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Full text of "Storia delle arti del disegno presso gli antichi"




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http://www.archive.org/details/storiadelleartid02winc 



STORIA 

DELLE 

ARTI DEL DISEGNO^ 



rn^/r 



-JTront: U^Tm: Vj. 




^^.X^^^^.,^.,^,,,. ^,,^,,„ .Jl/^.„^, ^/ J^^ 



-Z?^zi''^ ■rci^A' JJom^ yV'ì'd- 



STORIA 

DELLE 

ARTI DEL DISEGNO 

PRESSO GLI ANTICHI 

D I 

GIOVANNI WINKELMANN 

Tradotta dal Tedefco 

E IN QUESTA EDIZIONE CORRETTA E AUMENTATA 
D A L L' A B A T E 

CARLO FÉ A 

GIURECONSULTO 

TOMO SECONDO . 




*-^^/Cft 



IN ROMA 

DALLA STAMPERIA PAGLIARINI 
M D C C L X X X I IL 

€QS LI C tX ZA DL'sVtSKlOIil, 



Cum in omni genere , tum in hoc ìpfo , magna quce- 
dam efl vis , incredibiiifque naturce . Omnes enim 
tacito quodam fenfu , Jine ulla arte , uut ratione , 
quc2 fint in artibus , ac rationibus rccla , ac prava 
dijudicant , 

Cicero De Orat. lib. ili. cap. jo. n. Jp^. 



U..LOLLIVÌ. ALCAMfeMES 
deC ET.Ì>\>VWrVfR 




STORIA 

DELLE ARTI DEL DISEGNO PRESSO GLI ANTICHI, 



LIBRO SETTIMO. 

Meccanifmo della Scultura preiTo i Greci , 
e loro Piccura . 



Capo 



I. 



Mantern csn cui i greci artijìi lavorarono - Modelli in creta . . . 
t lavori in gefso — Piccoli intagli rilevati in avorio , in argento , 
* in bronzo ~ Lavoro delle Jìatue in marmo . . . abbozzo . . . e ul- 
tima mano — Sculture in marmo nero . . . in alabajìro . . . in ha" 
[alte . . . e in porfido ~ Baffi-rilievi — Figure rejìaurate — Gem- 
me .. , maniera d' inciderle . . , notizia delle pu pegevoli . . . si 
incift . . . che in rilievo . 

Abbiamo ne' Libri antecedenti efamlnata , a così dire , la 
teoria delle Arti del Difegno prefTo i Greci ; e in quefto ne 
confidereremo la pratica , cioè il meccanifmo con cui eflì 

lavo- 



6 Meccanismo della Scultura 

lavoravano . Della fcultiira parleremo principalmente , e da- 
LiB.vii. j^j^Q pofcia un'idea della loro pittura. 
Maniera con J^- !• Prendendo il nome di fcultura in un fenfo efte- 
tifti'iavoMrol ^"^ » Comprendiamo in efTo anche il modellare, l'incidere, 
^°' e'I fondere (i) . Si modellò la creta e'I gefTo , s'intagliò 

l'avorio e '1 legno , fi fcolpirono i faflì di varie qualità , 
s'inci'ero le gemme, e fi fiifero i metalli. Di quelli parle- 
remo nel Capo Tegnente . Nulla fi dirà de' lavori in legno , 
perchè nelTun' opera di jquefta materia s' è fino a noi con- 
fervata (a) . 
Modelli in rc 2. Comincerò dalla creta , che naturalmente dev'ef- 
fere fiata la prima materia adoperata dagli artifli (b) , e , uni- 
tamente al geflb , dev'avere fervico per modellare , come 
ferve anche oggidì (e) . Che fi modellafTe collo ftecco lo 
dimoflra il baffo-rilievo in marmo d'Alcamene , con efib in 
mano , efiflente nella villa Albani , del quale noi diamo la 
figura a principio di quello Libro (d) . Gli artifli però fer- 
vianfi anche delle dita , e particolarmente delle ugne per 
lavorare con maggior dilicatezza alcune parti più fine . A 
quefl' ufo fi riferifce un detto del famofo Policleto , fecon- 
do cui la parte più difficile dell'efecuzione era quando la 
creta attaccavafi alle ugne , o fra l'ugna e la carne intro- 
mettevafi ; "Otuv ìv vvuxt à TniXàg yévnnxi (4). Quelle parole 

non 

.(^ly Li /cultura nel fcnfo fuo rigorofo e B3Xto\\ AJm'ir. Antiq. Ro-nan^Tab. ff/. , dal 

fìrctco fi rifciifce ai lavori in mirmo , chia- Moncfaucon Antiquit. Exp[. Tom. I. par. il. 

laan ioii plaflicLi l'arte di lar le figure di ter- pag. 24.., e ultiinanente da Foggini Mufeo 

xa , ftatuaria l'arte di gettarle in bronzo , e Caphol. Tom. li^. Tav. 2 f. pa;i.i ig. Si vede 

intaglio l'arte di farle in legno . Aveauo tai anche in una germia preiTo il Galeotti Gem- 

nomi anclie gli anticlii , co:«e (i vede prelFo ms. antiq. liu. iic. Tab. j. n. i. , e prellb 

Vimìo lib.;^. cap.y. Jicì.i 6. , e l.^y. cap.i 2. alrri . 

(a) Ma però fé ne è parlato nel Tono I. {a) Plutarch. Sympof. Uh. 2. probi. _j. oper. 
pag- 2f. e feg^. Tom. il. pag.6^6. C. [ Plutarco riporta lo 

(b) Vedi Tomo I. pag.20. efegg. fteifo detto De profeSu in virtat. fent. ia fi- 
le) Scrive Plinio /. ^j. e. r2.re^- 44- , che "^ y vag.SS. princ. : Policlen dicìum^, qui 

dopo Lififtrato non fi lavorava Itatua, o fimu- d'fficillimum opus traSare eos pronunciarti^, 

lacro, che non fé ne facelfe il modello in creta. '7^""J^-f al unguem lutum pervenent . tu «jr 

(d) Prometeo fi vede pure collo ftccco in «j« «'kx* • »»xÒ5 «^óiiiTai . Non pare che 

mano , e la figura fuUe ginocchia in un baf- voglia dire altro in a nendue i luoghi , fé non 

fo-iilievo dtl Mufeo Capitolino riportato dal che la parte più difficile era appunto quanda 



PRESSO I Greci, e loro Pittura. 7 

non fono fiate finora ben intefe dagl'interpreti, eFrancefco = 
Glunio {a) che traduce : cnm ed nngiiem exigitur liitum , non 
ne rende il vero fenfi) . Il verbo òfvxiT,iiP > o ì^ofvxt^nv di- 
nota qiiì quegli ultimi tocchi che lo fcultore dava coU'ugna 
al fijo modello ; e quefio chiamavafi xlvpa^oi; . All'ufo di 
finire il modello coU'ugna fi rapporta pure l' efpreflìone 
Oraziana ; 

ad unmem 

FaHiis homo (h) 

Perfe^iim decies von cajìigavit ad tmgnem (e) ; 
come all'ufo di adoperare principalmente il pollice nel far 
fioure di cera fi riferifcono chiaramente le parole di Gio- 
venale : 

Exigitt ut mores temros ceti follice dticat , 

%Jt fi qiiis cera •vultum facìt {d) 

jf. 3. Un chiaro fcrittore, il conte di Caylus , leggendo 
in Diodoro {e) che gli artifi:i egiziani aveano lavorato fe- 
condo un' efatta norma , laddove i greci determinavano a 
occhio le neceflarie proporzioni , s' è argomentato di quindi 
conchiudere , che quefii non fi valefi^ero punto di modello 
pe' loro lavori (a) . Ma è facii cofa il dimofirargli l'oppo- 
fio , non folo co' modelli in creta anche tuttora efiftenti di 
ftatue , de' quali parlammo nel Libro I. Capo il. ; ma ezian-- 
dio con una gemma del mufeo Stofchiano (/) , ove rappre- 

fen- 

altro non rimaneva a fare , che <?ar gli ulti- a fare anche le eftremità , e le ugnc delta 
mi ritocchi coU'ugna ai modelli di creta ; fgura • . . . 
fcnza cercare fé quella s'intromettefTc all'u- (a) Caral. Piéior. inPolicl. p. i 6S. [Gia- 
nna e al dito : il che più facilmente poteva nio fcguita la traduzione di Silandro , e de- 
liicccdcre nel maneggiare la creta per fare il gli altri . 
modello, anziché nel ritoccarlo quando era (b) lib.i. ferm.6, vtrj. ^z. 
già quafi finito.Peraltro ficcome oggidì comu- (e) T)e arte poet. verf. 2^4. 
ncmente ror fi adopra l'ugna a tal effetto, pò- (if) Sat.j. rerf. 2^7. Conf. Rutgcrf. Var. 
irebbe darli anche altra fpicgazionc al paf- luì. Uh. i .cap. z.pag.i. 
fo di Plutarco , più conforme a qualche ira- (f) Uh. i. circa fin. 
niera di dire , o a qualche altra ufanza degli (a) Vedi Tomo ì.pcg. 1 20. efeg. 
antichi artifti , che noi non conofciamo : Co- (/) Defiript. des pierr. grav. au Cab. de 
me , per efempio , clic il modello è vicino al- Sto[ch , ci. ^, feB. i. n. 6. pag. jrf. 
la fua perfezione , quando l'artifta è giunto 



LIB. VII. 
GAP. I.' 



LIB. VII. 



8 Meccanismo deila Scultura 

fentafi Prometeo che prende le mifure della Aia fiatua col 

filo a piombo , come vedefì nella figura che noi daremo in 

CAP» I. . . 

apprelTo . I pittori devon avere la mifura negli occhi ; ma 
gli fcultori hanno in ogni tempo dovuto adoperare la fqua- 
dra ed il circolo , anche per modellare , eflendo quello la- 
voro una preparazione alla fcultura. 
...e lavori in ^. 4. Formavanfi anticamente di gelTo , oltre i model- 
li (a) , le immagini delle divinità pei poveri (a) ; e fiarfe di 
tal materia pur furono le figure de' più celebri uomini , che 
Varrone Ipediva da Roma in altri paefi (i) . 

jf. ^. Sono pervenuti fino a noi alcuni degli antichi baf- 
fi-rilievi in geffò , e de' bellifiìmi fé ne fono ritrovati nelle 
volte di due camere , e d'un bagno preflo Baja non lungi da 
Napoli (b) . Ometto i bei baffi-rilievi ne'fepolcrì di Poz- 
zuolo , poiché non fono di gefib , ma di calcina e pozzo- 
lana . Quefti lavori quanto più fono baffi , tanto più dili- 
cati apparifcono e belli ; oflervafi però che dar volendo gli 
artifti a que' lavori di molto baffi>-rilievo diverfe e varie de- 
gradazioni , fognavano con un più profondo contorno ciò 
che fui fondo piano dovea comparir rilevato . Pertanto deve 

con- 

(a) Di geflb fi facevano anche le forme più colori, Plinio liB. ^f. cap. z.fcB. 2. , da 

per copiare le ftatue fin dai tempi anteriori cui abbiamo quello racconto , parla d'imma- 

a Liiiftrato , PVm. Hi. ^ f. cap. 1 2. fe^. 4.4. gini d'uomini , clic chiuderà poteano , e che 

(cz) Prudent. Apoth. verf.y26. \ Prudenzio erano inferite ne' codici delle opere loro . Da. 

parla di Giuliano l'apoflata , il quale foleva quell' efpredlone pliniana ìnfenis vo/umini- 

mettere il capo fotto una ftatua d'Apollo in bus . . . aliquo modo imagintbus fi può argo- 

gclTo per venerazione : mcntarc che tali copie fodero con leggiera 

Quin & ApoLlineo frontem fubmittere gy- tmta cfeguice . [ Mi pare che Plinio dica , 

pso . che Varrone inferiva nelle fuc opere i ritratti 

Degl'idoli di gertb ne parla anche Arnobio degli uomini illuftri.che lodava , o de' quali 

.Adv. Gent. Ili. 6. p. 20 i. Giovenale Sat. 2. parlava , non già nelle opere di effi . Marcus 

verf.4.. fa menzione delie molte figure del fi- Varrò beaignijjtmo invento y infertis volumi- 

lolofo Crilippo , che in gelfo li facevano; nam fuorum fecunditati , non nominibus tan- 

J'aufania lib.g. cap. ^2. pag.jyj. nomina una cum feptiagentorum illuftrium , fed & aliquo 

ftatua di Bacco di tal materia , e dipinta ; e modo imaginibus : non pajfus intercidere _ fi- 

Tiinio lib.^S. cap. 2 j. feci. fg. fcrive , che (è garas , aut vetujiatem ivi cantra homjnei 

* ne facevano figurine , e balTi-rilievi per ado-r- valere , inventar muneris etiam Diis /hv/- 

nare i palazzi . diofi , quando immortalitatem non Jolum de- 

(i) I ritratti degli uomini illuftri pel mon- dit , verum etiam in omnes ter^as mifit , ut 

do fpediti da M. Varrone , fino al numero di préifcntes effe ubique , & claudi pof[ent . 

fcttecento ,_ non dovettero elfer fatti in gef- (b)_ Quefti , e quell'altro apprello del tcm- 

fo , ma difegnati fuUa pergamena con uno o pio d' Ifidc fono di ftucco , 



Lia. Vii. 

CAP.I. 



PRi-sso I Greci , e loro Pittura . 9 

confìderarfi come una rarità il bafTo-riJievo in gelTo d' una 
<:appelletta nel cortile , detto r«pj,2o\o$ (n) , del tempio 
ù'ifide a Pompeja , rapprefentante Andromeda con Perfeo -, 
in cui la mano dell'eroe, che tiene la tefta di Medufa , fu 
tatta interamente (taccata dal muro : efìa è caduta , ma fi 
•vede il luogo dove fporgeva, e v'è tuttora il ferro necef- 
fario per foflenerla (a) . 

(f. 6. Si lavorò anticamente pur molto in avorio (b) ; e Ticcoii ìnti- 

• ^ -, ■ rr • • I . I- g'i rilevati in 

tutto ciò che in elio , o m argento , o m bronzo intaglia- .avorio . 
vafi , venia detto toreutìce (e) ; intorno alla qual voce mal 
s'appongono sì i moderni che gli antichi interpreti , dan- 
dole il lignificato di un lavoro fatto al torno . Le parole 
■7t>p»i»r/x» > rcfiuiia , toreuina {b) , nptvns , e TrpsoTO? iilate ove 
fi tratta de' mentovati lavori , e degli artefici che vi fi oc- 
cupavano , non derivano già da w'pvoj ( torno , noto Ilro- 
mento- de' tornitori ) , a cui non fi può riferire nefluno dei 
palli addotti da Enrico Stefano , come offervò egli medefi- 
mo ; ma hanno la loro radice nel vocabolo ròpog , che fi- 
^nifica chiaro , e propriamente fi ufa come epiteto d'una 
Tom. II. B voce 



(jà) Pauf. Ub. 2. eap. zy.pag. 172. , e. 2^. 
fag. i7g. Un. /. , cap. ^2. pag.iSC. /in. zi., 
cap.34.pag.ig^. Jin.ty. 

(a) Qui II può aggiugnere , che gli anti- 
chi lavoravano anche di Imalro , facendone 
de' baffi-rilievi , tette , e figure co' fuoi colori 
in tutte le parti Cmili a' naturali , come of- 
ferva il Buonarruoti Ojfervj-^. iflor. fopra ale. 
medagl. prefa^. pag. XV^ll. con una tcfta di 
Fauno , e un altra d'un Sileno , cpag. XX. 

(b) Vcd. Tom. I. pag. 27. e fegg. 

(e) ridia, al dire di Plinio iib. ^4. cap. S. 
feci. ig. §. /.fu il primo che fece di tali lavo- 
ri con buon fuccellò , e poi vi riufci a peife- 
zione Policleto , %. 2. : Primus ( Phidias ) 
artem toreucicen aperuijfe , atque demonfiraf- 
fe merito judicatur . y 2. : Judìcacur ( Poli- 
cletus ) toreuticen Jìc erudijfe , ut t'hidias de- 
monflraffe , Cosi credo , che polla fpiegarfi 
<HXii\\' aperuijfe , atque d£mon^raJfe : Vuol dire 
Plinio , che Fidia aveva introdoito l'ufo più 
frequente di quei lavori ( come pare che 
polfa arguirti dai tanti arridi , che probabil- 
mente tutti videro dopo di lui , e vi il refero 



celebri , per atteftato dello ftcffb /. ^^. e. r 2, 
feci. } s- ■> ^^^- 3-t- cap. i. feci. 1 g. S- 2f. ) , ne 
aveva facilitata l'arte , e vi fi era refe tamofo 
per gli ornainenti fatti al Giove oliiiipico> 
come Icrive lo fteffo nel//ó.f5. cap. f. feci. 4. 
§. 4.. Né fo accordarmi al iìgnor Falconet , 
che nelle fue Notes far trois livr. de Plirie 
tane. liv. ^4.. chap. 8. pug. So. Si. (Euvr. 
Tom. ni. fa dire a qucfto fcrittore , che Fidi* 
il primo abbia fcoperto , e infegiwto lartc di 
far bafll-rilicvi in metalli , per poi convincerlo 
di errore coU'autorita di Anacrconte , che 
vitTe quafi cent'anni prima di Fidia , e ne 
parla nelle fuc Odi 17. 18. e ji. ; coIl'efeiTi- 
pio dell'arca di Cipfelo defcritta da Paufania 
iiii.4.. cap. 17. pag. 41 g. , efegg. ; e degli altri 
fatti da Baiticfe , di cui parla quefto medcfimo 
autore lib.^. cap.i 8. pag.2yj. , non dicendo 
per altro l'età , in cui viveiie . Il noP.ro Au- 
tore , che nella prima edizione di quefta Ik)- 
ria era caduto nello {\cflo errore , clie in que- 
lla feconda rimprovera agli altri , avca prifo 
per lavori fatti al tomo qucfti di Fidia . 
(A) Virg. Cui. verf 66. 



IO Meccanismo della. Scultura 

!■ voce chiara e ben diftinta (a) . Sembra pertanto che la pa- 

LiB.vji. j-q]^ TvfiVTix.» fia fiata ufata per indicare un lavoro a rilie- 
^^' ' vo , difl'erente dal Javoro incavato delle gemme , che di- 
ceafi ài ay'ht}(^ov ; onde Tc'pew^Mat li chiamava propriamente un 
intaglio a figure rilevate , e perciò ben difcernibili e chia- 
re , nel qual fenfo ha qualche analogia col fignificato della 
voce Tc'pos (*) . E poiché queft'arte occupavafi principalmen- 
te in piccole cofe , e minuti fregi , perciò Plutarco , par- 
lando d'AlelTandro , terzo figlio di Perfeo ultimo re de' Ma- 
cedoni {ci) , il quale per tai lavori erafi fatto celebre in 
Roma , unì la voce m^ivup con M^rov^yùr , cioè lavorare 
in cofe minute . 

jf. 7. Alcone di Mila in Sicilia doverebbe riputarli il 
primo artifta di quefta maniera , fé potefllmo prelìiar fede 
ad Ovidio (b) , il quale lo fa anteriore alla guerra di Troja, 
ove rammentando i doni fatti da Anio re di Delo ad Enea, 
parla d'una tazza , lavoro di quell'artifta , e annovera colo- 
ro che dianzi aveanla pofTeduta . Ma qui il poeta cade in 
un manifefto anacronifmo ; poiché Mila fu edificata alcuni 
fecoli dopo l'incendio' di Troja, come fi può vedere nella 
Sicilia del Gluverio ; febbene né quelli né i commentatori 
d'Ovidio ne abbiano olTervato l'errore (r) . 
Lavoro delle (f. 8. La fcultura in fafTo fu principalmente efercitata fu 

Itatuc in mar- , _ '^ '^ 

mo... • i marmi (i) , e talora eziandio fu più dure pietre , quali 
fono il bafalte e'I porfido. 

(T. p. La 

(a) Non può pero dirfi , che tutti gì' in- lievi: il traduttore mal a proposto l'intefe 

terpreti , e fcrictori abbiano errato intono al di lavori fatti al torno . 

vero fenfo di quelle parole ; come tra !jli al- (<!) ti .^nil. op. To-n. I. pjg. 27 f. A. 

tri le ha capite, e fpie^i:^ Arduino al eh. (i) Mecant. ìla.i ^. verf. 67 g. 

(ti. ^4.. cap. S. feyl. i q. %. -•. not. ^f. di Pli- (e) Slcil. antiqua , Uh. z. cap. /. pag. jot. 

nio , e Sahnafio EAT^raf. Plln. in Sol. cap.fz. (,) H r,g„or Wiiikelma-in n^Ua prima cdi- 

^*; e- ^'J/- '^■I^S- molto diltufam^nte , xione di quella Storia tratta in un para!?rafo 

(*) Si nlcliiara cosi il vocabolo TOf».'«« particolare dei più belli e più celebri marmi 

ufato da Dione Grifoftomo Orat. ^3. pag. della Grecia ; e non ben (I vede , perchè , vo- 

^37. p. ,^ove parla di tazze intagliate , le lendo e^li mialiirare ed accrefcere 1' Opera 

quali i\iKÌ.i T(»«« xai T9fi<'«c aveano , cioè fua , abbia qui on^lTo tal paragrafo . Di due 

erano circondate di fregi e orna t: di balli-ri- marmi nominiU;neu:e ivi ragiona, àe\ pa- 



PRESSO I Greci , e loro Pittura . ii 

jT. 9. La maggior parte delle flatue fon fatte d'un fol 
pezzo , la qual cola avea pure ordinata Platone (a) nella 
Tua repubblica . Ciò non oflante v'ha delle figure di mar- 
mo , alle quali fin da principio fìi attaccata la tefla lavo- 
rata a parte , come ad evidenza fi vede nelle tefic di Niobe 
e delle fue figlie , in quelle di due belle Palladi della villa 
Albani (a), e delle Cariatidi fcoperte nel 1761. (e) . Talora 

B 2 vi 



LIB. VII. 
CAP.I. 



rio , detto anche x^rf'ivoJ dal monte di qiie- 
fto nome ncU' ifola di Paro , e del venuiico 
fomminiftrato da una cava vicina ad Atene , 
fcopeitavi da Biza di Nallo , che ne tccc le 
tegole al tempio di Giove olimpico nell'olim- 
piade Lxxxvii., Pauflin. //i». j. ci o.f.^gS. 
princ. I Biza non ifcopn la cava, ma iiilamcn- 
tc introdulVe il primo le tegole di marmo 
pcntclico , per coprire il detto tempio ; e lo 
prova Paufania colli due vcrd greci , che fu- 
rono fcolpiri (ulU baie della llauia , clic gli 
fu eretta in Nallo : 

Naxi hic Latoldi fccit foUcrtia By^a , 
Cui primum jtda efi tegula de lapiae . ] 
Maggior ulo di quello che dell' altro fecero 
gli antichi Greci , talché di dieci llatue , nove 
erano di marmo pcntelico , ed ur^a di pavio . 
Id.paJJìm. 11 pcntclico , febbene mcn candi- 
do del marnK) di Carrara , Pìin. //'*. ^6. e. j. 
princ. , era però di palla piti dolce e molle ; 
onde lavora\'ali quali come una cera . Fecero 
gli antichi delle prcgevoliflìme flatue in a- 
mendue quelli marmi . S' inganna dunque 
Ifidoro Orig. Hi. i 6. cap. ;. , dicendo die di 
marmo pario non fi poflon avere che de' pic- 
coli pezzi atti folo a far vali . [ Vedi fopra 
Tom. 1. pjg.i 2 1 . not. A. ] Altri bianchi mar- 
mi avca la Grecia . Tal era l' imc^io cavato 
dal monte Imcto prcfTo Atene , Strabene /. g. 
pag. 6 1 j. princ. Tom. I. , ed il parino che 
rraevafi dall' Elide provincia coniìnante col 
Peloponefo . Il primo allomigliava nel can- 
dore al pentelico , al pario il fecondo , (e 
non che n'era alfai più leggiero , Plin. /. jd. 
cup. 77. feci, 28. : e di qiicfto erano fab- 
bricati i due famofi tcmpj d'Apollo delfico , e 
di Giove olimpico , Herodct. tib. j. cap. 62. 
piig.4.ot. , Pauf. /ib. f. cav.io. pdg.^pS. 
princ. Celebre per la bianchezza era fimil- 
nicnte il inaimo d' Efefo , fcoperto da PolTi- 
doro pallore , a cui perciò gli Efcfini decreta- 
rono divini onori . Bianco pure era il marmo 
tu/io , e'I proconefo ; ma in quello fcorrevano 
alcune vene nericce , V. Salniaf. Exerc. Plin. 
in Solin. cap.jj. Tom. 1. p. 41)^. col. 2. C. : 
come alcune vene gialle nel Jengice , altro 
marmo bianco della Cappadocia , Plin. /. ^6. 



cap. zz.fcB.46. y che prendeva il luftio in 
guifa da fervile di terfiflimo fpccchio, Sueton. 
in Domit. cap. 14. Un candore accollantefi 
all'avorio aveva W coralitico o [angario, Plin. 
lik.^6. cap. S'.Jecì. 14. , e d'un bianco livido 
con macchie languigne erano i marmi di 
Lesbo, e di Ja/fe . Altre fpecic di bianchi mar- 
mi meno celebri palio fotto lilenzio . Sareb- 
be oggidì <]ua(i inipofllbile il diftinguere ne" 
monumenti greci , che ci rimangono , tutte 
le fpecie diverte dei marmi . Oltre i marmi 
bianchi , moltiflimi ne aveano i Greci di varj 
colori e diverlamente macchiati , il cjrifiio , 
ofiìa eubco di color verde mare ; il chio a pili 
colori , ma Ipecialmente venato di nero ; il 
tenario di due Ipccie , una neia , l'altia d'un 
bel verde , che era pure il color del fr^j/Tno ; 
\ì frigio con rotonde macchie di color di por- 
pora ; Valabandico , il lidio , Vonichite , il 
concilile , e più altri che veder fi polfono 
preflo il Cariofilo De anciq. marmar, pag. ^. 
& jegq. Servirono quelli principalmente per 
le colonne . Quando s' introdulle in Roma il 
guRo d' intonacire di marmo le pareti, gu- 
flo portatovi da Mamurra , e riprovato da 
Pillilo lib. f (J. cap. 6. feci. 7. , non folo vi il 
trasportarono i più bei marmi della Grecia e 
dell'Afìa , ma fi argomentarono gli artifli di 
colorirli col pennello , ed anche di connet- 
terne uno con l'altro , incaflrando , come di- 
ce Plinio lib. ^j-. cap. /. , un ovato di numi- 
cica in una tavola di Jìnnadico : due matmi 
che si il traduttor italiano Domcnichi , che 
il francefc dvi Piiiet hanno prcfi per due per- 
fonaggi . In quell'arte i moderni artifli ro- 
mani fianno cerramente fuperati gli antichi . 
Molti m.arnii fimili a quei della Grecia vanta 
anche la Sicilia, de' quali eruditamente ra- 
giona Agoftino iretamo Dijfcn. VII. voi. I. 
Saggi di DiJJcrt. dell' Acc. Palerm. 

(a) De leg. lib. 12. opcr. Tom. il. p. ps^- 
princ. 

(a) Una e quella di cui abbiamo data la 
figura nella Tavola XHI. Tomo I. 

(b) Ora nella flcfia villa , come abbiamo 
già detto nel Tomo precedente pag. 441. h. a. 



9E 



12 Meccanismo della Scultura 

vi furono pure attaccate le braccia , e tali fono nelle due 



^'^' '"^- mentovate Palladi 



CAP.J, 



jf. IO. Le membra che reftavano fiaccate dal corpo della 
figura , attaccarvifi folcano dagli antichi , come lì ufa anche 
oggidì , con un foftegno o puntello . Ciò fi ofìTerva in alcune 
ftatue , e anche ove forfè era inutile , come in un Ercole 
efiftente nel giardino interno del palazzo Borghefe , in cui 
l'eftremità del membro' virile è foftenuta da un piccolo ci- 
lindro di marmo non più groflb d' una penna da fcrivere , 
che vi fi vede tuttora fra il mentovato membro e i tefti- 
coli . Quell'Ercole fi è così ben confervato , che può an- 
noverarfi fra le più rare figure di Roma : è affatto intero , 
fé non che gli mancano le cime di due dita del piede , che 
probabilmente non farebbono tronche , fé non avefTero 
fporto in fuori dello zoccolo . 
«rabboizo .... jf, II. Soleano pur gli antichi lavorare le loro llatue a 
un diprefTo come i noflri fcultori , cominciando a farne 
l'abbozzo . Abbiamo un argomento di ciò nella figura mu- 
liebre d'un Fiume poco men che colofTale , che dianzi flava 
nel palazzo d'Erte a Tivoli , ed ora è nella villa Albani . 
Le parti inferiori di quella flatua fono grofTolanamente ab- 
bozzate , onde nelle offa principali , ricoperte dal panneg- 
giamento , fono flati lafciati alcuni punti follevati che fer- 
viano di norma , e fi toglievan poi quando fi finiva la fla- 
tua . Lo flelTo fi pratica anche oggidì . 
-/ultima Jf. 12. Quando la flatua era terminata , o le fi dava il 
pulimento e'I luflro , prima colla pomice (a) , indi col piom- 
bo e col tripoli y ovvero lo fcultore vi ripafi^ava lo fcarpel- 

lo. 

(a) VWmo Itlì. ^i. cap. 7. feS. io. narra, prefTo fi adopratona altre pietre, pi>rtate 

che gli artifti fi fervivano a tale effetto di dall'Armenia. Al dire di Vitruvio Hi. 7. c.q., 

certa pietra detta najfo , cosi detta , come ivi le di cui parole fi riportano qui appreflo al 

nota Arduino , perchè fi preparava in NalTo capo IV. ^. 7. , fi ftrofinavano le ftatue con 

nell'ifola di Creta, benché li trovafle nell' ceraconfiftente , odia di candela , e con net- 

ifola di Cipro . Aggiugne Plinio , che in ap- ci pannilini . Nou dice però (e quello fi ufaf' 



mano. 



PRESSO I Gr-hci, e loro Pittura . 15 

lo . Quefto faceafì probabilmente , dopo che le s'era data» 
la prima mano di pulimento colla pomice , per due moti- 
vi ; cioè per meglio imitare la verità delle carni e del pan- 
no , e perchè fi era oilervato che le più finite e dilicate 
parti , quando fono foverchiamente luftrate , riflettono si 
vivamente la luce che veder non fi può il minuto lavoro , 
né conofcere la diligenza deirartifi:a . Aggiungafi che , fic- 
come chi lullra le Itatue non è mai Io fcultore medefimo , 
facilmente dallo ftrofinamento ne fono corrofi e cancellati 
i più fini e forfè i più fignificanti tratti (a) ; e perciò alcuni 
antichi maefliri ebbero la pazienza di ripaflare l' intera fia- 
tila ,. e tutta nuovamente ritoccarla collo fcarpello , dopo 
che aveva; avuta la prima mano di pulimento . Ciò non 
oftante la maggior parte delle ftatue , ben anche coloflali , 
furono perfettamente luftrate , come fi vede dai pezzi d'un 
pretefo Apollo coIofTale del Campidoglio (b) . Così pulite 
fono , nelle- partì almeno che rapprefentano la carne , due 
tefte colofiali di Tritoni , e quelle pur colofTali di Tito e 
di Trajano nella villa Albani . Pertanto il detto del filofofo- 
Lacide (e) , che ricusò l'invito del re Attalo , „ perchè i re 
,V dovean efTere guardati da lungi come le flatue „ , non 
deve di tutte intenderfi ,. come non può applicarfi a tutt'i 
re : le mentovate opere fono lavorate con tanta delicatezza 

e si 



LiB. va. 

GAP. I. 



fé per le ftatue nuove a dar loro il luftro ; o 
fé per pulire le vecchie , e per ricoprirvi 
quadche difetto ; come (I ufa da qualche mo- 
aerno artifta net lavori di marmo , e di al- 
tre pietre generalmente . 

(a) Cosi fcrive l'Algarotti Lettere fopra la 
pittura y lett. i. oper. Tom. yi.pag. 7. „ Si 
dolgono in Francia che ripulendoli , ftarei 
per dire con poca pulitezza , le ftatue di Pu- 
get , e di Giratdon , che foiK) ne' giardini di 
Verfaglia , ne viene rafchiato via l'epidermo, 
e quel fior di carne , onde pare fi rammolli- 
fca.iì marmo „,: e poi fi lagna', che per ravvi- 
yare- gli antichi quadri de' gran maeftri Tin- 
toretca , Tiziano , ed altri „ ne levino via le 
unioni , i vciatneaci , e quella patina tanto 



prezioGi , che lega infenfibilmente le tinte, 
le rende più (oavi , e più morbide , e che fo- 
lamente può dare alle pitture quel venerabile 
vecchio del tempo , che vi lavorava fu con 
pennelli finiflìmi , e con incredibile lentezza, 
ficcome egli appai-ve allo Spettatore in quella 
fua vifione pitrorefca ,, . 

(b) Fra le ftatue più luftrate poflbno ve- 
derfi anche in Campidoglio nel cortile dd 
palazzo dei Confervatori quelle dei due pri- 
gionieri , delle quali già fi è parlare nel 
Tomo I.pag.426. , e fi riparlerà in appreflò 
/ib. XI. cap. i.%. 17. Lo fono a fegno cht 
riflettono la luce come fpecchi . 

(e) PrefloLaerzio/ii, 4.yf^m. tfi- 



LIB. Vii. 
CAP.I. 



14 M-'ECCANISMO DELLA SCULTURA 

e SÌ finite , che pofTono guardarfi da vicino , come le gem* 
me incife . 

<f. 13. Fra le flatue , a cui è fiata data l'ultima mano 
collo fcarpcllo , belliffimo è il Laocoonte , e un occhio at- 
tento potrà in elfo fcorgere con quant'arte e con quanta 
franchezza fia fìato adoperato lo fcarpello per non. perdere 
nel pulirlo nefllmo di que' tratti più dilicati e maeftri . La 
pelle di quefta ftatua , in confronto di quelle che fono Ju- 
ftrate e lifcie , fembra alquanto ruvida ; ma può alTomi- 
gliarfi ad un morbido velluto in paragone d'un lucido ra- 
f o j o , per valermi d'un efcmpio più acconcio , può pàra- 
gonarfi alla pelle degli antichi Greci , allorché non l'aveano 
lifciata ancora e ammorbidita pel continuo ufo de' bagni caldi 
e delle ftrigili introdotto dalla mollezza de' Romani (a) : fuUc 
carni loro forgeva , a così dire , una fana trafpirazione , li- 
mile alia prima lanugine che velie un mento giovanile (*) , 
I due grandi leoni di marmo trafportati da Atene a Vene- 
zia , e pofti all'ingreffo dell'arfenale , fono nella flelTa ma- 
niera finiti col folo fcarpello , come fi richiede per bene 
imitarne il pelo e la giubba . 

jf. 14, II 



Ca) Concederò , che l'ufo di tati bagni , 
e delle ftrigili forte ignoto ai primi Greci ; 
ma non già che fia ftato introdotto dalla 
iTio!lc22a de' Romani ; crtendo certo , che 
quefti da' Greci lo hanno apprefo , e prelTo 
di eflì era cognito anche prima di Omero , 
come fi rileva dalle opere di lui , e molto più 
frequente fi andò rendendo in apprcflb , paf- 
fando pofcia ai Romani , che ne adottarono 
anche le parole proprie di tutte le cofe , che 
lo concernevano . Vegg. Laurenti De baiti. 
& med. antiq. fihediafma , cap. 2. , Cafali 
De thcrm. & baln. vet. , Ferrari De balneìs, 
poft inh._, Denina Iftoria della Grecia , To- 
mo il. lìb. yjl. capo III. Mercuriale , che 
coll'autorità d' Ippocrate vuol provare , De 
arte gymnajl. lib.i . cap.i o. princ. , che rari 
ufafl'ero il bagno ai tempi di quel gran me- 
dico , forfè non lo avrà letto bene De vióìus 
rat. in morb. acut. feci. ^. §.714. , ove an- 
7i fa capire l'oppoflo , e lo configlia come 
un ottimo rimedio j e folo fi ^agna , che non 



fi averterò kioghi più comodi , e tutte le cofc 
ncccrtarie a tal fine . Per l'ufo delle Itrigili C\ 
può vedere la gemma rapprefentante Tidco 
data nel Tomo 1. pug.i 6 1 . , e ciò che ne ho 
detto alla;'a^. tSp. ; e può oflervarfi in Se- 
nofonte De exped. Cyri , lib.i. pag.246. D., 
che Xenia capitano di Ciro Minore ne' lu- 
percali da lui celebrati ne dil^ribui di quelle 
d'oro . 

(*) Queffì paragoni potranno forfè rif- 
chiarare un'efprcrtfìone di Dionifio Alicarnaf- 
feo , non ben intefa finora , meglio che tut- 
te le dilpute di Salniafio Not. in Tenui! . de 
pali. p. 2 ^4. , &' Confili, animadv. And. Ccr- 
cotii , p. j 7^. , e di Petavio Andr. Kerckoct. 
Mafrigoph. pan. ^. pag.106. Dionifio, par- 
lando della maniera di fcriverc c'i Platone , 
ufa quefle voci : x^*"' àfX'^"''''" '- X"*' 
l T»f ipx«'»T)iT«« [ antiqua illa inv '■■-{ lis \ 
Epift. ad Cn, Pomp. de Plot. oper. Tom, il. 
pag. Z04. Un. 7. Non potrebb'ella l'efpref- 
flonc dì Dionifio [ incendetfi e fpiegarfi di 



ture m 
marmo nc- 



pREsso I Greci , e loro Pittura . i ? 

jf. 14. Il marmo nero, di cui v'era una cava nell'Ifola — ^^ 
dì Lesbo (a) , tu lavorato più tardi del bianco ; trovafi però "^p^"* 
fatta menzione d'una (tatua in quel marmo fcolpita da un scui 
antico artifta d Egina . La più dura e più hna Ipecie di 
marmo nero è quella che chiamafi volgarmente pietra di pa- 
ragone ; e di quelTia ci fono pervenute alcune figure inte- 
re , cioè un Apollo nella galleria del palazzo Farnefe , il 
cosi detto dio Aventino nel mufeo Capitolino , ameudue 
maggiori dell'umana ftatura (a) , i due mentovati Centauri 
più piccoli della grandezza naturale ( che dianzi appartene- 
vano al card. Furietti , ed ora efiftono nel fuddetto mufeo ) , 
fui di cui zoccolo leggonfì fcritti i nomi de' loro fcultori 
Aristea , e Papia d'Afrodifio (b) . Sono di grandezza natu- 
rale in marmo nero fcolpiti un Satiretto iu atto di danza- 
re , ed un Lottatore che tiene in mano un'ampolla d'olio. 
Si vedono amendue nella villa Albani , e trovati furono dal 
fìtrnor card. AlefTandro nelle ruine dell'antica città d'Anzio, 
ove ftavano in una camera tonda non lungi dal teatro , in- 
fieme ad un Giove e ad un Efculapio del medefimo fafTo e 
d'eguale grandezza . In marmo nero , oltre le llatue di itile 
greco , alcune ne abbiamo lavorate ad imitazione delle egi- 
ziane , difepolte nella villa d'Adriano a Tivoli , delle quali 
ho parlato nel Libro iL Capo lY. ;:,..; 

jT. ij. Va- 

quel ruvido e lanuginofo dcU'antkhua ? La fcrictori ha tentato di rifchiarare queffa fra- 
voce X''*" ^■^'^^ ^^^ "l^" ptcndcrd in un fen- fé , non ha fatto che accrefcere ofcurita . 
fo allegorico e ftiracchiato , ma naturale e Con queft'immagins lì fpiegano pure kj'tjr^^ 
ovvio , cioè della prima lanugine che adom- ivuroomira/ [eJeganti] di Cicsxotìe ad /Itt. 
bra un mento; poiché ha quello medefimo Hi. 14. ep.j. ;rj'f I 
fenlo quando fi aiopra per indicare la cor- (a) Philoftr. De vh. foph. Uh. z. num. 1. 
teccia lanuginofa dc'pomr, come prelTo Ari- Herod. cip. i. Tom. il. pig.jjS., [ altre a 
ftofane Nuh. verf. 0-4.. [ Doveva dire Win- Tcnaro , e in Africa più celebri , Plin. lih.^S. 
kelmann , che Ariuofanc la prende in q'iel cjp. i 8. feci. zg. 

fenfo appunto , non già nel fenfo della la- (a) E fono amendue di bafalte verde . Di 

nuginofa corteccia de' pomi , de' quali non paragone è la ftatua di un eroe nudo con 

pana ] ; e fé (ì paragoni tale efprelTione all' una figurina aitato involta in un manto nel 

applicazione che io fo della (Iella immagine cafìno della villa Ncgroni fuU'Efquilino ; ed 

per la pelle di Laocoonte , fi vedrà che Dio- è rimarchevole non oltante l' ignoranza a\ 

nido ha voluto dire la medelìma cofa . Har- chi 1' ha reftaurata . 

dion Sur uae Icure di Uciys d'AHcarnafe ù (b) Sono di Bigio morato . 
Pompei , pag. i zS. , che dopo i mentovati 



LIB. VII 
CAP. I. 



ftro 



i5 Meccanismo della Scultura 

jf. ij. Varia è la durezza di quefto marmo: il più te- 
nero è anche il più nero , detto da noi nero antico ; ma 
quello , che anche oggidì fi cava, come vetro facilmente fi 
Ipezza . Il marmo de' mentovati Centauri da taluno , a ca- 
gione di fua durezza, è flato creduto una pietra d'Egitto; 
ma alla menoma prova che ^U fi dia , fé ne conofce la 
differenza . 

. inalaba. jf. i6. Più duro del marmo bianco comurke « l'alabaftro 
orientale ; e poiché quello , come ogni altro alabaftro , è 
compofto di ftrati laminofi , né ha un grano feguente ed 
uniforme , come il marmo , facilmente fi ichieggia , e più 
difficile ne riefce il lavoro . Se vogliamo giudicarne dai mo- 
numenti che ancor ci reftano , par che non fia mai fiata 
fatta una figura intera di neffuna fpecie d'alabaftro ; ma che 
almeno le eflremità , cioè la tefla , le mani e i piedi , vi 
fiano fempre fiate aggiunte d'altra materia , e probabilnien- 
te di bronzo (a) . Abbiamo però in quello faffo de' bufli e 
delle tefle : nelle virili e barbate è Hata luflrata la carne , 
ma ruvida fu lafciata la barba . Di quelle una fola fé n'è 
confermata in Roma , anzi la fola parte anteriore , offia il 
volto d'una tefta d'Adriano , efillente nel mufeo Capitolino . 
jf. 17. Fra le figure d'alabaftro abbiamo due Diane mi- 
nori della grandezza naturale , la più grande delle quali fta 
in cafa Yerofpi , e la più piccola nella villa Borghefe ; ma, 
come teftè avvifai , non v' è d'alabaftro che 11 beliiftìmo 
panneggiamento , eflendone di bronzo e di moderno lavoro 
ì piedi, le mani , e'I capo . Sono amendue di quella fpecie 
d'alabaftro , che dicefi agatìno per avere il colore dell'aga- 
ta, 

(aVNc eccettueremo alracn* le figure pie- gennai 0-177;. fra fan Paolo tre caftelli , e 
cole; e tra le altre una femminile cleiraltez- Chaullaie in Francia , portata quindi in Pa- 
ia di pollici 18., di candidilTimo, e puiitidìmo rigi , e da altri creduta una Venere , da altri 
alabaftro , fcopertalì in un'apertura di terre- una Cleopatra , da altri una Rodope . Vcd. 
no fattali per una fcoffa di terremoto li H. Antologia Romana 1774- num.X.pag.yj. 



TVi^iso I Greci , e loro Pittura . 17 

tu, cui {1 avvicina pure nella durezza . Un'altra Diana di =*==■ 
fimil pietra è nella villa Albani, refkurata però nella metà ^^'^- ^'^^• 

- . . GAP. I. 

inferiore. La più grande ftatua d'alabaftro a me nota è un 
torfo armato , icolpito con tutta la maellria, il quale è flato 
trafportato a fant' Idelfonfo in Ifpagna col mufeo OJefcai- 
chi : anch'elfo ha la teila , le braccia , e le gambe di bron- 
zo indorato , lavoro d'un recente artefice , che pretefe rap- 
prefentarvi un Giulio Cefare . Né alcun qui mi rammenti la 
grande ftatua fedente di bianco alabaflro di Tebe nella villa 
Albani, di cui ho parlato nel Libro il. (a) : elfa è lavoro 
egiziano, ed io qui fol tratto de' greci. 

jT. 18. Alle figure appartengono gli Ermi , e i bufii- 
Quattro Ermi della grandezza ordinaria lavorati in alaballro 
jìorito , con tefte antiche di marmo giallo , adornano la villa 
Albani, e fon quefti i foli ch'io abbia veduti . De' bulli o, a 
parlare più efattamente , de* panneggiamenti del bullo , o petti 
fé ne vedono cinque nel mufeo Capitolino ; quei d'Adriano » 
di Sabina , di Settimio Severo fono in alabaflro agatino ; e 
in alabartro fiorito fon quei di Giulio Cefare , di Faullina 
maggiore , ed un altro d'alabaftro più grofTolano , fu cui è 
Hata adattata la tefla di Pefcennio Nigro . Tredici petti di 
quella fpecie di marmo ftanno nella villa Albani, tre de' qua- 
li fon di grandezza naturale , e due di quelli fon di quell' 
alaballro che , per la fomiglianza che ha colla mela cotogna 
quando è cotta , chiamafi cotognino : di fimil pietra è il men- 
tovato torfo di s. Idelfonfo . Il terzo petto , come pur gli 
altri dieci minori del naturale , fon d'alabaflro agatino . Un 
confimile petto con tefla muliebre vedefi nella cafa del mar- 
chefe Patrizi-Montorio (b) . 

Tom. IL C i^- i9- 1 gre- 

(a) Ciipo ly. i.zff. pag.t ^2. zione lo poffiede il fignor cavaliere de Aza- 

(b) Altro parimente con teda muliebre dì ra ; e vi ii crede effigiata Antonia maggiore . 
alabaftio orientale della maggior conlèrva- Vedi appiello al capo il. ^.zz. 



LIB. VII. 



iS Meccanismo della Scultura 

jT. 19. 1 greci fcultori non folo nell'alabaftro impiega- 
rono il loro fcarpello , ina eziandio nel duro bafalte (i) , 

CAP. I. , 

.in bafalte... SÌ di color ferrigno che verdognolo . Di quello faifo però 
io non ho veduta che una fola ftatua intera di color neric- 
cio , cioè un Apollo , maggiore della grandezza naturale , 
ma d'un mediocre lavoro , il quale in una vecchia ftampa 
in rame è ftato pubblicato come un Ermafrodito , e tale è 
flato pur creduto dal conte di Caylus (a) . Di bafalte ver- 
dognolo è il torfo d'una figura virile, di grandezza naturale 
nella villa Medici , che moftra d'effer l'avanzo d'una delle più 
belle liatue dell'antichità ; e non può guardarli fenz'ammira- 
zione , o'I fapere dello fcultore li confideri , o s'efamini la 
finezza del lavoro . Dalle felle di bafalte , che ci fono ri- 
malle , ben lì fcorge che i più grand' artilli han voluto fo- 
vente in quello fafìo far pampa di tutta la loro abilità (a) . 
j)\ 20. Né rare fono le telle e i bultì di bafalte , lavo- 
ro de' greci artilU . Delle prime, oltre quella di Scipione , 
una ve n'era di giovane eroe nel palazzo Verofpi , poffedu- 
ta ora dal lìgnor di Breteuil , dianzi Ambafciatore di Malta 
a Roma , e un'altra tella ideale di donna Q vede nella villa 
Albani polla fu un antico petto con panneggiamento di por- 
fido . Beliiffima però- tra tutte le telle di bafalte farebbe fenza 

dub- 

CO Secondo il fignor Guettard Mcm.fur e dcfcrivcndonc !a natura lo riconolibe di co- 

le bafalte des anc. i^ dcs modernes , non lia- lor terrigno e aliai duro. A giudizio inoltre 

mo ben licuri , fc gli antichi dcllero il nome del citato Guettard non ci rimane ncilun 

di bafalte alla ftclTa pietra , che noi così cliia- niontn-nento riconofciuto dagli antichi come 

miamo, [ ed io credo che ne famo ficurillimi di bafalte . La ftatua del Nilo circondata da 

per riguardo almeno al bafalte nericcio anti- puttini , la quale fi vede in Campidoglio , è 

co, di cui abbiarro monumenti , convenendo d'un faflb calcare e diverfa da quella che , al 

alla defcrizione , che ne la Plinio //A. ^(J. e. 7. dir di Plinio cit. /ih. ^6. c.7.feci.i /., fece Ve- 

fcci.t I. , di cffere cioè della durezza , e del fpafìano collocare nel tempio della Pace . Cir- 

colore del ferro ; come abbiamo già notato ca l'origine del bafalte , oltre quello che ne 

rmìTomo I. pag.i 2g. nof. B. ] . Dopo Plinio abbiamo detto nel Tomo I. pag. tzS., può 

[a cui doveva aggiugnere fint'llidoro Orig. vederli negli Opufculi fcelti ann.tyyg. P.I. 

lib. 1 6. cap. /. 1 , a fuo avvilo , il primo a pag. 86. , la Dilfcrtazione del lìg. Bergmann, 

parlare di bafalte fu M. Agrrppa nel fecolo che ne attribuifcc la formazione all'azione 

XVI. Qualche cenno però molto prima dell' unita del fuoco e dell'acqua . 

AgrLppa ne fece Papia, Lex.v. Bi.fmus, ferir- («) Ree. dAntiq. Tom. ni. pag.i zo. 

torc del leccio XL , che diiamollo bafantes , (a) Vedi (o-pt».pag. i j.not. a. 



PRESSO I Greci , e toao Pittura . 19 

d-ubbio , fé foiTe intera , quella che è prefTo di me, e'di^^^^^^^ 
cui non altro s'è conlervato che la fronte , gli occhi , le ^^^•'•^^' 
orecchie , e i capelli , dalle quali parti lì riconofce che un 
giovane rapprefentava in grandezza naturale . Il lavoro della 
capigliatura , s\ in quefta tefl:a che in quella del palazzo Ve- 
rofpi , è diverfo da quello che fi vede nelle tefle virili di 
marmo ; cioè i capelli non fono mefli a ciocche fcioke , 
come in quelle , né a ricci traforati col trapano ; ma vi 
fono efpreffi come recifi , corti , e pofcia con fino pettine 
compofti , quali vederfi fogliono ful'e tefte virili ideali in 
bronzo , in cui par che ogni capello fia fìato indicato di- 
ftintamente . Oflervifi però che nelle tefte ricavate dal vero 
diverfo è il lavoro de' capelli. M.Aurelio a cavallo, e Set- 
timio Severo nel palazzo Barberini , hanno i capelli ricciuti 
nella flelTa maniera che le loro figure in marmo . L'Ercole 
del Campidoglio ha fitti e crefpi i capelli , quali fempre 
aver li fuole quello dio . Nella capigliatura della mentovata 
tefta mutilata v'è un'arte e una diligenza ftraordinaria e ini- 
mitabile ; e colla medefima finezza è lavorata in duriflìmo 
bafalte verdognolo la chioma d'un torfo di Jeone efiftente 
nella vigna Borioni (a) . Vedafi ciò che di quefte due telte 
ho detto dianzi , parlando delle orecchie de' Pancrazia- 
fti (b) . Lo flraordinario luftro e pulimento che è flato da- 
to , e che dar conveniva a quefta pietra , congiunta alla 
finezza delle parti che la compongono , ha impedito che vi 
s'attaccaffe quella crofta , la quale fuole formarfi fu i più 
fini marmi ; e perciò tali tefte furono trovate fotterra pu- 
lite e lucide , come fé ufcite fofiero allora dalle mani dell' 
artefice . 

C 2 ;r. 21. Del- 

(a) Ora refl-aurato nella -villa Albani in- poffec'uta da lui , e dell' altra del fignor di 
contro alla flatua di breccia eg)2iar,a , di cui Breteuil , delle quali parla nel Tomo 1. li- 
fi è parlato nel Jomo 1. pag. i jj. bro il. capo IV. %. g. pag. izg. , e qui ap- 

Cb) Credo cioè che voglia dire della tcfta f^So lib. X. cap.il.^. ig. 



XJB. VII. 



ao Meccanismo della Scultura 

I jJ". 21. Delle opere in porfido ho parlato nel Libro il. (a) 
ove ho fpicgato in qual maniera , e con quali ftromenti tal 
...e in por- pietra fi lavorafi^e . Per tanto fi.i di ciò non tratterrommi lun- 
°' gamente , e dopo d'aver data un'idea della maniera di la- 

vorare i vafi di porfido , additerò alcuni degli antichi lavori 
greci che ci rimangono in quello faflb . 

f. 22. Mal informato fu certamente chi fcrifle non fa- 
perfi da' moderni più lavorare il porfido (a); e diede prove 
d'una puerile credulità il Vafari (b) , fcrivendo che Cofmo 
de' Medici gran duca di Tofcana avea trovata un'acqua atta 
ad ammollirlo . 11 lavoro in porfido non è punto un fegre- 
to preflo i noftri artifti , e v'ha delle opere in quefta pietra 
fiitte a' di noftri riguardevoli , qual è fra le altre il coperchio 
dell'antica urna nella foatuofa cappella Corfini in s. Giovanni 
in Laterano di Roma (e) . Quefto pezzo , che liava dianzi fotto 
il vefHboIo del Panteon, fervi probabilmente nelle terme di 
M. Agrippa a quel tempio contigue , ficcome inferir fi può 
dalla forma ftelTa del vafo ; onde era naturalmente fenza co- 
perchio , e quello fé gH dovè fare , allorché fu deiiinato a 
fervire pel- depofito di Clemente XII. (e) . Varie tefte di por- 
fido fecerlì a Roma nel fecolo fcorfo , in cui quefta pietra 

piuc- 

(a) Caj^oTV.^. 1 0. pag. i zp. fegg. (e) 11 Vafaii al luogo citato pag. J7. crc- 

{a) Juvcnci de Carlenc. Efs.fur l hifl. des de che quello vafo fcrvilTe di urna fcpolcra- 

helies tetcr. Tom. IV. Arts mechàn.p. zgf. le ; ed è più probabile (tante la Tua forma , e 

e 2p6, altezza , e che non ha alcun buco (olito ve- 

,(^) Vite de' Pìn. Inrrodui. Tom.I. p.4.0. derlì nclli Vali da bagni : ma non faprei ap- 

l È molto diverto il difcorfo di queflo ferir- provare la congettura degli antiquari al tein- 

tore : Dice che mancando alla perfezione pò di Flaminio Vacca , i quah , com'egli ri- 

delle atti il faper lavorare perfecramenre il ferifce nelle fue Memorie , num. ^j. , penfa- 

|»orfiJo , Cofmo fece di non fo che erbe (til- vano che anticamente fotTe porto in cima al 

fa-r un'acqua di tanta virtiì , che fpcgnendovi portico della Rotonda , colie ceneri dr Wi. A- 

dentro ferri bollenti faceva una tempera du- grippa ; fapendo noi da Dione CalTio Hifl. 

liffima . /. J4-. e. 2S. pag.7 so- Tom.I., chv; Augufto 

l'ff) iVlolto è più ragguardevole il reftauro fece feppellire Agrippa nel fcpolcro , che avea 

farto_ in queflli anni all'urna di fant' Elena , di deftinato per se . Può aver lerviro anche per 

culli riparlerà T\z\ libro Xll. capo ni. §. z. , qualche fontana incontro al Panteon , nella 

Con tante (igure , e cavalli di quafi tutto ri- quale gettafiero acqua i due leoni, ehc v'erano 

Ij.cvo . Oggidì gli artifti in Roma fanno af- inficme q.uando fu trovata , e poi furono po- 

Ibttigliare il porfido a fegno di farn« (catok fti alla fontana- Felice a Termini da SiftoV. , 

da. tabacco , e talfe da orologi . come narra Io ftello- Vacca . 



pRiisso I Greci, e loro Pittura . 21 

piucchè oggidì vi abbondava , e vi fono , fra le altre , quelle 
dei dodici Cefgri nel palazzo Borghefe . 

jf. 23. Ma fra i lavori in porfido i più pregevoli per la 
difficoltà , e quafi direi inimitabili , fono certi vafi intera- 
mente voti, e aflbttigliati alla groffezza d'una penna co'lo- 
ro contorni , e fcanalature all'orlo , sì nel piede che nel co- 
perchio , in guifa che al primo vederli fi conofce torto , che 
fono flati lavoraci al torno. Qiiefti vafi furono- trovati den- 
tro antichi fepolcri , incalfati nel travertino ; per la qual cofa 
sì perfetti e interi fi fono confervati. 11 più bello fi vede nel- 
la villa del cardinale AlefTandro Albani , e coftò tre mila feu- 
di al Papa Clemente XI. 

/. 24. Che gli antichi artifli lavoralTero al torno anche 
vafi di altre pietre , ce lo attefta Plinio (a) ; e ciò ch'egli dice 
altrove delle cencinquanta colonne del labirinto , fabbricato 
nell'ifok di Lenno , tutte lavorate al torno, è un chiaro 
indizio dell'abilità de' più vetufii artefici in quefto mecca- 
nifmo . Tali colonne ftavano sì ben pofte in bilico , che an- 
che un fanciullo poteafe far girare (b) .. 

Jf. 2?. Qj-tefc' arte di lavorare i vafi di porfido tennefi 
come un arcano, fino a che al fignor card. Albani riufcì 
di togliere' quello pregiudizio , e di farvedere che pur oggidì 
i noftri , non meno degli antichi artefici , fanno tornire il 
porfido con farne efeguire uno perfettamente . Vero è però 
che cofi:a tre volte più l'incavare un vafo che il dargli l'e- 
fterna forma , e tredici mefi di lavoro al torno s'impiega- 
rono per il fuddetto . Tutti gli altri vafi di porfido polli 
ne' palazzi e nelle ville di Roma fon. lavori moderni di for- 
ma inelegante , e quando fon- voti , vedefi che fono inca- 
vati a cilindro : il che fi fa con una grolTa canna di rame,, 

1 ar- 
ca) Hi. 36. cap^. Z2. feii. 44^ (6) ih. c^. t3.fe£L 19, J. 3. 



LIB. VII. 
CAP.I. 



LIB. VJI 
CAP. I. 



22 Meccakismo della Scultura 

larga quanto il vano che vuolfi nel vafo ; e quefta vìen oi- 

rata per mezzo d'un adattato manubrio . 

jf. 26. E' da notarfi che le rtatue di porfido hanno la 
teda , le inani , e i piedi di marmo , anziché della llefla pie- 
tra (a) . Nella galleria del palazzo Chigi , che è fiata trafpor- 
tata in Drefda , v'era in porfido una tefta di Caligola , ma era 
moderna , e imitata da quella di bafalte nel mufeo Capitolino: 
moderna è pure una tefta di Vefpafiano della ftefìa pietra 
nella villa Borghefe . Le quattro figure tutte di porfido , po- 
fte a due a due nel palazzo del Doge a Venezia , fon la- 
voro greco del baflo impero o de' tempi pofteriori ; e mo- 
ftrò d'elTer ben poco intelligente dell'arte Gerolamo Mag- 
gio , fcrivendo che quelle rapprefentavano i liberatori d'Ate- 
ne , Armodio e Ariftogitone {a) . 
Baifi-rUieTi . jT. 27. Poche cofe dirò de' baffi-rilievi fcolpiti nelle fin 
qui mentovate materie . Non devo però pafTare fotto filen- 
zio l'ingiufta accufa che vien data generalmente agli anti- 
chi fcultori , cioè che fi.i i baffi-rilievi , non facendo efll 
nefTuna degradazione nelle figure , abbiano a tutte dato un 
eguale fporto e rilievo . Quefta obbiezione contro l'abilità 
degli antichi artifti è ftata pubblicata anche ultimamente da 
Pafcoli nella fua Prefazione alle vite de' Pittori; ma ho già 
detto altrove (b) quanto poco conto far fi debba di quefto 
fcritcore . Per dimoftrare il contrario , potrei qui indicare 
molti de' baffi-rilievi che ftanno in Roma allo fguardo de' 
curiofi pubblicamente efpofti ; ma alcuni folo ne additerò 
ne' quali le varie degradazioni delle figure fono più fenfibi- 
li . Tale è principalmente il belliffirao bafib-rilievo ào^ì pa- 
lazzo Rufpoli da me pubblicato ne' miei Monumenti antichi (b) . 
La figura principale rapprefentante il giovane Telefo è ivi sì 

fol- 

(a) Come e , tra le altre , la Roma fulla (b) Tomo I. in fine . 
fontana nella piazza del Campidoglio. {b) hlum.72. 

(a) Mifcell. Uh. z. cap. 6. 



PRESSO I Greci , e loro Pittura . 23 

follevata dal fondo , che fra quefto e la tefta entrano due di- === 



HB. VII. 



race , 



ta : dietro a Telefo Ila un cavallo , che per confeguenza 
dev'efTere molto men rilevato, e prefTo a quello è un vec- 
chio fuo fcudiere ancor più leggiero e baffo . Rimpetto a 
Telefo fiede Auge fua madre , di cui egli impalma la delira ; 
e quella , febbenepiù rilevata che. lo fcudiere e '1 cavallo , lo 
è manco del figlio , almeno riguardo alla tella . Pendono in 
alto una fpada ed uno feudo , che fono con fomma legge- 
rezza indicati . Hanno fimili degradazioni un Satiro che giuo- 
ca con un cane nella villa Albani , e due figrifizj , il più 
grande de' quali rapprefenta Tito . Vedafene la figura ne' miei 
Monumenti antichi (a). 

_(f. 28. Al meccanifmo della fcultura appartiene il rap- Figure rcftaii- 
pezzamento che fi fcorge in parecchie figure , le quali dan- 
neggiate ne' tempi antichi , allora o poco dopo furono re- 
flaurate . Quello talvolta faceafi per rimediare ai difetti del 
marmo guaflo o mancante per l'opera che fcolpir fi voleva ; 
e talora per rimettervi ciò che eranc llato rotto in feguito 
di tempo . 

jf. 29. Riparavanfi i difetti del marmo collo flefi^o marmo 
pello , per mezzo d'uno flucco con cui riempievafi il voto , 
e (ì fuppliva alla mancanza ; ficcome ho oifervato nella co- 
fcia d'una Sfinge fotto gli ornati d'un'ara infranta, fcoper- 
tafi l'anno 1767. nell'ifola di Capri preifo Napoli, e collo- 
cata nel muleo Hamiltoniano . 

Jf. 30. 11 rellauramento delle parti mutilate faceafi anti- 
camente , come fi fa oggidì , cioè con un perno , il quale 
per mezzo de' pertugi opportuni, metà entra nel vecchio , e 
metà nell'aggiunta , e l'una parte all'altra fortemente attaccata 
foiliene (a) . Tal perno era per lo più di bronzo , ma talora 

an- 

U) Nam. I jg. rem aBio 23. %. Ittm /. Da quefto giurccon- 

(a) Poi fi fermava col piombo . Paolo nelle fulto , e da Pomponio nella /. Si/ìatuam 14, 

Pandette liei, 6. tic. i . De rei vindic, l. In De auro , argento &c. legato , «bbiamo che 



LIB. VII. 
GAP. I. 



24 Meccanismo dexla ScultItra 

' anche di ferro , qual fi vede , per omettere molte altre fta- 
tiie , dietro alla bafe del Laocoonte (a) . Il bronzo è però 
da preferirfi, poiché non produce una ruggine dannofa al 
marmo (b) , come il ferro che Jo corrode tutto all'intor- 
no, principalmente fé refli efpofto all'umidità , come fi vede 
nel torfo delle figure d'un Apollo e d'una Diana , fcoperte 
a Baja , e da me già dianzi mentovate . In quello il ferro an- 
cor vifibile , con cui ftava attaccata al bullo la tefta rimef- 
favi, ed or nuovamente perduta, ha comunicato il color di 
ruggine fino alla metà del petto . Per ovviare a quello male 
gli antichi attaccavano le colonne o i pilafi:ri di marmo bian- 
co alle bafi con perni di bronzo , ficcome ognuno può ve- 
dere anche al dì d'oggi nelle bafi de'pilaflri del tempio di 
Serapi a Pozzuolo (e) . 

jf. 31. Mi fi chiederà per avventura in qual tempo tali 
ftatue mutilate furono , e dagli antichi refì:aurate . Sembrerà 
ftrano che ciò dicafi fucceduto ne' tempi , in cui l'arte fioriva; 
e pur è vero . Il mutilamento delle greche flatue è in parte 
avvenuto nella Grecia ftefi^a , quando gli Achei combattevano 
contro gli Etolj , ficcome più diffufamente dirò ne' Libri fe- 
guenti; in parte allorché dalla Grecia in Roma trafportar fi 
vollero i più bei monumenti dell'arte ; e in parte in Roma 
medefima . Del guafto dato alle fi:atue in Grecia fono pro- 
babilmente un tefliimonio quelle che furono fcoperte a Ba- 
ja , 

le ftatue foleffeto relìaurarfi con braccia , la ruggine , o verderame ; e che gli antichi 
gambe , o altri pezzi prefi da altre ftatue . per guardamelo foievano ungerlo con olio , 

(a) Non ii vede altro perno in quefto o con pece fquagliata . 

gruppo, le non distro al braccio iiniltro di (e) Un'altra ragione, per cui gli antichi 
Laocoonte , ove uno Te ne vede di metallo popoli tutti facevano ufo del bronzo , e an- 
per raficrmarlo col braccio deftro della figu- che del femplice rame ( eilcndo il bronzo 
ra di uno dei figli , ove fi era rotto il mar- un comporto di rame , di i^a^no , e di al- 
mo ; e non può elFere antico . tre materie ) nelle ftatue , nelle fabbriche , 

(b) Ved. Caylus Ree. d'Antiquit. Tom. il. nelle armi , negli uteniili , e generalmente in 
Antiq.Rom.princ.pag.zjì., ove fa la fteila tutti gli ftrumenti , per li quali ora ado- 
rifledionc per tutti gli ufi , che gli antichi prtfi il ferro , fi è perchè ve n'era in mag- 
facevano del bronzo principalmenre per gli gior abbondanza , che di ferro . Vcgg. Go- 
edifizj . Plinio lib. ^4..c.p.feB. zi. ollerva, piei Delia Orig. delle liggi , delle arti , ec, 
<:he il bron70 lullrato più facilmente prende Tvm. l. par. I. lib. il. art. VI. cap.lV^. 



LIB. VII. 



FREsso I Greci, e loro Pittura. ij 

ja, poiché colà, ov'erano le più famofe ville de' Romani , 
dacché le arti preflb quefti s' introdufTero fino alla loro de- 

PAPI 

cadenza , non furono mai ufate oililità , Egli è credibile per 
tanto che sì quefte che le altre ftatue , le quali per avventu- 
ra così rappezzate fcoprirannofi a Baja o in -que' contorni , 
fiano ftate portate guafte dalla Grecia, e allora reftaurate ; 
poiché dopo gli Antonini cadde l'arte ad un tratto dal fuo 
Splendore , e più non fi pensò a reftaurarne i pregevoli mo- 
numenti . Lo fteflb polliamo dire in parte delle opere che 
in Roma fteila trovanfi mutilate , fé non che qui denno ave- 
re grandemente fofferto e per l'incendio di Nerone (a) , e 
pel tumulto di Vitellio , in cui i foldati fi difefero nel Cam- 
pidoglio col precipitar fu i nimici le flatue (b) , 

$. 32- Io non parlo qui fé non di que' lavori mutilati che 
dagli antichi m^defimi furono relUurati , e non già di quelli 
che rotti e guafti fi difotterrarono in feguito , e che proba- 
bilmente fono lagrimevoli monumenti dell'irruzione de' popoli 
fettentrionali , che Roma , il Lazio , l' Italia tutta , e la Grecia 
medefima devaftarono (e) . Troppo m' è dolorofa la rimem- 
branza di tanto danno , ed io qui parlar deggio de' lavori 
dell'arte , non del loro difiruggimento , 

$. 3^. Refia che per ultimo trattiamo delle gemme in- Gemme,., 
cife , e della maniera con cui fono fiate lavorate . Ha diffu- 
famente intorno a ciò fcritto il fig. Mariette (d) , non folo 
parlando di tutte le pietre dure e preziofe , in cui l' arte 
degli antichi s' è efercitata ; ma ha altresì chiaramente efpofto 
il meccanifmo del lavoro , quale , fecondo lui , l'ufarono i 
Greci , e quale fi ufa oggidì . 

Tom. IL D i^- 34- Le 

(a) Suetonio in Ner. cap. ^X, capitolino. Suetonio in jiulo Vitdl. et j, 

(b) vitellio cioè coltrinfe Sabino , e gli ^c) Vedi apprello libro XH. capo uitim» 
altri Flaviani a entrare in Campidoglio , ove §./.£(?. 

li opprcllc ini-endiando il tempio di Giove (d) Traile cks pierr. gray. te. 



25 Meccanismo della Scultura 

jf. 34. Le più celebri , tra le pietre dure , che in mag- 
LiB \ii. Jqj. (jQpjj delle altre furono nobilitate dall'arte ereca , fono 
la corniola , la calcedonia col giacinto , e l'agata coll'agato- 
nice (a) . Qiiefte fervirono pei lavori in rilievo , oflìa pe' cam- 
mei , e quelle pei lavori incavati . 
...maniera -^ " 3S- Non v' è chi queflo ignori ; ma nelTuno ha faputo 
tfmadeik... ^jj^Qj.^ ben determinare in qual maniera incidelTero gli anti- 
chi le loro gemme. Ch'eglino adoperafTero puntine di dia- 
manti legati fu un ago d'acciajo , ce ne fa fede Plinio (a) ; 
ma egli poi non ci dice fé di queCti diamanti fi fervilTero , 
come fanno dello fcarpello i nolhi intagliatori in legno ; ov- 
vero fé , attaccando l'ago diamantato fu una ruota , lavoraf- 
fero col torno , ficcome far li fuole generalmente oggidì (b) . 
Vi fono de'chiaii fcrittori sì per l'una che per l'altra opinio- 
ne , ed io non fono tale da voler qui decidere la quiftione . 
Soflerrei però che gli antichi conofcelTero l'ufo della ruota e 
del torno, del che veggonfi indizj in quelle gemme, il cui 
lavoro è flato fol abbozzato , ma non finito . 

jf. ^6. Poffeggo io fìelTo un'agatonice lavorata a rilievo 
d'un pollice e mezzo di diametro , trovata due anni fa nelle 
catacombe di Roma , in quella medelìma terra che fui luogo 
IfeOo era fiata ben vifitata , e quindi , affinchè nulla fi perdeiTe 
deìle reliquie de' Santi che ivi avrebbero potuto elTere , por- 
tata alle Cappuccine, le quali nel crivellarla vi trovaron la 
detta gemma . Pregevole è quefla non tanto per la bellezza 
del -colore , quanto perchè rapprefenta un tratto della floria 
eroica , che non ci è pervenuto , eh' io fappia » fu nelTun 
monumento, cioè Peleo padre d'Achille allorché, cacciando 
in un bofco con Acafto , e da quello lafciato indietro , s'ad- 

dor- 

(a) e fa (àrcfonic*, l'opalo , eJ altre, (iel- (b) Oggidì fi mette della polvere di dia- 
le quali parla Plinio /.jr. e. ^. feci. 1 4.. ejegg- mante umettata con olio l^ulla ruota di rame, 

{a) lil>. ^7. cap. 4, (eit. i j. \So\ìao Poiy- o d'acciajo, 1» quale girando opera falla p:;- 

hifi. (.df. js. tra . Vegg. Baillou Mem.préf. te. fag.ij^.. 



PRESSO I Greci , e loro Pittura . 27 

tormentò ; dd che avvcdutifi i Centauri voleano ucciderlo , = 
ed uno di quefti è in atto di gettarli addolTo un gran fafTo ; 
ma Chirone Jo dello e falvò , come in quella gemma Io 
falva Pliche , con cui fi volle indicare la di lui vita falvata (a) • 
Quella gemma fi vedrà nella terza parte de' miei Monumenti 
antichi inediti . 

j)\ 37. Che gli antichi pei lavori in gemme adoperalìero 
delle lenti che ingrandiffero gli oggetti è molto verofimile^ 
febbene non ne abbiamo neiTuna prova diretta (i) . Chi fa 
che quella utile anzi neceflaria invenzione non fiali ne' tem- 
pi ofcuri perduta come molte altre , quale , a cagion d'efem- 
pio , è quella del pendolo ? Ne' tempi di mezzo fervianfi di 
quello gli Arabi per mifurare il tempo colle uguali fue ofcil- 

D 2 la- 



LiB. Vii. 
CAP. I. 



(a) Apollod. //3. 5. cap. ir. %. j. , Schol. 
Pind. Nemef. 4. verj. gj. [ Chirone falvò Pc- 
Ico dopo che (\ era dcftato , ed era ilato af- 
filito dai Centauri . 

(i) Non e flato il fole 'Winkelmann fra i 
moderni autori , il quale abbia creduto noto 
agli antichi l'ufo degli occhiali per ingrandi- 
re e rifchìarare l'oggetto . Molti foftenitori 
di tale opinione novera il eh. Domenicoma- 
ria Manni Rag- '■ degli Occhiali , Tom. 11^. 
Race. d'Opujc.fcienc. Da un pafTo di Plinio 
lib. 7. cap. j^.jecì. f4. mal intefo , e da un 
fuppofto verfo di Plauto furono eflì tratti in 
errore , e nello fteflo vieppiiì confermati da 
un'antica ifcrizione mal interpretata , nella 
quale falfi menzione di certo Patroclo fai- 
bro ocularìario preflo Aldo Manuzio , Rei- 
eefio , Grutero , ec. Quel unto , a cui arrivò 
r induftria degli antichi , lì fu di adoperare 
un vafo di vetro ripieno di limpid'acqua , pila 
detto da Seneca Quill. nat. lib. i. e. 6. ; il 
qual vaio coUocavah fra'l lume e gli oggetti 
per rifchiararli ed ingrandirli ; maniera che 
preffo alami artigiani fuol praticarfi anche 
a' dì noftri . Volendoci noi attenere a' do:u- 
nienti recati dal fignor Manni Rag.z. ibid., 
contro i quali nulla oppor li può di ragione- 
vole , riconofcer dobbiamo l' invenzione de- 
gli occhiali ufcita da Firenze , citta , ove for- 
fè maggiore ne era il bifogno ; e l' invcntor 
di citi Salvino d'Armato degli Armati fuUa 
fine del fecolo XIII. Tal gloria gli vicneat- 
tribuira non folo da alcuni fcrittori vicini a 
que' tempi , ma dal medefimo fuo cpitafio , 
che una volu vcdcaiì nella chicfa di s. Maria 



Maggiore di Firenze , dal quale pur fi rileva 
efl'eregli morto nel 1317. Se pel ritrovarnento 
degli occhiali fomma lode fi è acquiftato 
l'Armati , non minore al certo fi deve a 
P. Alclfandro Spina dell'OrditiC de' Predicato- 
ri , fuo contemporaneo . V. Redi Lete. To- 
mo 1. oper. Tom. If^.pag. 67. Quelli alio- 
lo vederli , da per sé Ueilb , trovò la manie- 
ra di lavorarli, infegnandola ancora liberal- 
mente a chi avelie voluto approfitrarfene : 
motivo per cui divennero quelli ili breve 
tempo noti e comuni ad altre nazioni . [ A- 
vanti di Salvino d'Armato degli Armati par- 
lò delle lenti , e degli occhiali , Rogcrio Ba- 
cone de' Frati Minori ingiefe di nazione nella 
fua opera , che viene intitolata Opus majus, 
diflincl.penult. cap. alt. p. ÌS^--) anzi .. come 
bene ollerva anche il P.Becchctti C'oncin. del' 
iftor. ecclefiajl. ec. Tom. XF. lib. LXXF. 
%. XLVl. , li fuppone già inventati da al- 
tri . Ecco le di lui parole : Si homo afpiciat 
literas , & alias res mìnutas per medium cry- 
ftalli , -vel vi tri , vel alter ius perjpicui Jup- 
pojìti literis , Ù Jìt ponto minor fphtri , cu- 
jus convexitas jìt verfus oculum , ij oculus 
fit in aere , longe melius videbit literas , 6' 
apparebunt ei majores . N am fccundum veri- 
tatem canoni s quinti de ffkirico^ ( o come in 
altro codice perfpicuo ) medio , infra quod ejl 
res vel citra ejus cen'rum , & cujus con\>exi- 
tas eft verfus oculum , omnia concordane ad 
magnitudin-em , quia angulus major tft , fuè 
quo videtur , & imago e/i major , 6" lociis 
imaginis efl propinquior , quia res efi ineer 
oculum , & centrum , ii ideo hoc infirurrua- 



LIB. VII. 
GAP. I. 



23 Meccanismo della Scitltura 

Jazioni ; ma fé dall'erudito Eduardo Bernardo (a) non fi folTè 
ciò ritrovato negli fcritti di quella nazione , noi avremmo 
tuttora creduto , che Galileo ne avelTe il primo fatta la fco- 
perta . 

jf. 38. A quelle olTervazioni fulla maniera d'incidere le 
gemme e pietre dure aggiugnerò alcune notizie fui medefi- 
mo foggetto . Solcano gli antichi metter fotto la gemma una 
foglia d'oro . Plinio ciò rapporta riguardo al grifolito che 
non era ben trafparente, affine di dargli maggior fuoco (n); 
ma fappiamo che lo fìefTo faceafi con qualche altra pietra che 
non avea bifogno di quello lume non fuo , come vedefi in 
una bellilfima corniola , di un fuoco eguale a quello d'un 
rubino, in cui Agatangelo , greco artifta , incife la te fi a di 
Sefto Pom.peo . Qiiella pregevoliflmia gemma legata colla men- 
tovata foglia in un anello di circa un'oncia d'oro , fu trovata 
in un fepolcro prelTo a quello di Cecilia Metella ; e dopo la 
morte dell'antiquario Sabbatini , nelle cui mani era pervenu- 
ta , comprolla al prezzo di 200. feudi il conte di Luna- 
villa , da cui la ereditò fua figlia la duchefl^a di Calabritto a 
Napoli . 

jf. 39. Non farà difcaro , io mi Infingo , agli amatori 

delle pi" pie- jelle belle arti, che io qui accenni brevemente alcune delle 

più pregevoli fra le antiche gemme ; e ficcome diiììcil cofa 

non è il vederne almeno la copia folle palle di vetro , o fu 



rfltizia 

riu 

gevcL . . 



(um cjl utile fenìhus , 6" habentihus oculos de- 
hiUs : E dijìinci. ult. cap. uh. parla dei tele- 
ùop). Gli antidii , per avvilo Hi M. Varrone 
De ting. lat. Lìb. 6. prlnc. , per veder meglio 
©ggerti di color bianco , come lavori minuti 
d'avorio, fi fervivano di ferole nere ; egli pe- 
lò non dice come . Ma per ciò , che riguarda 
l'ufo delie lenti predo gli ajitichi arridi , è 
decifa la quultionc , allercncioci il (ìgnor Du- 
icns Origine des àécouv. Mtrib. aux mod. 
Tom. il. par. ni, ckap.ro. §.27.?. p. 224.. 
Ài averne vedute parecchie antiche nel real 
mufeo di Portici di maggior forza di quelle 
uGite ordinariamente dai moderiii artilli . 



gli 

Alcune non hanno che quattro linee di fuoco; 
ed una meno forte trovata nelle rovine d'Er- 
colano dice di pollederla egli ftello . Per ri- 
crearfi poi la viltà quando erano fianchi gli 
artift i guardavano uno (meraldo , che col fuo 
color verde era di follicvo . Plinio /ìb. jj. 
cap. j. feci. 17. 

(a) Epifi.ad Huntingtonem , Tranf. Phi- 
lofjph. air.o lóS.f.. num. 1 jS. pag jó^., e 
num. I 6 g. , Dutens loc. ci:, chap. 6. §. 2.^0. 
pag. i f7- 

(a) lib. ^7. cap. 5. feói. 42. [ Dice die vi 
fi metteva una foglia d'oricalco , 



PRESSO I GrBCI , E LORO PlTTURA .' 2g 

gli zolfi , potranno così paragonarle con altre che loro ca- — ' — ■'^- 
dranno fott'occhio , e non fenza fondamento giudicarne . Ri- ^^ ^ ' 
flringerommi a quelle fole che ho io ftefìo vedute o in origi- 
nale , o fu efatte iinpreflìoni . Parlerò prima delle incife , in- 
di delle rilevate , ìirox» . >(3^ ^Ì°X^ (^) • 

^r. 40. Fra le gemme incife , cominciando dalle tefte , •••^''"«i^c .. 
quella d'una Pallade col nome dell' incifore Aspasio nel!' im- 
periai mufeo di Vienna , quella d'un giovan Ercole nel mufeo 
Stofchiano , e principalmente quella dello ftelTo giovan eroe 
incifa in uno zaffiro da Gnajo o Cnejo nel mufeo Strozzi a 
Roma , fono lavori eccellenti , e darci polTono la più alta 
idea della perfezione , a cui era fiata portata queft'arte . Pof- 
fo pure con ragione qui nominare fra gli Antichi di quello 
mufeo la tefta d'una Medufa , non la celebre calcedonia in- 
cifa da Solone , che è il ritratto- d'una bella perfona ,. anzi- 
ché una bellezza ideale (a) , ma una più piccola in corniola . 
Vanno del paro con quella il pretefo Tolomeo Aulete nel 
mufeo del re di Francia , che verolìmilmente è un Ercole ia 
Lidia , come ho dimoflrato nel Tomo I. (b) , la pocanzi men-^ 
tovata tefla di Seflo Pompeo rncifa da Agatangelo , e quella di 
Giulia figliuola di Tito , incifa da Evodo in un gran berillo, 
efiftente nell'abazia di s. Dionifio a Parigi ih) . 

jT. 41. Tra le figure intere incife in gemme è fommamen- 
te pregevole Perfeo lavoro di Dioscoride nel mufeo Farnefia- 
no a Napoli , di cui però non deefi portar giudizio fulla 
flampa pubbHcatane , ove gli è tolta tutta l'aria giovanile . 
Hanno pure molto merito Ercole ed Iole incifi da Teucro 
nel mufeo granducale a Firenze, l'Atalanta del mufeo di Stofch, 
e un ignudo giovane che porta fulle fpalle un troco ( cerchio 
di bronzo che ferviva per certo giuoco ) in una bianca e traf- 

. Pa- 

(.a) Sext. Einp. Piirk. hypot. Uh. z. cap. 7. antiq. grav. pi. 6j. , ne dà la figura in rame . 
prlnc. _ • {h) Libro V. capo y. ^.7. pag.£6o. 

(a) Vedi Tomo I.pag.324. , Stafch Pierr. (l>) Stofch loc. di.pl.S3- 



30 Meccanismo della Scultura 

=*===== parente corniola del fignor Byres architetto fcozzefe in Ro- 
ma . Io ho pubblicata quefta gemma (a) ; ma la figura non 
agguaglia la beltà dell'originale , ove fra le altre parti bel- 
liffima è l'orecchia (a) . 
,..cheinri- jf. 42. Delle gemme rilevate ofiìa cammei, che celebri 

lievo. ^ ^ -111 

perione rappreientano , menta il primo luogo il bufto d'Au- 
gulto in una calcedonia di color di carne, alta più d'un palmo 
romano , e incorporata alla biblioteca Vaticana con tutto il 
mufeo del cardinal Carpegna . Buonarruoti ce ne ha data la 
figura e la defcrizione {b) . Ha pur molto pregio il Caligola , 
che comprò in Roma il fignor generale Walmoden miniftro 
plenipotenziario della gran Brettagna preflb l'Imperiai corte 
di Vienna . 

jf. 43. I due Tritoni del fignor Jennings , il Giove che 
fulmina i Titani incifo da Atenione nel mufeo Farnefiano a 
Napoli ( di cui daremo la figura a principio del Libro X. ) , 
e quello che fi moflra a Semele nel mufeo del Principe di 
Piombino a Roma , fono affai pregevoli tra le gemme antiche 
rapprefentanti figure intiere a rilievo . Ma a nefTuna certa- 
mente cedono due gemme efillenti l'una preflx) il fignor 
Mengs (b) , e l'altra nel mentovato mufeo Piombino , lavo- 
rate in maniera che quafi tutto il contorno delle figure d'un 
belliflìmo bianco è rilevato , e cupo n'è il fondo : la prima 
rapprefenta Andromeda e Perfeo fedenti fu un letto (e) , e la 
feconda il giudizio di Paride in cinque figure . Non portiamo 

im- 

(a) Monum. ant.ined. num.igó. no, non era da riprenderne sì afpramentc 

(a) Quefta gemma è moderna , e lavoro Winkelmann , fino a dire , che moftrò di 

del fignor Pichlcr giuniore uno de' più valenti effere sfornito di tutto ciò , che fpetta alla 

artifti intjuefto genere. ElTendogli ftata ru- periiia antiquaria; come (criflc il fig. abarc 

bara , fu innocentemente -venduta per antica Bracci Dijfen.fopra un clipeo vot. ec. prefai. 

al fignor Byres , dalle cui mani pafso in Pari- pag. 7. 

gi : e non fi farebbe riconofciuta forfè mai (A) OJferv. [opra ale. med. pag. 4S- 

per moderna , fé non fofie per cafo ritornata (b) Dopo la di lui morte comprata dall» 

in mano dello ileflb Pichler , il quale rofto la Imperatrice di tutte le Ruflie per 5000. feudi 

riconobbe, eia confefsò per opera fua . E romani. r v 

fé fra tanti valentuomini non vi fu pur uno , (e) O piuttofto fu d'uno fcoglie . 
che iapcll'c riconofcerla per lavoro moder- 



PRESSO I Greci, e loro Pittura. 31 

immaginarci una perfezione maggiore , fia nel difegno , fia - • ~ 

nel lavoro (a) . Nello fteffo mufeo fi vede una Ninfa fedente ^ " ^"" 
. • I • I u CAP. r. 

incifa in un agatonice (b) , alta circa un mezzo palmo , cne 

è il più bel pezzo nel fuo genere , e forfè il folo che fi trovi 

nel mondo . 

(a) Oiiefta feconda non agguaglia, il n»c- (b) È una corniola venata di calcedoni» . 
to delralcra . 



nto 




Ca- 



32 Meccanismo dblla Scultura 



LI5. VII. ^ — ...ui ^vvjy. ?! , » ,. , - . ' ' ' iC\ 

GAP. II. 

Capo IL 

Di lavori in bronzo — I greci cirtijìì lo preparavano per gettarlo . . . 
nelle forme — Quindi fnfo lo univano . . . e faldavanlo — Intarjia.- 
mra fattavi fopra - Patina, verdognola. — Indoravafi il bronzo — 
Due maniere X indorare — Talora fu pur indorato il marmo ~ Com- 
mettevanf gli occhi alle figure — Ragguardevoli Jìatue di bron- 
zo .. . nel mufeo d'Ercolano . . . a Roma . . . velia villa Albani . , , 
a Firenze . . . a Venezia, . . . a Napoli . . . in Ifpagna . . . in Ger- 
mania . . . e in Inghilterra, — Delle monete falfificate e indorate . 

De' lavori in 11 meccanifmo de' lavori in bronzo confifte principalmente 

I Greci arti- nella fLiflone del metallo . A quella lo preparavano gli anti- 

ràno pe7get- clii , comc fi ufa Oggidì , mcfcolandovi dello ftagno , affin- 

"'^'^■■•* che fi fondefle più facilmente (a) ; poiché , quando non v'è 

fufiìciente copia di fl:agno , il bronzo non vuole fcorrere , e 

allora dicefi incantato . Narrava a quefto propofito Benvenuto 

Cellini , celebre ed efperto fonditore , che , avendo egli a 

gettare una ftatua , ordinò che mentre definava fi aprifie il 

foro del fornello , onde il fufo metallo colafTè nell'appreftata 

forma ; e quando uno degli operaj venne ad avvifarlo che 

la fufione erafi fofpefa , diedegli i piatti, e tondi di ftagno, 

di cui fervivafi , acciò li gettalfe nel forno ; il che efiendo 

flato fatto , il bronzo acquiftò immantinente la neceflaria 

fluidità (b) . 

jf. I. Per avere una più ficura e facile fufione fi getta- 
vano talora delle figure di rame i e di tal materia fono i quat- 
tro 

(a) Plinio /ìL ìA. cap. 8. feH.io. , e ivi forza terribile del fuoco , fece prendere tut- 
Arduino not. g. ti i fuoi piarti, fcudelle , e tondi di Itagno , 

(b) Cellini racconta nella fua vita;?. 27/. , i quali erano in circa duecento, e in parte 
che affifteva al getto d'una ftatua ; e avendo li mife a uno a uno nclli canali , e parte 
veduto , che il metallo non correva per ef- li fece gettare dentro alla fornace j con clie 
fcrli confurnata la lega dello (lagno colla la fulione andò a perlezione . 



LIB. VII. 



PR-Esso I Greci , e loro Pittura . 33 

tre cavalli di Venezia , de' quali parlerò più fotto . Si pre- 
feriva anche il raine al bronzo , quando voleanfi indorare le 
ftatue , sì perchè quello più facilmente di quefto s'indora , si 
perchè colla meno , e vana farebbe ftata la fpefa nel bronzo 
che doveva efTere coperto . 

/. z. A quefta necefTaria addizione delio fragno ai bron- 
zo quando ha fofferto nelJa fua prima compofizione dob- 
biamo attribuire tutti que' bucolini , o bullolette che offer- 
viamo negli antichi lavori ; poiché lo ftagno , come materia 
piìt fluida , venendo più facilmente confunto dall'azione del 
fuoco, lafcia nel bronzo voti gì' interftizj che occupava, e 
lo rende quafi fimile ad una pomice , e affai leggiero . Que- 
fta leggerezza è ben fenfibile fulle grandi monete , dette 
medaglhni , che fono fiate nel fuoco ; e loro altresì avviene 
che effendo private dello flagno , quafi della loro parte oleo- 
fa , fé dopo d'effere fiate difotterrate fliano per qualche tem- 
po efpofte all'aria o all'umido , veflonfl d'una patina verde 
che il vecchio bronzo corrode e diflrugge . 

jf. 3. Per dire qualche cofa delle forme , in cui gli an ti- ...nelle forme, 
chi gettavano il bronzo,, offerverò che ognuno dei quattro 
cavalli, pofli fui portale della chiefa di s. Marco a Venezia, 
è flato fufo in due forme , delle quali ognuna comprcndeane 
la metà pel lungo , cioè dalla tefla alla coda : in tal modo 
non era neceffario rompere la forma dopo il getto , ficcome 
far fi fuole generalmente (a) . 

Jf. 4. Ne' lavori di getto è pur da ofTervarfi l'arte con Quindi l'mri- 

cui i varj pezzi di metallo a varie riprefe gettati infieme fi 

univano , principalmente prefTo i più antichi , i quali in 

tal maniera formavano le flatue , attaccandone fra di loro 

Tom. IL 2 le 

(a) Per fare le forme gli anticTii fi fervi- te a Plinio lILiS. cap.io.fea. 20. i 2. ; e 
vano della creta n-,efcokta con fiore di fa- lo ha notato anche Wiiikclniann <iel lom.J. 
ìuna, i.omc bene olierva l'Arduino nelle no^ pag. is.pnnc. 



vano . . 



LIB. VII. 
CAP.II. 



34 Meccanismo della Scultura 

■le parti con de' chiodi : così fu lavorato il Giove a Sparta da' 
Léarco di Reggio della fcuola di Dipeno e Scilli (a) . 

jf. j. Quefto più facil metodo di formare le ftatue fi con- 
fervò anche ne' tempi pofteriori , come appare da fei figure 
muliebri di grandezza naturale e meno nel mufeo d'Ercola- 
no , nelle quali non folo attaccate fono le tefle , le mani , e i 
piedi , ma nemmeno d'un pezzo folo è il corpo; e tutt'i 
pezzi fono innevati fra di loro cogl'incafliri fatti in quefta 
forma lI;:5C!1 » che noi chiamiamo a coda di rondine . Il breve 
manto delle accennate figure , comporto di due pezzi , uno 
dinanzi e l'altro di dietro , vien in tal maniera unito infieme 
fulle fpalle , ove rapprefentafi abbottonato . 

_jf. 6. Con quefto metodo gli antichi fi efimevano dal 
pericolo delle fufioni fallate , o mahcanti , che troppo dif- 
ficilmente fi evitano ne' getti delle intere ftatue , principal- 
mente fu alcune parti (a) . Quando pur quelli falli accadeva- 
no , vi fi apportava il riparo con un rappezzamento , di cui 
vedonfi le tracce ne' mentovati cavalli di Venezia, ove i pezzi 
mancanti fono attaccati con de' chiodi , come fi può vedere 
dalle medefime figure in rame che ne abbiamo (b) . Io pof- 

feg- 



(e) Pauf. liB.f. cjp.f.pag.zfi. in fine. 

(a^ Gli anticni , per quanto (ctive Filone 
eli Bifanzio De jcptem orh.frecl. cap.s.p.i ^. 
non facevano ftania a'cuna , intendendo di 
grandi , tutta d'un fol getto ; ma le facevano 
a pezzi membro per membro , unendoli poi 
infieme a norma dà modello , che ne ave- 
vano fatto da principio : Simulacra artlficcs 
prhnum fingu'it , dtz.ide in membra dtvija 
co-ifiam , tandem omnia rccie compofita eri- 
gunt . Ma'non dice come unilfero le parti , 
fé per mezzo di chiodi , o di falJatura . Il 
coloflo famofo di Rodi fu fatto anche a pez- 
"ìi , ma in altro modo ; cioè , come fcguita a 
dire Filone , prima fi gettava una parte , co- 
minciando dalle gambe , la quale poi fi cir- 
condava tutta di terra , e fopia vi li gettava 
l'altra ; e così di mano in mano . Dal che 
pare che polTiamo arguivo , come olfen-a 
GuzCco D: l'Ufpe .ie/itn. 1. pur. ch.XlV 
pag.i ^j. , che gii antiihi fapcffcro unire il 



getto freddo al caldo ; come fra i moderni 
fu praticato dal le Moine nella ftatua eque- 
ftre gettata in Bourdeaux , a cui fece la metà 
fupcriore con un fecondo getto per riparare 
al primo fallato . 

(b) Si veda anche per efèmpio la Tav. V. 
del Tomo antecedente di qucfta Storia . Quel 
raglio , che dal mento fccndc fino alle fpalle 
della figura , indica , che elfa fu rotta in quel 
luogo , o era vicina a romperli ; e da tempo 
ancichiffimo fu alfodata con un perno della 
ftclla materia fbtto al mento , che fi vede 
indicato anche nella detra Tavola . Nelle al- 
tre figure in bronzo , che ho veduto , e fpe- 
cialmente in una mezza gamba di cavallo 
grande qiiafi al naturale , i molti falli , che 
v' erano flati , li vedono rappezzati con de' 
piccoli pezzi quadrilunghi dello ftelìb metal- 
lo , perfettamente faldati , per quanto mi 
pare , collo flelfo metallo , come ora dire- 
mo , die facevano gli antichi . 



'presso I Greci, e loro Pittura. ' 3? 

feooo un pezzo , che verofimilmente è una rappezzatura d'un =====» 

i^^ . . I LI B VII 

eecto fallato , e che appartenne ad una giovanile flatua d'uo- 
mo di grandezza naturale , di cui , oltre qiieito pezzo , non 
s' è confervata che la tefta , la quale ftava dianzi nel mufeo 
de' Certofini a Roma , ed è ora nella villa Albani . Quello 
rapprefenta le parti fefTuali , che alla ftatua erano ftate ag- 
giunte di poi ; ed è rimarchevole , che interiormente in quel- 
la parte , a cui corrifponde il pettignone , veggonfi tre let- 
tere greche inx lunghe un palmo , che mai non fi fareb- 
bono potute vedere fé non faceafi in pezzi la ftatua . Mont- 
faucon fu mal informato quando credè che la fìatua di M. 
Aurelio a cavallo folle battuta a martello , anziché fula (a) . 

jf. 7. Lafaldatura nelle figure in bronzo degli antichi d^-^;^^^ ^*^'^*" 
fcorge ne' capelli e nelle ciocche pendenti sì ne'prifchi la- 
vori che in quelli del fior dell'arte . Il più antico monumen- 
to , ove ciò fi ravvifi , e al tempo fleflb una delle più vc- 
tufl:e opere, è un bufl:o femminile del mufeo d'ErcoIano, 
in cui dalla fronte fino alle orecchie a quattro o cinque 
giri vi hanno cinquanta ricci , che fembran fatti d'un fil di 
ferro , grofìb quanto una penna da fcrivere , e vi fono l'un 
full'altro faldati . 1 capelli di dietro fono fatti a treccia , e 
circondanle il capo . Nel mufeo medefimo ha i capelli fimil- 
mente faldati una giovane tefta virile; e un'altra tefta , che 
fembra eflere un ritratto , ha così attaccati feflantotto ricci , 
oltre quelli che le pendono fciolti fui collo , e che fono 
ftati gettati infieme alla tefta medefima . Ognuno di que' ric- 
ci è fimile ad una piccola ftrifcia di carta rotolata e quindi 
tefa pei due capi , onde vien a prendere una forma fpirale . 
Cinque e più fpire hanno quelli che cadono fulla fronte : 
quelli che pendono fui collo ne hanno perfin dodici , e tutti 
hanno ai due lati incifa fuH'orlo una linea . 

E 2 ^.8. Che 

(tf) Diur. ical, cap, t £, jrinc. pug-t 6^. 



3<5 MrCCANlSM-O DELEA ScULTUR.* 

j g ^ — CT— a jf, 8. Che queft'ufo fiafì mantenuto preflb gli artifti an- 
X.JB. vji. ^i^g ne' più bei tempi , appare da una tefta ideale del me- 
de fimo mufeo , che generalmente vien detta la tefta di PlatO' 
ne ; ed è fenza dubbio uno de' più bei lavori in bronzo , che 
ci abbia tramandato l'antichità ; ha. quefta eziandio i ricci 
alle tempie faldati (a) . 
Intarlatura rc^ g Diremo pur qualche cofa delle intarfiature in broa- 
zo . 11 diadema dell'Apollo Smiro&onos ( Lucerticida ) nella vii" 
la Albani , le bafi di; alcune figure del mufeo Ercolanenfe , e 
alcuni lavori riferiti dal Bu-onarruoti {a) fono di bronzo in- 
tarfiati d'argento . Ufavafì anche talora di fare' alle- ftatue le 
ugne d'argento , sì alle mani che ai piedi , come vedefi in 
due figurine del mufeo' d'Ercolano ; e tale era una ftatua 
rammentata da Paufania (/') (b) . I quattro cavalli indorati , 
che il celebre e ricco* oratore Erode Attico fece collocare a 
Corinto, aveano l'ugna d'avorio (e) . 
Eatina verdo- /• IO- Né dee quì palTarfì fotto filenzio quel colore che 
^ acquifta il bronzo col tratto di tempo , e che accrefce pregio 

alle ftatue . Nafce quefto colore da una patina verdognola che 
tanto più è bella, quanto più fino è il bronzo, e da'Ro- 
mani chiamavafi t&vugo , onde a ragion fu detta da Ora-zio mbi- 
lis etrugo (e) . Il metallo di Gorintoprénde un verde lucido (^) , 
qual fi vede fulle monete e fu qualche ftatuiria (d) . Le ftatue 
e le telle del mufeo d'Ercolano fono d-'un verde-cupo , che però 

è ar- 

(a) Da! giurcconfulto Paolo nel luogo ci- trovò l'arte di faldare il ferro col ferro me- 

t^tu (opra alla pag.z^. not. a. abbiamo , che defimo, fu un certo Glauco da Scio . Paufania 

fi faldaliero alle llatuc ariclie le braccia, le /ili.i o. cap. tS: pag. S^4. 

gaitibc , ed altre parti rcliauratc ; e che fi (j) Pref. alle o£in>. fopra alcuni medagl. 

ìàldava o col piombo (volendo forfè intcn- pag. XIX. 

dcre del piombo bianco, o ftagno , di cui (à) lib. r. cap.24.. puc'.jj.princ. 

fzxhVlin'w Hi. ^^. cap.i 7. fe(l.4.S.) , o coWo (b) Un buffo riportato in rame dal P. Pà- 

.(iedo raetalio ; nelle quali maniere ii ufava cimdi Monum. Fe/op. Tom. il. pag. 6 fi. ha 

faldate anche l'argento , come (ì rileva da !c labbra d'ar;»ento . 

Pomponio nella /. Quiuquicl_27.princ.ff'. Dt (e) lAcwrUb. z. cap.i.pag.i i ^.princ. 

ddquir. rer. dom. L'oro , al dire dello ftelfo (e) Non ho faputo trovare ove dia alla 

Plinio lib.^^. cap.j.Jici.zfi. , iì faldava colla patina l'epiteto di nobile . 

crifo.-oPa , tc'mpetata con ruggine di Cipro , (d) ?\'m, liii.jy. cdp.io.fcH.fj. 

»rina di fanciullo, e nitro ."il primo, che (d) Qucflo metallo piti tardi degli altti ù 



PKissso I Greci , e loro Pittura . 57 

è artifiziale ; poiché eflendo llati tutti que' monumenti tro- ' '■ 

vati rotti e in pezzi , fu neceflario. unirli infieme e falciarli 

GAP. II. 

eoU'ajuto del fuoco , che dirtruife l'antica patina , onde vi 
fu data la nuova ; offervandofì generalmente che , quanto h.i 
un più bel verde la patina , tanto più antico è il lavoro ; col- 
la qual mafììma gli antichi preferir folevano le antiche fìa- 
tue alle moderne . 

jf. II. Molte rtatue di bronzo fono ftate indorate , come indoravafi il 
dimoftra l'oro fteflb , che ancora fi fcorge nella ftatua eque- 
fère di M. Aurelio (a) , negli avanzi della quadriga che ftava 
nel teatro d'Ercolano (i) , nei quattro cavalli di Venezia , e 
nell'Ercole del Campidoglio (a) (2) . Che l'indoratura fiafi 
confervata in lavori rimarti per molti fecoli fotterra , attribuirli 
deve alla grolTezza delle foglie d'oro , che gli antichi non ufa- 
vano tirare a tanta fottigliezza , come facciam noi (b) ; e 
Buonarruoti ne ha fatta vedere la differenza (b) . Quindi è che 
sì belle e si frefche fono le indorature di due camere nelle 



copriva di verde rame , o patina , come notò 

Ciccione Tufiul. qudft. lib. 4. cap.i 4. Vedali 
anche Plutarco Cur nunc Pythia non reddat 
orde, cjrm.princ. , op. Tom. il. p. ^p f. , ove 
cerca la ragione per cui q^ucfto metallo pren- 
delfc la patina . Plinio' /ib. ^4. ci 1 .feci. z6. 
rifcrifce "varie maniere di fare attificiolamen- 
te il vcide rame ; ma non dice , che lì ado- 
praiTc a colorirne i lavori dell'arte. 

(a) Scipione Metello di quelle ftatue e- 
«Jucftri indorate , ne collocò una turma in 
Campidoglio. Cicerone ad Attk. i.ó.ep.i. 
Vedi qui apprelTo cap. IV. %. penult. 

(i) Di quefta quadriga, e delle varie vi- 
cende a cui fu foggetta , parla a lungo l'Au- 
tore nella lettera , che nel l■](^^. fcrilTc al con- 
te di Briihl fuUe fcopcrfc d'Ercolano rag. z 3. 
ij feqq. Ivi pure ragiona di tutti quali quegli 
altri monumenti Èrcolanenfi che rcll' Opera 
prefente ha egli non di rado indicati . [Vedi 
anche le lettere dello ftclTo Autore , che da- 
remo nel Temo iil. di quefta edizione ro- 
mana ; e.ToxnaX.pag.^ii). ncn. a. 

(<;) MafFei Kuu. di Statue ani. Tav. 20. 

\-C\ In Vcl'eja ( città tra Piacenza e Parma' 
che fu copcf;.! da un monte , probabilmente 
nel fecondo fecole , e fu a ca(b fcopcrta e 
f^mbrata; in parte non- fono molti amii > 



rui- 

furono diTotterràtì va*) bronzi e trafportat» 
poi a Parma . Tra quefti vedelì una tefta co- 
loliak dell' imperadore Adriano di rame do- 
rato , alta I^ pollici , che appartenne ad una 
flatua , di cui s'è pur trovata una mano , ut» 
piede , e parte del paludamento . 

(b^ Sapevano tiraTle fottiiilTime , come at- 
tera Plinio lib. ?^. cav. 6. feci. ^2. ; ma non 
ne facevano ufo , perchè l'argento vivo , che 
fi adoprava per dorare , come (ì dice qui ap- 
prefib , faceva comparire l'oro di un color 
pallido ; perciò adopravano grolfe foglie , a 
le raddoppiavano . GÌ' indoratori ,_ che vole- 
vano rubare , come liegue a dir Plinio , tro- 
varono l'arre di correggere quefto difetto , 
ufando la chiara d' uovo , o l'idrargiro ( che 
male in qualche IciTìco fi naduce per argento 
vivo) invece dell'argento vivo . Plin. /.eli. 
cap. S'.feS. 4.1. La -vera maniera dunque, e 
più ricevuta , come più grandiofa , e più du- 
revole , era coil'argento vivo , e foglie d'oro 
groffe : Ms inaurari argento vivo legitimum 
erat , l.c. c.^.feà. 20.; o come fcrive Vitru- 
y\o lib.j.cap.i.: Ncque argentum , ncque is 
Jìfe eo poteft recie inaurati . 

(i) Ofserv. ijlor. fopra ale. med. Tav. 30. 
nag. 370. e j?'- 



58 Meccanismo d^lla Scultura 

■ ruine del palazzo de' Cefari nella villa Farnefe fui Palatino , che 

LiB.vii. fef^bi-ano fatte di recente , malgrado l'umidità cagionata dalla 

CAP.II. . 

terra , che le copre . Non fi pofTono ivi vedere fenza mara- 
viglia le fafce difpofte a forma d'archi , e dipinte in color az- 
zurro con figurine in oro (a) . L'indoratura s'è purconfer- 
vata nelle ruine di Perfepoii (a) . 
Daemanierc jf. T2. Indorali a fuoco in due maniere aflai note . L'una 
dicefi indorare allo ffaàaro , oflìa alla maniera degli fpadari , 
cioè applicando le foglie d'oro fui metallo che vuolfi indo- 
rare . L'altra chiamafi amalgama , ed eccone il proceflo . Si fa 
fcioglier l'oro nell'acqua forte , vi Ci verfa quindi dell'argento 
vivo , e fi mette a un fuoco leggiero , finché tutta l'acqua 
fvapori : quindi l'oro s'unifce al mercurio , e ne rifulta una 
pafta , con cui , finché è ben calda , fi Itropiccia il metallo 
dopo d'averlo ben pulito (b) . Sembra a principio che fé gli 
fia data una vernice nera , ma efponendolo nuovamente al fuo- 
co , tutto il mercurio fvapora , e riman puro e lucidifiìmo 
l'oro . Quefta maniera , in cui s' incorpora a così dire , e fi 
compenetra l'oro col metallo , era ignota agli antichi ; effi 
non fapean indorare fé non colle foglie d'oro , dopo d'aver 
coperto o ftrofinato col mercurio il metallo (h) ; onde , co- 
me dilli pocanzi , la durata dell'oro negli antichi monumen- 
ti 

(a) V'è qualche differenza da quefta de- perazione è molto più lunga come fi dcfcri- 
fcrizione . ve nell' Enciclopedia . . ^ n. 

(.a) Greave Defcript. des Antiq. de Perfe- (A) Plin. hk. 33- ^^P- ^- J^^- ?^- l Q"?".? 

polis , pag. 23. fcrittore nel cap. 3.Jea. zo. elpone meglio il 

(b) Secondo che fi ufa in Roma , e come metodo , che fi teneva ncU' indorare il rame , 
Tiene anche efpofto nell'Enciclopedia , art. e il bronzo. S'infuocava prima il metallo. 
Dorare , V oro fi mette a liquefare coU'ar- e fi batteva , poi fi Onorzava con tale , ace- 
gento vivo in un crocinolo , finché fi amai- to , e allume . Dopo (1 ripuliva , e dal colore 
gamano , o fi unifcono infieme come un un- rilucente fi capiva le era purgato abbaltanza. 
guento ; poi fi ravviva , o come dicono qui Si rimetteva quindi al fuoco , e portato a 
gl'indoratori , fi fchiarilce il pezzo da indo- quel grado di calore neceflano vi fi fpargcva 
rarfi con acqua forte al fuoco , e in apprelfo fopra della pomice , dell'allume , e dell'argen- 
vi fi ftende fopra con uno ftrumento un fuo- to vivo mcfcolati infieme per meglio fcmarir- 
lo di quella miftura , dalla quale per mezzo lo ; e dopo tutto ciò vi fi Itendevano le toglie 
del fuoco fvaporando il mercurio , refta l'oro d'oro . Credo che il fignor Dutens Orig. des 
fortemente attaccato , e quafi incorporato al decouv. attrib. aux mod.iil. pur. ck.3. ^-201. 
metallo . Ciò fia detto in coerenza di quello , Tom. il. pag. si- non avrà letto tutto mtie- 
chc dice il noftro Autore ; che del refto l'o- ro quello luogo di Phmo ; mcncte colle Iole 



PRESSO I Greci , e loro Pittura . 39 

ti non ad altro devefi che alia groffezza delle foglie , la quale 
è tuttora vifibile nel cavallo di M. Aurelio . ^^^' ^^^* 

jf. 13. Gli antichi adoperavano la chiara dell'uovo per in- Talora fu 
dorare il marnao (a) ; ma oggidì i noftri artefici fi fervono dell' u^ma'rmo'^!^'* 
aglio con cui lo ftrofinano , e poi vi ftendon fopra una leg- 
giera mano di gefFo , fu cui applicano le foglie d'oro . Altri 
in vece d'aglio ufano il latte di fico , cioè quel fuco che efce 
dal picciuolo del fico , quando fpiccafi immaturo ancora , e 
che è fommamente penetrante e cauftico . In alcune flatue 
fcorgonfi tuttora indizj d'indoratura nei capelli e nel pan- 
neggiamento , come vedeanfi nella bella Pallade di Portici 
quando fu fcoperta ; anzi fi trovano delle tefte intere indo- 
rate , qual è , fra le altre , una teila d'Apollo nel mufeo Ca- 
pitolino . Quarant'anni fa fi trovò la parte inferiore d'una 
tefla , che fembrava un Laocoonte , la qual era indorata ; ma 
l'oro , in vece d'efier dato fui geflo , eravi «flato applicato 
immediatamente fui marmo . 

jf. 14. Al meccanifmo della fcultura appartengono gli oc- comnKttc- 
chi incartrati , quali trovanfi in molte tefte sì di marmo che 'h" !ji^''£gal 
di bronzo . Né parlo io già di quegli occhi argentei incaflati 
in tella alle figurine di bronzo , delle quali parecchie feh 
veggono nel muleo d'Ercolano , né delle gemme incaftrate 
entro la pupilla d'alcune grandi tette di bronzo per imitare 
il colore dell'iride, quali vedeanfi nella Pallade d'avorio la- 
vorata da Fidia (a) , e in altra Pallade collocata nel tempio 
di Vulcano in Atene , la quale avea perciò gli occhi cilettri , 



rc 



parole , che ho riportate fopra pa^. ^7. no- fteffo propofìco ha fcritto per equivoco Giove 

fa B. , e con quelle di Vitruvio ivi pur rife- olimpico di Fidia , in vece della Pallade fatta 

rirc , ftabilifce , che "li antichi indoralfero dallo fteflb arrida, come qui dice bene ; e il 

anche nella maniera dei moderni accennata fignor Falconet , che pur dice di aver rincon- 

pocanii . trato Platone al luosjo citato , poteva capire 

(a) Plinio III), jj.eap.^.fe^. 20. l'equivoco, e non farne argomento di una 

(a) Plat. Hypp.maj.op.Tom. I.p. 290. C. forte critica all'Autore , come fa nella fua 

[ \^ inkelmann nel Tract. prelim. ai Monum. diceria Sur dcux ouvrages de Phidias , (Suvr. 

tini. med. par. ti. capo IF, pag. LV. ìl quefto Tom, V. pag. /> j. 



LIB. VII. 
CAP.II. 



40 Meccanismo della 'Scultura 

•yXavKoùs TOy'e ò(p^aiX(jioJs (a) . Tali cofe fono già fiate t?a al- 
tri oflervate , e altronde molto importanti non fono per 
r arte . Io parlo principalmente del bulbo intero incaflrato 
nell'occhio , e fatto d'un marmo candidiUìmo e tenero det- 
to falombino (i) . Quello v'era talora non folo incaftrato., 
ma fortemente attaccato , come vedefi in una bella tefta 
muliebre prefTo il fig. Cavaceppi , nella quale entro il con- 
cavo dell'occhio , sì fotto che nel tondo , veggonfi ancora i 
forellini in cui il bulbo era fifTato . Avean occhi fiffatti non 
folo le figure degli dei , ma quelle eziandio degli uomi- 
ni (a) , come argomentafi da quella ftatua dello fpartano 
Jerone , da cui caddero gli occhi prima della battaglia di 
Leutra , nella quale reftò uccifo ; e fi pretefe allora che la 
fua morte dal danno avvenuto alla fua flatua veniiTe indica- 
ta {b) , Scorgefi ciò ancor più chiaramente in alcune tefte 
del mufeo Ercolanenfe , ove fiffatti occhi hanno ì\ più gran- 
de dei due bufti d'Ercole, una piccola tefia d'ignoto gio- 
vane , un bufto di donna , ed il pretefo bullo di Seneca . 
Tali tefle fon già da lungo tempo efpofle al pubblico (b) , 
ma ne fu pofcia fcoperta un'altra con fimili occhi, unita- 
mente all'Erme marmoreo fu cui flava ., con quello nome 
incifo : CN . NORBANI . SORICIS . 

$. ij. Ma particolari fra tutti fono gli occhi delia bel- 
liflìma tefla coIofTale d'Antinoo nella villa Mondragone a 
Frafcati (e) , e della Mufa nel palazzo Barberini^ di cui par- 
lerò 

io) ViuC. Iib.t.cap.t4..pag.:;6. /in.8. (a) Edellebeftie, come li aveva di fme- 
(i) Tra i mentovati bronzi diVelleja v'è raldi quel Icone di marmo pofto al fcpolcro 
una tefta femminile , alta un palmo e mez- del regolo Ermia nell' ifola di Cipro ; ed era- 
io , con occhi d'alabaftro , e un -piccol Er- no così lucenti , che i tonni in mare ai ve- 
cole Bibace , alto poco più d'un palmo , con derli fuggivano. VYmìo lib.^y. c.^. feB.t?. 
occhi d'argento , fui cui zoccoletto leggefl la {h) Plutarch. Cur nunc Pythia non. rcddat 
feguente ancor inedita ifcrizione : arac. carm. , oper. Tom. il. pag. ^gj.E. 

(b) e date nel Tomo V. , olfia nel Tomo L 

50DALICI0 . CVLTOR. de' bronzi di quel -Mufeo. 
HERCVL . DOMITIVS. (e) Monum. ant.ined. par. ni. cap.XIF., 

SECVNDIO . OB HON. mm.iys-pag.zss- 
PATROC . SH . DED . 



LIB. VII. 
CAP.I. 



PRESSO I Greci , e loro Pittura .' 41 

lerò in apprelTo . In quella il bulbo dell'occhio è formato • 
del fuddetto marmo palombino , ma intorno intorno ie pal- 
pebre e negli angoli vi fi fcorge ancora l' indizio -d'una fot- 
tilinima foglia d'argento , con cui probabilmente avea l'ar- 
tiil^a tutto coperto il bulbo , affine d'imitare col lucido delf 
argento il bianco della cornea , che tende alquanto al ce- 
ruleo , tagliandone poi nel mezzo il circolo dell' iride : que- 
fta è incavata, ed ha in sé un forellino più profondo al luo- 
go ove fi fuppone il lume dell'occhio; ond' è probabile che 
sì l'una che l'altro folTero indicati da due differenti pietre 
preziofe , analoghe pel colore a quelle parti dell'occhio che 
doveano rapprefentare . Incaffati nello ftelTo modo erano gli 
occhi della mentovata Mufa , come fi argomenta da un avan- 
zo di fottil foglia d'argento rimatole fra le palpebre (a) . 

/. 16. Poiché fra tutti gli antichi monumenti dell'arte Ra^guarde- 
più rari degli aJtri lono 1 lavori in bronzo, Ipero che non bronzo... 
farà difcaro al mio leggitore, fé qui gì' indicherò i più rag- 
guardevoli bronzi antichi che fino a noi fi fono conferva- 
ti , e che non molti erano prima che fi fcopriffero quelle 
città che il Vefuvio ha diftrutte e fepolte . 

jf. 17. Non credafi però che io voglia qui tutte nomi- 
nare le opere in bronzo del mufeo Ercolanenfe , che podìe- 
de un immenfo teforo in quefl:o genere : troppo lunga fa- 
rebbe , e qui non neceffaria imprefa . Mi ballerà l'indicarne 
alcune più ragguardevoli fì:atue di grandezza naturale , tan- 
to più che in molti luoghi di quefta Storia già di molti altri 
monumenti di quel mufeo ho fatta menzione . Ma poiché 
in Roma , e più ancora negli altri luoghi i bronzi antichi 
fon rari , tutte rammenterò le fl:atue e le tefte a me note , 
omettendo però quelle figure che non fono più grandi di 
Tom. li. F due 

(a) Pare che vi foffero anifti , che luiica- alla pag. 27. not. 1 . , e da un altro prefTo lo 
mente ir.wallrallero gli occhi ; arguendoli da Spon Mifcell. ce. feH. 6. p.z^z. , e Buonar- 
qucl faiéro ocidariario , di cui li è parlato ruoti OJJerv, ijì.jcfra aà, med. pref. p .Xll. 



LIB.VII. 



42 Meccanismo della Scultura 

'due palmi, e che nume rofi (Time fono,- principalmente di la- 
voro etrufco . Se però indicheronne alcune , faranno opera 
greca , e d un mento lingoiare . 
... neimufew i^"- i^. Fra le ftatuc di grandezza naturale d'Ercolano le 
i'LtcoUao ... -^ ammirabili fono un giovane Satiro che fiede e dorme, 
tenendo la deftra fui capo , e la finiftra pendente (a) , e un 
altro Satiro ubbriaco fdrajato fu un otre , fotto il quale è 
fìefa una pelle di leone (b) . Queflo Satiro colla finiftra fi 
foftiene , e colla delira alzata fta in atteggiamento di fare 
fcoppio colle dita in fegno d'allegrezza , com'era la flatua 
di Sardanapalo che vedcafi ad Anchiale nella Cilicia (a) , e 
come s' ufa anche oggidì in alcuni balli . Più pregevole an- 
cora a molti riguardi è un Mercurio fedente (e) , inchina- 
to avanti col corpo , il quale ftende indietro la gamba fi- 
niftra , e fi appoggia fulla man deftra , reftandogli ancor 
nella finiftra una parte del caduceo . Quefta ftatua , oltre 
l'elTer bella , è pur rimarchevole per un affibbiaglio in for- 
ma di piccola rofa , pofto in mezzo della cavità che for- 
mafi al di fotto del piede , e per le ftringhe de' talari ivi 
legate , le quali > ficcome impedirebbongli di pofar a terra 
il piede fenza incomodo , così fembrano mefte per indicare 
che quel Mercurio non è fatto per correre , ma bensì per 
volare . Del fuo mento , che ha una foftetta al di fotto , ho 
già parlato altrove (o) , Dopo di quefte tre ftatue fono fiati 
difepolti due giovani Lottatori ignudi di grandezza natura- 
le , che ftanno un contro l'altro , e colle braccia in atteg- 
giamento di venir alle prefe nel miglior modo (e) , Quefte 
Itatue hanno il loro luogo in differenti ftanze , e pofibno 

con 

(a) Bronii d'Ercolano , Tom.rI.Tav.40. fta ftatua di SarJanapalo , e all'ufo di quello 

(bì Ivi lav. 4-2. e 4;. Ne abbiamo par- fcoppio prclTo gli antichi i dotti Accademici 

lato nel Tomo I.pjg. zgz. not.* . Ercolancfi nelle oJlervazioni fuUe dette Ta- 

(a) Strab. /ii. 14._p.1g. p8S. C. , Plutarch. voU 42. e 4}. 

Defortit. Alexandri , Orat. i. op. Tom. il. (e) Tav. za - .?2. 

pag. :!^6. C. [Ateneo Li z. c.7. p.^ zf. D. ; (d) Tomo I. Uh. V. capo V. ^.23. p. 372. 

e può vcderfi ciò , che fcrivono intorno a que- (s) Tav. jS.e jg. 



LIB. VII. 
CAP.II. 



Plesso I Greci , « loro Pittura . 43 

con ragione annoverarfi tra i più pregevoli monumenti ri- 
maftici dell'antichità ; il che fi può dire eziandio delle quat- 
tro o cinque ftatue muliebri in atto di danzare , polle fulla 
fcala che conduce al mufeo , non meno che di quelle de'Ce- 
fari , e delle romane imperatrici , più grandi ancora delle 
mentovate , e che fi vanno fucceffivamente reftaurando . Ef- 
fendomi propofto d' indicare , tra le ftatue di quello mufeo , 
quelle foltanto che fono di grandezza naturale , ometto di 
parlare del pretefo AleiTandro e d'un'Amazzone , amendue a 
cavallo e alte tre palmi (a) , di un Ercole, di molti Sileni» 
altri fedenti fugli otri , ed altri a cavallo di eflì , i quali fer- 
viano per bocche di fontane , e di altre figure di confimi! 
grandezza , oltre le più piccole che moltifiìme fono . Così 
nulla dirò de'ventiquattro bufti , parte di grandezza naturale 
e parte minori , i quali fono ftati pubblicati nel Tomo V. 
del mufeo d'ErcoIano. 

jj". 19. Non oferei afTerire che maggior numero d'anti- ..aRoma 
chi bronzi fia in quel mufeo , che in tutta Roma ; ma tengo 
per fermo efl^ervi colà maggior numero di ftatue > febbene 
pur qui parecchie io ne pofTa annoverare . Comincierò dal 
Campidoglio . Oltre la ftatua equeftre di M. Aurelio poco 
rnen che colofl^ale pofta fulla piazza del Campidoglio , v' è 
nel cortile interno alla deftra la pretefa tella colofTale di 
Commodo , ed una mano , che probabilmente appartennero 
alla medefima ftatua . Nel palazzo de' Confervatori fi vede 
il famofo Ercole maggiore della grandezza naturale , che ha 
tutta ancora l'antica indoratura : di grandezza naturale fono 
la ftatua d'un Camillo, olTìa d'un di que' fanciulli che mi- 
niftravano ne' fagrificj in femplice fottovefte fuccinta (b) , 
quale foleano elfi portare , e quale lor vien data fu varj 

F 2 bafli- 

<a) Vedi Tomo 1. pdg.sSs). e fcg. , ove fé (b) Vedi TomJ..pag.320. not,<j. 
u'i i>atlato (kli'Aucotc , e da me . 



US. VII. 

CAP.n. 



44 Mbccanismo della Scultura 

• bafll-rilievi ; e quella d'un altro fanciullo fedente che fi cava 
una fpina da un piede (a) . E' pur ivi la Lupa etrufca che 
allatta Romolo e Remo , di cui s' è parlato nel Lib. 111. (b) , 
il bullo che paffa fotto il nome di Bruto , e due oche o 
piuttofto anitre , che fono Hate indorate , come la Diana 
triforme del mufeo Capitolino, la quale però , non avendo 
più che un palmo d'altezza , non dev'effere qui rammemo- 
rata . Indorati fimilmente fono due pavoni di bronzo pofti 
nel giardino interno del palazzo Vaticano , vicino ad una 
gran pigna dello ftefTo metallo , la quale avea forfè fervito 
di ornamento fulla cima del fcpolcro d'Adriano (e) , entro 
cui è ftata trovata (d) . 

jf. 20. Poche ftatue di bronzo veggonfi nelle altre gal- 
lerie e mufei di Roma . La più nota è quella di Settimio 
Severo nel palazzo Barberini (e) , in cui però moderno la- 
voro fono le braccia e i piedi ; ivi pur è la mentovata fi- 
gura etrufca tenente un cornucopia di recente lavoro , e 
nel mufeo di quello palazzo confervafi un bel buflo fem- 
minile . 

jf. 21. 11 mufeo del collegio Romano abbonda di anti- 
che opere in bronzo , che però fono per lo più piccole 
figure (f) . Le più grandi , rapprefentanti un fanciullo e un 

Bac- 

(a) Queftetre veggmfipreflb VafFciBdcc. riportate dall' Orlandi nella non al Nardini 
di/ìiU. Tav. 20. 2.4.. e z^. Roma antica , lib.-;. cap.i j. in fi'ie , p.4.^0.; 

(b) capo III. ^. i '-pag. zoz. imperocché fcrive , che una tal pigna era bu- 

(c) Come viene rapprcfentata in tante cara nelle noci per gettar acqua, e che fer- 
flampc in rame . viva ad una fontana del Panteon : Pinea 

(d) Narra rlaniinio Vacca nelle fiie Me- anca , quéi, fuit coopertorium Cam [mino s.- 
morie , n.6 t ., che ha ftata fovata nel fonda- neo, & deaaracofuper fiacuam Cybetis matris 
re la chicfa vecliia della Trafpontina , alle deorum inforamine Pantheon , in qua vide- 
raJici del Maiifolco di Adriano , ove crede licet pi.tea fabterranea fijiula plumbea fub- 
che facelfe fine al medclimo conte imprefa minijlrabat aquam ex forma Jabatina ^ qu* 
ài queir imperatore . Altri opinano , che ab- toio tempore p/ena prxoebat aquam per fora- 
bia fervito alla piramide degli Scipioni , al- mina nucam omràbus ea indìgenùbus : il che 
tri al Icpolrrodi Onorio . Ma non puoelTete non (i può dire di quella del Vaticano , che 
«lucila ftefl'a pigna , di cui parla un canonico non è bucata . 

antico romano in un manofcritto conferva- (e) Maftei loc.cit. Tav. gz. 
to nell'archivio della fagriftia Vaticana , in (f) Si polTono vedere in parte portate in 

cui dcfcrive lo (lato della Bafìlica Vaticana rame, e defcritte dal P.Contucci nel T./. e f/. 

a' Tuoi tempi ; e le parole del quale vengono della defctizionc dei bronzi di quel Mufeo . 



LLB. VII. 
GAP. II. 



PRESSO I Greci , e loro Pittura . 4J 

Bacco , comprefovi io zoccolo pur antico , oltrepafTano di 
poco i tre palmi : ivi è Ja bella telk d'Apollo di grandez- 
za naturale , di cui s' è dianzi parlato , ed una , alquanto 
minore , tefta giovanile indorata . La figura del fanciullo in 
atto di correre (a), pofTeduta dianzi dal rinomato antiqua- 
rio Sabbatini , è ora prelfo il fignor Beiifario Amidei , che 
comprolla per 350. feudi romani. 

jf. 22. Fra le ville o cafe di diporto a Roma , tre fono 
qui da rammentarli principalmente , cioè Lodovifi , Mattei , 
ed Albani . V'è nella prima una tefta colofTale di M. Aure- 
lio , e nella feconda una tefta alquanto offefa , che dicefì 
di Gallieno (b) . 

rf. 23. La villa Albani è , dopo del Campidoglio , il luo- ... nell» yill* 

'■ 1 1 • 1 Albani ... 

go di Roma in cui iiavi maggior copia di lavori in bron- 
zo ; e quanto ivi contienfi fu tutto comperato o fcoperto 
dal fignor cardinale AlelTIi.ndro , che la villa ftefta con regia 
magnificenza ha fatta edificare . Due tefte in bronzo vi fo- 
no di grandezza naturale, una d'un Fauno, e l'altra d'un 
giovan eroe , che dicefi di Tolomeo , non per altro che per 
elTer cinta d'un diadema. Amendue collocate furono fu un 
bufto moderno , e ia feconda è quella di cui ho fatta men- 
zione nel Capo antecedente , parlando delle parti naturali 
fegnate al di dentro con lettere greche (e) . Vi fi vedono 
cinque ftatue , due delle quali fi fono confervate intere , 
due hanno di bronzo la tefta , le mani , e i piedi , ma d'a- 
labaftro n' è il panneggiamento : e intera è pur la quinta , 
che di tutte è la più bella e la più grande . Le due prime 
ftanno fu i loro zoccoli antichi di bronzo , ed hanno circa 

tre 

(a) O piuttofto in atto di equilibrarfi rcg- nel Mufeo Pio-Clementino , ove le fi è adat- 
sendo un fedone, o altra cola nell'angolo tato un bellilTimo petto di alabaftro honto 
di qualche tempio , a cui ne farà flato con- ritrovato negli ultimi fcavi della villa Negro- 
trapofto un altro. ni fuU'Efquilino . 

(b) Monum. Matthij. Tom. il. Tab.ìr. i.^) P<^g- SS' 
fig. I. £ di Triboniano Gallo , ed è pallata 



IIB. VII. 
CAP.II. 



4.6 Meccanismo della Scultura 

tre palmi d'aJtezza : una di quefte rapprefenta un Ercole 
nell'attitudine del Farnefe , e fu pagata dai fignor cardinale 
Joo. feudi romani ; l'altra è una Pallade , che appartenne 
dianzi alla regina Criftina di Svezia, e gliene coftò 800. Le 
altre due figure infieme unite di varj pezzi fono una Palla- 
de , ed una Diana . La quinta è il bell'Apollo Salirono- 
nos {a) , di cui già più volte ho parlato in quella Storia , e 
ne parlerò nuovamente , mentovando le opere di Prassjtele , 
di cui potrebbe crederli lavoro : ha cinque palmi d' altezza 
comprefavi l'antica bafe (a) . Fu fatta difotterrare quella lla- 
tua dal fig. cardinale medefimo in una fua vigna fui colle 
Aventino fotte la chiefa di fanta Balbina . 

jf. 24. Non fembreranno certamente eccedivi i riferiti 
prezzi a chi ha letto in Cicerone che a' fuoi tempi in Roma 
ne' pubblici incanti le figure in bronzo di mediocre gran- 
dezza {fignum (zneum non magnum ) vendeanfi H-S CXX. mtl~ 
lìbus (b) , cioè 3000. zecchini (b) ; e fi troverà che, febbene 
ve ne folTe allora molto maggior copia che oggidì , pur a 
più caro prezzo fi comperavano . Si potrà quindi inferire 
quanto apprezzar fi debba il mentovato Apollo di grandez- 
za poco men che naturale , elTendo uguale ad un ben for- 
mato fanciullo di dieci anni . 
,..aFirenze.™ jf. 2j. La galleria Granducale a Firenze è dopo Roma 
il luogo , in cui fiavi maggior copia d' antiche figure in 
bronzo . Oltre molte piccole llatue , due ve ne fono di 
grandezza naturale e ben confervate : una è veftita alla ro- 
mana , ma nell'orlo del panneggiamento ha incifi de' carat- 
teri etrufchi ; e l'altra , fcoperta a Péfaro prelTo il mar adria- 
tico , pare che rapprefenti un giovan eroe ignudo . Ivi pure 

ila 

Xjà) V . Monum. ant. ined.par.I. cap.tS. te ni. ^. LXV. pag.iye.princ.WeàlipV^^^' 

n. I . pag. 4.6. n. 4.0. fo llb. IX. capo ni- §. / f. 

(a) Sono palmi quattro , ed once fei , co- (i^) in Verr. AB. z. lib. 4.. cap. 7. 

ree lo notò anche il P. Paoli nella più volte (b) Non zecchini, n» feudi. 
, lodau opera DtUa rclìg. de Gentili , ec.par- 



PRESSO I Greci , i loro Pittiira . 47 

ffa la famofa Chimera , mollro compofto d'un leone e d'una ' ' 
capra , con un' etrufca epigrafe . Ometto la Pallade di gran- 
dezza naturale , che foJo intera e bella ha la tefta , ed è 
malconcia nel refto. Ben mi ricorda d'aver fatta menzione 
di quefti lavori nel Libro ni. Capo il. (a) ; ma era necefla- 
rio di nuovamente indicarli in quello luogo (e) . 

jT. 26. Forfè Venezia avrebbe dovuto nominarli prima «.aVcnezia., 
di Firenze , a cagione di quattro cavalli di grandezza naturale 
di rame indorati , porti fulla porta della chiefa di s. Marco . 
Quefti cavalli furono prefi a Collanrinopoli nel fecolo XIII., 
allorché per breve tempo vi fignoreggiarono i Veneziani . 
Oltre quefti monumenti , che fono unici nel loro genere , 
non v'è, ch'io fappia , neffun altra figura grande antica dì 
bronzo . Non rammenterò le figure del mufeo Nani , perchè 
fon troppo piccole (e) , né la tefta che è in cafa Grimani , 
poiché non l'ho veduta , e non vuò qui riportarmi al giudi' 
zio altrui . 

jf. 27. A Napoli nel cortile interno del palazzo Colo- -'"NapoU.. 
brano v' è la belliftima tefta di cavallo , che dal Vafari viene 
erroneamente attribuita al Donatello fcultor fiorentino (d) . 

Nel 

{a) S.Q.e ro.pag.ifg.e iSo. _ ne , che in vifta de" corti capelli , e dell'atto 
(b) Per maggior efa:tez7a riporterò qui limile a un Genio in bronzo del Mufeo Bar- 
ciò , che di queiVe quattro fisjure fcrive il fig. berini , crederei anzi un Genio , che un Bac- 
Lanzi nella più volte citata dcfcrizione di co ; quantunque io veneri l'opinione contra- 
quella galleria inferita nel Giornale de' Let- ria per 1 autorità di quegli , che la difelero ; 
terati , Tom. XLFH. cap. 2. pdg.4.1. „ La fra' quali fu il Bembo,,. Delle altre molte 
prima , eh e una Minerva , non e finita ; an- figure in bronzo di poca grandezza , che 
zi alla rozzezza , che vi rimane , e a' due ca- (Vanno nella galleria medefima ne parla a 
naletti , pe' quali fu introdotto il bronzo nel- lungo querto dotto efpolìtore nel e. j. p. j4, 
la forma , può congetturarli , che foifc già e fegg. •in 
un falfo getto non ripulito dall'artefice . L'ef- (e) Ne riporta alcune il P. Paciaudi nel! 
fer trovata in Arezzo moftra che fu opera di opera fua Monumenta Peloponnefia , ec. ; 
fondi tor etrufco , e la maravigliofa bellezza , ma qui li deve almeno ricordare la figura 
che vi II vede , fa conofcere , che all'antica greca di antichilTimo Itile , di cui ha parlata 
Etruria non mancarono i fuoi Lifippi . Bella , Winkelmann nel Tomo I. pjg. 1 0. , riporta- 
e unica per la lunga ifcrizionc etrufca , èia ta dallo ftelTo P. Paciaudi nella detta opera 
ftatua , che liegae d'Aulo Metello , o Metcl- Tom. il. pag. ji. , lenza però indicarne la 
lino ; fé già que' caratteri dicono ciò , che ne grandezza . 

parve agli antiquarj . La terza è una chimera (d) V'ite de'piìi eccell. pitt.fcult. ed archit. 

col nome etrufco , che pretendcfi elTere quel Tom. ri. nella vita di quello artiftaf./ tf 5., 

dell'artefice . L'ultima è ftatua di un Giova- ove l'editore ha notato lo sbaglio del Vafari . 



LIB. VII. 
CAP. II. 



gna, 



ini 



:Ifpa- 



, in Geima' 



sia. 



48 'Meccanismo della Scultura 

Nel real mufeo Farnefe fon molte figurine in bronzo , ma 
per la maggior parte moderne e di cattivo gufto . Lo fleflb 
dicafi della collezione Porcinari , ove il pezzo più grande è 
un fanciullo alto tre palmi di mefchino lavoro . La figura 
più pregevole è un Ercole alto un palmo , che ha la pelle 
di leone avviluppata al braccio lìniftro ; e fembra eiTer ope- 
ra etrufca (i) . 

jf. 28. Ignoro quali antiche figure in bronzo fiano ia 
Francia (a) . In Ifpagna , col mufeo Odefcalchi comprato dalla 
regina Elifabetta Farnefe per joooo. feudi (b) , v'è fiata por- 
tata una tefta di grandezza doppia della naturale , rappre- 
fentante un giovanetto : trovali ora a fant' Idelfonfo . 

Jf. 29. In Germania vedefì a Salisburgo una ftatua di 
grandezza naturale , di cui parlerò al Lib. Vili. Capo IV. II 
re diPruffia poflìede una figura ignuda, che tiene alzate al 
cielo le mani e lo fguardo , fimile in ciò ad una egualmen- 
te ignuda ftatua di m.armo di grandezza naturale efiftente 
nel palazzo Panfili fulla piazza Navona. PofTo qui pur ram- 

men- 



(i) Altri antichi lavori in bronzo efiftono 
in altre parti d' Italia . Nel real mufeo di To- 
rino, oltre la celebre Tavola Ilìaca , detta an- 
che Bembica dal celebre card. Bembo , che ne 
fii poflellore , vi fono de" bronzi difotterrati 
nella diltrutta città d' Induftria . Di alcuni 
bronzi di Parma abbiamo parlato nelle due 
note piecedenti , e molte altre ftatuerte vi fi 
fono trovate nel medeilmo luogo pregevoli 
pel lavoro, ma tali che per la loro piccolez- 
za non denno effere qui rammentate . Non 
parliamo della famofa Tavola Tr,ijana già 
pubblicata [ dal Muratori ] , ne d'altia tavola 
pur di bronzo , larga 14. once fu 19. dàltcz- 
za , che facea parte d'una Tavola molto più 
eltefa , contenente alcune leggi relative alla 
Gallia Cifalpina . Quefla è inedita ancora . 
l Né parleremo delle fanìofe Tavole Era- 
clcenlì illuftrate dal Mazocchi , né di tanti 
altri monumenti di quefto geuere trovati 
non ha molto . ] 

A Pavia fulla piazza del Duomo v'è la fta- 
tua equefire , detta il Regifole , creduta da 
alcuni di Commodo ; ma che rapprefenra 
Lucio Vero , come diraffi al lióro XII. ca- 



po tI. §. 1 0. Avremmo noi pure un prege- 
vole monumento di quefta fpecie , le l' igno- 
rante avidità non avelie fatta fpezzaree fon- 
dere una ftatua coleifale , trovata a principio 
di quefto fecole a Lambrate , fito diliante tre 
miglia da Milano . Una parte del piede ed 
un pezzo di panneggiamento coperti di bel- 
liflima patina verdognola , efiftenti prcflb il 
fignor D. Carlo de' Marchefi Trivulfi, ci fan- 
no argomentare quanto maeftrevolaaente fof- 
fe lavorata. 

(a) Nel giardino reale di Verfailks vi è 
la ftatua di un giovane nudo , lucila in rame 
da Simone Tomallino nel luo Rccueil dcs 
fiat. ,group. ec. de Verfaìlhs, Tom.l. pL.26.y 
e per quanto fgli dice nella f«a prefazione , 
dovrebbe avere 6. in 7. paimi di altezza . A 
quefta li poifono unire le moltilTime figure 
riportate dal conte di Caylus nella lua gran- 
de Raccolt I di antichità tante volte citata , 
benché (ìano pet la rnaggior parte di poca 
Grandezza ; e qualcuna riportata dal padre 
Montfaucon nell'altra fua Raccolta . 

(b) Comprato dal re Filippo V. per ij»o«. 
doppie , che fanno circa 7;ooo. feudi . 



■PRESSO I Greci , e loro Pittura. ; 49 

meritare una tefta di Venere, minor della grandezza natura- ===== 
le , fu un antico bufto di beU'alabaftro orientale , che fu ^^"p^^"' 
donata dal iìg. cardinale Aleffandro Albani al principe eredi- 
tario di Bruniwicli . 

jf. 30. Degli antichi lavori in bronzo, che potrebbero .^yjningki!- 
elTere in Inghilterra , un folo n' è a mia notizia , cioè il bu- 
llo di Platone che fi dice aver ricevuto il duca di Devon- 
shire dalla Grecia trent'anni fa . Dicefi fomigliantifiìmo al 
vero ritratto di qiiel filofofo , che aveane fcritto il nome 
fui petto -, e che al principio del fecoJo antecedente , ef- 
fendo flato imbarcato pei* la Spagna , fi perde in un nau- 
fragio . A quello pur fomiglia un Erme del mufeo Capito- 
lino , annoverato fra le figure non conofciute (a) . 

rf. 31. Tra i lavori in bronzo , fé meno confiderevoli Delle mone- 
delie llatue e d'altre grandi opere fono le monete , fono 
efìe però fovente più importanti per le cognizioni che fom- 
minillrano ; e alla maggior parte de' miei leggitori faranno 
utili le notizie che quelle rifguardano ; poiché , laddove 
pochi hanno l'opportunità di vedere ftatue antiche di bron- 
zo , molti pofiedono , e quafi tutti veder pofìbno delle an- 
tiche monete , le quali , e per la piccolezza loro e per la 
copia in cui ci pervennero , in ogni colto paefe s'incon- 
trano . Per quella ragione già innumerevoli libri abbiamo 
intorno alle monete antiche , e in parecchi eziandio fi ra- 
giona della maniera con cui furono coniate ; onde io po- 
-che cofe ne dirò (b) . 

Tom. IL ' G $. 32. Ve- 

(a) Varj lavori di bronzo collocò nel fuo fono -molto verfati in qucrta materia: e fo- 

Mufto il ligroi Conyeis Middleton , e poi li no , l'Agoftini, rErÌ7zo, l'Avcrcampio , l'Ar- 

diedc incili in lame ntlla fua opera intitolata, duino , Vaillant , Spaiihemio, Buonaiiuoti , 

Anà^-ùtLiies Mjaauconiar.i , nella quale de- Bcgero , Bandurio , Haym , Gcfncro , Morcl- 

kiivi. il detto luo Mufeo . Egli peiò non di- li, Pellerin, Fiòlich, Patino, Eckiicll, Dutens, 

<e la grande-:ia . _ Ncumann , Magnan . Altri poflono vedetfi 

(,b) l'oilono qui nominarli alcuni dc'prin- ptello Hirfch Bibliothcca numifmatica . 
pipali di qucia fcuctoxi per coloro , clte noa 



Lia. Vii. 

CAP.II. 



fo Meccanismo della Scultura 

jT. 32. Vedonfi delle antiche monete greche coniiite'con 
doppio impronto , uno incavato e l'altro rilevato . Tali pur 
iono alcune monete d'imperatori e di famiglie romane. In 
quefte l'impronto incavato vi fu fatto per abbaglio ; ma 
dei due differenti conj o ponzoni fi veggono dipintamente 
le prove fu alcune monete : ed io poflo mofèrarne una , in 
cui Nettuno dal lato rilevato ha la barba e i capelli cre- 
fpi , la verte gli pende fulle braccia per dinanzi , e gira in- 
torno all'orlo un fregio di due cordoncini d'una teOitura 
poco ftretta ; laddove dalla parte incavata è fcnza barba 
con chioma iifcia : pendegli per di dietro la velie , e vi gi- 
ra intorno una ghirlajida di fpiche : da amendue i lati il 
tridente è rilevato . II fignor abate Barthelemy è d'opinio- 
ne che ce' primi tempi le monete foflero battute fopra il 
conio col martello in guifa che naturalmente venilTero ad 
avere nel rovefcio un campo quadrangolare ed incavato , 
OlTervaiì che l'impronto delle monete sì ne'primi tempi, 
che mentre l'arte fioriva , per lo più è quafi piano (a) ; ma 
ne'fecoli feguenti ed ai tempi degl'imperatori romani ve- 
defi quefto più rilevato . 

, jf. 33. Meritano la noftra attenzione, non meno delle 
eiiidcricc, monete legittime , quelle che dagli antichi medefimi fono 
ftate faluficate , delle quali altre fono fiate coperte d'ar- 
gento , altre d'oro . Le prime , che fono di rame veftito 
d' una fotti! foglia d' argento , s' incontrano fovente fra le 
monete de'Cefari. Più rare fon le feconde, e una ve n'ha 
nel mufeo del duca Caraffa Noya colla teda e nome d'Alef- 
fandro il Grande si ben confervata che l'inganno non fi può 
conofcere da altro che dal pefo (b) . Porterò qui un' ifcrizione 

efi- 

(a) Larefta di Akflandra il Grande nella nelle Ojfcrvaj. iflor. fopra aie. medugl. , non 
moneta , che darciTio in apprello indfì in poche ve iic fono de' Cefali in nietillo rolio , 
rame , è molto ben rilevata . o giallo , che fono ftaw inargentate , o do- 

(b) Fia quwile , che illuftra il Buonarruoti rate , e anche piinia inargeucatc , e poi do- 



falfifTca 



PRESSO I Greci, e loro Pitturi. ?i 

efirtente nella villa Albani e non ancor pubblicata , in cui fi 
fa menzione dell'arte d'indorar le monete. 



LiI5. Vii. 
CAP.II. 



D M 

FECIT MINDIA HELPIS. C. IVLIO. THALLo 
MARITO. S\0 BENE MERENTI QVl EGIT 
OFFICINAS PLVMBARIAS. TRASTIBERINA 
ET TRIGARI SVPERPOSITO AVRI MONETAE 
NVMVLARIORVM. Q^/I VIXIT ANN. XXXIIIMVI 
ET. C. IVLIO THALLO FILIO DVLCISSIMO QVI VIXIT 
MESESIIII. DIES XI ET SIBI POSTERISQVE SVIS (a) . 



rate . E ficcome tante fé ne ritrovano , io 
non le dirci con tal Iìcurez7a falfificate dagli 
antichi ; giacche l'inganno ii poteva fcoprire 
facilmente ; ma crederei piuttolto, che ciò 
forte fatto per giufte ragioni , e forfè nella 
zecca llelTa per efler date in regalo a perfone 
cofpicue ; oppure , che i particolari fé le fa- 
ceflero indorare per la loro bellezza , e per 
confervarfele , come penla il Buonartuoti i.c. 
Tav. ^o.pa^. J7 ^. 

(a) Ho ridotta cosi quefta lapide alla fua 
vera lezione , come era ftata anche riportata 
nel Giornale de' Letterati , Tom.VI. p. 2jS. 
anno 1772. Non vi fi parla punto dell'arte 
& indorate ; ma (bltanto di un Cajo Giulio 
Tallo , che fu padrone , o direttore , e fopra- 
fiantc ( come può fpiegarfi in amen due i ièn- 
fi , queir egit officinas ) a due botteghe , ove 



fi lavorava il piombo , fituate una nella re- 
gione di Trallevcre , e l'altra nella regio- 
ne IX. in quella parte , che fi chiamava Tri- 
gario ; e in feguito , oppure nello lleflo tem- 
po , anche direttore di coloro , che lavora- 
vano le monete d'oro . Credo che ognuno 
polla effere facilmente perfuafo , che quefto 
ne è il vero fenfo ; onde non mi eftcnderò di 
più a ripeterne le piove , che darà altrove in 
una lunga cfpofizione il più volte lodato fi- 
gnor abate Gaetano Marini aliai vantaggio- 
(amente noto anche per le fue molte ei udi- 
zioni nella materia riguardante la lapii'aria . 
Il eh. Autore della Ijiit. antiquaric-numifm. 
avendo trafctirca quella ilcrizionealla/;. ^o. 
come qui la riportava Vv'inkclmann , vi ha 
per confegucnza ripetuti i medcfimi errori . 




G 2 



Ca- 



^1 Meccanismo della Scultura 



CAP, Hi. 

C A P O 1 I I. 

Della fittitra prefso i Greci — Antiche pitture fcoperte - Dìfegnt 
(C alcune ~ Pitture originali . . . di Roma . . . d' Ercolano . . . di 
cui de-fcrivonjt quattro de' più bei pezzi . . . e due altri difepolti 
a Pompeja — Autori di tali pitture . 

Bella pittura /\ vendo SÌ lungamente trattato della fcultura , ragion vuole 

prcllo i Greci. . , . , . , , , ..... ^ 

che non omettiamo di parlare dell arte di dipingere prello 
gli antichi ; e pofìiam ora farlo con fondamento , recando- 
ci , oltre le notizie tramandatecene dagli llorici , molte cen- 
tinija d'antichi quadri fcoperti in Ercolano , e nelle altre 
città fepohe fotto le ceneri del Vefuvio . Ancorché le pit- 
ture rimateci non fiano che mediocri , da effe nondimeno 
poffiamo in qualche modo inferire qual merito aveflero le 
più pregevoli, e dobbiamo rifguardarle come fortunati avan- 
zi d'un lagrimevole naufragio . 
Aiiticiiepittu- /• I- Prima d' efa^minare il meccanifmo e l'indole dell* 
.!£ fcoperte. ^j^njca maniera di dipingere darò in quefto Capo uno Teo- 
rico ragguaglio delle antiche pitture pervenuteci , l'età rin- 
tracciandone e gli autori . 

jf, 2. In Roma molte antiche pitture fi fono fcoperte, 
ma parecchie , o per l'incuria de' maggiori o per la fola 
azione dell'aria, fono ftate guadate e diflrutte , com'è pur 
avvenuto d'alcune fcopertefi in mia prefenza : l'aria, che 
giugne a penetrare nelle Camere a volta rimafte per molti 
fecoli ingombre dalla terra o chiufe , non folo altera i co- 
lori delle pitture che ivi fono , ma la flcfla intonacatura 

del muro corrode e guaita . 

j)-.3.Ta- 



PRESSO I Greci , 5 loro Pittura . ?a 

/. 3. Tale è ftato forfè il deftino di varie pitture delle ^^^ ^^^^' 
■quali oggidì altro più non abbiamo che i difegni coloriti ^.^p^^j* 
ferbatifi nella biblioteca Vaticana , prelTo il fignor cardinale ^Difegni d'ai- 
Albani, e altrove . Quelle , che difegnate veggonfi nella Va- ""'' 
ticana , erano per la maggior parte ne' bagni di Tito . I di- 
fegni fono di Sante Bartoli e di Francefco fuo figliuolo, 
i quali probabilmente non li fecero fui luogo medefimo , 
ma li ricavarono da altri più antichi , tratti dalle pitture 
originali ai tempi di Raffaello (i) . Quattro pezzi di quefte 
pitture ho pubblicati ne' miei Monumenti antichi (2) . Il pri- 
mo (a) , tratto dai mentovati bagni , è comporto di quattro 
ficTure , e rapprefenta Pallade Mufica con due tibie in ma- 
no , quafi in atto di volerle gettare , poiché una Ninfa ad 
fiume , in cui la dea fi fpecchia , l'avvifa che , dando fiato 
allo ftromento , le fi sformano le fembiatize . Nel fecondo {b) 
fi vede Pallade che prefentà un diadema a Paride , offeren- 
dogli il regno d'Afia, fé a lei vuol dare il pomo deftinato 
alla più bella . 11 terzo (e) , compoflo di quattro figure, 
rapprefenta Elena , dietro alla cui fedia s'appoggia una don- 
na ', che è forfè una delle fue ancelle , e probabilmente 
Aftianaffa , che è la più nota fra le medefime . Dirimpetto 
a lei Ifa Paride in piedi , che prende in mano un dardo 
dall'Amore pollo fra lor due, mentre Elena ne tocca l'ar- 
co . Nel quarto {d) di cinque figure dcefi ravvifare Tele- 
maco 

(1) Clie le Terme Ji Tito fianoftate (co- pò ingiiiriofo ai talenti di quell" impareggia- 
perte ai tempi di Raffaello , e che quefti ab bile artiRa , non ha alcun foJo ronJaraento . 
bia imitata quella maniera nelle famofe log- (i> 11 (ìgnor Wink-lmann ne' luci Mena- 
ge del Vaticano lo dimoftra il fig. abate Car- menti da una. molto più cilcfa ed erudita de- 
lettlcc^l'autorita di fcrittori contemporanei ; fcrizione e fpiegazione delle quattro qui ri- 
e appare evidentemente a! fole confrontare i ferite pittutc . Altri conlimili dilegni tratti 
difceni delle logge con quei delle terme , ef- dall'antico proponeaiì- da fpicgare , quando 
fendo flati amendue ultimamente pubblicati ciò fcriffe . 

anche coi proprj colori . Vi fu pure chi fo- {a) Monum. ani. ined, par. I. cap. £. n. 2. 

fpctto cbc le ftauze delle Terme di Tito fieno pag. io. n. i S. 

poi Rate nuovamente rinchiufe e riempiute (i) ihid.par.il. cap. z. num. 2. pag. i j(S. 

di terra per arto di Raftaello medefìmo , af- num. 1 1 ^. 

fine di comparire egli Itello l'inventore di (e) ibid. num.t 1 4-.pug.i fT- 

quella nuova maniera ; ma tal fofpetto , tiop- (<£) ibid. aum.iSa. pag.214. 



LIB. VII. 
CAP.III. 



J4 Meccanismo della Scultura 

maco in compagnia di PiQllraro nella cafa di Menelao , 
ove Elena al figlio d'Ulifle, dolente per non poter trovare 
il padre , offre in un cratere o tazza profonda il nepente , 
bevanda che iacea dimenticare i mali e la rimembranza do- 
lorofa delle perfone perdute . 
Pittuieotigi- rf. A. Oltre i difesni delle antiche pitture , alcune tut- 
...di Roma... torà ne efiflono , cioè una pretefa Venere e una Roma nel 
palazzo Barberini , le così dette Nozze Aldobrandine , il pre- 
tefo M. Coriolano , e 1' Edipo della villa Altieri , oltre fette 
pezzi efiflenti nella galleria del collegio Romano , e due nella 
villa Albani . 

jT. ^. Di grandezza naturale fon le due prime . Roma 
è fedente , e Venere giacente ; in quella pittura però Carlo 
Maratta reftaurò alcune cofe , e fra le altre l'Amorino (a) . 
Fu efTa trovata nello fcavare i fondamenti del palazzo Bar- 
berini , e credei! che ivi pure fia ftata fcoperta la figura di 
Roma . In un ms. unito alla copia di quella pittura fatta 
per ordine dell'imperatore Ferdinando III. , leggefi che fu 
fcoperta nel i6j6. prelTo il battiitero di Coliantino (a); dal 
che s'è argomentato che opera fia^ del IV. fecole . Io ledi 
però in una lettera ms. del commendator del Pozzo a Nic- 
colò Heinfio , che fu trovata quella pittura ai fette d' aprile 
nel lójj.; ma non vi fi dice in qual luogo: la ChaulTe ne 
ha data la defcrizione (b) . Un'altra pittura detta Roma trion- 
fante (0 , compolla di molte figure , che vedeafi altre volte 
nel medefimo palazzo , or più non v' è ; forfè infracidi e fi 
disfece , come il pretefo Ninfeo (d) . 

jj". 6. Le nozze Aldobrandine , dove fi vedono molte fi- 
gure alte circa due palmi , difepolte furono non lungi da 

fan- 

(a) Vedi Tom. I. pag. 3S j. n. B. e la dà pure il Cgnor Lens Le tojlume ec. 

(a) Lamb. Comment. de aug. biU. af. vìn- pian. ^2. fig 106. 
dob. Tom. 111. Hi. ^. adait. i 6. pag. ^-6. (e) Spon. Rech. d'amia, pag.i gf. , Moiitf. 

(i) Muf. Rom. jeà. y. cap. V. pag. 1 1 g. Ant. expl. Tom. l. par il.pl. i g^. n.z. 
eait.ióiio. [La figura la da 3.\\& pag. ^2.., {d) Holft. Comment. in vei. pici, nympk. 



i^AcSSo r Greci , s loro Pittura . s"? 

fanta Maria Maggiore nel luogo ov' erano altre volte gli orti ' 
di Mecenate (a) . Rapprefentanlì in quefta pittura , ficcome ho 
dimoflrato ne' miei Monumenti antichi {b) , le nozze di Peieo 
e di Teti , preiTo i quali le tre dee delle ftagioni , o piut- 
tofto tre Mufe Tuonano la cetra e cantano l'epitalamio . Ve- 
dali ciò che pur ho detto intorno a quefta pittura nelle Ri- 
cerche full' allegoria (e) . 

jT. 7. La quarta pittura , cioè il pretefo Coriolano , non 
è già perduta , come pretende du Bos {d) ; ma vederli può 
anche oggidì nelle terme di Tito , in quel luogo ove tro- 
vato fu il Laocoonte (a). L'Edipo {e), almeno nello ftato 
in cui trovali attualmente , è inferiore alle fin qui mento- 
vate pitture. In quefta però deve notarli una particolarità, 
e forfè non ancora oftervata da' moderni; poiché 1' ha omef- 
fa \o fteffo Bellori pubblicandone il difegno . Nella parte 
fuperiore , ove la pittura è quali dtì tutto cancellata , ve- 
delì come in lontananza un alino e '1 fuo conduttore che 
con un pungolo lo fpigne innanzi ; ed è quefto fenza dub- 
bio l'alino fu cui Edipo caricò la sfinge che aveali recata 
dal monte , e portolla quindi a Tebe . Ma ciò non fi è da- 
gli altri divifato , perchè fopra tal pittura fono ftati dati 
de' nuovi colori . 

jT. 8. Le antiche pitture , che ferbanfi nel mufco del col- 
legio Romano , tratte furono in quefto lecolo da una camera 

alle 

(a) Zuccàro Idia de' Pittori , Uh. z. p.^y. dre di lui e la conforte , che gli fi fanno in- 

(A) Par, l. cap.i g.pcig.6o. contro co' loro figliuoli, oltre eflere la ftani- 

(t) pag. ^S. & 30- pa divcrfa della pittura , vedefi in quefta ef- 

(<^) Réfiex. fur Upoef. ec. feci.^j. Tom.I. preffo un avvenimento accaduto in luogo 

pfg. ^j8. chiufo , ciò che non può adattarfi all'abboc- 

(a) Ne dà la figura La Chauffe PiB. ami- camento di Coriolano con la madre , e con la 

gui, ec. Tab.i . fopra un poco efatto difegno. conforte , tenuTofi in campo aperto ; doven- 

11 noftro Autore in altro propofito nella Pre- doli piuttofto riferire ad Ettore , e ad An- 

fa\. ai Montini, ant. incd. p. XXIII. cosi ne dromaca ; tanto piti che la donna , la quale 

fcrive : „ La pittura antica che s'è conferva- parla col pretefo Coriolano, non è attempata, 

ta nelle terme di Tito , ove crcdefi figurato come lo moflra la fìampa , ma giovane . 

