuna li fecon- 
di • ; L'Ammiraglio fi lafciò ingannare 
da alcuni trasfugi di .Milano:, . che vo- 
lendo fai vare la patria dal facco , lo 
|)erfuafero a trattarne il rifcatto. Tre 
giorni confumati in vani progetti die- 
dero tempo agli abitanti di rinvenire 
dal prijmo concepito terrore , di fortifi- 
care , e ài porfi in difefa fino all' arri- 
vo dei foccorfi , che Profpero Colonna 
jrion tardò di condurre . 
. Le. truppe di Venezia erano a Fon- 
tevico full' Oglio , ed il- Duca di Ur- 
bino ne aveva prefo il comando. Il 
Marchefe: di Mantova accampava in 
poca diftanza . Colonna avrebbe voluto 
che fi foffero avvicinati a Lodi per im- 
pedire al nemico di renderfene padro- 
ne ; ma il Marchefe di Mantova fi fcu- 
«ò fotto il pretefto , che il Papa gli 
aveva comandato di marciare a Parma; 
ed il Duca di Urbino adduife l'impof- 

fibi- 



fLiE KO XXXIV. i6i 

fibilifà ài confervare una Piazza sì de-, 

bole con le poche forze , che aveva ; Antoni© 
di modo che Lodi incontrò la ftefla Grima- 
ibfte di Monza, in cui i Francefi era- ni ? 
no entrati fenza refiftenza • Il Cavaiier ^' ""^^'* 
Bajard era (lato mandato a Cremona, 
il di cui Caftello era de* Francefi , ed 
«gli ne cominciò rafledio, ajutato da 
un corpo di quattro mille fanti Italia- 
ni condottigli dal famofo Renzo da Ce- 
ri , eh' era entrato al fervizio della 
Francia. 

Il timore di perdere una piazza di sono riA>;ii. 
tanta importanza, determinò gli Am-mo?"?^*^^ 
bafciatori dell' Imperatore e del Duca 
di Milano , refidenti in Venezia , a fa* 
*rc al Senato le piU vive iftanze, per- 
chè mandafle ordine al Duca di Urbi- 
no di paffare V Oglio , e prendere nel 
Cremonefe qualche pofizione , che po^ 
tefle difturbare il nemico , ed obbligar- 
lo a levare V afiedio . Il Senato che 
non faceva guerra alla Francia , che 
contro genio , non fi curò di dare al* 
li Confederati quefta compiacenza : ma 
nulla oftante il Cavaliere Bajard , do- 
po aver inutilmente tentato alcuni af- 
falti , fi vide coftretto ad abbandonare 
r imprefa per avvicinarfi à Milano , che 
Tom. IX. L il 



x6z Sto ria V e ite t a 

^,il: MarcfciaUo di Bonnivet aveva proi^ 

Antonio 8«^^a^^ ^^ fottomettene . 
Grimat Li Confederati: operavano allora con 
NI» pifa calore di prima preflb il Senato^ 

^.uuvL ^^^j^ ij jj^^ ^j Urbino fi portaflc ìn^ 

ni aglfwnS* ccffantemente fuila riva diritta dell' Ad^ 

fiaccamente • r rr l • i*j • 

contro effi . ,da . I Veneztani avevano valide ragio- 
ni di, temere i vantaggj degl! Imperia* 
K , . per non aderire . ciecamiente ai loro 
4ifegni . Volevano piìi tofto, che qual- 
che notabile fatto li poneffe, in cafo di 
riunirfi alla Francia, da cui. s'erano 
fiaccati di noal animo , e con tale fpe- 
ranza operavano lentamente . Pure per 
non renderfi fofpettì , fcriffero al Duca 
di Urbino , che fapevano non effere 
troppo nemico de! Franccfi , che lo la*. 
fciavano in libertà di operare , fecon- 
do eh' egli credeffe opportuno . Il Duca 
pafsò r Oglio , e fi fermò di qua dell' 
Adda tra Romano e Martinengo.» 

Profpero Colonna, malcontento di una 
condotta, che moRrava poco zelo , fece 
^ire al Duca di Urbino y che almeno 
avanzale fino alla riva dell' Adda , e 
che in cafo egli credeffe non dovere pafi. 
fare il fiume con tutta 1' armata , di* 
ftaccafle tre mille fanti , duecento uo- 
•snini d' armi , e cento cavalli leggie» 

ri. 



1; 1 fi k ò XXXIV; i6i 

ti é II Duca d'Urbino rifpofe, che la ^ 
fua propolìzìotie non poteva ftttù^rR ];;;:^^ 
lenza grandi ditncoltà^ e Ipedi un UnGrima- 
filiale a Milano per efaminare lo &Z4 ^i, 
io della piazza, e U fituazione de- ne-» ^ ^"^'' 
mici • I Confederati < annunciavano il 
vicino arrivo di un còrpo di Lanfche<< 
neti , che veniva per il Trentino nei 
Milanefe; la marcia del Viceré di Na*' 
poli, che fi avanzavi verfo la Stoma* 
gna con tutte le fonie di quel l^egno ^ 
la commifTione data dall' Imperatore al 
Conteftabile dì Borbone di comandare 
nel Milanefe in qualità di fuo Tenen- 
tè.Generalc> ied il rifultatd era fenlpre 
di foUecitare il Senato a dare i Tuoi or- 
dini per il pronto trafporto delle fue 
truppe di là dall' Adda * 

Non V* era piii modo di differire 
fenza far nafcere fofpetti • Il Senato 
fcriffe alli fuoi Provveditori, che appe^ 
na vedeffero fatta T unione di tutte le 
truppe, che dovevano comporre T ar* 
mata Imperiale , doveffero paffare T Ad* 
da, dopo avere lafciate guarnigioni fuf^ 
ficienti nelle piazze della Repubblica 
più efpofte j che di là del fiume ftef« 
fero attenti per bene fcegliere le loro 
pofizioni .j e che fopra tutto evitaflero 
L 2 di 



i64 Storia Veneta 

»di lafciarfi chiydcre in Milano . Allora 

Antonio Profpero Colonna non dubitò pili , che 
Grima- il Duca di Urbino non venilTe in Tuo 
^^9 foccorfo , onde gli propofe di accam- 

p, Lxxvi. p^^ji ^ Bclriguardo . Ma il Duca di 

Urbino di nuovo ricusò col pretefto , 
che eflféndo quefto luogo dittante dair 
armata Francefe due fole miglia , cor- 
reva rifchio di eflervi attaccato con mol- 
to difav vantaggio , e che allbntànandofi, 
Ji nemici, ch'erano in Lodi, potrebbe- 
ro intraprendere qualche cofa contro Cvtm 
ma e Bergamo . 

L' Ambafciatore di Venezia aveva 
toreVvet" avuto Ordine di recente da Francefco L 
di?e di^ufciK di ufcire dalli fuoi Stati ; quale circo^ 
4i Ffittcw, ^jQ^ unita air arrivo del Viceré di 
Napoli , confermò T ordine poGtivo eh' 
ebbe il Duca di Urbino dal Senato di 
unirli agli Imperiali ad ogni collo : egli 
ubbidì , e marciò con tutta V armata a 
Trezzo full' Adda . Allora fu inter- 
detta tutta la libertà alli convoglj de' 
viveri , che 1' armata Francefe traeva 
dal Brefciano e dal Bergamafco, di mo- 
do che r Ammiraglio di Bonnivet fi 
trovò ben predo nella impoffibilità di 
continuare il blocco di Milano • 
' Il Papa Adriano VL era morto due 

mefi 



t t fi R Ò XXXlV; ié^ 

fnèfi prima , ed il Cardinale Giulio ^e\ 

Medici era ftato innalzato al Pontifi- Antonio 
ca to col nome di Clemente VII. Quc- Grimat 
fta elezione ) che dava alla Chiefa uni^i? 
Capo eh' era uomo di una confumatal 
abilità negli affari , e che aveva per la Aà!SSo%ù 
Francia tutto il contragenio defiderahii vuTg"!* 
le , fu riguardata dalli Confederati per ^""•^"- 
un avvenimento vantaggiofiflìmo nelle 
circoftanzc correnti. Il Senato gli fpedi 
Cubito un' Ambafciata di ubbidienza , 
compofta delli Senatori Marco Dandolo ^ 
Girolamo Pefaro ^ Domenico Venier^ 
Vicenzo Capello i Tomniafo Contarini^ 
Lorenzo Bragadino , Niccolò Tiepolo ^ 
e Lodovico Bon. 

Il Doge Antonio Grimani morì in Montaci 
queft' anno fulli primi di Settembre ^ ^cfì^ 
dopo aver regnato poco meno di quat- *" * 
tordici mefi . Federico Valareffo prò* 
nunciò la fua Orazione funebre. La Tua 
Famiglia gli fece innalzare un bel mau* 
foleo nella Chiefa di S. Antonio; e 
nella Sala del Maggior Configlio fu po« 
ila una epigrafe col fuo ritratto. (*) 

h 3 Gii ' 

r - ^ ■ - I --^ 

( * ) Attpllenfis prementtfque fottimét wira^i^ 
ies ludor femper aefpexi y cum ir^aBo animi 
vigore fimuif ©* conftam , ab hoc falubrì tentp^ 
f amento j me ipfo major & clarior evaferim « 



r66 È-fòki A Veneto" 

Gli fu- dato un fucceflbre il cefètire 

Andrea Andrea Gritti , che s' era refo amabile 
Gritti, per li grandi fervigj predati alla Patria 
t. Lxxyiu j„ circoftanze le piU difficili . Aveafi 
Grìtti'fii bifogno di un Doge di tanto merito , in 
fiiGécdtv yjj tempo , in cui la guerra inforta fui* 
le frontiere tra le due principali Po- 
lenze di Europa prefagiva alla Repub. 
Wica critiche confcgenze, Andrea Grit- 
ti era ftato fempre impiegato neir arma- 
ta fino che durò 1' unione de' Veneziani 
co*Francefi. Egli aveva piìi volte mani- 
feftato in pieno Senato la fua indina- 
zione per qucfta Corona .1 Veneziani , 
collocandolo fopra il trono Ducale , ma- 
lìifeftavano , che allora pure nella loro 
opinione poteafi effere buon patriòta , ed 
. avere il cuore Francefe . 

JJ Ammiraglio di Bonnivet comin- 
ciò a patire nel campo la mancanza 
de* viveri • Li Confederati tentarono un* 
imprefa contro il ponte di Vigevano , 
per togliergli la comunicazione del No- 
varefe e della Lomellina, donde trae- 
va le fufliftenze . Egli fece marciare 
le truppe , che aveva in Monza , per 
impedire quefto colpo ; ma confervan^ 
do il pollo importante di Vigevano » 
perdi quello di Monza , che fu tofta* 

mcD'* 



\' 



Libro XXXiVi ié^ 

mente occupato dalli Confederati , ed^ 

aprirono in tal modo effi pure uoa co- j^^jj,^j.^\ 
raunicaiione ficura per far paflar€ viveri Gritti , 
m Milano . L' Ammiraglio avendo per- ^- ^-^^^^ 
duta ogni fperanza di prendere quella 
Città con la fame , fi ritirò con la fu^ 
armata di là dal Tcfino • 

Profpcro Colonna oppreflò da infer- Morte di 
mìtà e da vecchiezza mori fui finir* cóS^EI?. 
di queft' anno • Generale veruna non co* 
nobbe mai al pari di lui la grand' ar* 
te di affaticare il< nennto . Era eccel- 
lente nella (cèlta delle pofizioni e neU 
la combinazione delle 'marcie . Àviea 
per maifima di nulla accordare al ca* 
fo; e quella prudenza da vagli nella jguer- 
ra un. vantaggio (opra tutti quelli che 
fi efpongono ad imprefe ardite , e ftre* 
pitofe • Era in età di 80. anni , ailor* 
che aflunfe con forze mediocri di di* 
fendere il Mibnefe contro un' armata 
fuperiore di Francefi, e morì dopo aver 
avuto la gloria di averla renduta inu« 
tile . Quella pèrdita farebbe ftata irrc- 
parabile per lì Confederati , fe il Con* 
sedabile di Borbon , che afpettava gli 
ordini dell- Imperatore , non gli foffe 
ftato foRituito 

- Egli fi portò a Milano fulla fine dft 
L 4 De-* 



1^8. Storia Veneta 

^pDecembre : in tutto il rimanente deli* 

Andrea i'^vcrno , (lette occupato in difporre il 
Gritti, piano della campagna vicina, e rifolfe 
®'^**^^** aprirla al principio di Marzo. L*Am- 
II fuo co. miraglio Bonnivet erafi avanzato a Bia- 
"*S?Vu«'grafla di qua del Tefino , ed aveva die- 
di Borbone. ^^^ sè^ de' groffi Magazzini, da lui 
formati nel Novarefe e jiella Lomelli- 
na . I Confederati erano tutti uniti a 
Binafco, ed il Duca di Urbino erafi 
unito ad efli con le truppe di Venezia . 
Deliberarono fui principio di attaccare 
i Francefi nel loro campo ; ma dopo 
averlo fatto riconofcere, giudicarono 
impraticabile la imprefa, benché folfero 
fuperiori di numero. Prefero un molto 
migliore partito, cioè di paffare il Te- 
fino a Pavia , e di aprirli così una ftra- 
da ,verfo la Lomellina, donde il nemi- 
co traeva la fufliftenza . 
TmbmiM Efeeuirono quello palfacsio li due di 
Maggio, e Itabilirono il campo aGam- 
balo . Il Duca di Urbino fu incaricato 
Idi sforzare il pollo di Garlafco tra Pa- 
via e Gambalo , e lo fuperò all' otta- 
vo aiTalto . L' Ammiraglio di Bonnivet 
aveva ripaffato il Tefino, ed erafi ac- 
cantonato preflb Vigevano. Ebbe il do- 
lore di veder prendere fotto i Tuoi oc* 

chi 



L T irit o XXXIV. x$9 

clii il pofto di Santirana . Seppe ben, 

pretto dopo, che li Confederati aveva- y^^^^j„^j.^ 
no forprefo Vercelli, di modo che vi. Gritti. 
defi in pericolo di perdere ogni comu- '^ "^*^*^ 
nicazione . Venendo di giorno in gior- 
no più chiufo , mancante di viveri^ 
ed indebolito dalle deferzioni conti* 
nue , volle molte volte tentare la bat» 
taglia ; ma li Generali de' Confederati 
giudicando delle fue- anguftie dalla inco- 
ftanza de'.fuoi movimenti, non volle- 
ro fcioccamente facrificare la fua gente 
alla drfperazione di un nemico, ch'era* 
no ficuri di ftcrminare con meno inco-^ 
modo « Bonnivet .lufingavafi molto fopra 
una diverfione , che Renzo da Ceri*, 
alla teda di fei mille Grigioni , dove- 
va fare fulle terre de' Veneziani verfa 
Bergamo * ma fi ebbe tempo badan- 
te per inviare rinforzi alle truppe defti- 
nate alla cuftodia di quella frontiera ; 
e li Grigioni , che avevano creduta di 
entrare in un paefe fenza difefa, avvi- 
liti dalla refiftenza , che vi trovarono, . 
fuggirono nelle loro montagne , fenza 
che fofle poffibile il ritenerli . Fondava 
r ultima fua fperanza fopra un corpo 
di feimila Svizzeri , eh' erano difcofti 
fei Iole leghe dalla Scffia . L' Ammit' 

ra« 



ntyt Storia Veneta 

l»raglio fi avvicinò al fiume per facilità^^ 

Andrea ^ ^* ^^^^ unione . Ma arrivati appena 
Gritti, air altra riva, in luogo di moftrargli 
D. ucxvix. amicizia , non fecero che fiancarlo co' 
loro lamenti , e ricufarono di marciare 
pib avanti • 
sonoicac Allora Bonnivet, cedendo al fuo defila 
dè^oBtit no, pafsò la Seffia fui ponte di Roma* 
gnano per ritirarfi in Francia con gli 
avanzi della fua armata • I Confederati 
attaccarono la fua retroguardia , che fo« 
fienne V attacco con molta bravura • Bon- 
nivet vi fu ferito, ed il Cavaliere Ha jard 
ricevè un'archibugiata, di cui mori po- 
che ore dopo . Il Conteftabile di Borbo« 
ne avvertito della fciagura accaduta al 
generofo Cavaliere , corfe a lui , e gli 
dimofirò con li termini più vivi il fuo 
dolore di vederlo in quello fiato • Ma 
Bajard rifpofegli con lodevole fierezza . 
„ Non fono io da compiangere, che 
„ muoJQ da uomo di onore , ma voi , 
j, Signore , che combattete contro il 
„ voftro Re e la voftra Patria , " Parole 
degne dell' Eroe , che le pronunciava , 
e che al . vivo dipingevano il delitto 
del Principe , a cui erano dirette . 

Li Confederati ri folti di travagliare 
V armata. Prancefe nel fuo ritiro , pnv 

pò. 



L I B R o XXXIY. 'X7\ 

pofero al Duca di Urbino di paffare^ 

con efli la Seffia ; ma ' quefto Generale , Andrea 
che aveva ì fuoi ordini, e che fapeya , Gritti , 
che il Senato non aveva promeflb le'^-^^*^'- 
fue truppe, che per la difefa del Mi- 
lanefe, lafciò la fua infanteria al Prov- 
veditore Pietro Pefaro . Egli pafsò il 
fiume con la fua cavalleria, e fatti al<- 
•cuni pafld avanti, fignificò agli Impe- 
riali , che gr impegni della Repubblica 
«rane adempiti , che non entrerebbe ful- 
le terre del Duca di Savoja fenza nuo^- 
vi ordini, e fi ritirò. GV Imperiali in« 
•feguirono i Francefì fino alle falde del- 
ie montagne , e loro tolfero T artiglie- 
ria con parte de' bagaglj • Il Caftello 
di Cremona crafi refo qualche giorno 
prima del fatto di Romagnano . Le 
guarnigioni Francefi di Lodi e di Alef- 
fandria , che non avevano piti foccorfi 
da fperare , u&irono dalle due piazze , 
dopo avere ottenuta una onorevole ca- 
pitolazione. Con effe tutto il Milanefe 
reftò in potere de' Confiederati . ' 

Due altri oggetti occupavano viva- Di«fcrcn/.e 
tnente le premure del Senato • Sòlimà- ni riguardo 
no IL aveva continuato i fuoi armis.*^°^''""°' 
menti di terra e di mare . Sapevafi il 
fuo geni^ guerriero, eia voglia chte 

ave^ 



*i74 /Storia Veneta 

^rmodo di penfare non accordavali riè 

Andrea ^^^ '^ difegni ambiziofi deUMmperato* 
Gritti, re , né colli progetti di vendetta del 
^'^^^^"*Conteftabile. QueRo Prindpe non po- 
teva eflere foddisfatto , che portando la 
guerra nel feno della Francia • Egli fi 
formava una confolazione nel provocare 
il fuo Re , e ftracciare le viCcere della 
fua patria. Interefsò Carlo V. ed Enri- 
co VIIL nel fuo cieco futx>re « Entrò 
in Provenza alla teda di quindici miU 
le fanti e di due mille cavalli • S' im^» 
pegno neir aflfedio di Marfiglia , che 
fu obbligato a levare con vergogna * 
Xnfeguito nel fuo ritiro dai generofi 
Francefì , T effettuò con gran difordine« 
Il Re aveva unito un* armata di tren* 
tacinque in quaranta mille uomini tra 
Avignone e Marfiglia . Non volle la- 
fciarla inutile , e rifolfe , contro il pa- 
rere de* Principali del fuo configlio , 
di profittare della cofternazione degli 
Imperiali , d' infeguirli fino nel Milane- 
fe, e di ricuperarlo. 
Il Papa in. Quaudo feppefi in Venezia , che il 
Sin/a/ac^ Conteftabile riconduceva di qua de' 
w? r*impe. Monti le fue truppe mezze ruinate , e 
"""' che Francefco I. ritornava con un'ar- 
mata vittoriofa e trionfante, il Senato 

prc- 



L f B.Ro XXXIV. in 

prevedendo negli affari de' Confederati^ 
xle cambiamenti notabili , fpedi ordine AnotxI 
al Ddca di Urbino, ed al Provveditore Guitti, 
Pefaro, di ricondurre fubitamente nel '^^"^"* 
Veronefe tutte le truppe della Repub- 
blica . Il Papa , i di cui timori erano 
ancora maggiori , fece dire alli Vene, 
ziani , che nello flato, critico in cui fi 
trovavano , era più neceffario che mai ^ 
che la Santa Sede e la Repubblica fi 
tcneffero unite , ed agiflero d' accordo 
per difefa fcambievole de* loro Stati • 
che fé credevafi , che il Milanefe potef- 
fe ancora difenderti , non dovevano an* 
cora efitare di unire le loro truppe al- 
le Imperiali • ma che , fé prevedevafi , 
che la fuperiorità de* Francefi doveffe 
prevalere , era prudenza il procurarfi i. 
mezzi di accomodarfi col Re, e di non 
afpettare di effervi sforzati a piìi afpre 
condizioni ; che la potenza Francefe 
era da temerfi ; che oltre la grande ar-^ 
mata, che attualmente paflava le Al- 
pi , avevano una flotta confiderà bile in 
mare ; che tutti li progetti degl' Impe- 
riali erano riufciti vani ; che il Re d' 
Inghilterra occupato dalla parte della 
Scozia, e gelofo forfè del troppo grande 
potere dell* Imperatore , non era un ap*i 

pog. 



ijó Storiai Veneta 

^rpoggio da poterfcne far conto ; che per- 

Andrea ^^^ » quando il Senato giudicafle efpe- 
Gritti, tliente per interefie della Santa Sede e 
M>. uaviL jgjlji Repubblica di accomodarfi con la 
Francia , non v' era tempo da perdere , 
e che doveva fpedire al fuo Ambafcia- 
tore in Roma un pieno potere , per 
trattare fenza indugio di quello accomo« 
damento* 

Clemente YIL aveva grandi obbliga^ 
zioni a Carlo V. ed aveva moftrato per 
lui un grande attacco , prima di eflere 
Papa. Ma pervenuto a quella fuprema 
Dignità , nuovi interefli avevano muta- 
te le fue idee . Voleva confervare i fuoi 
Stati j e mantenere ed aumentare V auto- 
rità di fua Famiglia in Firenze. Per- 
ciò convenivagli tener lontana dall'Ira* 
lia la guerra , e non lafciarvi prendere 
troppo piede da un Principe tanto po- 
tente , come era Carlo V. Qjiefta maf- 
fima di politica divenne la regola di 
fua condotta . Aveva in vano tentato di 
riftabilire una pace generale • Quando 
vide Francefco primo entrare con tante 
forze in Italia , gli fpedi Matteo Giber;;» 
ti fuo Datario per afficurare con una 
convenzione particolare le Terre della 
Chiefa, e dello Stato di Firenze. 

Il 



^ L I B R o XXXIV. ìr77 
" Il Senato avvezzo a non precipitare, 
le fue rifoluzioni , e che nulla voleva 177777 
nfolvere lenza, a vere maturamente pe-GaiTTi, 
fate le cofe \j ricusò di aderire alle in- ò.lxxv^i. 
cHnazioni del Papa. Temè, ^l^l^^ndo- J^^J^J*.^ 
nando s\ l^germente il partito dell* Imi f*v»*n»e««» 
pcratore , di dare una prova poco onoi 
revole della Tua incoftanza e mancanza 
di fede. Egli era ancora incerto, fé li 
Francefi , che avevano facilmente trion-» 
fato fulle loro frontiere, avrebbero il 
'medefrmo vantaggio nello Stato di Mi- 
lano . Dichiararfi per effi in quefta in* . ..; 
certezza era un efporfi ^on Carlo V. 
vittoriofo agli effetti di un rifentimen- 
to meritato . Quèfto rifleflb fece deci- 
dere , è fu perciò fpcdito ordine al Du- 
ea di Urbino di andare ad unirli cogl* 
Imperiali' nel Milanefe . 

Francefco L era allora a Vigevano rrancer^r. 
fopra Pavia fulle fpon^e del Tefino . wuiaaefc! 
or Imperiali , che non avevano potuto 
arredarlo in verun luogo, pofero groffa 
guarnigione in Pavia , e fi ritirarono 
verfo Milano . L* armata Francefe fi 
avvicinò a quefta Capitale, ch'efli. ab# 
bandonarono , dopo averne bene munito 
il caftello . Dovevafi infeguirli nel loro 
ritiro verfo Lodi , e non lafciar. ad effi 
Tom. IX. M il 



tyi Storia V e k e t a 

^»il tempo di rimetterfi, fino a che fì-fo£> 

Andrea ^^^ intieramente disfatti . Francefco I. 
Grittì, volle prima di tutto afficurarfi di Mì- 
D. LxxviL Jano, Mentre egli s'impadroniva di que« 
fta Capitale , e che faceva delle dirpo" 
fizioni per attaccare il Caftello ^ gì* Im« 
periali rinforzarono le guarnigioni di 
Lodi, di Como, e di Trczzq full' Ad- 
da , ed andarono ad, accampare col re« 
fto delle loro truppe a Soncino preflb 

rogiio. 

nifoive 1' Il Re deliberando intorno il mìglio^ 
Pavia. re partito da prenderli in quefte circo- 
ftanze , fu follecitato dalli piti bravi fuoi 
Uffiziali di andare direttamente a Lodi 
ed a Como. Se qucilo configlio fofle 
flato feguìto , r imbarazzo degl' Impe- 
riali farebbe flato eftremo . Erano già 
rifolti di abbandonare quefle due Piaz^ 
te . Non avevano più ritiro che negli 
Stati di Venezia ; ed il Senato , le di 
cui truppe avevano operato fino allora 
debolmente , avrebbe infallibilmente col- 
ta allora la circoflanza per diflaccarii 
dall'alleanza dell'Imperatore. Il cattivo 
deftino di Francefco I. volle , eh' egli 
accordafle più fede all' Ammiraglio di 
Bonnivet , che lo configliò di aflediartf 
Pavia . Il Re vi fi rifolfe, e la fua 

ar- 



1 1 6 R o XXXiV. if9 

àt-mata arrivò fottò la piazza li i8.0t-< 

tobre. La guafnigìone era di trecén- imTT 
io uomini d armi e cinque mille Lan- GniTTrv 
fcbeneti comandati dal bravò Antonio di ^' »«▼«' 
Leva 4 

Grìtiiperialt intefìerò toh grande pia^ Maneggid 
cere, che li Fi'ancefi $^ erano determina^ <k*^n«it 
ti per qtiefto affedio^ Sperarono, ctó**' 
Pavia li fermerebbe fino ali* invernò 
Avanzato ; che li rinforzi ^ che afpetta* 
Vano ^ avrebbero tenìpò di arrivare j é 
che gli accidenti della fattiva ftagioné ^ 
eh* era vicina^ farebbero pei* contribuire 
opportunamente alla liberazione del MU 
lanefe é Quefto afledio occupava in Ve- 
hczia tutta r attenzione de* Senatori . L* 
incertezza dell* avvenimento li tenevi 
irrefoluti 6 perpleffi * Procuravano cort 
Una fpecie di neutralità di metterfì à 
Coperto dal irifentimento dell' Impcrsr- 
foré e del Re j e quefta Condotta equi^ 
Vocà non piaceva né ali- uno, né all^ 
altro. Il Papa manteneva il mìaneggiò 
diretto ^ che aveva principiato col Rté 
Brano già convenuti ne* principali àr^ 
ticoli i quando alla notizia della mar^ 
da di fedici mille Lanfcheneti fpediti 
a Milano dall* Imperatore ^ e di uii 
imbarco- di truppe Spagnuole y eh* erano 
M z at- 



i8o Storia Veneta 

attefe a momenti a Genova , fofpefe la 

Andrea conchìuGone. 

Qritti,, Per prevenire pure V effetto de' fof^ 
n. LKvHi p^^ji ^ ^jjg gì» Imperiali aveffero potuto 
concepire dalla fpedizione del fuo Da^ 
tario air armata Francefe , fece partire 
. per il campo del Viceré uno de' Aioi 
'Secretar], con ordine di attedargli il 
gran defiderio che aveva di renderli me* 
alatore tra l'Imperatore ed il Re, per. 
che la loro unione potefTe fai vare la 
Criftianità dai mali , di . cui era minac* 
ciàta da Solimano IL che con quella 
vifta proponeva , che il Regno di Na«» 
poli foffe garantito all' Imperatore , e 
che.il Ducato di Milano fofle dato al 
Re , con promefla per fua parte di con- 
finare a quella conguifta le fue pretefe 
fopra r Italia ; e che fé V Imperatore 
voleva la pace , come avevagli tante 
volte tedificato , non doveva ricufarla a 
condizioni sì vantaggiofe « 

Quello maneggio del Papa e de' Ve- 
neziani imbarazzava egualmente gì' Im- 
periali e li Francefi, e li teneva tra la 
iperanza e il timore. Francefcq I. fé. 
ce un tentativo preffo il Senato per 
impegnarlo ad una rinnovazione di* al* 
leanaa ^ o almeuQ ad una. neutralità foi^? 

maln 



If I fi R d XXXIV. i«i 

ttlalmcrite convenuta. Il Viceré fpedì^ 

pure . uno de' fuoi Uffiziàli a Venezia Andrea 
per follecitare la unione delle truppe Gritti, 
della Repubblica con quelle dell* Impé- «^-^^^tvir. 
ratoreé II Senato Tempre collante in di- 
moftrarfi irrefoluto :' tra li due partiti ^ 
rifpofe aliMnviató/ di Francia in termi- , 

ni obbliganti, ^^mà'genrérali.AddufTe ali* 
Uffiziale del Viceré ragioni plaufibili 
de* fuoi indugj. 

Era difficile I che quefta cauta politi'^ wàatéfé 
ca poteile tener a bada per lungo tem* dei seufo^ 
poi I Veneziani vivamente follecitati 
da una parte e dall* altra fi videro al 
fine nella inevitabile neceffità di dichia- 
rarfi • Fu tenuta per ciò un' aiTemjblea 
ilraordinaria del Senato , in cui Gior- 
gio Cornaro, e Domenico Trevifan trat- 
tarono contradittoriamente la materia ^ 
Riferiremo qui eilefamente' i loro di* 
fcorfi , perché poflbno dare gran lume 
circa il modo con cui i Veneziani guaf<> 
davano gli affari di quel tempo, e cir^ 
ca lo fpirito , che li faceva agire. Cor- 
aaro parlò in quefti termini. 
•^ „ Non fui mai dèi parere di quelli 
3, che penfaAo , che il Governo debba 
^y fempre feguire la medefima regola , 
/^, e che^fènza riguardo al cambiameo* 
M 3 ,. to 



iÌ2 Storia Veneta 

^r„ to delle circoftanze , quando (i è prc^ 

\/^N0,^^^£A „ fo ìtìn palati to i fi debba perfiftervi ^ 

Guitti, ,-, Sembrami all' oppofto , che la incer. 

^ uocvii,^^ tewa fe la varietà degli avveiiimehti 
,, cambiandone grinterefli , debbano ne* 
^j ceflariamente cambiare le rifoluzioni « 
)> L* affare , che ci tiene ^ul raccolti^ 
jy k di un* importanza e di una diffi* 
)) colta , che ci vietino di precipitare il 
,v giudizio • Si tratta 6 di perfeverare 
$^ Hè'noftri impegni con l'Imperatore, 
,i o di pi^nderne de'iTuovi col Re di 
ji Francia. JLo Stato d'Italia è dimoi*. 
,y to cambiato iti poco tempo • Ciò 
> }) che producéva, due meli fono, i no« 
ìj flri timori e le noftre fperanze , non 
ìj^ ha" pib il medefimo carattere , e le 
,, cofe non hanno per anche prefa fuft 
„ ficicnte confidenza per effere ficuri , 
,y che una rifoluzione da noi oggi cre^^ 
Vi duta buona , non ci parefTe cattiva 
ii in domani ; eflendo incerti da qual 
,ì parte farà il fuccefTo della guerra. Il 
„ dèflino del Milanefe non può preve<« 
,, derfì , come né pure' quello dell' Ita» 
^ lia turbata dalla diiicordia delli due 
„ maggiori potentati della Cri(liani«^ 
„ tà. Cotì per iftàbilire folidamentr le 
iV noftrfa fperanze, e per non impegnar» 

„ ci 



L I B R.O XXXIV. i8j 
), ci male a propofito , dobbiamo efa- 
„ minare, la natura degli avvenimenti ^ Anduea. 
„ maturarne le confeguenze, bilanciare Gritti, 
,i le confiderazioni , che fi oppongono "• ^'^^^^ 
yy tra fé , e fpogliarci di tutte le pre« 
„ venzipni , che poteflero ofFufcarci mag- 
^ giormente in un affare difficiliffimp 
„ per fé medefimo. 

yj II Re di Francia , contro la comu* 
yy ne erpettazi'one , è paflato in Italia 
yj con una grande armata ^ etrovandp 
9, il Milanele fprovvedutò , vi è entra* 
„ to con tanto vantaggio ^ che la fua 
yy fola prefenza ha pofto in fuga i ne- 
^ mici . Egli^ ha fottoroeflb le Provine 
jj eie e la Capitale; ma. quella felicità 
„ è' ftata troppo pronta per eflere dure» 
,, vole • Egli attualmente è fottp Pa« 
„ via^ e vi trava difficoltà tali ^ che 
,, rendano molto incarto il fqo fucceff 
fi (o^ Sono piii; di quaranta giorni da 
y^ che ne ha principiato T affedio ^ « 
^y non vediamo , che li fuoi sforzi per 
yy fottometterla abbiano fatto. molti prò» 
^y greffi ^ né che la guarnigione abbia 
«I per nulla diminuito il iuo zelo per 
„. difenderla., né che gP Imperiali ab* 
,i biano perduto la fperanza di liberar* 
^ la. Non «paiamo giudiicare quaJe fa? 
M 4 „ rà 



t84 'Stòrta Veneta 

rà il fine di quefta imprcfa; ma fsipr. 

Andrea >» piamo bene, che ne dipende la de-, 
CìRiTTi , )) cìfione di tutto il redo • Se gì* Impc- 
M^LXxvii.^^ riali , padroni di Lodi , e di Cremona , 
j, poffono falvare Pavia , i foccorC , che 
,, loro vengono dall' Allemagna e dalla 
iì Spagna , baderanno per metterli in 
„ iftato di sforzare i Francefi - a ritor^ 
,^ -nare di là de* monti / Quanto piii V 
,, armata Francefe è numerofa , tanto 
j^ minore farà la difficoltà in diftrug* 
,, gerla , per la impoflibilità di manter 
i, nerla sì lungo tempo in pàefe nemi- 
j, co, e per il carattere della nazione^ 
„ che fopportavà feinpre con impazienza 
^ ,, le dilazioni, di una imprefa contra* 
I, fiata . 

„ Se, come non è inverifimile , i 
j, Francefi fono coflretti ad abbandona- 
^, re il Milanefe , e che noi abbiamo 
„ violata la fede data all'Imperatore^ 
ft a quali eflremì non faremo noi ri^ 
;, dotti ? Cr Imperiali malcontenti di 
\j noi e vittorioC non ci rifparmieran^ 
j, no una vendetta che avremo merita* 
Ì> ^^ i « Ja noflra rovina trarrà feco 
^i quella di tutti gli Stati d' Italia . 
li Ma fenza- quello timore, eh' è ragio- 
i,. nevoliffima^ è per noi una oecefli^ 

lo 



■j> 



/ -tiBìt o XKXIV. 185 

^ Io ftare uniti air Imperatore . Noi, 

j, non poffiamo foli e fenza. V affiften- Andrea 

j, za d^Ii altri Stati d' Italia portare Gritti , 

„ contro lui il pcfo di. una lunga guer- '^^ ^**^ 

^, ra : e quali fono le Potenze d* Ita- 

,, lia ) fuUe quali poffiamofpcrare? 1} 

^y Papa è pieno di timori e irresoluto • 

^ Egli ha , poco danaro ^ e fi foftiene 

iy non tanto per il fuo potere come 

^ Principe , . quanto per il rifpctto che 

,, gli concilia la dignità Tua di primo 

^, «Paftore . Il Duca 4i Ferrara , dcfide- 

,, rofo di ricuperare Modena e Reggio, 

^, è Tempre, pronto in aderire al piii for- 

,, te . Gli altri piccoli Stati, purché 

,, confervino una fpecie di libertà , ri- 

,, ceveranno, lenza refiftere , la legge dal 

,, vincitore. 

jy Se noi faremo collanti nell' allean; 
^ za dell'Imperatore, quando anche fof- 
;, fero fuperiori i Francefi , i noftri 
^ pericoli non faranno uguali. Ci giù* 
-^^j ftificheremo facilmente apprelTo e{& 
„ per le obbligazioni che e' impone que- 
^, fta alleanza . Sanno , che 1' abbiamo 
»„ contratta piìi per forza, che per ge- 
^ nio ; e eh' effi medefimi ci hanno 
V) pofto in quefta neceffità con la len* 
I, tezza de' Iotoa, preparativi . I Franc^ 

*;i 1 * , A, ri» 



t96 Storia Veneta 

wn licordandofi della noftra antica ami;* 

Andrea w cizia per loro , avranno grande pia- 
Gritti, yj cere di attraerci al loro partito, t 
©. Lxxvii; ^^ jjg abbiamo la prova per la premu« 
,, ra con la quale il Re ci ha folleci* 
j, tati ad entrare nella Aia alleanza • Il 
I,. fuo proprio intereffe lo impegnerà ^ 
4, riceverci a braccia aperte, perchè^ o 
^ per la confervazione delMilanefe ^ o 
^ per fare altre conquide in Italia, tioi 
^. gli potremo eflere di grande ajuto * 
,, quindi in qualunque vifla da noi pren« 
^ dafi la cofa , ci farà Tempre pib faci* 
^ le il trattare co' Francefi , che cogl* 
^ Imperiali • 

jj Sembrami dunque , che in quefte 
^ circoftanze il partito piii faggio fa- 
„ rebbe di temporeggiare quanto più 
^, poffiamo ; di non accordarci. co* Fran- 
,, cefi; di non foddisfare affatto gflm- 
,, periali , e di attendere il tutto dal 
„ benefizio del tempo , In pochi giorni 
,, fapremo con piii precifione ciò che 
), convenga farfi per la ficurezza dell* 
,» Italia in generale , e per V intereffe 
^ della Repubblica in particolare. 

Cornaro Ai afcoltato con molta at» 
tcnzione; e la fua opinione parve a 
«tolti dettata* ^la ^tth, prudenza . M$ 

Ttc. 



1 I Euo XXXIV. iif 
Trevifan prefa fubito la parola ^ diffe .% 
. yj Non può negarti che lo fiato pre- a*drea 
^, (ente,' in cui ci troviamo , non fiaGaiTTi, 
3, de' più difaftrofi . Li Principi piU pò. ^^^^^ 
,y tenti di Europa hanno rivolte contro 
)y r Italia le loro forze e la loro anibi- 
„ zione ; Le lunghe guerre ci hanno 
^^ eftenuati e quali confunti • Siamo 
,^ nel cafo di fofpettare ugualmente di 
^1 tutti, cHfperare poco, di temere mol- 
yy to, cK vegliare fcmpre fulle opera* 
yy zioni degli altri, e di regolare la no- 
^y Ara condotta a norma de' lóro mévi^f 
yy menti , occupandoci ne' foli oggetti 
„ della falute dello Stato , e della di* 
,^gnità della Repubblica. Con quella 
5, prudenza abbiamo fchivate negli an« 
,y ni ultimi le calamità , di cui erava* 
„ mo minacciati . Poffiamo ancofa p^ 
i^y la medefima ftrada pervenire ad uua 
,v perfetta Scurezza, 
y^ „ Siamo ftati per lungo tempo AU 
,i lca« de'Francefi, e con efli abbiamo 
,, fperimentato la buona e la finiftra 
,9 fortuna^ In quelli ultimi tempi ve- • 
„ dendo , che il Re Criftianiflimo ne« 
,v gligeva gli affari dell' Italia^ e che 
,) reftavamo foli in portare il pefo AtU 
,> la guerra ititraprm> uniti a lui ,^ ìM 

» ne* 



i«B Stout A VeneYa 

w^y neceffità di provvedere alla no^rsL (i* 

Andrea 9' <^urezza , ci ha co(l;retto ad accomo^ 
Gritti , I) darci con V Imperatore • Le noftre 
^Lxxni.^^ truppe fono fiate al fervizio di que* 
y, fto Principe, e l'hanno ajutato a 
,, fcacdare r Ammiraglio di là de' mon<* 
,, ti • Ma fé gì' Imperiali provocando 
9, il Re, di Francia con la guerra por- 
^ tata nel feno de' fuoi Stati , l' hanno 
.^tratto un' altra volta in Italia, per- 
^j che ci addofferemo noi di riparare i 
^, loro errori ? Volendo ufare giuftizia . 
.,, fi dovrà confeflare , che li Franceu 
„ prima , poi gì' Imperiali ci fono ijia- 
,^ ti mancatori , ed hanno mancato a 
^, fé fteflì, fenza che noi abbiamo mai 
,, mancato agli uni , né agli altri . 
. 9» So , che quella gran ragione , che 
-^ chiamafi ragione di Stato , e che im- 
9» P^na oggidì li Principi a non con- 
y, iultare che i loro interefli particola- 
^ ri , ha men di potere fu quefia augu- 
^, fta aflómblea , di quello che i moti* 
^ vi di fedeltà e di onore. Dobbiamo 
5, però ricordarci, che in ogni forra di 
^ circofianze , la falute del Popolo è 
^ la Legge fuprema. Efaminiamo dun- 
„ que, alla luce di quefia legge, quale 
«^ per noi è la pi^ mura maffima y^ fé 

di 



99 



Li B R ò XXXIV; i«9 

di trattare con la Francia , o di re^% 



„ ftare uniti all' Imperatore . Noi abbia- Andrea 
jy mo fempre avuto per fodo fondamen* Guitti , 
,j to, che la noftra Scurezza neVtcmpi'^"^^*^ 
„ fìniftri , in cui fiamo ^ dipendefle. dal 
,, perfetto equilibrio di quefte due Po« 
„ tenze ; che non potendofi fperare di 
^j allontanarle entrambe dall'Italia, era 
',, di fomma importanza che 1' una e V 
yj altra vi aveflero Stati di uguale forza 
yy air incirca , colicchè la loro rivalità 
yy ci ponefle in cafo di efiere ricercativi 
„ e ci lafciaffe padroni di far piegare la 
,, filanda. 

• ,, Se dunque noi perfe veriamo nella 
V, noftra. alleanza con l' Imperatore , fé 
„ noi lo ricuperiamo dal fuo Rato at- 
,, tuale di debolezza , fé V ajutiamo a 
,, fcacciare d' Italia i Francefi , operia- 
^, mo noi fteffi alla noftra fchiavitii • 
y, Procuriamo a quello partito una fu- 
y^ periorità fiinella^ ed apriamo alla Ca- 
^ fa d'.Auftria la via alla Monarchia 
„ univerfale . Non bifognerà piìi far 
^, conto alcuno de- Francefi, che deca- 
^y duti da ogni fperanza per parte dell' 
9) Italia , rivolgeranno facilmente le lo^ 
5r ro mire e le loro forze altrove, e 
I, noi imploreremo in vano la loro al^* 
i . . ,, fiften^ 



ìi^t Sto HI A V*»fit»A 

r„ fifténia p«f liberarci dalla oppreflicmé « 

ANDftEA w iTutto ciò ch*èftató detto per far* 
Critti^ ^i ci temere la Potenza dell^ tmpenitQ# 
^.txxnu ^^ Ytì^ ferve a cotìferitìaré la mia opi» 
^, nione • Piìi crefce il potere di cffo^^ 
,, piìi è di fìoftro lAtereffe il porvi un 
^ argine* né pofliamo feiìzà UDa eftrema 
^, cecità contribuire ^ al> fuo ingrandii 
1^ mento « Intorno al partito propofto 
^ di temporeggiare con r Imperatore e 
^y col Re ^: ^{ferverò ^ che quefta coridott. 
,) ta può avere per noi il medefimoef* 
^, fétto., che il noiiro fciòglimento daU 
j, la Francia ; poiché tìotì faremo che 
^ prolungare la guerra , fenza afficurar^ 
^ ne il uiccelìro. GÌ' Imperiali, al pre^^ 
3, fente inferiori alli Francefi ^ riceve^ 
)) ranno rinforzi ^ e fi oftinératino nt^ 
5, loro cattivi difegni ; mentre veden^ 
^, doci riCbluti per il partito della Fran* 
^ eia j farà più facile condurli ad un 
^ accomodamento , ed impegnarli a fi* 
5, nire la guerra Con la ceffione dei 
,^ Milanefe • tn quefto momento fteflb 
^t la fela voce della iioftra unione con 
^ la Francia farà piU effetto, per l'og- 
^y getto che meditiamo^ di tutti movi* 
5, menti delle noftre armate in altre €Ìr« 
99 coftan»^^ 

Il Se 



j, Se crediamo , che. la noftra inj^* 

^, ziooe attuale , col difegno di detcrmi- Andrea 
„ oarci a favore del partito vittoriofo^GiuTTi^ 
„, ci falvcrà > fiamo in errore * Simile ri^ ^ "*^*^ 
,, foluiione^ anziché farci (ìcuri, ci por^ 
^ rà a difcrezione del vincitore « None 
„ da fpcrarfi , che 1* Imperatore , ch« 
,^ avremo abbandonato De' fuoi piii pref? 
^ fanti bifogni , voglia rifpettarci ^ 
), quando la fua fortuna fi camb) . Non 
^y ci Igfinghiamo ^ che il Re di Fran« 
^y eia ^ di cui avremo ricufate le offerì 
^ te , quando era incerto il fuo trionfo i 
), fia per defiderare la noftra amicizia ^ 
), non avendone piii di bifogno é Lapru^ 
), denza efige dunque, che ci uniamo 
jy fen^ indugio a quelli ^ da' quali pof^ 
,, fiamo fperare maggior vantaggio , e che 
,) hanno per efii tutte le apparenze di 
,, un felice efito ; e quefti fono ^ fenza 
^ contraddizione, i Francefi. 
^ „ Siamo f^ati loro amici per molti 
,, anni « Abbiamo da effi avute provjC 
„ evidenti di. affetto e buona volontà^ 
„ efli lianno i medefimi interefli e di^ 
^ fegni che noi « Operano per modera^ 
w re r enorme potenza dell' Imperato-^ 
„ re; noi dobbiamo efeguire il medefi^ 
ff mo progetto: ecco gli alleati, xhu 

- ci 



Ìf2 UtORIA V«KETÌ 

^, ci bifognano . I loro affari fono in 

Andrea w ottimo flato : bafta che facciano un 
Gritti, n folo paffo, e fono padroni del Mila? 
©.uacvii,^^ nefe. Hanno truppe in marcia verfo 
„ il Regno di Napoli . Non fo com- 
^, prendere , come il Senatore , che ha 
^, parlato prima di me, abbia potuto 
^, ^ire che Pavia non era agli eflremi; 
y, e che r armata Francefe può andare 
„ disfatta. Le ultime notizie , che ab- 
^, biarao ricevute, ci aflicurano, chela 
^ guarnigione della piazza è mancante 
^j di tutto , e che ogni giorno è in 
,, procinto di ribellare . Il Viceré ed 
,, il Conteftabile dicono pubblicamene 
,, te, che fé Pavia non è foccorfa, fa- 
,, rà prefa in pochi giorni , t che, sfor* 
„ zata Pavia , tutto il Milanefe è per* 
^ duto. 

; „ Come foccorrere una Piazza invej. 
„ Aita da un* armata sì numerofa ? Do« 
^ ve fono i foccorfi che fi afpettano ? 
^, e fé noi ora ci dichiariamo, qua^ 
,, aumento d' imbarazzo non farà que- 
,, fto per glVlmperiali? £gli è in vero 
^ adottare chimere per realità , il du 
„ flaccarfi dall' alleanza co' Francefi , 
^ .profetizzando , che l'armata di quefta 
n Corona li di(|ri^erà .da fé ftefla • Ii\ 
; , quaa- 



e t B R o XXXIV. 193 

5, quanto a me fono perfuafo al con- 

„ trario, che fé mai fi potè fondare ^^^^j^^^ 

„ fui valore e fucceflb de'Frahcefi, ora Guitti, 

„ è il tempo , mentre il Re è alla te- ■*• «xvu. 

5, fta delle fue armate co' fuoi migliori 

,, foldati , e co* piii valorofi Capitani • 

,) Quefta ò una imprefa , da cui deve 

,, dipendere l'onore di quefta Nazione: 

,) quefta è la circoftanza, nella quale, 

^ le gli sforzi de' Francefi fono vani , 

y, il loro Re perde fenza riparo tutto 

„ ciò , che poteva pretendere in Italia , 

), e fi trova per fempre fubordinato al* 

jy la potenza del fuo rivale . Così non 

,, è da dubirarfi, che non fiano coftan- 

,, ti neir affedio di Pavia , che non $' 

jy impadronifcano di quella Piazza , e 

^, che il Milanefe non divenga una lo« 

yy ro conquida. Accettare le offerte del 

fy Re Criftianiffimo, fottofcrivere pron« 

,9 tamente un trattato di alleanza , è 

I, dunque il folo partito che dobbia# 

yp mo prendere , fé vogliamo prevenire 

ij ì mali , che ci minacciano , e proca« 

iy rare a quella Repubblica que' vantag* 

M si 9 ^^^ fiamo tutti intereflati a farle 

„ godere. 

L'opinione del Trevifan era quella 
del Dbgie, e jdella uiaggior parte de'Se^. 

^ Tom. IX. N m^. 



f^f S t O R t A AV^EfK E t A 

ornatori , .Fu deliberato \con grande jAùrtx 

^^Pj^E^ Htà di voti, che fi accetterebbero le of^ 

Gritti/ ferte della Francia, e che fi farebbe. ak 

'^^-"'^'^^Icanza con quella Corona per difcaccia-» 

fi'cX'nire gr Imperiali dal Milanefe . Il tratta, 

c?a",lftenSS:to fu conchiufo fecrctamente per la Hfie^ 

Jjj^jJJ*^**- diazione del Papa, e ratificato in Ve^ 

nczia al principio dell*- anno .feguen te. . 

' Con iqueflo trattato il Papa , li Ve? 

neziani., e li Fiorentini fi obbligavano a 

non 1 dare verun foccorfa all' InaperatOT 

te ; i Veneziani rinnovavano gli anti-^. 

chi iaipegni col Re di Francia, con U 

siferva particolare ^ che non farebbero 

tenuti di fomminiRrare le loro truppe 

èl Re, per renderlo padrone di Pavia* 

£fli operarono in tal guifa , tanto per 

aon ifpogliare le loro frontiere ^quantq 

per riiervarfi in ogni evento una via 

di riconciliazione con V Imperatore • Il 

Papa e li Fiorentini permifero al Rie 

il pafTaggio per un corpo di fei in fet- 

te mille uomini , che quefto Principe 

desinava di far marciare verfo Napo? 

li , fotto il comando del Duca di ÀU 

bania. 

Il Re fpedl a Venezia il Ball di 
Dijon per fignificare al Senato il fuo 
l^iubilo per la rimiovaiioae delf AJ# 

Jean* 



ì^eMt^ ^ pd efortarlo a difiid^rS deU* Im"> , 
, peratpr^ ^ e per aifi^ttrario della^ ^^^^^'A^ipr^ 
labile fua^ amicizia, ti Bali d; D))oii guitti f. 
fece grandi ift^nz^ perchè (offfì pubbiì« ^ ^'^^^^ 
catp il Trattato ) ch'era flato tfiiuto fi- 
tip allora fepretifliipo # Li Francefi n^ 
defiderj^varip U pubblicn^iptié ^ coxfie ui| 
noezzp d' imp^grìai'e i Veneziani In mo^ 
do irrevocabile) ^ di ridurli alla necef- 
fità di ppei'até apertamente contro gl^ 
Inf^periali * 1 Vene^ani fìefjOi non ripUft . 
gnavaQp 4 giiidicandp ejdfere Iprovant^gn 
^ofa ^ofa ^ eh? gì* Imperiali fapefr^ro ^ 
(he fl^vand per avere nemici quelli f 
delia di ^ui amicizia erai|o fiati fìnO 
ftllpta (i^urì ; e che queflai notizia i prit 
yandpii dflla fperanza di confervare il 
Milanefe ^ doveva éfi^rzarli à, venire 9 
^ualch$^cc(Ht)pdamento ^ Ma il Papsii 
che ^vea paum di tutto, volle afTolutat 
mente ^ phe il fecretp fpffe inanteniitoi 
Il paiTaggio d^l Duca di Albania pet 
lo Stato Ejcclefiaflicp poteva fvelarlo; 
onde Clemente VII. pubblicò^ che il 
Duca fé V <Bra aperto a viva forza y f 
eh' egli era gflblutamente neutro , uè VOf 
leva che h pare ♦ 

Cr Imperiali non fi lafciarono impoiV lUcgirì di 
re« Sof|^ttatnoo:« jche il Papa fo£k àlpj^titttu^ 
N a ac- ^^* 



t^S Stoìiia Veneta: 

^^^^^^^ accordo col Re dì Francia, e che fi 
Anprea adoperaffe per infondere ne' Veneziani i 
Gritti, fuoi fentimentì . Per difcoprire il pen* 
Pé ucxm. (j^ro del Senato , gli propofero di depo«* 
fìtare in fua mano V atto d' inveftitura 
del Ducato di Milano a favore di Fran* 
cefco Sforza , con patto che quefto Prin* 
tipe farebbe pure nelle fue mani il de-» 
polito del danaro, di cui era debitore 
per quella inveftitura • GÌ' Imperiali vo* 
levano in tal modo togliere ogni fon- 
damento al rimprovero, che facevafi al 
loro padrone di non aver adempito il 
principale impegno della lega. Di fatti 
erano infortì lamenti , perchè egli non 
dava a Francefco Sforza V inveftitura 
del Ducato di Milano . Se ne deduce- 
va , che r Imperatore , fotto V apparen^ 
te intenzione di riftabilire Francefco' 
Sforza , nafcondefle il difi^no formato 
di appropriare il Milanefe a fé fteifo • 
Si credè fciogliere queft' ombra colla prò- 
pofizione anzidetta . Ma il Senato rifpo- 
fe , che non gli conveniva V incaricarli 
di quel depofito , e che doveva eflere 
fatto nelle mani del Papa, il quale 
aveva offerta la fua mediazione per la 
pace. 

Carlo V. eccitava il Re d' Inghilceew 

ra 



1 1 tt R o XXXiV. tj)f 
irà a ^e unsi diverfioiie nella Picardia .^ 
Enrico Vili, ne aveva prefo impegno , Andrea 
di modo che gì' Imperiali in Lombar- Qkitti , 
ctfa afpcttavano, che Franqefco L foffe^*^^* 
coftretto a ripaffare i tnonti . L* affedio /^ySScIfcS 
di Pavia lo aveva trattenuto fino allo* J- ^» «v»!?'* 
ra, e la lunghezza maipettata di que^ 
fta infìprefa dava grande inquietudine al 
Papa e alli Veneziani. Temevano^ che 
la oftinazione de' Francefi per riufcirvi ^ 
e r ardore degl' Imperiali per fai vare la 
piazza , non impegnale tra efli qualche 
azione generale, con la peggio de Fran* 
cefi, e ch'efponeffe l'Italia a tutto il 
furore degl' Imperiali . 11 Papa ed il Se« 
nato rapprefentarono feparatamente al 
Re per mezzo de' loro Ambafciatori , 
che nulla pregiudicava piìi a' loro interi 
redi comuni , che l'efporre la fua glo« 
ria alla dubbia forte di una battaglia , 
e che . trionferebbe molto piU facilmen* 
te evitando ogni impegno di tal natu« 
ra , che gì' Imperiali nella loro decaden-» 
za confideravano come l'unico loro ri« 
fergimento* 

^ Quelle prudenti infinuazioni avevand tgup^m 
un'apparenza di timidità, che non po-JJ^,"*'*' . 
teva piacere ad un Re qual'era Fran^ 
cefco I. Kifpofe con cc^nza , che no« 
N 3 ab* 



Hp^ Storia Vint t a 
ip àbbàrtdòttefebbe V àfledió , fé nòli qtìàlSi 
AWbftKA ^^^ Pavia fafte prtfa; é fchè fe i fteriiì. 
Gkittt* ci fi àvvidhaifrtò , égli itiarcierebbe per 
* ^»™' combatterti . Il Wpa , lì Veriétiafti , e 
li Fiorefitini prbhofticàndó maleflàqué-fc 
fio' coMgj^ib , nemico dèlie prudeiiti iU 
fòluiibhi, pchfaròho ad imim |)ìU ftret- 
fetriéhtè tra lóro , ed à cautclaefi cón- 
tro gli àvvemhienti , àùii&eiltàhdo itci- 
b'ròcàmfeiité le lóro truppe , éfafcèftdo uria 
xàffà comune per foldèggìaré dièci mille 
Sviizèfi* 

• Il Goiiteftàbilé di Borbone arrivò li 
y, Pebbràrò nel Milahcfe con dodici 
Ihillé Tedefchi , che aveva levati fulle 
terre dèirim'^ério, Cott qUefto rinforzò 
r armata Imperiale era iquafi numeròfa 
quanto quella del Rè , che aveva fatto 
terrore d'indébólirfi, diftaccàÉdò il Du- 
C^ d' Albania vérfò il Régno di Napo- 
li , feìita fpèranza di riufcita ; e con un 
facondo diftaci:aiiiento di quattro in cin- 
que mille uoiliini fòtto il cotùarido del 
Marèlcìallo di Salùzzò , che aveva pre. 
fo Savona, è non era riufcitó fottoGe* 
filava. Il Cohtèftabile, il Viceré, ed il 
Mircttefe di Pefcara rifolfcrb di marcia- 
ti Ih foccorib di Pavia , eh' era alle 
Cflttoiità |)èr mtocaii^a -<K viveri e di 

mu^ 



L I B ji o XXXIV. tpjT 

munizioni . Partirono da Lodi , ed an- 

darofio ad accampare a Marignana; di j^j^j^p^^^^ 
là lafciando Milano alla dritta ) fi avan- Gritti, 
osarono in ordine di battaglia vcrfo Pa- •' "°^^* 
via . Il Re contro il parere de' fuoi mi. 
gliori Capitani , eccettuatone il foto 
Ammiraglio Bonnivet, e credendo in* 
tereffato il fuo onore in non retroce» 
dere, fece avanzare la fua armata, eia 
Htuò fra la ftrada , che conduce a Mi- 
lano, ed il Parco di Mirabel , occupan* 
^o così il terreno avanti Pavia fino «1 
Tefino, al di fottò di qnefta piazza . I 
nemici erano pomati a tiro di cannone 
iulle rive di un piccolo fiume , che di« 
cefi il Vermicolo ♦ Le due armate refta- 
rtao a fronte fino li 14* Febbraro , 
^ In quefto giorno gl'Imperiali col fo- Battaglia 
. lo difegno d* introdurre foccorfo in Pa- Franccrrfoni 
via fifblfero di sforzare il pnfto di Mi- r^T fa«o" 
tabel , che dovea aprire ad effi una fa, P"s»°°*'~ ^ 
tile comunicazione con la piazza. At- 
taccarono i Francefi trincierati nel Par- 
co , e furono a hella prima rifpinti con 
^^ualche perdita . Francefco I. trafporta- 
to dal fuo. ardore', marciò a Mirabel 
tol fuo corpo di battaglia per foftenere 
tt I>uca di ^Alenfon , che cominciava 
^ iefllen. ferrato ^ e, vide , acrivandb , chfi 
N 4 IJl 



ioo Storta Ve meta 

la infanteria Spagnuola fìtiravafi toÀ\ 

Andrea ^^f^^àitìc . Egli fi avanzò per diftrug* 
Gritti, gerla, e fi pofe imprudentemente tra 
1». Lxxviu y inimico ed il fuo proprio cannone , 
che divenne inutile . GÌ' Imperiali nul- 
la avendo piti a temere del fuoco del 
nemico, fi avventarono contro il corpo 
di battaglia, e dopo un urto, cui fu 
fatta grande refiftenza , fecero piegare 
gli uomini d' armi e gli Svizzeri . Il Re 
abbandonato dalle fue truppe che viU 
mente fuggirono , e non avendo intor« 
no a sé cne qualche uomo d' armi , e 
molti Signori che vendevano cara la lo- 
ro vita ^ fi battè da difperato . Bonni- 
vet , Lodovico della Trcmoillc , Galeaz« 
zo Sm-Severino, il Marefciallo diFoix, 
il Baftardo di Savoja , e quantità d'al- 
tri Gentiluomini, fi facrificarono inva- 
no per falvare il Re : egli fteffo ferito 
in mezzo alla ftrage ricufava di ren- 
derfi , ed àrroffiva di fopravvivere alla 
fila {confitta . Fu avvertito il Viceré 
del fuo pericolo cftremo; egli v'accorfe , 
ed il Re efienuato di forze e fpargen- 
do fangue fi refe a lui • JJ annata in^ 
tiera fu tagliata in pezzi . I Francefi 
lafciarono fui campo di battaglia nove 
mille coorti , ed un gran numero di ptU 

gior 



t t B R O XXXIV. lOf 

gionieri . GV Imperiali perdettero appe* t 
na ottocento uomini. Il Duca di Alen- j^^^j^j^j.^ 
fon pafsò il Tefino cc^li avanzi cheGaiTTi, 
gli reftavano , a cui fi unì Teodoro Tri- ^^-^"^^^ 
vulzio y che abbandonò Milano alla fo* 
la fama di quefta perdita . Il Re fu 
condotto nel giorno f<^uente al Caftello 
di Pizzighitone , dove fu cuflodito 0no 
dopo Palqua, afpettando gli ordini dell* 
Imperatore . 

. La nuova de' Francefi battuti , e del a^^^^y^ 
Re fatto prigioniero preffo Pavia , fpar- *»*"• 
fé la confufione in tutti gli Stati allea* 
ti della Francia . I Veneziani fpecìal* 
niente furono afflittiflSmi . Privati fen- 
za riparo dell* appoggio de' Francefi , non 
vedendo tra gli altri Sovrani d' Italia 
che debolezza e terrore , erano foli a 
lottare contro un potentiffimo Princi- 
pe , che dopo una vittoria sì fegnalata 
non doveva contenere la fua ambizio- 
ne ne' limiti angufti del Milanefe . Ave« 
vano allora in tutto mille uomini d'ar« 
mi , feiccnto cavalli leggieri , e dieci mil-^ 
le fanti . Quefle forze farebbero ftate di 
.gualche potere , fé tutto il redo d' Itan 
Ila, fenfibile al comune pericolo, avef* 
fé fatto ogni sforzo per falvare la fua 
libertà dal naufragio ^ Ma il Papa ^ % 

cui 



\ùì Storia VENif a^ 

^cui fubiiamente s* indirizzarono 1 Vene^ 

j^^jj^g^ ziani , moftrò una grande tiepidezza . Gli 
Gritti, rapprefentarono , che fé non follecitavaJI 
«^LxxviLji por rimediò allo flato critico dell* 
Italia, gr Imperiali avcrebbero' ben pre- 
flo colmata la mifura de' Tuoi ìnfortu» 
BJ ; che tutta la condotta dell' linpera^ 
tore annunciava lenza equivoco i Tuoi 
pemiciofi difegni ; che contro la fede , 
che data aveva , perfeverava in rìcufari 
.# Francefco Sforza V inveflitura del Du- 
cato ^i Milano; ch'egli aveva poftd 
guarnigione in tutte le Piazze di que- 
no Ducato , e che gli Uifiziali difpo^ 
tievano di tutto con la fua autorità t 
I tol filo nome* che tutti gli Stati vici- 
ini erano aperti e fenza difefa ; che bi- 
sognava fupporre nell' Imperatore una 
inoderazione foprannaturale ^ per crede- 
re j che negligefle un' occafione «i favo- 
revole d' ihgrandirfi ; che lo Stato della 
"Chiefa farebbe ancora piìi efpotìo di 
/quello de' Veneziani , effendo Paefe de- 
ttole per fé fteflb, e fproy veduto di tut- 
te le cofe neceifarie alla difefa; che air 
Imperatore non mancherebbero preteftì 
per attaccarlo, avendo avuto notizia dell* 
tiltimo Trattato co' Fi*ancefi , ed aveti- 
'^o«e ^imoftrato grafìa difj^acere; eh» 
r V un 



L"i ìB R o XXXIV, 105 

titt Princi^ faggio non doveva porfi al» 

là diferèzione di uh altro, fino a che^^^^^^jg^ 
gli #feIHAo mezzi di fòftenerfi da sè^GRi-rri, 
thè \t perfonfe pili avvedute erano ton-^"°^^^ 
vinte, che tutti gli Stati d'Italia uniti 
ihfieme, e col Papa alla loro tetta, po- 
tevano fj^dlmente rfefiftere agi* Imperia* 
li; che Sua Santità aveva li Fiorentini 
ìa fda difpofizidne; che fi poteva contare 
fui Duca di Ferrara» il quale gioirebbe 
di riacquittàrb il favore della Santa Se* 
de , é che ofKrivd duecento cinquanta 
iiohiini d*anni, quattrocento cavalli leg- 
gieri , è tutta la ma infanteria ; che tut- 
'ti gli altri piccoli Stati niente piii fòr- 
temente bramavano , che di concorrere 
in quefta unione • che il Duca di Ur- 
bino s'impegnava di foftenerli tutti con 
li fòli contingenti , che ciafcdno potef- 
fe ' fomminiftrare ; che li foldati AUe- 
ihani non erano pagati, ed eccitavano 
toritinuamente nuòvi tumulti; che li 
Milanefe Qti ruìnató , e che gli Spa- 
gfìtioli erano i)diati per le vèlTàzióni , 
the vi avevano commeflPe; che Taritìa- 
ta Imperiale era nòtabilóiente indeboli- 
ta dalle truppe , ch^ n* erano ftate di- 
ftaccate contro il Duca di Albania.^ 
I Veneziani ^invatìo infettarono % 

eie. 



Ì04 SroRtA VEKTKtA 

^ ^rClemente VII. tutti quefti motivi di 

Andrea coftanza ; la refa de'Francefi aveva in* 
Gritti, tieramente abbattuto il fuo coraggio^ 
p.ucxirii. ^j egli entrò in maneggio col Viceré . 
vI?l"n"SÌlSiccome in quefti tempi la influenza de' 
re il Papa. Papi era grande negli affari d' Italia, 
il Viceré abbracciò con zelo 1* occafio- 
ne di aflicurare la fua vittoria , e di 
iiberarfi d* imbarazzo , tirando il Papa , 
al ' partito del fuo Padrone • I Venezia- 
ni , che non poterono trattenere il Pa- 
pa dair accomodarfi con Y Imperatore 
rifolfero di nuovo di temporeggiare col 
Viceré , e di porlo al cafo né di trop- 
po diffidarfi di loro , né di fondare in 
effi troppe fperanze ; fecero un ultimo 
sforzo preflb il Papa per impegnarlo a 
mandare un Nunzio agli Svizzeri , con 
ordine di follecitare la marcia delli die- 
ci mille uomini di quefta Nazione , che 
s* erano impegnati di foldeggiare per 
ficurezza della caufa comune. Prega- 
ronlo nel medefimo tempo d* incarica- 
re il fuo Nunzio in Inghilterra a di- 
pingere vivamente ad Enrico lo flato 
esplorabile in cui trovavafi V Italia , 
non dubitando ^e quefto Principe non 
vedefle con difpiacere la grande iuperio- 
n^jf che la vittoria 4^ Pavia dava ali* 

Im- 



Libro XXXIV. 405 

Imperatore , e che non accorreffe vo-t 

lontkri alla necefiìtà di arredare T ar- j^^j^^^^^ 
dorci col quale quefto nuovo Carlo Ma- Gkitti, 
gno afpirava alla Monarchia univer- ^ ^«vn:^ 
fale. 

Nulla di ciò potè ritirare il Papà Afiwitano 
dal fuo difegno • Allora penfarono fe^ zlonfTa* 
riamente li Veneziani alla loro pace ^^ ' 
particolare • Il Viceré aveva loro man* 
dato un Uffiziale per dar loro nuova 
della vittoria con le circoftanze che ne 
feguirono • Gli fecero un onorevole aq^^ 
coglimento , e gli diedero grandi atte- 
fiati deir interefle , che prendevano nel- 
la fortuna dell' armi Imperiali , e delk 
loro buona volontà verfo di lui . Spe- 
dirono in Ifpagna Lorenzo Friuli ed 
Andrea Navagier, per ratificare all'Im- 
peratore i medefìmi fentimenti • 
• Carlo V. intefo T avvenuto in Pa- Tai&mode^ 
via , affettò una moderazione che fece cvto v. 
fiupire tutti . Còmpianfe la forte di 
Francefoo I. non volle che fi faceflero 
iie'fuoi Stati le allegrezze che fi ufano 
in quefta occafione; affettò di dire, 
che non uferebbe della grazia fegnali* 
ta , fattagli da Dio , che per render» 
la pace alla Crìftianità , e rivolgere le 
iiic forze contro gì' Infedeli ^ Nobiliifii» 

mo 



aoó SfokiA Veketà 
^ mo farebbe ftato quello difintereffc' , Xt^ 
Andrea 8^^ effetti aveffero corrifpofto alle appa** 
Gritti,. renze,; fpcdl a R,oma il Du^a di S&tCa,^ 
^^^^^^ incaricato di fare al Papa propofiz^òni 
di pace« Spedì a Venezia AUbnfo San* 
chez^ che, unito a Marii)o Cafaccioli, 
^veva fciogiiere tutti i timori , che pò*- 
teano av^rfi , ch^ egli npn abufafle iO' 
Italia della Tua afcende^za. 
Condotte Conofcevafi il carattere di q^iello 
v?a2fin?f ?"«|cipe j fapevafì quanto era ambizio- 
ìo:Q finto I per.lafciarfi fprprendere daU 
Ja moderaziotje , eh' egli affettava- L«t. 
(ieffe propofizioni , che faceva al Papa 
ed alli Veneziani in circoftgnza , nellai 
qiiale doveva naturalmente afpettar^ di 
eiferne ricercato ^ davano nuovo motivq 
alli fpfpetti • I\ Senato pieno di diffu 
denza introduffe il maneggio con in- 
tenzione di protfaerlp (ino a ch^ fi fof*. 
■ ^ fero fcoperti i difegni del Cpnfiglio di 
ìnladrid • Ricevè poco tempo dopo i di- 
fpacci della Regina di Francia ^ Madre 
gel Re , e Reggente in aUpra del Re« 
gnpi cl^e lo efortava a non abbandp- 
p^re la caufa del fuo figlio prigioniero , 
ed' a concorrere con tutta la Nobiltà 
Frapcefe per isforzare V Imperatore a d^r^ 
^i U liberta , Rifpofe «Jì|a Re^ng, ^t 

fica- 



if B RO XXXIV4 %pf 

dcuraiodola) che i Veneziani avevano^ 

int^fo con dolore eftrenio la dirgrazja Andrea 
accaduta, al Re ; eh* er^no fempre uguaK Guitti» 
inente bwe difpofti per |a Francia ^ ma '^'^^^^ 
che r unione , che loro pifoponevafi , nel*. 
|e correnti cìrcoftanze , efigeva lunghe 
e inature deliberazioni, e non poteva^ 
che deffinirfi dbpo qualche tempo. 

