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Full text of "Storia del metodo sperimentale in Italia"

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Il 



STORIA 



DEL 




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IN ITALIA 

OPERA 

RAFFAELLO CAVERNI 



TOMO I." 




FIRENZE 
STABILIMENTO G. CIVELLI - EDITOKE 

189i. 



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STORIA 



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METODO SPERIMENTALE IN ITALIA 



STORIA 



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EEIIENIA 



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IN ITADIA 



OPERA 



DI 



RAFFAELLO GAVERNI 

\ 



TOMO I.' 




FIRENZE 

STABILIMKiNTO G. CIVELLI - EDITORE 

1891. 



r. 



™e HEW YORK 
PUBLIC LlifURY 

TIUBM FOUldDATlOEfa 
A 102d L 



Proprietà letteraria 



RELAZIONE 



oeUA 

GIUN-fA DEL R. ISTITUTO VENETO 

DEBUTATA ALL'C9ANC 

m UT0E1 l^££KTAn II GXKC^ DILU KmmZ TflUSOHl 
STDRU Oa METODO SPfAIMEKTALE IH lUlM 



giudìfio ÌQlvntLi ^ IciToriii piv^^aULi al coiici;»rdO della l'^u^uxì^iic: T^^cu^uni 
•ul tema: < b7(>Ha £ff</ ititffMo ^tfnmtfnl^iJe in ÌMia >j e, per ag^v.Jare 
In qu^to caeo V ad^mpiicienlo di Ule, <be 4 ^ M pìA %\ìi} mmion] 4el- 
Plìlilutti iKt»<U», In (Ji]r»Tni*>Ìonr% JfrpiiUU a f<irnìi"vi ulì dumvnli ppi ^iR^lto 
jfmdrJti^, hci iitimnta opportuno dt comiticìari? dnirctporvi aiifvinbment^ t« 
Tom faci» ;iUr;%v(fr:o Ig quah quuto imporUDU- conc?^nto ò liiiori patullo. 
Il d«*ftinto Giovanni Tom^btoDl, con ««ft t^tamento olografo t\i*ì 4 di- 
ceiitlfrp 1879^ dtbp'jtjev.^ u Hiiun^ del iiijbtiu Ulilulo un Z«^ft1u di ìht cin- 
i|uvmiK Jft tìar^ in prointo < a cfti rictttìrà twv/li^ tu rì^a dei mfUida 
gptvtnvmtah ùì itatia >, La nnodosima dtflf»fixii>nc loebnitrntjirin ro^ntidc», 
Khe \\ programma di concorso fosiu^. JvtorrninHtn dall' lui ìi ut o^ i|im%Io Tor-* 
0ìuhvft il ìemn n>?i «i>fu?rlt i«*rminl: u Erporrc le vkt'-nda ed i progtvMi 
n del m€tod& f^rrrwTktolr in JtaHa, fri^^ipatmcntc studiala ncUc fue 

< fhe eiso offre di noifivoie nei futìiir>t> u^eoH fra ti prind^tio d^t àé* 
9 cimaiuinJo e la fhie iUt detimc^iavo, comprcndenrto In KOfmrtn (Mia 
I « pila wUaka, A €^mpier€ tit traiUizhite éii ^plle9ito ifotUra oQyìim^ef^ 
' 4 tfft rag^wtgUo Ri^ri£c, riìttrttto aWItotiai, tut pro^iwmv^ e rapido frol* 
^H « ^im^it'^, non «ofo de^h uienxf fi^tche, rua h^natì^ dMU eoonomieke « 
^^Lm weiaU per opera dH ìì^ei^^da ^^ìerimfntote >. 

^^K Allo Mopo di meglio diÌArirc i nei intccidìnienti, la ComnÌMione, alla 
^^V«|tiftlo ora ntftlo nflldalo Tinr^uriro dì Wntultro jI lenu^ (i|;:(;iu»^'eva eìì% 
^^P Mccnd^ il f«o parere, <^ppoi-iiina inituduKionc al corpo |irrrici;ifl1« -leflo 
wrrìllo avrrltlM! ilnvulo ifiHRn- un m'tiiLu T^tonea m^auhlivu dì i[aanlo v op^ri^ 
nelt' antichi li in lUlh con indinj:ro vperlm«nUile. itudUiida le caupr^ |«r 
\c q»iili ijnclltì «nu iflc»^ rimiioro iilk^^'^ ***'*^ '■ mar^ <ifli pmp*ln>H 

WM) MAY : : 1929 ( ^ ^ rf-.S* ^ 



e 



Storia ttfì meto4& fptvhntntalt in Stmlia 



sedicetiU «cgiacì dì Àmiotck; e cfic infine opporiUM co;kcbItiUOi»« ddfah- 
VOTO iLir«blK fWvttU) *4(«rc lo studio 'klU influ^nu c^orciUU dulia «CQoh 
Galiì«t3aia, metUndo in 1tic« «q ft qu&l puto abbisRo aruii gli «truiMri n^ìÌM 
(IpHnitlva .iilcvinnit i)ifl m^Ioda npcrìmmUlr, Qin^^ln iilljmr avtrrtdioij*, in* 
Um^ pjù die 4H altro, » letidcr magipoffincaitò diiftiM il c^^nciìtto della Com-, 
rai«iÌono preno T [«liluto, ohe dorerà ^udicarn^ r(*bliorttlo, vennero, e Crim 
MD non molta opptHiuiuth^ i^giunt» al pro^framn^a di con^ji^o. 

Alla Hcailcnta AA i.%>ncui-H4i r]^>ata [ei il fi?l«braìu d'^ll'anriu ISS.'ì f^i< 
roiko prcfcnlati due larorì. uno dei i|tta1ì contrtMJdialioto dal ii^otUi; « Vi 
gliomi 'I Ettiij^o atudìo e 't gninob nroorc a; e Taltfo colla dìvìaa del : < Pn^' 
tfondo « rtproiHitiifo », Acooglioikdo lo «WDckiiiiaioni della Coinmii«ion4>^ 
l7uUiilo ni»i ntinrprl il pivnio ad nkuoo di ruì, i>^ dtnendn^ m <Tlibi.itìiftiJ 
alle tiViiLc di fuodiiìoiie» «userò il Iona m^devimo ponto a coacorMi, liuian-' 
loi]lk( M no abbia uoa eoluiiooe dio del premio aia de^a, la CoduninioDo 
«Ittva Millopcrt« nirutitTii» alcuni? «l'Otid^iaiì^ni «ulU oppi^rtunitA di mo* 
diflcar? alenarlo i tirrminl v lo rondraioDÌ dol primìtiTo cnimt^iato di ^**ìk 
RiflcUcodo atta vaaliU ^zreodiasma del icona ed ille diflkoltA gi'aviniino cbi 
ne pr«Hmla tinn lodeTrTe i^oliicienc, la C>TDinìsfùano or& vcnnla unanime' 
tirila dolilwiaiionc di chìcdrro a1lI«tilulo eh» Ìl concorvo vomt«n rmpcrkv] 
UmilanilalQ imllaiilo alle scìtrniK fi.iicbi^ natura}! e binlngìrli^, r?irlud4?ai 
aJGiUo Ifi tcieme ni<»ra)L ud ;ilmmo lascmadunc la ti-atlavbne air ;iE'b]liÌL> 
dd eoncc-TTonbT Oat*t'rvava In Comiaìwi^nt* clic, anche coni hmilolo^ il Lenta 
nulla perdeva della «uà gnuidifliiena imporianra relativa, ed nige^a pur tul- 
tari», cwd (fran fj)mma di lavoro, Ah rion ftiu^iiY* luI rs*** *|ìiN>porfli>nnto Ì1 
cmijìcuo pietniu ]nr|,'ìt4J tUlla (reiitfij»Ìlà del te^laloic. Cbc ;iiiJiì e«M Com- 
mi^ftktnc pi era in{>«1fQta cosi profondatile ale p«rLclrata dcirallcu» dd fcrna 
rt de1]« difìi(^nllÀ che e^se clTrOt da non «Aitare ad o<^prim<»rv> il de^ìdi^rio 
t\m tmuw nporlamiTiilf dichiarato rome m\ch0 una jnm\o^itfia *\i ^itntijff] 
vatortf Ut q^aìt ccnlemfiforM voUanio Fepoc-a più saliente neila 
dei noefecfo tperimrnftUe, tjuttte aariti^ (fuclta rappttieniata ttavno étt 
di9 jff^fonda e «ofiiffcfo fntomo o Gofr'feo «rf alia tua tcuoUif utrfbì 
tornata hmr. ocfìtfJn aU' Ifiìtutù, rd ttvrfiìth* pof ufo Mun; irfioUmCa 
rir«iH>Ìe di premio, 

L* lAtjtttto accohc U prima propriaU dcHi Commianooo; nu nspctto alla] 
sccondA iion ctimi^ opportuno jIì Umitnre 3 tema di porti al eoneonO; «»] 
iie«n'aniiwi pitrm lib^rtA di niionr* ipmnto ai bvorì che Tacerò per e^«ere 
prodotti, e rìconoecendo die anche qucIU più minila moDOgraiia, quando] 
fo^ee «lata dì cecoìonale valore, arrebbo dovuto e^eer preM in oot)£Ìdora* 
aiono, pr<*fpn di manlenMD %\ tema la j>ua vaatiii, cfabrendo anii cbo, olirai 
allf srìnrar fl*Ìfhp, svri-hbi' dnTnlci »**»prr i^liidbln In **om drl mH^vIn spf^ 
rimcntnlr acco ri.'^tto olle naturali e bioJo^die. In Mgiiito a àò, maotc- 
duIa la ditione confornK allo volontà del testatore, ciofr, dicbtaralo che il, 
premio «arelibe etito conferito « tt chi deiterA tn^^'to ia twria dtì m^roi/o 
fperìfltinifiiftf in Ualia t. rulltì »pecincali> ìl tema t>cÌ termini te^uvnti: 



R§<aziùAe d4(la Giunta tUI A hutut^ v4n€t0t 9CC- 



■ Imporre ht ori^^m^ h vhxndt ed ì farv^repat li^' lurf.-.ìii sperimentata in 
/tof^t eladiato n^U^ me applicaziotti qIU 9c»cm4i fiMti*^, naUiraU e bÌo- 
lofficAt-, ccn porii^hrv nffuardt^ a tutte ciò ch*4ÉM ofJW di no^nfoh nm 
quattro jm^d'J fra iì principia iM d^àmoquiato ti ia finr df-ì dtrimfUlaxn^ 
cùmpre94L fa tcùp^rta deità fida i^HoÌm *, ii|;sitintATÌ poi TdVTcrlrrju che 
Qin e UìÉcioto alfarbitrio dei coiieerrenti U trattare^ eim fueiVeatcnnona 
che ertder<ì9tn^ ta itroKra d*l mtC^da fperiim^taU appUcatù nìla tcienu 
pti^rati ». 



Due ftirono ) lavori pi-«4enUlì aII« «c«donza del ^DHimi, A»ntfi »l 31 
funo Ì889. 

Sp^ premii mbiuU ufnt lahoiif 4 il mollo Mito il «tiinlc »i rì|tfi>«t:itji 
Faulorf^ che. ntl prìiiii> conconto, 9tn coperto dolk cclcl>rt <IÌrÌA: < Pro- 
tutndù a riprovando ». È d'uopo coiivunire cbu il htoro rifilto prc w oti 
miliori mt^M^e dH pninu; mu pui'ti'o|ipo <]ut*iT^ soiiei tutUvi^ ifi cosi gran 
tltiEUttv e lulju^iltu ^rAvi, da (ugtii-n? ad rbaa qiut»asì txriiftìdifrajiìuur;. V^\t- 
l«rt AÌ ^ por varila aforxalo di «eaiirirv tatto inlci^ il progroni&t JiJ c^ii- 
cono; mi il m^ic, col quftl^ il lavoro 4 itnch» <pMrta *dU cond^^tio^ di- 
tiutflrd, in miniera tmppu «vldml», riu» Jiiraiilorr di rju» Iknnci «»titcJiìu 
difèttu rjiUrn^ìotic o profoniiiii dì coltura prr iJOli*r»i acangeiv Ad un ljiQl(r 
cimento. 

Cd aiQiitutto ankOMUOrano ch« r«i«mplarv, ti quale ni.' ibbiamo »0l- 
t'occMo, **)« Topi^ra di un flmaniienw, e che ;iir«uture sia msni^ali» n«cÌK 
il Umpii di rile^i'i^L'i'Iu. |icicbè. (lududu cu&i uuu Tut'^i;, alcmil ^LO*Aolani ei'~ 
rori ci avr«bl>ero coasiglkto a chìudei'c («iz'allrt' 3 *olunì<'^ per non *prc- 
caro d tempo, che pnre alibiaino iloTuto ependervi infoilo p^T dilìgeiite- 
fi»ml« «fiiminirlo, N> «[Oitnio avivmni'> nolftln w rerti indui, di grand» 
fipktllr:itjr pr-r mi jiUc-nl'> </«iien'>kItinr, non ci Avis^prro iliiDMlintn rhi?, *o 
non ttilti, pir^oclii idmcni> Hi qui'flli wTòri npp«rÌM)orko debuti a ^ucl ra- 
pitalo diretto che pur ora alibttmo avvertilo. Il qual^ ci mitUfeata prmci- 
nnenle n^lJa acìAIì (M1« fcnli, che nun hoiio mai le prim«, m^arre 4|u«1le 
di MOonJu V di ìcta luuiu, alle ipjnU ^itlìn^e rAtjt£>i'i<, nuu buiiu 1t* ihI^Iìutì, 
imperocché la mtaaltna parto dello cìtulont (o potremmo quam dire tulle) 
fi riraciftcotio a JavDi^i di compilaxioiMj il pICi d«U< voìttf dovuti a toiilori 
che nun paaaana pf-r' \ più Ecruptdaii (quando noti tiiwo ili autori troppo 
nati per la loru iioriblitàX » <^li^f per Tiipoca albi f|uale Jiiip^rli^tifonL», non 
potarono approfHllm dei più rcc<:ulj illudi condotti con t^lle norni^ dalle 
quali la cfiticaf d<fiia iti lai nome, tloa vuole che &j prcwtinda. 

Anrh' 1.1 cronologia^ la crii e^ciem deve ptir tonerai per fanla parlf» 
in un hvoro dealiuato a poi'gere iiu quadra deDe ori^iiaì e ticUo sviluppo 
dd m«lodo »pcrimcnialc, l^cia moUia«ìmo a dcnderarc; oè mancano oxmpt 
di ratti t qunli ven,;oiio ripetuti, a»nb(ii>ndoli ad *piìeb>* fra loivi dixerie. 

TU queste nipiidt! di nuriu naturi, ma iiidrttuiliunrnlp a^iaì ifi'avj, ti 



Stùvia del metodo sperimentale in Italia 



risente il lavoro in tutte le sue parti^ le quali non sono nemmeno ben pro- 
porzionate fra loro, poiché quasi due terzi del cammino vengono percorsi 
prima di incontrare Vopera Galileiana; cosicché si comprende quanto ina- 
deguatamente rimanga trattata la scuola dell'immortale filosofo, della quale 
Fautore non sof^petta nemmeno i copiosi ed importanti materiali che avrebbe 
potuto fornire al suo lavoro. 

Quando finalmente avremo ancora soggiunto, che, in generale, l'autore 
si (ien6 sempre ad alTennare senza porgere dimostrazioni, che le questioni 
più gravi sono trattale nel modo piti superficiale che immaginar si possa, 
e che anche i fatti più salienti, oltre ad essere assai scarsamente lumeg- 
giati, vengono esposti, senza curare di porne in evidenza la parte essenziale, 
cioè il nesso colla creazione, colla adozione e col progresso del metodo spe- 
rimentale, del quale deve scriversi la storia, ci pare che non vi sia bisogno 
di entrare in più minute analisi, per giustificare la couchiusione che in 
nessun modo può questo lavoro aspirare al conferimento del premio. 

Un indirizzo completamente divergo, e quasi diremmo opposto, ha se- 
guito fautore dell'altro lavoro, di proporzioni veramente colossali (sono 3264 
pagine di grandissimo formato tutte scritte per intero), il quale vi lia posta 
in fronte la significante teL^zina dantesca: 

« Da i|uesU inslanda può deliberaci 
4 Esperienza, sa eiamm^i la provi 
A Ch' Ps$er aviol Tonte a' rivi di voslr' arU ». 

S'apro il lavoro con un magistrale discorso preliminare, nel quale, con 
una robusta sintesi, tracciato un quadro di quella, che volentieri chiame- 
remmo preistoria del metodo sperimentati e, se ne mostrano i fondamenti, 
poj^endo in pari tempo il disegno di tutta fopera, 

E prendendo le mosse dal ■: primo acquisto delle cognizioni >, il nostra 
autore ci addila in Platone ed in Aristotele i primi ed i principali che in- 
vestigassero le leggi, secondo le quah si acquistano dalf intelletto umano e 
sì svolgono nel pensiero le cognizioni; e, mostrato il diverso indirizzo da 
loro seguito e la inutilità del metodo i^peninenlale lanto per Tuno quanto 
per Taltro, chiarisce tuttavia come, mentre la Stagirita credeva di potere 
supplire in ogni modo, colla i-agione, all'esperienza, il londalore dell'Acca- 
demia venisse efficacemente avviando gli ingegni all'arte dello sperimenTaru, 
preparando ve lì colla geometria. 

Di Grecia mostra diffondersi le dottrine dei due maestri in Ilaha, con 
varia vicenda, e con Tommaso d'Aquino istituirsi la scuola peripatetica, che 
soggiogò gli ingegni^ insino a tutto il secolo XVL Nessun vantaggio egli 
riconosce alla scienza sperimentale da parte della schiera dei cosidetti ra- 
lionalisti, alla quale appartennero Francesco Patrizio, Bernardino Telesìo, 
Giordano Bruno, Tommaso Campanella, poiché, se pur insorsero a scuotere 



ftc^^fbifrM» HfUa GtMuta 4tl R* ItlitutQ v^ut^, eec. 



liitr^j' ■^\'-^-'. iv'-ì fi^>?rj altr<» eh*.* twlitiiire nWn niponc ki\ alU anioni^ 
di Aiis.oEtk-, b rajfKitti? e ratjluniii loi\i jiToprln, 

Primi a pn»DUOTeT« «luelta scìenxa «fli ci Addita coloro, clie, iiiilÌp«o- 
dentom^ta dagli tiuegn^meoli nceTutj it«Ua acuola, riv^tlai^rLi gU occhi a 
<onl«tDplsr b nfttLr», nel vati mi>ll^j:]kL curtUi d«lliTt«. Cj^iI, danari^ 
rM vt;r»o, ebbe orl|[luc la iìsìat «perìiTiontale «MI' Aligbit!TÌ; ildrait» navi- 
f!sU>rb, U m«t<rori>Jopta e fa ffc-ofct&fiji àuca di CrÌAlùfbro Cobmbo « raetro* 
nomta di Amvrìgtr Vi^^pucci; come, dall'arie àtìì djfogno, fOAtuh quoltiL Urgt 
veoa di scD^rua tinliii'»t^T che non %ì liiiErFbJu^ di ammimr mai r^li «mlU 
iti Li^onardu da Viiivi. 

NuD tTìilaKia tulLivja i] noilro autore di toccare (fi alcuni, i f|uali ia 
4U0*atfO>)i, eesondù pur«> imli^rtih dei prmci|ii pnipaldfciT «bl>cro qualora 
seniore «J Merdiio d'ane sperimentale: primi (n quali U Fracaatoro, il 
CanJsao ed Ìl Cm^lplno; ma ì ttuXìt di sdenia na(ara1«^ cha Ircransi dl<- 
fpcr^j qiift e U per ì lor> volriroì, <^t;:1i li rìconovro non Xàxdo dallo aciiok, 
quanltj JnTvcc dnl pratico ««oi'ciaio d«[Varlo modica- 

E ?h« più tl1icac«m«nt4 conforÌ««c ni ^toffnvti da) motodo flp«nm4ti- 
lalif la viÌA (iraliiti fì la cnnofE^^f'nti del mi^ndo fHk rion In vriinln. tii* tTiiva 
il noatro Aulire la prcv* ^uprcmji nel S^rpj, del ijujili: A caldissimo ed 
ami, a parer ni>stro, Macerato ait^miratorv. Quello «sii dipinge, droon- 
dato lU Chetaldi, dal PorU^ «l'I Sa^i'^do, dall'Antonini « dal D» Dciminu> 
adeodens ad us^^r^azioat, a diiicuri«'ìaoÌH ad esperienze: in lai nttcleudi alij*- 
dkttì eg'lì ravviaa 1 ^crì precunxjri e (ti fflicacl promi>1«ri del metoda Afte* 
rjinunble, il [(ualo a\^]va avuto pA di un «ocolo una oaeaì oflieaca pnimo- 
zjono in Tcttcann daEVAccadQinìa phlonica incliluita nella Corte dei Modici. 
AUuni, ad alihultar* il iVrvpiitf)^ cbc o^nfmrniava alla rafìone n al «enjto hs 
Ì<*ffci delta natiini, il nostro auto» ci mostra U AorK^ro ddl'Aocadcmia, la 
quale, inugnando « leg^^re In quel bbro, cb« ci » dquaden» ìnnaitti «fli 
occhi^ e elle ^ iierdt^ con caratteri geometrie!, tnvixò f li aludìoai a «volgm 
inaieine coi volimi di Platone, quelli alliv«i di ine dei piit eccetleall, chd 
liorì»»ero In quella scuola, AKhunede e>d Erone. 

Covi, dal quadro, del quale andiamo rìprodneendo le IJiWd maiaìmo» 
apparìaconu dBtpo^ta k co«« p<ir mode che ta iDttiliuiou d^'arU «perì- 
inenlale doveue o^wirrtìrc albi T^ìoirjina; rori avvrnn« di fallo, per il nia|;i- 
atero di Galileo Galilei, a cui i posteri, plaudctiiJo e gratubndci, aluibuiroDOf 
del pari àhfi al (moaIto, dal quale pr»e b ispirazione, il nome di divtiK). 
Cfibi fuggendo il Perìpato, da Platone 6ucchi6 i primi e veri principi d#1h 
scienza del molo; da Archimede, olire alta actenza del molo; o deìi'rquUi* 
bm do' corpi solidi e liquidi, ebbe l« prime rìvelaxioni del «iatema del mondo, 
e da ilrOQCf apprMc i primi flagri di litica spohmcntalc- 

Se Galileo foise nmaslo «olo, come unti mai predeeett«oi% non avreLbe 
avuta ci-rtaiiit?iite {|uidlii grandi^ eKIocia, chit i?gU ebbi-, n«l promuovere le 
fcienae sperimentali. Uno dei più t^n meriti^ cbe le gli dere attribuire, h 
lUinfpe quello d'iv^re formalo una «cuoia, in cui »'<d>bero t primi aefgi d 



io 



&Qi^ dtì rn€ta^c fficrhnetttale in tMia 



Ciitollt, il TwrjMlip il Cinlirri K r|ijt il tinttro aiiloi-^ h^^b a UitLit^K' 

anofifo A^] 9Ui» lavarti. 

Morii, tati Galileo, il CoAioHi ed il Cavolten, riiiUM il TorriDe4ti a taji- 
pnoMniiaic <|tl<^t1B Mruob <]«fi1rc a quel rK^iilo, dot'pUie la «u> cdllft, cioè 
U cui1« iaed)c<-M. N«tb celare ««pi^i-ienrt tl$irai]jf>nla tìti>, cbc il Mer«€nii« 
atllBM m Bontà dalfA booca dì UichuUngeto Itìcci, o cLo c^h pù* U Mcr- 
enìnr, oomunioS ti Pjiualf ritornala in FrtncJOf ci addiU la crìnlilti, dm 
fecondA iiiu fran lUmma^ a cui ni «raldarono « illumìniir'ifto lufii ^U in- 
ipp^ii di &iro|ia- ÌÌ9\ Torrioelli, die, ;i]b Li^rtii dj-L lìrimhif.i FerrUtuiiHio 11 
bbLriicaTa tcIcMopi, e lavcritava altri strumcEttì, rìcoiut^rc cgti TAutorc del. 
più itraEtdfì ìrKn>mefkti) che ric«ttt«c mai in f|uH lempo L' Ì«1ituTkinc tSali- 
l«9ai»i. Ed a Itil, rapito <o«i prMo adla vcioiuti, ci montra iittcc«der« U VI- 
tianl, U &or«m «1 il RfaialdmI, su} quali Irò \:tlidtviimi Ingegni, ma buI{ 
primi d(»e pKnd pai m^-iit*^, F>iidava Leopoldo d«' Medici Ir t<in<-n'^ s|*en»w 
di ieliluin) nn'Acciidi^mia, i cui i^i poteew. ai»ioforiDa.ìin<:Dl(;, allnbuin* un 
tal nom^. TnU fa rktxaà^mu. dd Cim«nt'>, n^lla qtmW, whbtriM gb «ci«fi*{ 
tifki etriìM^tl mrnniÌnrii«M*i-o inflnn d«l {4157, imn n!(tjinU% al puldiliro, ikm 
p<! ne ci>7nunii;jiri>iii:i l<^ »iV)pcilc, m itijn (Jie nel 10^ in qurl niJiimCt A 
c«i ai volle dar gìUflUuneihlc il Uia\*> dì SojriFH perette nì^^nt'ahro «>n vcn- 
meoic »e noo eba abggi di quella rtce4 e Toconda nainMrn d'i>TO, di* ti ri- 
mari tuUavla nuKOtUi f* Involta nella «vruria tlu nunuacntli. 

Cuntetnamv eoo Titulore nel Imere cUe. fatUi cardiniil'? il Priocipi* 
LeopoldL), r Accademia noti oraitUM per Maerei l' insti tutore lii «afta rivotlo 
tuUe agli fftndi eecMastlei ; ms. nella riaolmione di^l Don^lli di rdomarf^ìif' 
in pstrii, M-Il*" »-<iTrÌfa»Ìiiiii Mniiififhi» n nù il Principp fi^ i privuli lifnrwrn 
ilvnIìiitiAmciilc rÌtoU<i il Vi\iani, TnyWa bn(aii« pi^iein'i nazioni <M Mn^alotli,, 
DO) i3(>o ravTÌNomo, come vorroblfe il noilro autore, la canta, ma bcnvi TeF- 
teito d^lla ««Maddooc della Bperin^niale Aooadcvnlat poicbè <i irrnv in ptà 
liiogbi alTertaalo che h morie di e^^t fu potala da Roi»a come e«ndÌ3kiDe 
per inaìgnira il Prìncipe Leopoldo della pi>rpor;i cardinuliEia. 

Al Borelb ed al Vivmfti U nimti» U. acguir) li> Slcnonc ed il IUkìÌ, i 
({Itali pOTtarone di pr«n»Tonira la loro jilt^nnona ^ulla co«o di «torìi nalu- 
nli^ o tu YMÌarn fvnni^ il B-in*11r, dia avirva applicata la tnali'maii<a nlb fi- 
eiolo^D^ il Michelint, che lo sleuo metodo areva applicalo all'arie medica, 
e fu primi) inidilulore della naedicn^a speri meittal?^ fi^condaado gii inf^egùì 
dd H^pighi e del iUidi, openirooo ti, diev ac non dentro l'Accidemia ded 
Cimenlo^ poi'O p«rò a( di Hiod, Mrge*«ro pmvperme rAnalomia micre- 
pojpicA e la lent Storia Naturale, che vennero ccdì a dar Ta maxima cateu* 
aione» e a render quasi compiuta la grande ioMìtuuone di Galili^s. 

Tutto quieto grande aivicendarai di blndif tutto queat^ piramidi dì Idee, 
che muovono da GalHpo aleaw^ contò da prinaa luminosi Mr^vni*, « ri ri» 
AeltODo, e ti rlnfl^anjfotio^ e «* i]ìCi>l arano in tanti niu*1ri ingegni, prende 
aduiMpte il roeUo autore a tinture, pigliando le mOMe dalla atoria dei prìn- 



fieknione delia Giuniit M ti. latiinto veneto, «ce. 



Il 



ci\M dlrumcnli clic oorvono all'arti! ip?rlinc-ntak& alla qnaSc prìm^ parte 
ili ftlof^ MsfptOQ^ ipuuedialami^te te sJLre duo ci^nccru^nb T aippljoaaooc 
(Idtio ileiM metodo spcrim^niale ali» sciente flsiehft &à aUa9t*>ria a«lunJt*. 
A ipiRiU tralbukine è dedkalij il pnnto vulunie il]\i>ij iii [|ii« p^^ì ^ ì'' 
CSM t^ lu4&attt indìeln] U «lorì« ddJa mcccdaicii e della MmqIÌgi, dae «cknuw 
oromonUnaoDl^ rl^ian«^ o d«Uo qiiaJi i primi o pmcipali iivftitulcrio tn»ù- 
ilri, per uittnlni^ «>oiu<rRnv *<*°^ rÌC0ROa(i:Ìijli Gftlìlpo «M d C&«f^1i ; alla storia 
dèi lueUfAo spennMTDUlo applicata Alta »civn/4i M moiri Ari gm^'t è deOr* 
Cita ti Mcon^o volume; il Icno ed ulltmo dei |ire«coti alh storia del loc* 
lodo tttfn^ applicalo <d liuto ddl' acque;. 

C f|ui d sia afM*vic ripeiei^e le paralo cdle quilt il Dootro autore 
fJduEbe il diacvi^w pn^liiriii^ara^ 

< Co' Ire puoder^st volumi perù^ cu' qtali v»«bmo i» Guopo dui, che 
ff d fi«iiUaDK> di co^ iìon'c annstui^ non vxiol tnn't crederi; cbe »i pi-elendn 
' «after? italo Inluto In Uitta la tua ealeniJOQC, e uelU lua inlen^ioiie il 

■ si dinVìle letnGL È Uuito \aM4 te «uperflde di questo mBi^e^ e soii t^ aoqup 

< dì lui Ionio profciide, che hÌ rìchjcde a fxirrcrlo altiTi Inarca Jelb qmUiIé 

■ e allro nocchie^'o, L' inslitiito %ìcfSo pre^o do noi, che ù di noi) a' 

fl mai i fatti, itcma piMdurrc ^Yì opportuni doctimanli, ei & beno a\^< 

e dis'rìlTWii 11 di-glì Kcngli, da cui fadlmvntr pnlri-niino ti^MT rìmaKti aif^ 

* rati «mI offerii, perdio recando altri nuovi documenti, 6» nor iio;i veduti, 
V aj TOfKkbero iiocoe«anaaieute u lif^noare certe Po«tn* storiche conclu- 

* lionL Ma pur**, da ijuelto ele^o institelo che noi pruieguiama, Uà irato 

■ origine II votnm'? nnartn fìi ffuatt nan i fra i }>ry.fumtf»ti ai rOTiror^,', 

< dio og^unirijiiixj airOpcra tio^lm, qualunque rwiji fi f\.\ come corredo ». 

■ t^^ucftto ultimo volume inrati ^i compila tutto di doeurac*nti, \ter b 
t fnaiiima parte incelili, ^lie n^ abbiamo ^tcuMÌ tr ordinali da' num^^rvuttsimi 

■ nuaoMarilti i^alileiaui, e ilu qn^^li nllri noji inen num-ru^i appirleiimri 

■ alla medioca AocodemiadelCimtnlo.. . Com<r genima in roroim nagi^un- 
e gono i documenlt di sdcnsa operiEnentnlef ordinatoincnle divpogti in forma 

■ di TraMat'Itr, a racder eonte e pi^Gcue ngb Italiani le eotitarie specula^ 

* rioni di l-p'-inord^ , . . Pa alninì libri piii rari, b^ncli* *t»mp*ii, nlilihm<» 
« pure falla Jiliifoiite nccotla ili ducum^nli, che aWi iriastiiiu pnrte dr^Mrt* 

■ 1«rt rìvofforan come nuovi, «id*£ che* «e ni^ non ci pOMiam IwinKar*^ 
1 d'arar fìitto in <tii«&t<» hin^Ebo e tiborìone pn(TÌ^^t ch(t pr««ontiajno, opera 
t n* p*!Tft»i(i i* iinjninpf»{> >tiff>cii?n!i'; inn^nomo pi»ró una Aotce tiperanin 
« d'aver torse apcrLi la via, e d'aver aduuaii i materiati a <iudche altro 

■ Anicn? più dotto e più fortunato di noi. i) quale, in modo meramente de- 
r gnc d^lla «uà Nniione^ (orni a tciii-or la Storia del Uetodo aperiicenlala 
t in Italia a, 

Cd or^ do\Temo noi con tuia diligente anaisi Munire Fautore pMSO a 
pai» nello srolgimenlo del tuo dÌ»c«noT fc facile il vedere dio un ainUlu 
Uvoro dì atiolivi d 4»iuturrebbe poco meno che ad aggiuDfere im nuovo 
roliune ullu »loija r^h'i^gli ì%k acrìlta, laondi- «fimiania m«flio teiu«ntam.-o 



12 



Storia del metodo ipmiBuniofó in ItalU 



alJ' ufficio iKxlro, cà tiuitfm^ wMght* lp|tfoprbto 4lkf «x>|c, il t<ìniAro w? 
giudjxio faot«ti«'>. ilmciK» per ciò die comceme Ja prim» pBrio, dal qmJe 
rixuliiiin in «viileiua ì criien generali di'egb bt fte^iì ii^o sivolsiiueiiUi 
ddranJuo lexna; dal ^««1 giìnditio A|>pirìrìl cbc, w ni»1t<t abbiamo Tortuna- 
tufi^ckla ds lodara» <iu(tUo ^àtrot^ broro non «pfiaito tttllirli a^U ocelli 
boatti aAtlo «CATTO da nMiiili* le quali abhinmu reputalo BMiro dunndi 
non pn^iarn luttlo >Ì1i-ikU3, 

E qoialo aJI« fonti» didauM oubilo die TAutore, pur arefido p&enissiiDft 
c>0B0»t4nc« dcll« italhoe «dita t> Inedite, di quesld ami Ule e tania da non 
poleni dcaidorare magf^iore, ppcca alqnanlo di lUfelto i>elt3L c<^nuk»rw dell« 
Btr.inìei'e, e iwi tciudrxl inlorQ» ad WM formuUte; e queaU» candkrc ai ri-1 
tpctfctàia in tutto il laTcr«>, od é can«t UlrolU di giudi» non «cmpoTiMa- 
vunli> «uui, e lal'altn dì lacuna Le quali luUana a hit, meglio ch« ad 
ugni alim rìotdrù xg^Tale il cofmafe. 

y^ ri apparvi? iav^ct; V-jMm idpqiIa. cbE> driiva da nn U^opfiO' 

focìk ' . < ' r JeJla i>ovTlà d<?lfo coceliiuiiionì« lu qualOf t«t pur detto OOn 
totU b dof^renu» cho «i Bi^rita uno >ttidÌoao di tant« lovatMrt, qonoU ni 
■lifiiLiftlrii il roitrn AnEnri^ lo indura InUolta ad imn uil^tpivinitan^difì di>* 
cikjijcnt), in quak a nei n<'Q parve sempre fcrnpoMamcntc conforma alti- 
gore vtoriDO. C poichi qiic«a impTilaxiono non può manl^iKT^i campata in 
uria; ma è pur lucvlieh foniirntf (Lnu qualebc giuititlcmiono, é XiMpo ch(^i 
noi enirianno in al^md parlicclari. 

L*Ak»Lorr fiì mauifi'jtla 5«nza rvlicenro amintralore profundo dì OalìVo 
(e chi mai u^n lu tcrcLlie?); uà egh^ ton^ po«lo in «uIlaTTùo dall' in jciu sto 
^i>di£io di chi volk> ocoltarfr Galileo con progtudttio di tutti i cont«mporanei» 
i< ii^n n'TitJ'iilrmlck In puiri, para cpiOAÌ iM^rnpiT* in ^lurditt rnulm rmichiii* 
pii>ni L'Se al «onuno filosofo n«»cano WTtrchiumcitW f*vùIP^■tlll^ i^ il ra(w- 
nirNto o6(if«^t»n, cbc In ftcmo acre prtù^^ru comò maaeama jndfwlina- 
b)l«. è da lui ipfaUo, d aia lecito il dirlo, od un ««caao «he fu>i reputiamo 
ingitixtinxlilkaAo. 

Noi non conj^niiamo col no^ti-o aut«r« ndla incondixionota ammira* 
òQùù per Fri Va^U> S^rpi sdonaiato; ma quand'anche dividevamo tulio 
intero 11 suo eniQ^iiiuo, n'>n faiiremmo mai indurci^ come egL verrebbe, A 
dUiiIffre fi'j Er.dìli^o ed il Sdi-pi il inorilo dtlls coperte anuuii^^ite ni luundu 
djil S*dcMU4 iVuiicìua. 1 ginàltì del B<in^U «ubo com gallcìuue, inspirati 
in prMi paHo dal dostdf-rio eli far diFpetlo ali odiata Virianì, da. lui Acccttsti 
troppo £)<ifm«Mtif, in inducano :i d?rroiki.)irFi Gnlilffo d^lla potti> cho ^1Ì spotTa 
BeflH iovijniionc M liirnioriidro, Arrlschinl» j>oÌ. ft\ \n iH^smi iwt^h gin* 
elifio^lo dag-li adolli dcctmcnli. e i^mmtno dnlic 9uc MÌtix conchiuaioni, 
non esiliamo ad aflormaro d tentAtiro di apo^lioi^o Galileo del merilo, cbe 
Inconlnslahilmevite gli Bpeitw d'aver tcoperi& la natura della ctirra deurltTa 
lUi proietti £ queido nm notiurou colla pi^ui evrlfiua cbe V^LUtore, ricliia* 
mat'> a ponderar meglio qneatì argomenti. TtToiT-meTi i »u»i fiudiiL 

Imperoccb&p so a ita, che, ft>ne per il prim^ am inlollctto d'amore 



Rt'f/tuanif dcli't GiitiXit d^ti H. ftiifitto arruffo. 4CC, 



13 



0>1w |ior <^DllV> olii ing<*ntr quolc 4» m:uioM-ri1tJ <rliH i^m'iRgoflo a te^lificjiv 
■iella aUività *\m dÌKXpoU di Galileo r ^i <pjclU ddP Accademia d«l C'tmenVu, 
rieuItnfODO in tnnìA copia ceco nu<tT«, nnii ncmiccno ao^pottatc: e i|wi 
«AKimi, la cui luce i!rk in corlu qua] modo «ccfi«satji dil ris^tcn<1tm> d^l- 
Tulrii inaggUiiip, U|i^i~i«n> a Eni tu !uT<a 1:i tdTHtiVA loro gnndcvxi, do* 
leva v^W tethtut ono lÌBpolto «d «V£Ì uik pà il) qud ratUnn^Ue ^huqium 
ton s{>mprd » pfopo«Ìto adupi^nlo n8|i'^ll^ a G^lJlony Ma quo^ti Jocruici^rtiti 
gli mincarofio |*eir fondarvi, gli ^ii^ii§Ì3slirÌ giudizi ch'agli formula ^iil S^rpi; 
impwtrc^A ftl fH»4ra aiitnre, di doimm^nlì rudd wIlHi- ei] Acnlo Inittgnlorer 
nim può teucro «ru^icilo cb< ffUfoti, nello stretto Kn^o ilHU piaiclA, f1i fa* 
coTaiio difcUo |iCT giiEdiiMrn l'opi^rA sdciìtiJica dol coJcbrc l'on-inltoiv ^cIIa 
S^rsiìiiaìnia, a chu lo roluioni po^lumo d'ilui, a^x\ le aìetta «uo diehl«ri- 
TiDCil, Tniuio acvùt!*.- col brnf»nzii> d^ir in\^t>iìUno^ imfJTfjrdiiS un ben int- 
sellini] concetU) ilei Sarpi scit-umio ci Sutvinmo ciui, b«, come c^II aOt^mu. 
dovcuBÌmo ci^doc cho pai-laKf« o acnv^tdC d«l1o fccoperLo ainitinikU ddi 
Sidbr#u« A^i^duf ^enzA cunij^^ii di leggerlo! Dt.^! rìmin^nto, troppo «r^ im* 
mprvn i] $Jir^l nr^li .nffiirì di Sisio» lìcrdiV^ (flì rìRVirtp^i^f- Ìl l#inprt tit^n^K* 
«aih> FI tejirr didro jJ potoiiti»«Ì;iii> impulso cbc aììofa <tppiirktj> iÌcc*tct,wi> 
l*' ff<cknv> m»xkn:;(Lti';l3C e unturoli: e n(?ar4>9CÌnmL> xx^lcnticri, che U tncnic 
poU'RlìoiiroA fioU «uggonrifU iduo e contriti originati va innovili oi'ì, ì f^utU 
pi*ró. fssi-ndo Jiionrhì pei' iltfflcoJli di gentiauni?, limascru p*>r l:i th;i 
ptuLv DLfvmidi. Di qtii, adutiqiiE?, »1 Cuv del Sarpi l'Éohlitulocc dHla ^i^. 
accademia aperiineoUlc che «ia elota inllaljn, il procunorc d«l Gilbort^ H- 
vpunktorr di C-aliloc, comi? prot-^n'^or^^Lbo Ìl not^lro, H corre « di moIIol 

F, eli trilli lì iTH lo .1 ma' ^jÌiii m'uiut*', ri parv di pftU»r iJiann'aiT che lal- 
ti>IU fbenrh^ auai lii mdo) gli »ìa occAcluta di non altin^ien; propri*) aììlt 
fonli prrm^, conii\ p?r modo di tei^mpiu. nolk L«l<<n« flei mutodi priiivi dj 
ctti^TiLfioiiu d«ll« inicchie filari, ed Ancora U dov^ con (in;i)che inp^Eitt^na 
accenna allr? experitif^ie i\v\ K^pl«ro p^r di^leriubiAiv la ni|^on« delTatigolo 
d'incidcfiu airaneold di iirraxione di un rag^u dì Incc che dtiruria pam 
nel ireCro; «I in f?nore ancbo ìi> qualche itltro nrgciaorklo di cUìca, ndia 
qiijtlc TAulorc ci «embiu ctMoro meiiu profondo in coiifrunlj di rdrri argiìi- 
Dii'titi- n i-ió cli^ Anvrtituiio rlnppHo aH*- ruuli, riiH?lr?rrinruo vulmititrri pei 
certi ftpinvoanienlj. Coh^ aeinpre |)er modo di GS«inpio, della re^oUre buc- 
ccsGtone delL« Xie'i di Vvnor^ come rnodo por ^«(«nnioarw il pmodo doQii 
sua rola^Mi«>, ci ^«iiibra cli*«gU pSirli cnn qualche 1egg«r«Eu; comÌ wcon 
tfli von'ft f^^ncedriici cbe, cptjinliinqc \o neghi, piia^uito eiìoIio pi£i praprU- 
mcnti^ dìr»i microscopi quelle poJImc dì vetro, celle quali tutti rioordiamo 
di c»acrcL li-u»tiillnlj ncll.i no^lra »ó*.\c^cGrtmt ch<f non lìa ^mi^ionti, la 
rpi«]6 pnrc e^^li Torrehbi? vcdcro, tv* itti y*>no ed un cannocchìsle. 

Quniir iHn^he, Tra nii^lUf ^Itn; oscicriaiiuEU ili «iniìl gr^nenTiT le ^uaU 

pun polr^bbeiu b^ii, abbiamo tolulo aoUre* po(di4 t^ quclk ddla prua» 

:ciU»gom egii p^>trJi rhcihnentc ovviato con u&i più fre(|u<^lo o ngotoiuci- 

tiM* àeììf ('^tA\, i: r<ìiV»nch^ con mia più acetirala rrilica dt eun, ud a 



li stòria del metodo sperimentati: in Italia 



quelle della seconda basterà certamente Tavervi richiamala sopra la di lui 
attenzione. Enumerare distintamente tutti i punti^ nei quali non ci trove- 
ressimo completamente d^accordo coli' autore, non è né nostro ufficio, né 
nostro assunto, 

E poiché vogliamo fmirla colle censure, aggiungeremo ancora, ohe non 
siamo d'accordo col nostro autore in certi criteri di selezione, ch'egli vor- 
rebbe adottati là dove parla della pubblicazione dei manoscritti vinciani: né 
avremmo notata questa, che potrà anco esaere stimata una minuzia, se non 
vi vedessimo per entro una questione generale e di attissima importanza^ — 
Giusti sono gli appunti che egli fa ai primi editori del trattato di Leonardo 
intorno al moto ed alla misura delle acque; ma quando, alla sua volta, egli 
applica il suo principio di selezione ad un nuovo ordinamento dì questa 
magistrale scrittura, è egli proprio ben certo di essere peneti'ato nelle in- 
tenzioni dell'autor-e ? o piuttosto non è ragionevole il timore di aver sosti- 
tuito, al pensiero di quello, i] proprio? e che altri venga poi collo stesso 
principio, e creda di farsene più fedele interprete con l'adottare criteri di- 
versi di selezione? Che mai ne verrebbe di tutte le cose vinciane, anzi 
di quello stesso Codice Atlantico, il quale, del resto, è cosa ben diversa 
da quello che mostra di credere il nostro autore, qualora nella pubbiicazione 
di esse prevalesse un tale indirizzo? Quando dieci studiosi avessero fatto 
sui manoscritti di Leonardo un lavoro analogo a quello che vi condusse il 
Richter, oppure anche adottando i più perfetti criteri di selezione, rimar- 
rebbe pur sempre il desiderio della pubblicazione integrale e diplomatica, 
poiché ognuno vuo^e giudicare da se, e quello che a laluno sfugge, perchè 
stimato di poco momento, colpisce tal altro che, in un ordine alquanto di- 
verso di idee, lo stima importante: né Tuomo coscienzioso di studio la? ci era 
mai in pace quelle carte preziose: e rinunzierà di risalive agli originali sol- 
tanto allora, che ne sia stata condotta una edizione conforme a quella che 
il Ravaisson-Mollien sta pubblicando, o che per il Codice Atlantico il non 
mai abbastanza compianto nostro Covi preparava, facendo opora egregia, de- 
gna della patria di Leonardo, e del Re che la promuoveva. 

IJueste cose abbiamo voluto notare, perchè, con qualche ;*Itra di minoi' 
conto, nell'insieme bene armonizzato di questo ragguardevolissimo lavoro, 
ci parvero vere sluonature: « un corno, un uboé fuori di chiave >f in mezzo 
ad un concerto che nel suo complesso appaga lo spirito, sodisfa la mente e 
delizia lo crecchie. Ed è invero deliziato il lettore, oltreché dylla sostanza, 
dalla forma data alFupera poderosa. L'Auloro, in cerl^ punto del suo lavoro 
si dice n nato per fortuna sullo rive deh' Arno »: dichiarazione suporilua, 
poìcliò, pur non sapendolo, avremmo potuto dirgli: 

(C La tua loquela Li fa manìfj^sto 
Di quella Dobil patria nalìu ». 

K con uno sliTe piano e semplice, con una lingYia perfotla, con una 
forma che incanta e J*educe, e ricorda, senza ombra di eriagerazione, quella 



R^asUna <UI(a Giunta lUt H. UHtldQ v»t*to, <kv. 



Ifr 



<jd fronili, i (]ualj <ljtl fiii> kvuro riminovi) i' irradiati <ti nmielli lii^ eìtm 
rMi^e Ewrn'k ìf^ida \t nini infrcquutiLi dirao^lnùonì iMlenuilidxT e mecca* 
nìclic-, ò coii<lLUto [| laTor^j tutto intero, poiché i\^ vutbciico cimpo pu^ 
ben (lini che hj^aua •nb'fto rìiaaii^i in«i|>tonto. 

Dei prìncipaìi itrtttnertii del metodo sperrnienftit^ hìÓM^ b «lorìn dd 
tOTlKl01<^Lro, dcirui^olo^i 4 poiiJob. ^«i ctnnccdiìali ili (b1il<K», dv) Fcii- 
lofiA, del Tonietlli dal tole«6i^io ft nlloeaoAe, dal miowmetro, dd Uo^- 
^u)i\ (kl b«jiocn«in>, d^ir igromoiro, dd tMno acnvlica, dd p)«tiomeiro, dal 
mieroAcopia^ dnir arvioinntn» n di Altfi Enni^iiiimiTìPEili in^n^ofl mricsi, 
bti i\itxVi iKia^onc ravviar» ì Kprtni dì Altri maggiori »tnin>cntì, cìt^ dlcdoro 

Stui:liiirido la ACoKd ctet mffodt> ìprrimenmi^ o^plicaii^ ttlU icimze firim 
che^ ne fiida^ Sj^r^JIl^jtaiìwriiIif le vinniòe n^|iel[A AiriHlU-a, alla olollrlcd, 
alJi dottrÌc«, alle dìlfiwìozù «d olle intcrTcrezue. al «uquo, at calore, al ma- 
gnetìwio, alU meteorologia^ alla ^eografta, alti counograllx. a]ra«Lr«AonBÌa 
diri pitturi etl a quella d«1 9ok, della Ittna « dello cotti«ip. 

db, «aaminandotie gli cltM ^ullo «rol^iimento dcU'anatoAitjL, ddrentoi&o- 
logia, e dedica «p^cinli ricerche a}\a oirroJasiono dd ULAjptc, a]l4aK«oniee 
dei moli inti^mi, alIViiutcviT alla meccaiiica jioinmle dot moviDi^nti l<xall, 
agli oiYnnì dn «enfi. slCii fnvdìcim Kpfrirni^iilntr, aWn lUielugìa àAU'. pinriti» 
«d ai iiistrmi di lum da-«Ìlic4XÌanc, e pc.T uttimv ;illa geulo^a* Iti qu«»tn 
«e&l fi«ca raa»e|fika potrebbero per venia notarei alcuno lacuso; ma, come 
^ el ^ Amvrtiiv. riirvin<i da^r^utor^ laHrlat» ad %n% afflncM nmaEws««ro 
ìtRprrgiiiilirjr^ In r|iir>ttifMJÌ eh<* h^uiTia MtliiM^f^ cnkln tivi>ndn r rolla torva 
parie del lavoro (ilio qitali, come j^^ detto, scmo l'i^sjiettivameule dedicati il 
A'i^onik <rd il IcrTo tolume), vj|e a dire c^lh at^na dal melotU «jwniaen- 
taid ìpf liralo alla ^c^emu del molo dei ',fnìvtj ed alla Kierm M moto dellt; 
aci[iid. 

E «pianto alla £<ccnda pnr^e «ec», colla fiaggior poMibìla bn^TÌU^ come 
tìt:ni «i apfire^oinli %ì noslro autore. 

Gh Mudi del moto, bonrh* fotst^n^ dn altn, lopra gli Tnttirgnaitiettti di 
An^biDinli-, in ifitilchK mailn inbidir t«oi: pn-wro mtllaitiarietio orilìlLAaieiitu 
dj ecie:a4, prima (L Galileo, il quab, iii un traltatello, cbc ci^ne a {Hciikeìpie 
munotschllo, Ìlttutr6 u ooiopletò U teoria delta maoccbirM, e in aM^ ècriU 
ture «volte e Tannulo i principii archimedei d-*[ moti M|iia|}Qì. Indagando 
liiltafU il cammino, the, sii questa Tk, eravl ppnìon^D dai proderrunri del 
foromo fllofi>fL>. allerte ìl notlro cbe ncwimo avrjvu penato di eomporr« 
%n lrittji!dl<i «-empitilo di mcecfintco, a qii^l modo che h fece dell' idinuli^o, 
MTr4ihdo.^i d^ irjtt«ria)ì diq>erti per i moniMcrìtti di Leonardo da Vind: 
tptutou ini*t3 Tautun^ IPtiraAci conio di dà rlii- oniLai si Ka iillu sLiinpe, e 
tfloTa ETedcn? clte pref^evcU asrpuule ^i >araui»o fomite dalle coae TÌncìane 
iient«-alb prc*ent>zicne di qtieata la<ron>. M traUalopoi 
,^1 :.._.:;iu del TartaglKi, r^^no^riLito, ma non cu.rjlo da r>iinej. 



le 



sroWa dei metodo tperimrìUaU in tialUx 



mubfmatkco bret^iano mia nuBcits^ » «coprirò U Ufg^ d<i m^ti SMekenli 
k' raro cune det^rìli» dih proietti, «ppariMie riullaiim«ll« inirabile eh» Unta 
nooltiglìauu U feoca«ir« da c«airint'«rlA a nvelai^li che b imseisiu un* 
pitta òcL tiro «rvi«no q«&nJo Fobicc è inclìrato nlTonitOBtc dì 45^** 

Or diuiipie ) pri&ii itudì dì Gallio» il ooitro lutor* oo lì ino«tn ri* 
vrttll fl*l itsTCur-'iDii dftlIVrror* *n*luWiri^ rhn li-nn»n h* twlocrtà ét\ grivi 
caikuti cnser j^ropciniioiu]! alU qii.in(itJL ilì nJAtrii^. C, ririrocaU oA caimr 
k fitndu legifCMlii della lampada nel EKiomo di Pitta, p^nc in luce U sot- 
ti^li^ta m^r^lc deirorcom^nUnone di 0«IJoo« il quajc pn>nunii& sienra- 
irwnle, onntro An^i^iile. qiio-l rtie non poieia et^erf ronfermilo rhe d*l- 
Fiibo della oiacciiina pneujiulicjL, elio cii>è i gnvì nel vuoto flceodvrcbbero 
tutti iD «f^Ljal t«mpo. quolurquc pure »i fooK lo loro mole e U loro maicfi», 

NcU'inv^tigarc U legffo «ciprn oiaposta, lriiht«o ora «tato pmoHtito da 
altri miitj*fnaiid. cerni* dal Molriti v ibi Hrn»-drifir oHIo »1udb del nauti 
vquihdli pure era atatu ]>iWciiuUi dji ArdiìmcdE; o dai nttoieroaì aegvad 
lui. Rimaneva a «cu^rìr la 1«^^ dei moti acccbrali^ t«nUU prima invai» 
d» lultj, E Galileo vi ^x preparò ci>l cfairìni b«ne in meiiU il princìpio 
dlnr-i'iia, urico rxjtUincnl» «l^lb frtPitz:! dpl molo Viioli> r.inlciT iiiuiro i-bn 
ti pcadulo non «ia «lato da pvìncipào p«r Galileo «e con uno slmmcato 
aperìmentatorc deLla kippe Jd gnvi cadenti, e eh^T ^P^tì montando, «imi av- 
vento d«ir iaoeriniflmo doltd t^ibrauoni dì cii^ del qual futio vobva Gatikn 
fitÉuu ntruv«r Is i)l mofilraiione mutem^iliai, ma non riufcivA a «pontnla; 
uè lo «puntarlo, per Teritd. era poaaibile, non polendo la mAten^atica dino-, 
hirarglt vero quel che la fiaìcfli tleawi (eli «cceonava m«ct fobo. Ma, qnol ri- 
compensa di quc^ tuoi ItiogKi oA ostiniti «ludi, obbo U «copoirta dot bni 
chiatiMrraiiÌKmu di<|{lv ambi mpr^ttn \^\c corde. 

Da questo argocncnto, nel qualt; il noilro nutoTfi ipuftifc a conchitiaiom 
inportofiti 0. almeno io parto, nuut^c-^ \^xì^»ì\ a cunaidaiirc lu teoria dd 
proietti, la quale, lAicdata a m^'U^j da) Tartaglio, Tu rìpreaa iUl GalHeo nei 
primi 8U0Ì «ludi p'oTantll Cì nan'a come f[>eero fneertl qne* primi pani fi 
l^llaci, « pìii UntMÙ did wro dì qu«l clie ne fosforo gli atewlauol pred«- 
<cs»rì. Ripigliando il e>gKi?tto de' moti oee«]orrà d deaciSvu To^poricm^ 
galileiano ch« condutiij il iuo jiulore od ace«rtar*i corno v^rani^nt» ^li % 
aunn prnpurauiT>ali ai ([ttodraU di*ì tpmpi, a d narra in rhe modo Gali 
ote»ij riiisd^se alla dimoatMijijnc mdcmatica di queiiln nuova lingue do «è 
iGOfkorla, amnottendo cbo le \«bcilÀson »mpre « cv)efbntemenlfi in rogio» 
dal torapo. 

Dopo ta dimori mxione tifila le^ge diei moli accelerati, mostra oecom 
Galileo una nuova coperta avi praieltì, la quale ci^Ttùatcìa ndr^iver^ ritro- 
vato per eiipcricnu che il proietto ettaao dcocrive la curva in <|ucl mede- 
simo r«onp(ir die olibnndoiiato a tò, per in^tiUo della gro^àU notural^ 
avrelib*» |iLU»8ato il pL^rp^ndic^cilo, 

Narrali co6Ì i porUcotari atomi di questa nctiperlaf pSiM il uviatru Au* 




Rciazhnc d^la Giuj.ta del Fi, tstitutc vrtiAiù, <h^. 



1? 



(Dr« Air b «lorU ili altre Kop^rrk giltlnaTie iwa fornu f^np^rtant^ omiS 
t\tiie\\<- cbc ringiurdiiiQ la rt^i^k-nu Att >olkli a)ln ?f>ciui>ì. Dì questi nnovi 
#tii4t ftioccanki ai coaUoo *\tii i principi, « a nv^miriano n^mif pì-ccipui 
|iu-L« dé\ TrnUiki Ì> mei», hiiMi«t'>. Énu :> funesti uttimì t^Tnpi, ìn^tlild^ e 
4 L-iii ^oi buiih TjiTilm'ff cifllji Istillili rcaiioiio de* lJia£(j^U «leUc i/ue iViurcje 

UiuJkiflFi jicriiitlj in qii««t4 «t>n«t U fiualo noi indìtoio Godclmanlo 

prtmv «crittura ì)h mofu, f! d'iilUu iurLi> In quolicni uironomìr.lic rvcLi* 
nuiiJo più f^llerita (ruliblicdxioae àsiÌG mtccAnì^ha, i^* Dfaloj'ii del du^ 
ìitnaiM Si^rnmi st^velhe p«n«at<> di iiucrini UtLc le acoporìc iIa Im alte 
inlloa a quel t^rnpoy rì(piftfj> ill^ pjMpi'ke'i od alia leggi «lei moti, ed è 
IterHA (hi* ni'Q truvan<lo *|um nemmeno il più lontano scntof- ette la curva 
^i prmViii^nc pot«sM cMCii? uno pnrabalft, t. condotto il noMro olla tratta-' 
licnc urrufi&if dclU qnttì* abbianti> ^'iA Il^uuI^' pjiivila, i-ibpijtto alla patlfr clic 
io ijiKstu ^i>pi-ta i-^lt xorrtblm (ara al Caiulkri^ 

Si-gutf ili uppi^n^u acai^iALniit^ute tracciata la atoiJd Oiu ilialuglii ma- 
nodcntti dtìllo Nuf>iro S^Ìcuk- e d«lle vÌi:cn<io euUtc udla loro pulibliCttioiM, 
iwirriEiOo in parli^cilnr incdt> corno rju«cÌ8M a Galileo dì dìmoatrm la ae- 
conda « intTii li-gg*) d^i moti pffndolari, « cnm*. enllanlo nUor,^, »wondn che 
il ni»lri> opiita, pi^ri&K'M? ^}i fi^rrir^riii; aIIh ini^urM dri minimi t(jin]4; in«i^ 
cUiTEi'^do piH e i^iih^end^ i]U<-l mitlitiuLin'^ fiNi <li dimi^^trnxioni, nhc, dipcn- 
deodo da du« o tr« propiMiiioui rt>iiJamoiit^, ci^mpongono il I^^tk diilugu 
di ^^ Nuotv Sriorize, diinriwv qu:il ti f)sfl'! ti j^Hnu pri<ce^» delit) dfr- 
oiwli^ui>>ru di Gn}iIoii4(ii uuuieruaì t«x>i^]ii dei aiuti acctfkinli, com'.^ ■l^osttf 
procGfw* fo»c emendato nello pvibblicaaii>rvc dd tcrxo dioloigo aurnfcnto, o 
cùtutf d>opa U ptibbljr.uk<i)4?, coir.iiuto dal ToTricolli, pon<uM a dare jdlri 
antiso e più clmn^CJ iilti> !(Ui< dimufttj'ariont, qiiardo n i^i^rlla iW Ij^tUi 
atVMcro dovuto .-'ucn^lerr jUn? cn-ii/iuiif. 

11 confronto Fra k iliinofltraii<^ni dui proietti ittibblioat^^ q k aoUrion 
« Il po<i^ioi-ì alU |]tiliblJcaxioii0 di Leida, ritnant^ {pKat'ulliine nunofcrltto 
nt>\ rod(*-i ^ìiÌHl'I^h», f In ^Tn>nqtr^7Ìrm*i ilaia da! ft.^mmo Qlosofo d^IU coift- 
pc^iiitjnL' dellir hc&c rkhmivuìo in ajiprcMO tutlu rottcnzìunc del iio&tjM 
aulire: 

Alhi prinu odiifODO di l^ida, cbo ri eoiupitnoi'a di 9;oti i^uattro dinto^l, 
«4< iic^ j^'>i;juiiteru flauti ^[liji'i Ht^i^^iiEi :dlrì due: Ì1 quinto tb'S è drifla 
«clenia tini^ei^uk dell'? pr<ipor£Ì<jnÌ, e il ^e:9t4r delta forta J^lb pcrc^Asa. 
Ucl ntrovainefito e doU-^ vicenda subiti^ ihl ma iiob^- ritto di questa tdtirnù dia- 
loga o C(kn^i<^EOT f-titriit chinmavulj Galiko, ^ tAtto aoggtfll'^ partioobre di 
Gloria, cow^toilrtidii rlir l'ifli lo ripiidì<\ i- rho, qmndo non to avewe «>M 
npiidtJit<), quel dialogo dcveta tndore in ci'dinc d ^juinio e non Ìl «eatix 

stabilito pul, coan« uiw dei fondamenti ddi'udiEixiv ^liloboo |!mm i) 
priiiei^iu di<e rliii; ^'r;ixi b^iivnci a<f]|jlitatii uai u^iLil ly^keiU» dopo OWCro 
Mvi |ier due di\i<rtf tiiL^v, le i|uali pt^rò aJihiim» una mmlo4in^ coluta, 



18 



Storia liei nwUxJo tperinuiUQle in ttatàt 



l>dA^E-]u (Taf'pnnia aupposU» p«r rcro. iì ai.»ln, come, dopo lo fdbliliOa- 
liocio iki ^taiogtu, riudoif» a Galileo di trovarv cjuelb dintoMmiioflUv ^ 4M»i 
h <lirii1)piwr fra |1Ì »«ìd p (cTl f(o1ai<f. 

Bopo ì dbloghi dclk Nuovo Sociuo sotio pru>i ìa eKtcìe il traltitto d«l 
BdbiUt i^'ihciulo jn cht4n> c<*nQo da cno clìilcrif>ca quello dd Torrio^ e 
luUa b tmportanxa cbo rìtiMUQ'» <|iiolli iM Ucrrlli» u dìmo«Uaiido«ì com^ 
s« |[iftiL-ra poli «1 mondii i (mnnAnnllì àA Vìrintti, nppanrvLbo «Stti pt^ 
eviiìenlr nuii/ryli Ui óv\ prinii, dri più amidiil e? ik' più ttrcniii propalami-' 
tori e pfomxd^Un di^lc dottrine p^lilcianc o>iic>eniefilj k Acicmu d«] motix 

Jnliii^ Taulorfl noUro hi ^ jltifo pr^mdciv m oeuac alcuna diOìfv>ItA pro* 
Rioiiw ci>ntro W> iolirint' g»ti1t>j»rke \U^\\ «oieitxinlì clmrleri ir>1nkT lenendovi più 
pailif^otarancntc a Pai nJeTart] le ii[<i'n^ruc»i;« o ^1j JiivÌJio«u fastidì cirlrHdiiL 

ì^ì tjft, coD ABalìsi &itrottaDU rapida, prcfidiiin<' in (wiiiie il lerxu ed 
ulti ino volli ir <i. 

CiJinv ugni pirtiv dì cri>(t2n f]ì(iHm*TkUfr in TfnlrJi ìncLrminm crm Ca- 
lili:!), Clini il ii<j»1rD aiitoitr lìh f>jhi<à[àn Lilla ».1qiiù dell' applicAiìonc di eMa 
alle dultiiac interno al moto dcllu acqu^, e;ipuin«ndo le BpdcuUiiont e te opo-| 
rioiMer e'>]k» qvali ìT nu'nvi Ar^bimode pr»n^u8^« la EcieiKa dell' equilibrio 
di^Ufpiidi^ intxlAUi gWi HaJrAKhimoiìc ^inlko. Piwji poi a narrare ri>iibe e 
quando il Cantelli rioficitac a formulare rd A dinii>»tmiv goojiiotrìcAiaenU le 
pre^onjcioni r^'ndarnc^lali di i|iieftla Acii^tun, dir: cioò 1« rpiAriHU dcH'ac^iua 
fluente rto una luco poh prx>pi>nEÌuTuili Mb vi,^1oc]tà mohiplicata per U ^* 
xiotii^; iinrTiitido poi come-, da r|ii«?itai II CahMIì slemo sn^ciljfeoe una acrìp 
di (irofOvijtii>ii[ o teorejid, clii- ^am|»iii[(ii>;i il pritiio libr^ della misura (ferir 

Opporle najitente «vr^rte l'autore, che il Ejioniiu In in To«caiM i) primo 
Aiiiibfij a evi «& applicassero 1^ rmovi? le^ kirsulich? ^\k «rnpcrte, e perciò 
v^'li prende a nariAn^ VoLvaflion^t t^\ ìl moib porticiklnrc di <|UrjìU appllca- 
oooc; e, »ottiitK>TH'ni|ij a ditiiEeritc chOJOO «toricO'Ciitlcn le lUllnnc fn^^^canico* 
idrouticho pror-^fatr di Gnliln' rclti lettoni o trLttato det liumc tiiMrnàOi 
divento la ceTd>ra f^iirsiiiofie insorta fr>i lui <^ Andrea ArrìghetiL Con altreC* 
tacita iliti<B*efikfi vi'Mr jicii I-Minti riatii TaUni de[le bcHttui':' jdmtdicli*' ^'uliidaoc 
rìiaatteiiti, cÌQÒ II bivvL- 'lÌK)or»o contru il Un hi scolo. Rilonjii poi ul Cfi^teltì, 
il ipiftle, preparandoci cou b^cctilaxiom ed c^perimio nuove a fiaolverd la 
quf-^lrine della laguna lenHfl^ s* ahliatl^ a sroprìr** iin farlo, nella dimo* 
MrMion*- fid 'jnftk* lo -ovvi-titur Ìl Cavjilipri; r «l'agii inridrnli a qur^t» nr- 
gomenlo relativi è forniU uda narrtzìonc poirli^ol/irc^i^iata ed iirpurtante. 

il >'e;^lQinonli> dello Chiano, iriorio GuJilci. fu uno dei primi o prinet- 
pdli prebtenu olTeilisì u ri»oh<i:« a'divcepoU di luL 11 Mielieliiu pi'jjpoiieva, 
|*er teludutrne i\ vursn, dì ahlxLv-^r In sbuf-cu <leJ Jluim-% il Toriinellì ai up- 
pooova. propugrinudo il princìpio d>e le irclocito mdd di rei^'^lar^i, d^ti k- 
cundu d declivio d^^iralvto, mft della «uperfieie delVae^iia. Ltì fafii dii'crw 
dì i|iiMto fìibaiiito ioQo aoouratainente studiate Jal noitro autore nHle (dUM 



lUhzione Mia Ciunta tUl U. hlìMo r<.-Wri, -^ir. 



IP 



n ftccDiidu lìbru det CaiFvIlJ, CMt-^rulo podlumo. qui, cdl'aiipo^ino prin- 
cipati! di ineiliti durumeiiti, ai ri I:i ^tuiìa del mauoacrill'^ sì u^rra o>iav, 
tt fina u i|iuil puijto^ )r> i>ul>MÌcAuo il }UnltkTÌ. e &i poasa poi * hv h ttUrta 
<]4lU pubblìraxion^ d^l Ttoua, i;^th rjii^lo Floris 8i r>jii-i-3no r«i}elm«nl«. per 
la piirak voltA, le pm<*ni^limoiii <Ml3 prp|io£Ìzi<mr M^coniia: cmpndat^^nf pro- 
|H»1i; clnl prìnripi? Li^opolil^» ^ìa poi c\\f «i uvicrti che la fr][^ ilvIU n>lo* 
dia cotìctuM in qucUa siesta prò poni tiorte, non conttcotira con i|uHrollro 
scorna « dJfiìovU-jla fili l<jrnc>tlli. 

ti nomadi Gto. n«11i«ta Bartlik-rì « astai ben noto nella Ecteii2a; ma 
i)ftx>rfi±i quaat alTiiU'j quellj de! drH^rrpulu di Gutiko, CirEtmo Ni.>feii, h Tra* 
taglÌQto /irctiiti-Uur*! M qunlc i^ rìniutn JncdìLi. ir. (]ijQtln> r(>liinnL Sem- 
brsiftJa pfirtanto x] ito^tro nutom cho foiit«ro ni4rìC«vali ili f|ii&]cb4 nolìtli, 
^lì vi*» i\*rici*-iM;>rn* conio. In moUl jiarlicolari t-iiU"a f^di in a|»j>fV**i> ri- 
spetto a Faniìuno MìdirJini cdilJjL ?>li>riu <li.-1 famuMJ Irritate delb Ifircuanc 
ritf» pumi, prinapal monte }>ev ciò die C3nc<:rn« il prÌnci|>ÌQ in «mo profc*- 
•alo e per il ijiiale TacquA e^erc'lorebbi^ tiitla la «uà pi^eiictne «ul fondo « 
poe)ii«slnio o nulli «idle npnnd»> di^l vjiso- "M prirclpì» dpllji t^^'ni^lbiDsa 
delle piiesKÌoiii i^nuiatc dal Mìcbclìrl e da mdUi altri dt*Dci»lri lUliini, 
ncn« ntlribuito il locrito della Acopi^tn al l'alai; ma $i dimortra qui ch^ 
it Torrirafli Tavovu irovito poraccbi anni pjiina o at n^tVìL CilUi Tapplii^N* 
lìaiw- al b^ircimi^lm Viiif!i^iiiÌ4> \^vianì é cotimcìuIo nolairinrit^ |rer t ^ijc4 <tl- 
«coru di idi-auiicA pmUcu Hulìvi al r^olamento ddi'Atitu. ma div foAte 
uno dei pifl iml^licablli ifi idroinelria, i>>rfoTni4ndo c^n nuovo dimofilft* 
■ioni ^eonmltipìì^ e con nijove Mporionu L principi dnl Torricj^Ili, cApon* 
« din>08ti'i il TListiYi niilfìT«i, |irodu««ndnTir rd jUiutlmndcinr ^1j «rrilli ìnr* 
diti; D <|ttule poi ci addita in (ìcruininno MunlAnari ti piimochc npplicbMC 
la Ncienta air idro^c^fiu dvi mari, vd in iJi'rfiardtiio IUi]j;]££Ìni 1l> epi>prilore 
d«i poni nrtoiiani. 

L' idriJiDt-lria ri??diiv;d tnlUvia rncerla Tra h ìeg^' »up|iristB dal C.t«ti*1ti 
e b iliiiw^UaU dal Turrict-lli : e <iui il no»lro autoi-e »c^alù T intervento 
ilei Cautni, i ciii pn>{£rc4«i idraulici ifoto dilÌKontemcnt« narrati, nobind^i 
com« intomo n qucBlo U-mpo mlrio!> a^l in(.'orir(i di i:ili «ludi :inco gli ^iira- 
nieri; fra i ipt.ili d Yjiri^oTi, di r-ui vi lUma^itfatio ^U «miri L'omivevi in 
voler anali tic Ami*ntr* confcnnare U ìta^t delle v«IociLA »coperla flal Tom- 
wUi- UcH*j rklla iiiieni^oiKJ livpli idrometri, entra a diiicQmro A^l trattato 
diri (iLi^liflmini mila misura d «Ile ai:t|U« correnti, in cuifli tnirodiici^iKi per 
la prona volta n<»ir idrometria i« Vijiopifa iq<>iIìi> e ii coofeiraa cnn nuove e 
«>W(iì c^pi-rìt-ntó ta l^HS*? tifrrici^lliaiiii . ntncbA d^tlo Ire «tetri Irttcr* 
idro^atichi:, rubile 'juati ca*o Gu^licliuiiu aì difende C4>nlri> le imjmUixioni dd 
p.ijmi», aciogli«ndo il pr»>Memi nuovo d**^ln velociti dcirac^ju:! netubi pieni 
C, tu>1 narrare queala paite rti alorln. nol'i II noilrri xiiit^n- romr!, a pnrpu- 
«ilQ dvir iiitenreuto dclU piii;s^juii« dell'aria in quo' fatli idraulid, prend«saQ ti 
Gu^lielmiiù oxaak-ne di ìttuatrare mftf:L-itrilTn<nlc la leccia itel baiviDetiv. 

Ho sono iraunrate lo applicazioni cho airtdruLitka f*}ce dvi toon^tnì di 



20 Storia del metodo sperimentaìe in Italia — Relazione ecc. 



meccanica il Grandi, né le contribuzioni del Poleiii allo studio ÓnWe leggi 
d'efìlussij attraverso alle diverse figure di tubi addizionali, né gli sperimenti 
del Michelotti, e nemmeno i fiumi artificiali del Genetti. 

L'origine dei fiumi, che fu già soggetto di poema, si fa or qui sog- 
(,'ettu di storia, prima di parlar della legge degli alvei, dentro cui scorrono 
i lìumì. Notasi in appresso che prima di Galileo e del GugUelmint, gli idrau^ 
liei, rispetto agli alvei, versavano in molti errori, i quali furono tolti di 
mezzo, ed è minutamente narrato come rìuscifs^e al Guglielmini di asse- 
gnare le leggi allo stabilirsi degli alvei stessi. 

Col trattato della natura dei fiumi il nostro Autore ci mostra compiuto 
il grande edifìzio iniziato nelle poche pagine del Castelli- 1 successori del 
Guglielmini egli ce li addila intenti a confermare e ad illustrare le dottrine 
di lui, nella quale opera designa particolarmente il Manfredi, lo Ximenes, 
il Lecchi, lo Zendrini, il Frisi e il PereUi, di ciascun dei quali rende bre- 
veniente conto in quest'ultimo capitolo della sua storia. 

Ora, nonostante la vastità, la quale, senza ombra di esagerazione, è da 
dir^i imponente, di questo lavoro, che l'autore vorrà certamente corredare 
di copiosi indici per nomi e per materie, possiamo noi conchiudere che esso 
risolva complelamente il quesito, quale fu posto dall'Istituto? A questo 
dobbiamo sinceramente rispondere che, mentre il quadro delle origini e 
dello sviluppo del metodo sperimentale in Italia è magistralmente condotto 
Hno agli ultimi discepoli, anzi quasi fino agli ultimi discepoli dei discepoli 
di Galileo, pure esso non è proseguito fino a comprendervi la scoperta della 
pila voltaica, come tassativamente era stato dalTIstituto richiesto. 

Ma altrettanto sinceramente dobbiamo dichiarare, che quella monografia, 
per modo di dire più ristretta, alla quale la vostra Giunta aveva esplicita- 
mente accennato neir^prire per la seconda volta il concorso^ e la quale &i 
convenne sarebbe tornata bene accettai alTIstituto ed avrebbe potuto essere 
giudicata meritevole di premio, viene ad essere ad o^uberonza rappresentata, 
e in modo che, toltene alcune monde, non potrebbe, per orij,rÌnalÌlà di ri- 
cerche, profondità di vedute e coscienza di studi desiderarsi migliore, da 
questo lavoro: e che noi stimiamo per esso pienamente soddisfalta la volontà 
del testatore, dal quale l'Istituto ebbe ipcarico di conferire il premio: a a 
clìi dcttet'à meffiio la stofia del metoflo sperìmentnle in ìttdia ». 

Venezia, li IG febbraio I8Q0. 

DolL Angelo Mimch 

GrU:^EPPE LORENXON] (') 

Antonio F.waro Jìeìaiore. 



Soslilailu ni*iradunanza dd 15 Dicffinbrc 186'.l al m. o.. A, Messedagliv, ÌI quale, 
m !<eguito a TiLulami?iito iJi rtsld^nza, ciliege ed ull^tiiio di es»re esoneralo dal parteeipare 
ult^TJormeifle ai hvorì de]Ja Coni missioni^. 



AVVERTIMENTO 



Citiamo, coirabbr«vialara Alò., l'opere compble di Galileo slam paté in Ffrenze^ ^^l 
1842 al ]859i daHa socJeEà edUrìoe liorenlJna, in quindici tomi, con più un tomo di Sitp- 
ptemenlOj soUo b direzione di Eugenio Alberi. Il numero romano indica il Lumo, l'arabo 
la pagina. 

I manoscritti ealilelaiii, e^islenli nella H. Biblìolara Nazionale di Firenze, si <'iLano 
colla seguente abbrevialura: MSS. Cai Divis.,.. P. .,. 7'. . ., e... che \uo\ dire <Va- 
noscriili galiUiani, Divisione .... Parte ... - Tomo ... . carie — 

Coir abbreviatura i/55. Ga/. Z)/'jc. s'indica la Divisione IV dei medesimi Mano?prilti 
apparlenenLi ai varii e numerosi Discopoli di Galileo, t il numero romano indica il tomo, 
l'arabo la car(a. 

Per Tabbreviatura in allimo MSS. Cim. s'indica la Divisione \', cbe è dei Poste- 
riori di Galileo o degli Aecademiei de! Clmenln, e, al solilo, co' due numeri clic segni- 
Uno appresso s'accenna al tomo corrispondenlc e alla carU. 

Percbè poi gli sludiosi, che volessero meonlrare le nostre citazioni sui Manoserilli, 
sentiranno il bisogno di riUvarna più largamente il senso da lulEo il contesto, abbiamo 
credulo inuliff, citando la caria, d'indicar so ri passo trascritto o accennato sì trovi pre- 
cisamenle nella prima fronte o nel tergo. 

Spesso, di aleuni documenti che videro la pubblica luco, per opera del Nelli, del Tar- 
gioni, del Fabbroni e di altri, citiamo il Manoscritto, piuttosto che In stampa, e ciù si fa 
da noi^ quando t Doeumenli stessi non sieno stati pubblicati con quella integrila o con 
quella fedeltà, che, a parer nostro, richiedeva T importanza del si>fgetto. 



DELL'ORIGINE E DE' PROGRESSI 

BEL 

METODO SPERIMENTALE IN ITALIA 



DISCORSO PRELIMINARE 



PARTE PRIMA 



SOMMARIO- 

1. Dol primo ACiiiiiato delle CLteujzuml. — ti, Plalunp e Arl5li,|j]e. — ÌU. Della FlJosafla naturala de- 
rivala dall' Accadam 11 e: ilal peripato — IV, Cams le due FnùWfìr'- la plaluiijc.i e l'nrlsIoTolico, 
venJBPero a Inlroduni nella &HH-itiji crisliaiia. -^ V. De' mfdiel peri pa fiatici : <;irolama t'nifiitoro, 
Aiidi'ca Cisalpinn. — \l GIMBino Ciirdano, Giuae]iii4; Scaligero, Nicrolù TartoElia. — VII. Dot 
fìloBDll railonaNGlI : Ti'anei^c'o Pjiin^jo, Qorrurdifi" Tdosin, ijionlncjf» Drunr» o Tomfnnso Cam- 
pnnelln — Vili. De' frulli "Il scienza njiluralc rncrulu nrl mfolo XV[ •Mh- ire FiWon';, acca- 
demica, ]»CTÌpDtellC^ e ra£iO[i aliai LQL — - IX. De'cullciri ile) 1' d 1^4.'^ vrrl pri'curbcpri <k'l ipcloi^o 
BftcTlmtnUtlf ; Dania Alit^tiierb, Leon Bnltl^U All}-:rli, Ci'i^taforD Coloni thi >' Auiengn Vi->pucci. — - 
X. Lcon^trdo da \'iucl — Hi. Dn-pll annlriEnin pjdnvanl del kcoId XVE, c beenìilniiirnle di 
Itealdo Colamha — XII, Como ntl secato \V| ^li cserciii fipt'ciineTilali e lu ii&liiii' ilei falti 
naturali s\ diff.'inlfHSoro dni liliri d" jomhii l'^llpi'ull: Gmi-an Baiii^in Pcul.-i e Fernmle linptì- 
TBlfF. — Xlll. Dc'[iiii inLiiiedl»ti ìirtcunori e <'<>0|>ei';iiori alla prand<' InMani^ziono ^nliklnna: 
Giovar Daltl^ia BeitodeLEi e Sarjtorre Sanlorio. — Xl\'. Paolo Stirpi. — X^', Ddl'AccodcmLa 
de' Linciai ili Fraricuscù Baccelle 



L 



Accingendoci alla difficile opera ài narrare ie recondite vie, 
proseguendo le quali 1' uomo giunse all' acquisto delle cognizioni 
sperimentali, sentiamo vivo il bisogno di risalir col nostro pensiero 
a ricercar, nel nostro intelletto, T origine prima, e, se tanto avre- 
mo di forza, il principio delle nostre cognizioni e le fonti naturali. 
Questa ultima espressione valga intanto ad assicurare i lettori che 
non saremo per condurli attraverso agli aerei campi de' metafisici, 
né per menarli in giro fi-a le combattenti schiere de' filosofi spe- 
culativi, ma, indossata oramai la divisa di storici del Metodo spe- 
rimentale applicato air acquisto delle verità naturali, dello slesso 



2$ Stoi*Ìa del metodo sperimentale in Italia 

metodo spcnmenlale ci serviremo pure a investigar T origine prima 
e ì progressi dello nostre cognizioni. 

I fantastici sistemi dei cosi detti Oniologi, e io sbagliato me- 
todo dei sensisli loro oppositori, sembrò, nel secolo scorso, che 
fossero consigliati di posar Tarmi e di ridursi al silenzio da quel 
Tommaso Reid, capo della scuola scozzese, che primo insegnò d'in- 
vesligar le leggi dell' inlelletlo dietro la diligente osservazione dei 
fatti. I pedagogisti poi, nel presente secolo, seppero sapientemente 
trar prò da que* nuovi e fecondi ammaestramenti, e la Neckereil 
Guìllemon, nello studio amoroso della vita degl'infanti, raccolsero 
cosi gran numero di osservazioni, che si potè, dietro ad esse, sco- 
prire sperimentalmente la le^e, secondo la quale, ìn principio, 
Y uomo ama ed intende. -Proseguendo questo stesso metodo d' in- 
terne osservazioni Alessandro Manzoni, nel suo Romanzo, ci dipinse 
tale quaT è il cuore delT uomo, e Raffaello Lambruschinì, ne* suoi 
Dialoghi, espose eloquentemente agli italiani la detta legge del- 
l'amare e dell'intendere, scoperta cosi dietro a quelle nuove espe- 
rienze. 

Una delle principali e delle più importanti conclusioni, che de- 
ri\'arono immediatamente da cosi fatte esperienze, fu che le prime 
notizie delle cose hanno origine neir intelletto da tutt' altra fonte 
che dai sensi. 11 Reid argomenta» dietro accurate osservazioni, che 
il primo oggetto conosciuto dal bambino é \d sua propria madre, 
e eh' ei la conosce e intende non siltrimonti, che come un essere 
intelligente ed amante. Il primo linguaggio, secondo il filosofo scoz- 
zese, con cui la donna si comunica col portato delle sue viscere, 
é il linguaggio dell'amore; importantissima scoperta, per la quale 
si rendo solubile il problema dell'origine del lÌnguag*^io stesso, es- 
sendo iiicongruL'nte quel che pareva ammettersi, prima, da' filosofi, 
che cioè si possa la parola insegnare per mezzo della parola. 

Ila queste nuove dottrine, e da quelle, altresì, più antiche, 
scende un' aìtra importantissima conclusione, ed è la necessità delle 
titidizioni. La fiaccola dell' intelletto par che imiti strettamente 
l'esempio di queste nostre fiaccole artificiali, le quali non si accen- 
dono, se non che nolla luce di un allra fiaccola, che a loro si ap- 
pressi. Le osservazioni dei nuovi filosofi o psicologi sperimentaU, 
non che la storia dell'umano incivilimenlo, dimostrano quella ne- 
cessità degf insegnamenti tradizionali con evidentissima prova di 
fatti. K perciò la necessitii delle tradizioni una legge, alla quale 
inesorabilmente soggiace ogni svolgimento dell'umano pensiero. 



Pitene I. ^ ùiicofaj prehminare 



^ 



ooacdìé t'ammcUore L'ec^istenza d'ìtigogcii veramente cruori è un 
trcùtc in lUot^oJìi), com'è un errore in lìbica r^mmoltere la gene- 
ni2ì>:>no spoiitanen. 

Sùtì dmimuliamo dia la kygc orz anminziaU viene a porro 
in ^i^iiijo impaccio ì neotcrìci. i '|U3Ìi amineltcno che, zoiì nel- 
l'or Jii»e co«^mico, comp ncll' intf^lteltiiale, lulto sìa ;:Ìuiilo pd' so 
at prc-f^nlc ^n'Io di perfezione, per vU di eucccai^ivo, graduale ù 
Bponlanco BVt»lgÌmcDto> Che so, non potendo i»nciliai*e ì falli con 
la nec^s5ilà che li govcmn, alcuni altri saptcnti amroctlono un prin- 
cipio prcstab&lilo all'oMinc monduno e una primitiva civìIUl rive- 
lata. liannD liiltivi:i diritto di credere ncll'eBÌ^tcn2u di quel primo 
ArchiloUoEH9 del mondo e di qm^l primo Maestro dell' ttomo, che 
em «'ìppellani col nomo dì Dio, tnfmLmtoche gli fu:^ienzinti novelli 
non ^iono giunti a dimo<itrar con pid di CTiden2u le mtstt^rioao ori- 
g:ini della civiltà e del cosma 

UcirinimetterL^ l'esì&tenzft di quel primo Maestro, cbe per mezzo 
della iiwdro si comunica al bambinello, sontirono vivamente il bi- 
sogno, cosi il Uc;(l, come i pedagogisti inspirati agi' insegnamenti 
4U htt, e negondo, anzi^ oomc »; disse. Ohe le primo nolizio apprcv- 
dJno alla monte per v^a dei Aonsi, non dubitarono d'atTermar clic 
l'ìntellcUo s'apre allo luco di Dio, come s'apre il fioro al primo 
rag^k) di soie. Dìo clic l' luce. TintellelCo umano, il quii i> Toccliio 
che vi*dc, gii esseri crcfìti, che £' irraggiano di quella divina luco 
e la rillcllono ut veggente, formano il soggetlo e compL^ngono fon- 
cictopcdiu dì tutto il nostro iutpen?. Lasciando od altri dì Indiar la 
aciema che riguarda il primo l- il secondo di qut'' suggelli, quel chi; 
importa a noi non 6 propriamente c^ic il terzo, lo primo notizie del 
quali! vediamo com' inLi^^minci ad apprenderlo il boiabino. 

rivolga egli »ponUmea Viiltrjnzione agli oggetti drcoManti^o 
alcuno, veleggiandolo, glieli presenti innanzi e lo inviti e to alletti 
a riguardarli, lo v*vIìouiO immobile e contemplativo tener fei gli 
occhi in <pic' medesimi og;;ctti. Uop esser rimasto iil>iuantt? in quella 
estatica contemplatone, il bambinello, che noti ha uncora iricomin* 
ciato a piglinr po«?tC540 del mondo, se Toggetlo in qualrho modo 
Io alletta, colla bellezza delle fomic esienori e del colorì. Atende 
innanzi il braccio e apre la mano per prendei'si quell'oggetto, ma 
é notabile eh' ci non »i Hpori^a punto per aggiungerlo, ooaìochò so 
:^i riesce piiì lontmo di qtiel che hi^o^i per toccarlo, mena o vuoto 
a tresca per l^ria con i|iicl hmccio te^o e con ']uell.i manina aperln. 
Oocito e ^:;no che egli non ha ancora imparato a mt^urar la dì- 



2$ Stona dtil i/ititodo ^lierimentaìe in Italkt 



stanza, e che i visibili ogi^etti gli si presentano come se fossero 
dipinti sopra una tela calatagli innanzi agli occhi. Di qui viene 
ad acquistare la prima idea dello spazio superficiale, circoscritto 
alV intorno dal più semplice e regolare de' perìmetri, il cerchio, 
L' esercizio poi e T uso che egli arcanamente impara a fare degli 
aiT^omenti della parallasse, lo rendono accorto deirallra dimensione 
dello spazìOj della profondità, cosicché dalla superficie passa ad 
acquistar X idea del solido e dalla nozione del cerchio passa a quella 
deir emisfero. È la geometria dunque la prima scienza che Tuomo 
impani, e la prima arte che lo guida in acquistar le prime notizie 
del mondo creato. Quel bambinello intanto, il quale aveva poco più 
che quaranta giorni, ha passalo già dell'età sua il primo anno. Tor- 
niamo ad osservarne gli atti, e a veder quali novità pi^senlano i 
suoi costumi. Non é più, com' allora, estatico e contemplativo : el 
si vede anzi vivamente commosso alle impressioni che fanno sopra 
lui gli oggetti esteriori, e alcuni lo impauriscono, per cui rifuse 
strillando da loro, e altri lo allettano, e sorridendo si sporge per 
averli, e avutili, desiderosamente, gli stringe e se ne impossessa. 
Non si contenta più di contemplare con gli occhi T esteriore appa- 
renza di quelle cose, ma le stringe fortemente fra le sue mani, per 
i^nderne più intimo e più squisito il contatto, le lacera quasi vo- 
lesse penetrare :t veder quel che v' è dentro e sotto esse nascosto. 
e tanta avidità ha di compenetrarsL con quelli oggetti, che tutto 
vorrebbe cacciar dentro :dla ^ua bncca. 1/ altro passo dunque che 
fa Vuomo, per pigliar pieno possesso del mondo è rjuello dell' eser- 
cizio de* stinsi e dell' nrte doli" esperienza. 

Ma prima di giungere a questo secondo passo, prosegut^ntlo per 
la dirittura fìi quella vìa, che conduce l'uomo alle prime notizie del 
mondo creato, pei-cone una via traversa, e si direbbe perciò che 
delira. Alla serena contemplazione che abbiamo ammirata dianzi, 
prima che il bambino passi a quella sua vivacità di :illi piM' cui il 
mondo sì assoggetta a' suoi sensi; succede una specie d'irrequie- 
tezza, la quale non é poi altro so non che Teflctto di un segi-eto 
oj'goglioso delirio. Il bambino e irrequieto, |iercìiè vorrebbe che il 
mondo procedesse a modo suo, e prim;t d'imparar che il mondo 
si 'governa con leggi sue proprie, vonobbe esser egli il iepiislatore 
del mondo. 

La storia, che abbiamo così a chiare note letta, in quel micro- 
cosmo intellettuale, è la storia che si verifica nella vita dell'uomo 
adulto, anzi è la storia dell'origine e de' progressi che cou-Jucono 



Vxtin ! — Djictfffo pr^imman 



sn 



tutto un popola incivilito ;ill'ac^]uifto delle verìlà naturali. Dalle 
^«^rr-izioiii fallo sopra il I^mbiiio risulta che» degli o^^'clU creulj, 
l'LLiu^t ac<f\ii5ta notizia ikllu fonua^ per ineixo ddb geaiuelm^ <> 
poi della materia per ]nc2zo «tei Mitsi e (kir esperienza. Cwt» basta 
appara s'olgeiv 011 occhiati furtiva alla storia biella Ecienza, per 
Vederi? che, in ogni pcrioJo d' ìiLcivlIimcnto prima soik» state a ik- 
rlro lo ftcìenzfi matematiche e poi le luiclic. Nelle stesso sdeozc? 
fì^vchc niutf'iLaticbo jn venGca pure k medesima logjjo. ViLStrono- 
mia mateiitatìci, per esi^mpìo, precoJe alI'asLroncinui fi»ca, e all^ 
tneccanica nuìoiiale precf^de la scienza asIratUi del moto. La Fisica, 
la Chimica e la Geologia, il iio^geUo delle quali ò più remoto dalh 
Tiìrma e più prossimo che mai alla materia, sono scienze apparile 
via vm In questi tre ultimi S'Xoìu 

Tali sempliCkdsiiDC osservaci cjiii alorìcbc dei Tatti ba:^tanc» a per* 
stu^icT chiimqiJG ^ho la leggi', hi quale governa lo svolgimeato in*- 
t^lk'Uujlc ikìr individuo, è la legge ^t'^7$^ che goveroa gli svolfì- 
menti intetUdtuali di un intero popolo incirilito. Ma pei-dià ogni 
popolo incivilito rìcotioàce qualche suo Ìn?)Ìgno c&po*HCUola e mae- 
ftliYj^ jìe' hbii scrìtti dal quale si compendia e si rilme qiiafii in 
ifqw^cchin lutto tid die di rero ha quello stesso popolo ìmpamlo e 
tiC<ipa-to; nei TO^iuimo dimc(Strai« ai tio&iri lettori come la diri^ata 
let';;e storica ^i ventlclu ne^li insagnamenli lasciali dai dtic piiY 
imi^i cipo scurda ù maieslri della ^cientifieo ìucixilimcntcv Platone, 
e ArÌ!^totile. 



n, 



Ch« tu olvillù ù la cultura, rwlla tioittra Italia approdAsfto dalla 
COntipja Grecia ò con tanto nota» e co?d naturale, cbe la Geof^^fm 
•tosMi quasi s^n'o dì prova. T^ forma peninsular».» dolW due ler:^, 
onl il f^le oon temperala lei)2ia doteomente sorrìde, e il mare, 
vhp larL^am^rite le bagna e ne'golQ 9 ne' tieni e nogl'ismì stretta- 
meittc' k abbraccia, furono for«o Io cause principali, p^ cui lo spi- 
rilo delle più antiche etvilla asiatiche e afTrlcane libei'amento alitale 
per lo Ioni felici contnde, L'no de' primi e princìpli uomini, che 
facf della »^7Jeu£i Mcoudeiisi* ««Ile riw del NUu, e la troiiportass^i 
m la frittura di libri eloqu^nlitsimi di Grecia iu Italia, fu quel 



3J 



Storia t^cl ftnaodo rpfrimctìtat* m tfaèta 



Vìntone che dc\ no^tm M:ìr[itiiìoo progn^^ìso rì dfe da noi rìgtiarrlan 
qEial efficacissinin proniotor»^ e rnar?^rn. 

Sna^tc gli cilucA, nella piilrin Alene, i\ moro e la mente 
chi em Socrate?— lo «mì figlio, ei risiìoudc nel Tcetelo apprcs 
In Blfr<?(ik rbt(»rif.\ rii iinu Tji1r:ri]lìsAÌma 1t*\<ilni:r, tln- h diiiimaFi 
iLirele, e iindrÌL>, couic lei, Pseicilu «jut^^^Ia tm^i'>inia arie. Infi 
ooiiiId |i«r ma siesao, ostetrico i parli tOIrui e ^1t educo alla luca 
Se t^li ari'ssi? aL'iifu dom:tni^l;ilLi qn:ili ffffietii'plt U^Sfle bisn^iato 
ciss<*rvnm ]u^' riinvt'-^tiinv li iiui!':i1ÌlA e la Krii^ir/A, ("rrmpf^idtns^diirul 
ri^parìileva i^mtosci tf- !ttfy»o. Vhitone ihiiM]t>e hj fi^e imitatore fedi 
lìi^ìmo di qiu^H'artfl oùlMrìca^ *• o^sf^rratore dÌUgentÌM>Ifnn di i]!» 
pree*?tt^, per cui, sebbene sia ?^m1>rati} cbe il Reid e i petlagogNl 
modeinl abbiano ora luiovjmenle o per i primi introdotte nell 
|»iro}o('ia il metodo dell' osscrrazione siH^rimentale; qiiel m* 
noiKiT-tante i> :iiili chiamo, e quasi un eco del suctutìco re^poil! 
Non riuTicim p»:^tT.'W CLf^di meniviglla u nessuno qtiella^clw sarei 
ora per prolTorire, ed d quella: the ìfì pklunirlie dottrina «onO 
VìViL e*qire»wìoTie r urn) K])1erirlÌdi^ÌrMi dramma^ l'be rappresenta 
atto lo <ilalo t* le 40iidixioiii dtdia meiitt^ iIeiruomc\ nd pf^i 
acqnbla ddlle verilfi naturali, secenio ci nsidlava d^L*<xisi^rvan^ 
fatti del t);iml>iiie]]o, cbe di poco lia pa*ifati3 qii:irantn ^omL And 
egli iiif-Lilli, Platone, ainmelle elie primo maeslro all'uomo non 
che Dìo, V esi^lenia del qti^de, nel liLro decimo delle I^figi, è di 
mostrata con tulli quegli ai^emealì, a cui M.'ui)>ni clu^poco dì 
nuovo I* di pii^ lii.'lln iiIiIh'ID N"i|utto ag^ìoiij^i-rvi ì ti^tln^i iuird»-n]j 
Della necessità Jelle tirtdiiioni poi é c*"6l ben [Hi^uasa il lllcM>ril 
givoc^ da doversi anzi dire che tolto il euo nistema ù ìnfurmiUo dì 
quel principio. E in vero non ^nlo1 nemmeno chr Ir milizie ^cquj- 
Mate ai appettino col nome dì scifrìza, tua. pilltf''^to non ipiellu 
Temhìisceiis:ii, romt» se l' inteltello le avesiM* prima jxiM^'duti*, alili 
j^euilole dirv*llaiiiente ilal delo^ e poi aves^ via vìa occa-ni^^nt* 
lidm^^l^ ;il)a memuria. 

Chi poi vi.ili'sso wd4*rG hi Platone eloquentemenle nipji 
late quelle slesse doUrIfìe fiotto furma di apologo^ leggv il principii 
del libri» VII Delfo Stoio, dme V intelletto che appivnde le 
per ìmiTit* dei scusi, vien ra»«LUui(3'U:ilj a un uumo, trini vt^de ap|i 
rire 11 sparire* gli u^etlì jht le loro ombre pivietlidi' sul fiuido 
una speloiLCi. dentro alla quale sìa condannato a «tai^en».' rinchii 
per tutto i) leijqH» didla sua vita. 

I^ 0losolla ÌD«oinm;t dd iinnde Alenìo^c^ Ta, ì^econda noi, estl 



PaUtc 1 — Diicorto prtiimìnarc 



31 






I 



ino ritmtlo di quella contetnplazioite f^sUtìca^ nolla qiule ve- 
diamo ^is^niti) Jl 1>:i]ìiliìTio, j|naiirlo iiriiim jii«:<»Miimia h |iJtjlìar nolUùi 
dd iJK»Ti<)o, l'I ^i^^n 1)1^1 rì;i cletle Fiirrtie, M^t^ninlo si ilìs^i;^ r it prima 
^ Og^retlo e la prima ariti dolki sua o.i^ni7toiw\ Bi er^o infatti il Filo* 
b greco piv«!aiij;iiv rulilità ^nuHlìs-sima o riiuptii'lauia, ci»*? per 
ac4|uist> Ut*l!e venia nalumli ba la <ieometJÌa a \a scienza ilei nu- 
meri in generile. « Quelita scieuTn, dtce^ t?glì nell^ Epinoiiiiflie, tn«nln? 
è la sKJi'genle di tulli i lieni non è s^r^ìeiUe di verun male, Ìl die 
è facile a pmvare. Il numero con unlru ]^-r nulla in tgnì specie 
ilt metnj, iluvi^ nim i'l-|jiiu tii^ iT!gtnn% uè anlìm% lìù tì^ui^, n^ inì- 
sum, nò iiruìonìTi: in uiiu parob. in lutto ciò elm parlucfpa a f|iKi1c]i9 
male, i Cu^l pnr f^ì \oglìu insinuar dall'Anitre^ k\w la MaU^maiica 
è tutto iiiì<tcnie ^ìriiieìpio di int>i-:i]iL\ i- futidiiiiK^nto di i4CÌJ'ii3t:i, 

A PLitonr succede imniedintnnn-nle nell'nrficio dì mui-»;tro e 
noirautorità di capu MTUola, cosi del ^^i^eco, come dell'italico t£KÌvi' 
Itmcrno, un altruomo, cbe sebben sia discepolo àì lui e per di- 
ciasseU'anni ^queali TAccademia, professa uuUadiineno diittriue 
tutt'affatto dìvers'.\ Quelito é ìl ftitnofìissinio Aiiiìtotile, il «luale^ nati» 
lu ^t;igira, Ik^iicìiù di sangue fpraco, piccola *j ignobile oiilà didla 
Tnirta, risente aKjnaato iltdh ruvìdeua luitìa l> della opei\t^1& del 
monlanaro. Ma quella triia ruvidezza e quella optiro«ìlfi, clte fi cosi 
rÌM^nUk- coidni!<Ki colla phcida conlotiiplaiiouo platonica^ é la raf»- 
pn^s-ìiiUaion*^ pili ^tva di quella invquiet»>2Za die vedemmo succe- 
dere alle estatiche f^ neivne centemplajdonl del bambinello. Noi giu- 
dicammo quella iiddirìtturi una fi3t» morbosa, per !a quale passa 
la mente nel pro(4redire airac^nislo delle verilà naturali, e la qua- 
lifìcainma p(rr un delirio. N^ dubitiamo oni di qualitìcur similmente 
per una fasici nn>rl>06a e pf^r tin <lelìiHo la filosona arisluteitcu, la 
qu^Vf r;ippri*«oaUi ptrr nui quel secondo stato, in cui «i li'ou^ uella 
succe»cKtra con<)uÌ^ delle cognizioni, la mente dell' uomo. 

Per qual motivo V Irrequietezza che bÌ osserva nel bambino, e 
che vien rappresentata dalla opeirsilà aristotelica, fu qualificata da 
noi ptr un ileUrÌi>? Pi?tvb« cosi li bambino comt Annotile ver* 
rebb^ro cho la Natura si governasse a loro proprio mi^do, e preten- 
derebbert) d' imporri* piuttosto che assog^tai^ alle leg^ di ]**t. 
Tale appunto é 11 carattere, di che s^ impronta la Blnsolia naturile 
del famo>itssÌrao Stagirila. Mentie die Platone conclude le prime 
e pìA universali noticie delle cose derìvdre da lutT-iUnt fontj* die 
dai M:n5Ì, esce iuveLM? il dlscepok a iwnti*nziare nulla rssun: nel- 
r intelletto cho non »ia prima Ktalo nel ^*n^'.\ t>er cui se il primo 



J3S 



^turia d$t rtì^t4nio tperìinritialó in /folta 



iti?e^'nn ìl particolare essere incluso neir uiùverf^e clie Ìo pn^cc< 
Toltrci, imi' al ccnlnrio, assemc^ che il |>articolare precedo ;UL' 
versole, il concelio di cui la mentis isa forcnarselo <la sé stessa. 
quoUo che ei può chiaumr© uà indinrei (iolla nigion*?, h qual*?, coi 
fttCond:iiTWitm produco i ocnfìclli univei^ali, per opon <lia1cUica di 
rawtnwiùDc; cojìì (.IJi legrgi ai particolaiS via Yia che rcconni M ri 
mweerii per la p^rce^ione de' sensi Dì qui è che il Filosofo intei 
com'ad opam principale, a dar rej^le e a istlluir pivcetti ìntoi 
alla dialitica o alla retlcrica, ed è riconOECiato da tutu per prìi 
inventore arguUecimo del siUo^^imio. Che tm'è alle mani di 
stotile il sillogismo? È un artiliciu luelni^hiero, peraiisidà a ci 
fiere con gran rocilìtiìi chd la conclusione derivi dallo promicsee, nJ 
per nocessllÀ letico, mo per sol;i opera dicilottica delU mento m| 
nolrioo. Perciò epli, neir investì^re le cause de'faUi nattjrali 
dalla tn3pp;i semplicità: quelle cause non Ron vere, per lui, ^e m 
Sfilando eieno state Htnivale da' più sottili e artificiosi ragionamenlL 
Com'esempio dì ciò ^ìaò citam, da) libro delle Meteore, e da quel 
d(>i Problemi, cìO chd dicfi detr origino dello fonuuie, ripudiane 
ro(>inion di coloro che riconoeocviuio <)ucllo segrete oi-Ì^iiii di 
sUllicidìi de' monti imbevati dello nevi i^qiin^lìatc e delle pìo] 
invernali. Attendendo» poi bene, si trova non aver quel ripodìo, ni 
niente del Filcì^ofo, altro motivi), (se non per es^r quella opini^ 
troppo f>\-via e facile a ritro\'ar dagt' iii^pBgni volgari, Chi svoli 
libri dello Staf^irita s'abbatte frequentemente a irovor di ciò 
:)lU-i esempi. 

Plittonc aveva bandite aspra guerra ui eoG»l\, e neir EuLidei 
«vela i più inlric;itì labeilnli dei loro eiTori e gli seonflg^e c^ìll'ai 
iroida, ebe dar(leg$:ìa dalle s^michiu^:) labbra di Sncmto. Nel 
InfToni poi avev.i già con pari arie eloj^uenlp, conlutato i) sensismi 
cotichij<leQdo che, se regola del nostro conoscere sono i sensi, ni 
i più nel mondo fi' immutabile o dì veixj. Ma Arirtoteie, bondié 
^lecito di rimuover da wé la taccia d*c**epe incom> negli ei 
di Protagoni ti di Eulidcmo, nonoslAnto di fatto pili scdaìsUi 
primo e più KOllsU dot recando, non aimi^lenrlo bene spesso la 
dialettica in altro, elio in appuntar la freccia al softmni, ed cttei 
i suoi libi'i f^^ici UTi;k continuala apoteosi dei Benst^ Il discepolo 
somma pmfef^i apoitamcnte dolti-ine^ non solo diren;e« ma tutt'i 
fello contrarie a quelle del &uo maestro, e, in on:line al propceil 
nostrt), il succedem dell'una scuulm all'altra, wpna lu-lla si 
delle ficienxc sperimentali, un not;ibilissimo re^ftcsso, 



PjLitric J. — Diécor^ piVlirtunare 



33 



balle due aiiUclie scuole di IIil^cìu drjriv-.uìim:* y;\ì Accailemici 
a i P6rìpuk4ici, i «iiuili, da quasi vrntilré ^coti, lianno knutu il 
ctm[iu delbi t^ck^fici in Eurup;), et;»<»ndj mìmbiltneot^ ìe loro arche 
rlmHKte ^j»tlt^;gìa[itT sui fluiti ii^iUUiri di 1;uiU (KipoU fra st^ divisi 
]Wr VinvtÀ di climi v di costumi, jior coiuluiI svtrutuiv e [jt^r cod- 
Itahe |Kiìtsiooi_ Dìeiro cW, *l coiiiiirviidL-rt s^^isat Tidlmvnto coroi» 
debba b Storia del metodo ^pennieutale tncomim^iara dalla in^lilii*- 
tiODB dttirAci^d ernia, a raiì segue immediaUmeiiii* quella iH Pb- 
rìpHti, consìderjiido con brevità, ma colla dÌlLgen2a che d sarà pos- 
sìinle, ci<> clje ccufi-rissero ijuslle due paiole a dar gli inìzìì e a 
{iFCFintHn%r« ia qualche niodu quegli stessi tnetodl sperimentali. 



m. 



Prendano dunque le mosse quo,«i^ nofiu^ cronslderasflonl dal 
sistema filoftolìco di Piatone, brev&mente aggirandoci, ìnstera coi 
nostri lettori, per i tussure^ianti orti di Academo. La lusbiu-ia d«gU 
iàlberi, che oiobi^og^rìano ì viali, fa senza dubbio rìli^itto doUa «su* 
f;icundiadi colui che, avvento nel pallio fìWi^raUv jiaiii all:i 

troarosa e scolta KÌL>veTitCi alfijiiese traltii ad «dìrift. Ma il l'efri- 
gcrio che vien da una tal lu^surin di fronde a' cocenti ardon del 
vole e il grato odoro cht^ esala dai dolci pomi inalurt, peisuadono 
facilmente ognuni) che ivi rutilila va congiunta al diletto. 

La qualità prìncipule e il carattere distintivo dì quella platonica 
scuola, già dìoe^iimo essere la contemplazione. « La i-eritij va lut- 
Uvia ripulendo il giao maestro, non d p\xò coi)uH;ere da noi qu:tggiù 
in Xerr^ij ^e non teforKindoci a roai|>cre i vincoli che ci tt-ngono 
strinti e an'ìluppali noi corpo, d It^ questa del gntu fdo!=ofri, ««nm 
dubbio^ ima i':ta^^i-ri2Ìoni.^ anzi diciamolo addiriUura un errore, per^ 
che ftfl l'uomo é naturalmonto compo&to di uniian e di corpo, del^ 
bono ;Lnibedue insieme, con prot'vida leggo con^rrere a un meda* 
Simo ufiicio: onde, la coniifìgnenMi elio immediataineate durir:i dalte 
platOTtiche dottrine sai^bbe che TacqulAto della acìeuia non è per 
noi che un inutile desiderio. Dall' altra parte poi, se il corpo ò di ira- 
pQ«cio continuo all'anima, e se non sono i sensi altro cbo una fonte 

brenne d'iii^niiÌT è chiaro che non utile alla rìcerca delU Terilà, 
ma sommam^nt^? flanno^a^ dovrebbe, secondo il BStema filosofico di 
Platone^ riuscir qualunque ifitituvione del metodo q>erimentakv 



3-1 



Storia dèi trutotto BpettifumUiìe ht liaHa 



OiiftSU ìnfalti 1^ h conclusione a cui giunpc il discepolo di 
Socrate, che Tu udito dù^ pia voHv iivcr nello studio dcsIU ;^tori 
nulunde truvdtxi piutto^ da perdere die <Ia ^dagnarc, Co« sland 
appunto le cm^, qiiiili^ ^p^nvtoKJi possiamo duiicgue a%tr noi di vMc 
la FiZo^olìii AperimeiUaic apunUir s\s dalle verde^iantt aiuole del 
rAccftdemia? [ nostri lettori perciò^ che attendono curiosi la rÌB 
dovrebbero ramincmorum come noi dicemmo, ne' prìncipìì del n 
fftro Dbcomo, cbc la liloso&a plukmica rappreacnU quel primo s 
delta mente dell' uomo^ in cui, de^li o^gelU creati ella appreu 
le prime noiixìe. piuttosto per ria delle forme geometrichei che p 
la materiale impressione del senso- D'onde si p\h' compi*etwÌere 
che 9c >|iii-]l£i FiloHrjlìa non inlapoduoe nr.U'arte spf rira^ntaler e 
la ripiiilia reputandola non »o1o inuliU?, ma, che é pe^o, dannosa ; 
vi costituisce p(?rò un'ttitr'arte che la precede e cbo é^ o dovrebb 
essere il fomlamentu di quella, cfscndo certissima legge che ^li o;; 
getti SI coiKdconc prima per U formai 6 poi per materia. Plaloa 
insomma non intt^xluce nella fisica, ma in quella che puA chiamarsi 
tnatemalica delb fisica, 

l!:gli é infatti» il tiloiK'lo olienoftc, gran maestro di Geometri 
Fiorironc nella scuola di luì Arislco, Endossio, Miccino e Dinotstra' 
i quiUi riuscirono a dar la soluzionu dù'duc più difiicili problemi, 
cho (ooficro proposti alla geometiia; lo dupiiciziouo del cubo u la 
tri^Eione dell'angolo. Alla sc\xoUt di Fiatone appartengono l>ur« 
duu più ìmigni m'^L'^strì ch<^ bibbia ;ivuU>, e incori l\mfO deco 
di «coli» abbia tuttavia la ^lenm^ Kuclide e Ai'chimude. 

Tratteniancoi a con&lderjre un poco il sublime aspetto 
m&fistà ^-cnercindu del no<ìtp:i Simcusano» Egli è la prima splendida 
apparìEionc. e la rappi^scntaElonc più viva di ciò che focec Tiu-lc 
Bperimcntali in Italia nel ID secolo prima di Gesù Cristo. Il disco- 
prilorc del Jurlo dell'oro nella corona del ré Cerone^ VìncenrliattH'Q 
delle n:m di Marco Marc'^Ilo^ il tauinatiir^, che per meKKO di u 
9enjplicÌ:<^Tna leì'a 3Ì Ah vaiJo di poter commuovere la terra e il ctelo 
passa per J primo gnm fisico sperimentale che at^jìa avuto Tltali 
e perciò non <^?mbra che possa essere uscito Archimede dalla scuo 
matematica di Platone. 

Considerando pcrd più sottilroento. sì lrovei& che T abito d 
SinMiusario non dilTTn-isce in nulla dal pallio del liki^ofo idienese 
Cosi Viino come TalLni tengtm dietro alle forme dei corpi, e non 
vogliono avvilii' 1* ingegno dietro alla Icro mditeri;!* Questa nota del 
r ingegno archimedeo é posta in piena evideiiza dn ciò cht ne Krìva 







PjftT^ L — £"f J 



mttna¥& 



35 



Plutarco nella vita di Marco Marcello, dove dice appimlo cIk* Ai^ 
rfihìmwl»* nnn fac<?va neasun conta JrIIp atip fì>Ìche p m*^ri-vinlclw* 
ÌRWiiEÌoikì, non essendo <^sse allro che ffìochi di ^forurirta, ne*qiuiìi 
s'«ra oMaffti'o Jni//<rrien^r£«t af/crm) 7>?7' ìuq paiioÀtmpQ, Ecco il 
catBU«re distìitlivo i.frl1a fidici )>hitmiicji, i^co in ijnnl «^ona^lto sì 
teticvan dtii^li Ai-^cndt-mlci i falli natui'-ali: gioclii di j^emnrrlrìs <? pan- 
ftatempi* Di tiri l;d suggello é proroiidamente inipresao il primo Tmt- 
atato di foica Immamlaloci dalf antichità, gli SpirìtaH di Henine 
aleAv^ndrinii, dific^polo di Archimede: tr;iUalo, dove l' iiigpgtin 
^^hcna iiitmuo ai moti prodotti prìncipalmonte dal dilalarfi e ^1 
condensarsi dell'arili, cerne Ctesibio^ altro discepolo dello stesso 
ArchÉmetlv, ^berzii Intoiiìo a cimili altri inoli prodotti dall'acqua. 

Ma esifflono del gran disct^ipoto di Plutone, itnorc di Simcus 
e d'Italia, o son por^'^nuti Lnfiiio a noi^ allra\%rso rII» vic:endt)<kn 
K»*r(ilì. thìr^ Trall.di insigni, rjiicllo tìt^jiVi Kfjnipondn'nnti r «pn-llci rlei 
Gatli*jff/imtti, dove si ponginto tx^>t srddi foniamenti snit^n/àali ;i1b 
Statica e alla IdirnUilira, dn ncut pAssar per la menl^ a ne^^iino firn 
possa altri i|iialilìea]'li pni' ijior.hi di gfìomeiria o per fisìiVi p^ts-satr^mpi. 
Verissimo: ma e^i piire^ qtie* due Trattati dol mateni:i1ici> >^Lracu* 
sano, prt<st*titano il canilterts proprio i; di-^lintivo della Fikiscfia niH 
luralu di Phtone, che i quello di astrarre dalle pixjprietA njitiinili 
<W corpi, piT Iriltenrrsi a i:\int<*mpU(rc In proprìclA muiemaLicho « 
geomiìtriche* di-llii Ioni rorine. La leva an^himedsa infaitt, Md prin- 
cipio della quale è fmuhla tiilL-i la Statica, non i una verga !)olldap 
ma iioa linea i^eomelrica, e li polMiaa e la resistenza son TorM chfì 
sr.-mbniiKi ps^er mt^ssa in atto pìiiltosTo da spiriti intx^rpomi, die da 
mati*rie ^olide e ponderanti. Similmente l'umido delle archimedee 
idi'OStalielie imnierMoni è un liquido che ncu esiste in natura, ma 
ndl» ttu^ntali iistraziotii Jet nio*4tifo, il qual suppone <:be le molecole 
rasentino )e- pareti d<?'v^i o tluìtftaiiL» li» unt; ritorno alle alti*» teDia 
patirrì la m)iiiiTi:i ri.*sif;tenf:ì^ a quel modo i^bi^ un pnuin gr*fie<^ una 
lìnea geninetrìc;* tiltri^nuMite lliiinido nelln spazio. Qud ^tIS^A gi><y- 
metrico è moto, e anxi al molo dì un punti) che genera una linea, 
al muto di una linea cbe genera una ftuperdcle, b al moto di una 
stlperTicìe che «i^nera un stdido, *^i ridut^^ Ìl conrefto genelico delti 
Gvomclna, eh^ giusto, nel risalire alle sue più >mbHnit alluix', prL*tkdtj 
pt'r *iuo pi"oprÌo e particolare ìl tìtolo di Fhif^wni. Non fu puiiìft 
m;intvi;^li^i rhi^ u^issem dalhi sciioki dì PlaUiiiu i ilui* |iii\ insigni 
mae^ti'i di-lla ìfcìifuza drl mola Aicbitni^li; »? Gidile*». 

Ma per non prewnire i tempi moderni. wCfermlamoc-i breve- 



m 



Storia dèi mttodù à^erimt^ìiak in Ilaiia 



Sila , 

M 

ailì 
Ko 



mente a C0D5Ìdcnirc in Archimi*<te e nclbi i^ua scuola quali fiono 
b note proprie e distm(tv% della Kilodofia nalumle deiiraUi tlal/Ac- 
cadcmia. Fedele a^Ii insegnamenti dì Ploloner essa contempla nella 
natura le forme geometriche, e dileUandOHene subUmecDonte, 
mirabili impiiW da progredire non a sola la Geometró pura, 
alla tieomelria applicata al moto dt^i ì^uvi, de^U astrì, della luce 
de' suoni. La Ueccamo, rAstronomia^ T Ottica, la Miu^ca e aimilì 
altre discipline e arti, in qu:ialo sì rt^lucuno h slmmelrìa di linee 
o ad annonia di numeri, son fi"uHi jllcgiti nel Jìoi-fl degli orti Ac- 
epidemici L'altro aspcllo poi sotto cui si presenta la natura, nel 
rìrolarsi pei' l'or^nu dei sensi, perciocché questi !»r>no ingannev 
»i riguanlan <U quena Hlrisofii non allrimttnti che quali scherzi ì 
lueiiVevoli affatto della ^eria alteuzion de'(ìl090ti. Per i platoni 
iitMMnma la KilrjAofia sperimentale, o la natura che ne forma il so^ 
getto, nìenraltm si & che, o una lasciva lartcìuUa i?he 5^ch^*r7n, q nnn 
paurosa ma^ che incanta. K in Talti Lutti i lihrì di fi^i^u scritti 
4ng1i autori di quf?l!a scuola s vedon portare scrìtto iti Tronle il 
til^o o di Ma*;ì<t nfiturale o di SpeitacùU mar^tvii^lh^i ddla naì 

Jkla qu^hì FitriSf^lta lipf^rimentale poteva dertv.ir mai dal P 
l«to? Attendiamo bene al principio cht? mrermaqu«Ua scuola, 
noi lo moHtnmmo apertamente pid sopra, e dicemmo consist 
«piel principio nel Tar dipendt^re dalia nostra ragione le leggi e 
governano la Naluru. In conseguenza dì ciò, l'e:*pcrienia i; inulil 
e la ragione legislatrice e signora non tia bisogno di tra^'agli 
aervitmf^nte a osserrar^ e a Smentire i fatti naturali. A die 
r altra parie moslrarai bisognosi d'inventare e di fdbJiricui-o 
mentì da rendere più squisito Taso dei nensì? Alla rafponc 
quel poco che i senii stessi possono porgerle, in qualunque iDanìe 
sia fatto; al resto ella supplisco bene da su medesimn, senn'; 
«trinseco aiuto. 

Quali pc>teYano easere insomma ì ftulti dì lyisi fatte dottrine 
Quelli, cht; si possono aspettar da un albr^ro in una opacA e 
hÌo?*a valle, senza alcuna po*a ciimhAttuu d;« venti. Il l*eripato pc 
dee essf^re nere8!ianamfìiile infecondo, rhiiL^, e quasi diremmo i 
crisatidato nella propria nigìanp, e LX>inbattulo dai venti dcU'c 
glio. Eppure B stato sitìIIo d.i alcuni chtiAmloliU* à gijn ma 
di Rsìci sperimenti, pra^ cui egli incarna ic astnitc specnlaiEÌoni* 
cxdonsce J disc^^i acrei di Pkitone. Ma^iiificano coloro la S 
defl! animali \\c\ lìlcttofo di Stagiivi, e ht vurrebbcTO proporre 
esempio dì di!ig*-nt;f«imccif6ervaztoni de' fatti naturali. Ma, se be 



Paro: L —^ Dhcertc pr^iimituirt 



97 



fli bada, si vedm clic Vn^ervazione di Aristotile è atl^lto superti- 
ciale; è quelli sk-ssa che non isfuggc a nessune^ U quale apre gli 
occhi 4 guardare le estericiri npiiarfinze dei corpi. Quando |ier5 sì 
tratta di entrare addentro alla natur:i delle co«c* T autore bcespìca 
e rimane intnjcsilo in *^rHvì,<,HÌmÌ errori» come pt-r r-sempìo nH casso 
di determinart]* il nmlo ii*!^irinc«tso «le'qua(}ru|>edi o dd rist^vere 
molte fdtre simili quefttioni di meccanica aiìiiaale. Del re»to, anco 
io quella Storia, il fìlosofo rivt^la il suo proitrio ;;ei^io, e* diciamo 
cosA, la stia propria ambizione, qua) rra quella dì dar ;ininìa alb 
natura col suo proprio discorso, lusingandosi qu3^i d'e^^crne il 
Craator^ nrriratlo che ne divisava lo proprietà e ne unomeraipTi \e 
specie. E^li i\ rtcatóì^mwctyììCj nò nella «mia Hcm naturale ma^ ìli 
o^ì Kcibiic, il Ma^slm dell'? Cfitcgoric. 

Chi volesse poi kimiarsi una più giusta idf^ dì quel |^nÌo 
arialolelifìo; fì volesse nm-lie meglio pf^isun^Icrsì dfll* fal^itA dMÌ'a»- 
serto rirT?a"il<» dì sopia, ohe cÌor sia il Kilosofo di Stagira ;^ran ntae^titt 
dì fisici Tfperimcnti: non ha a far altro che svolgerne i h-ohltmii 
pi.*r tutte quelle XXXVID sezioni in cui l'Autore gli Tolte di?itri- 
- buiti. Es»Ì a:>inprendono lulla intera T enciclopedia delb meiìTs 
I naturale a quei tempi, e f^intend^di dare a quel modo le rispo^le 
più sincere alle \mìe domande che si poraon far dai cnrìosii. 

Non roen fal50 poi repuliamo l'altro assolo pur di sopra no- 
tato, che cioè AmtolilG compia le doUrìno del suo JLiestrn, Krn'diie 
rilo»)fi è cosi aperto il dt8*ddto, che 1^ impossitule trovar ordine e 
modo da ricougiiuiiwlì insieme. Pur non^t^lanle i^ vero che in al- 
cuni punti si riscmlrano, ma pt^TÒ si riscontnino a quel iiickÌo che 
avvien delle vie lorluose che s'intersecano e pi'oci^dono pur quache 
tratto con le diritte rendendo pìi^ che mai pei'A inlrnlci^to Ìl \ing^o. 
S'inconfi^no >cnm dubbio ambedue ì Filasofi gnniì in questo, in 
rcddere cioè g'ii slami a! pn^rcssi dell'arte sperimentale, renden- 
dola Tuno imponibile e l'altro inutile. AirimpossibilllLi nducci^i 
evidentemente da Platone, insejsriando die i aen»i non rappresc-nUno 
airanima altro che larve rugptive ed ingannì, e ai riduce ad una 
inulilità per Aristotile, il <)uale profesam che al dit'eUo dei sensi può 
:<uppliro. per se medesima. In ragionen Così e che se, per gU Acca* 
demlcj, la Hlosofìn naturale e un ludibrio spettacoloso, per ì Tcrì* 
patetici non è altro più che una sottile eserdiazionc d'ingegno. 
l)'ond'i^i;he frli f(|ietlacolÌ ddla Natura andando bene spesso, da^ loro 
untori, accompagnati dalle sotli^lìeiie della Dialettica, non e facile 
a diACcmer se uno de" cosi fallì librì appartiene all'una n air alita 



33 



Slerm tUt nuàodo spcrinicnlak in iialia 



wcuCiln, rìimiìi^Qilo a tilstinguf-rll quf>^ti ^h Infausia qan]itjk, elio 
del rodcni c^tsUintcmcQto ì fatti natumli accomodati a sooofìdj 
la TanlaHia. 

Alb scucia plutonica peri> rimane ita'onlni^tebile il marìlo di 
aver snggonta )a prima arto dt docifrai'C U iibni dorila Natura, pcj 
messo cLoIIq (icctmelria^ mt^tktra alla Aristoklio:! non rinutti forf« nV 
vanto da anello in fuori d'avor rirolti gringegni a Tacilìtar le 
gole dfii calcolo numeri^'O* intonio a cho phncipalmcnto et dtstii 
scro gU arabi. L'Algebra Ci senia dubbio un tnillo de) Peri] 
come la Geometria ^ un fniito dell'Accademia- Cho se, avuto 
guardo airuliliià e nUa eccellenza delt^? A\\& diBciplìne, fi 
deciderò che i menti sono uditali, avuto rii^ijtaixlo uir applicabili! 
delle stesso due disciplino airintcrpelraziort de' r^tti naluralì, si ^"«1 
che, mcnlro la Geometria ala da sollevar la mento «tibUinc allibi 
coniempKtKjone del mon<lo. TAIgobin non ^ che sinimente «la Ta- 
dlìtare iilcune delle più falicoso esercitazioni del neetixi iiige-gnn 
Talo fòr^c non è T ufficio dell' Algebra in sé, ma è pure V ufficio 
cui venne rj\*olti dal Peripato, al quale jiorvir che il fare scal 
un^ conclusione dui mecc^^nico operai' sullo cifre, fosco un nuovo 
Itifdnfihìero argomeiili>T di quella potenza dell'iogegno, con che 
gillogit-mo fauo^^isi ^atnrir^, (juasi ci^a2Jon della mente, la veril 
o la certezza di lulte quante lo cose. Percìft, menlre la Geometi 
*> rimti&ta sompi'e nella eua incomittibile dignilà, TAIpebra b'ó v( 
duia degenerar talvolta negli al)UBÌ e ne' vizii di>lla Dialettico. 



IV. 



Dalle due scuole li Platine o dì Aristotile, o come sì voj 
diro altrìinenti, dall' Accademia e dal Pcrìpato, derivarono U trudi* 
zioni della ficienza e deirarte, che ridussero in i^to di civiltà 
uazion; europee e prìnclp-almente la nostra Italia, L*impul50 
venne alle menti e agli animi da quelle dottrine, fu cut^l potanl 
che^ mirabile a dii^l, dura tultavìa dopo un si lungo docorrere 
Kecoli. Tutte le varietà dei sUlemi, chi' hanno tenuto, e tengoi 
IVa 9& divìsi gì' ingegni spctculativi, tutte le varictili del gusti se| 
e manifealato in cosi varie maniero dalle opere degh artisti^ «I 
trebberò con ^m facilità ridurre a due tipi, in uno dei quali 



Va^iz t — DUft/na pnìtminaf^ 



30 



vedr**lJ>e impre^M) il stgilio ilei Peripiilo^ e nell'ultm quollo del- 

DellL' due iuflu^nti scuole prima a inlrodursi in ItaJiu e di 11 
pur lufUt TEurupu, fu Ih Platonica. La Imdìxiuni piU^icl^p drwel- 
ttro, senza dtjl>bio, concorrer»? a lai prcfen-iiia, ina ben |jhi fiicil- 
menle vi coiian'^eni l'indole € il genio sdvntì^co dt-ì Romani 
acolpaUmente mppre^E^iitatn da Cicerone. Basta l^^ggt-re il Tnillato 
De'le Letjgi e U libro d&W'ùratovi^ ile] fìlm^fo rom:uK», per ricoiio- 
HCiTvi l' inspiratone 'iiretla a ìmmediaU del Tnituiu delle Lr^gì i< 
del F'-'dro del fìiusofu ^a"eoj. I-u poHlica e la moiak erano prln€i- 
pulmetilr Itf dm? ì*ci<*ii2i?, che premeva dì collirTre a qtu-l pi^lo, 
il quale devi? alla iisciplina degli animi, dst c»i provennero l sa- 
pienti tìrdinamenU civiU, la smi pi*Dpna ^'al]d(''/j^'i. T>edito al lu vita 
attiva, pinUoffto che alla contemp1fìlÌ\'a, della Geometria non rì curò 
gran fatto, Nelhi HlosofLa nalumle perù Tece quelToperctìti pnpolo 
rumante di nat^bili prop^ssi, inlJiitto che, a qualche? cxmi;ettL> c\n^ 
Bi rivela rJaì versi di Lucrezio Caro, all' ìuvL^DElone ili alcuni stni« 
mcrtiti il^sfrilli da VUruuio, ;i jinrt'cchi^.- qiKist.ioiii nst>luli* d;i Seneca» 
e a certe T^*rii^ iiLtrasv><luti> ria Frontino, ^ì riappiccann praprìamente 
le tradizioni interci?;e dei morto metodo ^eriRiootalt*. (■! peri vero 
che una (al iiie»«e di libiche verità non fu e non potevìi r^^^cr rac* 
cijUa dajrlì otti dell'Accademia; i^ss^ fu, come si vrdi-A mcjj^lio tra 
poco LU altri o^.^inpl^ frutto di una ^uipìenxa rhe iiorj sareldje ptv 
tuU rlarivar th ])('.'(»tin<i Risola, 

T/istitti/iorie ih'ì Cri^ttìarii-ximo, dopo ì Umpi di AugìiMo, rìn- 
iiovell*^ h viu del p[>polo njrn;uK>, ma in questa profonda innova- 
sìone una cosa rimane immubhile, l'impero di Roma, che dalle* 
mani della l'olitica passa a quelle MU neligione, Roma ò aR(^ora, 
passata lo splendore <lei Cesari, e forse cjjh più vìvti senso di prima, 
c:ipo 3 cuon* del mondo. D^i essa^ fluii^oi^ la ctvIltA come sangue 
dalla fininde artm^ìu, e nd «-swi, come pi-r loiidotlti di vene, r^onti- 
niiamj*nk' rìtonij^. A C.iur*ii)oi- soitenlraiio, iiHl'iilTicio di oratori, 
Miiiiizìo Felice, Basilio Magno, Agostino, i quali o sìen nati sul 
TeverSf o imi lidi dell' Ellesponto, o non lurtgi dallo rive del Nilo, 
iton tulli pure, irt nna mente e in un cuore, ugualmente n'>m3nì. 
La nuova arie ordìcria peni ò v^ria, jiorclw.^ ^arii ne sono i finì, ma 
non per questo niunc;o nobili « geiirro*e lift soiici l« intfiimoni, Visi 
T^iglii.iro p**rs<iadKrr agli ad'^i^alnri dft' filsi dèi Tesislenia di un IMo 
unÌM», CjvaUirc e Con.Hervalore del nKmdo, e sentono che il vero 
modo a illuminar quelle menti é di accender ne' loiTi cuori Ìl caior 



40 



SUtrin «CeJ mefMt^ $p4Hm^ioU m iloHa 



dtiTnifello. Essi percìA el^gono^ rion nn^menti sottili, tnn bi*lle£z< 
fl'immngttu, f> fauna uad, philiosto che (U?I1' ui'guzitr rIHIa Dialellii 
dft' fiori ilella Poesia, Platone vcnÌTa ocmi naturalmt^nte a pivsf alai 
iiì;teslrn h a [lorgersì imìtaliile eflpmpia »1la muiva eliiquunxa 
iitiana, ** Minuzìo Fi?Uce, ut^W OttaviOj li imita pei-firo nelk* foi 
esteriori del dialogo, e Gasìlio Magno neW Esaatieronp rìsale a 
sublime ab plalonìcs, dallo pittonosche bcllene iteUa Nalm^ mfii 
al tnmo di Diu, menlre ^. A^tKStino mOle sue C^nfesshm^ ì^niìAw 
le jnù pruPondt^ lati-brc lU4 propria i^uun^ mvltt^ in pmtiiXL il 
wsKci suLTiitinn del Cono«*cÌ le stesso, 

IVr tali spìmooli e per tal magistero, veniio m iiilividtii-MÌ In 
Fitosofta di Platone in ineTzt* alla nuox'a civiltà cristiana. Ma b 
Filosofia di ArisTolìie vi «^inlrodti^ae molto più Liixii^ e {ter un ma- 
glslera tanto divei'so, ijuanto esser può divenga, dalla toga ma^iflca 
di un nmiano, la cappa voUiltuosu di un ar^bo. Averroìs ò pn> 
pnaineiktc &Au\, rht^ kÌ dft ^dl'iipei'a ili tradinrr i lilirì dvllo Si 
girila, e d'illu»li7irlì i;ol kuo OMiini^ntn, dìlfnudundonc le du< 
fiTi I;l «lui gioite, cli'^r ^l>l)enK abbia in\risa e mì^i.hÌ pt^r nuova paUìn 
usurpata la Spagna, serta nostanle imprt^sHe rieiringt^gno te moi 
Ione sobtudint delle lamie alTricaiie, e a<?l cuoiv, gli alidori di c|ae] 
arene, che gìì avi avean calaite largamente col piede. Quel mi 
che insegnava a ridiu' tutto a rvgola di compasso, e dagli aminat 
nienti del quale si concludeva cosi r^cilmtrnte la liberti! del poti 
govOToan^ £^ sitgsso g I<ì tintura a proprio lal«iilc, non pole^^ non 
pìacx^m a qurgli tiummì, ttdtì dr'dili a rioon<jc<H»w frrddaTiiL'nte e 
iio\%rar gli oggetti, die più fanno iinpn?s$:ione r più dilettano 
stasi. 

Sotto te largbe pieghe della bianca cappa dell'arabo^ veni' 
cosi dunque Arì^loUk' a introdum in mezzo alk società crìstìi 
Ma come poteva quella Filo^iufia accomodarsi ai precetti del Vj 
gelo, o come poteva qucll'idirlor di numeri wcrilti net fango, andare 
a genio a un popolo rbf^ Ni^pimva p^r ^uh |»^itna il dclo iinmwif 
«urabile ctorno'J Pift volte tiìfatti Coiu:iIii. prfskduli dagli 
i^^Dteflci ix>nianj, ^laiinarono la It^ttura de' libri arìstol^^lici, ma pi 
poco steUe elle AnHlolitti stesso, quasi per incantesimo , si 
spogliato della cappa dell'arabo e riveì^titù della tonaca del &al 
dall'ulbambra. niìi-abilmente trapassando al conventi 

Era già inconnndatu il tempo d^lle eresìe, per cui, piutlosl 
clie badare a iiiitinuare la rt'rita, sì st^ntiva il bisogno di confutai 
l*crrore. Per confutarlo conveniva servìi-si delle fumi medi 



Paktte i. — Ditevnò pmrimmaw 



41 



degli oppositori, ì& quali consi^vuno nella Diaiellica, e nel far us^:» 
diagli ai'gijmt^nU ìÌvWa r'agìoii«^> contm r dumnii ìncoiK'us«Ì <lell^ fr^Ie 

L' 4.0ui]UfnnL pljljJuU^a j*r?ixiu de [>ntai l'adri ilfllii Clùi'^fa ilo- 
vicTlte cKlirm Me .àc\ììv 9iilkigì?(lichui<ir^aii]C]ila£Ìoni de' novelli Dtittorì. 
fa far l'ufficio dd monnchisino ifoltpnlnu'ODo |^i Ordini regobil 
It; of-tt^ioiii u alJt- cmdie m>xlititc Innati le rive di un rnime, o 
iiU' ombra di un palmeto^ e letali; poi did |>vr;ianio iil popolo crU 
stiano, $ucc<tdono le nridi^ dit^pii iasioni k^ologiclti^ scrìtte fi-a il tanfo 
di una C^Ua e difTusc per innumerovoli nlU'o celle n a v\\^ voce o 
per cope manosurille. Il primo che pensi dì raccogUere quelle 
sparge disputazioni, e dì ordinarle insieme in una Sonwia tfoìofffca^ 
è Aless&ndm dì Ibles, a cui poco dopo tien di'^iro Alberto Magno, 
maestra a quel Tomma^ d'Aquino, praiide i^lilulore del)» Tvolo^ 
KcolastÌL'a. Kantmo i bi<^(rafi di Ini, e si va ripetendo fra gli aned* 
doti dc'lla sua S'iìa, com'egli, «eilcndo a m^n»:ì von gii :illri fiali, 
riman*>s<o unn volta senza nulla curarsi dd cil)o, e t^Ulo rdquanlo 
co^l cegitaliondo, udisse pnl con inocmpoìHa esultanza a dire: tho 
trovato, fko trovato. E che cos^i avevn egli trovato? Nient' altro se 
non un argomento da risolvere una souile que9Ui>ne leologìtti, che 
ei;li f>ra andato inutrlmenle cercando per lungo teiopu. Il fatto non 
pud ii(^ richiamare alla momorta qucU'Hltm ^ìintl^ e hen piti ùt- 
ino^o aneddiilo. che M nicct^iita dclli vita di Archimede, per cui 
inanifeslo rìsulla da lai ccnfnintn rhe II Fila^cUi di Aquino, in 
InvestigiLr gli ai-goraenli di ragione prosegue con «[utllo s1ps«o ar- 
dore di metodo, cb*j il mak'mEiIico dì Sirat-^usa in invL-sligar I»? v-^iilA 
più recontUle delia Natui'a. Ed ecco pu*lo così in piena evidcni;! 
il carattere proprio dellu lìlosofì^ seola^ilicu, 

Non «^ ìM presente nuìilro pnipn^iui il lUrgiudizui ili S. Tom- 
ma^ come tìlus^ffo spfculiilivo e come mt;tafisico: inltirno a ci^, 
egli In ì^enxa dubbio meriti irisinriii, confermatigli dilli' ossequìo«'> 
consenso di cinque secoli. Il giu<lÌ7Ìo nostro soUmt-ntc veivi rÀtc^ 
la Fitosofm naturale, che il padri^ rklla Scolaslira ^tlirjav lulta da 
Arislolik, iiij^egnand*.! a k^gger piulloMo ne' libri di luì, che in (|uelli 
della Xatura. Ecco da che vetK'mnrle mani furono nel secoli) Wi 
instaurati In ll-ilia grido]] vinMÉili^lÉci, F qunl tiuiravìglia è ch^ la 
turba ossequiosa vi ìi' inchinale ciecamente a offerirgli incendi? 

La grande autorità di S. Tcmmaso fu seova dubbio una bielle 
principali» per cui il Peripalo nuove \«nn« a costituii^i. ma 

fu l'unica. Le molte allrt» dio ri cunatiiteixk, e non punto rt>eno 
eflic^. sì polr^^hbero rilrovai- fmlmenle in quella comodità, che 



43 



Storia tUt mtrtryio rpfrim^ttak in iialm 



veniva dal supplir con la loltuni ili tin libro^ ni &Uco8& gs<*itÌ: 
dello sperimentare. Un tal metodo doveva rìiucir tanto mcf^lio 
comodato alla i|uftlilà de^lì aiutatori del cltiostrOf in quanto chi 
non uToodo essi occai^onedi truvagllarà col mondo perprovvedci 
alle neceoBiti e sodisfare ai i»aceri della vita, -ti potevano In-siuj 
facilmente ette le leggi natarali ai potessero indui-m con la «t<*ssi 
facìUtA, con cui si conducevano ì sillopeiDi. Di qui è che un prin- 
cipio di vanita e di orgoglio doveva essere il carattere proprio 
quella lilosofia. vanita ed orgoglio che 'iiv-umpamno pulidamcnl 
quando, prr le q)po?iiriom, il l^^ripato ai ri^trìn^e insieme congii 
rato in una setta. Uhi nponai ora che ì chiostri enmo i soli aa:l 
in cui si rifugiava e da cui ai difTonde^^ la scienza, compi^ndei 
quali dovessero essere le condizioni delle Rcionzc natnruli per hi 
il tempo clic domina quella scuolx Oondidoni generali pèrA, pi 
che non niaiKÓ tìn d'alinrn chi si toIsp a fiiosoTar, pìnttoMo ci 
sui liLrij siili' Gs^crt'ajtione e sul)' esperienza de* ftlU, come si v^ 
segui tsnda il nostro Discorso. 



V. 



Perché sempre i primi impulsi, clic rivolsero la mente del 
l'uomo alla ìmeMigaiìono dei fatti nnluralì. derivarono dai bL 
e dal desìitt-rio di conseguire alcuni utili lini, e pt^rclK^ i>er primi 
principali {hi questi uUlì o questi bisn^i venivano a rapprcseill 
quelli, che conct^rnevuni' it mudo di confler\iuv la ffinilà o di 
fitaurarla con l'arte^ se in quulunqu^ modo fiwflo stata perduta; 
comprendcMà facihnente com'uno de' primi c^getU, a cui si rivol 
la Filosofia naturale, dovea^'e^^isere la Medicina: Piatone e Arìalotili 
non ave\'auo truacuratf) di farsi maestri anco di quell'arte, e come' 
nello di!(ciplint^ fipecuUtivc^, cosi in quella tennero divìse, nelLi di- 
vertita de' principii infornialivi e delle opinionìj le Icro scuoio, li 
staunttosi il nuovo Pcripato non sembra che « sapesse trovare ali 
cultura delle scienze tìsiche mi^hor campo di quella dell^ i\t^\ 
Uodicina. Ruggero Bacone, Alberto H^i^no. Raimondo Lullo [«rdi 
il loro tempo e coosum^tio il toro inchiostro in formular ricette 
in trovar se^ti da guarire ogni sorla di mali, l'iù Inrdi, ani 
quando rAnnlcmìn e U Fisica presentivano cosi d'appi<eK« Tfeti- 



Parte I. — Di^^^rta prclìmirnirtì 



43 



[uziuni? ga]it«^i;ina. il Fa11o])|)io v il IVirta^ per lacero di altri minarì, 
liTinrjveJhnuM IV^^'inpìu tìì <nit?' rkcltuni u 1ti«iii]^roiio i sempHci 

Aprìamn |[«er cnrìosiUlL i lil>ri JDi? jcificrefù mrjj«v-t«tji iii Alberto 
iDigiK», o qneìTallm «lì Raìuionilo Lullo, ohe messer Pietro I^un> 
voUc rciitlpit^ pojKilin*?, tr.u! udendolo dal Irtlino, e factnJolci stani- 
pait; in \Vni^£ÌLi Del 15(17 ^nì fj'atelU Ses^. Il ]ibm del Lullu, a 
cui ei;isì datii nd rn)iitcsptXLt> il UTqIu ài filcisoro ncutin^itno e ili 
celebre metììai, r iÌvi^Um h tnmir iiiriit^iìiineno ch^ in ryuiVi/ix^rr-r^<f, 
e il libm di AUn'Ho si svi-birr ì «i?|iivti «liOla genemmiie. 1 libri 
lU i|tegli aniidiì cl^^llriri, lii'iicht^ fti-'-M^nx^'OiLOMCtiili a |)ÌA piuvr no» 
contenere die fulsìlà, al Iettanti no nmiostaale cosi i medici e gU 
scrittori del secolo XVI^ die il ^nin Falloppio non indegna nbbaA- 
«ar&i u impugnar la penna, per iscrivere un libro di Séa^eti dix'ffni 
€ mirurchsf. FnreL*, per onor del grand' uomo potr^^bbesi rapìone- 
tnlnii-ul«.< roti^^pUunire cb*_' il ììhvo fossi' conipilatu dui di*c*'pt»li e 
hpancÌAtn ìì(ollo il suo uouic. lu qu^l coiig4?Uura vnrn-bbt^ (^onrei'iiiitu 
4Ìal veder rlm la stnnpa cso^Liiti in Venezia nel ir>82 O(^ooi's<» di- 
cìaiiTKive nnnì dopo la uìorte fleirAiitore. In qualtinqne modo, non 
crssa perciò cpiella Falloppiana i-accrlta di Segreti ilivei'si di esser 
ilocuiiipiito che attesti da quali umili princi|iii messe origino la 
»«ienr;* nalundt.*, in quel secolo, che iinmodÌtiUm*rnlr' piYM^dc a 
qi>i«l^v di GaliìrOn E [RTrclii- più rflicaci' ricscii una lalc li'!ftlÌiniiMÌ;in«a, 
I«g(F*n*i i *<oggeUi die sì tmltano im' li-^ì libri, ne'qiiaii la barcolla 
ste<^sA dal nompilatfpri^^ senno ilivisa. Nel prìtno sì traila 11 mcido 
di fare divei'cii olii, c<^rolTT. uiiguE^nti^ uiixioni^ elotlumi, pillole e 
infiniti nitrì inedicamenli. Nid senuido s' in$«gn<i a fare alcuno sorti 
di vini e acque molto rs^hitircTe. e nel t^rzo 9i contengono alcuni 
impt>rt4ntì w>gmt! di Alchiiuia ed alcuni altri ftegreti dilettevoli e 
ciirìoHi. 

Parecchi di que segreti, che si leggono nella IlaccoEt», !a qu^lc 
\i sotto il noiUL' del Falloppio. piacquero a quell'altro iofaticabàlc 
compìblort' di nr«^t1e altrui v di altrui iiiv«*n2Ìoni, che fu Giovan 
Batista Porta, ed ci ne infarci quo' suoi quattro libri i)€' miracoU 
e jHortix't'jlhxi effetti della Ntifrira^ 

M;i che ol^ sono in niistJìnza questi Hegi^U propa^tì, e questi 
miracolosi ^iTctU delta Nattu-a, spacciati da^Ì Autori dì così fatti 
libri? Niente altro, si capirà bene, eh© voci dt cerrctaiiì. Il prin- 
cipio peripatetico, che cioè k Xaluta si governa colto ragion*? deh 
ruom>>e »i muove, nd produrre ì suoi cflclli» a seconda deirnmano 



M 



Slùria JtiJ mtttfdo ifitrimentak in 2taU<i 



T€deei vi^'aIDo^to in quo" libri, nw>glio che allroii'e^ i 
apparendo chiiux^ per cm come ueirarte medica doo ci 
a clic 1^ nullu re^porkiixa, o tuUo ooiisiste ivdJo $UIJj\r^i il ce 
vello, e nel fare a chi sa meglio compoiTe iosifìmo mia strutta ri- 
cetta. La eoUìtiià dJalcHici, o per dir me(;Uo, In più afrenala fantasiji 
dea medico é quclU che dot? operar nel maialo o^ eUìcacia. ^j 

Glia il Peripalo nuovo fosso prmcipoJmontc rir^^to alla MoiU^fl 
Cina, lo attestano Li'o do' più IHino^ fra ì eultori dello scicnie na^^ 
tiiralif nei seoolo XVI, Gìmlanio Fracastoro. GirolaiDO Cardano, e 
Andrea Ceealpino, tutti e tre modici celebraUssinii di prcfeesione. 1 
Il prìmo di questi, veroni>60 dì patria e vii^uio dal 1 i^ al i553, 
»6 Bt vuol i^areggiar noU' ingegno agli alirl due, noti è dubbio 
ch'egli i d'assai saiperìore a loi<o nella digtitlA della vita. Che 
Fracaitoro appartenga alla scuola perìpatolica, a noi par cosa 
l^ench'egli molle volte dimostri dì ttaper pensare d3 aé, cercandi 
cose nuove e iviiUmd^ d'iuvesUpire alcune delle verità nati 
non colla dialettica aristotelica, ma per la via diretta dell'esperienza 

Che il celobre veronos^ avesse VL>fìimonti} ^put>3 pensar»' anch' 
da 86, lo dica quel libro cir^-gli «^cris^o degli Omcc^Hirìei, dMicali 
a quello stesso Paolo in, a cui il Copernico dodici la grande opoi 
De revoltttìonibnt, 11 noslro italiano, voleiyr o no, riimL>vollaloro 
ropinione di Kudoì^io, i^ il più protsiino precuriioi'o dell'ìn^ij 
astronomo prussiano, reslmintore del sistema di ArìHtan^o. E^i 
tende principalmente a dimostrar che i pianeti non fanno le loro^ 
rìTolozioni per cerchi eccentrici, ma per omoc4?ntrici e argutamenl 
interpetra alcune anomalie de loro moti mostrando, per esempi 
che il molo cbliqac del fiolo pi;r recclottica rifluita dalla comi 
sione do' due moti in loiiftitudine o in latitudine, e allcrmando 
varietà dell'inclinazione doirocclitlica stessa esser costante, o do^'ùr 
perciò un giorno tomaro a confondersi con l'equatore, siocM par 
voglia cosi convalidniv, coi pladU della scionsa, una volgare opl-^^ 
nione degli antichi etriiìani. ^^ 

Nel Ubro degli Omocenfrici, o consapev{>]d o no^ li sì sente 
aliar lo spirilo di Platone, ed ó foi'so j^erciO che il l>jcasloro mo- 
stra di sentii' disfjìjcere e non lascia di far (]u3lc1ie «cu^ per ai 
a oonti'nUtrc lalvolla al suo Arij^totile. Cosi, in sul principio del 
pitolo aeeio, rìferendo l'opinion del Filosofo, conformo alla quale 
orbite dei pianeti vengono per l'attrito via via ^mpre piCt indi^ìj 
dal primo mobile, secondo che sona a lui sempre più vicine, ragion^ 
por cui larrìi^imu è In ffei'a di Saturno, e veÌocÌ99inìa quella del 



PaItte 1- — l}i>C9no ]>reiminartì 



15 



Luna; [irìma 4IÌ seiileiimr che una late opinione o non e T«ni o 
frhe é in nrmlnuiizioiift <:tin !i!tri deUi Ans!otdu:t, prpmpit** le pnmie: 
xi Ui:iit de hinfo phihfopho dkert: Ritonta poix't TAulnn! aj-li os- 
sicini del suo maestro, opù volla che, riÌHceso difille sublimità della 
(ì''GmfMm platonicn, vienu a nuwnlare collo ali liasse In fìsica pe* 
l'i pale li-:: j- 

GgU viml, pi^r F^semiiio. ii«l Capitolo VIIT tlrlU II'^ Sezione dello 
»li^(> lihro <k*^di OinotrMnri , nmAt^i la ragione drlln vanetsV del 
dìjimelm app^nenli?, ch^^ pri-*i#iiL'Uin il Sole e Ui 1jitìJ(, secondo che 
«rm pia presso all'orizzonte o al zenit, senorxio che sì trovano 
nel perigeo o nell'apogeo, e crede di drtjer neiinùscere qnella nt* 
Ijione. rome fea^ Galileo, negli elTettì oltid prodoUi dalla sfera va- 
porosa *leiraria. Ma, menlre Clalileo aUribuìsi^e quegli effetti alla 
maggiore o minore o^ivessilA della detta sfera, il Fmoastoro invece 
«li attrihiiìv» alla nia^ionM* niìnoi-e ìille?va del me^.r», iirofc.HSBn(k> 
H |>riiid[^ÌH die un durano Mit^^inp{H_i:^lii a itn diaranu int^randisce 
vi.>ijipre le specie. Ora tS chiam *:ìu^ un tnl prìnd[>Ìo derivava per 
dii'elli) via «hlle frmti penpiileltr.he^ o in alti»- panili? non consisteva 
tdthmenti che in una ipote-ii imma^'inRria, imperocché, secondo fu 
rìtrovain poi dal mede^iima Galilen, per esjjerieaza^ l^cìlm^ntte fiì 
iissei'V? che, soprai 11 fondendo acqua ad acqiia dEmlm un codino, la 
monL'ta powta sul su'i fendo non cresca nel diametixì apparente. 
riD/ì Krtnbni taUolta qualchi? pom diniìmutv. 