Marco Coriolano alla teft?. dell'armata in ai- (e) Bellori Pici. vet. in feputcr. Nafort. 

to di combattere contro la patria , e la ma- Tab. i g. 



=8 

LIB. VII. 
GAP. III. 



UH. \n. 

GAP. III. 



^■6 MEtIGANISMO D'ELLA ScULTtTRA 

'■ alle radici del monte Palatino dalla parte del Circo Ma/lìmo . 
1 migliori pezzi fono un Satiro che beve a un corno , alto 
■due palmi , e un paefe con figure grandi un palmo , fupe- 
^•iore a molte pitture di paefi fcoperte ad Ercolano (a) . Nel- 
lo {{effb luogo e al tempo medefimo s'è fcoperta una delle 
due pitture della villa Albani : fu fcelta allori , fra le altr£ 
fette , dal fignor abate Franchini miniiìiro del Gran Duca di 
Tofcana , dal quale ebbela il cardinal Paflìonei , dopo la 
cui morte pafsò nella mentovata villa . Vedefi incifa in ra- 
me da Morghen , come un' appendice alle pitture anti- 
che pubblicate dal Bartoli , e più efattamente difegnata ve- 
derfi può ne' miei Monumenti antichi (a) . Ve nel mezzo fu 
una bafe una piccola figura ignuda , che ha l'elmo Incapo, 
lo feudo nella (ìniilra , e nella delira una mazza circondata 
di molte punte, fimile a quelle che ufaronfi ne' baffi tempi. 
Sul pavimento da una parte è una piccol'ara, dall'altra uh 
gran braciere, e da amendue follevafi in alto il fumo . Stan- 
no ai due lati due figure muliebri veflite , cinte il capo di 
diadema: una fparge l'inc^nfo full'ara , e l'iltra fembra far 
lo fleffo full'accefo carbone del braciere colla delira , men- 
tre colla finiftra regge un piatto di frutti , che pajoao fichi . 
Rapprefentafi qui a mio parere un fagrifizio che fanno a 
Marte Livia ed Ottavia moglie l'una , e l'altra ibrclla d'Au- 
gufto , come far lo folcano , efcludendone gli uomini , al 
primo di marzo le matrone romane nella feda , che perciò 
chiamavafi matronale (^) . E' forfè quello quel medefimo fa- 

gri- 

(a) Le pitture , che fìanno in queflo Ma- Autore , che daremo nel Tomo iil. , e altro- 
feo , e fi fanno vedere per antiche , oltre- ve . Quella , che viene lodata dal Montfaucon 
pallano i fcttauta pezzi . Sarebbe lunga cofa Diar. itaiic. cap. i6. pag. zs3--> e dal Ga- 
li voler qui efaminare fé fieno veramente an- leotti Gemmi, ant. liner, pan. ri. Tuo. yi. 
tiche tutte , o nella maggior parte, oppure fig. V. , rapprefentante un architetto veltito 
di mano modem» , come tali fi vogliono tut- di verde coli' archipendolo in mano , ed altri 
te da molti , e tra gli altri dal fignor abate ftrumenti , trovato in un fcpolcro fulla via 
Amaduzzi nella delcrizione delle pitture dei Appia , ora più non vi efille . 
Dapiferi , delle quali parleremo qui apprclfo , la) num.177. 
p.ig. jg. , in una nota alle lettere del noftro (i) Ovid. Fajl. Uh. £. verf.iyo. 



PRESSO I Greci , e loro Pittura .' ?7 

grìfizio di cui parla Orazio (ti) , fatto da quelle due romane •====■= 
pel felice ritorno d'Augufto dalle Spagne; egli però non di- ^^^- ^ 
ce a qual dio fagrificalTero . 

jf. 9. L'altra pittura della villa Albani , fcoperta alcuni 
anni fa in una camera d'un antico pago o borgo fulla via 
Appia a cinque miglia da Roma , ha un palmo e mezzo di 
lunghezza , e la metà di larghezza (b) . Vi li rapprefenta un 
paefe con fabbriche e figure d'uomini e d'animali, dipinto 
con molta franchezza , con graziole colorito , e con grande 
intelligenza di prolpettiva per la lontananza . L'edifizio prin- 
cipale è una porta d'un arco iolo , con una trave incaftrata 
negli ftipiti e foitenuta da una catena di ferro , che fcorre fu 
una girella per alzarla o abbalTarla al bilogno . Sopra l'arco 
v' è una ftanza per la fentinelU . La porta conduce a un 
ponte , fu cui paflano de' buoi , e fotto cui fcorre un fiume 
che va a gettarfi in mare. Sulla riva è un'alta pianta, fra 
ì rami della quale fta una fpecie d'armatura di tetto , e vi fi 
veggono pendenti delle tenie o bende alla pianta offerte (e) , 
Cosi prefTo Stazio {d) , Tideo padre di Diomede per onorar 
Pallade appefe ad una pianta a lei facra delle bende purpu- 
ree con orlo bianco ; e così di gemme preziofe ornò Serfe 
un'altra pianta (0 . Sotto l'albero vedefi un fepolcro ; e 
diffatti foleano qucfti preiTo gli antichi all'ombra delle pian- 
te elevarfi (a) , anzi talora da elfi le piante forgeano (/) . 
La perfona , che fovr' un altro di quelU fepolcri iì ripofa , 
indica qui forfè la via pubblica , lungo la quale foleano i 
Romani coftruire i loro tumuli (b) . 

Tom. IL H jf. IO. Non 

(a) Carm. Uh. 3. Ode 14. verf. j. (a) Properzio /ikz. e/eg.it- verf.jj. t i^. 

ri m T r'"- f"'- '■''.'"■^'>^- ^ dclidcrava che im lauro tacelle ombra al fu. 

(e) n\noiu. Icon. ub.2. n.34.. 0F.Tarr..iI. Icpelcro . 

^"IjJ^'l ?'",v- '■'"'"'• "^"T- v'*--- ■^•' ""O- (/") Hor. Epod. s- Merf.iy. , Plin. lib., 6. 

Sd) iheb.lib2.v.73li.,&lib.iz.v..i.s)2., cap. 4.4. feci. h. 
i. ul.i ^v.r. ab. 4.ca,m 4. x.qz. (b) Vcdafi quella pittura appreffo in froa- 

(.0 /than. k'ar. kiji. iib.z. cap.14^ te al Ub. Jil. , inula in rame . 



LIB. VJI. 
CAP.III- 



jS Meccanismo della Scultura 

jf. IO, Non parlerò qui d'altri piccoli pezzi d'antiche 
pitture fcopertifi negli anni 1722. e 1724. nelle ruine de! 
palazzo de' Ceiari , poiché a cagione della muffa non fono 
più riconofcibili . Quelli , efTendo Itati fiaccati dal mura 
coir intonacatura ,• furono collocati nel palazzo Farnefe fui 
Palatino, e quindi trafportati a Parma , e pofcia a Napoli, 
ove con altri preziofì avanzi d'antichità rimafero per più di 
vene' anni chiufi nelle loro caffè in flanze umide , cofìcchè 
quando ne furon poi tratti fuori , appena più vi fi vedeano 
indizj della pittura : in tale flato fono oggidì efpofli a Capo 
di monte. Una Cariatide colf intavolato che foftiene , tro- 
vata nelle mentovate ruine , fi è ben confervata , ed è ora 
a Portici fra le pitture d'Ercolano . Un altro pezzo della 
pittura palatina rapprelentante Eiena che , fcendendo dalla 
nave, s'appoggia a Paride , è flato incilb e pubblicato neli' 
Opera di Turnbuli fulla pittura degli antichi (a) . 

i^. II. Quan- 



(a) W'iiikelmann nella prima edizione in 
quello luogo nominava anche le pitture del- 
ia piramide di Ccitio , dicendole fvanite , e 
cajieellate dall'umidità: il che non è total- 
mente vero . Se ne pollono vedere le figure 
in rame date dal Falconieri , che le illuftrò 
con una lunga diliertazionc inferita in ap- 
pendice alla Roma amica de! Nardini . Tra 
le pitture trovate lui principic di quello le- 
colo in Roma , una ne comprò il (ig. Middls- 
ton , e U pubblicò col reftcr del mo mufeo 
nell'opera dianzi citata Aritìquicates Middlc- 
tonians. : altra comprata da! dottor Mcad pOr- 
rimentc ingiefe è data in rame dal (ìg. Dygby 
MI fronte della Ina edizione di Orazio Flaicco 
fatta in Londra nel r74y. , e ne parla anche 
du Bos Refiex. far la poef. et. Tom. I.Jici.^ 7. 
pag. ^yS. 11 cardinal di Rohan ne portò un' 
altra in Francia , che poi donò al duca d'Or- 
leans , tiovata pure in Roma nel lyii. fui 
iBonte Efcjiiilino . Sz ne da il rame e la dc- 
fcrizionc dal (ìg. Morea-j de Mautour ncli' 
Academ. des Infcript, Tom. V. Hi fi. p. zgj. 
Di certe altee , che nel 1701. fua'ono- trovate 
nelle rovine dell'abitici Capua, ed altre in 
Dna villa tra Mapoli , ed il Vcfuvio nei 1709. 
ne pitia dii Bos L.QÌt. pug.^So. Ma quelle cfie 
meritano particolar men7Ìone fono le fco- 
p;;:te negli anni Icorfì fui detto monte Efqui- 
lino , e fui Cello- . Le pduie furono ttovats 



nella villa Negroni l'anno 1777- Effe confi-- 
llono in tredici quadri di polI altezza , tut- 
ti dipinti di buona maniera con iftorie , ed 
emblemi di Venere , di Adone ,. di Bacco , 
d'Arianna , ed ornamenti bcUiffuni . Furono- 
fui luog-i ftclfo vendute ad un inglcfé , e fot- 
fé dopo qualche tempo avranno (ofterto dan- 
no , come ha detto Winkclmann che accader 
luole alle pitture antiche allorcli-è vengono ef- 
poftc all'aria . Se ne fecero però i difegni , tre 
de'quali , ora polleduti dal fignor cavaliere de 
Azara , volle efcguirli il fignor IVI-cngs , e co- 
loriili , coiue avrebbe fatto anch^ degli a'tri 
fé folfe lopravilluio ; e nove ne louo già in- 
cifi in rame . Il fignor con/ìgliere Bianconi 
pensò allora , che ove furono fcoperte vi 
potefT; elfere un lliogo di deliiìc appartenen- 
te a Lucilla moglie di Lucio Vero-, e figlia 
di M. Aurelio , e di Fauflina ; argomentan- 
dolo da un medaglione de! re di Francia ri- 
portato dal VaiUant Numi/m., ec. Tom. iil. 
pag. 14.^., nel rovefcio del quale fi vede rap- 
prelcntato il foggetto che è in uno di quefti 
quadretti colorito dal fignor Men-»"; ; cioè un' 
ara , fu cui fla in piedi un Amorino alato , e 
vicina un-a donna rtoiata , che colla deftra 
fcujte \r.\ alb-.:ro, da cui cade capovolto un 
altro Amorino qua.fi che fofle un pomo ; e 
nel diritto vi è la t;iha di Lucilla colla rCc-à~ 
zioae . Uà lunile mcdaglioae le poliicdc ìca~ 



T-uEsso I Greci , e loro Pittura ." ?9 
(f. II. Quando parca che iofle perduta ogni fperanza ^==== 
di trovare antiche pitture, accadde la rimarchevole fcoper- ' ' 

111 ^• e • P- 1 J 1 • 

ta delle città fepolte dal Vefuvio , dalle quali turono tratti . . , d'Eicok- 
inille e qualche centinaja di pezzi d'intonaco di muro di-^°"' 
pinto , ed eipolli nel mufeo Ercolanenfe . Alcuni trovati fu- 
rono in Ercolano medefimo , altri nella città di Stabbia , € 
gli ultimi in Pompeja , che s'è più tardi fcoperta . 

^. 12. Le quattro più ragguardevoli, tra le pitture d'Er- 
colano , trovate fui muro in certe nicchie d'un tempio ro- 
tondo , rapprefentano Tefeo dopo d'aver uccifo il Minotau- 
ro , la nafcita di Telefo , Chirone e Achille , Pan e Olim- 
po . In Tefeo non fi vede certamente l'idea della bellezza 
di quel giovan eroe che fu preio per una fanciulla al fuo 
arrivo in Atene (a) . Avrei voluto vederlo con lunga e fciol- 
ta chioma, qual egli e Giafone , allorché entrò per la pri- 
ma volta in Atene , portarla folcano . Doveva Tefeo anche 
nel redo fomigliare allo flefTo Giafone , qual ci vien dipinto 
da Pindaro (b) cotanto bello , che n' era prefo da maravi- 
glia il popolo al vederlo , e credea di mirare Apollo o Mar- 
te . Nella pittura di Telefo 1' Ercole non fomiglia punto al 

H 2 gre- 



che l'iUuftrc prelato Gaetanì ; cuoi ne dare- 
mo li figura in apprcllo Vedali l'Antologia 
Romara tir.no 17S0. n.^z. Tom f^I.p. zj t . 
e jcgg. Le altre fcoperte fui Celio vicino all' 
ofpcdale di s. Giovanni in Laterano nel lybo., 
anch' cfle di molto buon ptnnclio , fono in 
numero di lette , delle quali non fono andate 
efcnti dall'anzidetta dilgrazia , che due , e 
mezza , polledute ora cali' Emo (ìg. cardinal 
l'allotta pto-tcforiere di Sui Santità . Rap- 
prefentavano fette belli giovani di grandezza 
naturale vediti di un abito di color ^ngian- 
tc , uniforme, non più veduto , fciolto , e 
lungo oltre mezza gamba . Hanno capelli 
biondi chi corti, e chi lur ghi lino alle ("pal- 
le , ma tutti kgati con una fettuccia al ufo 
di diadema ; e al piede nudo lono cinti di 
un galante faudalo aliai leggiero . I primi 
fei in atto di lammirare , portano ciaf-uno 
un piatto di vivande , parte cotte , e parte 
crude : l'ultimo , che ha degli ornamenti al- 
quanto diverii all' abito , fta l'ermo in piedi 



in atto come di prefentare un bicchiere , che 
tiene nella deftra follevato al pari della tcftì , 
ed ha accanto due vali . Sono Hate incife , e 
pubblicate nell'anno (corlò 1785. da Gio. M. 
Caflìni chier. regol. Somafco con due divcrfc 
fpiegazioni delli eh. lignor ab. Araaduzzi , e 
(ìgnor ab. Giovenazzi , il primo de' quali 
penla, che quei giovani miniftralfero ad un 
convito profano , e l'altro ad un religiofo , 
de' quali molto abboncava 1' antica romana 
fuperftizionc , e forfè dei Salj . Si noti final- 
mente l'errore del P. Monttaucon , il quale 
nel (\\o Dìar. Italie. cap.r6. pug.z^^. dava 
per antiche certe pitture del Maufoleo d'Às- 
gufto in Campo Marzo , cl.e fono moderne, 
come già notò i-i<;oioni nelle fue Olfervazio- 
ni (u quel Diario , p^g. ji .\ e conlillonc in 
alcune canne , e foglie con un' arma papale 
in parte rovinata. 

(a) Pauf. /it.r. cap.i q. pag. 4.4.. princ. 
ih) Fyth. Ode 4.\erf.iji.feqq. 



6o Meccanismo della Scultura 

e . ,,-^..,.Tr--- greco Alcide , e affai volgari fembianze hanno le altre tefte , 
US. VII. j\^;}ii]jg fj-g_ cheto e inoperofo , ma affai fìgnificante n' è il 
volto: fi fcorge ne' fuoi tratti un'idea che prefagifce un fu- 
turo eroe , e negli occhi fuoi , che con grandiffima atten- 
zione tien fidi in Chirone , fi ravvifa una viva avidità di fa- 
pere per compiere preilo il corfo della fua giovanile ifi:ru- 
zione , e rendere poi gloriofa con grandi imprefe la breve 
carriera de' giorni fuoi. Se gli vede in fronte un nobii pu- 
dore , e quafi il rimprovero di fua poca abilità , per cui il 
fuo iftj tutore gli ha levato di mano il plettro con cui fuo- 
nava la lira , per correggerlo ove aveva errato . Egli è ap- 
punto quale lo vuole Arinotele {a) : la dolcezza e i vezzi 
delia gioventù fono in lui mirti alla fenfibilità e al nobile 
orgoglio , 

j)'. 13. Sarebbe defiderabile che i quattro difegni fui mar- 
mo ivi pur efiftenti , ne' quali v'è il nome delle perfone e 
dell'autor medefimo , chiamato Alessandro Ateniefe , foffer 
di mano d'un qualche celebre maeftro ; ma eflì non ci dan- 
no certamente una grande idea della fua abilità : le fifono- 
mie delle tefte fon volgari , e ne fon mal difegnate le ma- 
ni ; e ognuno altronde ben fa che le eftremità delle figure 
umane fanno , piucchè le altre parti , conofcere il merito 
dell'artifta . Quefl:e pitture monocromatiche, cioè d'un fol 
colore , fatte fono col cinabro , che è fi:ato poi annerito 
dal fuoco . Di quella maniera di dipingere parlerò nel Capo 
feguente . 

jf. 14. Le più belle fra quelle pitture fono le Danzatri- 
ci , le Baccanti , e i Centauri , alti meno d' un palmo , e 
dipinti fu un fondo nero, ne' quali fi fcorgono i tratti d'un 
dotto e franco ardila. Vedendofi fili principio sì bei pezzi, 
che fatti pareano d'un fol colpo di pennello , fi defiderava 

di 

(a) Rket, Hi. I. (ap. f. 



pTiEsso I Greci , e loro Pittura . 6i 

dì fcoprirne copia ma^^iore , e '1 defiderio fu compiuto alia »==—=« 

fine del 1761. cap.iii. 

jT. ij. Nello fcavare fra le ruine di Srabbia (a) , fu tro- ...di cui de- 

i~ !• • j j fcrivonfì quat. 

vata una camera quali tutta vuota , ove gli operaj vedendo tro bei pcz- 
al balfo di un muro terra foda , e fcavandovi , quattro pezzi ^'"' 
di pittura fcoprirono ; ma nel volerla fgombrare ne furono 
rotti due colla zappa . Erano quelli quattro pezzi tagliati e 
(laccati dal muro , indi appoggiati l'un all'altro a due a 
due , perchè aveffero maggior confiflenza , in guifa però 
che la parte dipinta reHaife in fuori . Che quelle pitture 
non fiano fiate portate colà da altrove, com'io ed altri con- 
getturammo a principio , ma fiano fiate anticamente fiac- 
cate dal muro in quel luogo flefio ove fi trovarono , Io 
hanno in feguito dimoflrato le fcoperte fatte nella città di 
Pompeja , ove anche oggidì nelle cafe fgombrate dalla terra 
veggonfi e tefle e pitture intere fiaccate dal muro ; il che 
fu fatto probabilmente nel tempo fleffo che le ceneri avean 
cominciato a coprire la città . Forfè que'miferi abitatori, i 
quali ebber tempo prima che fuggilTero , di mettere in fal- 
vo una parte delle loro ricchezze , dopo quel funeflo acci- 
dente , avendo il monte cefUito di mugghiare , tornarono 
all'abbandonata città , e aprendofi ima flrada alla loro cafa 
fra le ceneri e le pomici , tentarono di trafportarne non 
folo gli arredi e le mafferizie , ma eziandio le flatue , come 
appare dai loro piedellalli , che foli vi Ci trovarono . E fic- 
come vediamo che hanno perfino levati i cardini di bron- 
zo dalle porte , e gli flipiti di marmo , è ben probabile 
che tentaffero pure di portar via le pitture . Non trovan- 
dofi di quelle le non alcune poche fiaccate dal muro , dob- 
biamo credere che una nuova oioggia di ceneri , quella for- 
fè 

(a) Nelle Scavazioni dJ Portici fatte in fé- mici nella dcfctizionc (Jelle Tavole numerare 
brarodel 1761. , come ft dice dagli (Accade- qui apprelT». 



y 



LIB. VII. 
CAP, III. 



62 Meccanismo DELLA Scultura 

fé che fini di feppeJlire la città , abbia ciò impedito , ed 
abbiali pur obbligati a lalciar dov' erano i quattro pezzi 
già tagliati . 

jf. ì6. In quelli la pittura ha tutt' all' intorno tre lille 
di vario colore : la più eilerna è bianca , quella di mezzo 
violacea , e verde la terza , contornata da una linea di co- 
lor cupo : quelle tre Jifte non fono più larghe che la punta 
dèi dito mignolo , e fotto di effe v' è un'altra flrifcia bianca 
larga un dito . Le figure fono alte due palmi romani e 
due oncie . 

jf. 17. Sebbene quelle pitture fieno ftate pubblicate (a) 
dopo la prima edizione della mia Opera, ciò non oflante , 
non ho giudicato opportuno di fopprimere quanto già avea- 
ne fcritto , perchè l'Opera delle pitture d' Ercolano è nelle 
mani di pochi , e mi lufingo altronde di averne indovinata la 
vera fignificazione . 

jf. 18. La prima fembra rapprefentare un poeta tragico 
fedente , voltato di faccia , con vefle bianca che gli arriva 
fino ai piedi , quale gli attori tragici portarla folcano (b) , 
con maniche lunghe fino al polfo della mano . Ei fembra 
un uomo di cinquant'anni , ed è fenza barba (*) . La larga 
fafcia a color d'oro , che tien fotto il petto , ha qualche 
rapporto colla Mufa tragica , che fuole generalmente avere 
una cintura più larga delle altre (e) . Egli tien nella deitra 
un bafione o fcettro , lungo quanto un'alabarda, nella cui 
cimi, v' è un fregio largo un dito a color d'oro , fimile a 

quel- 

ia) T'ut.d'Ercol.Tom. IV. Tav. 41. 42. nuli, hanno la barba , e l'ha jurc Ef>;hilo 

4£. & 44. fu una cornioia del mufco Scoichiano D(- 

iò") t-uóìn. Jup. trag. ^.4r. oper.Tom. ri. Jcript. acs pitrr. grav. da Cab. de S-ofch , 

pag. 68 8. [ e in Cy.iico , §. t6. Tom. ni. et. 4.JCCÌ. i.n.ji. pag.417., ove un'aquila 

pag. S48. gli lallia >.adcre fui capo la teftuggine per cui 

(*) Probabilmente qui rapprcfentafi uno morì . Se ne veda La hgura ne' miei Monu- 

dci celebri poeti tragici della Grecia , ma qua- menti antichi j num.i 67. 

le ei (ìa non fi può determinare . Sofocle ed (e) V. Monum. ani. iiied. Par.l. cap. iS, 

Earipide ne' bulli , che di loro ci fon perve- infine , pag. j6. num. 46. 



PRESSO I Greci , e loro Pittura . 6^ 

quello che ha in mano Omero nella fua apoteofi (a) (*) . Gli 
attraverfa amendue le cofce , e copre in parte ia fedia un 
panno roffo-cangiante (b) , fovra cui alla lìniftra pofa la 
fpada foderata , ch'egli colla manca mano impugna , ed ha 
verde il centurino . Quella fpada può avere lo flelTo li- 
gnificato che nella figura dell'Iliade nella detta apoteofi, 
la quale è così armata , perchè contiene la maggior parte 
degli avvenimenti eroici acconci ad efìer argomento di tra- 
gedia . Volge a quell'uomo le fpalle una figura muliebre , che 
ignudo ha l'omero deliro , e di giallo è vellita (e) (**) . Ella. 
ha piegato a terra il deliro ginocchio innanzi ad una ma- 
fchera ornata di alta e lunga capigliatura detta oyKoi , pofa- 
ta fu una fpecie di bafe , entro una calTetta poco profonda , 
i cui lati fono intagliati dall'alto al balfo , e da cui pende 
un panno azzurro con due bianche fafce ai due lati , ter- 
minate da due cordoncini , che finifcono in un nodo . La 
figura fta con un pennello o calamo fcrivendo fu una ba- 
fe , che da eifa vien ombreggiata , forfè il nome d'una tra- 
gedia ; non vi {\ fcorgono però lettere , ma foltanto alcuni 
tratti irregolari . Quella , a mio parere , è Melpomene , e lo 
argomento anche dai capelli tirati fu e legati dietro fulla 
tella , quali portarli foleano le vergini . Dietro alla mafche-- 
ra ila un uomo , che con ambe le mani ad un lungo ba- 

flone 

(a) Nel palazzo Colonna , porrata in ra- f . . . . crac enim videre 

me più conettamencc da! lìg. ab. Vifconti in Ut ollm in pulpitis Athenienjthus thyr-- 

fine (fcl Tomo I. del Mufeo Pio-Clementino . fos vibrans . 

(*) Nella guaita figura fedcnre d'Euripide 
col fuo nome , edftcnte nella villa Albani , e (b) Gli Accademici dicono roffo incarnato. 
da me pubblicata n€ Monum. ant.n.i 6S. , (e) La vefte di color cangiante tra il verde 

vedefi ancor un rcfto d'un (imi! lungo bado- e il giallo , con una cinta a color di rofa , e 

ne , cui impugnava la mano del braccio man- la fopravefte , o manto, clie le ricade fulle 

cante . Potrebbe metterli in mano ad Euripi- cofce , e fui piede defilo , è di color cangiante ■ 

de, eorac agli altri tragici, un tirfo, qual in lacca , e in turchinetto , Cosigli (Velli, 
gli fu dato nel reftaurarlo, fecondo l'autore (**) Barnes nel fuo Euripide , Phivnifs. 

d'un epigramma fatto fopra- di lui ncU'Anthol. verf.r4.gS. , lia tradotto roxiVa Kf^oóiffira» , 

iih. s. num. 4.. _^ yZo/d /TJ^'dW , quan lo doyea tradurre ^0- 

< ' >ip y^'^a-t la crocea . Par che ditfaitalle fé gli anuchi 

Oli, Ts rsu 6uj«sAvi(r»v \r A-ritfi 9vp7a portalTero vcHi di color giallo . 



LIB. VII. 
GAP. III. 



LIB. VII. 
GAP. III. 



64, Meccanismo dilla Scultura 

' ftone s' appoggia , e guarda la donna che fcrive , cui pur 
mira la figura dell'uomo ledente . 

jf. 19. La feconda pittura è compolla di cinque figure. 
La prima è una donna aflifa con un omero ignudo , coro- 
nata d'ellera e di fiori , e tien nella finiftra un rotolo , oflìa 
un volumetto aperto che accenna colf indice della delira. 
La vefte è di color paonazzo , e gialle ne fono le fcarpe o 
piuttofto le pantufole colla fi.iola roffa . Sta dirimpetto a 
quella una donna , che Tuona una fpecie d'arpa detta barbytos, 
alta quattro pollici e mezzo ; e tien nella delira una chiave 
da accordare , terminata fiiperiormente in due uncini a fo- 
miglianza della Y , fé non che quelli fono alquanto ripie- 
gati , come chiaramente fi vede in due fimili fi:rom.enti di 
bronzo, de' quali uno è nel mufeo Ercolanenfe lungo cin- 
que pollici , i cui uncini terminano in telle di cavallo , e 
l'altro alTai elegantemente ornato trovafi nel mufeo Hamil- 
toniano . Forfè una fimile chiave cogli uncini ripiegati in 
dentro tiene in mano Erato fu un'altra pittura Ercolanenfe , 
anziché un plettro , come altri pretefe {a) ; tanto piCx che 
quello le farebbe inutile , fuonando ella il falterio colla fi- 
nillra . L'arpa della nofl:ra figura ha fette cavigUe , dette 
da' Greci avru^ ^opSav (b) , ed altrettante corde. In mezzo 
a quelle due figure muliebri fiede un tibicine , vcftito di 
bianco , che fuona al medefimo tempo due tibie lungh'j 
mezzo palmo e diritte (*) , e le tiene in bocca a traverfò 
una bianca benda , chiamata rifiior , (^òp^/ov , e (fop^?/a, 
la quale palTa fopra le orecchie , e va a legarfegli dietro 
alla tella (a) . Si fcorgono fulle tibie varj tagli per indicare 
i diverfi pezzi di cui fono compolle , cioè le diverfe por- 
zioni 

(a) Pttt. d'Ercol. Tom. il. Tav. <5. babilmente quelle clic fi chiamavano doriche; 

(é) Eutip. Hippol. v.i I jj. [ Jugam ckor- le frigie erano ripiegate in tuori . 

darum . (aJ Vedi Tomo J. pag. 360. 
(*) Le due lunghe tibie diritte erano prò- 



rRtsso I Greci , e loro Pittitra , 
zioni di canne coi loro nodi , poiché non la 



pezzo 

ove i tibicini 
ed ora due : 
condo Plinio 

formavafi queita colla parte 
della parte fiiperiore fi facea 
dietro la fedia della prima 
di verdi con delle bacche 
veftita di color verde mare (b) 
zo . 1 capelli di tutte le 
color bruno . 
Tom. IL 

(a) VWrÀo Hi). I 6. cap.jf.feS.óS. 
(*) Le tibie compclle di varj peni , 



non la fola firinga , 
o lo zufolo , ma le tibie eziandio colle volgari canne fa- 
ceanfi , fé non che per quefte generalmente fi adoperavano 
le canne che forgevano prefTo l'Orcomeno nella Beozia (a) , 
le quali efTendo fenza nodi poteano fomminiftrar tibie d'un 
folo (*) . Olfervo qui che fu gli antichi monumenti , 
ora fuonano una tibia fola , cioè la finiltra , 
quelle fono di groffezza eguale , laddove , fe- 
(a) , la finilb-a efTer dovea maggiore , poiché 
inferiore della canna , mentre 
ia deftra (j) , Stanno in piedi 
due figure virili coronate di fron- 
quella che fi vede di profilo è 



figure 



e l'altra ha 
di quefto 

I 



l'abito 
quadro 



paonaz- 
iono di 



jf 20. Quat- 



co- 

mc quelle della nolha pittura , chiamavanfi 
'i\ -arr-pi'i > gradarle ; poiché aveano , a così 
dire , diverfi gradi . Trovandofì nel mufso 
Ercolanenfc molti pezzi di tibie i quali non 
hanro l' incaltro per commetterli uno r.ell" 
altro, ne viene per confeguenza che dovcan 
elitre foftenuti da un lungo tubo o cilindro 
interno . Diflatti cosi formavano le tibie lo- 
ro gli antichi , e tal tubo era di metallo , o 
d'un kgno traforato, quale tuttavia (i fcor- 
gc nel detto mufco in due pezzi di tibia im^ 
pietrita , e nel mufeo Cortonenlc confervafì 
un antica tibia d'avorio col tubo interno 
d' ari;i.nto . 

(,a) th.i 6.cap.?j. feci. 66. 

(i) A quefla agg.ugnerlì polTono akun'al- 
trc oflervazioni lopia le tibie degli antichi , 
rifguar.'anti la divcrfa loro ma^tria e Ibut- 
tura . Per nò che fpetra la rratcria , altre era- 
no di bulfo, Ovid. iMetum. Ub.14.. v. /■??.> 
altre di olfa di cervo o di capra , Athen. 
lij.f. c.2f. p.i X2. D. , & Callim. Hymn. in 
Diu^i. ve f.2^j.. , cdalrre di nvjtallo , quali 
fpccialnic'.'te ufavanlì alla guerra, Barthol. 
De tti>. ICC. lib. j. e. 7. 1 Fiigj e gli Etrufchi 
hanno col'.umat» nelle loro tibie di adattarvi 
un'apcrtuia lii crn.o a' codone , odia a quclf 
clircinita doiid'ef^e il fiato , Eufth. Commeuc. 



in Homer. Illad. S , 6" Athcn. lib. //.. in fine. 
Maggiori varietà ancora , che non nella ma- 
teria , fcorgcvanfi nella forma e flruttuia lo- 
ro . Il lìgnor 'Winkelmann ne ha accennate 
alcune : noi colia kotta del Battolino , del 
Mcuifio , del Caufco de la Chaiilk , e dell' 
Anonimo Maurino I il P. Vartin 1 ne aggiu- 
gnerenio delie altre . Benché la niag!;ior par- 
te delle antiche tibie s'allargafle all'cfìremità, 
alcune nondimeno ve n'erano di forma cilin- 
drica , de la Chaulle Muf. Rom. Tom. il. 
fe3. 4. , Ù ''O^'inkclmann Monum. unt. ined. 
num I S. , come i moderni flauti travcriìeri . 
Variavano elle eziandio ne' fori aperti al lun- 
go dell' iflrumcnto . Semplici erano quefti in 
alcune tibie ; ma in altre ahavall al di l'opra 
una fpccie d' imbuto . Né in tutte era eguale 
il numero de' fori fuddetti , ficcomc nemme- 
no era eguale in tutte l' imboccatura . Una 
Angolarità per ultimo , che non hanno le al- 
tre antiche tibie , ravvilàli in ura di effe di 
forma frigia , efprelTa in un balTo-rilievo del 
Louvre di Parigi , la quale vien riportata dal 
Monaco anonimo [ P. Martin \ della congre- 
gazione di fan Mauro , Expl. de div rnon. 
fiiigul. p.^o- J' fuo codone non vcdelì ivi ri- 
piegato , come quello delle altre , ma forma 
un angolo , coficchc fcmbra quali una pipa da 
tabacco . [ V'edali andie l'opera del Bouanni . 
(b) Turchino . 



LJB. VJl. 
GAP. IH. 



66 Meccanismo della ScultUìIA 

" ' "-^= jf. IO. Quattro figure muliebri compongono la terza 
LiB.vii. jj-j-j^jj-^^ . }^ principale è voltata di profpetto , e fiede te- 

CAP.IH. . r r ' 

nendofi colla finillra il manto , che dietro le arriva fin fili 
capo ; qaedo panno è di color violato (a) , con una fì:ri- 
fcia verde mare ; la velie è di color carneo (b) . Appoggia 
la deftra filila fpalla d'una bella e giovane donna, dipinta 
di profilo in bianco ammanto , che le fi:a vicina , e filila 
di lei fisdia fi appoggia fioilencndofi colla defira il mento . 
La prima figura tiene i piedi fii una predella , indizio di 
dignità . Preflo a quelle è un' altra bella figura muliebre 
voltata di faccia, che fi fa acconciare i capelli; tien la de- 
fira fili petto e la finiftra pendente colle dita in atteggia- 
mento di voler intonare o tafieggiare fui clavicembalo : 
bianca n' è la velie con maniche Itrette e lunghe fino ai 
polfi , e paonazzo n'è il manto con un orlo a ricamo lar- 
go un pollice . Più alta è la figura che la fta acconciando, 
e mefTa in profilo , in guifa però che fi vede anche un poco 
dell'oppofio fovracciglio , e in quello che è efprefTo , i peli 
fono più vifibili che nelle altre figure . Gli occhi e le lab- 
bra infiem.e ftrette ne efprimono l'attenzione . A lei vicina 
è una piccola tavola con tre piedi alta cinque pollici , co- 
ficchè arriva fino a mezza cofcia della figura che le fta ac- 
canto : ben lavorato n' è il defco , fu cui è una cafi^ettina 
con parecchie fronde di alloro , vicino ad una fixfcia vio- 
lacea (e) , apprefiata forfè per fregiarne i capelli della figu- 
ra che fé li fa acconciare . Sotto alla tavola è un bel vafo 
con manico , alto poco men di affa : il colore e la trafpa- 
renza indicano eh' è di vetro . 

jf. 21. Due uomini ignudi e un cavallo formano il quar- 
to quadro . Uno fiede voltato di faccia , e moftra nel fem- 

bian- 

(a) D' oro . della carne , ed ha una balza di color ceruleo . 

(b) L'abito interiore è bianco, ed è fottile in (e) Delle due fakette , che vi fono lopra , 
modo, che fa trafpatire avanti al petto il color una è bianca , l'altra e roUaftra . 



PRESSO I Greci , e loro Pittura ; 57 

biante inficine alla giovinezza molto fuoco e fagacità , e 
molta attenzione ai detti dell'altra figura ; onde potrebbe 
prenderfi per Achille . Sul Tedile è un panno rofTo fangui- 
gno , o piuttoilo purpureo , che gli vien a coprire una par- 
te della cofcia al luogo ove fi pofa la man finiflra : roflb 
è pur il manto che gli pende dietro , forfè perchè tal colo- 
re conviene ai giovani eroi ed ai guerrieri ; e diftatti ufavan- 
lo generalmente in guerra gli Spartani . Gli appoggi , offia 
le braccia della fedia > fono molto alte , e foftenute da due 
Sfingi pofate fui fedile , quali veggonfi in un baffo rilievo 
d'un Giove fedente nella villa Albani (*) : fu un di quefi:i ap- 
poggi pofa il braccio deftro . Appiè della fedia v'è una fpa- 
da nel fodero con una correggia verde all'ufo de' Tragici , 
alla quale pende attaccata per mezzo di due anelli movi- 
bili nella guarnitura fuperiore del fodero . L'altra figura in 
piedi s'appoggia ad un baflone , che colla man finiftra tiene 
fotto la delira afcella , quale rapprefentafi Paride in una gem- 
ina incifa (a) : ha la delira follevata quafi in atto di conta- 
re , e tiene una gamba incrocicchiata full'altra . Manca la 
tefla a quefla figura e al cavallo. Potrebb'efTer quefli An- 
tiloco , il minore dei figli di Neflore , che fa al dolente 
Achille il ragguaglio della morte di Patroclo , e il luogo 
ivi rapprefenrato potrebbe figurare la tenda d'Achille , olila 
la cafa di tavole, in cui quell'eroe trovavafi allora (i). 

jf- 22. Oltre quelle pitture , ve ne fono alcune altre 
della medefima mano , ma non ben confervate . La più rag- 
guardevole , non pubblicata , rapprefenta un Apollo cinto 
di raggi il capo , e fedente fjl carro del fole , come dagli 

1 2 avan- 

(*) Bartoli Adm. Antiq. Rom. Tah.4.8. Omtxo Jlìad. iib. uh. verf. 4.S0. chiama tcn- 

jrefc la Sfinge per un Griffo . Vedi Mone- da l'abitazione d'Achille erena nel campo a 

laucon Anciq. €xpl. Tom. I. pl.ij.fig- 2. guila dura cala di legno col tetto di canne . 

("a) Monum. ant. iiud. num.i i z. Tal lenda ravvila egli in una bella gemma, 

(i) Avverte l'Autore nei Mm. ant.ined. che riporta in quel numero 119. 

Pan, li, cap. 1 1 . pag. lyo. num. t Zj. , che 



LIB. VII. 

eAP.iii. 



68 Meccanismo della Scultura 

avanzi di raggi di due ruote viene indicato. Qiiefla figura 
è ignuda dalla metà in fu , e ha un panno verde fulle co- 
fce , forfè per indicare che il verde e lieto ammanto della 
terra divien vifibile allo fpuntar del fole . Sul deftro omero 
di quell'Apollo fcorgefi una bella mano muliebre d'una fi- 
gura perita , la quale folleva in alto un bianco fottil pan- 
no , che quella divinità velava . Tal figura è probabilmente 
l'Aurora , che , dopo di avere fcoperto il fole alla terra, 
ritirafi indietro . 

jT. 23. Quefie pitture formate a figurine diligentemente 
lavorate facean defiderare che fé ne trovafTero delle maggio- 
ri , d'un pennello più franco , e d'una più ardita maniera . 
Arrife a quefto defìderio la forte , allorché in una gran ca- 
mera difepolta a Pompeia dietro al tempio d'Ifide, trova- 
ronfì due larghi pezzi di pittura collocati poi nel mufeo 
Frcolanenfe . 
n-i'dffi^kfa ^- ^4" -^^^ ^ rapprefenta la favola d'Ifide , o d'Io, e le 
PoiiEpeja. figure hanno la metà della grandezza naturale . In una Io 
ha due coma in capo (a) , ed è ignuda- fino alle reni , dad- 
dove le cade poi fino alle cofce la velie . EfTa è portata da 
m\ Tritone , o da un Proteo , a cui fiede fulla fpalla fini- 
ftra , mentre quefti colla fua finiitra mano l'abbraccia : a lui 
tienfi colla manca , e lèende la delira ad una bella e intera- 
mente coperta figura muliebre , la quale del pari colla man 
delira gliela llringe, tenendo nella finillra un ferpente corto , 
ma di grofib e rigonfio collo . Siede quella figura fu un 
bafamento , e dietro a lei Ila un fanciullo giuocando con 
una fimU , ofira vafo facro . Dietro al fanciullo vedefi la 
figura d'un giovane , che ha ignudo l'omero finiflro , ed è 
probabilmente Mercurio , avendo nella finillra un caduceo 
con una fitula. afi"ai minore della mentovata pocanzi , la quale 

pen- 

(a) Vedi Tomai, pag.gt. 



PRESSO I Greci , s loro Pittura . 6<) 

pende foftenuta fui polfo del braccio . Una quarta figura in = 
piedi, come Mercurio , tien fimilmente nella deftra un fìilro, 
e nella finiflra una fotti! verga : tranne il Tritone , tutte que- 
fte figure hanno un panneggiamento bianco . Il Tritone 
ofiìa Proteo forge dal mare, o dal Nilo dietro agli fcogli , 
fu i quali par che biancheggi l'onda fpumofa , e v' è fotto 
un cocodrillo di color d'acciajo : alla deftra v' è una Sfìnge 
fu una fpecie di piedeftallo . 

jf. 2J. La feconda pittura rapprefenta Io , Mercurio, 
ed Arwo . Quella lìede cornuta in bianco ammanto , Mer- 
curio in piedi appoggiai fulla cofcia fmiftra , pofandone il 
piede fu una roccia . Il caduceo che tiene nella finiftra ma- 
no è d'una particolar maniera , poiché i ferpenti ne fono 
doppiamente attorcigliati : colla deftra porge la firinga , 
ofiia lo zufolo ad Argo . Ha quefti la figura d'un giovane 
con un panno rofTo falle fpalle , fenza aver niun altro di- 

ftintivo (0 . 

ji'. 16. Ho defcricte qnefle pitture fecondo la maffìma 
dell'arte , ciò notando e ciò omettendo che vorremmo no- 
tato od omefTo nelle defcrizioni delle pitture tramandateci 
da^jfi antichi . Dififlitti , quanto non fapremmo noi grado a 
Paufania , fé delle migliori opere de' celebri dipintori dato 
ci aveffe un sì efatto ragguaglio , come di quella di Poli- 
GNOTO a Delfo (2) ? 

jf. 27- Chie- 

(0 Le deflazioni nelle P/Hur<r i-fTw/ùno Ci) Due furono \ famofi quadri dipinti da 
fono differenti non folo perche molte cofe Polignoto in Delfo , de' quali fece Paulania 
da \i'inkelmann notate vi fi omettono , e vi- una ftorica ddcrizione l'io, i o. e. zi. p. ^ S9- 
ceverfa , ma perchè diverti diconfi fnventc i Jeqij Ranprefcntava il primo la pteU .,i Iro- 
colori de' panreegiamcnt' . Quefta diveriita ja coli" imbarcamento de" Greci , l'altro la di- 
nafceitbb'ella mai da!laltcra7 ione del colore fcefa d'UlilVe all'inferno . Il fig. ab. Gcdoyn 
cagionata dall'a-ia nel tempo feoifo tra l'cfa- ^c.;i. des lijlrirt. Tom. FI. J^Ifrr:. p. 4+S- 
me che ne ha fatto ^K'inkclmAnn , e quello fc-ii. feri(Tc una Dilferra7Ìone fopra il prnno ; 
che ne fecero gli Editori della infisse opera e promife di trartare pur dell'altro , ma non 
delle pitture Er olanenfi ? [ No certamt-nte, l'ha poi farto . F-a le va,'ic olTervazioni pre- 
ma dall' aver forfè quegli Editori vedute le pofte da lui fopra di qu^l quadro, avverte 
pitture con pili romodo, e diligenza, lo ho \p.'g. 4.^ ;.^ vhe oSTni figura i ./i rapprclen- 
riporratc in nota foltai^to f: di.Tcrenze ; e vcg-- tata diUinyu'cafi col nrr.prio nome: iilanza. 
gar.ii le lettere di 'Wiukelinann nel Torno al. the , tanto lungi dall'aveie sfigurato unapu- 



LIB. VII. 
GAP. JII. 



70 Meccanismo d^lla ScultuPvA 

jf. 27. Chiederà qui forfè il leggitore fé le pitture 

gì 



SI 

' d'Ercolano che di Roma ad un greco artifèa attribuir fi 
Autori dita- 'iebbano o ad un romano . Le poche nozioni che intorno 
I pitture. ^ ^j^ abbiamo , rendono fommamente difficile lo fciogli- 
mento di tal quifèione ; e fé in una delle mentovate opere 
il pittore ateniefe non v'aveiTe appello il proprio nome, 
faremmo tuttora incerti a qual nazione attribuirli doveflero. 
Sappiamo però che fin dai più antichi tempi i Romani di 
greci pittori fervironfi non folo nella capitale (a) , ma ezian- 
dio nelle piccole città « come in Ardea non lungi da Roma 
prefTo il mare , ove il tempio di Giunone dipinto fu da 

M. Lu- 



tura , giudica egli averle pìuttoflo accreCiu- 
to un pregio . E si gli fembra acconk.ia quelta 
ufanza che la vorrebbe riitab>ilira dai moder- 
ni niaeftri dell'arte , dove almeno non folle 
il (oggetto per se ftcìro noto abbaftanza . La 
pittura pero con tal mezzo , anziché vantag- 
gio , ne rifentirebbc detrimento ; poiché i no- 
mi fpard pel quadro , occupando un (ito non 
proprio , verrebbero a fconcertar la (irame- 
tria , e ad impedire il lapporto dei vaij og- 
getti . E ftato querto un difetto fcufabile nel- 
la prima infanzia dell'arte , e nel fuo riforgi- 
mento ne' lecoli XIV. e XV. ; ma ne' tempi , 
in cui dominò il buon gudo , fonofi guardati 
i pittori di qualche grido di commettere li- 
mile mancamento . La pittura ha da farli in- 
tendere fenz' interprete : quando quefto ab- 
bifogni , egli è indizio che il pittore non ha 
faputo ben efprimere il fuo foggetto . Al più 
potrebbeii permettere l' ifcrizione , ma al di 
fuori del quadro, dove s'avclle a rapprcfcn- 
tar un foggetto di ambigua o di troppo ofcu- 
ra nozione . [ Le ifcrizioni li trovano fre- 
quenteiTiente (u i vali chiamati etrufchi , e di 
alcune le ne è parlato nel Tomo I. cap. IV. 
pag. ZI 7. efeg. , nel qual capo 11 è veduto 
quanto (la per lo più eccellente il difegno 
delle pitture , che vi fono rapprefentate ; che 
perciò non poflono dirli lavori dell' infanzia 
dell'arte . ] 

Dopo il (ìgnor Gedoyn ripigliò lo ftelTo ar- 
gomento il lig. conte di Caylus Hift. dcl'Ac. 
des infcr. Tom. XIII. p.rJ. edh. in i 2. , che 
prefe ad efporre anche il fecondo quadro di 
Polignoto . Anzi per darre un'idea piu Jilìin- 
ta , fece egli , feguendo la fcorta di Paufania, 
difegnare ed incidere all'acqua forte amcndue 
quf' quadri da! fignor le Lorrani , da cui non- 
dimeno non fono flati degniti troppo felice- 



mente ; e fots' anche in alcune parti non cor- 
rifponde l' ideata copia del (ig. di Caylus al 
vero originale di Polignoto . Secondo Paufa- 
nia l'oggetto principale nel primo quadro era 
r imbarcamento de' Greci , dietro il quale ve- 
nivano di mano in mano gli altri oggetti fino 
alla città di Troja , che era uno degli ultimi 
punti di vifta . Ma il fig. di Caylus col muro 
di Troja , che Epeo fla abbattendo , ha divifo 
per meta il quadro , alfegnandonc una parte 
all' imbarcamento de' Greci con tutti quégli 
oggetti deferirti da Paufania lino al fatto di 
Epeo , e l'altra parte alla citta di Troja col 
reffo che l' illelfo Paufania vide nel quadro . 
Molto meno s' accolla la copia all'originale 
nella rapprefentazione della fuddetta città . 
Nella copia vedeli quefla ornata di numerofe 
ftatue e colonne , delle quali Paufania non 
fa verun cenno : né probabilmente faranno 
ftate da Polignoto efprclfe , avendo egli vo- 
luto ferbar il coftumc . Le colonne e le (fa- 
tue di marmo erano ancor ignore al tempo 
della guerra trojana ; ed Omero ftelfo , che 
dopo alcuni fecoli la defcrilfe in verli , non 
ne fece mai menzione . 

(.4) Vi furono però anche ì pittori romani 
almeno dal fecolo V. di Roma ; poiché Fabio 
nell'anno 4?o. dipinfe il tempio della Salute , 
e quindi Pacuvio fece un quadro per il tempio 
di Ercole . Plinio /ih. :?f . cap. 4. feci. 7. Win- 
kelraann li nomina qui appreflo nel lib.VIII. 
cap. ly. % zo. e 21 . ; e. k v'erano quelli pit- 
tori romani , perché non potevano ellcrvene 
degli altri ? Forfè lo era quel Paririo Vitale 
arte piHorìa nominato in una ifcrizione di 
villa Mattei predo lo Spon Mifcell. erud. ant. 
fid.6. p.z2j). , e Monuw. Macthi^j. Tom.nL 
cl.i 0. Tai.62. num.io. pa£.i 1 g. 



PRESSO I GR-Etl , E LORO PlTTURA . Jl 

M. LuDio greco d'EtoIia, che era un Ilota fuggiafco , cioè 
uno fchiavo degli Spartani {a) . Di ciò facea fede il Ino pro- 
prio nome Icrittovi in lingua romana , e in caratteri della 
più antica forma (a) . Dal conteso di quanto narra Plinio 
de' due greci pittori Damofilo e Gorgaso , i quali dipinle- 
ro il tempio di Cerere in Roma, e lotto la pittura il pro- 
prio nome fcrilTero , appar che quello ne' primi anni, an- 
ziché ne' tempi pofteriori della repubblica fia avvenuto yh) . 
E' in oltre verofìmile che greco lavoro fìano la maggior 
parte delle pitture rimafteci ; poiché i ricchi romani avean 
al loro fervigio i pittori ch'erano liberti , e per confeguen- 
za elTer non poteano originalmente romani (b) ; del che ar- 

gomen- 



(a) VWtt. Hb.:;j.cap.i o.felt.^j. 
_ (a) Scrive rlinio //^.,'/. ero. y^if. ^7. che 
i vcrfi ui lode di M. Ludio erano fcritti in ca- 
nictcri anticlii latini ; e nello ftcflo libro c.^. 
feB. 6. , che le pitture erano più antiche di 
Roma . Può vederli ciò che oflerva intorno 
alla lingua , in cui erano fcritti quei verlì , il 
ch.Tirabofchi Storia delta Letter. hai. T. I. 
par. l. § XIL 

(i) lA. lii.jj.cap.i 2. fecl.4S. [ Al pili (I 
potia raccogliere da Plinio, che quelli artifti 
non fiano ftati negli ultimi tempi della repub- 
bli;adi Roma ; perocché elli fecero anche dei 
lavori di terra cotta per quel tempio, come di- 
ce Plinio loc.cit. , e forfè qualche fimulacro ; 
e tali (imulacri di terra cotta non 11 fecero più 
dopo la conquifta dell'Afia , come egli fcrive' 
lib.^4. c.-r. fcci.i 6. L'elogio in verfi fu pollo 
loro dal popolo di Ardea . 

(b) Gli antichi Romani tenevano gH fchia- 
VI al loro (crvizio per tutti gli uffi^j e di ne- 
ceflità , e di piacere , come può vederli , fra 
gli altri ,_nei trattati , che hanno fatto intor- 
ro ad efiì , ed ai loro impieghi , il Pignorio 
e il Popnii . Vi tenevano ancfie di quelli , che 
dipingelfcro , come fi prova dalla /. Force 




facevano promettere , che occorrendo loro di 
far fare qualche pittura dovelTero cflì liberti 
effcr tenuti a farla lenza pagamento , /. Hs, 
opers. z^. jf. De opcr. libere. . Ciò fia detto 
perchè taluno non equivochi per il dire , che 
fa il noftro Autore , che i fignori tenevano 
al loro fcrvizio i liberti . Ma potrà poi dirfi , 
che qucAi fervi , e liberti pittori folfcto greci 



di nazione , Come dice lo fteflo Autore ; e 
che loro opere fiano le enumerate pitture , e 
tante altre fatte in Roma ? Per poter fofte- 
nere tale opinione converrebbe dire in primo 
luogo , che tali pittori folTero (lati fatti fchia- 
vi , e condotti in Roma prima dei tempi di 
Augufto , quando fu conquiftata la Grecia , 
o ai più lungo da Augufto medefimo , fecon- 
do che ^X'inkelmann difcorre apprello Hi. X. 
capo ni. §. ^2. e feqq. , e libro XI. capo I. 
i. 1 1. ; poiché dopo clic furono ridortt a do- 
vere i Greci , più non vi furono fatti fchia- 
vi : in fecondo luogo dovrebbe anche dirfi , 
che quei che (bpravillero , mutando affatto il 
loro ftile , fi adattalfero alla maniera intro- 
dotta da Ludio fotto lo ftelfo Auguilo , di cui 
Winkelmann parla qui apprello nel §. zS. , e 
fecondo quella maniera facclfero nello ItelTo 
giro d'anni le citate pitture di Roma , e quel- 
le d' Ercoiano , Stabbia , e Pompe)a , che tut- 
te fatte fono alla maniera di Ludio, come 
più a lungo folliene Winkelmann nel libro 
yill. capo ni. §. ^. e 4. : il che non potreb- 
be foftenerfi . Al più concederemo , che ai 
tempi di Augufto qualche pittore greco fatto 
fchiavo ( come greco potrebbe crederfi quell' 
Eracla liberto di Livia nominato in una ifcri- 
zione del colombaio dei liberti , e fervi di 
quefta augufta prelfo il Gori , num. iz6. ) 
abbia lavorato alla maniera di Ludio a qual- 
cuna di dette pitture ; ma dopo tal tempo o 
avranno lavorato i greci artifti , che veniva- 
no a cercar fortuna nella capitale dell' impe- 
ro ; o pittori romani , come lo erano quelli , 
che fcguita a nominare qui il noftro Autore, 
Papirio Vitale citato da me nella nota a. alla 
pag.jo. , Quinto Pedio , e il noftro giurccon- 



LIB. VJJ. 
GAP. III. 



LiB. va. 

CAP.III. 



72 MeCCJSNISMO DTÌLl'A ScTriTTTP.A 

gomento fono il nome d'un Jibsrto pittore ai tempi de'Ce- 
iari , ferbatofi fu un' ifcrizione d'Anzio nel Campidoglio (i^), 
e ciò che leggiamo d'un portico pur d'Anzio , fu cui Nero- 
ne da un liberto fece dipingere do' gladiatori (a) . E poiché, 
eccetto alcune poche pitture tratte fuori da un tempio d'Er- 
colano , le altre tutte , che rimangonci , ornavano le cafe 
campellri o altre private abitazioni , è probabile che quelle 
pure fiano lavori de' liberti . 11 mentovato pezzo, fu cui ìeg- 
geli DIDV , è forfè opera d'un liberto nato o educato in 
Roma . Aggiungane a quelle congetture le lagnanze di Pli- 
nio fui decadimento della pittura , ch'egli attribuifce in par- 
te al non elTere quell'arte efercitàta da perfone onorevoli: 
non ejì fpecfata homftts manibus (b) , E' vero che non era que- 
fia abbandonata ai liberti a fegno che fi riputaife inonorato 
chiunque f efercitava , poiché cittadini romani erano proba- 
bifmente Amulio che dipinfe la cafa aurea di Nerone , e Cor- 
KELio Pino che, unitamente ad Accio Prisco, diedero f)g- 
gio della loro maeilria nelle pitture del tempio della Virtù 
e dell' Onore rellaurato da Vefpafiano {e) ; ma certamente 
in Roma non era generalmente la pittura l'occupazione pro- 
pria d'uomini ingenui e liberi , ficcome in Grecia; e paf- 
fando alle mani de?li fchiavi e de' liberti fotto i primi Ce- 

firi , 

fulto Anciftio Labeone , che vi (fero ai tempi pinfe nella Grecia , come pretende il fignot 
di Augufto , e Turpilio cavaliere romano, l')utcns Origine dcs aecouv. te. T. il. pur. ni. 
clic fiorì al icmpo di Plinio , come quelli at- chap. ii . ^. zS i . pug. 2^2. n. 2 ; ellcndonc 
tefta Iil>. ^j. cap.4..fc3. 7. ; ovvero latanno ben diver o il foggctto , che era una vecchia , 
flati fchiavi di barbare nazioni , o figli loro la quale con fa^i in mano faceva fcorta ad 
anche fervi, che aveano imparato l'aite in Ro- una novella fpofa n ìtabile per laiia di vere- 
ma , come quelli , de' quali fi parla nella pri- condia , con cui era rappresentata ; come cre- 
ma delle leggi , che ho citate pocanzi . E do vaia intefo Plinio db. ^f. e. iS. jeci. ^6. 
certamente lavoro di quegli Icliiavi greci non §. p. : aaus iampadus prAjerens , & nova nu- 
polfono elTcrc le pitture delle Terme di Tito i pta verecuadìi ,i-otui}ilis . 
molto meno quelle trovate fui monte ECqui- (a) Vaìii.Tub. Antiut. illufir. pag.i j. 
lino, che ho citate alla /'ij^./i'. , fé furono (a) VVm. iib.^ j. cap.v.jui ^^. 
fatte al tempo di Lucilla; e forfè neppur quel- {b) Plin. Hb.^}. cap.^.fed.?. 
le del monte Palarino . Non fap ci dire di (e) Id. lib jf. cap.i o.Jcci. ^7. f Ta'e do- 
chi (uno lavoro le mentovate nozze Aldo- vrebbc cflere flato an;he Arciho , che li refe 
brandine ; rra bensì credo poter dire franca- celebre in Roma poco prima di Augu io, 00- 
mente , che non (ono il celebre quadro di E- me fcrivc Plinio in quelto Hello luogo , 
cJiione j che iìorì uell' olimpiade cvu. e di- 



PKf.sso I Greci , e loro Pittura . 73 

fari , non potè a meno di non contraernc un certo avvili- 
mento . Quindi fi vide fpogliata della fua priflina dignità , 
e con quella fi perde quell'antica maeilria , di cui non tro- 
vavanfi più nemmeno i veftigi ai tempi di Petronio (a) . 

jT. 28. Nella decadenza della pittura molta parte pur 
ebbe quella nuova maniera introdotta da Ludio fotto Au- 
guro di ornare le camere con paefi , bofchi , vedute ma- 
rittime , e con altre fiftatte cofe infignificanti (a) : del che 
lagnafi Vitruvio , oflervando. che dianzi le pareti ornavanfi 
di pitture iftruttive rapprefentanti la mitologia o la iìorìx 
eroica ; ond' eroica chiamarfi potea la pittura di que' tem- 
pi (i) . Dell'arte di dipingere preflb i Romani parlerò nuo- 
vamente al Capo IV. del Libro feguente . 



LIB. VII. 
CAP.lIl. 



Ca) Saryr. pus. 321 , 

{a) Plin. /oc. eie. 

(i) Benché fieno (lati afTai fecondi d'idee 
i greci pittori , nclTuno però , per quanto (I 
può raccogliere dalle notizie a noi pervenute, 
tentò d'allontanarfi da quella maltima gcne- 
lalmencc adottata Ji dipingere foltanto ogget- 
ti animati : facendo altrimenti avrebbero e- 
glino creduto di degradare la pittura e loro 
itelFi . Qualcuno appena , fra tanti , diedcfi 
a dipingere oggetti ridicoli e comici . Tale 
fu un certo ì'ireico , che volle dagli altri di- 
ftinoucrfi col rapprefentar botteghe d'artieri , 
afini , cole conicftibili , ed altre fimili ba- 
je , Plin. Izb.^y. cap.i o.feci.^j. Tale fu pur 
Calade , che Plinio ìbid. à da per un buon 
pittore , il quale nel dipingere oggetti ridico- 
li è (tato il Calotta de' Tuoi tempi . L" iftello 
Calade ed Antifilo applicaroniì a dipingere 
eziandio comicas tabellas , come le chiama 
Plinio fuddctto ìiìd. : e qucfce , come olfer- 
va il fig. di Caylus Reflex, fur quelq, pajfag. 
du l. ^ f. de Pline , ;/. pan. Àcad. des In- 
fcript. Tom, XXV. Mém. pag. iS 2. , erano 



probabilmente que' cartelli efpofti fulla porta 
de' teatri , come (i ufa anche oggidì in Ita- 
lia , rapprefentanti in diverfi piccoli riparti- 
menti le principali azioni della commedia di 
quel giorno . Un bel quadro , ma d' ignoto 
autore , flava fimilmente cfporto nel Foro di 
Roma , ove l'effigie era efpteffa d'un uomo 
"aulefe , che la lingua metteva fuori dalla 
bocca in una ll:rana maniera , Plin. ih. cap. 4. 
Jecì. S. Ai nominati pittori aggiugncrfi può 
anche Paufone , Arift. De republ. lib.S. e. /. 
in fine , di cui parla più fotto il noftro Auto- 
re . Alcuni hanno ofato eftendcre la carica- 
tura perfino agli dei. Cosi Ctefiloco allievo 
d'Apelle dipinfe Giove che partorifce Bacco , 
avendolo rapprefèntato con una mitra mu- 
liebre in capo , e contorcentefi come una par- 
toriente tra le levatrici e lo fchiaraazzo delle 
dee , Vìin.lib.^f. cap. 1 1. feci. 40. §. ^?. Lo 
flello pur fece l'artifta del vafo etrufco da 
noi riportato nel TomoI.pag.zjS. , ove rap- 
prefentanfi gli amori del medefimo Giove e 
di Alcmena . Veggafene la delcrizione alla 
pag. 228. 



C?T??R=sn7r^J^Sfs:«S7rl^ 



Tom. II. 



K 



Ca- 



74 



Meccanismo della Scultura 



LIB.VII. ^. 
GAP. IV. 



h^SÌ&!:?ii*!! 



o IV. 



=^ 



Meccanifmo della fitturci - Monocromì . . . fatti col bianco . . . col 
rofso . . , e col nero — Colorito ~ Lumi ed ombre — Maniera di 
contornare ... e di dipingere a [ecco - Statue dipinte — Carat- 
tere di tre antichi pittori — Decadenza della pittura — Lavoro a 
mufaico . 

Meccanifmo LiC notìzic fiil]'antica pittura trafmefTeci dagli fcrittori , e 

della pittura . , ... -n j ■ ... 

quelle che abbiamo potute acquiitare dai monumenti di 
quell'arte fino a noi confervatifi , ci fomminiftrano de' lu- 
mi per determinare in parte almeno Ja maniera di dipingere 
ufata dagli antichi . Quefta , come tutte le altre arti , s'andò 
perfezionando a poco a poco . 
\ Monociomi... J)'- I • A principio (a) Ja pittura era d'un fol colore , e 
le figure erano fegnate con femplici linee , per lo più rofTe 
fatte col cinabro o col minio {a) . Alcuni in vece del rof- 
lo ufarono il bianco , e così dipingea Skusi (/') . Gli antichi 
fepolcri di Tarquinia preiTo Gorneto , de' quali ho parlato 
altrove (e) , fon dipinti coi contorni bianchicci fu un fon- 
do fcuro . Tal maniera di dipingere chiamavafi monochroma- 
tica , cioè d'un fol colore (i) . 

jf. 2. A que- 

cominciò a formarfi il primo embrione della 
pittura dai tratti condotti intorno l'ombra get- 
tata da un corpo lui muro . A quella prima 
pili tozza maniera (uccedette l'altra di pinge- 
re con un lolo colore : maniera detta perciò 
monocromatica , che , fecondo lo llelFo Pli- 
nio , erafi mantenuta fino a' giorni fuoi . Il 
fìgnor conte di Caylus Refl.fur quelq.vafs. du 
livre ^ j. de P'iìn. pr. pare. Acad. des tnjcrìpt. 
Tom. XXV. Mém.pag. i^j/.fii]. , pretende 
d" inferire da alcuni palli pliniani elTervi ftati 
due generi di pitture monocromatiche , ed a- 
mendue comporti di più d'un colore . Confi- 
fìcva il primo j a fuo avvifo , nel difegnare 



(a") Prima di ogni altra cofa imparavafi a 
ben difegnare fopra tavolette di bulfo : il qua- 
le ftudio , dopo del pittore Panfilo , di cui li 
parlerà in apprello , cominciando prima in 
Sidone , poi in tutta la Grecia , fi facea fare 
a tutti i fanciulli ingenui prima d'ogni altro 
rtudio , Plinio lib.^j. cap. i S. feii.^6. § S. 

(a) Pl'm. /i6.^^. cap.y. feS.^p. 

(b) Id.lib.^j. cap. g. feci. ^6. §. 2. 
(e) Lii. ni. cup. il. pag. i p z. 

(i) Plinio , che in più luoghi della fua Sto- 
ria naturale fa menzione delle pitture mono- 
cromaticlie , l'origine ne ripete da' tempi più 
remoti . Sscondolui lib.^}. cap.^.feiì.j, in- 



pRFSso I Greci, e loro Pittura. 7J 

^. 2. A quefta fembra doverfi applicare la voce Mvxo- 
yfiJ((nv ( bianco-pingere ) ufata da Ariftotele {a) , e finor po- 
co intefa da' fuoi traduttori . Parlando egli delle tragedi 

K 2 di 



LIB. VII. 
CAP.IV. 



i*- > ... fatti col 
bianco . . , 



fu di un fondo colorato i profili foltanto dell' 
oggetto con iir altro colore ; e il fecondo nel 
dare il chiaro- fcuro , fc non eguale , non mol- 
to diUimilc almeno da quello che (ì ufa pre- 
fcntemcnte . Io però Tion ravvilo in Plinio 
che una loia maniera , la quale efeguivali 
collo flcndere fui campo , che occupar dovca- 
no le figure, il cirabio , o il minio , Plin. 
iib.ji cap.y.fed.ig. , od ai^che il bianco , 
ìà.lib.^S ear.p.feé.^6. Sopra qucfto colore 
uniforme compieva poi il pittore il fuo dife- 
gno LO' neceflarj tratteggiamenti , i quali 
probabilmente formavaniì con una tinta ne- 
ra , che ciTer dovca pur quella di tutto il fon- 
do del quadro . Dalle pitture , che vcggonli 
fu i vali etrufchi , eftguici per lo pili nella 
maniera divifata , trarfì può l' idea delle vc- 
tuftc pitture monocromatiche , come avver- 
te l'ilredb nofro Autore . 

Gli antichi ebbero bcn^i anche la pittura 
lifultnnte dai lumi e dalle ombre : pittura, 
che chiamar potrebbefi a chiarO'fcuro. Que- 
fìo genere però nun rammentali , che io fap- 
pia , da Plinio , ma fol da Filofttato Vita 
Apoll. lib.z. ca-.zz. oper. Tom. l. pag. y^., 
il quale tò Sviv xp"/""-'''" '° nomina , pit- 
tura cioè len^a colore ; poiché gli oggetti in 
cfla non dillingucanli con diverle tinte e co- 
lori , ma foltanto con lineamenti nel fondo 
medefimo impri-lTi . Ecco ciò che Filoftrato 
ne fcrive : ,, Si ufa , dic'egli , dipingere qual- 
„ che volta con alcuni lineamenti lenza co- 
„ lore . Tal pittura dir dobbiamo che rifulti 
„ unicanier.te dall'ombra e dai lumi . Vi fi 
„ ravvifa in elTa la radomiglianza dcH'og- 
,, getto ritratto , la fifonomia , l' indole , la 
„ vergogna, l'audacia, quantunque non fie- 
„ no quelli affetti follcimti dai colori . Né 
„ vi manca la vivacità del fangue , e l'efpref- 
„ fion de' capelli e della ftelia nafcente lanu- 
,, gine . Ed avvegnaché femplici fieno e pei- 
„ rettamente uniformi qiiefte pitture , ci rap- 
„ prcfcntano nondimeno la faccia dell'uomo 
„ o bianca o gialliccia , come (i e voluto ri- 
,, trarla. Anzi fé la figura d'un Indiano fi 
„ farà difegnata con tai bianchi lineamcn- 
,, ti , lo Ipettatore ravvifcrallo , come fé fof- 
„ fé nero . Il nafo fimo , i capelli ricciuti , la 
,, gonfiezza delie labbra , ed un certo ftupo- 
„ re fparfo fui vifo rende nero ciò , che l'oc- 
„ chio vi vede bianco , e a chi lo voglia con- 
,, fiderar bene , lo rapprefcnterà per un In- 
,, diano „ . Le figure con la punta d'uno fti- 
Ic difegnate full' intonacatura ancora recente 



delle pareti , colle quali , nel fccolo XVI. 
fpecialmente , fi è praticato di ornar le cafe 
al di fuori , non fon elleno una fpccie di quel- 
le antiche pittare fen-^a colore da Filoflrato 
defcritte ? [ Io credo che liloftrato vada in- 
tefo diverfamente da ciò , chi: dice fecondo 
la detta veilìone tutta alterata . Egli parla 
di pittura a femplice contorno ; dicendo , 
che uno può capire il foggetto d'una pit- 
tura non folamentc quando elio è dipinto a 
uno , o più colori ; ma ancora quando fia 
dipinto a femplice contorno , purché però 
abbia già in mente l' idea, del medefimo : e 
per cfempio , dice , fi può cai'ire , che una 
pittuw di tal maniera rapprcfenta un nero 
Indiano , e capirvi anche nei lineamenti del 
volto un'aria di verecondia , o di fierezza , 
non folo fc fia dipinto a contorno di color 
nero , ma anche di color bianco ; imperocché 
uno che già abbia in mente l'idea dell'India- 
no , tofto lo riconofce in quella pittura al ve- 
dergli il nafo fimo , e fchiacciato , crcfpi i ca- 
pelli , le guancie gonfie , e un non _fo che di 
fcìntillante negli occhi . Eccone l'cfatta ver- 
fione latina fecondo l'edizione dell' Oleario , 
di cui mi fervo ; e potrà ognuno giudicarne . 
Piclurajn ( palla Apollonio a Dami ) non eam 
folam mihi videris putare , qus. colai ibus ab- 
foh'itur : nempeunus etiam color vercribus il- 
lis picloribus fitis erut : incrementa vero ca- 
piens ars quatuor adkihuic , inde plurcs edam; 
at & linearum pitiuram , & quod co/oribus de- 
ftituitur , quod ex umbra & luce compoflum 
efl , piÙuram fas eft appellare ; in talibus 
enìm edam fmllitudo cemitur , figura item , 
6' mens , & pudor , & audacia . Atqui colo- 
ribus deftituumur ifls. , nequefanfuinem , aut 
comi , aui barb& nirorem reprtfentant : fed 
Jìmplici colore picÌA fufcum tamen hominem 
referunt , candidumve . Sique Indoruni ijlo- 
rum aliquem albis lineamends pinxerimus , 
tamen nigcr videbitur . Najìenim Jimitas , & 
erecii capillorum cinni , tum gena protube- 
rantes , & micans quidpiam quafi in oculis 
effìciunt , ut nìgra appareant , quA oculis fub- 
jiciuncur , atque Indum reprsfentent fpeBan- 
tibus , quorum efl aliquod in videndis iflis 
judicium . Quapropter dixerim ego & eos , qui 
picìoriA artis opera afpiciunt , imitatrice opus 
habere facuhate . Iberno enim laudaverit pi- 
Bum equum , aut taurum , qui animai ili ud 
mente non intueatur , cujus jimilitudincm rc' 
feri . 

{a) Poce, cap,6: op. Tom, IV.pag. S, 



IIB. VII 
CAP.IV 



76 Meccanismo della Scultura 

dice che quelle, nelle quali il poeta o non s'è curato d'in- 
trodurvi della paflìone , o non v' è riufcito , pofìono aflo- 
migliarlì alle pitture a cui manca refpreflìone , o perchè il 
pittore , ancorché abbia adoperati i più bei colori , pur non 
ha faputo ufarne in maniera da foddisfare l'occhio dello 
fpettatore , o perchè ha tutto dipinto il quadro col folo 
color bianco ( }^ivKoypa.(pìi(reti; eÌKÓva. ) ; e con tal voce volle 
forfè Arinotele alludere a Seusi , il quale, come teftè s'è 
olTervato , in tal maniera dipingeva , e delle cui pitture avea 
detto poco prima , che erano fenza «■5©; ( efprellìone ) . Ap- 
pare quindi quanto fìanfi allontanati dal vero fenfo dell'au- 
tore Daniele Heinfio , il quale traduffe : quam qui creta jìn- 
gula dijìin5ìe delimat ; e Callelvetro che così interpretollo : 
Perciocché cofa jìmile avviene ancora nella pittura , poiché così 
non diletterebbe altri , avendo dijìefi bellijjtmi colori confiifamen- 
te , come farebbe fé di chiaro e di fcuro avejfe figurata un im- 
magine (a) . 

... col roSo ... jf. 3. Monocromi dipinti col folo rofTo fono i quattro 
mentovati difegnl fu tavole di marmo bianco del mufeo 
Ercolanenfe , dalle quali fi può inferire che quella prima e 
originale maniera di dipingere fiafi per lungo tempo con- 
fervata . Sebbene il colore di quelli difegni , pel caldo delle 
ceneri e degli altri corpi volcanicì che Ercolano coprirono , 
fiafi annerito ; vi fi veggono tuttavia le tracce del roffo pri- 
mitivo . 

...e col nero. jf. 4. I più ragguardevoli e i più numerofi monumenti 
di quella maniera di dipingere , che ci fiano rimafli , gli ab- 
biamo ne'vafi di terra cotta , de' quali a lungo parlammo 
al capo IV. del Libro III. Sono efiì per la maggior parte 
dipinti col folo nero fui rofficcio , color naturale dell'ar- 
gilla efpofla al fuoco , e polfono perciò chiamarfi mono- 

cro- 

(fl) Poet. à'AiiJi.vo/gar. Par, iil.pag.z£4^ 



LIB. VII. 
CAP.IV. 



PRESSO I Greci , h loro Pittura . 77 

cromi . In fimil maniera fi dipingono anche oggidì de'vafi 
in ogni paefe . 

jT. <• I bellidìmi pezzi fra le pitture Ercolanenfi , che 
rapprefentano donne danzanti , Ninfe , e Centauri in figure 
alte un pahno fu un fondo fcuro , fembran eiTere fatte con 
quella preftezza con cui mettonfi fulla carta i primi pen- 
fieri d'un difegno . 

j)'. 6. Quando la pittura cominciò a perfezionarfi , dopo Colorito 
che furono trovati i lumi e le ombre , s'andò più oltre , e 
determinoffi fra quelli e quefte il color naturale proprio 
d'ogni parte , che i Greci chiamavano il tono del colore : 
termine dell'arte che noi pure ufiamo , dicendo , il vero 
tono del colore . Plinio , che traduce la voce tvpos , f^len- 
dor , dice elfer quefto diverfo dal lume , e fra mezzo il lume 
e l'ombra ; perciocché diffatti né i lumi né le ombre non 
danno il vero colore d'un oggetto . Così , a mio parere , 
deve interpretarfi queft'ofcuro e finor mal intefo luogo di 
Plinio (a) . Studiando i pittori antichi l'armonia del color 
principale , giunfero a perfezionare il colorito , per mezzo 
di tinte infieme frammifte e di varj colori impattati , l'unio- 
ne de'quali diceafi da'Greci àpfjtoy» (a) . I colori forti e pieni 
chiamavanfi da' Romani /àfMri , e diluti quelli, che tendeva- 
no più al chiaro , ed erano d'una tinta più leggiera (b) . 

jf. 7. Si può fare un' ofl^ervazione generale , ed è che 
l'antica pittura era più atta a dare un certo grado di vita 
e una certa verità di carnagione che la moderna , in cui i 
colori llemprati a olio per la fola azione dell'aria e del 
t^mpo s'alterano e s' ofcurano (i) . Aggiungafi che gli an- 
tichi 

(a) Il conte di Caylus Refiex. far quelq. dor , alias hìc quam lumen ; quem , quia inter 

pafs. du livre ^f. d' Pline , I. par. Acad. hoc & umbram tffet, appellaverunt tonon;com- 

dts l'ifcript. Tom. XXV. Mém. pag.i6j. lo mijfuras vero colorum, & tranfitus, harmogen. 

fpiegava per un lume di mezzo , per l'accor- (i) Plin. Uh. g. cap.ig. feci. 64. 

do, il cono , la forza d' un qua irò . (i) Se gli antichi fapellero dipingere non 

C<»J ^i/- i-s-f.ii- Deinde adjedus ejlfpUn- folamcnte a frefco , ma anche a olio , è una 



LIB. VII. 
CAP. lY. 



78 Meccanismo del 

ticlii nel dipingere fopra del 



LA Scultura 
legno preferivano il 



fondo 
bian- 



quiftione dibattuta fra gli eruditi . È più pro- 
babile però elle quella inanicra Cu iìata loro 
ignota, almeno come ufafi dai moderni do- 
po il fiammingo Giovanni van Eiclc , che ne 
fu l'inventore fui principio del fecolo XV. , 
[ come (i crede volgarmente ; ma può ben 
provarfi una tale invenzione più antica di 
quel pittore , fé polliamo trarre giufto fon- 
damento da ciò , che rifetifce il eli. lìg. Lef- 
fìng bibliotecario del principe di Brunfwik.di 
trovarli cioè nella biblioteca del principe di 
■Wolfcnbuttel un manofcritto d'un certo Teo- 
filo , che vilfe nel fecolo X. , o XI. al più 
tardi, ove non folo quelli fa menzione del- 
la pittura a olio , ma ne ha infegnato l'ar- 
te fino alla preparazione dell'olio , quali per 
non lafciarne dubbio alcuno . Vcggali l'An- 
tologia Romana anno J77J. num.^ . Tom. il. 
pag. 4j. efegg. In oltre il iignor Criftiano de 
Mechel nella defcrizione , cìie fece nel 1781. 
dei quadri della imperiale , e regia galleria di 
Vienna, (lampara poi nel 1785. , dà notizia 
di un quadro a olio di un certo Tommafo de 
Mucina , col nome fcrittovi in quelli due 
verfi : 

Quis Opus hoc finxh Thomas de Mulina 

pinxit : 
Quale vides Lccìor Rarilìni F'dius Au- 
aor . 

e colla data del 1197. Non mi ellendo di più 
a parlare di altri quadri elìftcnti in altre par- 
ti , creduti anteriori a van Eick , perchè non 
è qui luogo a diftondermi fu tal qucllione , 
che meglio efaminerà il diligente e dotto ca- 
valiere d'Agincourt nella continuazione della 
Storia delle arti dalla loro decadenza fino al 
liforgimcnto . 1 Ma ebbero elfi in vece un'al- 
tra foggia di dipingere , di cui i moderni fi- 
no a' di nollri ignorano l'ufo . Encau/lica di- 
ccvali quella , perchè efcguita col fuoco , ollia 
per inuftione . Non effendo avanzato quadro 
alcuno di tal forte , che fi fappia , per poter- 
ne formar Giudizio ci conviene rivolgerci a 
quel poco che fopra di ciò , e in termini poco 
chiari fcrilfe Plinio . Afferma egli /.,'j. ci i. 
feci. 41. cllcifi anticamente dipinto coll'cn- 
cauflo in due maniere , colla cera cioè e col 
ceftro , cflia col bulino nell'avorio : cera , & 
in ebore ceftro , ideft viriculo . Alle due accen- 
nate maniere una terza ne aggiugne in ap- 
prcfTo per le navi , dicendo effcrfi adoperato 
a quell'effetto il pennello intinto nelle cere 
fquagliate col fuoco : pittura , che non gua- 
flavafi punto né per fole , né per vento , né 
pel falfo dell'acqua . Chi Rato (ia l'inventore 
di dipingere colle cere , e per inuflione , ce- 
ns pingere , ac piciuram inurere , il medcfi- 
mo Plinio confclfa di non fapcrlo . OlTerva 



foltanto che attribuir non potcafene l'inven- 
zione ad Ariftide , perfezionata poi da Praf- 
fitele , come credevano alcuni ; poiché prima 
di elfi fecero delle pitture encaufti.:he Poli- 
gnoto , Nicànore , ed Agcfilao . Panfilo al- 
tresì macllro d'Apelle non folamente eferci- 
toffi ncU'encauflica , ma l'arte illefia infegnò 
a Paufania . ' 

Un'altra maniera più femplice di dipingere 
per inuftione , o piuttofto di colorare a fuoco 
un muro con una tinta eguale acccnnafi da 
Vitruvio lib. 7. cjp. 0. , che inftgnò per tal 
modo a confervare fui muro il minio , facile 
altronde a fcolorarfi . ,, Dopo che avrà il pit- 
„ tote , die' egli , renduto lifcio e fecce il 
,, muro , vi fpanda fopra con un grolfo p.'n- 
„ nello della cera cartaginefe fciolta al fuoco 
,, con un poco d'olio. Indi accollandovi un 
„ recipiente di ferro con carboni acceli lo ri- 
,, fcaldi in guifa che faccia fudar quella cera 
,, col muro , ridu-endo il tutto al uno (lato 
,, uniforme . Poi con cera confillente e con 
,, netti pannilini lo vada ftrofinando , come 
,, fi ufa colle (latue di marmo „ . Quali lo 
fteffo ùfiKVWmo ab. ^ ^. cap. -7. feci. 4.0. , fé 
non che per rifcaldare il muro vorrebbe fi ad- 
operallero carboni di galle . 

Ricavafi in primo luogo da'le riferite tefli- 
monianze che per fare una pittura en"auftica 
della prima fpecie bifognava innanzi ogni co- 
fa aver pronte le cere impaliate coi colori . 
A queft'efFctto, come nota Seneca, e Vartonc 
De re rufl. lib. ^. cap. t 7. , ufarono i pittori 
certe calTette a varj ripartimcnti , ove tene- 
vano difcolorcs ceras . La preparazione di tali 
colori farà ftata probabilmente quella mede- 
fima che Varrone e Plinio riportano adope- 
ratali per dipingere fui muro , vale a dire li 
faranno mcITi a cuocere con la cera , aggiu- 
gnendovi una leggiera dofe di olio . Quegli 
fleffi colori , ufati per dipingere a frefco , u- 
faronfi anche per le pitture encauftiche , co- 
me in altro luogo ci avvifa il citato Plinio 
lib. 7^. cap. 7. feci. ^t. Si aveva in oltre a ri- 
fcaldare il fondo del quadro dopo d'effervi 
flati applicati i colori : lo che accenna il Na- 
turalilta coll'cfpreflione piciuram inurere . Fa- 
ceafi tal inullione con carboni accefi pofti ia 
un recipiente , oppure con una laftra infuo- 
cata , come abbiamo da Plutarco De fera 
Num. vind. oper. Tom. il. pag.jóS. : e que- 
lli forfè fono quegli arnefi pittorefchi , che 
dagli antichi giureconfulti detti furono cau- 
tcrj , come da Marciano nella /. hern picio- 
ris I 7. if. Oe inftruclo , vel inftrum. leg. Se 
coli" inuftione avèanfi a far fvaporare tutte le 
particelle fluide dei colori e del fondo , dovca 
quella tflere gagliarda anzi che no . Reftava 
per ultimo il lifciar la pittura con altra cera e 



PRESSO I Greci , e lc.o Pittura 



7^ 



con pannilini : con che formavad una (pccic 
di vernice , la quale hanno coftuniaco (pciVo 
gli antichi macltri di jnctterc anche fullc al- 
tre pitture a frtlco per renderle più durevo- 
li , più belle , e più rilucenti . Qualche volta 
i pittori , per dinotar la pittura encauiHca 
efeguita da loro , vi hanno fcritto tisHavos» 
( fatta per inuftione ) . Così ufarono fra gli 
altri Nicla e Lifippo , Plin. lib.jj. ca^. 4.. 
fecf.io. , &C.I i.Jèd.^p. : dal che lì può in- 
ferire che poca diverfita vi folle nelPapparen- 
za tra le altre e le pitture encauftithe : al- 
trimenti inutile farebbe ftato l'avvertimento. 
Tali forta di pitture e/ler doveano delle altre 
più durevoli . Ciò dà per fuppollo Plutarco 
in Atr.dtor. oper. Tom. il. pag. 7 SO- ^- > *|" 
lorchè paragona le immagini , che in noi ri- 
traggonli dalla femplice vifta , alla pittura a 
frefco ; quelle , che la villa e' imprime al ve- 
dere un oggetto amato , alla pittura encau- 
ftica . Le prime facilmente fvanifcono , lad- 
dove k altre lungamente confervanfi nella 
memoria . Siccome aliai antica tu l'invenzio- 
ne delle pitture cncaufliehc , e fé ne fece ufo 
ne' tempi , in cui pochi colori adoperavanlì 
nel dipinger a frefco , così pochi colori vi fa- 
ranno in clTc entrati , e fors anche pochi 
tratti e pochi lineamenti . lo immagino che 
faranno a un di prello riufcite come le pit- 
ture dei vali detti etrufchi : e chi fa che que- 
lle non fiano elleno pure pitture cncaulliche? 
Le figure e gli altri difegni rapprelcntati fu 
jue' vali fono per lo più monocromatici , ol- 
ia d'un folo colore , e quefto gialliccio , per 
cui diftaccanfi dal fondo fcuro de'medefìmi. 
Sono elle in oltre fu di una materia , alla 
quale applicarli potca l'inuftione ; ed un cer- 
to luftro vi (ì Icorge , effetto probabilmente 
di quella lifriatura che dar folevafi colla cera 
a si fatti lavori . Ateneo e lo Scoliafte di Teo- 
crito in layL 1. vali rammentano dipinti con 
ccia a varj colori ; e Plinio lib. j6. cap. 2f. 
fij. 64. , parlando delle terme d'Agrippa , 
oHerva che tutte le opere in terra cotta vi e- 
rano in (ìmil guifa dipinte . Dall'analilì però , 
che il (rgnor d' Hancarville fece dei colori di 
alcuni vali etrufchi , non rifulra che favi in 
elfi entrata la cera . Vedali ciò che dicemmo 
nella nota i. al Capo IV. del Libro III. nel 
Tomo antecedente pag. 22S. 

E quella feconda forte di pittura encauftica 
indicataci da Iginio l'ii.^f. ci i. feci. 4.1 . , in 
eborc ceftro , idefi viricu/o , in quale manie- 
ra fata ella mai ftata efeguita ; Il tefto è ofcu- 
xo , e forfè vi fi deve fottintendere qualche 
parola , quale farebbe ycj/pro, od altra fimi- 
le , dinotante elTere flato l'avorio lavorato 
col ccji-o , termine greco , viricutum detto 
dai Latini , e bali 10 dagl'Italiani. Aramelfa 
per tanto quell'interpretazione , farebbe egli 
affurdo il dire che alle figure incavate con 
leggiera mano ncU'avorio ficnìi adoperati i 



l 



colori cncauflici , e fiafi con quelli cfeguito il 
metodo praticato colle altre pitture di tal fot- Ll£). \ il. 
te": Lala cizicena ne' primi anni di Marco Var- CA.P. IV. 
rone chiara fi rendè in Roma nel dipingere 
col cellro in avorio , Plin. loc. cit.JcH. 4.0. 
§• di- 
sopra la ter/a fpecie di pittura encauftica, 
con cui dipingeanli le navi , ci ha dato una 
dilleitazionc Caylus Acad. nes Infcript. Tom. 
XXyill. Mcm.pag.t y g. feqq.'XA pittura fa- 
ccili luUa prora , o fulla poppa , ove li folcva 
effigiare il Dio tutelare della nave , o qualche 
di lui iimbolo o attributo , Lucian. in Navig. 
^. ;. op. Tom.itl. p.zji . , Ovid. Trift. lib.i. 
eteg. ff. verf.2. & Jiqq- Una Cibele fulla pop- 
pa d'un vafcello dipinta coioribus uftis ci vien 
accennata da Ovidio FjJÌ. lib. 4. ver/. 27 j. 
Una fimile dipintura fi e verifimilmente ulata 
anche lulle porte delle cafe : del che tono un 
indizio una greca ifcrizione prello Salmafio 
ì'iin. Excrcic. in òoi. Polyhifi. e. 20. Tom 1. 
p.164. a., in cui lamnientali ijuauc/s ivfZt, 
e un epigramma d'AnConio num. 26. v.io, 
& 1 1. , in cui fi legge ; 

Ceris inurensjanuarum limina , 
Et atriorum pegmata . 

L'ultima delle quattro maniere di dipingere 
a fuoco y elfcndo la più femplice di tutte , è 
pur quella fu di cui fi fono più chiaramente 
fpiegati Plinio e Vitruvio . Fra le molte vc- 
tulle muraglie Icopertefi in varj tempi e in 
varj luoghi colorate d'una tinta uniforme , 
egli e facile che alcune fieno Hate di quelle 
dipinte per inuftione . Si è continuato a far 
u(o di pitture encaufliche per lo meno fino 
al VI . f'ecolo , poiché fé ne fa qualche cenno 
da Procopio De iaif. Jufiin. lib.i. cap.i 9. ; e 
nelle leggi di Giultiniano , ove parlafi del 
<:auf«r;o" de' pittori toc.cìt Anche nelle mc- 
monc de' fecoli fulfeguenti s'incontrano non 
di rado nominati i colori encauftici e l'en-- 
caufto ; non ci conila tuttavia elferfi quelli 
adoperati nella maniera, con cui gli ufaro- 
no i più antichi pittori . Che che ne fia , ciò 
che avvi di certo ìi è che coU'andar degli an- 
ni fi è (marrita quelVarte nell'Europa , come 
nota il Bulengero De pici, plaft.ftat. lib.t. 
cap. 6. ; e'I nome foltanto ne rimafe a quel- 
la tinta nera , fatta ella pure a fuoco , che 
gl'Italiani poi diifero inchioftro •. . . 

Non e però gran tempo che tifvegliofli il 
dcfiderio di rimetterla in pratica , e due illu- 
flri foggctti nella Francia vi fi applicarono ef- 
ficacemente , cioè il detto conte di Caylus e 
il fignor Barhelier . Ne tentò quefti il proget- 
to nell'anno 1-1-^9. , febbene con efito non 
troppo felice . Dopo pochi anni propofc l'al- 
tro le fue idee fopra di ciò all'Accademia del- 
la pittura di Parigi , e nell'anno I7f4- i^cse- 
feguire dal fignor Vien un quadro encauftico 
d'una tefta drMineiva , il quale con altri due 



LIB.VII 
CAP. IV. 



bre 



80 Meccanismo della Scultup.a 

bianco (a) , e forfè fu quelèo principio cercavafi , come di- 
ce Platone (b) , la più candida lana per darle il miglior 
colore porporino . 

j)". 8. Qiiefto è quanto fappiamo riguardo al colorito 
degli antichi . Per ciò che fpetta alia maniera loro di di- 
pingere , di quella fola pittura parlar pofllamo che faceafi 
lui muro , e che diverfa era preflb di loro dalle pitture 
fui legno , come lo è anche oggidì preflo di noi . 
Lumi.edom- jf. 9. Nella maggior parte delle antiche pitture fui muro 
i lumi e le ombre fon date per mezzo di tratteggiamenti , 
in linee ora parallele , ora incrocicchiate , dette da Plinio 
incifurae (e) : quella maniera fi ufa anche oggidì nelle pit- 
ture fui muro , e chiamafi tratteggiare . In altre pitture però 
le malTe intere delie tinte vengono or follevate , or abbaflate 
dalla diverfità de' colori or più chiari , or più cupi , come of- 
fervafi nella pretefa Venere del palazzo Barberini , ne' deferirti 
quattro bei pezzi del mufeo Ercolanenfe , e in altre pittu- 
re che fono Hate con diligenza finite - Su alcuni pezzi però 
dello llefTo mufeo e , fra gli altri , in quello che rappre- 
fenta Chirone e Achille , vedonfi amendue le maniere di 
ombreggiare : Achilie è dipinto a intere mafie di tinte , e 
Chirone è tratteggiato . 

jf. IO. T,a 

quadri accompagnati d'una nuova memoria Tom. TV. pag. SJ4- E.. [Parla foltanto di 

nell'anno 17??. furono da lui prefentati all' quelli, che dipingevano lulle pelli bianche , 

Accademia delle belle lettere . Il rumore , che (e forfè erano le pergamene ) i quali, per non 

tal novità deftò nel pubblico , molTe il fignor faticarli la vifta col ftmpre ftar filli mi color 

Bachclicr a ripigliare i Tuoi tentativi ; e mol- bianco , adoperavano altri colori cerulei , e 

ti quadri dipipie per inullione , che gli riu- foìckn : Memoriam ubi reficere conabimur y in 

fcirono pili felicemente del primo . Lo ftef- primis quidem piciorum , (^ potijjìmum quan- 

fo lìgnor conte di Caylus /accie, ci ha ef- do in a/iis coriis pingunc ( óVay »v xtvKoìt 

polto le quattro diverfe maniere , con cui ha ^,^6|.a,t yfi^uan ) ; ofenditur enim facile 

tentato di rilbb.Iire la pittura encauftica . So- ^^^^^ ^^y^^ n „^„; remedio fuerit deftitutus ; 

no Itate le medelmie delcmte dal fig. Mon- ^^^ y-^^^ prudentes , colores cccruleos . ac 

noyc nell Enciclopedia , art. Encaufiiquc , il hfcosapponunt , in quos fubinde intuentes . 

quale aggiunfe altresì le cinque praticate dal ■'reireanfoculos , ac reficiunt . Teofrafto Hill. 

fignor Bacheher . Egli e d uopo nondimeno , „^_ i;y ^ / ^ nj, ^^^. ^. dice che 

confellare che muna di clTe corrifponde efat- ^jopravano tavole di abete . 

tamente alle ufate dagli antichi , e da Plinio, .^^ p^ /,/ / Tom.jI.p.4-2S-D. 

da \ itruvio , e da altri defcritteci . ^,) /y^, /„ j{„, . 

(,a) (jàien. Di uju pan. lib.i 0. cap.jj.oper, ' ■'-' 



^■ 



PKhSSO I Greci, e loro Pittura. 8r 

IO. La mentovata prima maniera di dipingere a fem- 



olici tratti di color bianco fi confervò anche dopo che fi 

r r GAP. IV. 

feppe dare alle figure il color proprio ad imitazione del ve- Maniera di 
ro , e fervia per difegnare , poiché faceanfi col pennello ^ ^^^'^^^'n^'^ - 
contorni di color bianco, ai quali s'applicava poi il con-* 
venevole colorito . Abbiamo di ciò una prova in un lungo 
pezzo di muro dfpinto fcoperto a Pompeja , da cui s'è per 
la maggior parte fcagliato il colorito in guifa che lol vi fo- 
no rimafti i contorni bianchi . Da queflio pur fi argomenta 
aver gli antichi ufato difegnare le loro pitture fui muro di- 
verfamente da' moderni ; poiché queflii fogliono fulla frefca 
intonacatura del muro difegnare i contorni incavandoli con 
un ferro acuto ; laddove gli antichi , avendo più frequenti 
occafioni di dipingere lui muro, aveano acquifiata maggiore 
abilità , e co! loio pennello iapean le figure efattamente de- 
lineare . Diffatti in nefluna delle tante centinaja di pitture 
del mufco Ercolanenfe ho veduti i contorni incavati . 

jf. II. E' da ofTervarfi per ultimo, che le fuddette pit- ... e di dipin- 

ere re ft lecco 

ture , per la maggior parte almeno , non fono già fi:ate di- " 
pinte fulla calcina umi Ja , ma fui muro già fecco ; la qual 
cofa chiaramente {\ oflerva in alcune figure che fi fono co- 
me sfogliate e fl:accate , onde fi vede il fondo fu cui fono 
fiate dipinte (i) Più chiaramente ancora ciò fi ravvifa nel 
mentovato quadro di Chirone ed Achille , in cui gli ornati 
Tom. IL L dell' 

(i) Davano gli antichi dei colori diverfi giurie del tempo lo fìudiato fuo quadro di 

per fare il fondo , come vcdefi in akune ve- Jalifo , lavoro di fette anni , Pìut. in Demetr. 

tulle pitture , e come lì ra.rogli; apertaraen- op. T0m.Lpag.S9S. E. , Ù Alian. F^r. hiji. 

te da Plinio nb.^^ cap. ó.jlci. 26. , il quale Hi. i z. cap.4.1 . , fu cui ben quattro volte re- 

atfernia che i pittori prin^a d'adoperare il plico gli flellì colori l'uno fopra l'altro, ac- 

penntUo folcano applicar alla tavola la (an- ciocche , fé mai fi folfc guadata la prima fu- 

dice , poi colla chia-a d uovo ftcmpraivi un perfide , (ì porcile averne tolto un'altta egua- 

colore , e topra quello nella ftctl'a guifa un le . Il Perrauit e il de Pilcs con altri pigliano 

altro. Cosi forto il poii-orMio mettevano una motivo dal riferito racconto di tacciar Plinio 

mano di ver ic-fcuio , e lotto il minio , per come di troppo credulo o di poco intenden- 

lenderlo liiuccnte , una j ano di porporino . te . Plinio però parla d'un quadro cfìftentcin 

Un'altra ancor più inigoui ^ maniera riporta Roma a' giorni fuoi nel tempio delia Pace, 

jl me^diuio 1 linio ib. cj.;j.! 0. ftJ.^7. %. zo. ed cfpoflo alla vifta di tutti. Se quefto non 

pratista da 1 lovogcnc per riparate dalle in- folTe flato tale , come egli lo rapprefenta , fa- 



LIB. VII. 
CAP. IV. 



te . 



82 Meccanismo della Scultura 

dell'ordine dorico polli dietro alle figure fono ftati dipinti 
prima di quefte ia una maniera affatto oppofta a quella che 
s' ufa oggidì ; poiché i noftri pittori in un quadro fanno 
prima le figure , e pofcia il fondo ; e così dee farfi natu- 
ralmente . 
sutue aipin- jf- 12. Per nulla omettere di ciò che riguarda la pittu- 
ra degli antichi rammenterò qui la ftatua di Diana del mu- 
feo Ercolanenfe , lavorata nel più vetufto flile , in cui non 
folo dipinti fono gli orli della vefte , ma eziandio altre 
parti del panneggiamento . Sebbene quefta flatua , come s'è 
detto al Libro III. Capo li. (a) , etrulca fia anziché greca, 
pur s'inferifce da un luogo di Platone , che vi folTe anche 
tra i Greci un fimil ufo (b) . Dice quello filofofo , addu- 
cendo ima fimilitudine : ,, Se colui che ci vede dipingere 
„ le ftatue , volefie rimproverarci perché non applichiamo 
„ alle più belle parti i più vaghi colori , perchè , a cagion 
„ d'efempio , gli occhi che fon certamente la più bella parte 
„ della figura , indichiamo con color nero , anziché con uno 
,, fmalto porporino ec. „ : "il^Trep ouv oiv « «/uàs dt/Spiaum^ 
ypx<^cUTai 7^f>oTiX■^i»p av rts ì'^iyi , T^i'yuv cri ov to1<; kxX- 
T^l^oii rov ^cóou Ttx ndXXig-ix. d^ctpfxuKa 7:po~i9itjiiv . ol y-ìp 0- 
(^6a>.[ioì , xà.XXi^ov ov , ovK, cffiiia ivahi/iXiuftèiioi ili», iXXx 
^liXaLvi. X. T. 7\. {a) . Io ho tradotto il fenlo di quefte pa- 
role come le ho intefe (e) ; e non le intenderò in altro 
modo finché non mi fi dimoftri che la voce «Wp/aj , la 
quale generalmente fignifica una ftatua , poft^a fignificare an- 
che 

lebbeC mefTo al cimento d'eflere da cliicliefia (a) §. i z.pag. tS z. 

liconvcnuto di fallica. Per poter i moderni (b) Può vederli anche il P. Anfaldi Defa- 

negare quefto fatto bifognercbbe che fapef- ero, Ù publ.apud Ethnic.pici. tab. ufu , e. 6. 

fero tutt'i fegreti degli antichi . E chi fa che pag.pz. efegg. ; e ciò che abbiamo detto coli' 

Protogene non polTedelle quello di comporre Autore nel Tomo I, pag.zi.e zz., e qui a- 

i colori con tale gradazione di glutine, olfia v3.nù pag. S. not.u. 

ài colla, che leyar fi potelTe la prima fuper- (_u) De republ. Uh. 4.. prlnc.oper. Tom. il. 

hcie fenza guaftar la feconda , levar la fecon- pag. 4.Z0. C. 

da j fenza guaftar la terza , e la terza fenza (e) E come già le aveva intefe , e tradoctc 

£uaftar l'ultima ? Serrano in latino , ed altri , 



LIB. VII. 



PRESSO I Greci , e loro Pittura . 83 

che una pittura : del che Jafcerò che altri fia giudice . 

$. 13. Siccome pocanzi due ofcuri paflì d'Ariftotele e 
di Plinio mi hanno data occafione di parlare del colorito carattere di 
degli antichi ; così il giudizio che porta quel filofofo di tre [^^^""'^'"Pi"^- 
pittori , mi apre il campo a ricercarne il loro carattere . 
PoLiGNOTo , die' egli , ha dipinte le figure meglio , Pausone 
fìk volgarmente , e Dionisio fin fomiglievolmsnte {a) . Non fo 
fé il fignor conte di Caylus tocchi quello luogo , e fé , 
parlandone , abbiane comprefo il vero fenfo . Non avendo 
io ora né il tempo né il comodo di efiminare gli Atti ac- 
cademici che trattano dell'antica pittura , ove probabilmen- 
te quello palTo d'Ariftotele fi vorrà rilchiarare , mi conten- 
terò di qui efporre la mia opinione , lafciando al leggitore 
la cura di confrontarla coli' interpretazione degli altri (i) . 
Nulla dirò del traduttore Caftelvetro , il quale non ha intefo 
il fuJdetto tefto . Ecco quel che in mio fenlb ha voluto dire 
Ariftotele . Polignoto ha dipinte le fue figure meglio ( fic- 
come fecondo lui (A) avrebbe dovuto fare ogni buon pit- 
tore ) , cioè fi follevò al di fopra delle fembianze comuni 
e dell'ordinaria figura degli uomini ; poiché egli , come la, 
maggior parte degli antichi pittori , effendo folito a rap- 
prefentare la mitologia e la ftoria eroica , ha pur fatte le 
fue figure limili agli eroi , ed efprefTe la natura nel fuo più 
bello ideale . Più volgari e baife , che effer non fogliono 
comunemente , erano le figure di Pausone ; né ciò proba- 
bilmente gli fi attribuifce a biafimo , poiché Ariftotele lo 
annovera fra i gran maeftri , e lo colloca prelTo a Poli- 
gnoto : altronde il filofofo fa qui la fimilitudine dei tre 

L 2 pit- 

{a) Poct.eap. 2. Ciylas ie' Caideni mìsM Reflex, j'ur quelq. 

CO Tra le molte ed erudite Diflertazioni p^fs. du l. ^/. de Pline , iil.'pcn. Acad. des 

(opra le Arti del Dilegno del hgnor conte di Injcrìpt. Tom. XXV. Mém. pag.ioo. feqq. ; 

Caylus, e riportate nelle Memorie di lette- ma ne parla foltanio preflb ciò che di loro 

ratura , non ne ho riUontrata alcuna ove ci- feriile Plinio . 

tih quefto palio di Ariftotele . Parla beasi il (i) ibid, cap.j j. 



LIB. VII. 
CAP.IV. 



84 Meccanismo della Scultura 

■pittori per rifchiarare le tre diverfe maniere d'imitazione 
{ftilivarioùv) sì nella poefia che nella danza, quali dicendo; 
lìccome le figure di Polignoto fono quel che in poefia è 
la tragedia , che fqjo fi occupa di avvenimenti eroici ; così 
le figure di Pausone debbono rafibmigliarfi alla commedia , 
in cui il carattere delle perfone più caricato fi rappreH^nta, 
come die' egli fliefib nel medefimo capo: « ^iv ( Viu>u(k>Si'A) 
^iJfms, VI Si (^Tfaywììoi) ìSìXti'hs (xi/jmtScii jSììMtcu mv vijv aì , 
e \o ripete nel feguente capo quinto dicendo : Kafjt.aéia f^tuti- 
tris (((xvXoKpcov (b) : cioè che per migliorare i coliumi aegli 
uomini la commedia ne efprime le follie più grandi che real- 
mente non fono , affinchè fiane vieppiù fenfibile il ridicolo . 
Quindi è da conchiuderfi che Pausone abbia dipinti più fog- 
getti comici che tragici o eroici , e che avefle un partico- 
lar talento di rapprefentare quel ridicolo che è lo fcopo 
della commedia ; poiché il ridicolo , profiegue Ariftotele , 
fa veder le perfone fotto l' afpetto il più ignobile (mv od- 
<r;^poò' £>/ 70 yiXclov fxòptoY ) (e) . Dionisio , il quale pur era 
uno de' più famofi dipintori (a) , teneva un luogo di mezzo 
fra ì primi due, ed era riguardo a Polignoto, com' Euri- 
pide riguardo a Sofocle ; poiché quefti rapprefentò le eroi- 
ne delle fue tragedie quali efTer doveano , e quegli le fece 
quali erano diffatti . Dionisio , dice Eliano (/>) , imitò Poli- 
gnoto in tutto , fuorché nel fublime ( 3-AwV nù fxiyi^ovs ) . 
jf. 14. In confeguenza di quello giudizio lui carattere 
de' mentovati artifti dobbiamo diare a ciò , che dice Plinio 
de'medefimi , una fignificazione ben diverfa da quella che 
attribuir fi fuole generalmente alle fue parole . Dionisio , 
die' egli , non altro mai dìpnfe che uomini. , e fu -perciò detto 

Van- 

(a) ìneademdìfenntìa & Tragoedia , & (e) Turpitudinis efl panicula ridlculum . 
Comoedia ftparata eft : hu enimpcjores , il- (a) Pliii. IH-ÌS; cap.i i . fea.4.0. ^■4?- 

la mdiores imitari vult , quarti ii , qui nune (A) Var. hijl. Lib^ 4. cap. z. [ E cosi ha ca- 
fint . piti quefti pafli , con quello di Plinio , che fic- 

(b) Commedia imicatio pejorum . gue , Perizonio a quefto Juogo di £U»iw . 



LIB. VII. 
CAP. IV. 



PRESSO I Greci, e loro Pittura. 8? 

T Antrofografo (*) ; cioè egli dipinfe gli uomini fotto le for- j 

me naturali della nollra fpecie , non fublimandoli fopra l'ef- 
fer d'uomo , e da ciò gli venne il cognome di pittor d'uo- 
mini . Né ciò in altra guifa egli poteva efeguire , fuorché 
col dare alle fue figure ancorché eroiche , la fomiglianza di 
perfone viventi, prendendo probabilmente de' modelli natu- 
rali, fenza nulla aggiugnervi d'ideale, come far fi fuole nei 
difegni delle accademie . 

(f. i<. Sulla decadenza della pittura molte lagnanze abbia- Decadenza 

^ ... ,.°... della pittura , 

mo degli antichi fcrittori , e principalmente di Vitruvio (a) . 
Quell'architetto romano acremente declama contro l'ufo 
introdottofi a' fuoi tempi di coprir le pareti delle cafe e 
delle ftanze con pitture infigniiìcanti , che non occupano lo 
fpirito né illruifcono , laddove gli antichi Greci rapprefenta- 
vano col pennello la Itoria de' loro dei e de' loro eroi . Qiie- 
fle infulfe pitture condanna pur Luciano , dicendo : io vorrei 
nelle pitture non fol vedere àeìÌQ città e de' monti , ma ezian- 
dio degli uomini , e fcorgere ciò che fanno e che dicono {a) . 

jf. 16. Alla pittura appartiene il lavoro a mufaico , che Lavoro a mu- 
è una vera pittura fatta talora di pietruzze naturali (b) , e 
talora di palle di vetro colorate e infieme unite . Della pri- 
ma fpecie fono generalmente quelle che fono formate di 
piccole pietruzze quadrate bianche e nere ; e anche nei la- 
vori 

(*) Dìonyjius nih'il ulìud quam hom'mes fli fcrittori non potrebbe dirfi , clie Dionifio 

pinxit , oh id Anthropographus cognomina- folle un pittor di ritratti , e che p;r confe- 

tus , [loc.c'n. cap.18. feii.^y. Per ciò che ri- guenza non dipingclfe altroché fii^ure uaia- 

guarda i palTi di Ariftotcle , e di Eliano mi ne, come dice Plinio ; e le dipingetTe al na- 

pare , che il noftro Autore li abbia inceli a turale , come vogliono Arillotelc , ed Eliano ì 

dovere. Ma_ diverfo e il parlare di Plinio . Non fo come quella difficolta ila sfuggirà al 

Egli cfponc i varj generi di pitture , ne" quali minuto critiro iignor Fai onet nelle fue note 

fi refero eccellenti alcuni pittori ; tra i quali ai libri di Plinio , che trattano dell'arte . 

Pircico fu dei pili valenti in fare foggetti (.a) VeA\ i-ppxei'ìo libyill. cupo ni. ^. 4, 

balli , come già fi è notato aUnpag.?^. n. 1.; (a) Contemplane, «j. 6. op. Tom.il. p. +97. 

Serapione era famofo per le decorazioni ; ma (b) Apulejo Maini. l.$. vri'ic. op. Tom. I. 

non iapeva lipingere figure umane , all'op- pag.i .j.2. ■pmlìndo della cafa di Pliche , dice, 

pollo di D;c)niiio , il quale alt.'o non fapeva che pavìme.ua ipfa Lipide rreciofocAfimdi^ 

dipingere, che uomini ; e perciò era chiama- minuto in variu pictun genera difcrimina- 

to antropogr..fo . Per conciliare infierae que- bantur . 



LIB. Vii. 
GAP, IV, 



86 Meccanismo della Scultura 

" vori più fini di quella maniera , fatti di femplici pietre , 
fembra che fi fchivafle di adoprare i colori forti e vivi , co- 
me il rofio , il verde ec. , forfè perchè non v' è nefTun mar- 
mo che abbia que' colori particolari d'un bel tono : nel più 
bel mufaico di qaefta fpecie , che fon le colombe del nin- 
feo Capitolino (a) , non fono flati adoperati fé non colori 
deboli e , come a dire , mezze-tinte . Ma non voglio per 
quello afi^erire che in mufaico adoprati non foffero i colori 
gialli, rolli, ed altri; il che dall' ifpezione oculare verrebbe 
fmentito . Io parlo foltanto della vivezza maggiore di alcuni 
fra que' colori (b) . I mufaici della feconda fpecie , cioè di 
palle di vetro , hanno tutt' i colori pofllbili ; e tali fono due 
pezzi del mufeo Ercolanenfe , lavoro di Dioscoride di Samo , 
de' quali fi riparlerà nei Libro XII. (e) . 

$. 17. Qiiello lavoro ferviva principalmente pei pavi- 
menti nei tempj e nelle altre fabbriche , e in feguito fi ado- 
però eziandio nelle volte , come fi vede anche oggidì in un 
Sotterraneo della villa d'Adriano a Tivoli, e come s'è pur 
fatto sì nella gran cupola che ne' cupolini di fan Pietro a 
Roma Cd) . I pavimenti fon fatti di pietruzze larghe quanto 
l'ugna del dito mignolo infieme unite : alcuni fono flati ri- 
dotti a tavole , che veggonfi nel mufeo Capitolino e in varie 
eafe di Roma . Nel celebre mufaico di Palellrina le pietre 
fono della flefTa grolTezza . Nelle flanze più ragguardevoli , 
ove i pavimenti erano di pietre bianche o nere , talora nel 
mezzo e in altri lati v' erano de' fregi a più colori , e tale 

è il 

(a) Vedi appveflb //Aro AVi. cijpoJ. §. 5. _ e ne riparlerà Winkelmann nel libro XH. 

(b) Si olicrva però in tanti pezzi di mufai- cap. ni. §. i. Potrebbe intcnderfi anche di 
ci fatti di picti uzze , che i colori vivi , come volte a mufaico il luogo di Stazio , che ho 
il verde , e altri , lono itati fatti di pezzetti portato nel detto Tomo I.pag.^7. , come ivi 
di fmalto . Lo accennato ; e l' altro parimente libro i. 

(e) capo I. i. 1 0. e 1 1. Sylv. cap. ^. verf. s ?■ , fpiegato bene dal Pc- 

(d) e anticamente nel tempio dis. Coftan- tavio nelle note a Temidio Oraf.i ^.f.4^(J., 
2a , di cui Ito parlato alla prefazione degli e dall'Arrluino colle di lui parole nelle note a 
Editori Yjcniicfi nel Tom. I. pag. xxxj. n. A.,"N?linio lié.^6. cup,2j.feS.6o. 



» 



PRESSO I Greci , h loro Pittura . 87 

è il mufaico d'una camera fcoperta alcuni anni fa parimenti 
a Paleftrina (i) . I mufaici che fono d'un lavoro iinifììmo 
trovanlì come incaffati fra fottili laftre di marmo al di fotto 
e a' fianchi , oppure rinchiufi da mufaico più grofTolano . 
Tali fono le mentovate colombe del mufeo Capitolino , e i 
detti due pezzi di Dioscorid£ trovati nel pavimento di due 
camere a Pojnpeja . 



(i) Pretendono molti che il mufaico abbia 
avuto origine nella Pcrfia . In prova di ciò (i 
fuol citare quel pavimento nel palazzo del re 
Alfuero meiro coi marmi a divertì colori imi- 
tante la verità della pittura , Eftlier e. r. v.6. 
Da quefto però (i ricava fokanto che fiafi ivi 
cfcrcitata tal arte , ma non già che v'abbia 
avuta l'origine . Plinio Uh. ^6. e. 2 j. feci. 60. 
el'preiramente l'attribuifce a' Greci . Che che 
ne fia , i mufaici , fpecialmentc ne' pavimen- 
ti , fono aflai antichi , e ne fecero un ufo frc- 
quentilTimo non meno i Greci che i Romani . 
V. Athen. libi z. cap.i 1 . princ. pag. j zp. D. 
[ Tanto il pavimento di Demetrio Falereo , di 
cui parla Ateneo , come quello di Alfuero , 
non erano di mufaico , ma di pezzi più gran- 
di di marmo a varj colori , che imitavano in 
certo modo la pittura , come oflerva anche 
il P. Niccolai neir efpoiìzione del detto libro 
di Efter Differt.il. piig.jo. Ma per il refto fi 
veda la celebre opera <Ìi monlig. allora , poi 
■ cardinal Furictti De Mufivis . I Nel decadi- 
mento univerfale delle arti quefta non fi per- 
de affatto , ma fi mantenne ancora con qual- 
che luftro in Coftantinopoli , dove quafi tut- 
te le chiefc e le cale erario adorne di mufai- 
ci , e da dove ne' badi tempi i compoiitori di 
cfll erano chiamati in Italia per farne de' fi- 



LIB. VII. 
CAP.IV. 



mili . Sufiìftono ancora in Roma , in Vene- 
zia , in Ravenna , in Milano e altrove, mufai- 
ci nelle volte e cupole delle chiefe comporti 
per la maggior parte di minuti pezzi di ve- 
tro , a cui fi è applicata una foglia d'oro . 
Dalla maniera non meno che dalle ifcrizioni 
in lingua ?reca che talora vi fi leggono , ben 
fi fcorge quefto efllre lavoro di greci artifti . 
Allorché riforfero le belle arti in Italia , an- 
che i mufaici ridotti furono ili uno ftato mi- 
gliore , perfezionato poi in quelli ultimi tem- 
pi in Roma , che (ola oggidì alimenta i mae- 
ftri di queft'arte . Ciò non oftante in tutte le 
pitture fatte a muìaico ravvila il (ìg. de Jau- 
court ncir Enciclopedia, art. Mofj'ique , qual- 
che cofa di duro , per cui non producano il 
loro effetto che in difìanza; onde non le giu- 
dica atte che a rapprefentare de' grandi qua- 
dri : né crede efiervi opere in piccolo di que- 
fto genere , che vedute da vicino appaghino 
l'occhio. Tal giudizio però non s'accorda 
punto con quello di molti altri conofcitorì , 
che in qucfti quadri , fatti a così dire per l'è» 
ternità , riconofcono una perfetta imitazione 
del pennello , sì nei grandi che nei piccoli , 
i quali al p,ar di quelli rendono l'occhio pie- 
namente pago . 




LI- 




LIBRO OTTAVO. 

Progreflì e Decadenza dell'Arte preffo i Greci 
e preflb i Romani . 



Capo 



I. 



htroduzhne — Stile antico dell' arte freffo i Greci - Monumenti 
che di ejjo ci rimangono . . . fulle monete . . . e ne" marmi — Carat- 
teri di quejìo Jìile — Imitazione di eJJo fatta ne' temp ^ojìeriori — 
Quejìo fervi di preparativo allo Jìile fublime . 

Introduzione. JLi a ftoria de' progredì e della decadenza delle Arti del Di- 
fegno preflb i Greci non è meno importante per l'eflenza 
dell'arte che le ricerche fatte ne' Libri precedenti ; anzi fi 
verrà con ciò a meglio determinare la giuftezza , e a co- 
nofcere il pregio de'vetufti monumenti. 

^. T. Scaligero divife in quattro epoche principali la 
fìoria della greca poefia, come Fior© h fua ftoria romana; 

e noi 



LIB.VHI. 
GAP. 1. 



Progressi e Decadenza dell'Arte ec. 89 

e noi potremmo dividere in cinque Je epoche della Storia 
dell'Arte preflb i Greci , confiderandone cioè il principio , 
l'incremento , la perfezione , la decadenza , ed il fine ; parti 
che hanno dei rapporto ai cinque atti d' un' opera teatrale. 
Ma poiché il fine d'una cofa va oltre anche al Tuo termine, 
ci contenteremo di confiderar quefta Storia fotto quattro a- 
fpetti foltanto , o quattro Itili diverlì , fuccelTìvamente adot- 
tati da quegli artifti . L'antico durò fino a Fidia . Quelli uni- 
tamente ad altri valenti maefì:ri di quell'età portò l'arte alla 
fua grandezza ; onde lo ftile di quell'epoca può chiamarfi 
flile fublime . Da Prassitele fino a Lisjppo e ad Apelle ac- 
quillò maggior grazia ed eleganza , e può quello chiamarfi 
lo itile bello . Qualche tempo dopo di quefi:i maeflri e del- 
le loro fcuole l'arte efercitata da fervili imitatori cominciò 
a decadere ; onde chiameremo quefi:o flile d' imitazione , il 
quale durò finché l'arte a grado a grado fi corruppe e 
mancò . 

rf. 2. Volendo trattare dell'antico fiile , ne efamineremo Stile antic» 

. ^ dell'arte prcf- 

i principali monumenti rimallici , e potremo con ciò cono- foi Greci., 
fcerne le proprietà : vedremo quindi il paffaggio da quello 
flile al fublime . 

jf. 3. Fra i monumenti , i più antichi e autentici che Monumenti 
addur fi pofìano , fono alcune monete, della cui vetuflà fan- "™^ 
no fede sì l'impronto che l'ifcrizione ; ed eflendo quefl:e . . . fuik mo- 
coniate nelle ftefTe città a cui appartengono , fi può con 
franchezza conchiudere che fofle quello lo flato delle arti 
in que' luoghi e a que' tempi . L'ifcrizione in tali monete 
va a rovefcio , cioè dalla defiira alla finiflra , maniera di fcri- 
vere che lungo tempo avanti Erodoto doveva aver cefl"ato 
d'efì^ere in ufo ; poiché quefi:o fi;orico (a) , per indicare la 
diverfità de'coflumi e delle ufanze fra gli Egizj e i Greci, 
Tom. IL M a.àd\Ji' 

{fi) Uh, i.cap.^S.pag.iiO, 



ne ce 



LIB.VIII. 
CAP.I. 



90 Progressi e Decaden2a dell'Arte 

adduce ad efempio lo fcrivere da delira a flniilra che quelli 
facevano . Non fo che altri abbia dianzi fatta quella ofTer- 
vazione , che può molto fervire a determinare il tempo, in 
cui fi cangiò prefTo i Greci la maniera di fcrivere ; tempo 
certamente molto anteriore all'olimpiade lxxvu. , in cui Ero- 
doto viveva (a) . 

jf. 4. Paufania (a) altronde narra , che fotto la flatua 
d'Agamennone in Elide ( la quale era una delle otto flatue 
lavorate da Onata di altrettanti eroi che chiefero di com- 
battere in duello con Ettore ) l' ifcrizione andava dalla de- 
flra alla finiftra . Or fapendofi che Onata viveva poco pri- 
ma della fpedizione di Serfe contro de' Greci , cioè nell'o- 
limpiade Lxxu. , e non molto prima di Fidia , fi può così a 
un di preflb determinare il tempo in cui quelli cangiarono 
la maniera di fcrivere . 

jf. j- Nel novero delle più antiche monete alcune ve 
n'ha delle città della Magna Grecia , e principalmente di Si- 
bari , di Caulonia , e di Poffidonia o Pefto nella Lucania . 
Le prime non poifono certamente eflere pofteriori all'olim- 
piade Lxxii. , in cui Sibari fu da'Crotoniati diilrutta (/') ; e 
altronde la forma delle lettere colle quali è fcritto il no- 
me della città indica tempi molto anteriori (*) . Il bue fu 
quefte monete , come il cervo fu quelle di Caulonia , fo- 
no molto informi . Sulle monete antichiffime di quefl:a città 
v'è un Giove, e un Nettuno fu quelle di Poffidonia di bel- 
liffi- 

(a) Nacque Erodoto fui principio dell'o- che forte diftrutra Sibari circa l'anno terzo 

limi5iadei.xxiv., e recitò le fueftorie nella dell'olimpiade lx vii. ^ ., „., 

ixxxi. , come ollcrva Wertelingio nella pre- (*) Leseli in elle [ prelTo il P. Magnan 

fazione alle medefime nella fua edizione , di MifcelL Numifrr.. Tom. I. Tab. 33. YM , e 

cui ci ferviamo . Veggafi anche apprclfo U- Tab.^s- ] VM "^- 1"°?? o' ?Y , e imilmentc 

bro IX capo I ^ iS. ad una M rallomigha la Sigma lulle monete 

(a) Ìlks.cap.26.pag.4.4.4- di Ponidonia [ prcllo lo Ikllo Magnan To- 

(i) Uerod. M.6. C.21 . pag.447- A'^ ^'l'-y- 'no l'^": Tab. 47 ■ /i. ; m altre pero r<iA.4iy. 

cao.4.j..pjg.3!)2. Più a lungo ne raccontala f 2. e ;f. è un vero 2 . J La liho l ha una 

fìoria Diodoro lib.iz. <i. p. e i 0. pag. 4-S ì- piccola coda P . Caulonia e fcritto in quello 

< 4.84. ove alla linea, jj. \reireli;^gio fcrive, modo aVA^ [ cu. Tom.l. lab.iz, n. i. 



GAP. I. 



PRESSO I Greci e presso i Romani, pr 

liflìmo impronto bensì , ma in quello flile che generalmen- 
te fi chiama ecrtifco . Nettuno tiene il tridente in forma ^^^•'^^'^• 
d'una lancia in atto di ferire , ed è ignudo , come pure il 
Giove fumtiientovato , fé non che ha un panno piegato e 
ravvolto intorno alle braccia (i) , quali per fervirfene di 
feudo ; nella ftelTa guifa che Giove fu una gemma porta la 
fua egida avvolta intorno al braccio finiftro (<i) . Così in 
mancanza di feudo armavanfi talora il braccio gli antichi 
nel combattere , ficcome narrano Plutarco d'Alcibiade (b) , 
e Livio di Tiberio Gracco (e) . L'impronto di tali monete 
è incavato da una parte e rilevato dall'altra , come s'è detto 
al Capo IL del Libro VIL (a) . 

$. 6. Se folTe vero che i Greci foltanto fino ail'olim- 
piade L. avelfero adoperata la C in luogo della r , farebbe 
molto incerto e dubbiofo quanto noi dicemmo fin qui dell' 
antico ftile ; poiché v' ha delle monete d'un bellifiìmo co- 
nio nelle cui lettere v' è la C per la r , e fra le altre po- 
trei addurne ad efempio una delle città di Gela in Sicilia 
ifcritta CEAAS con una biga da una parte, e dall'altra un 
Minotauro (b) . Ma ficcome gli fcrittori {d) , che pretendo- 

M 2 no 

(i).Vedanfi quelle monete nella Lucania, evo fé ne trovano di tal forte incufe non tan- 

Numlfmuiica del P. Magran Tabi, i q - z6. to per isbaglio del nioneticre , come di tutte 

In elle però il panno non é ravvolto intorno lo pretende il P.Joberc Scienza delle meda - 

alle braccia , ma gettatovi fopra in maniera eie , Tomo I. Inllr.S. pag. 172. , feguito da 

che ora attraverfa le fpalle , ora il petto , e V'irkclmann (ofxnpag. jO. §.^2. , ma anco- 

oa cne pende a un di prelTo come all'Apollo ra fatte a bella porta . 

del ballo rilievo di cui abbiamo datala figura {a) Monum. ant. ined. num.g.,Defcnpt. 

ala pag i. del Tomo I. [ Di queftc monete des pierr.gjav. du Cab. de Stofcn, cl.z. fect.j. 

una m arg;nto , che noi daremo in apprelTo , n. 4.8. pag. ?^. 4.0. 

e ne parleremo più a lurgo nell' indice delle (b) AUib. in fine , op. Tom. I.p. 21 ;. C. 

Tavole in ran.e ntl Tomo ni. , la illufcra il (e) lib. 2j. cap.t6. , V. Scalig. Conjea. in. 

iignor avvocato Mariotti in due dillcrtazioni Varron. de ling. lat. princ, pag. I. & io. 

Itampatc, una in Roma nel 1761. , della quale (a) §. 32. r^g-S'^- 

trT° "•''-'''•^■''^'"* menzione 1 autore d.lla (b) Preflb CafFelli nella Tavola prcmefla 

Bibiiocccd moce^aa , ai 4. giugno 176?. , e.i i alla fua opera Sicilis. , & objacent. infut. te. , 

Giornalirn l'i Firenze 5. ottobre i-i(.(>. ; l'altra r.um. 24.. , e Parata Sicilia 'Numifm. Tab. C. 

"* •*"'•? '7<'4- > .di cui parla anche l'autore num. j. , il quale ne riporta altre nella Tavola 

della Ifi:ru[. andq. numifm. tib.i . e. jl. n. ^. ; rtelTa num.i 0. e i i . , e Tab CI. n.i i . e //. 

e una terza ne pubblicherà più diffufa ; prò- rolla ftcl'a ifcrizione , e rovefcio diverfb , e 

vandovi fra le altre cofe , che non folamcr.tc Tab. XCIX. num.i.e 4. 

le antiche moy.cte italiane incufe , ma eiian- {d) Rcinold. Hiji. Ut. gric. 6* lat. pag. /7. 
dio ha le «onfulari , e imijcriali , e dei medio 



LIB.VIII, 
CAP.I. 



9^ Progressi e Decadenza dell'Arte 

= no di fiflare all'olimpiade l. ij tempo , in cui s' introdufTe 
nel greco alfabeto la T , non apportano di quella loro opi- 
nione nelTun valevole argomento , perciò da tali monete. 
non può ricavarfi motivo di dubbio full'epoca da noi data 
all'antico iKle (i) . 

.(f. 7- Meritano d'eìTcre qui rammentate quattro tazze di 
finiflìm' oro fomiglievoli ai noftri piattellini da caftè , tro- 
vate negli antichi fepolcri di Girgenti , ed efillenti ora nel 
mufeo di monfignor Lucchefi vefcovo di quella città (a) . 
Siccome gli ornati di quelle tazze fono in certo modo fi- 
mili nel lavoro alle mentovate monete , così polliamo con- 
chiudere che fieno lavori della medefima età . Due di quelle 
tazze hanno intorno all'orlo ellerno un fregio di tori , e 
può tal orlo chiamarfi im lavoro a conio, ben ravvifandoll 
che è llato fatto con un ponzone incifo in rilievo , con 
cui fi è coniato l'oro per di dentro , affine di fare il rilievo 
al di fuori . Le altre due tazze hanno intorno all'orlo un 
fregio a puntine . Per rendere qualche ragione de'fummen- 
tovati tori non è neceflario di rimontare all'egiziano Api, 
ficcome ha fatto il polTelTore di tali monumenti (2) ; poi- 
ché prelTo i Greci i tori folcano confecrarfi al Sole , e ti- 
ra va- 

(1) Nelle Tavole del più antico alfabeto 400. anni prima dell'era volgare , e in altri 

•reco efpofte dai dotti Monaci della congrc- dal fecolo terzo criftiano (ino al quintodeci- 

gazione di Cìn Mìuvo Nouv. traile de dipi, nio , uà. ibid.pjg.óS i . pi. XI. Siegue da ciò 

Tom. 1. fec. pan. feci. z. chap. i j. pag. 67 g. cflere Hata di ufo più antico prelfo i Greci la 

j>l. X. , e da loro elattamente formate fu dei Gamma in forma di r , die non la Gamma 

monumenti della Grecia , incominciando dall' formata come un C o un G . [La trovo però 

anno noe. fino al 400. avanti l'era criftia- fomigiiante a un di prelfo a quelle due for- 

lu , la lettera Gamma vedefi fempre a un di me nel!' alfabeto ionico dal P. a Bennettis 

preflb come la moderna r. Tal forma ha pu- Chronol. & critic. kift. ec. Tom. I. proleg. i. 

ze. nella celebre ifcrizione /Ssi/rpoipMcTòr , con- §. CI. pag.z^^. portato fino all'anno 714. 

4otta cioè a guifa di folcili altetnativamente avanti l'era criitiana . 

dalla deftra alla finiftra e dalla finiflra alla de- (a) Winkelmann nel Tomo I. libro tri. 

fìra , fcopertali dall'abate Fourmont , Acad. capali^. §. z^.pag. zzi. dice due fole ; ma 

d4:s Infcript. Tom.XV. Mém. pag.igj.fcqq., farà forfè per una fvilla . 

nelle rovine della città d'Aniicla , die fi ere- (1) Tale è pur l'opinione dell'autore del 

de il monumento in tal genere il più vetu- Viaggio in Sici-ia , e nella Magna Grecia 

fto , attribuendofegli quafi tre mila anni d'an- defcritto in varie lettere dirette al fig. abate 

lichira . Non incontrafi quefta lettera in for- \(inkel.Tiann , lecci. 
jna di C , o di G le aon ne raouumenti di 



LIB. Vili. 



PRKsso I Greci e presso i Romani . 93" 

i-avano il cocchio di Diana . PofTono eziandio quefti ani- 
mali , principalmente fu alcune monete della Magna Grecia, 
confiderarfi come emblemi dell' agricoltura , e forfè come 
tali furono impreflì fulle più antiche monete si de' Greci (rt) , 
che de' Romani (b) . 

jj". 8. Malgrado i vantaggi che ebbero gli artiflì greci 
per formard l'idea della bellezza, quefta però non nacque 
fpontaneamente fulle opere loro, come l'oro nel Perù , né 
feppero rapprefentarla i primi maeftri dell'arte , ficcome ap- 
pare dalle più antiche monete liciliane di que' luoghi fleflì, 
ove in apprelfo le monete più belle fi coniarono . Appog- 
gio a quella mia alTerzione fono le antichilìline e rare mo- 
nete di Leonzio , di MeiUna , di Segeile , e di Siracufa da 
me efaminate nel mufeo Stofchiano . Due di quell'ultima 
città pofTono vederli incife in rame alla fine del libro an- 
tecedente pag. 87. : la tella è una Proferpina , la quale, 
come le altre tede delle mentovate monete , è difegnata 
alla maniera della tella di Pallade fulle più antiche mone- 
te ateniefi , e in una fiiatua di quefi:a dea nella villa Al- 
bani . Non fon belle le forme di neffuna parte , e per con- 
feguenza eficr non può bello il complelTo del tutto : gli oc- 
chi fon lunghi e fchiacciati ; il taglio della bocca tira all' 
insù ; il mento è mefchino ed acuto , fenza quel tondeg- 
giamento che gli dà grazia ; i capelli fon medi a piccoli 
ricci fomiglievoli agli acini d'uva , dai quali pur talora eb- 
bero il nome preflo i più antichi poeti greci (e) : per le 
quali cofe fulle teile muliebri dalle fole fembianze non ben 
fi diflingue il fefTo ; e perciò alcune antiche tefle muliebri 

di 

U) Schol. Ariftoph. /■« Jvlt v.1106. Tom. I.pag.103. B. ,e Quijl. Rom.n.XLI. 

(i) Plin. lib.iS. cap. ^. fea. ^. [ Plinio in Tom. il. pa^. 274. in fine , f^^vono , che vi 

qucfto luogo, e ni>.^:;.cap. ^. Jecì.i^. dice , folle in qualcuna impreira l'effigie del bove , 

clic v'era imprella una pecora , da cui le mo- della pecora , e del porco . x r m 

nere furono <ii:ac pecunia . Varrone De v/ra (e) Pluzardi. ConfoL Apoli, p,i 96, L NoQ 

Pop. Rom. lii.x. , e Plutarco in Poplic. oper, ho trovato ove lo dica . 



LIB.VIJI. 
CAP. I. 



94 Progressi e Decadenza dell'Arte 

di bronzo , alquanto maggiori della grandezza naturale nel 

mufeo d' Ercolano , fono ftate prefe per figure virili (a) . 

jf. 9. Chechè ne fia però , il rovefcio di quelle mo- 
nete può dirli elegante , non folo per la diftinta impreso- 
ne , ma eziandio pel difegno della figura . Ma tanta diffe. 
renza vi pafTa tra'l difegnare in piccolo e'I difegnare in 
grande, che da quello a quefto non fi può tirare una giu- 
fta e ficura confeguenza , eflendo molto più facil cofa di ben 
difegnare una figura intera di circa un pollice che una fiala, 
tefta d'egual grandezza (i) . E' pure da oflervarfi che nelle 
fiarme della mentovata telta fi ravvifiino le proprietà degli 
filli egiziano ed etrufco , il che ferve a confermare quanto 
ne' precedenti Libri dicemmo della fomiglianza delle figu- 
re ne' primi tempi dell'arte preffo i popoli che le fecero 
fiorire . 
.cne'marmi, jf. IO. Da' lavori in bronzo paOìamo ai marmi . Deggio 
qui prevenire che nell' apportare efempi di antichi monu- 
menti in prova delle mie afierzioni , di que'foli mi fervirò 
che ho io fl:efl"o avuti fott' occhio ed efaminati ; ben fapen- 
do che avviene dei difegni come dei racconti , ai quali ogni 
bocca per cui palTano la qualche aggiunta . 

jf. II. La 



(a^ Corae Winkcimann alla pdg. 4;. qu5 
avanti ha prcfa per tclta d'Apollo la tcfta di 
bronzo nella galleria del Collegio romano , 
che a me , e aJ altri pare piuttolto feminile . 

(l) Chi fa ben contornare ura figura in 
piccolo , lo faprà anche in grande , iloven- 
dofi in amendue i cafì camminare fìjg'i ftefl!ì 
principi e /eguirar le llell'e regole . Kla poi- 
che nelle piccole figure perdonfi molti linea- 
menti , che hanno luogo nelle grandi , nelle 
quali in oltre le propor7Ì(ini e i rapporti pi- 
gliar fi debbono in ifpa?) più eftefi , che l'oc- 
chio non arriva a comprendere (otto uno 
fguardo folo , da ciò deriva , a mio avvifo , 
la maggiore difficolta d'cfeguire in grande , 
che non in rillrctto , l'opera mcdefima Al- 
tre ragioni ancora danno gli arridi ; e perciò 
^fecondo le regole dell'arte s'infegna a dife- 
gnare , e a modellare in grande per poi la- 
vorare in piccolo i non mai ali oppofto , Al- 



trimenti fi potrebbe dire , che ogni buon 

miniatore , o cifellatore fapelFe dipingere , 
e frolpire in grande ugualmente , il che non 
ricfce; come piti facilmente riefce lavorare an- 
che in piccolo a chi fa lavorare in grande . ] 
Chechè ne fia però , io non potrò giammai 
indurmi a ctcd.-r;- che la tefla di Proferpina 
nel diritto dell-' riportate medaglie fia riufci- 
ta sì ro77a e dura per mancanza di f.ienza 
od arre nel fjo ancore , il quale feppe sì be- 
ne efeguire il rovefcio . Nel difegnar quella 
tefla avrà egli probabilmenre prefo il mo- 
dello ò.i qualche anti. hiflima figura della dea 
vencrara dai Siracufani . Ellendo duro e forre 
l'ciigii ale , duia e forte avrà dovuto efierne 
pur (a copia . la fiefla ragione può fervire a 
fpicgar la JifFcren7a , rifletto tal difcpno , 
fenfibilidìma , che in varie antiche medaglie 
palla f-a l' impronto del diruto e quello del 
toveicio . 



PRESSO I Greci b priìsso i Romani . 95; 

/. II. La più antica ftatua di quello ftile fenìbra e Aere = — ' 
la mentovata PalJade di srandezza naturale efillente nella ^'^•'*'^^^- 
villa Albani , che è ftata ultimamente reftaurata (a) .Le 
fembianze del volto e le forme delle parti fono tali , che 
fé avelfe una tefta di bafalte terrebbe!! per un lavoro egi- 
ziano . La teda è affatto fimile alle mentovate tefle mulie- 
bri fulle antiche monete greche , e potrebbe pure fervire a 
dar un'idea dello ftile etrufco . Egli è pertanto da crederli 
che i Romani , trafportando nella loro capitale dalla Gre- 
cia quefte ed altre sì antiche ftatue , non altro fi propo- 
neffero , che di fare una compiuta ferie de' monumenti dell' 
arte greca dal fuo principio fino alla perfezione ; per il 
quale motivo anch'io le ho qiù nominate. 

jf. 12. Gli amatori delle antichità giudicano lavoro di 
quello primo flile un balTo-rilievo dei mufeo Capitolino da 
me pubblicato (/') rapprefen tante tre Baccanti ed un Fauno 
coH'epigrafe KAAAIMAX02 EilOIEI ( Callimaco fece ) (e). 
Plinio fa menzione d'un artefice di quello nome detto K«- 
xt^oTixvoi; {d) ( biafimatore delle proprie opere ) , perchè non 
n' era mai foddisfatto abbaftanza ; e ficcome ha rapprefen- 
tata in marmo una danza di Spartane , credono alcuni di 
ravvifarla in quefto baffo-rilievo {e) . Ma non combinano 
i tempi, e n'è altresì dubbia l'ifcrizione . Qucfto lavoro è 
del più antico fìile , almeno fecondo l'idea che ne abbia- 
mo , e Callimaco non vivea certamente prima di Fidia , 
benché Felibien , fenz' addurne alcuna prova, lo filTì all'o- 
limpiade LX. (/) . Paufania non io mette al paro de' gran 
maeftri , onde avrebbe a dirfi che in un tempo abbia vi- 

vuto 

(a) Monum. ant.ined. num. 17. (.J) fili. ?4- ^^P- S.feci.if. §•?/• . . , 

(i>) Mon. aat. ined. a principio del Tratt. (e) Fontan. loc. eie. , Lu-ac. MuJ. Capital. 

Prelim. ec. pag. ^6. « r r>- 

(e) Fontanini Ant. Hort. lib.i. cap.S.. {f) Wft. des Arch. lib.i. pag.ii. L L'Ice 

Montf. Anc. expl. Tom. I. par. il. pi. 174. poco dopo l'olimpiade lx. 

fig. i. 



LXB. vili. 
GAP. I. 



p6 Progressi e Decadenza dell'Arte 

VLito da poterli uguagliare . Egli fu , al dire dello ftefTo 
Paufania , quello che introduÌTe nella fcultura l'ufo del tra- 
pano (a) , e immaginò il capitello corintio come dice Vi- 
truvio {h) : altronde veggiamo che il trapano doveva efTer 
già noto all'autore del Laocoonte , che fiorì ne' più bei tem- 
pi dell'arte, come appreflb vedremo, e l'ha adoperato ne' 
capelli, nella tefta, e nelle profonde pieghe del panneggia- 
mento; e Scopa , che è probabilmente l'autore della Niobe, 
come fi dirà parimente a fuo luogo , edificò nell'olimpia- 
de xcvi. un tempio con colonne d'ordin corintio (e) . Do- 
vrebbe per tanto quello Callimaco aver vifRito al tempo 
de' più grandi artifti , e prima anche di Scopa , il quale 
prima fiorì dell'autore del Laocoonte : la qunl epoca non 
fi accorda poi coll'ordine , in cui Plinio novera gli arlifti . 
Qj-ieflo nome altronde fé foiTe Itato fcritto ai tempi in cui 
fu fatto il baffo-ri lievo , in quella maniera leggerebbefi , 
KAAAIMAKH02 (d) , o Hf^Lff^^/^K ^ h ^^'^^ leggcfi fu 
un' ilcrizione delle ruine d'AmicIa (?) , e non già KAAAI- 
MAX02 ; poiché la X fu immaginata da Simonide (/) non 
prima dell' olimpiade lxxii. , e introdotta in ulo pubblico 
foltanto nell'olimpiade xciv. (a) (i) . E' .quindi probabile 
che l'ifcrizione fiavi ftata fatta molto tempo dopo il lavoro 

ad 

ià) Pauf. Uh. t. cap. z6. pag. 64. Un. zg. moti tempi , ne' quali da alcuni fi fiffa la Tua 

fili- [ Paufania io di;e inferiore di merito ai epoca , avrebbe potuto beniffimo elTere fcritto 

pili grandi artifti ; ma che in diligenza non il fuo nome colla X. Quantunque non ifcor- 

la cedeva ad alcuno , come dicono anche Vi- gafi quella lettera nella citata antichiflìma 

truvio , e Plinio . ifcrizione , rnonumjnto di quafi tremila a'i- 

{,b) Vitr. Uh. 4. cap. i. ni , come già fi è detto not.i . p. 02. dove il 

{.e) VìvlL Uh. 8. cap.^^.pag.ÓQ^. nome d'un Callimao è fcritto nella maniera 

(a") y.Keinold. H/fi. /ic. gr£c. & /at. pag.}. qui difegnara da "Wirkelmann ; ciò non o- 

(e) Nouv. tratte de dipi. Tom. I. pi. VI. Uantc incontrafi la 'iclTa lettela K in tre al- 

pag.6i6. [Ho portata qu.fta parola nella tre ifcrizioni di fette e più fecoli anteriori 

forma , che ha in queft'opera dei Maurini , all'era fu 1 letta , le quali fcoperte furono dall' 

diverfa molto da quella data da Winkelmann abate Fourmont , e pubblicate nell'iftoria 

qui , e nel Tr.ntaio prcU.-n. ai Monum. ant. della rcal Ac.ademia delle if rizioni di Parigi 

capo IV. pag. LXIlt. Tom. XVI. r. 10-. fc-jq. [ Il che conferma 

(/) Mar. Vidorin. De arte gramm. Uh. i. l'opinione di quelli , che prelfo Plinio Uh. ■?. 

pag- 24-SO; col. r. cw. f6. feci. f?. , la voleva'.-'o ipfolotta da 

(a) Vedi apprelTo Uh. IX. capo I. §./ ^. Palamede ai tempi della guerra di Troja . 

(0 Se Callimaco avelie vilfuto ia quc'ri- 



quefto ftile , 



PRESSO i Greci e presso i Romani . gy 

del baflb'rilievo da qualche antico impoftore , come il no- "' ' 
me di Lisippo fu una ftatua d' Ercole a Firenze , che febbene ^^^•^^^^• 

GAP. I> 

ila antico , è però pofteriore ai tempi in cui fu quella fcol- 
pita , come redremo nel Libro X. Capo I. Aggiungafi che 
quefto balio-rilievo è flato trovato ad Orta , luogo abitato 
già dagli Etrufchi , il che porge un nuovo argomento per 
farlo creder opera d'etrufco fcarpello , giacché ne ha altron- 
de tutt'i caratteri (a) ; febbene tanta fia la fomiglianza fra 
l'antichiflìmo ftile de' Greci e quel degli Etrufchi , che il baf- 
fo-rilievo pofta tenerG per greco , come terremmo per opere 
etrufche alcuni dei mentovati vali dipinti , fé non vi fi leg- 
geftero fcritte greche parole (b) . 

jf. 13. Potremmo dell'antico ftile dare indizj più diftinti Caratteri di 
e certi fé rimafta ci fofte maggior copia di lavori in marmo 
e principalmente di baftì-rilievi , nei quali pur fi ravvifarebbe 
la più antica maniera della compofizione e dell' efpreflio- 
ne (e) . Se però dalla forte efpreftione , che fi fcorge fulle 
piccole figure delle monete , pofljamo conchiudere che al- 
trettanto faceftero quegli artifti colle figure grandi , dobbia- 
mo dire che molta e viva azione loro defiero , imitando in 
qualche modo gli uomini de' tempi eroici , i quali operan- 
do fecondo l'impulfo naturale , non metteano alcun freno 
alle loro inclinazioni . Ciò acquifterà ancor maggiore pro- 
babilità , ove Ci faccia il paragone degli antichi monumenti 
greci cogli etrufchi , ai quali fi credono fomiglianti . 

Tom. U. N jT. 14. Per 

(a) Fontanini /oc. cit. fcrive che ftava colà crede anche Foggini Muf Capic. Tom. IV. 
rella villa Nuzzi ; e può etTervi flato trafpor- Tav. 4.3. , ove "lo dà in rame ; o che fia ai- 
tato in quefti ultimi fccoli , o ne' tempi an- meno una copia antica . 
"chi. Se folTe flato lavoro emifco farebbe (b) Vegg. Tom. I. pag. 217. 
probabile , che gh fteffi Etrufchi lo avcifcro (e) Merita tutta l'attenzione dei conofciJ 
vouto attribuire ai Gteci? Le ragioni di Win- tori una tefta di filofofo in marmo bianco 
kclinann non provano molto ; onde confide- trovata negli fcavi di Tivoli , ove erano le 
rando bene che il foggetto del marmo coni- delizie de' Fifoni , ed ora polTeduta dal fignor 
bma con quello , di cui parla Plinio ; che il cavaliere de Azara , che crede polla ravvifar- 
tcmpo ha deteriorato il lavoro non poco ; e vifi Ferecide . Ella è certamente della più an- 
che non " può provare in qual epoca preci- tica maniera . Ne daremo la figura in apptct- 
laincnte abbia vivuto Callimaco , non mi fo , e ne riparleremo nell'indice delle Tavole 
pare improbabile che fia di lui opera , come in rame nel Terzo Tomo . 



LIB. Vili. 
CAP. I. 



98 Progressi e Decadenza dell'Arte 

jf. 14. Per ciò che fpetca all'efecuzione , èqui da ofler- 
varfi che più prefto apprefero gli artifti a ben ornare che a 
rapprefentare la bellezza ; e ne abbiamo un efempio nella 
mentovata Pallade della villa Albani , in cui bafTe e volgari 
fono le fembianze , laddove la velte n' è lavorata coU'ultima 
finezza , Quefto volle forfè dir Cicerone , allorché parlando 
di certe figure d'avorio dell' ifola di Malta rapprefentanti la 
Vittoria , dice che antichilìime erano , ma con tutta l'arte 
lavorate (a) . Sembra effere avvenuto alla fcultura ciò che 
narra Ariftotele della tragedia , in cui molso prima s'era per- 
fezionata l'efpreflìone e l'elocuzione , che la traccia e lo fcopo . 
jf, ij. Può farfi quella medefima offervazione pe' tempi 
a noi più vicini , ne' quali i predecelTori de' noftri grandi 
artifti , comechè alTai lontani dal rapprefentare il vero bel- 
lo , pur con grandillima pazienza finivano le opere loro ; 
anzi gli fteffi Michelangelo e Raffaello, fecondo l'avvifo di 
un poeta inglefe (/») , immaginavano con fuoco , e con flem- 
ma efeguivano . Si fcorge fingolarmente la grande uniformi- 
tà d'un lavoro finiflìmo nelle opere di que' tempi che pre- 
cederono la cognizione del bello , e nominatamente in di- 
verfi depofiti lavorati da Sanfovino (a) e da altri fcultori al 
principio del fecolo XVI. Ivi affai mediocri fono le figure, 
ma gii ornati fon tali , che potrebbono fervir di modello ai 
noftri artifli , e ftare al confronto degli antichi lavori . 

jf. 16. Ecco in breve gl'indizj e'I carattere dello ftile 
antico . 11 difegno era energico , ma duro , forte , e fenza 
grazia ; onde la troppo forte efpreflìone facea torto alla bel- 
lezza . Ma ficcome l'arte era allora unicamente confacrata 
agli dei ed agli eroi , le cui lodi , diceva Orazio , fu molle 
e dolce lira cantar non conviene , cosi per mezzo della du- 
rezza 

(.a) ■« Verr. a8. 2. Uh. 4.. cap.46. (a) Nella chiefa di fanta Maria del Popola 

(i) Rofcomra. Efsay ott Poetry . in Roma , 



PRESSO I Greci e presso r Romani . gg 

rezza medefima dava alle loro figure una certa grandezza e ' ' " 
maeftà . Direbbefi che l'arte era dura, come la legislazione ^^^•^^^^• 

GAP. I. 

di que' tempi , che ogni leggiero misfatto punia colla mor- 
te {a) . In quefti caratteri dell'antico flile v'ha una degra- 
dazione tanto maggiore , quanto che per lunghifTimo tratto 
di tempo elfo durò ; onde una grandiflìma differenza fi rav- 
vifa tra le opere prime e le ultime , comechè appartengano 
tutte ad uno filile medefimo . 

jj". 17. Dovremmo credere che durafie tuttavia quefli'an- 
tico ftile in Grecia anche quando le arti fiorivano , fé pre- 
ftar volefiìmo una piena fede ad Ateneo {b) . Narra quefto 
fcrittore che il poeta Steficoro fu il primo a rapprefentar 
Ircele colla pelle di leone , colla clava , e coll'arco ; ed Er- 
cole così armato vedefi in moire gemme dello ftile antico . 
Ora Steficoro , contemporaneo di Simonide , viveva all'olim- 
piade Lxxii. (r) , cioè nel tempo in cui Serfe mofle contro la 
Grecia ; e Fidia , il quale portò l'arte al fuo più alto punto 
di perfezione , fioriva nell'olimpiade lxxxiii. (a) , vale a dire 
pochi anni dopo . Converrebbe dunque credere che nello fli- 
Je antico ancora fi lavorafle in Grecia , quando lo filile bello 
già vi fi era introdotto . Ma Strabone riferifce a più antichi 
tempi la rapprefentazione de'mentovati attributi di Ercole (d) , 
facendone inventore Pifandro , coevo d'EumoIpo come vo- 
glion taluni , mentre altri vogliono che fiorifi^e nella xxxiii. 
olimpiade ; ed avverte che le più antiche figure d'Alcide né 
clava aveano né arco . 

jT. 18. Bifogna però efìere ben cauto quando giudicare imitaiione di 
fi vuole dell'età d'un antico lavoro ; poiché ha talora tutta tempi*^"oftel 
l'apparenza d'un Antico etrufco o greco ciò che non é forfè "°" " 

N 2 fé 

kì V^'^'^^r %■ ^- '"P-^S- Pag. I9S- (e) Bentley's Dìfsert. up. Phalar. paP.36. 

r-c ^^'F'^PJ-^'°-'^:"^P-'-P-S'2. infine. U) Plinio Uh. 34. cap. S.fea.i $. , ovvero 

^oui Vejcript. des pierr. grav. du Cah.de ixxxiv. fecondo la lezione di Arduino . * 

itojik, (l.i.fea.tó, n.i^iS.pag. zyj, (O Gtogr. lib, 1 j. pag.1009. B. Tom. il. 



LIB.VIII. 
CAP.I. 



100 Progressi e Decadenza dell'Arte 

fé non un'imitazione degli artefici pofteriori fatta o per ave- 
re de' modelli delle antiche opere (a), o per copiare i fimu- 
lacri divini dello fìile più vetufto , onde conciliar loro una 
maggiore venerazione ; poiché ficcome un afpro tuon di vo- 
ce , al dir d'un vecchio fcrittore (b) , accrefce energia e forza 
al difcorfo , così una certa durezza nella figura fa maggiore 
impreflìone nello fpettatore . Ciò non deve qui intenderfi 
riguardo al folo nudo nelle figure , ma eziandio riguardo ai 
panneggiamenti , alla capigliatura , ed alla barba . 

jf. 19, Renderò queft' avvertimento più chiaro coll'efem- 
pio di due affatto fimili baflì-rilievi della villa Albani , di cui 
daremo in quefto Libro la figura . Ivi tutte le dee fono ve- 
fìite fecondo la più antica maniera etrufca ; ma al vedere il 
tempio difegnato nell'ordine corintio , e al mirare nel fregio 
efpreffe delle corfe e de' cocchi , che fono indizio di arte gre- 
ca , fi prenderebbe quel baflb-rilievo per un greco lavoro 
del più antico flile : né il veftito delle figure difconverreb- 
be , poiché , come più volte s'è detto , l'antico greco all'e- 
trufco s'aflbmiglia . 11 contrario però inferir fi deve dall'ordi- 
ne delle colonne del tempio , che fecondo Vitruvio fu un ri- 
trovato de' tempi pofteriori ; onde dobbiamo credere che 
imitato fia quanto nel baflx)-rilievo fi fcorge d'antico ftile . 
Altronde il tempio non è punto fatto a fomiglianza degli 
etrufchi , poiché quefti non aveano fregio : ed i mutuli del 
tetto aveano un grande fporto fopra le colonne del portale 
e fopra i muri della cella, in guifa che Io fporto de' mu- 
tuli era uguale ad un quarto dell'altezza della colonna ; e 
ciò faceafi , afiìnchè , non avendo la cella un portico all'in- 
torno (a) , potefle il popolo Ikrvi al coperto dalla piog- 



gia. 



io) Coftantin. Votphyragen. Excerpta ex celle de' mcdefimi , quando anzi ne furono 

NicoL Dumafi.pag. s 1 4- v- T»xx''«« • elfi gl'inventori , come li dimoftra a lungo 

ih) Demetr. PLal. De eloc. i.CV. dal più volte lodato P.PaoIi nelle lue Anti- 

(a) Non può dirfi che gli Etrufchi non chita di Pefto alla DUiatazionc terza . 
avcfleto il portico intorno a' tempj , ed alle 



PRESSO I Greci e presso i Romani . loi 

già . Si rende così chiaro un paflb di Vitruvio che non era 
flato ben intefo finora (*) . 

jf. 20. Qiiefta imitazione più chiaramente ancor fi rav- 
vifa in una figura a rilievo di Giove Con barba più lunga 
del folito , e coi capelli che gli cadono dinanzi fugli ome- 
ri , veftito e ornato alla più antica maniera . Eppure è que- 
llo un lavoro del tempo de' Romani fotto i Cefari , ficcome 
appare dall'ifcrizione , lOVI EXSVPERANTISSIMO , e dalla 
forma medefima delle lettere . Quella ifcrizione è fiata pub- 
blicata dallo Sponio fenza la figura (a) . Forfè col rappre- 
fentar Giove fotto quefta forma fi è creduto di dargli una 
più rimota origine , e conciliargli così una maggior venera- 
zione . Secondo il più antico ftile è veflita la Speranza in 
una piccola figura della villa Lodovifi , la quale , per quanto 
rilevafi dalla ifcrizione romana (**) pofta nello zoccolo , è 
lavoro del fecondo fecolo de' Cefari ; e fomiglievole a que- 
lla è la figura della fi:efl^a divinità fulle monete degl'Impera- 
tori da me vedute , e particolarmente fu una dell'Imperatore 
Filippo il vecchio (b) . Così a' nofliri tempi s'imitano i pan- 
neggiamenti de' ritratti fatti alla maniera di Vandick , perchè 
alla perfona che fi ritrae , ed al pittore ^effo riefcono più 
vantaggiofi che i moderni veftiti foverchiamente ftretti . Ram- 
menterò a quefèo propofito due Vittorie di grandezza natu- 
rale 

(*) Vitruv. liL 4. cap. 7. Supra trahes & che non è ftaro finora capito , e da taluno 

fupra parietes trajeHuréi mutulorum quarta anche è ftato emendato lenza fondamento . 

pane ahitudinis columns. projiciantur. [ L'Au- (a) Mifiell. erud. antiqua, feci. 4.. princ. 

tore confonde qui i coftumi antichi . Gli E- pag. 71. V. Defeript. despierr. grav. du Cab. 

trufchi ne' tempi più remoti ufarono uno de Stojch , ci. z.fecl.^.n.7g.pag.46. 

fporto grande oltre i muri per ftarvi al co- (**) L'ifcrizione da me per la prima volu 

petto . Quello fporto dette origine alle co- pubblicata nella Defeript. des pierr. grav. du 

Jonnc , che efll medefimi aggiunfero per reg- Cab.de Stofch , ci. z. feci. 17. n.i8 ^z-p.^oz. 

gere lo fporto troppo grande , e ne nacque- è la feguente : 

IO i portici . Sopra di quefti feeuitò la sron- _ ^ ^,^xT<i-riirc ■ct 

da ad elfer porrata in Sora la quarta pa«e Q" AQVILIVS . DIONYSIVS . ET . 

dell'altezza d'una colonna , come dice Vitru- NONIA . FAVSTINA . SPEM . RES 

vie ; ma quefla quarta parte non eracforbi- TITVERVNT . 

tante , perchè non eccedeva un diametro .Si r ■ 11 t VJ 

■vegga il P. Paoli loc. cit. , ove in nuova ma- (i) Pedrufi I Cef in. metallo , 1 om. Kl. 

niera illuftra tutto il detto capo di Vitruvio , Tav, 6. n. j. 6. e S. 11 difegno ne korretto. 



LIB. VIZI. 
CAP. I. 