Il Papa aveva già fatto il fuo trat-).ii Papa è 
tato con r Imperatore, ed erafi impe- dSJimS^ 
gnato a fecvirlq pr^ e contro tutji , j^ '»"»'«• 
condizione, che fi ritirerebbero le trup^ 
pe Imperiali dallf^.terr^ della Chiefa, e 
^he gli farebbero reftituite Reggio e 
Rubiera , di cui il Duca di Ferrara 
erafi, impadronito « £^li aveva promef<« 
fo air Imperatore per quefia refiituzip- 
ne due cento mille ducati , che ave» 
va tratti dalli Fiorentini , che con 
prontezza aveva fatti paiTare in mano 
del Viceré, Al fine egli aveva fatto 
comprendere i Veneziani nel\Trattato , 
rifervando un indugio di tre f^timanci 
per ottenere la loro conferma . Cosi il 
Senato fi^ trovò contro voglia coftrtttp 
\ prendere , ima rifoluzione decifiva . 
Egli aveva tenuto a bada fino a qu^l 
tcrafpo con molta accortezza i Plenipo- 
ttnziac) 4^per4|di^ ^ Venne iollecitato %. 
^ di- 



>o8 iS T o R I A Ve n e t £ 

jichiararfi, e per trovare protetti a miivr 

Andrea vi indugj , fcelfe un luogo lontano pqr 
Gritti f il maneggio . Pietro Pelarp fu fpedìta 
p.Lxxvii.^ Milano per trattare col Viceré, e fi 
ebbe V attenzione di lafciare nelle Tue 
irruzioni alcuni articoli indeterminati , 
affine che la difcuffione di quefti inci- 
denti poteffe ritardare la neceflità di con* 
chiudere . 

La moderazione dell' Imperatore era 
paruta fofpetta , ed avevafì luogo di ere- 
cere eh' ella non avefle avuto altro mo- 
tivo , che il defiderio di difunire gli 
Stati d' Italia , e di rompere una lega , 
che poteva nuocere alli fuoi difegni * 
Quando gì' Imperiali furono ficuri del 
Papa , e che videro i Veneziani vicini 
ad un accomodamento , levarono la ma« 
fchera . 
confpiiaxio. La Cortc di Madrid aveya fcoperto 
J^'S^^i^*"^,^ ultimamente una confpirazione tramata. 
mi^T ^^^ Cancelliere del Duca di Milano per 
ifcacciare gì' Imperiali dal Milanefe , e 
per togliere ad effi il Regno di Napa« 
li . Queftp Cancelliere , detto Girolamo 
Morone , era uomo imbroglione , capa* 
ce nelli raggiri delle cofe , e coraggio^ 
fo nelli partiti piii audaci, ch'egli prò* 
ferivf iempre nel con%Uare. Sapevj^ 



Iti « R ò JfXXir; 209 

t&e' A>J)ó 'là battaglia , alla qiiàleaveva^ 

avuto gran ^parte h Maròhrfertìt Prfca.» j^^^^^g^ 
jià j .era 'egl^makontenlo •• Qwefto giova- Q^imr 
ii&»?Sgnote in riconofcenziTdo^fuoi fcr^^'^^**^**^ 
vig) aveva éimandatp il 'Dominio' di 
Carpi , e non fohmente non^*!' aveva 
eiSfenuto^ ma r Imperatore "Viveva data 
» il?efp(afiano ! Cók>nfna t fi^ia- "di : Profpe- 
fo.f contro il x^ujstìt Pdìcara '^ aveva fcmv 
ire tavuta unargrande^rit^iitii. 
fjMorone fondò arditami tè ibpra que« 
fta^ piccola .'CauCì la- fperania di operare 
vaasLi grande : rivoluzione . Progettò di 
efaitare Pefcahi al trono di Napoli • 
Era qùefti unÓ! de' piii potenti Signori 
di quel Regno *; fuppofe , che li Napo* 
litani , a cui da^ lungo tempo il Governo 
flraniero noto' 'dava che turbolenze e <di<^ 
fpiaceri , contorrerebbero volentieri a for- . 
marii un Re Nazionale • Non dubitò 
ehe il Papa , ioVeneziani , e gli altri 
Brincipi d* Italia non vedcflero con pia* 
cereiqudU corona fopra la tefta di un 
Signore particolare , e non l^ajutaffero 
arcoUotìarvelo , Non temè oppofizione 
ftt parte delia Francia , ch'era intere{i 
fata ad indebolire la potenza dell* Im« 
ptratpre^, ed a'fafcitargli de' difturbi- ca- 
paci di. accderaJT^.la liberazioflb di Frail# 
.i Tom. IX. O ce* 



ccfca;L:SBfrai M còftforfo! <kirìli^hifo 
i^^^^^^ tcrrtj i dicihicdevft cbn^.odchio dj gidi^o 
€*iTTj;'fi« , oonf'ttHglo. che ti*ttd;:.Jr;Europj, , ib. 
»^*»«u*griipde i.^feèn(fant« ài jfUtlo V* «Effet#f 
taidndcr::i|mft> progetto <, «gli amfeirvt# 
va il /Milanofe^al fuo Padrone, IflMvà*^ 
va t:uttEt\i! fitad» dalk ifèhiaivitU ^ :afii« 
iranlva «pienaininite ilritipòfo della: Orì^ 
fliasitàvae^fi c»>privaidi'|^ila gloria iro^ 
mortale .\£ff cèffenziale r.eca di - ot!oDcr& ifi( 
confermo <dai ^ Marchete (di Kefcardi j^vl di 
levargli c^nifcrupolo , efiortificarlo: poit^ 
to i :perte6]i di luna Arepitofa ribelUo» 
fie. St/lufiiig6 di farlo aderire alli Tuoi 
difegni , I perchè lo cohofceva ambiziofo 
e malcomeilto . :Per* àpptmare tuttie le 
difficoltà V Morone ve^và; un efpedien^ 
te naturale! e femplice. v ^Pefcara avevi! 
. il conTand(> generale deHe truppe Impe- 
dali in {taiia^ Poteva Separarle. in moU 
ti luoghi', perchè i. popoli del Milane^ 
fé poteffero' diftruggerle: itt un medefU 
mo glorila • La paflione de' Popoli per 
^ ri lorOiDùca , ed il.loro:odio contro 
«li Spagpuoli rendevano t|uefto mexzo 
infallihifoy ed allora IsT rivoluzione era 
fetta * • ^•. . ' : ■ --; ■'•. . ..7 " 

• rEffendtt ihprogetto cosWHpofto , ttOB 
«ftata;: ck r coniunicarhy^ al -Marcheff 
^o ' > ,V. • . .. di 



ttàRó xxxm iti 

dì Ee£:^Qar;4 Morone pcrfìi: tutti •i>gigi ^ 
iieceflarj :p»r r ifìfiiiuaf gli : jafccoftirtcntc A^mitìk 

pftoct^io . fpaVenteto y ^ jj^ taitti -fiatrimetHi *' ^^^^ 

ti oppolU égitàitotlèi il£;di:;vlfiif< aniaib i> 

che redo per qualche temp^Ufeiita^ ri^ 

(pondetre > McMTQoe ^ ^^rederaolo moOb ^ ^^^^^ - 

gli efppfe tK>tt r^^alort vie i jratóe0eVd^ 

Fapa e de^^^^teiabii^xhefì^dxevà^ 

ti tlt quedd' af&tie ^ e ? ohe rUericfeilevaiM 

infallibikrii fucccfib 1 t^cgli vi davi 

matto 4 r£dcaifA;|; dc^:àlciine^>di&€òltà/ì 

die ( Moropef'^ioppi^^ahbàtterfib &ciÌm6otè^ 

Oppofii(|!;tàÈ7lfit>llore .élila:> fDà: coafcieiiM 

Sa iioit : gii) pcroiettevanò : di ioflere : infìì^ 

dele al fuo Principe 4 Negli i affari di 

tal natUiraV.qMaodo tion fi;.tràttsl che di 

fiipeararc tak/ompoìo, kvitroria. éifitiiF; 

iia. Mòrotì^iiì^fipicerentà^ a'P^ifcarà) ^c^^ 

i* egli cisa jiuddito i deirtniperiktore ^ Ut 

oca (pure aeltiPapa; Sigtxoré Sovrana dei 

tUgno d]&1^tf|»ili ;! che: tutti H CoDcor* 

datktxmiià Santa Sede intornd a quefté 

Gorona-iftatttlivana la (ìia incompatibn 

lità colla;Corona Impeciale; che al pìU 

iarehbefi decidere la coTa da ftoma .Il 

Marchefe. di Pefcara moftrò di arretì'^ 

derfi 4 Moraflé (i affrettò di andar a 

trovare jil::jpapa ;* Hon: folamcfnte.ki 

Ò i fcru* 



ili SCÒRIA VeìTI^tÌ 

^___^ fieh^pold'ftp Itirittò , maMorone fece dl«^ 
A^0R£À ^ al Marchefe <per mezzo del fuo Se«- 
t^RiTTTiy enstarìo , i^bB' gti fpedì , <;)fè it^ Paps^ gli 
^"^'^'eamaidavartlkfeguire queftots progetta ^ 
Q che noni t{iotéva'diful>bidise iènzsi o£^ 
fet)derBr*ÌE)i#<?^»^' , ' m» • •/ 
rftopcit», ^ iffefcarajieitt :troppo avveduto , pefchèi 
I^ca 'l chef:]gliveiiivaoprefe»tat«y lo pò^; 
tcfleacciecare-' circa le dìffi^ltà e per^ 
€«^ di^ un^i attempo dittàUìt natura <; 
Frefe il iptà;^ìio , che k^piiideiiza e il 
fw ^ in^reflecgli Ifuggeri vano ^ : Scoprì tut^e 
to il raggfto^iall'Imperaiiot'e',' e cont£- 
naò^ èon > fiioì cokifenfo V intelligenza con' 
Mbrone^per idifcoprire pienamente il fe« 
eipeto dcUa/ifof^razione* - -- .' . 
n') Quefta i^còpisrta poneva Carlo V. nella 
pofitione piii^^antaggipfa^ per^ T adempi- 
mento' de^ fùbi vafti diffgni 'ù Da una 
parte il Redi Frància &l>:lprigioniero 
gU dava b-'&cilità di ineittére perprcz- 
Eo al Tuo rifcatto la cejiilDhe del Du« 
cito di Borgogna , antico Patrimonio 
deir Avola 'fua materna , ciò. che apri-^ 
va tutto il Regno di Francia alle ìFue 
Jutraprefe*; dal^altrar il Duca di Mila- 
no, reo di fellonia , lo poneva in du 
ritto di levargli il fuo Ducato; ed aU 
Jiirs tutta, r Italia 0li diveniva fogget* 

. ta* ' 



H. Rifolfc-di profittare di quefto dop^ 

pò vanta^io ^ e cominciò con ^ aflicui- j^f^^^^^^ 
tttfi deiruUimo. Pcfcara, a tenore del- 0% itti y 
le lettere ricevute- da Madrid , fcriffe ^ »»vu- 
a Morone di venire a ritrovarlo a No- 
vara ) affine di. prendere infieme le uIh 
titne mifure per la efecùzione del loro 
progettò ; Mòronè% , che aveva ragionii 
ibrtilfimé' per /diffidarfi del Marchefe ^ 
je che fofpèttava in effetto dd Aio tra** 
dimento , tìon tralafciò di andare a 
Novara « Egli fu arreftatò prigioniero ^ 
ufcendo da una tenfe^enia tenuta col 
Marchefe) che per accrefcet'e la Tua fi« 
curezza trattò delle cofpirazione , come 
fé foife rifòluto di effettuarla. 

La deteniione del Cancelliere divè- 
lluta pubblica fixe comprendere aFran« 
cefco Sforza , {he doveva tutto temere 
per sè« Pe(eara già padrone di Lodi, e 
di Pavia 9 jpofe. guarnigione Imperiale ne* 
Caftelli di Trezzo , Lecco, e di Pizzi-^ 
ghitone • Entrò in Milano alla tefta 
di. trecènto uomini d*armi , e di tre 
mille fanti , e dimandò fieramente A 
Sforza di cedergli li Caftelli di Milano 
e di Cremona • Ma Sforza \ ch'eraii 
chiufo nel primo , non giudicò a 
pofitò di porfi così alta difcN^ 
O 3 



^14 S'io Vii A Ve *f é t a 

_^^ uomov* dl> cui era fcopertà la perfil 
.^i^ui^^-dia^ Rifpofey che le fue truppe aveva^ 
GurrTi; éo occupato H due CaftelÙ :d*x>rdim 
4>.wtìnrrtrdtìi'in^péra*ore, che vi rcfterebbero fi* 
•fOf a cber Qon^ avefle rìcevuio un ordì» 
ile còrrtnnrib imniediatametyte da quefto 
<iPrincipe v- « che avendo Tempre verfò 
fui adempito ai* doveri di ^tall^ilo fedeu 
Je, fiffiUpiva^ die fi irreffe T ardire d* 
«Intradere le fue j^lazze , e diUfurpargH 
4a ' foa Capitale ,' Péfcara > fcnw aver li- 
,guardor a'fuot lamenti , gl'intimo di 
tenfegnargll il fuò Secretarlo , e quello 
4el Cantelltcrfe Morone ♦ Sforza ticùih 
4^ uno e 1- aitrof e Péfcarà fece blocca- 
re i CaftelU dì Milano e di Cremona*, 
JSgli obbligò ^^U abitanti della Capitale 
-e di tutte ie altre Città di predare giù- 
qratnento di fedeltà air Imperatore , Fu- 
rono levate le ^ impofiziom a fuo con- 
to , la gii^i^a fu «mmimftrata a fuo 
nome 9 e la iua fola autorità decife di 
tutte le parti del governo ;*^ 
kù\ ^*i5* ^ Va:iez;iam' inteferò quefta rivoluziow 
wafr ftde-ne cou iHolto Ttncrefcitnento . I loro 
twe7"^'*"f<rf\)etti era«no*pur tmppò giwftificati:, 
^rthih prefta|lfeM la memmia fede alle 
ielte par^ <he Carlo V. non ceffava 
4i dare a' lom Ambtf&iatori , Elfi moi^ 



tfBRò xxxiy; US 

{iptìcarobo le difficoltà per arreftarc : eà^ 

anco fctoglier^ raccomodamento , ^'^^ Andrìa ' 
Bun^iavafi con T Imperatore • Quel* Qritti, 
ÌÈ , falla quale infiftettero maggiormen^ ®' ***y«» 
le^ fu y che Francefco Sforza ^ITeodoitM 
delle pam contcaenti^ nulla poteVa coa^ 
chuiderfi^ quando non fofTe.affirurato il 
fuo Stato, Gr Impellali op|)onevaaQ le 
infedi^tà, e l. dditti, di cui fi era ra- 
fo colpevole, e pnppooevakio di dare il 
Mikneie al Gonteftabile di.Ebrbone, o 
ad ogni altro , tke ffaffc. a grado de* 
Confederati ; ^ma i Veneziani non jera^ 
no capaci dt cadere ia tade infidia « U 
Papa, ifteflb prinDipiiò ad aprine gli ;0O> 
chi • Avevano^*' imperiali prefo il fuo 
ettaro, ma, non ritirate le truippe da^ 
le terre della CHiefa . Eranfi ìnarpegnatt 
^y re&ituìrgli iteggio e Rubierà y foa 
brattavano col Duca di Ferrara di maii- 
^enerio. in pQfTeilaxli iiuefte due piaue 
«ledvian/tie «in ^sborfo di daifaro. 
' Quiefta m&tìcania vdi fed&v e la con- ««>"««• 
-détta éegtVJmperiaii nel .Milanefe , T ni contro di 
•^bligarono a xJooofcBre ,, che i ¥jent^ "'' 
4ÌMÌ gli avevano .detto il vefo ^.prpdi- • % 

cendogli , che ia fua: timidità vcofi >coté« 
Jfti \dncitori noni faoebbeAche aumenta* 
4f€ la iloto tinrofenza con. iul., «.che noh 
O 4 tar- 



\l6 SHOKIA Vilncta 
^ tarderebbe a provarne' gli efFetti •. JEg^ 
ANDKck rirolfe driConchiuderefenza. indugio unar 
Grftti, lega particolare coV Veneziani , che.cbi». 
DiLxxviu jjg|.Q jj contento di vedere , che gli av-i 
veaimenti, ed i loro fofpetti verificatr ^ 
lo aveflRpro condotto a concorrere nella 
loro politica^ Il Trattato fi fece tra il 
Papa e li Fiorentini da una parte , il 
Doge ed' il^Senato dall? altra • Quefte 
tre- Potenze fi obbligarono a reftare in^ 
variabilmente unite per difendere reci- 
procanaente li loro Stati , a correre ia 
medefima forte, e a non trattare fepa# 
ratamente con alcun altro Principe . 
Stabilirono ir foccorfi delle truppe , che 
ogni una di ctk doveva fomminiftrare 
per la loro difefa comune, } in quattro* 
cento uomini d' armi< , trecento cavalli 
l^gieri , e quattro mille fanti, conobbi 
bligazione di accrefcerli fecondo il bi. 
fogno e le circx>ftanze J ^In un articolo 
particolare fu convenuto:, che li Vene* 
ziani prenderebbero li Medici fotto la 
. loro protezione contro le :infidie de' lo- 
to Concittadini , e che fofterrebbero quel- 
lo, che il Papa affegnaife in Capo deU 
la Repubblica di Firenze». 
-"ht confegutkìza di : <]uefto Trattato SI 
Papa ordipÒL al MarcheD^ di Mantova;^ 

che 



I-rt B no XXXIV- Zìi 

cKe. cofflSQikva le. trupp?. dèlia Cfaiefaii 

di portarfrnel Parmigiano «Ripigliò con Ani>r^^ .. 
ardore il maneggio, che aveva iofpefo., Qritti, 
per avere al fuo foldo uù corpo di Gri^^"""^^ 
gioni e / .di Svizzeri ♦ . I . Veneziani per, 
loro parte rifolfero accrefcere le loro 
truppe al numero- di dieci mille fanti ^ 
e. di aggiungervi .molti fquàdroni di ca* 
valleria leggiera , di cui ' ordinarono la 
leva in .'Dalmazia' • Le.difpofizioni dei • 
Re. d' Inghilterra davano grande corag- 
gio a quefti nuovi Confederati • Era riu- 
Icito il rdif^noi d'irritare la rivalità di" '^^-^ * * 
Enrico Vili;:. contro: Carlo V. Moftra- v 
va egli f(jiit)n!ìt> dolore • nell' intendere , 
che il R]e.vdi. Francia era fuo prigionie. 
ro in Madrid , e parve rifoluto a tutto , 
per procurare: la libertà a quello Monar* 
ca, e per liberare l'Italia dal giogo ^ 
dai quale era minacciata. 

Li .Vjùieziani fondavano fopra il Pa- deT*p;S2 
pa, che fu: 'di nuovo per mancare « H* 
Duca ii Sefla gli moftrò lettere dell* 
Imperatore^^ nelle quali quello Principe 
poGtivameiitè. diceva f cn iera prónto a 
«efti taire il Milanefe a Francesco Sfor- 
za , quando, foflefi dlfefo contro le ae^ 
.€ufeimputategH,;^e che in cafodieflere 
jritrovAto .<yi)peyó&e> rinyeftitura farefaki 

he 



€t« 



xtt Storia ^«itetì 

^rbe data al Contcftabile. Clememv V HL 

Andrea ^^ tentato di cedere al nuovo artifizio g 
GaiTTi^' ma li Veneziani lo. trattennero , ma» 
^'"""* ftrandogH , eh* era <iuefta una tarva che 
impiegavafi per fciogliere nna 4ega , che 
lo intimoriva^ o almeno per rallentai 
ne le operazioni • Lo fecero rifblvere 
ad eflfere coftante e ad afcolcare le pro# 
tefizioni detk Francia., chi ofForìva di 
' li»re una diverfione verfo la Spagna , 
mentre li Confederati agiterò in ìftalia 
tK>ntro gr Imperiali* 
^SSSS^/ Così toni r anno i $ ^5 • G Ji affari cam;- 
An. i526.{>iaronó faccia intieramente. &il princi* 
4)io deiraniio fegnente • Il Marchete di 
•jPefcara era morto , non anr^ndo ancora 
4:renta kì anni compiti , e ^orfe una 
Voce generale, che fofle (lato avvelena* 
to . Cadde' ugualmente il ibf petto fopra 
gì' Imperiali, che potevano temere, the 
tin liomo , die aveafi voluto far Re , potef- 
' 4c eccitare ima volta oT altra parie lo^ 
maneggi ; e fopra i Confederati, a cui 
f aftuz^ poteva aver ftiggerito qQefht 
vendetta • Ma'è cofa piii verifimile, che 
^uefto fofpettò non avefle altro fonda- 
mento , che il gran«<;Micetto ,':di. etti 
^deva ^tara , e la. prevenzione del 
$iitrt>lie6 felm^ trafata jdl atmfauufc 
-;: a cau*» 



L I ftk o XXXIV. «t^ 

^ caiìfé iion iiaturali la mot^te immatd^ 

« J^i Uòmini grandi . • • AvinktA 

'H Cddtéftabilé di Borbone fu fpeéA- <GMtTT', 
tè dti Madrid per comatfdawt* armata ©•«xvii, 
ftiiperìale iri^ Italia , <50n •^omeffa d' itì* p^S^^. 
v«ftirlo del Ducato di Milano. Era ft^-^ft^i!***' 
tò toBchtilfò il trattato per il ri(catt((» 
di' Fraticefco L Erafi il' Ré impegnato 
«à eedere airimpefatort il Ducato di 
Bologna e fue dipendenze ' con la pie- 
ita lòvranitàf ulte Contee dì Fiandra e 
deirArtefe, Aveva àc<k>fìrentito ad un^ 
tèga crfFeÉfiw , « difenfiva con T Inw 

Cfore ,' ed eràfi ' obbligato a fomm itili 
e tii^qùecehto Irómini d*armi e die* . 
ci itiiUe fanti per ultimare la conquida 
del MilaheCe • I fùoi due figli doveva^ 
fio fervire di-óftaggj , errare in potet 
fé del^' Iniperatore' fino atr intiero adenr- 
^ttiento del Trattato, Tali furono gli 
articoli del fatttòfo Trattato fottofcrittó 
in Madrid li 14. Gennaro 15 25, invir- : 
tU del^ale^ Fràntefco L dopo aver in 
iègreto prdMftato contro i luoi impé» 
•gni ^ e gia¥/rtane in pubblico replicattl- 
inenti^ la' èfedizione , ebbe k felicità "di 
litomare itì Francia li i8. Marzo. '^ 
'Lo ftuporè^ dtì Fapà-« de^Venetfiaiti 
h j^iààèkSLitkQ fatale notizia ^ t)oìcfaè'la 

Reg- ^ 



»fto SfoOA Veneta 
_ jair Reggente dlfraRcia non aveva mài cef« 
Andrea ^^^^ ^^ maneggiare con cffi una Lega 
Gritti, contiro T Imperatore • Il trattato diMa« 
^•^•*^^^''4rid rompeva tutte le loro mifure , e 
iìvwSmì^ì lafciava ftnza appoggio controllo fde* 
pSefiT*" ^^'" 8*'^ ^^ Carlo V* di cui le ^otifeguenze 

Eiteyano effere vicine e funefte v Una 
la fperanza calmava i loro timori « 
Speravano , . che Francefeo refo : libero 
non avrebbe verun riguardo alli giura* 
menti trattigli per forza tra le catene. 
Sapevano, che i Principi di rado maiì* 
tengono i loro impegni , quando trova» 
no il loro interefle in violarli • Eravi 
in qpello di Francefeo L mancanza di 
libertà, e lefione enorme. Non poteva* 
no credere ,. che la fua fenfibilità perii 
pegni preziofi , eh' era flato in obbligo 
di fodituirie , aveflero pih forza de' giu« 
fti motivi di eludere le barbare condi- 
zioni della fua liberazione* 
I. a'^jScu.* Prima di prendere alcun partito , vol- 
^à* lero eflere certi de'fuoi fentimenti « I 

Veneziani avevano già eletti due Am* 
l^afciatori , , che dovevano andare ad at* 
.teftargli V interefle , che aveva prefo la 
Repubblica nelle fue difgrazie , e la fua 
confolazione nel vederlo refiituito ai vo« 
ti dft'fuoi &d4iti» ' Ma per non perdei 

re 



tini o XXXIV, 22t 

re tempo , fecero partire Andrea Rof- 

ioy Secretarlo del Senato , che non ef- j^^^j^^^ 
fendo riveftkiò- di verun carattere , | dow Guitti , 
Tm dure meno fofpetto.' Il Papa fpe-'^*"^*^ 
A da fua parte Paolo Vettori , e tutti 
e due arrìvtirono alla Corte di Fran- 
cia^n. teiffp^ 'che li Miiiiftri dell* Ini* 
j)eràtw(? fohtdtavano' il ; Re a fpi^are; 
diiaraniente le' fue intenzioni intórno 
la^efecuziéné del trattato. Fu facile ad' 
effi- il <;onbf(^é , che non era il Re di^ 
fpofto a* fmembrare la fnaCorona. Nel« 
le confarflnze fdérété avute con effi, egli 
parlò dell? impefatoré con termini, che 
indicavano *tiì)Ki'doìorofa memòria delli 
mttànkenti lòifotti . -Gli afficurò ,. che 
non manchci?ét>bealli Prìncipi d' Italia ; 
purché:^ effi» non mancaifero a /e medèfi* 
mi; eh* egli ratificherebbe tutto ciò , ch- 
eta ftaìo maneggiato con elfi dalla Regi- ;;; ; ' 
na fua Madre; che potevano porre ficu- 
rament^ in lui la loto fperanza ; che la 
&ialHiona volontà verfo loro farebbe 
invarìarbile ; i eh' egli fperava le medefi*. 
me difpofiùòni nel Re d'Inghilterra-^, 
di cui era intercffe abbaffare la eforbì- 
tante potenza dell' Imperatore ; ch'era 
per mandargli i fuoiAmbafciatori , e . 
ch'era co(a: importante , che li Princii 

pi 



%U $T0R.IA 'V^É^fltA 

^i d'Italia feceffero lo, ftclfo per iipHprafttiv 

Anpiu&a?^* Lega ^ap^ce cH fai; abortire:! per<; 

Gi^iTTi, rniciofi iiftgpi d^r ImperiaU • . ■i 

i>,.i^yy«c Ebbe gran piacere il Sm^o, wliViil* 

tendere , ck^jl Re 4i JPfgncia} avev^^ 

manifeft«e iptenzi^tti , C(mff^wi al fucb 

d^fiderio» Msikld al W^retarioRoC*. 

io uci ipi^nov potere M di , coHcliiudere! U 

Trattato i di wi gli artioolii tratta»* 

falche imitazione di ì^^ok conlegueiiH 

za , furono gli ftefli ^ creili conchiiHi 

eoo ' la Regina Reggente r^Egli incatid) 

Qafpare SpiiieUi 9 .Secretario di Lorenza 

Orio, vmfàp poco pcimii Arobafciato? 

te della iR^pnbblica in ttì^ilterra^ di 

roilecitaré vivamente Ei»'ico VIIL ad 

entrare netU Lega della Francia ton H 

Principi ^'Italia, e dichiararfene Cap<^ 

e Protettore* . ? 

^«ijo|a««*^ .. Sarebbe (lato necefTado, che il Papa 

pa* ** avefle dimoftrato il medefimo fervore 

de* Veneziani • Sempre irrifoluto e timo* 

rofo, ora noii vedeva fallite da fperarìi 

^er V Italia , che dalla fua unione con 

la Francia ;; ora vedeva i. Tuoi Stati in 

preda alle defolazioni della guerra ^ fé 

dichiaravafi oontro T tniperatore w I Vi> 

Aeziani temeildo , che quefta agitazione 

di pénfiéri £ rivolgelTe a danno, délb 

cau- 



c;aiifa mb^9, ^ gli dipiiollrlo s\ vìvamq ^^^__^ 
te la rtf«flìlà 4i ptof^^f/^Mltdì(}po-^^^^^ 
fiztom .ÉIWOWV0U della JRr^wia ^ è cW Griti^^ 
r Italia jCtà. perdala , ff(?.Ìafciavafi fuggire "^^mw^^ 
sk i)ett4 ,o(i<«d(ii9Mì di umiitàre T alteriti 
già dcglf iiUperidlii fhsìAPtdemmìmmn 
oa fuialn^itte < lad ^ operare .;di conoertoT 
^oftk Ciotti (ii Francia; (f[fd*ing|iilt€«rmi ili 
i V Imperatore ave vf^ (perito in Itiiiikr Nuovi u* 
Dw'iUgo^^ctt Mosicacla per J&r quel giUohilS^itto^'. 
Qo di pcilitiot^ ickeé0«ifte Dell'unire e 
difunirei qtidli^ tJie i^lioafi tenere. iog<^ 
getfivQtiffto! Signore rfXrttatofi a Mil«t 
no. fece inedodere. atti. Vieneziani U fud 
trrivaj ^!l'9gB^t^ tppareote della ftm 
wvenuta^fch!iem Id pace : fi portò dirit4 
tamente a Biorma^'ie noo.cefsò. di con» 
ferire col Ibpa circ& i): granar intereff 
ki ch-egli/rdìtìvevttdvcre^^ di tenerfi unìf 
to al >Aio padrone . ^fagerÒ- la deboìesty 
tz de' Primipiv de'^ali cercava l'aL> 
leanza'yil ipicKa fondamento da farli fo« */" "[ \ 
pra i IFrànmi: > il pericolo che cèrre^ 
va*, confidaiòdorila'Veaeziiniy di venirf 
ingaimàtb 4 l^Q avvertìf;^ che r Arcidwa 
Ferdinando univa ini.jófpruck nwxiMI' 
fèntnippcr^nchn r Impèratbrc era un ,nf- 
>&ico tanto piit da temerfi ^ quanto: ent 
piii potente.^ e xh'^ uffeiiva la pie 

ce. 



«4 SroR't'^A Veneta 

•;• fih per defidètio del bentf géneraic; 

Andrea ^ per fommiffiotìè aUa Santa Sede, che 
Gritti , per timot« di quefta moltrfudiM di ne^ 
©•ixxvifc^j^^ ofce volevànfi n^uovergti Cóntro « 
Fete le raedefime inCnuazibni alli Ve- 
neziani con lettere che loro forifle • Il 
Papa- ed* il Senato- rifoluti r tenere un 
linguaggio ed lina condotta aniforme ^ 
j» lifpófero , che • quando le fntiBnziÀni 
-dell? Impepdtore fflr la^ pace foffero fin-i 
cef€^ egli troverebbe dai cantò toro ogni 
p^penfione per procurare i tra -bene ^^ 

8 rande ; ma che doveva comprovare cfutb 
a fincerità ton ^tti , che poteffero 
meritategli loro credenza; che facendo 
levare il blobco dalli GafteUì' di Milana 
e- dì Cremona, e reftituendò il Milane- 
ft a Francefcp. Sforza ^ cormé già s' era 
impegnato; fi potrebbe allora. con venint 
di un arniiftizio / e trattiare una pace 
accettabile da itutto il Mondo • 
J diffidMo' Il Miniftro Imperiale non aveva fisi- 
a dcfRr^<»ltà di: accordare le foddisfaaioni, che 
gli fi dimandava^). Non diede xhe. pa- 
role generali , che non £ecero illufìone ^ 
Reftava alli> Vé»dziani una inquietudi- 
ne, ed era, che 'il: grande impegno di- 
moftrato dd Re di Francia per gli af-^ 
fari d' ItaUa parev» fcemacii • ^ £ra pili 
V. di 



Libro XXXIV. 22$ 

di un mefe, che il Veifeovo diBayéux,^ 

iuo Ambafciatore in Venezia, non ave- ^^^j^^^^ 
va ricevuto veruna iftruzione relativa Gritti ^ 
aUi difegni di quefta Corona in favore ^' i-x^vn. 
degli Stati d' Italia • Si attribuì quella 
tiepidezza a diverfe caufe • Gli uni di« 
cevano , che probabilmente Francefco I. 
aveva prefo ombra del maneggio di D. 
Ugo di Moncada , di cui però eragli 
fiato comunicato V intiero dettaglio • AI^- 
tri congetturavano , che quello Principe 
•l^n avendo altro fine che di ritirare z 
fiioi due figli dalle mani dell' Impera-<< 
tore , e di difimpegnare la Tua parola 
ìfitorno la Borgogna con qualunque 
£ompenfazione , non penfafle che ad in* 
fpirare timore con le apparenze di una 
JLega ftabilita, fenza avere un vero di« 
iìpgiio di portare la guerra in Italia , 
di'^ra fiato il teatro di fue difgrazie • 
La maggior parte fupponeva , che la 
Corte non affettafle quefti ritardi , che 
per porre i Confederati in neceffità di 
abbandonare gì' interefli di Francefco 
Sforza 9 e di acconfentire , che il Milane* 
fé ritornafle fotto il dominio Francefe>. 

Ognuna dì quefte congetture era ^^^)SS^^^^l 
rifimile , e poteva avere il fuo fonda* ^ 
mento .>L*uldma fpecialmente parveu# 
Tom- IX. P ttks. 



^i6 $Toi!kiA Veneta 

^»merìtare jun' attenzione particolare ^ ,ià 

Andrea ^^ Senato avendo comunicato al Pajia 
Griti:i, i fuoi fofpetti, gì" infinuò , che per ti* 
p. i,i(xviL |.jj|.g ficùramente i Francefi in Italia , 
farebbe, forfè neceflario T offerire di ca- 
dere loro il Milanefe * che V efiwxia- 
Iff era fopf a tutto di fcacciare gì* Im- 
periali dalla Lombardia ; che non po« 
tevafi <riufcirvi fenza il foccorfo de' 
Francefi ^ f che quefti non fi addofle- 
jrebbono le fpefe; di condurre un* armata 
di qu^ da* itionti fenza fperare alcun 
vantaggip;. che fé giudicavafi, «{fere 4i 
onor^ ^p* Confederati di non allonta* 
Darfi dalla loro prima intenzione , eh* 
era. fiata 4 che il Ducato di Milano ap« 
partenefle ad un Principe d* Italia , con* 
vaniva almeno interefiare la Francia ^ 
favorendole fue pretefe fui Regno di 
> Napoli j che potevafi dunque convenire, 
che, fiippofio che la tranquillità dell' 
, Italia efigefie in quel Regno un cani-' 
biamento vdi dominio , tutte le forze 
della Jega farebbero impiegate a coii« 
.quifiarlo; che allora il Papa ne difpor- 
jcebbe a favore del Pretendente , che 
avrebbe il voto unanime <!e*.Confedera- 
ti^ :chevfe il Re di Francia non otte* 
nefir q^^a Corona I q^ilo , a cui foge 
-:-ì:i .• data, 



i t § R o XXXIV: i27 

data ^ gli pagherebbe un tributo di fet- 

tanta mille ducati all'anno * e che fcjj~~[ 
quefto tributo non fbfle efattamente pà* Gritti ^ 
gato, i diritti della Forartela fui Regnò ^"^*^"' 
di Na]^oÌi riad^uiftefebbero il fuo giudo 
Valore* 

ti I^apà approvò quella difpolìzione ^ 
che tendeva a far riufcire ciò che Ro« 
iìia e VeneaLia avevatio i'igUdrdato fenì« 
jpré come il loro migliore fiflema di 
{>olitica s cioè di efcludere li Stranieri 
dairitaliav é di ftabilirvi iin equilibrio 
di I^otenia j chef aCScufaflfe lo ftato di 
tiafcheduno i Si fecero liaaneggj a ta* 
le effetto ^ ed il Trattato fu conchiufó 
li Iti Ma^io i £gli conteneva iii fo« 

L Che il Papà, il Ré^ li Venezia^ lega dei 
hi y ed il Duca di Milano farebbero col- vraezfini"^ 
legati infieme per la (icurezza e la Iì-^^k!*^^ 
berta deir Italia ; cte 3' inviterebbero 1* 
Jnàperatoré^ il Re d'Inghilterra e 1* Ar- 
eiducà dì Auftrià di aderire à quella 
UniofteJ cte il Ré d* Inghilterra fareb* 
he ricevìito cóme Protettore della Con* 
£?depa^ionè ^ e che vi fi aminetterebbe 
1* Imóeratc^fe a condizione ^ che dovef- 
fé reftiiuire la libertà alii due Figli di 
Ptzmiz ^ mediante una fomma conve« 
Pi 11U4 



^i6 $TOKiA Veneta 

»meritare jun' attenzione particolare ^ ,tà 

Andrea ^^ Senato avendo comunicato al Papa 
Gritti, i fuoi fofpetti, gì* infmuò , che per ti* 
p. ifXxviL |.jj|.g (icuramente i Francefi in Italia , 
farebbe, forfè neceflario T offerire di ce- 
dere loro il Milanefe ; che V efiwzia- 
Iff era fopfa tutto di fcacciare gì* Im- 
periali dalla Lombardia ; che non po- 
tevafi .riufcirvi fenza il foccorfo de' 
Francefi ^ f che que(\i non fi addofle- 
rebbopo le Tpefe, di condurre un'armata 
di qua da* monti fenza fperare alcun 
vantaggio;, che fé giudica vafi, «{fere di 
onoret dp' Confederati di non allonta- 
Darfi dalla loro prima intenzione , eh' 
era .fiata 4 che il Ducato di Milano ap- 
parteneflìe ad un Principe d' Italia , con- 
veniva almeno intereflare la Francia ^ 
favorendo. le fue pretefe fui Regno di 

.Napoli J che potevafi dunque convenire, 
che, fuppofio che la tranquillità dell' 

. Italia efigeife in quel Regno un cam- 
biamento ili dominio , tutte le forze 
della Jega farebbero impiegate a con* 

vquifiarlo; che allora il Papa ne difpor«i 

. rebbe a favore del Pretendente ^ che 

avrebbe il voto unanime de'Confedera- 

ti]^ che. fé il Re di Francia non otte» 

ACnr ^a^ Corona 4 fuéllo , a cui fofe 

-.ili . data, 



È t B R o XXXtV. Ali 

data ^ gli pagherebbe un tributo di fet-_____ 
tanta mille ducati all' anno J e che fcj^j^j^j^^^ 
quefto tributo non fbfle efattamente pà* Gritti^ 
gato, i diritti della Forartela fui Regnò ^"^«^"' 
di Na]^oìi riad^uiftefebbero il fuó giuftd 
Valore* 

ti Papà approvò quefta dilpolìzione ^ 
che tendeva a far riufcire ciò che Ro- 
Iha e VeneaLia avevano riguardato fenì- 
jpré come il loro migliore fiflema di 
{>olitica 4 cioè di efcludere li Stranieri 
dairitaliav é di ftabilirvi ira equilibrio 
di I^otenia ^ che aCScufaflfe lo ftatò dì 
tiafcheduno i Sì fecero riaaneggj a ta* 
le effetto \ ^d il "fratta to fu conchiufò 
li Ite Ma^io i £gli conteneva iii fo« 

I. Che il Papà, il Ré^ li Venezia^ lega U 
hi y ed il Duca di Milano farebbero col- v^uni"^ 
legati infieme per la ficure^za e la li- ^Sll^\''^^ 
berta deir Italia; cte 3' inviterebbero V 
tniperatoré^ il Re d* Inghilterra e 1* Ar- 
<:iducà dì Auftrià di aderire à quella 
Uirioiie^ cte il Ré d* Inghilterra lareb* 
bé ricamto tóme Protettore della Con* 
l?depa^ion« 5 e che vi fi ammetterebbe 
1* ImtìératCHfe a condizione^ che dovef- 
fé reèiluire^ la libertà aUi due Figli di 
t^i'ai^ia ^ mediante una fommd conve< 

Pi IIU4 



t2S 'Storia Veneta 

rDuta per il rifcatto; ch'egli lafcierebbe 

Andrea^ a Francefco Sforza il pacifico pofTefìTo 
Gritti, del Milanefe, e che nel cafo , ch'egli 
p. ucxvii, veniffe in Italia per la fua coronazio* 
ne ^ che non vi condurrebbe fé non 
quel corteggio , che fofle ftabilito dal 
Papa, dalli Veneziani , e dal Duca di 
Milano. 

IL Che li Confederati leverebbero ai 
fpefe comuni un' armata di trenta mille 
uomim dMnfanteria, di due mille cin« 
duecento uomini d' armi , di tre mille 
di Cavalleria leggiera ; e che quefta ar* 
mata refter<?bbe completa fino a che fi 
foffero repreffi i movimenti di quelli 
che turbavano il ripofo d' Italia . 

III. Che il Re di Francia cederebbe 
' a Francefco Sforza i fuoi diritti fopra 

il Ducato di Milano , a condizione cho 
quelli gli pagaife ogni anno per com-^ 
penfazione una fornica di cinquanta 
mille ducati ; ch'egli fi addofiaffe il 
mantenimento di fuo fratello Maffimi* 
liano ritirato da più anni in Francia ^ 
e che fpofar dovefle una Principefla del 
f«»gue di Francia. 

IV. Che la Contea di Atti farcbbò 
irtftituita al Re di Francia , come ap^ 
|Wi»|gia wtico «tcjyU fu Caia » noa 



fc t B it 6 XXXIV. Ì2^ 

fileno che la Sovranità di Genova, con* 

Servandovi per Doge Lodovico Adorno , j^^drea 
s'egli aderiva alla Lega. Critti, 

- V. Che fé V Imperatore ricafaffc la ^ ^-"^ 
libertà alli due Figli di Francia, ed. a 
Ffancéfco Sforza il pacifico poflTeffo del 
Milanefe ; le Armi de' Confederati fa* 
rebbefo impiegate a fcacciare gì' Impe- 
ciali dal Ducato di Milano ; e che , il 
cafo accadendo, s'invaderebbe il Regnd 
di Napoli per metterlo in difpofizione 
del Papa ^ che quegli^ a cui fofTe.data 
ilalPapa 1 in veftitura , pagherebbe al Re 
tli Francia fettanta mille ducati annuii 
€ che ia difetto di pagamento queftd 
Principe ricupererebbe tutti i fuoi di^ 
ritti • 

Quefto Trattato ^ dì cui li Venezia^ a^TrittSt 
ni avevano dettato il piano , era per fw"» deik 

jan capo d opera di politica . E dir- yenewsntw 
ficile maneggiare ptii accortamente i 
diverfi interem delle Parti contraenti ^ 
e dV condurle pih direttamente al fine 
principale , eh' era di liberare l' Italia 
dalla oppreffione • Eifendo la Francia 
l'appoggio piii neceifario ^ ad effa eranfi 
prefentaté le piìi belle fperanze , come 
la , reftituzipnef della Contea di Atti ^ 
della SigjiiQrià di Genova, la lufinga di 
P 3 fi- 



ijo Storia Venata 

jrricuperare il trono di Napoli , e la Ifo 

Andrea' berazione pwiofa delli due oftagg) , il 
Critti, Delfino ed il Duca di Orleans; ma nel 
i>,pcx?ii, ^^^Qp^Q tempo il Ducato di Milano 
afficurato a Francefco Sforza , gli Ador% 
jii foftàwin in Genova nella dignità Du^ 
cale , la difpofizione della Corona di 
Napoli lafdita in arbitrio del Papa , 
erano accorta riferve per faWare r Ita^r 
lia dalli Fraticefi , tanto pericolofi per 
fffsL j quanto gr Imperiali • Siccome il Pa^» 
pà , dìchìaraudofi Capo d^Ua Confederai 
zìonc , le dava neceflfariamente maggior 
eredito e confidenza , crafi folleticata l^ 
fua ambizione , facendolo entrare come 
Agente principale nella 4ecifione del 
deftino d* Italia , e ftipulando , che li 
Medici farebbero mantenuti in Firenze 
in tutti i loro diritti , Per impegnare 
il Re d'Inghilterra, la di cui aderenza 
doveva portare la Lega al piU alto gt;aw 
do di forza, gli era prefcntato Tincen* 
fo dì dichiaramelo Protettore , e dt 
promettere per lui e per il fuo Cardia 
naie Volfey ricchi domin j nel Regna 
di Napoli. Nulla avevano i Veneziani 
ftipnlato per sft , e in ciò davanfi il 
pregio di gen^'ofi; ma^ trovavafi adempì 
|4to il loro ^fcopo principale. Gl'Impe^ 



Libro XXXm ijt 
riali erano allontanati dalle loro Fron*^ 
tiere • non vi lafciavano ftabilire che Andrea^ 
Principi deboli per intraprendere cofaGaiTti, 
afcuiia contro effi , e forti a fuffidienza ^^«xviu 
per fervire loro di barriera « Così nulla 
dimandando , ottenevano tutto • 

Il Trattato fii tenuto fecreto fino al 
mefe di Giugno • Il Re di Francia ave* 
va dimandato quefto indugio ^ perchè at« 
tendeva i Deputati degli Stati di Borgo^^ 
gna , e voleva intendere li loro fenti» 
menti in prefenza de' Miniftri dell' Im* 
peratore , Furono tali quali fperar potè* 
vanfi da fudditi , che amavano il lo* 
ro Padrone ^ e éhe facevano il valore 
di una promefla fatta lenza libertà • La 
loro oppoGzione fu aramefla , come do- 
veva efferlo . La Borgogna rcftò allt 
Francia • Il Re offerì alli Miniftri di 
Carlo V. due millioni d'oro per il ri- 
tratto delli fuoi due figli ^ e pubblicò 
pochi giorni dopo la Lega con gliSta^ 
tid'Italìa, 

I Veneziani non avevano afpettato « yany— 
quefta pabblicazione per porli in cam^^/ 
pagna : la loro armata , compofta di 
fieci mille fanti « di novecento uomiot 
dTarmi^ e di ot^Kento Cavalli leggieri | 
tfpettacvt mi omiitrofo (bccodb di Svi«ii 
P 4 xcri^ 



1^1 SrpRT A. Vbme^t A' 

^^_^__^ che il Papa , la Francia , é'rla 

Andrea Repubblica foldeggiavano in comune , 
Gritti, e difponevanfi a. foccorrere ilCaftello dì 
». ixxvu. Milano ,' eh' era vivamente ftretto , men- 
tre il ' Marchefe di Saluzzo alla tetta 
deir armata Francef^. penetrava per la 
parte di Novara , ed Aleffandria . Il 
puca di Urbino , che comandava le trup- 
pe Veneziane,, ricevè prdine dal Senato 
idi portarli a Chiari nel Brefciano j ed 
|1 -Papa: ordinò alli fuoi Generali di 
avanzare verfo Parma . Il piano con- 
.certato tcsL li Capi di quefte due arma- 
te era 4i eflfettuare la loro unione pref^ 
fo Cafal-Maggiore , e di marciare poi 
yerfp Milano • A tal effetto il Duca di 
Urbino levò il Tuo campo da Chiari 
per avvicinare al Pò . Egli in paffan- 
do diftaccò Malatefta Baglione , che ave- 
va intelligenze in Lodi , che fé ne 
Impadronì, e ne prefe pofTeffo a noqie 
di Francefco Sforza. Alcuni giorni dò- 
pò , r armata del Papa , e di Venezia fi 
junirono , ed arrivarono in due marcie 
preffo Milano . 
^ Tettano in l\ Duca di Urbino aveva ricevuto 
toj^efrcon. ?yvifo ) che il popolo di Milano non 
tioMiUno.^^gpjeva fenonchè egli arrivaffe , per 
jicillevarfi .^ e che gì' Imperiali avevana 



gijk fatto ufcìre i loro bagaglj , difpe*^^^ 

rando poter confervare la CittJi . Pian- a^uj^^a 
tò il fuo campo preflb il Convento del Gritti, 
Paradifo ali* incontro della Porta Ro* »• l^^'<- 
mana . Fece dare V affalto al Borgo , 
ma vi trovò una refiftenza inafpettata * 
Cr Imperiali cfeguirono contro lui alcii^ 
ne fortite fenza* molto frutto • Il Conte* 
flabile di Porbone comparve alla tefta 
di un groffo corpo d' Infanteria . Allora 
il Duca di Urbino non vedendo movi<k 
mento nella piazza , e noii volendo ci* 
mcntarfi col Conteftabile , prefe il par- 
tito di rivolgerli verfo Marignano^ 
• Il fuo ritiro fece grande ftrepito in 
Venezia ed in Roma . Il Cartello di 
Milano era per cadere , ed aveafi fatto 
conto fulla fua liberazione. Si giuftift. 
co facilmente prcffo il Senato , a etri refe 
conto degli oftacoli che aveva incontra- 
ti neir imprefa • Più difficile gli fa il 
foddisfare il rincrefcimento del Papa ^ 
animato contro lui da Francefco Guic- 
ciardini ]( * ) Tenente-Generale della 
Chiefa, e confidente di Clemente VIL 

Guic 

( * ) Quefti i lo fteffo , che ha ferino con 
molta Mtfualità la Storia del ino tempo r eài 
120010 di capacità mecUocre nella guerra. 



234 Sr*f ó R i A Veneta 

^rGuicciardini incolpava il Duca <K Urbi^ 

Andrea^ no di non confultarlo , e di non ave* 
Gritti, re confidenza in lui, come doveva, co* 
B* LXX7U. fnunicandogli le cofe che voleva fare • 
Quella rivalità produceva ogni . giorno 
contrafti contrar) al bene militare • Il 
Papa fé ne lamentò amaramente; e per 
calmarlo , il Senato comandò al Duca 
di Urbino di avere per V avvenire mag« 
«ore compiacenza per Guicciardini , e 
di partecipargli i i fuoi difegni in tut- 
te le cofe d' importanza • 
Flotte fui Li Confederati erano convenuti di 
"*"' agire nel medefìmo tempo in terra é 
in mare , e dodici Galere Veneziane 
etano partite di Corfìi per andare ad 
utiirfi a quelle del Papa^ e tutte infie- 
me alla flotta , che ufcire doveva dalli 
Porti di Francia , Clemente VII. defi- 
derava , che quefte forze navali dopo la 
loro unione foffero impiegate fuUe co* 
Ile della Puglia , affine che quella di« 
verfione lo liberaffe dalla inquietudine ^ 
che da vagli Y armata , che li Colonna 
andavano formando in San-Germano ful« 
le -frontiere dello Stato Ecclefiaftico • 
Ma la Francia e li Veneziani giudica* 
roflto^ che foffc più efpediente per van- 
tiggio della cauta comune * che la BoU 

ta ' 



1. f B E o XXXIV. i5^ 

ta dc'CJtmftdcrati fcnriffc a fottomcttCM 

re Genova . U comando ne & dato sianorea 
Pietro ^fova^x> , ch'era attefo daMarfi»Ga rm, 
glfii con le Galere del Re • Quelle di «^ «™«- 
Venezia e del Papa fi unirono a Givi* 
tà-Vecchia. Navarro non era per anche 
imbarcato , e come differiva di giorno 
in giorno di porfi alla vela, il Papa e 
li Veneziani concepirono de' violenti fo- 
^>etti intorno la fincerità delle pcxmief* 
£e della Francia • Quefta Corona erafi 
impegnata di fpedire quaranta mille du« 
cati agli Svizzeri par la leva di un cor* 
pò di dieci mille uomini , e non ave* 
va fino allora €dx>rfata che piccola par* 
te di quefta fomma , Ella doveva far 
marciare truppe verfo li Pirenei , e nul« 
la di ciò effettuavafi , 

Li Confederati mormoravano alta»^^"^^ 
mente delle lentezze di Francefco L e g^^J?!* 
le riguardavano come una infedeltà con^i 
trarìa alli fuoi impegni , nociva alla Le^ 
ga , e che poteva cagionarne anco lo 
fcioglimcnto . Egli fpedl in Italia il Si«^ 
gnore di Langei , che andò prìmiertti 
mente a Venezia per accertare il Séna^ 
to , che la tardanza, di cuikgnavafiv 
era^ ftata caufatk da varj contrattempi V 
alli qiìa& non aveafi potuto' rimediane 

fu. 



à^i StORt A Vbke ti 

pfubitamente j che la buona volontà del 

Andrea J^^ P^*" -^^ Confederati non folo non av6^ 
6ritti, va foflferto alterazione, nia era più fef- 
b. utxvii. ijjjj ^(jg mai r che attualmente trattavafi 
a fuo nome nella Dieta generale liegU 
Svizzeri^ che il loro foccoffo , che afpet- 
tavafi , non tarderebbe a giungere • « 
.che la partenza della dotta Francefe era 
ftata differita , perchè yolevafi unire un 
certo numero di groflH baftimenti y ' de* 
£uali alleftivanfi gli equipaggi . - 

Il Senato ricevè con piacere quefle 
^certificazioni del Signore di Langeì , t 
gli rifpofe , che non aveva mai dubita 
%o delle dirpofizioni del Re a favoref 
biella Lega , e della fua benevolenza par* 
ticolare per h Repubblica , di cui ave- 
va date prove in tutte le occaGoni ; cK 
egli poteva effere ficuro della premura 
piìi coftante de' Veneziani , e dello ze* 
lo , che averebbero Tempre di operare 
in tutte le cofe di concerto con un tan* 
to Principe. Il Signore di Langei paf« 
so da Venezia a Roma ; ed il Papa e 
li Veneziani, ch'erano li pih intereffati 
iieir infiammare il Re per la caufa co^ 
nume , ftabiJirono tra effi ^ che fé la 
conquida del Regno di Napoli aveflfe 
{filetto ^ .quefta Corona (arebbe data ad 

un» 



Libro XXXIV. 237 
tino de' Figli di Francia , cedendo alla^ 
Repubblica una parte delle Piazze ma- Andrea 
rittime per ri farcirli delle loro fpefe . CSritti, 
• Seppefi alfine , che Pietro Navarro ''•'^^^'• 
avevafh porto alla vela . Il Provvedito- ^fSIZ^ * 
re Lodovico Armerò , che comandava «n«<»^«n'«» 
dodici Galere di Venezia , ed Andrea 
Dória, che 'aveva a' Tuoi ordini otto Ga« 
lere del Papa , partirono infieme da Ci- 
vita- Vecchia , e ritrovarono all'altezza 
di Livorno la flótta Francefe comporta 
di Tedici galere e di molti altri batti- 
menti . Navarro ordinò V attacco di Por* 
to- Venere, e della Specie, che fi refero 
alta prima intimazione • L'armata na- 
vale fi feparò in due divifioni . La pri- 
ma, comporta delle galere del Papa e 
di Venezia, sMmpadroni di Porto-fino. 
La feconda ^ formata di fedici Galere di 
Francia , fottomife Savona ; fi diftacca- 
rbno alcuni bartimenti per bloccare il 
Porto di Genova , e fi fece di nuovo 
1-uniidfne per affediare quefta Capitale . 
Si sbarcarono truppe e cannoni, fi aprì 
una trinciera ; ma la viva refiftenza de' 
Genovéfi^^ inveititi per terra , e per ma- 
re , refe inutili tutti i tentativi de' Con- 
federati . • 
I«a loto armata di terra aveva aviH 

to 



^3^ S ir Ó R t A V E 1? E t À 

^to uà rinforzo di cinque mille Sviiiisèi 

Andrea " J ^^ *^ T>acz di Urbino vivamente 

GairTif follecitato dal Senato à rìpai^re la ver« 

.j). LxxvUi gogna del fuo primo ritiro ^ fi avanzò 

^i^Miul^'^a due miglia da Milano « Egli ifece oc-^ 

toperiaiil stipare dalli fuoi diftaccàmenti la Città 

di Monta ^ ed il Monte di Brianza ^ 

pofti efletiziali per ficiirezza delle fue 

comunicazioni « Quando ebbe ftabilito 

«il Tuo campo y confultò i fuoi Capitani 

intorno i mezzi di foctorrere il Caftel* 

io di Milano é GÌ" Imperiali avevano 

tonftruito tutto air intorno doppie linécf 

iiancheggiate da bacioni e ridotti ; bi* 

fognava sformare quello trincieramento ^ 

é V imprefs^ non moftrò^ che difficoltà 

infuperabili « Mentre ftavafi tohfukan^ 

do, Francefco Sforma ridotto all'ultima 

^eftrcmità capitolò cogl' Imperiali^ e te^ 

fé ilCaftdlo ^ a condizione ^ che avretv» 

be la ^libertà di ufcirne ^ e di ritirarfi 

a Como ^ fino > a che la fua atìbocenta 

fbfle conofciuta • Un momento dopo egli 

venne al quartiero Generale de' Conft^ 

derati coh un feguito di duécenta ca<« 

talli. Parve rìfoluto di non fermarvifi ^ 

e. tii andare toAo aX^mo^ che gl'Im* 

periali s' erano impegnati di cedergli 4 

Ma fi procurò diffaaderaelo ^ mo&SLò' 

do^ 



t t 6 kò;XXXtV. c^3f 

dogli il rifcbio , che correva , abbando- 

nandofi in tal modo alla difcre^ione de* j^^^^^j^^^ 
fuoi nemici , mentre poteva relWe inGRirn^ 
niena ficuretza e con. molto piìi gloria ^ "«vii* 
in un* armata ^ di cui le operazioni 
altro oggetto non avevano clie di rimet*» 
terlo fui Trono de' fuoi Maggiori ; che 
al pih i fé era collante. in credere piU 
a' fuoi nemici^ che alle oflerte de- fuoi 
veri amici ^ fi farebbe Venire di Fraxl« 
eia fao Fratello MaMmiliano , che fa* 
rebbe meno cieco di lui ne* fuoi inìQ* 
rcffi* 

, FofTe fedeltà alla (uà parola ^ o timo' 
re di accfefcere le fue difgrazie , riguar- 
do ali! Imperatore ^ Fradcefco Sforza voi* 
le aifolutamente andare a Como $ prò* 
mettendo al fuo arrivo di fpedire un 
Ambafciatore al Papa ^ e che fi appi^ 
glierebbe alla fua decifione ^ Ma conob- 
be.,, arrivando , tutta la mala fededegl* 
Imperiali «Efli promifero di ritirare dn 
Comoda guarnigione , t che il Duca 
di Mikno vi remerebbe folo con le fiitf 
truppe • Differirono a licenziare laguaf* 
nigione: (otto diverfi pretefìi ^ je Sforza 
t^m^ndo pec la fua libertà , fi rifiigtè 
a Lodi ^ dove i Confiederatl lo ricevete 
tero a ì braccia aperte %: v ;^ ' ^ ^ ^ ^^i 

La 



• ^40 «Storia V-eneta 

La perdita del Caftello di Mi}aM 

Andrea ^*"^ P^*" ^® ^^ colpo de'pih confiderà^ 
Gritti, bili . Non tolfc però loro la fperansa 
*• ^^^^ di renderfi padroni della Città , dóve i 
oiSS?o°ai^* viveri cominciavano a mancare, e do- 
jB Lombar- ^g gj» Imperiali non avevano una guar« 
iiigione proporzionata alla efteniìone del- 
la Piazza • Un nuovo corpo di quattro 
mille Svizzeri era in marcia per unirli 
con Tarmata della Lega, e con quefta 
fìnforzo credevafi poter intraprendere V 
afledio di Milano , Il Duca di Urbino 
fu avvertito, che gì* Imperiali, ch'era* 
X30 in Cremona , dovevano ufcirne , e 
che il difegno del Conteftabile di Bor- 
bone ^era di unire prontamente tutte le 
lue truppe per dare battaglia • Egli di- 
fiaccò fui fatto Malatefta Baglione con 
ttna forte divifione per andare ad affé* 
iliare Cremona ^ e facilitare V attacco 
della Capitale , tenendo così gl'Imperi 
viali feparati. Baglione aprì la trincie-^ 
tSL innanzi Cremona , diede diverfi af- 
ialti, e fu rifpinto . Gli furono mandai 
ti confecutivamente due rinforzi d'in- 
faitteria, con li quali non fece maggio«^^ 
re rpcogreffo . Allora il Duca di Urbi* 
iM» fftfoiie di marciarvi con tutta Tar-*. 
nMtftì « Crcmonarii refe. Fu^rimeffa. 



I: t B n o XXX{V« 241 

la piazza a Francefcó Sforza v che ne ^ 

formò la fua refidcnza; ed il Sanata ^lA^bREA 
^pidl uno de' fuoi Secretar) , detto Lo» GRitri ,' 
dovico Sabadino, tanto per efamìnare '^^ "^^^ 
la fua condotta , quanto per ajutarlo co' 
fuoi configli. 

Intanto i raggiri delPlraperatore k* ^fff^^ 
cero fcoppiare in Roma una rivoltìzio^. f*^*»" «>»- 

, rr 1 . •* troll Papa. 

ne, che quau causo la perdita del Pa« 
pa . Abbiamo veduto , che li Colonnefi 
nemici di Clemente VII. avevano unito 
truppe preflbSan-Germano. Il Papa ave- 
va avuto il dolore, di vedere » quefte trup- 
pe invadere, e facch^giare i luoghi vi« 
cini a Roma;' e prevedendo, che, non 
accomodanctofi con li Colonnefi , fiareb» 
bero quelli un oftacolo di più al dìfe- 
gno della Lega contro il Regno di Na- 
poli , aveva offerto loro la pace , e T 
aveva loro accordata a condizione , che 
le loro truppe fi ritiraflero -da tutte le^ 
terre della Chiefa . Li ColoAoefi avf^ 
vanaidsbidito ; ma un mefe dopo tra* 
dirono il loro impegno in^ modo "^repi-"^ 
teib^ liaiiotte delli 15^. Settembre , ot# 
tocento-^ctifaUi;, e tre mille uomini deli 
It4oro irruppe comparvero fottoRoma^ 
e sUtnpadnoniraooi di tre Forte. Quefki' 
forprefa^ tacitò vm tumuko generale néU 
TaM. IX, <i la 



f4i SraRiA Ve ME t A 

^ wh Città ^ ed il Papa non ebbe clieoil 

Andrea tempo di. rifugìarfi nel Caftello Sant' Alle 
GaiTTi) gioia ^ abbandonando il fuo Pakz2ò, che 
n. uucvit. fu faccheggiato dalli foldati * ^ . . 

sottofcrive Minacciato di effere ritenuto prigio* 
e" imSJJ. niero , e di fofFrire gli ultimi oltraggi 
'«^«- Clemente VIL fottofcriffe una tregufi di 
^quattro mefi con T Imperatore , promr«» 
fé di id tirare le fue truppe dal Milane* 
Ce, e di far rientrare le fue Galere ne' 
fuoir Porti , perdonò alli Colonneii )a 
foro perfidia ^ ed ottenne la pace a di» 
fonorevoli condizioni • Ritiratefi le trup^ 
pe , che tenevanlo bloccata nel Caftdlo 
Sant' Angiolo , egli fcriffe al Re di Fran» 
eia e a Vemzia , che la neceàità ave* 
-vaio corretto a violare i fuoi impegni 
con la Lega; ch'egli conolceva quanto 
il ritiro delle fue truppe e Galere fa* 
tebbe pregiudicievole alla caufa comu- 
ne; ma ch'era ftato sforzato a tal pai* 
fo per (icurezza di fua perfona. Diman- 
dava configli e foccorfo , e pareva al- 
trettanto difpofto a favorire li Confede^ 
rati , quanto l'affronto ricevuto infpira* 
Vagli un vivo rifTentimento • 
ivenetiani: Intanto D. Ugo di Moncada flimo» 
tt^tScHo Iwald con minacele a convertire latre- 
iieu'tuw.^g 10 mm pace defiinitiva . Nuovi ti- 

mori 



, 1 tfi ko XXXI V. 14J 

tfiòti impegnarono il Papa a dare ofec* 
chic ft quefla infinuazione . Scritìe al^j^jj^^^- 
Senato ) che dovendo mi ^orno ridurfi Guitti» 
a tal paflb, non vedeva inconveniente ^ ""^^'^ 
il maneggiare la pace^ nello flato attua- 
le delle cofe. limonatogli rirpofe, che 
la Repubblica aveva intraprefa la guen^ 
ra col difegno di venire ad una pace 
iblida è durevole ; eh* ella tratterebbe 
volentieri cogl' Imperiali 5 quando ciò 
fuccedefTe di còàfeiifo del Re Cri&iani(j^ 
fimo , ed lanitameilte a lui ; che fepara* 
te i loro iùtèrefli da quelli della Fran^ 
eia era un confumare la fchiavitii dell* 
Italia; che Sua Santità non doveva pre-^ 
cipitaire un affare di tale confegiienza ; 
che le propofìxioni , ehe gli fi facevano 
a nome dell' Imperatore , non erano, da 
«ccettarfi sì le^iermente , poichà efige» 
vafi da lui grraa fbmma di danaro , e 
che defTe Parma , e Piacenza e Civita 
Vecchia per pegno di fua parola ; éht 
le forze d^l* Imperiali non erano tao* 
to da temerfi come dice vafi ; che tutti 
li rinforzi^ che dovevano ricevere, u 
riducevano prefentemente ad un corpo 
4t Lanfcheneti , die Giorgio Fronsberg 
aveva levato a fue fpefe , e che non 
potrebbt^ per molto tempo mantenere^ 
Ci % che 



244 Storia Veneta! 

wchc le loro truppe nel Milanefe noli 

Andrea. ^^^^^ pagf ^^ > ® ricufavano giomalmech 

Gritti, te di fervire: che li foccorfi di Francia 

p. LxxviL erano per arrivare ; e che Genova ^ il 

di cui aifedio durava , una volta fomf> 

mefTa, il fucceflb del]|^ operazioni ultc^ 

riori era infallibile. 

Non oftsinte quefti incoraggimenti il 
Papa avrebbefi confervato ^ nel difegno 
di fare la pace , fé non fofle amvato 
y Ambafciatore d' Inghilterra , che gli 
confegnò venticinque mille feudi a nù^ 
me del fuo padrone , e che impiegò le 
piìi vive ragioni per farlo entrare ne* 
fuoi primi impani , o almeno per ri. 
durlo a non afcoltare alcun Trattato , 
che non avefle per fine la pace genera* 
le • Clemente VIL fi appigliò a quello 
ultimo partito • I Veneziani convenne* 
ro con lui di mettere per bafe del trat- 
tato , che dovevafi conchiudere in Fran- 
cia con la mediazione del Re d'Inghil- 
terra , la liberazione de' Figli del Re , e 
la cefiione del Milanefe a Francefco 
Sforza • 
Rompe la Accordate così queflfe cofe , il Papa ^ 
ìuS^rSS- eh* era coraggiofo e timido per ecceflb, 
ruppe la tregua con li Colonnefi , pre^ 
tendendo, ch'era (lata «Aorta a forza ^ 

e che . 



re. 



t T « ft o XXXIV. 14^ 

è che' 2 Vaffalli non erano in diritto, 

di dar legge al loro Sovrano • Egli fé- Andrea 
ce marciare contro elfi delle truppe , Gritti , 
che sforzarono diverfc Piazze del loro ^' i-x^cvii. 
Dominio, e ne demolirono l6 fortifi* 
cazioni • Renzo da Ceri arrivò a Ro- 
ma in tali circoftanze con un foccor* 
fb di truppe Franceff , ed accompagna- 
to dal Conte di Vaudemont della Cafa 
di Lorena, erède delli diritti della uU 
tima Cafa diAngiò. Il Papa unì otto 
in dieci mille uomini , e mandò quella 
piccola armata fotto il comando di Vau* 
demont fulle Frontiere del Regno di 
Napoli^ fperando che la prefenza di 
quefto Principe farebbe incoraggiare gli 
avanzi del partito Angiovino , che tut« 
te le rivoluzioni paffate non avevano 
potuto eftinguere. 

Carlo V. foUecitava la marcia dei Movimeaci 
foccorfi deftinati per la Lombardia , e * ^"^^^ 
la principale attenzione de^ Confederati 
era di fermarli nel paiTaggio • Arma^ 
vafì in Cartagena una flotta per foc* 
correre Genova • Facevafi un fimile ar* 
jnamento ne' Porti di Francia per op-» 
porfi alla Flotta Spagnuola; erafi.fpaf^ 
fa voce, che il Principe di Orange do* 
veva entrare nel l^ilanefe per la Savo^ 
Q. 3 ja con 



«4^ Storia V e n Et a 

»ja con un'armata; e li Confederati 

Andrea operavano a tutto potere col Data ài 
Gritti, Savoja per impegnarlo a ricufargli il 
V. Lxxvii. paflaggio . Prèmeva piìi d' ogni altra co- 
fa r andare incontro a Giorgio Fcònf* 
berg , eh' erafi avanzato alla tefta di 
dieci mille Lanfcheneti a Bolzano nel 
Tirolo. Il faemico faceva in Trento 
groffi ammaffi di munizioni: e di arti- 
glieria ^ e tutto annunciava un'irruzio« 
ne vicina nel Veroriéfe. 