Ma cìA rfie più chianinmiitedinunislnt mm es-seiM il Fracastoro 
polntn sY)tli-anv ;ii pernidiisi Ìtd]ii*v<i dell:i srtmla peripatetica, è 
ipeirallm '^uo \i\n-o Of Sympaiìa W tìnihip'Ufn remm, che egli 
smsw come Prodromo alla trattazione sua medica dei contagi, E 
a qitel inotlo cht* et>li altribiilwe alla simpatia e alb antipritia le 
cau«e liaiologicho e patologiche ne' morbi pestilenxiali ; cosi alla 
«impatia e nWà antipatia tiUrìbuisce pure le cause ooadte delle At- 
trazioni elelliir-he e ina^^ni.Tlìclie nt'i fatti n.itunill. E^li « vero, non 
Inilasiiia Idvoltii 'li rìwfrren^ aires|VTnr*iij:n. per aw^ìciirarsi de' fatU 
pii'i jiarUccIan di quelW attnmonl, ma ci.^ro'ejcli rial vi riesca, 6Ì 
veAe nel capìtolo Vili del citato libro De St/mpathia. Il nostro me* 
dico verone^^fl fu (temprimi, ciìm'avwrll nelì'op(*ra sua lo stesso Gil- 
berto, ad altnbtiire la direzione dell* ago niagtnKicj ad alcune 
monUgiw femiginost^ Ei^stentj nelle regioni del pAo noi'dioo. ila 
OTiric anci» ijn'^lii non fosse, nellu nienf*.'» i.lpirAnluiVj alln.» che una 
jiiir.j ipiitrtii penisÉtrlìcii, o ìn altri termini, inuuij^inaiòa, io dimo" 
stra ail e\1dftnK;* nel capìtolo ultimo quella risposta, che ivi fa a 



io 



Sfuria tìfii mtlodo rptrintvntatt h% Ittttlvi 






Gio^-un U;iUi^U KLinnu^io, il quale cpponAVTi cUc^ se avee** ti>n 
int.^iitQ di qLUklche \x^nia t'ipolcsi dei Ki-aca-^loix), si earcbbe dovuto 
vei]>T Tan} qiiAJcho DOtabìle altoraxionc all'ago nautioo, nel passar 
cho ranno i navìgli piresao all'isola dell'Elba, 

In qualuruiue modo però, il Frocasloro é im ingegno wrio 
se cade jiì onore non so na compiace e non lo scansa, i>orché Don 
to conosco. Non cosi pu^ dirsi dell'altro mc4i€o niìl&no6e GiroUun 
Cardano, clje 'A\h*i ì natali in Pavm noi 1501. L^ hin^hisfiima %ila 
jiH>trat1a intìno al 1506 non vais*.' a correp^(>rlo disile s^ui' lurpilu- ji 
dini, l« qucdi ì^ra<^cLatanienlo confesftì ni pubblico nella Aulobio^Lufiai^H 
aUnbuondole j inevitabili sng^w^lioni de' suoi Demonii. Qnalun<nie^' 
ifiiadì pcrA la moralità de' suol costumi, a noi non "l' appartiene di 
Lfbre che della ^cionjEa, la qualo, perchè Torse insoj^znta di fango 
nmescolata ai piti strani errori e alle fantasie più atravaganli, 
stata, wcondo noi* lin qnì mal giudicata. Di che si pu<^ tn' moltf 
escmpì citai' quello de' fuochi di S. Elmo, annoverandosi Tm le 
infinito sti^vaganzc di luì quel che ne seriTO nel li Libro D<fUbU- 
Htatci stravaganze cbc poi il Heocaria ridusse alh vere cause dei 
fenomeni <: de^ effetti consueU d'opei'ar^i nalumlnienlo dall' im* 
provviso fulminare delle stellale o de' ftjochi eleltiicL (l>eirElet* 
tric. Torino 1753, pag, 222j. 

L'altro medico di piofessìotie, die qui spintona al Fracùsloro 
e al Cardano è queir Andrea Cesaliùno^ In cui M gSoria la sua pò 
tria Areico d' aver dato un procursora al fortunassimo Hervev. Qtuk 
meriti Teramenle competano al l'cripaU-tico aretino^ mpetto alla 
grande scoperta della circolazione del sangue, lo ii-iedraano i lettoiij 
nel seguito della nostin storia, dove anche troveranno argomenli 
da ammir^ire ciò che egli caservò di ftsiolf^ vegotal»le, e <:iò clic 
e^li speculò per aottordÌnar« in genen e specie la «variata fiimìgiia 
delle piante. Ma pure apprei«o a quelle pagine, dove in tanto pien&; 
evidona si mette l'uso e rufBciO naturale della vrna ciHcrirìsa 
dcirarlcrin venosa, seguono altre paiiinc, dove l'Autoro ijil^ndo 
soMcner repinionc amlotcltca dell' ori^'inc dei nervi dal cuore. Si* 
mitmente agli impulsai fidici dì capiUiirità, jx-r cui la linfa ascenda' 
dalle radici alle foglie atlravi-rso m va<ii, fa concorrere cfflcaccmenle, 
l'Autor De pianlh, ì aiiperni inllui«si celesti, fila i cinritic libn delle 
PeripattUche questioni sono una lai palestra dì sottigliezza d in gegnO|^ 
che 90 la Xalum vonuncnte assecondasse per poco il cervello del Cc- 
flalpino e quello di Arislotilc suo mncslix), il mondo, o le leggi clic 
lo governano, sarebbero sofltunmimente trasformale dall' csaer l 



PAfirc L — Ùkcon^ prèliminiirt 



47 



VL 



Fra' tre sopra commemopaii merita parlicolaro ailorraiono qmrf 
Girolamo) C:ird;mo^ di cui ^ disse già, e vi-a d;ì noi Ai riix^t'?. cito 
h scienza fu mal giudicaUi. Eglì^ oppresso dalla Uith^ del pcnpa- 
tf>Uci, Cauto Tolto da loro sofEf^iOfiato o ridotto alla più aLiotta vìWi 
deir ossequio, si provu di tnUlo in tratto st lovai' aita la fronte e 
declama coutro l'autorità del Maestro, conlrapponoudo^U l'autorità 
del raziocino e delb esperienza. 

Dtie sono principalmente i libri Kcrltti da luì in soggetto di 
SCÌ6Q30 sperimonUli : quello De sxtbìiUtaU e t'allrc De remm tvi- 
fUUUt^ Il primo d una >;loria generale do* principii delle cos« natu- 
rsdi artificiali; U secondo s>i direbbe il Cò^mo scientifica di quei 
tempi Dedicando nv»l ISTtì a Fi^Minando Gonxa^, Principe di Mol- 
felta, 1 libri XXI 7)t> xuf>lilitfitt, scrive elio molte doHn coso ivi dcUo 
delle pi\1 importanti, le ha dovuto nasconder sub coriice, ia grazia 
fle'^uoi contradìttorì, i quali, son une parole, non hanno altro ar* 
goiDijiito da sppormì da quello in fuori, guod ab Aristotih disseti' 
fffi viàtar, Nam udeo humanum genus eù^i iam pntrii, ut matmt 
n Vériiate a «f>wu ab &xpervnento .i r(ìHf*n^pi€, deniqu^ ab omnibus 
quam tA aucforitate vhi discedert, E prof^t'gue a dir di non sapere 
int^dere come mai sì ledi Galeno, che lanle volto òontrjdico ad 
Amtotele, e si condanni luì, che se na dì]un!;>a una o duo volte, o 
dove vi eia costretto da cbiiiris^ime ragioni e da certìi^simt espe* 
nmontl. 

I XVD libri Dff n^rum varitMe furono nel 1^356 dedicati a 
Cristoforo M^dnuio, e nella leUera dedicatoria inveisce rAuloore 
oontro quei pervicaci, i quali pi-nsumono il pelago immenso della 
divina f^ipienza reelringer a capir nell'umano valilo aristotelico 
exi^o n^'c wt/is inleiit'o, ed esclama contro costoro; Nùnne stution 
$t merfflw/, irtvid€/s si non rr^Àlani eos exisUmare oporiet9 

Nel cap. XXXVin del libiM) VH di questa modosima opera, a 
proposito del celebre Trallato Depi$cibus del Hondelesìo, il Cardano 
sciìveva le notabilissime paroIi> seguenti : ai f^udo <?quidi>m quod 
« propttT verilatem ArisEoLilLHn et tJalenuro relinquat: quod aiitem 
c veribteiD relinquat ut ab Aristolitc vel alio dÌEaHlat,non laudo. 



48 



S0i-f4 ilct m^&dù ^)mmff'iMù in /f^ifiò 



« Multi enim i-'nutLinr no» imitarir i|iiì ah AiMoliln rns^entìmu'^ 
« UDO vel 2Ìii^y^ [<H^<, s«d non ita clfisentioiu^^ ut experìmentuin 
*f et v»Udas ^a[i^■E)l?'; i1!i opponamus, Atque Id noa ut ìllam oppu- 
(T gni-muK, iscd quoniain ars ìfKi, qiuie iauumuni docul urliilcbi, 
rt alitor conbiìtui nou poterut, adeo ul **i ips«.* njvivìscal Arìstotiless 
ifVl in iios'tnim opinJoiK'iu vi*uturu£ fdt, vel salU-m noti aegnr la^ 
M lHnii4 quod tot evuientibnit ntionibufi, ol> («iiktamque uULitatem 
e »h PO ilii^THsej'iiii D (Iì:uiÌlueo ir>81, pag, 381). C rlii t^ mai clie, 
kggendo qu^le panate, non ricorr» col peiisiero e non tomi coli 
memoria a <[udra1trp simili scritte da Galitoo: « Avete voi Torso 
riabbi*» ch(\ quando ArÌ.stotek vedesse le novUà scoperte in cìelit, 
e" non lV«*e per mutare opinione e per emenciarx- i suoi libri? • 
(Alb. I, 124). Il Cardano dunque professa prìnclpii simili a quelli 
■li Galileo, e ha sotto le zotk ìnculte seminati i ni&ilcsimi germi 
scioniiulì, da cui non 6 pof^ibdc che non $1 produca, alla «uà itta* 
l^iom^, qtulcho buon frvUo, o eia puro, come si vuole Silvestro a 
tnunatUTO. Aprendo ([}' incolti rami Intricati, e coprendo le fogli 
lu$surÌosf>, a chi dentro ci gunrdì attentamenl*; non é dìflìciìe d' in-' 
l'Ontrir <iua e ìk ct»n l'occhio in qualcuno di questi fruiti. 

Apriamo nel libro li Da sHÙfiViìafe, dove traila d«gli vIoaieiltJ 
SVnti-a addentro -.{ uau qucsUoD« di rooccanica ì[npot-i:inii'^sinja, da 
^nn niiestm Arif^lolelr oo«1 mal dddnila: stila qii<*<Uoiii' dtn mot 
violenti. Dop'avore annoverate lo ipUrìe sentenze degli amtldd 
soft, il Cirdano conclude; « Sed no? maf^i^ Indigeinus primrt, (juae 
a est simptlcis^ima, et etiam noti tuntas [liflìcuttdes patilur, et cum 
i supponilur quod omuo quod movetur ^b aliquo movetur, verìiH 
■ $imum e«t ^M illud quoi riov4>t eaì impotu» acquìsìlu^ ei 
i calor In aqua q (l.u^^iluiii iTiSO, fxig» OQ), 

Ficco intanto eonfermata, ù.jniro l pernEi:to«Ì errori di Anstolile, 
in verità ch4< il proietto non è mosso dall'uria, ma dalla virtù d^ 
{MYiiclente, che ^li rimane impi^ess^ uome il coloro noU'accpia, od 
ecco insieme* col principio il' inr-iviLt, ptisti i primi fondamenti alU 
Meccanica. Il moto violento, prosegue a dii- TAutorc, i} tanto 
c^'lcro quanto il pri^ìcìeule t^Ì muovi* pia (N^lennentu »* per pui lungo 
«pit/iri accompagni! il proietto, e quanto è men^> denso il ineTzo 
il proietto stesso è più acnnùnalo. La ria descritta per Taria 
principio a in fine del moto, è retta, sed media qmf9Ì Unea qua 
poraMae fornìa imilalur l'iW, pag. Ofi». Che se vt colui che ri 
[Kii*^ Ai progressi galileiani sembrano queste antiche li-adiiìonl tkU 
scienza italiana fU grande importanza, d'Importanza minore non 




PAlirc L — i^xcr*ù pr<limiitai'c 



-if» 



giudicherà certo quel che seguita a specular l'Autore intorno ai 
1>«[idoU «lì nrìa luDg)L«izri, ^» ftlla ragion eh* qì ne rend<> del v^tler 
gravitimi corpi :{V}SpQSi venir inoa«si quasi cui soffio mcuntat^jre di 
aaa porcla. 

Ma il cap, VI del I libro De r^^rum varUlale, n cJii ripensi che 
fu scnttu unU anni prima dì quello del Ca»lalU, rìoscc un mata* 
vìglioeo tniltalello deìb misura delle acque correnti. La gran lef^e 
delle qniimità pn^poraonali al prodouo della velocita per la ftezinne, 
il Cagiano non la dimostri, ma la tron come un supposto; tanto a 
lui, cenila tutli, par semplice e vera. « Ut vero L>:im com^titiuamus, 
or duo supponere necesseest; alterum quod iuxta foracoinis amplt- 
a tudtnem a<iija dererlur; alterum quod iuita impf^tum o <pàg,él). 

Nel correr che fa )'ac<iU3. dentro i tubi chiudi, spocìalmente 
se àeufy pieni, oiserva Eagacemente il Cardano che la non ò Ubera 
nel suo molo, dovendoci Urape allr' acqua dietimo, per evitare la 
dÌEConlìnuitA, ma giunta allo stmcco, si trova a dover ubbidire al- 
l' ìmpeto di due forze, una violi^nta e V altra naturale^ per cui segue 
una via di nie:^io. Chi ripesi all« difOcoltà incontrate in tal prò-* 
p{v$ile da Galileo, promo^f^'? da coloro che dicevano non eA^er pos* 
«àbile che di dne forze, lo quali operano nello stesso lomp3 con 
varia direzione tV impaci, V una non impedisca il Ubero esercixio 
deiraltn, ninmir^^ra il Cnnlano che per la intricata via della veritò 
procode oofei (Urillo e sicura- Né l'cmmiperi mwie, quanio pro- 
pODCndOfì di risj>lv€re il quesito: cur aquas a laterihus etiam ^an- 
tium paiudum effusa^ per Hmcu fubnlarum imp^tixm wcfim «ffV- 
riuU (pag. 60) mostra di non arer nemmeno aombrato, non che 
effe^ npll'errore del Miclielini, il quale verrii^ dopo i tempi di Ga- 
lileo e del Castelli e del Torricelli, ad aifepmar die Tacqaa non 
Ta ìmpeto alcuno sopm le sponde, ma lo rhol^e tutto a promere 
fl fondo dei vaei, 

Inlìn da que' tempi, notìsa da non 9i dover trascumre nella 
storia AM* Idrjulicu, a rieonoflcer k varia velociladegU strali delle 
acque correnti, si Ìuccta uso df^gli lUrofmM, o eegnalamento di 
qttellt, dall'altra parte ««nphctssimi, de' quali il Cibeo si dice che 
(bwe 11 primo lì far uso. Epìu^o jol bnculo iiln/tuetrico s'era to- 
luto, a tempi dol Cardano, atvomcntar che gli stmli intimi corrono 
più vekcemeutc do'semmi, dal \y>der che ^estremità inferiore del 
baculo stefiito \^ntvì pinta in avanti. \ta il r!ardaR>>, che negava il 
fìitlo e ammetteva esser pia veloci di tutti (;U altri. ;;]i strati suporli* 
cialj, ricorre a un arg-Mtiento, che ha dello slrano. benché sU poro 

finirmi ^ Tr4. I. i 



do 



■Srorin dti metodi *pcrimeniak in Itaiia 



ai 



hrgainoiìlc rjcomi'oa'^la questa alr^neTZA ria un'altra nsservazionfì 
idroiuctrica, che Don tu qui, ma nciralUo Hbro Oc èuÌ4iUtata. 

Una talo OQservi]aì(inc tìguarda l' equilibrio dcllWqou nc'sifim 
e scopre un errore dì coloro^ i quali credono potersi per un co 
dotto far tento nAaiir Tvcqua quanto ella é scesa, Tklii il vero <\ <1i 
il Cardano, cbo la ^i riman l'acqua stessa scmpro al luauto a! c)i^>t 
e con limili maggior differenza qu>\nto h tjq pcrcor» e più tu 
t OuftDto enim lunpior via fucrit, co maior diDcrcnlin, iuxta al 
« liidìnis mcDsuram esse debet. Hinc errorcB quorundam, qui 
< lihnuiwntuin cum conati esaent aqtiaa ddducere m^ixìmaa lad 
■ roa impen^nnim sunccpcrunt » (pas. ^V Qitando in tlreu 
tenti anni dopo da che fui'otio scritte queste parole, sì roll 
dallo sorgenti di Pratolìno derivar T^icquc ad alimentar le fo 
lane di Doltoli, Andrea AirighcUi Icoricaimnlc conTcmkan gli 
vciilmenli pratici del Cnrdano. c ì fatti in quel coso ^perimen 
aUesliux>i>o delle verità preiìicate dal Jtsico milanese, e dal 
polo di Galileo^ 

Ma un* altro discepolo di Cralileo, l^r^m^t^listu IVm^cUi, in 
della più rumorosa e più importante scopr-rta cLc n-it ^tetn fa 
va a riscontrarci i^lle stesse sotlìlìlì della fisica antica. vieto 
lore di queste SottiUlà non vuol sentir pallore di orrore o di 
dfii vacim. !A dove si pni^ii a render l^ ntglone del molo ni>'sifo 
da tmvnEariT ì liquidi, accenna atrirìst »i.rprìtincfiml>ente che ne aiuta 
qa<d moto, bcnclii} saiy^bhe ^nia dubbio temerità ]' asserii^ e 
avceae rìcMiJwiuto m quel fallo itlr«*&blÌco l' interwnto della p 
sionc atmanfenca. Altrove infatti nel rc^nJer ia rafionc del pere 
in un vaso, oalratta coir a^pìnuiion della bocca Tariaf si VL^a 
tentrorc in auo luogo r acqua, dico che la poca aria rimasta, anìncb 
non diasi il vuelo^ ultr^iv r^icqua stessa di cli^ ;i> Scaligon^ lu ri- 
pronde con queste parole : t Nam qnare sai>Ie]iliorem faci» ae 

V ut moToàt aquam ad i^ubeundum, aquam negliftenlierem ad adi 
a plcndum vacuum? a (De aubtil. Francor IKK, pug. oiJ)- il 
dano insomma non fti appone al vi?.ro, ma non e piccola gloria 
lui Tavcr. benché coni dalla lontana, Eiperti i chiusi e intricati 
tien al T^itìucIU, sostituendo a un nome vano un EUto, 11 fi 
fisico che egli soslìluisce al peripatcticc on'orc del vacito * che 
corpi non patiscono d'essere nu-ofalti, se non che dentro certi 
miti, oltrepassati i quali o si rompono o danno luogo per AttiTizio 
a sottenlrarvi altri ocrpì. « Ergo in universum tres erunl mot 

V Raluralc5. Primu» quidem ac validissimum a vacui fuga, 5ed 



fai 




1*AKT£ l. — Di$c&nò prdùnvMrc 



òì 



« rìus a Tonna olcmcnti, cìim roaLOoncm i-arìtal^ra dou ndmitutl. n«c 
< mutcmc portt-^ ^''panin nnnquam qaeam » (pag. 17). 

I) nomo di Giuseppe Scalif^ro è tanto slrettamente cormes»o 
con quel del Cardano, che quasi^ eom' é arvennto & ncù fitee^ di 
dopra» non si può parlare della fcìonn doll'utio, senza che eì v^ga 
in Irataet torsi por qualche p-Afi*y^ g anxi ìrrotnpcra oJti \ioIoD2& in 
mezzo ia seicuza oncbi? dell' alli'o. Egli inaili ivrLsse un libro collo 
ftc8so molo J> fiihUiitate, a ^lo fine di contrapporre a quello del 
Cardano ì^ sentigliene suo proprie. Il liloH{>fa veronese però, sia 
scaltrexza o sia ossequio sincero, non appunta mai direttamente 
l'armi del raziocinio e della esperienza contro Arli^totile, che ogii 
appella humariae ^^icntiac par^nterrt, ma, fó dove il tt-sto non gli 
por che K'anvnda bcno ai nuovi fitti eporimcntulì, ne £cas3 ri^ve* 
reotomenle 11 Fik«otò e ne incolpa ì commontalOTl. 

Una dello sotLlplicz2o cari1:inichf> da farn*? più conto, vMenuno 
esser quelli, che l'Autore eseixìt''* a iefiuir la natura del moto vio- 
lento e a fiiabilìra il princìpio d' inerzia. Lo Scaligero si mi^ con 
altre sottilità a fni^^ar dentro alto stesso EOfi^etto, & non potendo 
quieta volta co^iii^>ro in Talb il suo n(?mìco, lo punzecchia dicendo 
ch'egli era venuto a inscgfkur cose noto ìnfino ai rancitilli, i quali 
pur sanno vitn vrtpsUmti^ n^rvi reìUtam in »agiUa. L'oftempìo poi 
de! molo che rimane impresso rn*l mohilct cnme il calore ni^iraciiua, 
dice essero i-ialù addotto pia diill' antico fib-^ofo Temistio. Del resto, 
sojonnn^e lo ^calìgei'O, che l'aria non abbia j^arte nel moto violento, 
non occorrono a persuadercelo gli argomenti del Cardano, avendone 
noi lo certifEìine prove nell'espcrioaKa, «Quarnvoro cardio nulla 
e flit ssd\^ pijlebit dc^on^tratione. Sit Icvissima tabula ex qua uxi* 
I matur orbìs tomo nut cìrcino incidente, Ita ut sino mutuo rLtlritu 
« orbis ille intra illud caviira cìrcumairi quoat » (ibi pag. 130). Fatta 
girar la ruzzola, per via di un manubrio infisso, olla seguita a gi- 
rare anco quando sìa limessa b mano. Or do^'* é qui Tana, domanda 
Io Scalijjero, che manti^n viv-o nella steaaa ruzzola il moto? Quella 
che nmaa dentro al soirilissimo fasso è si poca, da non si creder 
capace (lì produr queir L'ITi^tlo. 

Chi l^ppi^ndo «"jupfttt* parole d**! fcripatelico di Verona, si rl- 
soTvieno di ima -aimile esperienza deM:ntta, a provar lo BtesBO in- 
tento, da Galileo, resterà preso da qualche maraviglia, la quale gli 
si dovrebbe accrescere anche di più passando alla 331 Esercitazione, 
dove lAutoro inlta rfellsi forza della percossa. Ivi, d^p'aver confu- 
tato le puerilità del Cardano e avervi sostituito quel principio vero 



5i£ Storia del metodo speì'imentale in Italia 



che il moto al mobile grave aggiunge sempre più peso; commemora 
affettuosamente il suo Maestro, unico interprete de' disegni archi- 
tettonici di Bi-amanle^ il qual Maestro aveva calcolato qual propor- 
zione avesse il pugno dell'uomo in quiete col pugno che fensce. 
« Sed et liaec et alia tunc Illa demonstrabal, quae postea fortuoae 
« saevitia interiere, d Che se invece fosse stata la fortuna propizia, 
avremmo avuto in Giovanni Del Giocondo quella parte di scienza 
Nuova quasi un secolo prima di Galileo. 

E più di un secolo prima aveva io stesso Scaligero preannun- 
ziata quella verità tanto contraria agli oracoli aristotelici che cioè la 
luce, come il suono, si muove in tempo e nò in istante, verità a 
dimostrar la quale, si faticarono inutilmente Galileo e ì più insigni 
sperimentatori della sua scuola, te Non enira ab Immaterialitale 
« ductum argumentura, egli dice, salis valìdum est. Nam neque soni 
« tìpecies, quae aeque immaterialìs est, sine tempore defertur n 
(pag. 873), 

Or chi, oltre alle cose qui sopra esposte, ripensi all' importanza 
che ebbero queste dottrine ne' progressi dell'ottica, e alla più grande 
importanza che ebbe le questione del vacuo, la quale si pose dallo 
ScaligerOj pur contro alle comuni dottrine aristoteliche, per condi- 
zione essenziale alla natura del moto ; s' avvedrà quanto diritto 
s'abbian questi farraginosi volumi, che abhiam nel presente para- 
grafo squadernali innanzi ai nostri lettori, ad esser commemorati 
in una storia del metodo spoiiuicnlale in Italia. 

Un Liltro riumr, olire allo Scali^ii^ro, elio si col le^^, benché con 
altro vincolo e per uitru richiamo al Cai'd:ino» é quello di Niccolò 
Tartaglia, nato in Bro^^cia intorno al 1500 ii morto TH anni dopo. 
Ki si polreLbe senza dubbio annovernre li-a quei cultori dell'arte, 
de' quali parleremo più sotto, che non avendo avuto a maestri i 
libri ma la stessa Natura, e non c^si^ndo perciò rimasti offesi dai 
pregiufìizi peripatetici, poterono liberaiuunle correr la via decloro 
pro|.;rcsyi. Quel che infatti il Papadopnli ;ilVer[ua esser cioè venuto 
Niccolò con Lodovico Bidbisone allo stii'IIo di Padova, non s'è po- 
Uito ancora proA'JU'c con ilucuinenti. e didl'altra piirte 6 a.ssai chiara 
la stL>n:i che ne' Quesiti e ììvenfìoni fu l'Autore ili sé e do' suoi 
slufìii. 

Lo stile incollo, cuii eh*é scritto qTiel libro e Taltro della Nuova 
Sckniia <!ell.> stesso 'furtEi^din, ci confoiiiiiuio in quella opinione e 
costiluisronsk uno de' punti più CLiralti^rislici della somij:lianza che 
passa tra Niccolò da Brescia e L^^ùnur<lo da Vinci; somiglianza 



P*RTE I — Dtteotto preiiminare 



A3 



cstcFLorc di ibrma. cbc fa presentire una più intima somìglianzu 
della matcrb e dftl «o^-ltù proprio de' Icrvi studi. Chi x'olesse poi 
scorgere quel tal punto di somi^iaii^^ un po^piu d'appreso, non 
doTnbt;« far altro die metter»! a oonfrontire la prima caria de'Ow- 
tf Invtntioni, rlovr^ si ■'f^pongono i soggetti da tmltiii^i ne* primi 
libri, oon la lettera clit^ l-eonardo scrìTera a Lodo\tco Moro, 
perché, rìoonoscinlane fahililà, sì rìsolvease di richiamarlo più sol- 
lecitaxncnte al suo scrrìzio. 

Ma il Bresciano, che rimane inferiore a quel da Vinci nella 
varìcli e nella estensione de' soggetti naturali U^altati, lo supera 
nella intensità e nel lucida cnline con che ò rinfilo a tratt:)iFe le 
parti. La Nuota SHerOa, p^r verità, non hu tnoito del nuovo. La 
le^e dclh caduta dei f^avi é quella ^tes^a pmfi^^^aLi da Leonardo 
da Vinci e da lutti coloro che rimasero ingannati dal creder che 
gl'impeti :fieQO proporzionali alle ultrxjce d'onde di:«;endono i coi-pi. 
Rispetto alla curra descritta Ani proietti^ il Tartiigtia rimane indietro 
ni Cnnlimo. chi? inti'aWde nelle cur^-e traìeUoric mia certa somi- 
f^li^iKa colh parahol». Nonostante è notabile che fosse dalle .setli- 
gliezze ^eomi'triche condotto a iudttv^nare U mfLssima ampiezza 
de^tiri di artiglieria Axe-ni allora^ quando robìco é inclinato di 45 
I gradi suir oriifiontc. Poco perciò sembra che giovasse a scoprir cose 
" nuove r online matematico tenuto UairAulorc e lo lucida esposi- 
sione del libro. Più novìlù Tume lui nell'ailro ddle/itErenfiONi', scrìtto 
I lo DÌQl(/p>, e dove sì contrappongono o^li errori di Aristotile i v^ 
principi! d'HIa stiiticn. DUtìo^izniììilo TAnlcire con don Die^^ di Mea- 
dnza, ne! VH libico Ìntroiut:f> il lIìscoi^o intorno alte Questioni mec- 
caniche di Aristotile, e flp-^ataDienle ««opra la prima espref^sa dal 
Filoaoro in questa forma « Pei-chè causa le maggior libre orver 
bilance f^rtno pìi^t diligenti delle minori. » Il Tartaglia pj^omina 3i>t- 
lilmente la ce?^ e tneomincia dall' osservare che il problema è di- 
fettoso nella ^le^sasn^ eniincÌ;irione e che ?Mn?bbp convenuto prima 
di lutto all'Autore di^tin<:uere tra il fallo naturale e il fallo mate- 
matico. Ri^^anhtto m<ilL*inatiaimenlc le hniccirL della biìnncia, come 
linee geometriche, é veix>, dice il Tartaglia, l'asserto di Aristotile, 
ma e Tabe ripiardate quelle 8le<»e braccia fisicamente, e tali quali 
sono in naturi, perchè aìlonif invece di essere più diligenlJ le bi- 
lancìe di lunghe braccia iwno inrece quelle di braccia corte^ a^me 
r esperienza <ìimostni nelle bilancettc o saggiatori degli orefici e 
det mcnetari. 

La questione meccanica soltìlmente discn^aquidal Bresci^nOr 



34 



Storia dei mttoth tperimentaU hi IlaUa 



ò notabilissimo, perché fomo e :;i fi- m;. . jifn i-ii*^ il lesto ari«loleIi 
»i accusi di en^re a Yisoopcjlo. b ìkjucih^ l'Aiub^isculore cesa» 
LoUrìoculorc nel Dialogo, &on si cooduce^^ cosi racilmeuto a ei 
dere Ift co%, porche AiistoUlo n*?» era un oca, VXxìiors puro 
persuado con huonc i-ngioni, concluderrio che il Filosofo en incoi 
in tal gro-^solano ormi^, perchè a ha manicava lu scienza dH 
neda i prìncipii della stacca, de' quali il Tartaglia poi di pro| 
pofi^a a trattar ne! so^m^ntc Vili libro dello hwmiioni. 



VU. 



Abbiamo d«tlo che il Tarlaglìa Tìt de' f timi a notare gli 
«fistotelicì a visc» apE^o: gli e^M^mpi iiifutii recali dal Fmcttstoi 
dallo Scalif'CLt), o da molli nitri luuìno mc«trato una certa Iropii 
«tono» <^i volUt cho son dovuti molta^i a contradiip al lon> 
onWersalo MaesirOp IL Cardano stesso intrattìcn lunghi dÌF;iMrsi 
e là per Ì3cusar»en4?, e non Irora altro miglior espediente a placar 
gli animi degli scandali2tati, cho di accusar io cc'rm?:ioni del 
ff l'ignoranza doi commenlatori. M^ il rimprovero cho in uno 
possi da noi sopru citati fa a colora, cbc troppo audacemente vi 
iovano imitarlo, in denunziar puM'lieamonte i falli dell' oracol 
^'«QcratOt mostra die negli in^e^in acculativi ferveva un «cgrcl 
ardore di conquistare la propria Itbcrìà, per cui poco Btelt« e] 
quo' tumulti coel compressi, uscirono in una guerra combattuta 
campo aperto, in mozzo al quale ti de* primi o più animosi a coi 
parire il T.irt:it,'h3, senza visiera. 

11 iMunpo tenuto dal Tartaglia però cm circoscfitlo o nstrotto 
nelle questioni delU im^c;Lnica o in alcuni problemi dì fisica, di 
che non rcstnvan coutenti i filosofi che intcndcvanr) cn^mai di 
quìstare la loro piena liberti in («ni genero di acientilica culi 
A capitanar la numerosa falange, uscita fuori a questa nuova 
qutsta, informerò prìncipalmeuto Bernardino Telesio consentine, 
Franctsco Pctrinscvioh, dalmata, conosciuto sotto il nomo latiniz- 
zato di Palricio, per noi Patrizio, ambedue i quali dettero ùpemA 
speculare una nuova Kilcsolìu (Jcila Natura, da contrapporsi a qm 
dolio Stagirita. U Patrizio, nel II tomo delle suo Di^cuetìMi, 
<Iava ItbcTiamonte scrii-endo che T ammirazione avuta da tutti 



PthTfi I. — Difcorw pr^iminare 



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Arì^tilc cm ìmmentfìtA, ìmpi^roixhi^ inciIU^i^jmi; dcHc cose t^crìtU 
da lui »Dn desunte da più antichi fiIo;<cfì, ^pi^rial menti; pìbgoricù 
e allrove più rìcì^ainente soi^iingc che Amtolìle «tesso ne' suoi 
libri poco nulla ha del fiiio. 

1>a ciò è facile intravedere la rìsoluziono pre»a dal FilosoP» 
d:dT[iata di rivolgersi ad altre scuole e con preferenza alla pitagorica 
ff alla platonica, o nKglio di speculare colla sua propria ragione, 
pinlio?(lo che c(wi (jwelkt Jcl pr<*tcac rnawflro di coloro che sanno. 
Una tal animosa moluzione viene eloquentemente espressa dal* 
l'Autore in r|uelk Apologia, che e-gli scrisse contro un lai T«odon> 
Angdaào, che s'ora i^ccanitamenle posto contro i nuovi insorti a 
diJentierc U sacro regno pcripalclico, « Ma regnate, egli dice in Ia- 
lino eloquio, regnate, infintanto die a voi e lecito o piace. Noialtri 
omiccioli lanciateci rìvcre» lascialeci apirar quest'aure, che 5ono a 
tuUi comuni, pormr.'tt*"tecì senlinicnti e idee, che non aienoarisLo- 
tcliche. Non ci rìjapre^zate, non ci avventale ingiurie, non ci»rica* 
tcci di calunnie. Non vi adirate con noi, perché non guardiamo ai 
medesum obietti e non accolgbiamo i medc^tmi responsi, l'ernael- 
ttQÌ poter e^cr platonici, se vogliamo^ e m Filosofìa piuttosto amici 
a Plotino a Proclo a Damascic, che a quo' vostri omaccioni, Avcttcms, 
Duu?, Janduno. Tarlareto, e ornili altro iìloscriiche quisquiglie. Per- 
metteteci di penare anche qiialche co^ col nostro indegno, tenue 
si ma libero. Non ci ^ìate tiranni né vogliate imptit^ircl nello reti 
delle vostre conlen^ioni n avvolgerci fru le tenebre dfr* vostri dona- 
mi » (FeiTariae, -li^Kt, pag. 4>, 

Da cosi btte parole del Patrizio, come da altre simili che n 
potrebbero citar dal Tclcsio, si sentono spirar con impeto le aure 
della libertà, ma queir impeto è t^mipcralo, e 5« fa piegar gagliar- 
damente io rron>Ie, pur non le sclujnia. Non ^ co^i de' due altri 
insorti a detronixjare Aristotile poco dopo i tempi del filosofo oon- 
scntino e de] dalmata, l^i sono due frati, che perciò Ìnpag(?iaiio 
una doppia baKaglia, contro ì Filosolì e contro i Teologi dei loro 
tempi e hanno fieramente impugnato le armi contro duo regni fra 
ri DMifederoU : quello del Pcripato e quello della Scolastico. L'uno 
di que'due, nato a Nota, verso la metà del secolo XVI^ e spento 
nel l'MI per morie violenti, è il celebre Giordano Bruno, Taltro, 
nato in Stilo di Calabria e che pas^A molta parte della vita, deeor- 
»gli <Ial 1068 al 1635>, nel fondo di jna carcere, è il non mcn ce- 
lebro Tommaso Campanella, Son due lìcri ingegni: lo spirile di h- 
berla soffia dal loro petto, colla furia inccmposla dell' um(;ano, per 



56 Storia del metodo spetimentale in Italia 



cui l'uno incontrò la carcere e T altro il i-ogo. Nessuno in Filosofìa 
ne sa' quanto loro : Aristotile, per Giordano, é un povera ingegno 
meschino, pel Campanella é uno stolto, 

A cosi fatti arditissimi ingegni si suol da' moderni dare il no- 
me di Razionalistif e son la delizia e T ammirazione degli scrittori 
de" nostri tempi, alcuni de' quali riconoscono in essi i precursori 
del metodo sperimentale, e altri, con più ardente zelo, gli venerano 
come confessori e martiri del libero pensiero. Non è del proposito 
nostro trattar di confessioni o di martirii, ma della scoperta de'veri 
sperimentali, in cooperare alla quale scoperta, giova, con breve e 
diligente esame veder qual fosse veramente il merito di quegli 
ammirati filosofi peregrini. 

Chi provasse piacere di sentirsi portato in aria sulVali di me- 
tafisiche speculazioni, e veder dalla fantasia architettati i mondi, 
potrebbe per prima cosa, fra gli altri libri, scegliere quel che il 
Telesio intitolò De natura iiixia propria principia. Chi desiderasse 
poi di scendere a cose più positive, potrebbe dello stesso Autore 
le;^gere i Commentarli, che egli scrisse pur De Berum Natura, ma 
a chi piacesse meglio vedere in più ristretto campo condensate e 
raccolte le virtù dello scrittore, basterebbe si rivolgesse a queMre' 
brevi opuscoli stampali separatamente in Napoli, tutti o tre nel me- 
desimti anno 1570, e nel primo de' quali si tratta de' fenomeni che 
si osservar nell'aria, nel secondo, di ciò che accade nel mare, e 
si dà nel trr/o l:i ifovìu flc" colori. 

Nd ]>rÌmo di quojrli o|>iif^Ci>li pigliti ad esaminare il Telesio le 
teorie fisiolie professato da Aristotile circa airnrigine delle pioggie 
e dei venti, e nega che questi, sempre, come vuole il Filosofo, si 
^'enevino dsdle umide esalazioni della lena. E^li avverie, al contrario, 
che per lo più i venti si levano su dal mare, il quale, più che la 
iciTa stessa, offro abbondante copia di umidità, che rarefatta al calor 
del sole si trasforma in esala/ione vuntosa. Di qui sì comprende 
intanto che il fdosofo di Cosenza, censore acuto del filosofo di Sta- 
gira, non fa poi altro che ritornar sui medesimi errori fisici di lui, 
il quale, ingannato dogli effetti dell' evaporazion dell'acqua al calore, 
j'i dava facilmente a credere che T acqua stessa si trasformasse nella 
sostanza del vento. 

Ne miglior fisico deU'anlico ^ì mostra il nuovo nell'altro opu- 
scolo, dove tratta della salsedine del mare e del llusso e riflusso. 
Diceva Aristotile che il mare era salato perché il sole, facendolo 
evaporare, ne avea sottratta la parto dolce, 11 Telesio osserva che 



pAftTt [. — iJiSf&riù prtUminnrc 



oi6 non può essere, perché l fiumi ra&tituiscoEtc tutto ciò cho U 
calor solrtre ne asclu^ per cui a>nc]iide, nel capitolo I\^ cUe il 
mare et^eso 4 ealaU) di fua natum, e die é scatiirìlo, come si v^de 
iiell'acquo dold, ifci fial*i> Toali di *oHo terra. Nel lene oposo^loU 
dia^prCEntor dì ArKtolile non sa dir de" «dori nulla di mr^jlin di 
(pxi}\ cl»^ Arìstotìb ììtcsso avesse insegnato, li leUoi'C c«cc di quegli 
intrioati diversi del Cosentine persuado che air<rpiiuone perìpate* 
Uc;i, secoiìLio ìa quale i colori f^'i gencnno da un coDlenapeamto prò* 
^rsioiianiL'nto d' ombra rni^scolit:i olla luce, non ^'c fiapiiUi aggiun- 
nulla dì nuo^u 

nulla di m^ovo puiv, s3« in cimili TaUi di U^ioa spcrimcn- 

iprire il Palm^o, benché ivell' Opera sua che c^\i fa»to»inonte 
intitola yof.'G de unh'cms Phtlosopfna pì faccia architettore di quat- 
tro tiuovi miindì. A piìi umile pro^a scende il filceofo daliiketa tu 
un suo libro, che egli intilcla D^iia retorica degli cntìch\ st^in- 
^to in Vcucm ticl l'iTtì. Se ncllj Nuova Fdooolia Tauture imita 
ktooe nel)'alte2^ delle speculaziODi, in questo libro della Retto- 

ùultu ili quella sun ^^nizte&'ì e facile minieia di prf^sentoj- 
eolto forma di apologhi, fra' qnah epoìo^i e priucjpal- 
mento notiibilo quello che U Patrizio lin^'e CESere stato da uu abis^ 
Fino raccontalo al conto Baldaesan'o Consti j:Ii ime. In quel romanzo 
dunque dell'ubissmo, che non pji^ non lar toriKire alla memona 
quell'Ere anneno, il «[unlo^ nel X libm dello Slato dì Platone, ri- 
suscitato da morte, racconta ai vivi i dentini da sé veduti delle animo 
umane; in quel romanzo ai dice come la Tenxi fu un lempo cosi 
rarefólla e spumosa, che per la ;:rande timpieo^a del suo volume 
confmava qu^^i col cielo. Gli uomini abitavano & princìpio ndla 
cuvilu di quella Bpu^a. come in nidi beati, ma, essendoci poi in- 
Buperbili. e orando l»)var la fronte orgoghosa ;^onlro gli Uei, Giovo 
di sopra coi fulmini o Plutone di !«Uo coi terremoti, iuoomìncìt- 
rono a scuotete onrjbÌlm<Tit© !a Tom. la quale riciidde lutti tidle 
proprio cavenie, o rionlrò in sé sie^:^, dand^ cosi ocoieioiie iti for- 
marsi de« monti e delle valli, de' la^hi di acqua dolce e d^ mail 
Si comprendo bene come l'inffef^o^ romanze del Palriziu, 
tendova a dar la soluzione di duo problemi: uno teologico del pec- 
cato oriftinulc» e T altro geolo^co e paleontologico della rormnzion 
Aùiìù tciTa e del rinnovamento delle reliqtiiif mfirìnc sull'alta cima 
dei monti. Quando, in ^ui principi! del secolo XVIII, s'inoemincia- 
rono dagU imma^inc^ scienziati stRtnieri ad archut^ttire flt^temi 
geolofnci, Tommaso Durnet rinnovellò eul serio il Sogno fial<xnU e 



£8 



StCfUi tkl m^odo tprrimetttak in Jtatia 




ì\ liomttttzo bìTzarro dell' abissino. Qiit^ii titoli, che nOD dono 
rìtrCA-;ìU da noi, ma da queir Ajitonio Vollìsnlerì, il quale, ui8t< 
con Lazzaro M^^ro po^ ì fondamenti più saldi alla ntiov» Scie 
della Geologìa, ba&LàDo a «lualtficar» i meriti da* i^bte Fnuicescti 
Patrizk) in Upi^nlar'qucUa ^na nucn-a filuaciQa naturalo. 

imperito nio^vkino Bnino, quindo già Galileo iiveMi accesa 
Padova b nuova lampada disila Scienza, cho diflTondem U suo spi 
doro por ogni \nviv d'Europa, o sopravvi »<fit1o i) C«rnpuncl)a di 
sette auDi alta puLibiicuzi(.>n^- de biabtfbuS^ Un^siim Sistemi, 4' 
ttTcbbc o^uno cho questi Aiìù gran pensatori dovessero riuscir 
cui'sorì del metodo Aperirat^ntale piùpriesìmi & immediati dì 
ch> non fossero il Teloaio ù il Patrizio. Ma rìvolf*iamo od po' 
Eduardo sui loro libri. 

Del Campanella il libro elio scendi» u initUir di (Mi fisici, 
qualche modo più purtiojtoi'C, è fitrso qUL^Ilo MV A'^frotoifia. Ei 
ptii) ben ridere ddkr opinioni di Ari^lolile e di ^cnecn, secondo le 
quali, a confricar coir aglio la calamiUi, si viene a to;^lierle la vi 
sua paliAVt d*aUr:km> il r^irro, a^^endo ^ìh da 1rent*annì pubblicai 
la Fisiologia N^ii^va drl («ilberto, e si può rìderr aUiv^iiì M rjucl 
crederasi da alcuni Ulosofi delle palle di piombo, che c«plo9e dal 
canna, al ^n calore eJ liquernnn<i, perché gìh da f^etb? anni il 
ghhre ora stato pubblicato da Galileo, ma la dove ìi gran ti 
sì pone a investigar le cause nuturali da &ù medesimo, ntm «i^ co 
ì peripitelici, far uso d'altro chit della propria TantaMa e del pro- 
prio discorso, co' quali due stnimcnli compone ima Fisiologia contro 
quella di tulle le selle, o inverila un nuovo sistema del mondo, rc^ 
pudiali tutti i precedenti, non eccnttiinlc quello dello steaao 
nìco. Ma come sogpo di quella Kiaiolopia che il Campanella 
^Cfitituire e «oprapporiM» allo Fisiologie di tutte lo altre sotte, 
il commemomr le cause fi^ioìie dalle quab, nel citalo libro 
letico, riconosce pli effcltt dell" intumidire e del deq-rimerbi, di 
in sei ore, con vicenda continua, le ncque del maic; ciiuFe 
non confìistono in altro, ascondo l'Aulore, che nel caler del sol 
il quale opera a quel modo eIgsso che il Inoco di un Tomcllo sopra 
l'acqua delhi pentola messa ivi a bollire. Del roslo un t^L^tema 
tero di Meteorologia é fatto nelle sue eause dipendere dalla nat 
d^iir ospitilo, d(dlc vario eenfriuozioni degli astri; e il filosofo 
lutto diflppoi'ao e in tutto crede d'avere a ritty>%"an? cqli il prìm 
qualche cosa At nuovo, non fa bene spesso altro che rijxilere le pi 
strane straneize del riardano. 





PAKTC i. — iJwOrW pntJÌDWMI^ 



QO 



Non é però, secondo prefendono i suoi adoratori, cosi di Gior- 
no Bruno: v^W è pi;r f^i il rironiiaU.ira* drll^ niio^'a Afìtronoinia, 
Che il siiW* ^- imii tdiAUi, chf U' ^ti<lU> -j^lim sdH, <;]iiì V cijiiiHe son 
pianali, ctic i travi S4)nn a^temidt^ Min dottrine t^pi*e^<<anient6 in- 
fegitnte cbl gritn lllo'ioro nolano, e cho i n?dfit>n pont^riorl hanno 
ritroTattì B pnjf^^att^ per vere, come taiili iinni prima erang stale 
predicate da lui, 

Noij a tanlo fulgor»^ di sciema, ci seiitiamn inchinflr^ inaravi- 
glìati 1^ ciglisi, e Icvaiidul» puì iti :«llo, dutiiuniliaiito, am quella 
lil>ertÀ eli*? ci ^ pftriiH'Nsa tW nuovi evantcHì/xttort tìA lilem e^ifime: 
in vh& mcKlo ìM;u[U^rsi! i) Hrimo << aimtmzT^i lanlt^ fì»tronc>inictii^ \f^ 
ritft? (lerto pgii df!e essere sialo un osservatone diligentissimo dei 
fcTiomenì celesti, e un abilissimo sperimentatore. Ma nel fatto poi 
c]i]eiraslroiiomi% che osservando un trave rasentare ì tetti di Nola, 
i.lal rt'-k'rlo wrvokuT alta cimH del Montr Cirjd:!, argomonU che 
egli ù (Ltiinnto e che m muuw con LspoiiUiJii.-Ìt^ ili mitlo, scariStJiìdo 
impedì in^nli comi; un ucrellc; ci rìitsce men che un fanciollo, 
per ncn <lim n dirUtnn c^lie egli d»^ essi^rp nn gran m;ilto. E ijuello 
sperimentatore, Ìl ijualif aj'gomenlii Qiresislen/a delly macchie cen- 
trali nel 5«le ila ciò che « omerva in nna sfem di ghiaccio, la 
quale mostni più fosca nel «rentro ctie verso la periferia del cerchio 
massimo dì [iroiezìcne, é tale da dover Trjmai'e ancora soltu la dì- 
mphna dd p^.^lagugii, ciiv (^l'hifunda uii buon pÌtxÌ€u di «ale » 

f dirgli I! corvello. 
W sriisii punto rinsipifnsLi ctel llmna li dbir che fa NìccoU 
Cusa, come Autore della trovala i^na^f^miglianTa Ira le macchie 
«ole e ciò che sì osserva dentro a una palla ghiacciata, non ve- 
rtendosi come HI possa i^picrgar con quella similitudine l'origina delle 
macchie snWi. ^a;iidu il coacctlo che v^ utì ri-a formio il graii 
fdfisofo nolaiva Qni^i infatti dic^ «^sseiv il solt* nna lucerna a olio, 
p*r cai spmhreivbhe chi% tutl'uHro che rlconosrei^ rapparensi 
delle maccliie solari nell'analogia de' raggi rifrwti in una paUa di 
gliiaccTo, ne avesse dovuto ritrovar T origine nella rassomiglianza 
'.kll'^ parti fosche e delle chiare, chr; sempre si osservano intorno 
e rianimar dellfì riosti>.' lucerne. Oiw*slo sli^swo conccUo infalU pome 
:ati*'U'^ ih fdoiofiir collii uKfn II.'' intunio airorigiiif* e AÌh natam 
Ile iiucchit? del KCil- a Bi>ni>detlu CH^IelU, in nnìt nììSk lettnra n 
Uleo UtSS, Oid Di^i-. II. P. m, T. "X, a ST»), M;i dal Caslelli al 
uno è un abifiso di ftepriratto^ih , com'i^ tr:i ìl Bruno f^leeeto e il 
Keplero, vero distruttore delle Tantaliche sfere aristoteliche, e tra 



HO 



Storiti itti rnH&do tprtimen^aU in itaiia 



iJ mi:-4e«tmt> Bi-uno e il BorelU, a aiì sì Ue« Vavev prima dj c^ 
altro <limoetnl(j con ni«ixauici e llfiicì ariicmenU b looria plani 
taiia delle contete. 

1d opii modo, fij puù diiinaDikirc ttgU esagerali ummlralofi 
quali SODO i fib'icì arfomonll arldoili dal celebrato listronomo 
Kola? Egli iu;s<M-ì$ci% per 4's£!ttipir>| che U T«mi $i tnuo\«, noe per 
motoro tMtelùntOr ma per proprio Jntrtf]$«oo impulso, corno fili alti 
plAiM^i. FMxMic, volpvnsi iom^ndai-e, asserìsce egli c^ò ]>or fin/Tù' 
intravwiglo il principk* d<.'llG for/>c centrali, o per esser ricorso 
qualche nifiEotniffliauza colite aUrazioni iDagn^liche» eoo» fecero il 
Koplf?ro e il Bordili, o rdmeno por osarvi ooudotio da qtwlta ana- 
logia <:ho i Un il moto de* piatif^U e de' notilH proietti, mcoiulo j 
concetto di^jì aiKictu piUgoncì divulgato na' librì di Platni'^ 
^NiCDlc afljilto é di gji'k T impulso inlrìniieco. jker cui sì muirvo h 
l'erra, dico Giordano, é un prìhcipìo di :inimali1à cbe l'av^^h-a, comi 
nvvi\'a col ?olo lutlt jiU uUrì pianeti, e anzi lultì gli inlinili 
celesti. 

Una tale ipolesi è U seffrcto magico da cai It nottm ri1o»iii 
fu condotto alle ammirato o^trcnoiniclic scopf^rlo, ìmi>ciY>ccHé, st 
Millo u animalo nel mondo» e «e ogni principio di animatila 
Cfiser congiunto u un org:inr> corporeo acconcio, no vien por l^i 
lima coti«e^;Dza che il s^olo e la terra n le stella e le comete, 
tutt'altro che BÌ muove nel libero ^^uiio, sieno informati alle 
dr^imo lep-n, non eeaendo tra loro altia varietà che dì gmndezza e 
di moti. S'^gj^un^ poi la doUrìna tniscendentafó protV^^ata dali 
Bruno delle oonuahetà, che s identificano nell'iutiiiLto, e si v^ 
come quci^la, applicata alla natura defili astri, flovcsso condurlo 
iticontrarsì ir qualcuno dì quei coiicetti, che hanno una somiglia 
un'dfiparenza dì vori< 

Ma quella di Giordano non ent sc;en2a né dì oaservaiionì ni 
d'esperjouze: ei-a una inotafì^ica strana e dai Qlosolì di miF;tii 
«enno repudiata: oi*:) una ipotesi, deHa quale ora fd ridono piace< 
volmente gli stc^i fanciulli. Dove «cw dunque 1 meriti del procla- 
mato prt'can$cre del metodo sperìmenUlo, ir quali Reno ì pi 
che hanno alEtscinati tanti suoi ammirtOori? Di questi prestigi 
ù senza dubbio T aureola, come dicono, del martirio, e T altro 
rosemi^o dato dall' ardente Nolano della rìvelu Contilo ogni ai 
rltì sacra o pi'oftma, coea che \tt tanto a genio de' wllalori di lu\ 
ma il pìit alTascìnatore è il buio delle filo^otlclio «peculozioni. È una^ 
jrnmd' ai-te, a ftedur certi ing«piii com^ usano sventuratamente 



pAftrfi i. -^ Paaoffo pi^Umtnitr^ 



01 



noi, quella di siiper dir cose che nomino mteDdt>, o die eia- 
nino lìuò iiiti*n<k'nt a stio modo e rìtm^inx:'! il «uo; arte d41a <\\m\^ 
|ipfjidc >^ L;( furluii;i iru^iiti'^ta <l:i Gkirciitrio Biuno^ tXJirii? qu^rlb 

mìtili d:i lauti «hleuiì di FÌI(i?^jfìa, e i1:< Unii libri di letbra- 
«pecial mente tedesca. 



viir. 



n soggetto, die ci é capitato :t trattar fra mano^ t^ di tate e- 
inta ui)p,t]Uiiza, che non si vuoi j^n-t^arda nei simjui rin^tU^ro uik 
i' da wiinr^ «oy^iH rimlcle e i meriti di queliti tnnto Eumigerati 
tazkiDalìsti. K qiumto all' indole, a noi sembra per variti die non 
differiscano dagli stewsi punij:iletìcì, anzi egli é certo che proseguono 
V pnifaisatio ì medo^iiui (inncl^ii, vhe «on quelli di sostituire i pia- 
gli iMU nigJoiiL' fillu lixdtii dL'* t^tti nutundi. Non ^ì ^ peixìù cova* 
roudor da noi, eom'4>«s'*iido i;m\, iiit(.^nduiij gli uni di contrappone 
loro raeti>r]i o k* loro dotirìne ai metodi e iùU dottrine professate 
da^Ii altri H Tetesio. il P.itmir>, iì Bruno e il CuiupiLnel^ «eguono 
|iri?L:Ì$am(Mite gli e?;efnpii di Aristotile, :iccomc>d:indo la Natura ui 
loro proprìi cervelli, e se ne dilungano in qunst'i solo, in dir cioè 
che U Filosofo antica non aveva accomodate le cose tanto bene, e 
che pei'L'iò credano, coi loro nuovi sistemi, di averle accomodate 
inclito meglio di luì. 

Li 6imiliUidim\ dalValli-a parEe, t* la parentela Tra la Ftlo^Hofia 
vecchb e la nuova, è confermata dal verter che poi l fruiti *ono 
Itati gli alessi. Se infecondi dello scoprimento di nuove cose in 
ittita sono stati ì peripatelici, i razionalisti si son mostmtl più 
infecondi che inai. Le idee spiin^- per tanti loro libri ammirali son 
simili a nuvule ugitiile d;iì v^nti o dipinte di Ixd colori, ma dn cui 
non sì sprvme tuia slilla a rinfrescar le ;irsai^' didl' iL^teliìta cam- 
la. Un inilbìo p^^n^ fi^ ^icxuxt che quelle due «icuole apparten- 
go allii nn'-fle!<im;i slirp** è il vwierle ambedue ìdrette dal medesimo 
:ato originale, peccato, che «econdo »i':uM:eiinù ttlu\)ve, consiste 
iella vaniti e nell'orgoglio. I dialoghi dello Due Nuove Scien2c 
conlenevano bene altre novità di quelle a^i iRsmpvianienle <nmun- 
ilu dallo due Nuove Filosofie stdia Naturi J**! Tdt^^o i? deJ Va- 
: e Galileo stesso ebbe a cogliere Ai^»l(dilc in fbllo^ in bene 



m 



Utoréa ìM nt4iodù ^v¥Ìm4iiMé in tìalia 



altri retili ]>in primitivi i]i quel die non (Kccirets^ ni O^mpatifìna 
al Bniiio; e pur fiOiioManle f-ì nnfi lo AìspOTtù toiDfì i[iie'i1iie fv^tj 
tt no» gli HVVfiiU ìncontm lUoli si invtnvct^ndL AnJi, sw fj|i^«» h 
CKmftila, non dì radu aDCc lo commento, e lalvolta altrui, penei 
Bami^htc lo !nila. 

NV^luTetucj uuì pei' que:>4ò ogni mmfo <it razion^^lìsti? No: 
hanno ani! un iimmjIo f^ìngDlm^ 6 percii*» unico, i) mcrìlo di v 
ricx)HO!M:ìnlo e pnìtelato come quel tJiritIn, che avewi AriM<rlìle^ li 
avevano aiJch'f^sHl i? tutti ì loro fr^tfilli: il ilirìllo dì fir ii»o dollj 
|vn>pna m^iond. Reco da qual Ulo ì razioitalisti difTen^oH^o dai 
npatt*tici, i^cco in che propriamcnic hanno merito d'esser dell 
ru£Ìo<balÌ$Lì. ! |>erì|>at<*lici, .'ìcceltando per vpn>, pErrché dall'alt] 
parìe em Uf&ai comodo, clkc la Naluid hì dovesse nsM.^llart; ai 
vd)i degli uomiiiif scrl&cro oi>nie misura d'ogni sap^r^iza il più 
ocrvrllo stìrnnlri d;i loro^ chtì fu qUffllo dì Arij*lrjti^ e lo Iri^ì^nìrtim 
di taiitìi iiitiirìtV Tiiii^istrale, cht> ogni qit»'>t,iorh>f in f;iUo di ix^t^i 
naturali, si decideva dagli oracoli ù dai rQ<iponAÌ dì lai. T rafionalli 
parò »l levarono a dire che qaellA^ di Arì^itotile non ent poi qui 
gran cerrello àus sì credeva^ e che ce n'erano o ce oe polerj 
Eeesre de' più sottili di lui^ per cui uno per esempio citava il 
veOa di Platone, e un'altru, com'è più naturale, Il ourvollo ai 
propno. Qaestj «eci>ndi foiviiio de' pivi ardili « in1*^*(r^o a «^tiotei 
il giogo di ogni uutiirttiV, fvr cui da molti ^uio >l:itì encomiti 
beuoiie.lli. N(»ii kÌ accni'gon pt^nS cottoi^o^ che scotp-ndosì cnal ajii 
il glog<} della Natura, e ìnvetìJ dì asaogsettnrftì C5?i a lei, pi 
dendo che ella il^^bba a^fiOggcUarsi a loro, lortiaiio perciò ^Ifa scì^i 
lasciamo star ta Religione e la Moralt^ più nocìri degli stesn 
ripatdici. 

Clie 5ÌA ansi orni di fatto, che cio^ il raiionaliitmo sìa rìos^il 
più nocivo alle scienze j^pei-imenlalt dello ^Hf^aa perif^ilìciiimo, 
puù vedere dai rnilti. Imperocché esHendofiì quMIo ribellato a 
aiitontà magiMrale, rimase oime un ramo ricuso dall'albero di 
scijn^i d^^lle dutt scuole, iklla platoniaL e ddla rtrìstolelica, « si 
perciò incapace di menar riniti propri! delV una e dell'allra. E qual 
sono qucsf,i fniUi? I.o dic^^mmo ^h di sopt-a: fniMÌ del Peripal 
sono ì C£lIcu1Ì iMimerici <* :i1gi*1inrì; h fnitti ileìl'At.T-jjd^niia .sonu 
la Geometria astratta ^ l'applic;ita. Ora é un MUt che d.ilbacnol 
del razionalismo del PìilnxJo f* <)el Ilnino non nsc) fuori né 
geometra mai ne un algebrista. 

Nel decorrere del secolo \V1 quo' due alberi della scienia 



Paate I. — Diieorfo preUmiitarm 



<& 



Periato e ddtrAccadomÌLt, ciascuno nella sua ìipeck, t^i me>stn> Ur- 
ganienle fecondo. Se Luca Caciolo. aveva ^iù nel eccolo precedente 
ritroTato il metodo da risolverò rcquozit^ni eie' due pnmi gmili. 
Girolamo Cantano e Iftccol^ T«r1figlìii rìvolo^^'iano insieme a tnve 
a chi procluct:< h più f^cmpUce Tormula da risolverò rcquaiionì del 
lento e «lei rjUArto jfmdo, HotTAello Bombclli, bolognese, è il primo 
ad osservar, nella sua Algebra stampata nel 1570, che nel eofti detto 
rfljo imtf»"ri7«>, lo parli della lormuìa rappresbìfìinnti una radice 
rompougeuo inf^ienne una radice renio, e i'rancc.'rco Alaiirolico Tor- 
mula le prìin« le^gi, eecoado cui procedono \c eeric e le somme 
delle stesse Ecric dei numeri n&tnrali, quadi'ali, Imn^hrt e coeì 
rio via. 

L'Ac^erma poi delle in <inà medo^imo secolo il più lauto 
Drulto clic si potesse imbandire n) convito lielt» scionza; il sistema 
vero del monda Chr un tal frutte veramonlo jlleffasw Dfl fiore di 
quella rjloM>Ua, eloquentemente esposta in <iuc) dialogo del Timeo 
scritto dal discepolo dì Pitagora, si predente degli odori Gsalartì {jua 
e là per le platoniche carte di Nia^clr< Copernico. « (^hi, c^U dice 
a p«:n<uud€r ta verità del nuovo sbtcma, collocherebbe, in questo 
bollì^imo tempio questa limpada in altro miglior luo^, ohe in 
quello, d'onde ella pole.^^ lutto insieme illuminarlo? E in verità 
non A torto alcuni dJiamnni^ il sole lucerna del mondo, altri Mcnte^ 
altrì Itettoreu Trìsme^atlo lo duomo visibile Dio, e Soibclc, nel- 
r Eletti^, occhio che vede tutto. Coeì di fatto, risedendo ti sole ael 
suo ix^gal aigUo, povcrra la famiglia degli astri, cho gli rigirano 
inlomo. La terra stessa non e dclrcLudota del lunar mìni^leixi^ ma, 
come Aritìolilc dlc«, la Luna e alla Terra cognal^L Klla concepisce 
intamlo per opom del sole e s'impregBa dell'annuale suo parta 
Ritror.^ì dunque ìn oc«tì fatto ordinamento una simmeiria tanto 
ammiranda fra le parti de) mondo» un cosi stabile na%fO Tr^ i moti 
e le Rnnde2K> degli orbi» cho in altro modo non sarebbe possibile 
trovare di meglio, » 

Abbiamo scollo dal libro I De irvolutionibus questo passo, 
fra' lunti altrì, perchtì sommamente espressivo elei carattere geome- 
trico di quelle prove, cito ivi udduce l'Autore, Poi suggerirà il Gil- 
berto i primi argomenti flmci, |>er quello almeno che concerne la 
rotazìon della terra dedotti dalla Nuova Fisiologia magnetica* e 
pochi anni dopo Galileo confermerà il sistema con altri \t\ù validi 
ai^omentl desunti dalla n)tfl2ìone del Sole, dalla circo]2zien>:? dei 
satelliti intorno al centro di Giove e dalle osser^^aziom delle E(lȓ 



^ Storia del metodo tpertmeiitaU in ItaUa 



rappresentale dai due pianeti inferiorì. Ma intanto U grande Astro- 
nomo prussiano che non ha ancora il minimo sentore di qaéQe 
fìaiche prove, si assicura di aver colto nel vero, scortovi unicamente 
dalla Geometrizzante Natura, e si compiace di esser co^ rìoscitoa 
risolvere il celebre problema pitagorico, proposto in cosi fatti tM^ 
mini da Platone: « quomodo per ordinatoa circulares et eeqttalei 
motus salvarl possunt phsenomena, :» 

Sembrerebbe cbe un altro frutto allegato e maturato negli orti 
di Academo, allato ali* Astronomia copemicanaf dovesse esser 1* Ot- 
tica, n carattere geometrico infatti di questa sdenza persuase alcuni 
autori a scrivere che ella fu coltivata principalmente dai discepoli 
di Platone, e infatti dette opera a scriver dell' Ottica lo stesso 
Euclide. Dell'Ottica però scrisse anche Tolomeo, le dottrine del 
quale furono accolte e diffuse dall'arabo Alhazen, cosicché può dira 
che fosse questa scieniB, coltivata con egual profitto dalle due scuole. 
Né ciò fa maraviglia, perché se la platonica s'aiutava della Geome- 
tria, Taristotelica si giovava del principio dell'intromissione delle 
specie nell'occhio, mentre il principio platonico dell' estramissione 
impediva grandemente alla scienza di progredire. Di qui è che 
s'intende come potesse avvantaggiarsi l'Ottica in Vilellione, il quale 
ai placiti del Filosofo ateniese oppose la proposizione V del terzo 
libro stampato per cura di Pietro Appiano in Norimberga nel i551. 
a Impossibile est visum rebus visis applicari per radios ab oculis 
egresso^. 7> Le prove di ciù addotte dajr Autore sono inoppugnabili. 
S(? i mpgi visivi, egli dice, escon daU* occhio o son corporei o sono 
inc*:>rporei. Se corporei, com'è possibile che lo spirilo visivo si 
diffonila cosi corporalmente infìno alle più lontane stelle? se in- 
corporei, come possono far impressione corporale sopra gli organi 
de* sensi? 

In cosi argomentare, accenna il famoso Autore pollacco a una 
questione, che teneva incerte tutte le scuole di que' tempi, ed è la 
questione celebre della natura della luce, dalla soluzìon della quale 
dovevano dipendere le future sorti dclV Ottica. 

Francesco Maurolico non riusci a risolvere ìa difiicile questione, 
ma egli e nulladimeno il primo che preluda ai progressi dell* ottica 
neutoniana. I Photismi de Lumine et iimbraj ossia la Caloltrica, e 
i Dìaphanontm partes ossia la Diottrica furono due libri scritti dal- 
l'Autore in sul finir deììa prima metà del secolo XVT, o nonostante 
non videro la luce prima del 1611 in Napoli, quando i fisici si sen- 
tivan vivamente fruitati dal desiderio d'intendere in che modo quei 



PxnrE L — DiàccfÉO prtHminw^ 



65 



ttrì (t«1 caDOcchìaltr (iM*?iSpn> Ili mifitcriosa virtù d' m^nd^re gli 
ogjEVtti. Il Muuixiltco tieilH 0101(111.*» ureva daU la U'orì:!, no4i delk* 
lenii acci^ppute mu flellc; «empiici, « megliu dì tulli quei che gli 
siuci^isa-m p<n' molli :iitni. dimictlm i'rfftlfo eh*.' Taa-niEiu sulla vi > 
dei gicvunì e df-ì vt^cxhi le varie- r i fra nyi^iizn dtn ni^rgi iUlniV4TJ>*i 
ni diafane degli occhiali. Fu II nostro me*.HÌnfivSe altreU il prtmo a 
dimostrar le abernaicni dì sfericitì, p a divisare il modo del di- 
pingi^rsi Io immagini ivrdli e rovesciate :dlravcrso alle «trere m'islal- 
lìnf e iill».' lenii <;unvpss*v Et neaiioblxi inolti'e VL-ripiiH? rie' oilurì 
ili iinit cert:A L^nsUpftXLnii«>, clitr Hubt«i::aiio ì nqq^i varìaimnili; rìfratti 
iHnveRW ai diarann de" prismi In^ni^olari^ m :Épplici> mia Ib1<* dot- 
iritia alle gocciole delle nubi, per cui st dÌ!ii'.gn;mL> «- ^i col&rìrtL-tJiio 
^U archi celesti. 

Mirabile ó per que' temjii il giudincso modo di procedere del 
nctstro Abbate dì Sziuta Maria in Paolo. Kgli seppe destramente co- 
llere ì frulli menati da iin]be()uiL<T le filo?«oriv dominanti Ncll'AI- 
gvbm e npn'Ottii'-a non fu nw-wj valor0!*o cbc in G<?i>nM.^rì«. Da 
rpia.HÌ un secolo eì pnevHiilvn la diuLnftlra/.loiK' didli^ propnsÌKÌoni 
g^nietricbe degl'inscritti e dei circtiscriUf, alle quali il Turricellt 
credette di avere atteso per il prlmo^ fintantoché non venne a Tario 
ravveder dd suo enorft uria lettera di Michelangiolo Ricci (MSS. 
fìtl^ DiiG^. T. \Ln e MTj); Ictl-^ra cbe è un imperlante docutntrnto 
di stori»!, f^t^endfi cbv per es^si appHrìw^ conila » Fo^sl' in It'iUa 
atteso ad o<ser\'arft dilìgf^nti*mi'iit<? 1»- turiiw. cmLdltno dei *tì»lv molli 
anni prima ctie, all' occasionr? di studiar Tor^^ano del giusto, vi at- 
tendessero il Bdlinì e il Malpighi. 

Tali insomma hiroiio \ frutti die sì raccoUero nel aecolo XVI 
dalle due filosofìe peripatetica e accademica, Tratti cospictii e glo- 
riosi :i]la sciefixa itiiliiina, ^specialmente se » ripensi a qnai passi ^ 
ooiuIiiSM^ a fare in que" lempi VAlj^ebni « rAslronomìa, Abbiamo 
detto che ftironn ambedue qiirs ti frutti gWioai alla sr.ir^tr/a ÌLiUana, 
{lercia^ Lrisciano stu>^ le .-Liitidie lradÌKÌonÌ pitagoridie, le quali sì 
posson dire in qualche modo italiane, il grande Astronomo turoncse 
ebbe più immediritu preparazione in Nicchili* da Casa e nel Fl'àca- 
storo; ebbe in Domenica Maria Novara mac^itnj italiano, e deduco 
il giovane ìn^'eRno ai due de' più fiorenti ooslrì sludii di Padova e 
a Bologna. 

Ma quali altri frutli si raeccdsero della Filosofia razionalistici? 
Aerei sistami nel Telesio e nel Patrizio: balenardi nubi gnivido di 
lecnpesla in Giordano Bruno e n^l C^impanellu, dentro alle biuarre 



CwvnM * Td ì. 



m 



StO¥ia M mHoiio ^mm^ntiiU in tMio 



e t^prìcdo^. r«jnni' dorile rjualt fìlfw>Rclie* nul», ì loro amml) 
iiitttivifkM^» aiiiiuQ:duU*u ^cui^f'rle vvnLUj a ({utrl modo che 
ila Vinci ìntniTecleTai cavalli « cavalieri ordinati in lxitUgli'«. m 
mii!achi de^lt Jillierì, negli »piiti e in atlre maoclufì rimasto « 
AùìV ìniouACQ dei lùurL 



EL 



Abbiamo fin qui parlato di scuole e dì lìbrì, g de* frutti di 
acieoia «pi^rìmrnlal^' raccolti dai loro insegnamptitì. Uà que* frutti, 
a riguardarli beno, ci f(Ì trovan tr^i mano asaii scarsi, e quoi poc 
e dti* migliori si son riconosciuti uscir da lult*altni fonti; cìw d 
r|U4^Ha delubri tìloftofici. Si diceva già, in fra dai jirlnciini diri n 
atro Utscon», che dellfì due Filofinfie drjirìnanti un» retidfria inutil 
(; l'altra impossibile opii arie spcrinicntJc, per cui vedemmtt 
Ordano principalmente e il Tartaglia ^^ntrar coi settatori d^ll 
scuola in ÌAdugnoBD dissidio. 

Ben pppN più rì'^'n Illa mento orano ph *iuo' dissidi! In^orli n*"ì- 
l'animo di un'Hlti*^ gf.-n[>.* cht-, o djllo cun<)ÌzÌfrJii df*IIa n^tciU o dagli 
t»ercìjci (le-lb vita orano tenuti lontani dal pailt^dpare ai pubbli 
in^nainenTi. Amerigo Wspuccl abbandona !n (xinvenli^ b kcuo 
di iimai>lt^, per dirsi alla niej'canzia, t^ pei più bidi ^i viaggi. Eff 
non ha jwrciò a cbe tur nulla con Ui scuola di^'fìUiffolì, e and ai fa 
ardito di rìnfuctiiiro i lon:i i*rrori « Pai-mi. Magniltco Lorenzo, die 
la maggior parti; df^ fllo^oEÌ in qu(f!>tn mio viziggio «fin rcpmbata, 
ch« diomo cbe donln> biella torrida £oria non si può abitare a catisa 
(hd gran Cjiloiv^ t* io lio trovalo in questo mìo viaggio l'vstfn* 
contrario» (HaTidini» Vita e IpHrit di A. Ve^pticci, Tinnivo IT 
pag, 73), Rgli sa di Mrì\4?rp m bar baro ^ìh ^ fuori dì o^ni crrdìn 
di ttmanUAj e dà nonoslanto opera a Bcri?ere un libro, cbe egli 
Utola Y* Quattro Gìornatr n noi qual^* hn n?la1o, *^Yì dice, Iji maggior 

parte dr^Ile rose, cbe io vidi assai di:^tiiLlanicnte <Jum dunque i 

^di molte altri- »1«llc ì vani movimetili Avììi^ quali diligetitccoea 
oe^E^rvando, ne ci>i[ii»09iì a^«[.^n:itanK'nift mi libro d (ivi^ pag. ift 
11^). Ri si cotu[iì;lci- drllr fante nuovif cma ^opeil^-^ ■> rìpen^ani 
alle filerililii, e anzi Mgli enx»ri in cbe versai^no i l1Io»oll in Ub 
conclude t^sere certo che pia vaie la pratica cke ìa teorica. 



I 




Paiitc L — Uttcon^ jrr^imm^rt 



67 



Ben più sdegnoso, pcrdic più irriUito, è Vaiiìmo <li Leonardo 
tU Vinci, die scrive così cuntro i fìloeofl selmrìflafi i^ j>i»u/h^i, nou 
lilrovaEorì ilì OOM* iiwo\«, ma wrìtiUnri e Irornbt'f'i d^IU- oji^ri: iti* 
irui. e S% I>ciR\ come loro, ihwi sa|H'!^i ^ilif^jar»» gli autori, mollo 
niaggioffi ** piti degna cosa :ill<^gl»en'i allegr-^'i"''^ l'^l'^neiiTa mne!*(ni 
ai loro in;ieilri b* (Libri Hìstoire et cet T. 1![, Parìs l^f<), |)ag. 236). 




Atncrìgo Lcotitjrdo, che bat^tcrobbero |tcr se skast a provare 
come Ja ^ìeoia tirila Natura ?ì ricfìier^^ ne'suoi primi principii 
altmv« cììù per gli oUogpiamenti de Fìloeofi, mn sono soli: «si 
rappresentano «n ordine 'li persone, i^lic allon^lc airescrcizioo delle 
arti iilili^ o delio arli i>elle; online a cui prinapalmente apparten- 
gono Danle .\li^hieri, Cristorom Colombo, Loon Battista Alberti. 



4i8 



S?t^rla iìd ìHtlcda %p^m4^ttkle ìf\ ìtaìia 



Utu«lT« ^uclo «gli A questo, innstozì al quale il nwmdo de* Fll' 
^rimentall Inchina p«r ^ran rh'^^nza spontanttmente le cigli 
EU>ene: di chi scn dischi»:)!! tutti costoro, dì Platone o dì 
tde? NoQ hanno maestro nestuti fìbeofo o accademico o peripal 
tico, né pretendono dì farliL Ja filof^cifì ossi stosGì come i ra2Ì0DalÌsl 
libro « maestro a ioru it la Natura. D»i Èitìeosi cson;izìi deir^ 
sì persuasero racjlm^into elio la inatvrja, sotto allo rorme di 
quale s'agita la viia delVUiiiversij, tutT.';dUx) chu asserì «rreiulisvol 
al nostro Ingefnio, ò sorda nlle intensioni de)l*:irtÌ5ta, ond'é che d| 
prectro di qui b soggezione agli oniinì naturali e impalcarono 
O^serrarll con diligente rìverenm amorosa, nunislrì e sEic«rdotì ni 
sacro Tempio, e non Idd^ì. E^ì dunque ruppresenU' 
slAto, in cui vedemmo passar fuialnaenti* il bambino, i , 
platonicba illusioni e i prìini aristotelici iJelìrìì; lo stato ìn cui l'uoi 
incomincia. y*jT il sìncero u«o de':«ensi» u iiigliuro stabile (kussi 
del mondo. Su queìili che sono t naturali e legittimi iniziai 
del metodo éi osAerradone, giova intrattenere alquanto 11 nostro 
dlsoorw. 

Nei primi palpili del neutro rìaorgìmento nazionale, quani 
ritalla si sentiva poteaitemento convenire in un animo solo, e 
un solo intendimento, si rivolse, con pi^ dcrstdoroeij amore che 
A quell'uomo di cantiere lìcro e gonero^so, che più al viv n 
presentax'a di ogni altiND Fu allora che «'incomioclò u nt < 
e a sup«resallare i meriti di lui, cosicché non » lasciti indietro ari 
né scienia, di cui «on si pi^dicnsse Dante per gi-an precursoi 
Lo 7elo degli animi e la leg^ei-ezzi degl' ingegni tanno apmto o] 
mai fesagerazione a tal punto, che U severo tribunale della crìi 
ha c3;i s'.>ntenTiar molk> coe4» contro a loro, ed ^ rimikgto a quel 
hunale il debito di ridur diuitio \ termini dtrl vero Ogni 
inconsiderato. 

Gli antichi furono, tieirammiraiìone d^ll'AHghierir assai 
temperati, e perché nella temperanza consUl** la verilS, lo amaroi 
perciò e lo intesero molto me-^lio di noi. Una delle prime e p^ 
rilevanti qualilà che dt^tinpiotio Tingegno dantesco é l'armi 
armonia di niuneri, che risuona noi ven^o, tdrametria dì linee, 
regola delle quali é architettalo il divino rooma. Il Landino e 
Vellutcllo, i due pi^ antichi e rinomati commentatori, non ti 
luno di av\'ertire corno il teatro, in cui fii rappresanta riurerm 
tTEigedia, sia stato prima così ICten compattalo dalla mentii geODQl 
Irica del Poeta, che tatto precede e corrisponde a una preordil 



Parte L — hiac<^'^ prttimììKtt'c 



misura. Quali) perA tà toese qa<i«ta misura c^àio in Gontrorersia 
fm il Uindino, che sostenera ropinionc di Antonio Maiwtti. e il Vd- 
lutcllo, che ^guìvti iiiV opinicele alquanto cliverBa. Baccio Voleri, 
r^nsclo dell'Accademia fiorentina, detto poi a decidete la oontny- 
rersia a Galileo, ci*^ che egli fece in due lezioni a&^adcmtehfv pub- 
blicato nel \b^ da Ottavio GìgVu senWnziando in Tavor dai ManoUi. 

Se la Concu infornalo q il Monte pui^toriadimoetranD in Uante 
una ^in pi-rizia di arti?, dlrerrH cosi, t{^ograficaT il gran Ptuio- 
rama del P;j-adì»o alte^la chfì e^li dovera o^searc cecrcitatts^imo 
no* calcoli dell'astronomia. La distanza de' pianeti dalla T«rf», le 
loro grnnrjc77e relativo, le paralaed deKSolo e delhLuna, tulle cu'* 
insomma cho poliva fi(^^vi^e a qu«' calcoli di fondai:[)onto, è de- 
sunto, oom'appar dui Comiio, da Tolomeo» da Alfagrano e da si- 
mili aliri autori dì opterò astronomie }i<_% dello quali dà prova il 
Nofilro di essere maRsìmaniente erudito. Su tali dati poi. qualunque 
ne Eia la certezza, i calceli nE^li-onomtci dantof»cJii son condotti con 
tal matematico rigore, che noi più volte, per nostro ^ov^nile escr- 
cÌ2ic, ci eiam provali i riteseerli e gli abbiamo irùvati riscontrar 
mpre» con muravi ^;lie»o diletto. 

Che l'Ali^hiori si Tosse accorto dol sonno delle piante, e avc^ise 

nodulo la c^tuf^a ddrnscdn«ione della iinfa i^\i pcv i vasi; ohe 
Telocitar^i delle acque correnti ratthbuisse alia pressione degli 
strati niperiori; che ne' condensamenti e nello dilataioni dell'aria 
prodottfL da! calor del sole riconoflcesflo Torigine dei venti; che i 
vapoTi acquosi disseminali neU'aiia, condensati dal freddo, tomino 
in pic^gju: 'jucslo e simili altra coso cbo vanno a ripescare a gara 
qua \i pel Poema sacro i dantisti, sou senza dubbio esogeraziontr 
ì!pecirdmL>nte f^e d vogliono intendere quelle purdc nel preciso bÌ- 
(^iOcato scienlitico de" moderni; son conati di rarfallette, *àte in- 
tendono a sollevare ^^ in ;t]to ehe mai ui: giocante col io^iero 
tremolare delle ali. 

11 vero si ò che il Poeta ria^umo tutta la scienza de' suoi 
tempi, e la commonta e la condensa ne' suoi splendidi versi, na- 
scondendola lalviilla coei fra le lorv^» piaghe, cho ucchio poco esperto 
non so ne accortati. Vn esempio di quei commenti si può citala, 
nel XV canto del Purgatorio, dulie terzine e 7, nelle quali si 
rendono compiute le leggi della Cul<4lrìca, sop^iurt^endo che il rag- 
gio d'incidenza e quello di rillessionc» si ritrcrano in un maìosimo 
plano porpendicolaTo ulla superficte rifleltente. 

Deir ardito modo come il grande artefice del verso toscano sa- 



uizu 



70 



Stcrìa Jd metodo tper^tettioie in Itatia 





DUlM 

nm 



pesto eond^nsaro, e qms^i tnfugnre una proporisìoDe di scienza di* 
mostnU. in un sempiica inciso, nuclti sì potrebbero recare esom] 
de* quali noDoetante puù bastare uno foIo, che sì toglie dalla 
dei Xn G^lo d€l Paradi90. Per la lun^ foga \ commenl 
tuUi intendono la disianza del sole nel poralldo di longitudini 
ma ò chìnro cbe do« inlcfidom dolla Itmi^a fOfa dol maro* per ci 
& cagione ilclla convossltfL dolU suportìcic doUo acque, ai nasconde 
la vista dello cose lontane. Y/xo in diM pdurolo risoluta una que- 
stione, ohe dette Docufiono f^' dotti di que' tempi a tonto coi 
ranìe; Questione ohe Dante slesso IrailM in Vei^>na, il di SO 
Gennaio 13W, tu una eruditissima disscrtokme Ialina. 

Del resto, ce il gran Vale pieno di tutta scienza, non 
i tempi dì Uatileo, con nessuna importante scoperta, preparò s<aa 
dubbio dalla lontana quel sicuro metodo di osservare la Nal 
che fu poi TEK^ondo di ugni più bolla e più nuova scoperto. Se nul 
scopri di nuovo ndla fisiolo^fiu ddle piante, putx atteatamcnlc 
osservò i Jiorì e lo To^ic. e ne descrisse i moti prodotti dalla luce 
e dal calore. Se non pose j fondamenti aUUdnuiUca, presenti pure 
in qualche! mode, che le acque stesse sottoelavono a una legge, i^j 
quel loro correrò apparentemente scompeato, e se va ripetendo l^| 
vieto dottrino aristotoliolic intorno a molti fatti di Meleorolopia,^^ 
pur gli osserva e gli descrivo^ non uccomodandoU alla sua proptìa 
ragione, ma rìocvendolì tali o quali glieli porge sotto gti occhi la 
Natura. 

Da lecere questo gran Libro ilella Natura, fon?o lioppo ft 
distratto rAlighieri dalla lettura de'libri dei nioifofl. Ma ecco suc- 
cedere a lui un altro grande spirito italiano, a cui la Natura stessa 
ampuiment>> si hvelA s.|uadprnandogll innanzi agli occhi li 
del Mf^n-Uì Universo, Egli è il gran Crisloforo (Colombo, e nei 
meglio deirai<dìtD navi^Tttor genovese potivbbc stare a Iato al 
blime Poeta (iorentiro, Mm primn <li parlar di lui, che ebbe la Ni 
tura per solo e immediate Maestro, dobbiamo trattiMierci sopra un'i 
tra gmnde fi^m d'uomo, a cui fu meicatra la Natura stessa 
meizo dell'arte. 

Leon Battista Alberti i^ co?^tuì, uuto^ come t'Alijrhierì, d'ili 
e antica Ikmiglìa fiorrmiina e rissuto nel flccolo posttriort a 
del Poeta, dal iiOi al 11S3. Informato alle saenze dagli insegni 
menti delle scuole, più fors^ dal proprio genio che dalle coi 
todinì dei tempi, fu portato da giovane a secondare \ placiti dell 
filosofia platonica, la quale sodisfaceva, meglio della pcrìpateti< 



la 




i medilalivi. Egli pci'cìd al delle allo ctudio delle mate- 
applicando q\ìf^t& iliscipllnc alle urti, chis possoQ m^o 
lenire a^ osi delibi viia e a ^Lsrvne ai bisogni Ma l'Alberti^ 
ìndolgendo vi genio proprio de) gloranl, tien più spesso dWlro e 
^«agheggìa \e curiosità o ^i spettacoli^ informate da quello £<pÌrIto 
del platonismo, che, s« scende talvolta a implicarsi ne' fatti parti- 
colari della Nalnra, non gli rìgiurda allrimentl che come schenL 
U lilolo dì twdi mat^maiici dato Jall' Autore a un'cperetU, neQa 
quale à la Gootootrìa applicata all' altìmetri», alla topografia, alla 
gnomocika, alla meccanica o a simili altre ^lis^cipline^ por ti dice 
H9iai, ma più eflìcaceinente a noi sembra che di ci^> J^eciaiic pora 
quelle così dette Dimottrazimi^ le qiinli niènte altro eran poi, ^ 
che epeUacoU ottici, a come Leon DattUU stesso gli chi:iEnava 
'imcoii dfUn Pittura, Con queste Dimoslrazioai spettacolose e con 
questi Mtr;io*lÌ nicconla l'Auldrc sl«s»o d'essersi rii-ri^ìalo più volte 
Homa insieme coi suoi compagni. Di cosi fatte Dimostrazioni 
uno sa dirci nulte di particolare, da quell'Anonimo biografo in 
contemporaneo dell'AlberU, la f^crittura del quale fu raccolta 
e pnbblicata dal Muratori, Da essa chiaramente 5i rileva in che 
prvprÉam^fite coiisislessero (fuelle Albertiano Dimostrazioni. Ma [wi^ 
cM oramai i cicchi ammiratori del grande arUsla «i sono fitti in 
le*la non e»ser<» qm^llc cosi fatto Dìmoslra/ioni altro che le stesse 
ottiche rapprese manie degli oggetti kuI fondo di una cameni osciini, 
con manifesti Intenzione di dare al loro Autore la precedenza su 
Leonardi^ e sul Poda; sì san ridetti a dire che le parule dvl Ko- 
anonimo non son tj^ppo chiare, Mu cliiariEsime sembiano :i 
1, e siamo certi che tali pur s«mbreiuana agli Ìiiti?ilJ [genti e Un- 
lali^ chL\ dopo un'^ttonLt lettura, concludi.-ranrio come i giochi 
dell'Alberti uuntistfvano nel CDEtraffare *3 trasfonnsupe le im- 
magini per via di colorì artificiali e Oi artiflcìall riftessioni di spec- 
i, mostrandole agli {iettatori curiof^L proiettate sulla parete di una 
mera oscura. L" apparecchio ottico dunque dell'Alberti eri c«sa 
più artificiosa e applicaca nd uso un po' diverse dallo strumento 
del Porla, 

Kcl libro insomma dei Ludi» -_■ in qiii'll" clte si può thiamar 
ia delle Dimofitrazionìf come in altre operette, a cui piace a 
1 di dare il titolo dì giovanili o minori, troppo il nostro Autore 
compiace di quella curiosità, che (^ sodisfatta, non dall'es^er veri 
fatti della Nstura, ma dall'appahr nuovi e mar^vigliosi. Il libro 
a Prospettiva^ pubblicato nel IV Tomo delle opere volgari da 



75 



JSf^na ff^l viifftrì<^ rp^ThrìTTitaì^ in iColift 



Anìcio BoDucci, uon é più che un cominenUno assai maf^ro d 
rOUJcadi Euctido, e im quo' Ludi «l<>^-i, che gì leggono in fine 
qtwfilo Tomo, molti son quelli the si ri6t.-ntono de" difelU notali 
Sogrodo no'Ludì del Porto. Anco l'VID, che è del mìsorare to 
profonditi di «lualunque mare^ subodoralo da Sllno Bl*I)ì e 
hlicnto mO ISif^'i dai manoecnuì albertlani, ha II difmto di ri 
sroJ piSncipìo dollequabilità del molo de' p-avi cadenti in mi>zzo 
l'ac<[ua, ì^eaza cfae l'Autore cerchi di aasicnraireno In qnalclie mo 
per via ielVefiperìenza. £ vero che l'esperienze deìfOliva fatta d 
poi nelt'Accadecuia de) Cimento parvero essere fovorevoli ») p 
cipio, daH'Allioiti iimine^so per vero, ma il BorclU poco dopo, né 
propoa. ^in, Bc motim. titrtur., dmo^irò che la dbccsa da gravi o 
ra»cc9& de' t^alleggianti entno relocit^ile, confonnando le teoria 
Ifiperimenti ingegnosi 

Vvnue ti^mpo poro cbe, lufclata la curioeili delle cose nu 
e la leggerezza degli ì<]>ottacoti, si rivolse TAlbcili tutto atb Nat 
ed es»i invocò ed eloKse p«r sua principale MaesTtra. La nuora 
<:a7Ìone JnTOmìndù dallo studio d'imitai-e coll'arte quella simme 
ed elegan2a di Tomin, che elh è lìoiiUi duit- alla fabbrica di tu 
le cose mondane, Leon UaEtì^a vì^-n a-f^ì a farsi autore di A 
lettura, non imitando s«rvilm(?nk% ma linDovellando fibre e di 
altra form^ di membra iqjli wpirìti doirantico Vilruvio. Ecco l'o 
dove piN»prÌHtm'nt<^ il Ncv^tro inv*^»tiga 1^ occulte cau^e, ^cjog' 
i]ucstknl di fatti naturali ^ inventa strumenti Tacendo uso dì 
Tarte, e pnwepuetido quello slesso metodo si^eriniPiìtale, di cui 
i-L'golare istìluto dovea stabilirsi uà secolo e mezzo dopj>. Lo si 
Inlomo all'onginv delle fonti e alle scaturìgini delle acque, at 
bulle dal Nostro Anton.* nll'umldit^ ilHIt pìo^pìe e delle j\ùvì 
netraio nei tn'piio:! »? imbevuti; dai puri della If-rra, Io condu 
impensatamente a fare una nuova esperienza, e ad applicarla n 
co$tiit?Ìcne di une strumento, che egli offre qual primizia alla 
teoroitì;?Ì3i e Noi abbiamo provalo, egli scrive, che ima epupna 
v^nla umida p<?r la umidita d^jll'aria o di qui caviamo una 
da pesare, colla quale noi poHiamc quanto siano gravi e q 
secchi i venU e Varia h. 

tjy studio scientiTico e «perìmeutale dei faUì motcorologici, 
rAItnn-U ini^ò colla Invenzione dairigromelro, rimase cesi prò 
damcnta impresso d'un tal qiul carattere di nazionalità che la M' 
teorolopia dur6 ad essere una scienza di special cultura ìtali 
anco quando ne incominciantno a riconoscere rimportan2a e a 



pAfmc L — itfaffOTM prafimm/^ 



19 



op«ni uificaojnivnte gU «ckmìali dj Europa. Ma a confermarle c]uti 
cantiere^ con i^i*^ profonda ìmpresatone cti« nìai» conferi quel Crì- 
Mciforo Colombo, intorno a cui dianzi ìnlonN>nìpemino il difcorso, 

n genio di osservare con quaiti reli^msa vencraziono i fatU 
della Natura, che egli ora sperimenlava in ite dolcamente bcnoflci, 
ora polememcBte Iremendì, si rivela da quel Giontale, di cui parla 
Ferdinando, nel cap. XVT, della Vita che scrisse di suo padi^. In 
qUf»! fficnìak il Di^coprìtor»» del Nuovo mondo andava via via no- 
cando luUo quoì cho i?ti occorreva ad osetTvftro e- a considerare di 
più momoi^Ùle. ff Fu diligLLttssìmo l'Ammli'^lio, dice iti il bii>- 
^ntOy a, acnvcro di tricmo in giorno minutum^nte tuuo quello cho 
accedeva noi via^rgio, specificando i venti cho .«offìavai^o, i^uinto 
viario egli focea con naacuno^ e con quali vele e coironti, a quali 
cose per la vìa egli ^'ed^va, uccelli o pe^ci, od altrì cosi fatti segni >. 

L'Humboldt^ vìk? Dir^orocam^nlo ^ da qu^I p'unde v^enziato 
che egli cn, preso ud <.>$umi[iare un tal ^cuiiolc, rei-tó maravigliato 
della copia d'Ale osserv^Eioni, e doiracumo, con cui moltissimi e 
^-arii fatti nalunii vi sono Invesiigidl. La din;»one del Tenti iropU 
cali da occidente in oriente, per cui nello ste^o verso é 5oq>Ìnta 
la gran corrente mnrinn. ri sì trova per la prima volta diligente- 
mente descritta; vi è notala l'eHlcacKi, che ha ìl venie fogliame delle 
foreste di ccndensare i vapori nc^ifuosi doU'aria, faccnildlì tornare 
in piogfi^a. Vi é uss^^njta l'alU^z^a dell'aria, a cui ^ouo limiluti I vari 
tì più consueti fatti moteoroIoBic^ che avvengono lo essa, e vi $on 
riconosciuti ì più notnhii; dfettl, c>^e il calore del sole produce sul* 
VOceano e sull'ara mosfei'a- 

n medesimo Humboldt non cessa di (^ le meraviglie e di 
magnificare una osservazione importantii»ima allo studio della nu3va 
Goolcgia ; uttservazìone cliv il Colombo stesso lascia fra le molle al* 
tre registrata nel ^\\o Giornale. UoE$ervaxione fiuta dal nostro En- 
aigne Navig^ilore. nel suo prìmo viaggio, è quella del vedere vege- 
tare insieme e pacifìciimente convivere iieirisola dì Cuba, comfort 
e palmE>. E pt^rché Tosseiviiziono che pare ox-via si giudichi come 
ella dovesse essere fatta con scttile int^^ndimenlo scienlltlco, s^am 
OOlaro che il no^lro Rlaiiico del h*m'o1o XV avev"» tanto tempo 
tirima dell' Fleriiier riconosciuto che i podocarpi hanno altri rarat- 
ìarif per cui si distinguono dagli abUiini. 

Quanto poi l'Alunno delh Naturi, sapeese, nello studiare le 
amminmde opere di ki, CGn^iun^ere alle o^tenaziuni pasdvi? b 
attività defle esperienze, si dimosti-a per quel che egli os- 



1\ 



St'}rÌ4i del nvrtùdo Fftfrimcntah in Italia 



ms^tò, irperiineiiti» e sp^'ctiiri intorno alle i»xi|>rìet& nnliirsli v 
eJTetU delh calamita. La viiriazloiie della declinarione, al 
d«lle tatitudini, fu dtligeatemente o«serv.ita da lui, e a lui si 
Il primo eoiK«ttOj benché poi in pratica nuscis^te incfRcucef di 9er- 
tiixi deiraf^ magnetico i rìt;olT«rc V importuntissimo problema delle 
longitudini. 

Lo spirilo di Crtfltororo Colombo »i Imstiue poi nc^li altri 
vift^tori, che gli «uccesaero, «peciatmrfite italiani, i quali con ri' 
remo amore, leggendo noi ciclo, nel mare e nella tem le 
amminmde della Nattim, wppero inve§ti^:ame il segreto onglsl 
meglio di tanti nf[<9oli non dediti a leggere altro dh^ ì UbrL 
rigo Vé^ucci Al il primo a proporre i mi^lodi ;tstronom>cj per 
iTir« le lODgitiidim; fn4.'1orli ehe rimanere) iiriìi::niioiit^* bilicaci 
usi dei nuvjg:iUiri, »pi^dalrnr-ule lUt poi clie lìiovanni da Em| 
Filippo $;i>s«ttt ebbero ^pt^rìinent;tti> che 1 gradi della decUnazi 
magnetica non serbano ;dcuiia regola di pittpomone ooì gradi 
meridiani. 



X. 



Fra coloro die a osservare diligentemente e a investigare 
cause degli elTetti nnlurali vi Turono rìvolU d:drewreÌzÌo dell'; 
vuol es9er? commemoralo principale fra miti l^onardo da Vii 
L'ingegno perciò del figliuolo di Ser Piero, e la speranza del firn! 
che si vedranno riccoUì da Itiì nel campo dctl^ »ci<>nzo naturali, 
non iti a.ltro ^i poti^nno meglio conufa<:ere. nd da altix> più sicura* 
mente Indovinare, che la quelle opere d'arte condotte da lui, e 
nelle qoall ritrova la Naluni, ctm manivÌg1Ìosa rassomiglianza, 
filato il suo volto. Ciii contempla, nel cartone di Adamo e di 
lumeggiato di biacca quel praticello verdeggiante di un influii 
&oirta dì erbe, fra le quali ranno pascendo varie specie di anii 
o Ti stanno a loro diU-tto; clit L«serva in <|uel fìco lo econar 
foglie e la veduta dei nimi, e In que'palmìzi le nervature 
s'aprxjno a formare la rolonditù delle ruote, e le sottoposte vi 
ture e la minuta peluria delV epidermide, dice: colui che ha 
un tal iavoit) é senm dubbio e ha gn^ncle altitudine a divenl 
un zoologo, un botanico. 



Parte \ -^ DJicowo pivfjmòui^ 



Chi pan m«ntfi a que' nudi, che nelle \ds\e atlitiuliiij occorrono 
a vedere per questi ditiinti e per qu^U diftc^ii; a qael gruppo di 
ca\-aUj e di cavalieri^ che nella storia di Niccoli Piccinino si ood- 
tendono rAbbiosam«Eitfi una bandicm, e Tede con qual vibrila sono 
diseg^alft le mass* muscnlari^ di cmì si seguono <ion Tf^xliio nei 
!iolclit le te^tiiT^ delle fibre e i i;oniplÌcali andamenti; rìice: costui 
è ceriamente maestro d'Anatomia descrittiTae d'Anatomia compa- 
rata. Ma chi fmarda nel rilrallo di Mona Lm que' lustri e quegli 
;icquitrini ikgli occhi, quei pori della pelle nelle guance e nel 
Yolto^ e la peluria leggerissima e dclìcaU che n>-*cc, sc^^iunge^ 
non do^'er esaere coetui contenlo airanatomia superficiale, ma dover 
esser dt piiV penetndo alilr^iitE'o a indagìiiTte l'ÌMologìa. 

Chi poi non f^uard.i sctlìmente con gli occhi, ma connìdem con 
Vintt'Uetto, avvedendosi bene che in que' ix>lti son cosi vivamente 
espressi gh intcriori pensieri e le |>a5RìcnÌ e gli affetti, concludo 
cliu rArlefiCc devo essrrcr intinto uddentro a speculare le 9CgTtte 
caiu£« e gli organi^ per cui T interiore spirito sì rivela al di fioh. 
Il pillore da Vìnci insomma si riconosce nelle open: sue per uno 
che ha sperimentato e ha speculato^ o clir almt<iio ha grandìnsima 
altitudine a sperimentare e a speculare intorno a ogni fmrta di fotti 
naturali. B eoa e veramente come lo attefitano i docamenti che ci 
fion rimasti di lui, 

CoBÌ latti documenti, che non potrebbero essere per verità più 
autentici, consislcoo nelle stesse carte di Leonardo scritte, per uno 
da' solili capricci liegH artisti, alla rovcsda I hiogntO ce lo dipingono 
con un lapis e un liln^-tto pendenti dalla cìntola, oil xi^t del Ciìsi 
detti taccuini moderni, doVegli andava notando tutto ciò che gli 
ococureva di osservare, di sperimentare o di speculare vìa via, 
Cod fatti libretti, che si empivano rapidamentr, vennert>, in parte 
dall'Autore stesso» e in parte dagli eredi di luì, in qualche modo 
ordinali e rilegati in volumi, le prime vicende subite dai quali son 
narrate in quel documento, che da pag. Ì3(K33 si legge nelle .Ve- 
fhorie s^tw-ic/je dell'Amoretti, (Milatìo, IHOl). Per quel che riguarda 
poi le ultime vicende, si sa come dalla Biblioteca Ambrosiana, fo^ 
•aro quelle preriose carte rapile e trasporlale a l*arigi, dove a nostro 
dispetto rimangono tnUavia. 

CiorgkO Vasari, d^Ì contenuto in quei volumi accennò a qua!* 
che cosa, non concernente però se non l'arte. Per quel che s'ap* 
partìene alla scienza, si contenU^ di dire che Leonardo i fm gli 
altri tanti suoi caprìcci '^bbe anco iinaììo cbe^ lllosofando delle co^e 



70 



Sioria dtl mtiùdo t^rijnoiiait in StaU/x 



naluniU, dtteee a intendere le proprietà dell'erbe, contini 
o«cn<ando il moto del cielo, il corso della luna e kU sdì 
del sole 1. iVncbo r01ljv}cchi. bibliotecano tleirAmbraeiana, 
perciò ebbe agio di conì^ullare i manoncrìtli vinciani, mentile 
ancora erano ivi esìmenti, non si curfi di tnificriverDe o di ooi 
mantame, ho non i^olo quelle parli che li^'uanlano lu arli^ 
disegno. 

11 primo che rivolgeEse l'uitonzionc allo proiìose note, 
gcrvi ciò che ne concerne la ftcicnzn, k Gìoratn Battii^a Veni 
in quel tempo che 9og:giomava n Parigi, dove scrisse e nel 1' 
pnbUicò quel suo celebro Esscn^ verso cui ei riTolsero e da 
1>re9ero l'inspirazione tutti '[ue^li italiani, che incominciarono tUl' 
e degiiìtano tuttavia a m»g:iLÌtÌc;m; rin^^^nosi^entificC'ili Loonti 
Il Venturi fece »en>a dubbio opore p^a verso la patria, per cui 
%ien<^ che gliene prefeBstamo b gralitiidine dovuta. Ma più grati 
sentiremmo ali*iliu5lre fisico modancsc, se le parole almeno oc 
avcf($e tnificrJUe nella favella che risuona dDtccmonte ancora 
labbro de' villici da Vinci, o più che mai gratii ^V\ sarebbe la si 
ria, m interpretando i conc*'tli scicnlifici del mù Autore^ non 
avoaso intero spesso unu cosa per un'ultra» o non avesse ìntmvedi 
lalvolta nelle parole i-apresso ciò clje veramente non ci era. 

Nel 18M, Gu^helmo I.ìbrì apre il S'j^con'lo libro della sua 
^otr^ d€S scitneti matkemaiiques ^n Italie^ cui trottar di Leoni 
da Viiìci, ì monodcntti dd qualo dice che non erano stali aneoi 
^'riamente studiati. KgU poi ^li descrive mimtamento, e prolis 
mente *vi si studia di annoverarne i &oi;geMi vani toccati, e 
porro in rilievo la novità de' concetti e là importanza delle \\ 
venxiODÌ. Dei quali concetti più notabili e delle qnab inveì 
aouiochò possano ì dottori averne qualche seggio, trascrìve 
posa dai \'ari manoserilU e gU pon soU'occhio in quelle XXI A'cto 
apposte in calco al 111 Tomo ^lolla citata Hisfoirc. E^tinw &i pos- 
sono ancora, dop'aver l<;tto le piiine 58 papno del Ih'rc s^coni^ 
le XXI I^'ot^. ripetere d Libri te sue stesse parole, che egli 
nunziava dop'aTcr doto il suo ^uditio ^uU'^wq» del Vcnluri: a 
ces moniL^Hcrìts n'ont jamai^ àie fteric^usemt^nt ótudièB > (l'am Ì< 
Tome in, pag. 3*jy A sUidintU seriamente poi più l&rdi incomti 
eiarono due stranieri» Carlo Havai«son-MolUcn u E'arìgi, e 
Paulo Itiohli>r a LoD<ira. Gli ilaiionj che von buccinando il ni 
<li Leonardo con tuba $i sonora, non hanno dato, fin qui, opi 
che u' itlnstrore alcuni disegni f^celtj dal Codice Atlantico, 



IUktc I — Ditcoj^o ynaminata 



77 



hMctiXì ìit XXIV tavoli; litografate, ftr nioib di sa^(£Ìo, in Milano 
m*1 I$i2: lavori~ì non sci^^ntiriro^ ma »rr^it£iiiìco, a benìitsìmo allo 
a seoomlare il genio i)e'i!irrnt?TiulÌ rt una fratrL 

Toccheremo qiialclie (Xi^i pt^ rjiia iie!l^ pubblicnxioni fatte dai 
ilue beiiemenU slniDieri: quei che on però jriii preme, è Hi cfieiir 
qualdic psf'inpio deUe usserv:LZii>[ii luitunli e delle ftpecubuoni ài 




Leonardo^ ch«i iju;isi pnimefi^t'ci nei ttìpjntt, sì troYano poi fòdel- 
coente osserrate uei n]:uic^rìui. 

DicemiBti che il cartone, il quale doT«jv» servire al dipìnto di 
i{uelle porlk'i'e, da eseguirsi pel w? di Porlog:illu, rivelava nell* ar- 
tefice uo botanico squisito, « so^^iiingL-nimo pott^nsì urgomvntare 
da tutto ingScniB che l'artvlice slc^o non Joveì*8*«wre un sitmplicc 



7d 



Storia df\ metodo t^perim&ntate in liatiii 



osKrvstore^ ma un filoeobnle delle proprietà natanùì dell' n- 
£cco inikttt una nota dai Manoscritti, dgJU qoale appanace clic v 
ramente Leonardo attese & quell'ordine simmetrioo e vario, ne 
rane specie di piante, che le foglie tengeuD nel ftisporaì tn 
all' fiSBc del ratuD, e ehe i mcdemi appellano col nome dì fiil 
t Tale è il nascimento, e^ll diec, delle nuniCcaKioni delte pian 
90pnk i lor ranu principali, qual é quello del nascimento delle Eò- 
{lie sopra i ramiceli dni medesimo anno di esse foglie, le quaU 
fbglìe hanno quattro modi dì procedere l'una più alla che raltra, 
n primo più universale è cl>c sempre la sesta di «opiB nasce sopri 
la sesta di sotto; e il secondo è dio le due terze di sopra son 
sempre le due tctzc di sotto; e il terzo modo è che la teria 
sopra é sopra lo lei-zu di sotto. » ( RichlctT Londra, 1883, T. I, pag, 2 

Che se di qui non trasporisee altro pid che il semplice 
ratore, h seguente nota ci rivela il filosoTo: a Seinpre la 
volj^e il 3ua diritto inverso il cielo ^zàò poaea meglio ricevere 
tutta la sua supcHìrìc la rugiada che ocn lento moto discende 
l'aria, e tali foglie M>no in modo compartite GopiB le lon> pian 
che runa occupa- 1" ultra il mcn che aia possìbile, coU'intc 
runa sopra deU'allm. come 31 vede fare air edera che copre 
muri; e tale intrecciamcnto serve a duo cose: cioi^ al lasciare V in- 
tervallo che l'aria e il sole possa penetrare in fm loro e che le 
goceie che caggiono dalla prima foglia pc^tsan cadere sopra la quarta 
e la sesta degli altri alberi, s (ivi, pag. 214). 

L' csscrvarione, che porlo Leonardo uulla reallft dei model 
per riii'arre al rivo la carne degh nomini, gli snervi d' occ^n^ione 
coltivar lo studio dì qvell^ altra fra le scienze naturali, che é T 
tomia. Quali ^uti gli venissero intorno a ciò da Sbrcantonio 
Torre non è facile definire, ma fonn? la perizia del sezionare 
questo, era compiuta dalla sagacia delie osa^rvazioni e dello inda- 
gini dell'altro, Xel dipingere un occhio s'accorge LfConardo di 
fatto Sfidai <:urio;«;o; di \m làtlo, che tialileo M^ommelte non ess 
vene due fra mille che V abbiano osservato (Alb, 1, 394) e par 
voglia influiuar collo Mc?!«d silenzio che l' OBservacione ò sua, ben- 
ohé il teoria l'avesse descrìtta nella Diottiica e TAcquapenden 
avesse pubblicato com' occorresse al Sarpì di farla negli occhi d 
gatti e p^ degli uomini Ha più di un secolo prima del Porta 
de] Sarpi aveo il nostro pittore da Vinci osservato il fenomeno, 
v' avea tilosofato attorno con assai retto giudizio. Uanno inteso 
lettori che il fenomeno di cui si tratta é il dibtursi e il r 





ser^H 



Paktx f- — Ùiacor9ù preliminan 



79 



I 



gersi A?Ua ptipUla, sotto le impwwicni delibi varia ÌQtei)faità della 
luce; r«QoiucDo cbo non ^lo t\x da Lntoiuirdo malerialnifiote o«s«r- 
nto, ma altresì fìk<»^llcai)Q€nte Illustrato, in ordino a ciò che con- 
carne b teorìa delb risiane, ff Qu<?5la mostra pupilli^ ei laMrì^ S4:rittOv 
cresce e dÌmiD\iÌ^ce et^r^undo la chiarità o sciii-ìtà del suo obietto, 
perchè con qualche tt'mpi> fa esso crescere o descref^cere, eew 
non vede cosi pretto udendo dal lume o andando all' oscuro, e 
dmilniente dall'oscuro ni liimìniKO^ e questa cosa già m'inpnnó 
noi dipingerò un otvltìo e di lì l'ìmparaL f (Ivi, pog. S3). 

n curiosa Cillo imparalo noi dipingere la pupilla, iato^liA forse 
Leonardo a penetrare più addentro :tlÌ*anatomb dell" ocrt^hio, e ad 
estrurkj dal cadavere per sezionarlo. In altro modo rìuacirebbe assai 
diffìcile intendere com'p^li vi avei^sc potuto scoprir l'inversiaoi delle 
inomagim, a cejÌ afrceruia Dc*lla tela «fruente: a Nessuno spazio di sì 
mìnimo corpo penetra D*jir occhio cha non si volli sottofiopra. » No- 
tabili $on poi le parole, colle quali pro«egue e iti che ei studia di 
risolvere quel ^moso problema, ohe lia tenuto gli ottici in cosi lungo 
travaglio, problema cìie é quelle d?I voder^i da noi Io imniA^l 
dirette, mentre sul fondo dol no^lro occhio ^on dipinte a roveìicio. 
Leonardo n' esce da par suo ammettendo un' ipotesi a&sdi strana. 
Professando le dottrina gaienicho^ secondo te quali la lente caistal- 
lina è la a'd*» della visione, e ingannalo fi>rse da alcuni t^lfelti ve- 
duti fKro ai procedi ciliari, credette clie fo#«e a quc^^ti «te^ com- 
mosso l'uffirio di ^^ipovotfjtro la medesima lente crislallin^ por cui 
venissero co^l ;ì raddrlExaiNi le Immagini degli oggetti € e dq! pe- 
netrare, (tali son le parole sog^unte alte precedenti eitale)^ la spera 
cristallina ancora si rivolta ^utosopn e cosi ritorna diritto lo spa- 
zio deiitm air occhio, com" era V obietto di fuori dell" occhio, n (ivi, 
pag. AS)^ Da ciò do^v^ttc G^rgiulat* senza dubbio l' invenzìofie della 
camera ottica e l'applica/Jone ch'ei ne fa alla teoria della visione, 
Gomfonoe a ci6 clie teggest in quell'altra noia tra^crilta e pubbU* 
cata già da] Veniurì. 1/ invenzione delU «amerà oscura pur dunque 
certo esser cosa appartenente a Leonardo, almeno per d6 che con- 
cerne rni>i.ilicazione di lei alla teorica del vedere; appUca^iorw ali» 
quale non poteva pensare TAlbertì, professando egli apertamente 
lo doitrinu platoniche de' roggi msiri che of^cotx dagli occhi, e vanno 
t ricongiungerei col fuoco celeste, essendo parole espreMO dì hii 
cbo la visione «i porg>> e dietende veno la cosa risibile. (Op. volg. 
Firenze^ 1SÌ7, T. IV, piig. 100) e che il raggio della veduta esce 
dall'occhio dì chi riguarda. (ArcJiit- Milano, i833^ pag, 362)- 



80 



Statiti <Ì4Ì fn0odù tptrinuniatc in Itali* 



D«Ue molte allrs ?^a>iKTk' o «^«culiizumi di Kisica, ^ 
xioni di Storia uatunilc, oc4!ontii \rji. vìa di far parola per 
ui volumi cti4? ^ panino iiiriauxì <i(^i occhi il^ì no^i leltori; «i 
pert» cbr I^iOoiianl*! fjict-vii no» cniif<Ttlt;iiir1<i liliri, nw «linTllam*?! 
intentig^iiido Ix !*tosa Naluni per via dell' i^sperieioa. Che tajo Toi 
l' liMlole e i! metodo segiiiln didrAuU>re, iio! Io abbtairio Hn 
argonienlato dai ftlti^ e sano i noslrì di^gonjenli confi^ntiali 
Htease parole di iuì. ch<? egli si'rì^v contro l*nrmy:anEi dei Bl 
^ ÌStris. a Multi mi cnf^k'nniio nigiun^^vuliuerilt?^ k^Iì nota, poi 
rì[>reiidt*re ai[i*)r4ni)u le? miv |*n»vt.> eK!fi.M~ coiilm airuntorìti di al' 
i|iian1i munitii di gr^u rivi-n^nza ajiprettHOfV loro ìni-spcrli ^ìudii 
itOn cwinidcniiiiìn li; uiu* co^e ^s^era nate wjIIo la ¥«'iji|4ici> 
rìeiua, la quale è maeslra xen. > (Ricltter^ ivi^ ]kag. iS). 

E che meramente polc55<? V c^iperienza, atni meglio de' Il 
condurre Leon^irdn ulta sCopL-rtu didh canifìra oUica, e T o&scj 
'i\otw rìvelarglt Is fillutasKÌ. aiin« illirici que" molli it T:irii fitti 
Uinili, rlie si Icgg<'U iioluli (jiia n lA iie'Krioì M^iio^nttì, lì 
(acili*AÌma a itniipremleniì da tntU. Né diffu'ilft ** pnn» Ìntimi 
come 1* osservazione slessa e la propria esperienza potessero 
durlo a scoprir ijuella legge fondamentale, che governa il 
dell' ;] Ci {Il e, a mi, per ì-i !ile!«a tì;^, rnin IjìnTiti Fmntìno, i Pi 
lY^manifC? pLi^i rr^ccntcmenlr- TAlboiti; legge, dalla i|uale, fitosorani 
e 3«p»ntrKi]tundo. min dinìcil menti* »ì sarirlrlM^rYt xvt.dti nell' titgi 
di I^onwrdn i|ii«'twm'iuì, t-he. nicwlll inftJenu? e onlinatl, tempori- 
gomt kjnel Tr.dLilo idraidiai^ il qiiak va «^Itn il nom^ di lui. 

Wn non sempre le noU? die ricorrano per ì rDanoscritti vi»' 
dani vendano circa n so^;;elt'L di Fisica sperimenta^ n dì Sloria 
turale, o dì MecuanitTi pr.Ujc^. La tniglior parte i; ])oi^ imporl 
di qnelle n^te conliciktr dimi.iJstiM/ioiii di M«ccauica ntuonalCr 
quali tiofi snrehhe pollilo tiemurdo rintfrire in qii:drtho ino<lo,i>i 
ìc*e$^rvÌHÌ prima preparalo toii disdplJiie e r-Oii l54iidii, che 
fiì apprendono se non d-illa Uttiira dei libri o d:il!a voce doi mi 
Htri. Luca Pacjolo, amìro wio, gli dovctt' estócre, stHiTn duhbio^iii 
Matematiche^ di gmnde tiìuto^ e l'Amoretti :i pag, 8n delle di 
^kmone ta men£Ìone di una ^smtturu Ji.d Nostro, nL-llii tinaie 
chiedo VArcliìmudr di*l vescovo di Pjtdo^'a, Per ciò a, oOÌ Mnl 
ragKinevolis^iirid il rnilt-n? die Ìl Maleinalìco di SirnruKti 4^1b 
tera mcrt'i, e ìl Matemalieo del Horgo colla parola Ttva» inixìi 
r ingegno di I..eonaiYlo a intendere le proposizioni della Gcomi 
e al fam« l' applìcazicne ai teoremi della Meccanica. 



Bf*iii-li^ ^i iititt);ii il:k uoi iiti<i 1:^1 intli^iiiaf |>eri:o$a ir'Tliwaiìina. 
il veder nonostante il discepolo lUr cosi ^^u |>rogresHÌ nella scuola 
de' due più imi^ì Maefiirì di scienza nuiteinatic^ Ji ch^ si glohi 
r italiti, h;i iHiito iel munivi gì io^n, e tauio vnce fuori de*cunsu<)ti 
ordini Jell'i >~Ujm« cfic nt-^ riinuiitL* slu)if?fallo il nostro povero in- 
Mlmlu- CÌ6 d«^ iiiell" lirtisto «eppi- HjKh:uluri* drflii Scìouia dol molo 
e per quanto br^'o Hpcixto riiisciissi? a a^nquislare le Incornilo pro- 
vince, nelle qimli Golili'o Htaliill Ì1 -iiin N'thivo Regno» i Irllori, a 
criìi b'bv1t.-Hk la pazienza di seguirci in qiieslo lungo viario, lo ve- 
dniDUo bene a suo tempo. S'abballeranno, leggendo, m im Tratta- 
UA\iì ili Mfv^cnnica ntziùna?^, dj noi con diligente amare compilato 
*ki 'jui.?ì iminovcnltì vinciuni, cUl* abbuiniu pututo vederv uIU pub* 
blini luce, e che 8Ì ^n {Xittili da noi, con qiidlcbe comoditA, con- 
s-iEÌtire. Cnn ]nn niru>r dill^enUi i' ^ato puro compilala da noi ijuel- 
r altro Tmltatello <V Mi'aidica, oli4! vedranno Ì nostri lettori inserito 
su suo luogo, cr^mpetidjato da quello, che per la prima \ciba fu 
nel 1^8 pubblicato in Bologna. La brevità stessa, se non U nuovo 
rnviìne ilie noi ci 4iamu litudiali di dai'e ulto p;trli di quel Tratln- 
t'^llo. giocheranno a poiTi; in più tiwy rilievu la ?;^i<.^n:£a di Leon^ixio^ 
percioccb^ il cumpilator primo o più anUco 4Ìi quel Tratlitto in- 
tiero, {»lirc ad i*«*er Irii^rorsn in envTt grivi^^imì malerÌjH e for- 
mali, non ]\n iiKTifo iViM'v&Litmt' .d^^una cosi nella stuella eome nel- 
l'ordine dei teoremi. 

Urraltm rompìlarioiie taXki allo 6te'««o modo « pui'e il Trattato 
dplla Piltuni, né 5ap[iianio intenden; cotnif gli arli«fi (^ ì leltemti 
lo abbiano potuto così conlìdenttMnente ritoner per legittimo pailo 
del Vinci. Unto oolla materia die nella forma. Il soitpello ragio 
vole M Venturi sarebbe confennato dal ripei^sarea quel carattere 
i lieo nienti il ile, come é il gmnde Artista dipinto dal Vasaii, il quale 
dice dì lui che il cercar neir opere eccellenza sopra ecceltemEU^ 
coni" eì sempre t^icevn, era cagione che nestuna jw laeciaivse a**o- 
htta. Od un'altra |Mrt'.- LL-on^u'do si confe?«H du m nK-df'Kinio por 
uomo «enza lettere, e inetto a ben dire quello die vole^-a trattare, 
1 Diranno che pr non awre io lettere non palerei ben liire ijiwlto 
che Viglio tiìittai^. Or non satino questi che lo mie cose Kon più 
da esser trattate dalla sperìenzu dte d'alli3 pai'olap la quale (b 
maestra di clu bene iscrisse e c*m per mue^lra la, in tutti i ca«i, 
aUegUerò. » (ivi, pct^^ il). 

Sopni questi certissimi argomenti noi trediumo di potere a^ 
fermare che Leonardo non ebbe quella pajrìenia o quella costanst, 



OàMna - r«j. /, 



m 



ìk&ria dei mtt^do 9p€rinunt4Ué in ttatia 



e «liciìim fnr>> ^u^II'iirle 1«U«rarift^ che »ì rìcliiivlera u dar To 
Oi TnilUIii iìWe varie nuiterie o a ordinarla in ULrì, tn cajiitoiì, 
|iroiN3»ìxÌt>nl, <x>me assariftccnù molti. Oml'é che ila noi» potreb 
fajcìlmenlt^ mostmr Tini^aDTiù che Tu preso dtll'AmorrtU nel ^ XXX 
della Stemùti^, dove annovera un lunffo catalogo di Trattati, 
bell'e mena atl' online da Leonardo, alcuni de* quali ^itco mtì 
iu latini*; ^i potrebbe far ciA dinamo asnai facilmevìte, sm? TAu 
stfissu non avew^ dato a \%dere d'ea^en^i già perfté medesimo 
corln di quell'inganno. Né più diflldle piu% «anebbe il mofi 
qoal cnnto m debba fare e in qual significato dc-bbono ìntcrpe 
le autorevoli Icstiniùnìanxc di Lnca Pddoli. 

Concludiamo insomniji come tutto quello cbo è propinetÀ le 
tafana del Nostro» si contiene in qndte note, in quegli appiin 
in quei rtoordi, che ci boa rimasti tuttavìa msnn^rittl aiitr 
nella carte di lui. La non bi'eve rita decorsagli dal 1-102 al 151 
e la cwilant^ abitudine di nulla tralasdor d' inosAervato, fa ragio- 
nevolmente presupporre che molti più de' pcn-cnuli infino a 
dovessero es^^rc i liircttL vinciani, e dall'altra parte non é p 
bile che, in tanto tramestar di mani e tranlocar di paesi» non an- 
dassero in qualche parte Amarriti. Pure é tanta f eredità HCientilì 
a n(À tnisme»!», che ce ne dovremmo contentare e penfiar pìuttue 
al miglior modo di usufruirla. 

Sì Aiterà dianzi che ad uaufruìrla penaó, de'prìmi, in Francia, 
il narratsaon*Motlicn, che ci dette fotograiUa ana buona parte dcUe 
carte vinciane soUdtì trascrìtte le note conforme all'oriogiaflamo-, 
dama, e dì rincontro al testo la traduzione franche. È naiu 
simo eh' eì dovesse incontrarsi in gmndÌ!i»ìmT^ difncoltà, 5] rÌ5pet 
alla matcnio, si mpctto al modo d' inter7>ctrtLrla, ciò che tròp 
bene apparisce dalle atesse vorsiom e da quLgt' indici posti in fi 
ai \'o1uinip dove 1* egregio uomo andò a rlfu^are i commenti sci 
tifid, talvolta importantissimi» cVei fa al tL<?1o vincìano» Ma un'oca 
casione inoperabile di err04ri é in lui, e ne' pari suoi, il non aver 
senso dì quel vernacolo toscano, di che fa U90 nelle solitarie sue 
scritture Leonardo. Ciò conduce il benemerito editor parigino b 
enrvjn gravissimi, e di dò in fìne delta preaentc parte del 
Discorso sottopiirremo al giudizio de' nostri lettori, in nota, u 
esempio, 

£ ben vero però che ad apparecchiar l'ordinamento de* 
ceili di Leonardo, e a pubblicarli in modo che se ne possano 
vare gli studiosi, non si rìchiedcva di meglio delb laboriosi 




PiRTX h — DiéDono preUmUiarÉ 



SS 



IT' 

■Co 



opera del Tarìgino, che noi fòccìnmo voto di veder presto ocmdotla 
alla sua méta* Con culti <[ii«i matenali alla tnano ai potrà allora 
ìncominciaro a LX6truir«, e il giudizioso Arctiitetto, fra quc;;li stessi 
maleriali di ugual sostanm e di non diflerentc formo^ sccgiierà 
opporbinaiaentf^ i migliori e lascerà indietro i disutili^ per qualn- 
vogUa ragion di difetto che ritrovisi iu essi. 

Chi attCDcIc con qualche studio ai Manci^crilti vineiani, fìioil- 
mente rilrOTa che oca una nota, perché l'Autore v'ha ripensato 
un ]K>' meglio, contradice a un'altra; ora il concetto die qui viane 
L^prcsao in confuso, altrove é meglio spiegato; ora e una specula- 
zione interrotta che poi viene ripresa e continuata, aggiungendo 
qualche cosa al già detto, che e ,ripcluto sotto altra rormo- Qui e 
traecoìso un errore, e più qua lo troviamo o confcnnuto o con-dlo. 
Molte volle quel che sente d'averlo espresso male, si prava a ri- 
dirlo un po' DaegUo, Il non voler far uso in questi ca^ dì una giù- 
diaoaa scolta, è un volere stampar \v>lumi sopra volumi per de- 
oorame le biblioteche, non porcile te ne giovino gli studiosi. 

Siam vonuli cc^ preparando le fde a intcaecre il nostro giu- 
dizio intorno all' opera fatta dal Richter» ti quale ha già dato 
mano, non come il Mollien a preparare o mettere air ordine i ma- 
taria]^ ma a coetruire. Forse egli ha avuto in ciò far troppa fretta 
e non avendo potuto giustamente estimare ogni più minuta pai^ 
ticolarità, non é riuscito a fame convenientemente la scelta. Ma 
pure ha di una scelta huonosciuto gìudiaiosamente il bisogno, e 
poniamo che la diflìdlc impresa non sia andata, com' asseriscono i 
censori <ìì lui^ esente da gravitimi difetti; a noi por nonostante 
che V editor londinese abbia tenuta la via conveniente a ohi si 
dava cura di pubblicar le opere di Leonardo, per beneEìao degli 
studiosi. 

Alcuno ha apposto per diFctlo al Uicblcr l'aver trascumti i 
mmenti, nà si sa di qua! ^«rte commenti obbia inteso costui, 
mmcnti lìlologici, nenza dubbio sarebbero stati opportuni, ma 
non era in ^rado di farli un^inglcse, ohe anzi cade anch' egli assai 
spesso negli crroii, notati di sopra nel Mollien^ pLT non aver senso 
e pratica del Temacelo toscana Gommeuti scientiGci, più che op- 
portuni, sembrerebbero necessari, tua per farli occorrerebbe di co- 
noscer lo stato della scienza a' tempi di Leonardo, scienza afiklata 
alla \ì\xi voce dei maestri e alle carte neglette e perciò dispeiBe 
né, p(>r umaiia industna forse recuperabili. Se si potessero aver 
Bott' occhio quei documenti, Leonardo da Vinci apparirebbe sempi^ 



t(i 



Storia M metotio sperinKhtùU in liaHa 



Mìì'w^x^^no 5ti^ordtn;ii'io, ma ceiserebbe ili i-ttppn^^iiui-si al n^ 
laudino soUo L'aspetto d'ingegno miracoloso^ hlro^'atl<io?ìL cUo (ui* 
eh' egli bu, par legge urdinanu, dovato soggiacere aHe peeessità 
d«Ue tradìzioui, a mmistiTir le (juali gU dovevano esser soccom 
libri anlichì v gì' iJitìegDQua^nU de' suoi tempi. Quella po' di luce cb< 
po4f>vu Vi'uirgli da coei fuUì insegnom^^Dti era Guflkienlo a indirizzaDJ 
Leottardo p«r i ^aticrì d«) vero, a proseguir lungo i quali lo con* 
ducersi f^t roano la cli-fi«a Natura^ n4>glì amali c(»erciEì dell' arie. 



XL 



Truttoneodo il p(?u«Ien> meditaiiWr cosi «opra qurfia inarnvi- 
gliosa flgum di Leonardo^ corno su «{uella degli altri cultori de 
l'Arie, sia essa l'arie do] verso nell'Alighieri, sìa l'arte navi 
noi ColombcJy sia V arte edilizia DetrAllH'rti. c-ì persuadìam focilment 
che qu^li uornim tlugolan atkt?^eru non ad uSfiutti^Uar Tio 
Della dialettica dei softsmi, ma a inacuiirv i sen»i per pigliar pi 
^icui-o possesso delle cose reali. V arte navigatoria e quella deO^ 
viumpa ndioemente ritrovate nel inede<ilmc teoipo^ eran come j da 
remi maestri cbe a quel possesso CDmducevano la navicella, dea 
alla quale ib, la mente dell' uomo» da n^jccbiero. Di qui è che 
affidarsi aJ mar periglio^, vuUcm a quella flessa niivìtflla rived 
ugni teslura. e Tar esperiectza di cid die potesse incontro all' 
sorger lempeeloso dei llutii e del veoto. Se ci si conceda ora che 
R pos^a, p?r una tul iia\Ìoell;i, mppue&enure j) corfo dell' uomc^ 
si compiruilcrÀ comiT la conditone de) tempi e il progredir nell e ,„ 
cognizioni, dovessero portare allo studio dell'Anatomia, e di qiMfil^M 
organi dei sensi in partlcoiare, per cui V uomo entra nel pietw> e^V 
reale possesso del monde. 

Fino al terminar di <;uol i^^ole, in eul fu spento Leonardo, 
tutto cvù cbe ri sapeva deJla fabbrica dfl corpo umano s' appren- 
de\'a dai libri dell' antico Galeno, il quale era ai medici,,come Aii-^ 
stotiEe li lllo?oJl, r oo'acolo venerato degV infollìbllt responsi, 
scese dal Belgio in Italia un uomo cbe, colle sacrilegbe mani, 
ài atterrar dagli allarì queir idolo, con audace pretenMone di d(- 
moetrare cbe la magfjior pai-te di quo* suoi req>onei erano bugiardi. 
Un tale uomo nativo di Bru^Eclles si cbiamara Anlrca Vessilo, il 



VII- 



Paiiiv 1. — ùhcono pnìimiAort 



» 



quale, elotto a proTussar Anatomìa nello studio rlì Pailova, sciìonando 
caiarcri umani e rDcttenilo»>trocchÌTì le jiarli afille loro vere rorni? 
oatnnlì, le veniva sagacemente compnnjndo alle Tomae stesse de* 
scritte da Galeno^ e «J ogni passo ne scopriva un errore. Additava 
il Vcsalio la foiil-^^ origitiiina di ii\\ì '.'n\'ri, c\i'ri li<|uai"eiiientr 
DOsceva ncU'avur T anatomica greco df?icritlit non la frdiWica 
del corpo dell' tiomo, ma quella del bruto. 

Le reIìgÌO!*e Mjper^izioni pagant^^ p»^r le qnal) m rvptilava alto 
sacrile^ lo ficompagìnar ^ trileiitemj^nl»^ le membra .meo nd un iionin 
morto^ & Vfjpìriiorn^ ehe fo**ern fimilmt^te configurale le membri 
di dentro, com' appariscono a) di fìiorì, negli uommì e net bruti, 
rono «enra dubbio le due principali sorgenti di quegli ajttichì 
vrrorì, che il Vetsalio era venuto a scoprire ;il tixippa LTedulo mondo, 
r^ 8ci«!i7^ peitiìi lirory^v^-rà etcrn;* gitilitudìnu a qirell" uomo, e Io 
rìconOftcerA p^r primi» T^fìlitti^n* cIi-H' Annfomi;^, Ma^ o tf\%*i' giova- 
nile bAldanx^ u rtaltc or^oglin, noti M-rlV», uel gelo^ti ^sei-(^Ì7Ìn del 
suo ministero, j! debili^ modo, p^r cui gli si condiaronn incontm 
dai (ialfmisti immicizie e pprseaiiionì sì fiere, che quelle e^^ercìtale 
poi da' peripatetici cx^nlro Galileo, al paragone. Kcnibriin carenze. 

Sijcce*.%e al VeMdio, nello studio padovano, Rerddo Colombo 
di Cremona, il quale era stato glA Apettilnie delle sezioni e udi- 
tore delle arjThe <ìialrih*' dei-lamale dall'ardente l>nts^lle»e. Nel 
temperato ariim[) dt-1 iiD^lrn ilaliaiin pnrvem, infin da gio\':inej quelle 
diatribe contro V aniti-n maestro un po' troppo esagerate, e succe^ 
dulo nella cattedra di luì non manc^ di confessarle e di dare esempii 
d'una critica pift mite e pitì ^udwiosa. Il Vesalìo aveva aUerrati^ 
te iDura del teinjuo galenica, il primo, con ardimento inaudito, per 
cui» mentnu da una parte |H'i's<'guilav;»si a lULiilr^ s'esaltava, dal- 
r alira, ctJ tilolo di ditwo. Il Colombo^ cntmtit iì pnmo per quella 
l)recf:!a ajteHrt, v' irisrauri> Ìl nuovo regiui deirAnalomia desexiltìva 
e *ipprimrn itale, ft i^ien'i cnij tanf'aiie giudiiìtwa, che la violenta 
conquisti vi'saliana pvf*M* a^pt-llo di una successione legittima. 

Chi vuol giustamente appiv^raiv 1 meriti deirAnalimilco ere- 
mnuL'^T (! mvvisir ijm^llji fina arte rh'cgli usA )ier iltfli^idere la 
nut>va *tien»i, iuki di>1niffg»'ndi> uoti ndihiosn orgoglio Trìntìixì edi- 
Hzìtif rna tront'ggi.'nihilo «.on ^ìinK/insi iiiibiMria e ant|itiandone la 
sUnittuTiì ; non dee far altro elie avolgei* qxielle splendido pagine, 
che egli sn-isse e intitola /V re an(ifomÌcfi, stampate nel 1359 in 
Veueiìo dalla tipogi-aJia di Niccolò Bevibcqiia, A noi Mmbra que^o 
fi [nù l»el lilira, che in materia »cientitìea sia uscito fuorì in qtwl 



m 



Stùria del metodo ^paimeniaU m Italia 



k*in[io, &\ 1^ tihiila Iti T^Uìii^ìi i|rH>nutixJoii^, liuitA Vmì^ crolla 
8a TULotor fuori lìH tri^xnbii^ho «IrJk- »|uiiiiirii e c^vlle\ìir«i alUj 
i]f>l>Mu (i^'ffio^ rle'pla«*ìL ilello soiiol**, Uitita la lofiilena iklle 
|EonK<tit87Ìo&i <*- la o]^iiirt(iiiìtà 'lolk iT^pt'hPiize, die seiulini e 
stata ^ntta «lueiropem rtopr- i XpmjA li Galileo, S»^i rìiM'iis.'i ati 
a (]iit<iki ^'eiKrmsa e ti?m|ioiiiLt fr.inclit-xxH, iroLIa qicUe it^U uiihmkI 
gli erpopi, m rho in^-orseiY. Ari^totìlo e Golono o lo slcsio Vrsalio 
si creilerii <4ic rAuloi>} non isoìvGSSO, cara© GìilHeo ^jIi-^so, in U'mp 
di conli'òvci'sii^ ma ncllu poctfìcu domiufmtifi*^ ìM Mi'lo<io 4pen« 
nieiiUlo. tanto i^ seraiia In menU: di RotJdo Colombo nello sles&o 

Il fkhmci libro anitoiaioo del Cremonese Imita ilello o«$a.£g: 
ivi dilit^loinontc uUendo a do«crì\'ero k epifisi^ 4&irutitit& dell 
*|unli, oijU tUco, Gaiciio, <i'aÌU« piu'k» iM>ìertÌT<»iiuia mTesU#ral 
dHb Nuluiu, non fcrie^o, e c\ò elio più fa mcravì^ia, nent ^«.tì 
ncmii>eiio il Venlio, quippe qni artìtret cttpiditoUs ina^'iii i 
GaUnum iwchmdi et dus errorts adnotondi, (Da re «ncil. odjl 
L'il. piyr. \). »l «liviBai^ delltì oaaa una dussifìoaxloiie 
Acienlitica, dice di iK>n aver aepiito gli eeempii né di Galeno 
lieo né del Vc^io ino<lcnio, intorno a che tajtlc vivo sente 
dovi*ro di non rtiìimgarsi capnccloeaTìH?ntp dall' in^ffiuiniftitii ì 
primi maestri, che vuol, del falU), nioati-ar di avomc la fiua buo 
Higiono. <L Kam licct. Gaknnm, tam<pinm niitnon vi^HTt'inur, Voa 
fc liutpie in ftiir^cticmH cirlc fiUirìmum Lribuninu?^. ubi cuiu rei na* 
« litm crtnfH^nlìunt: tamon cimi ali<|iiunJo vidcamiist rcmolitcr mul 
€ 90 bai-ere ac ìp»i dcscripaerinl, Ycrila3 eadem. cui ina^e addic 
« burnus, nofl oocgit ab ilttn intcrdum recedere a <il)i, pQg> 10), 

Memomnda sentono sulla bocca di uno scìeniuato. cho seri' 
nella prima metà del secolo XVI: io seguo, ncU' investi^TU-^* i fi 
della Natura, la veritù, non il maestro, e sia pure un Cileno, 
Vcsuliù. E c(3niWin(> u una tal professione di b\le, 11 Colon^bo OS* 
senti I fatti, o cerne gli «i nippi\'wntano n^lì occhi, fodcl 
cosi gli dc^rjTc^ Incendo tratto Imito lo maraviglie clie <[Ucllo Me 
pnn Vrtialio, il quale non la tìni&*ce- uuii conln> lìalcno, per aver 
d«9crjtta rtimtoniifL non deiruomo, ma delle sdn)inie,e8lj, ti cen 
aere ardont<.\ l'obiurgatoit^ inpiuioao sia bene i^pccse caduto neg 
errorì stc^^ì rtnrnccìaìi a Galeno. Oticshi specie di recsiminasclon» 
oeconx? al Nostro di ^1a a op\Ì {ni- seminio, ma «pcc^almento 
proposito dc'nuiscLili della Uringa e ddl'occliio. 

Dt ocuiis è il s<^ctto proprio del X libro, intomo a che è 




Partc I, — Difillo prHiminort 



87 



per j^riitui cosa «ioltei^lo dì a^Torlire il lettore cLe, ìnnaiaì a ]ui, 
Mi^SHuii allm anatonnoo non aveva dcsrriUo vei"aitiente, rp cimi l'oc- 
chio del brillo. OtiiT^ clic egli esce con aHfinlfl zelo a rìraproTP- 
rarc e a muovere accuso contro gli uomini della scienza, e sjiecia]- 
mv'iilf coiilru Giilcno v il Vir^iiilio, qui tnutain rrni, fam itlustrent^ 
tam tfptaUim, tnm nt^ìii/enler ^crihcudivn puim-ait, htìbiinum 
oculum pri} humano dmf^^nles (ibi, pa^. 21C). 

Quanilo pt^rò il Colambo, mvitato dalla nolùllà e dalla impoi^ 
tAiiza del soggetto, entra a far l'anatomia dei me^i refniigenti e 
« speculare intorno tC loro ottici cf^tti, par che mon sappia ripeter 
altro di meglio delle dottrino ricevale per tnidi^ioiio da' suoi mag- 
giori. Il principale Mrnmeiilo del x^edere, è, m^coikIo luì, come per 
Galeno e per il Vesalio, l'umor cristallino^ il qua! cris!AllÌno |«?raù 
idotum Mmulacruìnqiu vUìojtU non iniure appetUttur (ibi, pag< *ÌÌQ). 
Xonofitnnte si dee al Nosjro una curicaa e^rienm in pniposìto^ 
che egli ivi accenna, ctì e quella dell'avere efitmtto il cristallino 
dall'rjcchìoy e dell* aver trovato che i caratteri di nno scrìtto appa* 
riscono tngnmditi i chi tnguarda con esso, e qw»4a dice esser 
fcsrue Toccatone che portiV a far la prìnja «wperla degli occhialL 
« Huìuft subfitantia durinscube.ot.qLiam ftìa «uà sede dimciveris, et 
« ad 3cript05 camctere» accedati maiores esse videntur et facìlius 
u oonspìciuntup, suspicorquc hinc specìllorum invcntioncm origi- 
n nem duxisse > (ibi). 

Fin qui il grande anatomico cremonese non ha fatto alLro àie 
ìnfiiatere sulle orme del Vesalio, il quale, nel descriver la fabbrica 
del corpo umano si ti-aUenne principalmente intomo alle partì esle- 
rìori oompo^te delle as»a, dei muscoli e del legamenti. LaSplacno- 
logla, la parte più importante e più nuovi, dal Uriis-teHei^ fa ap- 
pena stìorata. Ma Kealdo ha nell'Opera sua due libri insigni, il 
Vn che è De corde et arieriia, e l'XI che e De vìtc^rìbuSf e se- 
gnatfLment^ De putmonc. 

In genci^e dagli storici deirnnatomia non si dà altro merito 
al Noiitrcs clie di aver detto il mediastino del cuore non essere 
perrorato. a Inter hos ventriculos septum adest, per quod fere omnes 
* cxistimant santini a deliro ventriculo ad 8ini:»trum aditum pa* 
a tefieri.... ^d longa erraitt ^ia. nfiin f^ingui;^ per arteriosam reoam 
« ad pulmonem fcrtur^ ibiquc «itlenuatun deinde cuoi aere una per 
a arteriam venalein adsiniìtnim coi-dii^ ventnculum defertur. Qnod 
u nemohactenuiautanimadvertitnut scriptum reliquit,licet iiuisiime 
i ait ab omnibus animadvertenrlum > (ibi, pag. I77i. La piccola cir- 



RB 



Siùria del tnciMfo tjwrimtnXafe in Ilatia 




colinone pulmonare sì pornudono gli storici c^ fosac sUjta d^ 
scritta già <la Galeno, e che fosso il Ccsalpino precun^^re non ^t 
tm conipctitor coli iioi'XTy, In quei capìt^odove da noi, dietro 
dili^nlc eamo dei dccumcnlt, si nan^ la stom <lelJa scopcilad 
Cirino sangui^mo, trovcrantto djjxuwtrato i lettori come le 
gulenìclie uori «^n^ifitce&ero in altro che in un glochetlo di 
e Todnuino come il Cesalpino sci4)0iQS»e quel gìochctlc. Hrlucco 
al loro vero valore anatmnìco Y espressioni che ricorrono ndl' autor 
gjieco dì vena arierio^ e di arteria v^no^- 

Ma qaf>l gioclielto era stato sciolto prima da Reoldo Colombo, 
il quale, dimodlrando che tm il cuore e il polmone intercedo 
circolo continuo di sangue» disse che i dutti erano una vera 
o una veni vena, nonoatanlc che quella morea» dal ventricolo 
atro e questa dal ventricolo sinistro del ouorc< 

Scrivono ^li Arai» iti ìci, cc^ con memorande parole si 
Il Colombo^ che ulìkio pi^prio dctrarleria venosa ?ia quello di 
lar l'aria alterata nel cuore, ai polmoni, i quali, a (TUìstì di 
stanno 11 ordinati a rargli vento o e rinli'cricarlo dai st>verchi ard 
Quegli stessi poco pi^denti, pro^uc a dire, sì persuadono che 
cuore sì generino fumi, quasi fosse un focolare sopra a cui s! 
stale gittate ad anh-rc legna vci-di. « Ego vero oppo^itnm prorso» 
ti sentlo hanc !M:jheet urteriaiu venalcm factum e^^;:*^ ut sanguìuani^ 
«r cum aere e pulmonihu^ mixtum adfemnt ad sini^tmm co 
a Tenlriciilum • (ihi, pag. 17Hi. 

l'koo la grondo rìvcbziono fuUa alia scienza» ecco una gran 
scoperta: l'arteria venosa non hii nullti delle firoprieti natumli à^ 
wne, ma ^ una vera arteria, perdi**, anch'essa, come la gmnde 
arteria rivorsu il sangue nel ventricolo sinistro del cu«>c. E che cifl 
aia vero, vcri^imo, che cioè per quel dulto artt^-ioso, clic dal po^ 
nwne viene al cuore scorra sangue e non aria fuligginosa, com' 
Rn allora generalmenlc creduto, il nostro Autore h> prova inv 
l'e^perienKa, non solo sul cadaveri, ma sopra gli stessi animali vi 
nei quali hanc artfrùtm in ommbtts sanguine reftrtam im^nie 
guod nullo pacto evemrd si ob <ur€m dumtaxat, ci taporct 
Btrvcta fùt^et. Quocirca t^Q Ulos anat(mÌcos non pos3i/m satis m 
rari qui rffmtom pracc/cu'am^ iantique momenti non at\ima\h'cri 
fwt (ibi), 

E questo, sì può dire, il primo elettisfiimo fhitto dell' espe 
applicala alla Fisiologia, la quale c?^pcrien£a com' ha condotto 
a doopim il fatto della circoluzicn polmonare, ooet lo c<Hiduce 





Parte U — ihttort^ prriÉmiiwr^ 



ftfi 



tcoperta di qui^VaUro ìraporianlissiino fatto a lui ivlativo, a quello 
ddla re9|ilratk>ne. I polmoni non «lon flabelUf come ìtdocc&meztto 
credevaao gli antichi^ ma loro ufùcìo proprio i* quell:) di rimescoUr 
l'aria c^ «um^ue ri^iviendolo più tenue e più spiritoso. Que^o san- 
gue ò per l'ai'ima venosa ricondotto al cuore e di li, per la irmnde 
arteria, a tulio quanto il curpo (ivi. pag. 223Ì, A questo punto però 
il noetro Auion; soute corri» )u novità del fatto^ chtt nessuno ancora 
ha :»o^alo, ì^tivii per commu^^vi^ri- gW animi ilegrincreOiili e più 
vivamente quello degti arUtotelici, ì quali f^' aspetta che lo ropute- 
ranno un pai:it)oss<). ^[a egli vuol dw fìì sia fatta ngìone, non 
dnU'aulcrltà dei tuacstrì, ma da qu«IIii della e^peiienaa, per cui 
cosi caltUimtmlo coiicWlc rivo1{£i>nrlo tali eloquenti parolo al mo 
lettore: «Tu vcru, aindiiti* Ic-ctor, doctorum hoiuinum i^ludicev, v^ 
ft ritatxs autem Muc1iosÌ<^imr. i*Kpenrc, ob!<ocix>, in bruli« animanti- 
« bus, quae vìva ut m'C^^a mone» utqiiu liortor: eip«rire inquam «n 
■ id qnod dixi cuin re ipsst consentiate nsm in Ìlli9 aiterlam venalem 
« ìlliusmodi sang[utnis plenum invenìes non aete plenam aut (ixtxàSj 
n ut wcant- c^ipinosis » (ibi, paji. 224X 

Che se mirabilia é un tal sicuro uso dell* espci'ienia, in au 
autore della prima iiwtà rfel secolo XVI. non m^c mirabile é l'uso 
ch'eli «a fare dell' ImlUEÌone. La verità Jcl circolo sanguigno egli 
sagacei&effite la induce dairartlTizio e dai manifesti ufflciì, a cui 
dono ordinate la valvole del cuore^ lo qunli son* per maggior sicu- 
reniì, fermata e mantenute in pofito da certi filamenti, che, presi 
da Aritftulile per nervi, Io r<?cerc» andai'e in quella perniciosa sen- 
tenai ch« i n^rvì gtessì ave£«c>ro orifpne Jid cuore e non dil cer* 
vitUo e d:d)» iniclolln spinale (ivi, pag. 170), Altro bell'esempio di 
un argonir_'iiti> d'ìnduiìone ci ^i porge da quc?l nL^nonaiiicnto cli'ei 
fa^ per dimostrar cbu il ^n^nic viule, il sangue* artt-riuì(i\ non p\A 
la altro orbano (^encrarf^i che nel polmone- Quel ragionamento, a 
cui chiede poi cori caldamente 11 conforto doirosperienia, é rivolto 
a pervadere {^l'Increduli arl^otebcl qvos oro rcifoque ni ptilmc- 
nÌ8 W^^gjiiUidinetu conlempletU^, ^uae Qb$que vitali 90 nt/uine ptr* 
mon^r? non poterai^ cumnìilìa tit tam minima orp^Ht }ìarlicHta, 
^ùé Uh dfttifuatur. Quod sì >*ilalit Me sanguis in puìmonibas 
nw ffignUitVf a ^ua ptkrtc trasvtUti potct'at, praiter quam ùb ahùrii 
urt^af et nb <ihorti <ir/er»Vi ni»itt? nii/Zii* n^ae magjìus ne^Uf 
paniihu (td putìnonfs thiitifur a (ibi, psg. 22Ì). 

Tal) erano ^l'inlni, che Kealdo Colombo, non linito mal d*&m- 
4% dai ;?ÌU6ti e^tjmatori, dava in Italia alla scienza FperÌmenla]o 



» 



StofUi M nwfoe^ npfrimtntclt hi lUiHtt 




upplicaU 8)la fabbrica anotomica del corpo umano e oJJc funzìcfi 
GsìolOfTÌche di lai. Egli ebbe una illustre ^quHa n«' nomi dì Uar- 
tolommco Eustachio^ di GabrieiG FuUoppio, di Girolamo Fabmì 
d'Acqiiapcndentis a' qunli ripensando la sciimia iUUana si Mipra- 
eral1;k. Or chi non crederebbo mai che »ucc«dcndo co=tÌ fatti uomini 
tiì (lrenioiR<^, per non interrolta catjerui infìno alla lìnt? del 
colo XVI, non dovps:E«io portare tnfino a' mioÌ piA alti fastìgi l'a 
lombi f<{ierìm«>nla1e? Chi non V a^pi^Uei ebbe che la hiiriinosa di 
»<ti'a7.ti)ii4* lìfila ria Rraliln <I<*II;ì pircota circolasEioiit- potmonartfr 
dovesf^e alle mani di tr^ Lili insidi anali^mici anmaucce^siort co 
piersi tifala scoperta del circolo universale del nan^c no" suoi tmì? 

Eppure è un fatto, che {\ì?s\a ^ran mimvifjlia in chi vi rip4insa, 
è un fatto, dioo^ che om T EuM;ichio come il Falluppìo e TAoq 
pendente non fecero altro più cbe ripetere le viete dottrine 
Galfnro e di^l VMaìio ìitlDnn) alV fitiimmi fiaiolo^clif^ del more 
del ptilmono. Il lilfro Df* re màatt/rnka ftj per loro oome se 
stalo «ritto al venl^. buiamente il Vìdio e VAranrio, un po' 
tardi dell' EusUi^hit* e del Kalloppio. si rìrt^aem a corfcnnare 
lufttnirt- (i a dircndere il sistema cardiaco del <*mnd€ IkLie&lro C 
inonesta ma non osando negure al fej^to \v runiioni di secern 
il auiguif venoso alimentatore, né «apenJo a quutr^ alln^ più troppi 
cikO iiffìclo poli'Ase i<«<«ere oi'dirato qniìl vir^nere dalla Natura, s' 
ree1an>na a ijutf! puidn dovVra, ('pf-mil'kiidfì e «iperlmentando, 
l'enuto il Colombo, ti Ce»tlpÌno po!^ con nuovi argomenti in ; 
evidenza la cìrcoU^ton polmonnn\ e non badando troppo al fi 
i-ivobe pnncìpalmrtitc U ^ua altrn/ionc «alle funzioni del cu 
\b il troppo «fervile Of»ec|uio di lui ai placiti aristotelici gVtm 
dì precorrere con libei-o piede alia gloriosa iicoperla arveiana. 

Cosi, maiwtro in iutU?dni rìnia^u^ unico Andre» VomUo, da 
f^imparà a coltivare rAnalomla dt^riltiva, iiifau^lsimeute laacìan 
negletb c{i}f ir anatomia spmint'nUde iiiMÌUiìla dui Hiir;0!<Lsore di 
a cui fì\\ merìlanipnte fon^e s'apparti^irebbi» Ì1 lilolo di divino. 
Seguendo però i dÌKcepolì gU ammaestranìenti dell' oiiialo e pcr^ 
guitato Brussellese, non ne imitarono gli «Rempi^ quanto a] m 
dì porgerli o con la viva voce o am gli scritti. <%k sl' non ci ff 
travedesse w>tto sullo urto fiplendur vjv-.i di Im-r^ ^pi^rt^iiii^ute j 
folgorata rtel!*^ lioUniu^ diirviniaiu^ d»"' iiiwtri giorni, sì chi:iifi^r«b' 
un sottile ar[Ìfl/Ji> ili fiirb^riii i|nHlo, cx>l qiinlH il F^ìlloppio irife 
a conciliar, nelle anatoniÉ^iie dissi-zinni Mali, Galnnui e il Vesali 
Ha né fdrtferia n^ aile •caltrita si direbbe t^u^Ia^ colla quale 



Itn^ 



Paate L — Dìtcom* pnhmnar$ 



M 



r Acquapendente ò geloso Ai non offendere U reputaiion di (laletio, 
e dì non ni^istnr^L ;tpertatneatj mai ribelk M^- delirino »mlo1i»- 
lìdi«. Qìi«']l-< V P.4igi*M^i ff»l<! nati filila» v^bbinie il nu.iIk:o iiulio* 
nario, il btIinÌHU H<M|ueTit^ senU alitami \n fistio le ftur« d«ll» 
nasc^ente libertà^ invocandn (alvolb. contro Ari$lclile slfìsso e contro 
Galeno, la aiia propria esperiimm. 