LIB. Vili. 
CAP. I, 



102 Progressi e Decadenza dell'Arte 

Tale efiftenti a. Snnfouci , villa di S. M. Prufliana , che hanno 
ftretd i piedi , e foftengonfi Tulle dita ; tal politura ( la quale 
a chi non ne intende la fignificazione , cioè l'atto di vola- 
re , fembra sforzata ) farebbe un argomento di rimota an- 
tichità , fé non fi rilevafTe il contrario dal nome romano 
fcritto loro fui dorfo nelle fafce , che ivi e fui petto s'incro- 
cicchiano . A quefte fafce doveano efTer legate le ale , che 
fors' erano di bronzo . 

jf. 21. Tali fono le pretefe tefte di Platone , le quali real- 
mente altro non fono che Ernìi , fatti ad imitazione delle pie- 
tre , a cui impofte furono le prime tefte , come s'è detto a 
principio di quefta Storia . Vedefì in efTe efprefla or con più 
or con meno d'arte una diverfa antichità . 11 più pregevole , 
tra i moltiffimi che fono in Roma , è il pretefo Platone della 
Farnefina ; ma il più bello pafsò a' tempi miei da Roma in Si- 
cilia , e vedefì in Palermo nel collegio che fu de' Gefuiti . La 
tefta è perfettamente Umile a quella d'una ftatua virile veftita 
alta nove palmi (*) , la cui fottovefte è di fottil panno , indi- 
cato dalle moltidìme e minute pieghe, ed ha un pallio che, 
pafTando fotto il braccio deflro , va a ricoprire il fìniftro ap- 
poggiato fui fianco . Nell'orlo di quella parte di manto , che 
è gittata fulla fpalla , leggefl CAPAANAIIAAAOC (**) . Di 
quefta ftatua ho parlato a lungo altrove (a) , e ne ho data la 
figura (b) . Allorché fu mefTa alla luce la ftatua fi fecero in 
Roma profonde ricerche per indagare chi fofTe il Sardana- 

palo 

(*) Quefta ftatua fu difotterrata nel 17^1. (**) La A trovafi qui raddoppiata , come 

preflo Frafcati colle quattro mentovate Ca- nella voce noAAlX in luogo di nOAI2 , 

mtidi . l Ora e nel Mufeo Pio-Clementmo . fa una moneta in bronzo della città di Ma- 

Ne da la figura un poco meglio d.fegnata , ^^^f,^ ^ ^osi talora fi trova fcritto kCSìXx» 

cincila. Il iignor Cavaceppi , che prima ne •„ j- ,. . ^u 1 , v>.,;/i^ in tim 

era il pofl-eflo''re , nella (u^ Raccolta di ant. '" "f^ ''' l^"^"." C'bele , e Tctdla in lue 

Statue, ce. Tom. ,il. Ta\>ola 27. ; e neUa ^o ^li P«'/'a , citta della Lucania . 
Tav. zS. dà la figura delle Cariatidi poffedu- ^"^ Monum. antichi ined. fur, ili, cap.i, 

te anche da lui prima che andaflero alla villa ^"f- ^'.f;/^"' 
Albani , come abbiamo notato nel Tomo an- y°i '''"'• '"""• ' °S- . 

recedente pag.4.1 1 . not. a. 



PRESSO I Greci e presso i Romani . 103 

palo- ivi rapprefentato , non potendovifi , a cagione della ■'"- 

barba prolifTa , ravvifare colui cui la mollezza e la voluttà ^^^•'^"^• 
renderono famofo , e che ogni giorno per effeminatezza fa- 
ceafi radere la barba . Avendo io trovato che due erano 
flati i Sardanapali re d'Aflìria , de* quali il primo fu faggio 
e valorofo , effeminato e molle fu l'altro , potei con molta 
probabilità afTerire che a quello foffe ftata eretta la flatua . 
Notili però che , febbene fi trovalTe una figura virile con 
abiti donnefchi , non dovremmo torto inferirne che il molle 
Sardanapalo fiafi voluto ivi rapprefentare (a) ; poiché le ve- 
fii d'un altro fefTo dar fi potrebbono con fondamento an- 
che al filofofo Ariftippo , a cui cofa indifferente era or da 
uomo veftirfi or da donna (a) . 

jf. 22. Furono date fimili fembianze alle tefte d'un Bacco 
indiano , fé non che in quelle per le forme più grandiofe 
diftingueafi la divinità dalle comuni tefte degli Ermi . Una 
di quelle figure di Bacco è nel palazzo Farnefe , ma bellifii- 
ma fra tutte è quella del fignor Cavaceppi . Uno ftile ancor 
più antico fi è voluto imitare in una ftatua muliebre di 
marmo nero grande al doppio del naturale , nel mufeo Ca- 
pitolino , fcopertofi nella villa d'Adriano a Tivoli . Ha elTa 
le braccia pendenti , e attaccate al corpo , come la ftatua 
d'Arrachione , vincitore ne' giuochi olimpici dell'olimpia- 
de li v. , defcrittaci da Paufania (^) . Che tale ftatua però sì 
antica non fia ìó dimoftra la maniera del lavoro , e fi co- 
nofcerebbe ancor più chiaramente fé avefTe la prima fua te- 
tta, come erroneamente credè Bottari , il quale perciò ne 
fece un lungo trattato nel fuo mufeo Capitolino (b) ; ma la 

tefta 

(a) Ha quefta ftatua qualche foraigliania accettò una verte feminile , che gli efibì il 

colla figura creduta di Trimalcione , di cui fi re Dionilio di Sicilia . Vedi anche fopra To- 

e parlato nel Tomo I. pag. zo^. %.S. mo I. pag. 4^0. noe. s. ^ r 

ia) Sext. Empyr. Py/rk. hyp.lib. t. cap.14, (i) lib. S. cap.40. p. 68 z. [Vedi Tomo L 

[ Dice che ftimava indiiFercntc cofa che Tuo- pag. iz. priiic. 
mo fi velia da donna j e Ub. j. cap, 24. che (b) Tomo iti, Tav. Si. 



i,lB. vili. 
CAP. I. 



104 Progressi e Decadenza dell'Arte 

tefta n'è moderna e lavorata a capriccio , fé non che lì è 
lo fcultore ftudiato di continuare in elTa quelle grofTe cioc- 
che di capelli , che le fi erano in parte confervate fulle 
fpalle . Dopo che fu reftaurata la Ilatua fé ne trovò la vera 
tefta nella mentovata villa , e fu comprata dal card, di Poli- 
gnac , nel cui mufeo di antichità farà anche oggidì (a) (i) . 
Quefto fervi (f. 25. Le proprietà del più antico flile fecero flrada allo 

di preparativo _,-,,. , ,, ì ■ ^ t> r rr r 

allo ftiie fu- itile lublime ; e da quello derivo 1 elpreiuone torte e la ri- 
gida efattezza , poiché nella durezza medefima de' pivi anti- 
chi lavori fi fcorgono i contorni efattamente difegnati , e vi 
fi ravvifa quanto fofie il fapere e l'abilità dell'artifta , che 
tutto fapea mettere fotto lo fguardo . Forfè anche in quefti 
ultimi tempi l'arte farebbe giunta alla fua perfezione , fé i 
noftri artifti avefTero fcrupolofamente feguito Michelangelo , 
imitandone i contorni efatti e la forte efpreffione di tutte le 
parti . Siccome nello ftudiare la mufica , o uno Itraniero lin- 
guaggio , colà i toni , e qui le fillabe e le parole pronunciar 
fi devono con forza e precifione , per giugnere poi a pro- 
durre una pura armonia , e la dolcezza e fluidità della pro- 
nunciazione acquiftare ; così nel difegno fi giugne ad efpri- 
mere la verità e la bellezza delle forme, non già per mezzo 
di tratti incerti , vaghi, o troppo leggieri , ma bensì pei con- 

tor- 



(a) Ora in portello di fua Maeftà PrufTiana. 

(i) Quanto dicemmo in altra noti. pag.gS. 
rifpetto alle medaglie , nel di cui diritto fi 
ravvifa uno ftile divcrfo da quello del rove- 
fcio , fi può adattar ancora ai baffi-rilievi e 
ad altri lavori rapprelentanti divinità o eroi , 
dove un più recente ftile vedefi accoppiato 
con uno più antico . Era il primo d'inven- 
zione dell'artilta , dal quale perciò formar fi 
deve il giudizio non meno della fua capaci- 
tà , che del tempo in cui fu cfeguita l'opera . 
Era l'altro di fcmplice imitazione , in cui non 
cflendo egli libero , ci vicn tolto quindi il 
mezzo di giudicar della fua abilità e di de- 
terminarne il tempo . Se la figura di quella 
divinità o di quell'eroe, che avea egli a ripro- 
àaiK , folfe Itaca di ftile antico e duro , do- 



vea altresì efeguirc la copia collo ftile mede- 
fimo ; come appunto farebbe oggidì qualun- 
que eccellente dipintore che avelie a copiare 
una di quelle rozze divote immagini de'baffì 
tempi . Siffatte copie o imitazioni non fono 
ftate sì rare preflo gli antichi : la perfetta raf- 
fomiglianza che ftorgcfi in diverfi lavori di 
tal forte , fottratti dalle ingiurie de' tempi , 
ne fono una prova . [ E fra i tanti può no- 
minarfi il baffo-rilievo della villa Albani , di 
cui fi è parlato dall'Autore fopra nel §. i g. 
p. 1 00. Ve ne fono tre iftefll in quella villa . J 
Un folo occhio fino di perito conokitore può 
difcernere fra qucfti , quando manchino gli 
altri contrallegni , quale fia l' originale , e 
quale la topia . 



PRESSO I Greci e presso i Romani. ioJ 

torni robufti e deci fi , ancorché un po' duri . In egual modo = 
nei tempi in cui l'arte s'avanzava a gran pafli verfo la fua 
perfezione follevofli la tragedia per mezzo di uno ftile confi- 
mile , cioè per quella efprefììone forte e grandiofa elocuzio- 
ne , di cui feppe valerfi Efchilo , onde dare della dignità ai 
fuoi attori , ed alla verofimiglianza la forza del vero . L'arte 
oratoria medefima negli fcritti di Gorgia , che ne fu l' inven- 
tore , aveva un non fo che di poetico (a) . 

$. 24. Notifi qui il giudizio d'un ignorante pittore , che 
volle farfi anche autore e fcrittore come du Frefnoy , fe- 
condo il quale opere antiche devono chiamarfi quelle che 
furono fatte tra i tempi d'AlefTandro il Grande e quei di Fo- 
ca {b) . Egli erra sì nel filTare il principio che nel determinare 
il fine dell'epoca ; poiché noi abbiamo de' monumenti dell'ar- 
te ( ficcome già vedemmo , e farà ancor più chiaramente di- 
moftrato in appreflb ) anteriori ad AlelTandro : altronde l'e- 
poca delle arti del difegno finifce prima di Coftantino . Egual- 
mente falfa é l'opinione di coloro i quali , col Montfaucon (e) , 
credono che non efifta più alcun lavoro di greco fcarpello , 
fé non de'tempi ne'quali i Greci foggiaceano ai Romani . 

(,a) Arift. Rket. lib.j. e. i . [ Vedi apprcflo (e) Ant. expl. Tom.til. liv. i. c.t.num.f. 

Uh. IX. capo I. ^. iS. [ Dice che pochi monumenti di quelli efilio- 

(A"! Des * Piks Remarques far l' art de la no in paragone degli altri fatti apprcflo . 
pùnt. di du Frefnoy , pag.i oj. 



LIB. Vili. 
GAP. r. 




Tom. 11. 



Ca- 



io6 Progressi e Decadenza dell'Arte 



LI B. vili. ^ ■ ff^ ,,g»< 

CAP.n. 

C A p o li. 

Scile fnhlime — Suoi caratteri - Monumenti che ài ejjo ci rimancono'- 
Stile bello — I fitoi caratteri fono . . . la morbidezza nel difegno . . . 
e la grazia . . . or fublime . . . or piacevole . . . or bafsa e comica — 
Delle figure de' f ut tini . 

Stile fublime. Vallando Cominciarono a fplendere in Grecia i tempi della 
filofofia e della libertà , l'arte medefima più libera divenne 

Suoi caratteri, e più fublime . L'antico ftile fi fondava da principio fu re- 
gole prefe immediatamente dalla natura ; ma efle ben prefto 
fé ne allontanarono , e divennero ideali , onde fi lavorava 
meno ad imitazione della verità che a norma di quelle re- 
gole . L'arte aveafi , a così dire , foggiata una natura fua pro- 
pria . Sopra tal fiftema s'innalzarono i grandi maeftri , ftu- 
diando di ravvicinarfi alla verità della natura . Quella loro 
ìnfegnò a dare nelle figure un contorno morbido e dolce a 
quelle parti , che dianzi dure erano , foverchiamente rifen- 
tite , e caricate , e a rendere più decenti e moderati gli at- 
teggiamenti e le mofTe , che dianzi troppo erano forzate ; in 
fomma a formar opere che moflraflero meno dottrina , ma 
più belle foflero e grandiofe . Migliorando l'arte fu quefti 
principi , celebri fi renderono Fidia , Policleto , Scopa , 
Alcamene , MiRONE , ed altri maefiri di que' tempi . Il loro 
Jlile può chiamarfi il fublime , poiché ne'loro lavori, oltre 
la bellezza , ebber in mira principalmente il grandiofo (a) . 

jT. I. Bifo- 

(a) Tale appunto è il giudizio , che ne e mefchino ; il fecondo moftrava della dili- 

porta Demetrio Falereo De elocuc. §. Xlf^. , gcnza unita ad una maniera grandiofa : Un- 

paragonando due diverfi ftili di elocuzione de & edolatum habec quiddam fuperior locu- 

alli due ftili dell'arte ; all' antico cioè , e a tio , & leve . Quemadmodum h veterum Jì- 

quelio di lidia , il primo de' quali era fecco , mutuerà , quorum ars videbaiur contrario , 



PRESSO I Greci e presso i Romani . 107 

jf. I. Bifogna qui diftinguere il difegno duro dall'affilato ' 
o tagliente, affinchè ove, per efempio , fi veggono nelle fi- 
gure della più fublime bellezza le fovracciglia affilate , que- 
llo non abbia a prenderfi per una durezza di difegno , e co- 
me un avanzo del più antico ftile ; poiché già di fopraofTer- 
vammo che ciò era fondato nella giufta idea della bellezza . 
Egli è verofimile però , e fi può inferire da qualche paflo 
degli antichi fcrittori che il dilegno di quefto ftile fublime 
confervaffe ancora un non fo che di rettilineo e d'angolofo; 
la qual proprietà fembra indicata dalle voci quadrato o ango- 
lare , con cui lo diftinguevano (a) . 

$. 2. Eflendo que'gran maeflri , come Policleto , i le- 
gislatori delle proporzioni , i quali le mifure d'ogni parte 
precifamente in tutt'i fuoi punti fifiarono , è ben probabile 
che all'efattezza del difegno una parte facrificaflero della, 
beltà delle forme <*) . Indi è che nelle loro figure fcorgeafi 
il fublime , bello si , ma tale che , paragonandolo ai mor- 
bidi contorni de' loro fucceiroii, moilrava una certa durez- 
za ; e quella appunto fu rimproverata a Gallone , ad Egia , 

O 2 a Ca- 

& tenultas '. i a\iTt>ì i, Iryi-ryn' : eorum ^g ^ ^^^^ antiqui: corpora graciliora , Jìc- 
Vero 3 qui fecali funt, locutio Phitiii. optribus cioraque , per qud. proceri tas pgnorum major 
jamjìmi/is efi , haiens quidcam ii amplum , v'detur . S'on hahet latinum nomen fymme- 
& exquijìtum Jimul ( t/ /«ija^iìc» ^ anfi^ìs trìa , quam diligentiffime cufiodivil , nova, 
£/ua > . inlaciaque ratione quddraias veterumjlaturat 
(a) P\ÌTì. /ib.ì4. cap.S.feU.ip.^. 2.[Ctc- permutando: vuigoque aicebat j ai illis fa- 
io che il Cg. Falconct ì<otes fur le ^4. livre Bos , quales effent , homines : a fé , quales 
dt Pline , a quefto luogo citato, num. p. , v/i/frfnrur </7e. Nello fteflb fenfo adopraquel- 
ccuvr. Tom.iil. pag.i I ó.fegg. , abbia ragio- la parola quadrata Suetonio parlaniio della 
ne di dire , che \( inkelmann ha male intefo, ftatura di Vefpafiano nella di lui vita e. 20. : 
e applicato ai contorni rettilinei il termine di Statura fuit quadrata , compaBis , firmifque 
quadrate ufato da Varrone predo Plinio i.cit. memèris ; Cornelio Gelfo De med. lib. 2. 
{ non già di angolari ) parlando delie ftatue cap. 1. ove dice , che quella è la miglior co- 
di Policleto ; poiché Plinio poco dopo nel ftituzione di un corpo : Corpus habìlijfimum 
S-6. cfpreflàmente ripete lo fteffo fcntimcn- quadratum eft , ncque gracile , ncque obefum; 
to parlando ieWs. flatura , o proporzione del- ed altri , che potrebbero addurfi . 
le ftatue degli antichi, i quali le facevaj^o (*■) Se le Canefore in terra cotta , di cui 
larghe di vita anzi che no , o come dircm- parlerò più Torto , foffero , ficcome io im- 
mo , piuttofto tozze , quali erano gli uomini manino , copie delle famofe Canefore di Vo- 
Baturalmcnie : al quale difeno rimediò Li- licleto , potremmo da quel balTo-rilicvo ri- 
ftppo , che fece le fue più fveltc , e gracili : cavare un più ficuro indizio del carattere di 
Statuaria arti plurimum traditur contuliffe , quefto ftile , e della durezza di difegno che 
capìllum exprimendo , capita minora fatitn- Io diftìngucva . Vedi lib. IX. cap. il. §. /7' 



LIB. vili. 
CAP. il. 



LIB. vili. 
CAP.II. 



108 Progressi e Decadenza dell'Arte 

a Canaco , a Calamide (a) , e a Mirone medeflmo (A) : feb- 
bene tra queftl Canaco foITe pofteriore a Fidia , eflendo 
fcolaro di Poucleto (c) , e fiorifle nell'olimpiade xcv. (a) . 
. ^. 3. Tal rimprovero fatto dagli fcxittori , i quali giu- 
dicar vollero d' un'arte che non ben conofceano , fu talora, 
egualmente mal a propofito , ripetuto a' noflri giorni ri- 
guardo agli artifli moderni . Cosi le figure di Raffaello , 
nelle quali fi fcorge in mezzo ai più arditi tratti un dife- 
gnar franco , e un contornare efatto , da alcuni , che le han- 
no paragonate colla morbidezza de' contorni , e colle molli 
e ritondette forme del Correggio , fono fiate riputate ta- 
glienti e dure ; e tal giudizio ne portò Malvafia , uomo di 
poco gufto , che ha fcritte le vite de' pittori bolognefi . 
Nello fleiTo modo ad un inerudito lettore afpri fuonano , e 
fembrano rozzi e negligentati gii Omerici numeri , e l'antica 
maeftà e nobile facilità di Lucrezio o di Catullo , in con- 
fronto dei maeflofi verfi di Virgilio , e dei teneri modi d'Ovi- 
dio . Luciano però annovera la ftatua dell'Amazzone Sofan- 
dra , lavoro di Calamide , tra i quattro più eccellenti mo- 
delli della beltà femminile ; poiché defcrivendo egli una fua 
ideale bellezza , noii folo prende da quella ftatua l'intero 
panneggiamento , ma eziandio l'aria modefta del volto , e'I 
forrifo pafleggiero e coperto (d) . 

jf. 4. E' da notarfi altresì che nell'arte lo ftile d'una data 
epoca non è generale a tutti gli artefici , come tutti non 
hanno lo fleflb fi^ile gli fcrittori contemporanei . DifFatti fé 
degli antichi Scritti non altri ci fofTero pers'enuti fuorché 
quei di Tucidide , non giudicheremmo . noi erroneamente 
che , ficcome quefto ftorico , così fcritto avelfero con tal 
brevità e concifione da renderfi ofcuri anche Platone , Lifia , 

e Se- 

(/j) Quinril. In^^. orat. Uh. 12. cap.io. (a) Vedi appreflb al libro IX. capo ni. 

(A) Plin. /oc ar. §. ^. ^.z.efegg. ,- r ^ 

CO Pauf. lib.6. cap,t3. P'^S-'r^ 3- Hn.z?. {<0 Imag. S, 6. op, T0m.1l.pag.46 4. 



PRESSO I Greci e presso i Romani . 109 

e Senofonte , le parole de' quali fomigliano alle acque d'un ' ' ■■ ''•-» 

rufcello , che placidamente fcorre ? 

CAP. ir. 
jf. j. Dello ftile fublime alcuni monumenti abbiamo , fu Monumenti. 

i quali verificare in qualche modo le noftre ofTervazioni gc- ji,^ji,gono." 
nerali . II più eccellente , e direi quafì il folo che fi vegga 
in Roma , è la già più volte mentovata Pallade della villa 
Albani (a) alta nove palmi , che non dee confonderfi coll'al- 
tra ilatua della llefl^a dea del più antico filile nella villa mede- 
iìma (b) . A quefla viene in feguito la Niobe colle figlie nella 
villa Medici (e) . Queflia Pallade è ben degna de' grandi arti- 
fti di queft'epoca ; e un giudizio tanto più ficuro pofiramo 
portare fu di elTa , quanto che la tefta ha tutta la fua bellez- 
za originale , ed è sì intera come fé venilFe ora dalle mani 
dello fcultore . EfTa ha tutti gli efpofl:i indizj dello fiile fu- 
blime , e vi fi fcorge una certa durezza che meglio concepir 
fi può che defcrivere , e per cui fembra che le manchi nel 
fembiante quella grazia che a lei ne verrebbe , fé ritondati 
ne foflero alquanto e raddolciti i tratti; quella grazia cioè , 
che nella feguente epoca dell'arte diede il primo Prassitele 
alle fue figure , ficcome più fotto vedremo . La Niobe e le 
fue figlie devono fenza dubbio rifguardarfi come lavori del 
medefimo ftile (d) . Quefl;o. però non ifcorgefi già a quell'a- 
ria di durezza che ci ha guidati a fifilàre l'antichità dellaPal-j 
lade ; ma piuttofio ad una certa increata idea di bellezza , e ai 
quella femplicità fublime che nella forma del volto fi ravvi- 
fi , anzi neir intero difegno , nel panneggiamento , e nell'e- 
fecuzione medefima . Tal bellezza è come un' idea nata fenza 
l'ajuto de'fenfi; un'idea, quale formerebbefi in un intellet- "l'i's: irr> 
to perfpicace , in una felice fantafia che follevarfi fapefi^e fii 
no alla contemplazione della beltà divina . Quella grande 

fem- 

(a) Tav. XIII. Tomo I. 2e nel quinto gabinetto . 

(b) Monum. ant. ined. num. 1 7. (d) Vedi appi^lfg al Ub, IX, capo il, ^.i gì 
(e) Ora nella gAlIaij Granducale a Firca- - " 



irò Progressi b Decadenza dill'Arte 

" femplicìtà ed unità delle forme è tale , che l'opera fembra 

^' non aver coftata nefllina fatica ali'artifta , e direbbefi qui 
prodotta col penfiere , o con leggiero foffio formata . Così 
l'agile mano del gran Raffaello , pronta ad efeguire le fue 
idee , difegnò con un fol tratto di penna un belliflimo con- 
torno d'una tefla di fanta Vergine , e tale cheipiù non l'ebbe 
a ritoccare neJ dipingerla . 

Scile bello. jf. 6. Dello ftile fublime non fi poflbno con efattezza 
tutti indicare i caratteri , perchè ci mancano le opere di 
que* gran maeftri che l'arte riformarono . Riguardo ad elTe 
poflìamo a coloro paragonarci , i quali olTervando una tefta 
antica logora dal tempo e malconcia , l'idea vi riconofcono 
della perfona che rapprefenta , fenza difcernervi il merito 
del lavoro ; come allora che da lungi fi oflerva e riconofce 
alcuno fenza diftinguerne i lineamenti del volto . Ma non 
così avviene di quello fiile che introduffero i loro fucceiTo» 
ri, e che io chiamerò qui ftile bello . Potrò parlarne con 
maggior ficurezza , poiché alcune delle più belle figure 
dell'antichità , fino a noi pervenute , fono in co ntraf labil- 
mente de' tempi in cui quefto ftile fioriva ; e quelle delle 
quali l'età non ci viene con certezza indicata, poflono rif- 
guardarfi per lo meno come un'imitazione di efìe . Lo ftile 
bello nelle arti del dilegno cominciò da Prassitele , e giun- 
fe al più alto punto di perfezione ai tempi di Lisippo e 
d'APELLE , ficcome piùfotto dimoftreremo (a) ; onde l'epoca , 
in cui fiorì , dee fifTarfi poco avanti ad Aleflandro il Gran- 
de fino ai primi fuoi fucceftori . 

Suoi caratte- jf. 7. IJ carattere principale , per cui quefto ftile dal fu- 
blime diftinguefi , è la grazia ; e fotto quefto afpetto v'è fra 
i teftè mentovati artifti e i loro predeceffbri quel rapporto 
che fcorgefi fra Guido e Raffaello ne' tempi a noi più vicini . 

(a) libre X. capo I. (.....,■ , 



n 



PRESSO I Greci e presso i Romani. ih 

Quefta verità rifaJterà meglio dall'efame che farò del dife- ' 

gno , e della grazia propria allo ftile bello . 

jf. 8. Nel difegno fi cominciò ad evitare quell angololo ...hmotbi- 
che vedeafi ancora nelle ftatue de' grandi artifti , come di Po-f'|no.°'; 
LiCLETO , e l'arte ne fu principalmente debitrice a Lisippo > 
che imitò la natura , piucchè fatto non avevano i fuoi pre- 
deccflbri (a) , tondeggianti facendo i contorni delle figure , 
che quelli facevano taglienti ; e di quefta maniera denno 
probabilmente intenderli quelle ftatue che Plinio chiama 
quadrate (a) , giacché anche oggidì chiamali quadratura {h) 
quel modo di difegnare ad angoli . Ma non oftante quefto 
cangiamento nel difegno , continuaix>no a fcrvir di norma 
agli artilli le forme della bellezza adottate nello ftile antece- 
dente , poiché n'era fiata maeftra la più bella natura . Quindi 
è che Luciano (e) , defcnvendo una bella donna , ne prefe il 
compleflb e le parti principali dagli artifti dello ftile fubli- 
me , e dai loro fucceflbri l'eleganza e quell'attrattiva che 
piace . Dovea nel fembiante fomigliare alla Venere di Len- 
no , opera di Fidia ; ma nei capelli , nelle ciglia , nella 
fronte alla Venere di Prassitele , della quale pur volea lo 
fguardo tenero e lulìnghiero . Le mani dovean effer quelle 
della Venere d'AiCAMENE , fcolaro di Fidia ; febbene , quan- 
do nelle defcrizioni di belle mani trovanfi addotte in eleni- 
pio quelle di Pallade {d) , intenderli debba probabilmente la 
Pallade di Fidia fteflb , come la più celebre . Abbiamo già 
ofTervato che le mani fcolpite da Policleto riputavanfi le 
più belle di tutte {e) . 

Jf.9- I la- 
Cd) VWn. Uh. ;4.cap.S. feci. is>.%. 6. <0 'Md. num.iop. [Ho già notato fie! 
(a) Ho fatto vedere il contrario qui aeranti Tòmo I. pag. j8 z. net. b. , che quefto luogo 
pag.107. noi. a. non va intclo delle mani fcolpite da Policlc- 
(A) Lomazzo Idea del Tempio della Pitt. to , ma della di l«i perizia nello fcolpirc : nel 
cap.4.pag.t y. qual fenfo , e antonomafticamente per le o- 
(0 Jmae. §. 6. op. Tom. i:I.p.4.6j.féq. pere , parlano tanti altri fcrittoti quando no- 
{d) AnthoI./ié.7. num.too. vérf.t. minano le mani di un artifta ; come tra gli 



LIB. Vili 
CA,P.1I. 



Zia 



ila Progressi e Decadenza dell'Arti 

jT. 9. I lavori dello flile fublime in confronto di quei 
dello flile bello pofTono afTomigliarfi agli uomini de' tem- 
pi eroici , e agli eroi ftefll d'Omero , in paragone de' col- 
ti e civili abitatori d'Atene , mentre quella repubblica era 
in fiore . Facciamo un confronto più fondato fui vero : 
paragoniamo i primi lavori all' eloquenza di Demoftene , i 
fecondi a quella di Cicerone . Siccome l'orator d'Atene ne 
rapifce con violenza , e quel di Roma foavemente ci attrae ; 
così quelle grandi opere non ci lafciano tempo di riflettere 
fulle bellezze dell' efecuzione , le quali ne' lavori fufleguenti 
fi moftrano anche non ricercate , com« rifaltano le bellez- 
26 oratorie di Cicerone in mezzo ad una luce generale, che 
nafce dai principj dell'eloquenza . 
:. .elagra- jf. io. La grazia, altro principale diftintivo dello fl:ile 
bello , fla nel gefto , fi manifefta nell'azione e nella mofla 
del corpo , ed ha pur luogo nel getto del panneggiamen- 
to , e in tutto ciò che al veftimento appartiene . Gli artifti 
fuccelTori di Fidia , di Policleto , e de' loro contempora- 
nei , andarono più che quelli in traccia della grazia , e fep- 
pero efprimerk ne' loro lavori; e fé i primi a ciò non giun- 
fero , ne fu cagione la fublimità delle idee loro , e la rigida 
efattezza del loro difegno . Quello punto merita una parti- 
colare confiderazione . 

jT. ir. Que'gran maellri dello flile fublime non altra 
bellezza aveano ricercata fuori di quella che confifle in una 
perfetta armonfa delle parti e in un' efprefììone fublime : 
aveano cercato il vero bello , anziché il graziofo . E poiché 

del 

altri Petronio Satyr. pag. ^ j i . : Zeuxidis ÌAnzulc lii.4. epigr.^p. verf. ^.feg^.: 
manus viai nondum vemftatii injurìa viQasi 

Silio Italico SyLv. lib. i . cap.3. verf.4.7. : Solus Praxitelis manus , Scoptque , 

Solus Phidiaci tcreuma ali , 
fidi anes , veterumque manus , variifque Solus Mentoreos kabes labores ; 

metalla 
Viva modis . ed altri preflb il Volpi nelle note a Properzio 

lib.^. eUg. z t . r-ic pag.$4i , 



PRESSO I Greci e presso i Romani. 113 

del bello una fola è la vera idea , che è la più fublime e' 
femore limile a sé ftefla ; perciò quegli ardili l'aveano di 
continuo prefente alla loro immaginazione , coftancemente 
tendeano ad imitarla , e doveano quindi riufcirne fomiglie- 
voli i lavori . A quella cagione probabilmente afcrivere dob- 
biamo la ralTomiglianza che fi ravvifa fra la tefla di Niobe 
e quella delle di lei figlie , tra le quali non fi fcorge altra 
differenza fé non quanta rifultar ne deve dall'età e dal gra- 
do di bellezza ; 

facies non omnibus una. ; 

"Nec diverfa tamen , qualem decet ejjet fororum (a) . 
jf. 12. E ficcome era regola fondamentale dello ftile fu- 
blime di effigiare sì nel volto che nell'atteggiamento gli dei 
e gli eroi fcevri di tutto ciò che dipendea dai fenfi , liberi 
dagl'interni tumulti delle paflioni , in un perfetto equilibrio 
di fenfibilità , e con un'anima tranquilla fempre uguale a sé 
ftefla i perciò non fon efiì andati in traccia d'una certa gra- 
zia, né l'hanno efprefi^a . E' vero però che a ben efprimere 
una fignificante ed eloquente tranquillità d'animo fi richie- 
de una mente afld.i elevata ; poiché l'imitazione d'uno flato 
sforzato , dicea Platone (*) , può in varj modi efeguirfi ; 
laddove lo flato d'un' anima tranquilla e faggia né facilmen- 
te s'imita, né imitato agevolmente comprendefi dal volgo . 

jf. 13. L'arte cominciò a follevarfi con sì efatte e rigide 
idee della bellezza , come ad ingrandirfi comincia per mezzo 
di leggi auftere una ben governata repubblica . Le antiche 
figure pofibno , come già s'è detto , paragonarfi ai femplici 

Tom. IL P co- 

io) OviJ. Metam. Ub. z. v. i^. 14, quum femperfibi ìpfi Jìt jìmilis , ncque facile 

(*) De Republ. Lio. op. Tom. il. p. 604..: pojfumus imitar! j ncque dum illum imitan 

YltWìii /ttiiurti xaì ste.'xix»» 'X" • T» «ja- inflicuimus , facile percipitur a turba in chea' 

r«*Tix»» > tÒ /« 9féT(/icr &:c. [ Mos ilU ad trum videlicet ex variis hominum generibus 

querelai , & indig .donem fefe effundens , confiuente : affccìus enim ab ipjìs alieni fit 

plurimam , muliiplictmqut imitationem ce- imttatio . 
pie : prudenum vero , 6" pacatum merem , 



LIB.VIII. 
GAP. II. 



LIJ3. Vili. 
CAP.II. 



me 



114 Progressi e Decadenza dell'Arte 

coftumi degli uomini di que' tempi. I primi fuccefìbri dei 
grandi maeftri dell'arte non fecero come Solone riguardo 
alle leggi di Bracone, cioè non s'allontanarono dalle loro 
maffime ; ma come i più accorti legislatori , temperando 
colla faggezza le prifche troppo auftere leggi , più utili le 
renderono e più miti, cosi quegli artifti Ihidiaronfi di av- 
vicinare vieppiù alla natura e le forme che dagli antichi era- 
no fiate difegnate fecondo un fillema loro proprio , e la 
beltà fublime che nelle ftatue de' primi maeftri era quali 
un'idea aflratta dalla natura ; ne rifukò quindi una mag- 
gior Varietà . Deefi intendere in quello fenfo la grazia , che 
diede un nuovo rifalto alle opere dello llile bello . 
or fubli- jf. 14. A quefta Grazia che, hccome le Mufe (a)', non 
fu venerata che fotto due diverfì nomi prefTo gli antichi 
Greci (b) , fembra che (ìano pure flati attribuiti due diffe- 
renti caratteri, come alla madre di Amore , di cui è com- 
pagna . Una , limile della Venere celefte , è di più fublime 
origine , coflante ed immutabile , come le leggi eterne 
dell'armonia , di cui elTa è figlia ; e a quefta ebbe mente 
Orazio quando nominò una fola Grazia , di cui le altre 
due fuppongonfi forelle (e) . L'altra , come la Venere nata 
da Dione , è più foggetta alla materia : elTa è figlia del tem- 
po , e compagna della prima Grazia , offia della celefte , per 
annunziarla a coloro che non ne fanno i mifterj . Difcen- 
de volentieri dal fublime fuo grado; e compiacente, fenza 
però avvilirfi , fi comunica a coloro, che la vanno confide- 
rando ; non è foverchiamente avida dì piacere , ma nem- 
ineno ama di rimanerfi negletta o non curata . AH'oppofto 
la prima Grazia , compagna degli dei (d) , fufficiente a sé 

ftef- 

io) Confer Liceti Refponfa de qu/if. per (e) Carm. Uh. ^. od. tp. verf.16. , lib. 4, 

tpift. pap.66. od. 7. ver f. f. 

W PìuC. lib. 2. cap.iS. pag.2j4.. lin.zS., (.d) Hom. Hynn. in Ven. verj.pj- L Le 0»- 

//i. p. cap. ss-pag. 780. V. Eurip. Jphig. in ce tutte tre compagne degli dei . 
Aul. verf. / j- J-. 



PRESSO I Greci e presso i Romani. iij 

fteiTa non fi oifre , ma vuol elTcre ricercata : e troppo fu- 
blime è l'elTer fuo per renderfi comunemente fenfìbile , poi- 
ché al dir di Platone (*) , la cofa fuprema non ha immagi- 
ne . EiTa s' intertiene coi favj , ma ritrofa fi moftra ed auftera 
colla gente incolta e vile : nafconde le palTìoni dell'anima , 
perchè fi avvicina alla tranquillità della natura divina , cui i 
grandi artifli , giufta refprelfione degli antichi fcrittori , ftu- 
diavano di rapprefentarfi (a) . Quello però , che in elTa au- 
ftero fembra e inelegante, può ralTomigliarfi alle frutta acri , 
le quali , fecondo l' oiTervazione di Teofrafio (b) , d'ordi- 
nario più odorofe fono che le dolci ; e fi fa altronde che 
penetrante efier deve e fenfibile ciò che ha da muovere ed 
allettare . I Greci hanno paragonata la prima Grazia coll'ar- 
monia jonica , e la feconda colla dorica (e) ; e noi potrem- 
mo raflomigliarle ai due diverfi ordini d'architettura di quel- 
le ftefie nazioni . 

jf. ij. li padre de'poeti Omero (J) conobbe quella Gra- 
zia , che s'introduce ne' lavori dell'arte , e la rapprefentò 
fotto la figura della bella e leggermente veftita Aglaja o 
Talia , conforte di Vulcano (e) , che perciò gli vien data 
per compagna di lavoro (/) nella creazione della divina 
Pandora (g) . La Grazia è quefta , che Pallade versò fovra 
Ulifie {h) , e di cui cantò il fublime Pindaro Q) . A lei fi 
confecrarono gli artifii dello fi:ile fublime : guidò efia lo 
fcarpello di Fidia nella formazione del Giove olimpico , 

P 2 nel- 

(*) itiFolie. op.Tcm.iI. pag. sSó.princ. (è) Decauf. p/ant. /it.6. cap.22. 

Y*>' <f' 'iì' /ity!rtis elm Kaì ri/juanurci cvji (e) V. Arift. i?f iJffui/, /'i.^. e./. [Tratta 

«r;» iVbxc» jì/Jr «fòt 7CV! iiSfia-cvt . dell'ariroria ('erica e della frigia, e delle lo- 

I Rerum poiro iltarum , quorum maxima & ro diverfe qualità . 

grayijfma fune rr.omenta , nulla cf. tam effi- {d') lliad. lib.tH. verf.jSz. 

caciter exprejja imago, ad hominum fenjum (e^ ibid. verf.^8 ^. 

Ctptumc: e effo'-mata . (/) Piate in foli:, op. Tom.il. p.274. C. 

(a; Plato Li RepuhI. Hi. 2. oper. Tom. il. \e) Hcfìod. Jhec^cn. verf.fg2. 

Vg- ?77. £■ [Piprei^dc i poeti , e i pittori , (h) Fcm. Odi£. lii.S.rcrJ.i S. 

che lapprefcr tafano la divinità con tutt'altii (/") 0;ymp. i. yerf. g, [Parla del fole di 

attributi da quelli , che le convenivano . nnezzo giorno , 



LiB. vm. 

CAP.H. 



LIB.VIII 

CAP. n. 



Ti5 Progressi e Decadenza dell'Arte 

nella cui bafe vedeafi rapprefentata collo fìefìb Giove fui 
cocchio del Sole (a) . DelTa fu che l'arco altiero delle di 
lui fovracciglia amorevolmente piegò nella forma che diffat- 
ti avea la figura originale dell' artilla , e fui di lui maefto- 
fo fguardo parve verfare la dolcezza e la beneficenza . Fu 
defla che affirtita dalle fue forelle , dalle dee delle ftagioni e 
della beltà , coronò in Argo la tefta di Giunone (b) educata 
da quelle dee (r) : tefta che dirfi poteva opera fua , perchè 
a lei fomigliante , e perchè guidata avea la mano di Po- 
LiCLETo in efeguirla . EfTa l'innocente e coperto forrifo es- 
primea della Sofandra di Calamide , e nafcondeafi con bella 
modeftia fulla di lei frónte e negli occhi , e nella elegante 
femplicità del getto del di lei panneggiamento fcherzava . 
Da elTa ajutato e condotto il gran maeftro della Niobe fi 
follevò alla regione delle idee incorporee , ed arrivò al fe- 
greto di unire fui medefimo volto le angofce di morte colla 
più fublime bellezza; e divenne creatore di que'puri fpiriti, 
e di quelle anime celefti , le quali fenza punto muovere i 
fenfi eccitano la mente a contemplare la perfetta bellezza. 
Quelle figure diffatti fembrano non effere ftate formate per 
le pafììoni , ma folo averle adottate . 
... orpiace- jf. i6. Gli artifti dello ftile bello accoppiarono colla pri- 
ma la feconda Grazia ; e come prefTo Omero Giunone pren- 
de il cinto di Venere per comparire più amabile agli occhi 
di Giove , così que'gran maeftrì ftudiaronfi di accompagnare 
la beltà fublime con una grazia più fenfibile , e di rendere 
il grandiofo più gradito per mezzo di quella piacevolezza 
che ci previene . Quefta Grazia piacevole fi fé vedere a prin- 
cipio nella pittura , per cui alla fcultura fi comunicò . II 
pittore Parrasio divenne per efla immortale : a lui primo 

(ì pa- 

(j) VsìiiC /ii.j.c.i i.pitg.40^. prlnc. (0 ìiemlii, z. e. i£. pag.149, infine, 

io) id. Uks. t.i7-P'^£,i4-S\ iin,20. 



PRESSO I Greci e presso i Romani. 117 

fi palesò , ma non tardò poi più d'un mezzo fecolo a com- 
parire fui marmo e fui bronzo : che tanto tempo appunto 
icorfe fra Parrasio coevo di Fidia e Prassitelh , le cui 
opere , da quanto fi fa , per una particolar grazia da quelle 
de fuoi predccelTori diltinguevanfi (a) . 

jf. 17. Come Parrasio può dirfi il padre di quella Gra- 
zia neir arte , così Apelle (/') dirfene potrebbe il pittore , 
poiché feppe renderfela propria (e) ; e quella fola , ad efclu- 
lìone delle altre due forclle , efprefle in un fuo quadro (d) . 
Può qui ofTervarfi che entrambi quefti grandi artifti fon nati 
fotto il voluttuofo clima della Jonia , e in un paefe , ove 
qualche fecolo prima era flato dotato della Grazia fublime 
il padre de' poeti : poiché fappiamo elTere fiata Efefo la pa- 
tria dei due jjientovati pittori ; e forfè Apellb da un altro 
Apelle venuto a Smirne colle Amazzoni traeva l'origine ; e 
avea così qualche confanguinità con Omero , fra i di cui an- 
tenati quell'Apelle s'annovera {e) . Parrasio dotato d'una 
tenera fenfibilità , fu cui pur influiva la dolcezza del clima, 
ed iftruito da un padre , che aveafi acquiflata della riputa- 
zione nell'arte , portoflì ad Atene , ove divenne l'amico del 
favio , del maeftro della grazia , Socrate , il quale la fece 
conofcere a Platone e a Senofonte . 

jf. 18. La varietà, che s'introdulTe allora nell'efpreflìo- 
ne , non nocque punto all'armonia e alla grandezza dello 
ftile bello. L'anima allora fi manifeftò ne' lavori, come fot- 
to una tranquilla fuperficie d'acqua , e non mai con impe- 
to e violenza . Nell'efprefiìone di patimenti , il più acerbo 
dolore , come nel Laocoonte , reftava rinferrato nell'inter- 
no ; e la gioja , come molle auretta che appena fcuote le 

fron- 
te) Lucian. 7mj^. §. 6. op.Tom.iI.p.4.6£, (_e) Suida v. "O/oipst . f Dice che Meonc 
(6) Plin. //A^/. e ro.fia.^S §.i<7. figlio di ApclIc , e padre di Omero venne a 

YÀ -^ r,-, "'fl- "*• ' ^- "/"'i' • Smime colle Amazzoni . 

\ji) l'aui. lib.g, c.^j. pag.78 1 . in fine , 



LIB.VIII. 
GAP. II. 



LIB.VIII. 



ri8 Progressi e Decadenza dell'Arte 

rondi, fpandevafi leggermente fui vifo , qua] veded in una 
Leucotea del Campidoglio (a) , e nelle tefte fulle monete 
dell'ifola di NafTo . L'arte filofofava colle paflìoni , come con 
effe , al dir d'Ariftotele , filofofa la ragione ; <ry/^(f Moro epe? 
701^ TietQtri . 

jf. 19. Siccome non è sì facii cofa il diftinguere la Gra- 
zia fublime dalla piacevole , per darne una chiara idea a co- 
loro almeno che fono al cafo di veder R.oma , indicherò due 
monumenti , fu i quali ie ne potranno ftudiare le differenze . 
Vadali nel palazzo Barberini , e ivi fi veda la prima Grazia 
fublime in una Mufa maggiore della grandezza naturale , che 
tiene in mano una grande lira , ^n'^^iroq : quelì:a Itatua , a 
mio credere, è verofimilmente opera d'AcELADA maellro di 
PoLiCLETO , come fi dirà più fotto , e perciò anteriore a 
Fidia . Mentre fi ha ancor frefca in mente l'immagine di 
quefèa Mufa , fi pafli nel vicino orto del Quirinale , e vi s'of- 
fervi un'altra Mufa colla medefima lira , e collo flenb pan- 
neggiamento . Paragonando allora l'una coH'altra , nella bel- 
la e avvenente teita della feconda fi ravviferà chiaramente 
efprefla la Grazia piacevole (b) . 
.oibafTae ^. 20. Sì la piacevole che la fublime Grazia fol conven- 
gono, com' ognuno ben fente , alla bellezza ideale e fubli- 
me , nella di cui rapprefentazione debbono eflere efprefle . 
L'azione della Grazia però anche più s' emende , e trovafi 
fparfa fu quelle forme eziandio , che non hanno la perfetta 
idea della beltà, appunto per fupplire col graziofo alla man- 
canza del bello . Quefta è la Grazia inferiore , propria prin- 
cipalmente de'puttini, ne' quali le forme, che coitituifcono 

il 

(a) Parla forfè della tefta data nei Monum. pollo Palatino di Scopa lodato da Plinio 1.^6. 
antichi ined. num. ss- '■ S-fi^'i -f-,^- 7..;.e .1 luo mento non e tanto 

(b) Quefta ftatua padata ora al Mufeo quanto crede qui il noUro Autore ; ma bensì 
Pio-ClcSientino , e data in rame nel Tor,w I. da un'idea di buon originale .Della Mu.a di 
di elfo Tav. 2 ^. , viene riconofciuta dal fig. Barberini .vedi apprcflo ùb. IX.. capo l.%.ii, 
abate Yifconti per una copia del famofo A- 



comica 



PRESSO I Greci e presso i Romani. 119 

il bello ) non fono ancora interamente fviluppate ; onde delle 
altre due prime Grazie non fono ancor fufcettibili . Potrebbe 
quella Grazia chiamarli comica, dando alle altre due l'ag- 
giunto di tragica e d'epica . 

jf. 2r. La Grazia comica fi vede efprefTa nelle tede d'al- 
cuni Fauni e di qualche Baccante per mezzo d'un rifo gio- 
viale , per cui gli angoli della bocca tendono in fu ; e ofTer- 
vafi che , ove la giovialità vien efpreffa da queiti tratti , il 
volto ha fempre un profilo volgare e comprelTo , offia il 
nafo incavato . Qi.iclla Grazia è propria eziandio alle tefie 
del Correggio; onde Grazia Correggefca vien detta, avendo 
elle il teiiè mentovato carattere . 

jf. 22. Può quindi Ipiegarfi in qual fenfo prefTo Platone 
la voce e;r/;^ap/j , graziofo , prendeafi come finonimo di a-ifxos, 
di nafo comprelfo o fimo (a) , e perchè Arillei:eto (b) dice 
fu Ile tracce dello {\eSTo Platone : ;ì^ ò f*i'v r/j tìSi^ véav ori 
rtfxòs , ?V<;t«p/5 TTotfioi <rot x,^^»^e»s ÌTrauvHrau . QLieila voce trt- 
ftòs figni'ica propriamente un nalo incavato , ed è il contra- 
rio di ^pyTÒ? , che denota un nafo follev^ato ed aquilino, 
nel cui oppollo pare a prima viltà non poterfi efprimere 
nelTuna grazia . Da Lucrezio però poffiamo ricavare intorno 
A ciò qualche lume , e giuftificare Platone , argomentando 
fecondo il noto aflioma de' matematici che , fé due cofe con- 
vengono con una terza , convengono pur fra di loro . PrelTo 
il poeta latino fimo ( fimulus ) prefo dal greco a-ifxh è un 
finonimo ò\t.lxivoq. Sileno, di cui è pur finonimo É3'/;\^ap/5 , 
graziofo , effendo prelTo i Greci comprefi fotto il nome di Si- 
leno eziandio i Satiri e i Fauni , dei quali è propria una 

cer- 

(.a) Dt Republ.l,^.op.Tom.iI.p.4.'^4^T). gratiofus a vobis dicitur , if eo nom'inclaU' 

H ovx, ovTo »o/i7r8 ffi: rat)' Ka\out ; ò juir dutur etidm : aquilinu-n , regium appcllads . 

Óti r/uif , ««/x'F" ii>.»9iìt, Ì3-aiiri9«TiTj( (A) Ub.t.epift.iS.pag.izs- Itiquejuye- 

J9 t/tùy . ToO J'i TÒ >fu»ò» > /3oiT/x/KÒ» nu-n fi quis fimus , luudas tanquam concin- 

9«Tt tir 0,1 . [ isonne ita foUtis ejfe ajfeciì "«"^ • 
frgaformofos i Rie nimirum quiajìmus efi , 



LIB.VIII. 
GAP. II. 



LIB. wm 
CAP. II. 



120 Progressi e Decadenza dell'Arte 

certa grazia. Quindi pure fi fpiega come per quefla grazia, 
che cliiainammo anche grazia fanciullefca , l'efpreflione aipià 
•yiXày , applicata all'Amore in un greco epigramma {a) , deb- 
ba intenderfi non del nafo fimo , ma del di lui furbo e in- 
fieme graziofo forrifo ; e perciò in un altro epigramma vien 
nominato lo ReiTo Amore fenza l'aggiunto di «"/^o; {b) . 

jj". 23 . Per dare una più chiara idea di quefta grazia ad- 
durrò qui ad efempio una non guafta tefi:a della ftatua d'una 
Baccante, efiftente nella villa Albani . Non potendo elTa cre- 
derfi un ritratto copiato da un volto naturale , deve confide- 
rarfi come una bellezza ideale ; e ciò non oftante ha un pro- 
filo incavato , e gli angoli della bocca e gli occhi tirati in 
fu alla maniera d'alcuni Fauni ; dal che deggiamo inferire 
che gli antichi artifti nelle figure delle Baccanti , comechè 
ideali , efprimeiTero quella che grazia chiamavafi da Sileno o 
da Fauno . Sovviemmi a quelto propofito , che i Romani per 
giuoco chiamarono Jìmo V imperator Galba (e) , febbene al- 
tronde aveffe quelH un nafo aquilino (a) . L'autore del mufeo 
Capitolino unilce infieme quelle due proprietà , e ci narra 
feriamente che Galba non folamente aveva il nafo aquilino , ina 
anche fchiacciato (d) , fenza rifiettere che ciò rinchiude una 
manifelta contraddizione . I commentatori di Suetonio non 
toccano punto quella difficoltà , che a mio parere vien fu- 
bito fciolta , ove la voce Jìmo prendafi qui per antonoma- 
fia , come dicono i grammatici , cioè dicendo per giuoco 
l'oppoflo di quello che fi vuole fignificare ; e in tal cafo 
chiamarono fimo o nafo fchiacciato queil' imperatore per 
beffeggiare il rilevato fuo nafo . 
Delle figure jf. 24. Ignoriamo fé gli artifli dello flile fublime , che 

oc puttini . . , , 

aveano per ifcopo le figure perfette de' corpi adulti , fianfi 

ab- 

(a) Anthol. lib.^.n.i f.v.4.. edit.ióOO. (e) Suct. in Galèa, cap.t ^. 
pag.fSj.. [ Simìs naribus ridens , (a) Lo fteiTo ivi , cap.zi. 

(i) ibid.pjg.jSj.fcq. {d) Bonari Muf.Capic.Tom.jI.Tav.ip. 



PRESSO I Greci e presso i Romani. 121 

abbafTati fino ad imitare le forme de' bambini incomplete e ' 
di fuperflua carne ridondanti . Sappiamo però che i loro 
fucceflbri , lavorando nello ftile bello , mentre cercavano il 
delicato e'I piacevole , rapprefentarono foventc la natura 
qual fi vede nella prima fanciullezza . Aristide , che dipin- 
fé una madre morta col figlio alle poppe (a) , avrà probar 
bilmente dipinto in quefto un puttino da latte . L' Amore 
fulle più antiche gemme fu rapprefentato non come un bam- 
bino , ma come un giovanetto , qual vedefi fu una bella 
gemma del commendator "Vettori a Roma {b) , la quale , a 
giudicarne dalle lettere, con cui è fcritto il nome dell' in- 
cifore <tPTri7^/OS, è una delle più antiche che abbiano il 
nome dell'artefice . Ivi Amore è giacente , fc non che alcun 
poco fi folleva come per giuocare ; ha grandi ale d'aquila , 
quali dar foleanfi ne' primi tempi dell'arte a tutte quafi le 
divinità , e tiene una conchiglia aperta della fpecie delle bi- 
valve . I fucceflori di Frigillo come Solone e Trifone fece- 
ro l'Amor più bambino , e più brevi ale gli diedero : fotto 
tal forma, nella maniera de'puttini del Fiammingo , fi vede 
l'Amore fu m.oltifilme gemme . Così pure formati fono i 
puttini fulle pitture d'Ercolano , e fpecialmente fu una di 
fondo nero ; e fono delia fìiefia grandezza , come le belle fi- 
gure delle danzatrici ivi dipinte . 

jT. 2S'. Fra i più bei puttini di marmo efifienti in Roma 
meritano d'eflere annoverati un Cupido dormente nella vil- 
la Albani , un puttino che giuoca con un cigno nel Campi- 
doglio (e) , uno che cavalca una tigre nella villa Negro- 
Tom. II. Q_ ni 

U) Plin- ('*■;?/• "/'.IO. /f<3.^(J. §.7^. in bronzo Jal famofo Boeto di un fanciullo , 
(*) Dejcriptwn des pierr.grav.au Lai. de che in una maniera graziofa ftrozzava un 
Stojth , cl.z.feB.i 1. n.jgi . pag.i ^7. oca : infans eximie anfcrem Jfrangulat , CO- 
CO MuJ. Capir. Tarn. ni. Tav. 64. [ Scn- me fcrivc riinio ìib.^f. cap.8 feciip. §.2.?.; 
2a pcii^eifi in rame fpeculazioni , come ha trafportato dalla Grecia in Roma da Nerone, 
fatto monligr,or Bottali nella fpicgazione di e collocato da Verpaiìano nel tempio della 
quefla figura , che crede un fimbolo dell' in- Pace , come fembra poterti raccogliere da 
verno , io crederei the ella non folle altro ciò , che ficguc a dire Plinio , 
che una copia di un conlìmLle gruppo fatto 



LIB. Vili. 
GAP. U. 



LIB. Vili. 
GAP. 31. 



122 Progressi e Decadenza dell'Arte 

ni (a) , ove pur fono due Amorini , de' quali uno fa paura 
all'altro con una mafchera ; e quelli badar pofTono a mo- 
ftrarcl quanta abilità avellerò gli antichi artifti a ben imi- 
tare la natura nell'età fanciullefca . IJ più bel puttino però 
che ci reili dell'antichità , febbene mutilato , è un Satiretto 
di circa un anno , e di grandezza naturale , efiflrente nella 
villa Albani : è quefto in alto rilievo , e tale che ne fporge 
fuori quali intera la figura : egli , coronato d'ellera , fta 
bevendo ( probabilmente da un otre che vi manca ) si vo- 
luttuofamente e con tanta avidità , che le pupille fon del 
tutto rivolte all'insù , e appena vedefi una traccia della della 
dell'occhio che è incavata (b) . Quefto pezzo, e'I bell'Ica- 
ro , a cui Dedalo attacca le ale , lavorato in fimil manie- 
ra (a) , fono flati fcoperti alle radici del monte Palatino dal- 
la parte del Circo Mafììmo . 1 fin qui addotti monumenti 
polfono fervire a diftruggere un antico generalmente rice- 
vuto pregiudizio che gli antichi nel rapprefentare i puttini 
fieno flati inferiori ai moderni . 

jf. 26. Queflo flile bello dell'arte greca s' è mantenuto 
per un tempo confiderevole dopo Aleifandro il Grande in 
varj artifti , i cui nomi fino a noi pervennero , come dimo- 
ftrerò in appreflb , traendone argomento sì dai marmi che 
dalle monete . 

(a) Di cui fi è parlato nel Tomo I. p. ^gi. oca ftando appoggiato fu à' un fianco . Può 
not. A. dirfi di circa un anno confiderandofene la 

(b) Quefto Satiretto, o , a parlare più pinguedine conveniente a quella cu , e il non 
propriamente fecondo l'ufo degli antichi Ro- avere denti benché abbia la bocca aperta . È 
mani , Faunetto , ota è pallato al Mufeo Pio- flato trovato in uno Icavo fatto non è gran 
dementino ; e gli è ftata adattata nel re- tempo vicino a Genzano . Altri belli putti in 
ftaurarlo una piccola tazza in atto di acco- marmo fi trovano in altri mufei di Roma , e 
ftarfela alla bocca con ambe le mani , e di in qualche cafa privata , che potrebbeto qui 
bete . Nello fteflb Mufeo vi è un altro bel- annoverarti . 

liflimo putto, anche in marmo bianco, il {a) Monum. ant. ined. num.gf, [ e nella 
qsale puerilmente ftende I» mino fopra un' ftelTa villa Albani nel cafino . 



Ca- 



PRESSO I Greci e presso i Romani. 123 



r ^f I — -^^^ t g '"" I I O LIB.VIII. 

CAP.nr. 

e A P O III. 

Decadenza delle arti del difegno frejjo ì Greci . . . cagionata dalla 
fpirito d'imitazione ... dalla, foverchia, diligenza nelle piccole 
cofe . . . e dall' introdottofi Jìile egiziano — Caratteri dello jìilt 
nella decadenza dell'arte - Fecerfi allora molti ritratti , e foche 
Jìatue . . . ed una foco fnhlime idea fi ebbe della beltà, negli ulti- 
mi tempi -- Sono di quefla età quafi tutte le urne fepolcrali -• La- 
vori fatti fuor di Roma — Buon gufìo fojienutofì malgrado la deca- 
denza- Monumento flravagante e informe, che pur fu lavoro di 
greco fcarpello —Recapitolazione — Avvertimento . 

Aveano sii antichi artifti sì bene ftudiate le proporzioni e , peeadem» 
le forme della bellezza , ed aveano sì precilamente determi- 
nati i contorni delle figure che , fenza contravvenire alle 
regole, né eftenderll poteano in alcun modo né riftringerfi. 
L'idea del bello era fiata portata al più alto grado ; e poi- 
ché le cofe umane hanno un punto Hffo e (labile , l'arte 
che far non poteva ulteriori progreflì , dovè retrocedere , e 

decadere . 

(f. I. Gli dei e eli eroi elTendo flati rapprefentati in • -cagionata 
tutte le pofiture e le azioni pofTibili , troppo difhcil era d'imitazione... 
l'immaginarne delle nuove (i) , e s'aprì in tal guifa la via 
all'imitazione . Quella limitava e deprimeva lo fpirito , e 

0^2 quan- 

(1) È egli poi vero quanto qui aflcrifce folo Raffaello , krm che nondimeno fiaft 

l'Autote , che gli dei e gli eroi fieno fiati cfaufta la materia V Se gli artifti aveflero con- 

rapprefentati lotto tutti gli attcggiamccti tinuato ad cflere fedeli ed cfatti imitatoti de" 

pollìbili , e che la fomma delle forme £a fta- loro maeftri , non farebbe al certo decaduta 

ta , a così dite , efaufta , talché (ìa di poi l'atte , finché almeno mancato non folle chi 

riufcito impolTibile l' immaginarne delle nuo- con prcmj e con mercedi avefie fomentata 

ve .' Volendoci noi attenere all'arte ftefla del re" medciìmi la nobile emulazione . Il rifor- 

difegno , riconofceremo di leggieri che un gimejito delle arti in Italia ebbe il fuo prin- 

foggetto folo può efler efprciTo in molte e cipio dall' imitazione delle opere grandi de- 

fempre nuove maniere . In quante guile non gli antichi . La cagione per tanto della deca- 

c mai ftata dipinta la facra Famiglia non fo- dcnza dell'arte , fé afcoltiamo Vitruvio /. 7. 

lamente da più pennelli eccellenti, ma dal cap. ;. , è ftato un certo fpirito di novità. 



LIB.VIII. 



124 Progressi e Decadenza dell'Arte 

quando non fi poteva fuperare Prassitele e Apelle , nem- 
meno fi riufciva a pareggiarli : l' imitatore rimaneva Tempre 
al di fotto del fi.10 modello . E' avvenuto all'arte come alla 
filofofia ; e v' ebbe in quella come in quefi:a degli eclettici 
o raccoglitori che , non avendo ballante genio per inven- 
tare, fludiaronfi di unire in un folo quel bello che in molti 
vedeano difperfo . E ficcome gli eclettici , fatti copifti della 
filofofia delle diverfe fcuole , poco o nulla d'originale fep- 
per produrre (a) ; così nell'arte , quando fi tenne la mede- 
fima via , niente più afpettar fi potè d'originale , e perfet- 
tamente coerente nelle fue parti . Di più : come que' filo- 
fofi , facendo gli efiratti delle grandi opere degli antichi , 
furon cagione che quefiie neglette fi perderono ; nello llefTo 
modo i raccoglitori ed imitatori nelle arti del difegno fece- 
ro sì che trafcuraronfi i lavori originali de' gran maefiri . 
•v.<'^1.^/°^"- /• -2. Lo fpirito d'imitazione , mancante delle cogni- 

chia diligenza ..„.,. 

nelle piccole zioni neccllarie , rendè il difegno timido , e fi cercò di fup- 
plire al fapere per mezzo d'una diligenza minuta , che a po- 
co a poco degradandofi venne ad occuparfi di quelle pic- 
cole cofe che nel fiore dell'arte erano a ragione trafcurate, 
come fvantaggiofe alla grandezza dello ftile . A propofito di 
quelli artifti ben difTe QLiintiliano (a) che molti avrebbono 
fatti meglio che Fidia lleiCo gli ornati al di lui Giove olim- 
pi- 



per cti enendofi lafciato da banda il vero e il 
naturale fcguitato dai maggiori , fi fece più 
cafo dello ftravagante e del maravigliofo . 
Secondo Plinio però lìi.^j. cap.i. il motivo 
e ftato il gallo pei marmi preziod , e pei la- 
Yori in oro , coi quali in vece di quadri co- 
privanfi le pareti . Un'altra cagione di ciò (I 
aflcgna da Petronio Sutyr. pag. ^24.. , cioè 
in parte una infaziabile avidità di ricchezze 
da gettarli poi in ogni fotta di yìzìo , in pat- 
te una certa totpidezza di fpirito : effetto 
della totale corruttela de' coftumi , per cui 
non faceafi vetun conto delie belle opere 
dell'antichità , oppure divenivan effe l'ogget- 
to della critica . Secondo i diverfi tempi han- 
no avBto luogo tutte le addotte cagioni del 



decadimento dell'arte prelTo gli antichi : quel- 
la indicata da Vitruvio è lìata coni; la foriera 
delle altre , delle quali parlano Plinio e Pe- 
tronio . Uno fpirito di novità iimii;; a quel- 
lo , di cui fi querelava Vitruvio , ripioiottoli 
prcilo molti de' moderni attilli , feconikto 
di più dal genio de' ricchi fignori , ha recata 
già un crollo fenfibile non meno alla pittura 
che alla flaruaria ed all'archircrrura : havvi 
motivo di temere che anche le altre cagioni 
non abbiano alla fine a portar loro un colpo 
fatale . 

(a) Vegg. Bruckero Hi fior. crit. philoL. 
Tom. il. per. ti. par. I. Uh. Le, il. feci, IK, 

la) Inft. Orat. lib. z, cap.S. 



PRESSO I Greci e presso i Romani. 12^ 

pico (a) . Quindi è che , fludiando efli d'evitare tutte le' 
pretefe durezze di Itile , e di tutto efprimere con mollezza 
e dolcemente , renderono bensì più ritondette , ma fnerva- 
te ; più gentili , ma infìgnificanti quelle parti , che dai loro 
antecelTori erano Hate efprelTe con forza , onde infipida e 
fiaccata divenne l'arte medefima , come avvenir fuole ad 
un' afcia , che ottuAi fi rende più prefto fui molle tiglio , 
che fulla dura quercia . A quefta iteffa cagione deve afcri- 
verfi il decadimento della bella letteratura ; e per quella la 
mufica perdendo , come l'arte , la fua mafchia energia (a) , 
divenne effeminata e molle . Si guafta fovente il buono men- 
tre con troppo raffinamento fi cerca l'ottimo , come per lo 
più è nocevole alla falute di chi ila bene il volere flar me- 
glio . Ma in quella guifa che fi fprezza un adulatore , e un' 
anima dura e inflellìbile s'ammira , così è probabile che al- 
lora i veri conofcitori portafTero lo llefTo giudizio fulle ope- 
re dell'arte delle quali parliamo , paragonandole con quelle 
dello ftile fublime , anzi con quelle che erano più antiche 
ancora . Sotto il regno degV imperatori o poco prima co- 
mfinciarono gli ardili ad efprimere in marmo la capigliatura 
cadente e fciolta , e ne' ritratti a indicare ben anche i peli 
delle fovracciglia , la qual cofa dianzi non erafi mai prati- 
cata 

(a) Forfè Quintiliano fé avefTc parlato di feg. , e Plinio iii. ^6. cap. f.ficl. 4. ^■4- » " 
attilla avrebbe dovuto penfarc , e dire così ; quale aggiugne , che elTo fece vedere con tut- 
ma dice tutto l'i.ppoRo ; come ha rilevato an- ti quefti lavori , quanto folle eccellente nel 
che il lig Fal''on.;t Sur dtux oavrag. de Phi- lavorare in piccolo erme in grande : Hs-C fune 
dias, auvr. Tom. y. f.i op. Egli dice , che un oòiter dicia de artifici numquam fucis lauda- 
valcnte oratore deve faperc anche le cofe to : fimal ut nofiatur illam magnitudmem 
più minute dell'arte oratoria ; e lo conferma iquatem fui(fe & in parvis ; e lo abbiamo 
col paragone di Fidia , dicendo , che altri- notato già fopra pag. 5. , ove fi è parlato del- 
nienti (arebbe lo ftelTo , che il voler preten- la di lui macftria nel fare baffi-rilievi . Lo 
dere , che un altro artirta avclTc fatto meglio ftelfo Plinio /il). ^4. cap. 8. feci. 1 p.^.6. atte- 
di quel gran maeftro gli omamenti della fta- fta di Lifippo , che all'elTere valente neigran- 
cua del Giove olimpivo : Nifi forte Jovem di lavori aggiugneva un impegno particolare 
quidem Pkidias optime fecit , il/a autem , nell attendere anche alle colè più minute: 
qui in ornarne num operis ejus accedunt , a- Propria hujus videntur effe argutia operum , 
Ulti meiius elaboraffct : e in fatto il paragone cuflodits, in minimis quoque rehus : e cosi po- 
c giudo ; perchè Fidia appunto fece anche gli crebbe farfì vedere di altri de'più bravi artifti. 
ornamenti della fua ftatua , in baffo- rilievo , (a) Plutareh. De mufica , oper.Tom.iI, 
coaicnarrano ?3m[ìuìilììI>. s.c.ii.pag. jfox. pag.it42. B, 



LIB. Vili. 
CAP. III. 



LÌB. Vili. 
CAP. III. 



125 Progress! e Decadenza dell'Arte 

"cata in marmo. Ciò però fi è fatto ne! bronzo, poiché fu 
una bellidìma tefta giovanile di quefto metallo unita a un 
petto di grandezza naturale , nel regio raufeo Ercolanenfe , 
che fembra rapprefentare un eroe (*) , le fovracciglia fono 
mollemente incife fuU'ofTo dell'occhio , che è aflai affilato (a) . 
»Si quefto che un altro bufto femminile d'eguale grandezza 
fono flati fenza dubbio lavorati ne' buoni tempi dell' arte . 

Sap- 



(*) Qucflo bufto è lavoro d'Apollonio fi- 
glio d Ardila areniefe , ficcome appare dall' 
ifcrizione : AnOAAnNIOS APXIOY A- 
©HNAlOr EnOHXE , non già APXHOY 
come ha letto Bajardi Cat. dc'Mon. d'Ercol. 
num.zig. pag.iyo. , né EPOIHSE , come 
vuole Martorclli De reg. th. cai. lib.z. cap.j. 
pag.424. Jl primo prende EPOHSE , che 
dovrebb' efTere EHOIHSE per un'antica ma- 
niera di fcrivere ; il che può elTer vero , quan- 
do fi voglia derivare dall'antico verbo eolico 
»o<u . V. ChishuU Andq. afiat. ad infcr. fig. 
P'^g- 30- Quefto fteflo verbo però fi trova 
ufato da alcuni poeti , Ariftoph. Equit. aiì.i. 
fi. 3. verf. 464. , Theocr. Idyl.i .verf.^8. , 
ed alla mcHclìma maniera e (cr'tto nell'epi- 
grafe della Venere Medicea, e in un'altra 
ifcrizione nella cappella di Pontano a Napo- 
li , de Sarno Vita Pantani ,p.Q7. , la quale 
certamente è d'un tempo pofteriore . Ho pu- 
re incontrata quefta voce nell' ifcrizione fe- 
guente ricavata dai mss. di Fulvio Urfino , 
diftenti nella biblioteca Vaticana : 

C O A CA> N 

A I ZX Y M OT 
T TX HT I 

€ n OHC e 

M N H MHC 

X A P I N. 

Trovali eziandio fu un' ifcrizione della villa 
Altieri , e nella raccolta di Caylus Ree. d^An- 
tiq. Tom. il. Antiq. gi'ecq. pi. 7/. ; onde non 
è sì inufitata , come pretende Gori Aluf. Fior. 
Status ^ Tab. 26. pag. ^j. , ne un si giand' 
errore per cui doveiTe il (ìgnor Marictte Trai- 
le des pierr. grav. Tom. I. pag, 102. credere 
fuppofta l' ifcrizione della Venere Medicea, 
f ripetendo le ragioni del Gori . Si può an- 
che vedere ciò che fcrive intorno a quefta 
ifcrizione il fignor Falconet P;/cu//?07z un peu 
pedantefque far la Venus de Médicis , oeuvr. 



Tom. il. pag. 320. fé gg. Io aggingnerò qui 
una oflervazione : cioè che ultimamente ne^ 
ripulire dal tartaro , e dalla calce l'ara di Al- 
cefti collocata nel gabinetto xv. della galleria 
Granducale a Firenze, vi fi è fcoperta fulla ba- 
fe l'ifcrizione , che porta il nome dello fcul- 
tore : KAEOMENH2 EnOIEI : Ckoment 
faceva . Il nome di Cleomene ricordato an- 
che da Plinio //A.^S. cap.^.feEi.4.. %.io. con; 
ferma la fincerità dello ftello nome , che ha 
l'artifta fcritto fulla bafe della Venere fuddet- 
ta ; e dal confronto dello ftile potrà chi ne ha 
il comodo efaminare fé (ìa lo ftedb fcultore 
di amendue que' monumenti , e le abbia fio- 
rito nell'epoca degli allievi di Pradìtele , e di 
Lifippo , fecondo varie congetture , al dire 
del fignor Lanzi , che ci dà notizia di quella 
fcoperta nella più volte citata defcrizione di 
quella gallsria inferita nel Giornale de' Let- 
terati Tom. XLVII. anno 1782. art.l. c.i j, 
pag. 167. ; ma poi refta da rifletterfi fui ver- 
bo , che qui è EnoIEI ; e fulla Venere la 
tanto contraftata parola EnOESEN , di cui 
parlano Gori , Mariette , ed altri . Il citato 
fignor Falconet , il quale propende a credere, 
che il vero nome dell'autore della Venere fia 
Diomede anziché C.'eomene , perchè cosi è 
fcritto u diverfi gelTi di quella , che fi tro- 
vano in Olanda ; e che fuU'originale di Firen- 
ze tal nome polla elTere ftato convertito in 
quello di Clsomene dopo che furono farti 
que' gellì , perchè non fofie noto il nome di 
Diomede , non avrà forfè letto il MafFei Rac- 
colta di ftatue , ea. alla Tavola 17. ove ne dà 
la figura , e avverte appunto , che il vero no- 
me è Cleomene, mutato fui rame in quello 
di Diomede dall' intagliatore difattento : e 
forfè da quefta figura in rame farà l'errore 
paflato tà gelTì . Converrà però dire , che 
l'intagliatore , o il difegnatorc abbia sbaglia- 
to anche nell'altra parola , e che non vi abbia 
badato lo fteflo MafFei , fcrivendo EnOIEI 
invece di EnHESEN; feppure quefti non l'ha 
corretta , come vuole il Gori /. cit. 

(a) Bronci d'Ercol. Tom. 1. Tav. 4/. 4-6. 
ove è creduto di Augufto giovane . 



LIB. Vili. 
GAP. III. 



PRESSO I Greci e presso i Romani. 127 

Sappiamo altresì che ne' più antichi tempi , e prima anche 
di Fidia , indicavafi il lume dell'occhio fuile monete (a), 
onde appare che gli artifti abbiano Tempre con maggior 
minutezza lavorato il bronzo che i marmi . E' probabile 
però che abbiano cominciato a ciò ufare prima nelle tefte 
ideali d'uomo che in quelle di donna ; poiché il fecondo 
de' due mentovati bufti , che fembran elTere dell' iftelTa ma- 
no , ha le fovracciglia indicate femplicemente con un arco 
affilato alla maniera antica . 

(T. q. La decadenza dell'arte dovè neceflariamente fcor- ...edairin- 

■^ -> • I • 11 ttodottoli ui 

gerii da coloro , che ne paragonavano i lavori colle opere le egiziano, 
dello ftile fublime e bello ; e quindi è da crederli che alcu- 
ni fianfi argomentati di richiamare la grande maniera de' lo- 
ro rinomati maeltri . E poiché tutte le cofe umane fono in 
una rivoluzione perpetua, per cui fi va a terminare ove erafi 
incominciato ; quindi avvenne che gli artifti , volendo rifor- 
mare gli abufi , imitarono lo ftile antico , il quale pe' con- 
torni poco men che retti molto all'egiziano s'aiTomiglia . In 
quello fenfo congetturai una volta doverfi intendere un o- 
fcuro paflb di Petronio , ove parla della pittura , e che io in- 
tefi dell'arte generalmente prefa . Parlando egli della deca- 
denza della pittura , l'afcrive fra le altre cagioni ad una 
certa maniera egiziana introdottavifi , dicendo : Picìnra quo- 
que non aliiim exitum fecit , pojiquam Mgyftiorum audacia tam 
magna artìs compendiariam invenit {a) . L' ofcurità di quello 
pafTo confifte principalmente nella voce compendiariam ; e al- 
cuni commentatori , come Burmanno , fi fono contentati di 
addurre altri tefti , ove la medefima parola s'incontra, men- 
tre altri hanno ingenuamente confefTato di non intenderla , 
e di non aver nemmeno congetture da proporre per ifpie- 

gar- 

(a) Come lo è nella moneta d'AIerTandio fa dal Mufeo Borgiano in Vclletri . 
il Grande data qui avanti alla pag.ioj. , pre- (a) Petton, Sat. pag. i o. 



LIB.Vm. 
CAP. III. 



128 Progressi e Decadenza dell'Arte 

= garla, come Francefco Giunio (a) . Qiie' commentatori né 
aveano forfè Ja necefTaria cognizione dell'arte, né aver po- 
teano fott' occhio le pitture antiche ; ma dacché mille e più 
pezzi di quelle fé ne fono ora difotterrati nelle ruine delle 
città fepolte dal Vefuvio , io mi lufingo di potere con qual- 
che verofìmiglianza indicare il vero lignificato delle parole 
petroniane . In parecchie di quelle pitture veggonlì lunghe 
e ftrette fafce , alte poco più d'un palmo romano (b) , che 
fono a luogo a luogo interfecate , ed hanno nello fpazio 
di m.ezzo dipinte fovra un campo nero delle figurine all'ufo 
egiziano : nelle parti che fervono d'interfecamento e negli 
orli fi vedono varj ftravaganti ornati , ai quali fono fram- 
mifte immagini capricciofe e fantaltiche . Forfè queRa ma- 
niera di dipingere con figure egiziane frammise ad imma- 
gini moftruofe è quell'arte che da Petronio vien detta ars 
compendiaria JEgyptiorum ; e n'ebbe probabilmente tal nome, 
perchè era un' imitazione della maniera con cui gli Egizj le 
cafe loro dipingevano (i) . Anche oggidì nell'Egitto fuperiore 
veggonfi de' palazzi e de' tempj ferbatifi quafi interi , fofte- 
nuti da fterminate colonne , le quali al par delle pareti e 
delle volte fono dall'alto al baiTo dipinte e coperte di ge- 
roglifici incavati , ficcome s'è già detto nel Libro li. Ca- 
po IV. (A) . 

jf.4, Aque- 



(a) De pici. vet. lib.z. cap. 1 1. pag. 1^0. 

(^) Pht. d'Ercol. T.IV Tav.68. 6g.feq. 

(i) Il fignor Pavé Recherches phuvf. jw Us 
Egyptiens , & les Ck'rwis , Tom. il. par. z. 
feci. 4.. pag. 2-74.. non approva quella fpiega- 
ìtione delle parole di Petronio , e pretende 
doverli leggere ESly-orum in vece di -'Egy- 
pciorum . Sotto il nome di Ecìyri^ intende 
un'arte particolare di copiare fàcilmente i 
migliori quadri , per cui , anche fenza fape- 
re il difegno , fi fiffavano i contorni e i fat- 
ti principali , che riempievanfi poi de' colori 
convenevoli . Queft'arte , dic'egli , porrò un 
colpo mortale alla pittura : fi trafcurò il di- 
fegno , e folo lì pensò a ptocuraifi dalle In- 



die orientali de" bei colori . Conviene peti 
che la voce Eclypa fi ufa da Plinio in un fen- 
fo ben differente ; ma è nota , fiaggiunge 
egli , la licenza di Petronio nelle figure e nel- 
le metafore ; [ non però a fegno di parlare 
barbaramente . Il fignor Paw doveva poi of- 
fervare , che Virruvio non fi lagnava , che 
l'arte decadcffe per ragione del difegno ; ma 
per li foggetti , che rapprefcnravano i pirto- 
li , i quali parevano moflri per la compofi- 
2Ìone : il che non fi farebbe poruto dire (e 
avellerò cop'ato i quadri degli antichi . Yeg- 
gad la nota feguei/tc . 
(a) pag. 14-2, Tomo I. 



JT. 



PRESSO I Greci e presso i Romani. iig 

4. A quefta immenfa copia di geroglifici e di figai- 



rìne paragona dunque Petronio quegli ornati sì ripieni d'im- 
magini e di figure infignificanti , de' quali a' tempi fuoi co- 
munemente s'occupava la pittura ; e queft'arte fu da lui 
chiamata compendiaria , perchè in un riilretto luogo tante 
e sì diverfecofe, quafi in compendio, accozzava. Pare che 
a quefta maniera di dipingere debbano riterirfi le lagnanze 
di Vitruvio (il) fopra la pittura de' fuoi tempi , in cui , di- 
ceva egli, non v'è punto di verità, e dipingono de'molbi, 
anziché le vere immagini delle cofe : nttnc fìnguntur te^oriis 
imnjìrx potiiis , quam ex rebus fiìiìtis imagims certae (i) . Or 
poiché , fecondo Vitruvio , la pittura era in fiore quando 
negli antichi edifizj rapprefentavanfi le immagini degli eroi , 
la mitologia , e la fl:oria con una perfetta imitazione del ve- 
ro ; necefTariamente dovettero , a così dire , tarparfi le ale 
a qiieft' arte allorché s' introdulTe 1' abufo di rapprefentare 
oggetti infignificanti , moltruofi e Itrani , ond'efla mifera di- 
venne , s'avvilì , e fi perde (a) . Offervifi qui che per lo più 
la moltitudine delle figure in nn quadro , come talora la 
Tom. IL R fo- 



LiB.vm. 
CAP.iir. 



(a) lib. 7. cap. /. 

(i) Tali pinture diconfi da noi grottefchi 
o arabcfcki ; e for(e le qui dcfcricte e difap- 
provate da Vitruvio , fono fimili a quelle 
delle Terme di Tiro m Roma , che fcopcrte 
furono ai tempi di Leone X. , e imitate allo- 
ra dal gran RafFaello nelle logge Vaticane ; e 
che nuovamente trovate in quefti ultimi an- 
ni , fono {tate nel 1776. e fcgg. pubblicate 
in gran foglio da Lodovico Mirri . Il fignor 
abate Carletti , che ha fpiegate quelle pitture 
Le ant. Cam. delle Terme di Tito , ec. , p. q. 
(i argomenta di fofteneme il merito , dicen- 
do che piacer devono per la vaghc27a , e 
perchè nella ftravaganza loro fornigliano ai 
logiii che pur dilettano , ancorché fantaftici 
liano e rapprefentino cofe che non pedono 
efiftere in natura . 

(/..) Perchè meglio s'intenda la fpiegazione 
data da Winkelmann al pafib di Petronio , ri- 
porterò per eftcfo le parole di Vitruvio fecon- 
do la traduzione del !ìg. marchcfe Galiani . ,, 
Queftc pitture però , che erano dagli antichi 



copiate da cofe vere , fono ora per depravato 
coftume difufate ; giacché fi dipingono (u gli 
intonachi moftri piuttofto , che imipaginidi 
cofe vere . Così in vece di colonne fi pongo- 
no canne , e in vece di frontefpizj arabelchi 
fcanalati ornati di foghe ricce , e di vitic- 
ci : o candelabri , che reggono figure fopra 
il frontefpizio di piccole cafette , o molti 
gambi teneri , che forgendo dalle radici con 
delle volute racchiudono fcnza regola figu- 
rine fedenti : come anche fiori , che ufciti dai 
gambi terminano in mezzi bufti , fimili alcu- 
ni ad effigie umana , altri a belile : quando- 
ché queftc cofe non vi fono , non vi polTono 
eflere , né mai vi fono Itate : e pure qucfte 
nuove ufanze hanpo prevaluro tanto , che 
per ignoranti falfi giudizj fi difprezza il vero 
valore delle arti . Come può mai infatti una 
canna veramente foftcnere un tetto , o un 
candelabro una cafa cogli ornamenti del tet- 
to , o un gambicello co?! fottile e tenero fo- 
ftenere una figura fedente , o pure da radici , 
e gambi nafceie mezzi iìoii , e mezze figu- 



HB. vili. 

cAP.m. 



Caratteri del- 
lo itile nella 
decadenza . 



130 Progressi e Decadenza dell'Arte 

foverchia abbondanza in altre cofe , è un argomento di mi- 
feria : così i re di Siria , al dir di Plinio (a) , coftruivano 
di cedro le navi loro , perchè non aveano abete , il cui le- 
gno è men pregevole , ma alla navigazione più acconcio (b) . 
if. 5'- Che nella decadenza dell'arte fi fofle introdotto uno 
ftile diverfo dall'antico lo dimoftra , fra gli altri, un palTo 
di Paufania (a) , il quale narra che una facerdotelTa delle Leu- 
cipidi Febe ed Ilaira ad una delle loro due ftatue fece leva- 
re l'antica tefta , immaginandoli di renderla più bella con 
iarlene foftituire una nuova lavorata fecondo l'arte d'oggidì ; le 
quali parole il fignor Gedoyn , acuì qui la fua moda veniva 
in acconcio , traduce : fecondo la moda preferite (e) . Potrebbe 
quefto fìile chiamarli piccolo baflo e mozzato , poiché ivi 
tutto è mefchino e tozzo quello , che nelle antiche figure 
faceafì grandiofo e rilevato . Non develì giudicar però di 
quefto Itile fulle ftatue , alle quali è ftato dato il nome dalle 

tefte 



re ? E pure gli uomini noa oftante che ten- 
gano per falle quelle cofe , non folo non le 
riprendono , ma anzi fé ne compiacciono , 
non riflettendo fé polTano edere , o no que- 
fte cofe : onde la mente guafta da' fallì giudi- 
zi non può difcerncre quello , che può ef- 
Icre , o non elTerc per ragione , e per regole 
ÀI decoro . Ni mai (1 debbono fbimare pit- 
ture , che non fiano (ìmili al vero ; ed ancor- 
ché foflcro dipinte con eccellenza , pure non 
le ne deve dar giudizio , fé non fé ne trove- 
rà prima col raziocinio la ragione chiara , e 
lenza difficolta ,, . Secondo quella maniera , 
almeno in qualche parte , lì polTono dire 
molte pitture del mufeo Ercolanefe , e tra le 
altre quelle riportate nel Tomo ni. di elfe 
Tav. J-J-. fi. , Tom.V. Tav. yj- 76. , oltre 
quelle citate fopra da Winkelmann . È perù 
da notarli , che quella maniera di dipingere 
non è quella di Ludio , come crede il nollro 
Autore qui , e fopra pii^. 7^. §. zS. , fuppo- 
nendo , che le pitture di detto mufeo nano 
tutte della llefla maniera , come ho accenna- 
lo fopra p^i^. 71. col. z. . Vitruvio avea par- 
lato prima della maniera di dipingere vedu- 
te , paefini copiati dal naturale , porti , fiu- 
mi , fonti , bofchi , pallori , cale di campa- 
gna , tempj , ed altri confimili foggetti , che 



dola, e poi dolendofi nel principio delle pa- 
role riferite , che non folle più ufata . Vero 
è eh' egli non nomina Ludio , ma parla cer- 
tamente della di lui maniera ; e ci fa capire 
che non ne folle quegli l' inventore , come 
pare voglia dir Phnio /ii. ^/. cup.io. feS.^y. 
con (\\it:\ primus inflkuit; ma foltanto il pro- 
pagatore , come bene olTerva il lodato Ga- 
liani pa^. zio. 

(a) Uh. li. cap.4.0.fiB.76. §. z. 

(b) Plinio loc. cìt. lo dice anche degli Egi- 
ziani , tra i quali Diodoro lib.i . %.f7. p. 6^. 
nomina il re Sefollri , che dedicò in un tem- 
pio d' Egitto una nave di cedro lunga iSo. 
cubiti , dentro foderata d'oro , e fuori d'ar- 
gento . Degli uni e degli altri lo dice pure 
Teofraflo ttift. piane. Hi. 6. cap. 8. , copiato 
forfè da Plinio ; ma però aggiugne , clic il 
cedro è attiffimo a far navi egualmente che il 
pino , e l'abete : infatti te navi , e altri legni 
che fi fanno all'Avana in America col cedro 
riefcono a maraviglia e per fa leggerezza, e 
incorruttibilità . Cahgola , per puro lullo , 
come narra Suetonio nella di lui vita cap. ^7., 
fece fare di cedro alcune navi di quelle dette 
liburniche . 

(j) lib.^. cap. 1 6. pag.247. prini. 

(e) Tom. I. pag. zSS. loc. cit. : En la rt' 



appunto fi vedono generalmente nelle dette préfentant comme Us femmes fé meltent ali-' 
pinure ErcoUnefi ; e ne avea parlato lodan- jourd'hui . 



PRisso I Greci e i»resso i Romàni. 131 

tefle che hanno , poiché molte volte , non efrendofi trovata • 
la propria e originale loro, (e n'è foftituita un'altra. capiti 

jf. 6. Quando l'arte vieppiù avvicinavafi all'intera fua de- Pecerfi poche 
cadenza , ben poche ftatue fcolpivanfi in confronto delle moi- tUUuttiT.* 
tiflime che erano fiate lavorate negli antichi tempi ; e allora 
la principal occupazione degli artifti era di far de' ritratti , 
cioè tefte e bufti (a) . Con tai lavori fi diflinfe l'arte negli 
ultimi tempi , fino a che affatto fi perde . Non dee pertanto 
parerci si forprendente , come lo fembrò ad alcuni , che fia- 
no mediocri , e in parte ancora belle le tefte di Macrino , di 
Settimio Severo , e di Caracalla ; poiché tutto il merito di 
tali opere confifte nella diligenza . Forfè Lisippo non avreb- 
be fatta una tefta migliore che quella di Caracalla efiftente 
nel palazzo Farnefe , ma certamente lo fcultore di efla non 
farebbe mai arrivato a fare una figura eguale a quelle di 
Ltsippo . 

jf. 7. Credeafi in que' tempi , contro il parere degli an- ••■eJaveaft 
tichi , che l'abilità d'uno fcultore confiftefle in dare un for-^'v?^<:''^«a<^«J 

bello . 

te rifalto alle vene ; e full'arco di Settimio Severo fcorgonfi 
quefte eziandio fulle mani di figure femminili ideali , cioè 
delle Vittorie , che portano i trofei . Si penfava che l'efpref- 
fione della forza , la quale , fecondo Cicerone (a) , è un di- 
fìintivo generale delle mani , dovefi^e ravvifarfi anche fu quel- 
le di donna, ed efl^ervi nella mentovata guifa indicata . In ciò 
pure , avanti che le arti in Italia rinafcefiero , faceafi confi- 
llere l'abilità degli fcultori ; e anche oggidì un ofTervatore , 
che non abbia gufto né cognizioni , ammira quefto lavoro 
delle vene eziandio quando fon fuor di luogo , Gli antichi 

R 2 pe- 

(a) Ai tempi di riinio, ed anche prima, cui fi trovano tante ftatue , principalmente 

S mtroduile in Roma la moda , derifa pub- delle togate , fcnza la tefta propria ; o al- 

bhcaraente con delle fatire , di mutare le te- meno con tefta lavorata a parte : onde non 

Ite aUellatue antiche di uenaini lUuftri , a- avrà da prenderli per regola generale «io che 

dattandovcne delle nuove , Piin. lH.^j. e. z. ha fcritto >Xinkelmann qui avanti gag. 1 1 . 
Jitt. 2. pane, : e queua farà una ragione per (a) Acad. Iib,t.cap. /. 



LIB. Vili. 
CAP.III. 



132 Progressi e Decadenza dell'Arte 

'però avrebbono ciò biafimato , come pur riprefo avrebbono 
quel mal avveduto fcultore che avelTe fatte fulle zampe d'un 
leone in atto di correre le ugne che fporgefTer fuori ; il che 
farebbe contro natura , poiché l'animale andando le tiene ri- 
piegate in dentro e celate . Con quanta dilicatezza gli fcul- 
tori de' bei tempi dell'arte indicaflero le vene , vedefi nei fram- 
menti d' una ftatua colofTale del Campidoglio , e nel collo 
d'una tefta pur colofTale di Traj ano nella villa Albani . L'arte 
può in qualche modo paragonarli agli uomini . Come in que- 
lli , per avvifo di Platone , crefce il piacer di cicalare a mi- 
fura che il gufto perdono dei piaceri fenfibi li ; così in quella 
fottentrano le bagattelle in luogo dello flile fublime , che più 
non fi conofce , 
Urne fepoi- jf. 8. Sono lavori di quelli tempi la maggior parte delle 
«po;a. urne, e molti de' ballì-rihevi , che originalmente formavano 
i lati di urne quadrilunghe . Fra quelli , fei ne ho oflervati 
che bellidìmi fono fovra tutti gli altri, e devon elTere de' più 
antichi . Tre ve n' ha nel mufeo Capitolino . Il più grande 
rapprefenta la contefa tra Agamennone e Achille per Crifei- 
de (a) , il fecondo le nove Mufe (b) , ed il terzo una pugna 
contro le Amazzoni (e) ; fui quarto , nella villa Albani , fi 
vedono le nozze di Peleo e Teti cogli dei e le dee delle 
llaaioni , che loro recano dei doni (d) , il quinto e '1 fello , 
nella villa Borghefe , rapprefentano la morte di Meleagro , e 
la favola d'Atteone . Que' baffi-rilievi , che fono flati fatti a 
parte , e non per ornamento delle urne , diflinguonfi da un 
orlo rilevato . 

jf. 9- La 

(a) Mufco Caphol. Tom. ir. Tav. t - 4-, (b) Ivi Tav. 26. Se ne è parlato nel To. 

ed è l'urna di cui ho parlato nel Tom.I. p.4-o. mo l. pa^-p?- ""f- b. , pag- 337- not. a. 
«or. B. Ne parla più a lungo il noftro Autore (,c) Ivi Tav. 23. „„„ 1.4,, 

nei MoHum. anc. ined. Par. il. e. 6. p.i 66.; {d) Monum. ant.ined. n.iii., ove 1 Au- 

e più minutamente , variando in qualche co- tote Par.il. cap.i. §. 2. pag.iji. e J'gg- ne 

fa da Winkelraann , Toggini nella elpofizio- da una lunga elpofizione . 
ne delle dette Tavole . 



PRESSO I Greci e presso i Romani . 135 

jf. 9, La maggior parte delle urne fepolcrali lavoravanlì 



LIB. vili. 



dagli fcultori per efporle in vendita ; e ciò s'inferifce dalle rap- 
prefentazioni , che non hanno nefTiin rapporto né colla per- 
fona a cui 1' urna ha fervito , né coli' incifovi epitafio . Ab- 
biamo di ciò un efempio in una della villa Albani , alquan- 
to guafta , il cui lato anteriore è divifo in tre campi . Nel 
deliro v'è Ulifle legato all'albero della nave per tema di ce- 
dere al canto lufinghiero delle Sirene , delle quali una fuona 
la lira , l'altra la tibia , e la terza canta tenendo in mano 
un rotolo . Hanno elTe i foliti piedi d'uccello , ma infolita 
cofa è il vederle tutte e tre avvolte in un manto . Nel fì- 
nifl-ro ■ v' è rapprefentata un'adunanza di filofofi . Nel mezzo 
v'è l'ifcrizione feguente, la quale colli due balli-rilievi non 
ha il menomo rapporto , e noi qui la diamo per non efTere 
fiata da nelTun altro pubblicata: 

A A N A CJU N M £ P O n W N 

OYASIC . Z^T . TOTAS . CSBHPA 

0HCeTC.AlAKIAAI 

MAPTTPFC.SlCI.AOrOT 

ATXrì . Ccu<I>PONA . TTNBOC . & 

MAIC . AArONSCCI . CfcBHPAN 

KOTPHN . CTPTMONIOT . nAi 

AOC . AMYMON . eXu'JN 

OIHN . OTK . HNSIKS • nOAYG 

BIOC . OYA8 . TIC . OYHUU 

SCX£ . TAOOC . XPHCTHN 

AAAOC . Y<& . HEAIUUI (a) 

_(f. IO. Quan- 

(a) Aggiungeremo qui la traduzione latina letterale di quello epigramma . 

Immortal'is nullus hominum natus efl . Hujus Severa , ■• 

Tkcfeus , JEacidt teftes funi fermonis . 
Gloriar ego tumulus mas lateribus koneftam Severam _ .. 

Puellam ( Ceufiliam ) incomparabilem pueri ( [cafilìi') Scryrrionu tcneitS , 
Qualem malta s.tas non protulit , ncque aliquis ufquedum 

Tumulus ulius fub fole tenuit ( ita ) opdinam . 



1^4 Progressi e Decadenza dell'Arte 

■ ■ I jf. IO. Quando fi parla dei monumenti dell'arte nella fua 
LiB.viii. decadenza, è necelTario che ben fi diftinguano le opere che 
Lavori fitti in Grccia o in Roma furono lavorate , da quelle che for- 
fuoidiRoma. ^^^Qj^H nelle altre città e colonie del romano impero; e 
tale ofTervazione non folo riguarda i lavori in marmo o in 
altre pietre , ma s'eftende eziandio alle monete . Circa que- 
fte già è ftata notata la differenza , e fi fa che le monete 
coniate fuor di Roma al tempo degl' imperatori non ugua- 
gliano quelle che coniate furono nella capitale ; ma non è 
ftata ancora notata la fiefi^a differenza riguardo alle opere di 
marmo . Si ravvifa però chiaramente ne' baffi-rilievi che tro- 
vanfi a Capua ed a Napoli , uno de' quali nel palazzo Co- 
lobrano , rapprefentante alcune fatiche d'Ercole , fembrar po- 
trebbe un lavoro de' mezzi tempi . Ancor più evidentemen- 
te fi fcorge tal differenza nelle tefte di varie divinità fcolpite 
ne'fafli che chiudevano gli archi efleriori dell'antico anfitea- 
tro di Capua , due delle quali fono ancora al proprio fito , 
cioè Giunone e Diana . Tre altre di quefte pietre , rappre- 
fentanti Giove Ammone , Mercurio , ed Ercole , vedonfi im- 
murate nel palazzo de\ Configlio della nuova città chiamata 
altre volte Cajìlim . In àpprefib avrò occafione di parlare sì 
dell' anfiteatro , che del teatro di quella città . La maggior 
parte delle mentovate figure non fono già di marmo , non 
efTendovi marmo bianco nell'Italia inferiore , ma d'una bian- 
ca e dura pietra , di cui fon pur compofti per lo più gli 
appennini sì in quel regno , che nello Stato ecclefiaftico . 

^.11. La fleffa differenza può ravvifarfi nell'architettura 
de' tempj e delle altre fabbriche che fotto i cefari s'innal- 
zarono in Roma in confronto di quelle che al tempo me- 
defimo fi coftruirono nelle città provinciali . Si ha di ciò un 
argomento in un tempio di MilafTo nella Caria, che ad Au- 
guf^o € alla città di Roma era dedicato ; e nell'arco eretto 

.in 



LIB. VJII. 



PRESSO I Greci e presso i Romani i 13? 

in onore del medefimo Augufto a Siifa nel Piemonte , ove 
i capitelli de' pilaftri hanno tal forma che non fembra mai 

CAP> III. 

eflere fiata adottata dagli architetti romani (a) . 

(f. 12. Può l'antichità riputarli a gloria che , fino alla 8"°" s"'^'' 

•^ r ù ' anche nella 

decadenza delle arti del difegno , feppe conofcere e far tra- decadenz». 
vedere la primiera fua grandezza . Non fi eflinfe mai inte- 
ramente ne' Greci il genio de'padri loro ; e le opere de'tempi 
pofteriori , comechè mediocri fiano , pur veggonfi lavorate 
fecondo le maffime de'gran maeftri . Le tefte confervarono 
l'idea generale della prifca beltà; e nell'attitudine, nell'azio- 
ne , nel panneggiamento veggonfi ancora le pure tracce della 
verità e della femplicità . L'eleganza affettata , la grazia mal 
intefa , e come sforzata , il gefto fmoderato e pieno di con- 
torfioni , che pur fi ravvifano anche nelle migliori opere di 
moderni fcultori , non lufingarono mai il gufto degli antichi. 
Anzi , volendo noi efaminare la capigliatura , troveremo delle 
eccellenti ftatue del terzo fecolo , che pofì'bno rifguardarfi 
come fcolpite ad imitazione degli antichi lavori . Tali fono 
due Veneri di grandezza naturale , nel giardino dietro al 
palazzo Farnefe , le quali hanno ancora la prima loro tefta. 
Una, che è alTai bella, l'ha propriamente di Venere, e l'al- 
tra di ima matrona romana di quel fecolo (b) : fi vede in 
amendue la medefima acconciatura de'capelli allora ufata : 

e fi- 

(a) Potremo eccettuarne il tempio diNime? gono generalmente . Si veda ClerìlTeau , che 

in Francia , conofciuto lotto il nome di Mai- ne dà la defcrizione , e le tavole in rame neU 

fon quarrce , che il fig. Barthelemy Mém.fur le Tue Antiq. de France , prém. pare. Antiq. 

Iti anc. monum. de Rome , Acad. des Infir. de Nifmes , princ. È dedicato a Lucio , e Ca- 

Tom. XKVUI. Mém. pag.^So. dice da pa- jo celari figli adottivi di Auoufto , come ft 

ragonarfi ii più belli avanzi di Roma , e di rileva dalla ifcrizione pofta {uUa facciata qua- 

Atene ; e gli artifti , e i letterati ne convcn- le Tregue : 

C. C AESARI . AVGVSTI . F. COS. L. CAESARI . AVGVSTI . F. COS. DESIGNATO 
PRINCIPIBVS . IVVENTVTIS 

(b) Sono ritratti amendue , e la prima fo- Carlo Albicini per eflere trafportate nel rea! 

la ha la teda fua attaccata . L'altra tefta è Mu(eo di Napoli . Vedi la nota degli EditoM 

cattiva , e moderna . In quello tempo , ch'io Milancfi in fine del Libro XL 
ferivo , fi l'criaurano dai valente f«;iiltotc fig, 



'1^5 Progress! b Decadenza dell'Arte 

"e fimile acconciatura ha una men bella Venere della mede- 



fima grandezza in Belvedere (a) . Può annoverarli fra le bel- 

CAP. III. 

le ftatue giovanili un Apollo della villa Negroni in figura 
d'un giovane di quindici anni ; la fua tefla però non è già 
quella d'un Apollo , ma bensì d'un principe della famiglia 
imperiale di que' tempi (i) . Si trovavano dunque ancora de- 
gli artifti che le belle figure degli antichi fapeano imitare . 
Monumento ^- ^3' Prima di terminare quello Capo vogHo qui efpor- 
ftravagante . • j.g alcunc mie oiTervazioni fu un lavoro ftraordinario d'una 
fpecie di bafalte , efiftente in Campidoglio (b) . Rapprefenta 
quefto una grofla fcimia fedente, le cui zampe davanti s'appog- 
giano fulle ginocchia , e le manca la tefta . Sul deftro lato della 
bafe di quefta figura v'è incifa una greca ifcrizione , che così 
dice : „ Fidia e Ammonio figli di Fidia fecero ,, . Quefta ifcri- 
zione , che da pochi è ftata ofTervata , era in certe carte , 
da cui la copiò Reinefio (a) , ove era femplicemente indica- 
ta , fenza additare il monumento fu cui fi legge ; e fé non 
aveffe i più manifefti indizj d'antichità crederfi dovrebbe fup- 
pofia . Tal monumento in apparenza difpregevole può me- 
ritare l'efame degli eruditi ; ed io proporrò intorno ad elTo 
le mie congetture . 

jf. 14. Erafi ftabilita in Africa una colonia greca , che Pi' 
thecufsae ( da 7r^■^ttKos fcimia ) chiamoffi a cagione delle molte 
fcimie che in que' contorni abitavano . Tal bellia , al rife- 
rire 



(a) Rapprefenta Salluftia Balbia Oibiana 
moglie d'Alcirandro Severo , come già ho 
accennato nel Tomo I. pag. 41 0. noi. a. , e 
come fi ridirà in appre/To al capo IV. §. i. 

(j) Se la bella tefta , qui accennata , rap- 
prefenta un principe di que' tempi , effendo 
«Itiefta ricavata dal naturale ,.dimoftra che lo 
fcultore fapellc far qualche cofa di pili che 
imitare . Lo fleffo dir fi può della bella tefta 
della dama romana , de' bufti di Macrino , di 
Settimio Severo , e di Caracalla rammentati 
di fopra da Winkelmann , ne'quali egli ravvi- 
la de'tratti di (ingoiare bellezza e perfezione . 
(b) Nel cortile del palazzo de'Ccnfcivatori. 



(a) Infcripi. d. 2. n. 62. , & ex eo Cuper. 
Apoth. Hom. p. I ^4-. [ Reinefio porta l'ifcri- 
zione intiera , come era forfè anche ai tempi 
dell' Olftenio , di cui cita le fchede , o carte 
inedite , in quefta maniera : 

*IAIAC KAI AMMONIOC AM*0TEF0I 
*IAIOy EnOIOYN 

Fidia e Ammonio l'uno e l'altro figli di Fi- 
dia fecero . Ora è mutilata l'ultima parola 
della prima linea , e le tre ultime lettere dell' 
altra parola accanto . Il fgma ha la forma 
di C , non di 2 , come porta Reinefio . 



PRESSO I Greci e presso i Romani. 1^7 

rire di Diodoro (a) , teneafi colà come facra , e veni'a da 
que'Greci venerata , come il cane in Egitto . Libere viveano 
le fcimie nelle cafe , ciò che loro piaceva prendendone ; e 
quelle genti , che loro aveano date delle denominazioni par- 
ticolari per onorarle , prendeano pofcia i nomi loro per im- 
porli ai proprj figliuoli . Or io congetturo che la fcimia di 
Campidoglio folTe un idolo di que' Greci pitecufei , fcolpito 
da Fidia e Ammonio, artilH di quel paefe ; altrimenti io non 
veggo altro mezzo di fpiegare come i nomi di due artifti 
greci legganfi fu un (Imil moftro dell'arte . Sappiamo che 
Agatocle re di Sicilia andò ad aflalire i Cartaginefi in Afri- 
ca , e che Eumaco fuo generale , penetrando fin nel paefc 
di que'Greci , una delle loro città depredò e diflirufTe ; ma 
non dobbiamo quindi inferire che fin d'allora fia quella fci- 
mia fiata trafportata dall'Africa in Sicilia , come un monu- 
mento flraordinario ; poiché la forma delle lettere dell'ifcri- 
zione , che hanno de'tratti fimili alle ercolanenfi , indicano 
un'epoca affai polleriore . E' per tanto da crederfi piuttollo 
che tale fcimia affai più tardi fia fiata fcolpita , e dal paefe 
de' Pitecufei portata in Roma fotto gl'imperatori; la qual 
congettura rendefi ancor più verofimile per due parole ri- 
mateci fui lato finiflro della bafe d'una latina ifcrizione . Que- 
lla comprendeva quattro linee , ma è fiata sì guafla che ora 
non altro chiaramente fi legge, fuorché VII. COS (*) . Quin- 
di potrebbe crederfi che quella colonia greca fuUiflefle an- 
cora in Africa ai tempi del mentovato Diodoro , e v'aveffe 
fin a que' dì mantenuta l'antica fuperflizione (a) . Né quella 
Tom. IL S fci- 

(a) Hb.20. ^.fS. Tom. iT. pdg.4.4p. Ma, come avvifammo , le lettere indicano 

(*) Qucfte noce fé fi voleirero riferire- ai l'età de'cefari , in cui non è raro dirrovare 

tempi dèlia repubblica non ad altri potreb- il fettimo confoiato . [ Nella detta ifcrizione 

bone convenire che a C. Mario , il quale fu COS. vi fi legge chiaramente ; ma il numero 

confole per la fettima volta : avanti di lui VII. non ho faputo trovarvelo . 

nellano avea fitii più confolati di Valerio (a) Quello monumento non meritava tan- 

Corvino , che pure non oltrepafsò il fcfto , te olTetvazioni . Rapprefenta un cercopiteco, 

riutarch, in C. Mario , op. Tom. I. P.4.22.B. o fcimia colla coda , firaile in tutto a quello 



LIB. vili. 
GAP. Ut. 



LIB.VIII. 
GAP. III. 



Recapitola- 
7. ione , 



138 Progressi e Decadenza dell'Arte 

fcimia è il folo monumento africano che fiaci noto . Nella 

galleria di Verfailles fi vede una ftatua muliebre di marmo, 

che vien creduta una Veftale (a) , e dicefi trovata a Benga- 

zi , che fi vuole fondata iulle ruine di Barca capitale della 

Numidia. 

jf. ij'. Rifulta dal fin qui detto ne' tre primi Capi di que- 
fi:o Libro poterfi fiflare quattro differenti gradi nello Itile, 
de' greci artifti ; cioè il fecco e duro, il grande ed angolo- 
fo , il bello e morbido, e quello degl'imitatori. 

jf. i5. A quefti filili corrifpondono le quattro epoche : 
la prima dai cominciamenti dell'arte avrà durato fino a Fi- 
dia; la feconda da quefio fino a Prassitele , Lisippo , e 
Apellej la terza avrà avuto fine colla fcuola di quefii gran 
maeftri ; e la quarta durò fino all'intero decadimento delle 
arti del difegno . Il fiore dell'arte foftennefi poco più d'un 
fecolo , cioè cento venti anni , quanti ne fcorfero da Pericle 

alla 



della villa Albani , di cui fi è parlato ne! To- 
mo I. pag. SS. not. B. , e fé n' e data la figura 
nella Tav. IX. ; fuorché è un poco più gran- 
de , e non ha tefta , che ha il fecondo . 11 no- 
ftro Autore per darne la fpiegazione ha tto- 
■vato nei detto luogo di Diodoro una cofa , 
che non v'è fiata mai ; perocché egli non di- 
ce altro (e non che Eumaco capitano di Arca- 
gato generale di Agatode tiranno di Sicilia 
penetrò nell'Africa iupcriore , ove erano tre 
città , da lui prefe , le quali aveano il nome 
dalle fcimie e per la quantità che ve n'era, 
e per il culto loro predato da quegli abitan- 
ti ; e che fé fi foftero dovute nominare con 
nome greco , per tale ragione potevano chia- 
marfi ITyBaxouiriTa; Plthecujfs. ; niente parlan- 
do di colonia greca , ma dicendo anzi barba- 
ri quegli abitanti . Troveremo più facilmente 
la ragione , che cerca Winkelmann degli au- 
rori di quella figura, fc riflettiamo, che q^uclla 
fcimia era venerata nell'Egitto , come già no- 
tammo al luogo citato del Tomo anteceden- 
te , e alla pag. Sp. e gg. 5 e come potrebbe 
provarfi con tante altre autorità , e monu- 
menti oltre quello della citata Tav. IX. , fra 
i quali può nominarfi una figurina di efia be- 
rtia grande circa un pollice , che ha feryito 



di amuleto , ed ha incifi da una parte dei ge- 
roglifici , cufbodita nel Mufeo Borgiano in 
Vcllctri . Che difficolta vi farebbe a credere 
che Fidia e Ammonio l'abbiano fatta in Alef- 
fandria , o in altra citta di quel regno , ove 
erano riabiliti i Greci , per ufo di quclH , fé 
la veneravano , o degli iledì Egiziani 't Po- 
trebbe aver fervilo a qualche fupcrftiziofo 
della Grecia flella , giacché abbiamo da SeOo 
Empirico Fyrrkon. hyp. l.j. c.z+.p.i s s- ^' 
che v'era cola chi non artoffiva di prellar ve- 
nerazione alle tante belHe dell'Egitto . V'era- 
no alcune ifole vicine ad Utica in Africa , 
dette Pitecujfe dalle fcimie , nominate da 
Scilace Peripl. pag. 4S. ; e così chiamavafi 
un'ifola del mar tirreno incontro alla Cam- 
pania , ove era una città greca fecondo lo 
flello Scilace pag. j. , di cui^ parla Winkel- 
mann Tom. 1. pag.zi i . ; e l'ilola era ftata 
così chiamata per le fcimie , che vi furono 
mandate per fare fcherno a quegli abitanti , 
fé crediamo a Servio ad JEneid. lib.q. v.yij. 
Vegg. Salmalìo Plin. exerch, in Solin. cap.^, 
Tom. I. pag. 6S. 

(a) Tomafiln Recueil des fiat, group. ec. 
de Verfailles ^ Tom. I. pi. g. 



PRESSO I Greci t. presso i Romani. 139 

alla morte d'AlefTandro il Grande , dopo di cui cominciò ===== 

LiB. vm. 
a decimare. ...... . cap. in. 

jj". 17. Riandando i varj periodi dell arte , trovo molta 
analogia tra i tempi antichi e i più vicini a noi , e in que- 
lli pur ravvifo quattro ftili, e quattro epoche principali; Ce 
non che quello che in Grecia fuccedè lentamente , qui av- 
venne quafi tutto in un tratto ; e dove preflb i Greci l'arte 
allontanofìi a poco a poco dalla fublimità e dalla eccellen- 
za a cui era giunta , prelTo di noi dal più alto grado , a 
cui era ftata portata dai due gran genj del difegno ( e di 
quello folo io qui parlo ) , cadde repentinamente quando 
eflì mancarono . 

fi'. 18. Sino a Raffaello e Michelangelo lo flile era fla- 
to fecco e duro ; e nel richiamar l'arte alla fua perfezione 
quelli non ebbero gli eguali . Vi fu quindi un vuoto in cui 
regnò il cattivo gufto , e a quello fuccedette lo ftile degl'i- 
mitatori , quali furono i Caracci colla loro Scuola e i loro 
feguaci : quello periodo durò fino a Carlo Maratta . Se però 
fi parli della fcultura femplicemente , brevifiìma n'è la llo- 
ria : quell'arte fiori con Michelangelo e Sanfovino , e perì 
con loro (i) . Algardi , Fiammingo , e Rufconi vennero un 
fecolo dopo . 

jf. ig. Quanto ho detto fin qui full'arte de' Greci , l'eru- Avvertimento, 
dizione che v' ho fparfa , e le olfervazioni che a luogo a luogo 
vi ho inlerite , tutto può fervire sì all'amatore che all'artilla, 
in guifa che efaminando eflì pure le cofe da me indicate , e 

S 2 leg- 

_ (i) Per voler il fìg. Winkclmann far mag- tri pittori iifciti dalla fcuola d'amendae i no- 
giormente rilaltare i contrapofti , gli ha alte- minati eccellenti maeftri. Anche nella fcultu- 
rati troppo, e rcnduti perciò inverili mili. Che ra , benché non abbia continuato ad cllere 
i pittori venuti in fcguito a Michelan^gelo e a efcrcitata con quella maeftria che smniiialì 
Raffaello non abbiano potuto ftar loro del nelle opere dello fteflo Michelangelo e del 
pari, di comune confcnfo fi ammette dai co- Sanfovino, ciò non per tanto non molto do- 
nofcitori ; ma che dopo i medefimi abbia per pò di elTi Io Scilla e il Porrà milarefi , il Ser- 
alcun rempo dominato in generale un gufto zana ed altri bravi fcultori hanno laf.iato dei- 
cattivo , non s'accorderà sì facilmente da chi le opere aliai pregiate in Koma fklla e ai- 
ha vedute le opere di Giulio Romano e di al- trove . 



LIJJ.VIII. 
GAP. HI. 



140 Progressi b Decadenza dell'Arte 

' leggendo gli autori che fu queft'argomento hanno fcritto , 
avranno ancor molto da aggiugnervi . Devono ellì però nel 
contemplare i rima/liei monumenti dell'arte greca aver per 
principio che in quelli nulla v'ha di piccolo , e ciò che fem- 
bra facile ed ovvio è per avventura limile all' uovo di Co- 
lombo . Né fi pretenda di tutte verificare in un mefe o due 
in Roma le offervazioni da me fatte, ancorché abbiafi il li- 
bro alla mano . Siccome il più e '1 meno è ciò che diftingue 
un artifta dall'altro , così dalle piccole cofe fi conofce un 
buon olTervatore ; e '1 piccolo porta al grande . Altro è lo 
ftudio fuH'arte degli antichi , altro è la fcienza dell'antiqua- 
ria : in quella è difficile lo fcoprire qualche cofa di nuovo, 
fcbbene i pubblici monumenti dell'arte s'efaminino a queft'og- 
getto ; ma riguardo all'arte, eziandio ne'più conofciuti lavo- 
ri, vi fi può feaipre trovare qualche parte o qualche rap- 
porto inolfervato . Il bello e l'utile non pofTono concepire 
al primo fguardo , come pretendea d'aver fatto certo pittor 
tedefco , che due fole fettimane fi trattenne in Roma : ciò 
che è difficile e di pefo non relèa alla fuperficie , ma dee 
cercarfi al fondo. L'uomo fenfibile , al primo vedere una bel- 
la flatua , rimane forprefo , come colui che mira per la pri- 
ma volta l'oceano : lo fguardo fi perde a principio , ma con- 
tinuando a mirare, cefTa la commozione dello fpirito , e l'oc- 
chio fatto più tranquillo pafia dal tutto ad efaminare le par- 
ti . Un buon olTervatore deve fpiegare a sé (ìeffo le opere 
dell'arte , cornee fé avefle a efporre ad altri un antico fcrit- 
tore ; poiché avviene al guardar quelle, come a leggere un 
libro : fi crede d'intenderlo quando fi legge ; ma non s'in- 
tende più quando fi deve interpretare , e fi richiede allora 
uno ftudio profondo ajutato da eftefe cognizioni : altro è 
leggere Omero , altro è leggendo tradurlo . 

Ca- 



PRESSO I Greci e presso i RoìMani . 141 

e?" .-.■.■,1 ^Y '^c ^-'^^— Q LIB.VjJi. 

CAP.IV. 
C A P o IV. 

Arti del difcgno prefso i Romani — Opere di romani artijìi ... col 
loro nome -- hnitaron ejjì i lavori deoU Etrufchi . . . e non ehber 
mai uno Jìile loro proprio - Stato delle arti in Roma . . . fitto i 
re . . . ne primi fecali della repubblica . . .fino all'olimpiade cxx. . . 
ne' tempi della feconda guerra punica . . . e della guerra contro An- 
tioco . . . e dopo la conquijìa della Macedonia — Concliifione . 



Q> 



Liantunque la floria delle arti del difegno prefTo i Ro- Arti del dife. 
mani lia generalmente comprela in quella delie arti greche, Romani. 
pure dobbiamo trattarne a parte , e fare delle ricerche fu 
i loro artiiti , poiché molti de'noftri antiquarj parlano d'uno 
flile particolare alle opere romane . 

]f. I. V'ebbe diffatti altre volte, e v'ha anche oggidì sì Opere di ro- 
delle ftatue che de'badl-rilievi con romana epigrafe o col no- 
me di romano artefice . Tale è la (tatua fcoperta due fecoli 
fa prefTo s. Vito nell'arcivefcovato di Salisburgo {a) , e per 
ordine di quel celebre arcivefcovo e cardinale Matteo Lan- 
gio efpoHa nella fua refidenza al pubblico . EfTa è di bron- 
zo , di grandezza naturale , e fomiglia nell'attitudine al pre- 
tefo Antinoo , o piuttoRo Meleagro di Belvedere (a) . Una 
{tatua fimile pur di bronzo , colla medefima epigrafe nella 
ftefla infolita parte, cioè fu una cofcia, vedefi nel giardino 
reale di Aranquez in Ifpagna . La (tatua di Salisburgo nella 
figura, che n'è (lata pubblicata, rapprefentafi con un'accet- 
ta, che fenza dubbio è un'aggiunta fattavi pofteriormente da 

un 

(a) Grut. Infcr. Tom. nl.pag.ggg. n. ^. gliava ncirattituJinc : il che non e vero , co- 

(a) Vv inkelniann ha prefe qucfte noti^ie me ha notato anche il lìsnor abate Vifc^ti 

dal Grutero C il quale dice la (tatua maggiore nella efpofizione della medelìma data nel To- 

dcl natur,-ile, e ne da la figura ); ma non avca mo I. del Mufeo Pio-Clcmentino ,_ Tav.j. , 

prefente 1' idea giufla della ftatua vaticana , e da lui riconolciuta per un Mercurio , come 

quatido ripetè , che quella a quella raffomi- ho avvertitone! Tomo i.i'«?|'.i7f' ""'■*• 



142 Progressi e Decadenza dell'Arte 

=»=== un artifla ignorante . Tal è pure la ftatiia d'una Venere in 
Belvedere, cui, ficcome vedefi dairifcrizione nello zoccolo, 
fece erigere certo SALLVSTIVS (a). V'è nella villa Lodo- 
vifì un'altra piccola figura, alta poco più di tre palmi, rap- 
prefentante la Speranza , lavorata in ftile etrufco (a) , la qua- 
le ha fulla bafe un'ifcrizione romana , come già ho detto al 
Capo 1. di quefto Libro (b) . Anche una delle due Vittorie , 
di cui ivi pure s' è fatta menzione , ha un nome romano fu 
una delle due fafce , che le s'incrocicchiano fulle fpaile (e) . 

jf. 2. De' lavori in rilievo con ifcrizioni romane uno ve 
n'ha nella villa Albani , rapprefentante una difpenfa , parte 
di cui vedefi nella figura premelTa al Libro IV. (d) ; e tale 
è la bafe fui mercato di Pozzuolo , che quattordici città afia- 
tiche erelTero in onor di Tiberio : fu di elTa è fcolpita la fi- 
gura fimbolica d'ognuna di quelle città col proprio nome 
fcritto al di fotto con lettere romane , onde crederli deve ope- 
ra di romano artifta . Di tal bafe parleremo più ampiamente 
in appreifo (e) . 

if. ^. La terza opera di quella maniera , efiftente nella 
villa Borghefe e da me pubblicata nt Monumenti ajuicbz (b) , 
rapprefenta Antiope fra i fuoi due figli , Anfione e Zeto , 
ove ogni figura ha fcritto al di fopra il proprio nome in ca- 
rattere romano . Pende a Zeto dietro alle fpaile un cappello , 
indizio della fua vita campeftre (p) ; Anfione porta un elmo, 
e tien la lira mezzo nafcofta fotto la clamide . Nello fpie- 

gare 

(a) I nomi ferirti fotto quefla ftatua fono (e) I monumenti romani , o almeno con 

Salluftia e Elpido liberti , che la dedicano a ifcrizione romana col nome del fogge : to rap- 

Venerc Felice , olfia alla loro padrona Sallu- prefcntato , o del dedicante , fono innurne- 

ftia Balbia Orbiana moglie di Aleffandro Se- rabili , e molti poiTono vederfi prelfo il Boif- 

vero , come dicemmo nel T'orno J.^jj^. 410. fard , che 'Vi inkelmann cita qui apprelFo , 

no:. A. , e qui ìya.nù pag.i ^6. not. A.: Montfaucon , Foggini Mufeo Capito/. To- 

VENERI TELICI SACRVM '"" ^K' ' ' Amaduzzi Monum. Mutth^j. Te- 

SALLVSTIA HELPIDYS.DD. '"°(^f r^^,, /. „,^. ,,^. 

(a) Dejcript. des pìerr. grav. da Cab. de d.") Libro XI. capo il. ^.ig. 

Stofck , ci. z.feft.tj. n,iS'^2.pag.^0i. W num. S s- 

Cb) ^. ii.pag.ioi. (f) VcdiJpmo/. pag.4.4.6. 



LIB. Vili. 



PRESSO I Greci e presso i Romani . 143 

gare quefto monumento ho parlato dell'elmo , di cui non ho ■ 
faputo allora trovar la fpiegazione , non eflendo Anfione pun- 
to guerriero , e mi contentai d'addurre altri efempi di figu- 
re con elmo , del quale non fapeafi la ragione , qual era una 
fìiatua d'Apollo in Amicla di antichidlmo lavoro . Or però 
mi ludngo d'as^r trovata la ragione sì dell'elmo di Anfione , 
che della lira fua mezzo celata ; e m'ha a ciò aperta la 
ftrada un paflb degli antichi fcolj greci fui Gorgia di Plato- 
ne, che l'erudito Mureto trovò in un manufcritto della bi- 
blioteca già appartenente alla cafa Farnefe , e Io copiò fui Tuo 
Platone dell'edizione di Bafilea , efiitente ora nella biblioteca 
del collegio Romano (*) . Al leggere quelli fcolj m'evenuto 
in penfiere , che ivi rapprefentifi una fcena dell'Antigona , 
tragedia d'Euripide . 

jf. 4. Che Anfione defle alla fine orecchio ai configli del 
fratello , lo leggiamo in alcuni verfi d' Orazio (**) , i quali 
non fono flati finora ben intefi , ma che vengono rifchiarati 
da ciò che dice Io Scoliafte ; giacché Orazio qui fenza dub- 
bio avea di mira la mentovata tragedia . Calicle preflb Pla- 
tone (a) volea perfuader Socrate ad abbandonare le filofo- 
fiche meditazioni , e de' pubblici negozj occuparfi , come Ze- 
ro rimproverava ad Anfione il fuo amore per la mufica , e 
l'allontanamento per ogn'altra occupazione ; onde dopo varj 
ragionamenti così gli dice : „ fembra che io faccia teco quel- 
,, la parte che fa Zeto con Anfione prelFo Euripide ( */?- 

é'uvw'ea 

(*) Ben antico elTet deve l'autore di queflà parlano di Pireo , non aveva letto queflo paf- 

fcolj , poiché dice in un luogo che ancora Co, che non avrebbe omeflb, facendoli qui una 

a' tempi fuoi vedeafi il muro detto da Platone particolar menzione di quel muro . 
in Gorgia , oper. Tom.I. pag.4fj. in fine, (**) lil>.i. epift.iS. verf.40.feqq. •' 
edic. Serrani , pag.io 6. Un. ^o. edit. Bajil. , Nec cum venari volet ille poemata panges. 
/ia/u«'»«u Tti'xowf [intergerino , five medio Grada fìc fratrtim geminorum Amphionis 
muro J ; ed avvila che tal muro era quello atque r r a r 

ftcffo , con cui Temiftocle , o Pericle aveano 'Z.ethi di$lu.it : donec fu/peda leverò 
congiunto il porto di Pireo al piccolo porto Conticuic lyra ; fraternis ce^tHe puiamr 
di Munichia . Mcurfio [ Firms , ec. op. T. I. Moribus Amphion ■ ■ -y 
cjìl, S4-1 • fegg- ] adi' indicare gli fcrittori che (a) in Gorgia , op, Tom. I. pag.4ÌS' ^' 



LlB.VIIl 
CAP.IV. 



nome 



144 Progressi e Decadenza dell'Arte 

Sonvci) b 7Zinov6ivcu fvv oTTtp Zìì-Sos srpcj Tcy Af^tCt/oVct w 
Eopint'iPov ) ; poiché anch' io pofìb a te dire quello itelTo 
,, ch'egli al fratello fuo diceva, cioè che tu trafcuri quanto 
„ più dovrebbe importarti „ . A quelle parole di Platone 
così fcrive il di lui Scoliafte : „ ciò fi riterifce ad un pafTo 
„ della mentovata tragedia , ove ad Anfione dice Zeto ,, : 

Getta la lira , e le armi impU'yna . 

'P/40'' T»V P^t/'pai' XìXf^vo Sì roìc, In'kots • 
Io fono pertanto d'opinione , che l'artilla del noftro bafTo- 
rilievo abbia voluto efprimere nell' elmo mefìo in capo ad 
Anfione , come nella lira mezzo coperta , il momento in cui 
pare che feguir voglia del fratello fuo i configli . Non mi 
^'imputerà a colpa, io fpero , quella digrefììone , con cui ho 
rifchiarato Platone ed Orazio (a) , e pofliamo così figurarci 
una fcena almeno dell'Antigona d'Euripide , e s'è inoltre chia- 
ramente fpiegato un preziofo monumento dell'arte antica, e 
d'un artifta romano, 
colloro jf. j. V ha pur delle opere di romani artefici col nome 
loro . Tal è una fìatua d'Efculapio nel palazzo Verofpi afl^ai 
mediocre , nel di cui zoccolo Ita fcritto ASSALECTVS , e 
nella villa Albani v'è un piccolo lavoro in rilievo (a) , ove 
un padre in abito fenatorio fiede fu uno fcanno coi piedi 
fu una fpecie di predella: tiene nella deftra il bufio di fuo 
figlio , e nella finiflira lo ftecco da modellare ufato dagli fla- 
tuarj (b) : fla rimpetto a lui una donna , che fembra fpargere 
dell'incenfo fu un candelabro ; e vi fi legge quefta ifcrizione ; 
Q^ LOLLIVS . ALCAMENES 
"deG . ET . DVVMVIR 

Que- 

(a) V'è andie Dione Grifoftomo , il quale ed alla mufica , trarcurando così gli affari 
Orat. 7 £. in fine ^ pjg. 6^ j. nY>onì lo (iclTo domeftioi ; e aogiugnendo che la mulica , 
fcacimentcforfc prefo da Euripide medefimo, che voleva introdurre , era affurda , e inutile . 
ma un poco più dettagliato : fcrivendo cioè , (u) Vedine la figura a principio del Li- 
che Zcto (gridava il fratello Anfione , per- bro VH. pae. y. 
ciiè non voleva che attendelle alla filoibfia , (b) Vedi Copra ;jfl^. 5. 



PRESSO I Greci e presso i Roma-ni . 14^ 

Qyefto Alcamene però efler dovea un greco liberto della fa- = ^- 

miolia LolJia , onde non dee annoverarfi come fcultore ro- ^^^' ^^^^' 

f* A P I V 

mano (a) . Vedefi prefTo BoilTard (a) una fèatua coll'epigrafe 
TlTIVS PECIT . Non addurrò qui le pietre incife col nome 
de' romani artifti , come Epoliano , Cajo , Gneo ec. 

jf . 6. Ma quefti monumenti non baftano per formare un 
fiftema dell'arte , e fìflare uno fìile diverfo dall' etrufco e 
dal greco . E' probabile che i romani artifli non abbiano, 
immaginato uno fìile loro proprio, ma ne' primi tempi ab- 
biano imitati gli Etrufchi , dai quali moitifljme cofe , prin- 
cipalmente d'ufo lacro , adottarono; e ne'tempi pofteriori , 
fui fiorire delle arti , i pochi fcultori che aveano , foflero fco- 
lari de' Greci . Quando per tanto Orazio , parlando de' Ro- 
mani de' giorni fuoi , dice : 

Pingimus , atqiie 

Pfallìmiu , & lu^anmr Achivis doffhis nn^ìs (b) , 
dobbiamo penfare ch'egli ciò fcrivefTe per adulare Augufto, 
a cui quell'epiftola è diretta. 

(f. 7. Che gli artifti romani nei tempi della repubblica ab- imitaronefTì 

1 • • • • • I • J I- ru- I • J -J ' lavori degli 

Diano imitati 1 lavori degli etrulchi io veggiamo ad evidenza Etruuhi... 
in un vafo di bronzo a forma di cilindro efiftcnte nella gal- 
leria del collegio Romano . V'è fui coperchio il nome dell'ar- 
tifta , il quale , come ivi fi legge , lo ha lavorato in Roma ; 
altronde lo ftile etrufco vi fi fcorge manifeftamente non folo 
nel difegno di molte figure , ma eziandio nel totale della com-. 
pofizione e del vafo . E' quefl:o alto due palmi , e un palmo 
e mezzo ha di diametro (b) . In due fafce fotto l'orlo fupe- 
Tom. U. T rio- 

0') L'aggiunto di decurione, e di duum- che fuo fatto. Winkelmann , che riporta il 

tiro, che vuol dire fcnatore , e magiftrato barto-rilievo nei Monum. ant. ìned. n.i S6. , 

(annuale, o per più anni fecondo i luoghi ) e lo fpiega ndhPur. ly. cap.6. pag.24.^. 

di qualche Municipio , come può vedcrfi crede Àicamene uno fcultore non oftanti tali 

preflb GottofreJo al Cod. Theodof lib.XJI. dignità . 
. tic.i . in paracielo , mi fa credere , che quello (a) Antiq. & infcripc. Par. ni. f.g. 1^2. 
pcrfonaggio non folle artifta ; ma che il mo- (A) iil>. 2. epift. i. verf. 32. -(i. 
jiumento fofle lavorato in Quell'anno , in (b) Il P. Contucci nel luogo da citarfi qui 

coi fu magiftrato , forfè per umbolo di qual- appreflb ,;jfl^./. fcrive , che è d'altezza palmi 



LIB. Vili. 

cAP.rv. 



145 Progressi e Decadenza dell'Arti 

riore , come fopra l'inferiore v'hanno degli ornamenti ; e nel 
campo di mezzo tutto all'intorno evvi incifa a bulino la fto- 
ria degli Argonauti , il loro sbarco , la pugna, e la vittoria 
riportata da Polluce fu Amico . Per dare un' idea del dife- 
gno , tra le varie parti della mentovata ftoria, ho fcelta l'ul- 
tima rapprefentante Polluce, Amico, e Minerva . Vedefi que- 
fta alla Tav. I. in fine di quello Tomo , ed il contorno del 
vafo intero nel libro feguente . Sul coperchio v'è rapprefen- 
tata in giro una caccia , e in mezzo ad elfo ftanno tre fi- 
gure gettate di bronzo , alte mezzo palmo , cioè la defun- 
ta , a cui onore e memoria è flato collocato nel di lei fe- 
polcro quel vafo , e quella è abbracciata da due Fauni con 
piedi umani , fecondo l'opinione degli Etrufchi , preflo i 
quali quei femidei o in tal modo foleano effigiarfi , ovvero 
co' piedi e colla coda di cavallo, che qui pur hanno (a) . Sot- 
to quelle figure leggefi l'ifcrizione : da un lato v'è il nome 
della figlia , che onora così la memoria della fua defunta 
madre : 

Dall'altro lato v'è il nome dell'artefice e'I luogo ; 

Ognu- 

duc e un'oncia e mezza , e di diametro pai- Iato . Figura virile Io è certamente ; e Con- 

mo uno e oncie fette e mezza. tucà loc.cic. pag.i 0, l'ha prcfa per Macolnio 

(a) Si può vedere tutto il vafo incifo in padre di Macolnia , a cui qucfta abbia porto 

rame prelTo il Ficoroni Memorie ritrov. nel quefto monumento , come a femidio . 

r«mf.a'/Iai/<ro,p.72. , edilP. Contuccinel (*) DINDIA . MACOLNIA . FILEA 

Tomo I. dei bronzi di quel mufco, Tav.i-g. ( Filia ) DEDIT . NOVIOS . PLAVTIOS . 

Un vafo confimile di bronzo , alquanto più MED ( me ) ROMA! ( Romae ) FECID 

piccolo, e diverfo nelle figure, lo poflìede C fc^it ) • Quelli ifcrizionc indica la più pri- 

il fignor abate Vifconti . Il noftto Autore fca forma delle lettere romane , e fembraa 

parlando di amcnduc nella fua Defcrlpt. des quefte clfere più antiche , o almeno più e- 

pierr.grav. da Cab. de Stofck , ci. z. fecì.i y. trufche che quelle dell' ifcrizione di L. Corn. 

/!;/OT./jrpp.;;j^.2j5. li aveva fpiegati per due Scipione Barbato nella biblioteca Barberini , 

cifte miftiche di Bacco ; né fo capire come che è la più antica ifcrizione romana in pie- 

qul abbia mutato fentimento fenza darne ra- tra , che fi conofca . Ne ho parlato nelle mie 

gionc . Il fig. ab. Vifconti , che gli avea co- Olfervazioni full' architettura degli antichi 

municata quella fua opinione , difFufamente pae. s- [ Veggafi apprelfo al §.tS. Noterò 

hCodienend Muf. Pio-Clem.T. I. Tav.4.4.. qui , che il hgnor Court de Gebelin Afoijofe 

pag. 81. not.a. , e oflerva che la figura , che primitif, Hv. f.feci.j. chaD.4.. pag.408. legge 

fta in mezzo del coperchio di quefto vafo , è e fpiega male la detta ifctiaione di Macolnia . 
«n Bacco nittelio o notturno col manto ftel- 



/ 



PRESSO I Greci e presso i Romani . 147 

Ognuno de' tre piedi , fu i quali il vafo s'appoggia , ha una 1 ■ h»- 

rapprefentazione particolare . In uno di ellì fi vede Ercole ^^^' ^^"" 

GAP lY 

in mezzo della voluttà e della virtù, le quali non con fem- 
minili figure , come prefib i Greci , ma con figure virili fono 
rapprefentate . 

jT. 8. 11 pregiudizio di coloro, che diflinguer vogliono . ..e non eb- 
ano filile particolare dell'arte prefi^o i Romani e diverlb dal iiiL p'^opti'o"* 
greco , nafce da due cagioni . Una è la faifa fpiegazione delle 
figure rapprefentate ne' loro monumenti ; imperocché negli 
antichi lavori , dove nulla non v' è che prefo non fia dalla 
favola greca ( ficcome nelle mìe Ricerche full' allegoria , e nella 
Prefazione ai monumenti antichi mi lufingo d'aver ben dimofira- 
to ) , trovar vogliono efpreflì alcuni tratti della romana fl:o- 
ria (aj ; e quindi inferil'cono che fian opere di romani arti- 

T 2 fli. 



(a) Qui l'Autore pare die non eccettui ca- 
(b alcuno della ftoiiu romara rapprelcntato 
fu i monumenti dell'arte ; ma nclia detta Pre- 
fazione ne eccettua i tanti monumenti , ove 
fono rapprcfentati i fatti desi' imperatori , e 
que' tratti della più antica ftoria , confinan- 
te , o per meglio dire intrecciata colla favo- 
la , quali egli crede il ratto delle Sabine ef- 
preiTo in alcune medaglie, preflo il P.Fedrufi 
J Cef. in metallo, ec. , Tom VI. Tav.8 . n.y., 
ed altri ; l'augure Navio , che raglia la cote , 
preflo Vaillant Num. imp. max. mod. p.t z^.; 
e due altri fatti . Ammettendo quefti , perche 
non fé ne potranno ammettere degli altri 
ancora ? e perche non farà leciro agli anti- 
quari ^ inveftigarli per ifpiegare i monumen- 
ti : Alla ftoria , e fatti dcgl' imperatori \^in- 
kelmann doveva unire le Itatuc erette ai tan- 
ti uomini illuftri anche ai tempi della repub- 
blica , delle cjuali egli parla qui apprelTo : do- 
veva mettervi in una patola tutti i fatti re- 
fpettivi di ogni tempo , come per eftmpio 
fecondo Plinio lih.^^. cap.4. feci.7. , il qua- 
dro , in cui nell'anno di Roma 490. M. Vale- 
rio MalTimo Mcflala avca fatto dipingere la 
fua vittoria navale contro dei Cartaginefi , e 
di Cerone in Sicilia , efpofta in un fianco 
della Curia Oftilia : cosi l'altro , in cui L. Sci- 
pione fece dipingere la fua vittoria afiatica , 
collocato rei Campidoglio ; e quello di Lìicio 
Oftilio Mancino , che il prime entrò in Car- 
tagine , ove fece dipinsere quefta città , e 
l'aì^edio , onde l'avea circondata 3 e poi lo 



efpofe pcl Foro di Roma . A quede pitture 
fi può unire anche quella non ancor pubbli- 
cata del mufeo Ercolanefe , in cui è efpreffa 
la morte di Sofonisba coU'aiTiftenza di Maf- 
finiifa , e di Scipione ; il balfo- rilievo del mu- 
feo Capitolino , in cui é rapprefentato un 
combattimento di gladiatori romani , ripor- 
tato da Foggini Tomo IV. Tav.ji.; come 
potrebbe crederfi romano lavoro un piccolo 
bafo-rihevo in bronzo del mufeo Borgiano 
in Velletri , che daremo in appreifo incifo in 
rame , ma ne parleremo meglio nell' indice 
dei rami ; ed altri monumenti , che lunga 
cofa farebbe voler qui tutti numerare . Lo 
ftelfo difcorfo faremo riguardo ai Greci, prelTo 
i quali egualmente fi alzarono in tutti i tempi 
delle ftatue agli uomini celebri, e fi dipinfcro, 
o {colpirono in marmo e bron70 i fatti dei 
tempi , come battaglie , ed altri foggetti , che 
non hanno che fare colla ftoria eroica , o colla 
mitologia , e vengono riportati principalmen- 
te da Plinio nel lihro ?4- ? f ■ e ^(J. , e da Pan- 
fania in tutto il decorfo della fua opera . Io 
dirò pertanto con quefte ofletvazioni , che 
per ifpiegare i foggetti dei monumenti anti- 
chi fi debba in primo luogo ricercare nella 
favola greca, o ftoria eroica, come quella 
che è ftara l'argomenro principale dei greci 
artifti , e in parre anche dei romani , e degli 
etrufchi ; e in fecondo luogo nella mitologia, 
e nella ftoria di quefte altre nazioni , e nella 
ftoria greca di tutti i tempi . 



LIB. Vili. 
CAP.IV. 



I48 Progressi e Decadenza dell'Arte 

IH . Così difFatti ragionò un autore fuperficiale (a) , il qua- 
le in una gemma incifa del mufeo Stofchiano (/') , ove rap- 
prefentafì Poliflena figliuola di Priamo fagrificata da Pirro fulla 
tomba d'Achille fuo genitore , s'immaginò di vedere effigia- 
ta Lucrezia , Tebben ivi alcun indizio non fiavi di violenza 
o di oppofizione . Egli fondò la fua fpiegazione fulfo fìile 
romano del lavoro di quella pietra , il quale flile, dic'egli, 
qui chiaramente fi fcorge : onde, mal ragionando, un'erro- 
nea confeguenza dedufTe da un falfo principio . La confeguen- 
za medefima avrebb'egli inferita dal bel gruppo della villa Lo- 
dovifi conofciuco fotto il nome del giovane Papirio , ma che 
piuttofto rapprefenta Elettra e Orefte , fé ivi non fi leggefTe 
il nome del greco artifta (a) . 

jT. 9. La feconda cagione di quefl:'errore nafce da una mal 
intefa venerazione , in cui fi hanno le opere de' greci artifH ; 
imperciocché , ficcome anche di qucfti trovanfi lavori me- 
diocri , anzi che ad efilì , fé ne vuol dare a' Romani il bia- 
fimo ; e quindi tutto ciò che non è bello a quefti s'attri- 
buifce fenza cercarne altra ragione . Non fi può negare , che 
le monete de' primi tempi della repubblica coniate in Roma, 
fé fi paragonino con quelle delle città anche minori della 
Magna-Grecia o dell'Italia inferiore , non fembrino lavoro 
di un popolo prefTo cui le arti nafcano appena . Ebbi occa- 
fione di fare recentemente quefta ofTervazione fu alcune cen- 
tinaja di monete romane d'argento , fcoperte preflo Loreto 
nel gennajo del 17J8. , che antichiffimamente erano fiate 
fotterrate in vafo di terra , ov'eranfi perfettamente confer- 
vate ; ed è probabile che tali monete, le quali denno riguar- 
darfi come un pubblico monumento, fiano fi:ate da' romani 

ar- 
ca) Scaifò Lettera , nella, quale vengono Monumenti antichi inediti, Hum.144.. 
tffejl' . ec. pag. LXI. (a) Vegg. appreflb libro XI. cap.iL ^.tg, 

{b) Defiript. des pierr. grav. du Cab. de e fegg. 
Stofih , el. £. feci. £. num. j^-j. pag. jgj. , i 



PRESSO I Greci e presso i Romani . 1.49 

artiflii coniate prima che le arti greche venilFero a filTare in 
Roma la loro fede . 

/. IO. Conviene altresì confeiTare che ne' tempi medefl- 
mi , ne' quali i Romani veder poteano ed imitare le opere 
greche, mai ad uguagliare i Greci non giunfero ; del che fom- 
minillra Plinio (n) fleffo un argomento , ove facendo men- 
zione di due tefle colofTali, allora efifi:enti nel Campidoglio , 
lavoro l'una del celebre Carete difcepolo di Lisippo , e l'al- 
tra di Decio flatuario romano , dice che la feconda in con- 
fronto della prima sì deforme parca che d'uno appena me- 
diocre artifta credeafi lavoro. Ma non fi può quindi inferire 
che lavoro romano fia qualunque vedefi informe o mediocre 
antico monumento (a) ; e molto meno fi dee giudicare dello 
ftile e del difcgno degli artifti romani da alcuni lavori che 
predo e con poco fludio faceanfi da mediocri artefici per ven- 
derli in commercio , quali fono alcune urne fepolcrali . Da 
tali opere formerebbefi una ben falfa idea dello filile roma- 
no . S'aggiunga che trovanfi pure sì informi lavori di arti- 
fli certamente greci , come appare dalle loro greche ifcri- 
zioni , i quali fembran opere degli ultimi tempi di Roma (1)'. 

jT. 1 1 . Tut- 



LIB.VJII. 
CAP.IY. 



{a) lib.j4..cap.7.fec{.tS. 

{k) Potendo eflerc qualcuno di e(TÌ anche 
di artefice ctrufco . Vedi Tom. I. pag. 17 z. 
not. A. 

fO Che i Romani non avelTero uno flile 
loro proprio fi può anche inferire dai pochif- 
fimi artefici che hanno avuto . Plinio lib ^f. 
cap. 4. feci 7. , zelantilTimo della gloria di 
Roma e indagatore afiai accurato , ben pochi 
TIC rammenta , e quefti per lo più de' tempi 
degl'imperatori . È certo che i Romani , a- 
. vendo fotto gli ocelli tanti bei monumenti 
dell'arte etrufca e greca , avrebbero potuto 
formarfi agevolmente uno ftile particolare da 
ftar del pari a quello degli Etrufchi , e de' 
Greci . Ma una naturai ferocia , unita ad 
una rufticita loro propria , cagionò in loro il 
difprezzo delle arti liberali : quella urbanità , 
che ne' Romani ravvifa il fignor Gcdoyn De 
turh. rom. Acad. dcs Iifiripr. T. VI. Mém. 
pag.20S.feqq., fi è cflcfa foltaato al loro 



idioma; e quella civiltà, che ne'medefimi 
riconofce il fignor Simon Acad. des Infcript. 
Tom. I. Hitì. pag. 70. , non fu altro che una 
cerimoniofa fervitd introdottafi in Roma do- 
po la perdita della libertà . L'cfercizio pure 
della guerra , in cui più volentieri che in 
qualunque altro impiegavanfi i Romani , im- 
pedì loro di conofcere il pregio delle belle 
arti , e di coltivarle . L'ordine dato da L, 
Mummio , il primo che abbia fatto cono- 
fcere in Roma ftatue e pitture greche , ben 
fa vedere quanto poco le conofcefTe . Doven- 
doli trafporrare in Italia le ftatuc e le pitture 
più rare prcfe da lui nello fpoglio di Corin- 
to , fece fapcre a' condottieri , che fc mai 
follerò quelle andate a male , obbligati gli 
avrebbe a rifarne alttc confimili , Vellej. Pa- 
tere, lib i . cap.i ?. Moflrarono , egli e Vero, 
i Rorrani negli ultimi tempi della repubblica 
e fotto i cefari fomma premura d'acquiftac 
le opcrs più pregevoli di pittura e di fculturst. 



ijo Progressi e Decadenza dell'Arte 

^' I -J jf. II. Tutto ciò fi renderà più chiaro col dare una bre- 
LiB. Vili. ^^ notizia dello flato in cui trovaronfi le arti in Roma ai tempi 

CAP.IV. 

Stato delle ar- de re e della repubblica. 

ti m Roma.. ^ ^^ £g]^ ^ vcrofimile che fotto i re o ben pochi o 

fors'anche niun Romano vi fofle verfato nelle arti del dife- 
gno , e particolarmente nella ftatuaria , poiché fecondo le 
leggi di Numa , ficcome avvifa Plutarco {a) , era vietato di 
rapprefentarc la divinità fotto umane fem.bianze ; in guifa che 
per i6o. anni dopo quel re pontefice, o come fcriveVarro- 
ne {b) , nei primi 170. anni , non viderfi ne' romani tempj fta- 
tue o immagini degli dei . Dico ne' tempj ove efpofte fteflero 
alla pubblica venerazione , e a i religiofi riti ferviflero , poiché 
v'erano in altri luoghi di Roma Itatue rapprefentanti le di- 
vinità , come or ora dimoflirerò. 

>. . . 

jf. 13. Servianfi i Romani nelle prime età di attilli etru- 

fchi , che erano in Roma allora ciò che pofcia furono i gre- 
ci , e lavoro di quelli fu la ftatua di Romolo rammentata nel 

Lib. I. 



llf»ndo anche al bifogno la forza e la ra- 
pina . Quella premura però attribuir fi dee 
piuttofto alla sfrenata loro palfione per lo 
sfoggio e pel lulfo , che a genio e gufto per 
l'arte , della quale , ficcome pur degli artifti, 
ebbero Tempre un baffo concetto ; anzi oc- 
cupati nell idea della lor potenza e grandez- 
7a , l'arte e gli artifti difprcgiavano , Plin. 
loc.cic. Cicerone Tufcul.quiji. lib. i.cap.z., 
e Valerio Maffimo lib. 8. cap. 14.. diederfi a 
diveder animati contro Q. Fabio , uomo al- 
tronde d' un merito fingolare , perchè ab- 
bia atcefo alla pittura , ftudio fordido^ chia- 
mata dal fecondo de" nominati fcrittori [ Ci- 
cerone anzi biafima i Romani , che non ab- 
biano data maggior lode a Fabio per l'ar- 
te , che profcfiava ; che così avrebbero an- 
ch'cffi avuto i loro Parrafii , e Policleti . An 
cenfemus , fi Fabio , nobilijfimo komini laudi 
datum effet , quod pingereC , non multos edam 
apud nos futuros PolycUtos , & Parrhafios 
fuijfe ? Horws alit artes , omncfque incen- 
duntur ad ftudia gloria . Fa però capire con 
quella maniera di parlare , che l'arte non era 
promolla , e onorata dai Romani . E ciò fa 
ben intendere anche in Verr. aU. z. lib. 4.. 
c«p.Sg. , ove dice che il trafporto dei Roma- 



ni per li monumenti dell'arte era ben leggie- 
ro in paragone di quello dei Greci , che era 
grandirfìmo , nimio opere ] . Da quello flelfo 
difprezzo però de' Romani per 1' arte feppc 
Virgilio con impareggiabile finezza e mae- 
flria ricavar l'argomento della più bella lode 
che fiafi mai data loro . Predo di lui Aìneid. 
lib. 6. V. 84.S. feqq. così Anchife predice ne* 
campi elisj al figlio Enea i futuri eventi : 

Excudent alii fpìrantìa mollius Ara , 

Credo equidem , vivos ducent de marmore 
vulcus , 

Orabunt caufas melius , csligae meatus 

Defcribent radio, Si furgentiajìdera dicent . 

Tu regere imperio populos ^ Romane , me- 
mento 

( Ha tibi erunt artes ) , pacifque imponere 
morem , 

Parcere fabjeBis , & debellare fuperbos . 

(a) in Numa , op. Tom. I. pag. 6$- C. 

(i) Ap. s. Aug. De Civ. Dei . lib. 4. c.^x. 
\ Clem. AlelTandr. Strom. lib. 1 . cap.i s- oper. 
Tom. I. pag.jjp. , e preffo Eufebio DeprAp. 
evang. lib.S, cap.6. 



PRESSO I Greci b presso j Romani. iji 

Lib. I. Capo II. (a), come lo è parimenti la lupa di bronzo *=-='— 
allattante Romolo e Remo, porta ora nel Campidoglio, di ^^^•'^'^^' 

CAP.IV. 

cui 11 è parlato al Libro III. Capo III. (b) . 

^. 14. Tarquinio Prifco {a) , o come ad altri piace, Tar- 
quinio il Superbo (h) , fé venire da Fregella , paefe de'VoI- 
fci , a Roma un artefice che gli facelTe la flatua di Giove Ca- 
pitolino in terra-cotta , e la quadriga che fu polla nella fom- 
mità del tempio . Plutarco dice , che furono artefici etrufchi 
chiamati da Veja , ed altri vogliono che in Veja fleffa folTe 
efeguita quell'opera (e) . Una ftatua di bronzo fece colloca- 
re nel tiempio del dio Sango (e) la moglie di Tarquinio Pri- 
fco ; e v'erano le ftatue dei re {d) pofle all'ingreffo del Cam- 
pidoglio fin dal tempo del tumulto de' Gracchi fotto il go- 
verno repubblicano . 

jf. ij. Ne' primi tempi della repubblica, sì per le con- ...ne'primi 

... !.. , ir fecoli della re. 

tmue guerre ni cui erano occupati 1 cittadini, si per la lem-pubwica... 
plicità de' loro coftumi , ben poco lavoro fi fomminiftrava alle 
belle arti . Da un articolo dell'alleanza fatta con Porfenna 
dopo l'efpulfione dei re , in cui fi ftabilifce che ad altr'ufo 
adoperar non fi debba il ferro fé non all' agricoltura {e) ^ 
inferir fi può che allora non fi efercitafl^e punto la fcultura, 
poiché in confeguenza di tal divieto mancati le farebbono gli 
ftromenti . Il più grand'onore che a que' tempi far fi fapefle 
ad un cittadino , era quello d'innalzargli una colonna (/) , e 
quando fi cominciò a ricompenfare con una ftatua i più impor- 
tanti fervigi renduti alla patria , fu pur fiflato che oltrepafiar 

noQ 

(a) S. 2 2. pag. gj. Hi. 6. pap. i6o. [ Veriio prelTo Fedo v. Pr«- 

(b) ^.i t.pag.zòz. bia , le di cui parole riporrà Scaligero , noa 
(a) Plin.//i. ^5. cap.r 2. yéS.^/. [Vedi To- dice di che materia folle quella lT:ati;a , clis 

mo 1. pag.zog. §.4. Cara Cecilia (ì fece innalzare in quel tempio . 

ih) Plur. in Popl.op. Tom.I.pag.io^. E. (d) App. De beli. civ. lib.t.p.^^So.pnnc. 

(e) Ciò appunto è quello che dice Plutarco le) VWa. Ub.s4^cap.i.i-.fecì.jg. 

loc. eh. (/) id. Lib. 34^ cap.s.feiì-i ' • 

io Scalig. ConjeB. in Varr. de ling. lac. 



LIB. VJII, 
CAP.IV. 



r^2 Progressi e Decadenza dell'Arte 

non dovefTe i tre piedi d'altezza (a) , mifura troppo limitata 
per l'arte . Di tal grandezza (ì poflbno credere la ftatua d'Ora- 
zio Coclite erettagli nel tempio di Vulcano (b) , la ftatua eque- 
ftre di Clelia (e) , che efìfteva ancora ai tempi di' Seneca (d) , 
amendue di bronzo , e molte altre fatte in Roma a que' gior- 
ni . Fecerfì pur allora altri pubblici monumenti di bronzo, 
e fu colonne di tal metallo s'incifero le nuove ordinazioni, 
quale , a cagion d'efempio , fu quella in cui al principio del 
quarto fecolo di Roma fu conceduto al popolo di poter edi- 
ficare fui monte Aventino (e) . Su limili colonne furono fcrit- 
te le nuove leggi de' Decemviri (/) . 

jf. i5. In oltre le ftatue degli dei doveano , almeno per 
la maggior parte , effere proporzionate ai tempj , che allora 
magnifici certamente non erano , fé giudicar ne deggiamo da 
quello della Fortuna (g) , che fu compiutamente edificato in 
un anno , e da ciò che degli altri antichi tempj rapportano 
le ftorie {h) , o moftrano le ancor efiftenti ruine . 

jf. 17- Le 

i.a) i(Jcm iHd. cap.6.fe!{.n. 

Ib) Plutarch. //; Popi. oper. Tom.I. p.io6. 



frinc. [ La ftatua gli fu eretta nel Comizio , 
e in apprcfTo fu trafportata nella vicina area 
di Vulcano , Gellio l^SoB. alt. lib. 4.. cap. j. 
Livio /ili. 2. cap.f. num.io. la dice eretta pa- 
limentc nel Comizio ; e Plinio lib. ^4.. cap.f. 
fscì.ii. ne parla fenza indicare precifamenre 
ove fofle . Il P. Arduino ivi not. : 0. p. 64?. 
moftra di non aver letto bene Gellio , fcri- 
vendo che la ftatua , di cui parla Plutarco , 
fofTe diverfa da quella eretta nel Comizio . 

(e) Plin. I.j4.c.6j'.i i. [Liv. l.z. c.S.n.i ^. 

id) Confai, ad Marc, cap.i ff. [ E di Plinio , 
che fcrivcva ai tempi di Vefpaliano . Seneca 
toc. cit. parla sì chiaramente dcU'efiftenza di 
qucfta ftatua a' fuoi tempi , che non ne lafcia 
dubbio : Equeftri injìdens flatus, , in facra 
via , celeberrimo loco , Cloelia exprobrat ju- 
venibus no/ìris pulvinum afcendentihus , in 
ta illos urbe fic ingredi , in qua etiimfaemi- 
nas equo donavimus . Plinio anche pare che 
jparli chiaro : Cleelis. ftatua eft equeflris : e 
amendue quefti fcrittori fcrivcvano in Roma, 
e di una ftatua , che flava al pubblico in uno 
dei pili celebri luoghi di quefta città . A que- 
fti fi deve unire anche Plutarco Igc. cit. pag. 
107.D. Al contrario Dionifio d'Alicarnaflb , 



che fcriveva ai tempi di Augufto , e flette in 
Roma tanti anni , dice lib.;. cap.^s- P-^gi. 
che avendone fatte ricerche non f'avea più 
trovata , e che gli eia ftato detto effere ftata 
confumata dal fuoco attaccatofi una volta 
alle vicine cafe : Nos non invenimus /tane 
adhuc extantem , & ereciam : fcrunt enim eam 
incendio circa proximas tdes exorto abfum- 
ptam . Io non faprei come fcio<>liere jilaufi- 
bilmente una contradizione cosi manifefta . 
Potrebbe penfarfi , che fofle rifatta la ftatua 
dopo i tempi di Dionifio ; ma Plinio e Plu- 
tarco moftrano di parlare dell'antica : ovvero 
potrebbe dirli , che in occafionc di quell'in- 
cendio fofle mefli in luogo privato , e rimefla 
in pubblico dopo Dionifio . 

(f) Dion. Hai. lib.i 0. cap.^z. pag.628. 
(/) idem ib. cap. j/. pag. 640. [ Livio l.;. 

cap. z8 ■ num.r?. dice in tavole di bronzo ; e 
cosi crederei cne dovefle emendarfi il giure- 
confulto Pomponio nella /. 2. §. 4.^. De orig. 
jur. , ove le dice fcrittc in tavole di avorio : 
chechè dica per foftenere quella lezione Byn- 
kcrshoek alla detta legge , Pr&termijfa , ec. 
op. Tom. I.pag. 2S6. 

(g) Dion. Hai. lib.S. cap.jj. pa^.^oj. 

• (A) Nonius ap. Scalig. ConjeH. in Varr, de 
ling. lat. lib. 4.. pag. Zi. 



PRESSO I Greci e presso i Romani . i ^3 

jT. 17. Le fammentovate ftatue faranno probabilmente fia- 
te lavoro d'artilla etrufco . Di ciò ne afficura Plinio (a) riguar- 
do alla rtatua d'Apollo in bronzo , collocata pofcia prefTo 
alla biblioteca del tempio d'Augufto , ftatua gettata per co- 
mando di Spurio Garvilio nell'anno di Roma 46 r. (a) , cioè 
nell'olimpiade cxxi. , dopo la vittoria riportata fu de' Sanni- 
ti , facendo a tal effetto fondere le corazze , gli elmi , e le 
altre armi loro . Leggefi che sì grande foffe tale ftatua da 
poterli vedere fino dal colle d'Albano , detto or Monte-ca- 
fvo (b) . La prima ftatua di Cerere (b) in bronzo fu ordinata 
da Spurio Gallio confole nell'anno 252. (e) . Nel 417- fu- 
rono dopo la disfatta de'Latiai erette nel Foro ai confoli L. Fu- 
rio Camillo , e Cajo Menio delle ftatue equeftri (e) , come 
cofe nuove allora e ftraordinarie (d) ; ma non ci vien rife- 
rito, di qual materia foffero ftate lavorate (s) , Servironfi i 
Romani eziandio de' pittori etrufchi , dai quali fu dipinto » 
fra gli altri , un tempio di Cerere ; e quelle pitture , quan- 
do il tempio cominciava a rovinare, tagliate furono e tras- 
portate altrove col muro ftelFo {d) . 

jf. iS. In Roma fi cominciò molto tardi a fcolpire la 
inarmo , ficcome appare dalla celebre ifcrizione (e) di L. Sci- 
pione Baibato , che fu il più grand'uomo del fuo fecolo (/) : 
Tom. II. V elTa 

(il) lib.S4.. cap. 7. feSi. iS. quali fi è parlato nel §. //. ; e lo attefta aa. 