Il Duca di Urbino fece martiare 
verfo quella Frontiera un corpo di quat- 
tro mille uomini fofténuto da alcune 
compagnie di uomini d' armi e di Ca« 
valleggieri comandato da Caniillo OrC* 
hi. ^efto Generale avendo intefo , che 
il nemico era già penetrato nella valle 
di Aggri, e ch'era arrivato a Polodro- 
ne nel Trentino , fi portò con una mar- 
eia sforzata verfo Salò con tutta la fua 
Cavalleria , avendo ordinato al refto 
della fua divifione d'imbarcarfi fui La- 
go di Garda, e di venire a raggiunger- 
lo inceflàntemente • Una violenta tem- 
fsefta ritenne la fua Infanteria ne* Porti 
del Lago dov^ella difponevafi a far ve- 
la; e quefto accidente impedi a Camil- 
lo Orfini la efecuzione del fuo proget« 

to. 



l I B it o XXXIV. 14^ 

to. Egli sMmpadronì del pofto delia^ 
Corcoa airufcita della sfilata , che i ATri„e* 
fiemici avevano intrapreio di iuperare • Gritti , 
FroDsberg , vedendofi arreftato , mutò^*"^y"* 
ftrada , direfle la Aia marcia a traverfo 
delle montagne , arrivò con fatiche in« 
credibili prefTo Garda , attraversò il Min- 
cio , e fi portò a Caftiglione delle Sti^ 
viere . Aveafi operato , che il Marchefc 
di Mantova gli dovefle ricufare V in- 
grefTo ne' fuoi Stati., come ne aveva da- 
ta parola * ma egti non offervò quefto 
impegna, -che no&f)oteva adempiere fen- 
za «fporre il fua paefe a tutti i difordi- 
ni della guerra. 

. i Confederati furono per lungo tem- 
po incerti intorno la ftrada, che Fronf- 
berg aveva intenzione di prendere ; cre- 
dettero dapprincipio , che attraverfereb- 
be il Bergamtfco per andare ad unirli 
al Conteftabile di Borbone prefTo Mi- 
lano • Ma avendo faputo , che queft* 
ultimo s' era allontanato dà quella Ca* 
pitale per avvicinarfi al Pò , e vedendo 
che Fronsberg aveva paiTato V Ogho 
prefla Rivalta , non dubitarono pih, 
che loro difegno folTe di effettuare la 
loro unione preffo Piacenza . Eitì fi fe- 
pararono in due Corpi. Il Marchefe di 
Q. 4 Sa- 



24? Storta Veneta 

^Saluzzo pafsò a CafTano con tutti gli 
^^0^^^ Svizzeri e li Grigioni . Il Duca di Ur< 
Gritti , bino .continuò a cofteggiare , e tnolefta«> 
p. Lxxvii«|.^ Froqsberg fino a Borgoforte; 
Timori dti I movimenti di quelle dìfFerentì ar* 
^^* mate fenza ometto baftantemente deter* 
minato fparfero il terrore in tutta la 
Italia ; Il Papa più inquieto che tutti 
gli altri , temè ,per Bologna e per la 
Tofcana ; egli fpedl un Corriero a Ve- 
nezia per pregare il Senato di far paf* 
fare il Pò a tutta la fua armata , per* 
che ella potefle coprire gli Stati della 
Tolcana e della Chiefa . I Veneziani 
non volevano lafciare il loro paefe 
fenza difefa per zelo verfo un Alleato , 
la di cui fedeltà era di continuo agita^^ 
ta dalli più lievi timori . Si contenta- 
rono di fpedire un foccorfo di mille 
fanti per difefa delle Piazze della Chie- 
fa • Acconfentirono , che il Marchefe di 
Saluzzo paiTafle il Pò con la fua divi- 
fipne; e quefta rifoluzione venne a pro- 
posto per fai vare Piacenza : impercioc- 
ché quefto Generale arrivò fotto il can- 
none della Piazza nel momento , che 
il (ponteftabile . di Borbone aveva for^ 
matp il difegno di forprenderla . Gli 
ordiqi dati al Duca di Urbino lo la* 

fcia* 



Libro XXXIV* 249 

fciavano padrone di fpedire de* difliac«^« 

camenti di là del Pò, oppure di P^ffa- j^„^^^ 
re quefto fiume eoa tutta la fua arma*G&iTTi» 
ta, fé lo giudicaffe per bene della cofa é ^•'"""* 
Ma verifimil mente le Tue iftruzioni fe« 
crete portavano il contrario ; perchè 
Fronsberg avendo paflato il Pò al Por- 
to di Oftiglia li z8. Novembre, il Dii^ 
ca di Urbino ritornò con tutta la fuar 
armata nel Veronefe , fenza che i Ve- 
neziani ne moftraiTero altro difpiacere, 
che quello che vuole il decoro , quan- 
do TintereiTe porta di nafcondere ifuoi 
veri fentimenti • 

or Imperiali uniti di ìk del Pò de< i v«««*J*«| 
valtavano tutto il Paefe ; 1 Luterani , Fiorentini, 
che formavano la parte maggiore de' 
Lanfcheneti ^ efercitavano con affetta- 
zione i loro ladronecci nelle Chiefe, e 
.manifeflavano un fanàtifmo , che au« 
mentava lo fpavento degli Italiani pp*; 
co accoftumati a quefta forte di eccem « ' 
Quelli furiofi nemici fi avan^cavano len« 
tamente verfo la Tofcana • Si temè ili 
Venezia , che li Fiorentini non folTero 
tentati di prevenire la loro rovina con 
un accomodamento • Si fpedì loto con 
preftezza Marco Fofcari , che li efortò 
a non lafciarii fgomentare da un peri^ 

colo 



fjo Storia Veneta 

colo apparente . Egli loro difpinfe con 

Andrea ^^""^ *^ cattivo flato degli Imperiali 
Critti^ fcarfi di danaro^ e di tutte le coìe ne- 
p. Lxxni. ceffaric . alla guerra . Loro defcriffe le 
forze fuperiori de' Confederati ,. i po- 
tenti foccorfì che . attendevanfi dalla 
Francia , i progetti , che formavanfi per 
imbarazzare il nemico in molti luoghi , 
e. la rifoluzione prela: di rìfchiare tutto 
per ialvane la Tofcana • I Fiorentini 
furono fenfibiliffimi a quefla dimoftra- 
zione di zelo de' Veneziani ; effi fpedi- 
rono. a. Venezia Aleflàndro de' Pazzi per 
atteflare la loro riconofcenza al Sena- 
to , ed aflicurarlo , eh' effi non fi flac- 
cherebbero mai dalla Tua alleanza , e per 
propot^li una nuova leva di fei mille 
uomini a fpefe comuni : ciò che fu efe« 
guito. 
comiMitt!. ..La Città di Genova flretta da osini 

mento nsva- ir ■ 

le ali* aitcA. parte non aveva altra Iperanza , che 
".*"^*^'ncir arrivo della Flotta Spagnuola , eh* 
trafi equipaggiata in Cartagena . Pietro 
Navarro propofe di andare ad abbru- 
ciarla nel Porto . Il Provveditore Ve- 
. neziano ne approvò 1* idea ; ma Andrea 
Doria, la di cui condotta da qualche 
tempo era equivoca , oppoie gli incon* 
venienti della ftagione^ ed il pericolo 

di 



^LfBRO XXXIV. 151 

di efporfi agli accidenti del mare fopra^^ 

irna cotta , dove non fi poteva trovata j|^^pj^^^ 
afilo. Si rifolfe dunque di andare ero- Ofi^iTTt» 
cianìdo verfo le Ifole di Corfica e di ^* "«▼"• 
Sardegna con la rifoluzloiie di com- 
battere la Flotta Spagnuola, fubitb che 
fi fcoprifle. Ella non tardò a fàrfi ve* 
<lettf , ed era compofta di trentafei le« 
gni . Il Provveditore Veneziano , eh* 
era allora a Porto-Venere, la fcoprì il 
primo , ed avanzò pei: darle combatti- 
mento ; ma il vento contrario non gli 
|)ermife di avvicinarvifi. Ella viaggiava 
a piene vele per entrare nel Porto di 
Genova; Navarra, vedutala pure, fi av- 
ventò contro con Tedici Galere , ed al 
primo colpo di cannone fece faltare la 
grande fiamma della Capitana • Due 
Galere Veneziane fi unirono , ed il com- 
battimento s* impegnò . Si cannonarono 
per due ore continue; uno de* battimen- 
ti nemici fii affondato; ma il mare di- 
venne sì gonfiò , che furono obbligati . 
a fepararfi .Là Flotta Spagnuola fi ri- 
fuggiò in differenti Porti , ed ebbe alfine 
la felicità dì trovarfi unita a Gaeta, 
^ve ella sbarcò il Conte di Launoi Vi- 
ceré- »di Napoli, con fri mille Spagnublì. 
Quatndd il mare fu un poco calmi- 

to, 



t5^ S^fORtA Vegeta 
t to, Navarro infeguì cori ardore la ^ot« 
Andrea ^* nemica , ch'egli voleva affolutameiKi 
CRiTTiy te diftruggere; ma la cercò invano. In* 
#,xxxm* t£ig{5 Genova ricévè viveri e munizio* 
fii , ficchè fi dovè levare V afledio y* Li 
(generali attribuirono r uno all' altro il 
difonore dell' efito finiftro « Corfero vo« 
£Ì in Venezia poco vàntaggiofe intor« 
Ilo al procedere del Provveditore ^ Lo- 
ilovico Armerò • Fu chiamato a Vene- 
aia ^ ed il Configlio di Dieci avendo« 
Sjli fatto il proceflb , refe tale conto di 
oa condotta, che fi fu in debito di con* 
feffare , che ingiuftamente avevafi conce* 
pito fofpetto contro di lui. 

Il Viceré arrivato a Napoli un\ un* 

armata di dodici mille uomini, e mar* 

ciò prontamente contro le truppe della 

Chiefa , comandata dal Conte di Vau* 

demont : egli fi attaccò all' afiedio di 

Froffolone; ma Renzo da Ceri ed Alef* 

iandro Vitelli diftaccatifi per foccorrere 

la Piazza , sforzarono le fue linee e lo 

coftrinfero a ritornare indietro. 

^— — ^> Un intereffe piìi premurofo lo richia- 

An. i527.mò nell'interiore del Regno, che li 

Guerranei Confederati erano in procinto di attac* 

N^u. care da due parti. Erafi ottenuto d' in* 

liereflare vivamente il Papa a prò del 

Con- 



LrBAo XXXIV. 155 

Coliteli Vaudemont-^ col contratto di^_ 

matrimonio di qucftoi Principe con fita Ammèa, 
Nipote, figlia di Lorenzo de* Medici .Gàit-w, 
la confeguenza tli ciò aveva ordinato *-"^^^ 
ad Andrea Doria, Generale delle Tue 
Galere ', di andare ad infultare le cófte 
dì 'Napoli , unitamente a <}UelIe di Ve- 
nezia, e di attaccare la Capitale, men* 
tre Renzo da Ceri, alla teda di dieci 
mille uomini facefie -una potente di ver** 
fióne neir Abruzzo • Doria avanzò ftra« 
da con parte della fiotta , e tentò inu« 
tilmente d* impadronirfi del Porto di 
Pozzuolo. Sì unirono preflb Napoli , e 
fu attaccato il Cafteir a mare • In po- 
chi giorni il cannone delle Galere tece 
breccia, e furono sbarcate truppe co- 
mandate da Pietro Giuflipiani per dare 
r afialto • La Piazza fu prefa , e la guar- 
nigione paffata ^' filo di fpada . La co^ 
ft«rnazione fparfa in tutte le Piazze del-» 
k cofta le obbligò a renderfi alla pri^^ 
ma intimazione « Quelle che vollero re^ 
fiftere , come Sorrento, e la Torre de* 
Cervi, furono prefe di affai to, e tratta- 
te fenza mifericordia * 
- Nel medefima tempo Renzo da Ce* 
ri^ paffato felicemente il Tronto, fpar^ 
geva il terrore nell'Abruzzo. Soggìogè: 

Aq^ui^ 



i54 Storia VsHÈtA 

r Aquila > e fi refe padrone, delle Coti* 

Andrea ^^^ ^^ Tagliano » di Alva ^ e di Celafiav 
GRiTti, I Generali della dotta deliberaibno di 
.p.Lxxvii.affedÌar« Napoli, perfuafi che U deftinà 
della Capitale deciderebbe di ùinello di 
tutto il R«gtio • Quefta imprefa patire 
loro non molto diffìcile^ per avtte il 
Viceré occupate le fue truppe in piti 
luoghi: ^ :non avebdo lafclator iix NapcK 
li ^ che una debote guarnigione, e.per« 
che fondavanfi fopra il favore degli tbjh 
tanti malcontenti del governo SpagnuOf* 
la , inclinati per la maggior parte al# 
la Cafa di Angiò , e tutti naturalmen*^ 
te propenfi alle ribellioni. Alcuni U& 
fiziali rapprefentarono , che meglio fé« 
rebbefi , afpettando , che Renxo da Ceri 
aveffe fatti maggiori progreffi , e eh' 
egli potefTe fecondare le operazioni del* 
la flotta , inveftendo la Piatta dalia parw 
te di terra ; che le fòle ciurme non 
badavano per un afledio di tale confe* 
guenza; e che in afpettando la unione 
delle truppe di terra , 6 poteva impa* 
dronirfi di Salerno e delle Piazze vici* 
ne ; ciò che porrebbe il colmo agi' in« 
comodi y che già provavanfi in Na^ 
poli. 

: Quello patere parve timido, è fu di» 

fprez« 



LtÈ Ad XKXl^r. i49 

rpreizatò* Fu dunque «kcifo che fi &*• A»f DKt/lt 
rebbe ^aìla Città T intimazioiie di rem Guitti t 
derfi , e che fi accompagnerebbe la i». ••"àvit 
timazioite con le prottelTe e minacele ' 
folite in tali incontri • Don Ugo di 
Moncada comandava in Napoli. Ricevè 
la intimaaione ^ « coi;l fierezza la rigete 
tb; ufci alla tefta di due mille e citi^ 
quecento fanti e di trecento eavalli pef 
opporfì allo sbarco delle truppe confe^ 
derate, che il Conte di Vaudemonterafi 
incaricato di effettuare aflicme con Orai^ 
zio Baglione i V' ebbe- in quella occiar- 
fione un combattimento fierilfimoi in 
cui U Confederati protetti dal canno- 
ne della flotta ebbero tutto il vantag* 
gio . Gli -Spagnuoli vivamente inveliti 
fi ritirarono con difordine, abbandonane 
do la loto artiglierìa . Moncada ebbe 
il valore di refiftere con alcune Còm« 
pagnie d* Infanteria ^ e gli riufcì di ri« 
coperare il fuo cannone « Rientrando 
nella Piazza, e battendofi in ritirata 
contro Orazio Baglione , che lo infegui'^ 
va colla fpada ne' fianchi, non potè far 
ahare il ponte levatojo, e Buglione w- 
fib padróne della porta i Non la cob* 
fervo dfan tempo , perchè aveva fect^ 
pochi loldati. Si fece r errore di «oH 

fo« 



2^6 £ T O R I A »V E M E T A 

foft^nerlo , onde fu in neceffità rff^ ri- 

ANDRE4 to<*'^^^ ^ uniti al rìmanente deUb 
Gritti , truppe • 

D. Lxxvii. Il terrore degli abitanti fu si grande ^ 
èSiirott?^che mandarono a pregare il Conte di 
li^de^" Vaudemont di fofpendere gli attacclu, 
* ^^- eflendo intenzionati di renderfi a lui. 
Ma Moncada feppe contenerli, e fic« 
come fapeva che gli Alleati non ave- 
vano truppe di sbarco a fufficienza per 
isforzare nna Città come Napoli , non 
volle mai afcoltare veruna Capitola^ 
£Ìone • Li Generali della flotta in tm 
nuovo configlio di guerra conobbero 
Ja temerità della loro intraprefa • Spera- 
no indeboliti , lafcìando guarnigioni nel- 
le differenti Piazze della Corta , che* 
avevano foggiogate • Erafi loro promef- 
fo un grande foccorfo di Francia , che 
non arrivava • Mandarono a dimandare 
mille uomini di rinforzo a Renzo da 
Ceri • Ma era egli fteflb nel medefimo 
imbarazzo • La voce fparfafi di una fo- 
fpenfione d* armi , che fi trattava ia 
Roma y ed a cui pareva che il Papa 
volefTe dar mano , aveva dirtrutta ogni 
difciplina tra li fuoi foldati • Egli noa 
fN>teva nèfarfi ubbidire, né impedirete 

Pcc 



Librò XXXlV» ^57 
^ Per uccrefcimento di difgrazie il Condii 
teftabilc di Borbone poftofi in ^^^'^i- Andrea 
no verfo Firenze , e non diffimulando Guitti, 
il fuo difegno di dare il faccd 4 quella ^«-xxvii* 
Città a favore delle fue truppe , che «^ai!!^ 
non erano pagate , coni pi di porre in ^^J*'*^*^ 
cofternazione lo fpiritQ debole ed ìtri^ 
foluto di Clemente VII* Temè meno 
i mali , che potevano affliggere la fua 
Patria^ che un cambiamento di Gover« 
no a pregiudizicr di fua famiglia ^ che 
godeva in Firenze di un'autorità quafi 
aflbluta . Qh^Ao motivo lo determinò ad 
accomodarfi prontamente con TAgen* 
te, che il Viceré teneva nella fua Cor* 
te» Si convenne di una tregua di otto 
mefi . Il Papa s* impegnò di esborfarf 
feffanta mille feudi per li ftipendj deù 
le truppe Imperiali, a Condizione^ che 
tutte le Piazze prefe da una parte, € 
dall'altra foffero reftituite ; che fé H 
ite di Francia e li Veneziani confenti& 
fero .alla tregua , gli AUemani ufcirebf 
bero d'Italia; e che fé non 1' accetta^- 
fero, le truppe Imperiali.fi ritirerebbo- 
TO folamejdte dalle Terre del Papa e 
de' Fiorentini . . i 

Li Confeiderati informati di qiieÌÌo 
Trattato vergògnoìb , fi lamentarono al$ 
Tom. IX. R ta- 



158 Storia Veketa 
r tamcnte. del Papa . Non potevafi com- 
Andrea prendere, come avefle perduto si pretto 
Gritti, la memoria del tradimento, che li Co- 
D. Lxxvii. iQjjnefj gli avevano fatto ad iftigazione 
ffti!ir"u dcir Imperatore • come dopo i motivi 
^m^'di difpìaccre ch^li aveva dato agli 
uni e agli altri, aveflTe il coraggio di 
fidarli dt nuovo alla loro parola , cmct^ 
ferfi alla dtfcretitme dì perfone , che 
non potevano eflergU ^fedeli , per effere 
egli ftato il primo a inancare loro di 
fede , Clemente VII. fcufava la fua in» 
fisdeltà , dicendo , che avendo riconofciu* 
to neir Imperatore e ne'fuoi Mìniftri 
una fincera difpofizione alla pace , il 
fuo carattere di Padre comune non gli 
permetteva di negligere una occafione sì 
favorevole di procurare alla Criftianità 
sì gran bene • Così ad onta delle ragio* 
»i e delle "mormorazioni de' Confedera* 
ti , ritirò le fue truppe e le fue Gale* 
re • I Veneziani furono obbligati a ri« 
chiamare la loro flotta; ed il Conte di 
Vaudemont fu ridotto alla neceflità di 
evacuare tutte le Piazze, ch'egli aveva 
conquiftate , e ad ufcire dal Regno di 
Naj^. 

Fine M Uiro XXXIT. 

LI. 





aS? 


LIBRO 


XXXV. 



so M M yf RIO. 

yUciécamento del Papa • I VentTitam pten* 
' dono le lato mtfure .N Contejlabìle di 
' Berbfme màrcia wrfi Roma. Soli ecita i 
' Vmeziani^ che 1$ di/predano. Il Con^ 
teflabik arriva a Rama « £' ferito a 
morie • Roma è prefa d^ affàlto e faccbeg^ 
giata dagF Imperiali. Il Rapa è blocca* 
$0 in Caftello Saht* %4hgiolo . Movimenti 
in fuo favore • Condotta artìfixiofa deW 
Imperatore. I Vettexianì vogliono libera^ 
fé il Papa . Loro ordini male efeguiti 
dd Duca di Urbino . Il loro Pronjveditore 
* fi g^ujlìficà i II Papa tratta con gp Im* 
periali. I Fene^jani vogliono portare la 
guerra nel Milànefe . Sono malcontenti 
del Maref dallo di Lautfec. Prefa diPa* 
via. Movimenti degli Stati di Genova 
e di Venezia . Galera Turca prefa dalli 
Veneziani ^ La pace con Solimano non è 
alterata • Lautrec paffa il Pò . Motiva 
di fua condotta • Imbara^^ de Vene^' 
XJani • Papa fa la pace con f Impe» 
R a fo^ 



»do Storia Veneta 

fatare , ed è liberato . I Veneziani h$ 
vano gli propongono dì rinnovare la Le^ 
ga . Lautrec va a Napoli, ti Senato de^ 
libera intorno Je Città della Romagna . 
Lautrec va contro gl^ Imperiali . Flotta 
Veneziana fulle cofle di Napoli. Il Z)«- 
ca di Brunfwick entra nel Milanefe . 
La fua armata è difperfa • Combattimene 
to navale , nel quale gl^ Imperiali fono 
battuti . Cofianxa del Governo di Napo^ 
li^ Le malattie rovinano r armata Fran^ 
teje . .Andrea Daria pajfa al fervigio 
deir Imperatore . Lì Francefi fono fcac* 
ciati dal Regno dì Napoli . Si progetta^ 
no nuove imprefe contro Napoli e Mila'» 
no . Non fi riefce contro Genova . Fine 
della campagna . Raggiri del Papa in 
propofita delle Città della Romagna . Di* 
fpojìzjone alla pace. Piano per le opera^ 
zioni della campagna. Opinioni diverfs 
nel Senato . Deci/ione del Senato . Stato 
infelice degli affari di Napoli, Difcordta 
tra gli yilleatì . I Francefi fono battuti 
dagP Imperiali . / Veneziani perdono l* 
occafione di battere gt* Imperiali . Ma^ 
neggìo per la pace . Carlo V. in Italia . 
Trattato diCambrai. Imbara^T^p de Ve* 
nei^anì . Carlo V. in Bologna • Opinioni 
varie nel Senato intorno la pace • Con* 

ven* 



Libro XXXV* i6t 

venutone ^on Francefco SfofT^ e li Ve* 
ne^sani • Firen^ è Jòttùmejfa alti Medi* 
ci* Trattato di Bologna . Carlo V. è 
coronato in Bologna • Sofpetti di So» 
limano contro li Veneziani. Vengono di* 
ftrutti » Progetti di Solimano i Imbarav^ 
1^0 dell* Imperatore co* Proteflanti . il Pa* 
pa vuole y che fi faccia loro la guerra . 
Sentimenti de Veneziani, affari partico* 
lari. Nomina alliVefcovati. Varietà di 
pareri a queflo propofito • Deci/ione del 
Senato • Timore riguardo alti Turchi • 
^Affari di Ungheria. Ferdinando Re de* 
Romani. Guerra de* Turchi contro t'Irne 
paratore. Carlo V. vuole impegnare iVe* 
ne^ani ad una Lega. Conferì fce col Pa* 
pa in Bologna. Lega degli Stati d* Ita* 
Ha . Sofpetti contro li Venexjani ; ejfi gli 
dìjlruggono . Non poffono accomodare /' af* 
fare dei Confini . Seguito della guerra de* 
Turchi . I Venexiani danno loro motivi 
di effere malcontenti . Inquietudine del 
Senato. I Turchi levano l* affedio di Co* 
fon . Matrimonio di Caterina de* Medi* 
ci col Figlio del Re di Francia . ^r* 
tnamento in tutti li Porti. I Veneziani 
maneggiano il Papa . Progreffi de* Tur* 
chi. Morte di Clemente VII. Paolo III. 
gli fuccede . 

R 3 eie. 



i<2 Storia Vhucta 

Ani>rea _ ' j 

GrittI) ^^^Lemente ; vii. aveva da infenfa* 
iKLxxviu F ^ to preparata la fua rovina con 
incB^4"*2i ìtt ^jl ^^ ibttofcrizione ed efecuzione 
Papa. T^B^ del Trattato, che abbiamo ve- 

^to 1 terminò di porli nel predpizio, 
licenziando tutte le truppe , che aveva 
in piedi, come non fi doveiTe piU trat- 
tare di guerra , e* ritenendo foli cento 
Cavalleggieri > ed alcune compagnie à* 
infanteria per la fua guardia , mentre 
li Colonnefi e li Spagnuoli recavano 
armati. Il Senato moffo del fuo accie* 
camento , lo fece avvertire per mezzo 
del Tuo Ambafciatore del danno che fa- 
cevafi, fidandofi delle parole del Vice- 
rè , poiché buando anche fofTcro fince- 
re, il Contembile di Borbone , che pre- 
tendeva non eflergli fubordinato, difprez. 
perebbe certamente gli ordini , che gli 
foflero dati à fuo nome; e eh' era da te- 
merfi, che quefto Principe, avendo un* 
armata diflicililfima a contenerfi , per- 
che non era pagata , non abbandonaf. 
fé là Tofcana , e lo Stato della Chiefa 
al faccheggio j fenza riguardo à condizio* 
ni, alle quali non aveva avuto parte . 
Il Papa aveva prefo partito , né fi ri* 

mofle. 



thoffe . Crédè , che le infioiftizioni de \ 
Vcncxiatìi foffero dettate dall' interefTe , Andrea 
che avevano, di ritenerlo neU' alleanza , Gritti^ 
é che perciò gli dìpingeifero il male®""*^** 
ittttlto piti grande di quello eh* era ^ 

Portò il filo acciecaÉDenta a fegiio ^ 
che^^ il Conteftabile di fiorbobe avendo 
fcritto egli ftefib aftoma^ cht non eira 
piU padrone de' faldati per tnaricanta di 
danaro f rifpofe, che non lafcietebbein- 
ganriarfi da quefto Principe v che non lo 
intimidiva in tal modo, che pertfargli 
pili danaro di quello che aveva promefla. 
Aggiunfe , che finalmente, -fé accadeffe 
qualche difdrdine, voleva piii tofto, che 
venidfe imputato alla cattiva fede altrui i 
di quello che alla lìia oftinàdont* 

1 Veneziani non avendo potuto ^are ^'^JJ**]^ 
intendere ragione al Ponte&e ^ ordina* C»»»*^»^' 
tono al Duca di Urbino, che actanipa» 
va allora tra Modena e Reggio , di unirli 
ali* armata del Marchefe di :SàlU2zo nel 
Bològnefe, per far fronte agl*Imperìa« 
lìé Incaricarono Sebaftiano Giuftiniano, 
loto Ambafciatdte alla Corte di Fran-» 
eia, di afficorare il Ke ^ cho quantun^ 
Que il Papa li avefle abbandonati , ef« 
il reftavano buoni amici della Fran- 
cia, e coftaitti in aperaire celati vamen^* 
R 4 te 



4(54 Storia Veve-t'^a 

te ai fuoi configli , fia per la gueita^^ 

Andrea ^^ P^^ '* pace. Il Re fece loro propòr- 
Critti , re di ripigliare la fpedizione di Napo* 
p, LKxnu jj ^ e di mandarvi truppe e vafcelli • 
Ma il Senato giudicò, che il Papa aven« 
do col Tuo accomodamento rovinato gli 
aiFari de' Confederati in quella parte ^ 
conveniva limitarfi a difendere la To« 
fcana e lo Stato Ecclefiaftico , de' qua* 
]i fé foflfe fatta la conquida dagl'Impe* 
rìali , ne rifulterebbe alla caufa comune 
un pregiudi;iio irreparabile, 
iickmte»». Il Viq^è avea mandato ordine al 
bÌ>oe1Li«ìtContefta5ile di Borbone di fofpendere 
wfoRoma.jjj fya farcia, e di ceffare dalle oftili^ 
tà « Anche quando quello Principe avef-* 
fé avuto la volontà di ubbidire , non 
ne aveva il potere , volendo aflbluta- 
mente i fuoi foldati o danaro o il fac- 
co delle Città . Egli entrò nella Roma-» 
gna , ed ottenne Cotignola per capito- 
lazione . Di là marciò a Forlì , e par* 
ve dirigere la fua marcia per la Valle 
d' Orno , a fine di penetrare nella To^ 
fcana . Il Duca di Urbino ed il Mar-r 
chefe diSaluzzo lo cofieggiavano , e àin 
latavano i loro quartieri da Bologna 
per Imola e Ravenna fino a Faenza 
Il principale oggetto era di ferrare gl^ 

Im* ' 



/Libro XXXV. 16 f 

Imperiali , di rompere le loro comuni- 

cazioni , e di rendere loro fempte pik Andrea 
difficile il modo di fuffiftere* Grittiì 

Il Papa principiava a vedere la tem* ^•^**^*'^ 
pefta , ed udiva da lontano tuonare il 
turbine: egli fece venire alla Aiaudien^» 
za Domenico Vemer , Ambafciatore àeU 
la Repubblica, e lo pregò di fcrivere al 
Senato , acciò comandale al Duca di 
Urbino di far marciare inceffantemente 
r armata Veneziana in Tofcana , giù** 
randogli , ck'era rifoluto di rinnovare 
la lega, e di offervarne gì' impegni con 
una inviolabile fedeltà. Clemente VII. 
erafi refo fpregcvole a tutti i partiti 
con li fuoi fpaventi e variazioni . Il 
Senato poco comnoioflb per gì' intereffi 
del Pontefice, non confiderò che i peri- 
coli della caufa comune, ed ordinò alli 
fuoi Generali d'infeguire il Conteftabile 
di là dall'Alpi. 

Quefl:' ordine fu efeguito , e poco tem- 
pò dopo le due armate fi trovarono in 
Tofcana, quella del Gonteftabile preflb 
Arezzo, quella de* Confederati a Barbe- 
rino , eflendovi di mezzo la Città di 
Firenze . Già il popolo Fiorentino di- 
videvafi in fazioni , volendo gli uni , 
che r autorità rcftaifc alli Medici , di< 

man* 



i66 StORtA 'V-EKEtA 

r tnandando gli altri, che il goTerào po^ 

Andrea pol^^f^fle rìftabilito , e che foflero sbaii^ 

Gritti, diti Ippolito ed Aleflandro de' Mediti-, 

^"*^"- nipoti del Papa . Quefti ultitiii prende- 

vano Tafcendente , ed era da temerfi , 

che le querele contro T autorità de* Me* 

dici non cadeffero fopra la Léga , eh* 

era opera loro é H Duca di Urbino fi 

portò a Firente alla teftt di ottocento 

Gentiluomini : pacificò il tumulto fen- 

«a efTulione di fangue ^ maneggiò $ì ac- 

cortamente gli fpirìti , che il Governo 

^ fu mantenuto , e li Fiorentini proniife'» 

ro di continuare le paghe di duecento 

cinquanta uomini d^ armi , e di cinque 

ifiille fanti a profìtto della caufà co« 

mune . 

VeK^luHf ' Clemente VII. maneggiava allora in 

gelo di- Roma un nuovo Trattato con 1* Amba* 

fciatore di Venezia « nel quale voleva 

obbligare i Veneziani a fomdiiniftrargli 

- grofTe fomme di danaro, a non ritirare 

le loro truppe dalla Tofcanà e dallo 

Stato EcclefiafUco fenza fuo confenfo « 

ed a far partire inceffantemente una 

flotta per le cofte di Napoli . Il Sena« 

to non giudicò a propofito di prendere 

fithili impegni con un alleato , del qua« 

le non potevafi £ar conto ; e come Do* 

me- 



ti 8*0 XXXV* ì6t 

m^tiicp V^&iei: aveva pi trepaflato il fuo« 

potere, trattando col Pontefice , fu ri- Andrea 
chiamato fui fatto a Venezia • Fu de- Gairti^ 
nUnciato dagli Avvogadori , e punito deU ^ ^-^txyu» 
la Tua temerità con la. privazione de' 
fuoi impieghi* Furono nominati in fuo 
luogo inoliti Senatori ^ che fé neTcufa« 
roQo dicendo , che dovendo coprire in 
quefte circoftaozf crìtiche impieghi piìi 
importanti I doveyaÌB feguire il coftu-» 
me , che at^ibuiva /tali Ambafciate a 
Maciftrati inferiori •- Per rimediare a 
quefto. inconveniente, il Maggior G)n« 
figlio fece una Legge ^ la quale (labiliva « 
che, giurante la guerra , la fcelta degli 
'Amb^fciatori poteiTe eflere fatta tra tut« 
ti li Nobili 9 lenza diftinzione di grado 
e d'impiego , e Francefco Pefaro fu 
eletto. 

1 La prefenza de' Confederati toglieva 
al Conteftabile ogni fperanza d*impa« 
dronirfi 4i Firenze • Rifolfe marciare a 
lipoma, dove fperava incontrare minore 
difficoltà • U Papa , che non poteva piit 
dubitare ^el dif<^no del Conteftabile , 
isbbe pure l'acdecamento di non rifer* 
vare per guardia della Capitale che cin* 
que in fei mille Paefani « cui fece pren^ 
dere 1? armi.l^iJippo Doria aveva r%c# 

col- 



2^8 Sto Rt a-^Vxne t a 

pcolto qualche poco d' infanteria ^ e'con^^.. 

Andrea ^^^^^ avevala a Civita-Vecchia . Egli 
Gritti, neglefle di fervirfene. Il C^nte Rango^ 
B.UCXVIK 1^^ aveva un. corpo di truppe in Orvie- 
to , a cui proibì di ufcime fenza un fuo 
ordine efpreflb. 
bìlc^JJhrt ^^ Conteftabile marciando a gran paflì ^ 
ia Roma, uqu oftauti le difficoltà delle ftrade , e 
le innondazioni de' fiumi,; «arrivò li z6^ 
di Aprile in Viterbo • Di.là fpedi un 
Corriero al Papa , per dimandargli oin 
paiTaggio per Roma, donde pretendeva 
portarfi a Napoli , per falvarfi dall' oftU. 
nato infeguimento de' Confederati • Cle«. 
mente VII, gli. ricusò la dimanda con 
coftanza . Il Conteftabile avendo tratto 
alcuni viveri da Acquapendente , da S. 
Lorenzo e da' villaggj vicini , compar- 
ve fotto Roma li 6. di Maggio • 
11* ferito e Renzo da Ceri aveva fatto d' ordine 
del Papa alcune trìnciere ne' Borghi ; 
ma erano fiate conftruite troppo leg- 
giermente e troppo in fretta per arre- 
ftare il nemico • Il Conteftabile fece 
fcalare il Borgo del Vaticano , e le fue 
truppe vi penetrarono dopo una breve 
refiftenza • Ma nel primo calore deir 
affalto egli ricevè uà' archibugiata , che 
gli pafsò il fiajaco e^ cofcia : fu in% 

con* 



L I B R o XXXV. 269 

con^tancflte trafportato nel Campò, dove, 

fpirò un'ora dopo. Non difpiacque che ^^^^^^ 
ai fuoi Soldati. La Francia perdette in Qritti^ 
lui un nemico pericolofo; T Imperatore ^•^^^^** 
un trasfugo incomodo ; V Italia il più ofti- 
nato de' fuoi oppreffori . Morì con V ar- 
mi alla mano, ma fenza gloria , perchè 
militava contro la fùa Patria , e faceva la 
guerra da mafnadiero • Non aveva che 
trent'otto anni , e non lafciò pofterità* 

La fua morte non interruppe gli at- nmiiAèpie. 
tacchi , alli quali fi portarono con fu- ScJhJjjSfr^ 
rore i fuoi foldati ; il borgo del Vati- ^ffilV"*^ 
cano fu prefo • Il Papa pieno di fpa* 
vento fi rifugiò nel Caftello Sant'An- 
giolo con li Prelati di fua Corte . GÌ' 
Imperiali entrarono nella Città confufi 
co' fuggitivi , e vi commifero tutti gli 
orrori , che fono la fatai condizione 
delle Città prefe d' affalto • Il Duca di 
Urbino erafi avanzato fino a Viterbo • 
Le fatiche delle marcie avevano notabil- 
mente diminuito la fua armata . Tro- 
vò avanti di lui il Paefe tutto rovina- 
to , e non s'arrifchiò d'impegnarfi piii 
in là. Così gl'Imperiali fegnalarono in 
Roma impunemente per due mefi il 
loro furore . Fecero un macello orribi- 
le di popolo che aveva prefo le armi ^ 
^i. ìac- 



27<J Storia Veketa 

^yfaccheggiarono le Cafe e le Cfaiefe% 

Andrea scorzarono le porte dei Monafterj e Còn« 
Gritti, venti, t fi abbandonarono ad ogni eccef* 
». vatiu fo d» infame lubricità . la pefte , la &me , 
e tutte le calamità infieme defolarorà 
aùefta ^ Capitale , dove la libertà del 
Soldato fu fenza freno , e la fua bru« 
falità tenne luogo di tutte le leggi. 
Il Ftpa è Tutta r 'Europa fremè neirintende- 
e^&were , che Roma era ftata barbaramente 
^S'f S f^<^clieggiata , e che il Papa era affc- 
Wfiwore. diafo in Gattello Sant'Angiolo. I Ve^^ 
neziani ne furono eftremamente àddolo^' 
rati . Temettero , che gì' Imperiati , di- 
venuti Padroni del Papa ^ non lo con* 
ducèflero prigioniero in Ifpagna , per 
reftare in pofleiTo dello Stato della Ghìe- 
fa j e prepararfi con ciò a porre tutta 
l'Italia fotto il giogo. Con quefto ti* 
more, il Senato fcnffe al Duca di Ur. 
bino ed alti due Provveditoji dell'ar- 
mata , che ad onta di ógni difficoltà 
prendeiTero fubitamente la ftrada di Ro« 
ma ; che impiegafTero tutti i mezzi pof- 
fibi per trarre il Papa di Caftel Sant* 
Angiolo , e porlo in libertà • Conven* 
né fare nuove leve di truppe per op- 
porle ad Antonio» di Leva y che mi- 
lucdavà h frontiera 'Veiieidasìa , e fu 

ra« 



Libro XXXV. 271 
radunato il numero di dieci mille uo» 

mini • Andrea 

Il Re dì Francia e d' Inghilterra vi- Gritti, 
vamente afflitti per la difgrazia di Cle« ^ "*^^ 
mente VII. rifolfero di rimediare alle 
fue calamità : il primo facendo marcia* 
re in Italia un'armata di trenta millt 
fanti e di mille uomini d' armi ; il fe<p 
condo portando tutte le fue forze ne* 
Paefi Baffi • Il Cardinale Volfey fi tras* 
ferì in Francia per ftringere maggior*^ 
mente V unione de' due Re , e per com« 
binare i mezzi di sforzare Carlo V. a 
lafciare l'Europa tranquilla. 

Francefco L fpedì ordini forti al 
Marchefe di Saluzjo ^ e gli comandò di 
fcacciare gl'Imperiali da Roma , e di 
procurare la liberazione del Papa a qua- 
lunque prezzo • Fece proporre alli Car* 
dinali , eh' erano difperfi fuor di Roma » 
di unirfi in Avignone , dove potevano 
trattare piii ficuramente con V Imperato- 
re . Ma i fuoi difegni non ebbero ef- 
fetto . 

Intanto Carlo V« che con una fola pa- condottm 
rola poteva rendere al Papa la libertà , Sum^^ 
rapprefentava una fcena indecentiffima . *®"* 
Faceva fare Pròceffioni per implorare 
la mifericordia di Dio fopra i mali 

del- 



272 S<r ò R I A V E M E r A 

^rdella Chiefa . Manifeftava un' afflizióne 

Andrea ^^'^fi'^'l^ ^^'^^ defolaziane della Capita* 
Gritti, le del Mondo Crifti ano , e della prigio- 
D.Lxxvii.n;a del Capo de'Paftori . Pubblicò. un 
manifefto , nel quale efprimeva Tedre'* 
mo dolore che aveva provato fapendo 
quefta calamità. Accertava, che avreb« 
be preferito V intiera fconfitta della 
fua armata al dolore di vederla ufar sì 
male della vittoria ; che la cofa erafi 
fatta , non folamente fenza il fuo con» 
fenfo, ma contro i fuoi ordini. Appor« 
tavane per prova tutte le vie adopera- 
te per dare la pace air Italia , non 
ottanti gr infulti reiterati de* Confede- 
rati ; che aveva portata la condifcen^ 
denza fino ad accordare tutte le loro 
pretefe , per rifpetto e riguardo alla 
' Santa Sede; che la rettitudine de' fuoi 
fentimenti era nota a Leone X. ed al 
fuo Succeflbre , che aveano favorito 
coftantemente i fuoi giudi difegni . Ter. 
minava con dire , che il male effendo 
fatto , defiderava apportarne i rimedj 
convenevoli • 

Gli effetti però in lui erano molta 
differenti dalle parole . L' affedio di Ca* 
ftel Sant' Angiolo continuava , fenza ch^ 
egli penfaffe a dare ordini contrar). Lfi 

fue 



1 I B R O XXXV. 27J 

fue truppe reftavano in Roma , egli pre- 
parava per loro nuovi rinforzi . Scufava Andrea 
egli fpeflb la condotta del Conteftabile Gritti, 
di Borbone , biafimava quella' del Pa« ^' ^"vii. 
pa , rimproverandogli la fua incoftanza 
e cattiva fede ; di modo che aveafi ra« 
gione di prefumere, che la Religione e 
la umanità in lui parlavano in vano , 
e che la fola forza potrebbe sforzarlo 
ad adempire i doveri. 

I Veneziani tentavano ogni mezzo xveaexiaoi 
per rimediare a' mali prefenti, e prcve- b?rw?"i pUT 
nire nuove calamiirii . Equipaggiarono ^' 
una grande flotta deftinata ad attaccare 
le Piazze marittime della Puglia. Ot- 
tennero dal Re di Francia il danaro 
convenuto per la leva di dieci mille 
Svizzeri . Gli propofero un' altra leva 
di dieci mille fanti a fpefe comufii • 
Mandarono dieci mille ducati a Fran« 
cefco Sforza per ajutarlo a provvedere 
al bifogno della fua piccola armata * 
prefero al loro ftipendio li migliori UN 
fiziali , e fra gli altri il Conte di Ca- ^ • 

jazzo ed il Marchefe Pallavicini ; fpedi- ' 
roQo un groflb diftaccamento nella Ro- 
magna per proteggere le Piazze di quel- 
la Provincia , e pofero guarnigione in 
Ravenna ed ' in Cervia . Lo Stato Ec* 
Tom. IX. S eie* 



274 Storia Vèh^^a 
t clefiafticp era pofto ^ f^cco • Sìgirq;iqn«r 
Andrea ^^ Jyiaktéfta erafi ii;i[vpadronito di Ri- 
èi^iTti , Jnini , ed ì\ Duca di Ferrara di IMode^, 
D/LX3cyn. ^3^ òli affari delP^pa erano ia sk cat- 
tivo fiato , che in Firenze la fazione 
popolare fi rivoltò contro li Medici) li 
(cacciò dalla Città, atterrò le ftatue di 
Leone e di Clemente , 9 riftabilì il gQ« 
verno Repubblicano . , 
aVmSe^ifc" ^^ ìiucsi ài Urbìno proccdcva deÌx>U 
S^*-d? Urti- ^^^^^ ^W efecuzione degli ordim del 
«»• Senato , e facrificaya il fuo dqveife ai 

piacere di vendicarli^ de' Medici, contro^ 
i quali aveva un odio lecreto , perche. 
Leone X. avealo fpogliato del (uo Sta- 
to • Io, vece di andare a Roma^, (i trat« 
tenne nell'affedio di Perugia , e tolfe. 
quella Piazza a Gentile Baglion^ , cui 
eglit accufava di paflTare d' intelligenza con 
h nemici. Si uni alfine colMarchefe di 
'# Saluzzo in Orvieto . Colà tennero corin 

figlio di guerra ; egli produlTe le let? 
tere del: Senato, e dichiarò, ch'era fuo^ 
# disegno di ubbidire , di andare a Rg* 

'ma, di far levare TafTedio del Caftein 
lo, e di dare battaglia, fé gì' Imperia* 
li fi prcfentaffero • Quefta rifoluzione f^ 
approvata dal Provveditore Pifani e da 
tMtti ti Gemellali : ma il P^ovveditorf 

Vit. 



1 I É R o tìDiìt. 1^5 

Vitturt, con cui certàmeiite aveva con*^ 
certata la cofa^ vi fi oppofe fortemciH Xnoreìl 
te , fotto pretefto , che gì* Imperiali Gairri t 
erano fuperìori di numero, che le loro '*'***^'* 
truppe erano migliori e più agguerrite^ 
e che incontrare con effe il combatti* 
mento era un correre ad una perdita 
certa . 

Quella opinione fece cambiare dife« 
gno • Si mandò il Principe di Bozzolo 
con un groffo corpo d'uomini d'armi e 
di Cavalleggieri , ed alcune compagnie 
di mofchettieri per tentare di facilitare 
in qualche modo Tevafione del Papa » 
e condurlo al campo de' Confederati . Il 
Principe di Bòzzolo fi portò fopra un* 
altezza vkida al Caftel Sant'Angiolo ^ 
efaminè le linee degl'Imperiali , conob<» 
be che Qoa poteva sforzarle, e ritornò 
fenza aver fatto cofa alcuna. Si feppe^ 
che il Duca d' Alarcon aveva condotto 
alli nemici nK>lte compagnie d' infante» 
ria Spagnuola , e che afpettavano da 
Napoli nuovi rinforzi ; fu perciò deci^ 
fo in un nuovo Configlio di guerra ^ 
che non fi procederebbe oltre • il Duca 
di Urbino ne diede avvilo al Senato f 
dichiarandogli j eh' era impoffibile il prò* 
curare la liberazione del Papa ^ fé noa 
S % gji 



i7^ ÌStorì A Veneta 

^fgli foffero mandati quindici mille Sviz* 

Andrea ^^^^ » ^^ "'^^ ^^^^* quantità di grolfò 
Gritti , cannone . 

©.Lxxni. jj Senato rinunziò con dolore alla 
Provvedute fperanza che aveva concepita di trar il 
fightftifica. Papa dalle mani degl* Imperiali ; e come 
prefunfe , che la oppofizione del Prov- 
veditore Vitturi era ftata la principale 
caufa della inàziòile de' Confederati , lo 
richiamò, e fece portare contro di lux: 
tìln'àccufa di tradimento degli Avvoga- 
dori . Ma negli interrogatorj , a cui fu 
foggetto , fi giuftificò in modo , che fu 
affolto . Il Senato voleva particolarmen- 
te evitare , che il Papa , vinto dal dif- 
gufto e dair incomodo che foffriva in 
Cartel Sant'Angiolo, non fiportaffe a 
qualche accomodamento capace di rovi- 
nare intieramente gli affari della Lega . 
Rinnovò al fuo Capitano Generale V or. 
dine di marciare a Roma , e di tutto 
tentare per la liberazione di Clemen- 
te VII. Allora il. Duca di Urbino offe- 
fo perchè non fi aveffe fatto conto del- 
le Tue ragioni, minacciò di abbandona- 
re il fervizio della Repubblica , e con-- 
venne addolcirlo con mofìrargli una fe- 
de fenza riferve, lafciandolo in libertà 
di operat^^ fuo fenno • Fu contentiffi^ 

mo 



X 1 B R o XXXVi 17^ 

mò di quefta benevolenza , e moftròf 

quanto ne era fenfibile , ^^'^ "^^^^•'^ Andrea 
fua n^oglie e figli a Venezia per fervi« GrittI) 
re di oftaggj della fqa fedeltà. i>-uaviu 

L' armata de' Confederati aveva ab* 
bandpnate le vicinanze di Roma ^ e fi 
era portata nel Senefe per foftenere il 
maneggio, che avevano introdotto i Ve- 
neziani col nuovo Governo di Firenze. ' 
Quefto maneggio riufcì , e benché i Fio- 
rentini aveffero fcoffo il giogo de* Me- 
dici , rinnovarono la Lega con la Re- 
.pubblica e la Francia , e s'impegnaro- 
no di fomminiftrare per difefa della caufa 
comune tutti li foccorfi eh* erano ftati 
per avanti ftipulati • 

Il Papa non avendo piti fperanza di ùitu^^àn 
effere foccorfo, fu alfine sforzato di trat- f/'/"*^'*** 
tare eon gì' Imperiali • Egli defìderò , che 
il. Viceré di Napoli venifle a Roma 
per regolare con lui le condizioni del 
ilio accomodamento ; e benché fi fof- 
fé liffingato , che quefto Signore , il 
quale gU aveva dati frequenti fegni di 
rifpetto e di zelo, lo tratterebbe meno 
afpramente d^li altri; non potè avere 
la pace, dhe obbligandofi di pagare agi* 
Imperiali quattrocento mille ducati ^ a 
dare loro 10 mano il Gattello Sant' Ao* 
S 3 gtolo 



lyS Stoeia Vekbta 

^iolo cofi le CitA di Oftii , CiviA. 

Andrea Vecchia , e Città di Gattello » ed a for 
Gritti, loro reftituire Panna e Piacenza. Non 
9.iJLxnu ottante quefti facrìfizj, non fi prendeva 
l'obbligo di reftituìrgli la libertà ; ma 
dovevafi condurlo a Gaeta , fino a che 
fi fapeflero le intenzioni dell' Imperatore 
circa la fua perfona , e quelle de'Car-i 
.dinali e Prelati della fuà Corte ^ e che 
fi avefle da lui ricevuta la ratificazione 
'del Trattato . Quefto accomodamento 
rendeva la condizione del Pontefice anco- 
ra peggiore . Era egli ormai prigionièro 
degt' Imperiali , e 1 a fua libertà dipen- 
deva da condizioni, ch'egli non poteva 
adempire : elfi recavano padroni di fua 
Perfona per difporre a loro grado. Egli 
fpedìalli Comandanti delle Piazze, eh* 
erafi obbligato di cedere , ordine ài con- 
fegnarle; ma neffuno volle ubbidire . 
Gli fi dimandava il danaro, che aveva 
promeffo , e che non aveva • e quefto 
Imbarazzò lo efponevà a tutti gì* inful- 
^i di una foldatefca j fenza rifpetto atli 
fua dignità , perchè era infetta della 
erefìa di Lutero • 
i veneiia. I Veneziani , che non potevano pih 
?irure '* u° foccorrerlo , e che dovevano difendere 
Kuwcf"!* il proprio Paefe, richiamarono la loro 

ar<« 



LiB-RO XXXV. 279 

armata in Lombardia . Arrivata fotto,^ 

il cannone di Cremona , fi trovò in nu- j^^sj^atà 
mero di dieci mille fanti , di cioque- Gkirri, 
cento uomini d'armi , e di fettecento ^ ^"^"* 
cavalli leggieri . Il Diica di Milano vi 
fi uni cori tre mille cinquecento fanti . 
Attende^afi il Marefciallo di Laiiftrec? , 
che conduceva vekitifei mille fanti, mil- 
le uomini d" armi , un corpo di caval- 
leria leggiera , ed un' artiglieria nume- 
rofa • 

Fu fubitamente propotto tra li Gene- 
rali della Lega di ùnirfi alli Francéfi , 
ed andare tutti uditamente a Roma peir 
attaccare gì' tmpieriali , di cui l' armata 
indebòiivàfi di giorno in giorno per la 

f^eile e le deferzioni , e nella quale la 
icenza , la diitolutezza^ lamahcànzadi 
danaro avevano diftrutto ogni fubòrdi- 
hazione e difciplina • Ma dopo avere 
maturamente cònfiderato, fi giudicò che 
il partito pili vantaggiofb foffe di fta- 
bilire il teatro della guerra iiel Milàrie- 
fe; dal che farebbero obbligati necefla- 
riamentè gì' Imperiali , eh' erano in Ro- 
ma , di ufcirne per venire al fofccor- 
fò di quefta t^rovihcia . . Si fperavand 
ottimi effètti dalla necefìltà in cui fa- 
rebbero di dividere le lóro fòrze » ìédzU 
S 4 la 



28o Storia Venata 

ria difficoltà che avrebbero di arrivare 

Andrea ^* P^efto. nello Stato di Milano per dì- 
GmfTì, fenderlo. 

D.Lxxvii. ; Il Marefciallo di Lautrec arrivò il 
coSeofi"dS primo di Agoflo fui territorio di Alef- 
d? Lautrec**. ^^^^"^ > attaccò la Fortezza delBofco, 
e prefe a difcrezìone la guarnigione , 
eh' era di mille uomini . Sottomife con 
la medefima fortuna Alexandria , e vi 
pofe guarnigione Francefe : quefto pro- 
cedere difpiacque alli Veneziani ed al 
Duca di Milano; ed in confeguenza del- 
le diffidenze naturali tra Alitati , de' 
quali gì' intereffi fonooppofti, fofpetta- 
rono nella Francia il difegno di appro- 
priarfl le Città conquiftate , in luogo di 
rimetterle al Duca di Milano , come 
erafi convenuto . Manifeftarono quefto 
loro timore al Marefciallo di Lautrec , 
che ne parve ofFefo , e che in vano vol- 
le diffiparlo, rapprefentando ch'era ne- 
celTario , che le Piazze, ch'egli lancia- 
va dietro di sé , fofTero occupate dalle 
fue truppe, non perchè voleffe ritener- 
le , ma per afficurare le fue comunica- 
zioni . Quefta rifpofta non foddisfece 
né il Duca di Milano né i Venezia- 
ni : ma diffimularono prudentemente , 
per non difcoprireuna diffidenza y che 

pò. 



Libro XXXV. z^x 
poteva nuocere alli Ipro intereffi .^ _ 

Vigevano erafi refo alli Francefi , e Andrea 
tutta la Lomellina era fiata conquiJk- Gritti, 
ta . Allora Lautrec dichiarò , che fua^-^^^'r 
intenzione era di marciare inceflante- p^^^*^ ** 
niente verio Roma , la liberazione del 
Papa effcndo fuo principale oggetto . Ma 
li Generali Veneziani gli rapprefentaror 
no , eh' egli fervirebbe più utilmente al- 
la caufa comune ed il Papa medefimo, 
attaccandoli all' acquifto del ^Milanefe ; 
che gli farebbe molto più facile il for- 
prendere Pavia e Milano , dove non eran- 
vi che deboli guarnigioni , e che la coar* 
quifta di quelle due Piazze deciderebbe 
più ficuramente della, forte di Clemen- 
te VII. Lautrec cede a quelle ragioni . 
Egli conduffe la fua armata fotto favia 
li 28. Settembre ; quella de' Veneziani 
vi fi unì . La Piazza non fi fofienne che 
per quattro giorni con la trincìera aper- 
ta; ella.fu prefa d'affalto e crudelmen- 
te faccheggiata dalli Francefi , che fi ri- 
cordavano con orrore della funefta bat- 
taglia , nella quale il Re loro fu fatto 
prigioniero. 

Andrea Doria , ufcito di Marfiglia con Movimenti 
quattordici Galere , era allora a Savo-dl gcwÌÌ! 
na, affettando l'arrivo di una fquadra 
., . Ve. 



iÈ2 Storia VtirE^tÀ 

^Veneziana , eoo la quale tentar doveva 
^^jjj^^^ un'imòrefa contro Qenova. Seppe, clie 
Grxtti, f^^ vafcelli Genovefi carichi di«formen« 
^"ocvu. td erano alla rada di Portofino , e che 
otto Galere di Genova eranfi ancorate 
in quefto Porto, e dovevano fervire di 
fcorta al convoglio • Doria rifoluto di 
]pirenderle, partì di Savona , arrivò all' al- 
tezza di Portofino , e ^bartò truppe , che 
fui fatto attaccarono la Piatza. Spino- 
la , che la' difendeva , efeguì molto à 
propofito contro effe una fortita ; e le 
pofe in fuga , dopo averne fatte alcune 

Slgioniere • Cefare Fregofo fpedito dal 
arefciallo di Lautrec con due mille 
fanti , ed alcune compagnie di Cavalleg. 
gieri Veneziani , arrivò a San Pietro 
di Arena • La codern azione fu grande 
in Genova , le di cui principali forze 
di terra e di mare erano allora a Por* 
tófino. Gli Adortìi, de* quali la fazio- 
ne èra allóra dominante , fpedirono un 
Górfie^fo ad Agoftino Spinola con or- 
dine 4i abbandonare tutto per venire 
à falvare la Capitale . Egli abbidi » è 
il fuo ritiro lafciò il campo liberò ad 
Andrea Doria , che s'impadronì delle 
Galere e delle Navi , ch'erano in Por- 
tóàno. 

En- 



Lì B RO XXXV.^ 283 

Entrato Spinola in Genova , gli Ador*. 

ni vederidofi fuperiori alla piccola ar- Anur^à, 
mata di-Cefare Fregofo , ufcirono perGRiTTi, 
combatterlo , e V attacCarotlò con viva-^- ^^-^^^^ 
cita, non ol^'^nte la fua po(Ì2Ìone van* 
taggiofà. Em furono rifpinti , ihfegui- 
ti , e polli in fuga , e Spinola retto tta 
li prigionieri . Fregofo , che voleva 
trar vtntslggìo dalla fua vittoria , incal- 
zò i fuggiafchi fino ^le porte di Gè» 
nova . Incontrò per via una Compa- 
gnia di Spagnuoli , che volle refìftergti ^ 
eia sbaragliò. Era per prendere la 
Città d'affaltó, quando gli abitanti af- 
fezionati per la maggior parte al donii- 
nìo Francefe , fi refero a lui , ed egli 
prefe poffeffo della Città a nome del 
Re. Il Marefciallo diLautrec ne diede 
il governo a Teodoro Trivulzio ; e li 
Veneziani per ricompenfare il fervigio 
importante refo da Cefare Fregofo , A* 
era al laro ftipendio , raddoppiarono i 
di lui aftegnamenti . 

Appena terminata quefta fpedìzibné , 
fedici Galere Veneziane comandate dal 
Provveditore Giovanni Moro afrivaw- 
iìó a Livorno, dove Andrea Dofia an- 
dò ad unirfi. Éfli formarono il proget- 
ta di attaccare, la Sardegna ^ pótehàù 

la 



284 S Tt> K lA Veneta 

M^ la conquida di queft' Ifola cffere di gran 

Andrea rinforzo contro la Sicilia , dove aveafi 

Gritti, intenzione di portare la guerra • Com- 

'^ "*^^: parvero fuUe cotte della Sardegna , e vi 

fparfero tale fpavento, che le Città le 

pili efpode alle loro ofliiità fi refero 

lenza veruna refiftenza^ ma poco dopo 

inforta una tempefta auai furiofa , tutta 

la Flotta fu difperfa in un momento • 

Le Galere di Venezia , dopo avere corfi 

i maggiori pericoli , (i rifugiarono par- 

te in Livorno, parte in Corfica, dove 

Jiuelle di Francia fi erano unite a ri- 
erva di due , che aveano inveftito fulle 
Code della Sardegna. Quefto difaftro e 
il timore d* incorrerne de' nuovi neìU 
ftagione più incomoda dell' anno , deter- 
minarono le due fquadre a ritirarfi in 
luoghi ficuri . Quella del Doria entrò 
nel Porto di Genova , e Moro conduffe 
•la fua a Corfù . 
Galere vc^ ^Mentre, quefto Provveditore era nel 
T'^'Sznr^ mare di Genova ,' il Generalìffipio Pie* 
Turcw. ^ro Landò aveva avuto ordine di cro- 
ciare fulle cotte della Sicilia, di pren- 
dere tutte le navi cariche di formento 
che incontrafle , e di mandarle a Vene- 
zia , dove principiavafi a fcarfcggiare dì 
grano. Landò nel tempo del fuo corfo 

di- 



1 I B R o XXXV. 285 
diftaccò due Galere fotto gli ordini del^ 
Provveditore Agoftino da Mula , con Andrea 
quattro altri Baftimenti comandati da Gritti, 
Antonio Marcello per andare a vifitare ^' ^-^aviii 
le Colonie dell' Arcipelago , come por- 
tavano le fue iftruzioni . L' impruden- 
za di Marcello in quella occafione fu ^ 
per porre la Repubblica in uno ftranò 
imbarazzo . Arrivato in un Porto di 
Candia , Marcello fu informato , che 
una Galera Turca era in quelle parti . 
Sofpettò che foflTe un battimento Cor- 
faro , che pochi giorni prima avevi 
prefo ed abbruciato un Vafcello Vene- 
ziano , dopo averlo fpogliato , ed averne 
trucidata la gente ; e fenza altro efa- 
me , le tenne dietro , la prefe , e rien- 
trò con eifa nella Baja della Bicorna . 
Quefta Galera faceva porzione della 
fquadra di Aleflandria , che comparve 
un momento dopo all' altezza della Ba- 
ja , vi entrò , ed inveftì vivamente la 
piccola fquadra di Marcello. Quelli le- 
vò r ancora e volle fuggire , ma di quar-' 
tro Galere, che la formavano, tre refta- 
rono in potere de' Turchi, ed egli fug- 
gi fulla quarta. 

Il Senato avvertito di quefto acci- 
dente ne previde con timore le conf<s 

guen^ 



i%& Storia Vemsta 

gueng^Cé Non dubitò che la Corte Ofc 
^Qj^j.^ tomana non crcdcffe iotereffato il fw 
GaiTTx , onore a trarre vendetta di quefta odili* 
^uxyit;^j^ co^imefla in pièna pace ; e per pri* 
ma giuftificazione fece arcefrare il Ntar- 
cello y e fpedirlo in ferri a Veneaia ^ 
ma quefto Ufiìziale mor^di dolore. per 
via • Per buona forte Solimano IL mo« 
ftrò in quefto incontro una equità^ cha 
non attendevafi da un Prrnupe sa fie^ 
ro e sì gelofo de' fuoi diritti • Inftruito 
della imprudenza del Marcello i e del 
difpiacere del Senato, fece reftituife al-^ 
li Veneziani i Legni, che la fua fqua<» 
dra di AlelTandria aveva loro tolti , e 
loro permife di trarre dalli fuoi Stati 
tutto il falnitro , e tutto il formento , 
di cui avevano allora un bifogno eftr&» 
mo • In riconofcenza di un sì onefto 
procedere , il Senato fpedì Tommafo 
Contarini Ambafciatore (Iraordinarìo a 
Coftantinopoli per ringraziare il Gran- 
Signore , e r accompagnò' con ricchi 
prefenti per fua Alteawa e per li prin^ 
cipali Uffiziali della &a Corte, di mo» 
do che la buona intelligenza non ne pa* 
ti alterazione • 
utitrce I Veneziani avevano fperato, che 1* 
'*"*^'** armata Francefo» '^dopo Ja prefa di Pa* 

via, 



L 1 ft n ó XXXV^ 18? 

vU, il farebbe impjegBta nrell* affcdio di vp,__^ 
Milano; ma il Marekiallo di I^autrec Andrea 
dichiarò apertamente ,' che la fua mar- GRirrit 
eia verfo Roma pon poteva eflere dif^ ^^^-^ocviii 
ferita . £fii nulla negleflero per é^ìfìù^ 
glierto d^ quefto propetto. Gli rapprc<> 
fentaroiìQ, che la Cutà di Milano pet^ 
il cattivo dato delle fue fortificazioni, 
per nctóncanza de' viveri y per la diffi* 
colta di contenere gli abitanti, con una^ 
guarnigione debole e mal pagata , non 
poteva per lungo tempo foftenere un af* 
fedio ; e che la conquida di quefl^ 
Piazza 9 impedendo tutti li fpccorfi ^ 
che gì' Imperiali attendevano dall - AUe^ 
magna , rendeva piii facile lo fcacciar-» 
li di Roma e dal Regno di Napoli ^ 
Ma bencbèL Lautrec conofcefle perfetta^, 
mente la facilità della imprefa, motivi 
pib potenti lo impedirono di dar loro 
quefta foddisfazione • Comprefe ^ eh' 
effi. opinavano con tanto calore per 
r intiera conquida del Ducato di Mil^^r 
no , a$ne di porre il loro Stato a co* 
perto dell* armata Imperiale , e ^hfi 
fé. e(Gi foflero una volta liberati da ogni 
timore a. quefto rfguardo , non darebbera 
che deboli ibccorli per la fpedizione di 
Napoli , e troverebbero mille pretefti> 



tii STORIAVÉKEfA 

^pcr differirli. Di piU, ficcome tratta- 

Andrea ^^^ ^ Spagna della liberazione delK 
Gritti, due Figli di Francia, giudicò non effe-* 
jxLxxfiL^g intereffe del Re , che il Ducato di 
Milano foffe sì pretto renduto a' Fran- 
cefco Sforza , potendo quefto Ducato 
(crvire di cambiò per quello di Boi^o* 
gna . Redo dunque coftante nel tuo 
primo difegno- ed il Cardinale Cibo ef- 
fendo venuto ad intimatali di efeguite 
fénza indugio gli ordini , che aveva ri- 
cevuti di trarre il Papa di prigione j e 
li Fiorentini facendogli intorno a ciò le 
medefime iftanze, per timore , che gì* 
Imperiali , ritornando nel Milanefe , non 
facéffero fulle loro Terre ì danni ordi- 
nati; rifpofe alli Veneziani , che poi- 
ché la conquida del Milanefe aveva si- 
poca difficoltà, la loro armata era ba« 
ftante per effettuarla : ,che in quanto a 
lui non poteva difpenfarfi di andare a 
Roma , effendo principalmente fpedito 
per fottràrre il Papa dalle crudeltà del- 
li fuoi nemici . Egli pafsò il Pò li i8. 
Ottobre , ed accan)pò con la fua armata 
a Piacenza • I Veneziani non gli la- 
Telarono che tre mille uomini della lo- 
ro infanteria , e cinquecento Cavalleg- 
gicri. 

Lau^ 



. X I B A o XXXV. 289 

Lautrec foggiornò per lungo tempOf 

tic' contorni di Piacenza , e quella con- Andrea 
dotta compi a fcoprirlo alli Vene^tia- Gritti , 
jii . Videro allora , che la liberazione ^* ^x^c^w* 
del Papa era^ flato un pretefto per non ^^^""1^^ 
terminare la conquifta del Milahefe j c^®"*v 
che n' era flato diflolto da ragioni fé- 
crete , che non fu loro difficile di pe- 
netrare 4 Lufingavanfi almeno , che la 
loro armata compirebbe ciò , che li 
FranceG avevano lafciato imperfetto , 
Ma il Duca di Urbino accampato tran- 
quillamente a Montefalco ^ teflava in 
.una inazione tanto più forprendénte , 
quanto piti la eflrema debolezza de' ne^ 
mici lo poneva in cafo di tutto intra^ 
prendere . Il Senato fofpettò , che queftó 
Generale avefle pur* egli i fuoi partico*- 
lari difegni , e che fi poteflerò avergli 
date fperanze tali , capaci a farlo ope- 
rare debolmente . Nella incertezza fc 
egli foffe di leale o di dubbia fede , ' il 
Senato aflegnò guardie alla cuftodia di 
fua moglie e figlio , che rifiedevano iti 
Murano. Il Duca di Urbino avendo 
faputo la loro detenzione , fpedì uno 
de* fuoi Gentiluomini a Venezia per di- 
mandare che gli fofle permeflb di ve« 
nire per giuflificare la fua condotta • 
Tom. IX. T Ma 



%9o Storia Veneta 
r Ma il Senato o megUo informato, o 
Andrea timorofo ;di porli in maggiori imbaraz* 
Critti , zi 9 non volle , eh' egli abbandonafle 
9. 1.XXVII, jvarmata • ReRituì la libertà alla di lui 
moglie e fiplio / e fecegli dire^ ch'era 
di lai foddisfattq, 
de^'^v^nSuS ^* Arciduca Ferdinando aveva pofto 
t^^ fine alla turbolenze di Ungheria con la 

Vittoria riportata contro Giovanni Vai* 
voda di Tranfilvaniav ed univa. truppe 
Dunaerofe nel Tirolo e nel Trentino per 
farle paflare nel Milanefe. Queftacirco» 
ftanza obbligò i Veneziani ad accrefce^ 
re V armata fino al numero di venti 
mille fanti • Mantenere unV armata sì 
numerofa era per la Repubblica un pe« 
fo ben grande , Il Duca di Milano non 
era in cafo di alleggerirlo, non avendo 
danaro badante a foftenere le proprie 
fue truppe, I Veneziani nulla potevano 
trarre dalla Francia , che doveva pur 
ella mantenére sì grandi armate • Di- 
mandarono foccorC air Inghilterra , che 
U ricusò col pretefto della neceflità in 
cui era di rifervare i fuoi tefori per la 
guerra , che desinava portare inFian* 
ara« Quefte difficoltà non li avvilii 
fono • L' economia del miniftero ^ ed 
il zelo de*fudditi fomminiftrarono mez* 

zii 



Libro XXXV.^ tgi 

zi , e nulla fi cambiò nelle difpofiziohi, 

rapporto alla guerra , né riguardo alle^^^^j^^^ 
condizioni ih cafo di pace. e Grittz^ 

Mancggiavafi la pace con 1' Impera^ ®* ""^^"* 
tore; mavolevafi, che la reftitDzione 
de' Figli di Francia , la libertà refa al 
Papa, rinveftitura del Milanefe data a 
Francefco Sforza , le truppe Imperiali 
ritirate dallo Stato Ecclefiaftico , e daU 
la Lombardia , foffero la bafe del Trat^ 
tato* Carlo V; fenza ricufare aperta* 
mente quefte condizioni , faceva ad 
ognuno de' Confederati propofizioni di 
pace particolari , con la fperanza di Rac* 
carne alcuno , per eflere piii iicuro di 
fottomettere gli* altri . Ma quefto arti* 
fizio , che facilmente fcoprirono nel co* 
municarfi reciprocamente tutto ciò che 
veniva loro propofto ^ non Cervi che a 
renderli piii fiabili nella loro unione • 
Traffero al loro partito il Duca di Fer** 
rara ed il * Marchefe di Mantova , che 
fino a quel punto avevano bilanciato; 
e per ^fenderfi pih efficacemente dalle 
infidie , nelle quali voleva implicarli V 
Imperatore con le fue tergiverlauoni i 
prdfero il partito di dichiarargli aperta-* 
mente la guerra V 

I fu<n. Inviati erano allora al punta 
T 2 di 



Z^l StORiA VeKETA 

»di terminare il loro maneggio partìc^s^ 
j^^jy^^j^ lare col Papa , e la marcia dell' armata 
Gritti, Francefe verfo lo Stato della Ghiefa non 
D. Lxxvii. aveva poco contribuito a dar fine a 
ù^IttìJn quefto afEu-e . GÌ' Imperiali videro , che 
Ìc^,°?d?vk. v^^*'^'^'^^'^^ sforzati ad abbandonare Ro- 
ne libero • ma , e che fé ritiravanfi prima di ave- 
re conchiufo col Papa , non farebbero 
pìU con lui padroni dslle condizioni • 
Don Ugo di Moncada ebbe ordine di 
conchiudere 1' accomodamento . Il Papa 
promife I. di pagare ottantacinque mil- 
le ducati nel giorno , che ufcirebbe dal 
Caftello, e duecento mille tre mefi do- 
po; IL di rinunziare alla Lega fatta 
contro r Imperatore / e di non dichia- 
rarfi contro di lui in ciò che concer- 
neva il Milanefe ed il Regno di Na- 
poli ; III. di lafciare in depofito alle 
iìie truppe le Città di Oftia , di Givi- 
tà- Vecchia e di Gittà di Gaftello : con 
quefte condizioni fi convenne , che fa- 
rebbe pofto in libertà , e condotto ad 
Orvieto o a Perugia . 