Forao le «i^endldt^ Il lii^ l'ai:! orti Kplacnologiche del Colomlio sì 
nef^lsssero dai succeMori rlì lui, e si negleaspixj insieme gì' iniziati 
mrtodì s|>erìDi(TnUli, per secondar ciò clw altamente si reclamava 
dai t«mpi : tempi in l'uì rìisv'i'gtiiUo l'uomo dai ^caitiì contemplativi 
dì Platmic e sollevatosi dai fanciulK^sclii IrastuUI arìstotelìci, si sen- 
tiva tnispoflilo u ÌmpoRsfssar«r del mondo, meltendti in esercizio 
e invocan<lo aiuti ^j^li ctrg^ni de'M*nfit^ tra' ijuali ^ licitilo Ìl |}nino 
luo^ dalla vìsita e dall' udita, S ìntendf^ percii"! come dove*««t>rc esser 
questi i primi ad essere anìttomicamente investigati. E infatti TEu- 
lUachio scopro e descrive quella tuba aerea, alla quale è rimasto 
Uitlavia ìl nome del disuopritore, e rfie mette in comunicatone le 
levità intrmi- dfll'oit'tT.hiu von qurlli* d^lln bo(x;i. Il F:dlt»ppio ó dà 
quella mir^ibil*^ desiu-i/ion« di tutte 1*.* piti minute ptirtì della rocca 
petrosa, e rjVci]Linpi*ndenlt> ^rii'e un Trattato intero sugli origani e 
sulle rkjnzioni della vcice, lielLi vista e dell'udito, che diletta col bello 
stile ed erudisce colla dottrina. 



xn. 



) 



Così con Barlolommeo Eustachio, morto nel ITiJi^ cou Gebriélfr 
Falloppìo morto in giocane eia dì iO anni nel 1508, e oon Giro- 
lamo Fibrizi cbc' dal 1537 protrusst^ la lun^i i> cnonit;! vi.-cchieuu 
ìnfino al 1f>t!>, *-i \tircav:» di alquanti piissi 1^ «ìglia rhe si'inlerpnne 
fra r uscir <M socolo XVI e V enlnir del segiit^nte secolo alle sdente 
ftperìmeutalt lant*» altamente glorioso. Pervenuti a questo ponto giovi 
ritornai^ tiidìetm e racaigli>*iv ìn uri pensiero le cnse lìn qui lun* 
gamenie discorse. ìjì filowlb accademica^ pr sé cucilemplalivci e 
«tenie di scoperte Bperìmentiili, veoiva fecondata dai cultori del- 
l' jrle, ì quali mostraron di fklto non *^8er veni che wmpre i t*en«i 
sono a noi occasione inevilabilc d'ing^miì. La fìli«90lìa perijtitt'Lr-a 
snch'csfia veniva emeodata dal R^izionaltsnio, uiwito a dimostrar che 



99 



Storta del mvt«<i^ sperimcntGih in tlatio 



U diritto rìtfurbalo si solo Ari»lolilc vt^ proprio del lilx'ro ìnj 
dì Offrii nomt). DalVuIlra parU' Rriil'io Colombo avara Jalo i 
Buviì etri^tEipiì <li iinHlu nii>S4illra )iiiii1&, *; iir area nu^ciiUi xqul 
tissìmi frulli. Infin *ìalla iip<:oinÌa meli del s*^oJo XVI, i^ erari ilnii' 
qU9 folli iiE^lla ria flel metotto f^pertmentale notabili pn)p*e»4, 
rendere [ quali più spedili mancavano ancora due cc«e: che 
cultori dell'arte pa.'sawerD gli e^erctziì sperimentali ne* Ubrì 
filosofi, e che t! wg^etto anatomico in che erasi risJrclto il Coloro! 
ri esftendesBe a ogni «ujitia di fitti nutumll. Ad adi^mpirc 8 tm 
ufficio furono df^puluti, n^W oiiliiir di-lla Storia^ due Dtipulul 
Gio\*aii Battista Poiia r- F* ritinte Impendo, o come altri vuole 
lantonio SlallioI», ì^ii' due quali conviene a noi ora intrattenere 
qtumto il Ri»!ni Disccrso. 

H Porta, che mori nel 1015, wi Irorò «^pellalore e parte 
ìriauguraiioDe de* trionfi di Galileo, e vide slxiccarie i rivi della 
sci^Hìza a rìmescoiarst con tv larg)i<^ ond^ «unuiitì di qiii>^lo fìi 
reale. A molti qur'rìvi pai'^^ru ?GCitn<i, alcuni altri di piagli 
tarono impuri e lini^C'CÌo^i. \rÉiiJiio Hiisiìalc si *dbr7a di convniiT^ 
con infinito L'ire il ntwtrvì XiipoU>lana, dicendo rVei non intendi 
ntclti capiioii Mìa Mayìa, >''* tnanco ìa sapevit spie^re in 
gar$, hcu$a$ìdQti che erano tutte cttse avute da aUri to^ì 
tn taihiQp come Mnv^no stampate uet sno libro (AIK VUI, Si). 
Sftgredo giudica il libm delhi Magici Natin;ilo tfoffis^tma aì jio9sihu 
e stima che TAuton? fi'a' dotti Irmja & tuoffo che tenijùmì ìe 
pKinr ir/i gli slntmenti di mtmcn (\\h. Sappi., pug, C7, ^8), 
iti (giudizi cmno pronunziati al co>pi.-lU> di Galileo, che taotrm 
coropiacenle acconìtenlìva. H K^^pler pci^ ne giudtcara più 
menti*, e con animo impui-^iale. Rirji^raKiava da un lato il Piirla 
gli avesse instrgnulo it modo coiììg sì fa la visto, e dall'altro 
tacev;i cliur certe? coticluàuni oUÌch<? «ii lui eruna ex insuffìcienii 
non wMiVrrst»/* ftematistrtitione jjrofrrfite (Parali]), ad Vitell., Frin* 
cof. WM, pjig IHV). 

Con questo ^'iudtzio d«tl Keplerpen^ riconcilia il giudizio 
9Ìes90 Sagivdo, uomo da non perdere il senno p4?r cooipì^icere 
suo Galil*'0, Fgli infatti veniva a iirn che nel libro della Magt^ 
erano delle golleri*?^ ma ci aveva pur trovata anco quella gran 
rìtà didla teorica della visione. D;ilV altra partii rescmpio delie 
pani-, all»> f|urili »\ fa dir quel chw iinu vuole, era Ik'nlwimo upplìt 
fi qualìlirar qai'^li enimmi^ di cui il Puila tanto ^i com[uace. 
senleiiJtiar ptii che il Napoletano segui\"a Io stile dd fllo$ofl 



I^AITC I» -* DiKùrfo ftftìiìnmar^ 



Da 



tosto cho quello dei mnteunatìci (Alb. Suppl, pag. W) iacUiderii aii 
giudizio ucutii^m^^ e v^:ro. l'er lUosoi infatb intenderà il Sstgrcdo 
ì settatori di ÀristoUtc, e per matematici, i seguaci del rotto me* 
todo sperimentale. Ora é ycrìrnsùo eti^, per la loassimu parte, nel 
libro del l*orl« la Natura scaturisce al modo aristotelico, per quasi 
iTia^ca incfiDtazioQc duìh luntasìa dell'Autore. Verissime altrcdi pos- 
sono essere le tare appostegli dall' Hasdalc, e audio molte se 8Ì 
vuole» noD pen\ com^ o^i dice, inlìnilc. Si ripensi poi che co^ fatte 
tare erano iDevìlabili a chi si em proporlo di allettare col mar&vi- 
^liodo, e si era dato a racco^lior per ogni porte la scienza naturale 
dispersa, in un libro solo. Nella profozionc alla Mogia Naturale in 
S-X. libri, i' Autore dìoc ciuarjimento di avere a compor roperasuo 
sfiorate le earto di tuUì, che ne avevano scritto prima di lui. « Dcin. 
u quum Italiani, Galliam et Hispauiam pei'a^^ssom, bibliolheca? et 
u doctissimo9 i^uosque adii, artiHcefi etiara conv^ni, ut aì quid novi 
a curìosique naeti es^ent ediscerero. x Poco di poi aoggiuD^fc che 
prima di consegnare ul suo libro le raccolte notìzie, inimsmimo 
sUtdio pcrfiiìadque experieniia eresi dato a sceverar io vero dalle 
tolse, mii pur tr(q>po sari talora mancuto al suo proposito come 
disse THasdale, e tal altra non ti sarà riuscito. 

y Opera della Magìa NuUiralc perù, che 6 quella sola su cui 
par che THai^dale e i) Kagtedo e il Kepler giudicassero dei meriti 
«cienlìTci del TorU, non vuole esser passata da noi faenza qualc^ 
breve, ma pur diligente esame. Comparve pi-ima in quattro libri 
pubblicrita dalfAtitoro. «quando aveva quindici anni, poi in libri X\ 
quando, *^'>me dice TAutore stesso nella Prefazione, ne aveva cin- 
quanta. Essendo egli nato nel '1535, come s'hu dal Catalogo de' Lin* 
ccì, soIIl^ la prima formo il libro dee -^sscr dunque slato pubblicato 
nel IGòO; sotto la seconda, nei 1G8ò. Nonostante, della Magia in 
ÌV libri, dicono i Bibliografi, la prima edizione che si conosca e^eer 
quella falU <U Mattia Canoer in Napoli, ne! Ììk'S, otto anni dunque 
posteriore a quella, che veramento, secondo attesta lo stesso Autore, 
é la prima. Qui, di eia che più imporla alla storia della Scienza, 
non s'ha che l'ullimo libro, nel accendo capitolo del quale si legge 
la descrizione della camem oscura, con rapplicazione dì lei alla 
teoria della vbUi. Nel c\f. XVill, dov« insegna in che modo s'im- 
piombino ì vetri per uso di specchi, è ndabile quel che dice del 
(ondo dell' occhio rassomigliato nella forma e neir umcio a uno spee- 
duo concavo, in cui la da amal^ma il pimmcnUi coi*oidco. 

La prima edizione della Magìa Naturate in XX libri, se quel* 



91 



Storia del mti^d'» sprrimentùU àt ttaUa 



l'Alino dàh nii9Citn è vero, e »e é vero dò cb« dioe l'Autore^ 
vendo esser del 1ÓS>, fop*c é quella in 10.*, che nelle ree 
bibliografiche ha la data « Antuerpiae ex officuìa Christofori Plau- 
tini M.T>J.XXXV, > Pn>c<;dÌamo coal dubitativi, vedendo notate altre 
tra cdìskmì anteriori uirLXXXV, Dna del LXIX, o le altre due 
del LXXV] e dell'LXXXl: che, ee, con é abbono proso da' bìbliiK 
grafi non apremmo per verità conciliare il folto coi detti dell'Auto: 

in qualonquo mode, abbiamo in quc«U nuova Mi^a molti 
(^1^ le cuiio^tà, u diei;iiiK*]o fmniMnu'nte col SagrodOf le 
ma abbinino anco ìik^icnK^ tnoUiplimli i conlrib^iU alla BciettKu. 
I& dove questi conlritHili &'t rìrìuct^vnno n tm libro solo, qui <ì 
stendono in qmitlix>: nel VII De miracuUs moffnctis nel XVII 
catoptrictA ìma^inibu&, nel XVIU De ttaticis exp«rimmii$f nel 
De pnmfnùHcis, 

Nel ni stoii rwcolte Toftiverienifì &ul mapnele folto da Pa' 
Sarpi, elle rAtitoix? nella prefdZÌi>nc**]Ia al libai, chìain» splendor 
Venezia, anzi i'Iblin. Il ma^ptizmiiento delle ver-f^hedi Terrò 
cou&'i(a2ione e pvT Inlluonza, eon multi altri fciui nuovanienle 
servali e diligentt'incnte desaitli, attcstano elio la scienza magn 
tica i^bo in Italm gl'inisii ^luindiei aiuu per lo meno pi'ima 
Infili illeira. Nel X\'1I libm la camera of^cuia nella »Eiia d 
vien iforfi^ionala coli' ag^itinla della lente cmtallirm bieonveMa, 
Sì apj>licii al fora per cui s'intromettono i raggi, e dò con 
l'Autore, a tiio'liliizar ìli prima leeinca della visiono, sostituendo 
refrintfense del cristallino alle rifle«sÌori i^peculari dolte coroi 
(Gtp. VI). 

Il Capitelo Vni rlel XVIU libivj i nvUtbile |>er la de^cri2ìonu 
della bihiicc'Ua ìdi'o^tatici a risolvei^ praticamente ti Prcblfnta dèlta 
Corctia, e a riln»viire il peso specific-* de* vani corpi duri. Anoo^ 
quando fos^e vero quel che dice il Vivìuni, che cioè Galileo avesso ^<^H 
vont:di> »fiit?]lo wtnnnenU> nel 15S0, lompo in cui incommclO ad a1l»*ti^^ 
deru agli siU'liì iuturno alle opwv Ui Airhimt-Jo, il PurUi lo a\ìvb 
proco<liito di un anno pei' lo mena, e di 18 anni avrebbe proeod 
il GLHaldOp Comtinqno sicisi, il Perla nel Cip. VI <li que&lo ti 
libre dette in que* gullegpanti volgari, megìio cjie nella bllancv 
i veri e legìUimi pixigenìtori di quegli idroslammi o donstmetrì 
pesa liquori inventati pò, a mesBi in uso in que' Mfdicei cone 
che precalotlero air Accademia del Cimento. I^ Pneumatica 
dH libixì xr\ noti ha nulla, a \x^ìw dire 11 \*ero» clic la ivt^da n 
labile sopm quella dell' untico Hetxine. 



Pautb L — OiiXùii)^ fJTtìimtnarc 



OÓ 



ì 



Né sì CJ>*iia |k>t elle jiegli stilli libri ilt'IUi M;i|^'i;i lurttj ^ti golTd^- 
giotf e 9lra?aguj)ze. Qiiaiulu, nella citati pi-<Xiziiiuct*lla al VII libn:f, 
TAntOJ^ indoviiiuv» che due uoinùil sì potessero parlar ili Icmaao 
duolns natiUcis pìfxltlibm olp^abeio ciirurnseriptit, jiarve certa- 
niieiili> a OaJik<o die ^\t<f>e JeUu luia stravai^i&i, e twi I DialogQ 
dvj Mai^iuii Sii^tcìul (Alb. 1. 107) m iic rìde e invuuta ^ cpivl tulio 
ai^taiueiile uim burla. Qual saivbbe rimarlo »o sì fi^^se trovalo u 
^^^ili^i' ii<d (Mv^ifo 3 gal vailo mi>tiTi perfetLimeiite avwrAta la Unto 
stra\^gant<J prufeiiaj 

Tulli- le gofTaggiiu poi e le sti-^vaganze sfjii duirAutoru ajHom- 
raate iieirultmio libro, cìm mt?rilaraenle é intitolati,! Cftaof. Eppure 
anclkO qui, come pietre preziose rotolate tru' ciottoli di un lìtime, 
s'ha nel Gap. Y b deBcrlzìone del c^omo acustico, strum^^nto cìm 
serve n inacutir l'udito, come a Inacutir la vista servono, egli dice, 
acconmmeiite disposte, due lenU. Nolabile quel ch'egli scrìve »- 
sm^li stjta una lal« invenzione suggerita dalle orec^^hie degli atd* 
mali, e par1itK^>hmìcnto dolle lepai, e più nolabile il prìucipio ge- 
nerale cìie ivi proroì<$a d^l doTer9l poi-»cnilar te natura, e imìtair 
€on Tai-ut i n)acc1nnain<*iili di lei. 

Ciò eho s'è fin qui disborso, pud servire a ^in^iAiMre il Porta 
<la1le imputazioni ^4?]!' Hasdato e del Sagredo, ma non si viml tacere 
come qut" severi (niulizi non furon dati che sul libro della jVIagìa, 
ifo^ì non avesse TAuloiv i>ubbììc&tì altri documenti d^lla s^u;! scìcus»* 
Eppure, quando rHa«daJ«> o il Sa^x'do ^crìsscrtt ì due ?opm diali 
giudjziì in duf^ IetterL> strrìtio a Galileo, aveva il Porta pubblicali, 
fra gli altri, duo libri, do* quali sai^bbe colpa tacere nella steri» 
de' paxjgressi fatll, in sul finir del secolo XVI diilla 6cÌPTiia spwJ- 
larnilalc it:iIian;L Di que" due libri il primo è De rffracUone oplìces 
[Kibblicato in Napoli nel 15!>3, il seconda è Pnenvmticorum Ubri 
trés che vide pur© iti Napoli la luce nel d*X>l. H Sapredo non dee 
aver vnIuIu quol libr^» di Ottica, foi-se perché difìkile a trovarsi 
venale. Anciie i) Kvpler inftui, che ardeva dì gran desiderio di ^^e- 
der «piel cbe vi avesse scritto TAiUtcre intorno a31e rìfraiionl delb 
luce allitivei'sa k« lf?nti, dice nei Paralipomeni a Vilelliono tr a li- 
biikriis rru!<^lra bachfm^ re^pni^ivi > (odit eli, fag. !20!^). Non dee Ìl 
Sugrinkì, lo ripiftìanio, aver vcMluto quL>l libi'o, perchè, «agace e gin- 
dWoso qual' era, noji jyir po^^ibile eh' ci non «i ^euti^i^ come noi 
lorptieso di uiaraviglixi e non ivstas^ alla prima in dubbio s^ quello 
U em p[i>prio l'Autni'e ^'oftissìmo della Magia, n Kepler ^ìnza dob* 
Uo si sarttbbe dalla lettum conrermato in quel suo giudizio^ che 11 



m 



Stòria M Mét^ù tp^réntrìtato in Ittili^ 



fisico fiaji'Lletano avr>sse meiik' davvero «.- ci^iiìxioni diuUrid 
da specular T luVL-nXjUrK' M eanoechialo. Di c*6 puro #i |n]fi 
ninno roD facitili i nostri lettori, (lop^aveiv Acorvo uicho brev^iv 
i IX libri dello Diottriche rifrazioi^l, ma prìma di Ikr ci6 ip*ed 
iu i[uid iiiod*' #i !ii«diA*ftft di riwooglk^re le dlsperw memlirp di 
8CÌL'aza nuluralfì Fen-aiile Imperato. 

D libra di lai r' itilitcla (^iii^o JH^toria nalurati e si pubMij 
la bipoli la prima volta mH 130^1. Antonio Nardi, discepolo dì 
lileo, in quelle sue Scene A^raileinHie, delle tiuali, eesendo ni 
inedite, daremo iii que«r:iltra pnrL4» del uoslro Dlsoorso, qi 
breve notizia ai no^'trì k-ltori, plll1i«>^ il NuluralUla napotr^tjntv 
uno de' più avvcHlittì o ^iKli2iofJi ^niioi-i di co^ naturali clie avi 
v&dulc mai (MSS, Gal. Disc. T- XX, p. 592). I libri e lo seni 
dei tanti autori anijnlu e roodenii da i^ì nccoiglie, non le rJU mi! 
fieDia darne, come dice lo flesso Nardi, una candida e vaiida 
mruL Candida ewnpr^, Talida u seconda deUe <;ognizicHii l^Iio sì 
levano nvere a quo' tempi. Ngn h perciò mai^viglia s^o V Impoj 
aunovenndo le bn^^niti, pll onlix}chS, lo piolre viw*'^'-^l'*>j ^^' frumi 
(arie fra le softUn:Ee minendi, amnnnteastr ki ve^eUzìon dei)e piet 
env)iM! lar^mente rìcompenfiato di quel che poi nel rimanente 
XXV libro si specula delle pietre ttcs?^, apr3n<lri cosi tanto 
lontAna le vie ai piYtgi^essi della maderna criatailograGa. 

Sog(!Ìun(!e il Nardi, nel passio sopni citikto» d'aver sentito vii 
stroo il di^id&no che l'Autore r'ave<f« tiTittato non di sola 
parte, ma di tutta la fìsica, alla qiul parola ogU ài ^enza di 
il ^iguificalo di Scienia della Nalui'a. Ma accettando pure 
parola fisica nel si^iflcato che suole avere oggidì, sentiamo 
noi II desideriti cbtv irgli avesse più larF^nmente trattato dì quei 
getti di ML'ti'omlogia, di Ottica, di Mapiietismu, intorno ai qi 
soopi'a e auiiutiiiu alcuno di quelle recondite venta della lìaica 
denta, cacciando gli ostinati oii'i.aÌ pcripat'Hici col rxQoduio e 
req)ei"ienza. DI queste venti scop^^rlo o insegnale non «a vuol 
ectar di dai^oi lettori qualche noliaia, eco«i, dopo a^^re ai 
alle duo difurso maniere tenute in compiliL^e la ficienia creditaìl^ 
dai due s»7rittori napoletani, trapapsare a veder cÌ6 che seppt^ro 
be<lue specillare coi loro pri>pni intelletti. 

Tiirnando perciò al Vorta, pciniamoci innanzi agli occhi i 
libri Sopra citati e incominciamo dallo Ecerrer per primo quello 
è ferie di minore importanza, e che, per la rarità deiroriginali 
leggiamo nella versione italiana fatta da Ivan E«ch\'ano e pubblicata 



Piim 1- — * Ditcort^ frtWmnaro 



« 



col iliiÀo dì Tre libri di Spiritali iti Xapoli tml 1006. Le matorie 
ivi lr,#iuter molto tiie^l^o '-fi^ il titolo, «liruiio dii^ il piiiiio irn]>ul»uj 
é n*tiuto da Ileit^iOd, m^ ìk cìovl* U Fìsél-o al«^:«saQdrÌDi> tr.is«:ui'3 ì 
Iòndaiceiiti della sderaa (? di?-scTÌw le sue macohinv, Henia &vv«den4 
i!hp u piYjor di hk'UìtIc a 'ilìaco, Don rispondono ben*.' spLS^o alle 
iijttrii2uiiiì; il Pui1u iucoinincla noi liLro I drillo i^penmciitiii'D sulU 
«la^Unii dt^ll'arìu, e dui cj.^nri;n»an3 i prìnctpiì dell' Tdix}«UtIca- Gli 
«fletti deirefnlerio delTiim t^uìpro'^^i ila imo stant^ifTo dt^ritro a 
una canna da archibuso, son destTÌttt nel ciip. VI, ma noi X nota- 
liì1i>^tma è i]n«lUi teoria ddle pr'essioni de Uf]uìdi, che per comune 
fientjnienlci it^^U eruditi s';ittnbuitìct7 allo Stevìiio. Vedivmo che 
IkoroccliI armi prima avi;v:i il BenedcLtf, ndl*.- sii*> Spcu/arfom', dì- 
mostniU» t'ìA qm-l prlacipìo ìdru»Uiti<?o, ma iJ Pc^rla vi proc^dij con 
|»»ao più lai-go e piò «icuro, d che é pìil, L'onrorma le leone l^I- 
r€sperien2ic. Fra ipif-^te espei'iei^z^. a provar che le pir^^ioiiì l'i»- 
rano secondo l' alterm del perpendicolo, è notabile «juella del liquido 
cuolenulo dentro una gran botte^ che vien t^ollevato dal pi-^ma* 
d'Liltro IÌ4{milo infurio ìn un sottil cannello comunicante, come pure 
tt riolabìh* qmMraUr.i c^peiii?iiza d^^gli 2<tinpllli, che si iK»lk<vano a 
uguale alte£^ ■< ra^^tun^ou precisamente il livi-llo <k'1 U'piìdo Eiolla 
conserva: notabili dìcìiiino <pie«le i^^perienze det dìspE-eEJcito fiiico 
unpoleLiiìo, percìt^ ci fimm» Hpeusur»? aliii Taraa in che veanei'tt \iot, 
per quelle sle^sy espeiìcfiie, U Marìotte e il Torric^Uì. 

Il secondo libre é applicato alla dt>!ic;rizJone delle macclune da 
ljalh'v;ir fnciua, |^re;2KÌ ondosi con HtìroiK" n chi su ìmDKi^inarno 
dello più nuovanieutu iiit;cgnor«c. Ma è qui per<ì debito conrcs7;;itv 
die il Noiitixi caile, e for^ più stpesao elio naai, ne* diretti «te^s^I 
notiti da luì nel fisico antico, [>ro])onendo mar:chiaa]inE<nli, lIì^^ o 
per Telaslìcità dell' ai'ta o pec la pressione dell' iic^jua, ikhi in altro 
giocano che nella esaltata fantasia dell'inventore, N^ sia esempio 
tei gli altri quel cht» nel cap. I dtd i^nv libro dice del potersi tim- 
Tas^n: un bgo in un altru la^ o nr\ nian*, per via di un sifone 
che ca^':dcln l'alLiira di un monti*: strana iinprc^^a di') hnscita pa- 
recdii anni dopo, ntvìn di eirelto alle man! del Baltani, ^11 ilelte 
occasione a &pf^■(l1ar ^Mn pEe^^iune ainmoHrenca tì a indovinar tn 
irìma teoria del harometn» ad ae'jua, 

Qaesto tento libro, che ìnccmìncia con una slraneiia. termina 
coir invenzione di un ulilissìmci strumcntu, di l-uì da ijuasi lutti 
s*ì)^oi-a Tautore, ed é la livella ;ul acqna, nemta«fno oggidì uscita 
attillo fuor d'uso, o che ti Poiia fu il primo a sostituire all'aulico 




i:oiY»bate Titrnnajio. De' capitoli di meno, notabile é il 1V^ dori 
d«acm'c reF^perienca della diffiisiDne del viiKt di an bicchiere 
traverso al pkcolo foro di una jalla di \^iro npìoitn Jaixnia: i«j|] 
i-iiaixa, che n«l I Dialogo delle Due Nuove ^icienze fu aroorevolmi^ 
raccolU dA Hulìioo tu teriiiU per fìii-i (Alb, XTII. 74), come punf 
Aiift \"oHe rivendicar quell'altra de^rilta qtii dil No»ìn>, liei i-ai», 
d«l matemzzo a cArafiella. dentro al collo della quale U calore 
bicnte fa scender l'acqua o il freddo la fa risalire^ la quale 
rìonza ii Porla stesso aveva $ìIl 47 aooi prima descrìtla nd cap. 
de! .secondo fra ì quattro lìbrì della Vm^ 

Pjù a^mmemorabilì di questi tre de^l! Spìrifalì. »oii per l'ira' 
porlanta e la difTcollà del HO^t^elto, i nove libii <lelle Ottiche rifr^^ 
zioni. La scienza, ìntmo a qui, non ave^-a fatto grandi progreaa^^ 
si rìpetevanc le dottrini? antìcbc di Tolomeo e di Euclide, non moltv 
per verità proiiiosi«c da Alhaien e da Vitclliooe. Gli scritti d«U\ 
berti, 'iel Vìnci, del Maiirolico a' Unn[«i d^^l Porta, erauo sconosdì 
coflicchò, questo Trallalo del Fisiro napoletano è il primo da coi h 
Diottrica inoimincìa ì suoi progi^ssL 

A eoM fjitti profitea» il primo valido impulso vìeo dalla 
posizione Vili del libro I, dove T Anfore dimiistra esser falso quel 
che insegnò Vileliìone, che cioè gli angoli dell" incidrnra e 
rifraiione serbino costaiife prcpoi^iocic gcometrlcu, variaoiiost 1'^ 
quità con cui irride' LI raggio luminoiK). A confermar l;i ^ua 
MtiMEione, eoDtix) L'autorevole e invetemlo loagìsteiY^ dell'Ottico 
lacsco. invoca lo spiTimento da farsi con un ^'aso ripìotio d' 

Contrai nn allni ]i];i;^Ì5tero ni>u menu autoi'eYole ptr que" tom| 
ed 4 quello de! Fracastoro settatore dì più antiche dottrino, è pure 
la pro[Kjì^izione XI di qu&>4te stcd»a libra I, ideila quale si diinost^^ 
die Ia n-friugenia alle 5up(nficie piane non ìrgnmdi^ce le imma^dP^ 
ma si le ingrandisce alle superficie ciirve, conforme a dò cbe pure 
accennava il giovane Galileo (Kdiar, naj„ Firenie, 1800, Voi. 
pùg. 314). E mentre che lo ^trs^ Galileo meditava arguzie, da 
fede a Ticonc, che fu il primo, osservando gii a^tri, a tener con 
degli elIcttL, prodotti sulla vista <ial!c rifrazioni, è notabile quel che 
nelle proposizioni XVII e XIX avverte il Porla delle fallaci 
]ier via rie' rjggi lefratti nell'aria, si commetluno osser\Tìndo 
die radono rorìcr^ile o livellando collo stnimento, per Itmghi 

Il Sr-'condo libro, che é delle immagim e deìr.'uidamenlo 
raggi rilintti nelle aforc crìdtalline, ha strettìesìmn relaziona? ool 
bix> VIU, dow S] espongono le teorie dìotti-tcbe delle lentL È q 







Partx L — Ditùort^ prtUminars 



m 



pFirlo <}ib1 Tiuttulo che prìnoipaimciito eccitava, di vederlo, i dosiderii 
ul Keplero, o non sappiamo so ne fos^o ftilo poi ftodìsfatlo» quajido 
nel lÒll pubblicò il Trattato suo della Dtctthoiu Fàoeodo però Ìl 
ooofìxinto fra' duo autori, non tetruam di as^iire che il ^condo nel 
tempo riman secondo ^dln^si nel mirilo, perché il PorUi introduce, 
nel divisar te immagini l'eoli e viiiuuU inpijrcwntalo dalie lenti, i 
caUU, 09«m g-]j <]«9f pHncip<iti e teconiari^ sc-nzu che, nel Eepler 
e negli nitri autori di ^ue* tempi. ]o immaj^inì dteeso rimandilo in*- 
detoiTninat^^ di fn^ndr/m e di luoijo. Oi più. l'Ottico aìeroanno nella 
proposizione sua XC\'I ti converfjf re i ropgi che escon refrattj dalle 
lenti concavo vereo rocchio, quasi che ìl loi-o Toco fosse i"t>ale e non 
yirtaaler v^m^ro gravissimo cansalo aaraì defllmmente dal nostro Na- 
poletano. 

L'anatomia dell'occhio profc^i^ta nelin libro è oonrormealU 
deserizione clic ne dette il Vewalio, né fa maniviclia che sin pipo- 
tulo qui l'orrore, ^nir autorità di Galeno oramni divenuto comune^ 
del Tir organo delli ntppresentazlon visiva ìl crifitallino: senza ma- 
raTÌgtia poro non si puO prissar da chi legffe la proposizione VI, al 
vederrìei pubblicala quella of^^ervnziono del dilatamento o del re- 
^trinpmento della pupilla annunziata seìlo anni dopo daU'Acqua- 
pendente corno una o^e^va^iono nuova del Sarpi o sua* Golileo 
ripeto qn^^ì a pamlo nel IIJ Dialo^ de^MaB»imÌ Sistemi (AD). I, 
394) ciò che qui avea sciitto il du^prezsato fìsico napoletano» e nello 
Operazioni aatronomiche procede Galileo Btesso in un modo simile 
al Porla, per determinar V ampiezza del foro pupillare, con una tal 
eola djiforenza, chi-- mentre qucfiti attribuisco il metodo ad Archi- 
mede, <3aftllo. e nelle citate Op97^zioni e nelle lettere al Renietì 
lo dA per inv^nxìone i^a propria. 

So il fortunato dì^tcoprìtore de' satelliti di Giove si (osse mai 
degnato di rivolger lo ^ì*uardo sul sesto libri) di quella Diottrica, 
non ò qui luopo a ricercare. Non 9i vuol tacere per5, per la noviti 
e rjmp>:)rL^nza del tema, che, secondo il Borelli^ i metodi ueatì da 
Galileo per ritrovar collo strumento la media distanza de'GloviaU 
dal ceniro del pianeta^ avrebbem avuto il loro principio dai curiosi 
fenomeni^ che, por l' artificiosa e Torzala di!vzi<5nc degli a^i otiici 
de" due occhi, si producono nel guerdai^cgli o^-g-^lli; fenomeni mi- 
rabiìmenle osservali e descritti dal No^tm nelle varie pr^ipOf^izioni 
di quello atesso seeto litro. 

Nel trattare air ultimo dell'iride e de' colori il Porta non pro- 
muove nemmEnì di un pos&ì la scienza o si rìmane anzi indietro al 



"MV 



90 ^ 



100 



Sturiti del mctoito operwtaitnk in Italia 



Mflurolico per lungo tratto di ria. &la Ferrante Imperato, all' Historia 
nalurah ^Jcl quale om si toma, brgamentc ristora il difcUo del 
suo concjtiadino, dìvisuido dell'inde ìDtema e detlck esterna la ven 
teoria ottica 38 anni prima che a mcnamo vanto uscisse Tuori il 
Gartctio. 

liti perche il rlspoudcre ai vanti con altrettanti viuti enti 
6 triste Tcaxo, clic ha tolto fede oramai alle osservazioni de* 
giuditio^i, vadasi all' XI libro di questa Storia, e si leggano al 
tamente i capìtoli Vili e iX^ ossenrando che l'Autore^ quanto 
vista, professa ropintou platonica della emissione. ConXorme a queste 
professate dottrino ogii dice pwpcift : li ra^yi vtiivi infr<UU 
corpuscoli detU gocce andar dalla fiato al luminare (Venelia i6j 
pag. 2S8). Come poi nelle gocciole si Gocciano queste infrazioni 
dalle inftazìonì congiunte a riQcssiont si produca T iride eoli 
u quel modo ohe sì vede negli glM et (tmpoUe chÌar%A$ime di vetri 
e neUe colonne /prismi/ trian^lari (ivi^ pag, Wi't; lo aveva dd 
cod mirabile esatteiia più K)pra, ove scrive: « Occorrendo la 
alla sua superTicie eenveasa, Ea semplice riileaaione e penetrun 
il che 5Ì fa con infirazione, alla cava, ivi riflessa, rìtarna ad 
con la seconda infrazione. Sono dunque due Inthuioni, l'una mi 
tre dal più raro entra nel denso, l'ultni, nella quale dal più dei 
rìtóma nel pti\ rarci, quali ambe infniEiom sono nella superfic^ 
prima che occorra, et vi é la riflessione trameno fatta nella sup< 
fìcie pii*t lontana » (ivi, pag, 2S8\ 

Quanto air iride estema che egli rimprovera ad tkxii 
l'aver promessa ma non mantenuto di trattarne, o trattandone 
aver ridetto il Tenom^mo a cause vane; ecco quel dio egli dice 
cap- IX: € Efi^^endii della poscia due semi^ferì, l'uno dalla 
dell' a»^e (del cono che hi V irido per Iuse) faih^ dalla parte 
posta, e polendo il ra^ia visivo nell'uno e nell'altro incoi 
rifle1ten?i al luminare: nel primo peneli-ando neir interno ed itsceni 
per l'esterno, e nel si-N!ondo pcuL-lrondo per reslemo ed udceni 
per l' internu, nel qual secondo uicilo il mggio che esce et va 
sole per la molta infrazione sì taglia col raggio della vista che im\ 
è necessario [ler questo elio rlutì sirtm» ^!i Jirchi celesti e che 
hbno li colorì a couti'ario j> (lvi^ pag. 290), Conclude notando 
licenziojiù accopi>i;ìmento che Aristotile, n spiegare il fei 
di due cause contraj-ìiì, e accennando ad altre dottrine del 
merìlsToli di maggior riprensione* 

Se qui r Impelalo emenda gli orrcri ripetuti ddl Porla neir 



PaATE 1. — Digerito preliminare 



101 



lìtuo libra della Dìottncaf altrove inlonto airargomr^nlo del Magnala 
ne rwmpìi? le \t*mv' divisata nel \1T lilmi di>!ÌA Mdfjùi. Anche il 
nostro aulrir <\f\V Ifixtorla naturata ixìrlainlii t\A liT>i-o "XXVf d<*l!a 
pietnì calamita ne a^^'«rt<f ìt nì»gnetiecnìn per inAueiiza e lo illtislrR 
con luminosLi concetlo^ rassomi pillando !e lìnee radiose, In che si 
diiquingono le particelle dHla lÌTuatura del ferra intorno ai [joU ma- 
gnotìcì, lilla dirìftum delle linee, in ctie mtomo al centra della 
Temi, insisleiido I' iin<i suìl*aIliiCj sì di^on^no ì corpi gran (ivi, 
[m|Z. 014). Or cIih ;4llru in^im^ir^ se non cIil* forinular questo stavìBo 
concetto a modo del CilWrlo jit^rchó riu!sd«*«.' a dii-e clic b Terri 
è ou magnete, e die il Magniate ^i>4«o é ima lerrelb? 




XIIL 



.n rdc*rf»ftr* Hberlfl, ron la (juale K^rnìna e !«C(.>i»n* gli errori 
dì Aristotile Ferrante Imperato, in quaai tutte le paiii dciropera 
CU3 voluminosa, e ftppcialmente dow tocoa soggetti dì MetKirfjlogla, 
fta' quali é notabilissimo quel che nel cap. UT del X libro dice del 
tdono e del balene contrti il Filosofo; basterebbe a merUiiTgti uno 
dei primi S'.'ggi fra rolom cho più L'ffk'-wr^'Tnf.-nte C4)oi.i*>nirano a re- 
KUumre le M;iei):ri? frammentali. 1 due libri pure del Porta da noi 
scopra liivvemf>ntr* dlfti^OTSì, sno deUalì mi Tiielt-slriio irilvnio di i^O- 
prir gli errori de' perijiiiletici non sole, ma di ogni sc>rta di nitori 
)q dottrine de' quali non si conformino alla rettitudine de' raziocini! 
e alla prova degli sperimenti. Ma il primo de'dae Usici napnletaiii 
rimase dimenticato per ragioni che troppa lungo sarebbe V iiìve- 
stìgfti'e, e il yr-cundj, coinpelìtort^ di Galileo^ rimase oscuralo dai 
trMuifS di lui. Non ebberti perciA h molle e imporlautl vt'rìtA «co- 
perte e dimostrjile d:i'diie antiìri qnell'incoiilro che si san*l»bero 
mentito, né ivairoiio quegli aiuti a'prugr**»»i della fidenia, che 
avrebbero veramente potuto. 

Più diffusa e piA inlensu, e perciò più giovevole riuscì Topera 
rli liT' grandi uoroini nati sulle rive di quel mare, su cui regnA 
libei'ìi Vunezia. Gio^^i Batista Bem^deltì, Santonv Santorio e Paolo 
flarpi, liaimo^ do(jo Umlo li^iigo Itinpo v Umìty prow t^'iitatc dai toi"0 
preci eceì^siTip aperl;t alla seitm/a lu retta xìa. e v' hanno impresse 
oramai orme cosi pirfonde, che non è possibile pift lo smarrirle. 



1*112 



Siena <f<l m^tod^ tpcrìmcntaU in Jlulia 



'3 






Rimii£ti tutti e Ire nascosti nelle fondamenli dell'ediiizio palile 
non pu^ farsi la giusta slima della loro granilezzt, m non da 
penetri addentro colkt vista attenta od acnlx E a cÌì\ riguardi 
fienedetti in (iiM»to modo, se lo vede presentare innanzi in «« 
e dignitoso abito di llboro fllraofo, che vuol coptemperare V 
quio alf autorità delle tmdizloni, con ros:^quio utle venta scoperle 
dalla ragione. < Libenun onim e^i cuique »cnbero quod lìbet, nec 
e ArifftotUem affìeit iniurìa» qiiicumque ÌWt fidem suam non acco- 
€ tnodal, etfij valle iniquns ^it quisquiii maìorum opinione^ veras 
4 et ab omnibus merito comprobatos non admittit t (SpeculalìoRUin 
lib. VenetijK 159D, pa^. '2SS). 

Nelb Prcfazloncella olle Dìeputazioni Ik qutbusdam piaci 
Ariglottìtis, iloy*} àk il Benedetti il ptit beir esempio di guell-n 
soGca liberlù vendicatrice dei diritti d^Ua ragione» dop' avere a 
nato ai pericoti corsi di colui, cha scrive co^ c^ontnine air 
mirabile tapiea^a dell* antico Maestro « Verumtamen, egli tùfito 
1 francamente soggiunge, studio veritatis impulsus» cuiu» ìpse amor^ 
a In «eip^Lim si vìverci oxcitarelor, in medium <^aodaDi profenifl 
€ non (ìubiUvì, in «fuibu^ nio ifìooncuR^xl luathematicae philo^phi^H 
V bafiifì, cut fiemper insisto, ab eo di^iftentire coogit v (ibi, pag. ìfiS^K 

Da Parma, dove insegnava, fu chiamato a Torino, da) Duca, il 
quale, secondo il costume de*princi;» di allora, ^ compiaceva, spe- 
cialmente in tempo di viOeggiatunt, d' ìnterrcf^are il suo Filosofo 
e Matematloo e di proporgli a risolvere queetioni d'Aritmetica, di 
Geometria, di Ottica, dì Musica e anco di Astrologia. Gli amici pure 
Io iDtdrTOgaTono, e ad c^ì mandava i atoi Responsi, i quali, com^ 
prima» egli dico « per ocium liciiit, collegi, roicgi, oc tandem 
ff manu mittere docrevi. Tum, ut scientia ipsa quo magis 
ff derstiir, ci-eKcat, et quìdquìd valeo 9Ìne invidia, in comohl 
(c utUilatem conferam > (ibi, pEt^. ^\\ 

Cosi fatti Kesponà, sotto forma eiHstolare, sooi gran 
libro SpecuMìonum stampato prima nel 1580 in Torino, e poi ni 
vamcnte nel 1509 in Venezia : epeculuzionir che l'Autore prosenta 
al suo lettore per nuove, «e non sempre nella sosUmza, certo nel 
modo di dimostrarle. Ed é reri^imo: è and per enlrc a 
pagine tanta novitJL, che, scomparso alTatto il vecchio mondo 
&totelico,li senti trasportar ncir ampie s libere regioni di un Moi 
nuovo. 

Nelle flopm citate Disputazioni contro Aristotile, quelle 
nelle quali chiama il nuovo Sistema del Mondo o pulcherrì] 




PaIìTE I- — Drscor^o prtìimUiarc 



100 



> ArlfiEarchi Samìi opÌDìonem, divimUis a Nicclac Copernico ex- 
K prevenni, conti*:! quam Dil piarne valdnl ratiooes ab Aristotile, 
< nequo oliato a Ptolomeo proposilae > (ibi» pafr- 105) dicono ab- 
b^tanuL chixtro quanto Tosso il BcD«d<^ttt inclinalo a coopenre ai 
|n\>grc»!<i deirAstronomia, ma perdita oi non ru in tempo a veder 
r inveniiono del canocchiale, fu nella Meccanica o nclb Fisica^ dove 
priacìpalmeote eserciti) le sue nuove speculazioni. 

La ^ien^ del molo, resa ìmpoBflibìle dagli errali di AmUfUk-, 
era fi può dir rim'ist.^ siaiìonaiia ne' libri dell* antico Archimede. 
I! nostro Benedetti fu de" più validi in promuoverla, confutando con 
argomenti di ragione quuplt aristotelici errori* in parecchi da' quali 
ora incorso lo slesso Niccolò Tarlafilia $i rispetto ai moli naturali 
che ai violenti. Cosi l'antico Filosofo di St;igira come il nuovo dì 
Jìi^scia avevano m^epnalfjche ne" gravi cadenti lo velocità son pi'o- 
porzionali alk moli, ma il nostro Veneziano pli ;ìvverle in proposito 
com'e'iwn avevan posto mente a quam ma^na rcsistentiarum sii 
« differeiktia, quae tam divernilate fìj^uranim quam ex ma^etudì- 
« num varìetat^ exorjrl potef^l & (ibi, pag. 108) e svolgendo questa) 
»totUlj .speculazioni rctaiìvc alle ^^L^io iv^ist^Mizo opposto ai mobili, 
dallo Mirio dentila dei moszi, conclude: « quod in vacuo corpora 
« eiusdj*m materne neqiudi velocitate moverenturx (p^;^, 17ÌV 

Il medesimo AristoUle aveva dett<>, nel cap. Vili del I libro De 
eoeio, cbe il mobile tanto più si accelera quanto pìik d avvicina al 
lenninG ad ^iwm, ma il Benedetti avverto che avrebbe dovuto il 
Filosofo dire invece che ansi il mobile si accelera tanto più, quanto 
pjA fi dilunga dal termino a guo^ « qui;ì tanto maior fit sempor 
€ impresso quanto magìs movotur nataralitcr corpus» et continuo 
€ novum impelum recipìt, cum in &g moìm caui^nm contìneat, quae 
t *st inclinatiO ad locum suum eundi t (ibi, pag. -IS'Ì). 

n Nostro insomma, un >juarto di kcoIo prima che a quelite 
SI6M0 epoculazionj rivolgcesc la monto Galileo, avev^ pnbhlienmentfi 
insegnato chù ne' moti accelerati lo velocità ^n prcporzlali ai tempi, 
concludendo come Galileo (Questo teorema fondamentale da qjol 
principio d' inerzia, stabilito già dal Cardano, o confermato colle 
bellisGìme e^pcrìenzo dello Scaligero» 

Tanto è V(>ro che il benedetti accoglie {|ucl principio come cosa 
già certa nella scienza, e dimoetnita, da non v<-dorc il bisogno di 
asfiumerfi altro ufficio, che di nmiiovenie le difficolta, come giusto 
8j vedo far da lui nel Trattalo Ih Mechanicis e nell' Epistola a Paolo 
Capra De mota molae el trochi. Si propone ivi il queeito come mai 



4M 



Storia d^l ntdodo tpaitHCfUale in Hatia 




una roola mossa non perpt^tiia II sno mulo, come do\TebI)«^ per 
principio d' incnta, e risponde che ciò avviene per più ragioni : 
Tattrito de^perni, per la residenza, deirarìa e per g!l effetti de 
fona cen1r)fbt|:a (iti, pap. 159). E qui TAutore, che fa primo di 
luUi ì meccanid u specular su qut^to genere di foro, etabUìsce 
quella legge verissima delle fono centrifughe, benché poi cUaiala 
falsis^ima da G^ileo (Àlb. 1,333) c\ì& cM qutmto maior est ai^t» 
rota tanto maiorvm quoque iptpttum H imprasiwnem motus Hta 
circMmfermfiat partfs ntcipinnt (SpecuJat. lib. pog.-150). Ma neila 
Boprtk citala Lettera ai Capra, le q>ecula7ioni in tal proponilo «on 
ance più ^^otiili^ e. àsù riiiolversi In oriuonta^e^ por ia verUgintt 
r impoti:» naturalmente diretto per la verticale, scioglie alcuni curi 
problemi relativi nììo gbr ritte sul punzone le trottole giranti, e 
ìoggeri^csìmo gravitar ^1 sostegno uu corpo, che vi si muora 
veloce (ivi, pag. 280). 

RiiTpolto ai moli violenti, al BenedclU conferma le verità di' 
mostrate gi& dal Cardane contro Aristotile, ma perc1i6 11 Ta 
t\^'a al Cardano stcBso negato potm- muoversi tin grave nel me 
tàmo tempo con mat;> natuide e con moto violento, il Nostro 
mente dimostra come veramente ogni punto della traiettoria nsoltì 
dalla compoeizionG di quoi due moti (ivi, pa**, 365) per cui ebbe 
a concludere altrove, contro ambedue, il Cardane cioè e U Tarta- 
glia, come per nessun ^uo traUo quella «tessa traiettorìa é retta, e 
com'elb, lippena u«ito il proietto dal proìcienle, dfo fiat curva 
(ivi, pag. iOt). 

E pur Cloniro lo sleaso Tartaglia è quella Epi9t>kdel Bened 
che sT intitola De ictu btymbardut, nella quale si propone a 
gliere. il quesito come mai la polla fìtccìa più graii perccesa, qu 
il cannone i elerato, che quando à livellato coU'orizionte. Giudi 
lo ragioni dtìi Mali?malico breficiano nnUius wern^nh" <pag. 258) 
v(a«mente son tali, ma né quelle del Nostro colgono pure, qu 
rolla nel fiegno, come non colgon nel segno quelle t*c G^lik^o (Edìa- 
noz. cit. Voi. I, pag. 337-10) Tedelmonte ripete dal matematico ve- 
neziano. 

Se a que^e che concernono i moti naturali e i violenti %' 
giungani^ lo speculazioni del Benedetti intorno alla leva angolare 
intomo ai cunoo, s'argomenterà qurmlo gran maestro egli 
nella scienza del moto. E perchè Gcjliteo nelle Meccaniche st 
la via a trattar del piano inclinato e della vite, rimovendo V 
errore di Pappo, é giusta si aggiunge qui da noi come il 




TAiirK L — Ùkcono prrUmijutre 



io:> 



&t€éso aveva, nel TnttatoUo suo De vìechai'kis, rimosso già qael- 
l'crroro d*;! UalcimiUco alessandrino, dimostnindo che una sfera 
gru\% posaU su un piano orizzontale pud rimuoversi dalla suft 
cniìetc ab&jué vita diffìcullate Ovi, pag. 155», 

Si dice che dopo Archimede uno de?" primi e principali pi-o* 
mot^ì dt?ir Idrostatica foiise, in sull' entrar del a«colo Wil, Siintx)uc 
Slevino, e s'attribuisce a lui il paradoaso che, indipendonleiniJnle 
d^la sua mob, il liquide preme secondo l'altezza sua vt^rTicale, il 
fondo d^l vo^o. Ma il uosivù Benedetti avcTa ph da vent'annl di- 
mo^ndo questo slesso paradoasd idrostatico, applicandolo^ come i 
tisici moderru fanno, u spiegar rt^fjuitibno de' liquidi in due vasi 
di vario capaciti, comunicanti. Chi vuol persnudcrscnc legga TEpi- 
fitola r> lU'Sponso a Giovnn Paolo Capn^ D& machina qnac o^iMrm 
impcUit ti iubleval a pai;. 287-88 della citata ediciono. 

Fosso stato cosi felice \i Malcmalìoo del Duca di Savoia in in- 
vesUgar le leggi delle ac({ue con-^nti ! Tutt' all' oppof*to egli iccone 
ia lali erroii» che non si credcrebberf» da chi nmmim la sajncJa di 
queir Ìn<:egno, se al eitolo Responso non si vedc^fic, nel Lihix) Delle 
Speculitzioiii, seguitar Tiillro col titolo Novaéclulio proòlematìs de 
fflM pkno HqnoTis (pag, 2tì0) a risolrere il quale ammetle, come 
principio iiolìR^^Jmo e veni, che le quantità di liquido^ fluito da un 
VASO di >[naluiiqiir ligina, ftieno sempre pt-oporzioniili ^ì tempin In 
ciò o^W é UtfìXfì ìuimovc al Oirdano, quanto in Fisica è superiore 
a tulli. 

E iK*r incoruinciar di Iri, dove primn s'inlrodiis^ a speculai 
il Coixiaito, ■■?! notò com' egli volesse bfULditi dalU acicuKa qLc*nc»mi 
vani tìi fu^n r (U orrore del vacuo, e come, u spiegare il fatto del 
Taso, dentj%:> ctn. succliiat;i l'arto, cnlra l'acqua, dtcc«ee che questa 
era attratta da quella. Lo Scalig»^» noa seppe veder dove mai rise- 
dease questa fona di altirisione, ma, facile a ne^rc, nuirallro in 
soetatuHf a supplire al difetto e a mostrare il vero, asserisco. U Tai*- 
taglia^ atteudLiido a qucirulti-o mode del tarcrursi l'uriLì piT opera 
dd cfiloiXJ, e iU fuUo die pur cosi il vaflo attinte l'acqua, avoa ppo- 
clam^to il principio che aia proprietà dei calore l'attriUTe- Ma il 
BenodeUi ec ne rid*?, e dico esser proprietà drl caloi-e nou rjtlrarre 
ma il dilatare. O^sa poi nolabìle e ohe, cstonfkndo qiic»to poter di- 
lutante a tuUi i corpi, sogf^unge come pei' via del dild1ia«i e del 
M'slnngcn^i, Lil rrcsccre e al diminuir del catoiM:, i vasi si rompono 
ni'IlL* loro pfuii più di.-boli (pa^. '271. Nelle Di^putn^icm »ui Placiti 
di Aridtolile (paji.1W) torna »u qu^«lo stesw aivomf>nto, rendendo 



100 



Stona d<Ì metodo tptrimmtcU in lUiUa 



b radono deirad^re co«i leiiac^meiite che launo alla carne 
cQcurbile m^Klicbfi e del soUr ddl* acqua o del vuio ne* canni 
che poi eervinjno aJ oso di Uimiottuftroi nFEioni che son 
stesse» ch« ronfiava Galileo tanti aiinl ilupo, e d^llo ^imli sì trovim 
cosi «od<li$fotlo fi nmmimto lì Saj^^lo. 

N^i »i vuol Uicfir qui, a proposito tU^ffii cffotU calorifld, un «^ 
rore aritttotelico «raerKlato <tol Benedetli, benché ripetuto poi 
tutti fìi adrlettJ alla Sruola galileiana infìno al IlorelU. Aveva 
il Filosofo» lì^l li Libro D?he Mettvr^^, i.hty jl L-alor de) sole è 
attrae e solleva i vapori. E il nostro Fisico reiurziano dice, più di 
othnraniii prima M Ptsku iiiowìneao» che ciò è apcrtamontc k\i 
quia tùt rìit aSiud fa€it quam cakfae^rc cuiu9 cahri» ratione 
tMi^U rar^^t «t &b rarefi^tionem Wi<h- faeta ascmdit, non qui 
«ursum a $oìe fcratttr^ (ibi, pa^. iOl). 

Ma intorno affli eiTetli del raiTi e del denso sellila sotliinìenti 
a distar contro An«totilo il Nosli*t>, o dico la nJ;-ìone pei\:lié 
condensi nell'inverno o si rtvnda viitibile il vapor acqu^ et 
dalla bocca e dalle narici depli nnimalì (jiag, 191) o pL-rdii fi 
nell'estate ripieni d'acqua fresca ì vns], ri'Ieiidoìii del lllosofl ci 
dicevano quel suJore esalare attraverso :u HOtlìllssimi pori, Soggiuti|Ee 
poi le notabilissime parole Hegtienti : « Neque silentlo involvendiun 
e etst nec Ar1«lolilen], nequo aliuiu ex suis fautoribus anìtnadvertlsse 
d densuRi et rarum ii^se canoini ventoruni a (ps^. 192). Non solo 
non aveva a^'vertìto quello nessun segnare di Aristotile, ina noesi 
se^iaee di Galileo, e durò l' errore iiilì]! tanto che non venni 
alia luce Io iM,*po1te Lezioni accadfmìchff del Tnrrìcelli, nelle 
in4k-)^iò l*Aul<jrt*, tt quel modo slesso che aveva Uinll anni prij 
Tatto il B<*nedi*tLÌ, come <lid dilatarsi deiraria al caler del sole ai 
vano orione Indi i venti. Giuntile *S poi i|ueiro«serv:aìEtone fatta del 
nuvola che produce vento al di sotto, velando e rivolando a) 
il ma niggio, sei-^ndo che si legge a pg.l92 del citalo Libro dellt 
Speculazioni. 

Un'altiu coBa ben ^smi più notabile delle dette (In qui & 
Il Beimletlij in tempi cosi remoti .ibbia tanto chiaramente vedui 
in quegli «lessi effellì di rarefatone e di condenraiione la cai 
veiu de' «uonL La storia deirAcusltca rimane in ckiìo modo 
Hata a dov^ narrare cJie un Fisico della qualità dol Uool 
presso al Une del secolo XVtl, dicosso come il suono si 
dalla colliffione dell'aria coi coipi duri. Eppure il flarieo vcj 
aveva un «ecolo avanti insegnato che l'aria corre velocemente a 



pAtnft L — DÌ4cor^ prtliminarg 



107 



riempirà i luoghi riniasti yiiciiì Hnd& ffcnerainr souusqtoyd hucu^u^ 
a nemin^ animadvenum fuitsc c^mpei'iQ (pag. 3A<). E più solUU 
mcolo altrove esponendo le f^utì ^;pt'culu2it}tii &uggiuugc esser noccs- 
svìo cbd il corpo li^cmL a Heqw ctiam absqu<! ocre sono» offici 
V IK»te3l, quia aersoiiat in^Micndo Tclociter nd imploacluni Iocudì 
t ut iìQiì rcmaneet vaouiu d {pag. Ì90). 

Se non foese oo^a certa che Gìovnii BaUsUi Porta, tnlin ijal 1558, 
de£cns8o la comeis oscura e applicò quoUo sUiim&nto alla toorlca 
delia visione, Uirommo che il U&nedt;ttL era ben meritevole che fosse 
riattata a lui questa prìiDisia dello sm spoculuziam. Forse egh Fu 
il primo ad applicar la fonte biconvessa ni Turo, por cui s'introdu* 
cono t m^^i dolati (pn^. ^70)0 ^euza dubbia Vapplicasmn ch^oioo 
bai aio<Io del vedere pt>r l'or^^unc lì^iologìco delT occhio (pa^. ì£97), 
ò dì beai alUH> scìenzuto dair Autor deìh Ma^tc NaUirutte, 

Beochó nel!" OUicu non abbia fatto il Gonodotti quo' {ftaa prò- 
gretti che Toco ncll'Acu^Ucu, nollu Mokurolo^iu 2 in altix: poiii dolUi 
Pisieci pu\ difllcili più importanti, non ^ da tacer nondimeno 
la ragion ch'ei iv^ndodel color njdso negit eclissi di Lima, dMUnta 
dalle rifrazioni elio 5ubiHcono i v^^i solari che pereti^ entrano nel 
ooao ombroso (pag. 257) e quoU'àltra ragion ben più nuova dello 
sci" '<- Tanno le stelle fiHSc; ragiono defunta dal vma indice 

di i< :;.!.. :r' dofli strati aerei e vaporosi che «' iiileiponj^ono IVa 
quo' lontin^ssirai corpi lucidi il proprio occlììo noBtro (pa^j. IS6). 

D Ulolo di Speculazioni date u\ libro, d'onde Unte nuove venti 
della scienza ^i dìJfondevann a illmninar le tenebre di qim tempi, 
d beniadimo approjiriato, pei^hé infatti TAutore non si contenta che 
di E]>eculurc. Santorre Santorio invece» nato 31 anno dopo lì Bone* 
delti in Capo d'Istria nr>l lofH, ò l'uomo d'azione urrurte medica 
professala da lui ò iho potcnluuiento l' inclixia a mettere in ef^ercÌ2io 
te solitane speculazioni della sci^^nza. Cosi, mentii* lo stesso Bene- 
delti ?'era contentalo di specular le ragioni por cui, in un cannel* 
lino di vetro, condeuBata Vat'ia, vi sottenti^ Tucqua, e variando la 
temperatura l'acqua atessa ora s'alza nel cannellino ora s'abbassa; 
il Scmtorio pensa di sottoporrò a misura qucffli aliamenli e quegli 
abbassamenti, per scrvii^ene come di sicuro ar^mento a misurare 
il g:iusto ^ndo dogli accessi e dei ix^cessi ne' calori febbrili. £ mentre 
dair altra parte GaliJoOr sperimentando coi pendoli le prime lef^^i 
dcUa caduta dei gravi, s'accorilo dell' isocronismo dello loro vibra- 
tkni, e accenna all'uso che se ne potrebbe fai' nella mlGura ilei 
mininu tempi, il Santorio ponaa d' applicar quello strumento a ri- 



.ile 



Storia dd «iMtodo 9p€Hnt^tatc in ItoHa 



conoscer da uq gìomc a im alu-o DOgU Infemni 1a D^equonza 
polsi. 

Vai di simili altri ^intm^ti, applicabili tulli all'arte sua pro- 
ditelt'L, il SuDtorio ù inventore fot-ondo. e avo\"a ^& divisato di con* 
sacrare a descriverli tutti Ìtii<teDic un libro inXato. Sr Tosso hd ìqÌ^ì 
divìsREAcnlo poi uiaiidato uà efTato. non si sa, |)ercliè il libro dogl^^ 
htrumcnH nìédici a noi non é noto- £ certo però che rinventore 
non tentava II se^rr^c, ^ secondo che e^i stesso scrive, la sua casa 
in Fiidova era aporta a tutti coloro, che o por curiositi oporamon 
di scionia accoravano & veder tutte insieme raccoltOt e come in 
tiD pìccolo museo ordinato e messe in raostnif quelle sue nuova 
Invenzioni. 

Quali che ei fcseem le dottrino profe«3ato dal nostro medioo 
gtuslinopoliUnOf ó un TatUi che questi cosi feconda vena d' inTen-Sl 
lare e di oistniire e dì utilmenle applicare strumenti, era una pro-^^ 
testa viva o parbnte coniix» i principti ari^totettci, i quali, pi'oda- 
mando la mente sovrana e l^gishtjice della Nuturaf venivano a 
concluder che la mento ^if^n sovrasta ai teu«i imuo infermi o non 
bj»ogiKi^i perciò di aiuti. 

Clio so il SanUirio non sa talvoltji ìmi^r monde le vesb de 
mote periftatetìca, ii*>n é però eh'» rplì sli-ascichi, corno tmli suol 
pari fanno. In quel lurido fango la tc^a. EjjH non seinpre forse pro- 
cedere a dihtto iXtX ramcinio, ma sentendosi vacillare s'aiuta d^ 
esperienze delle quali è fH^nza dubbio un insigne monumo^ito quella 
M$dìeirìa Stftfica, ordinata a rìformEtr Tart^ ip|iocratic^ Chi ripensi 
che qm^l Ti-alUiU'Ilo dettalo in tVrma ttforislicu e divinato con 
todo quasi geomrttrieo, fa ficntto in tempi, in cui si soleva affogar 
da tutti le idee in un mar di parole, ncn lìnìrì mai di ammirare 
il Santi.m\ il quak* fu prìnio u concltid>ir \e r^aìe dell' arte me* 
dica dal fatto Gsìolo^icodoir insensibile traSfjii^onedimoAtnita con 
(Ulto il più rigoroso procedere del metodo speri m^^nlale. 



XIV. 



E oiu che abbiamo vedute com^ la speciiliitiva df>l Benedetti 
r la [Tratti^ del Santone compiendosi pi-eparassera le fondamenta 
alla grande In^tuiinizione gulileana, convi^n passare a parlare di" 




Parte T. — fHaewso prtliminart 



110 



dut) 



clic 



quel terzo cliu Aggìungcmiibo a qnc dui? primi compoguc^ 
ilcUe TaJida moiio alla ^itSiA gmado InslAtirazìùDe insidine con 
GdiJeo. 

Non si può [irnatinEJare il noroa di i'aolo Saipi, senza che 
r Animo di ch'i osi^JU non esca in ammirai^ionì declamatorie e tp 
deprezzi triviali. Le trimlità e le d«!cLainazioiii son l'eccesso di 
quo' giudisii, d\^ sempre sì l'anno da coloro, i quali non beai cono*- 
scono l'uomu giudio^la E in falli, lasciando da parte U Religione 
e la Polilica^ pc-r niju cumriti d' :illro cht^ dclLi scìcm^ a oonvÌD- 
c«r3ì eh? il Sarpi deo <^s9ei-e ^tato ami giudicato perché non inteso, 
basta il modo come aoao aUite pubbliirate le Lettere di luì. Quella, 
per E!3emp»o, dd 2 Settembre 1(302 diretta a Galileo, fu per questo 
lasciata addÌL'tro diill'Albcrti pirchè oscura e mal detfata. Il Poli- 
dori, nou«)atanto, cvùììò bcnv di pubblicarla inaicm con Taltrc dili- 
i;entemcnl«^ raccolte ìii due volumi stampati nel 1863 in Fiiente. 
ila roscurìlit^ a voler dire il veix:, non >lipt'ndc giÀ da cbi scrive: 
dipende pmltoslo da chi le^^e e non sa di qirnl soletto pro- 
pnamentc! ai parla, A chi Sìipt^3»e cJie l'Autore citilo ivi è il Gil- 
bert; cbe la questione è trattiti nella Fisiologia luiova del Magnote. 
che i^ trovasi di9c<niata !a fl^i'a, alEa qu!t]is il fVtrpi ai hcblama; 
le diRìcciltó sivirisoino e la ecicnza si Vflde a nn tratto scitLirir. 
come da un aj-ido ma^su, acqua yiva. Allo stessn modo eon nella 
naic^lta del Polidorl aombrate le nttre lettere del Sarpi, unico do- 
fumentc: ptjbblìco, da cui si possa giudicaro della scienza naturale 
di lui. Ma bercivi sìeno. in m^iterii srirnlìfica quelle ]cltL>nr pocbe, 
pure apprnv-ccliiano ]nn<u»/>Ì a clii \ìh buono stornai:» da dìgei'irlo, 
riljo rlie nutrii*!^ assai mt^^^-lio delle più »quìsitf' vivande imbandite 
:il più libenilT* ronvil^, An/;i rpiMla concisione di linguaggio ficien- 
tilìro, quasi ridntt-D a Wmiilo matcraatii'.bp^ per mi a rhi non ha 
animp da entrarci bene addentro pare enìmniatir.'imente oscuro. A, 
secondo noi, uno dei pregi più singolari dd Sarpi, di che in lui e 
nel Santorio s' ha esempio unico in quel tempL 

Did re*to, anco quand(j non s^avr^^f^ rii^ftftuna seritlura acien- 
lilìca dell'Autore, to-sterebbero a testimoniar della ncienza di lui kr 
ftinc^re ^mmlrmoni e le Iodi dc^ì contemporanei, fra' quali GaJìlc<i 
e il ni[tj<>rt >olÌ vjrrebbei-o [lov Inl.li ^Vi ;dtri. Ma g:iacch6 quelle 
scritture d sono e son viv^ e pailaiìti, studiamoci dì leggerle, eon 
la ^renìlA intensa di chi nulla altro ama e nuli* altro vuole annun*- 
ziar rlii* il vpro. 

NH 1008, Immersa tutto nello Tacc^ide politti^e, smveva il 



HO 



SUria 4Uì mHod^ f^tfim^ttaU in UaUa 



4i Sì Lof^kr al Gr^Iot, roirM? innami rli« le fx^coirenzc del mondo 
In invitafiseaxk a pensai- n^me cose »aSe e non come passatempi i- 
quelle focr^nde, art-va t\i1U j suoi gu&tì ni'llc scienze naltifaLi iij 
DcUc iialcmaticlK' (PolWori, Wi, voi, I, pBg- 70). Qua! foes^ poi il 
cn^odo cVri pn^^i'^iiivi. ViirfrmrK-nTji da dA c)ii^ ^illroii'^, a]lii BlfiSBo' 
Gi«a1oI »frive del nùinlmn^ì riloi?v)fait, fonfomi*^ al prdcello dì So-, 
i-rate, «^n mperimie non vedutó da sé proprio (ivi, pci^. 181)» 
t\ue$to modo proteslava ap^l^menl^ ronlro Arìstotìle, e soggiOtK] 
fipwifl poco appresso rh'ei sentiva qualche oppoRJzioufì in trai 
rose HFlmtV, perclié tinu hI metli^-a in conto la mpu(:iiatixa dell 
materia, raaHlravn di t'ciler seg:«ìn* altra vìn da »*olrn'o, dip, fpddi 
Impilo a Platnne, dis-^irremio, coll^ aslraeioiiì matp[natìclM>. de'fìitti 
piuiicolan dcU.i N^ittnu. 

Fni' ì^off^^lti natiiruli, ch« pìi!^ TÌvamiiHk1e TÌcliiamaAcm a 
l' alien 7Ì01K* dp'FÌIiìsi>fì ^ In veglia ^IpNirinai, pran ^pi^'moli 
fidali ViMuti fare alb (^)anùl.i, ^ quali ^i^[ieili prima dal Col< 
funmo poi ronfmnaU dalle oMRrmìoui degli altri naingalorì. 
il CtliiLiho pcnS cnmc Giovìinuì da Knipoli si rteltero ccaittnti 
i»7i9eapvartó o a dcstrriv^^iT' i stnipìicì fatli: il Sasselli clic si xolli 
provarv a fikisofnrx'i wpi-a, assiì pi-c5lo sp ne icìm gii\ atlerrìli 
dalla dinkoHà dH -vjggfHto. 

li ptiiTW cìl*^ anli*si* tV aiTix>iitart* quHli* diflloollà, pr4>diflponen< 
l'ingegni"» itile. fiUmìMìtj speinilazìnnì vctWf. ossc^rvarioni SPnsalfì 
rxille pt^ sottili espi^rìcnri^, rii il nostro Sarpó, di cui il Poda, 
settimo libro cielb Ma;^a rarco!*;*^ ppr a^'^vntn]■a pli «Indi (•le a 
ptfrìt^ ]]]a^r»elÌL-lic, lo quali ìSi^nvMicm iiud^tc althinrnti cùn ^rai 
danno penlute, 

NV .'j quella vigorosa giovenift dì nwntequeMo fiTÉ'?io;£);»'lti rtwl 
turali poteva eaniirìn? le for»*. Si vuote ami die rulla ftia*- di 
Saipi lanciato addietro di ciò die allora, a in case dì fisica o 
ro^ di storia naturale folcane attrarre a s^ l'altfmnone degli ìn-^ 
gcgiii spcculnlivì. 11 fJriHIini, ft^ le aline. wrreWw altribuit>ili h 
sco[H.-rLi delle valvole delle \efw e fargli di 11 indum* l'alti^ pii 
gMndt- scnporla della circoUì^ionc^' del «an^p. E pt^rchè rar^niei 
è di ti^^ppn alla ìinportjmjui, tvoii ^ vuol lasmr qui da ikiÌ 
r^mc. 

t Hediantt* «lunqru- ìt^ f^ur^ ent^rritaziiMiì anHloimcW (così stcrii 
lo stosso Oriscllìnt di fm Pimlo quani3'» a^^eva 9fì anni) avendo wo-' 
pt'rtL' II' valvole delle vene nude la juci^ej^sione del frangile da q\ 
sta nelle arterie «i rende manifesta^ ne venit'a quinrì dimpNlmtaj 



Parte J. — J[Hft»»-«i> ^Ummart 



Hi 



c tìtaibìlita la r-ircoUtione del sinpie, che per nlcunt? ant^rin-i os- 
servazioni ài R**aUlii Crjlfimlia, <ÌeI Servalo e *!el CMalpiiio «r-i slata 
uccptiiiata. t'tjli, fi> liimi awinio Si^npfirte r-sse valvole non tflc4|iie Ui 
sua NCO[M>rta al €elel«w Falirìzin d'Acquapendenfe^ il qiiale^ «^oll'oc- 
CAsiotH^ ili trasrerirei in Veiiezùi — iveva contr^Uo geco amkma. > 
(Mem. sinfNl, Losan^si 1700, pn^v 20). 

Che il Sarpi fai:e5*e veramcinte suggello di speculazioni o di 
c^pf^Heiir^" muro T Anatomia (■ cosa pmlmhilis^iiii^ etì è r^to ch« 
r ÀirquupL^nilvnti- npj»r-f*Me dallo *(USì*o Sirpi i|\u"l ^itiìusi^ fallo del 
lifitrìti^i^i V ikl dllntai'^^i delle pupille fv«»er\'ìd.o già mdlo tempo 
prima^ Srtnya i-ìfce s\ sapesse, da Leonardo. Mo rl-e TAcquapendenlr 
apprendesse dal Sarpi, comr il Grìs<?lljni uisensre^ la scoperta delle 
^^vole deUe vene, non solo non ^' \ì'a corta d ini o!^ trazione da nes- 
SUB documento, ina i doruirientì chrr abbiamo «tanno a prow Uitlo 
il contnirio. 

11 Ffllloppiii hA un pa«o notabìliKSTuui, clie sì v^Jrii trascntlo 
H vua luopi, dal ^uale apparì^re die in alcune vmift Vi^isteiiim 
(Ielle valvole fu ritixJvalM già da Oiovan B.itisla C,iti:ini, La ani|ieH;i 
Tu dividgalJi da G, rtodrigue/ conosciuto sotto il nome di Amato 
Lusitamo^ ed è cootrci a hii vhe (ìeramente se la prende il Fallop- 
piOf asserendo che t* ilhifiire Canaito non poteva essera incoreo iti 
un errore cc^ì inndomalp. T^i scapc^rt», che in 1^1 modo il ^n-ande 
anutoniico Uiudriu-^* laKci^ wt^ppai-si dì ni*ino. vivine liilta idlo iruini 
delVAwiuupi>ml<^ite, il quale i:oit gran dilìffeuza nu'conla da sé tn*^ 
(lextmo ipial fiiSM* Vanno e a quale <H'iTaAÌoue gli oiTrrrrri*^<> di far 
quella scoperta invìdi^ita. 

, Leggesi un tal raccmito scrillo nel Tradatello stampato in Pa- 
dova nel 16(tì dalla lipogi^fìa di Loreuj^ii Pasf|uati, C\ é nato il 
sospetto che, o per la rarità o pt^r altra ragione quel Trjttatello 
d4»irAcqttajR<!t]dfHitii non ^lLl^we valuto mai da rji'.'^^uTi di cuIoax; che 
lo rìlaiio, ìncnTtiinciEiniIo dall' :dleru^ il litigio «te^Hn da qtìt^lln elio 
dairAuTor-e y}\ ^ inipo^t^i. Dn voìvutia lo intitola il Magiotti. De 
0€ttotU san^uihh il Gt-ì.^^llini^ /)■* cstioUs vejìarum 11 Puccinntti; 
ma é un Iktto che !l titolo vei-o é De vmamm osiioU*. Non fa 
perciò marart(^lia se quegli autori, ì qnhli o non iMJtei'ono a non 
fti cunrouo di consultar ciò che lo vopriloiv d»^lk' \ahoIe dt'll^; 
vi^e n<; scrisse, raccontano a tuia e ^^rudicono AiAìr co»», 

Con^iìlftndr pn^ ^nz'nniino [«'eor^upalo qMlii scnllora^ d Si 
Imva un tal oai'iitlen^ di veritftj nella lìarm/ìone e nella disrmlDne, 
che il rcAev negar fede alle parole dell'Autore sarehbe uti frofes- 



113 



Slùrìa del tnctcdó $p€rim€ittaU in Jtaìia 




sare addìhUnra il più assoluto plrroaismo storico. IncoTiiincìa ^ 
Eor le merariglic come mai V esistenza delle valvole iJeUe v£*ne 
lesso esser rìousta agli anatomici per cosi lungo tempo occulla, 
«aggUinge che nel seiionar^ i cadaveri s'abbalt* a veclerie por 
prima volln nel 1574. (De toh. o«1. pag, i). La via lidla s 
ffli em stata praporata ^A ck dò ìAuì oragli oca^rso d*o#so 
nello vene ollucciato o compresse (ivi, puf. S) l« <[uaU inturgideit^ 
di Bongoe moetnoo nel Icro decoiso cerlì nodi, comf* quei ddle 
canne, end' ò ehfì mettendoBi a dissecare per ved^ d^ che fossero 
vGs^mcntti qufH nodi, hlrovò che c^i eran dovati a un rì£ta;;no dì 
san^e, of^eralovi alalie Tsilrole, a quc^ modo che ei Te4e fare allo 
calcratle altiuverao al corso dì un fiume, 

Om, 6 egli credibìlo che Girolnmo Fitbrm d'Acquapondon 
nella vita sua civile o sdenlifica cesi di^itceo, airesse osato d' 
serirc tnli falsitfli e di sc^ì^1^^]o K»tlo gli c>cchi dì Fra Paolo? 
dMl' altra purle cgh in\x]ca. a far tcstìmoniansi 'lei vei^o. rìnclìb 
nazione Gf?rmanioa, alla quale dedica il Trattalello, e nella 
Li'lt^ni doilÌ(*;ittiria rinjn'^^ Salomone Alberto, per aver nella 
nnirione fliviilff,ila ([uolla 5cop<?rta. 

Ritornando ora alle oeserTazioni del Grisellini, diciamo 
«ebbene debba credorei vero autori:^ ilolln sceporta <leile ralvrJe delle 
vene nò il Sarpi, ma l'Ac^impoudento, è falfto nnllAdltneno che 
duo grandi uomini o di li o d'alhx^nde piii^liassero ar^^omento a 
mostr.ir il cirpolo del sanj^ue. Viiri passi pi>li-elboro citarsi da 
<^re deirAcquapendenle, e specie dal cap. Vili, Parte IL I>f 
muto foftUf du' quali ^i pruvmvLbo L^om'ogli, trattando degli 
del polmone, ripete le antiche dottrine g-aleniche approvale ^A 
Vvsaiio e dal Falioppio, nulla accettando nemmeno di dò che, 
spetto ^lEt piccola drcolazione, avevano dima^itralo il Colombo e il 
Cesalpino. l><kl]' altra parte, per lo stesso Trattato Vó tmarum MtiolU 
91 par chiai\> che l'AnU^r*'* :jlrilniiva ^ille valvole im ulTLcioben di- 
verso da quello che xi^ranìi^iiU- hnntio in natura, il qual't^ di fac^ 
lltare il cor^o del sangue verso il lago d^l cuore. L'AcqunpendW 
infaili ammetU^ndo die il sanjnie venoso ahbia virtù di aiimen 
dic« che k' valvole sono ordinate a distribuir queir alimonia 
tutto equamente. Ch(> i«e iidk vurn- più butano dal centro del o 
cain« in quelle delle braccia e delle gambe, osserva le valvole 
oontTe ivi più speì^f^e, non HOftpetta per niente che dò sia 
i! Kaiij^ue nbbìso^na^ in quelle condizioni, d' aiuli martori, avo» 
a aro un viaggio più lungo per tornarsene al siio principio; 



un 

i 





Parte [ — fMvcnut prtrliminart 



113 



ilice c1k\ (."sy-mlo V )Ciiir)litì ».• le bracna so^^rlUi a r'itir i^fom, i»^r 
cm li SimjfiB* 11 invigilile vi fmj»[ni vdore, a tpinjìi^rinn- h Utui vi 
Insogna un [liù freipiei^tts uso <\ì valvole. Che poi ne anco il Sxipi 
non avcKW nrmmpa U più lonbrm ìdoii del drwlo dol sangue, 
^' aiigomenta da Hlciinr fsprc'ssioni clifi ricorrono negli berilli ili hii 
ti se^aUnicnUi^ ne* priiidpii 'Iclk- Letteix? CXXIV t> CCXX, fra le 
pubUicate liiil Kiliilorl. 

illi aioniiiìiU'Vi ft^iwiili riel ft-ule w^n'ita inh^^ero a glorificarlo 
altrt^i colV al ti'ihu irgli V Ì[iveij>:ioiiP di almui de' principali «ìtnimcnti 
del metodo sperimentale, fra' quali è il Tclcacopio, Ma del Tele- 
scopio tratta il Sarpi nelle sue Lettere a varie occasioni, e ne tratta 
in modo da potere informirc sulle sue sieste parol»? il pia rrlto 
Ciiidiao. In una LetU-r^ al Gi-o:«lcit. tlm è ìa Llf della lUccolta del 
PolÌ*"rÌ, dop' eMiei-^i UiUì ìuXfiAt'Vf clu^ versr» la fine del Novem- 
lins HWtì tìAfta h\'ùi^} ddli nuovi occhiaìi m\ mc^ì prima che quti;Ilo 
stpfisn avviso ppivcni***»? alle fiiviT-hÌe di GalilmK so^iungr? clii*, 
4|UanJn egli ei'i giovane, pp-iisi^ iid tnia Lil ro?a ft gli passò per la 
menti? che nn orrhial fitto di Hgura di pirabola poleww Tar Idi* 
L^ffc'lto. 

^^B Le lenti paniLolictie poi detlero soggetta di speculer lun^- 
^^mente nglì o!lìd infìno ai tempi d^'l Ncwtcn, nonostante che il Ci- 
l valieri avf*swe gf^omi^lnramf^ifr dininftlrato, nel suo Specchio Vf^torio, 
esaer quella un» ìniilili^ ^\\ì\%\U'j:r,i^ fitanl» che, tri un mentsai ^fe- 
rico e im iperbolici. Tr trisr-urahile ia difForE-nza. Ma é, in tal pro- 
posito assai iniporUiiUi^ una leUmn del •% Olliihre 1614, nella quale 
Bailo lumnrt Cu [mperi;ili propone a Galileo la Holumne di queir enìiB- 
ma, tlje Ìl Piarti scrìsse nel cap. XI del X\ll libro d^rlhi Mi^b. 
Queir eiiimnia eiHurnKr nno stiHimi'nlo da vrclor le cose ìonlanr, 
o V linpf riidi indovim-it.ljbp che eonsÌ*tf?¥sp nella lent* parabolica. 
Dine ivi I he il Poiia, p^ì^ qìinnUi isftmìn U xitt »tat4t falla da prhi- 
ci^ ft IMieratì *' è potuta mai UwJiinarr, it tili'huinir l'anììfto xuù: 
solo dissf die tìutf.»rt^ Piiolft dti Vnuz'ta x^t^ìta l'aveva Ci^ito, 
(Mss. G:d. DiT. I!, P. VI, T- IX, e. 20fi), Di qui farilmenlesi rac- 
coglie d' onde attingesse il PciH;i V ideii dello Mlrumeitto da veder 
le cùise lontane, 6 poniamo pun? oho rimanesse un*idea, nonostante 
noli è piecola gloria dì lui e del Sarpl Taver creduto poKsibilu il 
Ti'lesnupfo, a cui il graji Kepk*r non *^bbe frtii*. in Jìii tanto che 
*e Io vide fri le mani, u non mi ft-ce e*jirt'ieN/ii cou gh oi'i'lii. 
DEvp-niiLi la ik0!t:4d)ilìlA in a11c,< per la forUnialÌ»ini^ opera dì 
GfiUleo, il Sarpi non rimase indietro nelle osservmrionl celesti. Io 



Cmtn^' Vti.L 



ili 



Storim M m^odo ^«ròwntaìc in liaìùi 



una tettcm del iO marzo 1010, dopo arcr te^ Paolo annunziato 
Le6cha3Bier che più di due unni fa gli Olandesi «vctqiio 9co 
uno 9tnimciì1o poi quale si vedevano le cose lontane. < Di questo 
trovato, soggiunge, un no6tn) Maleniatico di Padova e ultrj italiani 
intendi^ntt della materia pnncipiaroDo a wAesA per l'Astron 
e dallu esperìMiia an<a1oratì lo hduascixf più Atto e perTezìoDato. 
(Polidcri, vd. n, png. 41), Che quel matematioo dì E'adova stia 
Ùloo, ò fuor di dubbio, ma giacché lo acriltore di qaello parole 
rivela l' importantissima notisìa die cio^ contempciunftunoDto 
Calileo, il quale si crede dn tutti il primo e il solo, et fossero « 
italiani, i quali nltendevtino a perfezionare il cnnocdiiale, e a 
con i.-.s^ oG&€rva»ezìì tele^ti; chi sono, si domanda, questi italiani 
E alla domanda si rispendG da noi dicendo che quegli ilaiiani erano 
appunta il Sarpì e gli altri che in Venezia conferiTan con lui. 

Giungerà forse come cofia nuovu ni lettori e por lu novità pani 
non credibile, che il NuHcio ^Xd^reot o quanto allo oaeorvazìoni 
degli ooehi, e quanto alle spocuiazioni della mente, aia opera tu 
inaiente, e toi'sc per cgval monto, di Galilec- e del Sarpì. Epp 
i documenti, cbe oi giudiziosi e ii^h ^pasi^ìonnti appariranno e 
rissimi, tolgou vea intorno n ciò lutti i dubbi. 

In quella !rttcru al Le^hossier. ori uUtmamenle dt»ta, 
seigue a diro il Sa/pi, a proposito delle o38Qr\'iizÌoni colesti Fatte 
canocchiale, come In Toscana cibano state osscr\'atc nuovo cose ne! 
slolla di Giuve. che ci leggerà ncW op^coto ollerttigti a noni? m 
dal Legulo. Quoti opur^culo era senza dubbio il Kuitzio Sidort.'^, al- 
quanto copie del quale Galileo, appresso allo stampatore area rila- 
sciato a. di^aìtione di Fra Paolo, ctw le dispoiìsava agli ami 
Mentre che por^ cr^ sollecito di diffondere quel libro negli al 
egli ancora non lo aveva ktt<j, e nonostante toma pooo dopo 
sorJTere una nuova lettera allo stesso Lescliassier, mila «[uale 
contengono mìtiurDdate le principab fra le scopi-iii? colc^^li. clic 
jiivano annunziate al mondo dall' opu^eolo di Galileo. Questo ù i>oi 
un ar^^omenlo corte della venta ili quel che \-^dremo ptCì aotto es- 
sere a£S^ito dallo stesso Sarpi, che cioè c^li ave^^ conferito quella 
osservsQÌoni celesti coirAutor dell' opuscolo, por cui s* intende 
potesse render conto di quel che ti'attava, sonza averlo letto. 

Anco qiiando il Nunzio Sidereo fo58c andato smaiiito, qu 
lettera CXXXVl dcllu citala Koccollu voiTi^bbc a rtsloror la scie 
di quella btiura, per ci^ almeno che concerne le macchio 
Luna. L'antico Plularco ebbe la felicissima idea che h Luuafl 





Pa&t& L — Lucdrw pFaUtnùìar€ 



m 



fìsicauì<^»U? co^tihiìta conif? U Tfimip e avc^-nadncdiio di»tui1« due 
dÌV4'rst> 4]ii»lità di niiirdrje, ;ikune \*ai'la)ri]( che £$11 a11rjbui\'n ol- 
V omhn de' EOonti ingoiati, g alb^ )>erm3neiiU, elio ef\ì {attribuiva 
rdla superfìcie dei mnrL Vnn ta) novità, fu, com'è naturale, rìlìu* 
tata dai Peripatetici, ma i più sagaci che vi scntìron <Jfnti\> alitare 
un Boave spirila di vorili, l' accolsero con flincrc, DuJ>iliivsuio -però 
88 più dì \ìxce si dovo!^»9e rtfluttcT &ji muri o dai continenti. D piH)- 
Llonia vcnirai^nie era illuseorio o vi rim:t^o proso anco il Kcpltro, 
che lietamente occop!i**nda i pladli del Cheronofi<* hac itt paviif, 
so^nngo, non asser^tior. Magis est rcnse?ìtaneìim ^uae sunt in 
fMHa parte» lueidcd maria credit guae macftios&e terrai, conti* 
nentes et inmh». (Paralip. <?dit. nt, \t^. 201). lialìleo ncì Sunciù 
esce deelromenlt^ dalla controversia iiuoilando simiJi parole: a ha 
tóna deo appfirir più chiai-a M mare, e intorno a ciò mihi dubuim 
fììit vnguanì. n (A1L, III. pa^'. (m>. 

Che il Keplero tilla contnina ftenlonza, cosi Iftoonieamcnlc pnH 
iiujizitttn *la GÙIiko, ne iimanf>3'fe pt^^ioflo, e tornasse anco per 
questa parte al suo PUitaro, non fa raai^avjpliaH Fa peiVi maraviglia 
il sentirlo diro che fu cu}ndo1to in quolla persuasione di creder cioè 
muri ì€ macchie della Iiuia, da ciò che ne dìf^st? Gtihko Bti?^o di- 
9putafi<>ne ejra<ti8sifìut ^ di più ithtìwe arijutisaima Pi invidia 
(Alb. V, 418, Itìk mentre Gulile?» nel Nunzio tiitfullm chu dispu- 
tare e ai^'omentaiv, si i*lu eoìitentoad nJiserìr wmplicetncnlc il fallo 
cbo ^U tiene aii7Ì ooai certo, da non avor bi^icgno iilctnio di prore. 

Chi veramente disputa su tale importante sop^ttr.' e aiiromenta 
i il S^arpì. nella cilnla lettera al suo Leachassier r. lt> dìRputaiìoni 
e gli argomenti son suggellati dalla es]>erit?nzu- € Se Ella porrti di 
contro rd sole ma lungi da sì^ unu pietra rotonda e uno speci^ki 
sfcaico della stessa grandcMi, \edii l'emisfem della pictm rischia- 
roto e tutto lo ì^pLVcliio n^tiro, all' infuori dì i|uella niininm Pliiìì- 
cella, in cui le si olti-ir-fi alla vtRta un certo piccol boI^' Che ee 
tanlo r allontanerà da «®ere inHeneiliilo rangole, cioè quel piccol 
9ole, appena Ella vedrà lo specehio; il sole poi apparirà t^plendi- 
diseiino. L* acqua e la toi'ra fiono elcricbo 9 la Luna Ita una ptiTto 
lucida ed una macchiata: applichi ad essa questi rillessi e locchcrii 
con mano la cosa. » (Polidurif \i^ì. II, pjg. 63). 

Gallico non argomenta né disputa intomo alla ragion fisica 
delle macchie permanenti d**lla Luna, ae non parecchi anni dopo 
nel primo Pialopo dei Due Massimi Sistemi (Alh, I, 15, 88) ricor- 
rendo air esperienza dello epeccbio sferico G della piotni Gcabroca 



no 



Si&ria 4*i nteiod^ ipcvimcittaU in Itaiia 



del 



quel mo<lo fht 



fatio <rià il Sarpi hpIIg 1^1 



e nelle pai\ik' sopri Iruscrìtte 

i^saa leltert al Leschassi^-r rìguarilar coinè im trattatello d'Astro* 

noiDJa fisica lun;in», più ootupiutu dol Xuncio Sdeno. 

A cbi rìfli'tl^ coii gìu<l]xtu^ int^uti* a rjucstocoMi non e^'inLreri 
|iercii> alluno dal vero quvl che ìi'aasarh';! di sopra^ che cioè ìn 
gvmk p^rto si i]eb]>;iiuk al Sarpi le novità scoperta e annoiiKialc tk 
Galileo, La nnatra aaiamonfì poi fonflilfi r\1ì Mli d^ ^iggello di 
verità alle parole ojn le quali fni Paolo, acceanando al matetnattco 
dello studio di Padova esordisce U fiuo ca>inp©ndìo5o Nunzio AsU»* 
QoiDÌoo: e Spesso abbiamo cufirerito insieme sti (|ueirargoroeiiU) » 
molte ocwenwooi ci sijuiDUamtno. > (Ailid. voi. II, pag. 01). 

Ed ecco ìnsÌttTni> i TatU sb^ conrermarc aJtrì dextì ctlati più 
sopru a proposito di qu<^glì italiani che attendevano in VexiorìM 
perfezionare il ainoccìiiale e a hr con ^mo osservazioni celesti, 
quel numero appartenevano gli eruditi di cui 11 Sarpi scrive nei 
lettera CXLl, 1 ({uaU comprendendo che mai si sarebbe riusciti 
perfeuinnafD il cinoochiale sema prima conoscerne le teorìe, 
invano di fare un piccola comuienlom sulla visiune ove esporrxin 
la mainerà e la cagione dit trovalo ohmìfse (ivi, pag, 81). Na 
l'affusto 1010 i|uel ComrncfnUNrio^ clii' senza dubbio è il Tratta 
del De Dominis De rttdiù xriAifn et lui'it, non era ancora finito 
«Umpare « si attender? a meUere all' ordine le incisioni (I 
pag. 408), 

A ehi poi 5Ì maravigliasse come mai T Autore del Nunzio 
dereo non facesse il più piccolo accenno al suo collaboratore n 
OKervaziorii celesti, si rispondcrìi più avanti, quando altri «im 
bui ci faranno meglio conoì<ctjro un' indole propria dì Galileo, 
stl risponder per ora cIjc, netta prima lettiera r;tmiUai\^ la qi 
gli occorresse dt scrivere al Sarpi dopo la pubblìcaxione del Mes- 
saggero, Galileo ne esalta lo virti^i e i meriti e professa di tenerci 
cfcblìghi infiniU (Ali. VI, 111). 



XV- 



Chi si rivolge indietro a couiprt/ndeix^ in una occhiata sola I^J 
lunga schìora pafi«ata da noi (in «pii in ra^ci^na, (la Dante Alighie^H 
u I^olo Surp!, non puO non rollar «orpre«o da maraviglia, e non 




Whfe L — IHseant prelimtmrt 



HI 



tonfcasare a sé [D<»]«3Ìmo cb'ei non r Avrebbe creduta mai né &i 
eletta, xìè si numerosa; Efisa rimane ancora immobile solto lo sguardo 
dei nostri leltDri e par che voglia star li a fronte alta per chieder 
TUgioDe vendicar raccu5a cha fu data a loro da tanti d'essere 
viwnli cioè in secoli di barbarie, e dì non aror sapulrt carciflr di- 
nanzi a 9c le tcncba* dell' ignoranza. A chi li rimpi-oterf e gli 
coropiansc, peKliù avessero lenule aggiogate lo loro cervici sollo 
Vautorìlà di AridtoLilo, e non avessero saputo far altro ehc ridire 
in proML ^11 errori declamati da lui, rispondono sqiiaderriimdo in- 
narizi agli occhi i loro volumi, e accennando colla punta del dito 
alle nuove speculazioni e alle nuo^'e scoperte, rmtto di libera fdo- 
sofia d" ingeiniosu arte sperimentale- 
Si SL'ntiva nonostante in sul primo entrar del secolo XVH che 
i TrulU menati dall'albero della scienza non rispondevano, né id 
qualità, ne in niiniero, air iibbondonr^ dei rami, pr-r cui In credulo 
si potedfle utilnieiile provvedere dlit K^ro liberti col moiliplii^ire i 
cultori a cìd ehinmati ed eletti. Un lai penaieiti accolto in un animo 
generoso e che per opera di un Principe romano d'animo non 
mcn g^eroso si potò mettere in otto, di^ luogo all' ULiluKlone del- 
TAccademia de'Lhicei, la seconda tòr^c, che dopo la Platonica lìo- 
i-eiitina, sì vedcftee in Italia. 

Il principio informativo della nuova Accoderaia ù noirtbilc che 
si desumesse dalT istituzione dei Cherici negolai-i, e clie, come quesli 
si proponc^'ano di dilTonder la fede cristiana e 1 buoni eodtiimii cosi 
gli Accademici lincei si proponosscro di diil'onder la f^cienza natu- 
rale e i ri-lli metodi sperimentali. II Linceo^rafo nifidli »*a5»omi- 
Slk moito alle redole dei frali, i Collegi lincei ai conventi, e T isti- 
tuzione delle colonie lino* alle Missioni. Di qui e che avi*ndo le 
lefirgi alesse e le costituzioni risentendo mollo deirai"istot<?lico e ciò 
Tuol dire del ^tto e del compassato, male erano atte a predispf«Te 
quel nobile e pmerosa consesao al libero filosofaix*. e a coglier quei 
buoni frutti, che si ri]^romettevano le ^i^eranze del Principe insti*- 
tutore. 

Ben assai più eWlcaci crono stali e duravano tuttavia ad esser 
gli intluBsi dell'Accademia platonica, fccache non facesse professione 
di scicnjc naturali, ina di sola Filc^tofia speculativa. Tomma.«oCam* 
padella, in una sua lettera del di 6 Luglio J6tìS al Gianduca Fer- 
dinando, dice ehe noi italiani iportìamf> ^nde obbligo ai Pi'incipi 
medicei, che facondo compfuìre i libri platonici in Italia» non riàti 
da' nostri antichi, (dy cagione di levarci dalle spalle il giogo d'Ari* 




sloUIOf fi per consentisi poi tutti i $o6f\l, o comincila Y Italia 
eninÌDarc la Filosofia delle Nwoaì con ru^k^niìu^l ospeiiriLza 
Nalam, e uo nelle purolc degli uomini » (MSS. Cim> T. XXVI, e. 
La cosa ò taiilo voim cI»o ha il suo pìeoo nVitiiln) noi fatti da d 
dij<coiifi e più in «iiielli die m di^corroraiuio fm poco. 

\\m pn- tonaaix^ airAccademìa dd'Lìnoei. lo intenzioni, per 
gcnriv^ rutilerò, dolio S4fiUuU o del Oe^l, toniai^^uo vane, 
princif simonie non cm <|uella l'opportunità ii6 ii bisogno rìdi 
de%'a di oonvocaro un Ac^eauu. Il dlMlo che »i rilroTaiva allon 
ncirafbctx) (lolla sciiMi2u oi-a quello ^osso, cho si v^^lo negli albm 
naluraU, quando per luiif^ eia son tinsoor»), n riniediAi<e ai quuli, 
invece di imjitiplicnre ì nmi alla chioma e i p'^lloni al piede, eon- 
Triea reciderli, o in un tmnco solo a\TÌar T alimento e fomenlarrì 
^i spinti vitali, N>m tum Repubblica in altre parole conveniva iMi- 
tuirc, ma un Rv^u^ asolalo, in cui risedei» la tinumicn iMjtifstà 
nelle meni di un tk»lo*Ciì> non potenti ottcuoi^i che poi' via di uua 
cuiKliiii^T la quale vorLinìciiti^ fu toiit;«la in lut^lulk-ri-a da Franojscu 
IkicorK', ma oon pot:i> felieo riunitila» si l^oiiso^eì in parie da Renato 
Ciurtcsio in Fi-aiìcia* e Galileo tUiùl*ì\ in Italia nporU^ la completa 
vitttiria. 

Krancei^co Ujuuiitc dette ul f uo nuovo Regno scientifico il nom^^ 
iVlMiduratio Magna, e ti credè di dover e»wme investito &fo[iiiit*.^H 
jier avere orchitettuta V £ncicl<^>cdia d'olii scienza e aite nel libro 
De au^fmmim #rfOTIian*m» e per aver nel Sowm Organum tmni 
bmoittt^ iUvìHatc le rcgol» du !^guir«i wd metodo sperìmcutalo 
Tacalc però persuadersi che quella sua Monarchia non Oib altro 
dì un nome vuoto, o se ei Miole, di un regno ^k Irapasato. Se, 
infatli, scJeiiiu veramente non ci è, o non ci è 8tata nud, come 
Tuole Bacone, e^li dividfi dumiuo nella sua Enciclopedia i loculi 
senza avere r1i che riempirli. K dair^ltro latt-» le in?golc di un arte 
^ppoii^'OhO ;j;ià Tistituiionc dcll'oi-te Hlei«a. Coei, dopo gli sciìttort, 
venne la Grammaticu, dupo i pitlmi lo regole per l'ai'tc ddta pit* 
tun e dopo ì gran capitaTii le regole dell' arie della guerra. Mi 
Tarlfì di »pcriraentaiv puA perciò tnii*a?ndorc da cpiesta legge uni- 
versale: ella puiv .suppone ^porimentaturi dei Tatti niitorali. Ma OCa- 
suno» dice il llaix)n6 di Vorulamio, ha «iputo fm qui aperimcntare 
e o^.'fcrvare. e m^. qualcuno vi s'è prmalo mai, avendo ritagliato 
via, non pad aMìcumi^si di riuscire a trovar qualche coaa di nuovo. 

Niccoli Copernico ha contemplato da lilo^^fj il ciclo, ma a jooi 
giova meglìvi di cunlomplarlo alki maltiera del volgo, ^iiza punlO 






Parts i, — £^$c9Ttó préìimirtare 



Ito 



«a 



iMdlire a quel die se no ilicaito gli astrònomi, o u qiitrl dm »* in- 
segni iiplle St'^UDlf\ rlie* seiìxji ra;:ìoii»*, bene s]m**»(.i, givk'no HI cori- 
tnifliro al senso <:on Mi*ìstii-h"^1p (Now Org, LÌli, IT, § ^t). \Umvi', 
n^ì IV IUu\) Dt augmentìs scimiìarmn,iìw.e die la f^eiili^nxa w>per- 
nJcaiui, irorm* non it^pugiumU; nWr ^)>|r;iivnze, non »i |Hiì^ confbLir 
Cù'|irìn<:ipii ^3tii> nomici, ma sì iJiii^t iK'nt; ciiii [jrim'i[tlì della FiloKoGa 
naUiTftlD recU poMiii^ (Lugani 1703. p^, 2rj5>, Sì capisca Ixrno cbc 
i prìncipii della Kilosolìa naturak iiivocali qui eiann cpie^li sle^i 
de' pcripaUrtirì i!on(rn<liUon tic! Copernico e del (ìalilei, 

n qua) Galilei, proscnuc a dire il Cani^i^llier cringliJIterm^ lia 
invenWo un nuovo Tnariivif;lio:*o fitrumentù, con cui é nisclto a 
scoprir n<** rìpli cose non piVi veduU.', ma cliì ]K»fT<rbbt* con sicurezza 
prest'u^li felle? Il mi» sospetlo iiiiscii princiiwilmr^nt*- ìM v&ìev 
poche oMervazioni, mentre se ne if-iretiljero potiitó far nuillls^imc 
in una innumerevole varietà di oggelti {Nuv. Oj-g, T>ìli, II, § 30). 
In «picsÉci slfsso ?m»ic dire di essere inniiso il <:iinnaJEÌirn:di? suo 
Guglielmo Gilbert, il quale, da ripetnU> esperien^R ««opra un mip^^Uo 
solo, \'«)Ue dedurne nn:i lìlosofia generale, 6uiresem|iio di Ari^riitiìi.*, 
6 pprc:i<^ una fìtoHolìa ruiUi^li^:!! o [)oveni, quale quella che deriva^ 
rono i cliimicì dai loro alambicchi (ivi, LiL I, § M). E^W, il Oilherl, 
duiVi tanVa tilica k u9ò taiila ilìHgenKi per venire a capo di uro 
«perimento prirticobn- intorno M» oil.imiL-ì^ comi^ ^1! ;drbinii^lì 
ÌAtamn airnm (ivi, § 70), 

Ke ò Siilo il male riie ne*4*^uno fin qni a1»bi;i m^uilo il retto 
osoFarc, il pcRfrio fii è die Dacone prevede e pre^gist:e clie, anco 
qatii'lu ^\ì uomini ecriUdi da* mioi impubi, si daranno seiiamenle 
air es^ierienza, rÌTiurisFÌanilo atlu sollsticlie dottrine, nt^nostante, per 
la frr1t;i e ansietà del loro intetletic vnglicmo di volare alle gene- 
valìtA, Ir loro filosofìi: soggiac^rimno inevitabilm^^ntc a ^^uve pe- 
ricolo (ivi, § 74-). Per Bacon«f ÌD^jimiiu, non solo non d è xdilo mai 
scieuxa e min d i'^, vvn jwY-vd^dt^ e presagincn chn neuniìviìt ci MirA. 
Ciò ohe vuol dire per noi che il ano Regno non è e nnn ^ p*>r 
venia-. 

Polnfbbe e!iser però che egli piieh*ndesw di coKtì taire il regno 
della fcirììzii cn1 Kiio pi^ìrìo inlrllrtto^ e pn^zi& giovu inveelignnie 
le dovi/.ii* e TniiKlt-;u' 4|u;di tt qit;inte i^lle huim>- 

Nel secoiulo lilini «lei Nuovo Organo al § iTt de.scriv* jwt ta- 
rila aleune [nirhe esperi e n/i-, delle quali fn'H^ ne^sim^i )ia l' inipninta 
di originaìp, da quella infuori, forse, della jncimpj^HìiìhiHlà ilei- 
r Bcqiui rinehiuRa deniro una nfent dì melallo, che fertilmente oom- 




prcvKa de un loarliio, dcfomìnb lni!<iidji. D<*lb> altnr i*^pt-neD»^T <^ 
tli *[iiHI;i «kOl'aria di*' «•slrjlla |k^- siuvMimrrtld iliiH'uo^o fiUr^fd 
lik ÌViOffj u Ai4t»<filnirvl r^iJHihiiii-^Tiir-iih' 1'n4''|tiA, ^\\ tnitTm\n{ sono .iiilj- 
chi, e nval|(ori<> ;il C^nJuiio, unii più su, fino mÌ Ht^ron** di A^ssan^trìa 

RÌ4]H'tt[> alle vari»' f^nie lìolleciLiiili la malmA, mm si può la- 
sciar di acilare ijuelU? sottili o^serv^init, rh^ ricurroiìo in queslo 
slefffcj II liljro al g £i, reUtJTf- nlle projtrtf^tà che haiitio l'acqua e 
l'aria, ridotte iit luìnime |>ariin-ll4r, di ntti^U'sj a vicenda; v lèdale 
al g 30 l'iitni a pariar do" proivlli, non ù priva cerio di sotUlìti 
r ifqK'npiiZH cìlatu ddli- lainim^ «'U-sliilio, ptT pro^Tir c1i<9 la for^ 
d'impulitu nciii vìrtn d^tll'^trìa. Ma qiiidle tantr* i]isti]i/-ì(ini di molr 
lìdotte in mimerò di diciannovi', qtii nel % tó, scfun il parlo e il 
[^orlalo di luia flìosi,>na, clit^ non v punto varia dalla aristotelica. 

Prl i*(«lo, p<?r cjuanto ^ a noi nolo, min ha il Vendam», 
aojigi'lt» <3ì »c}cn&.' finiclir' o spcrimcnfalì. |iu1jMiaito altro libro 
qu^Uti'irì funri chv n'intitola Bf^iifria miitinifia et 
ds vmitùt. Griacchr* dunque egli Im lìiccullo dtrtitro a qm-^tlo 
tutto il frntlo dp*sNi>i tiK^tiwli plabomll, i! s'ìpon» a1lr«stmA 
IjODtJi dell'albero dit» gli ha prtidotti. Né l;i prima vista, por veri 
d dà liete spe^an3*^ Quella distinzioni di distìnsrioni prolisse 
ignude, come di ramo che si divMe, t? suddivitìe jjoi in rami aridi 
e brulli, con qualche ciuffo dì foi^lic in sulle cime, ci assicuiBOo 
non p^r idtro cnher venuto VAuttuv a sconfìgger*» Arlelutilp-, v\w per 
indossai^ le nW»se «uè divr^fK. Clio poi f>glì ne abbia di più imbibi 
tuU gli spirili si pan-A diilV «^Hainc dftlle doHrìni». ^^ 

La cauiia ^'enerule dei veiUi, fgli dice, ^ Ìl moto dei oìelo, 
che rapisce © inenn wco in volta la BFera dell' aria. Sotto i tropici, 
per essere* ì circoli muggicri, ìl vento gcnei'nle ò pi& manifesto, ma 
non é p<.n^ chr non <lia luogo ui v^nli pellicolari, « Si qui9 sit tali* 
« vcniuft gfnpr.)1is ex online* [uutufi coi^h, non sideu firmtt» est <|iiin 
a vpntìf4 parti rubri bus <^Ptlat, Maiufeslicr i*st antem mira Iropircis 
V pm|»l<*r drculùH quics ronlìnt niaiores » (l'Ugd. Batuv. 1648, (la- 
(jtna ir»). In Vm qui però non si sente nulla di nuovo, vi si ript'le 
la Fisiai antica divinamente cantata dairAlighierì, nella tttzina 35 
e 33 del XWTII *fcel Puiì^-alorio. 

Più :n;nili p*-rd, trallitndo <M vi-nti |nirlic:ulari n delle brtzx$, 
uvi-va l'f^'nlit:! In por^sìbilità clw v'^khia aiichf^ |>aiiif a pnidurlu II 
ualor rU'l KLile. quia caior omn^m nwwn dilatai. Pioseguendo poi a 
ragionili^', quPALi lai poH^bìlilà gli si r.mvei-te Ìil certezza, «Ilin^ 
mando cbe senza dubbio è ìl »ole caiia.* efUclente e prìinaria ddk 



VxRXt 1 — ùnùor$o ^rtUminmv 



Ki 



t 



ta>4iiiia ]nirlf Jin vrnti, opei'a&do jwr vm d&l mk>ir sopni Juplior 

a, corpus xcìiicet atrit ^t vapores xivr. tixhfìinfinnfx (ni, (Wt* 

jjia* XlJ- Che s'tii veraoìfinti^ ìl caUnf eniim'ft ii [iiinlnnfì Ìl vnnln 

lice di averlo tipenmeattto lu una tnmceUa cIttuKv, dentivi alb 

[urIp ardi'v^ un 1>uoii ruocu, asstfi'v^ndo dio girava un moliuelUi 

lUo di pìmut? 5os()L«u a un (iìt\ v che usciva fuori ci^n fciTE il 

fiato da unn spiragliela 

Che [M ^h varia li itìdtfrìa de' venti, aria vmk i* vapori, e dhi'- 

cìò si pniiiin'.ì vai-ÌHl4 di effetli^ ìul^nde :i |»mvarU" purv cul- 

V^pev'ienza^ ritichindendo nella medesima InrrìcelU, un \n9o ]H€itì<ì 

A'McqììM bollpnle^ ^^^ esala vapori m cetpìa. Dire di avere ossenalo 

ch« it molinella girava ancora ino»so dal fumo, però pii^ lan^idai- 

inente ussaì dì quando urdev^i ìl ftiuco vivo, r rcsaÌJiziotie ."Spiritosa 

ru seoca. Ond'i^gli co^^l concluda*: < IbKjur^ oKcibitiaiif.'ft motus in 

vr-nlii^ c^ii^ e*l prarcipna >i)pi*rr\spnriT»liu ^i5ns vi nova acc«*» 

sioti^ aeriR faLHi «'X v:4punluis» (ivi. iKig. K»). 

Gi^ ai jniò nm c^\i ^tidicam di que^tii Ir^ri^t, ut; non clu? ad 

!sa nianru un prindpio generala che V inr»rmji, rhn^-iiiendo, al 

lodo arislolelìco, sniinii/zata ne* fatti particolari? B:u;iine iasomma 

ton scppf Sollevai*! a vnder quel che chiarissi ma inen le poi vide il 

'orxicrlh, tl»c cioè dai condensamenti e dalle dilatazioni degl'aria 

prodotte dal variar dr>ir iriteiiMlà caloiìlìca del «iole, hannOj come 

causa geimialr Mttn[ilit!i* e uiiì<:a, origint' ogni ?^orUi di vrnli. 

H U**t>ru dtLTiquL* ilei gnin Cìi licei litTP non pir clic sìa Imppo 

lovi/Josiìf 'pìln)i*ii<» quinto a sd^n/ji speriniunlaltf, CMtì ?*e sì fn!)<<i< 

^dovuta una tale scienza prounuuvere da lui s*ilo^ potremmo sUr si- 

^■htri che la non avrebbe fatto nemmeno un ^^f^so per uetcir fuori 

^■c' libri del Filosofo antico. Molli die convengono in questo giudizio, 

^Hiinno però il merito all'Autor De au^meiiti» ri' aver profondamente 

^piosofato interno allu nigioni d«'prugressi sperimentali. N^ cìò sì 

n0ga da noi^ ^i vuol dir salo che spi-sso, in ijuefite %\v^v- Itlo^lichv 

Hp<?cu1axioni. nianea quel gitidiìuosu acume e ^piell'^mpìeì^za dì ve- 

dutOf chi* ijuahfti^no i vin'i innov;Ltori della scienza, Sì veda, per 

esempio quel che nel cap. IV del TU libro dice delle cause Gnalì, 

Èie queste, sostenendosi alle cause fìsiche e reali, abbiano ven* 
ente indugiati i progressi della scienza, ^ eoinpi'end»} asinai facìl- 
ente e si consente da tutti. Non si coa^^nte [inró al Verulamiu 
dir the, nella fìlusufia di Aristotile e dì Platone, »' inculcano quelli? 
UBe fmah allo flusso mode, contentandosi di aniui«tt«r coum s<A^ 
dllTeretiia una reità maggiore nel discepolo ch« nel niaeshM). 



> W O fflP 



Uà il veiv> Hi è, cho le cu»c finnlt Aon parlo lAgitUloo «d 
Siro della (ìloeolia anstotelìca, di quelki lUosolìa cioA cbe aooo 
la Xatui^ ai cervelLL Perchè, secondo U Cr«monÌiio, non poMiozio 
6&ìetere i siteiHti di Giove? Perchè non s* inteoderebbo altricnoiili 
quali pote80cro esBOre i loro inRusfil. Porche il canal toracico si 
nega dal Riolano? Pcrchù non e* intendo comò mai i] chilo erodo 
e non concouo no) Tcgalo d^^bbn, i>«r una ria lunga, nsalir sa fioo 
alla Toiìa catY ascendente, mentre pel fogaUi e per la cura disc^^D- 
dente la via è tanto piA ficUe e più spe<tita. 

La FiloftDfia dì Plalone, cbe ammelteva Dio lejiìBlatoro della 
Katura, non em punta favorox'ole, n^ cumi> vuol Bacone, inculoavu 
le cause llnalì, ma 14 doro le causo finche riuscivano ignota* s'at- 
tiibuirjno gli ellCotti imnwdtalanieaite a Dio ato«8o Prima Cava 
anìTersale> Ora. se ben si osserva, è conrorme ai placiti di qoeila 
Filosofia il processo storico De aii^nìtniis sHenttarwn. Così per 
esempio in Talto dì Coemoleoria, lu scienza antica attribuiva il moti 
circolare de' pianeti immediatamente alla mano di Dìo, che gli bo- 
Etenta e gli mantiene ne' loro orbL 11 Boulliaud dopo Galiloo iotro- 
ilusso il moto nalurab do' corpi cadenti, o il BoroUl il princìpio 
delle foiTe centrali^ ma ò sempre il dito db Dio oho vol^ i moti 
diretti in circolari, e determina a fiuo pla^^ito T eccentricità delle 
orbite ellittit^t^e. 11 Newton poi «llmosftra che quella eccenthdti ù 
determinata dn) icrado dell' inteneìon delle force attrattive e repul- 
sive, Co:fi, progredendo b scÙGnza col Boslìtuire ria via la caude fisiche 
e particolari, non ^i Sfmtl, ai tempi del Kìlosofo inf^le^, biseco di 
ricorrere alla t^usa prima per altro, che per iapiegiar 1' origine 
dell' aUraiionc universale. Par che con simile processo la scienia 
inso^a cacci dalla Natura Iddio, ma non Ta in sostanza cbe ri- 
durlo sempre piti su nella Maa^iA della «un sede. 

Grande è dunque la dìfTeronsca tra le due filosofie, die il Ve- 
rulamìo acimsa della mede^imn oolfta, e ti non avere rivvertito qtieeta 
tal differenza, è ano di i|ue' diletta notabili in un filosofo, il qoDle 
vuole insegnare al mondo ignorante il raoda d' invesli^^r io vie, 
che conducon la iiienlj> dell' uomo o u scoprir la verità o a cader 
neir OTTOTe. 

Dalle cose fm ([ui discorse perciò »i conclude che il vantato 
Instauratore tngleee non promosse varamente lo scienze f^perim»»- 
tali, né coll'caempio né colle dourìne. Ma non per questa» si po- 
trebbe mn giuflliiia asserire che i libri Hcritli da lui non aveaeor 
nessuna enìcacia, specie sulla mente dc'fuoi con]i:i£ionalì. 11 lioyle, 



PxhV^ i. — Dixvrtit pr«UiiuRaiv 



I^ 



Y Hook ti Wren 8j sentirono venir V impulso a filosofare dalla let- 
tura di quo' libri, ma nientr^ aUiv> o ch^r la loi'O Eacondid. b quale 
gli commuoTo: ù quella voce pokntcdì uà che sgrida nella soiìtu- 
dino; lasciati^ i sofismi e studiate la Natura. Dì questa cflicacta in 
toori^ die ogli ebbe mi contemponinci e sui discondcnti, Uacone é 
un filosofo de' tempi pussali imbevuto dì quegli spiriti amtólelicì, 
cho egli, 50tU> \fì Tornie di un i-fizìonaliitmo medio fra quello del 
Campanella e del Patrizio, lai^metit*^ dilTondo io lulli i »uoi libri. 
^* albero perciò della scienza, per troppo lunga età trascorso o 
infiacchito, non ^olo c-gli non ha caputo trovare DFtìcacc rimedio da 
ringiovanirlo, ma n^ ha di più esaurite le forze col moltìplicaro le 
slerJL frc^nJe sul ramo vecchio. Sicché non riraon che Topera solo 
btta da Galileo o dal Cartesio, Taiion de' quali che ora sì vuol 
mettere in vista do' nostri lettori, fa mutare scena alia rappreeen- 
taziono dì questo Dramma. 



iU 



Storia «f^ mttoJù iperim^ntalt in tiaUo 



lioia r relativa ft jn^. ^ Jfn. lù. 



DI tfomiì prob1«inJ, ci pl«» i|i«l di rmrniv imo pt^r i«ggia •! noMri knorì, «<b- 
br«nto «ch'Ilo it <i*fT)i>nior a niuitnir f»mc< ti po*f« r^ndvr^ pi4 r^mpfvU 1* iIlatlrttkM 
dito nuTla prLtni dolln Ij^Ufnt t^urtmomithi' «rvdaJ* di lìAllleo, # pbbblErtb*, da }«• 
fini J35-44, D'Et^ Siudìi jfii/ia Mtnn Comm^diù d« Ottirla CIfN (FWue*, L« ll»tt- 
nler, \^l^\ 

PiMfma di AUrùnomkt éanie$ea: 

4i i*Mit rTniniln I {'fina n^ *tbr*> 
|j dv/f ti ano t^ilBr* il unfiM i^«v« 

e l'ond* b '^■V? ^ ''^H Piftrt*: 
9a iltr* il SaLr ; 0Qi3« il ^im^ m* ^ 

/T^fiff^ r 3U*l|h L ti 1) 

PhIo dir, a inuovFir dnll' Iwte r^rrirnelf^, an Ouimrit^, la tang>tiiitiae é 
<l0lL'lb«ro li» IS' 30'. « 19" In knjnludme Mb nm ttKr; pcaUt the sia W 
luilìfi» df Gpru«il«mtnf, e U^ ^t/ ijmHIh «fHl» fiH'f yi^ uH^-nlnlp iN-l Giiiirr: «E 
cùmó grava, MPondo Id dr^rizbnc fnLUi;? J*I Pupto, il f(il« n«pf^th> ilE*orÌtion1« iel 
Porgilnrio n di iiprmtifi>mmi* T 

RappTfjcnli ii gma torchio A^DF (6fr- I) rE<ju*larf evitale, e il piccolo c«rcbi> 
IfSGT «0Dr#iJrlpf) a lui» dd oprdib innu^m<t d#irii T*m, 
Sia P 11 polo, TL {t nitrldiano prln^ipok d'll« Itok Fcrta- 
nnie, P4 U moniikino, rf^n piitn cuir Ebtro d par li Llbbn, 
P>' quello rhr pB»D tulU fflfo d«l Caiif*, PO II mtfWitno dH 
fulf, ori ipnifm a fin tf riim*ca VcMtrwìoatt a AW> Il 
fntridiuno comune al Purplorio o a CrruMWmTiic. Sì con* 
rflngcb FPOr:^FDE- KDO^iaOf^- EDO. Il» UDO = 
EL -i- LU -i- IdO perciò, « ruoEttire il prubltroi, convicae 
^MVttre I irA niig^Ti 4?h« rompongoiio il mcdcdÌ) laMobrQ di 
qui*ila cqnjiifotie: EL = W)" — LO = DO — W = 24- LM 
polrelib^ Unut funi n^uab i I^ 30'» «^utnio t J6'' ùUi di- 
ctiido nalU il Po«la che ifccniiit ilelt'lberu, o klli toiii^nta o alU fucf. Hi OMenudo 
anob* noi con Galileo (ivi, jPig, 13&) ch« ca^f^n^io . ;>n7;jnjiffi«n/« t /fumi ^4/^« foro 
/bn'i» (tvdiMmo di poler Tire lU z= l£^, SC, 140, dilISIIrà p^tU, ^ ufiuale a 300^ — OAH. 
« quoti' Brijfolo CAM nr«h1)« l'auvaaiono r*ii]i di un pual^ M, o di qnn dolk tttlU^ iB 
cai fi foufl^ufii Iji Libbra, <JLii xrmbfa «ntln' a noi cs^n (ikIlIi^o d'nvfìK uu Indilla pU 
f»rCj>, imperoceb*, dando kl Voó]a l cptWc di altù ùlìi Ubbn, por rbiiro voUn 
uarf alta lince di lei pia ^Mtcnlncnvlfl, o di quuUi Uncc più tflt«nlrÌDfial«, «Il 
più cnipiruu. M]« Ttìt^GÌ9 atfonsitu, àe]]p quali iì dm-MU >nnh<' Didlfi 4«n1r^^ 
ibtra» del btdfio KtlciilfiuiiulQ dt^lftì Libbra, una slvLk dj s^firAnda iraudfm, la 




pAKTK I. -^ Oiteotto prelUnmaré 



135 



I M 



t[wn tTT«rt ttl'* di li^fiiriEiidJna «^ («IHadino S* 3Q'» A qu»ila tHJIa por downi rìhrìf 
11 ««fiditnor «1 qo>i# ^^i^«na» il p»Iì. OAri> rhc piatto [^zsì.x :=ff. Su', j = 23*, SO*, 

tafl| f :=2 i~' ^^^- * ^^ ^^^- ? ^' (' '^ ^^* evlcohro OlM ^ v, ohe, «spaili mq. 

V0DÌ«nlBnwntv i ex\ca\i, ti irov«r% uguale a "SÌÌ^ 13'- r«Y<jA Diramo SO ~ J36* 41'^ 
EDO = 175* IT*, rO ;= 4'' 43'. Oud* U «air, quando V Xuftl dì Dio appar» ti ^hU, 
■funi fui- ^m a](a i^ko* 4'^ 43' fu]L'APjzr.^>i>in ^j lìaru^r^mni^ 

Sirchbft coÀ tuli" brnr «ffiiiiUta, p«r modo che l'inlcrprtluinnc utronamLci, U 
qual" abbJino ibCs nille ormndi Gu|jJ«o, ri«p{indtfr«bb»ii lailolo parti àt\h dosrrlilon* 
btU finite di]« «opra (ÌUik krtjfic ddl Pu«U. impcroccljì PN, mvrjdiiao t'he p«>st par 
b rnr^^ ri^t Gange nfln turoIiUr loniaim da PO, meridiani) Ùfì S^lf, (*ha <lj idi £'' aì*; 
onda i^tcoomodti, biko per qufuU purL^r, T inlcrprebiiane ■iln>ni>inin « quel che tog' 
gluiig* flib UB dMf riJioBt U PotDt ^ f: i' rtnftJi in C<in§^ da fkona riurts. 

S« una cb« d sì fluito qui incnoln) alcune difficoLU, Ojni« inni poLtvn dirn ìA Pof^U 
«ha n fl>b> vlbntva l phmi raitei mi ^lli di lìtnicalfinmf, ^^ando (tih tllo più dJ quattro 
gradi e ncuo aufl orìJLCiMtlo ? Di più, ii<jì iibbJaina igpiioiEi} ^i\ i\tA'\to cbc b^e il ai>1r 
nitl pQDlo pri>Pèio iloirEquinoxIo à\ PrimiLTore. Mi ft d^ coiiirario ill'opiniono di lutti 
quuili i L'vniEiitjiiilnn, i qi^fi dicJXia t-lin a t^nipu df 11' DiiiiniiEiu iiLt^oniinclB la rptpitrn- 
MDbEicDa dal UmianiQ, ? i<Iìo Ih »aiia, la quql* qui il djpmg-\ dovuto («pjiM fllm*n« 
Ir^ • qMlb^ giorni dopo, noi quiil tr^riLpo H duvfrta il lali' ^ucr dilungita da qu<»l pUQlo 
«<|UÌnojiila, in JnjigUudirir-» Irs o qaallfo gmdi. 

Le diffìcvllà a dui nombniiv leìuik. und' è dir propurrvuiD» di rirunuare V bter- 
fratatiMM gtlìlaiani al m^Hja pti^uvuEf, Oii^rvanilr* cljt^ ariohu CìanJialimTnfi » iltoata m 
«Itwti • dia è conlnpiKiiU, udb FinlJiiia dr.^l r<-r(i» utli iDOntugna sltivifm dtl Purgi' 
>AriE>j ti iMDbrt BMAi ngiuMvoU i^h#r roni' ^M loifi'» in pnnla Lina noiovota fIpprvttlon<t 
'klI'oriuDuba por l'ulta, ccat qualvltf^ dcpretiioiìn dovute pure larllrrv In tonta pff 
t'alCn. Immaj^iniamo parcìò cho *uMd valla ffalio prA qitD lorn di Odmcalflmiaff ino»* 
miCidaiw il totr j vibrare t >ui)i ra^fi, quand' fìni iinron di 1° JT' lollir all'oriizonU 
nJlOQtlaL la qniiU ipoloii, ninnali- tcilin If altre ptirtj iloila climoilrozioDfr li potc^bb^ 
darv af iota tal gradi di uatreiiijonc r«(ta. i quali, cakuhadu Iìj rorrtiult tanjc. e ^ . . > 
bflf, aert*. fì. li IriMvno wrriipntidpr* a 4^ W <ii lonpiìudin^ Co?i rumrr^-hbofl), romifl 
aopra^ lutle la parli afCìufUli*, vth »arvbba a dubitar cfaa ikid ai poli»^, i^ou quvtb |»utÌ£Ìon^ 
dal IDlf, lepordnr rnffniio dal riRrdara l'nnd* d«1 Uttrìgri, pt*Mb* l'ora di nant, con» 
pntidnodo la pruua jil'i aro avanti atouuuJom^. coiapfriid<' crrla^ufjiLri ajii:v quella, nelii 
qgala al Irora il hoId ti'i grDdi di diilariKa dal ratridianc, o potei perete t><'n dtrf il Po«>ia 
e iD fjHi'fU (Kaiiioriv dvl lolo \tì onde del (ringt rnn riani^ diili'or« di hoda. 

Sr Cavar rencordule l^<lE1 tutte quantio U parti iitronomi^hr f fr-o^raflcbii rli-Ua dp' 
icrUlon*; danlejiEs, d puU«ia tuÌLjurare dalla Ycrìtli ddhi ni»lr« inlorpvlri'iona, jvrrmmii 
di qui un dato «aiu a pot«r inferire il militi f il viorao prfoti^^il quple imTrnginji il 
PdvLi «rumi rapprrwiflaLa li aamhi. Pumaiihu^ ÌpIvILì, iai^ondo U pi^^ protubilo e più co- 
nvoa opioian^^i i7ti<* Io^<« il 1300 r»nm> di>ih ^iistanr dantf^va. (^oniki l'AnfoI di Dio 
appaTM ai Purlii >bbifin vl^uIu vlm il v)Toilu^ee «iicrc 4" 9' in loDiEiludÌDe, a dorcvaL 
parvifr ftu«p tratcoHi più di quattro giorni, da qudln in rtii «nlr> it aol« n*t puntn di 
PrfBMwra- Se, come o Doi, cott ai tempi di Dai)t«, Toiis entrala la Primavtn il di 91 il 
Httva, A narlo eho ia ac^iia doierilla tial XXVII dal Purgatorio, il ttrebba rsppravotaiA 
k icn drt iA £> di qi^clb tl»ao ciii?tf. Ma i«r qua' dJMrdihl eronolotid, cha hanno la 
Im ari(tn? in qudfa patte framinpiitani de' giori>Ì, n<'4]aal) rDnt|)ÌPiÌ b tropjra rivolu-^ 



IM 



Storia dtl m^ùdc »ptrifH€ìUaU ùi lUtUa 



Tloii« dfl mi», d^Mnliiii non pollili pUlin- digli MiiMMtifnBDU gisTi^nl; bH IjOO 
r £qi(jÌriMÌi> di ^jib«im^ prtMtkre Jl cfi £1 di K«rm dì ilquulì (ioni D mvm^n fd 
fir«oi«t di ijunt giorni «i innt •t«l fivRowatA MNrvtntfn rh«, d>ir«nBO 3S6 !■ eif 
rEquiaocio di Prìmi^vn ctdd^ W di 91 HiDv, «I IQOOi d«c«r«m> 975 ipeni, M'qMli 
iTs^DnMro, ««rondo il raUnrttrin jtiu]l»btfi, ?iJ3 tiwftiir. Ma iMondo b ritorni iWil 

fffMorJBiia I blws^ll da ^aonr* doTersno «utrc eud , ina — ~ — . <Mék $96: 

ooif è cbe nel 1300 l' EEqutooeio di Pr^naren prtmlsvi R A t] (U 7 ftoml» * cba ' 
1a alatio, tvranha ^«If Rrftrltidrlo il di L4 iti Mirtn, f ptffì:* la ■?«•*, dtt Dani* h 
ropprPMnta, li dotrri)b« pr««ÌMBnvfìle rifare alU jrn drl di iS di llan«« 



ffota // relativa a pag. SS Hn. 57. 

Ptnh^ atibiino i l«tl«ri ijuakliA vtu^o d^i «rroili in eh* incor»* IMftti pr 
ngioit dNb lingua, r-1t*r*niL> i\ tkfgatnt* paaui, prinM nvll' oflografla oiSfinaJa^ p«| HdM» 
il4 noi aU'4rt>graSa madonna, pai dallo iltiiia MolMfD IradoUo ia ^neoat. 



< ffllo . un poid . il ([KnW . a n^t suo rondo unotm - ^li lai , (rtndvm t laAil 
tnodo lilvalo . ch« dKoTto . t rlalalo , tion f ilruva piil . dan« cUlo . di jn w ff tta dnequi , 
ìmodo cliellaoquA ob« li pvu >iil fondo poia . lìiitiv 100 . e quella rba>ripo«a . Mfft. 
«JclJB biga , i^tt Wbbrt lOOOQ - «v f'aiia la bif^ a«ipi«n «vando ta^rutt . Innio p<M. 
«»riruvl pno . nolh prlruir , cIkIIo «ositnw , tvwpfVn U90 hoé «mImuIo . pwthl 
>r«r)M appataara . l'oin upra . TM^^a . «tiflfpva lai^cim fhiaricha . toprt il ino . 
fondo - pvrobt non palUca |«i>ionif nnomo ioteivjm^ int-nd^ il Mnllifrn') paenìuie . £ 
pnn . ttaodo . lopra li lUfl fondo . adunqua hII> b> >0Mi<ino lar<7iia la bagà . t0|ril« J 
pcao ^ d«a« «equii . alfondo , di;l pouo ». 



< Egli ^ un pomo. Il qui1« ha n^l suo fondo un oin di bl gnndeca t I» 
inortt iiraib>, rh« di lutilo i d> UEo non vi irov< pii\ dt un dito di groaaozn d' u^ 
in moda «b« Vacgua clift ripoM tul Tondo p-sa libbre 100. p quelli tht il pota *0|n 
(tclla bttgA pMa tJhtiiv lU.OOO, S* vat\ ^ It baga t^oppti^ ii^odo t"[n ab tanto 
E te qofl p«Ao non la proriit, eh» lo fosl^vtii?* E ao purv «ih TuisÌ aDi£«pvfo» 
atrabbo a paian r oiro >opri rapijiuT H la para L'arqni ^anc» r4pr« Il fuo fondo, pif- 
<bi non pnUaer pasionc un tionto^ pnailom- di pno, ttando «opra il ami («ii^tf Aduoqva 
V Sa Luga lo^tf^rt» I artiua, b b«gi foglia il paio di ttn n^^na al fondo d^l fou». ¥ 



I 



< Il i a nn puiit, le <fU4l a dint «oni fondi uat oulr«, da Iella iniMkuf H «inf« 
di Ullc h^Ut quo dii^^s ci lur l« cvt«\ i>( »• triruvi^ p4i plua d'ut dgJfl d*/p«* 
d*««v. I'mii an torlo \\a& Tfau qai m po»o «ar la foud pue 100 lirrw «t cella ijqI 
nv-4e«iui da TouCra pèoa 10,000 lìvm; sii ni ut akii, Toutrc cddfr^ va ajinl 
•Ila nin Dn Ul poids *1 ai m poid« r« li prv*ia pai qu>lle «outianl, al ti ansai II 
MWlmoD, parrv t^Mv Ivulrc mirali a piBs^r iii-dr?iiui tlt^ t'esu. ri an«^ »| iVatt rharfe 
(ptta) inr ton fond, pnr?# qn>1l« no lupporUrjan, n# tnpporlo qu'ua moìndrt p«ida, 
éttnl aur Mn ftjnd, IXm^ ti l'oulrr 900(ten( l'ttu, r^ulrv ffta lo pcÌÌ9 da ceUa cnn *a 
fbnd dti puìli » (NhnoK A fol. fò nfio). 






PARTE SECONDA 



SOMMARIO 



■tt«nflipriull lULU Duun» liutiumiDo* JtflWMinii — JV. lunaD LdrTimiD. — v ivpr^mj • 
prteqa» OUnp^lL <Ti OaIiIn. — VI. Dal]« ffude ajMrMnt» lorrtalruEiH itctr *fflualc «IvOh « 
team *tc let kl <liii^nilc«an>. J'iEilJa U tulli l&iU«|K, ]'ailN« e «li e«crau «air vi» ipari* 
nantirh — vii. Di Lvui*!^* TorrtmUl « di ViOMOikt TlTMbif t di flA ttM oponutn noil* 
InEUliniAbJ abOt a^iffuniniar* Aicwlcnu Mcjlk««' — Vtll- Dtl frina pwjvda OviLa riiircntOik 
AflnAHnift df^l «^.imfnia ^ tX. Dil Hcnuid» pomoiln jtplla MnnnCinji Arcad^inlK dal <lua«id-^ 

1« hppavnftnt dfU l^npaiaiici. 



I. 



Egli é vorissimo cho tultc lo coso dol mondo s^n soggette a 
mvccchiarc, e invecchiando andurc trrcparobilmcntc alla iDOrtc. Non 
vi ò perciò filtro rimedio per loro, che qitoUo di tentare di nng^o- 
TOnirlc ùf il miglior modo a far ci6, traltandosi d'i^tituzionininiano, 
dìAM argutamente il MachiaTelli che consisteva nel ritìi^e votm 
ì loro principiL L' esempio che s'adducova dianzi rì^jrli alberi tra- 
Bcorm, i quali Ai ruif tovoniscono recidendo ì rami e talvolta lo 3te$90 
tronco intìno al piede, commenta le dottrino del Segretario lìorcn- 
lino, secondo le qaili un principato, che va a dissolversi, rifilo- 
vanisce spesso per via dì una tintnnidcH 

Per una tirannide o per una conquista, in quella che è delle 
nobilissime ^ le istituzioni uman<^. si qualificò da r>oi 50pm l'opera 



i» 



Storia ii^t ttìeiifdo tpcrànM^daìd vi ìtaGu 



spi*- 

ì 



di Galileo, il qualo Tolle scriTenr in una cocca dot f uo vd«9ìUo q 
parate: Molti si pregiamo di otw molit auioriU\ ^uomini per 
ferm<t:iiyne deìU toro opinion^ ^ io tf^nrei MSffrv siato ii PRIMO 
e U SOLO a tfQv<irk, Abbiamo detto in una cooca, perché spi^ 
gatamoDtc in oonpo non sarebbero diate lette tali parole dagli 
ubba^lìatì de' riguardanl], se gli editori non le avessero accolte 
unti nota apposta a pie di pagina (Alb. 1, 440). Ma che giova Tcsp 
Mone delle parole, so d'ogni parto si sente alftar quello spirito 
conquiala proprio di un che ha formo oramai di voler esecro in 
tulio il primo e il sch 9 

1 Eatti die saranno candidamente narrati, nelle vario parti 
'qnCRta Stona, mostrano quo' propositi fermi coraggio^mento ma 
dati ad efTetto, ma perchè troppo importa a noi Ai rappresentar G& 
d'ora al giudizio dei nostri lettori l'opera galileiana soU0 l'aspetto 
di una conquista, e troppo d preme di persuader fin d'ora i ri 
esser quello il vero aspetto, sotto cui a'apprcaenla lanuovaìn 
rasìonc scicntilkn, oredorommo di dover esser notati d* tmpru 
asserendo cose tanto lontano dalla comune cpinìonc, senza p 
lerci di qualche disoorso da servirsene i!omc di prova. 

Bacone scrive ìu un luogo dol suo libro De auftmenii^ sci- 
tiarum che non parve ad Aristolilo potei'si bene aasicujiire 
Regno, nifi, ynore Ottojnannorumf frair^s suo» ovtnes coni 
doMef (Lugani ili%ì, Pari, l^ pag. ^1), e son, secondo il Vcnilami 
de' più illofltri fra qxin* trucidati fratelli, Ihtagora, t'ilolao, Xcnofen 
Ana^eagora, l^amienidc, Lcucippo, Ucmocrito. Areva cosi Uà 
della 'l'ìrannidc clic meditava d' instaurare, nello steooo Arislolfl'^ 
un esempio dì tanto felice riuscita, che in ogni modo conveniva 
imitare* 

Platone e Archimede 8on tanto lontani i3 tanto innocui^ die 
non gli turbano i sonni. Ma glieli tin-ba bene Ticonc; glieli turla 
il Kepleix:^ i quali uinbeduo, a voler regnar sole, bisogna contru- 
cidare. K bcnoh*? non =31 convenga, ni sìa espediente tenero il modo 
degli Ollomannij aon diretto pure a trapassare il cuore, colle 
Bcntc punle, e a trafigger Ticonc quellf" parok di Galileo, 
quali scrive del grande Astronomo danese, clie calcola le Ta 
Kodolline, ^nnx punto intender ne rAlm^gesto di Tolomeo ne le 
Rivoluzioni del Copernico, e che non sapc^-a ncan€0 i primi cle- 
menti di Gcomolria (Alb. VI, 3iOj. Che se egli, e il suo sOguacn e 
Quomiralore Keplero» credessero di toglierli di mano lo soettro^aon 
gli fanno apa^'ento que'due PrimaU; egli gli a^icura d'aver tanto 




àv<9 



Pamis II — Discordo puUmmar^ 



130 



valore ct« ««nitidi crescere U coi^aggio a seguitar contro a lora la 
intrapreaa conquista {M^ ]>ag. 310). 

Kb il Keplero^ per ventò, era uno df quei giganti ila non oe- 
Uem al primo colpo, per cui, m^lio clie il ferro laKikiiIi' i* nmlo, 
ouQDbbe Galileo che axTebbe servito l>ene il veleno conretl^to con 
arte per toglierli Tamaro, t'na fra le tante dì cosi fat:« coufeiicmi 




é quelki che lia nelf ultimo Dialogo dei Due Miissimi Sistemi, dove 
r influenza dolla Luna sulla marea, eagacemento indovinate dil- 
TAIemanno, in^'ffno UVi^rù e ctcìf^o, tono annoveralo fra le altro 
fanduU'Kze (Alb, I, 400). Il perche^, anco le confeijonì più avvele- 
nate, ■iiK'llo «n (ale stomaco da dig^-irl». G'jlileo ^ì rUolvò di esi- 
liar qoeiromhiti paurosa da' suoi confini, dichiarando di non aver 



130 



Si^ria dtl m<(ùdc tj^rimouok m liolkt 



nulla n clip rivedere con tul. Che «le taìvotta <i*i»C(H]fra Ut f|ualcbe 
concetto simile, ilTerm!i esser ci6 tanto iLTreuulo dì rado, da no} 
ei rerìScare dì uno m cento de'saoì p«osìeri (Àlb, VU^ 50), 

Quel]* esilia, dall' »llni i>nrtp, è deci-(>lii(o cun e^iHo irrevoca- 
bile. L'Auloiv del Cu m munta rio sulla stella di Marie, dimOKtm co- 
rno COS3 di t^tto, che 1^ orbile «lei pjaLn<4l sono hllittictie. Ma Ga* 
Uleo non fa rimuove dalla platonica perrt'zlone delle orbite circolari, 
L'Autore de] Paraìipom'Hii u Vìtellione, dimostra ad evidenza, per,' 
ìAA che si spmmeDta nella camera osoin}, cli^ le inijuagioi si di-^^ 
pingono n>n-sci:ite f;idla relìtUT ma Galileo penaste nelle vieti* gnli 
nich:» dotLrinc, a ì^^'coiida disile qu»1ì il luogo, dove sì nippri-^^ntifi 
dJrìUe in tmuto^ìtiì, ^< ìl c«;nln> dellu pupilla, oe-^a il crÌHtalliiiu,, 
L'Autore della DioUrica aveva divisate le leggi del riH^ngersl 
raggi Uiminoft! nelle lenti concave e nelle convesse, e s'era, per' 
teorìa, intonlruto nella scoperta del canoct^hiale Hslronomìoo, ms 
Galileo dice al Tunle cht^ quel Tmllalello è co^^ì o»^cuio, da doo 
rf^tarae sodisfatti! ]R>n]nL«nc VAulore ishnsto. 

Ch<^ il Kepler litm \u\Ui abbia dimori i-at(.i e ronclii».^ con cbia- 
rexxa, poli\^!ibe anco eaaer vero. Ma vi>io cerlamente non è quel cbft 
Galileo stesso soggiungeva non aver nel idl4j quand'ebbe quel col 
loquio cftl Tarde» np*«iin<> anmra scritto ilella teoria del caniwcliialeJ 
Ne aveva gii fonilo il I>c Dotninis, ìl Trultitlo del quale gli fh sp»' 
dito a Pìrenxi.f dal Siigreilo ^Alb^ Siippleni. }>ag. 'i8^ ts ne ave\-a in 
cario modo ^fnllo nnoo il Maui-olii-o, b&urlii^ noti lr:dL1^^« pmprfa- 
menljf} delle lenti compriate nel cant>C4:hÌale, ma della difdtiìi^ delli 
lenti ^epantt^ in quel bbretto postumo che vide, nd 1011, la 11 
ilUiem coti quello del De Dominio e <3el Keplero. 

L'&;ìlÌo dunqutr^ a quid chv pam, é bandito cnnlro di luti 
ì«eoxa eccezione, e bAsla legger le Opere di Gab'Ieo per vedenii 
esento ìl decreto. Kgli non ha, e non ncon<Hr_0 maestm: nessuno 
dee vcnij^i innanzi a dir i^e egli abbia scoperto qualche cnsa di 
nuovo: tntlc le nuove Bcoperlc vuole averle fatte da sé^ il primo 
e il solo. Gli si cit» dai Sarsi il Cardano e il Telesio: quel che 
abbiano scritto, risponde» il Cr^nlano e il TeWio, io non l'Iio veduto 
(Alb. IV, 178). Non ha veduto o fa vista di nrn a^^er redulo il Tatv 
taglia, che fu de* primi a notare gli errori mercujiici di Arìslotile^ 
e a porr* i fondamenti alla teoria e 'alla pratica -le'pmiplli, n^m 
ha veduto il Fracastoro, che al corso obliquo del sole applii:ava il. 
teorema della composizione dei moti, 

Lorenzo Crasso fra gli FJogì degli aoqminì letterati raccolse aii< 



PAitrK II. — Diteom prtUmmavv 



131 



che (pidHo di GalUeo, b ce lo ruiipr^s^nU timido ìn dar fttori l suol 
sentimenU circa la rik-sofia Naturalo, i '|ufl)i xuol che efrli cavasse 
da U-Uo C^C3(^rtiui e <taJ Patnvio. >Ucti«langioto Ricci, l'amico d 
I) Discepolo pri>diIolto (!el Torricelli, e 11 consuUoro dcirAccademJa 
del Cimenlo, in una lettera ni principe I,.ecpoldo dei Modici, rim- 
provera l'Autore di luegU Eloj^i per aver taciuto di annoverare 
fra' maestri di Galileo 11 Benedetti, <-A<! gli aprì la strado più rhe 
ogni atfr^ e forse fu solo a Ini scorta nei suo filosofarti come avrà 
ben jìclcio V. A. parag^tnando ì cohcHU detruno $ àtlìcdirù «Ad 
sono UMo conformi. (MSS. Gal. Cini, XVIII, 359). 

I D0«1ri lettori, i ijuali hanno pacato in c«utbe con noi, dì e<^ 
prò, il libro de!lt> Speculazioni drl Fif^ko v^r)t>ziaQO, sentono la ve- 
rità del giudizio del Htccl^ e dill'altra parte chi collS2iona te parole 
scritte da Galileo, in sul principio della sua Lettera a) &(azzoxìl 
(Alb. Il, 1^ con ']nd cho il M;izzoni stesso dlc^ nel Cap. X\Tn, 
do' i'rr/udi alla Fiio&ùfia di Piatane e di ArÌstotHe,dz pag. HJ7-95 
delTMizion di Venoaia 1597; rileva chinramento che in Puta t due 
proffs^ori conreri\'ano insieme sulle Queetioni Meccaniche del Be- 
nedetti, interno allo quali il gio\'ano Gulìk^o s'e&crcitd tanto studio- 
samenle, che no compose q\ìij] Trattato inrorme De moiu itilo ora 
che è poco alla luce da pa^- STH-Mfì del volume primo doirodi:doil 
Nazionale (Fironae 1800), Eppure, benché Mich^^anglolo Ricci, e, 
che ptù conta, ì falli attestino che Galileo bevve cotti largamente al 
libro delle Spe<;ubzionì, non ft poeeibile il trovare ìn neeeuna delle 
Scritturo galik'Tano, edito o inedita o pubbliche o ramilian, ricor- 
dato mai 'I alimene accennato al nome di Giovan Battiai^ta Ocnodetti» 

Solenne maestro in Idrostatica, poco prima che Galileo da8«e 
opera alle Galìigqionti, era dalla lontana Bnif^e^ apparito Simeone 
StevinOj un'ultra di c|uelle ombro paurose cht^ a voler regnar scio, 
bisognava contiate idaro, o in ijuatcht? modo esiliar^^ dai proprii 
conRni. Or avvenne die codef^lo bandito viran&en[ir allaccialo quasi 
alla coda di un Discorso accademico letto in Koma da Giovanni 
Bardi, comparisse al cospetto di Galileo. Quel Dlscoibo ò inli- 
totato Eorum quae vehuntMrin aquis FCrperirnerìta (Tarponì, Ag- 
gnmdim. T. il, P. I. pag. 2) e si tcmiina duirAutoi^ coll'Eipi^iiing'-'rvj 
quel curioso pai-adofe^o, dimostrato dallo Stevino ne' suoi Ucinenli 
d' Idrofltatlca, dì un raso cilindrico pieno d'acqua che, sollevalo In 
alto sotto un cilindro solido fìsso ni^l muro, in modo che entri dentro 
a c[o4tOo di souo, cacciandone ria Vacqua, da rimanerne quasi ruoto; 
pesa nonostante sulla stadera, allo stesso modo che quando era piwo. 



Ì32 



Sioria dei metodo «perùiumlois in Italia 




—^ Quale sdoochezza sarebbe a lapidar «piestta perla coal prezìoM ut- 
addosso a qocet') stmoioroV FaocianK-Ui nostra, peiiȈ Ualileo, e 
rìitiandiamola adfjic*tf\), — Chi leggo la Lettera a Tolomeo >'oz2ol 
(Alb. Xn, 112) i-ilPovG questo ni>pn>prtamcnto fatto con si 
glioSB deetroT^n, ch^ h poca facondia di i^uatunquo oratore 
rcbbc a rJm^d;àrt^ il colpovolo af»oluto. Nò minor dofttrczza, 
non moltiplicare in fiooropi, usd ncA l\\ Dialogo de" Dae Massimi 
stemi, in appropriam l'oesen^zione dei varii dilntaTuentì della 
pilla, al vnrìtir dell' iotoosila luminosa. [Jdb. ì^ Sui). 

In un altro Autore cosi btte destrezze di mano passerei 
inOBscrvatc, ma in G-alileo rivelano restxnitionc di an tcnaco pro- 
posilo, quel era di voler essere in qualunque modo o di api>iirirt 
in lutto il primo e il dolo. Da qoi:9to stesso genio veniva fru^ciU 
a moltissime occasioni, quando si trattava di rivendicare scoperta, 
elio sarebbero state per pustjzia apparlenulo agli odiali motoli 
competitori. Gli dà nuova il Sagi<edo di aver veduto in Padova, 
presso il Sentono, uno slmmento da misurar col compasso i 
del calore o del freddo. Lialileo risponde ctie quello strumenta 
di sua propria invenzione. Ma in cOeltOf [»1 pretesto di rivcn* 
a sé l'esperienza, intendeva usurparsi l'Applieuiono della esperìeni» 
stessa, nella quale sob con»istfv;i il merito dcir iorcmEioniv del ter- 
mometro. Che imxl. sebbene '^'li dice di aver fatto quella tale espe* 
rìenia in Padova nel Ifi^Wj (Alb. Vh, IJ13) jjli si puO» rispondere d»,, 
fin dui loTiO. ra\eva pubblicata il l^^rta nel 11 libro li-a'qi 
della Ma^a, g nel 1(M)Ì. nel Jll Libro degli spiritali Tavova 
mutamente ilUiatratu, applicandola alla soluzione di un importanl 
Simo problema. qtLsrò quello di trovare il \'olume, a cui può, per' 
la maxima dilatazionOp ridiim l'aria. Ln ti^iria poi dello strumeota 
fondata sul principio materiale degli egnicoli, dì che tanto rimasa 
Sodisfatto il Sstgredo, a una ietl£ra di Galileo, Tavea data ^k il Be- 
nedetti con più squisito f:iudizÌo. 

E intorno alla scoperta delle mnochio solari, che fiera (fui 
non muove queste ardile conquistatore I E perchè? Se sì ri 
la materiale i^ occamonak ofiservaiìonc del fatto, non ci ò di 
chi? il FabrìciOp e lutti coloro che, eceitùli duìVAvuiso iidrrco, 
bmi) il corsoio di k.m biiieiare gli ocdii, osservando direttami 
il sole, si prevalsero dell'ingegno di riguardarlo pei' proietti 
prcced'>ltci"o lo Schcinei- e Galileo- Se si ha riguardo a clii 
si rivoli alVo^onvu:ÌDiic del folto, con vero inlendimanto scii 
flco^ i docuinenU attestano che lo Sclieiner precede Galileo Se 



ri 



Parfe II, — Ducor9& pretiminiirt 



isa 



idc p(À a chi \mmci fì!osr>r^ Milla natura d(t\ Mìo. e investigò 
fisica costituxioue del sole nellu si*e macchie, iiessurto jwA Tftiire 
alle prove con Gulìt«o> Om è cliìiiro che tutto il merito scLentlfico 
consisteva qui, e di cìà wlo poteva meritamAnte gloriarsi e enn- 
fenbir^i rAutom ddlr T^-llnr vrl^ifìfiane. Eppun- c^glì sputa fuoco 
e veletio contro il fìt<»uiU t^tlen-o, perchè, anche nelV osservazìoiiQ 
uidteviale del fatto, anche in aveine conosciuta e disprezzata Tim- 
portanra scientifica, non vuol competitori, vuole in tiUlo e piT tutto 
essere il primo ed il solo, K da quale altro genio pia iiiti2f}qi, se 
non da questo, quando s'indusse a tacer della cooperji/ioTje, che 
ebbe? ì\ Sarpi in quelle osservazioni celesti, di cui volle apparire 
al moiidii t>rima e nnico Me-ssaggero? 