(a) Spurio Carvilio fu confole, e trionfò che di alae Vlinio iib.^4, cap.y. feci. t ^. 

nell'anno 4J9. U\\o Hi. i 0. cap. ult. (e) Saranno ftate di bronzo, come era- 

(e) Era quclta la (tatua di Giove ir Cam- no tutte le altre equeftri . 

pidoglio gettata ,er cn'ine di Spurio Carvi- {d) Vl'm. ìii.jf. cap. t z.fia.4f. i"VinkeI- 

Ilo , come dice \( inkclmann ; dalla quale era mann in qucfto luogo non ha baciato a ciò 

divcrla la ftatua d'Apollo alta 50. cubiti , col- che aveva fcritto pag. 7/. , e che fcriveva qui 

i^l* 'j '^ "°°'V'* ^"S"^'^" • Pluvio ^•"'■- apptcflb nel §. 21' , come veramente dice 

{/>) idem cap. j^fcch 5. PHnio ; cioè che i pittori del tempio di Cc- 

(.CJ Spurio Canio tu confole in queft'an- rete erano quei due Greci . 

■o ; ma la (tatua fu fatta dei di lui beni do- (e) SirmonJ. Expl. hujus ìnfcrìpt. V. Fa- 

pò che tu condannato a morte nell'anno 1^9. bret. Infcript. cap.6. n.go. pag.4.61. 

riinio ioc.at., L-vio ùi. z c.zi. n. 41 . (/) V. Liv. llb. ^ j. cap. lO.n.io.J Patla 

y\ V^- j- • 'r",'"' "■'?■ •^' Cnejo Scipione . Quello di quefta ifcrizio- 

(d) Livio dice (olamentc che per quel tem- ne è Lucio Scipione fi's;lio di Scipione Batba- 

po eracola varali vedere alzate quelle fta- to , uomo che fu veramente grande, e et- 

tue , non che folle cofa nuova . Infatti pri- timo^ come dice la ftella ifcrizione . 
ina di quelle ciano ft.;:e erette quelle , delle 



LIB. Vili. 
CAP.IV. 



TS'4 Progressi e Decadenza dell'Arte 

■!■ I ' effa è incifa fu un {aflb comune detto peperino (a) . Sul me- 

LiB.viii. defimo falTo farà fiata incifa l'ifcrizione della colonna roftra- 
^'^^•^^- t-^ ji e. Duillio de' medefimi tempi , febbene taluno fiafi Itu- 
diato di provare con un pafTo di Silio Italico (a) , che fof- 
fe fui marmo . I fuppofii avanzi di tale ifcrizione , che og- 
gidì fi moftrano (b) , fono un manifeflo lavoro de' tempi po- 
fteriori . 
...Cnoairo- Jf. 19. Sino all'anno ^^4.. di Roma, cioè fino all'olim- 
impu e exx., p. ^ j^ cxx. , le ftatue avean colà lunghi capelli e lunga bar- 
ba (b) , come i cittadini , poiché folo nel fummentovato 
anno vennero per la prima volta i barbieri dalla Sicilia (<r) : 
e narra a quefto propofito Livio (d) , che il confole M. Li- 
vio , il quale , efl^endofi per qualche difgufto allontanato dal- 
la patria , fi era lafciati crefcere i capelli e la barba , dovè 
poi farfeli tagliare e raderfi , configliato a ciò fare dal fe- 
nato . Lunghi capelli avea Scipione Africano il feniore (i) 
quando s'intertenne la prima volta con MaffinifTa (e) . 
"...ne'tempi jf. 20. Ne' tempi della feconda guerra punica efercitavafi 
gucrra"pwù- in Roma la pittura eziandio dai nobili , e Q__ Fabio , il qua- 
"■" le dopo la rotta a Canne fu fpedito a confultare l'oracolo di 

Delfo , ebbe da quell'arte il cognome di Pittore (/) , cognome 
che i fuoi difcendenti hanno in feguito ritenuto , e che ve- 
defi fulle medaglie d'alcuni illuftri perfonaggi della famiglia 
Fabia. Due anni dopo la mentovata fconfitta, Tiberio Grac- 
co fece dipingere nel tempio della Libertà in Roma il tripu- 
dio 



{a) Vedi Tomo I. pag. ;o. /tot. a. , equi 
apprello al libro XI. capo /. §. 2, 

(a) Rvcquius De Capit. cap.jj. pag. 4.00. 
Parla della colonna roftrata folaraente , co- 
me ne parla Silio Italico jDd belio puri, lib.6. 
verf. 664- 

(b") Nel palazzo dei Confervatori in Cam- 
pidoglio a pie della fcala . 

(h) Cicer. Or. prò M. Coel. cap.14. 

(e) Varrò De re ruft. lib.z, cap, ult. [ Plin, 
lib.j.cap.ss.fed.sg. 



(J) Hi. 27. cap. 29. n. ^4.^ 

(i) Queft'ufo antico era sì noto in Roma , 
anche ne' lecoli pofteriori , che Ovidio F^ft. 
Hb.i.verf.^o. , per indicare gli uomini di 
quc' primi tempi , chiamolli intonfi [ come 
ve li chiamano tutti gli (crittori ] , e Giove- 
nale Satyr.^. verf.^o. , ebbe per termini fi- 
nonimi capellato ed an:ico . 

(<•) L\v.lib.2S.cap.i7- '^■JS- 

(/) idem lib.ij. cap. 6, n.ti. 



PRESSO I Gkeci e presso I Romani. ifj 

dio del fuo efercito a Benevento , per la vittoria riportata fu 
Annone prefTo Luceria . I Beneventani avean fatto un con- 
vito ai foldati in mezzo alle flrade della città; e poiché la 
maggior parte di eflì erano fchiavi armati , Gracco , confen- 
tendovi il fenato , in conflderazione de* fervigi militari pre- 
fìati per alcuni anni , avea loro innanzi la battaglia promefTa 
Ja libertà . Pertanto eflì mangiavano col cappello , o avendo la 
tefla fafciata d'una benda bianca di lana , per indicare la ma- 
nomiflìone loro . E ficcome alcuni non aveano ben adem- 
piuto ai proprj doveri , era perciò ftato determinato che in 
punizione aveflero , durante Ja guerra , a mangiar fempre 
e bere fìando in piedi ; indi è che in quella pittura alcuni 
fedeano a tavola , e altri erano in piedi , mentre altri li ler- 
vivano (a) . 

jf. 2r. Il celebre Pacuvio figliuolo della forella d'Ennio 
non fu men abile pittore di quel che fofl"e buon poeta (a) . 
Narra Plinio , full'aflerzione di Varrone , che nelle roma- 
ne fabbriche tutto era tofcano avanti che i due greci artifti 
PaìMofilo e GoRGASo dipingelTero il tempio di Cerere (^) : 
ante hanc ntdem tufccinìcci omnia in adibus fnijje ; le quali pa- 
role io intendo delle pitture, etrufche , onde s' ingannò Ar- 
duino credendo che Plinio abbia qui voluto dire che pri- 
ma della fabbrica di quel tempio tutte le figure erano in 
bronzo (s) . 

V 2 ir. 22. DU- 



LIB. vili. 
CAP.IV. 



(a) idem nb.24. cap.6. n.i6. 

(a) Vedi qui SMZwpag.jo. noi. A. 
(i) lik.^S- cap.i z.jecl.^s- 

(b) L'errore o equivoco ai Arduino è cilia- 
re ; perchè Plinio avea detto lib.^j.. cap.7. 
fecì.i 6. , che prima della conquifta dell'Alia , 
di cui parla Winkchtiann qui apprelFo |. 27., 
tutti i iìmulacri nei tempj cratio di legno , o 
di terra cotta . Sbaglia poi anche il notlro 
Autore , che irvtende Plinio delle fole pittu- 
re etrulche ; dovendoli intendere sì di quc- 
fìe , che delle ftatue : imperocché Plinio nel 
detto Ub,£}. cap.ii.fccì.4.j. fcrivc che Da- 



mofilo , e Gorgafo non folamente aveano di- 
pinto nel tempio di Cerere ; ma vi aveano 
fatte anche delle flatue di terra cotta : fog- 
giugnendo coU'autorità di Varrone , che pri- 
ma' di qucOo tempio ogni cofa negli altri 
era fiata di artifli tofcani : tufcanica omnia . 
È chiaro che col dire igni ctifa non fi riflrin- 
gc alle fole pitture , non cdendo qiicfte le 
fole opere di quei due pitrori , e avendo egli 
detto efprclTamcntc nell'altro luogo citato , 
che le (latue in legno , e in terra cotta era- 
no ftate fatte dagli artifti tofcani . 



LIB.VIII. 
CAP.IY. 



ij5 Progressi e Decadenza dell'Arte 

$. 22. Durante la feconda guerra punica parve che la for- 
za e la politica de' Romani operaflero de* prodigi . Sebbene 
più volte fofTero interamente disfatti i loro eferciti , cofìc- 
chè in Roma non contavanfi più che 137000. cittadini (rf) , pur 
efliì fui finir della guerra comparvero in campo con ventitré 
legioni (/') . Quell'agitazione lollevò lo fpirito de' Romani ; e 
lo flato loro, come quello degli Ateniefi in tempo della guerra 
co' Perfi , prefe altra forma . 1 Romani fecero conofcenza e 
alleanza co' Greci , e fentironfi deflare in feno l'amore per 
le loro arti . Il primo a far trafportare i loro lavori a Roma 
fu CI. Marcello dopo la conquifta di Siracufa , ornandone 
il Campidoglio e '1 tempio da lui fteifo- confacrato preiTo la 
porta Capena (e) . Lo HelTo fece Qj_ Fulvio Fiacco colle fìatue 
della foggiogata città di Capua , che tutte furono da lui traf- 
portate a Roma {d) . 

jf. 23. Sebbene grande fia flato lo fpoglio fatto dai Ro- 
mani delle ftatue nelle provincie conquiftate , ciò non oftan- 
te altre nuove ne ordinarono ellì in Roma . DiflPatti intorno 
a que' tempi i tribuni della plebe col prodotto delle pene 
pecuniarie fecero fondere delle ftatue di bronzo da collocarli 
nel tempio di Cerere {e) . Col prodotto medefimo gli edili 
nel decimofettimo ed ultimo anno di quella guerra fecero erge- 
re tre altre fimili ftatue nel Campidoglio (/) , ed altrettante 
nella ftefla guifa ne furono erette non molto dopo a Cere- 
re , al Padre Libero , e a Libera (g) . L. Stertinio col bottino 
delle Spagne fece innalzare due archi nel Foro Boario , e gli 
ornò con ftatue indorate {h) . Olferva Livio , che in Roma 
a que' tempi non v' erano ancora di quegli edifizj pubblici 
che in feguito chiamaronfi bafiliche (i) . 

jf, 24. Por- 
Cai Liv. lìk 2 7. cap. ji.n.^ 6. {e) Li v. llb. z 7. cap. y.n.6. 
(.è) idem lib.26. cap.r. {f) ìd.lib.^o. cap.^o. n.jg, 
(e") id. lib.zj. cap.zf. n.4.0. , Flutaich. in Ig) id. lib.fj. cap. 16. n.24, 
farceli, oper. Tom. I. pag. ^ i o.princ. (Ji) idem ibid. cap. 17. n.zj^ 
(J) l-iw. lii.zS. cap.z^. n.j4. (i) lik.zi, (ap.zi.n.27. 



PRESSO I Greci e presso i Romani . i J7 

jT. 24. Portavanfi liatue di legno nelle pubbliche procc-f- ■ 
fioni ; e leggiamo nel tellè mentovato ftorico , che ciò fi fe- 
ce quattr'anni dopo la conquida di Siracufa nell'anno duo- 
decimo di quella guerra . Avendo il fulmine percoflb il tem- 
pio di Giunone Regina full' Aventino , fu decretato per al- 
lontanarne i finiftri augurj che due di lei flarue dicipreflb, 
venerate in quel tempio , portate fofTero in giro per la città 
coll'accompagnamento di ventifette fanciulle in lungo amman- 
to , che cantalTero inni alla dea (a) . 

$. 23. Oliando Scipione Africano il feniore ebbe fcac- 
ciati i Cartaginefi da tutte le Spagne , e flava per andarli ad 
aflalire nell'Africa fteffa, i Romani dello fpoglio de' nemici 
fecero fondere dei fimulacri in argento del pefo di mille lib- 
bre , e una corona d' oro di dugcnto , che mandarono in 
dono all'oracolo d'Apollo in Delfo {h) . 

jf. 26. Terminata la guerra de' Romani contro Filippo re 
di Macedonia , padre dell'ultimo re Perfeo , L. Quinzio portò 
nuovamente dalla Grecia in Roma moltiUime ftatue di bron- 
zo e di marmo , con molti vafi elegantemente lavorati ; e 
nei fuo trionfo di tre giorni ( avvenne quello neii'olimpiade 
cxLV. ) (a) furono pubblicamente portate come parte dello 
fpettacolo (e) . Tra quelle prede eranvi dieci clipei o feu- 
di d'argento e uno d'oro , e cenquattordici corone pur d'oro , 
date in dono dalle greche città . Poco dopo , e un anno avan- 
ti la guerra contro Antioco il Grande, fui tempio di Gio- 
ve in Campidoglio fu collocata una quadriga indorata , con 
dodici feudi pur indorati (d) ; e quando Scipione Africano 
come legato di fuo fratello , difponevafi d'andare al campo 
contro il fummentovato re , fece nella falita del Campidoglio 

erge- 

(a) lÀv. lìb.iy. cap.jt. n.j7, (e) idem /i!>.^4. cap.26. n.f2. 

li) \ài:mlib.zS.cap.24~n.4.s, (,d) idem ite. SS-'''F-S^- "•4-'' 

(a) L'anno 5j8. di Roma . 



LIB. vili. 
CAP.IV. 



ijS Progressi e Decadenza dell'Arte 

'■ ergere un arco , ornandolo con fette ftatue indorate , con 

LiB.vìii. j^g cavalli e due grandi conche di marmo avanti (a). 
... e della Ì^- ^7- ^^"° all'olimpiade cxlvi. , e fino alla vittoria ripor- 

Andoco!!"" f ^^3, fopra Antioco da L.Scipione, fratello di Scipione Afri- 
cano il feniore , ne' tempj di Roma la maggior parte delle 
ftatue delle deità legno erano o creta (b) , e ben pochi ve- 
deanfi pubblici edificj di qualche pregio (e) . Ma quella 
vittoria , che rendè i Romani padroni dell'Afia fino al mon- 
te Tauro , e riempì Roma d'immenfe prede riportate dall'Afia , 
Ja pompa ftefi^a , e l'afiatica voluttà vi fece conofcere, anzi 
ve la introdufie (d) . E' fi fu a quel tempo che i baccanali 
paflarono dalla Grecia in Roma (e) . L. Scipione nel fuo tri- 
onfo , fra gli altri tefori , portò tanti vafi d'argento intaglia- 
ti, che pefavano 1424. libbre, e 1024. libbre i vafi d'oro , 
lavorati allo fiefib modo (/) . 

jf. 28. Poiché dai Romani ricevute furono le greche di- 
vinità fotto greci nomi , e greci facerdoti loro vennero de- 
jftinati (g) , nacque tofio il defiderio di averne anche le fl:a- 
tue di lavoro greco , o in Grecia commettendole , o facendo 
di colà venir gli artifiii a Roma . I lavori a rilievo fatti in 
terra-cotta, che fl:avano ancora ne' vetufti tempj , teneanfi , 
fìccome dice Catone in un fuo difcorfo , qual cofa vile e ri- 
dicola (h) . Sì ereiTs nel tempo ftefib a L. Quinzio , che nell'an- 
tecedente olimpiade avea trionfato dopo la guerra macedo- 
nica, la ftatua con greca epigrafe, e quefia probabilmente 
di greco artifia era lavoro ; il che pure congetturar fi può 
d'una fì:atua fatta ergere da Auguflo aCefare, fulla cui bafe 
fi leggeva una greca ifcrizione (z) . 

jf. 29. Stu- 

(dì Liv. III). ^7. cap.4. n.^. da dove intorno a qucfto tempo pafTarono 

(i) Vlìn. lib. ^4.. cap.y. feiì.t S. in Roma . 

(e) Liv. Hb.4.0. Cdp.^. n.j. (.f j idem lib-^y. cap.4.2. n.jg. 

(d) idem lil:^o. cap.f. n.6. (e) Cic. Or. prò Corri. Balb. cap.z^. 

(e) Ibid. cap- S.n.i.g. f Cioè , dice , che (h) Liv. Uh. ^4- cap. i . n.4. 

vn ignobile Greco gì' introdulTe nell'Ecruria, (/) Rycq. De Capii, cap.26. pag.336. 



PRESSO I Greci e presso i Romani. ijp 

jf. 29. Stabilita appena la pace con Antioco gli Etolj , === 



<lianzi 'fiioi alleati , prefero nuovamente le armi contro i Mace- ^^^' ^^^^' 
doni, in difefa de' quali accorfero i Romani , allor loro ami- ...cdopoia 
ci . Fu cinta di lèretto afTedio la città d'Ambracia , che alla ui^Jacfdouii'. 
fine s'arrefe . Era fiata colà altre volte la real fede di Pirro, 
ed era perciò quella città di molte ftatue di bronzo e di mar- 
mo e di molte pitture ornata , le quali cofe efTendo venute 
in potere de' vincitori , le mandarono tutte a Roma : e Io fpo- 
glio fu tale che gli Ambracioti fpedirono al fenato romano 
legati a lagnarfi che nelTuna divinità fi foffe lafciata pel loro 
pubblico culto (a) . Il trionfo di M. Fulvio , domatore degli 
Etolj , fu nobilitato da 23 J. flatue di bronzo , e da 230. di 
marmo (b) . Per edificare , ed ornare i luoghi de' pubblici 
giuochi, che il medefimo confole dar volea , [ecerCi venire 
dalla Grecia a Roma gli artifti ; e viderfi allora per la prima 
volta in quella città i lottatori fecondo i! greco coflume (r) . 
Lo flefTo M. Fulvio , efTendo cenfore infìeme a M. Emilio Lepi- 
do nell'anno di Roma J73. incominciò ad ornare la città con 
pubblici grandiofi edifìcj d'un qualche pregio (<^) . 11 marmo 
però non v'era molto comune , non avendo ancora i Romani 
incominciato a dominare tranquillamente nei confini de' Li- 
guri , ov'era Luna, oggidì Carrara , daddove il marmo bianco 
già fin d'allora fcavavafi (i) . Ciò fi congettura dal fapere che 
il fummentovato cenfore M. Fulvio dal celebre tempio di Giu- 
none 

00 Liv. lib.^S. cap.S. n.g., cap.zp. n.^-j. cura Strabene Geof/. l. S-Vi- ?4-0-,_ in mar- 

{b) \àcmlib.jg.cap.^.n.s- mo di Luna furono efeguite . Avanti che fof- 

(c) ibid. cap.14.. n.zz. k quefto trafporcato in Roma con tanti altri 

(d) idem lib. 40. cap.zS. zp.n.ji.yz. marmi forafticri , ed anche in feguito , feb- 
(i) Del marmo di Luna, come vedemmo bene per gli ufi foltanto più comuni, ado- 

nel Tom. I. p. 2^7. non feceli la fcoperta peraionfi altri marmi o fairi fomminiltrati 

fé non poco prima dell'età di Plinio ; onde dalle vicine contrade , come il gabinio , 1 al- 

ne" tempi della repubblica ncflun ufo fé ne bano , e il tiburtino . Il gabinio fu cosi det- 

farà fatto . [ Io ho fatto vedere l'oppofto loc. to dai Gahi , popolo prelio Prcneftc , ora Pa- 

lit. ] Ben è vero però che , dacché li fcopcr- leftrina , dove n'era la cava , Strab. loc. cic. 

fé tal marmo per la vicinanza delle cave e per pag. ^64.. E (ìccome reggeva al fuoco , fi 

la facilita del trafporto , fé ne fece un grand' continuava eziandio anche a'tempi dello (lo- 

ufo ; e la maggior parte delle opere di Re- rico Tacito Annui, lib.r. cap. 4.^. ad alzare 

ma più grandiofe e magnifiche , come ci adi- con elio le fabbiidie (Ino ad una certa al- 



LIB.VIII. 

GAP.IV. 



i6o Progressi e Decadenza deil'Arte 

• none Lacinia a Grotona nella Magna Grecia (a) fece levar 
le tegole di marmo , e trafportarle a Roma per coprirne uri 
tempio , ch'egli edificar voleva in adempimento d'ma voto (a) . 
11 cenfore M. Emilio fuo collega fé lartricare di marmo uà 
mercato , e ciò che pare ftrano , con una palizzata poi cir- 

condollo {b) . 

jf. 30. L'immenfa copia di bellidìrae immagini e ftatue , 
onde Roma era piena, e i moki artilli condottivi fraglifchia- 
vi dellarono al fine nel cuor de' Romani l'amore per le belle 
arti , di maniera che eziandio i più nobili faceano in efle 
illruire i loro figliuoli . Così P.Emilio , il vincitore dell'ul- 
timo re di Macedonia , ebbe a maeflri de' fuoi figli fcultori 
e pittori , che a quelli le proprie arti infegnarono (e) . 

jf. 31. Dopo breve tempo , nell'anno di Roma J64. Scipio- 
ne Africano il feniore fece collocare la flatua d'Ercole nel di 

lui 



tezia Cerna, valerfi di travi • Lo fteflb ufo 
faccvafi della pietra albana , cosi detta dal 
luogo onde traevaiì : eran ambedue proba- 
bilmente di origine vulcanica . Suetonio in 
Aug. e. yz. parla di colonne fatte di que- 
fto faffo ; e Vitruvio De Archit. Uh. 2. e. 7. 
avverte che faciliflimo è a lavotarfi . Ove fia 
io luogo difefo , non fi guafta ; ma fé è allo 
fcoperto , fi sfarina e C\ contuma . Il ribut- 
tino per ultimo veniva dalle vicinanze di 
Tivoli : e un fito ancora più fpccifico delle 
latomie di erto , ficcome pure del fummcn- 
tovato gabinio , e di certa pietra roffa ci vicn 
additato da Strabene i.cit. pag.^64. , il qua- 
le dopo d'aver defcritta la celebre cateratta 
dell' Aniene offia del Teveronc , foggi ugne : 
„ Quindi fé ne fcorrc quello fiume lungo 
5, que' luoghi , ove tagliafi la pietra tiburtina 
3, e la gabinia , ficcome quell'ancora che di- 
„ cefi rolfa , acciocché dalle latomie fi poiTa 
„ agevolmente per mezzo delle navi traftor- 
j, tare a Koma , dove un ufo grande (e ne 
„ fa nelle fabbriche „ . Una ral navigazione 
lull'Aniene eflendo col tempo mancata , il 
trafporto del tiburtino a Roma falfi per terra. 
I tentativi , che Agoftino Stcuco da Gubbio 
Orai, ad Pa-J.1.111. de refi, navig. Tyb. p.zzi. 
dice eficrc flati fatti da Paolo 111. per rimct- 
tervcla , non hanno aU'cfpcttazion corrifpo- 
fio . „ Se quefta fpccie di marmo regge al 
3> fovrappoflo pefg e all' ingiurie de' tempi , 



„ foggiugne il citato Vitruvio /. eh. , eflb 
„ nondimeno è foggetto all'azion del fuoco 
„ per cui facilmente fi fcrepola e fi difcip- 
„ glie,, . Riufcendo per:iò il tiburtino aliai 
atto a calcinarfi , ad un tal ufo fi adopera 
oggidì in Roma e ne' vicini Paefi . 

la) Liv. lib.^z. Ctip.4. n. ^. 

(a) Ciò avvenne nell'anno 579. , e il cen- 
fore era Quinto Fulvio Fiacco , come (crivc 
bene Winkelmann apprcllb al libro X. ca- 
po ni. \.^s- 1' motivo , che adduce Livio 
loc.cit. di lin tale attentato , fu perchè il cen- 
fore , volendo tare un tempio , di cui non vi 
fofle in Roma né il più grande , né il più ma- 
gnifico , credette di farg'i un maggior orna- 
mento col coprirlo di tegole di marmo ; cofa 
che probabilmente non era ftata veduta an- 
cora in quefta città : e avendole trovate in 
quel tempio di Giunone , ftimò cofa indiffe- 
rente di tornele in parte per foddisfare al luo 
capriccio . Dal che non mi pare fi porta de- 
durre r argomento che ne deduce il noftio 
Autore . 

(i) idem rtb.4.1 . cap. 2 6. ti.jz. { II cenfore 
compagno di Q. Fulvio Fiacco nell'anno 57?» 
era A. Poftumio Albino ; e di comun fenti- 
mcnto fecero fare quel lavoro . M. Emilio Le- 
pido era pontefice martimo . Livio /. cit. 

(e) Plutarch, in Paul. Mm, oper. Tarn, I. 
pag, zji, B, 



PRESSO I Greci e presso i Romani. i6i 

lui tempio (a) , e de'cocchi a fei cavalli indorati pofe in Cam- — 
pidoglio , ove pur collocò due ftatue indorate l'edile Q^Fulvio ^^^-^'^J^- 
Fiacco, il tìglio di quel Glabrione , che disfatto aveva il re 
Antioco alle Termopile , fece innalzare a fuo padre una (ta- 
tua indorata , e fu la prima , dice Livio (b) , che fi ergelTe 
in Italia ; il che però deve intenderfi delle ftatue erette agli 
uomini celebri (a) . NeU'ultim.a guerra macedonica contro il 
re Perico i legati della città di Calce (e) , che fpontaneamente 
data s'era a' Romani, lagnaronfi che il pretore C.Lucrezio 
Taccheggiati ne aveffe tutt' i tempj , e le fìatue , e tutte le cofc 
preziofe ne aveffe fatte trafportare ad Anzio (i) . Dopo la 
vittoria riportata contro il fummentovato re Perfeo , avendo 
Paolo Emilio vedute a Delfo nel veflibolo del tempio d'Apol- 
lo le bafi dellinate a foflenerc le fìatue di quel re , vi fece 
in luogo di quelle innalzare le proprie (d) . 

j)\ 32. Tal è la Storia delle Arti del difegno preffo iconduConc. 
Romani ai tempi della repubblica . Di ciò che fpetta alla 
medefima Storia da quefl' epoca fino alla perdita della roma- 
na libertà , effendo frammilto colla greca floria , fi parlerà 
in appreffo . Querte notizie però , comechè fuccinte , fervir 
poffono almeno a chi tal materia trattare più ampiamente vo- 
leffe , e gli rifparmieranno la fatica di leggere accuratamente 
gli antichi fcriftori , e di fiffare le cronologie diverfe da loro 
ufate . Per ritornare ai progrefii dell'arte preffo i Greci , che 
fono l'argomento principale di queft' Opera , è da offervarfì 
che noi dobbiamo effer grati ai Romani di tutt' i monumenti 
che ci reftano dell'arte di quel popolo ingegnofo . Diffatti 
nella Grecia ben poco è flato fcoperto finora , poiché i poffe- 
Tom. IL X dito- 

(a) Lir. lib.^S. cap.it.n.jj. Jelle ftamc in Roma & feJjno che Cadìodoro 
ik'ì /ib.^o.ciip.14.. n.^4. Variar. //i.7./orm.i j. cfcbe a dire clfere fta- 
(a) Livio dice 11 prima delle (latue dorate, ti in quella citra due popoli egualmente nu- 
che fi foflcro vedute in Italia . merofi , l'uno di ftatuc , l'altro di viventi . 
(e) idem lib.4.^. cap.H. n.g. (a) idem lib.^j. cap.^j. n.zj. , Vi\n.l.ci(, 
(0 Coir andar degli anni crebbe il nutnero pag. 270. B, 



LIB. Vili. 
CAP.IV. 



162 Progressi b Decadenza dell'Arte ec. 

ì ditori dì quel paefe non folo non ifcavano per ricercare que* 
tefori, ma nemmeno li pregiano . E ficcome l'eloquenza, al 
dir di Cicerone , da Atene fi difFufe in tutte le nazioni , ap- 
punto come fé colle attiche navi dal porto di Pireo a tut- 
ti gli efteri porti e lontane fpiagge andata fofTe ad approda- 
re ; così dir potrebbefi di Roma aver efla follevate dalle ce- 
neri le arti greche , e averle diffufe come opere fue proprie 
prefTo tutte le nazioni della colta Europa . Roma con ciò fi è 
renduta , qual già fu in altri tempi , la legislatrice e la maeftra 
deli' univerfo ; ed aprendo fucceffivamente il fuo feno andrà 
moftrando di continuo anche ai più tardi nipoti que' prodigi 
dell'arte , che Atene , Corinto , e Sicione videro e ammirarono 
un giorno . 




LI' 




LIBRO NONO. 

Storia dell'Arte preflb i Greci dai fuoi princlpj 
fino ad AiefTandro il Grande . 

Capo I. 

Introduzione — Artijìi fin antichi - Dedalo , Smìlide , Endeo , Gì' 
ziitda , Bularco , Arijìocle , Malade , Micciade , Antermo , Bu- 
falo , Dipeno e Scillide , Learco , Dorìclida e Donta , Tetteo ed 
Anoelione , Batticle , Arijìomedonte y Pittodoro e Damofonte, Lafae, 
Dnmen , Siadra e Carta , Euchiro e Clearco , Stonilo e Somide , 
Gallone , Canaco , Menecmo e Soida , Egia ed Agelada , Afcaro , 
Simone ed Anafsagora , Mendeo , Glaiicia ed Elada — Scuole . . . 
di Sidone . . . di Corinto ...ed' Egina — Circojìanze della Grecia, 
infelici . . . e favorevoli all'arte - Libertà . . . e foffanza de' Greci — 
Incoraggìmento delle faenze e delle arti . . . per la riedificazione 
d'Atene — Artijìi e monumenti di que' tempi . 

XJsi quefto Libro comincia la Scoria delle Arti del difegno introduzione- 
prefTo gli antichi prefa nel fuo fenfo rigorofo , poiché finora 
abbiamo generalmente parlato della natura dell'arte, anzi che 

X 2 del- 



1^4 Storia dell'Arte presso i Greci 

= della Storia . Cominceremo ad efaminarla neIJe circoflanze 



CAP V ^^^^^'"^^ '^^^■'^ Grecia , che una grandiflìma influenza ebber fu 
di ePC^ ; poiché fé Je fcienze , e la faggezza medefìma dipen- 
dono dai tempi e dalle vicende , ben maggiormente ne di- 
pende l'arte , che per lo più mantieni! del fuperfluo , e vien 
foftenuta dall'ambizione . Ragion vuole per tanto , che io in 
quefta Storia vada di mano in mano indicando le circoftan- 
ze , in cui trovaronfi i Greci ; il che farò brevemente , e fol 
quanto farà neceflario al mio fcopo . Rifulteranne che l'arte 
debbe principalmente alla libertà i fuoi progreflì e la fua per- 
fezione (i) . 

jf. I. Deggio avvertire che , fcrivendo io qui la Storia 
dell'Arte , e non degli artifti , non vi fi troverà la loro vita , 
che in molti altri libri può leggerfi , ma tutte ne faranno 
indicate le opere ragguardevoli , ed alcune faranno efaminate 
fecondo i principi dell'arte medefima . 

Amftipiilan- ^ 2. Ometterò anche di far menzione di alcuni artifli 
rammentati da Plinio e da altri , poiché non potrei che ri- 
ferirne il nome e le opere , fenza ricavarne nelTuna irruzione; 
ma un'efatta nota cronologica darò de' più antichi greci mae- 
ftrì , si perchè quefti fono fovente omelìì da' moderni che la 
ftoria degli antichi artifli hanno fcritta , sì perché nell'indi- 
car le opere loro fi additano in qualche maniera i progreflì 
dell'arte . 

Dedalo. $■ 3- Efercitavanfi già le arti del difegno antichiflìmamen- 

te ai tempi di Dedalo; e Paufania , il quale vivea nel fecon- 
do fecolo dell'era criftiana , fcrive che a' giorni fuoi vedeanfi 

an- 

(i) E un principio favorito elei Cg. Win- tutt'altro principio partirono coloro che a ccr- 

kclmann che la libertà abbia Tempre avuta te date epoche nominarono gli artifti celebri : 

una grandiffima influenya fulia perfezione tonfura principalmente Vv'inkeiniann intorno 

delle arti ; ma il ragionamento j e la floria ai prctefi vantaggi apportati dalla liberta alle 

provano fovente l'oppofto . Il fig. Heyne, arti, e avverte alcuni fuoi anacronifmi. Da- 

prcndendo al efaminare le epoche degli an- remo un breve cfltatto della fua dUrertazionc 

tichi artifti filiate da Plinio e dal noftro Auto- alla fine del Libro X. 
t£ , ne rileva gli abbagli : fa vedere clie da 



LIB.IX. 



DAI SUOI PRINCIPJ EC, l6Ì 

ancora alcune ftatue di legno della mano di queft'artefice (a), 
ìe quali , malgrado la loro deformità , pareano avere un non 

^ GAP. I. 

fo che di divino (i) . Coevo a Dedalo era Smilidb {b) fi- 
gliuolo d'Eucle (2) dell'ifola d'Egina, il quale fece una Giù- Srailidc 
none in Argo , e un'altra a Samo (a) , e che probabilmente 
è lo llelTo che Schelmide mentovato da Callimaco (r) , come 

uno 



(j) VAuUiL2.c.4.p.t2i. [Ved.Tom.I. 
pag 1 1 . ejcgg. 

(,0 II sig. Winkclmann , il quale fi è qui 
propofto d'indicare le opere più inllgiii degli 
antichi àitilli , di queJe di Dedalo l'atenie- 
fc , che pur fon opere del padre della ftatua- 
ria , da appena un leggerilìimo cenno. Noi 
la feorra k-gucndo degli antichi fcrittori, fup- 
pliremo in qualche modo a tal mancanza . 
A' tempi di l^aufania Uh. g. e. jf.o.pag. 75.J. 
delle opere di Dedalo aveali un Ercole a Te- 
be , e un Tiotonio a Lebade , e altrettante 
(latue di legno in Creta , cioè una di Bri- 
tomarte ad Oloiite , e una Minerva prcllo i 
Gnollì . Confcrvavano i Del] una picola Ve- 
nere , pure di legno , la quale vcrfo i piedi 
andava a terminare in una bafe quadrango- 
lare : a tale ih tua il tempo avca conlunta 
la deftra . Tra le opere di Dedalo rammenta 
altresì quella ftatua dedicata dagli Argivi a 
Giunone inOntace, che Antifemo nel facco 
della citta prefe , e trafportò a Gela in Sici- 
lia ; ma quella a' giorni fuoi più non ed (le- 
va, fucome torfe più non efiftevano quegli 
altri due Ercoli di legno del medelìrao ar- 
tifta , l'uno de' quali tu efpofto in Corinto , 
e l'altro ai confini dell'Arcadia , Pauf. lib. 2. 
cap. 4. pag. I ZI. , lib. 8. cap. ^j. pag. 670. 
Benché attedi il fuccennato fcrittorc aver i 
Gnolfi polleduta pure l'opera famofa di De- 
dalo , rapprelenrante una danza , e da lui do- 
nata ad A rian a quella tuttavia non doveva 
«flctnc l'originale , sì perchè la danra de' 
Gnofli era (colpita in marmo bianco , laddo- 
ve Dedalo non avea (atte che ftatue di legno , 
sì perchè la danza fuddetta era (lata da lui 
comporta in guiia che le figure moveanfi da 
sé ftefle : lo che era impolTibile nell'opera 
pofleduta dai Gnoffi . Di altre figure femo- 
veni induftr-ofamente co»gcgnate da Dedalo 
fanro menzione Calibrato '5rafu« , «. S. 
opcr. FhLoJir. fag.8 gg. , Platone in Menane, 
open Tom. il. pag. g?. E. , Arinotele De Re- 
pubi, lib. t . cap. 4. , Luciano in Philopfeude 
§. rp. op. Tom. iil.pjg. 4.8. , Dion Grifofto- 
nio Or..t. J7. pag. 4;?. A. , e più altri . 
Vogliono alcuni che abbia egli comunicato 
ad efle i movimenti coli' argento vivo , ed 



altri con fuftc , ruote , e molle occulte . Da 
quelle ingegnole invenzioni nacque preflb i 
polleri la (avola , che abbia il medelinio (or- 
mate ftatue , dalle quali tutte le (unzioni 
li el'eguiirero dell uom vivente. Diodor. Sic. 
lib. 4. §. 7S. p. ,'21. ; ficcome dalle vele , di 
cui egli forfè il primo corredò la nave del 
fuo figliuolo Icaro , venne la (avola delle 
ale attaccategli alle fpalle per pad'ar il mare 
a volo. Non folamente fu Dedalo il primo 
a fiftemar la ftatuaria , ma fece lo ftelTo coli' 
irchitettufi . Molte opere architettoniche di 
fua invenzione riporta Diodoro da Sicilia loc. 
eie. rag. J2Z. fra gli antichi, Francefco Giu- 
nio C cai. ar:kic. bc.pag.6p. 70. , e l'abate 
Gcdoyn Hifi. de Déd. jlcad. des Infcript. 
Tom. IX. Mém. pag. / 77. f^ll- fra i moder- 
ni . Un tempio d' Apollo , opera di Dedalo , 
vantava anche l'Italia fabbricato da lui in Ca- 
pna , Virg. JEneid. l. 6. v. rg. , Sii. Ital. /. 12. 
V. IO 2. , & Aufon. Id-j'. IO. V. ^or. Plinio 
altresì //i. 7. cap. jS. fe'ci. j7- con alrri_ fciÌ5- 
tori gli attribuifce l'invenzione di molti ftni- 
menti fpettanti alla meccanica , come la fega 
[ Seneca Epijf. 00.] , l'afcia , il filo a piom- 
bo , il fucchiello , e per fino la colla di pe- 
fce . La Tega però più comunemente fi at- 
tribuifce a Talo figlio di Tua forella , Diod. 
Sic. loc cir. , Ovid."M«flm. l. S. v.z44: , flet- 
to da alcuni Perdice , a cui per invidia della 
(■•ella fropei ta Dedalo tolfe la vita , Serv. ad 
Virg. Georg. Uh. 1. V. IJ.J. [ Tzctze Chil. z. 
hift. IO- ■'■erf.4.0^. lo chiama Attalo . 
(i) Pauf. lib. 7. e T. 4. r^ag. ; ^i ■ 
(1) li ra-'re di Smilidc da Paufania loc. eie, 
e da altri ch'amafi Eulide ; anzi pretendono 
alcuni che egli pure folfe ftaruario . Appo"- 
g'anfi qucfti"^ a un tefto di Clemente Alef- 
(andrino Cohen, ad Geni. n. ' . orcr.Tom I. 
p.41 ■ l.i T. , ove fi leg e er/thn ivi f lnwl^iv 
( collo frarpello d" Euclide 1 . lì tefto però è 
gualco , a cui foPituir fi dev ^ix'aiJ'i t«u 
f ìxXt.Vsv , da Smilide cioè figliuolo d' Eucli- 
de . Vedafi Giunio Cacai, archit. meck. pici, 
pag. 86. 

(a) Atenagora Legat. prò Ch.njt.pag. 292, 
(e) in Fragm. num.ioj, Tom, Lp. JJ^. 



LIB. IX. 
CAP I, 

Endeo 



Giziada 



Bularco 



Ariflocle 



i6o Storia dell'Arte presso i Greci 

uno de* più antichi fcultori , che avea intagliata una ftatua 
di Giunone in legno (*) . Uno degli fcolari di Dedalo era 
Endeo (a) , che forfè accompagno Ilo a Creta (a) . Fiorirono 
quindi gli fcultori di Rodi , che in molti luoghi della Gre- 
cia lavorarono delle ftatue , dette telchinie ( tì>ìX''''°u ) dal 
nome de' primi abitatori di quell'ifola , che Telchinj chiama- 
ronfi (b) . 

jT. 4. Sembra però che la prima epoca degli antichi ar- 
tifti cominciar fi debba da Giziada fcultore fpartano , di cui 
v'erano nella fua patria varie ftatue di bronzo (e) ; poiché 
vilTe prima della guerra tra Meftene e Sparta , guerra che fi 
accefe nell'olimpiade ix. Qtieft'anno combina col duodecimo 
di Roma , e vuolfi che le olimpiadi comincialTero 407. anni 
dopo la guerra di Troja (d) . Si rendè chiaro allora il pittore 
Bularco (e) , di cui un quadro , rapprefentante una battaglia , 
venduto fu apefo d'oro (i) . Fiorì a un di preftb al mede- 
fimo tempo Aristocle di Gidonia in Creta, poiché egli viiTe 

avan- 



(*) E per tanto probabile che debba kg- 
gerfi Smiiis in vece di Skelmis . Vedali neUe 
note di Bentley a quefto parto di Callimaco 
quante congetture fiand fatte da lui , e da 
altri intorno a tal nome , 

(a) Pauf. /ii./. cap.26.pag. 6z. lìn.zS. 

(a) Di lui Atenagora loc.cit. rammenta tra 
le figure celebri una ftatua di Minerva fe- 
dente , un'altra parimente di quefta dea , e 
la ftatua di Diana in Efefo ; e lo dice anche 
fcolare di Dedalo . 

9} P'^^-,?/*^- ^'*- ■'■• ^■ff-P''i- 374- 
U) Vixd.lib. ^. cap.tj. pag.2jo. 

{.d) Eufeb. De Prtp. evang. Uh. io. cap.r T. 
in fine , pag. 4.^6. B. [Dice Eufebio , che 
quefta è l'opinione di Taziano . Egli cap. g. 
pag. 48.4.. fecondo la cronologia de' commen- 
tar) greci crede più giufto , che folTe l'anno 
408. Roma fecondo la cronologia di Porcio 
Catone , che Dionifio d'Alicarnartb j4nciq. 
Rom. lìb. i. cap. y^.pag. 7p. princ. crede la 
più giufta , fu fondata nell'anno i. dell'olim- 
piade VII. Altri però la vogliono fondata 
qualche anno prima, ed altri qualche anno 
dopo . Vegg. Boitin il vecchio Epoque de 
•Rome , ec. , Acad. dts Infcript, Tom. il, 
Mem. pag. 4.90, efegg. 



(e) VWn. ab. ^f.cap. S.feéì. ì4. 

(i) Non meno forprendente di quefto ci 
riefce il prezzo , a cui fono ftate comperare , 
per teftimonio dello ftertb Plinio lib. fj. e. 7. 
Jecì. ^z. , altre antiche pitture . Egli ebbe a 
dire che per un buon quadro baftavano ap- 
pena le ricchezze d'ura città . Diffatti un A- 
jace ed una Venete pagati furono da Marco 
Agrippa dodici mila fefterzj , id. ibid. cap. 4. 
feB. p. ; (ei mila fu valutato un quadro d'A- 
riftide , id. ibid feci. S. , e Augufto sborsò 
cento talenti per la Venere d'Aoelle , idem 
lib. ;?/. cap. io.fe3. j6. §. i f. Ricusò Nicia 
di vendere al re Attalo la iua necromanzi» 
d Omero per fertanta talenti ; ma volle piut- 
tofto farne un liberal dono alla propria pa- 
tria , id. ibid. cap. 1 1. feci. 40.^ ;^. Altri li- 
mili elempi di quadri prezzati a fomme che 
a noi fembrano eforbitanti riporta il Vinkel- 
mann al Cap. III. di quefto Libro . In eguale 
ftima fi ebbero ancora le opere di fcultura . 
Per (ertanta mila fefterzj fu da LucuUo ordi- 
nata ad Arcefilao una ftatua della Felicità ; 
ma per la morte d'amendue rimafe quefta 
imperfetta , id. ib. cjp.i 2. feci. j.f. La ftatua 
di Policleto, rapprefenrante un corona'^o gar- 
zone , fu venduta cento taknti , id. iib. 34, 



DAI SUOI PRINCIPJ EC. I67 

avanti che la città di MefTene in Sicilia cambiafTe l'antico no- " 

me di Zancle {a) : il che avvenne nell'olimpiade xxix. (h) . "^••^^- 

f^ A D T 

Opera di lui era un Ercole in Elide in atto di combattere 
coll'amazzone Antiope a cavallo per torle il cingolo . In fe- 
guito furono rinomati Malade di Chio , fuo figlio Micciade , Mal«de, mìc- 
e fuo nipote Antermo , il quale ebbe pur un figliuolo dello ^^^* ' ^'"" 
fìefTo nome, e un altro chiamato Bupalo (e) , viventi nell'o- 
limpiade lx. (i) : onde, dice Plinio , andando indietro fino 
all'avo , troveremo che quella famiglia efercitava l'arte fin 
dalla prima olimpiade . Bupalo, architetto in fieme e fcultore, lupaio 
fu il primo che fcolpì a Smirne il fimulacro della Fortuna (d) . 

Allora pur fiorirono Dipf.no e Scillide , che non pofTono ef Dipeno e Scil- 

Ude 
fere fcolari di Dedalo , quali li crede PauHxnia (e) , a meno 

che non intendafi di quel Dedalo fcultore di Sicione , che vi- 
veva 



cap.y.fiS.ip. §. i. ; e Nicoraedc re della Bi- 
linia era dilpo \o a. pagare tutt' i debiti dei 
GnHi , che pur erano moltillimi , fol che gli 
cedcllero la loro ftatua di Venere , opc;ra di 
PralTitek ; ma tal piopofizione fu da loro ri- 
gettata , id. ai. 7. e. ^S.feii. ^g. , 6: Uh. j6. 
c.s-fici-4-A.l 

(-2) Pauf. uh. j. cap. zf.pag. 44 j. 

(i) id. Hi. 4. cap. 2j. pae. ^^7. 

(e) Plin. Hb. ,'(J. cap. f. feci. 4. §. 2. 

Ò) È ftata opinione d'alcuni , Acr. in Hor. 
ep. od. 6. , Se AnthoL /.?. cap.zj. n.2f. v.^. 
che fienfi amendue quefti fratelli [ lo dicono 
del folo Bupalo 1 tolta da difperati la vita 
con un capefbro per le mordaci fatire contto 
di loro fcritte dal poeta Ipponatte,la cui grot- 
tefca figura aveano eglino efprelTa al natura- 
le ed efpofta al pubblico . Plinio però Uh. ^6. 
cap. j. jeB. 4. §. z. dimoftra la falfità di fif- 
fatta opinione dalla data pofteriore d'alcune 
ftatuc da loro fcolpite in Delo e altrove . 
L' impcrator Augufto in tutte quali le fabbri- 
che da lui erette in Roma vi pofe ftatue di 
quelli due valenti (cultori . 

{d) Pauf. lib. j.. cap. ^0. pag.^s;. [ Abbia- 
mo dal Bocchi Symbol, qu&ft. num. LXllI. 
p.i ^6. ,e dal Malvafìa Marm. Feljìn.feB. i. 
e. 6. pag. 4-1. , che nel 1^48 fofle trovata in 
Bologna una ftatuetta di bronzo , colla Ifcri- 
zione a'ia bafe , che combina con ciò , che 
dice Paufania di Bupalo , e della di lui (latua 
della Fortuna, cioj : BOVPA\OS SMYP- 
NAI0I2 APAAMA EFFAZOMENOS TY- 



XHS nPOTON EHOIHSEN Bupalus Smyr- 

nsis Jìgtam Fortuns. primum fide . Il Maffei 
^ri cric, lapid. tib.^. cap. i. can. j. col. 77. , 
per quefta ragione da per un' impoftura quc- 
ua ifcrizionc . Io direi piuctofto , che aven- 
do qualche artifta più moderno fatta limile 
figura ad imitazione di quella di Bupalo , vi 
abbia appolto il di lui nome , come autore 
di quella forma, che aveva data alla Fortuna . 
Vedi apprelfo al Capo al. §.4.. Negli anni 
fcorfi nella tenuta di Salone a delira della via 
prenelfina fu trovata una bafe colla ifcrizione 
BOYHAAOS EnOIEI Bupalo faceva , che 
flava vicina ad una belliflima (fatua di Vene- 
re , in atto di nfcirc dal bagno , collocata nel 
Mufeo Pio-Clementino . Oiferva il fig. abate 
Vifconti nella defcrizione di quefta Venere 
Tav.i 0. pag. 17. , che per quanto (ìa vetifì- 
niile che ad ella fpettalTe la bafe , non è pro- 
babile , che una (latua di lavoro cosi elegan- 
te , e gentile lìa opera di Bupalo; ma che il di 
lui nome vi da (lato appello dall'ignoranza , 
o dall'avarizia : fé pur non è altro Bupalo . 

(e) idem lib. 2. cap.i f. pag.i 4^. [Se po- 
tcflìmo predar fede a Cedreno Compend. hlft. 
cap.i 20. pag.iìz. C. non potrebbe dubitar- 
fenc : perocché narra quefli , che la flatua di 
Minerva Lindia , della quale ho parlato nel 
Tomo 1. pag. 4.1 . noe. a. , lavorata da quedi 
due artifti , fu mandata da Sefollrire d'Egit- 
to al tiranno di Lindo Cleobolo . Del tempo, 
in cui vivea Scfodri , ne ho parlato nello 
ftefTo Tomo 1. pag. yS, 



LIB. IX. 

CAP. I. 

Leatco 

Dotichda e 
Donta 

Tcttco ed 
Angelione 



Eatticle 



Atiftomedon- 
tc: , Pittodoio, 
e DaiQofonte 



i6S Storia dell'Arte presso i Greci 

veva ai tempi di Fidia (i) . Furono loro fcolari Learco (2) 
di Reogio nella Magna Grecia , Doriclida (a) e Donta (b) 
amendiie lacedemoni , Tetteo ed Angelionb , che fecero un 
Apollo a Delo (e) , forfè quello fteflb di cui alla fine dello 
fcorfo fecolo fi vedevano alcuni pezzi nell'ifola medefima colla 
bafe e colla famofa ifcrizione . EfTendo llata lavorata intorno 
a quefti tempi e non prima , come più fotto vedremo , dallo 
fcultore Batticle di Magnefia (d) la tazza d'oro , che i fet- 
te favj dedicarono in Delfo ad Apollo , dobbiamo inferirne , 
che il mentovato artilla , fcultore de' baffi-rilievi nel trono del- 
la ftatua coloffale d'Apollo in Amicla (e) , fiorifle ai tempi di 
Solone , cioè nell'olimpiade xlvi. , in cui il legislatore d'Atene 
era arconte nella fua patria (/) . 

jf. j. Devono filfarfi a quefl:' epoca Aristomedonte di 
Argo (g) , PiTTODORO di Tebe (b), e Damoeonte di MefTene (?) , 
il quale fece ad Egio nell'Acaja una Giunone Lucina di le- 
gno , che aveva di marmo {k) la tefta , le mani , e i piedi (3), 

e avea 



(i) Dipeno e Scillide , fecondo i! calcolo di 
Plinio //'i. ^6. e. 4. feci. 4.. §. r. , nacquero in 
Creta circa l'olimpiade l. A giudizio del me- 
defimo furono effi i primi che lìeiifi renduti 
celebri nello fcolpirc il marmo . Opere eccel- 
lenti dei loro fcarpello turono le llatue d'A- 
polline , di Diana , di Minerva , di Cadore e 
Polluce, e di più altre divinità, Plin. /. c/r., 
& Clem. Alex. Cohort. ad Gent. n. 4.. p. 4.2. , 
tutte lavorate in marmo parlo , Plin. Uh. eie. 
cap. j.feci. 4. §.i. Portatili anicndue a Si- 
done , citta che per lungo tempo è fiata la 
patria della fcultura , ebbero da que' cittadini 
la commi ({ione di fare alcune ftatue de' loro 
dei . Non era pcranco terminata l'ppera che , 
per un torto ricevuto , ritiraronlì prefFo gli 
itolj . Non molto dopo una fiera carcftia 
con altri mali venne a travagliare i Sicionj , 
i quali in tale frangente ebbero ricorfb ad 
Apolline Pitio , implorandone ajuto e confi- 
glio . Seppero i due ofFclì fcultori far parlare 
a loro vantaggio l'orarolo, il quale perciò 
rifpoie che non avrebbe egli abbandonati i 
Sicionj , fé Dipeno e Scillidc avclTcro termi- 
nate le incominciate ftatue degli dei . Tanto 
baftò , perchè foffero i medcfimi non fola- 
mente rifarciti nell'onore , ma cEÌandio ri- 
meritati con ampia mercede . 



(i) Quello Learco da alcuni, predo Paufa- 
nia iib. }. cap. 1 7. pag. zfi. in ji.ie , fu cre- 
duto fcolaro di Dedalo , ed autore di quel 
Giove di bronzo picflo gli Spartani , compo- 
rto di vari pezzi uniti inlìcme si fortemente 
con chiodi da non poterli i medcfimi in ve- 
run modo fiaccare , [come già Winkelmann 
ha notato fopra;><j^. ^4.princ. ] . Tale ftatua 
vantavafi per la pili antica di quante fienfi 
formate in quel metallo . 

(a) Pauf ub.j. cap.ì 7. pag. 41 p. 

(_i) idem /ti. 6. cap.t p. pag. f 00. in fine , 

(e) idem /iè.z. eap.^2. pag.i S7. lin.^o. 

(ii) V. Freret Rechenh. fur l'ancienneté & 
fur l'orig. de l'ari de l'équit des anc. , Acad, 
des Inferi pt. Tom. f^II. Mém. pag.zgó. 

Ce) VznC Ub.^. cap.i g. pag.zs s- 

(/) Scali». Animadv. in Euf. chron. p. S7. 
\ Laerzio lib. i . fegm.62. , Meurfio in Ss- 
lone , cap.io. over. Tom. il. col. 266. 

(.e) Pauf. Hb. 1 0. cap. i . pag. Soi. 

ih) idem Iib. p. cap.:;4. pag.77S. lin.26. 

(/) Pauf Iib. 7. cap. 2^. pag. jÈ 2. infine, 
[ Vedi Tomo I.pag.^o. n. l. 

ik) ibidem . 

(Ó Le parti di legno di quefta ftatua tene- 
vanfi coperte con un fortililVuiio velo , come 
ci avvifa l' ifteflb Paufania , che fa menzione 



DAI SUOI PRINCIPJ EC. log 

e avea pure fcolpito in legno un Mercurio ed una Venere ■'-■' 

a Megalopoli in Arcadia (a) . Intorno a quelli tempi era fen- ^^^'^^ ^' 

za dubbio Lafae , di cui vedeafi ad Egira in Acaja un Apollo ^^^^^' 

nell'antico ftile (b) ; e dopo di lui vifle Damea che avea la- Dame» 

vorata in Elide la ftatua di Milone crotoniate (e) ; il che dee 

fiffarfi dopo l'olimpiade Lx. , come fi argomenta sì dal tempo 

in cui vivea Pittagora (d) , sì perchè avanti la ux. olimpiade 

non era ftata eretta in Elide nefTuna ftatua agli atleti {e) , 

qual era Milone . Fiorirono intorno a quefta età Siadra e g^ra e 

Carta , amendue fpartani , celebri nell'arte loro e maeftri 

di EucHiRO corintio , il quale ebbe a fcolaro quel Clearco g^|i^'J° « 

di Reggio nella Magna Grecia , fotto di cui nella mededma 

città lèudiò l'arte il famofo Pittagora (/) . Succederono a que- 

fti SroMio e SoMiDE, che viflero avanti la battaglia di Ma- |;°™j°'' 

ratona (g) , e Gallone d' Egina fcolaro del mentovato Tet- caUbnc 

TEO {h) , che dev'effere campato ben vecchio , poiché foprav- 

vifle a Fidia; e altronde era fuo lavoro uno de' tre grandi 

tripodi di bronzo , fotto cui , cioè in mezzo a' cui piedi , 

flava la figura di Proferpina , dono fatto dagli Spartani ad 

Apollo , e collocato nel di lui tempio ad Amicla , dopo la 

vittoria riportata da Lifandro fugli Ateniefi preflo il fiume 

Egi (i) nell'anno quarto dell'olimpiade xcm. (A) . 

jf. 6. Poco prima dell'eginetico fiorì un altro Gallone di 
Elide , noto principalmente per le trentalette flatue in bron- 
zo , rapprefentanti trentacinque giovani meflenefi , il loro 
Tom. IL Y co- 

lib.4.cap.^i.pag.^S7-, Si IS. c.3i. p.66f. (e) ìi. Ub.6.cap.i4.pag.486.princ. 

di altre opere da Damofonte efcguite in mar- {.d) Bentky's Dijfen. upon the ep, ofPhal. 

mo, quali furono , tra le altre , una Cibcle ed pag. yz.feq. 

una Venere. [Di quella fcrivc Paulania c/f. \e) Paul. Uh. 6. cap.1i.pag.4g7. [ Vcd. 

pag.66f., che avelTe le mani, la tefta , e Tomo J. pag. 26. n.i. 

le punte de' piedi di marmo ; il refto di le- (/) id. lib. 6. cap. 4.pag. 461. [ Di cui fi 

gno . Nel cap.^y.p. 67 j. defcrive un grup- parlerà qui apprello al Capo il. §. ££• 

pò rapprelentante Cerere , ed era in marmo (f) ìbiJ. cap.14.pag.4Si. 

tutto di un pezzo j opera dello flelTo fcul- (Ji) id. Ub. z. cap.^z.pag.iSy. 

tore . 0') id- lib.^. cap. 18, pag.zjs- /"''"''•. 

(a) Vm(. Ub.S.cap.^i.pag.66^. (t) Diod. Sic. lib. 13. %.ios. pag.627, 

(J>) id. lib.y. cap.zó.pag.jgz, lin.zj. Tom. I. 



Li3. IX. 



170 Storia dell'Arte presso i Greci 

corifta e un fuonator di tibia , che nel Faro di Meflene 

naufragarono . Di tal lavoro io fifTo l'epoca più indietro che 

far non (ì fuole , poiché le ifcrizioni di qucfte ftatue furon 

fatte dal celebre oratore Ippia ai tempi di Socrate , e fatte 

qualche tempo dopo ( i^fiofa S'è og-ipov ) , come fcrive Paufa- 

nia (a) . Secondo lui contemporaneo dell'eginetico Gallone 

Canaco fu Canaco (b) ; cui però Plinio colloca nell'olimpiade xcv. (a) > 

e con molta veroflmiglianza , perchè egli fu fcolaro di Poli- 

Menecmo e CLETO ; ma fuoi coevi certamente furono Menecmo e Soida 
Soida 

di Naupatto (e) , il fecondo de' quali lavorò la Diana d'avorio 

e d'oro porta nel tempio di quella dea a Calidone (i) , e po- 

fcia a'tempi d'Augufto trafportata a PatrafTo (d) . Fiorirono 

Egiaed Agc- P^f ultimo entro quefVepoca Egia d'Atene , ed Agelada d'Ar- 

go (b) maeftro di Policleto (2) , il quale fra le altre cofe rap- 

prefentò in Elide fu un cocchio Cleoltene , che riportata aveva 

Afcaro una vittoria nell'olimpiade lxvi. (e). Ascaro fuo fcolaro fece 

in Elide un Giove coronato di fiori (/) . 

jf. 7. Prima che Serfe facelTe la fpedizione in Grecia era- 

simone ed no già Celebri i fcguenti artifli . Simone (g) e Anassagora (3) , 

" amendue d'Egina, il fecondo de' quali fcolpi il Giove che i 

Greci collocarono in Elide dopo la battaglia di Platea (h) . 

Onata Pur d'Egina era Onata (i) di cui , oltre molti altri lavori , 

eranvi in Elide gli otto eroi, che eranfi offerti a tirar la forte 

per 

(a) Va.\tC. lìky. cap.zj'. pag. 44^. vifTuto Agelada nell'olimpiade ixxxvii. , 

(b) \A. lib.7. cap.ì S. pag.fyo.prirtc. ed Egia nella Lxxxiv. Otto opere d'Agelada 

(a) tib.^4^ cap.S.fecì.ip. princ. novera Paufania /. (J. 7. 6" / (7. , parte in mar- 

(c) idem ibid. mo e parre in bronio ; e Plinio ì.cit. quattro 
(i) Secondo Paufania loc. eie. concorfero ne rammenta di Egia . [ V. apprelfo al§. i<?. 

amendue a formar quella flatua . Plinio /.^j^. (0 Pauf. lib.6. cap.ic. pag. 476. 

t.S.fecì.ig.ii.18. rammenra un vitello d'oro if) \à. Hh.j. cap.z4.pag. 4:;^. 

di Menecmo , e gli attribuifce un libro fulla (g) id. lib.;. cap. 27. pag. 44S. lin.7. 

{tatuarla . Quefl: opera , ficcome tutte le altre (5) Vitruvio prs.f. ad lib. 7. attribuifce ad 

degli antichi fcritte fopra l'arte , le quali per Analfagora un trattato di prolpettiva , in cui 

attertazionc di Filoftrato il giovane Icon. in ebbe parte anche un certo Democrito . Dal 

txord. oper. Pkìlojlr. Tom. il. pag. S6i. fu- breve eftratto che ne dà ben C\ fcorge aver 

reno molte , tutte fono perite . qucfto verfato fui metodo di bene diipoire C 

id) Pauf lib. 7. cap. 1 8. pag.jSg. dipingere le fcene de' teatri . 

(b) VauC. /!b.8.cap.42.pag.6SS.pnnc. (A) VìuC. lib.f. cap.z^.pag. 4^7. 
(1) Scrive Plinio iib.S4. e. S.feci.ig. aver (/) id, lib.j. cap.2s.pag.44s. 



DAI SUOI PRINCIPJ EC. 17I 

cer combattere in duello contro Ettore (i) . Glauco di MeiTe- " 

' . ^ in- I ^ j' A r LIB. IX. 

ne in Sicilia , e Dionisio di Reggio vivevano al tempo d Anal- ^^^ ^ 

fila tiranno di quella città (a) (2), cioè fra le olimpiadi lxxi. guucocDìo. 

e Lxxvi. (l>) : fuUe colle d'un cavallo di Dionifio leggeavifi ""° 

incifa una ifcrizione (e). Circa que' tempi vivevano pure Ari- Ariftomedcc 

t r>-u 1 Socrate 

STOMEDB e Socrate tebani , opera de' quali era una Cibele , 
che Pindaro fece collocare nel di lei tempio a Tebe (d) , Men- Mcndeo 
DEo di Peone , di cui vedeafi in Elide un fimulacro della Vit- 
toria (0, Glaucia d'Egina, che kce in Elide il re Gelone GhudaedE- 
di Siracufa (/) fu un cocchio (3) i e per ultimo Elada d'Argo 
maeftro di Fidia (g) . 

jf. 8. Da quelli artefici varie fcuole fondaronfi in diverfi Scuole... 
luoghi , e antichiUìme fono le più rinomate della Grecia , cioè 
d'Egina, di Corinto, e di Sidone , che può chiamarli la pa- di Sidone... 
tria delle opere dell'arte (/;) . Fondatori di quella fcuola lu- 
rono probabilmente Dipeno e Scillide (4) , che in Sidone fif- 

Y 2 faro- 



co Quefli vicn riputato il pu; eccellente 
tra gli allievi del'.a (^uola di De.lalo . Tutte 
le opere di lui , delle q lali trovali latta men- 
zione , etano in metallo- Pauf. lih.f. cap.2j. 
pag. 44 S- 3 CU/;. 27. pag. 44p. , Uh. 6. cap.i 2. 
pag. 4.7 g. , A'ithol. lib. 4.. ci 2. n. 6. v.t. 7. 
La Cerere di Onata , clic ftrbaoafi a Figalia , 
era alfai cclcbte ; e Paufania per vederla ne 
intraprefe a bella pol'a il viag!;io , lib. 8. 
cap. 4.2. pag. 688 . [ Egli dice in quello luo- 
^o che Onata era contemporaneo di Egia , e 
di Agelada , de' quali ha parlato >5('inkclmann 
nel §. antecedente . 

io) Pauf. lib.;. cap.zó. pag. 44-6. 

(1) Si Glauco che Dionifio , fecondo Pau- 
fania loc. eie. , erano argivi ; e opere prege- 
voli di loro vedeanfi in Elide , delle quali fa 
l'enumerazione il citato dorico . 

(i) Bcntky's loc. cit. 

le) ViM^lib.;. cap.27.pag. 44S. 

{a) id. lib.g. cap.2j. pag.- jS. 

(f) id. lib.}. Ciip.26.princ.pag.446. 

VO id. lib. 6. cap q. pae.47 J./ci. 
Non fono flati (raccordo gli antichi 
intorno al foggctto rapprefentato da Glaucia 
fui cocchio . Hanno prctefo alcuni ellcre que- 
fti flato Gelone re di Sicilia , che lo abbia 
poi mandato in dono a Giove in Elide ; ma , 
fecondo l'opinione di altri , fcguicaca da Pau- 



fania loc. cit. , il quale ne reca le ragioni , fu 
innabata quella (tatua a Gelone , o piuttofto 
a Geloo , uomo privalo , che nell'olimpiade 
Lxxiii. riportò là palma ne' giuochi olimpi- 
ci . Prelfo il cocchio di Gelone un'altra (latua 
vi era , opera di Glaucia , rapprcfcnrante Fi- 
lone ufcito vittoriofo dal pugilato . Pauf. ib. 
pag. 4-4. in fine . 

(g) Schol. Arifìoph. in Ran. v. J04. 

(A) Plin. lib. ^}. cap.ii. feci. 40. §. 24. , 
lib. ^6. cap. 4. feci. 4. §. ;•. 

(4) La fcuola di Sidone , come da Plinio 
lib. ^ r. cap.i I. feci. 40. §. 24. raccogliefi , è 
fiata foltanto di pittura , ed ebbe la medefi- 
nia per fondatore il rinomato Eupompo , pit- 
tore di tanta autorità che arrivò a dividere in 
tre le due antiche fcuole della Grecia . Fiori , 
egli e vero , nella (Iella citta anche la (latna- 
ria , ed alcune belle opere del loro fcarpello 
vi lafciarono Dipeno e Scillide ; ma che elfi 
vi abbiano in oltre fondata una fcuola di 
fcultura , nelTun antico autore , che io fap- 
pia , lo lafciò fcritto , (ìccome nemmeno che 
le città di Corinto e d' Egina abbiano avuto 
fcuole , la prima di pittura , l'altra di flatua- 
ria , come qui appreffo fcrive l'erudito nollro 
florioo . [ Se gli autori di quella nota non 
avedeto tolta dalla loro edizione rnilanele la 
citazione di Plinio lib.jó. cap. 4. fili, 4. §.i- 



LIB. IX. 
CAP. I. 



172 Storia dell'Arte presso i Greci 

farono la loro dimora , e v'ebbero degli fcolari da me pocan- 
zi mentovati . Aristocle fratello di Ganaco (a) rifguardavafi 
anche dopo fette età come il capo d'una fcuola , che s'era per 
lungo tempo foftenuta in Sicione (a) . Democrito, altro fcul- 
tore di Sicione , nominava cinque maellri della fua fcuola , 
i quali uno all'altro eranfi fucceduti {b) . Polemone fcriffe uà 
trattato delle pitture di Sicione , ov'era un portico con molti 
lavori da lui fìmilmente defcritto (e) . Eupompo maeflro di 
Panhlo , di cui fu fcolare Apelle , fece sì che le due fcuole 
della Grecia , le quali fino a quel tempo erano fiate unite fot- 
to la denominazione di elladiche , nuovamente fi divideiTero , 
in guifa che , oltre la jonica nell'Afia , fcuole particolari fof- 
fero quella d'Atene , e quella di Sicione {d) . Panfilo e Po- 
LiCLETO , Lisippo e Apelle , che andò a Sicione per meglio 
perfezionarli nella fua arte (b) , le diedero il maggior luftro; 
-e ferabra che ai tempi di Tolomeo Filadelfo re d'Egitto , tra 
. -■^ le fcuole di pittura , la più celebre foffe e la migHore , poi- 
ché nella defcrizione della magnifica procedìone che quefto 
re fece fare , fi annoverano principalmente le pitture di Sicio- 
ne , e fon le fole di cui facciafi menzione (e) . 
...diCorin- jf. 9. Corinto a cagione dell'ottima fua fituazione fu fin 
da' primi tempi una delle più pofTenti città della Grecia (/) , 
e fu perciò dai più vetufti poeti chiamata la ricca . Ardice 

di 






darà da Winkelmann qui avanti nella lette- 
ra ih) , e l'aveflero efaminata , avrebbero ve- 
duxo con qual fondamento (ì pofTa (labilirc in 
Sicione una fcuola anche di fcukura , di cui 
polTono ciederlì autori Dipeno , e Scillide . 
Riguardo a Corinto , ed Egina vedremo nel 
§. ^. / o. qui apprcflo , che Winkelmann non 
tia penfato male . ] Piintofto alle tre greche 
fcBole di pittura accennate da Plinio aggiu- 
gnerfi potrebbe la fcuola attica di fcultura 
fondata da Dedalo , della quale Paufania fa 
menzione /. j-. c.zf. p. 4.4;. in fine , {e. Lio. 
cap.sy.pag. 804.. in fine .'\ Tale divifìon di 
fcuole olTerva il conte di Caylus Reflex, fur 
quelq. ckup.du.^j^ livrt de Pline , itl.pan. 



Acad. dei Injcr'tpt. Tom. XXV. Mém.p.rpr. 
eifere ceffata nella Grecia , allorché vi fi mol- 
tiplicarono i raaeftri dell'arte . Formatafi al- 
lora da ciafcheduno una maniera propria , 
non più II parlò di fcuole , ma loltanto di 
maeftti in patticolare , e de' loro allievi . 

(a) Paul, lib.ó.cap. g pag.472._ 
{a) id. lib. 6. cap.j. pag. 4-S9- princ. 
(À) idem ibid. 

(e) Athen. Dcipn. Uh. 6. e. 1 4.p.2S ^. B. 
{d) Plin. li!/, ^^j.cap.i S.feci.^j. §.7. 

(b) Plut. in Arato , op. Tom. I.p.i0£2. C, 
(.e) Ath. lib.j. cap. 6. pag. i p6. E. 

(/) Thucyd. Hi).!, cap.i 3 .pag.tz. 



LIB. IX. 
CAP. I. 



DAI SUOI PRINCIPJ EC. 17^ 

dì Corinto , e Telefane di Sicione , devon efTere flati i primi , i 
quali , oltre il femplice contorno della figura , ne abbiano in- 
dicate col difegno le parti interiormente (a) ; e Strabone parla 
de' quadri a molte figure di Cleante corintio , che ancora ai 
tempi fuoi efiflevano (h) . Cleofanto di Corinto venne in Italia 
con Tarquinio Prifco avanti l'olimpiade xl. , e fu il primo che 
infegnò ai Romani l'arte greca di dipingere : ai tempi di Pli- 
nio vedeanfi ancora a Lanuvio un'Atalanta ed un'Elena da lui 
molto ben delineate (e) . 

jj". IO. Se fi potelTe argomentare l'antichità della fcuola...cd'Egina..; 
d'Egina dal celebre Smilide eginetico , ne px)rteremmo la fon- 
dazione fino ai tempi di Dedalo (a) . E' certo però che ne'tem- 
pi antichifilmi deve efiervi fi:ata in quell'ifola una fcuola delle 
arti del difegno , e lo dimoitra la menzione che vien fatta da- 
gli fiorici di moltillime antiche flatue nello flile eginetico lavo- 
rate (b) . Certo fcultore di quell'ifola non ci è noto fott'altro 
nome , che fotto quello di ftatuario d'Egina {d) . L'arte trafile 
colà molto vantaggio dal commercio e dalla navigazione di 
quelle genti doriche d'orìgine (?) , le quali , fra le altre der- 
rate , facevano un gran traffico de' loro vafi di terra-cotta 
( che probabilmente faranno flati dipinti ) fegnati colla figura 
d'un montone. Paufania parla della loro navigazione ne' più 
remoti tempi (/) , e dice che erano in mare fuperiori agli * 
Ateniefi (g) , febbene avanti la guerra perfica sì gli uni che 

gli 

io) Plin. lib.^f. cap.S.feB.^. {e) Plin. lii.:}S- cap.^.ftU. f. 6. 

(é) Geogr. hb. S. pag. jzS. B. [Strabone (a) ?ìuC. lii.y.cap. 4.. pag.s ^t . prtnc. 
molto chiaramente ci dice /ib.cit. p.ySy. B. (b) Come tra gli altri ne /a diftinta meli- 
che in Corinto, egualmente che in Sicione , zione Paufania lio.y.cap.j. pag.j jj.in fine , 
fiorile la pittura, e la Itatuaria , ed altre lib.S.cap.ij.pag.yoS.infine, lilHio.f.36, 
arti affini a quefle ; e che in efle citta avef- pag. Sgi.prlnc. 

fero avuto un maggior accrefcimento : Co- {d) JEgynets. ficloris . Plin. lib. jj. e. 40. 

rynthi , ac Sycìone pingendi , ac fingendi , §.4/. [ Egineta è piuttofto nome proprio, 

a/Uque id genus artes auaifunt . Paolo Oro- che di patria, come ivi ha bene ofTervato 

fio Hi/I. lib. r. cap. :;. fcrive , che Corinto l'Arduino n./ / 2. 

fu per molti fccoli l'officina di tutti gli arti- {e) Viut lìb.i o.princ. pag.ygS. 

fìi , e di tutte le arti : Per multa retro ft- (/) lib. S. cap.f.pag. 60S. 

cula velut officina omnium artificum , atque (g) id. lil>.3,c«p.fff. pag.t 7 S, 
artificiorum jfuit . 



LIB. IX. 
CAP. I. 



174 Storia dell'Arte presso i Greci 

gli altri non avelTero che navi di cinquanta remi , e fenza co- 
perta (a) . La reciproca gelofia di quelle due nazioni finì in 
una guerra aperta {h) , la quale però fvanì quando Serfe in- 
vale la Grecia. Egina, che molta parte ebbe nella vittoria 
di Temiftocle contro i Perfi , ne riportò pure de' confidere- 
voli vantaggi , perocché il ricco bottino fu colà trafportato 
e venduto; onde al riferire d'Erodoto (e) ricchiffima diven- 
ne . Si mantenne in fiore queft'ifola fino all'olimpiade lxxxviu. 
in cui fcacciati ne furono gli abitatori dagli Ateniefi perchè 
fi erano alleati ai Lacedemoni . Gli Ateniefi allora mandaro- 
no colonie a popolar Egina , e gli Egineti andarono ad abi- 
tare nel paefe argolico preiTo Tirea (d) . Ritornarono efìi in 
feguito di tempo al polTelTo della loro patria , ma non rifor- 
fero mai alla primiera grandezza e pofTanza . Coloro i quali 
hanno vedute delle monete d'Egina , colla tefia di Pallade da 
una parte , e dall'altra col tridente di Nettuno (e) , giudicar 
potranno fé nel difegno di quella tefta fi fcorga uno ftile par- 
ticolare dell'arte . 
Circoftanze jf. II- Dopo l'olimpiade L. Cominciarono le Calamità della 
infelici . ^. .'^ Grecia, che da varj tiranni fu afToggettata , e durò quello 
per lei infelice tempo ben fettant'anni . Policrate fi fece pa- 
drone di Samo , Pifillrato d'Atene , e Cipfelo (ece paflare 
® al figlio Periandro il dominio di Corinto , follenendo la fua 
autorità coH'allearfi e fl:rignerfi anche in vincolo di paren- 
tela con que' potenti , che aveano faputo opprimere la libertà 
delle loro patrie Ambracia , Epidauro , e Lesbo . Di quefl'ifola 
eran tiranni Melancro e Pittaco , l'Eubea foggiaceva a Timon- 
da , Ligdamide coll'appoggio di Pifillrato dominava in NaflA) , 
e Patroclo nella città di Epidauro . Tutti però non erano 
giunti all'autorità fuprema colla forza e colle armi : alcuni 

v'era- 

(a) Thuc. /ìl>.i.cap.i4.pag.tg. (d) Thuc. lil>.2. cap ly.pag.i 14, 

(i) VjiuC Hi.!, cap.2p.pag.73, le) PauC iiò.z. cap.^0. pag.tSz. 

(0 lib.g.cap.80. pag.yzS, 



D'AI SUOI PRINCIPJ EC. I7J 

v'erano flati portati dalla propria eloquenza (a) , altri coll'a- 
ver faputo condefcendere al popolo (h) : e quelli , come Pi- 
filtrato (f) , riconofceano fuperiori a sé le leggi de* loro cit- 
tadini . Il titolo di tiranno era tra loro onorevole (d) ; e Ari- 
fìodemo , tiranno di Megalopoli in Arcadia , feppe meritarfi 
il foprannome di XP^^^i (0 > che uom retto fignifica . Le fta- 
tue de' vincitori ne' giuochi più folenni , delle quali ripiena 
era Elide anche avanti che l'arte foffe in fiore (/) , rappre- 
fentavano per lo più altrettanti difenfori della patria libertà; 
i tiranni non potevan impedire la giulHzia che volea renderli 
al merito ; e l'artifta ebbe in ogni tempo il diritto di efporre 
le opere fue agli occhi di tutta la nazione . 

jf. 12. Allorché feci la prima edizione di queda Storia io 
credea di poter rapportare a quelli tempi un balTo-rilievo in 
marmo di due figure , delle quali una rapprefenta Giove fe- 
dente , e l'altra un giovane atleta col nome Manteo (g) . Fon- 
davami fulla fcrittura fatta a folchi , detta da' Greci ^ovg'fo(^n- 
Sòv, che é la maniera di fcrivere prelTo di loro antichiflima ; 
e fapeva altronde che prima dell'olimpiade l. non s'era colà co- 
mmciato a lavorare in marmo (a) . Avvifai fin d'allora che non 
potea portarne un fondato giudizio fulla ftampa in rame; e 
feppi in appreffo che quello lavoro , efiiiente oggidì nella gal- 
leria del conte di Pembrok a Wilton , viene dai conofcitori 
riputato una moderna impollura (b) . L' urna fepolcrale col 

nome 

(a) Arift. De Republ. lib.j. cap.io. (b) 11 maichefe Maffei è quello , che dà. 

Ci"* Dion. Hai. Ànt. Rom. ili. 6. cap. 6o. per quanto io fappia , di fallita a quello mo- 

P^E-^7_2- [ Riterifce folamente un'orazione numento nel Muf. Veronen. , pus. CiCCX. 

di Appio Claudio , in cui dice clic i tiranni fi Ma non fono mancati fcrittori , clie dopo di 

facevano anche coU'aJulare il popolo . lui lo hanno dato per antico -, come Corfini 

{e) Arift. loc. eie. cap.ì z. , Pauf. lìb. i . c.^. Appcnd. ad noe. Gr&c. pag. Xl^ll. , Dijsert. 

pag. 0. princ. agoni ft. pag. fj., e Spiega^, di due antiche 

(.d) V.Ba.mes ad Hom.hymn. inMan.v.f. ijcriz. pag-IV". ,Coun de Gché'm Monde pri- 

{<) VumC. lib. B cap.zS. pag. 6 j6. lin.zg. mitif , origine da langage , lib.f.fcéì.j.c.4..^ 

(/) V. Hcrod. lib.6- cap. 1 z~. pae. 4.97. pag. 4.7^.., e gli autori del Nouveau tratte 

[ Paria degli agonoteti , o preCdenti ai giuo- de diplom. Tom. I. par. ti. feci. ti. cap._ X. 

chi , non di ifz'-ne . pag. 6^1. Vedi il dotto P. Fabricy Diatribe , 

(gj De Bimard la Baflie not. ad Marm, &c, qua bibliogr. antiq. ec. , pag. 2SS, 
Ìa) Vcd. Tomo 1. pag. j / . noi. d. 



LIB. IX. 
CAP. I. 



J75 Storia dell'Arte presso i Greci 

''■ ■ " nome di Alcnian , che fi vede a Venezia nel palazzo Giufli- 

LiB.ix. jjj^j^j ^ è fiata da taluno creduta la tomba dell' antichiffimo 
poeta Alcman {a) , il quale fioriva nell'olimpiade xxx. , ma efla 
è lavoro di molti fecoli più tardi . 11 fepolcro di quel poeta 
era a Sparta (b) . 

jf. 13. Di quelli tempi pur farebbe , fecondo l'opinione 
d'alcuni antiquarj (e) , la più antica moneta d'oro , che cre- 
dei! di Cirene in Africa ; e farebbe ftata coniata durante la 
minorità di Batto IV. per ordine di Demonace di Mantinea 
reggente di Cirene (d) , contemporaneo di Pififtrato . Demo- 
nace vi è rapprefentato in piedi , cinto il capo d'un diadema, 
da cui fpuntano de' raggi, con un corno di montone al di fo- 
pra dell'orecchia : tien nella deftra una Vittoria , e nella fi- 
niftra uno fcettro . E' più credibil però che tal moneta lìa Hata 
coniata pofteriormente in memoria di Demonace (a) . 
:.. favorevoli jT. 14. Finalmente nell'olimpiade lxvh. , e circa a quel 
*"^" tempo in cui Bruto liberò dai Tarquinj Roma, la Grecia fi 
fottraffe al giogo de' tiranni , mettendo a morte o mandando 
Libertà... in efiglio i figli di Pififtrato , e que'foli rifparmiando che fe- 
condo le leggi equamente reggevano Sicione {e) . EfTa allora 
follevò il capo , e parve che un nuovo fpirito tutta penetrafl^e 
la nazione . Le repubbliche , le quali furon in apprefì^o sì ce- 
lebri , erano piccoli flati di nefTuna confiderazione e appena 
noti , fino a che i Perfi non vennero ad inquietare i Greci 
nella Jonia , devafliando Mileto , e conducendone fchiavi gli 
abitatori . A quello difaftro furono fommamente fenfibili i 
Greci , e fopra tutti gli Ateniefi , i quali , anche alcuni anni 
dopo , quando Frinico rapprefentò loro in una tragedia la 

p re- 
ca) After. Comm. in Alcm. mon. M Così penfa anche WefTeUngio nella no- 
l6) PzuClili.^.cap.ij.pag. 244..frlnc. ti. al luo"o citato di Erodoto, e Boulierio 
(e) Hard. Mém. de Trev. an. 171.7. aout , Dijfert. Herod. cap.i z. pag.i 12. 
art. 72. pag. 1444. W Arift. De Republ. ùh.J- cap.i s. , Scrab. 

id) Herod. liò. 4. cap.i 61. p.jjs- , Con- iib, 8, pag. 387. B. 
ftant, Porphyr, Excerpta Diodori ^ p. iì3. 



DAI SUOI PRINCIPJ fC. 177 

prefa dì Milcto , fi fciolfero in lagrime per la compaflionc . ^ ' * 
Quelli mifero in piedi tutte le loro forze , ed eflendofi alleati ^^*' ^^* 
cogli Eretrj , vennero in ajuto de'loro fratelli nelI'Afiajonica, 
e prefero l'ardita rifoluzione d'andare ad alTalire il re di Per- 
fia ne' proprj fuoi ftati . Inoltraronfi nell'olimpiade lxix. fino 
alla città di Sardi , cui devaftarono e mifero a fiamme , tanto 
più facilmente quanto che le cafe n' erano in parte di can- 
ne (a) , o di quefte almeno n'erano i tetti ; e nell'olimpiade 
Lxxii. , cioè vent'anni dopo che fu meflb a morte Ipparco ti- 
ranno d'Atene, e difcacciatone Ippia fuo fratello, ottennero 
la portentofa vittoria di Maratona. 

tf. I?. Per Quefta vittoria eli Ateniefi follevaronfi fovra •.-.•ep»!'"» 

^ . - . de Greci . 

tutte le altre città della Grecia ; ficcome i primi furono ad 
incivilirfi , e a deporre le armi (h) , fenza le quali antica- 
mente , nemmeno in tempo di pace , nefiun Greco mai com- 
pariva in pubblico ; cosi Atene, che andava eftendendo la pro- 
pria autorità e crefcendo in forze , divenne la fede principale 
delle fcienze e delle arti e , come dicea Pericle , fi ìqcq la 
maeftra della Grecia intera (r) . Quindi fu detto che i Greci 
avefiero comuni fra di loro tutte le cofe , tranne la Ilrada 
dell'immortalità , che a* foli Ateniefi era nota {d) . A Crotona 
e a Cirene fioriva la medicina , e la mufica in Argo {e) ; ma 
in Atene adunate fi erano le fcienze tutte e le arti (i). 

jf. 16. Benché quelle però colà fioriflero , non erano men 

coltivate a Sparta; anzi in quefta città furono efercitate da 

Tom. IL Z tem- 

(a) Herod. lìb.f. cap.t01.pag.42S. dell' invidia univerfale . Se a tal fegno di glo- 
{h) Thucyd. lib.i. cap. 6. pag. 6. ria crebbe la nominata città per la perfezio- 
(c) ìA. lib.z.cap.^t.pag.i Zi. ne di effe , vi crebbero però quefte per efler 
(aO Ath. Deipn.hb. 6. cap. ij.p.ijo. F. ella ftara una delle grandi, floride e popo- 
(f) Rerod. hi. j. cap.i ^t.piig.264. late citta della Grecia . Tali citta folamentc 
(0 Giufta l'olTervazionc di Diodoro da Si- poflono ammettere ed alimentare nel proprio 
tilia //A. 7 2. pr/nc. quafi nello ftcflo periodo fero tutt" i rami delle arti e delle fcienze , le 
di tempo , in cui videfi in Atene per opera quali abbifognano d'un vado campo per pro- 
di Fidia portata la fcultura al grado (ommo durfi tutt'inlìeme . Negli fpazj più riftrem 
di perfezione , vi fi vide altresì fiorire la filo- delle piccole e meno popolcfe citta qualche 
fofia , l'eloquenza , l'arte militare con totte ramo appena di effe vi può allignare , e que- 
Ic altre fcienze ed arti ; talché Atene l'og- fto ancora più fawilmentc v' ilterililce , 
getto diventò ilccome dell'ammirazione, cos» 



LIB. IX. 
CAP. I. 



17S Storia dell'Aute presso i Greci 

tempi affai più remoti . E per tacere delle figure di legno ve- 
tuftidìmc collocate in uno de' Tuoi tempj , e di quella ftatua 
di Giove in bronzo mentovata da Paufania come il più an- 
tico lavoro in tal materia (a) , molto prima di queiV epoca 
gli Spartani aveano fpedito a Sardi in Lidia per comprar l'oro , 
con cui formare una ftatua d'Apollo , o piuttofto per veftir- 
nela {h) ■ Lo fpartano Giziada anteriore alla guerra mefle- 
nia , non folo era celebre poeta , ma eziandio chiaro artifta; 
e come noto era il fuo inno a Pallade , così era famofa la 
ftatua di quella dea da lui formata in bronzo , la cui bafe rap- 
prefentava le fatiche d'Ercole , le figlie di Leucippo rapite dai 
Diofcori, e altri favolofi avvenimenti (e) . Lavoro dello ItefTo 
artefice erano que' due tripodi in bronzo che nell'olimpiade 
XIV. dagli Spartani furono polli ad Amicla non lungi da Spar- 
ta , fotto l'uno de' quali flava Venere , e fotto l'altro Dia- 
na (<^) ; cioè erano fatti in guifa che la tazza del tripode s'ap- 
poggiava fulle figure delle dee polle in mezzo ai tre piedi (a) . 
Facemmo di fopra anche menzione di Doriclida e di Don- 
TA , di Siadra e di Carta antichi fcultori lacedemoni . 

$. 17- Ritorniamo da Sparta ad Atene, e dai più antichi 
tempi difcendiamo nuovamente a quelli di cui parlavamo 
pocanzi . Dieci anni dopo la vittoria di Maratona Temiflocle 
e Paufania (b) tali fconfitte diedero prefTo Salamina e Platea 
ai Perfi , che quelli prefi dallo fpavento rifuggiaronfi nel cen- 
tro dell'impero ; ma nel tempo llelTo , affinchè i Greci avef- 

fero 

(a) VnuC. /ih.}, c.i^.pag. lyt. [ Ved. qui moti Cerna, darne veruna prova. Paufania 

yisinti pag.^^. princ, e pag, 168. n.i. Io fa certamente pofteriore d'aliai ; perocciiè 

(i) Hsxoi. Uh. I . cap. óg.pag.:^^. V. Gei- parlando di quefti tripodi /;'À.^. ci ^. p.2/j;. 

Boz Obferv.ÌicorreB.farletexte,blavcrf. dice, che furono fatti colle fpoglie acqui- 

du prém. tivre d' Herod. Acad. des Infcr. fiate per la vittoria al fiume Egi , che lo 

Tom. XXIIl. Hijl. pag.i iS. ftenb noftro Autore fopra pug.i 6p. ^. J. in 

(e) PìuC. /oc. cit. pag. 2jo.fiq. fine, ha notato bene effere ftata riportata 

(.d) id. /ili.}, et 8. pag.zff.prìnc. , Hb.4.. nell'olimpiade xeni. 

cap.i 4.. pag.^i ^. (b) Nell'olimpiade lxxv. anno III. , avan« 

(a) Tanto qui , che fopra pag.i66. §. 4.. li Gesù Crifto anni 478. 
Vinkehnann mette Giziada in tempi sì te- 



DAI SUOI PRINCIPJ EC. 179 

fero Tempre fott'occhio i funefti monumenti del pericolo a cui ^^ 

era Hata efpofta la loro libertà, non vollero mai reftaurare ' * 
i tempj che dai Perfì erano ftati dilbutti {a) . Commcia da 
quell'epoca quel mezzo fecolo della greca ftoria che farà fem- 
pre memorabile , cioè dalla fuga di Serfe fino alla guerra del 
Peloponnefo (b) . 

(f. i8. E' quello il tempo in cui parvero tutte metterli in incoragg;mc- 

•f^ >■ r r _ to dclk- Icien- 

azione Je fòrze della Grecia , e tutti fvilupparfi i talenti di ^.e edeiiear- 
quella nazione . Gli uomini ftraordinarj e gli fpiriti fublimi > 
i quali aveano cominciato a formarfi nei primi movimenti che 
l'amor della libertà avea deftati in quelle contrade , tutti 
comparvero a un tempo flelTo . Erodoto nell'olimpiade lxxvii. 
andò dalla Caria in Elide , e al cofpetto della Grecia tutta ivi 
adunata leffe Ja fua ftoria (a) : non molto avanti di lui Fe- 
recidc era ftato il primo a fcrivere in profa (e) . Efchilo eC- 
pofe al pubblico le prime tragedie regolari in illile fublime, 
poiché quelle dall'invenzione della fcena nell'olimpiade lxi. 
finallora non erano ftate che balli di perfone cantanti ; e ri- 
portonne il premio nell'olimpiade lxxiii. S'incominciò circa 
quefto tempo a cantare i poemi d'Omero , e nell' olimpiade 
LXix. Cinero firacufano ne fu il primo rapfodifta (d) . Allor 
pure Epicarino filof)fo e poeta diede le prime commedie , 
Simonide immaginò l'elegia , Gorgia di Leonzio in Sicilia die- 
de una forma fcientifica all'eloquenza (e) , e a' tempi di So- 
crate Antifonte mife in ifcritto le orazioni e le arringhe (/) . 
Le fcienze medefime furono allora per la prima volta info- 
gnate pubblicamente in Atene da Anaffagora che v'aprì fcuo- 

Z 2 la 

(a) P^uC.lli.TO.cap.jf.pag.ggj. tò i poemi d' Omero in Siracufa nella detta 

W Thuc. ùò I. cap.iiS.pag. 7/. , Diod. olimpiade . Euftazio Comment. in lliad. l.i. 

lib i2.priac. rrg. 47^. ^^;,^ ^ e j^j p^Uti „_ , 2. pag. i 6. Vcd. To- 

Si Y"' ^°P^?L'"'g- 90. not. A. , e Dod- moLv^g. 240. 
wcllo Apvar ad Thucyd.pag.i 4. (,) Diod. Sic. lìb.t 2. i).;^. piig.S'4- 

fX V°, '^"- ^°- "f P'^g- 4- (/) Plut. yiu X. Rhet. in Antiph. ojter, 

W Schol. Pind. Nem. 2. verf.. r. f Cineto Tom. il. pag. S32. D. 
era di Chio , ora detta Sdo , e il primo caa- 



LIB. IX. 
CAP. I. 



. . . per la rie- 
dificazione di 
Atene . 



i8o Storia dell'Arte presso i Greci 

la ncH'olimpìade lixv. (a) . Non erano moki anni che Simo- 
nide ed Epicarmo aveano perfezionato l'alfabeto greco , e le 
lettere da loro aggiuntevi cominciarono ad ufarfi anche nelle 
pubbliche fcritture all'olimpiade xciv. (b) . Tali furono a così 
dire i gran preparativi alla perfezione dell'arte , a cui efla a 
gran pafll s'avvicinava . 

j^. 19. TralTe quella vantaggio dai difaftri medefimi che 
la Grecia avea fofFerti , dal devaftamento che v'avcano fatto 
i Perii , e dalla diftruzione d'Atene . Dopo la vittoria dì Te- 
miftocle fi penfò a reflaurare i tempj , ed a rimettere in piedi 
i pubblici edifizj (a) . I Greci portati da un vivo amore per 
Ja patria , che avea coftata la vita a tanti eroi , e che era omai 
{ìcura da ogni nimico infulto , penfarono ad abbellirla , e ad 
ergere edifizj e tempj forituofi e magnifici , che fervir do- 
veflero di monumenti eterni per la mirabile vittoria di Sala- 
mina . Vedeafi quella rapprefentata nel fregio d'un pubblico 
portico a Sparta , fabbricato colla preda de'Perfi , e detto per- 
ciò perfiano (e) (♦) . Quelli grandi monumenti rendevano ne- 
ceflarj gli artilli , e davan loro occafioni di tutti fpiegare i 

ta- 



(.a) Meurf. Le3. att. l.^.c.zy. op.Tont.Tl. 
tol-i 141 . 

(i) Coriin. Fafl. att. olymp. xciv. T. iiJ. 
pag. Z77- 

(a) Non potendofi ammettere una con- 
tradizione manifefta tra qucfto luogo , e l'al- 
tro qui avanti nel §. //. . in cai dice bene 
■Vinkclmann fecondo Paufania , che i tempj 
non furono mai più rellaurati ; diremo , che 
col tratto di tempo dopo quella devalta/tone 
foflc pcnfato a rcftaurarli , ma che poi ciò 
non foffe cfFetruato . Infatti Pericle , al dire 
di Plutarco nella di lui viti. pjg.i 62. D. op. 
Tom. I. , vi pensò , e inviò a tale effetto Ic- 
f ati a tutte le città della Grecia affinchè man- 
dafTero de^l' inviati ad un concilio da tenerli 
in Atene fu tal punto ; ma nelUina città gli 
preftò orecchio , eflcndofì oppofti , per quan- 
to fi diceva , gli Spartani . Così rimafcro i 
tempj diftrutti , e Paufania alcuni ne aveva 
veduti ancora a' fuoi giorni . 

U) Vsi»l.iii.j.cap.tr.pag.2^z. 

{.*) Cosi intendo Paufania quando dice 



tri rZv xii'rwr , cioè fopra le colonne ; e fen- 
za dubbio mal s'appongono coloro i ciuali lo 
fpicgano in guifa che le figure de'Perfi , del 
duce loro Mardonio , e d'Artcmifìa regina 
della Caria , la quale accompagnò Serfc in 
quella fpedizionc , folTero lingolarmcnte rap- 
prefentate , avendo ognuno di efli una flarua 
particolare polla fu una colonna ; [come 
credo anch' io che fofTcro rapprefcntate vera- 
mente . Paufania non parla di baffi rilievi , 
ma di flatue , e di detcrminate pcrfone . Era- 
no toliti i Greci di mettere le ftawc fopra 
colonne ; e lo ftefTo Paufania Hi. s- cap. 24.. 
pag. 44.c.princ. parla di una piccola ftarua 
di Giove , e cap. 26. pag. 44tì.prìnc. della 
flatua della Vittoria , opera di Mtndeo nomi- 
nata Copri pag. 1 7 r . §. 7. , polle fopra colon- 
ne. Ved. anche Tomo 1. pag. 7. not.i. Ma 
qui toglie ogni difficoltà Vitruvio Uh. i.c.i., 
ove dice cfpreffamentc , che erano flatue le 
figure di quei Perfiani , e che reggevano il 
tetto del pertico a guifa di Cariatidi , 




DAI SUOI PRINCIPJ se. iBl 

talenti . Malgrado le innumerevoli ftatue degli dei non obblia- 
vanfi que' degni cittadini, che fparfo aveano il fangue com- 
battendo per la patria ; anzi in quella fpecie d'immortalità 
ebbero parte le donne (ieffe che da Atene erano fuggite coi 
loro figliuoli a Trezene , e fé ne viddero le ftatue in un por- 
tico di quella città (a) . 

f. 20. I più celebri fcultori di quefto tempo furono Age- Artidi e mo- 
LADA d'Argo, maeftro di PoLicLETO , e Onata eginetico autor j"™"''^'**"* 
della ftatua di Gelone re di Siracufa (a) , porta fu un coc- 
chio , i cui cavalli erano di Galamide (b) . Agenore s'è im- 
mortalato per le ftatue dei fidi amici e liberatori della lor pa- 
tria, Armodio ed Arillogitone, fcolpite nell'anno primo deW 
olimpiade lxxvii. (c) , dopo che erano fiate depredate da' Perii 
le ftatue di bronzo erette loro quattr'anni dopo la morte del 
tiranno {h) . Glaucia pur d'Egina fece la ftatua del famofo 

Tea- 



{a) VìuC. HB.i.eap.^i, pag.iff. 

(a) Sopra aWì pag.ijo. noe. 1. fi e nota- 
to , che Plinio mette Agelada nell'olimpiade 
Lxxxvii. \<'inkelniinn qui pare che voglia 
avvicinarlo a quella epoca , e che non fi fia 
ricordato di aver alla citata pagina porto lo 
fteflo artifta moiri anni avanti . Là era forfè 
flato ingannato dall'olimpiade lxvi. , in cui 
vinfe Cfeortenc , la cui ftatua fe:e Agelada . 
Paufania pare che fi accordi a Plinio ; poiché 
/il). S. cap. 4.2. pag. 6S8. fa appunto Agelada 
contemporaneo di Onata ; e dice che quefti 
lavorò alla ftatua di Gelone molti anni dopo 
la di lui morte , e lungo tempo dopo la fpe- 
dizione di Sctfe contto la Gtecia . La ftatua 
di Cleollenc farà fiata eretta molto dopo la 
fua vittoria ; come di altre confimili fi è ve- 
duto nel Tom. I. pag. 2/2. Se il fig. Falconet 
avelie fatte qucfte riflelfioni non avrebbe 
nelle fac note a Plinio iti. ^4.. cap. S.feci.tn. 
iruvr. Tom. ni. pag. 6p. tacciato quefto 
fcrittore da meno eutto , e meno bene in- 
formato di Paufania ; aderendo , che quefti 
feriva aver Agelada fatta la ftatua di Cleo- 
ftene nell'olimpiade lxvi. 

(•) Pau fania Hi. 6. cap. 1 2 . pag. 479. 

(e) Non fo donde il noftro Autore abbia 
tratta quefta notizia . In vece di Agenore 
volea forfè dire Antenore, che Mcurfio tV- 
ram. gemin. cap. 1 0. oper. Tom. 1. col. 4.S ^. , 
e Giunio Catal. archit. ec. pag i s. fanno au- 
coic delle ftacuc di quc' due pcrfonaggi . £fli 



però moftrano di non aver Ietto bene Paufa- 
nia , che citano al lib.i . cap.S.pag.za.ì^i- 
mera quefti diverfe ftatue , e in ultimo luo- 
go quelle di Armodio , e di Ariftogitone ; 
quindi foggiugne , che le più antiche di clic 
le avca fatte Antenote , le più recenti Cri- 
zia . Non vuol dire con quefto , che tali arti- 
fti abbiano fatto in diverfi tempi le ftatue di 
que" due foggetti , come lo intendono i detti 
Icrittori ; ma bensì , che Antenore avea fatte 
le più antiche delle numerate ; e Crizia le più 
recenti , fra le quali erano le ftatue d'Armo- 
dio e del compagno , nominate in ultimo 
luogo . Infatti , che le abbia lavorate Crizia 
ce lo attcfta anche Luciano in Philopf. ^. / S. 
over. Tom. til. pag. 4.$. E qui da ortervarfi , 
che quefto Crizia da Luciano è cognominato 
nefiota , ptobabilmente per diftinguerlo dall' 
altro Crizia artico più antico , menzionato 
da Paufania lìb.6. cap.j. pag. 4)7. ; e così 
dovrebbe eraendarfi Plinio lib.^4. c.S.feci.ig. 
prìnc. , ove fcrive Crhias , Neftocles , facen- 
do di un folo due diverfi artifti , come bcti 
olTerva Giunio loc.cit. pag. J7, 'Vedi apprclTo 
pag.i p2. not. e. 

(i) Lydiat. Redintegr, annoi, ad chrort. 
marm. oxon. tp. 46. pag. 49- . 'P-SS-P- '^'•ì 
Pridcaux 'Soti kifl. ad id. chron. iSid. p.zi J, 
& zzo. [ Quefti fa odervare alla cirata pagi- 
na 21 ^. , che Ipparco era un ottimo principe, 
cchcrion fu uccilb per liberare la patria , U 
qualu fcmpic onoiò la di lui meisoria . 



CIB.IX. 
CAP. I. 



1È2 Storia dell'Arte presso i Grbci 

' Teagene di Tafo , che avea riportate 400. corone nei giuochi 
deJJa Grecia (a) . 

jf. 21. Una delle più antiche ftatue di Roma , lavoro gre- 
co di quefli tempi , è una Mufa del palazzo Barberini , che 
tiene una così detta lira . Ha una grandezza al doppio del na- 
turale , e porta tutti gl'indizj d'una sì remota antichità . Po- 
trebbe quefta ben efTere una delle tre Mufe lavorate da tre 
gran maeftri ; la prima , lavoro di Canaco ficionio , teneva 
due tibie ; 1' altra , opera d'ARisTocLE fratello di Canaco , 
aveva una lira, chiamata ;t**^''5 » e la terza > con una di quel- 
le lire che diceanfi /5ap/S/7c; , era fiata fcolpita dal mentovato 
Agelada . Abbiamo quefìe notizie da un epigramma d'Anti- 
patro (/>) , il quale può crederfi quello nativo di Sidone, co- 
me rilevali da un altro epigramma fulla fìatua di Bacco , che 
flava preflb alla ftatua di un Fifone (a) ; e ficcome è altresì 
probabile che quefta fofTe injloma , fi argomenta che ivi egli 
vivefle , e ivi pur fofiero le Mufe , che gli hanno fornito il 
foggetto del mentovato epigramma (b) . Parlando de' loro firo- 
menti muflcali , ho dato loro il nome di lira per mancanza 
di termini più proprj , tanto più che gli antichi fieffi con- 
fondeano T^opa e x^'^'^^ > ^ ^ì di quefia che di quella dicean 
inventore or Mercurio , ed ora Apollo . E'certo però che 
hvpoi e x^Xv^ , ove lo fiefib ftromento non fofTero , efler do- 
veano almeno due firomentì molto fomiglievoli . Fra le pit- 
ture 



(il") VznC.lth. 6. cap.xi. pag.^jS. 
(A) ytnthol. Hi. 4.. cap.i z. n. 6g. 

(a) ivi num. ^z. 

(b) Dal neminarc la ftatua di Fifone in 
quell'epigramma non inferiiei così facilmen- 
te , clie Antiparro vivcl-fe in Roma ; poiché 
con eguale facilita da un altro epigramira 
fatto da lui a LucuUo in nome degli abitanti 
di Tcflalonica , per ringraziarlo di averli libe- 
rati da certi ladroni , potrebbe inferirfi , che 
vivcirc in quella città . Quefto epigramma è 
riportato dallo Scaligero Animadv. in Eufch. 
chron, adann. mdccccxli. ipag.i j2. , ove 



offerva , che Antìpatro vìveva al tempi della 
guerra mitridatua Si potrebbe piuttofto ar- 
gomentare , che non ftellc in Roma, dall'aver 
in quell'altro epigramma aggiunta al nome 
di Fifone la di lui nà/ionc , o patiia , chia- 
mandolo aufonio ; il che non pareva neccflg- 
rio per uno , che fcriveflc- in quella città . In 
fecondo luogo mi farebbe credere , che fteffc 
fuor di Roma, il dono , che mai"^ò allo ftef- 
fo Pitone , di una candela di forma partico- 
lare , delia quale parla in altro epigramma 
inferito nella ftelfa Antologia lib. 6. cap. i o. 
num. 3. 



DAI SUOI PRINCIPJ EC. ig^ 

ture ercolanenfi v'è una Miifa con quefta ifcrizione TEPSt-I- 
XOPH AYPAn (ii) , e tiene in mano una piccola lira ; que- 
fk ioi-re è quella llelTa cui inventò Mercurio , e formolla 
col gufcio d'una teftuggine , onde venne detta x^^^^ '• *^i ^^^.l 
forma è la lira che vedefì appiè d'una ftatua di queflo dia 
nella villa Negroni . Arato {h) chiama x^^^^ 1^ piccola lira , 
forfè per diftinguerla dalla più grande , detta fixp.StTvq , e non 
già perchè avefle poca fronte come opina lo Scolialle di que- 
flo poeta . La lira della Mufa Barberini è della fpecie più gran- 
de , limile a quella che tiene Apollo fu un'altra pittura d'Er- 
colano (r) . Quello ftromento , detto fiàp/SiTog , da Polluce 
vien chiamato eziandio /2ctpofjitT0> (d) , cioè a grofle corde , 
)S«pt/75p«s iX"* ^'7 X°P^*i (^) ' onde dirli potrebbe una fpecie 
di ialteno (*) . Quindi ficcome la Mufa d'ARisTocLE tenea la 
piccola lira ;t**^^5 > ^ quella d'AcELADA il $(Sp/2ins , polliamo 
congetturare che fia quella feconda la Mula Barberini . Sui- 
da chiama Gelada , in vece d'AcELADA , l'artifta di tale fta- 
tua , e Kufter non ne ha nemmeno avvertito l'abbaglio nell'ul- 
tima edizione della di lui opera (a) . 

jf. 22. Io non deciderò qui fé le flratue di Caftore e Pol- 
luce fcolpite da Egesia , e polle innanzi al tempio di Giove 
Tonante (/) , fiano quelle fleffe figure coloflali che veggonfi 
ora in Campidoglio ; ma è certo almeno che elTe trovate fu- 
rono 

(a) Pitt. d'Ercol. Tom. il. Tav. j. hìft.t s4- v. 2. , e Chil. 8. hljl.ipi.v. syS. 

ih) Phinom.-vcrf.26S. fcrivono Gelada , e Io dicono maelho di Fi- 

(c) he. eie. Tav. I. dia , non di Policleto ; e farà lo ftellp , che 

(d) l>oll. Onomafl. Hi). 4.cap. p.fegm. fj. lo Scoliate d'Ariftofane in Ran.vcrf. S04. , 
(f) Scho'. Eurip. in A/cefi verf. f+/. chiama Elada , nominato da \^inkclraann fo; 

_ (*) A mio parere , mal s'appone Hunt , pra alla pjg.171. §- 7. infine . Crederci pm 

il quale, nella prefazione alla nuova edizio- probabile, che avelie errato quello Scolialte 

ne di Hyde De religione Pe farum , prctcn- nel dire Elada per Gelala , e che queftì , mae- 

de che la yocc barbiton derivi dal perfiano . ftro di Fidia , fia diverfo da Agclada , mae- 

Egli ne prende argomento da certo racconto ftro di Policleto : e però non faprei accor- 

fpettante a Cofroe ; e non riflette che atem- darmi a Meurfio , il quale nel fuo Pirtus » 

pi di quello morarca già da lungo tempo five de Pino Athenien. portu , cap. 4. "P^^- 

noti erano i Greci ai Perii , ond'è probabile Tom. l col.; f4. vuol che fi emendi Agclada 

che qucfti ncll'ado-tare un greco iftromcnto in tutti quegli fcrittori , fenza darne buone 

ne abbiano inllcme adottata il nome . ragioni . 

(a) Taato Suida , che Tzctze Ckii.7. \f)ma. liì>.34.cap.S.fea.ig.^.t6. 



LIB. IX. 
CAP. I. 



LIB. IX. 
CAP. I. 



1S4 Storta dell'Arte presso i Greci 

' rono nel luogo ftelTo (a) . Si può anche fondare qualche con- 
gettura fulla durezza di lavoro che fi fcorge in quelle parti 
che fono veramente antiche , e che era propria d'EcEsiA (a) . 
In tal fuppofizione apparterrebbono quelle ftatue al più an- 
tico ftile , avendo quello fcultore probabilmente vifTuto prima 
di Fidia (b) . 

/. 23. Dell'arte di quefti tempi fanno fede eziandio le mo- 
nete di Gelone re di Siracufa , fra le quali una d'oro è delle 
più antiche monete di quello metallo a noi pervenute (b) . 
Non può determinarfi l' età delle monete ateniefi , ma balla 
Io ftile del lavoro per confutare Arduino , fecondo il quale 
non è ftata da loro coniata nefluna moneta prima del re Fi- 
lippo il Macedone ; poiché abbiamo delle monete ateniefi 
d'un impronto mal difegnato ed informe . La più bella mo- 
neta d'Atene , che io abbia veduta , è un così detto quinario 
in oro , efiftente nel mufeo Farnefe a Napoli , e balta quefta 
a confutar Bofe , che pretende non cflervi nelTuna moneta 
ateniefe in oro (e) . 11 nome lEPHN che leggefi fui petto 
d'un bullo giovanile in Campidoglio (e) , creduto per ciò il 
bullo di Jerone re di Siracufa , è indubitabilmente cofa re- 
cente . 

(a) Ha già offervato il fignot ab. Vifconti tìfti per far vedere come fi è andato miglio- 

Mufeo Pio-CUm. Tom. I. Tav. ^7. pag.yj. ran^o lo ftile , per primi canta Calone ed 

n. b. , che Winkelmann qui cade in due er- Egefia , de' quali dice , che i loro lavori cra- 

rori . Il 1. nel fupporre i Diofcori di Egefia no dei più duri , e Cmili agli etrufchi ; quin- 

in marmo , quando Elinio Uc. cit. li dice in di mette Calamide , i di cui lavori erano mc- 

bronzo . Il i. ncU'aflerire che quelli del Cam- no duri ; e in ultimo Mirone , che lì era di- 

pidoglio fiano ftati trovati nel luogo ftcf- ftinto con una maniera più morbida . Pu- 

fb , mentre abbiamo da Ilaminio Vacca nelle riora , & Tufcanicis proxima Colon, acqua 

ùxc Memorie , n. j 2. , che furono trovati nel Egejias ; jam minus rigida Calamis ; mol- 

Ghetto degli Ebrei . Ved. apprertb al Lib. XI. liora adhuc fupradiSis Myronfccit . 

Capo ni. 1^. 14.. (i) Hard. Mém. de Trév. 1727. aout , 

(a) Quint. Injl. Orai. lib. 12. tap.to. art. 73.pag. 14.4.9. 

(b) Crederei che ciò fi potefie dire con (e) Rijlex.Jkr le s méd. de Crotone , Acati, 
lutta ficurezza fé riflettiamo, che Quinti- des Infcript.Tom.I. Hift.pa^zjf. 

lianp , il quale fa /w.wr. la ferie di varj ar- (e) Muf. Capital. Tom, I. Tav. JS» 



Ca- 



n 



DAI SUOI PRINCIPJ BG. 1 8 J 

f-i -rar i«i n ■ O ^^^' ^^' 

CAP. H. 

Capo li. 

Perfezione delle fetenze e delle arti in Grecia — V infuirono le 
circojìanze ... r ufo de' pubblici giuochi ...la pace fìabili- 
tafi . . . e'I qoverno di Pericle — Artijìi di qnefìo tempo -- Fidia — 
AJcamene— Agoracrito . . . fiia Venere — Tempo della guerra pe- 
loponnefìaca — In effa fiorirono Policleto -- Scopa . . . fua Niobe — 
Pittaoora -- CteJ.lao . . . fuo fuppofìo gladiaror moribondo . . . e Mi' 
rone — Offervazioni fui baffo-rilievo dell'apoteojì d'Omero . 

JN egli ultimi tempi , di cui parlammo nel Capo anteceder!- Perfezione 
te, il pofe il fondamento della grandezza de'Greci , fu del e delie ani m 
quale un magnifico e durevole edifizio elevar fi dovea . Dir fi 
potrebbe che a queuo abbiano dato la prima mano i favj e i 
poeti , il compimento gli artilH , e la fì:oria v'abbia aggiunto 
l'ornamento d'un maefiofo ingreflo che a lui ne conduce . 
I Greci di que' tempi , come quelli tra noi che leggono e ben 
intendono i loro poeti, faranno rimarti forprefi al vedere po- 
chi anni dopo una tragedia d'Efchilo , che credeano perfet- 
ta , comparir fra loro Sofocle (*) ; e quefì:i non gradatamen- 
te , ma con un volo incomprenfibile giugnere all'ultima per- 
fezione , e toccare la più alta meta a cui follevarfi polTa umano 
ingegno . 

jT. I. Un falto fimile deve aver fatto l'arte dal maeflro 
allo fcolaro , da Agelada a Policleto ; e fé il tempo non 
avefle dilbutti i monumenti fu cui giudicarne , vedremmo fra 
l'Ercole d'EtADA (a) , e'I Giove di Fidia , fra il Giove d'AcE- 
LADA , e la Giunone di Policleto quella ftefla differenza che 
To7n.n. A a fcor- 

(*) Egli diede l'Antigona fua prima tra, (a) Menzionato dallo Scoliaftc d' Arifto- 
gcdia nel rcrz'anno deir olimpiade ixxvu. fané i« Ì{j;j. v. yiJ^. Ved. qui afjauti p.iSi. 
Vith. Mijcell. Uh. ^.cap.ì 8, not. a. 



LIB.IX. 
C^P.U. 



rg-ó: SroraA dell'Arte presso i Greci 

fcorgiamo fra '1 Prometeo d'Efchilo, e 1' Edipo di Sofocle. 
Quegli colla fublimità de' penfìeri , e con un'efpreffione mae? 
fìofa ci forprende più che non ci commuove ; e nell'efporre 
l'azione , la quale è fovente più vera che pofTibile , moltrafi 
piuttollo Itorico che poeta . Quelli all' oppollo ci defta in 
feno una commozione profonda , e men colle parole che colle 
immagini fcnfibili ci penetra l'anima : ricercando tutta la ve- 
rofimiglianzaper mezzo d'un intreccio ingegnofo , e d'un mi- 
rabile fcioglimento della fua fivola , foftiene in noi un'afpet- 
tazione collante , e fupera i noftri delìderj ftelìi . 
V'influirono jf. 2. I più felici tempi per le arti del difegno nella Gre- 

le circollaa- . . . , . , r. , , . . 

2c... eia , e prmcipalmente m Atene j rurono que quarantanni in 
cui Pericle refle a così dire la repubblica , e durò l'oftinata 

] guerra , che precede la peloponneilaca cominciata nell'olim- 

piade Lxxxvii. (i) . Fu quella forfè la fola guerra , che fu 
giovevole all'arte anziché eflerle funefta , limile a que' facili 
sdegni degli amanti, che avvivano la paffione in luogo d'eilin- 
guerla . Svilupparonfi allora interamente le forze della Gre- 
cia ; Atene e Sparta tutto immaginarono , tutto mifero in 
opera per follevarfi l'una fopra dell'altra ; ciafcun cittadino 
manifeftò i proprj talenti , e tutte occuparonli le mani e tutti 
gli fpiriti . Come un animai feroce tutta fpiega l'agilità e la 
forza quando trovafi da ogni parte alTalito , così gli Ateniefi 

mo- 

(i) Senza computar il tempo in cui vifle mortali , facevano ogni sforzo per forpaflare 
Dedalo coi primi allievi delia fua (cuoia , i nelle opere lor affidate la orandiofità del di- 
quali attefero piuttofto a dirozzare che a fegno colla bellezza e coli'eccellenza del la- 
pcrfezionare la (ìacuaria , venticinque e più voro . Benché , fecondo l'ofTervazione di Vel- 
olimpiadi precorfero a difporre quell'epoca lejo Patcrcolo //i.i . ca/).! fi. , ripetuta da più 
felice , sì celebre per le arti e per le fcienze , moderni e confermata da varj efempj , di 
cella quale arrivarono clfe al colmo della breve durata fia la perfezione delle arti e 
perfezione durante il governo di Pericle , che delle fcienze, il cui fplendore predo s'in- 
foio, come olTerva Rollin , Storia antica, gonibra e (vani fce ; quelle nondimeno la pri- 
iii. 22. rar.i. e.;, art. z.p.i t p. Tom.XIL , ma volta che arrivarono nella Grecia , vi fi 
baftò ad iftillare nell'animo degli Ateniefi il mantenneto per lungo tempo: e da Pericle 
guflo per tutte le arti , e a mettere in movi- (ino alla morte degl' immediati fucceflbri di 
mento tutte le mani più abili . Ei folo arrivò Alellandro il Grande , epoca del loro decadi- 
a deflare una si viva emulazione fra i più ce- mento , vi pallarono trenta e più olimpiadi , 
celienti artiitiin qualunque genere , che uni- olfia centoventi e più anni . 
camente occupati del penliero di renderd im- 



DAI SUOI PRINCIPJ EC, l87 

moftrarono tutt'i loro talenti quando nelle maggiori flrettez- =■»=='= 

r • LIB. IX. 

ze 11 ritrovarono . 

$. 3. Anche durante Ja guerra aveano gli artilh lempre ...i-ufojc' 
prefenti que' gran giorni in cui gli occhi tutti della Grecia fy^'/^'^'"""' 
dovean elfere rivolti alle loro opere , e a loro ftedi ; poi-' 
che ogni quart'anno airavvicinarfi de' giuochi olimpici, ed 
ogni terz'anno al ritorno degl'iftmici le oftilità ceflavano in- 
teramente. I Greci tutti, dianzi nemici acerrimi , e quegli 
ftedì , che le leggi aveano banditi dalla patria {a) , adunavano 
allora amichevolmente in Elide , o a Corinto ; e mirando lo 
flato fiorente della nazione tutti obbliavano in quel momento 
ciò che era avvenuto pocanzi , e ciò che era per fuccedere 
tra poco . I Lacedemoni fecero altresì una tregua di quaranta 
giorni per celebrare una fella iftituita in onor di Giacinto (h) . 
Si omife però di celebrare per qualche tempo i giuochi ne- 
mei nella guerra fra gli Etolj e gli Achei , nella quale ebbero 
parte anche i Romani (e) (a) . 

jf. 4. Serviva pure alla generale iftruzione degli artifti il li- 
bero coftume di que' tempi , per cui non velavafì nelTuna par- 
te del corpo de'lottatori ; effendo ceflato molto prima l'ufo 
di portare intorno alle reni una fpecie di grembiule . Acanto 
dicefì il primo che fia comparfo affatto ignudo in Elide nell'o- 
limpiade XV. {d) ; onde s'inganna Baudelot {e) , quando pre- 
tende che fiali introdotto l'ufo dell'intera nudità negli atleti 
fra l'olimpiade lxxiii. e la lxxvi. (b) . 

A a 2 jf. ?. Cef- 

^i} ?'°r'/^u' ^'^■'*' ^-^^ P'^g-^àj. ixxT. Egli non ha vedute tutte le teftimp- 

(6) Paul. /li. 4. cap.t g. pag.jzó. iiianzc degli fciittori , che porta Meiiilìo /.e. 

(-) Liv. /iA.^4. Cc2p.i 5. n. 4/ . per provare un tal ufo in tempi molto antc- 

(a) Ved. Tom I.pa^. 24.6. riori ; ma nepputc Mcutfio ha veduto Tu- 

{d} Dion. Halicarn. '^nr. Rom. lib.y. cy z. cidide , fu cui lì appoggia Baudelot , il quale 

'F^g-4-sS. V.Meuif. Mifceìl. lacon. Uh. 4.. Scriveva intorno all'olimpiade xc. , e dice 

cap.iS.op.Tom. irl.col.^z4.fcqq. lib. i. cap. 6. pag. 7. , che non erano molti 

Ce) Evoque ile la nud. des Atìet. , Acad. anni, che fi era introdotta l' intera nudità ; 

des Infcript. Tom. 1. Hiji. pag.i gì. e che in Alia molti anc«ia ufavauo quel velo 

. (b) Baudelot ne fiCa l'epoca all'olinipiadc intorno alle reni , 



i88 Storia dell'Arte presso i Greci 

g — : — 1 jf. j. Cefsò al fine l'accennata guerra nel fecond'anno dell' 
^^^■^^" olimpiade lxxxiii. , e fi conchiufe una pace generale sì fra i 
..aapicè'fta- Greci ei Perfi , che fra i Greci ftefii per la lega di trent'an- 
biliuii... ^- ^-^j.|.^ j.j.3^ Atene e Sparta (a) . In quello tempo cominciò 
la Sicilia ad eflere tranquilla pel trattato di pace conchiufo 
fra i Cartaginefi e Gelone re di Siracufa , in cui furono com- 
prefe tutte Is città greche dell' ifola ; onde , al dire di Diodo- 
ro (b) , la Grecia allora altra occupazione più non aveva che 
le felte e i divertimenti ; tanta tranquillità e una sì univerfale 
gioja de' Greci dovea necefi^ariamente molto influire full' ar- 
te ; e deefi probabilmente a sì fortunate circoflanze la perfe- 
zione a cui efì^a fi follevò per le mani di Fidia nella men- 
tovata olimpiade (a) . S'intende quindi perchè Arilìotane {e) , 
introducendo fulla fcena la Pace come una dea , dica aver 
effa della relazione con Fidia ( ottu; ctùrn Trpoa-ii'Koi ^ni'ias ) , 
alla quale elpreffione lo Scoliafte antico, e i critici moderni, 
tranne Fiorente Crilliano , hanno dato im fignificato ben lon- 
tano dalla mente di quel comico fcrittore , allegandola come 
un proverbio (d) . 
...e'igover- jf. 5. La morte di Cimone diede finalmente a Pericle h 

no di Pende . 1 • r • r ■ 

libertà d eleguire i fuoi gran progetti . Egli procurò di far 
regnare in Atene la ricchezza e l'abbondanza coll'impiegare 
tutt' i cittadini j e quindi erefi^e tempj , edificò teatri , co- 
ftrufTe acquedotti , e formò porti , ornando e abbellendo 
il tutto con prodiga magnificenza . Sono noti il Partenione , 
rodeo , e gli altri fontuofi edifizj (b) . Dir fi può che in quefti 
tempi l'arte riconti nciafle ad aver vita ; ed ebbero allora un 
nuovo principio , fecondo l'ofi^ervazione di Plinio (e) , la fta- 
tuaria e la pittura . 

if. 7. De- 

(a) Dio(}. //3. J2. §. 7. pag.4.82. [Pauf. (a!) Erafra. in Adag. , Leopard. Emend. 

lib.j. cap. 2^. pag. 4^7. in fine . lib. f. cap. i j. 

(6) iiij. ^.26. pag. 4g;. (b) Vlaz.in Pericle, op. Tom. I.p.ijp.feg., 

(a) Plin. lib. ^6. cap. s-feB. 4. <). £. Mcurfio Ceram. gem. ci i.op.Tom.l. C0I.4S6. 

(0 in Pac. verf. 61 /. {e) lib.36. cap.s-feà. 4. ^.3. 



DAI SUOI PRINCIPJ EC. 189 

/. 7. Devefl a ciò il celebrato avanzamento delle arti forto 



LIB. IX. 



Pericle , fimile a quello che ebbero nel loro rinafcimento in 
Italia fotto Giulio li. e Leon X. ElTe , a cosi dire , ad amen- 
due le epoche trovaronfi in un terreno d'una fertilità inefau- 
ribile e ben coltivato , da cui l' induftria ricava tutte le più 
nafcofle ricchezze. E* vero che non può farfi un giuilo para- 
gone Ira i tempi anteriori a Fidia , e quei che precedcrono 
Michelangelo e Raftaello ; ma è certo almeno che sì in quelli 
che in quelH l'arte avea tutta la purezza e la lemplicità origi- 
nale ; e tanto più era kifcettibile di miglioramento , quanto 
meno era dal cattivo gufto corrotta e depravata : nel che l'arte 
può rafTomigliarfi all'educazione dell'uomo . 

tf. 8. Fidia, che efe^uiva le grandi idee di Pericle (a) , Artidi di que- 

, r rr fio tempo. 

fu il più grande degli artilli , e '1 iuo nome efler dee facro ridia, 
nella ftoria dell'arte, che per lui , pe' fuoi allievi , e pei fuoi 
fuccelTori portata fu al più fublime grado di perfezione . Le 
più pregevoli fra le fue opere erano la itatua di Pallade nel 
tempio di quefta dea in Atene , e quella di Giove olimpico 
in Elide, amendue d'avorio e d'oro (b) . Di qual prezzo fofTe 
la Pallade argomentar fi può dall'oro impiegatovi, il quale, 
ficcome ebbe a dire Pericle flefTo in un'aringa agli Ateniefi, 
montò a quaranta talenti {a) , e'I talento attico di que' tempi 
\w.Ieva a un di prefTo 6oo. feudi romani. L'oro fervi foltanto 
pel panneggiamento ; poiché le parti ignude del corpo , co- 
me la terta, le mani , ei piedi, eran intagliate in avorio (i) . 

jf. 9. Al- 

(a) Che era cioè il generale fopraintcn- fcquite le tante opere ordinate da Pericle , 

dente , e direttore delle opere ordinate da Pe- eiìe confcrvavano ancora a' fuoi oiorni la pri- 

ticle . Plutarco in Pericle , pag.i jg. op. To- miera bellezza , e integrità . Ved. appreflo al 

mo I. I pittori celebri impiegati in quel rem- Cupo iil. §. / 7. 

pò fono Agatarco , e Seuil , il primo de'qua- (b) Plin. Ub.^4.. e. i. feci, io- §.i. È lodato 

il era velocilTimo nel dipingere , l'altro piut- come celebre anclie il fuo Efculapio Epidau- 

tofto lento . Plutarco loc.cit. riferifce , che rio da Atenagora Legat.pro Chn(l.pag. zgi. 

Seufi fi gloriava di quefla fua lentezza , per- (^a) Thucj'd. Uh. z. cap.i ì. pag.i j. 

che diceva , che così le fue pitture erano più (i) Tutti gli antichi fcrittori gicci e latini 

durevoli , e a quirtavano coll'andar dcgli'anni che di Fidia parlarono , Diodoro Bibl. hift. 

maggior bellezza . Aggiugne lo (borico , che Hb. i 2. princ. , Paufania /./. e. i y. p. 41 j. & 

nou ollante la predezza , con cui fi^rono e- aliò. , Suaboiic lib, i. pag. J4.2. in fine , Più- 



tlB. IX. 



rpo Storia dall'Arte presso i Greci 

jT. 9. Alcamene ateniefe, ed Agoracrito di Paro furono 
i più celebri fra gli fcolari di Fidia . 11 primo ebbe Ja glo-' 

CAP. II. ^ . . ^ ^ 

AJcamcnc. ria di far il baffo-rilievo fui frontifpizio pofteriore del tem- 
pio di Giove in Elide , ove da una parte avea rapprefentata 
la pugna de' Lapiti coi Centauri alle nozze di Piritoo , e 
dall'altra Tefeo che colla fcure ftrage facea de'Centauri me- 
defimi . Così leggiamo in Paufania (a) , i cui interpreti hanno 
tradotta fiella volta la greca voce ec To7q àiroìi che , febbe- 
ne fia nel numero del più, indica tuttavia un apce folo ; e 
altronde neffuno de'tempj quadrilunghi , qual era il mentova- 
to, avea la volta, ma bensì una foffitta piana. Per la fteffa 
ragione fono ftate mal tradotte le parole feguenti : jj^ìj av^n 
'^ àiiis KixTurtv g'5 g-ivòp , ì(gjj xtxTzie tovto *A?k(p8/òj ì'tt' àvrov 
^iTToiìiTut , che fono fiate intefe d'una volta ( hic fé laqneare 
in angujìum fajìigìum contrahit (a) ; poiché Paufania , dopo di 
aver defcritta la corfa di Pelope e d' Ippodamia efprefla nel 
frontifpizio anteriore di quefto tempio , foggiugne che fulla 
cima di elfo vedeafi rapprefentato il fiume Alfeo . Quello Al- 

came- 



Utco m Pende , pag. ifg. feq. , Luciano 
Fro imag. §. 14.. open Tom. il. pag. 4.9 z. , 
Cicerone Deci. ora:, cap. 64. n.zzS., Plinio 
^'^■B4- e. S.feB.io. §. I. , Quintiliano lib.iz. 
cap. IO. , ed altri fecero a gara nel celebrare 
le lue opere . Oltre la Pallade e '1 Giove O- 
lirnpico , a' quali accrefccvano pregio diverfi 
minuti finiffimi lavori efeguiti da lui con im- 
pareggiabile maelbia [ come fi è fatto ofl'cr- 
vare fopra alla r,;^. ,'j-. noi. a. ] , altre ftatue 
pur in avorio di qucfto grande macftro ram- 
mentanti dagli anticlii , i quali ne accennano 
eziandio alcune in bronzo , ed anche in ie- 
'gno . Più comunemente però lavorava in 
jnarmo . Plinio /oc. cir. gli attribuifce altresì 
V invenzione di lavorar al torno , perfezio- 
nata poi da Policleto ; ma tal gloria gli viene 
contrariata da Salmafio P/in. exerch. in So- 
lin. cap. jz. Tom. il. par.-'^y. [ Vcd. qui 
avanti p. 0. / 0. ] . RoUìq Storia ant. T. XII. 



lib 



zz. cap. j. are. z. pag. / 77. 



fcrive ch'ei 



"fu anche pittore ; ma non dice donde abbia 
tratta quefta notizia . [ L'avrà tratta da Plinio 
lii>. •? j. Cdv. S . feci. ^4. , il quale dice , che 
prima fu pittore , e poi fcultore , e che di- 



pingefTe il fuo Giove Olimpico 1 . È certo che 
la fcultura fu l'arte che lo rendè immortale . 
Non oftante però un merito si dichiarato, 
la gelofii e l' invidia lo prefc a perfeguitarc . 
Quanti emoli invidiofi abbiano tentato di 
nuocere a Fidia , raccogliefi da Plinio e <la 
Plutarco , al quale però creder non poflo che 
sì celebre fcultore abbia finito i giorni fuoi 
in carcere , o per veleno appreRatogli da'fuoi 
nemici . Il Giove Olimpico è ftata opera pOr 
fleriorc al tempo in cui vuoili da Plutarco 
morto Fidia . V. Gedoyn Hift. de Phidias , 
Acad. des In feri pi. Tom. IX. Mém. p. i p6. 
[ Tanta era la ftima , che (ì faceva di quefta 
flatua , e il fanatifmo de" Greci per eda , che 
tutti generalmente andavano a vederla ; e fi 
credevano sfortunati coloro , i quali non po- 
tevano avere un tal piacere . Qua dementiti 
ejl, fcrive Epittcto prelTo Arriano /ib. i . e. 6., 
ad Olympia proficifii vos , ui Pkidif. opus 

fpccfetis , ac fi quis ante obitum non viderit , 

prò infortunato fcipfum reputare ? 
(.a') lib. f. cap.i 0. pag. ^(ìq- 
(a) Sono ftate cosi benidlmo tradotte . 

perchè laqueare vuol dire foffitta piana . 



DAI SUOI PRINCIPJ BC. ipi 

CAMENE fu pur il primo che fece un' Ecate triforme , la quale 

ebbe il foprannome di ETriTrvpyi'Six , forfè perchè una coro- ^^^' ^^' 

r ■ 1- / ^ GAP. U. 

na aveva a roggia di torre {a) . 

f. IO. Alcamene gareggiò con Agoracrito a chi formaf- Agoraaicg..,- 
fé una più bella itatua di Venere , ed ottenne il premio dagli 
Atenicfi , perchè era loro concittadino (/>) . Agoracrito a 
cui dolea di quello giudizio , non volendo che la fua fta- ... fu» Venere, 
tua rimaneffe in Atene, la vendè a Ramno, piccolo borgo 
dell'Attica (e) , ove da alcuni teneafi come un lavoro di Fidia 
flelTo ((/) , il quale , ficcome molto amava Agoracrito , met- 
tea fovente mano nelle di lui opere . Di ciò non contento lo 
fcultore , volle che la ftatua fua cangi alfe per fino il nome , e 
diella a'Ramnusj a patto che prefTo di loro dovefle tenerfi co- 
me un fimulacro di Nemefi (a) . Alta dieci cubiti ( SutacTruxo ) 
era la ftatua (b) , e teneva in mano un ramo di fraffino 
( fji'jMx ) (e) . 

jf. II. Nafce qui naturalmente una quiftione , che pur 
non è caduta , ch'io fappia , in mente ad alcuno . Come mai 
Venere potea rapprefentare una Nemefi ? E tal richieda muove 
due altri dubbj : la Venere d'AcoRACRiTo era ella nuda o ve- 
ftita? e qual era mai l'attributo che ad amendue quelle divi- 
nità folTe comune , onde prender fi potelTero l'una per l'al- 
tra ? Riguardo al primo , rifpondo che tale ftatua probabil- 
mente era panneggiata come la Venere di Pkassitele nell'ifola 
di Coo (d) ; e riguardo al fecondo , ripeterò ciò che ho det- 
to intorno ad una gemma del mufeo Stofchiano (cf) , e più 
diffulamente intorno ad una ftatua della villa Albani , nelle 
quali Nemefi fi ravvifa (/) , cioè che quefta dea rapprefentarfi 

fo- 

(a) Vi\iC. nb. 2. cap. ^o.pag.i So. (e) Paufania , ed Efichio /A cf. 

(i) Plin. Iil>.j6. cap.f. feci. 4. §.^. (d) Plin. //i..;(f. cap.j.Jea.^.. §. /. 

(e) VnnL Hb.ì. cap.^^.pag.Si. (e) Defcript. dcs pierr. gruv. du Cab. de 

(d) Suid. & Hcfych. r. "Pa/itei»/». Scjfih , cl.z.fici.iy- n.i 8 t0.pag.zg4.. 

(a) Plin. loc. cit. (/) Man. «ne. i/ied. Pur. 1. c.Ì. pag. jg. 

Cb) Elìdilo loc. cit. 



LIB. IX. 
CAP. II. 



192 Storia dell'Arte presso i Greci 

foJea col manco braccio piegato verfo il petto in atto di fo- 
fìener ivi la verte ; e tal braccio fervfa per la mifura comune 
del cubito {yrvyeòr ) preiTo i Greci , cominciando dal gomito, 
fino al nodo dimezzo delle dita. Quefta mifura indicava che 
Nemefi , dea della retribuzione , le buone opere e le cattive 
con giuftiflima mifura giudicava , dando pofcia i meritati pre- 
mj , o i dovuti caftighi . PofTiamo per tanto credere che la 
Venere d'AcoRACRiTO fl-efTe nel medelimo atteggiamento , il 
quale però farà ftato in elfa indizio di quella modeftia e di 
quel pudore , che efprimer volle Prassitele nella fua Venere 
ignuda , la quale con una mano tenta di coprirli il petto , e 
vuol coU'altra ,• che tien più baffa , celare altra parte (a) . 
Quando tutto ciò s'accordi , non avrebb'egli lo fcultore potuto 
dare alla fua Venere , fenza farvi nelTun cangiamento , il nome 
ed il lignificato di Nemefi ? Per rapprefentarla più perfettamen- 
te avrebbe tutto al più potuto aggiugnervi il ramo nella de- 
ftra (b) che teneva abbalTata (e) . 
Guerrapcio- jf. 12. Nell'anno primo dell'olimpiade lxxxvii. , cioè in 

ponnefiacano n ir ■ ■ r • < i n J' 

dannofa alle queiJ anno Itello m cui rioiA termino Ja mentovata (tatua di 
Pallade , e cinquant' anni dopo la fpedizione di Serie nella 
Grecia, le oftilità fin allora ufate accefcro il fuoco della guer- 
ra peloponnefiaca, di cui fu principal cagione la Sicilia, e 

in 

(a) La Venere di PrafTitele a Gnido , di cui anche Owens Orat. de Nemefi Phidìaca . 

ibbiamo le copie nel Muko Pio-Clcmcuti- (e) Plinio , come già fi è rilevato alla 

no, come ho notato nel Tomo l.pag.^, 6. pag.170. not. z. , mette Egia nell' olunpiadc 

not. e. , colla niano finiftra reggi; un panno, ixxxiv. , e lo fa contemporaneo d'Alrarae- 

che prende di fopra un vafo pollo .iccanto ; re , uritaincnte a Crizia , e Neftode . Di 




to 



..-.., / — "1" ■«.••.»• «miniai' avM-iii j pv-ii'i-witv. ^S" ■**-*-^ '*- »'«»i<-"w 

era la liniltra , come icnvc Paulania /i6. 1. dArmolio , e Arillogitone , come ho detto 

f'^P- Sì-r^e- 't-, il quale agguigne che te- alla (\.e(^ìL pagira ; e ouefte nell'olimpiac 

ncva nena deltra un vaio lavorato abaffi ri- lxxv, furono tolte dal Ceramiio d'Atene 

lievi , che rapprefcntavar.o varj fatti ; e ave- ovo (lavano , e portate in Perfia da Serfe nel 

va in capo una corona con dei cervi , e im- lo fpoglio , che fece di quella città . Paufani 

jr.Jgir.i della Vittoria . Tutte qucfbe cofe ve Ub. i ."cap. 8. ras. zo. Vcd. appreflb al §. 31 
Je avrà aggiunte m apprelTo l'artiila. Veggafi t t6 



DAI SUOI PRINCIPJ IC. 193 

in efTa ebbero parte tutte le città greche. Gli Ateniefi allora^ 
fotfrirono per una perduta battaglia navale sì fiero colpo , di 
cui fi rifentirono lungamente (a) . NcH'olimpiade lxxxix. era 
bensì ftata conchiufa una tregua di cinquant'anni , ma un an- 
no dopo s'infranfe , ricominciò la guerra , e allor folo cefsò 
il furore quando la nazione ebbe perduta la forza di com- 
battere . Quante fofiero le ricchezze d'Atene a queft'epoca fi 
può aigomentare dai tributi importi in tutta l'Attica per la 
guerra contro i Lacedemoni , in cui gli Ateniefi erano alleati 
de' Tebani : quefti tributi afcendevano a S7SO- talenti (/<) . 

jT. 13. in tal guerra del pari che nella precedente parve 
che un favorevol delHno vegliafl^e fulle arti come fulle mu- 
fe , che tranquille reilarono fra'l tumulto delle armi , onde 
i poeti egualmente che gli artifti perfezionar poterono le ope- 
re loro . La poefia era foflenuta ed animata dal teatro , poi- 
ché il popolo d'Atene , anche ne'maggiori difafliri , non tras- 
curò mai gli fpettacoli teatrali , anzi gli annoverava fra i bi- 
fogni della vita: difFatti quando la città, fotto la prefettu- 
ra di Lacare macedone , fu da Demetrio Poliorcete cinta 
d'afTedio , ferviano in qualche modo le rapprefentazioni a re- 
primer la fame (e) ; e leggiamo che dopo la mentovata guer- 
ra , quando Atene era nelle maggiori anguftie , fu ripartita 
al pubblico una certa fomma di denaro , di cui ognuno ebbe 
una dramma , cioè quanto pagarfi dovea per entrare nel tea- 
tro . Né ciò è tanto flirano quanto per avventura lo fembra, 
poiché i Greci teneano per facri gli fpettacoli teatrali , e fce- 
gliere folcano quafi fempre le grandi fefte , e quelle di Bacco 
principalmente , per rapprefentarli . II teatro d'Atene fu al- 
tresì celebre nel primo anno di quefta guerra a cagione della 
gara tra Euripide , Sofocle , ed Euforione , per la tragedia 
Tom. IL B b della 

(a) Liv. /a. iS. cap. 22. n. 41. (e) Dionyf Halic. De Thucyd.jud. c.it. 

(i) Polyb. Hifi, lib. 2. pag. t^S. B. p. 234, oper. Tom. il. [ Non dice tal cofa . 



LIB. IX. 
CAP. U. 



LIB. IX. 
CAP. II. 



194 Storia dell'Arte presso i Greci 

della Medea , in cui coronata fu quella del primo (d) , come 
nei feguenti giuochi olimpici fi contefe fra Dorieo e Rodo 
figliuolo del famofo Diagora , il quale riportò la corona . Ci 
aflìcura Plutarco che i Greci fpefero di più per far rappre- 
fentare \q Baccanti , h FeniJJlt , V Edipo , VAntigona, ìa Medea , 
e ì'Elettra , che per difendere contro i barbari la propria li- 
bertà (b) . Tre anni dopo la rapprefentazione della Medea 
comparve Eupoli colle fue commedie : nella fteffa olimpiade 
Ariftofane fi fece un nome colle fue Vefpe , e nella feguente , 
cioè nella lxxxviii. , diede due altre commedie , vai a dire le 
Nuvole e gli Acarnefi . 
Aiior fiorirò- jT- 14- Al Cominciar della guerra peloponnefiaca l'arte 

no altri gran- jrri ■^ i-i-v r \ ■ \ • 

^iartirti. produlle Je opere pm grandi, le pai perfette, e le più ri- 
nomate , cioè il Giove Olimpico , a cui Fidia , dopo d'aver 
finita la Pallade , mife mano infieme allo fcultore Colote (0 
allorché , coftretto a lafciare Atene , portollì in Elide : amen- 
due le ftatue eran , come dicemmo , d'oro e d'avorio , e fef- 
fanta cubiti aveano d'altezza (a) . Quando col tratto di tem- 
po dilataronfi le commelTure dell'avorio , riunille Damofonte , 
fcultor mefienio , e riportonne dagli Eliefi un pubblico argo- 
mento di onore {d) . Plinio (b) fifTa all'olimpiade, in cui co- 
minciò quefta guerra , l'epoca nella quale maggiormente fio- 
rirono i celebri fcultori Policleto , Scopa , Pittagora , Cte- 

SILAO , e MlRONE . 

PoKdeto. jT. 15*. Policleto era un fublime poeta nell'arte fua , e 

cercò di fuperare nelle fue figure la bellezza della natura 
mcdefima : quindi la fua fantafia occupavafi principalmente 
di forme giovanili , onde farà fenza dubbio meglio riufcito 
ad efprimere la mollezza di un Bacco , o la fiorente gioventù 

d'un 

(d) Epigr. gr. ap. Orvil. Anim. in Charit. (a) La Minerva era di ^6. folamente . Plin. 

lib. j. cap.^. pug.^Sj. Tom. il. Iil>.j6. cap.r. jcB. 4. §. 4. 

(.i) Bellone , an pace clarior. faer.Athe- (i) ^auLllb. 4. cap. ^t- pag. 3S7- 

nien oDtr. Tom. il. pag. 340. (b) Uh. 34. cap. 8. fea. ts. 

U) Pha. /li, ^4. cap. 8. feól.is-^. 27. 



DAI SUOI PRINCIPJ EC. 1 9 S^ 

d'un Apollo , che la robuftezza d'un Ercole , o l'età matura — 

d'un Efculapio . Per quefta cagione coloro che voleano bia- ^^^ ^^' 
fimarlo diceano , che Ci defiderava maggior efprenione nelle 
fue figure , cioè che le parti vi fi foflero più fortemente in- 
dicate (*) . 

5)', 16. La più grande e la più famofa opera di Policle- ...fue opere 
To era la flatua colofTale di Giunone in Argo , d'avorio e 
d'oro (a) ; ma il più bello de'fuoi lavori erano due giovani- 
li ftatue d'uomini (b) , delle quali una diceafi il Doriforo ( por- 
ta-lancia ) probabilmente per la lancia che teneva , e l'altra 
chiamoffi il Dtadumeno ( cingentefi ) perchè ftava cingendoli 
con una benda la fronte (e) (**) , come il Pantarce di Fidia 
in Elide (d) . Il Doriforo fervi in feguito di norma per le pro- 
porzioni agli artilti (e) , e principalmente a Lisippo (a) . 

B b 2 j^. 17. Mol- 



(*) Dìlìgentia ac decor in Pclycleto fv- 
pra cttercs : cui quumquam a pUrìfque tri- 
huatur palma , tamen re nihil aeuahatu: , 
deejfe pondus putant . ham , ut iiumar.n jor- 
wt aecortm adiiairit Ji-fcr rerum , ita non 
expleviffe deorum authoritatcm viaetur . Quin 
ttatcm quL-que graxiorim xidctur refugijfe , 
nihil aujus ultra leves gercs . Quint. In/i. 
Hi. I 2. cap. 1 0. [ Fare clic Dicnifìo d'AHcar- 
nafTo De Ifocr. jud. nun^. j. oper. Tom. il. 
pcg.ij2 ne dia un giudizio lutto oppoflo , 
paragonando Policleto a Fidia , e rilevando 
il loro merito per una certa fodezza , o gra- 
vità , dignità , e n-aeftria , che vcdtafi nelle 
loro opere : xarà ri giftjir , x, fifya.\£rt- 
X»»» > ì) à|(»/ri«T/)tcir . Cicerone , o altri che 
iia l'autore , Rhctor. ad Herenn. Uh. 4. e. 6. 
n. 0. lo fa eccellente (opra tutti nel lavorare 
il petto delle figure ; che non è poi la parte 
più difficile j pet non dire , che è la più fa- 
cile . Noterò a qiiefto p'opofito , che f, rica- 
va da quefìo fcrittore loc.cit., che screral- 
mente i niaefìri davano ai loro fcolari per 
n-odelli da ftudisrfi le tefte di Mirone , le 
braccia di PralTìtele , e i petti di Policleto . 

(a) Pauf. lil>. 2. cap.i'^.pag.i^S.tin.iS. 

(b) Plin. Ice. cir. % z. 

(e) Lue-ano in Philopf. i.i S. op. Tom iti. 
pag. 4.J. Ved. apprclTo al §. j / . 

(**) E prcbal'ile che tale fiatua fovente 
fia fiata copiata e forfè in una figura della 



villa Farnefe è flato imitato il Diadumcno di 
Policleto , o una fua copia almeno . Ignuda 
e tal feura, alenar to minore della grandez- 
za naturale , in atto di legarli una binda in- 
terno alla ficrte , e ciò clie è ben raro , le fi 
è confervara la mano , cor cui fi cinge . Una 
figurina in bailo rilievo a qucfla fomiglievolc 
vedeafi , non ha guari , ìb una piccola urna 
della villa Sinibatdi coli' ifcrizione DIADV- 
MFNl ; e fu una bafe marmiorca d'un antico 
candelabro nella rhiefa di s. Agnefe fuor di 
Rema , [ oia amendue nel Mufeo Pio-Cle- 
mentino ] ; fu due altre fìmili bafi nella villa 
Borghefe faltan fuori dalle foglie due ele- 
gantemente lavorati Amoretti, che cingonfi 
con una benda la fronte . 

(d) Pauf. l.j. CI I. pag. 40t.lin.2j.fegg. 

(e) e chiamavafi per antonomafìa // cano- 
ne, come abbiamo da Plinio l.^4.c.8.feci.ig. 
%. 2. , Luciano De mone Peregr. §.p. T. iti. 
pag. s^i. , e da Galeno De temperam.lib.i. 
cap.ult. op. Tom. lìl.pag.jo. , e De Hippocr. 
& Platon, pldcit. Uh.;, e. j. Tom. V. p. i 62. 
ove fcrive , cke Pclidcto fìefìo così la chia- 
mò , e che la formò fecondo la regola delle 
proporzioni , e della fimmetria delle parti , 
che aveva efpofte in un libro intitolato pa- 
rimente // canone , oflia la regola . Tzetze 
Ckil. 6. /lift. tgt. verf. ^2j. dice che anche 
una di lui pittura ferviva di regola ai pittori . 

{a} eie. De dar. crai. cap. So. num. zgó. 



LIB. IX. 
CAP. JI. 



196 Storia dell'Arte presso i Greci 

jT. 17. Molte altre opere fece Policleto , fra le quali fon 
celebri due ftatue in bronzo di grandezza mediocre rapprefen- 
tanti due Canefore , cioè fanciulle che fui capo portavano in 
cefte di vimini intrecciate certe cofe facre pei milleri di Pal- 
lade , di Cerere , e di altre divinità . Forfè da quelle di Poli- 
CLETO copiate furono due Canefore pofte una contro l'altra 
in un baflb-rilievo di terra-cotta , che io ho pubblicate (a) . 
11 faper che quelle depredate furono in Sicilia da Verre (b) , e 
portate a Roma , rende più probabile la mia congettura (a) . 

jf. 18. Copia d'un'aitr'opera di Policleto potrebb'efTere 
altresì una figura del palazzo Barberini (b) , rapprefentante un 
fanciullo che morde il braccio d'un' altra figura perdutafi . 
Quelli due fanciulli erano rapprefentati ignudi, e chiamavanfi 
'AcpxyaXtXofTis ( giuocanti ai dadi ) (e) . Chi volefle formar 
delle congetture fui foggetto di tali figure , dir potrebbe che 
vi fi era voluto rapprefentar Patroclo , l'amico d'Achille , il 
quale elfendo fanciullo in una contefa nata al giuoco de'dadi 
col fuo compagno Clifonimo , involontariamente l'uccife {d) . 
Un dado veduto nella mano della figura mancante , mi ha fug- 
gerito al penfiero tale probabile fpiegazione di quefto lavo- 
ro (e) , che io dianzi credea difficilifiìmo ad intenderfi {e) . 
Paralo e Santippo figliuoli di Policleto (/) non uguaglia- 
rono nell'arte il padre loro (i) . 

jf. ig. Sco- 



(,a) Monum. ant.ined. num.iS z. 
ih) Cic. in Verr. aci. 2. Uh. 4. cap. J. 

(a) Dione Grifoftomo Orat.jv.p. 46 ;.D. 
nomina una ftatua d'Alcibiade fatta da Poli- 
cleto . 

(b) Ora in Londra preflb il fig. cavalier 
Tovi'nley . 

(e) Plin. ìib.^4.. cap. S. feli.ir>. §. 2. 

W) Apoli. Biii. Uh. 3. cap. 12. in fine, 
pag. 22 1. 

(e) Abbiamo da Plutarco Apopkthegm. , 
oper. Tom. il. pag. 1S6.D. , che Alcibiade 
fanciullo lottando con un altro fanciullo , ed 
eifendo ftato da qucflo sì fortemente afFer- 
lato , e ftretto da non poterfene fvincolare , 
gli moife una mano . Quello gli dilfe allora: 



tu mordi come le donne ; ed egli rifpofe : 
no , ma come i leoni . Tale rifpofta fi refe 
memorabile ; ma non polfiamo credere rap- 
prefentato Alcibiade nel noftro monumento 
in quell'atto di mordere ; giacché egli lottava, 
e non giuncava ai dadi . 

{e) V. Préface à la Defcript. des pierr. 
grav. da. Cab. de Scofch , pag. XV. 

(f) Plat. in Protagor. up. Tom. I. p. ^28. 
D. T Parla dei figli di Policleto, fenza norni- 
narli ; e li dice coetanei di Paralo e Santip- 
po, che erano figli di Pericle, come avea det- 
to poco avanti pag. ^i^.princ. Dice vera- 
mente , che erano di gran lunga inferiori al 
merito del loro padre ; ma foggiugne , che 
efléndo ancor giovani , potea fperarfi che 



DAI SUOI PRINCIPJ EC. 197 

jf. 19. Scopa dell' ifoJa di Paro dee, fecondo Vitruvio , ^ 
aver ornato co' Tuoi lavori il Maufoleo (a) , quella tomba cioè 
che Artemifia regina della Caria erefle allo fpofo fuo Mau- 
folo morto nell'olimpiade evi. Plinio dice che abbiane or- 
nato il lato orientale (/') ; ma poiché Scopa , fecondo que- 
fto fcrictor medefimo , fioriva nell'olimpiade lxxxvii. (c) , e 
da queflo tempo fino all'erezione del Mufoleo trafcorfero ven- 
ti olimpiadi , cioè ottant'anni , io non fo come accordar Pli- 
nio con sé flelTo e con Vitruvio , a meno che non ammettia- 
mo due fcultori dello ftefFo nome (a) . Una contradizione mag- 

gio- 



LIB. IX. 

CAP. II. 
Scora . 



faceffero col tempo ma.ijgiori progreHl nell'ar- 
te : la qual rifl;lfìonc viene a confermare , 
chePolicIeto fiorillc nell'olimpiade ixxxvii., 
come dice Plinio ; poiché Platone , fecondo 
Laerzio /ih. ^. princ. , nacque nell'olimpiade 
Lxxxviu. , e quando fcrilfe ciò , che (i è 
riferito , poteva aver conofciuti i figli di Po- 
liclcto ; i qaali per altro doveano già eflerc 
avanzati negli anni , mentre egli dice , che 
erano di gran lunga inferiori al merito del 
padre : paragone , che non (ì farebbe potu- 
to fare fc non data qualche proporzione di 
età . 

fi) Affai vantaggiofo giudizio delle opere 
di Policleto portarono gli antichi , e fpecial- 
mentc Paufania Uh. z. cav. 2-'. pag. :74.& 
alibi, il quale lo riconobbe eziandio per va- 
lente architetto , ed autore d'un ben intefo 
teatro, e di una bella fabbrica rotonda pref- 
fo gli Epidaurj . Piacevole è ftata la manie- 
ra , con cui racconra Eiiano Variar, fiiji. 
lib. T4.. cap. S. elTerli Policleto prefo gabbo 
degli Urani giulizj del volgo . Fece egli due 
ftatue , una in fecrcto , fecondo i principi 
dell'arte ; l'altra in un luogo aperto , met- 
tendo in efccuzione nel lavorarla tutt" i fug- 
cerimenti di coloro , che entravano a veder- 
la . Efporte alla fine amenduc al pubblico , 
d'una voce comune fu fommamentc lodata 
la prima , derila e bialìmata la feconda . Al- 
lora rifpoCè Policleto : la ftatua che sì bia- 
fimate , è la voftra ; quella che si lodate , è 
la mia . [ AU'oppofto Fidia , che tenne lo ftef- 
fb metodo nel fare il fuo Giove Olimpico , 
riportò molto vantaggio anche dai giudizj 
del volgo . Luciano Pro imagin. §.14. oper, 
Tom. ri. pag. 4.gz. 

(a) lib. 7. inpnfat. 

(5) lib. ^6. cap. f. feci. 4. §. g. 

(t) id. lib. J4. e. Ì..feci. /j. §. /. 

(a) Gli Scopa fono flati varj . Uno ne vi- 



veva ai tempi di Simonidc , e un altro di 
Teflagli.1 era contemporaneo a quefto Scopa 
di Paro , ma erano forfè amendue filofofi . 
Vegg. Laerzio lib. 2. fegm. 2/. , e ivi Me- 
nagio Tom. il. pag. H4.. , Leopardi Emen- 
dai, lib. ^. cap. 14. Un altro , che era mec- 
canico, e che viveva probabilmente intorno 
allo ftelfo tempo , lo nomina Vitruvio /. p. 
cap. g. Per conciliare la detta contradtzione 
io direi , o che in luogo di Scopa , che Pli- 
nio mette nell'olimpiaSe Lxxxvrr. , fi pofTa 
collocare altro artifta , che per affinità di no- 
me Ca (lato dall'amanuenfe mutato in que- 
flo ; oppure fé ammettiamo per giufta la le- 
zione direi, o che fiano due diverfi artifti 
dello ftelTo nome , o che Plinio abbia per 
inavvertenza nominato Scopa al luogo citato 
in vece di nominarlo poco appreffo dopo 
Praffitelc. Qualunque di quefte conciliazioni 
fi voglia ammettere , io foflengo , che lo 
Scopa dell' ifola di Paro , di cui tratta 'Win- 
kelmann , abbia veramente vilfuto nell'olim- 
piade evi. Primieramente , perchè in qucft'e- 
poca fi accordano Vitruvio , e Plinio , e noQ 
molro fé ne allontanerebbe Paufania , fe- 
condo cui nell'anno primo dopo l'olimpiade 
xcvi. direlfe la fabbrica d'un tempio , corne 
fi dirà qui appreflb . In fecondo luogo , Pli- 
nio lib. ^6. cap. j. feci. 4. %. 7. ove tratta a 
lungo di Scopa , difcorrcndone coerentemen- 
te all'epoca dell' olimpiade evi. , lo novera 
fra gli artifH , che hanno fiorito dopo Praf- 
fitele , cui dice Uh. ^4. cap. S.fcB. ip. princ. 
aver fiorito nell'olimpiade ci v. In terzo luo- 
go , numerando le di lui opere nel cirato §. 7. 
dice Plinio , che la Venere nuda fatta da lui , 
e porta nel tempio di Bruto Callaico , era 
più eccellente della Venere di Prafllrelc a Gni- 
do , febbene in Roma non folfc olfcrvata a 
para^ionc di quella celeberrima in tutto il 
inondo Cecine intendo Plinio l.tic. ^.j. 7. S, 



LIB. IX. 

CAP. n. 



19S Storia dell'Arte presso i Greci 

'giore, che fcioglier non feppero né Salmafio (a) né altri (Z»), 
nafce intorno a un paflb di Plinio , ove leggefl che nel tempio 
di Diana Efefina v'erano trentafei colonne dal folo Scopa in- 
cife ( calata uno a ScopA ) (e) . Qui l'anacronifmo farebbe ancor 
maggiore, elTendo flato quel tempio edificato nell'olimpia- 
de evi. (a) ; oltre di che non fono già gli fcultori , ma gli 
fcarpellini che tagliano le colonne . Togliefi però ogni diffi- 
coltà , ove leggali Citlau uno e fcapo (i) , cioè fatte tutte d'un 
pezzo folo (b) , fapendofi che fcapus fignifica il furto della 
colonna (2) . 

jf. 20. La 



fcnra la (piegazione , che vi dà il fignor Bro- 
tier nella nota anneflavi nella fua edizione , 
e non rapendovi trovare la contradizione , 
che vi trova il fignor Falconet nelle fue note 
allo fteflo luogo , ceuvr. Tom. IV. pag. ^7^. 
fegg. ) , e che fola badava a render celebre 
qualunque paefe , ove fofTe fiata collocata : 
il che fa ben capire , che lo ftile di Scopa 
folTe migliore , o non inferiore almeno a 
quello di Praflltele , e per conft'guenza non 
aveffe vivuto prima di lui ; ma o contem- 
poraneamente, o dopo. Per ultimo, Plinio 
nomina i di lui emoli , e competitori nel 
fare gli ornati , o baffi rilievi al Maufoleo 
fuddetto ; e sì in quello propofito , che per 
le altre cofe accennate , ed altre molte lue 
opere , parla tanto chiaramente , e con tal 
dettaglio , che non può crederfì abbia er- 
rato , o prsfè le notizie da altri fcrittori fen- 
za riflettere . 