Il giorno di fua liberazione fu ftabi« 
lito ajli nove di Decembre ; ma ebbe 
la buona vforte di fuggire la notte an- 
tecedente • Ufcl dal Cartello in abito 
da {Cercante 9 e fi portò ad Orvieto fe« 

con- 



Libro XXXV; 293 

condato da una fcorta , che Lodovico _^ 

Gonzaga tenevagli alleftita nella prate- Andrea 
ria vicina. Quefta notizia faputafi daGaiTTi, 
Lautrec , ripofe Parma e Piacenza tra^"^^^"^ 
le mani degli Uffiziali di Sua Santità, 
condufle la fua armata a Bologna, e V 
accantonò nelle vicinanze . 

Suo difegno era di farla rìpofare per^— — "^ 
alcune fettimane, e di condurla poi nel An. 1528, 
Regno di Napoli . I Veneziani s* erano 
impegnati a fecondare le fue operazio- 
ni con una flotta di fedici Galere • Il 
Re feceli pregare di aggiungerne otto ; 
ma fi fcufarono con dire , eh' erano ol>- 
bligati ad impiegare le loro forze ma« 
rìttime in molti luoghi contro parecchi 
Corfari , che infeftavano i mari del Le» 
vante . 

Saputofi dal Senato , che il Papa era i venerimi 
arrivato in Orvieto , gli fpedi Luigi goao'!T?inò 
Pifani , per atteftargli quanto la Re^uugi?'^ 
pubblica era fiata afflitta de' fuoi m»- 
li , ed il defiderio che aveva di pu- 
nirne gli Autori • Pifani gli refe contò 
di tutto ciò , eh' erafi fatto per render^ 
gli la libertà . Gli fece conofcere , eh* 
era dell' ultima confeguenza , che la Mae»- 
ftà de' Pontefici Romani non foffe efpo. 
(la a funili indegnità , e che. farebbe 
T 3 una^ 



Ì94 S f 6 R I A V E K E T A 

^^tina macchia al fuo Pontificato , fé quél- 

Andrea ^^ » ^^^ contro le Leggi divine ed urna- 
Critti, ne l' avevano imprigionato , non rice- 
©. txxni veflero la giufta pena di un tale delit- 
to • Lo accertò, che tutti li Confederati 
erano rìfoluti di agire col medefimo ze- 
lo per vendicare V oltraggio fatto alla 
fua Perfona. Gli diffe, che dipendeva 
da lui Tincoraggire la loro buona vo- 
lontà , ponèndofr di nuovo alla loro te- 
fta , e rompendo con rimperatore ogiii 
legame , poiché la di lui- violenza era 
fiata tale, che non credevafi dover ofTóT' 
varfi con lui alcuna mifura . Longheval , 
Ambafciatore di Francia , gli tenne il me- 
defimo difcorfo . Clemente Vlf; gl'incari- 
co di afficurare i loro Sovrani di tutta 
là fua rìconofcenza ; ma o fofTe che la 
memoria del pafTato gli facelfe temere 
di provare ^n avvenire difgrazie anche 
maggiori ; o che fi foife lafciato gua- 
bagnare dalle ultime lettere dell' Impe- 
ratore, che non gli parlava che del luo 
zelo per la fua perfona , e della fua fidu- 
cia ne' fuoi talenti ; o che credefle che 
"non £3fle ancora il tempo di far fcop- 
piaté il fuo giufto rifentimento ; moftrò 
una ferma rifoluzione di reftare neutro, 
*€d accompagnò la fua rìfpofta con ob« 

bli* 



bliganti cfpreffioni verfo li fuoi Confe- ^ 
derati y de quali tìon Voleva taffreddare Andrea 
il fervore * GRitfi ^ 

- I Veneziani avrebbero almeno volu-^*^*^^^ 
to, che il Marefciallo di Lautfec te^ ^^S^Ì:^ 
ftafle a portata di foecorrerli ^ fmó ft 
che fi Sofferò pofti gl^ Imperiali ^ cheVc-i 
Divano dal Trentino^ in cafo di non 
efler loro di nocuménto ' msi égli ave« 
va rifolto di . andare a Napoli ^ e noxi 
fi potè farlo cambiare diugno 4 t^artì 
di Bologna in Gennaro ^ traversò la Mar-t 
ca di Ancona^ ed arrivò verfo il fine 
di Febbraro fulle frontiere dell* Abru2^ 
20 é Aveva nella fua armata ùiì corpd 
di Veneziani feparati in due fquadre ^ 
la prima comandata da Valerio Orfmii 
e dal Provveditore Luigi Pifani ^ la fe« 
conda da Camillo Orfmi ^ e dal Prov** 
veditore Pietro Pefaro 4 Civitella ^ Sul- 
mona ^ e molte altre Città dell' Abruz-* 
zo aprirono le loro porte alli Francefi; 
Aquila^ Capitale della Provincia ^ fé- 
guitò il.medefimo efempio 4 Quella in- 
vallone ^ che poteva avere grandiflime 
confeguenze ^ determinò alfine il Prìncipe 
di Grange a. far ufcire di Roma l' armata 
Imperiale, ridotta per le malattie e per 
le diferzioni a quattordici mille fan^ « 
T 4 Sor-' 



zg6 Storia Veneta 

Sortita, che fu quefta armata dallo 

Andrea ^^^^^ ^^^^^ Chiefa , Clemente VII. par* 
Gritti , ve meno lontano dall* accordare le pro# 
^•^^^"* pofizioni , che li Confederati continua-* 
deiVbcSln*! ^^^^ ^ fargli. Ma prima di ogni altra 
fà'deiu Rol ^^^^ ^P^^^ * Venezia V Arcivefcovo di 
magna, Siponto per dimandare le Città di Ccr- 
via e di Ravenna , che le truppe deil^ 
Repubblica avevano occupate in tempo 
della fua cattività : quefta dimanda di- 
fpiacque molto al Senato ; e gli fece 
penfar poco bene dell* animo del Papa , 
che avrebbe dovuto afpettare , che il 
caos debile cofe folTe un poco più Svi- 
luppato . Polla in efame la cofa , Dome- 
nico Trevifan fi sforzò di provare, che 
dar dovevafi al Papa quefta foddisfazio- 
ne . Difle , che le antiche pretefe della 
Repubblica fopra quefte due piazze po- 
tevano effere ben fondate, ma che quan- 
do vi fi era pofta guarnigione, elleno 
appartenevano alla Santa Sede , e che 
non erànfi occupate fé non perchè gì* 
Imperiali non fé ne impadroniftero; don- 
de conchiufe , che farebbe un mancare di 
~ fede ricufando di renderle . Sfamino poi 
fé poteva effervi utilità vera in ritener- 
le, e foftenne, che r oggetto della guer- 
ra eflfendo il difcacciare gì' Imperiali d^\ 

It»'» 



Libro XXXV. 297 
Italia , il mantenere Francefco Sforza, 
fui Trono di JMilano , dare alli Na- Andrea 
politani un Re particolare , ed afficu- Gritti , 
rare in tal mòdo i dominj della Re- ^' "cxvxif 
pubblica in Lombardia, nulla poteva 
meglio confluirvi che il 4l^ciliarfi V ami- 
cizia del Papa ; che , %3àfprendolo , lo 
sforzerebbero ad unirli pìS ftrettamente 
agi' Imperiali ; laddove accordandogli la 
dimanda , farebbe piìi facilmente favo- 
revole alla Lega, o s'impegnerebbe al- 
meno a reftare neutro. Aggiunfe, che 
la refliituzione di quefte due Città non 
doveva metterfi in confronto con le coni 
quifte importanti , che la guerra di Na- 
poli loro procurerebbe fuUe code della 
Puglia ; e che quefto interefle era un 
nuovo motivo , perchè i Veneziani fa- 
cefTero il poflìbile per non avere il Pa- 
pa nemico. OiTervò, che il Re di Tran- 
ci e d' Inghilterra prenderebbero a ma- 
le , che r effetto delle loro infinuazioni 
preffo il Papa fi trovaffe arréftato da 
quefto leggiero incidente ; che infallibil- 
mente queSe due Potenze efigerebbero , 
che le due Piazze foffero reftituite , e 
che allora la Repubblica avrebbe perdu<« , 
to preffo la Santa Sede tutto il merito 
della reftituzionc:' che al pììi, moftrann 

dpft 



4^ Storia VjEHETA 

t dofì i Veneziani di0iciU aqueUp^ 4^1' 

Andrea rebbero, agi' Imperiali il pretefto di ritc- 

Grittz, nere ^lifio ft^ le piazze che occupa* 

***"^"vvano; ch^ alfine ponendo que(b ofta- 

colo alla pace ^ dovevafi temere ^ che il 

Papa irritato »ufd il Re di Francia mal- 

«contento^ non ifrendefTero qualche parti* 

«to funefto alti Veitetianì) come era ac* 

jcaduto nel tempo della ia&lice Lega di 

.CanEibrai* 

.,: Il Cavaliere Luigi Mocenigo impre- 
ie a confiAtare V opinione del Trevilan é 
Moftrò y che la Città di Ravenna e di 
Cervia non erano (late conquiftate con 
la forila ; che la Repubblica vi aveva 
fatto entrare le Tue truppe a requifizione 
:di quelli, che le governavano , e per 
fai varie dal giogo degl* Imperiali ; che 
il difegno del Papa, dimandandole nell' 
fattuale circoftanza , era affatto contrario 
al bene della caufa comune; che gì* Im- 
periali erano ancora in pofTeflb della 
maggior parte delle Piazze della Chie- 
fa , il papa, fuori della Capitale , la 
guerra in Italia piii viva , e le difpofi- 
zioni di S, Santità più incerte di pri. 
ma : che in tali congiunture il rendere 
Piazze, fulle ^uali la Repubblica ave* 
va i fupi i^lirim incòntraftabili ^ per ve* 

dcrle 



t I B n o XXXV. 49^ 
4erle forfè paflareun momento dopo tra ^ 
le mani de* fuoi nemici , farebbe un* im- Andrèà 
prudenza ed un fallo ioiperdonabile , che Gritti • 
fé quefta reftituiìone doveva aver luo- ^ "«vi. 
go , conveniva rifervarla a tempo pih 
favorevole , di modo che i perturbatori 
deir Italia non poteflero prevalerfene per 
far inforgere maggiori turbolenze ; che 
-circa le fperanze di conciliarfi con ciò 
il favore del Papa, non doveva prefo- 
merfi , che Sua Santità , avendo fatto 
fempre poco conto de* fervigf generofi 
de* Veneziani , foffe piii riconofcente per 
una compiacenza , eh* ella confiderava co- 
me una obbligazione; che alfine ritro- 
vava affai indifferente per la fpedizione 
di Napoli, che il Papa foffe favorevole 
o contrario , non avendo né foldati , né 
danaro • 

Quefte differenti opinioni divifero i 
fuffrag) del Senato. Egli rifpofe al Pa- 
pa , che i Veneziani avevano fempre 
defiderata la pace, purché ella fi facef- 
fé con ficurezza e vantaggio de* Confede- 
rati ; eh* effi abbraccierebbero volen- 
tieri tutti li mezzi di accomodamento 
capaci di ottenere un fine tanto defide- 
rabile; ma come reftavano dafcioglierfi 
molte difficoltà , fé gli manderete folr 

le- 



9oe St'oria Vch^tì 

leotamefite an AmiMifciatore : efufcidw 

Andrm ^ * ^^ ometto Gafparc Contarim, 

Gritti, Clemente VIL in lu(^o di eflere con- 

jx LzzTiL lento di quella rifpofta, dichiarò, che 

fé non gli reftituivano al piii prefto 

Ravenna e Cervia, non folamente egli 

non ritornerebbe al partito della Lega, 

ma fi unirebbe contro effa a^rimperia- 

li • Siccome facevaii poco eafo del fuo 

carattere, cosi non atterirono le fiie mi« 

naccie • 

untnc Ciò che paflava nel Regno di Napo- 

marcia colf ,. ^ r r r ^ ^^* i- / • '^^ i-^o 

tra gi'im. u teneva lolpefi tutti gli Ipmti,. GÌ 
^*"* Imperiali vi erano arrivati, e configlia. 
vano intomo il piano delle operazioni 
da feguirfi. Il Marchefe del Vafto con* 
figliava di marciare direttamente contro 
li Francefi , e di dar battaglia ; efiendo 
quefto, fecondo lui, il folo mezzo, che 
potefle rimediare agi' inconvenienti , che 
il follevaraento de' Popoli malcontenti 
del Governo Auftriaco, e le mormora- 
zioni decloro foldati mal pagati , face« 
vano temere. Il Capitano Alarcon era 
di parere contrario , e proponeva di fcie^ 
gliere qualche buona pofizione , donde 
fi poteflcro offcrvare i movimenti delli 
Confederati , e confervare la comunica^* 
sione con Napoli, il di cui deftinotrar^ 

rcb^ 



t iB li ò XXXV. s« 

rebbè neceffariamente quello di tutto iU 

Regno • Quefto partito: parve il piìi fi> Andrea 
curo, e fu feguito . L'iarmata Inipcria^GKiTTi, 
le marciò a piccole giornate verfo^Tc»* ^•^'^'^^"^ 
ra di Lavoro , ed effendofi fermata a 
Troja , il Marefciallo'di Lautrec^ che 
non era molto lontano^ rifblfe^ottat^ 
vifi , ed impegbare ii nemico a batta^ 
glia^ Fece quefta rifokodohe per defidei 
rio di finire preftamvnte una guerra, 
di cui le fpefe divenivano giornalmente 
pih gravofe alla Francia^ , e perchè ef^ 
fendo fuperiore al nemico in cavalleria 
e in artiglieria , aveva luogo di fperare 
la vittoria. GÌ' Imperiali non Talpetta- 
rono b Intefa eh* ebbero la nuova della 
fua marcia, decamparono da Troja, ed 
andarono a poftarfi fopra un' altezza aU 
cune leghe diftante . Lautrec fi avan^ 
zò contro effi in ordine di battaglia ^ e 
li cannonò per qualche tempo fenza ed 
fetto . La fua infanteria andava acco^ 
ftandofi air altezza , dove i nemici era* 
no accampati , e la fua artiglieria priti^ 
cipiava ad incomodarli molto • Effi pie* 
garono verfo Nocera , dove non refta* 
róno che per tanto tempo quanto ne 
bifognò per dirigere con ficurczza ìllo^ 
to ritiro verfo Napoli .^ ?> - -l 

Laii- 



302 Stori a Veneta 

Lautrec voleva infeguirli, ma Piefio 

Andrea Navarro gli configliò di afficurarfi pri* 
GaiTTi, ma delle Piazze ^ che reftavano indie* 
n. uocni. (fo ^ ed egli fi attenne al coofiglio . 
MeÓi fu attaccato ^ prefo d'aflalto , e 
facche^iato fenza mifericordia • Afcoli, 
Barletta, Venofa fi refero dopo unade* 
bole refiftenza.Non reftò ^l' Imperiali 
in tutta quella parte die Manfredonia '. 
Lautrec lafciò un corpo di dae mille 
fanti, di cento uomini d'armi,, e di due*» 
cento cavalleggieri per V affedio di que« 
fta piazza , e marciò a Napoli col riw 
> manente dell'armata. 
Tiott» Ve- . I Veneziani per un accordo partico« 
ucXd'/' lare con la Francia dovevano avere le 
*'*^"* piazze marittime della Puglia, chepof- 
fedevano precedentemente jalle guerre di 
Luigi XIL in Italia , e che erano fiati 
sforzati a reftituire nella crifi della fatai 
Lega di Cambrai . Una fiotta di fedici 
Galere comandata da Giovanni Moro 
fu defiinata a conquifiarle . Ella prefe 
Monopoli e Trani : pafsò a Brindifi , 
fottomife la Città , e ftava afiediando il 
Gattello, quando il Marefciallo diLau«* 
trec, cui li Generali Veneziani di ter* 
ii^.e di mare avevano ordine dal Senai 
t(ftii|fi i^bidikt pontualmente, fcrifie s 



i t r B R o XXXV. 3t33 

Giovanni Moro di dover venire fenza^ 
indugio con la fua flotta a Napoli per j^j^j^^^ 
foftcnerc Filippo Doria , che bloccava Gni-npi/ 
il Porto di quefta Capitale con otto'^*^*^"* 
Galere. Mora levò Tafledio del CafteU 
lo di Brindifi , e fi refe nlle premurofe 
foUecitazioni ^1 Generale Francefe. 

Aveàfi fperato ì che la fpedizione dì n jy^^^ ^| 
Napoli allontanerebbe^ la guerra dalle f™;/7jf*' 
Frontiere dello; Stato Veneziano ; ma MiUnefe . 
Enrico Duca di Brunfvvick entrò tut- 
to ad un tratto nel Veronefe alla teda 
di dodici mille fanti , ed eflendo flato 
raggiunto da altri otto mille condotti- 
gli da Antonio di Leva , intimò 
la guerra alla Repubblica , e chiamò 
in duello il Doge Andrea Gritti , eh' 
era allora in età di ottanta anni . Il 
Senato al primo avvìfo del fuo avvici- 
namento aveva prefe tutte le fue pre- 
cauzioni per ficurezza. Formato ave^ 
va un Corpo di dodici mille fanti * 
aveva tratto dalli fuoi Stati di Dalma** 
zia , e di Grecia un buon numero di 
truppe leggiere a piedi e a cavallo ; 
crafi provveduto alla difefa delle Piaz-^ 
ze, rinforzatido le guarnigioni, e man- 
dandovi ^ue' fuoi Nobili , ne' quali pili 
confidava y principalmente a Verona », 

do- 



504 S T It I A V E H É T A 

rdove Zaccaria Orio, Filippo Gornaf6-| 

Andrea Alcffandro Donato , Ambtogio Contari» 

Gritti, ni, Giufeppe Badòaro, Lorenzo Sanuto*^ 

t>. LxxviL Agoftino Canale', Efttiolao Barbaro fi 

chiufero , avendo cadauno una compagnia 

di venticinque foldati • 

Rivoltella , Pefchiera ^ e molte picco^ 
le Piazze del Lago di Garda fi erano 
già refe al Duca di ^runfvvick • Il Du* 
ca di Urbino, cV era acfcampato fopra 
Verona per offervare i fuoi movimenti , 
fece una marcia sforzata verfo Brefcia, 
e dopo avervi lafciato una forte guaif* 
bigione , fi ritirò con la medefima ce^ 
lerità verfo Bergamo , di cui tutto il 
di fuori fu di fuo ordine prontamente 
trincierato ; La vivacità ed opportuni* 
tà de* fuoi ordini fermò i progreffi del 
nemico * Le fue truppe leggiere erano 
fempre al ridoflb degli Imperiali , to- 
gliendo loro i viveri e bagaglj , e tru- 
cidando fenza pietà tutti quelli , che 
incontravano fuori della linea • Giro)a« 
mo Canale fi diftinfe. molto in quefta 
piccola guerra con cinquecento Cmati , 
che comandava * . 

Il Duca di Brunfvvicfc afiaticato ali* 
«rcceflb da quefto modo di combattere ^ 
i4 quale le fue truppe non erano avvei^ 

ze. 



Libro XXXV. J05 

ze , ufd dagli Stati della Repubblica ,^ 

dopo aver tutto abbruciato nel fuo paf- Andrea 
faggio, e fi portò verfo Lodi. Il' Du- Gritti, 
ca di Milano, per configlio de' Venezia- '^•*^^^*^ 
ni, n'era ufcito nel giorno precedente, 
erafi rifugiato in Brefcia, ed aveva la* 
fciato nella Piazza una forte guarnigio- 
ne fotto il comando di Paolo Sforza 
filo Fratello naturale • GÌ' Imperiali at- 
taccarono Lodi vivamente ; ma i loro 
attacchi non fervendo , che a far tru- 
cidare i fuoi foldati fenza avanzare ter. 
reno , e trovandoli il Duca di Brunfvvi- 
ck fenza danaro per pagare le truppe , 
prefe il partito di ritirarfi per il Lago 
di Como in Àllemagna ; lamentandoli 
molto deir Arciduca Ferdinando , che 
avevalo impegnato in una imprefa te- 
meraria e difonorevole . 

La fuga del Duca di Brunfvvick ter. ^e/"*^ ^ 
minò di fconcertare gì' Imperiali , eh' ^P«'f** 
erano chiufi in Napoli in numero di 
dieci mille . Il Marefciallo di Lautrec 
avvicinandofi a quefta Capitale aveva 
ricevuto le fommiflioni di Capova , No* 
la , Acera , Averla , e di tutte le al- 
tre Città, eccettuata Gaeta, della quan- 
te era ftata affidata la difefa al Capita- 
fio di Alarcon • Il Principe di Qran^ 
Tom. IX, V gc 



y>6 StORJA yjENJETl 

rgc s' era incaricato di Napoli co|ìMqQ«: 

Andrea cada ,,;cklto Viceré io luogo del Co: di 
Gritti, Lauoei , che era morto poco prima « 
^.uucni. Suppc^ avevano > che 1* armata del Du- 
ca diBrunfvvick opererebbe uqa poten- 
te divedione nel MilaneTe , e che obbli* 
gherebbe i Confederati ad abbandonare 
r imprefa di Napoli ^ o potrebbe fpedi* 
re li foccorfi neceflarj alle due fole Citr 
t^ di quefto Regno :^ che refta^ana g^r 
cpra fedeli air Imperatore.. Qudìia fpe- 
ranza mancando ad tSà^ non perdettero 
coraggio, e rìfolfero, qualunque nefofr 
fé l'evento 9 a far il loro dovere da uo« 
mini di onore. 
•Combatti. La . flotta . non erafi ancora unita a 
le nel quale quell^ di Filippino Doria , che blocca- 
foao'battuti! va il Porto di Napoli • Recavano al 
Viceré fei Galere > quattro Fufte , e due 
Brigantini ; egli li; fece armare fecreta- 
niente con V idea di andare a for- 
prendere Dona , che acconciava i fuoi 
JLegni nel Golùy di Salerno; e creden** 
do correre ad una vittoria certa ^ s'im^ 
harcò egli, il Marchefe del Vafto , e 
la piii parte de' Signori fopra quella pic^ 
aòh fquadra • Lautrec infor^iato dalli 
iuoi fpioni deir oggetto di quefto im^- 
4mhxO| ne, diede avvifo 4 Doria ^ man- 
dane 



hi É R ò XXXV- ^07 

dandogli UQ rinforzo di quattrocento^ 

mofchcttìeri . Il Viceré fi pofe alla ve- Akdrea 
la , pafsò fotto r Ifola di Capri , e ginn- Gritti ^ 
io air altezza del Golfo di Salertìo , di-^"*^^^ 
ftaccò due Galere avanti , con ordine 
di affettare un movimento di timore ^ 
che potefle trarre Doria in alto mare •* 
Quefti ^ che dava in oflervatione ^ 
diftaccò tre delle fue GaleVe ^ e loro 
ordinò di alloùtanarfi pei" procurare^ di 
prendere il vento fopta il nemico , é 
di attaccarlo in puppa a mifura , eh' egli 
fteflb lo inveftirebbe in prora; poi coti 
le cinque Galere ^ che gli reftavano , s^ 
avventò con molta riloluzione contro 
la fquadra del Viceré • Il combattimen- 
to principiò con un gran fuoco dei 
cannoni e delli fucili . Si venne a tam<i 
pinarfi ^ e nel più forte dell'azione le 
tre Galere ^ che Doria aveva diftaccate ^ 
arrivarono a piene vele fopra il nemi<« 
co . Moncada aveva ricevuto un colpo 
di archibugio ^ di cui mori prima che 
finifle il comtmttimento . Due fue Ga- 
lere erano ftate gettate a fondo ; aqueU 
la del Marchefe del Vado fi appiccò il 
fuoco ^ e fu prefa con due altre , e ì< 
quattro Fufte . La vittoria fii comple- 
ta : mille Imperiali reftarono ammaz^ 
V a zati , 



joS Storia Veneta' 

rMti, o fommerfi. Il Marchcfe del Va^ 

Andrea ^^ ' ^^ Principe di Salerno, Afcanio e 
Gritti , Camillo Colonna , e gran numero di 
p. Lxxviit (^^pitani e Signori rodati prigionieri di 
guerra ne accrebbero la gloria • I vinci-* 
tori comprarono a caro prezzo il loro 
trionfo , pochi effendovene flati , che 
lion ayclTero ricevuta qualche ferita . Fi- 
lippino Doria fpedl ad Andrea Doria in 
Genova una delle Tue prefe, e li prin« 
cip^li prigionieri , che aveva fatti • 
coiunxadei Là cofternazione fu grande in Napo^- 
IJaJSi?! *li, ed il Principe d* Grange , a cui era 
devoluto il comando per la morte dei 
Viceré, fi affaticò molto in rianimare gli 
fpiriti . La Flotta Veneziana , dopo aver 
fottomefla Mola, Porlignano ed Otran- 
to , comparve alla fine all'altezza di 
Napoli , e ftabilì la fua crociera tra 
Gaeta e Cuma , di modo che il Porta 
di quefta Capitale fu diligentemente, 
bloccato • L' armata Francefe bloccava' 
la Città con pari efattezza dalla parte» 
• di terra, e tutti li paflì effendo cosi 
chiufi alli viveri , fperavafi che quefta 
grande Città farebbe ben prefto ridotta 
gireftremo. Il Principe di Grange ìttin 
l^egava tutti i mezzi capaci di apporr 
tfirc foUi^VQ air infelice fua fituazione^ 

Fece 



t t B R Ò XXXV- iò^ 

t'écè ufclre le bocche inutili , impiegò^ 

ogni economia per la diftribuzione de'j^^^p,^^^ 
viveri, lufingava il Popolo e la gùarni- Gritti, 
gione con la fperanza di pronto foccor- ^* ^*''^^'** 
lo , moftrava lettere fuppofte , faceva frei 
queliti e vigorofe fortite contro il Cam*; 
pò Ffancefe . • 

Tutta la fua attività avrebbe però Lemaittui 
pòco operato , fé nòh .foprav veniva là riJSSu 
Fatale calamità, che afflifle tutto ad un ^'•"^^•* 
trattò l'armata Fràncefe 4 L'cccèfflvb 
calore j è le cattive acque vi cagiòna«< 
rono marattie, che degenerarono in una pel- ' 

ile . Qua fi tutti i foldati furono infetti 
dal mal contagiofo , ed appena ne re*» 
fiarono quattro mille in ift^to di com* 
battere . Quefto fùnefto accidente poft 
il Marefcìallo di Lautrec nelle mag« 
giori anguflìe é I fuoi Uffizi ali lo con* 
figliarono ad eftendere e fepàrare i fuoÌ 
ijuàrtieri , per aver maggiore facilità dj 
furare i malati , e di fermare il pro- 
grèflb del contagio • . Riguardo poi alla 
conquida , non poteva rifolverfi di ab^ 
bandónarla * prevedeva ^ che allontànàn« 
dofi, darebbe al nemico maggiore faci« 
lità di attaccare i fuoi quartieri ^ e dì 
far centrare convogl} nella PhttSL * ln« 
tendeva '6gni giórno i felici avvénimetH 
V 3 ti 



3IO StORiA Veketà 
yti delle partite mandate nella Cala* 
Andrea '^"^J T Abruzzo era intieramente fotto* 
Gritti , meflb alli Francefi ; gì' Imperiali non 
D. Lxxfii. gyey^oo piJi ^he dne o treCaftelli nel- 
la Puglia; in Napoli eravi la careftia; 
tutte quefte circoftanze unite all' oftina* 
zione del fuo carattere lo determinata- 
lo a reftare nella fua fituazione: e di- 
chiaro, che non T abbandonerebbe , fé 
non quando vi foiTe coftrettodaiuxané- 
ceffità irreparabile. 
Andrei Do. ^ Un avvenimento ptìi funefto di tutti 
fe*rvS!?deU'cgli altri compi di diftruggere lefperan* 
imperatore. ^^ delli Francefi .« Andrea Dona impe^ 
guato al fervizio del Re di Francia 
aveva avuto molti difpiaceri ^ . eh' egli 
manifeftava con molto ardire , Preten- 
deva, effergli ftata fatta grande ingiufti- 
aia dando al Signore di Barbeiieux la 
carica di Ammiraglio di Levante, che 
a lui era ftata promefla • Si lamenta- 
la , che le fue penfioni non erano in- 
tieramente pagate • Rimproverava alla 
Francia l'avere intraprefo di rendere la 
Città di Savona indipendente da quel- 
la di Genova , e di ftabilirvi delle Sa- 
line in pregiudizio di quelle de' Geno- 
veli*. Aveanfi già avute molte occafio- 
m di fofpettare della fua fedeltà, e la 

fua 



?L IB R o XXXV. jrr 

iiaa condotta equivoca dava diffidenzei 

tali, che furono aumentate alla Corte ahjdreìl 
di Francia per gli avvifi , che li Gè- Gritti, 
cerali Francefi e Veneziani , e il Papa °"^"^*'* 
ifteffo vi fecero giungere , della fua in- 
telligenza con gr Inrvperiali • Doria per 
le fue qualità perfonali, e per il gran« 
de credito- che aveva in Genova-, pote- 
va divenire. un nemico pericoloG0ìnid • 
La Francia ^n poteva con lui che ap* 
pigliarfi ad uno dei due^ partiti , ò <li 
ìbddisfarlo , o di farlo arreftare . Trat- 
tavafi di cedere ad un fuddito .audace ^ 
che voleva impor legge al Padrone , e 
di moArargli una debolezza , che non 
facevft che rendere pih ardita la fua am- 
bizione. Fu prefo il fecondo partito -^ 
ma ftt prèfò troppo tardi . - -.' 

Fu avvertito, ch'era rifoluto il fuoi 
arrefto , ed egli fi falvò da uomo ac- 
corto i Era già qualche tempo , eh'. egli 
trattava con T Imperatore ,. L'ordine 
venuto di Francia di fermarlo , k fpe* 
ranza di aprirli con una rivoluzione là 
ftrada alla fuprema autorità in Genova, 
e fopra tutto le infinuazioni del Mar- 
chefe del Vafto, fuo prigioniero, acce, 
lerarono il fuo tradimento. Sottofcriffe 
.un trattato cod Tlmperatore, nel qua» 
V 4 le 



3^iÉ5 Storia Velista 

^rlejiinp^navafi fervirlo: con. dodici GaW 

Andrea ^tre j iz Jxmdìzìone , «he gli fi paghereb^ 
Critti,, beroi feffanta . miUe dacati all' anno ;* che^ 
]V^i.»yi^}^ libertà farebbe reflituita a Genova , 
e che Savona le refterebbe foggetta , do- 
po avere fcacciati dall'una e dall' altra 
i Eranccfi . 

In confegucnza di quefto trattato 
Andrea Doria diede ordine a fuo Ni* 
potè :di lafciar libero il Porto xli Na- 
poli ;. eie Galere di Venezia efféndo 
andate in Calabria alla provigione de' 
bifcotti , Andrea Doria condufle egli 
fteifoìiin convoglio agii aflediati in vi* 
fta dell' armata Francefe. Lautrec rice- 
veva pure qualche foccorfo da diverii 
Signori affezionati, al partito del Ke , 
coeaojdalli Duchi di Gravina e di Ca- 
fliro^.jzu erano troppo deboli per la Tua 
armata ,: quafi diftrutta dalle malattie . 
Sollecitò» in vano il Papa con preghiere 
e iaiiraccie ., . perchè lo foccorreffe neU 
hkiSù^ infelice; fituazione • Cadde ai 
fioe«, malato egli fteflb , e morì li 15» 
4gofto . ^ 
ti friBcefi ^nli Marchefe di Saluzzo , che prefe il 
d^dai^R^M comando dopo la fua morte» levò Taf* 
^''•^*f- feiliò, e fi ritirò in Averfa , dove ef- 
fenda iiiveftito ed affediato dagl'Impe*^ 
i ria* 



> 



Librò XXXV. jtf 
riali , fi refe li 30. del medeCmo mefe ^ 
prigioniero di guerra . Li Soldati . «d akdrea 
Uiliziali difarmati ebbero la permiffio- Gritti 
ne di ritornare ne' loro PaeG con prò- ^ i-xSèvit 
meffa di non fervire contro T Imperato- 
re. II Principe di Grange ritenne li Ge- 
nerali , che fi impegnarono di fare quan- 
to poteffero, perchè tutte le Piazze con- 
quiftate nel Regno di Napoli dalli Fran- 
cefi e dalli: Veneziani foffero. reftituite 
agV Imperiali ; Ma le guarnigioni ricu- 
farono coftantemente di. evacuarle , e fi 
foftennero con molta bravura . 

Il Conte di S. Paolo era arrivato „'J p;^«J»- 
nel Milanefe verfo il fine di Luglio '■p^**^*'^"* 

. ,. . » contro N«* 

con un corpo d Inianteria di cinque pò" « mìu- 
mille uomini , cinquecento lancie , ed aK 
trettanti cavalleggierl . Queflo Genera^ 
le era fiato fpedito da Francia fulla vo- 
ce della marcia del Duca diBrunfvvick 
in Lombardia • Era quello un foccor* 
fo , che il Re aveva promeflb per aiu- 
tare i Veneziani ed il Duca di Milano 
a ritirare dalle mani degl' Imperiali le 
Piazze, che occupavano nel Milanefe ^ 
e doveva poi paiTare nel Regno di Na* 
poli. Entrato che fu il Conte di S. Pao« 
io nella Lomellina , il Duca di Ur« 
bino fi portò per pofta al foo quartieri 

re 



\i6 Sto flt A Ve!ȏt A 

^rdifferito uh momento idi porre il cofmà| 

^^^^^^ al tradimento , facenilo foUevare Gend* 
,Qritti, Va contro il fuó Sovrano • La voglia 
.mhxxnu ^l cambiamento , e là fperanza di ri* 
tornare un popolo libero fotta là prò* 
tezione dell'Imperatore^' avevano opera* 
to tumultuariamente la rivoluzione * 
€ Teodoro Trivulzio fuori dì ftato di 
refiftere alla moltitùdine ^ aveva at>ban* 
donato là. Città, ed ef'afi rifugiato nel 
Caftéllo. Dimandava foCcorfo con grah« 
de iftanza; e le fue importunità ebbe^ 
ro inoltre T effetto infelice di porre li 
difcordia tra li Confederati . Il Duca di 
Urbino voleva ^ che fi faeeffe raffedio 
di Milano , e credeva il fucccflb infal* 
libile , perchè la Piazza era mancàntéf 
di viveri e di munizioni , e perchè gli 
abitanti orribilniente travagliati dagl^ 
Imperiali noii afpettavanó che un'occa* 
lione per follevarfi . Il Conte diS. Pao-» 
Io al contriirio voleva condurre le due 
armate fotto Genova, e triairre una ven- 
detta ftrepitofa della ribellione de' Geno-* 
vefi- 

Il Senato , che non voleva, che li 
fuoi Stati reftaffero abbandonati y pròibi 
pdlitivamente al Duca di Urbino di ufci« 
ré dalMilanef^, e gli permife iokmett* 

t9 



Libro XXXV* 317 

te dì reftare fotto Pavia , in calo che^ 
li Francefi fi oftinaffero nella loro im- Andrej 
prefa contro Genova . Quefta dinicoltà Gritti, 
non fermò il Conte di San Paolo. Egli ^•^**^"»^ 
fi feparò dalli Veneziani , pafsò il Pò 
a Porto Stella , e marciò dirittamente 
a Genova; ma trovò la Piazza in ifta* 
to sì buono , ed egli aveva sì poca gen* 
te , che , confufo della fiia temerità , fi 
ritirò, e prefe la ftrada di Aleflandria. 
Il fuo ritiro determinò Trivulzio' a ren- 
dere il C^ftello ', che fu incontanente 
demolito dalli Genovefi , per togliere 
alla loro libertà quedo freno terribile . 
Savona ebbe la ftelTa forte , per non et 
fere ftata foccorfa a tempo . Così Gè* 
nova fu perduta , e non fi ebbe Milano . 

I fervigj di Andrea Doria gli otten- 
nero la fuprema autorità della Repub- 
blica. Fu cambiata la forma del gover- 
no. Fu confidata T amminiftrazione ad 
un piccolo numero di Cittadini Subor- 
dinati al Gran - Configlio , e Doria fu 
pofto alla tefta degli affari , efercitando 
il potere del Doge fenza averne il ti- 

II Re di Francia fi lamentò viviffi- 
inamente con li Veneziani y perchè ave- 
vano fletto mancare Timpreia di Geno« 

va 



31^ Sto ri a Vekeit a 
pva ricufando di unire le loro truppe ^^ 
Andrea 4^^^'^ ^^ Conte di' San Paolo * « pei?. 
Guitti , dargli una fpecie di foddisfazìònericutò 
II.LXJCVILÌ1 Senato apertamente la neutralità che 
li Genovefi rgli fecero proporre , e lóro 
fignifìcò , che, li tratterebbe da nemici fi- 
no a tanto che continuaflero nella loro 
ribellione contro la Francia é Così finì 
la Campagna in Lombardia . ' I Confe<t 
derati rpofero le loro truppe in quartie* 
ri d' inirerno ^ li Francefi neir Aleflan- 
drino, li Milanefi nel Pavefe, e liVe-^ 
neziani^. di qua dairAddaé 
naggirtdei II Papa non aveva perduto di vifta 
c?ttà^dcu^^^*f^'^Q» di coftringere il Senato à 
reftituirgli le Città di Ravenna e di 
Cervia ; egli aveva avuto ricorfo al Re 
di Francia , che fpedl il Vifconte di 
Turenna a Venezia per maneggiare que-^ 
fto affare . Il Senato efpofe all' Amba* 
fciatore del Ré , ch'erano quattrocento 
anni da che Ravenna non era più du 
pendente dalla Santa Sede ^ allorachè 
Obi»o da Polenta 9 che n^ era Signore, 
la cede alli Veneziani ; che Cervia era 
ilata lafciata loro in teftamento da Do^ 
manico Malatefta con obbligazione di 
foddis&re a molte opere pie , ch'efli 
avevano continuato ad oflervare; che fé 

H 



Lri B R o XXXVi 319 

Il Veneziani foffero di carattere d* im-f 

padroiiirfi de' beni altrui , non avrebbe» Andrea 
ro avuta difficoltà di accettare roJBFer» Gritti, 
ta, che gli abitanti di Forlì e di mol*^*""'' 
te altre Città della Romagna avevano 
loro fatta di darli ad efli ; che aveva* 
no moftrata la loro perfetta ibmmiffio** 
ne alla Santa Sede ^ dandole foccorfo * 

per mantenerle Bologna ed altre Città ; 
ch'effi non eranfi impadroniti di Cer* 
vìa e di Ravenna , che alloraquando il 
Papa eraC diftaccato dalla Lega^ e che 
quefta di lui infedeltà dava allaRepub* 
blica fopra quelle Città nuovi diritti ; 
che pregavano il Re di voler confiderà*^ 
re ) s' era di fuo ìnterefle , che quede 
due Città foffero tolte alla Repubblica 
fua alleata ed amica , per effere date ad 
un Papa poco favorevolmente difpofto 
per la Francia ; ovvero agi' Imperiali « 
di cui era aflblutamente dipendente per. 
timore 9 e £3rfe per genio; che lo pre» 
gavano innoltre a riflettere , che quefte 
due Città erano un freno neceflario per 
tener in dovere il Papa ; che li Fioren^ 
tini ed il Duca di Ferrara mal volon* 
tteri foffiirebbero, che fi obbligaflero li 
Veneziani a cederle, perchè potrebbero 
temere , che fi voldSe renderli pur effi 

vit-» 



320 $T08.IA U£K£TA 

^xrìttirae delle pret^ di Clemente VIL 

Andrea ^* pnrai p^ rapporto al loro Governo ^ 
Gritti, il fecondo relativamente a Modena e 
'^•^"^'- Reggio. 

Il Vifconte di Turenna fu. penetrato 
dalla forza di quelle ragioni , e porta- 
tofi preffo il Papa gli propofe due mezr- 
zi di conciliazione ^ il primo era di da« 
re quefte due Citlà in feudo alla Re- 
pubblica , come la Santa Sede aveva 
praticato con molti altri ; il fecondo di 
porle in depolito tra le mani del Re per 
difporne a fuo piacere . Clemente VIL 
ricevè quefte due propofizioni con la fua 
folita irrefoluzione . Il Senato , a cui fu- 
rono comunicate , fchivò d' impegnarfi , 
e rifpofe, che fi rimetteva alla pruden- 
za del Papa , che troverebbe certamen- 
te qualche temperamento ragionevole per 
^^^^jiccomodare le differenze. 

L* anno feguente cominciò con-felici 

An. i52p.^^^gj per la pace generale . L'^mpera- 
•iupiV:'°'tore pareva defiderarla. Li Re di Fran- 
cia e d' Inghilterra avevano dato a' loro 
Ambafciatori un pieno potere per con- 
i^iudere. La Repubblica aveva ordina* 
to alli fuoi di afcoltare le propofizioni ^ 
e.di renderlene conto . Ma grintereffi 
dèUe Parti belligeranti erano iroppoconr^ 
- ' tra* 



Libro XXXV; .J2t 

tradittorj , • perchè fr potefle fperare di , 
conciliarle facilmente. L* Imperatore vo- ^^j^^^^ 
leva là pace per véiiirè^n Italia , e farfi q^^itti , 
coronare, e nulla cedeva delle fiie 'prc- ^* ^**^*^ 
tefe fopra' la Borgogna ,• 'né delle fue 
mire fopra il Milanefe. lì Re di Fran- 
cia non parlava di pace, fé non perchè, 
effendofi vuotati i fuoi tefori , non pò* 
teva continuare la gutrra ; voleva però 
piuttofto perfeverare nelle fue anguftie , 
che fmembrare il fuo regno ; e penfa- 
va, che alla peggio otterrebbe la libe- 
razione de' fuoi Figliuoli cedendo air 
Imperatore il Milanefe con li Tuoi di- 
ritti al Regno di Napoli . Il' Papa dè- 
fiderava con ardore il fine di una guer- 
ra , che aveva fatto nafcere tutte le fue 
difgrazie* ma non voleva pace , * fé li 
iua Famiglia non folle riftàbilita in Fi- 
renze , e che tutti li Dominj invali aU 
la Santa Sede non foffero reftituiti . I 
Veneziani , a' quali la guerra era onèròfa\ 
defideravano la pace, purché foffe fatta, 
lafciando loro parte delle loro conquide, 
e foffe ftabilito in modo invariabile Fran^ 
cefco Sforza fui Trono di Milano . Il Re 
d'Inghilterra alfine cercava nella pac^i 
mézzi di far riufcire il fuo progettò 41 
divorziatoli Caterina di Arragòna. ^ 
Tom. IX, X Era 



Era difiìcile , ch« tanti interefii ift^ 

Andrea, compatibili deffero materia ad un prcMi-> 
Gritti , to accomodamento , e con tale dubbia 
^^"^^'•ftimò a propofito il Senato di porre in 
buon ordine le fue forze di terra e di 
mare • Era terminato V impegno del Do* 
^a di Urbino con la Repubblica : fu 
rinnovato per altri tre anni . -Si fecero 
sftolte promozioni di Uffixiali Generali : 
(i reclutarono le truppe di terra , e fu-» 
fono pagati tutti li ftipend) ad effe do<« 
vuti : fi alletti una flotta di cinquanta^ 
Galere : fi diedero dodici mille ducati 
di fuflidio al Conte diS. Paolo, ed ot^ 
to mille al Dupa di Milano « Si fcrifle 
poi al Re di Francia per pregarlo di 
non negligere V attenzione per le fue 
truppe d' Italia , eflendoil difordine dell* 
anno fcorfo derivato principalmente^ pec 
la lentezza nel provvedere le cofe ne«. 
cef&rie . 
ul^mìwi ^\ Senato comandò poi al Duca di 
deli» Cam- Urbino di portarti a Venezia , dove al« 
la prefenza del Duca di Milano , dell* 
Ambafciatore di Francia , e di un Gen« 
tiluomo del Conte di S. Paolo , fi ten- 
nero molte conferenze per difporre il 
piano delle operazipni della vicina cam- 
pagna p Fu decifo di prìncipiarfi dall* 

affé* 



Libro XXXV* j^^ 
àftidìo di Milano, e che a fecónda dclf^ 
cfitó fi pafftrebbe dopo nello Stato di Anduea 
Genova. Siccotì^è fapeVafi eftereinteiìzio^ Gutrrii 
jie deir Imperatore di portarli iii perfo* **' "^^^^ 
ila in Italia ^ é che perciò faceva aiv 
mare Una llottsi iti Barcellona ^ fu rifoì^ 
io , che ìè flotte Francefe e Veneziaiui. 
fi unirebbcfrofoilécitanienté per opporli 
alla flótta làl{$erialé ^ affine che il peri* 
colo riteneffe l' Inlpei^atoré in ifpagiia è ' 
Jti' Àmbafciaforé di Praòcià dtecfe parte 
al Senato del difegtio fornìato dal Re 
fiio Padroiie di fpedire un' aitata verfd 
i Pirefiiei - 

- Lt oj^ìnioni de^ Senatori fi troVarotio opinioni 
Vàrie*' intorno a ciò • Luigi MocenigòseoHlor 
parlò- eoo' molta energia per T afferma- 
ti va 4'^ Difle^ che la trobpo grande pub 
tmtz deir Infperatore (paventava coti 
ragione i Veneziani ^ che ^'effi bramai 
vano Vederlo abbafiato^ ciò non prove^ 
Ulva da odio contro la fua perfonsi , ma 
dair interefle di lioiì avere per confinan* 
te un Principe^ di cui l'ambizione non 
avrebbe pìii limiti^ quando il fuò potè* 
re avelTe rovefciati tutti gli oflacoli ^ 
che al piii il medefimo interefle impe^ 
gnavali a tener lontano dalle loro front 
ttere ogni altro Sovrano , U di cui po^ 
X % ten. 



3t4 StORt A VEIJEt À^ 

ttcnza foffc troppo fuperìore a quella del-^ 

ANDREA '* Repubblica ; che T Imperatore ed il 
Critti, kc di Francia fi difputerebbero il Mì- 
p» Udurii, i^nefe ed il Regno di Napoli , e che 
quefti due Stati fommeffi all' uno o air 
altro , r Italia farebbe egualmente per« 
duta; che conveniva dunque opporre gli 
argini ftefli air ambizione di quefti due 
Potentati, impegnando il Re di Fran« 
^ eia a portare la guerra in Ifpagna ; che 
F Imperatore attaccato ne' luoi propr; 
Stati,' perderebbe allora di vifta il prò* 
getto di paflare in Italia ; mentre fé , 
come alcuni lo configliavano, ilRe paf«^ 
fava in perfona nel Milanefe , fi dareb- 
be un nuovo motivo all' Imperatore di 
affrettare il fuo imbarco , e ben predo 
Fltalia farebbe efpofia al furore de' due 
partiti ; che però non poteva compren- 
dere , come fi poteffe porre in queftione , 
fé doveva fecondarfi il Re nel difegna 
di portare la guerra in Italia , oppure 
diftornelo; e che quefta fpedizione offe* 
riva alla Repubblica vantaggi certiffimi ^ 
per i quali doveva impiegare il credito ^ 
di cui godeva preflb quel Principe , per 
farvelo rifolvere • » 

' Marc' Antonio Cornaro oppofe a que^* 
fto ragioni > che non era ficuro il po^ 

ter 



Ut imjiedire ^Imperatore di paflhre in, 
Italia , dove aveva facile acceflb per li ^^drea 
Porti di Napoli) e di Genova? thè feGRiTxij 
arrivaffe con un*artnata potente , non*^™*^^ 
affaticherebbe moltaitt 5 difcacciare i Fram 
cefi ridotti a fon^ molto mediocri ^ e 
che allora tutto dovrebbe federe a lui ; 
che non poteva- prevenirfi qu^fto perÌ4 
colo cftremo , • fe^ non invitando . il Re a 
venire in perfona nel Milanefe; che la 
fua prefenza arficuferebbe i Confederati 
di avere un'armata aufiliare ben com^^ 
pofta e bene mantenuta^ che li poneffe 
in iftato di rompere ógni mifura con 
r Imperatore; che il progetto di portai 
re un' armata Francefe verfo i Pirenei 
non aveva li medefimi vantaggj j che 
r Imperatore , lafciando il Re confumar(i 
in quelle montagne Aerili ^ e a fronte 
delle. Fortezze di cui quella frontiera 
era attorniata ^ verrebbe in Italia coft 
la ficurezza d' invaderla a fuo piacere 4 
Unì altre molte cohfiderazioni , eh' è 
fuperfluo il riportare ) e conchiufe , che 
il meglio, che poteffe farfi, era di tu 
rare il Re nel Milanefe , dove non pò* 
teva temerfi , che fi rendeffe giamnriai 
cotanto forte per far fenza de' Venezia- 
tìi 9 e da cui nulla potea temerfi di nm*^ 
X 3 1«- 



jtd STtoRìA Veneta 
Bjrlefto, fino a che aveflfe bifogno della lo* 

Qritti , Il Senato s'appigliò ài patelle del Cotv 
a ijcxvtf, i^arQ ^ ed Andrea Navagier ^ che fij 
dcfSSS"; fpedito Ambafciatore ih Fraocte , ebbe 
ordine di pregare il Re di preferire ^ 
imprefa drfMilanefe àt difegno di niaN 
ciare in- Ifpagna alla "^Ha delie fue ar« 
mate,- Francefco I, parv^ ftil princìpio 
fbbracciat-e cori trafpòrto il 'ConGj^o 
de' VenrtiaYii ; ma il Wtto terminò dal 
eanto fuo in mandare po<phi rinforzi al 
Conte di S. Paolo; di modo che rar* 
mata della Repubblica reft^ accampata 
fulle riv^ dell'Adda , fenza òfarc di 
nulla intraprendere , ed afpettaQdo fem-i 
pre che il * Re eflFettuaffe la promeffa , 
che aveva fatta , di paffare in Italisi 
ptrfonalmente • 
t^SfiiTj^i'. ^^ ft^t^ de^ Confederati nel Regno 
Ti di Napo. di Napoli peggiorava dì giorno in gìor-t 
no . Il Principe d'Orange tolfe loro 
Aquila , e molte altre Piazze dell* Abruz-i 
20 , e traffe da quefta Provincia unsC 
ctyntribflzione dì cento mille feudi , che 
diftribuì alH fuoi Soldati . Volle for^ 
prèndere Barletta , dove aveva vn' in^ 
telligenza ; ma la vigilanza del Gover«^ 
Ultore di^(fi? la macchina, e TUffi^ 

aliale ^ 



Libro XXXV; 327 

ziale , che aveva avuta corrifpondenza i 
col nemico, fu punito con T ultimo fup^^j,,^^^^ 
plicio . Il Marchéfe dei Vafto tentò rGaiTTi, 
afledio di Monopoli , e fu rifpinto dopo ^ "^tvii* 
molti affalti . La Flotta di Venezia ., 
che crociava fulie colle della Puglia ^ 
non contribiÀ poco ad impedire i pro^ 
greffi degl' Imperiali , inviando ne}U 
Piazze attaccate i rinforzi neceflarj % 
QuelU erano deboli > foccorfi * avrebbe 
bifognato avere un' armata , ma non erafi 
in cafo di mandarne una in quel Re# 
gno. ^ ^ 

Il Principe d* Grange vedendo che li 
Confederati non er^no deboli a fegno , 
ficchè potefle fcacciarli dalle Piazze 
che occupavano , né tanto forti da te^ 
mere le loro intraprefe , formò il pro^ 
getto ardito di palfare nello Stato Ec- 
defiaftico.) di togliere Perugia al Ba- 
glione , di marciare poi in TofcaQa ^ 
di rìftabilire i Medici in Firenze , e 
di attaccare irrevocabilmente il Papa al 
partito dell'Imperatore con quefta di- 
moftrazìone di zelo . Alla fola voce , che 
queda fpedizione era fiata concertata , il 
Duca di Urbino^ che temè che non foiTero 
minacciati i fuoi Stati, lafciò l'armata 
della Rtptibblica ) e fi* port^ in poftft 
X 4 ia 



528 SYoUlA Veneta 

w ìn Urbino per attendere al fuo proprio: 

Andrea 1"^^''^^^ • La fua partenza difpiacque 

Gritti^ molto al Senato, che gli fpedl fui fatto 

©.ixxvii. Niccolò Tiepolo , per rapprcfeHtargli 

quale danno poteva fare la fua sibfenza 

alla caufa comune, e per pregarlo a non 

lafciare così tutte le cofe in abbandono 

fopra una voce incerta ,...e forfè fenza 

fondamento . 

©Kfapori In effetto feppefi in breve , che il 

degli AUe«- -, . . ,. ^ ^^ 1 • • , 

ti . Principe di Grange aveva cambiata idea , 

e che meglio configliato aveva prefo il 

Ìartito di non allontanarfi dal Regno 
i Napoli, che rimaneva efpofto a gran 
rifchio ,. fé aveffe lafciato il. campo, li- 
bero alli Confederati . Il Duca di Ur- 
bino ritornò all'armata , ed invitato 
dal Conte di S. Paolo a marciare avan* 
ti, fi unì a lui nel Borgo San Marti* 
DO a quattro miglia da Milano . L' af. 
fedio di quella Capitale fu propofto in 
un Configlio di guerra ; ma v' entrò lo 
fpirito di difcordia e di diffenfione . Si 
fecero rimproveri reciprochi di non aver 
adempite le condizioni dell' Alleanza . 
S* inafprirono,.e fi fepararono. Il Con* 
te di San Paolo andò ad accampa» 
re r a Landriano , il Duca di Mila» 
AO ritornòt a Pavia > ed il Duca. di 

' Ur. 



L r B R o KXKV:] J29 

Urbino condufTe. Tarmata a Monza. 

Il Conte di S. Paolo non ^veva for. ^^^ 
mato difficoltà contro il progetto di af* Gmttì 
Tediare Milano , fé non perchè aveva in^-wrxvif* 
capo di andare a Genova * dove il , par-^ >» Fraaceiì 
tito de Fregoli Io accertava, che non ri* **gi* impt- 
troverebbe oftacoli. Decampò il primo"**' 
di Giugno , e prefe la ftrada di Pavia • 
Antonio di Leva informato di quefta 
marcia, ufcì di Milano. alla tefta delle 
migliori fue truppe, rifolutodi attacca* 
re la' retroguardia de' Francefi • La cat^ 
tiva condotta del Conte di S. Paolo glie* 
ne facilitòiT inFiprefa. Egli aveva divifa - 
la fua armata in tre corpi. Il primo ., 
che formava la . vanguardia con tutta 
r artiglieria e bagaglio , era comandato 
dal Conte Guido Rangoni , e marciava 
otto miglia pib avanti del corpo di bat* 
taglia , dov' era il Conte di S. Paolo . 
Il terzo, comandato da Claudio Ranga> 
ni, formava la retroguardia. 

Antonio di Leva fi avanzò in buon 
ordine , e fece tentare la retroguardia 
dalla fua cavallerìa leggiera • Egli la 
ìnveftì poi con la fua infanteria e la 
battè. Il Conte di San Paolo fece alto 
col fuo corpo di battaglia , e foftenne 
coraggiofamente li primi sforzi del ne» 

mico; 



gjo Stòria Veheta 
ftaìcoi na fu rifpinto , sbaragliato ).>é 

Andrea ^^^ ^&}^ ^^^ ^^^ ^^ &^^ numero de' 

GarrTi, prigionieri, che venne fatto . Il Duca 

^uuLYiu^l Urbino , in tefa h fconfitta de'Fran- 

cefi, prefe il partito di ritirarfia Caf- 

fano, ed efeguì il fuo ritiro con tanta 

precauzione , che non fu attaccato. Il 

fuo campo fu intieramente trincierato ^ 

e ficcome trovavafi a portata di foccor* 

rere Lodi e Pavia, rifolfe roantenervifi 

contro tutte le efortaxroni de' fuoi Ca« 

pitani , che lo configliavano a porfi tra 

r Adda e il nemico , 

Li veneiia* GÌ' Imperiali altieri per la loro pri» 

ao battere ma Vittoria fi avvicinarono a due mi* 

jr Imperi»- ^jj^ j^j ^^ campo . Non paflava gìor. 

no , che non nafceflero vive fcaramuc- 
eie tra le due armate. Antonio di Le« 
va volle far pafTare TAdda ad un grof- 
fo diftaccamento. per levare» contribuzio- 
ni nel Brcfciano e nel Bergamafco . U 
Duca di Urbino, che ftava in attenzio» 
ne , ufcì dal fuo campo con un groffo 
corpo d'infanteria, s'imbofcò fulle rive 
del fiume preflb il luogo , dove il ne» 
mico avea fabbricato un ponte. Lafciè 
paflare parte del diftaccamento , inveftà 
Palttà con impeto , e di mille cinqUe« 
CMit<^ uorainL, di cui 4rf«ico«pofta« mu 

fo^ 



Libro XXXV. ^jt 
folo noii'Ti fu , che non folle uccifo j ^ 
o fatto prigioniero . Tra quefto nume<^ Anprea 
ro fa un Capitano Spagnuolo , che fi ar. Gritti , 
refe ad una valorófa femmina traveftita i>» t«w» 
da foldato nella compagnia del' Conte 
di Cajaxzo . Quefto Conte fi fece con- 
durre il prigioniero, e moftratoglt a chi 
egli aveva ceduto le armi, difle loSpa* 
gnuolo, che, nella fua difgrazia , fua 
grande cdnfolas^iòne em di aver ceduto 
a sì valorofo foldato^' ma quando feppe 
chi era it foldato , ' ne reftò talmente 
conturbato, che pochi giórni dopo mo- 
rì di dolore e di vergogna • Gli efem- 
pj di tali Amazon» non fono sì rari , 
come fi penfa j e provano che il feflb , 
che ha" fetto prova di talento in tutti 
gii altri generi , non è incapace di ria^ 
fcire tiella carriera degli Eroi . 

Il Duca di Urbino aveva gran defiderio 
d' impegnare V Imperatore in un* adone 
generale . Prefe il partito di lafciare ne! 
campo tutta 1^ artiglieria groffà , non pren^ 
dendo feco che tre pezzi di cannone, ed 
ufcì con tutta la fua infanteria e cavalle* 
ria. Supp^fe , the , fatto quefto movimene 
to, che aveva ratta l'apparenza di unU 
ritirata, non- rasinchcrebbe il nemicò di 
venire a bcche^iaie il cain^ ^ ^ed inM 



$32 Sto HI A VjBMEtA 

MM^ padroniffi della fua artiglieria ; che ntìtt 
Andrea P^^^ebbe ciò cfcgUire fcnza qualche dì* 
Gritti, fbrdine ; e fi propòfe quefto incontro 
!>. txxviL p^,. attaccarlo : ma il troppo ardore del 
Conte di Cajazzo fece mancare il coU 
pò. Quefto Ufiìziale , che comàcidava 
la fua vanguardia , invefti imprudente** 
mente un corpo d' Imperiali ^ eh' era 
avanti di lui . Tutta l'armata nemica 
iì prefentò per combatterlo, fu rìfpinto 
ed infeguito . Il Conte di Urbino , che 
vide la fua rotta, v* accorfe perfoftener- 
lo , fece piegare gì' Imperiali , e li sfor- 
zò a rientrare nel loro campo . Perdet- 
tero in quella azione mille cinquecento 
uomini tra morti e prigionieri ; ma il 
Duca di Urbino , eh' erafi lufingato di di* 
firug^crli , vide fvanita la fua fperanza ^ 
Antonio di Leva avvilito per il dop* 
pio efperìmento , che non eragli riufci- 
to, rientrò in Milano. Il Duca di Ur- 
bino propone vafi di ritirarfi a Monza ; 
ma alla voce dell' avvicinamento di 
molte truppe Allemane fulle frontiere 
del Veronefe, ricevè ordine dal Senato 
di diftribuire la fua armata nelle Piaz- 
se della Signoria • Ne condufTe. una par<« 
te a Brefcia , ed il Conte di Cajazaia 
menò l'altra a Bergamo # / 

Lai 



L t B R o XXXV. 3i3 

La „pac€ tra V Imperatore e la Fran- 
cia trattavafi allora feriamente in Cara- Anprea 
brai, dove la Regina, Madre del Re,GRiTTi, 
e Margherita d^ Auftria , Zia di Carlo V. ^' "*^»- 
s'erano portate per principiarvi le con- j2[*2^**p^j|J'^, 
ferenze • . Francefco I. ne diede avvifo 
al Senato , perchè fpedifle agli Amba* 
fciatori della Repubblica alla fua Corte . 
le neceffarie iftruzioni \ Benché il Se- 
nato potefle lagnarfi di efTere flato fino 
allora lufingato con vane promefTe , 
avendo il Re dato parola di venire in 
perfona in Italia, o almeno d'impiega- 
re a vantaggio de' Confederati le fue 
maggiori forze di terra e di mare , fenz' 
aver nulla ef<^uito , non volle che gli 
venifle imputato di aver pofto oftacolo 
alla pace per un rancore male intefo /« 
Spèdi dunque potere , ed ìftruzioni alli 
fuoi Ambafciatori . Fu loro efpreffa- 
mente raccomandato d'infiftere princi- 
palmente fuUa reftituzione del Milanefe 
a Francefco Sforza, e di nulla accorda- 
re , fé non veniffe approvato quefto ar» 
ticolo . ^^ 

Navagier era morto poco dopo ilfuo 
arrivo alla Corte di Francia , e GiufH- 
aiani era. rìmafio folo all'incarico de-f 
gli afi^ri . Volle portarfi a Cambrai.^ 

ma 



^34 Stonili Veìj^^à 

ftnsL il Re fecegli dire ;di fertnarfi a:& 

ÀKinnsA Quintino, e di afpettarvi il fucceiTo del 
Gritti, maneggio 4 di cui u anettò di let^arglie« 
D*Lxxvu*jjg 1^ notìzia. Qiiefta condotta rinnovò 
i rofpetti de*Veneziain *■ Credettero di 
eifere burlati^ e che il Re contento di 
regolare i fuoi affari con r tniperat^ré^ 
lìegligeiTe j e forfè fbfle d^ kltènzione di 
abbandonare gì* interefi^i de* fuoi Àllea<^ 
ti • IL Senato in cirCoftanta: A critica 
implorò la protezione del Re <f tnghiU 
terra ^ e lo pregò perr^tfetto, cheave** 
va fempre dimodrato alla Retiubblica i 
d'invigilare^ perchè nulla folte conchiu* 
fo in Cambrai a fuo pregidditio* 
Carlo V. id intanto V Imperatóre arrivò a (jeno- 
^•"•* va con una flotta di quafi duecento ve-» 
le, e fece sbarcare a Savona nove mil* 
le uomini . Suo difegno era di paffare 
a Piacenza , dove avea ordinato , chd 
fi trovaffero unite tutte le fue truppe é 
Antonio di Leva doveva condurvt dò^ 
dici mille uomini dal Milanefe ^ ii 
Principe di Orange erafi avanzato fimi 
d Spoleti con fette mille ^ e vi fi era 
unito con le truppe dei Papa ,^' dieci 
Alile Lanfcheneti erano partiti dal Tu 
rolo per accrefcere quefft armata , che 
tutta unita farebbe ftata. forte 4i ^^^ 

ran- 



Lift Ito XXXY; m 

*anta mille fanti , e di pili di dieci, 

mille, cavalli. ^ A*idrea 

Lo fpa vento fu generale in Italia • Gfttrti^ 
Il Papa folo ^ che aveva conchiufo in ^*ixxvii* 
Barcellona un Trattato fé creto con T Im* 
peratore ^ moftrofii cotifolato del fuo 
arrivo^ e mandò tre Cardinali a Geno* 
va per condimentario , e rifiedere pref-r 
fo di lui « I Fiorentini che temevano 
per la loro libertà > gli mandarono foU 
lecitamente. Ambafciatori per conciliarfi 
la fua benevolenza .^ ma T Imperatore 
loro unificò , eh' egli aveva promeflb al 
Papa di; riparare I-oltraggio tatto da efii. 
alla di iui Famiglia V) e che non ifperafle* 
ro grazie quando non gli folTedatafod- 
disfezione ^ Tutti gli altri Principi d* 
Italia mandarono i loro Ambafciatori 
a.Genova ^ per dimandare all' Imperato* 
re la fua amicizia . I foli Veneziani fu- 
rono colanti nella rifoluzione di non 
venire a verun accomodamento conlui^ 
fé non foffero agli eftremi: non già che 
aveflero contrageriio alla pace; ma per^ 
che fupponevano in Carlo V. difegni pe^^ 
ricolofi , ed un ambizione d'impor Icg-i^ 
gè a tutti k Acconfentirona^ che il Dui* 
ca di Milano gli fpedifle Ambafciato*^ 
cif a che obUigiivalo ia: fua qtolità di 
M vaf- 



3^6 Storia Veneta 

vVafTallo dell' Imperio. Non giudicarono 

vAndrea ^ propoCto di feguire il fuo cfempiò ^ 
pRiTTi, e prepararono tutte le cofe neceflarie 
j>.Lxxvii.2J una vigorofa difefa . 
Trattato di II Trattato di Cambrai divenne al« 
^^*°*'"* lora pubblicò. Il Re di Francia aveva 
fatto la fua pace particolare , e folamen- 
te ave va ftipulato, che potrebbero i Ve* 
neziani farvifi comprendere terminando 
le loro difcrepanze con V Imperatore 
dentro un certo termine di tempo • 
£rafi di piti il Re impegnato di sforza- 
re i Veneziani a reftituire le Piazze , 
che occupavano nel regno di Napoli , 
ed a dichiarare loro la guerra in cafo 
di rifiuto . Egli fece loro dire dalli fuoi 
Ambafciatori , che le circoftanze lo ave- 
vano a ciò corretto ; e che tanto con« 
fidava nella loro amicizia , che perfua« 
devafi farebbero quefto facrificio per 
procurare la liberazione delli fuoi due 
figliuoli . Il Senato rifpofe , che defide- 
rava con ardore mantenere i legami che 
lo univano alla Francia da tanti anni; 
che non difiimulava , che averebbe de- 
^derato , che il Re avefie provata la 
fincerità di quefta unione comprenden- 
do, la Repubblica nel fuo accordo con 
rimperatore; che in quanto alla refti«« 

tUn 



Libro XXXV. 337 

tuzìone delle Piazze della Puglia, non,^ 

vi fi credeva obbligato , poiché il Re ^^ ^^^ 
facendo la Aia pace particolare , aveva Gritti, 
lafciati i Veneziani liberi da ogni im-^^-^-^^"- 
pegno con lui: che però gli darebbero 
volontieri quella foddisfazione , purché 
poteffero farlo con Scurezza ; che per il 
Trattato di Cambrai i figli di Francia 
lion dovevano effere reftituiti che in due 
niefi ; che in quefto intervallo potrebbe 
venirfi forfè ad un accomodamento def« 
fini ti vo con V Imperatore • e che allora 
avrebbero un vero piacere di efeguire il 
defiderio di fua Maefta . 

I Veneziani fi trovavano nella pih imbarazzo 
finiftra fituazione. L'Imperatore era in nu '""**" 
Italia con forze fuperiori ; il Papa era 
fuo amico; il timore riteneva tutti gli 
altri Sovrani ; la Francia aveva tutto 
facrificato per una pace , che doveva 
renderle i fuoi Principi , e che non le 
toglieva che il diritto di Sovranità ful- 
le Contee di Fiandra e dell' Artefe . Il 
Senato ciò noti ottante ftabilì di opporfi 
agli attentati di Carlo V. ed a rifchia- 
re tutto , perchè il Milanefe non gli 
reftaffe . 