Il canocchiale, che andavo oi^^unaì per le mani di multi signoii, 
e bì sapeva per fattn cerio da tutti esser venuto d* Olanda, non erB, 
com'altrt ritroviiti, di cr-sì fiìt't]^ conr|aÌAU. Pprcìnqni j>ror-ifl(? Ga- 
lileo con piCi htjpralità, ciip m^ll'ailnr delle m.icchie ?uifari. Rt^tiinyìa 
olla fortuita raatprialilA deirinvcmtione, Pfti ctmtetila dì appnipriarAi 
la soluzione di un problema diottrico, ^ià fornmlalo; sohmone a 
dir «^li dice cssiT riuscito per'Opera di solo dÌ!<C(ii'5o, e in che egli 
alTerma c^nsìsleni tulle ti vero merito di quell^t sti-ss^ invenrjone, 
iMb IV, 207, fi). Altri prima di noi hi n^lalo Tiucongrueniaf che 
A fr:^! flpieHJ» slorìa del ritin va mento del canocchiale data nel S»g- 
giatoi-e^ e in jiUre varie Scritture di Galileo^ e ciA sareblje spgno 
elle quelle narrazioni non avevano i fondamenti sinceri e confer- 
manti nel v(?ro. >tu quanto vana prL'tensionc' fosite quella 5ua d'aver 
ntmviiti la rotniniì'iiione deiranunìrahile :*lrumenlo per via dì di- 
Rcorw), si paìi-k dai fatti che a suo luogo fli narreranno. Cììova in- 
tanto <?is*erv;ìre , a proposito di questi diottrici dinccirsi Taltì nel 
Nunfio J^iilcn^o e nel Saggiatore, te varietà e ami le CQntr;idÌzÌom 
che si rilevano apertamente collazionando Turio colTaltro. lÀ, nel 
Nunzio, aveva riconosciuto il modo e la nfiion dell* operare del co* 
mpccbia1c\ nel condensamento de'ra^i attraverso al diafano delle 
lenii 4,A1b. Ili, i'Q); qui, nel Saggiatore, confitta quelle medesime 
dottrine, contradicendo a se stesso, nell'atto che vuol contradire al 
Prtr*i. NotiLile di più che in questa strana orgomcntaaione di (la- 
tileo cEiDlro il suo avveniario, si Ijxiva aggirato in uà altra contm- 
didone, la quale con:9Ìste in amroetter che i i-aggi cnlrino nelle 
pupille^ montre sempre, e in questa stessa acnttura del Kaggialorc, 
dice che tscùno, profeviando le platoniche leone deirestramtRSione. 
(Alh. IV, ^HttV 



iU 



Storia 1^ nMfodo ^trim^nt/ilc tn /bi^ea 



(Vir^i r;ii1i* o'iitr:t<ti/-Lom h;inno in tulli ^lì Autori arigli 



progredir della mente, e piuttosto ette contradizioni si dov 
dire a sono ritrattazioni. Ma Galileo, s« si corregge, lo fa oùn 
lUldioso uocorgimentu, lU non Tan* apf^rir che cgfi ubbìa ei 
S|MH!lafmente so Ju qualcuno gli ò staio (iuggvrito di corr€f?f;«r 1' 
ror^*. Dì ciò pure è btine sD<)Ì8rare ai rtoslrì lettori di qualche esi^mpìi 

Nel Nunito Sidereo dic4^ che il pìccolo €or)JO globoEso disilo sieW 
pn* via dell'irradiazione, s'accresce di giundeTTa neiroccbìOf 
EsCché il canocchiale radendo air bistro il caf-elllilo, é cagiona 
i^pprefienlarlo più terminuto ai nel tfuo contorno, ttva ]>ur alquj 
rimpiccolito. Dall'esBor soggetto perù a lale act:rts*:i mento e dei 
mento di gmuduicu upjiaaTiU? illudo la Limii <Alb- UI, 7i>. 
anno dopo, scrìvendo :ìI Grìonborger^ dic«cho ta Luna »'v 
elìa annera comf ogni attro corpo Inmitioso dt^tttai r^ujgi (ivi, pi* 
piifca fì5\ ma, w>ggìungi>ndo c)n^ il TeIeso)|iìci ttì<jlie in ^ran jtarl 
ki dflUi irradictziotie col poj'tard ta specie delta luna molto vUii 
(ivi, pai^. 108), dà a diveder ch(» egli persiste tuttavia in credere 
irradiasionL' rìsi^-der nf^'ll" astro t' no iitU'occhio. Nel Saggiatore, 
^iiol dii^> m'I 1lV£3^ dodici mim dopo :lvi*iv vcrìtla la cìtutu letti 
al GrìeiilK'r(;c*rOf l'Autore )^i mutato opiuìono unoo ricotto a qm 
Beocmda parli- della vua dottrinai. Airenna ivi, ftenz' altro, che 
fitig<»^ asciiizh tkll^ ntetle non & rvtiìvutìle ititt^mo aU< MtttU 
i iwf ftù^iTQ occhio iWb. [V, lOi) e ciò toma solennemente a 
fenmire nel III Dialojjo dei Ma^imi Sislemi. duTe descrivendo 
€orxla ìi^si atJ Libili inirrornettx), dice che essH, nflc€prireit m 
cf^rpìc^th detta ttetUi, leiKi via i cajìcIU che non sùn suoi ma 
M^tro occhio (Alb, 1,393X ^^ ^^^^^ qu&stì che paion fhrtti gei 
gllati 4<ponlaneamen1e^ sono inveci" il port;4lo di un nini o nuovo 
mesi^> in luogo del veocliio, reciso dalh forbice dH Keplero, il quaU 
aveva, nelb DtaserlnzJone tnil Nuquo Sidereo, ricbianuto «opra 
sua OtUca ralletalone di Galileo^ « Eivf»va concluso contro di 
a Nequ4? penipicìllum in tr'rru »dimil aUqutil slellis in coelo, 
adimìt aliqiiid iuci« retiformi, quantum eius redumlal » (Alb. V, 

Uno J<^i'pit> curiosi probK^mi, pi'opo*^!! :iir Ottica iu?tronotnl4 
em *|ucllo dd SoV *^llitLlco sntr orizzonte. Ticone, il Kepleixk, o 
partlcokruK^jiti- Uv Sehoiner, die ne scrisse un lìtiro apposito e 
ofTerl una copia a Galileo (Camporì, Carteg. galU. Modena 11 
pag.Sflj, avevatìo lentatc in qualche modo di risolvere il problema? 
ila l'Aiilurc df^-l Saggtatoiv, L'he nonavpvti potuto ancora pi^rdonare 
al gesuita tedesco T avere osalo d'ingerii*^! del suo Re^mo, in ri* 



pAEirE 11 — D'i«/fèù p/vttntinare 



i^ 



Cùwfeti^s ilei dono ricevuto^ derìde amaramente rAiiU>re, pl^^ avere 
scritto *le! sole ellittiDj, rwnv dì problemi osIru^i'V un inti^MT^ trat- 
Ulo, anron'M tutto il jnixtcro twn rircreìti laaff'jior profondità di 
^IMntA chifi r mtetìdi'T pr:r qìuil nifjions un cerchio vf^ttte m 
iSNMt'il ci pain rfìtondOf ma ijìutrdafo in iscorHo ci appori»Cf ovaio 
(AJb. IV, 'Mi), Ma come e' entra il cerchio se «i LmtUi ctel sok che 
è ona sfera? La cosa dovelle sembrai^e alla ate?4Ri:i Auloi'e uas-M 
Blmna, e ti>maBdoGi sopra a speculare. 9' aviide che il problema 
non era di coh facili.^ ?johtzÌune, nvmv V avwva prima credulo, e 
(wnnd uellu Operazioni it:»frfj/wmii'Ì4€t curregg4?ndLi colle rìfniziani 
di Ticon« e A-l Kr-pleru V rìrirnviifiii npttculari di-llo StibeÌJier, riuscì 
Analmente a tncontr^isi nel vero, benché segtiila»s« u L-sprimersi 
ancom »olla formi di diibbla Se il sole al mastra 1>Ì»lun};o^ cinedo 
io terumente accadere, egli scrive, peì^chè, me^'cè dei vajìori to^jf, 
r inferior parie d^l dìf^o sokire fi7r«f piCt i/nihata ^he la sapcriorej 
rtstantltì l'ttHrtt (ìiwensi'tnff cio^ la lun/jìi^TZd^ i/iaUerala {Xlh.W, 
383* Si). Anro quieto pi^rA :ipp^ir «ottn tult' allru «ispuUo cho di uini 
rltratlaxìoTifì^ e anzi é nolabilp lo studio \\n^Ut didrAiitum in cari^^r 
ogni più piccalo ;Lci:cnno, per coi polessem rÌ&ovventr$Ì ì letlorì e 
accorgerà di im erroi'e trascorso. 

La libidine del repmro non conosce ritegni: si trucidano ^li 
strtnirrì v. i fratelli^ *i *jiogliimo drlle soMan/L- 1 rirmici 5^nrn*i, e 
gli Clinici più ainTid^Jiti^ Fr.i <pi<'Mi pii'i ninTirlrnli iitnit'i di Galìl'^ 
em Bonaventin^ Cavalieri, il quale avt-va appresi i priiuupii dìmo- 
Klralivi delle leg^ì del molo dalla inediLaBione tini DÌ;ilf»^bi dtVOne 
essimi Sistemi- Or avendo, in un suo libro, a Imitar delle se7Ìckni 
del cono, appliwmdo quei meccanici pnncjpji, si trovò, quasi seni'av- 
vcd<*i"seiieT cmidotta in numn hi dimoslni/ionc: che ì proietti, non 
avuto nguanJo alle rrìilstenzf'f descrivevano nel librru «|fa/ìo vtiolo 
nnu parabola, N«l mentre che il libro Taceva i primi yum per 
iimrf alla 1»^^, il mocit^^Ui Xiiìove *Mìu Spacchi/} Ihfon'n dà awifio 
all'aui^ìfo Msteslro rlclb heìla e nuova propoKÌ/^ìone dimnslrala, spe- 
nmdo se ne dovesse assai compiacei-e. Ma qual divenne fumile 
Draticeik), i|uaiido <!esare Mai-sìli ebbe a leggergli quella lettera dì 
Galileo, piena di rimproveri sdegnosi Ktettriti iti me'^o all' im]ier- 
veimr? più t*.'mpt*J<loso difir Wii'} E ptnx:li*> m;d lauto s^legno? Pei'cJiè 
colui die in tutto volava e-Nstn* il primo e il solo, pretendeva clii* 
il t4:-orenia delle tnietiorie [lar^lKilirhe Tok^ì slm>. TI falEn t* il modo 
ili una tale nMiqMXÌiii:^, foruÌE-anuo un «ìta^'t;eLto de' più nuovi e 
impoTianli olla ncf^ttn ««torìa, ma intanto, perché ìu brevi tratti 



i» 



Sterilì dtfi inistado iperinwtiat^ in ttatkt 



di penna si concluda, eccx» Tcsempic di un'alti^ usurp;tztone 
manifc5ta di quella e più violenta. 

Il dì io Dicembre ìtlM il Cavalieri scrìvora utiq lettera a 
lìlco« nella quale gli doraajìdava ti suo giudiiio intorno aUa Gt 
mflria degli xndivitibiii, non anoom finita di stampare, p<H 
le seguenti parole: « ScrÌTO in frctU, perciò mi scusi della ni 
^enza dello scrivere, e ciò per avere io voluto trascrissero tm peo- 
wero intorno alla d'.^lìn!ZÌonf> V. del Oriolo d" Euclide, quale le 
mando per sentirne il 5U0 parere,,,. Se le pa^C'S^c cxjsa buona, 
a>'ereì pensiero dì metterla nel fine della mìa Geometria a (Camporì, 
ivi, piag. 4ì£f>. Al sagace lettore quel Pensiero del Caralìerì parve 
jn7i tanto hiirmo, che dìsegriò di Tai'lo Atio, <? pefx;Ì6 diflloW., con 
lufiinghiera persuasione, TÀulore dal [>ubMÌcarla. Ciò ^i rileva rfa 
un altra Ictiem delle stesso Cavalieri, il quale troppo factimeiiite 
lardatosi vinci^re alle lusinghe, propowva d'aspettare a puhWicir 
ciò che intendeva di metter per appendici! alla sua Geometrìa, più^ 
oppùì'iuna ùccasior^ (ivi, pag, 421.1)- Ma il fatto sì è che, invece 
andar quell'appendice a im^oromir la Oeomtrtna degli indivi^ìbìl 
andò ad ng^iungeral ai quattro Dinloghì delle Due Nuore Sdenj 
li Pensiero trascrìtto e manrbtf) da Bologna a Galileo, il giorno^ 
meae e Tanno 5uddet1o. non è smarrito. Quando noi lo sottopor- 
remo air esame de" nostri k^tlori, vedranno che, non U materia sola, 
ma la mossa alrasi e pli slessi andamenti del dialogo galileiano 
ritratti da quel pgrisirrc scritto dal CaN-atierì. 



IL 



Benchfì non la fantasia o il patjsionaio giudizio ma i 
abbiano rapt)re»entnto Galileo, come Art^otile si rappresenlA al Vi 
ruhmio, B^^tto l' aspetto di un conquistatore, che Biabilisca il suo 
regno a somiglianza de'più scaltri e cora^fgiosi tiranni ; prevediamo, 
nonostante, che molti tosteranno scandalizzati alla \vntà, che ha 
sapore di amaro. Anzi slam di ciò più che certi, tanto vanno a h- 
Iroso della corrente opinione quello nostro storiche conclusioni, 
come infatti ai poasono conciliare insieme i titoli di tiranna e 
divinoV So nei conquistaton politici pli ooncìhò spesso Tadul 
o il timore, non hanno simili passioni alcun olYetto ne! ca») m 



rjinre II. — DàctK^^ prcHnìùtarw 



137 



ia cui nulla s' ha in geniere o da «perare. Non si puA altro dir 
duiiriiif* s** Timi c^ke(iut*sl.i tiiT^ìsa ft roi-nnilf opinion**, cJwcoiitnt- 
(Hce ili fatti slorì(!Ìj ablib Uriti In lilicra Hei^nttA [lei giiiiliir 

Chft sìa vemmpDte così, ne poliamo Vficìei'e ^\\ ^f^mpì jn due 
3m p!fi fzmnrìì iioiniiù, che, tra il finire rtf?1 ttc^coÌo p:issalo e il co- 
mÌDci^fr ilrl noNlm. Iiorii^^no fm i ctillon ÒKg]ì stutli ^lileìani. Da 
che (1 IjitgcangiiL ;>tTfTiiiò e il Vrntiirì diffuse la scnterijca, ^è rip^ 
luto 6 si ripete dti UilU che dalilec fu primo n introdurre nella 
Mdocaaica il prtnoiplo ddla couipmi^ioiie delle forr^ t- d^lle inOi>cità 
virtuali, Oi'a é am fatb> die, fc^ tulle Te A^nlenxe^ nnsstin allra « 
pìA Aliena dal v^m di quelita, 

Qaii] dociitDPnK» che altL^Mi aver fralUeo vcrumenle professato 
il priiinpia, che la ru>ultjuiU; di due foiTe è deteniiiitLiU in intcn- 
siti e tu direzione dalla diagODAlc, si cita il tiM^renia II ilollu (juarta 
Giornata iWU- l>ue Niifivr Snt*injft \Ta il O;irie?*to, nrl l<'in|^i sli?«o, 
aveva applicalo ipii-l ti^orema alla Ine»', come si può vedf'-rdal § 2" 
del eecondn capitoln iklla Diottrica pubblicata in francese nei dfì37. 
Kfl ^ a noUtr die l'AnInre, il quale, oime alb^ve, anco qtn ìn^ifite 
«alle ornae del Ki^plera. ripett^ ì processi diuioslrulivi elevila propo* 
mSojkO XIX dei ]^ralip*tmmii a Viteltionr^ dove il moto obliquo del 
nggìo liiTnimiHii e incìdente sopra kj specchio si d»?conipoue in due, 
uno perpr-^ndicolare p 1* altro p;ìiall^Tn alla ftiiperficie ile] medesimo 
spe<rr|ji(i (Fnirxidf. IHOi^ p:ij<H ITi), Ami <|ueir Ì[Lg<^nun e ftcìilfttUi ca* 
ratterft del grande Atemannn non tace che Vapplicjizione del teo- 
rema inercinifo ai mori della luec risale su fino ad Alhmen e a 
Vitellion?, deVpmlr aiilori sciivc <|Utyile parole: e Kl addunt ?^uhlile 
ncscio quifl motum luds ubli:]ii^ iticìdtntfis c<»mponì ex inotu pm^ 
pendiculoi'i et tnotu piuallHn mi dt^isi Mipct-ndein d |ih!. pag. 84). 

Galilecj propriamHiitf' rion ^er.^. nlLi'o che tfmlar del teorema tina 
dimostra/iane, la ijiinle i*. rondata »rrpra Tequivoca tra potenza di- 
namim e jtùtt^ìzn tìumurica. Pre^n a quell'equivoco rimase a prin- 
cipio ancbe il Mersenno, corap si par dalla proposizione XXII della 
sua Mfccfuiìca ^ParÌEils lOH, pug. HY) s f<e iic accorse o uè fu fatto 
accorìc appena stampato il libro. Peneri, nella Prefazione Ìnnum&- 
rata, fni Iff allrt^ cow* di che ^i ricrede^ cì è anche quella propOM- 
zìone, dt4ìii ipudr-^ dopo av*^r d^lto eh** exf e.r mente G ali Uiei pag. ^50 
IHatoyoniTit, immeriialamente 8Cjgtr^unge : a quod tamen mìnime 
renim esse vìdel^jv. » Non falso il teorenìa, falso !! principio dìnao- 
ftmtìvo, che cioè la poteiua ddla re«ullan(eaìa uguale alla somma 
delle |jo1«*nze o de' quadrati delle due corDitoiienti : anzi it teorema 



138 



Storia tkt m^^dù ^>erimcnlal£ in Italia 



1, sc<^oniIo ì [inncipii g;ililobiii, non sarobbe vero, ec flon m 
coso Oello ror74* ortogoruili. [^ pei-nicìose coDsegueitfe dt cosi fatu 
riotlhno rlaranno alla noetra storia della Meccanica soletto di ian(9^ 
e iinp<:>rtant« discorso, ma mbnlo pof^siamo a Teder quel che si ^MH 
di Oalilco, rispetto alle relocitì virtuali. ^ 

Ch' ei veramente proff^ast^f^ questo principio é chiaro da quel 
eh« nella Scicnia Mec^ranica si ì^gge (Alb. M, 03), e da e[uo1 i:bfi 
dico altroTO (Mb, Xin.i7lì> raocogliest che, nel tnuar dello \lx- 
canichc, quello stesso principio non cru nuovo n^li aulnn. Guifii 
baldo Del Monte infatti, benché non sapone formularlo e rend< 
goncitilc^ pur ne fccf^ in quutdio modo Tapi^ieiziono nella 
done XIIl De Irochiw, e nel corollario I della prìniu pro]<>sizioQe 
oxe in peritochio, come Jn altre parti del »uq Mù<hcrìicùmm IH 

Galileo |ioi ò Terissimo che, di quel principio delle v^ 
virtuali, m* foce due insigni applicazioni, distanti cosi di tempo 
lorv), da segnare 1 duo tcnuini estremi dclU glorioeu Kicutifica 
carriera: l'una airequiUbnodm liquidi nei vasi comumc&nti, l'i 
^la (corìa dei piani inclinati. Non ftapremmo dir propriafnent^ 
TAutcri^ lei Dt^tooreo intorno ai f^lkgtC^'tntì presentisse le dUflcol 
promosse contro la sìia dimostrazione, la quale in TOrìta non con- 
clude, .40 non nel cafio che i due vruiì comunicanti ?ien cilindi 
e Tertieali, b ambedue di ugual calibro. Quel cIh* pu^iumo poi 
asserire por ecm oerla £ chc^ non appena ebbe trattata, in qucll'. 
^unta da ULni alla stampa leydese del 111 Dialo^, la nuo^'a ti 
del piano inclinato col principio delle Telocità virtuali, ohe comii 
a 8Ctiipole£giare intomo alla venta li quc^llo ^esBO principio. 

Si fonda questa nostra certezza suir esame di quelle carte il 
formi e dÌi;or\lìnati% su cui lu mano dcU'Aulor? o del Torrìi 
divì^rcno la rilormn, in ^i^t parte nidioalo, da fir» at Xml 
dello Duo Nuove Sciente. Si rileva da questo carta cbe tino 
prìncipii da riformar? en> quello nppunto dello velocità virti 
avendo qualche durezza nelV apprenderai come mai ^wf/a 
giomnza che non ^ ma ancora ha da essere, possa produrre u n ^ 
eccitò presmie (ftfSS, Gal, Div. IL R V. T,IV, ciK)). S'accenna etflB 
dontemento, con £Ì fatte parole, alla teoria della libbra di braccilM 
fisugoati; teoria applicata da Galileo alle braccia di disugual ca- 
paciili di im ^fono pieno di liquido: ma die il dubbio si ce^cndeESc 
altresì alta ntiovn teoria del piano inclinato, si par da queU'altiu 
nota che dice: pensare se è vero chc^ per ritmere un p«o, 
tanta forza quaiua ne fa quello per scendere (ìtì). 



P-uire II — ÌÈitt^tnc prelimhMre 



139 



Che il principio delle \'clocita \iitiiaU ai rìlt^ios^o poi per ilubbio 
e ìnoonci udente. 3' argomjQla <lai modi che il Torrìceilì. il Bercili 
e il Vìvidnì, con tutta Taltra scuola. t:ftlilei3na, tennero net loro 
meccuniei teoremi, nei quali quello stc^o prìn^u^ùo, ncHi stolamente 
non si vede promowo, ma vi é corsilo con c;:]u più sollecito studio. 

Antonio Nardi, anzi, nelle Scctì€ /Ucadcmdi^, adduce quella 
9te$3£i dì Galileo per ragiono dol fuo repudio, dic^iìnrando^i aper- 
lamente «f che mtile ,-ii persuodotto i Meecenici comunemonle com- 
pen££LreÌ in una bilancia di dI»U{:uaU braccia la velocità del melo 
con la prandejza del momento, onde cercano di render ragione, 
perché questi peel dìBuguali, dn disianze rcdprooimcnte disuguali, 
pedino ugualmente, ma ciò non e in vero cugtorK' dell'equilibrio, 
percl>ó co^ discorrendo e' adduce di un etfctto in alto una rttgioae 
in polenw (MSS. Gah Disc, T. XX, pag. 862)- 

Ne- era, in qiKgli ingegni cagaci» fienzo un giunto motiTO il re- 
pudio di una doltrina. dall' alti-a parie, verissima, fierciocché, man- 
cando e^ del calcolo inliniteaimale, mentivano che, f^nza gli aiuti 
di qin?Uc, il principio delie vclocilà virtuali mancava di fondamento 
dimostrativo. E infatti all'aiuto degli intinite!iimi ebbe in ultimo a 
ricorrere il Grandi, per tentar di salvare il teorema galileiano del* 
r equilibrio dei liquidi nei vasi comunicanti, bendic non riuscisser 
a porer not^tro, n metterlo ni sicuro di quelle urgutc censure prò* 
CDOSsegli incontf^D dallo stes» Nardi, nel seguito del discordo ora 
citata Si vede dunque, per ridursi alla conclusione, con quanta 
storica verità ed a««nttezza, nella comune opinione, 9Ì tenga che i 
principìi dcll<? veloL'ilà virlu:ili e della composizione de' moti ^ in- 
comincia^ero ad introdurre e Gd applicarsi al trattato delle Moc^ 
canJchc da O-tdileo e dalla scuola di lui. 

Si com]>rendo, dopo cìd, assai racilmente in qual conto si possan 
tener da noi le sentenze di uomini reputati autorevolissimi, quali 
eono il Lagnmgia e il Venturi, per tacere di altri. Che se noi ve- 
niamo a concludere altrimenti da loro, non vorranno i lettori far- 
cene maraviglia, e anzi speriamo che 5i arrenderanno docili a cid 
che ne rappresenta la Storili, le conseguenze della quaie^ solo, ci 
rendon la ragione di alcuni fatti, e ci ficoprcno nel tempo etecco 
la falsità o r insufllcten':^ d^llo ra^icni invocate lìn qui, per ispiegarlL 

L'aspetto, sotto cui si é presentato tialileo agli occhi affiisclnati 
dì tutti, é proprio quello ch'ei divisava n^lie sue int^^mni: a nossim 
altro meglio che a lui è riuscito mai di foi«i credere al mondo 
qual' ci voleva apparii*, l'unico sole che sorge, senz'esser prcc«- 



140 



Storia dct metodo tperiw^nìoh ir* /r«f«a 



dato da aurora, a illuminane lo (enebredd iuon*3o; U ci-^^ai-^r 
somma dal Dutla di oj^ni fidenti spmnwntuk. Uà cIììuul^u^. -^ 
prefpudiHi, noD s'è lawioio in tutiD privare de) ssodo, compren' 
assai ^ìlmenle ebe uds lai pretensione é oontrarui ai falU, ed ù 
CDDtranu ai consueti ordini della n;ittii-a, com'è j^iusto contrario 
questi stessei ordini che il ^lo m^CA GUiroriz2onle, f4Tuz'eGt-«M- pi 

Che sin Tt^^m^^nli^ qn>^l1a tal pretensiotw contraiù ai Teliti, 
mostra ad evid^-nza, et ^mbm, la prima parte del noelro Piacer 
Quale eletto e numeroso stuolo di combaitentt per la \*6ritàf centro 
t-li ari^otelici errori, non ci pBSA^ allora ordinata sotto i noetri occhi 
maravii^lioti ? Or tatti cosI0fx> pi-ecedettero Halileo, nello specula^^ 
e nello sperimentare intomo ai fatti della N;ttura, e gli furono flj 
^li pclevano oeser mneslri. 

Cfic i^uella pretonaionf' poi di non voler Galileo riconoeoei 
fuor che <[ualcho »ntic[\ nes&nn allro a niaefttro, sia contraria 
Gonaiietì ordini della Natura, »ì [limosina da noi infin dai primi 
cipU del nostro Discorso, quando, a inve^titjnr l'critrine del lusl 
ccnoeeerc, ci incontrammo nella noces^lt^ delle iruliKion), I 
naturali hanno ultimamente dimoelrato ch« Fon rimAsli lun^mi 
immobili nelb cofti dotta eift della pietra i> in i?<!tatD nnoo più 
va^gio I popoli, infìntantochè non siano approdati a loro altri |K>pi 
più inciviliti. Da Platone e da Archimede voler d' im salto pungere 
a Galileo sarebbe lo ste^^so che, da' ficchi della Fallerono, volt 
saltare alle foci deirAmo. Troppi altri rivi, troppi altri fiumi $01 
80c«i per ogni parto e &i «ono ap^iunti a l'ar la piena a quell'acqi 

È forza dunque di conferire che ^n rimasti infrannati 
coloro, i quali, non ripensando a que'rivi. a que'tiumi e an^i 
t^do la loro ccnlluenxa, hanno credulo che d" un unico fonte, prii 
dpio dì sé medesimo, sia scaturìta TuberU di quel fiume 
Le nostre conclusioni Gtoricbe perciò cosi repu^nanti all' opini* 
comune «velano queir in^^no, e nelld siie ragioni spiegano il fai 
Perciocché noi non nefibiamo, coutrariamente alla verità dallo 
quella confluenza, ma h mettiamo arni a]raport4> degli artifizii 
colui, che s'era studiato d'occultare i «^greli canali, d'onde gli 
riv6 tale abbondanza à" acqua finente. 

L'albero della acienza, per tornare a quell'altr;i nostra pritiu 
immagìue, era stato troncato dal ferro ìnfmoaUa ^ua ceppata. Sorsa 
dal taglio un irolilaiio pollone, che attrasse tutti 3 *è i «ucchi nxH 
itìXiti ritrircolanfi nelle barbe fiottoterro- Quella profonda ceppai! 




Pxmt II. — Dl^fOTfo p]vfìi)«£ruiiv 



i4l 



lungo IftvorìO di secoli, rimai^ta un po' per natura tin po' per atUì 
□a^co^ta, seconda le inlmiziotii di Galileo, in daii> a credere rhe 
ni>n fo^^e quello verameute un pollone rigoglioso, ma nn albera, 
il quale non riconoscesse Altra origine che <UI suo proprìi> some. 
Il nostro scaiìdolezxante diacono Ita messo quella «ott^nanea cep* 
paia allo scoperto, e &1 miracolo (giacché V albero in clie »i vuole 
impersonar Galileo» ac fosse nato di seme e giunto a hi grande altesEia 
sarebbe roiracolo^o) Jia sostituito un fatto naturale e perciò vera 

In altro modo, i>er ripigliar queiraltra simiUtudine foi?c meglio 
appropriata, Galileo inMitiil una Tirannidi^ iti un Principato decre- 
pilo, Mando l'arte di tutti i conquistatori, che è quella di arric- 
chire dello spoghc dc^ìi uccisi. Oueste spoglie volle far credere che 
non fossem appartenute a nessuno, e il nostro Discor^ ha scoperto 
che ciò non u vero, come lo attcstano i &tti e lo conferma la na- 
tura di ogni conquista. Ma un' altra più elTicace conferma, che ve* 
ramtfite V ifilaurj£Ìonc galileiani are^c tu natura di una oDnquista, 
«* ha d^il vederne conseguitare al conquistatene ì consueti danno- 
sissimi effetti. 

Ijc^ aMiri»^i^oni, 1* esilio, le stragi, che è costretto a commettere 
oolm, 11 qualt? \ucl scio partecipare del Regno^ som.) per* nece^MtA 
nccaiiioni di odiì e di vendette, che si suscitano pìi'k che mai feroci, 
dal sangue e dalle ceneri stesse dei vinti, Di questi odii e di queste 
vendette il Regno di Galileo va famoso, né (rar che sicno stale fin 
qui ritrovate, di l^ulo etTetlo. le giu'tte ? propornonnle ct^onì.Son 
ricorsi, per consueto refugio. all' jgnoranxa dei tempi e alle reli- 
giose 3uperatiunni, qua^^i che le ìnTiovathci rloUrine dei nostri giorni, 
chf son pomi di lil)erlà e dì pro^rressi^ Tìon abbìanM nvtilo e non 
sieno per avere sempre, fra gli u<»mini che adombrano ad ogni 

Kività- i medesimi sXavorcvoli incontri. 
Cerne ai concilii la condanna dei Dialoghi dei Due Massimi 
sterni, e U dedica al Papa, dtì libro De revoiutwtùbus, è proble- 
& lasciato iiTGeoluto ancora da tanti declamatori^ ai quali riman 
pure a iq^itrgarw come mai fosse tolta liberta a Galileo di toccar dt4Ic 
dottrine dal Copernico, e fosse largamente concessa al ULilltaldo, 
mutato nome in qiii^llo di Filolao. Oome mai cosi franco il Etnben^al, 
per fare una Imrla agli ^teaxinti, facesse pubblicare al Mersanne 
IMm^arco, e il Ibrtlli nella Ketlera sulla Gomcta ascisse fuori in 
aliirn pilagorìfìo, tanto pauroso, adombrBndo dclf Inquisitore, pa- 
rendogli di vederselo innanzi sulla punta dd piedi (MSJ*. Gal Cim, 
T, XVHl, e. ISo)- E chi volesse per cin:\ri?(il& seguitare a interrogare 



i4/ì 



Storia del mctùHo tpin'imajitah ut ÌMf*a 




'3 



I muti^ clomiiul^i'el>l>e ancora come si coucilina ì rigorosi tli^ii 
di Roma colla pubblicuzLoru' delto Th^^yricne Mcdùforum. Il pi 
ctpe Leopoldo Atà in gran ti^idazione, perché ba saputo che l'itt- 
quiflitor di Firenze fi iilfìcollA d'approvar la Elampa del ììbvo. Mandi 
il Hedt, il quale torna dicendo che all' Inquisitore era giunta con 
lolalratsilc nuos-a, asaorondo che ogh noi* nwa mai fatta mH 
dìffUoUà (ivi» e. 133). 

Ma perche da troppe parli tom^Tobbe provalo die ncIF 
ransa dei Iciiipi e n^ills relig-Jofie ftuperstJzioni noti »! Iro^-a la cai 
aufficiento degli odii suscitati conlro Lìalileo, noi crediamo però 
non andiLiv^ errali, attribnerido quella caufQ allo olToso Tatto ai toni 
che rìma^«ero segno alla sua conquista. Michelangìolo lUcdr ci 
l)ot(ìva intender quetr^nìmo grande miGglio di nesaun altre, altri* 
boiva le coatradizioni patite da Galileo alIVMfrw/a voHiia pretidert 
a»! qw$ìo e €^n quelh (ivi, T. \IX. e 205). Né senza pn^fondi 
conAderaxione si può passar questo fatto: cbo, mentre tanti iìe<:U* 
malori son »ortÌ, 9pe<uilment« oggidì» a rimpiangere »opra le 
crenture; <?glì, CalìW> n^m ne abbia fatto mai motto, ncmmt^no nel 
lettere più segrete e piti conlideuti. Nella schiettezza della Bua 
scienza, e neiraltczzji del suo proprio senno, troppo ben ccfnoscey^ 
il mio di nei nomini di dar la cotpu ora a una cosa ore a un altra, 
mentre aiam qua^i sempre noi steft^i occasione o caum dellEi nosum 
svenlum. In conformità di que?^tt sentimenti, che non gli ubbiamOj, 
attrìbiiiti a caso, nella solitudine dì Arc^tn, vicino a lasciar qu^fl 
Rcguo cbe avea con Uinta conlrarietà conquistalo, dava al suo ^^ 
letto Viviani questo documento: procT^rar^ ad o^nì potere di sfug- 
gire o^ni lite e con/ror*r*itf teiterarie «wt chi w sia {m, 1\ XVII, 
e- 09). Egli riporto i \*eto le pene dello liti e delle control 
da 9Ù in tunti modi contro sé provocate, ma gli riman la 
d'a^^re cyli solo recato ineslimaì^li benefìzi :ìUa sdenta. 

Come mai il male ?ia quasi una nec^^ità» d'onde tante 
Tedesi derivare un gran bene, é un mistero cbe a noi non 
d' ìnTcstìgaro. Ma é fona in ogni modo riconoscere che i vijni, 
lati da noi così libcmmente e irrererentcmente so si Mioie, nell 
Yìta acientifica di Galileo, furono una necessità a condur la di 
impresa. Tcrcbè, o la si rappresonla la scienta sotto V ìxùtùì 
di on albero, e ci biaognava la riolenza del ferro por recidere 
rami vecchi e farvi sopra ripuUulai'e un ramo nuovo; o la si 
presenta w>tto l' immafnno di un H*rgiio, e bisognava contrucidi 
I fratelli, perché il potere vacillante e diiiperso, M riducesse 



JBfli^ dì un solo. ConliUuU fin ipii il^ti umììi hc^ìtiun^ì o iìMe i^ne 
dfiUa Tirmutdi^y poi^ianic a rass^i'oiiare il pensiero ne' gr4L[idÌ£Ùmì 
benefizi che n^ smi conseguiti 



IlL 



r primo e principale dei beneilJi che possa un conquistatore 
arrecare ni 9110 principato, e che «sarebbe sufficiente |>er sé solo a 
dover perdonargli le oi^&^i\ è quello d'istituirvi ardili! sari, pei' i 
quali pmssa la Hepiibblicu prosi^enimeiile vivei'e e pixjgredii'e. Oalileo 
Yeramenle inconiìncìò a ìnsUtuiro questa eavii^zza di ordini, n^Ua 
Repubblica d«.41e ^ctt^nz^^*. k' quAÌ ebbero pt^ci^ di >iuì il più l'alido 
icnpul^ ai loro progTf^SM. Fni'due lìàìi gruidi ;inticlii Mnic^tri e I» 
gisìaton deir um^ria ^apionta. preri^ri : placiti di Platone, in oan* 
Tormità dei qiifLli sonter»Ì<ivn chv t il voler trattar le questioni na- 
tunili; s<^n2a Oeom(*lHa. è tentar di f^ar quella che è iinpas'iilule ad 
esser fatto u L\lb. 1, ^4). La vera Filosofìa, egli dice « è ficritla in 
questo grandissimo libro che continuamente tì età aperto itinaniì 
agli occhi (io dico l" Universtiì ma non sì pu6 intendere, fo prima 
non «'impara a j»t>-mb<r l;i htì^nw i- connfti!ere i caraLLerl ne'ijuali 
è ftcrìtla Egli é ecrltto in lingim matematica, e 1 caratteri son trian- 
goli, cerchi nd altiy figure geomolriche^ senza ì quali mezzi é im* 
possibile intenderne umanamente puroh; sema questi è un a^z^iraisi 
vanamente per im oscuro laberint<i a (Alb. IV, 171), 

QtieU'altn Filosofia più comunemente seguitagli parre un'or- 
gDfflìosa vanità, una tempi-ilà estiviiaa. « Ksli<ema l*»merità mi è 
parsa SL'mpnr ».[uotLa di coloro cbe vuj^lìon furc la i^npcìli umana 
misura di quanto possa e;^pp:.i opt^rar U Natura » (Ali). T, 114). 
Che se ArìstoUlt' la «oMunr lo canino degli elTetti naturali dalb 
dtaleUica de'i^iK<i »il|t>gi$mi, Galileo gli ^i oppone cosi con animosa 
franchezza : 11 A me pare che b Lo^^ìca insegni a conoscere se ì 
discorsi e le dimostrazioni.... procedono concludentemente, madie 
dia insegni a trovare t dìecorsi..,. non credo io» (Alb, XllI, 135)> 
E se il Prìncipe dei peripatetici va cosi studloì^am^^ate in cerca delle 
arguto speculazioni, e quanto son ^ù recondite, tanto più votonlieri 
le àk p4)r vere; Galileo, lutto al contrario sentenzia che 4 b piCl 
amjnirrtbìlc e più da stimarsi condizione delle selenio dimostrative 
6 Io scaturire pulUiInre da principìi notissimi (ivi, pag- 00). 




lU 



Stùfia tM meUdù fjieHtn^ntaU *h ftatkt 




Hft 1 poco gtorerebbe istituire ordini «avi un prìncipe, t )it- uuk 
vuIo«s6 finn apease se^irìì con gli esempi Cìt\ come m tedr, 
tanto poco giavA al VenilamìOr àie per questo solo andA a mirili 
la EUii L-o!ii ben divis-iki Inslauraziona Oalilco inxrct^ non si ccn* 
tentò di scgnur ki via o di ordinare iJ campii tkUa battaglia, n^i 
lliorì con l« amii ìn mami, cnntro VenMFe, « Unta gloria ri|'i-i 
dalle Me vitime e tanU aulorìlà ne L^ona^gtil, che^ non TininiMi 
apparve o »\ àisse la sua, ma legittimo pnnripato. Or questo k 
altnì Ikfìn^lmo grandissimo recato alU 5C!«rnza da quell'uomo. 

L' intrattenersi qui a noverar quelle vittorie parrebbe 
Tana, perché troppo udzl bene son conosciute (la lutti e da 
cc*i miignincAte^ nbi? Cobii^ il «piale ì^ riporta, non é si 
lenut'i coroa prindpe valomAo, ma é adorato couie un Nume. 
per<:t»è questa é una esagerazione, e ogni Tizio conduca nelFeri 
non farà maraviglia se da noi si asserisce che Galileo, da'suoi Mi 
adoratori, è così poco inteso e cosi poco studiato. Chi fa n^pidi pì^ 
speciale professione di ^iidii galileiani^ non entra i- 
alle speculaiìoni della gran mente; incede a\-er rat1<» -^-^ 
a contarci de! suo procesao, delle amicizie^ del numero dt-'i^uoi 1Ì1 
stampati, dei mano:icrittì. E ba ragione costui, perche, se 
mente divina a un sacro tempio, non debbono entrarvi dentrO' 
colcbrume i misteri piedi profani. 

Sia a noi per verità ò ambrato allrimenti. Pen^ua^i che Gì 
i un grand' uomo, ma pur un uomo come noi, ^fo^etlo a >izu 
ad errori, gli ci siamo a%'vicìnati per vederlo e intenderlo mcgl 
e abbiamo imparato da lui a non credere e sostener pejr vera 
cosa, perché l'ha detta un uomo. 0«c' ranalid, che inorrii 
a mentir dire che Galileo ha sbaglialo^ non imitano certo ì più 
lionati e valoi'osi dìsccpolii come il Sagredo TAggìunli il Nardi, 
Viviani stesso, ì qu^di notarono con libertà gli errori detti dal li 
venerato Maestro, e ne la.^iaix}no scritte argute cea-mre. Non 
aTvedono quegli stesai fanatici chOrì<e fossero nati tropeoli addietro, 
si sarebbero sottoscrìtti nella lisla dei Cremonini, e non ripensano 
che Aristolile» verso cui 9ì commisero tante irreverenze, era ve 
rando a quei tempi, ìwm assai pii^ di quel che non sia ora lo 
Galileo, lodato a cielo, perché fu il più irriverente di tutti 

Ripigliando il costrutto de! discorso interrotto si volerà 
dire che giusto appunto, per essere le opere scientifiche di 
esagenìtamentc note, e perciò, ci si perdoni il bisticcio, ignote, ai 
vano bisc^no d! i^<ere con più dfócnrxione esaminata. Ma pei 



PAATfi 11. — IKKùrsù prttmdnare 



146 



1» 



dairalira parto ei pu6dirchc questo è riolenlo principale di luUa 
la nostm Stona, crediamo perciò di dovercene passare, comcnton- 
dt>ci solo di notare uno cosa; cbo mentre gli odoratori attributsccmo 
a Galileo, perchè qualche* ui>mr> autorevolo o male infoncalo ^o 
r ha suggerito, meriti che non gli appartengono, non si curano poi 
di riconoscente e di esaltarne i merili veri. 

Nella ecionza del moto ì meriti vm di GalUoo incominciano 
dalla dimoEbfct2ioae doUe logj^ dm ^mvi, che cadono natttnUmente 
o soondono per gli archi di un cerchio. Tutte h iillrc scoperte, cbe 
procedono a <iuo^ta, fi?on retaggio di una scienza pii) antico. Di qui 
è che, 94* i suo: ammiratori malo a fanone lo dicono creatore delh 
Dinamica, troppe debolmanle, datralira parte meltcno in opera le 
loro armi, per chiarir l'cffìcacia, cbe ebbero le galileiane scoperte 
in aprire alla Meccanica la via de'mioi gloriosi progressi. 

In Idrostaticn, Galileo riman forfic inferiore u Simeone Stevino. 
Il Diacono intorno olle GalJegi^iftnli <.^ uno splendido commento olle 
leone di Archimodo, ma se puro la scicniavi si illiifllnL, non perA 
sì promuove. Le tivolctlf! d'obann, o d'altra materia più grave in 
specie deir acqua, non ^]l^g;^Ìano per In spinta idrostatica di sotto 
m su, corno 6i poteva concludere dai teoremi aleviniani, ma sa so- 
etengono a galla, perché, secondo Galileo, aderiitccmo air aria, la quale 
per attrazione le tien raspose come il ferro la calamita. Nonoetanle, 
Taver diciùarato cosi cloqucntamonlc quelle dottrine^ rima^^te nei 
libri di Archimede, o ignorate o male intc^, fu merito grande^ e 
occasiono c-ho altri, ftome poi presto «i vide nel Caslelìi e nel Tor^ 
ricelti, vi faL>:3aero ^ndi progresEU. 

Neir Idraulica, qualunque Bìono ìe pretensioni dogli idolatri, 
lileo é scpuacc del (^a^telli, ma il Trattato in forma di lettera 
sul tiume Bisanzio, benchó b matcmaiii-a astrattezza delle dottrine 
non le faccia ap|>licil}ilt alla pratica delle ncque correnti, apri no- 
noslanto largiiinenlc lo via a tiuovc spc^-cub^ioni, 

Ncir*Vslronomia, rmgcgno in tidiloo c<_»nooretì colla fortuna, 
li felice accorgimento che egli ebbe di badare, non alla chiarezza 
dei vetri ma alla lì^^ira, lo fece uno de' più abili Ebbbricatori del 
canocchiale, che, rivt>Uolo alle plaghe del cielo, gli sveltì quelle sue 
gnm maraviglie. Ma in tutto ci*, per cui vicn citato lo scoprilorCj 
ba più merito la fortuna che non T ingegno, o per dir più giusto, 
quello 6 merito dì un o^pi^rto moccaniciv no di uno scienziato. Co^i, 
né il 1-cntana. n^ il timpani, ne il Divini, squisitissimi artefici di 
canocchiali, hnmio giiiìtto merito perciò dì esser chiamati &9trc<nomt. 



G^miJ - VùL r. 



M 



i» 



Storia del nìttod& sptrintentaie ui Italia 



Astronomo é Galileo quando, posalo lo stmmento t chitul 
oocbj delk vista maUTÌalt% apr^; <^ui*l1i dell' jntell<'Ur> a itpecultf 
fi^Domeni ooserrati intorno a Utore, o nella leccia dolla Luna e di 
Sole, AMroTK'tD*^ è quando inventa nuovi slrumiMiti e divisa nuo^ 
metodi n prclimr, nei moti plim^Uirii, gli sp«xtì giustissimi e i tcm| 
S'ammira e s'esalta, per avere egli il primo scoiarlo i) 
gioviale, e se alcuno mai rauove vooo d'averlo preceduto nell 
perta^ ù aileiiTilo d^l furore degli zolaniì, che gli »oJTocano le 
nella stro^rEa. Ma qu^indo pur Tosse difì o Simon ftlario altri an 
aero veduto le quattro lune intomo a Uicve prima di Galileo, ci 
T0iTebb*cgli dir aò^ se non che quo' tali aTe\Tio> strumenti p 
fiijui^ti, e occhi più acuti di Jui*? Oi" chi oscubbe diru che ciò 
fosse possìbile? 

U merito dunque non «insiste qui, e chi et: lo fa coi 
mal provvede alla gloria di Galileo. Il merito vero, e per cui 
rebbe giufitamento esaltato quell'uomo, consiste neiraverdimosi 
esnr la stello circungLi>vialì veramente lune^ e neir&veme esatta- 
mente misurati i tempi periodici e le medie distanze dal ccntni 
Giove. Ma chi é, tix» i fanatici ammiratori, che si sia curalo d'i] 
vestigare per quali ìngcgnosi^imi metodi e strumenti rìu»ci<5e 
tanta feticità Galileo, in qucet' operazione nlTutto njova ncll'j 
nomia? Parve aver fatto una gmnde scoperta a colui che tro\'ò 
dette alla luce Y KUemeridi de* Satelliti di Giove, ma codeste don 
scompaginato e rimescolate ossa di un ccdavon?; per cui vera a( 
porta iorcbbe stata piuttosto r infondere in quelle mcmbmil 
loro, e antico spirito della vita. 

In ogni modo, tanta varia novità di scoperte e di doÌtnne7 
usiate fuori con quella splendida ve^te clie ritraeva ccvA bene in 
la ma^ilieenjtu dot pallio lilosofico di Platone, conferiva, per 
nimc conscUEo a Galileo rautoi^volc digita del l^incipato. 
felicemente conseguito il fine della nobile e altissima impresa. Tutl 
i dotti di quo' tempi, non ecc4?ttiiulo il Keplero che prira^^ggia fra 
lutti» s'iochinano a quella Autorità o con lo voci congratulanti o 
col silcnrio. Quei che pcesono ascoltar la nva vocp del NUicstro 
tante verità o a\'erconlui famili.'irj colloqui, e cormpondL-itza e] 
fitolare, bc ne tengon beati. 

Sot de' principali fm costoro Daniele Antonini, che ìl vui 
Isficiatogti rientro dalla vita diplomatica riempi^^ di ftpeciilazionì 
di fltùci spelimene, Ccsai-e Morsiti, studioso di Ahlronomìa e 
proprietà del magnete, Paolo Apt\)ino inventore del corno acusti< 



P&£TB IL — Iht^orto pf«U$tdtiOrÉ 



147 



e Gioraii Frunc^ì^co f^gr^o, b pia amabiW flguRi, fri le Ian1« 
oompaise «opra qu^u magnitlca «cona. fì*>ntÌluom>> e pn(rÌi:io ve- 
ntziaiK), fra le delìzie della vita signorile e le gran curc clolln poli* 
tieOf attende alla fabbrica dei vetri per i nmocdiuUì e de'cann«llÌD! 
per uso dei lermomeiri, ce' quali, da si^ perfirttcjiali, sperimenta 
nc'varii ambienti le vzm temperature dell'aria. Tanti anni ovanti 
all'invenzione dello finimento lurrlcotlìano <■ 4l(^lta muechina pncii- 
niaiica, effli è il primo u fai- V e!<perienza del «uono nel ruoto, e 
indovinri la vt>ra leorlca della visione, «enia ppnsaiv al Porla e aver 
IcUo ancora U Keplero. V.Ì, con libera franclieisa, sostiene ;n tal 
propo^ltOr la i«iu propria opinione, contro Jl direrso parere di Ga- 
lileo, che a lui semina e apertamente lo dichiara |Jer nn errore. 

Anche Farle si rivolse a riconoscere TautoritÀ di «questo prin- 
cipato, presala foiw de'nuovì benefìzi e inìxìatria* de'nuovi connubi, 
che sarebbe j>er rontnir Colb ^n'.'iiia- RelV esempio di cjiii"*!Ì nuovi 
connubi l'abbiamo in iluc e(ra.^U«>ntì pittori, Domenico Pa^^ignanl 
Lodovico Cardi CÌ(ioll, cl^e appuntano la matita dei pittori a di* 
segnare le macchie ^oloji. Anzi il Ptuisignani ne fu o^sen-atore cosi 
diltfienle e appassionato, da venire in conte^^a con Galileo- A lui in 
cgni mc-do si dee la piima osscrvuiione dì quelle pi^fondìt?! vora- 
ginose, chi* ammannlrono al Wilson, turiti anni dopo, I** sue teorie 
(Alb. Vili, Ì70V a luì le prime owiervuzioni delle mt^ntuo^ìL'i nella 
arconfeivnirt lunare» (MSS, Halil Div, li, P. 1, T. VII, c- 12ì. 

n Ci^oW lascia manoscritto un libro di PrtH^ettlva, a cui, per 
cs«ere ^t;impato. non rasncù nemmeno Tappa^vaiìone ecclesi:islica 
wtloficritU nel di 6 ili Fffbbraio 1028 (MSS. Gal Dir. III. T. Vili, 
c-107), L'Alberti e il Vinci avevano imma^nalc quakbe icgegno, 
per cM^'uinr con piA facilita e pr>'*tewa, ch« non per te solib- re^^le 
d«l)e linee, 1 dì»^>^nl dì PrcFVp^atìva, ma il Ci^li rkonosctrndoli 
Odl'arte di piccolo aiuto, inventò due nuovi strumt^tl, nella toro 
saemplìcilà ingegnosissimi, che egli nel 11 libiv del suo Trattato 
minulam^le desaive nelle parti e neir ubo. Bi'ncb*> le regule, che 
ifi egli e^poiie dall'arte syXB, sìeno puramente pratiche^ sonz' altra 
dinio«trdzione; non >i può tuttavia la^iiu- di notaio che \^i trattata 
un imporlaiit'^ -nn-stiitne scientifica, id »^ ipiella tM modo e del 
luot^> dove "$* i^nifri^rei^v^Tita la vista. Che la vista non si Eaccia nella 
parte anteriore dell' occhio, e nemmeno det centra del cristallino, 
come elicere tiidileo. il Pitture lo dimostri con argomenti e con 
<«l>erLeuze si nuove, die ^ ne tiotix:bbtf onorar degnamente qua" 
lunijue nioi^fo. a Quando »Ì fa qualche concorso di materia fra 1] 



m 



Storia del jìveìoth upertmentaU ht IfaUa 



aveM 



crrsUUÌDo t ta monaca, irgh dico, d par veder per farla ali 
lontano qualdie coftt dì simile aÌìa Ida dd nigoo, e cdsI di cotoe' 

oscuro il che d fò manife^lo che la :«ennuonn e più mteimi 

dell' umore acqueo e. non p&rc cho possa essere il centro del crt- 
stillino pt^rrhè comò centro mm ò capace della dJvena quantità i 
(ivi, e. ^J^), 

n Cigoli però, cosi come d Sagredo* erano alkci dal far pn^ 
fetsiomc di scìonia: l'Anloninì, il Marsili, TAproino non ne 
Tano nemmeno essi Ì-t pretensione^ il Passipiani che prclcnd 
qoalcbecosa <lì più, come impotente di sludìi e di esercìzi lette 
era sotto solto da' suoi nmici derìso. Ma biwipkava pure che l' au- 
torità del nuovo principato galileiano fos^^e primieranienle rìo« 
Miuta da coloro che cAerciU^iuio il ministero della scienza o 
pubblico insegnamento dt'Uc scuole o oe' libri Nelle scuole pefù 
profassorì Taceviino assai, »e approvavano col silenzio. Fnt coloro 
che dìfibndevano la scienza sperimentide re' libri vai per tutU V 
pio del g^nOTCde GÌo\'an Ititi^tn Balijknj. 

Chi dipinge ìl Balinri invidio» delle plnrie di Galileo e 
competitore, non lesse bene add<>ntro n>::tr animo» e ne' libri di I 
n Trattato fìc mctu naturati i, ndl' aperta intensione dello stiisso 
antere^ una confeima dei teoremi dimostriti ne' Dialoghi ddlf^ 
Scienze Nuove, conclusi por una via dh-ei-sa e in uii altro mu-ìxtf 
cha p^r ìt luddo ordine e per la brevità, riesce maraTÌglioso. Obi 
vuol vctlere qual fosse L'animo del filosofo genovese retso il Prìn- 
cipe ddla Nuova FìIosoJl», ne legga ìl commercio epìslr!"- 
cialim^tiliì \S dnve in liberta del giudLdo concilia feU^ alla < 
dell'ossequio. Co^i là dove crìtica la teorìa delle comete data iw4 
Sagsnsitore (Alb. Supplem. pag. 136>; eoe! là do^^c dioe che non è 
tolta una delle ma^^iori dil'lìcolti^ nel risolvere, dcU' ultimo Dialogo 
dei Dtm Mofflimi Sistemi» il maravigUoso problema del Husfo del 
roani (AIK fX, 266). 

Ctìn fiduda di discepolo rìcorre il Balìani a Galileo, quando 
vuol sapor quanto vi\da lungo il pendolo clic halle i ^Lf^vindi, por 
aervin^^ne, fra ì tanlt tisi, a quello di li^vaie 1^ Inn^hidini; quando 
vuol impanire ìl modo dì ritnivare il p*?so specifico dr-irarìa, qn;iTi'Ì^ 
C'infecwe con lui i suoi pensieri intoi-mi alla pressione atmosf^t.i .:, 
per cui ié Hodir^n l'acqua dentro ì sifoni» non più sii che a una 
d^teiininata alti^w. 

Ma €lìi> ci tmtti^iiianno noi con gli ammiratori seguaci o àìeìm 
a coloro die ne piofewarono le doltnjie, con o!tseqiiìo di dÌ*icepoU? 



pAHT^ IL — BidcorM preUminare 



149 



A confermar (ìaliko nel principato dotla scjcnzji coiìfcrìrona massi- 
mamciile ^li stessi -^ikjì conlradìltori. Si venne ^ %'erìncare cori ukclic 
■la questa parte quella approvala sentenza, che i nostri pìà grandi 
benefattori ^«ouo i nostri propri nemici, (luanli gi-an teneJiTii infoltii 
non vennero alla scienza dailc conLraUjzionl dei pcripalcUci? Sì dee 
senza dubbio u costoro l'aver djlo ocoi^iono a (.ìjlilco Jl scrirerc 
più che la metà de' vuoi libri, u dei più belli: essi, nel faro ogni 
fifono di toglieiia, gli confermarono in rw>nlo la co]X>im del Princaputo. 

£ om ehe, co's.ivit ordini in^burati e coli' «esempio del suo 
Talore, é riuacilo a conquisiarBi qjcUa corona, concUidiiimo i gran- 
dissimi brnetm ch^' alla Kepubblicu della ^ienza sog^ìtnrono da 
tale conquista, A far ciò non bisogna oramai & noi trxipp^ lunghe 
piirok, l'itornando indietro colia memoria ai principii del iitxstro 
Disooraou Dicemmo infatti che la miglior maniera da ringiox-anire 
rolboro della scienza, per tropp^ì lunga eia trascorso, ora qjello di 
ravviare i succhi nutritivi dinpersi, e condensiir gli spiriti dissipati 
ni tm tronco mìo. i^ues^to é ciò appunto cbc riuijci di fare a lìaiitco, 
e per cui egli è così moritunienlc glorioso» 

Noi nL<tfoniJgliamm^ col Yerulamio la grande impi^esa a una 
conquista politica, iiellu quale la forza sola non basta, so non va 
ffpeaso crngiunla colt'ai^tozia* Di queste a.4tuzie, da noi di sopra 
uolate nella vita scicntilica di Galileo, molti saranno riiocistt SCBik- 
dalrrT^iti, ma costoro »e non s^' acquietano ai fotti si acquietino ol* 
meno in quel principio che. nella infermità delti.' epei^ioni umane, 
suol prevnlcre alla retta morale, del fìnc cbc gLUstificu i mozzi, Tru- 
CLduTC i fratelli e arricchirsi dello loro spoghe, é un mezzo illecite, 
ma pure era necessario a instituìre una l^lonarehia nella scienza, 
c^iia' è necùTt^ario al finu del villico il trucidare! in un albero ì rami. 
Fa**sero rimante le varie ì^peculazioni e le vane scoperto disperso 
nello Stevino, nel Santono, nel Cavaliori o in tanti altri, non sareb- 
bero riuscita ai progressi delle SL-ìcnrc spei-imt^ntali tonto effìoaei, 
coskc digesto in uno stomaco ^to, d'onde ?i dis^pcnseranno a tante 
membia la rila e gli alimmli. 

Ri|R^ii8audo quello a chij fu dalla Vrovridenza riserbato Galìloo, 
chi meglio lo riconosce nell' esser suo. e più l'ammira, E^^li non 
r», ne poteva csaeie il create^! della scienm sperimentale, ma ne 
fu il rigeneratore^ e Ira pooo vedremo la fecondità della sua prole, 
lYimu pcn> eonvien che ci tmtleniamo intorno agli ordini e agli 
iTtrctti di quell'ultra iuslauruzioac, u cui ^'nccenjiava già in quel 
jrimo no>li'o mtrodtir^i a discorrer di questa. 



t50 



Storia M mtftocfa tptrimmt^ in Jtaìia 



IV. 




Koa avev'a ancora Galileo dato l'ultima vasaio tlh coslìlatìti 
HxA suo nuovo Regno, cfao 9Ì leva dalla montagnosa Uretagna 
vento iinpt^luo«o a forjre, abbatterà e dSsperdire lutto M cho 
incontra i>4>r via. Quel vento 4 l'orgoglio fliogofico di Rifilato 
t«6Ìo, il quale prf>cbm5nrto ad alla voce cho tutto II ir»>n^i* era 
a qud tompo siiisuto nelle tenebre e nell'etrora, viene ad 
tere il triste e buio tugurio dell' ignoraitza por sbostìtuire ad 
di stia propria mano ricuslruito, il nuovo odjfìzio dejla scienza. 

È questo dunque un con«[ut!)tat4.>n^ bin assai piti ardito: G 
rispetta l placiti dell'anUca tlloi^ofìa, o fee«si discepolo dì I^aton^ 
stguaee di Archimede; il sao Regno è circcscrUto, it non esce 
d<Ola cerchia dei Tatti naturali. H CLii'tej^c» ìm-ece protesta di n 
riconoscere tradizioni di nessiina maniera; la sua impresa é iju 
di voler da sé solo restaunir la scienza universe. Se ogU av 
confidato in sep^eto a qualcht? ^-uo savio amico questa aixttta inten-' 
zione, ei ne lo avrebbe» senza did)bii> distolto, dtcendofEli non pò 
esser quella altro ohe; uria follia. Mj pure è mirabile etie tifilo 
Carlosìo In pubblico^ a dìvtKire gli ordini e 1 modi di quu^la 
titsinica impressa, tutr^ltm ch*ei»er tenuto folle, ebbe plauso 
tnr^ maravì^lmtt e titolo di spiente. 

II libro, in cui sì divisano queff[i ordini e quei modi, usd 
publlico nel IIkÌT ton un titolo, ebt* sì tradus^* m quello di 
citniìin Fhilosophia^ *t altrim'i^iiti DisserUitio de niethodo retie 
ffBndae rati<rtìi3. La bt.>llexza del patrio linguag^o, ìn cui prima u 
fuori alla luce il libro^ fu una d^lle prìndpali cagioni per cui 
maser) cosi doloemonto allottati, o quu«i si direbbe sedotti i ietto 
Altra poi di quelle cagioni fu senso dubbio un lura concUiatrì' 
<li pace nello prima, e un approvato sentimento di verità ncll'aH 
due regole pro^Tidorie ia seguinii, Int'^nlo che. di^^ti-utta la vecchi 
non fii sia rìlattn dall'Autore e rkostruila la nuov^i scienza mora] 

V eflìoada poi di queste re|[ole suir anìm^) del lettore, e qu 
l'amba concilalrice di paco che si diceva, sì rendono manUetelfi 
consiìderap dio la belleaaa e la verità di quelle stesse regole soo' 
tolgono lìì diti^menti dell'Autoro il carattere delta follìa. 



tURrs II, — Dhcùi'èù pr^JimirtariO 



ìH 



lì ion passati e quasi non f^enlili in grazia dì quelle, e ìa con- 
ndliTone, che fi^ loro è inanlf^ala, finisce poE di operare la $o<1uzlon 
ir effetto. 

Che fr^ le regole del metod3 e ì divisamenti del Cartesio possi 
un'aperta coiUi^dixìone si prora con facilità in poche parole. È li 
prima di quelle redolo infatti che fO debbono seguir le ubante del 
proprio paese. Que^ regolai ù *4.^nio. dubbici concillati'ìce di pace, 
in!( * in apiTU conlratli/ionc coi prindpii prore*i>sti dall'Autore, 
secondo i quali son quelle ui^anze false^ perché sug^erìlc diilla igtto* 
ranza unireriale. 

Ld. lena regola hetlisUma è che non si dee voler mular l'or* 
dine al mondo, ma alle nostre cupidigie. Ora ee si trasporta questa 
regola djlja FJIctM>fl:i inorale, alla nalunde, coiitradìce :ipertamontL> 
a! metLXÌi lìlciiorjci del CarU't^io, cunforme ai ijualì il mondo »1 inula 
veramente u seconda delle cupidigii* de^ ll0^lro intelletto. Edi ci6 
la Ihmo^u teoria dei vortici per esempio. 

Senz'allixi. s'intravedo già che se Gableo è II Platone di c[u$sto 
evo peritilo (Il-I riw^?rghiu'ntj della scienza, il Carle^io è rAristO' 

E laiilo (' vivo H ivicarnato lo h[iìi41;> di-l fìlos*>fo di Sfagìri nollo 

bra del Fila^ofo bretone, die d'ogni [«arte ne traspìm la &o- 
miglìanEa. Arì&lotile nccnmoila U Xaltira alla capacilà del proprio 
intelletto, e la ragion dei fatti la f» scaturire dall' artificiosa dialet- 
tica dei ^ìllugtsiui. Pei-ctu quanto una di qur^^le ragioni e più sottile 
e ai^guta, (-mio ha !<^E>cundo lui più vrripore di verxi. La bcilild di 
qpiegai^ ì f"tli tmlin-fili vi ;t!ji^rmrtf d;i hiì i' drtlbi mw Hruob, com^ 

.0 della iiapiileiiv:i dtlli niigione a dnrninurti. 

Che da un simile principio »ten pure Informabe le fisiche ««pe- 
laziori del CHrtesio, due soU fra i molti esempi! piace a noi di 
ieglicre per provarlo, e ^on qaesU due esempi rimo tollo dalla 
ragion ch*«i rendh» dell' ori^'ìiie dei venlì, ridirò dell'origine ^Mlu 
fonti. ]jii \t^ri'hiii. r>«ica ^mmirltevri che V cf«idjir.ioFiì iVi >ollo Terra 
commove»<em ì va|H>n delKarìa, e rc^l »v»?*«<4m origine i vpiiIÌ. Al 
CaHfTiio tn>pp<* facile parve questa ^piegaiione, né raen semplice 
a qn^w puerile gli sembrò -lueir altra delle dtlata/ionì i* dri con- 
den»:imentL che l' nvvìc end arsi del Gdom e del fredda piViduconO 
widli* nK)le dfdl'aria, Perek^ «.iccoi'se tosi a quel difetto colle ;»igu/id 
della sua nnova TdoMorwi. 1inriia-;inò che le dìVìt;iùoni, da caù vien 
commoiua Vnvì», sì pieni ueei^^^ro nelli* miriiine particelle flel v»p(ire^ 
le quali, agit;ìte e nuiriiie in giro d;d secondo elemento, OL:ciip»no 
jnaggìore ^azio^ a somiglianza di una bandiera menata m volta 




"ree 



in 



Storia M m€iwU tperimtnlole ut UaUa 



I 



iluli«> -i^ìU iniinì JgU aliitìie, < Qìxiim -.^[ìons fcirmam habent, 
tulio lUiknim adoo est codciLiUi ut c^lenimu rtjleijtur in omnefl 
partes, quemu<tinodum Ijueulo pcr<(ucni ftinìculns tniìectiifi e&t, ca- 
torrime rotato, rMomus runtcìiluin rc-cium :ilquo ext^nsuro porrìgì 
<M€ier. Krancor -iOM. pog, 131). 

La sompUcilà della fisica antica ammetteva die <lagli sUUic 
dello Devi e dalls iDfUtrazione delle acque piovane avc5s«ro la loro 
origine le Irmti* Ma il Carlegio, come di sopra era ricorso alt'arguxia 
dellff bandoniote, coe^ qui ricorro alfargu^a dep;!! alambicchi. Im- 
maginò cho le aoqud del maro «' ìnsinufisscro dì sottoterra e si «ol- 
leva^i^tTt allo solaio 'lì vapori, i quali condensati poj dal H^ddo soUu 
le ctjp<:»Id dei mnnli, giunto comtf nel coppello dell'alambicco^ to 
na^ì^ro ad apparire qua e li in acque «orgenti. 

Quc*sta nuova sorta dì FiloBOlla natui:)l^, (dte tanto a) vivo 
i%i£omiftlÌa &IIa veccbìfL illosofia «ìi Arb^lotile, vìztaUi nello radi 
non poteva non riuscii', al pari di quella, stenle di buoni 
Quali frutti in \wilà di?tte la Filosofia cartfffetamL Mio Bciense 
meiitnll ? È vero che il colebiv Autore della DisEerUuIone del 
lodo lorniul-) nelk Diottrica b l<;g;^e dello rirrazlonì, g divisò o 
Meteorologa il modo vera del dipingersi e del ntpprasoiLtarsi al 
nostri occhi l'iride in cielo, ma ^la a vedere se questi $Ìeno ve- 
ramente fruiti della l'ilo^oJia cartesiana. Il Newton, a principio 
credette tali, ma poi eì ridisse, e attribuì la )pf?f:e delle rir 
allo Snellio, e al Do Dominid Lt teoria «iell' arco baleno. 

Maglio ch«.' al mantiscrillo dello Snellio, come fa primo a 
t^inunre rUuy^hen^, il i^u^ilo però, u liscontrort^! il Tatto sullo pa. 
dello stessiti manr^critlo fu ?f*condo dopo Isacco Vosslo; tKiì 
mo cbe il Cartesio allirt^a^^e piuUosto a un libra stampato. 
Il Corso matemalico di Pietro Ht>ngiini*i. Pr-rciiVnon 4 meiito 
l'Autore della Diottrica nemmeno Vaver formulata, come VTIuygb 
il Ne^vton par che (rii concedano, «inella le^pe <\o\ìst proporzione 
costante fra ì ^en\ ùe^iì angeli incidali q do! rifnitti: né ^uqÌ p 
ma del Keplero, ne sono i principii dimoati^tivi. 

Quanto all' iride, il No\vtcn clic nelle Lezioni di Ollica s 
contentato di diro c-^SM^re stata dal Cartesio, a !>pif!pre il fonom 
apparoicluata la via. nel Tntttato di Ottica poi dico che fu U De 
Dominis tir ctf/d>tfm>w«, il qtuile prima insepni^ cbe l'iride inle- 
fioro si fa per due rifi^ioni o una ritlce^iono e l' esteriore per due 
rirraii<.<nt e due rille^iciom. Or, per am^^re alla verità, convk-n dire 
eh** que^U) L* fateo, e siam ccstrotti a ct>ncluderc che il Nei^lon 




1 



PjIHTE I[. — Dìicorsù preliminare 



lóS 



m Y#'desse o non eiaminawif liene il Trattalo Dt^ ntdtU vUiis ci 
r« del celebre siialati^sp. R chiaro ìnlaUi die le doppie rìfntxionì 
f* te di>ppip riflessioni <lcl Dr^ Dominifi hanno tuli* altra «^ignilìcato 
che nel Cartesio^ e se quealfi son coofonni alla verini, quelle san 
delle solite prrìpuUrtiche Imtiuigln^i^ìonì, Né ^fTtitto gUistu SL'mbi^ 
a noi i^uell' ;i1tr4 sentenr^i del NtM\hjn che cioè il Orii bftio non in- 
l^ndesse h natura dei colorì^ avendo egU rasRomii^lìati i colori del- 
l' iride n quelli in cUrr ^i disperdono ì ragp del .sole rerratti altn- 
\em> ai prl?«mj fiimigr>1;in. 

Su qualcimo pem'i pi^eced^ il Cartesio nelh srJentlfir^ »p»e- 
gitjrione del l'enoineno mnleornloj^co, quasLi fu, nò )[ De Dominio 
ìnn Ferrante Imperilo. E percht^ non è facile che il loiibifio e *yti* 
perbo n^ctimu h piegasse ;i lL-gg>.*re T Flistr^-ia NuLiirali^ dei nc^x) 
NapuletiriiLO, non ii^U ad ammc-ttere .^e non chi^ egli rittinge^sse, 
conii* du priin.-i fitute, a] \Tìuirn)Ìcui iellato drillo v.\fMta Cm^oHQ con 
oi;g<%IÌOMi 4lJHpn>z/n, 

Or il Mnuralico^ che Tra tntti i prt?cursori del Newton l\i primo 
a intravL'dcr la teoria dei colori e a Iratlar dell iride rome d' un 
fenom^iiio rT ottici! mu tematica. lNi.*«lava *;ola ad aprir la via al C;ir- 
te^iOr a cui, prevenuto gii ueW^pwkn/A dellQ palle piene d'acqua 
die appariscono Iridi^ì^eati collocate, rispetti! all'oochio, in deter- 
minala |>n<tìn^ne e dinlanzri; non bhognà, a rÌ;Holvere il pixiblonuv 
altro più che l'uso dol calcolo e della geometria. 

Olii poi, cioè ne! calcolo geometrico consìstono i meriti ^Ìngo- 
tarì del i''arte>io, il quali- ci rivcb anco da <|Uf:>lo parie lo spirito 
aristotelico informatore ddla Mi;i iitJD\a Fitosofia, Si vide ìnrìlti che 
tmico fmtto delia wnolu ptriipatHict non fu che V algebra, come 
ralfrcbri ap|i1iaLl;i fu pure ]' unico frutto della acuoia cartesiana. 
Que7*Li Me<«s;i applÌf--i7ioni^ dell'AIgt^bra alla (iGoraetria rende la ra* 
^ione di qnalcuno di quei pmgn^:<t^t, che lo stesso Cartesio fece nella 
Meccanica, bianche anco di qui trasudi la pece ariz^tolelica ìn quelle 
snfeliche sotliglìeerj», h>sp qua e là, per !e sue Lettere, come Uiocl 
iiuìdiosì, a cogliere in fallo ì Leoromi di fialìlro. 

ìkk Adh >teri[ìt& d^o^i buon fruito di ì^cienKa sperimoitale il 
Cjiiesto da >c ^t^T^''0 s'accusa i* si conf«'»Mt. S'accusa, quando, nella 
Prefarion*' ;iìla tia^Iu/.iiini' lafiun dei Priiicipii della Rlo^olla, dice 
che ^11 resterebbe a trattar della Madicma e delle arti meccanìdìei 
per le quaii si ricliìeiloun ^-perimenti e ?-per^i? quibus prìvaius jtiofù 
ego mm nisì a publico adiuiarfhtr par esse non pots^t. tìaUleo, 
ch« fu tanto più povero di lui, non fece mai di queste scuse, e si 



154 



Storia ttti nirfoi/x» aperìmtntttU in ìtatki 



libcrii dallo >;po»«, <jtie i^t^c^^rrono ^i sit<n-ifnoiiUjr*>, lahbncaiido 
stramcDti collo ?4ue proi^ne mani. 

Il Cartesio «Itre^ì da se MeB»ù rti ooufefuta, quanilo in $q]U fioe 
della flua crebre DlA^^rlazIone del MeUKÌo, dop'av^re aocenDalù 
alle dottrino lìsichf^ profea&ate ed esposto ncUa Diottncii e: 
Metoorologta, >:oggiuago qiiceto parole : € Ncc me etìam 
ulltirum ìn\'enlor<>in e«so iacto, >=od tantum mo nunc^uam illa^ i 
QWifi adoptaeeo, voi quod ab alita prius reoopioc fai«sont, vel qm 
Don fìiifttenl, Tiu-um unìcom banc ob caa«am qitM mìlifc ea» mi 
perstiasiwct > (Francof. 1002, pap. -iO). K così intende forse m 
bìlaisi col Maurolico o col Keplero, col De Pomiiiis e con lo Sn^llìor 

Ma come n conciliano c<^i Telile confc^motii colle orf;og1io«t 
preteet Jol Carte^^lo? Una lai domandi Qon pud moiivr che da oo* 
loro, t qualt si p**rri!iadon.) elio l'Autore della Dis^Tlaaione del 
todo dnsBc qtulehG ìmporcanva nlb spiepaztonp dì un f^nrUcolnr 
di Ottica di Meteorologia, Quelle non -ion pc»r lui altro ^^he mìt 
cadute giù d£i più lauta mensa. Miche son tutte quelle raccattai 
no' vuoi libri daOililPO, e fra qu^rll^ >:ie»«e miche, dalla t^ria d« 
mu>icu in fuori, non cì «> nulla di buono, di'? ^ tu vuoi set 
al convilo della ^ìenxa, par che egli dica al lotlci'O, corca il 
libro cli'.ì s'inlilola Prineipn dHla FttCì^fia. Vedrai come dalle 
giUizioiit del lìlosofo, nella prima parlo dello stresso libro, e*c* iiSi 
Ve^Bimzà di iJio e del mondo. Vedr^, nellu tersa psirte, come, 
mezzo dì moti vertiginoFti, bÌ slabilìdcan le leggi che govem: 
rUnìverBD, e nell'ultima di quelle parti aesìsteral <ila te stesso 
naMOro o al li"u>iformar>ii il «ciio della tua madre Terne 

Quando $i pubblico il t^t^moteoro dell' Huyt;;h«is e il Nt 
^mostrò della Filowfìa naturult^ più veri Pr'incipii, dbparvoro 
seducenti fmitasmì cartesiani da;!ti occhi di lutti. E che ci riii 
di rtìaltA? Ci rimase TAlpebm geometrica e i due Trattali P^ìì 
(tnimae b De kùmine, dove s* inetituisc^ V intericrt? e^ame delta' 
coedenva, e i fatti psicologici s'illustrano colle mutematicbe o colla 
fisiologia. Ecco quel cho di si^eota vera rimano al Curlesio e ilb 
FraticUL Tutto il ^e^to vi approd*"- d'Italia, come frulli» di quoH'al- 
bere che unico fieppe metter le radici rei buon tirreno, e che r^^ 
mase perciò unico a rcpiare in mezzo siila foresta. ^H 

Mentre la patria inJ^ommat Infingala dal seducente lin;*ua^ir> 
e dalle bollo prometee, s'aspettava di riposare ali" umbm, e Aea- 
dendci la mano ai i-ami dell' amatcì indigena pianUt. largamente 
lOtiar la fame della ^(^tenzn, :^i trovò a mendicare altri frutti ma- 



r^AiE IL — i)un>r*o prttiminare 



1» 



luratì »ot(o altro >4>le In terra straniera. Per m<^n vergogna, l' riuasi 
cbe alla memlicìtà si votesi? attribuire gualche p^irte del mento, 
il pietoso ufficio fu i>-)*nnìe^so n fUie uomini, i quali partecipavano 
delk due patrie: Niccolò Kabriii di Peìre^ ed fc^lia Ujodati. ?iati 
tunbOdaG di stirpe Toscana, dalla TD:«caiia trupianlDroiKi in l'nincìa 
la 5CieQza, come i loro avi vi avivano già trapiantata la ramiglia, 
e per loro raciao principalmcnlt? risuoo^ in fin ih il noroc di Ga- 
lileo, e vi »i dilTa^^ero le dottnne. hmaelo Bullioldo ne illu^tiTiva 
]« dottrine astronomiche e Pier Ga'tsendo le mex:c^iiiche. La lii^ca 
«^rimentale, anchV^a dal Cartes'io antivaeuista re^a impotente, 
fu introdotta in Francia da Mitrino M^rsenno- T insetto volante, che 
portd d'ttiilia suirali il polline fecondatore. 

Oual pio piena conqui^itu. qual pii"^ brga villoria si poteva ri- 
promollL-re il nostro grande Iiiilìano? Quell'orgoglioso Bretone, che, 
per libidine di regnar solo, intendeva non tanto di trucidai^ i Tra- 
felli, ma di^perdrre per fino ogni memorili >k-gli avi, rim^ise Ini* 
cidato anch*e^t»o. non dalla punta, ma dall'ombra della »pada di 
Galileo, il cui Heyi>o unico dura, e i discendenti del quale son come 
teribils oste ordinala in baltaglìa contro rernirc, 

Sar^bc ora il tempo per noi di pa.ssare in rirlsta quel com*- 
battenti solto un unica insegna, se non ci attraessero a sé gli sguardi 
due ombtr solitajio, che avvolte nel pallio filosofale procedono coti 
r«gal maestà indipendenti. Come mai^ in mcEEO alla strage olto- 
niannt de'dae fieri conquistatori, &^ noli son rimasti superstiti, 
qu]»5Ì fa^iiero giudicati Ì soli mprìlf^voli di compartecipare alle glorie 
del El'*^so'? Sono essi (ìii^^ìir^lmn (ìilbert, e Guglielmo Ha^^ey, 5ui 
quali due, per ccnosceili meglio, convien tener alquanto Raso lo 
«gUEUxlo. 

Fm^ senza dubbio h uosUti curiosità il veder che Galileo, 
unico ttt ì eonlemporaneì, accoglie il Gilbert e IV^ia quasi alla 
dignità dei Rosoli antìcipi. Né con minore cuhositii pure sì oseert'a 
che il Cartesio, nel Gilbert e neir narxey. come nelle due sole im- 
mobili torri, abbia llaccjtto il vento desoìatore doila aua superbia. 
Ciò Mtol dire es^er grandi davvero^ se come tali riiron sentiti e 
temuti da quei due che volevano !iovnineggÌnre sn (ulti; ond'm noa 
e fuor di proposito V ìnvesti^inr qui brevemente, di quella grandeiza 
che esce cosi fuori dell' ordinario, la ragione e i meriti. 

Né in ordine u ciò è da lasciar dì notare per prima cosa che 
ì due grandi Inglesi si distitifruono per du^- qualità diverse; l'uno 
dedito principalmente all'esperienza, l'altro alla apeculazione. D 



ISO 



Storia cTtfl metodi tp^imcnt^xk ih tiatia 



libro Tk mttgntk è ima fiei)U€l« di fisici sperimr^mi, seiiic-i i1uIIjh> 
avTedutÌj»Lmi e nuovi, ma che tuLU sì a^giruno ÌDìoroo al inedi'^ìmu 
soggetto, con una ceiti prolissità, non forse ingiustamente notati 
dal A'"i?rulamìo- Di specubzìoni veramente non ha il Gilbert kl^m 
che quel ccncelto lodato da Galileo, e qualificato per iatupendo,^! 
riguardar cioè la Ten? cerne un maf^ieie e iJ magnete sLesiio oome 
una terrei b. Dtl resto ei^li rifUgg» duirapprovarqoe' fluidi maglia 
tici introdoUi àJÌ Sarpi o d:d Porta, e gli pisco rD«giio dì dar, con 
l'antico Talete e con lo Scilii^eix^, alla calamita spirilo di vita e 
soQso animalt. 

L' i?Mrcltazlooe anatomica De mofu cordi$ delV llarvey é al 
contnrio tutta una specubzione. Non òegli nùcv che dimoi^trì «pe- 
rimentaUnente il moto del «angu< nel circolo unnrersale dei vaii 
Egli lo induce pnndpalmrnle d;iir anatomia delle arleiic e dalle 
\*aÌvcK* delle v«ne. Del iv^lo, e^ili noti f^ in remm^nt^ il ^ngw 
Arterìijr^ ritorni nelle vei^o prr nnnsU^mosi, o perchè le voiio stean 
lo rteorbùQo distperso e mtagn;inle in mezzo alle (tiro niu^o 
L'nsporit-m;» Messa pivìposla d^ Galeno a lui pare impossibile d' 
^irla nffgli animali Tiri. Non ptl ji^r che po«ia riuKcIv? a ne!«ii 
d'introdurre un canni^lhno di matteria inifjparente nelle due im 
calure dell'arteria recisa, e &w per la i^ran vi^^Ienza del 
die irrompe, ^pure il noi^ro Touunuvi C^^iielìo dimostrò, co 
r IlarvoLo, elle Tesperienu di Galeno si poteva heni^imo praticare, 
0, ne^'lì animali vivi, por, S4ilto gli occhi de' rigiurdanli stupiti, 
sangue che fug^ espulso dalla statole del cuore. 

L'altro libro non men celebra' dell' Harvey è quello De g 
fxitiong animaUìtìn. Si disse che per lui fu finalmente cuccialo 
ptmicìOf;o erruro della generazione spontanea. Chi vi toma b 
però ix^n più naturo giudizio, é cixtn'tto a concltiden.* ehe il g 
FìloBofo jtigleso niento altn» T» che costituirò a lUì «jTor^ un errerà 
pifh Tieto. Egli ammetto inrattl nella materia certi princIpU aaimali* 
prediRpo^ti diilVArtelìce eterno, nella primitiva oràolon d«lh) e 
pdncipii che T Flmont chiamò col nome di orcAW, e t' Ilarrdo, 
fedel Induzione, primordii. Du cot^i fatti principii disfemlnatl 
e là per V aria o caduti per caso in paile dove trovassero far 
voU oondiEioni al loro iucabun^ento, avrebbero, secondo l'Autore, 
origine tulli quegl* jn^-tti, dio non rieon^>é^^ono un padre. Ma adi- 
mostrar che veramente ogni animale, stia pure di qualunque ìnlì 
ordine, rIconoM:e un p^dre e uni madre della medesima y-pecief 
bisognavano quelle attente e pazientemente ripetute espediente, 






J'Aftii: IL — X>itconc pnliminare 



157 



«i credftTa l'Harvey di pot<^r supplir con ìe Ipotesi e con le 

rinni : e^^perlf^n^e ctie pnì riiif^cijxinn cosi bene aite mani del 
RinIì t". tlel Malpiglìi. 

In ogni modo, il (lilbert e V Nai^ey Mino due ingegni singo- 
lari: il primo è mirabile per Vaiie squi^ti^ima lìi sjx^nmivitnre e 
riiltro por una potentissima virtù d' indurre la verità ibi fatli sem- 
plkemc^nlr osservati. Se av«sscro uvuta roniune la potenzH ddl'in* 
gt-gno, com'c-bk^ro Dimuiif' la patria. d'aTiibtvIue loro ìnmrme lai- 
rebbii iiw'^il» 'A iiiOTiflo Itila i>^sa pi-iTt'TIì». 

Or su fjunle alliem m^it ^ rnitUirìila quella Ul p^^rr^zìon^^? Sul-' 
l'alb**]!^ vect^hio, rispondasi, dplla sciama italiana. Obi legge la Fi- 
sìologhi Nuova i\fA Magneti? non ha bint^no di Lintì ai^omentl a 
peiNundfrrvi che il GUlìert nuri attinge- d'altronde lo prime tradì* 
zioni dellj scienza niHgnrrtica che dcill' Italia; dal Fracastoro, dal 
Sarf», dal Pnrl*i, Chi legge rFjterr.ilavionft aiiatfjtnir-a f)^ motu rm^dU 
noti h» hiftii^TLO di far lolite domande: ris[>onde d:i hA medesimo 
l'Antony più coi Tatti cb(% con [e parole^ ej<tit>r qneiln Ì1 frutto elot- 
tÌ!i<iìino degli iii*ipgna menti padovani. 

Consolatì dairamiiiinir tali dm; rrutti cho insaporarono isotto i 
«oli d^Italia, p^oprti ì più T^porgri^nli i-ami del vecchio aìbi-m della 
ecienEfu iwa i temprj di vnure una volta a Ti'ier quai rigogliosi 
ipoUì^equair. uherlÀ di fratti *ì prodiir,eft«em iir^H'albcai nuovo. 



V. 



primo e più eletto dì qu^i rampoUi, è il bresciano don Be- 
Castelli. Cottiti nella gf^nenirjune animale il primogenito 
««ÒI, m'alio dej^li altri parti, m^soniiglÌHr le virtù o b' fatt*7/i« %\»%»q 
del padn»; Disi nelle o^mìitt dcìiringegiin il Caxkrlli ha più '^Irrite 
le wniigli;m:re con Galiteci. L'Autore d<.d Dialoghi de! moto, potè 
con dirìtt:) intitolar queir cpera Scimiza Nugvìi, e Scienza Ntiova, 
con pan diritto, pntevìi intiloTare i hugÌ libri TAulore della Misura 
di'llo arjptt? correnti- Né l'e^-^er preceduto dall'Alberti e dal Cardano 
o dal più antÌL'o Frontino gli toglie nulla a quella novità o gli detrae 
del s;uo prirR'Ìp;:ito, t^c {lor poco f^i rìpenst cho non conifisle b flcienia 
m nb-^ni^ pnttìcbt* co^zzioni, mit nt^U' oi'dinata sequela di teoremi 
dimostrati e concludi da veri e approvati principi]. Non gli detrae 




168 



Sforma (f<l metodi ijwitntnUxUj in Itatia 



nuOa Leonardo du Vinci, le ^|)e«u]»:oni e Vorporìenice tie] 
rìmaBeTano luttavta infoimi e sepolte nei manoscrilU. In ogni modoi 
gli errori che sì commeUevano nelle dispense iella acque m Lom- 
bardia, con «i (^ve danno om del compratori, ora dei vendita 
attesUoo cbo li qudì lompt iie«GUDO ancori gli arova notali, e 
Unto velo bisognò al Caslolli per pereuader qaeUo v«rjià negli 
inveta^^atJ, A ciò m^nitesìxmiùo segiio dcirappuir duovu fra 
wmini le verità sta^se predicate da lui. Naove, novi che ad al 
apparvero al medesimo Galileo, come, per citare un fotte ftolo, 
trobbesì ar^mentar bcilmente comparando il Discorso contro 
BerLizzolo. coti la LeU<.TU ^iil fìume Bìseniio. 

Altro punto di rassomigliane*», elio il Castelli ba con Lui che 
lo a^^va gi*nerato alla scienza, ó l'ardor di diffondere quolle ostro- 
nemiche verità, che un profondo sentimento sincero di Rebgiooe 
gli persuadeva esser tanto mefflio adattale degli antichi fiUtacDì 
rivelar k i/lurìc del Creatore, Nelle fasi di Venere, prima dio 
lìldo gli avesse palaeati i suoi pensieri» nei moti di alcune slelie, 
ei dubita ossor elT^ttì doltn parallasse annuali?, sagacemente 
YCtde ai:gomcnU conckidenii^^imi a conTi^nnure lu v<erità do! Hi 
copernicano. Nel piccolo mc»ndo gioviale riccnc^^e [fcrfottamente 
ritratta V immagine del più pran monda solare, e nelle quattro lune 
che si livolgono intorno al centjx) di Giove, ({ti par arere il pad 
bello argomento a provar che i pianeti si rivolgono in dimil moda 
ìntomo al centro del «iole. Eijlì, più inTaticablle fcru di qod e 
non appai i^i^e dal pochi documenli rimasti, a calcolar rRffemerì 
dei quattro T^ali>l]iti oaopel'a^'a con Galileo, che di quando in quan 
nota ne'suoi Regtsiri, ch^ T osservazione fatta, pw qud lai ^omd 
e per quell'ora, é Pains Ben^Ml E quando il Caaginì att'*ndev 
airKlì'emeriil belotrneRi. ti Vivìani, perché se ne potette gio 
e perche le rigcoiitraE^o con lu tue nume osservazioni^ gii manda 
una tavola dei moti de' Medìcei^ incerto se essa .nppaneneva a GaP 
lileo al CusteUi. 

Né da pa!«]ire inconsiderata, a proposito dello eeercitaiio 
astronomiche del p* Benedetto, i la prima o»^rvcvzìf>ne dà que 




I 

de\«f 
idaiH 




fascia, che precìnge il corpo di Giove, con quell'iLltiTi, che concei 
la luce secondaria, di che vafuffu&a la Luna vicina al primo qitai 
Dice che. Tacendo egli riflessione a quel che GaUIeo ne' Dialoghi del 
Si>«tema accitnna della medesima luce secondaria, più cospicua ì^m 
mattina ch»^ la $era, adducendone per ragione l'es^^ere In quel tempifl 
la Luna illuminata dal rifìo^so di va^U^in^i conunenli -kM Terra; 



Parti: JL ^ DUc^rto pr^ìwùnari 



1^ 



pudica chp rilrovandosi, in quel tempo che fac<>va le srue ossarva- 
ziODi, la Lana meridionale, dovesse essere illustrata dalla Terra, e 
porcili gli wnn^ ii^ mente ch^ le terre meridionali, allora incognite, 
dovsGsero oisere TastJ£>;ÌrDo provincie (Alb. X, SU). Galileo approvò 
la congettura (ivì^ pag. 248), e ì& «coperte geografiche avveraroac 
il vaticinio. 

Educatosi alla lettura del Sagtjiatore, che, spiegava come lorto 
di Fisica nur>v.i rtolla sxin ^uola. il Ca?<telli scrisse, in «oggetto di 
fìsica fiperimentale. alcuni Tnittatelh o Discorsi, amorosamente roc* 
colli fatti pubblicare nel 160'.* dal priucipe Leopoldo dei Medlcif 
venticinque anni dopo la morte dtirAulore. Quello Sulla visia non 
è ptr verilA che mi cotnmcnrarlo delie dottrino cttichc diM Keplero, 
In quello che egli intitola Matioììoia ix descrivono le prime espe- 
rienze e si tenUuio le prime teorie del caIorìc*o raggiante, o in 
queiraltro Ud modo di ccns^i^re f {grani sì notano per la primo 
volta ì varii gradi dì condudbihtà del calore ndle vario co^tuzionì 
dei corpi. Il Discorso eiiìta Caiamìla, pubblicato in questi ultimi 
anni, non ha, a voler esser giunti, dì che la scìenm dol Magnete 
s' avvantaggi. 

Immediatameuto dopo il CaetelU, si dovrebbe collocare, in quoeto 
splendido Sonato della scienza italiana, Ronaventura Cavalieri, se, 
piuttosto che alle scienze sperimenlali, non avesse allesc alla M;k- 
lematìca pura e alla Geometria, nelle quali discipline fece cosi 
grandi pi-ogreesì, da meritarci thi» Galileo lo onorasse pubblicamente 
asecrendo di lui ch'ei sjr^hbe per riu^^cini uno de'printìpaU ma- 
tematici di quot t^mpi <Alb, XITI, 45). D:dlo *qìcrimentar9 il Cava- 
lU^H non è alieno, ma non ha, o ncm sa trovare il modo d*e$erci- 
tarvisì. Si pnira a disegnar qualche macchina, ma nell'etretto non 
riesce. Preposto «bl Torricelli al Granduca per uno degli arbitri a 
<1ecidere le ramoso controv«i*£ie dol regolamento dello Cbisni^ $e 
ne scusa. riii[Hjndf'n'Ìo che a lui mancava qmlh esperienze ckf 
bhogneria GJicora aver fatto pei poi^r parìar francamente in simil 
fnaterfa (MSS, GaL Disc. T. XLi, e, 223). Nonostante a lui si deb- 
bono alcuni utili avriTtiinenti intom:> alle ligure geometriche da 
darsi ai vt^:ri, pf?r r^o dei i^anoct^hiuli, o fu lì primo che pubbli- 
casse, nel suo Sp^iccMo Ustorio, il peaslem sovvenutogli di com*- 
porre insieme, negli giumenti a^i^ronomict, le lenti ciìstalUue egli 
iqiccchL Richiestone dal Castelli, egli Tu che distese la famosa Di- 
mof»lrazÌone della pix)jiosizione li, inserita dal suo 7«t«!«}^o AuIlot, 
senza mutar parola, ^^i H Lihnj dclli >[iftiti'a delle Acrile correnti. 



I€D 



Slùfia det mtt<»Ìo aperimtntAU in ttatiù 



Egli fu clic di trplendiilì €^ iiuo\ì (-oiio<:tlì illnslm li douw 
gftlìlmna di*lle l^ggì à^ì moli naltirali p. dm fiolHM. 

Alia rama, die 6 cerla di non «essere nm^ntìta, alla Tedi' Ac 
«ì'alìmf^ta d'affetto, alla morte che fa TnnciK) credulo v [haneilc 
indul^nUf, piuttonto die alle opere scrìtta e !lampalc, vn rto-bitor« 
d*p*Mrt annoverilo qni in Irnco Ìu<igi>, VÌn<:oniio Renìejii. Nel ìi^mfc 
tht il ne^otìAto delle Lorgitiidiiti con gli Statt Uniti di OlEinda aol- 
leciliiva O^lìko di dar compililo ordine alle KfPemoridi gioviaih, i! 
Renieri pensara a stampar le nue Tabutm Sccundomm moòrViMm, 
cht il Cavalieri ipudicò degne di Ggscrt dagli studiosi da-iPA -r 
nomia annoverale fra i libri di niagporf»- utilili (Alb, X, 3SW»- iK-l-i 
stampa ne trattava l'Aulfìnì, nel maiVA> del MC(7, con Gatil>^o, pre- 
gandolo volef«e .««rWere a Roma dne ri|;be al ('.a^telli, perchè ^ 
prendesse cura dì muovere parola ;illo stampatore Gnglìelrao fV 
dotti (ivi, pog, 200). Le tnilUilivi^^ untarono pcrt a vnolo^ e le Tavote 
dei Secondi Mobili, intilclale Medicee, perdié deilicale al Grandaca 
Fi^rdinaiulo II, bì !ttampan>no in Firerxe nel 1*k^*. I^rgaimcnl* 
ampliale e corrcHc, quelli; stesse Tavole, furono nuovamente uit- 
presso dal medesimo stampatore nel 1647. lYcgato il Torricelli 
riveder le bowc di stampo, in »ul punita che dove\-i inccgU«rìo 
morte, supplì al tedioso ufficio il Viviani(MSS.GaMU&.T.CXUV,c 

Tornando om inflir>tro al 1*S7. Tialil^^o, che solWitato dal ne- 
goxio delle Longitudini ?i sentiva^ per la vocchìena e per ta cecità, 
ncùei listieosa opem iinpf>t^le, pensA di chieder Tainlo del Renieri, 
rioonosciuto per i calcoli delle Tavole Medicee, il più e-jperto tr\i 
sttOi Discepoli- Il Renieri, dall'altra parte, con Iclter-a del di 11 
cembrc Ì637t rispose che non avrebbe? Iralajseialo curu o dili 
alcuna possibile per aorvirlo (Alb. X, 247). 

Preordinate cosi le cose, Galileo incominciò col padre Vinoen 
una specie d* istituzione intomo alle opcrozioni astrononiichc ne- 
eoRsarìe a pei-l'ezionare i calcoli delle Medìcee, e per prima ^li in* 
Mj^a la sua invenzione del misurare; il t'oro della pupilla. I\»i toma 
a descrivergli l'uso dello slnuncnto per misuiTimc pift csatlamcntr 
le distaDT^e dei pianeti dal centro di Giove, e gli conseipim^ perché 
gli posftano f*cn'ii^ di noi-ma^ li- Klleniendi calcolate già da ?è n 
dal Ca<ttelli. Nell'Aprile del ItìiV* l' Osservatore di Genova bctìto a 
tìalilco poco mancargli per avere emendato in lutto il molo *^'Vr 
Mediceo, e per i-endere ait^olute rLIIcmcridi di sci mesi tiH:in 
(Alb. \, 3SS). Nel maggio ammalalo, tomaio nel giugno al foLicoHO 
laixm), d'accorse che, ad ememlar quL^'moti^ all'equa^ìon tolem 



i 




Pjwt£ n. — DUtono prtìiminurt 



m 



giorni oatumU coavenlTa aggiungorveno in o^'ni modo un'allm, 
nonaia dal numear la vetodtà dà ruotò diurno n$tl'aHòntanar$i 
Terra dal sol^ apogeo (ìrì, pa^. 330>. 
Pro^fTUiva U valenlo osservatore, eoo pmide ahcrità ndJrìm- 
prcsu, Unlo pili oVlìì tn vo(l*ì\'u inforvcruii ii Oranducu e il Pria- 
i!i[>e l^opoldo. cho lo ri>rmvanQ d>y più (_vk:oU«riLi caiiocchiuLi. che 
ri eapeese essere stati f:^bbrt<7aU ia Europa, P^rcliS alla corte di 
Fùranze, U Reni^rì mandava rEITeitieridi calcolate vìa via, prima 
che ad Arcetri, li principe Leopoldo perà no facflvu ri^onirar l'esat- 
tezza, e afille quelle per raprile e poi magf^io 1610, nelle notti del 
dwA e degli otto di quel medesimo mese di Maggio, furono osacrvati 
Ire satelliti compre occidontjdi o uno, orir^ntulc. 4 Gru avendoti dal- 
l' ErTemoncli (scrive lo ste^o Principe al RiMiierì) che in tal notte 
sj dovevano vedere due di quello stelk-'opìentali due occLclcntali, 
mi fa venir dubbio che una tanta dìirerenza, quale non pwò nascere, 
DÒ per b evariar dejrfi orioli nò ptsr negligenza dell' opservatore, 
poaea venire dall'errore della stampa i» (MSS. G^. Dìs. T. V, e. 2i8), 
Par che dunque Tossero quelle Effemeridi stampate^ e così Torse 
TAutoro inicml^vu di mclterc inGÌome a poco f^r velia il »-uo libro. 
Uà in sette anni, quanti n^ decorgcro, (blla dat:t di questa bttem, 
Che è de! 13 matfgio I^i40, alla morte dell'Autore, la pubblicazione 
di qnelle Ta^xle di tanti dei^iderli, non ^\o non ebbe eiTetto^ ma 
neEsuno ea dir &e nemmeno ella avesse avuto principio, lla^^ìono di 
una tale incerlezia è il celebre fallo della dispersione delle carte 
e degli strumenti astronomici del Rcnieri, iminediatamcnte utt^ 
nula dopo ìli morte di lui- Celebro fatto diciamo, por le tanle coso 
cho da tanti no $ono scritte. A noi ba^ta richiamar raUeniicoe 
«opra una lelten*, che, pochi fcìomi dopo In merle At^ì fratello^ scrì- 
veva a uno sconoacLUto cortigiano de Medici Uievan Battista Renìeri. 
« Vivo in Fperanm, egU dice, circa la ricuperazione delli scritti 
della felice memoria di mio fratello : ne attendo pertanto ravviso 
del)' effetto, avendo intenzione dì pubblicare alle stampe fopemche 
egli ha composto del moto de'pianoti medicei di Giovo» E perchà 
forco r ìramatora sua morto pti ha tronco quu" concetti, che sperava 
col tempo di pnidurro alla luco, deeidororei porlanto, avendomeli 
tu sua viiu parWcipala, firli pubblicare sotto il suo nome a (MSS. Gal 
Disc, T. V. e. '■23Ì). Da chi Giovan Battista sperasìM) di recuperare 
M manoscritti, non ^t sa, perché non lo dice. Forse potrebb'eeser 
icl Giu^pd A',io$(ini, su cui fjcero ridere un sospetto di flirto 
limo Galilei e il Viviani. In oj:ni modo però, né Giovan Italista 



Ciiw-BÉ — roL J. 



11 






Rfini^, iii^ Cosimo Galili^i riuttteMioa rrcuperarf^ l< 
tello p d^lfavo. Chi- \r t^iii*«erO pili à^ Prsi uib Bi? : . . : . i 
tifiu dì FireiìXA, noD sì 9» [terò oome nA quando, In unV^rm» TA 
i> si^ <\e\\f* KfTeniPndi e ilegli altri MtxAìì tntomo al M«l/-tna «11 Gì 
non %i trovarono ver-aniente, fi^ le CAri^ del ìfotiaco oliTetaiio, al 
cho le ocfio {iiibblicate ilal medesimo Alberi, si può ripeti^Fe r] 
die si diceva dianzi, ch« cto(> la gloriu scietilifjca di Vincenzio B 
DÌerì i affiliala nWa faiiu, alla fedi^ a qncflla rivL'rrnsa cho ins|ii 
la miirle. 

Meii fainnw) nel posU^rì e meai fortunato, pr-rch^ nvW 
ptiMilir^jiM^iile Itoli- pot^ \h i-^tiSiìYxt esercitar!» il silo di-nle, fu 
Famiano UìcheUni, una strana figtira di uoono, che soguanilo 
chiappar milioni con le sub scoperte, morì net 1666, vecchio di 73 
anni, nell' indigena. Propugnatola' df^lla Medicina statica del SaBt4h 
rio, percl*é pitì volte il giorno, nuand'cia ancora scolopìo fiotto il notoe 
dì fr.i Fruncesco da f>. GÌuTP7ppt.\ i4Ì prosava sul1;4 f^bidera, per bn 
L«[>erÌ'.^iLr^ in ^* deir ini4i.'nsìbil« tj^sptritxione ; i ra^^u/i lo addita 
piT Ir \ìv. dì Fin^nw [^bijniiatiduln il Pnàrt Stadfrtm^. 8|xtcciui 
tuAìtì bibib- limonate il mi^liojv nprcrtleo per i::ìocÌar la ri?t>br^ 
fiorentini lo provei^ìarcno con molli ai^utì, e eon epigrammi. 
Cavalieri» roiirojidefid'i insieme Tahìlità d' idraulico cxm quella 
Tnedico, illuso juima ■■ poi deluso lieir^ffìcacìa dulia ricetta, scrive 
al Toi'rìcollj, n prf>]jo«itu dt.fl1>^ Cliimie, « clif* ki pnposla del pa 
FnmiT^ijo ;)tidi^i^ al puri con Valtnt di rlìtanarmi d^ilU jtodagn 
(MS5>. fiaL Ois, T, Xt.. t:, ^STÌ) e il fii^ducM, in ogni rnodu, nitn 
poteva perdonai^ l' apostasia dall'ordine caUivinziano. CiA nomislan 
fu niello ad ammaestrila nelle malemaliclie il gìovanello prind 
Lcopnldo, in cui inCufie un gmnde amore alle scienze sperimen 
fì gli raflmò il gusto a sentir quanto fesse dì tcfci im^IIc nuore d 
\vmtf! pnimulgate da GalÌk*o. So non urv«mc altm merito^ basilare 
que>iTo [■'fv di"ivi*n* ;itin<:ivenn^ il Mirlifiliii; Ini \ più validi co 
ralori ai progress <h'lla *cien>y it^ilijun, Mii f^Vt vi n)npi»n\ v 
efficacementi; di <)uol erbe non ^i telimi, con le pi<oprIe spt*t:ulazi 
e con Ifl proprie espwu^n?^^ esposte in ìscriUi, in cui la bel 
dd dettato aggiunge «plendoiv air importane della materia, 

n IVattato della Direzione dei fìumij co' suoi errori non 
é pure il primo che dirige i' opera da praticarsi sui fiumi, con b 
scorta di una sicienaa, che quasi f^empre è sicura. Il Virianì^ die 
quegli insegnamenti, regolava l'Amo ct^n alti-i numìdt>llaTi 
e per rneaao di OttttviD Falconieri insegnava i\ regolar similm 



Paioc U. — I>itC9r§c frciimSnarc 



16S 



Tevere agli in^^egupri romani. Nei Dia^onti merlici don Famìano 
senra dubbio delle $(nin«v/«*, mu 4>g]i ù il primo. €oSaoì includi 
matematici» :ì aiccìnr L'etnpirkind <* sul i^aUnr l'urta.- meilk'ji :il 
grsio tf alta dignilii di sciv>ii?ui. Fu dagli iruM'giamfrnU di lui rlie 
ebb« pi'ìncipio I3 tanto l)onoin<*rita «cuoia mt^rlic^i sppnm*mtale isti- 
tuita dal Ut-dì. 

Meli noli dei 4|itaUro annoverati fin qui, *tono altri lUu*lH alliovi 
di quHIa pnmu t^uiiohi ^;ilflei»na, \ qu^tli, r!:dlo scrìvere e dal pub- 
blii'ar gli scritti delle loro speculazioni, o hirvn djviet;ili da luia 
morie ìmmalura, o iw fupoE distratti dall' att^-ni^et's a \itrii altri 
uffidi. Pdma fn\ questi dccdiiv u conunciiiuruiv! Niccoli Agipuntì 
cho^ nato fid 160(>, in 35 anni compi tutto inftìonio U corto ddle 
>icit'nzc e dt'lla viui. Quel cht' i."ji;lì «pcrìmeiitù di fìsìai o dimostra 
di moiccanica ò rlm»i4to negli informi manoscritti di lui, chi ^olge 
l quali, sì ^'nte «ttrlngere il cuore dit pietà, che gli impedisse la 
morte di maturare quella cosi feconda novità di pensieri. Si direbbe, 
a leggere qu<'lle note e quegli appunti rimagli dì lui, che Galileo 
infti^ie nel gitn-une alunno quegli spirili latenti, che si manirL'Ktartmo 
pc»i nel Dialoffbl delle Dtie Nuove ScienM. tthi non direbbe infatti 
che quelle propoaizioni dimostrale dairAppiunti inlorno alla len- 
stone delle corde sonore, non foss'rro c^iikiti.- d:illj pi*nna di ddUec^ 
quando pensa\T* rli dar fondamenti mateuiJiliil :dr Acustica? Leso- 
luiloni di pai-ecchi proliN^mi, che si leggono in questi numoscritli, 
corno quello dello c-:»ndizioni dell' equilibrio di un pezzo di legno», 
in partr c:im|>ato in aria e in parte soslenuto da un fìano, somì- 
glianie a queir altro, qui pur risoluto, della caten:L in parte distesa 
su un asse e In parte pendula, rivelano che l'Autore, nt^lia scicnxa 
del moto, precorreva ^1 Ma<?stPO, 

Ma che egli lo precorresse wmmcnte finìii^cono di perauaderlo 
quei meccanici teoremi, la matetnatica dimostrazione del quali non 
par che avesse nltn:» intento, che di supplire al difello dei Dialoghi 
de' Due Ma^'iimi Sistemi- (Galileo infoiti, contento ad enunciarli, lasda 
ivi i principali teoremi del moto indìmc^tnuì, riserbando*i a fìirlo 
negli altri biuloghi, che meditava di scrivere intorno a ìJUì^I proprio 
8ogg4'tto. Ma intanto l'AggiunU cerca e rìtrcn'a da *^ eonl f:iUe di- 
mosti-elioni. Tat> é quelli^ del pendolo, pubblicata n^^i Saggi di storia 
lelUrPOfìa dal XflUi (Lucca 1750, pag. 80,fìOX td'é qoelb de] leoro- 
naa. co^l formulato: e La medesima velociti nelli^ maf^iori minori 
quantità di maloriu, opera più o meno polentrmente giocondo la 
»mponiOnc dì essa materia a (MSS. Gal I>isc, T. WTTl, e. 95), tale, 



iU 



Sima dH ntetùdó ip^rimentaU in tiatia 



per lacere di allre, U i]|[TK»trezÌonf' *M\a [lalla pf^felUìi^* 

lica, posata su uii piaiKi porMluni'tite orizft)utak% cU*j (i-„ l,„ì 

a muoversi piO wrso Tuna p:iil« che I" altra fivi^ e 100), 

Qii' pili rA^^'ìiinli pi'Oi'j-ilrjtsr.T^ ni^lbi dimuvtrBSckmu di qui 
leoreoii {CtiUlfiani del iiloIo^ iii(1ip^iiJcnU>me«ti* dalla fluida d^j 
Ntro, |9 pruvu qut^lb sti's&sL lìbfiiii, ailb qimle ne evE&iii-a 
ilotlriiie. E»?mpÌo ne »ia quello (ielle lorw centrifuglie, df-ltr ^i 
tratU Gnlilen nel IT Vìhìo^it dri Ma^tsinii Sislemi (Alb. L ^Ki, 
Ammesso dairAg^iunFi il prindpiij che € »<.^cloccbd un mob] 
acquisti, dii virtù inlrmseca, iniEwtu di iduuvlu^Ì per una tal 
'nonv, Mmi^iu eli»- il riilrrr r;il)bi;i movendo atìCM' 
quulcbe npsdiii in iimti diriltum » p<»muixli»" m un t' !i 
È diritUira alcuna, conclude: t laonde sarft falso che iblb vei 
di umi muta ai conferiftca alle «uè partì ìmpeto dì mitcvisi per 
tangente, com' asserisce T eccellentissimo signor Galileo » (Ìvi,< 

La ceosum se non è vera, é t^eata dut>bìo assai arguta, 
argute tì0fiL> altre censure, clie promuove ct>uln) lo stesso Galli 
rispetto allu leoria de* galteggianti. Accomodato un poralleleplj 
nelle condiiioiii di galleggiattiento richii'slc da Gilìli-Ut l*Aggìi 
ooà soggiunge: a Tutto quelito [las^i bene, stecoiido la dottrina 
signor Galileo^ se pojTemo clie l'acqua sia solamente da un:i tutni 
ìt\ qui mi naiwono molte dlffia^Uà, cli(> fanno contro :d (filili 
aBcora, perché non pare che IkisU, acciO un solido men grave 
specie dell'acqua^ sia alzalo, ctie Tacquu lo bagni da una parie s 
e secondo quell'alU'KJEa che vuule il Galilixi, ma tal jsuUevamen! 
bisogrui che siu a mio giudizio d'ogni intorno % (ivi, 0. 107), Qui 
TAutore del manoscrillo^ che nota come la cosa vuol eawsr p^.-r. v 
meglÌL% ha più ragione di censurare die dianzi i qiidle gal^ 
dottrine son difettose, perché, nello spiegar l'elletto de' gali 
menti, s'isclude l'iiitervonlo delle pressioni idrostatiche, pw" 
rx>n ragiinrjtt, l'Agi^iunti che non s.'pf)e p».*ihj;tr da «é iill' efficacia 
quelle pressiceli, s) si-ntÉva aggirar' la njeiitj^di quui dubbi pei 

tì^m ptik sicuro però del fatto suo é ih dove, per «tif^lire 
difotti «li Ertine, divi*j la nu^va bx^ria del moto delb* acque 
aironi ritorti. Si la^nav:< il Castelli o:>n Galit^}, perclié l'Aggiunl 
seni^ fargliene parola, andava spacciando che nel Discordo Di 
Mlsui-J delle Aj.'^que coiTenii ci erane alcuiu eiTori gravi (Caing 
Cartag. gal. cit. pag. 41 7^ Quali fossei\) ^li errori gravi notati 
l'Aggiunti, benché il Castelli non si spieghi davvantaggio, sì 
arguir facilmente da queste teorie d^l stfbne el^Jnia^o, nel dimosl 



Parie IL — Ditccfto pr^tùninat^e 



165 



quali si ;»iiindl^ <)u1VAu1<n^ c1i« le i^!ocil4\ ncfl dusiso <k-ir2a|ui, 
11111% nella carliiU rii tutti ^\\ itllri n>r]»ì gi^vì ^ii'un [inifn^r/tonali 
allp i-a^lim flellfi a1l£E£t?. Ohl perchè ÌI Cri'^tt^ili Ìii ijurl suo Tr-iltitto, 
pmre<Aava il principio che le stesse velncìlà fossero profHirxìcnall 
alte (^empiici nHiiie^ puA «rssor birnisfiima che TA^iuntì spaicuasae 
qut?sto per un LTruiX'. Un errare poi la cretktle il Torricelli, e ì 
segtiiuri dcDi* teoiìr? di lui, onit'e che noi proporre quelle nuove 
k-oiic, VAggiuntì prevenne ili parcccliì anni lo sìvt^xì TorricHl!. 

Fra le moll^ es-perienze di fisifii^ fùw *i Irnvano iIl-wìHI*" t- 
acc«miat6 per (^ue^ti manoscrìlti, la pii^ imporL^mt^. a nt>stro giu- 
dizio, e la più nuovi è quella d^ dilatarsi de'KOlidi al calore, ciA 
chr rgU dlmonlra in un fdo meUdlìc^ o in un a^^o^ e per cui spiega 
la varietà de' sucni d^ili dalle corde degli stnun^^nU, a\ variare delle 
st^icni. No1.il)Ìle ò che gU elTetti di quel dìlatunenlo lìncai-e dei 
•Nitidi r:iU[ÌbTU*ca alVarin i^he «' Ìnt**rpone fra ì pori di tdUi i c<>rpì^ 
e più nolatiili i:he mai quei pensieri intorno al vacuo, ft nWà ftirza 
nece^ssarìa a superarlo, che gli occorrono in tal proposito: penRierì 
che C&rmo cosi pLi-fcIto riscontro con quclb che, nel primo Dialogo 
delle Dwe Nuove Scienw, alquanti onni dopo ki morir del Nostro, 
riveW Galileo, CJie pdi TAggì unii, dalle speculale e^pcrnenze e dalle 
miru!** osserr.iEioni, s,ipesse con ardito volo risalire ai prindpii ge- 
nerati, lo dìnìosti^ 'piella sottile ipotesi del moto ocrnìto Jt^iraripia, 
con cui spief^'B e appHra gli eftetti di rapillarilà a innninerdjill e 
inesplicati fatti della Natura. Ne si può sen^a gran maraviglia pen- 
sare, die egli spieghi pei- qu<?^ modo il moi-j del chilo negli ani- 
mali^ mentre parecchi nnni dopo il gran Pecqur-t aveva hi^ogno di 
rìeorrere miseramente al moto vermicolare dei va-si^ e alh oom* 
pres-HÌom- loi-acica degli atti reT^piratorìi. 

Dei danni recati all' incremento della scienza dngli inesorabili 
disi delb vita, in questa cosi rìfitretta cerchia dei primi Discepoli 
di CiEilileo, due allri esempi ahbiamo a deplorare in Oostmo Noftri, 
e in Antonio N^rdi. Per cominciare a parlar del primi^ ci bisciò 
qa-^ltro bei volumi manoscritlij di careUere nitido, e ornati» nei 
frontespizi e nllrove, di tocchi in penna cosi ben condotti, da esser 
tenuti in qualche pregio ^irtiMic^ da^l* intendenti. Son quc'%x)lumi 
altrettanti libri diviw ciascuno in Discorsi, che par l'Autore gli leg- 
gesse via via in qualche Accademia fiort^ntina. Si discorre prind- 
dp&lmentc nel I libro deir ordine di f,ibbrìcaj« le fondamenta, in 
quabavoglia luogo, dell'ordine delle armature e fablirìche delle volte, 
deir ordine di diverbi cavalietti perle coperte. Si passa nel 11 libro 



i» 



SUfi^ M iMlótio tf€rimeHtaU in ìlalia 




di 



a Jìso^iTtTv' dell'oitiiiie e d^lLi f;iLbni:aiki ponti muraU, Uei 
di tuì solo arco, det fonti sui lìiunl reali. 

N«1 Ul libro, che i 11 più iniporLanl» ]ttir noi, si discorre dui 
modo di notare i Auini; IlUm ch«^ s*.- fusNe vt;iLi.i fiuld)lJ<;nlo u mw 
lemiHi, o avn^bbtt m|Kiniiialo in pai'te o avreblie diuiinuiri i it 
ni TratUito A%ì Hìcììfiììiil tucomiiKHit a diro dia liim ìilKiru, noi 
Vkiri titti tui llumi, s'erano comincia di gi'andi «irrori, e s*era 
d;il pubblico e. dal privati, in tnìse operazioni. Nota poi comi* <]U 
errori dipendeE^sera principLilnieulQ da non eswre conusciuli bene 
i iDoti, a cui ra so^olta 1' acqua, « dìsUnguti qu9Ì moti in 
tpatsivo, natttraU e lacerale, Ainmcftr^ndo neirauquB il mulu Is^ 
nd«, o ubU^jULj, cocoe l'ÀaUMV «toMo b chlauui, scaossu Q gi-u 
errore, in clic inccrsv il ^fichelini, m» poi ci inciippa al pari 
(]uaa^ dUlìngue il molo «puim», liscia ^lU^Mlo fallo ndlu pcn 
dt*ir u]vi?(>, d^Ll naturale fatto nella pi^rpendicolai^, «finendo clie 
spulfiivo, ooD è un moto dìvetso, mu é unii delle [uini dello 
molo nalumlc, dt^coinpofìlo in due. 

11 molo spitlnivo i^oi il Nvift^rì lo ri(;uan.1;i coratf cfGcìunt«.< 
wiiir premuti! Vuo|u:i i]airaltr*a&]ua ch<* In precede, e c'om v%m 
la, l'appone dello scorrere i licpitdì, iìnche in canali pc^rri^tlameo 
livellati. Questa cohI Im{)orUtnle dnltrìiia era .stata professata | 
conlru la L^omuri*- opinione de^li idrjulii^t, da tialileo, die ti K' 
ormeggia spesso con studio, che sì direbljt* servile. Così occorren* 
dogli di IralUir d^^l |>rablE^nii della corda tesa, riDJpia a parola 
che sia ;^rilto ikrl IV Dialogo delle llutì Nuove; ^it^ze, v dettan 
i stioi IMscoi'si in tempi, in cui certamonU' doveva essei^ stita & 
e divulgai) la celebre esperìenia ti^rricelliuiia, dtseorr* della i 
delle in^inbe idrauliche allo flesso modo, die se ne disonrm nel 
dei cltdti Diuloijhi, da Ualiko, Rima>lo preso di grande ammii'a- 
zione illn lettura dellr? oj>ere di lui, r»e scoglie i più curiosi e 
portanti problemi, v sotto il titolo di liicreazioni matmnaiiehe 
<4'dina iii diir lilin-lli n quaVì duo lìbnlli s|)i-m in bnive farvi 
dere. Ma iguell'opei^ poi clu^ più lai ha ritardalo, é V avere 
dotto a ni]>^ il mio Ap^fllimlo Ptfi'geo, ptT benefìzio ed utile 
studiosi » (iASS. (;aL Disc. T. XIV, e, 2), 

Quanto peto il Noftri è ot%e(|uìow vctso Galileo, laolo par ir* 
rìvei-enie \yi>o il Ciantelli. Lii ci^n^ìura che egli fa dt>11a |mi[Kr«Ì2Ì0Oft 
rondauiÈHiLde ilìinostrata nel TniUiOo dolio Ac4|ut: tiuTejiti, che ci 
le velocità ^on^l in mgìono ijiversji delle sezioni, non <^ per venti 
matematico, uè si ^prebbe altrimenti fcpie^rarff che in una sRiaii 





PAftrc Li. — DUt^n^ pivfjmfiMifv 



1tì7 



del ccnsorcp d'introdur nella scienia quclta mia novità del tnoto 
spulsivo. 

Antonio Nardi^ aretino, componeva co! Ha«ìoUi e col Tomoclli, 
in ll<Kiia, quel Iriumviralo. che Galileo rrunada co^ spcsìo a salu- 
iarc nello sue letter£ì>famUÌart. Vì^\ tirJi, ijuaiìdo quel triumTirMo 
sì sciolse, Uìcbelangìolo Iticci, dando di Torricelli f^tesso venuto in 
FiremOp \c nuove degli amici bntam* in una sua lettera cosi gli 
Hcriveva : % 11 signor Antonio Nurdi fatica intomo V Opera sua. Ha 
dato perreiione aWìl |>arLc metaii^icj, orìi è d' intorno la fisica, e 
poi vedrà le mKtematichep il che non potrà sejruu'e prima di dieci 
mesi ovvero in un anno. E mi duole che tardi tonto a<l uscire in 
luce Upcrd, che 3i spera che debl)a essere doviziosa di Lulle le 
speculiizioni, cioè jm^^to per ogni eorta di profe^^ìori di Aci<=-n^.i » 
^MSS. ii'dl Disc. T. XIJI, e. i^y Nel Giugno i045 torna a w:rivergll; 
«[ Il signor Antonio Nardi riveriacp V. S. con ogni affett-o, fì nella 
«Campa dtjl libro suo va uà poco lento, perché ci restano da rive- 
dere le ifLalciie matematiche, e non ha pututo attendere per molti 
giorni, impedito da un poco d'indisposizione > (ivi. e 136). Nooi 
Ml>remmo pi-ecìì<aiiiente dire quanto quella ìndisjxisìzione duntsse, 
ma sembra che l'Autore fosse impedito per quiUche anno, dopo il 
qual tempo scriveva il medesimo Ricci al Torricclh: <x II sì^. Nardi 
ai trulticnc In Arezzo e li giorni passati mi mandò T Opera sua ori- 
ginale, perche la facessi rivedere al S, Udìzìo j» (ivi. e, 183). 

n lìbi'O e l'Opera originale del Nardi, di che qui si parla, porla 
il lìtolo di Sctnt, seuz'dtro a^^iuDto uella nxnile, ina. nell'Indice 
fìnale, il tilolo compiuto è di Scetie Accadsmichs. & un volumonti 
dì pagine ì3>itì, che riman tuttavia manoscritto, copiato da pjd 
mani, e non ha di autofi^rafo che alcune correzioni e pcalille, ì 
IJttssi preci, e i disegni abbozzati ddle tigune geometriche. Una certa 
Ajmigliania dì camtlere calU^Gco fece credere a qualcuno che 
v'avesse d&lo murioy a copiar (juclle ciirte. andio il Torricelli, ma 
le ^opra citate letlere del Ricci par che rcnduìo poco probabile 
<piel &i]ppùsto. 

Impedita per la morte JcirAutore la flcunpa, per la quale 
lo erti preparato, il manoscritte, dagli eixrdi dol Nardi passA nel 
icittadino di lui Fram^csco Redi, che par aveeae intenzione di 
mandarlo alla luce (Targioni. Aggrandìm. T. h V. i- pog. 17^). Un 
qualimqLie fosse il motivo, rimasto Ìl volume tuttavia inedito, dal 
Granduca Coeàmo DI che l'ebbe dal Redi, passò alla biblioteca del 
)[uHeo ftorentino di Fiaka e dì Storia Naturale, donde finalmente 



Iti» 



' S^ot^tt dffi mttodo siìcrimimtate in IMU 



la itccoii4n PtviBjoiie dei nuumì^aitU galikinnì. 

Le eocno in lalU> son novo, o cio-^ima <V i|ivii*3 in articoli, 
Ulolo <U VMu/ff. Vi $L trfLllD, $cn2'oMirut, «l'of^iu sof-fretta acìoniilv 
cosicché l'Opera aon^tglla a tanti numeri loe^i innemo di un 
noie enciclopedico. A que'tcmpi forse era quf^sto ii miglior 
a difTondere ]& adenm, e tale dee eascre Htala senza ilubbio V" 
lenaon doirAulor^. Ora però, un'opera scritta in quello rormv, 
ftarobbc comporlabiic, per l*uì par cbo £ia coodvin&Ui in pej 
a rimanersene monoscntla. Chi hL4!«sse» nonostante^ nna scelta 
articoli di matcmaiìca o dì Gsìon sporiìnentalc» potrebbe 
qualche giovamento alla »toha della ftcierusip benché il non 
rìseniìto il Nardi gli impuUi, che alle stesse sciente sperirMntaM 
provennero dalUi grande c^eriensa torricelUona, a que* mcnle^i 
lulicoli, si diminuisca notabilmente T tmponlanz». 

Lu veduta M Jcll:i Sileno VII è inlitolata: Onmr€ sopra vdi 
jìcnaim di Gaiilfo {pùf.WÌ-l\) pensicn lutti però che eoncemoi 
le teorie galileiane d<l molo. Ma qui e IAl. per le altre Scene, 
a>n% pure all'Autore di intrattener l'emme critìoo ì^opm altro 
tnnc del sue Maestro, le quali oi-o, con temperato zt>\o difende 
in^u^te censure altrui, e ora con TilodoBca liberta condanna 
p'mcnda- 

L'ar^iti^ima censura, che in quella Vednli, l6 quale porta 
liiolo: Sopra la drfimzt'one rkU'umidù e mia N^itura posUt daA\ 
chìmfd^ ?\ci principii dcUc cose che ^atfc^^gifttto (png- 873)^ b 
Nardi del principio dille velocità viiiuali applicato da Galileo a 
mof^trar requilibrìo dei liquidi ne'vasi comunicanti, ci fa sorreni 
di un altro Discepolo, che, pure in materie idrauli<^hc, oppose IJ 
censure alle dottrine ddlo stcsao Galileo, e che, per aver affidala 
sua RcienTa a lettere, per la mag^or parte inedite, ò rimasto nella 
Repubblica scientilìGfi oscuro, o quanto pur si meriterebbe non 
prciKata Costui è il liorcntino Scnater^^ Andrea Arrighotti. dt 
c^, in un poscritto di lettera a Galileo, scriveva il CoMelU: e Tei 
una lettera lunga del sig. Andico Anìgliclti, ^ottiliEwinia e bella, 
propo?iito di riunii, nella quale ho uvjto che imperare U£«ii b 
Supplcm, pfl^'. "239). Onesta, che forse è ancora inedita, dee 
una di quelle fra le prime lettere, che Andrea scri%*eva a Nii 
ArrìchetU suo cugino intorno al fiume Bisanzio, protessandovì 
trine vere contro a quelle, nconosciutc crmnec, di G^ileo* E 1" avei 
il discepolo con sicurtà e dirittura colto nel segno meglio del suo 




PiRiG n. — Dhcono j^rtliminare 



100 



Vi. 



I, e il conffeaar che il Costelli fa ddravor Irovciio da impEiraro 
Qssaj dalla scrittura di tui, compongono il più beirclopìo, che sì possa 
fiu^ di Andivu ArrigbclU, N^^lla t^ruodc mccolla fiorentina degli 
Autori, che Uallono del moto dcirucquc, s" inserirono, nel IV Tomo, 
»c\ totleiy* dcir.\rri^'hctli ni Ci^teUi, nelle quali s'apre il fiore di 
idcuni pensien, che allegarono poi in squisitissimi fniUÌ, Tale ft, 
nella li L^tt^ra, la legfie della Tclocità dei Hnm, fior di pensiero 
aiiegato ne! Torricelli, e noi Newlon fallo poi più maturo; tale la 
Bpccul^iotic del libnirsi i Iniuidi clic scendono e nsalgonc per 
lunghi canali. quaJ ^arobbe quello clic dalle fontane di BoboU faceva 
sampillar le acquo condotlevi d» Pratolino : cottile ^pccidozione e 
fecondo fiore di novità, che se pure o allegalo in frullo, non par 
che la Ecienita ancora rabbia colto maturo. 

IChi si tratttcno a medltai-e alquanto su questo primo e cosi 
svolgimf^iilo dalle nuove donrine, in si lrcvQ^pa:tio di tempo, 
che non ollrepassaj se non di pochissimi anni q\iollo della morte dì 
Galileo, non pu^ non rimanere ammirato di <^aolla forza potente, 
che valee a liarp e a diiìbndere nella scienza lant'ondadi riia^ Bla 
pure, quella flcienia ancora ha poco dolio sperimenlale. La forma 
dura tuttavia a signor^ioro sulla matorìa, la matematica provate 
alla A^ica, e la spccula^Eionc, troppo sicura dì sé, non degna di 
ecendoiv dallo sue alture per cimentir«i colla esperienza* Che sia 
xertmente co^i. imigni o.'^cmpii ci fon porti in Rn da coloro, che si 
dissera precursori; mii che son da dir forse meglio allori di questa, 
che por la nostra !«cìenza fa appella ctA del Rinnovamento. Tali 
sarebbero, principali fra jeli altri, il Maurolico e il Benedetti, il 
primo di questi, nel Irattar dell' iride, asaegna ali* angolo formato 
dal ra^i, che vengon da una gocciola della nube i-orida airoodiio, 
^i gradi, por Y iride Lnlorna, e 56 e un quarto por l' irido e?tema. 
Le dignità matematiche son quelle^ che lo conducono alla cert^^zza 
dì eo«L fatte conclusioni. Ma pui^, è vero che quegli angoli sono 
alquanto minori, e il Maurolico lo sa, e a chi gli domanda come 
la cosa vada nescio quid kk respondeam, ma la matematica non 
può fallire, o po:rel>l>" esser, soggiunge, che il non rispondere il fallo 



170 



Storta dtfi matoiio fp^rinu9ìltiU fn Italia 



incerto ai (ralc<ili wrlÌ*wìmÌT dìpendflwe dal non tesser le jj 
p9rfoltaini,<ulo »>feri€b^\ ma iiutubilnaente allungai*.' in uval'.v 

In Galileo poi gli i-«eTiLpip che »Ì |Wtn>hlieiti diarc, Jl^I pmv^i 
nrflr H«4r cUilIrìm» lu spi'ctilarifinì nlle? «^]»»"rit*trJ*^ witi Unti, 
auditf iù più niny»! a ont^jilir con not, iiaj-i^bbei'o da vaiiLt^i 
Egli p:ìr ^ìi^ die (la sé ^teso lo senla, e che ai \^Ua tur i\ 
percolerà il i>etto di rimbiho AilIa punta delle parole, che 
in bocca i Simplicio: 4 r|ue«(e 9()Ui{;liex2e iiiuteniiiUche san ^v 
in astratto, aia nppliaite pt^ù atl^ materia fusibile e fì<ic^ nuD 
t^pondonu a (AIK I, ^i). 

Sia |irìniJi :i citaj'e fi'H rpia^li not;il>Ì1ii<t<4niì l'M'mpi il \>t^ìì 
inionht st] quale Ì1 ^ìudìxio di (lulllcn) pnicinle in modo hiuiile 
quello del Maurt^^ico, ora cituto. La matematìck gli lia fatto con- 
cludei^, per cei-tls^ima dimofttraxlone^ che le rìbmìoni o ampllH 
per ditto il quadrante, o ristrette in piccolis^mi archi sot\o in ogoi^ 
modo isocrone. Nel fìilto però non scn tuli, e tjalilno lo s&: sa che 
le più ampie suno Edquanto più diulumt?. A chi gli dom:inda co 
quel falli) Viida, !^e^^io tpwl hic r^sponàrtim, irvi [lolitthh' l'sser, 
«oggìunK^, die cìA dipenfla rUIVi^iì^-i' le vihnixìoiii, che vafint^ jii 
al largo, alquanto di pti'k indugiale dalla resistenza mag^'ior 
incontii^ii neir arili. Eppure 9X wirebbe potuto auche da ciò X\ 
mefite dflibtrai'e, con una lato i*sperieiìia, che può sovveoire ntl 
mente di tutti, benché V Huyghens ^a stato quello (rbi- primo V 
itUggenLL 0(.insr>:tu quella fucìlis^ima e concluder! fissi io» cspL'rìe 
in pn.-niU'r itiut (Ji'tiiluli <ìi luiLgheoa uguale, u iu dar le moscio 
ciascuno «talla medesima parie, iti modo perO che Tuno «cen 
mollo da alto p l'allivj da b£JSSO. È facile veder che presto i d 
pendoli non pa-ssano pii^i U perpendicolo insiemi;, ma quel che 
più ristretto è giusto quello che pri^ce^le. 

E la celebrè dimogtniiione della legge della caduta dei gravi 
egli é pure un fdtto che Oilileo non la raccv^se allnmeriti. che 
un^ mat(*[Dalica cunclusiotie d;il principio die le iclocilù ^mo pr 
porzionali ai tempi. Il riscontro dell' t<perIeiìV3r co»! n)intjl:tj:aeti 
desci-ittaiiellll Dialogo d«.»l!r Due Nuove Si:ì*?u7e(Alb, Xlll, 172^ 
é allatto superfluo, pcivh^ iiv^^sun crede all'Auttìfe cl>e, dal 
dell' acqua sgocciolante dalla cle^idra, potesse aver la misura gì 
di que'mlnin3Ì tempi, difUcitksimi a lixivar con pli stessi più sqaisj 
cronomelri moderni, 

Al[i\> insigne e»^tnpio de! pi'evalcr m'Ha meilft di Galileo la 
precisione matematica e Torduie gcometnoo alla o9servs2ione 



t*JJiTt II. — Dùcono pretittun^ftì 



ITI 



&MJ, A quello cbc ooqccidc le orbito del pianeti II Keplaro a^era 
dimoslrato, come co^ di fatto, c]ie '\xx0\ii' orbita s^ino ellittiche. Ha 
ciò, seco&do GatJle>% ropugna alla plotonica perfezione degli csrdi- 
nainenti celedb, ]>ei' cui ti^nacemcnte ?i attifìnc alla geometrìa dei 
circoli, e rifuj^go d^lla Mica delle cIUbsÌ. Quando poi più tatxli li- 
ltx>ii'^ h legge ioi moti ne' pL^ndoli di vurie lungh'^^zo, ritrovò anco 
insieme un nuoro argomento per non dovfM* consentirò a un'altra 
dol)« tog^ planetari^ sooportcpurd^ R«pÌorc. Kassomigliando nei 
Massimi Sieicmi l pianeti a tanti pendoli, ohe abbiano il loro centro 
di sospensione nel sole, la sua matematica f^li concludeva che i 
tempi periodici debbono essere propQi^ionalì ail(? mdiei degli assi. 
Or questa sm matematica vutl» Cìaliho che pruvalesso ai lutto con- 
cluso dal Kcpiem, socondo il qiialo, i i(aadrati dei tempi pcrÌDdicì 
ibero come i cubi ddle medie lunghezze degli a»ti. Cosi venne 

'3 persuadere di più. cho la tre leggi E^pleriane, in cui parevagU 
di non mwbar la ì^lita Natura geometrizEante, non Cossero più elio 
altrettante chimere. 

Ma che molte dottrine di Halileo sten vere in astratto e poi 
ni^n corrispondano ai fatti, come dici^VQ Simplicio, abbiamo, a per* 
cadere i più ritrosi, un argomento concludentissimo^ in quei teo* 
li d^rl moto applicato all'acque* correnti nella celebro Lotterà sul 
lume BiMnzio. Ivi si protesa dall'Autore il principio che racxjua, 
fra tutti i corpi t^ravi^ e quella, in cui fiì vcririoano più esattamente 
le leìf^i della caduta dei gravi, speeialmentc lungo i piani inclinali, 
e ci6 perch'clla non <'t ^^o^^gctta, por »ua propria natura, agii urti 
e agli attriti, che sogliono esaere le più valide cause, per cui eì 
nltenine quelle stesse leggi, (^osi, immaginandosi un piano liquido 
tungt'nte ne* punti di epor^Tenza delle usp4.n'Lià d^^lle rivi^ doU'atrcOf 
l'acqua, che riccv*' impedim''ntc du si faltt.^ asperità, non ò che 
quella fola, la qiinlr ^i trova rinchiusa tra quel piano immaginano 
le sinuosità le tf(»orgi^nzo dello rivo e dell' ulvoo. Il nmanento 
^rre^ per meno a quello stesso piano 1ir|Uido, sanza violenza di 
attrita corno un corpo duro ^pra un tersissimc specchio. Da ci6 
Sva^'a pi>r legittina conseguenza che la coiTenU^ dovr^^se giuDg«rd 
il sue terrnino con tutta la velocita, che conviene alla caduta. Or 

[iton par credibUo che Galileo a;sprova?5fì tali teorie, tanto eviden- 
temente contrarie all' esperienza. È chiaro infatti, secondo quelle 
teorìe, che, dovendo essere le fila superlìciali della corrente lutto 
ugualmente veloci, non vi si dovrebbe mai vsdere nel mezso il 
filone. Che se JftTvwo ogni fiume, specialmente in tempo di piena, 



tTSJ 



Storia dei mtiod^ wperitHrHtatt in Udlia 



giuDgt» aUu stucco (KiD liiUd lu T<»Ioiùtà cofivt'tiientt- -dlìa tad 
chi non vede che, aiTivato a un ['uulo, lo s«ioaì non ^ potrebbe 
dleoero pia insieme, cnm^ ^ìuslo 9i oe^^Trai no) cader doUt? irò? 
(V Qcqun da qualche gniìdt^ alK'iia ? Fu per questo che 11 BaraiU 
con giuittzio diverso da quello di Galileo, stinundo I l^ittì più 
eludenti ddle mittemaliche dimostn^ioni, ^i nmlìte a proresesar, 
l'acqua e per tutti t gravi cadenti in generale^ U lepge di 
fini Trtrt^gliii delle velocitA pmponioiiulì ai s^np'id topazi, a 
roivnxa dolLi vera, dimoalnta gii dalla $tefm GaliUto, Anzi, paren' 
dogli dov«r oner la cornante, anco velociuta ood, troppo pia pre^ 
cipitoìia <Vt quel ch^ non dimo^traino ì fkìtà, conirid^ra cht^ olla vice 
giustamente ruttemperata, nel buo corso, da lanti tmpedi menti. 

Qual più vttlido alimento dì questo bÌ potrebb'ef^U recaro a 
prora dt^l iio»tn^» nsninlrj, clie cioè (ìalileo face^*a prevalere le a^tmte 
rpecu1;aÌoiiì ni Tatli? E i fatti, duU'aUra parie, olli^ ad eesero per 
^ mt^desinai cot^I maniroj^ti, gli oran mossi in oonsideraaione (b- 
quelle lunghe e dotte lettere che, n ditooMrar la fallacia dì qae'suo^l 
idraulici ÌQiii>gnamj?ntl, con tanta filoiioflca Iibi)rt&, (tIj fpcrì\'eva Andre^V 
Arrighelti. 

Que^t^ Arrighetti, coU'Aggìunti, col CafitalLi e con pochi al 
aon senva dubbio de' primi che, propredendo negli studi ap^nmecH 
lali, pacano d^dle nslratte forme geom^riL^be a conrìidfirare le 
tìcolari affezioni della materiit Ma (cti esempi ancora^ come si 
KOn pochi: le vie »oiio incei-te, e da tatto apparisce che l'arte di 
sperimentare è tult;ivja ne' suol prlncipii.Per vod^jrla nel s:uo pieno 
esercìzio conviene ancora aspettai^e che 1a celebi^ Accademia del 
Cimento ^ia convocata, e che ella abbia almeno pubblicati i 8 
Sagffi^ Ma^ in 'juc>ito non brere spailo di tempo, la Francia è 
mossa di msiravti^ia allt? e^p^rìent^ del P:i»ìc<il^ dvlTAuzout, 
Roberval, del Pscquet; rirj^ìUorra a quelle del Borie; la 
mania a quelle del Ouencke, e, a restare ammirata alle auow 
esperienze di Valeriano Magno, non ultima di tutte é la soli 
Polonia. Il rantand perciò che la nostra Accademia del Cimcnt 
«ia stata ta prìma» fra tutte le altre instituile in Euix>pi« si riduce 
a una vanità, considerando chi- i nomi cna citati valj^no, ciascuno 
p*>r sé^ quanto un' inticru Accademia, e eh© i Sagji di Naturali 
Esperien^ paragonati agli Esp^rimenH fltifo meccartid, apparìscon 
non più che come una spigolatura dopo la messe. ^ 

In ogni modo perà A verissimo, a nostro oonforto, che quelle V 
onde di ficienza sperimentale che si diffondono co^ al largo per 





Parte TI. — Dha^n^ preliminare 



173 



tuUfi l'Europa, ebbero il loro centro d'impalatone m [tìha. Clio fa» 
xevo, il Piwcal a Koa»o, in mewo a ijaella folla di pt>poK iw 

[Pan curioEdtft concorsQTi d'o^i parte? Verìfica un'esperienza ve- 
nuta il' Itoltt» la conferma con altro nuovo stupende esperienze^ o 
fi Mti'lii in ogni mode di persuadere i contradìocnti. Che Tanno 
l'Aiiiou^ e U HobtTvai a Piirigi, se nun che dUTondt-T la notizia di 
quella esperienza italiana nelle pubbliche scuole, alla presenza dei 
giovani studiosi: e ehe fa il Pa^iueT. so [lon che epplicam quella 
stiv^aa esperienza a riwlvem coEnptutamentc il pi^blema an'eiano 
4i.'\\a eircol;izi(Mie del sangue? K che altro mai fa il Guerìcke, in 
mezzo ai princìpi, ai magnati q al popolo ocnconii sulle pubbliche 
piazze di Ma^eburgo, se non che sottoporre a nuove e moravi*- 
gliose esperienze i concetti steaai di Galileo? Voleriano Magno fa 
stupire la corte del Re di Polonia con una esperienza, ebe tutti 
dicono c;3ser venuta di Firenze^ ma che egli spaccia pr?r invenzione 
dua propria. Nessuno però di questi stianierì s' esercitò mai c^n 
tanCarte e con Iginio studio intomo a quella italiana e^erienze, 
fjtianto Kebi^rtc Boyle, emulo al connazionale suo Guglielmo Gilbert, 
in dare al pubblico i primi e più splendidi esempi dell'arte spe- 
rimentale. 

S'indovina iìssai rtctlmoEite ehe l'esperienza italiana, di cui si 
parla, è quella celeberrima deir argento vivo, ratta dal Torricelli, 
e da cui veramente l'arte aperimentale lia principio. Scriveva il 
Pccipet, negli K^perimenti nuovi anatomid. e dava gnm lode al 
Pascal tf qui primu-s in Gallta nostra vix natum apud exlcros, et in 
runabulis pone suffocaLum Jc vacuo eiperimcnlum hydrargjrio non 
solum^ scd et liquoribus suacìtavit, imo inm felici provcxil minibilis 
industrtae ^iica^ssu, ul per totam Euro[iam tcntandì vacui aftudium 
vera« aapicntine i:uU»ribus indidurit s O'^^^i^i^»- t'-*^i pag. 55). Ora 
sì domanda: aveva epli ragione it Pecquel d'affermare che l'e^e- 
rìenzn torrlccllìana foa-^e rimasta sodbcata nella cuna? Si cc^mpr-irndc 
che la ragione del vantato nostm primato, sopra le altre nazioni 
europea, dipende da questa risposta, E noi, dandola con la solila 
iic«tm imparzialità, 'liciamo che, ci ^udicar dai pubblid documicnti, 
il IVcquet ave^M ragione. Nel l&ÌS infatti si pubblicarono le prime 
espcrienxQ del Pascal fatte a Roano; nel Ifòi, il Pecquel stesso 

lubfclicava j suoi Nuovi Esperimenti anatomìd; nel lt&7 Io Schott 
iva notizia al pubblico, a nome del Gucricke, iti primi E^pcri- 
rnti Nuovi di Magdebjrgo^ e il BcTk<, noi 1050, pubblicuva 1 suoi 
lerìmenti fisico meccanici. In Italio, dall'epislola di Timeo Lo- 



174 



Storia dei mfiùda tperim^ntaU in Italia 



crsse io faori, the è del 1GÌ8, nfsuuui «sercilftiione ^uirespe 
torrìcoUitm compunv in puhUim prims del iO^X), anno in cai 
inìs**it> in luci» i St^gi d^^tla liorrtnlioa Accndemia. Sc^ poi si ts 
Hoiri'in^ 'l»el rbe nnwise rinchiudi fra li* i«]»lt>iiiìili' jiiin^tì fk>l 
lazzo Pitlt, o renne affidato a calle mutilate e lie^lelt^, lì Pucqi 
Don affermò cosa che fe&e mai tanto Lontana dal vero. 

Non si può. in questa proposito, non miNÌitar profbndnmen 
sopra oprti falti particolari, chp nitri forv! direbbe di|>en(lciv da 
D^'-»tJm>, ma K\\f nii^glìo »i ultril^uiivbbenì a un imlolr propria del 
gvato italbna. A !i^g*T la Narrazione, die il RoU-rviil Tu nelb 
Ijtflliyn al N-jjer*, o jm-l die smvjr il Mapio iidb IHmosirazia 
orulcnJ, [! lo Scliott e il (tiierìcUf^ negli Fsperìmenlì di Magdeb 
9i resta maravigliati a tienlir cht- franrefìi^ aJemanni, polacchi, 
bili e plebe, prinripi p magati co nt'or ressero a vt^der lo s]>et1arDlD 
'leir i^aqx.^rienica M vuoto in ttinta folli, da ni.^n esserne capnd 
pnbblidie pt^kTAe; mentre in Roma, Gait|ien> ^t^rW^ alquanti 
[uìma che np ^npes^t^rr nulla qn*^' frane^^si, quieti alemanni, q 
pell^tcclti, ai SUD pubblico spettacolo non aveva assUlenli rhi* ti 
giotU, il Kìrcher, lo Ziicchi, e pochi altri dotti. Anche in Fireii 
il Granduca^ per compiacer talvoUit qualche straniero erudito, 
raava il Torricelli a ripetere l'e^ij^enenzn sotto \f! solitarie am 
ombre del giardino di nobE»lì; compiacenti o(Ter(a mnimefire p 
if torcala a pochi altiì, oltre a! Moiicjony e ;»! Mei'»enno, che prinw 
nv i'xè avvÌM> al Pasini, da i^ii, come ^drlìlla^ itivainpd T incendio 
per lijlU r Europa. 

Che Sì dirà, a !iplegar questi fatti, dell'indole degli italiani? 
Si dirà che non arevano amore alb flcìen/-i? Ma il non trarnr 
popolo nostro, oome gli stranieri, a spettucolo si fatto, forBe nlen 
allfx> dico, se non ch^egli era più colto, essendo sempre la curi 
siili fìglìijla di^lVignonuiza, Una lai rui-iosit^ ò poi iiuturale cbe 
frugufc^c troppo a vivo )in:i ge-nleavvfF2Z£i crarnai a mentir drile (an 
uianiTÌglie operiite <V( ft:iÌÌIeo, 

Si dirà che non pr^^enliv^uio i Nortri le conseguenze di qn 
filiti spettaco1o«(i^ >bi quali sarebbe incotnincialo, e aTrebbe ricevuto 
la flsioa s)>erimi>ntalt^ i^nsl valilo impnlfto? Che non awssicro cori 
vivo qtiet pi'efton ti mento fonie è vero, percTié non ftì ìtaprebbo epì^ 
^ie altrimenti 11 ^ileniiic, cbe si tenne da tutti intemo slla storia 
della grande scopista. Non è cosa che tfinto rechi icertviglis^ (pianto 
il veder il Viviani, cbe v'ebbe Unta parte, e molti altri che, anchff 
morto il Tomcellì, potevano ritinger notizia da Un ; come ci lascino 




Parte Ih — Dite^n^ preiiminore 



175 



t al buio intoiTto a cì^ che dette occasdooie aLla esperienza del- 
U^Dlo vìvOf coiiti>nUndo6i di accennare :u concetti di G&lìLeo^ 
che faranno ^lU un occapìond ^t, ma un occasione troppo remota, 
n Uorscnno^ o tutti noi «i vorrebbe ^ap^r qoal fu l'immediaca 
«eìntitla, «ta cui si aoc<*A« la ^^n fiamma, e nessun Lo sa diro, né 
9i leggo in ne^una di quelle Unt^ carte dei m&no^critii ^ilaiani, 
d'ondo pur s'attingt* la t^t^f^ta fttoiia di tante cose. Altra gran ma- 
raviglia è che il Torricelli ni>n pubblicas^^ e nemmeno scrìvesse 
di proposito nulla intorno alh sun (^ande in\enzì»>ne. Le lettere 
stee&e a MictielaoRiolo Ricci, cho n^nr^bbero Torse andate Gmarrìte 
M il Borelli, n^catote da Roma, non ravost^e consef^te al principe 
Leopoldo do' Medici, non ^ì pubblicarono prima de-1 1663, nella Lel- 
tera di Timauro ai FiialetL II Torricelli e il Yiviani ù verosimile 
cho non avrebbe!^ operato gosÌ, se avessero presentito 1 benefizi 
immen-4i, che sarebbero derivati alla 5ci^n7a universide da <fuel loro 
L i: anijelto dì vetro, metiQ pieno di mercurio e mezzo vuoto. 
^^ 11 non aver però questo presentìTnonto e il non aver dato a 
^^el loro sperìmonlale apparsilo tutta quella impL>rlanza, che ^ 
dctton» gli tilntniori, non viicl dir, com' atTermava il Poi?quet, che 
Taveesoro lasciato morin^ Appena nato, A rivendicar l'onta, che #i 
Sul air Italia con fjuelle pnrole dairanatomico francese, sovverranno 
i fotti, pochi ma concludenti, da cui si prova come, dopo le prime 
esperienze, prosef^i^e, nello studio delle proprietà del vacuo e 
degli ofTetli naturdll dolh pressione ammoeferica, il Torricelli ftiu- 
e eollecitatu ulTopeni dall'amico suo Raffaello Magioni. 
La lettera del di 14 di Giugno 1044, dove l'Autore def^ci'ivc a 
Wichelar^lolo Ricci l'esT^erlema deir^rgomenlo vivo, percola pri- 
ma fra le rimaste, si dà come primo documento defi\i Mudi speri- 
mentali su quel EO^getto. Ma chi attende? bene^ rileva con racìlìtà, 
e sue proprie pm^le, che lo scrivente era già falto certo, non 
»lo clKt l'aria pesa^ ma che il p^f^o di h?i varia da un giorno at- 
Vahro, per cui l'awunto- dì qu«?l]a Lollora al Ricci non é che di 
dargli notizia de* tenutivi fatti per ccf<lruire un nuovo stnnnentOr 
da servir dì mii^ura a quelle^ ammosferìche variazioni. Or perchè la 
notizia di unn coì^a tanto nuova, qual'è quella dell* aria, che preme 
con raria forza dì torchio da un giorno alfallro, non poteva ee^er 
non &he frutto di ripetute diligeRtissIme esperienze, %ì veda 
to mal s' appongono coloro, che riguarduno l' e^rivnza del 
mercurio nel cuiinolb di vetro, alle mani del Torricelli, come im 
fatto solitario e indipendentt^, ìcenza princìpio e ^nza sequele. Delle 



ITO 



Si^ria it^l ìHftùdo tperimentaU in tiaira 



ti 



M 



iLoUiie flellr «sperìcnEù precedenti a 4|aelt& del mercurio 
remo ai Mloh in luogo più op^yjrtuno: i|ttairtto ulle cotise 
basti U citar la testimoniuua dei nostri Aocademici del Cim 
i quali riconoìHrouo il Torricelli per i>rimo Aulore. che .sperim 
lasse Ifi viti d*'^'li animali nel moto- K quando por ci niii 
altre tes^imoniani^^ chi potrebbe creder che colui, il qaa]^ apri 
vìa a cofli nuove e tmporLmU esperìerMre, 5ì rimancd^e dai ynpr 
per altre parti dc!l:i spmorsi ubcrtà di quel campo? Vero egli 
bene chft mancara uno strumento adallato, perché, dUlìdando 
deOG kgatvre, non pensò né urdì di aprire i fondi dei n^sì, 
inlrùdurvì dentri gli oggetti. Ma chi oserebbe prescrivi":rr cosi 
limiti n qriel grandissimo inge^^o? CliJ potrebbe decìder 
vero che non avesse tempo di mettenti alterno a raffinare «| 
^pprìensp nel vuoto, o non sia avvenuto piutb:i!Tto che n- 
dula ta oemoria, come di tante altre co«ic dì lui e di^i M.-^. 

Ra{&cllo Magiotli^ nato in Toscana nel paesello di Montcva 
£ un eletti^itiick ingegno, ma ì^vt^ntiiratime&te rimasto soffocalo 
polvere della Uìblìoteca Vaticana. Quella cerrispondenzn di a 
A-oli ufBcii e di iiludii, che passio fra lui e il Torricelli, quandi» 
vani in Roma s'educavano t'ingegno alle nuovo dottrine galilv 
sotto la disciplina del P, Cantelli; si mantenne integra e vìva: 
dappoi, che il Torricelli stesso era venuto a Firenze, e vi a' 
stabilito in qualili di Matematico del Granduca. Le lettere fra i < 
amici intercedevano tusaì rrc<{ueiili^ e non occorreva speculali 
o scoperta all'ingegno e all' eaertinìo dell' uno, che non fosse 
munic;iU CI ci>nfmta con l'akrOp Pensa il Torricelli che le vel 
del flusso dei liquidi non siano proporzionali alle atemiilici ol 
ma alio loro mdici, e il MagioUi conferma il fitto con ripo 
dilìgenti e^erienze. Si è il Torricelli stesso abbattuto a nuovi b 
curiofii circa il galleggiire e il sommergere alcune^ palline di 
vuote e aperta in un sollilissimo foro, per dove può paf죫re l> a 
o nuoVaria, e av^-i8u di questa curiosità proponendogliela sotUi 
di Problemi il M;«gÌo1tÌ, che ^M risolvB mirabilmente nell'on 
scrìttunt, che di luì ^'«Lbbia alle slamp^t, salto il titolo di Benit 
eertissin^i à^iracitta alla fvmpr€t$ionG^ 

Cb<- li^ pi'iine w^opeile del s^rijir disila pre»?mmo ammusfcriciì 
foAsen) ct^municatt^ rlairAutore al r(ur> [indicci in Rom;]^ pii^ rbe p 
babile, sembm n noi a>sa eerta^ «> se ci fasftem lìmaMe h? MI 
nelle quali il Torricelli conferiva col Tklagiotti quelle sue ^te.4se 
perle, non Farebbe lasciato forse altro più da deaideiBre alta cu- 



itute 



'ricH 

i 



Pahtk n. — Ditcórtc pftìiminQrt 



177 



^\\\ r>na gloria. Tn ogni modo^ anco J^ì pochi '1f>C)im«nU che 
ci SDII jM^t-veiiTitt, i> tist qualche a ti>?iii IO, dm hì intvn fjillii <|iio oU 
i]a{;li Mtritlor»^ f<';trgnmetitft che il Mngiotti 8'f!»prcìtA ìulonio all'e^f>e- 
rknxa del viiolo in piiì vani modjj (^ con piò Nolt^irb, dMgiiel oh« 
non facessero i|Lialehe anno dopo lauti slranien. Lti SchotI r;intuH 
vera Fth ootaro che ai»UU*runo al pubhUco f*f<pi?H mento ile! vuoto, 
faUo L-on l'acijiiu ctentro un lungo tubo appliculo a1l;i pnrete esterna 
della prupnu ca^^i tV ahìt^uiune ila rra»prn> Ht^rt;. Il Mcrecnno però, 
non €iimt' wTnpli<^«? spctUih irtr iv In i-aiipi-ese;»!;!, uìn aime prìnci- 
paltf :ilti)«>f dctlm nuova « ìinporUiti? <^pHrii*nKa. Nel r^ipiUiìu VI 
(If-lle sii*^ Suot.'f On94'rfaHnnÌf iki^i^ avt-iv ac^i^uiuiU» lill» {KiF^iliìlitA 
del vaciK% o liH" esperi eri ne piv\ oppoiiuiie per diiiiostriirl*?, s»^^iitiijje: 
«( BombiLs ratantts rrabraiii^ aptissimu* vidcliir, «ed et a£{uaej vel 
alteriuii liquiirìs i^uttub^ pa^KTS in ilio tubo vacuo erpeiìrì, num 
lubo Oon(^sM> guttuUkP illae, lapidum ìrtsLir pariete^ iaternoB hy" 
lìiidri pirrto^tinw %ìr\X ut chu'ì^. MiigiotTiis hi tubo fjtclum €sse 
diceVxil, i*\ «Ilio fuer;d liaii^l.us nt'v iVtuhvtU*. * <T, III, ftirisiis, 1647, 
IMig. 104^ fi)- Tht f*ì iinpurlniito dunnnento st ramiglu? duniju^, cbu 
iufin ibi 1f^4, o in (|U«1 Ionio cXm il Mei-st^iim) trov;iv;\sÌ a l\omu. 
U Magiotti usava di ^re il vuoto colla pìrinp, e per tid mculo s|4 - 
rinientA il fin1p<t wiic^^ che d:inEjo i li(|n!i)t^ non iuipcdfti m' fnt- 
Slogllati dall'aria. Questo solo fallo attesta che il nostro spfiiinen- 
latore era proceduto co»! avanti, d« ni^|{Uiugeri> t\u'^k^ il Bayle, e 
da cmuhirt- (ifli strsnì Afx^d<?ir]id lìon-ntìnì, i;ln? sarubberu venuti 
paiHTcdn anni ilipni. 