(a) Plin. exercit. in Solin. e. if-o.pag.jyt, 
feqq. 

(i) Polcn. Dìfferta\. [opra al Tempio di 
Diana d'Efefo , Saggi ai dijfert. dell Accad. 
di Cortona , Tom. 1. 

(e) Plip. /. s;6. e. 14. feci. zi. \ Così pre- 
tende Salmafio loc. cit. pag. j? i. D. che deb- 
ba emendarfi Plinio lenza darne ragioni , 
quando la vera lezione è fcmpre fiata cala- 
ti , una a Scopa ; come offetva anche Po- 
leni loc. cit. § IX. pag. 14. 

(a) In quefla olimpiade fu bruciato da 
Eroftraro nella fletfa notte , in cui nacque 
AlcHardro il Grande , col favore del quale 
fu riedificato in appreflo . Ved. Salmaiio loc. 
cit. pag. /r/. 

(i) Il fignor Heyne non approva quella 
correzione del teflo di Plinio , e crede piut- 
tofro che quefto fìorico , avendo fott'occhio 
diverfi autori , abbia da tutti copiato ciò che 
faceva al fuo ptcpofito fenza far cafo delle 



contradizloni che ne rifultavano . f Piuttoflo 
il fignor Heyne poteva dire , che eiTcndo 
{lato fatto quel tempio nello fpazio di 110. 
anni , come dice Plinio loc, cit. intendendo 
del vecchio tempio , e non indicandofi in 
che anno vi abbia lavorato Scopa , non ci 
farebbe contraJizionc alcuna ; avendovi an- 
che poruto lavorare qucH'arrifta circa l'olim- 
piade ixxxvn. , in cui lo mette Plinio , fé 
non oflafie ciò che ho detto alla pagina an- 
tecedente , nota A. 

(b) Io non fo quale Icrittore avrebbe po- 
tuto dire colum <s. uno e fcapo , colonne d'un 
fuflo folo , per dire colonne tutte d'un pez- 
zo . Molto meno crederci ciò di Plinio , il 
oualc Uh. :ì6. ca". f.fiS. 4. §.io. parlando 
del Toro , ora di Farnefe , per dire che era 
tutto d'un pezzo , ha detto, ex eodem lapide; 
e così del Laocoonte §.jr., ex uno lapide: 
come avrebbe detto Paufania HI). K. cap. ^7. 
pag, tf-T f . ; Iri» irò' l/ittat y'Uv e Jo/ido Cf 
unico lapide . E poi era forfè cofa partico- 
lare , e maravigliofa da farfi notare , che 
in cento ventifette colonne , le quali ador- 
navano quel tempio famofìffimo, trentafei 
erano tutte intiere , e d'un fol pezzo, quan- 
do in tutta la Grecia farà fiata cofa ordi- 
naria il vederne J Bensì Plinio accrcfccva pre- 
gio a quel tempio col dire, che delle jtf. co- 
lonne lavorate, forfè nei capitelli , con or- 
nati , o baffi rilievi ( come deve fpicgarfi la 
parola cdats, , non tagliate , come fpiega 
Vinkelmann ) una era opera di Scopa , ar- 
tifla celebratìffimo. 

(z) Scopa lavorò eziandio in bronzo , e 
fu inoltre architetto . Una fua Venere in 
bronzo , che chiamoffii Venere popolare , fe- 
dente fu di un capro parimenti di bronzo, 
vicn ricordata da Paufania li!>. 6. cap. zj. 
pag. fi6.', il quale rammenta pure due tem- 
rj da lui architettati , quello d'Efculapio, 



Jf. 20. 



DAI SUOI PRINCIPJ EC. I99 

La Niobe da alcuni era riputata Javoro di Scopa, 



da altri di Prassitele (a) , a cui pur l'attribuifce un greco epi- ^^^' ^^' 
gramma (/>) . Se la Niobe , di cui parla Plinio, è quella ftef- suaNiobè. 
fa, che vedefi in Roma, più verofimilmente può crederfi di 
Scopa molto anteriore a Prassitele , efTendone il panneggia- 
mento nelle figlie di Niobe di quella femplicità , che carat- 
terizza l'arte antica ; e poiché veggonfì in Roma altre figure 
àeìÌQ figlie di Niobe , quand'anche quella della villa Medici 
credafi una bella copia anziché l'originale medefimo (a) , noa 
perde punto di forza l'argomento da me addotto . Ma nafce 
un dubbio , che diverfa folTe la Niobe rammentata da Plinio , 
poiché un'altra ve n'era in Roma anticamente d'eguale gran- 
dezza , e forfè in fimile atteggiamento , da cui fu ricavata in 
gefTo la tefta che al prefente fi vede , non fapendofi ove fé 
ne trovi l'originale (b) . Or tale terta ha tutt'i caratteri dello 
flile pofleriore , e de' tempi di Prassitele . L'incafi^atura dell' 
occhio , e le fovracciglia , che nella Niobe in marmo fono 
molto taglienti , ivi fono ritondate e ammorbidite , come 
nella tefta di Meleagro in Belvedere (e) ; il che indica quella 
grazia di cui Prassitele fu detto il padre , e con maggior fi- 
nezza lavorati ne fono i capelli ; onde non è improbabile , 
che abbiamo in quefta tefta un frammento di quella Niobe, 
che dal greco epigramma vien rammentata (d) . 

jT. 21. Do- 



lli. t. cap. zS. pag. ójS. , d'altro di Mi- 
nerva a Tcgca , ibid. cap.4S. P^i- 6 OS- [ No- 
ta Paufan la in quello luogo, che fu reftau- 
rato qacfto tempio forco la direzione di Sco- 
pa nell'anno primo dopo l'olimpiade xcvi. 
Fra le altre opere celebri di lui Plinio /. j6. 
e. j.fid. 4.. §. 7. uomini l'Apollo Palatino , 
di cui credefi una copia nel Mufeo Pio-Cle- 
nientino , ficcome ho già notato Copra alla 
fi^ig.i 18. not. B. 

(j) Plin. lih.:^6. Cdp.f.fea.4. §. 8. 

(A) Antkol. ab. 4. cap. p. n. 1. 



rodo per una copia fatta da migliori ori- 
ginali , cfeguita da diverfi artefici più o 
meno buoni , e forfè anche aggiuntevi da 
queftì quelle figure tanto inferiori . Si può 
dare inoltre , ch'elleno fieno in parte rila- 
vorate ne' balli tempi , e ftorpiate tanto coi 
moderni , che cogli antichi reftauri fatti 
avanti che fodero difotterrate . 

(b) In Inghilterra . 

(e) Mercurio , come più volte fi è detto 
avanti . Mengs loc. eh. pag. 1 1 .n.j. nega a 
Winkelmann la differenza notabile , che tro- 



(a) Così pretende il (ignor Metrgs nelle va nelle fopracciglla della Niobe , e dell'altra 

due lettere a monfignor FaBroni , inferite nel tcfla , di cui fi ha il gelfo in Roma . 

Tomoli, delle fue opere ; fcrivendo nella (d) Tutto quello bel difcorfo del iioftro 

prima , i^ì-pag.y, : „ Potrebbe prcnderC piut- Autore qui 1 e nel Trattato prdim. ai mon. 



LIB. IX. 
GAP. II. 



200 Storta dell'Arte presso i Greci 

$. 21. Dovea tal gruppo > oltre la Niobe e '1 di lei ma- 
rito Anfione , rapprefentare fette loro figli , e altrettante fi- 
glie ; ma vi mancano delle ftatue sì di quelli , che di quefte . 
Due dei figli fono probabilmente que* due così detti atleti nel- 
la galleria di Firenze (a) , e tali furono creduti fin d'allora 
che fi difotterrarono , febbene loro mancalTcr le telèe , tro- 
vate in feguito (e) ; poiché fotto quefto nome pubblicate 
ne furono le figure in rame , del quale la ftampa è molto 
rara, nel iJ57. ; probabilmente perchè tali ftatue furono 
fcavate nel medefimo luogo , che le altre pervenuteci figu- 
re del gruppo di Niobe , come rileviamo da Flaminio Vac- 



ant. Clip. IV.pag. LXXI. , ripetuto da mon- 
lìgnor Fabroni nella dilTcrtazione fu quelle 
ftatue , eliik'nti ora nel quinto gabinetto 
della galleria Granducale a Firenze , come 
li è detto più volte , reità len^a fondainento; 
eflendoli fatto oflervare qui ^-vantì pag.i q7. 
not. A. , che Scopa e (lato poitcriove , o al 
più contemporaneo a Praflìtele ; e niente a 
lui inferiore per merito , del quale fi hanno 
altre tcftimonianze di autori preilo Giunio 
Catttlog. archit. ec.p. i }6.feg. Una tale ugua- 
glianza di merito in que due attilli può ef- 
lere l1:ata la ragione , per cui , non citante 
che fi averterò in Roma tante opere cono- 
fciute dell'uno , e dell'altro ; pure non fi fa- 
pclk a chi di clli attribuire la Niobe colli fi- 
gli , di cui parla Plinio . Né io pollo fuppor- 
re , come fa Winkelmann , che Scopa, e Praf- 
lìtele abbiano entrambi lavorato un gruppo 
di Niobe , e che quefti gruppi forteto in Ro- 
ma l'uno , e l'altro , poiché Plinio l'avrebbe 
detto ; e tanto maggiormente , che nel 1.^4- 
cap. S.feci.ig. %. z6. e fegg. numera a parte 
gli artifti diverfi , che aveano rapprefcntato 
gli fleffi foggetti . lo credo bensì che la fa- 
vola di Niobe forte replicata in più luoghi 
per mano di altri artifti , come ha già notato 
il fig. Lanzi nella più volte citata dcfcrizione 
della ftìddetta galleria, art. i. e. j. , nel Gior- 
nale de' Letterati Tomo XLVIL anno 1781. 
pag.76., arguendolo da due ftatue nel mu- 
feo Capitolino , delle quali poflono vederfi le 
figure prelfo Bottari Muf Capìt. Tom. ni. 
Tav. 4.2. , da una di cafa Colonna , forfè la 
più bella di tutte , da un'altra di proporzione 
minore nella villa Albani , e finahnente dalle 
due di Verona , e d' Inghilterra ; ma per ri- 
guardo al gruppo di Firenze io lo crederei 
originale , o almeno copia di quello di Praflì- 
t«lc . Oltre l'autorità del citato epigramma 



ca 

greco , e quella d'Aufonio Ephaph.zS. , che 
a lui attribuifcono un gruppo di Niobe , può 
ricavarfi una forre congettura da ciò , che of- 
feivò il fignor Men^s nella detta piima lette- 
ra , pag. 6. ; cioè , che la tefta della Niobe è 
uguale ( e principalmente nella capigliatura ) 
alla tefta molto bella della Venere del Vati- 
cano , ora nel Mufeo Pio-Clementino ; tefta, 
che certamente è la fua , non ciTendole mai 
ftata ftaccata . Quefta Venere , foggiugne c- 
gli , è certamente copia d'altra migliore ; e 2, 
Madrid nel naie palazzo fi conferva una te- 
fta ad erta in tutto fimiliflìma , ma di una 
perfezione tanto maggiore , che non vi refta 
comparazione . Or lìccomc è provato che 
quella ftatua di Venere è copia della Venere 
di Prartìtcle a Guido , come ho notato qui 
avanti pag. 1 gz. not. a. ; così noi portiamo 
argomentare , che la Niobe , a quella (omi- 
gliante , fia anche opera di Praflìtele : e dalla 
bellezza della tefta di Madrid , che potrebbe 
crtere l'originale della Venere di Gnido , pof^ 
fiamo inferire , che la Niobe a quella molto 
inferiore in bellezza , come lo è la tefta della 
Venere del Mufeo Pio-Clemcntino , non fia 
altro che una copia dell'originale Niobe del 
medefimo artifta , fc non fi vuol credere lo 
ftertÌD originale . 

(a') Se ne veggono le figure preflo il Gori 
Muf. Florent. StaCut , Tab.j^. 74.. , e preflìa 
Fabroni nella citata dirtertazione , Tav. 16., 
unitamente a tutte le ftatue delta detta Nio- 
be . Quefto celebre fcrittorc s' impegna alla 
pag. I ff.e 20. a foftenere , che tal gruppo le 
appartenga . 11 fignor Lanzi t.cit. pag. 18 z. 
rifpetta quefta opinione , ma non l'adotta . 

(b) Quella del vinto fi crede comunemen- 
te antica ; l'altra fecondo alcuni piofelfori è 
ritocca , fecondo altri è moderna , ma lavo- 
rata egregiamente , Lanzi Lek. pag.iSe. 



DAI SUOI PRINCIPJ EC. 201 

Cd nel ragguaglio degli fcavi fatti a' fuoi tempi (^0 • Ciò pure = 
concorda colla favola , fecondo la quale i maggiori tra i fi- 
gliuoli di Niobc furono da Apollo faettati quando fi efercita- 
vano a cavalcare ne' campi , e i più giovani mentre fra di 
loro lottavano (a) . 11 conofcitore vi fcorge in oltre una fo- 
migiianza di ftile tra quefie due e le altre figure del gruppo . 
Aggiungafi che, fé fi folTer voluti in quelle rapprefentare due 
lottatori , avrebbe rartifi:a fatte loro di pancraziaflie le orec- 
chie , giacché efiì lottano gettati a terra , come i pancrazia- 
fti far folcano (b) . Qiiefta lotta dei due figli di Niobe può 
chiamarfi un symplegma , col qual nome chiama Plinio (e) due 
confimili lottatori lavorati da Cefissodoro , ed altri due , 
opera d' Eliodoro ; ma non può mai tal nome convenire a 
due figure in piedi vicine fra di loro , ficcome pretendeva 
il Gori (d) . Ai figli maggiori vien dato il cavallo , fotto del 
quale la polvere flefla , che il calpefi:io folleva , è fi:ata dallo 
fcultore indicata nel fafio fu cui il cavallo s'appoggia (b) . 
La figura dell'uomo attempato in abito ftraniero rapprefenta 
un pedagogo , oflìa ajo de' fanciulli ; e nello fleflo modo ve- 
ftite fono due fimili figure fu un b iflx)-rilievo della villa Bor- 
ghefe , rapprefentante lamedefima favola, e da me pubblica- 
to ne' Monumenti antichi (e) . Quell'abito indica perfone di 
ftraniero paefe, o fchiavi , fra i quali fceglievanfi coloro che 
erano deftinati alla cura de' fanciulli (/) . Tale era Zopiro 
dato da Pericle ad Alcibiade . ^ ^ 

To;n. IL Ce jf. 22. Nel- 

W) MomfAac.Diar.ìtal.cap.p.pag.t^p. luogo, non aveva rapporto a quella favo- 

(a) Ovidio Mecam.lili. 6. verfzii.feg". la . Non è elio un cavallo , come credc- 

(bj ^iercar. De arte gymnaft. iìli.2. cg!" vafi , che fcoilb il cavaliere redi in fua ba- 

(0 lib.ió. cap. f.fea. 4. §. 6. & io. Ha . Le redini ftrette al petto fan conolccre , 

(<J) Muf. Eir. Tom. il. infine , Tab zoo. che vi era una mano , che ve le teneva ob- 

fag. 4.^8. bligare ; e forfè era un Caftore , o altro eroe , 

(b^ Intorno ad elfo così fcrive il (ìg. Lanz come vedcli in quegli del Quirinale ; a' quali 

loc. eh. cap. 6. '-ag. ^S. : „ Il cavallo ch'era è tanto finiile nella molTa , e tanto vicino 

in Roma aggruppato con le {^acue .'' Ni^bt, nel merito della fcultura . 
qui è pollo feparaiamcntc da ogni al'ro pci^ (t) Mon. ant. ined. nitm. Sg, 
zo . Trovato in altro tempo j ed in altro (/) Èurip. in Med, vtrf. Si' 



LIB. IX. 
CAP. K. 



LIB. IX 

CAP. li 



202 Storia dell'Arte presso i Greci 

$. 22. Nelle ruine degli orti di Salluftio a Roma fono fia- 
te trovate alcune figure in baffo-rilievo efprimenti la favola 
fteffa , e Pirro Ligorio , che ciò narra ne' fuoi manofcritti che 
ferbanfì nella biblioteca Vaticana, ci afììcura che belUffimo 
n'era il lavoro . Lo fteffb foggetto efprime un baffo-rilievo 
nella galleria del conte di Pembroke a Wilton in Inghilterra, 
il quale da chi ha fatto l'indice di quella galleria fembra ef- 
fere llato ftimatoapefo, poiché ci avvifa che pefa tre mila 
libbre inglefi {a) . Quella favola vedeafi pure in baflb-rilievo 
fulla porta d'avorio del tempio d'Apollo , che Augufto fece 
edificare fui Palatino (a) . 
Pittagora. jf. 23. PiTTAGORA di Reggio nella Magna Grecia fu il pri- 
mo , al dir di Plinio {h) , che lavorò la capigliatura con più 
diligenza e franchezza (i) . Può tal indizio fervirci a determi- 
nare l'età d'una fiatua ; e diffatti alcune , nelle quali pur ravvi- 
fiamo molta cognizione e grandiflìm'arte , hanno sì i capel- 
li , che i peli delle parti naturali formati in piccioliffimi ricci 
linearmente difpofti , quali veggonfì fulle figure veramente 
etrufche. Tali fono due ftatue nella fala del palazzo Farnefe, 
che poffbno annoverarfi fra le più belle di Roma , ed hanno 
i capelli lavorati con quella affettazione e ftentatezza , che 
fono indizio di quel fillema che erafi allontanato dalla na- 
tura , come fopra dicem.mo . Anche nelle figure de'migliori 
tempi vedefi trafcurata la capigliatura , come appare dalla 
fìeffa Niobe e da' fuoi figliuoH . Poiché dunque Pittagora fu 
il primo a fare i capelli con maggior franchezza e diligenza , 
fé ne può conchiudere che le ftatue , le quali hanno una ca- 
pi- 

(") Deferitone delie Pitture , e Stat. ec, a ad efprimere colta maggior diligenza non fo- 

Wilron ,pag. 8 1. lamentc i capelli , ma ancora le vene e i 

(a) e rapprcfentata parimente fu di una nei-vi . Lavorò egli anche in bronzo II coc- 

bclla urna del Mufco Pio-Clementino , di cui chio di Cratiftenc cireneo , l' iftedo Cratlfte- 

poflono vederli le figure , e la defcrizione ne con una Vittoria furono da lui fatti ia 

preffo Fabroni nella citata Diirertazlone . quefto metallo . Pauf. Uh. 6. cap, 1 8.p. 49 S' 

ié) lib. 34.. cap. 8. fca.ig. §. 4. //;;. ^a. 

U) Secondo Plinio Pittagora fu il primo 



DAI SUOI PRINCIPJ EC. 20^ 

oiVllatura all'etrufca , o ben anche alla greca ma poco lavo- 

.... LlB. IX. 

rata, non debbano ciederfi pofteriori a queirartifla , ma più 
antiche fiano o tutto al più contemporanee ; e a quelt indi- 
zio fi rende ancor più verofimile , che il gruppo della Niobe 
lavoro fia di Scopa , anziché di Prassitele (a) . 

jT. 24. Fra gli artifti di quefti tempi men rinomato degli Ctefilao... 
altri è Ctesilao , febbene fofs'egli uno dei tre che con Poli- 
CLETO e Fidia ottennero il premio per le llatue delle Amaz- 
zoni desinate per il tempio di Diana in Efefo . 1 critici non 
hanno fin qui ofTervato che Plinio , nominando ora Ctesilao , 
ora Ctesila (b) , d'una perfona fiefla deve intenderfi , tanto 
più che egli nomina Ctesilao dove rammenta lo fcultore 
della famofa ftatua di Pericle {a) . 

jf. 2j. La più conofciuta delle opere di Ctesilao era la ...fuoTuppo 

n II r • I I ■! • • fìo Gladiatore 

Itatua d un uomo rento , e probabilmente un eroe , m cui moribondo. 
comprender potcalì quanto ancora gli reftafìe di vita ( hi quo 
fojjit ìntelligi quantum reftet anim(t) . Siccome, al riferir di Pli- 
nio (e) , era principalmente pregevole Ctesilao , perchè fapea 
le perfone illuflri ancor più nobilmente effigiare, non è vero- 
fimile che , volendo eternare la propria memoria , abbia lafcia- 
to dopo di sé opere rifguardanti foggetti vili e baffi . Ciò 
pollo non fembra doverfi a lui attribuire , come molti fan- 
no , il così detto Gladiator moribondo (d) , poiché rappre- 

C e 2 fenta 

(a; Tra le i>atue di bromo fatte da Pitta- fcrpente Pitone , anziché un Apollo Saurot- 

;jora , che vengono lodate da Plinio loc. eh., tono , o animazxa lucertole , come pretende 

una era di un uomo , clic zoppicava , della l'Arduino nelle emendazioni al detto libro , 

cui pianga paveva che fentiirero il dolore quelli n. Xll. Se tale folle flato , Plinio lo avreb- 

tziandlo , che lo guardavano; e l'altra un be chiamato Saurottono , come chiama quello 

Apollo , che uccideva a colpi di faette un di PralTitele , e non avrebbe detto in plurale , 

fcrpente. Nel primo io riconofccrei un Fi- fagictis confici , a colpi di /jfff e . Ved. al Ca- 

lottete , di cui lì e parlato nel Tomo i. ;>.^^i?. pò feguentc i.ij- , e Lib.Xl. Caponi. 

Elio appunto zoppicava addolorato , per ef- §.';?. ... 

fere (iato morfirato da un ferpe , come a (b) Uh. ^4..cap.S.fec{.i g. princ. Arduino 

lungo può vcdcriì preffo del noflro Autore aveva einendato , Ctefilao . 

Mon. ant. ined. Par. il. cap. J- P-i Ss- figg-» M ^"C, cit, §. 14. 

e Ralfci nella dilTcrtazione fu di un baffo ri- (e) loc. cit. 

lievo della villa Albani , di cui ho parlato alla (d) Quefto farebbe al più una copia , per- 

àenzpag. ^^S. Nell'altro crederei che folfe che l'originale di Ctefilao era in bronzo, 

piuttofto rapprefcntato Apollo , che uccide il Phn. loc. eie. 



LIB. IX. 

GAP. II. 



204 Storia dell'Arte presso i Grhci 

fenta una perfona di bafla condizione, che ha menata una 
vita laboriofa come appare dal volto , dalla mano {Iniftra , 
e dalla pianta de' piedi (a) . Ha quelli legata con un nodo 
fotto il mento intorno al collo una corda , e giace fu uno 
feudo ovale , fu cui è gettato un corno da fuonare rotto in 
due pezzi (b) . Non può quella Itatua rapprefentare un gla- 
diatore , sì perchè , mentre l'arte fioriva preiTo i Greci , igno- 
ti erano colà que' fanguinofì fpettacoli (e) , sì ancora perchè 
nefTuno fcultore , capace di fare una fimile fl-atua , avrebbe 
mai voluto lafciar dopo di se, come uno de' più pregevoli 
fuoi lavori , la figura d'un gladiatore (d) . Altronde col gla- 
diatore non avrebbe punto che fare quel corno ricurvo , li- 
mile al lituo de'Romani , che fpezzato Ila fotto di lui (e) . 

jf, 26. Ci porge de' lumi a quefto propofito una greca 
ifcrizione polla fulla flatua di cerco Archia vincitore olim- 
pico , dalla quale rilevafì che gli araldi , odia i banditori 
( Kìip(jKis ) ne' giuochi olimpici in Elide , portavano al collo 
ima corda , e con un corno fuonavano . Archia era uno di 
quelli araldi , e di lui fu fcritto che faceva il fuo uffizio , 
quantunque ne fnonajje il corno , ne ave/Je la corda : 

Oy9' vTToraLh.Ti'lyyw , oSt' àvaJ'ii'yfJiciT i^^y (a) . 

j), 2 7- E qui 

(a) Sta nel mufeo Capitolino ; e pofTono Laerzio Hi. i . fegm.74., Polieno Strattg. 

Vederfene le figure prelTo Bottati nella deferi- lib.i. cap. z;. „ 

Tiene di quel mufco Tom. ni. Tav. 67. 6S. , (d) Non fo valutare più che tanto quelta 

lAi'Xci Raccolta di ftatue , Tav. 6y., Moin- ragione ; poiché nclluno de' più bravi artiltl 

faucon Antiq.expl. Tom. ni. par. il.pl.iff. ha mai avuco difficolta di fave le Itatue dei 

(e) Nel refiaurarlo gliene hanno aggiunto vincitori nei tanti altri giuochi della Urccia, 

un altro accanto alla mano delira , anch'clTa i quali non erano Compre pcvlone delle piu 

moderna con quella parte di bafe , fu cui dilHntc ; né hanno creduto farli un dilonore 

appoggia ; e credefi opera di Michelangelo col far dei cani , delle vacche , dei porci , e 

Buonarruoti. tanti altri loggerti baili . Molto meno dovea- 

(e) Erano in ufo fra i Greci da tempi an- no avere tale difficoltà quando i lavori vent- 

tichiffimi , e principalmente in occafione di vano loro ordinati , e pagati ._ 

funerali , come prova Ateneo /i6. 4.. cap. 1 i. (e) Bortari , il quale , /oc. eh. pag.i •?/• '"■ 

p.i S4. feg. ;nia certamente non »i era percilì fiie , vuol rarprcfcntato in quella hgura un 

tanto furore . Era più in ufo la monomachia, gladiatore , dice che le trombe li ulavano m 

o duello , in ifpecie per decidere per mezzo tali fpettacoli . Ciò è vero ; ma icrvivano 

di cfl'o in perfona dei capitani degli eferriti per dare il fegno del cominciamento , noa 

della fòrte di due popoli , fenza venire a bat- agli fleffi gladiatori . 

taglia formale , come nota lo fteflb Ateneo ; " (a) Poli. Onom. lib. 4. cap.i z.figm.gz. 
e abbiamo di Piuaco , che vi fi diftinie , 



DAI SUOI PRINCIPJ ;■ C. 20J 

jf. 27. E qui (ì noti chela voce às'a.Sn'yus.nz viea da Eiì- 
chio rifchiarata colle parole «f/a$ ttì^ì Tp:i^;ì'Xou^ (a) , cioè 
corda, intorno al collo . Salmafio congettura, e non lenza vero- 
flmiglianza , che tal corda fi ftringefiero al collo fino a un cer- 
to fegno i banditori , affinchè per la fatica non fi venifTe a 
romper loro qualche vena (a) . Appare per tanto che la lode 
data nell'ilcrizione ad Archia confiila in ciò ch'egli nel pub- 
blicare l'adunanza de' giuochi olimpici non avefle bilogno di 
corno né di corda , ma colla fola voce fi facefie da tutti chia- 
ramente intendere . 

$. 23. V'era però una differenza tra gli araldi de' giuochi 
olimpici , e quei che da un elercito all'altro , o da una in 
un'altra città lì^edivanfi . Di quelb non leggefi mai che ufaf- 
fero il corno , ma portavano un caduceo , quale avealo Gia- 
fone (h) per moftrare che pacifico approdava in Coleo ; e ta- 
lora portavano in una mano il caduceo , ed un'afta nell altra, 
per indicare al tempo ftefib la guerra e la nace , onde era 
nato il proi^erbio: tb cTjpt; ngj^ w xHpyxs/ov ««« TrìfATrue {e) , 
cioè mandare l'afta e '1 caduceo , oftia oiferir pace e guerra . 
Su un vafo di terra del Collegio romano , da me pubblica- 
to {à) , vedefi dipinto uno di quefti araldi col caduceo nella 
deftra , e l'afta nella finiftra , e con un cappello bianco get- 
tato dietro le fpalle all'ufo de' viaggiatori . Talora gli aral- 
di , 

(a) Hefych. v. 'Ara/«'>f»«T«« cercavano di gettare un laccio al collo , o ad 

(a) Credo clic per ouciLa ragione quelli , altra parte deilavverfario , che fuggiva , per 

che recitavano in pubblico delle compollzio- co-;i arreftarlo . Ma per foltencn? quella len- 

ni ad alta voce , fi aringelTero pure il collo tenza fi doveva prima provate per qual ra- 

con una fafcia ; come io intendo Marziale gione a quelb gladiatori convenp il corno , 

Epier Hi,. 4. n 4.1 : come (i e detto poj^nzi , del quale non parla 

Ve . , • , " • j // // p s. Ifidoro ; e in fj.ondo luogo dovea rifiet- 

Qnd riataturus arcamdas velerà callo ? ,- ^,^^ ,^ ^^^^,^ j^,,^ ^^^^^^ „on lia forma 

Convemunt nofins auribus dea magis . j; ,^.'^;^ . „^^ ^^^ f„,.,^_^ particolare come di 

Il fig. abare Bracci , il quale cleride l'opinione collana , fermata con molla , o a modo di 

<i\ Winkelmann nella fua Differta:^ionefopra lucchetto , c'alia parte davanti . 

un circo votivo , ec. pref. pag. 7. , fegiiican- {i) ApoUon. A'gon. iiò. i. verf. 1 pj. 

do la fpieeazione di Bottari ioc. cit. vuol che (e) Polyb. /li. 4.. pag. n S. pritic [ Come 

fi riconolca nella flatua .apicolina alfoluta- fu ufato an^l.e dai Romani . GcUio No». 

mente un gladiator laquea'io , di quelli cioè, att. !ìb. i o. cap. 27. wrr 

che fecondo s.ìixéoioOng. iib.iS.tap, s6, (jd) Trau.prd, ai Man. ant. p. XXXf^, 



LJB. IX. 
GAP. II. 



J-IB.IX. 
CAP.II. 



206 Storia dell'Arte presso i Greci 

= di , che veniano anche chiamati >-p«(U/Ma7-«$ , offia apportato- 
ri degli ordini del duce fupremo all'elercito , portavano un' 
afta , da cui pendeva una benda , m(vU {a) , e quafi una fpe- 
eie di veflìlJo , che indicava eflere rifpettabile e facra quella 
perfona : probabilmente tal fignificato ha preflb Omero (b) 
la benda d'Apollo , che il facerdote Crife portava attaccata 
allo fcettro . Quando fpedivanfì nunzj di felici novelle aveano 
l'afta intrecciata con rami d'alloro (e) . Siccome certi popoli 
barbari , al riferir d'Ateneo (d) , mandavano ai loro nemici gli 
araldi colle tibie e colle cetere , affine di ammollirne gli ani- 
mi , onde fi piegaflero alle loro dimande ; così è probabile, 
che anche preflb i Greci gli araldi che ferviano di meftì , alla 
maniera degli araldi olimpici , portaftero un corno e la cor- 
da al collo , ed avefler anche lo feudo (a) . Forfè da quefta 
antica coftumanza deriva l'ufo odierno di fpedir i trombetti 
al nemico per araldi . Virgilio , parlando di Mifeno araldo di 
Ettore, dice che iniìgne era nelle battaglie e pel lituo e per 
l'afta: 

Et lituo pignas hiftgnìs ohìhat & hajìa {e) . 

jf. 29. Po- 



ta) Diod. Sic. /.r^. §. }i. p.44. Tom. il. 

{t) Hom. 7/;W. Hi, I. verjf. 14.. 

(e) rluurcli. in Pomp. pag. 6 ^ y. B.[ Parla 
dei littori , che precedevano l'efcrcito roma- 
no vittoriofo colli tafci intrecciati di frondi 
di lauro . 

(,d) Deipn. Uh. 14. cap. 6. pag. 627.D. 

(a) Qucfto era da provarli , principal- 
mente dopo aver detto pocanzi , che non Icg- 
gefi mai che ufaflero i! corno , ma portalTero 
il caduceo , e l'afta . Il caduceo è Tempre (ta- 
to il diftintivo degli araldi quando andavano 
ad annunziar la pace , come abbiamo da Tu- 
cidide lib. I. cap. alt. , e ivi lo Scoliafte gre- 
co , Servio ad JEnàd. lìb. 4. \. 242. , con- 
cordemente a tutti gli altri fcrittoti ; per in- 
timare la guerra era una lancia , fecondo Po- 
libio loc. cit. E ficcomc fi aveano per perfone 
fagre , quafi mandate dagli dei , non pote- 
vano efscrc oftefi dai nemici , né cllì poteva- 
no in modo alcuno offendere quelli ; Diodo- 
ro Hb. s. §. 7J-. pag. ^dt. : Mercuri! inven- 
tioni attribuunt caduceatcrum legationcs in 
bellis i pacificaciones i:em , ii fadcrum liba- 



menta , horumque infene caduceum , quod 
ve'-ba ad koftem faàuri pruferunt , coque tu- 
li accedurtt , à' rccedunt ; Siiida v. K»ft y.utr : 
perciò clTi andavano nudi , offia difarmati , 
come fcriveva Dione Grifoftomo Orat. ^7. 
pag. 47^. C. : Caduceacores a diis mijjì di- 
cuntur . Atque ideo apud nos pax a caducea- 
toribus annunciatur : bella autem fere plera- 
que non denunciata geruntur . Et nudi Icga- 
tione funguntur ad armatos prò pace , ncque 
illorum quemquam injuria licet affcere^ ,_ ut 
qui deorum fìnt minijlri , quicumque amici tit 
nuntii funt . Non avranno per confeguenza 
portato feudo , che è arma difenfiva ; ne la 
fpada , che è ofTenfiva : onde potrebbe creder- 
li , che anche la figura fu quel vafo citato da 
■Vt'inkelmann tutt'altro rapprefentalTe , che 
un caduceatore , fé il vafo è di greco lavoro, 
perchè appunto ha la fpada al fianco . Per 
quanto poi fi rileva da Polluce Hb. 4. cap. 12. 
fcgm. p4. gli araldi non ufavano corno , raa 
la voce (bltanto . 

(e) Mneid. Uh. 6. v. 1 67. 



DAI SUOI PRINCIPJ EC. 207 

jf. 29. Potrebbe qui chiederfi come e perchè nella fta-' 



CAP. II. 



tua, di cui parliamo, fìafi voluto effigiare un araldo ferito ^^^y^- 
e moribondo ? Quantunque a me baftar debba d'aver fatti 
ravvifare in quella llatua tali attributi , che caratterizzano uà 
araldo , pur mi luflngo di non allontanarmi molto dal vero- 
fìmile , congetturando che quella ftatua rapprefentar debba 
Polifonte araldo di Lajo re di Tebe , ammazzato da Edipo 
infieme col fuo padrone (a) ; ovvero Goprea araldo d'Euri- 
fìeo , uccifo dagli Ateniefi allorché a forza ftrappar voleva 
dall'ara della Mii'ericordia gli Eraclidi , che nella loro città 
eranfì rifugiati . Fu quello Coprea il più celebre araldo della 
greca mitologia , e ogni anno rinnovavafi la di luì memoria 
in Atene , facendovifl pubbliche dimoftrazioni di duolo , per 
aver meflb a morte un araldo , le quali durarono fino ai tem- 
pi di Adriano (b) . Potrebbe anch'efTere quella la jflatua d'An- 
temocrito araldo d' Atene uccifo dai Megarefi , i quali per 
quefto delitto , come dice Paufania (e) , provarono lo sdegno 
degli dei , onde la loro città , malgrado tutto il favore del 
mentovato Adriano , non potè mai riforgere (a) . 

jf. 30. Mi- 
ca) ApoUod. B'ibl. l'ib. j. c.j. §. 7. p. 1 6(1. co non park di tale ftatua , e dice foltanto i 
[ Quefti fu uccifo ftando col (uo padrone fu che fu fepolto Antemocrito per pubblico de- 
liri cocchio , ed era femplicc di lui prcconc ; creto prcflb la porta Trialìa d'Atene , e Pau- 
o almeno non fu uccifo in qualità di araldo fania loc. eh. fcrivc , che gli fu eretto un cip- 
a qualche popolo . Quindi non vedo ragione , pò per memoria . In fecondo luogo la no- 
pcr cui meriralTe una ftatua ; né Apollodoro ftra ftatua non ha barba . Quelta ai te™P» 
rileva alcun di lui merito . di Pericle ancor fi porrava ; e l' ha il di lui 

(A) Philoftr. V'u.fophift, Ub.z.cap. i. n-s- erme col nome nel Mufeo Pio-Clementino ; 
V<^S- SSO- e abbiamo da Ateneo lib.i j. e. ì-pag-S^S- > 

(e) lib. 1. cap. ì6. pag. Ì8. che l'ufo di raderla non s'introdulle in Gre- 

(a) Eflcndo ftato' Antemoctito mandato eia , e nominatamente in Atene , fé non ai 
araldo da Pericle , fecondo la teftimonianza tempi di Aleffandro il Grande , il ^"^'^ ' *} 
di Plurarco in Pericle , pag. 1 68. E. , fi fa- dir di Plutarco in Thefeo , pag. J.B. , .ni il 
rcbbe potuto credere con qualche fondamen- primo, che la fece radere ai fuoi foloati, at- 
to, che gli folle fatta inalzare una llatua da finché con erta non dcflero prefa ai nemi- 
quel capitano , che era tanto portato per le ci . Taluno forfè mi rifponderà , che la no- 
arti , come fi è veduto alla pag. 1 SS. §. 6. , (tra ftatua , fé non ha barba , ha le bafettc , 
e che forte quella l'opera di Cccfiiao lodata o muftacci , le quali elfendo (tate in ufo prcl- 
da Plinio , poiché egli fece la ftatua dello ftcf- fo i barbari , polTono far credere , che 1 Gre- 
fo Pericle, come fi e anche accennato da ^'in- ci fi fervillero di barbari per araldi, e che 
kclmuTAìzWzpag. 20^. Maoftano a quella barbaro fia quello della ftatua. Io non ne- 
opinione altre ragioni, oltre le efpoftc qui go un tal ufo prelfo i popoli barbari , e Cel- 
avanti aella n, a. Ìii primo luogo , che Plutat. li fra gii altri , avendone le prove in Dio- 



LIB. IX. 
CAP. II. 
Mirone . 



208 Storia dell'Arte presso i Greci 

jf. 30. Mjrone vien da Plinio nominato in ultimo luogo 
fra gli artifti che fiorirono nell'olimpiade lxxxvii. Egli ha prin- 
cipalmente lavorato in bronzo , e fon del pari pregiate le fue 
figure, o animali rapprefentino o uomini . Intorno all'ara 
pofta nell'atrio del tempio d'Apollo , edificato da Augufto a 
Roma fui Palatino (a) , eranvi quattro buoi di fuo lavoro (a) j 
lafua vacca (b) è celebrata in molti antichi epigrammi (i) , 

fra 



àoro lìh.j. %.28.pag.gji. , Giulio Cefare De 
beilo gali. lib. j. cap. 14. , SiJonio Apollinee 
Panegyr. Major, v. 24.3. , Peliouticr tiiìt. des 
Celtes , lib. 2. cap. S. toni. iLpag. iS6. , e 
ne abbiamo l'tfempio nelle Tavole 1. e iL 
del Tomo antecedente , in cui polTono ere- 
derfi rapprefentati due foldati celti , come 
fi è detto ivi alla vag. 46. ; non però cre- 
derei mai , d\z i Grc-i volellcio picvalerli 
di tal gente per un uffizio ..on poco gclofo 5 
e poi rileviamo dal lodato Ateneo nel iiò. 6. 
e. 6. pag.z^4. E. , che erano greci gli aral- 
di , e di una detcrminata famiglia ; né ho 
inai trovato un efempio in contrario . 

Con tutte le olfervazioni fatte fin qui mi 
pare che redi affatto dubblcfa l'opinione del 
noftro Autore . Io ne proporrò un'altra, che 
non molto le ne allontana , e pare che po- 
trebbe avere qualche apparenza di verità . 
Sofpetterei pertanto , clie vi folte effigiato un 
trombetta (partano , il quale lì fìa con qual- 
che azione ftraordinaria fegpabto , o che 
per altra ragione abbia meritata una ftatua . 
Gli eferciti fpartani avevano i fuonatori di 
trombe , e tibie , e al loro fuono marciava- 
vano , davano la battaglia , e lì ritiravano 
con ordine, e regola determinata, Tucidi- 
de HiJ}. Uh. j. cap. -70. pae. j6o. , Plutarco 
Lacan, apophthegm. oper. motti, il. pag. zio. 
in fine , e Lacon. inflit. pag. z^S. B. ^ Lucia- 
no De faltat. §.20. op. Tom. il. pag. 27^. , 
Ateneo lib. 14. cap. 6. pag. 627. D. A que- 
fti trombetti conveniva la corda al collo , e 
conveniva anche lo feudo per ripararli men- 
tre facevano il lot-o uffizio . Quando in Gre- 
cia 'i'ìntrodulle di radere la barba , come fi 
è detto, gli Spartani , che erano fra' Greci 
i pili bravi , per fegno forfè di maggior co- 
raggio , e fierezza , "ritennero imuftacci , co- 
me abbiamo da Antifane prefl'o Ateneo/. 4. 
cap. p.pag.t 4_^. princ. , il quale ar>punto vi- 
veva ai tempi d'Aleffandro il Grande , fecon- 
do lo fleflb Ateneo //i.r j. priic.p.ffj. E 
fìcccme in apprclTo fu comandato , e fé ne 
riprovava ogni anno l'editto dagli Efori , di 
non pur portarli , al dir di Plutarco De fera 
nu;n. sitnd. ofer. Tom, il. pag.sso. j potreb- 



be crerietfì , che la ftatua foffe eretta al trom-i 
betta fpartano circa , o dopo i tempi d'Alef- 
fandro , ai quali pure conviene il lavoro di ef- 
fa per la fua eccellenza . Potrebbe anche pen- 
farli , che vi folle lapprefentato un armige- 
ro , o f^utigero , olfia uno di quei foldati, 
che accompagnavano i capitani , portando lo- 
ro le armi , e ripaiandoli all'occalìone collo 
feudo dai colpi de' nemici , in quella guifa, 
che Ajace faceva ripa'o a 'Teucro per falvar- 
lo , Luciano /'/■: Paraf §. .fp. Tom. 1I.P.S74. 
Elfi , oltre le armi , portavano il corno per 
chiamare all'ordine del capitano i foMati , e 
per dare il ftgno della battaglia . Uno di 
quelli era precifamcnte Mifeno , che acom- 
pag'iava Ettore , nominato da V^inkelmann} 
e tale ce lo defcrive Virgilio loc eie. : 

Mifenum iolidem, quo rion pnjiantior alter 
..Sire ciere viros , Marcemque accendere 

canta . 
Heclorls hic magni fuerat comes , HeHora. 

cìrcum 
Et lituo pugnas injìgnis obibat , & hafla , 

Chi fa che taluno di quelli , o fpartano , o 
barbaro al fervizio dei Greci , non fi fìa di- 
flinto per difendere il fuo capitano , reftan- 
flandovi anche morto ; e che il apitano per 
gratitudine gli abbia fatta fare quella llatua 
per immortalarlo ì 

(d) Prop. lib. 2. ti. ji. verf. 7, 

(a) Nel Tomo I. pag.^S?. not. e. ho fpie- 
gato per vacche il boves di Properzio , fup- 
ponendo che potclTcro elfere fui modello del- 
la famofa vacca . Se fi volciTero credere vera- 
mente bovi , io non contradirei molto . 

(b) Poifcduta dagli Atenielì , Cicerone in 
Verr. acì.z. l. 4. c.6c. ; quindi trafportata in 

Roma, ove fi vedeva nel Foro ancora ai tempi 
di Procopio , che l'c parla De hello goth. l. 4. 
cap. 21. ; cioè verfo la meta del vi. fèco'o. 

(i) Trentafei epigrammi leggonfi nell'An- 
tologia greca fopra tal vacca . Egli e uopo 
dire che quefta ed altre r pere inlìgni di Mi- 
tene fieno f^atc pacate piti colle lodi che coi 
denari , poiché vilTc cg'i , e mori affai pove- 
ro , Petton. Aib. in Saiyr. pag. ^22, 



DAI SUOI PRINCIPJ EC. 209 

fra i quali due ve n' ha d'Anacreonte {a) ; e Plinio rammenta = 
de' verfi della famofa Erinna di Lesbo fu un fepolcro , che 
quefto artifta eretto aveva a un grillo e ad una cicala (b) ; 
ma ofTerva con ragione Io Scaligero (e) , che fé Anacreonte 
ed Erinna , coetanei di Saffo (a) , avefler fatti de' verfi per Mi- 
RONE , quelli dovrebbe aver viiTuto nell'olimpiade lx. anziché 
nella lxxxvii. , a cui lo fifla lo fleflo Plinio (b) . lo non de- 
ciderò qui la queftione ; ma certamente è probabile ch'egli 
fia anteriore a quella ultima epoca , sì perchè ha lavorate 
delle ftatue in legno , fra le quali un' Ecate ad Egina {d) , sì 
perchè , fecondo un' oflervazione di Paufania {e) , era fatta 
nell'antica maniera l'ifcrizione che vedeafi fotto i fuoi lavori, 
la qual cofa egli non dice mai delle opere di Fidia, di Po- 
LiCLETo , e de' loro contemporanei (e) . Può eziandio argo- 
mentarli la fua maggiore antichità dall'aver commelTo il pro- 
prio nome in lettere d'argento fulla cofcia d'una ftatua d'A- 
pollo in bronzo che era ad Agrigento (d) , poiché più non 
ufavafi ai tempi di Fidia di far l'ifcrizione fulla figura mede- 
Tom.II. D d fima; 



LIB. IX. 
CAP. II. 



(a) Anthol. Uh. 4. cap. 7. n. 3. 4. 
ih) Plin. tib. J4. cap. S. feB. i g. ^. ^. 
(e) Anìmad. in Euf. ckron. p. 1 24. [ Non 
determina l'olimpiade lx. 

(a) Ateneo iib. 1 7. cap. S . pag. /pp. C. , 
fcrivc , che sbagliava Érmcfippo nel dare 
Saffo per coetanea d'Aracrconte , avendo clFa 
\ivuto molto tempo avanti . 

(b) Anacreonte giufca l'ollervazione di Bar- 
nes nella di lui vita premclla alle opere , n.V. 
pag. IX. , nacque nell'olimpiade LV anno il., 
e vifle 8$. anni , Luciano iri Macroh. ^.26. op. 
Tom. ni. p.zzS. Potrebbe combinarfi l'età 
di lui con quella di Mirone , dicendo , che 
quello nell'ultimo di fua vita abbia lodata la 
vacca , che queflo poteva aver fatta nell'era di 
circa zf. arni , come oilcrva il lìgnor Falco- 
net Not.fur le ^4. livre de Plin. c.S. feéi.:;f. 
auvr. Tom. ni. p. i j6. calcolando che Ana- 
creonte vivefTe nell' olimpiade lxxii. Egli 
però poteva crtcndere di più l'età d' amen- 
due , ellendo arrivato Anacreonte (irò all'o- 
limpiade LXXYi. , giufta il detto calcolo di 
Barnes, vale a dire fole xi. olimpiali piima 
dcU'epeca , in cui dice Plinio clic fiorì Mi- 



rone . Riguardo alla poete^Ta Erinna , non è 
improbabile che Plinio a quel luogo abbia 
intcfo di Mirone fcultore ciò , che ella dice 
della poetefla Mirone , di cui paila anche Sui- 
da, e in lode della quale per quel fepolcro 
fece un epigramma in greco , riportate) dall' 
Arduino al detto luogo di Plinio . Così pen- 
fa il Fabricio Bibl. grs.ca , Tom. I. l. 2. e. i f . 
n. 2S. pag. fsf AU'oppofto Arduiio vuole 
che abbia errato Erinna , o altri che (ìa l'auto- 
re di quell'epigramma , nell'attribuire quell' 
opera alla poetelfa , anziché allo fcultore . 

(d) Pzul. Iib. 2. cap. 30. pag. iSo. [Anche 
Fidia fece una ftatua di Minerva in legno per 
la città di Platea , grande quali quanto quel- 
la fatta per gli Atcnicfi , di cui fi è parlato 
alla pag. 1^4. net. a. , Paufania Iib. g. cap. 4. 
pag. 71S. 

(e) id./. ;. cap. 22. pag. 43 S- , 

(e) Quell'argomento proverebbe troppo . 
imperciocché Paufania parla di Licìo figlio di 
Mirone, fu un di cui lavoro era una ifcrizitinc 
colle lettere fecondo la forma degli antichi . 

(d) Cicerone in yen. aci. 2.1,4. cap. 43. 



LI3. IX. 
CAP. II. 



21 o Storia dell'Arte presso i Greci 

fima ; e fappiamo all'oppofto che v'era quell'ufo ai tempi 
d'Anacreonte , ir quale ia un altro epigramma fa menzione 
d'una ftatua di Mercurio , fui cui braccio era fcritto il no- 
me di colui che aveala fatta erigere (d) . Né v'è ragion di 
credere che Mirone abbia pofto il fuo nozne fulla mentovata 
ftatua d'Apollo contro un pubblico divieto , ficcome taluno 
ha pretefo (b) ; poiché Cicerone , da cui abbiamo la notizia 
di tal lavoro , di sì fatto divieto non parla . Vero è che fu 
negato a Fidia di porre il fuo nome fulla ftatua di Giove (a), 
ma non può quindi inferirli , che foife quella allora una leg- 
ge generale . Si può per ultimo trarre contro Plinio un ar- 
gomento da lui medefimo che , parlando del lavoro de' ca- 
pelli e de' peli nelle ftatue di Mirone, dice che fatti non gli 
avea meglio dei più antichi ancora rozzi fcultori (*) ; dal che 
s'inferifce ch'egli vivefìe ne' tempi a loro vicini ; altrimenti 
come mai , avendo egli tanta abilità , non avrebbe procurato 
di non cfler inferiore a'fuoi coetanei, i quali meglio lavo- 
ravano i capelli , fé avelTe vifTuto nell'olimpiade lxxxvii. ? (b) 
;r. 31. Io confelTo però che , fé facciamo Mirone sì an- 
tico , difficilmente s'intenderà come Plinio abbia potuto lo- 
darlo dicendo di lui ; primus bic tmiltiplicalp varietatem vi- 
(ietiir , nnmeroftor in arte quam Polydetus . S'egli fiorì lungo 
tempo prima di Policleto , come può aver introdotto nell'arte 
più armonia di lui , e meritar la preferenza a queflo titolo ? (e) 

No- 

U) Suid. V. 'Ay.rZ ib not. Kafl. (*) Capillum quoque & pubem non emen. 

C/). Fraguier La gali, de Ferres , Acai. des datìus fecijfe quam rudis antiqui ' " ' 

Mcript Tom, VI. Mem. pag. jSS. rat , loc. cit. 

Ca) Paulania /. /. cap. 1 0. pag. 307. dice ' ' ' 
che VI folle fcritto fulla bafc . Secondo Ck- 



itas inflitue- 



mente AlclTandiino Cohonat. ad Geni. n. 4. 



(b) Loftudio, e la premura fua , dice Pli- 
nio , era tutta di far bene il corpo delle fi- 
gure : quindi trafcu^ò i capelli, e il pube. 




anche fulla bafe della Venere in Atene , fé 
condo Plutarco in Pericle, pag.160. C. Vegg. 
pure gli Accademici Ercolaneh De Broprì , 
Tom. I. Tav. 4;. n.j. , Gedoyn Hijl. de Fìii. 
dias , Acad. des Infcnpc. Tom, V. Mém. 
!"'£• 307, 



fciti t 

(e) Senza tante congetture , e argomenti, 
le Winkelmann avéfle bene oflervato Pau fa- 
rla , avrebbe veduto , ch'egli combina con 
Plinio nel filfare l'epoca di Mirone . Nel /. 6. 
e. 2. pag. 4/4. fcrive, che gli Spartani dopo 



DAI SUOI PRINCIPJ EC. 211 

Notifi qui che tal pafTo di Plinio non è flato ben intefo dall'Ar- = 
duino , fecondo cui lo Trorico volle dire che Mirone molti- 
plicò l'arte fua , o piuttofto che ha fatto gran numero di 
ftatue . La parola nwmrofior , a mio avvifo , qui fignifìca che 
quefto artifta ha portata molt' armonia nell'arte, poiché in 
quello fenfo prendefi la voce numerus preflb i Latini , anzi 
anche prefTo gl'Italiani , dicendoli a cagion d'efempio U 
tnaefìX del numero omerico . In quefto medefìmo fenfo vien 
prefa la voce numerojior prefTo Phnio (a) , ove parla di An- 
tidoto (a) . 

D d 2 f. 32. Fra 



LIB. IX. 
GAP. H. 



firruiione dei Perfi in Grecia (ì diedero a 
mantenere , e ad addeftrar cavalli ; nel che 
poi fupcrarono gli altri Greci . Dopo quel 
tempo , cioè dopo l'olimpiade lxxv. come 
lì è detto ìWi-pag. i 7^. n. B. , e forfè qualche 
olimpiade apprelfo , gia-chc Paufania non in- 
dica qjalc toife , cominciarono divcrfi atleti 
ad addclharc i cavalli per la corfa nei giuo- 
chi pnbbliLi . Fra quefti vi {a Licino, il qua- 
le volle per la prima volta fervird di pulle- 
dri ; ma non avendone avuto buon cfito , 
pensò di addeftrate cavalli più adulti , coi qua- 
li in apprelfo ottenne la vittoria nei giuochi 
olimpici , e vi dedicò due ftatue , opera di 
Mi:one . Si dia un ragguagho di tempo a 
tutte queftc cole , e lì vcdti , che Mirone vif- 
fe veramente intorno all'olimpiade lxxxvii., 
ove lo riporta Plinio , il di cui racconto è 
anche tanto circoftanziato , che non può fa- 
cihnente lupporvili errore . Un altro argo- 
mento lo portiamo ttarre da Ciccione De 
dar. orai. cap. iS. , e da Quintiliano lib. 12. 
cap. 10. addotto fopra zWipcg. 1S4.. n. B. , 
ove facendo la ferie cronologica degli ftili 
di varj attifti celebri , mettono Mirone dopo 
Calamide , il quale ha fiorito nella ftcfla epo- 
ca , come dirò qui appreffo al ^.j :>. p.zi^.. 
Crederei poi che non andalfe collocato dopo 
quell'epoca , perocché Akamene , di lui con- 
temporaneo , come ha efpofto \>' inl<c!mann 
qui avann pjg.ì pt. fu il primo a fare Ecate 
triforme ; e Mirone avca fatta d'una fola fi- 
gura quella citata dallo ftelTo \(inkclmann , 
fecondo Paufania lib. 2. cap. so. pag. i So. 
{a) P'.in. lib. jj. cap. 1 r. feci. ^0. %. zS. 
(a) Delle tarte altre opere celebri di Mi- 
rone , noi ci contenteremo di nominare cui 
in primo luogo le tre ftatue cololfali eret- 
te in Samo , rapprefentanti Minerva , Frco- 
le , e Giove . Antonio le trafportò a Roma , 
e Augufio limaudò colà le due prime , Stra- 



bene l'tb. 14. pag. $4.4. C. In fecondo luo- 
go faremo parola del celebre di lui Difco- 
bolo , offia della ftatua di un giuocatore di 
difco . Il noftro Autore lo avca nominato 
nella prima edizione , e noi abbiamo già ac- 
cennato nel Tom. l.pag.iSg. n. A. , che una 
copia in marmo ne è fiata trovata ultima- 
mente negli (cavi della villa Palombara full' 
Efquilino . Più opportunamente occotre qui 
di parlarne , sì per provare , che il Difcobo- 
lo di Mirone flava realmente nella molfa , 
e atteggiamento della ftatua in rnarmo , co- 
me anche per far coftarc ad evidenza , che 
quefta non è che una copia di quello . Prc- 
mettafi però , che la detta ftatua è tutta an- 
tica col difco , e non ha rcftauro , fé non 
che in un pezzo della gamba deftra da fotto 
il ginocchio fino alla giuntura del piede . 

Per la prima parte dunque noi abbiamo 
Luciano , il quale ce lo deicrive in maniera 
co<;ì precifa da non poterfene più dubitare. 
Egli dice , che aveva la faccia piegata , e 
rivolta verfolamano, che portava il difco; 
che aveva la punta del piede finiftro alquan- 
to ripiegata , e voltata indietro ; e che fla- 
va chinato , e incurvato col corpo nell'atto 
precifamerte di rizzarfi per gettare il difco . 
Si veda la figura , che ne diamo in fine di 
quefto Tomo Tav. il. quanto bene confronti . 
Bifognerà per altro confellare , che median- 
te l'ifpczione della figura fi capifce a dove- 
re il fentimento di Luciano , che per man- 
canza di elTa non era ftato capito finora da- 
gl'interpreti , e dagli annotatori ; e può dar- 
fene la giufta verfione . Ecco le di lui paro- 
le nel dialogo intitolato Ph/offeudes , «1. iX. 
op. Tom. 111. pag. 4-;. : Mw» tòv //«rKivovra, 
?v </>• t>à, ^Vt , TÌy ìitKir.v<fira. Karà ri 



■ i2 



Storia dell'Afte presso i Greci 



LIB. IX. 
CAP. Jl. 



jf. 32. Fra gli^fcolari di Mirone Plinio annovera certo 
Ligio, di cui opera era Ja Ihtua d'un fanciullo che foffiava 

nel 



nera ^uvava.T^ire,uii'j /jlìtÌ ras ^oxis • hIk 
ÌKnttt , ij'' "il , ijrii Tcòr Mufuvo; fc;M/'eV 
Kai toZtÌ irti • J'tUKi^ixtii , S» x;5.i(t . 
Num D/fioio/on (oppure iilam flutuam , 
qui dijcum jac'u ) dlcis , inquam ego , incur- 
vantcm je ad juclendi gcftum , reflexo vultu 
adeam ( iiiiiium ) , qus. difcum fere . paul- 
ium fubrniljb pede altero ( linillro ) , ut in 
ipfo ftdtim jaHu furreciurus una vìdeatur ? 
Nequaquam , inquit ille , quandoquidem & 
unum ex Myronis operihus eft ilk Difcobo- 
los , quem diùs . La parola t»« </'i JX'.(popoy , 
che veJuta la figura refta chiara'iieiite fpie- 
gata per la mano , che porca il difjo , ripor- 
tando infatti la deftra della ftatua il difco 
dal punto più lontano , a cui polla rtenierfi 
r-cll'atco di volerlo (cagliare , avea data la 
maggior tortura agl'interpreti, e annotato- 
ri . Akuni 1 aveaiio rraJotta in ea-n partemj 
e perciò Gefnero nella nota pretendeva iii- 
fulfamente , che la figura guardaTc la meta 
( quafi che la meta potell'e "portare il difco ) , 
avendo prima detto , di non poter credere , 
che guardallc jjna donna , la quale gli pre- 
lentalle il difco . Solano , e Reitzio hanno 
penfato , che debba intenderfi della mano , 
che porta il dilco ; e la loro congettura è fta- 
ta confermata dalla ftatua ; ma poi non lì 
combina colla mcdefima il fignor Reitzio , 
traJuccndo nella (uà edizione , di cui ci fer- 
viamo, pauUumfubmiJfo gena altero, le parole 
api^a cKXi^iìTu Tii iTfpM , per inrendere co- 
si del ginocchio ciò , che va intefo del piede , 
come anche le aveano intcfe , e traiotte bene 
altri^prinia di lui . Per ultimo è chiaro , che 
TCif «Tffoi altero pcdc , fecondo piede , è il 
piede finiftro . 

Con quefta defcrizione di Luciano potre- 
mo avanzarci a far vedere , che lo defcrive 
eziandio non equivocamente Quintiliano Infl. 
orat. lih.z. cdp.i 3. Egli vuol provare, che 
fia bene talvolta di ufcire dallo Itile Iblito , e 
•dall'ordine comune nelle orazioni per dar lo- 
ro con certa novità 'ina fpecie di rifalto , che 
non difpiace agli uditori . A tal fine adduce il 
j5aragone degli ftatuarj , e de' pittori , i quali 
fovente variano lodevolmente dal folito l'at- 
teggiamento , gli ornamenti , il volto delle 
■figure . Imperocché , fcrive , un corpo rit- 
to , e fcnza morta ( come fi è veduto nel 
Torno I. ertere la maggior parte delle figure 
egiziane ) ha ben poca grazia ; come fc ven- 
^a rapprefentaro col vifo di facciata, colle 
braccia abbalfate , e ftefe , i piedi uniti , e da 
quefti al capo fia tutta la figura dritta , dura, 
e come iiiterizzita . All'oppofto quel torci- 



mento , e per cosi dire , quella morta , dà un» 
certa azione alle figure , e le anima in qual- 
che modo . Cosi le mani non devono ertere 
fatte tutte in una maniera , e devono rappre- 
fentarfi variamente i fembianti. Alcune figure 
veggonfi nell'atto di uomo , che fia in pro- 
cinto di correre , altre d'uomo , che fiede , o 
s'appoggia ; altre fono nude , altre veftite , ed 
altre in parte nude , e in parte veftite . E per 
verità, chev'è di più ftorto , e ricercato , o 
forzato del Difcobolo di Mirone ì Eppure 
chi volelle criticarlo , e riprenderlo come un* 
opera meno giufta , non farebbe vedere che 
po:o intende l'arte , nella quale principal- 
triente è degna di lode quella iVelfa novità , e 
di_tii.;olta ì Expedit [ape mutare ex ilio con- 
ftituto , traditoque ordine aliqua , (j" interim 
decet ut in flatuis , atque piciurls videmus 
variarì habitus , vultus , flatus . Nam recli 
quidem corporis vel minima grjtia efl . Nem- 
pe _ enim adverfa fu facies , & demi/fa bra- 
chia , Ù jundi pcdes , & a fummis ad ima. 
rigens opus : flexus ille , & , ut fic dixerim , 
motus , dat acìum quemdam efficlis . Ideo nec 
ad unum modum formate, manus , & in vultu 
mille fpecies . Curfum habent quidam , & im- 
petumj fedent alia , vel incumbunt ; nuda, 
hic , illa velata funi ; quidam mlxta ex u- 
troque . Quid tam diftortum , 6f e/aboratum, 
quam eft ille Difcobolos Myronis ? Si quis 
tamen ut parum recium improbet opus , non- 
ne is ab intelleciu artis abfuerit , in qua vel 
pr.icipue laudabilis eft illa ivfa novitus , & 
dijpcultas ; In quefto dettaglio di Quintilia- 
no chi non vede prefo di mira il Difcobolo di 
Mirone ,_ come quello , che nel fuo genere 
poteva folo dare la miglior prova di quali 
tutti quei caratteri infoliti , che dagli artifti 
venivano efpreiri nelle figure ; e che egli com- 
prendeva in poche parole col dire , che fi- 
gura più ftorta , e ricercata di quella di Mi- 
rone al mondo non v'era ; e ciò non oftante 
non poteva biafimarfi come difettofa ì 

Per provar quindi , che la ftatua in marmo 
non fui che una copia , fi poifono recare non 
pochi argomenti , e ragioni , che non lafcia- 
no luoM a queftione . Tutti gli antichi fcrit- 
toti , che nominano qualche'opcra di Miro- 
ne , e la rnateria , in cui era lavorata , non. 
parlano di altra materia , che di bronzo . 
Vegganfene molti riportati da Giunio Catal. 
archit. ec. pag. izy.feg. Fra quefti , alcuni 
pare che efcludano ogni altra materia, co- 
me Petronio Satyr.p. ^zz. : Myron pene ho' 
minum animas , ferarumque tire comprehen- 
dtrat, eTzcczc Ckil.6,hift. ig^. r. ì7J..- 



DAI SUOI PRINCIPJ 5 C. 213 

nel fuoco (a) . Di tale ftatua può dare un'idea un piccolo 
gruppo della Farnefina , in cui un vecchio mette un intiero 
majale nella caldaja , fotto cui fta foffiando un fanciullo, 
che foftienfi fu un ginocchio piegato . 

jf. 53. Chiu- 

Fabenriirlus . VWr.io /. 36. c.^. Tccl. 4. f. to. me può^vcdcrfi picfTo BrHckero Hijl. tric. 



loda molto una di lui opera in marmo ciiftcn- ph'iiof. Tom. il. per. il. par. I. Uh. I. cap. il. 

te a Smirne ; ma dice inlìeme , che la Tua ce- feU. Vili. §. 7. p. 6i s-U?,- , nell'atrio di un 

lebrità era pel bronzo , come aveva dilfufa- palazzo in Atene , ed 
mente f.rirto nel /. ^,<. e. g.ftcì. ip.'i. 



ove nel numerarne le opere in q.iclla ma- 
teria , vi mctie cfpreflamentc il Dilco'jolo . 
Lu.'iano finalmente ne parla anch'egli loc. cit. 
§. iS. I p. IO. come di una ftarua di bron- 
zo infieme a varie altre della ftclfa materia . 
Duncjuc in bronzo era l'origmalc , e la fta- 
tua in marmo altro non farà che una co- 
pia . Per tale fi riconofcc non meno , fé fi 
rifletta, ciie clfa ha qualche parte difettofa , 
o non finita, come il piede finillro, il gi- 
nocchio dcdro , e parte del collo ; e che un 
lunga piiatello dello flclfo marmo attaccato 



era inficme col Dia- 
dunicno di Policleto , di cui li è parlato alla 
p.ig.1 OS- > '^ '^o"'^ ftatuc d'Armodio , e Arido- 



gitone , nominate alla pag. i gz. r.ot. e. , dopo 
che furono riportate dalla l'crlia , non fi (a 
prccifaincnte da chi , come olTerva Meurfio 
Ceram. gem. e. 1 0. op. Tom. 1. col. 4.8 j. , che 
peraltro Io ftelTo Luciano nrette nel Foro della 
citta in Paraf. §.^^. op. Tom.rl.p.Sy ^. , fcp- 
pur non fono diverfe . Se potcllìmo argo- 
mentare del fio merito dal lavoro delle co- 
pie , fi potrebbe dire , che ne foifc ben la- 
vorato principalmente il corpo , nel lavorare 
il quale Mirone era più diligente , come ho 



alla cofcia deftra le reggeva , quando fu fca- già notato con Plinio alla pi2g. 21 0. n. s. , di 
vara, il braccio ftcfo in alto : il che fa.cva quello '-''- -•" ^" -• --'• ■' ■' -•'-- -' 



certa deformità , la quale non poteva lafciar 
credere , che un si valente artifta aveiì: vo- 
luto fccgiiere un'azione tanto ftorta, ci ese- 
guirla in una materia , che per regger!! avef- 
le avuto bifogno d'un tal Ibltegno , il quale 
la deformalfe , e togliclTe in gran parte il me- 
rito dell'invenzione . 

Colla fcorta di quella intiera ftatua è (la- 
to oflcrvato , che il torfo della llatua nel 
mufco Capitolino , di cui fi vede la figura 
nel Tomo iil. di efib mufco , Tavola 6g., 
reftaurato per un gladiator caduto , altro 
nonfo/fe, che una copia dello Hello Di fco- 
bolo ; ficcome un altro torfo reflaurato in 
altra maniera , pofleduto gii dal fig Gavino 
Hamilton in Roma, e pailato ora in Inghil- 
terra . Io poi fofpettcrci , che poteffe averfi 
come una terza copia la ftatua pili confcr- 
vata in molte parti, e perciò- più riconofci- 
bile , della galleria Granducale a Firenze , 
reftaura'a prima per un Endimionc , e per 
tale fpicgata dal Gori Muf. Florcnt. Status , 
Tab. 2 1. , ove ne da la figura ; e in appref- 
fo , come ci avvifa il fignor Lanzi nella de- 
fcrizionc di quella galleria , an. i par. 2. 
cap. f. pag. 76. , adattata per un figlio di 
Niobe unito alle llatue del gruppo , di cui 
fi è parlato qui avanti pag. igp. e fegg. 

Tante copie , lavorate da buona mano , 
fanno ben conofcrc quanta folle la Rima , 
che gli antichi facevano dell'originale . Elio 
viine deferi tto da Luciano , come efiftente 
ancora a' giorni fuoì , vale a dire dopo i 
tempi di Trajano , al principio del fecondo 
{ecolo dell'era crilliana , in cui viveva , co- 



ofic riguardo ai peli del pube , ed 
ai capelli , che qui fono poco rilevati , e ac- 
cennati con de' piccoli tratti non molto in- 
cavati nel marmo . La punta del piede così 
piegata indietro a prima vifta non pare natu- 
rale per uno , che voglia in tal modo acqui- 
ftar forza , ed elafticita . Ma pure non deve 
crcderfi un errore dell'artifta. Mirone vede- 
va gli atleti , e i giuocatori del difco . Vo- 
leva rapprekntarne uno nel momento di lan- 
ciare , e nel punto più difficile della molfa . 
È egli credibile , che uomo tanto efercitato , 
e maeftro lo facefic a capriccio fenza guar- 
darlo in quell'atto , e che nclfuno fcrittore 
ne rilevaffe il difetto ; ma quelli faceflero 
anzi a ga'"a nel commendarlo , i buoni artifti 
nel moltiplicarne le copie , ed i Romani nell' 
acquiftaric ? Luciano avrà veduti que' giuo- 
catori , e non per quello ha trovato errore 
nella ftatua , che anzi egli la defcriye colla 
punra del piede ritorta in quella guifa , co- 
me propria d'un giuocatore nel momento di 
ab.arfi , e di avventare il difco . Noi non fap- 
piamo la forza degli antichi atleti , e i mez- 
zi , che elTi adopravano per acquiflarne coli' 
efercizio ; ma dovea certamente clfcr gran- 
de . Ne abbiamo tutte le cognizioni degli 
antichi artiili per giudicare del merito delle 
loro onere . Anche in altre ftatue rinomate 
fi fono voluti trovare dei difetti , che poi 
fi è provato in apprello non elTere ftati altro, 
che difetto di cognizione dell'arte antica , e 
d'efperienza in chi giudicava . Vedi appreflo 
al Libro XI. Capo iil. ^. 14- y e Tomo I, 
pag. ì+Q. , ,,'?::. 

(d) Ub. J4, cap. i. Jcct, ig,%.t7. 



LIB. IX. 
CAP. II. 



LIB.IX. 
CAP. II. 



Oflervationi 
full' apoteofi 
i' Omero . 



214 Storia dell'Arte presso i Greci 

jf. 33. Chiuderò quefte mie confiderazioni full' arte di 
Fidia e de' fuoi contemporanei (a) con oflervare , che a quell' 
epoca pregiavanfi più i nuovi che gli antichi lavori , all'op- 
pofto di quello che è fucceduto immediatamente dopo , e 
così avvenir dovea . Quindi s'intende come con ragione Tu- 
cidide faccia dire dagli ambafciatori di Corinto in un'aringa 
agli Spartani , che nell'arte le più recenti opere (jèTrtyiypófUPa) 
denno alle vecchie preferirfi (a) . 

$. 34. Un erudito inglefe {h) foftiene che la nota Apo- 
teofi d' Omero , efiftente nel palazzo Colonna in Roma , fia 
lavoro fatto fra l'olimpiade lxxii. e la xciv. , fondando la 
fua opinione non fui lavoro , eh' egli forfè mai non vide , 
ma fu una fuppofta ortograHa della parola, che ivi fignifica il 
tempo . Vi fi legge , dic'egli , KI-PONOS, in vece di XP0N02 ; 
dunque quella è opera di quell'età ; in cui da Simonide non 
era ancora Itata inventata la X , e in fua vece ufavaG KI- (b) . 

Co- 



(a) Tra quefti doveva particolarmente no- 
minard Calamide , di cui Winkelmann ha 
parlato più volte , cioè nel Tomo I. pag.^iy. 
e jXp. , e in quefto , alla pag. i oS. princ. , 
116. e 181. Paufania ci afficura clic abbia 
vivuto in queft"epoca , fcrivendo ///-'. ,. cap.^. 
pag. g. , che nel tempo della guerra pelopon- 
nelìaca fece la ftarua dell'Apollo alelììcaco , 
G avertunco , in Atene , di cui riparleremo 
nel Lib. XI. Capo iil. §. 12. ; e può confer- 
marfì confidcrando i tempi , ne' quali fece 
varie altre ftatiie , nominate dallo ftelTo Pau- 
fania ; come per cfcmpio , una che ne dedi- 
cò Pindaro, //A.p. cap.i 6.pag.74i . , il quale 
nacque nell'olimpiade lxxv. ; un'altra, di 
Venere , la dedicò Callia atcnicle , il quale, 
come fcrive lo fteflo Paufania lib. 1. cap. S. 
T'^g-' 0- > ì'k.io. cap. 18. pag.840., viveva 
dopo la vittoria riportata dai Greci contro de" 
Perii, e nell'olimpiade Lxx vii. ottenne la 
vittoria da pancraziafte in Elide , lib. j. e. q. 
pag. jpó. Al principio della ftefTa epoca io 
metterei fra i celebri artifti anche Socrate 
l'ateniefe figlio dello fcarpcllino Sofronifco . 
Egli nacque nell'olimpiade lxxvii. anno iv., 
e attcfe alla f.ultura anche dopo l'olimpiade 
ixxx. prima di abbandonarli alla filofofia . 
Vesrg. Bruckero Hijior. crit. pkì'of. Tom. I. 
par. il. lib. il. cap. il. %. 2. pag. $1^. fig. 
Si refe celebre principalmente per le ftatue 



delle tre Grazie in marmo porte avanti l'in- 
grelTo della rocca d'Atene , delle quali palli- 
no Plinio lib. ^6. cap.j. feM. 4. ^. 1 , Laer- 
zio lib. z.fcgm. i p. , Paulania ìib.i. cap. 22. 
pag. /^. , lo Scoliafte d'Ariftofane in Nub. 
verf. 77/. , Suida v. Su«faT»t , ed altri fcrit- 
tori . Paufania , riparlandone lib. g. cap. ^j. 
pag. 781. , olferva , che le fece_ veflite a dif- 
ferenza di tutti gli altri artifti ; e non fa 
trovarne la ragione . Io crederei che folle per 
modeftia , fapendofì che fin d'allora atten- 
deva alla filofofia . Per quello lavoro poteva 
Socrate effer chiamato il maeftro della gra- 
zia , come lo chiama 'Winkelmann qui avanti 
pag. II-'. 

{a) Thucyd. lib. i .cap.71 .pag. 48. princ. 
[ Racconta Platone in Menone , op. Tom. ri. 
pag. Q7.D. , che gli fcultori del tempo fuo 
dicevano , che Declalo farebbe rtato porto in 
ridicolo , fc avcife lavorato allora fecondo la 
fua maniera ; la quale peraltro era ftata fti- 
mata prodigiofa una volta . Vcgg. qui avanti 
pag I 6 f. n. i. 

\h') Rcinold . Hift. lice. gr. & lat. pag. g. 

(b) Dice di quel tempo , in cui ufavafi 
ancora promifcuamentc l'una , e l'altra ; per- 
chè nella rteila Apoteofi vi è il nom; dcll'at- 
tifta fcritto col X. APXEAA02 AnOAAO- 
NIOY EnOIHSE nPIHNEYS 



DAI SUOI pRiiS^cipj Ec. aij 

Così argomentava egli fui teftimonio de'molti fcrittori , che 
di tal opera , e di quefto nome aveano difFufamente tratta- 
to (*) j ma ivi , ficcome prima di me avea offervato Fabret- 
ti (a) , leggefi XPONOS , come fuole fcriverfi comunemen- 
te (**) , onde tutto l'argomento va a terra . Le figure non 
hanno un palmo d'altezza , e per confeguenza fono troppo 
piccole , perchè vi fi fcorga un bel difegno , ed abbiamo de- 
gli altri baffi-rilievi antichi di figure più grandi, più finite, 
e con maggior diligenza lavorate . L'appoifovi nome dell'ar- 
tifìa Archelao figlio d'Apollonio di Priene non è baftevoi in- 
dizio per argomentarne che eccellente fiane il lavoro ; poi- 
ché negli ultimi tempi gli artifli incidevano il loro nome an- 
che fu le opere alTai mediocri , come fi dirà più fotto . 

jT. 3 5". E' flato trovato queflo marmo fulla via Appia , 
preiro Albano , in un luogo detto altre volte ad Bovillas , ed 
ora. alle Frattocchk , appartenente alla cafa Colonna. Ivi era 
anticamente la villa dell'imperator Claudio , e forfè è queflo 
un lavoro de'fuoi tempi (a) . Ivi fu pure fcoperta la così detta 
Tavola Iliaca da certo canonico Spagna mentr'era a caccia, da 
cui ereditolla la famiglia Spada , e diedela poi in dono al mu- 

feo 

(*) Leggafi quanto hanno fctitto fulla vo- dica l'Iliade , ch'é l'opera tragica d'Omero ; 

ce KHPONOS Spanhcim De prétft. & ufu e quella l'Odiflea . Il remo, ed il cappello 

numifm. Dijfert. z. %. s- Vg- p6. , Cupcr , acuto e fenz'ale , all'ufo de'marìnaj levantì- 

Schot: nelle efpofizioni che ne hanno date , ni, indica la gran peregrinazione d'Ulille fui 

e Chishul Antiquit. afiat. ad iitfcript. fig. mare . I cigni , che danno fotto gli ornati 

pag. zj., [e Marchand tra i più recenti , nel al di fopra della figura deificata , hanno elfi 

fuo Diaion. kifi. art. Archelaus . pure una fignificaiione relativa al poeta . Ba- 

ia) Explìc.Tab.Iliad.pag.j4-r. jardi nel fuo Catalogo de' Monumenti d' Er- 

(**■) Un'altra apoteoh d'Ornerò veded colano, Vafi , n. J4.0. pag. 246. ha. fenz'al- 

rapprcfcntata fu un vafo d'argento , che ha cun fondamento battezzato quefto lavoro per 

la torma d'un mortajo , difotterrato in Er- l'apoteofi di Giulio Cefare ; mentre bafta 1» 

colano. Il poeta è portato in aria da un' a- barba della figura portata dall'aquila per di- 

quila , ed ha ai due lati due figure femmi- moftrare il contrario . Caylus Ree. d'Antiq. 

nili colla fpada al fianco, fedenti fu ornati Tom. il. Antiq. grecq. pi. 41. dice che , fé 

di arabcfchi . Quella che è alla delira, ha tal figura non avcffe la barba , prcndercb- 

un elmo in telfa , impugna con una mano bela diffatti per quella di un imperatore , ma 

la fpada, e (la col capo chino come immcr- egli ne giudicò fu un difegno di quella fola 

fainprofonii penfieri : l'altra ha un cappel- figura. 

lo acuto , fimile a quello che Cuoi darfi ad (a") Come ha penfato il P. Kirchcro Lai. 

Ulille , tenendo una mano fulla fpala , e vec. & nov, par.2. cap.7. in fine . 
l'aUta fui icmo. Quella probabilrnence in- 



LIB. IX. 
GAP. li. 



^i6 Storia dell'Arte presso f Greci 

■J" •^' feo Capitolino (a) . D'egual grandezza, dello ftefTo marmo, 

LiB. IX. ^ j^j jy,e(jgfji^o fj;i]e di difegno e di lavoro è la così detta 
Efpiazione d'Ercole , efillente ora nella villa Albani ; ond'è 
probabile che fìa fiata trovata nel medefimo luogo (b) . 

jf. 36, Ho rilevati ne m\t\ Moìiumentì antichi inediti alcuni 
errori di coloro che vollero fpiegare quefl'Apoteolì d'Ome- 
ro {a) ; onde qui folo avvertirò ciò che allora non mi venne 
in penfierc . Le due bende, che dalla faretra d'Apollo pen- 
dono fui coperchio del tripode , erano due correggiuole di 
cuojo , come può argomentarli dalla ftoria dei celebre duce 
de'Meflenj Arillomene, il quale elTendo caduto negli aguati 
de' faettatori cretefi fu da loro legaco colle correggie de' loro 
carcafìi {b) . Gli altri abbagli degli fcrittori intorno a quefto 
monumento denno afcriverfi ai cattivi difegni che fé ne fono 
pubblicati , ove fra le altre cofe rapprefentafi qual vec- 
chia la Mufa , fotto cui fta fcritto Tragedia , che fui marmo 
è giovane e bella , ed ha ai coturni delle alte fuole , che ivi 
fono fiate omefle (e) . Nelle flampe non fi fa ivi che cofa 
ftiano rolicchiando i due topi podi fotto la fedia d'Omero , 
ma fui marmo vedefi che è un volume , e ciò era fenza dub- 
bio un chiaro fimbolo della Batracomiomachia . 

(a) Data in rame, e illullrata da Fabretti {b) Pauf. lib. 4. cap.i p.pag.jzS. 

toc. cit. , e da Foggini Muf. Capit. Tom. IV. (e) Ho eia notato qui avanti alla pag. 6^. 

Xav. 68. noe. a. , cne quefto monumento è 'iato por- 

(b) lUuftrata dal dotto P. Corfuii , come tato in rame alTai più correttamente del fa^ 
il è detto altra volta . Egli argomentando lito dal lignor abate Vifconti in fine del To- 
dilla fuppofla eccellenza della (cultura la pre- mo L della def«;rizione del Mufeo Pio-Cle- 
tende lavorata dopo d'Aleflandro il Grande . mentino . Poflbno vederfi nella fpiegazionc , 
Winkelmann lo confuta nel Tratc. prel, ai che vi ha annelTa , delle nuove olTervazio- 
Monum. ant. Cap. IV. pag. LXXIX. ni , principalmente riguardo alle Mufe . 

(a) Par, il, cap. ^3. pag. io8. zOf. 



«aii-a!fj^i««i;gatót» 



Ca' 



LIB. iX. 
CAP.IU. 



DA] SUOI 1>R1NCIPJ EC. 217 

Capo III. 

Cinoftanze della Grecia dopo la guerra pclopnnefiaca — Arti/li di 
quel tempo — Canaco - Naiicide - Dinomene - Patrocle — Rivolu- 
zioni della Grecia nell'olimpade e. ~ Artijìi . . . Policle - CcfiJJb- 
doto — Leocare — Ipatodoro — Altre rivoluzioni aW olimpiade civ.-- 
Statuarj . . . PraJJìtele . . . Siio.Saiirocìono - Pittori . . . PavjJo . . . 
pregio de'ftioi quadri - Eufranore •- Parrajìo - Senjì-- JSicia — 
Ojjervazione . 

JXitorno alla ftoria e all'infelice guerra peloponnefiaca , j^^,^'''^*'^^"J^ 
che finì nell'anno primo dell'olimpiade xciv. , ma colla peJ- r°^°iò**,","l 
dita della libertà d'Atene, e per confeguenza con danno gran- 'J*'^*- 
dillimo dell'arte . La città alTediata da Lifandro dovè arren- 
derli e fottoporfi al pelante braccio degli Spartani e del 
loro duce, che al fuono di flromenti muficali il porto ne di- 
ftrulTe, demolì il gran muro di Temiftocle , per cui era uni- 
to alla città il porto di Pireo , e cangionne interamente la 
forma del governo. Il con lìgi io dei trenta, da lui iftituito, 
cercò di diflruggere anche il leme della libertà , facendo peri-^ 
re i più ragguardevoli cittadini . 

jT. I. In mezzo a quelle calamità però comparve Trafibu- 
lo , e fu il liberatore della fua patria. Incapo a otto me(j i 
tiranni o n'erano flati fcacciati , o medi a morte ; e dopo un 
anno , ordinandoli con pubblico editto di tutte obbliare le 
pafiate vicende , fi richiamò la pace e la tranquillità ad Atene. 
Quella città fi rialzò principalmente allorché Conone follevò 
contro Sparta la pof^inza de' Perfi , e pollofi alla tella d'una 
flotta perfiana combattè quella de' Lacedemoni , andò in A te- 
ne, erefie nuovamente il muro fra la città e '1 porto, perla 
Tom. IL •£ e cui 



LIB. IX. 



21 8 Storia dell'Arte presso i Greci 

'cui fabbrica i foli Tebani mandarono cinquecento tra mu- 
ratori e fcarpellini (a) . 

CAP. IH. ^ ^ 

Amftidique' Jf. 2. L arte, che aveva avuto dianzi lo fteffo deftino d'Ate- 

'""^'' ne, riforfecon effa , e comparvero, al riferir di Plinio (a) , 

nella feguente olimpiade xcv. gli fcolari dei celebri maeltri 

fummentovati , cioè Canaco , Naucide , Dinomene , e Pa- 

TROCLE . 

canaco. ^. 3. Canaco oriondo di Sicionc , e fratello d'ARisTOCLE , 

altro celebre fcultore , fu fcolare di Policleto (b) . Io ho già 
dianzi fatta menzione di due Mufe , opera di que' due fra- 
telli , e d'una terza , lavoro di Agelada , delle quali fi fa 
particolar menzione in un greco epigramma . Non ne fegue 
però che que' lavori fiano d'un medefimo tempo , febbene 
ammetterfi pofTa fenza difficoltà che il maeftro e gli fcolari 
abbiano fcolpite delle ftatue al tempo fteflb . Sembra altresì 
chePaufania in un luogo parli di Canaco come d'uno fcola- 
re di Policleto , ma altrove lo fa molto più antico ; poiché , 
parlando d'una Diana di Menecmo e di Soida d'avorio e d'oro 
formata , foggiugne poterfi congetturare che l'artifèa di effa 
abbia vifTuto non molto dopo Canaco di Sicione , e Gallone 
d'Egina (e) ; la qual maniera di efpriinerfi fembra indicare 
un tempo più antico di quello in cui vilTe Canaco , fecondo 
Plinio . 

jf. 4. Potrebbe congetturarfi però chePaufania non riflet- 
teife qui all'età propria di Canaco , ma folo abbiane giudi- 
cato dallo ftile , quale , come leggiamo in Cicerone (*) , era 
oltre natura rigido e duro , cioè fimile a quello de' più antichi 
maeflri . Da quefto giudizio poffiam rilevare che Canaco , 
comechè fcolare di Policleto ( le cui figure fecondo Cicero- 
ne medefimo erano molto più belle ) , o non abbia mai po- 
tuto 

io) Diod. Sic. Uh. 14.. §. Sj.pag. yog. (e") id. Itb. 7. cap. iS.pag. $70. 

(a) lib. ^4. cap. S.fecì. ig. princ. (*) Canackì figna rlgidiora funt quam ut 

<J>) Pauf, itb, é.cap, is-pag. 4.8^, imiuntur veritatem . De ci. orut. e, i g. 



LIB. IX. 



DAI SUOI PRINCIPJEG. 219 

tuto giugnere alla perfezione del fuo maeflro , o per un ca- 
priccio abbia voluto imitare la maniera dura de' fuoi predecef- ^^p'/^^j^ 
fori , affinchè più antiche fembraflero le fue figure . Quindi 
ne fegue che fovente nel tempo medefimo fia ftato lavorato 
fecondo ftili differenti . Chi però vuole formarfi un'idea del- 
lo ftile di Canaco veda la mentovata Mufa del palazzo Bar- 
berini . 

j)-. 5. Fra i lavori di quefto fcultore v'erano a Milefia e 
a Tebe due fra di loro fimili ftatue d'Apollo , formate d'avo- 
rio e d'oro , che aveano fui capo un non fo che detto da 
Paufania véXov {a) , voce non ben intefa dai fuoi interpreti . 
Qiieilo era probabilmente un nimbo ( nunbus) , odia quel cer- 
chio con cui fogliono circondarli le tefte de' fanti, e fu eflb 
già dai più antichi tempi dato principalmente ad Apollo , 
come Sole (a) . Tale pur fi rapprefenta il Sole in compa- 
onia della Luna nella pittura d'un antico vafo di terra della 
biblioteca Vaticana da me pubblicato {h) . Si comprende da 
ciò perchè Efichio fpieghi la voce ^óXos dicendo kvkXoz >(^ 
rÓTTo^ xopvC^yìi; xuK^oHSni « a^av : ove però in vece di tottos 
dovrebbe leggerfi tvttos , come già altri hanno ofTervato . Dee 
pure effere Itato un nimbo il ttòXos pofto in capo ad un an- 
tica ftatua della Fortuna , lavoro di Bufalo a Smirne (e) , e 
quello della Pallade di legno intagliata da Endeo fcultore an- 
tichiffimo {d) . 

E e 2 $'■ 6. Nau- 

{a) Pluf. a/i. 2. cap. IO. pag. 1^4. in fine . piaz7e , o altri luoghi aperti , per ripararle 

[ Lo dice d'u-a ftatua di Venere folameine , dalle immondezze degli uccelli , che Ivolaz- 

opera di quell'artifta . lavano per l'aria , come ce lo atteftano chia- 

(a) Ved. Tom. l.pag. Sg. ramente Ariltofane in Avib. v.i 1 14- \^ '^1 

ih) Monum. ant. ined. n. 22. lo ScoliaRc . In appreflo diventò femplice or- 

(c") Pauf. /j6. 4.. cap. jo. pag. ?//. princ. namento delle immagini degli dei , degl' im- 

[ Alla Fortuna conviene più il modio in capo, peratori , e de" fan:i preflb i criftiani . Vcgg. 

che '1 nimbo ; e lo ha difFatti la figura di Buonarruoti Oj[er\a-^. fopru alcuni fremmen. 

quella dea nelle figure citate nel Tomo 1. divafi, €c. , Tav. g. pcg.6o. e 61. , '}^<\^^)^ 

pag. 204. n. i. , e quella col nome di Bupa- peraltro lo vuole un ornamento originano 

lo , della quale abbiamo parlato qui avanti degli Egi/j , e il dotto monlìgnor Stefano 

alla pag. I 67. not. d. Que' nimbi , o lune , Borgia De cruce velie. S./4. pag.LlI. j i'34-» 

'dette da' Greci /t«yi'(r/.i. 5 , mer.ifchi , fi fole- pag. CXXVl. 

vano mettere in capo alle flatue efpofte nelle \d) Pauf. lib. 7. cap. /. pag. J34. in fini , 



LIB. IX. 
C.AP. III. 



Naucide , 



Dinomeiie 



2 20 Storia dell'Arte presso i Greci 

jf. 6. Naucide di Argo formò la fua Ebe d'avorio e d'oro, 
come la Giunone di Policleto , e vicino a quefta la collo- 
cò (a) . Paufania non dice quali attributi le abbia dati, ma 
noi podìamo figurarcela con in mano la tazza in cui mefcea 
l'ambrofia agli dei , qual vedefi effigiata quella dea della gio- 
ventù fu una nota bellilìima gemma , e fu due altre del mufeo 
Stofchiano , fenonchè in quelle gemme è ignuda, laddove la 
ftatua era veftita . 

_(f. 7. Di DiNOMENE ci fon noti ben pochi lavori , e Pli- 
nio non altro di lui rammenta che la flatua d'un lottatore, 
e quella di Protefilao (b) che fu il primo a faltare fui lido 
trojan© , e fu uccifo da Ettore (e) . La fua figura farà pro- 
babilmente fi:ata diftinta dall'attributo del difco , poiché fu- 
però tutti gli altri nell'abilità di gettarlo ; e quindi gli è fla- 
to melTo un difco ai piedi fu un baffo-rilievo in cui rappre- 
fentafi la fua morte (d) . 

jf. 8. Patrocle , il quarto fra i celebri fcultori dell'olim- 
piade xcv. , fi è principalmente diftinto per le ilatue de'fa- 
mofi atleti (e) . Lavorò pure infieme con Canaco e con altri 
alle trentuna Ilatue di bronzo pel tempio d'Apollo Delfico , e- 
rette ad altrettanti capi delle greche città , che aveano avuta 
parte nella vittoria di Lifandro contro la fiotta ateniefe prefio 
le foci del fiume Egi (/) . Unitamente a quelli due artifli mol- 
ti altri men celebri maellri fecero le figure di molte divinità , 
le quali dopo la mentovata vittoria furono collocate nel me- 
defimo tempio da Lifandro , di cui pur v'era la flatua coro- 
nata da Nettuno . 
Rivoluzione (f. g. Non molto doDO quefl'epoca, cioè nell'olimpia- 

MÌ3. Grecia ,, ri,i r i r r ■ 

neii' olimpia- de c. le cofc della Grecia prelero un altro aipetto . Epami- 

non- 

(a) Pauf. lìb. 2. cap.17. pag.i^S. /!n.2y. (.d) Monum. ant. num.iz^. Par. il. e. f, 

(h) lìb. ^4.. cap. 8. feci.i g.^.i S- pag.i6j. 

(e) Philo^ii.Heroic.p'-ooem. in fine, p.666., {e) V\\r\. lib. 34.. cap.S.feB.i s.%. 34-. 
& eap. i, n, j.p, 676, [ Aufonio Epitaph.i 2. (/) PauC lib.t 0. càp. g. pag. 8 20. 



Patrocle . 



LIB. IX. 

GAP. iir. 



DAI SUOI Pi^INCIPJ se. 221 

nonda , il più grand'uomo che abbia avuto la Grecia , can- 
giò il fìftema di tutti gli Rati , follevando Tebe fiia patria , 
che dianzi era ftata poco confiderata , lopra Atene e Spar- 
ta , dopo che quella per breve tempo , cioè per lo fpazio 
di trent'anni , a tutta la Grecia aveva fìgnoreggiato (a) . Lo 
fpavento uni allora quelle due città , le quali fecer lega nell' 
olimpiade cu. 

jf. IO. Quella concordia, e con efia la tranquillità uni- 
verfale della Grecia fu indi a poco vieppiù rafTodata per la 
mediazione del re di Perfla che nella mentovata olimpiade 
fpedì ambafciatori a' Greci affinchè , mettendo fine a tutte le 
guerre intelline , formaflero una lega generale . Seguì la na- 
zione s\ raggio avvifo , e fu conchiui'a una pace univerfale 
fra tutte Je città, eccettuatane Tebe (^) . Forfè Plinio ebbe 
in mira quella rellituita tranquillità della Grecia quando fifsò 
all'olimpiade cu. il fiorir di Policle , di Cefissodoto , di Artifti . 
Leocare , e d' Ipatodoro (c) . 

jf. II. Delle llatue di Giunone , che in feguito di tempo 
collocate furono nel tempio di quella dea entro i portici d'Ot- 
tavia (d) , una lavoronne Policle , e l'altra Dionisio fu o fra- PoUde. 
telio , amendue figliuoli dello fcultore Timarchide . A Ce- Cefiflbdoto 
FissoDOTo fanno egualmente onore le fue opere (e) , e l'af- 
finità fua col celebre Focione che ne fposò la forella (/) . 
Leocare diede prove de' fuoi talenti nella flatua del bell'Au- Leccare.' 
tolico , che da fanciullo avea riportato il premio del Pancra- 
zio , e a cui onore Senofonte fcrilfe il fuo Convito (a) . Della 
fua nota ftatua di Ganimede (b) vedefi tuttavia nella villa Me- 
dici la bafe coll'ifcrizione : 

rA- 

(a) Dion. HaL A. R. lib. i. cap.^. pag. 3. (/) Plut. in Phoc. op. Tom. I. pag.7^0. C. 

(b) D'ìod. Sic. Hi. i f.^.^S.p. ^i. Tom. il. (a) Fiutar, in Lyfandro , oper. Tom. J. 

(e) Plin. Ii6. ^4. cap. S-Jecl. ig. princ. pag. 4.4.1. F. , Plinio loc. eie. 

(.d) id lib. fó. cap. f. jeH. 4.. %. io. (b) Nominata da Taiiano Advtrf, Grt£OS, 

(f) id. lib. £4.. cap, S. feci, ig.^.ij. cap. J4. pag, tyt. 



LIB. IX. 
GAP. III. 



Altre rivolu- 
zioni neir o- 
limpiade civ. 



Statua:} . 



Praffitele ... 



222 Storia dell'Arte presso i Greci 

TANIMH^iHC 
AfOXAPOTC 
AOHN AIO r (a) 
ja quale fembra piuttofto fatta in Roma , che dalla Grecia 
trafportatavi colia ftatua , poiché né i Greci né i loro arti iti 
erano foliti mettere il nome ad una sì nota figura (b) . 

jf. 12. A quefta medefìma epoca comincia l'ultima età 
de' grandi uomini della Grecia , il tempo de' loro ultimi eroi , 
dei favj , degli fcrittori eleganti, e de' grandi oratori : fiori- 
vano allora Senofonte e Platone . 

JT. 13. Ma tale tranquillità della Grecia fu di breve du- 
rata , e una nuova guerra inforfe fra Tebe e Sparta , in cui 
prefe parte la nazione intera, efTendo alleati degli Spartani 
gli Ateniefi . Finì quella guerra colla battaglia di Mantinea , 
in cui i Greci, che non eranfi mai trovati in campo in sì 
gran numero , combatterono gli uni contro gli altri , ed Epa- 
minonda duce de'Tebani terminò, dopo una compiuta vit- 
toria , la fua gloriofa carriera . Qiiefta vittoria operò imme- 
diatamente una nuova pace per tutta la Grecia , la quale fu 
conchiufa nell'anno fecondo dell'olimpiade civ. (a) , in cui 
Trafibulo pur liberò Atene fua patria dal giogo degli Spartani 
e dai trenta tiranni (b) , ond'efTa alzò nuovamente il capo . 
Quelèa pace univerfale, e principalmente le ci re oftanze felici 
degli Ateniefi , fono fenza dubbio il fondamento fu cui Pli- 
nio fifsò a queita olimpiade l'epoca in cui fiorirono Prassi- 
tele , Panpilo , EuFRANORE , ed altri chiari artifl:i (e) . 

$. 14. Prassitelb lavorò del pari in bronzo e in marmo; 
ma , al dir di Plinio (e) , più in quello che in quello fu ce- 
lebre , 

(a) Spon.Mifcell. erud. antiq.fec{.4..p.izy. [ Dice cftinti i tiranni fui principio dell'anno 
Ganimede oliera ai Leccare auniefe . primo dell'olimpiade xcv. 

(b) Vcggali apprcflo al Libro X. Capo I. (e) Uh. ^4.. cap.S.jecì.i f.princ. 

%. ij. (e) Uh. ^4. cap. S.feB.iQ. §. j 0. Propfrrio 

(a) Diod. Sic. lii.t j. ^.Sg.p. 73. Tom.tl. Uh. 3. eieg.io. vcrf.i 6. ci vuol dire lo ftcllo ; 
{b) Scaì'ig. Animad. in Euf.throii. p.iog. PraxiceUm propria vindicut arte lapis , 



DAI SUOI PS.INCIPJ EC. 223 

lebre , febbene di lui rammemori più monumenti in bronzo • 

che in marmo . Volendo giudicare fecondo l'ordine eh' egli ' 

tiene nel ragguaglio che ce ne dà, pare che ì'Apoììo Sauro- ...fuo Apollo 
^ono folTe di bronzo . Ivi Apollo era probabilmente rappre- 
fentato da pallore , mentre ferviva il re di Tefìaglia Admeto , 
a ciò ridotto per avere uccifo colle fue frecce Srerope uno 
de' ciclopi infervienti a Vulcano (a) ; il che gli avvenne nella 
fua prima giovinezza (a) . 

Jf. ij. Quando per tanto Plinio dice : fecit & puberem 
Apollinem fubrefenti lacerti cominus fagitta infidiantem (b) , a mio 
credere dee piuttofto leggerli impuberem; e v'ha di ciò più 
d' una ragione . La prima fi è il vero fignificato della voce 
fiiber melTo in confronto della figura d'Apollo . Piiber figni_ 
fica un giovane che entra nell'adolefcenza , in quell'età che 
fi manifeita per la lanugine del mento e del pettignone ; ali 
oppofto iinpuber è colui nel quale non fé ne fcorge ancora 
nefìun indizio (b) . Ora fenz'ombra di pelo fono tutte le fi- 
gure d'Apollo , febben in alcune compiutamente formate fia- 
no le parti fefTuali , come nell'Apollo di Belvedere . La ra- 
gione di ciò fi è , perchè in lui e in altre divinità giova- 
nili , fi è fempre voluto rapprefentare una perpetua adole- 
fcenza (e) , e la primavera della vita , ficcome ofi^ervammo 
al Libro V. (d) . Quindi è che tutte le figure d'Apollo de- 
vono fempre chiamarfi im.puberi . In fecondo luogo , ofltrvo 

che 

(a) Apollodoro Sj'W. /ii. i. cap. (>. §. //. poteva dirfi Apollo , come dai greci fcritto- 

pag. 4.6. , Servio ad Mncìd. lib. 6. v. jgS. , ri , e tra gli altri nell'Antologia lìb. 4. e. i z. 

lib.y.M. 761. n.6.v.i., e da Fornuto De nat. deor. cap.^z. 

(a) Val. ¥Iacc. ^r^o/j. lib.i.v. 44.J. [Non è detto ^wirais fanciullo adulto: Puberem 

dice di che età . Sappiamo all'oppofto da Eu- ttatem , fcrive queft'autore , habct Apollo . 

ripide nel prologo àAX'AUefle, che Apollo Quotquot enim in ijla itale funi , forma 

non folamente aveva già avuto il figlio Efcu- pritdiii funi pulch.riore quam ulta kabeat i- 

lapio , ma gli era anche flato uccifo da tas . Il puier in quello luogo può equivalere 

Giove . al viriliter puer , come dice lo ftellb Plinio 

(A) toc. cit. §. 10. del Doriforo di Polideto lib.34.. e. g.feU.tg. 

(b") Nella lingua latina , e prertb i giure- §. 2. 

confulti Infili, ab. I . tit. 2 2. princ. , h dice (e) Puer tternus è chiamato da Ovidio 

imvubere fino alli 14. armi , dopo fi dice Metam.lib. 4. verf.17. 

pubere ; t pubere relativamente aqueflaetà (d) Capo I.^.io.fegg.pag. z}4..fegg. 



LIB. IX. 

CAP. ur. 



224 Storia dell'Arte presso i Greci 

•che Marziale, parlando della noftra ftatua , chiama Apollo 
fanciullo : 

Ad te reptanù , piier injulicfe , lacerta 
Farce , ciifh digitis illa ferire tuis {a) . 
In terzo luogo tre figure d'Apollo Sauroclom fi fono fino a 
noi confervate : una in marmo nella villa Borghefe , febbene 
fia alta quanto un giovane adulto , pure ha le fattezze d'un 
fanciullo , e dee tal Apollo chiamarfi iivpuhere . Tale è un'altra 
più piccola figura dello ftelTo dio nella medefima villa , ed 
hanno amendue unito il tronco e la lucerta . La terza è nel- 
la villa Albani : eifa è di bronzo, e già ne parlammo al Li- 
bro VII. (a) . La figura che ho pubblicata ne' miei Monumen- 
ti {b) , è prefa dalla villa Borghefe , poiché a quella de'la 
villa Albani , che probabilmente è lavoro dello llefTo Pral- 
fitele (b) , mancava il tronco e la lucerta , quando fu difot- 
terrata (i) . 

jf. 16.RÌC- 



(tr) tib. i4.n.tyz. [Il dotto P. Paoli nel- 
la pili volte lodata dilTcìtazione Della Relig. 
de'Genrili j ce. par. ni. %. LXVJ. pdP,.i 77. 
nega , clic Matzialc intenda patiate di que- 
lla fifìuta , e vuole , clie nel di lui dillico 
non debbalì riconol'cere altto , (e non fé un 
volo di fantafia , e un penlicre fpititofb da 
poeta , col quale nel mentte che di un'aria 
nobile all'azione , fa ancora al fanciullo ftef- 
fo un elogio . Ma pure è chiaro , che Mar- 
ciale parla di quella ftatua. Ne è una prova 
chiariffima il titolo ftell'o dell'epigramma , 
Sauroctonos corzntkius,che combina con quel- 
lo di Plinio ; e ce ne pcrfuade Fa'teggiainen- 
to della figura , al quale non ha fatto avver- 
tenza il lodato fcDttore . Si veda la ftampa 
in fine di quello Tomo . Marziale non pote- 
va dcfcrivevlo meglio , e più fpiritofamcnte , 
che appunto col dire : O fanciullo ir.lidiofo , 
perchè vuoi tu uccidere quella lucertola ? Non 
vedi che da per se ftelfa vuol moiirc nelle tue 
dita : Apollo mezzo nafcollo tcn 'e inlidic ad 
uiia lucertola per ucciderla con una laetta in 
una mano, mentre effa rampicandoii per il 
tronco dell'albero va incontio all'altra mano 
appoggiata in cima del medefimo , colle dita 
mezzo piegate , in atto come di flringere . 
Neppure è flato capito Marziale dall'Arduino 
nelle gmcndajioni al detto libro di Plinio , 



TI. XII. , ove lo fpicga come fé la beftiola 
avelie dcfiderato morite nobilmente , mo- 
rendo pet le mani di un si nobile fanciul- 
lo : e cosi fcrilTe perchè non aveva veduto 
né la ftatua , né le figure in rame del Sau- 
rottono . 

(a) Cap. il.pag.^ó. Una ve n' ha nel pa- 
lazzo Coftaguti, nominata da 'Vf inkelmann 
nei Monumerai antichi , al luogo , che cita 
qui . Un'altra , anche in marmo , ne ha il 
Mufeo Pio-Clementirio , di cui fi da la figu- 
ra nel Tom. 1. di elio Tav. 1 3. 

(i^ num. 4.0. 

(b) Il fig. ab Vifconti alla detta Tav. i j. 
la credetebbe piuttofto una copia alquan- 
to minore dcH'originale , perchè le altre di 
marmo fono più grandi , e alcune , fra le 
quali quelle del Muleo Pio-Clementino , e 
di villa Borghefe , fono di più elegante la- 
voro . 

(j; Non meno celebri dell'Apollo Sauro- 
Bono furono, oltre la Venere di Guido, il 
luo Satiro ( flff/iStnT»! ) e il fuo Cupido . 
Da un fatto riferito da Paufania /. i . e. zo. 
pag. ji.hzn fi fcorgc quanto folfero care 
allo flcf o Praflltele qi'.efte due Itatue . Era 
defidcrofa Friue , celebre cortigiana , di 
aver in dono una delle fue opere , che avef- 
fe egli llcffo giudiuce delle più cccciknci . 



DAI SUOI PARINO IPJ EC. 22 5 

jf. 16. Riccoboni , feguito poi da altri , pretende che = 
Prassitele fofle nativo della Magna Grecia , ed abbia poi ot- 
tenuta la cittadinanza romana (a) , ma egli , facendo un gran- 
de anacronifmo , ha col greco artifta confufo Pasitele (a) . 
Quelli viveva ai tempi di Cicerone , ed incife in argento la 
figura del lamofo Rofcio , quale avealo veduto in culla la Tua 
nudrice circondato da un ferpente (b) . Ove per tanto in Ci- 
cerone leggefì Praxiteks dee leggerli Pafitelss (*) . I figliuoli 
del celebre Prassitele abbracciarono l'arte del padre; e Pau- 
fania parla della ftatua della dea Enio , e di Cadmo , alle 
quali unitamente aveano lavorato (e) . Uno di eflì chiamavafi 
Cefissodoro , e v'era di lui in Et'efo un symplegma (d) , cioè 
un gruppo di due lottatori (i) . D'un altro Prassitele cifel- 
latore parla Teocrito (e) . 

jf. 17. Come Prassitele la Tenitura , così Panfilo di Si- 
done (b) maeftro d' Apelle , Eueranore , Seusi , Nicià , e 



LIB. IX. 
GAP, III. 



Pittori . 
Panfilo , 



Tom. IL 



F f 



Par- 



Benché PialTitele , che l'amava appaffionata- 
mente , non avelie cuor di negargliela , pure 
non lapcva mai rifolverlì a pronunziarne il 
giudizio . Che fece ella adunque ? Con fina 
deftrezza guadagnò un di lui fervo , il qua- 
le , mentre Prallitele feco lei incertenevafì in 
geniale converfazione , anfantc entrò ed im- 
paurito elclamando : la voltra cala , Praili- 
tele , va tutra a fuoco , e buona parte fi è 
già confumata delle opere voitre . Quali vo- 
lete voi che lì falvino V Povero me , ripigliò 
Pralfitele , tutt^ le mie fatiche fon perdute , 
fé le fiamme non l' hanno perdonata al mio 
Satiro e al mio Amorino . State di buon 
animo , foggiunle allora la fcaltra donna : 
nulla v'è di (iniftro , ed io fon contenta d'aver 
faputo quanto bramava . Pradìtele più non 
potendo tergiverfare , le lafciò la fcelta ; ed 
ella fi prefe il Cupido , che mandò a Tefpi 
fua patria . ove per lungo tempo fu l'ogget- 
to della cuiiofita de" forefticri . 

{a) Noe. adfragm. Varr. in Comment. de 
hii. pug.i^j. , e l'autore dell'opera , Lettre 
far une prétend. méd. d' Alexandre , p. ^. 

(a) Del eguale parla Plinio lib. ^j. cap. iz. 
feci. 4j. , Uh. ?5. cap. i.feci. 4.. §. j 2. 

(J>) eie. De divin. Uh. 1 . cap. ^6. 

(*) Leggefi Praxiteles nei due antiehif- 
fimi codici mss. della biblioteca di s. Mar- 



co di Venezia , e della Lorcnziana di Firen- 
ze . [ Il noftro autore nel Tratt. prelimìn. 
Cap. IV. pag. LXXXVI. avverte , che Pa- 
fiteles dovrebbe emendarfi anche in Plinio 
lib. i^. cap.iz.feci. 5 j. A me pare che fia il 
medehmo Palitele , di cui parla Plinio nei 
luoghi citati qui avanti , e che in quefto luo- 
go filfa circa i tempi di Pompeo . Arduino 
non vi ha badato , né Davifio al luogo cita- 
to di Cicerone , Torrenio nelle note a Vale- 
rio .MalTimo lib. 8. cap.it. num. 4. not. zi., 
ne tanti altri . 

(e) Uh. I. cap.f. pag. za. [Lo dice della 
flatua di Enio , odia Bellona , folamcnte . 

id) Plin. /zi. i6. cap. }. fia. 4.^. 6. 

(1) Non in Efefo , ma bensì in Pergamo 
fcrive Plinio loc.cìt. elTere ftato i} sympUgma. 
di Cefilfodoro . Avverte il medefimo lib. ^4. 
cap. S. ficl.i 0. § 27. che due furono di que- 
fto nome , ed amcndue abili fcultori . Il fe- 
condo però non CefilTodoro , ma Ccfilfodo- 
to vien detto da Paufania l.S. c.^o. p.664.., 
lib. 0. e. I 6. pag. 74-1 . in fine , e da Taziano 
Adverf. Gric. e. } 7. p. Z70. , [e Cefiffodoto 
ha emendato l'Arduino nel cirato luogo di 
Plinio , fecondo i codici manolcritti . 

(«) Idyl. y. verf. i o j. 

(b) Macedone . Plinio Uh, ,'/. cap. io. 
fea. s6. §. S. 



225 Storia dell'Arte presso i Greci 

Parrasio , quelli furono che portarono la pittura ad un certo 
CAP.iii. ^^^^° ^' perfezione (i). Seusi e'I maeftro fuo Apollodoro 
erano flati i primi ad ufare i lumi e le ombre (a) ; anzi 
fecondo Plinio , poco prima di quell'epoca , cioè nell'olim- 
piade xc. (a) , la pittura avea , per così dire , appena pre- 
fuofSldri .^ ^a i-'n^ certa forma da poterli chiamare un'arte {b) . Panfilo 
può in qualche maniera paragonarli al nollro Guido , non 
riguardo ai talenti pittorici, ma perla riputazione in cui fu- 
rono amendue (2) . Guido , come ognun fa, fu il primo che 
tenne in prezzo i fuoi quadri , laddove i fuoi antecefTori , e 
principalmente i Caracci , eran malifiìmo pagati . Agoilino 
Caracci ebbe foli cinquanta feudi pel s. Girolamo che rice- 
ve il Viatico (b) , e con iltento fu accordata la llefla fomma 
al Domenichino per dipingere il medelimo foggetto (e) . Og- 
gidì non v'è chi non ammiri quefli due quadri , come due 

capi 



(i) Il fignor Winkelmann dà la gloria a 
Panfilo , Eiif'ranore , Scufi , Nicla , e Parralìo 
d'aver portata la pittura alVai profilma alla 
perfezione . Altri però , come Rollin Storia 
areica , Tom. XII. l. zi. e. f. art. z. p.iyy. 
feq. , ai nominati folìituifcono Paneno , fra- 
tello di Fidia , il qiiale dipinfe la battaglia di 
Maratona , Plin. lib. ^j. c.S. feci. ^4. ; Poli- 
gnoto , autore dei due famoli quadri da noi 
accennati di fopra pag. 6g. n. 1. , ed Apollo- 
doro , il quale , al dir di Plinio Lib. ^/. e. g. 
feS. ^(J. §. I . aprì le porte alla pittura , eflen- 
do egli ftato il primo che abbia mefcolati i 
colori , e ben elprefle le ombre . Plut. B>:1- 
lone an pace clar.fuer. Athen. op. Tom. /,'. 
pag. 34-6. [ Ved. Tom. I. pag. z6o. not. a. 

ia) Quintil. Inft. orat. lib.i 2. c.to. 

(a) Plinio lib.^s- f-p. fecì.jó. §. z. mette 
Seufi nell'olimpiade X e V. annoiv., e ripro- 
va quelli,, che lo mettevano nell'olimpiade 
Lxxxix. È probabile che abbia vivuto lun- 
gamente , e che abbia dipinto anche pri- 
ma della d?tta olimpiade lxxxix. ; poiché 
Plutarco lo mette tra i pittori di Pericle , co- 
me ho detto Mipag. iSp. not. a. Quintilia- 
no ioc. eie. lo fa non molto diftante da Par- 
rafio , e circa i tempi della guerra pelopon- 
nelìaca ; ma poi Parrafio lo "fa arrivare fino 
ai tempi dopo Alellandro . Può vederli anche 
Bayle Diclion. hifl. ec. , art. Zeuxis , rem. A., 
ave però sbaglia nel dire , che Arduino ab- 



bia malamente emendato il numero lxxxix. 
in Lxxix. nel detto luogo di Plinio , quan- 
do anzi foftiene tutto l'oppoflo nella nota 
num. S 

i6) Plin. lib. ^f. cap. S.feH. ^4. 
(1) Panfilo d' Antipoli fu il primo ad accop- 
piare l'erudizione alla pittura ; onde non e 
maraviglia fé i fuoi quadri <ìeno riufciti , a 
così dire, ragionati, Quintil. //A. j 2. e. i^. 
Applicoffi fpecialmentc all'aritmetica e alla 
geometria , fenza le quali (cìenze dicea egli 
elfere impollìbile l'arrivare alla perfezion dell' 
ai-te . Effetto de' fuggerimenti fuoi è ftata 
quella difpofizione datafi in Sidone primie- 
ramente , di poi nella Grecia tutta , che i fi- 
gliuoli di condizione libera s'aveffero ad efcr- 
citare , avanti ogn'altra cofa , nel dilegno , 
e che la precedenza fi delfe tra le arti libe- 
rali alla pittura . Plin. lib. ^j-. ci 0. feci. jó. 
§. *. 

(b) In Bologna nella forefteria di fan Mi- 
chele . 

(e) Che fi venera in s. Girolamo della Ca« 
rità in Roma. Il Bellori Le vite de' pitto- 
ri , ec. , racconta quel fatto del Domenichi- 
no nella di lui vita , pag. ri's- > ove defcrivc 
anche il quadro . D'Agoftino Caracci , di cui 
fa anrhe la vita , non lo dice , benché gli 
attribuil'ca quell'altro quadro , che defcrive 
pag. 61. fegg. , da altri attribuito a Lodovico 
Caracci . 



DAI SUOI PRINCIPJ EC. 227 

capi d'opera . Così Panfilo voleva efTere ben ricompcnfato 
delle Tue fatiche : egli non riceveva gli fcolari che per dieci 
anni , e quefti per efTere iftruiti non poteano dargli meno 
d'un talento , cui pur pagarongli Apelle e Melanto . Quin- 
di avveniva che non folo gli fcolari fuoi erano ingenui , poi- 
ché fra i Greci gli uomini di condizione fervile non poteano 
efercitare le arti del difegno , ma eziandio ricchi cittadini . 
Quanto celebri fofTero le pitture di Panfilo , anche lui vi- 
vente , argomentar lo polliamo dalla maniera con cui vien 
recato ad efempio prefTo Ariftofane di lui contemporaneo (a) 
quel fuo quadro in cui erano rapprefentati gli Eraclidi , ofììa 
i difcendenti d'Ercole, che co' rami d'olivo in mano implo- 
ravano la protezione ed ajuto degli Ateniefi . Allora le pit- 
ture , che aveanfi in grande ftima , a caro prezzo pur fi pa- 
gavano . Mnafone , tiranno di Elate nel paefe di Locri , pagò 
mille mine (cioè loooo. feudi romani) un quadro d'ARi- 
STiDE (/») , contemporaneo di Apelle, in cui v'erano cento 
figure ragguagliate al prezzo di dieci mine per ciafcuna , e 
rapprefentava una battaglia contro i Perii ; e fu più genero- 
fo ancora con Asclepiodoro , a cui diede trecento mine per 
ognuna delle dipinte figure de' dodici dei maggiori (e) . Tre- 
cento mine ebbe pur da lui Teomneste per ciafcheduno degli 
eroi d'ordine fuo dipinti (d) . Ne' tempi feguenti e prefi"oi 
Romani LucuIIo pagò due talenti un quadro rapprefentante 
la famofa Glicera fedente con una corona di fiori in mano , 
febbene fofTe quefto una copia , e non l'originale di Pau- 
SIA (0 . Così il celebre Ortenfio comprò gli Argonauti , qua- 
dro di CiDiA , al prezzo di 144000. fefterzj , cioè di 14400. 
fiorini (/) ; e fuperiore a tutti quefti fu il prezzo di ottanta 

F f 2 ta- 

(<i) in Plut. \'erf. jlt f. [ Lo porta per pa- (d) ihid. 

ragone della compofìzionc ad un altro fatto. (<r) ibid cap. n. fiB.40. §. z^. 

Xi) Plin. 116. ^j. cap. i 0. feci. 36. ^.tg, (/) ibid. %. 26. [ 3600. feudi romani, 
(e) ibid. ^.21. 



LIB. IX. 

CAP. iir. 



LIB. IX. 
GAP. III. 
Eufranore . 



223 Storia dell'Arte presso i Greci 

talenti pagati da Giulio Cefare per due quadri di Timomaco, 

de' quali uno rapprefentava Ajace , e l'altro Medea (a) . 

jf. iS. Infigne nella pittura , e nei lavori in bronzo e 
in marmo fu Eufranore , il quale è celebre per efTere ftato 
il primo a dare nelle pitture una certa dignità agli eroi (b) , 
e ad introdurre nelle Tue figure quella proporzione che da 
Plinio vien detta fimmetria ; ma febbene abbia egli in ciò 
fuperati i fuoi predecefTori , ha nondimeno fatte le fue figu- 
re un pò fottili e fmilze , e ha data loro una tefta più gran- 
de dell'ordinario. Parche ne' fuoi difegni vi fofle più fapere 
che bellezza delle forme , poiché , al dire del prefato fcrit- 
tore , avea dato alle giunture delle offa un rifalto foverchio 
( artkitlifque grandior ) ; anzi convenne egli ftelTo , che meno 
amabili e graziofe erano le fue figure che quelle di Parrasio ; 
poiché , avendo ainendue dipinto Tefeo ,, quel di Parrafio 
„ ( dilTe ) è flato nutrito di rofe , e'I mio di carne „ {a); la 
qual efprefTìone non dee punto intenderfi del colore , ficco- 
rne vuole Dati (/') . L'ofTervazione che fa Plinio della tefta 
grofla e delle membra fortemente efprefle nelle figure di Eu- 
IRANORE , può applicarfi eziandio a quelle di Seusi , come già 
dianzi ofTervammo (e) . Fra le fue ftatue in bronzo era cele- 
bre quella di Paride, in cui volle che al tempo flelTo (i rav- 
vifafle il giudice della beltà delle tre dee , l'amante d'Elena , 
e l'uccifor d'Achille {e) . 

jf. 1 9 . Par- 



ca) Da lui collocati nel tempio di Venete 
Genitrice in Roma . Plin. loc. cii. §. ^o. 

(b) Plutarco Bellone an pace cldr.fuerint 
Athen. princ. op. Tom. il. pag. ^46. A. 

(a) Plin. lìb. ^j. cap. it. feé. 40. §. 3/. 
[ Plutarco loc. cit. 

(.b) Vite de' picc. pag. 76. 

(e) Tomo J. pag. ^4.g. ove crede abbia et- 
rato Plinio nel tacciar Seufi di un tal difetto . 
Ma (ìccome a Plinio fi accorda Quintiliano 
Inft. orar. lib. iz. cap. 10. , adducendone per 
lagione , eh' egli credeva di dar cosi maggior 



grandiofìtà , e dignità alle figure, a forni- 
glianza d'Omero , cui piacevano le forme 
robulk anche nelle femmine ; polliamo pen- 
farc che rale giudizio ne foffe portato gene- 
ralmente da tutti . 

(0 Phn. Ili. 34-. e. S.feci.iQ. §. 16. [Può 
vederfi Falconet nella nota a quello luogo di 
Plinio , oeuvr. Tom. iil.pag.i }2. fegg. , ove 
cerca come poteva una fola figura tre cole 
rapprefentarc , che pare abbiano del contra- 
dictorio . 



DAI SUOI PR,INCIi''J BC. 229 

jf. 19. Parrasio efefino fu il primo che alle tede , le quali «==== 
dianzi avean un'aria rozza e dura , die delle lembianze ama- ^' 
bili e della grazia, e ne difpofe con maggior eleganza i ca- Parrafw. 
pelli (a) . Il Tuo merito principale confilleva nel ben con- 
tornare le figure, e ritondarne le forme, giultamente collo- 
cando i lumi e le ombre , nel che tutti gli antichi artifli gli 
accordarono la preferenza (*) . Molti però lo fuperarono nel 
ben efprimere l'olTatura e i mufcoli , e in tutto ciò , che in 
termine d'arte chiamar fi fuole la notomia (**) . Così a mio 
parere deve fpiegarfi il giudizio di Plinio intorno aPARRASio, 
e non già come fpiegollo il mentovato Carlo Dati (a) , il qua- 
le fenza intenderlo letteralmente così tradufTe : Sembrò egli 
di gran lunga inferiore in paragon di s'è JìeJJo neir efprimere i mez- 
zi delle figure (i) . Della iHma che faceafi delle fue pitture 

può 



(a) si pregiava in modo particotate di met- 
tere il fuo nome ai Tuoi quadri . Ateneo /./ /. 
cap.to.pag. 6S7. B. 

(*) ConfeJ/tone artificum in lineis extre- 
mis pa/mam adeptus : hic eft in picìura ftim- 
ma fublimitas . Corpora enim pingere , & 
media rerum , efi quidem magni operis , fed 
in quo multi gloriam tulerint . Extrema cor- 
porum facere , 6f dejinentis piclurA modum 
includere , rarum in Juccejfu artis invenitur : 
ambire enim dehet fé extremitas ipfi , & /ìc 
definere , ut promittat alia poft fé , oftcndat- 
que etiam qus, occultai . Plin. //A. ^y. e. 10. 
jia. ?6. i,. s. 

(**) Minor tamen vide tur fbi compara- 
tus in mediis corporibus exprimqifdis . Ihid. 

(a) loc.cit.pag. 48. ,4, 

(i) Facendo Plinio il confronto dei con- 
torni delle figure di Parralìo , ne' quali non 
ebbe 1' eguale , col pieno oflia col mezzo 
delle fic;ure , nel che ei non riufciva come 
nel formarne i contorni , l'efpofta interpreta- 
zione di Dati non fcmbra poi si lontana dal 
vero , comeja fuppone il noftro Autore . 
Chcchè ne (ìa : tra le molte di lui tavole , 
delle quali fa Plinio lib. ^f. cap. lo.fecT. j6. 
^. /. una lunga enumerazione, nobiliffimo, 
oltre l'Arcliigallo , è flato il quadro, ove pin- 
fc l'indole degli Atcnicfi ; e quell'altro dei 
due giovani , uno de' quali per la troppo for- 
zata corfa fcmbrava bagnato di fadore , e 
l'altro nel dcpor le armi moftravafi come an- 
nuite . LaCdò egli altresì ad ufo dei pittori 



una raccolta di difegni fulla pergamena . Nar- 
ra Seneca lib. f. contr. ^4. che , volendo Par- 
rafio rapprefcntar al vivo un Prometeo , ab- 
bia applicato un fervo alla tortura , e con 
etfa toltagli la vita . Lo ftelfo diceli ancora 
di Apelle : crudeltà che da alcuni , ma fen- 
za baftevole ragione , fi pretende rinnovata 
dal Buonarruoti nel dipingere un Crifto cro- 
cififfo . Se Parrafio vinfe SeuG nella celebre 
disfida , in cui quegli colla finta tela che fem- 
brava ricoprir il quadro , ingannò l'emolo , 
che vantavafi d' aver colle fue uve dipinte 
ingannati gli uccelli , in un'altra disfida fii 
vinto Parrafio da Timante , che meglio di 
lui feppe rapprefentare Ajace fdegnato contro 
i Greci , per aver elTì aggiudicato ad Ulifle 
le armi d'Achille . Piin. /. cit. , Athen. lib. 12. 
CUP. II. pag. S4-S' E, A iElian. Variar, hiji. 
lib. g. cap. 11. 

Di quello Timante il fignor Vinkelmann 
non fa cenno alcuno , che pur meritava d'cf- 
fere nominato , efTendo egli ftato uno de'piii 
valenti pittori di que' tempi . [ Dionifio Ali- 
rarnalfco De adm. vi die. in Demofth. n. fO. 
oper. Tom. il. pag. ^14-] _-, H ^"9 carattere 
diftintivo nella pittura fu l'invenzione , Plin. 
lib. ^f. cap. IO. feci. ^6. §. (J. , e i fuoi qua- 
dri ebbero quefto bel pregio che davano allo 
fpettatore il piacere d'immaginar di più che 
non vi forte dipinto . Dopo l'Ajace , con cui 
fuperò Parrafio , celebratilTimo è ftato il qua- 
dro d'Ifigenia , con cui vinfe Colore Tejo ^ 
Quint. lib. i. cap. i j. , Val. Mm. l.S.cii^ 



LID.IX. 
CAP. Ili 



230 Storia dell'Arte presso i Greci 

può eflere argomento la fomma che pagò Tiberio pel di lui 
quadro rapprefentante l'Archigallo , cioè il prefetto degli evi- 
rati facerdoti di Diana Efefina , che probabilmente efprimeva 
una di quelle beltà ambigue fra i due fedì , di cui parlammo 
altrove (a) . Pagollo l'imperatore 60000. fefterzj (b) . 
5eufi. jf. 20. Arillotele parlando di Seusi ebbe a dire ch'egli 

dipingeva fenza «5o$ (a) , la qual voce alcuni de' traduttori 
hanno omelTa , altri , come Giunio {b) , hanno fìnceramente 
confelTato di non ben intendere , ed altri hanno mal interpre- 
tata , come Caftelvetro (e) che fpiega ciò del colorito . Que- 
flo giudizio d'Arillotele può intenderli dell'efpreflìone prefa 
nel fuo più ftretto fenfo , poiché «5o; , parlandoli di figura 
umana , fignifica quel che i latini diceano vultns , e noi di- 
remo ciera , cioè l'aria del volto , e l'efpreflìone del fembian- 
te e de'gefti {à) (e) . Or fi paragoni con quello detto d'Ari- 
ftotele ciò che ebbe a rifpondere Timomaco , altro chiaro 
pittore, a colui che biafimar volle l' Elena di Seusi : „ Prendi 
„ i miei occhi , gli dilTe , e ti fembrerà una dea „ (d) ; dal 
che s'inferifce , che il pregio de'kvori di Seusi confiilefle nella 

bel- 

n.6. in extern, f Cicerone De oratore, c.22. ], <3erc in pubblico in uno {lato di tant'afflizio- 
(f Eiidhzt. ad J/icid. /ih.uà.v 16 ^. p. 1^4 j. ne, che avviliva il fuo carattere ; e perciò 
Un, 60. Vi fi vedeva il facerdote Calcante im- Euripide v. 4.4.6. fcgg. eli avea fatto dire , che 
merfo in profonda triftczza , Ulilfe più me- come re arrolTiva di fpargcr lagrime , e co- 
llo ancora , e con tutta la maggior poflì- me padre sfortunato arrolfiva di non verfar- 
bile afflizione Menelao . Rcftava Agamen- ne . VeggJ-Falconet Du tableau de Timan- 
none padre d'Ifigenia: come mai efpnmcre the , ec. , oeuvr. Tom. V.pag.6 z.fege. Altri- 
il fuo dolore? Con un velo gl'involfè il ca- menti converrà dire , che Timante non abbia 
pò , lafciando così ad ognuno l'immaginare avuta in villa la legge della decenza nell'ef- 
quanta efler dovelle allora la fua afflizione . preflìone , di cui parla Winkelmann nel T. 1. 
Euripide però Iphlg.in Aal. v.t jjo. prima di pag. j4.r. feee. 

lui rapprefentato avea nella fua tragedia Aga- (a") Lil>. IP''. Cap. jl.pag. 2S^.fegg. 
mcnnone in tale atteggiamento. [ Euftazio (b) VWn. tib. ^j. cap. io. feci. ;6. %. ;., e 

l.cit. non da altro vuole che abbia dei ivata fono i yoo. feudi romarii . Winkelmann dice- 

l'idea di quella pittura, che dalla grandezza va, circa ì 000. feudi di Germania . 
del dolore efpredb nei verfi d' Omero . Tutti (a) Arift. Poet. cap. 6. 
gli altri fcritteri par che lo facciano un di lui (_b) Catal. arch. pici. &c. pag. z^t. 
perfiere originale. Se ha imitato Euripide, (e) Poet. d'ArìJi.volgar.par. nI.p.T4j. 
potrebbe piuttoflo crede rfi , che abbia coper- {d) Philoflr. Jun. Lon. z. p.Sós.lin.zS. 

to il vilb ad Agamennone , perchè , fé quelli Cafaub. ad Theovhr. Char. cap. 8. pag. 207. 
come padre non poteva trattenere da dare (e) Ved. Tom. I.pug. ^zp. 
fegni del maggior dolore , non gli conve- (d) Stoheo Serm, 61. pag. ^ó^-princ. 
niva come fovrano , eh' egli era , di farfi ve- 



DAI SUOI PRINCIPJ BC. 2^1 

beltà delle figure (a) ; e ove quefti due pafìì infìeme fi com- 
binino , par verofimile che quel pittore facrificaire una parte 
deirefpredìone alla bellezza , e che mirando egli principal- 
mente a far figure della maggior venulhx , abbia ior date fem- 
bianze infignificanti ; poiché ogni menomo fentimento o af- 
fetto , che efprimere fi voglia lui volto , ne altera i tratti , e 
può effere alla pura beltà Ivantaggiofo (b) . 

jf. 21. Altronde però v'è ragion di credere che Arifiiotcle 
abbia con tal detto voluto .biafimare le pitture di Seusi , per- 
chè fenza mofla folTero e fenza azione , le quali cofe vengo- 
no pur efprefTe dalla voce ^9o; ; e in tal fenfo ufa egli l'ag- 
gettivo ySfKìì nella fua Rettorica (a) . Malvafia ed altri ebbe- 
ro a dir lo {lefTo di qualche figura di Raffaello . 

jf. 22. Comunque però s'intenda, è probabile che Seusi 
abbia dato luogo al giudizio d'Ariftotele per voler ricercare 
la più pura bellezza. Ma feppe ben egli fchivar quella taccia 
nella fua Penelope , in cui dipinfe i coftumi ( niores ) , al dir 
di Plinio , il quale ripetè il giudizio d'un Greco , e tradufTe 
la parola k9os col più comune vocabolo , fenza fpiegarfi poi 
chiaramente . Caylus che , volendo indicare i caratteri e le 
proprietà degli antichi pittori , adduce quefl:o paflb del ro- 
mano ftorico fenza punto rifchiararlo (b) , flato forfè farebbe 
del mio parere fé avefle confrontato la notizia di Plinio col 
giudizio d'Ariftotele ; tanto più che quegli altrove interpreta 
la greca voce rOos ( in plurale ^9ti ) dell' efpreffione , così 
fcrivcndo del pittor Aristide: Is omnium ^rìmus animrmi pn- 

xit , 



LIB. iX. 
CAP. III. 



(a") Egli dipinf' un Cupido coronato di 
tote nel tempio Ji Venere in Atene , men- 
zionato dallo Soliaftc d'Ariftofane inAcharn. 
verf. 09' ■ ■> e da Cicerone De iavenc. Uh. z. 
princ. fappiamo , c'is'cgU fiperava tutti gli 
altri pittori di gran lunga nel dipingere figure 
di donne 

(b) Qucfto può dirfi delle paffioni forti ; 
ou una fenfazione , o affccto piacevole , e 



moderato efpreflo anche fui volto non do- 
vrebbe alterare le forme ; e piuttofto deve 
rendere 1' elprertìone più piacevole , e per 
confeguenza più bella . 

(d) lib. 3. cap. 7- , , , ,. j 

fi) Reflex, far quelq. chap. du ^f. livre de 

P/ine , ni. pan. CaraH. des peinir. grecs , 

Acad. dcs Infcript. Tom.XXV. Mém.p.igs^ 



LIB. IX. 
CAP. III. 



Nicia , 



232 Storia dell'Arte presso i Greci 

'xit, & fenfus hominìs exprejjìt , quae vocant Gr^cì ethe {a) . Fu 
quefti nella pittura ciò che nell'arte di dire era Lifia , a cui 
Dionifio (b) attribuifce la più perfetta ìì-^o7roi!av (i) . 

_0". 23. Tanta fama di fapere e d'abilità nell'arte aveafi ac- 
quiftata Nicia ateniefe che , Prassitele interrogato quali delle 
proprie opere riputafle le migliori , quelle rifpofe , delle quali 
NiciA avea ritoccato e migliorato i modelli . Così almeno 
intendo quefto pafTo di Plinio : Hk ejì Nicias , de quo dice- 
hat Praxiteles interrogatns , qud jnaxjine opera fua probaret in mar- 
morihiis : quìlms Nicias mannm admoviffet ; tayitum cìrcumlìtioni 
ejus trìbuehat {-e) . Immagina il mentovato fcrittor fiorentino, 
che qui parlili di certo pulimento e luftro , che Nicia delFe 
alle ftatue altrui (d) , e adduce a quello propofito un pafTo 
di Seneca, ove trattafi d' impellicciatura fatta d'altro falTo , 
e di marmi rari , il quale non ha punto che fare al cafo no- 

fìro , 



(.a) Plin. ni. ^s- '^'^P- 'O.feSl. ^6. §. ip. 

io} De Lys.jud. n. S. op. Tom. ri. p.i ^j. 

(i) Ebbe Seuil la forte di trovar la porta 
della pittura aperta da Apollodoro , onde in- 
coiniaciò egli la Tua cartiera dal punto in cui 
l'altro terminata l'avea . Sdegnato quefli per 
ciò contro lo fcolaro che oli avelie furata l'ar- 
te , con una (àtiia ne fece la vendetta . Di 
molte pitture di Seulì rimane tuttora il cata- 
logo predo Plinio /ih. ^;. e. p.J'eéi. ^6. §. 2. 
Tra quelle , oltre l'accennata Penelope , me- 
rita fpcciale offervazione la Giunone fatta per 
gli Agrigentini fui vivo e nudo modello di 
cinque delle più avvenenti donzelle del pae- 
fe . Cicerone De inveii: . Uh. z. princ. , Dio- 
jiilìo [ De prifc. fcript. cenf. cap. i. n. t. oper. 
Tom. li. pag. /2i. ] , e Valerio MafTutio [ l.j. 
cap. 7. n. f. in extern. ] Vogliono clTere ftata 
qucfta un' Elena cfeguita da lui pei Croto- 
niati nella maniera divifata . [ Vedi Tomo I. 
pag. 2^ f. noe. e. ] . Opera pur (ingoiare di 
Scufì fu l'atleta , di cui egli tanto fi com- 
piacque che vi amiunfe un'ifcrizione , colla 
quale dicea che farebbe flato quefto pili fa- 
cilmente un oggetto di critica che d'imita- 
2Ìone . Plutarco Bellona an pace clariores 
fuer. Athen. oper. Tom. il. pag. ^46. attri- 
buifce l'ifteffo motto ad Apollodoro . Forfè 
l'hanno ufato amendue ; (iccome amenduc 
diedero altri (ìmili faggi di vanità e dioflen- 
tazione , Fu tenuto Seufi in tanto credito da- 



gli antichi pittori , die nelTeffigiar gli dei e 
gli eroi non ofavano dipartirli dalla fifono- 
mia e dal catattere dato loro dal mcdefimo : 
motivo per cui fu chiamato legislatore . 
Quintil. iib. 12. cap. 10. [ l'aria di Parrafio , 
non di Seufi . Di queffo abbiamo da Luciano 
in Zeuxi , five Antiocho j §. 3. oper. Tom. I. 
pdg.84.0. , che non voleva dipingere cofe po- 
polari , e comuni , o almeno ben poche ne 
faceva ^ come per efcmpio qualche divinità , 
eroe , o battaglie ; ma voleva fare fempre 
nuovi foggetti , e che ufcilfero dal foliro . 
Egli defcrive §. 4. /. tra qu^fti un quadro , 
di cui una fedele copia era reflata in Atene 
ancora a' (uoi giorni, e l'originale probabil- 
mente era perito in mare allorché li trafpor- 
tava in Italia per ordine di Siila . Vi era di- 
pinta una CentaurefTa , che allattava due pic- 
coli Centauri gemelli ; e il padre loro , il 
quale ridendo teneva nella delira un leonci- 
no per moftrare di far loro pau'a . I pittori 
vi ammiravano l'efattczza dcl'c proporzioni, 
la grazia dei contorni , il bel colorito, e il 
chiarolcuro ; ed egli vi lodava particolarmen- 
te una graziofa varietà , e la naturale efpref- 
flone degli affetti : il che contradirebbe a 
ciò , che dice 'Vfinkelmann nella pagina pre- 
cedente . 

(e) Uh. jr. cap. i t.feS. 4.0. §. 28, 

(d) Dati Vite de' piti. pag. 6i\ 



DAI SUOI PRINCIPJ EC. 233 

firo , febbene ivi pur trovifi la voce cìrcumlitio (a) . Il luftro = 
alle ItatLie H dà a forza di braccia da operaj , che non hanno 
alcuna intelligenza dell'arce ; e generalmente quando lo fcul- 
tore ha terminato il iuo lavoro fecondo il modello , e levata 
la mano dall'opera, più non fi può migliorare . Ma un abile 
amico dell'artiita , può eflergli utile nel modello ; e quindi 
io creJo che la voce circuìnluio fignifichi quel riandarvi fopra 
collo flecco e migliorarlo . Linere ditfatti chiamali quell'ag- 
giugnere o rafchiar la creta che fi fa nel ritoccare un mo- 
dello ; e poiché quelli di Prassitele richiedeano miglioramenti 
appena fcnfibili , Plinio , volendo ciò efprimere , ha ufato un 
fol vocabolo , che indica un ripafiarvi fopra dolcemente . 
Prende anche un più grand'abbaglio Arduino immaginandoli 
che NiciA delTe alle Itatue di Prassìtele una leggerilfima tin- 
ta , da cui acquifiaflero un più vivo Kiflro . 

jl". 24. Quando Paufania (b) dice di quell'artica : N/x/a^ 
l^àat. i'p.ro? ypa-^xi iwv e'cp' aùrou parole che fono fiate così 
tradotte : in fingendis animalìbus caterìs Atatìs pia longe frttjìan- 
trjjr'ws , no.i dee riilringerfi ai foli animali bruti , ma inten- 
der! deve eziandio delle unane figure ; poiché dalla voce ^eÒot 
deriva il nome ^c^ypa<^ss , che dar fi fuole generalmente al 
pittor di figure . Ciò s'inferifce da molti pafi'i d'altri fcrittori , 
ove inconc;afi la voce ^'ìT* a propofito de' lavori dell'arte. 
Cosi Dione Grifoftomo , parlando di razze auree ed argentee 
lavorate a balTo-rilievo , dice : irt H icin ^aa, i^u^iu Kvx.\a> 
iKiiv (a) ; e ivi la parol.^ ^jwot non fol delie figure d'animali, 
ma pur delle umane lì deve intendere . Scioglie ogni dubbio 
intoni -> a ciò un palTo di Filemone prefìo Ateneo , ove chia- 
maG ^àop una ftatua di certo tempio di Samo , della quale 
taluno orafi innamorato; ed Ateneo foggiugne che tale fiatua 
Tom. IL G g i a>aA- 

(a) Qucao fte/To diceva Dati , (a) Orat. £0.pag. 307. D. 



LIB. IX. 
CAP. III. 



HB. IX. 



2?4 Stojiia dell'Arte presso i Grhci 

( ayct>(JiA ) era lavoro di Ctesiclb (a) . Quando però tal voce 

s'adopera in diminutivo CeJSix , fembra aver altro fenfo , e 
Cap. hi. 

fìgnificare principalmente ornati di piccioli animali , e grot- 

tefchi . Cosi Efichio dicendo Av'yìo^ ùs tk ^eJS/a , volle pro- 
babilmente indicare che il marmo pario ( Aóy^oi; , "hoyStvoi; ) 
il più atto fofle , come lo era in fatti, per tai fini e delica- 
ti lavori (a) . 

^. 25:. La tavola , cui Nicia fìimava più d'ogn'altra fua 
opera , era la Necromanzia d'Omero , così detta perchè rappre- 
fentava il tratto principale del libro dell'Odiflea che ha "tal 
titolo , cioè il colloquio d'Ulifle col cieco indovino Tirefìa 
nell'inferno . Per quell'opera fu ordinato che fé gli pagalTero 
felTanta talenti ; ma egli , elTendof] arricchito , ricufolli , e 
volle piuttoflo far dono del quadro ad Atene fua patria (b) . 
La medefima favola dipinta avea due volte Polignoto nello 
{ìeìTo tempo e luogo , cioè a Delfo (/') ; e nella villa Albani 
vedefi efprelTa in un baffo-rilievo da me pubblicato (e) . 
oflerrazione, jf. 26. I poeti e gli artifti , che fi renderono celebri a qua- 
rta epoca , in cui la Grecia già cominciava a fentire il giogo 
de'Macedoni , denno confiderarfi ancora come germogli d'una 
generofa pianta crefciuta all'ombra della libertà . 1 coftumi 
nazionali obbligavano gl'ingegni a ricercare l'eleganza e la 
finezza poflibile si ne' lavori dell'arte , che nelle produzioni 
dello fpirito. L'amico d'Epicuro , Menandro, a cui primo mo- 

firoffi 

(a") Deìprt. Uh. r :}. cap. S. pag. 60 6. prìnc. tarco Bellone , an pece dar. fucr. Atken. 

(a) Tutto quello difcorfo è giufto ptcfo Tom.il.p.^^6. A. è lodato per le fue pitture 
generalmente ; ma per PaufanLa potrebbe di battaglie ; e in quelte moflrava maggior 
non elìerlo . Non nega qucfto fcrittorc , che eccellenza per le figure de' cavalli , fecondo 
Nicia (la ilato valente anche nel far le figure la teftimonianza ii Demetrio Falcteo De 
d'uomini. Vuol rilevare il merito di lui par- elociit. §. LXXVI. Altrimenti incendendo^ 
ticolare , per cui era fuperiore a tutti i pit- Paufania , converrà dire , eh' egli faceffe Ni- 
tori de! fuo te^mpo , cioè quello di fare egre- eia per o"ni riguardo il più grande fra tutti 
g'amente le figure degli animali : nel che fi i pittori de' fuoi tempi . 
accorda con Plinio , il quale nel //i.^j-. e./ /. (b) V\\mo lìb.j^. c.ii. feci. 4.0. §.28. 
/fA 4.0. §. 3 f. dopo averlo commendato per (i) Và\i(. Ub.to. cap. 2S. pag.S66. , e. zg. 
le figure d'uomini , lo dilìingue eziandio per pag. 870. 

la fua cccelknza particolare nel dipinger (e) Monum. ant, ined, num. xjj. 
auadxuf edi , e cani fpecialmeate . Da Pia- 



CAI SUOI PRIMCIPJEC. 23 J 

ftrofìì la Grazia comica in tutta la fiia amabilità , portò allora 
fulla fcena un più colto linguaggio , un metro più armoniofo , 
e più puri coftumi , affine di dilettare ed iftruire nel tempo 
medefimo , pungendo con attico fale il vizio e gli abufi . I 
pochi , ma pregevoli avanzi , che ci reflano di cento e piix 
fue commedie , polTono darci un'idea della ftretta unione che 
allor v'era tra la poefia e le arti del difegno , e dell'influen- 
za loro reciproca ; e unitamente al teftimonio d'altri fcrittori 
farci fede della beltà de' lavori che Apelle e Lisippo ornarono 
di tutte le grazie . 



LIB. IX. 
CAP. III. 




/'^^^^ 



Gg 2 



LI' 




LIBRO DECIMO. 

Storia delle Arti del Difegno da AleiTandro il Grande 
fino al dominio de' Romani in Grecia . 



A P O 



I. 



Circojìanze della Grecia a qiie temp - Artijìì . . . Lifipfo - Agefan- 
dro — Polidoro -- e Atenodero . . . loro Laocoonte — Pirgotele . . . fue 
fuffojìe gemme ìncife - Pittori — Afelle - Arijììde - Protogene "> 
Nicomaco - Immagini d' Alefsandro . , . fui tejìe . . . Statue . . . 
Baffi-rilievi — Figure Ài Demojìens . 

All'epoca , di cui parlammo nel Capo antecedente , celebre 
nella ftoria delle arti , principalmente per l'alto grado di per- 
fezione a cui fu portata la pittura , fuccedè il punto del mag- 
gior raffinamento , e degli ultimi grandi artifti , che illuftra- 
rono e renderono più memorabile il fecolo d'Aleflandro il 

Grande , e de' primi fuoi fucceflori . 

fi. I. Mol- 



della Ciccia a 
tempi , 



Stor. DELL5 Arti da Aless. il Gr. ec. 237 

jf. I. Molto a ciò contribuirono le efterne circoflanze 
de' Greci . Dopoché quefli , e fra eOì principalmente gli Ate- ^^^- ^ 
niefi , per le interine pertinaci guerre mofTe e foflenute da ciccoftan 
gelofia d' impero , furonfi interamente indeboliti e fpoflati , qyé' 
fi follevò fovra di loro Filippo re di Macedonia ; e AlelFan- 
dro fuo figliuolo e fuccelTore , facendofi dichiarare lor capo 
e duce , padrone fi fece in fatti e re della Grecia intera . 
Avendo quelta per tanto cangiata forma di governo , mutò 
pur carattere l'arte , la quale , ficcome dianzi fondavafi fulla 
libertà , fu in feguito dall'abbondanza e dalla generofità de' 
doviziofi cittadini foftenuta e nudrita . A tali circoitanze j co- 
me ai talenti ed alle cognizioni d'Alefiandro, afcrive Plutarco 
il fiorir dell'arte a que' tempi (a) . 

jf. 2. Sotto il fuo impero guftavano i Greci una libertà 
pacifica , fenza provarne le amarezze , in un certo avvilimento 
bensì , ma in perfetto accordo fra di loro . Eflinta erafi ia 
eflì la gelofia reciproca, onde tranquilli contentavanfi di van- 
tare qualche volta la loro pafTata grandezza . Altronde ad 
Alefl^andro , che frattanto conquillava l'Oriente, e ad Anti- 
patro fuo luogotenente in Macedonia , badava di veder la 
Grecia in calma , e dopo la dilhuzione di Tebe non le die- 
dero mai altra cagione di difgufl:o . 

jj". 3. Infanta tranquillità abbandonaronfi i Greci alla na- 
turale loro inclinazione per l'ozio e pei pafllitempi (/>) : Sparta 
medefima deviò dalla prifca fua auflerità (e) . L'ozio riempiva 
le fcuole de' filofofi e degli oratori , che allora moltiplica- 
ronfi , e maggior confiderazione ottennero . 1 pubblici diver- 
timenti tenevano impiegato il poeta e i'artifta , e quefi:i , adat- 
tandofi al gufto dominante , ricercava il morbido e'I piace- 
vole , poiché giovava lufingare i delicati fenfi d'una nazione 
indebolita ed effeminata . 

jf . 4. la 

(ij) De forc^ Alex, orat, z, prìtic, «per, (.B) Ar\(k. De Repub'. !:!>. 7, cap, 14, 



ze 



LIB. X. 
CAP. I. 



Artidi . 

Lilìppo , 



238 Storia delle Arti 

= jf. 4. In quell'epoca , piucchè in ogni altra , abbonda- 
rono gli artifti , e copiofe furono le opere dell'arte , e perciò 
ragion vuole che ci fi fermiamo alquanto , quelle fole cofe 
efaminando però che efTenzialmente alle belle arti apparten- 
gono . E ficcome un maggior numero d'incifori fi difl:infe al- 
lora pe' lavori in gemme , e in pietre preziofe , che dalla con- 
quiftata Perfia apportate furono in Grecia , di quefti egual- 
mente che degli fcultori e de' pittori qui tratteremo . 

Jf. ^. RinomatilTimo fra gli ftatuarj fu Lisippo di Sido- 
ne (a) , che lavorava in bronzo , e folo aveva il privilegio di 
far l'effigie di AlefTandro : il che , a mio parere , deve inten- 
derfi unicamente delle immagini in metallo (e) . Plinio (a) , 
fifiando l'epoca della celebrità di quefi:' artifia , ebbe proba- 
bilmente in mira , ficcome avea fatto con Fidia e con Poli- 
Cleto , le circoftanze di quel tempo favorevoli all'arte ; poi- 
ché nell'anno primo dell'olimpiade cxiv. , quando AlefTandro 
tornato fu a Babilonia , regnava fulla terra una pace univer- 
fale . In quella metropoli del regno perfiano vennero allora 
ambafciadori d'innumerevoli popoli al conquifi:atore dell'O- 
riente , chi a complimentarlo , chi a recargli doni , e chi a 
confermare li conchiufi trattati o alleanze {b) . 

jf. 6. Lisippo è celebre per aver imitata la natura meglio 
che i fuoi predeceiTori (e) . Egli cominciò i fuoi fludj ove 
cominciato avea l'arte, e ad imitazione de' favj fifici moderni 
non facea progreflì fé non per la ftrada dell'ofTervazione e 
dell'efperienza : tali fempre furono i principj de' primi uomi- 
ni . Deggiamo quindi conchiudere che , eflendo flato intro- 
dotto molto d'ideale nell'arte dagli antecedenti gran maeflri , 
i quali a forza di voler fublimare e abbellire la natura eranfi 
formati nella mente de' modelli da effa affatto lontani , quefla 

nelle 



(a) Paufania lib. 2. cap. g. pag.t ^£. 

(b) Vedi apprcllo al ^.22. 

C<0 Uè. 34. cap. i.feH. ig, princ. 



(A) Diod. Sic. lib. 17. ^.113. pag. i4g, 
Tom. il. 
Ce) Quintiliano lib. xz. cap, ic. 



DA Alessandro il Grande ec. 239 

nelle fue parti non fofTe più riconoicibile ; ma Lisippo , of- 
fervandola ed imitandola efattamente , richiamò ad eiTa l'arte , 
e ciò fece principalmente collo ftudio , e colle ricerche fu 
quella parte del difegno che chiamiamo la notomia (i) . 

jT. 7. Forfè nelTun lavoro di quello celebre artifta è fino 
a noi pervenuto , e poco v'è da fperare di rinvenirne in appref- 
fo , poiché egli lavorò in bronzo . V'è chi a lui attribuifce 
i quattro bei cavalli podi fuU'ingi-eflc) della chiefa di s. Marco 
a Venezia (a) , ma fenza recarne alcun valevole argomento. 
Egli è forprendente però che tutte fianfi perdute le opere di 
quello grand'uomo , principalmente per la quantità prodigiofa 
che fatta ne aveva ; poiché febbenc fembri difficile che il folo 
Lisippo abbia potuto gettare feicentodieci opere di bronzo, 
come diceafi ai tempi di Plinio (b) , ciò non oftante è certo 
che deve averne lavorate molte , e venticinque fra le altre 
erano le ligure a cavallo di coloro che erano rimafti uccifi 
per difendere Alefìandro preiTo il fiume Cranico , le quali 
pofcia Metello fece dalla città di Dios in Macedonia trafpor- 
tare a Roma , ed efporre fopra il proprio portico (<^) . 

jT. 8. Non devo ometter qui di parlare d'una ftatua d'Er- 
cole in marmo efillente nel palazzo Granducale , detto Pitti, 
a Firenze, fui cui zoccolo leggefi incifo ATSinnOS EIIOIEI 
( Lifippo fece ) ; non già pel merito che ella abbia , ma per- 
chè uno fcrittore inefperto l'ha creduta lavoro di quello ce- 
lebre artilla {b) . Né io rigetto la fua opinione , perchè non 
creda antica la riferita ifcrizione . So beniflìmo , per tefti- 

mo- 

d") Dir folca Lilìppo che il fuo maeftro ièid. Tra le tante ftatue di bronco fatte da 

nell'arte era ftato il Doriforo ài Polideto . Lilìppo , celebre è ftata quella che fece pei 

Ci-. L'è uar. arac. cap. S6. n. 2g6. Eupompo Tarentini alta 40. cubiti . 

gliene accennò un migliore, e propofegh la (a) Vedi qui avanti /Jd^. i^. 37- 4-7 • 

natura ftelTa . Plin. //J.^4. e. S.fecl.tp. §. 6. Cb) Uh. 34.. cap. 7. feci. 17. Secondo lale- 

Bcncliè ne fia enli (lato imicator efattilfimo , zione d'Arduino fono 1500. 

nondimeno per far maggiormente rifaltate le (a) Arrian. De exped. Alex. Uh. i. cap. 17, 

figure formò loro una teda più piccola , ed pag. +7. , Veli. Patere. W>.i. cu. 

un corpo più fvelto e gentile che non lì era (i) MafFei Raccolta di ftatue , alla Tavo- 

praticato dai maeftri aie lo precedettero . Id. la 45. col. 4-g. 



LI3. X. 
CAP. I. 



LIB. X. 
GAP. I. 



240 Storia delle Arti 

'monianza di Flaminio Vacca (a) , che quefta fi trovò fulla 
ftatua quando diforterrata fu fui Palatino ; ma fo altresì , come 
ho notato altrove (b) , che gli antichi fecer talora fimili im- 
pofture (e) : e ciò appunto era già ftato offervato dal mar- 
chefe MafFei riguardo a quefta medeflma flatua (d) . Che tal 
lavoro ditfatti non fia dello fcultore di cui porta il nome, 
rilevafi e dal fìlenzio degli antichi , che mai non parlano d'opc 
re di Lisippo in marmo , e più ancora dall'opera medefima , 
che non è certamente degna di lui (e) . 
Agefandro e jf. 9, Se innumerevoli opere fi fon perdute dei tempi , ia 
Loro Laoco- cui più l'arte fioriva , un preziofillìmo monumento di elTa però 
fi è confervato nella llatua del Laocoonte . Che i'artifta di 
efia vivefle ai tempi d'AlelTandro il Grande, fé pur non pof- 
fiamo dimolbarlo col telHmonio degli fiorici , Jo argomen- 
tiamo almeno con molta verofimiglianza dalla perfezione del 
lavoro (f) . Plinio ne parla come di un'opera che tutte fupe- 
rava quante prodotte aveane la pittura o la fcultura (a) . EfTa 
fu lavoro di Agesandro , Polidoro, e Atenodoro di Rodi, 
il terzo de' quali era figliuolo del primo , come rilevafi da 
un^ ifcrizione polla fulla bafe d'uaa llatua nella villa Alba- 
ni (*) ; e tale forfè era anche il fecondo , perchè altrimenti 

non 

(a) Memorie , ec. n. jy. , e preflb Mont- taltro MaflTei loc cìt. colla (differenza del S in 
£ìucon Diar ka/.cap. rj. pag. 1 Ho. C. , e Flaininio Vaci.a /. e/-, m Utino . _ 

(b) Lib. Vili. Cap.I.%. t z.-ag. 07. (e) Prcllo il BoilUrJ Anriq. ti ir-jc-rpt. 
(e) ¥e<ÌTO FahuL L}.inproi. ce ne dà un" Par.nl. fio i i : 'bt:o una figura di marino 

ampia teftimonianza riguardo a fimili impo- fi kgge : !vÌYRRI UNI LYblPPI . Ma que- 
ftuie, che fi facevano a' fiioi tempi , allorché fto Lifippo non avrà nienrc che fare coli' 



(\ eftendeva fempre più in Roma il genio per 
li monumenti dell'arte : 

Uc quidam an'.fices noftro faciunt ficulo , 
Qui rretium operibus majus inieniunt ^ 

nuvo 
Si murmori adfcripferunt Praxitdem fuo , 
Myronem argento . Plus vetujlati namfa- 

vet 
Invidia mordux , quam bonìs pnjentihus . 