Sopravvennero accidenti , che fervirono 
molto a trar d* imbarazzo li Vcnezia- 
ToM. IX. Y ni* 



5j8 SroRtA Vegeta 

^itii. Soliìnano IL di cui Giovanni V^{^ 

Andrea ^^^^ ^^ Tranfilvanìa aveva implorata 
Gritti , la protezione contro V Arciduca Perdi, 
p. Lxxvii. ^jj^ Jq ^ era entrato in Ungheria con un* 
armata potente . La fua milizia rovina* 
va gli Stati deir Arciduca ; egli aveva 
prefa Buda , e minacciava Vienna . Da 
un* altra parte li Luterani , divenuti 
numerofi nel feno dcir Imperio , empi» 
vario la Germania di turbolenze e dif- 
fenfioni . L'Imperatore , che temè le 
confèguenze del doppio turbine , pensò 
a fcioglierfi follecita mente dagli affari 
d' Italia , perchè nulla oftafTe al fuo ri» 
forno in Germania , dove la fua pre- 
fenza diveniva fempre pih neccffarià . 
Carlo V, in Egli era arrivato in Piaceriza , edaveà 
Bologna, jj^jf^^^ jj paffare in Bologna dove te- 
ner doveva una conferenza col Papa : 
Andrea Doria fpedl per fuo ordine à 
Venezia Filippo Grimaldi per parlare 
di accomodamento . Sigifmondo della 
Torre Cameriere del Marchefe di Man- 
tova vi fi portò per lo fteffo effetto , 
e vi ebbe un principio di maneggio • Il 
Cardinale Cornar© operò vivamente a 
nome del Papa per perfuadefe il Senati 
to, che Sua Santità defiderava fincéra» 
xneìite di procurare la pace alli Vene* 

zia* 



LtÉió XXXV. 3^9 

tìaiii , e per impegnarli a facilitare egli-i^ 

no fteffi un'opera sì falutare. Andrea 

Molti Senatori rifletterono , cflere Gritti^ 
fomma gloria per li Veneziani , che 1* ^-^Wiu 
Imperatore con la forza in mano j evcS^dcrsil 
dopo aver difciolta }a Lega , volefTe u^pai;?'"'' 
trattare di pace con effi , e foffe anche 
il primo a proporla ; che non dovea 
dubitarfi, che le infmuazioni di Andrea 
Doria e del Marchefe di Mantova non 
foflero fatte di fuo. confenfo e di fuo 
ordine efpreffo^ che una guerra di mol* 
ti anni , e che aveva coftato alla Re« 
pubblica pih di cinque milliotiì d' oro , 
aveva èfaurite le finanze dello Stato, e 
le facoltà de' particolari ; eh' era ormai 
tempo di porvi fine , procurando una 
pace onorevole ; che la coftania fino al- 
lora dimofirata diverrebbe orinazione ^ 
non accomodandoti al cambiamento del-^ 
le circoftan:2^e . Altri Senatori opinava* 
no , eh' era molto più onorevole è caii* 
to il non moftrare troppa follecitudine ; 
the r Imperatore , fenza danaro , avereb* 
be tanto maggiore difficoltà nel mante** 
nere la fua armata, quanto più era eU 
la numerofa ; che farebbe ben predo 
coftrctto di andare in foccorfo dell' Ar- 
ciduca fuo Fratello , di cui gli Stati 
Y % era* 



340 Storia Veketa 

erano defolati dalli Turchi ; che i difbr^ 

Andrea ^^^'^ ^^^^^ nuove erefie dimandavano la 
Gritti, fua prefenza in Germania; che quando 
D.LXXVII. ^^gfl-g evacuata T Italia , troverebbefi 
poca facilità nel mantenerli con vantag* 
gio nel Milanefe , e nel Regno di Na* 
poli ; che allora , in luogo di ricevere 
la legge, farebbero in cafo di darla al 
nemico'; che in politica era regola ge« 
nerale il riguardare come perniciolì tut- 
ti i partiti , che il nemico propone per 
fua utilità ; che al piii , quando pure 
poteffe fperarfi fopra l'ultime infinua* 
zioni dell'Imperatore , conveniva diffe- 
rirne la decifione alla conferenza in 
Bologna , dove potrebbefi con maggiore 
facilità (coprire il difegno di quello 
Principe intorno lo Statò di Milano , 
avendo fempre riguardato la Repubblica 
come più eflenziale fuo intereffe , che 
quefto Stato veniffe garantito a France- 
fco Sforza. 

Quefto ultimo parere fu abbracciato. 
Si fpedì un Secretario al Marchefe di 
Mantova per ringraziarlo de' fuoi buo- 
ni uffizj , e per dirgli , che come V Im* 
peratore ed il Papa dovevano in breve 
trovarti in Bologna , fi tratterebbe colà 
deir accomodamento » Clemente VII« 



t t B H o XXXV. 34t 

arrivò in Bologna li 25. Ottobre , 

Carlo V. qualche giorno dopo* La pa- Andrea. 
ce d'Italia fu il principale oggetto del- Gritti, 
le conferenze , eh* ebbero infieme ; Fu ^' "*^'' 
trattato , prima di tutto , V articolo in* 
torno il Ducato di Milano . Francefco 
Sforza, configliato dalli Veneziani ^ che 
lo fecero accompagnare da Marcantonio 
Venier , rifolfe di andare a difendere in 
perfona la fua caufa • Dimandato un faU 
vo condotto air Imperatore , fi trasferi 
a Bologna . Levò in tal modo una pri- 
ma difficoltà , che nafceva , perchè V Im« 
peratore s* era ofFefo , che un vaffallo , 
come egli era , non foffe venuto ali* 
omaggio ^ cofa che in lui confiderava 
come effetto di una fuperbia fuor d*or-* 
dine , o alméno di una ingiufta diffi-* 
denza* 

Carlo V« gli fece un oneftiflìmo ac-* couveosid- 
coglimento ; ed infide sì debolmente S!rM°sfom 
fopra Taccufa di fellonia data a quefto^^**^ 
Principe , che non fi dubitò pili del fuo 
accomodamento. Il Senato fpedì a Ga* 
fpare Contadini fuo Ambafciatore pref- 
fo il Papa il potere di trattare , e le 
irruzioni per conchiudere • L* Imperato- 
re confidò la cura di quefto maneggia 
a Granvelle fuo Cancelliere . Contarini 
Y 3 prò* 



34* Stori a-V e k e r a 

^rpropofe j che fi facéffero ritirare le trup^ 

Andrea P^ ^^^ Brefcìano , dove facevano fcor* 
Gritti, rerie contìnue; che vi fofle forpenfione 
D. Lxxvn. jj» armi in Lombardia e nei Regno di 
Napoli; ma quefto articolo fu rìcufato 
apertamente , fé la Repubblica non def- 
ie cauzione per la reftituzione delle 
Piazze della Puglia e della Romagna • 
Dopo molti dibattimenti , il Senato die- 
de facoltà al fuo Plenipotenziario di 
cedere al Papa le Città di Ravenna e 
di Cervia , rifervandofi i propr) diritti 
fopra quefte due Città ; e di reftituire 
air Imperatore tutte le Piazze della Pu- 
glia , a condizione , che vi avrebbe un' 
amniftia generale per tutti li Napolita- 
ni , che aveffero feguito il partito de* 
Confederati . 

Intorno il Ducato di Milano fi con« 
venne , che apparterrebbe a Francefco 
Sforza, medianti cinquecento mille du- 
cati eh' egli pagherebbe per V inveftitu- 
ra, e cento altri mille per le fpefe 
della guerra • Il Miniftro dell' Impera- 
tore voleva, che lafciato gli foffe il Ca- 
ftello di Milano e la Città di Como 
i« cauzione ; ma il Plenipotenziario 
Veneziano rapprefentò, che quefta pre- 
cauzione non Servirebbe che a ritardare 

i psh 



Libro XXXV. 343 

i pagamenti , ed a rendergli pih diffici- 

li ; e che il popolo dì Milano farebbe Andrea 
sforzi piìi pronti e piìi generofi, toglien- Gritti, 
do loro quefta inquietudine . Su queft* ^* lxxvii. 
articolo non s' infìdè di vantaggio . 

Trattavafi di terminare le ^differenze pircnze è 
de' Fiorentini col Papa. Clemente VII. Su McTfd . 
voleva , che qùefti Repubblicani gli la- 
fciafTero ciecamente la decifione decloro 
affari , e prometteva di trattarli con 
giuftizia e bontà : ma li Fiorentini , 
che non credevano efferé intereflTe dell* 
Imperatore il lafciarli alla difcrezioiie 
del Papa , ricufarono arditamente di fa- 
crificarfì così alla politica ambiziofa di 
Clemente VIL I Veneziani coflanti 
nel iproteggere la libertà de* Fiorentini 
temettero, che fi tentaffe di affoggettar- 
li a forza ^ e diedero ordine al Duca 
di Urbino di marciare con la fua ar« 
mata nel Parmigiano, per efTere a por- 
tata di foccorrerli . L* Imperatore , gua* 
dagnato dal Papa , aveva con lui ac* 
cordato il matrimonio di Margherita 
fua figlia naturale con AleflTandro de* 
Medici , nipote di Sua Santità . Si tro- 
vò allora intereffato a riflabilire in Fi- 
renze 1* antico governo , ed ordinò al 
Marchefe del Vado , che aveva prefo 
Y 4 Cor- 



344 Storta Veneta 
^Cortona ed Arrezzo, di aflediare iFioh 
Andrea r^ntinì nella loro Capitale. Queft'aflè* 
Gritti, dio durò undici mefi , e fu micidiale 
ikuzTu. p^r gli afledianti . La Città effendo 
ftata sforzata a capitolare, l' Imperato- 
re ordinò , che Aleflàndro de' Medici 
fofle pofto alla tefta del governo con di- 
ritto di fucceffione a tutta la fua pò- 
fterità- di modo che da quel giorno i 
Medici divennero i veri Sovrani della 
Tofcana • 
Tnttato« Queft' ultimo avanzo di guerra in 
Italia non impedì la conchiuGone del- 
la pace generale . Il trattato fu fotto- 
fcrìtto in Bologna ; ed eccone i prin- 
cipali articoli. I Veneziani istituirono 
al Papa Ravenna e Cervia ; all'Impe- 
ratore Monopoli 9 Trani , e le altre 
Piazze, che occupavano nella Puglia • 
L'Imperatore riconobbe l'intiera indi- 
pendenza di tutti gli Stati della Repub- 
blica nella Lombardia . Accordò una 
piena amniftia a tutti quelli , che fi 
erano dichiarati in loro favore. Permi- 
fé a tutti li fudditi di Venezia , che 
avevano terre nei domin) fuoi, di con- 
fervame il pofleflb , e di trasferirne le 
rendite dove voleflero . Confermò tut- 
te le financkigie e liberti » che i Vene- 
ziani 



Libro XXXV- 545 

fciani avevano avute per T avanti per il^ 

loro commercio nel Regno di Napoli • Andrea. 
Fece loro reftituirc tutto ciò che le Gritti > 
fue truppe avevano conquiftato nel Bre. ^* '•^^^'^ 
fciano e nel Bergamafco. La Repubbli- 
ca fi obbligò di pagargli trecento mille 
ducati in più tempi ; e come il Patriar- 
ca di Aquilea erafi lamentato di molte 
intraprefe dell' Arciduca Ferdinando con- 
tro la fua giurifdizione , fu convenuto , 
che da una parte e dall'altra fcieglie- 
rebbonfi arbitri per terminare V affare 
amichevolmente i 

La ìnveftitura del Ducato di Milano 
fu data a Francefco Sforza, che fi ob- 
bligò a pagare le fomme convenute, e 
che ne diede baftevole cauzione . Fu 
ftipulato , che vi farebbe alleanza per- 
petua tra la Repubblica e lo Stato di 
Milano per mantenimento de' loro di- 
ritti rifpettivi , e della tranquillità deli- 
Italia ; che ogni una delle due Potenze 
farebbe tenuta a mantenere a tale og- 
getto cinquecento uomini d' armi in 
tempo di pace ; di aggiungervene tre- 
cento, con cinquecento Cavalleggeri e 
fei mille fanti in tempo di guerra. Le 
due Potenze fi obbligarono inoltre a ga- 
rantire il Regno di Napoli all' I(n pera- 

tore , 



54^ Storia VbnjetA* 

rtore , ed a prenderne la difefa contrd 

Andrea ^"^^^ que' Principi Criftiani , che volef* 
Gritti, fero attaccarlo. 

j^Lxxwu. Si comprcfero in quefto trattato tut- 
ti gli Alleati da una parte e dall'ai* 
tra . Il Papa e V Imperatore nominara<r 
uo le Repubbliche di Genova , di Siena ^ 
e di Lucca , il Duca di Savoja , il 
Marchefe di Mantova, e quello diMon- 
ferrato . I Veneziani fecero menzione di 
Antonmaria della Rovere , Duca di Ur« 
bino ; e fi garantì a cadauno il pofleflb 
de' loro Stati attuali. In quanto alDu* 
ca di Ferrara , fu detto , che farebbe 
comprefo nel Trattato con gli altri, fu- 
bito che le fue differenze con la Santa 
Sede i per le quali furono nominati gli 
Arbitri , foflfero fopite . 

Quella pace venne molto a propofi- 
to per dare la libertà a Cario V. di 
riunire tutte le fue forze contro Soli* 
mano II. che dopo eflTere flato sforzato 
-a levare TalTedio di Vienna , dichiara- 
va apertamente di ritornarvi alla pri- 
mavera . Quefto fiero Sultano , ritiran* 
^ofi con la fua armata , ftabill il Vai* 
voda Giovanni fui Trono di Ungheria , 
e gli diede per gran Teforiero Lodo- 
vico Gritti 'y che il Doge attuale di 

Ve. 



^ L I B R o XXXV. U7 

Venezia aveva avuto in gioventìi da 
una concubina , mentre flava wmmer- ]i[j~^ 
ciando in Coftantinopoli . Lodovico Grit- Gritti , 
ti aveva ricevute dalla natura qualità '*'*^*^**' 
tali, che gli procurarono la confidenza 
del Gran Vifir Ibrahim . Eràfi infinua- 
to nella grazia di Solimano , ed avea 
fatto ufo del fuo favore nelle ultime 
guerre , per mantenere la buona armo- 
nia tra la Repubblica di Venezia , e 
la Porta Ottomana . Egli aveva pure 
portato lo fpirito patriotico fino a far 
offerire al Senato V affiftenza de* Tur- 
chi contro li fuoi nemici . Ma il Sena- 
to, che non volle , che gli fi poteffero 
imputare le difgrazie caufate alla Cfi- 
ftianìtà dagr infedeli , ebbe la prudenza 
e la generofità di ricufare V offerta ben- 
ché vantaggiofa. 

Sottofcritta che fu la pace , li Ve-^SSSSS!!!^ 
fieziani deliberarono di fpedire un'am-An. 1550. 
bafciata fòlenne all'Imperatore ed al cwiov.è 

Tfc 1- n •! • • !• cognato u| 

rapa , per dimolirare il loro piacere di Bologna, 
quella unione , ed il defiderio loro , 
che foffe durevole • Il Senato fcielfe fei 
Ambafciàtori , Marco Badoer , Lodovi- 
co Gradenigo , Lodovico Mocenigo ^ 
Lorenzo Bragadino, Antonio Suriano , 
Q Nici]flò Tiepolo • Arrivarono in Bo- 



348 SxòittÀ Vemeta 

rlogna nel Gennaro dell'anno 1^30. € 

Andrea p^efentarono feparatamente al Papa e 
Gritti, all'Imperatore la ratificazione del trat- 
^ucxviL^^^Q . Affiftettero alla coronazione di 
Carlo V. che fi fece con grande folen* 
xiità li 24. Febbraro ; ed avendo poi 
prefo congedo da lui , egli loro donò 
cinque mille feudi in moneta d'oro di 
Portogallo • Al loro ritorno in Vene- 
zia , quefto donativo fu depofitato , f(e« 
condo il coftume , nel teforo pubblico * 
Carlo V. prima di abbandonare Bolo- 
gna, mandò tre Ambafciatori al Sena- 
to per corri fpondere con uguale genti- 
lezza alla gentilezza del fuo procedere^* 
Furono ricevuti con grandi onori , e 
la Repubblica regalò a cadauno di efli 
una coppa d' oro del valore di mille 
feudi . Carlo V. nel fuo ritorno pafsò 
per Mantova , dove reftò sì contento 
dell' accoglienza fattagli da Federico 
Gonzaga , ch'ereffe in Ducato il fuo 
Marchefato . Attraversò lo Stato Vene- 
ziano per trasferire a Trento . I Ret- 
tori di Verona , di Padova , e di Vicen- 
za ebbero ordine di andare ad incon- 
trarlo con magnifico corteggio , e di 
accompagnarlo fino a che foife ufcito 
dalle terre della Repubblica • Parve fen-* 

fibi- 



Libro XXXV. 549 

fibiHffirao a quefte onorevoli attenzio- 

ni de' Veneziani , e ne fignifìcò loro la Andrea 
fua foddisfazione con termini li piii ob- Gritti, 
bliganti. _ D.LXXVU. 

Appena la Repubblica principiava a soletti di 
godere di quefta tranquillità , che fa cOTt!^°*'u 
informata de'fofpetti della Corte Otto-^""^"'* 
mana a motivo della pace conchiufa in 
Bologna • Era corfa voce in Coftantino- 
poli , che l'oggetto principale di que- 
fta pace era di unire contro i Turchi 
tutte le forze de'Criftiani • E' vero , 
che n'era ftato parlato in un Concifto- 
ro tenuto dal Papa con li fuoi Cardi- 
nali; e benché la cofa fofTe ftata trat« 
tata fenza l'intervento degli Ambafcia- 
tori Veneziani, la fama Tempre infede- 
le nelle fue relazioni li rendeva com- 
plici del progetto • Lodovico Gritti , di 
cui abbiamo parlato , e che il Re di 
Ungheria aveva fpedito Ambafciatore a 
Coftantinopoli , avvisò il Senato de' fof- 
petti di Solimano , e che tutti li Mi- 
niftri della Porta accufavano li Vene- 
ziani che avelTero prefo impegni contro 
di lui . 

Il Senato giudicò dover al pili pre- «ww dUrut. 
fio diftruggere quefta funefta prevenzio- 
ne • Fece partire Tommafo Moccnigo 

per 



$50 Sto ki a Vci^Ét A 

^,per Coftantinopoli , incaricato di aflicii# 

Anjxrea ^^^^ quella Corte della fua amicizia co* 
Gritti^ ftantCj con facoltà di rinnovare le aii- 
Xhixmu ^j^j^g capitolazioni , fé giudicava la co* 
fa neceffaria per diffipare li dubbj con 
maggiore efficacia'. Mocenigo trovò al 
fuo arrivo gli fpiriti pericolofamente pre» 
venuti. Solimano aveva faputo , che il 
Papa faceva pubblicare coltro lui una 
Crociata ^ e che una quantità di Pre- 
dicatori erano impiegati per animare il 
;eelo de' Popoli per quefto effetto. Con- 
fiderava quefta Crociata , come una con* 
féguenza del CongrefTo di Bologna ^ al 
quak i Veneziani avevano avuto gran 

fiarte • Il danaro da efii pfomeiTo all' 
raperatore fuo nemico gli pareva eftre- 
mamente fofpetto* e trovava nuova ma# 
teria di diffidenza, perchè la Repubbli. 
ca non avevagli comunicato tutti gli 
articoli deir ultimo trattato ; cofa che 
xion lì nega ad un Principe amico. La 
venuta di Mocenigo, e tutte le minute 
confidanze , nelle quali entrò , calmarono 
H Sultana ed il Minifiero . Le capito* 
Iasioni furono rinnovate , e V armonia 
ù' tiene riftabilita , che Solimano fece 
dare a quefto Ambafciatore un luoga 
distinto J^e, fefte, che celebrò con gran 

pom* 



L 1 È R o XXXV. j5t 
pómpa in occafione di circonciderfi due^ 

fuoi Figliuoli. x;;;;^ 

Solimano meditava allora valli dife- Gritti^ 
gni. Voleva condurre un'armata formi- ^•^^^^^'^ 
dabile in Ungheria, per entrare negli sormw /* 
Stati della Cafa d* Auftria , e conquiftar* 
li . Voleva fpcdire una grande flotta 
contro li Cavalieri di Rodi , acquali 
Carlo V. aveva dato T Ifola di Malta 
per afilo , e che di )à infettavano V Ar. 
cipelago e li mari di Siria . Voleva at* 
trarre tutto il commercio dell' Egitto in 
Coftantinopoli , perchè tutte le ricchez* 
ze dello Stato foflero unite nella Città 
Imperiale, che n'era il centro • Perciò 
aveva vietato alle Nazioni ftraniere di 
nulla comperare in AlefTandria e nelli 
Porti vicini , ed aveva fatto trafportare 
a Coftantinopoli , a fue fpefe , tutte le 
fete e le droghe , eh' efiftevano ne' ma» 
gazzini di Egitto e della Siria , penfan» 
do far cambiare corfo al commercio a 
fuo piacere. 

I Veneziani vedevano tutto ciò con 
dolore . La Potenza Ottomana era già 
per sé formidabiliffima , per non temerfi 
di vederla accrefcere con nuove conoui-i 



fte ; ed era per efli di grande difturbo r e£» 
ière obbligati ad andare in Coftantioo# 



nqu 
Vi 
itia 
poli 



,%52 SVoRtA Vedeva 

rpoli per MÈiperare le mercanzie , che {)èìP 

Andrea ^' avanti traevano dall' Egitto a menò 
Gritti, fpefa. Effi trattarono col Re diUngfie- 
m^txxrw ^^ p^p farlo rifolvere a fare la pace 
con V Arciduca Ferdinando • SoUécthiro- 
no il Re di Polonia ad impiegai^ k 
tale effetto la fua mediazione , ed i fuoi 
buoni uffiz) . Si fervirono del zelo di 
Lodovico Gritti, di cui il favore '^preP 
fo il Sultano andava fempre crefcendò* ^ 
fer diffuader Solimano dal mandare* C? 
lue Galere contro Malta, accertandolo; 
che quelle de* Veneziani avrebbero feiir^ 
pre lomma premura di cuftodire il ma^ 
re dalli Corfari * Gli fecero lignificare i 
che il fuo progetto di attrarre 4n'^Qo* 
ftantinopoli tutto il commercio '^èir 
Egitto aveva i fuoi grandi inconvéi 
nienti ; che la Capitale lie trarrebbe po- 
co beneficio , e che le Provincie perde- 
rebbero il folo fondamento, che le fa-- 
ceva tluffiibre. Operarono efficacemente 
preffo i Cavalieri di Malta , perchè fi 
afleneffero di correre nel Golfo , e che 
n£pettafièyK> ne* mari di Levante i Va^T 
&lÀli , che navigavano con bandiifra^Vci. 
nMllÙKi. L'ardore di SoIimar»o t)er lai 
gMPra. parveiintiepidirfi • RiftablU il com« 
amm noli- antico fiede , ed al Sbnator 

vide 



l I E m o XXXV. 55^ 

vide por qualche tempo le 6ie inquie- 
tudini fofpcfe . ^ ^ Andrea 
Carlo V. teneva in Augufta la Dieta Gritti,' 
generale dell* Imperio per rimediare alle ^- ""^^^w- 
tiirix>lenze cagionate per difpute di Re- ^"JtSSIL 
ligione . I Proteftanti dimandavano la^^^j^** 
convocazione di un Concilio Generale , 
4Dve le loro opinioni foflero efacpinate 
e di£cufle • Preiiunevafi , che faceflero 
tale dimanda non tanto per un lincerò 
amore della verità , quanto perchè pre» 
vedendo che il Papa la ricuferebbe , Tpe-» 
ravano da ciò conciliarli maggiore il 
credito preflb i Popoli . Allora quando in 
punto di Religione uè abbandonata la 
ftrada battuta , è cofa rara che il folo 
dame delle materie riduca fui buoa 
Sentiero. Si trovano mille pretefti pei^ 
ibttrarfi dall' eflere convinti • Giudicali 
e&re punto (U onore e di confcienza ii 
noa cedere. V'entra lo fpirìto di parw 
ticD , non fi afcolta più la ragione , e 
fiibfntra alia ragione il fanattfmo • L' 
Imperatore per togliere alliSettar) ogni 
pcetefto, fece proporre al Papa- la oo»- 
vocazione di un Concilio Generale • Di- 
ffiacque la propofizione a Clementi VIL 

La memoria di ciò , ch'era aweotftrr 

aCoAmu edinBafilea, £Keagli 
Tom. DC. Z xc, 



354 Storia Veneta 

y fe, che doveffe trattarli in un nuóVd 

j^^jjj^^^ Concilio dì efaminare e riformare «lì 

Gritti, privilegj abufivi della Tua Sede, e que# 

D. Lxxvn.(^Q interefle particolare fuperò il zelo ^ 

che aver doveva per Ja Religione:: im^ 

maginò diverli pretefti per aftenerfi: dai 

convocarlo . 

iiPtpavuo^ Più ch'egli tergìverfava , pih li Pro# 

^ *fy^^i^^"^ tcRsLnti follecitavano quefta convocazioi» 

fere" di» wt. ^® • ^" ^'^ ofFefo della loro; atroganea , 

nexiani. ^he giudicò , che, ìu vecc di efamiéare 

Ja loro dottrina in un pieno Concilio.^ 

più ficuro mezzo foffe quello di punite 

la loro ribellione con la fpada allalna^ 

no. Ne fcriffe ali* Imperatore,, e fpedi 

un Nunzia a Venezia per pitnderc:cott 

la Repubblica le mifure neceffarie a que» 

(lo fine • Ma il Senato rifpofe , che il 

prendere Tarmi per un tale motivo pro« 

verebbe in modo odiofiflìrao ,. che non 

erafi al cafo di difenderli con la fola 

ragione^ che non era giuftizia né pru« 

denza^ quando aveafi dal fuo partitola 

verità , non darne tutte le prove e tut^ 

te le poflibili teftimonianze ; chedichia» 

randofi la guerra alli Proteftanti ^ fi por^ 

l^bbero in necelfità di prendere le armi 

per la loro difefa; che volerli fòmmeÈ- 

tere con la violenza , in vcca di co%' 

fon- 



fonderli con la ragione^ era un moftrare, 

la loro condiiìohe piìi favorevole agli oc* j^jjpj^g^ 
chi dei . Popoli. Innoltrè. difnoftrò , che Gritti^ 
non avevahfi provVedimensti Jiièceflarj pei? ^* ^xxvh- 
un' imprefa di tal fatta; clie le > guerre 
precedenti aVevaiio efaurita V Italia; che 
li Principi deir Imperio I divifi in opi- 
nione , noti farebbero difpofti a favorir^ 
la violenza che meditavafi contro tio« 
mini ^ di cui le opinioni avevano par* 
tigiani fenza iiumèifo ; . che V Insperato* 
re folo iioiì potrebbe vincere la oftina? 
zione de' Popoli pronti a ribellarli peif 
evitare j -che tnoii folTero tirannizzate 1^ 
loro confciehze 4 .. : ' 

* .Riflefiioni sa giudiziofe dovevano fa^ ticottrif*^^ 
re.impreffioiie. Il Papa ne parve com* 
inoiTo j. e< lafcìò a ()arte il fuo primo 
difegnoé. L'Imperatore era pure molto 
alieno , dall' accender in Germania una 
guerra di Religione . Vedeva gli Stati 
della fua Cafa perìcolofamente .minac* 
dati dalli Turchi . Voleva coiifervaré 
l'Imperio nella fua famiglia , facendo 
eleggere l' Arciduca Ferdinando fuo Fra- 
tello in &t de* Romani .. Aveva bifogno 
perciò i di affopirè almeno le >di(cor^ 
die.Agli AUemani ; onde pubblicò if 
^eftà occafione il famofi) Intfitm.^ 
*'-'. Z % ter. 



33^ Storia Veketà 

^rterminare provifionaltnente le difpute di 

Andrea Religione, fino a che foffero decife dal 
Gritti , Concilio generale . Volle pure accomo* 
p. LxxviL j^j.g ig piccole differenze , che reftava- 
no . indecife tra V Arciduca Ferdinan* 
do, e li Veneziani . Eranfi nominati ar* 
bitri , ma non erano d* accordo . Trat- 
tavafi di eleggerne un terzo . L' Arcidu- 
ca proponeva il Duca di Mantova , il 
Vefcovo di Augufta , ed' il Nunzio del 
Papa , refidente alla fua Corte • I Ve- 
neziani proponevano TArcivefcovo di 
Salerno , ed il Nunzio del Papa refiden* 
te in Venezia. Non poterono accordarfi 
nella fcelta , e nulla fu ^ decifo • 

GV Imperiali non avevano ancora eva« 
cuato il Caftello di Milano , e la Cit« 
tà di Como , benché fé ne foffero im-^ 
pegnati nel Trattato di pace. Parevano 
voler confervarli: fino a che Francefco 
Sforza aveffe pagato una parte della 
fomma convenuta. I Veneziani, acuita* 
va a cuore il foffocare qucft' ultimo ger- 
me di difcordia, propofero al Duca di 
Milano di préftargli centocinquanta mil- 
le mifure di fale, che farebbe diftribui- 
re a' fuoi fudditi , e di cui la vendita 
porterebbegli il valore di cinquanta miU 
le ducati, che rimetterebbe alli Com;% 

xniffa* 



> 1 t B * o XXXV. . 3sr 
hiitìai*) deir Imperatore • Il Duca diMi-^ 
laho accettò V offerta ; rìtraffe il dana- Andrea 
ro neceffario ^ e le due Piazze furono Gritti y 
evacuate . ^* lxxvii. ^ 

La Repubblica godeva una pace ^ che u velSIvtti*^ 
pareva non dover alterarli per molto 
tempo. S' impiegò in riparare tutti i 
danni *, che lè.fue prerogative avevano 
fofferto nelle turbolenze della r guerra ♦ 
Uno de* privilegj , di cui era piìi gelofa, 
confifteva nel nominare i foggetti per 
li Vefcovafi da lei dipendenti. I Papi 
gli avevano tal diritto fpefTo contrada^ 
to, e Clemente VII. non aveva avuto 
difficoltà a provvedere di foggetti mol- 
ti di quefti Vtfcovati vacanti . Il Se- 
nato gli aveva fatto fare intorno a ciò 
le fue lamentazioni , che non erano ftate 
afcoltate; e tutto ciò, che aveva potuto 
fare fino allora , era V opporfi al poffef- 
fo degli Eletti dal Papa . Clemente VII. 
riguardava quefta refiftenza come ingìu- 
rìofa alla fua autorità; voleva affoluta« 
mente , che foffe fatta ceffare , e minac* 
ciava , in cafo di perfeveranza , di veni- 
re agli eftremi rimedj . 

Tutti li Senatori non erano del me* ixmiiti <» 
defimo parere circa quello affare . Gli ST.'^ Ì'^S; 
uni volevano, che fi cedeffe , o almetìo ^^^* 
Z 3 che 



J58 StORtA VEVttÀ 

chef fi difFerifli la difcuffione a tempA 

Andrea P^^ favorevole; riflwtendo, che difficili 
Gritti, tìiente fi otterrebbe ragione da un Pa- 
p.Lxxvii, p^ qy^j ^ra Clemente Vlt-che forma- 
Vafi un punto di onore di fofiienere la 
fua nomina , fenza che tutte le rappre* 
Tentazioni de* Veneziani aveflero opera* 
to altro effetto, che un^oftinazione in 
lui pitt mahifefla , e pih aTpra; che i 
Papi avevano grandiffimo intereffe neU 
la norfìina de' Vefcovati , per arricchire 
li loro parenti, e ricompenfare le lord 
creature j che al contrario il vantaggio , 
the traeva la 'Repubblica da cjuefto di* 
ritto, non era tanto effenziale ; per fo^ 
ftenèrlo con rifchio d'incorrere la indi* 
giiazione della Santa Sede , e di veder 
tìidére fovra lei il flagello fempre da 
temerfi degl' interdetti e delle fdomunì-» 
che ; che il diritto di nominare alli 
Vefcovatì dello Stato efponeva all'in^ 
coiiveniente di privare lo Stato medefi. 
mo di una quantità di buoni foggetti , 
che potrebbonfi impiegare con fucceflb 
negli aflFari del Governo, e chepromoffi. 
alle dignità della Chiefa n'erano necefi. 
fàrhhhente efclufi per legge ; eh' era 
ancora da temerfi , che quelH fudditi 
provvedati di èeneficj opulenti non cori 

rom-» 



Libro XXXV. 359 
rompeflero col loro fafto i coftumi pub* ^ 
blici , che non introduceffero nello Sta- Andrea 
to una maniera di vivere contraria agli Gritti, 
antichi ufi , e non fKJneflero li Citta, ^-i-xxvn. 
dini nel cafo d* invidiare la loro fortu* 
na; che l'ambizione aveva un fufGcicn<P 
te fonetico nelle Magiftrature fecolari , 
lenza prefentarle ancora quello delle di- 
gnità Ecclefiadiche , che farebbe (lato 
tanto più efficace , per non effere q'ue« 
fte amovibili, e perchè portavano gran* 
di emolumenti « 

Quelli che così opinavano, pretende-^ 
vano troppo : perchè la confeguenza del 
loro parere farebbe (lata di abbandonare 
alli Stranieri tutti i benefìcj dello Stato * 
inconveniente molto maggiore di tutti 
gli altri . Cosi la loro opinione fu ri- 
provata dal maggior numero de' Senato- 
ri , che foftennero , che conveniva alTo- 
lutamente sforzare, il Papa a defidere 
dalla fua pretefa ,- lafciando vacare i be- 
nefìci lino a che non folfero dati a Sog- 
getti nominati dal Senato; ch'erafi pro- 
vato in quedi ultimi tempi , che la co« 
danza era il folo mezzo di riufcire ne* 
grandi affari j che non dovevall temere , 
che il Papa arrivato ad innalzare fuo 
Nipote al piii alto grado di grandezza j 
Z 4 vok 



p^ùUfft tifone la ,t» fettnna a 

a!^^!^ ?*"ff^^ , ccdtoocb iwove gpOT; die 
C«frri^ farebbe tm teoóae mccrtoilificitfodel^ 
w. vXMm. i^ Repubblica ^ dilazionando pili Uw ge i 
tempo a &kr rìconofcere ; che tnm i 
primi Prìncipi avevano il privilegio fi 
nomifiare alli Vefcovati ne' loro «bmi* 
n j t ^ che ne ufavano eoa piena autori- 
tà; che laRepubblipiy ptfdrooa di mol- 
ti Regni 9 non doveva eflere a peg^o- 
re condizione t e ch'era per Iri , come 

frr efli ^ deir ultima conf^^uenza , che li 
relati 9 che maneggiano le confcienze, 
le foir^ro debitori della loro dignità , e 
che la loro qualità di fudditi afficuraf- 
fé 11 buon ufo che ne dovevano fare ; 
che qiteAo oggetto di ambizione pre* 
fenato alli .Cittadini non aveva alcun 
inconveniente particolare ; che al con- 
trario pi il. eh' erano le dignità Ecclcfìa* 
diche da difpenfarfi , piti la loro faggìa 
dittribuzione poteva procurare utili fer- 
vigli che le rendite annefTe alli benefi* 
cj nulla avevano in sé di pemiciofo ; 
che contribuivano a follevare molte fa« 
tniglie^ e ch'era un motivo ad un gran 
numero di particolari , di dare una buo- 
na educazione alli lora figliuoli , con 
la fperanza di rendergli degni delle Pre« 

latu* 



t ! B 11 o XXXV: iti 

latore* che lo Stata approfittava dfque* 

fta educazione, che Ife* formava de* buó- andma 

ni fudditi; che alfine il' manttì^imentoGRiTTi, 

df-coftumì pubblici era indipendente dal- ^•"^*^*'* 

la ricchezza e dalla povertà de^.Citladi- 

ni , r una e T altra potendo iigualmcn* 

te contribuire a corromperli, fé non vi 

fi fofle provveduto con buone l^ggi . 

Dopo /effere-liata in tal modo difcuf- je?»2Sw. 
fa là materia , il Senato prefe la ftrada 
di mezzo per deliberare . Rifolfe dun- 
que di accordare per quefia volta , e 
f enza pregiudizio per Y avvenire , il pof- 
icSo de' Vefcovati a quelli , che n* era- 
no (lati eletti dal Papa , dichiarando a 
Sua Santità , che la Repubblica aveva 
avuta quefta compiacenza per dargli per« 
fonalmente una teftimonianza del fuo 
rifpetto , fenza pregiudizio del diritto 
incontraftabile che aveva di nominare 
alli Vefcovati di fua dipendenza , del 
quale non intendeva fpogliarfi » Quello 
piano di accomodamento non foddisfece 
Clemente VII. Voleva , non una fem- 
plice compiacenza, ma un atto formale 
di fommiffione. Non potè ottenerlo, e 
r affare non andò avanti • 

Si ebbero nuovi timori per parte de*" 
Turchi al principio dell'anno, fcguente* 

So- 



J»! StOKIA: V BH ET A 

irSblimmo IL pofe nel numero de' fui^ 

ANDR7A Capitani di mare ilfamofoCorfaroCa^ 
GrittI) riadin Barbaroffa. Gli permife d'ìnnalt 
^ ""*^ forare la bandiera Imperiale , e fece ahi 
guIrtTi "' re alli Veneiìani , che nort dovevano 
Tttjxhi. jjjj trattarlo come Corfauo ^ ma coma 
Uffiziale della Porta. Il Gran^^Vifir ae4 
compagno quefta dichiaras&ione con moU 
ti contrafegni di amicizia per iaRepub» 
blica . Il Senato nulla oftante non fi af«f 
ficarò , e volle per ogni avvenimenti 
portare le fue forze di mare al punto |> 
in cui dovevano eflere , per difendere 
lo Stato da <^niforprera. Siccóme!' ul^ 
tima guerra aveva confumate de finan^ 
te , volle fupplirvi coh* levare decime 
fopra il Clero; e per non dare al Pai 
pa nuovo motivo di lamentarfi , ne di« 
mandò il fuo oonfenfo . Ma Clemen4 
te VIL che volentieri mortificava i Ve* 
neziani , ricusò con afprczza la loro àUt 
manda, e loro riPpofe , che aveva egìi^ 
fteflb il difegno di levare una doppia de-' 
cima fopra tutti i beneficj d' Italia per 
foccorrere i Cantoni Svizzeri Cattolici 
contro li Proteftanti. Il Senato gli fé* 
ce rapprefentare , eh* era da temerfi , che 
quella impofizione fatta per autorità del- 
la Santa Sede non perfuadeffe ai Tmv 

chi , 



rt r B li o -XXXV, iói 

chi, che formavafi contro effi una^Le^^ 

ga; e non afFrettaffe i loro movunenti aji^j,^^^ 

contro gli Stati Criftiani • D Papa ììiGritti, 

iriHcffibile • Per evitare una ftrepitofa ** "^^»^ 

difcordia, il Senato prefe il faggio par« 

rito di diflimulare, e trovò altre foi^en^ 

fi per armare cinquanta Galere , che fu^ 

fono c^quipaggiate in poco tempo 4 

* I progetti di conquifta , che fi fuppo* 

laevanó in Solimano ^ non ebbero im 

^ueft' anno eiietto . t^a flotta della Re« 

pubblica era in mafe : per non lafciar* 

la ozìòÙl j ebbe ordine di dare la< cac<«^ 

eia alli^ Oorfari., che infettavano lì tfta* 

ri' del XiCvante . Ella gli infegul fenza 

ripofo, e affondò la maggior parte det 

lóro Vafcelii ; cofa che fece grande ono* 

re alli Veneziani preflb tutte le Nazio* 

dì Criftiane ed Infedeli, 

Oiotranni Re di Ungheria aveva inu-» Ungheria ^ 
tihnente tentato tutte le vie di acco* 
modamento con Carlo V. e l'Arciduca 
fuo Fratello . Egli fpedì un Ambafcia*. 
tore a Venezia per pregare il Senato 
ad interporre li fuoi buoni uffizj preffò 
rimperatore ed il Papa, affine che le 
fue differenze con la Cafa d'Auftria 
non daflero a* Turchi un nuovo pretefto 
di attaccare 1} Stati Criftiani « Il Sena4 

tQ 



,to*s*^ incaricò con i! zelò , bcncKè' féii.l 

^^P^j.^ molta f^ja-anza ^^.dj brattare quèfto aflÈ 

Crittu ^^ col PajJà, tpna nuU'à ! potè .ottenere ♦ 

*^'^^=^^''AUQra,tefpvann cH' cii dcbijfpre àÙi 

Turchi della fua Corona, 'èS a cui non 

reflava che il loro apporto per confer4i 

Varia., imprórò la lóro a(uft<enza ^ e cefi 

te vóce.' che Solimano difponevafi a vét 

iiiré ih urighèriii!. Quella nuova fpaven* 

th Clemente VIL Egli incaricò if Vè^ 

covo di Verona di far fàp?re al Senaté 

ciò ch'egli era rifoluto di fare, ih ca« 

io che Solimano efFettuafle il Tuo pco« 

getto , e che 'tutti ' gli altri Principi 

Criftiani avéfféro intenzione dt unirli 

fcòntro quello, nemicò comune . 

Il Senato ÌTi' trovò mblto incerto- H 
timore da una parte di parere poco fen* 
fibile alli mali della Criftianità , e di 
cfporrc i proprj fuòi Stati ad invafioni 
funefte ,^ non gli permetteva favorire^ 
prog^éft ' de* Turchi con la fua inazio* 
hé'.y. I5air altra parte era ritenuto dat 
tìrliòté. d* incorrere in perìcoli certi co» 
. ìd^'tédé equivoca di' una Lega generale ^ 
ìfcl$Vè 'volte in vano piMettata ., e cli(^ 
"Ma Nirèàeva veruna ap|àrén^a 'che. . fo$» 
IH éttettìiatìa/ìn: folidò ìaoéó . Rftpofè 
'^^"^ufe àl-Ì*Mitio^tól^aìi, che il iei 

lo 



L r B R o XXXV. 3<55 

lo per il bene della Criftianità eci an- 

tico ed^editario ne* Veneziani ; in^ cV anmea 
erano addcUorati , ," che le drcoibnze hón GKtTTit 
permettdTero ^i darne le prove , cÈè*^**^^^ 
Sua Santità ne dimandava ; che la difi^ 
iàione de' Principi Criftiani non lafci^vi 
luogo a fperaré , che òperaffero 'd^aifi 
cordo contro il' comune nemico •' che 
le fole forie della Repubblica *^pn ' eoa-» 
noi bdtanti contro li Turchi ^^^ ch^ lc> 
Stato. Veneziano eifendo conÉnsmté con 
i' Imperiò Ottomano , era dovere . ed in- 
tèrefTe della Repubblica il non* rendere 
foCpetta agr Infedeli * ch'era lodevole e 
lavia cofa il difegno formato da Sua 
Santità di falvar^ gli Stati Criftiani daj. 
giogo de'*Karbari , ma che i Veneziani 
avevano la ragionevole fperanza , ch^ 
avrebbe rfguardo alli motivi éflenziali , 
che li ' obbligavano ad èffere circofpetti 
con 'li Turchi . 

L' Arciduca Ferdinando era ftatò elet- nJ^'Jj,"*"** 
to R^e de' Romani » e nelle, due tìieté»»*- 
confecùtlvè , eh' egli aveva tenute ^ Lìnti^ 
ed in Praga , Si avea procurati foccorfi 
potenti , ch'egli deflinava alla conqui- 
fta dell' Ungheria . I Veneziani, raandanr 
^ogli un Ambafciatore per coroplimen» 
tarlo della fua nuova dignità , preferì^ 



iìSf ^TORt A VEHEtA 

^roccafione di elbrtarlQ alla> pace-^ èiìt 

y^^o,^^', nipprcfeatargli, eflcre cofa ptr lai perii 
Grittiv colmiffima rimp^Barii in lina ^gucnci 
"•"™™ contro i Turchi^ in tempo chr la pa« 
ne non era beae (labilità neir.iniperio 4 
e mentre fapevafi y che la Francia e V 
Inghilterra avevano rìfolto di valerli dì 
queftc turbolenze per abbattere l^ ^atcA^ 
ca.Auftriaca^ • '^c: . . 1 

^^gg^a^' '- Tutte quefte iofitiuazioni fiiroAp. iem 
j^jta. effetto. Solimano II. rifoluto al^proi 
* teggere efficacemente il Re* di Unghet 
ria ftto Alleato ^ parti per Andrinopi»lI 
nel mefe di "Gennaro dell' anno fegueAt 
te^ Partendo dichiarò all^ Ambafciatocd 
di Venezia,' die la Repubblica ^non dm 
vea temere, ed anzi «eifereficnra della 
fua più collante amicizia • Permife a 
favore de' Veneziani la eflrazione delle 
biade e dehfaltiitra.c fece nuovi regot 
lamenti per ficurezza e comodo del iot 
m Commercio in tutti i. Porti del fuo 
dominio. Giunto in Andrinopoli , : unì 
pcdntamente tutte le : milizie di Gre» 
eia y 'diiTartaria ,* di Valacchia d& 
Tranfilvania.» Marciò verfo T Ungheria 
•Uà» tefta di venti mille Giannizseti^xd 
^^centocinquanta mille uomini :4cittb 
ttft^trof^ ^..Atriifeu:o a BeJgcador puh» 

blicò 



6I1CÒ un;.iwnifeftp ) :nej;.qualft con.tafll-, , 

ti arrc^an» sfidava l^Ipperatore/Cac4 ^^J^^J^ 
lo iVr e ^ìtìac«iayala;dL /cacciarlo dall' Geitti ^ ' 
AUeoiagtta:ir^;dÌ taiiturórimperio d^j^*"*^"* 
Occidentie'jav^udlQ.di Ofiente> danesi 
età ftatQ ftncmbratp., ». .,r i 

: L'efcccitò di Carlo: V* fotto le /.ina* 
n dLYìenriaiicra :U«à de* più belli d 
iiumerofi , che la Germania avefle pofto 
ia^ piedini JMk i caotri> T efpcttazrone di^ , 
tottai Europa:^, qupfto. terribile apparato 
d'ambe k pstrti termica a poca cofai 
Un groflb^diftaccameoto :Turco pehetrèi 
Aelli :Stma e nella Carintia é Fu in^ 
lontrato dal Conte Palatino , battuto i 
e qusiì diilcutto « Solimano IL . ritornò 
in CoftantinopoU , e Carlo V. licenziò 
la fua armata é 

-f Quefti due Principi avevano pofte U 
loro flotte in marci ; e li Veneziani 
avevano giudicato eflere neceflario iti 
tali circoftanze V avere una » maraaa oa<^ 
pace di afficurard contro ogni /avvenir 
mento • La flotta Veneziana era ftafia 
crefciuta a feflanta Galere ^ e, Vbcenzo 
Cappello ne> fìt foelto per comandagli 
in ^c^oalitk £ Oraefaliffimo da mate là. 
Portavano ie Tue iflim^ioiii' d/Mn^igtlaiC 
con attéBB^òiÉi dì^.£àttismL dfilniCm 

fr'. ' ' ftc 



3^ Storia VsMCTà 

ed Ifole VcneziaBe, mt di ofTerviiie 

Andhea w»* sfatta neutralità con gì* Imperiali 

Gritti, e co' Turchi; di permettere agli oni t 

n.ijLxviu ^\i altri il libero ingre0b ne' porti , p«r 

provvederfi di tutto , eccettuate armi e 

munizioni di guerra. 

La flotta Turca forte di cento^ vele 
crociava ne' mari di Lrevante , e queUa 
dell' Imperatore <p$& ugualmente nume-^ 
jofa , comandata da Andrea Dorta , «ai 
ne' mari di Ponente • Cappello formò 
la fua crociera al terminare del Golfo 
tra rifole del Zante e di Corfìi • L' 
Ammiraglio Ortomano ù avvicinò al 
Zante , e Cappello, gli fpedl uno de^j 
fuoi Uffiziali per complimentarlo, coxn 
è coflucne tra . Potenza amiche • L' U£- 
fiziale Veneziano fu favorevolmente riii 
cévuto 9 e gli fu proteftato di nuo» 
vo , che le Galere del Gran-Signore , 
non che voler fare oltraggio alcuno stl' 
li fudditi della Repubblica , avevano 
ordine di trattarli con ogni forte di 
amicizia . Doria , eh' era fuUe cofte del* 
la Sicilia j volle accoftarfi al Zante ptr 
abboccarfi col Generaliflimo . Era iìii 
kitenzione il far temere all' Ammiraglio 
Ottomano la unione delle due Flotte , 
« hr Macere fofpttti > ck obUigaiTecoi 

^el% 



I « B it O XXX V.. ifi9 
^ella di Venezia a' rompere la nemr« 
4ità.L*Ambafciatore di Carlo V. fot AwDaEà. 
*lecttava vivamente ib Stn^to di fhandar GiiìtTi » 
mdine al fuo GeneidiUimo di • opera» '^'*^*"' 
idi concèrto con la Flótta imperiale • 
Ma le rifpofte del Senato agueftoAni* 
bafciatore^ e quelle del Cappello ad An- 
idrea i^DoriaV furono fempre; che li Vene« 
liaBi evaiso «mici di^' Imperiali ^ e de* 
iZ^rclit, e che offerverebberotra efit te 
^piir-efattà neutralità, t r^^i? i 

i- Le due Flotte . nemiche impiegarono 
tutta h' St^te in oflferVarfi • /L*Ammi« 
ragKo i-Ottomano abbandonò il ^ prima 
4t fua^ Orociéra , e it ritirò a -Negroii 
pente. Doria; divenuto per queftòritivò 
piii intrapitndea te ) importò fuile Gode 
•della' Motta ^ attaccò Corone e lo •fte* 
4r d' affatto^ fece aflcdiare Patraflìer' e io 
sforzò (ri capitolare ;^ L'inverno ,.che 
dbprairveime ,i^ obbligò a licondurre la 
im, Flotta in: Sicilia 4^^ e '■" (^Ua ' di' Véne^ 
aia entrò n^fuoi Porti. ^ ' v r r 
•i:Gddevar intanto T Italia- di una^pferv 
Crttatranquillità. I Medici eraoo>rifta^ 
i^itii^itt Firensru il Duca di Ferrara 
^sMufEira. otiÀuto: dBli^ Imperatore -di^eflbe 
matftemito ^ iit -Modena e in HeggtoCl 
^li . era&i^ riccuìciliatos coa^ ùxL^Mxtmis^ 
**• Tom. IX. A a ni , 



370 Sto RI A V E K età: 

^iiii , e quelli gli avevano refiituito in 

ji^^j,^^^ Venezia il Palazzo dato anticamente àl« 
Gritti, la Cafa d'Elle, cVerà flato confifcato 
^"«"'- neir ultima guerra- Clemente VII. die 
jdopo aver conchiufo il matrimonio di 
fuo Nipote con la Figlia naturale dì 
Carlo V. aveva avuta la fingolariflima 
fortuna di procurare lo fpofalizio di Aia 
Nipote col fecondogenito di ^rancefco I. 
tifava ogni forte. di compiacenza t 41 
artifizio per non difguftare né Tuno , 
»è l'altro • L'Imperatore gli dimandò 
lina feconda conferenza- in Bologna , e 
che vi fofTett) chiamati gli Ambafciato- 
ri di tutti li Principi d'Jtalia, per col- 
legarfi con eili contro i nemici della 
Chiefa e dell'Imperio, 

Il Papa vi acconfentì fenza difficol- 
tà: non così i Veneziani • Non vole» 
vano prendere nuovi impegni con T 
Imperatore , per non dare ombra alla 
• Corte Ottomana , e per non perdere in*- 
tieramente la benevolenza della Fran« 
eia • Sapevano , che il principale dife- 
gno dell'Imperatore, nel proporre qut- 
fla Lega , era d'impiegare le armi de* 
Confederati per manten^fi Io Stato di 
Genova; cofa che doveva irritare i Tur- 
^i y a motivo che li Genovefi aveai^o 

fom* 



foitiminMrata la maggior parte delle 

Galere., the neir arnia iprécedente. ^vfe- Andrea 
vano infultata la Morea * e difpiacere GattTi^ 
iofinitatneftte alli Francefi, che aycano ^♦'^"^^^ 
formato il «progetto» di tentare una mio. 
va imprefa contro Genova . Il Senato 
comprendeva, che quefto era un artifi« 
ciò dell'Imperatore per rendere h Re- 
pubblica piì^ dipendente ìdalla fua volon* 
là i làando cion tro effa? fofpetti a Fran- 
cefcd L ed ^Solimano II. Schivò dun* 
que con fomma prudenza il nuovo im* 
pegno' , a cui volevafi obbligarla , du 
cendo y che li atteneva ; all' ultimo TtslU 
tato , e ..che non vedeva neceffità dì fjar* 
vi cambiamenti. 

Carlo V. arrivò in Italia nel mefe conftrifte 
di Decembre . Fu ricevuto fulle Fron- ìtoiosSJV** 
tiere dello Stato. Veneto da quattro 
Ambafciatori della Repubblica , Marco 
Minio , Girolamo Pefaro , Lorenzo Bra- 
gadiiio y e Marco Fofcari , che -gli fece- 
ro rendere in tutti i luoghi del fuo paf- 
^^88^^ S^^ ^^^^^ dovuti alla fua digni- 
tà é Si portò alla iine dei mefe a 3olo- 
gna , dove il Papa attendevalo , 

Tutti gli Ambafciatori degli Stati ^— — ^ 
d^ Italia vi fi trovarono uniti al prin- Aa. i5jj» 
ci pio di^GeAnarò , e nelle prime con- 



J72 ST^ORt A Veneta 
p fercnze fi trattò di collegarli infiem» 
Andrea P^^ ^^ ^^^^ ficurezza e difefa comune ♦, 
Gritti, Marcantonio Venier, Ambafciàtore or- 
^'^**^"' dinarÌQ preflb Tlmperatore, e Marcan- 
tonio Contarini , che fofleneva la ftef- 
fa qualità preflb il Papa , furono pre* 
murofamente follecitati d' impegnare il 
Senato ad aderirvi , Effi ragguogliaronlo 
di ciò chp accadeva in Bologna , ed il 
Senato rifpofe.; che li Turchi avevano 
gU occhi aperti fu tutto ciò, che ma«f 
neggiavafi preflb i Principi Criftiani ; 
che avendo faputo, che la pace. d'Ita* 
Ha era flato il primo oggetto del prU 
mo Congreflb di Bologna , fi perfuade» 
rebbero difficilmente, che in quefte cìr- 
coftanze fi fòfle venuto ad un fecondo ^ 
fen^^a aver difegno di macchinare quaU 
che cofa contro efli , e che fé fi trat-^ 
tafie di aflicurare la pace d'Italia , l'ul- 
timo Trattato baftava , . eflendo fiata J* 
Italia , dopo ^0b , perfettamente tran-» 
quilla. - 

Lega degli SÌ riimovaronp le iftanze preflb il Se^ 
Stati d» Ita- xiato , fenza poter Scuotere la fua coftaiw 
za; e dopo dodici mefi di conferenze ^ 
fi pubblicò una Lega tra il Papa;, l'Itii* 
peratore , li Duchi di MiUno « dì Fer- 
rara , le JRepui^blicJie di Gpnova , di Sie, 

na * 



Lift R XXXV. 37 j 

na , di Lucca y e di Firenze . 1 Confe-i 

derati fi obbligavano a fomminiftrare ca- Andrea 
daunò un contingente per la fomma di Gritti,, 
cento venti mille ducati il mefe in tem^ ®* ^**^"* 
pò di guerra , e di venticinque mille iti 
tempo di pace * Antonio di Leva fu 
fcelto per Generaliffimo della Lega . Fu 
rifefvata alli Duchi di SaVoja e di Man- 
tova la libertà di farvifi ammettere, pe- 
rò fenta obbligazione . Cofà poi forpftn* 
dente fi è , che ad ónta del rifiuto fat- 
to dalli Veneziani d' intervenire diretta* 
mente o indirettamente al trattato , e 
per ottenere il fine propoftofi da princi- 
pio di renderli fofipetti , fi pofò in fròn* 
te agli articoli, che là Lega conchiufa 
nel 15 ap. tra il Papa, gli altri Confe- 
derati , e la Repubblica di Venezia 1 
era confermata e rinnovata « 
' Refo pubblico quefto Trattato , ebbe sorpettt 
r effetto prefifl'ofi da Carlo V. Solima- «;°VzJL 
no IL fé ne lamentò con li Veneziani , J^^J^ff ^'• 
come di una mancanza di fede in effi, 
e fi ricordò in tale incontro^ che mol- 
ti fudditi delle loro Colonie efanfi tro-^ 
vati nella flotta Imperiale ^ che aveva 
prefo Corone. Il Re d'Inghilterra rim- 
proverò amaramente T Ambafciatore di 
Venezia^ e moftrò pure -grati difpetto/ 
A a 3 per- 



yf4 SraRiA Vejjpe'TA 
wm^fàih !*'ftffare del filo divorzio^ dfetiéè 
AndmT ^^^^ mMdàto ad efiEiminare all' Ufiivei^ 
Guitti, fità di Padova , i Dottori di ^nefta Uni- 
'^•''"^"' Vcrfità avevano decifo jter ropinioae 
contraria; cofa che non aveva poco ooii« 
tribuito alla fentehza di fcomunica prò* 
nunciata dal Papa contro di luiv II Se* 
Dato efpofe à queftl due Principi la fin* 
ceriti del^ ftio proèedjsré , ^ed-ebbé la^ buo« 
Da forteti quietare Moro fctfpettiv- . 
tfonpoobflo Carlo Ve dopo la conferenza* -di ^Bo^ 
Su'^b^^k' logM ritornò a ^Milano V «d andò- ipA 
•^*"** ad imbarcarfi a Genova, dove Aiidita 
Doria l'attendeva con- venticinque Oa« 
lere per trafpprtarlo inIfpdgna«Pafraii« 
dò a Cremona , fdriflè- al Senato, e '^li 
fignificò con termini obbliganti-, che 
àveVa «agradito le (be fcufe intorno il 
rifiutò di aderire ^llà nuova ^ Lega , e 
che gli darebbe fempré prove del fuò 
affetto • £gli flNreva impegnato il 9ii 
de' Romani fuo Fratello ad accomodai 
la difFerenta' che ^veva con li Venesta^ 
ni intorno i limiti delU diie Stati. Fu^ 
tono «nominati nuovi Commiflarj da una 
J^arte e dall' altra, cheportarònfi àTreii* 
to • I Veneziani ripètevano Gràdifc^ è 
Marano nel Friuli, e volevano che A* 
quilèa foffe reftituita 'al Patriarca • Li 

Com-» 



J,i 8 RO XXXV. J75 

Gommiffarj di Ferdinando fecero molte^ 
difficoltà , quelli di Venezia avevano Andrea 
ordine non cedere in niente ; così fi fé- Gritti , 
pararono di nuovo, fenza avere nulla ^' ""^^*** 
conchiufo • 

La flotta di Solimano IL era per contioua ^ 
porfi aUa vela per ricuperare Corone , xiSch?! *** 
ed Andrea. Doria preparava la fua per 
difenderla .:ljiyen^ni mandarono or^ 
dine zhlotp Getiejraliflimo, che f verna* 
va: ^ 0>rfà,. di porli in mare ^ ed *of« 
fervare la medefima condotta dell'anno 
paflato • Bravi allora gran numero di 
Corfari, che infeftavano il Golfo Adrian 
tico. Il Generaliffimo Cappello mand^ 
Fi^aBicefco Dandolo cqn fei Galere per 
dare loro la .caccia . Dandolo fcoprì al]l' 
altezza deìl^ Vallona dodici galeottf 
iKirbareTche ^ e per melterfi in difpofi» 
2Ìone a combatterle fi allargò in ma- 
f^ . Avea fatto il fallo di non iafp^ 
inare^del fuo difegno i Capitarne ^^Ua 
£iiav.£|^adra. Quefti credetterp.^ tfte(fug- 
gifie^ e non lo feguitò; che la Galera 
di Marcantonio Corsaro . Ailorat i Bac- 
barefchi vedeada , 4a (quadra Vene?*}ana 
fep^rata r inwfUroDo a propofito le due 
Oalcn?!^ ^/avevano prefo il largo , Ip 
arrampinar^id^ ^Ufe^il^ «^mp^rQuirono^ 
Aa 4 e le 



774 SxofttA VcȣrA 

^^e 'le GonAiflSsro coti tutte k ciurme pi» 

AffMBA giooicre. w Ebrberìa ^ Uo affionto sk 
QaiTTf, ungìimo^ Ja uo tnare, di cui rJmpe# 
p*uxub |,Jq gj.^ ii^nutp dalli Venedani eoa 
gran geloGa , gì' infiammò di collera. Nel 
primo JM^ore (a propofto di fpedire una 
i<}uadra in Algeii per ' abbruaarcl tutd, 
U: : ,ba(iimonti . M erano« ne' Porti , cba 
(c^vijvaiip dif<afilo ai ftrali^NOEia quella 
prifpo.impetp fi.tcalmò, confiderandofi.y 
cbfii*t9Ph . conveniva . provoca» ■. tutti gli 
óhìUnti ìiirJm Paefe y dove «veafi 4m 
cornm^i^cìp ilabjk. Si conobbe, che la 
^U&^ttiva' condotta di , Fraocefco Dan<k 
dòk) aveva <aufato il male , onde fo-i.. 
Pfri^ lai folo doveva cadere il caftiga • 
TJPiratir avevano mandato alGran-Siv 
gx^ore^»^ e^' Lodovico Grìtti: avevagli at«: 
tenuta la libertà fenza rifcatto. . Arri* 
YAto in Venezia, gli venne formato il 
l^oceiTo , ) e fu relegato in perpetuo a 
Ziara.»: , » . 