Anzi di ({iie^a ultrraa nostra asserzione abbiam cerkiza ili 
prove dn alcmu* lF>tlere del BorelU. Essendo egli nell'estate del 1638 
in Boma, ebbe online dal principe ].£opoldci d'infonnai'^i di ciò 
ette fat«se avvenuto dei maiioscntli lasciati dopo lai morie d^il M:t- 
g'ìolti. K raccoUe dulie sue Ìnri>rmH:^Ìunì, Il BorelU, come il carduiaL 
Sacdietlr, alle nii^nl dfl r]u»leemno venuti (jue'fcj^li, avessegli con- 
gegnati a Mìchelau^iclo Uìl^cì, perclul- ^Vi oiiÌ\\ììì>^v m quel m^:k.i 
ctu) sa]>etì8*> migliore, a Mi dice però il dolio Signore (cicé il Ricci, 
'fion parole d<?lki des^so BondJi) che pochìssun'; cose bikuie ha 
»vato Tnt i detti scartaTaci:!, particokirmente di cjueUe belle cose 
gAometrìcb* e fìlo«olicbc che aveva riU<ovato quel gnmde ingegner 
o queste per e^swr notate in cartucce fUrono disprezzate e poi bni* 
date da quella canaf^ha trhe aveva c«ra di spurgai^ le case dopo 
k peste D (MSS. Gal. Cim. T XVL e. Ì00). 

Kon sodisTutto, il IMncìpe ìiìsìiìie per aver più purlìccdArì in* 



- F#r. I. 



M 



17» 



Storia dti rnH^ih ^ttrimentaU in U^Ua 




Torniazioiii, e dopo pochi giorni, il dì 3 d'Ago&to, il BoreUi m 
M Hj sodo poi meglio inrormato di quelle poche ^critlare 
del signor MasiotU.,,, Di più vi sodo alcune poche eperìenze eopn 
i) nao d'argento vi^v.... e per quanto mi dico il signor Uicl 
gtolo non vi é monte di più di quello^ che «i à speriinontato 
rAccademia dt Vostra Altezza » O^i, ClÌ(3> Ora, e« si ripuosi 
tm le prime e principali cuit> de!rAjcca<!omia del Cimento Ai cfu* 
dì ep«nmentare nel vaso dell' sirgento vivo, e che moltis^me e del 
principili Cra questo slasse eepeiionxe ne erano stato Tatto gì& nd- 
r estate del 58, quando appunto scriverà il Borelli; si coticludai 
dunque dallo parole di luì ^e U Magiollì, se non aveva fatto 
più, aveva futto almeno, intorno all' esperienza torricelUana, uil 
quel che nel Libro dei So^ di Naturali E^rienze, dopo più 
£2 anni, vi fu paitioolamiente narrato e d<*scrÌUo. C3ie se vorainenl 
é cosi, vedasi quanto a torlo asserisse il Pecquet esaedro l'is^pi 
monto deir idrargiro vix naium apprai^so noi italiani, et ùi 
bulia suffocaiutTL 

Uà tnsointn;!, la ragiono e i diritti del primato d'Italia ae'pro^ 
gretti delle fldetiie sperimenlalì r«*sultaoo da documtrntt econo&eìi 
tkCQ eoloal Pecquet, e agli altri slramcri^ ma non mpuli ncnuneoi 
ila molti di noi italiani, che pure ril>bi;tmo €4.^1 gran prt^tt^-rmiunl, 
n:ienIaiiio co^ gran vanto, t nwtri C':)mpelitori perciò hanuv.^ avui 
Gn qui ragione o di andare in collera con noi, o di deriderci, 
patendo alla nostra vanità, e tì\Tanno ntgione ancora di farlo, 
fintanto che non a conTeraù quel iiuBtno primato sopra più si 
fondamento. Alla patria nostra non manch<»4, ariamo, du vogl 
e sappia degnamente farlo, ma intanto ne trattoremo qualche 
noi, quanta lo comporti la sufScienia nostra e la brevità richi4 
al presente Discorso- 



Vii- 



Perdio noi leniamo per cosa certa sivex Y arto ^pcrimoDl 
avuto i Bìi<À primi principii e i suoi primi ìatituti dal Torricelli, 
porche i cenni già fatti, essendo troppo scardi air importanza d* 
soggetto, nchiodono d'esser suppliti e confortati d'altri argomenlij 
giova, prima, inti'attoiiero alquanto la nostro considerazione 



Pabtc Ih — DiK^i't0 jtrtUmiitar^ 



179 



persona di ìuì, che, d*>p^ Gali]eo, é al parer nostro U principale 
atlore di questa Ibne della noi^tru StL>rÌa. 

En(iitff>Ii^(a Tornct^lU, a ctii sì d& da molli per pallia FaoDta, 
ffì e«DU coD^iipovolv della potenza dol propHo infregno alla lettura 
dei DìalDfihi di>lle Du>.' Xtiove Scienze, .ii teooremì dimcslixiti ne'quali 
fece aiwme ag^unlfi o proffr^ssi, com" ei Ateneo si esprimo (BISS. 
Gal. Disc. T. XL,€. 7d)^ che ordinati e trai«CTÌUi, verno il l'el>bra:o 




del IGM, maod^ at suo MacGtrv) e l^tottord Benedetlo Castdìi. TI 
Cft&tolU fece di ciò oou^pcvoio C^diloo, elic m ne rallegrò molto, 
e nel faefru^ote aprile invitava l'Autore di <iuei prc^-^esi a iratle- 
nem per qualche ^lor-no seca in Arcetri. Il principe Leopoldo poi 
fece si, che la semplice vidta si riducesse a stabile «o^pionio» Tal 
notizia t^cco^liesi 'iulla minuta autografa di urta lettera, che lo 
fiieeEO principe uidìrizzava a Michelangiolo Ricci, nella qiialo, a 



1W» 



Storia diti Pt^totto aptrimentale bi Italia 



proposito Uel nuovn ìibro che medilavu u Uorellì sfilila fona 
porcossa, t?cri^'« <;h^ la hnniu iiii-morÌ3L dì Galileo f^lì avi^vu d 
più "x'ohe d*avor rjtrovalu la misura di qmìUi forza t ma non 
por r eie p^r qualsivoglia altro ac^idook-, cbs ne foseu cagi 
darla fuori, com'io Ifi fod ben oeato volto intinza^ cJ aJ q 
oondUMì qui il 'lotTicolli di feiio coueonso^ perchè potesse 
in mettere in carta i fiuoi porosicri, ma tolto fa inrano » (IfSS. 
Om. T. XXIII, e. U3), OuUIoo ciie, secondo narrorMao a siio I 
aTDV3 giA ix'll'ajìmio repudiala quella fìpocubaono delln pc 
sì propoacva di cx)iirorLro ool Torricelli altri suoi pccsich ma 
liei e fisici, por poter con Valuto di lui ripulirli e n^uid 
luce (Alb. VU. pag. 3G7>, In eUetto però non feco aìnlarai ch^ 
ag^unlo, DoUu corrc^ùoni dei Dialoghi del Aiolo, e nel nuo\-o ordì 
cho medila^-;! di dire ai t«ort;riii dimostrali nel Dialogo tenro 
a quel che apparisco dal manoscriUi galileiani, furoi>o «carsi in 
a ciò gli aiuti prestati da! Torricelli, tanto più se fti ripensi di' 
non ̣tette ospite in Aroelri chd dall'Ottobre al Gennaio. 

Morto OaliliKi, il ToiTic**lli fu Iratlenulo m Firenze e o 
ad iiiEiiiuaEÌ04ie di Andivd iViTighctti, di un duplico ufficio; di 
di Filosofo e matematico dol Gi^nd^tca Ferdinando U, e tlc^lTai 
di Lettore dì Matematiche nel pubblico Stmlio llon^niino. Ai 
ffpociali uriieiì corrispose con opere, divergo di natiira e di £u 
6)me profef^ore di Matematiche raccolse in on volume, sotto 
tìtolo di Opere geoìti^rkhe, ciù cbe aveva speculato cae\ in 
allo proprietà della ^era e dei solidi s^fenlì, coms intorno al in 
do" gravi «olidì liqjidi naturalmenio diaccndcn^ e proietti, e 
tiene quel volume, pubblicato In Firenze nel iOU^ tutto cid 
vide la pubblica luce vivente TAulor*?- 

Tutte le alu*e scritture rimonte Inediti^ pervennero, alla mo 
dol Torricelli avvenut;i nel 1&17, dc»po soli 39 anni dì vita, q 
mani di Lodovico S<.*reuai, cho, ccpiatt.' in tn^in parto le coob 
al Trtviani, affiuchó le i.irdinas»^o per dai'e allo stampe- L' 
mossagli pei dal Nelli e ripetuta da nitri, di non avor adf:tmpi 
per invidili al pleto^ ^imichcvolc iifTìcki, parrai ingiimtiadnHa lut 
coloro, i quali sanno come il Vivìaiii, e per la mal femn salule ^ 
per i pnbblicl Impieghi, fosao impedito di pubblicare le molto opcrt 
tfuo propria. 

Le I^]^eni Accademiche del Torricelli, akune delle qiLili trai 
GOggetli lì Meccanici] e ili Kìslca. imiiortanti^imi, ignote a qua! 
che sembra al Borolli, ma veduto già dal Viviani, furono pubbli* 



i 



PjUtTE U. — bìAoorsù prfUminarv 



181 



CttlCf por la prima ^x^Ui nel 171o, <in Tommaso BoiiavotiUirì, e k 
varie Scnllure sopra lo Uiìanc i-apitatc< dopo varie vicennio, alle 
Rìani iel p. Guido Grandi, 8" ins^nn-mo, nei 17tì8. nnlb Raccolto 
lioi^ntina degli Autori, che trattario del moto delle acquo. 

Come Filosofo o Matomulìco del f^randuca Ferdinando II, il 
Torricelli, infmu d:J iLviì doliti opera a istituirò la sporimeiitale 
Accademia Medicea, ncìh quale, quasi con mano ostolrìcant^, à 
OfUnevano dalle Opero di Galileo e^pm-Mize o invonzionl di etrimcDU 
nuovi, da scoprir lo più ti^condito cuu^l* di tanti cITotti della Natura. 
Dicemmo che cosi fatti studi ed esorci^ sporimontoli, com'erano 
in sogpetlo diverso, coai etbero diverso sncccsso da quegli altri 
studi, che reco lo «itcsBO Terricelti come pubblico professore, per- 
docché quesU furono principalmente di argomento geometrico, e 
undarono eotto il uomo del loro proprio Autore, mentre Inespe- 
rienze fnllc e gli strumenti inventati e costruiti nel palazzo dei Pitti, 
^uttjì bullono, per cortigiano ossequio, al granduca Ferdinando. 

Cl»e Ria andata veramente la co^ a questo modo» non por che 
ci Bìa bi^iogno di troppo lunglio parole a provarlo, e perci<\ amme^w 
che le h'Aiù QaporienKtì e git utili i^tnimenti atinbtiiti ni Granduca, 
foescn) veramente opera e studio del Torricelli, vediamo quali fbe- 
SLTO quelle particolari e^crienze £f quelle inv<rnzioni, primaticti 
fhitb della nusccnt(i Accademia sperimentalo di Fir^^nie. 

Si disse ohe il Torricelli oi^tctric^ i suoi partì sperimentali dalle 
Opere di (.kilileo, a conferma di che, recorre prima di tutto a notar 
l'origine di quL'i van striiincnti inventali. Son qtiesti principalmente 
ii Termomelro a liquido, V Igrcmetro a condensazione, e varie sorta 
d'idrostommi o pet^a liquori, cho t\jrono poi tutti diligentemente 
descritti nel lilro dei Saggi di Naturali esponente. Ma che es?i 
siqartongano veramcmto a questi primoi^ii dcirAccademin Medicea, 
tà argomenta da quel Hcgtslro di varie Espcrieftze fatte -^ ossmvaie 
dat Biginissimo Granduca Ferdinando II che redilto da Paolo Ml- 
nucci, e copiato poi dal Viviani, fu iur^orito nella prima carta del 
primo Tomo dei Mano54TltL] del Cimento, e pubblicato dal TargionL 
Il primo con^-rtto di quella impoiiantÌ!»Ìma trasformazione del Ter- 
mometro ad aria, nello finimento perpetuo che, secondo si Ic^c 
nel nilato UegÌ5ti'o, diiììostra la diffetvnza di caldo e freddo deìfaric 
€ d^liqmdij sovvenne 5onxa dubbio al Tonicelli da quelb espe- 
rienza della caraiTa col collo <k^»ai lun^. empiuta d'acqua insìno 
al collo, e me:!» al fuoco, che ^i leg^e nella lìi&poiia <i Lodcvìco 
déìte Colombe. L'Igrometro a condensazione, di citi dava notizia lo 



w 



Storia del meù>do tperimesti-AU in Italia 



a^tesBO Torricelli a MJehelangiolo Ricd, danui ^ vero che l'iii^» 

ziooe é sua 4^ fkon del Gramliici) cccorse tndlmentc air inveì 

a fin di decìdere h questboo che ^o^ìlat fm \e Umte, nella ril 

Risposta at Colombo, «e di3d quoUu mt^tada, che bì depone 

superficie dei corpi divonuti più fivddi ddl' ambìcnie, pìr i-i 

sToimatiL noli' ^lomento dell'acqua. [Uemicaotri poi tom^ 

dio il SorenWtmo si serviva per riconoscer le qualilA dc'JJo varii' 

ojcqm sorgenti, « per distìnguer le varie hmtà de: vi < 

Benza dubbio dal primo Dialogo delle Due Nuovo - 

Galileo propone d'immergt^rf' una ptiUadl cera, per conoi»cier ai 

osi medici ì vari gradi della graviti o legf^erezza dell' acqua- 

Anzi ebbero dì qui origine quelk bello e feconde 
dtìle pollino dt vetro vuoto e galleggiami denti-o tin boccici pii 
d'noqua, che il TrrrkHli [noRlniva ni Mon<?ony, pnmo Ini" fr 
a testimoniare nelle scienza speriicientali il pnmato dell'Italia, 
teste palline dettero occasione aecoprlre altri lalU idi^oetatici ci 
e nuovi, che si mandarono a risolvere ai varii dotti, sotto le 
forme di problemi, por cui non fa maraviglia dii^ venuti a 
del Cartesio, o egli si nppruprìiu^c o altri spontaneamente gU 
buìsseapo quegli idrostatici giochetti. Gioch^-tti non furon perA 
mani del Torricelli, cho, dal veder %'ariare il modo ilol galli 
mento di qui^llo palline, al ^'urìo pivmor col dito l'aria alla 
dd va^Ot ebbf^ ì primi indizii del variar Jella pressione atmosTc 
gio^jetli non furono alle mani del Ma^itìl!!, clu^ di h prese 
ftione a dimostrar la vorilà di queir imporlanliBSimo fntto ìdj 
delle pressioni dot liquidi por tutti i versi, f> della instaal 
fusione dei loro moti. 

Quel Moncony, di cui si dSoma. t<^ò d'Italia in Francia, 
Iraspcild Beco no' suoi riaggi in Egitto, uno de' più squisiti 
chiaU che fossero Uì*catJ dalle mani do! roiTÌct>llì, giacclié, a 
primordi! o primo poriodo della £«p(rrimoutak' Accademia fiorcnl 
appartienL' altroi^i il i>erft.-xionamenlo del Canocchiale galileiano 
del Mtcix)soopio. Anzi, il Microscopio!, co» detto dflia p^ina, che 
tro\'6 poi tanto facili^ accoglienza in Olanda, è invenzione lolla 
pria del Torricelli e noi diremo a suo luogo il modo» ch'ei teo* 
Capissimo dì fabbricar quc-sto, dio par, fVa gli slrumeuli di ol 
un balocco, ma che è pure dì grandissimo edotto. 

Notabile ù pcrfl che il costniltore e 1" inventore di questi 
^ifitl ottici strumenti non pensasse d'applicarli o alle oeservaat 
nalurali o alle colesti. Vem è bene che. in questi stessi tempi 



PaJU£ U. — Dàeorùa preUminare 



isn 



fEperìmcntaJ« Accad*<mi3 fiorc^ntina, à riscxtQli'aruno i moU dei sa- 
lelliii di Giovo «ulltì Effemeridi, elio mandnva il K^^nim, ma forse 
qtie' ris^'oDtri eiuo fatti^ per ordin** del pi*incipe Leopi>ldo, d>l Vi* 
rjaci. Il Torricelli pare che non fosse molto Uicltnato a cosi bttl 
ihMrrchì. e in ogni mudo, benché paiv;r?Ìasso col Fontana i* ?ri vaui- 
ta*se di aver «uperalo in perfezione i canocchiali di lui, non foce, 
in Astronomia, n«<ssuna scoperta. Nella Priniitv^i'a del lO-W nkccontt 
al R^iii«TÌ come gli ocooiresse di ved^r Morcuno in congiuniione 
cou Venero « e cod all' imppovx'lw^ siti campuiiilo del Duomo» dl- 
5Ctl^^eD^k> con dcunl giovani,"ch<* **rano m<?co, fod un c-erto calete 
laccio, per la prima volta die avevo veduto Mercurio, e conìetUmiì 
cbe egli dt diameln^ n^ule foftfte meno di otto miglia dolio nostre d 
|<MSS, Gal. Dis. T. XL, e. 13). 

Alla morte de! Torricelli, sopravrennta Inii^pettatamente nel- 
mnno ^ilww) in cui scriveva queste parole, non cessfi noi Grandaca 
Ferdinando il pmrìto, e nel principe Leopoldo cfuelU nobile o pen- 
tllw predilezione, cbii e^]i«bbe sempre per l« eciijnze sperimentali. 
A tale servizio in corte fu sOT^titaito quel Vincenzio Viviani, cho d 
soleva chiamar riiltimo^ ma il più a(t^j!ii>nnto dei discepoli di Ca- 
lileo. Che egli tosse anzi svi^oeratuniente afTeiìonato, lo dimo>:trd 
nello zelo dell' illustrarne e difTondeme te dottrine, come^ e anco 
pitì, in EOStoner l'onore e rivendicarne i diritti delle scoperte. Fanno 
al proposito le seguenti i^lazionj^ ch^ dava a un amico: i Le dir^ 
:ora comò tra quello povera fatiche di matematica abboz^at^ da 
me^ dal Ifì^O fìrE al IMJ, ^itinndo pf^r sorvizio attualo del Serenls- 
eimo G. D. mio Signnre convenneml abbandonare £i fatti stndì, io 
pensavo di fare scelta dì quella, che ne' continui impieghi e con la 
poca salme cbe io mi trovavo, mi fosse slata dì più facile jjsecii- 
2ioni^ Qnef«ta vm T iUiislrayJone e promozione delle opere di Galileo 
mio >tno?tro. da accoppiarsi con la descriiicno della giia vita, hi quale 
da ogni altr>^ assai medilo »1, ma non già si veridica uù di notixle 
co»i copiosa potesse «criv.>r»i D (MSS. Gal Diw. T- CXLH, e. 130). 
Nonostante per^ la mal foTm;i saluta e gli impiombi, fu il Vi- 
ràni fecondissimo nello speculare e infaticabile nell' operare. A 
raccogliere tutti insieme, e ad ordinare i vani teoremi, che dimostrò 
e i varìi problemi, cbe risolse intorno alle dottrine del moto, sì 
comporrebbe im IVaUato di aggiunie e progressi ai Dialoghi delle 
Nuovo Scienze, che ^ cede al Torricelli nell'elegante faciliti dì 
dimostrare, lo supera senta dubbie nella varietà e neirabbonrknu. 
In Idrometria, il Vìvioni fu instancabile^ e d'ogni parte traspira 



IfU 



Si&ria dfi mHoda aptrìm^ntaig in Ifattn 



un ar<lentÌ!>simo icìo di dÌfrou<ti.Te le dottrìon torricelliaiie, A 
i) priticil^io ddk' velocità ]>ruponk>iiali ;Ule altezze professalo 
Camelli !«*?tubrav<i fnùn xcto dì quol che non sì conctudrva 
leortc ai rerìfkiiivu tu.-ì futU; e inlomo alle cxmtrovef^ic so 1* 
giuDgùQo allu »b^tcn« OHI lalU Li vvlodli coareiULiilc alla i-adi 
Ofipiir m«vaaio imiu'diiiiitiil» <^ patiscano indagio d&gli atUiti, 
sciato i>er imor della verità d^ parte il suo GnlileOp cow 
pif^nam^te coIi'Arri^t^Ui. Moltissime e importanlissime son 1' 
Tìtime fallo dal Vh'ianì, [Krr misurar le varie quantità d'acqua, 
in egual tempo si raccoljcono dalle varie figurr? dc-llc boc^^he dì 
gDxìone, ora riidcnti, di-;i sporgenti in tnbi addizionali, o brevi' 
lunghi, ri diiìlU u t1t-Mtuasi. 

ti Trattalo dv^l ^-olameiiln dei vasi o dello Oes^drt, iììvlm 
quattro lìbrif ool tìtolo un po' romantico di Sùtftìo idromeirìcùf 
iv!jb«* riuscito opei^ inmgne r da risparmiare il Trattilo drl Mi 
doliti Aajue dt'l fìrandi, e> di altri AuLori, se .ivesse avuto il NV«ti 
il tempo e la comodità di pubblicarlo. Quest'opera, nelln qi 
come- si diceva dianxi, il principio tonmlliano delle velocità pi 
porzìunali allcr radici clolk aU4.<3z<ì ha il suo ampio svolgiiiicnto 
la ^a più compiuta din^ostraztone, con altri toun^mi «pet^ulati 
?*nlo fine di pi^muovem il trattato Vn moìu aqwirum, Hni-^^^ono 
I>erMiader colon>, che di-w^ro Ipmerariam^^nte «ver il Vivìani tenni 
[wi invidia e per gelosia oascosle le finrittiire inedite del Torrìcel] 

Col ^legi'ett} dello stesso Torricf^III, avuto dal Cìrandiica che 
teneva gelosamente ciifitodilo. e con altre regole proprie :ippi 
dalla li3orÌa »< dalla pratica, il Viviajii dava i:i|)eni alla ctstniiSoi 
dei canoccliialì, e attendeva, ora p^r proprio genio, ora per parti- 
licolare ordtnr.^ de.l principe Leopoldo, alle o&«er«-azÌoni celtisti. \ 
la mal fermai salute non permettendogli le Inngbe e fattcosM vigilii 
non Peet^ r/>me ìl Torri(«llÌ, in Aiilronomia ungili [imgii^, TVH mi 
lissimi perA f^tti nella Fisic^^ spenmenijfle diremn più qitx, quMii 
iV ìncontrei'emtì un'altia volti nel Vivì^ini come acradenticn del 
monto, ma intanto, a svolgere qno'eento tanti e più volumi del 
sue earto, non par possibile ehe un uomo, e sìa pur che ki vita 
decorre^u-e lunghì^fiìma dal 1682 al 1703 polesBe atleiidei-e %\ lai 
e «i dirtìrili cjjw.\ Stanca dr^Ue pro}irji^ speculazioni, si ricreavi u 
tradurre dal lutiiiti o dal Traucese d<^ Hie dì nuovu 4j di btdlo ai 
sem spiTi-ubti' jzli liUri iw\ lori» pmprii libii; ora cx»mjj"*ndiava trat- 
tali intieri, foiNt* pi-r uso rli-ì principi padroni, ora ne Ji)*i^niaMi 
in parie coloriva de' nuoti, in soggetto di matematiche, di cosmi 



Parte \h — Ùi$cor$9 pretimiiìart 



Ì85 






m di qiJaìeivoglin «Urti, € Se io avefsi, scrireva n un amìoo, a 
cìix* luUc ic mie spDcutaiìoni irobnsUtc e finire di riempir lutli i 
mici ordili con obbligo iincciri <ii non lovcr pensare a niun nllm oo«a 
di Quovo, non mi sarebbe tanto il \ivcre lino a CK^nl' lumi, con saniti 
p&rfetUe iti90Ccupaztone da ogni altro impiego » (ivi. T. CXLlI.c,370). 
Qpando scriveva cxeì^ il Viviani <\"nitaYa W loiiii. e non awY* 
altro pubblicato che De ma^rimis €t minimi», la Scienza Unir^rsaie 
Mie proporzioni, il Deporlo geometrico, V Knodatio pn^iemaitim 
ette (4on piccola parte, e non la più importante delle opere di lui. 
Il rimanente, du pocìkC altro cose in fuori» è tuttavia inedito, e dò 
Tuol dire che un duvizioso toaoro dc^lln scieiucu italiana e rimnsto da 
tonto tompo, di^utiltì e infruttuoso. A Lui vecchio di scttantcU anni 
il p. alj. Grniidi, scnvendogU di Roma, fai:eTa «lucala domnnda: 
« C Tuori voce In Homo che le opere di V. S. ai ristampino in 
Londnt, *^ che qu?" mignon dolUi Società Re^a abbiani> impetrato 
dal Serenisiimo Grunducii Ji dt la senili, per imprimcrfi con altre 
8ac up{*n:v... È egli vero luttociò. oppuit: posso io £(^itaii) ^d a»* 
fiinirar»'^ T Italia irhe le di lei radiche ^^l'anuo impresse per opera 
dH ^ig. Ponzanini? » {ivi, T. CXLVH. r. ISO)- A che il buon viecchio 
cosi rispondeva : « È he» fiilsa quella voce eho è fuori, perchè Topore 
di C|ue!lo jcdmunito dolcì^imo. né per mano di luì nù di altri non 
v* é apparenze! che m aieno per vtjdore, se l>io non fu miraeoli i 
(ivi, T, C\1jV1U. c 36), E ì miracoli ancora non sono tìtuli ftitli. 
Ma pjissjamo a veder quel clic L>pera^e i] Vivioni m questo, 
e da noi SI distin;^ie col nome di secondo periodo della speri- 
mentale Accademia medicea. Soggetto principiile di queMe espe- 
rienze» che 3Ì direbbero, alla maniera dei nostri giorni, esperienze 
di gabinetto, furon quelle degli agsfhiarcìamenti df^ir acqu(>, per 
veder eherarietà laceasoro esposti i vasi in vane situazioni all'ani 
apeila. Cominciarono queste cspcdenzc nel Dicembre I64S, e 8i 
proseguirono per più nitro inventate successive (MSS- Cim, T, I, e. 5, 
13 eceO- Appartengono pure n questD periodo deirAecademìa quelle 
ijsfterrazìoni. di non lieve importanza per la teoria delta conduci- 
bilità del calore, che concemono il vario tempo del consumarsi U 
ghiaccio nelle varie materie, di che son formati i rocìpìontj. Di tali 
iv^rrjzioni poi ai fece qualche cenno anco nel LÌIko dei Saggia 
nu vi ai tace di un'altra esperienza, fatta pure in qucslo medesimo 
tempo, ed è quella del Iraiorarc m vario tempo, pallottole di varia 
matena e di n^usil j^ror^^r^*^?» , perete sopnt una \atpi lu^li-a di 
ghuaccio. (Tir^ionif Aggi-andìm. 1\ II. P. 11. pag. lO-if 



taa 



Sioria rfW intfodo tperìvifrifaU m ftatia 



1 



Oltre « queste, si froero pure aitr.* <->r*nenie, che non w 
rtjUwro potule praticare fra le chiu^ pireli di wtv "'- -^ -t* 
eseguire <)a un ooscrv^atorc solo. Ed ecco di qui T < 
bisogno A' organar la sua vita in rane mcmbm, e pigliar U Medicea 
iperìmontale istìtuiioDe più convenìenlo ordine dì AccadcmiiL Ouc*tc 
esperknzo furo» quelle che $j fecero, tn il 1656 1- 57, intomo alle 
velociti del fiiiouo e della luce, e nelle quali, ad iiiutaro il Vivinni, 
vTimiui chiamali il Bnrelli e il lUualdini. hairaUra parte, U bisogno 
dì avcre^ a ftperinicntar ornili eHi^tti lutlunili^ 5trumcnlì e «tpozrì rht* 
non emno né potevano e^ere di proprìeli e dì diritto di u<i i ^ 
privati, rec*^ sentir vìto il biaogno che la wricnai a^^evm df^lla pro- 
teiìonf* dei principi, e ai principi alc*si fece prejruslar la gloria i? 
partccipjirc ai meriti scriontiOci dei privati. D'ond'ó che i cor. ^^i 
9cicntìllci, nel palano inducale dei Medici, passarono a pt^li 
ordinamento e inslituto più proprio di Accad>mij, in un terzo 
riodo» che si distinse dagli altii col titolo di Cìmenlo, 

I principi Medicei, dai quali invocava la scienta i Talidi iiiuti^ 
erano il granduca Ferdinando n e Leopoldo Tralello di lui. Che 
tasse Ferdinando inidìnalo a favorire gli Ftudi sperimentali, lo pro- 
verebbe, («nt'altrOf Tessersi e^It Ìng?erìto neir invenzione di 
atrumenti, che certamente è dovuta al Torricelli. ìist pur di 
^argomenta che pn^dominaaao in lui all'ingegno lu curiosità 
ranahUìone- Dall'altra parte chi asvva largamente speso per 
quelle esperienie, e per eseguire quegli frumenti, pareva in 
modo che ave^e il diritto di u^firti per =ke, di dirli o di frtrli 
suoi. In seguito, se cede alquanto nelt* animo suo TanibiEmne, n 
0ess6 per questo la curiositi, o una certa sua particolar pnirtgi 
di *apen^, Noi, non potremmo in altro miglior modo rappresentata 
ai lellori o qualificare quella curiosità granducale^ che per la ar- 
guente scenetta, colorita da noi $u una cola, che si legge a carte 120 
del X Tomo dei Stuioscritli del Cimenta 

Li]t ^ra del di 5 Dicembre iijtìo. a qualche ora di noti^v 
cjimMua di corte si ferm;^ dinanzi alla porta di rasa del Vi 
Scendo uno staffiere, entra: — Sor Vinoemio, il Padren Sereni»»! 
r&ttdnde a palazzo — E il signor Vincenzio vestirai, entrare in 
rozza» scendere nel cortile, er su per lo scalene dei Pitti, Frane 
Redi r introduce in camera ; il Granduca era a letto. — V ho man- 
dato a chiamarp, dice il Sercnis7>ìmo. «jllevnndosi sulle coltri o 
accennando alla fiamma del camminctto, per saper da voi in e 
manìem, dagli opinigli della porta dì camera e della ffne^tra^ bene 




PaìTS il — IHseon» pr^mJnart 



1S7 



il tulio serrato, eutri in camera Tento, coifìc si monifcsU dal ^'cdc^ 
miiDver^i indentro U fiaiuiiiella di una cuo'lela: e percM »ta la 
stessa Iktmmolla con gran velocità rapita, accontatala «gli spiragli 
dell'asse del cammino. — 

il principe Leopoldo aveva della sdenta più nobili e dignitosi 
HCDlimenti, o se la sua còu<lizionc non rcnckisc ditHcilc il fendila 
giusta stima, dipeinmo che aveva altra cultura aci^nlifica o aitni 
(orza d'iugegiiOL DirTicile é il l'arno la giusta stima, percb<^ alcuna 
speculuzioni e scoperte ai dubita che &ieno attribuite a luì dalfos- 
aequìo e dalla adulaxione. Goal, per citare un esempio, la causa del 
cosi detto salto detrimmersione ospcrvalo nelle caraffe a hiiifO collo 
ripieitti d'acqua e Hommcrse nella neve, il Borclli, con tutti ^L allrL 
dico essere aitata investirla e «coperta dal Principe, quando perà 
discorra con lui e gli scrive in IcHtoi'c familiaii. Ma libemto poi da 
ogni scTOTi'i cortigianesca, dice francamonte. nel libriì De motioni' 
*w naUiml. del salto dell'immersione: <s Egoajiiuiadverti et docui 
hoc ccntingcrc a reatrlctìnne eiu$dem xnm » (Regio Julio 1670, 
POE- ó*7). 

Ma pure^ la giudiziosa crìticEi fatta dal Principe ad alcune spe- 
culaaoni, come sarebbe giusto quella dello «caso Borelli concci'- 
nenie le cau^c del variar la pressione ammosfcrica, quando il tempo 
Si dispone o Hj sciojrlic in pioggia, e oom<> sarebl}c l' altra con la 
quale il Kcnieri^ per similitudine della varia disposisione delle lenti 
nei canocchiale, spief^a^^ il ricrescer l' apparente fìgura degli a^lri, 
giunti vicino n toccar l'oriTsonte; mentre rivclBno una non ordi- 
Dftria acutezza d*in(;egno, rendon nel medesime tempo bella testi-* 
monianza di quel modesto riserbo, con cui il IVincipe stesso entrava 
nel pericolo di quelle scientifiche discus^oni. 

(}uel che però rd>biam per (x^rtissimo, è che in mozzo ai pia*- 
ceri agli svaglii di una ?plendid;i corte, atle^ con grande amore 
agli stttdii matematici, intino da giovanetto. Di venlun'anno faceva 
licliiedcre a Galileo la dimoatroEione allora allora tro^^ta dal fumoso 
supposto raeccanìo:!, per mezzo del suo precettore don Fainiano ìb- 
cbclinìj il quak così scriveva ul medesimo Galileo : « U Serenissimo 
ha di già visti i sei libri di Euclide e di predente vede Tiiiulccimo, 
e ti detto libro del Moto (i Dial. delle Due N» S.) con pensiero di 
Teder prima le Opere di V. S. Molto Illustre ed Kcccllmlia^ima e 
poi il resto dei matematici s (MSS. Gal. Div. ILRVl. T. XIlLcHii), 

L'anno dopo, avendo FortujiÌ3 Licoti già pubblicato il 4n<f libro 
De Lapide bononienAi, nel capitolo L, del quale^ contro le dottrine 



i8a 



istoria d^ meUnto apcriment^tt in ll^tìa 



di Galileo, attrìbiùva U ailor cbinr^i 'iella Luna a un TeiKiUK 
rofiroiv»cenjci, il princìpi! I^jx^poldo, nel dar ivlaziont- del nuovo 
peripatetico, flolledta Galileo Ktet«o a dil^nd<-r l« sue dotlnne, 
tAe cf^Vì i>ù\ fects io «lucllu Lelton sul Candora lunare^ che è 
d«]lo più beìÌQ seriiUìrv iistron'>mkhc disi no«^n> Auttjrc. Di qiiQsti' 
l&ltcrj, ftcrivendo il giov^ino prìncipe Leopoldo da Sit^na, il dj 14 
maggio 1&40, diceva a Galileo; < Io, tra le altre ooee cho in ttss 
MDO^ ho ammirato cfoetla di dimostrare, benché tanto lontani ddb 
Luna, ehe il lume in e^tsa rìfleeso dalla Teri-a sia madore dei 
nostro lume crepuscoUno, e io consei^oiua di quello céio la ant- 
ilcr^ìma Luna sofn? di noi rìfletle. E perché io non posso godere e 
cfàvar quel finatto che desidererei dalla conwrea^ono ma, corco di 
traltenermi e dì ammaeslrarmi in qualche pane, nel lesero lo sue 
OpOTL*. E peh>, avendo Huito di «citrrero rund«cÌmo o duoJocimo 
di Euclide, eie vedendo adesso il ?uo Libretta delle Gallai 
pano non meno lie^li altri de^o del suo intelletto, 5<^iun] 
cbe Tarò ancora un poco di sessione con fhfons, Ardvescovo Pm 
[omini, tanto aìTe^tionato a V. S. e alla cme sue, dove £i loF^eri 
scritturo sopn il lume aeccndario della Luna- Spcix» io d'esser 
da lei in questa i^tuto doxa discorrerò seco di idctine cose, che 
sono sovvenute in divenne malcrìo, non \o pol»>ndo binlo bone 
con la penna, quanto con lu voco » i^MSfì, Gal hi^c, T. CXJ-' 
e. 37). E venata l'ostato non mancò il giovane Principe dì » 
dallo splendide sale del Pitti, per salir ^ al tugurio di Arcetn, a 
tratlenerviiti col venerando vecchio che l'abitava ir scientiOci coW, 
loqui. ¥r\iito di quei colloqui fu la chiamala del ToniceUi a Firenze, 
da cui ebbe principio, come si vide, ta sperimontale Aoca^ 
Uddìceo, e d'onde s'avviarono a ielituim quegli altri celebri 
sessi accademici detti del Cimento, ai quali oonvìen che si ri' 
il «ostro riiscorso. 



Viri- 



[ncominciarono qnei consce nel mese di Ciurmo del 165^» a 
i primi e principab collahonitori all' i^^nenzo naturili che vi 
fecero, luron quei tre, che vedemmo osercilarsi in Firenze e 
Pisa intorno al misurare la velocità della luce e del suono, Pa 
che, anche in questo nuovo ordinamento, il VivtQni serbi una certa 



I 




prcmiQCnzj, che giuslamcnte gli e ultribuita, si per essere slato col- 
Itfik t successore ul Torricelli in queir uflicio, e si per la leìoi, per h 
dottrina^ e per ropernsitii con cui. eia par(Kx:lti anni, l'aveva i^^ercllzito. 
Gian Alfonso Borellì, chiamato Al Messina a profcssoro le Ma- 
Ichc nello studio pisano, aveva Tin d'allora dito sa^io dol- 

'ficumc e delti novità delle sue speciilax-ioni, non che di un'trlft 
Bqiiisitjfsima di sottoporle al cimento. Tutti gli stadii ^p'^rimenliili 
di luì, uichc in apparenza pit*^ disparati, convenivano in un imica 
intenzione, che era quella dì applicar la Meccanica e Li Fisica a) 
moto degli animali. Si preparava perciò il nostro Autore a scrivere 
il celeb&iTJxno Tratt;\to con due libri, uno di Meccanica, intitolato 
fh i-i pr^rcussionin^ pubblicalo nel lOfiT, e Taltro col tìlolo De mo* 
tionUnts uaiuralibus, pubblicato nel 1070, qua.'»! lemmi preinesM 
alla grande Opera De moiii onimaKum. Alle osservazioni naturali, 
che bisognavano a condurla, attendeva già da lungo tèmpo, e il di 
10 Manto 16fi3 pregava per merco de*l Michelini, che il principe 
Leopoldo si compìaceasc di fiirb veaire a Livorno, per far «jw 
rirnze sui pesci vivi^ per capire ptrfciiamcTtte come si muovùìiù e 
t^iùtnm i f;f^<r/(MSS. Gal. Cini. T. XVirc. \W). Sotto il dì d'Aprile 
1605, ftcrivf--v;i dÌi-ot lambiti te al Principe che era entralo a specular 
la natura f it pmpriotft della percorsa, inlnmo alla ^[ualc il gran 
fìalileo nulla avt-v^ lasniìln ìn iscrilto (ivi, T, XVIII. e ITtì), prepa- 
randosi cosi a distendere il primo libro da prfiineticrsi al Trattato 
dei Moti animali. Quattro anni dopo, nel Luglic\ scriveva allo «stesso, 
rendendogli conto cosi de' suoi studi: ff Ilo già all'ordine rpieato 
aOGondo Turno pur prepai'atorio della materia prìiidpale. Tratto ìn 
<|ueMo de! moti natin^H dipendenti dalla gr-avilfi s (ivi, T. 7Ì1X, 
e. Sftì) e ven-o b tuetA d'Aprile del 71 : « Spero poi questa *late 
peifer.ionare il lerz»'* librn della immensa Forza de'raiwrolì con le 
sue cait*e meccanielipdimoMmte, cosa aflattn nuova. Appresso rac- 
eorrd in un altro \ùm\ tutto il resto di questa ammiraliile FilosoHa » 
(ivi, T- XX, e. iO). E infatti, mantenuto il proponto. torna a seri- 
Yonr sotto il dì ÌH Luglio a porrò mano subita allo Mampa del mio 
libro della fona dei mu^^coli, il quale è ridolto <]uafli a perfezione » 
(ivi, z- GT/i. Le pubbliche e private sventure perA non pcrmi5cro al 
IVirelli fli niauda[-e ad triTiUlo nwi ipie^to propasitr, cnm'avea man- 
ciato qrit'lloj e In prima parte dc*lhi grande Dpfmi, dove si tratta 
della for^i iinmeii'ta AA mn-^coli, Tu pubblicata pcx^tTima in noma 
uel 1^^): V.'dtrt palle, dove sì tratta il resto di quella ammiratrile 

Ilo^ofUi, vide ivi pure la luce nell'aitnci dopc. 



lOD 



Storia Jfl ntetod» tiifrimentaie w ìialia 




{Wctmtu'j che, a specular qtie^U Filosofia, la qoalo fu poi Te< 
mmenie rìconoflciuta dà tutti per umminbile e nuova, concorrevano, 
neir intmirion del)' Autore gli studi piO Tirii dclli sua vita. E 
fatti, ^JDdo, Teoutogli occasione d' appuntare in GJoi'e uno aqi 
silissimo CjLnocchiM del Campani^ sì IfotA mhs voler» Implii 
iw%tì ftliidii iifttmnomicì. fViitto de* quali fu l'Opera incigno 
ric<if. Medk^oruntf coal nel pubbllcire il libro scnveYa il Boi 
al f^:ltof^: < Erit i^tur huiufiroodi opusculuin non intcmiptio Taf 
prioris inslituli, scd vcloli pai^nlhcsis quaedam nieomm sludionim^^ 
nani denuo ad intcrmi»(um opus De mohi anun. rtdii > (FlorcnS 
tiae» IfVW pag. viiV Figurianoci quel che dee essere il perìodo, 4^1 
la Tcoiic-i dc'pianeli m<^ilicei, ct»€ é il preludio alla nirnva AAtront^, 
mia neutofiianii, nou è die una parentesi! PartHitesi, nella quali 
come inciso^ condudesì la teoria pbnet^ina delle comete. 1^ Toi 
tena di S. Miniato al Monte era la ^^pecula. Uovo il botclli fycexì 
le sue osservazioni, e àoy' e^U avo%'a erotte quelle mnccbìne, a 
mo«lrBi« jt viaggio parabolico descritto da que*cofpÌ celesti credul 
vagabondi per lo spazio e seTwi leggi. Gli stmmenli, che udùmii< 
vano le Manse di S. Miniato sopra Fìi'eiije, primo ostervatorìo a5lrD- 
nomko d'Italia, eran lavorati con semplicità^ ed eran pure tanl 
precidi- « Ilo fatto, con grandissimo frutto, sa^jveva al prìncipe U 
poldo, fabbricare un istrumento da scnir di aeaiante, il cui semi* 
diametro sarà 5 braccia. £ composto di semplici redoli, facilissii 
a Eabbricann ed adoperarsi, col quale spei-o di bit ossen^ioni 
squisite, come coloro che spendono centinaia H scudi in simigfhual 
strurapnti i> (ivi, T. XVIII. e. 154). 

Gli strumenti e Tespeiìonze del Torricelli^ mi pnmo perìodi 
dell'Accademia Mediceo, vedemmo c^fcre un frutto allegato nel fii 
dello opci-c di Galileo: anco resperienxc intorno alle quali, nel 
ccndo periodo, »i Iravaglìt) il Vi^-iani, per decideiio se la Itioe 
muove in tempo, non avevano alU'n intenzione, che dì tnandcure 
etTeUo un pensiero proposto nel 1 Dialogo delle Due Nuove Sciente. 
Né il Borelli, a ricercar le traditioni della scienza galileiana, 
punto inferiore agli Htessì suoi celleghi. ]hIolt« delle Scritturo d< 
gran Maeslrc, coma sarebbero le Tavole de' moti medii dei satellil 
dì Giove, riHtnizirkne intomo a) modo d'usar lo stmmento ni 
Od0crva£iom gioviali, il Discùrso dell' ufiìcio meccanico del timone" 
nel diriger le navi, e alti^ scrìlture galileiane, delle quali s'c perduta 
!a copia t* Y originale, rivivono nelle opere o mano*icrìtte o stam- 
pate dello ^esso Bordili. 




PAnte [i. — Diatene pnìiminmv 



iW 



i«l che egli 



fkr prtigrcdìre le JoUi 



lUli. 



sp*?rnnieni 
iiivtodì di OhIIIl'u. ijpc'nisst' iu qii4*f^lu imi'* ptnìoào 
clttirAccAi1«mui MedtCfJìr o del Cirrn^ito, T abbiamo dilìgc^ntemeute 
uhTiovi^nitEi <\:ì liìt iiieilfr^iimn, nel Itliro Pe mtìtìortthtùi naturnUbun, 
tteilo !tci-ÌVGi^ il «iiuile, anzi, sfìconilo die egli alesso (Jidilanj^ ebbe 
(|ueflta partic£>1are intenzione. Accennando ivi al fallo dt'lU bilancia 
equilibrata, che rìscildando l'aria auiL"Ìenle a un de' piattelli tra- 
bocca dall'altra parte, soj^iunge: o RaUoDem buiii» adinirabìlis 
itlectus exccgìtavl ts\ ansici.' pL^U'^ili i^ddidi, eainque cuiinn un scavi 
Socielati duc1ì)«irtioi\ini virorum ;l !V:-t-iùs«. l'I EmìnenU^. Cardi* 
rudi Jjeup«.»Ido Meiliceo ei-ecLain^ ijn^ini drtnc«^p« iiK»rH ìl;dìix> Ara* 
dantìam e^prTiaientalem int-diceiiUE vacabo b (Remili Jidii.i 1070, 
|Mig. 120)l Di quel gt^Ule esperìinenlo de] fnmo, che discende nel 
vuoto toiricelliano^ dice o quod Florentiae SerenisBÌmo Leupoldo 
cardinali mediceo coinmunicavi i (Ivi, pag, 12S^ e il medesimo dice 
pun* ^i qui.*l l^mmctrc a «ifunef di cui a iclion bibf*lui- 6g. 34 bbri 
Eipcrìmi'fitijniiik (.uiisd'^rii AoidiMiiìatì r> (ivi. yn^. 200), 

[h/ vnrii modi pri" tn.>vuiv il |h.*«i tìpecifin.i dell' aria pruposti 
nt*l)'Acca<l(-(ulu, ne* ixnuiui?nJora u aliquos l'x nrnlti^ a me ihtdcui 
propc^^ili V (Ivi, pag. 247) e roii quegli ingegnosi «inmientt chiamati 
da lui Tmn'tdaii'.'ì, airinvenzion ilei quali avev.* pensalo infinn 
dal Iffiiiì t^MSS, (;^1 Cim, T XVII. ci), <s Sed pr.iecipuu^ ai^ pul- 
cberrimtis modus experiendi aeiis gravitatein blc est, quem Aca-* 
d^miao medicaee experìmcnlali anno 1660 C4>municavi una cum 
eius denionslratiorif » (Di^ mol. nat pHg. 251). Nella stessa Acca- 
demia dke puro d'aver dimostralo con innurm*rcvoli esperìin^^nti 
cbo il gbiacdo occupa maggiore spazio doiracqvia liquida; « export- 
metita quae omnia lofn po&suot in prae^'lictu libro Exiwrimeutorum 
a folio 127 usquo ud ft*l. Ift' » (ivi, pajf, M0>. 

Auch« il Virìanì non si volle defraudare delta sodis^zlone di 
dire quel che egli opei^ nell'Accademia, e ci^ fece pales4% non H 
pubbiioc, ma in unn «ula autografo, che si legge u e. 2S0 del Tomo X 
dei &1SS. del Cimento, e che poi il Nelli pubblici nel «uo Sa^o 
di Storia Lettcrai-ia (Lucca 1750. pjg- 110, 11). « Mìei sono, la^clA 
ivi ischtto il Vivi;ini, I, Li Ire «Irumvnti, per provar la pressione 
delVaria e cIk* Eiiinieindo quella il moi^urìo e Tacqua discendono 
in qualunque cannello. II. Miei sono li cinque strumenti per pro- 
vare la ooRtìtunone dell'aria liassa ed alta. UI. ÌSìo lo strumento 
cilindiit^ con la canna deutra, per esaminar la invesca in specie 
dei fluidi, IV. Mia la scatola por le rifrjirioni df' fluidi. V, Miei li 



m 



Storia ìlei nìftcdo $pMn^niaÌ€ m flnlitx 



ilue filnimenti per ct-nasoere la gravila in sjìecie *tei lluidi « 
tu^^tollù VI. Mie rasservaiwrai circa l'ondai:! de'fliU€ÌÌ n^ si 
VII. Mìa ro8wr¥aiiODe Ju'lnkì d«lli» pilleggìanli. Vili. iCo U 
%'Miì dell' (*q labili ti ilv'sumiì e A^\ lom umÌ. I\. Mio il nuovo mi 
di mJ^nnr W <li«Umx4 vuiu^t la varii|M. X, ìli» r<K^mt2ÌoDÌ 
lomu Vftmbni. XI. JQei li dur Mmmrntì jwr ooncMCur «o Toln; 
dell' ncQtia riei i?aniìp|IIji] procecin dalla predinne dell'aria ainbidii 
1:00 ^iicr.biar cnllo Jichi?xiloio. XO. Mìe l'esperieim* due pru| 
per ìnv:ilid:ir b detta pre«islnne attorno II cannellini. XIll. Utei 
doe stnituenli ìulomo la pres^uni? deirucqux XIV. ^Ga V 
vagone che tulli i kgrii v^nno sii Tondo nell'acqua provar 
roIi<^*). X.V. Miu K» slrummlo por aviT U lungbezzi dv'peii' 
desiilcrutii duraziono. XVI, Mio lo stnimenio a palla, per la 
ÌD «pecie de*fluidi col mottcìv i pesi dnìtro la palkL > Que^it' 
«ttruinenlo, da cui kì 3^mi 1niJ^on]i;ili ^j Areoint^lri moderni, cni 
quello pure annoverato qui iti III luofp?, sono illustrati con a]]l 
di figure, che suppliscono a un^ lunga e niinuin de^mìom*^ 
seguente T XI dei Xtìnascrìtti sopra citali a carti^ 101 e 10.V 

Dopo eS5i*nn piHìsii c\«ì la sua ponìone cÌasi:imo di (|ue*di 
validi commensali, «i v^de bene che la tavola rìman ^m^'i s\ 
cbiata, e ch^ hotì r&sla, se non clie poco o nulla a <ju<?pli allrii 
attorno wjduli Fra 'lucsti oecoirr primo a rif^an-Lirc Carlo 
diai, elio, roosfuigti innanzi, non saprabboin cosclonia achosl 
la mano per prenderlo e tenerlo per roo. V<>tx> é che ^\ uSbi 
l' esperienza dt^l' dtìello riscaldato, -a \%riiìcar se i solidi 9Ì dilatano 
calore, ossero stala proposta da sé nell'Accademia (i*i, T. XXIV, e 
ma t«!:»;endo e ritessendo le ^ectilaxìom del proprio cervello 
pr8ton«Ìono di farU» vuJero, e/iandio contro la verità dei falli, 
riuscì ail attico che a twr poitleiv la ^mmi^ al BorL^lli e al Vivi; 

Un*3]tra \o\\^ s'era iwmo la t6»ta che U tuonar di un 
none tanto può corresse veloce, quanto in maggior nini}- r 
«ero accedi dentro 1 granelli ddh polvere. H Borclti dm 
fatto, alla pre^onxa del Granduca sulla Piazza dei Pitti, che 1 
ii propagavano colla stess^a velocità da una pìccola spingui*da 
un groeso cannone. Il Rìnaldini disse allora die dò «eguiTa 
le bocche erano rivolte vei-so il Paktzxo, e il Granduca subito moni 
due laccbét che volgessero i poazi da lato, e nonostante ance 
volta i tuoni arrivarono alle solite distarne, \i\ tempi mi»uruti 
vibrjxioni del pendolo sempre esattamente uguali. 

Il MftKAloltj che, colla sua &olìta vìvacìtA, nccortu in una sai 



Parte U- — Distùno pr&iimtwrt 



ii^ 



Lettem questa sloriat prosegue: ^ Pure il Rinaldmi» che è capo 
nodo, ma sodo bene, volle die si rìfa<?««e ieri *ii*ra con h ciiUtta 
Tolta al Palano e la bocr-i -di' ìn^t\ e seiwa filterozione nesHiina 
tutti i suoni anirarono in tempi ugnati. Sicché V- S. si puole ìm- 
in^^rkare che il |tf»v<rr:iccio così aimmin:i p*T Fìi-chkp che pare un 
galtu bagnalo ddll'aciua fredda » (MSS, Gal. Ciin. T. XXV, e:. I8t), 
Capo ?*odo SL mostrò pure, qnan^o, a piofomìare il vast-tlo del mer- 
curio soH'acfpia, disse d'arer trovalo che il mercurio sk-^o d«iiro 
ik canna iton salivfi più su die un braccio e un quarto; opn soilo, 
qnando nel livello dell'argento vìvo, a pì^ e in dma drl campanile 
di Pisa, non gli riuscì <ij trovarci dirterenza, (Ivi, T. Vni, e. 69)- 

Benché il Viviani scrivesse che l' impres^inne delle Opere di 
Galileo, faftu in Bologna, cni staU promo»i<L ed ultironta per meno 
del Rìnaldini (MSS. dal. Disc, T. CXLll, e 3), sembra nonostante 
che ipii'sli p(if:rt ]r uy&i^e leti*», f» poco \f ritl¥ncsM^ n mL'mm"ia. Co- 
me pmvLi *Vi i-\Ct si pò tivhbe citare il fililo, die, av^-ndoi! Rinaldini 
«iles54ì e&eyuìla a Livorno l'esperienia che nel medeitimo U-mpo 
ipungonn al piano dell'orizzonte e la palla cadente dalla Ivircji del 
annone e qndla spinta per forza dì polvere; domanda poi ^d Vì< 
■riani dove &dìleo traiti di questo (MSS. Gal Cim. T. XXIV. e. 43^ 
qiiii9Ì che il neconrìo Dialogo de' due M.i.'^itmn Sistemi non fosse 
luogo abhast;inM ixwpicMO. (Alh, I, 172), ìnwrbi in ogni cosa, per 
la ^marn.i d'andure in cerca, non di verità mn di noviti^^ pìù die 
galilniaiìo, à iiristotelìco, e in o^ì modo non ba sapulo i^cott'f dal 
pallio fìlnAoRco la polvere appiccaticela del Perìp;(lo. A persuaderci 
di ciò, kjsta leggere la Preferione a quel ponderiifio 4olum« della 
Filosofia Razionale dove, dopo aver sottilmente dìseonto del me- 
ixlo spcnmr.'fdiile, e aver confc^siito che delle cose tritiate ivi pa- 
recchie sftnuiiio qtiPitc da lui attinie «r pcripnteticontm fonte, cosi 
so^iungi.': n Hirn interim irttdli]{ÌK filiqnando me paululum ab 
Arii<totdi<:o nilli' dfdin.t.'<si'^ f-t ahiei^tji, 'juain siiperioribus annìs 
hidcir opinione, lonjie divei-sam »a*cepisse, non v»t ni i- de bnn libi 
admiratio incessati neminein enijn praeterit scile ailmodum ab an- 
tifpiìs veritatem Sitami, hoc est temporis, filiara babilam tuìsse » 
(PaLivii tesi, pjig. rn), Cbe fosse veramente j princìpio addetto 
alla sella perìpatelìiraj e rht- poi l'avrs^e t^ilvolta ubUmdt^tiata per 
meguir pìuf^lslu ta rHIn i^igìoTie, Io dine da ^A il Binaldini, collo 
¥iegnenti pindi-. le qnalì jn^rA non corri ìipon dono ai fUIÌ ddla sua 
vibi ^4:ielltif[ca: a Qn:nt]VÌ^ a lenerìs annts aatebro»;;<m philosciph^Ludi 
viam caleaverim, ac animnm Perìpatetif!ae doctrinaestndii^imintm 



Onrr^ —VtlL 



II 



Ì94 Storia dti nulctU wpo'im^nUtU Jn Ualia 



\i\ moilum ìinbuerìDD, me tanien nunqum vcrllntis ^imtr >]r<-<n 
qum iX'Uuit i|]ji fìi^Uu* ardeiitìor, me CM^t Miiint^Jii .hkI'^iIi^Ii 
iii*gliijrn* so)iil;k?B(iue raUoru^ ìnquìn^jv ul tift (t^^nlque siifTultus k\ 
inagiv niUmii coiifu^ntaibetim e^t amplecli po^sem b (ibi, j^ig, tll 

Fra gli aUri chiamali » pan^dpuiv ai consessi sfìerìtnentdì 
ilkei, s'hu cneimim doì In? frateillì Del I^otio: PÌ>o1o che Tece 
prime esperienze sulle soluzioni dell' aria aeiracqiUL, e Caniiìili 
Anton Ilaria, i qiwli immaginamno e costruirono utiu mac^hiiui 
maneg^ar facihnenk' 1 oni^crliiali, ili lungu distiiic^i focak'; m: 
cliiiiu chf MI drvtinsea^l nomi? pTOpnn ili Arx:i*ixnru^ Cirio Rubetto 
f><4i pMp- ri fu rhiaiuatii f ivi l^-ssi* un Oiscttr^o ai^liDiioniìcu sul 
S)HU?im ^iluniiu iu fttVÉir lit-U' HujitWn^- Un' iJti;i vlnuai e t^nbùb 
figura fli uomo Tenuto di Reggio di Calabria, col Dome di Ani<<ri> i 
Oliva, sì vede pmv Irasparìr di meno a questi gentiluomini t-niilci 
fiorentini. Il Boi>?Uì, nel liferir di luì un'ospenenza fatta, |>^i' d^^ 
(enuiuaiv il peso specifico dell'aria, lo chiama ingerdoasimìUf ^ ì^^ 
ltx»ve, uuiuc pm-wpimcmimi ei ig^id ingenii <De mot. aat pag. 470). 
Se però kI dflblia giudicun.* dai frutti, quelite lodi ^ altre più m^ 
glliQcb«, c»n lu quuU kì mefite a et^altaj-lo il Redi, si riconoaooj 
p«r non mentale. 

A valer per tutti initleme i cinque stupra commemorali, 
principe Leoprrldo aveva molle le sua mire sindie >m Gmk 
menlco Cassini, il quale inlaiito pensava ad alcune es^wrìeoza 
farsi iicirAcLadeiiùa Bupni !a calamita. (MSS. Gal Cim. T. XXI, r, GÌ 
M:j poco dupo avvienile i.aso, che la Corte tuedicea dovesse adoi 
braiY? dì esso, e fu quando, trovandosi col Vìviani a trattar di 
negozio delle Ciu^uie, faceva d^^I »l uo, di f^hi.- il Viviant Kteatso d( 
vasi col primipe Leopoldo, qualificando l'ingegnere dì Papa 
sandm Vii per uomo dL>ppio. (Ivi, T. XVIl, e. '230). Mìllantatort, 
projKJKÌto delle sue scoperte celesti, nelle quali troppo 
mvjile vauUiva V iM^!i^«]lenra dei cunoixbiali dì Giuseppe Otm| 
parvo al Bondli (ivi, T. XVIll, e. Itì^. e una certa sua ruvi( 
niazarda lo Taceva accusar di malcreato alla cortigiana galanterìa 
flduKalolU. <T;irfe'ioiiì, AggninJiitì. T. L P. L pag. S-U*), Per tulle quesl 
ragioni, il Principi' deirAcc^idL-inta fioix^tiiia |>ar che W lo te] 
un po' alla lontunu, Ijoncht) dì«prii^««>^' anco a luì favorì, o si 
msHe di far verificare in Astronomia LutLe Io grandi scoperte, che 
di Roma ii^uiv^ annimxtando e dì Parigi. Duolo nuJladimeno a pert^^ 
siiv che molte di quelle insigni «coperte cai^^iniano, C0DQ« Tombi^m 
dei satelliti proiettate sul disco di Giove, e la quattro nuovo lune 



Paatc [I. — Di^cùrtiy prdimàt^trt 



103 




mie, lofitìi?R» ìiìL^e in dubbio dai Noetri, e i on |>oix> dignità di 
u e con minore acume di fcienziato, to deridesse il Magalotti 
(! gti negasM f«dCt perché non gli pare\<a possibìk che av««K« ve- 
dulo lui tanti mondi lontani, che non valeva a leggere un carattere 
chiaro e ben formato, soma ^1J occhiali. (Targionì, ixi, po,^. 305), 

TI Borellì e U \'iviani avevano nullidin^eno aupplilo nell'Acca- 
demia alla mancanza del Cas'^ini, ma le belle inv«nzioni e le beHe 
rie fatti* da mgL>^Ì tanto ecM^ellontt rimanevano tuttavia rin- 
use Tra \o diM-.ii^ pn^ti Jol Palaxxo PitU. Intanto, incominciava 
a destarti nell'animo dei Nostri qualche «entimeuto dì gelosia e di 
rivaliti colTAccademia spfrimentale inf;titiiita in Francia, e ciò ri- 
dtiSb) qualche proposito di far nolo jii nuovi Fllosolì parigini quel 
che prima dì loro era sitato sperimentato f^ià in Firenze. Intorno a 
ch<?j da IMsa il di primo Ditembrt' 1fio8 saivtva rasi il Borelli a! 
pruici[>e Leopoldo : a II <^ig. M> A. Ricci mì ivfìUca quL-gla settimana 
e con molte ragioni vive e<l efficaci procura moMi-^tre quanto pre- 
giudizio ti faccia alb nQ«ti*a Accadt^mia od all'Italia tutta con il 
nOFtro tacere, e non snrivei-o 3 quei aignori di Francia. Vorrebbe 
egli insomma che ?l palesassero le conclusioni du noi ritrovate e 
dimoEtrale, tacendo però ed occultando le rafani e te dimostra- 
zioni. In questa maniera, dice egii, potremo esser sicun che non 
d pcesa cescr tolto il prim<^ luogo d*^tr invenzione preoccupata fi 
paleeaU da noi u <MSS. Gal. Gm. T. XVI, e, ISOj. 

Nel di primo di Febbi-alo del iGGày Carlo Dati avvisa il Principe 
deirAocad^mirj ohe ci-an già pronte a quattro casse di carta l>oni&' 
l'ima per la stampa del Libro delle Espericnz? » (ivi» T. XVU, e 1^) 
U quale iJt^mpa, qualunque ne fosse tu ragione, non ebbe ell'etto 
che nel H>j6, Il titolo dì Saqfji di KaUtraìi espej^ense dato al libro, 
Corrisponde beni^imo alla realtà dei fatli, non es^iÉ^ndovisi dato, dei 
nrii ordini di csperitriize naturali» che la descrizione di qualcuno 
fhk lo mollo, come per ^tif^lo. .Solo é da notare che nulla vi ta 
saggiato di cose aglrL>not«iclK-j e e-? ne avcvan pure ì nostri Acca- 
'temici delle importanti. L' Intensùcne del Principe era veramente 
di non lasciarle addietro, e il Magalotti aveva già, fra le descrizioni 
degli altii Btnimenti, distesa anche quella dei canocchiaU e delle 
macchino da maneggiarli servile nelle oesvrvazioni di Saturno (ivi, 
T. VII, e. 23^ con manifesto proposito dì dar, anche dì queste os- 
«cn^zioiii, un qualche sa^o, fra gli altri del lihm Ma In c^usa, 
per cui un tal proposito del Principe del Segretario non si man- 
dasse ad effetto, sa viene a conosceiv da ima Lettera del BoreUJ, 



1M 



Storia tUl metodo tperiitienIaU in Ilatta 




in cui scrivova da Pisa il di *20 Apnk 106i>, le parole 5cgt]4!nl 
€ k vcDuta la scrittura inviata dal cig. Ma^otti^ nella qua}** vt-| 
rcgìstnito porte dì quelle cose che io speculai e diedi in iscrìUo 
l'A, V, S, cinque nimi fono intorno aJ sistema di Saturno tieì signor 
Hugcnio. £ benché il pcn^^iero del »jg. MagaJùlti sia di toglivr 
r occasione» con la stampa, clic altri non si rada usurpando le 
da noi ^t^o^*att>, tuttavia, avendoci io in questo negozio il m: 
ìnterMse, perché io ppopoai, predissi e <iimostrai r ofTelto d< 
maochinetta, e poi recai motte ficritturc. iti tutte le quali i sìgni 
Accademici non ci etd>CTO altm parte cbe l'onore che mi 
di vederle eJ approvarlo per lor gcolilena: mi par di trovarmi In 
obbligo di suppliear umilmente V. A. che »i compiaccia di «iara^fl 
tempo per far la scelta, ed impinguare e stabilir bene le com p4^| 
esser di mag^ore importanza lo stampare che scrivere unn Iclteia 
^ìvata B (ivi, T. XVIII, e. 1&(). U BoreUì però non prese mai il \ 
tempo, e quello astronomiche Scritture rimasero allora e rimangono 
tuttavia in gran parte manosciittc. Monodciìtto pure, nonostante h 
benemerita opera fattavi attorno dal Targioni, dal Gazzerì, e da 
qualcun oltrov rimale gran parlo di quel ricco tfsoro di caperieiu^^ 
da cui si tollero i Sof^i. ^M 

Benché poi »' aggiunga al titolo di NattutU Apcrientr, cb^' 
fùron fatte nctl'Accadama dtl Cxm^ìc aofto fu ;rriitrn'on« (Ut pri-^ 
cipf Leopoldo di TcK^ndt nonostante vi si accolj?ono anche dcH:ri- 
zioni dt esperienze e di strumenti^ che appartengono al primo e 
secondo periodo dcirAccaicmia Medicea» Così, l esperienza dell' 
compressibilità dell'acqua diiuo:^tnLla per mc:Ezo della sfera ami 
cala, il BorclU ci dice c:<Mre siala fatta in Anta Sovniseimi M. D. Hi 
truriae, h iussit fui inìht rc-Mum fitit/ favam pttam argeni 
aqua rtpfm, ecc. (De moti, natur, ed, cit. pag. ;t:^>. Il Termi 
metro a liquido e l' tgroineiro a condensazione appartengono, 
sì ride, al primo periodo, e al secondo apparlen{i[ono reaperìi 
per la misura della velocità della luce e dei suoni. 

Da ciò si conclude che il Libro, pubblicato nel 166^ contii 
i Sag^i di tutta la 5pcrìraentólc Accademia Medicea, che ebbe m 
Torricelli, infmo dal 1642, i suoi primi principii. Essendo cosi,puiJ 
a ragione vantar Tltalia il primato nf^llaScir^n/a sperimentale wpr^M 
tutte le altre Nazioni, avendo ella gi& maturati da qualche tempo !^| 
suoi fnilti, qjundo gV ing^^gni de! P^wal e del Roberval. dell' Aui>Mi1^fl 
del t*ac<jnel, del lìoylo e di cimili altri celebri slranieri non emn 
ancora appena aperti nel lìore. 



Pahic n. ^ DiàCùTtù prsUminar^ 



197 



II disteso dì quel Libro, che è pure il pliY in?ign^ momimento 
elle sia stato eretto alla Strema sperimentale italianEì, Tu fatto da 
Lorenzo Mugulotti succeduto od Alessandro Segni ntU'ulfìcio di Se- 
cretano dcU'AccodemifL 1 menti del Magalotti, come scimizialo, non 
sono per verità di gran rilievo. l*iù iocUnuto forse allo speculare che 
allo spcrimeularc, iioii sappiaci di lui se non eh' ci kssc, Dc'con- 
ses^ uccadcmici, un Discorso, in cui si proponeva di rassomigiìap 
r anello dì Saiunìo a^'li aloni e alle corone. Come lettenito perft 
é temilo in pregio da tutti, e s'ammira l'eleganza, la proprietà 
de) dire, e l' efficace evidenza delle mie descrizioni. 

I distesi del Marietti, via via che erano all'ordine per la stampa, 
<ì mandavano a rivedere al Borellt, che vi face\-a sopra assai av- 
vertimenti, di molti de' quali si tenne conto; al Vivjanì, pili arren- 
devole in lasciar andar le ccse a modo altrui, al Rinaldini, che, 
5C^iìtando a fore il capo sodo, aggiunj^cra a i cimenti dei fallì 
mttintli, il cimento della piizicn'^a del Prìncipe e del Segretario- 
Poi sì manclavEi tulto a Uoma, e sì sottciftavaf come a tribunale 
inappellabile, a ci^> che ne decidesse il giudico di M. A Ricci, 
eletto^ ìfifin da principio, da Leopoldo dei Medici a coni^uUore della 
sua sperimentale Accndenm. 

II Kìcci era geometra di gran valore e uomo di gran senno e 
prudenza. A hii il Tomcelli indirixiEava quelle lettere, che valgono 
per un intiero Trattalo, in cui si descrive la celebre espcricn^u 
àeir argento vivo, e si risponde alle difficollà promosse conlro alla 
natura del vacuo» e agli elTetti della pressione ammosfL^ica. A ri* 
ciliegia di lui ohìamalfi intjeìnosmmus lurmis, il Toirict-Ui :*tessn 
risolse il problema della Glesmdra, o del vaw che versa uguali quan- 
tità d'acqua in tempi uguali, iimofiti^amlo che la foi~ma propria di 
uti ÌAÌ vaso, e il conoide generato dalla notazione di una aemipa- 
rabola biquadi-alìca ; problema che il Marioli^, il Grandi e lo slmo 
Vìviani credettero die l'Autor del Trattato De motu aquantin si 
contentasse di proporlo agridrometrì, ma che poi TavessCt P«r la 
dìflicollà, lasciato irresoluto. 



K- 



La pnbblicazione del Libivi dei Saggi di Natnrali Eqwlenxe, 

re ciua3i un raccoglier le vele, e un ridursi in porto a riposo, 

una lunga navigazione. Eppure il viaggio dura aucom e non 



iftd 



Siùfia dei mtiùdo sptrimauaU vt JUtiia 




per- 



brf^e, benché arene cambiata abito II plIotOp foerara ai primi iol- 
(«utrali altri nuovi e meo validi remigaloori, a ntiora foggia si focw 
ricomposta la nave, « si dìri^ee8« ad altro $«gno di stella. 

n di 4 di Aprile iG67 il BorelU scriveva da Pisa una teUen 
al princìp<T l^opoldo. In cui gli diceva che anil^im dispùnf^n4f> U 
OOW per ta fMrt^TizQ che non potrà t^^cr prima di mezzo mui 
6 intanto gli olTerìva in dono e gli laeciava cofne ricordo di 
amico, che si allontana dall'amico, le mac<hin^ osironcnttcht i^ 
erette e costruito nella specula di S. Miniato. (MSS. Gal. Cim. T, > 
€. 180). Il Boritili abbandonava cobi l' Dev'itale Taecuna per toi 
gene in Sicilia. Il di 10 Febbraio -1008 Uopoldo de' Medici, ni 
persona dcj quale s'era gift al civile «opragf^unto il principato 
siaetico, annunziava con accorata m<?«li7JaaiyHuTgheD& cIkt $' 
parliti dai suo .«tempio tre dei migliori ec^elti, che fossero 
l'Accademia (TarRÌonì« Agf^'&ndim. T. 1, paf*. if^> ed eran qi 
oltre al Boretli, U Rinaldim, e T Oliva. Tutto tu sollocitudiiie 
che, da eoa fatta dispersione, non ne dovesse alla sua prcdilella 
Accademia conseguitare la morto, si rallegrava il Principe e 
dinate col UagaloUi, per avere intanto, a sostitnire a uno dei 
mancati, chiamalo Niccoli^ Slononc, danese di patria, ma divenul 
ìtali^mo por elezione. Il Mngablti rispondeva cosi alla lieta novell 
« Veramente nella dispersione preeenle della nostra Accademia, 
la parteriia del Borolli, dell' Oliva e del Rinaldini, non poteva a 
crederò, succederò cosa più desiderabile, e se gli allrl due luoghi 
riempissero a questi proporzione, mi parrebbe che avessimo 
che luolivo da consolarci della perdita ratta, la quale tutta insi^ 
bisogna confee^re che 6 considerabile, perché solamente dando al 
Rinaldini e air Oliva quel che vk loro por giustizia di appi 
e di stima, il Borelli eni un uomo fastidilo» e pii^st^ che io 
difsl allato intollerabile, ma in sostauEa era un letterato da far 
splendere una corte, perché aveva sodezza e giudizio. (Ivi, pag. 

Un altro dì que' posti lasciato ruoto neirAccodemia, fu sos^ 
tulio e, forse meglio che dallo Stenone, da Francesco Redi, il qiiak, 
seU)en fosse nel periodc prcccdonte fra gli Accademici come ini- 
zialo, e avesse parte nelle esperienze gulla digestione degli animati, 
eu cui poi rilornft nella Lettera al Kireher (Opera, T. Il, Napoli 1731, 
pog. -10^50), si vede nonostante esercitare con lai^ autoritfi il sue 
ministero in questo, che è il quarto perìodo della sperimentale Ai 
cademia Me^lices, e, che va a terminare colla morte del Cardìj 
Leopoldo. 




PaIlte: il. — Di»cor$^ preìirninore 



199 



Il Vìvlani distraltOj per If contìnue ricliic*lc del Prìncipe r de! 
privatila s»ipn»lrilrndL*Ti» ni lauti f. ^pinn»à negoxii d'irgegneria 
idr^ulii'a, il Mii-^alotlì nhe ;!vi*vn omtnai presn dileltn df'Mnntaiu 
vìiìggì, ìast^ìavano a collalmnir neirAccadt^mia lo Stetionc f?r i) Redi, 
i f[ualì prosi^giipudo T indimi» dei loro sludii, le focpro in parte 
caingìare istituto, Irnpj^-^ndo. dalW «civnxe fisiche, a collivnr con 
più genio la Storia ontur^tp. 

Lo SlPnoiip fu iuiatomiort esperlissìmo, t T'^cefiire Dot&lrilt pio- 
gT^if»i alla Miolagìa Tjt nì^i-rt:i/ÌniL>=r fV Miiùh intra aóti^um ttd- 
turaìUrr catìtt^to, n»'11;i stimpft della qiialp Ifinla amorosa cura si 
pres^ il Vivlnnij é foi^fte dalla Tarna esaltala sopra ì mariti proprii, 
benché non si poNRi neRar che non !Ùa un prec^orrere alla sdeiiza 
ilei nostri Idiomi Tinsi gnar, chr ivi si fa daìrAulore, a riconoscer 
IVIà della forraaiionc di uno strato terrwiln', congvtlui'andola dalla 
nattint tìtAìr. my^liiìXi^ tù<si\Ì Irasrii^at'' i- dr^jMwlr dallft arqinv (Flo- 
l'Witiar 1*ìfì9, pag. 58)- W rÌ pm^ passar ^fiir.a lo^l^ d'inj^i*giif» Tal- 
IrìlMÙr gii effetU del ti'asiformfirsi l'arida in mars p il mare in arìdft, 
al non rj:iìcddere il centro di gravita della terra co! ceniro di lìgura, 
(Ivi, pag. I"2)- Nrl Tomo XXX.I1 di^l ftioitrntc son racojlti i mano» 
scrini dello Stfnone in folio^dì caniltt'ro minutissimo, inrormi, di- 
sonlin^tì, A ricriYani, ìn l^ntu varìMJi, r|itel die i più cx)nfacen1e al 
propOAilo noftln\ nfii brftve ^srini*^ ohft ne nbbtam falfo^ sì no!a par- 
ticolarmente l" anatomia di*i mnscolt looninolori ileU'ofxhfo. e alcuni^ 
miserTaiiionì intorno alla fimsione fi5Ìo1ogicA delTorgano della ìnsita. 

Il Redi era lulf altro ingegno, e ^o. non sodo r.ome qiicl d«!lo 
Stcnone, più «litanie v più varia II Cardinale Leopoldo ^inniinziava 
non gnìn compiacen?» al Gorelli un nuo^^o libm scrìtto dallo stftsEO 
Rali ficprì gl'inst'tti^ e ì! nor«lli rispondf^va di Me-w'ina, nHl'Agosto 
i668, chft vedrà qiifA nuovo libro a?ijtai vol»^ntì/Ti'i, (MSS, GaK Cim- 
T. XrC, a 202). Né ìt Serenì&sifno Cardinale dì late aminuzìc ai 
i^ompiacéra senza ragione, pn^hè i^cntìva VefTicaeia die avre-bbcro 
avuto quelle iragin?» in isgombrar laigamcnte i sentieri ai progressi 
flella Zoologin, t^ anzi di lutt^t 1a ^torin Naturale. II nuovo Autom 
infatti deir Esperit^n/e intorno alla genei'flnon<:r degl' insetti, ilìmo- 
atrava con sensali argomenti, clA che non era riuscito a! grandissimo 
IJarvey, esser la generaiione sponlanea un gnivÌ*v«imo e dannosis- 
simo errore, o che anco gli animali de' più infimi ordini non hanno 
orìgin4; dalla pnlrcdinc, ma vi son deposti allo slato di novo dalle 
«Ollecile rmidri pivpnantL 

In un grave iwbcolo perA o[Tes(^ il libi-ro piede del nostro Redi, 



300 



St&ria del mcUnio sjttrimcnUtit! in Jiatia 



bCDcW 

or Aiu^ 



fu quando e* Incontra a dcciilor dell'orìgine Atì venni, netta 
dcTnilii QUìturt, e dc^Titro allo ^ulle oresciulc 5ui nimi o mllc 
di alcuni alberi. Piin'e a lui non « esfs^r gran (>4^cato m FUowu 
il credere che i renni de' frutti sieno generati da quella ^tna 
anima, e da quella stessa naturai virtudo, che fa nascore i (hitlt 
Fleoì nelle pianto » (Opoi^ ivL T. 1, p«g. 103). l^U pure, bencU 
oD&i fi! tJidafse iusinf^ndo il celebre Autore, em quello di dar 
ma e senso allt^ pianto, tal peccato in Filcc^^fia. da vbìare U 
dcUe altre suo insigni scoperte. 

Due anni dopo» lo stesso Eminentis^iino fnnctpc doirAccade- 
mìa fion^luia. dava, piire a proposito del Redi, un* «lira nuora 
Borelli, ed en intorno all'esperienze l^tte ?uHe gocciole bota 
sopra quella! perline di vetro, a rc^mpcrc le codeuo allo quali, 
sgretolano tutte riduc<»n(Jo&i in polvere. Il Bordli, ri^-ondf^nd^i 
Fmncavilla, ricorda comt? quiD>lici unni prima il Card. Giovan Cari 
avea mandato al Granduca una canottiua di quelle stesse 
sugli effetti curiosi dt^lle quali speculaudo allom, »i comi 
sì fosse riscontrato nei pensieri medesimi del Redu (Fabbi-< ,,., 
ter^ T. L pag. 139). 

Quel peccato filosofico, in die olfose il Nostro, e di cui sì 
lava dianzi a proposito della gtmeraziooe i\ alcuni insetti» fu em 
dato da Muxi)llo Malpighi, il quale dimostrò che anche i 
dello galle dei frutti nascevano da un uovo deposto Jalle madri 
So glt onori si dispensassero Mjmpre nel mondo a seconda dei me- 
riti, il Malpigli! non dovrebb' esser, nei fasti della scieiuo, mcn 
glorÌ09?o del celeberrimo Harvf^}» Imperciocché, se l'Inglese reslatu^ 
la Fisiologia animale con la scoperta della circeluiione del sangue, 
il nostro Bolognese, con la scoperta di:-] circolo della Unta, 
la FiRiologia vc^tabilc. T/uaatomia micrescopica de^i oi'gaai 
dcilD più intimai testura delle parti componenti U varie mcmb 
delle piante e degli animali, é dovuta principalmente a lui. H 
mente di lui balena il primavere intorno alla teoria chimica 
respiraiiont?, e fu e^li il primo a dar la dimostrazione oculare de! 
moto del san^e nel circolo universale dei vasi- 
Ai nome del Ualpiglii/non può andar disgiunto quello di Lo-^ 
remo Bellini, con Taltro di Carlo Fracassati, i quali ambedue» 
corsero» ciascuno [K*r la ì^kio. parto, a dar ^anatomia e la tìsio 
dell'organo del guaio. Nessuno dì questi tre insigni anatomici 
partemie, é vere, all'Accademia Medicea; anzi il Malpighi, ooea 
notabilissima in uomo di tanto merito, non solo fu tenuto lontano 



dell 



Lo- 1. 



Pabi£ il — DiicorAO pr4HtnimPé 



SM 



dal iKiit'i ijiar la sua scicma is'ii Firenzi', m:i si rlircbbe clic fu 
tenulji Ii.iiit;iTiii dillMlalla, dalla ijiialt*, ii^j uAlu [itrsi^na ma iioUi; 
op^ra dell' iiifre.giK>, par che i^sulasse iu !iLghiH<M'i-a, Jove, uella 
n. SocifìlS di l^ndrd^ le tantr* e iiihabili Mi-npi-rle di lui t^bht^rti 
liete accogUenie, e gli scritti, i^ùsi vìveute l'Aulùiv che |>osluml, vi 
imvuTDEin le soUmte e amorevoli cure della putblic:a stampa. Noii 
a[i|«arleiigoiio proprìameiUe, ripigUando ijui il E!nBlrulU} iDteirolto, 
i iiv graudi analomìci aU'AccadeniÌJ fiorentina, ma son tuli' e Ire 
discepoli dvl Burellì, « iiicoiriinnaruiio i looj esereìzi aiialuinici col 
«^IlAlKiran! all4 ginuidv Opterà dd Moli ^mimali, chv il lum M;Ht^lro 
prepardi'a ^'vi ìii Pi»u »^ in TivcfrfH), dow a s\n^} a sotto la prol^ 
Tcìcjne dei priiidtii Mc-diceì m nti>*v;itio V dlKSKr.Ìotit. 

In ogni modo, quello stesso Borelli clie, instituendo, in nie22o 
alle scienzL' speri mctiUili.. la nuova scun]:i ialmmateniatlca, T'aveva 
allevati il Malpigli!, il Beltini e il Fi^cassati, I quali appUcavaii s^- 
pwn trinili te le iiuuve tic;jper1r d'Anatomia e di Fisiologìa alIVr^er- 
cùcìo deir<ti1r mE=HÌji:a; Julia Ijjttan^ Sicilia tonnvu ApL'ss^i col pen* 
mem in ToKr^irui. K l:ìA sr^gtii, i^nti pìfi vìvo divid^rrio obc mai, quauclo 
il Cardiaci l^opoldo gli iitijiuiizi:!^';! di avei' [-L>coatnito nella Hua 
Acodemìa tm' espurìensn bellisstraa veiiuLi dMngbllIen^. e It^le- 
groQii som main etite, cosi incominciava Iu slesso l^ielli un:t sua 
lettem del 2 Luglio IOTA), scritta da Messin:tj dell' t.'r«periefi za del 
Bovle, clu' V. A. ha fallo toiitronl&rc la qual venimeulo è mirabile 
e di gnui L-cusegueiistu, ed lia mvegtiatij in ne il desiderio) dì To* 
wrana ^ (MSS. Gai Cini, T. XIX, e. 203). E soUo il di 11 Ag^jsto 
loniava a iscrìvere cosi sul medt^ìmo argomento: « Avevo io letto 
nella Gìazt.-tUt letteraria di Roma re^perienssa del Boyle, e mi pa- 
nava vtf^mmente mirabile f^ pen> desidei-avo «inamamente di con- 
frontarla, sicché pin'f t^iudìcai^ quanti consola7Ìone ici abbia avuto 
scnletido che t'A. V. l'abbi sperimentata nella sim erudltis«ma Ac- 
c^demij. e poi cx>ti tante belle circuslanze di piò dì quelle che 
avvva 05!*p>"V"jte il Royli^ i» (ivi, t:. 2fl7), 

I^ Lettei-a missiva del Serenissimo Canlìnale, in data del 25 
Luglio iì)(]f.\ e alla quaie si riferisn^e la ^iopi'a citata ivsj^onsiva del 
Dorelii, diceva cojJ sì proposilo dell' esperi e nm del Boylc, iÌì^od* 
Irata, variata « ampliala nel 1^ Acce domi» del Cimento: « In oltre le 
diedi conio di un't=5;peri".Miita fallii in Iiighìlterm, o rifklLi qui Ha 
me, la qual è cIh^, ineileiiilo.si un pezzetto di pesce o tntetiora di 
quelle che HOdi vicine a infradiciarci, fanno lume da uè sle^se, dato 
il solito stnimeuto del vacuo, e facendosi la consueta operazione 



A» 



StorU del vnetodù iptrimental^ m ItaUa 




di quello, ch« oomancmcntA si dice il vacuo, il lamo M pp^:^ - 
perde, e ftcendo appresso un piccolo foro per ìnlrwìarvi 1" litu, 
all' iiigre^^ di <[uetli di nuovo rìtoma a mplcrn'UTo il pcz7clto di 
pesce. Ed io ho già fMto l'c^pcriensa con un pcuclto di polpa e 
graaao di pesce spada. Mi venne poi in mente di raro resjiericnu 
Messa con le lucciole, lo quali ancora mi vuoto persero il lume.^ 
È ben Tero che neir istante dell* introduzione dell' nrut s' iUumiiMfl 
piT brovitiffimo tempo tallo il vaao, ed io dubil^ndo che qnest^^ 
!<^i|cndciTC potcei procedere che nel ricever le lucciole in coqspIik, 
aonc dol ritomo dell'aria facessero moto, nel quale sc^^prissoro 
parlò lummo^a, rifeci ri*spcr>nza, inelCendo dentro nel va»o li 
le IucckjIc mortnC, e nondimeno suc&aft^fì V istcdsa istantanea illi 
minafionc del vaso, ncH'alto dell' introdurvi Taria per il solito 
colo foro formato da uno spillo. Or 6 da sapersi di più che, dop^^ 
questa illuminazioDc, il lume che hanno le lucciole à rimostri 
(sempre che sì è fatta l'espcnenta) meno vivace, ma con tale di 
tDrenxa che a<Hi si i potuto mettere in dubbio che non s>a 
Questa è un' p<tpenen/a bcn«! e faille, nnx tale che io credo 
ineriti che vi si faccia HJle^aione « (ivi, T. XXni, e. 171, e Fahbi 
Lete I, pag. 144). 

Nel principio di r|m^la leltera, pQf^ita fra Leopoldo de' Mrlid^ 
e Gian ^Vlfonso BorcUi, ('accennava alla^&i a un allro sog^<:-tUj 
scienza alf|uanto diversa. U Cardinale scrìveva dì sentir ^/^sidi 
d*(ii'*'r qunkhiì particoi<ir^ informaùono ffitiì arridenti del fuoco 
di (latamaf e il Bordili rispondeva d'a\^r f;ià scrìtto prolissammle. 
intomo a quegli accidenti e d'avervi di più accompagnala uni 
pianta e discfo^o {^inde della Montajifna e città di Catania, dif 
e Eci'itlura che andarono forse smamti e a cui supplì Tanno o 
TAulore pubblicando V WMoHa it M^eorologia Incenda AHnacu 
Nclìa Prefazione al libro si lcgg:ono le nelabilisfiimc parole sccuenli' 
« Al non polui poEitìonibus plurìmorum tnsifniium vlrorum non 
obtempcrare, et piitecipue Serenissimi ac Rcvereiidi^'^simi Cardinatis 
Medìcei, qui, cum proximimi Incendium Aelnae midique fama cir* 
ctimferret, primis suìs humanissimìB lilerit* iu?»it ul scìentìam Na^ 
turalem promovere prò viribus satagcrcm, edendo Histormm 
Mcteomlogìam hmus conllu^n^tionis. iuxla pracachptum fSocieUiis' 
seu Acadcmiac Kxpcrìmentalis Medicaci?, cuius ìnler socios me ra- 
conwre olim di^^natus Tucml. » 

Di qui si i-accoglic che il Borolli, benché usscnte dalla Toacan»,. 
seguitava ad appartenere e a collaborare ancoro, scilo gli oi 





4 



pAltrc II. — Lt9eùr$^ pr^iminarc 



303 



del Prìncipe, iiell\\cc4demia t)e1 Cìmenlo. Vi coilabor&ra allresi, 
<)iinn'lo rifpriva :ilKi Hte?i«ri Pniiri|ìi» le aiif» osserva/Jori eri i^jieiieiize 
chimkhc falle nelU ^itti del lago di Agnani>, quafiflr^nilii Tani- 
dridc carbonica per un fluori simile in sembianza aifaria ìtia iusai 
più ttcntto.^^. cht gmorza i lumi « Miff'^a te jier^nRe (ivi, T. XIX, 
e. :tri>; vi collaborava, quando, specularnlo kuH' origine ddli: reliquie 
fossili trovate ia*i^uoL CoUeghl Accademici in Toncan.\ e da rà stesso 
in Sicilia, poneva, insieme con lo Stenone, i fondamenti scientifici 
alla moderna Polocntologia, 

Anche il Viviani, tornando a quando a quando in Firenze con 
gli stivaloni inxacchemli dal diguazzar lungo l'argine e per i greti 
de'firimi, o intanto alle gore de*miilinT, attif^ndevn a collaborar 
qunlchc^ poco neirAccadpmiìi. Ne' suoi Manoscritti w legye, fra lo 
altre, autografa (jucsla noia: e D'ordine del Serenissimo Principe 
CordtnnJc Lt^jfioldo d*y Medici, nel giardino del Serenissimo (ìinn- 
duca, la ^cin delli 17 Luglio t07t in Fireii;^^, con occhiale dt braccia 
Ire e mezzo, con due lenti, robiettivu cioè e l'ticulare^ e con Orioln 
col pendolo agi^tiititato a mcziogiorno, a ore otto e un quarto po- 
meridiane, fu principiata da me ToAsenTaxicne deirecclinse limare > 
(MSS- Gal. Dìflc T. XXXIX, e. W>. 

In qti€£to quarto periodo della Sperimentale Accademia toscana, 
non si vede più quella re;;olariL^ di sessioni, e quegli ordini, con 
clie H it^lava nel periodo [incedente, ma c\ò. come si notava negli 
esempli ora citati del Boi^lU, da nuli' altro dipen<le ciie dalTesser 
bi ma^ior parte dei coliaboratori dispersi, per cui, invece dì trillar 
de* soggetti speiimenlali colla pamlaviva, al cospetto del Principe, 
oe trattavano in i.«crittare, le quali avevano forma di DliiAerlaztotiì 
o di lettere che via via »*indirizxavano a Kirenj-e. Due de' più in- 
faticabili e valorosi, fra^cosi fatti collaboratori, furono Gcminìuno 
Montanari e Donato Bossetti, diversi J indole e d'ingegno, e perei* 
contenziosi. Le controversie fra 'piesti due," o incominciarono o in- 
serirono vie più. a proposito delle e^perienrx «ui capillari, intorno 
a clu^ il Borelli ebbi' a ri'y.mtii'a e u muovvr lagnanza per lettera 
al Cardinal T.<*opoldOr contro lo nies^o Montanari, Ucciandolo di 
discepolo ingmto e atcuK^mdolo di plagio^ perchè, mentre costui 
dimorava in Firt-uKa, e amven«va coi fratelli Del Ituono, infor- 
mandolo di tntlfìdA eìì^ 8Ì faceva ne'ronseasi dell'Accademia spe- 
rnncnlale, ebbe dagli stessi De] Uuono la notizitt dell' attrarsi, per 
oflfelto di capillarità, i galleggianti sull'ivcqua, e p*ii rii\u!^<> la co^ 
come per sua. Di cifl il Sorelli infuriava e rivendica^-a a sé la sco- 



AH 



SioHa taci rnttpiiù ^tfrinumiaU tu lUiia 



porta ctuamuido in lesUmoiùo lo Mtto GnmiItiL^st, f altri 
d^ aua corto, alla pre^eniii d^'^iuaU, inQno dal KìU, aveva 
latrata la curiositi di quella nuova esperieuza. (MSS. Gal Gin. 
T XIX, e. CS). 

ConiUBque ala, il Mofitaiiurì ifru Ìji|(V(eru più niuluro u più 
ramilo <Iul Rosfielti^ «> ;i giudicar djiU\i[M?re ni dinrMit* elio il prìi 
ritrae più al vivo quella prorondilà e c|u«irampii^72a ài studi sj 
rinientall, propria del Rirelli, che. egli, con lo snit^sAo Hns»etti, eU 
a comune msesLra I) mtcnDoielro e il canocchiale livellatore faoj 
unnoveraii? il Monlatiitri Tra gli inventori di strumenti più utili 
più ne<!e*siirii ni [^rt^^'^.^'^i >k Ihi scienjfa. Lu sue caqwrienye e i 
Dìsc'jm intuì iii.i alk' proprii^tù <U>' liquidi^ e i suoi tesami ^^pra 
direzione, le stie iipeculazioRÌ sopra te cause e gli elTeUi «ÌHlé cor» 
ronU maiine, lo soDerano al grado di prErno e prìticipale maestro 
nella acieii/a del muto dell' ac^ue. 

ì*ev ciò elle direttaiuente ritarda rAccadecnJa del Ciownl 
poi, riferisci» al Principe b Cardinul*» r^s^perienza dolla tn^rusiui 
del sau^% più parlicclEirmeute. ik^Kcrìtl» in mia Ridas^iouir, ci 
passò per h: nani del CaKHlni, prima di anivai-c u FìreitT^- ili^^ul 
la coiìtroversi^t ci/ egli ha col Bofisettl int^n^o alle dottrini* di 
Cllltoede e di G-alileo <iui galle^^'ianti, e intomo agli t^etti mi 
Clinici della bìlancìft di braccia uguali ; nicconta la sluria dejfl 
effetti, e spEMTuta «uUa iiatuni deilv fulgori, dis^ip^indc vecclii pi 
giudizi tì pn.-si'nt<.*hdLi li* t^urit* t-leltriclte dt<[ iniidei-ni^ rìt't^nsitt 
€KM;rv;aìoni di tv.c1ì:^Ì di ,sitUt i* di liuia, di apparizioni di come! 
e di molti altri fenomeni celesti. 

Il Rofisetti, dairnltra [tìirìv, Tnandavji all'Accademia fioi^ntii 
una scrittoio contenente XIX ossei'vavioni fatte 5ulla brinata 
Toiino nel m<*se di Gr.^nnaio 1675 (i\i, T, XX, e. 1ftì*f<-7^ Java pi 
di un nuovo jh^l-c ap|>Ai'ilo nei m^ii mari (ivi, e. *Ì30) e riferii 
altn.- smiilr ci^rimlA scopeiie in futìo (lì Moria Naturale, Bend«^d< 
conto dr^ijli -'Alvi miuÌ ^tudi, diceva dì e^er per metter mano alt^ji 
sua Architettura militare, trattala in Dialogo a nella quale (wn siljH 
parole) dove si disccrreri di Foilificarei vicino j} Gutnì^ pigUori^" 
l' occasione di pubblicare il mio nuovo modo di frenare i fiumi, 
acciò non st avaxiiino dL>ve coi non ragliamo, o quivi, mentm oon^ 
abbia aentoiv che puw^ essi*!' discaro costà in Toscana, djnioslMfll| 
le TaWlA di alcuni princìpii did Mitholini. K dovn si discorrerik^^ 
fortillrai-H aa:iinlo u\ mare, inHtfgiierù il modo di murare sott'acqua > 
(m, T. XX, e- 166). 



Pai^tk ti. ^ DUcaréù fwfJMinarc 



90& 



Da tutto qaofitd cobo ora discorse è Eocile porsuadorsi che TAo- 
caiJc-miu <lcl Cimento, in questo sccoado periodo, s'nllai'gd ad nb- 
bmccioi^ ogni $orli di scienza ì^pciimoiilalo, mentre nel periodo 
precedente parve quasi n^trìngerftì n<;l campo drlla Fisica- Sì di- 
rebbe che LeopoHo dei Medici volle onorar k Rdifrìene, oblili 
poipom cardinalizia^ col cultivar più largamente col promuorer 
con pii^ &rdoro che mai la scienzu, e non la soli scienza Bpccnla- 
tiva, ma lo utili applicazioni altresì tho si pofwon fare di lei al de- 
cere e alle comodila della vita. Ho^tcrcbbc, oltre alle co»? dcll/^, 
per conrcrma dì ciO, commcmoiiiro, oon direni l'ucòogtiens», ma gli 
iwcitara{jnli che <ia! Cardinale liCOpo!do ebbero i due fratelli Cam- 
pani, qa:iiìdo, por utilitil della navi^Kionc, proponevano una nuoTft 
e, secondo loro, inallerabile co^ìtruiion di orologi. 

La sera de! di 10 di Novombro dell* anno 1675, colla morie del 
Cardinale Loopoldo de' Medici, le porte deirAccademia del Cimento 
(dron chiuse per sempre. 



X. 



Le virtù che risplcndono dall'alto raro é che non accendaa 
gli animi di chi da più bafifio luogo \& f^arda, 'd imil^niP pli esempi. 
Molti furono i algnorì privati in Italia che, ad imitatone di cid che 
facovasi in Firenio nella corte do* Medici, incominciarono a inlnit- 
lonor nei loro palasri una scelta convcj'saziono d'uomini dotti» a 
speculare e a speriroentaro di cose naturali. Di queste private Ao- 
i^emie si pu<) commoanorar Era lo prime quella convocata nel 1674 
m Roma dal Cardinal Flavio Ghig], dove siccondo il Pomo (Opera 
omniA, T. IL Ncap. 1736» pag. 280) ^i ripetemno tutte l'^iìerìonz^^ 
falle nel Tuoto dall'Aocademia fiorentini. In secondo luop.) poi non 
8i può lac^r dì quell'altra ìMituila in Bologna nella coni dell'abate 
Sompieri, dove il Monlrmarì fece quello sue cosi importanti espo- 
rienze sulla viacnsità doi liquidi, dove pureel lesserque'suoi Di- 
9corEi 5uir Idrostatica, du'quali poi largamente attinee ìl Gu(;lÌelmUiL 

Ma sopra questo due, coroc sopra parecchie altre, primef^KÌ^ 
l'Accfidemia napoletana convocata da don Andrea Conclubet, mar^ 
chese d'Anca, Il lìorclli, nel dedicare a lui il suo libro i># moHO' 
nibus naturalibu$, < Tu ipse ce, gii wriveva, qui in pr»^clan Urbe 



aos 



Storia dtl nuUodo ^prrìtnetiìaìf in HaìiA 




Partt'nopaGa, mofl parente, socìctAtcìn 9eu Acd>1cinìam in tan Masco 
crffxìaii, in qua cerliset tiulabitaiir^ esperimenti^, non vero ìnanibm 
oc hiosU iliHputatiiinculiji, phiU>$opbìca3 verilales ad Keipublicac 
liUerarìae b<muin in<i3|rarenmr, idque summa cura, ao tounitìocntà 
praestittsU, in uqdid lulkxrtis clahasìmu docUsaimifiqQo virìs, Cant- 
muefó, Thcma Comcho, Fmaciaco Do Andrea, Ixonordo Caput, 
Luca iVntonio PoJtio, ìnnunichsqiie aliis. t> t'm quc«li MgsiuiWc 
tosto il Uorolli d'osv^crc stalo ani)orefBto anch'ibi, ond'6 ch«, 
non presentarsi in casa il Marclie-te a mani vtiote, gli o(reri^e 
ftoo nuovo Ubro *• in quo ration^ Pbìloaophioe quam plurìm 
eip£nmcntorum nittiraUum aflTerentun quae Florentìoie in Acadfi 
Gx[>erimcQtali Mcdicucu \idi, fiariterque accumttafiiinc ^uiit o 
in loa NcapoUtanx i 

1/ riviere il IV>relli dedicato all' Istitutore un Libro, che 
la Filoctolì» ile' fatti ^emplkcmtmte narmti o aloriaimcnto d 
tK^Saggifk grande onore e attcstato da'morìti deirAccaddmia na 
Ictana, assai più valido dì quel che non sia ti citai^ i nomi dei prìtn 
fra coloro cbc \i appurtenncro> j^oriardo da Cnpua d>be prin 
palmento lama da alcune Lezioni cito, in olletUta lingua del treeen 
e in stil bocctocovole, pubblicò nel 1(383 intorno alla natura de 
mofete. t}uet che egli ivi diseoiTe delle esalazioni ga^ctfe del 
dì A^nano, della GrotUi dol Coiic, e >ii simili, i una vero 
di paiTiIc. e tutt' altro cbe apponi al vero uìtoriìo ull'e^seiìKa 
r anidride caiiKinìca, rìman di molto inferiore al Itorelti in 
ficirnc la chimica natura. Quel che egli poi, nella n Lcgcionc^ 
discorre del circolo .sanguigno neH' minimal ebe respira o nel 
non ha nulli che nor ma stato prima in^et^nnTi* itali' Haney, 
Iteyle, nei i'rofrinnasmi, dal ('arnelio, e, nelfi^piMole j^u*^ 
Malpight. 

Luc'Antonio Porzio^ che non cembri abbia da vanUn* allia 
invenzione da quella in fuori delle fontane inteimitlenti applica 
a sviziare il celebre mistero dei fonti plinÌEmÌ. e rivendic^ite da 1 
sullo Clides. con tanto anlore; fu il pia xelanle e ardilo blindilo 
della filosofi:^ carlefliana in Itrilia, Nel Tmltalello 7V fnntu corporum 
raffina la sofìfilica dd (lartenJo n^ili'O ì principii lìiecitaiiici com 
nemente appn^vatì, e si compiace d*aver colto in Tallo fìalileo « 
seguaci di lui, i quali rij;n.irdaron le sfere gmTi discendenti lun 
un piano inclinalo, oome non aventi alcuna sensibile projtorzio 
con la grandeExn della sfetu lerr«tre. Così pm^^ ne'Difcorsi IV e 
in argomento d'acqua correnti e della loro misurar applica In rm*- 




I 



pAatc Ih — Ducano preiitniiiar^ 



WI 



«dfisUca carlesjana a coglk-ro in Tulio II Cu^lelli. a^voUigli^tiido 
r ingegno a dimostrare a quali fal^ conaegneiuM? condurrebbe in 
qualche caso rammellere che le velocità «iena in ragion recif^roca 
delle «euunl. Lo stesso softstko geiiiD porlo il Porùo in IralUir 
)' iiiU-riuiii^ibile questiona del vucuo; t^olìstico t^enio diciamo^ perché 
il Cartesio inoppaiiunauiente intrudiisse la teorìa antivaculstn degli 
spirili t*terei penelranti il vetro, insensìbili, come gli stc^HÌ effluvii 
nugiietìcl Una tak* inopportunilà poi f^i ricoiiosctf dal veder ch« 
nò il Torricelli, né m^ssuti allro de'eegiiaci di lui, preteseti mal 
altro, come suadente allo ì>copo Icro, se non che Io f^pazio lascia* 
lod dietio dall'argento vivo fesse vuoto di cirJa, non curandosi^ del 
rasto, se ìli luogo <H lei vi sotlentiusse o vì riniaue^i»e persistente, 
e uon avveilito da alcuno do' nostri sensi, quell'etere, che, col 
drtefito, il Porzio chiama primo eìemento^ Il principio della dr* 
cumpitlfioiie invocalo da Galileo contro Ih ki^rez2a positiva, e 
confermato con varii e co8l concludonti os^icritìnzo noirAccadcmla 
florentiiia. vuole il Porzio elio eia mcrctì cartesiana, i Scmpi^, egli 
dice, ne*motì dei corpi vionn ad essere noce^tsaria la circumpulsione, 
che Ttjmiuaso Cornelio ehiam<!i platotiica, ed è la stes>ja che Reaiato 
De» Cartes, primi di Tommaso Cornelio, riconobbe darsi in lutti 
I moli tir corpi tì (Op. cìt. paj?. 200). 

\ht ToiniiriiS(.> Cx.>ru«j|ìo di Cof^cnza ò pui^ il miglior so^etlo 
fra gli Accademici napoletani annovonli di «opra dal BorcUi, benché 
il sentirlo, nel Proemio ai Progliànaxmi^ callaie il Telesio e il Bruno, 
il Camp:inella e lo Stellloh, il Dlghy e THobbes al grado dì gmn 
fìlosoD a pari del Gilberto e di Galileo, possa Tarlo odorar dì poco 
fino giiidixto. Nonostante T avere avuto in Roma a Mae«4ro, e di* 
reltor d^'suoi «ludji l^lichWangìolc Ricci, coiif«^rì u infonilerijl! quel 
sano gu*4tx) nelle scieiiTe speri meit tuli, di che delle poi splendidi 
saggi il Cornelio, specialmente nella Fiitiologia e nell'Anatomia. A 
lui, ooiiie 3iltrove si disse, è dovuta^ a dimi>ftlrar la direzjon del 
imilo tiri saagut^ nelle arterie^ V esecuzione della e^perienzA gal^ 
idea, dw rilarvey reputava impossibile; a luì l'anatomia della 
luniche, eh*' compa^iuLino gli ìiuestini ; ^ lui la prima criccia contro 
l' error del caK^E^o iialivu. con uttribuìme l'origiite al uil^Io del «an^ue. 
Della cìrcumpulsì<jui> p]aU>nica, di clic facevasi cenno dal Porzio 
nelle pxirok diale di sopra, ne tratta il Cornelio In una sua Lettera 
pubblicala fin dui 1618, soiXù il pseudonimo di Timeo Locrt^'se, e 
laHerìt» poi in calce al ProginnasmL In coletta Lettera, che merit'^ 
la tnduxicae italiana del Viriani, rimasta incompiuta fi^a' Mano- 



2M 



Storia M metodi tj^trimitriiaU ht JloHa 



fcrttti (lì lai» si ccQfirmaao le teorìe torrìccUiane con n\ 
nuovi, e om iiuo^t esperienze. È iwlabik questa «rìltuni 
loeofo e Medico Consdnttno, perche la prima chcr 5<^ru così famoiD 
e ifnpnrt&nle soggetto, sì redescte in Italia, ciò che segui in qnd* 
l'anno slesso, in cui ti Ni^el pubblicnva b otto celebri espenenu 
UtXtù già dal Padcal a Roano e a Parlai. 

La FilosoQa cartesiaTia iriTsustamente Tu introdotta dal Porzio 
ili Italia, e ciò, non pcrchd non fosse desiderabile tor di inei2o le 
visiUìtÀ e le inimicizie fm nostmli e stnmJcn* ma perche quel 
Tello un po' leffgiero del Fiaìoo napotctano non partv^ Tagheggìi 
del Cartesio altro che i capogiroli e i sofisTni. Pur altra 
quelle rivalità erano anticlie, incominciate ^riA fra il Ortcsio 
e Galileo» due conqiii^tatcri \eniitì insieme a contesa del medi 
principato. Nell'Italiano però era altera noncuranza, ma 1*; 
del Bretone covava odio e recalcitrava c^in invidioso <ti3petle. 
nuestrì quelle stesse rivalità i?i tradussero poi neMiacepoti e 
per non avere occasione a partecipare dei vizii, do una parte i 
soiiN^ni.» salutari, precludendo dairaltra gU aditi o par1>^cipare del 
Virili, lemaronOt ?>0nza dubbio, noci^-e ai progres^t scientifici del 
due Nazioni. 

Segnalato esempio dì tali effetti nocivi lo abbiam noi ItaJlai 
nella Diottrica difTusa nella Diasertczhne dti Metodo e, nonosli 
alcnne rjJidc difOcoltà, resa infm dal 1ti37 ramiliare in Francia, 
Merscnne consigliava nelle sue t-cltcrc il Torricelli che Ifrgi 
qui^Ua Di89crt{ìzionc, ma questi se ne scnsava, a principio, dii 
che non intendeva b lingua francese. Poi, quando fu Tatln 1« ti 
duziono latina, tc>ma lo stesso Mersenno a sollecilnr l'amico perché 
rìfolvB a comprerò il libro, cho troverà venale ptr tutto: non oi 
noi, dietro quL'l che ubbiain jKtuto raccogliere dalla lettum 
cart^^ìo manoscritto fra* due celebri uomini, non siamo in 
di Dsetcurare i nostri lettori della risoliizion del Torricelli. O 
pur siamo incerti se questi entrasse vei^tmente in quella corrici 
denza epistolare col Cartesio, dentro alla quale lo volerà ficcare 
Merscnna fMSS. Gal Dia. T. XLl, e. 42). 

Eppure il Torricelli lavorava iUlora attorno a cercar la mj{?1ii 
tigurTL da dare alle lenti dei canocchiali, e perchà 9i sentiva mancar 
la scienza delle rìlVaaoni, non gl'importn nulla d'impartirla ali 
UiiktErica del (.-irte^yu, ma ne inlcrropa tn propcailr il Cavalieri. 
Ca^idiLii poi risponderà non saperne altro, da quelle in faori 
aveva trovato scritto nel Cono matmtQtko dell' Hcrigonio ; pi 



CiBfK U. — Dìkqw pretoMMfv 



209 



■ludo però di non creder^, per non ^li parer pn^ibìU d' applicare 
alla Ilice le leggi stesse del moto del gravi. Or perché la Uicttrìca 
del Cartesio era trattata allo stesso modo che dall' Hi-ri^onìo, si 
capisce d'onde mai movesse, anco indiix^ndontemente dalle rlT&litSi 
della scucia, la ritrosia do! Torricelli e del Cavalieri, in accettar 
la leggo dello rifra^ioDi direttamonte conclusa dcti teoremi della 
Meccanica, 

Tal rih'oaia poM non fu wntiia dal Viviani. in m^no al quale» 
capitata per caso, nel 1(S60, la DiRs^^rtaziono del Metodo, ne rimase 
iBaiariglìato e npìlo come a una nuova e inaspettata rivelazione. 
Fu egU che primo introdusse nell'Accademia del Cimento e p^r 
essa in llalìu. derivandola dal Cartesio, la scienza della luco rifrQtta. 
La nlrosia però dc'Coiloi^hi fu quella for^Lj clic f^l' impodi di tiif- 
londere le nuove dio4lriche dottrino, cid che fu riscrbrtto al Gri- 
rmldi, Li c]iia)c, rìguard^inrlo la luc-e come un fluido qualunque, e 
anch'essa so^^tta alle legfri di tutti gli altri lludi in moto» 
t'aprì la ria e riusci alle Bue in^ij^ni f^copcrte. 

A]>biamo accennato alla ritrosia de' colleghi del Viviani, fra'quali 
ti pia ceai^nito di tutti fu il Borolli, solito di chiamar lo ffpecula- 
lioni fiUisolit^he del Cartesio col nomo di arcolai. K non il Cartesio 
solo av«\ti in dispello il Borolli, ma adombnva, benché senti mo- 
tivo^ di tutti gli stninicn. Quando, nel If^, essendo a Roma, fa- 
ice%"a. per oi*dme del principe I>eopoldo, ricerca de^ manoscntti del 
ìbffiotli e del Torricelli, e ié trovò in mano la lettera di questo 
a] Ricci sopra Li cclc^bro esperif^nza dell' argento vivo, no dava parte 
[lallo stesso PrindpCr cosi scrivendo: <: Alla mia venuta recherò la 
copia di tutto questo lettore scionliBchc del Torricelli, per farle 
Ljst&mpare, acciocchó non venga l'umore a qualche francese di pros- 
tendere anteriorità (corno giù mi par clic ve ne sia alcuno) @opra 
«faccio gran conocUo della compressione dell'aria cagiono potissima 
ed indubitabile del Rollevamentn dell'argento vivo nel cannello » 
!(MS.< Gal, Cim. T. XVI. e. 103). Ora, questo del Borelli parrà xm 
lemei-ario aoapotto per chiunquo i-ipensi che nessuno in Europa 
ardi attribuirai la grande scoparla torricelliana, da Valeriane Magno 
b fuori, di cui un francese palesavi! pubblicamente il furto, resti* 
Inondo per giu^tiaìu tu proprietà al Matematico dol Granduca dì 
Toscana. La data della Lettoni del HoLerval al Noyors^ dove con 
tonto 2elo si fa una tale rivendicazione, ha ta daU di Parigi, otto- 
bre 1047, e fa ristampata in calc« nlla Demomtratio omlam dello 
stesso Magno, data in luce a Vcnosia due anni dopo la Lettera del 



cimM - rw. f . 



tk 



»0 



SioH4 dtì rn^odo gpcrmsataU in /fatta 



Francese^ e nove anni prima che neir animo del ItoreUì oq 
quel KiapMto. 

E poicìit: non si poteva nigioncrolmcntc sospcttAr da nesnuiD 
de' Francesi un attentato dì furto, colla Lettera robéni^Uiana soU' 
duo, 9Ì dire!])bc die quasi i Nostri non fossero Iroppi.» boiio ìnfi 
mati di quel che si scriveva in Francia delle cuae loro. Ciò dio 
«ì pQÒ ritenere per cerio, i che i nostri Accademici non rtmlserD 
U debita attenzione al libro de^jli EsfMrìmmlì del Pecquet^ ne*q 
liiOl*oltn^ ai pivmiuave dall'Autore la ««-ieiixa torrÌatllì;ma. Pn* 
di qii^'Hlo s:ìi-v^hhe jier noi il vedm% In un Diiirto manosiìHtto 
ÌL Segnatario incerto se *iìa de! Hf^hf-rval resperi^awa della 
nel vuoto, e nv\ Libro de' Stingi (Firenze 1841, pag. '27) e'a 
buisce 3J Rubcrval slesau L' esperienza del vuo1<j nel vuoto, men 
il Pacquel chiai-;inientc dice cbe fu prima feUcemente tentata 
ttsAimi Au:€<tii mfjncUaU. TleiirJi^, a voler dir giasto, quel be 
Simo &'^[>fiìn>«>iiUi non fu primo ;i f^rlo jiA il Rohervnl wè VA 
ma il Pasca], in pia el^^puite e facile moda 

Che 81 vftdfìwie poi da* Nostri questo inferirsi dn^ii Mran 
nella loro scienza di mal occhio, si prova per V esempio del Bo 
ì Nuovi Esiierimenti fisico meccanici dej quale furono pulbìi 
in inglese net 1659^ e pO[!0 dojio a henefìi^io di tutti tradotti in 1 
tino. Quel celebri e;fperimE>nti Tumno tulli fatti nd vjolo ope 
per me^^o della m;icdiin:) pnvumatka, eh»; [irrriò » disiie t 
boitnano. iCppuru ì nostri Accajlemicl lenito di mrd animo «' ind 
^r-rii ;l far iinji di ijndhi macchiuu ! Fnnii^ che e?^Ì i:n'di.*vam9 
vuoto torri celi tali o din^er riuscir più perft!lto? Ma piin* Il 
stesso ne' suoi Nuovi esperimenti circa relatìonem tnier 
el acrem aveva dÌECUSSG la (juesttoiie^ e aveva mofilrala in 
csisi giovi i§perimen1ar nd voto boiloiuuo, e in qndi oel toiri 
liano; CO!^ dall'ultra pnrte che ì Nf.w1ri |ioteviiiio saper bunissi 
per b>ro propria i\><|jt*rit*mr;.t, Ma la l'a^'ioii piitissinij pHrdi'i.-sHÌ 
fuggissero i^mx dal vuoto boileiano, ce la dice diiani il Bonrl 
quundOp trovat:t9Ì dagli AcM:a<lemicÌ del Cimenti) gnui difficoltà 
l'agitare U basloncinc p^^r conMcar nel vuoto la pallottoHtia 
V;iiiibr;i, (lisperali jipusai'ono di rìcorr»?m albi MacurUiiia boìlei 
Allora il LtorelH immaginò un nuove apparecchio^ colla pratica 
qufih? ssjjcrava dì agevolar Tesperien^ senza chiedere aiuio a «f 
sturi. (Targìoriij Aggnmdim. T. II- P. II. pag. 006), Mossi pure d 
questa inti<n/iune il BorelU stesso e il Vivìanì fiare^ipiaroiio insie 
a inventare il più iicuro più ccmodo vaso del gnm iyicm/i, den 






Paivte n. — DiK^tno pTtffrmirtdrc 



SII 



il fjuuld però non nu^cirono s- far resporien:ui iol suono coUo 
j'inimoolo a fiato; o benché l' unica, questa toIu però i nobili [ta- 
liODi s'fìbbfìrci a umiliare e a chiederE^ aiuto allo stmoiero. 

Questo Btareena a sé i Nostri e non voler parlecìpard con gli 
etrauìori, spi?cialm?iit€ frauccÈi, j?i potrebbe do qualche giudica se- 
T«m «^ntinizmri^ p(.T un proceder d' animi appassionati, piuttosto 
che d'uomini prudenti. È da osE^ervur nonostante che non orano 
cctà fatti sentimenti, noli' animo dei nostri Accademici, senza siui^ti 
tooliri, essendo consapevoli, e in parte testimoni, ili ciò che il Mer- 
Benrn^ aveva fatto con Galileo e col Torricelli. Il Marietti poneva 
in tumulto i'anim<j del buon Vealiio di Arcelri scrivendogli che 
a quel frate era capitato in Fninci.! il Libro De Mottt^ sopra il quale 
egli, il fretto Etcfso rruucesc, vokva scómpuzzarc ùijni cosa (Alb. X, 
ìiOO), Kta po^io che mai volle scumpuzzarc lo cose al Tonicelli, 
ifu;in{]o, pio lardi venuto in Italici, e ec^ggiomando in Romau si 
ino^nc dietro al Marietti e al Riceii por saper le parUo^lurilà dello 
speculazioni Ic^rrlceltiane, specie intorno al moto dell'acque e dei 
proietti; speculazioni die, tornato a Parigi, divul^^ ne'suoi libraio 
cioni in gran frctLi, prevenendo la pubbHcEiaioDo delle Opere C«(^ 
ntetri€he deirAuturc^ chu lentamente in quel modefiimo tem|H3 si 
stampavano \n Firenze. 

Non credendo ìl Mersenno capace di commettere un alto d! 
^umta ^nltà, quegli scienziati Rcmanl conversavano volentieri con 
^nii, e benché ridessero sotto sotto del eentìric parlar familiarmente 
^Kd latino, che V imp(tlta tah'otta con Merlhi Cocecic, io p$rà^ scrive 
^^LAicci al Tomct^ìh, devo tempra dirne bmc, so mi fa tutto quello 
^^p»-'intf ka prùmi^o, doé di procurarmi man^fscrìtti libri a tioi 
tcomscinti. (MSS Gid, Disc, T. XLU.c. 7iy Sembra che le promesse 
non fos&ero mantenute, per cui, scicdto ogni ritegno, il Ricci qua- 
lifica il Mersenno per quel che egli era, colafizsandolo col titcto di 
Ce$itilOt benché sentisse quanto quel di MitUmo fosse, per altra 
parte, tanto meglio appropriato. E per ciò di lui alesao, accennando 
lA un'altra Leltem al XoiTicelli ic diflLcoìtó immaginale contro i 
prifìcipii muocantci di Galilec, soggiunge: n Con quosto fondamento 
urne il Gi:$uilo d'alzar ^ocL^a inespugnabile a' danni di Galileo 
delkt sua ccuola, con miilc vanti di so medesimo e scherno del 
Galileo, si dimostra non men le^lero ne' costumi che sìa nelle dot* 
» (ivi, e. 116). Co&i il Mersenno rimeriuva Tospitahtà degli 
tati italiani eolla ^acciatag^ine degli insulti, e con Tabbiet- 
do' furti. 



,^IS 



$torw dd vutodù ^rnnuixtaU fi /ii/ia 



unata 
}no4 



Quel nicci uoQObtanEc era uumo di cogi peifeUo giudizio ila 
«cor quanto deconj sarebbe soprag(^unto all'Italia, e r[u:i[kto w 
sarQbboav\-aoto^au la scteiiia dal parteciperò UnEtdm^ ^tì ^ludi 
glE su^nieri. Vi>lle perciò clie la ooslra del CìmvnU) corri^pond 
ooU'Acoadomia di Francia, e vi riuscì a-l mandar» al Theveool 
relawolio ^toircsperieiuiii d&ì fumo nei \Tioto, H Thevecot stette' 
alquanto, m« prn rispose che era stata stracrdin&rìamento adunata 
VAccadcmia parigina» a fine di partecipare a que' signori Fe^per 
gratiomsima venuta di Firenze. ^Ivi, Cìm. T. XVIl, e. 8I>- 

I conf^igli e le roolu^oni preee dal Ricci non potavano 
«fiser conformi alle intennont del principe Leopoldo» il quale era 
intanto egli stesso enti'ato in relazione s^nentifìca con imo de' più 
celebri e dotti uomini, che dìmoraBsero allora in Pangi, Ismaele 
Ballialdo. II Ifullialdo poi ìntrodusBo in questo relazioni un altra 
non mcn celebre e dotto uomo, cbe dalì'Aja froqucotavu Puh 
Ci-islianci HugpniOj e ciò fu a pi-oposito della celebre conU^jv 
»ulla pnorità deii'uppliciuionc dei pendolo all'oroLo^ia lìencliè 
zelo un po' troppo ardente, con cìia intendeva il ViTianì d' 
(ìolilco, l'altero liaroac di Zulidicmme Aenti3% qualche di 
nonostante? ei d civette dar pace e mentirai anzi prato dell' aeoog 
ohe, fra i nostri Accademici, ebbero le sue dottrino o lo sue sco- 
pelle, 11 Viviuni stesso, non sappiamo se per suo dì|>orto u so 
servino tic' Principi. Jam roano a Imdunv lAstroscoiMii. o la Nuo 
arte di ossorvaro le stello (MSS. Gal- Disc, T, CXXXVIl!, e. »2H 
e per ordine e!^pr>^fSO del SeronLMinn Caivlinale Leopoldo, f 
un sunto, da leggersi nell'Aaiidemia, di una Jtelujione intorno 
aJcune oeeei^o^oni rntte dall' Hugenio a Part^, il dì l^J Mag^o 1 
di un alone o corona jjjparsa in quel giorno intorno al eolo, \i 
T, CXXXIU, e. 1XM4>, Il Viviani altre*! riferiva agli Aocod 
i^uoi colleglli la nuova costruzione dol canocchiale ugoniano» 
primi tentativi e lo speranze eonocputo JairOlande^e d'avei- tro 
il modo di acTomatJ77^re le lenti, E il ^i^ma Saturnio ehi ^ qoaji 
contrad licioni ancora avrebbe patito, se le ingegnose macc^iin© 
magnate e descritto dal Bercili, non avettsoro fatto quasi aoend 
dal cielo il Icintano piinela, e nppi'ef^cntijrìii agli Accademici o ag 
^tcs^i più volgari spettatori, sott' occhio. 

Non 8t può far motto del sistema Saturnio e dell'Accade 
fiorentina, senza fare a «inel dell' Hugcnio seguitar dietro ti no 
di un altro stnnicro, u nii non sapremmo nommen noi dar al 
nome che di cervdlaccw. o A quel ccrvdlaccio^ soiìveva il Borei 




Parte H. -^ Dtewvo jpréìhniit^rf 



»3 



di Onorato F^br;, gli son sorrenuti concetti a^^ì slmili a' raM. 
co» i quali spiegò le cagioni fiaìdie del molo jH'pjaiieli a (MSS. 
Cai, Cini. T. XVIII, c: HO). Quel cervellaccio, per soslenere il gioco 
di que'nuoi globi bianchi e neri, dinzanti intorno n Salnmo, tmAù 
CxVi spiegare i fenomeni dell'anelici, aTrebbe T^eguitato ad agitare 
ìntennì nabli mente la qiiestionr cnntro V FTugv-nio^ se il Rieri non 
avesw consigHiito « opei-ato a troncarla. Tnnto cara poi inc^ipuniL.) 
di oompur Saturno a suo modo, e tanto nra pf^^minso non avercvnr 
hUj\i ini)^1iot- di i]iielln iinmjiginnto, che avendo nreviitn invito pii*! 
vuUe ila niu!ieppe e da Matteo Campani dì Tar esperìenm d«11a 
Yi^rWh delle erse, ^nanlandn con uno de'pìiì encellnnti i^^n^xliìidì 
f^blmcaU da loro, non ci volle comparir mai. (Mft^, (lai. Disc. 
T. CXIJV, e. 209). Dopo tanlo combatlt're, finì per nifiwgnarsì sotttj 
le bjuidRTc del mii> nrmico, e nella fme del It de" suoi hialoghi 
fidici ìinnovera, tra le nuove Ttirtraviglie scoperte nel cìrl», T anello 
di Saturno a Chri^tiamt Hu<jnittì virtì clarisMìm ft omnitjemi litt^ 
Ttilura prohf. inutrur.lo yl.u^utìì lOfiT^ pag, TiTi), Cosi in puri inodOf 
dop' emersi fatto «^pamare per primo autore dell' espf>rif*n»ì dHTar- 
gento vivo, con racllità e dodlitft veramente fllo8ofì<-a, Hecondo 
l'aspre^sìon del Rorellif cantò la sua palinodia scrivendo nel IV 
de*DÌal(^hÌ sopra citali; « Primits illiu^ inventor fnit doctlssiniiis 
Torrìttjllius^ vir c^^rte. qnem ìnU'.T principe» buìna tcmptiris gei> 
metrasi ium infiniTicn) » (ibi, pag. ^^\ 

Il Fahry, olli-e ad ej^sere straniero, era ^e«uita, chi* vuol ditv 
peripalelia) o illo-sofante alla maniera di Aristotele intorno ai fatti 
della Natura. Aanecondando perciò dccìlmenle le eoae al suo proprio 
eervello, non ri»nlve problema, non conclude questione rh'ei non 
1ft coroni compìacrnte con dire: ^uid fadltitóf juid claritu? Ora 
una iiil F)lf)»ofia era tutta contraria a quella proflwsata dai iic«trì 
Ac^'^d^^niicì, j quali, ti>>p itimi n in dover re«der la ragion fisica dulie 
cose, si etìutenlai-onn quiisì sempn% dojìo Innjfhi «' rij^tuti i?*j)erì- 
menli, di de^j-rivf re j r:ttti c<im(? s'emti ni pp reste i ila tt ai loro munì- 
Non è maraviglia peniò se nessuno de' gesuiti fti duanuato mal a 
partecipare de* Medicei sperimentali conse*ifìÌ. K nonostanle n'orano 
in quel numr*ru due, l'uno e Tallro italiani, che ?^ fossero rimasti 
nel loro fìlfisoforr liberi dal giogo perìpaleticc, avrebbcn» foUo ri- 
splendere, no[i una rorte, come il StagalnU! dicem iìM Borali, ma 
un* intera na/Jot>e, 

Giovan Itatista Riccioli voleva tutto rifomìare, offlia ridur le 
cose agli oitlini antichi, o a que' nuovi da sé immaginali. E perciò, 



dii 



Stona dd rwriodo tperim^iiah m Atffia 





htit* altro cbe clmenure, metteva 1 falli naturali n loiioin, e vàkn 
che corrìspoRclesMro ìd o^ni modo a'snoi pr(s:onc€tU, Naastmo die 
« Enettfì a svolgere ì suoi ponderosi voltimi non pu6 iiou dcfiltm 
cbe tanta inratìcabìle aasìJuità, e ttiDta pazìema di sporiiuen 
siano fltale rivoltò piuit09lo a compiacere una setLx i^he a l>eQ' 
della «ienzn tmiversolc. 

Francesco Morìa Grimaldi, conciUddino o collega di lui n 
eludìi, pre«4»nia il caso più strano, che sì aia ineoctralo mai oitt 
storia Ifìtterarìa. Il celebre Trattato Do Lamine to dividi? in due 
parti, nella seconda delle quali disdice tutto ciò che avea detto ne 
prima. Ma la strineizi maggiore consiste nel veder che ]'A 
8* adagia nd h\&>, dop'arer eo&l strenuamente combattuto pel ve 
Qualunque Eieno le ragioni pensate a epiogare un fatto tanto 
gelare, ìcr due parti oontradlttorle del Trattato grimiUdiano 
una grande efìlcaciu In promuover rottica, perché paretw la 
di quelle parti abbia il precìpuo scopo di dimostrare, che sitppc^Lo 
eeser la luce eojigetla alle pastiioni degli altri fluidi, U spi 
focilmento gli antichi, e ei scuoprono fenomeni nuovi; mentre an 
poeto e8fier la luco una qualitili. conforme ai placiti {K'rìpQteiicI, oo 
fai & dall'Autore nella parte ^coiida, non ^ incontrano che no 
feettf oonlradizioni od errori. 

TI Riccioli ebbe qualche niro commercio con alcuni de' d 
Accademici f rivati: del Grimaldi non ne abbiiimo trD\^to 
Si potrebbe sospettare che il principe Leopoldo non avesse 
fotta gente in tuona gi-azia, e darebbe al 6c>£petlo qualche 
damenlo una letlom, cbe il Rtnaldini scrlvovn da Pììssk al 
nel di MjLfzo 1Cr»S, « Mi vi^^» detto, scrìveva, por cesa oc: 
ette I padri Gesuiti runno »trt>pito avanti it tempo, conci 
dicono cbe, %e nel Libro delle Oi»ei-\-azÌont notui^all fotte coctl, 
sari cosa che pos^i toccar qualchedimo dì toro, chv averanno a 
mìni, a* quali dà l'animo di mpondenj, e die frattanto, tutto eh 
possono sapere delle cofie fatte pi^ocurano dì fiperimi?nlare e di 
un libro o (MSS. Gal. Cim. T, XXIV, a *o) o seguila a rivelare 
gran s<>gretc2ia alcuno Inime, e a dire un gran male d<9' gesuiti^ 
concludorido al Viviani^ so lo credeaBo ben fatto, di confidare il tutta 
al prìncipe Leopoldo. 

Cbe quella sella p,-npatotÌca poe^ aver congiurato al 
dell'Accademia del Cimento, non fa mmjviglia; però, da 
lettera del Rinaldini in fuorì, non soa noti a noi, per provare il 
lUtto, altri tlocumenU» né ci siamo curati di ricercarli. Forse il piin- 



k 



Viv 



il tutta 



Parti: n. ^ Dticm^v pftthn(fìùr€ 



SIS 



'cìpo Leopoldo, che sapeva non esser nella fina Accademia ^lo 
offCfK) nessuno, se ne viveva tnmquillo, e uomo di sonno, piuttosto 
cbo irhlàm, corno du tanti si fa, a^rà pensato al benefizi crandiS' 
sirDi, cbo conSÉguiUiìO .sempi^ dallo contradizioni, o corno, so il 
v^rno non li mortifica, poco giova a fccondaro il wnio de' campi 
ì) tiopore di primnvera. Più assai delle contrarietà de' peripatetici 
dovevano mettere in SDllocitudìno il Principe le di^^enaìoni rm*suoi 
stessi Aci:fidvmici< e specialmcnto quelle insorto fra il Borelli e il 
Viviant Nate all' oceasionc della teoria dell" anello riscaldato e di- 
hlal-> ili calore, inlicrirono, io iniDiìcjzie Era' due grondi Gcomotii, 
tìviìii concorrcntn che obbei-o in tradurrò i rimonti, o in divìnofc i 
libri e:mitrriti tii Apollonio di Porga. Chi conosco il carattere dol 
Itorelli ammira la potenza che ebbe il principe Leopoldo in mante- 
nerlo collega e eollobcnitort.», por dieci anni, all' odiato Vivifini, e 
in intltcnorlo l'ino alla morto, o vicino o lontano, a suoi servigli; 
potenza, nella quale, più ebc l'altezza del grado, concorso l'a^- 
bìlità la dolcezza dei modi. 

Più tardi, quello stesso fastidioso BorolU, da cui tanti dispetti 
ebbe a patire il docile Malpighi, oiitr6 ìn fiera facittaglùi, direttamente 
con Stefano Angeii, discepolo del Cavalieri e uno dei depulcti a 
rivedere il Trattalo dol Miehelini, e indirettamente col Uiccioli» a 
proposito di un ^u^pomento sperimentalo che questi adduce contro 
ilmoU» della Terra. Kni quella battaglia, piult^^slf cbe eondolfiidal 
volere, menata dulia ratjbm, e pL<rciò co^ì LiCi:oi-atumontc il principe 
Leopoldo no ecrjvova m proposito al Rioci: a Mj dispiace, quando, 
ìn queste ecca-^ioni di diiTcrcnze letterarie, s'esco dai termini dello 
dLjpute » (MSS. Gal. Cim. T. XXIII, e. 140), 

Ammirabile uomo da qualunque lato si f!:uardi ! sia qual si voglia 
la cultura o la forza dell' ingegno di Leopoldo de' Medici, ef;lì ó più 
benemerito delta scienza italiana di quegli j^tessi che sud^u-oiio sui 
librit si utì'alicarooo intorno agli csperimentu Cessala l'Aceadcmiu 
colla morto di lui, io delirine di Galileo parvero essere esaurite, per 
esecrai svolte in soverotLÌantc abbondanza. Or essendo leggo natu- 
rale che in ogni tralcio trascorso, a voler mantenergli la virtù di 
Fnittìlìcare, conviene o dì riUrarlo col ferro vei^o il suo principio, 
infondei^li in qu-tlche altro modo vigore novello; è perciò che 
dopo TAceademia del Cimento, incominda per la Storia della oostra 
ticicnra un'altra età, e cosi aprc^ innanzi ai noelri propriì occbi 
una nuova sccnui, a rQppre.<cnlare it t«rzo atto di questo Dramma. 



PARTE TERZA 



SOMMARIO, 



««■Donc i*4lh1)iuj tiol'i lo IndtiiiAl «cifAUdvha O^'cuiti liallan]. — Ut, Delta Ul^iDdaBl 

■■*alD XVni. cn n aa m —rp ■ ftrt* pAtftvJjr» — IV, D^ll' «Jottru^ina» <k[Ja CLEmiu. ddl'tklU* 
<4>lniir«. • «ama «i «fBl|p«i«M«, qw(« i>Vdv« (bpU ^tdllt *;Ì0nu, ilAl f rincipi- «t^Il» RUmO» 
BViKdn1sfi& — V- r«*p\timB4f \MìH l^citt Sniunk\rt Del WM|o XVm,— ;>aLLn cindklunE pr*- 

■vali Ml« KtOBB ■ptrLiriiqjUill ^ qiulfhr pitilt IblOTOO «Ite bWA SMAl 



Oli ripen^ia 4Ì pi-cigt^efii slrfiòn)ìn;iri Talli ihlle teiste »peri- 
merttaii Del secalo XVIÌI, a' nwede issai r;iei)mfìnt£ che non può, 
(lì tale elTello, e»aer unica Ira ìe cauite rguella tronsiieUi d'op&rar^i 
negli ordini trascon^j, a che è dì rilìrarli verso ì loro prindpii. 
QuL^HVfì^ftlo slraordiiiario niMi poteva iinn esser prodoUo da un^ 
causa tiEnordìiiuria, la (}ti<i1e consista in inToiuleie in quL'glì sU^ 
urdinì li'asicorsi, e riUrali ^[^ \t?r»o 1 Ioni principil, un vigor nuovo 
di vita, coir»- spfsso avvinie (lugli alhe-ri fnillìfi-n dvila L<aro|)dgD3- 
In questi esempio sì pmva che sempre s'ac(ìre**ce o si perfeziona 
la virtfi frullìfii'ante de' l'arni, dal!* infonder nel tronco b virtù di 
un allr'albero, che aia tifine di genere, ma di specie alquanto di- 
versa. Or la causa per cui^ ne! secolo XVIU, s'avvantajrgianjno U 
sci4fii£e spei'imenlali, in mtvdo tanto «li'^ordiiiario, a noi stmibni div 
v«rHi riconoscere in quidcb« cosa di «imìle a qut^l che 3«i vi^le p*^r 
gli ««empii du(flì alberi «Ww; doverci cioè riconosci^re in una specie 



918 



St^ftia dal nuUdo tpmnuHtaU in Italia 



d* innesto» il quale non è altro pot che un far concorrere t 
due virtù coniugate li pnduire un unico efielto, 

L' inneslo, di clic 5i trulla^ fa queliti appunto clic si food ui 
quel tempu con txnlo felìct' rìuscila fra la Fisicu ft la Malcnv':'^'-' 
Non si Tuul giù dir pt^r qui^stt^ chi.^ fossej iu-1 «i^ilu pr>.HX'<i< ; i . 
fiC(.mo£ctuto un tute «lìleaci^^imo connubio: aveva anzi Galileo mi* 
nbUlttCCite promossa la 9CÌM)2<i. Insegnaruìa a ìntTpn*Uir, |»er fji'' < 
delle Matematiche, i Misteri della Naturi, e il HaslelU aveva ili ri- 
strato gi& come si doi^esae trattar del moto delle acque, con rìgi>> 
P080 ordine di Geometria. Ci*^ per*! non vuol dir altro, s*' rum che» 
d:i*due gnindi Miiestrì della Sclenfa del tnolu dc'gmvi tMlidli* Acu] 
correnti, a'eran rdiceiueale cxmiugatt; inslem*', nel st^colo ^VTI, 
Fisiche la GoMneOia. Non periS s' errino coiitti{pte la Fìnioi 
la Matpfnadca, per la quale non s'intende solo la Geometria, 
la Curvuntìtiiii coniugaU ««a «le«sa colfAIgebra^ osisia queir.-ln^j 
ehe Ut Scuola galileiana non conobbe^ né volle poi ncotio&cere, 
rendo dal parlccipnmB come da contagiosa merce iitraniera, 

Vincenzio Vivianì, in una di quelle sue pref:izi«iu. o meg 
in uno di quegli abbozzi dì scntture, elio dox^vau poi ridund 
Bervir di pi-efazione a quello e fjueir altro libro del suo Soffno M 
metrieOj scritto in tempo che l' impilisi, appi'Otso gli stniniori 
specialmente ì Francesi, era lar^mctite <: utilimnte applicala; 
scusa del non eescreene agli Mrvìio, nel trattar le sue quistio 
d'Idrometria, e dell'aver i^gaitato piuttosto TanUco metodo 
valso nella incuoia galileiana, idducendo per sua ragione che se 
TAnali^i, conferisce alta brevità, recide però i nervi, e rende an 
iroposàbite, in tn*ltap di soggetti fisici mateinrilici, Tubo delTe 
quenia. Senia dubbio, una pagina irta di segni algebi'id, tuti'alt 
cbe incantar con quella dilL»lti*volL' armonia, elio rieuona ne'Dialo 
delle Due Nua\'e Scionie» Tar^^bbe giilar via ti libro a chi ama v 
il vero u«oir fi-ai^rantedi nie22o ai fiorì del bello, e in dò il Vivi 
aveva ragione. Ma, come a lutti ! vecchi avviene, era tenace tro 
dogli usi antichi, e male secondavrt la pente nuova, anca per essent 
straniera, la quale, al bello dell'eloquenza, preferiva la Èicilità, 
1& quale la nuova Analisi dimostrava la sX^sau co^a. Qid, dove 
proposizioni di Galileo e del TorncelU e degli altri simili, prì 
dì concludere, dìvaffavano la mente per ltin(70 e faticoso diverso, 
i nuovi Analisti, con pocbi simboli, C':)nducevan diritUt e vd 
eome saette, a coglier nel wgna 

L'istituzione dell'Analisi matematica non si pud negar che 



9BWV 

m 



pAAre m. — Dwwr** preliminare 



210 



Ibase un gran Iw^ried^k*, sehben ranict», recalo ;ille sc«>nze sjwrì- 
mentalì dalla FilofKiGa lartesianu. E daU*es^n>i quell'Analisi inco* 
niìrcìutu a coniagar con la Fisica, nat rlcoriosmmo la prima di 
qiH'Ilv valido cagioni ili'l pixigrvdìr ltjbì sti^urdinarìaTiirnite k* wienz*. 
nvlt'vtà, cho é «oggirllo delibi pR'«ei)tv P;trlc del ]iO£tru Di>>cun(0. 
A infonder riel veadiio alberi>. naturalnienU' i^sauflo per la air*- 
boccanU) racof»IUj rigoglio nuovo di vita^ concoriwiH), in ipif^li nuova 
stagione felìr^menle con^iunle le viiliì ili f'niiileo p del Carlesio. 
Co^ vennesi, nelh* cultura inlt?l[eltuale, a conseguir quello stesso 
intento e ad cperjr quel medesimo miracolo, che si vede operar 
cO^ }»pi?F$90 nella cujlurti fìsiai dt>1Le piiinle, quando » un tronco, 
rimasto o infucundo^ o di rrulti,! in^^ipìdg^ s'ìnocuki la vermena di 
on dbero, che dia ftutto abbondante e «quisilo. Lh Pilotila car- 
teiìi^uiji, chv nell'età prcA'di'nlf.^ <?i-a Hma«la di frutti spi^Hini^ntalì 
ct^sì jnfeuonriaT inoculataci, por m^w deirAn^liid, atta Fmca giili- 
leiana^ fecondò dì nuovi e mìmcolo^i parti la sclnnza. S'ag^unse 
poi di più all'Analisi ìl Calcolo dillerenzialc, che fu come un im- 
pennar (l'ali il dorso a tentar udì più ardili e più sublimi: s'ag* 
(giunse di più Tusj di cumporni e de*;omporre le fonte, con b l'ugola 
del pandtobgnunino. cbc l\i, al dir del Frìsi^ comi; ìl fUo d'Arianna» 
da ntmvì*rì4i in m^iiit ai più intriciiH lrdn*rtn!i dtdln Meccanica, 

fiià, fin dal primo lappreaentar.^ì al pensiero e rJjdlii lontana 
questa nuova disposizione di cose, un mesi» pri-sentimt'nlLi 8Ì sa- 
rebbe adUtccialo stirammo di nn italiano, e gli avn'blu.' dHIo cln\ 
al cambiaiNÌ scena a questo terzo AUo del Dr^nirn», si .^n'ebbe ancn 
Irasferilo il luogo defila rappreni^^ntu^ione fuori d'Italltt^ L'Analisi, di 
origine affallo jdranìem, il Calcolo dllTerenzial^ di orìgine sclitetla- 
ment:^ italifino, mn aml;Lto ad elaborarci In («ermania e in Inghil- 
terra, il principio della coni pnsìy.ion e delle forze, hsiriato in dimen- 
ticanza da'Nostri com' inutile e aiixi (Ullace strumento; lni»^taviino a 
confermar nell'animo que' mesti pi^esen ti menti di cifi chi' ,<irebl)e 
avvenutole che avvenne di fiiUo. Il luogo iJella nipprpsenbi/ionff si 
trasfc^iiBce d'Italia in Inghilterm^ e alla {Hfrxona di Galileo Galilei 
sucL!t*dc qufUu d' Isacoj "Notvtonj a far le paili dì rroli^onista. 

Lii nuova suco^<^iorio perù non avvenne al soliti* modo, che 
nell'Istituzione de' Principati aristotelico, galileiano, cartesiana; fa 
insomma unu pacifica e legiUìma successione, e non una bagagliera 
conquista. Il Newton non ripudiù com'Aristotilc, Galileo, il Gulfsiii, 
le tmdizìom scientinche de'm»g|^on, e non pivteife dì far»! primo 
e eolo Maostro e Duce dì coloro che sanno. Riconobbe arni II ma-* 



SToHo M mtt*>ih tpsrimentuU m ttaìitt 



gistero del ^^ande nosira Tlatiano, ne ngol redaAmetlte I meto^tl 
W acooÌBG eoa amore e ne promosse gì' ìnfiegDEroentL 

n Nevrton, come Galileo, non so ne &tà cbti »i falli. Ànch* 
Il tentar Tef^nz.! l'Tia por imprea non manco impofisìbile, e 
Gitica nofi m^n vunj n'_-Ui* proMimo sostane denicnUri, che nelle 
romoiiseimD e colesti <AJb. fll. ^'2). Di quel ebe non ha potuto br 
«og^tto rii ìip^rnmenlo ne parh come dì cosa ila questtoni, Qu9* 
stiùni intatti ù^W chiama quell'alto e sottil modo di specolara 
tomo alld prime e ^ù recondite cause degli etTettì naturali, 
fatte Questioni, trattando delle proprietà d«^Ia luce, volte «gli 
cofrltero lune insiorn^. e perché rappro^ntavano piuttosto le 
proprio opinioni die la dimostrala cerlexia del verov volle ef;U 
nerìc f^pattite o mf^tteile come Appciidiee al suo Ubro. 

Se qualcuno, per esempio, si fa a domanflargh: che co?;' é qu 
V attrazione, che tu punì per fondamento alla ^ien^ del Coamo 
VA ei rifonde: Un ^tto ossei^vato e conrermiftii da \v^ffi matema- 
tiche^ 11 qiiril condiste in quot conato che fanno i coipi d'avvicina 
e di congiungei^ì insiome, dipenda e^i un tal conato o da a] 
em^sl, che commovano e sospingano i corpi» o dalPaùon delKete 
che difTondendoei. prema, o datali elaterii dell'aria o di alh^n mese 
qualunque. (PnncipU Pìiilos, Coloniae ITtiO, T. I, pag. Wi), 

Ma pure, tfeggiurge altrore, per dir qualche cosa ddla iznvitl 
o di que«lii mif^terìoì^ì attrazione e qitaestionem unam de eius causi 
ìnvc«ttgandn «ubiecl, qu»ei:tlonem inquam, qulppe qui experlmenti5 
rem islam nondum haheam exploratam a (OpUces, A^~vertim. aUn 
3.^ Bdh. del 1717). La questione accennata è la XXT, nella quale 
si ammette TetsÌEtenza dell'etere cosmico, com'efGcIeute dell'ai 
«ione urii\*"i^le. 

E pur rispetto alla luce, com* entra il Newton in rainzo ai 
sputanti suITcjsenxa di lei? Dop'ax^r, nella Sellane XIV del I Li 
dei Prò\cipìif dimostrato che un minimo corpo vibralo e attrai 
da un mezzo più ilerM>, vi descrive, penetrandolo addentro, una 
rabola, per mudo che il seno deiran^^olo dell' Incidenza serbi ragl 
costante co] seno dell* angolo dell' emerpenzii; sogftiunge che si 
attrazioni non sono mollo dissimili da quelle, peitrui si rifletie o 
rifìranjse la luce. — Dunque anche la luce é un corpo? — Sem 
nri)be di fii, risponde il Newton, paci-hè olb bi vedo pure m 
in tempo, cora'ù dimoKtriìlo dùgli eoclissi dei fc'»telliii di Giove, 
viene altresì attratta dai eorpij com'io stesso ns^^rval nel fenomeno 
grimaldlano^ Ma perA dì questo io non voglio disputare^ «olo io 



la- 

i 



Parte IlL — DUccnaa pnHmintw 



221 



dimostro muteniatimool^ eon-ero unai grudt -analogia Cni te tratet- 
torìe (le'miuimi corpi gitati e TittnlU dal mozzi diaTaiit. e Nìhìl 
omnium di^utaut, »d ii^ectorix^ c^rpoium ti'aiectorìis; radiorum 
perslmilM solummodo determìnanìi n (Principi» ete. ibi, pag. 541^ 
E quanto al moclo co^ì controverso del difTondersi la 1uc4i nello 
Spazic? — Riguardando il Ne^Mon la luc^ come un fluido qualimqiK, 
col principio della repubione molecolare ne spief^va Telasticità, 
della quale il ^rado e'ari^menluva per lui dal vcderb correre tanto 




loce (Optices. quaest XXX). Così fatta elaaticUà, ootne l'attroziQno 
revBo i coi-pi taglìonli e acuminala nel fenomeno giimoldiano, e lo 
traieltcrio pai-aboltche descrìtto noi mOEZo rG^iingcnlo dal raggio, 
includevano eonzu dubljo l'ìpote^k delta emissione^ L'Hook inlauto 
« IHuy^^hcDs professavano un'ipotesi divoi^sa^ «i^tal' era quella doUc 
onduluionì ottircc. Ebbcn^^: come si governai il Newton in questo 
liogozio che c^i-d tanta parlo del s^o nuovo SLStoma ottico? Trat- 
tandoci di cosa^ da non si potei' decìdere con gli ee^erimenti. la 
lascia a tiuittir nelle Questioni. Confessava ivi che il Icefeno nel- 



823 



Storio <M metodo i^urrira^if^e ^r fraina 



rocchio compreso m mollo Iavo(«Tole ali" ipotesi drUo on^ie elr 
(ijtMcst. ^VIX ma poi nella Ouestioiie XWIU promuove oc 
quella stcsu ipotesi alcune dìiiìcoltik, la prinoipulc delie quali 
questa: Se la luc« si dilTondosfiC in onde, corno il suono, dov 
a ^imtfflianrjt di qucslo, iiisìntiard unco dietro gli ostacoli, come 
pi'uova del suono dollc i.'4uiipane, cbo si sriite anco al di U di 
monte « AL lumen nunquam compcrlum est ^ias incun'as in 
DOG M»e in umbram inflcelere (quesL XXVHU- Volte Torse pc 
il Newton nsaerìr lo veritA ài quel moto Tibmnlo della luce, a 
applica ì teoremi dimostrali in fine del suo t Ubrodei I^rìcipii 
Ecco quel cho o^i m conter.ta di dire, nella \XI\ Quc-^tiono: e 
non ladiì lamini» oxigua «unt corpuscula a corponbu» lucen 
ennssaf » 

Parimenti ìnlorno aU'm'ìprìe e a'feDomeni frescnlatì dalla 
delle comete, non ha appena il Newton accennato alla sua ìpo 
che cioè sia quella coda una csalaiionc fumosa del eorpo della 
comela, reepinta per circompulsiono dal centro del Sole, coou 
nostri fumi ù vedono esser av^jinti drd centro della Terra; e 
egli tosto soggiunge: « Ccterum rerum riaturaliura causas redd 
non est buius institutt v (Opusc. Liìu»annao 1744. T. n, pa^. 

Che poi il Newton pi-os^^a vcrimenle i metodi slessi di 
U)eo non vorremmo dedudo dal citar ch'ei fa il nome di lui 
spesso e con amore. Onelle cit;monÌ cmzi rivelano chi> il 1-11 
ingleee non attanw le dottrine del Nostro, alla loro soi'gente. 
per esempio» dop' avere stabitilo, per prima Ic^c del moto, l' in 
della materia e gli cO'ettì proporzionali uUe fone metrici, col 
i«llo1ognimmo delle forze poMo per codrollaiio di quelle slc^^ i 
sog^unge: a per logee dua» pnmx'^ et coi^ollaiìa duo primo, 
ìnvenit de^censnm pavium ee&i^ in duplicata raticno tempo 
(Principia, ibi, pag. 15). Ma Galileo tenne, in dimostrare quel 
rc^ma, altri metodi. Oudlo accennalo ivi dal Newton e il mclMo 
dcU' liuyghens, da cui il Newton stesso poi" clic attingesse le dot- 
trine g£Lliieiane. Vorremmo dire piuttosto che nel lV^>fcssorQ di 
Cambi'idge .^i trasfuse lo spìrito del Proresscte di Padova, il quale 
vi trovd gli organi più acconci al ruo perlezìcnEunentOt^più adulte 
ed esercitìie li? membra. 