(d) Ofserv. leu. Tom. I. p. jyS. , e Artis 
cric, a; id. itb.j. ci . cjit.7. col. ■'5. -'7 , (jve 
legge r ifcrizione , AYSinilOY EFrON 



(?) Se Atcnodoro folte lo fteflb che quello 
da riinio lib. 1 I . cjr. S. feci. 1 5. pane, detto 
fjolare di Poli.leto , avrebbe vilTu'ocir:a l'o- 
limpiade Lxxxvii. . come vuole il Maffei 
R.:ccolt,i ai Jt::i..e , Ta->: /. , e dopo di lui 
Rie! i'-dfon . e l'Orlandi nella nera al Nar- 
dini ci'ai-o qui aiprelfo . Il noftro Autore 
nella prima edizione non avi s faputoaccon- 
fcntirvi , comj ne anche nel Frate prelim, 
Cap. IF pag. LX^lX. 

la) lib. ^tf. ciD. f. feci. 4. §. / J, 

(*) Tal bafe fu trovala ''al fignor cardinal 



opera ai Lijìppo , come la riferifce anche Albani nelle ruine dell antica Anzio , ed è di 



DA Alessandro il Grande ec. 241 

non ben fi comprende come tre artifti e lavorafTcro infieme ' 
al medefimo pezzo , ed avellerò la ftefla maniera ; e ficcome 
la figura di Laocoontc è la più importante e la più celebre, 
quindi è verofimile che quefia lia lavoro del padre , e le altre 
due opera fiano dei figliuoli d'AcESANORo . 

jf. IO. La ftatua del Laocoonte Itava alcre volte nel pnlazzo 
di Tito (a) , e ivi ( non già , come Nardini (h) ed altri fciif- 
fero , nelle così dette Sette Sale , che erano altrettanti reci- 
pienti d'acqua pe' bagni ) fu fcoperta fotto la volta d'una ca- 
mera che fembra eflere Hata parte delle terme di quell'im- 
peratore . Tale fcoperta ha fervito a meglio determinare la 
fituazione del di lui palazzo , il quale eravi unito . Ivi flava. 
il Laocoonte in una gran nicchia in fondo di detta camera , 
in cui fotto alla cornice Ci è confervata la pittura pretefa di 
Coriolano nominata nel Libro VIL (a) (*) . 

j)'. II. Scrive Plinio che le tre figure del Laocoonte la- 
vorate erano d'un pezzo lolo ; e ficcome tal non è il gruppo 
di cui fi tratta, giudicar dobbiamo che Plinio fia ftato ingan- 
nato dal non vedervi nefTuna commefiura . Appena dopo due 
mila anni fé n'è fatta vifibile una , che mofira efiere fiato la- 
vorato feparatamente il maggior dei due figli (b) (j) . Manca 
TomJI. H h al 



LIB. X. 
CAP. I. 



marmo nericcio : eravì iinpofta una ftania dì 
niarmo bi.inco , di cui non altro è rimallo , 
«he un pcizo della clamide pendente . 

(e) Plin, ibid. 
T vf^ •K°'"^ antica , lib. ^. cap. lo.pag. pg. 
\ Non dice tal cofa , ma foltanto che fu tro- 
ìfata prcjfo a s. Lucia in Selce , e le SccK 
òale , 

(a) Capo ni. ^.y.pag. jj. 

(*) Ho trovato in una relazione itlano- 

j"5" '^"^ ^^ ^^'^^ ' '^^'^ P^p* gìhIìo n 

diede a Felice de Fredis , e a' fiioi figliuoli 
incroiius y poriionem gahelU porta s. Joan- 
nts Ldteranenfis in premio d'avere (coperto 
>1 Laocoonte ; e che Le-n X. reftituendo que- 
Itc rendite alla chiefa di s. Gio. in Laterano 
allegnò a lui in vece Officium [cripioritL Apo- 
'iolict , con un breve in data dei j. Novera- 
ne 1517. 



(b) MicV.cfaiigelo Euonarruotl , cerne fcri- 
vc Maftèi Riicc. ai Jìdtue , Jav. i., (cppc ac- 
corgerli , nell'claminarlo attentamente , che 
era di più pezzi . Quefti fono almeno ne ri- 
conofcibili ; cioè , la figura del figlio maggio- 
re , clic fta a finiftra , la figura di Laocoonte 
fin fotto alle ginocchia, e il refto del jiuppo . 
11 detto figlio maggiore ha la gamba diitta 
notabilmente più lunga dell'altra . Il padre 
ha la ghirlanda di frondi come facerdotc ; 
e fi vede ben rilevata nella flampa , che ne 
dà MafFti loc.cit. 

(i) Nella prima edizione oflcrva Winkcl- 
mann che l'edere in più pezzi il Laocoonte 
di Belvedere ha fatto dubitare , clic non fia 
quello dello di cui pa'-la Plinio , foggiugnen- 
do fuH'airerz.one di Pirro Ligorio the nelle 
ruine d"un anti;o edificio prcilo il pa'azzo 
larnefe furono trovaci molti pezzi d'un altro' 



LIB.X. 
CAP. I. 



242 Storia delle Arti 

=• al Laocoonte il braccio deflro , in cui luogo ve n'è flato po- 
flo uno di terra-cotta . Michelangelo pensò a rifarlo di mar- 
mo , e sbozzollo difFatti qual fi vede fotto la ftatua medcfima , 
ma noi finì . Qi-ieflo braccio avviluppato dal ferpente piegar 
doveafi fopra la tefta della (tatua (a) , e pare che lo fcultore 
moderno , avvicinando quelle due parti per rinforzare l'efpref- 
fione , prefentafle unite nel braccio involto a più giri dal 
ferpente e nel volto due idee del dolore , onde non lafciar 
campo allo fpettatore di cercarvi la bellezza , che fecondo 
l'arte antica avrebbe pur dovuto qui dominare . vSembra pe- 
rò che il braccio ripiegato fui capo avrebbe in qualche ma- 
niera fatto torto al lavoro , dividendo l'attenzione dello fpet- 
tatore che principalmente dovea fiflarfi alla tefta , poiché lo 
fguardo farebbefi al tempo ilelTo diretto neceffariamente ai 
molti giri del ferpente avvolto intorno al braccio . Quindi 
è che Bernini ha tefo l'aggiuntovi braccio di terra-cotta per 
kfciar libera la tefla , fenza avvicinarle al di fopra nelTun al- 
tro oggetto (b) . 1 due fcalini podi fotto il dado , fu cui fta 
la figura principale , indicano probabilmente gli fcalini deli* 
ara , prefTo la quale fi fuppone che avveniffe il cafo ivi rap- 
prefentato (e) . 

jf. 12. Or 



gruppo confimile , e fra qucfti una teda che 
hi quindi trafportata a Napoli . D' un' altra 
tcfta di Laocoonte , fomigliantiirima a quella 
di Belvedere, ma fenza collo, polfeduta già 
dal card. MafFei , parla Aldroandi Statue di 
Roma, pag.24.1.--, e Flaminio Vacca prelTo 
Montfaucon Diar. hai. cap.g.pag.i ^6. ram- 
menta altri pezzi , che aveano del rapporto 
col gruppo di cui fi tratta . Abbiamo noi pu- 
re un'antica e bellilfima tefta , anzi un bufto 
di Laocoonte in bianco marmo , che a giu- 
dizio de' periti per l'efprcirionc e per ladi- 
ligcnza del lavoro può andar del pari con 
quella di Belvedere , a cui è uguale in gran- 
dezza . Ne abbiam data la figura alla fine 
del Libro antecedente ;>a^. r^f. [In quefta 
edizione Romana fi è omelfa, perchè in fine 
di quello Tomo Tav. IV. fi di in rame l'in- 
tera figura del Laocoonte ] . Vi fi ravvifano 
lutt' i tratti che de&rive qui l'Autore ; la pò- 



fitura del capo è la fteffa , ed eguale efferne 
dovea l' atteggiamento delle braccia , fé giu- 
dicar ne vogiiamo da quella piccola parte 
che refta attaccata alle fpalle . Serbafi quello 
pregevole monum*nto nella magnifica villa 
di S. E. il fig. march. Litta a L-inate diftan- 
tc IO. miglia da Milano , ove pur fono pa- 
recchie altre tefte ed altri antichi lavori sì 
in marmo che in bronzo . 

(a) Così lo ha la figura dello fleflo Lao- 
coonte , rapprcfentara preflb a poco nella 
maniera di quello gruppo colli figli , in una 
gemma del gabinetto reale di Francia , che 
credefi antica , data in rame dal fig. Mariette 
Traile des pierr. grav. Tom. ti. pi. XCV^. 

(b) a norma dell'attacco antico della fpal- 
la , ne quella , ne quell'altra mofla del brac» 
ciopajono giufle . 

(e) Piuttollo vi fono flati fatti per garba 
della, compofizionev 



DA Alessandro il Grande ec. 243 

jf. 12. Or poiché quella ftatua fu fempre riputata come' 
la più pregevole fra le molte centinaja d'opere de' più cele- 
bri artirti , che in Roma dalle greche città furono trafportate , 
merita tutta l'ammirazione e lo ftudio de' moderni, i quali 
non feppero mai produr cofa , che di quella foflener pofTa 
anche un lontano confronto . Qlù il favio trova materia da 
penfare , un gran fondo d'iftruzioni vi fi fcorge dali'artilèa , e 
amendue rimangono perfuafi che in tal figura vi fon più cofe 
che l'occhio non ne fcopre, e che il genio dell'artica era più 
fublime ancora che l'opera fua . 

$. 13. Veggiamo nel Laocoonte la natura nel fuo mag- 
gior patimento : vi fcorgiamo l'immagine d'un uomo che cer- 
ca di unire tutta la forza dello fpirito contro i tormenti ; e 
mentre l'eccefllva pena ne gonfia i mufcoli , e ne fì:ira 1 ner- 
vi , moftra il fuo coraggio fulla fronte corrugata in alto . II 
petto follevafi a fì:ento e per l'impedita refpirazione e per 
lo sforzo ch'egli la di trattenere l'efprefiìone della fenfazion 
dolorofa , e di tutti concentrare e chiudere in sé fl:efl!b i fuoi 
tormenti . I gemiti foffocati e '1 trattenuto refpiro ritirangli 
il ventre , e incavangli i fianchi , onde in qualche modo par 
che ne veggiamo gì' interini . Sembra egli frattanto fentir 
meno il proprio tormento che quello de' figli , i quali in lui 
filfano l'atriitto fguardo , quafi chiedendogli foccorfo : il cuor 
paterno ben fi manifefia negli occhi dolenti , e fulle pupille 
par che fi fienda la compafiìone , come una torbida neb- 
bia . Un'aria lamentevole ha il fuo volto , ma non già d'uo- 
mo che gridi ed efclami ; e tien volti al cielo , per implo- 
rarne l'afiìftenza , gli fguardi . Moftran l'angofcia anche le 
labbra : l'inferiore che fi abbafìa ne fente il maggior pefo , 
mentre il labbro fuperiore tirato in dentro indica il crudele 
dolore , e una certa indignazione per un non meritato ca- 
fiigo , la quale viene ancor meglio efprefia dal nafo un pò 

Uh. 2 gon- 



Lia. X. 

CAP. 1. 



LIi5. X. 
GAP. I. 



244 Storia delle Arti 

■gonfiato, e dalle aperte e aggrinzate 
te vedonfi colla più grande fagacità il 
e la refirtenza quafi in un fol punto 
il dolore foUeva in alto le fovracciglia 



narici . Sotto la fron- 

contrafto fra 'I dolore 

uniti : poiché, , 

la 



mentre 
refìftenza abbalTa 
falla palpebra la parte carnofa che Ita fovra l'occhio , co- 
ficchè quella reftane quafi interamente coperta . Poiché l'ar- 
tiita non poteva abbellir la natura , s'è ihidiato di maggior- 
mente Ivilupparne gli affetti , e tutte mollrarne le forze : in 
quella parte eziandio, in cui pofe la fede del dolore , la più 
gran bellezza vi ha fatto rifaltare . Il lato manco , ove il fer- 
pe ha imprefTo il fuo mortifero dente , deve per la fua prof- 
Cmità al cuore dar fegni d'un tormento maggiore , e tal par- 
te disfatti può chiamarfi un prodigio dell'arte . Le fue gam- 
be vorrebboiìo come foUevarfi per fottraerlì a tanta pena : 
nelTuna parte è in ripofo ; e i tratti dello fcarpello medefitno, 
imitando una pelle aggricciata dal freddo e intirizzita , ne ac- 



crefcono l'efpredìoue (i) 



(i) Il fìgnor H^vne nella prima Dilferra- 
7Ìone della feconda Parte della (uà Raccolta 
«^'Antiquaria teitó pubblicata, lì trattiene a 
lungo fui Laocoonte . Sebbene riconofca egli 
con Winkelmann effere ftata quefta ftatua 
ritrovata ne' bagni di Tito , ora ben noti per 
le pubblicatene pitture , non s'accorda però 
con lui circa il tempo in cui è ftata guafta , 
riè circa l'artifta , che 1" lia pofcia reftaurata . 
Nega che il braccio de ftro del padre iiavi Ra- 
to rimelTo dal Bernini ; poiché quefti nacqae 
nel lyjS. , e la figura era già reftaurata nel 
IJ44. , come appare dalla ftampa in legno 
preflo Marliani Urb. Rorrn Topogr. lib. 4.. 
cùp.i 4.pag.i 1 0. Tal opera egli fcrive afta 
Giovannangelo, coevo ed amico di Michelan- 
gelo creduto da alcuni il reftauratore dì que- 
uo gruppo per un errore nato probabilmente 
dalla fomiglianza di nome. I figli però furono 
rappezzati da Agoftino Cornacchini piftojefe. 
[ Fu Baccio Bandinelli fiorentino , che prima 
dell'anno 151?. reftaurò il braccio di Lao- 
coonte in cera nella forma , in cui fi vede al 
prefcnte_, come attefta il Vafari Vite de' più 
eccell. pittori , ec. Tom. V. par. f. pag. 7 r . 
nella di lui vita , ove dice , che fullo ftelTo 
aio(fello lo imito nella copia dì tutto il grup- 
pg , cU" egli fe^e in marmo pet U gSlcria 



jj". 14. A que- 

Granducale a Firenze ; e tale vi fi ofiervaya. 
prima che nell' incendio di quella galleria 
nell'anno nfii. andaiTe in parte a male , e li 
può riconofcere ora dagli avanzi . Nella ftef- 
fa maniera fi vede anche nella ftampa del 
Marliani , e nell'altra aggiunta alla metallo- 
teca del Mercati , fatta circa il i f 6y. , in quel- 
la fatta da Perret nel i j8i. , e in tante altre 
di quel fecolo . Non fo chi l'abbia in feguit» 
copiato in terra corta ; ma non è ciedibile che 
fia ftato il Bernini , si perchè tal lavoro ma- 
teriale a lui non conveniva ; e sì perchè ne 
il di lui figlio Domenico Bernini , ne il Bal- 
dinucci , nelle vite , che ne hanno fcritte, 
non ne fanno parola ; e dicono foltanto , il 
primo nel c.z. pag.i :^. , e l'altro alla;;4^.7z., 
ch'egli ammirava come il più gran capo d'o- 
pera quel gruppo, e lo ftudiava . Siccome Bac- 
cio fece la fua copia intiera , e inriero fi vede 
il gruppo nella detta ftam.pa del Marliani , e 
nelle altre menrovate , convien dire , che 
qualch'altto fcultore , feppur non è ftato Bac- 
cio fteflo , abbia reftaurati anche i figli in- 
torno a quel tempo , o in cera , o in terra 
cotta , e che poi li abbia reftaurati in mar- 
mo , piuttofto malamente , il Cornacchini , 
variando qualche cofa nel difcgno . Di itz 
Giovannangelo Montotfoli fcrive lo ftoQ» 



DA Alessandro il Grande ec. 24? 

jT. 14. A quelli tempi, infìeme con Lisippo , fioriva Pjk- 



GOTELE incifor di gemme , che ebbe del pari il privilegio di 

GAP. I. 

fare folo l'effigie d'AlelTandro . Due gemme fon note agli an- piigoulc. 
tiquarj col nome di Pjrgotele (a) ; ma in una il nome è iofpec- 
to , e nell'altra fcorgefi chiaramente l'inganno di moderno ar- 
tifta . La prima, che or appartiene ali'illuftre cafa de'conti 
di Schoenborn , è un piccioliiiìmo bufto in un'agatonice , e 
poco più grande della metà della ilampa pubblicatane dal 
celebre Stofch . Avendola io efaminata fu una forma in cera 
nel rnufeo Stofchiano (b) , e fulla ftampa medcfima , mi nac- 
quero due dubbj . Il primo circa il nome , che è in nomi- 
nativo contro l'ufo di tali artifti , che foleano fulle opere lor» 
ufare piuttofto il genitivo (e), ond'io avrei voluto trovarvi 
fcritto nYPrOTEAOTS anziché nXPrOTEAHS ; il fecondo 
circa la figura raedefima , che è quella d'un Ercole piuttoilo 
che d'un AleiTandro ; e ciò appare si nei peli della barba , 
oflia in quella lanugine onde ha coperta la guancia ( il che 
non olTervafi in verun ritratto di quel re ) , sì ne'capelli della 
fronte , che corti fono e ricciuti a guifa di quelli d'Ercole . 

e ben 

VaCari nella di lui vita dopo il principio , fra mifura più piccoli del padre : la qual cofa e 
le citate Tom 1^1. par. 6. P'ig.S- , che per or- ftata pur olfervata in quelli della Niobc . 
dine di Clemente VII. , dopo il if 51. , rifece Conviene egli bensì col noftro Autore nel 
in marmo il braccio finift ro , che mancava filfarnc l'epoca ; ma nega che di ciò giudicar 
all'Apollo , di cui parleremo al Liaro XI. Cu- fi polTa dal folo ftile . Parla quindi di due 
pò ni. § f 2. , e il deftro del Laocoonte . celle , e d'alcuni roteami d'altri limili grup- 

Suefto deftro braccio non può elfcr altro , pi , e de' più celebri modelH che ne fono rta^- 
e quello abbozzato , di cui ha parlato Win- ti ricavati. Per ultimo paragona il gruppo 
kclmann credendolo colla comune opinione colla defcrizione fatta da Virgilio di Lao- 
opera di Michelangelo : equivoco , che potrà cconte circondato da'ferpcnti ; e dimoftra 
clTer nato appunto , come dice il fig. Heyne , che comunque (ìavi della foiniglianza tra il 
dalla (omiglianza del nome , e forfè ancora poeta e lo fcultorc , quella non è poi tale 
perche egli era uno di quelli, che lavora- che necelfatiamente l'uno fa prefo dall'altro^ 
vano fotto la direzione di Michelangdo , e In ogni maniera però non potrà mai dirli 
da lui fu propofto al papa per quei reftauri , che l'artifta abbia rapprcfentato io marmo 
come aggiugne Vafari . Qualunque ne foffc ciò che avca Ietto ncU' Eneide . 
la ragione fra Giovannangelo non fini il (a) Stofch Pierr. anliq. p'av. pf. Sf-S^' 
braccio fudJctto , il quak peraltro fi è la- (b) Ora unito al mufco reale a Berlino . 
fciato fotto la (fatua fino a quelli ultimi an- (e) 11 citato Stofch ne porta diverfe altre 
ni , che è flato porto in altro luogo dello nella fteffa maniera col nome in nominaxi- 
fteffo Mufeo] . Dopo d'avere il fig.Hcyne con vo , e tra quefte , due di Diofcoride , delle 
più minuta efattezza di Winkelmann defcrit- quali parleremo al Libro XI. Cavo ri. §. jj. / 
te il gruppo , Bota clie i fi°li fono fuei di e non vedo che vi fia Ilau melfa dìtHcoicà . 



24^ Storia delle Arti 

^= e ben diverfi da quei d'AIeflandro , che fé gli fogliono folle- 

LiB. X. ^^^ |-^^j|^ fronte con una cert'aria di orrandiofa negligenza fi- 
mili alla chioma di Giove , come appare , fra gli altri di lui 
ritratti , da una fua tefta efiflente nel mufeo Capitolino , e 
da me pubblicata (a) . Aggiungafì che tale teda è coperta da 
una pelle di leone , ornamento affatto infolito a quelle d'Alef- 
fandro (a) , e vien rapprefentata in gran turbamento , colla 
bocca aperta in atto di lagnarfi , o di fofpirare ; del che non 
hanno fatto cafo coloro, che ivi ravvifano AlelTandro . EUì, 
a vero dire , avrebbono potuto ciò fpiegare del fuo ramma- 
rico per la morte d'Efeftione ; ma più facilmente fi fpiega fé 
rapportifì ad Ercole . Vi fi volle forfè efprimere la fua affli- 
zione , allorché dopo la pazzia , in cui uccifo aveva i fuoi 
figli avuti da Megara , ritornò in sé fì:eiro , e con dolorofo 
pentimento pianfe un si orribile fatto . In tale guifa avealo 
pur dipinto Nicearco : Herculein trijìem infanìt?. foinitentia {b) . 

jf. I j. L'altra gemma è un cameo pubblicato dal mede- 
fimo Stofch , rapprefentante un uomo attempato ma fenza bar- 
ba . V'è il nome $I2KIXiNOC da un lato , e fotto l'orlo in- 
feriore del bufto vi i\ legge nXPrOTBAHS EROISI . 11 primo 
nome efì^er deve quello dell'artiiìa , e non già del famofo Fo- 
cione ; poiché ficcome non metteanfi mai i nomi delle divi- 
nità fotto le loro figure che credeanfi cognite abbaftanza (e), 
per la fiefla ragione ometteafi il nome ne' ritratti degli uo- 
mini celebri (b) . Si trovano bensì nel mufeo Ercolanenfe al- 
cune tefle in marmo e in bronzo col nome della perfona che 
rapprefentano , anzi v'è ia parola ZETS fotto la tefta mede- 

fima 

ia) Monum. ant. ìned. num. 17 ;. (b) Dione fcrive , che a qualcuno fi met- 
11 ^ pl'to alle di lui monete , e lo ha tcva ; e ciò vien confermato da tante gem- 
quella , che abbiamo data fopra alla p./o_f. ; me , ed ermi , tra' quali e quello d'AlelTandro, 
avendo voluto Aleflandro cilere imitatore di di cui parlerò qui appreilo ; e varj altri fra- 
Ercole . Plutarco De fon. Alex, oraci, in vati non ha molto nella villa ?ià di CalTio a 
fi'^e , r^g-.^;2.pr!r.c. Tivoh fi confcrvaTio nel Mufeo Pio Clemen- 

(é) Pini, ^li.^j. cap.i i.fecì. 4.0. %. £6. tino , e fono nominati nel Tomo I. di elfo , 

W Dio Chrsi. Orat.n.pag. jjg. pug. ,j. ,^. 



DA Alessandro il Grande e c. 247 

fima d'un Giove del più antico ftile in una moneta in bron- — 

zo della città di Locri , efiftente ora nel mufeo del duca Ca- ^^^•^• 
rafFa Noya a Napoli (a) ; ma nelle greche gemme di raro tro- 
vai! incifo il nome del dio , o dell'eroe rapprefentatovi , co- 
me già altrove ofTervammo . Il fecondo nome poi fcopre ma- 
nifeitamente l'inganno, efTcndone diverfa l'ortografia, poi- 
ché , ove nel primo la figma ha la forma d'una C , nel fecon- 
do ha la forma comune S ; inoltre la epfilon è rotonda € , 
e tal non ufavafi certamente ai tempi d'Aleflandro . Per ul- 
timo non fuole trovarli fulle gemme in vece d'un genitivo 
alToIuto il nominativo col verbo CnOIEI . Vero è che fui 
frammento d'una gemma incifa del mufeo Vettori a Roma, 
ai piedi armati di gambali d'una figura troncata leggefi ; 
. . INTOC AASSA . . enoicl cioè „ Quinto figliuolo d'Alef- 
fandro fece „ (a) ; ma quelFefempio è forfè il folo di tal ma- 
niera , e quando altri pur ve ne foffero , fono indizio de' tem- 
pi poilierioii , in cui gli artefici , quanto minore era la loro 
abilità , tanto maggior orgoglio aveano , e maggior premura 
di parlar di loro fteflì ; del che vedefi un argomento m una 
piccola urna del mufeo Capitolino , in cui fopra una figu- 
rina di guerriere è incifo il nome dell'artica fecondo la più 
antica forma nel feguente modo : 

EYTTXHC BSITTNSYC 
T8XN£ITHC 8nOÌt:i 

jf. 16. Poiché fi fono indicati i più celebri fcultori ed in- P'""". 
cifori di gemme , che fiorirono ai tempi d'Alefiandro il Gran- 
de^ , è dovere che parliamo pur de' pittori contemporanei, 
de quali però quelle fole cofe diremo che dai moderni fcrit- 
tori fono fiate omelFe , o non ben intefe» 

JT. 17. PH- 

(a> Ora. unito al muCeo reale . 

{a) Defcrìpt. des piems grav. du Cab. de Stofch , ci. z. fea.is- n. oSg.pas.tle. 



LIB.X. 


CAP. I. 


Apellc o 



248 Storia delle Arti 

jj". 17' Plinio (a) riferifce come un tratto gloriofo della 
fìoria d'ApELLE , ch'egli non abbia mai lafciato pafTar gior- 
no in cui non abbia tirate delle linee per far efercizio : ut 
mn lineam ducendo exerceret artem . Queft'erpreflìone è fiata ge- 
neralmente mal capita . Plinio volle qui dire che Apelle tutt'i 
giorni difegnava qualche cofa o dal naturale , o dai lavori 
de' più antichi maeftri ; e così deve fpiegarfi la voce linea . 
Altronde darebbeci Plinio una notizia ben infulfa , fé inten- 
der fi volefTe della quotidiana occupazione del pittore , poiché 
diffatti non v'è artifta che ogni di non faccia sì poco , quan- 
to è il tirare una linea ; e qual lode farebbegli mai , come 
ben olTervò Bayle , il dire ch'adoperava ogni dì il fuo pen- 
nello? (r) 

jf. 18. Di Aristide tebano , coevo d'ApELLE , fcrive Pli- 
nio : Is omnium frimus animum pnxit , & fenfus hvniiiis extiref- 
Jtt, qua vocant Graci ethe : ìtem ferturbationes ; durior paulo in 
colorìbus . Se la prima propodzione di quello giudizio è ve- 
ra, bifogna convenire , che non ne è flato ben efprefTo il' 
fenfo , e non gli fi può dare altra fpiegazione che Ja feguen- 

te : 



(a) Uh. ?/. cap.to.fecl. ;6. Ì. 12. 

(1) Apelle , il più celebrato dalla fama tra 
lutt'i pittori , non folamente diede lultro alla 
pittura col fuo pennello , ma ancora con tre 
volumi , che fcrilfe fu i principali precetti di 
tal arte . Plin. lib.^^. cap.io f<ci.;^. S- 'O. 
Era egli perfuafo che la fcienza , ollia la 
teoria dell'arte avefle da andare del pari colla 
pratica per formare un artifta perfetto . Man- 
cando la prima non può efler quelli che un 
imitator fervile : in difetto della feconda fte- 
rilc ed inoperofa rimane la teoria . Quan- 
tunque (ia riufcito Apclie eccellente in tutte 
le parti della pittura , non if legnava però di 
confeflarlì qualche volta inferiore ad altri fuoi 
contemporanei : foltanto nello flile grazio- 
fo non voleva riconofLere uguale alcuno , di- 
cendo effcre toc-ara a lui in forte la grazia. 
Dipinfe molte Veneri , nelle qua'i ebbe cam- 
po di far lifplendcre sì bella prerogativa del 
fuo pennello : in efle , come pur nelle altre 
fue pitture , non adoperò che quattro colori , 
a cui nondimeno dava un maravigliofo li- 



(alto con Una vernice di fua invenzione . Plin, 
/. eie. §. J f . / S. Siccome Aleffandro non volle 
clfer incifo in pietra che da Pirgotcle , né rap- 
prefenrato in bronzo che da Lilippo ; così 
non volle elTere ritratto nelle tavole che da 
Apelle , eie. Rpift. ad famil. lìb. /. ep. ti. , 
Plin. lib.7. cap.jy. feci. }S. , Val. Max. lib.S. 
cap.i t.n.z. in extern. Fece anche il ritratto 
del re Antigono , e per coprir il difetto della 
mancanza d'un occhio lo ritraife in profilo ; 
maniera avanti di lui non praticata da altri, fc 
crediamo a Quintiliano l.z. ci j. , ez Plinio 
cit. feB.^6.^.1 4. Un maeftro nondimeno dì 
tanto merito era cortcfe , affabile , (incero » 
ed imparziale cftimatore de' profeflbri dell' 
arre , e delle opere loro . Degli emoli fuoi, 
dai qu.ili fu efpofto qualche volta a perico- 
lofi cimenti , non fece altra vendetta che con 
un quadro , ove lapprcfentò la calunnia , del 
quale abbiamo un'efatra dcfcrizione da Pli- 
nio , che ci l'a in oltre confcrvato varj fuoi 
faceti e fpiritofi motti , e varie belle azioni 
della fja vita . 



LIB. X. 



DA Alessandro il Grande ec. 249 

te : ,, Ariftidc è flato il primo che abbia diretto il fuo Audio 
„ alla fola efpreflione , principalmente nelle paflioni forti , 
„ di maniera che ha trafcurato il colorito , e per ciò riufcì 
„ duro „ (1) . 

jf. 19. Protogene dell'ifola di Rodi (a) , il quale fiori clr- protogcne. 
ca quefli tempi , fino all'età di cinquant'anni efercitoflì in di- 
pinger navi ; il che non deve già intenderfi che le fue pitture 
non rapprefentafiero altro che navi , ma bensì che egli abbia 
dipinto fulle navi ftefTe , cioè che abbiale ornate di pittura 
efteriormente , ficcome ufafi anche oggidì ; efTendovi al fer- 
vigio del Papa un pittor particolare delle galee (b) . II fuo 
Satiretto o Fauno , in cui effigiar volle una tranquillità indo- 
lente , flava appoggiato ad una colonna (a) con due tibie ia 
mano , e fi ch\o.ma.y3. Anapuivomenos (b) (il ripolantefi ) a ca- 
gione di tal pofitura : avrà probabilmente avuta una mano fo- 
pra la tefta come un Ercole , che rapprefentafi in atto di ripo- 
fo dalle fue fatiche , ed ha l'ifcrizione ANAnAYOMENOS ^2) . 

jf. 20. Farò qui menzione di Nicomaco celebre pittore Nkomaco. 
di quarti tempi , ie non ad altro titolo , almeno per efler egli 
Tom.IL 1 i flato 

(0 11 capo d'opera d'Ariftide , in cui cf- (i) L'opera più infigne di Protogenc è fta- 

yreffi vedcanfì gli affeni dell'animo e i feriti- ta la tavola rapprefentante il cacciatore lali- 

menti del cuore , fu quel quadro rapprefen- fo : opera in cui impiegò fette anni . In tale 

tante una madre ferita a morte nella prefa di ftima fu effa tenuta dal re Demetrio Tolior- 

una piazza . Le ftava atta:cato alle poppe un cete che , per non dirtruggerla , s'afttnnc 

pargoletto, e ben vi fi fcorgea il timor della dall' incendiare un fobborgo di Rodi da lui 

madre moribonda , clie in vece del latte non alfediato . Plin. //i 7. cap. ^S. feii- ^0- > A. 

avcflc il figliuolo a facchiar del fangus . Plin. Geli, l^ocì. att. lib. 1 j.c utt. , & Plut. Apo- 

lib. ^s- '."P- ' ■ fi^- ?5. §. i g. phthegm. oper. Tom. il. pag. 1 8 ?. B. Quìp- 

(a) Di Cauno nella Caria, città foggetta tiliano iib.i 2. cap.io. ammira in lu: lefat- 
a Rodi . Plinio lib.^j. e. 1 o. feci. ^6. §. zo. rezza , e Cicerone De dar. ora:, e. iS. n. 70. 
princ. , e ivi l'Arduino nella Zioia. num.i^i . Io paragona a più altri vaici, ti pittori di que' 

(b) Narra Plinio /ib. ^j. cap. i 0. feci. j6. tempi. Apelle fteflb reUò grandemente for- 
§. 20. , che Protogene riufcì a dipingere per prefo al vedere quel quadro , opera grarde e 
elfo U fpuma d'un cavallo , cui non avca pò- maravigliofa chiamandola ; in cfla nondime- 
tuto riufcire con tutta lane , gettando per no non ravvisò quella grazia che a sé folo 
rabbia la fponaa inzuppati di colori contro arrogavafi . Plut. in Ùemetr. oper. Tom. 1. 
il quadro ; e die lo ftcilo avver ne al pittore p.2g2.F. [ il quale la dice portata in Roma, 
Ncalce . Dione Grifoftomo Orat. 64. pag. ove poi fu conlunta da un incendio ] , ò' A- 
jpo. D. , e Sefto Empirico Pyrrh. fiypot. 1. 1 . lian. Var. hift. lib. i 2. cap. 4 1 . Fece altresì 
tap. i 2. pag. 7. B. lo dicono d' Apelle . Ptotogene alcune ftatue in bronzo. l'iin. l-SS- 

(<;) Strii). lib. 14. pag.gó l. princ. Tom. li. fap.i O.fecì. 36. i. zO. 
(i) Plin. tib.£j. cap.t o.Jeci.^S. §. zo. 



2?o Storia delle Arti 

-flato il primo, al dir di Plinio , che dioinfe Ulifle con un 
CAP.i.' ^^PP^^^° conico chepofcia gii fu dato generalmente; onde 
poffiamo inferire che sì i baffi-rilievi in marmo , che le gem- 
me incife , nelle quali trovili UlifTe con fimil cappello , non 
pofTon elTere lavori anteriori a quell'epoca (i) . 
Ritratti d'A- $'. 21. Al pari de' Celebri artilU e de' loro pregevoli la- 

leilandro . . . , r o 

vori mentan d eliere qui mentovati i ritratti d'AlelTandro , il 
quale non fu certamente men grande pei vantaggi apportati 
all'arte , che per le maravigliofe fue intraprefe . Non v'è al- 
cun' immagine degli dei, degli eroi , o d'altri illuftri mortali , 
che abbia tanto diritto di figurare nella ftoria delle arti del 
dilegno , quanto quelle d'AlelTandro , che ebbe in eiTe molta 
parte , che favorì e promofTe quanto di bello e di grande fi 

vide 

blica fepoltura . Pauf. lìb. i, cap. 2g.pag.74. 
[ È nominato qui fuor di propofito , aven- 
done già parlato \< inkcimann a filo luogo 
avanti /jag.z ^z.fcg. ] . Potrebbero qui anche 
nominare Afclcpiodoro aliai ftimato da Apel- 
Ic perla fimmetria , Plin. l.^s- ci e. feci. ^6. 
%. ZI. , Nicotane pittor clegantilbmo , ìbid. 
%. 2^. , Nicerote ed Ariftippo figliuoli e di- 
l'cepoli d'Ariftide , e più altri riportati da. 
Franccfco Giunio , il quale fetide dilfiifa- 
mente e con molta erudizione le vite degli 
antichi artifti . Facendo Graffo prcllo Gice- 
ronc De orat. lìb. ^. cap. zj. n. siS. il con- 
fronto delle pitture di quelli più antichi mae- 
flri con quelle de' pittori che fiorivano a'tem- 
pi fuoi , nota il diverfo effetto da amendue 
prodotto . Le recenti , (ìccome pili vaghe per 
bellezza e per varietà di colori , folevano 
piacer alla prima ; ma ben prefto pcrdeano 
gran parte del pregio : laddove le più anti- 
che non deftavano da principio imprcffione 
fcnfibilc nell'animo , ma pofcia più atrenta- 
mente rimirate appagavano più delle altre, 
non oRante quel non fo che di ruvido e dis- 
ufato che vi fi ravvifava . Di ciò ne alTegna 
la ragion Dionifio d'Alicarnado De IJkojudic. 
n. 4. oper. Tom. il. pag. 167.:,, Gli antichi , 
„ dic'egli , erano gran difcgnatori , che fa- 
,, pevano perfettamente tutta la grazia e la 
,, forza dell'cfprelfione , quantunque il loro 
„ colorito feraplice fofle e poco variato . Ma 
,, i moderni , più intenti a diftinguerfl nel 
,, colorito e nelle ombre , non dilt-gnano sì 
„ e fattamente , ne le palTioni trattano con 
„ cgual fucccffo j, . 



(0 A que' tempi , o poco dopo fiorirono 
varj altri pittori . I più rinomati furono Pan- 
ila , Ariftolao , e Nicla. A Paufia da Sido- 
ne Plinio /;i. ^j. cap. li .feci. 40. princ. at- 
tribuifce la gloria d'en"ere llato il primo a 
dipingere le volte delle llanze . I quadri pic- 
coli , e fpecialmcnte le figure dei puttini era- 
ro la fua occupazione più favorita . Riufcì 
per altro anche in opere grandi . Tra quelle 
la p;u celebre è (lata un fagrltizio di gioven- 
chi , uno de' quali era melFo in ifcorcio con 
tal macllria che molti tentarono bensì d' i- 
mitarlo , ma che neiTuno arrivò giammai ad 
uguagliare . Aitefe ancora a dipinger fiori , 
rendutolì emolo della bella Glicera inventricc 
di vaghe corone tefiutc di fiori . Figlio e di- 
fccpolo di Paufia è fiato Ariflolao , pittore 
fcveriirimo detto da Plinio /.^j. ci t. feci. 40. 
§. ji. , che rammenta eziandio vane opere 
del fuo pennello . Fra i pittori atcnieli fi no- 
vera da Plutarco Bellone art pac. dar fuer. 
Athcn. pag. ^^46. princ oper. Tom. il. anche 
Nicia , eccellente nel chiarofcuro , talcjiè le 
fue figure diflaccate fcmbravano dal fondo 
del quadro . Plinio lib.jf. c.i i. feci. 40. ^.zS. 
lo dice diligentilVimo nel dipinger femmine , 
e feliciffimo nel rapprefentar cani . Era sì 
grande la fua applicazione al lavoro che in- 
terrogava IpelTo i fuoi fervi : ho io deflnato ? 
Plut. An feni fit ^er. refpubl. oper. Tom. ri. 
pag. yS6. B. , Alian. lib. ^. e. ^i . , & Stob. 
Serm. zq. pag. zo6. Un. ^4. Gli Atenicfi , a' 
quali ì'qcc dono d'un quadro , per cui ricu'.a- 
to avea fellanta talenti , Plin. loc. eie. , gli e- 
reffcro un monumento fcpolcrale nel luogo 
deftinato a chi rqeritavafi l'onore della pub- 



Llli. X. 
CAP. I. 



DA Alessandro il Grande ec. 2Ji 

vide nel mondo , e deJla cui liberalità tutti gli abili artilìii 
de' tempi fuoi Icntiron gli effetti . Quefla parte della fua glo- 
ria è ben più meritata che tutt' i fuoi trionfi , le fue con- 
quide , e tutt' i monumenti delle fue invafioni fatte in molti 
re<»ni , perchè con neiTuno la divide , dovendoli tutto ciò 
al folo fuo genio ; ed è altresì più pura , onde il più leverò 
oiudice delle umane azioni nulla avrebbe a riprendervi . 

jf. 22. Che le pervenuteci antiche immagini di quefto re 
fiano veracemente de' fuoi tempi è molto incerto, e più dif- 
ficile ancora è il formar ragionevoli congetture fu gli artifti 
de' quali fon opera . Abbiamo bensì dalia fua lloria (a) che 
ebbero il privilegio Lisippo di effigiarlo in bronzo (b) , Pir- 
GOTELE in gemme , e Apelle in pittura (e) ; ma che qualche 
fcultore avefie la privativa di fcolpirne l'immagine in marmo 
la ftoria no '1 dice , forfè perchè non v'era allora uno fcul- 
tore che fiar potefTe del pari a Lisippo . 

jf. 23. Fra le tefte d'Aleffandro tuttora efiftenti tre fono Tette 
le più ragguardevoli . La più grande è nel mufeo Fiorentino , 
la feconda nel Capitolino (d) , e la terza , che era in quello 
della regina di Svezia, è ora a s. Ildefonfo in Ifpagna." E' 
noto che Aleffandro portava la tefta alquanto inclinata verfo 
la fpalla finiitra (e) ; e perciò tutte le fue immagini fono rap- 

1 i 2 pre- 

(a^ Plinio llb. 7. cap.^T.fea.^S. , Apulejo (e) Valer. MalTimo loc. de. Secondo Plinio 

Flondor.c.7.op.Tom.iI.pag.770., ilquale //'4.^/. f./ o./«7.^'if. §. 20. anche Protogene 

per altro sbaglia nel metrere Policleto in vece dipinfe le di lui gefta . 

di Lifippo . (d) Bottari vuol che fia d'Akllandro sn- 

(b) Valerio Maffimo 1.8. cu. in ext. n.z., che la ftatua dello ItelTo mufeo , di cui da la 

Amino De exped. A/ex. Hi. i. CI j._p. 47., figura nel Tomo ///. Tun'. 47. 

Plutarco De jfon. Alex. orai. 2. op. Tom. il. (e) Plutar. in Alex. Tom. I. pag. 666. C. , 

P'^S- S.ìS- B. Plinio Uè. Ì4.. cap. 8. feci. ip. De fon. Alex. orai. z. Tom. il. pug. s?S- •°' 

^. t6. narra di Eufranore , che faceffe in Caracalla , che nel fuo portamento voleva 

bronzo la figura d'Aleflandro con quella di imitare Alellandro , non la portava indira- 

Pilippo fuo padre fopra una quadriga . Com- ta , ma un poco voltata verlo la (palla iini- 

binando i tempi fi potrà dire , che face (Te tali ftra , come fcrive Aurelio Vittore nella di lui 

Aatue prima che Alelfandro accordaffc la pri- vita : Affentantium fallaciìs eo perduBus , ut 

\ativa a Lifippo , il quale è filfato da Plinio truci fronte , & ad Uvum humerum coiverja 

nell'olimpiade CXI V. , come ha notato Win- cervice , quod in ore Alexandria notaverat , 

kclmann qui avanti §. y. p. 238. , dicci clini- incedens , fidem vultus fimillimi perjuaderet 

piadi dopo Eufranore . fibi : e cosi vcdefi rappiefentato in un meda- 



LIB. X. 
CAP. I. 



2?2 Storia delle Arti 

= prefentate in guifa che n'è directo all'alto lo fguardo (a) ; 
della qual cofa fa pur menzione un greco epigramma , in 
cui parlali d'una di lui ftatua , lavoro di Lisippo (a) . La dis- 
pofizion de' capelli fuJla fronte è uguale in tutte le tefte di 
queft'eroe , e s'afTomiglia alla chioma di Giove , di cui Alef- 
fandro pretendeafi figlio . Vedali ciò che ne dicemmo altro- 
ve (b) . Sapendo or noi che LisiP^o rapprefentar lo folca co- 
gli attributi di tale divinità , è probabile ch'egli abbia pur 
penfato a dargliene qualche fomiglianza , il che avrà potuto 
fare nella forma della capigliatura , e che lui abbiano in ciò 
quindi imitato gli ftatuarj fuoi fuccelTori . 
Statw. Jf- -24. Se fcarfe fono le tefte d'Aleffandro d'antico lavo- 
ro , più rare ancora fono le fue flatue . Evvi bensì nella villa 
Albani una ftatua eroica maggiore della grandezza naturale, 
la cui tefta armata d'elmo ha la figura d'un AleiTandro , ma 
non è quella la tefta propria della ftatua . La ftefia ofTerva- 
zione dee farfi riguardo alle ftatue efiftenti fuor di Roma , 
alle quili , a cagion della tefta , è ftato dato il nome d'Alef- 
fandro . Se v'è rimafta una vera ftatua di queft'eroe in gran- 
dezza naturale , è quella che poffiede a Roma il fig. marchefe 
Rondanini . Il capo , ch'è fenz'elmo , è rimafto sì intero che 
la ftefla punta del nafo non è reftata offefa per una grazia 
{ingoiare a poche tefte antiche conceduta ; anzi non è gua- 
fta nemmeno la ftefta fuperficie , che ne efprime la cute . 
Aleffandro è qui rapprefentato all'eroica , cioè affatto ignu- 
do , appoggiandofi col gomito fulla cofcia deftra , e per con- 
feguenza inchinato . I capelli fulla fronte fono gettati in que- 
fta come nelle altre mentovate tefte , e la difpofizione delle 

cioc- 

flloiie già del caidinal Carpegna , ora nella (a) Non lo e nel fuddetto erme . 

iblioteca Vaticana , riportato dal Buonar- (a) AnthoL Uh. 4. cap.S. n. 36. 37, , [ e. 

moti O/servai- iflor. /opra ale. msd. Tav. g. Plutarco loc. cit. pag. ì^y. B. 

num. 2. L'ermi; , di cui parlerò qui apprcifo , (b) Lik, V, Cap, V, §. 6. pag. 3^$%. 
pende vcrfo la fpalla delira , 



DA Alessandro il Grande ec. 2J3 

ciocche degli altri non diitinguefi punto da quelle de'muiei ■■■■ -• 

Capitolino e Granducale di Firenze (a) 



LIS. X. 



GAP. I. 



potrà in bilU- 



jf. 2j. Gli artdfti , che riguardavano in AleiTaniro il loro suiftoriacs- 
eroe , avranno fovente fcelto dai tratti della iua ftoria , come i^", 
dalla eroica e dalla mitologia, l'argomento de' loro lavori; 
e farà egli flato il lolo fra tutt'i re e gli uomini illullri, 
i cui veraci avvenimenti fi vedelfero efpreiìl in balli-rilievi . 
Doveva a ciò contribuire anche la fingolarità delle fue av- 
venture , elTcndo la faa floria fimile a quella degli eroi , e 
in qualche modo poetica; onde ben conveniva all'arte, la 
quale ama di occuparfi del maravigliofo (b) : aggiungali che 
le fue gefta erano a tutti note quanto le avventure d'UlilTe e 
d'Achille. Equi intendo parlare di que' baffi- rilievi , con cui 
fi fono rapprefentate immagini fignificanti o allegoriche , ado- 
perati per ornato nelle fabbriche e fulle tombe , efcluden- 

do 



(aJ L'erme in marmo cipollino ftatuario 
colla ifcrizioDe greca di Akllandro ritrovato 
l'anno 1779. negli fcavi della villa de' Pitoni 
a Tivoli per mezzo del tante volte lodato II- 
snor cavaliere de Azara , che lo podìedc , ci 
fa dubitare , che tutte le figure citate da \i'ia- 
kclmann , e da altri , non poflano dirli ri- 
tratti di quel taraolb conquiltatore ; fcppure 
non iì volelle ricocolcere una qualche fomi- 
gliania nella tcfta più giovanile del palazzo 
Rondanini . In quello enne la tefta è {co- 
perta . I capelli fono gettati nella maniera 
prefTo a poco che dice Winkelmann . È Ten- 
ia barba , per la ragione , che ho detta alla 
pjg. 207. n. A. I lineamenti del volto , quan- 
runquì un pò corrolb nell'epidemie , pare 
che moftrino l'età più avanzata d'Aleffandro, 
e una fifònomia robufta , e leonina , come 
dice di lui Plutarco De fon. A'ex. arac. 2. 
Tom. il.pa°. ^^j. B. , li quale fpirava un 
non Co che di terribile mirto ad una bellezza 
non curata , al dir di Eliano Variar, hiiior. 
lib. t z.cap. 14. , e quel fuo temperamento 
biliofo , e iracondo , notato dallo rteflo Plu- 
tarco nella di lui vita , op. Tom.I.p.666. C, 
da Arriano De exped. Alex. lib. 7. pag.jo z., 
Vlmio Hi. j f. cap.i 0. feci. ^6 §.1;. ; di cui 
è anche un argomento il mufcolo maftoideo , 
che comparifce alquanto più carnofo , e ri- 
gonfio dalla parre fmirtradcl collo , ove la ce- 
lla mollra di premere . Nella bocca non vi Co 



fcorgere efpreflb il difètto dei denti grandi , e 
prominenti in inori , del quale parla Gioyarv- 
ni Antiocheno , cognominato Maiala , Icrit- 
tor greco de' badi tempi , e forfè del ix. fc- 
colo , Hijì. ckronka , ìlb. S. princ. p. S z. B. 
È danno , che gli manchi il nafo per poterlo 
meglio rincontrare colle medaglie , fra le 
quali nel rello mi pare abbia della fomiglian- 
za con quella , che fi è data qui avanti alla 
pas-iof.-, ficcome fra le gemme pare che 
aboia fomiglianza con quella , che da il Gorì 
Muf. Fior. Gemmi antiq. Tab. zf. n. i. L« 
maeflria del lavoro lo fa credere opera di 
buona mano , e de' buoni tempi ; ed è nota- 
bile il giudizio , che ne diede il celebre fig. 
Mengs , il quale , al primo fguardo filTatovi 
fopra da un'altezza di venti palmi fenza aver 
veduta r ifcrizione antica , lo giudicò tenitu- 
ra de' tempi di Alellandro, anzi un'imma- 
gine d'Aletlandro ftcUb , o di Efellione . Vi 
corrìfponderebbe la forma delle lettere della 
ifcrizione fimili a quelle , che ufavanfi in que' 
tempi , come può vederli pretlo il P. a Ben- 
nettis Chror.ol. 6' crit. kifi. ec. , Par. I. Tom.l. 
proleg. I. ^.LXIl. pag.i^t, , §. Cir.p.zzs. 
Veg?afi la figura , che ne diamo in fine di 
q uè l'Io Tomo Tav. V. , e la dcfcrizione delle 
figure nel Tomo ni. 
'(e) Vcgg. Plinio lib.SJ. cdp. io. feci.jS. 

§. IO. 



LIB.X. 
CAP. I. 



2 5'4 Storia DELLE Arti 

'do i pubblici monumenti, ne' quali gl'imperatori vollero ta- 
lora efprimere qualche tratto della propria lloria . Bifogna 
però convenire che , comunque atta per le addotte ragioni 
fofìe la fua ftoria a fornire foggetti agli fcultori , anche ne'tem- 
pi feguenti , pure nefTun bafTo-rilievo ci è rimafto , in cui 
quell'eroe fi rapprefenti , fuorché un folo , cioè il fuo col- 
loquio con Diogene nella botte fotto le mura di Corinto (a) ; 
quedo lavoro , efiftente nella villa Albani , è fl:ato da me 
pubblicato {a) . 
figure di De- jf. 2(5. Di Demoflcne , il più grande fra tutti gli oratori, 
febbene vi fofle una di lui fèatua in Atene {h) , e in moltif- 
fimi luoghi fé ne vedefTer le immagini in bronzo e in mar- 
mo , pur non ne avremmo una giuda idea , per ciò che ri- 
guarda le fue fembianze , fé due fuoi piccoli bufti in bron- 
zo non fi folTer trovati nelle ruine d'Ercolano (b) . Sono efìì 
minori della grandezza naturale , e '1 più piccolo ha incifo 
in greco fullo zoccolo il nome di quel celebre oratore (e) . 
Siccome amendue le tefte hanno la barba , e non fomigliano 
punto ad un'altra col mento sbarbato d'un bufto in baflb- 
, rilievo trovato in Ifpagna , al cui lato havvi il nome mede- 

fimo , e che fu pubblicato da Fulvio Orfini come il ritratto' 
dell'oratore ateniefe ; convien dire che tal bufto rapprefenti 
qualche altro Demoftene (d) . 

jT. 27- Quando penfavamo di non avere altre immagini 
di Demoftene che i due bufti Ercolanenfi (e) , ecco nel gennajo 

del 

(a) Dione Giifoftomo Orai. 4. pag. 61. , cliicfe che gli foffcro mandati ambafciatori 

Vìxitarco in j4lex. opcr. Tom. I. pag. 671. , e ateniefi . 

Pe fon. Alex. orat. i. Tom. il. p. 3^1. F. (b) Pubblicati nel Tomo I. de Bronci d'Er- 

(u) Monum. ant. ìnid. nam. 1 74. [ Noi lo colano , Tav. i i.e i ^. 

diamo apprelTo in fronte al Libro XIL (e) L'altro non vi ha molta fomiglianza, 

(ij Pauf. Hi. i.c.S. p. I g. infine , \ Più- e potrebbe efTcre di foggetto diverfo . 
tarco nella di lui vita , in fine , optr. Tom. I. (d) Imag. illuftr. n.ff. Così penfa Orfini. 
pag. Ì6o. C. , Fo2Ìo Biblioth. cod. CCLXF. (e) Colla ficurezta di quello , che ha l' i- 
pag. 14.7S. Gli fu eretta dagli Atenieli per fcrizione , fé ne fono conofciuti degli altri 
onorare il di lui merito ; e Fozio aggiugne , in marmo, uno de' quali è nel Mufco Pio- 
che avea la fpada al fianco , perchè così ar- dementino , e un altro ne pofliede il lodato 
inato recitò l' orazione allorché Antipatro fignor cavaliere de Azara . Molto più poi. è 



DA Alessandro il Grande ec. 2S^ 

del 176S. ufcir fuori un modello in geflb alto circa due pal- 
mi (a) , formato fu un piccol bafTo-riJievo di terra-cotta , forfè 
già allora fiiiarritofi (b) . Demoftene è qui rapprefentato nella 
fua vecchiaja , ma in guifa che la tefla perfettamente fomi- 
glia a quella de' mentovati bulti . Siede fu una pietra quadra- 
ta , mezzo ignudo, e colla tefla china, in atto di chi me- 
dita : tiene nella finiftra , che alla pietra s'appoggia , un 
volume , e fi ftringe colla delira il ginocchio . Sulla pietra 
v' è il fuo nome 

AHMO20ENH2 
e fotto di elfo leggefi 

EniBnMios 

Quello vocabolo è poco ufitato pre/To gli antichi , e fignifica 
colui il quale fla o fiede prefìb un'ara; onde Polluce chiama 
ÌTTiQaó^iov fXèXoQ (a) un inno che appiè dell'ara cantar foleafi . 
La pietra per tanto indica qui un'ara ( /2a^óg ) , anzi l'ara 
ftelTa del facro e inviolabile tempio di Nettuno nell'ifola Ca- 
lauria , non lungi dalla fpiaggia di Trezene , ove Demoftene, 
fuggendo le perlecuzioni che in Atene gli avea mofTe Antipa- 
tro , luogotenente d'Aìeflandro in Macedonia , erafi ricovera- 
to (e) , e ove nell'anno fuo feffagefimofecondo (d) morì di ve- 
leno , che portar fempre feco foleva in un anello , affine di non 
cader vivo nelle mani del fuo nemico . Noi abbiamo per 
tanto in quefto geiTo Demollene fedente full'ara, in quell'età 
in cui lafciò di vivere , in uno flato dubbiofo e turbato , pro- 
prio di chi è neceflìtato a darfi la morte (e) . La forma delle 

let- 

rimarchevole li fcoperta di una. (latua iiitie- (a) Un palmo e un terzo circa, e largo 

ra , pallata in Ingiiikerra , di cui però fi è un palmo . 

confcrvato in Roma il gcfio ; e di un'altra (b) PalTato in Inghilterra prelTo il dottor 
ad ella fomigliante nella villa Aldohrandini Mcad prima di quel tempo . Ne daremo la 
in Frafcati , ma non tanto ben confervata . figura nella pagina feguente . 
In amendue Demoftene è rapprefentato in {a) Onom. lib. 4. cap. io. fegm. 7p. 
piedi con un volume nella mano (iniftra in (e) Pauf. lib. i. cap. 8. pag. t p. infine . 
atto di arringare . Vcggafene la figura in fine (d) 60. (cconào Gf^Wo lib. i j. cup.z 8. , fe- 
di quefto Tomo Tav. VI. , e l'indice delle condo altri prello Fozio loc.cit. 67. , altri 70. 
Tavole in rame nel Tomo ni. (e) È rapprefentato fedente full'ara dopo 



LIB. X. 
CAP. I. 



LIB.X. 
CAP. I. 



2^6 Storia delle Arti 

'lettere nell'ifcrizione , paragonate con quelle del di lui nome 
fui mentovato bronzo d'Ercolano , ci fa argomentare che il 
balTo-rilievo fia di più antica data che i bufèi . Nel recinto 
( TTipt/Sóhco ) che rinchiudeva il menzionato tempio di Net- 
tuno , vedeafi ancora ai giorni di Paufania la tomba di que- 
llo celebre oratore (a) . 



aver prefo il veleno , con ana lettera nella loc.cit. pag.S€o. princ. , e Foiio Biblìoth, 

mano finiftra , in cui iecondo alcuni era ferir- loc. eie. , ove minutamente ne raccontano la 

to foltanto : Dcmoftinc ad Antipatro ; e fé- ftoria fecondo le diverfe opinioni . 

«ondo altri un epigramma. Vedafi Plutarco ia) Uh. z.cap. £j. pag. iSg. 




iu<^i'U|T,ti1iiii>M|iill||l|l||ll(li!!I 



0<roì CaratloMi me 



I 



Ca- 



DA Alessandro il Grande ec. aj? 



; -«■ m d ^ LIB.X. 
GAP. U. 

Capo li. 

Stato delFarte fatto i primi fuccejjhri d'AleJfandro ... in cui in- 
fluirono le vicende di que' tempi . . . [otto Antipatra . . . Calan- 
dro . . . e Demetrio Poliorcete — Lavori di quell'età . . . Moneta di 
Anticrollo 1. ~ Gruppo detto il Toro Farnefe — Pretefe effigie del re 
Pirro - Pafsò l'arte dalla Grecia ... in Egitto . . . e n'abbiamo 
de' monumenti - Riflcjjìoni fulle arti , e fulla poefia in Egitto a, 
quell'epoca — Pafsh l'arte in Afia [otto i Seleucidi -- 'Ulteriori 
vicende della Grecia - Lega achea . . . e guerra, cogli Etolj mino- 
fa per le arti . 

Aleflandro il Grande, la cui morte, come la vita, forma Stato dell'arte 

lotto i primi 

una rimarchevole epoca nella floria dell'arte , mancò nel tìor fuccedoridA- 

. leUandto . . . 

de' fuoi giorni , nell'anno primo dell'olimpiade cxiv. (a) ; e 

l'arte medefima mancò, al dir di Plinio , poco dopo diluì, 

cioè nell'olimpiade cxx. ( ceffavit deinde ars) . Io non efaminerò 

qui fé ciò detto fia giuftamente , e con quella verità con cui 

diffe Tacito , che dopo la battaglia d'Azio Roma più non 

produlTe nelTun gran genio , e con cui molti fcrilTero che 

dopo la morte d'Augulto fi corruppe il romano linguaggio, 

e degenerò l'eloquenza (b) . E' probabile che Plinio , ficco- 

me vedremo più fotto , abbia particolarmente avuto di mira ^ 

ciò che avvenne in Atene ; poiché fé prendiamo la floria della 

Grecia in generale , troveremo l'oppofto . 

jT. 1. Dopo la morte d'AlelTandro inforfero rivoluzioni, ...in cui in- 
e fi fecero fanguinofe guerre non meno nelle provincie con- ce"nd°"diqJè' 
quiftate che nella Macedonia medefima fra i fuoi capitani e 
fucceflbri . Di quelli neffun più vivea nell'olimpiade cxxiv. , 
To7n.n. K k ma 

(a) Arriano tii. j. pag. S02. , Giufcppe (n) Veggafi il chiariffimo Tirabofchi Sto- 
iXìWO Lontra Apion, Uh. i.c.32. pag. 4.4 j. ria della Letur. hai. Tom. il. Dìjfer<ta2. pre- 
over. £om. il. lim.Julforigine del decad. delle fcunie . 



tempi . 



LIB. X. 
CAP. II. 



2?3 Storia delle Arti 

'ma le guerre duravano ancora fra i loro figliuoli e difcen- 
denti . La Grecia , sì per le nemiche armate che la inondaro- 
no , sì pel quafi annuale cangiamento di governo , e per gli 
eforbitanti tributi che a pagare era corretta , ebbe a foffrire 
in breve tempo piCx danno che fofFerto non aveva in tutte 
Je precedenti guerre interine. 

Sotto Anti- jf. 2. Gli Ateniefi , prefTo i quali alla morte d'AlefTan- 
dro rideftato erafi lo fpirito di libertà, fecero gli ultimi sfor- 
zi per fottrarfi al giogo de' Macedoni , comunque mite , e 
indulTero altre città a follevarfi contro Antipatro ; ma dopo 
alcuni leggieri vantaggi ebbero una rotta prefTo Lamia , e fu- 
rono sforzati a fottofcrivere dure condizioni di pace, che gli 
obbligavano a rimborfare le fpefe della guerra , a pagare in 
oltre una grofTa fomma , e a ricevere una guarnigione ftra- 
niera nel porto di Munichia ; anzi quegli Ateniefi , che dopo 
tale fconfitta eranfi tolti al furor de' Macedoni , furon da 
quefti ricercati , fl:rappati anche con violenza {a) dai tempj 
ne' quali eranfi rifugiati , e una parte de' cittadini fu efiliata 
in Tracia . Finì in tal guifa la libertà d'Atene . Polifperconte 
fuccefibre d'Antipatro , mentre reggea la Macedonia come tu- 
tore , permife con un pubblico decreto a tutt'i Greci di ri- 
pigliare in ciafcuna città l'antico governo e'I regime primie- 
ro (b) ; ma non ottenne ciò che erafi propofto , cioè di ri- 
donare la libertà alla Grecia ; anzi in Atene avvenne il con- 
trario , poiché per configlio di Focione quefiia città ritenne 
ne' fuoi porti la guarnigione macedone (e) . 

Caffandro. jf. 3. CaflTandro , figliuolo d'Antipatro , e re di Macedo- 
nia , dopo ch'ebbe interamente difi:rutta la flirpe d'Alefi^andro 
il Grande diede agli Ateniefi il celebre Demetrio Falereo per 
loro governatore ; e quefti feppe per un decennio sì ben reg- 
ger- 
ci) Polyb. Ilb. 0. pag. józ.princ, (e) idem il>id, §. Cj. p, 306. 
ib) Piod, Sic. 1.18, ^.s6. p.iffa- Tom.il, 



DA Alessandro il Grande ec. 2?9 

gerii, e indurli ad efcguire ogni fuo cenno e volere , che 
efiì in un anno gli erelTero trecénfelTanta ftatue di bronzo (a) , "' " 

Il I I CAP. U. 

e parecchie di efTe erano fu un cocchio o a cavallo ; dal 
che fi deve inferire che vi folTero in Atene molti ricchi cit- 
tadini , e copia grande d'artefici . 

ff. 4. Durò tal governo fino a Demetrio Poliorcete , fi- Demetrio Po- 
gliuolo d'Antioco re di Siria , che vinfe Caflandro , e con- 
quido la Macedonia , nella di cui rovina ebbe a foffrire an- 
che Atene . Quefta città fi trovò per tanto foggetta a quel 
vincitore fortunato , e '1 governatore fé ne fuggì in Egitto , 
ove trovò ricovero prefTo il primo de'Tolomei . Ciò avvenne 
nell'olimpiade cxviii. Ebb' egli appena abbandonata Atene, 
che il popolo incoflante ed ingrato tutte le fue flatue rove- 
fciò e fufe (s) , e cancellonne da ogni luogo il nome . 

jf. J. Per l'oppofto fi dimoftrarono gli Ateniefì sì pro- 
penfì a venerare Demetrio Poliorcete , che fu pubblicamente 
decretato di ergere a lui e ad Antioco fuo padre una ftatua 
d'oro (a) ; forfè full'efempio della città di Sigeo nel territo- 
rio di Troja , che fece un confimile decreto di alzare una 
flatua aurea equeftre al medefìmo Antioco (b) . Da quefta 
prodigalità d'oro fi può inferire che fi cercafTe allora nell'arte 
più l'apparenza che la foftanza ; e diifatti , fecondo l'ofTer- 
vazione di Plinio , lo filile fiorito de' Greci non fi manifeftò 
fé non dopo AlefTandro (e) . 

if. 6. Le vili adulazioni degli Ateniefi aveanli renduti dis- 
pregevoli agli occhi medefimi di Demetrio , il quale dura- 
mente reggeali come meritavano ; ma in ciò avendo egli oltre- 

Kk 2 paf- 

(a) Tante ne conta Plinio lib.^^.cap. 6. {a) Dioiì.Sk. l. 20.^. 4^. p. 4.^9-T'''"-'^- 
feci. 12. , e Varrone preflo Nonio riportato (b) Chishuìl Arztiq. af. ad psefk. Sig.p.J 2. 
dall'Arduino al detto luogo di Plinio . Dione & jj. . > r • 
CnCoùomo Orat.^y.pag. 46 s.ìe. dicci $00., (e) lib.zi . cap.8. feB. 24. [ Cioè , fcrive , 
cPìutìtco ReipubL ger. pm.ceptajOp.Tom,tI. che non fofTero conofciute ai ternpi di Alci- 
fa^. 820. F. 300. folamentc . fandro tutte le diverfe qualità dei fiori , pcr- 

(b) Diogene Laerzio //i. /./f^m. 77. nella che non ne parlarono gli fcrittori fc nonché 
di lui vita dice , che ne fu falvata una nella molto dopo la di lui morte ; e ciò per rap- 
rocca della cicca . porto alla {loiia naturale , non all'arce . 



LIB. X. 
CàP. U. 



260 Storia delle Arti 

'pafTato il fegno , follevaronfi contro di lui dopo la battaglia 
d'Ipso , in cui fuo padre lafciata avea la vita , e prefe allora 
Lacare il governo della città. Ben però feppe Demetrio punir 
la loro ribellione , poiché difcacciò Lacare , fortificò il Mu- 
feo , e vi pofe guarnigione ftraniera , le quali cofe parvero 
con ragione a quel popolo tratti di fchiavitù (a) . Ne'feguenti 
tempi quella , che altre volte era ftata la più potente fra le 
greche città , decadde talmente che , efTendofl alleata a Tebe 
contro Sparta, fu corretta ad imporre una taffa generale fo- 
pra quanto pofTedevano in terre , in cafe , e in denaro effet- 
tivo gli abitanti del territorio ateniefe per foddisfare alle fpefe 
della guerra afcendenti a fei mila talenti ; e nemmeno vi riu- 
fcì , poiché ne mancarono ancora dugencinquanta (/') : a tan- 
ta miferia ridotti erano gli Ateniefì poco tempo dopo d'aver 
alzate , come poc'anzi fi dilTe , entro il giro d'un anno , tre- 
cenferfanta flatue di bronzo ad un fol uomo . In un sì po- 
vero paefe , a cui mancava altresì il commercio e la naviga- 
zione , forgenti principali della ricchezza , non poteano pia 
fufiirtere gli artifi:i , e collretti viderfi ad abbandonare la pri- 
maria lor fede , e cercare altrove ricovero e foftegno . L'arte 
medefima dovè , per così dire , lafciar la Grecia per qualche 
tempo , e trafportarfi in Afia ed in Egitto . 
livori dì ff. 7. Prima di venire a quefto palTasgio dell'arte greca 

quell'età ... 1 1 n 1 • • i i • - r 

in eftere contrade , e al deltmo che ivi ebbe , piacerà lenza 
dubbio al lettore di ben fapere qual ella fofle allora , e giu- 
dicarne potrà da due opere di que' tempi fino a noi confer- 
vatefi; cioè da una medaglia d'Antioco , o d'Antigono L pa- 
dre del mentovato Demetrio Poliorcete , che é fenza alcun 
dubbio di quello tempo ; e dal famofo gruppo chiamato il 
Toro Farnefe . A queft'occafione diremo pur qualche cofa delle 
fuppofte effigie di Pirro . 

jT. 8. La 

{,") Dicasarch, Geograph.pag.iSi. (A) Polyb. iìl>, 2,pag.i4Ì.B, 



DA Alessandro il Grande ec. 261 

jf. 8. La medaglia , di cui parlo e che poifeggo io fteflb , 



è fiata da me pubblicata « fpiegata (a) . EITa era ftata altro- ^^^- ^• 
ve mal difegnata e peggio efpoila , poiché le foglie d'elle- Medaglia di 
ra, che circondano la tefta d'un vecchio , ivi prendonfì per ■'^""^onoi. 
foglie di canna , il vecchio per Nettano , e nel rovefcio cre- 
delì una Venere armata l'Apollo che (lede fu una nave {b) . 
Io per l'oppoflo vi fcorgo nel diritto piuttoito il dio Pan ; 
ma non iftarò a ridir qui le ragioni che fervon d'appoggio 
alla mia opinione . La figura del rovefcio , di cui chiaramente 
diftinguefi il kiTo mafchile , e che ha fotto di sé un delfi- 
no , dee prenderfì per l'Apollo AiX(piy/o; , così detto per- 
chè fi cangiò in delfino quando condufie fopra una nave cre- 
tenfe la prima colonia nell'ifola di Delo (e) . Apollo vien 
pur da Euripide chiamato Uópt/oi; , cioè dio marino , per- 
chè co' fuoi cavalli fcorre anche fovra l'onde del mare (d) . 
Or ficcome gli Ateniefi afcrilFero al dio Pan la vittoria prefTo 
Maratona, così è probabile che il re Antigono abbia fatta 
coniare quella medaglia in memoria di qualche vittoria na- 
vale ottenuta , a fuo parere , pel favore di Pan e d'Apollo . 
Quefi:a medaglia, del diametro di due pollici di palmo ro- 
mano , ha un impronto molto rilevato , e meritava d'efi^er 
qui mentovata come uno de' più bei monumenti dell'arte di 
que' tempi (a) . 

jT. 9. Polliamo pure con molta verofimiglianza riferire a c^u-po j,tto 
quell'epoca un monumento di molte figure, opera d'ApoL- jjg|^°'^° ^^' 
LONio e Taurisco , fatto d'un fol mafìb di marmo , efiflente 

aRo- 



(<j) Monum.ant.ined.num.4t.[L'abhix- ftelfa maniera la fpicga nella diflertaiionc 

rao data nel Tomo I. pag. v. prima , pag. i oj. io6. Anch' io credo che 

(6) Froehch ^;in. reg. Syr. Tab. 2. n. i. poffa elfere limile ; ma il fignor Dutcns che 

f'y r °™' "y"^- '" -^po^l- verf. 4P j. dice di averla nel fiio mufeo , non avrà farro 

}X u"^' '^"^'^''■'^'"'i-'O^o- confronro della (lampa , che dà , con quella 

(a) Il lignor Durens ExpUcat. de quelq. darà dal noftro Aurore ; poiché vi fono molte 

■med. grecq & p/ienic. pi. 4. n. s- da la figura differenze nella fifonoraia , nella corona , C 

di una medaglia d'Antigono , ch'egli dice fi- in altre cofc iel rovefcio , 

milc a quella data da \^inkelmann , e nell» 



LIB. X. 

CAP. n. 



262 Storia delle Arti 

= a Roma nel palazzo Farnefe , detto perciò il Toro Farnefe (a) . 
Dico che verofirnilmente è di quefti tempi , poiché Plinio 
riguardo a quefti artifti nulla ci determina , benché abbia fif- 
fate le epoche de' più celebri fino a quefèi tempi. Si fa che 
tal gruppo rapprefenta Zeto ed Anfione , i quali per vendi- 
care la loro madre Antiope , prefero Dirce , cui Lieo padre 
loro fpofata avea dopo il ripudio di quella, e legatala ad un 
toro fecerla crudelmente flrafcinare . 

jf. IO. Ci narra Plinio che tal lavoro portato fu dall'ifola 
di Rodi a Roma : ci addita in oltre la patria di Taurisco , 
cioè la città di Traili in Cilicia (b) , e ofTerva che nell'ifcri- 
zione v'erano mentovati del pari il padre d'ambi gli artefici 
Artemidoro , e '1 lor maeflro Menecrate , tra i quali era ri- 
maflo indecifo , quale de' due fofle fèato riconofciuto da efli 
per vero padre, fé quello che loro avea data la vita, ovvero 
l'altro che gli aveva ifèruiti nell'arte (a) . Quella ifcrizione 
or più non v'é , ma il luogo più cofpicuo , ove può crederli 
che fo ITe incifa , è il tronco dell'albero che ferve d'appog- 
gio alla ftatua di Zeto , e che è quafi tutto moderno , come 
la maggior parte delle figure medefime . 

jT. II. Parecchi hanno fcritto l'oppofto (b) , e per quel 
che m'immagino , dall'aver male intefo il Vafari , il quale nar- 
ra che quefto gruppo é flato lavorato in wt fajjo filo , efenza 
pezzi (0 . Ma è chiaro che egli qui parla del gruppo qual 
era flato fcolpito anticamente , e non vuol già dire che fia fla- 
to difotterrato fenza che alcun pezzo ne mancafìe . Da queft* 
abbaglio , e dal non avere ben diflinto l'antico dal moder- 
no , 

(a) Veggafenc la figura prefTo MafFei Race. (a) Vl\n Hb. 36. cap s- fi^- 4- ^-'O- 

di fiatuc, Tav.4.S. , e Gronovio, di cui parla (0 Maftei Raccolta di Jlat. ani. Fav.^S., ■ 

■V'inkclmann qui apprclTo . Cayl. De la fculpt. 6> des [cuipteursanc.lelon. 

(b) Nella Caria fecondo Plinio ftelfo Uh.;. PUne , Acad. des Infcr. Tom. AAf . Mtm. 
e. zg.feS. 2p. , elolomeo Geograph. /li. f. pag.^zs- .^ .... ,y. ,• 
C.Z.; o nella Lidia fecondo Stefano , per- (e) Vite de pia eccell. pittori , ec. yitaUi 
che flava nei confini di quelle due Provincie Michelang. Tom, FI. par. 6.pag. 264. 

al dir di Strabene Hh.i4..pag. gjg. D. 



DA Alessandro il Grande ec. 26^ 

no , l'opera del greco fcarpello dal recente lavoro , è nato = 
il fallo giudizio che alcuni ne hanno portato , riputandola in- 
dec^na de' greci artilìi , e dichiarandola fcultura della fcuola 
romana (•) . 

jf. 12. I rappezzamenti fattivi da certo Battifta Bianchi 
milanefe alla maniera de'fuoi tempi , e fenza punto intendere 
l'antico , fono nella figura di Dirce legata al toro la tella 
e '1 petto fino all'umbilico e le braccia , come pure la tefta 
e le braccia d'Antiope ; nelle Itatue d'Anfione e Zeto fono 
antichi i due torfi ed una ga,mba , e nel toro nuove fono 
le gambe e la corda , di cui un inefperto viaggiatore fi ma- 
raviglia come fiafi confervata (b) . QLiello che v' ha qui d'an- 
tico può difingannare chiunque fappia un pò guftare il bel- 
lo degli antichi lavori , e giuftificare l'onorata memoria che 
Plinio fa degli fcultori mentovati . Tali fono la figura d'An- 
tiope , tranne la tefta e le mani , e quella del giovanetto fe- 
dente e inorridito alla crudele punizione di Dirce , il quale 
non può rapprefentar Lieo fuo marito , come immaginò Grò* 
novio (e) . Lo ftile della tefta del giovanetto s'aflomiglia a 
quello delle tefte de' figliuoli di Laocoonte (a) . Il finimento 
grande dello fcarpello vedefi negli acceflbrj , e principalmen- 
te nella cifta miftica teftuta di vimini e circondata d'ellera, 
pofta fotto Dirce per indicar in lei una Baccante {d) . E'que- 

fta 

(a) ricoroni Lefineol. dì Roma mod. e. 7. pag. SS 6. , dipinfe la vergine Cleobca col!» 

P'^S- 4"t- [ Pretende che qucfto gruppo non cifta fulie ginocchia della forma di quelle di 

lìa quello di cui parla Plinio , perche vi fono Cerere , per indicare che elTa era una cifti- 

più cofe , di quelle , che eflo defcrive : ra- fera dedicata a quella Dea ; e così la teneva 

gionc ben debole fé fi confiderà , che Plinio anche un'altra in marmo porta accanto alla 

non ha voluto defcriverlo minutamente, ma dea, di cui lo fteflb Paufania /ii. S. e. ^7. 

darlo ad intendere col nominarne le parti pag.676. Nel gruppo più probabilmente Dìr- 

principali . ce ha la cifta , perchè era occupata nelle fe- 

ih) Blainville Voyage &c. fte di Bacco fui monte Circrone allorché fu 

(e) TheJ. antiq. gru. Tom. I. Dd. attaccata al toro , fecondo Euripide prclfo lo 

(a) I pezzi più ragguardevoli fono anzi ftelTo Igino Fd/>. 8. : e quefto monte pare che 

il toro , le figure dei figli , il giovanetto , e venga rapprefentato nel marmo; ficcomc ai 

la parte inferiore di Dirce . baccanali pare che alludano altri fimboli, 

{d) Hyg. Fab. y. [ Come Polignoto , fé- che vi fi veggono . 
condo che lifeiifce Paufaaia Uh, 1 0. cap. z8. 



LÌZ. X. 
GAP. II. 



LIB. X. 
CAP.II. 



264. Storia delle Arti 

fta sì efattamente e eoa tanta diligenza lavorata , quanta tifata 
n'avrebbe l'artifta , che avefle dovuto in efla fola dare un 
faggio della fua abilità (i) . 

^. 13. Il medefimo avvenimento, in parte almeno, ve- 
defi efprefTo fu due baffi-rilievi nelle ville Borghefe ed Al- 
bani in tre figure , cioè Antiope fra i fuoi due figliuoli in 
atto di eccitarli alla vendetta . Ne ho già parlato a lungo 
nel Libro Vili. Capo IV. (a) . 
Pretefe im- jT. 14. Oltre le monete del re Pirro di belliffimo conio, 

«lagini del re . 1 , in • n -in 

Pino. menterebbono la noitra attenzione una itatua maggiore della 

grandezza naturale nel mufeo Capitolino (a) , e due tefte in 
rilievo fomiglievoli a quella della flatua, fé foffer quefte l'ef- 
figie di Pirro , come generalmente ^\ crede . Una delle tefte 
è in marmo nel palazzo Farnefe , e l'altra in porfido nella 
villa Lodovifi {b) . In confeguenza di quefta opinione il Co- 
ri (e) ha dato il nome di Pirro a una fimile tefta incifa in 
una gemma nel mufeo Granducale . Per conofcere l'inluffi- 
ftenza di quefta opinione balla olTervare che tutte le mento- 
vate tefte , comprefavi pur quella della ftatua , hanno una 
barba folta e crefpa , laddove i fucceftbri d'Alefìandro , e Pir- 
ro medefimo folcano portar il mento rafo ; come riguardo 
a Pirro avea già prima di me oflervato Pignorio {d) , argo- 
mentandolo dalle genuine fue monete ; e riguardo agli altri 
re , oltre le monete loro , ce ne fa fede Ateneo (0 • V' è 
bensì nel fuddetto mufeo Granducale un' unica moneta di 
Pirro in oro , in cui ha un poco di barba , ma quefta è cor- 
ti ffim a . 

jf. I j. Non 

(0 Altrove l'Autore loda molto il lavoro (a) Muf. Cap'it. Tom. iil. Tav.48. 

della clainide d'Anfione gettata fulla cifta. (i) ìAonti. Diar. ital. cap.i f.pag. zìi. 

Trdtt. prelim. ai Mon. ant. ined. Capo IV. (e) Muf. Florent. Gemms. andq.Tom.1. 

pug. LXXXI. [ Sbaglia però dicendo Anfio- Tai. 2}. num. 4.. 

ne per Dircc, la di cui veftc è gettata fulla (d) Symb. epift. S.pag. ^2. 

cifta, come può vederli anche nelle cibate (.e) \ . Defcript. des pierr. grav. du Cab.de 

ftampe in rame . Siofch , d. 4. feS. i. n. 2S. pag.4.i 2. , [ e fo- 

(a) f. i. pag. 142. feg. fiapag. 207. noe. a. 



DA Alessandro il Grande ec. 26 J 

jf. 1 j. Non potendofi per tanto ravvifare nella mentova- 



T Tu V" 

ta llatua il re Pirro , ed elFendo altronde la tefta ideale , pò- 
trebbe crederli ivi effigiato Marte ; ma a ciò pur a oppone 
il non trovarli mai data a quefto dio la barba nelle opere 
antiche . Vennemi in penfiere che quella ftatua folTe di Gio- 
ve , a cui più che ad altro dio fomiglia , e ivi (ì rapprefen- 
talTe il Giove ""Apucs ( guerriere ) , che ebbe pur l'aggiunto di 
XrpaTio? ( condottiere d'eferciti ) ; ben fapendofì che eziandio 
ad altri dei, oltre Marte , è ftato talora dato l'usbergo, cò- 
me a Bacco fu un' ara della villa Albani , e a Mercurio in 
bronzo del mufeo Hamiltoniano . Ma abbandonai tal opinio- 
ne , poiché sì i capelli che la barba fon diverfì da quelli che 
fuole aver Giove ; e fìccome la tefta di elTa ha molta fomi- 
glianza con quella di Agamennone , che vedefi nello fteffo mu- 
feo fu un'urna in cui rapprefentafi la fua contefa con Achil- 
le per Brifeide (a) ; quindi ho giudicato elTere tali tefte l'ef- 
figie di quel re , il quale aveva altresì a Sparta un tempio (a) , 
ove veneravafi col foprannome di Z6u$ ( Giove ) : nome che 
diedero pur Gorgia a Serfe (b) , ed Oppiano a Comodo (e) . 

(f. 16. Dopo che foggiogate furono tutte le città libere Pafsò l'arte 
•^ r . 00 ó ^ dalla Grecia. . 

della Grecia, ed ebbero perdute colla libertà le ricchezze, 
le arti , che nella loro patria non aveano più fudìflenza e ri- 
compenfe , obbligate viderfi ad abbandonarla quali interamen- 
te . Furon effe però e in Alia dai Seleucidi , e in Egitto dai 
Tolomei accolte e ricompenfate generofamente ; onde par- 
vero fotto un nuovo cielo una nuova vita ricevere , e riave- 
re in qualche modo il loro vigor primitivo . 

Jf. 17- I più grandi protettori della perduta arte greca fu- -inEgitto, 
rono i fuccelTori d'AIelTandro in Egitto , Tolomeo Sotere (b) , 
Tom.ll. L 1 pri- 

(a) Vedi qui Viiniipag.i ^z. (b) Tolomeo Lago , cognominato anche 

(a) Schot. Lycophr. Alex, verf.r i 24. Sotere , o Salvatore . Paulania Uh. J, (afs Ì, 

Ci) Long. De jubl. cap. j. pag. 1 8, pag. z i . 
(f) Cynegec, Uh. i. ver/. 3. 



266 Storia delle Arti 

===== primo fra loro , non folo accolfe tutt'i greci artifti , ma ezian- 
^'^' ■^' dio tutti gli uomini di merito in qualunque genere , che ab- 
bandonata aveano la patria loro . Era fra quefti Demetrio Fa- 
Jereo (a) , di cui parlammo pocanzi , e fra quelli Apelle il 
principe dell'arte greca (b) . Tolomeo e i fuccefTori fuoi , che 
nella divifione del regno d'Alelfandro avean avuta miglior par- 
te che gli altri , erano perciò i più potenti e i più ricchi ; 
e fé polliamo credere ad Appiano AlelTandrino (a) , tene- 
vano in piedi un'armata di 200000. fanti , e di 40000. ca- 
valli , con 300. elefanti addeflrati alle battaglie , e 2000. 
carri falcati , oltre ijoo. fra triremi e quinqueremi . Sotto 
Tolomeo Filadelfo , il fecondo dei re greci in Egitto , Alef- 
fandria divenne a un di prelTo ciò che era fiata in altri tem- 
pi Atene , poiché i più celebri letterati e i poeti greci lafcia- 
rono la patria loro per andar colà , ove la gloria e la for- 
tuna invitavanli . Euclide di Megara v'infegnò la geometria , 
il tenero Teocrito vi cantò i fuoi idillj nel dialetto dorico, 
mentre Callimaco con più fublime linguaggio vi celebrava gli 
dei . Dalla pompofa proceflìone che fece quello re in Alef- 
fandria, argomentar podìamo quanto numero^ vi folTero gli 
artefici . Le flatue vi fi portarono in giro a centinaja , e nel 
gran padiglione per lui eretto in quell'occafione v'erano le 
fiaure in marmo di cento ditferenti animali , lavoro de' più 
valenti artifti {h) . Tra tutti quefti però non ci è pervenuto il 
nome di altri che di certo Satirio , il quale incife in criftal- 
lo l'effigie d'Arfinoe fpofa dello ftefl^o Tolomeo Filadelfo (e) . 
:.. e n'abbia- jT. 1 8 . Sotto i Tolomci , e anche fotto il primo di efii , 
Senf .r'"" viderfi in Egitto belliffime opere dell'arte greca fcolpite fu 
pietre egiziane, cioè in bafalte ed in porfido, delle quali , 
tranne due figure , non fi fono confervati che de' rottami : 

tali 

(a) Diog. Laerzio Uh. r. fegm.yg. Tom. I. (.a) Procem.klf pag. VI. 

(B) Plinio //^.^/. cip.Jia.si. §.i^. CO Anthol. lii.4. cap.iS. «.4- W-:?. 



•fido 

ri fa- 
rne , 
con- 
. Si 



DA Alessandro il Grande ec. 267 

tali però che moilrano un lavoro forprendente e fuperiore 
a quanto fi fa fare oggidì . O quello lavoro fi confideri , o 
lo Itile del difegno , non polliamo afcrivere tali opere al tem- 
po de' ceiari , che abbiano fatto trafportare in Roma i malli 
di tali pietre dall'Egitto quando colà dominavano ; né pof- 
fiamo crederle anteriori ai Tolomei , non elTendo probabile 
che i Greci facelTerfi venire i fanì dall' Egitto ; e altronde 
Paufania non parla mai di Iktue di bafalte o di poi 
efiiienti preflo di loro . 

/. 19. Di bafalte abbiamo due teiìe , che pofiono 
rirfi a quelli tempi: una di bafalte nericcio è preflo di 
ma le manca il mento colle mafcelle e '1 nafo ; l'altra 
fervatafi intera è prelfo il fignor cayalier di Breteuil (a) 
conofce che quefla tefla rapprefentante un bel giovane , co- 
me la precedente , era altre volte fu una flatua ; e poiché ha 
orecchie da pancraziafte , dee rifguardarfi come l'effigie d'un 
atleta vincitore ne' grandi giuochi olimpici , a cui na fiata 
eretta una flatua in Alefl!andria fua patria (b) . 

jf. 20. Non può qui ravvifarfi un di qua' vincitori , dai 
quali prendeva il nome l'olimpiade in cui erano flati coro- 
nati , perchè quell'onore riferbavafi a chi riportava la corona 
nello fladio , olila alla corfa de' cocchi (e) . Di quattro atle- 
ti alelTandrini di quella maniera , i quali coronati furono 
fotto i primi Tolomei , troviamo fatta menzione nelle fto- 

L 1 2 rie : 

(a) Vedi fopra pj^. rS.fee. tendenti fi ufavano più efami , e diligenze 

_ (b) Nel Trau.prcl. cap.lV.p.LXXXII. a quefto riguardo , che ncll'ammillione de- 

pr/ni;. Winkelmann aggiugneva , che non fi gli ftefll atleti . Anzi da una ifctizione del 

jd , che -- / .. • • -. - . _....„. .._.,-. ^ 



LIB. X. 
CAP.U. 




Ita ragione, e anzi la ritratta appredo al %.zo. Vandale Diffin. S. pag. 6^8., e dal P. Co> 

taatamente . Infatti anche Luciano , virente fini DilJen. agonift. Dlf. IV. n.t z. pag. 90- 

ai tempi di Trajano, come h è detto qui avan- fi rileva , che l'ufo d'onorare i vincitori atleti 

ti alla pag. ZI j. , Pro imapin. §. ri. over, colle flatue durafle fino ai tempi degl' impe- 

lom.il pag. 4Q0 {::nv<^ , che al tempo Tuo ratori Valentiniano , Valente , eGr'aziano, 

durava la legge , che gli atleti non potcfiero cioè fino circa l'aiino 570, dell'era criftiana . 
lar 1 ergere in Olimpia le ffatue maggiori (e) Voleva dire , alla corfa a piedi , pcr- 

«leUa loro vera ftatura ; e che dai foprin- che fu il primo giuoco ittituito . 



LIB. X. 
GAP. II. 



26S Storia delle Arti 

rie (a) : cioè di Perigene nell'olimpiade cxxvir. , d'Ammonio 
nella cxxxi. , di Demetrio nella cxxxviii. , e di Grate nel- 
la cxLii. EiTcndo dunque qui rapprefentato un lottatore , o 
un pancraziafle , dovremo ravvifarvi piuttofto uno dei due 
atleti aleflandrini allor coronati , cioè CleofTeno per la lot- 
ta (a) nell'olimpiade cxxxv. , e Fedimo pel pancrazio nel- 
la CXLV. (b) . • 

j1'. 21. Per la ileffa ragione io penfo che fìa l'effigie d\m 
atleta alefìandrino l'altra tefta guafta di bafalte nericcio , la- 
vorata nel medefimo ftile della precedente , fé non che n' è 
fcolpita con più arte la capigliatura . Non avendo quefta le 
orecchie da pancraziafte , ma bensì fecondo la forma ordina- 
ria , non dobbiamo in effa cercare l'effioie d'un lottatore, 
ma piuttolio d'un vincitore nella corfa de' cocchi , e d'uno 
de' quattro fummentovati , efiendo altronde probabile che , 
ad efempio delle città greche , Aleflandria abbia erette delle 
Itatue ai luoi primi vincitori ne' giuochi olimpici (e); e che 
di là abbiale volate a Roma l'imperator Claudio infieme alle 
ftatue di porfido , che fu il primo a farvele trasferire dall' 
Egitto (b) . 

.0'. 22. Delle opere dell'arte greca in porfido ho già par- 
lato altrove (d) , e qui folo avvertirò che i lavori in tal faflb 

dì 

(a) 'Oxv/«ir/a/(J» liayfufyi , f appreflb al- (e") Volendo Toftenere qucfte tede fatte in 

h cronica d' Eufcbio ] pag. s^i. feqq. Alexandria , e in onore d' atleti aleflandri- 

(a) Per il pugilato . ni , potrebbe dirfi piuttofto , che tollero Ita- 

(b) PmCìniilib.s.cap.g.infine.p.^if. te fatte cola per onorare qualcuno di clli 
lo dice della città di Troade nell'Eolia . Il vincitore nei giuochi olimpici, che vi s in- 
dotto padre Corfini Fafti att.olymp. cxlv. trodulTero circa l'olimpiade ccxi. conic oU 
Tum.lF. pag.JOO. ofTerva, che ciò non Cervìiilodzto Codim DiJJen. agonijl. ViJ/.l. 
contradice a Giulio Africano , perchè la detta n. 1 2. pag. zo. zi., oflia circa 1 tempi dell 
città fu chiamata anche Alexandria , elTendo imperator Comodo . Potrebbero rappretcn- 
ftata fondata da AlelTandro il Grande ; e tare anche atleti vincitori _ nei giuochi de la 
perciò nella numerazione alfabetica dei vin- Gtecia al tempo de celati , dei quah molti 
citori olimpici riportata dallo Scaligeto in ne numera lo dello Corfini nel catalogo , che 
appendice alla citata ctonica d'Eufebio;'. ì4-0- In fatto molto più etatto e compito dei via- 
vien detto Akjfandrino di Troade : al che citori olimpici , in appendice alla detta opera, 
non ha badato Winkelmann , il quale ha pag.i zi . fegg- 

prefo quefta Aleflandiia per l' Aleflandria di (A) Plin. ld>. 36. cup.rje». 11. 
Egitto . Cd) Vedi io^id^ pag. 20. Jeg^ 



DA Alessandro il Grande ec. 269 

di queft'epoca rariffimi fono, e rari erano anche preflb gli 

antichi per la difficoltà srandiflìma di lavorarlo (a) . ' ' 

gap. h. 

fi'. 23. Le monete aleflandrine celebri erano per la bel- 
lezza dell'impronto , di modo che al lor paragone grolTola- 
ne fembravano e fatte fenz'arte le monete d'Atene di que' 
•tempi (rt) . Diffatti la maggior parte delle aceniefi , o antichif- 
fime fono , o d'un conio aflai mediocre . 

jf. 24. Io conchiudo da tai monumenti che l'arte greca , RjflciTioni fui- 
trafportata in Egitto a quefti tempi , non fia fiata corrotta ì^ pocfialtfE- 
dal cattivo gufto che depravò ed avvilì la poefia alla corte 1'"°^^^"^^" 
di Tolomeo Filadelfo , dal che nacque quel degeneramento 
nelle fcienze che il ofTervò pofcia in Roma fotto i cefari , 
e per l'Europa tutta nello fcorfo fecolo . Callimaco e Nican- 
dro , due della Plejade poetica , cioè de' fette poeti d'AleP- 
fandria , fludiavanfi più di comparir eruditi che di mofìrarll 
poeti , e principalmente il fecondo andava in traccia di pa- 
role antiquate e d'efpredìoni ftrane , fcegliendo anche le più 
balfe di tutt'i varj dialetti della Grecia. Licofrone, altro del- 
la medefima Plejade , amava di comparir invafato anziché ifpi- 
rato , e di affaticare con difficili penfieri e frafì ofcure il leg- 

gito- 

(a) La ragione principale , per cui fono le Medici , e I!or!;liefc , e 'icl Campidoglio j 
rari , e ftata più probabilmente perchè il tra te quali quelle che rapprcfenrano re pri- 
porfido non è una pietra propria a fnre fta- gionieri , e un bufto armato di corazza non 
tue per il fuo colore , come non lo erano finito , cfittcr.te nel palazzo Farnefe , il no- 
tante altre pietre della Grecia non bianche, ftro Autore nella prima edizione a quefto 
benché di poca durezza , nelle quali perciò luogo le dice opere lavorate in quella città, 
rariffimamente hanno fcolpito i greci artifti. All'oppoflo vegliamo nelle rovine degli edi- 
E che cosi penfalTcro gli antichi polfiamo fizj , ciie gli antichi facevano un ufo gran- 
argomentarlo da ciò , che aggiugne Plinio dillìmo di tal pietra ridotta in laftre fottili , 
/oc. cu. , cioè che le ftame di porfido man- o in pezzi a modo di mufaico , per ornare 
date all'impcrator Claudio da Vitrafio Poi- i pavimenti , e le mura impellicciate a vat) 
lione furono guardate in Roma come cofa marmi. WVa^^m Scotta de' folfilì , ec. Difc. 
nuova, che non piacque ; e che nelTun al- IV. §. X/F". pag. 14.1. crede che allora fi 
tro imo al tempo , in cui egli fcriveva , pen- laToralfe il porfido con maggior facilita , per- 
^°. \ farne ^venire delle altre . Forfè gli uo- che cavato di frefco foife piti docile di quel- 
nrmi di qualche gulto fi riftringevano a farne Io, che ora fi è : e la argomcpra dall'aver 
delle ftatue vedite , alle quali poi mettevano veduti in un pezzo di elfo i tratti della fe- 
la retta, le mani , e i piedi di marmo bian- ga cosi ìenfibili e diflinti , che tre di quelli 
co , come fi è veduto nel Tomo I. pug. ^0. occupavan la larghezza d'una penna ordina- 
che facevano gli antichi Greci alle ftatue in ria da fcrivere ; fcgno evidente , che la fega, 
legno ; e tali mi pare che fiano le varie fta- profittava molto fenfibilmentc . 
tue , che abbiamo ancora in Roma nelle vii- (a) Laert. l.j.fe^m.iS. Tom. I. p.37S> 



e 



LIB.X. 
CAP.II. 



270 Storia delle Arti 

'gitore anziché dilettarlo; creded egli il primo che fra' Greci 
uiafTe l'anagramma (a) . Gli altri poeti faceano co' v.eriì loro 
delle are, de' flauti , delle fcuri , e delie uova ec. Teocrito 
medefimo fece de' giuochi di parole (^) ; e ciò che è ancora 
più Urano , Apollonio di Rodi , altro dei fette poeti , fem- 
bra aver fovente trafcurate le leggi della grammatica e della 
poefia (e) . 
Pafsò l-artc jf. 2J. I Seleucidi , COSÌ detti da Seleuco , uno dei fuc- 
iSekucidi. cefTori d'AIelfandro , che alla di lui morte occupò il regno, 
dell' Afiu minore , cercarono al par de' Tolomei di attirar 
preflb di loro le arti efuli dalla Grecia , e quelle incorag- 
gire e migliorare che già da qualche tempo nel regno loro 
fiorivano ; il che riufcì in maniera da uguagliare gli artilfi 
che in Grecia erano rimafti (d) . Le arti però non crebber 
colà a tanta fama come in Egitto ; la qual cofa dobbiamo 
probabilmente attribuire all'elfere Hata Seleucia , a cui i re 
trafportata aveano da Babilonia la loro fede , pofta nel cuor 
deli'Afia , ove pur era fituato tutto il regno loro , e per con- 
feguenza lungi dal refto della Grecia . Vi farà fucceduto co- 
me avviene oggidì per quegli artifti che lungi {}anno da Ro- 
ma , fede delle belle arti : a poco a poco degenerano , e fé 
ne corrompe il gufto , poiché manca allo fpirito e alla im- 
maginazione loro l'alimento continuo d'aver fott'occhio i più 
pregevoli lavori. Gli Egizj alJ'oppoflo aveano in Alexandria , 
per mezzo della navigazione e del commercio , fempre aper- 
ta la comunicazione coi Greci , e gli artifti aver poteano 
facilmente dalla Grecia ciò che lor bifognava : vantaggio che 
non aveano a Seleucia . E che difflitti alia fituazione de'Seleu- 
cidi , e alla loro lontananza dal mare e dalla Grecia attri- 
buirli debbano i pochi progreffi che fece colà l'arte greca , 

argo- 
Cd) Dickinf. Delphi phoenidr. cap. i. t 67. ??s- ?9S- 600. fjc 
ib) Idyll. Z7_. ■verf. 26. (d'i Theophr. Charaiì. cap.ult. [Non dice 
(e) Argon, Ub.t. verf, Z42. , Uh. 3. v. oo- tal cod . 



DA Alessandro il Grande eg. 271 

argomentar lo poffiamo dal vedere come quella fiorifle ne' •'- 
tempi fcgiienti alle corti dei re di Bitinia e di Pergamo , pie- lib.x. 

CAPII 

cole Provincie dell'Ada jonica . Fra gli artifti della corte de' 
Seleucidi è celebre certo Ermocle di Rodi, che fcolpi la fta- 
tua del bel Combabo (ci) . 

jf. 26. Qiieft'epoca dell'arte greca fotto i primi fucceflb- ulteriori vi- 
ri d'Alefllmdro terminò nell'olimpiade cxxiv. in cui erano creja.*^""* 
morti Tolomeo I. in Egitto , Seleuco in Siria , Lilimaco in 
Tracia , e Tolomeo Cerauno in Macedonia . Nella fteffa olim- 
piade (a) , un'impenfata lega , che flrinfero fra di loro alcune 
poco riguardevoli città della Grecia , poie i fondamenti per 
darle una nuova forma , con cui riforfero poi colà le arti 
per l'ultima volta . Provarono allora i Greci quello che av- 
viene fovente agli uomini , cioè che i mali giunti all'eccefFo 
divengono eglino fteflì il rimedio , come la corda d'uno ftro- 
mento muficale foverchiamente tefa e rotta fa luogo ad un' 
altra , che con maggior cautela accordata alla fine mette il 
giufto fuono . 

jf. 27- La preponderanza de' Macedoni aveva alterato in L^gj jj^jj^, 
Grecia l'antico fillema . Sparta inedefima avea degenerato da 
quel prifco regime in cui vifTuta era per quattro fecoli (b) ; 
poiché efTendone flato coftretto a fuggire il re Cleomene , 
che troppo difpoticamente reggeala , vi reftarono foli gli Efo- 
ri , parecchi de* quali furono pur in varie fucceffive rivolu- 
zioni trucidati . Dopo la morte di Cleomene fi venne all'ele- 
zione d'un nuovo re : fu fcelto Agefipoli , ma ficcome era 
fanciullo ancora , Licurgo , febbene non fofTe dì regio fan- 
gue , donando un talento a ciafcun degli Efori , fi fece con- 
ferire la dignità fuprema . ElTendofi però penetrata l'iniqua 

via 

(<2) Lucian D<f deajyr. ^.26. op. Tom.uL (a) Polibio lib. 2. pag. izS. B. , Corfini 

Tag,^-7 2. I Plinio hb. J4. cap. g. fea. ig. Fafti art. olymp. cxxiv. Tom. lV.p.80. 

>. 2 «.nomina Ariltodemo, che fece in bron- (i) Conftant. Porphyrog. Excerpta Dio» 

2o immagine del re Seleuco ; ma non dice dor. pag. izt. Un, 19, 
quale folle tra i varj Selcuddi . 



LIB. X. 
GAP. II, 



272 Storia delle Arti 

via da lui tenuta per confeguire tal carica , fu coftretto 
egli pure a fuggire , ma fu pofcia richiamato nell'olimpia- 
de CXL. (a) . Non molto dopo , eflendo morto il re Pelope , 
inforfero a Sparta varj tiranni , V ultimo de' quali Nabide 
difpoticamente la refle , e la difefe con una guarnigione di 
truppe ftraniere (b) . 

$. 28. Tebe dianzi sì celebre giacca diflrutta , e flava 
Atene in una totale inazione . Non efTendovi nelfun difenfo- 
re della libertà , follevaronfì molti tiranni, che Antigono Ce- 
nata re di Macedonia foftenea (0 . In tale flato di cofe tre 
o quattro città appena note nella ftoria tentarono di fcuo- 
tere il giogo del Macedone , il che avvenne , come dilli po- 
canzi nell'olimpiade cxxiv. Riufcì a quelle città di efpeile- 
re o trucidare i loro tiranni ; e rimafero libere , poiché l'al- 
leanza loro non credeaU di veruna importanza . Fu que- 
fta però il fondamento della famofa lega achea . Molte del- 
le città più ragguardevoli , e fra quelle Atene , vergognofe 
d'efTere fiate prevenute , cercarono con egual coraggio di ri- 
inetterfì nella libertà primiera . Si formò allora una confede- 
razione generale di tutta l'Acaja, furon fatte nuove leggi , 
e nuova forma fi diede al governo . Allora i Lacedemoni e 
gli Etolj , gelofi della gloria degli Achei , unironfi ellì ptire , 
avendo alla tefla Arato e Filopemene , gli ultimi eroi della 
Grecia (a) , de' quali il primo non avea che vent'anni (b) : 

e va- 
ca) Polyb. nb.s.pag.sy7.A., p.4^1. B. (a) Vìnfình Hi. S.cdp. j 2. pag. yos-fis- 
[ Dopo morte gli fu eretto dagli Spartani un Filopemene vien chiamato l'ultimo eroe della 
tempio per onorare il di lui merito . Coftant. Grecia anche da Plutarco nella di lui vita, 
Poimog. Excerpta Nic.Damafc. p. 44S. op. Tom.I. p.^s6. F. Quefti mrra. p.^óz.B., 

(i) Tit. Liv. lib. ^4.. cap. iz. n. 27. p. ^6S. E. , che gli furono erette molte fta- 

(c) Polyb. Uh. 2. pag. i 2^. princ. [ Anti- tue , che Mummio nel faraofo fpoglio di Co- 
gono fu folamente tutore di Filippo re di riiito , del quale (ì parlerà nel Capo feguentc 
Macedonia , e nel tempo della tutela animi- §. / 7. , non ardì portar via ; e un» in Delfo 
iiirtrò il regno, come dice lo ftelfo Polibio elìdeva ancora a' fuoi giorni , cit. p.^f6.F. 
lìb.2.pag.i ^1. infine , l. 4.. infine , p. ^48. Gli Achei gli alzarono un tempio . Coftanti- 
Gli fu eretta in Olimpia una ftatua di bronzo no Porfirogeu. Excerpta Diod. pag. ^co. 
coronata con una mano da una IU':ui rap- (b) Polibio l. z.pag.i jo. A.'^\rL)i.Q\min'n. 
prefentante la Grecia , la quale coH'altra ma- per equivoco nel Trattato prelim. Cap. IK. 
no coronava altra (tatua del re Filippo . pag. LXKXllI, lo dice di Filopemene . Di 

1 



I 



DA Alessandro il Grande ec. 275 

e valenti difenfori furono della patria libertà neli' olimpia- ==»=- 

de cxxxviii. CAP. II. 

0. 2Q. Ma la gelofia tra gli Achei e gli Etolj fiifcitò aJla...cgucrracc- 
fine un'aperta e crudele guerra , in cui le oltiJita da amen- noia per le ar- 
due le parti giunfero al legno di non perdonarla nemmeno"* 
alle più ragguardevoli opere dell'arte. Ad ufare tanta bar- 
barie furono i primi gli Etolj che , entrati nella città di Dios 
in Macedonia abbandonata dagli abitanti , ne atterrarono le 
mura e le cafe , ne incendiarono i periftilj e i portici de'tem- 
pj , e le ftatue ne dilhuffero (a) . La fìeiTa mina menarono 
gli Etolj nel tempio di Giove a Dodona nell'Epiro , ove af- 
ferò le gallerie, infranfero le flatue , e '1 tempio llenb ugua- 
gliarono al fuolo (l>) ; e dal difcorfo d'un ambafciatore degli 
Acarnani , rapportatoci da Polibio (e) , rilevali che lìano fla- 
ti depredati e devaltati dagli Etolj molti altri tempj (a) . La 
ftefTa provincia di Elide che , a cagione de' pubblici giuochi 
fjliti a celebrarvifi , godeva il diritto d'alilo , ed era fiata 
fcmpre anche dai nemici rifpettata , divenne preda allora de- 
gli Etolj al pari d' ogni altro nemico paefe (d) . 

;f. 30. Per l'altra parte gli Achei e i Macedoni fotto il 

re Filippo ufarono o abufarono piuttoflo del diritto di rap- 

prefaglia , trattando nello flelTo modo Terma capitale dell' 

Etolia . Rifpettarono però allora le ftatue e le altre figure degli 

Tom. li. M m dei 

Arato abbiamo da Plutarco nella di lui vita non ha badato il P. Corfini nel catalogo dei 

pag. i j2. D. E. Tom. I. che folfe molto in- vincitori olimpici pag. tz^. , forfè perchè non 

tcliig-.nte di pittura , di cui 11 era mantenuta avrà veduto Plutarco . Lo ftelfo Paufania /. z. 

in trv-cito fin allora la fcuola di Sidone fua cap. 7. pag.i 27. Un. ^0. ne nomina un'altra 

patria Ivi raccoglieva quadri de' più bravi enftente a' fuoi giotni nel teatro di Sicione , 

artilti , e principalmente di Panfilo , e di che teneva lo feudo ; e di altre ne parla Po- 

M-'^i-t? > /"c poi mandava al re Tolomeo libio preflo il citato Coftantino Porfirogene- 

in AlellanHra, al quale mandò anche i ri- ta Excerpta , pa^.t^z. 

tratti dei tiranni di quella città , che vi trovò (a) Polyb. lib.4. pag. ^z6. C. 

dopo che l'ebbe liberata dal loro giogo . Co- Ib) idem ihid. pag. ^^r.princ. 

me vin^uore nel quinquerzio gli fu eretta (e) Uh. q. pag. J67. D. 

ui-.a (tatua ir Elide , che lo ftelfo Plutarco (a) Parlavifi degli ftelTi tempj di Dios , e 

p'^g.iOii'. diceva cfiftcre ancora a' fuoi tem- Dodona. 

pi ; e un'altra come vincitore nella corfa de' (,d) idem Hk 4. pag. ? J(J. C. [ Dice che fu 

cocchi nominata da Paufania //i. (!. ca;;./ 2. depredata dai Macedoni fotto il re Filippo. 

fag.^So. i feppure non e k ftcfla : al che 



LIB. X. 
CAP. II. 



274 Storia delle Arti 

= dei (a) ; ma le abbattè e Je diftrufle in feguito il mentovato 
re quando vi venne per la feconda volta (b) , e moftrò egli 
ancor maggiormente il fuo furore nella prefa della città di 
Pergamo , ove non folo atterrò le ftatue e i tempj , ma ne 
ruppe per fino in minuti pezzi le pietre , affinchè mancaflero 
i materiali a chi avefle in feguito voluto riedificarli (e) . Dio- 
doro attribuiice quella barbarie a un re di Bitinia (d) , ma 
probabilmente prende qui un abbaglio . Era in Pergamo al- 
lora fra le altre una celebre ftatua d'Efculapio , lavoro di 
Filomaco (e) , o come altri lo chiamano Firomaco (/) . Lo 
ftefTo avvenne a un di preflb agli Ateniefi : Filippo , perchè 
gli Achei feco non vollero allearfi contro Sparta e '1 tiranno 
Nabide , mife a fiamme l'Accademia che era avanti la città, 
e diftruiTe i tempj che le (lavano intorno , fenza nemmeno 
rifpettare i fepolcri (g) : dal che irritato quefto popolo una 
legge promulgò , nella quale ordinavafi {h) , che le di lui 
ftatue ed immagini tutte , e quelle de' fuoi maggiori d'ambi i 
fedì , tolte folTero e diflrutte , e fi avelie per profano ed im- 
mondo qualunque luogo , ove pofti fofiero di lui titoli d'o- 
nore o ifcrizioni (a) . 

{a) Voìyh. iib. j-. p. :;fS.& l. p.p. s6 2. D. qualche cofa alla pag. ^4. noe. a., fecondo 

(ò) Conllanc. Porphyiog. Excerpta Polyb. Filone di Eifanzio , cHe a lungo lo defcrive 

lib.i i.pag. 4.S. _ come una delle fette maraviglie del mondo , 

(e) ìàtmibid. lih.16. pag. 67. quale è detto anche da Strabone lib.14. 

id) idem Excerpta Diod. pag. ip4. [Anzi pag. $64. B. Vi furono impiegati 11. anni a 

l'atttibuifce al re Filippo fteflo , non pailan- farlo . Si compì nell'olimpiade csxiv. , o 

do di altri . cxxv. ; e dopo $6. anni rovinò per un orri- 

(e) ìàzm Excerpta Voì'^h. pag. 160. bile terremoto. I pezzi vi fi fono confcrvati 

(/) Anthol. lìb. 4. cap, t z. n. gt . verf. ^. per terra fino all'anno 6^- dell'era criftiana , 

Conrtant. Porphyrog. Excerpta Diod. p.^^7. in cui dal re de' Saraceni Mauri» , che s' era 

ig) idem ib.pag. zgs- ' Liv. lìb. ^1. e. 2j. refo padrone dell' ifola , venduti furono ad 

n. z6. , cap. z6. n. ^0, un mercante ebreo , che ne caricò 900. carn- 
ea) Liv. loc. eh. cap. ^o.n. 44. melli . Veggafi Plinio lib. ^4. e. 7. [ecl. 1 S. , 
(a) Tra gli artifti , che hanno fiorito dopo e ivi l'Arduino , e Giunio Catal. archit. ec. 

la morte d'Alertandro il Grande , è da nomi- pag.jo. Serto Empirico Jldv. Mathem. lib.y. 

rarfi particolarmente Carete di Lindo fcolaro pag.i f6. fcrive , che Carete fi uccidede dopo 

di Lifippo , accennato ad altro propofìto alla aver impiegata nei foli preparativi la fomma, 

pag.t4fi. , e il fuo coloifo di Rodi in bronzo che avca richieda per tutta l'opera . 

alto 70. cubiti . Di quefto abbiamo detto 



Cx' 



DA Alessandro ii Gj^ande ec. 275 

CAP.IJI. 

Capo III. 

Fiorì l'arte in Sicilia . . . e prejfo i re di Perg.i7no - Riforfe in 
Grecia, dopo Li lega, achea, -- Artijìi . . . e vionumenti di quel 
tempo— Torjo di Belvedere — Ercole Farnefe — Ricadde l'arte in 
Grecia . . . e i Romani d^predaronvi le migliori opere — Vi furo- 
no però degli Jìranieri che v erfero de' nuovi monumenti — Cad- 
de pur l'arte in Egitto . . . e in Siria — Riforfe per poco in Gre- 
cia . . . ov'ehbe l'ultimo crollo dalla guerra mitridatica . 

JVientre l'arte era decaduta in Grecia, e n'erano avviliti i Fiorì l'arte in 
lavori , fioriva efTa tuttavia fra que' Greci che dalJa patria Jo- 
ro eranfi trasferiti in Sicilia , e più ancora prefTo i re di Bi- 
tinia e di Pergamo . Sebbene di quello fiore dell'arte in Si- 
cilia non parlino gli antichi fcrittori , pur argomentar lo pof- 
fiamo dai belliffimi impronti delle monete di quell'ifola (a) , 
ove le colonie doriche , capo delle quali era Siracufa , fem- 
brano aver gareggiato colle joniche , tra le quali una delle 
più ragguardevoli era Leonzio (a) , a chi coniar fapefTe più 
belle monete . 

jf. I. Io parlo qui de'tempi che trafcorfero tra i primi 
fucceflbri d'Alefiandro fino alla conquida di Siracufa fatta 
da'Romani : tempi torbidi e miferi per quell'ifola , altronde 
sì favorita dalla natura ; onde è da maravigliarfi che i;i 
mezzo a guerre continue non fianfi fpenti colà i femi fteOì 
delle arti . 

$. 2. E' noto che ne' tempi più antichi, fotto i re di Si- 
racufa Gelone , Jerone , e i due Dionisj , ivi l'arte avea gran- 
demente fiorito, e non v'era allora nefTuna città in Sicilia, 
che di bei monumenti non abbondalTe . Le porte del tempio 

M m 2 di 

(a) V.Bianconi Par. ine, a una med. di Sirac. (a) Thucyd, iili.j. cap. S6, pag. 32x. 



LIB.X. 
GAP. III. 



7.76 Storia delle Arti 

= di Pallade nella mentovata città , incife in oro ed in avo- 
rio , erano fuperiori a tutte le altre opere di quello gene- 
re {a) . 

_tf. 3. Non oftanti le miferie de' tempi e le oflinate guer- 
re foftenute dai Siciliani , principalmente contro Cartagine , 
furonvi Tempre in Siracufa de' grandi artilH , come hào. ne 
fanno le belle monete argentee d'Agatocle, che da un lato 
hanno una teRa di Prolerpina , e dall'altro una Vittoria che 
adatta l'elmo fu un trofeo . Ciò che qui deve forprenderci 
fi è il vedere l'arte fiorente fotto il difpotifmo tirannico ; ma 
trovafi la ragione di queflo paradofTo , fé ci rammentiamo 
che Agatocle era fiato vafajo (a) , onde avrà probabilmente 
in fua giovinezza , nello ftudiare l'arte di foggiare e dipin- 
gere i vafì , apprefo pure il difegno ; e fatto re avrà , per 
un'inclinazione prefa ne' primi anni , protette le arti che dal 
difegno dipendono , e favoriti gli artifti . Fra le altre opere 
fece dipingere una battaglia datali dalla fua cavalleria, men- 
tre egli n'era alla tella , e appender ne lece nel mentovato 
tempio di Pallade il quadro , che fu in feguito fommamen- 
te pregiato ; e perciò da Marcello , nel faccheggio che fece 
di Siracufa , lafciatovi unitamente ad altri monumenti più cari 
ai cittadini , affine di guadagnarfene la benevolenza (b) . 

jf. 4, Jerone li. , fucceflbre d'Agatocle , fu da femplice 
cittadino eletto e chiamato al trono di comune confenlo nell' 
olimpiade Qxx\ni. (e) . Le grandi forze di terra e di mare , 
che egli teneva in piedi perla ficurezza della Sicilia, vi man- 
ten- 
er) Ciccr. in Virr. aB. z. Hb.4.cap. jS. o piuttofto , fecondo la ferie de' vincitori o- 
(a) Ateneo /. IO. c.^.p. 4^5. pn'rtf.^ Am- limpici allo ftadio , nell'anno il. dell'olim- 
miano Marcellino //i. 74. z'/j/.if; ed era figlio piade cxxvi. , in cui vinfe Idèo , orna Ni- 
di vafajo . Vedafi Tom. l.p zzi. nota 1. catore , di Cirene , come dice anche Paufar 
(e) Erano più quadri , che poi furono por- nia lib. 6. cup. i z. pag. 479' » °ve per erro- 
Xati a Roma da Verre . Cicerone loc.cic. re dell'antico amanuenfe leggefi cxx. Vegg. 
tap.ss- Corfmi Fafii alt. olymp.cxxvi. Tom.lF. 

(e) Anno ni. come ofTerva il Cafaubono pag. S 3. 
Hiji, Polyb, synops. chronolog. pag. 1031.; 



DA Alessandro il Grande ec. "2.77 

tennero durante il fuo regno una tranquillità, da cui l'arte' 
ebbe quafi una nuova, vita . Delle idee grandiofe di queiflo 
re ne abbiamo un argomento nella gran nave di venti ordini 
di remi a ciafcun lato fatta da lui collruire , la quale più 
ad un vafto palazzo che ad una nave era limile , poiché con- 
teneva acquedotti , giardini , bagni , e tempj , ed una camera 
fra le altre v'era col pavimento a mufaico , in cui tutta ve- 
dealì rapprefentata l'Iliade : e tal opera , nella quale impie- 
gati furono 300. artefici, è itata efeguita in un anno folo . 
Moftrò esli altresì la grandezza del fuo animo e delle fue 
forze, mandando a' Romani ne' tempi per loro affai difficili 
per le frequenti fconfitte ricevute da Annibale , una flotta 
con abbondante provigione di grano , oltre un fimulacro del- 
la Vittoria in oro , che pefava trecento venti libbre . E' da 
notarli che il Senato accettò allora tai doni {a) , febbene al- 
tre volte , ridotto a maggiori ftrettezze , di quaranta auree 
patere prefentategli dagl' inviati della città di Napoli , una 
fola e la più leggera n'avefle ritenuta (/<) , e tutte avelTe ri- 
mandate generofamente con molti ringraziamenti quelle che 
mandate aveagli la città di Pefto nella Lucania (e) (*) . Que- 
fti tratti llorici io qui apporto come appartenenti in qualche 
modo all'arte , elTendo ben probabile che tutti que' vali , ol- 
tre il pregio del metallo , un altro ne aveffero per la finez- 
za del lavoro . Terminò queflo re fortunato la gloriofa fua 
carriera dopo novant'anni di vita , e fettanta (a) di regno , 
nell'olimpiade cxli. Nell'anno primo dell'olimpiade feguente 
effendo flato Jeronimo , fuo indegno nipote e fuccefTore (b) , 

tru- 
ca) Liv. Ili. 22. cap. 22. n. ^7. fano , che coronava quello di Rodi . Egli a- 
(6) \\v. ibid. cap. zo.n.j2. mico e parente d'Archimede Io indufle ad 
(e) ihid. eap. zi.n. ^6. applicare la geometria alla meccanica. 
(*) A Rodi , che chiefto aveagli foccorfo , (a) Cinquantaquactro . 
Jcronc non folo mandò vettovaglie e armi, (b) VoWh'io Exccrpu /egat. n.I. pag.ySj., 
ma fece in oltre collocare in una fua piazza e ivi Cafaubono loc.ùc.pag. io6o, 
^Ue Ilatuc lapprclcntaati il popolo Siracu. 



LIB. X. 
CAP. Ili, 



273 Storia delle Arti 

===== trucidato con tutta la real famiglia, i capi della fazione fi 
LiB. X. ui^irono ai Cartaginesi ; il che diede occafione a Marcello 
d'invadere quella città e devaftarla (a) , come fi dirà in fine 
di queflo Libro . 
e preffo Jf. S- ^ra. ì protettori dell'arte a quelli tempi annoverarli 
•no^. ' """^""'denno due re di Pergamo , Attalo 11. ed Eumene li. fuo 
fratello e predeceiTore (b) . Queftl due principi , cui la fag- 
gezza e l'amore pe' fudditi renderono immortali, d'una pic- 
cola provincia ne fecero un regno poflente , e tante ricchez- 
ze ammaffarono , che le dovizie attaliche pafTarono pofcia 
in proverbio (e) . Cercarono amendue di guadagnarli l'amo- 
re e la ftima de' Greci colla liberalità ; ed Attalo fra le al- 
tre cofe fabbricò preflb all'Accademia d'Atene un giardino 
al filofofo Lacide , capo della nuova fetta accademica (a) , 
in cui tranquillamente viver potefTe ed infegnare . Molte gre- 
che città provarono gli effetti di fua beneficenza , e Sidone 
fra quelle fecegli in riconofcenza ergere nella pubblica piaz- 
za una ftatua coloflale preff) quella d'Apollo (/>) . Al pari 
d'Attalo avea faputo meritarfi Eumene l'amor de' Greci , on- 
de molte città del Peloponnefo gli erefìero delle ftatue (e) . 
jf. 6. Mirando que' fovrani al vantaggio e alla gloria de' 
loro ftati , fu il primo loro penfiere d'invitarvi e protegger- 
vi le fcienze . A tal fine formoli} in Pergamo una collezio- 
ne numerofiflìma di libri , deftinata all'ufo pubblico , e tale 
che Plinio dubitava fé fi folTe dovuta preferire alla bibliote- 
ca AlefTandrina eretta al tempo (iefCo fulla medefima idea {d) . 
Grandifiìma era la follecitudine de' letterati sì d'Aleifandria 
che di Pergamo per raccogliere i libri migliori , e sì libe- 
ral- 

(a) Vw. lii. 24. e. z, "•4- f- iC.ii.fegg. (e) Ibid. lii.z^.pag. 1^2. [che ^01 -vokru- 
(b") Strabene /ib. i £. pag. p2j. feg. no atterrare . 

(e) Coftant.Porfìrog. Excerpta Polyb. pag. {d) lib. ^j. cap. 2. feB. 2. [ Dice che gareg. 

iC^.eióS. giarono que' due fovrani d'Egitto , e di Perga- 

{a) Lien. lib.jf.. fegm. 6o.p.2S2.Tom.I. mo per fare una più bella libreria ; e che non 

(b) Conftant. Porphyrog. Excerpta Polyb, fapeva fc delti folfero flati i primi a darne il 
lib. 1 7, pag. gy, coaiodo al pubblico . 



DA Alessandro il Grande ec. 279 

raltnente pagavanJi , che allora per la prima volta viderfi de- ===== 
gl'impoftori fcriver de' libri fotto il falfo nome d'antichi ce- ^^'''■^• 
lebri fcrittori (a) ; e poiché Tolomeo Filadelfo , per gelofia ^^^' "^' 
di gloria in tale imprefa , vietato aveva di trafportare fuori 
d'Egitto il papiro, allor neceflario pe* libri , fi trovò a Per- 
gamo l'arte di preparare a tal uopo la pelle d'agnello , che 
quindi ebbe il nome di pergamena (b) . 

jf. 7. All'amore di que' re per le fcienze congiunta era 
una grande inclinazione per le arti , onde fen fecero trafpor- 
tar dalla Grecia de' celebri monumenti ; e vedeanfi a Perga- 
mo i due famofi lottatori , lavoro di Cefissodoro figliuolo 
di Prassitele (c) , e il quadro d'ApoLLODORO rapprefentante 
Ajace fulminato (Ajax fulmine incenfns) (d) : cioè queft'eroe 
quando in un naufragio fufcitatogli da Pallade fi falvò fu uno 
fcoglio , daddove continuava a vilipender gli dei , e ad efcla- 
mare che , malgrado il voler loro ,, farebbefi falvato ; onde 
fu con un fulmine incenerito . Lo ^teiTo avvenimento rappre- 
fentafi fu un'antica gemma inc'ifa (e) . Quella pittura farà 
fenza dubbio fiata pagata eoa quella regia munificenza con 
cui Attalo pagò cer/co tal-^nti un quadro del celebre Aristi- 
de , rappreftritaiVce un ammalato (/) . 

^. 8. Tra gli artifti , che alla corte dei mentovati re fio- 
'rirono , quattro fcultori ne rammenta Plinio , cioè Isigono , 
PiROMACo , Stratonico , ed Antigono , i cui fcritti fopra le 
arti erano molto pregiati ; e foggiunge che molti pittori rap- 
prefentate aveano le- famofe fconfitte date dai due mento- 
vati re ai Galli nella Mifia (g) . Ci parla altresì diSoso, ce- 
lebre pe' lavori a mufaico , il quale ne fece uno in Pergamo 
a varj colori rapprefentante gli avanzi d'una cena fparfi per 

ter- 

(^a) Galen. in Hippocr. de Nat. kom. corti- quale (ì è parlato qui avanti /ja^. 22J. 
ment. i. infine , & conimene. 2. procem. oper. (,d) idem lib. ^s- ^.'^P- 9- f^^- 3^- §• ''• 
Tom. III. pag.i Z7.feg. (e) Monum. anc. ined. num. 14.Z. 

ih) V\m. lib.13.cap.11.feB.it. Cf) V\in. lib. 3 f. CIO. fea.^S. i.tf. 

(e) idem lib. j6, cap. j. feci, 4.^.6. [ Del {g) id. lii-j^- ("P- S. feci. 1 9. §. i4-' 



LIB. X. 
CAP. III. 



280 Storia delle Arti 

= terra colle fpazzature della flanza ; onde quell'opera chiama- 
vafì àrdfeoTOz oÌko(; ( la cafa non fpazzata ) . Nel medelìmo 
pavimento , e probabilmente nel mezzo , v'era una colomba 
che beveva ad una tazza , e vedeafene l'ombra nell'acqua , 
mentre altre colombe full'orlo della tazza medefima pareano 
ftender le ali al fole e ripulirli col becco (a) . E' flato difotter- 
rato nella villa d'Adriano a Tivoli un mufaico rapprefentante 
il medefimo foggctto , ed alcuni vogliono che fia lo flelTo 
ivi per ordine dell'imperatore trafportato da Pergamo ; ma 
io molto ne dubito , e addurronne altrove le ragioni (a) . 

jf. 9. Poiché allora l'alto prezzo , a cui pagavanfi gli an- 
tichi libri , induiTe gl'impoflori aJ attribuire a celebri fcrit- 
tóri le opere proprie; ragionevole fofpetto nafcer dee che 
per la ragion medefima gli artilti vendeflero i loro lavori fot- 
to il nome de' gran maeftri de' bei tempi dell'arte . Di tale 
impoftura diffatci ne abbiamo tuttora le prove fott' occhio, 
come s'è già detto altrove (e) . E' pur verofimile che comin- 
ciafle allora il tempo de' copifti , opera de' quali fono que' 
molti Satiri (e) efattamente fra di loro fomiglievoli , che ci 
fono reftati, e che creder deggiamo copie del celebre Satiro 
di Prassitele . Lo fleiTo dicali di parecchie altre figure che 
lavorate fcorgonfi fui medefimo modello , quali fono , a ca- 
gion d'efempio , due Sileni con Bacco ancor fanciullo frale 
braccia , nel palazzo Rufpoli , fimili interamente al famofo 
Sileno della villa Borghefe ; e le varie figure dell'Apollo 
Sauro^ono , copie fenza dubbio di quello di Prassitele , che 
era celebre fotto quello nome (d) . Sono pur note le molte 
Veneri mefite nella ftefia pofitura di quella del medefimo 

fcui- 

(a) Plin. Ub.^6. cap. 24.feS. 60. delle tante copie del famofo Difcobolodi Mi- 

(a) Vcgg. appreiTo al Libro XH. Capo I. rone , delle quali abbiamo parlato fopra alla, 
^.S.efegg. pagina 21^. L' impoftura però non pot<:va 

(b) Vcgg. qui avanti pag. 24-O. aver luogo né in quefte , né in quelle di 
(e) Vvgg. Tom. I. pag. 2 ff 2. not. A. rra.'lltclc , clic fono in marmo j eiiendoiie 
(d) Vegg. qui Aya.nù pag. 22 j. Cosi fi dica ftati gli originali in bronzo . 



-'f^' 



PA Alessandro il Grande hc 281 

fcultore (à) ; e parecchie pur fono le figure d'Apollo col 
ci^no ai piedi, e col braccio pofaco fui capo (f.) . 

^ l ' ^ r \ ' CAP. III. 

jf. IO. Dalla Sicilia e da Pergamo ritorniamo or alla Riforfc i» 
Grecia, ove eflendo cefTate le ollilicà , l'arte quafi riforta nuo- S^LcglT- 
vamcnte ci fi prefenta , Poiché la guerra diftruggitrice ave- ^'*'*' 
va indebolite ambe le partì , gli Etolj bifognoll d'ajuto con- 
tro gli Achei invitarono i Romani , che allora raifcro piede 
in Grecia per la prima volta . Ma poiché gli Achei uniti ai 
Macedoni fotto la condotta di Filopemene riportarono un' 
infigne vittoria contro degli Etolj e de' loro alleati , i Ro- 
mani meglio informati degli affari della Grecia , abbandonan- 
do coloro che aveanli chiamati , fi polero dalla parte de'vin- 
citori , de' quali migliori erano le circoftanze , e con loro 
uniti eipugnarono Corinto, e'I re de' Macedoni Filippo fcon- 
fifTero . Qi^iefla vittoria produfTe un celebre trattato di pace 
le cui condizioni , lafciate all' arbitrio de' Romani , furono 
che il re avrebbe abbandonate tutte le piazze che occupate 
avea nella Grecia , ritirandone le guarnigioni prima de'giuo- 
chi if^mici (e) . In tali circoflanze il cuor de' Romani fi mo- 
ftrò fenfìbile per la libertà di un'eftera nazione ; e'i procon- 
fole T. Quinzio Flaminino ebbe nell'anno fuo trentcfimoter- 
zo la gloria di dichiarare i Greci per un popolo libero , il 
che gli meritò poco meno che le adorazioni di quelle gen- 
ti (d). 

Tom. IL . , N n .(f • 1 1 • Av- 

(a) Vuol intendete di quella de' Medici a De admir.vi die. in Demojlk. cfo. Tom.il. 
Firenze; ma più volte abbiamo detto, che pag.f!4., cune ftudio grande, e una gran 
le copie di quella di Gnido (tanno nel Mufeo pratica dello ftilc dell'artifta , di cui voglionfì 
Pio-CIcmcntino , e tr« ve ne fono . Veggali conofcerc le opere : l'altra fi è , che gli ori- 
quì avanti pag. ipz. noe. a. ginali hanno fempre una certa grazia , e vc- 

(b) Vedi Tomo I. fag. ^00. L 20. Dioniso nulla naturale; all'oppofto le copie, quan- 
d'Alicarriallo , fra gli altri fcrittori , De Di- tunque fiano per quanto è polTibilc imitate , 
narcho judic. n. 7. oper. Tom. d.pag. tS ^. hanno fempre un non fo che di non nitu- 
parla , per modo di elempio , delle copie del- rale , e affettato . 

le opere di Fidia, di Policleto , e d'Apelle ; (e) Polibio Excerpulegat. n.lX. p. 79S- 
dando due rtgolc per diftinguerlc dagli ori- fegg. , Livio lib. jj. cap.i g. n. jo. 
ginali : la prima , che ripete nell'altra opera (d) Livio toc. ctc, cap. zi. n. ^z. 



382 Storia delle Arti 

===== j)'. II. Avvenne ciò nell'anno quarto dell'olimpiade 
LiB.x. cxLV. (a) , cioè 194. anni avanti l'era criftiana (b) , ed è pro- 
■ babile che quefta olimpiade avelTe di mira Plinio , quando 
parlò del rilorgimento delle arti (*) , anziché la cencinquan- 
tefìmaquinta , in cui i Romani erano tornati in Grecia co- 
me nemici : ognuno ben comprende che per richiamare le 
arti a vita vi vuole un particolare concorfo di favorevoli cir- 
coftanze , anziché i tempi torbidi e miferi della guerra . 
Aitifti... $■ 12. In tale riforgimento delle arti fra gli fcultori fi 
renderono celebri Anteo, Callistrato , Policle , Ateneo, 
Calusseno , Pitocle , Pitia , Timocle , e Metrodoro pit- 
tore infieme e tìlofofo , i quali però vengono ftimati da Pli- 
nio molto inferiori per merito agli artifti precedenti (e) . E' 
quefta , a propriamente parlare, l'ultima età dell'arte greca. 
...cmonu- jf. l'i- A quelli tempi, a mio credere, dee fifìarfi Apol- 
"cmyò."^"^ lonio figliuolo di Nellore atenicfe fcultore del Torfo di Bel- 
TotCo àìM-'vsdere , cioè dell'Ercole tranquillo e deificato, di cui non 
''^'^"^' ci è rimafto che il torfo . E' certo almeno che tal opera è 
ftata fatta qualche tempo dopo AlelTandro , e lo argomento 
dall'omega D. in quefta forma a nel nome dell'artiila : for- 
ma che non trovali mai data a quefta lettera prima d'Aleffan- 
dro , e comincia folo a rifcontrarfi fulle monete dei re di Si- 
ria . 11 più antico monumento dell'arte fu cui fi vede queft 
ornerà è un bel vaio di bronzo fcanalato trovato nel porto 

d'An- 

(a) Cafaub.H/yZ. Polyh. synops. ckronoL ma bensì '{^- 3J-'''P- 'l; ('%jf;h-/f;j 
pag.,066. Secondo 1 oltirvazione del Padre ove dice, che f" «^a" a P, Em ho dagli Ate- 
Corfini F.,Jìl M. Tom. If^. pag. ,01. fareb- niel. per ornare di pitture il.d. lui t"onto per 
be ranno 1. dell' olirapiade cxlvi. , di Ro- la vittoria contro Perfeo ultimo re di Mate- 
rna e c6 donia , di CUI fi è parlato qui avanti p. 1 60. ; 

(b) Sarebbero 1^6. anni , o i>;7- fecondo la e ficcome quefta vittoria fu riportata nell o- 
detta olTervazione di Corfini ; poiché Gesù Hmpiade clii. anno iv. fecondo Cataubono 
Crifto nacque nell' anno iv. dell'olimpiade /.m. pag-. r<5 7^.. , ovvero nella cliii. anno i. 
cxciv. , nell'anno di Roma 7f5- Vedafi lo fecondo Corfini parimente Lat.pug.iof., 
ftelTo CÒrfini loc. cu. olymp. cKcv.p.1^6. l'anno di Roma 584-. ' ^'^f-'°^TJ' „tt' 

(*) Cefavn deinde ars , ac rurfum olym- be collocare fette ohmpiadi , o «ano ve u tote 

piade centejima quinquagefimu quinta revixU, anni dopo l'epou , che vorteDDe wini^"- 

lih. J4.. cap. S.fecì. ig. f. '. mann . 

(e) Plinio loc, eie. non parla di Metrodoro ; 



DA Alessandro il Grande ec. 2S3 

d'Anzio , ed elìllente ora nel mufeo Capitolino (a) . Dall'ifcri- 
zione portavi fuH'orJo rilevafi che dono fofle di Mitridate Eu- 
patore , ultimo e celebre re di Ponto , fatto ad un gìnnafio , 
poiché ufavafi allora di ornare tai luoghi con de' vafi (a) . 
Oltre quefta ifcrizione vi fi leggono in carattere piccolo e 
corfìvo le parole ì(j<^ci StotTa^i (b) fìnor non intefe , e che 
probabilmente denno cosi compirfi ftJ(^oi}^apov Ssàireo^i ( man- 
tienlo pulito), poiché la voce «vC^ctXapov trovafi adoperata 
per indicare il pulimento dato ai lucenti arnefi de'cavalli (b) . 
jf. 14. In quefta sì mutilata ftatua , mancante di tefta , 
di mani , e di gam.be , coloro che penetrar fanno i fegreti dell' 
arte , fcorgono tuttora un chiaro raggio dell'antica bellezza. 
L'artilla ha effigiata in quefl:' Ercole la più fublime idea d'un 
corpo follevatofi fovra la natura , e d'un uomo nell'età per- 
fetta inalzatofi al grado di quella privazion de'bifogni che 
è propria degli dei . Ercole qui rapprefentafi quale effer do- 
veva allorché Ci purificò col fuoco da tutte le umane debo- 
lezze, e fatto immortale ottenne di feder fra gli dei, quale 
dipinto avealo Artemone (c") . Egli è efprefTo fenza la. necef- 
fità di nutrirfi e di oltre ufar delle forze , poiché non fé 
gli veggono le vene , e '1 ventre fembra fatollo fenza aver 
prefo cibo . Aver dovea , com.e giudicar fi può da quel clie 
rimane , la delira pofata fui capo per indicarne il ripofo dopo 
tutte le fue fatiche ; e in tal pofitura fi vede fu una gran tazza 
di marmo , e fui celebre baflb-rilievo della fua efpiazione ed 
apoteofi , ove leggefi l'epigrafe HPAKAHS ANAITATOME- 
N02 ( Ercole ripolantefi ) . Amendue quelli monumenti tro- 
vanfi nella villa Albani (e). La tefta aver dovea lo Iguardo 

N n 2 rivol- 

(a) Illuflrato dal P. Corfini . Lo dà anche prel!m. al Mon. ant. Cap. TV. p. LXXXIV. 

Bottari Muf. Cap. Tom. I. infine , pjg. 4.8. , (i) Efycli. in ^àt.c.fa. , 1^9 . xapo I Ki^5 

ove è fcorretta r ifcrizione feguente . contratto da iJ^afa , fenza fuppliilo lignifica 

(a) Polyb. Uh. f.pag. 4.29. C. ben lucente , da iJc ,,aì. , come a^fupa»', ce. 

(b) fc;V*A AIAòU^ZS Cosi fono formate; (e) PUn. lib. ^s- '^"P- ' i-fe'l- 40. §. fz. 

e in caratteri majufcoli le dà l'Autore Trace. (e) Vedi qui avanci /ju^. 21 S. Nel gabiiiec- 



LIB. X. 
CAP. III. 



LIB 
CAP. 



X. 
III. 



284 Storia delle Arti 

rivolto in alto , qual fi conveniva all'eroe che meditava con- 
tento falle compiute grandi imprefe , e appunto curvato n'è 
il dorfo come d'uomo meditabondo (*) . Il petto maeftola- 
mente elevato ci richiama l'idea di quello contro cui com- 
prelTo perì il gigante Anteo ; e nella lunghezza e forza delle 
cofce ravvifiamo l'iftancabile eroe, che la cerva fornita di 
piedi di bronzo infeguì e raggiunfe , e fcorrendo immenfe 
terre pervenne fino ai confini del mondo . Ivi ammirar deve 
l'artefice nei contorni del corpo la morbidezza delle forme , 
il dolce loro pafl^aggio da una all'altra , e i tratti quafi mo- 
ventifi , che con un molle ondeggiamento fi follevano e Ci 
abbafiano , e l'un nell'altro infenfibilmente fi perdono . Tro- 
yerà il difegnatore che , nel volerlo copiare , non può mai 
afiìcurarfi della dirittura e corrifpondenza delle parti , poiché 
il moto , con cui s'immagina di coglierla , fé ne allontana 
infenfibilmente , e prendendo un'altra piega inganna del pari 
l'occhio e la mano . Le ofi^a fembrano d'una pingue cute ri- 
coperte , carnofi fono i mufcoli , ma fenza una fuperflua pin- 
guedine ; e la carnofità è sì bene equilibrata che l'eguale non 
trovafi in nelTun'altra figura. Dir potrebbefi che quefi:' Erco- 
le s'avvicina ancor più che l'Apollo ai tempi floridi dello fìile 
fublime dell'arte (**) . 
Ercole Far- jf. i^. Le proprietà da me indicate nel Torfo di Belve- 
dere meglio ancor Ci ravvifano , fé quefio fi confronti con 

altre 

to reale di Francia vi fono due gemme ri- Cabin. des fingular. d'architeli. &c. Tom. I. 
portate da Mariette Traile des picrr. erav. p.iS., che cliiama Erodoto di Sicione l'au- 
Tom.rl.p/.LXXXIF. e LXXXV., ove tore del Torfo di Belvedere . Paufania fa 
Ercole è fedente , e pare abbia qualche forni- bensì menzione di certo Erodoto d' Olinto , 
glianza coH'aiteggiamento , che poteva ave- ma tra i celebri fcultori non trovafi mai no- 
ie r Ercole del Toifo . minato un Erodoto di Sicione . Il mcdefimo 

(*) Non può queft' attitudine farlo ere- fcrittor francefe parla d' un torfo femminile , 

dere un Ercole che fila ; né fo ove Batteux attribuito da lui al mcdefirno fcultore , e det- 

Frincipes de litterat. Tom. I. prém. part. to il piti bello di quanto fi vede fra gli anti- 

thap. 4.. pag. S7. abbia letto che tale n'era chi monumenti dell'arte ; ma quefto è a me 

fiato giudicato l'atteggiamento da Raffaello . ignoto . Un altro fcritcore , Dcmontiof. De 

[Non dice l'autore di quefta opinione; e lafculpt.antiq.pag.12., vuole che lo fteflo 

Raffaello lo nomina ad altro propofito . Apollonio , oltre il Torfo , abbia lavorata 

(**) V ha degli abbagli che meritano ap- Dirce , Zero , ed Anfione dei mentovato To' 

pena d'effer notati . Tal è quel di le Corate ro Earnefe } il che è falfo . 



nsfc 



DA Alessandro il Grande ec. 28^ 

altre ftatiie del medefimo eroe , e principalmente col famofo 
Ercole Farnefe , opera di Gucone (a) . In quella ftatua egli 
è rapprefentato quieto e fermo , ma nel mezzo delle Tue fati- 
che , con vene gonfie e con forti mufcoli , che moftrano un' 
elalHcità non ordinaria ; onde ci pare di vederlo rifcaldato 
ed anfante ripofarfi dopo l'imprefa dell'orto delle Efperidi , il 
cui pomo tiene ancor nella mano . Glicone in quell'opera 
non fu men poeta che Apollonio , e follevoHi fopra le for- 
me dell'umana natura ne' mufcoli difpoili a foggia di colli- 
nette che da prelTo fuccedonfi ; ivi fi propofe d'efprimere 
l'elaterio delle fibre , e riftringendole moflrarle tei^e a guifa 
d'un arco . Tali riHefiioni devono farfi nell'efaminare queft' 
Ercole , ed allora non fi prenderà per un'ampollofità lo fpi- 
rito poetico dello fcultore , né la forza ideale per un'ardi- 
tezza eccefiìva ; poiché a lui , che feppe efeguire sì bell'ope- 
ra , fi poflono fenza efitare attribuire tali vide . Veggafi a 
quello propofito ciò che s'è detto altrove (b) intorno alla 
proporzione tra la tella e'I corpo di quella llatua , e lo fì:ef- 
fo Ci applichi alla fliatua d'Ercole in bronzo efillente nel Cam- 
pidoglio (e) , la cui teda è proporzionatamente ancor più 
piccola . Dello fcultore Glicone non ci hanno gli antichi tra- 
mandata nelTuna notizia ; e prende abbaglio du Bos (a) , pre- 
tendendo che Plinio parli della di lui opera con lode (d) . 
Dall'ifcrittovi nome folo polfiamo inferire che Glicone non 

folTe 

(a) Vesg. la Tav. vii. in fine del Tomo . Una congettura per confermare l'opinione 

(b) Lib.y.Capo yi.pag. :^gz. del noftro Autore potrebbe ricavarli da que- 
(c Vedi qui avanti pi2|.^^. §./ 5. fto atleta. Egli prima fi chiamava Licone , 
(a) Réfi, far lapoef. &£. Tom. l.feci. j/. col qual nome è menzionato da Winkelmann 

pig- ì^7. ^ nel T. I. p. ^y6. In apprelfo per la dolcezza 
(i>) Egualmente sbaglia il fig. Guglielmo ne! dire fu detto Glicone, da dico che appun- 
Sandb)f , il quale ha creduto che quello Gli- to fignifica dolcezza , aggiugnendo un gam- 
conc iia lo ftelfo che il Glicone nominato da ma a Licone , come narra Laerzio lib. f. 
Orazio /li. I. e-ift. i. v. ^o. -e perciò ncll" feem.66. Da ciò pare che polfa ricavarfi ch'e- 
ediiione di quefto poeta nominata qui avan- gli fia (iato il primo a portare il nome di Gli- 
ti pag. ^S. nota a. , al detto verfo ha porta conc , dato poi al noftro artifta . E ficcomc 
la figura dell'Ercole, di cui fi tratta. Ma egli fucceffe a Stratone nella fcuola peripate- 
poteva ben ofTervare , che quefto Glicone è tica nell'olimpiade cxxvn. , fecondo lo ftef- 
i'atleta di tal nome , lodato da Orazio per fo Laerzio fegm. 6S. ; l'artifta dovrebbe col- 
la fua robuftezza , e ài. tanti altri fciittori . locarli almeno x. olimpiadi appreflo . 



LIB. X. 
GAP. III. 



IIB. X. 
CAP. IH. 



Ricadde nuo 
vamente l'ar- 
te in Grecia .., 



2S5 Storia delle Arti 

^fofìe più antico cI'Apollonio , poiché J'omega ha Ja medefima 
forma a (a) . 

jf. i6. Lavoro d'ÀPOLLONio , come appariva dall'ifcrizio- 
ne , era un altro torfo d'Ercole , o fecondo altri , d'Efcula- 
pio , che vedeafi alla fine dello fcorfo fecolo nel palazzo Maf- 
fimi . Dal Tomo X. dei manofcritti di Pirro Ligorio efiftenti 
nella regia Biblioteca Farnefe ( pag. 224. ) rilevo che quello 
pezzo folTe dianzi nei bagni d'Agrippa preflo il Panteon , 
e abbia appartenuto in feguito ai celebre architetto Sangallo . 
Dovea certanìente elTere un lavoro preziofo, poiché l'impe- 
ratore Trajano Dccio , che fecelo colà pone , volle pure che 
con un'ifcrizione , dallo ftefìo Ligorio riportata , veniire indi- 
cato il cambiamento di luogo , che fatto avea tale flatua (b) . 
Che poi avvenuto ha di quei torfo, io l'ignoro. 

jf. 17. 11 Torfo di Belvedere fembra efTere una delle ope- 
re più perfette dell'arte fitta in Grecia avanti la perdita della 
libertà . Dacché ella divenne provincia romana non fi trova 
più fatta menzione di nefTi.m chiaro artifta greco fino ai tem.- 
pi del triumvirato . I Greci , circa quarant'anni dopo che da 
T. Qiiinzio Flaminino erano fiati dichiarati liberi , la libertà 
nuovamente perderono , si pei torbidi fufcitati dai capi del- 
la lega achea (e) , sì per la gelofia che tal lega dava ai Ro- 
mani . Qiiefii , rendutifi padroni della Macedonia dopo ia 
fconfitta data al re Perfeo (d) , aveano molto a temere dell' 



(a) Una ftatua confimilc alla tarnefe , nel- 
la medefima pofitura , crprcffione , e membra 
robufle , per quanto dice il Ficoroni Le fìn- 
go!, di Roma mod. cjv.j. pcg.s 2. , colli me- 
defima ifcrizione , e forma di lettere , la pof- 
ficJc in Volterra monflgnor Guarnacci , che 
la comprò in Roma . Se ne può vcJere la 
ftampa in rame preiFo lo ftefto Ficoroni , e 
Maflci An. crit. lapid. ec. pag. ^4. Il nome di 
elicone R trova pure lotto un bafioiilicvo 
rapprcfcntante Ercole in piedi avanti un erme 
di Satiro , e divcrlì altri lìmboli, riportato dal 
Boidard Atiiìq. & infcri-pr. Par. ni. fig.i ij.i 
ma potrebbe effcic il nome del dedicante .j 



(b) Era cofa folita , principalmente prelTo 
i Romani, l'indicare con una ifcrizione il 
canfiiamento di luogo delle Ifatue . Ciò cofta 
da Plinio lib. ^4-,'^P- S.fecì.ip. §. ult. , e da 
tante di quelle ifcrizioni riportate dal fignor 
abate Marini nella più volte citata diserta- 
zione inferita nel Giornale de Letterati , To- 
mo itL anno 1771- an. f. princ. pag. 144.., 
e dal fignor abate Amaduzzi Monum. Mat- 
thsLJ. Tom. iiL ci. IO. Tal). 61. n. 7.P.117. 

Ce) Paufania lib. z.princ. pag, iir. 

(d) Nell'olimpiade clii. anno iv. fecondo 
Cafaub. Hi/I. Polyb. synops. chron.p.107 ?. , 
o nell'anno i. dell'olimpiade feguente , fecon. 



DA Alessandro il Grande ec. 287 

alleanza che fra di loro faceano i popoli confinanti , e quel- = 
li altresì doveano Tempre ilare in guardia per la vicinanza d'u- 
na nazione conquiftatrice e pofTente . I Romani dopo ch'eb- 
bero lungo tempo procurato invano colla direzione di Me- 
tello di vivere in buona armonia coi Greci (per quanto al- 
meno fcrivono i romani dorici ) , finalmente coftretti furono 
a mandar colà L. Mummio a combatterli , e quefti gli fcon- 
fiffe prefTo Corinto , prefe la città , e come capo della le- 
ga achea a fuon di trombe la diltrufTe {a) . Avvenne ciò nell' 
olimpiade clvi. , in quello fteiTo anno in cui fu conquiftata 
Cartagine (h) . Pel facco di Corinto vennero dalla Grecia a 
Romi i primi monumenti dell'arte , pe' quali magnifico oltre 
modo fu e forprendente l'ingrefTo trioniàle di Mummio . Pcn- 
fa Plinio (e) , che il famofo Bacco d'ARisTiDE fia la prima pit- 
tura portata dalla Grecia a Roma . Lafciaronfi nella città fac- 
cheggiata le flatue più antiche , e quelle di legno , fra le qua- 
li eranvi un Bacco indorato col volto colorito di rofib (d) , 
un Bellerofonte di legno colle eltremità di marmo (<?) , e un 
Ercole pur di legno che teneafi come un lavoro di Dedalo (/) . 
Tutto il rello poi , che agli occhi de' Romani fembrò di qual- 
che pregio , fu da loro depredato (a) , fenza eccettuarne (b) 
gli ftein vafi di bronzo collocati nell'interiore del teatro per 
accrefcere la voce degli attori {£) : coficchè Polibio , altronde 
grand'encomiafta de' Romani , non feppe trattenerli dal bia- 
fimarli acremente pel barbaro Taccheggio fatto a Corinto (h) . 
Sebbene però quella città folTe diftrutta , non fi omifero i 
giuochi iftmici , che ivi celebrarfi folcano , e i Greci ogni 

ter- 

<Jo ilP.Corfini Faft. att. Tom.IV. pag.tos-> Minerva Frenatrice , così detta perchè avea 

di Roma ranno ^84. frenato il cavallo Pegafo dato a Bellerofonte . 

{a) Fior. Hi}. 2. cap. 16. (/) iiij. pag. i zt.princ. 

ii) Pfin. !iù. ^ j. rup. ^Jcél. 1 8. , cap.it. (a) O rovinato . Floro lii.2. cap. 16., Stra- 

fia. S3- > {'!>■ 34- cap. z.fécl. 3. bone Uh. S. pag. jS^. 

(e) id. hk ?/. cap. 4. feci. S. (b) Vedi qui ìvznt'ì pag. 272. not. A, 

(d) Pauf. /ib. 2. cap. z. pag. 11 j. infine . (e) Vitruv. lib. j. cap. j. 

(«) Pauf. lib, 2. cap. 4. pag, x z^. [ Era una Qi) lib, g. pag. S4-S- 



LIB. X. 

CAP. in. 



LIB. X. 
CAP. III. 



283 Storia delle Arti 

•terz'anno (a) adunavanfi a! medefimo luogo come dian- 
zi (a) ; avendofi prefo allora la città di Sicione l'incarico di 
ordinarli (b) . 

jf. i8. Fabretti (b) pende a credere che due ftatue , efi- 
ftenti a Roma in cafa Carpegna , alle quali fono pofcia fiate 
'mpofle le teftc di M. Aurelio , e di Settimio Severo (e) , 
debbano annoverarli fra i lavori che Mummio portò dalla Gre- 
cia a Roma , poiché fulle bali d'araendue leggeali M.MVM- 
MIVS COS. Ma oltreché Mummio conquillator di Corinto 
fu Lucio , e non Marco , i conofcitori vi fcorgono chiara- 
mente il lavoro di tempi pofteriori , il che pure s'argomenta 
dall'armatura che è d' imperatore . E' probabile che quelle 
bafi fianfi perdute , poiché veggoniì fatti di nuovo e di un 
fol pezzo i piedi e le bah che fono fenza ifcrizione . 
... eiRomani jf. 19. Quefto faccheggio d'una greca città avrebbe potu- 
le «pere mi- to agevolmente iopportarii per la quantità grande di Itatue 

gliori . 1 • • 1 • 1 > ■ • > • 1 1 • 

e di pitture , che era in tutte le citta , anzi in tutt i luoghi 
della Grecia . Ma quella nazione , vedendoli continuamente 
efpofta al depredamento e al faccheggio , fi perde di corag- 
gio , e non osò più fpendere ne'pubblici fontuofi monumen- 
ti dell'arte , che erano divenuti l'oggetto della cupidigia de' 
loro vincitori . Diffatti la Grecia foggiaceva allora alle rapi- 
ne continue de' Romani . Marco Scauro edile prefe alla città 
di Sicione , per certi debiti contratti con Roma , tutte le 
fculture e le pitture de' tempj e de' pubblici edifizj , le quali 
fervirongli ad ornare il magnifico teatro che fece allor co- 
ftruire per pochi giorni (e) . Da Ambracia , dianzi fede dei 

re 

(a) Ved. Corfini Dijf. agon. Dijfert. IV. (i) Infcript. top. j. num. Z0z. pag. 4.00. 

^- 2- 3-pag.i ^. fegg. V. Buonarruot. Ófserva\. [opra aU.medagl. 

(a) Paul". Uh. z. cap. z. pag. r i jf.. Tav. 14.. num. 4. pag. 264. 

(b) Mummio pelò dedi.ò in Elide dopo la (e) PaiTata in Inghilterra . 

prcfa della detta città vent'imo feudo o di- (e) Plin. Uh. £4. cap. 7. feci. 17. , lìb.^s- 

Pco indorati , come riferifce Paufania lib. y. ci i.fecl. 40. §. 24. , lib. £6. c.ij.fe^. 24. 

f. IO. p. ^gg.princ. , e una ftatua di Giove §.7. 
in bronzo , cap, 24. p. 440-princ. 



LIB. X. 
GAP. III. 



DA Alessandro il Grande ec. 289 

re d'Epiro , portate furono a Roma tutte le ftatue (a) , fra 
le quali v'erano le nove Mufe (b) , collocate poi nel tem- 
pio d'Ercole Mufagete ( Hercules Mupirum ) ; anzi perfino le 
ftefTe pitture , coi muri a cui erano attaccate , mandaronfi 
dalla Grecia a Roma : e cosi ufarono gli edili Murena e Var- 
rone colle pitture di Sparta (e) . Non baftava a trattenerli 
nemmeno il timore di guaftare e perdere quelle pitture : ti- 
more che ai tempi di Caligola falvò a Lanuvio nel Lazio {d) 
le pitture di Atalanta e di Elena (*) . Metello dopo la fcon- 
fitta di Perfeo (a) {tcQ trafportare a Roma un'infinità di fta- 
tue , fra le quali v'erano tutte le Itatue equedri di mano di 
Lisippo fatte da AlefTandro innalzare a coloro che erano periti 
nella battaglia preffo il Granico ; e fu di effe ornato il por- 
tico edificato per ordine del medefimo Metello (b) , il qua- 
le molte Itatue cqueftri fec« altresì collocare nel Campido- 
glio (e) . 

jf. 20. E' quindi facil cofa l'immaginarfi che gli artifii e 
principalmente gli fcultori e gli architetti poche occafioni 
aveffero d'efercitare i loro talenti . Sembra però che fi con- 
tinuaife ad ergere le ftatue ai vincitori de' giuochi olimpici 
in Elide , l'ultimo de' quali , per quanto almeno ne trovia- 
mo fatta menzione , chiamavafi Mnefibolo , e fu coronato 
nell'olimpiade ccxxxv. nei primi anni dell'impero di M. Au- 
relio {e) . 

jf. 21. Ciò che in quefti tempi lavoravafi in Grecia di Monumenti 
tempj , di edifizj , e di ftatue , per lo più faceafi a fpefe di SSi ««- 
Tom. IL O o rc*^"'-" 

(j) Polyb. Excerpu lega:, num. XXVJII. Certofini . Le pitture etrufclie del tempio di 

'"fi-, nf' i-L r _ Cerere fono in tal guifa (late porrate via col 

ri V •v- ,'l^^- "^-^ "h^-^S- §.4. muro . Plin. Uh. jj- cap. i z.fecì. aj. , Vedi 

[':)'bld.iih.?S-c.''r-'4-fia.4.g. {opri pag. , j f. 

rÀ e f ""^■^■Jf'^. ^■. a-, . (^) Datagli da Pac^.o Emilio . Vedafi qui 

(♦) Si fa pure a giorni noftri Toperaiione avanti par. 160.^.^0. 

di trafportare le pitture fatte fui muro di fan (b) Vedi qui avanti pag. z^g. %. 7- 

Pietro di Roma , dopo che fi fono efeguitc (e) Vedi pae ?7 net A 

in mufaico . Elle vengono fcgatc 'infieme al (,) Pauf. lib. i 0. 'cap. 34. pag. ÌS6. [ Vedi 

muro , lui quaie (ono dipinte , e pofcia tras- qui avanti pop. zìi. not. b. 
portanfi fcnz' alcun danno nella chiefa de' 



LIB. X. 
CAP. HI, 



2go Storia delle Arti 

re ftranieri , cioè di quei di Siria , d'Egitto, e d'altri. Alla 
regina Laodice , figlia di Seleuco e fpofa di Perfeo , fu fatta 
alzare una ftatua in Delo, come un monumento di gratitu- 
dine alla fua generofità vcrfo gli abitatori di quell'ifola, e 
verfo il tempio d'Apollo ivi edificato . Se ne vede ancora fra 
i marmi Arundelliani la bafe coll'ifcrizione (a) . Antioco IV. 
Epifane re di Siria fece nel tempio medefirao ornare di molte 
ftatue l'ara di quel dio (b) . 

_jf. 22. Leggendo prefTo Vitruvio (e) che il fuddetto Antio- 
co chiamò da Roma in Atene Cossuzio architetto romano , per 
terminare il tempio di Giove Olimpico , che fin dai tempi di 
Pififtrato era rimafto imperfetto , argomentar potrebbefi che 
vi folTe allora fcarfezza d'abili artifti in quella ftefla città che 
era fiata dianzi la principal fede dell'arte ; ma v' è altronde 
ragion di fofpettare che quel re abbia ciò fatto folo per com- 
piacere o adulare i Romani , Ebbe probabilmente le fì-efie 
mire Ariobarzane li. Filopatore re di Cappadocia , quando , 
per riedificare l'Odeo degli Ateniefi , che Ariftione generale 
di Mitridate avea fatto atterrare in parte all'occafione dell' 
afTedio di Siila , fcelfe due architetti romani , cioè Cajo 
Stallio , e Marco fuo fratello unitamente al greco Mena- 
IIPPO (d) . 
Cadde pur- jT. 23. L'arte greca in Egitto, trovandofi fotto un cielo 

l'arre- ìn-Egit- n • v . r ■ 11 

«o... Itraniero ,. non potè ben prol p erare , e in mezzo alla pompa 

delle corti de' Seleucidi e de' Tolomei molto perde della fua 
grandezza e del fuo gufio . Efia veramente vi avea fiorito in- 
fieme alle fcienze fotto i primi tre Tolomei , i quali furono 
pur follecitr di mantenere i monumenti dell'arte egiziana . To- 
lomeo Evergete , dopo la vittoria riportata fu Antioco Dio 
( Theos ) re di Siria , trafportar fece in Egitto due mila cin- 

que- 

(a) Num. zg.pag. 26. ed.Malttaire . (<^) Bellcy Expl. d'une Infcrlpt. ant. fur le 

(A) Q\\\i\\'A\Antiq.afiat.Pseiph,Slg.p.Si' rhabl. de l' Odcum , Acad. des Infcr, Tont^ 
Ce) FrAfat. ad liL 7. XXIII. Hift. pag. i Sp. fiqq. 