..r t s Quefto primo accidente fìi fesuito da 

I Venexiaat r j i r 

a»nnoa4efflun Iccondo che aver poteva confeguen» 

S?cmaicoft-^e piii .funefte* Girolamo Canale Prov« 

*"'^* v/editore della flotta era ufcito di Cor^ 

fìi con dodici Galere per convogliare 

le Navi mercantili , che andavano in 

Siria ed in Aleffandria. Eflèndo all'aU 

tez- 



tezza di.Gandia!; le fue^ f^ndnelle le 

avvertirono fui fare ^ délk xiottc^ ,' che Andrea 
vedevanfi di lontano i^alqtiaftti Vafcelli, Crittit 
cher venivano contro liiii ;^ Suppof e petf ^* ^^^^^'^ 
oerto che foifero Corfari , e pole-in or^ 
dine la' fua (quadra per cotn batterli • AU 
largò in mare con fette Galere, effendo 
le altre cinque' reftate indietro per. de*» 
bolezza delle tdM**i04 Ordinò ad ogni!i^ 
^a^^-di- quelle 9 cb^erand in dtDea 'coii 
lui , idi accendere due fanali per ingra»* 
dire apparenteitiente' il numero de'fucS 
legni. Quefte^ erano dodici Galere' Tur* 
cfaefche che andavano in Alexandria « 
Canale diede il fegnale del combatti» 
mento , e fece^^gran fuoco con la fua 
artiglieria. La- fua Galera fi attaccò aU 
la Capitana nemica ; fi batterono eoa 
furore , e dopo una ftrage di piii óre , 
là Capitana fi refe; quattro altre furo^ 
no fuperate nel medefimo modo , due 
fi affondarono , ed il refto prefe la fìi» 
;a. I Vincitori conduffero le loro pre- 
è nel Porto diCandia ; ma quale fu 
il loro ftupore , quando videro , che non 
contro Corfari , ma che avevano com« 
battuto contro Galere del Gran • Signor 
re 1 Si riparò Terrore , meglio che fi 
potè.. Si prefe (omma cura de' feriti » ^ 

gua« 



i 



ariti che furwio.ii fi rimtndaronaiìe 

Andrea ^^^ GzlsrQ^ facend csagli Uffizidi , e i^ 
IQjiiTTi^ {bldati grandi fcufè dell' «irore cagionale 
p^uuifUi t^ dalla impoffibilità di cùnofcerli nclW 

inqmetttdi. . Informato il Senato di tiuefto .awc4 

se dei Sena* • • ^ s ff it • 

to. Cimento, f ne Concepì un eSremo difpiM 

cene. Il formento principiava a manca-^ 
re ino Venezia , e>^ ptetthii)eiia ca^ 
ftftia altro fente.jMm ay)e\^afi-^ obeiil 
f itoaio de! baftimenti <, che. avevano « ca^ 
ricato di grani nelli Forti del.Gran»S&« 
gnore « Qus&i Baftimenti erano ftati ar« 
re(tiui if e confidati dagli lUfflzialiTuf^ 
chi^ dopo il icombafttimento- diCandiaii 
Si temeva dai Turchi una vendetta^ anir 
cera pilli terribile* Fa da principio prdii 
poflko di.jrichianiafe il Pcovveditore Ca^ 
nale',1 e di metterlo in prigione • Mbl 
«lolti Senatori npprefentarono ^ che ì} 
fuù fallo wa'un. errore involontario ; 
eh! t? gli . aveva tataro il fuo dovere 4k 
.Uffizialc , .e che non dorevaii puMUf 
ptttSetCt condotto come ogni uomo di 
onore avrebbe fatto in fuo luogo ,i-Si 
mandò in pofta a Coftantinopoli ^un So» 
cnetario del Senato, eh' efpofe al Graii- 
Vifir Ibrahim le cofe , com'erano pftf- 
iate) 96 che -provò/ la veritò dell' equi- 
voco 



?li I B 11 ó ^XXXV* 579 

vbca col buca trattamento £titofihaI|ii 

prigionloti ,i e col- pmntÉ .rilafeio éàà ^^^^^^ 
k XSalere prefe. Il Gi^ù-Vifir tx)jiQy>6 Ourrni 
la veritìr 5^ ed^ uniti iioLòdovicalGiitti ^^^^"^^ 
fece, che il Gran - Signore aggradifie *le 
fcufe de'iVeneziani. ilProvvedttareCa- 
nal^ morb poco dopaf tà ìà Sendtai^ 
moftrar^ che i^uefto accidente ^non av9^ 
va dimimuts 1« {ticfia^v, ^che jqttefto/Uft 
feiale s^veàfi^acquiftyta^f fllTegnò^ a^f^ 
figlia Aiftociio»! Canate tuia penfic^ 
talizia fo|)i% rifolardi Gorfù. '• ari 

Intanto K Ammirafilià Ottomano a& , i turchi 

r \» .^!% % • • levano l'ai- 

fediavà C2orono ^ e Ia< piazza era ^viva« fedio di co« 
iiieiìte^ ftrétta .^ Boria dopo avei^ unita "'"^^ 
la^flcttta Imperiale in Napoli :, .girò hk, 
Siciliani e^>vQnne in Ibccorfo di erronei 
La f4U fok |»refenza. fece ie9^^ 
4iò • L* Aihmiraglio Ottomano fecelm 
tirare la itia flotta , e vilmente la ft^ 
condafib ne' Porti donde era fertita ; So^ 
Umane ^UVecceflb adirato di: veder^intu^ 
tiH Is gfandi'fpefe fatte, per avece nna 
marina fnperiore^ ed attribuendo quefta 
inutilità a mancanza di coraggio^ e 4i 
•fperienza 4 rìfolfe ^i dare il tornando 
della fua fiotta al famofo Barbarofik^, 
ch'era gi<à nd numero de' fuoi Uflfe^- 
ii , e <!be dà" femplice Corfaro erafi ii^ 

nal- 



roafagto nJla dignità^ di Priincìpe di itìk 

Andrcà S^^"'* Qaefto uomo^ in faa ^gìo venti» 

(hkìTwif aveva corfoì i inari ; aveva una cognÌÀ 

MiiMMMUà jyone ' efatta di tutte . le * cofte- ;• fape vaf 

H: numeit) ^ :e la quantità de' Vafcdli V 

ahe ogni r Principe aveva ne'fuoi Porti -> 

il- tnehkto di Corfaro , che* fatto ave*^ 

w per gran, numero d' anni: , gli . aveal 

fatto.^ contrarre; r. abito diitatte le opew 

ra^ioni^ ed .eyoludonìt navali / Uni^a -^ 

tittto^ dik un flalento ecj un valore natu-^ 

rale . Fu ^§rah disgrazia per gli Stati 

€riftiani y àe foffe Ja marina Turca in 

potere di coAui « Quando Solimano vi 

Jlir.determrnò) ne diede avvifb^alli Ve^ 

fifziiani : /i : Veneziani • che * lo conoCceva-# 

fio per il piU pericolofo deVPirati , pré-i 

videro fino d' allora tutto cièche foflfri-* 

rebbe la Griftianità da quello formida* 

brfe nemico. ; ^ ^ 

j^^^j^^ -.Clemente VII. occupato fonpre piit 

i^^dicate-aegrintereffi di fua FamigHa , x;he i» 

4)6i col Fi* Ogni altro oQ&ctto j operava alla Gorte 

ilio del Re j9 -j . ^^ ^^ '^ -e r r \ j 

41 ttmtcià . di Francia per attrarre Francelco I. ^adr 
una conferenza in Nizza , e conchiuder- 
vi il matrimonio di Caterina de'Mea 
idici fua Nipote con Enrico Duca di 
Orleans fecondogcnito di Francia* Cor*' 
k voce , che T Imperatoi?e fteffo dovejDb 

tro- 



liji « o XXXV. j8r 

trovarne ; e ciò bada va per daromfara^ 
alli Veneziani . La memoria, della te*. xni»ib4 
ga di Cambra! rendeva; infinitamente (o^ Owrm 
fpetta quella unione di tre grandi Po» ^**'*^'* 
tepze. in un médefimo luogo ,«fenza che 
^d efli fofTefi.data parte di ciò, cheii 
doveva trattare; Il Papa diffipò l loro 
dimori , danda loro notizia: , che non 
trattavafi che del matrimpnia di Aia Nu 
fote y e, che l'Imperatore non. inteirvcrw 
xebbe alla conferenza. Quefto nfiatritno« . 
nìo non era aggradito < dal Senato, .po# 
tendo, ridurre il Papa a mutare , idea io 
propofito del Milaneìfe, ed a favorire i 
difegni della . Francia . per farlo cadere 
«el Duca d'Orleans , che diveniva^ fua 
>Iipote : punto ; ^che doveva aumentarci^ 
le inquietudini de' V^eneziani , - "e 

La vifita dd Papa e del Re fi feict 
in MarfigUa , dove il matrimonio fu 
<ielebrato con pompa. Si trattò in'molr 
te., conferenze del modo di = folidare ;?!• 
Francia TaiitiGa Religione contro le nuo» 
ve dottrine , che cominciavano ad in>» 
trpdurvifi; Il Re avrebbe voluto trovs^ 
s^ qualche temperamento nel famoroa& 
&re del divorzio di Enrico .VIIL ma il 
procedere violento della Corte di Ro* 
ma , « la^.pajQ^one del Re d' Inghilterra 

per 



rpw? Anna» Bolena avevano *eftìt : T aAtr» 

ANs^HBà ^poffiisile ad accomodarfi : e lo SkrifnOÉ 
Guitti 4 già ftabàlito nella mente di Enrico Vlfifi 
AxxxTii; ^jjQ .Ti^foo eflFetto poco tempoifopo*' Gld 
naente VIIL foni^rdti Mtrfiglit iirioi 
Novismbre per ritornare in Romai^-ni^^ 
le fue conferenze. ccdKe moa aveM/fiu^ 
to menzione ddtMilanefe. Li Veneasui» 
«i 1<»- feppera /é «ir ifotolRfi ttatifùlti^ «J 
' I P— p i : Si f acetrano? grandi aémanum^ài mt* 
An. iyj4,<i"*i Scorti. Solimano aìlefti ma Flot» 
fa^ fctt*midabile in Coftantinopolr « Bau 
èaroflfi) che dovet^a oomandark , £acei 
va armare id' guerra ^futti '& VafcelH 4 
ch'c^ano^ in làlgeri ;v:pér fi^virgli- di 
rinforzo v'L^ fniperatore^^rmavu> in <sie( 
nova e fin Ifpagna ; Il^Re di Francii 
faceva equipaggisuie) trenta Galere nel 
Pòrto di MarfìgHa,3cd iJf^Papa ne ^ave^ 
^ dodici tutte pronte, • di coi s? ignm 
rava il deftiwo; Tutti quefti grandi pmt 
fiorativi imponevano obbligazione ^laiii 
Veneziani di armare eflì fnwdeOmi \^"k 
di avere una Flótta , che li faceffe .» 
fpettare. Per fupplire alla fpefa delUatv 
mamento il Senato propofe di dnnan» 
dare al Papa di poter levare fopra tm* 
to il Clero dello Stato Veneziano <erh 
to mille ducati ; molti Senatori prctei^ 

fero, 



t'f s R XXXV. 38J 

icrd;, elle, la Repubblica aveffc H dirit*^ 

to d' imporre di propria autorità) quci> An^^b.^^ 
fta ibmma fopra i beni Ecclefìaftici , e O&rrTi^ 
che facendofi al Papa ^ la; polìtczea di®*"*^^ 
sjcercarne il fuo '^aggraditnento j dovea 
procederli ,1 non come fé II tmttzfft tli 
ottenere da itti una pura grazia , n3|a 
sapprefentandogli aflblutamente y che la 
Repubblica per; diritto di Sovranità pò* 
trra efigerla . Fecero riflettere ^ r che il . 
granr mimerò de' beni dati alla CUiefa 
noB poteva réftare efente dagli aggrav) 
fen^ accrefcere il giogo delle contribuì» 
zioni fili rimanente- de' Cittadini ; che 
il fervizio militare eflendo per ficarez*^ 
aal di .lutti) nefluno doveva effere efen# 
te dal ^contribuitavi ; che la intenzione 
de' Fondatori , . che avevano dati beni al« 
la Chiefa , non aveva niar potuto cfle« 
re . d' impoverire la Stato , diminuendo 
k fue rendite; e che feaveffero potuti» 
concepire ima limile idea ^ toccava .alh» 
Stato il porvi rimedio , ripigliando fo- 
pra ifue'beni i diritti di loro natura ina- 
lienabili « 

-> Non oftanti quefte ragioni, il mag* 
gior numero decife , che non doveafi 
nelle ciccoftanze alienare lo fpirito del 
Papa 9 già.jìon troppo difpofto a favo# 

re 



^%4 SròfttA ^rimiri 

^tffi dt' Vcnexiani' che fc il Clero rfwfJ 

Andrea ^^^^ ^^ contri bnire non avendoli il bié 
Gritti , neplacito della Santa Sede , bifognereb* 
a^ Lxxvn, j^ venire alla confi&azione de' beni Ec* 
clefiaftici) e che quefta violenza avreb^ 
be delle funéfte confeguenze , cheem 
di neceffità V evitare . Quello parere ib 
abbracciatole fn ne* Veneziani politica 
favidlofchivare un ccmtrallo , elle avreb« 
be potuto rifcaldarfi, ed occafionart im<é 
iiamii poco differenti da quelli , cim 
produflero h guerra di Cambrai , tha 
avevano Tempre prefente agli occhi «S^ 
indrizzarono adunque, al Papa , che di> 
pò molte difficoltà accordò loro un fu£« 
iidio di cento mille ducati foptailCle* 
To fc^etto alla Repubblica* 
piwwffidc» ^* Flotta Ottomana non aveva an« 
TiuSi . Cora fpicgate le vele : ma * le truppe di 
SoUmaho afffdiavano già Corone . Xm 
Guarnigione patì molto ; le malattie 
r avevano ditpinbita confiderabilmente f» 
Ella tentò una fortita contro gli zff^ 
dianti , che non riùfcl ; afpèttò V arriiFO 
di alcune navi di Sicilia , che le por* 
tiSivano foccorfo • S' imbarcò fopra li ba- 
Bimenti , ed abbandonò la Piazza alli 
Turchi . Appena rcfo Corone , fi fco- 
f ri in mare rAnàmiragliò Barbarofia , 

che 



Libro XXXV. ^85 

(chc avvicinav^fi al Golfo con (ij^h di, ^ 

cento vele • 11 GenffalÌ%o 'CappeUo ^^ 
pofe tutta la lua fiotta mi linea perGaiTTi, 
con trattargli Tipgitffo^' ma èacbarofta,^,^^"- 
fi, girò tutto. a4 un ^tratto fulle ^ofte 
della Calabria y aóVé efeguì uno sbarco , 
9 d^vaftò crudelmente tutto il Paéfe . 
^Di là cpndtifle 1^ fuà' Flotta verfo*!* 
If9là ^j^ .Po^W ^ e JG^yoItò brufcamente 
' yerlo Je yoftè délrXH^^^ i ^ volle vm- 
.dicarfi del Re 4?ri^unjfi , che aveva 
^ portata U guerra in' 'Algeri • Atìediò 
la fua Capital^ , e fe'\^ne refe pa- 
.dron^.'* ",: ^. ^ '.'; / 

lié Flotte' Crìftiané réftaròno j)cr tut- 
ta, la ,tì[a.teV nella inazione,. Quella di 
Venezia ebbe a' fare con , un Cprfvo 
Maltefe^ eh* ella caftfgò con tutto il 
rigore • Quello Corìarò , detto Filippo 
Mafl%. e Cavaliere dell' Ordine di San 
Gioyanhr di Gcniralerafiie , aveva fino 
dair anno precedente armati ti-e VafcélB , 
«4 entrato nel Golfo , aveva corféggiÀo. 
indiiFerentemente contro ì Turchi e cón- 
tro i Criftiani. Il Capitano del Golfo, 
refofi padirone del fuo vafcello , aveva 
mandato Mafia prigioniero a Venezia • 
£ragii ftato fatto il fuo Proceflb dalia 
Quarantia Crimii^ale; ma per riguardo 
Tom. IX. B b alla 



'^tó Storia Veneta 

_ »alla Religione di cui era membro , gli 

XNtmEA ^ ^* accordata la libertà fotte cauziò^ 

Gritti, ne. Mafla, feitza afpettare la fua fen- 

,p. ucxviL tenza , era fuggito per armare tre altri 

Vafcelli j con li quali corfeggiava in- 

folentemente contro i piccoli Legni di 

Venezia- . li Provveditore della Flotta 

fu fpedito con alcune Galere per ofler- 

varlo • Egli lo incontrò , lo prefé /'e 

^li fece tagliare là teda • Abbruciò il 

ìuo bafUmentOy e fpedì a Coftabtirìo- 

poli tutti li Schiavi Turchi che aveva 

a bordo. Quella condotta fu approvata 

dal medefimo Gran-Maeftro di Malta , 

il quale dichiarò, che Filippo Maffa 

aveva armato, non folamente fenza fua 

permiflione , ma contro i fuoi ordini 

efprcffi . 

Morte di Clemente VII. morì li 27. Scttem- 

Clemente \y^^ jj qucft' auno , dopo anuì dieci di 

piolo HI. Pontificato . L' ambizione fmifurata , 

fUitaccede'jch'egli ebbc d'ingrandire la fua Fami- 

5 Ila , unita al fuo carattere timido e 
iffidente , cagionò nella fua condotta 
una variazione 9 che sii attrafle le mag- 
glori avverfità , e cne gli fece perde- 
re la ftima di tutto il mondo. Gli av- 
venimenti , cbe da principio gli erano 
fiati molto contrarj , foddistecero al 

fine 



i t ft nò XXXV. 5«7 

fine i'fuoi àmbiiiofi disegni* Egli vi, 

contribuì con molti raggiri , e fcaltrez^ AndreI 
za. Lafciò la fua Famiglia dominante GRirti^ 
in Firenze* Sé foffe vìfltito piU lungtì ^^'^^^^^^ 
tempo , averebbe eccitati gran mbvimen* 
ti per far reftitiiiré il Milan^fe con 
tutte le Tue dipendenze al Duca di Or- 
leans , che aveva fpofato fua Nipote ^ 
Francefcol. non poteva aver avuto che 
quefto oggetto tiqU' acconientire , ad uii 
matrimonio di t;anta ineguaglianza « t 
Veneziani, che avevano conofciuta fu-* 
bito quella confeguenza, furono conten^ 
ti della morte di Clemente Vtl. Egli 
ebbe per fucceflbre il Cardinale Alef* 
fandro Farnefe , che prefe il nome di 
Paolo III. Il Senato gli mandò un* Am* 
bafciata folenne di otto Senatori, Mar- 
co Miniò , Tómmafo Mocenigo , Nic« 
colò Tiepolo , Girolamo Polani , Gioi. 
vanni Badoer, Lorenzo Bragadi no, Ga« 
fpàre Contarini , e Federico Renier ; 
la miflione di quefti Ambafciatori fu 
diretta a predargli il confuetò giura* 
mento di obbedienza . I Veneziani non 
conofcevano per anche le mire e diC 
poCzioni del nuovo Pontefice, per far- 
gli veruna propofizioiie particolare . L* 
Imperatore , che temeva un movimen* 
Bb a to 



388 Storia Veneta 

wto in Italia per parte de'Francefi, voU 

Andrea ^^ impegnare i Veneziani a rinnovare 
Gritti, prontamente con Paolo III. la Lega , 
p,Lxxvu. ^}jQ avevano fatto qualche anno prima 
col fuo Predeceffore . Ma il Senato , che 
voleva prima di ogni cofa effere ficuro , 
fé il cambiamento del Pontefice avefle 
in nulla cambiate le vifte della Cort^ 
di Roma , non credè che foffe fuo in<« 
terefle , e prudenza il precipitare i Tuoi 
^ffi per nuovi impegni. 



rim det liàra XXXK 



hh 



389 

LIBRO XXXVI. 

S M M id R IO. 

Centra/lo del nwroo Papa col Duca di tìt^ 
imo. I Fene^iani ne prevengono le con^ 
feguienxe . Spedizione di Carlo V. ita 
africa. Maneggj della Francia contro li 
VeneT^ani . Succeffi di Carlo V. in u4frt^ 
ca. Si porta a Napoli.. Morte di Fran* 
eefco Sfondili . I Veneziani temono le eon^* 
feguen^e di quefla morte. Rinnovano la 
Lega con P Imperatore . Maneggj delld 
Francia per il Milanefe * Ella / impa^ 
dronifce degli Stati di Savoja . Condot-^ 
ta delf Imperatore in Roma . Si difponé 
ad entrare in Provenza con un armata • 
iN7* è /cacciato vergognofamente * Ritorna 
in Ifpagna . Propone alli Veneziani il 
fuo difegno intorno il Ducato di Mila^^ 
no . La Francia eccita i Turchi contro 
V Imperatore . Solimano follecita P alleane 
f(a con li Vene^ani é Fa loro molte pro^ 
po/tT^ioni. Condotta artifivofa de" Tutcbié 
I Veneziani fi pongono in difefa - Soli^ 
mano arriva alla Vallona • Partito ^ che 

. prèndono li Veneziani, arrivo della fiot^ 
Bb 3 ta 



39© S T o R V A Veneta 

ta Turca. Raggiri della Francia prejfo 
ti VqiitTiìanì. Incertezza diquefli* Pren^ 
dono a partito piU favio . Condotta de* 
Turchi con li Veneziani, yfccidenti che 
turbang Ja pace tra li Turchi, e li Ve^ 
fiexjani , %/lrtifizìo di Doria per inimi^ 
^are i Veneziani con li Turchi. J Turj^ 

' chi affediano Corfk .. Stato di ^Jia Co- 

' Ionia • Le /lotte .del Papa & di Venezia 
fi unifcono . 1 Turchi levano i\affedio « 

" V Condotta di Barbaroffa nelF j^reipelago . 
Jpia^T^ di Dalmazia affediata dalli Vc'^ 

"^ nezianii Tutte le Potem^e cercano l^ami* 
ci^ia de Veneziani. Dìverfità di opinio* 

'•-- ni nel Senato. Rifolut^one del Sanato . 
JManeggj delT. Imperatore preffo li Vene^ 
ZJani , Preparativi di difefa delli Vene* 
V[ianì .. Ptopqfizjoni di pace fatte dalli 

" Turchi . Deliberazione del Senato • Lega 
del Papa^deir Imperatore , e da' Veneziani 
contro i Turchi . uéffare di Camerino . 
Conferenze in Nizz^* Tregua tra l* Im* 
peratore e la Francia. I Turchi princi* 
piano la ^mpagna. Loto operazioni in 

• Morea e in Dalmazia. Sono fcaceiati 

^ >4alla Dalmazia . Unione tarda delle fiot^^ 
U ^rifiiane ^ ^z^oni del Patriarca Gri^ 
mani ^ ^Arrivo di Andrea Doria . Sì 
awicinano al nemko « Si perde f occa^ 



Libro XXXVL 391 

Jiane di vincerlo. Sì toma centro il ne* 
mico. Coftanza del Generalijfimo Vene* 
vaiano. Cattivo maneggio del Dona. £' 
dato P ordirle del combattimento . Mor* 
moraztoni contro .Andrea Doria • Pm- 
dente condotta del Senato • Si propongo* 
no nuove operazioni. Opinione di Boria. 
^edio di Caftelnuovo . La fiotta Tur* 
ca è difperfa , dalla tempefla . Lamenti 
del Senato ali* Imperatore. Maneggia la 
pace con li Turchi. Morte del Duca di 
Urbino . Mbrte del Doge ^Andrea Grhti. 
Pietro Landò gli fuccede . ' Infiitu^ione Jt 
una milizia per la Marina. OflilitÀ de^ 
Turchi fiil mare. Tregua di tre mefi 
con li Tutcbi . Deliberazione del Senato 
a 4p$eftà propofito . Il maneggio c^ Turn 
chi fi continua» La tregua è prolungata . 
I Turchi ricuperano Caflel^nuovo . Voglio* 
noh che loro fi ceda Cattaro. Coflanzfi^ del 
Governatore di qmjia Piaz^. Confereum 
Ze iì9 Coftàntìnopoli per la pace.- Diffi^ 
cohà nel trattarla. La - Francia interpol 
ne i fuoi buoni uffi^. Sono accettati • 
Incertezza del Senato. Sua rifpofta agli 
^mbafciatori deU* Imperéiiore e del Re • 
Continua il maneggio con li Tttrcbi • Cor* 
lo V. attravtrjala Francia • Pace d^ 
Veneziani con li Turchia ; 

Bb 4 Pach 



382 Storia VcNEtA 

■i' y^ ^^^^ ^^^* ^^^^' afccndcre al Tro* 

Andrea C^Jf no Pontifìcio annunciò dife« 

Sucxvn. -jf^ ' 8*^^ pacifici. Non poteva con 

^\ n /. "^^ decoro manifieftare altri fenti- 

nuovo Papa nienti in un pnncipio di Regno . Offe- 

Urbino? ^rì di renderfi tnediatote tra il Re di 

Francia e V Imperatore , che avevano 

motivi tali da odiarfi per eflere fempre 

ih guerra. 

Dichiarò , che voleva mantenere co* 
ftante la pace di cui godeva V Italia « 
Diede alli Veneziani^ i maggiori atte* 
ftati di benevolenza e di protezióne . 
Ma fi ebbei in breve occafione di co- 
Dbfcere il poco fondamento , che ferfi 
doveva fopra quella moderazione appa* 
rente . ' 

In tempo ài ^ede Vacante, il Duca 
A Urbino aveva maritato fiio figlio 
màgglone con la* figlia' unica del Duca 
di Oimerino ) e qiaefto matrimonio do« 
vevi far pafl'aré-quefl^ ultimo Ducato 
itelk Gafa della Rovere . Paolo III. ave*» 
va dapprincìpio approvata quefta difpo^* 
fiìione ; ma ben prefto dopo la voglia 
di t dare una Sovranità alla fua Fami« 
^j^^gli fece nafceré Tidca di approfit<# 
■^r- tare 



Libro XXXVt Jpf 

tare della circoftanza , per procurare il, 

Ducato di Camerino ad un figlio , che Andrea 
aveva avuto da un matrimonio fecretOj Guitti %* 
prima di entrare negli Ordini Sacri . "^^ ^•^^*** 
Inflruì i Cardinali nel fuo progetto , 
dicendo , che non comporterebbe , che 
il Duca di Urbino s* impadroniiTe di 4]n 
feudo: delia ^ Chiefa , al quale non ave* 
va alcun diritto ; e che quefto divenuto 
caduco in mancanza di eredi mafchi , 
toccava a lui il difporne in qualità di 
Sovrano . 
Il Duca di Urbino volle foftenere il i^««?lli 

^ ,, , • • ne prevengCM 

fuo diritto; Paolo III. impiegò centra «« icconriN 
lui i fulmini della Chiefa ^ e sfoderò la 
fpada temporale per reprimerlo . I Ve* 
neziani , che avevano promeflb la loro* 
protezione al Duca di Urbino , e che 
gliela dovevano in corrifpondenza delli 
grandi fervigj refi alla Repubblica , voU 
lero interporre i loro buoni uffizj pet'. 
accomodare quefta differenza; « lo fe-« 
cero tanto piti coraggiofamente , quanta 
che il Duca di Urbino • riduce vafi a 
dimandare , che V affare foffe efaminato 
t giudicato fecondo il diritto delle paiw 
ti : ma il Papa non volle acconfenttrc ^ 
dicendo , che in un aifare di tal oatu» 
ra non doveva confukart che la ragio» 

ot 



J94 Storia Vfneta 

póe di Stato , e che niente lo rìmovea 
. . rebbe dairimprefa di ricuperare con l! 

Gritti, ^'^^ ^^ bene, ch'evidentemente gli ap?) 
». LtxVit. parteiteva • - 

Oune quefiò contratto poteva eccita^ 
re in Italia un grande incendio^ i Ve^ 
neziani pregarono r Impei*atbre a fràp^ 
porvifi. Carlo V;> operò di concerto col 
Senato per termiiiar^ pacificamente que« 
(la differenza . I loro Aifnbafciàtóri fu« 
tono incaricati di trattlare un accomo-' 
damento; e quello di Venezia fece in« 
' tendere accortaniente al Papa, che a 

lui non^ mancherebbero mezzi di fare là 
fortuna di Pierluigi Farnefè fuò figliò"; 
che poteva dargli nella Romagna uno 
Stato mohp' maggiore del ^ Ducato di 
Gamerinò ^ e che gli farebbe facile ah 
aiiicurargli la protezione della Repub» 
blica y reftituendo Ravenna e Cervia al- 
ti Veneziani , che imp<gnerebbonfi a que- 
ila; condizione di difenderlo contro tut<^ 
tiv Quefta infinuaizione fece colpo. Pao-» 
lo ni. vide per fuò Figlio la poifibili« 
tà di uno Ofato migliore^, e volle dilk<» 
rife ad altro tempo la decifione dell' a& 
fare di Camerino* 
spedi»io»c Carlo V. penfava a reprimere l' au- 
la £Siai, * dice Barbaiùffn > i di cui progreffi mU 
Ai.' nac<t 



Lf B n XXXVt 395 

nacciavano . i Regni dì Spagna e dì Na« 

poli . La circoftanza era favorevole . La j^^pitEA 
guerra di Perfia lafciava refpirare. rUn-GRiTTi^' 
gheria , e Solimano , occupato neir afle«> ^ «x^U» 
dio di Babilonia , non poteva far dìver. 
fionì per impedire V imprefa dell* Impe» 
ratore di reftìtuire Tunifì al fuo prinui 
Padrone. Carlo co^iunicò il fuo prògetp 
to alU Veneziani • Egli ne fece conofce^ 
re le felici conS^uenze per il benedeU 
la Criftianità in generale ^ e della Rei» 
pubblica in particolare, che voleva, che 
un Re oppreflb da Barbarofla fofle io» 
fienuto e vendicato. Il Senato vide una 

S rande utilità in una guerra, che ten# 
èva a fomentare la divUione tra li Bar« 
barefchi. Giudicò^ quefta imprefa sì'ef«' 
fenzìale per Scurezza de'vafcelli Vene? 
ziani 9 che non elitò a rinnovare con 
Ou'lo V. la Lega 9 alla quale erafi im^ 
pegnato nella prima conferenza di Bo» 
logna • Diede ordine a Marcantonio 
Contarini', fuo Ambafciatore allaCor^ 
te di Madrid, di feguii^ T Imperatore 
nella fua fpedinone di Africa, efecfc 
fare in Venezia preghiere pubhUche peir 
ottenerne da Dio il fucccflb. 

n Re di Francia fit irritatiffimo con- ^^ffif*J^ 
tro i Veneziani per la loto ptoaimuilimm u 
^ di ▼••«^«^^ 



59^ SfóntA Véktet/ 

rdi ciilfare nell* alka«za dell' Impetrato* 

Anmèà r^ j ^ <^<*cò^ di fariì^cntire/rendendoil 
Gnitn, fofpctti in Madrid j e in Coffantinorpoi 
iKLTÈxvn. li. Mtótre il fuo Ambafciatore in Ve* 
nezia affettava di efagerare là^ piena fe« 
de del fiiò Re alle loro buone intenziò^ 
Hi^ affinechè V Imperatore ne concepir* 
le della diffidanza , T Ambafciatore di 
l^rancia in Gòftantinópolt'4t >ccufavai 
lÉpertatoente di eccitare Tlmperàtofé ad 
«taccare 1* Imperio Ottomano, affine éi 
fenderli odiofi alla Corte del Gran-Si« 
gnoreé II maneggio era accortiflimò • X 
»Vtìiez!ani vedevano , che quelle diiR* 
denze feminate fcaltramente li porreb* 
liero neceflariamente in cafo dt avere 
^r nemico Carlo V* ò Solimano IL -e 
gli obbligherebbero a porfi tra le brac* 
eia della Francia . Adoperarono tutti gli 
artifizj della loro politica per diftrugge* 
re r effetto delle infinuazioni degli Am* 
l^^ktCH'i del Re i fenza'però inimicar^ 
felo. Quefta condotta piena di pruden* 
là verfo tre grandi Potenze rivali^ era 
ioro prefcritta dall' effcre confapevoli tfeU 
la pròpria debolezza, e non poteva per 
'•liftgc^ tèmpo riufcire^ 

* Furono afficurati còfttro i mali ufft- 
H)^ procurati loro preflfo il Sultano, dal 
'u.- Cor* 



Librò XXXVL 397 

Cornerò, che quello Principe loro fpe- 

dì per dar loro parte , come a fuoi veri j^i^jj^^^ 
amici) delle vittorie che i fuoi eferciti Gritti ^ 
avevano riportato in Pérfia , dove ave-'^^*^^ 
vano dato il facco alla Città di Tau« 
riSy e conquiftata quella di Babilonia». 

Sul principio di Primavera , l'Impc- succem di 
ratorc s'imbarcò a Barcellona, La lua J^k*,^* "* 
Flotta comandata da Andrea Doria era 
ibrte di trecento vele,, e portava qua^ 
tanta mille uomini di truppe ^i , sb^^r* 
co ; ella direfle la fua ftrada yerfa Ja 
Sardegna , e s'ancorò nel Porto jài Ca- 
gliari . Poi partita per V Africa >- coro- 
.parve avanti il Forte della Goletta , . e 
sbarcò le fue truppe a poca diftanza dalla 
Piazza. L'Imperatore ne ordinò Tafle-' 
.dio p^r aprire alla fua Flotta l' ingreiTo 
del Canale di Tunifi , da cui quella- Piaz- 
za è difefa • La Guarnigione refiftè p#r 
qualche tempo ; ma il fuoco del can- 
none avendo quafi rovinato intieramen- 
te il Forte, fu obbligata a renderfi • 
La Flotta Imperiale entrò nel Canale , 
e vi prefe fenza oppofizione piìi di cin- 
quanta tra Galere , Galeotte y o Fnftc « 
Quefta perdita fcpncertò talmente Bar- 
baroffa , che quantunaue fofTe .ufcito da 
princij^io da Tunifi^r dar batta^ljf^ 



^598 Storia VEn^^t a 

^lair Imperatóre , fi ritirò a Sonna , eitoìi 

Anùhea credcodofi ancora ficuro, continuò il fiio 
Gritti i ritirò fino in Algeri. Le guarnigiotii ^ 
.D.Lxxiriz. (^iie aveva lafciate in Tunifi e in Boli- 
na , non fecero che una débole refiften^ 
za. Carlo V. padrone delle duePiazte^ 
le refiituì ad Amuleas Re di Tunifi:, k 
condizione di rendergli omaggio, e xfi 
offerirgli ogni anno dodici Gavalli ba^« 
barefchi, dodici Falconi, e doifici mil- 
le feudi , per mantenimento di mille folì 
dati Spagnuoli , ai quali confidò la guar- 
dia della Goletta* 
Vai Napoli. Dopo avere così felicemente termi- 
nata la fua fpedizione, Carlo V. pafsò 
in Sicilia, dove licenziò la fua Flotta* 
Non tenne con sé che un còrpo di due 
mille AUemani per fua guardia , e fi 
portò a Napoli , dove le Fefte in oc^ 
cafione del matrimonio di Margherita 
d'Auftria, fua figlia naturale , con Alef- 
fkndro de' Medici, lo tennero occupato 
per una parte dell' inverno* Egli vi ri- 
cevè Ambafciatori da tutti li Principi 
^'Italia; e la Repubblica , che non 
aveva meno intereflfe degli altri nellf' 
fua gloria , gliene fpedì tre, Marco 
Jbfcari, Giovanni Delfino, e Vincenzo! 
ffrimani* 

Car- 



l.t B R o XXX Vt. $99 

» Carlo V. era appena arrivato a Na- 

polì, che francefco Sforza niorì> feoza j^^^^^ 
lafciaK ppfterità. ti Configlio di Mila-GRirri/ 
no. confidò T amminiftrazione dello Sta-*'^"*^"* 
to ad Antonio di Leva , fino a che fi j^JJfc^* 
foflero ricevuti gli ordini dell' Impera* sfo»a. 
tore^ La vedova di Sforza fi trasferì a 
Napoli. Carlo V. T accolfe con molta 
•bontà y le dinioftrò (bmmo dolore della 
morte di fuo marito ^ ed usò di tutta 
la neceflaria diffimulazione , perchè non 
foffe prefo in fofpetto di volerfi . appro* 
priare il Ducato di Milano. 

Nefluno fu pìii finceramente afflitto iveneiiani 
per quefta morte delli Veneziani. Efficoa^Mntf 
avevano foftenuto il. pefo di una lunga JÌ,jS*!** 
e crudel guerra , perchè il Milanefe 
avefle un Principe particolare. La mor- 
te di Sforza li poneva nell'imbarazzo 
di fapere a chi per V avvenire appar- 
terrebbe quefto Stato , e li efponeva a 
ripigliare la guerra, perchè il loro pri* 
mo fiftema di politica non reftafie di- 
(Irutto. Comunicarono fchiettamente air 
Imperatore la loro inquietudine , che 
rifpofe generalmente , che non voleva 
ufiure del diritto che aveva di dif porre 
di quefto feudo dell' Imperio fé non 
in modo, che foffe gradevole alli Pria- ■ 

cipi 



400 Storia VemetjC 
» cipi d* Italia , e fpecialmeote alii Vew 
Andrea neziani , e che afcolterebbe volontiori 
Guitti, -a cjucfto propofito tutte le propofizio- 
jp.ixxra.u£^ ^ il Senato giudicafle a propafi. 
to di fargli • I Vene^tiani ardentemenee 
defideravano , che il Milanefe continùaf- 
fé a far uno Stato a parte; ma come 
ignoravano i difegni dell' Imperatore , e 
jcne non volevano far dif^iacere a veru» 
no , fi attennero a quefta propofizione 
generale, che la inveftitura del Milane^* 
le fofler data al fc^getto, che folfe giù. 
dicato più atto a mantenere la pace in 
Italia. 
Mineggio L* Imperatore , che prevedeva , che 
fia intornia Francia non tarderebbe a rinnovare 
jiMiiaiicfe.|g £^g antiche pretefe fopra il Ducato 
di Milano ^ profittò della circoftanza 
per proporre alli Veneziani una rinno* 
vazione di Lega contro tutti quelli, 
che affumeffero di turbare il ripofo d* 
Italia. Il Senato vi acconfentì fensa 
difficoltà , e fottofcriffe un nuovo Trat- 
tato d' alleanza con T Imperatore ; ri- 
fervando al Papa, ed a quello, che &« 
rebbe eletto Duca di Milano, il dirit> 
to di farvifi comprendere. Padlo Iff» 
non approvò quefia prontezza del Se« 
4i9^to: avrebbe voluto, che quello affa« 



Libro XXXVL 401 

re foffe ftato trattato in Roma, dovct 

rimperatore doveva in breve portarli , Andrea 
per aver egli la gloria d' intervenirvi Gritti , 
come parte principale . Ma appunto tal'^^"*^*^ 
cofa avevano voluto evitare i Venezia- 
ni , per non dare nuovi fofpetti alla Por- 
ta Ottomana, folita da qualche tempo 
a confiderare tutto ciò che tratta vafi in 
Homa , come altrettanti attentati con* 
tro di effa. 

' La mòrte di Francefco Sforza aveva Maneggila 
fvegliato in effetto . tutti gli antichi di- ii'^Milancfc! 
fegni' di Francefco I. . rapporto al Mi» 
lanéfe . Spedì a Venezia il Signore di 
Beauvais , Gentiluomo di Camera , per 
fapere quale poteffe effere V intenzione 
del Senato neir occafione , che prefen- 
tavafi di accrefcere i Dominj della Re* 
pubblica • Beauvais fece intendere alli 
Veneziani , che il fuo Padrone aveva 
danaro , foldati , amici , e tutto ciò ^ 
cfa' era neceflario per prometterli un buon 
fucceffo nella fua intraprefa fopra il 
Milanefe ; e che , fé voleflero unirfi a 
lui, ricompenfecebbe il loro zelo con 
parte di fue conquiftc • Il Senato gli 
rìfpofe , che la Repubblica aveva fem- 
pre amato la pace, e che la defidcrava 
ancora piìi vivamente dopo le ultime 
' Tom, IX. Ce guer- 



4o2 Stori A Vene -fA: 
^guerre, che le avevano cagionati fanti 

j^^t}Ki.k ^^^'^ > ^^* ^^^ P^^^ obbligata al Re pc^ 
Gritti , volerla intereffare ne' fuoi difegni • che 
D.Lxxvii. j^g conferverebbe preziofa memoria, e 
che forfè verrebbe tempo, in cui potreb- 
be farne ufo- 

Francefco I. trattava direttamente con 
l'Imperatore, perchè il Ducato di Mì^ 
lano foffe dato al Duca d' Orleans fuo 
fecondogenito . L' Imperatore , fenza 
raoftrarfi troppo contràrio alla pretefa 
del Re , proponeva V inveftitura del Mi- 
lanefe per il Duca di Angouleme ter- 
zogenito di Francia , a condizione , che 
le due Corone faceffero una lega folidà 
ed efficace , per combattere li Turchi 
e diftruggere gli Eretici . Il Re accon# 
fentiva alla Lega ; ma infifteva perchè 
il Duca di Orleans aveffe il Milanefe , 
offerendo di rinunziare a tutti i fuoi 
diritti fopra il Regno, di Napoli, ed ac# 
confi^ntendo , che tutti gli Stati d' Ita- 
lia fi collegaffero per garantire il trat- 
tato . L'Imperatore, che voleva tenere 
a bada il Re, fece nafcere difficoltà fo- 
pra difficoltà per non venire alla con* 
chiufione. Francefco I. vide, che nulla 
poteva ottenere che per la ftrada dell' 
armi, e fi preparò a fare la guerra. 

Ave- 



Libro XXXVIt 403 
Aveva già principiato le oftilità con» 



tro il Duca di Savoja , col quale ave- Andrea: 
va molte coiitefe circa le Contee (ÌìGritti, 
Nizza, il Marchefato di Saluzzo , ed ^'"^^^^^ 
una parte della fucceffione di Filippo pSronVfw' 
Duca di Savoja, padre di Ltiigia di Sa- dei%« % 
voja fua madre. La fua armata coman- ^*^°^** 
data dall' Ammiraglio Chabot penetrò 
in Italia per Sufa nel mefe di Marzo 
dell'anno 153^. Torino gli aprì le por- 
te , ed il Duca di Savoja fi ritirò a Ver^ 
celli , dove farebbe flato infallibilmente 
sforzato , fé non fofle flato foccorfo da 
Antonio di Leva , Governatore del Mi« 
lanefe . 

L' Imperatore era allora in Roma , e {J?"^?*^*^ 
moftrava un grande rincrefcimento dell' torc in ho, 
invafionc de' Francefi nel Piemonte. Par**"** 
lo del Re in pieno Confifloro con teri. 
mini molto offenfivi , e portò la viva* 
cita e r imprudenza fino a sfidarlo , per 
terminare la contefa , ad un combatti^ 
mento Angolare . Il Papa . condannò aper- 
tamente quefla sfida, e propofe diverfi 
efpedienti per prevenire la guerra tra le 
due Corone ; ma tutti i ripieghi di con^ 
ciliazione riufcirono vani, perchè il Re 
non volle mai dipartirfi dall' inveftitura 
del Ducato di Milano per il Duca di 
C e z Or» 



404 SrofeiA Vekét'a 
^Orleans fuo fecondogenito , e perche 1* 
Andrea Inspiratore fu collante di non accordar- 
Gritti , la che al Duca di Angoùleme , per evi* 
D. Lxxvii. (aj.g ^ come diceva , le turbolènze, che 
potevano nafc^re dai diritti , che il Du- 
ca di Orleans profcflTerebbe , per parte di 
Caterina de' Medici fua moglie , fopra 
la Tofcana ed il Ducato di Urbino* 
Quefto ultimo rifleflb parve di fomma 
confeguenza alli Cardinali, ed a tutti 
gli Ambafciatori prefenti de' Principi d^ 
Italia ; e ficcome neffuno d* effi defide- 
rava un Principe Francefe per Duca' 
di Milano ^ 1' accomodamento non ebbe 
luogo. 
Si difponc I Francefi occupavano nel Piemonte 
in Prpveiwa Tonno , Foffano , e Coni. Antonio di 

con un' »r- ' -r^ rr 

mata. Leva avea ottenuto Foffano per capito- 
lazione dopo un lungo affedio e oftina- 
tametìte difefo , quando V Imperatore ar- 
rivò in Affi , avendo feco il Duca di 
Savoja fuo nipote , Ferdinando dì To» 
ledo Duca d'Alba, il Marchefe del Va- 
fto, e gran numero di Signori della pri* 
ma nobiltà . Dopo aver fatta la raffe* 
gna al fuo efercito , dichiarò effer fuo 
difegno di entrare in Provenza per la 
Contea di Nizza . Diede ordine ad An- 
drea Doria di far vela verfo le colle di 

que«. 



1 I B R o XXXVL , 405 
ijuèfta Provincia con cihquanta Galere ., 
Mandò Rodérico di Avalos a Venezia Andrea 
per intimare al Senato di foddisfare agli Gritti , 
impegni della Lega* I Veneziani rifpo- ^- ^^"^^^^ 
fero i che adempirebbero i loro impe- 
gni , ed invigilerebbero alla ficurezza 
del Milanefe: cfTl unirono in fretta fei 
mille uomini d'infanteria e citic^ueceiito 
Cavalleggieri , eh' ebbero ordine di ac- 
campare in Afola del Brefciano ; ed il 
Duca di Urbino fu invitato a venire a 
prenderne il comando • 

Tutto effendo cosi difpofto, Tlmpe* N'èfcaeci». 
ratore alla tefta di quaranta mille fan- famVJfcr^ 
ti e di due mille cinquecento uomini 
d' armi arrivò a Nitzz li 25. di Lu- 
glio . Sconfiffe preflb Frejus una grofla 
partita di Francefi. Arrivò in Aix do^ 
pò una marcia di piii di tre fettima- 
ue • Si prefentò fotto MarCglia j e fpe- 
dl contro Arles il Marchefe del Vafto^ 
L' armata del Re era fotto Avignone r 
il nemico, che aveva molto patito nel 
paflaggio delle Alpi, e che trovò tutto 
il paefe foraggiato , dopo aver fatto va- 
ni sforzi contro Arles e Marfiglia , fu 
obbligato a ritornare indi^fro * Perde 
moltìffima gente nel fuo ritiro , e T 
Imperatore. rientrò nel Piemonte fenza 
Ce 3 ' al. 



4o5 Storia Véiietà 

^laltro frutto della fua intraprefa, cheSi 

Andrea ^^^^ manifeftato contro la Francia egua- 
Gritti, le impotenza che mala volontà. 
D.LXXVH. MeKtre l'Imperatore era occupato in 
quefta vana fpedizione , li Francefi re- 
ttati nel Piemonte , fecondati da molti 
Corpi Italiani , che il Re prefi aveva 
al fuo foldo , forprefero alquante Piaz- 
ze , e non riufcì loro un tentativo con- 
tro Genova per il tradimento dì un 
defertore. Carlo V. ch'erafi temeraria- 
mente impegnato ^ volle , per evitare 
maggiore vergogna , fufcitare tutta V 
Italia contro la Francia. L'^fTenziale 
era di trarre il Papa in una guerra 
aperta contro il Re • ciò che avrebbe 
determinati infallibilmente gli altri Sta- 
ti. Impiegò per animarlo due motivi 
affai potenti , accertandolo , che fapeva 
da buoniffima parte , che il Re tratta- 
va con li Turchi per farli venire in 
Italia, ed offerendogli V inveftitura del 
Ducato di Milano per uno de'fuoi Ni- 
poti , fé impegnaffe tutti i Principi vi- 
cini ad unirfi con lui per discacciare i 
Francefi di là da' Monti. 
Egli ritorna Gli artifizj di Carlo V. per effere 
in Spagna, ^^oppo notì , non potevano fare illufio- 
ne. Il Papà, che non vedeva in quefta 

Prin. 



Libro XXXVI. 407 
Principe che una fmifurata ambizione ,, 
e che ne tendeva gli effetti per fé fteflb Andrea 
e per li vicini, non. volle prendere ve- Gritti^ 
•run impegno , e vide con piacere tutti ^* "^^vii. 
i vantaggi riportati dalli di lui nemici . 
L' inverno, che avvicinavafi , non per- 
metteva più a Carlo V. di altro intra- 
prendere . Lafciò il Marchi fé del Vafto 
•Luogotenente Generale delle fue armate 
in Italia , ed andò ad imbarcarfi a Ge- 
nova per la Spagna. 
La Repubblica oli fpedì a Genova , Propone le 

• Air» • ••.T* IV fue idee aia 

quattro nuovi Ambaiciatori , Niccolò ycncziani 
Tiepolo , Marcantonio Venier , Marcan- Duciw di 
tonio Cornaro, ed Antonio Cappello -. ^*^*^^* 
Egli loro comunicò il fuo primo dife- 
gno d' invedire del Ducato di Milano 
il Duca di Angouleme , facendogli fpo« 
fare la Vedova di Francefco Sforza • 
ma che la morte del Delfino di Fran^ 
eia , e V oftinazione del Re V avevano 
obbligato a mutare opinione ; che li due 
foggetti , che avrebbe attualmente in vi- 
lla per il Ducato di Milano, erano D. 
Luigi Infante di Portogallo , ed il Prin- 
cipe Erpmanuele , figlio del Duca di 
Savoja. Gl'incarico di fapere dal Sena- 
to , che cofa penfaffe intorno quefte di* 
fpofizioni , e di accertarlo nello ftpflb 
C e 4 tem- 



4o8 Storia Veneta 
»tempo , che fé tutti li Pfiricipi id' Itàk 
Andrea ^^* non faceffcrofeco lui una Lega .o& 
Gritti, fenfiva e dìfenfiva, non potrebbe afficu* 
D. Lxxvii. farli , che V affare di Milano terminai» 
fé con loro totale foddisfazione. Il Se- 
nato ricusò di fpiegarC , fino a che IMm- 
peratore non aveffe pakfate piii chiara- 
mente le fue intenzioni : dichiarando , 
che toccava all' Imperatore deftinare pò. 
fitivamente il foggetto a cui voleva fa- 
re r inveftitura ; che allora la Repubbli^ 
ca efaminerebbe , fé quello foggetto con- 
venlffe, e renderebbe conto delle fue ri* 
fleflioni ; che in quanto alla Lega pro- 
pofta dall' Imperatore , la Repubblica 
giudicavala inutile , ed atta folamente 
a rendere i Veneziani fofpetti al Gran- 
Signore . 

Il Papa fpedì varj Legati per tratta- 
re della pace generale, della Lega con- 
tro i Turchi , e della celebrazione di 
un Concilio contro li Proteftanti . Die- 
de in quefti tre oggetti prove di un ze- 
lo edificante, ricevè parole di lode ^ ma 
neffuno de' fuoi defiderj ebbe 1' effetto . 
La Francu Le ragioni d| Statò non erano la fo- 
chTconwr la cagione della guerra tra Francefco L 
toipcr»tor..g Carlo V. V'era un'animofità perfona- 
le , e mancò fin d' allo^-a ogni fperanza 

di 



1 1 B HO XXX VE 409 

^1 ottenere da cfli moderazione . Se Car-i^^ 

lo V. aveffe potuto nafcoftamente muo- ^^breì^ 
vere i Turchi contro la Francia, IoGrittij 
avrebbe fatto fenza fcrupolo j Frànce- '^^ wut^*^ 
fco I. trovò acceffo preflb Solimano IL 
e ne profittò contro il fuo nemico* Fe- 
ce dire dalli .fuoi Ambafciatori a que- 
llo Principe , che V ecceffiva potenza di 
Carlo V. tendeva alla rovina d' ogni al» 
tro Stato , fé non veniffe abbattuta ; 
che la Porta Ottomana aveva in eia 
il medefimo intereffe , che tutti li Prin» 
cìpi Criftiani turbati ed oppreffi da que#. 
fto Imperatore ; eh' ella poteva molto 
giovare alla caufa/ comune , inviando It 
fua flotta fulle cofte di Napoli ; che le 
riufcirebbe facile il trafportare un' ar* 
mata in quefto Regno per la vicinanza 
del Porto della Vallona ^ e che quefta 
diverfione procurerebbe un trionfa van^ 
taggiofo alle potenze nemiche della Caf 
fa d' Auftria . 

Il Divano afcoltò avidamente quefia 
infinuazione , e Solimano , che amava 
la gloria , fu lietiffimo nel vederfi . ri* 
cercato da un sì gran Re contro il piii 
potente fuo nemico . La nuova guerra , 
che gli fi proponeva , (omminiftra vagli 
un decorofo pretefto di abbandonare li 

fua 



74^0 Sto il a VEiiEf a 

»fua imprefa contro la Perfia, dove pfe^ 

Anixrea vedeva che avrebbe confumati i fuoi 

*Gritti, eferciti fenza alcuna utilità reale. Ac- 

*^^^*^" cettò eoa prontezza la dimanda dell' 

Ambafciatore di Francia, e promife che 

nella campagna vegnente li Turchi im- 

piegherebbonfi in terra e in mare con?- 

tro il Regno di Napoli. "* 

Solimano Ma prima di tutto volle procurare 

ibllecita Tal- j» r • i» • tt • • j m> ii 

leanza de> di Iciogliere 1 Veneziani dall alleanza 
veucriani. ^^^ l'Imperatore. A quefto effetto fpe- 
di uno de' fuoi Dragomani a Venezia 
•per comunicare i fuoi difegni al Senato, 
per efortarlo ad unirti feco , ed affi cu- 
rarlo che la Repubblica non aveva ami- 
x:o piti fincero. Il Senato, dopo una ma- 
tura deliberazione, rifppfe, che T ogget- 
to più effenziale della Repubblica era 
Tempre (iato di vivere in pace con tut- 
ti li Principi, e fpecìalmente con l'Im- 
perio Ottomano; che le fue difpofizio- 
ni fu tal punto non erano cambiate, e 
che non voleva allontanarfene . 
pa loro va. Quefta rifpofta non difpiacque dap- 
principio a Solimano , eh era natural- 
mente giudo: ma i fuoi'Miniftri , che 
volevano la guerra , gli riferirono fai- 
famente molti maneggj fatti dalli Am- 
bafciatori della Repubblica in molte Cor- 
c ti 



1 I B R o XXXVr. 4rt 

lì a pregiodizio dell' Imperio Ottoma- 

tio ; e glieli dipinfero con colori tanto ^j^^^^^ 
caricati , che lo fecero rifol vere a mo- Gritti, 
ftrare ad ef& apertamente il fuo rifenti- ^* ^^^'^ 
niento . Molti Negozianti Veneziani fu- 
rono arreftati fotto diverfi pretefti in 
Goftantinopoli , ed in altre Città de* 
fuoi Stati , e tutti li loro effetti furono 
fermati * Furono prefi ne' mari di Ci- 
pro e di'Alcffandria due Vafcelli Ve- 
«eziaiti , qualificandoli per Corfari . Fu 
impoilo un nuovo aggravio di dieci per 
cento, fopra tutte le mercanzie di Si- 
ria ,• trafportate dalli Negozianti di Ve- 
nezia . Si fermarono molte lettere indi- 
rizzate al Bailo dalla Signoria ; e li 
JVIiniftri della Porta non diffimularono 
piìi, che la Repubblica per la fua ftretta 
unione con V Imperatore fi avea procu- 
rata la inimicizia di Sua Altezza • Que- 
fte avanie moltiplicate non dovevano la- 
fciare alcun dubbio al Senato intorno le 
male difpofizioni del Divano contro di 
lui. Con tutto ciò non poteva credere, 
-che la Porta , potendo fare la guerra con 
molto vantaggio contro il folo Impera- 
tore , voleffc sforzare i Veneziani ad 
unire le loro forze, che non erano tan- 
-to indifferenti , a quelle di quefto fuo 

nei 



i^tt S t d k I A - Vrif E t A 

^nemicò, e perdere cosV una fitpcrioriA 

Andrea ^amfcfta . Toramafo Mócenigo , eh* eri 
Gritti, flato mandato per complimentare il Sul- 
mLxxvii. J2JJQ intorno il buon evento della guef** 
ra di Perfia, arrivò in tali circoftanze. 
Ebbe udienza dal Sultano, e fu ricevu« 
tó con dimoflrazioni ben grandi di ami-' 
tizia. Il Gran-tVifìr gli dichiarò^ ìche 
Sua Altezza era piena di buona volon« 
tà per la Repubblica ^ purché fofle di* 
fpofla a mbftrargli Una tèciproca córrK 
fpondenza i Scusò le differenti avanie , 
che i Veneziani avevano provate, prò* 
tettando V che il Gran - Signore non vi 
aveva avuto alcuna parte' ^ e che le fa- 
rebbe- riparare in lin modo convenevole i 
La Porta fece correre voce , che il 
Soft di Perfia avanZavafi con una gran* 
de armata fopra la frontiera, e che fa- 
rebbe convenuto il far marciare le trup- 
pe Ottomane verfo quella parte ; che 
cosi li preparativi apparenti contro le 
Potenze della Criftianità èrano piutto- 
flo diretti a proeurarfi da effe una cer- 
ta ftima , di quello che a moflrare un 
difegno ftabilito di far loro la guerra • 
Tante contrarietà nella condotta della 
Porta Ottomana tenevano in Venezia 
gli fpiriti fofpefi ; e r Ambafciatore di 

Fran* 



Libro XXXVL 41S 

-f rancia profittò della loro forprefa per^ 

accrefccre i loro timori , e far loro <^o- ^j^^^j.^ 
nofcere , che non potevano trovar ficu^ Grjtti , 
rezza fé non che unendoli, alli nemici ^ ^^*^^^ 
dell'Imperatore. 

In Coftantinopoli le voci variavano condotta 
continuamente. Ora dicevafi che la Por^ de» Turchi, 
ta armava contro il Regno di Napoli j 
ora che Barba rofla configliava la con* 
quìfta di Tunifi ; ora che avevafi dife^ 
gno di attaccare gli Stati della Repub^ 
blica, e di cominciare dall' Ifola di Cor- 
fii ; ed intanto armavafi con fomma di» 
ligenza una flotta , ohe doveva effer di 
piii di trecento. vele, fulla quale caricar 
■dovevafi tutta V artiglieria neceflaria per 
molti afTedj . Il Beglierbey della Grecia 
aveva avuto ordine di portarli a Sofìa , 
e di unirvi tutte le milizie . Prepara* 
vafi in quefta Città un alloggio per il 
Gran-Signore . Si facevano alla Vallona 
provigioni immenfe di ogni fpecie di 
munizioni • 

li Senato, nonoilante le ultime af&cur i veoezURi 
razioni date al fuo Ambafciatore , giui. ^ÌdTó^cu. 
dico che folTe tempo di metterfi in di- 
fefa . Fece uria prima leva di otto miU 
le fanti , con li quali rinforzò le guar» 
pigioni delle Piazze piìi cfpofte. Diede 

or« 



4t4 Storta 'V'E^^tA 

^tordine, che tutte le. Gdtre dell' Aìpfe* 

Andrea "^^^ foffero accomodate , ^ che fi op€f 
Gritti, raffe inceflantementc ^ad equipaggiarne 
^ ""^^"* cinquanta di nuove,: per avere una flot*» 
ta di cento . Eleffe Girolamo PèfsHTo per 
Generaliflimo di mare » Ricorfe ià tutte? 
le ftrade ftraordinarie per far danaro in 
una si urgente neceffuà , Creò tre n\io^ 
vi Procuratori di S.'Marcto, <he otteh%? 
nero quella : dignità con 1* csborfò di <lo» 
<lici miUe ducati per ciafchedunov Ope^ 
rò caldamente preffo il Papa per aver 
la . permiflione di levare duecento mille 
ducati :fopra i beni del Clero . Impofe 
a tutti li Corpi delle Arti e Meftieri 
il debito di. foraminiftrare un certo nu- 
mero di uomini per fervizio delle Ga* 
lere. Obbligò tutte le Città del Doga- 
to a contribuire fecondo le loro facoltà 
per r armamento di alquante Navi . 

L' Imperatore non operava con mino^ 
re attenzione in cautelarfi contro gli at* 
tacchi de' Turchi . Spedì corpi nume- 
rofi di Spagnuoli in Napoli ed in Sici- 
lia . Andrea Doria , fuo Ammiraglio , 
ebbe ordine di unire fubitamente le Ga- 
lere di Genova a quelle di Napoli , di 
Sicilia , e di Malta , delle quali aver 
doveva il comando in capo . 

AI- 



t f B R © XXXVL 4ts 

Alfine Solimano partì per Andrino* 



poli al princìpio di Marzo deir anno Andrea 
1537. Arrivò a Sofia alla fine di Giù- Gritti, 
gno, e fi portò con tutta la fiia arma- ^•"^^*** 
ta alla Vallona • La flotta Ottomana 
compofta di trecento vele, e comanda- 
ta dal Capitan Bafsà , avendo Barbarof» 
fa per fiibalterno, ufcì nel medefimo 
tempo dallo Stretto , e comparve nell' 
Arcipelago # Doria partito dal Porto di 
Meffina con una flotta aflai inferiore , 
avanzavafi verfo i mari del Levante , 
per oflervare i moti degl' Infedeli , e ri- 
soluto di non vi fi compromettere. Il 
Generaliflimo Pefaro era a Corfii , e 
non aveva ricevuto fino allora che V 
ordine generale di oflervare una efatta 
neutralità tra gl'Imperiali e li Turchi, 
Égli fcrifle al Senato per avere ordini 
pili precifi , in cafo di qualche attenta* 
to de' Turchi. La confulta fopra quefto 
articolo fu lunghìfllma, ed agitatifltma« 
Il primo parere fu di ordinare a Pefa- 
ro di tenere la fua armata bene unita , 
di coprire con efla Tingreflo del Gol- 
fo, e fé li Turchi voleflero penetrarvi, 
d* impedire almeno , che non fi avanzaf- 
fero a fegno di porre in pericolo le 
Piazze della Dalmazia. V'ebbe una fe^ 

conda 



4ié Srozih VtVE'iii 

^»conda opinione per ordinare , che laH|Qj|;<# 

Andrea *^ ^ trovafle feniprc unita per effere f 
Gritti, portata di congiungcrli alla flotta Inv 
u. Lxxvii. penale , fé la neceffità lo jefige/Te* 
Un terzo parere fu di dividere la flo^^ 
ta in due, nel cafo che li Turchi vo- 
leflero penetrare nel Golfo* che in que- 
lla fuppofizione il Generaliflimo reftafTé 
con la : prima divifione all'altezza ài 
Corfìi, e che il Provveditore Francefco 
^afqualigo andafle con la feconda a co^ 
prire le Code della Dalmazia : che (s 
li Turchi dirigeflero le loro vele con- 
tro .il Regno, di Napoli folamente , \^ 
flotta reftafie nella fua prima Crociera 
preflb r Ifola di Corfù ; e fé- moftrafifo 
ro di voler andare contro la Romagna^ 
I9. flotta li feguitafle a un certo grado 
di diftanza , per non impegnarfi in un 
combattimento fènza una neceflltà in* 
difpenfabile. L'ultimo cbnfigliofu, chf 
come era difficile il prevedere tutti gU 
ficcidenti , che poteflcro fopravvenire -^ 
dovevanfi rimettere le cofe alla prud^A* 
za del Generaliffimo . ,v - 

Riioiuzione . Dopo molti dibattimenti , la feGon4l9. 
de' vcocxu. QpiniQne prevalfe ; ma nel n^defimo 
tempo y come la incertezza del vem 
progetto deglMnfedeli dava timore per 

le 



Libro XXXVL 417 

le Piazze della Dalmazia , Giovanni Vit-, 

turi Capitano del Golfo ebbe ordine dì^^j^j^^^ 
trasferirli in quella parte con una buo-GRiTTi, 
na fquadra , alla quale fi unì'un rinfor- '^•"^*^"" 
zo di alcune Galere del groflb della flot- 
ta . Egli partì per la Dalmazia , e quan- 
do tutti i baftimenti deftinatigli furono 
uniti , fi trovò alla teda di qiiaranta- 
fci Galere e di fei Fufte . Refl:avano 
al Generaliffimo cinquantaquattro Gale- 
re , un grofFo Gallione , e molte Navi 
armate • 

Appena effettuate quelle difpofizio- Arrivo dcii» 
ni, feppefi , che la flotta Ottomana """^ ^"'^"• 
era comparfa air altezza del Zante , e 
che fembrava minacciare Corfìi. Quella 
notizia diede motiyo a nuovi dibatti- 
menti nel Senato ^ volevano alcuni Se- 
datori , che fofle inceflantemente dato 
ordine al Capitano del Golfo di unirfi 
al Geiieraliffimo , per invigilare infieme 
alla difefa di Corfìi ; altri giudicando 
quella unione impraticabile in prefenza 
della flotta Ottomana , credevano , che 
falverebbefi Corfu più ficuramente , or- 
•dinando al Gcneraliflimo Pefaro d' in- 
teoderfi con Andrea Doria, che coman- 
dava la flotta Imperiale. Alfine pafsò 
alla pluralità di poco numero di voti , 
Tom. IX. Dd che 



41 8 Storia Ven^età 

9chc per non dare allì Turchi giufti ìfoi 

Andrea fp^^J^ > Pefaro poteffe chiamare a sé il 
Critti, Capitano del Golfo , quando lo giudU 
p.txxvii.^^ff^ ^^^^q-ario/ . 

MancggidéU' Il Rc di Francia volle profittare del- 
KcffoTvcne* lo ftato critico , in cui trovavafi la Re^ 
***"*• pubblica per trarla al fuo partito. Il 
Conte Guido Rangoni andò per fuo or^ 
dine a Venezia, e nella udienza , ch^ 
ebbe in Collegio , efpoTe con calore le 
buone difpofizioni di Francefco L per 
li Veneziani, e li motivi d'intereffec 
di gratitudine, che dovevano impegnar* 
li a preferire la fua alleanza ad ogni 
altra. Aggiunfe, che fé A^olevano unire 
le loro forze per far ricuperare lo- Sta* 
to di Milano ' alla Francia, il Re cede* 
rebbe loro Cremona con tutta la Ghie* 
ra d'Adda; che li ajuterebbe a ricupe# 
rare Ravenna, e Cervia nella Romagna) 
Otranto, Brindifi , Monopoli , Pulignat 
no , e Trani nel Regno di Napoli ; t 
che non folaménte li garantirebbe di 
ogni infulto per parte de* Turchi , ma 
che otterrebbe per cfli da Solimano 1? 
abolizione delle nuove impofizioni , \g 
reftituzione delle Navi prefc , e la H« 
berta de' Negozianti ritenuti prigionieri 
ne'fuoi Stati. 

Quan* 



t t É R o XXXVL 4t$ 

' Quando quefte offerte vantaggiofc fu-t 

l-ono comunicate al Senato, la irrifolu-j^j^j^^^^ 
tezza occupò di bel nuovo lo fpirittì Guitti , 
de' Senatori. Marcantonio Cotnaro uno^'^'^*^"* 
de' Savj xii Terraferma^ e che in un L^*j»**«^^ 
età ancora poco avanzata manife(taVà 
qualità che fi ammirano in quelli che 
hanno la^ maggiore efperieiìza , prefe la 
parola e difiEe : che negli affari di Sta- 
tò dovèvafi ftare in guardia cóntro k 
fperanza e iltimore^ due fentimenti in^ 
gannatori ^ che nafcondono tà alterano 
la verità ; che lion era da maravigliarfi ^ 
the la Francia^ volendo impegnare la 
Repubblica a violare la fede data all' 
I^nperatofe , è ad intrapretìdere una giier^^ 
ra tanto ingiufta quanto pericololà ^ im* 
piegafle! prelTo lei le offerte piii fedu* 
centi, ma che per poco che fi volefle efa- 
minare da quale fpirito foffero dettate ^ 
era facile fcoprirvi la infidia ; che li Ve* 
tieziani non erano piii in quelle felici 
circoftanze^ in cui facile farebbe ftata 
per efli la conquifta di Stati ; che l' enor* 
me potenza di Carlo V. poneva al loro 
ingrandimento oftacoli infuperabili , e 
che non reftava loro verfo di eflb che 
la ftrada della confidenza, perofteflere^ 
che il Milanefe fofTe governato i comt 
Dd 2 pri* 



420 S T O R t A V E N E t A 

• prima, da un Principe particolare* cli9 

Andrea farebbe cecìtJi il credere, che foffe pof» 
Qritti, fibile alli Veneziani T unire al loro do« 
D. ucxvu. jn^iujQ la piJi minuta parte di quello Sta* 
to; che il folo difegno che moftraflfcro 
di confederarfi con la Francia per que? 
fto oggetto, foUeverebbe contro eflì tut» 
ti li Potentati d' Italia j che doveva 
rifovvenirfi, che T ambizione di poffede% 
re Cremona era ftata la forgente di tut? 
ti i mali , de' quali la Repubblica er^ 
ftata afflitta in quelli ultimi tempi ; che 
jion potevafi fondare fopra la fede del- 
li Francefi fempre pronti a porre in 
mezzo i loro Alleati con luHnghe di 
magnifiche promefle , fempre lenti in et 
fettuare i loro impegni , e difpofli a fa- 
crificare i loro amici al vantaggio de' 
proprj affari ; che il Re nella palTione 
cftrema, che aveva di ricuperare il Du- 
cato di Milano , ricercava i Veneziani , 
come un appoggio neceflario a' fuoi di- 
fegni ; ma che fé l' Imperatore impe- 
gnato a difenderfi nello fteffo tempo 
contro la Francia e la Porta Ottomana y 
prendefle il partito di cedere il Mila» 
nefe ad uno de' figliuoli del Re y non 
bifognava dubitare, che la Francia non 
abbandonale allora li Veneziani fenz^ 

fcru^ 



1 1 6 H ó iCXXvf. 4lt 

fcrllpólo; che riguardo alli Turchi un\ 
alleanza col Re farebbe contto effi Una Andrea 
debole barriera ; che quella nationé ef- Grxtti , 
fendo naturalmente altièra , inaperiofa i '^'^^^^"^ 
fprez^ante j che tutto facrificava alla fua 
politica e alla fuà ambizione , non dovea^ 
fi fperare eh' ella rinunziare al minimo 
de' fùoi vantaggj in confiderazìone ver- 
fo il Re ; che non èra ftatò Solimano 
quello che aveva ricercato T appoggio 
della Francia , ma al contrario che la 
Francia aveva implorato quello di So« 
limano; che però l'influenza del Ré 
non poteva prevalere alli difegni della 
Porta*; che Tunica ficurezza, che réfta* 
Va alli Veneziani ^ appoggiata era alla 
loro unione con l' Imperatore ; che la 
grande utilità di quefta unione era pro' 
Vata dalli sforzi unanimi della Francia 
e de' Turchi per' romperla ; che fuppo* 
nendo anche , che Solimano non avefle 
verun cattivo difegno contro la Repub-* 
blica , non era intereffe de' Veneziani 
lafcìargli prendere piede in Italia ; che 
non vi farebbe piìi ficurezza per i lo** 
ro Stati , fé le colle di Napoli foffero 
invafe dalli Turchi , e che lo farebbe- 
ro infallibilmente , (e con una divcrfio- 
ne nel Milanefe fi obbligafle l'Impera^ 
Dd 3 tore 



4XZ S^^TORiA VnvftrK 

,tore a dividere U fue forze . La coM 

Andrea cWufione di qucfto dìfcorfo fu , di te, 

Gritti, nerfi uiiitv flrettamente con V Imperato* 

IM.XXVII, ^e , e di non lafcìare alli Fraiicefi ed 

alli Turchi fperanza alcuna di fcioglie* 

re quefta unione sV nece0aria , 

Leonardo Emo, uno de'^Savj Gran^ 
di , parlò dopo Marcantonio Cornaro , e 
difle , che farebbe facile evitare V ìnfi^ 
dia, che credevaG nafcoda nelle offerte 
del Re, dandogli una rirpofta onefta •; 
che doveafi aver mira di non provocar* 
lo con un rifiuto infultante, ad intra* 
prefe capaci di turbare la quiete dello 
Stato j che nulla era più offenfivo per 
un gran Principe quanto far vedere il 
poco conto che fi fa della fua amicizia 
e della fua collera ; che almeno non 
doveva ometterfi il buon procedere , che 
poteva mitigare il difpiacere del rifiu^ 
to; che per non avere avuto quello ri- 
guardo con Maffimiliano , egli era di« 
venuto un nemico irreconciliabile- che 
per non porfi in pericolo d' incorrere 
del tutto nella difgrazia del Re , conve** 
Qivaf non folamente non levargli la Tpe* 
ranza di attrarre i Veneziani al luo 
partito, ma fomentare quefta fperanza 
(on tutta l'arte poiTibile; che efla fpe^ 

ranz5^ 



Libro XXXVL : 425 

ranza fermerebbe il Re di là de' Mon«^ 

ti , e r obbligherebbe a differire la con- 777171 

•n 1 t **M r r % . ANDREA 

quiita del Milaneie lino al tempo , nel Gritti ì 
quale la Repubblica gli aveffe promeflb d^J-xxvh. 
il fuo appoggio- che intanto non fi fa- 
rebbe in neccffità di fare alcuno sforzo 
per difendere quefta Provincia, come 
correva V impegno con V Imperatore ; 
che tutte le truppe Imperiali unite con- 
tro li Turchi farebbero più in cafo di 
render vani i progetti di Solimano full* 
Italia , e di proteggere pure contro dì lui 
i domin; della Repubblica ; che indi- 
pendentemente da tutte quefte confide- 
razioni , la Scurezza dell' Italia diman- 
dava, che fi controbilanciaffe al poflì- 
bile il potere di due sì gran Principi, 
com'erano l'Imperatore e il Re di Fran* 
eia; prefcntando loro T amicizia de' Ve- 
neziani come un bene , che 1' uno do- 
veva temere di perdere , e V altro fpe- 
rare di confeguire; che quefto tratto di 
polìtica impiegato con arte per molti 
anni aveva avuto felici eventi ; che 
la Repubblica fucceffivamente amica e 
nemica dell' uno e dell' altro , fecondo 
l'efigenza della condizione de' tempi , 
aveva falvata la Italia dalle catene, che 
« gara l'erano preparate da quelle due 
Dd 4 Po- 



424 Stòria Veneta 

.Potenze ; che farebbe imprudenza il mn^ 

Andrea ^^^^ condotta ; che dichiararfi troppo 
Gritti , apertamente a favore dell' Imperatore , 
i>. ixxvii. gj.^ un impegnare i Turchi a trattare i 
Veneziani da nemici ; che al contrario 
la influenza di un Principe tanto poten- 
te e tanto (limato dalla Porta , com' era 
il Re di Francia , poteva fuggerire a 
Solimano molta circpfpezione co' Vene- 
ziani ; che perciò conveniva rifpondere 
al Re in modo di tenerlo fofpefo . e in 
fperanza • 
Prendono il H Senato rifpofe in effetto , che la 
feSiol ^* Repubblica era gratiffima alle offerte 
piene di benevolenza, che il Re aveale 
fatte ; che i Veneziani in molte occafio- 
ni aveano dato prove del loro zelo per 
la Corona di Francia, e che quando fé 
ne prefentaffero di nuove , onde teftifica- 
re al Re il proprio impegno, abbraccie- 
-rebbero con giubilo l'incontro di con- 
fervare l' opinione vantaggiofa , che ave- 
va concepita della loro amicizia . E' 
certo , che nelle circoftanze , in cui tro- 
vavanfi i Veneziani, nulla di piii pru- 
dente potevano operare, che mantenere 
nelle due Potenze rivali il defiderio e 
la fperanza di reciprocamente attrar* 
li al loro partito. In generale, quando^ 

due 



Libro XXX VI. 425 

due grandi Potenze fono in guerra , tut- 

ti gli Stati inferiori , de' quali 1* influen- Ani^rea 
za può effere di qualche pefo , fono in Gritti , 
fituaziohe molto fìcura, fino a che re-^*^^^^"* 
fiano indeterminati intorno la rifoluzio- 
ne o il rifiuto di prendere partito* 

La flotta Ottomana era paflata avanti condottade' 
Corfh, e avea falutati i Caftelli con mol- "S^veì^'^. 
ti colpi di cannona) fegno notì equivo- 
co di amicizia nella Marina. Il Gover- 
natore di Còrfìi aveva loro refo il fa- 
luto, ed eflendofi lamentato di qualche 
latrocinio fatto dalli Marinari Turchi , 
il Capitano Bafsà aveva fatto impicca- 
re i colpevoli fuir antenne della fua Ga- 
lera. Sino allora la condizione della Re- 
pubblica era fiata molto incerta . Ella 
non aveva guerra dichiarata con veru- 
no , e né meno era in piena pace . Il 
più leggiero accidente poteva turbare la 
fua apparente tranquillità , e quefto ac- 
cidente fuccefle . Simeone Naffi , Co- 
mandante di una Galera di Zara, in- 
contrò un Battimento .Turco , che por- 
tava viveri alla Vallona , dove Solima- 
no era accanfpato • Volle , fecondo V ufo 
di mare , fargli abbacare la bandiera « 
e non avendo potuto ridurlo a quella 
convenienza , avventurò un colpo di can- 

no- 



^Z6 Sto RI A VtJTETA 

^»none, che lo affondò. Solimano infoi!* 

Andrea ^^^^ del fatto mandò uno de' fuoi 
Critti, Dragomani al Genéraliffimo Pefaro per 
•*"*™' dirgli, che la pace era ftata violata dall' 
infolenza d' uno de' fuoi Capitani ; di* 
mandò, che fbfle caftigato il Capitano.^ 
e fofie compenfato il danno , che. face- 
\ VSL afcendere a trenta. mille ducati. Due 
Galere. ed una Fufta furono- ftaccate per 
condurre il Dragoraano a Corfìi . V* 
erano all' ingrefTo del Canale di Cor* 
flt quattro Galere di guardia , che , ve- 
dendo avvicinare le Navi Turche , le 
prefero per Corfari ; le invertirono con 
tale impeto , che li Baftimenti Turchi 
fuggirono con grande fpavento, e furo- 
no gettati fuUe Cotte della Chimera , 
dove gli abitanti, gran nemici de' Tur- 
chi, li ritennero prigionieri. 
Accidenti II Gencralif&mo Pefaro n'ebbe un 
la %Ìcc *de5 mortale difpiacere, e fpedx fui fatto al- 
w'T^chi. ia Chimera Francefco Zeno , uno de' 
fuoi Capitani , per rifcattare il Drago- 
raano del Gran-Signore. Quefto Popolo 
feroce, ma che rifpettava il nome Vc^ 
. neziano , lo retti tuì fenza rifcatto , e 
Pefaro lo fece condurre alla Vallona * 
Solimano non volle precipitare la ven« 
4etta. Fece chiamare il Bailo di Vei* 

pezia ^ 



Libro XXXVI, 427 
neiia , che rifiedeva alla fua Corte , 
fi lamentò amaramente delli Capitani Andrea 
della Repubblica. Il Bailo lo calmò di» Grxttp, 
cendogli , che fpedirebbe fubito un Cor. ^' i-xxvh* 
riero a Corfìi per effere piìi particolare 
mente informato del fatto, e premete 
tendogli le foddisfazioni , che averebbe 
diritto di efigere. Solimano era allora 
occupato in far attaccare le Piazze del« 
la Puglia t Un Corpo numerofo di Ca« 
valleria imbarcato fuUe Palandre ave- 
va efeguito uno sbarca nei paefe di 
Otranto , e lo devaftava crudelmente « 
Ottanta delle fue Galere erano fu quel- 
la Cotta , ed avendo trovato le Città 
di Otranto e di Brindifi ficure contro 
ogni infulto , erano entrate nel Golfo di 
Taranto , ed avevano prefo e faccheggia^. 
to la Città di Caftro, 

Intanto Andrea Doria alla teda di 
ventotto Galere bene armate fermava 
all'altezza del Zante e di Cefalonia tut-« 
te le navi che portavano viveri alla 
Vallona , « moleftava molto l' armata 
di Solimano, S'avanzò nel Golfo , fo* 
pra Corfìi , ed avendo trovato alla Chi- 
mera i baftimeriti Turchi , di cui $*h 
detto j li prefe ; di modo che i Turchi 
(bfpettarono più che mai» che li Vei|i, 

liani 



428 Sto RI A 'VEUEfA 

^ziani foflero d' accordo con quello ùé^ 

Andrea "^*^^ • ^^ vicinanza delle due flotte , 
Critti, che potevano batterfi in ogni iftante ^ 
aK»Lxxvn. determinò il Generaliffimo Pefaro ad 
ufare , per maggiore fìcurezza , della li^ 
berta accordatagli dal Senato di unire 
la fquadra del Capitano di Golfo alla 
fua . Egli fece vela per unirfi ad efla , 
ma il vento contrario avendolo sforza*** 
to a vagare per tutta la giornata, fi 
trovò fui fare delia notte preflb terra ' ^ 
e fu configliato a gettar V ancora^per 
dar ripofo alle ciurme . La fuìa van- 
guardia comandata dal Provveditore A- 
leffandrò Contarini incontrò nelle tene- 
bre una Galera Turca , ch'era la Co- 
mandante preparata per il Gran Signo- 
re , in cafo che voleffe paflare il mare. 
II Capitano di quefta Galera dimandò 
in Italiano alli primi Baftiment^ della 
vanguardia, chi foffero ; efli rifpofero ^ 
eh' erano Veneziani . Le ciurme della 
Galera del Contdrini dimandarono ai 
Turchi , chi foffero , e quelli in rifpo* 
fta fpararono una falva di cannonate a 
balla . Contarini irritatifiimo fece inve^ 
ftire la Galera Turca , la combattè fan* 
guinofamen(e , fé ne impadronì j e fece 
* tagliare a pezzi fenza mifericordia tut- 
ti 



Libro XXXVI. 429 

ti quelli , che trovavanfi fui Ponte «^ 

Quello vigorofo colpo di mano fu, co- Ai^drea 
me è il fólito , approvato dagli uni , Gritti, 
biafimato dagli altri . Il Generaliffimo^'""^** 
Pefaro , che ne previde le confeguenze , 
fi pofe alla vela al far del giorno per 
effettuare il fuo primo difegno, Paffan- 
do fopra Otranto , udì tirare molti col- 
pi di cannone « Era quefto un fegnale 
dato alle ciurme della flotta Turca per 
farle, imbarcare , e dar dietro a i Vene- 
ziani , affine di riparare l' infulto fatto 
alla bandiera del Gran-Signore , di cui 
aveafi avuto avvìfo dalle Galere , eh' 
erano di conferva con la Comandante 
prela • 

In effetto Pefaro fcopri ben prefto 
quafi ottanta Galere , che venivano con- 
tro di lui a vele piene . Non poteva 
fuggire fenza difonore e fenza pericolo* 
non poteva combattere fenza contrave- 
nire agli ordini del Senato . Redo irre- 
foluto , e non avead un momento da 
perdere. Alfine diede il fegnale del ri- 
tiro , e come lo diede un poco tardi , 
non pot^ efeguirfì fenza qualche difor- 
dine . Cinque delle fue Galere meno 
agili delle altre reflarono in dietro . I 
Turchi ne prefero quattro, la quinta fi 

falvò 



43a .Sto il A ,V E NOEir JL 

^^falvò ad Otranto, ed il retto :dèlU flol* 

Anokeìi ta. arrivò felicemente a <^orfìi. 