D' onde avc^e i primi aliti quello spirito, ì nostri Lettori 
nuiOr e la Kilo^fia neutoniana segnalò la più oranp'uta vi 
tib/^ sopra ^Vrir-totilc, ali^ia ecnsoguita Platone, sul rampo 
scienxa. 1^ Filosofia pmpntetica, nuovamente apparita a sedurre 



ori iM 

tlorb^ 

deltd^ 



Pa^te in. -^ Duc^fèo pt^imwai'c 



ÌE93 



gf ingegni con la lusinghieri e1oqijert2a carLesìmia, ebbe nel Newton 
la sua piena sconfitta, 'Quando nel tìuo Lìbm immortale dimostrò die 
la Natuni geometrici;! veiiiiiLentL' u mcdo platonicu, f nini fuida-sticu 
H mixlo aristotelKO- Chi*, nel dare a quel LibiKi il titolo di JViff- 
€^a maik^mcttica Phihwphice non pen*as*i> il Filtisofo ìnglew di 
contrapporre, inlìno dal fmntespizìn^ l'operu sua dìmusirala^ e quel- 
1*altru iminaginiita dal Filo^irg Bn?1cne, c^^ii sìmìt titolo ài Prin- 
cipia Phiìo»ophiae; non par credibile, liench^ sen^a nvolgersi né a 
destra né u sinistra, VAutoi^ della Nuova filosoGa matematica piXH 
ceda a diritto per la sua via, Rcgem Cotes però, in qu<.'l suo bel 
Discorso premesso alla seconda edizione dei Prìncìpii neutoiiianj, 
no» tace del mal animo, ccn cui quesli slessi Principi! furon ^ijduti 
da'mguain del Carlesid, i qaali sentivan pur troppo com' esalasse da 
t\m-\\i; pagine uuo spirilo ili voriti, potont« a cucciar vid i nuvol<»Ì 
errori del loro Maeslfo. 

Dal Clarte^to il Newton apprese l'analisi^ e va arni debitore a 
lai w rìusd a instìtuii^ il calcolo diflerenzìale, o nd applicarlo cosi 
uU)iTii.*i)1e alla f'mtxì sperimentale galileiana. Oiovk infatti os^L'r\»n^ 
che il Calci>lo dLirt>r4»nziale ebbe orìgini* dall' atl^licar TAnaliMi car- 
lesiona alla G»?OTiK*trJ:i de(;li indivisibili del CuvaJi«ri, e perciò iioa 
sarebbe il Ne\^fon, o il Leibniz die lo sia TAutore, potuto riuscir 
felicemente a quella nuova ialituzione, se il Cartesio non mofitrava 
come si potesse l'Algebra comporre colla Geometria. 

V inspirazione poi del proprio genio, meglio che ì pocbi i-sempil 
doll*Huygli»niK, fu cb<? fcce pnKt»ntire al Newton la ricoiidilii iM 
TQetodo di coni|KrtTv e docoiuporre le fjnee colla redoli* dei pard* 
logrunmo insegiiau dall' H;.tìì;oiiìo. I discepoli di Gidileo, Tra'qu^i 
il Sorelli, ripiitni-ono sivvntu linamente quella regola Tsillace, e là dove 
dVivl>bem ^Kkluto proci^dere pt'r via diri;tta it ?<pi*dita a. risolvere 
aArosi problemi di Meccanica, s'avvolsero spesso, come si raostreri 
per gli esempli a suo iungo^ In incredìbili paralogismi. Ma il Newton, 
con Ubero ingegno non preoccu|ralo da fn<e^udizii di incuoia, né 
soggiogato dnll" autorità di Galileo, riconobbe invece* che quelb re* 
gola erigoniana era verissima, e sentenziò e dimostrò di fatto MÌ 
corollario li alle legpi del molo premesse ai PrincipH tnaUttiniici^ 
cbe te r<;gc1a proscrìtta dall' Ikritrouio per ccmponv e decomporre 
lo forse abunde confirmatur rjr Mf^chankOm 

Cosi alle virtù ereditate da Galileo s'aggiunsero, nel Filosofo 
1>rltanno, le tre nuove potenze nnumoi'nte, per cui s' tniiìó e si co- 
stitoi questo nuovo e cosi splendido Principato della sdenxa. Pria- 



S34 



Storia dft ftiietodù ipei'imtfnlate in ttalia 



cijffllo gtoriocM, che il NowtOQ ootuf^i rclic«raente «enza Ij 
(lì^por le ^Tilìdc tone a (IÌfeiKl<'T«i «.tmlro i nfrinici^ \i Hfii/Ti tanl 
arron'llarsì a riootìHiiÌJ*tir l*- pn.»piie M:*ijn*rtt* ilai^lt anliti usuqi 
tori. Quidctw sua sempli[-j> Iflt^ni b»Ma a Tat lacere il 
i^litì pretendt^vii im dìrillo di anlerrorilà iiell" ìnvtmxìoiie del cawi 
chiole calaci io tiri co, e un inciso, eoa cui comincia Io st^oiiii di 
qiitrla prapoflizìoiia del libra prime à^Prèncipii, parve ami 
sodisfuiY? il Wr^'nn, rilouk e V Hallt^ do'pretfM m^}\ loro 
i^mefiti b teorìii iMlft fo<Y<^ caiitnilì. 

Chi, A-AXv oiionfìaTiiKe IribiiUite anche in nteul Newton^ 
it cnrisi<3<*mre II' pt^rseaiKioiii che pbbe anche dopo morta & pAl 
G^lileo^ o nuledio? arnibbiaUroeiili.' vX\i\ m;dignit& e all' infrio-sli: 
degli uomini, o più tsKsej^nato invocu un destino cicero distribuii 
a chi dì sventure a chi di Eavorì. Noi crediamo invici- che sia 1* 
roo sl«s«o, il (|u;d<f ofuTando in un modo piu1to»lu che in un oli 
ora indua* ^)\ ;dtn Wrntmi a t-A\\mvV\ e ura al contilo (jli p 
VDca a peiN^juiUrlo. S« -meo \\ Ni^wtou^ ci^me Gnlìl«n, «o la 
ttihila prvmliTft ain i]url1n h non ijiic^sfj)^ ni»n pli sari^lJinn.*, s 
dubbio, in [n^liilb'^n'» t> n^l wvolo XVTtl^ mancale perae^Miziotii 
sventure. Tulio ^Itrìmeiitì, egli aborriva dall'attaocar brj(;be 
ch)cchei8Ìa, t> per ntm aver che dire roo l'Hook, uomo litigio 
tenne per ti-edki anai il celebra suo Tmttatg diìirOllica rìnchii 
Il avvolto uel manoscritto. 

Pur U'Dpp(> ^ TITO cho non i da Dare il cotirmnto fra Gali 
rlip i.-bbi' x.\ fondaro i! *uu Rt-gno :i mano annnl-i, a>n1n> ì P(^rij 
letici, tì il Newton, che rit>*v^ ipH R»:*gno di jjii st;(bililu^ e 
non alleva bisogno d^ altro die d'esstw ampltato. Por troppo 
potrebbero dir tante altre cos^^ a intH^u" pìullo!)to che a ri^^olvi 
la questione, e perciò, lasciando d'investigar fjuosti, chcanclie 
cbiamenuno ileHtini della vita o dvìk « nnirul*;, passeremo a 
dtd Ntwtun i pmdpii \j- \ pragirssi lìwìli vita inbO!i^Hu;d*\ 
f|Udl'«n}L<uoe concoiMt» v'abbiiino avuto l*- tradiiùOTìi scieiitifirìie 
O'jfllri italiani. 



n. 



All'ealrar dell'alino 1000 era in Ciuiibnd^'c luH» intento 
lauinin.' i VL-lri da c'aDoc<^hì«ili, sttidianduvi rcui ugni iirtillcio i] 
contlgtu^arli in quella xm>\^ foggia di b-uperfìcio o pambolichc 



Parte III- — DUcono pre^imùìCT^ 



SI2& 



JiCt ti' ^{tiali ufi'^atica truimoDe veniva prv(iJL'ajiiI<j |ker le 
ptft accomo<ht« a produr fcftVtlo *li uvvabiaiu ìa virtù vìeì\^, 
norK«tani« che il laborioso ^«erciziD fos^i^ slato dimoslraio inutile 
dal CaTulìeri, Cosi, tratUuido i «Tistalli^ voniic voglia al Nenlon dì 
preparare imo di quel prismi triangolari, per dilettai^i nelU pia- 
cevole conlemplaidono degli svarinti e splt^ididi (dolori. Chiitse peixjiò 
U fintini di citment e aporto un foro neli' inapotìta, riceveva per 
«ttM un raggio dì «ole, die, rifranlo nel prisma, aadava a dipìngere 
io spettro colomUi sopra una o^itia bianca. Sl «aix^bo aspettato di 
ved*?r quello «peltro dipìnto in figura circolai^ com'em il foro^ e 
tl'0^'a ciin sua gnn Tii:ir3vipli;i v)v_^ ^i distcadi> ìovec» allungalo in 
tì^miì di una ?U-Ucia, U quale, misurala dilìgi^&lementt;, i-ii?&:e lungu 
cinque tanti, presso a poco, quant'eUu é largai. Ne OBtserva lo due 
e^iH'irìià, e gli sembmn t*)miimLre in un arco di cerchio. Il nigKio, 
dunque, conclude, ha suliilo. atlravorsando il prisma, una disper- 
sione, e ciò senza dubbio per essere alcuno parti di iiiK'llo staiti 
TURSIO più refranffibili di alcune altre <t Unde palei reram ìmaginis 
eie expoireciae i^ntisam haiie unam esse quod eoìlioet lux noniìtat 
ex ndii3, qucrum uliì alirs ma^fi i-efmngibilea simt n (Op. omn. opt 
Palavii 1773. App. p^l;,^ 5)- 

TI primo frullo die niccol^o da questa eooperto, fu ^ucdlj di 
abbandcnaix! ogni spei'anTu di dover giungere alla dosidcn^ta p^^r- 
fe?ìone del canotchialv dioUrico, avendo ben conoscmlo che, anco 
quando ToBse riosciio a trovar la ligljra del perfetto coqcoi^ quel 
concorso, nonostante, non avrebbe mai avuto il suooffetlo, f quia 
lux ipsa eAt miitura quacdam hcbn<Dgenea composita ex radìis ^- 
ver^e rcfran^bìtitntìa. » 11 secondo frutto che si credette dì poter 
raccoglier l'Autor-? dalla saa «coperta, fu quello di aver finimento 
rìconosoiuta Tongino o le proprielà de' colori. Non 5on dunque i 
colori, concludeva il Newton, qunlifieazìoni della luce naie dalle 
rÌll*:Rsioni dalle rifrazioni de' corpi naturuli, come vol^anm^nte yi 
crede» b sed primìgeniac et congenil,ie propncloU-s m divt^rBb ra- 
diìs divcrsae. Aliqui radii tantum ad rubrum^ alii »olam ad llaviiiD, 
olii ad virìdom cdin^mdum apli fiunt » (ibi, pap. ^l t: iwUa ecoonda 
I^rto delle Lezioni Otlicho. naorbalu a trattar di propoflìilo Ùce^' 
iornm origine, uccenna alle due principali ipoicii pcripalctica o 
imrtc^iuua seguitato da lutti prima di lai^ o mostia quanto fosscr 
lontane dalla verità dellt; ^osl\ 

Che pnma <lel Nt^wlon ?i ?«gui6$e in generale dagli Ottici 
r ipotesi di Aristotile, ^en^^do la quale i coleri si generano da una 



OiHnaf ** V^L t. 



IO 



SS6 



St4>ria dei m<iodo tpcrinKAtaU tu Italia 



ha* 

4 



proporzionata miìitura rVombm ^ di Iikv, é vi^ni, e fu qiK-ir kjn^f^v 
Accolta andie ilatfll Accademici del Cimento. H Vimiu lia Liscialo, 
fra'suof Manoscritti ima scheduta autografe, nella quale, aesegnal 
I dt>e estremi del bianco e del nero, 1^ nascere U rosso dalla mi- 
fttuni di ^i gradi di bianco con uno di neru, U ranciato da cìnqiie 
gradi dì Manco mescolato con dne di nero, e cosi gradatamente j 
p^ tutti e ^tte i colori dello spettro. Nonostante, anche prima 4el^H 
Newton, ^i trovano in alcuni Autori itaJianì ipotesi nuore e più gìu*^^ 
diiiose e coDf4>rmi al btti, delle antiche peripatetiche. D Ifonrolios 
per esempio, aTova, nel Teorema XVUl del primo libro Dfapho- 
nonim, (limoi^tiato rabernslonedi sfericìi^ delle lenti, ^l qual teo-, 
rcm:i, ^ ure^^se atteso II Newton, avrebbe lasciata assai prima 
travagliare intorno a' canocchiali diottrici, e più p^ tempo sì 
reblH^ rivolto uì canocchiali per rifl^saone, n MatH^co slesfio, ri- 
fiutando 1 placiti aristotelici, fb primo a dir che i colori ax'evano 
origine dalla Inoe^ h quale rifranjrendi»^;, si trova in vari^ parli 
spettro più i> men costipati; dottrina infognata pure^Uiriin] 
dallo St^Uob, dodici anni prima i^ fosse nota al pobblico 
Diottrica del celebre Abate di Santa Maria In Tono. E fu 
rato, che più di un mezzo secok) prima del Newton, quando 
prisma triangvilare non seiTi^-a .-id :^ltro cbe alle piacevoli ricrea- 
zioni, ei lo prodkó strwmrfito di refrazicne altùoervazkme dtU 
g^ner^ziw M cotori 'r« gU a/lri lutti ottitno (HÌ£L nat Veni 
1679; pag, SOiV Le dottrino ottiche dei due notctrì italiani furono 
poi dal BuHialdo divul^te nella XXIX propoùiione del ^o celebre 
Trattalo De natura lurù, e fnù solennemente poi sanzionate dui 
Grimaldi; dottrine ottiche, le quali» convenendo eolle neutoniane 
in processar ohe i colori non rise^rpan nei corpi a in dir che noo-^H 
sian luce in potenza, come teneva il Keplero, nu cbe sian la Ince^^ 
slessa in atto; ne difTerìTan solo in ammettere una coeÌìj)ti^'one 
de'nLg|i(i i-ifrattif invece di una dtsperwM^. 

La fcoperla della dispersfion detta luce ne' prismi trìanfzolarl, 
e la nuova teoria de* colorì d>e indi no segue, fiirooo pnbbbcaie 
dairAtiti re in una Epistola stampata prima in Cambridge e ins^ 
riia {Vichi anni dopo nel n.^ 80 delle Tr^nta:u>tìi filosofiche di 
Londra, sotto il di ÌO Febbraio 1672. Appena ftirca dirul-^le le 
nuore dottrine, il f;eeuita Ignazio Pardìee si mceee incontro ad 
4>p[jagnarl«, dicendo cbe Vallunframento dello spettro cokit^t^^ non 
dipendeva da ona dispereione per via del vario grado di refran^* 
bilità del raggio composto, oome voleva il Newton, ma awetùva per 




PjkfìTt: IlL — t>iKono prtlimiaaro 



ffi!7 



un l^fiodTieho somiglia litìgi ino a quello o&s>?naUi init e d€S4.TÌUi> nel 
TniUato X>(^ L^tmjìe dui GrÌD)uldi. Ecco atinuiDtiansi iì titolo di un 
libro, pcoo i>iMiiunzi;irsi il nomi? \ìi un It^lifino, a cui il Fìlusufo 
ÌDgk>se «a d«.*l>ìtr>rv dvdhi stiji j;Wia, C<hì j xxM t^ublimi disti^NÌ p«l 
gnindissìino mi>nd[>j come I** s^rtlilt penetra^ìouì addeiUiTj alle ditit^i^ 
e buie ivgloni del piocL^liìwimo, ebbeixj occasione dal rimeditai' ci. e 
fece il Newton le pagine dì qael IÌbn?. 

Veniva iiìsomma il PiinJies, opemndo i wliti benefici effetti di 
tutti gli u^poffiturì, li far [irjvvidaiiK.'nte^ (apit^n-e a Cuniljndgo il 
Ti-allato De LttmiTi*» Mamptu in ISutogrui, e colui che «sentiva con- 
!rapi»firre allu sur nuovi*, alln^ nuove .^laiperta anniinziut^^ in quel 
Trallito» non poteva non rieeivai-vele dentro avidamenten Legge alla 
prima apertimi del Volume che rAutore, oltre alle riflessioni e alle 
rifraiioni, ammette nella luco una terra passicine, che e^li ùpj>ella 
col nome nuovo di iUffrdZicne. Tulio attento ha il pen^^ìero sopra 
i due t'sptrimenli ivi descritti a dìnio^ili'are in che modo un raggio 
luminoso, che rasenta gli orli di un corpit ojtaco, vi m dirbun^. 
Ripete in mIii'h ni^nieni Vt^pcrinienlo, <* trova die dì tMo Vonil>r« 
riesccn s^nijire alijuAuli> luuggiori di quel chi' w d raggio proce- 
desse a diri Ito. Non ci è. EJnhbio dunque: ei hÌ dìflnmi^e. Ma qual'é 
la oìtisa di qudla diffht/ione^ 11 fìriin:ddi, contento a descrivere 
il fatto, non lo dice: la ri^po^ta data da altri laten^of^ti ìn propo- 
sito, che cioè risep^ la causa del fenomeno nelle solite riilmzioni 
ili>ll*arìa, non sodisi^ il ^guce Ìnve5ti}r^tor«, Gli baiffua alla mente 
nn pi'if'ììcro ^ntitti : chi- il m^i^ìo >ì dìITrJin;!!» [»cf rli^ i* atlratto dagli 
orli l-'i^lit-nti del corpo opiicu irdeipo*ti>^ « Annon cnrpui-a agunl 
in lumen ìntecìecto aliiiuo intei-vallOf suaque illa actione radio^ eìu$ 
inllectnni? » (Oplices, LÌ1>, IH, (juaesl. !), 

L'ardii» ipotesi jieró supponeva risoluta già la gran qiteetione 
della natura della luce, se doé esjìa sìu corporea e soggettn alle 
|Kt<«Liini Ntiyw.» dn-gli ;iltn coi-yì pond'.'nwi. I^a leggt? deJV rifmitoni 
cotkIus;! ihilla inr?ccanr<a, spccialiticnlw in Ilaiìia, dai pio ji ripu- 
diava, e, per tanti? prove lìitte. non *'era ancoin rin^tctti ad a**i- 
cnniiNi se un i^aj^rgio lumino^ «i muove in tempo o si difloiide in 
retante. Il Grim^ildi peivì tì^^nne per risoluta la ^mn questione, e 
|Kisto per cosa ceila che fosse iindie la luce un ci.'rpo come lutti 
gli altri, ammise, anteriormente a qualunque dimnstiazione spein- 
ni«filale^ che ella si imivesse m tempo. Applicando poi al moto di 
li!i In l4^ggc della velocità in ragion reciproca delle sezioni, come 
segue nel uioto di tutti i fluidi^ riuscì a concludere, in modo sicuro, 



S2S 



storia dti ììittodù tp€riituntùtt in Italkt 



cbo i mixì ilcgli angoli d'ìncMenza hanno ra^on costante cn* 
degli 3iip4ì 'ìi refraxiont^. 

1/ e^mpio del Grimaldi e la felice ficoporta del Raemcr ptr- 
suaaero lì Newton delln natura corporea della luce, il quale oca 
tanto oltro undò, che, animcUetuIo un nucloo duro in tiill^ le [B^ 
tienilo C4»LDp< monti ogni ^rta di corpt^ non dubiti^ dt .-«oggiungemij 
« qdn et i|)6Ì oUam mdii lumini^ conxfci dura es^e Tidontur » 
quae«l. XXXI). K mentre i discepoli d> Galileo avevano adi 
e recalcitrato contilo la Meccanica ottica de) Cartesio e dell' H4 
gOAio, ^Ij incomincia i Riioi studi! aopra la luce, applicando 
«tesso, nella Sez. XIV del I Libro ie'Principiif le pi^opri^ti di 
traieltoric pciraboliclie, che Galileo ave» dimoclrato venir JescriI 
da tutti j con>l gravi proletti. 

Hd SÌ3 pure la luce nn Cf^rpo duro, ft* ammetta pur 
die la diffrazione avveniva pen^hè le molecole dure della luce 
gono attratte dalle molecole dure c}*o cìrcondon gU orli del 
nel fenomeno fprimaldiano: con quali ar^menU «i possono dti 
strare si poawno almeno render credibili <Tue*le cofio tento 
tane dalla oomune opiniom^? 

Ecco aprirsi di c]ui la via a nuore e peregrine spi?culrai( 
dallo quali snrt'bbe per esser promossa tanf oltre la sciensa 
secolo XVlil. Galiloo, nel Discorso intorno allo galleggianU, 
pen'windo :dl*> pn??«j'ini idroalatiche, dalle quali sì fK>$t^ngono 
superfìcie le lavolclle di j^mvità specifica maniere doU'ai^ua, 
riduco ad ammettere una specie di attrazione fra V aria e la 
perBcie solida del gallcirpìcLnte. E di li tossii a specuLir la nigìoi 
di quella copula, che tiene uniU^ insieme le minime particelle 
corpi, attribuendola .1 una indelìniln wrxd calaniitica del contati 
senzii mterpotìzìotìv alcuna ^i fluidi cedtnli (Alb. Xll, r*4), Pi 
suaso poi, dallo opposìsioni ^giustissime che ^li furon fatto, ddTi 
suflìcicnra e an^i delUi falsità d^M suo principio, rie$;4nel ? 
(Alb, IV. 2P9) quella virtii ddl' altrazlone calamitìca dell .i-. 
avcva prima ammessi come cauKi del sofitenen^i le tavolette d'* 
non baciate, pulla sup'^rfìciodeirucqua, e finalmente, nel I Dà 
dello Due Nuovo Sciente, tornato a specular $ul latto dell'ad 
dì due marmi venuti fra loro a squisito contatto» e frulla vìrtili 
pniatrìce della materia, non dtibttd dì riconoscer nella forza 
^■acuo la cftusn generali^timi dt questo offcllo (Alb.XIIT. pa;;. 22, 

Qaan'io pni al vat^iio si so&iimi l;t prasmne nmmo&ferii^a, 
corse in tal proposito un btto singolare nella Etorìii ilelltr 9cieni 



]>A/tiE IIL — Dixcno preUminars 



329 



ti DoTk- a%xva suttofX^tt^ uUa campiiii;i <liMla »ua macchuia pncu* 
luulica uuc ^truiiidnlo simik &1 t^^rinuiiK tnj cid urui« ik' uon elio 
liiUo. caniif'llo bulbo, era pieno dì ac/jua fosl^iiuln, conio £tì 33» 
dalla [>n»>8joiie dell'arili fluita EUpa-Heie del liquido, deniro a coi 
il caimellfk slof^o, con la ena bocca, i^ra immerso. Fatto p^rcii^ it 
vuoto, so cjuestu fonso riuscito ai^luto, la corailt^lla piena d'acqita 
si sarcfcbo dovuta votare ulTatto. Ma p<frch6 quftlcbo poco dì liquido 
Mutava cincora a soitimctr^ a m^xxu il caTUL6ll<j, il Boylo diceva 
avvimirciò pcrolié ó Ìmpof«Ìbn& colla mncchìna «wtrar lulta Tniia, 
e farvi doUo b campana il vuoto pcifotlo. 

Venne voglia all' Huypht?ns di ripeterò ì'epperieiìKa boileiaiia» 
e trovò cho il ceiho descritto Uall' Autore non si avverava w) non cba 
quando l'acqua iien <3enti-a a >^é sciolta qualche p&rticella d'orìa< 
Sperìmciitimdo eell'acqua Ix-illitiit anco fatto il vuoto, vide con ^a 
gran maiaviglia che la caraiTcUa strguilava tuttavìa a rimaner piena. 
Divulgato j| fatto, i}ori ^1j si voleva CR'dtirL^, per cui 1' Uuyghens 
f^ifi^to nel 1063, indu.<Erie la Società Reale di Londra o ripeterono* 
leniiemeiile reeperienxa. Vera fra gli altri presente lo stesso Bo^le, 
firrrijrcfo da tanto etupore, a veder riavvero la caraflelta rimaner 
piena, che quasi ncn credeva a'£uoi proprii ocehì. Vello cìic ivi, 
pnma di scÌo;?licre TAfiuitanza, fosi-c falla rc&poi-ionza col mti'cuno 
nel con^uoto z^lrjmouto tomcelliano di cannello u^^i slrt?llo, e ^ 
vide il liquido, gelida ridum ai 27 e '28 pollici, rimoucr sostenuto 
a o2 e talvolta anco infine a 7^ 

A spiegar questo e altri cimili falli elraordmari. fra'quali quello 
dì due lastre di vetro che seg:nÌtano a^i aderire nel vuoto, T Huy- 
(;hen3, ne* suoi Kitpctinìenti fi^ci^ si rlduase ad ammetter che sotto 
la campana della m^icchìiia pneumatica, ceti-atta Varia, rìmonosse 
un ix>rpi> più ponderoso di lei, Tetcre, causa slntordinuriu di qu^li 
cITclU (Opera Varia, Lugd. Batav. 1724, pag. 7W-76), 

Era dunquQ il Newton sopra pensiero di li*t>vare argomenti, 
ondo render probabdc, se non dimo&bata Iti roc^iproea Qtlra^Jone 
fra le minime particelle do' corpi, e applicarla a spiegare i falli 
della dilTrazion della luce, da lui stc5_qo confermati con nuovi osp^ 
rìmentì; quando gli occcree di tomai' eopra con maggiore atten- 
zione aircapcrioiza ugenìana ora nairala, e sopra VipotcRi imma* 
ginnla per iapicgarla-Qucll* ipotesi dell'etere ponderoso, che riman 
dopo csliiiltu l'ariatCra merce introdolb dal Cartesio antivacuista, 
e r Huy^'hcns la gabellò perché fav^^riva le teorie, che insiem con 
r Hoi>k pi\>fesdava intorno alla luce. Al Newton peni a cui l'ipotesi 



33Q 



Storia M metodo ^wriMtfntaZe in Italia 



dell'etfTì^ pomderQntc sapeva dell' iDunnfcmario. venne in pendi 
cIjo H sostenerci i liquidi ne'cAimelUstreUi »^>pra il natumJt^ lì^ 
dipendesse piuttosto da qitc]h attroiion aolec^tare, di ctii andai 
sagaocmenle invtsligtiDdD «rimeriti, che ^errisBero di prora vf^ 
rimentele. 

E ntm qut'sU fiiUì shiIi, ma tatU la sene peroonv- dfìt cofti di 
renometkì capillari^ che ritrovaron tulli la lorft a<kjiia(a 
nell'aUrani vioenderolmcntc fé molecole fnt solidi e liquidu 
Ateeso agglcmieTarsi delle miaknc gocdole dell' acqua» o onnapal 
libere in aria o poliate ftopra Mipcrficic a cai il liquido non aderÈi 
seni al Necton di valido ar^mento a dimostrar TeiVotto dell'ai 
trazione molecolare pn'valcnte inlorao al centro dì figura. Ni< 
Aggiunti aveva !ntn>f)oUo on nio(o occulto delV acqua, senza 
drkni^in^ìrt* In naliint di qurj>lo moto. Dmuito R0[S9etlÌ era gii 
OMS^a a un intinto di appttftìza^ col quale felìcetnente npie^' 
alcuni fnttl de' più singolari, ma ìl Filowfo inglese ^eneralizcò 
t*»oria delle forze attratliro molecolari e la renale compiuta cali 
dualità contmppnHta dclk repulsioni < Et flicnt in algebra ubi 
tilnlc^ arTermatìvac c\'anc«cijtil f^t dcfiinunl, ilii negativa^ ìnt^ipìuBl 
ita in mc'clianicìs ubt attmclìo desinilf ibi vì?« repdion» sucolh 
flebet lì (Oplìci^s. I-ib- ITI, qunesl- XXXt). D'onde, i^oggiunge 
Nmvton, ne consegni l;ui(> gli elTelti della emlssion drlla Inoè 9 
rìsoluKione d#t'coq>ì t<olidÌ in «o^Uinve aerose e in v-.ipori, im| 
nKT-ìi<> If piirtii-ell^ d**Vorpi, distraile n dolila ÌotìSì del calfwe 
italla agiLiiuine interina ite4k reniienta7.Ìoni, tixdo cl>e sono uacil 
dalla «fera dell' attrazione del loro centi-Op se ne dibuigano 
grand' impelo, e rifuggono di tornarci di nuovo. Closi prodni 
quelle violenta ef^ansiont, elie si vedono in tante volgari esperien: 
parendo impnAÌbìle che sia Contratta in un granello di pol^ 
quell*arì?iy che s' i.--'<;p:inde in un volum*^ C4'iiUn:iia 6 migliaia di mM 
rnaj^jiMv, < Qnae Lim ìn^n» rontnKrlir> ^t r^xp^m^io animo sai 
cioncqiì vi\ pott>Ht, <ii partii^olne aeri^ fiugaiUiir elasltc^'ie et raraxwai 
vel vìnilrum lenlnrum intra ^- in circulos Inlortorum instar 
Vf'l rlb :dia ratioiie, nisi ila si rtm repellentera bnbenl, qua a 
mutuo fugiant n (ibi). 

Da queste immortali pagine neutonianc sì sente alitare 
spìrito nuovo d^ti vivifica; e! vedo aprit>«i un cbìarorr> di luce 
rallegra l' intelletto ofTuscuto ilallu nt^bbia caKe^ìann. Ancì>e rxdli 
scleujfa del nuind» dei pìcadìi<9<imÌH sopin Arislotilf?, trionfa Pliitone 
olle OtiKìonì perìpateticlie ìiotlenlra la legge matematica. K penihi 



Pap.t£ UL — Ducerlo pr<Unutiùrt 



2JH 



mondn dei ptccolÌ«icImi rk^misco il medetkAoAutorE!, e làoggiace 
mìKlosime le^^gì ilei Mondo doi gratidtosimi, «eco uscire lo itpe- 
calaaionl del Neirton dulie :ìn^ì^tle cha intercedono fì^ un atomo 
ifl l'altro, e rìsrilir am :nx3Ìto volo per gli «paxil fsmlicnrnti del cielo, 
Atque hsi^c quideui omnia sì ita sintjam Natura universa vaMe 
it simplex ci ojnsimilis sui : (jediciens niminim magnos omnes 
Mporum ooc)4?>:tium oiotu^ Httractìone gruvitatis, qme ^ multa 
(ter corpory illa onmiii. v\ minorc>s Pprw omn^ purticuhniCD ma- 
[tn motuf< aliii aliqua vi :ÉUrationte et repdlcnl»*, qua** est inler 
irtìcubs ma» niiituas > (ibi). 

Ecco iì discepolo di Platone e di Galileo, che nella semplicità 
[li ijrduiì ui^JlL'iualici rilrL^vu le leg^i univei^xili dtlla Daturu, fa- 
imenttf cercate da Arìistolilv <r dal Carleislo neirurguiit^ 'le'Ioro 
Anelli- Gi;ui Alfou^ Borelli avL^va irapix^se lai-ghe o profondo 
le per quelh via platonica, la ijiiale fu ansi prìnu tL|K>rU da 
introducendo la mritematica «etnplìcìUi d^lk forzfì centrali. Ma 
i, sedotto dairuutorità del Ke^ilero, ri dette a fantasticare pue- 
>ntc intorno ai pianeti galleggianti nell'eler?, e non seppe sco- 
ti gran paralogismo che commetteva l'Astronomo alemanno, 
concludeva che T intensità della luce, al dìflbndersj della 
sì rassomigliava H dinbud^r^i Jelld ÌLW/ty Émpul^vr del i^e; 
a pitJpor/Jone ctiO crts^cono lo S'.'tnplici distan2«^. E lauto 
tix ?otUIe l'inganno, die vi rimase coHo anche 11 Newton, quando 
la prima Toìtn istiial i! calcelo dolla velocitft^ con cui sarebl>e ca- 
duta la Luna, se fosse veramente attratta, cora'^ supponeva, al 
centiv» della Terra, 

n Bullialdo, procedendo conforme alle vero regole dÉ?lla Folo- 
metriu, «"era rigiravi plinto grandom^^ntv doU'erronj, in che vi^lev:! 
8BMre incorso il Keph-ru, e aveva concluso clic ta luce decresce In 
intensità, non a propor2icn« cbd crescono le somplttì distanze, eoa 
i quadrati delle flì^Jtaiue. E ciò dette occasione airHc<»k e all' Elalley 
d' appitcìtr la rnclc^inia logge al decrescer Tintenaitu delle forze 
attrattive. Pervenuta quella notizia alle orecchie del Newton, gli 
pane la nuc\Ti lepge assai ragionevole, e tornalo ad applicarl» al 
calcolo della velocità, con cui sarebbe verso noi caduta la Luna, 
trovò cbe quello stesso calcolo rispondeva e^attuntonto alV ipotosi 
<lell' attrazione. Applicato poi ed osit^eo, dalla Luna a tutti gli altri 
'ìeteani, quel prii^cipio dell' altraziono divenuo univor^alOn Per uUinio 
suggello, che la s<^mpUcilÀ e uniformiti della le^ge ^coperta era 
conromae alla voriii delle cose, il Newton applica quel principio 



232 



Storie del Jnftcdù f/wrfitwnrok in fìoìia 



alla teoi'ìà «Ielle oomele, alla fir4?<i^^ì{>ne degli equinozi!, alla nti- 
laiìone de poli, al flusso e ritlusso diM inaie, a spii?gar€ in^onim.L 
i più a5lro$i e reconditi mislcrL 

Porre il flusso marino nei niimr^ro dc'pìù a^truAÌ misteri, non 
pan^ aliene <l'il veni a dit ripensi iiuanto sottilmente vi Attuassero 
attorno il cervello i filosofa da Anslotile a Galileo, ft come tutti 
nmaiiPMero loiilanì da] coglier nel segno. Non sienlenxierebbe pemft 
in conformiti del vero (ilorica colui, che volesse ancora ^guitaro 
a dine essere stalo il Newinn iì primo a nsolrero V astruso prò* 
hlema col prìncìpin universale delTattraiione, Kra infino dal 1624 
apparita in Homa alla luce una ni^serlazlone di poche pa^ne, die 
portava in fronte il titolo dì Euripua, r soltow^riltti il nome dì un 
AtilorCf ripprllnto dal Newton Mewo ad nltm proposito VirttcUier- 
rxmtis. Ou'*irAiitiin* e Marr^ntimln De Doniìnls, Araveacnvo li Spo- 
latix», e quel verta prdah, di cui p;ìria Galileo nella IV Giornata ^^ 
de*Due Massimi SiMemì. L'aver ivi taciuto il nome dciruoroo^f 
celeberrimo, e T^ver eoniinesso di par-lame e di dame giudizio a " 
Simplicio, sarebbe fteg;no di disprezzo, he non è piuttosto una M:usa 
dell' c««er temeranamente entrato a f^enlR^iiare dì una dottrina, 
^*nrn iiver letto colla debita attenzione il libro. Glie «pi el Simpliòo* 
gcilileiano inTatti non abbiu vemniente IHId YEuripna elello Spata- 
tnrv», par cbi:uo dall'cipporgU un vnore, che non si U\tYu a parer 
nostro in neftftiMKt p»di^ iH quel TtiittalOr ed è che, la Luna abbia 
potare d'allnn- r;n^i|ijii mai'ìnn iv^W ;in1Ì[>odi, jwr aver tUa p*nAanza 
di titìtferire. una M facoltà a quei gradtì dei zodiaco che ^li 
opposto (Alb. I. tóS)." 

Il Newlon che pure, a proposito dell'Iride r«le»le, citava 
Trattato De radm visus et Utcis senz'averlo l(5tlo, A probabilissimo 
die non vt^le^sr de] Ticns^tro Autore netnmen questa Sentenza sul 
flirto m:irinn, rii;j t*. mirabile in ogni moilu, il rìì^cvtntro die è Ihi 
le dottrine thA FiloTiofo rn^^lf-se e quelle ste-sse die fi nostro D^ilmala 
profe^^ava iiit iiir/a^i snellii avanti, L" iiiltnoi-arenia e delaniewiema 
dell'acqua manna non è per lui, come da molti si dicevc, un ef-j 
Tetto di eoudensazione e di rai^ef^zione o Sed \ere Iteri motu hxalii 
aquae, eiusqae a loco ad locum veta eontluentìa et rc^i1ue^tiA l 
(EurìpuH^ Romae, ìtfìi, pag. iù), 1) qiiub> cITctto non ^ thì calore 
del sole, ma dulie due virtò insieme congiunte del Sole e delta 
Luna, I quali due corpi celesti allng^on eon varia intensità Tacqua 
marinn, a quel modo che Ìl niagnelt^ attrae a sé 11 ferro^ e, se non 
gli «i congiuuge con immediato contatto, par che puro lo renila 



no^^ 

I 
I 

I 



PuiTf Iti. *— Dùcono prtimÌMi4ir« 



233 



l^gero. « Si cnim Ma^cG, hoc i^t (erra quacdam crtiBsci et 
lìd^ mìmbiU ìllu i^ia vi natui'o]! et qualilate nou occulta, 9cd 

id cITccttizu omnibus manilcslissima. tmlitl ad » fcrrum ex una 

l&rlc, ox qIìq vci-o apposita id a se propcilil et amovol; cur ali*- 

!quìd cimile es$e in coelcstìbus illi» corp>rjbu.<t multo nobiUoribus, 

et enica^k^ribus no^bìmud? d (ibi, pa^. t}- Da clà ne seguo che 

■concorrendo insieme il Sole e )a Luna a produr l'ellctto, t>cnchè 

questa aia assai più t^cricc e potente di quello, l'efìetto &!e6»o 

TOhei'à al vnriar gli iispelU de'dtac astri, sccmclochc, cÌo6> la Lana 

BQrà in congiunnone col Solo o nc^ir opposizione o ncltc quadraluro. 

s Cum eoìm non sola Luna s^ etìatn Sol, prò suo modulo, saum 

oitmcn, licei minoi-em effìciaU ex diverw? aspeclibu!*, qui sunt intcr 

9olem et Itmanit tnaior et minor fieri debct Huxus et refluxua t 

(Ibi, png . 50). 

Dir che il De Dominia risolvo il problema, con quella sicurtà 
e con quella pienezza che lo risolve il Newton, sarebbe li-oppo prò* 
tendere. Lo Spnlii1rc:rc oltribuisce l'ìiUumoscenzu marina a una 
rorza ntlruttiva. similt; u quella che si Tede opernr nel Ma^*note, 
ma di una tal for7A non conosco la lef^, e perciò, fatlo certo 
dairetporienwì che nel produr relTetlo la Luna é più potente, noe 
Ki veder di ctò h i^^ione in altro, che in una eimpatia per gtì 
umidi magi^ior in lei che nel Sole, o Luna enim babct longi3 ma- 
iorem sympalhiam cum humidìs quom Sol » (ibi, pap, 10), Questo 
é senni dubbio un ndursi ai peripatetici alloggiamenti, ma ò del 
resto, dal nostro AutoK, il flusso e riflusso marino esaminato con 
tanta diUg:cn2a, e t molteplici casi disperai ridotti con tanta potenxa 
dì raziocinio a trov^ir la loro spiegfazione in una caueta generale e 
suprema ; chi; .^e »i fossero degnati di leggere queste cose GaJiko 
e il Ncivtcn no dovrebbero esser rimasti ammirati, e awebbero 
cosi tramand^ito ai poateri la memoria di un Libro, che merita^'a 
di superar In fama dì suo fratello, essendo il De Dominia proceduto 
I>er la jMrt dirìlla via in Invoslipar la caum del fluido del mare, 
che non quella della vista e dcirareo baleno. 



! Huyghons disegnò maestrevohnonte, in brevi tratti, nel ti Li^ 
■■■V del suo Coemor^ro i progressi storia della Meccanica oeleete. 
Plutarco, nel suo Libro De facie in <>ròe LunaCf aveva detto che 



334 



Srorra dtì nKtodo tpmm^nttìh in U^iUa 



la Lunn riniaii *w*pe*a nello **pa2Ìo, j*r Tequìlibrio «iella '^wa fo 
di cJrci^Uziono con quello dì gmvilà; dottrina che fu sciìta 
dal BorelHr e apfrficau al molo di tutti t «stelliti, e di tutti t pìi- 
iietL II Newton dlmoali'ò mftteniatìcainonte le K^ì di qw'xnGit, 
fece verier che i falli osservati dal K«pl4iro «raiio uiiu coriM^dsueii 
imoicdinUi di tjuollo lut££Ì. Io poi, iG^'giungo l'Huyghuns, iimuagì 
UQ ij)oti>«ì, da iiiVL*stjpLr la iirìma caufa e i primi impulsi (le*m 
plaiielarir pn* via di?' voHid eteM, cheson tiilt*allrii co^ da q 
carlesiaiii. Arni, lo mi maraviglio, come mai il Filosofo bret 
possa rivere sciupato il »uo tempo in dare iisseUo a quelle 
«traile lìnzii^l v De planetarum &i mundi orìgine commenta 
apud Cart€5Ìum Uun levihus mtjonibus conlexta est, ut sa?|w mi 
tantum oporae in talibua coneìnnandìfl Afnnentls eom ìmpen 
poluisse » (Op. varia, Lugd. \T2i. pap. Titl). La grande 0|K'ni 
Prìncjpil mat(?imatìci delU PiWofì» Natui'ali» dissipd quel tao 
edifli&o c:arti.'9ì.'ino, e po«A la Xtiova Asironomla «opra I ta 
solidi fondamenti Tulio i) fnUtero del Grandissimi fu allora sreta 
dal Filosofo Inglese, e i posteri non hanno fatto al'.ro die confi 
mare quelle scoperte, e ampliarle neirAalronomia Gsioi o 
Uranografia, dì cui il morilo è dovuto principalmente a quella pe 
feitone, u cht^ V atte, meglio che la scienza, ha saputo condurre 
canocchiali. 

Ma il Netrtoii, come da noi s'accennava di ecpi-a, aveva prima 
«coperto II mondo dei PiocolLssimif intorao a che il Canesìo o 
Ganf^endo cr:in venuti a gara ddic più aitili e slrnvagniill Anzi 
Cesi fhtte fm^ìoni Ron quffUo Rtesfle, elio illudevano il grande; in 
gegno de) Uoreilj, quando, ])er esempio, a ^ie^ gli etTettì di 
capillarllà, da luì stesso scoperti ne' corpiccinti gallefrj^anti, im* 
ma^inuva quella lanufpne e que' cigli flessibili, con cui, sii per le 
asperìtA de' corpi solidi attaccandosi, potessero risalir sui naturale 
livello le minime |)-ìrticelle deiraciifua. D Newton, come fece r*l 
Mondo dei Gran tlissi mi, di^-per};e anco queet altre (UoeoGche Qnzitn:, 
introducendo il principio delle forxe molecolari. A. eiA faro cgU 
attese in quelle celebri Qu^*stioui, che, ridotto a] numero di XXXI, 
nella seconda edizione dell' Ottica, appose in fine del »uo Trattate. 
Tali Questioni^ benché poetano essere facilmente sfuggite, per il 
modesto luogo che fu loro asse;ni^to e per l'umile venite, alla debita 
estimo2Jone iM dotti, hanno nulladimeno tutta l'importanza, ch'ebbe 
la grande Opera de' Priftcipiì. 

A noi piace di raswmigliarc i dna libri do) Filcsofo ingltae 




PautC [II- — Ùiscor49 pivlimitiartì 



tg& 



a dii9 sfrati pf^trcmi dì utiu pi'ofonUa ac<tua com-iiUr. Quello Oei 
PrincipiL della FiloMlìa, in ciii W leg^ del Grandissimo Mende si 
rìsolvoDO neir anìco princìpio dello fono centrali, rappresenta lo 
strato pili allo^ e più largamente Tjsibile della corrente; queir *HrOj 
^c ù il lilro delle Questioni, e in cui le ìegf^t del Piccolissimo 
Mondo si risolvono nell'unico princìpio delle forze moiecotiiri, rap* 
presenu lo fllmto più baaso, e men visibile della medesìmu corrente. 
Onesto strato, quasi sorTrisee I:l eomprossìone d«'soprast:triU, con* 
UeEie in sé stretlameiite condent;ato ^ contratto le nuove pjiiti di 
sdensa cperiment^ile, che si videro ^vol^f^re e Huìro noi SEecolo XVQI. 
Antì, come gli strati intermedii delle acque confuti scrn rapili e 
accelerali per la comuni caxiono del moto de' due strati estremi; 
co«l da quo' due strati estremi de'Prìncipii neutonianl e delle Que- 
Rtioni, in mozto a uni cern?, vion rapita o accelerata, in questo 
nuovo tratto de'saoi pro^^ressl, la lar^a e alt<^ sonante liumana rlellu 
Sdenza. 

Gran parte della scienza eperimentale, che «i volge e corre ^lu 
per questi fiumana, é, per ìi\ nobiltà «uà propria e per l' impor- 
tanza o l'utilitiìi dcllt; applìea^iioni, l'Idraulica. Il patente Impulso, 
che ella riocvctlo nella scuola (ralileinna per opera del GupJieimiui, 
era por se sufficiente a promuoverla ne' suoi progressi, qer'/:ilh'i 
estrinseci aiuti; nonostante nR*^ntl anch'essa i benefici inllussi di-ll«3 
dottrine neutonìare, influEEJ» che si poesou raseoniigliare .1 quel- 
l'aura di vento, che, secondando il molo della corrente, giova a 
Telocitare la piwia Jt on fiume. 

Ciovan Domenico (ju^lielmini, g'A V abMamo accennato, ap* 
parliene alla scuota galiloiana, nella quale tn allevato dal Montanari, 
dieocpolo del Borelti.Kgli iveva già, il GugUelmini, io sul finir del 
teeolo XVII, dilTuso in Bologna il suo magistero ne" vyriì onliiii 
«Ielle sdente sperimentali, quand'ancora il *ole della nuova Filo- 
sofia inKlese non era apparito siil nofilro orix/onte. Il Guglielmlnl 
perciò appartiene al perìodo storico precedente, e in quella parte 
del Dramma si svolgo la sua azione, ond'è che tiitV altro che ricever 
benefìcio air ingegno dalle nuove dottrine neutonlane, f.^ i-:tgionevole 
pensar che il Newton ste^^so s^i^ìrasse in parte Mtì spvciila/ioui di 
lui, e se ne giovasse nelle aggiunte alle fiuccìssivo Impressioni dei 
sojoi libri. Seni!' ammetter ciò, non si potrebbero attribuire ad altra 
die al caso quo' mirabih riscontn, che si rotano Tra certe idee 
espresse nogli opuscoli minori del nostro Fib^fo di Bologna, e 
cette altre idee simili, che bjìleikano qua e liV per le Queslioni del 



2fó 



storia 4tt mcfoJ^ ip^rimcnittU in Itùtkt 



Fltosorn di Cambridge. Alcuni di que* risconlh ci oiL'urroranno 
notare in qiieflio stessu Disconto, ma giovu mlanto ititi-utti* 
bn^veiD^ntv «opra qui^lì aii*Qin«rili, da cui «i r^udude die; 
Idmim-triii, le w|M?nilftzioiij dui NewLui pn-iidovuno probabili 
rindinj:j!U Oa quf*!!*' ilei Guglielmiiiì. 

Fi^ i Prmcipa matonnHtict della FiiotioGa N:ilurale non pone- 
vano non tnivar hio^o (juelU concemoitli lo leggi del moto, ciò» crii 
Tacque nulscoiin dai fori Hperli no' VHS L La p^lpn^Ì7t■>^o XXXMT 
infatli del f^ecoiido l.ilim dì qcir' PniKÌpii, oonfiinntì ;dla primù ,. 
«diKiorii^ dw fu fjllu nt^l Ifìt^, ti:i per soggello il problema dogUJ 
«fflu*wi, clut didTAultìr wi riserve pìrt col mWfli arj^ulì, die colTap-™ 
jilicurvi ìt* leggi di*l m*}\i3 ilei gravi Nella siuxessÌTa edizione, ch«. 
é àeì 1713, TAutore introduce, in que*^ parte del mio Libiti, 
iiotabdi-^Mma rìPorma. La pr(Jposì2Ìone de' flussi, ricorre Ìii orditi 
al numeni XXXVI, e vi sì p]xife&»;i espressami-Dic il principiti, 
le velociti flc' liquidi nel lluire da' rori d/ra$i, sori proporaìuj 
alle ndTrt tM]v altt'xv«. Com TaUo princìpio è noiicliiso da' taoreul 
f^dilei:iiii ili'1l;i (^Hbibi de'^iavi, rÌ8C0«]trati «li tMo Tie' pifi squi<ii 
(^perìiiientj Da'fajn-mi mìÌ proÌ«Ui conclude il New-lon cbe 
zampilli obliqui descrivono taitl una parabola, il par^raelro del 
quale varLi secondii Iel varia dl^it.-tnza clic pnnsa, tra la su] 
del liquida), *y il c.^ilru ddr;(pcrttii'a dd vìim>. Miifunti dilìgi 
mente questi panunclri (- attendendo agli efTtflti della resislen: 
deirarìci r ilella i-rintra/ìitn ib*ì(a vr-n;t, trovala di*^ gli campili] 
parab'ilici nHpniidev^in prifSHininnit^j^tn alle traiettorie che sanibWn 
slate decritta da un ^rave gettalo con queir impelo, cho avrei 
coiiceputo nel cadere da lantu allena^ quanta è quelb del liquidi 
Aul centro del foro, da cui fluisce. Questo, che fu tentato anche d: 
uo^lrì Accademici del Ctmi-nto, è senza dubbio il più dÌr<*tlo^ ma 
il pìi^ dìITKrtle iTiiido d'^M^uir l'i^pmi'rrrn; dlfTìc^UÀ, die dalla m\ 
ralTinal invitivi arte del Newlon sarebbesi potuta siipprare. 

lri<«ixtt-Tido i*^»^^!* snir applìca/ione de* teoremi galileiani, 
nostro Auloi*e conclude teoricainenle, a modo del Torricelli, e 
dmentnl mente conrerma die gli /iimpilli verticali rìnlgono su cai 
r impeto sle«i6o dovute :dla caduta, e soggiunge appresso che 
quantità del moto si dee misurar dal prodotto della ^evione ài 
Tom, pvr il doppio drll^ colonnii e non per la semplice colonna di 
liquido «>prainajnibt*nlc. Le contai ver -si e insorte iit lai pri»po»il 
fi-a il Jurin w il Mìdu-flutli. ^on nul^ibiti nella storia, ma pure 
NfivtoUr profesTtaudo qnel principio, nciii faceva altit) più cbe appti* 



PjktirK ]tl, -^ IMéC<»vo prttimiAar& 



li37 



care al moto de' fluidi il primo i)e*Tcoremt dimostrnti. nel 111 Dia- 
lofo, <la Galileo, dovendo l'acqua, in conTormità di queslo teorema, 
passar con moto equ&bik un doppio spazio dì queUo che hn pa^ 
sato in cader dalla aupoiiìcic o scender lino a Quirc dall'apertura 
do\ vaso. E benché i nostri Accademici fiorentini, come si par dai 
loro Maiìoscrìlti, avessero già Talk oMcr\'aziom e sperimenti in pro- 
posito. rKnostantc è il yrìmo il Newton a descrivere, in quella ateaaa 
Propoàiione citnlfì, il ccmtnii^i dclh vena nll esito, e il formarsi 
della cattìraUa alla auperticìe del liquido. In occasione di questa 
cateratta, ooseiTa Eustachio Manfredi, nella A]inota3:(onc alla pro- 
posizione VI del I Libro della Natura dei fiumi, che il Ga«^lielmini 
l'avcvu giÉli descritta e matemuticainontc coiisideruta, nel IV e V Li- 
bro della sufi Mimm ddlr a*quc correnti. F>aniincrerno a suo luogo 
cosi tatti» r.33er vati o tir lirl M^infredi, ma intanto, ripensando a ciò 
cho potesse aver ilato occasronc ai Newton di ritomaro ai prin- 
cipi) idrometrici profcB^alì dagf Italiani, ci occorre alla memoria il 
Trattato della Misura dcUo Acquo correnti» citato ora dallo stesso 
ManFrodì. 

Il dì 19 Novembre 1690, Antonio Maghabecbi, celebre iwblio* 
tccarìo in Fiivnzc, annunziava a] GrantJuca d'aver da qualche t^omo 
ric/?vtito. dal signor Guglielmini^ un libro inlhohto Agì{<i.trtiin fium- 
Uun% mensura nov^i mctkodo inquièit^ sitampato a Bologna (MSS. 
Gal. am,T XXI, & 16), e il ^7 Liltobrc 1691, lo stesso Uagliabechi 
annunziava d'aver ricevuto l'altra p^rtc del hbro (ivi, e, 18). Ci- 
tiamo quGHti documenti bibliot^ralici^ per dir che la prima parlo, 
ossia i primi tre libri della Mii^ura delle Acque concenti furono 
pubblicati nel 1690, e gli altri tre Tanno dopo* L'Autore di qucl- 
rOpera f»i nssumoi^a un diiriciL* infrarico. quaV era quello dt decider 
*c la velocità lidie acqiwt correnti seguiva la legge ammessa dal 
Coslelli e confermata dalla ^ndc autorità del Cassini, o seguiva 
Paltm dimostrala dal Torricelli, e ccnfcnnala in tanti modi poi dui 
Viviani. U GugUclmini s'uffidO a quella maniera di sperimenti, che 
somljrono meii soggetti ad errori di tutti gli altri, e de' quali il 
ifagiotti per il primo aveva dato gli esompti. Perciò, dalla quantità 
dell'acqua raccolta, in determinati tempi, dal flusso di un vaso, 
concludeva le sue esperienze rincontrar colla legge professata dal 
Torricelli. Il GTiglielmini veniva altresì, con questo libro, u intro- 
durre nell'IdiTiraetria le vdodtà jritfrftV, senza Tuso delle quali ri- 
niancTano incorìe tutte k proposiiioni dimostrate prima di lui dui 
Castelli. 



eterea dal tMtotio tperttn^W^U in HoIììm 



il«^ 

J 



Pietm c'ìì^t par pni^;ibilf anche a noi ckì die iiccenaavasi 
kUnfi-edì, ed è che il Nvtitou, dal 1080 al 1713, nel quale 
di lempu »[ ilivul^ l'Opera (li^l Gug1i»lniìni, puU'»^ aver rìfurmalc* 
le SUI? idWj intorno nlln It'ggr dHla \r1*>cit;i dt-lle act)tt« convnti, 
e putesftv :inclur 'óxvnr preso occa^iufie <lt rivolgvnì a Ciuis^ideram U 
catcì-all». «Ja ciA che nu Irovi scritto iliUrAulor*?, nell'Opera stowi^,, 
AquQTum fhteìitium Mensvra^ 

CoD questi, B con Ip Lettert idrostatiche coDtro U Papln, 
quali si i1irii}Klru ail ovìtlcrnra iii ctie tao-lu. p^r la pressione 
mo^fcrìeii, s*3ilterìm>li' leggi <le1 iiiotcì i)HrAcqup, ne' tubi ctiìu^, il 
GiigIkOmiiu jvi pn^i^aniv» a iIat m:jim airallm m^if-TK* uper» iWiii 
XàtMnt df'fìumif in cui, rìdai-endfi a un untco priiicipìu lo aitai 
lin^ (k^li alvei, parve non meriUr lode minore del Newton, 
a un principio unico aveva pure ridotto lo fìbbllirni, nelln rf^lai 
perpetuità lìo^ìi orbi^ i moti di tutti Ì pianeti. 

Così, ridraiilica, indipendenlt^meute da qualunque iDsej 
mento f«1nuii(.i'o. m ^'%hà sdiii-'tliimento italiana, ma, promosita di 
du^x^poli V dai sL-guuci diri Gugliclmini^ st*n[\ puri*, nel secolo XMl 
qualdie benefico ìiiHusm» dai nuovi mt-todi u dallo duot« dotLrìiid 
neuloiUvie. Uno dei principali fi-a questi beDeilv-iì fti quello del 
suadersi che teeevo gli Idraulici italiani essere una reale ti^gner 
ir» le minfraa particelle ileirac<]u:i ; ti?gnenzu «be, con più (rm 
danno di quel cbe non si credea^bbi', Galileo le avea n^^tx 11 
Gugllelmiiil riuiedió felicemento :d danno, proseguendo gli Ui9&- 
pmnii.^nli del matr^iEro tnio GeniÌiii;mo Montanari, che avrebbe poi 
arnccbii<e la scienza di un nuovo <s importantissimo Tnitlitto 
Satura dei fluidi^ 9e non l'avaist? il Senato distratto in coi 
nuovi mulini, àà arriccbire il pubblico erario e i mercanti di 
bolognesi (MSS. t;aj. Disc. T. CXLV, e. Ì^O), NonoManlf, nt-^lla pri 
vata Accademia dell'AU Sampim, el fu il primo a rìdiiamar l'at- 
iLnixìone de' tifici, non sull^i «ola vlfìcusità d«ir3c<{ua« ma sulle pro< 
portoni ctit* qu<*%1n 1m colla vi^-cusila degli altri liquidi. Le nuove 
ricerche nperimental! ebbero occasiono dall'avere osservato che H 
corpi grttvi dif^cfnàfMio più vfhifnnen!f. per ì'arjjtia ooiriutie, 
pfr lacijuavife e pvr USit) (MSS. G;d, Cim, T. XIX, e GO) ciò 
hi sospettato dij^endi re dalla viscosìl;'i maggioro in quosti duo 
qutdi e In altri simili, che no nell'acqua. 

A queste eapriienze^ Tatle noi 1007, non ^arft slato presente il 
Gugliettnini, che aveva allora (iodici anni, ma la avri ^ppreee In 
seguilo dal Maestro, per applicarle, come poi fece, a «piegar la 



trìtie 
enifl 




MA 



pAErc III. -* ÙUci>r99 prdimitiar^ 



9» 



tiat'-u-a e gli effetti del Dione neDa «orrento, non eM a mostnr 
l efficacia, che ^li strati superiori dì eesa hanno in promuovere le 
velo<àtà degli btniU ìnrorioii. Nonostante, il principio della viscosità 
dell'acqua aiuraeeso dal Guglielmini, e applicato alla Natura dei 
fiumi, ucn aveva aUiy) vati>r dm di uu ipotesi, appo^iata ai fatti 
0£SorvaU Q^Ua sporim>>fit:Lk' Accademia bologn«SQ; fatti, o il Mod- 
tanaii stesso non lo toga, che polivano ancLir dipendere da lult'altra 
castone. 

Como ipotesi, perdo, quella della Tiacosita dell'acqua f^ nuo- 
vamento cacciata via dnUa ecìenza, per la f^vznie autorità di uno 
F^rìtlore, che ^cced« in tempo e in dignità al Guglielmini, il p. abate 
Ouìiìtì Grandi, il quale, troppo irtalcmatjco e troppo ossequioso a 
l^ljlco. ne illustra, nel suo Trattalo del Moimnonto «WfocjPiW, le 
(lollrine, e ne commenta insieme gli errori. Cacdaro un errore in- 
trodotto nella scìenea da una lanta autorità, qual'oi'i quella dì G&* 
hk-o, non sembrava possibile che a un'altra autorità di pari grado, 
e tale era appunto quella del Newton, dalb nuova filosofia del quale 
a concludeva [a viscor^ità dell'acqua & dì tutti gli altri liquidi, 
oom'un effetto naturaiif^imci deir attrazione molocDiare» Cosi Tipo* 
tósi del MootonariT seguita dal GugUolmini, temo in quasi collega 
di matematica conclueiono e Paole Fri^i, uno di:*' più ilìtL^ln seguaci 
dello stesso Guglielmini, fu primo a risentire que-ib benefici elTetli 
della rtloftofia neutcniaua, applicando il principio della viscoeitfi 
delVacqua a apippar quel parlicokir fatto deiraccelerarsi della cor- 
l'ente, clie Bì desi^d col nome di rhiofnata alle sì^occor e ìntrc- 
duoondo quello stesso principio nel general modo di rcfrolare ì 
Fiumi e t torrenti, di che arricchì la i^cienza di un Trattato diviso 
in tre libri* 

Questo, d'aver per sempre sconfìtto un errore, che cacciato ta 
prima volta minacciava, colf autorità di Galileo, di tornare 4 in- 
vadere dannofiamente la scìùnn, fu uno de' principali, ma non il 
solo de' beneEìzìi, che venisse all' Idraulica dalla Filosofia neutoniana. 
Aititi rilevanlistfimo bonolì^io proviene dagli impulsi ofGcaci e dai 
luminosi esempi, che dava il Newton a trattar de' moti delle acqtic 
correnti co' metodi analitici, e c*'4 buon u^o di comporre e di risolver 
le forse, n Guiflielmiiti, né nel Trattato Della Misura delle acque 
ooiTenti, né in queirallro Polla Natura de' fiumi, non 5' era dilun- 
gato un passo dagli antichi metodi galileiani, e occorrendogli di 
dover assegnar h direzione e misurar b quantità di for^a risultante 
dal eomporsì insieme due correnti, una delle quali eonQuiece con 



W) 



Stòfict tiH mtffocf9 tpcritntnttiU in ttatia 



rallm, Lna>sj>i€a o s'avvolge rie'paralogÌMiiÌ *k*ssi del V 
Uonl.'uuinf u cuj^ in iK-loriuiriur Ut iiiitura r il matu dt-L^i < 
.idriatica e ddle comeiiU marine in genemle, tanto iiO(X[ucro q 

Primo H Li4CÌ;u' le vie vecchie, per swgiiilai'e te nw^ve, in U^Uar 
del molo dell'acque, fu Remnrdìno Zendi'UrK, che Su co!n|Mm< il 
«HJ Tnitlato, a cui die il lilolo dì I^gffl e fenùmmi, reffotazioni té 
tisi deJi/i ucqu^ correntit davii opera iil'1 l739(Firenije (7"0, pcii: l*^-^ 
Chi legge b Pn finloii<T ;it ìibnj, s'aecm^fie lo^lo dte l'Aulurt 
«luoeva, col motoiln aiialilico, una rinvila nrlEa tciiiixa ÌUlUuut, 
|Hìrci4^ iiìli-.iUirtti, fii) ìa pHvidpto, i lettiiri» «luilìfiniWÌ dì i»*vs 
di>i-1ì ju] ai:ciii>;Ueiv una lai iiovitA, i* a vo1i<i- Tan^ b giu»ta 
de*YanUi^Ì di !ei. Pii pure il Zendrini stesso de'prìmi, che, 
oramai seguace de' nuovi metodi tieutonijiiì, mostrasse ii retto 
che doveva farsi delki composizione e risoluzìon delle fonte, 
regola itrl paralldogrjiiimo. Vero è che di ciò i primi europi 
liUti dati (L'd {imrnlt, niu fti il riu»ln.j M^l'^mutìco «IcIVi Sctt.'nissi 
Repuhiklìca di V>nu'/-t^i c1h\ nchiaiiiainKij^ì giitstn a ima pmpjisizi 
dinio.<ilr3ta dallo ntos^^> Grandi, nutó^ il prinio. uagiavls^nio r-rrti 
sRiggìto a tutti \ ceii»>np in che era inconw il Nichelini; 
che consìsteva nello ffC^imUar con una delle coittpoiienli la 
tante di quella (ovra, con die le acque Kca^'aiìo il Tondo dm fl 

Noi riconoticiarao anche questo per uno di quei gnin 
derivali alUi sdenza italianu, hl-I kccoIo XVflI, du^fli i>«^c'mpi da 
m'_-lodi iimituitiwii, non wbnir*[it»% [H^rcht^ la prima vdì/ioriu ùpì 
Prineipii rn^j^*ma1icL di Naturai rHoKofia piva^dd di un anno il 
pro^'etto liolla Notuelle mtchanique del Vurlgiion, pubblicata 
fttuma nel 1T2.\ ma, perchè, com'ad altm pi\>i»osTtc si diceva 
sopra, a si'adicar dalle menti degli Italiani l'opinion che fot^e h 
il teorema dell* Perigonio, opinione Inx'alsa e confermata da 
gnmJi autorità quali eran quelle dì Galileo e del Domili; ci role 
un'aliru :mtorItà, che non fosjte ponto miniin.-, ruuIorìlA ina 
d'Isacco Newton. 





IV, 



Che 1 mrto4ì della nuova Filosofia neutoniana si riscont 
con quieti ìti^Twi iì G^iteOf e chi- da un tale felicissimo incontro 
ne sien conseguili i pnivgressi^ che fecero le scienze speiimeatali 




Pailte ìli. — DàKùtio prethniitùre 



SII 



nel ^'colo XVUI, ì. lettori ne Baranno meglio persuasi dilla venia 
dtUe C05C, che dai nostri discorsi. Giova nonchStantc oesormrc che, 
mentre Gililoo col suo Plutone instilutscc la soa Filosolia naturale 
nella repolanlà geometrica delle forme, eh' ci serenamente contem- 
pla, scQEa troppo pensare ai concorso delle causo, die le hanno 
prodotte; il Newton so^iunge, cella sua Nuova FikF^lla, l'opera 
concorrenti^ dì quelle caa»e, che Offlì rìconot^e nella gran dualità 
dello for^e dì ulli'azlone e dì ropul-'fìone. Di qjì é che il metodo 
neutoniano, benché non OìlTerisca sostanzialmente da quello dì Ga- 
lileo, è così conciai in nna formula nuova; a In mathesl iores^- 
gandae suoi virinm quantilnles, et rationcs iUac, quao es conditìo- 
nibus quibu-scumquu positi» conscquentur: deinde, ubi in phyaicam 
deKenditur> cotiferendae »unt h;ie rfttioues cuin pliaenf»menìs^ nt 
ìmiotescat quaenam virium eondìlìoae» sìn^^'ulis corporum allraeti- 
vorum ^enerìboa oompetant » {Princip- LiK h Coloniae 1 TtìO, pa- 
gina -^-i). 

La scienza fìsica dunque si riduce, pe! Newton, a coROf>c^r la 
natui-u e r intensità delle forze, non che le condizioni del lem vario 
opcni-Cp E perche da queste Ibrze é commossa ogni minima pa> 
ticella componente de' corpi, si vede di qui aprti-si altri campi a 
una fisica nuova, la quale fu della molecoton:% ma che 9\ potrebbe 
più volgannentc chiamar col nomo di lisicn ^ollìk^ La le^e la 
noi, nella prima l^rte di questo Uiscorao formulata* che rìutelli- 
Kìbilità della forma precede T intelligibilità della materia, o F in- 
telligibilità della TnLiterla crassa precede l' intcllipbilità della ma- 
teria TÌii via più solide; qui si vcdf iLVVcrarsi ch'attamente, essendo 
quelle due nuove parti dellfi Fisica sottile, che si conoscono sotto il 
nome di Elettricismo, e sotto Taltix} piCi esteso di Chimica, non 
prima venute alla luce, che nel secolo XVllI, come parto e portato 
riella nuova Filoaolìa neutoniana. 

Dappoi che Gitone di Guerickc dimnslrii, nel Cfìp, XV del 
quarto Libro de/ 3U0Ì Ksperimenli magdebur;>icJ. come tutte le virtù 
della materia universale sien rappresentate da una ^fera di zolfo, 
confrìcaU col!c mani, mentre che cclerissimamcote e girala aUorno; 
e come quella stessa sfei-:! dia evidenti ^cj^'ni -iella virtù culoi-ifìca 
e della lucente; invtdse l'opinione che sieno le sostanze sulfuree 
primo e principale elemento del calore e della loce. 11 Gaglielmini 
9C ne gìoviì per cacciar dalla Fìsiolofria Terrore della fiamma vi- 
tale, asserendo esser causa del calore ne^li animali l'agitazione 
delle »0Atan7t> sulfuree t:ontenute nel sangue. Tulli i fenomeni elet- 



Cùv*r%i — TvL i. 



U 



3A3 



Sfona ^J mettfdo tp^nmatiak itt Uolia 




trici e !a^:'ona, non PcoeHualì i bileul « tò folgori, ei^u 
esaUziuui j^ureu, diS|Mfr«e por l'aria « p«r b M>iiiauz« Uoi corpi. 
ìsé cto qaesta stesso klto si dilunga il N^^ton noirVllI dtWte ^e 
QQMtioriL 

S^cra inunlo (K^n^ao che U tìi-uI di attrarre I minimi cor- 
piccioli e d' irivcì^tìdi dì luce, noti ora propria a m)Iì i gJobi di scolio, 
ma ooiiv^aiv.^ altre^. d (orse meglio, ai globi o ai cilindri di 
celermenlfl girati e confhcili allo stwso modo. Cofii, il (flobo 
ttfiflco del Guoricke detta oocaeÌODe,a costruir le primo tnaoc 
]>ei- YJa tlellei quali, dice il Novton eto8sc, ndU cituU Queetioft» 
t v,ipor ^kctricus, frictiotit' tnanns « Wtro exciirilus, i>l ad 
ilbam, Uutcuui \ol digitum aUi>tts, ila agitabhur, ut luoem eoo 
omittat. 1 Questo vapore elettrico Fu larpo e glorioso aggotto 
Fiankliii, a) Symm^r al Nollei d'e^porieiize e di teorie, ma 01 
fatt(> teorie quelle che più giovasi^ro alla ^enn. e che furun pi 
teuute iu onoi'e, si debbono ai duL? gnujdì i^toilricÌRli italiuQi, b^ 
Gìovan Batista Beccaria di Mondoi'ii e al comasoo Aie^^aiidro VoHlfl 
l'ingegno de'qtiali il Newton feconda con gli epiiiU della sua Nuoi'i^ 
Filosofia. 

Ctie T^iano lo «perulflzioai del Fisico monroKaleeo Tcramcn 
avvivate da quelli spirili,^ ne avve<^le presto o^ni lettore che s 
i duo Libri Ihir eìettricisnw artificiate e n^nurale^ arondo q 
8tc!!«e apccnlaiìom ivi espiate;, trovato nell'Autore conforto e 
da una ««ntanta cVei cita dalla XXXI Questione neutouiana {Del- 
l'elettrìc. Torino 1753. paf;. 40). Né ^Mo il metodo attinge il Noetm 
a quelle filoeolìcbo fonti, mu il principio ultix^^i, die informa le » 
nuove liatLrine: principio ch'ei sagacemente ritrova ndla 
«aessa di vapore, cqri cui Ìl Newton qualifica la nr^uira propria della' 
*io8tanza elettrica a Chiamo, egli dice, Vìipore elettrico, il fluido 
ne' corpi eleltri22ati scinlilta, fa Beniii<e il venticello elettrico, fo 
il fiocco ek^trico, ir la %-telleita elettrica, ritenendo il nome dalolt 
da Newt^^n lib. ]U Ottica, questione Vili i> (ivi, pa«.10). Dall' uve» 
infatti relottricilà naliira di vapore conclude il Beccaria l'e^is 
d modo «li queir dcttricismo efflìientc e di (|ucir altro eletti-ìciuM' 
affluente, mnbedud costituiti di mateiie somi^lianti^iiiine, cbe eg 
80«Ului?^;c air tlcllricii;i viiroii e rcsìAO*a del Symmer, e all' elei 
Inciti pcaitivti e nativa del Franklin* 

Dal riguardar la matena eletirica sotto ra;^pctto neuto 
conclude il Nostro una kgge tiuioa e univorsali:^tna, ciò che 
sono aveva tentato prima di luì^ dalla quale «lipende e sì reguLa 




PjkHTc in. — Dhc^nù prthvninart 



fio 



una rarietà complÌcalìs.<itinA <li elTeUi. L'applÌc&£Ìono di ijuHIa [6g|^ 
non fu ?«*mpre Irov^Ui suJìiinenl^, <? talvolta fu scoperia anco fkl- 
lace, ma pur conduce spesso l'Autore a inctìntram in concetti, 
che iiR secolo e pia «lopo, ad alcuni scrittori di clrttridtà, parvero 
Tiuovi> Dì tali cDnrclli >i piln^Mn», jirr i^w^mpìo, dUr (]w*1Ki del 
rìD.^uo5ci-*i- la csu^d <.H più violealL» iiiomper^ ildla «carica in quel 
punlo, in cui pia si mlrìn^o un cilindro conduttore^ «alla legge 
rlì tutti t Quid! in molo apptii^ta alla elettricità, c^he cioè le velocità 
8laimi) ili rigìoii leripmca cìt?)le sezioni, e percid, dove la sezione 
è minima, come nelle punte, ivi il lepore elettrico acquista impeto 
da vincer U resislpnza che gli fa V aria attiuvec^ala (ivi, pag. 57), 

Bla il Volta sente penetnirsi anco più addentro gli s|iiril! della 
Fìk<solìa neitloninnu. I nuovi scritti su\¥ EfHtrìcifà vindice e sopm 
le Amrrwsfere delirici. pubbìicHti in segnilo alla citata Opei-a del 
Itecntria, fanno pensar*' al giovane FÌ*!Ìco di Como che kitlo ai può 
ritiunv a utiìi li'j^f M^iiijtlicissinm, qurd'éqaelki dell' atlncfionv, 
iiilcmo a cbe «crivevji un Epinlola diivlla ;illo vA^Jnm Bf.-cc;iria col 
titolo: Jh vi ììttrvufit'fi iffrit» ^ifftriti. I.<ì «pl»»ndjdiì |)f*n*iero Io 
avevj, Infìn rial I7fl3^ comunicato al Ncillet, il ijiial gli rUpose pa- 
ifrgli difficilissimi* il poter ridurre i fenomeni elellrici a co[»entir 
collf li.'ggi deirattiuKifìn neutoniana. Ma il Volta soggiungu eh' ei 
non ioti'nilcT.i ìrsisitere su qutdla iittmzione univenrali' < quae *ftt 
tiias>:L«* j»miM)Hionalis, *.'l iVrrf*«rit in rjlìonu duplicai.» di^^artiarum, 
qua tiimìrnm (*l ci^irpora adducuntur in D.^nli-iiin *•!. Plant-lao in 
l'tinun nrbilis n.inlini'uliir n (Opei*!*, V'iUMvr*' I81fì, T. T, p. (*). OUre 
di questi, ^iiggiungi-, vi è un \t\\w genere dì r<tlr4izÌonej die inter- 
cede fra le minime particelle dc'carpt, e da cui hanno orìgine 
elTeUi particobri. Sono indizio inanìfeBio e argomento cei-lo dì cod 
fitto geti^rr; di altrazioiir, le riflessioni e le rifr.iziont detta luce, 
con lulift le varit* spiali* di feiiorueni capillari « qiiud ipddem vel 
In Hokk pti!tliyma Quaestiont* Oplicnt* Nrtiloin abunde patet » (ibi, 
pag, 7), Ci»ìj viene a ciìnctudt-r cbe, nini anunetteiido queste forze 
atlnilUve, è impossibile trovai^ in altre» priiicijiìo la nigion de'|ùù 
oTvii B prifì€i[>ali eiTetti del)' etetiricità sulla vaila natura dei corpi. 

n Volta stesso, nel passo cm cilalo, a provar l'esistenza e ti 
Ritlu ddraltrJ7Ìune molecotart, adduc^va fra gli altri argurnt'ntt 
anche ipii'llu delle cliimidiL* opcnizioni a niiu!» nulla est pars^ eg^lì 
dio-, in qua pno'tvr iuerliinu niansiu' et speciUcani ^nivitalem, alia 
virìum miituaruin j^envni, non iihiqiLe m? proibmt et, v<»l Ìu\i1is, 
incurrant in oculo^ 9 Chi pui> negare infatti che la Chimica, «piella 



2ii 



Storia i£pf mttoàù tp^vimentaU in ItaHù 



ebe con tal {>iy>pl^o nome sì vnio iiel »oco]t> fvissato acqut^taro 
e dìgnilà <U scienr^, non sìa vennU a n» iti iì&<«rc e n ima 
dipiità, dappoiché il Newton Kopcrse e dimostra i<? flltrazium *• 
repulsioni molecolari*? Le chimiche adinità, che presiedono alh 
Gomposizìon'-* «to' corpi sono cfTctti di quelle attrazioni: t'clasticitìi 
delle materie atri'OHs in clic si decompungono i corpi sono cfMta 
di quelle rcpul^onì: d'ondei che, nelle scoperto nculoniiinc, trovan 
loro principio e ra^ioiie, sìen per sintesi o per analisi, tutte quan 
le chimiche opei^n^iotiL 

La più {gloriosa età per la Cliimicat iuoomincia, senza du 
dalla scoperta deir oasageno, nella qualo 3i dice, ed è vert), e 
non ebbero porte ì nostrì llaliani, b^chc se la 9f!tiU£!te r" '^' 
Gjiinrrnmc?^co Ci^nu, quando volle prima S4>crimentiir sul i 
re-jtinguersi le fiamme o del morir gli anìmalj neirnria chi 
Era nulladimeno italiano dì Snvoìn quel Claudio Lui>ri BcrthoU 
che tanta parte ebbe in istituir la nuova nomenclatura, e ohe 
m(«tnì al Lnvobicr e agli altri Accademici fi-anoesi come trop 
alTrcttatanientc em stato imposto il nome di osti^jenù oll'tinhW 
potuto, essendo che unco Y idrogeno può aciddicare una Itaae, co-^ 
me reco veder pei' l'esempio dal gas acido solSdrico. Fu pure 
Derthollot che scoperse i vmi modi tenulì dall' ossìgeno in com 
binarsi a una medesima base, a compor con («a neidi di dìver 
nalura, facendo roder che T acido «olforo^ non è altix) che lo stcsao 
addo soLforieo i>'»n un equivalente dì oe^igeno <C meno. Ma per 
i grondi mcritt d^^l BerthoUct son troppo pu\ noti al francesi 
a noi, domandiamo quali fur^^no i principii filosolicì segniti d 
noetro Autore? e ai risponde che foron quelli dell' uttrazìcHi meri 
colare, ì (juali ci coulrapposc allo sterili teorie del Berpuann, on<f 
che fw, ii Berlhollot »tes9o> appellalo col nom^ «li ^V^^ion d^ 
Cltimica. 

Più gloriosa elA di quella delh scoperta deirossigeno, ri 
[lerA ;tlla Chimira, quand'clti slrìnìti^ coli' UletlncilA quel num 
cumiiihio, disila fecondila del quale vii la sdenra in tnlto dt-bitrì 
all'Italia. Come poi il Tattc avesse le sue prìme e più reihote 1 
razioni d:L]la Filosofìn neiitonìana. sì rai.x'oglìr d^i ripcnsai'e a e 
cIm.' prima inspiro *' detle oceu^iuiiuiilia grande Tscupi^rta detì'Elet 
Irinla rlmamiciL 

Il Beccaria, ntAh sua Openi -topi"» cil3it;i D^'U'Etettnciimto, ri 
scerba il Gap. VII M iirìniu Lilm a tratlar di'ir»*M'TÌcb<inii *U^ 
per rispetto ai vegelabili, agli miiroalt e di metalli^ E studian 



I 



Pajitc III. — ihiccrso prtUnunarg 



S45 



d" aiv.il'^rmv le sin- proprie »pt*ciila/-Ìoni coll'Huiorila de! p1:tcil[ 
UtJUtom:iiiì, ciU t;(TÌì |kìS9Ì i|u-i v Ut t\A\c v:ine OmstÌQUì, tfadu- 
cvndo» (faklh XXIV, fra gli iil(i-i, ti jiukso segu^Llr; e II motti anì- 
iii;ili* non raivbb^^iì p>5iì dille vibraxjnni M Hiuilrlfllo vwat} (elcivo) 
ciie ^ì eceilJno pdb potata ilei volere^ e tildi »ì projxigliino i<n!DO 
di accorciarci e dìlataniì ne' muscoli, per II ftolidi^ pellucidi^ od udì* 
rormi capilUamenti de'ntTvi? j> Dopo il qua! pas9o il B»?ccaria inu- 
luediafu mente i^og^iutige: t Le ukrriori e^iperienre ^ scoperte TatlP 
iieir Hi; Uri ci SI nu, di che N**wloii non li:i vislu che il principic, pare 
<^>t^ stg^iung^iiiu fonm a* dubbi tM ^nm fìlosuro. Lii velucilà ck>d che 
kì eiiijovi*^ e;nidim diiivJctnt*, fi'arreHlii f^ di ntKivo -si KlaHcia Tolt'l- 
h-iai vajion% pui^e i^lifì pontino sodisfare silb vi-UicÌUi e tainbiaiuviito 
ilelle wnfiaìtioui e movimenti antmali » (edl?» ciL pag. 130). Que^td 
parole, scritte da chi era reputalo *^)!eniie maestro nelle elettriche 
dultrìoe, eLbtro gnindc efiicacia sull'ingegno^ specialmente de'Ki- 
siulogi Llali:<ni, ì quali dalli? ìpolvsì pa^^andu ai tktti, trovaix)no clm 
dav\vi\>, st'tto r:izpurn! dell't^lri-llrrcità^ ì*' eccita va tk» ìv luetnhrj, i^U 
nniiTcdi, <■ più vivunit^nli- olit» iii^ì uì pin K<*iwbilT, ciitrit- alk» ranv- 
Unci de* più indefexsanieide ^ttiidiost, tra [pie^fi ImhìuIu^^ c-ra il 
boKigne«i8 Luigi Galloni, il quale fu fbtto accorto, da colora che lo 
Assistevano nelle espeiien»*, coint? le rane morte o scortÌf.lle si 
commovcvauo, anche trovandosi fiiori della sfera ili a/tone Mìd 
macchiu» eleltrìcH^ <i pur toccanir, con uno sUrilpelhi di feiro, i 
iii?t\i cnirdi Avi^nih» trovalo l'ot» *ua givii ssorprewa cbo il f^iltii 
eni vero^ volle farrif fs^ieiienia coli' eletlmltà naturale, esptfueudo 
all'aria le rane attaccate per un uncino alla ringhiei^a di Jerrodel 
terrario, su cui davan le finestre di casa. Sotto Ìl cìel tempestoso, 
oAseni'Bva le solite commozioni che «itlo l'azione della macchina 
elettrica, non pen^ co«i a ciel SL'reno, benché tosse Fatto celio, dfdl^ 

turv<i2Ìuui ileirekttomi^tro, che l'aria, anchfr in quello «tiUo tic - 
'on»logÌL% riTi iuiìit'VLiti dt elettricità couìf sotto il del mivoJoM*- 
nihtrnalii a lenlar jjer midti ^ìucitt, i- tu.m ^rdi^nd^irj ris^Tuzioiie^ 
nna di ijualle rane, attaccate per l'uncino alla nughiera, in 
ima sFaiJTa al coperto, e posatala sopra uujj lamiera di Fen^Oj che 
egh lenevj [«r una mano, cominciò coir altra a ^turzlcat^ i ncni 
del giacente animale, «ervondosi di quello Ntc«f4) uncina, a e^i{ era 

issa. Si ridt"i4lù T animo dHl' intento iwi*er\afore a nuovi ser^ 
li mumviglia, quandi! vìd^ fn-guìtar da qneiratto le solile contra- 

ini nelh^ ^amhe della rana, e i «coliti guÌz/J. lUpeluta l'esperienza 
in ^-arìi altri modi, fsultà. pai'endogli che venissero i fatti a «n- 



210 



Stòria l'cf tncfMftf $p€tinienUU in llaìia 



corallo dei dubbiì del NeuMon, o <ldlc congettitrc doT Beoc&ria- 
tlui<lt> cUn'CO, conotuso risiede ne' musciili dell' nnimole» ì quali 
lo teDgoao dentro condciuato come rdctlricit^ Tra le iluc urmat 
di una bottiglia di l^yda; i nervi sono i eondutton difiucJ fluid 
latente, che soJta % eommuovc^^i- le membra alt' animale, scancan 
atti-nvcrso a un arco dì metallico, che fa l'ufllcio di eodtatoro. 

la stoiSa della maravigliosa scoperta e delle cs^pericnEc, e 
lo conchiB&ero ad C£isa« il Gdvam ce la narrà ne'suot più 
particdari, nello tre prìme parti dì un ^o Commentario in 
pubblicato in Holoini^ nd 171H* L'ultima parte dì quel Comm 
taho la riserba TAulorr a dichiamre alcune sue congetLui^ e co 
soguenzo di quel i^uo tniùvo eleUncì^no ìLiiimalc. 

Lo lettura di quel Commentario eccil6, nell'animo de'Fi^o 
oommo^onì non meno tÌto o inaspettate di quelle, che roleltrìcilà 
preducesse ne'mu-ieoli delle rane. Chi pia dì tutti poi ^ commosso 
fa il Volta, il quale, trovate \crc Veaperìeme do&crìlte dal Gairani, 
a principio ne cipprovò and insieme le congi?tture. Altre osperìenw 
pcrtJ lo indugerò poi in seguito a dubitarne, e fini per convinceni 
ehe non eran le nine da rassomigliarci a bottiglie dì I^yda, ma 
meglio a son-^ibil issimi elettroscopi, sTolgenclo^ì ed eccitandoci 
fluido elettrica:!, non da'mti^H^li, ma d^l contatto de' due metalli 
ehe si componcrano gli archi eccitatori, A confermoro ì contrada 
centi in questa sua pcnuasione, dimostrò che sempre, al contai 
di due metalli di »atuni diversa, come sarebbe un difìco dì zìo 
aceoppiato a un altro di itime, si svolge un' etottr-ioilà m tutto »« 
mile a quella, che bì produce dai cilindri o dai dicchi di ve 
cerifiicatt nelle macchine ordinarie. K perché reloltrìeìlà Bvoltn da 
sola una coppia metallica ó debole, mostrò come ^i poterano far 
concorrere insieme le virttli di più coppie, ponendo l'una in 
munìcazione coli' altro, e per mezzo dell'acqua pura, o per l'in 
posisione di diselli porosi imbevuti di ucqua. Di qui ebbe ori 
quel portentoso elctiromoterc a tazze, e a pilo, che il Volta 5( 
descrìve in sue varie scrittore, ma speekdmente nelle tre Lette 
al Cren, e in quell'altra al Dc-la-Melhh^rìe; lellere che si poasona 
veder raccolte nella li Parte del Tomo II delle Opere, stampalo 
nei iStH, in Kirente. 

he applicazioni della Pila voltaìa ^3n note oramai ai dotti 
al volgo, com' ù nota la stessa sfera del ^olc, ma non era nostm^ 
intenzione d'accennar se non a sole quelle applìcozioni, clic più 
specìalmcnle concemon la chimica. L'eiettricità dinamico, scri\%v 




1 

■^^ 



ìù M^Kfio Volta, apre un campo fecon'Tn <lr nuove speculAKioiìi e 
rìc^mtir* iiUomo nlVinlldfinxa tkt4 Huìila trl(*Uncfì lu*' fenonu^tù chi- 
mici, alld mulcu! relazioni tìi «inesU con qiif^lle » (Opiua cit. T. il, 
P, II- pa^> 142), e cosi appuntr» s^'.rivftvn, il c«kbrv* inv<*ntcif della 
PiJa> riftpoiidcndo al Landriani, il quale gii annuniciava ccme il 
Nìcliolson a Ix>zidFa cni rtilìccniE^tr riuscito ^ deoompor l'aoqua 
friilila. Presto s'avx-^rarono que'pn^senlimf^nli de! VoJla^ '[uamlo, 
olir« airaorrua, sì decompnf^ro i ftjdr, di cìu^ «i trovd h Pila aT«r 




la fÀù squisita vìi*lù analitica. Il vedergli stcuìi rjDncorrore coslan^ 
temente al polo positivo, e le bfvsl al' negativo, parva ai cldmici 
ima vpeiimetiiale dimi>«IrazÌone di c\à che aveasospeliato il Newton, 
quando scrisse, iiG'pniicipii della Questione XXSI; » el fortaa« 
aHraclio eleclrica ad liuiusmodi exigua intervalla i^tf-ndi pfÉtfist, 
eUamsi non eicilolup friclione. » AraiuKera infiliti i Chimiri ch<* 
fossero lo moIe«olAf circondate da ammo«h.■r4^ rMtriche^ le quali 
perturbale^ ro?«er eagione del p^ji-turvi ciu«curi^ di ipielle molecole, 
per atlrazionOT al polo dì nome contrario. 



SM 



Scorra drl m4ioth rptrìmantah in Italia 






Cod i^bbo oricnie r^letirochtmics, di che il Volto stesso, ridU 
citaU ri5po^la ul Lur.driani, acciMinu ui principu o &* pruni fonlft; 
meuU pt-sU da lui. Ma molto prìtnu awva concorso, il celebre 
feesor dì Pavia, a pi\>tiìuo\'or le chimidkc scoperto con gli 
mille OBalazioni delk vano ane iDlkLmmftbiU, «Ijh cui cbbcrv* o 
non diremo i moscbctii o lo prime lampade a trasse, die pure 
piacquoro al FurPlcfibei^er. da Farlo Boe; ma quo! imoto EWtU^ 
mtir^, €he Tu trovato il pia squisito fitrum^to> da servire ali* analisi 
TolumctiHca dc'coi-pi aerosi. 

La Mclcorologia elettrica ebbe pure efficocìssìaù inipuhif per 
opera del Volta e del Uoccarìa, a cui si doo la pratica upplicazio 
d^'parafulmim in Italia, e ^ Mudu scpni rdclthcità a cici sere 
Sia bendié, si il Franklin che lo stea» Beccarìa, avessero dìmo' 
atralo ìù t^nle vani> mnnierc resilienza dell' elettricità nello nubi, 
non ave^^no conofM:julo pei4 ni il modo né V origine di qa 
orauTi. La scoperta di ciò occorse al Volta nel fare in Parigi 
compagnia del l>aroÌ3ier e dd La-PIiico, esperienze snirelett 
che Sì »^xj|gc, quando l'acqua 3i Int^forma in vapore, f L'c^perien 
Catte lìn qui, e^lt scrivj ndrAppcn<iice alla li Parte della Mcm 
su! CondcDKuttirc, benché non sicn molte» tutte p«ni eoncormno 
mosirarci che i \apori dciraoqua» e goicralmentc le parti d* 
corpo» che »i slaecaji volatizzando«i» portano vìa seco una 
di lluido elettrico^ n spese dei corpi (i.^i che rìmati^ono, leso 
perciò eleltrÌEzatì negativamente i (Op. cit T. Il P. l pa^:. 
Cg&Ì per analogia \em\xì a dimostraci l'oripne deirelettricjla | 
6itj\'a delle nubi. 

Sia perché il Volta, sempre nelle esperienze cercava lume 
teorie, ricoiTCva col pensiero alle somiglianze, che passano tra 
nuovi Tatti elettrici e altri Entli cjdonfici nuovam<:nte ^oopetii. 
Gugliclmini» Ire anni prima che fo9.<^cn> pubblicate le celebri 
spioni neutoniane^ aveva pia, nel suo Trattato De sati^umis natu 
fatto distinzione fra calore e luce, attribucDdono la varietà dell' 
letto al vario modo di ondulare dell'etere, n Quid enim im 
quominufl imdulQtioncs iis simile^, quae ab ignis agitnlione p 
cìKuntur, etìam ab ntiìs uiolibus uelbu'ri imprimantiu V An exci 
bitur in retimi igniculus, cura, presfto oculo, lacis scintillao ridcutur 
ob?ervari^ a (Ven**tiis, 1701, pag:, !)3). Il Newton poi piò sole&ne- 
mcnte aveva esposto» sotto la solita ferma di dubbio, il pensi 
che l'olct1ricit&, il calore e la luce si potessero ridurre al v 
moto del mezzo etereo, cìft che oggidi si rìtìen dai fì^ci per 



P.varc lU. — Ditc^no prehminar^ 



^i9 



più pivrb.ihild ipoloM, a rMdrre in luiilà dì [principio in moltepLia^ 
vnrìi^IÀ dei iiuiìvi fiitU o**servatÌ- Oi*ì^ priiuii clitt »* accoglwMriti 
d'unanime corksensn queste dollrind, av«;va il Volta truv^t;* un'altra 
analo^h fra relettrìcità e il calore. L'acqublare ìnlhtU nif^gior 
Capactlà, rìsppUo al fluido eletlrìco^ i coi-pi clie si ri?(olvoQu in ra- 
porì^ rassomiglia ^ cii^ t:he 5i os,serva del calorico latente, t Chi 
Don sari colpito, egli scrive, da cosi bolla analogia, per cui l'elet- 
tricilÀ porla ilei lume alla novrlla dottrina de] calore e ne nceve 
a viri^nda? Parlo de.lla doltrivia del i:^!or lat^'uti- a spt'cilìcu, come 
SI Tuol chiamare, di cui Black «t Wilke colle ^tupt-iuV loro »i>pp(.-rte 
han gìitato i «emi » (ivi, paj, 2^)l 



V, 



IQiieirAidiWìio Conti, eli*? vj diybìtoa' dulia sua fama Tilla va- 
k dfàV i*i-mi'munK', f ali:» siin fìicw^nditra dt-iqn'.iiJ:;!, *r-nvi?\a in 
lett^m del di 10 St-tlcmbn- 1747 n Fraiic^-^cc M:u'ia Zanotti: 
, .'are adesso cangianti tutta la Filosofìa e rkltuNi idle forze elet" 
Irìchi^r di f^tii tante ^ono l' e^iperien/^^ in tulli ì paesi v (Lctt. d*il- 
lastrì itili. Milano 1830, pag. t'27i. F-ppura non erano aoL^oi-a, quando 
11 Conti cosi scriveva, uscite alla luce le nuove Filo^olte del Bec- 
caria, del Galvani e del Volta. Che non si Toraero, dietro :»Ua nuti\a 
pr«da^ ì Naturalisti [:ucci^1j in troppu numero e con lrop[>a furia, 
non si potrx'bbi; per vcrilà neg4re q^- al Conti né & qualche altro 
ihe raffero*i\ pift giudizioso di lui. Nonostante, quel ci'eder che 
lutti ì iDÌsteri della Natiii'a fossero rimati fin allora occulti agli 
occhi de' Filosofi^ sotto un medesimo velo inteasnto di materia elet- 
trica, giovò, non foss" altro, con pU stessi ardili lentativi, a far prò* 
grpdin* h scÌen/iL 

Ik-'tiuiti misliTÌf qnri clie^ più vivamente fni^'iiwie la curiosila 
»ie* Fisiologi, eiìi quello concernente il principio dolla vita, la quale 
8Ì rivela a noi prìncipalnintte, per k s[ionraneÌtà de" moli muscu- 
lari- n Cartesio, giocando sempre al suo soliU) di fantasia, aveva 
ammesso die gli spiriti animali, stillati dal cerebro, sctmdesscio 
in uno più inu^uli. dalle Hbiv cariolicuUtc dc'qunli pussaf^sem 
neilv fibiv di altri inuM-oIi op|»u^lì, in mn<)u da riv».'n<irvi dentr^i 
lutti i loro succhi sp^ri1<isi e* cl^!<1 impinguarli, mentre e^i stessi 
perciA ne rimanevano esausti- < Qua l'atione omne^ «piritu.4 ontea, 



350 



Sfuria dtA metodo $pffiìt%tntaU in Itutia 



codUmiù in liu( ilw-ibu^ inu4cnlì« rontluiint cdurrìTìif^ iii imiim 
rum, et Ac. itiUanl ei iviiitniliiint t-iini^ duin nll'-r f-xUritiltlur «1 
mìtUtur D (Pn<«Ìon< nnìinue, Fmun^f. Iffi)3, fdg. 5>. Da iju^lo (fbw, 
e 'Irt ItiUn i-i<^ die iirrl rf-stn i]el TrallAtu tifi dìcv, «ì vi^tt* lieti cfat 
l'Autore non aveira Demmen U pit\ lontana id4*;i deirAjiaLooiìa idu- 
seolare, U ciualf fu però posU ^iul BoieUì per fondanienlo alle «ne 
nuove dottrine de' moti unìinali. Nel Cap. Ili della Parte II dì tpi 
)*Operi iiiHgfìe, rifLiit^tl gli spìriti cartesiani, amm^t^^ V '-* -- 
dd «m'L'u nor\i.t.>. die, ^lilUniio in mi^zxo alla lllirr tmi 
me»ci9idiiNÌ ivi nlla linfa e al wingue, vi produce min T^ublta 
vefto^ii^a, roin'ii veis-ire olio di larliii-o sull» sTiirilo «li velrii 
e tgitiir panler tn musculbt noi» dissimili^ nii^tiir:i Tie^i {ioli**!, 
quo fermenlatio et ebullìlin subitanea sulmequalur, a cuiiis 
pon:>sit;ile^ mURCiiIrìntin repleanliir, et amptìentur et conseqiuui 
tur|>L-ntia ti ìnUatio » [^I\oriiat- ìtìSÌ, \ìv^. 57). 

Al principio siìaìt* e. ln>ppo gAnsubiio itnl Rorrrlli il Si* 
«lontilui il meurn etereo, il quale R'innn'iiA mdlV]i^[.ln4Ìi<mti ani 
del naIvLìnì, c)if', nmioHtiiiIr le. vnlidf oj^tMìxioni drl Volta, 
il pii\ i^Lciini ririig^ìo, <:}it* ;iveiEse in n^ la n^ì<>Io(^b, iDtaiUocÌMV Vi 
een^tio Tklalaatrne giunse a mw^imiglbre il oen%Ilo a una T^ra p< 
voltala. Pret**i!der fl'aver culi t-lft svelati i misteri della vila, sare 
Msnia dubbio una follia, ma pure, non al puA negar che lioti sìb 
più sodisbcenti le ipotesi del Galvani, di quelle del Florelli, e 
rebbe ima iupraliludiiia il non ricongscer le benetnerenze Uel 
THOÌi«ino lidia T«r.i(KruliciL 

IhJollo prima cbfi a «velare i misteri de\\j vita animale, a" 
applicala releltricitA u spÌO|^r I** funzioni della viln vvgr'tativx 
che il Nollel, nel Disco)'»*» IV delle «U€ lìicttxhc mtie r^igùmi 
tìcotari deWeieUricUà. dimnstn' che il fluido rkttiHto av^^va vi 
d'accelerar Tevaponizione deiriimidiiA ciollo pinnte e doliti fni 
H pensee dit' BotEinici che lo stesso Qiildo eletirioo pt-»tc-^^ enìcaoe^ 
menlL» concuiTere nelle ftindonl de^la vegetaziene. Perci«^ molli fi 
reno coloro, che ni vamrù dietro u questo nuo^xi genera di 
rieiire, fm'i]Uidj ^ di«tinst< il Jullebert di Ginevrar a cui purve 
i bulbi de' narcisi, delle j^uuebigUc e dei fi^acinU pili rigogli 
mente vegetassero nell'acqua delle canJTc e1ettrhxat«, cho no 
naturali. 

H Becrarifl, nel Gap. VII del I Libro dei\' KkttrÌH$mOy di 
la coii»id«?raiione di questi fatti, esprime cosi un suo 
f Ora questo vapore elctirlco, che spinto dall' aiie antro ì 




PjJin Ili — Dt$ccrto prtiitninat^ 



301 



, seiisibitmenl-* agevola ^ n>vrescc la lom niilrihim t vegeta*- 

ne, non sjii'flkhf akv> (ginri.1i^ Ih Nntiini Dm m ii^m corpo in 

a Epiantìlà f* inhiiira imiveiNatmeiile fltstrilinito) lina iMle [iria* 

pali onii^ i^lììi^ji^rrti delle «iiiMf^tti^ naturali Tiinzioin ne' vt^el;xljili 

m^^li anìmaU? » (ediz, ciL {>ag. ItìT», 20). E pro^gue ivi a coii* 

questo suo pensiero con altri pensieri scelti dalle Questioni 

1 Newton, in cui si sorella die; per mezio del fluido etereo, 

esetLNlino le fiinj^Ionl del Sf^so e dt>Ua vita negli animali. Così, la 

BolHnioi >ìpi.-niv» d'u^ufiuìr U-tìg tMV vìeUr'ìdXii, tiDu punto meno 

(Il ijui^ clip n« iivir«w usufruito la Fi^siolugtu, a puiuiunu che da 

amhediie ipU'Hto scìeiivi^ vi fon^e itiixoIIcmjiiciI»;!]^ Iinori fnitto, )'al>- 

bomlania pt-r*"» non caiTÌ»po*e ;igli aitlori dell*? prime coirct'piJte 

speranxe. 

Dn lult'nltn parie che dalla Visiva elettrica, vennero nel se- 
io XVIIl. alla Rotiinica le sperane e l'efClcacLa de'suoi progressi. 
Il l.inntNj :u'L'\-.* «,'upL»rto il mistero della fectindarione de' fiwl 
n awnilo ririmn^'iut*» in p-ì^ì i^i^nì e funzioni sr.)mi}7lianti«<iin4^' » 
qut^lle degli iininiali^ ]if de^ìgiiu oi' ini'di^Kiinì nomi Cm\ kÌ di^tin- 
I) ancu le piante ìn niasdil e in remmìnc, e ^'attribuì puii^ ad 
un'intelligenTa di amore, e si prescruBero nuovi rilì alle loin 
CKG. Alla ?^liiuia novità annunciata d;i1to .Svedese, recatcitt'ai^ino, 
flccondo il »4iUto, m<dti, fiVqn^lf umi dt?*piil illustri botanici d*ltalia, 
Giulio Pinil<.'dciii. L*uulijrità tiì luì sai'ebbe Telata di grande tmtacoh> 
n ininidiTr le ntmvi» d*.*tfrmi' tm ni»ì, »e wm gli fo^^**» surlo inronlm 
unrf so'ittiim. uggidì pixMsiiimi^ utniisrìulu, Ìl Hicitiano Filippo Aliena, 
che nel suo Tnitlatu Deìia Satura e cultura de*fiari^ messo in Ilice 
ne! 1/08 in l*'j|erm'>, ionferruA cun nuove ossena/ioni il sistema, 
e dim(jsti'(^ die le veritA s».'operte dal Linneo s' estendevano ad ogni 
^ ip anìera d' inlloresceitira. 
I^B A leggera il Tnittato del Beccartii, die noi abbiumo unimud 
Hllato pii*i vollr, ''i vcd[' rlif i Fisid avevonn ni-irEIrltriiitA sjM^nilo 
eli trov;ir non kiJo b* rt^^oiidtt*^ <\ium' offìdenli d«01a vita de]]i< pìaiili^ 
e degli aniin;j1t, ma uvo\^]iii uIIivkì distese lineile lon» ardite 4pe* 
iBnce a scrutar altri dt <[ue' misteri, die la Natura celelira ne' più 
rìpofili sucii nascondigli Si ti'^ittava dì ricnnoacer nell" eUltincità 
r orìgine di tjuel fm^co sotterraneo, T esistenza del quale venira 
rf?!a(a m^mifestn dalle fusmni de'metaUi HcavMi, e dalle visìbili ltu* 
7Ìoni du'Vulrani. Da questo (M'j del fuoco centrale bene consi- 
derato, e dagli i*fletti cbe naturalmente ne corii^guttano, ebbe il 
principio quella nuo\-a scienza, la quale nel suo i«tudio comprende 



Sfifi StOTKi 77#f oiHpdo 6pfrinifnt4it0 in Italia 



lutUi int4^m ta Storia Naturale, e eh? Im avuto It notne proi^m^ 

l.a Ge[>1iigia, rlw |)ej)etR) addi^mtixi alle vìm^re della Terra, r 
per riconoficcrie nelle loix* cause e ne' loro eSfetli ne ni:ili>mi£f:i U 
mijleria, apparlieo** alla Fisira saltile, ed è perciò Data in \y>'^*- 
ultimi tempi, e natiti', quanlv* ptiiv è cli^pcista u riceverli, ;_. 
flussi iicutMni[inL Niit^iLiIe che quegli inflassi slraiieri Uìfstrrti pia 
effiaLCi-iiteiile wtitìti da mi llaliarìo, rlie m>n d;^! Burncl u tU 
VTiuKhvdrd, i (|u;i1i si>^iìliin>ri pj|]|t[#4o i melixlì de) riimovalii 
amloiatisnio oirteiìaiio. 

Umf df^'più <.^uri»*si piiibU-tnl, che ai progxiDesso a ilHiìlvertt t^ 
Matundisli, cm <|ur]l<> rleirt-^ì^l^nza delle relìquie fof«ìli di aIluiu 
wim»li marini, che vi tnivaiio. anclie 8CAvaiid(> ii fior di terra, cD* 
?ipenù per If- aldirr df' intuiti. Leonardo iln Vìm'J sì rì^k^vu ò< 
Iiti'o, rCe \Y>leTajt dire « ti nicchi e^aer prodoUi dalla Ntituni in l.-^. 
monti, medianto le cfìstellauonì d fermando »£pLentetiu:*iiti^ die 
em eran reliquie di molluschi vissuti un ìemptt fa e^dojM» morìe, 
ITI tJcposli didlo ac^iuc doi dilLivii. 

Più di due secoli dopo, uno de' più grandi nostri Natui^ksl^ 
Antonio Valli^nim, a rist»lvere il iliftìrilr pixihlema, nun sipeva 
^ììiUtXT^ rtir punto nulla di più n di mrglio di quel rliv ni) .imìì 
dctlii giii Lrsinardo, Il Valli^nieri perù, in qtiel fluoTnaialu, in ii 
dèsH^rivi* L varii i-rn»lai'^ e le puidij/Joni di mare, rhe sì tnivan 
monti dì Veruna, e più pari irnl ai-mente i ]iesri fi le erl*i' lìiarij 
che quasi imhdsamote sì Irovan fra una pagina «;chi^lQeQ e l'ali 
aimprese ndle pietre del monte Bolca; facem incunsapeTal! 
lUL gran pa-^o, Initlenerìdusi a esamin;ir que' Mti, vìm ne :t^ÌLiil 
YMo del ntifLiuienlo dol inair, e dell? tm^ifonuazìuni Htibitf^ di 
hccìa dell'I T(-n?ì. Allro gian p;i9m puì Tece lo stesso Vallisnii 
quando, nf^ll'ailm TnitlaU?llo pili imptirliiute di quello elie uni 
hiamo dlJiliJ, suirtTitrine delle fontane^ descriveva i^nsl avwdui 
mente le din?2iani e li? dispo£ÌJU4ini degli strati petro&i, quasi nuo 
Analomia sottilt? deirn^^sìitura de'miviti. Pu qm^sEa nuomanatoi 
<k'»cTinÌTa; vhv »er\i tl'utiti dc'più viilidì jir^'rmenti, da risoU>»tvfl 
j>i\ih1rm;t ddlVirìijine dellt^ prttfjuzioni mahiii? Tra lena; pioblema 
che (ix felìmiìente rìsohilu tla Anton IjiTTam More, friulano, dì* 
mostrandi) la fie^'^ii'iile propo^ìximie: « (ili animali e vegetabili nia* 
rìni, le cui spoglie in oggi o sopra o setta certi mcmti sì trovano, 
nati, nutriti e cresciuti nelle marine acque, Lnnaniì che que'monti 
sopni la sijpeHide del mare si alzaj«sero^ allora là Turono spìnti 



dove ora esistono per lo più impietriti, «luaFid» que' motili^ uscendo 
|da1 f^eno ilcìla Ivrm oiperta, ^\ abaronu a quHIe aUt^xze in cui ora 
li n^Jonn ■ (Di- cn)^Ui.>*i, tee Vr-int/ja I7iO^ (jag. 23t) L;i me<."i!a- 
dvn ài fjut^ti ^>1lr?v;tme-fili, di die «'«vevn ;i qii€'t«fmpi «otto gli 
:hi Vi^emplo nella nuova hulo di SanlKrinn^ VallnUuiv;» Ì1 Moro 
fiio<!i3 sotti^rraneo. Di questo fuoro por6j manifesta na^fatli^ non 
ti conoEceva ancora la causa, e benché il Lsmerj si awl^iase dì 
'ìlrorarla nelle rJiitnk-he comhinaaioni, e ne' loro afTetti dì t-ffer* 
i-ìfiti^'WA, pjirvc- iiul1ui)im<'no hkìuì megìio di rk'oirvrv a ijitH p^iiiirg" 
lellVIeUrir-ìtó, per noi co«l, ri?l !*opra aitati Libro Dell' Ek'tlni^ìsnio, 
■iveta il Bèr-i^ria: e Cong^^tliiro càie. clvi'-xtVt esso vapjn? («'Irtltnco) 
in parlJcxjlare maniera per alcuni partìcnUin «ti^UPiranei corpi jim- 
.fiLchà la sua grande attività non ne f^irebbe essa ppjisare che 
tia egli princìpio motore del fnnco centrale, che i Filostilt hanno 
inoBCLulo dentro la Terra"* j> (pag. 225). 
C(jsì, da [liù parli, in Italia loucarrevasl a confermare ({uoì 
fi4id;iiiiinili, che uvvvs posti Lavoro Moro alla nuova sctenjca della 
*WV»jji;(. CoMìe \\i}ì M\u stessa cultura dì qurxt» scivn/a si sien 
l^ttJi eschisiva glfiria gh «todioni stra^nim, tn^ppo ìungo fiiin^bhe 
a dire^ ma le usurpazioni inci^imìnctaronD ìndno da Odoario King, 
che, nel 17fl7, espose innanici alla R. Società tìi Londm, come spe- 
culazione sua propria, il sìstemii geolo^icu pubblicato, trentasei anni 
prima, d:il nostr» Friulano. Foiose inlesero quegli inglesi dì (rar 
larg;i usur^ delle ]ns[^ini/ioni, che ebbe il Moro a ricevere dall' in* 
t-br^-' Filosofi:! rwiitonian^, ila lui invur^ta a viirii' oi^r^isionì, « vei'^o 
la quiile «i rivolgi- o>m"* a faro di tticnrezza, quando teme di smai^ 
rirsì in quelValttJ maro, da n«wun aitni cotìii prima di lui. 

Meglio perA che 1© ipotesi degli eleltriclsti^ venivano prepa- 
rando i progressi ;ttla Geutogia te nuove osserva2Ìcni e le nuove 
t>3perìefize di Imtibì'm Spallan:funi. CimErnlando egli le produzioni 
voli.'^uiicho e 11' rocce primitive n^l fuoro <Ìcllc ftiniurT, ciindiisr? 
rho i (ilosiin tn>ppo avevamo rwagcrati tu'U' apprPKKJJrw il tri-adii di 
attività 1^ di intensitii del Uutì^.o ci'ntrale. Ritrtmiva altresì» per queste 
sue e«peri(;n3e, che le lave al calore si risolvevano In un gasse, 
d'oiì i I ■ 'i ''SO iì\ par di quello, in eh» sj risolve e per cui 
ren>i' l'acqua ghitu^cìata. Alla etastioìt^ dì questi gassi 

credette lo SpiithnT^inì di dnwT attribuita la fur/n di deizioae delle 
lavt», in fin su ;illa botT-a de* vulcani. Ma perche poi re>;peHt*ri?e 
jKirvero lUnitisttniigli che quelle sole forze non erano surfiaenti; 
rìconotAk^ in clA 1* opera, cVei dimostra con varii argomenti elfi- 



Sti^ria del mttOiio tptrim<ntftt« in ìtalUt 



i, delle àc.i{\20 circolanti Ktrttotem, tr;i5fonuaic ia Tufv 
'llSfHiliiifi mixleniu tosi ilaliani eumL* atmnieri, professino Ir 
medeflJme dDltrinc, fenta punto nsoTti^nìrsi <li ciò elio fu ì^UOl 
molti anni prima, nel Cap, XXI D<f Viatj^ì alle due Sicilie, dim 
TAiitcr^ ij»5prTa tlì pii^ come cosa nolubik, bem-W i|iLilche nw- 
demu Mas creduto d'easere Stato il primo a notirla « che i rot- 
caoi spanti ne) globo» e che atlu-tlmenle getUin fuoco, »ono o cìr^ 
condali dui maiu *^ poco da ewo dbcoali, e che quelli die da litogn 
lianno l47<ttafu ili bniriare, ejiìstotio oro la più parti? Iur>gi da tm i 
(Opei-e, Ihrilani* Iftì', T, II, pag. 3tó); ofifìerrai^one cbc socai 
iipporltmi^^iraa a confa^rmarc il sistema di Lazzaro Moro. Lo 
scnziuiù de* VlitggL alk* Due Sictliu v in alcuni? i^nrti delI'Ap] 
son del reslo uno di>'piì) vanì, e de* più rii^hl rruinumv^ii 
sia stato erfttto in Italia, nel secolo WITI^ alla Storia Nalui 
che vi -ti lrov;i dÌAiìf>t-Aa pfìr qunai iigni sna partii. Ora il IWI 
é isLiiiita dallo Kcienxiato die scopi'é coae nuore^ ora é dtletl: 
dall' Alpinista, ch^ descrive via^i non più tentati, ijual eai^ebbe 
Tanc^^sa e la discesa dd cono d€ir Etna, con che incomincta 
Capìtolo IX. 

Le intigni sDipcrtc artalomiche fatte in questo secolo, prini 
palnirnli.- dui Val^lva e dal Morfzn^'m, dal Cutugnoe dallo Scarpa, 
spmì>ravo che dovejweriì ammanniit* ;id altre ftCi>pprl« nuo\y io 
FÌKÌL>li»^i;4, Ma qiie' grandi nomini, a di(Teren/u dogli analotuici hd- 
licbi, :<»pevaiio luUo insieme T arte di de^crìTere e d'indurre, d*' 
serrore e di sperimenlare. Cosi, dop' avere il Cfitner» fiooperla 
linfa nel labirinto^ e dop* aver lo Scarpa descrìtl^i la finestra rotooi 
e il ttmpuno secondario, risalgono olle più alt» e ^.>ttili spemi: 
flftìolofriche e filoAoflcbe intorno al jsensn deirudilo. Lo SiMlìiirzai 
non essendo anatomica, non potc\-:* speraiv^ di i'iAV ?flx.peiif? fiAìo 
giche in ADggt^tto nuovo: ogli toma perciò su H^^rgetli lenlatl 
prima di lui, o che in lui rìlnvano la loro fioluzinine finali?, 
è in r3ro, il primo a dimostrare il fatto della circolEmone dd 
guc, nel girvi univt*i-Mle deSa-^j, divinata dairirir^cy^ e in soti 
untmali a «an^m? fluido moìiti-ata dal Malpight ; egli é il primo 
illuftlmn^r ^^ non n 5coprÌr la cliìmlca delta ref'piraiiona, e a 
mostrar clu^ la pelle, in alcuni animali degl' inlimi ordini, «upptis 
largamente al difetto, e ià l'ufficio MesAO de'pofanonl. 

Occorre, in qiifslo periodo della *cien?-'t sperìmenlale dalìiui 
un fatto, che a noi sembra degno di esser notato, ed è la n^kizioi 
ìntima e la coii-isponJ(>nza die pas^, Itb gli sludi de'N(«tri c_ 



Pabtf- lU. — Dispóne pr^imhtaré 



S» 



quagli degli Mmnierì, Qiianla ditTerenza tra ciò che 3Ì OMcrra tn 
qticdtOp e nel aecob precedente, qitando, & ìndurrt t nostri Aco- 
ileniìci liorcntini a corrispondere con gli Acca^J^mìci di i'arigl, ci 
bt£0^arono le inainuazìoni di MJihclungioia Kìccu e l'Aularilà di 
Leopoldo de' Medici! in questo sdcoio il VoIU «^erimenta a Tarìgi 
col Luvotaier e col La-Placc, come co* suoi più ramìliari amici e 
colleglli, e k> Spalbnrani dedica al Nollot le sue cspencmc sugli 
auiiiKUi, e all' HalltT le me fisiclogichc apccuiazioni. Sembra a noi 
che ranellu di congiunzione, meglio clic il Cartesio, ^ia stalo il 
Newton, il quiile, av'endo ricetto lume dairiUilii, sulfllalia ste^t 
Io rìmojìdò potentemente riiìeMLi. Altro soggtUo de^o di coni^ìde* 
i^one ci 5i por^e dal compai-ar, co'due precedenti, il (secolo XIX. 
Ora aon nuovamente rotte le rolaiuoni e i commerci di kIuJÌ fra 
ildiam e stranieri, con qu^la dinerenza, che, mentre i Discepoli 
di Galileo si tcnnriin Aa parte, per non <ii degnare def^i stt^nieri, 
ora ijiYt-c« jli sUanieri si tenf[on da (fcirt*», perchè non fli de^an 
di noi. 



VI. 



Non ìnfrultu>:)do riuscirebbe Tanklaie investigando le cause di 
queir altero cootegnc e^ dì quello sprecante riserbo, usalo o^idì 
da^li «rcienzlati stranieii venio 1 nostii italiani. Ma perché clA non 
potrebbcsi fai«, sens' entrare iti confronti, i quali sempre riiBCono 
ojitjsi, e perché sempre si vede seRuitir male a colui, che si vaol 
meltere a dar giiKlizio de" Lontouporanei, meglio ò lasciar gli uo 
mini, e rivolgere uno sguardo fuggitivo alle cose, considorando Le 
coDdizioni, in cui le scienze sperimentali si IrovaiKi al presente. 

Quella legge dn noi più volte ricordata, ìn conformità dcUa 
qiule il Btoggello propùstoci a investigar dfilla mente procede dal- 
rintelli^ihilità della forma airìntelligibiUU della materia, e dalla 
materia cnmsa prosegue via \ta alla pii^i sottile; ftì vede verificarsi 
anche ìn questo nostro secolo, in cui par che i* intento de' fisici, 
sia tutto riToHo a tro^iir, ne' moti e nelle altre affezioni dcirctere, 
queir unità di principio, a cui, come a causa unica, ridurre quella 
complicata multipUciti, di effetti, che praducon sui no^lrì sensi, 
relettricitèf il calore e la luce. Sutto questo ht» percirV riguardata, 



Ì50 



Storia (/«' metodo fperimmtaì* ut ttcUa 



ìum par che h ^danxa ahbia nuUa carilipto il ^uo andaroenlt»- 
€ih non ba fatto altro che £uxelentre, a (iroikn^one deìla diatama, 
iID«' primi icnpu!» cb6> ìnfìn dal primo oolmr del secolo ^cotri, 
rioevd dalla Fìlosorra neutmiuDa. Quol compiacerei, che &nuo i >xci' 
t«mpomneÌ M\o slato aliaali>, A for^f^ ima di qiiiflle Wìt't lu^n^)M-, 
\tì cui 8i trutticn t'animo di un |<idi'e, che, qualunque dia ses, q 
eom^aoe dolla tua prok. Ma non rì pud negar che la fEd4mza Ti^a 
«perìmenlaJet og^ii, per lo troppo lungo decorrere, n»n ^ia diift' 
Ugata, e perciò eli», o invoca il soccorso che si suole appi 
agli ordini trasooTBì, d'etsor ritirata verso I Gooi principila o 
aspetta che le sia tnsfuso per lo t'eno unv* «pirit_^ di gioventù 
vello. Elh ufpoUa insomma o un altro Ncwioii o un aHtt> Gì 

A molli sembra che l'aspettato sia già venuto e ealutano 
Cario Darwin un nuovo Kc^siauruiore della scienza sperimcni 
Egli corno Galileo, e conila il ^>^\lon, pone a fondanionto dolU 
nuova Filofloliu un principio eemplici^imo, e cììQ uon può non 
dere »mmes90 e comprovato dall' espericnta di o^uno; il priiKipu> 
che tutto quotili si tn&arorma col tempo, 

Ecci-» ima parola, ran cui si espnmo il «rneeito piii mìstOTÌ03»\ 
cbe >ùa nell» vita e nella scionta dell'uomo. Noi viviamo nel tempo, 
pei%i6 non i possibile il dcfimn> a noi »le»Ei che eom sia it icn;". 
giusto a quel modo cho- non é possibile il dufmir h (igum e ti gitxi;- 
dena del so^Ie, alVo<?€liio ehe è tutto immerso nella sTenidel 
Meì puro, il lempo è uno degli elomenti, dro cntmno a eotnpor 
raJtrvì non meno mi^toriofta ci>ncetto di Torsa. Galileo e il Ne^ 
avevano piullislo rappicscntoto lo Tone. con 4|ueir altro oleiaonl 
loro componente, e che pare» b prima vista men misterioso, lo 
e perciò feceru uso della Geometria, Il Danvin insiste soU'cl* 
del tempo, o c^*mi* queir uniico .\rchimcde chìedem eho git 
dnto spazio sullìacntc, e pr^vmtMtcva di trovar la forza n^ 
a commuovere l'Univci^SD; co^ì il Parwin non chie^lo *'hc temi 
promette dì ?vehr con <■»?**> molti di?' misteri della Nutum. 
tempo é una dìnomìa, è una (ona che opera iiiRtancabile semi 
ma degli ellì^tli della quale non ci ovvedLimo, se non <{aanflc 
mementi vìcno in molto numero accumulati. La nuova dì 
darviniana non è (iettata coi procedi matemalict, ma è puro 
matematica dnch'cf^» e TAutore non eì dilunga in sosLinxa 
metodi e 'lai precclti neutoniani. sccjffidi) i quali convi&n prii 
nelle matcmaUche, ÌDVC3lÌ^re la quontitù delle Terze e II- ragioi 
« Deinde, ubi m pbysicam desccndilui, conrei<endae sunt hac f*- 



Faht£ [ir — DUttfTto preìimiwtrc 



a%7 



tìont^ rum phncDomenia ut innottìscat quacnam YJmm condilionos 
sìnuulis corponim attractivorum ì^enorìbua oompelant i^ Se nt>n cittì 
il Darwin, non discende u truttur lu Fisico, propriamenU? dcttu, ma 
la Storia Naturale, ù perciò lo Torzc nttrattive essendo diflcrcnti, 
vengono anche df?sigTiGl<5 cvn un nome spdciiUo, qual'i^ quello di 
atteuon^ Nel cinfenr poi In ragiune di quelle fonw, coi teuomenì 
partioolari. il nuo^o Filodoro ^i studia d'ossf^rvarc i prf^cctti dol più 
(LDtico Fìlocioro inglese, ed è por l'osservanza di qucjcli Messi pre- 
cetti, quando altro non ^\'ì sì Trappon^^ a rimuoverlo dalU rctln vin, 
che vicn condotto alte sue nuove scoparle. 

I inermi di queste novità ptró scoppiano da radice più antica 
e di onpDO i^chieltumente italiana, intunto che, se la moderna Fì- 
loso(Ì£i noTuralv f(i istituita nella pittrìa del NeT&ton, »ì può dir elio 
ella niente nilru la propriamente die ripiifliare un eostrutto ritnaslo 
per liii^o le-mpo intcrrtlto sulla punta delln penna, e perle carte 
de' predecessori e deVtmtemporanei dj Galileo, l-e sonili C'sserva- 
Lioni die fa il Darwin intomo ni telo deftli animali fl'ovdini mipe- 
riorij fì] qirnl tcto ritrova le membra organinalc a quel modo, che 
si convieii meglit» fiir^rganismo di animali di specie infcrion; erano 
slate fatto prima in gran parte dal Falloppio, quando, a conciliar 
la nuova Anat:fnna del Vcftalio con quella di Galeno, dimostrava 
elle l'antico Mao.^lro m poteva in certo m<.>do scusar <l' ern^rts per 
avere attribuito air uomo T anatomia de' cani e delle i^cimmìe, ri- 
scontrandoci veramente una tal somìglianKa anatomica con ^1i ani- 
mali de^jli ordini inferiori, nel feto umano, nà cfli*endon*i in tutto 
cancellate le vcatigic nei neonato. Alcuni ami de'più curiosi pro- 
blemi naturali, che si propon^ra a risolvere la Filosofia darviniana, 
trovano ne' principi! professati dal Falloppi^» una 9;>luzione più dì- 
ratta, fi^ ìnaU^ v pivi dimostruli\a. Che ^ dalle oaacrvazioni an^i- 
lomlche si pas»<'i a quelle, che concernono s^' L^llnti auiuKili, noi 
non vediamo che nessuno de'pììi celebri Naturalisti moderni possa 
venire al confronto dall'Acquapendente, in quel suo Libn?, che egli 
intitolò De Brutcrtiììi lotinela. }'!pli oaserviì il tuono vario e il vario 
modular de'^ionl ne;;ll animali, per esprimere le loro rarie pas- 
sioni. La descrizione che egli fa di una gaUina, co' suoi pulcini in- 
torno, insidiata da UD cane; il vario modo del chiiaciar dì lei, 
quando impone a'suoi picioli che sì allontanino dal perìcolo, quando 
v& incontro al cane per invitarlo disperatamente alla battaglia, 
quando (inalmentr, rimasta vincitrice, rirliìama a sé i «uoi pulcini, 
perehè tomin ^icxivì a ricoverarci solto la protettone ddle alt ma*- 



Cnvéimt — tW J- 



»7 



lanw Q^Til 1603. i^^. 23.24): son. lax ìn tiiotte, iin» dì qpxik 
{SOgln^ dM Ktrelilie ditTicile irtiT;ir Trgnak nella mnJeiTUi 
i^Uira «Uirviiìiana- 

Mi U Fallopjiio r l'Ai^^iuivnicknte, profesaando ro«tÌ TatlC! 
Irìne, ficp^cHi sinceramente muotcnerd credati m biu e nelU 
giiìt& ilL-iruDima urik^iitu, uè s\ vcdv< in die i seilaLotì della nuvelU 
FÌIii0o(Ui sappiano ritrovar giu»1e iTigioni dì tiou do^^nm iaiiCan 
gli esempi. Perei**!» ite nnn |>cjfE»iajn ib-n approvare t nuovi nmU)£ 
e non plaiidire alle fì^rijperte faille dai Filosofi novelli, non sap[iÌMiia 
.ippmvEF quel lùTo iri<;Gri[3Ì a dGrmìr cow, che a spetUno alla 
Mataitsica e alla Teologia. E dall'altra parte se inni pro\'Tedoao 
lieto o pan6co pn>gredir della ScienuL <|iie'Nator.nlÌ9lj. che? la 
glion fan? da Metafisici i* ila Teolo^, mal provvedono a nianle 
in diffnita v in rispelLi le loro i:onl4MnplaxlonÌ qne^ Teologi, 
voglìori r^rla da NatuiTLlìnti. 

Non ^ iiflcilo mai fiiorì n€!«nnn siMaiita di Filneiofìa Natu 
InReLrnar coite contrarie alla ctirrente opinione, che non sì «ia 
tato di oppugnarlo con rarmi teologiche. Per tacere del Cupe 
dsmOt le vicende del (piale sono oramai troppo notr, la vera sci 
sperimentale iu Ilnlia, e di li in tutta Europa, o^bU; ì primi prt 
npìi V i pji^ validi iinpuhi, com' altre ^olte <i è dello, dalla 
hnrritna ilinifi^trit/iimc luri'Ì(«lliana Jel vai^uo, Inaorwrm chi se 
wuvbbe a^pt^lUlo mai ? t Ta>Iogi atl oppugnare anco queslu 
la¥4^iridikl(i di ipirlVcsiei'ia. derivata da^li errmrì epicurei, t« :iu!cuo 
la «pialt; 4Ì venivìi, a pnrer de' nuovi ci^ifiori.a ne^ar rtinjont- e 
conservaaiono nell'Universo, Ma qual giudizio si facesse, inflno 
loro primo inairgere, di que*teolo^ci argomenti, vogliamo ce Io 
dica un uomo, il <|uale, essendo uno de* più benemeriti de' pro- 
gressi delle ftcivn74r sperimenlali in Italia, ed essendo dall' altm 
parlo moiifti^non* in Roinn o poi cardinale, i atto a inspirar, 
glio di (jualiinque altin, riverenza t*. tadtt> ossocjuìo ne|$lr anlm' 
de' pmfewiantt coiifiarie npjntmii. Mìi lit=0;ti]^ioln Rird^ <l<ip' :iv4tiv 
una sua lettera riferito ai Torricelli la nuova maniera d'argomen 
di qne'Teologi, da'quali veniva l'Autor dell esperienza dell'argin 
vivo ad essere annoverato fra il j^regge di Epicuro, così ìoMo p 
segue: « Ciò 9ua dotto con rìvereniu di V. S,, la quale non vo'tediaiv 
cfin allro i1jì> le potrei ^ggiongen» appresso, in questa mz 
perchè stimo cli*r «ai-i pur troppo nauseata dalla temerarìa c^ 
de'suddetli Teologi, t- dal costuintr suo cogitante dì toescolar 
le cose di Dio ne' ragionamenti naturali, ilovecch* quelle dovrebl 



prò- 

i 



Pabte ni. — ùiu^fM yrelimitutn 



^^ 



con mag^or riiqwlto e rWcA'-n^A C39cr trattate > (StSS, Gal. Diftc 
T. XLII, e. ;fti). 

Bla perchè i dissidenti, a cui monca il senno e la scknza dì 
Michclangiolo Rico, non e da sperare che sicno per coovcrtirsl al 
v^ro^ persuadi dnllc parole di Jui^ ci ^cntiam Ueli in perisrire e in 
dovere av^-crtirc i nostri lellori, che la Filosofio Niilurale da cui 
90ti venute ijla utenza )e vitali riTomie e ì bene auguruti inci^ 
meati, noti entra sfratto nolEa nostra Storia, nog^otlo della qtiale 
non é propriameiile che la Filosofia di Galileo e de'3e;;^aci di lui 
nfiUa lìorenlìna Accademia del Cimento^ I secoli che precedettero 
Q questo, e quello che immediatamf^nte lo segue, in tanta son per 
noi soletto storico, in quanto, in qacgU stessi secoli anteriori si 
prepararono, e nel posteriore ai s^'o!5c^o o s' infusero nuovi spiriti 
di vita Dclk dottrine insegate e promulgate dalla scuola gaUldatta, 

La nostra Storia sarà ripnrtita in selte Tomi. In questo primo» 
al presente Discorso preliminare, ^efruiteri la alena dell' invenzione 
de' principali strumenti^ che servono al Metodo sperimentale. Nel 
aecondOr si darà la Moriii del Melode sperimentale applicato alle 
scienze fìsiche, e nel terzo narreremo i progressi fatti, per Tappli- 
cazicnc dello stesso metodo, da quella, a cui diamo nel più largo 
lignificato il nome di Storia Naturale. 

Con questi primi tre Tomi sL-mbrerebbs che si Tosse sodisratto, 
ÌD qualche modo, al debito clie ci siamo imposti. Ma ^e put^ dirsi 
che siasi cosi storicamente dimostrato ai nc&tri leltori come la 
scuola ^liieiana, applicando i metodi sperlmenl^lj abbia scoperto 
verità nuove, in ogni parte della Natura; non wiremrao però an- 
cora penetTiiti addentro a scoprir dai quali occulte radici atlingcascro, 
quegli stessi metodi, i cucchi nutntizii, Quc'su<;chi dcirallra pLiHc 
derivano sotliimcntc stillLiti, e vitalmi-nlL- trasrur<i iielb tuiova arie 
sperimentale^ dalla scienza del moto» ignorandosi la quaJe, vien 
occGS^namcntc a ignorarsi o^i altra scienza della Natura. 1^ pd** 
clA, mentre in quei tre primi Tomi la nostra gloria pareva essere 
di ogni parto assoluta, om si comprende come, terminandosi qui, 
a queir edifìcio che studiosamente attendiamo a costruire manche- 
rel>l)cro !e fondamenta, fondamenta che noi poniamo ne'due Tomi 
appresso^ dove si narra la storia de' processi dimostmlivi matema- 
tici e sperimentali della Meccanica. Nel Tomo JV peirìd» si dà 
la stona delle doUrine meaanlchc di dnlileo, e nel V vedremo 
come fossero quelle slesse dottrine svolte e confearmate da' seguaci 
di lui. 



S60 



Stcrin dtt metodi spertmentaU in iictiia 




Ma perché appari»:a anello mo^tio endente la verità di 
l' arnica senleiKta, pronunziala dal Filo^toro. che cicw, ignorati) 
i$mratur Satura, abbiamo ^.^nilto vi\x) il bisogno di mostnir cOn(> 
fosse la Meccanica immediaum^nlc feconda dì un'altra acì^niA^^ 
pari dt U?i Nuova, e al pan dì lei Tuliann di origino e <li caliu 
fiCÌùD£:) clic é uoa dello più splendide e più benelìcbo applicati 
dAlle matematiche astratte allo naturali e^rienzd. GII aJlrl 
Tomi perciò s' intratternuinii intomo alla StorJa deiridraulioa* 
nodosi di toi nei VI Temo ron^jine e i ptnprerai fotti per 
di Galileo e del Cantelli, e ris^rbsmdo il vn a mo&trure in qtiai 
^do di perfc/ìoiio fosse ridotta la scienza del Moto dt?llf? acque 
da* diEcepoli i^ da' £oguaci de' due grandi Haostri. E pi^rcb^-, neU' 
plicflziono del metodo Bperimentale, olire alle sotenKe tifiche, b 
spanilo di trovar aiuti o validi impuUi a proi^dire. ancbo lo 9ò 
morali, ^ ci basteranno le forze delTingegno, daremo anche di 
qualcha eaftipo: e perché tutto il noAlro lavoro storico é oondol 
sui documenti, pt>r la massima parte non molto noti, 80 V 
glien£i de*lettori ci dar^ <^uil;l]4i fipemiza che non doue per ri 
inutili affatto le nostre failiU^ ai t^Uo già dosignati Taremo 
cedere via via, come Appendlco alb no«tm Storia, altri voltimi 

Al pararsi Innansi la micchiua di questo ponderoso edì. 
sentiamo gemerci sotto af&ticate le nostre poveri spallo, che 
precedono vacillami, ora temono il più grave pericolo di nmaDcm 
opprcste. Ma comunque ci avveni^'a di poter condurre al destdcrati> 
termine l'Opera nostra, non é ci^edibile che ella non debt>a ri 
per moUi6£im(r paiii dirottesi. E porche sappiano i lettori che n 
SI dice ciò per iscusa o |*cr mod<«lia, ma porcile siamo formamoo 
p(>rsuaGJ in qu<ila credenza, ac<xnnercmo ad una dello 
oecasiojii, <rond(^ inevitabilmente avranno origin*^ ì più temuti 
ine' diretti. 

La stona della scienza ha avuto sempre nna rerta prolilezìo 
ndla cultura, qualunque ella siasi, de' nostri studL Già, infm do^ 
Vanno 187S» si mandava a Roma, all'e^^rùgio Principe D. Baldasaarr? 
Boncompaf^i, alcune XoUziff Sforiche intomo alt' im'ìmzionf d 
Ttrmcmctro, pubblicate, in quello stesso anno, nel Buitettino 
Itiblioffrafia e di storia <UUc scienze matematiche e fi$iGh€. nel 
scicelo del Scltcmbro. Dal 1S78 al 1S85 le LcUuro di Famig 
dispensavano a son;i, in PironK'_<, alc:uno nostre scntture in Te 
dì Lezioni, contenenti Sag^i di storia dtiìa F/wa sfimmentn 
iiùliùna, dai tempi di Danto a quelli dt Galileo: scritture elio 




ParT£ IIL — Dùccrao prcUminM-^ 



set 



iMpobivaaiOf . oiUa 4tttsn Peh>idko, con aìu-e flotte il iitolr» dì Ri- 
«raostfoMi 9oUntÌfich€^ raccolte e pubblicate dui Dìretlore, pure in 
Firenze, nel 18tÒ, in un volumeilo clcpanie. Anche noi dare quello 
Nozioni di Fisica e di Botanica, scpUo le dileilevùli form^ di Pac- 
conto di doniE?9tìchc sconta in quc'duo libroUi, oIr' portuno il titolo 
di Estate in Mùntagna e Fra ii Vf^rde e i [tcri^ pLibbhoati m\ 1885, 
o noi 188C, con si amorevoli cure, dai Sueci?«sorì Le Monnier di 
Fìroniei in quella loro tìlejianlii^iraii BÌbltol*>ca delle Giftvnnetle; 
com' anche in quoll' altro librolti» di Mmeralo^fia, che il si^mor Paggi 
pubblicò, pure in Firenze, nel 1888^ e che s'intitola Con gli occhi 
per terra; abbiamo collo volentieri qu:i e là Toccastone di trattar 
qualche punto di storia della Bcicn:f;i italiana, seminandoci che a 
conccpìi'i) !^tima e u rii^oTcre impulci d'imitar dò cho hanno sco* 
perto e speculato gli avj tioslri, fosforo bornsfimo accomodati e 
dispoì^ti gli animi dt^Uc fandullt^ Italiafie, e de' g:iovariotti> 

Parecchio d»^lc notizie sloridio pen\ che ne' citali volumetti, 
pubblicati noi coreo di dieci anni» si davano comi) cosa certa» si 
sano ora dovute di noi rifomiaro, narmndo molto nUrìmonU i fatti, 
e secondo che alla verità storica gli Ld>biai>o trovali nie;;lio con- 
formi* Il più notevole cEompio di ciò, vien poBto dal para^nar la 
ftlorla dcU'invenzion del Termometro, coni" ti narrala qui apprcsao^ 
e nel citato fascicolo del Bullettino romano di Bibliografia fìsica e 
matematica. Similmente, per lacere di aJlro, rigromclro dt^scrillo 
nella lettera del Ui^ilotti, é tutt'altro da quello, che fu dise^^ato 
a paff. i29 deWEstaie m Moìitagua. 

L'cÉ|>crien?a insomma ci ha pur troppo, a più inconuu, dimo- 
strato come cosa di fatto, che, ae^-umendo uoi gli uftici di Gtorìci, 
ubbiam creduto, r^ cho é pogpo, si é dato quolclio volta a credere 
cu^ti, che non ison veie. L'ttcoasiono poi di cadere, e di far cadere 
allrm in * rrore, si è ricona'ECiuta provenir da due parti: prima dal 
non aver potuto ancora vedere, e dal non a\^r bene e&amiD3ti i 
documenti: eeconda, dall'avere anche noi creduta ima cosa vera, 
perchè tutti pli altri l'hanno credula, suirauloriti di uomini re- 
putati scipicnii. 

Ora ficn qui^t-t? por rappuiilo le occasioni, donde si diceva 
diansi che avreijbero avuto origino i più temuti difelii della nostra 
Storix InevilabiU si credon da noi questi difetti, perché, come al 
può presumere d" aver veduti sempre e d'essem felicemente in- 
eonlrati in que" documenti dimostrativi de' fatti tìlorici, o come ci 
poeeiam lusingare d'aver noi boU epoghato on abito, che i^ nelle 



consuetufiini di tulU? Pc^cil^. come noi trovando nuovi docurncnli, 
abLìam colto in fello noi stes&ì, cosi in fallo ci possono cogliere 
gli altri. Iti qualunque rocdo^ é slato no^Ux) sollecito studio di scan- 
sare il mal vezzo del creder vere g del raccontar per vere lo cose, 
peluche altri prima di noi l'hanno dette. Con questo studio, che pur 
ci fpu^^ tante volte esser fallito, abbiatn condotta l'opera no9lra. che, 
qualunque ella aia, si vuol da noi dedicare alle glorio scientUlclie 
dell'Italia. 



DE' PRINCIPALI STRUMENTI 



IM>- 



METODO SPERIMENTALE 



CAPITOLO L 



Del Termometro 



SOMMARIO 

'Ik»11'lr>TiAiLi&ra » lUgTI lui dal Twfnamntp» auloH»Aa. <- ti, IMl^ *[)pJ&«*tton{ iivtL' *iiil«MHlm* 
IvklU. — in. DolU niAJ'flLmL Mporl^D» folta d* CfttJfcK^ — IV. i^ m\ d*hE)4 fiiiiUin<<riTc «t- 

n li(ln.da - Vi D«1U primi «vparU. ^ il«Ll> prlm" nolani irmttkì bU0d«1 dklkEiraL I Ì\tpa4i 
cJ Hd^T', - vri D'-lIn *cv|ifrU d^llft iltkt4ur>A cobkft di'wlill mi fUrs * «l>?ll' applìeu^onJ 
Ai M kilt T*n«oru»tridL 



r. 



hi vroHa rieir invanii ori tlr-l T^rinoirielro é iixìa (\n qui tiTi;i dt^TI^ |>i(i 
contj'Liveraev Torjc jicrdi^ Eiun »i s^no ^^Banunatif culla dcbiU dìligenui, i 
docunenLjt t i ^'iudini non bobo aUti imp&rxiaK^ 

11 piimo 9 certo ilocumenlu sl^ric^^ da poterei ritar ila d(>ì in cof^I fatto 
pmpn^ila, ^ fi^in diihlii'^ queliti rhi> »t If^gg^ nri'Ci>rnmonurt lìftl S;iiilrirìo 
iLiiirArle mi?i3ìriii3U- ili Galt^no- ì*a prima |ìubl>]ÌcaiÌori(? di ipicut open u «a 
clic fu ÌMik in Vtncjiìft, noi U}\% <r in cmn, a\h fmo àitWa p^rlicolo X M 
Cnpiloio LXXXV Jdlfl I^uie HI, ai ìuff^v: t Volo vo* ;ulTncner« mirabilcni 
mocluin quo iryij, ipio^hm ìrk^inimr-nU) l'ilrtfo, iuh*o dfimétfri trrn|v<ruti]inm 
frit'iibm eL c:ilìi!;iin aena umitium n!}fijni;in, uinuiuin luconim vi oinmtim 
p:irlÌQm corpori*, ^t adeo *-xack, ut qualibcl hora dtó pominau» tn^^* *' 
ultima? inArie4i>nes canditati^ «t fri^idiU^ÌK ctrctTkO -tim^tiri: illiMque «at in 
aeLifì noiiiti pntniinn, ìlluHquii amnibns lilu^ntiKiiinp aflj*tidÌ[niiK. Noa pollì- 
cvmkir vfll lir«vìii« in Incera doluros lìbinm fit instrtimentii m^tìicù, in 



m 



Storia M t»«r«<f« tp^mantalt in Ualia 



i 



qoc Iconenv conrirtictloD^tn, el Ufttis huìua iMtnuDcDti anliquiNSÙni pi 
atnatti ft (Ssnlorìi Op, Omnin Vomjlìis 166C^ T< L p4ff- ^38). 

E alln»«, otllft piriiciiU III M Gap, »ft Mb Pirtc ciIaU, c Nm enìm, 
«l^tidir», ^inlii^inii!! Ìn>4ntmptituin,qiKi nptfniitr. non snlim a^rìft calvtìtaton 
«t Jrigi<litM«m, ^ed omoc» firftih» ealidiUift et frìcktìlilis corporì» pirlium, -, 
quod l^&lftvii oaten^muB aUilìEi>ribii« noalrist ciu*qtie lutii ddcuìmui > 
pag. 568). 

H Libro Z>8 fiiRfnrr/i^afi» rnédicit Otri ^nlurìo, coaw abbiftino 
promcoo «1 pubblico, o ooo Ai «oritio Altrim^nlì daU'Aut'jre, o noa fo piUr-' 
liticato, ina b dMcrìiioac ddlo ttrumcnk» vitro» nkisimt<>n:, per via «li ni 
ftctb gmliutA, (drdno) d«l calo» o lUI froddo, non numc4 <iì <UKela fj 
lora atesBo hi uii allm Kim lìlim inlitnlAUk CommRiiUH wpr? In prìma 
M prln» liLro del Canoni; di Avicenna, che vide li prliitj volU la li 

nd IGt^, io Vunecì^t. NeTla VI QunUione mratti, dop*am 
d?«oritt'> il lh]l0ilofflL\ lltiutralo dalla prìroa figura, ptffi 
immedU faine Mie a deicrlTera il TiM^niomctm illtatmto ddi 
figura ac'conda. «crìveuili» nella ae^uenle furma. % S«auiili 
Ggtim t^tl voa Titivu», (iU'> ractllime pc^Lmua Aiti£ul» borw 
ilimotirì tamporAtunm frigìdnRi vel «slìdstn, oC p«iteiri« icit« 
Itnrifl f|iianii(n> tpmpnrftliim refì^dAl a nniiirall statq pHui 
m^-uRunU. Quod va» ab Ìkroii« in nlimn nitum piM^ioRihir 
No vero jllud accomodanmus et prò di^nw^ceoda tcmpvralun 
calida et frigida utrìi:, ci vmoium p^rlium rorporìa et prò 
gnoftf^endo i;indu <raWis fohririlnntiuiii, qumi Gt duotiii» m^ii 
stilar esl ilum at^Ti iiianu aptir^heridmil |wiiein suj 
vìtri, 'luac; e^t D (G^. 2) ^ alter dum ae^ ori applìc-int e^m- 
dcm viiri partalo ^Kuiriando^ «Icul oetondUnr fcL ^19 iiuirii- 
mento pnmo^ id(]n^ fll per ftliquod hr^v*' KfuUom, valuti p«r 
d^em piilfiilogii pukation<«, iti (kiis^imiis dieì sequenll eip«* 
riri» ari eudeiu apatio a^fua idem faci^odu lic^« de9C«n<l£t; 
ob frifEU» nam n^ceDdìt, hchIì ubi oM in U: ob c«k>rvm v«i 
nirsAuiìenteni aerem doscundit^ indi^ tmim c(t^igpnin% an ac^#r Ui msltua 
fn pftiiiH Uhaltir, titiiui dilTrn liti ite « rKi^tiur «nt, h m^dirii, sÌrr inMmmiial 
mintine pcrcipi poaiunt d {ivi, T, 111, pag. 30> 31). 

Per adattar poi lo ■trumf.'tito medico al priniEk uno acttnnnlo^ qtuTé 
quello dj rìconoacarc la lentpi>rttura dd ci>rpo doli' infGrmt>, par U ìinpo«i- 
lieme o oonipn*riKÌf)iii< ikdiji pjilhi viliva ftLlF^ culla man(\ non che |i^r i*Aplo^H 
nre ì vanì ^Tadì di kmp«mturA, ut cui rimaiir; ^ per cui pèatt ria vU u^H 
ambiente; il Santone immugioò un tripode, dentro il quale, ioHlato U Ivapi 
collo deir ampolla viir(% poie^M quiìsta traiportarei con faeiliti d uoqU' 
n^ffRi «empi^ fn po^nione v^rticate ed creila, e Tn pHm:i Ugnrst, i|viao trlpo^^ 
&d aedium onutum atipcrimpuni pole-at, singnlis horac momentU, obi 
po«5(int Kmdiu caloris^ fri^ofìs et frradua Icanpcmtj ip^ius aeru- Ai 
doteeoKiJti in tujbulo includo cxiilentic indicat caloris ijtiidtjft; Me«ium 





Tisora 3, 






Cvr. [- — IhfJ l^m*<»iìtett^ 



2S1 



KÌilItttif^ Si avr Cìaì <\tlli]li]rt .ic|lm «IrAc^-ndit, quìa naKilUD^ i:trcf!icìt n^rrain 
jn gJobiib inclii^iim, ijui rxrernctii^ c»cctfpat nuiorem If^um. Inde ai|iui 
dddccndal cp^rìttl. Ut oqna vero nobis clarior apporoit, TÌndu cflialur. $h 
IBÌ1i1«r, manum l^niptiniiara et inU^mp'Miifam, ti «odimi infitrumento, di^o- 
KKiBiis, Ut Kaperiu^ ilix-uinitis (tl>^ fi. i^Ùt. 

Ma rtelift *iueetione XXXIV, inaieine eoa qunto d«]b tmposixton dcllii 
mano 80pr» la palla dolio »trum«n(i> so^teDUto dal lrJ|Kide^ d^criv« parL«- 
coìarmtinUf gli t^tri modi di riln^i^ro 11 grajo della l«inp«ralura negU am- 
[iiaUiÌ, 11 primo roii4Ì«te nd far tener loru in hi^rn. ^i- ììu*> Mi>LiEÌti Uetei*- 
minato ili tempo» U prilla vitina dello s^trumcnlo, jl caiinollo del ijUiilc non 
è diritto, ma lortuoHo, o avvolto in tpìtx, sema dubbio per renderlo piCi 
«entibrt» alle variazioni dì 1^mi>f>r.it'ira. o come o^primevintt jjli Accademici 
Jel Cim^nltf, ^lìit geluH*. Il Mn^uridn mudo conFii.tlt.» iieirnppliirtiE' !» inaila vìtiva 
a contatto della porte del corpo, ài cui vuolaì esplorare k Umpcmliira, 
rìdoceTidola alla figura, di uo «Mnìr^rent, terminato dit un^i iiiperdcie pinnor 
per av^ rong^or^ o^tension»? dei^lr atj^^^ì punii del oonUllo, Jl terso modo 
<*nnsiiLlr uri Iflrmm^ir** a fhT"<1*^p VernÌsf**ro con lina nnp^rflcle concava, 
lUntro alla qnalr, olibrido T Infermo, fi ribeiiLira ^\t effeUì o il gndu del 
sno proprio cabro niruria inchiu^^i dcrttro alla cavila delU folU. 

Da ctati iskili docDm«iiti («mbr» a nnì ch« ntiillì chianimi^nlj? avore il 
Santfirio faUti uso moUicd d<d Tcrmimitflm mi urla, il ijiial Termiiirnliv» era 
^raiuatu^ comonque \m Tomc fatU una lalt; tfriiJuuj:ii>nt^ ed areva il liquido 
colorilo in vertu, p<^r putt-r meglio diBlin^u«re i ^mdi indicati floi>rA la «cala 
adiac^te. 

Ahbtomo udito in oUre cornei chiami TAntore id^Mo qn^lo ^truna^nto 
untichùrimOt la irualc e»pro««ione vten poi chiaramenle commentata da quel 
che Mggiiin|[c nltrovi?, aver e^ii uccocnodAto, all' ubo proprio di HconottCerc b 
t^3>ria temperature dciraria, una avpaheniH ddrnnticEil^imo ICrono. L'cupe- 
rlenia iW FKico ak't-xjmdrmn, a cui acmnna, nel3& ^opra niiiiv. parole, il 
SlDloFÌo. è avnzn dubbio quelln die, nel libro «le^li Spiritati, si li:^ ^c totlo 
il numero XLVll e che porta A Lifulo v Della e^>ccit^ oli<e elilla perooiaa dal 
•ola > Il ^iochoilo pneumatico A fond&to «opra le dilataiioni « lo cond4n- 
Miionì d^^U'arift yirodotfp dal rabr<? o dal freddn, U i[nale ^ria, ora dilatau- 
doat ora contraendosi» h ai che ÌI liquido Mittopo^tu oru bÌ ved^i 04«crc «pinta 
nuianxi, e ona nliraVi iridiolro, dentro un cannello di vetro trasparcDtc, e 
fltrcto viiibìW ali' occhio J^h^lto vpettatore curioso. 

Cotnpr^nd«AÌ bene cv-mt qiiL*tto il prìneipie, nti c\i\ ^ roTidat> il Termu* 
metro ad aria, e jI S^ntoriij perciò àia ^tJel faltu fisico, attribuendolo al &uo 
primo o«Bervatorfì antichisaimo. Il Santorio ateti^o. indomma, oonbaaa di non 
OL^ftTà ritro morìto, ni^ll* inv^rviii^ine dì quol buo etrumi^nto modico, du. quello 
tn ruori di av^rr >-i|ipli«!:jtj'4 a un c:\*i\ partirnUrp un lutto lUiro già moHci 
prima acoperto, e a quel ano tempo a lutti notii^sìmo. 