DA Alessandro il Grande ec. 291 

quecento fìatue , moke delle quali in Egitto medefimo ave- 
va in altri tempi depredate Cambile (a) . 1 cento architetti, 
che Tolomeo Filopatore Tuo figliuolo e fucceffbre mandò con 
doni ricchilTìmi alla città di Rodi , a cui un terremoto recati 
aveva immenfi danai {b) , poiTono darci un'idea della quan- 
tità degli artilli flipendiati al fervigio di quella corte . Ma i 
fuccelTori di Tolomeo Evergete furono tutti principi indegni , 
che contro il proprio regno , anzi contro il proprio fanguc 
fìefìb incrudelirono , e portarono l'Egitto all'eftrema confu- 
fione . Da Latiro , quinto re dopo Tolomeo Epifane , quali 
del tutto rovinata fu Tebe, e dell'antico fuo fplendore in- 
teramente fpogliata; da lui cominciò la diftruzione di tanti 
monumenti dell'arte egiziana ; Paufania però attribuifce prin- 
cipalmente quelli danni a Tolomeo Filometore (e) . Le arti 
greche , febbene ivi decadute aflai dal primiero fplendore » 
pur vi fi confervarono fino a Tolomeo Fifcone , fettimo re 
d'Egitto , e padre di Latiro . Sotto quello tiranno , che go- 
vernò crudelmente Aleflandria , allorché ritornovvi dopo d'ef- 
ferne llato difcacciato , la maggior parte de' letterati e degli 
artilli abbandonando quel regno fi rifugiarono in Grecia ; 
ond'ebbefi a dire allora (d) che le arti eiuli da Alefiandria era- 
no nuovamente ritornate al loro natio paefe , e agli altri po- 
poli (*) . Tra quelli artilli alcuni riportaronfi a Mefiene , e 

O o 2 ivi 



{a) CliishuU Ant'iq. afat. Monum. adul'it. 
P-79-fiì9- , s. Hicr. Comm. in Daniel, e. XI. 
V. 7. S. Q. opcr. Tom. V. col. 706. B. [ Vegg. 
Tomo I p.!g. 7Q. col. i . 

(b) Polyb. lib. 5. pdg. 4.2^. E. 

(i.) Uh. I. Cdv. f). pag. z i . 

(.li) Atlien. Deipn. Uh. .p. infine , p.iS 4.. , 
Juftin. Uh. jS. cap. S. 



duci in una troppo manifefla contraddizio- 
ne . Come mai accordare inficnic che le fcicn- 
ze e le arti fotto quefto principe fiorillcvo in 
Egitto , e che fotto di lui i letterati e gli ar- 
tiiìi follerò corretti a fuggirfene : Citan elfi 
pure S.Epifanio De pond. & me-:f.c.i z. ; ma 
qucito s. Padre non altro fa che dare .1 To- 
lomeo il nome di iiì.ix'yix feiiz'altro aggiu- 



(*) Vaillant Hi/l. Piolem. pag. in. non gnernc . Ne dice Areneo [Uh. 14. cap. 20. 
avendo ben capito Ateneo , loJa qucfto prin- pag. tf/;.. ] . come aiTcrifce Vaillant , che Fi- 
cipe indegno , coinè fc avelie dato un nuovo f:oiie avcll: fitti raccogliere i libri per tut- 
luftro alle fcienze e alle arti . Ateneo parla to il mondo , ma folo che v'erano 14. libri di 
«l'un rinuovamento delle feienze fatto non in comm-ntar) di qjcfto re , nei quali faceva fa- 
Egitto , ma in Grecia . Gli autori inglcfi del- pere alla poftcrità , ch'egli non avea mai man- 
la Storia univerfale Tom. I^l./iv.il. ch7p.1I. giato pavone in vita {lia . [ Ateneo feri ve , 
feci. X. pag. 4.74.. feguendo Vaillant fono ca- che Tolomeo nel libro duodecimo dei detti 



LIB. X. 
CAP. III. 



LIB. X. 
GAP. III. 



292 Storia delle Ar,.Ti 

ivi fcolpirono tre fiatile , cioè un Mercurio , un Ercole , ed 
un Tefeo (a), collocate nel Ginnafio . Tal crudeltà di Fifco- 
ne rendè memorabile il fecondo anno del fuo regno , che 
cadde nell'olimpiade clviii. ; ma ciò non oftante vi ebbero 
fempre in Alexandria de' filofofi , e vi fi mantennero fino ai 
tempi de' cefari con numerofo concorfo di fcolari (h) . Ho 
parlato altrove d'una pretefa tefta di Tolomeo Aulete (a) . 
-.cin Siria. jf. 24,. In Afia , e alla corte dei re di Siria, perì l'arte 
come una face cui manchi l'alimento , che getta per un iflan- 
te una luce viva , e fcompare . Antioco IV. Epifane fecon- 
do figlio d'Antioco il Grande , fuccelTore di Seleuca IV. 
Filopatore fuo fratello primogenito, amava la tranquillità, 
e voleva voluttuofamente godere di tutt'i piaceri della vita. 
Fra quefti però occupavafi molto delle arti del difegno , ed 
amava di converfare cogli artilH (b) , cui impiegò a lavorare 
non folo per sé fteffo , ma eziandio pe' Greci , ficcome già 
ofTervammo . Nel tempio di Giove Capitolino in Antiochia 
non folo fece fare la foffitta e indorarla , ma volle pure che 
coperte ne folTero- di laftre indorate le pareti (r) , e fece in 
efTo collocare una ftatua fimile al Giove Olimpico di Fidia {d) . 
II tempio di Giove Olimpico in Atene , il folo che fembrò 
agli antichi proporzionato alla grandezza del padre degli dei, 
fu d'ordin fuo magnificamente compito : da lui pure ,. come 
dicemmo , ornato fu di molte are infigni e di ftatue in co- 
pia (e) il tempio d'Apollo a Delo , e fu fatto coftruire un 
fontuofo teatro di marmo nella città di Tegea (e) . 

Jf.2?. Col- 

commentari dèfcrivendo la fua regia d'Alcf- ca procelTione , fatta fare da quefto fovrano 

fandria , e gli animali diverfi , che vi man- prima di dar principio ai giuochi celebrati 

teneva, raccontava che v'era una gran qiian- in Daftie , furono portate in giro infinite fta- 

rità di fagiani , parte fatti venire dalla Me- tue di divinità , e di eroi . 

dia , e parte nati nella ftefla regia, da poter- (e) Liv. lib. 4.1 . cap. 20. imm, zj. 

fenc cibare ogni giorno ; ma che non uè {d) Ammian. lib. zz. cap.i }. [Dice, che 

avea mangiato mai . fece fare la ftatua d'Apollo della grandezza 

(a) VsniC.ni>.4.:ap.^z.pag.^fg. del Giove Olimpico , e la fece collocare nel 

(i) App. Debdl.civ. Uh. z.pag. 48;. E. tempio vaftiiruno , che gli avea fatto innal- 

(a) Ved. Lib, V. Cap. V. pag. ^60. zare a Dafne fobborgo d'Antiochia. 

(b) Polibio preffo Ateneo l.s.c.6.p.i g^.E. (e) Polibio prelTo Ateneo l, eie, p. 1^4. B> 
tiMXi AU p.tgj.prinf, t che nella masaifi- CO l.is,ioc,cit. 



DA Alessandro il Grande ec. 293 

/. 2j. Colla morte di quello re fembra che perilfe pur- 
l'arte greca in Siria; poiciiè eflendo ftati coftretti i Tuoi fuc- 
celTori , dopo la fconfitta avuta preflb Magnefia, di fiflare per 
confine del regno il monte Tauro , e ceder tutto ciò che 
dianzi pofTedevano neil'Afia Jonica e in Frigia , fu tolta al- 
lora ogni comunicazione colla Grecia ; e'I paefe d'oltremonti 
non era altronde adattato per farvi fiorire una fcuola d'artifti 
greci . Aggiungafi che quello regno erafi fommamente inde- 
bolito per la foilevazione d'Arface , che nell'olimpiade cxlii. 
fondò il regno de' Partì (a) . I re di Siria medefimi prefero 
a poco a poco le coftumanze de' Perfi e de' Medi , e in luo- 
go del greco diadema ufato dai loro predecefTori , fi mifero 
in capo la berretta cilindrica de' Perfi detta cidari da' Greci. 
Trovafi queflra imprefl^a come indizio di regia dignità fu al- 
cune delle loro monete (a) . 

jf. 26. Dopo la riferita vittoria riportata da' Romani fu 
Antioco il Grande nell'olimpiade cxlvu. L. Cornelio Scipio- 
ne avea fatte trafporCare dalla Siria a Roma innumerevoli fl:a- 
tue . Le monete de' fucceffori del fuddetto Antioco IV. an- 
nunziano già la decadenza delle arti ; anzi una del re Fi- 
lippo , che fu il vigefimo dopo Seleuco , chiaramente dimo- 
ftra che l'arte più non fioriva alla corte di quel re , e appe- 
na direbbefi che la di lui tefl:a nel diritto , e'I Giove feden- 
te nel rovefcio fian lavoro de' Greci . Non v'è quafi moneta 
de' Seleucidi che non fia pel conio inferiore a quelle d'ogni 
greca città , comunque piccola . Su quelle dei re Parti , che 
hanno un'epigrafe greca , ed in parte afi^ai bella , vedefi già 
la barbarie sì nel difegno , che nel conio ; eppure è certo che 
erano lavoro di greci maefl:ri , poiché quei re faceanfi una 

gio- 
ca) Polyb. Hi. IO. pag. fD8. [ Giuftino vi (ìa errore nel di lui tefto ; come nota il 
Hi. 41. e. f.lo mette all'olimpiade cxxxii. ; Cafaubono Hijlor. Polyb. synops, ehronoiog, 
o come altri vogliono nella cxxxiii. Onde pag. loj^. 
converrà dire «he iia un altro Affate , o che (*) Vegg. Tom. I. pag. ij^.. 



LIB. X. 
GAP. 111. 



294 Storia delle Arti 

===== gloria di comparire amici de' Greci, e ne prendeano il titolo 
LiB.x. ^i^jjjg monete medefime (a) . Né quefto ci recherà maraviglia, 
CAP. II , j-^ oiTèrveremo che la ftelTa greca lingua talmente fi alterò nel- 
la Siria , che il nome della loro città di Samofata cangiato 
poi in Comagene è fcritto in guifa che appena è riconofcibile 
filile loro monete {b) . 

jf. 27. Odiando l'arte greca venne in decadimento nel fuo 
paefe originario e negli altri regni ove trovato avea favore 
e nutrimento , cominciò ad eflere foftenuta , unitamente alla 
greca letteratura , dai Romani , i quali deponevano allora la 
prifca loro ruvidezza , e lo flelTo popol di Quirino vedeva 
con piacere le opere de' greci raaellri . Perciò , quando in 
Roma non ancor lavora vafi nel greco flile , volendo l'edile 
C. Claudio Fulcro ornare di flatue il foro per una pubblica 
fella di quattro giorni , collocovvi fra le altre una copia di 
Prassitele prefa in preftito a quell'oggetto , e la rendè po- 
fcia a chi n'era il polTefTore (e) . 
P^o°itct" $' ^^- Ricominciò l'arte allora a nuovamente fifTarfi in 
*^'*' Grecia e a fiorirvi, poiché colà eziandio i Romani la proteg- 

gevano , facendo efeguire in Atene le ftatue per ornare le loro 
ville . Leggiamo diffatti prefTo Cicerone che Attico così fatto 
avea pel fuo Tufculano , ove fra gli altri lavori v'erano degli 
Ermi di marmo pentelico con tefte di bronzo {d) . 11 lufTo 
introdottofi in Roma fu una feconda forgente pel manteni- 
mento degli artifti anche nelle provincie ; poiché le leggi per- 
mettevano ai proconfoli e ai pretori d'immortalare il loro 
nome , e di farfi ergere eziandio de' tempj a fpefe di quegli 
fteflì Greci, che la loro libertà credeano protetta dai Roma- 
ni (0 . Pompeo aveva un tempio in tutte le provincie . Queft' 

abu- 

(e) Spanhem. De prifl. & ufu numlfm. {d) ad Atc. lib.i.ep. 4..6. S. p. 

DìdrrS. n. 4. Tomi. pag. 467. M^ Mpngault Di/en. fur Us honneurs di- 

(h) Pellcrin Ree. de mU. Tom. il. p.iSc. vins , qui ont efte rendus auxgouverneurs t.. 

CO Cic. ir. Ferr. oB. z. lìh. 4. eap. s- -^^^ad. des lnfcr.pt. Tom. I. Mem. pag. 3S3- . 



DA Alessandro il Grande ec. 29? 

abufo crebbe molto fotte gl'imperatori , ed EroJc fece edi- ' 
ficare in Cefarea ad Augulto un tempio , m cui eravi la di 
lui llatua fimile per la forma e per la grandezza al Giove Olim- 
pico , e la ftatua della dea Roma fomiglievole alla Giunone 
d'Argo (a) . 

jT. 29. Talora però i Romani ftedì portati dall'amore per 
k Grecia penfarono ad ergerfi de' monumenti di gloria , fa- 
cendo colà coftruire a proprie fpefe delle magnifiche fabbri- 
che . Così fra gli altri Appio, padre del famofo Clodio, fece 
edificare un portico ad Eleufì (a) ; e par che Cicerone feri- 
va feriamente ad Attico di voler far elevare un nuovo por- 
tale nell'Accademia preflb Atene (/>) . 

jf. 30. Sembra che una fimil ventura abbia avuta l'arte 
a Siracufa , anche dopo l'ultimo faccheggio , ed efler certa- 
mente dovea colà buon numero d'abili artifti ; poiché Verre , 
che raccoglieva in tutt'i luoghi i migliori monumenti dell'ar- 
te (i), fece principalmente a Siracufa lavorar de'vafi, aven- 
do 



LIB.X. 
GAP. III. 



(<z) Jof. De bell.jud. Uh. T. cap. 21.%. 7. 
(a) Ma però Appio , altro di lui figlio , 
col prctefto di ornare i giuochi ^ che dar do- 
vea in occafione della ma edilità, tolfe dai 
tempj , e luoghi pubblici della Grecia e del- 
le ilole circonvicine quanto vi era rellaco di 
fìatue , di quadri , e d'altri ornamenti , che 
poi collocò in fua cafa . Cosi riferifcc Ci- 
cerone Pro domo fua , cap, 4.^. cfag^erando 
un poco , poiché è certo , che moltilumi an- 
tichi monumenti rimafero in quelle parti an- 
che nei fecoli apprcllo . Vcgg. al Libro XI. 
Capo ni. %. i 7. 

(A) Uh. 6. ep. I. ad fin. & ep. 6. 
(i) Quante belle opere dell'arte avefTc rac- 
colto Verre nella fua pinacoteca, odia gal- 
leria , frutto delle fue rapine , apprendeh da 
varj luoghi delle orazioni pronunziate con- 
tro di lui da Cicerone , dette perciò Verri- 
ne , d'onde il (ignor abate Fraguier ha trat- 
ta la materia per una dillerfazione intito- 
lata la Galleria di_ Verre inferita nelle Me- 
morie dell'Accademia delle ifctizioni di Parigi 
Tomo VI. L'oro , l'argento , lavorio , i dia- 
manti , le perle , e le fuppellettili preziofe 
di cui era adorno il fuo palazzo , lo rende- 
rono il più ricco e fontuofo di quanti follerò 



allora in Roma , ove il lulfo era portato all' 
ecccrto . La parte però più forprendente del 
palazzo era la galleria , che a ragione dir po- 
tcali un impareggiabile teforo per le ftatue 
e pei quadri de' migliori maertri , e per altri 
eccellenti lavori che vi fi ammiravano . Tra 
le rarità ivi da Verre adunate Cicerone in 
Verr. aci. z. lib. 4. novera una bella Diana 
di bronzo rapita da lui ai Segcllini , ftatua 
che era già (lata preda dei Cartaginefi , e poi 
reflituita ai Segeftini da Scipione l'Africano ; 
due flatue di Cerere d'un lavoro finiflTimo , 
trafportate luna da Catania , l'altra da Enna , 
dove erano tenute in forama venerazione ; 
un Mercurio , Jìgnum ma^ns. pecunia , fpet- 
tantc una volta ai Tindàritani ; un Apollo 
ed un Ercole del famofo Mirone , polTeduti 
pria dagli Agrigentini ; un altt' Ercole dello 
ftelTo artilta , eh' ebbe Verre da Medina , 
d'ond" ebbe pure un Cupido , opera pregia- 
tilTima di Pralfitele . PI. /. ^(J. e. j. feB.4.. §./. 
La raccolta però , olTia lo fpoglio maggiore 
di tali preziofità , fccefi da Verre in Siracufa, 
la cjuale durante il governo di lui perdette 
più ftatue che non uomini nella fatale fcon- 
fìtta , che i fuoi cittadini ebbero da Marcel- 
lo . Cosi fi efprime Cicerone , ma quella é 



ira mitri 
fatica 



2g6 Storia delle Arti 

p^ "" ■ ' do a tal effetto formata una gran fabbrica dell'antico palagio 
dei re , ove per otto mefi intieri occupati furono tutti gli 

CAP. III. r i> 

artifti , altri a difegnar de' vafi , altri a gettarli e cifellarli ; 
e in quelli non altra materia vi s'impiegava che l'oro . 
...ov'ebbe Jf. 31. La tranquillità , di cui per alcuni anni goduto 

poi 1 ultimo . _, . , '■ " 

crollo dalla avcano m Grecia le arti , fu nuovamente turbata dalla guerra 

guerra mitri- ...... ° 

mitridatica , in cui Atene alleata ai re di Ponto lì follevò con- 
tro i Romani . Delle molte ifole a cui quella città dominato 
avea nel mare egeo, non altra era loro rimafta , che la pic- 
cola ifola di Delo , e quella pure erafene pocanzi fottratta, 
ma a loro nuovamente afloggettata l'aveva Archelao , genera- 
le di Mitridate (a) . Agitavanla grandemente i diverlì parti- 
ti , in mezzo ai quali Arillione, filofofo epicureo , tentò d'im- 
padronirfcne ; e vi riufcì , Ibftenendo l'ufurpato dominio con 
forze flraniere , e facendo perire i cittadini più propenfì a 
Roma (/') . ElTendo per tanto al principio della mentovata 
guerra Archelao affediato da Siila in Atene , quella città 
trovoflì in una neceflìtà eftrema ; e tanta era la mancanza 

de' 



forfè un'efagcrazione oratoria. Clic che ne 
lìa , egli è certo che , fra le più belle flatue 
fìracufane polfcdiite da Verre , vedevafi quel- 
la di Giove , da' Greci chiamato Oì'f/st offia 
dìfptnfjtor del buon vento , ftatua da lui tol- 
ta a que' cittadini , infieme alle due (fatue 
d'ArifteD e di Peano , de' quali il primo ve- 
neralo era dai meJcfimi nel tempio di Bacco, 
e '1 fecondo in quello d' Efculapio . Preda fat- 
ta nel loro Pritaneo era fimilmente una bella 
Saffo di bronzo del celebre ftatuario Silanio- 
ne . Dal tempio di Minerva della ftelfa città 
non folamentc fece egli trafportaie nella fua 
galleria ventifctre ritratti di altrettanti re o 
tiranni della Sicilia , ma voile pur adattarvi 
le porte flelTe del tempio , delle quali non fi 
videro mai le più belle , come ollerva anche 
il noftro ftorico qui avanti pag. z-ró. princ. 
Oltre la Sicilia , molte altre provincie e città 
hanno contribuito ad accrefcere ed abbellire 
la galleria di Verre , come Scio , Samo , Per- 
ge , e tutta la Grecia . Tenedo in ifpecie 
gli fomminiftrò la flatua di Tene fuo dio tu- 
telare , Atene due canct-ore di bronzo lavo- 
rate dal celebre Policlcto , Afpenda un fuo- 
nator di lira , tra tutte k ftatue , la più cara 



a Verre , ctie''agli amici fuoi foltanto più in- 
timi lafciava vedere . Varietà ed ornamento 
accrefcevano alla ftelfa galleria le molte co- 
razze , i cimieri , le coppe , le urne , e i vali, 
tutte cofe per la materia , ma più per la fi- 
nezza del lavoro pregevoliffimc . Fra tutte 
però faceafi diftinguere V idria di Boero car- 
taginefc [ nominato da Winkelmann nel To- 
mo I. pag. 14.S. %. 7 . , e detto autore di due 
ftatue in due ifcrizioni prelfo il Muratori 
Nov. thef. infer. Tom. ri. pag.p66. n. 7. 8., 
il quale a torto lo prende per Sejoboeto , co- 
me offervano il marchefe Matfei Art. cric, 
lapid. lib. j. e. 1. can. j. col. i le. , e Bimard 
la Baftie nelle Olfervazioni al detto Teforo 
del Muratori inferite in appendice a queft' 
opera di Maffei col.^00. ] , e quel candelabro 
e gemmis opere mirabili perfeHum chiefto da 
Verre in pieftito , né mai più reftituito , cui 
due gran principi dell'Oriente deftinato avea- 
no in dono al tempio di Giove Capitolino . 

(a) Appian. De beli, mithrid. pag. iS8. in 
fine . 

ib) ib. pag. 18 p. A.{ Paafania lib.t. c.zo. 
pag. 47. e 4.8. , Coftantin. Porfirogeneta Ex- 
cerpta Dionis Cocc. pa^. 648. 



DA Alessandro il Grande ec 297 

de* viveri , che non folo mangiava^ il cuojo degli animali , 
di cui non baflavan le carni , ma dopo la refa trovaronli 
pur dei refti di membra umane , che aveano fervito di ci- 
bo (a) . Siila diftrugger fece allora il porto di Pireo , l'ar- 
fenale , e tutt'i pubblici edifizj fpectanti alla marina ; onde 
Atene , fecondo l'efprefiione degli antichi fiorici , più non 
era che lo fcheletro d'Atene altre volte sì florida e pof- 
fente . Prefe quello dittatore le colonne fteffe dal tempio 
di Giove Olimpico (b) , e fecele trafportare a Roma infieme 
alla biblioteca d'Apelliconte (e) ; e fenza dubbio depredate 
pur n'avrà molte ftatue , fapendofì che fra le altre cofe 
fpedì a Roma una Pallade tolta dal borgo di Alalcomene 
nella Beozia {d) . Siila coll'eccidio d'Atene propofto fi era 
di portare lo fpavento e'I terrore in tutt'i Greci , come ve 
Io portò diffatti . Avvenne allora ( nell'olimpiade clxxv. ) in 
Grecia ciò che non era mai fucceduto dianzi , cioè che , 
tranne la corfa de' cavalli , non fi celebrò in Elide nefllmo 
degli altri folenni giuochi olimpici ; poiché quefl:i allora fu- 
rono da Siila trafportati a Roma (e) . Leandro Alberti parla 
della metà fuperiore d' una ftatua di Siila efifl^ente a' fuoi 
giorni a Cafoli nella diocefi di Volterra in Tofcana (/) . I Ro- 
mani talora per lafciare un monumento di sé ai pofteri non 
ebbero difficoltà di far incidere il loro nome fulle ftatue de- 
gli uomini celebri dell'antica Grecia , come fé a loro fteflì 
fofsero ftate erette (g) . 

jf. 32. In tempo di tanta miferia d'Atene comprarono i 
Romani de' monumenti dell'arte da que' cittadini : così Cice- 
rone acquiftò colà per mezzo d'Attico que' greci lavori co' 
quali abbellì la fua villa , e mandogli i difegni dei lavori che 
Tom. II. P p bra- 

ca) /i/V. pag. igg. B. (,) App. De beli. civ. lib. r. pag. 4.1 2. C- 

(A) Plin Ili. ^6. cap. 6./ia. ;. (/) Defirh. d'ilal. pag. fó. b. 

(0 Su3h lib. 1 3. pag. 007. A. (g) Cic. ad Att. lib. 6. ep.i, [ Vedafi si 

{d) Paul, lib.s. cap. 33. pag. 777. Libro XJ. Capo l.S.i. in fiat . 



LIB. X. 
CAP. III. 



LIB. X. 
CAP. III. 



298 Storia delle Arti 

'bramava . Tale almeno , cred'io , efser deve il fenfo della vo- 
ce latina typus (a) , che da nefflmo è fiata finora ben efpo- 
fta (a) , fé non che potrebbe pure intenderfi della mifura de' 
pezzi che Cicerone voleva efeguiti . Egli richiefe in oltre a 
quello amico una nota delle pitture efillenti in una di lui vil- 
la dell'Epiro , detta Amaltea , per farle imitare nella propria 
villa d'Arpino , promettendo nello ftefso tempo di mandargli 
in ifcambio nota di quelle che ivi già avea (b) . 

jf. 33. Tutte le altre contrade della Grecia non offrivano 
allo fguardo fé non tracce funelle di defolazione . Tebe , la 
famofa Tebe , che era pur giunta a rimetterfi nel fuo fplen- 
dore dopo i difaflri fofferti fotto Alefsandro , non mollrava 
allora , fé fi eccettuino alcuni tempj nell'antica rocca , che 
dillruzione e ruine (0 . Siila faccheggiati avea i tre più ce- 
lebri tempj della Grecia , cioè quello d'Apollo a Delfo , quel- 
lo d'Efculapio in Epidauro , e'I terzo di Giove in Elide (d) . 
Sparta , febbene avefse ancora i fuoi re e un territorio ai tem- 
pi della guerra civile tra Cefare e Pompeo (0 , era allora 
poco men che difabitata (/) : di Mefiene non altro più ri- 
maneva che il nome (g) ; ed ofTerva Plutarco che -la Grecia 
tutta poteva appena armare 3000. uomini , quanti dati ne 
avea la fola città di Megara nella battaglia di Platea contro 
i Perfi . 

jT. 34. In migliore fl:ato non erano la Sicilia e la Ma- 
gna Grecia , e riguardo a quella n'era flato in gran parte ca- 
gione l'abborrimento generale dellatofi contro i Pittagorici ; 
incendiate ne furono tutte le fcuole , e i più ragguardevoli 
fra loro efigliati fi videro , o melfi a morte (h) . Allora gran 

(.0) idem lìl>. t. eplft. io. tome Livii lib. 4;. 

(a) Vegg. Tom. I. pag. 186. noi. e. id) Conflant. Porphyrog. Excerpt. Diodor. 

ib) ib'id. epift.16. [ Promette di mandargli pag. 406. 

qualche fua opera da leggere . («) App. De teli, civil. l. 2. p. 472, princ, 

(e) Pauf. lib.g. e. 8. pag.7z7. , Dio Chryf. (/) Strab. lib. S. pag. iS7- ^• 

Orat.y.pag. ì zg. B. [ Era (lata diftrutta (e) ibid. pag. jjy. B. 

con Calci , e Corinto in L, Mummi» , Epi- Qò l'olyb. Uh, z, pag. iz6.B, 



DA Alessandro il Grande ec. 29? 

danno ne venne alle arti, le quali infieme alla filofofia era- = 
no colà ftate nel più bel fiore . Delle molte celebri e pof- 
fenti città , che in quelle contrade fiorito aveano al princi- 
pio della romana monarchia , appena ferbavano qualche 
fplendore Taranto , Brindifi (a), e Reggio . Nella prima v'era 
una bella Europa fedente fui toro , ed una flatua di giovane 
Satiro nel tempio di Velta ; e nell'ultima una aflai pregevole 
Venere di marmo {b) . Crotone , le cui mura altre volte a- 
veano avute dodici miglia di circuito , e i cui abitatori ol- 
trepalTato aveano il miglione , nella feconda guerra punica 
appena conteneane ventimila (e) . Poco prima della guerra 
contro Perfeo re di Macedonia , il cenfore Quinto Fulvio 
Fiacco fcoprir fece il famofo tempio di Giunone Lacinia 
prelTo la mentovata città , per trafportarne a Roma le te- 
oole marmoree desinate a fervir di tetto al tempio della 
Fortuna Equeftre da lui fatto edificare (d) ; febbene portate 
appena in Roma , dovè rimandarle ove prefe le avea (i) . 

Pp 2 JT. 3J. In 



L1B. X. 
GAP. III. 



(a) Strab. /li. 6. pag. 4.^0. A. 

(_b) eie. in Veir. ad. 2. lib. 4. cap. 60. 

(t) Liv. lìb. 2j. cap. ZI . n. ^0. 

(,d) idem lib, 42. cap. 4.. n. ^. [Vedi qui 
avanti pag. 1 60. 

(i) Per non interrompere ai leggitori il 
filo della Storia colle troppo frequenti note 
(1 è giudi.:ato più fpediente di qui ra^'coglicre 
in una (bla le principali offirvazioni che fa 
il fignor Hcyne in una fua Memoria intito- 
lata , Saggio falle epoche degù artijli prejfo 
Plinio . V. Sammlung Antiqudrijcher auf- 
saetTe &c. Leipzig 1 ■jyS . , fopra quanto dice 
ne' due Libri IX. e X. il noftro Autore , gli 
abbagli del quale ha prcfo a rilevare e cor- 
reggere , ove fpeciaimcnte colla fcorta di Pli- 
nio vuol tìiraic le epoche degli aitHh . Non 
può negarfi che non abbia egli fpelTo ragio- 
ne ; ma gli amici di \s"inkclniann avrebbero 
defiderato in lui un certo ritegno nel ripren- 
dere uno fcrittore accreditato , e che cali 
ftello coronò coH'elogio di cui abbiam data 
la traduzione . 

Due fono i prin'ipali queliti propofti dal 
celebre profellore di Gottinga : 

I. Su cjUiii for.iiamenti s'appoggino le epo- 
che degli artijìi fijj'u:e dj Plinio ì 



II. Ove abbia quejli prefo quanto firive in- 
torno la fiuria dell'arie ? 

Dicefi che un aitifta fioriva in un detcr- 
minato tempo, o perchè allora prodotte ab- 
bia le opere che gli hanno tatto un nome , 
o perchè f:lici follerò le circoftanze di quel 
fmpo , e favorevoli al mi^lioramenro delle 
arti . Sembra che Winkelmann nel filTarc le 
epoche , per lo più abbia a quelle riguardo ; 
e fra elle molto concede alla liberta ed al 
clima . OlTerva però Hcyne che nemmeno 
in '.io è coftante ; poiché talora ne attribuifce 
l'avanzamento al patrocinio de' grandi , al 
lulfo , al capriccio , e ad altre limili cagioni . 
La liberta però fembra a ^'inkeimann 
quella che v'abbia avuta la maj;gior influen- 
za ; ma Hcyne olferva che ella nulla opera , 
fc unita non fia con altre circollanze ; onde 
l'azicn fua a poco ridaceli , e fovente anzi 
nuoce al tìfico , al morale , e al politico in 
guifa da elfere anche ruinola per le arti . Av- 
verte egli che , liccome non fi fa ben defi- 
nire l'eìfenza della libertà , cosi nemmeno 
(i può ben determinarne l'attività , che di- 
verfa è ne' var) tempi e luoghi : Atene , Spar- 
ta , e Tebe , dic'egli , avean una libertà ben 
differente da quella" che regnava nelle tran- 



LIB. X. 
GAP. III. 



300 Storia delle Arti 

jf. 3J. In Sicilia allora, dal promontorio di Lilibeo al 
capo Pachino , cioè in tutta la colla orientale dell' ifola , 

non 



quille campagne d'Arcadia , a Foci , e a Do- 
ri ; e coU'crempio di quefte ultime città , clic 
certamente libere erano in Grecia , e pur 
arti non avcano , nioftra che poco alla li- 
bertà fi deve. Dopo aver ciò provato con 
molti argomenti , palTa Heyne ad cfaminare 
le altre ragioni per cui cotanto in que' luo- 
ghi e a quell'età iì perfezionarono le arti ; 
e vuole che , più che ad altro, quefto fi deb- 
ba alle molte ricchezze della nazione [ co- 
me infatti da qucftc Diodoro Uh. 12. princ. 
P^g-47S- ripete il fiorir dell'arte nei cin- 
quant'anni di pace , de' quali parla Winkcl- 
niiiin qui avanti alla pae.ijp. ] , e al poco 
luflo de' privati nella domcftica economia 
[cui fi deve aggiugnere una indicibile avidità 
di gloria , che tutta animava la nazione , e 
una gara perpetua fra le rifpettivc città di 
forpalfarfi in ogni eofa ] . 

Ma fu qual principio mai Plinio , nel fiflare 
le epoche degli artifti , per lo più fceglie i 
tempi migliori per la nazione , che fovente 
pur furono quelli della libertà ? Qui Heyne 
propone una ingegnofa congettura . Plinio , 
dic'egli , non s'è "ià immaginate le epoche 
dedi artifti , ma da alrri più antichi fcrittori 
Iella tratte. Quefti erano cronifti o ftorici , 
che i fatri della Grecia efponevano ; e per 
dare un certo ordine agli ferirti loro , divi- 
deanli in epoche , fiflandole a que' tempi ne' 
quali , dopo qualche grande evento o difa- 
Iho , la Grecia rimanea tranquilla. Quefti 
momenti di ripofb fceglicva lo fìorico per 
terminare il libro o'I capo , e in fine ad effo 
(oggiugneva tutto ciò di cui naturalmente 
r,on s'era potuto far menzione nel racconto 
degli avvenimenti , rammemorando per tal 
modo gli uomini celebri nelle fcicnze e nelle 
arti. Ècco, fecondo lui, come naturalmente 
dopo un avvenimento rimarchcvc.'c paiiavafi 
da quegli ftorici de' chiaii artifti , fcnza che 
quindi inferir fi dovelTc che appunto in que' 
tempi aveano viifuto . Plinio avea tali ftorie 
fbtto gli occhi mentre fcriveva la fua ; e a- 
vcndo a parlare degli artifti , ne fifsò le epo- 
che a quelle olimpiadi , fotto le quali ne tro- 
vava notati i nomi . [ Converrebbe però fup- 
porre una gran negligenza , e inefattezza 
unto in quegli ftorici , che in Plinio loro fe- 
guace ; difetti , che per quefta parre non veg- 

Eiamo in nefluno degli antichi ftorici , che ci 
3110 rimafti , come Tucidide , Diodoro , Pau- 
iània , Eufebio, ed altri, i quali fcguono l'or- 
dine delle olimpiadi , e dei vincitori in effe , 
Eccome neppur fi vede nelle epoche Aliare nel 
Marmo d'Oxford , A me pare più verofimile 



che Plinio , fcnza andar a leggere tante fto- 
rie , o croniche univerlali , abbia potuto leg- 
gere, e copiare qualcuno, o più dei tanti fcrit- 
tori , che particolarmente aveano trattato de- 
gli fculrori ,'e pittori , e delle loro opere , e in 
generale delle arti del di(egno , varj de' quali 
egli fteflb allega , altri ne riportano Ateneo , 
Laerzio , i Filoftrati , ed altri, e poftbno vc- 
derfi numerati da Giunio De pici, veter. Hi. 2. 
c.^. §.^. p.fS- ^ S^- > e dal Fabricio Bli/ioth. 
gnca , Tom. il. l. ^. e. 2.^. p. $00. fegg. Effi 
potevano entrare in un più minuto racconto , 
e dettaglio , che que' cronifti , o ftorici ; e a- 
vranno avuto le loro ragioni di allegnarne le 
epoche in quella guifa ; e alcuni tanto mag- 
giormente potevano dar giudizio delle opere , 
e del merito degli artitli lifpcttivi, quanto che 
eglino ftcffi erano arridi ugualmente . J 

Se quefta fpiegazione non fi ammetta , co- 
me renderemo noi ragione di quegli artifti 
che veggonfi eccellenti tutto in un tratto , do- 
po quindici o venti anni di vuoto ? Si fon e- 
glino formati fcnza maeftri , e in un momen- 
to ? Se fono l'eftetto della liberrà e del cli- 
ma , perchè fol nafcono in Atene , alcuni a 
Sidone e a Corinto , e poc'ni o nilfuno altro- 
ve ? Se fono l'effetto della tranquillità , co- 
me mai una pace tra Atene e Sparta produce 
gli artifti ad Efcfo e a Rodi : Aggiungafi che 
alcune di quefte epoche cadono in tempo di 
guerra , ed altre in tempi in cui la Grecia, 
avea perduta la fua liberta . 

Fida Plinio l' epoca prima della fcultura all' 
olimpiade lxxxiii. , e Fidia in elTa , perchè , 
foggiugne Winkelmann [ nella prima edizio- 
ne in lingua tedefca pag. ,'?2. , e pag. iSg. 
Tom. li. della traduzione francefe ] , Fidia 
fatto aveva allora il fuo Giove Olimpico , e 
regnava la pace in tutta la Grecia . 

Ma , dice qui Heyne , la pace generale , 
di cui parla Diodoro citato da 'W'inkclmann , 
appartiene all'anno terzo deirolimp.LXXxiv., 
e nell'anno fecondo dell'olimpiade anteceden- 
te erano in guerra gli Ateniefi contro la lega 
Beotica . [ Con quefta oflervazione del fignor 
Heyne , il fignor Huber nella fua traduzione 
Tom. III. pag. 26. ha voluto emendare il te- 
fto di 'Winkelmann . Forfè il fig. Heyne non 
avrà letto bene Diodoro al luogo citato (opra 
Ma. pag. iS8. not.a. . ove precifamcnte nlfa 
la detta pace all'olimpiade lxxxiii. anno ni.; 
e avrà equivocato coU'altro parto dello ftcllo 
Diodoro poco dopo, cioè §.26. pag. 4.9$., 
ove all'olimpiade lxxxiv. anno iiL parla de- 
gli effetti di quella pace . L'errore di 'Winkel- 
mann è di aver detto anno il. in vece del iil.. 



DA Alessandro il Grande ec. 301 

non vedeanfì che mine ed avanzi di città altre volte floridif-' 
fime (a) . Siracufa però tenealì ancora per la più bella tra 

le 

(a) Strab. lib. 6. pag. 417. C. 



LIB. X. 
GAP. UT. 



quale fi ricava da Diodoro, e da Paufania, clic 
ho aggiunto alla detta pagina ] . Altronde Fi- 
dia non aveva allora lavorato ancora il fuo 
Giove . Palla quindi a trattare a lungo di 
quefto principe degli fcultori ; dimoftra che 
nell'olimpiade Lxxxiii. cominciò la fua Mi- 
nerva , e finilla nell'olimpiade lxxxv. [fe- 
condo Eufcbio Chron. l. z. ad ann. mvlxx. 
pa£.i-ì2., e così avca fcritto '^"inkclmann 
nella detta prima edizione tedcfcapjg'. ^ •?:?., 
e traduzione francc(e pae. i pò. citando Dod- 
wello , e lo Sco'iafte J'Ariftofanc in Pcc. 
■verf. 604-. ; ma poi in quefta feconda edizio- 
ne, fopra TiWi pag. /p2. §. i z. filTa l'anno 1. 
bell'olimpiade lxxxvii. , probabilmente do- 
po lo Scaligero , il quale ntll; Animadvcr- 
fioni all'opera d'Eufebio , pag.i oj. avverte , 
che dovrebbe eflcrvi errore di due olin-.piadi , 
della Lxxxv. per la lxxxvii. ; argomen- 
tandolo dall'anzidetto Scoliafte , che dice fi- 
nita la Pallade fotto l'arconte d'Atene Pitodo- 
ro , il quale appunto cade nel detto anno i. 
dell'olimpiade lxxxvii. , come può vcdcifi 
anche prelfo il P. Corfini Fafti art. Tom. ni. 
pag. zzj. Quefli però alla pdf. 2 1 S. col Pal- 
merio crede che abbia errato lo Scoliafte nel 
nome dell'arconte ; e che veramente Pidia ab- 
bia cominciata la detta ftatua nell'olimpiade 
ixxxiii., e l'abbia terminata nella lxxxv.]; 
(bfpetta che fuppofto fia quanto leggiamo in- 
terno alla fua hiua in Elide, e alle accute date- 
gli di replicato Furto d'oro sì nella Mincn'a 
che nel Giove; prova che a quello lavorar non 
potè fé non nell'olimpiade lxxxvi. , o piut- 
tofto nella feguente [ come ha detto ''JCin- 
kelmann in quefla feconda edizione , fopra 
allapd^. iQz. e IQ4: ] , traendone principal- 
mente argomento [ come avea fatto il Padre 
Corfini locete, pag. zig.} da una figura che 
ivi era fimile al fuo Pantatce , cioè alla ftatua 
d'un fanciullo da lui amato , in atto di legarfi 
con una benda la fronte , in fegno della co- 
rona da lui riportata nell'olimpiade lxxxvi.; 
e congettura con molto ingegno che gli er- 
rori di cronologia intorno a Fidia fiano nati 
dal non aver riflettuto che gli ftorici parla- 
rono di lui e delle cofe fue , non avendo ri- 
guardo ai tempi proprj , ma ad alcune gran- 
di circoftanze che loro fervivano a fiifar le 
epoche generali della ftoria . A quefti abba- 
gli riguardo a Fidia hanno anche dato luo- 
go certi antichi fcolj da più d'uno fatti ad 
Ariftofanc , i quali infieme uniti hanno pre- 
fcntato un fcnlb diverfo da quello che avef- 
fcro originalmente , e divifi . 



Pilla Plinio un'altra epoca nell'olimpiade 
xcv. Ma non v' è nelTun tratto ftorico rela- 
tivo all'arte , che ciò determini , e nemme- 
no alcuno di quegli avvenimenti , che fecon- 
do W'inkcimann faceano germogliare le ar- 
ti. [Pare giuftiiTimo quello aflegnato da lui 
aWdipag.zij. Potrebbe cfiere anche il fecon- 
do incendio del tempio di Diana Efefina , Af- 
fato all'anno iv. di quefta olimpiade da Eu- 
febio . ] Succede bensì un fatto memorabile 
per fervir d'epoca ad uno ftorico , cioè la mor- 
te di Socrate ; ond'è verofimile che gli artifti , 
riferiti da Plinio a tal olimpiade , altro rap- 
porto non v'abbiano che quello già da noi 
divifato . 

La terza [quarta] epoca è all'olimpiade cu., 
epoca convenevole alla ftoria generale della 
Grecia , poiché in elTa allearonll gli Atcniefi 
coi Lacedemoni , e in erta pur fi diede la bat- 
taglia di Lcutra sì gloriofa pe' Tebani . 

Nella vita di Praffitele e d'Eufranore , po- 
fti da Plinio nell'olimpiade civ. nulla trovia- 
mo , per cui in quefta piuttofto che in un" 
altra debbanfi fillare ; ma troviamo bensì 
a qucfto tempo un'epoca memorabile nella 
greca ftoria , cioè la battaglia di Maiitinea , 
in cui perì Epaminonda , e che feguita fu 
poi da una pace generale . Winkelmann ri- 
ferifcc a quefti tempi la liberazione d'Atene 
per opera di Trafibulo ; ma quefta avvenuta 
era nell'olimpiade xciv. [ Quefta è ftata una 
fvirta di NS^'inkelmann , che non i\. è ricorda- 
to a quel luogo , cioè alla pag.zzz. , di aver 
già filfata prima alla pag. zi 7. la liberazione 
d'Atene per mezzo di Trafibulo a quefta o- 
limpiade xciv. , com'è veramente feguito . ] 
Una delle epoche più rimarchevoli per l'ar- 
te preflo Plinio è l'olimpiade cxiv. , in cui 
viveano Lifippo ed Alellandro il Grande che 
mori nell'anno quarto di efla '' anzi nell'an- 
no primo , come ha detto Winkelmann alla 
pag. 2/7. Diodoro lib. / 7. %.pen.pag. zs^. 
Tom.iI.Vepgìfi Corfini Fa/li att. Tom. IV. 
;)a^. f (7. /7. ] . Winkelmann vuole che abbia 
in ciò avuta molta influenza la pace gene- 
rale ; ma tal pace , che riguarda la Perfia e 
l'India , qual rapporto aver potea colla Gre- 
cia r Qui non potendo W inkelmann più fon- 
darfi fùlla libertà , cerca d'attribuire i pro- 
grelfi dell'arte alle ricchezze e al luiTo . Ma 
è ben più naturale il dire che lo ftorico , cui 
Plinio avea fotto gli occhi , abbia firtata un" 
epoca nell'olimpiade in cui morì Alefiandro , 
e che ivi abbia fatta menzione degli artifH 
di que' tempi , anziché immaginale che Pli- 



LIB. X. 
CAP. III. 



502 Storia delle Arti 

le greche città , di modo che Marcello , quando l'ebbe es- 
pugnata , guardandola dall'alto versò lagrime di compiacen- 
za . 



nio per firtare l'epoca , abbia calcolata l'in- 
fluenza d.-lla ?a:e e delle ricchezze fuii'arte . 

Lo ftclVo diLafi dell'epoca fillara neirolim- 
pialc cxx. , in eui dopo la baccaglia prclTo 
ripfo , e la fconficta d'Àncigono e di Deme- 
trio s'accrebbe la pollanza de' regni della Si- 
ria e dcU'Egicto per le nuove conquide . Qui 
foggiugne Plinio : cejfuvit deinde ars : le qua- 
li parole dcnno incenderli del lilenzio della 
ftoria riguardo agli artifti in bronzo per un 
cerco tempo , cioè fino all'olimpiade clv. , 
e non già , come Ipiegolle Winkelmann , che 
l'arte fia vcraraence mancaca in tucto quel 
tempo . [ A me pare chiaro , che Plinio vada 
incelo come crede Winkelmann . Egli dice , 
che l'arte mancò nell'olimpiade cxx. , e che 
poi rifiorì ( revixit 1 nella clv. In quefta no- 
mina otto foli artifti , dicendoli di gran lun- 
ga inferiori per merico ai nominati nelle epo- 
che precedenti . Or quefto non e un chiaro 
fegno , che in quel fractcmpo erano manca- 
ti i buoni niaeftri , e l'arte avca languito ? 
Oltracciò Plinio lii>. :;f cap. f.feSl. 1 1. par- 
lando della pittura a' fuoi tempi , dice che 
andava a perire , e (ì ferve di parola cor- 
rifpondente alle (uddette cejjuvit , e revixit , 
cioè , kaSenus dicium pt de dignitate artis 
morìentis ; e qui non può intcndcrfi nel fen- 
Co del iìgnor Hcyne , cioè del filenzio degli 
fiorici ; ma bensì che veramente ai di Ini 
tempi la pittura folfc degenerata , e quad 
perduta , come fi è veduto qui avanti alla 
p. 7 2. 7 :;. 1 e I ZQ. che avvenne realmente . ] 

L'olimpiade clv. fu certamente poco favo- 
revole ai progrelfi dell'arte nella Grecia , ove 
l'Acaja e la Macedonia erano già provincie 
romane ; ma in cita avvenne la morte di Eu- 
mene IL re di Pergamo , morte che intcref- 
fava egualmente la politica che le fcienze e 
le arti ; e quindi fu quefto tempo fcelto dallo 
ftorico per far epoca . Olferva qLil Hcyne 
che 'W'inkclmann pa^. 26 -r. volenjo crovare 
l'originale delle due tefte di bafalce , nulla 
dice di verolìmile , canto più che moltilfMii 
faranno flati i vincitori alelfandiini , tra i 
quali di quattro foli ci fono a caio pervenu- 
ti i nomi . Nota altrcfì che l'olimpia le non 
prcndea già il nome dal vincitore nella corfa 
de' cocchi , come fcrivc il noftro Autore ; ma 
bensì dal vincitore nello ftadio , olila nella 
rorfa a piedi . f Si riveda quel che abbiamo 
detto noi alla detta pj^. 267. efcg. ] 

Plinio in un diftinto capo parla delle epo- 
che de' pittori antichi , e fempre fui mede- 
fimo principio , poiché le tradc dai med.-li- 
mi fonti. 1-ifl'a l'epoca prima nell'olimpia- 



de xc. , ma dalla ftoiia abbiamo efler la pit- 
tura in Grecia molto più antica. Se gli au- 
tori , dai quali eftraeva Plinio l'opera , non 
ne parlavano , egli e perche proponeanfi di 
riferire folamente i nomi de" pittori rinoma- 
ti , quali al certo non furono i più vecchi . 
Del refto erangli ben noti Paneno fratello di 
Fidia, e Fidia fedo, Polignoto e Miconej 
anzi fcrive altrove che ne' giuochi itlmici e 
pitici eravi contefa di pittura, ove Timago- 
ra ebbe il premio . [ Veggalì Tom. I. p. zS7-_ 
E perchè non dire , che appunto fu quefti 
fondamenti Plinio lib. ^j. cap. S. feci. ^4-, 
vuole , che fia molto anteriore l'epoca della 
pittura, e critica gli fcrittori greci , che vo- 
levano filTarne la prima alla detta olimpia- 
de xc. , quando era cofa indubitata prello 
tutti , che appunto Paneno fratello di ri lia 
nell'olimpiade Lxxxiii. avta dipinto lo feu- 
do , che imbracciava la ftatua di Minerva in 
Elide , opera di Colore ; e che Fidia era ftato 
pittore prima che fcultore , cioè molto pti- 
dellolimijiade lxxxiv. , in cui filTa la di 
lui celebrità nella fcultura ; e Bularco , di 
cui fi è parlato da Winkelmann qui avanti 
pag. i 66. , erafi refo chiaro prima dell' olim- 
piade xvin. , in cui morì Candaule re di Li- 
dia , e circa i tempi di Romolo ? ] 

L'epo'a pruna de' pittori, come dicemmo , 
vien filfata all'olimpiade xc. , epoca ottima 
per la ftoria , poiché fi ftabilì allora nella Gre- 
cia la celebre ttegua di jo. anni . [ Si ftabilì 
nell'olimpiade lxxxix., come ha detto Win- 
kelmann alla pag.t gj. princ. ; e precifamentc 
nel 'anno iiL Diodoro lib.r 2. ^.74-. P. SB"- 1 
Scrive Plinio [ /. ^/. c.g. feci. j6. §.2. i che al- 
cuni collocano a quefti tempi Seufi [non ha 
mai detto tal cofa] pofto da altri all'olimpiade 
LXXXIX. , e da lui alla xcv. Ma quelle diffi- 
cfilt.i cronologiche nel filtema di Hcyne fa- 
cilmente fi fpicgano , ammettendo differenti 
fcrittori , che in diverfe epoche abbiano di- 
vifa la loro ftoria . Chi fa eziandio che qual- 
che Icrittore non abbia parlato di Seufi rela- 
tivamente a qualche anno anteriore alla fua 
efiften7a e alla fua fama, e che uno fcrit- 
tcre fullegiieme non abbia prefo tal anno 
per quello della fua gloria? L'olimpiade xciv. 
in cui ville ApoUodoro , fu alrresl celebre pel 
fine della guerra peloponnefiaca sì dannofa 
agli Atcniefi . [ 'Vc'inkelmann pag.zi 7. lo fifTa 
all'anno i. ; ma erra , e con lui il fig. Hcy- 
ne , poiché fini nell'anno iv. dell'olimpiade 
xeni. Diodoro Uh. i ^. §. ìo-.pag. 620. ] 

Per Seufi non folamente fiifa Plinio l'olim- 
piade xcv., ma eziandio l'anno quarto di 



DA Alessandro il Grande ec. 303 

za (a) . Cominciò a difufaifi allora la lingua greca nelle gre- =™==== 
che città d' Italia ; e al riferir di Livio (h) , poco prima della 

^ • < 11' !• n -le CAP. IJI- 

guerra contro Perleo , cioè nel! anno di Roma $72. , il fena- 
to 



ella . Perchè ciò 3 Forfè perchè ivea Seufi fat- 
ta allora la prima fua opera ? Ma Plinio ftcf- 
fo parla d'un Pan , che egli eia dianzi di- 
pinto avca , e dato in dono ad Archelao re 
di Macedonia , morto nell'anno fecondo [ o 
nel primo, fecondo Diodoro lib. 14.^. ?■'. 
pag. 671 . ] della medefima olimpiade . Plinio 
non altro volle dire fé non che allora Seuli 
viveva , e lo dilTc perchè avealo letto . Lo fto- 
rico che avea fott'occhi fifsò vcrodmilmente 
l'epoca a quell'anno, perche in elio Agelipoli 
fuccelTc ad Agide nel governo di Sparta , e 
fi preparò i mezzi alle gloriofe imprefe che 
fece nell'anno fcguente . Da ciò argomenra 
Heyne che l'autore feguito da Plinio folle 
uno a cui rtelfero principalmente a cuore le 
cofe di Sparta , e conchiude che folTe quell' 
eforo ftcllo rammentato da Diodoro , che 
cominciata avea la fua {loria dal ritorno de- 
gli Eraclidi . 

L'olimpiade cvii. è l'epoca de'pittori E- 
chione e Timomaco , e probabilmente lo do- 
rico ne fece menzione a quefti tempi , per- 
chè fi edificò allora il Maufolco , monumen- 
to grande per le arti , efiendo morto Mau- 
folo nell'anno quarto [ o nel fecondo , co- 
me fcrive Plinio /ib. j6. cup. s.fici.^. §. p, , 
ccap, 6. feci. 7.] dell'olimpiade evi. 

D'Apelle fi fa menzione all'olimpiade cxii. 
in cui finì l'impero perfiano , elTendo palfa- 
la la Perfia fotto il comando d'Aleflandro do 
pò la battaglia d'Arbcla . Ecco per tanto tro- 
vata la ragione dell'epoca . È certo però che 
Apelle vifte lungo tempo dopo Alefiandro , 
poiché dipinfe il re Antigono , vide Tolomeo 
alla corte d'Aleflandria , e fu coevo di Pro- 
togene , il quale vivea nell'olimpiade cxix. 
[Veggafi qui a.\a.nt\ pag.24.Q.] 

Per le epoche degli {cultori in marmo Pli- 
nio ritorna indietro , e oderva che Dipeno 
e Scillide viveano a un di prelTo all' olim- 
piade l. , tempo, in cui forfè il fuo ftorico 
metteva le conquiftc di Ciro in Perfia , feb- 
bcne quefte veramente appartengano all'o- 
limpiade Lv. Nella Lx. , in cui Ciro all'im- 
pero mcdo e perfiano unì il babilonico , col- 
loca Bupalo ed Antermo. 

Proficgue Plinio a filfare in generale i co- 
niinciamcnti della fcultura , pe' quali rimonta 
fino al principio delle olimpiadi , e filTa quelli 
della pittura e della ftatuaria all' olimpiade 
Lxxxiit. ai tempi di Fidia [ lib. ^6. cap. f. 
feci. 4. §. ^. , dopo che avea fcritco tutto ciò 
che fi è detto qui avanti circa i principi del- 
la pittura i come fi doveva rilevare per ef- 



fer coerenti 1 . Molti hanno in ciò riprefo 
Plinio, avendo quelle tre arti un'antichità 
a un di predo c-guale ; ma egli facilmente 
vien giuftificato te gli ftorici . da' quali trae- 
va le fue notizie , non fecero mai menzione 
di pittori e di ftatuarj prima di Fidia . [ Se- 
condo ciò che abbiamo riferito qui avanti 
Plinio fa vedere , che quegli fcrittori da lui 
feguitati in quella parte avevano mancato , 
benché forfè facelTero a lungo la ftoria dell' 
arte , e degli artilli ; ed egli li convince di 
errore colle notizie , che debbe aver tratte 
da altri fcrittori , che forfè ne aveano par- 
lato foltanto di palTaggio . ] Park quindi di 
Prallitele e di Scopa , di cui difficilmente fi 
filfa l'epoca a cagione delle contraddizioni 
degli fcrittori . 

Non approva Hcyne la correzione fatta da 
■^ inkclmann qui avanti pag.t (iS. di Scapo in 
vece di Scopa , e oflcrva che febbene non 
fi leggefle in Plinio , che egli avea lavorate 
le colonne del tempio di Diana Efefina , la 
difficoltà fuffillerebbe egualmente , perchè lo 
ftorico in un luogo lo fa coevo a Fidia, [ cioè 
nel lib. ^4. cap. 8. feii. i g. princ. lo mette 
neir olimpiade lxxxvii. , dopo aver collo- 
cato Fidia nell'olimpiade lxxxiv. fecondo 
l'edizione d'Arduino, che noi adopriamo , 
o nella lxxxiii. fecondo le anteriori edi- 
zioni , che ha feguito il fignor Fleyne ] e 
in un altro lo annovera fra coloro che han- 
no lavorato al Maufolco per ordine d'Artc- 
mifia nell'olimpiade cvii. Ma fé fupponghia- 
mo che Plinio abbia compilare le fue noti- 
zie da diverfi fcrirtori , che non ciano d'ac- 
cordo fra di loro , cella ogni difficoltà . Tut- 
to però ben efaminando , fembra che Scopa 
abbia viffuto più tardi che non vuole Win- 
kelmann ; ed è più probabile che , fc v'è er- 
rore , fia ne' luoghi ove fé ne rapporta fem- 
pHcemente il nome , anziché in quelli ne'qua- 
li fé uè riferifcono le opere . Forfè in vece 
di Scopas ivi legger fi deve prefib Plinio qual- 
che nome analogo , come leggefi in molte 
edizioni Phndinon & Myron in luogo di 
Pkrsgmoi 6' Mìcon . 

Se per tanto Scopa è pofteriore a Praflìte- 
le , vanno a terra tutt' i bei ragionamenti di 
■W'inkelmann , che dalla Niobe , fuo lavoro , 
determinar vuole quale forte l'antico carat- 
tere dell'arte . [ Si vedano le noftre rifleflìo- 
ni alla pag. t gy. i $S. 

(.a) Liv. /ib. 2j. cap. t g. num. 24, 
ÌJ>) Uh. 40. cap. i/f^ num. 4.^, 



LIB. X. 
GAP. III. 



504 Storia DELLE Arti 

■ to conceduto aveva alla città di Cuma di ufare il romano 
linguaggio ne' pubblici affari , e nella vendita delle mercan- 
zie (a) . Io fon però d'opinione che il decreto del Senato 
fo0e un comando anziché una grazia . 

(a) Livio forfè parla delle vendite pubbli- tore : Cumanis to anno pettnùhus permif- 
che all' incanto , che fi facevano anche allo- Jum , ut pub/ice latine loquerentur , & prt- 
u , come al prefcnce , p«i mezzo d'un bandii conibus latin vcndendi jus ejfie . 




F,aTBclk Rom.del 



Pet"^ BomLAli RornJcidp- 



Lì' 




LIBRO UNDECIMO. 

Scoria dellarte greca preflb i Romani dai tempi 
della Repubblica fino ad Adriano . 



A P O 



I. 



Stato delle arti del difegno in Roma — Prima del triumvirato — 
Tefìe . . . e Scudo di Scipione — Ai tempi del triumvirato . . . 
Tempio della Fortuna a Prenejìe . . . e Mufaico di Palejìrina — 
Arti favorite dal lufso . . . principalmente [otto Giulio Cefare -- 
Efercitate da greci liberti . . . e talor anche da uomini ingenui . . . 
alcuni de' quali rejìarono tuttavia in Grecia — Monumenti dì 
que' tempi — Statue di due re prigionieri . . . e di Pompeo — Gem- 
ma coir effigie di Seflo Pompeo - Pretefe Jlatue di Mario . . . e di 
Cicerone . 

l_ie arti del difeano che in Grecia foftenerfì non poteano in Stato delle 

. ti del dilc 

tempi sì infelici per quelle altre volte floridiflìme contrade , inRoma 
vennero a cercare ricovero e vita in Roma , ove la gioven- 
tù non folo col greco linguaggio apprendea le dottrine de' 
Tom.U. Q^q gre- 



e ar- 
gno 



LIB. XI. 
CAP.I. 



506 Stop. lA dell'Arte greca 

greci filofofi , ma iftruivafì eziandio nelle arti di quella nazio- 
ne . Dicemmo già altrove (a) che Paolo Emilio avea fcelti a 
maeftri de' fiioi figliuoli ( fra' quali v'era il giovane Scipione ) 
degli flatuarj e dei pittori . 
Prima Jei tri- ^- I- Nulla fi dirà dell'arte che vi fiorì ne' primi fecoli 
Bmviraco. ^^y^^ repubblica, e fotto i re, poiché efla appartiene all' 
arte etrufca , anziché alla greca , e ne abbiamo altronde par- 
lato abbaftanza al Capo IV. del Libro Vili. Cominceremo dai 
tempi che precederono di poco il primo triumvirato , ram- 
mentandone i conofciuti o i fuppofti lavori . 
Teftc... jT. 2. E primieramente feguendo qui la ricevuta opinione 

dovrei rammentare come lavori di quello tempo le tefte di Sci- 
pione , ed un pretefo feudo o clipeo d'argento nel mufeo del 
re di Francia , in cui vuoili vedere efprefTa la continenza di 
quell'eroe romano (b) . Di tali telle io pubblicai {a) quella di 
una gemma efiflente in Roma nel mufeo del fig. principe di 
Piombino . Quella di bafalte verdognolo nel palazzo Rofpi- 
gliofi è la più bella e la più celebre , ed efìendo fiata tro- 
vata nelle ruine dell'antico Literno , ov'era la villa di Scipio- 
ne 



(a) Qui zv^nnpag. 1 Se. 

(b) Riguardo alia fpofa di Alludo principe 
de'Celtiberi in Ifpagna , di cui parla Livio 
l. 26. c.^y.n.^o. , o Indibile , come lo chia- 
ma Valerio Maffimo /. 4.. c.j. n.r. Gli Editori 
Milanefi facevano dire al ncftro Autore , ri- 
guardo a Sofonìsba fpofa dì Majftnijfa , forfè 
per aver occafione d' intrudere in nota quan- 
to /Icjjue . ,, Una gemma incifa colla tefta 
di Mallìniifa fu pubblicata da Antonio Ago- 
fiini Gemme ant. figur. num. 66. , il quale fa 
pur rnenzione d'una rarilfuna corniola della 
dattilioteca Barberini [ di moderno lavoro , 
come fi conofce anche dai zolfi ] , in cui è 
intagliato lo fleflo re con tre fuoi figliuoli . 
Un' altra ne abbiamo noi pubblicata alla 
pag. lyz. affai più pregevole , perchè unita 
a quella di Mafilnifia v'è la tefia , o i' profilo 
almeno di Sofonisba , che può darci un' idea 
della beltà sì rinomata di quella reg'.ia . Ivi 
fono le medefìme lettere puniche che in quel- 
la dell' Agoftini , i medefimi tratti , e lo rtelTb 
elmo , le non che in quefto , iiì vece d'una 



biga , v' è incifo un delfino che probabilmen- 
te indica la polfanza marittima di MafTiniifa, 
o almeno il fuo domìnio fui lido del mare 
africano , come il cavai marino nella gemma 
dell'Agortinì . Per la Iteffa ragione vcggonfi 
i delfini fulle monete firaculane . Po.'fiedc 
quefta gemma , eh' è un'onice a due colorì di 
lavoro finiflìmo , il eh. fignor abate Bianconi 
fegretarìo perpetuo della reale Aci'ademia del- 
le Belle Arti eretta in quella città con fovra- 
na munificenza . L'ovale foggiunta al dife- 
gno ne moftra la vera grandezza ,, . Ne l'una, 
ne l'altra di quelle gemme rapprefenta MafTi- 
nilTa , di cui abbiamo il ficuro ritratto nella 
pittura, che defcriverò qui apprefio , ove ha 
poca barba , e pochi capelli come ì mori , e 
ne ha pure il colore olivaftro . E quanta dif- 
ferenza non v'è anche fra di cde ? Quella 
dcIl'Agoftini potrebbe cffcre un Marte etru- 
fco . Qualunque fia il foggetto di quella del 
fignor Bianconi , non fi ometterà di darne la 
figura in appreflb . 
(a) Monum, anc. intd. num. 176. 



PRESSO I Romani ec. 207 

ne il feniore, ha fervico a riconofcere , e a dare il nomea"^ 



GAP. I. 



tutte le altre , una delle quali vedefi nel mufeo Capitolino (a) , ^^^" ■^^• 
l'altra nel palazzo Barberini, la terza nella villa Albani (b) , 
la quarta trovali nel palazzo di Sua Altezza il fignor prin- 
cipe ereditario Carlo di Brunfvic , da elTo acquiftata a Roma 
e la quinta di bronzo vedefi nel mufeo Ercolanenfe , ed ha 
elTa pure , come le fummentovate , un taglio in croce fui 
cranio per indicarne la ferita , febbene non vedafi quello fe- 
gnato fulla ftampa pubblicatane , né avvertito nella fpiegazio- 
ne (e) . Finalmente v'è un infigne cammeo di milord Forbich 
fomigliante alla detta gemma (d) . Tali tefte altresì fon tutte 
rafe , il che ci fli ricordare delle parole di Plinio {a) , fecon- 
do cui il primo che introdulTe l'ufo di raderfi tutt' i giorni 
fu Scipione , frìmus omnium radi quotiate inftituit Africanus Ce- 
quens; ma qui notifi che la voce fequens indica chiaramente 
Il fecondo , onde la omife il Fabri [b) , che voleva in quella 
ravv.fare Scipione Africano il feniore , a cui difFatti apparte- 
neva la villa di Literno . Plinio usò pur altrove (e) h voce 
[equens, dicendo dello ftelTo Africano : lìbras XKxn.. argenti 
Afncanus feqnens luredi reliquit . Dovea altronde fapere il Fabri 
che il più vecchio degli Scipioni , al riferir di Livio (r) . fo- 
Jea portar lunghi capelli . Per tanto in tutte le mentovate tefte 
dovremmo riconofcere l'effigie del fecondo anziché del pri- 
mo ; fé non che nafce una difficoltà dalla ferita che fu tutte 
vedefi indicata . Del fecondo nulla ci dicono gli ftorici , che 

QL*^ 2 ferva 

antfi?cfvra'^r:rvi;o a''c''onofccle t T^' Monumenti al numero citato, Par.,a. C 

Se foirc del feconrAfricano vi Vr^^^^^^^^ ^° "-/"^--fJ'- Ivi aggiugne che poca , o 

dovuto aggiuancre Emi'ÌZn l\.\ ^ "'""* lom-gl'anza ha con quefte terfe quella 

la, ferdfrLSdaTprro' "'"^ P^^°- g.^mma del mufeo del re di Francia col nome 

.(B) Non ràdbmiolia alle altre ed ha la T ^"^ì"""} ' '^^^- '^f ^ariette P/.rr. grav 

cicatrice al di fopra "della fron^ Òuelh L T -'m" ^^- *^- ' ' ' 'f ^^ T" "^ ^^'° '"^'^'^ 

liffima, che daremo qui apurefl-ò V J I m '^°'^n '' "°™' Potrebbe eflere del primo di 

feo Pio-Clementino ^^ ' ' "^'^ ^^"^ ^^P^o "fnie . Ma (ì veda qui appreffo ;?. a. 

(e) Bronii d'Ercol. Tomo I. Tav ^o e j.o M C ^' "".^-.^^-fea sg- 

(D) Ho c'orretto e fupplito quèfto patal ì 11^; ? '""^-Ft. Urf. n.^p. p.^g. 
grafo con ciò . che d.cf XV^ink^elmanf.;^. g ^t.^/.T^^.-^t//,. 



LIB.XI. 
CAP. I. 



303 Storia dell'Arte greca 

lerva a renderne ragione ; laddove leggiamo del primo , che 
nel fuo diciottefimo anno , alla battaglia contro Annibale pveC- 
[o il Po , fu mortalmente ferito allorché falvò la vita a fuo 
padre generale del romano efercito (4) . Non dee però far 
maraviglia le non lappiamo noi a quale dei due attribuire 
quelle tefte (a) , le già ai tempi di Cicerone non fapeafi più 

di- 



(a) Polyb. Hi. IO. pag. fjr. D. [ Svaniva 
fubito la dirtì-olti Ce >k"i'iikclinanii avelie ba- 
dare , clic Politiio dice ferito il pa.lrc di Sei- 
pionc Africano maggiore , non lui Ikllo, al- 
lo clic qucfti in età di circa diccillett'anni lo 
fr.ttrallc dall' imminente pericolo di cllere op- 
prcllo dai nemici : Pojlqujm in diic pu:wn 
juum vidij]ct CUTI duobiis , cut criius c^u:'!Ì- 
ius ab ftojie circumventuin , dC gr.2vi edam 
vulture dffi\ì:£T] ; come dice anclie Livio 
li/'. ZI . cip.i S. n. .f.6., Dione Gallio prcllo 
Coftantino Portìroqencta E.varpcj , pjg.600. 
in fini , e Val. Mailimo lib.^. cip. 4. n. 2. 

(a) Ora podiamo dire con lìcurezza , clic 
sppartcngaiio al primo ; perocché egli ha la 
ftella fifonomia , lenza barba e lenza capelli , 
nella pittura inedita del ninfeo Ercolancnle 
citata più volte , in cui è rapprelentato con 
Msllmilla , e Sofonisba , dopo che quclta 
ebbe prcfo il vdcno , fecondo Diodoro prello 
Coilantino Porfìrogeneta Ex:erptj , p.zSS. , 
Livio Uh. 30. cup. I 1 . r.uri.i j. A quello non 
oftarebbc la dirtìcoltà dei lunghi capelli ; per- 
ciocché Icrivc Livio, che così li portava allor- 
ché (i abboccò la prima volta con Malluiilla 
in Ifpagna . Egli era allora nel tìor dell'età 
fua , come dice lo lidio Livio , e avca circa 
vcntinov'anni ; poiché ne avea circa dieci- 
fette , come (ì é detto o"! avanti , quando 
nell'anno di Roma 554. latvò il padre fuo vi- 
cino al Po , e il abboccò con ^^al^^nii^a nell' 
anno ^46. Non é improbabile , che palfato 
poi in Africa, ove lì trattenne del tempo , 
forfè per il gran caldo del pacfe , eominciallc 
a. raderli la tella , e il mento ; e ciò almeno 
nell'anno J49. , o anche prima , circndoli iti 
queli' anno avvelenata Sofonisba . Da Pli- 
nio , fu cui lì appoggia W'inkelmann pet at- 
tribuire le tefte al (econdo Africano , altro 
non fi rileva fé non ch'cjli folTc il primo a 
raderli ogni giorno ; e quello non toglie , che 
altri (ienli ralati prima di lui , ed in ifpecie 
l'Afiicano maggiore ; mentre ^'inkclnunn 
ftello ha notato fopra pug. 1J4.. j. ig. , che 
Marco Livio dovè lafciare i legni di lutto , e 
di meftÌ7.ia , facendoli radere , e tagliar ca- 
pelli e barba , per conlìglio del Senato ; il 
che tu nell'anno f4+. contemporaneamente a 
Scipione . Gli cruditilllaii Accademici Erco- 



lancfi nelli efpofizione delle citate Tavole , 
pjg.ij.a. iianno portato più avanti l'argo- 
mento , prctenJcnJo ricavare da Plinio , che 
ai tempi dell'Africano maggiore non li ii'alfc 
rader la barba ; ma quanto ciò lìa fallo po- 
trà ve Icrfi dallo ilelfo Piinio , che ho citato 
alla detta pag. 1^4.. %. :p. ; e pei Aulo Gelilo 
iOi. ^. cap. 4. , cui tanno dire lo ftcllo , balla 
leggerlo per vedete , che non ta al piopolito ; 
non dicendo altro le non che l'Afri.: ano mi- 
nore cominciò a raderli la barba prKna dei 
qUarant'aiT.ii , che era l'età , in cui folevano 
allora i nobili principiare a raderli ; e volen- 
do oller.ar bene il tello di GcUio pare che 
quello S.ipione non li ra Ielle la tella , pe- 
rocché fcrive foltanto che li raJeva la barba : 
e Plinio non dice le li raJelle ogni giorno la 
barba , e la tella , oppure la barba lolanien- 
te , come è più probabile , sì perche non 
portava tanto tempo , e sì perché la ragion 
di mollezza , che poteva etlere nel rader la 
barba , non cadeva forfè nei capelii . 

L'argomento che il Fabri riciva dall'elfere 
/lata trovata in Literno la mentovata tella 
di bafalte , non pare tanto dilprezzabile , co- 
me vogliono i detti Accademici , e il nollro 
Autore , dopo Gronovio . È certo che là egli 
aveva la fua villa , in cui palsò tanto tempo , 
e più probabilmente vi morì e vi fu fepolto , 
come !i ha la Livio //i. _jy. c^p.ff. num.sà.y 
Strabene /ìi.j pjg.j^z., Seneca Epljl. US., 
e da altri . È certo almeno che la vi erano 
llatue , e monumenti di lui, come fa oller- 
vare lo ftell'o Livio ; ed é ben probabile, che 
piuttollo volelTero averne dei ritratti anche 
gli abitanti di Literno , che sì lungamente 
converlarono con lui , e dovcano crcdetfenc 
onorati , anziché dell'altro Scipione , di cui 
non fi fa che (ìa mai (lato in quel paefe , o 
in quella villa . Ne abbiamo fondamento di 
credere, che nella IlelVa villa vi follerò altri 
fepoicri di Scipioni , come vorrebbero gli Ac- 
cademici , e molto meno del fecondo Africa- 
no . Polfiamo anzi credere tutto il contrario , 
primieramente perché nelluno fcrittore dice 
tal cola ; ma dicono folo del primo Africano 
che vi folle (epolto , non mai dal fecondo ; 
come , le folle ftato veto , lo avrebbe det- 
co almeno Strabene , il quale molto meglio 



PRESSO I Romani ec. 309 

difcernere la vera effigie di que' celebri uomini ; poiché egli 



racconta che a' giorni Tuoi era flato incifo 
pione fotto una Iktua equeftre di bronzo , 



il nome di Sci- 
tralportata dalla 



Macedonia per ordine di Metello , e con parecchie altre col- 
locata in Campidoglio (a) . 

$. 3. Nello feudo poi io non credo in alcun modo che 
vi fi rapprefenti la continenza di Scipione ; ma piuttofto vi 
ravvifo Brifeide renduta ad Achille , e la riconciliazione di 
quefto con Agamennone (a) . Ho efpofLO nel mio Saggio full 

alle- 



LIB. XI. 
GAP. I. 



... e feudo il 
Scipione . 



avrebbe rilevato il pregio di Litctno col dirvi 
ftpolti aiJicnduc que' gran capitani , che coi 
primo foltanto : e in fecondo luogo le tante 
ifcrizioni trovate finora nel fepolcro della lo- 
ro famiglia , e tra le altre quella del padre 
dello llello Africano minore , tanno credere , 
che ivi folle il luogo della comune loro fepol- 
tura . Le dette ifcrizioni pollono vederli ripor- 
tate nell'Antologia Romana Tom. yi.n.^p. 
anno i 7S0. pag. jSj- , Tom. VII. num. 4-^. 
anno 1 jS 1 .p.^jT-fcgg- , Tom. VIU. n.ji. 
anno i 7II 2.pag.z+4. , num. ^2. pag. 240. , 
Tom. IX. n.ij. anno r7S ^. pii^i Sj.fegg. 
num. 28. pag. 227. Nel detto Tot,-!, fili, 
p. 24^. li dcfcrive la calfa fepolcralc di Sci- 
pione Barbato , che accennammo nel Tom. I. 
pag.^o. not.A. E(Ta , come fcrive il (ig. abate 
Vifconti , è di peperino del più compatto , 
ha la lunghezza di palmi dodici , l'altezza di 
fei , e la larghezza di cinque . La viltà del 
fafTo è troppo ben compenfata dall'impor- 
tanza della ifcrizione , che illuftra e la ro- 
mana Roria , e l'antica geografia . La mate- 
ria ftefla refta nobilitata dal lavoro , eilendo 
di fquilìti ornamenti abbellita . Piuttofto che 
una calfa fcpolcrale fcmbra un bafamento di 
magnifi.a architettura , circondato da corni- 
ce a dentelli , e da un bel fregio lavorato a 
triglifi , che lafciano degli fpazj , ne" quali 
fono leggiadramente fcolpiti de'rofoni. Le 
arti , e il gufto greco fembra che di già inco- 
mincialfero a fgombrare la romana rufticità , 
e accufarebbero una età meno remota , quan- 
do 1' ifc\izionc non ci facelTe conofcere , che 
appartiene al quinto fccolo di Roma , e che 
è il più antico fra tutti i monumenti ferirti 
della romana antichità ; poiché è più antica 
di quella di Lucio Scipione di lui figlio incifa 
parimente in peperino , come fi e detto qui 
avanti Mi pjg. ' /■?• §. i#. , e trovata nello 
fìeilo fepolcro fin dal fecolo fcorfo ; ficcome 
è più antica della ifcrizione di Duillio , fia 
originale , fia copia fecondo che dice MCinkel- 
minn al luogo citato ; giacché qucfti fu cou- 



folc quarant'anni dopo Scipione Barbato . An- 
nelfa a qucfta cafa ve n'era un'altra , che 
conteneva le ceneri di una donna , dal cui no- 
me fegnato nel coperchio fi rileva che era 
Aulla Cornelia figlia di Cneo Cornelio Sci- 
pione Kpalo , o piurtofto moglie di un Ifpal- 
lo . Fu tiov.ita in quefio fepolcto anche la 
teda giovanile incognita coronata di lauro, 
di cui lio parlato eziandio alla detta /j.j^.^o., 
ed ana piccola teda alta un pollice in terra 
coita , rapprcfentante un vecchio fenza ca- 
pelli , e fenza barba . Tutti qucfti monumen- 
ti palleranno probabilmente ad ornare il Mu- 
feo Pio-Clementino . 

{a) ad Act. lib. 6. epift. r . [ Il fcntimcnto 
di Cicerone è ben diverlb da quefto , e da 
ciò che gli fa dire Winkclmann qui avanti 
pag. 207. Egli dice anzi all'oppolto che l'ef- 
figie di Scipione Africano ( non dice però fc 
il primo , o il fecondo ) fi fapcva indubitata- 
mente, e ne nomina due ftatue , una eret- 
tagli da Attico , al quale fcrive , e l'altra più 
antica , che fi conolce , dic'cgli , per fua dall' 
atteggiamento , dall'abito , dall'anello , dalla 
fi(onomia . Cicerone biafimava foltanto Me- 
tello perchè avelTc errato nel mettere alla ba- 
fe d'una ftatu a eretta da lui a Scipione Afri- 
cano , o a Scipione Nafica Serapione , che 
non è troppo chiaro , un titolo , che non gli 
conveniva . 

(a) Può vcderfene la figura predo lo Spon 
Recherck. dcs antiq. & curiof. de la ville de 
Lyon , pag. tSi. , e Mifcell. erud. antiq. 
f-H. 4. pag. 7 j-2. , ove lo dice del pcfo di il. 
libra , del diametro di due piedi , e due on- 
de , trovato nel Rodano prelTo Avignone 
nel i6<;6. Fu pubblicato anche nel Silio Ita- 
lieo dell'edizione di Drakenborchio al lib.i J. 
verf. z6S. , e fé ne ^xdzncWAcad. des In- 
fcript. Tom. IX. Hift. p.rf2. fegg. Il iignor 
abate Bracci Difsert.fopra un clip, vot.p. 67. 
e 7 ;. crede che rapprefenti il fatto di Sci- 
pione , fenza darne nuove ragioni . 



LIB. XI. 



310 Storia del l' Arte greca 

' allegorìa , e nella Prefazione ai Monumenti antichi inediti le ra- 
gioni per cui fulle vetufte opere dell'arte dobbiamo ricerca- 
re piuttofto i tratti della ftoria eroica de' Greci , che gli av- 
venimenti de' Romani (a) . 
Ai tempi del jT. 4. Ne' tempi antecedenti , e prima del triumvirato, 

triumvirato .„,_^ -in i-j'/-. 

erali ne Romani deltato un certo amore per le arti de (jre- 
ci , e teneanfi effe già in molto pregio ; ma i coflumi erano 
ancor troppo femplici , e troppo poveri eran elfi , perchè gli 
artiiti vi trovaffero que'vantaggi che le fanno fiorire . Quan- 
do però venne ad alterarli l'uguaglianza de'cittadini per la 
preponderanza d'alcuni , a' quali colla prepotenza, coi doni, 
e colla magnificenza riufcì di deprimere nella moltitudine lo 
fpirito repubblicano , ne nacque allora il triumvirato , cioè 
l'alleanza di tre , che la repubblica a loro talento reggeano . 
Nel primo triumvirato il primo che governò difpoticamente 
l'impero fu Siila , il quale ad imitazione d'altri poffenti cit- 
tadini ereffe magnifici edifizj a proprie fpefe ; e poiché di- 
ftruffe Atene fede delle arti (s) , egli dichiaroflì protettore 
delle medefime in Roma . 
Tempio della jf. ^. Superò quanto di grande aveano fatto mai i fuoì 

Fortuna a Pre- . ... ii'j-r t-» n-i • iut- 

mefte ... concittadini , nell edihcare a rrenelte il tempio della Fortuna , 
della cui magnificenza abbiamo ancora un argomento negli 
avanzi, che tuttora fen veggono. Era quello nella falita del 
monte , ove è oggidì Paleltrina , fabbricata colle di lui rui- 
ne , la quale però molto meno del tem.pio medefimo s'eften- 
de . In quefto monte fcofcefo bensì, ma dirupato con una 
certa regolarità , fi va al tempio per mezzo di fette ripiani , 
le ampie piazze de' quali foftenute fono da lunghi muri di 
pietre quadre , tranne la inferiore di tutte , che è formata di 
tegole incaftratevi , e ornata di nicchie . Nella prima e nell' 
ultima v'erano de' magnifici ferbatoj d'acqua , che tuttora fi 

rico- 

(a) Vegg. qui avanti alla/Ja^. 147. («) Vcgg. qui avanti pag. 2^7, 



PRESSO I Romani ec. 311 

riconofcono . Al quarto ripiano trovavafi il primo veftibolo -1 

del tempio , di cui ci è reftato un gran pezzo della facciata "^' ^^" 
con mezze colonne , e fulla piazza che v'è davanti fi tiene 
ora il pubblico mercato . Ivi nel pavimento ftava il rinomato 
mufaico, che prende perciò il nome di Paleftrina da quefta 
città , feudo del principe Barberini , nel cui palazzo conti- 
nua a fervire di pavimento . Quello palazzo occupa il luogo 
dell'ultimo ripiano , e ivi ergeali propriamente il tempio della 
Fortuna . 

jf. 6. Leggendo noi in Plinio {a), che Siila fece ivi lavo- ... e mufaico 
rare il primo mulaico che fatto fiali in Italia , è probabile 
che fofle quefto quel medefimo che vi s'è pofcia trovato ; e 
quei che lo credon opera de' tempi d'Adriano , non hanno 
miglior fondamento di quel che n'abbia la fpiegazione da lo- 
ro datane . Alcuni hanno creduto di vedervi rapprefentato il 
viaggio d'AleiTandro in Egitto (a) ; ma volendo fupporvi es- 
prefia una fi:oria vera , perchè non crederemo noi che Siila 
abbiavi fatto effigiare un qualche avvenimento che lui rifguar- 
dafTe , anziché i cafi altrui ? Su quello principio il fig. aba- 
te Bartheiemy {h) per ifpiegarlo più facilmente { poiché mol- 
te cofe ivi indicano l'Egitto ) attribuillo ad Adriano , clie ab- 
bia voluto con una pittura eterna perpetuare la memoria del 
fuo viaggio in quel regno . Ma giacché gli artifii , come al- 
trove s'è dimoftrato , generalmente non ricercavano foggetto 
fuori del circolo mitologico che termina col ritorno d'Ulifle 
in Itaca , non potremo noi qui ravvifare un qualche tratto 
favolofo o prefo da Omero ? Allora potremmo fcorgervi Me- 
nelao ed Elena andati in Egitto ; e con ciò renderebbefi ra- 
gione 

(d) Uh. ^6. cap. zf.ficl. 64. che Io lianno voluto fpiegarc , fra i quali Co- 

(a) Nella ftampa datane nell'anno 1711. in no il P. Kiichcro Lt(r. vetus & «ov. , ove ne 

grande- _ dà la ftampa Mi pag. 1 1 . non poco fcor- 

ii) ExpUc.^de la mofaiq. de Paiejlr. Acad. retta , e Ciampini yec, monum. Tom. 1. Ta- 

des Infcript. Tom. XXX. Mém.p.foi. [ Alla bulu jO, pag. ti, 

pag.so4. porta le varie opinioai degli altri , 



IIB. XI. 
GAP. I. 



312 Storia del l Arte greca 

■■ gione di molte cofe che veggonfi nel mufaico . Menelao efTer 
potrebbe l' eroe che beve ad un corno ; e la figura mulie- 
bre che moftra d'avervi verfato qualche liquore , e tiene tut- 
tavia nelle mani il finitolo ( vafo che qui non è ftato finora 
ben riconofciuto ) , farebbe Polidanna , che gli dà a bere il 
nepente , come prefTo Omero dato avealo dianzi ad Elena (a). 
Per meglio intendere il tutto bacerebbe riportarfi alla trage- 
dia d'Euripide. Secondo lui Elena non è rapita da Paride, 
ma da Giunone è trafportata in Egitto , e non refla al dru- 
do che un' immagine formata d'aria. Menelao dopo la prefa 
di Troja , fpinto da una procella al Faro d'Egitto, ivi trova 
fua moglie , amata e richieda in ifpofa da Teoclimene figliuo- 
lo di Proteo re d'Egitto . 1 due conforti meditano di fug- 
gire , e per meglio riufcirvi , Menelao fconofciuto in quel 
paefe fi finge un meflb , che venga a portare ad Elena la nuo- 
va del naufragio e della morte di fuo marito . Efia allora fa 
Sembiante d'acconfentire alle inchiefte di Teoclimene ; ma pri- 
ma vuole dal re una nave per fare le efequie a Menelao in 
mare , dicendo efTer coftume de' Greci , che le fpofe rendano 
ai mariti gli ultimi onori in quel luogo , e fu quel letto in 
cui cefTaron eflì di vivere {b) . Il re lieto l'accorda, e mentre 
il tutto apprefta per celebrare il matrimonio con pompa , 
Elena parte con Menelao , né più ritorna . 

jT. 7. Ciò premelTo rendefi ragione della cafia quadrilun- 
ga por-tata da quattro perfone a foggia d'un 'cataletto , e for- 
fè indica il letto chiefto da Elena come neceflario a tal ri- 
to . EiTa può ravvifarfi in quella figura muliebre che fiede in- 
nanzi a loro. Ivi purvedefi fulla fponda la nave . In coloro 
che beono e che fuonano fotto una pergola , raffigurarfi 
pofibno i preparativi delle felte nuziali {e) . Finora non s' è 

anco- 

(^) OJyCs. /ih. 4. verf. 228. W ikìd. verf.i4fi. [Era tutte le opinioni, 

C^) Eunp. in ReUn. verf. 1263. quefta di Winkelmann pare la più mlufliltcn- 



PRESSO I Romani E e. 313 

ancora faputo fpiegare il lignificato della parola pofta fotte ■■ 
2ATP02 , preflTo una Incerta , perchè mancano alcuni de'faf- ^^^ ^' 
felini che la componevano (a) . Ivi fi dee leggere nHXTAIOS, 
che* è r aggettivo di 7rìixo<; , voce che fignifica una mifura 
d'un palmo e mezzo ; onde dee leggerfi : Tao'po? y)t;^u«/'o5 , 
Incerta d'un palmo e mezzo ; e tale è appunto la lunghezza 
dell'animale qui efprenb . 

jT. 8. Quello mufaico non è certamente de' più fini , anzi 
è pel lavoro molto inferiore ad un altro più piccolo efiften- 
te nel palazzo Barberini in Roma , e trovato in un pavimen- 
to del medefimo tempio . Ivi rapprefentalì Europa rapita: nel- 
la parte fuperiore veggonli alla fponda del mare le fue com- 
pagne sbigottite e dolenti col di lei padre Agenore , che fpa- 
ventato v'accorre (a) . 

ri", a. Il traoiantafnento , fé così polliamo chiamarlo , Ani favorite 
dell arte greca m Roma molto debbe alla pompa , prmcipal- 
mente nelle fabbriche, anche per abitazione di cittadini pri- 
vati , le quali in pochi anni a tanta magnificenza crebbero , 
che la cala di Lepido ( il quale fu confole l'anno dopo la 
morte di Siila) confiderata allora per la più bella di Roma, 
dopo trentacinqu'anni meritava appena il centefimo luogo {h) . 
Or. ficcome le antiche abitazioni non aveano che un piano 
folo , e ficcome fcrive Varrone e vedefi tuttavia nelle mine 
di Pompeja , rinchiudeano un fol cortile, detto da' Romani 
cavjidhim , e da' Greci «c/A» (b) , eflendo quelle pofcia ftate al- 
Toin. lì. P. r zate 

te. La figura, che dà a bere, tiene un lun- gamcnto del Nilo, e di qualche fua vittoria . 

go ramo di palma , o d'altra pianta , nella Si fono trovati in altri pavimenti dei mufai- 

niar.o (Iniftra . Il Tuppolto cataletto è una ci con delle cofc egiziane prelTo a poco fillio 

mcnfa con fopra un candeliere accefo , che ftelTo gufto . Forfè gli antichi Romani guar- 

portano quattro perfone , ufecndo da un davano per ornati le cofe dell'Egitto , come 

tempio , ove fono facerdoti coronati di fron- noi le cole della Cina . V. Lib.XlI. CI. §./i. 

di, e con varj ftrumcnti . Accanto vi è un io) ^3iix.\\t\. loc.cic.pag.s^f. 

cane , o fcimia , fopra una bafe , che forfè vi (a) Ne da la Itampa in rame Ciampini toc. 

fla per idolo . È certamente difficile a fpie- cit. Tah. jg. pag. S z. , e l'Enciclopedia . 

garli il foggecco di quefto mufaico. Ciò che (A) VYm. tic>.'^6. cap. i y.fecl. zx.^. 4. 

pare ficuro , è che vi (ì rapprcfentino delle fé- (b) Può vederli il traduttor fiorentino dei 

Ile, una eaccia , cuna pefca , fatte forfè da Caratteri di Tcoirafto , cap. iH. Tom, iil. 

qualcuno dei Tolomei in occalionc dell'alia- pag. z.-i-j. not. 2, 



LIB.-XI. 
CAP. I. 



514 Storia del l' Arte greca 

zateapiù ripiani, foftenute da molte colonne, ed eflefe con 

lungo ordine di camere che magnificamente fi ornavano , ne- 

cefTariamente efler vi doveano in Roma parecchie centinaja 

d'artilìi d'ogni maniera . Qiiindi s'intende come la cafa* di 

Clodio coflar potefTe quattordici milioni e ottocento mila 

fefterzj (a) . 

. . . principai- jj". IO. Uno de' più magnifici fra i cittadini romani fu Giu- 
mente letto t- ,-^ f . , 

Giulio Ccfa-iio Celare, quanto avido della pompa , altrettanto amante 
delle arti . Ei fece grandi collezioni di gemme incife , di fi- 
gure in avorio e in bronzo , e di quadri d'antichi pittori (a) , 
e impiegò al tempo ftefl^o gli artifti allora viventi per for- 
mare i gran monumenti che erefTe nel fecondo fuo confola- 
to . Edificar fece in Roma il magnifico fuo foro , e fontuo- 
fifiìme fabbriche elevò a proprie fpefe per l'Italia tutta, nelle 
Gallie , nelle Spagne , e nella Grecia medefima (b) . Fra le 
colonie deflinate a ripopolare le abbandonate città , e a ri- 
far 



(a) ibid §. 2. [ 570000. feudi romani , 
(a) Suctonio nella di lui vita , cap. 4.7. 
_ (b) Avremmo un bel monumento, e che 
ci darebbe un' idea più vantag!;iofa dell'arte a 
qucfli tempi, fé potelTimo credere , che la ce- 
lebre ftatua della galleria Granducale a Firen- 
ze , detta volgarmente L Arrotino , perchè 
rapprelenta un uomo, che inginocchiato per 
terra Ila in atto di arrotare un coltello fopra 
una cote , forte ftata eretta al ba-biere di Giu- 
lio Cefare , per avere fcoperta la congiura or- 
dita contro di lui da Achilia , e Potino , di 
cui parla Plutarco nella vita di quell' impera- 
tore ,_p.7J' ■ B. op. Tom. 1. Pare che a que- 
lla opinione inclini il lìgnor Lanzi nella tan- 
te volte citata dcfcrizionc di quella galleria , 
cap. i.t. pag. IJ4., Ma (uppofto chea coPaii 
foiTe fatta alzare una (tatua dal fuo padrone, 
o in Alexandria , ove accadde il fatto , o in 
Roma , io non crederò mai che folfe quella , 
Eon permettendolo lo ftile della f :ultu-a che è 
di migliori tempi , e non (apcndovi trovare il 
minimo indizio che polfa alludere a quel fat- 
to , o alla perfona del barbiere . La figura 
coi muftacci , e qualche fiocchetto di barba , 
qui deve indicare un barbaro di nazione , e di 
coflumi ; il folo panno gettato trafcuratamen- 
tc fui deflro omero è proprio d'uomo , che 
Tuoi effere fpedito per accingerfi a qualche o- 
pcrazioue j e l'aria fevera , e truce del volto è 



d'un manigoldo . Come pofTono convenire ta- 
li cofe al barbiere d'un principe romano ? Se 
al dir di Plutarco egli fcoprì quella congiura 
in occafione di un pubblico convito , al qua- 
le craprefente , e forfj miniftrava , cfploian- 
do ciò che fi diceva da quello , e da quello , 
che convenienza vi farebbe fiata di rapprefen- 
tarlo nella efpredìone anzidetta , inginocchia- 
to per tetra in atto di arrotare un coltello ì 

Io non fo dipaitirmi dall'opinione di Lio- 
nardo Agoftini , riportata da Gronovio The- 
fuur. atìtiq. gréLC. Tom. il. Tab. S6. , e fegui- 
ra da 'Winkcimann nei Mon. ant. incd. Par.I. 
cap. ly. n. 4.2-pag fO., di riconofcervi cioè 
quello Scita , cui Apollo ordinò di fcorticar 
Marfia , e che a^partenelfe al un gruppo ; 
giacché dalle varie llatue , che fi hanno di 
MarHa appefo all'albero , una delle quah è in 
villa Medici , due in villa Albani , polliamo 
arguire , che un tal gruppo folTe ripetuto , 
e molto celebre . In rale atteggiamento , ma 
però velito , fi vede quello barbaro nel baf- 
forilicvo , che illuftra Winkehnann al luo"o 
citato , e in un altro efprello nella parte la- 
terale di un farcofago collocato f tto il por- 
tico della chiefa di s. Paolo fuor delle mura . 
La moda della tefta , che il fignor Lanzi cre- 
de atteggiata a timore , epr pria d'un efplo- 
ratore ,\- quella di guardar Marlia in un'aria 
mifta quali di piacere , e di barbata fierezza , 



LIB. XI. 
CAP. I. 



PRESSO I Romani E c. 31J 

far le diftrutte , una mandonne a far riforgere Corinto dalle = 
fiie ruine , nella qual occafìone molti antichi monumenti fu- 
rono direpolti (a). Forfè a quell'epoca riferirfi deve una gran- 
de e bella Itatua di Nettuno difotterrata nella città medefima 
alcuni anni addietro , appiè della quale evvi un delfino con 
quella ifcrizione fui capo : 

n . AIKINIOG 

nPEICKOC 
I£P£YC . . . 

da cui rilevafi elTere ftata eretta quella flatua da P. Licinio 
Prifco facerdote : e fi vede che la forma delle lettere è di 
que' tempi . Talvolta il nome della perfana , che ha fatta er- 
gere la ilatua , trovafi unito a quello dell'artifta (a) . 

jf. ir. 1 Romani da tutte le contrade in cui aveano fog- Efcrcltate fu- 

tono inRom» 

gettati i Greci , principalmente per le vittorie di Lucullo , di da' greci li- 

T-, ... ^ P ,,. , berti... 

Pompeo , e d Augulto , fra gì innumerevoli prigionieri , tras- 
portarono a Roma eziandio molti artifti , i quali efi!endo fatti 
liberti , continuavano ad efercitare le arti loro (b) . Uno di 
quelli fu l'autore dell'impareggiabile tefla d'Ercole efiftente 
nel mufeo Strozzi a Roma (e) . Ei chiamavafi Gnajo, o Gneo , 
nome romano , probabilmente avuto da colui che data avea- 
gli la libertà , e forfè dallo llefl^o Pompeo , che talora vien 

Rr 2 in- 

come Io guarda la figura nei detti balTìrilie- to da fcorticare , benché lo neghi fenza ri- 
vi , e come lo guardava in una pittura de- gionc il medefimo ; ne e tanto diflimile a 
fcritta da Filoftraro giuniore icon. z.p.Sój., quello degli anzidetti , ed altri monumenti , 
ove pare che deferiva quefta ftatua : Furtim Così intendo di efduderc anche l'opmionc 
autem ( Marfyas ) intuctur hunc barbarum , di quelli , che nella ftclTa ftatua vogliono ef- 
qui in ìpfum gladii aciem amie. Vides enim figiato colui , il quale fcopri la congiura di 
utique ut manus ejus coti.b ferro irztenufunc, Catilina , o quella dei figli di Bruto , o quel- 
utque in Marfyam gtaucis cerribUher intue- la de' Fifoni contro Nerone ; di cui pollono 
tur ocuUs , coma arreca agrefti , i^ fqualU- vcderfi le congetture del Goti Mi.J. F.'orent. 
da . Rubar in gena ejus autcrn céidem paran- ScatUA , Tab. pf. pG. , ove ne da la figura , 
rà f^ , ut ego puto : fuperciUumque oculo in- data anche daGronovio l.cit. , e da Maftei 
cumbit ad_ iram compofitum , atQue animo Raccolta di ftatue , Tav.41. 
quem.dam induit affcclum . Quin etiam ringi- (a) Ved. Tom.I.pag. zj. §. /. 
turfìvum quiddam fuper iis , qui patrare pa- (ji) Orvil. Animadv. in Ckarit. lib.z, e, /. 
rat: nec an pn gaudio id faciat , an iniume- pag. iSS.Tom.I. 

fcente ad juguìalionem animo, fatis fcio . Il (b) Vedali qui ivunt'i pag. 7' ■ fig- . _ 
coltello non è ccrramentc da far barba , co- (e) Stofch Pierr. gravai. 23. , Goti Da- 
me ne conviene ilCgnor Lanzi , ma è appun- iìyliotheca Smitkiana j Tom. l.Tab. 23. 



L13. XI. 



3x6 Storia del l' Arte greca 

indicato col femplice prenome di Gneo . Altro incifor di gem- 
me a quefti tempi fu Agatangelo , il cui nome trovafi inta- 
gliato fu una corniola bellidìma rapprefentante Pompeo Ma- 
gno , della quale già s'è parlato altrove (a) . Alcamenb , il 
cui nome leggefi fu un baflo-rilievo (b) , chiamoflì Quinto 
Lollio prendendo quefti nomi dal fuo padrone, che era for- 
fè il rinomato Lollio contemporaneo d'Augufto . Più celebre 
ancora fu Evandro (a) fcultore ateniefe , che andò in Aleflan- 
dria col triumviro Marc' Antonio , e fu dal mentovato Au- 
gullo condotto a Roma con altri prigionieri (b) ; a lui fu 
ingiunto di rifare la tetta ad una Diana di Timoteo coevo di 
Scopa polla nel tempio d'Apollo fui Palatino (e) . 
...ctaloran- /• i^- ^è erano già i foli greci liberti che l'arte efer- 
oènui*.^'! '"' citalTero in Roma , ma ivi pur concorfero i più valenti artifti 
della Grecia , fra i quali fi diilinfero Arcesilao e Pasitele (d) . 
11 primo fu uno degli amici del famofo Lucullo , ed i fuoi 
modelli tanto erano pregiati, che pagavanfi dagli artefici ftefii 
più che le opere finite degli altri artefici . Lavorò egli per 
Giulio Cefare una Venere , che fugli levata dalle mani (e) 
avanti che dato le avelTe l'ultimo compimento (i) . Pasitele 
orisi'iario della Magna Grecia, ottenne p e' fuoi talenti la cit- 
tadinanza di Roma (d) : egli occupavafi principalmente a far 
baffi-rilievi , o a cifellare in argento . Fra le opere fue ram- 
menta Cicerone l'effigie del celebre comico Q^Rofcio, rap- 
prefentato , qual lo vide la fua nutrice , circondato da un fer- 
pente (0 . Famofa era la fua ftatua di Giove in avorio (/} , 

e fom- 

Xa) Qui avìnùpag. 25. rone . Plin. Hh. ?ff. cap. j. fen. 4- S- K?- Le 

(b) Veg". qui avanti pag. 14.4.. ^. f. ftavano gvuocando alrintorno var) alati Amo- 

(fl) Hor. lib. I. ferm. ^. vcrf.^'t. rini , alcuni ,le' quali legata tencvanla , al- 

(i) V. Schol. Horat. loc. cu. tri la foizavano a bere aH un corno , altri le 

(e) VYm.Hb.i6.cap.s-fcli-4- §•'«• mettevano i cahari ai piedi: e tutte quelle 

(</) idem lìb. ^s- ";>• ' 2. feci. 4S- ^3"^= t^^ "" ™a'^° ^°^° '=^^"° "^^'^ • 

(e) Per la fretta di dedicarla . Plinio /. cu. (d) Vedi qui avanti pag. 22;. 

(0 Affai vaga fu una leonclTa di marmo (f) De divm. lib. i. cap. ì6. 

del nominato ArcefiUo , poffcduta da M. Var- (/") Plio. Ub. 36. cap. j. fcit. 4- §• * '• 



puEsso I Roma TU e e. 317 

e fommamente pregiavanlì i cinque libri da lui fcritti fu tutti = 
i lavori dell'arte allor conofciuti (i) . 

^. 13. Vivcano , cred'io, a quefti tempi e vennero a Ro- 
ma due ftatuarj atcniefi Critone e Nicolao , il nome de'quali 
trovafi così iiicifo fui caneftro pofto in capo ad una Cariatide 
maggiore delia grandezza naturale : 

KPITHN KAI 

NIK0AA02 

A0HNA1OI EnOI 
OTN (a) 
QLiefta Gariatitle , con un'altra limile e col torfo d'una ter- 
za (b) , fcoperta fu nel 1766. in una vigna di cafa Strozzi 
circa due miglia fuori di porta s. Scbaftiano full'antica via 
Appia non lungi dal fepolcro di Cecilia Metella moglie di 
quel CrafTo sì rinomato per le fue ricchezze . EfTendo tale 
flrada fparfi dai due lati di fepolcri , ai quali uniti erano de' 
giardini , e delle piccole ville , come polliamo argomentare 
dall' ifcrizione appartenente al fepolcro di Erode Attico , è 
probabile che quelle Cariatidi in numero di quattro , o in al- 
tro numero pari , fiano ftatefcolpite per fiffatti edifizj ad or- 
nato e follegno di qualche volta nella tomba, o nell'annelTa 
villa, e che ivi fiano ftate lavorate. Or non pare che prima 
dei tempi del triumvirato s'introducefTe la pompa de' fepol- 
cri abbelliti con limili Cariatidi e ftatue ; ornandoli quefti 
dianzi colla femplice effigie del morto , come lo rileviamo 
dalla ftatua d'Ennio collocata nel fepolcro degli Scipioni prelTo 

la 

{i) Pifìtelc fu eziandio eccellente nel for- (ìdonio amico di Cicerone , De nat. deor. 1,2. 

mare de' modelli in creta , Plin. lib. ^ j-. ci z. e. ^4. n. SS. , e inventore d'una maravigliofa 

/?.". 4/. , 6" /ib. ^6. Ciip. f feci. 4. S- i 2. : la sfera aftronomica , rapprcfentante tutt' i mo- 

qual arte diceva egli ellcr la madre della fta- ti celcftisi diurni che notturni del fole e dcl- 

tuaria , della fcultura , e dell' intaglio . Si di- la luna e dei pianeti. A quefti fi può ag- 

ftinfc pure a que' tempi Pofidonio non meno giugner Ledo , che celebre fi rendette nel ci- 

nella ftatuatia , che nel bulino . l'iin. /;A.^^. fellàrc l'argento . ?\m. 110.^. ci z.feB.jj. 
eap. 1 z.JeB. } S- < 6" lib. ^4.. cap. S. feH.ip. (a) Critone e Nicolao atenie/ì fecero . 
§. ?+. È d' avvifo Francefco Giunio Calai. (b) Ota tutte tre nella villa Albani . 
arch, &c. pag. 17 j. cflcr quefti lo fteffs Po- 



LIB. XI. 
CAP. I. 



3i8 Storia del l' Arte greca 

= Ja medefiraa via (a) . Cosi dal luogo, in sui trovate furono. 



LiE. XI. fi congettura che in quefto tempo fieno fiate fatte; e lo flef- 
fo pur s'inferifce dallo fìile , poiché le tede hanno un non 
fo che di troppo molle e gentile , e le forme ne fono fo- 
verchiamente ritondate , e come mozze ; laddove ne' tempi 
anteriori , ai quali non difconverrebbe forfè la forma delle 
lettere , i tratti erano più forti , taglienti , e fignificanti . 

... alcuni de jf. 14. Le arti però non erano affatto abbandonate in Gre- 

quali reftaro- - u^i^-rro i. ^^ 

no tuttavia in eia , comcche moito VI follerò decadute per elTer venuti a 
''"**• Roma i migliori maeftri . Alcuni valenti artifti colà trattenu- 
ti furono dall'amor della patria , fra i quali probabilmente 
annoverarfi dee Timomaco di Bifanzio (b) . Plinio (e) nel dir 
che viveva ai tempi di Cefare non ce ne dà notizie molto di- 
ftinte . Convien dire però ch'ei folTe allora in età molto a- 
vanzata ; perciocché i due di lui quadri rapprefentanti Ajace 
e Medea , che lo fteiTo Cefare comprò per ottanta talenti , 
come dicemmo innanzi (d) , e li collocò nel fuo tempio di 
Venere, eran già ftati da altra perfona goduti (e) . Ai tempi 
di Pompeo , celebre era Zopiro cifellatore in argento come 
Pasitele (a) . Non abbiamo , a vero dire , certo argomen- 
to per afferire ch'egli lavorale in Grecia anziché a Roma , 
ma polliamo così congetturarlo . Fra le opere di Zopiro ci- 
fellate in argento vengono rammemorate da Plinio due taz- 
ze , in una delle quali erano rapprefentati gli Areopsgiti , e 
nell'altra il giudizio d'Orefte al cofpetto dell'Areopago . Or 
quell'ultima favola vedefi efprelTa fu una tazza d'argento la- 

vora- 

f/O Livio lìb.^S. c.j/. num.r6. Vei. qui luogo di Plinio , né da altri che io fappia . 

iVintì pag. ^eS. n. A. , eTom.I.p. ^o.n a. Anii intuite le edizioni del detto fcrittore 

(b) Nel Trattato preliminare , Cap. IV. anteriori a quella d'Arduino, che ho vedu- 

pae. LXXXVl. diceva l'Autore aliai proba- te , li legg-: il pronome ei riti-rito a Cefare , 

bile che li folle ilabilito in Roma . Forfè con cui viene a dire Plinio che per Cefare 

avrà mutato parere in quella feconJa edi- lavoralfe Timomaco que' due quadri . Ar- 

2Ìone della Storia . , duino lo cmcnJa fenza darne ragione . 

(e) /ih. ss- "/'• ' i-f^^-4-°- 5- ■?<'• ^-''^ P''"- '■'^^■ì'- '^•^■- ^-fi^- SS-[ Lo ftef- 

(d) Qui avanti pjg. zzS. fo , di cui li è parlato al §. /i. , e li veda alla 

(e) Ciò non fi ricava facilmente da quello pag.zìj. 



LIB. XI. 



PRESSO I Romani ec. 519 

vorata a baflb-rilievo , che creder fi può quella di Zopiro,=== 
efillentc prefTo il fii^nor cardinale Nereo Gorfini ; e ficco- 
me fu trovata nel riattare il porto d' Anzio , è verofimile , 
che non fia fiata lavorata in Roma , ma da altrove e pro- 
babilmente dalla Grecia portata in quel porto , ove fiafi a 
cafo affondata . Può vederfene la figura ne' miei Monumenti 
antichi {a) , ove ne ho fpiegata la rapprefentazione (a) , ed ho 
notato che per la forma avea della fomiglianza con quella di 
Neflore prefìo Omero , poiché il lavoro a rilievo non è pro- 
priamente fulla coppa , ma fu una fpecie di recipiente , ia 
cui la coppa fi pone , e fé ne leva a piacimento (b) : le due 
parti però ne fono sì ben commefl^e infieme , che a men di fa- 
perlo non fi difcerne la doppiezza della tazza . Quindi s'in- 
tende ciò che fia la e^cp/^srcj (f/xAi» , cioè la doppia tazza 
d' Omero (e) . 

jf. ij. Sembra che Zopiro e Pasitele fianfi principal- 
mente occupati a rapprefentare gli avvenimenti della mito- 
logia e della ftoria eroica ; e lo fleifo prima di loro avea 
fatto Mentore , come rileviamo da Properzio {}) : 
Argwmnta viagis funt Mentorìs addita formx. ; 
At Myos exiguum flecìit acanthus iter . 
Ivi fotto nome d'argomenti intende certamente il poeta fimili 
figure cifellate ; il che pare non fia flato intefo né in que- 
fto paflx) , né in altri fcrittori , ove di fimili lavori fi par- 
la (0 : così diflingue il lavoro più nobile dal più volgare 
e facile, che confilte in fiori , fogliami , e principalmente 
negli ornati , nel che Mis fra gli altri diftingueafi ; e ciò 
volle dir il poeta quando lodò la fua abilità nell' incidere 
le foglie dell'acanto (d) . 

.(f. t6. 01- 

(a) num. jji. (e) Ovid. Met. Uh. 1 3. verf.6Ì4- [ Ved. 

(a) Vcggafi anche Tomo I.pae. 4.^0. §. 7. Giiinio De pici.vet. iib. ^. cap.i . §. 6. p. 14.6. 

(b) Vegg. Tom. I.pag. j6.co/. T. Cd' Plinio//*. ^^. cap.i i.ftcì. jj. parla di 
(e) Iciud. lìb. zj. verf, 6t 6. amcndue qucfti cifcllatori Mentore , e Mis , 
(i) Iib. g. eleg. fi, verf. i ^. 14, e li loda per k opere di figure . 



320 Storia del l' Arte greca 

===== jf. i6. Oltre la mentovata tazza che con verofimiglianza 
LiE.xi. jjj. Q^ pi^j^ j- q^g^j tempi , altre opere ci rerrano che Io 

. Monumenti ^«^0 indubitabilmente . Tali ibno due flatue di re prigionie- 
di queftì tem- J.J -^^ Campidoglio , e fors'anche la creduta fìatua di Pom- 
peo Magno nel palazzo Spada . 
Statue di due jf. 17. Le duc prime fono belle fìatue di marmo nero, 

re prigionie- r , ' ■ , 

II... e rapprelentano due re traci , di que Traci medefimi , che 

Scordifci chiamavanfi (a) , e che al riferir di Floro (a) , fu- 
ron flitti prigionieri da Marco Licinio Lucullo fratello di co- 
lui che fu sì rinomato per la fua fplendidezza e prodigalità. 
Inafprito egli per la replicata perfidia di que' popoli , fece 
ad ambi i loro re m.ozzar le mani , ad uno fin fopra ii go- 
mito , e all'altro fopra il poifo , quali appunto fono nelle 
fuddette ftatue (b) , e quali erano le figure degli fchiavi fui 

mau- 



(a) Abitavano full' Iftio , o Danubio , Stra- 
bene lìL 7. pag. 4.8 g. C. 

yu) lib. ^. cap. 4.. 

(b) Se Lucio Floro parlaffc così chiara- 
mente , come lo fa parlare Winkelmann , do- 
po l'abate Francefco Valefio in una Diflcrta- 
zionc particolare inferita nei Suggi di dijfen. 
aell'Acccid. di Cortona , Tom. I. n.X.p.i Of. 
S^sg. , non vi farebbe più dubbio intorno al 
joggetto delle dette due ftatue . Ma culi par- 
la in maniera da farci credere tutto 1' oppo- 
fto . Non dice die folfcro fatti fchiavi due re 
di que'popoli traci, ne che fodero a uno ta- 
gliate le mani , all'altro le braccia . Scrive 
foltanto che i Romani nella guerra contro di 
loro non trovarono pena più fenlìbile per at- 
terrirli , che di tagliar le mani a quanti pri- 
gionieri ne facevano , rimandandoli poi così 
a vivere infelicemente nei proprj paefì . Ep- 
pure le ftatue rapprcfcntano perfone reali , 
come (ì conofcc dal diadema , e da una certa 
dignità della perfona . Cade pertanto il fon- 
damento principale di qucfta opinione . A ciò 
il aggiunga , che la faccia ferena del volto di 
quelle fiourc non dà verun indizio di aver 
fofFerto hmil tormento ; e il taglio delle ma- 
ni per upa , e delle braccia fin fopra il go- 
mito per l'altra a conlìderarlo da vicino non 
può far credere , che (ia ftato fatto per indi- 
care un caftigo . La forma dell'abito di quel- 
la , che daremo in tire di qucfto Tomo, Ta- 
vola Vili. , lalfomiglia alle figure di due Tra- 
ci , o Sciti , prigionieri fcolpiti fu quella pat- 
te della colonna trionfale dcli'impcrator Tco- 



dofio , di cui fi partetà nel Libro XJl. Ca- 
po ni. §. 7. , data in rame tra gli altri dal 
Bandurio Imper. orìeic. Tom. il. par. 4.. Tu- 
buia r S. pag. j8 f. Ma quefti fono foldati , 
o perfone private . Il re , e le perfone prin- 
cipali , che fi vedono fu carri di trionfo nella 
Tavola 5. e 6. , hanno abiti affatto diverfi . 

Non crederei meglio provata l'opinione di 
monlignor Brafchi , che in una lunga differ- 
tazione latina , per altro cruditidìma , vuol 
provare che quelle ftatue rapprefentino Sifa- 
ce , e Giugurta , re numidi , come già notam- 
mo alla prefazione del noftro Autore nel To- 
mo 1. pag. xxvij. not. a. Egli equivoca primie- 
ramente nel dire che fiano di bafàlte , men- 
tre fono di bigio morato . In fecondo luogo 
la qualità dcilu vefte , e del manto grande e 
pefante ornato di larghe frangie , con quei 
calzari , o piuttofto ftivali , anch'eflì grandi 
e pefanti , non conveii°ono a! dima caldif- 
fimo della Numidia ; ficcorae neppur la bar- 
ba , e i capelli , che in quelle parti hanno 
corti , e ricciutelli , come fi veggono a Maf- 
lìnilfa, di cui parlammo qui avanti pa^. !o6. 
no:. B. , e ad un butto di Annibale in marmo 
efiftcnte in cafa R.enzi nella Terra di s. Ma- 
ria nel regno di Napoli , trovato nelle ruinc 
dell'antica Capua , e dato in rame con un 
lungo ragionamento per illuftrarlo dal fignor 
Giufeppe Daniele in Napoli nell'anno 1781. 
Le congetture poi , che quefto dotto prelato 
ricava rial la ftoria , non hanno alcun fodo 
fondamento . 



PRESSO I Romani ec. 321 

maufoleo del re Ofimandue in Egitto (a) , e le >^enti flatue 
colofTali preflo Sais rammentate da Erodoto (b) . Cosi i Car- 
taginefi mutilarono coloro che trovarono fulle due navi da 
loro depredate nel porto di Siracufa (e) , e così puniva Q^ Fa- 
bio Mafllmo i foldati romani che difertavano dalla Sicilia {d). 
$. iS. La ftatua di Pompeo vien da alcuni tenuta per 
quella medefima , che ftava nella Curia vicina al di lui tea- 
tro , e preiTo la quale è flato trucidato Gefare (a) . Quefta 
però non fu trovata nel fito ove quella ftava , poiché v'è fra 
mezzo a que' due luoghi il Campo de' fiori , e la Cancella- 
ria (b) ; e leggiamo altresì in Suetonio (?) che Augufto avea- 
la fatta trafportare altrove (e) . Qualunque volta confiderò 
tale fiatua , mi fa maraviglia il veder Pompeo interamente 
ignudo, colla fola clamide, cioè rapprefentato all'eroica , e 
come un imperatore a cui rendanfi gli onori divini ; il che 
dovea parere Urano ai Romani , non eflendo flato Pompeo, 
die cittadino privato , e non è credibile che fiagli flata eret- 
ta la flatua dopo morte , poiché allora opprellì o diiperfi 
erano tutt' i fuoi partigiani . (^Kiefla altresì farebbe , a mio 
credere , la fola flatua d'un cittadin romano ai tempi della 
repubblica rapprefentato all'eroica , poiché , fecondo l'infe- 
gnamento di Plinio medefimo , ufo era bensì preflo i Greci 
di efi^giare ignudi i loro grandi uomini ; ma i Romani fo- 

S s leano 



LIB. XI. 
GAP. I. 



. . e di Pom- 



peo . 



Tom. IL 

(.a) Diod. Sic. Hi. r. §. 4S.pag. f?. 

(o) /ih. 2. cap. i ^i. pug. i 66. [ Dice che • 
era opinione dcgl" ignoranti , die cfle fofTero 
Itate rapprcfentatc lenza le mani , che egli 
avca vedute per terra cadute per l'antichità . 
\ ed. Tom. 1. pag. ^7. not. a. 

uO Diod. lìb.ir,. %.io^. pag.^gj.Tom.iI. 

\.d) Val. Mafs. lib. z. cap. 7. num.i i . 

(a) Plutarco nella di lui vita pag.^jg. D. 
oper. Tom. 1, , e Suetonio parimenti nella di 
lui vita cap. 88. , e nella vita di Augafto 
cap. ^i. 

(b) Fu trovata re! vicolo dc'Leutari prefTo 
al palazzo dcila Cancellaria nel tempo di pa- 
pa Giulio 111. , come narra Flaminio Vacca 
Memorie , num. //. 



(0 in jìuguft. cap. 3t. 

(e) La fece collocare dirimpetto alla Ba- 
filica dello ilelTo Pompeo , che ftava ajcanta 
al teatro ; e vi conifponde a maraviglia il 
luogo ove fu trovata la flarua di Spada : on- 
de poteva il NarJini Roma ant. lib. 6. eap.j. 
rcg. IX. pag. 2p2. argomentar quindi il luo- 
go ove era la detta Bafilica . Si crede , che 
fa Mula cololTale del palazzo Farnefc nomi- 
rata nel Temo I. pag. ^22. , e l'altra, che 
prima ftava nel palazzo della Cancellaria , ed 
ora è nel Muleo Pio-Clcmentino , nominata 
pure alla pag.^i t. , fiano ftate troTatc nei 
dintorni del detto teatro ; coiicchc potrebbe- 
ro confidcrartì come opere di quel tempo , C 
darci un' idea dello ftile . 



klB.Xl. 



322 Stouta dell'Arte greca 

^leano fetnpre rapprefentarli armati, principalmente fé erano 
sruerrieri (a) . 

CAP. I. 

jf. 19. Può quindi nafcer dubbio fé quella dìcafi a ragio- 
ne la ftatua di Pompeo , febbene a farla creder tale concorra 
la fomiglianza del volto (a) tra quefb e alcune poche rarif- 
fime medaglie che abbiamo di quel grand'uomo . Io non dif- 
fimulerò qui non trovarli nella ftatua un certo indizio , che 
fecondo Plutarco (h) dillingueva l'effigie di Pompeo dalle al- 
tre , cioè la àvoig-oXyi r»; ko'/ojj , olila i capelli della fronte ripie- 
gati in fu , quali portar folcali AlelTandro . Ivi i capelli ca- 
dongli fulla fronte , quali fi vedono a Sello fuo figliuolo fu 
una di lui moneta . Mi pare quindi ftrano che Spanhemio , ad- 
ducendo una rara moneta di Pompeo colla defcritta capiglia- 
tura , pretenda contro l'evidenza di vedervi ì'àrag-oXrP r^s ko- 
ftiiS, e quindi chiamila exfurgens capUitiiim (r) (i) . 
Gemme di Se- (f. 20. Devc fra i lavori di quefti tempi annoverarfi l'ef- 

fto Pompeo . ^ 1 1 1 n^ 

figie del mentovato Sefto Pompeo fu una belhllima cornio- 
la, di cui già parlammo altrove (b) , col nome dell'artifta, 
la quale fu fcoperta a principio di quello fecolo non lungi 
dal fepolcro di Cecilia Metella , legata in un anello d'oro 
che oltrepalTava il pefo d'un'oncia : e febbene la gemma lu- 
cida e bella abbaftanza folTe per sé flieffa , pur le fi è vo- 
luto accrefcere del fuoco col fottoporvi una foglia d'oro . li 
nome del poco noto artifta Agatangelo , che fecondo la fua 
etimologia fignifica lieto nunzio , è polio in genitivo fecon- 
do 

(a) Gnca rts tjl nìhll velare; at cantra (i) Una bella ftatua di Pompeo in marmo 

romana ac militaris thoracas addcre , lib.^ 4^ bianco di grandezza maggiore del naturale 

cap. S-ficì. IO. [ Non è però cofa rara tro- vcdcfi nella magnifica villa di Caftellazzo fuo- 

varc gl'imperatori all'eroica. Di Augufto ve- ri di Milano gu Arconati , ora Bufca . Efla 

dafi al Capo feguente §. 8. in fine , e di Ca- pure è rutta ignuda fuori del braccio finiftro , 

ligola al |. 32. che è coperto da un panno , il quale dalla fi- 

(a) Puòvedetfcne la figura prelTo MafFei niftia (palla gli pende fino a terra . Vi fu 

Raccolta di flatue , Tav.izy. quefta ftatua trafportata da Roma ; e in al- 

(J>) ili Pomp. oper. Tom. I. pag. 60 £. D. cune parti elfcndo guafta , fu da mano mo- 

V^eia.Tom.I.pag. ^fp. % 6. derna ralfcttata . 

(0 Depnft. & ufu num. difscrt. io. §. 3. (b) Vegg. qui avanti ;ia?. zS. 
■lom. II. pag. 6-j. 



LIB. XI. 
CAP. I. 



PRESSO I Romani ec. 523 

do il folito , ma inufitata n'è l'ortografia , leggendovifi ArA- 
©ANFSAOT , in luogo di AFAGArrsAOT , poiché i gre- 
ci fooliono Icrivere due TV quando s' ha a pronunziare il N 
avanti il r. E' vero però che la medefima ortografia trovali 
non di raro ufata (a) ; e poffo addurne in prova l'ifcrizione 
del mufaico di Paleftrina ove leggefi AYNS ( lince , animale 
di quello nome ) in vece di ATFS , come fuole generalmen- 
te Icriverfi , eflendo il S equivalente a rS : così in un'an- 
tica ifcrizione (b) fi trova HANKFATIACTHC in luogo di 
nAFKPATIACTHC ; e l'erudito Enrico Stefano ha veduto 
in un antico codice fcritto ayyi}\os in vece di a.yyi'hot; (e) . 
Che ivi (i rapprefenti Sello Pompeo rilevafi dalla fomiglian- 
za che ha la tella della gemma con quella d'una rara me- 
daglia d'oro del medefimo {d) , intorno alla quale fi legge 
MAG PIVS IMP ITER ( Magnus Piiis Impn-ator itenim ) , e nel 
rovefcio vi fono due piccole telle , delle quali una è l'effi- 
gie del fuo padre Pompeo Magno , e l'altra quella d'un fuo 
figlio coll'epigrafe PR.EF CLAS. ET. OR^ MARIT. EX S.G. 
( prtzfecìus clajjìs & ora maritima, ex Senatus confìdto ) . Quella 
medaglia fi vende quaranta feudi . La tefla della gemma ha 
il mento e le gote coperte da una corta barba , come d'un 
uomo che da molti giorni non fi fofl^e fatto radere ; ed è qui 
forfè un indizio di afflizione per la morte del padre . Così 
Augullo (a) fi lafciò per qualche tempo crefcere la barba do- 
po la fconfitta delle tre intere legioni comandate da Varo in 
Germania . Appartiene quella preziofa pietra alla duchefia 
di Ligniville-Calabritco a Napoli . 

Jf. 21. Sarebbe fuperfluo , che io qui facefiì menzione Pretefc 

J 11 r r\ I P tue di Cajo 

della pretela itatua di Cajo Mario del mufeo Capitolino , le Mario.,. 

S s 2 nella 

(a) Henr. Steph. Parai, gramm. gnc/t , (<0 Pedrufi I Cefar. in oro , te. Tom. I, 

pag.7.8. Tav. i.num. I. 

(.6) Falcon. Infir. at/cc. pag. io.St.ioi. (a) Suetonio nella di lui vita cap. 23. 
(e) loc. de. 



fta- 



LIB.XI. 
GAP. I. 



... e di Cicc' 
rone . 



324 Storia dell'Arte greca 

nella defcrizione delle flatue di quello mufeo fotto tal nome 
non fofle fiata pubblicata anche da Bottari nell'ultima edi- 
zione (a) • Fabri , che altronde non è molto fcrupolofo ad 
imporre i nomi alle ftatue , nel fuo commentario fopra le im- 
magini degli uomini illuftri di Fulvio Orfini (b) , ofTerva che 
quella non può rapprefentar Mario , poiché tiene ai piedi uno 
fcrigno , che è indizio di leaatore o di letterato , e Mario 
non era né l'uno né l'altro . Su qual fondamento vogliali 
in quella llatua ravvifare quello gran capitano io noi faprei, 
poiché di lui non ci rella nefìlin'altra effigie , efTendo tutte 
fuppolle e falfe le monete che vanno fotto il fuo nome , e 
foltanto fappiamo da Cicerone e da Plutarco (e) ch'egli ave- 
va un'aria fevera e burbera . Su quella fola notizia è flato 
dato il nome di Mario ad una teila incifa in una gemma pref- 
fo il citato Orlìni {d) , a due tefte di marmo del palazzo Bar- 
berini e della villa Lodovifi , e ad una ftatua della villa Ne- 
grotti , che vengono allegate da Bottari {e) . 

jf. 22. Così fenza fondamento fu appoflo il nome di Ci- 
cerone ad un'altra flatua del mufeo medefimo (a) , e ad ella 
al tempo flefTo fu fatto fuUa guancia un porro ben vifìbile , 
che da' latini diceafi cicer ^{ cece ) per alludere al nome di 
Cicerone . Quel che più forprende è la franchezza con cui è 
flato incifo fulla bafe il nome dell' orator romano (i) . La 

vera 



(a) Muf. Capìc. Tom, iil. Tav. JO. 

(i) num. SS. pag. } f, 

(e) in C. Mario, princ. op. Tom. I.p.jfaó. 

(ti) eie. num. SS. 

(e) loc. cit. pag. 106. 

Ìa) Nel palazzo dei Confcrvatori . MifFci 
Raccolta diftatue , Tav. 2 1 . ne dà la figura . 

(0 Avvi anche in Milano una ftatua aliai 
nota, detta volgarmente l'uomo di pietra , 
nella quale alcuni hanno ravvifato l'immagi- 
ne di Cicerone . V. Gratiol. De prtcl._ Mei. 
tdtf. pag. 1 ^j. , & Giulin. Memor. di Mil. 
pare. 2.p.zg. z-jg. La toga romana di cui è 
veftita, e un motto di quell'oratore , che fcrit- 
to fi legge al di fopra del capo , fono i fonda- 



menti a cui appoggiafi tale opiriionc . Ognu- 
no però ben vede quanto quefti fiano deboli 
ed infuffiftenti . Alla fifonomia truce e fevera 
fembra la ftatua accoftarfi piuttofto a C. Ma- 
rio , a cui con molta ragione poterono i Mi- 
lanefi averla innalzata dopo quella vittoria , 
che al fiume Adige riporto fovra i Cimbri e 
i Teutoni , per la quale furono quelle con. 
trade liberate dall' imminente pericolo che lo- 
ro fovraftava . Coa una tonfura , olTìa coro- 
na ecdefiaftica , che una mano imperita vi 
fece ai capelli , fi è pretefo di effigiare in cfla 
Adelmano , uno degli arcivefcovi di Milano 
verfo la metà del fccolo decimo . 



PRESSO 1 Romani ec. 32^ 

vera di lui tefta col nome nel palazzo Mattei (a) reftaurata nel 
nafo , nelle labbra , e nel mento , elTer dovrebbe lavoro a un 
di prefTo dello ftelfo tempo . A queflo pare che non con- 
venga la forma delle lettere non troppo eleganti ; ma nelle 
pubbliche ifcrizioni abbiamo a diftinguer quelle , che appo- 
fte furono ai monumenti da particolari artifti a tal uopo de- 
ftinati , da quelle che gli fcultori medefmii non tanto pra- 
tici meeter folcano ai proprj lavori . 

jT. 23. Di Lucio Bruto la più bella tefta che v'abbia in 
Roma, è, a parer mio, quella che poffìede il fignor mar- 
chefe Rondanini . Fra le tante col nome di Giulio Cefare, 
che adornan varj mufei , non ve n'è pur una che al fuo ri- 
tratto nelle medaglie interamente rafìembri . Quindi è che il 
fignor cardinale Alefìandro Albani , foggetto de' più periti 
, nell'antiquaria , dubita clie vere immagini di quell'imperato- 
re non lìanfi confervate ; e vanamente fi pretende che il bu- 
llo pofTeduto dal fignor cardinale di Polignac ne fia l'unica 
e vera tratta dal naturale (a) . Merita d'elTer qui per ultimo 
notata la difpofizione di quella dama romana , che in tefta- 
mento obbligò il fuo conforte ad ergere allo ftelTb impera- 
tore una flatua d'oro del pefo di cento libre in Campido- 
glio (b) . D'una pretefa ftatua di Clodio più opportuna oc- 
cafione avremo di ragionare in fine del Capo feguente . 

(a) Ne dà la fiampa in rame non troppo meo del fignor principe Chigi bianco in fon» 

efatta Fulvio Orfini I-nag. iUajlr. num. 14.6., do di fardonica , pagato mille zecchisi - 
e il fignor abate Amaduzzi Monum. Matthij. (a) Cabinet de Polignac . 
Tom iI.Tab. IO. ir. 1.3. tcfta del mufeo Ca- (i) V. Lipf, £/«fl. liò. j, (,s>. op. Tom. i. 

u"i?Jr ° "°'"'^ ^ P"' ^^"* ^' qucft» ; e pag. 2^2, 

beUiflimo e di grandiffima diligeiwa è il ca- 



f;g)i/^i.na;'}y?g']V'"iu"^iCX? 



LIB.XI. 
CAP.I. 



Ca- 



326 Storia dell'Arte greca 



LiB. xr. (^ L I w'ifc a Kr"'» . I ■ ■■■, V, " 'P' " I .- «^ 

CAP. II. 

Capo II. 

Stato delle arti [otto gì' imperatori — Augii/lo . . . fmi monumenti ~ 
Supfofte ftatue ài Cincinnato . . . di Livia . . . e di Cleopatra — Sta- 
tue d'Augufio . . . fiie tejle . . . e gemme — Tejìa d' Agrippa — Co,' 
riatide — Opere d'architettura . . . irregolarità di efsa — Depra- 
vazione del gujìo - Monumenti d'Afìnio . . . e di Vedìo Pollione — 
Tiberio non favorì punto le arti . . . fue tejìe . . . bafe a lui eretta — 
Immagini di Germanico — Nocque pure alle arti Caligola . . .fue 
tejìe ~ Claudio non avea gujìo . . . fila effìgie — Pretejì gruppi d'Ar- 
ria e Peto . . . di Papirio e fua madre . 

Stato delle ar- vallando Roma riconobbe un folo monarca, andarono le 
peucori! '™' arti a ftabilirfi in efla come nel loro centro , e ivi concor- 
rerò i migliori maeftri , poiché rare occafioni di lavorare fom- 
miniflrava loro la Grecia . Atene , perchè era fiata del par- 
tito d'Antonio , fpogliata fu da Augufto di moki fuoi privi- 
legi {a) , e dal fuo dominio egli ne fottrafle gli Eretrj e gli 
Ecrineti ; né , benché gli Ateniefi ergefTero a quello impera- 
tore un tempio , di cui efìlte tuttora il portale d'ordine do- 
rico {b) , furon pofcia con maggior clemenza trattati . Verfo 
la fine del di lui regno tentarono di follevarfì , ma furono 
bentofto ridotti all'ubbidienza . 

^. I. Della decadenza dell'arte nelle città greche fanno 
teftinaonianza le monete , e fingolarmente quelle grandi me- 
daglie di bronzo , che chiamar fogliamo medaglioni . OlTer- 
vafi che quelle , le quali hanno intorno un'epigrafe greca , in- 
feriori fono alle altre che hanno l'ifcrizione latina ; e dirli 
può in generale che , fé un raro medaglione romano vien pa- 
gato jo. feudi , un greco ne varrebbe appena dieci . 

jf . 2 . Au- 

C<i) Dio Ca£s. lib, S4- e, 7. p. 7//, Tom, I. (4) Le Roy Le ruinis , ce. Tom, il. pl,ii. 



PKirsso I Romani ec. 327 

jf. 2. Auguffo , cui Tito Livio chiama l'autore e'I re{hu- = 



LIB.XL. 



ratore di turt' i tempi , era altresì grand'amatore de' monu- 

.. C\P.[I, 

menti dell'arte, onde di lui ben difTe Orazio che Augufto..! 
veteres revocavi t artes (a) . 

jf. ^. Comperò egli molte belle figure delle divinità per ...fucima- 
ornare le piazze e le ftrade di Roma (/») ;- e le flatue di tutt'i 
grand'uomini romani , che aveano contribuito all'ingrandi- 
mento della patria , rapprefenCati quali in atto di trionfare, 
r;rono da lui collocate nel portico del fuo Foro , ove pur 
fece reftaurare quelle che già vi efiftevano (e) . Fra quefte 
eravi quella d'Enea {à) . Da un'ifcrizione trovata nel fepolcro 
de' fervi e liberti di Livia {e) fembra che fu quelli o fu altri mo- 
numenti dell'arte avelTe Augufto (a) filTato un ifpettore (i) . 

/. 4. Fra le ftatue degli eroi romani collocate da queft'im- Suppofled». 

tue 

peratore nel Foro, fé vogliamo feguire l'opinione ricevuta, 
annovereremo quella che dicefi di L. Quinzio Cincinnato , efi- ... di cincia- 
flente una volta nella villa Montalto pofcia Negroni , edora 
a Verfailles (b) . E' quelta una figura virile affatto ignuda , in 
atto di allacciarfi al pie deftio un calzare , elTendo l'altro pref- 
fo il pie finiitro che è fcalzo . Dietro ai piedi della (tatua 
v'è un vomere, per cui fi è creduta effigie di Cincinnato , 

ben 

io) Uh. 4.. od. I j.verf. 1 2, [ NTon Io dice (i) Fra gli altri vantaggi che Suctonio in 

tiflrettamente alle arti del dif>.gno , delle Aug. cap. 72. rifcrifce recati da Augullo a' 

quali forfè neppure ha inttfo parlare ; ma Roma, novera i varj mufei ad ufo pubblico 

liguardo alla religione , al buon ordine , al- da lui ordinati , ove copicfa raccolta vi avea. 

le fajnze , al commcreio , e a tutto oò , che di ftatuc , di pitture , e di altre cofc rare ed 

poteva tar rifiorire lo (iato in tempo di pa- antiche , tra le quali ammiravano le avma- 

cc , come (i rileva dai vcrli appiello , ture degli croi . In uno di q^ueiti mufei vi era 

(b) Sutt. i/i Aug. cap. j7. pur un luogo per le rarità (pettanti alla rto- 

(ei ìiyiu. cap. ^r. ria naturale . Tra quefte accenna Sactonio 

(d^ Ovid Fiifi. Hi. f. verf. f6f. delle membra ftcrminatc di fiere e di bcftie , 

(ir) Gmi DeJ^-'. monunijn e loiumli. liberi, credute olla di giganti . Ahti mulci vi ìvC' 

&ferv. Liv: nu-n. zf.pag 1 yi. [ Al^n. lìt, vano allora in Roma di cofc naturali, in i» 

fap. I y Q. è nomirato il pittore Eracla libetto, fpeeie di gemme e pietre pte7Ìofc . Il più an- 

df cui parlammo qui avanci alla p. yi. col. 2. tico era il mufeo formatovi da Scanro figlia- 

(a) In un'alna ilerizionc riportata da Gru- ftro di Siila; ma il più pre7Ìofo ripo:avafi 

tcro Tom. 1. pa . z.pag. ja. n. j. li parla di quello di lonipeo . Celare arrivò a farne fei 

un Eatichetc liberto i'Apjnflo , e h dice o/- nel tempio di Venere Genitrice ; ed uno pur 

fiùnator a fi uuis , che il Pignotio Dtlciv. ne fece Marcello figlio d'Ottavia nel tempie» 

prelfo Po'c <■> Surrl. l hef. Ariti' 'om. T..1I, d'Apollo Palatino ."Plin. tib. }-. e 1 feci j. 

col. lìjì.S. fì^ega^peifiiliiollMUiiio, Uj Si h» il gcU'o ucU'Acca<kuiia di f uoua^ 



LIB XI, 
CAPAI. 



528 Storia dell' Arte greca 

ben fapendofi che quefto grand' uomo fu dal Senato eletto 
a dittatore della repubblica nel tempo che ftava arando i 
proprj campi (a) . Tale ftromento però non vedefi nella fi- 
gura in rame pubblicatane dal de Roflì ; e non fo perchè 
Maffei (b) , il quale ne parla fecondo quefta figura , abbiala 
attribuita al mentovato dittatore , e ne racconti la nota Ii:o- 
TJa; poiché mancandoli vomere non ha più la (latua nelTun 
rapporto con Cincinnato . Lo ftelTo Maffei crede altresì di 
ravvifare l'effigie del medefimo eroe in una gemma incifa , 
ma non ne adduce nelTun argomento , e fembra quefta al- 
tronde un lavoro moderno (e) . 

jT. J. Se debbo dire il parer mio intorno a quella ftatua , 
io penfo che , elTendo efTa ignuda , non pofTa in alcun mo- 
do effer l'effigie di Cincinnato , né di alcun confole roma- 
no . E' quindi chiaro che debba elTere una ftatua eroica ; e, 
fé mal non m' appongo , rapprefenta Giafone allorché fu 
con altri invitato da Pelia fuo zio , cui era ignoto , ad un 
folenne fagrificio che far fi doveva a Nettuno . Ebbe l'eroe 
r invito mentre ftava arando , e ciò forfè nella ftatua indi- 
car fi volle col vomere : e ficcome avea dovuto attraverfare 
il fiume Anauro , erafi in fretta allacciato il calzare al pie 
deftro , dimenticandofi del finiftro (d) ; onde elfendofi prefen- 
tato così a Pelia fegli rifovvenire dell'oracolo che rifpofto 
gli avea di guardarfi da colui , che a lui venifte con un folo 
calzare , fxoycxpxTri^ (a) . Così a mio parere s'indovina me- 
glio che in qualunque altro modo V intenzione dell' artifta 
che fcolpì quella ftatua (e) . Eravi pure una figura d'Ana- 

creon- 

(a) Cicerone De finii), llb.z. cap. 4. , Va- moderne , o non hanno che fare né con Gia- 

lerio ^ta(^lmo Hb. 4. cap. 4. num. 7. fone , ne con Cincinnato. 

(b") Race, diftatue , Tav. 70. (d) Lo perde nel fiume reflandovi attac 

(ci Lo crede in due , Gemme anr.fig. To- cato nel fango , come dicono tutti d'accordo 

mo ly. Tav. 7. g. Le figure hanno la barha . gli fc litro ri . 

la p'.inia ha amendue i cahari , ed ha avanti (12) ApoUod. Bìhlioth. lìb. i.cap. p. §. ' "• 

una Minerva, che le prefenta una fpa.^a e pag-if-S., Schol. ì'ìpà.Pyth. ode 4.vcr{. ' ^^^ 

una Lncia . La feconda fi tua fu il calzare [ Apollonio v4--,?t)j. ///^./.r./t?. , Igino/ao-' 2- 

al pie deftro , e ha nudo il fiujllro . O fono Ce) Ptr cfdudeie Cincinnato li può aggiu- 



PRESSO I Romani ec. 329 

Creonte con un calzare foltanto , per indicare che avea per- 
duto l'altro nell'ubbriachezza (a) . 

jf. 6. A quelt'epoca pur apparterrebbe , fé conveniflero 
i nomi alle cofe , la Livia della villa Mattei tanto celebrata 
dagli fcrittori , tra i quali però alcuni la dicono Sabina {b) 
moglie d' Adriano ; ma tale ftatua ha la figura d' una Mel- 
pomene , anziché d'un' imperatrice , come rilevali dal cotur- 
no (a) . Così alle due figure muliebri fdrajate , maggiori del- 
la grandezza naturale , una in Belvedere , e l'altra nella villa 
Medici , è itato dato il nome di Cleopatra perchè hanno un 
braccialetto in figura di ferpente (b) ; e fi legge altresì che 
in tal pofitura fia ftata trovata morta la regina d'Egitto (e) ; 
ma quelle ftatue più probabilmente rapprefentano delle Nin- 
TomAl. T t fé 



LIB. Xf. 

GAP. n. 



gnere , clic la ftatua avrebbe avura la barba , 
che in quc' tempi , cioè nell'anno Z9S. di Ro- 
ma , e anche circa ducent'anni dopo h por- 
tava ; e barbati li rapprefentavano gli uomi- 
ni illuftri di que' tempi , come fi e veduto Co- 
pra iìhpag. I f4. §. ip. V idea del volto do- 
veva elTcr d'uomo più avanzato in età , giac- 
che Cincinnato era allora padre di tre irgli, 
il primo de' quali , Ccibnc , fi era già reib al- 
cuni anni prima famofo per la fua facondia 
nel foro , e per militari imprcfc . Vcgg. Li- 
vio lilì. f. cjp. /. num. ! i . , cap. 8. num.i p. 
Ma poi per folntuirvi Giafonc , converrà di- 
re che egli vi fqlTe rapprefentato nell'atto di 
calzarfi dopo laLiato l'aratro , non dopo aver 
palTato il fiume , allorché avea perduta una 
f-arpa , come ho notato , non sia come dice 
>X'inkcl'nann adattando la ftoria alla ilatua . 
In tal cafo lo Icukore fi (arebb; dipartito 
dallo Hile folito degli artifti , e de' pittori in 
ifpecie , i quali fecondo tilofirato £;7//t. 22. 
ep. Tom.l. y^g.gz3. folcvano effigiare quell" 
eroe con un piede folo calzato , perche ap- 
punto avea lafciara una fcarpa nel fiume at- 
traverfandolo . N'otifi pero da quello luogo 
di Filolbato , che Giafone in qu.llatto era 
un (oggetto foliro rapprefe\i:arfi dagli a'tifti , 
e ceitamtntc pia a 'atrabile all'ufo , e al gu- 
fto della fcultura , e della pittura , che Cin- 
cinnato . 

ia) Anthol. ni. 4. cap. ^7. num. i j. 

(A) Miirc't Rdccultj di Jljtue , num. 107. 

(aì e pacata ora al Mufeo Pio-CIcmcnti- 
no j e come nota il ligror abate Vifconti nel 
Tomo I, di clTo alia Tuv. 4.1 . noe, * , e il fi- 



gnor ab. Amaduzzi Monum. Matthtj.Tom.I. 
lab. 61. , ove ne da la figura , non è altro , 
che la Pudicizia , o vogliam dire una impe- 
ratrice , o mattona romana , fotto quella fi- 
gura , come ù vedono in tante altre flatuc , 
e nelle medaglie . Chi poi fia e impolTibile il 
dirlo , perchè la tefta è moderna : al che non 
hanno avvertito quelli , che vi trovarono Li- 
via , o Sabina . Il fondamento del coturno 
fu cui fi appoggia Vinkelmann per farne una 
Melpomene , e troppo generico ; fapendofi 
che il coturno fi portava d'ordinario dalle 
dame romane , e anche dille imperatrici , co- 
me fa avvertire il lodato Amaiuzzi pag. /7. 
Altronde il braccialetto , che le fi vede indi- 
cato fotto la verte al braccio dcftro , non con- 
verrebbe a Melpomene . 

(b) Tale è certamente quale fi vede anche 
in altre Itatuc , e in ifpecie nella nominata, 
qui avanti ; e il Cgnor Lcns Lt coftumc , ou 
effdi ec. /tv. I. in fine , pag. 27. , che mo- 
ftra di negarlo perche vi trova una forma ir- 
regolare più propria di fcrpe , che di brac- 
cialetto , non ne avrà veduti forfè dc'confi- 
mili in altre llatuc . Quefto altronde non è 
tondo come il ferpe , ma piatto . In quella , 
che fece fare Augurto per portarla in trionfo , 
il fcrpe non doveva cficre in forma di braccia- 
letto , né quale fi vede alle ftatue in queftio- 
ne ; poiché era attaccato al braccio in atto di 
mordere , Plut. ir. M. Antonio , op. Tom. I. 
P^'g- PS}- i^- i f<l <^ ben probabile , che tale 
ftatua (ervir dovclle di modello alle altre . 

(e) Gal. ad Pifor.. de Thcriac. Lih.i. cap. lì . 
oper. Tom. XUI. pag. $41. [ Racconta Ga- 



5.90 



LIB. XI. 
CAP. II. 



Statue d'Au- 
gufto . . . 



... fuc tcftc , 



può 
tefta 



ÒTORIA DELL ArtE GRECA 

fé dormenti (a) o Venere (a) : e quindi nulla da efTe fi 
inferire per giudicare dell'arte ai teinpi d'Augufto . La 
della prima non ha altro di rimarchevole , fé non che è un 
pò di traverfo (b) ; la feconda , che da alcuni tienfi per un 
miracolo dell'arte , e fi paragona alle più belle tefte anti- 
che (ù) , è fenza dubbio nuova , e lavoro d'un artefice , che 
non avea ftudiato il bello né fulla natura né fu i pregevoli 
monumenti dell'antichità . Una fimile figura , che- apparte- 
neva dianzi al mufeo OJefcalchi , è ftata trafportata in lfpa« 
gna nel mufeo reale a fant'lldefonfo . 

!,U 7. Opere certe di quefti tempi fono la flatua d'Augu- 
flo nel Campidoglio (e) , che è d'un lavoro mediocre , e lo 
rapprefenta in un'età giovanile , con un roftro di nave ai 
piedi allufivo alla battaglia d'Azio (d) , e la fiatua fedente 
dello" fieffo Cefare nel luogo medefimo , la quale però ve- 
rofimilmente non ha di lui che la tefia , e altronde merita 
appena d'efier qui mentovata {e) . 

Jf. 8. 11 marchefe MafFei parla d'una tefia d'Augufio colla 
corona civica, cioè coronata d'un ramo di quercia, efiften- 
te nel mufeo Bevilacqua a Verona , e dubita, fé altra ve n'ab- 
bia 



leno che fu trovata colla deftra fui capo in 
atto di tener il diaJt:iTia ; come fcrive anche 
Glica Jlnnal. par. i. pjg. jg. Aggiunge in 
oltre Galeno , che Cleopatra cadendo morta 
volle olfcrvare tutta la modeftia , imitando 
Polilfena , che, facondo Euripide i:i Hecuba, 
verf. s6S. , nel cadere cfangue cercò di co- 
prirli le parti da celarli . Or quell'arteggia- 
niento , e qucfta moleltianon fi vede nelle 
fVatue , che hanno quafi tutto {coperto il 
ventre : al che non avrà badalo il fignor 
Lens Le coflume , ec. loc. cit. , ove dice , che 
r abito di effe farebbe ftato indL-cente pet 
tutt'.tltra regina fuorché per Cleopatra . Nep- 
purfi fcorge in elle l'abito più fafiofo di re- 
gina , che vefti Clcopana prima di farfi mor- 
dere dal ferpe , o di avvclcnarfi , come alcu- 
ni penfarouo , né indÌ7Ìo del letto preiiofo 
d'oro , fu cui morì , al dir di Plutarco /oc. cit. 
pag. OS <■■ E- 

<a) Si trovano difatti altre ftatue (ìcura- 
mentc di Ninfe , che Itavano fopra fontane 



nello {fedo atteggiamento appoggiate fopra 
un vafo da gettar a qua , come tra le altre è 
una piccola del Mufeo Pio-Clementino . Ma 
però non convengono nella ricchezza , e for- 
ma del panneggiamento . Chi fa che non. 
rapprefcntino anche Scmele ; già che hanno 
quali una perfetta fom''glianza alla Semele , 
che vedeli nella gemma data dal noftro Au- 
tore nei Monum. ant. i.ied. n. i . , nominata 
anche in qucfl'opera nel Tomo l. p. i 74. §.^. 

(<(■) Steph. Pigli, in Scot. lri:i. hai. p. 1 26. 

(b) Ne fono (late pubblicar.: moltiltime di- 
verfc ftampc , come dal MafFci Racco'.ta di 
fi.itue , 7"ai'. .?. , nella Metalloteca del Mer- 
cati , e altrove ; ma più corretta è quella fat- 
ta ultimamente dal Pirancfi . 

(i) Richard?. Traiti de la peìrit. & de la 
fculptu'e , Tom. ni. par. r. pag. 206. 

(e) Nel cortile del palazzo dei Conferva- 
tori a mano manca entrando . 

(d) fA.\^à Raccolta di flatue , Tav.16. 

le) Muf. Capii. Tom. ni. Tav. Ji» 



PRESSO I Romani ic. 331 

bla con tal corona (a) ; ma è Arano che non gli fofle no- - 
ta una fimil teda d'Augufto nella biblioteca di s. Marco a 
Venezia i^b) : oltre di che tre tefte del medefimo imperatore 
così coronate veggonfi nella villa Albani ; e preffo il fignor 
generale Walmoden ferbafi una così cinta teftina d' agata , 
grolTa quanto un melarancio : elTa però è sì guafta che ap- 
pena è reftata la capigliatura e gli occhi a cui riconofcere 
Augullo (a) . 

jf. 9. Abbiamo pure alcune gemme che portano il nome 
di DioscoRiDE , incifore delle telle d' Augnilo , le quali a 
quell'imperatore (e), e quindi a'fuoi fucceflbri , eccettuato- 
ne Galba , fervirono di figillo . Una di quelle gemme (b) , 
pofledata dal fignor marchefe Maflìmi in Roma, è Hata rot- 
ta in tre pezzi nel volerla legare in oro . Rimarchevole è 
qui l'effigie d'Auguflo per la barba che ha alquanto lunga, 
laddove nelle altre fue telle è sbarbato Tempre e lifcio , ond'è 
probabile che qui rapprefentifi in que' giorni in cui afflitto 
per la disfatta di Varo fi lafciò creicere la barba , come di- 
cemmo qui avanti (i) . Con fimil barba vedefi nella villa Al- 

T t 2 bani 



LIB.XI. 
CAP.U, 



(a) Ver. iUaftr. Par. j. cap. 7. col. 21 j. , 
& co.'. 227. Tav. r. n. i. 

(,ò) Zanetti Sciit. della libr. di s. Marco . 
'a) Qucftc tede ora poflono dirfì molte . 
Una in marmo bianco , parimirte con co- 
rona civica , fu trovata con altra tcfì^a di An- 
nibale , ornata di galea , e della finta barba , 
e che (ìmilmentc confcrvafì nel miifco Bor- 
giaro a VcUctri , in uro fcavo a un miglio e 
mezzo dalla detta citta nella contrada di ian 
Cefali , o San CeJ.uco , dove è anticbiflìma 
ttadizione dei VelUtcrni , clic fofie l'avito 
fuburbano della fami.olia Ottavia di Vclktri , 
ricordato da Suetonio !n Aug. cap. 6. , per 
l'educazione , che vi ebbe Ottaviano , e per 
la opinione , che fin d'allora correva in quel- 
la città , che egli vi folle anche i->ato . Altra 
tefta di ciuedo imperatore d'eccellente fcul- 
tora , n-a giovane, e fcnza alcuna corona, 
fu nel mcdcfimo territorio ritrovata con altre 
antichità nella contrada di Monte Secco a 
quattro miglia da'la cittì, la qual tcfla ora 
con'.crvali nel Mufco Pio-Clcmcntino . In 
qucfto Mufeo vi è inoltre una teda di cattivi 



maniera , in cui Auguflo è coronato di fpi- 
che , e un'altra che rapprefenta il mcdcfimo 
in età fenile , come dicemmo nel Tomo I. 
p. ^óp. noce. , colla corona di quercia, in 
cui fulla fronte é ra^prcfentato Giulio Cefa- 
re come in un rameo dello flclTo marmo . Vi 
è anche una di lui ftatua quafi tutta nuda 
all'eroica , e un'altra velata in atto di facri- 
ficare , infieme ad una ftatua feminile in atto 
di orare colle mani levate in alto fecondo il 
rito degli antichi, come fi vede la Pietà nel- 
le medaglie ; e può crederU immagine di Li- 
via , moglie di lui ; giacché fono ftatc tro- 
vate infieme negli fcavi d'Otricoli . 
(e) Suet. in Aug. cap. jo. 
(b> Data in rame da Stofch Pierr. grav. 
pi. zf. Altra ne liportap/. 26. fimile a quella, 
prcfa dal mufco Strozzi . 

(i) Daremo in apprcfib la figura d'una 
gemma incifa da Diofcoride , rapprefcntantc 
ì\ercm\o erioforo , cioè che porta nella fim- 
fìra una tcfta di montone fu un defco . [ Cin- 
que altre gemme col nome di qucfto artifta 
rapprcfcntanti varj foggctti le dà SioCch pi- 



. e gemme 



LiB.xr. 

CAP.II. 



932 Storia del l' Arte greca 

bani una tefta dell'imperatore Ottone , in cui non è meno 
ftraordinaria che in quella d'Augullo . Merita d'efler qui prin- 
cipalmente rammemorata la bella teiìa d' Augufto incifa in 
una calcedonia alta più di mezzo palmo romano , efìllente 
nel mufeo della biblioteca Vaticana, e pubblicata dal Buo- 
narruoti (a) . 

TeftadA- ^- ^^- Farcmo pur qui menzione d'una bella e poco 
^"^^* ■ men che coloflale tefta di M. Agrippa , uomo il più grande 
di quelli tempi (a) . Evvi a Venezia nel palazzo Grimani una 
ftatua eroica che dicefi del medefimo Agrippa ; ma , fé così 
venga a ragion nominata , lafcerò che ne giudichi chi po- 
trà ben efaminare fé la tefta fi^a la vera antica della ftatua , 
e fé fomigli alle altre note tefte di quel celebre romano . 

j}". II. Un altro monumento , forfè più pregevole de' fin 
qui mentovati e verofimilmente opera de' tempi d'Augufto , 
ancor ci rimane , cioè una delle Cariatidi di Diogene atenie- 
fe , che ftavano nel Panteon (b) . Si dà il nome di Cariatidi 
a tutte le figure deftinate a foftenere qualche parte degli edi- 
fizj , o femminili fian effe o mafchili , febbene quefte folef- 
fero anche chiamàrfi Atlanti dai Greci , e Telamoni dai Roma- 
ni (e) . Stava tal monumento per terra e trafcurato nel cor- 
tile 



Cariatide . 



27-^1., Ta feconda delle quali era già ftata da- 
ta dallo Spon Mijcel/.erud.anc.fecì.^. p.rzz., 
ove ne nomina un'altra , in cui è incifa la 
tefta di Solonc . Il noftro Autore nel Tran. 
■prel. cap. IV.pag. XCI. parla di quella bcl- 
liflima del raufco del fig. principe di Piombi- 
no , di cui dà la figura in fine della prima 
parte dei Monumenti antichi , Mipag.r oS., 
e nella fpiegazione dei rami frappofti nclVo- 
pera , prima del detto Trattato preliminare , 
al num. XVl. pag. XIII. la dice d'un perfo- 
naggio incognito . A confidcrarla , non fulla 
detta ftampa , ma fuU'originalc , o anche nei 
folfi , fi vede , che rapprefenta Demoftene 
fimile alle tefte , delle quali fi è parlato qui 
avanti alla pag. 2J4. ; e la pietra è uii ame- 
fifto , non corniola , come la dice lo ilelfo 
"Winkclmann . 

(a) Ofserv.fopr. ale. mei. pag. 4.J. 

(a) e al quale dovettero moltiffimo le arti 



del difegno , poiché abbellì Roma con tanti 
cdifizj , e tra gli altri , colla fabbrica ma- 
gnifica del Panteon , volgarmente detta la 
Rotonda, che è quella fra le antiche confer- 
vatafi più intera fino a' noftri giorni . Den- 
tro vi collocò una ftatua di Giulio Cefare , e 
nell'atrio quella d'Augufto , e la fua . Intor- 
no ad ella , ed altri fuoi antichi ornamenti 
può vedcrfi il Nardini Roma antica , Uh. 6. 
cap. 4. reg. IX. , colle note dell' Orlandi . 
Aggiunfe a quefta fabbrica le terme , o ba- 
gni ; e fabbricò pure un ponico in onor di 
Nettuno decorato colla pittura degli Argo- 
nauti . Dione CafTìo lib. j^, cap. 27. p. 721. 
Tom.I. Vedafi anche Giunio Catal. archit, et. 
pag. 8. e g. 

(b) Plinio lib. ^6. cap. J.JeB. 4. §. ii. 

(e) Nei Monumenti antichi al luogo da 
citarfi qui apprefib dà quefta fua fpiegazio- 
ne per un lofpetto fblcanto , appoggiato al 



PRESSO I Romani ec. 333 

tile del palazzo t'arnefe a Roma , daddove fu trafpoitato a = 
Napoli alcuni anni addietro . E' quella la metà d'una figura 
malchile affatto ignuda , cui ms.ncan le braccia colla metà 
inferiore del corpo . Ha fui capo una fpecie di caneftro , che 
rìon è però d'un pezzo folo col reflo , e vi fi veggono in- 
dizi di foglie , e probabilmente d'acanto , che intorno Io cir- 
condavano ad imitazione di quello della fanciulla corintia , da 
cui l'artifta Callimaco , vedutolo così di foglie ornato , l'idea 
prefe del capitello corintio . La mezza figura ha circa otto 
palmi romani d'altezza , e due palmi e mezzo il canefì:ro ; 
onde potea benifilìmo l'intera ftatua aver la debita propor- 
zione coll'ordine attico del Panteon , in cui , fecondo Pli- 
nio , erano collocate le Cariatidi , e che ha circa ig. palmi 
d'altezza (i) . Una pubblica prova del fuo poco faperewell' 
antiquaria diede uno fcrittore {a) che prefe per una di que- 
fte Cariatidi certa figura di rilievo pofla fopra lo flipite d'un 
arco, che fino a' tempi fuoi era ftato fotterra vicino al Pan- 
teon , e fotto tal nome pubblicolla (a) . 