Qritti , Solimano non dubitò più , che li Ve^ 

^^"^"* nezianl, mandando la loro flotta in que* 

^*J**^f ^ mari j non aveffero^ avuto . difi^o : di 

viSiSini* P^*'8^i **" oftacolo. EgU ne fii piena«> 

co» Turchi* ^ente pèrruafo quando ricevè una letteit 

ra fcritta da Doria a Pefaro , che) Do^ 

ria fieflb fece r fermare per drtifizia w 

In quefta; lettera Dona dava avvifa lai. 

Generalifl^mo Veneziano ^ che la flotta: 

Ottomana trovandofi feparata , e cia^ 

fcheduna delle divifioni flando poco cir^i. 

Gofpetta , era, favorevole V occafione di 

attaccarla. Doria aveva confidata la le t# 

tera ad un Capitano di una piccola Fre-»? 

gata ^ e T aveva incamminato inma-^ 

do , che ueceflariamente doveva i cadere 

tra le mani de' Turchi.. Voleva eoa 

ciò ftabilire i fofpetti di. Solimano , f 

con una rottura aperta tra la Repubf? 

blica e la .Porta coftringere il SenatO" 

ad unire le fue forze a quelle deUMm-' 

peratore per loro comune ficucezza . Càtk 

la; flefla idea aveva effettuato di avvi*^ 

cìnarfi a Corfii , e di avere molte coir-» 

ferenze col Generaliffimo Pefaro. , 

-Stavafi in Venezia in grandi timori , 

Un Secretarip del Bailo vi arrivò ^ ed 

an* 



1 I B Ro XXX Vt 43t 

annunciò a nome del Gran-Vifir , che, 

la pace farebbe mantenuta , purché quel- Andr^j^ 
li, che r avevano violata, foflero leve- Gritti, 
ramente caftìgati^ e che la Repubblica ^*'^^"* 
moftrafle col loro caftigo, che avevano 
operato fenza fuo aflenfo , e contro la 
Aia volontà . Il Senato mandò ordine 4, 
Pefaro di far porre in ferri il Capita- 
no della .Galera di guardia , che avev^t 
fpaventato il Dragomano del Gran «- Si- 
gnore , e quello della Galera di Zara ^ 
che aveva affondata la barca carica di 
viveri* Circa il Provveditore Contarini 
fu ordinato di condurlo a Zara con la 
fua Galera V ^ che di là fofle mandato 
prigioniero in Venezia^ dove gli Av« 
vogadori fisrmerebbono il fuo proceflb « 
E' da ofTervarfi, che li Senatori minaci 
dati di una rottura con Solimano , e 
non potendo evitarla che col facrifizio 
degU Uffiziali , di cui egli lamentavafi ^ 
aon furono tutti d' accordo di dargli 
foddisEsaione , e che molti coraggioìa- 
mente foftennero , ch'era contro ogni 
giuftizia il punire uomini, che avevano 
fatto il loro dovere, o eligendo rifpet- 
to alla bandiera Veneziana , o ufando 
cautela contro gì' Infedeli , o refifteodo 
tlli loro infulti; ch'era una ùlhpoìu 

fica 



43» Storia Veneta 

ptìca moftrar debolezza con una Nazio» 

Andrea ^^ > ?^^ ^^ abufava fempre ; che fi ve- 
Gritti, niva a togliere agli Uffiziali il modo 
p^LxxviL jj condurC , con onore , e a porre la Re- 
pubblica ne' maggiori pericoli . Le coa- 
feguenze giuftificarono il modo di pen- 
fare di chi opinava così. 
I Turchi af. Solimano non afpettò che gli fi daf- 
feiìanocor.f^ foddisfazione • Unì le fue Galere al- 
la Vallona e le fue truppe, che afife- 
diavano Otranto , ed ordinò Tafiedio di 
Corfìi. Si pretende, che il Gran-Vifir 
volefTe difTuadernelo , rapprefentandogli , 
che li Veneziani fi unirebbero agli Im- 
periali , e che in luogo di un nemica 
ne avrebbe due ; eh* erafi fui fine di 
Agofio, e che la ftagionè era troppo 
avanzata per una fimile imprefa ; ma 
Barbarofla furiofo per un recente van- 
taggio avuto da Andrea Doria contro 
dodici fue Galere , molte delle quali 
erano fiate prefe , ed altre mandate a 
fondo , volle ^ddoflare il cattivo fuccef- 
fo fopra la parzialità delli Veneziani 
per gf Imperiali . Pretefe , che quefto 
infulto non farebbe fiato fatto allai^an-^ 
diera del Gran -Signore quafi nel.Cana» 
le di Corfu e fotto gli occhi del Ge- 
pak della Repubblica , fé li Venezia^ 

ni 



t I B R iCXXVI. 473 
in fi foffero comportati da veri amici j, 
che non doveva tollerarfi in cffi quella Andrea 
perfidia , che offendeva la dignità dell' Gritti, 
Imperio Ottomano; ch'effi davano agi' ^' ^^^^"* 
Imperiali ogni avvifo ed afliftenza; e 
che bifognava punirli di queda rea in« 
telligenza , eh' era una guerra muta , moK 
to più péricolofa delle oftilità fatte ak 
la fcoperta, 

-' In cònfeguenzà della rifoluzione pre» 
fa di trattare la Repubblica da nemi- 
ca , fu fpedito ordine di arreftare tutti 
i Mercanti Veneziarii , che trovavanfi 
fuUe terre dell' Ini perio Ottomano, e 
di confifcare tutti i Ìoro beni . Solima- 
no decampò dalla Vallona per portarfi 
à Butintrò in faccia a Corfìi . Barbarof- 
fa arrivò li i^. Agofto all'altezza di 
queft' Ifola con una parte della flotta , 
e molti Baftimenti di trafporto , fopra^ 
ì quali erafi imbarcata molta Cavalle- 
ria , elle fu sbarcata per dar il guado 
alla campagna. 

L' Ifola di Corfìi è airingreflb del^sta^di^ 
Golfo Adriatico . E' feparata dall' Alba* ì<»ì« • 
nia a Tramontana per via di un Cana- 
le -^ che non ha una lega di larghezza. 
La Capitale, che dà il nome all' Ifola, 
aveva allora un circvito mediocre, ma 
Tom. IX. E e he. 



436 StokiA Veketa 

Il Senato fpedì ordine al Generaliffi* 
Andrea *"° Pefaro cK lafcìare quattro Galere al 
Gritti , Capitano del Golfo per cuftodirc le Coii 
D. Lxxvii. ^^ jpji^ Dalmazia /dì prendere feco tut. 
defpaJS"* to il rimanente, e di tràfportarfi fubita* 
fi unifcono! ^^^^'^ ^ Brindifi . Andrea Doria aveva 
allora ricondotto la fua flotta a Napo* 
li. Egli ricevè dal Papa gli ordini più 
prc(GÌfi di unìrfi alla flotta Veneziana 
a Brindifi; ma egli fé ne fcusò fotto 
pretefto , che aveva bifogno di andare 
air acconcio in Genova , . e di provve- 
derfi di a t trecci , che gli nnmcavano • 
Ih vano gli fi rapprefentò, che la libe« 
razione di porfù era T affare più pre- 
murofo , e che non poteva , fenza difo- 
norarfi , e fenza tradire la caufa comu- 
ne , riéufare la fua affiftenza alli Vene- 
ziani ; rifpofe , che dovevafi accettare. i 
fuoi fervigj , quando li aveva offerti per 
combattere Barbaroffa nel tempo del tuo 
primo paffaggio preffo Corfìi j e partV 
per Genova, dicendo, che afpet|erebbe'i 
nuòvi ordini dell'Imperatore . Il Papa 
gli fcriffe inutilmente di fua propria 
mano per trattenerlo. L' A mbafciatore, 
che Carlo V. aveva in Roma , corfe à 
Napoli, e le fue iftanze di viva voce 
furono pure inutili. 

I Ve- 



Libro XXXVL 437 

I Vènezia'fei ebbero grande diTpetto ^ 
di quefta cattiva volontà di Doria; n^a^jjjjj^^^ 
reftarono tuttavia coftanti pel loro prì- Gritti, 
mo difegno . Supplicarono il Papa di^' i-xxvii. 
ordinare al Conte di Anguilar di con* 
durre a Brindifile Galere della Chiefa 
e di Malta : e benché quefto foccorfo 
fofle mediocre , credettero il fucceffo del 
combattimento contro gì' Infedéli baftan- 
temente afficurato dalla bravura delle 
loro truppe, e dall' efperienza decloro 
Generali . 

I Turchi avevano già fatto paffare 
neirifola di Corfù un corpo di cinque 
mille uomini con un treno di artiglie- 
ria di trenta pezzi di cannone. Le lo- 
ro partite dev^ftavano la campagna, ta- 
gliando alberi , abbruciando cafe , e ri« 
ducendo tutti gli abitanti alla fchiavi* 
tu . Le loro prime batterie erette a 
troppa diftanza dalla Piazza avevano per 
mólti giorni tirato fenza effetto . Il Gran- 
Vifir aveva attravcrfato due volte il Ca- 
nale per conoscere lo ftato delle cofe , 
ed aveva riferito a Solimano, che Taf- 
fedio di Corfìi farebbe affai lungo , fen- 
za certezza di riufcirvi; che l'armata 
cominciava a patire molto per mancan- 
za di viveri e per le malattie; che fi 
E e 3 av- 



438 Storia Vfei^BtA 

ravvicina r inverno , che apporterebbe ìjfet 

Andrea ""^^1 incomodi . Configliavalo pcrò^ ad 
Gritti, abbandonare la imprefa., a ricondurre a 
^•^**^"* Coftantinopoli la fua flotta e la fua ar* 
mata, che iavevano Tuna e l'altra gran» 
de bifogno di ripofo , e ad accomodard 
con li Veneziani , per non aveire a com- 
battere neir anno feguente che contro il 
folo Iniipèratore, cV era il fuo più perico* 
lofo nemico . Il Gran-ViGr efa portato a 
dare quello configlio per la fua rivalità 
. contro Barbarofla , di cui voleva impedire 
gli avanzamenti e la gloria • Fece ve- 
nire il Bailo di Venezia , che continua- 
va a rifiedere preflb il Sultano , e gli 
dichiarò) che Taffedio farebbe levato^ 
fé i fuoi Padroni acconfentiflero a ripa- 
rare le ingiurie fatte alle Galera ed agli 
Uffiziali del Gran-Signore; e per provar- 
gli, che non parlava in vano, fece ri- 
lafciare un ordine alla pofta, per fpedi# 
re à Venezia un Corriero, che fu fcor* 
tato da dueCbiaus fino a Caftel-Nuovo < 
I Turchi Immediatamente dopo la partenza del 

levano l»af. _ . o w- i« r 1 ^ ^ *> 

fedio. Cornerò j 1 aftedio fu levato; Solimano 
decampò con la fua armata da Butin- 
trò, e ripigliò la f^rada di Coftantino* 
poli • Barbaroffa , che voleva impiegare 
il rcftante della (lagiotie nel defolare te 

cofte 



Libro XXX VI. 439 

cotte della Puglia ^ ebbe ordine dì far, 

vela verfo T Arcipelago ; e Tlfola dij^j^jj^^.^ 
Corfìi non ebbe altro danno , che delle Gritti , 
fue campagne devaftate , e di quindici ^* ^xxvii. 
mille fchiavi , che li Turchi condufTero 
feco partendo. 

Mentre Solimano afTediava in perfo»- condotta 
Ita Corfìi, il Sangiac di Morea aveva ^^S^^'jJ!?, 
intraprefo di fuo ordine T affedio di ^**®* 
Malvasia e di Napoli di Romania, eh* 
erano le due fole Piazze che li Vene- 
ziani aveifero confervato in quella Pro- 
vincia . Le truppe Turche incontraro« 
no, attaccandole, le medefime difficoltà ) 
che avevano refovano TaiTedio di Cor- 
fìi ; « Solimano , partendo per Coftanti- 
Bopoli , aveva loro mandato ordine di 
ritirarti • li groflb della Flotta Otto- 
mana , comandata dal Capitano Bafsà , 
aveva già ripaifato lo Stretto • Barba* 
rofla era reftato indietro con fettanta 
Galere. Egli non volle compire il ri- 
tiro £enza aver fatto provare alli Ve- 
neziani gli effetti del fuo furore. S' 
impadronì delle loro piccole Ifole di 
Sciro , Patmos ^ e Legina , che faccheg- 
giò con r inumanità la piii barbara • 
Trattò nella medefima maniera le Ifo- 
le di Nio., Stampalia, eParos^ ch'era- 
E e 4 no 



44P. /Sto ri a« V e ne t a 

^»no feudi appartehenti d diverfc JFanm 

Andrea 8^^^ Veneziane. Quella di Tine < dopo 
Gritti , efferfi piegata al giogo , felicemente lo 
i>,Lxxvii. fcoffe. Giovanni Crilpo Signore di Na^. 
xìa evitò la perdita de' fuoi Stati^ob* 
bligandofi di pagare al Gran-Signore un 
tributo annuo di cinque mille ducati. 
i>aSSStaf! La Flotta Veneziana avrebbe impe- 
venwliwf"' ^^^^ parte di quéfti mali, Te aveffe in- 
feguito Barbaroffa nel fuo ritiro ; ma 
il timore di operai'e contro le iiitenzio* 
ni del Senato , allontanandofi troppo 
dalla crociera, eh* eragii ftata prefcnttai^ 
ritenne T ardore del Generaliffimo Pe^ 
faro ^ Credè, che farebbe maggiore (ub 
vantaggio ufare rapprefaglie contro le 
Città di Scardola e di Obrovazzo, che 
li Turchi poffedevano nella Dalmazia 
préflb Sebenico . Fece affediare quefte 
due Piazze nel medefimp tempo. Scar- 
dona fi refe per capitolazione. Ma la 
Soldatefca Veneziana , che voleva vendi* 
carfi de*faccheggj fatti in Corfu e nelle 
altre Ifole , fenza alcoltare.le voci de* 
fuoi Capitani , entrò nella Città , fece 
man bafla fulli Turchi, gii infegui fuor. 
delle mura , e li tagliò tutti a pezzi » 
Obrovazzo fi difefe molto meglio, e fi 
dovè abbandonarlo , effendo venuto or«. 

dine 



tiBRo XXXVL 441 

Bine ial Generaliflimo di portarfi fenzai 

dilazione a Corfìi per recare foccorfo Andrea. 
agi* infelici abitanti della defolata Cit- Gritti, 
tà. Vi fi fpedirono nel mcdefimo tem-^"*^*** 
pò Ingegneri per vifitare le fortificazio^ 
ni della Città e de'Caflelli , e per ag« 
giungervi tutte le operazioni, che giù* 
dicaflcro neceffarie. 

Al principio dell' anno feguente , il ^— — p 
Gran-Vifir difle al Bailo della Repub- An. 155J» 
blìca , che la Porta era difpofta a vi« Tutte k' 
vere in pace con li Veneziani , e che l^^^^^ J5' 
le <lifferenze , che avevano dato occa. ^^^1^^ 
fione alla guerra, erano sì leggiere, che 
non farebbe difficile a terminarle con 
ibddisfazione reciproca ; che baftava , che 
il Senato mandafle a Coftantinopoli un 
Ambafciatore colle facoltà necefiarie , 
cui fi darebbe un paffaporto , e che ri- 
ceverebbe da per tutto il trattamento 
migliore. L'Imperatore al contrario fol«" 
lecitava i Veneziani a dichiarare la 
guerra alli Turchi. Offerì di andare in 
perfona contro gi' Infedeli , e di ab* 
bandonare alla Repubblica tutte le con* 
C[uifte, che fi facefìfero in comune. An* 
drea Doria Tuo Ammiraglio promette* 
va , che le Galere farebbero pronte ai 
fcifogno ^ e che . le unirebbe volontieri 

3 ^uel» 



44% iStORrAoyjEKriTA 

t ft quelle della Repubblica • Il Re Ai 
Andrea arancia voleva , che li Veneziani fii- 
Gritti , ceffero la pace con li Turchi , per difu- 
IX.LXXVII. i^ìrlì dall'Imperatore . Defiderava nel 
medefitno tempo convertire . in tuia pa« 
ce durevole la breve tregua^ che aveva 
conchiufa con Carlo V. fperando ^ che 
la ceflione del Milanefe al Tuo fecondo* 
genito farebbe un articolo di quefla 
pace. Il Papa proponevafi di riftabilire 
la concordia tra li Principi Criftiani 
con il folo difegno di unirli tutti con* 
tro il nemico comune della Griftianità. 
I Veneziani attenti a penetrare la fin« 
cerità di que&e difpofìzioni differenti , 
non vedevano nella Corte Ottomana 
che il defiderio di fcic^lierU dall' Ini« 
peratore , e così avere contro di lui me- 
no oftacoli da vincere : vedevano nell* 
Imperatore molta arte di coprire i piìi 
ambiziofi difegni fotto la mafchera di 
zelo e di Religione . Pareva ad cffi , 
che il Re di Francia uniife ad un pro« 
cedere piti libero motivi d'i nterefle par- 
ticolare, di cui dovevano diffidare. Era- 
no pih ficuri della buona intenzione 
del Papa , che del fucceffo delle fue fol- 
lecitazioni . 

Ferdinando^ Re ^e' Romani moftrava 
j una 



X I iiii ó XXXVr. 445 

una graodiffima premura di fcacciare ii 
i Turchi dalla Ungheria, ed era man- y^j^p^j^j^^ 
tenuto in quefta favorevole difpofìzio- Gritti, 
ne dairimperatore fuo Fratello, e da^"'"'*' 
Marino Giuftiniani Ambafciatore deU 
la Repubblica alla fua Corte. Il Sena- 
to defiderava il concorfo del Corpo 
Germanico , e fpedì Ambafciatori agli 
Elettori i ai Principi , alle Città libere 
dell'Imperio, per fapere, che cofa pò- 
tefle afpettarfene • Ma le turbolenze di 
Religione , che li agitavano , non per* 
mettevano di fondare in efli grandi fpe« 
ranze • 

Trattavafi di rifpondere alla propo- piveHitàdi 
fizione fatta dal Gran-Vifir al Bailo seoAt?! "* 
della Repubblica, e v'era intorno a ciò 
varietà di opinioni nel Senato • Gli uni 
volevano, che fi abbracciafie l'occafione 
^i trattare direttamente la pace con la 
Porta Ottomana • Rapprefentavano , che 
le Finanze dello Stato erano efaurite , 
e che il Popolo non era in iftato di 
portare nuove impofizioni ; che com* 
putavafi in vano fopra il foccorfo degli 
altri Principi , che avevano ognuno i 
loro intereffi , i loro difegni , ed i loro 
imbarazzi ; che ricufare T offerta pace 
dai Torcia » era un volere fuperare in 

bar* 



444 Sto ti t A Vekéta 

^^barbarié i barbari ftcffi; che quando- 

j^jjj^^^ non fi facefle che fofpendéife con un ma- 
GuTTtj negglo i mali, di cui erano minaccia- 
l^ixxvif. ti ^ fluirebbe quello fempre un gran be- 
ne ; che Solimano non poteva eh' effere 
eftremamente ofFefo , perchè differivafi a 
dargli foddisfazione ; e che V avere sì 
poco riguardo per un Principe sì poten« 
te, era un provocare temerariamente la 
Aia vendetta * .- » 

Altri fc^enevano , al contrario , che 
non poteva fperarfi pace iplida colli 
Turchi j fé lion quando fi aveffe forma- 
ta una Lega che gi' intimoriffe ; che 
dandofi pronta rifpofta al Gran - Vifìr , 
fi darebbero giudi fòfpetti agli Alleati 
della Repubblica , e s' intiepidirebbe il 
loro zelo ; che li Turchi fteffi prende- 
rebbcro quefta premura per un fegno di 
debolezza , e ne abuferebbero j che al fi» 
M non fi poteva avere la pace, che pre« 
parandofi aila guerra; e che un acco* 
modaniento trattato con T armi in ma- 
no poteva procurare alla Repubblica con* 
dizioni onorevoli. 
éSf^m^^ Dopo efferfi difcufle per lungo tempo 
le due opinioni, fu propofto di ordina- 
re al Bailo di rifpondere alpran-Vifir, 
che la Repubblica aveva veduto con 

gran 



L I B & o XXZVL 445 
gran dolore violata la pace dalle oRiKm 
tà commefle nell' Ifola di Corfìi , nel Andrea 
momento Retto , che Solimano aveva Givim^ 
acconfentito di fpedire un Secretano a*^^**^*** 
Venezia per follecitare la riparazione di 
alcuni aggravj , e fenza afpettare il rì« 
tomo del Secretano ; che i Veneziani 
non avevano mai mancato all' amici* 
aia , che avevano giurata all' Imperio 
Ottomano , e eh* effi avevano oflervata 
la più elatta neutralità nelle difcordie 
di Solimano con Carlo V * che ad on* 
ta di piccoli accidenti fopravvenuti , era 
facile il conofcere dalla condotta del 
Generaliffimo Pefaro , che la Repubbli* 
ca non aveva mai avuto intenzione di 
rompere con la Porta Ottomana ; che 
i Veneziani avevano tutta la fede alli 
fentimenti pacifici del Gran - Signore * 
che in lui conofcevano prudenza ed 
equità badante per non voler mettere 
in armi due Stati per la imprudenza di 
alcuni Particolari ; e che fperavano , che 
voleffe dare un contrafegno di vero amo» 
re per la pace , reftitucndo la libertà q1* 
li« Negozianti Veneziani, e rimettendo* 
Il nelli loro antichi privilegi . 

Il Senato ordinò un inaugio di trt 
giorni per prendere la fua ultima rifo» 



^^ StoRtA Veneta 
yluzione, e quando farono uniti per de^ 




«eu^Si^r». ^^^ » informato di quefte titubanze del 
tofcpreto li Senato , niudicò la occaflone opportuna , 
e lollecitò piti vivamente la conchiuuo- 
ne di una Lega of&nfira e difenfiva col 
fuo Padrone ) già piìi volte propofta- ,. 
In un'udienza, ch'ebbe il Collegio, di* 
mandò che fofle dato ordine al Genera* 
liffimo Pefaro di condurre ioceflant^'» 
mente la fua flotta a Meflina per con- 
giungerfi a quella di Andrea Doria , cui 
era ordinato di nulla fare fé non di con^ 
certo co' Veneziani • Aggiunfe , che ar« 
mavafi in tutti i Porti di Spagna; che 
l'Imperatore voleva provare ali Univer- 
fo , che non era mancato da lui 1' ab- 
battere la fierezza de' nemici del nome 
Criftiano , e che in ciò preferiva il 
vantaggio comune al fuo interefle par- 
ticolare ; che potevafi da tante prove 
rimanere convinti, che la difunione de* 
Principi Criftiani formava la loro de» 
bolezza , e la fola forza del nemico co- 
mune; che la perdita di Rodi in que- 
fti ultimi tempi non aveva avuto altra 
caufa ; che nulla di limile potrebbe te» 

merfi , 



Li B R o XXX VL 447 

inerfi , fé le forze navali dell' Impera- 

tore e della Repubblica reftaffero tinite; j[^^,,,^g^ 
e che il vero mezzo di rompere i prò- Gkitti , 
getti degr Infedeli era li non contenerfi ^- "^^^h. 
riguardo a loro nella pura difefa , ma 
di attaccarli con prontezza e con viva-» 
citi- 
li Senato ^ che voleva procedere in 
affare sì importante con maturità e ri- 
fleffione, fece rifpondere all' Ambafcia- 
tore , che la Repubblica né voleva di» 
fpiacere all'Imperatore, né trafcurarele 
propofizioni fatte da una parte pel Re 
di Francia , e. dall' altra per la Corte Ot- 
tomana ; ch'ella remerebbe in armi , e 
che farebbe conofcere , che le (lava 
ugualmente a cuore l'interelfe comune 
e il particolare. 

L' Ambafciatore Imperiale dimandò ^ 
che la Repubblica adempire almeno ali! 
fuoi impegni per la difefa^del Milanefe, 
in cafo di un' invafione delle truppe Fran- 
cefi • Quella ricerca fu accordata ad una 
voce, e fu comandato alle truppe della 
Repubblica di marciare fulla frontiera. 
Ma il Duca di Urbino avendo fatto 
riflettere , che li Francefi erano ritenu* 
ti nel Piemonte , e che la Repubblica 
non era obbligata ai foccorfi y fé mm 

quan- 



Wu'^ 



V448 sto 11 t A Veneta^ , ^ 

^^quandò aveffero paflato la Selfia'ì,^^^ 

Andrea ^^^^^^^ ^^^^ truppe di marciare fino % 
Gritti^ nuovo ordine. 

.*>-Lxxvii. pfefaG dal Senato la rifoluzione di 
/mSlt^àc'^^^ trattare cogli Infedeli ' fc non con 
irtatiUiii. Tarmi alla mano, fuo primo ftudio ^ 
di provvedere alla ficurezza delle Piar* 
fte« Malvasìa e Napoli di Romania di- 
4nandavano truppe e viveri, e ne fpe* 
Girono 4 Eranfi formati raggiri in Cati- 
^ia per renderfi alli Turchi, toftocchè 
fi prefentaffero , onde evitare le difgra- 
zie , che il faccheggio delle Ifole deli- 
Arcipelago faceva temere . I pih affen* 
liati della Colònia fpedirono Deputati a 
Venezia per ifcufare il terrore de' loro 
Concittadini , afficurando il Senato , che^ 
fé vcniflcro foccorfi , facrificherebbero la 
vita per confervarc Tlfola alli loro an- 
tichi Padroni. Il Senato perdonò gene* 
rofamente alli Candioti la loro debo- 
lezza • Ordinò al Generaliflimo di far 
paffare ìnceifantemente in Candia venti* 
cinque Galere fotto gli ordini del Prov* 
veditore Pafqualigo , e di mandarne quat- 
tro a Napoli di Romania . Si rinforzò 
di mille uomini la guarnigione di Cor- 
fìi , e la Piazza fu abbondantemente 
provveduta di viveri e di munizioni • 

La 



1 I B R 4) XXXVr. 449 

Xa condotta dtl Generaliflimo Pefaro^ 
non avea foddisfatto intieramente; fu Andrea. 
richiamato, e fu dato il comando del- Gritti*, 
la flotta a Vincenzo Cappello. d.lxxvii. 

Maneggiavafi in Roma la triplice al- propofixioni 
leanza del Papa , dell' Imperatore , e de' diiK^xu^" 
Veneziani, e quefte tre Potenze pro- 
gettavano di fare un armamento comu- 
ne , di cui il Papa doveva pagare un 
fefto , r Imperatore la metà , e li Ve* 
neziani il terzo , e di cui erafi ftabili. 
to, che Andrea Doria avrebbe il co- 
mando in capo ; quando un Dragomano 
del Bailo di Coftantinopoli arrivò in 
Venezia con lettere del Vifir e del Ca- 
.pitano Bafsà, che facevano alla Repub- 
blica nuove propofìzioni di pace : que- 
llo Dragomano diffe alli principali Se<» 
natori , che il Gran-Vifir era flato mol« 
to forprefo , che non fi avefle data rifpo- 
fla alle fue prime propofìzioni ; che nul- 
la oftante la buona volontà di quefto 
Miniflro non era cambiata , e che le 
cofe potrebbero ancora accomodarfi , pur- 
ché fofle fpeditò alla Porta un Am* 
bafciatore ftraordinario , incaricato di 
fare fcufe intorno ciò eh' era avvenu- 
to ; e che in cafo diverfo Solimano 
tra rifoluto di far provare alli Vene* 
Tom. IX. F f zia- 



4S0 Stòri A VEKfEr A 
»^iani tutto il pcfo di fila vendetta^ 
Andrea ^^ conlegUetìta di quella efpofizione^ 
Gritti, i Savj Grandi propofcro al Senato di 
g).Lxxvw Jig^yQ autorità al Bailo di trattare con 
•^ddSna-li Miniftri della Porta; e pofto 1' afFa- 
••• re in deliberazione. Marcantonio Cor- 

fiaro foflenne la negativa con gran ca« 
lore . DiflTc , che le cofe erano di trop- 
po avanzate col Papa e T Imperatore, 
t che le medefime ragioni , che aveva* 
no fatto ricufare le prime propofizioni 
della Porta Ottomana come una infidia 
perniciofa , fufliftevano contro le ultime 
offerte di quella Corte; che Solimano 
aveva moderata troppo cattiva volontà 
Contro li Veneziani ^ perchè gli credef» 
fero; ch'egli aveva violata la fede pub^ 
blica attaccando i loro Stati , facendo 
arrecare le loro Navi e Mercanti , ed 
cfercitando contro efli ogni barbarie ; 
che fuo unico difegno era di fare ^ che 
perdeffero con una pace particolare l'ap- 
poggio delle altre Potenze Criftiane , 
per opprimerli poi piìi ficuramente ; eh* 
era voce pubblica in Coftantinopoli ^ 
che pretendeffe prendere Candia e Cor^ 
fb ; che dovevano ricordarfi , che Ma* 
homet IL e Bajazet II. intimiditi dei» 
la Lega de' Principi Criftiani, avevano 

offer. 



ltnf^9 XXXVI, ;^s» 
offèrto le ftefle cofe per una pace par^ 
ticolare; che aveafi avuta T imprudenza ^ndre^ 
d'incappare neirinfidia , 9 che quefti Gritti, 
due Principi ne avevano profittato, pP'UKxvii* 
uno per invadere V Ifola di Negropon^ 
te , j' altro per impadronirfi di quafi 
tutta la Morea ; che avcndofi tutte le 
(Icurezze maggiori dalla parte del Papa, 
e dell'Imperatore, effendofi fatte le fpe** 
fé di foldeggiare truppe ed armare flot-» 
te, e potendoli combatter ì Turchi a 
forze uguali 9 pon dovevafi bilanciare ^ 
dichiarare loro la guerra, 

Marco Fofcari prefe U parola , e dif^^ 
fé, che fua opinione era (lata fempre di 
rifpondci*e alle propofizioni del Gran* 
Vifir • -che non comprendeva , come fi 
preftgine yna cieca fede alle promefle 
de* Principi Criftiani dopo tante efpe-. 
rieiìze fatte della loro infedeltà ; che^ 
non ignoravafi , che le ciurme della fiot<^ 
ta eranfi notabilmente diminuite dalle 
malattie; che non potevafi renderle ^el 
fuo intiero fenza indebolire i prefidj 
delle Piazze; che il numero delle trupr 
pe, che aveafi ip piedi, non badavano 
per la difefa di tutti i luoghi, che po- 
tevano effere attaccati; che mancava, 
danaro per foldeggiare qucfte truppe , p. 
Ff ?i Phc 



45^ STOktA Veneta 

tche le contribuzioni volontarie o sfor* 

Andrea ^^^^ ^^' Cittadini erano una miniera 
Gritti , mediocre per foftenere una guerra , che 
D. Lxxvii. poteva cffere vivifiima e lunghiffima ; 
che il Papa moftrava una irrefoluzione 
da cui poteva poco fperarfi - che da 
molto tempo veniva /limolato ad ac- 
cordare una decima fui Clero Venezia- 
no., fenza poterfi ottenerla; che T Impe- 
ratore non aveva un vero zelo per la 
ficurezza degli Stati Cridiani , e che 
non cercava Alleati , che per formon- 
tare più facilmente gii oftacoli , che 
opponevano alli fuoi difegni ambiziofi * 
che nulla poteva fperarfi dal Re de 
Romani impotente di qpporfi alli Tur* 
chi , per avere perdute le fue truppe 
migliori in Ungheria ; che eravi molto 
pili ficurezza trattando con la Porta Ot- 
tomana ; che il Gran-Vifir voleva fin- 
ccramente la pace , perchè la guerra po- 
teva nuocere molto a mantenere la fua 
autorità • che Solimano aveva fempre 
coltivata attentamente T amicizia de'Ve- 
xìcziaiii , e che non aveva commeflb ie 
ultime oftilità , fé non perchè vi era 
flato provocato dall* imprudenza di aK 
cuni Capitani Veneziani ; che una prova 
che li Turchi non aveflero mal animo 

con* 



Libro XXXVT. 453 

contro la Repubblica, era, che al tem- 
po della funefta guerra dì Cambra! , an- j^^j^^^^^ 
zichè profittare della circoftanza perin-QRiTri, 
vadere i fuoi Stati, le avevano fommi-^*^**^"* 
piftrati tutti i foccorfi , che aveva di- 
mandati; che di piìi trattavafi di fofte* 
nere una guerra di mare, che, Rovinan- 
do il commercio de' fudditi , priverebbe 
jDeceflarìamente lo Stato di ogni fua for- 
za; che non potevafi evitare abbaftan- 
za un limile impegno, e che trovandoli 
modi onefti dal ftàrvene lontani, fareb- 
be temerità il non farne ufo ; che alfi- 
oe, fé lo zelo di Religione fofle il prin- 
cipale motivo di fare la guerra alli Tur- 
chi , dovevafi fcguire il configlio dell* 
Evangelio, che dice, che dovendo com- 
battere contro un nemico potente, ave- 
te prima da efaminare , fé dieci mille 
uomini potranno badarvi contro un av- 
verfario che ne ha venti mille da op- 
porre : 

L'opinione di Fofcari era certamcn- uu àti 

^ , * «x • 1 • Papa dell' 

te la più ragionevole : ma una cieca imperacort 

/•fv ' f f* ^ • e d€* Vene- 

fatalità traeva gran numero di Senatori Eiani contio 

al partito contrario. La propofizione di ** ''^"'^^^** 
rifpondere al Gran - Vifir non pafsò , e 
reftò ancora indecifa. Si ripigliò la de- 
liberazione alcuni giorni dopo , e la ne- 
Ff 3 ga- 



454 Storia 'Ve k e t k 

^pgativa fu il rifultato. La triplice al»' 

Andrea ^^^"^^ ^ conchiufa in Roma , e li prin* 
Gritti , cipali articoli del trattato furono t I. che 
B.LXXVII. yì farebbe Lega offenfiva e difenfiva tra 
Paolo III. Sommo Pontefice, Carlo V. 
Imperatóre , e la Repubblica di Ve- 
nezia. IL che ii Confederati farebbero 
la guerra alli Turchi con duecento Ga- 
lere, cento Navi armate, cin^uantu mil- 
le fanti, quattro mille cinquecento uò- 
mini d' armi , ed Un treno proporziona-^ 
to di artiglieria ^ il tutto dovendo efle* 
re preparato per li 15. Marzo dell* ali- 
no corrente 4 III. cfaé il Papa paghereb- 
be un fedo di tutta la fpefa , T Impe- 
ratore la metà, e la Repubblica un ter- 
zo. IV. che ir Papa agirebbe preffo il 
Re di Francia e tutti li Princìpi d' Ita- 
lia per farli unire a quefta Confedera- 
zione . V. che Ferdinando Re de* Ro- 
mani farebbe cohiprefo in Igùefto tratta- 
to, e che r Imperatore fi obbligava in 
fuo nome dì far paflare feparatahiente 
un' atmatà contro li Turchi in Unghe- 
ria • VI. che per la guerra di mare An- 
drea Doria ne avrebbe la direzione in 
capo , e che il Duca di Urbino diri- 
gerebbe con la medefìma autorità le ope- 
razioni di terra. In un articolo fcpara« 
. ' ' to 



Libro XXXVT. 455 

to fi fece la divifione delle conquide .y 

Carlo V. fi rifervò tutte le antiche di-^^^j^j^^^ 
pendenze dell* Innperio di Coftantinopo- Gritti , 
Ji; lì Veneziani ciò , che avevano già J^» l^*^*"^- 
poffeduto nelle Ifole e nell'Arcipelago. 
Fu ftipulato, che l'Ifola di Rodi fareb- 
be reftituita alli Cavalieri di S. Gio- 
vanni di Gerufalemme , fé venifle con- • 
iquiftata ; ^ che darebbefi al Papa uno 
Stato proporzionato a'fuoi meriti. Non 
fi fece menzione del Re d'Inghilterra a 
motivo dello fcifma, nel quale erafiim* 
pegnato. I Veneziani gli fecero propor- 
re particolarmente , che volefle contribui- 
re alla guerra contro i Turchi • ma que« 
fto Prìncipe ricusò con alterigia , e fi 
lamentò grandemente , che li Confede- 
rati non aveifero per lui la ftìma, che 
meritava • In quanto al Re di Francia , 
facilmente fi conobbe, ch'egli non ap- 
provava una Lega, che tendeva ad au« 
mentare il potere e la gloria dell' Im- 
peratore fuo rivale. 

Il Senato contento della ratificazione 
dì un Trattato , fui quale ciecamente 
fondava le più belle fperanze , mandò 
ordine al (Generalìffimo Cappello di ftar 
pronto a paflare in Sicilia per unirfi a' 
Confederati • Si aprì nella Zecca un im« 
Ff 4 pre- 



45^ Sto RI A Veneta 

rprcftito illimitato alli quattordici pcf 

Andrea cento. Si decretò, che tutti li debitori 
Grittiì dello Stato foffcro coftretti a pagare, con 
'^'"^*^"' fermare i loro beni e le loro perfone. 
Oltre le tre Decime, che fi (lavano le* 
vando fopra i beni de' particolari , fé 
ne iihpofe una quarta . Si ottenne dal 
Papa la permiffione di levare un mil- 
Hone d' oro dal Clero • Aggravando co- 
sì tutti gli Ordini dello Stato , fi trova- 
rono modi di fupplire ad una guerra ^ 
che tante ragioni dovevano far evitare. 
AfTare di H Duca di Urbino doveva comanda- 
amcrifto. ^g j^ truppe di sbarco, ma la morte 
del Duca di Camerino fu per porlo in 
difcordia col Papa , che voleva efeguire 
il fuo primo d&fegno , difponendo del 
Ducato di Camerino a favore di fuo 
Figlio , a pregiudizio della Dùcheifa 
di Urbino , che n' era la erede • Il Se- 
nato, che temè le confeguenze del con- 
trago j fece partire per Roma uno de* 
fuoi Secretar) , ed ottenne da Paolo 
IH. che il Duca di Urbino non fareb- 
be inquietato fino che fofle al fervizìo 
degli Alleati , e particolarmente della 
Repubblica . Il Duca di Urbino , libe- 
rato da quefto timore , partì per andare 
ad imbarcarli in Sicilia • Ma arrivato 

a Pe- 



t f B n a XXXyi. 457 

a Pefaro, cadde inalato , e dovè ferr« 
inarvifi. ^ Andrea 

La pace maneggiavafi allora tra V Grittx, . 
Imperatore e il Re di Francia • La dif- ^* ^^"^^*^ 
ficoltà principale era intorno le prete- d^SaSal** 
fé contraddittorie di quelli due Principi 
Alilo Stato di Milano , oflinandofi V 
Imperatore a non cederlo, e non vo- 
lendo il Re acconfentire a verun acco- 
modamento, fé non gli foITe reftituito* 
Era eflenzialifiima cofa per V effetto 
della Lega contro i Turchi , che que- 
fta contefa foffe terminata ; perchè V 
Imperatore non foffe obbligato, a ritira* 
re le fue truppe, per opporle alle di« 
verfioni della Francia • Il Papa veden- 
do , che tutti gli altri efpedienti erano 
inutili, propofe alli due Principi di 
venire ad una conferenza in fua prefen- 
za , lufìngandofi , che potendo abboccarfi 
con eifi , verrebbe a fine di conciliarli. 
Offerì di trasferirti a Nizza, e gl'invi* 
tò a portarvifì . 

Non fi credè fui principio , che la 
propofizione foffe accettata ; che Tlm- 
peratore non v'interverrebbe per non 
effere sforzato in qualche modo a ce- 
dere il Milanefe al Duca di Orleans 
fecondogenito del Re; cofa che efìgeva 

la 



45« Stólti A Veneta 

^»la Francia come una condizione àdlh 

Andrea S"^'^ "^" voleva dipartirfi ; che il Re 
Gritti, médcfimo conofcerebbe la inutilità di 
ifcLXxvii* qugf^j^ conferenza, non volendo reftitui- 

** re le Piazze , che occupava nella Sa* 

voja e nel Piemonte, fenza eflere ficuro 
del Milanefe con una garanzia meno 
equivoca , che la parola ingannevole 
deir Imperatore . Ciò nondimeno T uno 
e r altro promifero di renderfi ali* invi- 
to del Papa • Si giudicò, che tori 1\ 
avèflero fatto , che a folo fine , che 
non poteffe eflere loro imputato di avet 
pofìo alla pace un oftacolo manifefto ; 
e perchè ciafcheduno. di elfi voleva con 
quefta compiacenza conciliarfi il favore 
del S. Paolo. Paolo IIL proponendo là 
Conferenza per il bene generale della 
Criftiànità aveva i fuoi fini particola- 
ri . Sperava , operando con zelo per la 
conciliazione de' due Principi , guada- 
gnare Ja loro benevolenza , e prevalcrfe- 
ne per V ingrandimento di lua Fami* 
glia: ambizione, che da qualche tem- 
po non diflìmulava più • I Veneziani 
vedevano tutto: non tralafciarono però 
di eleggere due Ambafciatori^ Niccolò 
Tiepolo e Marcantònio Cornano , per 
intervenire alla conferenza di .Nizza w 

II 



1 1 flit ò XXXVE 4J9 

11 Papa partì di Roma al fine àu^ ^ 

Aprile ed arrivò a Nizza li p. di Mag. Andrea 
gio. Egli avea dimandato ài Duca di Guitti ^ 
Savoja dì ritirarne le fue truppe ; e*^'"*^"* 
non avendo potuto ottenerlo > alloggiò i»'^mper\»iJ 
in un Convento fuori della Città. L* ^^ìj^.f/.'*^ 
Imperatore era arrivato a Villa-franca j 
td il Re Tulle rive del Varo. Il Papa 
fece quanto era in fuo potere perchè fi 
ritrovafiero in fua prefenza* £ffi fé ne 
difefero collantemente con diverfi pre- 
tefti; e tutto ciò che potè ottenere, fa«* 
cendo trattare con V uno 6 con T altro 
dalli fuoi Nunz) , fu Una lunga tregua ^ 
che lafciando l' affare del Milanefe in* 
decifo , dava tempo , fenza timore di di* 
vcrfione, per efeguire il progetto della 
Lega contro lì Turchi k Fu più felice 
neir affare, che intereffava la fua Fa* 
miglia, poiché ottenne dall'Imperatore 
il matrimonio di Aleffandro Farnefe fuo 
nipote con Margherita d'Auflria , ve* 
dova di Aleffandro de' Medici , eh' era 
flato affaffinato in Firenze l'anno an- 
tecedente; uno de' fuoi parenti avendo* 
lo facrificato al defiderio di porre la Pa- 
tria ih libertà . 

Cpsl terminò la famofa conferenza 
di Nizza , alla quale intervennero li 

tre 



4(5o SroRtA Veneta 

ptrc primi Capi della Criftianitk . Sì av- 

Andrea vicinarono fenza unirfi, e fi fepararoitD 
Gritti , fenza efferfi veduti . - 
.^ucxvii. Un vento impetuofo avendo còftret- 
to l' Imperatore nel fuo ritorno a fer- 
marfi neir Ifola di S. Margherita , man- 
dò un Gentiluomo al Re per fignificar- 
gli r eftremo fuo defiderio di vederlo , e 
di conferire feco , e che , fé lo credeffe 
a propofito , f] ritroverebbero in Àigues- 
Mortes. Il Re vi acconfentì , li due Prin- 
cipi fi videro , e nulla conchiufero • Il Re 
informò i Veneziani, che in quefta con- 
ferenza particolare V Imperatore non 
erafi vergognato di parlare intorbo la 
reftituzìone della Borgogna , e d'.infifte- 
re perchè gli cedefle tutti i fuoi dirit- 
ti fopra il Milanefe; che aveagli rifpo- 
Ho, che per neffuna cofa del Mondo fi 
dipartirebbe da quanto erafi conchiufoin 
propofito della Borgógna , e da ciò^ che 
giuftamcnte pretendeva fopra lo Stato di 
Milano ^ che non accetterebbe mai veru- 
na condizione , che poteffe pregiudicare 
a' fuoi diritti ed onore ; che tutto ciò che 
poteva accordare era di attenerfi alla prò- 
pofizione di già fatta di cedere il Mi. 
lanefe al Duca d' Orleans , maritandolo 
con la Figlia del Re di Portogallo ^ 

Ni- 



Libro XXXVI. 4«i 
Nipote deir Imperatore ; eh' egli aveva, 
propofto , che le Piazze del Milanefe Andrea 
foffero date in depofito al Papa o allÌGRiTTi, 
Veneziani, fino a che il matrimonio ^' ^*^^"* 
fofle efeguito , ma che quefto Principe 
fé ne era fcufatò col pretefto della trop- 
po avanzata età del Pontefice , e del 
pericolo dì comprometterfi de' Vene- 
ziani. 

Mentre fi (lava in tali maneggj , li lì Turchi 
Turchi facevano i loro preparativi per K* ciSipar 
aprire la campagna ;^, e nelle Fede del*"*' 
Beiran , eh' è la loro Pafqua , eranfi 
fatte in tutte le mofchee preghiere pub- 
bliche per il buon evento della guer- 
ra . Solimano IL fi pofe nel mefe di 
Marzo alla teda de'fuoi eferciti, e Bar* 
barofla innalzato al grado di Capitan* 
Bafsà partì con la fua Flotta. Entrato 
neir Arcipelago , s impadronì di molte 
piccole Ifole , che appartenevano alli 
Veneziani: poi fece vela verfo Candid, 
fi ancorò in porto della Suda preflb la 
Canea • Le fue truppe sbarcarono , e fi 
fparfero nella Campagna per darle il 
guado . Li Paefani del luogo avevano 
prefe le armi, foftenuti da alcune trup* 
pe regolate , che il Governatore ddla 
Canea aveva mandato per foccorrern; 

at« 



4^z Sto Rt A V^KisrA 
^ attaccarono i Turchi , che rubbavàne 
Andrea ne* Villaggi con difordine , ne amaMa» 
C^iiTTi , rono molti , ne fecero molti prigionie* 
^uucvu, j-i^ e sfontarono tutti gli altri ad im-^ 
barcarfi a precipizio . Barbarofla fi vea-» 
dico di quefto fatto fopra la piccola 
Città di Scittia , eh' eflfendo debole ^ 
fenza difefa era data abbandonata al fuq 
arrivo . Ne tolfe alcuni pezzi di canno^ 
. ne, fece porre fuoco alle cafe, diftruffe 
tutte le vicinanze , e terminata quefl:^ 
imprefa poco gloriofa, fece yek verfo 
Negropoate, . 

jx)rp opera. U Sangiac di Morea affediava di nuo* 
m'ciBDauvo Malvasia^ Napoli di Romania, tà 
'^'** Dalmazia Venci&iana era minacciata an^ 
che più pericolofamente , l Turchi vi 
erano numerofi, vi efercitavano si bar*» 
bare oftilità, e vi avevano fparfo tanto 
terrore, che gli abitanti atterriti cerca- 
vano la loro falute nella fuga • Cacnillo 
Orfini, Governatore Generale della Pro- 
vincia , aveva appena truppe fufficienti 
per tenere nelle piazze una debole guar#. 
nigìòne . Egli fcriffe al Senato , eh' era 
pericolofo 7 oftinarfi alla difefa di un 
gran , numero di Piazze contro un ne» 
mico tanto fuperiore , e che il miglio- 
rf partito farebbe di abbandonarle tut» 

te 



1 f B R o XXXVL A^s 

te per falvare la Città di Zara - Il Se-, 

nato non potè rifolverfi di dare alli Andrea 
Turchi un fegno di debolezza tanto pe- Gritti, 
ricolofo . Fece pronta leva di dodici miì- ^* J^^^^vu» 
le fanti , e di mille cinquecento cavalli , 
che deftinò far paflare in Dalmazia . 
Spedi in tanto molti piccoli rinforzi , 
che furono condotti da Nobili , incari- 
cati di difendere le Piazze piìt efpofte. 
Fece offerire ai Popoli di quefta Pro- 
vincia defolata un afilo in Venezia per 
le loro mogli , e figli « Il Doge Andrea 
Gritti fi fegnalò molto in quefta occa- 
fione. Richiamò alla memoria tutto ciò , 
eh' era fucceduto nell' ultima guerra nel- 
lo Stato di Terraferma • ,| Allora, dif- 
„ fé , il folo fpirito patriotico ci fal- 
„ vò . Il pericolo della guerra , che fia^ 
„ mo per foftenere, non è meno gran» 
„ de . Non abbiamo che un folo nemi- 
a, co da combattere, ma potente e ter» 
„ ribile. Se noi cediamo alli fuoi pri» 
„ mi sforzi , diverrà piU fiero e pih in- 
„ canito a diftruggerci ; poco pofllamo 
„ fperare dalli noftri Alleati; tutte le 
,, noftre forgenti fono in noi fteffi : fi. 
„ tratta dunque di confecrare generofa* 
„ mente i noftri beni, e le noftre vit^ 
w p«r la difefa della Patria. Tocca » 



„ VOI 



4<4 SrourA V^HÉTA 

voi Nobili , in tui rifìede la ùipm» 

Andrea >> *"* autorità-, il darne V rfempio . P* 
Gritti, ,) nctevi a parte de' travagli é pericoli 
.©.uttvii. ^^ dei Popoli voftri fudditi . Moftrate 
«„ con la voftra premura in protegger- 
3, li, e con la voftra coftànza in iòl)è- 
jj varli nelle loro difgrazie , che fiett 
,, degni di eflere ubbiditi . Quelli tra 
,, voi che fono fediti per fatvave H 
*,, Dalmazia.' dal giogo deglMnfcdeli , ao 
9, cettino con giubilo quefto importa»» 
„ te uffizio ; e r amore della gloria 'e 
,, del dovere li Tenda attenti ed atti- 
„ vi in tutti quelli fcrvìgj , che la Re^ 
•^, pubblica attende dal loro zelo -. Que^ 
fio difcorfo fece impreffione. Mólti ^ 
quelli, ch'erano déftinati per la Dalma- 
zia , cercavano vili fcufe per fottrarfe- 
<ie : ma , dopo qùefto dìfcorfo del Doge, 
nefTuno ardì più di parlarne, e partiro- 
no tutti , moftràndo molto calore per 
un*imprefa sì gloriofa • • •* 

Sono fcac- I Turchi erano penetrati al numero di 
Dalmazia!.^ otto mille nella Contea di Zara: il Ca- 
ftello di Nadino, che aveva perguarm» 
gionè foli cetìtocinquanta fòldati , fi-réw 
le ad efli alla prima intimazione>Feci^ 
la ftelTa cofa quello di LaurànàV ti San* 
giac di Scutari^ alla tefta di uti' armata 

moU 



Librò XXXVL • 46^ 

molto piii numerofa bloccava tutte ad 

un tempo Antivari , Dulcigno e Sebe- ^j^j^^j.^ 
nico . I foccorfi opportunamente man- Gritti , 
dati dal Capitano del Golfo, e dal Ge-'^-^»^"- 
neraliffimo di mare , non lafciarono foc- 
combere queQe tre Piazze • Il Sangiac 
^ifperò di fottomctterle , . ed avendo ri- 
cevuto ordine di palTare in Ungheria y 
prefe là JRrada della Bofnia per trasfe- 
rirvifi .11 fuo ritiro liberò gì' infelici 
Dalmatini dal pericolo vicino di efTere 
oppreffi * quelli , che comandavano nelle 
Provincie, prefero coraggio; vollero im- 
piegare ad offefa de' Turchi reftati pa- 
droni di molti Caftelli le truppe , che 
in diverfi piccoli corpi erano Rate loro 
mandate • Comunicarono quefto difegno 
al Senato , che non folamente lo appro- 
vò , ma promife di mandare potenti 
rinforzi , con li quali riufcirebbe facile 
difcacciare il nemico dalle terre della 
Repubblica , infeguirlo anche fuori , ed 
impadronirfi di qualche Piazza impor- 
tante in vicinanza delle Tue Provincie- 
Camillo Orfini s' impiegò con zelo per 
efeguire il difi^no del Senato • Dopo 
aver liberata la Provincia dalle guarni- 
gioni Turche, che v'erano reftate, an- 
dò a porre Tafledio ad Obroyazzo, Città * 
Tom. IX. Gg del- 



^66 SrtOf'tHA V E H È t A 

^rdella Bofttia , dove gì* Infedeli folevaw 

Andrea ""^^^^ per fer irruzioni nello Stai» V& 
Gritti, neziano. Ella era difefa da un Caftello 
i>.Lxxvn. jjj-jjj j^^jg fortificato : due giorni di at* 
tacco baftarona per, farvi la breccia; 1 
foldati diiCanullo prefera il Caftello con 
la fpada. alla ihano^ . e fecero; man baf« 
fa fopra la guamigionei;* Mentn wuno 
occupati nel demolire ^le fortàficuioni v 
fi pcefentò>un grofib Corpo: di Ttnxbi; 
il Soldato fpaventàto di quefia comparft 
non afpettata , abbandonò l' operazione, a 
precipizio , e prde dìfordinatacnente la 
fuga • Tutto; ciò che potè far Camillo^ 
fu di racco^ore quelli fii^iafchi , e di 
ordinare il ritiro^ che fii efeguito fenz;? 
altra moleftia. 

Il poco fucceffo di quella imprefa 
mofle il Senato a rivocare i primi ordi^ 
ni* Comprefe , che l'attacco del paefe 
nemico non fervirebbe che a trattenere 
piU lungamente li Turchi preflb queda 
frontiera., e ad, efporre la Dalmazia 
a nuovi difaftri é Diede perciò ordine a 
Camillo Orfini di tenerfi femplicemen* 
te fuUa difefa; ed in cafo che li Tar- 
chi continuaiTero il loro ritiro verfo la 
Ungheria, di nulla intraprendere , che 
* li obbligalfe a ritornare indietro • La 

efe- 



ih i: ft R Ò XXXVI. 4«^ 

tócùzionc di:queftVultimo ordine riftas 

bill la tranquilirtà; alla Provincia . AndfleI 

' lia principale; fperanza de* Veneziani Gritti , 
fondavafi nella riufcita delle loro flotte^*^**^"' 
havafi , alle qu^i il Papa e V Imperato- j^°i^»* **j: 
re .dovevano unire: le loro • Barbaroffa «crmianei 
continaava a^crociare ali* altezza di Ke« 
gropon«'A 11 Generaliffimo Cappello ave* 
va raccoha-in Corfìi Ja parte maggio» 
re della flotta • Il Patriarca Grìmani 
non tardò a . condurgli ; quella del Papa « 
Non afpettavafi piti ciie l'arrivo degF 
Imperiali per cominciare k operazioni» 
Carlo V; Ieri ve va , .che trenta Calcile dì 
Napoli ^ eh' erano in •Meflina ^ avevano 
da paiTare incontinente a Corf ii <; che 
Ferdinando Gonzaga, Viceré di Sicilia^ 
doveva condurvi poco >dopo cinquanta 
VafceUi di guerra con tre mille loldati 
Spagnuoli ; e che terminavafi di armare 
ne' Porti di Barcellona trentadue altre 
Galere j che Andrea Doria doveva con^^ 
darre: al medefimo luogo: • Ma nulla 
di ciò effettuavafi, e fi perdeva il temr 
pò piii favorevole. Alle mormorazioni 
tóntro la lentezza di Carlo V. fuccedet- 
tero i fofpetti contro la fua fincerità é 
Sì fece rifleffione^ che, contro gì' imp€«- 
{jni della Lega ^ la Reggenza di Napo« 
Gg^a li 



4(<8 Storia VEKEtÀ 

rli aveva vietato la leva di foldati, clie 

Andrea Camillo Orfini aveva tnàndato a faì4 
Gritti, in quel Regno nelli maggiori pericoli 
p,ijucviL jgii^ Dalmazia; che la medefima Reg; 
genza aveva proibito la eftraritJne de* 
grani , che il Generaliffimo Cappello di-r 
mandava a foftentamento delle fue ciur^^ 
me. Quefto cattivo procedere de' Mini-» 
ftri di Carlo V. notì dava idèa vantag» 
giofa del di lui zelo per la caufa; co« 
mune. '• 

Intanto Ferdinando Gonzaga àrritfò 
con le trenta Galere di Napoli, e dif* 
fé, che li cinquanta VafceUi èi^no rei 
flati in Sicilia per ricevere ììp^ milL 
le Spagnuoli, che non era^o per anchó 
arrivati . L'arrivo di qùefto/Prindpei 
a cui erafì convenuto di affidare il co-* 
mando delle truppa in mancanza, dei 
Duca di Urbino ancora malato in Pe* 
faro , incoraggi molto il Patriarca Qri* 
mani e il Geheralilfimo Cappello, Pro^ 
pofero di poriì fui fatto alla vela , e di 
principiare leoftilìtà, anche tropporitar^ 
date, contro li Turchi : ma Ferijìnan* 
do Gonzaga non aderì, dicendo, ch'ei'a 
troppo rifìco il precipitare le operazio« 
Xiì , prima che fodero arrivati i rinfor« 
» :i ch^ attendevanfi dalla Sicilia e da 



. 1 I B R o XXXVi. 4^^ 

Spagna ; e che conveniva almeno afpet- 

tare li cinquanta Vafcelli, ch'egli ave- r~~! 

i r • • • i' 1 ANDREA 

va lalciati indietro ^ e che poco pote-GRirri, 
vano tardare . Convenne dunque rifpl- ^* «xvir* 
vcrfi di. nuovo a. perdere un tempo pre* 
ziofo . . 

, Il P^.triarc^^ Orimani^ che impazien-» or^erasioni 
temente fofFeHva quella inazione , fi du « ctìiùimi"* 
fiaccò con trentafei tìalere per tentare 
un' imprèfa contro il Caftello della Pré^ 
vefa , eh' è all' imbocòatura del Golfo 
dell' Arta. Quello Gaftello anticamente 
fabbricato da Auguftd in memoria deU 
la celebte .vittoria , che lo fece trionfa^ 
re del fuo piii pericolofo Competitore^ 
e che gli afficurò l' Impèrio ( * ) , era 
allora molto male fortificato , e non 
aveva che Una debole gqarnigionè . Gri<i> 
mani entrò nel Golfo con la fua fqua* 
4ra j sbarcò le tt-uppe e V artiglieria ad 
un miglio dal Caftello » ed ordinò , che ^ 
ienza fare trinciere , il cannone foflepo^* 
fto in batteria. Ma cominciato appena 
l'attacco, tutto il Paefe vicino fuihar* 
G g ^ mi . 



( *) li Caftello delia Prevcfa l fabbricata 
fui t^ombàrorio detto AStum al tempo de* Ro^ 
tnatii . Augofto lo fece fabbricare , e lo nominar 
Nicot)oli, cioi Città della Vittoria « 



470 Storia Veneta 

fXtiì. Venne avvifo , che una npmerofi 

^^jj^j.^ fanterìa , fofteriuta da uri grofib Corpo 
GaiTTi, dì Cavalleria , avanzavafi per liberare la 
p, utxvii. Piazza . Il Patriarca , che aveva pocfie 
truppe , ed il cui campo non era trin- 
cìerato , rimbarcò prudentemente le ftie 
truppe e il fuo cannone , e rìconduITe 
là fua fquadra a Corf U • 

Benché la fuà ìmprefa non fofle rìu« 
fcita, fervi almieno a hr meglio còno* 
fcére lo (lato dì quél CafteUo , e le 
mifure, che dovevano prenderfi j quan- 
do fi prefentafle T òccaiione £ivorevoÌe 
di attaccarlo^ con vantàggio' . La noti- 
zia di queftò' moviniento era arrivata a 
Barbarofla , che* avea ^hbàndohata là fua 
crociera di Negtopontc per venire ' a 
flabilirla air ìngreflb dèi GPolfò dell' Ar- 
ta . Fu tenuto corifiglio di' guerra in 
Corfìi , molti Capitani furono di pare- 
re , che tutta la flotta andafle a Mefl[i- 
na , dove Andrea Doria èra di recente 
arrivato di Spagna , e dove era rìtenu* 
to dalla neceffità di provvederfi dì mol- 
te cofe, che gli mancavano . Ma il nu- 
mero maggiore giudicò, che non v*era 
ficurczza nel lafciare Corfìi alla fcoper- 
ta , mentre il nemico era vicinò con mol- 
te forze * 

Fu 



Libro XXX VL 47 l 

r' Fu adunque rifolto di afpettare Doria , 

-che ^rrivòs li 7.. diNSettembre . Egli non an^^Iea 
conduffe , con . li Vafcdli di Sicilia cheGRiTTi, 
una parte defle Galere di Spagna, le al- '^•^"^"* 
tre effendo ftate fpedite fuUe Cofte di ^Ji^^ ,^Ì 
Africa, per tenere in dovere li Barba- '**• 
rcfchì . Giunta eh.* ei fu , fi convenne 
d* accordo di andare contro al nemico • 
Il . difegno de' Veneziani era di attacca- 
,fe il Caftello della Prevefa , e toftoc- 
chà fé ne fofTero impadroniti di fortifi- 
carlo con tutto lo ftudio j. per reftare 
padroni dell' ingrefTo . al Goìfo dell' Àr^ 
ta; cofa che doveva incomodare jt\olti& 
fimo, i Turchi ^ . e. dare alli .Confederati 
grandi, facilità per le imprefe ulteriori • 
La flotta ìi ripartì in cinque fq^adre . 
La pcima fotto JLcoo^ando del Patriar- 
ca Gripiam formava la vanguardia ; Fer- 
dinando. Gonzaga , Andrea, Doria , e 
Francefco.. Porla fup nipote dirigevano 
le tre fquadre, che formavano il corpo 
di j>attaglia , ed il Generaliffimo Cap- 
pello formava con la quinta la retro- 
guardia . Tutta la flotta fece vela con 
^ueft' ordine verfo l' Ifola di S. Maura . 

SarbarofTa era allora con la fua nel siacassno 
Golfa dell' Arta , di cui l' imboccatura •* »r^-. 
è cos\f ftretta, che li Vafcelli vi poflb- 
Gg 4 no 



47*. Storia VEN^tà. 

^pua appena paflare in fila ...Fu trattàtd 

Andrea ^^ li f noi. Capitani ,^ fé dòvdfcpo ftar^ 
Gritti^ fene chiuli :nel Golfo , or.ufcirrc pw 
D, LxxviL andare incontro alli Gonfèderati ;. Gli» 
uni foftcneyano il primo partito , come 
il piti ficure , e gli altri appoggiavano 
il< fecondo ^ come II più onorevole . Bar- 
barpifa che aveva- tnoitl invidicii alla 
Fotta, e che fapcva , che T ultimo Acat«> 
tivo fucceflb folto Corfù aveva dato 
motivo a moki difcorfì capaci di. alte?^ 
rare la ftima e la, «confidenza, di cm: 
onoravalo UoSuItanò » confiderò tutto 
ciò^/chfi' parefTe in bii timidità , come 
uno fcpglio funefto làlla. fua /fortuna • 
Prefe dunque il pattato dì ufcire dal 
Golfo con tutta laiiua flotta $ di pre* 
fentarfi coraggiofamente ^Ili Confedera-, 
ti , e di oflervajce- attentamente:! loro 
movimenti 3 fenza^ ricercare , e felissa ri- 
cufare il combattiilhento « Egli aveva 
cento cinquanta Galere , e, gran numero 
di Legni ■ a vela . I Confederati gli era-? 
no inferiori alquanto nel numero delie- 
Galere y ma negli altri baftimenti ave^^ 
vano la fuperiorità. 
Perdonar Prima di fortire dal Golfo diftaccò 
Tifilo'. ^^ cinquanta -Galere per andare a ^icono- 
fcere la ppfizione de' Confederati ; 1» 

Plot. 



L r B ft 6 XXX Vr. 47 j 

Flotta di quefti faceva allora cammino i 

verfo Santa M^ra .* Le Sentinelle av-^j^jj^^.^ 
veitirono, che ti nemico avvicinavafi ^Gritti, 
r ordine fu fubito dato di voltar bor-^'^^*™' 
do • Quello movimento mutò la difpo^* 
fìzipne ; il Generalif&mo Cappello fi 
trovò nella vanguardia . Egli , a forza 
di remi , arriva addoflb al nemico , e 
gli fcarica contro tutta la fua artiglie^ 
ria « La fquadra Turca fi affretta di 
rientrare nel Golfo , né può penetrarvi 
che lentamente a motivo della fua im* 
beccatura flretta . Ne rifulta confufìone 
e difordine tra le Galere , the Cap- 
pello continuava a fulminare col fuo can«' 
none. Dòria fi avanza col corpo di bat« 
taglia: ma mentre era in fuo potere il 
diftruggere la fquadra nemica, tutto ad 
un tratto ordina il ritiro , comanda al 
Cappello di tornare in linea , è di ri- 
condurre tutta la Flotta a S. Maura « 
Le mormorazioni e i lamenti fcoppia- 
rono contro Doria . Conveniva o ubbi- 
dire, o fepararfì: delli dqe inconvenien- 
ti fi fcielfe il minore , e fu perduta V oc- 
cafione di vincere. 