Ma perchè intanto ai aappia dai lettori ilclla noiira Storia e ai dia queJJa 
giUiia parte del merito che i' appartiene al nostro Giuslinopolitano, giava 



m 



Stcria del mfiod<f $pénm4JitaU in Jiaèta 



>IG. « 



IC.B 



4|uJ d£ DUCI jittfAar sotto »iTfiiuM com'tffli, oAlrc aÌV lua loolicaas tenie H 
ptic8ri> il Termometro ^b auluiion di un probli^mt, che Erngd Trmn' 
la cunofiii d«' F»ioi, la qual« non p^n^e oe«erc pì^iiun^nU Aodiffaita, 
non dal moifenil inr^t^rì di «Irumentl b^n assai piti «eovibili dei w»nh 
Il proLfcna. e U rìc^rcabi »j|ticioDe di ìm. cauoìniono il twnnibile 
d«i TAirsi calorìfici àe\h Lina, GeminijiTio Monlan^rì, nella s^ua jJBCrfltfgiBi 
(•anvtnra vii /^«O; più di un mcoIo o naono prima, ette il Uelli>n< n 
a ci>nri*rr&fìr« il Titto. pi<r mnno del suo Tcnna fnoh^ie^ttor^ ^v^tx 
tatù die il rng^'i^ luiiarv^ nlìeaao ila uno »pceehin intono yimnt^r w 

rtfrTnon»«frocf«Jìcato di mcfoA' 
neiia 1680^ po^r. H) 91 Tendivi 
cibile, e bt*ridi* non CiccÌji 
cenno di-irAnti.iiv i>iù Anttri), 
iiMtanlo IVpcriatixa e il fitto 
(ftwgii Meati descritti noUri 
gitati parole dal roHiro Sentori 
f Fig-ijm A (Ag. fi) P9it ìiìtìti pi 
flittira 11 «t «|>i^ctj}um coni 
(|aoJ lumen Lunac rccipit: fl| 
ra C «ttt vas vx viir»» quo 
mur i^luii caloria H rriifoiia. 
speculo evocavo lamcD Cicit cv 
8]nJalaia figurala C. Permillìraus ut hinunls Lun«e ouifii 
fcrìal l^urain C per spatiuni dt^cnik, ve\ pìurium puloaUoi 
iofcirumenll (un eroloH>o m \}c.niU]ti dì tiii parlrrema a 
lutTgu) uL inde poHÌt obtenarì per quot grada» rarcflat 

ìneluaua ta llgum C Proeleron, n relimiu digi 

differ«n1ìflRi intor caloroRi aolU et Lunae, cvimmiii» ut 
lìim radice 9iolÌ?< n'ciiiial hut^ Hne. ut turbiiìate cuapfca 
rum iLolks (cruil \a» tìlreum MgfiaLum litcra C: tumc nl^liia 
apparot quantum cololidd eoi, et quaenam «il proportio 
loria LuDa<j ad Solem. ObservsvJmus pitr npo^um 
pulwiionuiu luminila LiiTia« ^inpirirm dncpm naloris 
i-flii^ere. Solh vejt> lumen in oodcm ìnstrufDGcto cu^pìdal 
langtad(^ idem v&a vjtreum, in unica pnlaationc, 130 gradua oaloiio vCbci 
Vanì tuoeii gradui^ flunt p rout raria aiint tcittrumonta, et varlae anxhl 
thationn« j» fSain;torii, Comm^-nt. iu pnm. Ken. Op. Oniti. V»^nelli'* tfVÌO, T. 
pag, 10^\ in'v cui non può rilevanti, ik quella aanioiiuna nuicibilL^ìii 
enpericnza» il giado a,4.^aluti> del caler Holla Luna, benchÒ ti raw>lga 
ramepie ecaerei al Sanlono mosirato, quella §t*«o calere^ a«ai «onttliì 
Sogghinge Ivi poi d'averi? alrr» volte iioaHtuitn allo «pi-i^rhio tuui pAlIn 
vetro piena dì aci|ua^ o sta ^lobo di rrUtaltu, ciò clic partiolannente descrìve 
più tolto a pag, 4titi della citata edizione di quci^to sIumo CommenUrio, 
Sembrerebbe da covi fotti docunif>nti ii^dubiUibiliiiffUte polei'iJi conclo- 





lifuna 




Cap. h — Del UrmomOro 



909 



ir 



rlerQ che al Sanlorb ut dovere il munto di]\a prima bTeniionc M Ttr^ 
m«bi> e a utia lai conclueiono di fiUt Tefìn^iro molti sctiLiori, tmrt sola- 
nte Hi ijiie^li fh^ n pausnnn rrp<l**n» ma)*» [nfortnatj o preglu'lio.-iti j7j>nlro 
nMlt?(r. rxiiriL' sareblie. per esempio ti lliancaiii o Giovanni Narir^ ma dì 
■fii«*gli sU99Ì, che appirlenncrt) oIIa t^cur^la del ^itì FiTi^aor^, o che furohio 
amma^ttrtxti da coloro^ j quali, conT«r«and-) ramiltnrmcnU con lai, polevaiM 
lar tiMiimriiiinnxa degli crncoli racc^olti dilla haecit àaj lorn proprìì MadUrL 
'ali (nrrl'li^jro f^a gli allrì. Il Dormili a il Mnl^jg^hi. 

U prìmo di qucfli, dÌKcpoto del Ciutellù e uno de' più dilìgenti racco- 
tori d«Ue CradiùOQl ecienUtiohe di Galileo, eempre cbe e:li occorre, nello 
lettere femillan n nelle Operp minori^ di eommpnìiinre il Teraiomelro^ 
Dtf fa a^loi-fi 11 Santoiio: Kiitenjta che Cffli poi noleniicmtfDtc pruriuruìò 
roIIa CLXXV propnnzionc óì-Wa il l'ni-Lc Dif ìnotu (tnimalium, <xtì seri* 
Teikdo: < Omntum pnmuH Sfmct>nu£ «xcogilavit i^r^iiuin, quo mun^ur.'iQtur 
»cri« grulli? «lidiluiin, quod po'*!.-;! Tht-rmom istruì» appdiurunt, cuitt« 
ftruclura Uì'tì t>L.., D (flumaf-v ItìSl. pag- 353) e Bcguìta a tleM^-iivri» lo 
dmmentix watormc alla dcBcrìaione ralUnc, coro^ vcdemmQ di vopni, dalla 
una m<.-d««tTna del Cantoria 

L'altra aMti^re;ole testi monfaiiEa del Malpfghì non è eerlainonle direlto, 
ma imrtf, bendiè indiretta, ha ;;nn peao, i^ercbè il Papadupuli, luedii» iiit;*- 
naesct «orìTeva ■ nome di lui, che era »uo MAciftri^ e cbe perciò tacttamenlc 
dppromvB, « fiieovajii quati inallovAdi;»ro di tutto ciò che AseoriTa il discepolo» 
p*r pmiva di r.hr occorre nviirrvnr** chv la ìtispitsta all£ oppifiiziùni d^Ga* 
U/iM Mia dal Mc.ikine-w, wiine ar-<--ollu fra h Opi-n? poidumr* delibi stesso 
Ualpi^lu- D Pupatlopuli dunqut; Im DtUa dtalu /fiept^sCa \c par^I^ «cguonti^ 
« Il Sentono, Ira gli »Un invititi &iioi ^li^hoei, UeGÌi> uno ^Unimonlo cUia- 
BUto il T*»rnwmntro, «inai** ap dall' Opponi lo rf' o da jUro nurìnsiniarà paaìo 
ne' ventrìcoli del cuore d'ut) bue, cervo, n altm unìnale virente, e AÌHk il 
eàmile nrl1« carni ed intentini, trovrrA che il grado del cabrc 6 ugnala, e 
che il pili ifitanjpci non paij^a la l«mponu di;ir aria riscaldata dal aoU net 
Ltìonc » (Malpighi, Op, jkmIIi, Lardioi 1007, R li, pag, 30), 

1 59praci:itHlÌ Autori però nuii duvellei'u venire itqu4*lla til irvjiduiiollc 
per altra vin. cbtì [na- U icttuia d«U« Op«n? ilei Sanlorìof in che Irovarotto 
il doQumenlo più gitisio, o taccoUei'o i^argomanto più certo, a dovtr con- 
cluderne il \v*nì i;lorìr.n, \U Ginvan Trancp^ck S^gredo ebbfl la Dotbla 
dell' inv<rn/inii wnturìjiiia lìn una di qLi<*glÌ .ttrAj^ir n t^iii Ubi^ifllmcTiLt; l'Autore 
r arevA iiio>trata nollc una propnc ca^c in Pado^^a, rj fu coAtuì appunto 
Agc^tmo Mula. Il Sagrcdo infatti, n^rivivndo il d] 130 <>iugno 1613 a GoliloOt 
cefi gli dìcera: t II ■ign'^r Mula fu j1 Sant;», e mi riferì arer veduto uno 
MntiiiF?ntu dal signur S;iiiti>rio, i:ul quale ai mìnuiJiva il fn^ddi* n\ 3 caldo 
col ccmpaaac, e fìnalim-iito mi cuznumc-^ queato &à&crt una greti bolla dì 
velr€ con un collo 1u^f^^i. onde subito mi 6on dato a fabbricamo de' molto 
«quìaUi e b»IU r> (AUi. XIU, 2iS). Il f^agredo in vom ^n\*i ^lalo in ([ne^tf 
itudiu«Bjnenti? a prrfij/.lunarf^ Ìl IViinomctro HidorianOj e vi fece bli 



9» 



Sioria dti fntiodtf sp^menlaU in tlaiia 



pr«grcMÌf cha non può bicar dì lor^ U DOitn S<'>Ht, )b prifiMi,oonvì«n tnO*- 
nerci ilqiunl^ sulle afplicuioni di q^U ««pericAta «ronUni, che per «•- 
M^ataU i^mtrìc« Mìtj fltrumeDtu da mbtint^ IT catorc* « p«r «nere «lab 
«oggetto di nwM speilaoolMe, «ì 4 acquistai perd\ per tioì« wui p&rtr 
colm ifnpcrtanta. 



U. 




Ne] tìLr4> dc^K $pinf4iJi tradoitOy comn i nor^tri Ictutrì sttruM^ nel 1 
mù <gHIU> originolna^nto lq btinu tid IODI, i9 ParU d«»emi>va coti I' 
rwrrn i^ronfann, non ÌTitenticiiii> il^ipplìfarl*] ad u«o cthvrvo »l, ma non p 
tubilo impoHante di quella», a ciù r^^}ttì tnei^trnoaainciilc applirarb il S«nli 
cf Sia il \ii&o A ìiìg. A): quv^alo abbi la bocca den 
un vaio B, piviOr pieno d'sicqva, Il quale vaso sari 
dj aria, fjrnuo nt^Tla hiik ''orwlat^tiaa, |ilù o meno, 
il luo^u e la »Ui^tonv- Poi accù&t^ett un «aao piene dr 
Aioco al corpo dol v««o in A, « Tana, eubìlo nacalddn- 
dofti, »i uidorà onuUigLand^ a JalU più aotUte, vu^lc più 
irnin lur^gu, e Ofreando nvdr fhiorì, v^fTJl Aiorì delfacqu. 
V %ì ^vdn Taci^uu Lollirc, che è segna che Tarin U*i't'. 
€ qwtr^lo si anidri piii rì>caldandE\ Vacquji più lx'fb<.-jd. 
mn, (^L<ndo niiclU Icnuusima, r acqua oon bo^ierit prà- 
Airh-^ra rimovete U tmo del fuoco dal venir» A, a farii 
rìrifi-eicandc«t, a*aadrà ia^roafiando, e mol mìmrr ìnof^ 
non Itavendo come riompir il vano dol raso, perchè 
hoccn eolio FacquA, lirerA a ^ E' acqua del vaeo^ e ni 
•alir r^cqua MI ron i^ran furia a riempir liHto 11 vaso, l^tsciando ra*ut 
parie, dcvtr Faita xU ridi>tla kìÌ tirila ma naliini di prìins. B w il{ nuoi« 
aoaoainrcto il fuoco a qiidla poca ari^, nttontiandofJ di nuovo, calvi ^u 
tutta 1*acqiu, « rirncii'oiido il fuoco temerà i Tiaiir Vacquu > (Napoli 1 
pufi- 77). I/efpenenz» ^XfiUA p^vò. com« lemplii^t* curìoiilA spettacoloitt, 
9taU pÌl-scilIU gid (lairAiiLore Li«1 cap. XXII Jid aeir^udu fi'd i QujiUro 
■Iclb Maffia, e nd cap. 1 dclt^ oliavo <]e1la M:i^a stessa ìn XX 1tbrì> 

La jfr-an diffusiono, che ebbero quoste vario op^^r*? del Torlfl, r€*(» 1" 
Henm «icnùrmi qunfti dir^mm^^ popolare^ *> alcuni d?A]r:tni^iLl« pens 
aerrirtiene » dimastrurbi ul pubblico, quarefT»-i[o «pE^ttacolrwo, n per 
t pretto, con Re e c^n prirrcipi, come un segreto de* pifi f rrniv^mente 
Ioni. Giuliano du' M«dici ^crivCTa corì da t^niga a Galileo, ncirOtlobre 
IdlO: t Non Taglio re«lAr di dirle dio qui d è un Fiammìn^ che v 
d' Inghìllerra, che preten<)r^ aT**r«f 1r-uv;iti> Ì1 mola inTpetuo, et! ave 
aeb prima dato uno atrumenic ai iU« d' itigliiUcrra, uè Im dato vn altro 



nf u* 4. 



I ajv 



CjhP. I, " Dfl t^trmcm^tro 



971 



S. M. Ceuirca, che dino^tr^ di pro^i^irACnc molto, ed h* rtri> cho non la 
c^nuntcJii o>D altri, e coiuì«tc <[Ud«to molo dnciiuu die iti un cannelLù, 
fallo ^asAÌ in feraci di Litnar vji om in su od ora in gtu da an;i h.inda «l* 
l'sltr^. fi flignar Glnppri'n (KppTcr) non H hn imu fi^d^ il mamlo, «i! nov 
Tcdc conxc (eIj ^^ * (CampoTi. Gartt*g);Ìo cu:. Modena 1881. pa^. 38). 

Dtic anni dopo, In ootitta del curioso spMtAColo cm p^n^nutit a Bm- 
xiUiil, »Ue orecchio di Daniele Antonini, IL quaJOr0Otto il di 4 di F^bbrsiìo 1012. 
MVÌveni coti al medBsJrDo Galileo : e Molti giorni sono io interi chts 11 R^ 
dMnghiltem aveva ni moto porpctuo» nel qua^e, entro un canale di vetro^ 
ù muove certa ùcqua. or abbAomirkdan a gima. (diccvoù) del Rumo e nlluMo 
del maio (MSS G*l, Uiv. U. P. VI. r VIU, e, 82). 

Pnrvfdù niifti ani^iKa dopn^ ti fateta ciilmUd stna-to cKi< t^tn Btid:tto Ìi) In- 
ffhUti*m a ia Germiinia, o fus^ie Liiiaktiii* aitilo che avoMc imparata lU lui, 
della Mva nppn?»enLAtioiio del fitmao marmo donlro TnmpoUa vilrt-aT *i 
t^nne a fnm^ pubblio» «pettjicolo in Italia^ « Cetaru Marnili, con [«Itera del 
di 3 Aprile 1021, ne ikvA. ^1 «oliti), avTJFW a Galkleo, Il i]ya1« rispondeva in 
proposto: « Qaaiito al Oumo e rìFluMo d; che mi accenno, ae «eiitìret va* 
letitaerì Y olTeUo, il qualot per mìo parere non credo che powa dipenderò di 
altra cagiono cclwlef che dallo scnldar^i l nm il giorno^ e nnfr4«cani In 
notte, e r^Winnp rlnir:ier|na snhn entdo ehi» ma nna rnpnrta all' «iti Udo, 
e chn r iatetiHi fLin^Mn^ l:i rlilee, ai nn t.ilr i^che-i'^o Teci io venti nnii sono 
in PoidoTjL > (Alb- Vi, I)13|. L)i qticato stesso purcm era eCate miii t'AntonLnl, 
il cpiale, nelh Itjtl^ra copra cibila, depraverò accennalo allo dpelt^c^lo del 
llusm loaHu^, dentro l ampolla, covi soggiunge: < 3u^i:\ il die, ecinaide'* 
isnik) ii>, Giddì in ^eiiaieru i;Ue t^ueato non ti^^ alliuuenli fiuaso e rofluaev» 
ma coftl ai dicesse per coprir la vera cousd e la vcritA fusac che questo melo 
TuMe dalla mutasnono doll'nrin, cioè dU c&Mo e froddo fiuse caudato, cavaiulo 
questi dalla fpociilafiv.'] di quellii MpnnVnxA dt^l fiollìcons, cho y. S. tA^ 9 
perno m'ingegnai di fnn? nmh'ici uno di r]Ui:«li mtJti, r feriloi lìitn come 
m*era Plato diaegnalo quel d'Inghilterra, che ha il canale rotondo a guisa 
d' un anelle. nu con il canal rotto, come \\ S, potrà, dal profilo, che io lo 
maculo, vdd^r^ » @ seguita a deserìv^ere iinr> ^trnm^rtlOj dove 1* aequa «ntra 
ed cece u «1 alu, e ai nlliaata, al diUlaiai e ^ cuuilujisii-hi delT aria, dontro 
Ut) tuÌH> aaaoi più capace di quello^ in cut «i fe visìbile ìl molo della «tee- 
a'aKiua. Pochi giorni dopo torna a depriverò un nuovo «tramento più m- 
geignoesimenu» cD^liiiifo, e in cui d moitn il mad««imo vpoltacoloflo odfeUo. 

Da quvati due ntniini^iili drirAntonim non diver^flcA in ^o.-^Unxa Lpielto, 
ehr dtKrì»4e Cornelio Drcbbcl, a po£, Ì3ó % del 4110 libro Dtf natura 
4ilcm^Uortimj nbinpalo ^1 Gincvrn ii«^l 16^, colle «cgucnti parole, che noi 
IradiicEamn, perché- tEeno meno olTeie le oreccliie de'nodri leUcri dalla bai^ 
Uaric iji-ifÌD^li^ del lioguajfgìo lalìiio , i St^ tu pn^ndì un mto di vfrtro, il 
eolio del quaJci eeeende aaaai lungo^ si ripieghi inctirvasdoai a ^'m^ di 
eorae, e la boccn vada a immergerei in acqua fredda, anentre tu avrai ae- 
fuoco «otto il ventre del vaao, vadim poco depe goigogitar Tacqua, 



ST3 



Slori^ del tit^todo rp€rìmt*9ÌaU in Italia 




p«r l'arb eh^ vn vi.i; chi? *c jw» t« rilin^ni il fijooo, T »m, rSi-- jfo 
rìvciJiInLi rrvfl cs[ia»u, hì rnnimrTA niiofiiniRiilc i» !<^ sle;»^, e &i furii 
che mai àaìaa, t su per il vetro ÌAcomincerà a risaUr l'ioqua cita ivrri u 
o*?l!up&n^ q««}lo flUteo spano, dut-e prinui il TiKtea av^ Atto distendAra V^tvL 
Si>, unn perìcolo di romperlo, puoi rii-t^meni^ ri»càtdir« il voCm, In fe- 
ltrai, ae] raffreddarsi, tanto auccÌArtteiraciiuai^clifr quasi ^e n*finpÌ*-rA tutix 
Un »ìmìl TUO (lì tcm nffiferobbe «1 fuoco miaì n>cglio, mn imp<MLir«hbe 
air «echio il potarne wdar Tcflollix Ch^^ i^o, mveco di ana tu molUMi mi 
VBW) al riioeo, acijuA, li v«dn!*ti éihUni cmì laiiUi pi^ lU foriii, quauuu 
Pacqua si.ir%$a e più densi dcirarU, u (Uodniila tanti ili più rtcntbcurA mi 
quel ch« r^iria steasa non Alccìo. » 

Om è iiolaJiile obo eU lUU ailhlraila al DnobUl l' invonibn dd 
rodmetro non sopr' altro afgometito dio topra la deccrìiion* di qci««l« 
rìenit, la quale, 'jnaml* ^ves^ ipramente II dMIto dì conferìro H 
d' tnvcnlorf n chi prima V ha ftiU o Y ka pubb1ìcam>^tc ^ic^rìlU, non 4^ 
vmtbt?, per jjiuftixm, pjirtccipamc il mirilo al liri-tW*^, ma ni CtrnUta 
riammingOr ma all' Antoni nr, ma al Porla, e aaxì ad Hirror^^ ste<«o prima e*» 
iid «K^ allro- Quella E^iiiirltiiixìoiie è qiii^llji appunto the d apre La via t 
discorrer di GaIi1<.s>« a cui pur«s inmt d Dr«bMlw. fu allfìbuit<y ti nuhU 
deir Jnv^nzLOD del Tcrniomctro. per avere anch' «gli, fra' Unti altri, aUotf 
air espcri en^n «rronUna. 



m 



Un anno d4p<> «von il Sogrodo dato anriao p«r hrtlcm a Galileo d<tt> 
Etrumonto l'odnto in Padova dal Mula^ appr«sso ì\ Sanhon^ toma in .iTfn 
f-Uìi a 7ì<:hvvrc ali» :(ti>>«c ìn (]ii«j^U m^nkrji: < L' istnimeiìti» per mì<ì»kji> 
U caldo tnT^itr4if(} da V. ò\ f, è «tato da m« ridotta ìn diTcrw forine auD 
oomode od eequiaito, intaiita che in dilTcrcnfi di tc^mpchc d^ una «tana 
all'altr* a v*;de fm ceulo «radi & (Alb.VIU, *J18)- 

BUujnlraiidi» i dui? paui disili- dun Ir^Lti-iir dtnti*. ;jp|>drÌ9nT i^viJctil 
melile una varic<lft di 1,'iuilizi. impcrucchèt ni^l pritn<i, par« apedauumlfi 
ti-ibuìrn rini<«niion del T*>miomftro al Sanlario, e nd secondo più 
tamonte cho mai attrìbliioceti a Gflljl'_>o. f/AlL^ri, a r»ndcr cpialcbe n^t 
di qiiA^te parole scritto in t^iiipj diverbi tr in co&l diwrsf^ sentenie, di 
che, dopo U prima 1etUra« Galileo doe aver fallo sapere al Sa^rc^do 
r invi^nzioiic non era dlrinncntj del Sai>lono ira «un, per cui il Gcntilw 
v^n^tidni>. crodotU, Hjnza vctkr difcuterln, alla Lrinc/i nfTannasìdnfì di 1iil.j 

Ncflu mtrdmima opinion di^l Sn^^rado, lUllr? Ìrif»TmRJtÌonÌ avuti! a 
dalJo ateeao Galileo, fu condotto il Cutdli, come si par tla unjt lettera 
Uicata nella ena inktfrit^ pochi anni Addietro, nel Bulictim» del prìod] 



CUP- 1. — Oàt ttrtn^tnttrc 



273 



Eonc^mpv^l (Jn^ìU (♦ll<*r« à intiìrìnntn a m^m*. Ferdinando C^-tJii-itii, ^ 
ha F«r M:gg*tlp h rum fli un ft?ritn^ « cut Ip inti^Klina ennn o^Jlr IViori 
d«l rentrc. Il CioMrKi* upplicjtndo titi fuUo fisico a un cuo pnlot^^co, la- 
lcnd<a a iiimostr;Lrr p«r la dlLitaziono e la ooolraxìono deira^ia chiudi dentro 
it tubo fnlentinale. fjiiel rÌ^:inriLimen(<t 4traardJnarì<>, rh^ ni vkrl^ f^r<^ aI me- 
d«iinio inreslinvi^ AiibiU ehe fu u^dlo ftiorì' f1«l vanire al ihivei%> ferito, e 
J'efp^ricnxn ^vì fitto Ch'ubo, che l'Autrro intenda di appLìoLTe a} caso pato- 
loffkiOi r atlrìbtitRci;. fr>r fun pmpna li>ttÌmonMnxn, a Galilao. 

Dopo uv«r infatti narrato il rufn^ e svor di'tlo dd fdicUiimo «nHo ci» 
«bbr kt rum di queir ÌiiÌL-riou aflldata ai ncldin^ Trullu, !iiuggiuij|f«t lì Oa*- 
alelU «lesv'> la parole >«$ueQti: tf II cn^o fa bcllo^ ed il rimedito bdlUamo 
«4 info ] ligi bile- Ma io rimajìE da una dilllMtil a op raggiunto, la quAlo mi ha 
(bto clic p«Q5ari» oi&At a »[ueat4) raU»>: pL>ìch6 nlcunl pomi «ono, dSworreitdo 
col ineil«umo sl^nur Trullo di quella cura, egli mi d.Ìwo eh? Minprav In 
«inili ferite, coir iitcitoi dcir Ìnt^tÌno« scgulTa T Ì8I««ko accidente del rì^on* 
Goni, « di più, che «i^iTLpro il irrito teoitft da crudolj«EÌmi dolori tormtnUlo. 
In ^ucsi^ mi sovvenne un* espenonea fallami vodors, gìùt più di li^ntacinifiM 
anni sino, dal noctm «i|fnnr Cìniìlmk. h ijrtnlp fu rh^. \m*Kt iiiwi fJiraflUlla di 
v«lr>:t Jì |fnnd<rx&i di bn piccob uovo di i^.tUinii, col collo lungo due palmi 
M circa, e «odilo quanto un gambo di ptanU di irraTii>, e riitcaìdala betm 
coil^ palme dell9 [nani fa detta cai-nir«m, « poi ri^otUndo la bocca di e««& 
In un va»o aottopoAlo, nel quale era un poco di ai;qi.iu, bhciaiKlo libera dal 
Mlor delle mani la caranella, svibito V acqua c^minci^ a t»a1ìre nel collo, e 
^jriuoQtò sopra il livollo duH'aciua del vi«o, più dj un pitlmo, dol quak 
aiT(»tro por» il Tn«<lo=Lino «^^nor Galilao ni era ««rvito par fabbricare un 
!«triiii^-nti~k da f^iininaiv i ijndi dpi rstdn « dfli ri'pddn, intoni» ni quali* 
*trint^ato aarcbbc cbe dire dfisi'i, ma, per quanto fa al propL^nilc noalro 
bttsin cfac, iu !tOKtanta, ti Mscrva che I' acqiUt quanto più raria circonfusa 
ibtotno alla canir^flla «i trova piìi e pju fredda, tanto più taìn Vat-qua doprai 
il fit^lo fidila so!|d posta, ** qiiaulo io !<lrurni^nTo vim parlato in aria m»io 
frediti, iaalo più V acqua si va abl»aa«ando nel collo della caiufTelli h (Btil* 
lettino ecc. T. XU pag. Gio^ 40y 

In qti«ato parcdo é ovidonlem<Dl« d^Kcntto dal Cotlelli U T«rmom^ro 
ad aria, ne]U pryirlra forma del Santohanoy ma nortoslanl^ a»Mi pt^'i imprr* 
Tetto di questo, non lm:4.-udoHl men^ioat' uè della «cala di graduazione, né 
delle molte alLro raffmateuc Introdottevi dal Medica di Capo d'Istria, Pur 
fii voll<, dietro coti fatto docunicnl", inforJr da' critici, che Galileo avcTa 
invefitatd lo «triimonto ^n^t fin dal Ifì03^ m«ntrii i Comm«nlArÌi ^mtlorianl 
:tull'artr n^nlìm di GaVno non videro l\ puhblfni Ulte rhc nr! i6ì% come 
vedemmo^ L'eti dcll^ invenzione ^IJIcLmct la desumono dalla dada didU 
lotKra ni Ccarlni, che ò del 1638, per cui, dicendo ivi il Cantelli eC40ff(|rU 
«tata mestrua da Gallko qoelh dtica e«p«rìr?tua iTÉfttacin^tee anni seno, 
Ctonflden temente oonL-luduno <.-he inlìno dal 10O3 at^n^ Galileo «te^o roo- 
ctmo al Caìitdii il suo Tin-iiìi3melro, 

Coffifrai — Val f. ti 



STft 



S^cria H*l ntfic<i^ tptnrrwntch ùì liùUa 



& rìitlir U te«pcru dello «trunrnio da miftunvc il caloro anche « |i>ù 
Afinli, r^M in il 1503 e il 1507 (Alh. XV, 33T). Su quii Fondtnoati ^ 
pA«è il Vivianì qii'-lb awt uHi»rikiue, a uoà n^ a uectmuo 6 poitiiìbtle Ba|i«rLs 
perciò TAatorf àci\ù Vìu di Galileo non ne & moUe, «o^ccb^ pocUÌMian 
è la fed« ch« p«4«Ì4mo &ver« tt«Lk vcrìU di ifae^, con» di altra uevr- 
ttùDÌ auriche di tul. 

Sé iunior tftUtza di fvde credJiiiLo cho «ì poar» dar da imm alle 
role, clw De acme il Culdli, iraparooclié* a IroUaaorai, p«r prima com 
tmmm cht *<tuo i più procm tcfltìmoiu di tulli, qucif alknnani che r< 
ttaaià d«lla caraCtella fu fatta da G^ilM ad 1603 4 uno «battio ataoìl 
iiMDtvndn nuUIi^u Mimo chv fu fatta intii^^ uri 1006- Ciò rìlcinun daXh 
prajcilata lettera del Marcili, Ia quale Tu scritta il di 25 Aprde ÌG9B. C 
dicendo ivi die )*eapcrieiua aleeM era alala Culti v«nti aiuti pcini«, ctn 
ikai ohe danqiiè nel 1006 e n^ nel 1603, conse aaseiiva il Ciidtcllt, 
de« eneni ricrealo n fìtr lu 8cli«rzu iletli eaperienn eronitn^L. 

Dair altra parte poi né il Gaftclli fa uè da Inugo a fari» una ili^tuukji 
importante^ ed é tra la cspcrienia pneumalica e fapplìoauonc di lei 
alriiroonlo iniiiur9ttor« da' gradì dal calore. Dn uei.i ti) conftuJon^ dj^vn^ 
appunti) y incvKru:^ che hn b tittlnra al Ci-sarìiii, inmmta eomt* dociinWBU 
atm^CD, da cui iioii puu c^Eiduicrai corno i; quandi occorraijti: n GalÌ^' ^ 
&r reeperienxa, e corno e (fiiADdo peoaasM i' applictrb a CMtroìre il u 
itrumenta, di obe la critica impaniale puft negargli il adorila ambito. 



IV. 



Ma percbft defraudai^ all' ambiai crn dì un lant* noin*>, fa^^rlla dal 
dnlo Off<^aio di altri grandi ucminì. come il ^a^rvdo, il CaMelli, il TnUat 
non iti può far da noi ii«nz» periei}lo di eii^ore accusali di tcm-^^nrii, donun- 
diamo alla c£>»rinnEn dn^no^tri Itìtliii'i ne oradduo chi*, dai d<>^uiDentÌ $&t 
dtati, ai poaa arcre una [>rova corta dell* appoj tenere all^ »tti«io CìnlìW 
qualche dihtio di prcfei^n^to F>oprn il tìcjilcrìo. Noi fLum sicuri che 
deraono di Dt», pei^cliè in lult i owdì ha diritto olla prima luveououe ci>|i 
die prima di lultl Tlm piibblìr^ta. Ora il Santorio piibblìr^ h Invi 
sua del Tennomctro ad arii m un'cpera diQuaininu u qii>-Mf>m[>i. r 
lide la tuco nel tOl'J. Quali sono, domandiamo, te opcrt di ttoldco antt^ru 
al ÌQ\% Ti^Mf quali ùic^Ìa pur» un c«nno di questo ano nuovo «trum^ 
inventato? Ami, nuu ^nlii ndU op^r? atleT[<>ri a quell'aana non Ea 
menxidiie alcuna dello otramcnto, ma nemm^D iielL* dlln-. pubblìcnt«4i 
a che 4on dello mogsiori, come i Dialotihi d^i Maaaimi Sislcnu e ddk 
Knovg Sden»- Nel Tomo IV dclU Parli? V de' mano«critli di Caldeo, 
carie 33, «i leggono alcune (tcoiìibi e note da apporsi n Dialoghi del Mi 



Gap. 1. -^ D«l itemométrc 



275 



deUoL pTifDSL cdifiOne dì Ley^j^ di cui lo Bcriltore cita va yu U pt^ii^, a 
Ctii ai iir*rJMono qiiokk )il«^o postilt? o lo i^criUor^ 4 Vìfìo«o>io Vimni, di 
|ttropriji mjino- Tali |I(hIìI]«% ftttchc dì iitunMivi, tum xonn por xvnU tnoììù 
ìnportifìtij e in uiu, che !■) rìfcriAce a pag. 7D ddlA citata «dizione Isidese, 
il VÌTiani flt^i^o icrÌT« qu^ite parola?: f Nel dUcoriko del SaWiatJ potrebbe 
ftggfuDff^re in rabbncù dHJ4 dtie pallina. * con quMta orouioDO acconoaM 
cOfn^ riftntm^nlo per cononrere le nulazioni <t«1 caldo 4» M ùMdo rH- 
l'aria 4 inTenttone del GalUeu >. Ma |>en:h6 GiilUeo, domandiamo non bu- 
MurV» di Tar qoc*lo ocn»o, o come mai ni niMtrà Md memorala da aver 
bÌMgno do' «iiggcrimAnli <i«l stio discopolo? Perche non ocUo una cosi fa- 
vunrvot^ «riiaflioiie di rivriiilirar In icnpprb. egli rhv Infili- illre volto, di 
IaIì rìv^iìdicAEioni audio meno importanti» » mostra così gvioao? 

Tutti Eniiai> die Golik^o non (& menxìcn dd Termomclro, dallo Lotterò 
fikmdiari in ruori, altro di« in qu«' frammontir i quali, racoolU poi dal Vi- 
vìanf, fli pubblicarono «otto il titolo di Pensieri vani. E qui pure auppoiM 
)o atrumonto gii corno nolo, « piultoalo che attendere coli diti^vute &mor 
d' ifkvcnlfw? a fame la doncritiono dolle parti ootnpoiìaitì, « del modo di 
oporaiv a doir ii«o, tkì^nt' altro Tn che rip<tor do'llfiici lo t^orìd» per render 
la rBginor ì\p\ inizio dHr :Lcr|un iTpntro il rArtndla drllo finimento. U ,^Gm- 
U»rìo il««f rtdflmma oho applii^A la «iti nuova ìrjvrriìone, ngn * «iH g\ì 
iM modici ma u riccrdic .■[cicrtific:hi' di non lif^x imporlanu. Ilalifoo dd 
TermooMtro non si u «boi ik- ficoMo hIcud uao. Anxi, ritpondondv a un 
pn:d>tefiìa termico propouitgli d:il i-oiile Tieri» di** Barili (Alb. XIV, pn^. 297-09) 
^tudìtii dt4la IrtiiiH^tÌL- drirunii t iU*!r;ii."qun [l'ili*- imiM'p-KijtMii Dilt^r »ui if'nHi, 
irev cui UiUJ»cpp< J<--1 PapA* tutti i savii con luì, cDDc)u9«ro cbe, quando 
Gatiloo fòcd quolla n^poata non dovi^tto aver noaeu&a ìdoa, né conoflcjulo nom- 
mmrk rlnlla lonl.ina. fi pot^ìbite uso de) T^rmom^tro. È quoflU una Iìl) concUi- 
9)on«p <:h'- limite i giilileiani in granila imbain^so, perch^ dicmdo ivi l'Autore 
clkc il probtcm» tr^i fu proposto nella »ua villo di Arcctri, cioA dopo il 1633, 
tùtùt vk, «1 domanda ch« Gfllilro mofitra d'ignorar quello ttrumon1i>. ch« *i 
vori^bo doro ad intfnij<-r*' avtpn-. nUto 37 anni pnma da lui *te».v> inxitTil;Uo9 

Multe calte ci il pulfrlibr-m i(ui mpiimlpn? è i*rù. Si poln-hb»* dir i^lw 
nel problema prcpoiito dal Banii vra iuiplìcaiA ]a teorìa del caWico latontie 
tcovMweiula a qu«' tempi : u potrebbe dir cbe il Tormonwtro ad aria, a quel 
modo cbe «olevasi codlruLro allora, nofi era allo ad bnin&r^or«t no' liquidi, 
|>er ^plorarne la temperar ura. Ma lulte queste risposte non buttano a sodUlkr 
punto « coloro, ì qu^ti »^^QÌIano a crederò ancort che Galilea non «oroprcM 
comtì quella proporla del Bardi om ic toiisnu un problema di TermoBif 
tria, Ond'é chp agli %Xcf%\ più golosi di Galileo convion confoisare come, a 
rnli*r allrìbnin- u luì 1* ititeniiinio del Tm'mami^trn, matimno i documontì, 
C txanc i documrntì cbr in lino a qucnto provento ^orno, »on noti, nlanno 
A provar etto la pnma iTivcnfion dello strumento o lo primis applicasiani di 
lui agli tiai della acjcnza, aon gtiiitamento dovuie al Santorìo. 

In confi^rma ili ch*^ f AeWv altre eo^e Tn qui dÌMor»e, aenai entrare 



S70 



Stofìa tUt tnnodtt tpMm^%tah tn It^tìa 



in più minulì pvtioolan, ci bniti vAi'>p<jrr'; a]\a con^iàfxnùaw^ 4cì ni 
l^llon l« pillola •«fucDli. tb« il i^si^r^du «cht^i'a a Gald^ in urai lei 
M «A 15 mono 1015: e All' ùlrumefitc, dice egli. p«r iriimnim li ti 
rwneuLi, io «oiiu andnta ){iciriutiiBviilr ngptitigvmla e rauUiida. tn mode 
qfUanJt) xvtm a bocca e di preMnzi a tratUr^ con lei, potr^a prìndpii 
ib OTo ffrfrilmijnto rac^onUrìe tutu TiMona delle mM invcniiooi* o p«r 
mìgllonubonti. Uit p^rchd, oomWb mi scritte, e io oommMitc cr^do* 
nTA vtata il prirn^j sutore e hvénlore» perciò credo che g)ì Hlriimi 
da loi lUl «id «sqiuivilÌHimo art^^Hoc av»naodì gian lunghi ì miei; 
U pr^ con ]q prima oc^aiumc, acnT«niiÌ qtiil >ortA di opere liiicra 
obbb Ckllo Ur«, chò io ìe icrìvnrò i^ud di piii o di m<»no ehd teneri 
[i|h;tìiL> di què, ■? luu^uidu in ugni (UHtm libitum «ki^ni^ comi In i|ue^d 
pooito, io le Acri^vn!) ^Icuur mie imperfette s^icculuiioEii, le <|ua)i dal 
fdtivsifno fluo ;iiidìvi'> cci iokUiEerixA aarnnao MUm et^dio e At1i^o^i 
gOBto p^reeiofkMe. Qm^llo cJi« st fa aii1«r« di ijiieiti «immftfili é poco 
per non diro in lutto Inetto ad iMriiinni conforma al bìso)^o v dendi 
mio* tìccooìe io fcrftmo&te ni tono hSthiictiio t dargU ad iitl^iidrre b 
gtofM degli clTctLì che » \y^on» In airuni do' mi«i «LramcatJ, dirò co^ 
positi e mulUplicali > <AIb VIIJ, 363,t>l>. 

Da Lili pjirulff 3(i r:)iTtnnn in jiropasiit;» Ìtn|urt3nli nctiiw, « prìSA 
tulio atanij certificati «anr^i foMv G<dilcu^ cutnc T Alberi scM)«<r1ti'i, v Aiti 
rata ul Stt^redUf primo autore e inveotor del Termometro, Snppitmo, «j 
secondo lucge, ch« Galileo fiosso avova scritto di eferdtare o di Ijkrs 
cilare t^ mano ii^li arleilci intormj alla coftrufion de* T«rtno moiri « 
intorno ad jltune cflperi:f[ixtf falle nin eabi. Ma quale £«00 la !i>|iiÌKit;t 
poeiziofì'^ do' Termo radri itmliloioni, quai lo ONCrvancnì o resperìeiiu ter- 
micho l^ltft ean ««aÌ, non ^ txttW n sflp&Ho, ««iMid^r «vv*iìtnr:itainent« 
rìle le fciriiponfltrmo cpi^tolflrì col (f^nrilucmo xcntniano. in i\-ni itivdo 
MakLf;t chtt porxi pi>lrrblM?m quHIr-^ ItHlen^ ifict^re jl coloro, chr inlj^nill 
di attribuire a Oulilcu T invenibn dello strumento, cftsendo ilv^Jimr-ki; 
ftltrìorì alla ptibblicaxione f^itUi giiì dal Sinturio^ 

Bln h not[ZL3 più imporlanle, che 11 poMa attinger dalli^ paruli^ 
gredo frupriL hMACi-itt^r è dì& ogii A(wculava ìiileoaumente iptornu al 
le torme del Termooielro. ifitoi-no etlo t^rìo fìsiche do^li cCTctti, 
r^tria inoluu vi produo ti CAlor*. Circa a dò «' intrattion Um^&nii 
( >«ii 111 Illuni <> V4>n9to in un' altm tun l9ttora, «ci'ilta il <U 11 ,-ipriL> di 
medesimo Anno 11115, daltft qu^lc atppnrìwo die, nuti ivirudo potuto pfir 
medc^Tino ritrovar la rifp<>i>o d(?ir naoendore ■* del diaceiidero il liiqiiido 
cunciclLo, a) vaMv dalla u^mpcratuni, eU)0 ricordo all'oracolo di Caldeo 
de*re«porv«i di lui rimju9 «4>dhrallo^ «Ho EntBia l'opininne ma» cnst «crii 
circft In ra^ìune deiropcraiv dì &a\ almiuenti, ìa quale nni ò liusciU 
ri^mi t: molto ìnKernosA ed ardirei di diro flncor ver», #c non loue 
f]ueitn non 4 per t^ tloe^a polec4 Al «OQso, n^ credo che p^ l<* cy^o 
tu mi-'ilt^sinio «enio ii potai perviamente procurare » (AIK Vili, 371). 



Gap, L •* i)a* icrvHmwiro 



2T7 



La n^on« do&^openre doll^ «trumfmlo, Ìn«cjfrìDt!i da Galìtec al SigTVdo^ 
A>T9n MMT quella (Wf[1i ognicoli, cbft pr^nnti ingio^^an Y aiii di moke, 
tt tttf^tilì U (limmuiiffiitn, pnr mi il iralorv ilflnla p Ì1 fjvtliJo rMirìl^^, E 
licnch^ il dL90l^|ro1o dlc^i clic qudh rniponc iioo ivi rcodc tiuinlfeati al senso^ 
il MncAlr» DuiiDabn1« «rcdeva di vodc^la <'i>ii ^i ocohi in quelle bollìtelle 
di vis, fh^ ai «iolgoTLO dal It^ijidi) iiE((rn1dalo, o che r^-H lurtora «atteri* mi' 
nlme i^rtic^lle ili ruocu. In o^nt rnodu pi-i'A, it Sogredo tton s;tpi!va rf?rui(>ra 
U n^ne di uu ftUro fatto noUbiiÌMiiiio, oHstn^vato nel «uo «ti'utni-nluy e il 
fallo orai cbo il liqijido nel connello vedovasi risalir ccn più luTt^lii pò9tà 
nV^^i iiiforiorì, che raì fnpenori. Ciò ù cc«a ora uota the ilip«ii<^e dolb 
varia i-htlirJtà ddrarijt; eUnlmìU HelU qiiNle a que' Iwinpl, Cùme sf «edii 
meglio a »iio luogo, non a[ avevn diÌarE#£Ìiiii idca^ 

I migliorameli U poi chi? dnl Vinco \i-ncziano s\ tonto d* introdurri: ndlo 
ttrtutsento, eiMui^touo prmdpalmontff nei Lltminuiro il calibro do! lubd ù nel 
{ilp^aitj oH2wn tal mente, atùu- 

chè iieU'it'crta non d<l»e^^e Iro- 
lur ioniche impcdimcoti nel 
suo proprio peso. 

II pa»o> ette niflU M^pm 
citala tdlera. app«llji ìi inciti 
pcrEcMMiBL^nti, b duU'AlL^crì, 
ticm «& «a fwrdié, mutilato, ond'è 
rhv noi eresino oppuiluiiu di 
ridtiilj qtiì alla sua \ìi\<%tiih, 
servendo»! deirauio^'rafo, che 
ei trora iikeenlo nel Tomo IX 
della Parte VI d^j Nhnovi^rltti 
ilt GaliWd : a Qiunlo alla dif- 
fer«)u e disugualìlà dell' ssceAu 
deirAcqaji e del \-ino (tali ?oiicf 

t« autentiche parole che *ì l^^no in quHIa wAritlura) if^hh'-n ih principio io 
frni nni ««:4wr)PRi;i \n Intln srmilrf idU »iia, ddl* applìc^E iurte ddla c.mnrlla più 
gros&a, ino poL'D senza vino^ ix^olnta da un' atifa miauni equivalente; tuttavia 
uaai ajlro maniero, che fu coi loadaro attjtter neltu cannella una detonfti- 
oaU quanttlà di liquore, v hvtxìty il vasello di *olio lanciavo aurendere e 
dUeenilere qnf^l liqnoi-t*; maniera perA, che fu da me lafciala in poco tempo, 
Mccovoe «D* aitici ^Lr fu il torcei'ead angoli i^tti il capo della cannelU verso 
la pollo, e parimenti dulia parte contraria l'altro capo, Picchè posto a questo 

\-M4tto la c.innelln resta^tt^ a livello in quecT? modo i (c> ^^k!) che 

pifi «inai pi t*tni<>n fi' kÌ np]in«rntn da nciì iiMb Fly^ Ti. 

Uì qui ni pure che b molte aqnintezic, Mudiatesi d' inlrodur nell.i (air 
briea del 'l'crtn^nielro^ lurono prciito rìconoionto inutili dallo Etereo Sagrcdo, 
« dò d miiitfeito indizio ddla «uà sagacia, specialmente p«r aver ricon^ 
adulo, almeno In praltca, !^ non fn teoria, che ver^o la forio che lia ti 




PJKt||-r ^ 



97S 



Storia dfil titetodo sprrimentaió ut itaita 



«ftloro di tUìalufo un Mrpo^ i]uel1a dol iiio proprio p«o, rtevc* t nnlb. In 
o^j modo ogli jfiuilamiifiiti^ aj compmcv dì aver c<«lniìtu Tf*nnumL»tn nraf- 
Cfp/ànilifW, eo'qnftli «pirrmu-ntaiuti) potè Avwilerbì dw Tiiha nciriiivenwè 
tiMil p4à IVi^a dfìi ghùcdo, « ^hc ^tiDÌ ambienti hanno tnMo direrM 
grftdd di t«ni|wrAtijni, da «yuel cha m iw «q^ lalroltA stimare dai aanb. 

TI SaifTod^i perù non ■! rompÌar« d'nltrù ch« MH pmUea dalPaflallci^ 
pri>r«uandoeiÌ t^onuAc delle Lnirichc d«llo vicntùlo p«r imparar le c|aaK 
ai rJToltfc, Doatt »'£ viPlo, a (taliko^ aaaerendo die qucìio che ai /o iamm' 
ture lii qu^ti ifrunwnFì f*on 4ra atfo a i^rrvrrlo civi/òrvitf al bUo^ntt.^ 
non iiìt^nd^ ']lì il Sagredo M Porla, morto In iiìw\ meiIi^Émo ann^i IfK^ 
non ai pw> dvili^r che U ofiiBura Uhla wpr^allrì dio aul Santdrio- Ejipiir 
poÌT«bb'e«A;re cli« Galileo abbia operalo ad avvilir c««i il »'J0 rìrai« ntki 
ttìma dal troppo erodulo o oaaequiooo am>o&- I ^^^tAici impaniali por4 noa 
crademnnn onaì che l'Autor d«* Ccmmocilnn mpr^Arìconna nc^ intoQde«a«< ^I 
eflftlli àv\ TrrmDmntro, eli* ci dp^rrì ve. Almeno n qtml modo cIm' prcter>ifr*ti 
Galileo d'ei^ro «tato, a intondcrìt <r a Ikrli intendere, iJ pcinno. Prrr]i 
o^ modo, lu IcoE^ d^l Termometro e la rajpon libica deirnnri.OLif^jrnj 
«aperiOQta eronìana «ra giA divulgala in un libro, da cui potevìino ticilJiun/ 
apprenderla il Baiiturìiv, il SaffTndt» « OaiiliTo. Infatti, m^l^ ivlebrì Dbpub* 
sooi Ù^ qitibutdam ptaàtii Ariiti>Ulh. rac«o)l« ^oi fra le altn? Sp^al^ 
sioni dal IJenod«Ui, dop'avi^r l'Autorf? iiiacgnaU la f«£rÌono doll'ftlLrar tàà 
ftimo la cucurbite la c&me deFl* ialermo, «oggluiigo: a Idom cvtm am^h^j\ 
In qua nulluni aliud i^uam arrpiirn «it corpua «xperirì po^umijt», »i «uà 
ad ignem primo c^lefacUm, dciado cam oro ìa ampb «lÌ4pii> cyAthov aat 
alio vtuo, virio uni aqua plrna. ubi videhiinuD huiuvmodi li^uoreai ataUm 
cursnim lorri, i^uÌb, diuii calvQt amphom, rarelìt (quoque atr, <|ui In cs mr- 
liiiMur. Kl, T^i-J mn^H'it, dxULalMr, «t quia dilutdtur trinci inaiw luca, il 
ideo maprrA pnr^- oiiig forap etil- Cum vi;rir ^a aeHd piirlit> t)uac ìntua rt- 
mandcntf iUracn eotidonìatuf cb def^ctum caloria rutrìA^tur, n 
indiget loco. Quod cum ita «o haljeat, neceisariuin «1, ne alÌ4|aU loeua 
CUI!» j-**inarieaJ, ut alìud ijtjuddaiii corpua ingri^ÌAliir. aim ad ingradli 
neri iiuu paluerit adit^is » (VenelilA IfldO, pog. ltK3). Ai quali Inj 
del Fiaico vonczianc rìpensando, e a tutto l'altro oho a* 6 fin qui 
ci Moabrerdbbo un voWr riman«rg ostinati n«' volili iirc^iudiai a ri^Lordai 
del «onc1vd4>r rhr a GRlilt-n non ni cr^mpAlv alrun.i aiilfrnttrità, né qi 
ali* invoDaion^p né quanto agli u»i, uè fpjanlu alU »it%!H. teoria del Ti 
mctixs che agli pure pretende d'attribuirsi, n'>n per alcun diritto, mi 
aooondar quel suo ganlo di voler ostare in ttiltu il primo ^ it aolow 



CiP> I. — Dct iemt^metrù 



370 



V< 



51 Termometro &<l aria, di cui tactr». um il Santoni^ nonofilanlc le 
moiifi<?*£ioni «1 i ml^lìoranicntj infc^gncvEuncnta ìnirodoUivi d«l Sagrodo, ce* 
jj[).iao per lunjjo iciiipo i (L'rtar ]« medesimo t-yrm^ immagìoAtc dU «no 
piotino iiiliirc^ e »i>LLo Ìk qiiati arAinti i-mu diviil^ti>, lUc^anr inTiitU, tiri 
pitrngrafo 28 del «e^mlo libi'i> del ano iViiovo Orgctti^, pubblicalo otto nnni 
ilopc I €'>iatnutit3rti del Sanlort>, de»oriv« {>> strumento, e do ìn^piia gli 
ìi9ij 1 ({uel modo per T appunti^ che avex^a fjiilo il nofihv> Me<IÌco giiutkio- 
politano. Unto è certo di qui che non competa al Filoaiofo inji>1e4e per nulh 
fi menlo d«]l' Invcnxione, che ftlcunt pure f\i hanno Mtnhiiilo. Uè m Altro 
■nodo descrive il boronc d» VorTilamio il T<TmomeLro tlcipo noyli nitri MOÌ 
libiiT tucoedtiti al Nuova Organo, comò «arobb« T Wtt<tna n^i'uraJif con- 
lorum, nr4lN <]U3T«i, d*i pa^. 1^&75 di^lin nlmorii?, neir an^ inaiti Uliiio 
(Luv<lttiii Budav. Idi^X ^i tradticono a parole, e a' iiuicrioconu gli «forUmi 
del dtito libro secondo dello «tcMo Nuovo Organ<}, dovi; ii descrive, no' pn^- 
cui lurmini comò %' è dotto, il Tcnnometro eantorìano. 

é ìnfn tutti i rtirjiì, «rhe ci lon noli, «critii? ivi Bsioon*, l'aria * qu^lh 
chi^ più l'rcato iicquÌJiUi rr peixliT il calore, » Fti pei quieta pro|)netà, moltu 
ben corkO»oÌuta iuUn dai tempi d^U' ADtÌ<;fciaèimo Kcrun'-*, che priiuì iìccor«ero 
a ìnv^ritani, ^ tonerei in seguilo in pre^io^ « fid u«»r(i nell« nct^rche scion- 
Unchfl i T(frnii>m<'lrì nd ihm, H Itorelìi^ in nlciinp ine ArLnntAXioni ni mn* 
no^rttto i]^' Stt-jf^i di ^aturnii Ktp'^i'ienz^, in LeiI pTopof<Ìto ^cnv«va: < Dì 
pHi ricordo dio i nostri Strumenti, no' «nuili t'adopro firin rìnchiuM ia 
quatdio vtAo, «ono Innto j^Ioai, cho non vi è TormoTootl^^ di acqnx anoiito 
(alfath pi-T gramie di** i*gli *Ì sia, die ti allori dnl -nido i> d») freddo con 
fainU fucilila : o VT^rainenLc non v' è iluido, nrl qunU il caldo e il fi-nldu opn! 
ptù dìbtuidolo e reet riunendolo, e venia metodo regolato atto a mifturani 
di q^iel chd kjjt Tarìa > (Targioni. A^^randim. T. U. P. U. pa^^ <Xlt'». E il 
Moouiniri, nel ^ftpr^ riinlo pa^^o MVÀitraloyia, dioeVA clw inivblw diTTcilfi 
il nmdcT ccnsibiio il c^dor di?' ra^ffi lunjtri, ubando Termomolri pieni tf altri» 
che KTaria, 

NonoeUnto, -nvevana ipio'coel Tatti Strumenti un difetto noti bit itti loo, 
ed «ni i^»i*}]o di riftf<ntrnii, non unto H^llo \-HrÌAiÌoni delln tifmperalarii. quanto 
di quidltf MU prrviiLnm* JimjnoHrffrir'*- Ijì m^pnnr pi^rA iIr niT dippndr* tin 
1d difetto non poteva c»tcr ricononcinlo, no noi> che dopo la ^andc l'^pc- 
rionia torriccihana- Ku infatti quello «tcMo difetto noUlo colle totftienli 
piroLe, che m leggono noi Tomo IV de'MonOKntli del fìnonto, dove *i 
deecrÌ\x»no (dcwie mn> esperienze attentali alla gimfiqne Mt'aria: « Da 



i!a> 



Si&ria diti fHfUni^ tponnàntaU in iiatic 



dì |ircuJoni t «MlÌpAi>.'i>i ticll'ùru tfÌ4 in^ilìn 1m*o« 
*#illeui, chf? b fArfenlo vivo n^'ioliti virucn^nti. b 
Uk oba da di4 io owervo^ trovo la au« mMduu Altettt *iip«nkre Ia 
ipti>rno ilb <}uatl(^ntice*imi |tih« éì tè «teata; pomif cli^ *i pocu Ao^li 
uu' &llr& [lulinA lift riuTi 7i|ireu,inii, t^ è rJi« i TtiniMiiiit'l « ATÙ non 
co»i «^ri'lichi, d4 cosi Btli ft iDMtrau^ iA caldo • (] fMd» d«ir 
cocaa <^«Jli B flcqiu semiti doir ultima invoniioa^ do! Galiloop e ciò 
ili 'incili Ttia\m nel cjinnollo va muUndQ alUrm, ima p«r rEn|rf^M*a 
uNcilj) de] caldo tolamentr, c<tttic bÌBOgiwrvbbc (oHne al iiun rsM^rv' trlri 
perche r acqua per V aperlurd &i può a£cM)(ar«) ma peroM la pn^uiiotiit 
rutouaam «eUroa u va muUndo dalla pr«aii«ii« deir interno dd Tii%i 
oel voWr i[up4te P>rw cqirSilirArti tr» \oto^ T awjua -1*1 r*nn*>llo ne w 
Rier£0 ci>rì .-durAi rà abbaMAf»!, Ì1 «^hr non ttì^ne nm T<-rfDiiUM*li'ì a 
Mirati, dove non è oontnulo di prcvioni e solv Vopcn il caMo cHc 
ed &co^. So pftrd, ao(!Ìò «j cono^^^a fhe ncfrii uiaani arUfixì Dcrfi » poó 
purTMioiir, na« iti voglb ilirt-. cht* pur ^hikIÌ ancora rion lon dol «ulto 
dtfli, {ler r alti^ntitioni* uUitnajneitlf! sac^ipt^ilu nella rjiparìU dt^Ui rtit9si vuri 
i^n> oonlenenli l'acquo, per cagione d«1 caldo « del Ireddo, l>cr>cli^ 
«coesione atrta fort^ lenula avmpoloia di «o^^efcbio e dj niuno KUàhi 
pregludriio > [e. D). 

In u^nì mudo puì^ tonto 6 vei'o^'uer aog|rellfl il TfraioniiHria vjuit< 
a riaenlimi delle vajiouonì della pitsafone aniitìoqrerÌETJ), che it Bayle 
di potoTMDO eorvire, e ee ne ««rvl di titlo ntilmenle ad uso di Bin>mdrt~ 
quando voIIp varìllear la c^IoLfs Mporì^nva d^tl PakcsI »til monti il 
« Sed rAmmiinU Itihi Inm («nriv* i^gli nel Cap- IV di*IU Difi^iui nodlro Tftì 
costo Lini'^ ThcrmomHrc quidam titcbainnv, iil iiirlustia arr ^d evitai 
rcddendum nolabilcm cotirerret» ob rattuni^m paulo iixtrìi cciiimvmorafii 
mercuriiitte vice commuoem a<|uain in tulio ad Therrnotnetrum portine 
«dbtb^bannus >Lt !«¥&« motuliunefi in poiiderc w^a rvitiitleiKlm almoapl 
aeri incluso oppo^ìlae dìsriio«cÌ nia^ |Kieeent a (Op« Omiu Yeoetii» li 
T- I, pag. 1^. 

Un &ltro inc^Dvenì^nEo del Tdritiùinetn> fid aria, a quel modo 
cb^ soTcif3fn cor^tniirr dfi?lr^> 1 ]^rìnaì ntL^delil nfIVrii <)ttl Sfiritmi», era qurilo 
di non ai poter tn^^jortare comodamente, nò di poter JronKT^Ho ne* Injuàdi, 
per cspbrArnc In tempuntura. È voro clie >*cra corcato dì correggerò qw 
dirotti con lo adottare una coitrtixionc diverga dalU arintoriano. fac^rndo 
«rvins il vinetlo Intio m«ì<>mi' da rLvipi*ii1i? diitruria a dell'annui, n «!-" 
dando II cannello, clic ttwiia entra dralino e tnvtxo ckc fumi, alla 
dello tUoòo vasetto, a qti«1 modo per Tappunto, che vedeei dJMgdato 
gina S9 dd'Cir^^li Pisani d^l Bmguardi^ stampali in UdSne noi 1&Ì3 
Sf-hiraHi- \ fiolo guardar qneslo nxu'Vo dLi°egno di T»»niiomplro ad aria, 
noi poniam aot lo gli occhi deMctton nella f^. 6, ai vede che lo Mnimenic 
È raciimcnu maneggevole, potendosi prenderò per la sommilA del cannell 
a queal'nopo pkgalo a mgaiico, o petondoai altre^i ìmmi^rgere dentro 



;a,cli^ 



Cat. I. — Dd UtiHOtnetn 



sai 




vavA^ 



youìo per i»t«r chiudo da ogni porte, e per 9Wnì il camDelto «leMO taldd^W 

bocci del ^uo. 

Ma, DunEjAtultf qui*HU oiova e pjb cotDoUa coHlmxioi]^, beuchè ivi li> 
ohiamt il Bcrìnubrdì imJi^m(?nfun« vitrtmti Mfu vuìgar* od cahrU tA 
/W^ora gradué digniMc^ntlcSi non *sra. pur^ co^i rlìvul^to^ 
«l^iuilo poi furono drviilgAti quegli altri Strurruanti, i quali, 
avendo per loro roqir tiM-inomHrici» iinn Tarin ma tir lii[iiidoi, 
si pv^csUvAD comodiunecle nd 1;aal^^ con lutUi faciliUt Iriupor- 
Uti, « ad cuore* imnieni regli ^Itri |]l[uji1tt [>?r evplonu'li- 
QiiaDd« e oMne ^iVvenUae d' InliodLir n«llu {Xi«truiÌon« d«i 
TiMtii9iRetn un no^ì ntJlabii« |jei fe/ioiiamenlu, è suggello 
[ni!-nl«vol«.* libile ooetro storiche inveqtipcioni. 

]n lUUa fu eoiisa dubbio divulgikto il nuovo Mt«Tiratoro 
del caldo tm il 1fl43 a il 1060, r ciò può argomentarvi d:il 
COlUlbltarr 11* <1ui- rdimni die frrv^ In qn^ni* Jnr <}ntn di- 
verte^ dft'vutii Circuii! t'Uaiii. il Bericu^rd]. .Nella prima di 
Ifudle cdJcii>ni infatti, nel Circolo IV dedicalo al principe 
LMpoldo dp'Mt*dÌ(?i, descriva il Terinomidro :h1 Arja,ecim« ti 
iftiaM! di inipi'J- Ma veiifniJu l aiiWi* u ftir dell' Opi*r» ìiiia 
una mova cdìiion«, che «bb<! Iuoico \ti Padova nel Ì660, per opera dol 
lipognkF» FramlolLi, o volondoln condurne» come o^ttidl si dir«bbt* zilla al- 
t^xti d^' t«nipì^ soiitìttiiHW illa do^criviunfì tt ai diiii^giin del Termciin^tni 
ad iri:i la dr>mnonQ i^ il dÌMr|fiii> drl Tvviafnnfiri> a liquido» cbtì pur *«^ 
^uita ancJie qui n chìumm-c iri^frvmfnfum tùrcum MttU viàigare {ìli, 
?^S^ «7). 

Nul 1644 in Ki-ani^ia n^n ^ì conosceva allro Tyrmomttro die t\na\ pnou» 
malico, 1^ a f^ir ft^dti dì i-fò, pui^ IklsI^ii', fri lutti gli altri dai^irmr-.nli, In //y- 
draitlica pnemnatica M M«racnno. il C|uale v^enuto a Gular per tutto in 
Italìu, dL>Tu «ciitìv» venir l'odore di qualclio invenzioDCi non sar^bc man- 
cato dì fir pr^h. p?r lrA«portarla n pArigi, arrco di qneeto T^naometro a 
TÌ«pi>do, «e davveiro re lo aveiM trovato. Ami tiemiuen dfeci anni dop^ 
»<Mnbr.i che fo^^c dÌlTu«o In Finncla il nuovo striimenlo, inaperoccli^ negli 
Krpc*-imctì1i nuovi aiuttcmiei, il Pccquol seguitò ancora a deiscrìvcre, com»^ 
ft^raa Cfttto il ML*r»^niio. lu pi-imii o più antica forma dol Tormom«tro «art- 
toriuBO^ fi bencbè nel iOGO i nuovi Struinr^iti ^i liquido si divulgaMcro 
»oleiiDCment« nelle dcacHiioni e w^gVi \c\j6tsnii de'^^/r di NttturuU Eepv- 
ri^ntet Dono^tanto ni 1i>niano Giorgio Sinctaro non p*_*rvQnno una tale im- 
portante noliiia cbe v^rso il 1(lfl9, come »' ha dnllo ^egii^nti sur parolo» di« 
M Irawrivon qui ita) I Dinloffo iir\ lih ITI drlU mi» Ars rwva et mojfim 
fjrtivit<ith £t Irvitath: f Aqnam imbubm n^M? tirtute mrcfactiva, mullom 
mThj pcrtMadctor e\ ni^bili quodam oxpcrimi^iUo. qiiod nttdtuitffrtius «>luin 
vidi- Fuil *nim Tli^rmoicopiura ntrinquo b^rmotic* occliiaum. Nam Infiutic 
ro4ufidam lubutf ^niprjlhiri ><i.ipei ne etì;tTa jIìeiui, wi.1 alrei» ruuilu mìnorf<ni. 
later Uhi Icnut-ui ;idmudimi riatulaiii. £jub dimidium iuferìua iquAj vel pò- 



382 



Stcria tiri mHcd^ rjwimetniaU in Italia 



line fvawUQllviinf» vini spirita, supetii» v«ro aere r«|4«tDni » (Boicrxli* 
ntl 1669, pag, 370, 74). 

Il Tcnm>«oo|»o descrìtto qui dal Sincbr» ( <|«i«Jb atoMOr àhó i mn^ 

Accsdoinci àoX Cimento dc-c^uuwro in prims liwgo, fra i loro «IntaKRi^ 

p<r aanona-r In miilubnì dctl rjildo r. drl fnvldu diflfaria, « E^t é luU« 

di crìitiilb Dnmùnu (lj|[- 7} lavorata per upra di ii««it[ì arlefic&t i quali, <ct- 

Tendo:4 dtflJe proprie ^\t p«r monticie, tr^mAnfUno il 1iah> pur un d/^ìb* 

di criiUtlj :ilb liimma À^ una lucerna: « qxndìn v ioXtrx o iu vano Ungwai 

dJTìtaf dì mua-j i» uuno dove ridileil« il biKognio di lor lavoro apIrandEV 

Triìgunu a fonnar ofivxv dì crlatallo dtfliutMtmc o tottravislioee. Noi Qo 

tal artoHco cliiamiaiDo il Gonfla. A lui dunque »' apparlcrrA «li fonoar U 

palla daHo atruivi«tito d' una tal r»pacÌU a grandftizM, e di >'*!'- 

^ carvi un caciwllo di IjiI miaim dì vnito, che rìotnpiBadDlo r n 4 

Nv cerio i«(n[j dct tno collo con ajoquarsenlo, il acmplice &«i^i 

della ncTc e del gliiaodo non basti a ooiid«DBoHo aollo i ^t 

^radi del eaaDclliao ; come per )u oonirArìo» ti fatta a imi aliniU 

d^'ra^ solari ^dandio nd cuor della almi» rwn abbb favn H 

r&refaHo ha[n'A tjli 80 graidl 11 mudo d'empierlo i4trfa con anv 

venUr la palia, e poi auLiti^ tuilir b bocca del «««nellmo aperU 

nelV acqua rten te, f>Gch^ \m\ì. a. poco a. poco «u^ciandola. Ut 

poiché * difllcik, so non aOitlo impoauiLik, rlì cavar intu fini 

per Tia di rArc!&iÌQn*> ir per ogm poca clt« ve uè nati b |db 

rimane KcnuL, li potrà fìnìr d'cactpicre con un itnhuio di ay 

fttallu, di' abbia i) colio ndeUo ad un*<«trenia so:tjgUevuL Cifr 

a'otlerTì, quantJo la pasta del crlslallo fr rovenlf, poiché attm 

ai tjm iij fila Hotttlìuiute «Wnlrc» uccanalale e votei com*è nv 

nifeeto a chi di lavorare ti cmtollo ha notizia. Con un aiimlc 

J^k imbuto Adunque ai potrà Unir d'empiere il Tenuomoiro. ialiv^ 

^^B duconrio noi eAnnollino it fino BoUilÌMimo rnllo, e ■pingi'odovi 

detiLnj^ rolli Litu Av\ rkit> il liquore, 'i rbvicciafidottc >« n>ae 

riffjni 1 troppo, È aAicora da avvertire che i gnii aopia il cAnaeDo «tar 

pino acjcnati |rii>'<ti; e però biao^na aci^mp^rtul^ tutto coUe ie- 

ai6 dUigentvmvnte in di?rfi porti u^nli, vegnsindo le divialoni con un bet^ 

londnu di ininUo ìiiani'Ji, Vai hì vgiicninnEi h'ii altrì ^iti ili meaao oon 

bottoncini dì vetro o di smalto nrro; e questo flcomparìimento zi potri 

a ocobio eadcndochiè resercicio, etudio e industria deirarle inaefrna da 

a^ ateaaa i rafguaglkre gli apaxl, e a ben aggiustare la diritiooo; e 

Vha fatto ta pratica suole ebagltar dt poco. Come questo co»i^ aoci bue, 

col cimenta del aele e del fEliiaccio n^ ò aggiuatnta la det^ delV acqua 

allora h eem la bocca del cannelle col ngìlto detto vol^rmcnte d' 

cìeéj colLa fUmma, ed à fatto il T'^rmometro » ^Kjn-nze 1W, pag. ì% i 

Ba cpjrvUi LpJlinima dnflcriiinnfl, lojiciandp indietni te tdti^r nelle 
ai dice il modo di render piìi aen^ibile lo «Irumefilo, allungando ìl CAiuMitf 
rigirandolo a, spii-o, o compartendo in &ltro iminero dì divisioni la acalai 



oan 




CaP. 1, — IM tfrm*tJHetrQ 



SS3 



&U)Uoao la più compiulo noliuA di di ch« fo»«i* il nuovo Tvrmocibetro, più 
c»Daodam«iitL* iraeformato o codlruito ^pra un altro folto fisico diverso cU 
(luglio ch« d«4t« ori|poc air inv^nxiona del Tormomi^th) eonlomoo. Mil qui 
oceormao a faiv Piemie ilom^udr c^tiK tr\i;iiro ìm[HjrUii(i «Ila no^trA Btoria, 
e delle quali non dà aIcuoa »^dÌsfaxionr 1' .\ulor At' StÀgi/i, die [jlìiuli di* 
Tulfò la n^tim do'iiuK>vi «trumenli- 

Sì pud p^ prìmaoo&adomaniJDTO. Fu ve[-am«ittc il Tonnomolra ad al- 
cool, dnchllo nel f.ibru De'Sa^i di Naiumlì tf^perirnio, an' ìa^«iiiìono lÌPgM 
AccMkioìci M Cimento? E a ciò 4 ataU mf>u»b jjU Altujnv lì nu^tii lirt- 
tori, i quali WDtia che fu quella invenzione altribuit» al Grtiiìduca Fcidi" 
Bando U, ROl primo poricdo doli» Sperìmentald Aoc;ideinìa modicoa. L' Au- 
tore percV lifllU di*wmionrT iopni rff^^rEl.T, a^tìB Ìl (^gr^Urio Lfr^nzo Mfif^aloltì, 
non fa nemmori ili m il minimo at^i^i^nno^ coMcchit iV imjioi^tbìW ta|ivr da 
quelli stasai, «he furvxi primi a fame ii»:^ chi fu l'invcnlore del nuovo Ter- 
mometro a liquido^ Niy pur ocrcundj por i Mnnocentt], sien otai ì Piarii o 
fieno altre i^irl4' apparlen^nti rilT Areadi*mb Ficr^^nlinu, ;ibbiam travato modo 
di M4l>»for« « quella aoftin curio»ìiÀ, aolaumnie rAutuii^ (IkITh Nota ora 
ultimamente imacnlla rabbiam untilo chiamare jl nuovo Sli-umailo 2Vr> 
momiiro dttruttimfi invffn^ìQn^ di Gaiii^^ Una Ul t^ntenn riduaa In 
eertnaa il suapHL^j i-li«! AuTmv di i|iir*lk NoIa fovvifr il Vivinnt, ili cui £ ora- 
foai nolo Jo telo e^a^i^iuto Ji vulcrc o^iii huuvo tfcorre d' Ì[ivrniÌant itlrì* 
liuLrt aJ euo adonto .\UteUro. Fa nulludiroeno aasiU mai^iviirlia che >i rÌ4ol- 
VMM d'sitrìbuire \ OaMeo il nuovo Strumento colui, de tra»cm*e di 
propria maM il /?<vi-*f'^ <'' vttrifi if»iìerittn:e fititn n osierviitf^ dui St^rvnà- 
simo Gm D^ FerdÌTiando II « rac^offc da Paolo Mòiitcci p«r propria «u- 

fn un tal Ragìatro^ di cui la copa fattane dal Viviani, ^ infanta a o. Ì0 
del T, ] de Minotf^ritli dol Cimirntc, *ì radono in margino dUo^Jitl o di- 
ciani mejflio nl^Wt^ti, due slrnmcnli, i) pnn]r> de qun.1i, distinta colla Ict- 
Idm A, rappresentante l'antico Termometro Sinnlonano, a T altro, ditlinto 
ccjlla letlera B, rappr^aenta pn^ivaonente il Tcrmoraotro a liquido, qual fu 
y<ti de^crìlUi nel libro dei StMì/ffi^ v quai noi di sopra ulibiaiiL rìprodoUo nella 
Figura sattinia aotlo gli occhi dei nualri lettori. Alialo aì due distaili, me) 
citato vJin04crìtto, #i legge: « Lo Hlrumento A 4 continuo e dtniusti'a il c^ldu 
tt ìl fraddo del)' aria, por mano deirnoqna.. .. Lo «Lrum^nto Q dimostra 
la dUftreriTa dì caldo o 4i fmld'^ dciraria e Ah' liquidi, 4^1 ò pcqwtuc K Alla 
cATla 3 in iin*iUrii Wi.i di queito stoAo llrgislro^ è atU Fì^nni A no- 
tato : a atrumoiilo C4.'n1nirJo, che al freddo sale e al oaldo :iC4>nd« », In qo^- 
a<e ito(er«l]e tt può dir che n eontanga ta atoria autentico del Termonnetro 
a liquido^ la quale «(orla sari per tùmitr tanto meglio conformo al vero, se 
al Done di Ferdinando II GtarjdiiL'a, »i Hustiliii^r-K nel titoli» df^ He^.'isti'u il 
n«Ene del Torricelli fisico e matematico. 

GtoT«Febbe ora proseguire a cercare a 4|ualo ocoDaione venisM fatto ad 
Torncelli d' inr«ntara e dì cosiniire il nuovo Temaomeiro a liquido^ Ma vieno 



sai 



Storiti dH meiodc sp^rimeniolé in if4i//a 



^ «ne aUi ti 11 ptiMo im tlticnimpnto, cH^ h cMlvrìtVTv i * 
nei por](«rhj Eadelnnob^ irsArnlto m] iluoì Itttiul: e Ln pn-^i ; . * 

€ona>ÌU8iic«, ast ferme le ikcrmoRièlre ti tsài tKiu*tntt ainù à Fififli 
il« b TSTÌatiOA de la pracAiou *biio«ph4fìque, & dté un in^nieur 
«|^«t<> Tf^Aiir, Autehr d'uiM JU'arnHafira tnamufjrftoM. rediga & VIai 
«n tOtI, «t i|m M troave inafiiKfiaDt A la BIbliolMque do rArwful (tfJ 
ff4iJ»fnj n/ Si), pog, 44). Voìcì U d«»crìptìofi ifur Tdioax doniM do tl|i 
mAtrè: Jnélrununto ccntpó$to <fa Jmi ^k, f^ ^ntale » conatc^ ti 
biamentii 'M tempo m faUto t in pntddo, sfe<:nkdo fjraài t tni'nuf j >_ (Bì 
loìrv ilrt àr-ii^nrjH in^db^ia. T. IV^ Pirvi lAil, pjf- 471) e |iiiuit>j{iiiT irrnij 
la dcscmìoriR ddV Ing^ncrc romano, ìllutlr^ib ih un' 4f>pi.<«iti figun. 
■li-urDoatn dd TcIiqu:^ ha t^nu duhNo qu.ilchv ooia di mfiolaro, |Mrt«a> 
pand » J«t T«riiiomclr9 ad aria, dcscrilt^ da! Béri^udl ii^Ua prima téiùi 
dei Ciivr^i Pifdiil, e del T^rmomHro a licjuìdo del ToniBelli. AltMidei 
]<one infniti » vede che Pacqua al c.ildu ul^ e per uDpulao (lelfi 
laU noir ampolln inrenorar <> per b dilntaxìone flun propria, Non 
p^rò In ofni modu negcrc all'invontora di <[UPfi1o c(riim«nto cha oglÌ 
abbia, ni^Hu priin» ilei Torrin-lti, dinneuùuU la |iroi>ri<-U ch^r fannnit ì 1ir|iaj 
di dilalatsi al calore, e dì' ci non abbìo upuLo l^mc auo prò, nd &t9\ 
un T«rmom4tn> mi^vo. ^U perchè ù diriicjlo il fìr la gin^fa ragion del 
Hlo a un Aiilorv i^lo1L^ e a un manaacriiu rimasto per diitr i^ecoli » 
aupioltu in |}al^^u Mr^nieni^ riprcndinmo T onlmv delU iinstra storia, p«r 
nire a vedere n qunle occtvione il Torricelli pi?nu»#c- di uaar per mimi 
più comoda del calere lo dilatariQni di;^ lic|uidì, piuttoalo che qn«ilo dcir. 

Ku fédtil ao^aca degli nmmAc^ram^iiti di Galileo, no» potcìia non 
iler parte nlitt contraveniir, n riiii Untii più ardorn ft d:i tiihIlti! rhr lì 
melleue, quandt>> a combattere gli Avrcrr^iri. vedeva K«nd?.-e in caupa 
vj»fi aco|>c7lo it ano diletto KUcftlro Itcnedetlo Ca*kUÌ. Perciò, nel 
U fiispc^fM a Uxtovico deiU CoJoni^cf, il pentiero m«diutlvo doli i 111 
Di4i^pulo tliu^ traU^TD-rni intorno a 4|ue1!a Mperi^ta, di« tì leggi- ivi di 
BcriUa colle «egueiiLi parole ; < Presa poi por nostro maggior aTvrrttj 
una «arsib col collo asaai lungo, e empitilala d' acqua sino a mc^no ti 
iiuia»la ti fuoco, ci rnof^lr*^ come, nello scaldarf^i, cita andava rierMoai 
aicchfV, avanti rhe Ii^vamm^ il Imllon-, i^rn nccnuc-iijl;i pii'j di ti^fditarrìi 
aada poi dal fuoco^ ncll' Ìntcpidir.<ii« Anilara dccr«t»cendo o riduccndAsi al 
miero alato a (AtK XII, U9, !^0], 

Di ^uì era beile ti paitigj^io al Termometro a liquido, e Q Torri* 
pen»ù in^gnoftamenti^ di costruire sul fuudamento di quesLi Mperìeota 
acritta dal Co^taUi 4^ da Galileo, il auo nuovo atrumento. Se poi V ìnventic 
di queeto fu applicata al Gnmduca Ferdinando 11 non sì può attribuir ci4]| 
ripetiamo, ad alti^ che a un cortìgìanaaco ossequio, % a quel! ingoriru 
Faoeva it Padrone nnHr raip^rif'ni4 fìsiche del fnia Maticmatiru pnnstoi 
In ogni modi>. circa all'anno 1<U4, questo nuovo Ui:tijraloi« de' gradi 
calore che* ohmao d' ogni «un parte, ei poteva, acna pericolo di \'ersart 



liqnfdo nnchmto, <* *cnxa il tedio di 4oi'^r*'i7n« infonder <)ol ntiòvo, <|»iLDd(\ 
comi* nTT^nrt;! w*' pqrimi T«rmoidctrì &d aria, Tokk «lablo diit vAUtlo^ tra- 
ftpariir oi^iDodiiBOiite e immerger a^'lit{uiitr <■ KOfnintrrgcru nelln n^re, per 
eQDO»c>cmft in tcm|VTalura; qu^to m)0\o alrumenUr era vnlontll Accade- 
ntÌA meritCA m fio tti t[M^} t^mpo, r|uahdo ancora gU KietttM stranicn K' 
giijUnno :i fr^vìigliinii oon Titicmnoflo • imperf^tld T«rmdnMln> antov^^no. 
D&lle mani del Tcirrknllt o M GiTin^Jica Ferdtnmdoebliero <|ueiioT«vino- 
nietro auuTò, come per Icicittin^^i « occcsurìn eredità, gli Aoca^emid del 
Ciraenio, i quaU n< dJTuiei'O nel lor» Libro ia nobiin e l' aM p«r ogni ptrie 



VL 



TI nuovo Stmmenlo, misuratore d^'grad( def calor», fl <juJLLe, Invcnuto 
In Pir^nee e uaato Afii ftperimeali, clic* « ficevaiuu ndb Corli; moilicM, fu 
I>erci<> mrntameule appellato col nomo di T^tj^ametr^ fioreniino;aefk^ 
prUica fi ra^i^mkgliava ni Tiirmomotri ^rvtorinni, ora pord noJU Korioaal- 
ipunio ditoTtG, rondandosi huILi propriclii eh* ha il cnlom di dihinro i li<- 
i|uk(!L Ora 6 naUliili? oMae ifiie^«U proprietà a'Apiir»«nti nuIU Morin ddl» 
■cicnia «olio TupcUo di nuova, e contenga perciò in sé il pretfio di uiu 
vom «capoita. Per primo indizia u uìvodimcnlo di ciò, giova sottoporrò alla 
MDiàden£ione dt^i OMFrl lettori it s^gneni^ pa«fio, che il Torricelli leggeva 
n die nei pun? iH.i»ÌAit[u riliw^"^ "^^^^^ diali Rupoala ti i^opico <IMk 
Cblavnèe: < Mu poiché la ^loltiglie^u del fuoco ava&Li qaetU df>l dicccrao 
dì molli, qttindj Uaniio uTuto ongjne quelle qualità calde, delle qimlL in que- 
ato luogo ficrÌT«te, dicendo che ti comontt'rjuio p«r le contatto al vetro e poi 
dal vetro a^t'ao]ii:i, cndi* \m Vaeqnx alurrtla ti conmiioiB por quella qua* 
lilà «uà conlruria, «i nvrcfà, i^onLLi, circola in té medouma por relHgorarvi 
• conacrvami contro il «uv di^tniltivo, né potendo reabtore ìntoraifìeste ai 
risola in vapi^re 'Afirt^o e caH^.Iu, o tiulinenle^ dopo lanU cuoi decervi e ma-* 
attiirr, racend[> fi^rzu d't-'tapunre all'arici, sollifvji li* delle ÉMÌde (giiDeg- 
ti auQ' acqua).»-,, lo voglia ano^ in questo particolare^, come in Unii 
altri, Tedere d* orrecofTÌ qualche giovamento e cftvorri d'orrore .... Pigliate 
UBa palU ^ vetro col collo lungo ** a«t^ «olti^ finailo a qudU <^}m- i no* 
atri l^nciiilH chiamano gnui: «;mpktcU d' ncqaa »iiti) a incapo il collo, e se- 
gnate dilige n temente il (cnminfT sin dove arriva Tacqua ; leiiele poi tal nao 
«opra ofeuiu carboni aoce^, «d Maerv&te cbe, come prima il fctoco pereuo- 
Urà nel vatro, V aoqva comincia a ricrescere (n^ ci e bisogno aspettare ch& 
«Ih bolla |ier nedere lai effetto, fxime Torae vi crì immu^ìnaM' > - > Voleado 
poi vader^ sen^alamente da che derivi questo rtcrcacimcnlo, andato con d^ 
oaacrvandd e vedrete che, eoconde che gli atoou di fuoco si \-ìhìì-> 



te 





picouli gtobdtirit. Il cjunh m gran nitmofit vanno 4AceniUìndu |i«r r3fv|vi,f 
M«ppan4o fi>m M\a «uì ^iprOd^; « iMiaikd» «^« ppr «ntra Tonta* »» 
Mii iva^^gior nuaien>, ulta più si ilj^r.'t nel ojIIo dd raio^ p coiitin«>«àt 
di («nerglì 80l1^ i »rl>«ELÌ 1qo(j^> tempo, vedrete molt<< mìgli;iiA ili Uli $ì^ 
beiti «ooivdcn a Koppar riiL. QaeMì, figliar Cotombo, non «ono cosm tt 
cn4eUr vapori gnwriti da «Innii^ |iartl A' «cqm. rhi<. raiilinriie \a quliì 
cflUòa ilei fuoco n vmJa in i|ui;lfi rbolvcntlo e tnuiiutttDilu: il clic è «aiti; 
fiuto, prrchA m, dopo the ne smimo ftcdatc moltsMine tni^lniA, voi rimi 
ftrct« i carbooi ^ appellerete elio uico gL BltrL cbu più ftpafiMWWla 
perdo tnviAibili, per l'aoiua eniìo dEateniinatl, «1 ladano ton> atirora^ 
drele raoqu« mtikiv pian piano abb^MAndoait e liitilBwnle rìdurti al 
medesimo cbe ootutc nel eolio M ffoao, wnta c^smtc K^nuU pure 
goocàob; e «> voi uìllo voU« toriMrr«t# a far tak op^miioM, vodrvU 
Mrt perr&ci|ua milioni di t-i1«t *f«rdu di fuoco, t^nn di» T aciftui 
mi nn cappello > (Alb. NJI. M), 67). 

Di dò ni raccolgoni» àxir notUic^ im]iorl«iiEÌ ; T o»3ert3iiDnr dd rii 
•eer r aeqwi, anco prima di boilii-e, al oìIokv proposta dal Castelli ù da 
lik9 alla ^MJdffrsiione d«l PeHpat^Uci cobi» nuova, « le ragfonl del 
riconodciulf? atW intrudurai, fra l« particela del liquido» ^li Atomi Igof^, 
acoribili m quello bdllicelle, che noi maino ora certi non eaaere ''' 
piMd di f^ioco» ma d*am i^aollo OKCcrtaaiono dioiamo cbo cantei, 
una nuova aooparln, n^ h ittiTli in c^nirario il «Antiiv i Penpnloiict 
con ftin Kolennità prolWMfutdo qiirl Ioni pnni<ipia- oafona <uf rarefat^M 
fri^form condentare^ Dencbè derivi un Ul pnnci[^o dati* antica scuoU, « 
mutato io modd co*l genorale Membri dover cei^i'e alato appìionlo ad 
qualftJi di corpi, nulladìmefio é un ftllc eb^ i Plfcld, coir MIenxtonv II 
rivolta nl1« etìp^nmio pneumallcbe di Kerone, p nife app1ic«xii>ni che aa 
ffCCfo in tartc virìe o ciiric»? maniera, non seppero applicark> ad 
corpo <ba all' aria. Gli ntomi ignei inlatti di GaìilaOr for*o perchè lro| 
miT)Ufì«tamenb! fli Iradìvano io!tu Taapatto \'ÌMÌbilA e rìconoKcibtio delTaj 
funniu abbundoiiatì, s[it*d»1m<*nir tbfli ^tninirri, p<rr ritornar pd l i naa td 
onore dal Borflli, e rìtt^nuto il fallo prima notiti» nclb «^it^ita Itispottm 
Colombo, i Fbtici voU&r>> piult'>^to attribuir rdretlo dd dilatare i Ut^icàAi 
air aria iniinuata de<ntn) al1« toro parllcelle; sirla cìitì i£ dlUta IvE dentro al 
calore, a ipiaì modo che net tei'mi.imeint %anEotiano. 

Una lai dottrina è quvIU che fu aperlamenle prolbuaU da Sier^u. 
KotI o Natala, in qu<fl Ubrotto elio intitola* Ptcnttm e^jMrJmantii noiru émi- 
firmatum^ o in ctiìj coli' iotontiono di dìmoilnr la falailà d^ vaeuOt fii dtf- 
fuSL^nj in Fninni:i tir lUio ri*lrliri e.^pmpun» ivtituitr* àa\ Pa^nl in fìo.*iT>o 
a Parigi per confermar Ijl veriti dclb grandi? E^pcricnu torrirdliana. 
Capitolo Vili dunque, dulia pnma parte. Sezione V, ili qt^\ libro, é 
TAutorp intiloiflto: t VnA& motua aquae in Th^nnomelro a e o^ 
soI^Uq. cb<< Vera propiiato di trattore in qui^l i^pitulu ; e Sen>jl 



Gap. r — IVJ tfrrìtoinftro 



3d7 



tut iu|ua6 m Tliermonii.'tr'> nulH cilia ratbn« cxplicdri poft^ mthi vìdentur 
qiMBi p«r Ìngr»«»iorLnin mfìtuiiit[tt» spirìtiium ign^drum, <|ilÌ ab MTacalido 
iel mftnu csWEk?i.i <M-ti(n]ii]iiL Spiritili; nluli c^iii toiitiniin nbci^itiint me mMito 
caUda. vd [runji tc^nM, rjiii'' vcl <onlieuA est \cl vìcìhjl pHUIm Thcr* 
jnOQUtfro, dilatnnt AcrcBi, tpn 04t in tubo« ìn^inuanriQ sr^ in eiu« poro^, Uic 
aotem oer, cuin iam iinpIìi^reTii tD Therfiiomi^lro locuni occupnt, prup«UU 
a^Uam eamqu»? 'Iiim Mib[1 in i^ìuh poroa ai? iniiiniialf eulerutil Hunc aqude 
reccMuxn ai: tumorem t^^ia «liam ucuIih intur-^tiiiu' > (rirìciìi^ 1t>i8. pa^f. 2i)- 

Si vod<! b'^Eiti oho gì spinti i^d, coai ben iti^tìnli liall'ariu, «ecoudo 
il No^, «on XnlV Mtm c<»a dagli alcmi ijf ni?! di Gali^ ne i^ da paeaar 90M0 
kilerxln ch^ il rTP*iiifH fi'anrrMp par che Cmi» àf' primi n conoscrf il Ter- 
inooi^tfu ^ li[[uidu. ìa iK^liiia del quattf attrutUi da FhKiìi& |>er i bolÌEt inrip 
aibìli oliti Bjpimti d^l Collqpo ttoinuno, jMitcvn di li, tid ÌGVi^ cuore «Uh 
trMm«ua ni colloght di Pungi. Mi chi: non f>»« nllon tn 
Trnnc^a (|ui?llo fltruiiir>r(o inulto dt^fuiix hi prova flal «%nimli* 
pAMO ctic ni>ì tmacrìriajnc) ùvl ix\tbtv librj Expt^rimetila 
nùìM iiììat^mk^ d«v« il P^quot. atUntafneoU o«aerv»ado 
gli elfelU prodotti da) ua!ot« n«l T^rniomoiro 8iinli>riano, noia 
^ nit^TP Kcoporln eh'* rion soSn «1 dflnla FariA, mn Tarìiitin 
altr«}l, ciò che ryli AltrìbuÌK« ni dilatam e all' iiuioutrai 
<hUc pariictllo «1*00 ca1d«^ contcmilc ncir ftm polla, prce- 
sUUntì gii ncU' acqua fltem: < Iti iinpnct^i ttuporiorì Tbct- 
tnosDCtrt^ amptjllfii^ manun aut Admotiic pniika^ vicinia conlen- 
Um deprìmìt aqtiam: inslvni baii^ arofumoilo. diUtalum ìntua 
Acrew, «Iter Jori H, qriirm aquco oodcre di^^ccnaiù co^it robori 
prscoeRAre, N^iT «uofi floTilaxal fìnnfl t^aljiria inr-^ntivo produ^t 
•er: Hiam a*|i:iio moW rxtpiidifur Id reperiti f:n'ÌIn, ni peri- 
doIuiEi m^lio Thi-rrnf>rnrlTÌ caule pluccat aquan particulam C 
(Gg- 8), in inftnvmi auMmi^ziUe nurìs sedcm rf^pnmrre; nam 
;kdmolut( ìgnii superLot-i Lagun^ulae A, Don inoluiam C, rtolum- 
modo tb*i>r«nni adigit aquam, aed et eflindenì (si\« qìiem dilnlat n^rem A, in 
desccndenkia C, Mquam in^mc'rgBt, m^ deacendealia ai|uae parles aerMa 
ttd nrcfactionom oxc^ìtct) nd certuni uaquo, puU graduOQ, quao vit g^minuA 
occopabat^ ci>gìt «3icrv4C4Tr« » iPariritfj 165f, pag. 37, 38), 

Non rlwimili dnttrinp djt qupvir ^itii quelle profe^ssl? dal Sìndaro, nid 
Dialogo hu Alc-AHiiidru e FiancrRcj» KopiTt ctlato^ Dop'av^rc Alr-^Mndrn par- 
ticolarmente d^-scritli d'ii editti dctfli accasili e de* n^cc^i del calore, nel ere- 
•ocre o dimiaiitr la laa^ì^rxia. ddU culDnnctta liquida nel cannello dot Tcr- 
fnotcopto^ Francesco dice : 1 OpJTioi- hoc pboL-nr^merian evo^nlre non ab Ipu 
■q:tta( e«4 pcltna a nonnollis ìit ea Ulìuitlilub pailiL-iiliH aeivìs, quorum ma- 
giù copia acAtH > & cho AIcMondro acconecnto dicendo CM^r rc«pr€85Ìoii 
drìr amico tieri<JmUif. (Am Utgna «^dit eìt,, pag. ^4). 

Tulli inioTiima gli AuiJ.»ri -siTiira pitali concordano in nrntfinlti*r rbn il 
calorxr uva irpcri direltamenle aut liquido in dilalailo, naa iEiiirctUnictttc 




Fl|«» ft 



seé 



storia del mcUdo aptrimtniAU m Italia 



ntr^rù, iiìl^^rno alla t\ìtA% il t'onjurl rìnuii« ìdotHij ve dU 

per accìdonUlìU «Ut dì fuorì, 9 w ti d trovi in neao di cià »cì« 

darò, quindici àimi dop«, parH «on piti iteufti, «newmndo cke, d «ni 

Vftcc]ua ma^na a>pia tcatet. F Infoili U dimoiAru^ow ?pprlinenU>e Aelli 

iukli)iÌ£inr ilrll aria nrt' IhjuìiIi, Tu lUtii fluì noitrì Ajv!ui1 limici «lei Ctnmla 

d*^ cli« avea t>ubbticati i Nuovi e^periijicnU ^atoMUcì U Pecqut^ « pnn 

«ht> «ppArÌMd aJ)» luce TArlo Marita d«4 SìekIato. 

Id (fiiAltturpa modo \ìerò, ^ notabile cke, m iguiur T ingegno |>cr cro- 
l'jtr 1a ni^ioii degli nlTctli dui rjiliir*- riiTM]<iiiÌdÌ UrmoiM'triH, i FilijfwC ■■• 
tunli di t|Uc* tempi ÌDlravcd»scri>, per tpotc», roi^tcnut 1 lei 1* aria Jinnéb" 
Lui dcfìlro i pori de' corpi anofio piucontìnuL D«*KeIoso& iwrò pubbtinimisll 
CLim>tcÌi]ti fioi^uno H parer i^oMm ^ più aeiiì<i dì un aiiiort.^ iiolinnn 

rj?tli ilei i^iult* *ui> riiiu^lì *<^pvUi r ilÌBi<<iilìcUi nr*>iiv; \Lfliiu?ic ritti. N 

Aiffiuiiti chv, morto nel 1635, non fu in kmpo a veder pukbUcatl 1 Diife- 
gtu ddlk Due Nuo\n St^ic^nic del tuo Muoitrci, bft, p«r rondar la nifÌBQc4 
jilcnnl i>fTi*tlÌ ina1(ic^i>ÌArì ]^nMlotla djdr^xion ilfl r^ìtìm '% p<T Ì»jpÌ0^r le imd- 
r^irìchff truidiii unì nirpi, teorìe »ìi^;^rl-«iinitf <% ^hc^J^ nnn fvn p«*b 
fiii^n del proposito noHtro, degnMSJmc di étavr sapute. 

DfCl) dunque» non i«lo avev^ aco^^cHt che il «iitor« dilata un filo iÌ<Tiiì4f 
ma che dilata altr^^l un filo f;oTido di nietall<>: tf Cord^s e m«Uilk ; 
njntralu et dirtiicì, «ip^vrìiiionto «dvcrlvrl^ mÌ conile p«nilt>nli t* Lir>. .1 
plambeiun alli^iTcri? oc anutiatnm : ctcniiD ambicelo ai^rvMr tìU^ja acuc/-^ 
mod^ propnU)^ mofìo tont^in^ dkinJtEi vH aUolli, prout citor aul tngxu Uk^ 
nlaivrii » (MS5 (1^]. Uw. T. XVm, r IH*, 

L' i*A(K 'ri milito wmplicittfhno A |wr 1u «un sl^ft^n ndriU 
alupcndo, ma è ben« asoai pììi stupenda la teoria dal ^làm à^ 
loro éaoogllala, por impiegarlo. Dna tei teofiA non ft di intlk 
&^Tii' usava a qu^' tempi. rp««caie con gli QrMdnj an 
liei nel cervello di un Ponpnletico, ma «taa pur» a f 
sopra un filtro nuovo e sinffolarìanmo eaperìmento : a 
pi\>pcniinij]| aoimadt^orr'TidiJm. Sì fu^l p^culiu vcl s^l 
ctUui A.U {Ùg, 9) vli]ii|uc manubrìuiTi KC cui annexuia 
upiiniuni otituntmeiittim h\ f|ii(Hl {nullnlum dUlet n 
CA. ori fietolae probe (>or-1iJ9o, cum V4>hjcrintwi jikiiiul.iiiiL 
5tlr^«re, muiio maioi-em tuu noki^ otiictentcm sciiUjmil. 
qnam b rechiBo lìatulue daguIo irali^nHur Hntte lamm -ic- 
f^fOTft 1 ^(ipei'aMmitH, (leque rniin infiDilm-jt. fV^rtra^lo ì^liir vi tot' 

nubi'iu EC, pcrvniifl tandem ut! t»arl«ì MO. Avt ì^tur. lU' 
antoft condudcbatnr in apalio CB, ìam ampltabitur. uc iMurcttir in •- 
«patium CM- Quìa vari> baec dldnctjo violontn fjit, TÌ&l*iitef, t\ tic :.,.r. 
etna. uiaiitfliiL Qn»nU auti^m vU ^st, qua mj^rtibrium n-tinAmufi perinir-trr 
Eid loca MG, lanla tal natumliii propcnnìo atquc impotus <|Uo r«din- 
printina loca UJ^. ^uaproptcr >tnbm alipc vim tcmuvetis manahriiun, i I ' 
ctfariter n^dibit ud purU*^ BC, ut ocuhtini Icdalur cxp^rimatuum > ^l1> ■- 




CàP, L — Dal termom^rù 



S80 



CliT, d\ qucjlt? iiir>nni c-irtc mMìOfi:tiììt\ yinf^x a U^g^fv 'im-W-' niticl<« 

:Jne 18 t 19 del primo Oiat^^'o delle Dui: Nuove Scìcììjki, n^l Tom» XlJL 

ir cdìeìuitft cui'RtA dair Alberi, non pu^ Don ripensar con Mqircsa Gooac ì 

mdi ci:ne«lti iiulla riJilurt ddl vacuo, ivi e^pr^iL alcuiU anni iop& da G>- 

JH, kì riaeuiiti-ìnj mimlrilrueuLc con quelli deirA^jgiiitili, e coma Ti^hpe- 

lenb 14 decentro <\&ì DlscepoW aprisAO h vu all'altra importantiBtttmo 

rimdrUov ^i^ ^^^ 'V^^ i^ NUtutro tentò di nii«ur^ la forza del vacuo 

Si pilo cnn Cidlitii rrradnra àua ipur* contìgui gli flve«t« Galtleo tnapi» 

ti nrll' Agiri iif> ti, nel prÌViit> in?r;;njimoiitii, prjmn lii puliblìc^rlt solenne* 

tntc ttc' Dialoghi, xaa sri i concetti dcUo ste^^o Aggiunti non tÀ vuole am* 

ttere ohe fi»4«ro onpnuli per nttpctlo al prìndpio «ccniinle, non »i poLrà 

n^gai>fi che non foaadi» originali pi^r ritpotto aSo applicazioni, cVei ne 

alt alcuni fulLi lìaìci; applkaiìditi. che avrebbero fonte pjluto ng^un- 

'0 apk«dora agli «lessi Diologbi gaJildaiti. 

Lft prìmft e pnncipalo di <|ii€Llo applicazioni é dìroUa dal nostro Autore 
fipi''(rnr gti efTrtli di Hnittirifà t» dì trjifiono d^ corpi: " Hìnc igitnr focii* 
itrlEigrmiiH niir noimnlU CEirptic^ vi i{undjm o^tifndnmu», qiiAr pnMmndilfn 
fxten^a, ii vim extendentTm adiman, remitluntur. Si f-nini animo concipia- 
tùns cellula^ quuttdojD corpori quod cxlondihir e^o nere aat nho «lìssipiibili 
«orpora oppletAf, atq;iie hav in ip?(!i prutractione flikUri atque ampltari, ci 
Intereiilfa, dnm diUtjntui-, nttllo alio Mj1ietmt<> cor^iore r«pUrì; necaionrio 
idem liet a^no om^niol ifuod Ìd tradione aunnkrii tti^^^ii^' ^'*^ ^^^ ^'ì^ 
.idhiht^ndn ni ccrpur; illud exiondalurt et ciim do ccnlrnotiono remisene, corda 
\'H i^orpKH imlnn^m conlrah^-lnr, el nd pmtintim nlaliim redìgelnr ■ (ìbiy 
I/nlbM [ippKr>iinnr, nhr fii TA^giunti dHIn KpAnm^ntn th^lln «tantulTo 
d'^^lro un corpo di ir^niKT col fi-indi c^ìijm» è C[U«IU del calore, che dila- 
Utndo l^sna u altre» cai-^o cli':3LpabLl(^ come [|uclLo che ) moderni chiamano 
Ole» annidjito dentro i pori d«* lìli ra^tallicl, ta fti die qticttì ii vadano alìuo- 
l^aiido, per €UÌ la corde d«gli strumenti vì mentono mular snonu, al ^^riar 
tempera III in, nelle varie ala^ioni; « Gon^iiDililer, quia aer calori d (Vigori 
raricr et d^inficr, indo lìt ut cordai nijnc laxiaro», nunc contradiores eint, 

01 mmica orgsina pu«<int amitloro eorkC<^ntnm > {Ubi). 

Eecii TAggìunti, r.ltf^ prìnin did NaF^I, di>l Peei|u(»tt del Sìnelnni, e dt 
tutti j libici di ^«'UiOìpi, prof«na TniioTì dirctU cs^rcìUEa dal calore miI- 
r aria, piu((o$itoch0 huIIa riejaa «ottanta de' corpi liividi o Aolidi. Ma comd 
pot^v:4 la for^a «apanviv;! dell 'aria operar oo») validi tiffoiii't 11 dubbio non 
lurbdva aiWorA il neteno di quelli ingvpii, perehè forse nitn EivvtM^iio atleA*) 
con U dehiu JiligOEtJsa a <tuegU cETelU, e rAg^iunti »l<&»o, che fu d«' prlni 
a epcrimcntare gli «ff^itti d«lla dilabbilità lineare de'eorpi «olidi» non par 
«be sviewa proM<nlÌto quelU prepoUmlo in commene urabik forx.i, con cui i 
aolldi «i clHaUno al cnhrr prr lutli i vrfEr. Quel primo padni e M,ìf»ftrn d<^11a 
VìvKA Nuova, che fu Giovin Batista Benedetti, aveva iugae«[n«n1c «pecu- 
lato intorno alla fona del calore in frangere le cucurbite modiche o nitrì 
«jnili Tasi: < Dum aliqnod corpus ealefit ililalatur el per comiequcn« cir- 
GhwhI - Ttr t 10 



HM 



Storia 4ti tntiodQ jfitfrfmnitCab bt lUilm 



oorpM rcfriereratvr, r««trìQgftiir > (SjwcuIal L>]). Y^i^tiib ì'a.^'j. ;^-, . 
ma d 4 tofon nel Ficicci mnraifto tm|>]Hi npeciilatlva die rifletta, rrm . ■ 
il prìndpiu AfuCotolJcxi («lorii c«< ituv/aecrc et frigoria condct^tar* ki-u 
Mpar rodere e» dvliùjpK^o ttpplic*to tic' fotti pvticolari. 

La (UlntniJonu otibiim uu^ninu, oporaU lUI etlors t-m corpi 9o4>^i. e «a 
pift probabile |iriiidpii> upcruiitf ili qml d>R non m VAria annidala cm?' kn i 
pori, cAiun iiuufCcìienti: per sé dì Unto eflcUo; 4;ra tultnTiA^ dopo b pMi 
m«4à del ««colo XVU, mw «copeita ù uiu apoculftiìoiae cU TaraL E ^tnU 
la ico^rto « b ipecnlasi^ne fu &Ut vennente dv itcatri Italiaiii, o p«fdÉfc 
par ena, olire all'aria e a' IÌ4piUt, si potcroibo el^gyer^ ooio« eorpì let^ 
nutrici, 1 soUdL e ai puLè c«M du mag^or TarirtA, « Ulvolia anco ma^px j 
proGÙnona i^ Stntmcnli; noi crodiamc dì 4oT«r trtllencre alqoaobj t U- 
lorì eopra <|Uc4f altro pubto di »t«rìa KÌ«iiUlìca iialiana. ' 



VU. 



Cbe U iLlalaxioQtf cubic4 dei solidi, per razioa del giIotOv foué 
monte ignota ai Fi*ioi, nooo«Uot« V o«p«ri«Qn iki T^rawiDttlrì 
« i|i3elU iluirA^^unt; sulla dtlalaaion Kneare (k<* Gli tii«taJlicÌ: s* 
da un IJtUo occorai» aJ Tonic^lli nell' «sercitai-ai a lavùnre con U 
diligensa poaulnle ì v«lh d^^i canocohìali. Il TaUo» ch^ Formi U aog^pcto 
un «DO »egr«lo famoeo, p^rcb* dice%'ft non «Mro ad altri /Ktto che i 
solo 1^ a Dio. ciinRÌf^t9v.i nadl'avnt-a 0M«nrata oh» il eUnr delln meslLir^ 
U quale ai solevano, per levigarli* ddlAcoare i i«lH ai >nacìnelii, ^U 
rìtìrar più da u»a parl« ohe dal!* altra, per ciu to»i venivano a dt 
So lenti. U MOf^relo fatto oaervalo lo eonrida il gaio» Dist^ripHtore 
rondo infuni »un iHlrri ni predilHto ainifM> R.aflWln Magiolti: « TI 
chiì |uCi in' ioipurta e chu non si a da altri che ib Dio <• da mr, f 
Non aUaioare ì retri da bvorarftì con pece o4 eoo altro per via di 
Pr<i'(^ii> <|ik4llo malarie nel froildArsi ai rìLiniDO più da tina p^rl* che 
Ira, ed ìnarvann il vetro, il (juale, Ondi^ ^La AttarrAlo huI macioelio, 
fl^ra colma» ma «piando h> atacdiiamo per metter ndT occhiai^ «gU 
spiana come prìma, e la Ognra ai f iiuU. Questo a^rrolo cJic <Ueo adesag 
V. S. è alalo da ma oawrvato ovidoRtamento tanto cho r bo toccato oh 
mano, o dtrd anco a T. Su iJ come, nui lo lascio par braviiA > (MS5 Gal 
D̻c T, XL, r, 3S). 

Lei meravig^ha, fnor ohe al Torrìcelli non nota ad altri cbe a Dio, con* 
oitfUrva eviddotemente negli ofctti ddla dihitazioa enbioa prodoUa riiIU m^ 
t«rii àff velli, dal calore. Però, adibano ila cosa certa die lo ìitasio Torn* 
caUi <i»M;rvò El Tallo, ai riman, per la «opm ribla ktter^, tuttavia in dnbbà) 



Gap. t — M AérnHmHr^ 



»! 



se eigU vei-«im«iitd coiioAC«s»e o aì fuoM dulo a bpcciAlun; U ngi<jtic ilei IVUth 
Comunqv» »U« tanto lo «(e«*o IhUo quuilo la ragion lina di lui, ikons'ha 
cftrtea» cIm fo«»ftf» «cMTvaij o irp«inilftti m non akpianti anni dopo, in 
^ai-^jTrìmì i*fi<TrixÌì KprH mrniiìt^ a ivii d'Ilf* (jp^n T ArrAH^iriI-i del Cimento, 
Si M die <Ji quc* primi csercixiì furono ptrilitcllA tema pef gli A^cAiIfrmk'l 
le owernuioni t V e^pcnetnt intorno ogìi arliiìculi ajnchiuccia menti. Fruitati 
At un vinisimo dMidorio di tcoprtr ^ov« mai sj nliruao a noKooiiidfrfi U 
Naliara, in ([ueH'Alto djc agli uci^lii ildl' cvcu^rvatori? piir«va dì vAicnoln in- 
nanzi più ovTia e piii ioanifi»l6; prepararono làcutn vasi, piv trinpirlì d'acqua 
9 d' nlln liquori, o p«r vcdcro ivi Avntto la Natura at^na, eon qua! rito vi 
cokbrasco ì liuoi occulti tniat^^r). Il primo va««^ ili ciiA si oervironc da prìn- 
dpio 1^ lina palh dj crvlnllt) n nmiuillA ron Iring» collo piena d'Acqusii»- 
binle^ f S{>Tiimcr>a nel ghìuo^ia. Fatto ciò, pta»(?guu a dirv il Segretario: 
« orBincìainm» ad oMcrvorc con puntiialianna attenzione tutti ì movimenti 
deir aoqtiAf ponendo rarrnte al suo livello. GiA «api'VJimo por innAnu, e lo »a 
o^itffto, die II tre*ìào da principici operfl In lutti ì tìquorì n^filrìnguncnto n 
diiuuMixvone lìì inole^ uà ciò, nmi wJaineMltì ii'utt^Tunu h rì{>iiiv;i i>nU- 
bar^ deU*ai:quancnk dy' Termomt'lri, ma n'avcTamo fella eapcrì^nza nd- 
r afqoa, fteir oJjt>, neU' jrgento vìvo, od in molti altri lìnidi. Dail' altro culla 
«aprruna «ncnm eh» nel pas^ggli cbp ft lac'iun rlnirpsHer R^mpllr^m^n» 
hvilda al rirnuver^ dalla sua lìuit^tA s rìosver co«»'i«tÉaaa o dur^na con 
r of ^luccbmnnio, non bqIo ritoma alta noie dtc elP aveva prima di rnf* 
frodanti, ma lnpft«»a nrf una ma^^ore, montro n lo veggon romporo n«ì 
di vt>iro tf di inviulto con tanta font». Ma qiial poi 11 totac il periodo di que- 
ste larie alWaiicni d»! in cum opera il fredJo, qti(?ilu non naprvaiin* ati- 
cofa. né era posfiibiSe d'arrivarvi oon a^ghiaccÌA.rk dentro a vasi opachi, 
coni« quei d'aJrg«nto, d'ottone d*<*ro, n«' quali B*era Qn allora aggtiftC- 
rialn : onde^ per non mancare di quella notiti», che pftre* emav 1* anima di 

itli qvcsl' Mperieni^r rìcorr«<nimo k\ crihfallo ed al vetro^ epennidn per 1» 
'Inf^arcma delle materie d' arer presto ad AMicui^rci come la co^a andane, 
mentre ai pot^A ft cinecun movioionte cbo fonm apparso nell'acqua dot collo, 

LVar tubilo la pilla dut i^iaceio^ l- rìcononceor Jn ocaa quali aJtcniioni gli 
'corriapAndcieMTn. Ma ki ti^ritA s\ Ò che noi HlAnlatnmo aiMaì \niì rhr? non ci 
saremmo mai dati od inti-nderen prima di potAf rinvenire alcuna cosa dì certo 
intorno a' periodi di questi accidenti» H per dirne più diHtintnmento il fOo- 
riKso, é dA ftipero ehe nella prima immenìone cho tacevamo d^Hai polla, 
autiiu) che ella loc^ara l'acqua dal ghiaeeio, a' os^i^rvava nell'acqua del collo 
un picGoto aol le Vi meato, ma ansi veloce» dopo il quale con m'jto assai or- 
diluito e di mc3!iana vclocilA »' andava rilimtido verso la palla, tlndiè arri- 
vata a un cerio grado n^n proaegfuiv.i più olirà a di*cend»ra ma al rennava 
quivi pvr qualrW tempii, a ifindìvia i]i*^]i n^rhi abiliti) \ìv\^ti di mnrimEiito, 
Poi a poco a powj »i TCd«* riftìminciare a salire » (Sagjji Nator- E»p- Fi- 

Quel Mio dtì aolloramento dell'acqua nel collo della palla di criital]o, 



»2 



Scoria del metodi tptarimentaU in iiatia 






appena ìmmcna nelf acqui ^liìnccintn, richtnm« ii «ò T fktl<^ ij \. 

ctdttfnid. I qiMAlì óestgrtnroco it tallo ilct*^ eòi iiomu di ux^t- ._ . j^m/r 
«Kmv, e mUriNio rite uon dìpeudevi da nkttnM a1ti*rttiacu! mtrhi«p«a Ari' 
Vpcqiu. ma <U oi^oni e^lrinMche del va»o (ivi, pLi^, 03). 

I»4nivddQU (agae«iaon1« la cauAjk pfaduttrir^* ili ipiel)*ina<peilala ttAo^ 
vollero T«4Wr che aiiri) elT^tlo Htceme a AOBitn«rg«r l« patio alvn*, lutlarv 
p(en« di vanì liquori, noU' Atiqu» caVIn. ptiitlcflo ch'^ iicIIa ^-hiaccUta, w 0^ 
virono eie arveiuvn tulio ìl contnrio < pcrcbè E livelli ilt' >iu diletti 
s'abbaanoo feuibslmanic o quan pjfrli^^^ ^^i t«mpA |h9r aollovarai, 
clu vuuU «piccare %tn iolio a (ifi, pi^. 117). 

L* una e l'altra di qij«l« due r^ove e caritnvr nfHMrrvaxinrtl o cf ti r — i » 
id eaaer fatte dalF Aocadcmài, ndraulunno d«l 1637. e brnrhò In r 
pòl«sa« eetùr trapelata al di fuon e andata altornj molto Ictnpo lu.^^ . 
don fti nii11a<Ìuii'-i>o rìivulg^ita cbe dal libro àel Saffi. Comunqu>j «ia p«f*^ D 
Iianro Vontlo, Del '1003» ir tin »iii> libm ìnlilolntt* D€ nuttu nutrU r- - 
t&rum, dJvttl^ le oaacnaTnni Tatle gii sd anni prìou dal Nodtri. caì. ,. 
ro1« M^aroenli : < l^^no aquam etin/n «lodioo «alorc aut frÌKOre dìlatarì 4 
conatrìn^i inaniftite patebit «i quu ritrum amptiom uteri «t unteti «irtt* 
di aqna Frigida pltmuin calidn! ;ujt irfrnli titituin arpiar imm^mrft P^^f 
prìmain coarcifttionem, quac momentanea c^t et aquoin frifficLiin Ad i'^! 
conlactum pautulnm l^c^t snjbsidcr^ cadem mox adsoeikd«l> ìdqu^ \A J',£cu 
ot proporlionèrn caUdae foras amliienlk Qnort ai aqaam vitro {>orkt<tnL^iin cp- 
dìc^ calefeoerlv» ac fn^dae innnenteriK, contrxi-^ufn lidere cvX. Primo qni^ip 
aliquantifpet' aac^ndlt oqua propter r^pcotìnhim IVifìdaa o:»nlai^tuni * - 
dum r^lorern incliisum per onflciiim <xp«l1er«^ conalur. tuuL «quoque 
apjn propellit f^uitn, Pcracta hoc momonUnoo motu, aanaiiQ cunfr- 
motet ai|inf% ti ^ inrcriun^t urificii parlrt dtìvt-j?ttHit d (FlagarT Cam. p^i: 

1^ oopfa dd libro^ ib cu! e'^ traacrìtto quieto paAo^ cooaiRrva^j 
Bibiioieca del R. Ard^pvl1a11^ dì S. M. N. di Fireoae, ed appirteiiiLc ^ 
oemlo VlrUnl, che vi fec« tii mano propria e v'appoao in calce fi in . 
g^oe oswrvaxiom e noto scritt« con lapjs piombino. Di una di queate oan* 
mkiiu, th« ù rìferivce al pasro, nel punto «Ìa nc»l(ùpraoontns««;aalocA 
aatef iaoo^ il Vimni dice : « GofTa ragione \ Oh quanto vi lomcrìi nnovo^ «i- 
gnor Tonio, 1* allargamenio a alrin^m^nto del vaio par oigione ddl falda 
e del fhHido ! » 

Driicliò diir>que toiae jfià dìvuljpilg il fatto del salto ddl' ìmmcnMaei 
par óvt ancora oel ltV>^ dai Osici stranieri non ae do ala indovinala la caun, 
la qnaJ<; fu aubito ipeculata e eperimantalmenio dim(>«trata in vani mi^i 
nella iic^aa nastra At.'£.iili^min. T, in verìifi fi S^^rf^Urlo^ dop*aver Atf-- in 
lo due osaerx'a^itjni difl repentino »irllevu^I nel collo \ liqpjori, q^iando 
polla di crì«tallo »ia immcnn nell' nccpia f:hìaccìala, e del rqientino 
«mi quaiulo invoco fia inimeraa nolfacfiua calda; coggiunpe «taara im 
pennieru ri'iiiilo in tn^-ntr? »gli Acoidfvttci p^r r*?nrler la ra^oii* iM ni 
bili u}Ai:ntuti; « Il pt;n»icrci fu elio T apparenta di que'eubiti morìmi 



CàP. ì. ^ IM t*rmomftrc 



^93 



negli altri lluE<i\ ikon (lerirl da alcuna Uilrifisocailliexatiovie dì 
-a 4i dcE»o. , < . ma b«nai vi>alLOA0 piuttosto che ca^ arvoci^ per lo ftc- 
mì<ì du' vc>1nnti «lorpìCfiUi drì fiiofìo ctw dairanqui Evn|>ora nei*6al«nitt 
iro&ìtà M vrlro; ì qunli, n tfuì*a ili Unlf! MKle iinmauìfAù, mf rlen sp- 
inamente «fonala V ìn(ema rap&cilà del vaso, anche prìm* che per Toc* 
^ie dell'? ate^o vcLro tà traim^llAno nel liquor eoDlonutavi: die II 
poi rUrringi^Ddo gU atc^i pori £jccja divenir miBuro il vaio alla mok 
racf{u& die v'è ilenira b (Saggi ecc. Ed ìt. àt, pag. HS), 
Benché sempre però, secondu l' ì^iituto, ù altribuiaca dal Seg^rirlanci ìn 
lU oirni acoperta a tolta iniiera rAccadamia, il Borclli ò floll«dto <Ii 
up«xe al mondo «cjentiflco ccmd la icoperta, • la rosone speculala del 
\{a ili'ir bntnmioin* A prtilicnlnrmpnlf' row ttilla alia, per cni^ r*! LSbra 
n»(iibn- Tiolur.r Li^rii^ ci~li1 nrnllo : a Wrum c*t <]iiod in |irÌnL:ìpÌu iin* 
Ier9i9lu^ tosi vitrei intra nìviMn saIc upcmin primo aqua a (Tadu 143 
iTi «dlu triuoi fero graduum oT<r;ilur, ot hìc lici^t vìdifaiur mitz^ri ot ra- 
terì iDolea aqu^u ipsiuK i^*<i4^ iiiliilDtiimitn fgo animuficcrii eSdoeuih^e 
tlMlSTtfre u reafnY^i'urw <^iuMÌ<^n vwifl (R^ìo Jullo, tG70, pajf. r>47jw 
Che U nuova 1*'ori:i Jel diUtamanlj de*^a»i, per T inlruriioii del colore 
i toro pori, fosu opp^igosta dai P«rq)atOtiet, i quali ù appagano, 
lo «lp««> Roteili < di c{\ie\ cottili, i9iim4?-j<'rtl p TirtiiiH^U^ìoii vocabalL, 
lò di ijiiiliti calda e fWdda, prrch^ culan'j c»^ rarcftKcre et frigoriit con- 
^«rucxre > (Pabbr. I<ctL I, 1^3) ; non lU ncinravìfli»: m^ggiar ni«raTìi;]ia per* 
foreblw il vedur muowre le opposiiioni ih uno do|fU tìctsi AcGJtdomici» fé 
non ni npeeie nnniti b «pirilo che lo fnifjiiva di ronirtidinf r- di mirrlterit 
Ecrupob in Uiltu dà die di nuovo H'uniiuruiaia ildl' AoNidi^uiìa- Cnrlu Ri* 
naidìni negava die ai poteoero quelle bordliane teorie applì[:are al fatto dd 
aallo dell' imm^>r»JoneT perob4f dilatandosi al cabro tulia insieme In mole 
del Tetro^ V inlerns superficie diìl cannello, come respinta in (lenirò, non M 
dilata mi '•l ristringe. Prupoii^va^ a persuaderà speri inenlalmenl^ qTn^àlo suo 
«^«iinlo, di prendere un ruA^chio, che acerrene a freddo o«atlafQT.>nla in un 
andlo dì f<9rro, e prcfnjiiva th^ rificaldindoaii questo anello^ por via 'id rì- 
efUBCJraenlo opvniovi dal csl^^rv, il masduo n^in vi ci sarebbe pi>tDtu ioli* 
bure ulLrimbiili- Su id«^ pmpdsLo, nc-IV Acr^Ldcnuia, il priiir-i[Jit LtHipuldu fece 
ttt Veapcrìeim, e fu trovato che, tulio al ctjntrarìo dì quel che area prò* 
«egilo U Rinaldibi, il iDOedù^ ncir audio cou riscaldato, v entra va o usciva 
con molla più facilita di prima. Poi l' etperienaa, a dlmostnr lo ateeao ef* 
T'Ho, Tu, diciamo cosi^ ringentilltn, facendo gVi AccocJcinir^i torniiv un'ai^ 
null^ di broneo djc incxLslrawe por F appunto in un nuttictto dello ateisa 
metallo (Saggi ec&t pag- 120). Il l'rìndpe, per meiio dd m^^d^imc Bo- 
relli, ft« partecipare il i"**ultalo di ^ul»ìIa o*perit'nia al Rinaliink, Il quale 
c<nS rivpoiidrTA da Pisit Ìci una lettori Jet di It Nuieinlis^: 1C57 dìnHla al 
Vìvìjlqì : fl II aignor Bordli mi ha partecipalo una acrìitaglj dnl tercmanmo 
prin^^pe Lecpoldo, circa reopcrK^nia che io ^li propoli da far^i quanto al- 
r anello riieoldato ecc. e sento, come po^Fo freddo nel inaicolo, cicche ci an- 



w\ 



Storìu M m^^d9 ^)mmtrttalt: ìh Itaìia 



óstme aAmnXfif poi il madmimo Rottovi ru^^biù ri gHryt* . . . Dnb^- '^■ 
VcflHto pova r«nir lU aìin estone Pam chft m com ncrtii thm ur. 
vUtclltt di lecTo ^'ìoohi meno ne* vuoi oochi pwQ di ferro, M^condo riir r*fa J 
li ritritava di Uo « toAo (x>aitut«ODc > (US3i Chb. T. .V>JV\ c 1^). * 

Ila li VIvUai, ben p^rsoaso d«IU poripalvlìoi coporug^ioAr M ' 
dilli, e ft^lUndosi ch^ cumo Qiwa pA hllo [>urr1err In jKUicftixa a i[»4k-4 
itbiwo M Barelli vol«tfe aoguiUr a iau(L*-r« 3^ più duro cinieDto h 
ti dadki'a ili poncador collo «etvMcitì fHirolfr ì t^atioo a lì coHcyp^ dttUa 
riti Mk rsgioal « <}«i l^iti ivnfmil tnli>mo à\h vinà che ha il ealon 
ittlalsrfl 1 corpi : « Il Jiihhio di V, S. FI ToDdalo niilt effetto ^eì cIiìsth 
fcnincQto mi (ìiukse nuo^'o, pcrdtè inj credevo che, p«r diinoeUvre Ti 
l&rgtnonlo e «trinipmeriUi del vnoo, medi&nlc il oaldo e il freddo, non 
tono lar più eli'* trovar id^j) di lacciHo coti mano, eome tilHnuiiiiMktA 
lia t^t^ù oi4ervjLro S. A. S. pt-r mmio di qririr anima <li mttinllu appIoH 
dentm V amilo ptir di meUlb ora caldo ed ora freddo. Se duui|tu; il «Hn 
del tallo non (rlì par giuMo ipudìeo, pa^idiè «Ita flittribiiiaee IVircUodd m- 
IfKo giocar dH max^ìa noU'anolto Hseattbl^^ air&tl«nuaikiTi^ deiraim 
dusa Ira l'VTirk e Tnliro caginnatn dal calcir drir aiutilo; rontiderf di 
V. S, «e (li par di pmtar più fede mì nhimo dvtflì nitri aeoM. . . . 
lese air unirono dui? corde di ratn« di lirujiI lun^hcua o irtu«1«xiA . . , 
Émaà disiatiti fru loro, «otto una doHe ^uali lio n^ppreuntato un cnldAHi 
«on poco fuoco per rÌRcaidarlu^ eloccaiu l'uiu « Tiillm nel m4Tdfiiiìmo 
I10 Mrnapre awcrvato, iiiùemo con malti Jittrì ai quali ho cxmferitji ^1 
«fpcrìcnm» rho U corda riscaldata iii^n^vifce noLabilBwnltf di vu^^no. 
<Juanlo poi al tteiia» della vjfita, ho preso un Ulo o corda di ramfr ilclb 
IpPDoe da clavicombailo ben ricolta .... « ad ma d^l«i %im estremila hi 
tMxnU una palL dì piom1i*>-... ^, fi»rnialo co»i un pendoK Millo alla 
ho accomodato Tii:a lA^tra di vetro dìilnnlc la frroai«na di un t^alooie. 
di poi, mentri! t^l pendolo stava ferino, o quando nv«va poco moto> 
«IftFa }a flarama d' iiti moccotino al At di ramo, aoonvndo in giù g In 
rolla fniUE». e ho millr volte uibemto e ivdulo patenlenKule elio s] 
ribaldato il Qlo la palla arrivava a toccare d ^l^1^ù, e rìnOMtt te fij 
tomai^a immedEalametitrT a diaoovUfMiM alT allessa di prima. < . . Per la 
dóno«tra>ione (dell' eflètio dHI' iniroJuilono dc'calldi) mi tarelp^r^uaM 
il wlu t aiemp1ic« ifCMiu di vt?der, noiratto OcU' jiarncr^ione della 
nelV acqua cidda, abla&sir iriù p^ U collo l'acqua mcluM, e per il coni 
rio dlur per V immeroiono delU mcde«iaia hocein neir acqua frodda;. 
fono «tala prov:t bastaiìt^H h . . Uà gìA farmi ehi' ornai n poaia condì 
il signor Borellì H\vn ii>tcirno a questo oITcKo olti ma mento dbcoTM > 
GaL mt, I. CXLII, e. 31, ^ 

Le due c»poncDio [le»c*nlto qui dal Viviana ei iraafomarooo In 
ratlr<^ du^, eh» bÌ tcggon u^t libro de' Sa^yi s. pitg. i^ 23 d**lU citai 
ediaio^e. Ma T eapt*rictix:i della palla peodula. eliti Ja sofitaiua 6 quella 
parecchi onoi prima dall' AmEiunti, fu dal ViTinni «taato re*a più cvidcnl 



CaT, L — Ikl ietnìòmélrù 



«6 




i 



o arjlkt Liatra «Il v^ Inj ti cì ^rrctla i] ami muti) (ivi^ T> CXXXV, e 14^ 
D Hlnatdim per^ non cosi facU» nd urr«rkd«T» fìspotvàtn conile quelle 
<n«n» e coniro quf^Ti ar^om^nti : « Eo non dico n^ fiArì» del vat« con 
F wqnn p<wUi nrll* Jicr]U[i r-iEch i^ fTrvlib . . . . tì'tco bene rlie T rniell^t «atrofia 
pariiTirntì (accttàasi Y acctVM-Sxncnio tMìn dimmnnni per tutti i vm^i, clieé 
quello che io ho preU^o > (USS. Cim. T. XXIV, c^ Iti). 

Conilo tma. Ut preieiktiono ò«l Kineildiai ts d«'fltAM ae^ad il BoireUi 
ttriiYrva che uucorrliè gL ilfisae l'Antmu Ai ptAer ciM evidaii&i g^c-melrica 
perBvaddJY «i diiiaÌ4eiiU la^ »ua t«orì;fl, iiaEioAUiite n&n Airù k nvn le^te ocw 
klUmenle ftf ìoro veder^^ ta è po»»^iU, <h€ p^r l ijitupftamcnic ^ 
^natffhtit ccrpo wnya l'interna MÀperficit di un vaso ocer^ciutn. (Falibr. 

L' <4[KTrÌRinn dct rìcrctocr i^li anelli prr iniuppaiDi^ntcì di qnalclte li- 
do, e ciw Tu poi vcnniCQlc eicguiti^t ncirAcuAdcmift e devcntta oc'Sa^i 
\ IH ddki ciiata elisione, era u^ntu d\iì*- 

m^^lìn t]i« per via geometrica, alU a pes^ 
r jD^^nu gf»4£u dei Peripatetici, ma 

bò il Bordili 9ì rAnld4«(! d'fivor aDim« da 

«idftrii dt'IUi v-.'iiiA, anche por vU di g«o- 

iclie dimuvlruiuaiiì^ non ni la pt^rA t*he ti 
lì prdvSL»a«- Ti ai pruvii« benc^ e vi nu»ci da pArì 
tuo il Vìiiani. il i|ualo dimonLrò, con luUo il 
rigore ^^motrtc-^, ^eguonie T^rema: < Sia 
bftm» d'un an^Ufi Hi lufìi^lln o di v^tro Tar- 
Hkillo* il dì cui centro ^ia C (fìc- 10) la circo^- 
fcrcioa cMoriorc AU, T intcriore IJM, « In c^r- 
cMiforciiKU Ji mt^Xti DI, la quale u vcmprc \ix 

miiura ctelliL tun^heuA <> gira delb armiltfr. Dice eh*, I|uintuniqu0 n axR- 
tnetU cum'^ pt'i>baljt]? <:lic« per T iuljVfluziunK de* corptBcoU ca)ÌdÌ ndliL 
folidità deir anollo, ai ficci Ja ditatociono della luiv^^Ka AB per tutti i vorea, 
oM Uoio pdr iDddDtro che io ruorj, duvendi> nello e^tcuo icmpo cfvtcere 
ancorm la long]i«ua DI o ^Iro dell'aneli), è nec^su-Ìo die la ir)l^rn« ciN' 
conlcn-ntn DM fi dilati ed acquieti maggior capaciU » (MSS. Gal. Diac* 
CXLfi, e 3BX 

Lo dimoairò in due tariì nodi e dd primo modo mandò copia al Bo- 
nilfl e del secondo al RinHldinf, ciunt* ivi noti 1' Anton* nl^suo ili propria 
KOaDu: < Handalone cupju al ^i^^ioi OuieUi con lettera M IT Novembre 1057 
ilei primo moéa, ed ai signor Rinaldiiù, con lettera del SG dello, del aooi>Tkdo 
nodo ». n l(]n:ildìni, u ^jd cJk* pnre d^ unA nua mpofta doldl3Dleem* 
bre (MS&, Cftn, T. XXIVr o, 24) n-st.S prviiAu> dalln rort;^ di ijuHIa g«9U* 
acMlrìca dixnoftraiionc, e il Uoi-clli pure mpcndcva all'Autore che kt ^U em 
la bella e iquvita f/uoiilo mai $Ì p*iò dtMdtrare {ivi, e. ìy) m^ poi 
pungo queitc parole, che il Vina&i ttctso qualificò flit artifUionssime : 




npinio. 



Storta <M tnet^do spvrimentaU iit Jtaàia 



t ATfnji |Wf* avulo cmv clic ella av«we ?ediito a Firciue ij-i-M- 1'- Nr - 

|>D«)UOB), che io olkrtt obbnaai s« qucelo pK»^ìli>, oia ^^ K-hf iit^ tiu Kr 
cors i)>1}u aruto U ptrii» dtl gvitc Mil* inconCnro una d«U« n^Eiool 4 
qiMlU condonfon^ ohe ^ wriwima >, 

Tali pAToTc M>ii lcstufilnv:'nU irucriUc fUl VLvUbÌ ìn uua ktirrm al Bi* 
Dildiiù, Mlh qntle fpiMhnmxuAoti coWàtàto, |irc»«gu« coei ft «lire cwkn 
il BorolH : < lUtpofila m t^ro «Iw ba riomacitlo m^ n<^n «ok^ ma r^^i^t 
lilLro a cui riui ]«r1^palA, HrnnoaciifiiloTm tutnifiìaluiimio fi <loloro i^ : 
aver muà incontrai lai <liinotttrdiJon«, e la |t'raii4tB»ima rolontA ilì ji\-/ 
pruTBi <|tiMU, die por altro io tTvrei alìmalo bagattella» ma che on ì'4i^ 
quakc«a, in voctodo die quelli, cbe in ricckesta ■< repuUino supcnuh il 
Me di Spgfta pri>cTiriw> ftsn arllflill «p>^lbni(» litri di r)Uf*|]a poca di «o^ 
|ielMliW, clif r' Uitxfttd jjcf »orlv a cIjì h rìL^4ioeoe o -i in^-iJova pov«i»- 
simo.*.* Clio «« lai conduiiotio egli foTcva dJnwtrmU, perofi^ imici éak 
olnatfoo al «gnor Prìodp^ ni quAU c^b tvofa &Uo il di.«««rRn prìaM d^ 
nà alln? (Ktcorto dì quc' Unii eunA di f^i>co penMmiti ni c-H. iti i:<4.7fi>* 
Ma, niMi ^ |inro vniane ii ciuiwcv^rK U rj&hir» degli Ufimini- V. & tonfi 
poro in fé, perchè non mtcndo venire a roUura apota, ric-bbcnc a Ma- 
live eald^ noD ao quello di« io me gli abbia H*po«to » (U^S. Gai Dei> 
r C3tUI, e. 40). 

Venn^nt pur livipptj I dtie gruidl nc^ri FUk^l a rottura, ii aiui a im 
roUura spuria, quaTidu ai fxeru mfrjvioe }a ti:«iGOtTeniit h\ tnidurre e diri- 
mro i Coujd ^i Apollonio di Ptirga. £ beachd la atom eopn narrnt^ ^ 
i priticjpii occulti di quella rL>tlurt, cbe «?gul non »eni2 r«icar gnvi du.- 
al progr«ffii >lel|e lenire np^fninnl^U In Tlalìa, non mot nulhdim^Mto Afa- 
gaT V aUriifJune dal (ìi»tro lem», a citi nlomiam prr cfini^lndon c e uiC g 
i nositi Italiaci diC primi co^Lruirono e u^aiono i Trmomclri ad atte 
Jii|uldd, di«, acopr«nd£> U propHoU da' ftolìrlì di diintarn aJ cttl<iro, 
ron In vìa e dHloro il modo alla mvlruiien do' Pirometrì «r di tarnl^ 
Mmocntì trmiid. 

Benché 0Ì& titUo ciò chiarann^nte dimostralo da^ TaEli ft^rici, dte 
abbiamo aopra namiì, nou d deo pr-v6 pei* amor dd \tr^ lacere dM 
Termomelrir sper-inlmenle a liquido, ebbi^ro In lialla 11 l<iro prirripfo, Hi 
tatuilo appreM'} gli blrsuiisrì ì lui'u ultimi porfouuii ante riti. Uno di 
pcrri^onamenli, e de* pìÌJ impodanti, fu acnza dubbio qudk iti cooi 
gnaro il cannello ddlo f^lrumenlo e diatiriftucrìo m ^mdi. Una gradomoi 
coma TedommOj fava»» puro ancht» il primo TrrmomrVo (nnio- 
non sappiamo prò (piali fossrfij ì lUie punii n«ii, inlM i qmdi >j > :>. i 
notano dall' in^'entcro i limiti degli acccxt t dd rccoMi. Dai to«ti «ofira 
ìe^aX] n[<ììVtt\tTo »Ì puÓ compr^'nrlcr^ r><^ nnn i^bc ipic'Hue punti fì»d, 
Tpririomatn> do! Snnlcrio, «nuo nfTnUo «rbitnirii, rome purt arbiirvii 
quelli fiiaali dd Sagralo, rhn, per imiliiirmcirfti al di^ulo, m! divideva lo i^a- 
lio compre^ ani canEidlo in 390 ^rridi. 

Gli Accademici del Cinicuto fecwro nd delenninare i puttH Mremi deUa 



Cap- L "— Del term'nnttro 



2^: 



t^imc^m-irric», un pRU» importnnt^^ fidando il più bkw» ù dttl minimo 

rimo&c tutUviA ArljìtT^iio. Of^nn^lolo iid piiAlo do'in*»ìiiiÌ aniori del 
in «Q3 delie più nUnrnna*? ^ornu1«. 

Il grido lemiifo iteli' ncqua Lollciki^. ^tio una pr^uion^ AUnci»rcfic9 

Farlabfle, non tu aat^n^ia come (erinine dei inalimi accedi «Uro dm 

u fi^lGi moderni etramer^ d^« al traarc^rmato alrtimeuLo appodero i locv 

I. Cofjcd^è i>L>rk iti pu<j più oramai parlar di Teiiaometro e<'m*ag^uo- 

'vì il Tìcme Ap\ FwrQnhfìì o «^el Il^aximur^ i qiinli, |)«r crtlnro cbe noa 

turano (H ujutiut la «tiina, non rntdDlì i* )inR«aiio ^vt t |>rTf]ii ìnTentnn 

Tcrmomclrì ad alcool o « iiiercurì<^ u«cilì ub mcc^Io c mnK* avanti 

Ile DVD! del Torr,t>cllÌ. 

S4 però fra i p<rrfcjlaoam6i)U di <|uo«lo Uìturalaro tormioù £1 vogliiQd 
LOTerar« qri«* ro litichi Tiami>n(i, neìh loro seoipllrirà pju o m^no ing«(aofti, 
' ì quali ni ndtiucm u nuovii furnu, o a mera curiosità «pelt^coloia. o a 
id^me più oomotlif it os*9eTTD)EÌoaì, riduoendoU per «sempio a MgMn ì 
uh do] calere nopra una nostra conic ^\ì orùlogi ; i nostri llaiiani do! ee- 
XVII Don ?ii ]a?<ciart>n l0{*lier«. Dcmtoeno rivpi^uo a ciò, I priici pMtl- 
l>^rchè luij^jo. e f^rv.; nWeim ddl uoatro blituto^ t^relib^ il tratlenerbi a 
ÌTCr qne' roaccU inamente 'juab furono ifnma^inati dai loro invonlori, ci 
tnk'nUro^mo di por tormin^f al pro^oute oaptlolo rei recar Ja dosciiziono, 
r:he d«1 %i)0 iiLioTo Tt>rniom l'irò u morirà fa Urbani^ Barilo. 

■ Mi vciirit* in p>7nH**j^>. dire vj[U ntl 
Trarfal^ iUUa Sftìi'Oy di lft>ì«rc il mod^ 
che qneaUt crcscttncnUi e dimintuione di 
i-Mù fotta dimotbat^ da «n indice cor>- 
Ibruie ai fa iic(^lt orologi per mu&lrun; le 
ùre, ù mi rìuici nella maniera Ken;ieDl0; 
Feci fnre un c-tnnonc di p)i>Dalict, corno n$1la 
lìgiira [11) AlìGD, <iuafc ompii di acqua, 
A tinlLi iwrto DC vi poti un iia»Uo dì 
vclrcr con dcnlrovi miglfarote di UT griLVÌih 
cbo, unite con detto voaeltOj reatauo a 
gftlta In detta acqua, pd attaccala d^tln 
;iiiipotia D>ii d«lIo plciobo G ad un filo 
facevo poMarc i|U^ato «opra !a b^i^IIq ^i 
«? ]i> ribaltavo attorrio n qudlu, ed al eapo 
dì detto filo, fti« penJefvn dairallr» lato, 
appen un'altro peiaetto di piombo F di 
poco ninor pesa di quello poaaiac il piombo 
^ il vatHto di>J cannona. HvWa parto poi 

del cannone Afi el metki un» borda di wtro cui colb lungo tre palmi. 
wl ^Ma i^i^a groMa Tr^ q^i.it'ti Ji palmo nd diametro del vuoto. fhiCAK 
«v&uti d' ìfbmergero il inolio ndracqua, riscaldai bene al fUocc e dopo tm- 




rifun ti- 



collo nell'acqua del cannone AB, e cJò fed per css«r cerli 
leirarìa non potesse essere in^i^giori? in dotLa boccia ia aleno. 
DBo, e fiubilo che l'aria sì raffredda salì F at^qua per il «olio 
e racqir.i che era iieiralirrj Lraoeiù *Sel caiinon** dì piombo K 
uc»9i ancora il detto vasetto calò, e perchè era più grave del pìombg ?, 
^6tQ e fece tornare la giroUa E, il pernio iella quale, avendo in un 
'uoefiso rinilice hlj questo mostravE^ nella cireonrerenza d* un gnn 
rhe era avanti a distia girella, li gri^di iriaggiori o miiiorì del aìAtt, 
con csattezE:!, mentre, ad ogni poco di molo della girella, il dett« 
eoe era in mag^^or proporzione con la eca lungbczEn di quelle fo^ 
metro della girella^ pas^va maggiore spatio e veniva a mostra» in 
i axlnimf. le nllerazioni dell* aria, la quale cud il risraldarai e mlTred- 
fi della palla della boccia occupava in es^a maggiore o minor luo^o, « 
veniva a fore scendere 6 salire V acqua per il suo cdlo, e coase^^en- 
■aìB ancora il vasello del cannone opposto. Bisogna però awerlire Ai 
■^ la della ^iielU dì latla, che sarà leggerissima, e T ìndice; simitmentej e 
di atare in bilico, acciò il detto cilindro ai po^aa volinre ad ogni piocjol 
to, che Hirà L'acqua del cannane, e questo V ho fatto alto un piede ant^c^ 
no e grosso quasi Ire once, e la girella ha di diametro quattro once » 
s 1692, pag. 540-43). 



CAPITOLO IL 



Deir Orologio a pendolo 



SOMMARIO 



Dt' primi CVvWJ a trnijulv iH a^JiiuiJu, — 11^ ni^t<ni enfiti, pivr}M(l ite G«U^, 4' ip^ìiett* il 
|ctta>AJ agli OtolJtcì- — I1L l>"] irrLiiiu OnLi«](i ilrvi^tli^ ila fttMEJMi» riuTrtln»: (SMla itm- 
pMk 0**l"™iJ<iU — IV. Del Cruujtvovklnj i)l Oibi'Klu Hlutltrj, *i Oli)' Oi^liJfLo flTiIotplilr ttp|- 
ritenta» — V. ha CnmE-miinj ilccll AGC«d>^mLTJ 4rt r-utuMn. — vr ^niiw pmbiriiJni-nia 
OvfiBiuirv dvir^ AnulfcnLti flor^^utUt ahi tUTtnijnn dti Vfilurtt : della r[c<-ra di- <^itl AL 
•«ItMtoo*, oyp-fujoll ar^ll OrvlU4il - MI- Tì^i tìHMì ;jr»ilDE» liti calvin luil^ Or^lati; 
Otfr te-v^oWnt darli Omloal i bIiiu«)Ht. « Ji uk« ; «ilte comivntwUwa dtfptndM- 



L* «tona autentica ileU' applìoutone del pendolo afla misutn dd tempo, 
por cM vuol proseguire V Latilulo d^ noi inlrapr'efio, chd d quello di non ri- 
ferìm 1i^ opinitkiii o h ivnìetiiir altrui, ma ài nairai'i? ì (àVi\ i|ua1I rlaiiltano 
dai documenti più certi; ptv-wnta difttcolU noa punto minori dì quell^r, ch« 
ei ti ponkTano iniunu ni:t\ primo cntmrc olla «torift dd Termometro. 

Noi diuitjne itit-ndendo li 4cici]iii4;nti dìmostratìri ckì fallì. <?li« abLìamo 
prew a iMrniTi!, c'ìncuntmmo uncUi; qnisU mAUi t»:\ Sauiuriu, il ijiiAlt?, 
od MO Libro Melhodi vUsmd^rum crromm, ci cUcd dì avere. Tra fli altri, 
ìnvonlalo qd ouoto sLruini-'alo da lui chiamato il i*uUUcgio « in quo mo^ 
tiu ot quifftÌA artema qnU^utf potorie otarti^imf» dìmeliH, cibAArvara, «t 
firma memori» tenere, et inde collationem facrre ckim piilniliu^ iiraisteriU- 
rum di«rum v (Suictorii Sanntorii Op. Omr- Vcnotii», 166(J, T. il, P^IT^ 323), 
E poco apprcaao «oggi^'^V che non vuol traLLcnemi a Far qui la dcacristono 
mintila d^tlo «trumcnlO; cfi^endo i^iu ìnlonxioac di pnrlarnt' riì proponilo in 
im 9UO liliru d:i puld>TÌ<tat>i, dum diufrìvirti lutU gli ftlnimejiti da aà, via 
via invcnUU, per serrìrn agli usi medici. 



300 



Stortn del mtetodo tperimnttah in ftaUa 



t- ^f. 




-: *• 



n libro, ccffl» ollnfrTC tvrcrthiainiD, umi ru tcrìllo, o p«r dir oqtbiv ina 
fu pubblicato, nò ti |>fìrv«nut* olU ngtitm ttotifift, ma non Iomò pcrqoM 
VAulor*^ coma fte« dd TcrmoiDOtK», di darci b firciiH9i*a d«9crizkMi# neb 
QiKHtìunR V ilH CamiiM-nlarìi JH>pra i raikonì di A\ifj-iuu Noi snUopnrnao 
qui tiW nttMì do nofltti Icttctrì le parole U»4unli, da cui, nu^slìo cÌh- rk i^ 
che rilbrìscono ih borìttorì, t qua^ von ripetendo d^ che ìhs <i 
tlorìcl, fotranno giudicare qn&U lbti««ro tn pvDpoiilo tv t{i*ciibt 
del Tiofilni Fioro ifin^ìnopoUlAiio. 

t Prìmum (vgM dun'|ue tcnw nf^lh Oue^tEionr 
est mwdnnn pululofiiia, in qno |Tcr ccriiludinan 
natjcam «L non p«T e^nwciiman, dinari poesumu» 
mnx iimdiis ri-r-i-)?(UH )iiiUbb(|1ip hjI rrrquf-nti^-ìm <?t ni 
lem, de qua initntnirnto alitiu^d diximuii io lihr^ V Vi 
n«4frac> A dido Pulìtilc^i^'io di:%(umpettmu» hoc parstu 
quod explicalur perprìtnain dgiinni, ut inTr^, qunc 
net l^mlonlum <^i ^ino Tel uento ronieiluin, otij^ ul 
appunta c«t jiìIa |iliijiabea (fl|f. 13), i|tta ÌJii|iiib^ id 
culus cf(t knsìor, motu? pilao Httardkn-ct nirUir;*! 
fior, III bvquentior ftt viHocior. Duro igitur l'oluinu* tr^ 
qtivnivuu vnl ntrJLtlr-m ;nilMiH diriielìri df^nttJE >tnpellisifti 
liilain lAXJiidu, vcl cofjttaiieuiV» fMiuculum unquci vOy «{■• 
motufi pàlae omaino coo^cniot euni (hx^uentia vd natm 
pulsila ipfiiug arteria^: <iiio idjuvento, i\]iis> o regìoo*^ 
«ervunUHfradue TOOTtrnMiin a lini.<a albi i|itiu« pflM ub 
est CL Quo (radu numorìM coongnalo, iterum csdem 
»cqu<^t^ ^*^: Godcm nutrumento, cxporimur un pulBOi 
terian fkcitui uii aUqinntulura frix|iicf]ii'>r v^l lardior. 
cimtu alic|U2&tiilujit qiiiA uau ittiiM ìnslniin^lj tvm qn** 
rìniue puUui tìctdjilca rarìlAtìa Tel biditatiA dt0emtlÌM. 
(piBiL mediai n>onnoria tenere po«untf Md ilte» idìdìioi^ 
qriarum difTorrntTnr Inìrr tiniim «■! Allenavi diem non 
sciliilcH. fn cumdrjn umim r%t aìtuiì limib tmlnimcn 
curuA i«onfrm vìdcbìa M. 78^ fìf. E. Al n<>bindum 
pila plurulica, per tnoìoras X'd miDoren Tini impubi^ 
mUai rarìuit«m aeo n'AquentiAin, quia in imp«ltendo, 
lum anìllitur de spacio lAntum rvmìlUtur de vìol^ntia, 
late instrumentum Icmporo «anitatu pubu» dimeb'mur, deìode tempi>re 
tudLnit anìnwdvertìmut r«ce«nnt a naturali abrtu, qui ìo «ffodUiiu di^o- 
«ci^di«, praedic^ndisL, «t cumodìa Mt maxim* necMSVÌus > (ibi, T. Uì, 

La nuota dJ^po«Ì£ÌonD, cerlaiDcnic più ciMCoda, data dal Smtisrìo al 
pendolo misuratore dd polio, vederli difegnAln a pu^iua 110 dd d 
Toma m, « conaitte nel!' accoi-cur« o scordare H Glo, ritirandcb io&t&zi 
« in dietro, per mezzo ili un nuinubrio «eurreole dentro la acanalatura di 



♦» 



J» 



6* 



I 



rmi2 




4 



FlCc 




i 



Lin rr^gdb orìti^ntalv graduato, c-^me vodr^ì nella nostra Ognra i3; imìU- 
tivj di i|uidU iLissEi, chi! dìa^n» ivi rAnhiiP, 

[otanlo^ da] aopra altera t«sto 9Ì nkvino k M^ucmll imporUaUeaìmi! 
i«: l'nmft- «li« il Scolorii) hx ricMio- _i 

l' iBocmniuni) (tei pendolo^ coU per 
e Hmpii* eh*-' per k pi(i lìstr^U^ sue tÌ- 
ioni, ivuegnnndo ^ ^hm dt <;ucl dito 
traorlinrkr-L» il principio tnei'-cAiiico delle 
«locitii propnivionili b^IÌ ipkiii, Seconda, 
e i U-JUpi dcH« ribnixiioiu fiiUe dji pprtdnli 
ìù o meno luni^Hi ftìeno reciprocameli tr 
luU ftlie e<^aìpli0» lungLoii^ dei lili- 
HoUblle ^ per^ rhe 11 n<i^tr^> Snotorio^ 
ptrift »1a del pendolo corno n»ÌiitraU>r« 
a relAtiva fre^itir^nm e rcmli^^orie del 
Ito, itta ne parta ilti^eiì corno di itrii- 
to Udolutam«iiie mUuraton^ d^l tempo. Nella ciiata pagina 110, intie 
quella niioia dÌ!^p(faÌ£Ìoiii> lUta jtl Pulsìloifio, per alluti^ure a iu»rcìar« 
Uiiratam^ate ti lìl<> pendulo, \tèaA dbc^ala ntC Altra GgMra^ a i^ntorno 
ellittico, noi na^si^ dialla ipule aon rapprwanUti dua mdtci, cha Tanno ìm 
p^mialì noi centro di due archi di cerchio, Tmio raaggiore d^ll' altro, mt 
t^raduati ambedue in s&tte parli, die perciò rietcnnu divugiuli, La flguni 
che abbiaro^ qui ricopiata {dg. 14) il no«lrc Autore 
la iNuttri ccll« paralo ^(filanti : < FJKurn JJ Oft piil- 
Eilogiunn, qtiod nas adinvonitm:*, quo non «olum 
l<'miiii-< »pd riUm frrfjHnijflnm it niriurmi pulnu): 
<iìrif:titnur. In hoc ìnstritmcnto aunt »eptem dilTfi- 
rvntbur froiiueotioria yc\ ranorits mottu quojc p«r ra- 
dium obfrer^atur: deirid':* qu^libel gradas dividilur 
in t^pleiii minata quae. yvr rudialum distingnntiir, 

uius inaLnimenli conririictìonem io bbro De msdicU inBtrumtntit docc- 
iiau* » (ibi, paic- Ì09). 

Lo strumento cod dùognato ù d««a-ìtlo dal Santoho non é «olo apfih- 
niln :iir Mfa iiarU'r^nlari! dnl pulso ma .1 quollf^ gi»n4-nd<f <ic1la misura ilei 
leiopc^ e inlallì alla pa^ìn.1, o dicriam iticfflio alla colonna 480 di qutata 
«teasa operi citata, cb\c d^cme l'apparecchio per migrare il caloraaiui- 
btle dei raggi della luna, co\ Termometro, »opra d bulbo del ^jala vanno 
a ferif'^ ^li }Jtu6aÌ raje;gi condensali nel Taoco di uno specchio o«lorìo; ai 
aerte, per miatinre ti tempo dell' aiìone d«' ra^ lunari tn\ bulbo tcnno- 
molrìco, dolio alrvmenlo wpra diac^ato. * Ver in-ilniracntum vero socnin- 
L{fiirae tettporia «patium dimattmur i^uod dodarotimai; fobo citato a (3k)- 
tfoit pnlpndoftì conniiltarn II Libro dr^li Slnimpnli iniHlifii, nel i|tiMlecÌ 
44ti> i' Aiikrr dì dr^crìvrrci fE^^ (>r^AnÌ Hi questo U>>uralorc del tempo, 
né allrovc dicendo nulla di più chiaro^ noi non sappam dire in c\k modo 



H 




FìtmU 



Ni 

^x^ ali 



d 



2» 



SUria 4rì rncUtd^ rptrimtnìixie tn UaUa 




ti mci*«Wfim I diuf xrtAvei ti^ aopn dUi^psttLi orelogv^ nm im>q rapinovn- 

tsfldo altro U due mottre dM due archi di «rcbio, »i può asKnr eoo oo^ 

tav ck<f AOQ doTMW o*MrG U Bwto ikè coiiUoiw, i>4 reputo & uu ou- 

•urt pr«lìnSti, di ooo M poter nHan nirnrbitrìa dftM 

ilcU'o«ferTatoT«, Mi pure, insien «on quHIo, il £^iiUtÌv 

ile«€iiv« UD «Uro »lmin«n1<s cbo bt J' citeriore figm < 

fonn dì un ruro oroloipa ■ pendolo. L* Aj^^n ehft o ««4 

ncIU col'Mma 307 è ima mottn rìrralaiv df^nulnli ia 1^ 

pirti. di wtUi ali» qualt; \«dcAÌ lucire il pttiiilLilo. £ 

ch4, fm t« altf« Uggire, disegnate laaien^ o«l it^iupo 

y p^iu dlfllOi qtoeelà di cui pattlcohnnento iniendm»; 

I In ordiit^ U Um^ « l«rtittni «M (ni dice TAuUire pv 

I sLrerla) ad insUr cot|ÌM dcpreniif, ex qua ogredltiir 

S evi opptDiìL c«t pila plumbei >. K^ ripprrMntinnao 

rin» 1^ il'' <>^ch) d^'tioatH lòiWri l immagìrko di dpi««ta CuMtf 

fedelm^me tUt^gnata nrìli Agvra 15. 