$. 12. Fra i monumenti d'architettura de' tempi d'Augufto 
fufilrte tuttora fotto Tivoli prefìx) l'Aniene , il fepolcro in 
forma rotonda della famiglia Plauzia, edificato di pietre qua- 
dre per ordine di M. Plauzio Silvano , che fu confole infie- 
me ad Augufto . Scn vedono alla facciata gli epitafj fra le 
mezze colonne ; quello di mezzo , fcritto in più grofil ca- 
ratteri , riguarda lo iÌQ^io Plauzio che lo fece fabbricare : vi 

fi fa 



LIC. XI. 
C/iP. 1.5. 



Monuiticnti 
d" architettu- 
ra... 



(uppofto , che Plinio abbia parlato , come 
abbiam detto anche noi nel Tomo I. p. i ir. 
noe. A. che fi parla ora abufivamente , di- 
cendo cioè Cariatidi in vece di Telamoni , 
quali fi dicevano dai Romani fecondo Vitru- 
yio lib. 6. cav. io. , le figure d'uomini , che 
tacevano la ile (la figura delle Cariatidi , reg- 
gendo pcfi col capo . Io non faprei menar 
buono un tal fuppofto , e non fo trovar fon- 
damento in tutto il difcorfo ch'egli fa per a- 
dattare quefta figura all'ordine del tempio , 



e al racconto di Plinio , che è molto ofcuro . 

(i) '^ie: Monurr.tnd ar.t. inediti, Par.IK. 
e. i4..pag. z6S. , dice l'Autore che l'altczxa 
è di palmi i;. e un quaito , ma pretende che 
lo zoccolo della ftatua avtebbele data l'altez- 
za necelTaria . Parla ivi a lungo di qucfto mo- 
numento , avendone data la figura al n. 20 f^ 

(a) Dcmontiof. Gali. Rom. hofp.pag.i z. 

(a) Veggafi Orlandi al luogo citato del 
Nardini pag, zg6. fcg. 



LIB. XI. 
GAP. II. 



334 Storia del l' Arte greca 

fi fa menzione de' fuoi meriti, delle fiie gefta militari , e del 
fuo trionfo per la vittoria riportata contro gli lllirj ; ed è 
terminato con queltc parole VIXIT . ANN . IX . Wright ne' 
fuoi Viaggi ec. {a) , non fapendo capire come uno che avea 
fatto tante cofe ed era flato confole , avefTe viiTuti foli nove 
anni , fi argomenta di fciogliere la difficoltà con dire che vi 
manca un L avanti IX , e gli dà così cinquantanov'anni di 
vita. Ma egli non ben s'appone , poiché qui non manca nef- 
fun numero , e sì le lettere delle parole che le numeriche , 
lunghe una buona fpanna , fi fono beniflìmo confervate. Con- 
vien dire piuttofto che M. Plauzio numeraffe foltanto quegli 
anni , che paflati avea tranquillamente nella fua villa conti- 
gua al fepolcro , non computando per nulla l'antecedente fua 
vita. Così vifTe altrettanto l'imperatore Diocleziano in una 
fua villa prefTo Salona nella Dalmazia , dopo d'avere abdica- 
to l'impero ; e Simile , uno de' più ragguardevoli cittadini ai 
tempi di Adriano, fece fcrivere fui fuo fepolcro , ch'egli, 
comunque vecchio , pur non avea vifTuto che fett'anni , cioè 
che folo per quello tratto di tempo avea goduta alla cam- 
pagna una tranquilla efiftenza {b) . A quella occafione io 
nominerò le pitture del fepolcro de' Nafoni , alla famiglia de' 
quali appartiene anche Ovidio . Quelle difegnate furono al- 
lora e pubblicate da Sante Bartoli , ma. non tutte fi fono 
guaftate in apprefìb , come Wright ed altri hanno creduto , 
poiché un pezzo fé n'è confervato , efiftente tuttora nella vil- 
la Altieri , in cui rapprefentafi Edipo e la Sfinge (e) . Ne 
abbiamo data la defcrizione al Libro VII. Capo III. (a) . 
... incgola- jf. 13. Sebbene, come altrove olTervammo (b) , fulle o- 
pere d'architettura efeguite lungi da Roma giudicar non fi 
pofia del gufio che allora regnava nella capitale ; ciò non 

on:an- 

ia) Travels iic.pag. j5p. [ Ateneo lib. 6. cap. i j. pag. zj^. 

(b) Xipliil. in Adr.pag. 266. (a) p^^^. ss- §• 7- 

(t) Tzctz. Schol.adl.'jOì^ViX.AUx, v. 7. (e) Sopii pag. i j4. 



PH.ESSO I Romani ec. 33J 

oftante voglio qui riferirne un monumento , per le fl:rava~ = 
ganze che vi fi trovano. E' quello un tempio a MiJafTo nella ^^^- vi- 
caria (a) edificato ad onore d'Auguito e di Roma , come 
appare da un'ifcrizione nell'intavolato . Ivi contro ogni re- 
gola , e contro il buon gufto le colonne fono d'ordine ro- 
mano o compofito nella facciata, e jonico lateralmente, e 
fono alla bafe ornate de' fogliami alla maniera de' capitel- 
li . Né quefta fabbrica è la fola in cui fiano Itati uniti in 
un folo due diverfi ordini d'architettura; nel più piccolo de' 
così detti Ninfei prelfo il lago di Cartello veggonfi pilaftri 
jonici con un fregio dorico ; e un fepolcro prefio la città 
di Girgenti in Sicilia, generalmente detto del tiranno Tero- 
ne , ha lu pilaftri jonici non folo i triglifi dorici , ma ezian- 
dio fui cornicione dell'intavolato la folita ferie di dentelli. 

;r. 14. lì buon gufto però cominciò a P<oma medefima Oepravazio- 
a decadere fotto Augnilo riguardo allo ftile degli fcrittori ^"«dcl gufto. 
la qual cofa fembra doverfi attribuire principalmente alla 
compiacenza loro per Mecenate , che amava uno ftile orna- 
to , molle , e piacevole (b) . La ftefi^a decadenza di gufto 
manifeitofiì allora prefi^j i pittori d' ornati , ond' ebbe a la- 
gnarfi Vitruvio (e) che, laddove la verità o Ja verofimiglian- 
za almeno efi^er dovrebbono l'oggetto principale della pittu- 
ra , invece dipingeanfi cofe contro natura , e tali che imma- 
ginarfi non poteano da una fana mente , come palazzi fu can- 
ne , fu giunchi , e fu candelabri, colonne informi, lunghe, 
e fottiliftime , quali erano i baftoni che fofteneano le lucerne 
degli antichi . Di quefta maniera di dipingere polfono darci 
un'idea alcuni pezzi delle pitture d'Ercolano (d) , fatte forfè 
a que' tempi , e certamente non molto dopo . Le colonne 

fon 

(a) Po-ocke"? Dcfcript. ofthe Eaft. Voi. il., capo ri. ^. XX. fegg. , ove lo efamina magi- 

par. z. p.jg. 61. '/. jf. ftralmcntc . 

(i; Su. t in Aug. cap. S6 [ Si vcHa fu quc- (t; Hi. y. cap. f. 

fio punto il eh. TiaSofihi Scoriu ad la La- \i; Piccur. a' Er;jl. Tom. rrl. Tav. 57^ 

telatura itaLìana , Tom. l.par. iiL Uh. uL jS. j}. , Tom. IK, Tav. jS.fegg. 



LIB. XI. 
CAP. II. 



335 Storia dell'Arte greca 

= fon lunghe il doppio di quello ch'eifer dovrebbono , e anzi 
alcune veggonfì fatte a forma fpirale , il che ripugna all' 
idea d'un corpo deftinato a foftenere (a) : gli ornati ne fono 
llravaganti e barbari (b) . Sono flati dipinti con un'architet- 
tura di quella maniera , oltre un muro lungo quaranta pal- 
mi nel palazzo de' Celari , ora nella villa Farnefe , tutt'i ba- 
gni di Tito (i) , 

d'AfinT™*^"" /• I?- Non meno che quello d'Augufto efler dee celebre 
nella ftoria dell'arte il nome d'Aiìnio Pollione , di cui nar- 
ra Plinio (a) che le opere degli antichi artifti raccoìCe , e 
alla pubblica vifla le efpofe . V'erano fra quelle il rinomato 
Toro Farnefe di cui già parlammo (e) , e le così dette Ip- 
piadi di Stefano , che probabilmente rapprefentavano delle 
Amazzoni a cavallo , dal nome uwtio^ cavallo . Io rammento 
qui quelle Ippiadi non perchè polliamo riportare a quelli 
tempi l'età dello fcultore , ma perchè probabilmente fu ef- 
fe quel medefimo Stefano, cui Menelao, nella greca ifcri- 
zione d'un fuo gruppo efillenuj nella villa Lodovifi , di cui 
parleremo qui apprelTo , chiama fuo maeflro . 

...edìVedio jf. 16. Vivcva allora un altro celebre Pollione col pre- 
nome di Vedio , che Itct edificare una magnifica villa fu 
Paufilipo prelTo Napoli , e lafciolla per teilamento ad Au- 
guilo . In elTa fu trovato un bel baflo-rilievo , che noi pub- 
blicheremo altrove . Sorprendono tuttora le ruine di quella 
villa , fra le quali v'è la gran pefchiera delle murene forma- 
ta in mezzo al mare con un muro , in cui fece gettare per 

cibo 

(a) Colonne veramente fpiuli , come di- nello (leffo modo : il che è più ridicolo an- 

confi oggidì , e com: fono qu .'He del Ber- cora di <.iò clic dice Winkcrlmann . 

nini alla Confcflloin; di fan l'icno in Vatica- (b) VcJafi qui avanti f^^g. 7 2 7?-r^2p- 

no, e quelle degli altari grandi laterali ne la (0 L'Autore non ne avca veduto che un 

chiefa di s. Ignazio nel CoIIc-TÌo romano, non difegno fatto da Giovanni d' Udine (colare di 

fi trovano nelle pitture d' Ercolino . Si vcg- Raffaello ; ma ora tutte quelle pitture foa 

gono bensì nel Tomo If^. Tjv. 6f. colonne pubblicate ; e noi ne aSb'amo già parlato 

ornate di fiorami a modo di fpira , e Tav.^S. qui avanci nelle note alja /'"g-S^- ' ' ^p. 

una colonna fcanala-a a modo f^jirale ; e nel {a) iikjS. cap. j.J'ecl. 4.. §. i 0. 

Tomo ni. Tavola j-tf. colonne formate di (e) Qui avanti pag-. z(J 2. 
più rami , o fiondi intrecciate largamente 



PRESSO I Romani ic. • 337 

per cibo de'pefci ( ad innrmas ) lo fchiavo che ruppe un= 
preziofo vafo di crillallo , mentre avea leco a rrenfa Au- ' " 
gufto . L'imperatore allora fece fpezzarc tutti que' rafi acciò 
Pollionc non avefTe più motivo di ufare una (ìmile crudel- 
tà (a) , QuelU pefchiera fuflifte intera, e v'è tutta l'appa- 
renza che le due grate di bronzo , per le quali pafTa l'acqua , 
fìano ancora le antiche . Non fo fé alcuno fcrittore abbia 
finora ben efaminato quello ragguardevole monumento . 

jf. 17. Degli artilli che fiorirono fotto i primi fuccefìori Tiberio no» 

, , . „ r • • 1 • -e favoli ie «rei . 

d Augulto , appena lono a noi pervenuti alcuni nomi . btar 
dovean affai male fotto Tiberio, che poco fece edificare (a); 
e poiché con ogni forta di pretefto per mezzo d'iniqui emiG- 
farj fpogliava de' loro beni i ricchi di tutte le provincie (h) , 
è naturale che niuno avrà voluto impiegar l'oro per avere 
de' fontuofi lavori cfpofli all'avidità dell'imperatore e de'fuoi 
miniftri . Non s'innalzò d'ordin fuo altra fabbrica , fuorché 
il tempio d'Auguflo , a cui nemmeno die compimento (e) . 
Fece prendere a Siracufa , per collocarla nella biblioteca pa- 
latina , una ftatua d'Apollo detto Temenite (d) dalla fonte 
Temene da cui prendeva il nome un quartiere di quella cit- 
tà . Vero è che Tiberio , eflendogli flato lafciato in legato 
un quadro immodefto di Parrasio , cuna fomma confiderevo- 
le in vece di eJfTo fé non gliene fofi^e piaciuto il foggetto , il 
quadro preferì al denaro (b) ; ma ciò dimoftra la fua incli- 
nazione alle cofe lubriche anziché l'amor fuo per le arti . 
Avvilite erano allora le ftatue , perchè fovente ergeanfì in ri- 
compenfa a' delatori (e) . 

jf. i8. Rare fono le tefte di quefto imperatore, e molto ...faeteftc 
più che quelle d'Augufto ; due però fé ne vedono nel mufeo 
To?77 IL V V Ca- 

(a) Seneca De ira , lìb. f. cap. 40. (d) Suet. in Tiber. cap. 74.. 

(a) Suet. tfi Tiier. cap. 47. (b^ Suetonio loc.cit. cap. 4.4- 

(A) /i/i. cap. 4-0- (0 Conftantin. Porphyr. Excerpta Dion, 

(ci idem in Cajo Calig. cap. 21., Xiphil, Cocccj. lib.fi.pag. 66i. 
in Ctf, Aug. in fiat , pag, toi. E, 



LI15.XI 
CAF.II 



338 Storia dell'Arte greca 

Capitolino (a) , ed una nella villa Albani i'.npofla ad una 
Ilatua : in quefta vien egli rapprefentato nella fua gioventù , 
laddove quelle fono d'un'età più avanzata (b) . 

Bafealuie- jf. jp. H folo pubblico monumento dell'arte di quefli 
tempi fino a noi confervatofi è una bafe quadrangolare efi- 
ftente fulla piazza di Pozzuolo , eretta ad onor di Tiberio 
da quattordici città afìatiche , le quali , dopo il terremoto 
per cui molto aveano fofferto , furono da lui riedificate , come 
appare dall'appoftavi ifcrizione , e Tappiamo dalla ftoria (e) . 
Ogni città è ivi rapprefentata con una figura fimbolica , fot- 
to di cui v' è il luo nome . Alcuni con ragione fi fon ma- 
ravigliati , perchè in Pozzuolo , anziché in Roma , fia flato 
eretto tal monumento ; ma ciò probabilmente è flato fatto 
affinchè fofTe veduto dall'imperatore che aveva allor fiifato il 
fuo foggiorno nella vicina ifola di Capri , daddove vifitava 
fovente i contorni di Pozzuolo , e ch'è poi morto nella vil- 
la di Lucullo fui promontorio di Mifeno, fenza più ritornare 
alla capitale (d) . 

Immagini di jf. 20. SÌ dà il nome di Germanico , nipote di Tibe- 
rio (e) , ad una bella ftatua efiftente a Verfailles , che era 
dianzi in Roma nella villa Montako pofcia Negroni (f) . Pri- 
ma però di così chiamarla bifognerebbe efaminare fé la te- 
fla è fimile alle altre che abbiamo di quefto principe , e fé 
è deffa la tcfta originale della ftatua , ovvero pofticcia . V'è 
nello zoccolo il nome dello fcultore Cleomene , e fu di efTo 

una 

(a) Bottatì Muf. Capit.Tom. il. Tuv.f.6. Giovanni Antiocheno cognominato Malata 

(b; Ora non fono tanto rare ; e una fc ne Hijl. Ck^on. iih. io. pag pX. e pp. , ove di- 
vede nei Mufco Pio-Ciemcntino . ce che Tiberio era portatiffimo a innal7ar 

(e) Tacito Annal. llb. z. cap. 4.7. Si rileva fabbriche . 
anche dalle medaglie battute in quella occa- (e) Figlio di Drufo fratello di Tiberio, poi 

fione coir epigrafe : Civitatihus AJìe. rejìi- adottato da qucfto per figlio . Suetonio in 

tucis . _ Tlber. cap.i j. , Tacito Annui, lib. i . e. ^g. , 

(d) Suetonio nella di lui vita eap. jp feg. lib. i 2. cap. 2 f. 
Ornò la città d'Antiochia di molte ma'Tiiifi- (f) Mìffcì Raccolta di Jlatue , Tav. 6 g. ne 

«he fabbriche , di più portici , d'un teatro , dà la figura troppo caricata . Se ne ha ilgcf- 

d'un tempio a onor di Giove Capitolino , di fo in Roma nell'Accademia di Francia . 
molte Itatuc , e colonne di bronzo . Vedali 



LIB. XI. 

CAP. Ur 



i'%iSso I Romani ec. 339 

una teflucgine fulla quale cade il panneggiamento, che pen- = 
de dalla man finiftra della figura , ignuda nel refto . La te- 
flugcine deve qui avere certamente qualche fignificato ; ma 
io non fo ora congetturarne nelTuno che abbia della verofì- 
miglianza (a) . Quella fu cui appoggiava il piede la Venere 
di Fidia ha un fenfo fimbolico che qui non può aver luo- 
go (b) . Vera telta di Germanico è quella che vedefi in Cam- 
pidoglio (e) , ed è al tempo fleflb una delle più belle tede 
de' cefari che ivi fiano . V'era altre volte in Ifpagna la bafc 
d'una flatua che allo fìeffo Germanico avea fatta ergere l'edi- 
le L. Turpilio (a) . 

(f. 21. Cali^vola , per cui ordine abbattute furono e rot- Nocque pur 
te le ftatue degli uomini illuftri porte in Campo Marzo (i'),goia... 
che fece levar le telk alle più belle flatue delle divinità per 
collocarvi la propria (e) , che annichilar voleva le opere di 
Omero (d) , non può certamente confiderarfi come protet- 
tore delle arti (d) . Egli però fpedì in Grecia Memmio Re- 
golo , a cui avea rapita la fpofa Lollia Paolina , con ordine 
di fpogliare tutte le città delle migliori ftatue , e trafportar» 
le a Roma , fotto il pretefto che le più belle cofe doveano 
ftare nel più bel luogo della terra , e che quefto era Roma (e) . 
Qui le divife fra le fue ville . Quello comando s'eftefe fino 
al Giove Olimpico di Fidia (e) , ma gli architetti gU fecero 

V V 2 in- 



(a) Se mai non alIudeiTe a Mercurio, che 
della teflugnine formò la fiia lira ; coficchè 
Germanico FolTc rapprcfcntato col di lui firn- 
bolo , e focto la di lui protezione . Non fo 
come non lìa venuta in mente a Winkelmann 
quefta congettura , avendo egli data nei 
Monumenti antichi inediti , num. jg. , una 
gemma in cui è rapprefentato Mercurio con 
una tcltusgine fu una fpalia a modo di cap- 
pello , e della quale ha parlato anche in quefl' 
opera nel Tomo I. pag. i?6. 

(b) Vcgg. Plutarco Conjug.pnc. op.Tom.iI. 
■p.i 4.2. D., Paufaiiia l. 6. c.z f.p.j i j. infine. 

(e) Bottali MuJ. Cupi:. Tom. ti. Tav p. 

(a) Grut. Infcr. T. I. p. z ?5. n.^. V. Pigh. 
4&nn, rum, Tom.ul. l.ii, arin.^S^-.p, /4». 



(i) Suet. in Cajo Callg. cap. 34., 
(e) ibid. cap. zz. 
{<£) ibid. cap. ^4. 

(d) Fece diftruggere una belliflìma villa 
neìl" Ercolano per il folo motivo , che vi era 
{lata cuftodita una volta fua madre . Seneca 
De ira , lib. J.cap. zz. 

(e) Jof. Antiq.jud. lib. i g. cap.i . princ. 
Ce) Suetonio toc. eie. cap. zz. Fece tra le 

altre cofe rrafporrare a Roma il famofo Cu- 
pido di Prallìtele , di cui fi è parlato quìa- 
vanti vag. zzs. not. i. Dopo la di lui morte 
Claudio lo rimandò a Teipi ; ma Nerone lo 
fece riportare a Roma , ove poi fu contunto 
da un ùiceadio . Paufarùa lii).g, e, ij.p. 7^2. 



LIB.XX. 
CAP. il. 



340 Storia dell'Arte greca 

intendere che , eifendo tal figura formata d'avorio e d'oro, 
nello fmoverla da quel luogo , fcompofla farebbeG e guada- 
ta ; onde colà rimafe (a) . Da ciò fi argomenta che poco dan- 
no avefTe fatto a tale flatua il fulmine che percolTa l'aveva 
ai tempi di Giulio Cefarc (b) . 

...raetcftc. jf. 22." Affai rare fono le figure di Caligola in pietra, e 
due fole tefte ve n'ha a Roma; una di bafalte nero nel mu- 
feo Capitolino (e) , e l'altra di marmo bianco nella villa Al- 
bani , in cui ha la toga tirata fui capo come pontefice maf- 
fìmo (d) . La più bella effigie di queft' imperatore , e nel tem- 
po flelTo un de'più ben lavorati cammei , è fenza dubbio quel- 
lo che fu comprato in Roma dal fignor generale Wahnoden 
nel 17^6. (e) . 

Claudio non jT- 2^. Qual abile conofcitore de' lavori dell' arte fofle 
*^**°"^°"* Claudio, argomentar lo pofiiamo dall'aver egli fatte ritagliar 
da due quadri le telle d'Aleffandro (a) , per mettervi in vece 
loro quelle d'Augufto . Non oftante la fua ignoranza però 
amava d'efler chiamato il protettore delle fcienze , e perciò 
ampliò il mufeo , offia l'abitazione de' letterati in AlelTan- 
dria (b) ; ed afpirando alla gloria d'efTer detto un nuovo Cad- 
mo coll'inventare delle nuove lettere , immaginò d'ufare la ì 
rivoltata . Un bel bufto di qued' imperatore , trovato alle Frat' 
tocchìe fuori di Roma , fu dal cardinal Gerolamo (f) Colon- 
na mandato in Ifpagna {e) : e dicefi che , quando Madrid fu 
prefa dagli Auftriaci , lord Galloway , che n'andava in trac- 
cia , Io trovafTe nell' Efcuriale , pofl:o per pefo al grande o- 
rologio della chiefa , e lo mandafle in Inghilterra . Io però 

non 

(a^ Yeggafi appreffo al Lih. XII. Cap. iil. flatua nuda in marmo bianco trovata negli 

§• ' ^. _ fcavi d'Otricoli. 

(*ì Eufebio Depnpar, tvang. lib. 4. e. z. (e) La parta antica poffeduta dal fig. caT. 

fag. igf. de Azara e di an lavoro forprendentc . 

(e) Bottari Muf. Capii. Tom. il. Tav. 11. (_j) Plin. lib.^S- '^''P- '"■ fi'^- ^'^- ^- ' ^' 

Kella Tav. 1 ?. ne riporta un'altra in marmo (b) Ath. Dcipn. Ho. 6. cap. ff. pag. 14-0. B. 

bianco non inferiore di bellezza . (f) Afcanio . 

1») Nel Mufco l'jo-Clcmcmino è la fua ic) ÌAoaii. Ant. ocpl.Tom, V.pLua. 



PRESSO I Romani ec. 341 

non fo fé vi fia pervenuto , e che ne fia Itato appreiTo (a) . 

$. 24. Una pregevoi opera dei tempi di Claudio (b) fa- ^^^' ^^" 

CAP II 

rebbe il gruppo detto di Arria e Peto nella villa Lodovifi , fé PrctcfigrJp- 
quefti nomi veramente gli convenifTero . E' noto che, eflen- p,to ;f "'* * 
do Cecina Peto patrizio romano ftato fcoperto nella con- 
giura di Scriboniano contro Claudio , e perciò condannato 
a morte , Arria fua moglie , per incoraggirlo a privarfi di 
vita anziché perderla per mano d'un carnefice , fi conficcò 
in fua prefenza imo ftilo nel petto , e trattofelo glielo pre- 
fentò dicendo : non fa male (e) . Gli amatori conofcono que- 
flo gruppo comporto d'una ftatua virile ignuda colle bafet- 
te , che a conficca in petto una corta fpada , e foltiene col 
manco braccio una figura veftita di donna caduta in ginoc- 
chio , dal cui petto veggonfi Millanti alcune gocce di fangue: 
fta a' piedi di quefte figure uno feudo ovale , e fotto di efi^o 
un fodero di fpada . 

jf. 2j. Secondo i miei principj, anziché un avvenimento 
della romana fl;oria , qui , come in tutte le altre opere d'an» 
tico fcarpello , io ravvifo qualche tratto mitologico (d) , tan- 
to più che , fecondo gl'indizj lafciatici da Plinio {a) , la figu- 
ra virile efi^endo ignuda deve rapprefentare un greco , o un 
perfonaggio de' tempi eroici , e non un romano . Molto me- 
no può ivi fcorgerfi un fenatore , a cui non converrebbe né 
Io feudo, né la fpada, né le bafette , che a' tempi di Peto 
più non fi portavano ; e in nefilin modo può ravvifarvifi Peto , 
il quale non ebbe il coraggio d'imitare l'efempio della mo- 
glie , e perì , al dir di Tacito (e) , condannato a tagliarfi le 

vene . 

(a) Tutto queflo racconto è falfo , come drid 5 ed è di tina belkiza ftraordinaria . 

me ne awifa il lorlato lìgnor caviliete de Montfaucon lue. eie. ne dà la figura unica- 

Aza'a . La teda di Claudio" non è ftata mai mente alla teda . 

nellEfcuriale , ma bensì a Madrid nel pa- (b) Si veda anche <im ivzntì pag. iif. 

lazzo del Ritiro , ov"è anche al prefcntc . (e) Plinio Secondo Epift. iib. 3. epijl. 1 6. j 

Era fla'a ftaccara dalla fua baie per cfler col- Marziale ii6. 1 . epigr. 14. 

lo ata fopra un Tavolino, come tante altre (d) Ved. qui avanti rijf. /^y. 

telte . La detta bafe , o picdcftallo fia in una (ìj) lil. ^ >.. cap. s- j^"- ' 0. 

Camera fotcerraaca ed palazzo reale di Ma- (e) Annoi, Lìb. idi, in Jine . Fmla dì Peto 



LIB. XI. 
CAP. II. 



542 Storia del l' Arte greca 

- vene . Per ultimo , come mai a coHui farebbe ftata eretta 
una ftatua , Te quelVonore non trovafi accordato nemmeno 
a Trafea e ad Elvidio Prifco , i quali contro Nerone cofpirato 
aveano , e da alcuni perciò venerati furono come dei ? 

jf. 26. II Maffei (a) , ben fapendo che Peto trucidato 
non s'era fui corpo della moolie , ricorre per ifpiegare que- 
llo gruppo alla iloria di Mitridate ultimo re di Ponto , e 
vede ivi rapprefentato l'eunuco Menofilo , che uccife Dripe- 
tina figliuola di quel re a lui lafciata in cuftodia , acciò non 
fofie violata dai nemici , e quindi trafifle sé medefimo . Ma 
quella fpiegazione conviene ancor meno della prima , non 
permettendo le ben intere parti genitali e le bafette di qui 
ravvifare un eunuco (b) . 

5f. 27. Meno dal verofimile s'allontana Gronovio (a) , che 
fcorge in quello gruppo Macareo figliuolo d'Eolo , e Cana- 
ce fua forella e fpofa , i quali , fecondo Igino (e) , un dopo 
1 altro s'uccifero : ma io , fé devo qui proporre la mia opi- 
nione , vi ravvifo piuttoilo quel fatellite che il medefimo Eo- 
lo , avendo rifaputo l'incello commeffo da Macareo colla fo- 
rella Canace , fpedì a quella con un ferro , col quale to- 
glierfi dovea la vita . Non approvo interamente il penfiere 
di Gronovio (d) , perchè nella figura virile non polTo ravvi- 
fare il fratello di Canace il qual era un giovanetto , né alcun 
eroe dell'antichità , poiché ignobili ne fono le fembianze , 
rendute ancora più vili dalle bafette alla moda de'barbari . 

Sem- 

Trafea , di cui pure Wnkclmann parla qui barbari . Vees^afi Erodoto /li. S. cap. lOf. 

apprello. p^e. 66S. .Siv.ofomc Cyropid. 1.7. p.ts6., 

U) Raccolta di Jlatue,Tav. 60.6,. ove EviS.no Ecdef. h;/l. ilL 4.. cap. 22. 

/ic da la figura diregnata , o incifa all'op- (a) Tkef. jlntiq. gru. Tom. i,I. xxx. 

polto, e non troppo efattamente . (e) Fai>. 2+2. e 24^. Si uccifero però in 

(,b; Uuale era veramente Menofilo, come diveifo luogo , e in diverfo tempo ; onde 

icnve Ammiano Marcellino lih. 1 1. e. 7. , ove non potevano mai rapprefentarfi in un grup- 

Jacconta quello fatto ; e fappianio altronde , pò confimile . 

che vcn eunuchi erano quelli, che fi teneva- (»^ Quefti lo dà per una congettura , ma 

Ilo dai lovrani deda Grecia , e della Pcrfia per vi foftidìe j-appre(enraro Arria e Peto , fecon- 

J^r^ f "^'■'^'^ ' o per camerieri , e per cufto- do la comune opinione d'allora , 
dire le donne j ed erano per lo pili fio li di 



CAP.II. 



PRESSO I Romani ec. 343 

Sembra pertanto che l'artilk nel dare fembianze rozze , trat- 
ti feroci , e membra robufte e grofToJane alla figura, abbia ^^^•^^• 
voluto efprimere un de' fatelliti , i quali per lo più fogliono 
di tal maniera rapprefentarfi (a) ; e tale afpetto hanno, e fo- 
no egualmente ignudi i fatelliti del re Cercione nel balTo-ri- 
lievo efprimente la favola di Alope nella villa Panfili (a) . La 
mia opinione vien confermata dalla figura femminile ; poiché 
la chioma lifcia e lenza ricci , fimile alla capigliatura ufata 
da' Greci nelle figure di genti ilraniere , e la fopravefte colle 
frangie , moflrano una perfona che non era greca (b) . Se il 
mio leggitore non è foddisfatto di quefla fpiegazione , penlì 
che difficilmente fé ne potrà dare una migliore , e forfè il 
tutto meglio fpiegherebbefi fé avelfimo un più eftefo raccon- 
to del cafo di Canace , di cui non altra memoria ci reità fé 
non il poco che ne dice Igino ,.e la eroide d'Ovidio fcrit- 
ta a di lei nome al fratello Macareo (e) , in cui gli narra 
che il padre le ha mandato per un fatellire un ferro , di cui 
già comprendea l'ufo che fame doveva , immergendofelo nel 
petto : 

Interea fatrius vuìtu moerente fatelles 

Venit , & indignos edidit ore fonos : 
Moliis hunc enfem mìtth tìbi : tradidit enfem , 

Et jubet ex merito fcire quid ijle velie . 
Scimns ; & utemur violento fortiter enfe : 

Pe^orihns condam dona paterna, mels . 

Ora poiché la lettera fu fcritta poco prima di morire , né 
verun autore più altro dice di quel fatellite , poffiamo dal 
gruppo argomentare che quefti, il quale, ignorando il moti- 
vo della fua ambafciata , prefentolle il ferro con volto tur- 
bato , 

W Suid. v.^Ayrt. (b) Vedi Tom.I.p.rio. n.K.,p.4.,0.^. //. 

U, Dato na .donum. ant. mcd. n. gz. (e) Epifi. i z, vcrf. ^j. figg. 



LIB. XI. 

CAP. II. 
... di Papirio 
e l'uà madie . 



544 Storia del l' Arte grbca 

baro , fìafelo conficcato nel petto dopo che vide Canace pri- 

vatafi di vita (a) . 

$. 28. Come a quello gruppo è flato fenza ragione dato 
il nome di Arrìa e Peto , così non meglio credcfi rapprefen- 
tato Papirio e Tua madre in un altro gruppo della medelìma 
villa degno egualmente de* floridi tempi dell'arte greca. La- 
voro è quefto di Menelao fcolare di Stefano , come appa- 
re dalla greca ifcrizione , Ivi s'è voluto ravvifare un tratto 
dorico raccontatoci da Aulo Gellio {a) , perchè 
te fi fono vokiti fpiegare colla ftoria romana gli 
numenti , anziché crederli prefi da Omero , o 
mitologia . Che male fiagli flato appoflo quel nome 
mentafi dall' eflere opera di greco artefice , che certamente 
non avrà voluto fl;egliere un avvenimento de' Romani , al- 
tronde poco importante e forfè incerto , poiché Aulo Gel- 
lio, che lo riporta, dice d'averlo letto altre volte in un dif- 
corfo di Catone , cui però più non avea fott'occhio quando 
ciò fcriveva (*) . 

$. 29. Un altro argomento per 
gruppo Papirio fi ricava dalla flefla 



un 
generalmen- 
antichi mo- 
dalla greca 
argo- 



(a) Igino , il quale nel citato n. 34.1. parla 
degli uomini , che da sé ftefli fi fono uccilì , 
Avrebbe dovuto dirlo ; tanto più che parla 
della morte di Canace , e di Macarco , Quel 
che fi può dir di lìcuro intorno a quefto grup- 
po, è che la ftatua dell'uomo rallomigiia nei 
capelli, nei muftacci e nell'aria del volto al fup- 
pofto Gladiator moribondo di Campidoglio, 
come è (imilillìmo lo feudo dell'uno , e dell' 
altro . Da quefto fi può argomcnrare con fi- 
curezza , che amenduc fiano ftari foldati di 
una ftclTa nazione . E Cccome del Gladiatore 
fi è oflcrvato qui avanti alla p. zoìi.co . 2. 
che può clkre un armigero fparrano ; cosi 
fpartano potrebbe e/Tere anche l'altro guer- 
riere del gruppo . Lo ftilc del lavoro di que- 
fto, fc ne eccettuiamo i rcftauri del braccio 
deftro , con cui fi uccide , e gli altri pochi , 
non ne farebbe molto diverfo . 

(ci) NoH. att. Lib. i. cap. zj. 

(*) Ea Catonis vf'rn huic prorfus com- 
mentario indidijjim , J! libri copia fuijfet id 
temporis eum h«.c àietuvi , lee. cit. ì?oticbbe 



non ravvifare in quefto 
figura in cui vuolfi rap- 

pre- 

dubitarfi di quefto fatto da ciò che aggiugnc 
Aulo Gellio , cioè che i fenatori folcano con- 
durre in Senato i loro figliuoli tolto che prcn- 
deano la pretefta , all'età di dicifctre anni . 
Fondafi quello dubbio (u Polibio, il quale 
accufa d'errore due fcritrori greci , che prc- 
tcndeano elTere ftati i figliuoli de'Romtni in- 
trodotti nel Senato all'età di dodici anni , la 
qual cofa , dic'egli , non è né verofimile ne 
vera , poiché cerranientc la natura non e fta- 
ta tanto liberale coi Romani, che fapienti ne 
fiano i figliuoli appena nati . Quantunque 
però Polibio , come fcrittore più antico , me- 
ritalTe più fede , pure io non infifterò full» 
di lui teftimonianza per corfi;tar Gellio ; poi- 
ché (e non a dodici anni , a dicifettc almeno 
poteano i fanciulli a»er luoc:o in Senato ; 
e quefta avventura di Papirio può clfer ve- 
ra , benché non ne troviamo farta merzionc 
altrove che prelfo di lui . Gronovio commen- 
tando quefto pair© avrebbe dovuto citar Po- 
libio . 



PRESSO I Romani ec. 34? 

prefentato , la quale è ignuda , coin'elTer lo fogliono le fi- ' 
gure de' Greci, e non mai quelle de' Romani , ficcome già 
fopra avvertimmo colle parole di Plinio (i) . 

jf. 30. Non patendo qui dunque fcorgeriì Papirio , po- 
trebbe credervi^ rapprefentata Fedra che dichiarali amante 
d'Ippolito, al che pur conviene una certa vergogna, quale 
efpreiTa fcorgefi fui di lei volto , ove non vedefi il menomo 
indizio di quello fcaltro forrifo , che un moderno fcrittore , 
giufta fupponendo la prima denominazione , s' è immagina- 
to di vedervi (a) . Tanto più verofimile fembra tale fpiega- 
2Ìone , quanto che non folo lappiamo che gli antichi mae- 
flri più volte rapprefentarono quefto foggetto , ma lo fcor- 
giamo tuttora nelle loro opere rimateci , fra le quali due 
ve ne fono nella villa Albani , ed una nella villa Panfili . Ma 
ciò non oftante non fa pienamente appagarmi quelVopinio- 
ne . Ivi fembrerebbe che Fedra avefle dichiarato l'amor fuo 
ad Ippolito , il che , fecondo Euripide , effa mai non fece . 
Altronde i capelli in amendue le figure fono recifi e corti 
quali fuole portarli Mercurio ; laddove , prelTo gli antichi 
Greci , i giovani di quella età folcano generalmente portar 
lunga capigliatura , ed ha fempre una qualche particolare li- 
gnificazione la chioma recifa (b) . 

Tom. IL X X jf. 3r.Que- 

(i"^ In una delle pitture delle Terme di Ti- notato fecondo Plutarco , nelle calamità ef- 
to comporta di tie H-jure s'immaginarono al- fere fiata regola generale che le dorane gre- 
euni di ravvifare quefto mcdelimo tratto del- che fi recidefTero i capelli, e gli uomini fc 
la iloria Romana ; ma, dice il fignor Car- li lafcialfcro crcfcerc ; all'oppofto dei Roma- 
letti ,, non potandoli qui render ragione del- ni, tra i quali gli uomini non tagliavano né 
,, la terza figura , rivoiganfi eglino piuttofco capelli , né barba, come fi è veduto qui avanti 
,, ad altro fatto lumi.ofo ; e fé mai loro non pag. ^08. col. 2. , ole donne anziché tagHar- 
j, fovvcnilfe , rammentino a proprio riftoro, fi i capelli , fciolci li porravano per le fpal- 
„ quanto degli llorici libri , quanto de' mi- le, e fcarmigliari , come nell'efempio , che 
„ tologi fi è funeRamente per'uto, e ceffi dà Plurarco Si funerali del loro padre . Con- 
„ una volra la fmania, ed il fafto di ritto- verrebbe dunque trovare una ragione par- 
„ vare a viva for7a in ogni pittura , in ogni ticolare , per cui Papirio , e fua madre , ro- 
„ falfo il loro originale,,. Ivi cgua'mentc mani, avcfl'ero dovuto portare la chioma re- 
igruda è la figura che credefi di Papirio . cifa in quella occafionc ; e non avrebbe do- 

(a) Du Bo< Reflex, far la poef. ÌJ far la vuto trafandarla fra i più moderni il fignor 
■pchit.Tom.l. ficì. ^S. pjg.4.00. fegg. abate Dolce nella Deferir^, ijlor. del mujeo di 

(b) Si veda Tom. I.pag. iS^-.n. 1 ', p.j-'f. Crìft, Denk j Tom. ni. n. ^S. 
%. j?7., pag. 4^j. i. »4. , ove nella noe. B. ho 



LIB. XI. 
GAP. II. 



LIB. XI. 
GAP. II. 



34^ Storia del l' Arte greca 

$ 31. Quefta circoftanza de'capelli corti , mentre dub- 
biofo confideravo quel gruppo , mi fuggerì una nuova fpie- 
gazione . Ivi parvemi di ravvifare Elettra in colloquio con 
Orefte fratel fuo e di lei più giovane . Amendue aver dovea- 
no i capelli recifi : Elettra volle farfegli tagliare dalla fua fo- 
rella Grifotemide ( il che qui dee prenderfi come efecuito ) 
affine di appenderli , unitamente a quelli della forella mede- 
fima , alla tomba d'Agamennone come un monumento del 
loro durevol dolore {a) . Lo fteflb avea fatto Orelle avanci 
di fcoprirfi alla forella ; anzi avendoli Crifotemide trovaci 
falla tomba , ferviron loro d'indizio del fuo arrivo (b) . Or 
quando Orefte fi fvelò ad Elettra , efla la man gli prefe , e 
diffegli : sx'^ ""^ x^pTi'y ; (e) ti tengo io per la mano ? il che 
vien propriamente efpreflb in quefto gruppo , in cui Elettra 
tien la finiftra mano fui braccio deftro d'Orefte , e gli pofa 
la deftra fuila manca fpalla (a) . Qui polliamo per tanto fi- 
gurarci rapprefentata l' intereflante fcena di Sofocle , che 
contiene quello dialogo , e certamente l'artifta ha avuto più 
di mira quella tragedia , che le Coefore d' Efchilo . Sul volto 
d'amendue le figure vedefi chiaramente efpreflb il primo in- 
contro d' Elettra con Orefte : gli occhi di lui fono come 
pieni di lagrime , e gonfie ne fembrano le palpebre pel lun- 
go pianto ; e tali pur fono in Elettra , ne' cui tratti Ci fcor- 
ge altresì la gioja mifta alle lagrime , e la tenerezza unita 
al dolore (b) . 

f. 32. Se quefte figure per tanto fono Elettra ed Orefte , 
io potrò dire d'averle riconofciute a quello ftelTo indizio a 
cui, p re fTo Efchilo, quefti fi fece da lei ravvifare, cioè alla 

chio- 

(a) Sophocl. EleHr. verf. j 2. 4.^0, Non ita dardanio gavifus Atr'ida trium- 
(A) ibid. verf. go s. pho eft , 

(e) ibìd. verf i 2 ^S. • • 

(a"i Si può vedere anche la figura prefTo Nec Jìc E/ecira fahum cum afpexit Ore^ 

Maffei Raccolta di llatue , Tav. 62. e 6 ;. jlem , 

(b) Properzio lib.z, eUg.14. vcrf.i. j. 6. ; Cujusfalfa tenens fleverat ora forar. 



PRESSO I RoM A N I E C. 347 

chioma (a) , colla quale egli diffipar feppe ogni dubbio del- = 
la forella (/>) . E febbene nello fcioglimento d'una tragedia , 
fecondo l'avvifo d'Arillotele (e) , quefta maniera di ricono- 
fcimento fra due attori , detta àvaypa'pia-/i; , fia fra le quat- 
tro ivi accennate la meno intereifante , nulla di meno deg- 
giamo convenire che ci ha qui fervito più che tutti gli al- 
tri indizj a dare una verofimile fpiegazione di quel gruppo . 
jf. 33. Su quefta fuppofizione io penfo doverli pur dare 
il nome d'Elettra ad una bella ftatua della villa Panfili che, 
tranne il manco braccio , s'è ferbata intera , è d'egual gran- 
dezza , ed ha la ftefta efpreflìone , anzi i medefimi tratti nel 
volto , febbene diverfa ne fia la pofitura . Io quefta pur ri- 
conofco al medefimo indizio de' capelli recifi , che fono al- 
tresì allo fteftb modo lavorati . Quefti capelli , che al primo 
fcoprirfi della ftatua fembrarono una cofa affatto ftrana, e 
fecerla credere figura virile anziché di donna , indufl!ero al- 
cuni antiquarj , che non^fapeano ufcire dalla ftoria romana, 
a ravvifarvi il famofo P. Clodio in abiti donnefchi , poiché 
in tal modo fi traveftì per introdurfi ove fi celebravano i fe- 
greti mifterj della dea Bona , dai quali efclufi erano i mafchi , 
affine di abufar della moglie di Cefare (a) . Sotto quefto 
nome diffatti tale fì:atua vien riportata in più d' un libro . 
Se per tanto, come a me pare, le conviene il nome d'Elet- 
tra , ficcome vi manca l'antico zoccolo , io m' immagino 
che a quefta figura fofte pur unita quella d'Orefte fulla cui 
fpalla efta appoggiafl^e il manco braccio , e formafte cosi un 
gruppo non molto diftimile dall'altro (b) . 

Xx 3 ìT. 34-11 

(.a) JECchyl. Choepk. verf 16S.17S. pag. zgp. not. a. , di riconofcervi un Ercole 

(,!>) ii>id. verf. 224.. giovane f barbato ; come può eirerne argo- 

(.c) Poet. cap. t i.op. Tom. IV. pag. 1 z. mento la grolTezza del collo proprio di lui , 

(a) Cicerone ad Attk. Uh. i. evijl. 12., e fecondo ciò , che dice Vk inkelmann al lao- 

Dionc Calfio ii//?. iioOT. /. ^7. e. 4*/. Icm.i. go citato , e quale fi vede nella figura data 

pag. i jp. nello rtefTo Tom. I. pag. 207. PotrcbUc allora 

(bJ Mi pare più probabile l'opinione del credervi^ rafjprelentato Ercole veftito da don- 

fignor abate Vilconti , accennata nel Tom. I, na ptcflo la regina Gufale 3 o piuttofto quaa- 



LIB. XI. 
CAP. II. 



LIS. XI. 
GAP. II. 



348 Storia del l' Arte greca 

jT. 34. Il lettore , io fpero , vorrà perdonarmi quelle di- 
greffioni , e le altre che per avventura farò in apprefTo , poi- 
ché febbene rompano alquanto il filo della ftoria , danno pe- 
rò luogo a qualche erudizione , tanto meno inopportuna 
quanto che i tempi di cui parliamo non ci fomminiftrano 
nefran monumento dell'arte degno di confiderazione . 



<3o giovanetto e veftito da donna , dopo la ncU'irola di Coo , ove il facerdote d'Ercole 

battaglia con Antagora ajutato dai Meropi , così veftito da donna , e cinto il capo con 

dovette fuggire , e ritirarli preflo Trell'a , la una benda , dava principio ad un fagrifizio , 

quale non leppe riconof^erlo per uomo : del come narra Plutarco Quafi, gnuA j infine, 

qual fatto li rinovava ogni anno la memoria oper. Tom, il.pag. £0+. 




Ca- 



PRESSO I Romani ec. 



349 



Q^ 



iiy=®{2^j**»t= 



=<^ 



LIB. XI. 
GAP. III. 



O 



111. 



ione . 



Arti fatto Nerone - Movimenti del [no tempo - Pretefe tejìe e Jìa- 
tue di Seneca . . . e di Perfio - Decadenza della Jìatuaria - Statue 
tolte alla Grecia . . . Apllo di Belvedere . . . Gladiatore della vil- 
la Borgbefe - Sotto Galba , Ottone , e Vitellio - Sotto Vefpajia- 
no . . . Tito . . . e Domiziano — Siiffojìi trofei di Mario — Sta- 
tue di Domiziano — Sotto Nerva . . . e Trajano — Monumenti 
de' Cuoi tempi . . . fia colonna . . . efuo arco in Ancona — Arti in 
Grecia . 

iNerone, fuccefTor di Claudio, moflrò per tutto ciò che Arti fotto Ne- 
rifquardava le belle arci un' avidità infaziabile , ma egli era 
"ome gli avari : metteva ogni ftudio in accumulare anziché 
in far efeguire de' lavori . Del fuo cattivo gufto ne abbiamo 
.m argomento nell' ordine eh' ei diede d' indorare la ftatua 
i'Aleflandro in bronzo , opera di Lisippo (a) , e poiché vi- 
defì che ciò aveane pregiudicata la bellezza , ne fu pofcia 
levata l'indoratura , di cui ciò non oftante reftaronvi de've- 
ftigj . Prova del fuo gufto depravato pur fono la rima ch'e- 
gli ricercava tra la cefura e la fine del verfo , e le ftravagan- 
ti metafore che ufava continuamente , per le quali cofe vien 
melTo in ridicolo in una fatira di Perfio (b) . Forfè in que- 
fto fuo cattivo gufto ebbe molta parte Seneca , il quale (a) 
cfclude dalle arti liberali la pittura e la fcultura (i) . 

jf. I. Del- 



(a) Plin. Hi. ^4_. cap. S.ftU. ig. §. 6. 

{b') Sdt. i.virj] fj-ff. 

(a) Epijì SS. 

(i) Tra le molte ftravaganze di Nerone , 
Plinio Iil>. ^f cap. 7- feci, f .•'. novera quella 
d'erterfi f^tto dipingere in figura cololTale alta 
centoventi piedi fu di una tela : cofa non più 
ufata avanti di lui , come ivi foggiugne lo 
florico . Non è però ben chiaro fc quclVul- 
time parole di Plinio riferir (I debbano allo 



ftrano capriccio di quell'imperatore di farfi 
il primo ritrarre in figlila cololiale fulia tela , 
oppure fempliceraente all'arte di dipingere 
fulla tela , e fé fia ftata quella una cofa i-. 
gnota avanti Nerone . Di ftarue cololTali sì 
in bronzo che in marmo moltiffime fappiamo 
elTcrvene ftate prima di lui ; ma in tela noa 
ve n'ha indizio alcuno , ficcome non leggefi , 
ch'io fappia , in ncifuno fcrittore , che fbfle 
allora adoperata la tela per ritraevi figure . 



33° 



Storia dell* Arte greca 

I. Dello IHle dell'arte fotto Nerone nulla poffiamo 

LiB.xi. ^jj^.g jj j^gj^ determinato , non altro rimanendoci che due 

Monumenti mutilate tefte del medefimo , le pretefe ftatue d' Agrippina 

dci^ fuo tem- ^^^,^ madre , e un bufto di Poppea fua moglie . Le tefte dette 

di Seneca rapprefcntano tutt'altri che lui . 

jf. 2. Manca la tefta di Nerone nella magnifica collezio- 
ne delle figure imperiali della villa Albani , dal che fé ne può 
argomentare la rarità . Nella tefta di efìb efiflente nel mu- 
feo Capitolino (a) non v' è d'antico che la parte fijperiore 
del volto e un folo degli occhi (b) . Che diremo della tefta 
di bronzo nella villa Mattei ? ElTa è un nuovo e aflai medio- 
cre lavoro ; e tal è un'altra tefta ancor più recente nel pa- 
lazzo Barberini . Nel mentovato mufeo Capitolino è ftata dai 
poco verfati Cuftodi riputata antica un'altra affatto moderna 
tefta (e) , ed una fpecie di medaglione pur nuovo , rappre- 
fentanti il medefimo imperatore ; e deggio qui avvertire il 
mio leggitore che moderno lavoro generalmente fono tut- 
te le tefte imperiali così formate a rilievo fu i medaglioni . 
jf. 3. Tre ftatue abbiamo fotto il nome d'Agrippina . La 
più bella è nella Farnefina (d) , l'altra nella villa Albani , e 
la terza nel mufeo Capitolino (e) . Ivi è pure il bel bufto 
di Poppea 5 che ha una particolare fingolarità ; poiché in un 

pez- 

Fino però dai tempi d'AkfTandro Magno ri- della cafa , ove alloggiava Lepido , uno de' 

ferifce il citato autore //A. g.c. i.feci.j. ef- triumviri , per far tacere gli uccelli clic col 

ferii tentato di tingere il lino , e di lino tinto loro importuno garrire turbavangli il fonno . 

efTerfi fatte non folamcnte delle vefti , ma Vlia.Iii. ^s-p'^P- n-feii-J^- 

delle vele ancora per navi , e delle tele per di- (a) hoiuxì Mufeo Capitol. Tom. ij. Ta- 

fender dal fole i teatri , le ftraJe e le piazze . vola 1 6. 

Lo ftcìTo Neione ne fece ftendere fu i^ fuoi (s) È d'una ftraordinaria bellezza la di lui 

anfiteatri di quelle tinte in azzurro , e fparfc tefta intiera maggiore della grandezza natu- 

di flelle . Molte altre notizie relative all'arte rale in figura d'Apollo , e coronata di alloro , 

di tingere le tele preflo gli antichi ha raccolte confervata ora nel Mufeo Pio-Clementino , 

il fignor Delaval An exper. inquiry. &c. , la ove è parimente una di lui ftatua in fotmii 

cui Opera tradotta dall'inglefe dal eh. fignor d'Apollo citaredo , e di lavoro non ordina- 

canonico Fromond è ftata imprefia in Mila- rio , che è ftata trovata negli fcavi di villa 

liO in s. Ambr. rr.agg. 1779. in 8.° Se ci man- Negroni, fimile a quello dato dal de la Chauf- 

cano cfempj anteriori al nominato principe di fé Muf. rum. Tom. I. feti, i . Tai. jS, 

figure dipinte in tela , ne abbiamo nondime- (e) Bottari /oc. cit. Tav. ij. 

r.o di figure rapprefentate fu pergamene . (d) Ora pafTata nel mufeo reale a Napoli . 

Uno fterminato drago dipinto fu di una \uA- (e) Bottari Tom. ni. Tav. jj. la dice A- 

ghjfllma membrana fu efpofto fopra il ;^tto grippina moglie di Germanico . 



PLESSO I Roma fi I e e. 35'i 

pezzo foJo di marmo vi fono due colori diverfi , bianca ef- 
fendone la tefta e'I colio , e paonazzo con delle vene o ftri- ^^^•^^• 

r • I •! Il GAP. III. 

ice violacee il panneggiamento del petto (a) , 

jf. 4. Ancor più pregevoli che le tefte di Nerone fono, Prctefe tede 
riguardo al lavoro, quelle che portano il nome di Seneca, LcaT '^'' 
la più bella delle quali in bronzo fi vede nel mufeo Ercola- 
nenfe (b) . In marmo , oltre quelle che fono nelle ville Me- 
dici e Albani (e) , ne podìede una il fig. Giovanni Dyck con- 
fole Inglefe a Livorno , che comprolla dai fignori Doni a 
Firenze per 130. zecchini. Simile a quelle teììe v'era altre 
volte in Roma un bufto in forma d'Erme , il quale comprato 
fu dal fignor marchefe Gufman viceré di Napoli (d) , e man- 
dato in Ifpagna con altri antichi monumenti , coi quali perì 
in un naufragio . 

jT. j. Tali tefle vengono generalmente prefe per l'effigie 
di Seneca full' afTerzione del Fabri , il quale , fpiegando le 
immagini degli uomini illuftri raccolte da Fulvio Orfini , di- 
ce che una tefta fomiglievole (i trova fu una belliflìma moneta 
contornata col nome di Seneca (e) . Tal moneta però né 
egli né altri ha mai veduta . E' dunque molto dubbiofo che 
di Seneca fieno quelle tefte , e '1 mio dubbio fi farà mag- 
giore fé chiederemo come mai tinte volte e in bronzo e in 
marmo fia ftato fatto il ritratto ad un foggetto ch'era nella 
maggior dififtima , mentre non v'è neffun grand'uomo dell' 
antichità di cui pervenute ci fiano altrettante immagini . Il 
bufto d'Ercolano dovrebb' eflere ftato fatto lui vivente , e le 
tefte in marmo fono certamente opere d'un tempo , in cui 
l'arte fioriva . E' altresì improbabile che Adriano abbia vo- 
luta collocare l'effigie di quel filofofo ipocrita nella fua vil- 
la, ove pur s'è trovato un pezzo di fimile tefta aftai ben 

lavo- 

(a) Bottari Tom. ri. Tav. zi. (d) Gronov. Tkef. Ant. gric. T. iil.yyy. 

(b) Bronci d' Ercol . Tomol. Tav. ^/. jj, (e) num. t^i. pag. 74- Dice che eiilteva 
Ce) E una molto bella alla faruefma . una volta prelTo il card. Bernardino Maffci . 



LIB.XI. 
CAP. III. 



3S'2 Storta dell* Arte greca 

lavorafa , efiftente ora preffo il fignor Cavaceppi . A me 
pertanto fembra più verofimile che ravvifarfi debba in quel- 
le tefte l'effigie di qualche uomo più antico , più celebre , e 
più rifpettabile di Seneca (a) . 

jf. 6. Non folo alle tefte , ma ad una intera ftatua , che 
vedefi nella villa Borghefe , è flato dato il nome di Seneca , 
febbene a torto , come ho dimoflrato ne' miei Aìonumentì (a) . 
Tale fìatua ignuda di marmo nero ha sì nell'atteggiamento 
che nel volto una piena fomiglianza con una egualmente 
ignuda llatua di grandezza naturale, rna di marmo bianco, 
nella villa Panfili (b) , e quella altresì è fimile ad una ftatui- 
na della villa Altieri , a cui però manca il capo . Quelle due 
ultime portano nella fìniftra una fpecie di candirò o fpor- 
ta (e) , come le due piccole figure vellite da fervi nella vil- 
la Albani . Ora poiché a pie d'una di quelle figure vedefi 
una mafchera comica, da cui s'inferifce che ivi rapprefen- 
tifi un fervo della commedia , mandato , come per efempio 
il Sofia nell'Andria di Terenzio, a fare fui mercato qualche 
provifione (d) ; non è egli pur verofimile che lo ftelfo fi- 
gnificato abbiano le flatue Borghefe e Panfili , e la flatuina 
delia villa Altieri ? Altronde qual v'è argomento d'attribuire 
a Seneca le mentovate llatue? Calva n'è la fommità del capo , 
laddove hanno i loro capelli le tede alle quali vien dato il 
nome dello fleffo filofofo . Ciò che può indicar Seneca è 
quella fpecie di tino , fatto di marmo africano , entro cui 
fta parte della figura ; ma quello è moderno , e fu adatta- 
to alla flatua , perchè. le mancavano le gambe , volendofi 

figu- 

(a) Ma quefti non è poi tanto dirprez7abi- abbiamo fatto cenno nel Tomo 7. pag.t^o, 

le, come ce lo vuol dipingere il noftfo Auto- col. i. ; dicendo che polla rapprefentare un 

re; e i luci meriti polTono vederli rilevati priii- fervo de' bagni ; e all'aria della tefta parreb- 

cipalmentc da Liplio Manuduciio ad Stole, be un africano , o un moro . ..... 

philof.lib. i.c.iS. op. Tom. IV. pag. 4.^4-. E (e) Pare piuttollo un vafo o fecchio di 

certamente più celcbte di tanti altri filofofi metallo . 

greci , de' quali pur fi hanno le teile . (d) In quefto fuppofto dovrebbe creierfi 

(j) Pur. IV. cap. Q. §. 2. p.ig. 2/(5. appartenente a qualche gruppo ; giacche lol» 

(bj Ora nel Mufeo Pio-Cl°mentiuo . Ne poco avrebbe intercllato . 



f R E S S O I R O M A N I EC. 3?3 

fìeurar con efib il basino in cui Seneca aprendofì le vene ====™ 
fini di vivere (a). ^ ^^^ j^,_ 

jf. 7. Non men bella delle pretefe tefte di Seneca è una ... cdiPcrfio. 
tefta a balTo-rilievo in profilo , pofìeduta altre volte dal ce- 
lebre cardinal Sadoleto , che teneala per una tefta di Perfio , 
e che vcdefi ora nella villa Albani . Effa è fcolpita fu un qua- 
dro di marmo bianco detto palombino , largo una buona, 
fpanna per ogni verfo . Sadoleto fondò la fua denominazio- 
ne falla corona d'ellera , ond' ha cinto il capo , e fu una 
certa modeftia , che gli parca fcorgergli in volto , accenna- 
ta da Cornuto nella di lui vita . Argomentar fi può dall'el- 
lera che ivi rapprefentifi diffatti un poeta ; ma non è quelli 
certamente Perfio , il quale morì fotto Nerone in età di ven- 
tifette a ventott'anni (b) , mentre la tefta di cui fi tratta mo- 
ftra un uomo tra i quaranta e i cinquanta ( nel rame però è 
fiuto molto più giovane ) , ed ha una barba che non conviene 
punto alle perfone di ventott'anni ai tempi di Nerone . Dob- 
biamo per tanto annoverar quefta fra le molte tefte , alle qua- 
li è ftato dato fenza fondamento il nome di qualche uomo 
celebre . Quefta ciò non oftante fuole premetterfi alle fati- 
re del mentovato poeta. . 

jf. 8. Dovendo giudicare del decadimento delle arti fot- j^.y'/'^^atu^ 
to Nerone , potrebbe inferirfi da un racconto di Plinio (^) , "*• 
che a que' tempi più non fi fapefte gettare in bronzo ; il che 
egli argomenta da una ftatua coloflale di Nerone in tal me- 
tallo fatta da Zenodoro celebre ftatuario , il cui getto non 
potè riufcire (i) .Da quefto racconto , e dai pezzi com- 
Tom. IL Y y meflì 

(a) Il di dentro dd vafo è ftato fatto di to il nolho Autore , che credevano Dona- 
porlìdo per imitare il colore del fangue . ti, e Nardiiii Roma antica Uh. ^- cap. 1 2. 

(b) Fabric. Bibliotk. lat. lib. z. e. t z. pag. ii S-] y ^ «^he quella non lìa limalta im- 
(a) lib. ^4. cap. 7. feci. 1 S. perfetta , come llrive il noftro Autore , ù. 
(0 Che la ftatua colollale di Nerone , alta guò ragionevolmente ii-feiire rta Plinio . Af- 

cento dieci piedi , cfcguita da Zenodoro an- ferma egli che quefta ftatua , di cui avca nel- 
zichc di bronzo foiTc di marmo [ come nella la ftclfa officina di Zenodoro ammirato l'in- 
piina edizione a quello luogo aveva nota- (igne modello in creta , dopo la morte di Ne- 



LlB.Xl. 
GAP. III. 



3?4 Storia del l' Arte greca 

meffi e attaccati con chiodi ai cavalli porti fui portale della 
chiefa di s. Marco a Venezia , fi è voluto inferire che fiane 
andato a male il getto (a) , e che forfè fian elTì pure opere 
dei tempi di Nerone. 

jr. p.La 



ronc fu confecrata al fole . Dall'ufo dunque 
che ne fecero i Romani , fi può argomentare 
che fia (lata la medelìma dal fuo autore ri- 
dotta a perfezione . Aggiugne lo ftorico che 
j, la ftatua fuddetta era un indizio d' elTere 
„ mancata la Icienza di fondere il bronzo , 
„ avvegnaché e Nerone folTe difpofto a fpen- 
„ dere tiualunque gran fomma di denaro , e 
,, Zenodoro non la cedelTe a veruno degli 
„ antichi nella fcienza di fondere e di cilel- 
„ lare ,, . Se quel coioffo folfe flato di bron- 
zo , come avrebbe Plinio potuto proporlo per 
argomento d'cflere mancata la fcienza di fon- 
dere il bronzo? Nerone l'avrebbe bensì a qua- 
lunque colto voluto di tal metallo , e Zeno- 
doro tra tutti gli artifti de' tempi fuoi fareb- 
be flato pili al calo di tentar l'opera ; ma co- 
nofcendone egli forfè la difficoltà , non ha 
{limato fpedicnte di metterli al cimento . 

Si vuole nondimeno da un celebre moder- 
no fcrittore , Tirabofchi Scoria della Lette- 
ratura italiana , Tom. il. lìb.l. e. XI. §. ^., 
che il conteflo di Plinio contraddica a ciò a- 
pertamente ; poiché , per fuo avvilo , ivi non 
parla che di lavori di bronzo , di marmi ra- 
gionando altrove . Né è credibile , foggiugne 
lo ftelTo , che Zenodoro temefle di non riu- 
feirvi , egli che ne avea fufo altre volte , e 
fpecialmente una flatua di Mercurio di gran 
pregio . Quefle ragioni però , che hanno in- 
dotto l'cruditiffnno autore a ravvifare nell' 
ofcuro palfo di Plinio un cololìo di bronzo 
piuttofto che di marmo , non fcmbranmi si 
convincenti che non (ì polfa andar loro in- 
contro . Per quanto fpetta alla prima, fcb- 
bene in quel capo ragioni Plinio piti fpecial- 
mente de' lavori di bronzo , ciò non oftante 
ci vi tratta eziandio delle flatue di legno , di 
marmo , di terra , e per fino delle flatue che 
folevanfi di panni riveftire . Ma diafi che Pli- 
nio abbia ivi parlato di foli lavori in bronzo : 
avrebbe egli potuto fra quelli noverare an- 
che l'opera di Zenodoro, la quale benché non 
fia fiata di bronzo , avrebbe però dovuto ef- 
ferlo , fé l'artifta vi fi foffe determinato . Né 
olla ciò che avvertefi in fecondo luo -o della 
grande abilità di Zenodoro nel fondere il 
bronzo . Siccome nella pittura ed architet- 
tura , così pure nella latuaria il bifigno dell' 
abilitava crefcendo in proporzione d^lla gran- 
dezza ed eflenfion dell'opera . Non è quindi 
maraviglia che Zenodoro abbia potuto pro- 



durre altre opere eccellenti in bronzo dì mi- 
nor mole , qual fu 1 Mercurio , opera di dic- 
ci anni , e che non abbia poi voluto arri- 
fchiarfi a fondere in quel metallo la flatua co- 
loffale di Nerone . [ Il luogo citato del eh. 
Tirabofchi ha eccitati quattro bravi ingegni 
a far delle ricerche fui contraflato palio di 
Plinio ; e i loro fentimenti furono riportati 
dal lodato fcrittore nel Tomo di appendici 
alla fua opera , e quindi polle a fuo luogo 
nell'edizione romana dMipag. z^2. fino alla 
pag. 242. A chi avrà la cutiofita di vederle 
non difpiacerà l'erudizione , che vi è fparfa, 
e la confutazione , che vi fi fa dell'opinione 
adottata fenza verun giufto fondamento da- 
gli Editori Milanefi in quella nota . Io per 
me credo , che in poche parole fi polla fpie- 
gare il fentimento di Plinio non tanto olcu- 
ro e dirficile come fi vuole . Egli in follanza 
fcrive , che ai tempi di Nerone più non fi fa- 
pcva fare quella bella qualità di bronzo con 
lega d'oro , e d'argento , come fi faceva in 
altri tempi . Ciò fi conobbe apertamente in 
occafionc ,chc quell' imperatore volle farfi in- 
nalzare una flatua coloffale in quel metallo 
per mezzo di Zenodoro artifli altronde fa- 
mofo nel gettare in bronzo . Quefli non potè 
riufcire a farla con tal qualità di bronzo , 
quantunque Nerone folTe pronto a fommìni- 
firargli quanto mai bifognava d'oro , e d'ar- 
gento per comporlo . 

Niente di più credo che abbia voluto dir 
Plinio . Egli a riguardo dell' ignoranza degli 
artifti per quella lega già fi era fpiegato chia- 
ramente nel cap. 2. feB. j. , dicendo che fi 
era perduta l'arte di fondete il metallo pre- 
ziofo , cioè quello , in cui entrava oro , e ar- 
gento . Se però poffiamo predar fede a Gio- 
vanni Antiocheno, cognominato Maiala, Hifi. 
chron. lib. io. pag. lOi. B. , non era ancora 
dimenticata verfo i tempi di Tiberio ; poiché 
l'EmorroilTa celebre nell' Evanctelio , creduta 
da quello fcrittore la flefia che Veronica , 
fece ergere nella città di Paneade al Salvato- 
re una flatua di bronzo mifto d'oro , e d'ar- 
gento , diflrutta poi da Giuliano l'apoftata . 
Glica Aanal.par.4.pag. 2j?. C. , e l'autore 
delle Enarrat. c/r-onogr. prefio Bandurio Im- 
per. orierit. five Antiq. Conftantinop, par. 3, 
lib. j.pa^. Q6.Tom.l. 

(a) Vedi qui 3.s3Lixx\pag. 34-, 



PRBSSO I Romani ec. 3JJ 

ff. 0. La Grecia trovavafi allora in circollanze fomma- ' 

I 1 B XI 

mente infelici per le arti , poiché febben Nerone lafciaffe , ^ap. ui. 
quanto era podìbile , godere ai Greci la libertà antica (a) , statue tolte 

,,.r-v in ri-i- alUOrccia. 

pure una volta s inaino contro le Itatue degli atleti coro- 
nati ne' gran giuochi, facendole tutte rovefciare e gettare in 
luoghi immondi (a) ; e fatto altresì infaziabile per gli altri 
monumenti dell'arte , ne fece fpogliare la Grecia nel tempo 
che fembrava concederle una libertà tranquilla , avendo a 
tal oggetto colà fpedito Aerato fuo iniquo liberto , e certo 
mezzo faccente per nome Secondo Carinate , i quali tutto 
ciò che loro piacea trafportavano a Roma (b) . 

jf. IO. Nel folo tempio d'Apollo a Delfo furono allora 
prefe cinquecento fìatue {b) . Or fé fi ritletta che quello tem- 
pio era già ftato dieci volte faccheggiato , e principalmente 
dai Focefi che nella guerra facra molte ftatue vi depredaro- 
no (e) , fc ne argomenterà l'innumerevole quantità ; anzi 
molte ancor ve n'erano ai tempi d'Adriano , alcune delle 
quali vengono rammentate da Paufania . Servirono quelle in 
gran parte ad ornare la così detta cafa aurea di Nerone (e) . 

jf. II. E' probabile che tra tali fìatue vi fofle l'Apollo 
di Belvedere , e '1 fuppofto Gladiatore della villa Borghefe , 
opera d' Agasia efelìno , elTendo fiate amendue trovate in 
Anzio (d) > luogo in cui nato era Nerone (e) , e per ornare 

Yy 2 il 

(a) Plutarco in Tit^ Quint. Flamin. oper. quefii fcrive , che fu Augufto , che ve la por- 
Tom. 1. pag. J76. D. tò , e la pofe ncll'ingrciro del fuo Foro . Co- 

(j) Suet. in Neron. cap. 24. sì crede vi foffe portato l' Ercole di Lilìppo , 

(b) Tacito Annui, lib, i j. cap. 4S. , L 1 6, e cita Strabone lib.i o.pag.70 j. C. ; ma egli 
eap. zf. non dice da chi foife fatto portare ; e non 

(A) Paufan. Uh. 1 0. cap. 7. pag. X t j. l. 14. poteva intender di Nerone , perchè fcrifTe pri- 

(e) Strab. lib. y. pag. 6J.4.. princ. [ Ateneo ma di lui , e a' tempi di Augufto , come di- 

Ub. 6. cap. 4. pag. zìi. E. , Vallois Des ri. ccmmo nel Tom.I. pag. 2^7. n. i. col. z. 

chefs. du tempie de Delphes , Acad. des In- (d) Mercati Metalloth. Arm. X.pag.^ói ., 

fcript.T0m.nI.Hift.pag.7g. Bottari Mufeo Capital. Tom. ni. Jav.67. 

(.e) ì^cl Trattato prelim. e. ly. pag. XCn. pag. 1 16. 

aggiugnc \(inkclmann , che in quella occa- (e) Tacito Annal. lib. i j. cap. z^. , e raU 

fìone fclfc portata a Rema la Pallade di En- volta vi foggioruava , cap.jg., e lib. 14. 

dco , di cui li è parlato qui avanti pag.i 66. , cap. 4, 

e cita Paufania lib. S. cap. 46. pag. 6^4. ; ma 



LIB. XI. 
GAP. III. 



Apollo di 
Belvedere . 



3?5 Storia del l' Arte greca 

il quale moltiffimo fpefe , come può tuttora inferirfi dalle 
grandi ruine che fen veggono lungo il mare (a) . V'era , fra 
le altre opere , un portico in cui un Tuo liberto dipinte avea 
le figure de' gladiatori in tutte le pofiture immaginabili (b) . 
jf. 12. La ftatua dell'Apollo di Belvedere è la' più fubli- 
me fra tutte le opere antiche , che fino a noi fi fono con- 
fervate (e) . Direbbefi che l'artifta ha qui formata una fta- 
tua puramente ideale , prendendo dalla materia quel folo 
che era necefìario per efprimere il fuo intento , e renderlo 
vifibile . Qiiefia mirabile ftatua tanto fupera tutti gli altri fi- 
mulacri di quel dio , quanto l'Apollo d'Omero è più gran- 
de degli altri deferirti da' fuifeguenti poeti . 1! complefTo del- 
le fue forme follevafi fovra l'umana natura , e'I fuo atteggia- 
mento moftra la grandezza divina che lo invefle . Una pri- 

mave- 



(a') Vi fece fabbricare il porto , clie gli co- 
llo fpefe grandilllme . Suetonio nella "di lui 
vita , cap. p. 

_ (b) Vedali qui ì-va.nt\ pag.y 2. prlnc. In An- 
zio era il luogo principale di delizie debili 
irnperatori , e Augufto fu il primo a goder- 
ne , come abbiamo da Suetonio nella di lui 
Vita , cap. jS . Amante ch'egli era tanto delle 
belle arti , chi fa che non l'abbia ornato di 
ftatue , e fra le altre anche di qucfle due , 
come aveva ornata Roma di tante altre , e la 
fua regia fui Palatino , al dire dello fteflb 
Suetonio cap. 57. 1 Narra elfo che vi andava 
Tiberio C nella di lui vita cap. ^8. ) , ma di 
rado , e per pochi giorni . Di Caligola fcrivc 
parimente nella di lui vita, e. S. , che vi na- 
fcelle , e non folamcnte lo preferifle a qua- 
lunque altro luogo , ma che aveife dcftinato 
di filfarvi la fede , e il domicilio imperiale . 
Eflendo quefti ftato anteriore a Nerone , e 
avendo fatte trafportate dalla Grecia le più 
belle ftatue , come ha notato il noftro Auto- 
re qui avanti ìWì pag. ^^g. , è probabile che 
ne abbia avute anche quefte due , che fono 
nel loro genere le più belle che abbiamo , e 
le abbia poi collocate nell'ideata fua nuova 
capitale . All' imperatore Adriano, cui ne pia- 
ceva il foggiorno fopra tutte le altre deliziofe 
ville , che aveife in Italia , al dir di Filoftra- 
xo Vita Apollon. lib. S. cap. zo. pag. ^64.. , 
poiché egli non fece trafportare ftatue dalla 
Grecia , non (i potrebbe facilmente dare il 
merito di aver collocate qu-fte due in Anzio, 
fc non fé nel cafo , che follerò lavorate in 



marmo di Urna , ora Carrara , come ve le ha 
credute lavorate il (ìg. Mengs nelle due let- 
tere a monlignor Fabroni , delle quali abbia- 
mo parlato qui 3.va.nù pag. i pff. ; ma quetto 
fondamento è flato efclufo dal fignor abate 
Vifconti Mufeo Pio-Ckment. Tom. 1.' Tavo- 
la 14.. nella fpiegazione dell'Apollo. La tra- 
dizione , che vantano i cittadini di Girgen- 
ti , riferita dal fignor Bridon nei Viaggi del- 
la Sicilia , per cui fi pretende , che quella 
flatua ftelle anticamente in un tempio d' E- 
fculapio di quella città , da dove folle tolta 
dai Cattagincfi , e portata in Cartagine , e 
di là a Roma da Scipione Africano fecondo , 
è probabilmente un equivoco nato dal rac- 
conto di Cicerone , il quale in Verr. _aB. 2 . 
lib. 4..cap. 4.^.mmL , che ciò avvenifle dell' 
Apollo di Mirone , del quale fi è parlato qui 
avanti pag. zog. ; ma però dice , che Scipio- 
ne lo riportò allo ftelTn tempio , come fcrive 
nei cap. ^j. e Jegg. che rcititai a fuo Iuom 
tutte le altre ftatue , che erano ftate tolte dai 
Cartaginefi a varie altre citta della Sicilia ; 
onde non è credibile che ne avelTe eccettuato 
l'Apollo di Belvedere , che è diverfo dal detto 
di Mirone . 

(e) La mano finiftra è rcftaurata da fra 
Giovannangcio Montorfoli , come già notam- 
mo qui avanti alla pag. z4.j. col. z. Il brac- 
cio Jcftro , e le gambe , che fono antiche , 
non fono ftate riatraxate troppo bene , on- 
de comparifcono difettofe , come in parte ha 
fatto olTervare il noftro Autore nel Tomo i. 
pag. 392. 



PRESSO I Romani ec. ^^7 

mavera eterna , qual regna ne' beati Elisj , fpande falle viri-' 
li forme d'un'ctà perfetta i tratti della piacevole gioventù , 
e fembra che una tenera morbidezza fcherzi fuU'altera ftrut- 
tura delle fue membra . Vola , o tu che ami i monumenti 
dell'arte, vola col tuo fpirito fino alla regione delle bellez- 
ze incorporee , e diventa un creatore di una natura celefte 
per riempiere J'alma tua coli' idea d'un bello fovrumano , 
poiché in quella figura nulla v' è di mortale, nelTun indi- 
zio fi fcorge dei bifogni dell'umanità ! Non vi fono né ten- 
dini né vene , che quel corpo muovano o rifcaldino , ma 
par che uno fpirito celelle , fimile a fiume placidifilmo , tut- 
ti abbiane formati gli ondeggianti contorni . Egli ha infe- 
guito il ferpente Pitone , contro di cui ha per Ja prima vol- 
ta piegato l'arco , e col pofTente fuo palTo lo ha raggiunto 
e trafitto . Ben confapevole di fua poflanza porta il fublime 
fuo fguardo quafi all'infinito ben al di là della fua vittoria. 
Siede nelle fue labbra il difprezzo , e lo fdegno che in sé 
rinchiude gli dilata alquanto le narici (a) , e fin all'altera fua 
fronte fi eftende ; ma la pace e la tranquillità dell' anima 
rimaner fembrano fulla ftefla fronte inalterabili , e gli occhi 
fuoi pieni fon di quella dolcezza , che mofirar fuole allor- 
ché lo circondan le Mufe e lo accarezzano . Fra tutt' i ri- 
mafiici fimulacri del padre degli dei , nefTuno ve n' ha che 
s'avvicini a quella fublimità in cui egli manifedofiì alla men- 
te d'Omero ; ma ne! volto del figlio tutte fi veggono riu- 
nite le bellezze delle altre deità , come prefib la Pandora . 
Egli ha di Giove la fronte gravida della dea della fapienza, 
e le fovracciglia che il voler fupremo manifeltan co'cenni (b) ; 
ha gli occhi della regina delle dee in maniera grandiofa ar- 
cuati ; è la fua bocca un'immagine di quella dell'amato Bran- 
co , 

(a) Clemente Akflandrino Pidag. lìb. 3. bìltm velud inkabitantem habeant v 
Cdp.4.. Tom.I. pug. zjo. in fine : In nàfo (b) Ved. Tom, 1. pag. ^£2^ 



LIB.X!. 
GAP. UT. 



LIB. XI. 
CAP. Ili, 



3?S Storia dell'Arte greca 

= co (a) , in cui refpirava la voluttà ; la fua morbida chioma 
coli' olio degli dei pare unta (b) , e limile a' teneri viticci , 
fcherza quali agitata da una dolce aurctta intorno al divin 
fuo capo , in cima a cui fembra con bella pompa dalle 
Grazie annodata , Mirando quello prodigio dell'arte , tutte le 
altre opere ne obblio , e fovra di me flefTo mi follevo per 
degnamente contemplarlo , Pieno di venerazione parmi che il 
petto mi fi dilati, e s' innalzi come quello de' vati del pro- 
fetico fpirito ripieni , e già mi fento trafportato in Delo e 
nelle Licic felve , che Apollo onorò di fua prefenza (e) : par- 
mi già che quella mia immagine vita acquifli e moto , come 
la bella opera di Pigmalione . Ma come potrò io ben dipin- 
gerla e defcriverla ! Avrei bifogno dell' arte medefima che 
mi delTe configlio , e guidalTe la mia mano a perfezionar col 
tempo quelle prime linee che n' ho abbozzate . Depongo 
ptr tanto appiè di quefla flatua l'idea che ne ho data , imi- 
tando cosi coloro che pofavano appiè de' fimulacri degli dei 
le corone che non giugneano a metter loro fui capo (d) . 
jf. 13. Da quella defcrizione e dall'efprellìone che vedefi 
fui volto della flatua appare che non pofla ivi ravvifarfi con 
Spence Apollo cacciatore (a) . Se taluno però non trovalTe 
fublime abbaflanza l'immaginar qui uccifo dai dio il ferpen- 

te 



(a) Cenone Narrai, num. ^;>. pag. 27^. 

(b) Callimico Hymn. in Apolt. verf. ^g. 
(e) Pare che Si3.iXo Achill. lib.i. v.ifp. 

fegg. , nel defcrivcic che fa Achille giovane in 
paragone d'Apollo , ncll' atto appunto , che 
ritornava dalla Licia , deferiva in qualche mo- 
do quelta di lui Itatua : 

Ille aderat multo fudore , & pulvcre major: 
AttUTnen arma inur , fejliaalofque labo- 

res , 
Dulcis adhuc vifu niveo natat ignis in ore 
Purpureus , fulvoque nitet coma gradar 

auro . 
Necdum prima nova lanugine veni tur itas, 
TranquilUque fdces oculis, & plurima vultu 
Mater ineft . Qualis Lycia vcnutor Apollo 



Cum redit , & f&vis permucat pleura pha- 
retris . 

E Apollonio Argonaut. lib.i, v. 67 6. fegg. : 

Cs.terum illis Latons filius e Lycia rediens 
Procul ad lalas hyperboreorum hominum 

.nationes , 
Piane apparuit . Aurei ab utraque gena 
Intoni cincinni ajfultabant eunti : 
Liva argenteum verfabat arcum ; in tergo 
Pharetra pendebat ab kumeris ; ac pedum 

ni fa 
Tota intremifcebat infula , ut mare exun- 

daret inficcum . 

(ji) Properzio lib. 2. eleg. lO.v. zi, 22. 
\a) Polymet. Dial. S. pag. Ì7. 



PUESSOlROMAfllEC. 35'9 

te Pitone , fi figuri di vederlo in atteggiamento d'aver uccifo- 
il gigante Tizio, atterrato da lui giovanetto ancora, quan- ^^^•^^• 
do tentò di far violenza a Latona fua madre (a) . 



CAP. III. 



(a) ApoIIon. Argon. Uh. i. verf. 7jp. [ e 
Apollodoro Biblioch. lib. i . cap. 4. ^. i. Si fo- 
no tanto impegnati gli eruditi per fapcre il 
foggctto^ di quella ftatua , clic per trovarne 
uno vi (ì fono ideate quali tutte le imprcfc 
d'Apollo. Oltre quelle , che nomina \i'in- 
kelmann , altri hanno creduto ravvifarvi quel 
nume dopo avere (cagliati i fuoi dardi con- 
tro gli Achei , altri dopo la ftrage , che ci 
fece degli orgogliofi giganti , o di Niobc , e 
luoi figli , o dell'infedele Coronide , altri fi- 
nalmente vi credono rapprefcntato Apollo co- 
me autor della medicina , o come averrunco , 
olila slontanator de' mali . A quefba opinio- 
ne , più che alle altre , anche da lui riferite , 
inclina il lìgnor abate Vi fconti nella dotta, 
e beila fpiegazione , che da di quella flatua 
nel Maf. Pio-Ckm. Tom. I. Tav.14. , e cre- 
de poterli con probabilità loftenere , che fia 
della quella medcfima opera di Calamide , 
menzionata da Vs.\iC3.n\a. lib.i . cap. ^.pag. g., 
che gli Atcniefi erelTero ad Apollo dopo la cef. 
fazione d' un male epidemico ai tempi della 
guerra peloponnefiaca , come già notammo 
qui avanti i\\a.pag. 214.. rt. a. 

A quale di tante opinioni dovremo noi at- 
tenerci ; Nella vendetta contro gli Achei A- 
pollo dovea rapprcfentarfi fedente , come lo 
rapprefenta Omero I/iad. lib. i . verf. 4.8. , o 
almeno fermo , e in atto di vibrar dardi , non 
di averli vibrati . Il ferpe non avrebbe rela- 
zione a quello fatto ; e troppo debole ragio- 
ne farebbe il dire , che vi (la come un (imbo- 
lo del nume. Forfè che Apollo avea bifogno 
di un tal fimbolo perpetuamente per elTere 
riconofciuto ? Cosi non conviene all'idea di 
Spence , né alla morte dell'infedele Coronide, 
o alla vittoria contro il gigante Tizio, ed al- 
tri , o all'eccidio della famiglia di Niobe , per 
cui oltracciò farcbbefi richiedo un gruppo di 
molte (latuc , non una fola . 1 (imboli , coi 
quali folcano rapprcfentarfi le figure di Apol- 
lo medico, e alelTlcaco, averrunco , olTìa slon- 
tanator de' mali , erano la figura delle Grazie 
nella mano delira , e le (aette coU'arco nella 
finiftra, come attsfla Ma:robio Saturn. lib.i. 
cap. r T. , e quelli non veggoniì alla di lui 
ftatua in queftinne . Non fappiamo fé li avef- 
fc quella di Calamide , ma anche fenza que- 
jìo argomento non ci permetterebbero giam- 
mai di riconofccre il di lui fcarpcilo fui capo 
d'opera della mirbidez/.a e della grazia, l'e- 
poca , nella quale ci ville , cii: i tempi di Fi- 
dia , come (i è fatto olfervare alla detta p.ziÀ.. 
R. A. , e la duiczza dei di lui Ilile notata da 



Cicerone D« dar. orat. cap. 1 8. num. 70. , e 
da Quintiliano Inft. orat. lib. iz. cap. 10. Giu- 
nio dovea darci qualche prova della fua aflct- 
zionc quando Icrille Catal. archit. ec. p. 4.2. y 
che la detta (latua di Calamide folle la (lelfa, 
che quella trafportata in Roma , e polla negli 
Orti Serviliani , al dir di Plinio lib. j6. cap j. 
feci. 4. §. IO. Paufania , che fcrilfe dopo di 
Plinio , al luogo citato la dice cfillente ancora 
a' fuoi tempi in Atene , e 'non può fofpcttarli 
col lodato lìgnor abate Vifconti , eh' ci parli 
d'una copia, anziché dell'originale; poiché 
l'ulo collante di quello ftorico è di avvertire 
fé le (latuc erano copie , e di più moderna 
mano , oppure gli originali medefimi degli 
artilti ; come lib. g. cap. 27. pag. 762. fcrive 
del famofo Cupido di Pralfitele clie non ne 
folTc rimafta in Tefpi fé non la copia fatta da 
Mcnodoro ateniefe prima che l'originale ve- 
nilfe in Roma , come ho avvertito qui avanci 
pag. ,^^<j. n. E. ; e cosi avea fcritto /. i. e. 22. 
pae. ji. di altre flatue , che non erano le an- 
tiche , ma altre più moderne , e lib. 2. e ig. 
pag. I yz. di altre. Refta che parliamo della 
vittoria contro Pitone . La morte d' un ret- 
tile , che la natura deftinò a (Irifciar per ter- 
ra , non pare a molti foggctto abbadanza ce- 
lebre , rifpettabile , e degno d'elTer immor- 
talato con una (latua , e molto_ rneno con 
una (latua di tanto merito . Ma ("e (u un (bi- 
getto , che meritò l'ira d'Apollo , il quale da 
lui prefe anche il cognome di Pitia , per- 
che non poteva elTcr degno di venir rappre- 
fcntato in una (latua ? Il voler ciò negare, 
e il dire che non folfe troppo celebre la ri- 
cordanza d'un tal facto, è un voler moftrarll 
troppo addietro nella cognizione della mito- 
logia , e dell'antica (loria , onde rileviamo 
tutto l'oppofto . La citta di Delfo per la mor- 
te di quello fcrpente a principio fu detta 
Pitone dal di lui nome , come narran Pau- 
fania lib. 1 0. cap. 6. pag. 812. princ. , Eufta- 
zio Comment. in lliad. lib. 2. §. 2 ?. pag. s6o. 
Tom. ri. Ivi fu quindi (labilito l'oracolo di 
Apollo Pitio , il più confultato , e il più fa- 
mofo di tutta I' antichità , Strabonc lib. g. 
pag. 6j.r. B , Livio lib.i . cap. 21. num.fS., 
Imerio preffo Fozio Bi'ilioth. cod. CCXLIII. 
p. I r ^■'. , Harjion Prcm. differì, fur l'oracle 
de De'phes, Acad. des Infir. Tom.rrL Mém. 
pag. X ^8. Il tempio era il più ricco di quanti 
altri mii , e conteneva anche un numero (ler- 
minaro di (latue , principalmente di bronzo, 
come (ì è già olfervato qui avanci pag. ìjf. 
^.10, , e può vederfi Strabene loc. tit. , ìfilo- 



350 Storia dell* A r te greca 

=■-' -—-= jT. 14. 11 così detto Gladiatore della villa Borghefe , che 

LiB.xi. ^i^j trovato, come dicemmo, nello Ileflo luogo coIl'Apollo , 

Gladiarore ^<^ Vogliamo giudicarne dalla forma delle lettere, fembra ef- 

deiia villa Bor- ^gj.g ^^ p:,>^ antica ftatua di Roma, che abbia il nome dell' 

artefice • Non troviamo prefio gli fiorici alcuna notizia di 

Agasia figlio di Dofiteo che la fcoJpì , ma bafi:a quefto fuo 

Javoro a farne conofcere l'abilità (a) . Come nell'Apollo e 

nel 



•ftrato Vita Apollon. l. 6. e. z.v. 24.-;. , Val- 
lois Des rlcheJJ. du tempie de Delphes, Acad. 
des Infcr. Tom. eh. Hifl. pag.78.jegg., ed 
altri tempj furono innaliati in altri luoghi , 
tra i quali era quello fra Pellenc ed Egira , di 
cui fcrive Pau(ania/iA. 8. cap. i f.piig. 6^i., 
e quello in Alia , di cui Ateneo lib, 8. cap.i 6. 
pae. ^61. E. Per render fnenioiabile fcraprc 
più quella \ittorii , lo Hello Apollo iftituì in 
Delfo i giuochi pirici , Ovidio Metam. lib.i. 
verf. ^^j.jegg. , Igino Fab. 1 4.0. , Tolomeo 
Efeftione prelfo del citato Fozio cod. CXC. 
pag.4pc. infine , Clemente Aleflandrino Co- 
hen, ad Gene, num.z. pag. zg. , i quali face- 
vaniì di tre in tre anni , e dopo i giuochi o- 
limpici erano i più famofi , e nobili della 
Grecia . Vedati il P. Corfini Dijferc. agon. 
dìfj. il. Pythia , pag. zp.fegg. Vi (i celebra- 
va anche ogni nove anni un' altra fcfta di 
grandiflìmo concorfo per foicnnizzar più di- 
flintamcnte la vittoria di quel nume , e la 
fua fuga a Tempe dopo la morte di Pitone , 
ad oggetto di purificarli della contrattane im- 
mondezza : Septerium imitationcm hah^t pu- 
gni ApoUinis cum Pythone , & a pugna fu- 
gi dei ad Tempe , Plutarco QasJI. gwa, oper. 
Tom. 1I.pag.2g:!. B. y Eliano Variar, kifi. 
l. ^. e. 1. , Eulcbio Depmpar. evang. iib.io. 
tap. S. pag. 4.8 2. C. 

Le ftatuc , che furono erette ad Apollo co- 
me l'iti© , doveano cllcr frequenti . Oltre 
quella d' oro , che flava nel detto fuo tempio 
a Delfo , menzionata da Paufania Lio. e. 24. 
pag. 8^7. , quello fcrittore /:i. i. cap. 1 g. 
p. 44.princ. ne ncmina una erettagli in Ate- 
■ne predo il tempio di Giove Olimpico , e /. /. 
cap. 42. pag. I 2. princ. un'altra a Megara di 
ftile antichilTimo fimile all'egiziano . A lui era 
dedicata quella eziandio , della quale fi è par- 
lato nel Tom. I. pag.i 2/. , fatta da Tclecle, 
e Teodoio artifti di Samo antichillimi , Dio- 
tloro Biblioth. lib. i . in fine , pag. 110. ; e ta- 
le io credo quella fatta da Pittagora in bron- 
zo , di cui ho parlato qui avanti;", in;;. n.A., 
nominata da Plinio lib. ^4. e. 8 .feci. ig. ^.4.. , 
e per equivoco del dotto P. Pi'.oli Della relig. 
de' Geni, te, par. iil. ^. LXkT.p. i/j. con- 



fufa CoU'altra ftatua d'Apollo Citaredo, detto 
Dicco , opera dello liello artida , di cui Pli- 
nio parla dopo . Una in marmo bianco fé ne 
ha nella villa Albani , data in rame , ed iilu- 
llrata dal fignor abate Raffei , ed altre ador- 
nano altri mufei . Sulle monete poi quanto 
fpeflo non vedcfi rapprefcntato l'Apollo Pitioì 
Ciò fuppofto , fi renderà ben piti probabi- 
le , che la ftatua del Vaticano appartenga al 
loggetto medehmo ; e f e fi confidcri l'atteg- 
giamento di ella , in cui fi vede chiaro l'atto 
di aver vibrato l'arco , e quello di partire per 
andare altrove , potrà non fenza fondamento 
atguirfi , che vi fi rapprcfenti Apollo nel mo- 
mento di aver confcguita la vittoria , e d'in- 
camminarfi a Tempe . Il ferpc che fi vede 
rampicato al tronco , e mezzo nafcofto , fa- 
ta l'immagine di Pitone ivi maeftrevolmcntc 
allogata dall' artifta per non fare un grup- 
po rapprefcntandolo altrimenti ; come fa la 
ftclTa figura quello , che tiene impugnato nel- 
la finiiira la citata fiatua della villa Albani , e 
quello, che vedefi in altre lìatue, e nelle mo- 
nete : o fé ri volelle fpieoare per fimbolo della 
medicina , farebbe riferibile al benefizio, che 
fece Apollo colla morte di quel ferpcnte , ij 
quals empieva di terrore il mondo , al dir di 
Ovidio loc. eie. verf. 4.^8. fegg. .- 

, , . . Sed te quoque maxime Python 
Tum genuit ( terra ) ; populifque novis , in- 
cognite ferpens , 
Terror eras , tantum /patii de monte te- 
nebas ; 

o finalmente fecondo l'interpretazione di Ma- 
crobio loc. cit. alluderebbe alla dilfipazionc 
operata dal fole de'vapori maligni cfalati dal- 
la terra dopo il diluvio , fimboleggiati dai poe- 
ti colla favola d^l ferpente Pitone . 

(a) Di un altro Agafia figlio di Menofil» 
parimente di Efefo fi fa menzione in una 
ifcrizionc greca porta fu una bafe portata 
dall'Afia in Amrteidam, e riferita dallo Spo- 
nio Mifcell.^ erud. ant. feci. 4. p. r 21 . Vi (i 
dice , ch'ei fece la Jìatua eretta fu quella ba- 
fe in Delo ad onore di Cajo Billieno figlio di 
Cajo , legato de'Rom»ni , da quei , che lava- 



PRESSO I Ho M A ìJ TE e. 5<5r 

nel Torfo d'Ercole vedefi un puro ideale fubUme , e nel Lao- = 
coonte fcoreefi la natura abbellita e fublimara coli' ideale e 
coirefprenìone ; così nel Gladiatore fi ravvifa un compo- 
fìo di bellezze naturali in un'età perfetta , fenza che nulla 
v'abbia aggiunto del fuo l'immaginazione . Qiielle figure fo- 
no fimili ad un poema epico , in cui dal verofitnile fi paf- 
fa oltre il vero e fi va al maravigliofo ; ma quella è fimile 
ad una Ttoria , in cui la verità fi efpone coi più fcelti con- 
cetti ed efprefiìoni (a) . Vedefi qui ad evidenza che le fem- 
bianze ne fono (ine prefe" dal naturale , rapprefentandovifi 
un uomo non più nel fiore di giovinezza , ma nell'età vi- 
rile , in cui fcorgonfi le tracce d'una vira fempre laboriofa , 
e d'un corpo indurato alla fatica . 

/. if. Alcuni hanno ravvifato in quefta flatua un Difco- 
bolo , cioè un di coloro che efercitavanfi a gettare un difco 
di metallo ; e tale è in una lettera a me diretta il fenti- 
mento del celebre fignor di Stofch ; ma egli non avea ben 
confiderata la pofitura in cui avrebbe dovuto rapprefentarfi 
una fimile figura . Colui che gettar vuole un corpo , dee 
portar la vita indietro (a) ; e neira,tto che'l getta, tutta la 
forza fi fa fulla cofcia delira , refi:ando inoperofa la gamba 
finiftra . Ma avviene qui l'oppofio : tutto il corpo fi porta 
avanti ed appoggiafi fulla cofcia finifi:ra , fiendendo quant'è 
pofiìbile indietro la delira (7) . H braccio deliro è moder- 
Tom.II. Z z no , 

ravanoinquell'ifola. Da ciò fi può argomen- fetto non r.iccolo , cioè, che la fpina des- 
tare che Agalla figlio di Dofitco abbia vivuto fale vi girafTe al contrario della parte ante- 
circa lo IJeflo tempo , o vogliam dire dopo i riore del petto, per un errore , o capriccio 
ten^pi , che i Romani cominciarono a irtro- dell'autore di cfla , non perché foffe poflibi- 
durli in Grecia , come ft è veduto qui avanti le in natura una tal morta . Si è veduto però 
P/'S- •*/'•' r'" Villi \cinkeimaan pag. 282. in apprello coll*erperimento fui nudo , che 
Jegg. fida l'Ercole di latnele , e il Torfo di effa e poflibile , e naturale , benché ricerca- 
■ n^ ilT • ^ ^"^'^' '^^^"' '• accorderebbe ta , e difficile : con che Agafia avrà forfè vo- 
U r uu' ^^^"''° '^ "^i '"' opera la più bella, luto diflinguere quefto fuo lavoro , come Mi- 
che li abbia nel vero ; e non potrà mai ere- rone per altra ragione il fuo Dilccbolo. Vedi 
oerli lo Itello che Egefia , i di cui lavori erano qui avanti pug. 212. cfegg. 
duri, e limili allo Alle etrufco . Vedafi qui U) K«T«|aa/isi /iVxcf. V Eufth. /n Hora. 
avanti pag.iS^., eTom. l.pag. 2:;$. 71. A. lliad. lih. z 2. pag. i^op.lin.^y. 
Ca) Eppure tì fi era voluto trovare un di- (i) L'Autore ciò Icriycndo non avea pte- 



LIB. XI. 
CAP.IJI- 



LIB.Xl. 
GAP. IH. 



362 Storia del l' Arte greca 

no, e gli è flato pofto in mano come un pezzo di lancia : 

al braccio finiftro vedefi tuttora la coreo;oria con cui imbrac- 
aci 

ciava Io feudo che ivi efler dovea . Se olfervifi che la tefta 
e gli occhi guardano in alto , e che la figura fembra volerfi 
difendere collo feudo da qualche cofa , che dall'alto gli fi 
fcaglia , fi potrà con più ragione ravvifare in quefta fiatua 
un guerriere , che meritata fé l'abbia per qualche tratto di va- 
lore in un' occafione perigliofa (a) . Probabilmente non fu 

mai 



fente ne agli occhi né al pendere quefta fta- 
tua , la quale efFettivamente porta avanti la 
cofcia dcftra , e fu di efla fa tutta la forza , 
ftendcndo indietro la gamba (iniftra che re- 
fta inoperota , e non ferve che a far contrap- 
pefo alle parti che portanti avanti . Ciò non 
per tanto è evidente eiTere tale fiatila in atti- 
tudine di chi 11 difende da un colpo che gli 
vien dall'alto , anziché d' uno il quale getti 
un difco o altro corpo . [ Ora molto più fon- 
datamente polliamo credere che non rappre- 
fenti un Difcobolo , avendo delle figure di 
quefli in atto di fcagliare il difco ; quale è 
k gemma polleduta dal (Ignor Byres in Ro- 
ma , di cui parlammo nel Tom. 1. pag. lig. 
noe. A. , data in rame dal fignor ab. Vifconti 
Muf. Pio-Clem. Tom. 1. Tav. a. n. 6. ; e la 
copia del Difcobolo di Mirone , di cui par- 
lammo qui avanti pag. ut .fegg. , e ne diamo 
la figura in fine di quello Tomo , Tav. il. Pri- 
rna però fé ne avca un' immagine in un fan- 
ciullo , che fi addeftra a quel giuoco , fu un 
farcofago già degli orti del cardinal Carpi in 
Roma , dato in rame dallo Sponio Mifcell. e- 
rud. andq.fecì. 6. p. zzS. ; ed è precifamente 
neirartcggiamento di quello di Mirone , ec- 
cettuato il piede liniftro , che non fi vede pie- 
gato indietro , non fo fc per difetto del rame, 
o perchè foife una pofitura troppo forzata per 
un fanciullo . 

(a) Asgiugne l'Autore nel Trattato prelim. 
Capo ly. pag. XCIV. , che ciò gli fia avve- 
nuto nell'afledio di qualche città , ov'egli ef- 
ponefie la vita contro gli aifediati . Io non lo 
poflò credere , perchè Ì"atteggiamento non è 
da guardare cosi in alto , e da riparare un col- 
po , che gli venga dalle mura . Vedafi la fi- 
gura , che ne diamo in fine di quefto Tomo 
Tav. X. Egli fa un gran palio , e fi abbafla 
col corpo (fendendo quanto è podlbile il brac- 
cio finiftro per arrivare a difenderfi collo feu- 
do da uno , che foìievjndofi col braccio in 
alto per ifcagliargli un colpo , forfè gìufla l'u- 
fo de' Greci di ferir di taglio piuttofto che di 
punta , all' oppofto dei Romani , corae nota 



Vegezio De re m'd'it. lib. r. cap. 1 2., refta na- 
turalmente in pofizionc più alta di lui . Plu- 
tarco fcrive Sympof. l.z. quajl. j. op. Tom. il. 
p. ójp.F. , che la prima prova , che fa un 
guerriere in battaglia , è quella di ferire l'av- 
vcrfario , e poi ripararfi dai di lui colpi . Tale 
fi può dire l'atteggiamento della ftatua . Ma 
ficcome queRo non farebbe per sé un atteg- 
giamento ftraordinario , che meritafic di ef- 
fer celebrato con una ftatua , converrà dire , 
che il guerriere fé la meritalfe per la circo- 
ftanza , in cui fi trovò ; come per efempio le 
avelie in tal guifa riparato e falvato qualche 
gran capitano, come abbiara detto ìUap.zoS. 
col. z. , che Ajace falvò Teucro riparandolo 
così collo feudo ; oppure fé aveffc retto all'im- 
peto d' una moltitudine , o d'un efercito di 
nemici per falvare i fuoi . L'opinione del fi- 
gnor Leffmg , e di altri , che vi credono rap- 
prefentato Cabria , non pare giufta ; e.'Tendo 
ftato tutto diverfo l'atteggiamento , in cui 
fi fegnalò quel capitano , e in cui fi fece 
rapprefentare nella ftatua erettagli dagli A- 
tenicfi . Teneva lo feudo appoggiato al gi- 
nocchio finiftro, e portava l'afta avanti colla 
mano deftra , in atto di afpettar fermo i ne-i 
mici, e cosi meglio foftenerne l'impeto : oi- 
nixo genu fiuto , projeclaque hafla , imretum 
excipere hofiium docuit , come fcrive Corcc- 
lio Nepote nella di lui vita , e Polieno Stra- 
teg. ni. 2. cap. i.n. 2. : Ckai'ias Athìnien- 
Jìbus , Gorgidas Thebanis mandai , ne pro- 
currant , [ed maneant quieti , & lanceas re- 
cius protendant , fiuta vero a^ ■genua^ aff- 
gant , È però da notatfi ciò el>e agg'ugne 
Cornelio Nepote dell'ufo introdottofi dall'e- 
fempio di quefta ftatua , che gli atleti , e gli 
altri profefiori di qualche fpettacolo fi facef- . 
fero effigiare nelle ftatue , che fi ergevano , 
in quell'atteggiamento , in cui avcano confe- 
guita la vittoria . Cosi farà ftato anche dei 
bravi guerrieri ; e perciò la noftra ftatua , 
anche per quefta ragione , non dovrebbe ef- 
fcre anteriore all'olimpiade e. , in cui Ca- 
bria fi meritò quell'onore . Più finiile all'at- 



PRESSO I Romani BC, 363 

mai prefTo i Greci accordato l'onor d'una ftatua ai gladia- ■ ' 

tori ; e forfè quefli nemmen erano noti in Grecia ai tempi ^^^" ^^' 

^ ' '■ GAP. III. 

d Agasia (a) . 

jf. 16. De' tempi dei primi fiicceflori di Nerone , cioè Sotto Gaiba, 
di Galba , Ottone, e Vitellio non altro v'è a dire fé non celli», 
che rarillime ne fono le tefte . La più bella , tra quelle di 
Galba , vedefi nella villa Albani : ivi e nel mufeo Capitoli- 
no (b) veggonfi le tefte d'Ottone ; quelle di Vitellio per lo 
più fon moderne , e tale è quella del palazzo Giuftiniani , 
comechè molti la diano per antica • 

j)". 17. A quefti moftri , che occupato aveano il trono, sotto VeCpi. 
fuccedè Vefpadano , il cui regno , malgrado la fiia econo- '*'^°' 
mia, fu molto più giovevole alle arti, che l'infenfata pro- 
digalità de' fuoi anteceOori . Egli non folo fu il primo che 
affegnò de' fondi confiderevoli ai mueftri della latina e gre- 
ca eloquenza, ma colle ricompenfe invitò a sé i poeti e gli 
artifti (a) . Abbiam di già oflervato (e) con Plinio , che Cor- 
nelio Pino ed Accio Prisco fi refero celebri fotto il di lui 
regno , e dipinfero per fuo comando il tempio della Virtù 
e dell'Onore ch'egli avea reftaurato . Nel tempio della Pace 
da lui edificato (d) fece collocare molte delle flatue trafpor- 
tate dalla Grecia in Roma ai tempi di Nerone (e) ; e vi fi 

Z z 2 vedea- 



teggiamento di lui , quantunque forfè non 
polla convenirgli l'arinatura , e il vcftimen- 
to , è quello d'una ftatua in marmo armata 
nella galleria Granducale a Firenze , che pie- 
gato a terra un ginocchio , tien eretto il vi- 
io , e il braccio deftro in atto di chi com- 
batte ; ma la civcoftanza di aver una cofcia 
tratorata da un telo da banda a bjnda , no- 
tata dal (ignor Lanzi cap. 6. pag. 4.J. , moftra 
che abbia maggior fimiglijinza col fatto di 
Filopemene , uno degli ultimi eroi della Gre- 
cia, come fi è detto qui avanti pag.zyz. , al 
quale fu paflato un dardo a travcrfo d'ambe 
le cofcie , per cui impedito di poter cammi- 
nare dovette inginocchiarli per terra , fin- 
ché il dardo folfe tagliato nel mezzo , come 
«arra Plutarco nella di lui viu , pag.^jS. B. 
oper. Tom, I. , e Paufania l.S. e. ^p. p.yoo. 5 



e forfè la ftatua in bronzo , nominata dallo 
ftelfo Paufania p. 6gìS. , gli fu eretta in quelf 
atteggiamento . 

(a; Vedi qui avanti pag. 204.. not.c. 

(b) Buttati Muf. Capii. Tom. il. Tav. 20. 

(li) Suet. in VefpaJ. cap. 1 8. 

(e) So^tì pag. jz. , 

(d) Suet. loc.cit.cap.g. E un avanzo di 
quefto tempio la grande e bella colonna fca- 
nalata in matmo bianco trafportata , ed e- 
retra da Papa Paolo V. avanti la clnefa di 
s. Maria Maggiore . 

(e) Non oftanti li tanti fpogli , che furo- 
no fatti in Grecia dai Rornani fino al tempo 
di Vefpafiano , de" quali li è parlato avanti , 
Plinio , il quale vivea contemporaneamente , 
ci narra lib. ^4.. cap. 7-fici. ly. , che in Ro- 
di vi erano ancora rimafte tre mila ftatue di 



LIC.Xl. 
GAP. III. 



5 54 Storia del l' Arte greca 

vedeano principalmente raccolte le tavole de' più famoli di- 
pintori , onde quel luogo era divenuto , a così dire , una ma- 
gnifica pubblica galleria di pitture . Sembra però che que- 
lle , anziché nel tempio , fofTero in alcune fale fovra di ef- 
io , alle quali andava!! per una fcala fatta a chiocciola » che 
tuttora fu (lifte (a) . V'erano eziandio in Grecia de'tempj , che 
chiamavanli pinacoteche , odia gallerie di pitture (a) . 

jf. 18. Sotto quefto cefare erano gli Orti Sallufliani , il 
più vifitato fito di Roma , ov'egli foleva abitare , e dar pub- 
blica udienza (b) ; ond'è probabile che ornati gli abbia coi 
più bei monumenti dell'arte . Ciò polliamo pur argomen- 
tare dall'cfFervifi fempre trovato , qualunque volta vi fi fono 
fatti fcavi , gran numero di ftatue e di bulli; ed anche nell' 
autunno del i/éj., effendovi flato aperto un nuovo fcavo , 
fé ne difotterrarono due figure ben confervate , fé non che 
loro mancava la tefta che non fi è mai potuta trovare . 
QucPce rapprefentano due fanciulle in una leggiera fotto- 
velle , che dalla fpalla deftra fcende loro fino alla metà del- 
la parte fuperiore del braccio . Amendue giacciono (ieìe fu 
un lungo zoccolo , ma tengono follevata la vita , fofienen- 
dofi fui braccio manco , e fi:a fotto di elle un arco rallenta- 
to . Simili ffime fono quefl:e figure a quella d' una fanciulla 
che giuoca agli afiragali , altre volte nel mufeo del cardi- 
nal di Polignac (e) , e come quella hanno la delira libera 
ed aperta , portandola avanti quafi in atto di aver gettati gli 
aflragali , febbene di elfi non veggavifi nelTun vefligio (d) . 

Que- 

bronzo , e non molto minor numero in Are- faucon SuppUm. Tom. I. pi. 70. 7' ■ , e più 

ne, in Olimpia , e a Delfo . l'aufania difacci correttamente dall'Orlandi , che l'hainfieme 

ne numera nioltilTime . illiiftrata con un lungo , e dotto ragiona- 

(a) Al principio del regno di Vcfpafiano fi mento. Il lavoro non e troppo bello , ed in 

riferifcc ora con ficurezza l'ara in marmo parte è corrofo dal tempo, 
bianco greco del Mufco Pio-Clcmcntino , al- (a) Strab. /ii. i j.. rj^. 544. B. 
ta cinque palmi in circa , larga poco meno (b) Sifilino in Vefpaf. pa^. zi g.B. C. 
di due , ornata a balfo rilievo con alcuni fat- (e) Ora nel mufco reale di Pvuffia , e fé ne 

ti mitologici , della floria eroica , e della ro- ha il geffo nell'Accademia di Francia . 
mana. Fu pubblicata in patte dal P. Mon^ (dJ Erano una fpede di dadi , con cui 



PRESSO I Romani E e. 36J 

Quefte figure furono comprate dal fignor generale Walmo- 
dcn , che Joro ha fatta rimettere una nuova telìia (i) . 

jf. ig. Tito figliuolo e fuccefiore di Vefpafiano fu in due 
anni molto più giovevole alle arti , che non l'era ftato Ti- 
berio nel lungo fuo regno . Narra Suetonio (a) che Tito avea 
fatto ergere a Britannico (b) fratello di Nerone , con cui era 
flato educato , una ftatua equeftre d' avorio , la quale ogni 
anno portavafi in giro con folenne pompa nel Circo . Un 
artilra di que' tempi fu Evodo , incifcre della bella tefta di 
Giulia figliuola di Tito, in un gran berillo, che ferbafi nel 
teforo dell'abazia di s. Dioniiio a Parigi (e) . Una ancor più 
bella reità coloffale di Tito vedefi nella villa Albani . 

jf. 20. Domiziano , al dir di Plutarco (a) , volendo edi- 
ficare un tempio a Giove Olimpico , ne fece abbozzare in 
Atene le colonne di marmo pentelico , le quali , eflendo fia- 
te trafporrate a Roma e ivi finite , perderono la bella ed e- 
legante loro forma . Da ciò fi potrebbe argomentare che fof- 
fe allora qui decaduto il buon gufto ; ma i monumenti di 

que' 



LIB.XI. 

cAP.m. 

Tito ... 



. e Domi- 



ziano , 



giuocavano per lo più i fanciulli . Eliano 
yar. kiji. lib. 7. cap. 1 2. , Polluce Onom. 
lib. g. cap. /.figm. gS.fc^g. , Calcagnino De 
talorum , tejfer. & caicut. lud. e. i. in Thcf. 
jlntiq. griC. Gronov. Tom. VII. col. iztS. 
fcgg. Si facevano dell'oflicello del calcagno 
degli animali , detti perciò tali dai Latini . I 
più ftimati erano quelli della capra falvatica . 
Vcdanfi i Caratteri di Teofrafto cap.j. , e ivi 
il traduttor fiorentino noe. r p. To-n..'/. p.zz. 
(1) Ivi al tempo ftclTo fu fcoperto un gran 
candelabro di marmo , ornato a fogliami , e 
a figure con altri fregi. Della bafe triango- 
lare non fé ne fono fcrbati che due lati ; in 
uno ve un Giove colla barba aguzza alla ma- 
niera etrufca ; ma , ficcome il relìo del la- 
voro indica lo llile greco de 'migliori tempi , 
dobbiamo congliictturare che a Giove fia ila- 
ta data 'al forma per imitare gli antichi fimu- 
la:ri . Neil' altro lato v'è un giovane Ercole 
che toglie il tripode ad Apollo , qual vedefi 
rappref-T'a'o in molti baffi rilievi e gemme . 
Queflo marmo fu comprato dal fignor cardi- 
nal de ZcIa.^a allora prelato . V. Aimerkungen 
uher die Gefchickte è/c. p. 117. [ Egli poi uè 



fece un dono alla S. M. di Clemente XIV. , 
che infieme agli altri due già di Barberini lo 
collocò nel Mufeo da lui incominciato , per- 
fezionato poi dal fuccefiore felicemente re- 
gnante Pio VI. In quella occafiohe furono 
illuftrati tutti con una dotta dilfertazione dal 
fignor abate Marini , di cui ho parlato nel 
Tomo I. pae. t 77. not. h. , e pag. zgS. n. a. 
I lati a quello (x fono fetbati tutti e tre . Nel 
terzo , fuppofto guaito , vie Apollo in atto 
d' infeguire Ercole , che gli ha rubato il tri- 
pode . Il creduto Giove , come avvifa il Io- 
dato fcrittore pag. iSt. , è forfè il facerdote 
cuftode , o edituo del tempio di Delfo, ove 
fuccedetce il fatto , accorfo al remore , e ri- 
malto attonito per il facrilego attentato d'Er- 
cole , oppure in atto di chiedere ajuto al 
cielo . 

(a) in Tito , cap. z. 

(b) L' unico monumento (ìcuro di quello 
infelice principe è la medaglia in bronzo pof- 
fedura in Roma dal fignor abate Vifconti , 
della quale daremo la ftarapa nel Tomo ni. 

(e) Vedi qui avanti /)i2g. zg. §. 4.0. 
(a) in Poplic. tip. toj. oper. Tom. /., 



LIB. XI. 



$66 Storia dell'Arte cric a 

que' tempi , che tuttora ci rimangono , e principalmen- 
te J' arco che il Senato fece ergere all' imperator Tito (a) , 

CAP. HI. . ^ y ' 

e le figure rilevate nel fregio del tempio di Pallade edifica- 
to da Domiziano nel Foro Palladio (*) , ci dimoftrano il con- 
trario . E' vero però che la figura della dea lavorata a rilie- 
vo di grandezza naturale , polla nell' intavolato in mezzo del- 
le colonne di quefto tempio , perde per la troppa vicinan- 
za in cui ora fi vede , elTendo il pavimento alzato fino a mez- 
za colonna ; e fé fi paragoni ai molti ornati della foffitta , 
fembra un femplice abbozzo . 
Supporti Tro- (f. 21. Un più rinomato lavoro di quelli tempi fono 

fei di Mario . •; r-i ■ ■ ^ -ii 

que due trofei coLocati m Campidoglio , che vengono er- 
roneamente detti Trofei di Mario , quando pur non vogliamo 
mettere in dubbio la genuinità d'un'ifcrizione , che fotto di 
efiì flava prima che foflero fmofiì dall'antico loro fito , nella 
quale indicavafi eflere flati que' monumenti eretti a Domizia- 
no da un liberto , il cui nome era tronco (b) . PoiTono que- 
fli per tanto confiderarfi come trofei della guerra contro i 
Daci j poiché febbene Domiziano per mezzo de' fuoi capi- 
tani avefl"e in quefta guerra contro Decebalo riportati ben 
pochi vantaggi , ciò non oftante grandillìme dimoflrazioni 
d'onore gli furon fatte , e per tutto l'impero viderfi flatue 
e fimulacri d'argento e d'oro a di lui gloria eretti {a) . Al- 
tri crederono che quefti foflero flati innalzati in onore d'Au- 
gufto , e l'argomentarono dal fito ov'erano anticamente col- 
locati , il quale è un caflello , ofiìa emiflario d' un acque- 
dotto dell'acqua Giulia fatta venire a Roma da M. Agrippa, 
ove l'acqua in più rami divideafi ; e ciò era tanto più pro- 
babile, quanto che fapeafi aver Agrippa fatti ornare di fla- 
tue 

(a) Ho aggiunto quello membro , perchè (*) Queflo fregio è ftato difegnato e in- 

lì legge nel Tran. prelim. Cap. IV-V-KCIV. cifo da Sante Bartoli . 

nella ferie di qucfto ftelfo difcorlo , ed è (b) Grutero Infiript. Tom. il. pag. 1 084. 

giurto . Le figure le dà il Montfaucon T. IF. n. /. , Fabretti De Col. Traj. e. 4. pag. 1 ot. 

pi. ss-fiiS- » e Bartoli Admir, Tav. 1 -g. {,a) Xipbil. in Domìt. pag. 2^2. D. 



PRESSO I Romani ec. ^67 

tue e di altre opere dell'arte fìmili cartelli del fuo acquedot- === 

to (a) . Ma fé diciamo che quefto fu reftaurato ai tempi di 
Domiziano ( il che non è improbabile malgrado il filenzio 
di Frontino ) , l'opinion mia ritiene tutta la fua probabilità ; e 
fondafì maggiormente fé fi paragonino quelli (a) con de' 
pezzi d'altri trofei , che trovati fi fono e quindi commefii 
ne' muri nella villa Barberini a Cafi:el Gandolfo , luogo ov'era 
anticamente la celebre villa di quefi:' imperatore . Tali opere 
perfettamente fomiglianfi pel lavoro e per lo flile . 

jT, 22. Affai rare fono le immagini di Domiziano, poi- stame di Do- 
chè dopo la fua morte ordinò il Senato che tutte fofTero 
atterrate e guafie (b) . Per tanto in Roma , oltre la bella 
fua tefl:a nel mufeo Capitolino (e) , non v' è che una fta- 
tua fola nel palazzo Giuftiniani che per immagine di lui fia 
ftata riconofciuta . Errano però coloro i quali pretendono 
efTer quella la fi:atua che , al dir di Procopio (b) , Domizia 
fua moglie erger gli fece dopo morte di confenfo del Sena- 
to , giacché tutte n'erano ftate diftrutte le dianzi efiflenti . 
Quella ftatua era di bronzo , e vedeafi ancora ai tempi del 
mentovato fcrittore , laddove quefira è di marmo . E' falfo al- 
tresì , come alcuni hanno fcritto , che tale tìatua non abbia 
punto foiferto , poiché il petto n' è flato fp«2zato in due , 
le braccia fono recenti , ed è pur dubbio fé la tella fia la 
fua propria ed originale . Ho detto che non s'attribuiva a 
Domiziano altra ftatua fuor che quella ch'è armata , poiché 
non s'era fatta attenzione ad un' altra fua ftatua ignuda ed 
eroica nella villa Aldobrandini . 

jf. 23. Nella primavera del 1758. fu trovata un'altra fta- 
tua eroica indubitabilmente di Domiziano , nel luogo che di- 
cefi alla Colonna fra Paleftrina e Frafcati , ove nel fecolo fcor- 

fo 

(a) VVm. Uh. ^6. cap. I j. feci. 24. §.^. (b) Come fu fatto anche delle medaglie. 

(a) Ne da la figura il Montfaucon loc. de. (e) Bottari Muf. Capii. Tom. il, Tav, ij. 
pi. ffs. g^.. (b) Hifi. are. cup. i. 



3 (58 Storia dei. l'A^tt cppca 

" fo erano fiate fcoperte ircrizioni , da cui appare che quel luo- 

' ' Qo apparteneffe ad un liberto del medefimo imperatore . II 

GAP. III. ° ^^ ^ ^ 

tronco della llatua fino alle ginocchia , comprcfavi una ma- 
no attaccata alla cofcia ( vi mancano le gambe e le braccia ), 
non era molto fotterrata , e perciò è affai corrofa in tutta 
la fuperficie . Oltre di ciò vi fi fcorgono eziandio de' mani- 
fefti indizj d'efiere fiata maltrattata , come de' tagli e de'col- 
pi profondi , fattile certamente allora che tutte le ftatue di 
quell'Imperatore, per difiruggerne ogni memoria, dai Ro- 
mani rovefciate furono e guafte . La tefia fiaccatane era più 
al di fotto , e per confeguenza ha provato meno le ingiurie 
del tempo . Il fignor cardinal Aleffandro Albani ha fatta rap- 
pezzare quefta , che vedefi ora colle altre fiatue imperatorie 
nella fua villa fotto il gran portico del palazzo . 

jf. 24. Pare che fotto Domiziano i Greci nano fiati trat- 
tati meno male che fotto Vefpafiano e Tito , poiché laddove 
di quefti non abbiamo neffuna moneta coniata a Corinto , 
moltiflime ne abbiamo di quello , e della maggior gran- 
dezza (a) . 
Sotto Nerva. jf. 25. Dei tempi di Nerva non altro ci rimane che una 
parte del fuo Foro, le tre belliffime colonne corintie d'un 
portico colla fua foffitta , e qualche fua tefia (e) . OfTervo a 
propofito di quefta foffitta , ornata con meandri , che tro- 
vafi così la ragione , perchè Efichio fpieghi la voce /wa/'aytTpoj 
con dire xéa-ftoi t/$ òpo(f,ixói; , cioè un ornato della foffitta ; 
onde inopportuna è la correzione di certo moderno fcritto- 
re che in vece di òpo(^ix.o\ crede doverfi leggere •ypaq:iKÓg , 
per eftendere tal nume a tutto ciò che è dipinto . £' vero 
però che di frequente incontrafi il meandro fulle antiche pit- 
ture e fu i vafi , e affai di raro fulle foffitte degli antichi 

edi- 

(a) Vaillant Numifm. urea Imper. ec. in tua fedente coronata d'alloro , e nuda all'è- 
Colon, ce. par. i. pag. i p^. roica nella parte , che vi è dell'antica , 

(k) Nel Mufeo Pio-Ckmcntino vi è la (la- 



I 



PRESSO I Romani ec. 369 

edifizj . In Roma diftatti non ve n'è altro efempio che ne! 
mentovato portico , e fuor di Roma non vedefi , che io lap- 
pia , fuorché in una volta delle ruine di Palmira (a) . 

jf. 26. Una bellifliina e rariflima tefta di Nerva fi vede nel 
mufeo Capitoiino , pubbUcata fenza ragione come un mo- 
derno lavoro dell'Algardi (h) , il quale non altro v' ha fatto 
che rimettervi la punta del nafo , e un pò d'orecchia , e wl 
lavorò con tanta circofpezione , che non volle neppur levar- 
ne la terra frappoflavifi ne' capelli . 11 cardinal Albani ebbe 
quella teda dal principe Panfili , e da lui pafsò al mufeo Ca- 
pitolino (a) . 11 marchefe Rondanini poffiede un antico ben 
confervato bufto col fuo zoccolo , che probabilmente è un 
ritratto dell'imperatore medefimo , e deve annoverarli fra le 
pochiflìme telte , alle quali fi è confervato il nafo . 

jf. 27. Secondo Fulvio Orfini dee riferirfi ai tempi di Ner- 
va una ftatua che ha la metà della grandezza naturale , efi- 
fìiente nel cortile del palazzo Altieri , eretta , come appare 
dall'ifcrizione fullo zoccolo , a certo M. Mezio Epafrodito da 
un fuo fratello (e) ; poiché , fecondo lui , ivi rapprefentali 
queir Epafrodito di Cheronea che, al dire di Suida, fiorì ai 
tempi di Nerone e di Nerva . 

/. 23. Roma e tutto il romano impero cominciarono a 
refpirare fotto Trajano (d) , per cui una nuova vita ebbero 
le arti . Egli intraprendendo grandi opere , rifveghò lo fpi- 
rito degli arti/li abbattuti e avviliti per le tirannie e le tur- 
bolenze de' regni precedenti . Apportò uà vantaggio fommo 



LiB. xr. 

GAP. III. 



,,. cTrijane. 



Toni. IL 

(a) Wood Ruin. de Palmyr.pl. t g. [ Si tro- 
va peiò fovcnte nei cornicioni delle fabbri- 
che , come nelle ftelTe ruine di Palmira 
pi 6. e 1 1. , e in quelle di Balbec date dal- 
lo ItctTo autore pi. zz. zy. ^4. , nei bagni 
di Nimes prello Clerillcau Annq. de Frunce , 
pre-n. part.pl. jtf. , nelle rovine del palazzo 
di Diocleziano a Spaiatro , e in tanti altri 
monu -Henri , come nel tempio del dio Redi- 
colo alla CaffirelU , nell'urna di Cecilia Me- 



A a a 



alla 



tella del palazzo farnefc , ec. 

(A) Bottari Tom. il. Tav. zy.pa^.^i. [ Di- 
ce foltanto , che rairomiglia nel lavoro alla 
maniera dell'Algardi : il che rileva come una 
cofa particolare in quello bufto , che del 
rello foftienc per antico . 

(a) Un'altra, anche molto bella , egli poi 
I3 collocò nella Tua villa . 

(e) Fulv. Urf. Imag. illuftr. num, gì, 

(d) ììocProcem.liò- i. 



LIB. Xi. 
CAP.JII. 



370 Storia del l' Arte greca 

alla fcultura , non riferbando a sé folo J'onor delle fìatue , 
ma dividendolo coi più meritevoli cittadini (a) ; cofìcchè al- 
cune erette ne furono dopo morte eziandio ad alcuni gio- 
vanetti dì molta afpettazione (b) . Sembra elTere di quefti tem- 
pi una ftatua fenatoria fedente nella villa Lodovili , lavoro di 
Monumenti Zenone figliuolo di Atti afrodifìaco , il cui nome così incifo 
e uoitempi. ^^^jj.^^l^ del pamieggiamento (a) da nelfimo era dianzi ftato 
ofiervato (b) : 

Z HNflN 

AT T I N 

A <t> PO A I 

21 E T2 

E n 01 E I 

Né più tardi , a mio parere , vivea un altro Zenone di Stafi in 
Afia , che fcolpì l'immagine del fuo figliuolo , pur chiamato 
Zenone , in figura d'un Erme mezzo veftito , e pofela fui di 
lui fepolcro con un epitaffio di diciannove linee in verfi (*) . 

Dell' 

» (a) Vìm. ìnParieryr. nella Caria , attcfì i nomi di differenti artifti 

(i) idem /iè. z.eptf. 7. di effa , che fi fono confervaci . V. Injcript. 

(a) Secondo l'ufo degli antichi , i quali Syrac. in Gr&vii Thef.Sicii. Tom. K7. Sotto 
portavano delle lettere intefTutc fuU'orlo degli la ftatua antica d'una Mufa nella galleria 
abiti . V. Rubenio De re vcft. lib. t. e. io. , Granducale a Firenze fi Icogc : Opus Attilia'- 
Ciampini Vet. mon. Tom. 1. cap. i j. ni Afrodijìenis , che come nota Buonarruoti 

(b) Nella prima edizione aggiungeya l'Au- Ofserv. jopra ale. framm. di vetri , prefa^, 
tote : „ Sembra che in quefto tempo fia (tata pag. XXI. , dovrebbe dite jlfrodifienfis . 
una fcuola d'attilli in quefta città d'Afrodifio (*) Eccone una parte . 

nATPlC €MOI ZHNCJU 

NI MAKAPTATH C T A * I C A 

CIACnOAAAAe-.-.. 
£MAI#I T8XNAICI AI8A0.. 

KAI TSTSAC ZHNi^UNI MS 
nPOTeONHKOTI nAlAI 
TYMBON KAI CTHAHN 
£IKONA CATTOC i^ r A T *f A 
AICIN £MAIC nAAAMAlCI 
T?XNAC ZAMeNOC KATTON 

e p r o N 



PR.BSSO I Romani bc. 371 

Dell'età però non fi dee giudicare dalla tefta che non è più 
la Tua . Vedcfi quefto monumento nella villa Ncgroni . A 
qual tempo riportar fi debba certo Antioco ateniefe , di cui 
abbiamo nella villa Lodovifi una flatua di Pallade gigante- 
fca , io noi faprei determinare : la ftatua è volgare , e grof- 
folano n'è il lavoro ; ma all'ifcrizione dee giudicarfi molto 
anteriore a quefti tempi (*) . 

/. 29. Fra le grandi opere del tempo di Trajano è da ram- 
mentarfi in primo luogo la celebre colonna che ne porta il 
nome (a) , e che flava in mezzo al Foro fatto da lui edi- 
ficare fotto la direzione d'ApoLLOooRO ateniefe , in memo- 
ria del quale edilìzio è fiata allora coniata una rara medaglia 

A a a 2 d'oro 



LIB. XI. 
GAP. 111. 



Sua colonna., 



Gli ultimi verfì ncn fi poflbiio ben leggere, 
e nelFuno (mora lia FOtuto fcif rarli . ElTa pe- 
rò , oltre la notizia che ci di d'un artifta , 
indica il nome della città di Stafi in Afia, di 
cui non trovali fatta menzione predo nedii- 
no fcrittore , e ci (cmiriniftra la fpicgazione 
delle lettere 2TA , cìie leggond fu una mo- 
neta del re Epifanc , intorno alla quale fatte fi 
fono molte conghictture . Beger. Thef.Brand. 
Tom. 1. pag. zsg. , \t ite Numm. ant.BodUj. 
pag.i 1 6. V. Cup. De eleph, exercit, i. cap.^. 
in Suppl. Ant. Rorr.. Sallen.Tom. ni. p.74. 
È pertanto probabile ciie fia quefto il nome 



abbreviato di quella città , poiché le voci 
fa^i^iTtis e raifiC(fÌT>ii fono interpretazio- 
ni noppo ftiracchiate . I falli di profodia non 
indurranno in eriorc , io m'immagino , colo- 
ro che conolcoro quanta folfe la negligenza 
de' poeti a que' tempi e ne' feguenti , princi- 
palmente nelle ifcrizioni . 

Pubblicherò a quefto propofìto un'altra 
ifcrizione che fta fulla bafe d'una ftatua di 
Bacco in Grecia . Io non Co ben indicar in 
qual luogo , ma forfè è nell' ifola di Scio , da 
dove ebbi quefta con altre greche ifcrizioni : 



AISANIAS /ilONTrOY 
TON AI0NT20N KATESKETASE 



La voce KOTt»itiiIaffi rende dubbiofb fé Lì- 
fania foffe l'attilia , o colui che ha fatta eri- 
gere la fVatua . 

(*■) L' ifcrizione fu mandata da Roma a 
Carlo Dati a Firenze , copiata in quefto mo- 
do , e da lui data nelle F'ite de'pinori p.itS. 



. . . TIOXOS IAAI02 nOIEJ . MzfCe'i Muf. 
Ver. Infcr. var. p. CCCXVllI. n.4. la pub- 
blicò completa qual dovtebb'elTerc , fenz'av- 
vifare che dianzi era mutilata. Eccola qual 
/ì trova fulla mentovata bafe : 



TIOXOS 
I N A I O 2 
n O I E I 



Il nome d'Antioco trovafi eziandio fu due 
gemme incife , preflb Cori Ir.fcrirr. Tom. 1 



P. Montfaucon Diar. ita!, cap.i g. pag. 260. 



. j- da monfìgnor Brafchi De fr/4./?jr. <:.!(?.§. p. 

Gtr.mA , Tab. r. num. 4. , e Quirini Epift. pag.g4. , e nelle note a Gcllio A'oiS. att. 1. 1 ^. 
ad Freret. pag. 29. cap. z^. Dione Caflio /i/>. 6S. ci 6. Tom. il. 
(a) Fattagli alzare dal Senato dopo la vit- pac.n^^. la vuole innalzata dallo ftelfo Tri- 
tona cortro i Daci , come fi lecgc nella ifcri- jano fenza darne ragione . 
2Ìone pollavi alla bafe , e riportata anche dal 



LIB. XI. 
CAP. III. 



572 Storia dell* Arte greca 

= d'oro , nel cui rovefcio quefto fi vede efprefro . Chi avrà oc- 
cafìone d'efaminare in gelTo le figure , delle quali ornata è 
la colonna , farà certamente forprefo al vedere l'infinita va- 
rietà in alcune migliaja di tefte . Scrive il Ciacconio , che a' 
fuoi tempi , cioè nel fecolo decimo fefiio , vedeafi tuttavia (a) 
la teda della fi:atua colofTale di Trajano che era fi:ata pofi:a 
in cima alla colonna (a) ; ma dopo di lui non ne troviamo 
più fatta menzione . Di qual magnificenza fofiero le fabbri- 
che di quel Foro che la colonna circondavano , e le volte 
delle quali erano coperte di bronzo (/>) , poffiamo argomen- 
tarlo da una colonna bellifijma di granito bianco e nero ivi 
fcoperta nell' Agofto del I7<5j. , la quale ha otto palmi e 
mezzo di diametro . Si trovò quella nello fcavare i fonda- 
menti per fare un nuovo ingrefio al palazzo Imperiali , e con 
efla un pezzo della cornice dell'architrave di marmo bian- 
co , portato dalla fteffa colonna, ed alto più di fei palmi; 
e ficcome la cornice è un terzo dell'intavolato e talora me- 
no , quindi argomentafi che quefto fofTe alto più di diciotto 
palmi . Il fignor cardinal Albani ha fatto trafportare quello 
pezzo nella fua villa, apponendovi un'ifcrizione che indica 
il luogo donde fu fcavato . Vedeanfi nel luogo fiefTo cinque 
altre limili colonne che vi fono rimafte , fervendo a foftenc- 
re il fondamento della nuova fabbrica (b) , poiché nefllmo ha 
voluto fare la fpefa dello fcavo (e) . Dopo la Colonna Tra- 
pana il più illuftre monumento di quell'imperatore è la fua 
tefta colofTale efiflente nella flefla villa Albani , alta cinque 
palmi romani dal collo fino alla fommità (i) . 

§. 30. Per 

?!onai-a da Gelilo lìh. 11. ca?. 17. , da yopi 



mare 

i 

come 

Vopi 



(.e) Anncila al toro era la Balilica Ulpia, Icnve lo itcuo vopuco . • , ,/. 

cosi detta da Trajano, che cliiamavali Ul- (1) \iz\\'i{vi^ Annotaiwni alla Stona ddl 

pio, e Te ne h,'i la figura in tante medaglie . arte l'Autore annovera fra i monumenti di 

Ivi era parimente la cckbre Biblioteca , ìneii- queft'età una Venere ignuda , il cui manto é 



PRESSO I Romani ec. 373 

jf. 30. Per ciò che riguarda l'architettura di que' tempi 



LIB. XI. 



merita d'efìer qui rammentato l'arco di Trajano in Ancona ; 

rr ' i ' "II- 1 ce • ^y.CAP.III. 

poiché non v'è neliun altr antica iabbnca , che ottra 1 malli ... efuoarco 
enormi che in quefta fi veggono . 11 bafamcnto dell'arco lino *"'^"'^""*" 
al piede delle colonne è d'un pezzo folo , lungo piedi ro- 
mani 26. e un terzo , largo 17- e mezzo , alto 13. Stava 
full' arco una fua ftatua equeftre , di cui non altro più ab- 
biamo che un' ugna del cavallo nel palazzo ad Pubblico di 
quella città (a) . 1 pilaftri del ponte , ch'egli avea fatto get- 
tare fui Danubio , ferviano , dice Dione (b) , anche dopo la 
ruina del ponte , a far conofcere fin dove giugner polfa la 
forza dell'uomo (e) . 

jT. 31. Nel- 



gcttato fu un lungo vafo in piedi che le fta 
vicino , e la cui tcrta , che è ancora la prima, 
fomiglia a Marciana fcrella di Trajano . Tro- 
vali quefta nel giardino dietro al palazzo Far- 
nefc , ov'c un'altra (imil Venere , fé non che 
divcrfo n' è il mlCo , ed ha in volto l'ufara 
beltà di quella dea , febbene liane limile al- 
la prima ra;conciatura de' capelli , qual fi ve- 
de altrefl (ulle monete di Isiarciana , di cui 
abbiamo nella villa Negroni una vera.nente 
bella figura veflita. [Si veda qui avanti p.r^j. 
not.B. I Annovera eziandio certi bafll-rilicvi 
che rapprefcntano de' guerrieri coi loro vef- 
filli , e le figure ne fono alte undici palmi : 
fra elle diftinguefi quella del capitano , ma 
r.on fi può dire chi tìa , poiché gli manca la 
tcfta . In uno però degli feudi rotondi porti 
fui veffiUi chiatamcntc ravvilafi il bufto di 
Trajano . 

(a I Le ftatue doveano eflere tre , cioè 
quella di Trajano in mezzo , a deftra di lui 

IMP. CAESARl . DIVI . 
TRAIANO . OPTIMO 



quella di Plotina fua moglie , ed a finiftra 
quella di Marciana fua forella ; perchè a tali 
luoghi vi è l'ifcrizione rifpettiva di loro , e 
tre llatue fi vedono accennate fulla medaglia 
battuta in quella occafionc ad onor di quel 
principe . L'illulìrc prelato monfignor Bor- 
gia ha pubblicata nel 1771. una ftampa in ra- 
me dell'arco , e fue parti in grande cfattifli- 
ma nel difcgno , e nelle mifure , e vi ha an- 
nelTa la medaglia fuJdctta . Non potranno 
però a norma di tali mifure crcderh inefatte 
quelle , che ha date il noflro Autore del pez- 
zo folo , ond'c comporto il bafamcnto ; do- 
vendofi riflettere , che elfo e tivellito tutto 
intorno di altri pezzi di marmo , i quali per 
confcgucDza ingrandifcono le mifure nella 
ftampa . Io credo di fare un pregio a quefto 
luogo della ftoria , riportando l'ifcrizione di 
mezzo come la riporta il lodato prelato ; 
giacché è fcorrstta come la da il Fabretti , 
e tanti altri , 

NERVAE . F. NERVAE 
. AVG. GERMANIO 



DACICO . PONT. MAX. TPv POT. XVIIII. IMP. IX 
COS. IV. P. R PPvOVIDENTlSSlMO . PrxlNClPI 
SENATVS . P. Q^R. QVOD . ACCESS VM 
ITALIAE . HOC . ETIAVl . ADDITO . EX . PfCVNIA . SVA 
PORTV . TVTIOREM . NAVIGANTIBVS . REDDIDERIT 



(b) Hi/I. rom. Uh. 68, cap,i£. Tom. il. 
ftg. 1130. 



(e) Fu Adtiano che lo fece diftruggere per 
timore che i barbari non avclTsro quindi uà 



LIB. XI. 
CAP.IH. 



374 Storia dell'Arte greca prisso i Ro?-5Ani ec. 

jf. 31. Nelle grandi opere però , ch'efeguir fece queft' 
imperatore , par che non abbia avuta nefTnna parte Ja Gre- 
cia , né ivi aveano i greci artifli alcuna occafione d' eferci- 
tariì , poiché probabilmente in niuna greca città furono eret- 
te altre ftatue fuorché quelle de' cefari (a) . Che fé pur ta- 
lora volean onorare alcuno colla ftatua , ricorreano a quelle 
de' celebri uomini dell'antichità, e contentavanfi di cangiar- 
ne l'ifcrizione ; per la qual cofa fotto una ftatua rapprefen- 
tante un eroe greco , a difpetto della dilTomiglianza , inci- 
deano il nome d'un romano pretore , o di altra perfona qua- 
lunque . Tale incongruenza ebbe a rinfacciare ai Rodj Dione 
Grifoftomo che viveva a que'tempi (b) . 



mezzo più facile di fare delle irruzioni nelle 
terre foggette all'impero , come r.aira lo 
ftelTo Dione . Apollodoro , di cui fi e parlato 
qui avanti , ne fu l'architetto . Tzetzc Ch'il. z. 
nifi. ^4.. V. 82. fegg. Aggwgrie qucfto poeta 
verf. ff4. fegg. , che vi erano fcrittori , i quali 
dicevano , che Trajano avelie le orecchie da 
caprone . Egli crede però , che tal racconto 
dovede intenderfi allegoricamente , o perchè 
queft' imperatore folle petulante come un ca- 



prone , o perchè andafle una volta per luo- 
ghi dirupati , e fcofceli ad allaltare i nemici 
lui folo fondamento di aver inrefo dire in 
Roma che vi follerò . Infatti nelle teftc di 
Trajano non v' è alcun indizio di un lìmil 
difetto . 

(a) a Trajano furono erette delle ftatu? 
in marmo pario da tutte le città della Gre- 
cia . Paufania loc. eie. 

(b) Orat.31. 




LI- 




LIBRO DUODECIMO. 

Storia delle Arti del Difegno dai tempi d'Adriano 
lino all'intero decadimento . 



A P O 



Amor d'Adriano per le arti — Suoi momimenti . . . In Grecia . . . e. 
Capua . . . e a Roma — Suo fepolcro ~ Villa di Tivoli . . . Jìatue 
ivi trovate ... e miifaico delle colombe ~ Simili mufaici di Pom- 
peja — ProgreJJi dell'arte . . . nell'imitazione dello Jìile egiziano . . . 
e ne' lavori difille greco — Centauri del mnfeo Capitolino — Imma- 
gini d'Avtinoo . . . fno Imjìo ... pia tefta . . . e altre pie figure - 
Prete fi Antinoo di Belvedere -• Effigie d'Adriano . 

J_j imperatore Adriano non folo fu grand'amatore e cono- Amord'A- 
fcitore delle belle arti , ma fcolpì egli medefimo delle fta-arti. ^ 
tue ; non tali però , per cui Aurelio Vittore potefle , fenza 

una 



LIB.Xn 



37^ Storia dells Arti del Dissono 

= una vile adulazione , metterlo quafì del pari con Policlhto 
e con EuFRANORE . Pare ch'egli fi ftudiafle d'introdurre nuo- 
vamente l'antico fìile nelle arti , come nel romano idioma ; 
ed avea tutta l'attività per efeguire il Tuo progetto (i) . Do- 
tato d'un' avidità infaziabile di tutto fapere , di tutto vede- 
re , intraprefe nel fello anno del fuo regno un lungo viaggio 
per l'impero; del che abbiamo tuttora de' monumenti nelle 
monete delle diciaflette provincie da lui vifitate . Andò per- 
fino nell'Arabia e nell'Egitto, e s'applicò a ben efaminare 
e conofcere que' paeli , come appare da una fua lettera al 
confole Severiano (a) . 
Suoi monu- jf. I. Ai tempi d'Adriano l'arte afcefe fui trono, e con 
efla riforfero i Greci. La loro patria j dopo la perdita della 
libertà , non avea mai goduto un tempo sì felice , né avuto 
mai un amico tanto poflente . L'imperatore, proponendoli 
di ridonarle la libertà primiera , cominciò a dichiararla li- 
... in Grecia ... bera , e diede a tutte le greche città i mezzi di rimetterli 
nell'antico fplendore (b) . A tal oggetto non folo fece er- 
gere delle fontuofe fabbriche in Atene , come fatto avea Pe- 
ricle 



menti 



(i) Se le fcicnze e le arti trovarono in A- 
driano un amatore ed un protettore , gli uo- 
mini (cienziati e gli artilti migliori fperimen- 
tarono in lui un invidiofo , un perfecutore : 
tal era an>.'he nel refto il Tuo carattere , cosi 
che la fua vita è fiata un comporto di contrad- 
dizioni . Quello lleflo Adriano , clic dagli rto- 
lici antichi , prefTo Snida v. Adrianus, ci vien 
rapprefentaco per lui uomo dedito alle fcien- 
ze , all'erudizione , allo iludio delle lingue, 
alla pittura ed alla fcultura , autore d'alcune 
opere in profa e in vcrfi , pittore di più qua- 
dri , fcultore di molte jlatuc in marmo e in 
bronzo , quello ftclio Adriano tentò depri- 
mere Omero col foftituirgli un poctaftro 
conofciuto appena da pochiffimi , p:r nome 
Antimaco . Simile condotta tenne egli con 
Favorino e Dionifio , amcndue retori aflai 
celebri de' tempi fuoi . Ma i più perfcguitati 
da Adriano furono gli artilli , alcuni de'quali 
ti àeprelie grandemente , ed altri anche uc- 
cife . Suid. loc.cit. Tra quelli , benché più per 



efFetto di vendetta che d'invidia , è fiato l'ar- 
chitetto ApoUodoro , che perTrajano fatto 
avea in Roma il Foro, l'Odeo , ed il Ginna- 
lio . Non contento d'averlo mandato in elì- 
gi io , tolfe"li di poi anche lavita , perchè 
quefti nel boUor d'una difpura fuU'arte avealo 
chiamato pittor di zucche ; Adriano diffatti 
erali da giovane occupato in tal genere di 
pittura . Xiphil. /';: Adrian, pag. 2J7. [ L'al- 
tro motivo , che indulfe Adriano a torlo dal 
mondo, fu perchè .difapprovò il difcgno del 
tempio da lui fatto edificare in Roma , e de- 
dicato a Venere fecondo Sifilino /. c.p.zìH .; a 
Venete e a Roma fecondo Flegontc nell'Epi- 
tome delle olimpiadi , all'olimpiade ccxxvii. 
anno iL, riportato dallo Scaligcto in appendice 
alla Cronica d V.u^e.hìo pag. ^4.2. Vedi anche 
Buonarruoti OJferv. ijlor.fopra ale. medagl. 
Tciv. i . n. j. pag. i 7. 

(li) Vopifc. in Satura, cap. S. Tom. il, 
pag.7ig. 

(J>) S\-iAnia.n. in Adrian, pgg.p. t«. 



DAI TEMPI d'Adriano ec. 377 

ride a tempi migliori (a) ; ma eziandio nelle altre città dei- 
la Grecia e dell'Afia Minore fece cofiruire de* pubblici edi- 
fizj , de' tempj , degli acquedotti , e de' bagni (lì) . 11 tempio 
d'ordin Tuo edificato a Cizico annoveravafi fra le fette ma- 
raviglie del mondo ; e forfè a quello apparteneano i forpren- 
denti avanzi d'antichità , che molti fecoli dopo adoprarono 
gli abitanti di quella città per fabbricarne le proprie cafe . 

jf. 2. Fra le città tutte Adriano diftinfe Atene , sì per ef- 
fere ftata quefta la principal fede delle belle arti , sì per aver- 
vi egli vifTuto molti anni , efercitandovi la carica d'Arconte . 
Ridonò agli Areniefi l'ifola di Cefalonia, e terminò il tem- 
pio di Giove Olimpico , d'una circonferenza di molti ftadj, 
lafciato fette fecoli prima imperfetto da Pififtrato (a) . In 
quefèo tempio, fra le molte Ifatue d'avorio e d'oro , una 
coloflale della ftefTa materia ne fece egli inalzare a Giove ; 
e a lui medefimo una ftatua vi erelfe ciafcheduna delle gre- 
che città a Roma foggette (e) . 

jj". 3. La premura di quelto principe per far rifiorire le 
arti erafi comunicata eziandio ad alcuni privati uomini della 
Grecia : fra quefti fi diftinfe l'oratore Erode ateniefe , detto 
quindi Attico , che a proprie fpefe fece erger delie ftatue in 
molte greche città , formò fuori d'Atene un nuovo ftadio di 
bianco marmo prefTo il fiume llifTo (d) , edificò un teatro 
nella fua patria , e un altro a Corinto (e) . 

jf. 4. Né fu già pago Adriano di così abbellire la fola 
Grecia , e dar colà foltanto nutrimento e vita alle arti : mol- 
te cictà d'Italia fentirono pur gli effetti delia fua liberalità . 
Tom. IL B b b Fra 

(a) Vedi f[Xii SLvami psg. 1 g S . ti i tempj antichi . Le Roy Ruines dei plus 

(b) Fece innalzare una ftatua in marmo beaux monum. de la Grece, Tom. il. pl.S. io. 
yario ad Alcibiade fui di lui fcpolcro in Me- da la (Tampa degli avanzi di un tempio , e di 
lina . Ateneo //i. / ^. cap. 4.. pag. jy^f-. un altro edifizio da lui alzato in Atene . 

(a) X'ì^hil in j^drian. pag. 264- D. (d) PinUmi l. eh. cap. i g. pag. 4r.feg. 

(e) Paufania lib. 1. cap.i S.pag.4.z. e 4.3. (e) Fiioftrato De vit. fophijì. Ili. i, n.J, 

Libanio Epifl. 607, pag. zqi. fcrive cJie A- ^. j.fag. jfi. Tom. il, 
dtiano eu inipegivaci/fia» per leltautare cut- 



Llli.M; 
CAP. I. 



378 Storia delle Arti del Disegno 

==■= Fra i diveriì edifizj da lui fatti coftruire in Italia fuor di 

Roma mi contenterò di qui rammentare l'anfiteatro di Ca- 
CAP. j. ■ . n . - . 

...aCapua... pi-ia- > ^ CUI e Itata ritenta un ilcrizione che riguarda piut- 

tofto il teatro della città medefìma , diftante dall'anfiteatro 
appena cinquanta paflì . Mazochi (a) , che ha fupplito in que- 
lla ifcrizione a ciò che mancava , penfa che le mentovatevi 
colonne colà polle da Adriano fiano le mezze colonne delT 
anfiteatro , fenza riflettere che quelle fon ivi , come in tutti 
gli altri anfiteatri , d'un pezzo folo col fafib da cui fporgo- 
no in fuori (b) . Nemmeno ha confiderato che in fiffatte fab- 
briche non v'è luogo per le flatue , le quali , come le co- 
lonne intere , poteano folo fervire d'ornato nel teatro . Dif- 
fatti in quello di Capua , difepolte Ci fono, non ha molt'an- 
ni , alcune colonne di giallo antico , che hanno due palmi 
e tre quarti di diametro , e molte flatue , del quale fcavo 
lì vedono tuttora le veftigia ; e sì quelle che quelle lurono 
trafportate a Caferta per fervir d'ornamento a quel reale pa- 
lazzo . La più bella fra le llatue è una Venere Vittrice , che 
appoggia il pie finillro fu un elmo, confervatafi intera, fé 
non che le mancano le braccia . 
... einRoma. /• ^ ^'^ Roma HelTa fecefi Adriano coftruire il magnifi- 
s.oiepokro. ^^ fepokro che porta ora il nome di Gaftel Sant'Angelo (e) . 
L'intero edifizio , oltre varj ordini di colonne che giravano 
intorno, era riveflito di marmo bianco e ornato di llatue. 
Quella fabbrica in feguito fervi di fortezza , e i Romani in 
elfa alTediati dai Goti fi difefero colle llatue che precipita- 
vano fopra i nemici (d) , una delle quali era forfè il celebre 

Fau- 

(a) /« mutil. Campati. Ampkhk. tltul. te. lui vita , cav-io- Tom. I. pag.rSo. 

princ. (d) Procopio De beilo soch. lib._ i . cap. 2 2. 

(e) Non fono certamente così negli avan- pag. ^66. fcg. ci da quelle notizie . Di pm 

■zi dell'Anfiteatro Flavio , detto voli;armenie fcrive , che il marmo , di cui era riveitita la. 

il CololTeo , che è Topcra più grandiofa de' mole , era pano . La mole era quadrata , e 

tempi di Vefpafiano , che lo fece innalzare ; da molto tempo prima era (tata circondata 

e negli avanzi del Teatro di Marcello . di mura , e ridotta a ufo di tortezza pe"^ ' °P- 

(e) E il ponte infieme . Spaziano nella di portuaità del luogo , e per 1 ampiezza deua 



LIE.Xil. 
GAP. I. 



DAI TEMfi d'Adriano ec. 379 

Fauno dormente del palazzo Barberini , che fi trovò nel ri-- 
purgare le fofle di quel cartello . La più grand'opera di fcul- 
tura ordinata da quelV imperatore era certamente la fua fta- 
tua fu una quadriga , pofta fulla vetta di quello fuo fepol- ■ 
ero , la quale sì grande era , le crediamo allo fcrittore che 
ciò ne racconta (a) , che un uomo di giufta grandezza ca- 
pir potea comodamente nel concavo dell'occhio di que' ca- 
valli . Soggiugne lo fleffo , che tutta l'opera era d'un pezzo 
folo ; ma tale racconto ha l'aria d'una greca menzogna, co- 
me la pare anche l'aflerzione di un altro greco fcrittore, 
di cui appreflo difcorreremo (a) . 

jf. 6. Ma la più grande fenza dubbio , fra tutte le opere viiu di tì- 
d'Adriano , fu k fua villa Tiburtina , le cui ruine tuttora eli- ^°'" 
fìenti hanno ben dieci miglia di circuito . Rinchiudeva que- 
fta , oltre molti tempj ed altri edifizj , due teatri , dai qua- 
li , eiTendofi in uno confervata la fcena , polliamo prendere 
ima giufta idea de' teatri antichi . Ivi fece copiare le più bel- 
le fituazioni e i più grandiofi edifizj della Grecia , anzi vi 
volle rapprefentati gli ftefli Campi Elisj (b) . Con tanta ma- 
gnificenza fi fabbricò in quella villa , che era perfino tutto ri- 
veflito di marmo un lago artefatto , in cui rapprefentavanfi 
de' combattimenti navali. Scavando in que' luoghi vi fi tro- 
vano tuttodì , fra molti fcheletri di cervi , molte tefte di mar- 
mo e di pietre dure , alcune delle quali veggonfi efpreffamen- 
te rotte a colpi di piccone : le migliori fono nel mufeo òqÌ 
fu card, di Polignac . 

B b b 2 jf. 7. Del- 

fabbrica . Nella fommità era ornata con am- pre pi» fi renderebbe dubbiofa , ed incerta 

mirabili ftacuc d'uomini , e di cavalli dello l'opinione acccnnara qui avanti pug. 4.4.. , che 

ftcìro marmo , varie delle quali di maggior vi folle pofta la pigna di bronzo ; non po- 

giandez7a furono fpezzate in quella occafio- tendofi capire come qucfia vi aveCe luogo . 

ne per gettarle contro i netriici , che cosi fu- (12) Joann.Antioch. n»fì àpx*"*- ''/'•Saun. 

rono re{pinti . Se precifamcntc nella fommi- Noti in Svari, pag. j i . 

ta della moie erano le ftatue , fecondo Proco- (a) Ve(3i Capo ultimo §. / 6. 

pio, o la ftarua d'Adriano con cavalli , fecon- (b; Spariiano nella di lui vita , in fine , 

do Giovanni Antiodicno ^ui appretTo , fcm- Tom.I. pag. zi j- 



LIS.XU. 



3 80 Storia delle Arti del Disf.cNO 

jf. 7. Delle ftatue che già da due fecoli e mezzo colà fi 
fcavano , arricchiti ne fono ornai tute' i mufei d'Europa, e 

CAP. I. 

...ftatue ivi molte fcnza dubbio ne rimangono ancora da fcoprirfi pei no- 
cxovate... ^j.- ^^Q.^^^ (^^) j] cardinal d'Eite che fabbricò a Tivoli la fua 
villa fulle rovine di quella di Mecenate , ornolla d' infinite 
flatue colà difepolte , le quali pofcia in varj tempi compra- 
te furono dal cardinal Albani , e per la maggior parte da 
lui pafTate al mufeo Capitolino . Parlerò in feguito d'alcune 
più ragguardevoli . 
...emufaìco jf- 8. Fu ivi pure fcoperto il mentovato (b) mufaico delle 

Jelle colombe. il- i_ i • • i rr r i- 

colombe , rimarchevole prmcipalmente per ei/ere lormato di 
picciolidìme pietre dure , poiché gU altri mufaici fono fatti 
di parte di vetro , alle quali fi danno tutt'i colori , che dif- 
ficilmente trovanfi nelle pietre naturali (e) . Il quadro delle 
j colombe fu trovato nel pavimento d'una camera fatto d'un 

mufaico più grofTolano circondato all'intorno da una fafcia 
a fiori larga quanto la mano , e d'un lavoro fino come il 
pezzo di mezzo . D'una parte di quefta fafcia ne fece fare 
una piccola tavola il fignor cardinal Albani , che la collocò 
nella fua villa , e di un'altra confimile ne fece dono al de- 
funto Elettor di SafTonia , allorché fu a Roma . 

jf. 9. Il mufaico delle colombe fu venduto a Clemen- 
te XIII. dagli eredi del fignor cardinal Furietti , che illuftrol- 
lo con una Diflertazione, in cui imprende a provare che fia 
quello il medefimo mufaico pollo da Soso nel pavimento d'un 
tempio a Pergamo , poiché difFatti pel foggetto rapprefen- 
tatovi v'aifomiglia . Prende egli l'argomento principale della. 
fua afl^crzione dall'olTervare , che quefto mufaico fu trovato 

inca- 

(a) Oltre due bellifEmi Ermi della Tragc- e (I crede più comunemente un Endimionc , 

dia , e della Comedia , ora porti nel Mufco il quale per altro fecondo la favola dormiva 

Pio-Clcmcntino, vi fi é difottcrrara negli anni cogli occhi aperti. Ateneo Uh. i ^. cap. 2, 

fcorfi una bella ftatua ignuda giacente , la- pae. J64. C. 

voro di quefti tempi in marmo bianco , pof- (b) Vedi L'ih. X. Cap. ni. pag. 2S0, 

leduta in Roma dal ilgnoi conce Marefofchi j (e) Vedi qui avanti ^a^. Sj. Ì6. 



DAI TEMPI d'Adriano ec. 381 

incaftrato nel pavimento ; ond' è probabile , die' egli , che = > 
non fia ftato lavorato fui luogo , ma trafportatovi da altro- ^^^•^"• 
ve . Quella probabilità però non balla a rendere foftenibile 
la fua opinione , a cui molte altre difficoltà s'oppongono (r) . 
Come mai (laccare dal fuo luogo , e trafportare dall' Alla 
a Roma fenza fcomporlo un lavoro fatto d'innumerevoli pie- 
truzze ? (a) Che fé da Pergamo venne il mufaico delle co- 
lombe , opera di quello fleiTo luogo e tempo faranno le lar- 
ghe fafce de' fiorami in fimil modo lavorate , il che non pa- 
re credibile . Altronde l' addotto argomento nulla prova , 
poiché quelli fini e faticofi lavori non facea