In un nuovo confìglio di guerra i 
Generali perfuafi , che BarbaroiTa non 
ardirebbe- piti cimentarli a fortire dal 

Gol- 



474 Storia V.eketa 
> Gotlfo deir Arta-, pcip^poferq T afiedlo di 
Andrea I*^P^oto, per attraervì il: nemica . Ma 
Gritti^ <lopo avere piU-matUFametitc coafulta'ta 
ìKvuL^ìi. J3 ^pfa ^ fJi uf0i|jo 'dì ritQrnare alla 
Prqvefa • 'Dovevar^^rUultarne .ncqeffaria* 
niente*, o chetai nemico Aoa pre&ntan* 
dofi,. fi conquiftierebbe facilmente ii Ca« 
ftello , Q^ che fé vekfie prevenire {* attac« 
co, fi avrebbe occafione di combatterlo , 
e che farebbe combattuto > con vantag- 
gio^ attaccandolo airufcita dello Stret- 
to, e prima che pot^e porfì in: ordine 
di battaglia^* 
Si tornt ' 'Oopo quefta rifoluzione unanime , 
Jjn«~ ii »«• tutta la Flotta fi pofe alla vela li xS. 
. Settembre . A mezzo il canuninp man- 
cò il vento ; convenne impiegare le 
Galere per rim^irchiare i Vafcelli groffi, 
ciò che ritardò la marcia ; di modo che 
ilnemko non folamente ebbe il tempo 
di ufcire dal Golfo , ma di eftender* 
fi , e di formare la fua linea in pie- 
no mare v Allora Doria difle agli altri 
Generali: ^^ Ecco , abbiamo tirato il 
„ nemico dove volevamo : dipende< da 
), noi il combatterlo : ma dobbiamo 
5, confiderare, che un combattimento di 
,, poche ore può decidere del defliino 
^, de' Principi , che noi ferviamo , e 

„ for- 



Li Bk o XXXVL ^75 

jV forfè ■• della* falute della Crlftiahità •!___-_ 
'ì, Se là fortana ci è contraria , fé per- akdrea 
j,' diamo qtiefte fole «forze Mn^vàlì, the Dritti, 
j, ci Tettano; noi nulla più avrcrtifo da »* J^^^vii, 
„ oppórre ai néifnico vittoriofo • Egli 
jj ietterà padrone del mare , infùlterk 
„ impunetaènte le nottre Cotte, e tixU 
5, te Je nottre Kà^ze marine cederanno 
^, ben jpl^tto infuo -poterej „ e rivòl- 
tofi poi al Generaliffimo Cappello, ag- 
giùnie ', che quette riilel&oni dovevano 
con piii ragione tra^tenel-lo , peluche , per- 
dendoli la battaglia ^ i Veneziani fareb- 
bero ft^ti in maggiore pericolò degli 
•altri. "' 

Cappello gli rifpòfe con moltat co- coftanza 
•ftanzà , che il Settato avea^lì dato or- j^^„^V"e^^ 
liinedi <:ombattefe , quando le gliene ***°°- 
préfentaffé là òtcafione; ^he in vece di 
contravveiiire a quett' ordine ringraziava 
il Gièio , • che fofle venuto il momento 
^ efrgtìirfo; che fi confidava moltifli- 
mo nella giuttii&ia della caufa , e nel 
valore de'fuói Soldati , per prometterfi 
una vittoria fegnalata; che lo dollocaf- 
' fero pure nel luogo più pericolofo, che 
farebbe il fuO dovere i II Patriarca Gri- 
mani mottrò la medefima rifòluzione 
per il combàttitficmo . Doria veden^ 

dofi 



4y6 ^tÒlitA VEMEtA 

■ dofi foto heir opinione , cede a ,^uèlli 
Andrea ^^8^^ ^'^'** » dicendo ch'egli farebbe' lì 
Qritti ,t primo ad entrare in azione con la fui 
^•^^^^"•fquadra. Egli fi pofe^airala diritta, il 
Generaliflimò Cappello ebbe il centro ^ 
ed il corpo di riferva fu lafciato al Pa* 
triarca Grinlanì . 
cattiv» Le due Flotte fi trovarono beh pré- 
£,'S2?'***fto a fronte . Attendevafi il fegni^ìef 
deir attacco, e Doria , eh' eràfi incarica> 
to di prìncipiare il combattimento , fa* 
ceva diyerfi movimenti con la fuà fqua^ 
dra , che non fervivano che a far per* 
dere tempo . Suo difegno era , come poi 
diffe , di tenere il nemico nella incer- 
tezza /di tirarlo in alto mare, di ob- 
bligarlo a ftar ferrato, ù di fare le fue 
difpofiziohi in mo4o di poterlo attacca-, 
re tutto ad un tratto di froiite , di fian- 
co , ed in coda. Ma Barbarofla , cVera 
tanto efperto quanto egli , indovinò la 
fùa intenzione ; e mentre Doria cercava 
di' ingannarlo , egli fi avvicinò alla 
Coda , per non effere prefo che di fron^ 
te , e fi mantenne ' in linea in quefta pò-, 
fizione • 
t*dato V Cappello e Grimani gridavano 9d ^al- 
u "^iSmbStti. ta voce, che fi perdeva il tempo;, e che 
""'*"• lafciavafi fuggire la vittoria . Cappello 

mon- 



Libro XXXVJ;. 477 

montò fopra una Fregata ^ e fcorfe la ^— — ^ f 
linea per efortare ognuno a fare il TuÒ^j^y^j^- 
dovere.: arrivato, alla Gakra\(IeI Doria;,^CjRiTTÌl 
gli difle: ** Andiamo , attacchiamo il^v^^^r^ 
„ rieitiicó," che "ci fugge , rpcèàfioiie 
„ è " bèlla , r ardore ' de* noftri Sóldà|tì è 
„ grande, là vittoria è nòftra ^ faro iq 
„ il primo ad invertirlo , non afpetto 
5, chtf' bordine ^^i combattere • „ Que^ 
ftò' Gener^aliffinlo ^ra uh vecchio- ^li 
fettarita tre anni , di bella fiforiomià , 
grande , forte , robùflo , che univavad un* 
eloauenza femplice e naturale tultte le 
qualità , che fi ammirano, negli E^oi V 
Si udì tutto ad un tempo queflio grido 
generale, all'armi, all'armi, vittoria., 
vittoria . Doria punto neironore, diede! 
ordine di combattere.. Si avvicin^ronQ 
al neniico , che era in linea verfo. la. 
CqRsL^ e fecero contro lui un gran fuo*' 
co di artiglieria. Doria eraO lufingato^ 
che, fenza venire al rambo , ilfolofra*. 
caiTo del fiio cannone ponelTe terrore 
ne' Turchi .,ficchè le ciurme nemiche 
abbandonaffero le loro Navi per faU 
varfi in terra , Quando vide che Ila-, 
v^no fermi , ordinò la ritirata. Allora 
B^barofla diftaccò mólte delle fue Ga« 
Iw per infeguirei Confederati. Arriva^ 

rono 



4:^à SiòJLi^ Vèneta 

^ tono \preflb a diie grof&viMfiimenti Vte 

AHDKEh> nczifeni ,- cui il loro, pefo^mipedb il m 
Gritth, tirarfi prontamente i:.Que(Blàfciaroéa'air> 
'^^'"^^ vicinare i Turchi a: mezzo tira diDcan^ 
tiene, ed allora fcaricaroi» tivttà la^lfkiòé 
artigUeriay.'per Jl'cfae fitrono lobbll^ti 
a • voltar bordo ... Le. Galere Turche at»^ 
taccarono molte sJtce >Iaivi td«JiavFlot« 
taCriftiana, eh' eraiào reftate in; dietro.^ 
It fuoco fi appiccò a due tiafceUi V)S^ 
neziani , che faltarooo^ in aria ,. e. pt* 
Atono C9Ù quanti v'erano* Due Gale^ 
te di Spagna furono prefe dopo un oAU 
nato combattimento - Una Galera di 
Venezia e un'altra del Papa ebbero il 
medefimo dettino •> Il favore del vento ^ 
e la notte, chei fopravvenne , .falvarona 
le' ^1 tre, e tutta la Flotta fi trovò uni-* 
ta nel giorno feguente nel Porto di 
Gorfu. 

Il fucceffodel giorno precedente aveva 
ifpirato tanta baldanza a BarbarofTa, che 
ù portò con tutti £ fuoi baflimenti ali" 
altezza di Corfìi , come per Ssfidare ì 
Confederati ad un nuovo combattimenti 
to ^ Ma quefti giufl:amente prevenuti 
toQtro il loro Capo , ed accufandolo 
tpertameiite di tradimento , non volle» 
ro hrrifchiare di nuovo roiK>re delle 

lora 



lord armi; Barbarof& dopo Àver:aocìa« 

to avanti Gorfà fino li ^r. di Ottobre^ ^^j,^^^ 
ritoraò nal Golfo ::Jdcll* Arta * *' . ; Gritti^ 

Non eranfi axK»ra vedute lo mare ^^**^^*' 
Flotte. tanto potenti., < quefb fola* dr^.,i^„no'i?;o 
coftanza refe memorabile V incontro dcU A°<ij«a ^^ 
le due Flotte alla Frevefa * Se ne at* 
tendevano meravigliofe azioni di guer«« 
ra ^^ e poche ne rifultarono , e «molto: 
difbnorevDli per i Criftiaai « Tutto ìt 
biafimo cadde fopra Andrea Doria «: 
Le truppe della Chiefa e delk Reputn 
Mica parlavano della fua viltàé delU 
Aia perfidia in termini affai oiFenfivi < 
Gli uni dicevano, ch'era d' intelligenta 
€o* Turchi per far perire i Veneziani , ' 

contro i quali aveva antico odio; altrr 
dfcevaho , che erafì adoperato con tanta 
tiltà per non efporfi a perdere una doz« 
Zina di Galere di fua ragione , creden^^ 
do attaccato alla loro confèrvaziòne 
il fuo eredito preffo T Imperatore^ U 
fua condotta parve sì indegna di ftufa ^ 
che il'Marchefe di Agliar fteffo , cKt 
rifìedeva in Roma in qualità di Am<^ 
bafciatoa'e di Carlo V. non potè trat^ 
tenerii di parlarne con indignazione 4 
E* però da prefumere ^ cheDoria noit 
avede operato in tal modo., .<he relati« 

va- 



48o Storia Veneta 

.vamente agli ordini della Corte di Mft« 

Andrea ^^^ • ^' Imperatore gli avrebbe tolto 
Gritti , il comando , fé nelle fue irruzioni fe^ 
p. uQcvu. gi^^g jjQji -aveffc avuta la giuftifìcarione 
^ella' fua condotta • L' afFettauone del 
Marchefe di Agliar in condannarlo^ po- 
teva eflere un nuovo artifizio per oc- 
cultare Tempre più le vere intenzioni 
<iel fuo Padrone , che veririoiilmente 
non aveva voluto fare co' Turchi che 
lina moftra <Iel fuo potere , feoza efpor- 
re la fua Flotta alla( incertezza degli av- 
venimenti . 
Prudente ^^ Senato , che aveva grande interef- 
venSlSi^*^^ in mantenere la JLega con Tlmpera- 
tore , e che temeva di dare a Doria 
difpiaceri capaci di fcioglierla, ebbe la 
prudenza di non infiftere fopra le fini- 
lire voci , che correvano contro di lui^ 
fili fcrifle anzi una lettera obbligante ^ 
dicendogli ^ che in Venezia penfavafi ^ 
che da Generale favio e prudente avef- 
fe prefo il partito , che aveva creduto 
il migliore , e il piii ficuro per la Cri- 
ftianità . 
sipropon. Le mormorazioni però di tutta Ja 
S^nuioAi? flotta arrivate alle fue orecchie 1q af- 
fliflfero fenfibilmente . Ne fu talmente 
penetrato , che non ardiva piìi prefen- 

tarfi 



L I B R o xxxvr. 481 

.fàrfi in pubblico , e quando udiva patv ^ 
':bre in fua prefenza di tal affare , gira- Andrea. 
>va il difcDrio con un mifto di rabbia Gritti, 
€ di vergogna . Il GeneraliffiftK) Càp-^'^^*^"- 
pello , che lo vide a tal fi^no mortifi* 
cato , credè , che farebbe conteirto, quan- 
do foffe pofto al cafo di ricuperare la 
.fua famìa. Gli propofe di a^ltéftit^ e dì 
.far Wlt vcrfo T Arcipelago : ;; Queftò 
^) viaggio , diffegli , ci fommitiiftreFà 
„ certansente V occafione di combatte- 
•„ re • Se il nemico ci fugge ,-avreiho 
„ il campo libero di fermare ttìtti i 
„ VafcelH , che paffano dall' Egitto e 
'„ dalla Siria in Coftantinopoli : noi po- 
„ tremo ricuperare molte Piazze , che 
*„ ci furono prefe dalli Turchi. Trove^ 
„ remo come rendere complete le 'no- 
^, ftre ciurme e la noftra milizia , e 
,, ciò: farà un levare altrettanto al ne- 
5, mico. La noftra prefenza neirArci- 
,; pelago non permetterà a Barbarofla 
3, il ricondurre la fua fiotta in Goftan- 
„ tinopoli , b almeno non potrà arri- 
„ varvi , che molto tardi ; di modo 
„ che air aprirfi della proffima cam- • 

„ pagna , le fue riparazióni non éifen- 
„ do fatte , noi aver^mo già molto 
„ 'avanzato le noftre operazioni, j^rim» 
Tom. IX. H h „ eh* 



482 %tOZlA^EÌ9%T\ 

^y eh* egli abbia potuto metterfii a marcì* 
Andrea Doria parve dìfpofto ad nfcire dalla 
Gritti , Aia inazione ; ma difle , che la ftagio- 
> Lxxvn.j)g gpa troppo avanzata, per impegnarli 
^toùme di nell'Arcipelago; che tutte le conquide 
xhe poteflero farvi farebbero di neffuna 
confeguenza , perchè farebbe impoflibile 
il confervarle , offendo prive Tlfole di 
queftò mare di Piazze forti per difen-^ 
oerle ; che farebbe molto pih efpedieQ- 
te U portare dalla parte di Durazzo ^ 
onde cercar di togliere ai Turchi quefta 
piazza, che aprirebbe vantaggiofamente 
la ftrada alla conquida di tutta V Alba/* 
j)ia . Gli fi obbiettò, che tutta la co- 
ila di Durazzo non aveva un folo buon 
Porto, principalmente per li Vafcelii ; 
che li Turchi avevano molta Cavalle- 
da in quella Provincia , e che non ne 
aveafi per farvi oppofizione ; che fé la 
flotta fi portafTe in quella parte , Bar- 
tarofla non mancherebbe di condurre la 
fua alla Vallona , e farebbe a portata 
di turbare le operazioni deir afiedio ; 
ch'era cofa elTenziale T allontanare il 
teatro della guerra da tutti i luo- 
ghi , dove il nemico aveva molta Rìi« 
lizia 5 e di attrarlo in quelli ', dove 
non potefie far ufo che della fua flót« 

ta 



1 t fi li ò XXtvt 4Ìi 

h atìai inferiore a quella de' Criftìani .^ 

. Si reftò per qualche tempo nelr incer- Andrea 
♦ezza del partito, che doveva prenderli ;Gritti, 
filfìne di cotnune confenfo fi rifolfe di ^ ^^cxvit. 
entrare nel Golfo di Venezia , avvici* oa^LJ^ 
riarfi al Cariale di Cattarò , e tentare ^°- 
r affedio di Caftel ^ nuovo y che li Tur-» 
chi avevano irivafo, da gualche ahno^ 
è che teneva in foggezione là guarni- 
gione vicina di dattaro . Arrivata che 
tu la flotta all'imboccatura del Canale ^ 
Dòria fece sbarcare truppe ed artiglieria ^ 
ed iricaricò Ferdinando òonzaga delU 
tondotta dell' afledio 4 II Generaliìfimo 
Cappella andò nel raedefimo tempo covi 
tnolte fue Cralere fino fotto le mura di 
Caftel -nudvo , che furono coraggiofa* 
mente fcaìate dalli fuòi Marinari , ch^ 
«ntrati nella Città ne aprirono le Por- 
te ai foldati • La guarnigione Turca fi 
ritirò nel daftcUo fituatò fulla cima del- 
la montagna^ e fi refe tre mefi dopo t 
tlifcrezione . L' infanterìa Spagnuolà pofii 
tutta la Città a fuoco é a faiigue i uè 
fu mai poffibile a Fef^ditìando Gonzaga 
il reprimere il difordirie di quefta fold»* 
iefca licentiofa . 

Barbarofla informato di quefta ithpreà 
fa de* Confederati non aveva differito 

H h a uri • 



484 Storia Veneta 

vun momento di venire al foccorfo di 

Andrea Caftel- nuovo . Era già preflb Corfìi , 
Gritti, quando fìi aflalito da una violente tem-' 
p.ua?ii.pefta. Trenta delle fue Galere fi ruppe- 
ro contro la Cofta , ed il rimanente fi 
falvò alla Vallona in peffimo flato . Il 
Generaliffimo Cappello colfe guefta oc- 
cafione per fegnalare il fuo ardore guer- 
riero • Propofe a Doria di andare ad 
attaccare quefto nemico nel Porto me« 
defimo j aflicurandolo , che nello fiata , 
in cui erano le fue Galere, non potreb- 
bero foflenere l'attacco de' Crifliani. Ma 
Doria rifpofe , che le fue ciurme erano 
troppo affaticate , e eh' era temp di dar 
loro ripofo , e che non poteva difpen- 
farfi di ricondurre fubitamente le fue 
Galere in Sicilia . I fuoi propr) UfBzia- 
li , e Ferdinando Gonzaga ifteffo vole- 
vano , che almeno egli fvernalTe in Cor- 
fu , affine che tutta la flotta fi trovaffe 
unita fenza imbarazzo al principio di 
Primavera. Nulla fi potè ottenere . Pri- 
ma di fua partenza , pofe quattro mille 
Spagnuoli di prefidio in Caftel-nuovo . 
Xilappello ebbe bel dirgli, che, a tenore 
del Trattato della Lega, quefla Piazza 
doveva effer a lui confegnata per farla 
cuftodire da' fuoi foldati- Doria pretcfe 



tiftàò XXXVL 485 

hott poterla rimettere feìiza nuoVo ordì-, 

ne deir Imperatore . Egli fece pure di- j^^^j^j^^j.^ 
ftribuire fei mille altri Spagnuoli nelle Grittiì 
Città di Budua , di Antivàri e di Dui. »* ^»^'* 
cigno , fotto pretefto di meglio afficu- 
rare quefte Piazze alli Veneziani ^ e di 
avere in quella parte foldati pronti pei? 
la vicina campagna • Fatte quefte di^ 
fpofizioni , alle quali di mal' animo ac^ 
confenti Cappello , partì con la fua fqua^ 
dra per la Sicilia ; il Patriarca Grima^ 
ni ricondufle la fua in Ancona ; Cap^ 
pello, reftato folo, tolfe alli Turchi il 
piccolo Caftello di Rizano : pofcia caduto 
inalato per le fatiche e li*difpiaceri in* 
contrati, ottenne permifllone di lafciare 
il comando, e tornare in Venezia ^ 

Il rifultato della campagna paflatà laménti éc\ 
dava al Senato faftidiofi penfieri intor* ^Anitof"* 
no le vere difpofìzioni dell'Imperatore ^ 
Si lamentò con lui, perchè le Reggen-^ 
ze di Napoli e di Sicilia perfeveraffero 
in negare V eftrazione de' grani per la 
fuffiftenza della flotta Veneziana • Di« 
mandò la celfione di Caflel - Nuovo ^ e 
che la flotta Imperiale fofle pronta ài 
principio^ di Marzo . Carlo V. fcmpre 
artifìziofo nel fuo procedere, rifpofe al 
primo articolo , che le Reggenze di Nà« 
H h 3 poli 



é^6 Sn-oaiA Ve K ET A 

^rpoli e di Sicilia non potevano lafciac^ 

Andrea ^fportare i loro grani , prima the foffe 
Gairn, fatta la loro provvifione • Circa il fecon* 
p.Lxxyiu^ diffe , che li Spagnuoli non erano 
entrati in Caftel * nuovo , che per con<# 
fervare la Piazza alli Veneziani . Per il 
terzo, afficurò , che proponendofi dico<« 
mandare la fua flotta in perdona , bifo* 
gnavano maggiori preparativi , ed in 
confeguenzà piìi tempo • I Veneziani 
concmùfero con ragione da quefta am« 
biguità , che T Imperatore non voleva 
fervirfi di efii , che per difporre i Tuoi 
interefli particolari , e che li loro gli 
erano intieramente indifferenti . Allora 
penfaròno a trarli d'imbarazzo, maneg# 
giando la loro pace particolare co' Tu r-r 
chi . Fatta che ne fu indirettamente la 
propofizione alla Porta , Solimano fe^* 
ce ufcire il Bailo dal Camello delle ku 
te Torri; refe la libertà a tutti liMer«i 
canti di Venezia, dando cauzione , che 
réftefebbero tutti con li loro effetti ne* 
Aioi Stati • Un particolare di Modone 
venne a Venezia , e mofirò ad alcuni 
Senatori le Lettere, che aveva ricevoto 
da un UiKziale del Serraglio , che dice^ 
vagli, effere il Gran - Signore difpoftif^ 
iimo a* fare la pace co' Veneziani ,- ^ 



Libro XXXVl. 487 

che la Repubblica mandandogli un Am- 

bafciatore , V affare farebbe ben prefto Andrea 
terminato. Gritti, 

n Senato acconfentl d' intavolare tal ^' "^*vii. 
maneggio ; ma per renderlo piU fecre- jj/*"^*^^*^ 
to , in luogo di fpedire a Coftantino- ^"*- 
poli una perfona pubblica , ella ne in** 
caricò Lorenzo Gritti figlio naturale 
del Doge , -che parti fotte il preteflo 
di andare a ricuperare gli effetti di un 
fuo Fratello , morto recentemente in 
Coftantinopoli • Portavano le fue i(lru« 
zioni di trattare per preliminare una 
tregua generale ; d' infiftere quanto pò* 
tefle per ottenerla ; ed in cafo che la 
Porta affolutamente voleffe la pace con 
li foli Veneziani, di conchiuderla, rin<* 
BOvando le antiche capitolazioni, e ri^ 
ftabilindo le cofe , come erano prima 
della guerra. 

Seppero gì' imperiali la partenza di 
Lorenzo Gritti , né il pretefto apparen^ 
te della fua gita li allucinò • Don Die« 
go di Mendozzà, Ambafciatore di Car* 
k) V. in Venezia , ebbe un' udienza fé* 
creta in Collegio , nella quale efpofe i 
che correva voce , che li Veneziani at» 
tualmènte trattalTero la pace co' Tur- 
chi. Si lamentò, in termini onefti, del« 
Hh 4 la 



4.83 StOklA VENEtA 

tla infedeltà, che la Repubblica faceva 

Andrea ^^ ^^^ Padrone ^ ed impiegò, le ragioni 
Gritti, cbe gli parvero le più forti , per pro- 
i^'fx^y^' vare ringiuilizia e il pericolo di una 
pace, particolare nelle correnti circo- 
ftaaze. Si rifpofe, che in due anni, dà 
che l^ guerra era principiata , i Vene- 
ziani non avevano tratto che deboli 
fqpcorfi dalli loro Alleati , che certa* 
mente erano fiati nella impofiìbilità di 
fare di piìi ; che poteva in appreffo 
fuccedere , che il .2;elo di quelli (ledi 
Alleati folTe egualmente impedito da 
nuovi accidenti ; qhe il Re di Francia 
aveva fatto ufo del fuo credito preflb 
la Porta per procurare una tregua ge- 
nerale; fe che la Repubblica aveva cre- 
duto adoperarfi vantaggiofamente per la 
caufa comune dando mano al trattato , 
il quale darebbe almeno il tempo ne- 
ceffario per preparare a foftenere la 
guerra con profitto, , quando la guerra 
divenilTe inevitabile . L* Ambafciatore 
di Venezia in Madrid ebbe ordine di 
efporre le iftefle cofe all' Imperatore . 
Quefta rifpofta doveva naturalmente im- 
pegnare quefto Principe a confervare i 
Veneziani nella Tua alleanza j trattanda 
con efli con maggiore iincerità. Egli 

noa 



del , 
Uh 



Libro XXXVL 48^ 

non mutò di condotta , ed il Senato, 

continuò con forza nel fuo maneggio Andrea 
per la pace . Gritti, 

Il Duca di Urbino morì in Pefaro ^- ^'^^^"^ 
verfo la fine di queft' anno • Servi la ^1%Ì 
Repubblica per quindici anni con molto *>»»° ' 
zelo . Non potè di lui dolerfi , che in 
una circoftanza , quando , per animofità 
contro li Medici , mancò volontaria- 
niente di liberare Clemente VII. pri. 
gioniero in Caftel S. Angiolo • A ri- 
ferva di quefta fola mancanza ^ i Vene^^ 
ziani non poterono che lodarlo . Gli 
fecero fare efequie folenni in San Gio- 
vanni e Paolo ; e Lorenzo Contarini 
pronunciò la fua orazione funebre ( 1 ) • 

II 

I I I 1 1 ■ Il I I < ■■ < ■■ f ■ I I i ì m 

( I ) In occafione ^ che Francefco Maria IL 
della Rovere Duca di Urbino , in mancanza di 
poflerità , mandò la Statua di Francefco I. a 
Venezia, fu quefta eretta per decreto del Sena- 
to nella Corte del Palazzo Ducale con la fe- 
guente IfcrizionCé 

Tranctfco Maria L tJrbtm Duci 
Reip, Copiarum Imperatori y Pifauri 

ÈreSa , a Tranctfco Maria IL 
Poflcritatis orbitate y Veneta Pietau 
Commendata . 
S. C. 
M PC X XF. 



490 Storia Veneta 

Il Doge Andrea Gritti mori lì 17^ 

Andrea Dccembre dell' anno mcdefimo in età 

Gritti > di 84. anni. Fu generalmente compian-* 

n.ixxriu^Q . I foci grandi fervigj nelle circo- 

j#'2LSftanzepih, difficili ; la fua abilità nel 

™"*- maneggio degli affari» e nella cc^nizio* 

Pietro Lia- M de' veri interefli delio Stato ; la 

J^s^^-^lthiettezza del fuo carattere , ed il Aio 

perfetto difinterefle gli acquiftarono una 

£ima ben meritata. La Repubblica el> 

be in lui lin Capo degno della fua con^ 

fidenza ^ aflai ftimato tra' fuoi y • molta 

più confideratò dagli Efteri é Ebbe per 

Aicceflbre Pietro Landò in età di an-^ 

ni 78. 

^— — ^ . Benché in Venezia fi avefle qualche 

Pietro fpcranza di avere in breve la pace con 

Landò, U Turchi, la prudenza non permetteva 

1).LXXVIII. j. ,, i-*^ if IT r • • J* 

di nulla cambiare nelle diipofìzioni di 
iic'V*Jnr guerra . Erafi fperimentata più volte la 
te mriiur difficoltà di reclutare le ciurme della 
flotta ^ eh' efigeva uomini avvezzi al 
mare ed efperti nell'arte marìnarefca • 
Volevafi avere un fondo di reclute per 
l'avvenire . A quefto eflFetto ordinò il 
Senato , che li Capi delle Arti e xneRie* 
ri di Venezia fomminiftraffero quattro 
mille uomini , li quali tratti a forte 
montaflero qiiattro volte . all' anno fo« 

pra 



Libro XXXVI. 491 

pra le Galere deftinate ad efercitarli j, 

e furono aflegnati prcmj a quelli chepjjnj,,^^ 
fi diftingueflero in quell* efercizio y che Landò», 
nominavafi la Regata. Il grado di Ca-."^**^**^ 
pitan Generale era reflato vacante per 
la morte di Francefco della Rovere 
Duca di Urbino .• Fu rifolto di darlo a 
Guib^ldo della Rovere fuo figlio ^ 
ma non fi eieguì la rifoluzione , attefo 
il contratto di queflo nuovo Duca col 
Papa intorno il Ducato di Camerino « 
Paolo IIL che li Veneziani avevano 
grande intereffe di tenerfi amico in 
quefle circoflanze , voleva ^iTohitamen^ 
te avere queflo Ducato , che pretende* 
va effere un feudo mafcolino, devoluto 
alla Santa Sede per la eftinzione di 
tutti li mafchj della Cala , che n'era 
proprietaria , Egli minacciava d'impie* 
gare te armi ; il nuovo Duca di Urbi^ 
no era rifoluto di mantenere il fuopof* 
fi^flb a qualunque prezzo ; ed il Duca 
di Mantova fuo Zio promettevagli di 
foftenerlo con tutte le fue forze. Il Se* 
nato temè le confeguenze di quefta di* 
fcordia, ed operò con tanto calore con 
entrambi i partiti , che la differenza 
reftò aflbpita • Il Duca di Urbino cede 
9I Papa il Ducato di Camerino y e T\à 

cevè 



Turchi ia 
mare. 



492 Storia Veneta 

^rcevè da lui in compenfazione una fom« 

Pietro ^* ^^ danaro confiderabìle . Fatto qUe- 
Landò» Ito accomodamento, il Duca di Urbino 
*-"°^^^^fu dichiarato Capitano Generale della 
Repubblica • Si trattò di eleggere un 
nuovo Generaliflimo di mare, attefocht 
la falute debilitata , e la età troppo avan- 
zata del Cappello, non gli permetteva-! 
no fapplire a quello penofiffimo ufiìiio< 
Fu fcelto Tommafo Mocenigo . 
oftiiità, de» Mentre trattavafi la pace in Coftanti-» 
" iiopoli, parte della flotta Ottomana , ch^ 
aveva (vernato a Lepanto , fotto il co- 
mando di Dragut, fi portò verfp Tifo- 
la di Paxò preflb Coi-fìi. Avendo colìr 
ftabilita la fuà crociera , egli incomo- 
ctava molto la Navigazione de'Vafcelli 
Veneziani , alli quali dava continuamen- 
te la caccia . Il Provveditore Pafquali- 
go ufcì di Corfù con dodici delle mi- 
gliori fue Galere per reprimere quefto 
Aemico . Dragut, vedutolo avanzar in 
mare, s'allargò per prendere il vento « 
Pafqualigo , la di cui fquadra era di 
molto inferiore , sforzò vele e remi per 
arrivare al Portò di Corfù ; ma Dra- 
gut lo infeguì sì vivamente , cbe gli 
prefe una Galera , e tre altre furono 
fpinte e rotte contro la Colla • Draput 

di 



X I B R o XXX VL 495 

dì là pafsò in Candia , sbarcò nella Ca- 

nea truppe , , che devaftarono tutto il Pjjexro 
paefe. Ma quella irruzione coflò ad effi Landò, 
cara; poiché unitcfi. le truppe della. Co- ^""^^"^ 
Ionia , piombarono con impeto fovra 
queftl ladroni , ne uccifero un grandif* 
fimo numero , ed il rimanente fi falvò 
come potè . 

Lorenzo Gritti ritornò da Collanti- Tregua dì 
nopoli al principio di Aprile. Riferi di u Vurehi?* 
aver avuta udienza dalGran-ViCr, che, 
dopo averlo accolto in maniera molto 
onefla , erafi amaramente lamentato di 
.molte oftilità commefTe dalli Veneziani 
contro li Mufulmani, che la Repubbli- 
ca lafciate aveva impunite ; e che ave- 
vano difprezzato il fuo padrone fino con 
lafciare fenza rifpofta le propofizioni di 
accomodamento fatte alla Repubblica in 
fuo nome . Aggiunfc di avere veduti gli, 
fpiriti sì accaniti , che non aveva cre« 
duta effere favorevole l'occafione per 
trattare attualmente di pace ; ma che 
aveva ottenuto una tregua di tre mefi , 
xielli quali potrebbonfi prendere miglio- 
ri mifure per maneggiare un intiero ac- 
comodamento • 

Il Senato non fu contento di quefta 
tregua. Sofpettò, che i Turchi TaveiTe^ 

ro ' 



494 Ìtòrìa VÉiJEf a 

wvo accordata s\ breve , per porre dil& 

Pietro ^^d^* ^^^ ^^ Confederati , è per avere 
LàNDo, tempo di fare fenza difturbo i loro pre^ 
'^•*"^"- parativi di guerra . Si trattò nel Sen** 
iìSc *d?i si- to , fé dovevafi fecondare quefto princi- 
luto intorno pjQ dì maneggio . Fu fatta rifleffìonei 
che non v'era ficilretza nell' incaricare 
tin femplice particolare di un affare ^i 
tanta importanza; che Mandare un Ani- 
Ibafciatore era ixù moftrare di avere tropi 
pò bifogno di pace ) un rendere i Turchi 
troppo arditi ^ e F accomodamento dif^ 
iicile . Dopo molti dibattimenti fu de>^ 
liberato alla pluralità di due foli voti^ 
^he fi {pedirébbe un Ambafciatore , < 
(il fcelto Pietro Zeno . Àia come i pre- 
parativi di quella Ambafciata dovc^^a- 
tio confumare qualche tempo , e che 
conveniva per onore e ficurezza della 
fua fpedizione, che T Ambafciatore tiiOi 
vafle , arrivando , V affare bene irtcam- 
minato j fi ordinò a Lorenzo Gritti di 
ritornare in Coftantinópoli , per annUn*» 
cìare^l Gran- Vifir il proffimo arrivò 
^i Pietro Zeno ; per foUecitare uria pt^ 
•iUng^zione di tregua , e profittare di 
tutte le circofianze , che gli pa^fferw 
favorevoli per entrare in maneggio di 
pace; e di valerfi a qu^ affetto delti 

buo« 



1 T ft R o iJtXVt. 4^ 

'buoni uffiz) dell* Ambafcìatore di Fran- 

eia, che glieli aveva offerti con buona p^^^^j^^ 
marnerà . Erafi creduto in effetto ^ che Landò , 
la buona volontà di quefto Ambafciato- ^'"^^^"^ 
re foffe (incera : ma fi conobbe poi i 
che il fuo vero oggetto era flato di at- 
traverfare il maneggio in modo di far- 
ne dipendere la decifione dalla fola iftan* 
za del fuo I^adrone , e di sforzare con 
-ciò i Veneziani a diftaccarfi dall' Impe^ 
ratore. Quella politica ^ giudicioGitìma 
per parte della Francia ^ non conveniva 
ai difegni ^ agl'intereffi^ ed alla fituah 
zione del Senato ; ed ella gli difpiacque 
tnolto . 

L' Ambafcìatore Pietro Zeno partì .jConHn.u|^ 
qualche tempo dopo; era incaricato per«o*t«Si* 
le fue ilìruzionì di proporre , che tutte 
le cofe foifeh) riftabilite da ambe le par- 
ti , come erano prima della guerra ; di 
fcufare le oflilità che avevano prodotto 
la difcordia ^ e di promettere , che li 
Veneziani farebbero collanti in mante» 
nere la buona intelligenza co' Turchi. 
Zeno pafsò in Dalmazia ; ma apipena 
lontrato fulle terre dell'Imperio Otto- 
mano cadde malato , e morì in pochi 
giorni k II fuo Secretarlo fpedì un Cor* 
riero a Venezia per portarne la nuova* 

Scrif* 



49^ Storia VekitÌ: 

^^ Scrifle , ch'egli aveva avute molte coii< 

-pi^j^j^ fetenze con £verfi Bafsà , che tutti gli 
Landò, parvero dcfiderare con premura la pa« 
^LxxyiiLce , e che tutti lo foUecitavano molto 
vper procurare la pronta fpedizionc di 
un nuovo Ambafciatore • Quefta lettera 
fece rifolvere il.Senato ad eleggerne uno 
fui fatto . Fu fcielto Tomma/b Conta- 
rini in età di ottantaquattro anni^ uo- 
mo confumato negli affari , che aveva 
una cognizione .'particolare del carattere 
de* Turchi, co' quali era viffuto ed avca 
commerciato per molto tempo . Non 
gli fi apcqrdarono che quattro giorni 
per prepararfl alla partenza ;. e fi.rimai> 
dò al Secretarlo ilCorrìero per darglie- 
ne Tavvifo. 
la tregua Lorcuzo Gaitti era arrivato in Co- 
*^'°^**°^^**flantinopoli, dove in. vano operava. per 
ottenere una tregua generale* I Mini- 
flri del Serraglio furpno coflanti in ri- 
cufare tutto ciò che fi propofe a favo- 
re deir Imperatore e degli altri Allea- 
ti * ma quando fi riduffe a parlare a fa- 
vore delli foli Veneziani, fu afcoltato, 
ed ottenne per ef& una prolungasuone 
di tregua fino al mefe di Settec||ibre\ 
La nuova di quella tregua fp9<^afì in 
tutte le Corti dell'Europa iw cavisò^ di*. 

fcorfi 



t I B R o XXXVL 497 
fcorfi ftvorevorli e contrarj alli Venc-<, 
ziani . Tutti quelli , che fatta avevano p^^^^Ro" 
Tiflei&one alle operazioni dell'anno an« Landò, 
tecedente , e che fanamente giudicavano ^^•"«▼w'- 
^ellc cofe, approvarono la condotta del 
Senato . Il Papa , che aveva veduto il 
poco fucccffo della Lega , e che confi- 
derava la pace generale come effetto 
naturale delP iiccomodamento particola- 
re de* Veneziani co' Turchi , lodò pub- 
blicamente la loro condotta • Il folo 
Imperatore fu mal contento ; ma la 
condotta de'fuoi Generali provò a tut* 
to il Mondo , che non aveva ragione 
di eflerlo. 

La tregua conchìufa non trattenne i M Turcw 
Turchi dall effettuare il progetto , che caacunuo- 
avevano formato di ricuperare Cartel* 
nuovo. Come quefta Piazza era occupa- 
ta dalli Spagnuoli , credettero di poter 
attaccarla fenza violare la fede data alla 
Repubblica, Barbarofla attraversò TAV- 
cipelago con una flotta di centocinquan- 
ta vele . Il Berglier-Bey della Grecia 
marciò nella Dalmazia alla teda di un 
cfercito numerofo per fare gli attacchi 
pèlr. terra . Allorché feppefi in Venezia , 
che djsnrbarofTa non tarderebbe ad entra- 
re nel Golfo, fi trattò in Senato fulla 
Tom. IX. li con- 



4^ itORtA Vt»1^\A 

^condotta , che '■ tener dovevafi ifi qtiellk 

Pietro ^^^^^^^ circoftantó . Sallebbe flato di gran 
Landò , pericolo il non avere pronta la flotta 
P.LXXYUI. jji opporre a c[uefto Ammiraglio , ìù ca» 
fo elle non fì riduceffe alla fola còt»- 
quifta di CafteLnuovo . Era pure da te^ 
merfi, che dando Ja fiotta della Repiib-^ 
blica in oflervazione di ciò che andava 
fuccedendo ^ non ne rifultafiero incon* 
venienti limili a quelli^ che avevatso 
accagionato la: guerra . Cotifideràte ma« 
turamente tutte le cofe, fu rifolta, che 
uno delli Provveditori cntraffe nei Qùh^ 
fo con venticinque Galere , e che ii 
Generaliffimo reftalTe a Corfh col rìma^ 
Ben te della flotta . ' Quefta difpoftìione 
parve neceflaria per la pubblicai ffcuiie^^ 
za , e per non dare ombra agi' Infedeli «. 
Barbarofla entrando nel Golfo , 4pehia^' 
rò, che oflerverebbe efattaraente la tre«^ 
gua co' Veneziani ; ma che non eflèn^ 
do r Imperatore comprefo nel trattato ^ 
non eragli impedito V aflediare Caftel* 
nuovo, difefo da una guarnigione Im^ 
periale . Il Governatore di quefta Piaztf 
za, vedendo il pericolo, che minaccia*^ 
vaio, volle prevenirlo, offerendo al^'Se- 
nato di cederla ; ma gli fu rifpoft) , che 
l'offerta era fuor di tempo •.«ic avreb-: 

be 



Jbe dovuto farla da principio , com' era,^ 

di fila obbligo per gì' impegni della Le. pj^j^o 
ga> /e che non volcvafi , accettandola Landò, 
jjelle drcoftanze prefenti, porre oftacoli ^'^^"^^*"* 
alla pace^ che trattavafi in- Coftanti*» 
«opoli • 

La Piazza h attaccata da tre parti » vogliono, 
Konoftaiitc la vigorofa refiftenza della ceda c«t^ 
giuarnigionc , i Turchi la prefero d'afcz2'd?q«i 
falto^ e ^paflarono a fil di fpada tutti ^7""*'^ 
i foldati . Il Forte fi refe a difcrezio^. 
Be. Alcuni giorni dopa Barbarofla di« 
mandò , che foffe reftituito il Camello 
di Rezaoo ; e benché in virth della tre* 
gua tutte le cofe reftar doveflero nel 
medefimo flato, fi • volle feftituirglielo é 
Allora fi avanzò <a maggiori pretefe 4 
Intimò: al .<5overnatore di Cattaro di re- 
fiituirgli tutti i fuoi fchiavi , che fi era^ 
no rifugiati ' in quella Piazza ; e aliar 
rifpofta del rifiuto , intimò la refa del- 
la Piazza medefima con minaccia d' im# 
piegare la forza . U Governatore era; 
Matteo Bembo • Egli rifpofe a Barba- 
rofla, ch'era èftremamente forprefo V q 
che tutto il Mondo lo doveva eifere,- 
detl* ardita pretefa, ch'ali faceva, con- 
trarìa cèrtamente agli ordini di Solima^ 
no > Principe incapace di mancare «Ila' 
li a fua 



500 Storia .Veketa 

tfua parola j e che la fua dimanda noft 
Pietro nìeritava di efferc afcoltata . Barbarofla 
Lanpo, fece avanzare fui fatto parte delle fue 
D.Lxxvin. Galere ; ma una fcarica di tutta V arti* 
glicria ordinata dal Bembo , le obbligò 
ad allontanarf] . Il dì feguente tutta la 
jBotta Turca fi avvicinò, Barbarofla sbar-. 
co truppe , .e volle prendere pofto in-, 
torno la Piazza .; ma il Governatore 
fconcertò tutte quelle difpofizioni coiv 
un fuoco continuo di cannone , di qui 
un folo colpo non andava perduto,. Bar- 
baroffa maravigliato di quella viva refi«» 
ftenza > rinunziò al fuo progetto, e riti-* 
ratpfi verfo V imboccatura del Canale ,. 
fece proporre al Governatore di fpedir* 
gli un Uffiziale per trattare di ;accomo« 
damento. Bembo gli fpedì uno de* fuoi 
Capitani , che fu ricevuto con grandt 
onori . Barbarofla diflegli, che gli hafla*^, 
va di avere ricuperato ciò , eh' era fta^. 
to tolto al fuo padrone ; che farebbe, 
pronto a mantenere la tregua coVViener 
ziani, quando non ricevefle ordini coQ-^ 
trar j da Coftantinopoli , dove aveva fpe-; 
dito un Corriero. Egli parti li 17. Agor^ 
{lo, e condufle la fua flotta alia^^al«» 
Iona. Paflando avanti Corfù , fvi -Saluta- 
to dalli Caftelli, ed il Govfi«atore gU^ 

man« 



Libro XXXVt. 501 

mandò de' rinfafchi . Egli li accettò di-, 

cendo , che aveva configliata la guerra , -p^^^^ 
ma che giunto a Goftantìnopoli procu- Landò, 
rerebbe fubito di ftabilire efficacemente ^•^^^^"'• 
la pace • 

Tommafo Gontarini era intanto ar- conferenze 
rivato alla Corte di Solimano, ed ave-j» ^^f^^]^" 
va avuta udienza da quefto Principe .la pace. 
Solimano V afcoltò con volto foftenuto* 
e torbido ; e terminato eh' ebbe di ef- 
porre T oggetto di fua venuta , quefto' 
Principe con gentilezza lo direffe allr 
Tuoi Miniftri per informarli pih diftin- 
tamente déir intiero delle fue commif- 
fioni . Nelle fue conferenze con efii , 
egli propofe per prima condizione , che 
fi reftituifte da una parte e dall'altra 
tutto il conquiftato , durante la guerra •' 
A quefta propofizione tutti fi oppofero , 
dicendo che non fi lufingafle di trattare 
fu quefto piano ; che fua Altezza era 
fiata aireftremo irritata contro li Ve-' 
neziani , a motivo della loro ultima* 
Lega coli T Imperatore; che la pace* 
non poteva farfi , quando la Repubbli-- 
ca non reftituifle alla Porta Malvasìa, 
Napoli di Romania , e generalmente 
tutto xiiò eh' ella pofledeva fulle Cofte 
4eirimperio, da Coftantinopoli fino a 
li 3 Ca- 



502 SroniA Vèneta 

^tCaftel-nuovo';' che qufefta "difpofizioM 

Pij:tro ^^^ neceffaria, per* far cdTare in avvc-% 
Lanpo, nire ogti contrafto' tra li due Stati • 
iKLxxviii. ^i^Q bifognava. oltre ciò rifarci^ • Sua 
Altezza delle fpefe della guerra /A* 
egli non aveva intraprefa / che provo- 
cato COR ingiuHe caratterizzate * ' pKe 
quefta non era in lui cupidigia ; ma 
che , la "fua gloria vi era- intcrdJkta , 
avendo Id Repubblica accordato^ un fu 
xnile rif^rcimerita all' Imperatore ,' Prin- 
dpe meno grande, e meno potente di 
Solimano . ' ' . ^ '' '■ 

isiffcoità , Contarini lioh afpetta va domande si 
Aa mwifg. ^Qfi5j|.jn|j ^ •kifpòfe , òhe cpnie xpn 

«frano di natura di effere trattate vcgU 
fi rith-erébbe; che la Repubblica 'nofi 
voleva fiat la pace a pregiddizior del 
fuo onore ; che al ptìi , non . effèndo 
che femplìce Miniftro del Senato > dof- 
veva rendergli un conto- efatto delle 
pretfenfioni della Porta ^ e che pipava, 
che lì fofpendeffe il maneggio fino a 
die aveffe ricevuto nuovi ordini. I -Mi- 
nìftri, che con lui conferivano , muta* 
rono tuòno ; lo efortarono a concepirte 
tniglibri fperanze > afficutandolo / cht 
Solimano farebbe contenta , put^è gii 
iì accordalTe la minore delle flie diman"» 

de. 



,1 1 B Ro xxxvr, 503 

'^de, ef&hdo tra effi coftume il diman- 
. dare, molto da principio , e cedere poi p^^^^RcT 
.molto .ancora . Xo configliarono di an- Landò , 
.dare in perfona a Venezia. a dimandare ^•^^^"'* 
nuove iftruzioni , facendogli riflettere , 
ch*eflendo foUecito, farebbe di ritorno 
.verfo il tempo ^ in cui Sua Altezza ce- 
lebrare., doveva .il matrimonio di fua 
Figlia, circoftanza , che gU farebbe fta* 
ta niolto £ivx>revole • Contarini rifolfe 
di partire^ e fpedl fubito un Gorriero 
a Venezia per informare il Senato di 
x:iò, ch'era avvenuto, 

:-. I. Veneziani^. che avevano fuppofto )^5.f^^»"^J» 
«che il maneggio incontrafie poca diffi* mediazione • 
colta , furono . molto forprefi , . quando 
iatelero: l'enormi pcetefe della Porta« 
J&fH non potevano né foftenere foli 1^ 
gu^trra contro un nemico sì potente ^ 
uè rifolverii a fare la . pace a condizio- 
ni sì vili^. Mentre erano in quefta in* 
certezza Cefare. Cantelmi , che il JSlc 
di .^rancia fpedlva Ambafciatore a Co- 
fiantinopoli, arrivò a Venezia. Dichia«' 
tò al Collegio , che aveva ordine dal 
J|Rfi filo Padrone dVinterporre cod ielo 
là^fua mediazione, preflb Solimano , per 
procùi^re . alla Repubblica una pace, di 
cui rclla£[e contenta ; e che fé avefTerc; 
ii 4 quaU 



504 Storia Veneta 

^rqualche commiffione da dargli^ egli fi 

Pietro ^'^^^'^^ ^^ piacere di efcguirlaé Si fep- 
Landò, pe nel mcdefimo tempo , che Carlo V. 
D.LXXVIII. ^jjg voleva paffare in Fiandra, per re- 
primere la ribellione, de' Gantefi , di- 
mandava a Francefco L la libertà di 
attraverfafe la Francia, e proponev^gU 
una conferenza, per trattate di affare 
importante. Quefta fu per li Vencwani 
nuova materia di fofpetti : temettero 
le confeguenze di quella conferenza • 
IFlIa lignificava tra quefii due Princi[» 
una intelligenza , che fuppofero fondai 
ta, non fopra un partito prefo di. ce- 
derli la minima parte de' loro diritti^ 
ma fui difegno formato di foddisfarc 
Ja loro ambizione a fpefe degli altri 
piccoli Stati. Sapevano, che l'Impera^ 
tore era maliffimo contento del maneg- 

S|io introdotto con la Porta fenza il 
uo affenfo, ed avevano motivo. di tfr- 
mere , che quefto Principe trattando 
col Re di Francia non prendeiTe njifu- 
re tali da farli pentire di quefta infe- 
deltà . 
£' accettato • Il Senato guardando le cofe con tal 
vifta , ne inferiva la neceifità dl,Jbn. 
chiudere la pace con la Porta. JBi prò* 
pollo in confeguenza di projfitìlìare della 

bue- 



Li suo .XXXVL 505 
buona volontà di Cefare Cantelmi • Sii 
riflettè, che la mediazione della Fran- Pietro 
eia oflPeriva alli Veneziani un appoggio Landò, 
potentiffimo preflo i Turchi , e che mo* i>'Lxxviii, 
Arando quella confidenza nel Re , egli 
farebbe impegnato a non preftare facil- 
inonte orecchio alll difegni perniciofi 
deir Imperatore contro la Repubblica . 
Altuni Senatori furono di parere di 
fpedire con tutta diligenza un corriero 
a Tommafo Contarini per ordinargli 
di non continuare il fuo viaggio , e di 
affettare , dove trovavafi , le nuove 
iftruzioni , che fi deftinava fargli giun« 
^ere inceflantemente . Molti volevano , 
che fi richiamafTe Tommafo Contarini, 
e che s' incaricaffe del maneggio il Bailo 
Canale, a cui la Porta aveva reftitui- 
fa la libertà. Gli uni e gli, altri face- 
Tano^ nafcere dubb; intomo la buona 
fede di Cefare Cantelmi . „ Quefto 
,') uomo , dicevano , è un Napolitano ^ 
,, bandito dalla fiia patria. Indipenden»- 
5) temente dai difegni della Francia , che 
„ lo impiega , che fono forfè incom* 
^ patibili con li veri interefii della 
„ Repubblica , egli può avere i fuoi^. 
„ diiegpi particolari, ed eflere piii in 
9) cafo ifiimbrogliare , che di facilitai^ 
li S >. l'^fi- 



5o6 Storia Ve m eit a 
„ r.efito del maneggio. F cofa p^ico^ 
Pietro jy lofa fidarfi di un uomo di tal faU 
Landò, 5> to . L'Imperatore porrà, tutto certa* 
D^ucxviiL^^ mente in opera , per impedire la 
„ concluGone di una pace , che noft 
j> gli è favorevole • Rurchè egli . pro^ 
^ métta alla Francia ja reftituziooe.idel 
„ Milanefe , rìceverkda lei ogni tom4 
^ piacenza , Non fi compr^pde , conae 
55 Francefco I.. il quale , al dire del fuot 
j, Ambafciatore ,v non pèrtfa- ad aceomo^ 
„, darfi con. Carlo V. che. per fare alli 
9*5 Turchi, una guerra comune, offrsBi^b 
55 medefimo tempo la fua > njediazioii^ 
51 per procurare Ja pace de' Véiièziaai 
„ con U Porta ♦. •■ /. . .^ 

Incertezze i Tutte . queftc tifleffionì aumeatapono 
°*^* la incertezza e la perpleffità d?l Setta4 
to 5 di modo che perdevafi il teropot 
in eiatninare, e nulla fi decideva» Can^ 
telmi partì per Coftantinopoli fenza» 
avere ricevuta veruna commiflione.-dal. 
Sellato ; e Tommafo Contarini arrivò ^ 
perchè la - propofizione di fermarlo pe^ 
via non era ftata ?feguita . P«r ^ ac-- 
crefcere la . irrifolutezza del Senato^ iJ* 
Marchefe del Vafto fi portò a ' ¥#i4e,.^ 
zia li 8. Decembre per ordinij'" dell*, 
Imperatore^' ed il^ Marcfcialla ^ An^u 
*. . ne* 



^hiÈto XXXVL 507 

lietatlt per ordine del Re^ Ebbero la^ 
prima udienza nella Sala del Maggior p^^.^^^ 
Coiifiglio i dovè tutto terminò in com- Landò, 
plimetìtì reciproci . In una udienza fé- i>-lxxviu- 
creta in Collegio , il Marchefe del Va- 
ftò efpofcj che il fuo Padrone era con-» 
Venuto di abbòccarfi in Francia col 
Re Criftianiffima; che dì là paffereb- 
bè in Fiatìdra j dove conferir doveva 
col Re de' Romani fuo Fratello , e la 
Goverfìatricè de' Pàefi Baffi 5 fua Sorelw 
iaj che ìa quelle dìverft conferenze fa^ 
tjebbe trattato delle cofe concernenti il 
bctó di tutta la Criftianità ìé! V interef- 
fè particolare della Repubblica ; che 
tfatterebbefi principalmente di ima Les- 
ga generale cohttó i Turchi , e che in 
quefta fuppofizione l' Imperatore defide»* 
rava fa pere ciò che fperar poteffe dal 
àielo del Senato i Quefta propofirionè 
«ra uri nuovo artifizio di Carlo V. pef 
|k)rre ofl:acolof all' accomodamento de* 
Veneziani co'Tui^chi, e per continuare 
d tenerli ftrctti nella fua rete . Fran* 
etico I. s* erai lafciatò vincere da que- 
fto maneggio^ e giudicando mal à prou 
jy^o del carattere del fuo rivale dal 
motupròprio, aveva pt^ftata una cieca 
fede alle belk parole, che^ quella Prini 
1 i 6 cipe 



3o8 Srófef A V:tnÉr'k 

^cipe ingannatore avevaglì fatte; di ftio- 

Pietro^ do che il Marefciallo di Annebaut fpie- 
Lando j g^ 3Ì Collegio il motivo della fua mif- 
2>.ixxYiii. fionc nel medefimo fenfo che il Mar- 
chefe del Vafto, • • 

Sua rirpofla Egli aveva a fare con un Senato affai 
fdatori°deU' penetrante 9 perchè i' aftuzia dell' uno 
J"ÌS'rJ? ^ la credulità dell' altro gli faceflèro il- 
lufione . Rifpofe ad effi ^ che la loro 
miifione era ftata graditiffima alla Re- 
pubblica i cV erano pregati a tcAìfe 
care aMoro Princìpi quanto li Venezia^ 
ni fofTero riconofcenti di quefto contra- 
fegno di ftima e di confidenza Ài ctd 
li onoravano ; che intendevano con fom- 
mo piacere, che foffe riftabilita la unio^ 
ne tra T Imperio e là Francia , cofà 
che doveva riuicire vantaggiofiffima pee 
il bene generale della CrìAtafìit^ che 
in quanto al dichiarare le loto inten*^ 
xioni nella congiuntutaprefente,i Ve* 
neziani credevano averla baftantemea* 
te manifeftata colla loro condotta fino 
a quel tempo; che per tre anni confe^ 
ctttivi avevano foftenuto coraggiofamen- 
te il pefo della guerra cotitro i Tuf^ 
chi • che potevafi da ciò giudicare^del^ 
le loro difpofiziom ; che. riflettcWiro io» 
lafliente , che le forze de' Twfcin fona 

pron* 



ti BEO XXXVi 50^ 
fronte, e che fc quelle, che volevano ^ 
opprfi , non foffero unite prima del pigliò 
mck dì Marzo, gli Stati della Criftia- Landò» 
Ulta correvano gran rifchio ; che il Se- '>*iJ"^^*"* 
nato pregava l'Imperatore ed il Re a 
farvi attenzione, e prevenire il perico- 
lo, apportandovi.! rimedj neceffarj. Li 
^ue Àmbafciatori furono licenziati con 
quefta rifpofta 4 

Il loro arrivo in Venezia aveva data 
grande ombra al Papa , che era di già 
molto inquieto per avere V Imperatore 
ed il Re progettata una conferenza , fen- 
za comunicargliene il foggetto • Il Scìì 
nato prefe la cura di calmare i timo* 
ri di Paolo III. aflicurandolo , che 
qualunque cofa potefle avvenire j la Re«i 
pubblica remerebbe unita alla Santa Se* 
de. L'Imperatore per fua parte glifpe* 
dì un Ambafciatore per quietarlo 5 e4 
impegnò il Re a dare il medefimo fag« 
gio di buona fede, di modo che rifol« 
fé di mandare in Francia il Cardinal 
Farnefe Tuo Nipote per afliftere al Con« 
grefTo in qualità di Legato della Santa 
Sede. I Veneziani vi mandarono due 
Ambafciatori , Antonio Cappello , e Viii-« 
cenzo Grimani, con ordine di atteftaro 
^11' Imperatore ed al Re > che la Re^ 

pub* 



^^^^ jbblica applaudiva. alle fu0 buomt ini 

PjETRd tcniiooi; e rche fé avcwà prima fpi^tÀ 

LàNDOj un. Ambafciatore a . Coftantiiiopoli ^ w 

<^WvuL era ftatp ;^g>rzat4 pet. la impoflìbiliià di 

reHftere foU d tutta là Potenza Otto^ 

mana^# _:,.*-: r'- '. .,/■■ : ::•. ■•■ - .^ 

continua. P^cHi gìorpi . dopo: fi riccycttcco Jet-* 

ù °"o*** e?*' ^^"^ ^^^ Bailo nCinaìe ^ . 'éKe avvITa vanoi^ 

Turchi. ^e Ti preparayanq in CoftaotinD^li ha 

felle .per la <^ebrazioM delmatPimcN 

nip .della Sultana iìglU . di .Solbs^na^ 

t ch9 tutti .i . Mini (ki della: Porta defi» 

deravana ^ cke la (RepuÌ>blicst : pro&tafle 

deir occafìone per fpedirvi un AmbcM 

iciatore incaricato '.dt conchiudere la|>a« 

ce. Non fi efitò^ più:, 'e quefìa .cotom 

miffiòne fu data a Lodovico . Baddìar # 

Gli fi ordinò di ripigliare ilr mah^gia 

di Tommafa Contarini f di follcotare 

|rrima per una tregaa generale :con tnU 

ti gli Stati Criftiani , e.nóri ,|»tcnda 

ottenerla, di conchiydere la pace. psuti« 

^lare con Ji Veneziani ^. .mediante k 

teftituzione fcambievole di ciò, cfa'.eii 

ftatot invafo ne^, tempo della guerra. .Gli 

fi diede facoltà di offerire fino alla fooi#. 

ma di trecento. jnille ducati pel ri&rcifi 

mento delle :fpefei (Iella guerra jì/ pretefa 

4aUi Turigli. U::$enato; opfliKed^ iltra 



jx)ter« ' a quefto ^ Ambàfclàtote J' ma il| 

Gonfiglio de' Dieci con Knà ift^tìzlóne p~^ 
fcccetà . gli permife di cedere Màlvaiàà Landò ^:. 
e Napoli. di Romania , attèfochè quel ^^^^'"^^^ 
fte dueuPiazze concentt-ate nella Mofèa 
non potevano che difficilmente riceve* 
rt ifoccorfo ^ perchè ; erano ^h cphlìinuo 
efpoftfriaglfiofùlti de* Turchi ^;*dalK qtià^ 
li farebbero ftate prefe fé non fofle fo* 
prav venuta ]a tregua ; e perchè fé neh 
}a prefente fituazione quefto Tàcrìfiziò 
procurava una pace folida e durevc^e^ 
doveva effere confiderato come pficcoli 

• Al principio dall'anno fejguente €}ar-*— Sy 
la y. attraverigò la Francia, e fìpprtóAn. 1540» 
a Parigi , dove Francefco L gli fett nnf cario v. 
accogliènza diftinta/ Tutta F Europa vi-'u rm/u. 
de con: iftupore. la confidenza dei primor, 
e la gcneròfità 4b1 fecondo * Carlo V^ 
jEonoCceva il fuo rivaléy e non correva 
alcua rifchio néir efiere nelle di lui mi- 
ni, avendo la fila parola per^falvaguar^^ 
dia. Voleva, che !a fiia riilnione appat- 
wnte avelie tutta la pubblicità neceflii- 
tisL per. intimidire Solimano , è ^orré- 
un freno alle fue animofità* Tranceico P/ • 

fcmpre; pronto , ad onta di tante efpel 
rienze coniarle , a fcredere fincere le oft 

ferte 



512 Stoeìa Ve^e^a 
»ftrte di rìcfSiftiliazioQe del foo netoiieo| 
Pij^^o "COSÒ per punto d'onore i configli del«* 
LiLinx), K più accorti fiioi Cortigiani, die vo« 
^"^^^lerano, dfegli fi afficurafle deirirope^ 
ratore j avendolo in fua dirpòfizfòne. 
Pochi Prìncipi avrel>bero refiftitò ad una 
t cntagiope à delicata. Egli credè, che 
fefle fba gloria non "vìoli^ r^oitalirib 
promèfla al Tuo nemico; e fperb, che 
trattandolo generofamente , lo impegne^ 
rèhhe k mantenere inviolabilmente le 
foé promeflé, di cui la prindpale era 
la reftitiuuone del Milanefe. Ma C^r« 
Io V. non sì tofto fa fordto dalla Ftsttkè 
eia , che fi boriò della fchietteii^ del 
Re , e nulla mantenne £ ciò die- àv^ 
Va- promeflb. . . : ■ ■» 

"^S^M * liodovico Badoer arrivò in Coftantì* 
co» Torelli. xiopoli lì 15. Aprile, ed entrò ìà con* 
fèrenza con li Miniftri della Porta . Effi 
fi moftrarono fui princìpio difiìcilì$mi , 
non che foflfero contrarj alla pace, che 
anzi la fama della tregua dell' Impe« 
ratore e del Re faceva che la defiderat 
fero con pih ardore ; ma perchè eflen' 
do informati delle irruzioni fecrete di 
« quello Ambafciatore , fi credettero in 

cafo di ottenere dalli Veneziani i mag- 
giori vantaggi • Gli di^iandarono oltre 

Mal* 



tt^KO XXXVU $ti 

Malvasìa e Napoli di Romatila, tutte le 

Ifole deir Arcipelago , eh* erano poffe- Pietro 
dute dalla Repubblica. Badoerfpaventa- Landò, 
to di quelle propofizioni fofpefe il ma- '^•""'^"^« 
neggio per qualche giorno . £gli non 
fapeya a che rifolverfi , poiché le fue 
irruzioni lo fo^lecifayano a cpnchiude- 
re . BgU' temeva dalP alW parte , ^ che 
una tròppa premura non producefle pre£- 
fo i Turchi dimande ancora piti gran« 
di ^ Barbarofla , che vide il fuo ioaba* 
razzo ) lo configliò a ripigliare il raa< 
neggio, e difputare il terreno alla me- 
glio. Égli feguì quefto configlio,, e )a 
pace fi fece mediante la ceiffione delle 
due Città di Morea , e la fomma di 
trecento mille ducati pagabili in tre an« 
ni per le fpefe della guerra . Le anti- 
che capitolazioni furono, rinnovate , e r 
vi fi aggiunfero molti articoli per affi* 
curare pienamente .la libertà del com« 
mercio e della navigazione nelli rifpet* 
tivi Porti. 

Fine del Libro XXXVI. e del 
■'e . . 

Tomo JNowo.. 



TA- 



T "A V O L A 



De 



fOria ( TìUfpino ) batrt gP Imperiali In ma- 
re. jo5 
Dona (^Andrea) paflà al fervlgio dell' Imperato- 
re . ^10. Ottiene la fnprema autori^ in Ge- 
rnova. ' . . ^iy 

\--£' ;• •.'.-■ 

X^NikoVIIL Re d' Inghilterra favòrifce la unio- 
ne de^ Veneziani con la Francia. jq 



A Erdinando Re di Spagna; fua politica nelP av- 
venimento al Regno di Erancefco I. zo 

Firenze ( la Città di ) fottomefla alli Medi* 
ci . 

Francefco I* fi dichiara per li Veneziani . 8. Si 

Sropone di riparare T ignominia della rotta di 
lovara . p. Si batte come femplice foldato nel- 
la battaglia di Marignano. ^4. Guadagna la 
battaglia . 77. Jlifponde favorevolmente agli 
Ambafciatori Veneziani. 40. Si lafcia gua^- 
gnare da Leone X. 54; Ritorna' in Francia . 
55. Differenza del fuo carattere con quello di 
Carlo V. 10^. Comincia Je oftilità • 104*- Ar- 
ma contro r Italia, 157. Sottomette il Mila- 
nefe. 177. E^ fatto prigioniero alla battaglia 
di Pavia, ipp. Tratta per il fuo rifcatto . 219 
Fa pace con l'Imperatore. ^5 6. Sua armata s* 
impadronifce degli Stati del Duca di Savoja . 40^ 
Francefi (//) penetrano in Italia. 22. Farfho un 
trattato con gli Svizzeri, ivi. Pofizióne della 
• loro armata nella pianuia di Marignano . 27^ 



DELLE MATERIE, 



V^ Atltf V. Re di Spagna eletta ìmperitore . ^6 
Sua gran potenza fa nafcere grandi maneggi 
tra li Principi Crifliani e ^ temere la guer* 
ra . pp. Sua condotta artifiziola per difunire i 
Veneziani dalla Francia . 102. Oppofizione del 
fuo carattere con quello 4ì Fiaxiicefco I. 10^ 
Dimanda il paffaggio alli Veneziani per en- 
trare in Italia . no. Li tenta inutilmente • 
124. Sua falfa moderazione nella prefa di Fran- 
cesco L^ 205. Suoi artifizi* 22^. Suoi raggiri 
contro il Papa, 241. Sua finta afflizione per 
la prigionia del Papa; 272. Arriva in Italia 
con una flotta. jg4. Va a Bologna . ^^S. E' 
coronato in quella Città # ;?47. Suo imbarazzo 
V con li Proteftanti . ^5j. Vuole impegnare i 
. Veneziani in una lega contro i Turchi .569 
Conferifce col Papa m Bologna . ^71. Tenta 
una Spedizione in Africa . gp4« Efìto che tC 
ebbe. 297. Entra in Provenza con un'armata. 
404. N' è fcacciato . 405 

Clemente VII. Papa e ingannato dalP Imperato- 
re . 207, Conofce la fua mala fede . 214. Si 
collega con li Veneziani . 21 j. Sue irrefoliizio- 
ni . 222. Sottofcrive una tregua con V Impe* 
latore. 242. Acciecamento di qnefìo Pcmtefi- 
ce. 262. £^ bloccato in CaHel S. Angiolo • 270 
Tratta con gì' Imperiali . 277. Fa la pace con 
r Imperatore . 2p2. Sua morte . ^86. Suo Ca- 
rattere . ^ 587 
■Colonna ( Proftero ) fua morte ed elogio . 167 
Confederati ( // ) ( nella lega dell'Imperatore e 
del Papa contro la Francia ) penetrano nel Mi^ 
lanefe. 125, Sorprendono Milano. 127.. Pren- 
dono Cremona. ^4^ 

Do- 



la Pranria. 50* Tenta un trattato con Franeéi 

Xco 1. fi. Ha uhà conferenza con lui io Bolo» 

. :gna. 5j. Gli manca di parola. 6;. Fa una le- 

Sa con 1' Imperatore ^per fcaccJiare i Francefi 
al Milanefe. 11^. Si difgufla con efII * 114 
E^ irritato per non effere riufcito contro Par^ 
tua,, 124. Sua morte * iip. Suo carattere , fue 
principali azioni . hi. Sua morte pemiciofa allt 
Cònfeatìrati . » ija 

Lega (/a) degli Svizzeri col Papa , l'Imperato* 
rè, ed il Re di Spagna. 1^ 

tjtga di Cambrai , rifultato di quefla lega per 
li Veneziani . 82. Progetto di lega contro i 
Turchi, pò. Lega del Papa, e de' Veneziani con 
r Imperatore • 227. Lega degli Stsitì d' Ita* 
-lia. . ^ ^ ' ^ ' ^jd 

Lodovico , Re di Ungheria., fua inquietudine per 
-la irruzione de' Turchi ne'fuoi Stati; laf 

Loredano (Leonardo) Doge di Venezia, fua mor- 
te, no 

XVjLArignano {batiagUa di ) 51. Q>me fa furio-* 

fo il combattimelo. 54. RipigUafi nel giorno 

-ièguente. ■ ^$ 

Milano (// CtìfleUo di) refo agi' Imperiali ^^ 238 

Maffimiliano ( P Imperatore ) lue cabale contro li 
Veneziani. r8. Entra in Lombardia. $8t Suoi 
progreffi nel Milanefe^ 5p. E' fermato» fotto 
Milancf. 60. Ritonna in Germania, ^i. Fa 
pace con Francefco I. 77. Sua morte. ^i 

Medici ( Qatertna d^).f\xo matrimonio con En- 
rico Duca d' Orleans > fecondogenito di Fnn- 
«ia. . -jSa 

ApoH, coflanza del fuo Governo.- ^ 

Na- 



N;