AIU colonna 510 rìcotf« ti meikoUma Ggttrs, drlb Catyta mrpn v* 

»iUkiU, eoa quGsia mIi d^fforeiUEA: cbo la iDOflln non -^ in ifir n» è A- 

vitt in ^ pini iiguAli, oom*u«at« igU «rologi pubUìddi quo' lempi. ^}w 

nla orolofpo 1 pimitolo, dì cui «i vràt con fedilU nirllh nostra iìgun 14 

rìprodc^llj) il dÌNognotè ordinati^ djiirTnvenF>jrr i«^ 

aurore i niQitì dcIU idspir^nom^ «* deilfl i^piraiicar 

AtW iitTcrmo, « intijrfìo od cuo il nostro Uodic<» *^ 

Xcre tvi cchT* la t«guontÌ piroU: « Modus r^tii '' 

hiHIrucIÌ iriKiiinlintuiin «t i«pintian«>in hnb<?lur p<F 

inatnunrnlum propoulnm. Duactimur cnìui fiGUiB» 

eipirfiHoncRi prìu» mnnu ufi cor ndfcoln^ d<riadft cvt 

fììo, evi alllgalui 111 globulud plumbcuit luilìa loofO^ 

mutuin «t i|ulelem rMpiruImniHoìiM-r'ijmui;, Dicinmi 

flitìfl \at%go, quia, i[uo lungui» «el, inotu» ttrdìor flt > 

N«n eorabn a noi poter ctacrvì Twaatin dubbie 

<h« quDsiti cosi dotti Cùt^ìùj dGHCrittnci moitritaa 

latin vr-ln dal SjmtoHn^ non «b un Vftrn e prcftnA 

oi'ologio a poodolo. F*i chjuaa CofsrJa pei^bè, lmidc 

udiiQino dire a ki st^uo^ li moitni era alquiualu 

jiuaTBti àk preionlnr rimnaagin^ di una ^codetli. 

ma dietro olh scudnlh dovoTa eoervi qu^ilche co»* 

gi*lj[ia, SI qvile comuaicìiM^ all' indice t metì vjbn« 

tofiì dH pendole. In cb« proprì4in«n1« cooaititMM un tei conge^oo^ e come 

fovre comieeso con gti vIcssl moli vibnitorii, non pcniama noi dirlo con erh- 

teua, tnn ft ftrilp indovinar^? obe «^omiit^Mso tutto In ruote dentile, a «omÌ> 

gliAnaui di <p)drn.liri' orolugiv .1 pendolo, c1i« p^r uso di trovar !• longttndtni 

fu propoBL) dx Galileo. 

Ubdimo detto di «opra cM^r qucfito il primo docvmenlo itorìco pub- 




Plftira U 



Cai*, JL — Dci^Oroto^ a pcti4hU 



303 



litiìinL'nt.* r^noicjuic, e in tJn? si abl^tti^ rollìi, the vuol miiTflr le 0M6 
m iiuU'auEonU dr^lì nirnlLQrì, iiu sof^iu la v»rìlu diniualralA lUj Calli» 00- 
10 coitd union V paiT«bbc fo»«e bUio il Santorlo U prìiDo a rìcoDosoer 
pr^pnetA lioir iifOcr4ìrii)^ni> <li>' pendei^ « nd »pplic»rh vdgAcew«ato 4llt 
inrft 4ni k^mpi. C^rU-rn un.j tiflilb rntirluMnnr prrò iiiMr^niio molli, «^ 
rrmaiKi, *cniLi il minimo duMiìn, chr riwrjxiiiinuo del pi:ti<lolo u la |iTÌmi 
tlic9>it>ac di Iti] air oroloffio^ sono a<»pcrtc e inv^nauoni di GaIìTc^, Il fon- 
tvnto pnEicipal« di nnn ti]« alE«rnu£Ìono non è in nUro pui'<iMUiro, chu 
ilq uiitorìiii di VincwiTto Vì\iani, ilelh qual* ^ari da noi lunipimmiti* di- 
iniu a Auu luu|fu. Ha iuUuito vo^lkmu Sor t-oiiubcere ai tiubtri Ie-Uuh altrì 
idLì, divorai dai ^ià not^ pei- ì c|ua)Ì à potremo cbbrirt anche m«- 
COBW « q«aiil« il Mvercbto mIo^ noi S^TV^ni^ Ammvotord del buo Hac- 
Ihefttfs ombra % r^dor chiaro u n i^crìvorf' )1 v^i'o. 
N^ Torno i^XVLI dunque dei Dùcepoli, n^Wa priMlou collezione M 
ritti («JUciuii, dalln coitA 60-63 ttì leggono aJcuni *tudìi ddlo t^m%ù 
rkni «ullo proprìoU ni««i*aQklio do' pendoli, o «alle mitcmnlich* loro di- 
EÌonl, £ una ^HUura inrorcne, ma doniro alla quide «i lo^tgono dì 
iprìa itiHDu le piin^le &Cc±ae, cbt: nuì qvì ìrancclymaa. 
<t QttMta del pendolo (cosi ìyji- ciac ìl Vitiani voglia dare Ìl prindp»A 
sua Trattftiìono) si A una d«lJo piU sr^ii^he inveniioni & «coperte in na- 
tra del GaUltx», o fu eh-fnn Tanno iSSC^ i^tinndn c^EÌ «tra «tndoDtd a Pìaa, 
nel trDiìix>i egli un giamo in r|uo] Ducimo^ dovn ^i abbati^ ili vedere, la- 
rcriata iti moto, tina lampada pendente da nna lunghivtimn eorda^ E^ conut 
quello che da {giovanetto s'era anche OAer«ilato nella Mubico, aotto la disci- 
plina di quel gran Vlncenilo suo Padre, chù «ì dottamente icrìtie poi in Dia- 
lugu delU Mii*it^ aaticu <? moderna: ptmotdjè atevj impreKvi i^etr amma 
rciguatìU dr^' t>frnpt, co* quali c»a ei rr^la, rtllL'ttdido o quel moto, gli 1^ 
Cube il ([indicarlo in nenie sua cq^i temporaneo, «1 nelle andato lunglie « 
largì» fl] principi» d^ moto, cono neU? «tr«ife «ul line verso U quieta In 
caia poi M^ ne Hmil ìn piti modi con rAptimtd espi^rìeiKe e«attlMÌine, Ire- 
vnndo^ oeir aiuto dcf moi compnKni. che in im ddorminalo numero di nbra- 
■ìofìi d'un ocrto pendolo, luicìalo andnr tempro da uno dittanta medesima 
«lei perpendìcolo, quante no faceva <in ìkììvì} i^cndolo dolte larghe, altrottonte 
ìu ciahi^uiio uè face^'a Jt-lk- alrMLi- e ilelle !<lii*tlìuinitv (Iììk ne il nurcuri'ci di 
«rttcalo eccederà dì qualcoao il numero di ijuvlle, il che però ni fa visibile 
cclamonlo dopo un niiraore grandìfaimo dolio nnit o delle altre, allribniira 
quc>4tu pÉcfioln maifgiciransn ni minoro o^tocoJo^ che arreca Tarn al taofatle 
più taido, qnal'è quello de! grrtvr pendolo nel puonr gli archi più piccoli, 
che al mohile più veloce, quol' è il mciJ««tmo nel poasor gli archi grandi >v 
La «tona nai-r.ita m quc«t' al>bozxo di acnttum inedita 6 simile n qucLfa 
r-htf pnhhhcA il Viii^nl fiflla Vita rtt G.ilileA, p t^hv noi vedremo esaminata 
dttiircntemente a auo luogo, dove dimoblreremo la ìnvenAjmÌgUa»x4 che la 
priat^ occoffiono dì «coprir V isocroniimo dd pendolo ai porfoate a Galileo 
Jleuo oell' attendere a miJìurar la durata dalle oaeillaiMiu o più ai&pie 



w 



Si^rvì dtt iNcfMto iperiméntaf4 in ttuU^ 



ogni modo, die vtno ^tid t«iii[>o ìh^k^Io tUI Vitoni, o poca dopo, il |m 
IftovM della fluovt Sdeiua d*l molo non Touo tenmimU ìl pnnui a a^ 
larQ (|iMllft liuigDo prdprI«lA ili*! ^'orpì ««cilbnti. 

ComubtpM n», ebbiumo docuniciito crrtwFÌmo che nel 160^ GiUi>o • 
fftlicoTPk intorno atl* dinacalinuone di qiaclU profricUiuilvnUe <lc' cernii .l' 
tc«pcBÌ, ifii prima tponmvntJtlnwQU! »oop«rU, o ìl i]ocum«nlo è uiu Utl'^ 
difetti! a Guiduhildo M Uoul«, <U Padova, dove ih g^oco Uurgturj, cHi^l 
« amico di SanUirre Sanlorio. E! probahìlaainw perciò d>e il gìoinuie Viir- 
malico ^nr«rÌeeQ queeU su* niKtTa tp«ciila«ìo<ie col lloilko ^ìà pr^v^iit < 
U probabilità tidn mag^ìormonU OMitemiati dal veder ck« i prìncipi: 
r^iìin (Idr im{) rrann qiinfli kI^vaI pivtfnuti dntl'Altm Imperori ' 
lorìn ajnmril^ T iKJcrooisffao assoluto, come CiUìfo^ per o^nì n; -< 
•roo, e rìlìcn cb^ i Icnipi del]« ribrajikini Tallc da due pendoli di ^OattH 
langh«Eia fouoro ad erte lung^eet^ in «emplice r^^on reeiprorj r'^f* 
xiodinLL RmicIi^ Insomma Ìl primo a pubblicar queila praprìriA dH pioM 
Idsm il Satilorio» è certij nulUdltucno che dieci unni pricna av^va pr. j' - 
nwnle fatU nota (fucili scoperta tiaUlei>, come prwcìpoJo f4>nd4xnLi:L> ^ 
grande «dilhio mcecanlco, a cui egli già iBoeinindan a p^tr mano. 

Uà ffguìlinmu \ li-ggafit quel die oelta mpra allevia scrittura m^ 
giungo npprcno ìl Vivuni: % A^aicnratoai alloini di o»Ì bella noticÌH, rjn» 
ebe Egli era d'infl^«n<j cho de* primi acquisti di 4]QaJ«ho vero non ^\ 
tei^lOt paiiaà tubilo tlì applicarlo ad tiao gìo\%vo1e della Modidnn, nrtlA ^^ 
per lacondare il t'^i-iiu del proprio Padrv, fiiceva :illi>ra i lUui ^ìudii, aeifa 
pmpo«e d Dicdict di quel tempo dì valeni di un piccini pendolai, prr ^ 
minnre, ccn ttn lai giudici inalterabile e apaseionato» «enea dover, c«oi 
•elc%-anOf confì^ìar n«lla propria Calivi» reminiacania, la varietà della tt' 
i|iian2.i do' poUi ^W fobbr lei tanti, e chiArìnst de' tttnpi d^ir aceesso, df?l ^ 
gumontOi di:1b ^nto e d<:l];L licclìtuuiouc delle frbbrì. Di tal «einpUdvw 
atniinento, bcnchà dai piii foa^e poco apprcnnlo, non nianearono |>erù \^^ 
docili elio ne feret- conto, e di qui ^ eh» apirsendodene l'aio por 1 1 - 
ad olUv i indoli, vi Hi dii a« ne appropHi'i l'iriì^efjiione, «?uia nvpp^: u^ 
parola del tuo prifuo e veio Aaljjre. ^ non ooq pragiudixio di i|ueU'rjiarit 
che ù giustamente gli era dovuto. IJ m^de^imo atrnmcnto fn di poi dal »*- 
atro AcoaJonico, eubito rbe jiì In introdotto ncllu ]^atj>mAticb^ i| cJiq legrf 
lui ita anni della sua età, cio4 intomn al ISd.^, adattato jilla cognizione delW 
miiJuzie ilei t^mpr. per ron»«-giiÌr la prucisiionc t^uto necessariai ■ 
vaioui ^lnouniÌ4:lLf» e per lo cui metio, che è in apporcnaa d< i 
eomeeohA ad un dobolictìmo filo atia appeso il gnx'e penduto Inianr<l'l<^^ 
•d «gli a tulli gtt ofvervntori che ne ton froj.'edii!l» finnno avvito campo a 
Twlaiimrn T Astronomia, la N;4iilini e la Gt^i^iia, Qiie percàA è ntrìfr^imr 
doverci in NAlmn far ca|ntalc non meno dette coae piccole che delle gijrrd^ 
aiaendo dia naanma neBe minima, non che nelU gnaditsimo, Di qjj ' 
cbe U no«tto Aooaden^co, ti«na aetente di ciò, seppe tempro delle :vvf 



Gap. Il — OtìrOroh^ a ^tndcto 



«5 



'Qftlunli r>oUbiiji)ODi« AppixjfitUnì «l'ogni mìf^uiin, anco in appor«iu& n* 
IMmL > 

Apparile ila quelle parole e«&«!r« uitzi Tcriia pcn^uiuSiai» d«l VÌvÌjiiiÌ che 
01 ^cbba attrìbTtirP n Oo1ÌI«a, non \\ joffi ^?'>pciia del fitlu ce nc^ra tacile 1' Ì»o- 
cronismn àfA pendolo, tnx T applìrAzion^ <Iqì fmto el«cHO alfrv'sf al^a mitfuni 
4bU« cninuzifì flel Urmpn in g#iif^ra1^, a dfll^ pnluiìonì dtlle 4ri«rìd lA pir- 
tioolnrc. Strc:cndo luì, il Sanlarìo »nrcbbr :(1ii1r> unti di qudlJ^ chf* <^l Mtrt* 
bvìrcflo r inv^PtiC'ue <li Galileo, n c\\ì venne il prime pcA*Ifro d' Apf licire 
il p«tidob nir orc1af:id per lo mediche iwcoKAtJfjni del p^Ieo. È nolAbìIo pcrd 
£lu rogrefio Atilore, «osi scrìveiìdc, non lec« litro che Mr^ndnr» ]«ìii4pi- 
nuìoni del 3^r> cucje (piveMle di «visfierato oicoeijnuj v*t» jl *tifi tm^^ralo 
Bh«»lrò, aveiidr> noi dofumf^oli che n^l i60!? non tveta vednla ancori oca- 
Aona delle t/pero d«<i Sanlorio. Goal fatti documeali ooinei^tono xix due Ietterò 
di G^mirtiano Mnnlnntrì, n^Ufl prìmA d«1le qnali, che A del di '29 di Otto- 
bri^, av^nd-» iiviili rumnìÌfc*Ìonr? dsl Vìvinnì di giiaivisr w nppmso i Ubral 
di &el<-(n.Ji fi tro^niMcro te Opcr« de4 Saotorìo venMi, Ìl Montanari stesso 
c««l icli rìfpondf^: < 1>«I ÌMntorio nen ho mftj trovotf> com alcuna, e (|u<«ti 
Modici ^i ylt Jifdugnno luui. Solo ha trovato un'Opera dì quieto Autore 
Dk AzUanàia trrmibwi ecr. m rc-nwcfi^Yi, tn folio, e mi fknrut T ultimo prerio 
iti lir« 4. Se ella euD^anda ne sari servila p (MSS. GbL Disc T, CXLV, 
C. 1W)> E in «Km del Jì 3 Dicembre lornji o.^4Ì & Aerìvcte intorno al DHf- 
d^lmo «ogifetlo: a Non mi rjcordct se di^i a V. $, che itwl Sartorio Df 
iTf'fonrfb ert^riiAts non irapf-vn s^ gli u^cinrbbe roA grato, poiché non vi u 
cvDlìecie COM alcuna xsh circa In flatiok, n^ circi 1' c^iperìcnta ptu curio» 
d*J UcCrotEIgmo od altro oo»orvaKÌcnÌ «u?, io ohe credo o>tor lo «oopo pii- 
mano della eurloiiti di V. S. circa dì qae«(o Autore, ma h elk tutta Tepera 
rìnaU nno^fcn intfjnitJ iftl l'nviri pia r-ainunt, n^ funv divi*nu, qijnnttr ul 
lo e tixal«iia principale, dutl' vpucKrolo del Cardano Goncicitfrutio m^ 

SI par chiaro dì qui che alle orecchie éel Viviani era perrénuto it m* 
inoiv che fo^se dal Sant^rìu stato pubblicamente descritto Q pul«Ì!o^I{>, o 
l^aver letto e bun^ i:6iinliiato ti Llbrov fi^ dette & creder con feima per- 
c che il Medico di Capo d* Hria no iLVc**e dc^tramcate involo^ Tin- 
vofUÌoit« a Gililoo. Ma non 4 do xm procedor conf-^rmo ni criterSi> itorloo, 
«i>ne pitn* nifn ^ in n^nlormìlA di quutn rritiri» Ta^n'Hr cìw fii ÌL Vii'ìaill 
JiVere il pud Galileo applicalo il pendolo alla oiUui'a del Leinpo nette oaacr* 
r&tjotii astronomiche, mlìoo d^d Ì586k eaftendo c4ic mtilli chiarìatin»ni«nt« 
4ai liucumentl che il pendola non a'incomiiidi) ad «ur per misuratore del 
l«fDp« in Ahli-onomìa, le non clie \^eno il 16dd, come dn noi wrrA dimo- 
atralo a ano luo^. 

PHma di quel tempo U pendalo, per Galileo, non era aHro die uno 
eirumento meccaiùoo> per cut cr^iaraQ di poter fiuitanieoif Maorìre che 
Il primo, il quale ^\ aerviue del pendolo come di ctrumonlo cronaloipco fii 
il Saniorlo. Né la crit)<--i fa auKzerircì nessun buon motivo di rnrderc 



Lggeri] 



Cto>«n«i- fW,X, 



ttk 



aoik 



Storia tiri rnefodo «fwrtmsnfo/tf in i(i 




k prima i4u M PuMIo^ Tovo*» Il cel«3Hr« Uv^V'- uiuuu . 
ooi Galitoo» rip«iuiik(ki che «pedi non' «tt^ndetA in P4<l<jv4 &ir in i 
tn^ntrp V Afiro b prufiv^Ain ivi mr% ijmt rrlnlmlA, 4« pirr V in' 
«Uri «IruiDcoli Dr« divenuto in ^xt bm^ Diir^ltn (artt: uj'^j..... |-, 
4Xiia certa d)C GoULco noa >ì «erri del pendolo per mijmraton» dd UtDjn, 
»aniMn<> ntik me fcpCftmcmUJj mccamicbc cierciluioru. pr«leT«iuk) tu' 
tìct ctefffìdn. i^ol ppur rpc<|ua in ud tlatr> Imnpo »lilUU. Se unii ii^ In 
dunque T ap|iticuMiDe in materia proprà e iti wo^pìKto Co«i g«loe4>, qttaf ai 
^'l|tteUo di niittnire i t«iopì dcU» <«dtiU du' (nvi rì>p«lto «gli epmi àuce»* 
dvuiMciU pasuti ; cùta* é cT^libib che Ac««« uw del pondolo, o pmi— 
■ tiigyerlrki a nn' nr1« alìfrta dnlln sol pn>fr9Ìo<io1 E eamtt kÌ può «on p** 
eftma aswrìre elio il Sàatorio Unto ^b «fcì>?c d'ingc^o, quanto tjiittm 
eo^aTOL a r<u'ar «toalramcnU unn icoporla ■ OalikuT 

tn coticliMtoiw, ì do^MUnanU a fìivor d^I Sanlotio «on «mli, ou 
allrì d«cl1n>^ntJ n futon* dì G^lil^ r^ca il ^fùni? D^^*^ fni k- gali 
uiu papilla o vinnofcrilta o aUmpaU, in cxu ni ticcja kl minimo accmtfi 
qu«»to coao? Né roccMÌont ioImxw ^ Ur ciò ma^khc pur« ntaiio 
VAittoiv, là àf>\o parìn d«t p«ndol» mi' hfasnnd Stttam* o più fìppi<£;-Lu- 
mmbf n<l primLj Dblo^ il<illn Diu! iViuive 8dAUA PvrrhA «|ui i;«i n^puv 
con Unti rn^tUt. h^Jiindo la ^rC^ imporUntmma, che goTcroa il nuli 
dt'peniliilj ili lunff^imia loiio, srnsi il cciUorto di ttna nul^nnatii-u ^ti&' 
■trauou«? 

A su]tplir4.' a1 (liretto di Gilileo^ toccont^ TaiiDo dopo la puhl]|ir:<7 ' 
lalU Uiiglì EUfj^iriJ, uii^ alraiiiero 1cdt4co Gioion Manto Do* Uarciù, il ijuj. 
jo un btio Tmtbtj i^ proporticne m^ttu dinni»(i'ò f:ar rìiforoeo prucea* 
maUma^icTk la propoAixicii^ i^egu^nte: i Malus circulcirum gunt in ritim 
lMn]»:tnjm ijujiin kihml dÌMmv1rÌ ad kt duplicAtam ' (rmgu**, 1(130, |u^ 1, 
4 Tcra), 

U Do Marchi ai n»tfii>ò noli' ultima park dd «uo Trattato di p^^ 
dal pendolo per uao di PutaUogio, la doHcmione dd i\m]9 é aìmilU.'ir. . . 
quaKa delJjL Moonda raonìera d^l Santorìo. ma la l*ioru ft (tiv^a^sAT iniprrx- 
chè, Duntn; il Nostra i^ara la Icf yc ttd rìlirarai e del rìiaasam il (ila p«* 
cbA piccia il pendolo k «uo vibrazioni in tcrapi dctormjjiali; U T«<l««eo tè 
dft ragabi ocila, applicando la Itggi- iporinicnijLliifL-nio aesperta ila Gallina 
o da »é malemalicaiDenlo dimcsiIraU cUe iziuè i tempi licite «ìbraxioni alaaoa 
in ragione deQe radici delle lunghecKtr da' iilL 

Lo stdtao Autor« termina ii auo Trattato eo! proporst dt nEiotrci>; i\9f 
alo problema: a Horologima conati-u^r^, i^od suo molli toropua num«t«l 
divifinm in parLea minoiv^s ijuim ferlloji iiiìÌuj^ aecv^tili a e )a aoliirione di- 
pende ddl* applicaro ai peadoU la dimofrti'ata Itfggo dd variar do' l<*inpj il 
variar Jdle lunffbeSBe atoaw « coi f»n aospdL 



CjkP. li. — DeiCÙr^o^io a p&idoto 



307 



IT. 



Benché f\à un fnlto che GjlIìIco nor si rivolge a prìndpio, con lìducio«i> 
i«r« e eoo Mllocito %{\idi9f al p«ail^lOf por lar di lui U più «tpuaUr mi- 
\ittTfi dnl tompo, venne nullaiiimt^Tto aftsai preslo T oof?;i^iiiiL« djf< gli r#ei* 
tUr cnavi r imporLjiuU- pmbleaiu rm rGrerb^lo j. rìnulircn^i da qucì lu» ai^ 
rito «Irumeni^ Ventiv appunto quei!' occaaì^e. quando, per xMXtct delh 
[ioni de'SiklIib di Giove, gli cftrld« in p^tv^ioro che si potòa»^ mo- 
CÌM in qiiiiluiu|iip nlli'o modo, nirovar U ]cin|^l»diiiì dni naviganti. Al* 
tornò il suo pcnLluW os^dllalorio a incornriflL itna nducla cha i tempi 
trli per valciTi dì quuilc sitxiìalj cvcrviLziant, non s\ .^archhcv^ poluU 
kiiurar uè pìCi a>m<khunento nù più «MtttnieLite, cli^ du mi>u ini3fvtl»h 
hiL e Io ho ulc? mÌ2iUJ'>tor« del tempo («rrivefa noirAj^oali) d«l 1638 
li Siali G«ni-*niti ili Oluiidi) che m ni CabbricuuHFiu rpiatli'o o ari Hi tali 
Ili, e ti IftBCÌaaMro Morr«r«, lroT«reraRto« in conr^nnoiionc dtflla brs 
luaU^ztL, cJie i tempi di quelli mj^uruli e moalratj, non floloEncntcd'cnìn 
i, ma di ^iortio jn giorno^ « di m^JW in kì&ìq, non difT^ri tribberò Ira di 
lor», né anci) dj un minuto i«ci>ndt>, lanto unìformem^nTe cammìonno > 

In quo»to paJoU A ovidenUmanto inteao il aempUce pexidole. le tìbra- 
lìofti dal quiU dìrattasaanta nnm<TAta «ibiaconoj ft«ns' altro maccaiusmo ag* 
^uiilrkvìj h mijiura f^i^ElEi i\A U-ripii- Mn i|urllp mlstimzinrti, oll^v «d rtnw 
bene 3pc:^so frUafli, per mancanxu di -attenzione o per accidcntal diviig^^mcnta 
degli oaeervutori, riuticivari rfi>mmainenta Udioì»;, \per cui parrc al Kcnicrì di 
avttr fkito in lai proposito qtuTrh^ progrduo^ quando, avendo MMrvata una 
niuiia proprietà nel molo de' pendoli, credette ili poler per «asa dedurre d 
mimare dcUe vÌl>railonì. aene'avor Uiao^no di aUt li paaieatemente a ooo* 
torio fi una a una. 

4 Voglio dar parto (coal egli scriva in una Jeltera a Galileo del 27 Mar- 
io 1(137) a Y- S. ili una ouj^rvnjririne Uììn Ah me nelle v^roiiunt «Vrorpì 
pcndoU, che foric, ac dn lei non ^ alala jLVvertild, non le dìapiacerà; ed è 
cìit l4adnndo»i andar daÌ]*uno du'Iati dell' ^rco da loro d«acrìtto e reAtrio- 
t{«ncLoii aomprc più, Univ vihraiioni pongono lo |iriaia volta nai roitringani 
tin palmo^ «juanU} l;i icoeunda a la iena ecc. Coiraa^topio mi laamrò Còrie 
meglio intendere. Sia na^ipcsQ il pmdolo A ((ìg- -17) da! punto E (in« all'al- 
leiift dell'arco LF, LaMÙandoù poi andar Mìwra fìno xd H, n«l ritorno £ttA 
la vibraiìone d' arco minore in B, la ima m C. ecc. Ori, nv^ per owoipìo, 
ht d^imn rihiTizione avrA flontani^lc il pendolo dalla perpendicolare all' orii- 
Konti!i RI. pM la qnanLìU Ji^ir;iii:<> Gì., ogjkt voìiit che il pendoli» ai tornei^ 
« Ukmf cader libero da) puntd F, « die airn rblrelle le aue Tìbraiionì al- 



308 



Slona d^ metodo tpéwimifniaU in Htàia 




farco Gli, unoue sccapnv à\tt\ vU>ru»0QÌ e doq più U ìIì^. jm ;t . 
riirc per niUMnEre te TÌbnak»m scnz'^vcrìc a cvnbn a t^nn a htl , ^ 
T, X, 901). 

Sìa cbe GaLiru là^vvw roiou « 
1ID qnmla mgolnrili ili*' |iirtidiili 
pmU^U ftfiMaiikiur iLU R^i 
fovM di cpti occasi^ikd u 9t»Mu1 
iMdo d ìmnsfÌMr« un 
per letnrp il \eA\n th r^ifil-ar lo 
lioni, d\>Qdc (Kit (Wdiimi* cun 
li aiimrt dc> tempi tnac^rsL fi 
«be tonundo sol Giugno d«l 
trv anni dopo b h*IU*ni acrili 
Rnnérì, a trstlor mi) Lorpnio 
H lidi iMV«<>Oddte Lon^l(i<Iim, irH 
pone, per U pHi facile «sd c«tm 
hukm dff problema, tino «tmj 
snimnlorc del t«rn|io tls lui 
liontlo ♦ TOM di ptù comixJu 
rw<v« IT. Xh^'aren inlMtti discorso doilf 

prìHà mMvanìdie ^V pendoli, eeA 
v ltf | li <tfilmiÌlW> tWW dì (lliTrrniU hingbr/.t*; ili Hli, i Da rjueM^, Vf^rìi 
««làbile prìacipio (cfli toato i^ffiriuQgc) tnnro io U itnitt-ii-^ ilei miii Mu«n- 
tore del tempo, vorvondoini non d'tin pc«o p««ideaU dn un lUo, m^ il' un i-'T' 
dolo di mnUrrìa iu>1ida e ^riT». ifiul tir^btw ottone o run«; il quul pi-r jii^ 
fo in Ti^mii di ■?tit>rL< dt rirr^liio di dodarì n ifiiindìd fi^di^ Ìl oui aumblii- 
mflro $U dur o ire pilmì. t qTiAoio nu^'gtore nn, oon tanto minor XtCfi 
9t gli potrà naaùlere. Questo lui actlore To più growo mI «cmìdiAmirirv é 
in«no Avendolo usvolUglkito terso I lati ««trendt, Awe fo alte termtnt in «» 
linea ftsfaj tifKent», p«T evilmi^ ijiiAnIr* %\ powa 1* intpedìmt^iiui rlptl'in^ 
ebe eok lo ta ntardimlo, Qtieito è perforato nel f^eotro, p«1 quelle pw m 
OjrrcUo m forma di quelli aop» i ^nsA\ ti voltano lo tiuden: ; U quAJ r 
retto^ lanninMido nella parto di «olio in un angolo, e poaanclo «opra di. 
«le^f di brontiiv ncc-iò in^nn «nnvnmiiwi. piti lutign mucrti^rgli, il aeft .-: 
rìioosso ee&*> aettorc per molli gndi dallo eUlo perpendicolare quaDi]<i >>! 
Lene fctiicato, prima cbo fn-mì, andcii rcdprocondo di «rua e di I& niHK r 
frandìaftbno di vibnuioni, lo tpali, per potere andare oontiriujindu »l'4:h::i.ì 
n bEiogno, converrà che ^M gli n»4«1e, gli diu a trtnpu un tnipnUo gi< 
glian3o, rulu<tpn<lci1n alle ribniì^ni ninpl«- H fattn, pi-r una volUi lanto, coi 
puionu, U niimcTTOonc dcDe Tibrarioiii (he v\ feni» in UA giorno n.itumle; 
mìtunlo oollft rjvoluii^ne di una f^lelli Ijak»^ s'areri Ìl numero ddlr* ribr«' 
itenì d'un'oni, d'un minuto, od* altra mlnlmoi parte i (Ivl^ T, VII, it30. Td 

Squi*Ìtj «on »eiiu dubbiLi qumi perfì^iiotianwntl introdotli Asx (l^rilev 
nella co^truòt^e d«llo atrumcatOj e con Unta occorteaa «occorre a rimu^ 



Cx^. n. — MlOtoioqh a itendoh 



nclQ 



^V itu\yGiMn^vn\\. l^'^^j pi>r m^i\? M cit]hì\\^ %ù^n cìì\ ti app->j;gìa il 

ire pefvjulo, come p»?]' mi^zz^ ih^tVi orli taglienlì iÌaiI allo M^sfo T^tar€ 

IaIotÌo; che »on rìaiute lullavm nielh fiL)jrÌei lie^li t>rulj^ moilexm, 

idit iaRr^flutu^c dÌ7|K<iÌtioiii, ndln :>lrtitlura t\<^\k [enti, e ndift fonna dcfrU 

>^'< \^f rìirntnHtiNv più i^hc m posa tbiK gli :kiiniL)^ rimaneva aiMon. 

non t>viiflt^ nronr#nimii«, U i^flio di numerare e U l^olHtfl 4i con- 

rllpnf, rovi nitmonitido, pba|fTÌ. A rin alti?Mo Gnlìlnn a priivredere, Ibrsp 

diou^mino pòf impubo e per «usgRrÌpt<iitfl àcX p. Hcnì^ri, ond'i che 

li Mtl «oprncduto ìu^tgOy pri>«c|pio o dire al Reolio: 

* Po- vviUr pot il l*«lio di chi davo*** perigei uan«nt« anUtef« ■ nu- 
irare le vUiriiuiiiLi, ci é un imim c^cimiulo pnivveJimMiiu iti i|iji<^tt inixlti: 
facendo che doiì metiC delld drcofifeicnza del settore a^orgn infuori un 
>lÌMiaio ftotlilisfltjRo £liÌetto. il qualo, nel paeeare; pcrcucria in nuate- 
UM Ava in um d^lte mìtt cMr^mitft^ la qua) setola ^a^ vopra fd^lE d*uiia 
niriU leggorìs«lrna qiiJiDlo uno caria, b t^uate nia posta Ift [ibno omiuntale 
vicina aJ pendolo, t^ avendo intorni^ iDtomo denti a ^uìsa ài qtidli d'ima 
scfpv cioè c^n uno de' UU po«tì a arr^iodra aopra il piano d«lla ruola e ToJ- 
iro JiifUnAto oJiliqiunntmie, pr^ti quello vflìcio: eho iwtf urlara la JtetoUlla 
iji-l liUi pKi^pf^ndiodanf dd drrttli* lo mtiuTa, mn nA rttom>> pni U mcdmìma 
«■clola nel Ulo <^b1ì^uo del dente non lo muova nltrinumlif ma lo vada atrì- 
HCiandd & pie del denic euiae^uMit^. E eoe», i>el paa&^jfKio del pcnd<iloi, «1 
nauuvcfà la ruota p«r b iipasio d' unr>do'tiio4 d«nti, ma nel rìlonio d«l pen- 
dolo, eiM mola non ti tnnoverft punto; onde Ìl tuo moto ne rlusdri cìr^ 
coJtr^ inmiirc j-cr V t^lcsso xeno. Ed avendo conlnMe^nati «on numeri 1 
i\cn\i n viHlrà ad arbiCrnmcnto la ntoltUudinc dei denti pnaiatis ed in y>n* 
«eftienaa il numuru di>lle vibi^aiionì e dcTIu portieolk dal lampa daconio » 
(ivi, pag. no, 71), 

Si dovrelrfie dir wnsi dubbio^ :pje»to immaginato da Galìlixi, ìE primo 
nrtfoeMnamftnlo odatlabilo all'orologio, quando nonci ^i rappreacnlMettaool- 
pllo Mila memoria il diae^no di quella (^yla Bantonniu; dÌMgno improMO 
n«l)e pagine di un libivi c]i« viia la pubblica luci-* dodici annt piima efaa 
Galileo acrìvene quella (irìvaLa letlrm a Lutati») IleilifL L' indila la mo- 
Mra divba in Ifi parti, la magtietta e 11 chiodo clic lo rappre£«nUnr^ appeso 
a una parola, tanno immaginar die rOr»logio sanlorìano non dilf^n^ao, al- 
meno i?«dJ^ormentr, iTh du^i t\\ quei^tl di^lV uno mod^rnri, K xvra eli? non \Ì 
é mpiirrs^lnto lu^ ^Lcri^nnFtlo in di^cgnu il mncrKin/mentc Ulteriore, nh GOq 
parole ei vii^ dnir Autore in aUun modo doncntta; ma ò pure una togto- 
iMvola ooo^ltum (inulla di orudur che il pendolo «oiniimcaae ìl moto cir- 
cotare all' indice por miuio di moie dentato^ « ctul veiuiao a ra«DiniglÌariÌ 
ft un vero Ofulujjio a penJulo inT.-j^i[i di i|up1Ii] clic Galileo pro<fe4Kj alFAn»- 
mif aglio olandese. 

Conunqnd aia di eìA, « in qualunque modo fo««« intefiorm«nl9 eoih- 
lalo V Oriolo a pendolo conrorme al dis^o «itfliioro^ di# si vvda Im- 
II» ne1Ì« pagina del CoinineDlaHo Mintoriano aopr* AvIcttiDe^ è uà Alto 



310 



Silfio dei tMto^ ép'^nn^ntai* m ìiatéa 



■dllMtta in »fr seuijikìcjMjni'j, jniv ci):t1e:K-tu e i{ti.%«-i <i r< .ee^ 

il Vimni d nam o hi tfutiiwmiunn cIm il nudosìmo GatiWo, ^arhe nS 
fr«d(Ul<ì il ii«e<»<'^ ^''^ l^ti^ìlitàmi, iwn kÌ H]ii«r> p#r qmwlo di ^per^tlue 
negli ulltmi anni dctk aun riU, « già diTimtito doRo, intnmA «i |H>rf«kmt< 
mentì dcQ' Orologio» 1 germi dì questi idoati perrexionftincnfT -' ~> — ^^ - 
u6llu «cewQ Letto» il B«^iIki^ in quelle n^culuiotii dt ui ^ 
av«r de^cHIto ìl penduto e dopo nver detto del modonritte ti \9vi. 
pftrkapnrj ii muto alla mvla a denti dt «fga, per laeuo ddlu »rj. ^„ 
e dell' urto dì una actoU. « Si può «ncom, ctrli icriTe, intomo ni cf i l 
qoeela pnnu ruou idnttRrnt* nn'aUr^i di ^c€4)l DKnero dì tl^ntir In -ju- 
iMeliì un^altni nuggior ruoU dontnln, d»l mala d«1l%^ini]A polrom^ aiirrr, 
dero il nnTnrro iellt! inlenie rìvolioioùi della prìiiu ntotn, conipartm 
moltìtudìec de' denti in anodo che per cocmpio, cfiundo la «rcomla l ; ^ 
avrft dodd oot ooriTtniocieT It primi do abbia dite ^, 30 o 40, n n' n 
pilk ne piaceste. ^U il «i^nìn^r que^o aille SS. Loro, ch« banoo i^ 
fisquialtlaaiiai «d mgegootitnijui ìn l^bbricare Orologi ed aktv rtia(->etàn<- ij^ 
mliandft, è eoea auperìlua, pcrtli^ tm mAdeeimi aopra questo foodain'eb 
wnavù di up^re gIm> il pendalo, iKQOvaca per grt&dì o per ìtrevi tp.-ij i 
Je 6ue r^prneaiJorii tignili lau me, irATvrnano eeaaegtiefkEo più sottili di ^u^v. 
che io jwwn imnu^narmi- K »ic^nl|l(^ la Cillatù degli Orologi cotUìHle prii- 
cipalmente ntì non s'uacre un ft^i potnU fabbricare quello che noi 
laiajno il femjvo deir arofotriOr tai)t> aggine laiamen te rlio ^cin le ^u. ., 
brAxioni ugoalr; eoH in quMia mio pemdolo i«LnpIÌeÌ»mo o non eogg^ik 
ad altorulone alruna sì C(^nltr-n« il incfdu di ni3ntAa<>r tH^nipm pgtiaUaMW 
la mbun dd tempn a (in, pag- ~l"i). 

SI Tttje ohioramontA di qui dM, ialino d^l iij^^ Galileo 1H^naan à 
atetare i) pondolo a qn«g)i Orologi, I quii ai c^nponevaco di un cnaecbi* 
namento dì mole dentate, la prìna didÌ9 qijali mon» o dalla gruvìi:^ dì ts 
\it90 o dall' ela^ticitA di ima iqoHa, pa.rtecipava II auo moto a lutto U^ -\'-- 
via via, infino li quella, rei ecntr<^ delia qunlo cm appontato T indice uii^ 
veototi tcpm h modra. L' Eaiono dcì pe^ o d«lb molla non era ct^ualàK 
porrhft ìl p«i» ffri^nilmda ti m^ei-lrnix-h e li maih nxaìgitidMi «| rìlardnn* 
rìodioe peici'S chn moderati a qnel tenore non mostrava torà giu^i >. 
ciò alleAdevAdì n rimediare per mtiuo lici rolaitti, ma il rimotlio |M?r ■ • 
precario eueododii »e ìl peao ^' all^mperava n im' ori, non a' attempai v 
ad nn*«11r^ ■* non elie stanilo IL Tii^u^nte a rìiinre il peao itU^nso &.f<:* 
il vo1aDt« ora innanzi ora indietro dal c«otro del moto. Ma anche etò non 
poUra eoaer fatto altro che a ea^o, non easendo tàcSìt U mìaurvr prcc«a- 
mento quanle si dovesse titirare il pe»o aopra d volante, alDncfaè eontem- 
pva»e giiuta fi velocitarsi del contrappeso o li rìlaisaml d^lla molb^ cte 
1' una o^la aua lìbera gratità e V altra col suo daterie, davano ìm|>iiEso afc 
noie. Questo giuato bilanciamento del peso aopra il volante en appunU 



Cap. II. — DtJVOrot^o a pendoh 



9IÌ 



iclEo rhe fhtamnfuì il Umpc dtH' oroìo^io, itati' ignorar b regola del 
le, dico Gallico, ch« dipendeva ogni faibcia, a cui enn coggcltì i m*c- 
untmenli IHbbrlrut aUom per la riileuRi à«\ l«ut|iu- 

Egli 0pei^j\3 dì po4er liMvair qudk regola con Tapplion^. ìn^^e del 
iciere grntxitj dil contrappeso, il pendoU aJÌ« ruol« d«^i ontichi ero- 
da Tom>, "Mft to dÌf8(?ol(A H" adattane il nunva orgaro ofcDInlorb gli d 
in^u'ntò gravi; gi^rr modo, rhi? [i*rrtei^ di tmvniv alLrovi; che nel pMÌ Q ncfl» 
molK-^ :|iicll« cqud)ìliU iti tonn, Tìc<i:i^mrìa, ni regolare e coflUntrandAnaciit^ 
iJcjr Orologio. ^ueit> fòTu credo Gililco che potette «rHor n^mminifitmU 
éàlV acqtta. E in Tatti uo liquidii che tuta fuori dair ctrifiiic di uu r[i^ mjm*' 
teAUto sempnf aliti ulsisu li\ir|lo, ivim^rva, in un |>ui]lu [U-ti!rmiri;iU><lul ««0 
getlo p«r«lK>IÌcc\ una vclocìU e unu quAniità di motu sempre cvfUntiG, ond^è 
che venendo a uiUlto contro V aletta dj una ruota, qucaioi &i volgerÀ altorao 
e^ mobilmente. PongMJ nrfl qii^ta riicU idraulica fn Inogo d^^l tempo d«I- 
Fi'a'bpi». «^ «rrvìrù por itii'nim in-illi-nliiic ilHVonr DÌ (pi*»Mo peDfdera^ chv 
riHn runi iaaUi b ntgncìa 4clla mcnlo, quanto FntltviU dell' mviesliguionc, 
ne ftdcìò GnFit<>a lo trcocic in una di quelle Aggiunte, zhti l^cc di propria 
enfino ,iì Dialoghi del Duo Masiinii S]«li;ìrni, lu un oeomplftjo poB«cdiito dalla 
B^btiutef';! dd St^riiEidriu ili r;iduv.i- (tiiHl* A^untsi cml tUcv: t II Inmpo 
flcir Oriolo mono per T adequa può forse scrrire por roj^urar Yvve >< 

Ma quieto in <t^nt vnodo non poteva rìiraoir quol Misuralorc Adì N?inpi, 
che nclùederaMt p^r ì regolati «^ercizii della ^'ila domestica fi L.vTì1e, o Unto 
ntimo Brt alto ci cfrrri^pttnd^fv nll^ ^aopoloH? Migenie della «cìf-jiin. Non 
al può, peftMVjA Galiko, u^ctr dal pendole, e d dee caser pur h irnDlcin ili 
aialtario olio mote dogli Urologi, che ugnano Tore sulle puhblich? picutRC. 
QudlA inflfii«r>t vodLM-j egli eoncJEti7ro rv^iradnttAro ^pporlimitmi-ntu un con- 
P«f (IO, Il quale f;ii:i^*(9u* ni r.ha Ì\ pmdold, invt^r^f^ di dnn? ìmpubffj hi rice- 
tcttM ilaJle McMC ruote, e foMC ufficio dì luì quellD di rcgotarc udì perpe- 
tuare nello macctiifif^ il moto co'ì n^golnto- 

II Viviani CI Ht^eit^nra che GatETeo rinaci veraui^le a trovar qodl con- 
^*e^E)o che napi;indcvA air ìntei[ito, e racconta come negli ultimi anni delk 
vita r avesse ideato, e a lui ftc«ao, che ne raucouU la alona. fatto noto- Im 
<piella ftorìa, lasciando» addietro tinto altro particola ritii clic R'jti fjinno p«r 
om ul (4l40 noiUo» cu«l appunto sì leggo: < Uontro duiiqui-* il l'adiv Re** 
DÌi-ri iUlrndRVU alb coni piuixio Tir delle 1^dIi% sì pnsn il G^ilileii li ap^r^ulare 
ìntomu sì 5xm Minunil^n? del U-mpo, ed un giorno del li)U, juaùdo iodi* 
moruvu approaao di lui nella Vilb d'Arcotri, Howicnuni chu gli cadde tn 
c^ni-'ollo che si »au-ia |joIuIo adatUn> Il pendolo agli ovtwyW da conmppttfì 
« ÓA inolila con vaK>r«ir[ie inr^c^ del (olito tempo, Hprrninjtn rhc iLmolo 
cgualis^mo « uatr.u'ak- di vao pendolo aveaaG a oorrcggerc tutti i dirotti 
dell' arte in cf^ì cnuoli. Ma porche V p«wr privo di rìria gli to^icra di poter 
frr diaogni e modoUi^ a Une d' incontrerà fpieir artiCiiOi che più propcndo- 
nalo foiH? nllVlIMti) rotte«piti>, vanendo un giunio di Firvnic in Artr-lri II 
dcUo signor Vincenzio sua fìglìuolk^ gli confi-rì il Galileo il mio pennii^io» t 



3ld 



Stt^ria dwi metodo iptrimentaU m SIaHim 



lii poi |>Hi Tclbc TI fecero aopn nni di^ccnu, <? lìc^'- -Liìllrui» [i 

nodo di« dìmMtni P qtii ng^milo dite«i«*>j e di mctl' < i<j in «fai 

p«r Tonirc in cof^niiioL^ à^\ CaUo di qu«1U difIkoUA, cJk il pHi àaWf Tdbt 
n^U macchinift n^ b »n&;pbc« fp^uUtlva non d pou^oo pr«ioitm, b 
ptrché il fi^or VinccniJo mUiwlcv^ di fHiUirv:Ar lu A(iunii?utu Ji [ir>*pn» 
tnano, «ocio qtic^Lo, per mcuo d«ir)i ÀrUlLci ood *i diviil|puM prìn 
EbcM pivMaUtu .-tt S.-irviii>fima Gratuìu<a suo Signore, tid apprcfloo ^u. ^ 
piori Suiì per UBO Ji-^lu lun^'ìiviJiiii*; und^ difb>r9ibÌo lunlo T «secuju^oe d* 
ìndia pocdì m<^^ ilGahln», >iiitoit* ili luUi; i]uj»tc nmminbÉli Ìuv«titjt>ni. 
cmnkdaio, tA «kIì 8 dì Gcruiaia 1Ci% stile Rgrofino^ minci^ di vìu, per 
oKc ti rifFreddAroQO UdIoi fervori od «gnor ViaiMuuiu, che non pHju 
Aprik^ del IfUÌI rtitmprvA^ li f:it>brìca dd prMvBie ontiolc, vul concAtli» ^ot' 
iiiiiii>ln»lo^l< giA^ iii>?t prvMTnt«| dal Galileo buu padre » (Alb^ XJV, 3.*V^ %]< 
Troa^ue 4 ruirr»^ ivi il VÌiudI che Yìiicensio di Gdil^o si vm. >i 
Il fabbrica di quel nuoTO tlriua«nli:i dell'impera di un \a\ Dom^mci' 1^ 
kilrien, iiugnano, rbe av9va a ([uol l*?inpo bi>tleg« al Pontd Veoch'L>, V »•- 
gwcDO ^brk-aio in pfirt«> d«1 fìaWii'ierì «oaforme al di96giio di Gai 
^\ ordini artsti da Vinc«ikxicv ^1 ViiiaiJ Btouo »c|Eajta a d^Mn^wrln rb i . < 
gueoU modo: < Uo cmo Tcocsi C^bbri^arit il IcUio di Tctto. lu ruat* l >. 
Jora fatiti # roccb«iti, M'Ha mlagliaib^ «d il ruttante lav«r^ di propria 
beando nirtln ntob piii alLi, della dHI« Uc>c]i<^ Miifkoro 1^ d«r['\ - 
Iretlanli pironi fii:o{ni>Lu1ili iti luruu fili dunU o di^nV*-, « cui ri.i> 
Tuatù di nuin, G, od nlln ruoln che milite h f^praddctla di num. ìXj, Fi 
poi da unn parli? d«) Lracciudo, che Jn la c^Kd a1 t^^io, la clùav« a kìCU 
di* pota (^1a d«lla mola tiip<vÌor«, « doli' alira im^itfmfì il p^tndolo, iHk «n 
fbrmatD di un filo dì rf<rr^, ur^ ■iiial<-' ^biiu ìnlihiU uuii ptlb di pu>mbn, flv 
vi poUva aoorrere a tiU. a fine di ^llunearlo o xjuxciarlo accoadu il %m^ 
gno di a^UAlarlo col oODtrappesv. ikò UXii^, vollo il ai^nor Vincenaiu ck» 
i» (cacn>» (piagli ch« «r» co»«ape^« di i|u««la inrcmiiom» o elio V 
molato ad dTeltjarla) vedesai cosi per prova e più d'una rolla h\ • 
opersjiioiw d«l contrappcso e del pendolo; il quale, aUndo fariuo trait'if-u 
Il ditttVMlar di quello, ma aoUo^-alo in fiorì e laaciato poi in liberi^ 
paaeoffd oltr« al porpendicoto, con la più lunga di^l« du'^ code anni 
r iRipemiattirn dnl dondriìo, jLl»vn h r-hiuvp rhv pnta pd inraulra noUa 
detLe lacche, la ({na}v tirata dal cortivppcaor rolUndoai con le parli 
fiori Terao Ìl dondolo, con uno de'auoi piicni calcava p«T di aopru Ti 
codetta più oortai, a le dava lUl pmicipio doE mio ritorno un impuli 
cli4 ««TTÌva d*una curta acconipegnatunx al pt^iT<lob che lo Ci-.-cra sol 
fino «irnllcatA d'ondn n'ora p4rtHo; il qial ricadcndp r^aturolm^nt^^ e tf>' 
pacando il peif>endic(>]o, tornava a scllarare U cbiav«, o »Mbito U 
deDe lacche, in vigore del contnppcfto, rìpifiUaTa il avo molo acfruandt ■ 
x'olgerai a iplgnera coL pirona ausaaguanto U d«iio pendolo; e co«L in un 
certo modo si nndavA jwi'petuMndo rundati ^ im'riala d«l pendolo^ biuo adM 
il pMo poteva calare a lia»o a (ivi, pog. £53). 



Cap. f]. — Dell'Orològio « pendio 



313 



':ÌVÌTÌUIÌ.,IM] far h aloria » b <l«*erìdo«u di quatto Ol^D]ngio aco^nu 
rio ieeoiDp«CQttii da un dìttqpid ìttujElntivn, Di i|ii^' iÙb^^ì tnai 
furono latti due, y prin^ d«* quaJÌ in lapis piounbiDo e? che doì rìprodu- 
lo ndl» fiffHni 18 di^l'oHfriivAl^, ìfiF^iri1o«<arte5ft del Tomo IV, P»rt« VI 
MjiiiL>irntli dì GidiL^i; mi^pr^u^iila J' Orologio ka IDWstJi dalb pxr^^ didU 
sul fualo dcJb ([rinlir Kotin 
Ipenuol^^ l€ niolcs e U truvcrsa 
krjniDaTe i bnusci in duo 
ite, jiifimuivi in iiiiA la diiavf? i 
lUo, I! iii-ir alLm li; Jtir i:udt<lti- 
late a perGUL>E«re ora luirorlo 
ruota a Uc^be, ora «ui pironi 
ni in grifo da loL Ma jierehè dì 
»tl, cli« Mino gli ort'aQi «aseDtldli 
mac<àint> cioè d«lla mola deUe 
LO, dolla chiiva a scotto a ilalle 
cod«ltOf noD »I polcva ckid qua! 
IO muHtrartf il gtoco, rÌjn;ini.'ititD 
organi npaniti dietro le roTutc? 
fcnv6r«a, tà jicnso di fapprGdf>Ei- 
In roachina «(j^^^mi c\>n iiguardo 
un po' obliquo, e in jiioclu fhe, la- 
ffliiita I& colonnetta o «Attegno i>p* 
potfio a paraifolo ni l^iito delia cro- 
ciera, k ruota pt£i alla a Ìl gioco 
■IfilLo codalti; «u hn j- «lElIn smalto, 
rJmaiWMe aì\o acopcrb. Il di»rgno 
ckie «<«4m paglia va lu deacniion« dal 
VìTuni, mandata coma \6dr«nno tri 
|ioci> in OtaudA, era luia ^^{iìh ili 
qtieMo flocondot che <redcai con sAfaì 

dilitr^nu iklincnto in una Tjivota ripiegata, porche cccodciile in lungbeaia 
V Un^tionn il foglio £0 M Tomo manoscritto aopn ciCafc- L'Alttóri lo faca 
iiiri'i*-rH e impHini^n* melili 11 M\r. Tavola uppoilc ,^l Tomo XIV i]p\\n una 
ìiziQiie C9mplt(<u e noi lo rapprcAcutiaino ni no*tri Ictt-jri ttclU figuj* Ì9. 




risma ia 



m. 



Citi attanumanl^ tìaea lo efj^uaido aoprt quoeto disagno, e i^ì mAtla a 
rr](i*ÌilrTar qu»llp ruot* e fpie' pironi, qimElp nod^Eli? « quagli «atlì^ ci ved^ 
b lahorìo»ilà dell' ingegner ma non et «finto T ìrpirniionc del gtiùo. Il Vi- 
viani ei £u »apor, nel seguito d'dle parole da noi laaciatc ^pra inMrrotte, 
ebe VinciHiiio dì l^alìlao couoicuva troppo hon^ l' impcrfeiicne di ^ual aiae* 



814 



Storia <tff metodù iftcrimcninU in Ualia 



nrìa BIm puro irr^o tutu^ quH^ diilji^U^ eh'*^\ si rìfiroitiiTlIevi di bqj 
nr^ e di* egli «vr«bb« iono superato di fatto, se non pli ToMe MpriirEPtu^l 
in (piffto QMiio tempo la morte. 

In qujiUiii(|uo Evod'i gli Orologi di G^\i\bo rìmanovaiìo «f«rili pro^U e 

infecondi di ogni uliliiA per U TÌIa 
civile domoalicA, e prr U ackt 
Kra prroTdinnlo cho quo' 
non dcnr'jMfTT^ arrr In loro 
uont- in iLilu r Qalih?u tksou 
ct« foa» di ciÀ pranfo q< 
fiolh eopra tll^^f^in L^tcm ai 
Iki, Bcrfii'ota di-;, aul fondMncDl 
d«l suo p^TiduUi, ijuAkufio di 
Olandesi, fra' quali «rtmi uomii 

MpiiffltÌ8»iini«in$r*fn^<>"i^i^>''^ ^> 
bricnfv Orìttulioaltiv macchine >m- 

mimndf* ^ niT^tibn tmviln 

iiueìiiQ t>ìu mollili di gui^le eh' 

rton «i farebbe potuto ìnimftfrmarv, 

Ndl'ADDo 1658 infuni iiviHraal 

rAja, (Inll'onk'iMii di Adri:tnc Vìi 

un Ubrvlto di yvcìw pagini^ intJluIal 

Hcfohr/vmi, in cui Temloiv ctie 

Cmtian» Hurghan*; deKnvftn 

modo di rtditr^on fi^ifif^róuaimn ìnt^ 

«fòrret'rjionì t v^c^lii oroTof i a ruoti 

lae'niidTi orologi fì^goUli co) 

dolo^lsnuote ltaulliou<i thvn di Vt 

H^, il dì ^ Febbraio UXtU, nw 

della pttbblir azione al fmndpe 

pt-ldo Jc' Medici. co*i tcrii^ndo! 

t Sud! pli<|uot mcnve* cum tefi\ 

4HlÌti), :idcli|ìir|ae flgnrA llorologiui 

a )c invniitum ciplictiit CMt 

no» Uug(?aiuB et Uagio Cosnilis 

Batsiia edidit v < M$S. &m. T. XV^ 

e. 134). A un lai aonoDiio enU^lo il Prìncipe in i^ran cunu^llA di etpt^fts 

qnal relAxionc Ave»c qiteala iiuq%u macxhina con quella proposte già da G«*- 

hleOr mondò a richieder di rjud libretto lo otcoio BnuDìnnd, e L-ivntolo o kt- 

lolOj fbnd perché ora diflKÌle av«ma un altra oMniplorn «Urnipnio, lo fWco^ 

truerivere a mano pi*r VirirfMiTio Vìvìanì, ìn rm i]riirili<-rni-tU> ebi- lu Iro^ 

ÌB*m1o dA carie Ì1&33 nd Tomo CXXXVIII d«' MmcHicrittì appiicnenl 

fht* Dìioopoli di GalJltìCK ^lo et««» Vtviani. Non i^ poobibJe che ^^1% t 




ncvam 



Càv. ir — It^H'Oroìojio a pendùìo 



313 



noflw e c*^nipnrt*vip* :Jk fiitirhi^ diimtfì ria (taliloo « dnl figiio *li lui Vin* 
eVKÙo. p«r adiilUrv* il p-ndolo ^\\ aMicbt orologi i r\y<>Uij non xb rimetto 
di f|ucTlN mìi'EiHIr rn^ìhlil con cui V Hiiyifliftiis on (ciitnti> all' Uilenf». Lo 
»i:jtpp.-\ii>unta a sorpc-. clic htìvoU ora da tina part« ora dall' allri, d'trfiu 
l^li nioaatn ileila mola u d^nti di £i^^ lo^^oe ok« dal vficirhro biluiciier» o 
ìWbnU, vaniva regolarmente gov^rnaro dalle oBCillflfioni d^I pendola. £cco 
qiii la i^omma ili lutici rinvonikm^ la quale pur £l conmce rV Anr«hb«sÌ 
po4ula ivurc anco con pììi s^inplidU, spplìcando diMtaoicnte il pc[idol:>4l> 
Timo dolb scapponKrnlo • aorpi?, come poi foce il SiticUro. Attutii. l'jj^unU 
dol r»c>fhotUi porUio in c^po dnllo itiMìfio «cAppitm^nto, « di>l]n ruota coro* 
min, ;iirjtut(< clplh (|i]4li.- ^i i^ini'niiMiid;! Uv rl^tiiMla |fr)Vi?rn;ilj':r,t^ dH iiit:1n> 
owiiQitoriix 

NoQOtìUn1« che TAutdiv noti ax^sse dìmcutieato di dirv o«d«r dovuto 
ft Galileo vi9ù vxg<s£mhn0 quesK» primo u^o del peidolo, il Vìvlanl auggorl 
le tefii*>nti p;in»l*", rh^ il priucipo Looprtlilii trnuM* %\ Itoiillìniid. dopiì aver 
leUo •? v<ÌK)lo l* ìi<tt<tlo^iuììi : 4 Cii'ca T oriolo rci£(ilQlr> dal pendolo cf itù A 
cbo riovofi^ionn e quello, ma non «i dove defraudar dclk sioriu (UT\ilafi:li 
il nostro.,.. GoIlW^ cbo fìn noi inJUo niomfo trerìias«i, «e ron orro, prc- 
pOHn qufidn fJ iJÌIp invriHirmn ^lli Sl^rjrì Stili dì Ol/ijKhi^ i- io r>iT bo rì- 
troTAto, bcnchò xm poL:o divergo circa la cootitunonv ddir? ruote, un m<Ml«Llo 
fatto gii dal medcftinao aignor Galil«>. e Ire onni aono ohe qua ei studia ao- 
pr» rifl4»i> eoggetia Ne fti Ibtto une- di tin Tiriuo«o elio «pero nu«cìrl b 
ma Ikblirìca ndotbi al pulito di non mirior fv-iltU r reAÌRU--nxiì dol rìlromtij 
dal sjgnor Cri^liai^o llugcnio » (ivi, T. XXiiJ« e. ^I>v 

Iticovitla quf^jHta Icllcrn, dnlln quMc Inmpariva rnocum data all'Hriy- 
gtiOiift d'kvar dofrntidilo n«*»uoi meriti GiIìIao^ il Umillìaud, dopo pochi 
gtonri, il di 2 di M3^,£Ì<i IfTiG, nipouJi*: « De ^endijlo ^d rt^^'tuidam ISura- 
logii roUnitn C4)tivcr»cincin a lumma viro Gatilcu olìtn reperto, V> Gel> CbrbL 
ffu^'<!mt]!j mìhi monondUB c»t > (iri^ T. V], e. 15S). Mu lo iclo venoc co«l 
ni>h' anlenl^f Muinm nill«mperato da nn' altra leUer», cha vanii giorni dopo 
■crà«»e a Pari^ lo «te^so Prìiicrpe Leopoldo : « Quond' )o le iccrninal che 
r ÌDveaiioue di adaltarc il pendolo era »lala trovata mollo tempo fii ancora 
dal MnAro ai^or Galileo, tion interi dire che il fignor Criitiaoo Uugcnìo 

non la polotd aver« anch' t^^li mvonlnti da «è mvdeaimo Si puO rìcor- 

diirr V, S. cJi« :u Ip ar^mnai th« allfc» Virluow} tn- iimii k-iio ne iiivendó 
UDO lintilr, iTL<« per sua di£crniì,t non Tu applicato T animo al valersi deDa 
aua ÌDVcaiìon<^ > (in, T. XXIH, e i**)- 

NonoOantO il Boullìaud non mancò di dar parte di tulio ijud fhi^ gli 
«n venuto aeritto di TfìH4.-jinii a1V Hrjjj^niix li qunlfl rinpntf^ air amico» Pa- 
rigi parole di acfxirdmr*n1u. per avere il Prìncipe concepuU eO!<Ì fil^a opi- 
nione di lui, nella r|ua]r pnrovaj[li di vederci roAvomìgiiato a un* altro Simoti 
Mario. « &taifi onfin qao fout*il txir« pour oier i c« Princa l'oplniov, quii 
Ctffnble avoir conpic de moi. iroinmt- kì ji* m'attrìbirais rìnTeTilion d'juilrjj^ 
H qua jie rcaewmìilaue à ce Simun Marina? a (Pahbronì, Leti. I, t^\ Ni 



310 



SforiA <Ì4( metodo tpertmentalt in JtoUct 



minia .\ - tf-Muci^Ut iVtpci \K\rr€rhl AmI |tì ' inttto, ^ «WÌ l> 

cn<ori ii pjù pi-r Eion vi^ler n»iH}ata ihl l^ ' : ' i->' t CQk ftTc*n pi 

dcdkftlo II ano SÌB|«cn4 Silurub- Di ciò Uc&vn ^mthffv^^e *ioft> in \ 
<on Coilnto Bnmeill, Il quate tNwl npprowiìlava per l^l'*m vA h\ '•■ [>- 
ftlevu U lurUutJii dell' aniiiìo, ì limofi, bciidjé ùicoAdcitti iH arcr mirjLjc 
e i prvpmiti iML*«ine&di ÌM dui s*;i>UluQnni> okitdc«c: < Ma T Hu|;wt| 
lo (rovfti in aonama porpl«s«itAr >^an ■*p«nilo «itli p*^ qnnl mgiooo nva 
Klnva onorali] di mpfictm db Lctlcni dui kho SUieina drflì^aia a mimi 
\. A- S, la i|UmI? ni Irnr'iva clic polCf4« slìuioru ufftst |>ef du^ prt^ 
caf>oni, ticltù pcrwii't di Galileo. Li prima è eh' ci podeM« Avei- wduin 
UCtcrt che il Gtlìko «crbeo dol 1039 tigli Slati d'Olatiib cirva I'Ìbi 
del pfrodolA, r^ii che ei iperaTa dj potor tix»iar le lo' ^ 
r|:lt esigyenS griti(leneiil« nueraoddini dì non avuf m 
L'altm è die. per quoldit li^fuardft i Trìos(vpÌÌ> ei non «bbia forte 
dj}) GuliUo «^on gli «ncocAii dovuUli, « in qxiMlo oi xxiiTob^ rrhf^ il «uo So 
non fi>Miì iiiooni ^UmpatOf pt^r pnUr partir c^tn ijTnniuì i-h*^ 1ì?-i1lI 
divvnfibjfgìo i|iinnli^ tyli mi pLiniali» di »1 ^^md* nomo » (hi, T. XVll, r> 30V 

DieliQ quuto Ictlcm del DnuiHti il Principe n iwoMt a «criTYrr p*n)* 
che *oq«)k;UTnnL> TMitmo ikll' Hofcnio, il t\\tù\c «ra intanto riinari^i Mdi- 
sfililo di ut) nllro mxo dmàmo. Qua! d«iÌdprìo vcn»u cori uprcsM a^ 
r £tiT{ttU) di UAietù froDCTM pubhli^tD dal Kalibroni nnl luogo sopra riUte 
< 8i j'avois l'honnear ifélic pia» conim de Sun Alttiaac, «1 e»«x de fair- 
dìCMO, jc Ih réquèreroie pour vn avoir UDC (i^ur», pour TOir en <giMÌ cilr 
diOifrnf d« la mienne >. E peicU^ qu««U> Estrallo di lettera <lel1' llufflNn 
d ISco dal Ikiulliaud a i|unr untcìo f^ne à' Inviarlo al fhrfeicipe Leopoldo, fi 
Prìncip«% licita di putti Audinrirv al dwidefiu d«1l nu^.'vmoh tfKV prviunrv 
il diaccino, V il di SI A|io£t» iQ6Q la fke«ra »podfrc al Bulliftldo, acoonpa- 
gnandolo con una sua Lettera, nella quale cosi «crirava : < SarA doD^iQ^^ ta- 
ni<itto 1 quesU il disegno dui principia deirnnuolu regolatu cUI pnidtilo, ^ 
inverilo vi KoPlro per aempre ^mmiialiili? >iifnor OalUeo. Lo inviti driioail* 
oan qiLcUa r»ixciia, con la quale i fabbricato il modello dd nn«dcaìnfea,<i' 
nrila jdU eamerA ora mt ritro«\i. Potrà petiaiilo V. S. maiulario al Virta»- 
aleaùao «Ignor Cni^lìntio Hu^enìo fh# Je^lderaTa di vederto, a fof««dl^ii^ 
M'allra «ollimana ìqviciv a leì la Slu*Li« dtrA ooai dal ritrownnjlo drl 
dolo» che £|XTu dovi-^ riuacir curici a V. $. . . . Far^ fare an^on un 
di «OBDO ai à aocomodAto da noi il pendolo a' nottrì Orioli, ed in parti 
ad ano aoai grandir cita nKuitrn la ora, a mon^i ri>-l)3 pì&un d«l no«lra P»^ 
lano dove abitiamo n gKdo inviare s (ivj T. XXIU, r.. 10). 

Il ditc^no accompagnalo da qiieata Letleni diretlaui KulLialcto» è 
tteaao che 6 atalo da noi ludelu^imumont'^ nellu fìguni XIX hIrtttA, 
Storta dal rilravamento del pendok'y di oh^ qui \Mrt «t f% parola» è 
dubbio quella ucriUa dal Vnki^i in tmmù di Ldleia ìndiriuata allo stioao 
Print^ipo Loopoldo, aolto^critU noi di 90 Afo»to ItìfiO e da cui evlraeaiBia, 
nel paiMjprafo procodenlo, i documonli alb nofitra narra&onÉ. 






CftP. II> — Dcìtorotògio a pffitdoh 



317 






CorM t|uc?ÌP ro«* nm '■^lU^ {»^\,\, MUMttn!r> irtrorlo & definirà * qtiaJ 
rvs« e <QWt focac rnpprc^f^iLìlo l'A^jAlLanii^iiLo litl p^^mlnln itrOmlogiOr Che 
inofllmm ror« o euonavii aulU pìnt» d^' PiUi. Ia tale inccrlciu noi prv 
^'hUmo I n«rii L^tlurì i rol^r rìvcrlg«r la loro aittcmione toptu il disegno 

loro occhi r^delm^iir rappret^cittia- 
mo ndlA fì^im'JO, Un la) dirti^^o 
D p«4iiu, crn AEIrì lAfrrmf più ^he 
mai ib'qiuli f jinjtTvIiitOf ve*Ìe*i ab- 
bonato a cìirle 57 di ^uel Tomo IV 
tl«* ciJati ìt^DooenUi, in cui hjo di- 
iH^ft&tT gli altri ailaiuntftii) ««caci4o 
ti ojtLtrU^ ib GliTiW Sr nirmlr^ 
rtiiU ddPaAsc oriEfootaier > cui è 
E;]^''.iiiiAndativ il pendolai sovt <b 

Iv^ di^ 11^ vrHÌJimo in imrnA^naiìO' 
M, V M qiiOf<l<? .ìlcll^ ^ìoc4na. i:t>tntf 
lo Mappomcnlc « wrp'^ f u ffncir afa- 
JH>n<> ili nicKA, clic par la noatra 
ltniiiagl»Éji£TO&& ci fa credere dt«r ìe 
laccko Ait^i^ A denti dì st^\ si 
do^Tcbb^ dire oh« fn tulli i modi di 
:id-iiUm il peiidoln .igli orologi & 
ranUr é qaiMito cpiHIo dp' nostri FÌo- 
rmtmi, cbr pìii s^i raM^mìylì a dà 
clic ru »d>^fllo f? Toiindato ad oflctto 
in Obodj). 

Se tàa» vifvo inuxnma qu«l 
cbe noi ci ìiamagitihm Al vixioTv in 
qtieito 4chrii« a pi-iui;i. Mrobbc ciò 
ili gtnm eoiLScguonu ptt la dosItì 
Storia, Ma p^r«?h4 noi non n« sth* 

bkun ncuuiui ceiteua coiilciitiiuiiad di abflicurarv i Leltorì di un &1lro 
ColK iti rkuQ forac minore impcrlAnxA, il qu&l »i è che U Storia del Hlrotai- 
mento dtl pendolo g il disc(r&o d^TrOrologrio del Paluso Pitti, prom«tti di 
mAndir U t«4tiittJiQa 8^ifnt« p^ mvxt'V M hnWlaìéit airHngnnia, furono 
verJiuKiitc mandati, o d'averìi ricevuti e (alti i^cjpitare davji lo «tPMO fluì* 
liàJdo sicuri^ al rrbcipe co^l ftcrìvendo: ' Ad ChriEtìaniim Huscnium /u- 
licbeminm tithnxfuc tiorolo^^ p«ndiiIo dirceli, qua« f% Cclsiluitino Tuft »- 
cApi» picturac miiì ; f»l e] nriihi racuf«1 hìs1>>riam in^vntì a GalÌ]»eo pcnduU 
t%\ adooLabtc |irìaium aIi ipm of^imlìtAtiit mottiH- traTiscrìjHJim >di iuiÌAt<m » 
(Fatibrooi, iti, pò/. 199V 

Non ai (Mi-^ ilul>iLar cbe il BuuUioud Don rMinttiluew k iu« prcmoRM 




fW««^ 



e Cbe VtfUltdfll) teVpO 0X10 0|ll}CrtUQu r^u <!i l<i»r UIC'»*' i^iiuuciil*] 

Inscrìver b «U-rì» d«J pendolo por inviarln, c«>e<Q^do il ipl^tii uJlkiu 
togli. In Oliii(b ftir llii|[<*?ii'k- Qi^al fo«>- |io4 il giiulmo dir ttrti^ ili qwék 
storia L' di (|i>ci diicgm b ^Icmo Ilu^nio, lo Tcdrcaio i(uaiidu »cl 1(ÌT3 
nera pubkl^dimi^nlj* n trìtbr di quosU» jir|fi>m«ii1u ilelL'OrvI-o^o. 

IntanLu gi&r«h» aHiam ^ntito dirc^ n4*ibc«imeQlÌ «oj«r : iti 

dpe L£o|i»l(lo elie Irò inni |jiìina iìIpJ IOSO in T«ucaiu bJ [<(' < - ^ ,\ td< 
plicare Ì1 pei»do4o allo miaiiii; dell* ore» da un Vìriaoao» cbe mm «cppa per 
dii^ruta vateni dì un* ìnTtniii>n?, la qtixil« niktU a pulito avr^b» 
bl>linca di nn Or<»logio pit tacilo v piCt CAnsiflUrnl*- di qu^la s f a» 44 
CritUaao Hug-f^in; rr^diimo i**H*r di gtvDik tnpcrlvivit \u-r Iti noitUm 
i!a r iDvntlgai clii Ioase qi^l Virtuoso, e com* foui^ fìcuiifvito ijuoiri 
pò Tofovic, ìn^^ontalo in i|vdla Mtaw anno 1^>, m mi n" ìhvcMaTi 
dfit^, o&»r«rmo alle pania con cui 1' H^Kcni^inccnjlnci^ U nua 
< T<'mp«rÌ4 itim^tivilfii rattonrrri nuvann qiiim e\éunl<- anno 10!ìO 
vinKia.. .. L> (Op> Viji, Lugd, DaUr. ITìU, pag. />). Ma pui'i? a for ciò voirlÌi 
diflofiiv ulquaotu t'Ci- <Jii^' altro comi, dallo quali k'ttt: verrà a àìlkjtkàeti 
un p^*di )i:r« su qudU Tia^ rhc ci ai pan mninii chitiaa di nebbia. 

riìriamo duni[iut vhv m-Mh^i V ììutghvn» dal tik*^ al HHS non aTvV 
nulla d* imporlAnia pubblicato in proposito di pcrCezionare gli Orologi a pen- 
dolo, puru c(li aveva alljsminc e recondite cc^c fff«oula1a in qucatì ^ntoj 
anni. A n»i k|uì <:onvi«n« Tar di qnoUo «peeulationi aogfOtto alla ni«m 
ria, « n 0) vugUamu appdr^rrhìafv at't-etinando a una eurioalUk^ n mi 
wro p^ftc fìi AcL-adtinicì ikjhU'Ì di Fireniv. 

Occorrendo :^ir Huyj^Kna» »ui princìpii dell' anno 1665^ Ji fare oaHt' 
vfl£j«ni comparativa fni du4 Or^l^gL a pondolo, gli «n«\^ a tal inUnl^ apf«« 
a un ni'vlrAimo tnslmiit niìDa sna Etflnta, qinndo «colpii in rKM un riTMhi. 
mtrum d d noturtc; um^u^m rirj cujjtfdntfum. l/rnf-ttii> i:on!(Ì>tcVH In 
ccrltt fi-ccrtla aìmpatiat nttn M dnc pendoli per modo, cho il Tibrmr dolT 
non dlflerivn dal vibrar dell'altro: che se* enti li turbava ad urt4t il 
iDfllTOy Igmav^^Eko <Lopn una meu'ora a fCTrinpindcnii tvatisnu^ntf, 
plima. hx uloria dxligtnle ■■ minula di coaì fatU; nmi^c a curioKT 
tioni, INi divulgata dair Auloro atcaao eoa una Lettoj^i data d^U' A^a ti 
25 di FoLbraio Ì6Q0 (ivi, pog. "iHS, 14), che pcrvt^nnb a notàio del pi 
<-ipe I-f^jit^-ldn» ogU atano bceva motto del i^onienuiu ai dii« principali 
getti drlta sua Accademia, a] Bordll e iti Vlvianl fi Gorelli di Pisa, n A 
13 Aprile ltìG5» rivpondeva o\ Principe di ron aver betta Mita-o < pertU 
non 10, egli dica, »o in qnolle ^lationi vi concorni tuono unìaono, opj 
«ono muli^ CircA il aucno gift ^ filalo AvvfrrtìLo ilil Galilea, p rMnno la 
ragiona nt-'ifttw ultimi Bblcii^hi dflln rfw rhn «i f^n-mino. IhU ipiando 
vi aìft mi<rnOr non ho ancom potuto x«dc:T tht dno pf^ndolì cgualmenk 
glii, diacoaUndo 1' uno dall'altro vn braccio» lo vibraaioni deiruno ?i 
nìcbino air altro a flegoo lale, ch« gli raccUao bu<c hi\A ugoati; tutlai 
penaerà meglio a OSSS. Om. T. XVIH, e. iSB). Pd, dal Principe fU 




Ci7, IL — IMl'Orviogio « pendolo 



319 



iito di una eondbaoBO particolu^ in «uì ti Irónvana i duo pendali i^ìm* 
pittcif <d em <|<idla <li essere s|ip«dì ambedue gli orologi a un medesimo 
buluDe, Allura il BuMti Ju«^ ^'iurrii dupu la preceJeritti; Limmido a scri- 
vere, «ugpuo^: € Circft ì pcnMi mi }>3r fa(>llo vano ti cm^ dell' e«ei-e 
atUccnti ni madefitmo bastono siir««(«r nnchhui in duo oriTiolì, d toecta 
Dio chfl nri3.1meiili> Ì1 rletio bvclAni^ rinn divorigli tin^ bnfi^Wirji ioni flA«- 
aibik e mobllcf Af! |mr i"; ti^i'o t^hr i^ui^ilu bjiiiLi a produr quel tal? cfTtTtto « 

(i«, t ies). 

Il» toDcliuioni» il Uorelb non »eppe né 04t«nare il fatU) n£, Ba]>]ìoitoU> 
v«ro, inlnkT^pre ìlcnna Jlsica ragione di qttpUa «Irana «imjiatJa. L'Iluy- 
glioaa. Delb Ijettert aupia cttLta« aveva accennato alle agilaKioni pruduUe 
ncir aria dai moti de' pendoli, tda poi, vivila fitic della Prima t'orte JcirOro- 
lo9Ì« OKillatonO} intlituto diligenti tjxaminw credetti d'nfTormarQ il v^ra 
rltoeildo: < a mot» ligm ipiius^ lio^t hatidquaquoir 3«nvibi)i «lUttm p»> 
tsiddjp e94« > (Op. Var^ pttj^^ 40). 

U Viviaai per r^ilà non sappiamo cbc decideeao nulla in propc-aito 
atiDdoMoid cdiii^neo a d^H^riTora coal i hiti gaaamii, i ^lali par ?h>> len- 
dana a cooCArmar rJv? il simpatico mlfitirro connixlif» tutto n^llf* agitazioni 
deiraria comtinicanlisi da un pondolo all'altro: « IM duo pendoli tjgiialì di 
filo da) «entro del)? puUo, appesi ad un mrfdctìmo aoatcgno e poeti in quieta 
nal perpeodicolot se ni rimuoverà uno di loro e %i loLacorl vibrare- «i T«dri 
die r altra aublta comìiu-eri a cniiuverai ihJ a yoco a pueo va continuai! Jo, 
Aoo ad un particobr »egno, a crescer )ì arcbi de)l« bue vibnuioaì e poi 
dteraaoeHi, ed ef^r sempre concorde con T altro neirandar« e loraare. E 
■a qtiaìK a cui ni d:^ V andata, «ara il pi£i gravo, n)iiov«ri più TacilnienU « 
per mvjfirìori arrhi il mini^iY', cìitt non flirnhlip il miiiorr il irmff^ore a (MSS^ 
Gm. T. X. e- Vi). 

Ma à temp<^ cbc nioruiaoio alla Stotia ddl' Orologio. 



IV. 



Bencllè r Huyglierta, iiifinu dil di ìfì GUìgUiì ]f157, annue oUmiilo daglf 
Siali Uniti di OUmla il privilegio, o come oggidì >i direbbe il brevetto d' in- 
venaoneì beDcb<) il libretto stampalo da AdrraDo Ulucq nt^l it>Ci$ lo»^ di- 
viil^lo p«r liittn 1 Europa, p p^r tutta l'Europa al foiserc veduti, )>eiK)i4 
mri in minieTXi, nr'J/igi falilimali nu quel diaegnoì nono«tanle Giorgio Si* 
nclaro, pmfcaforo ncli" Univci-sitA di Gbis<xiw, pubblicando nel 1099 In Hot- 
terdjira la «un Art naie et S^<Égn<i, vi poneva in Appendice, con altri, un 
Dialogo ìntiiokto De Oonotcùpio; «trumeoto, ebe egli dà conno cotadìro* 
cento ìuveo&iune, « da lui aÌg*^\ì ntiva methvdo tìmca^itaia. Gli iotmioca* 
lorì aon Franooeco e Aleeeaudrt», «^jtto La persona del quale m noacoode 
r Autore. Incomincia Aleanndro a magnìlìcar^ l'oecell^nia di qaQ»to ffuod 



390 



Slwo Jfi mttodo tpmménta!* in tudia 



ffxccifiiiHiii, [ler oKHto eli» & tcfitr T?^1b > FnoetteD <1i ruiler qvrau 
tiumiTÌK^'i ^'* <^^ ^ appagato ih Ale«iJUi(>ro tietatì, ì\ t|UAl« «vnijo taire' 
iIqIIa r«iiùod Del aiaa Uum<». « vide* iaiii. cai Frandace, gli dlec, 4ii4 Kb 
endinn TormA Autemala, qtiod libet Ine pnlmo« htbere» <|uaruin pnma li«r*- 
irtó boria duDdftcim ctrcumlata, t«nipo« di«mum M norfnmiin> *>ucniMi& 
deABlL 8ocimih nniiiiitonini, f|iup hom aìii|tii1i» óilv^ritm rirniluin ikffn< 
beitf, mUioila prìma <piaiB «uctìanime dctormiQkt, Tertìi «ocwtitfym, |«a» 
ebigtllì» korÌ« HiagiM, «ÌRguil»qQ« mbtvf u fviAel inmiinlAta, ««oicnda ta* 
rìa ftd vnuniin draionamL Qnoad pendtilura 4itm«l, «cilo id p1r.|rulv 
[ilan^nm p»i^ mein luicUnim, lifnoMimc filo amen, trìgìnta odo Al^à 
\9n$Ct ^^'^ puric figlila, «utpensiuin » 

« ^Vonc. Mtnim I pil^ c<^atBo vii t^i crtietìm. p 

< Alex. Ob td r»iliu4 el lìbvrìuB IratSMitrTii |lobul«t. » 

< Fhtnc. Sed rlemin:>r Tnlde r]tji>nioi1o huc 0]iic axitilur. ■ 

pmilo ftltioTcm? • 

f Frane. Imo. * 

f Àtia, Eiii* (i|H* aBotumiaotlo «lupnoilìliir glnbulvt, ne ftiiper ai iMh 
qiuin centro traiucorrit. » 

f Fr^nc. Nulbl«iiufi er^ pendali gnTÌ1alo in/ptiHnim i^nivaltir'f * 

•cendenl^m videa, i 
t Fruftcc. Cl«fe. » 

e Hftfff. Ac pcdcm paTTub ^rtminulo ptrldivlum- » 
e Frafkc Imo. > 

< j(^^ IVr irl tmiiflìt riinkulii*, «^iuK vihnliniiif«riiu ^itnliionpfnr- 

< #Viaru. Al pnr» siipcrìor ^itlctur Wludinb chofiiA. > 

e Atéw^ Sic o^L A4 buor, pmct'^r roTolu», quihuc tndiccN drcumidavÉÉk^ 
tutj Irtfa iMrn ^icM, i;iiJnim prìmn el Mwiindn n^rlicak-c shiiI : lerin hrfi- 
xohUIÌh iua^uulibus numt^n^ dciiLìctilis, quibua liuc illuc inq«icfun< a^>- 
tur. Pi>U4*ÌmA iaoì hiiiud Horologii perlectìc «st quod vihretio qufi«Ub«t tf 
If^vndmn Ji4>ranti»«, nnm (^LD^ulif hùcU ter nìillie* ot ('«^ovAtÌM 
HI emmiintn-i ppmiiiliim r> i~Tl'>i*?nxÌ[Mitì. i(^, fo^-. fiCiCk, 1). 

Si niccag1t« di qQJ come la tosti turioni? ddr anficx» e<iH|Hf é\ nuovo 
dolo, cbo tanto detto a pr^uar^ a Gkliko r al figliuolo dì liti "' i\i 
occoFfO eon ^Ddisaimn ticilitii ni Sinclaro^ a cui, ^ avaro ti '- 
logia tnufi^Tni.^lo n«I miorn, boKtft minU'iirr» lo AcippamPiilu i ^^ti-,di«p( 
orìncontnli-, e «ppRiidmi nU'rfLrrmili di lui un on'pu L«i:ITbol«. Si 
che l*OTOtoa:io SconM^ i pì^ 9«mplic« di quolto CHaadeee. ma Don è 
anco alt' Hu^gheiu non fouc eimvixuU in manta quolla ratilità di coti] 
ilofìe; 6 ctie votova n£»n fic#ia« il p«itdo)o troppo an>p1e U f<ie «il 
per cui non L'applìirò ìinaiiHlblain^nt^ :ilIo ?)CAppain«iiTu, di» era Ia più 



tk ftcpulln dffli SÌDclnr\ ma Pcpplicò pìtsUoiEk^ tll a««« cklk rvuU ur- 
lisi, mùVi% àx] nK«h9itQ portato in capo dallo «tosto «cippouMota 

Comtihi|ui> %\a, Un t\uì il KnliUrm prnAnauir Hi fìbimvb ni>n ^Kurd* 
QiuifUilo ttìjMa di nitovix IVrò. agt^ìunti & quciU :(Ua itcKrixione del Cn>* 
noMopia, bn ìinn covo^ ddla quale fonc ò vera <|iicl nbo rrijiti dice nomini 
orfAiif foi m^iifnn i^niwc, i*d i> T npplicAiione deJ pendolo orìuontalc od»l 
[lattdolo conico a^li Orvilo^. Abbiamo detto eha fano ^ vero, rilmvnndo die 
r nuygheiu eairrdìace coal la V Parte del suo OKiEfotorù: e I^ ot aliud 
0MÌIJat.>rji VTiot'ts g^nti»» pra«ler ìil quod harl^niu pertrAdATJmua, Eiusmodi 
riMnpo '|vo p?rGircnli ambitutUf p^mdulain pondus circuukfertur. t'iiilealtud 
q^orpif lloroingli rnmin^nìliiin diuluiìmi)»^ endem f^ne lénjpore. q\V> lllud 
^nut > (Op. Var. Lutfd, JtaUv, 17-21, pag. 185). 

Non sarebbe dnnioc vero ipjol che ercHovrt il Stn^laro che cioÒ co>l 
fitU niAnicra di pcn-loli non Toeio «neam ii^l Ibtìl^ vudlU In looota i 5e«- 
«VQo. I, Hiiy^licnt :Li<ieri«ce ch« eragli venula ansiL Ìri mi<n(E* (nnUci aunl 
primi- Uà perche ncn m Imvii che abbis pubbliciLiiieuli: palfruiilo questo suo 
pemiere priuijt del l€"±t, reela, pet giudtiim il diritto di quAltro e&ni di 
precedeiiu al S^nclarcs die per rerìlà non ^i.ritn<?rit6 nò speculò eii ipiel 
ptndul<> c^inieo molto più olir» lU quel che \''nvenero e^perimentalo 1 no* 
siri AocaileiiMci del Citcìeiito, 

In quAiuDquo modo, fi quel pendolo^ olle matti del c^raoOe Olandese, 
il fMoiKlo «ine eliQ rnitlilicò «Ila Meccanica la hKuit^ dalle Toiie conliìftì' 
gbe, e >IU G^^mf^trìri cpifìlln dHJe rvnhite, A noi é'i tant^^ Alte o peregrine 
fspcCVltJJoni ncrn occorrr i^ittrAi^ in diKRono, i^e non dì qiii^IIr ut\p. che tra* 
varane un' npplicAxione immediata allo (hbbrica del nuovo Oralogio, 

Vedemmo, infiito d^i' moì primi prìneipìi, V Huy^ece esBor soJledto di 
raririnfere più che rc4^* possìbile at pendere l'arco delle ribratioid. Si ea- 
pnee Iwflii^ tnìtnt' MN-i ta\f* ^ullccitkiiliirt? dovr-wie jTi*re origiiìff iblU f^riM 
peniosione che con foue altninenli \«i\i quel peifelto iaocnmiamo preto» 
dal Ottlrleo. Celila non avrà avuto lI rciTKilo OUndeee netixia di qudle nu* 
meroÀMim^ i7«p^nfnri> ntlttf^ gi^ np\ wa^nàa p^nmio d^1la ^perlm^nlaìif 
Acoidpcma ?ilA(Ur.rii, nr-lln tali' dof PjiÌajio Pilli ^l^Jir^- AggrnnJiin. T- II, 
pftf. 142-62), ma, a penuademi che le vibninonù quanto «ono pid unpie, 
tanto più f<nto diuturitc, ^li boato la sqpienlo facile c^pmenta: «^ Si cnim 
Itlu icci^ìinlur eiiiftlcm liinfc'iliiJiiiU duo, pnnbatqtia ir pirli* ima poodeii- 
buB i^Li^tLi, utramque ^or>iiim sii«ipendjitiir, tiJmqu^ all^ruin eoriiin prò- 
cui 4 linea pcrpenrJìculari, alleioni parump^r dnufoxalextrahalur, tiittinhpie 
e ujtnu dimilUnlui, noe din titrumijue i^iinijl in partee eesdem f«rn vi4e* 
bilor, «ed praerertet iltud, cuhm «liberti» enml reenrftiu * (Op Var Ibi, 
pn^- 39), Tji dìf&tmti» ^ rock notabile, «oggiim^ V Aiilen», the non m puA 
AtUibuirc A]\a rcmsten» dell' ani. GoJilco inaomma, em. cui dalla yeome- 
Ina olirne dnlT v^erienan, inf^nnnalo in credere che la ctirra ta»]1ocrcinn fove 
il cerrd^i^ Quul' è danqu« quoita curva f ti domandò V Huj^hent, o la Ge->- 
melrja gli riapoae ewer? la cfcluid^. Se ni pofetve rlunque ùr vibrare II pen- 

Ctnrnd ^ 1^ Jt ti 



999 



Storia dtì nutod^ ^itrimtntaft in IìmIux 



dolo in snelli ài eidoiile, » n0on unlibe UHìm mi ccAbDtlort óf^ì 
ogni trtllrcitnilinn lU ftr ftl rJi« (|udk At««M tBimiufìi nailanu i<ìej n>i 
cho m pocwbitc, « Don Mird^bt; nt^lì mi nsulid fllkraU la rogolarìU 
moU> da'viuaulU della mvc, pcrob^ divihdii |iure il pemlolo giusto; 
mole, fi maotemiicto In o^ modo bnomne U siw coisd • rìcarea 
Come sogna ttllimo pereàA n mi tmden!, nel j^ " . . ' ,> 

fógi» «peclaljDeDtc naotici, all' invgiM mv«ni>rc (ni 
Uà tD cho modo fame T appliciciofi* 1 La difPcoti& en tale che a sufcmb' 
il ricercava V eapioradoTkO « la tcopurU di nn duovo catn|iD gconutrina.! 
rHuygtwci* atUtc* Ticmnir?i»!e a quesUi nplutaaiooe « fece quesU 

ven«odog1i giuste» TocctAiiinfl dì farla da rjofl ^mr 
dolo DonkOr di cbo al porlarA più bupnL 

LMìnninn comfl IttUno dal l(W} at^^a^ |i 
(Fapiilirare airOralopo i^Uf^U nuovi i 
p^idoto^e Wfglunfc anti pel luogo e.:.,.. •. 
tarifù ranDunto co«lrvi1i al^onli di cosi fkllj 
loffi con Mico «tiDoocfio Piirv T applicati ima 
pendolo ritnirn preMTntara r|ii3lclw! rlifllrnllA 
gl'ore di qttcJla dd pendolo piano. Il filo noa « 
poteva appboare al prolungamenlo ddl'a^^c ddb 
ruota regolatrice, ma <»nvoaifa eovpeodvrlo a n 
braccio iiilbao in f|u«1 ti>edi*ftnio afMu\ Conroant 
iaollxr di darò b3ìo eteeao filo un' appoggbtura. rfe 
gli faoeseo inùoma da fal^r«dJn^. CoaJ vcruacall 
»d4o «d Mogul il pp0!X^ Inventore: « Axu 
(flg, SI) ad liorì^RDTlptii rn^liivì inMU|fandiifl 
ac aup«r poli:* duobuA niobìlb, llnic ad A 
Cd lamina, luliludm^.' ulù^ua pnodito, cui 
ttecundoiu liii^^m AB . . . . Portdui ilb ai 
Dom alia DII In w«e veilitur, Tibini nOF In 
BPWra cvlcnvimi, spheeruTaixi F una circiundt^ck, ila ut circulus 
paralUloft parcurrat qìii niaior^ EaiooTOavo ei-onl, pnHU miioH aut 
TI nxii un ali rotÌ« Horologìì m timponidiun K afenlibu?, incjtaliiiv 

Lo nltidic delia fona che fo dcvcrìrerc olla polla tanto più empiì 
cbì» quoto b vertigine dell' oase ò più coadlala, fec« n cbc Y Hu^gl 
rìufdtgo a forntularo i Xm Teonuni £k vi c^niriftiga, e dalla lamii 
fUlla quale a* appoggia il fili.i, auluH le te-oiìi dt-llv Evu1tal«. £ fudU 
Tcdece obe b figura de) conoidt^^ mila auporficìc dt^l ifueL' ^'aggiia 
pre ndl'ulcarAÌ e noli* alibavarAi la palla, dipende tUlla curvatura di cjqi 
lomirta. Or occo il primo probloma, die oocone di rÌKolT«re in qu^^Ho pi 
poMtr> al gran Geometra olatideco; Perobft sempn? ì tt'inpl ik'firctiiti 
mantongano uguali, di cbe Igura dee oasere il ci>ni>Ìde. sulla aupeiftd« 
quale, no' aui>ì giri or pdu alti or pi£i bua»! ai uianti^e In polla ? altriineal 




€m^ 



F^tfvt*!. 



Gap. 11. — iMtVOr^cgio a jì^ndo^o 



333 



qiioJ fcncrc di cuTTa de« inflefUr^ 1& luniDa AB pcrvfcj b paHn, d^cti- 
ido» lI Ciò, Jfticrira Ì'ipol«iaa del «cnoid« itccrcna'! E trovò cbc quella 
bmÌTi3 dov«a 4s««r pie^fAla ii^ figura dì parnWla. che ^ l'ovolnu da cut ti 
i/iw per evgiluilufte la curvi genitrice di quello Ale»«o cunoklc. 
Avriate per quc?4a Duovn liiminota m ìfs ideo, lulta la ^Ìflìoo]tiV dcl- 
iplìcaru it pendolo cido^dAlo fonin(1«va m trovoro qual duveese «iMcrv 
roliilA, *Uir rToJiiiiour rifila t{irAÌv «i dncrìvo)»* iinn Cicloide. Suppor- 
ti infoltì che «in AG (fi|E^ 82) qucaU evoliiU confìjfuriti in lamina me» 
Ica « di« aia alla sommiU di lei appetto il fili) pcndulo AC. Xd salire 
C r^fttt n avTotg«nd^i alla Uminn, a ideilo «caudeio dn V tfno G arci- 
lofll filila m«d»lma, n dcM-riv»^ dall* Ntremf (A di q\>al GI-> iii:a laaita 
Igido <.> un jiicKZo atto di Cickiidc. Clic m- ai 
tli un' altra lamina uguale, dalTnlIra p»rte AfI, 
il fllr» bUmù coi p«o, nnidulo da D, n^l rt^aliro 
in F dcffcnvnri titi nltr^ arco di Cicloidi*, cnnicchVr 
l«1tn la curva DCF drsnrìttn ibi p^mli^ln «ri ci- 
clotdaU, e pcrdA iitocroiu da qoMmiquc punto rì- 
ra1|fa Ìl peso C e da qnLtliinqu<; allri> punto di' 
aci^ndo. Or la G«i>aielrìa melò all'Huygli^nt di* !«' 
t\nr^ lamino AB^ AE, |J4-tvhè riiiM-'isai-ro a ilart- Ìl 
d^iit^dcrato ie«ronÌarai>, duravano c*ttrt cvn(i|;u- 
ratc ÌD temicicloido, conferme al Teorema da lui 
diiiKclmo^ dpIÌa propoth^ VI drlla P^irlff IH dM» 

rOti>Ì<igh:t OM.jJbtgrioi, c1i«) eioi In (iinn dcKrittii }icr ciiiìuùunc da tin'enrit- 
cicloidc h un'illm canic'rdoidc ugnale e «imìlc all'evoluii 

Tale i il macchinamcnt> che V HDyebena irennc applicando,, colla ferma 
Bpennia dt arer dato cosi la rtLas^^Jniii p^rf^xlane all' OrotoglD. Una verga 
niHallka raccoinandaU alla sulii.!» armatitra della macchina %j^1J4>ne 1^ dne 
laiiìinetto piegale in figura di aeukicicl>idei in meuo olio quali pende il filo 
il'^s^Ehile, « cui è foecomandob la tergh^^tta EiMtalflicii dot pendolo. Quotft 
a1e«^ vorgktfta pavf^ attraverso al r»ro dell.i elavicola Atifita air pntremìiA 
dfdln >ic*ppam^nto j ^i^rjie, r-hr gLo»i con In HTir- aMin in pusiiioinR orii- 
t^Rtakt fra le tandie deltn mola a d^ti dk 3f?gn, prcGÌ;Mmciitn cain« nel 
CoMioscopio di^jcritloti dal Sinctarx 

La de*fnwotw ili questo nut>ve Miiuritoiv di*l tfriiip<>j in*ì«D eoi T«- 

li a>nciernnìti la caduu de'giavi i^er gli ai^hi di Cicloide, « le Evolute, 

tlrì di o»dlla£ionc» e le Foii« ceotrìruglic ftir^na pubblicali n^l 1673 

tij ia quell* Opera immortala che a' mtiiola Or^tà^ium oKillai^um, 

'ora 4 quella «tee^a pubbtictzione, ch« ravvia la no«tn Storia in IioJia. 




FlfQTVlK 



^ 



Storia <hl mrtodo tpCTirn^ntaìe iu ti<tiia 



V, 



t 11 Viviotit, <*oir mU'Fiiiorw dì rìvoikb»rfl « l«\or di Galileo la pt-ioHU 
«oopejta, ìntiti^idi i itij« iliwf^tti e \u Slorìn M ritromm^nUb d^ 
pvrdiè, pur meno del D«uL1U<j4 capaUivfTro m OUiub; T Tf uT|:turiii m 
comoiertìo cpdot^lure do' Ncélri e in pubblico fi U^^iuc, a«f)C*ttaD<lo aid 
r>iiÌ«io •iii4> a pili propim occAsioti^ hi Toccanonc vcfìBC giniUo m 
Tallo d& puhNicur aotmii«nifiit« rOi^og^o Osólbl^rìo, òtàicAto il di 95] 
Mano ltì73 :i Luigi \ÌX. 

Ndla Prcfaiìon^ ìnbUi all' Opera, dopo aver nmp«xiTemi ntlom 
piroeebì tiini decora dui 1050, sUnbuiiviio a a6 o &' loro con nanoculì T 
x%Kàùn*t dfl prttdolo automnfifo, aw^ùU nyunafido pììj eh* msti b p 
C0>1 talli: pnn>le: ■ Qui vero Gnliteo prìioas lue drrrrre con^inEur, «I 
UaM ^um non vero perrccìw* ÌA\«ntuni dìcant, illma inatr» «|utiui mi 
tatidi delr^^ro vidfìnlur, <iuÌppo qm roia <4Uid«m, tnelion qtuio ìll<- rr* 
iovMtigx^'frlm Ciim niil^m t^l ab Ipw G&lfloo vel ■ l'ilio LniMr quo4 no\ 
voliiìl tir ijuidam cnidJtbs od eiiUuo ponJuctun fub»*e couti^iidrrn^ boi 
logìft'^uc cìufmodt re ip>»n cKhibitn, neacio tiuomodo Bibi ci^Ttut» iri 
rofit, CUI» vix reii'imilo lut adeo uliie m^'Ciilum i^nonliun nuifieiv poi 
acntiìf. ÌMrt orlu, doiiiH: a mr iri Inot^n ftdCTVtur ■ (Op- Tar ibi, po^. 

Chi 4Ì4 quel iTi'r quidam erudttut lo dice npraMJtKiftitc in una lai 
ftl principe Leopt^do: Akt ttt t^Vt era lo scrittore degli EUjyrIniefiti 
rAocwkfnia lloi^lfna (Fabbn)DL Lott L :ì^). Noi Libiì^ de'fi^idtf 
furoJV #ij>(^4'ii;^, ìnfnlli. Il dovo <^ì de^rrÌTono alcuni «trumoatl sdo| 
per misuratori i]«l t^iiipUt »Ì 1c|f^: < Pi^fUnlo iti cpicllo «iperìeriir ^v ri- 
d^cdono «qiiinUtia nuirKÌore, o che fiono lii si lunga o««mikoiie, rhr ^ 
minìino diaugting]iiini<> di Ioli vibrafoni dopo un (pmu nutni'JM Arrii^n 
IknJ aensihdli, fu «iìrn.Ato hom^ i^pplicirv i\ piendolu all'oritolo^ tiilT andtv J» 
qilflJlo che primi dì opìi alliu iimnagiiiò il G/ddfìr>. e rhe dell' mina 11 
mene b piattcn Vinocnclo Galtld »tio laccio i (E^i^enic, 1841, pajr- 91, 

Uà queatc cof^'^^rano iìaU-^ ptibblicubMite «oiilt^ mlìn> dol -l<Vtd^ 
smollante quello ^egno par cli^ f<ia «^utcllato netr fintino liell' llu^c-cio 
ausa Ferente, vi>nenda a rinfocolar In 1tan:tma aceef«Tl glA dall'Autor 
Storìt del ritr^Tnm1^n1» del pendolo, <" di 14 anni ruua*ta sopita. Cbo 
ctalo ipud nsentinwinlo hikcìUIo dì tr^ao, lo die* abbostinrt chiaro 
ffuprr, p«r ^lì pnn^libe ebe (fa pof^o tenopn .iTrjti^ V 1Itiyt'bi?fis l^tto 
libro dr' Sn^^i cIpIIìi nottm Acr3drTi;in^ K :tiiEÌ qtif-j:i«) iliibbio ni rìdnto 
eerteiu, rilc^^cntlc' b fo|ini cìUIa l^lf.rra Tm lo pidjlilicalc dal Fabbroiit,i| 
GUÌ| il ifi ^ blaggio 'Ì673, niur^bena sXctao innn^U n TÌrit^nuiare il Prìi 
dpe del tUnro degli Esperimenti donatogli iniicinA con gli opuscoli di Pi 
C6M0 Rrdì. 



Cap. li — ùeW Orologio a p€S%dolt> 



nss^ 



Qui resterebbe di (Ju« cofe ^cJUfir^ ai cunofi : la frìnu. come mai il 

riscip') Leopoldo, ch« f^ Unto lotUcito « biigo dtipt^naatoi^ d^l Libro > 

Itti I dnlH DoKlrnli * clnuiì^'rìr GioRBMf cxuA lun^o ÌAiliipo minili rghmif^ 

-i^pondcnto dell' Aocodcmu inlìn qu^i di' primi anni, e fiM trulli ^omì 

lUJ ii pLÙ mn^« di t«1ti. L' altra, i!omc mui T HbyghcD^ con pò» Alien- 

fofi9 fact^Mo Dolio ti'olgtirc >1 Libro, da non luoargGnii cho ora alito pub* 

ito già ib ii«ll« snii], benctifr io ivcmo ricevuto di fi^w^. \ìa p?rcHè 

btU que^lioni apparteng^o piullD»b> air erudiEii^iu: clic aììn Scienza^ 

rrMag ad altre lìkanì a risolverò il nodo. 

Qwel rìnfoeobnifiiUi poi aieva il fuo giunto oidtito^ p^rohò m<rnir^ VAu- 
irfi d?lU Stom il>-l rilmvAmf'titn dH fpndiln i<Ì tonUmlAVH d' ;tirrìhiiirn n 
ibleo il [irìmo pinficllo e al tigUtiolo di luì il pijmo tcnutivo, \o Scrittore 
LibiM defili &fpcriia^nt] lOoturtAìaTa Addirittiu'a che \iiicrti£ia di Galileo 
inact^ ia jn^alii-u il pendolo atl' Orologro^ E*or eie pritutimoal* V Hay* 
\m% nella 1«lL«ia 4>>pr^ dlata al prÌEioi[»e Leopoldo^ *Ì nhuiiiLari[^;iva 'M m- 
&lato ticitaiueote accu^aTo di plof-Iu, e al cospetto di^l pubLlictt poi. 
Ila rreranonc 9\\' OHillaUric, fiac^va le sae r«fioni, doinAndandi> omnc 
Tiui h) leriiiU per oXKo anni a lutti rc<?ult3L V Ìnven2bDt> do' Galilei' Che 00 
M fu ad .irip, Mn mJt ^Wm i^finrliidr' rnlt^^ro OUndevie. id quod onuws 
ìal^at MÌfki Itoli iiim^fuìide. E perchè npeva bono die a' Galilei, padre e 
tìglio, di pubblicarti quetl^^ loro ìnvoniioni tic avevAno avuto il Hiricto ini^ 
[lof^bib* dalla murlv, le parale dot Toparci di /uHc^hcmrno vuiiDf» dirMta'- 
iu<-nl« a Ttfriro iT Priin^ipe di Ton^na, il lunU forio non avfìvn atwcira Ifllia 
■{UtflTa Prefiuiou*, pcrcJ»é M. De GooJy, n cui ei-a hU!o iroiiimtwci, non )f!i 
arer^ fatlu rec^ipitard il 1jbro> &b inaumma, in una sui Ivltri^ il Piìndpe 
non fa altro ohe rì«ponden), in «quegli itfi&ei t«rniiit] die od 1659 acriveva 
r\ l(iil1ialdt>. n ijupir Altra ToUtxra, r^U qii!itp V Hng^nlc^ par^dagll di efi- 
Kcre ilalD imputato rli pla^o. ripflel? «eusc aniirbed'sv^t piibblìcsto il «io 
pi-ìnoo Orctlof^io, f^nza nulla ar^r upuUi di Galileo. 

Ha ttu il Pnncipo Leopoldo de' Modici o Vinoonvio Vivianì avruino poi 
lotti quella Prr'riEÌOfte airOrolD^iu Onpiflalorìo, eome I» lotterò otrtemvnlc, 
Uion poleuuu non senliivì rtmlt^^^iMt* ni-l oinre bi pimta anutn di r]U«1k 
alalo parole, So ei-tt, \<ito infoltì c!i« Vinoeniio di Calili;^ infÌTi dal 10(9 aveva 
104(40 ÌD pratica l'oTol<-gic a pendoloiy eom'aaaenva il Segr«1ano Bia^ottl 
a hwiniiavìonp *er« (liibbii> de ^Ivian^, p kp era T&n che Irifin da -IflM la 
Tonouia un Virlnn^n itera ootlriiitn iiti oiulo^io più pi?i^r-t1n 4IÌ (jucllo ilei 
sigTiOT Crialiano il^tct-nio; nun poic anche a noi die i^i^no Tcmmcnle dcfiu 
di rìpmi0Ìone il Prinf*ipe doir Acoodcnia fioriTiitina a U dlfcepolo idolatm e 
runico inlbno de' Gali M per a^ier eoal lunglit anf)i imiuta occulta un'fit- 
v«naiaiie di lama iticpuilama ? E anewei-u almeuo alla tanU ocouioue clie 
fiToaero di pubbb(^a^]at provveduto ib?jgmineiitc [ Quell' Orolo|ri^< cbo f^ pie- 
tra di fcandalo allo »d^gno£<i Oland^o, è la nolla Tavolo dal Libro doH'Ae* 
cadeniia diligenleniFiii* disegnato t\, ma cluiivo in «( aUisoa* d'ogni loipvda 
iato- Eppure, »c t^ii paiU^M-, potrebbe tive<ndìcare all' Ibdia qualche me- 



Storia dtl metodo tjVrirHertta^ in Italia 



rìU *«|>r« rOUiMio» i>o» «alo qianto alU prìc>nU J^l o:}nc«Uo, nu 
aliT»«l »lla prMvdocna lUir Meaiuorw. Sludìaiuoci dunr|ua, >'> ri ti^-^, 
brìo pcuHan. 

Li clunttUn (tlff. ^ dir p<fidc leg«U a un cuulro ni' 
»>Ro tornito, iti a^<j &I i|tialu ripòM k gum cbiur^ ilcU' » 
imanto cb« «m iniprmo i) inoU> alk njM« daircUUrìo 4i iid4 molla «m 

Uluslrarb zi diwno di più ctie k mjatrq ifiiJ 
m^ro iIoUd o&riUuiom dM pcniìolo dn uria inlitio « 
U tempo di cittiìllij ticffto QH^ilhiioai si v^riAva ft 
UT^'itanil^vi iHtniltiU (irk jjjfi lunghi, irm più rnrti. Iì'eioW 
n'arciitncnta che U niotfi olU igiuli? « ùnprmialn rindà» 
ikitv^tt ftT«rc 15 dcnU crome qui^Uollra iua&sa <U1 
dolo. In che mc^Q |>oÌ qi»eMi> |fb>CM8P pnr che |io«i4 

Don tlUttor CfricXA Bl^li^^'iiUrfi d:i q^v 

dicono «Mcr« sittto applicotu il pnidoLO ." 
t'andare di qttelt^ ohe prima di o<;m attro tmmt 
it OcUl€4> L^unquc il pendolo giceoT» culU mota a 
uà Mg^ »i<!iiauJiJ in (jiia e in là le tluct -mi«? r-odfl^ 
on dìschkvAmloai tb' denti, ora urtando ne* pironi, 
■ o^ì vibi'&tiono pa«£iiiu un d«nt^ «lU ruota a1<:!jD«> 
l'ultiino U ruou tno«u cblln moUx poliva &i-erv quj 
4|uo numero di ilcr^ti, non uvirntlo nitro uHldo die 
dai^impuboa qudla i licnti 'li *cs^ In iguAlc doi 
cuterc coWoczln vcrticaTm^hTe, pervia di un.i ruoln 
nata 6se«va vol^^re unn Unierni e con «ma T 
HullA u^oatia uiitionlak'. 

Se quelle acetose parola mrtte m pratica Vh 
Gatitti fiott aTi^c*cro eosl il un tfatlo imUto Ia narìei del IfanDifeD olani 
a pìultoaln fhe (ptur vìa il Libro, nern pìi degnarti nirinm^n^t di ^antav 
il fruatctpiiio, per oMaruraru di'ti* unno ddP ÌKnpr<a»Ìone j irc»»o Ivllo OM 
caloM> il fwM»: a»nì ftciJinontc |>cr«iiAto che, deKiii«nri<<ft iri un ovvi 
fiio diverso alluHo dal ^uoi non ci cm luogo a cilart* ii «ti^» n<:tnic o la 
InvanxiojK, a eli« citandoli irrcce il noriM a i'inv«iuion« di Galileo non 
uiv;i v^Vì pei- fiiiTiLtit A c-Mei' Cdll't i\»)V aecuia ili plagio. 

L'Orologio ugcnianu infatti eia ima mucchìou In aè per ogni pii 
CMnpiiiti e Appltcìibiic & tutti gli ucì: Torolu^io mvffoo dcMti Ace^i 
Cimento crn una mo^ehln^tu coitruita a boIo ubo di mtstiraro ; 
fruioni del t^rapn ne* flftìci ^p<*rrni^nli. H modo bI«v<i delVapplleaiifii 
pendolo troi ncll'uiiii e relt'ulljii eo^lrniìùne molto diverto^ Si tu 
du&qua la lit«^ dicendo competersi ali' Hiiyurliefifl due incrìli che ncamii 
ivTÌU g1I Lioli^boconieadera: quello di »vra ì a ventalo roi-x^logio p«rfeCI 
r fttiro di «^»r« '■.Uìa il primo a piibUÌ<rurlix Hviit:! d^l'alirai part« a 
Ulco ii nicrUo di aver avuto di iiuclla ìnv^naìi^^ il prima ronchilo i- n 




r^'f* ra 



Gap. fi. — DeirOroUfiù a piuMo 



M7 



rre VT^raiLo qrinllo ;f]ijf'>l ■!' ,ive4Ì-> hi ■|ua1''hf> uioòv e^'^blli^ » (toco primi 

contuinponiDcfiauntc air Ìfug'ìm<>, bcni-lii^ Don tf: ne fua^ sAput'j ^iiA'if 

per Illa BVuntuni. \Uk ptrivhò liitlociò non *> njvcrìJKA citò «ullv pvolo 

Vìneoiutio Viviini « dì LoopoMo dv^ Ittici, m^^noda Mo nllo qiuli fti ver* 

lu;«ebaJiriurEii?iU'? a trir^'-jr ft-tli- j1|:i iiiutrA Sturici, rhr 3>i pulivttb'Bglì 

E qusnU) al Vivitui) non può nci^nj^ ch« ^qoihJd narra i &tU d«IU 
■ima TiU Hci<*ntiricii di flalil^^o, n^w ij mc>sln «pe«o male ifilormalo e oh« 
fi Ui^d LilvoILi InL-^portar da «ao tvlo :«oiviì;hio d'ei^altar la ^brladel 
mto luaeitro. Qi^csU vtcawi otoria del pendolo oc porgli m m^U> dì 
nolli «tempii, ma ìnUnlo basti mhiaiaar raltcniianc itc*noAln lottotì 
qoel cbe ^^lì dic^ della serperla (fulilciani ddh ItjQ^hcnti dc^pourloli in 
ircivn ilujrli L'ala deiì Ifmpi. DÌj>< diL- Gallli-u |-iuiJsi? a unii Talt< ACop<.-rt4 
lidak dalia Geomelna e dilla sua Nuova Scjenu d«) mot^ (Àlb. XIV, 4S3). 
tntv 6 un folto che Galileo «eoperao qadh kggt AntiiA ^conuiria e 9«nc4 
iin del moto, per ei?cnplic« Mporl^naa. Tanto poi era al Vlvianì quatto 
in bim noUi, rW nHle pnMill»t auUi^rp flir«4ÌlhtÌ->ne à\ Leydn, rred« if es- 
cali fUto il prirno i dar alla If-gifc «pcrìmcnlale ili Galiko fmidaiut'Dli 
»UÌ di ticomctria u di ScJcnaa del xnolo^ Ma tfunndo il Viviarii noirr^ tOQ 
Ittc lo |>4i1jcoLm1à iaiìì de'(|iuli fu spettatore u jltoro dcUa tua conm«fiia 
Arciili-i, pairEdilw lUi n^i^r tetie iW uiimna nulut^ it pcrcìà 4 o^ni prtrlo 
di Sloréi, il n«far r«d« alla parcU di lui. 

La dignità poi e l'ioteh'nlà di Leopoldo de'Uedici loaoia anche mcnd 
at diitnEar« de* vuoi aac^iL Pcich<^ n^i donijLi.^ aulla l^de del l'hDcip^ a^ 
«naHamo por vero clie uti Tovjitio aveew costruiti» un* orologio a pendalo 
in ctncllo MeHD U-mpo o r>rf>^ un po^ prima cbo ìq Olanda ptrpaa3»e a co- 
nvintili^ r IJu^cnJo, rimane d' invc^Lit^nr qual fo«6e il notn? di lui e la ma- 
di quolTa ccKtruti-MMi. 



VL 



CoHaiìonand^ le lettere del Principia Le^piildL> ttcrìtli^ il di 20 Aprile t 
Magipo 1659 al UiiUiddo « da noi riferite più s'^pr»* con U ^rìa del 
■varovAto dd pendob scritta dal Viviaoi |>ochJ mcei dopo» s' ha in qu^ 
^àM una dt<:hiara/.i[>nL- iiii^iorUiilr! di^^M studii tatti inlomn nlU applìeailon* 
del petidulc V dt^lli: pvr^i.'ne r-ìic v* cici'ci Urano T in^^n^jj di che in <iueUc 
DOtt n fo eho un semplice accenno. Si ha ìn&lti che Filippo Trcfll^ olua- 
nato da Augu^U a Fir^iii« per aervira in ijualilA di iartìtaio il Granduot, 
bblirìofr ìa ijuH irrnipo ({impila galante macchlnftla n^Ua quale «'incarnata 
iJ concetto riTcbio nella Lelleia di Galilea a Lwreniu fle«lìo; »' ha die Fmn- 
cteco Ucdorini presentò allo aleaso Granduca un modello in Terrò, noi quale 
#n unito a) jrondolo il contrappcso, rn modo tìoulo a i{uello eho li inni 




33B 



^prh M mH^dp 9penaitnt4tle in ÉtaHa 



^kl cbu U» iir«At FJlipju mlMltfi ri)iipnr:<iii« i un nrìnoto dji <um«n 
Sl A. 6 «h« rìilEiMe a qii^ta foftU di i>riuolì a ^Qtìoìo qucllu 
tuli» più» de' I^HL 

Obtt tà% duDqu« Fmieewc GfoorJcil qui«l Vìftuot»o di cui p^ria nelk 
ktl«re «opn rJtalA ti Ptiiidpe Lftipoliki? A dit mliase dire (wri, 
AVtvnanit per vorìlà arf**>^>^ ^^ muatrur b Abita del avo àèkiu, ica 
HMMrfanU II8MÌ pit probabile rba il Prìiidp« eietao iot«udeaee di un 
<^ il Vlmni Ivi p^r modeftb d U«« o p<r alln p4ù compLicaU 
roMbb'Msere ineamcna cbn V A «tomaio iarontato in Toscuu « d» 
po1«b de' Hctficì messo i concordi con qudk costmiUt in OlaDdm, i!be«« 
cho «od«4Ì nrllc 'Jnr^lc i&' Staggi di iVotum'i £<pemn» ooalmìlc éa 
lippo Trinici- Kul ditola atuIoim dal ViHaaL 

A render qumL-i niMira ««tigeltiira in qnulche riimIo proJtahilv 
prìnui <li iittlu il Htlto cli« fn Ì1 16G6 e il III? lo akou VivUilì, aìnUb 
lori dnl D-^r^lb t? dal HìiiAldini, atteod^ra a far ^epmentt ajpni ta «i 
del snono e delii Iv» ^S3. Cim. T. X, e 161), per le qualf n 
vino mUuniorì hijuÌHIÌ d«i*tnènlnDl temi>L rjr chi non dii-eblM^ «rh« «a 
CioiLOiL«tixi d^scritlo o dlcian meglio dis«)ciiati> tiel LìIm» ilt^* >Sa^^* 
foaM proprio inventalo a i|ucsl' ti«oT K chi potrebbe ncfprc che a \1 
Ito ViTÌa4iì, il <iiialG abbe mano alb coalrutiiMii; dell' Orologio Ji GaEli 
«ma col tlglirjolo 'ti Itti, ni>n cadeau ») menie dì renderò uutnmatleke 
vihratiorii dH ptndolu^ aoM difficilmente Oticrvabili coirvccliki^ ppr Ha di 
macchiacita <li cui t' è di sopra indagalo il diiecno, a Doalrnir b quale ai 
r opera del Treflcr arl^lìce ìi) orologerìa eoel funoeo^ 

Tutto questo ««mbn a nnì p tPinltrerfi nltnsl probiMt« al nostri 
lorìr mn ora antiun^iamu non più come pntbjdjilili, ma come cosa 
V oaftern applicalo lo atea» VivUni a deicnvoro il modo per trorar 
cat&ento k tunghosEO vorio cbo occorro di dare ai piìodoli, «mxumIo 
dio r indiar Milla nno«1ra eogni ora una« ora iin' nitri minima mi 
tempi tnucorvi. tn tina iia4a aut^^jmfi inietti, dop'aver itutRtnalìi 
dJmoatndo clw le lunghetir dd pendoli hauuo riigion du|^ìcaU «kì 
co»f per naodn di corallnrio jiaggiungc il Vhianl : 

4 Qiioala 9Ì bella proprldik mi aomminUtrò la fabbrica di uno 
incnto «Atti facile, jht a^Ufitar ct3ii «aau Apcditatimiite I4 lufigbi^ia di 
pendolo con quella di un altro (i tempi delie lor ^jbraxionì abbiano 
lunquc proporsioDo) srii(^)^ndo per tal ria it tedio di far prove ri| 
con divOFM lQngh«»e di lìU, 9 di replicar I4 numerazioni M\t loro 
lato, Ancb^ «i avrA a tentoni, a trovar quella che ah la divisioafl» ilei 
cercala, p 

a l'onitoii avorai nota la tunjrhcna del filo AB (Hg. 2ft) di qnel 
cha In daaouna «va vibraiione ««ampia di noJa andata o nLorno, cootiuid, 
tempo dì uri minuto fecondo- Dlpoi^ dentro V jngoh ivtto CDL dì un teli 
rctbngolo CDLP di legno o di tniftallo^ .-HJcttfmLilo dal pirdc E^ sì ai 



C*p. II. — Ml'Ùnlcgie n ]mid^!ù 



3S9 




KL^Uln^ 



à unn collii laniJiii di r^iniv o ili otictic UjrlùLa in fk^itri di tmiti pi* 
ila, oÀh cima in G, ìl di cm as^ GU &ia precisamente U£iu1c a (kUo 
AB, A U bnv ]>li Kt dividi iie1 telalo in minute parli uiniati, conM in 60^ 
lincinnJo h numcnboofi <lì 5, in 5 o di i(t, in 10 ih D e lrnniraiwli> 
L« <lic CE>«i Il> «tnunoilc ttarA fatto, ar* 
krtdo ch«, quanto <|u«alci telaio lar* piò 
k^ da C verso F, mantenuta la lua- 
GD deirafStf iblla pai^oU; tauUi 
corrn GHIL dùrjk più lii^lc&a, a più attu 
ii«o il qutU 4 toile. » 
« C<*r«--hkt []<>r pH^mpin la lun^fhrii^ 
filo di quel p<:nii»lcs cho in o^fni atia 
intiòne acesnpii mtiin Ja mcU di uu gÀ 
iliato Mcoodo^ nel qual kl fa b ist^nipUei! 
col dio AK Si ucoamoili piima 
iLtlnmtnlo v^hlcalmcniv. Di poi, peichè 
^Mk* 90 ootnto qui colla lettera P, è la 
RU4& di liilU Id nqm^rationa d^H* pai(i- 
fvlli* N^^ìlfl fìlli T'jgiìTft \)\,, il prp'mriti 
darahb e r*M-ntc al dotto n" 30 i) pcrdolo quieto AB in PN, e foor dd 
kmko GNL della parabola aviuiicrè la parto Ùi. del (l)o. ta qiuile sar^ ap- 
pnnto ta cercata, perché, con «ma ogni te^jn|>ici vibraaioné del pendolo si 
fnrt ndla mi^tii del teinpo dt quella del pendolo AB. t'ioft M f^rji ìi) 30 Feni, 
rioi io un ru^;<i aecondoy cicchi ogni sua doppia vihmiinnc dì andare e di 
tornaTe soii un aecondo. a 

a Siniilmniìto cercando la liin^heun del pendolo^ dia t& fttoda ogni «lu 
Kionn M?c?ndrnlr ndt.i Innta purtp i^i vn mìnnUt secofidCK doè in SO lenì, 
9ì applklii coittti jioprn il lennlnc dd lìlo AB in Q, dove aia aefOOto H 
n.'' ^, lena parte di 60, noché .VB penda in H« che T avanzo UO del fib 
«4>dta&rA al quello. > 

« Talmente che av n troverà modo di Termarv In I,, fi, t^t) lembo della 
huiuiia porabelica ì (ìli [jeudoli LM, IN, HO e questi «i allontanino aoila- 
nanlc dal perpendicolo, ^j vedrà che ad ogni «ola k^^ ^'^^ primo, il booomU 
nt tk dui.*, il toTTO ti-A, eeCp aee. K U m^fiono di dò »i ^ perchè, aveinU 
la lini|rbi;Ra LM jvllii IN snddiipla pmiKirTÌonc dd tempo di una vlbiucion^ 
di quelle al tempo di unn di qnnte» *'omv qiii a prionpio s'è dìmoctnlo, ed 
aTOnda anche per proprietà della prirahok k LM alla IN cfuddiipla ra^ne 
ftelli MG Illa GN\ .>vvirr d<^l ri-* DL a] n/ bP : euen^o 60 doppio di»l 30v 
nneo il tempo d'nn:i vibra^ionu di LM »arà dopp[o il«1 tempo di un» vibra* 
KioiEe di IN. e per le hIcs^ ragioni il tempo di una del pendolo LM sarà 
de del teinpo di una del pmdolo HO. > (MSS. Gol. Di^^c. T. CWIJ, e. f»4)L 
Dalla dencrmone, però un pò* meno perfetta, e della ooitnoioiM di qae- 
lenlo Uisció noU alti-ove lo Htet^o Viviani (MSS. Gitn, T X,c.49) 
9^ nr oompinccK^e alquanto, aiinoverando anco queeU Tra le altre sue 



3» 



Storin dt^ tnetthio tperimentaìt ili ttatia 



Irwi (»>iH(i.j cinto Iti '^uosto Eiicdeàiiiv» luogo doli" int^iiiii>ti tl«} Cri>iwi 
p«r ternsio dui quiJe iuvenU lo ^mmeotu aopra descritto, so ooo ai 
Tohito lame inlien obUtìone al no Galiko, 

Ma cbft Cigli ftlM4«fl«e p«r sé inododina n ceott fhlt^ np^eulMi^ «| 
avevae acqitiftijio menti fimprìì da rcntre In qvildiA psrl* m ckiquh 
qufttk gloria chr, p^r h ]iul>blkilà dell'operar x'nadò a ciimiiUf luUt 
trvoio aìl*UQK«AÌo; ci condud&rà da ttii the siòmo per dim della tii 
d«' centri (li c«fUlation« si proposito delA fabbrica degli orolo^ 

»1 tO^ Giovanni Pi^nviil all«adevji coti mawintf dilìgente ad 
var« i meli di alcune atcWe ùtne p«r acceitar»! ae ulV tirano veraroimlc 
g«tti^ 6M9C da obum oapermeanì ai ao«pclbiva, a pnnllns^e annua] 
d«licfllìttìm« riocrdie gli tiùogiwraao mÌEui-atoH M|iuEtti de' mùtltol' 
3ln ■ supfilinr al l^ro^nc neonovcwn rimiiiUiii dv' fwndoli, r,ù8\ mm{ 
lU fìolIliHi, «e prima non ti mitr\ii bi ì^tm t>iD^'lirrxa prfvip^ e t} p!fk 
motio di comptiLarlo. l'crciL'> sorìtvvK, io una nui Utirtzi diretta allo 
Gtlileo, ohe gli earebbc iriaLo gnindiarìnaa vanljg^ apw da lui 
T^dta ìungo vn ^«ndoto per mt9urtm uno o alqtt^inli teeondi di ttmm^ 
e «e Ja ìunghtiui ai prende inai/w a ttUto U corpo grave ptnttfTììr o tv- 
a^ ai ctntro di ato. (Afb. X, 69). 

La rcKi^anva a t\tnnU dd Pkrofìì nnn n 1ro\a mIT EpbM.-kr.c ^^n- 
kdtach, ma in ogni modo «lim C4»rtì ch^ p^\ ncin l'ra th gnòo di fi»7>«* 
iWn atti pfÌTiM «binundi. pTrrJi^ n<Hì avctn ancora h3)|ioi1:i Ut ì^, 
ICDipo rcbtiTaiDcnU! ulk varie iuoghcuc de i^tndoli: uè men o-rti mnr 
in dlr« cbe »gli non era io gratdo di riapoad^rv tcicntificarounlc ncj.; 
alla leoonda, In q^uln JnHirdf>vii in sA la a^lnikoa del c^lebr^ ^trM* 
(wnlrì oedllatorlj, Un lai prutdcnta era senza diUibio occorao a GalUi 
PQfda ndla catena che r* ìncurra, «eilkod^ il pendolo (Alb, I, 3&I) 
porcile di quarta^ nolla mitura del locpo, dica puro rfuel dia ai 
Viriaiii, Galileu nun ni- kcv icmt hko, non a^nli perciò n«-mnieno11 
di dcckler su alla Ituigheoa del dìo dovease aggiiiDg«T»ì il diaiuirlro ■ 
raggio o ahra porle dcllfi dimeovaione dei pew pendola, OMtto voteva Q 
roÀ] esperi dal r\i*> Mat^^lrc. 

Qiundo nel prìmu prtAlr) <Ieir ArnirìnniU nr>edÌoea si ripret«ra 
diiilit, e ai tvlJc Gonìindara a mettere una viilta in pratit^n quel dia' 
loo ai era contenuto di pmgellara. aì aenU alloru AoHauiCEilc! H hk 
rtapoadero nUa «cconda domandai ili Giotaniu PJeront a ai riepoae ìa 
dia in pratica almeno fu trovato ccnrornv ni ^^ro. Sì Hnpai» che m 
ì\ $\a ut\M\ìn\ttìo n il pE«n di initt4^rÌD ocncigrntM n di fl|;iini fferì^v, la 11 
gbexia [lei pf-'ndolo 9Ì dovea computar dal punto di sù^pcnnone del ùìo 
eentn) di gr^^itè dello slewo pc^o. L'nn n falla riqfo^ta, «e non ai 
eipraMw n parole, «ì trova perd eloquoniemente etipresta ne' fallir sapont 
dia per k- »qiii»lt8 aa^ervajiìi>ni ^ aperiraue I nonlrì A'.'i^jdeiù^i ^t \alenaa 
di palle di oro aavpCM a eottiiifiumi HI) dì aeta, Ma pìu eljqu«iii«ii>enli! cbc 



Gap. H. — Ù<ÌVOrùhrjio a ptnJch 



^1 



pai'Ja il dÌE«^ni> rìi (]|T»$lb mxcc^UijìHI^ ili» nv^lb Ta^oh .le' ^<^/ì hi 
le iipprvuj nllaUi del >oprn <)^-rHii't Cronoriì^ti'^p QiiHla m.x'cliirtriU fti 

ita « fu penaab di appviMter fa palU a Ou« Ali cke le bcnaeco di ^- 

line* p^v^é r «trinano puncJ^Jo a vn n^ì fih, in qveìUi tun tib^ftà 
vogaj^ ffitaìunque rtt Ha le cayttmej ititentibilm^nU te ttwiaiid<f daUa 
prhtta vna gùn, e v^rsc il fine, iécenéiù ck'H ifartncìtia alh qiiieir, ti 

mifvimtnto non è più per un arco ìxrticate, ma par fiuto ptr una 
ovato, it etti px'f tv^m pc^cn distin^enà uè nov^raiid U vi^rd- 
zÌ<mL (Tir^ftn la&l. pog. 30). 

Ma chn ci on'We^li sUlo bì^wjfno di (piel marchinsintnUi? firn. li*j^ 
getiiJOt in UMnte a ciascuno : queir c*ITcÌU} »i poteva ollcncr con naturate b' 
ciliU, aoìipciidcndo k pullo non a fili lìcsLrihili, mn n rìff'Mc VQr|:hc di moUll>o. 
Ora, qTid clic vi«iM in mento ft cìj^'^iiho n^n 4 ciY^tibila cbfj n(>n voriì«»<r 
in mcnt« ai ncMlri Acciiiicmtrì, p perciò, M non iiMnronn di appeadora Q 
pffw a Ulti»! ivr|;u irnUllicu, i)iivr*v:«ii(( nvrm<? i|trnlc-lip hnonii rn^on«^ Kft rn* 
gioR« pi>] ofA <|U(^aU : ohr, AVi^ndo la vcfpi rigida quatehi; peso ^^cnsibBc 
riapclic al p«»o ilr^lla palla, hx rcgoìtt dì ompuUr la lunffhcxia ^iiiv^ dtt 
poikdi^lo non era più quella ai^o^'anta di uopri. pcJi- friLÌ ooiiv«iiivn curcArno 
altra oou cert^xia di ragion luat^jiiaiica. Ni? Ul trurarla per u^vtik i-^ni Ih- 
cile presenta nd'>3Ì alqiianlo compìicau^ il T»^blemo do*o»trì di ^ucìllaxiontf. 

Pure, <[unarlci il Viviani invont~> 9 il Trt?nic»r conimi il Cronomolro, hìO^* 
f*oafa soeip«TiJLTi- il lllfl u ura vi'rg';i rQc1:iUÌc;v e nr>n ti gx^cìSa, nvctiiU HU a 
iira].«t<'re u|f li urti di^'pirmLi tr ut (roiitciici-olpi delle nuiU^. K <b uji'allm parte, 
9C precinti bÌ»i>ffnavA mai computar h lune:hcB£4 dc^pi^DdolI^ rfui proprio 4!n 
it ai«o, dipendendo da <{Uellu vMs^tn pruoUiouE^ tuUa TulUità e il pociiliar« 
liso M nuovo mhuratore delle pLb (^miniiixate mtnune At\ 1efnpi>. Condi- 
none ÌDeviUlnl-? alla fjLlincd di quc^k> alrumento era Id ricerca ^Itl i%aln> 
ovdIUlorìo. e il Viviani fece quella ricerca e riuvcl e trovar la rosola pra* 
Ijca « per eonof^err ijual purtto del pendolo lia (fucilo d>l (fialo »l re^olri 
il molo j. (MSS. Cim. T. X, e, 4S). 

Nella rJcirrci del centro dì oscillaiionc do'pendolì rdeganle ing«Ktiodo1 
Viviani, che si compi£C«\v di sparger di tpuiilcbe flore \à aride vie della Ma- 
loniatka, a*ablKittiì a inventai^! ti gioco di ijudlv lìgiirine cht< » «oglion 
T^pf^re^critar^ in molli Trattiti di Fiiioo come ^raiioflo esempio detreqiilU- 
bri» ballile del pcbK CvJirevanu ciuelle fj^uriiie a fai^e spettacolo dì té per 
tutta ritAfiOt e il pailrc Giu^^cppc Ferrom cc«ì d.'4 Bolofna amvera ìn pro* 
poaito allo «toMO Viviani; t Ha vi^to ìn enna dc^l marchese Co^pi una sta- 
tuetta di le^no ài un mau'.'jciro, h <[iule U-n<^ndci in nurio ui]*avt< n|^da con 
due contrappnsì. ed arcnda ti<d pii?de una punti &Tr;ila di troltoU, pnanlji 
ttl un candotiere di te^no, «u quello «1 gira facendo molti ondeggumenli, 
•01110 eo voleeee cadere, rna pur compre ei manlione in piedi, lo pentaì e (fuo' 
sto r(|tinkli'Ìo. ... Se que«ia invenrione e«ier venuta di Fireuie, onde la iiima 
part^deiringt-gnodì X.^. fìlu^lriruiiDa » (MSS. GaL DÌacl T CKLVf,c. Sftty 

Il Ferroni s* era bene aj»porfo delf inventore, ma tton Dve\'a rìfttamerile 



339 



Silvia dei mtta^ sperim^iUtU ir* ttatitt 



pcMpta iQtorDO alle ngloni doli' 4»<jnilibno, p«r eui il Viruini ^lir ik«^ 
ti toorìa In r«1tvloni> ni evtitii o««tlUtiiHi cnnrìiid^ndnjfli rlii> « pniilili 
euaipoalo «li asta figlila, fìirebb« t^ueglì oii4c^i^ain«iitJ che la niacctiiiu m* 
mirata « (ivi, e. 392), Li t«»rì& |>oÌ dcirt<|iiÌlibfìo ftebik, tirll/* rt^pov «iv^ 
dORgunlì, \\ Vinani «Iomq )a luciò •criUa ooii ìa uoé «oa nota : « Tttb 
Il wgnlo dentro b ^^iv-lU omtafrfiuite voi hìlìco wntA mal C3ili*n>, Ivn- 
rhi^ HU tiQti flli cqHv^Ia col *«Mli?giiOf nn «ubmtnti,* d poai coAU prat^ 
Ma rbc il fcnlro di fintili ilei eompoMo fti Irova a«aipr« w>tlo U p«ntdM 
MtepiKi * (ivi, T. CXLIII, e. 01). 

L'Huyghmu o^n l'iDcoiktrA nHI« we rl<vnrlii< in coiO fblUi «l«7ifi>p« 
rat molla jpiù latamente e altomente dd VWìaBl volimi T aIa del ^Wo' 
tWmo in^^o A quello t.'^wt t diflldlì (^cc«luìoni. D pro)>lnTM ié 
oeniro di o&cilluiotta fb pr<>po«ld dnl Merconno nJI' Hu^gbonf, qvAr^'^'^- 
giovam^io. Il Carlotio e il Filiry b rlftobaaro nc'i^ui leciti oiu4, « eor 

moitrviiiitlP, mx qudto JJr^avo gìotnnHtn divimulo |;ià «dulln, lir< p , 

Icone condntTc m prìndpii malctnAt>cj, e le Iro^n riseonlrart^ coti ^:i ^l - 
rìmenti. L'oecMÌonA di dd, ooftì a lui eocoe al Vitiani, gli Tu porU dd- 
r Orolofio, lo ^Qdll delh pHn^a rabbrìn, i oompiiUr la liingbetudia'pi^ 
doli « a variarla mcociAj i tiw^ul, v*g\ù la r^iJa du^ iiositt Accadeva 
fluendo piii «citilo cJie foeM poaeìbiie la T<iva> e p^ t>ofMtniG Va palli, b 
quale «i poliva oliaro o tbl>aeMn |>ct trc»o di aaa \\\t. 3Iu rK^li '.'i^1>r 
dalla af<CAttda falibnca, ouia im* cictiidalì, c^tcrdiIo u^nipn* nui>r« <^ns' 
tme^ nlla palla Mittilid H InnU^, la quair credè Iwne «li manttiii-r Iwn a 
quella porfirion^ eh? In rcndr^fM più utUi a fei^cr l'aiia. e a mcouUmr \ietàA 
in l«i minore; la rcM^tertn. Moliik a Tit« e inlilata neiraflb lais^lè un pa- 
cato pLHca, fh« d^vtrva vanirà, on aliandolo dm abbaasandol^, a r«gcUnl 
tempo Jtll' OrLilogioi. Ma a a3|)ei' euu <^'?rlejxa di ecvenxa quanto questo oMb 
di aacoaa e diic«M importane n«ir abbreviare o allungai la cnieura pn6- 
nìu a] moto dal pefidolo, ooeorr«TA h hcci-cidol virntrtk d' otealbuiooc, p«r 
cut il pendalo comporlo ti potoxa rìrlnrr* alU m^ InnglH-na d^l p^ndife» 
i^rnapltOf!, o {imdolo nialeimt^ro. Cori fallo ricitrclio fuivno dair Muyf;t<w 
inatituilo OfI eip'^"^*' ^^^^^ '^' l^arle del auo Orofo^ (iMiUoforio. dtfw lA 
pt'Opoaiiiouo X\IU, iiLu^gUA il mudo ili litohere pratioadaenie T importaato 
problonu. 






vn 



A quello punlo st «oncludc la sornnka ddU fitorla co4d|qa|f7av«n^ 
eonevTDc T appJjcntionc del jwtidolo Hf^li Orofcofl. ndla tfÉÈÉt^^tttx^ 
ebbe, eom* abbiamo toduio, il nostra Viviani. E^l!, p|tttio«lo cb« Gallioo, « 
riIujrgliM» fli può djTV ebe Filriiu i due ix^Dijivtllorl Ma |»ur« A eosa avla- 
blHsiìina <b« il DÌ»cepoli> di Galileo dopo varie \1cende paevaie non al fuMa 




ÙAP. il. — Fìtit Orologio a penMa 



333 



f aolo rimosio tk quelle ew! pfìmo penuau^nu in cui Ta rcrìa «torm fi* 
man itoei apMao softrafEollft 4jiì pregioiiiii- E chi, frft' UiaU «ìtvfiipu chia se 
fie p(>in?ihhern adilurn^, non lirJtnfiKre lit pAuiori» rhe hn lollo onirui r^(|ui- 
libiio e fatto prtvAlcr dèlU tuu paiie il iìIuJkìo. Ìu ijuelkt t^i>le che jli 
ftorì^c Mtlko Coinpaiiit a profosita dolb pnbblit^Axìonr ài no cerU» capitolo 
bt cui tratlavAsi doli' (iri>lo(n') ^ penrJoloI f Mi pcrmìai bensì ebefilUtpflf 
glori*! di (tiHI«a [tvi>«« iltuId n cuv In pubblii^;iEionri di o^to^ mpnlro tiad si 
fii im^biianc ntw(uiuiil«l vit^ikcir Huti^li^ns > ThISS. Gol. l)ijcl\ CXI.V,c.'l50)h 

Cbu nel 1682 poi, dopo Unte privala? e pubbliclic cc^ntn^vcitiic. il Vì- 
viani foeee rìmajtto la quelle fft««e« perbuaaion; iu cui «'gU ìtcì prima cl>e 
det^ inajin 8 «crivor Ia SIaiìr iIpI rìlrovsiTnenlo del perdofo, «i p«r cb ciò 
die acrifise, e che n\ii\& in &nim<' di ^ubltlicare come Pi^fa/ìune itlii Tuvo/il 
99pai%^ p^stpcittOt ^ VAO dc^ta Tofana ptri'cm9rvansa ddie oretta' prtp- 
C4iti ecflcwiatUei, ù che n trovo intorilOq dn «arte 07'-86, Dol Tomo CXXXVIJI 
nuoriAfrillo dei Diwpuli di Galilf^n: Tji;-alii chp dovervi «on'ir di compia 
ii>oq1o -1 (im^U'ìilti^t Tutfola tltU'arts, del tevar dei raEtf, me-t^o ffiorno, nut^v 
nottt ecc., jtftmpata p«r cura dello situo Viviojii tn Kircnxc, ni^lU «lampe* 
ria gnnduaLle, nel lOtK) u di cui, tnftcriu i;el 'J'oai^ Ruino»cHUo om ciUlo, 
ai trota um copin. Io quoti' abboEco di Pr^raiione dunque (jelUlogiù dilU 
penna nA 1t!t^2 i\ Calc^latar Mh Tavola et^fionda dp*1 ucitvtìva: 

< £ qui in tato oc>%t»Ì0Qc sìa. pormeaeo br poto cì5 che, non osando 
Torco ceal comucio, sarA jffndito il f«p«ro, ed à cbo qu&»to Orìuolo pubblica, 
troviorkMi vonli anni toriA, por la kuci nntirhitA avoivt sf-jpiiatn molto della 
su.i pi-rfifcioni^f e fiimido potciò col inrt iirt^iiUto ìixitrr dell'ora anticipar* 
o po^triparo quelle operazioni, che gli «bilanlì ni presumevano di far tutte 
l)-?n regohlc; il raeduamo ScreDisMroo tirom Duca Kordìnandoi ooDeeoendo 
rimpcfiafiia di rimediarti in nervino e ramodo, non lauto de'tecobrìclM 
di.<^li «i^t^lHslaiiti^'i, iiLMi Holaiiìtiilt! lo ffìce fabbiji^^ir ili nuu^v, Fvria» ri^ruardo 
4 apeea oLcimo, ma perchè e' Tomo |Hu coatto vj foco ancbe odaltore, in luogo 
delusalo fomp^, quHI' altro Dominato il pendolo, d* invonsiooo ommiranda 
del tuo inr^mp?irihil Filosofo e Mat^mnlioo Galileo GslIÌIoÌ, Intorno al q«a>, 
fiùn ^k pcifwiti renio annij prrrh^ fu iifil irrifl^ «uiso Irilìlitc^ nnl trovani 
atudonte a Pìn, con Li aua venimenk lincea »ooortc£ca in riflettere a tulli 
|[li cITelti, bcnobè mimmi della Naturo, oecervò un pomo, in una lampaiH 
di ^uel Duomo «tata poco prima TaKfata in moto, un'aMai precida ugualità 
A(*' paroat^i dtìlle «uè andate i^ loriial» lantu larghe piM* atcìù grandi, quanto 
alretle per pìocoliMiini, di^l quiil Mìfunlore di tempo, da aJtor» ui poi, egli 
si valm prima por Goa"ci^'^fv la v.-iriatione delle froqoense del polao^ • di 
poi in forvialo dtill^ rsu^rrik^ionì a^ro^tomif^ho, hUognon della divisione 
dfTbrPTi iRtnpì in parli ujf^nalì minutiuimiv (|u:i)e lir Momminìvlra il p«ndolu 
che aia d'avrai torUf filo; e nel ÌÙÌOy orcndo il mcdeumo Galilei col euo 
nuoTo Ucchinle, oltre a^li innum«ral>ili «oli nvn pia \^*dutj da e^o tcoperii 
io c^lo^ prima di ogmi a)lr», riirovolo ancon le quattro Lnne va^ntì Ìi>* 
lento al d^^tpo iti Gioii?, le ({ìiaìt, ad onore deirAugmU proupia del O. D. Co- 



:134 



StOfia ditt rnHodo f^rrinii^nfóZtf in ttatia 



t\m^ ir *-ul> sfiini'' volle sì BominoucTo Stelle ntcdìooc, « ^Ludkulck oiiÈzti 
proponìurmti ^ ihnxoitrai- In via già p<r lanli «coolì ccrcafa, di nviCBrcoEi 
«ÌL'iir^jKn pei' lc>n(,iluJiii>s; [ivXisA otio d'actomodjireMso pendolo «gU orhir^ll 
n iDoltn eil u r']titta|tpe9^i, pm- valeridrii- in ttuietclw delle |ir»!d«1te MtfiUcae 
rc'irmpi, che quok »on f<>»»ero osservabili, a a late cITcllo noi 1*>t5 pro- 
I>o««lo, iDHiemc con le Tavob calcolate Aa lui, p^ l! HituA* oM^fviazivAi di 
queUe a Fjlippo Iti Re di Spa^a, « dì poi nel 1^7 sglì Stati di OUibda,, 
con ftrne loro lìbero i1odi>. e de«:n\«ic un suo pop^rro, per aecumodore 
eeeo pendolo agli luatì urìrol) e ruote, h che per ultimn fece xtd 1649 il 
Dottor Vittcenno «uo iiglmolo, che fu il prim<> iid ndatturli) ad uo dqovo 
Ofitolo a eontriippcsi. intorno al quale Uvorò ftQcb'^li aiieon di propria 
mano >n\ rgnc<?UD dir- ^Ite ne a\<^ìu amuniiinalralu ^ìà il jU'uprio Padr«, ed 
ia o]f^f tiuir esempio dì qu<eali>, C'yn tanto nemptice ed mgec:iìo«o li^rnlo del 
n^fltro ammimbilo Gulilec, ^ porf^vionano tutti gli altri orìvoli, poicbA U 
^attiralo iigunlitA dt^Wo vJhrazìriri de! pnndoln, n<>r^es«lu ]*iLrlJfti:io 3 portar 
1p orr! liff-jallwiinr » (MS& Gol, DUc. T, CXXXVm, e. ÌÙ\). 

CoaI il Vivinni c<»ni;!udrr a quel modo slcato che e^li caordiKC, e |)erd& 
riescono inutili b piigìne defila noatri Storio, oggetto della quxie non dea 
«Mer per lui quello fi' inveitlK^re e di d!r« la veritA, dùa di eullare 11 
Galileo. CtmitJnqiii- ?i(n, tlìrev^tni iliarm [!le a qu«l piinti> a uui T AljLidiuc» 
condotta fe^luvikai cenciumi h Bomma della storia del pendolo applicalo al* 
r Orologio, Ma qvaf A quello Hmm^nto, che eeon dalle mani del ei>o primo 
nrteflev perfetto? L' nu^i^hiìnit i*ri«d<>tt#, r-f'mn ù vìda, di aver fatto nn gran 
pauo nella xin di quello pprlcxìniLaini^nlij, uppli^ando il pendolo cìdoidAlr, 
che poò AuLito « vide andare In diatiM». Ciò Ai per due ragioni: prima, 
perchè col pendolo oìreolar« s'olleneva il medeeimo tnteoloy e poi, perehò 
non era ijuello il vero modo d'ovviare alV ineonvCDlente per coi al ewoghft 
quella iiuuia arguta in\«hEÌoiie. 

U ÌDcenTtnÌenle con#ì«4evi in certe ìne^a^liante» cita nlouni riduce- 
vano a due: Vum d^pondenlcr dal non <^4ec^ quelb fitoiae vibruJoiu iii>- 
cr^jne, e l'iilfra dipmrlfnU» <1al vflrinr drlTo «lA^iùni, l/Huygben*, nmm*l- 
tendo la cau.ia produllricn delU priina ioi^^uajjli.ìrijui, rinnegava avaolulamciila 
l'altra; < Pendulì vero ìp^ua, qua» adnotant, Iiiiiod ìnaequalìlalcA, alii «*- 
lom contra pemc^ant, eorum alteram admillimuu . . - . alterun^ pLiue rmlhia 
«Me adtevdrare non diil^itantiN » (Op Var. Liigd. 1721, pug. i'i). Pereift 
lotto il mo studio di recare air ultima perfezione Y Orologio era rìroltn a^ 
riaocronìamo, a t.intjj era ben persuaso che a questa «eia ai ridnceaae I 
canea di quelle inegiulitA, «onta che le etogloM vi ooncùirofleare per n 
ehf^ tnTcnlftto il pf^ndc^lo cick-idnl(s «i vnnlats d'aver coi;l provveduto alla 
masaima iwrìetitntr d^ir Orolo^'n. PntrA 1imr, vgli din*, il mio Antninato 
giia»lar«Ì o per tìzio dì fabl>rica per difllcolti, die al volgeva delle niotv 
gli «in fotta dairaria, ma non è da temer tntiì die in hit i^* alteri tn fiu»ur« 
del tiunpo, co4Ìccliè tempri atti rtcu tffmpui metittur, atil tmnino n^n 
meiUtUf (ibi, pog. 3S). Eoco a che rìduee^^ THuighena l'influefuta (Ielle 




Cai>. II. ** XMrOwlo^iù A pettdoÌG 



335 



Otti bi ftUorare U loolo defG orologi: bJ Ihr pKl dUadamte TotuUIi le 

Bttorito ni loro aui, p«r b msgfCor eruiWt sopnfwvli ntlf u1^ 

Nenttni» si rjvclrri'bbr die Intilii ni t™s*i* ilovtitn iiitn^nT |>r{iiin iTiHs^r ^nnti 

a ric^TiMCCi^ gli ctTcrllì del caHofc ìu Alterare U fiu»b mùuu de pendoli, 

e prima d'avi.H-vi caputa tmiir limedut, ^i»r nn dotle coropcaMiìonì. Pervio 

iBQtik né 4ìictini crediamo dcvor riuiciro ai Lettari Ja pa^na, «tifi «è 
fé per iilllma parl^ dì questa Ktoria^ 

GoJiircdo Wecdelin, dtlì^enti^fiiak^mcnle numcrfindo le TÌi*ni2Ìom dì un 
notoìfoo pendolo in tulio il ocr^o di un Anno» £* cm ac^rto chf n4>U' orlale 
^lodava più pigro cito noirin^vmo, Uaraviglùlo di c|uaflU viranti nuviia, li* 
|3elé piti diliijpiitpiT^pittr tha mai l>! lun ruGU^rvuttniiE, e ^\i |»arYit Don i!>*<rct 
dubbio: il peni]i>lo «?itivo TaccTa in un giorno circa m ^ viliraiian] meno 
do^riomatp. Kitf^ pubbIkjuncnUt noto it r«*utUlo dì qiie<Ui <spcrìom^ nce- 
Huno gli lollo crodorO' Il Mersenno^ nel Cap. XIII d^lld ^u» RlOesatofti fisico 
nitematlche, «ollopon^ta nlte ^u^ crìlJche. per veiitA non troppo amie, ejiw- 
ito faitOr o cond'idcVia che il WcndelJn in ogri modo ^ dorova ««aere ìn- 
goi^nalo. Perdila ùva, f^li Arfr^^mcnu, misnt^vo it li^mpo delle nbraxioai 
do' pendali «olle eli^^^idre a saibbin, o qu«iU danno voramonto unu dilICTOnaa 
fKiUbìk netl loro Hiuw^, rsHriuln chn \p tahhw noll'rsUt'^ flon pifi sclnllo 
che ncU^ inverno. Ora miaunfa quel tempo ^Ib cU^^iiìro od acqua» i* sodo 
anclko quoelo aoggeUo a patir le meJeainie diITcrent^^ pvrclié V acquo, quanto 
é più caldtt più lìkcilm«nt« scorre^ e ^"«locomeitto fhiiic», < Quibu^ tddo 
r^didara Aqitara rrì^ìil» \ifl<iniiFi ^ut^i^^ ^ì T'erte HarlHic. Wcndotiiiii» aT^nno 
fìuiu, in»rar Ga1iU«ì, in Horut^^io buo u«ua est « (Poiblia. I&t7, T. IH, 
pog. ili), 

L' Huygbffiì^ d^tcfivondo il aio primo Orologio, soggiongo di piii cb«. 
miavrando tiklom il WriulHic il l^mpo dfllf* vibrniirTii pi*r via drgli on>lcicì 
Doiolerid, qt^CjiU non dnv^v,uic c^.n^rc ^tali con tiitU i.-i nrre.'inria pivct^^ìone 
d<rf<TtUii per om. ccmo ta' dubitavano lutti ^'Lt altri, cnedc ngionovol monte 
di doterne dubiluro uiicb'«gtr Mi comunque lio, condudu ; « Mihi certe 
nihn eAuamoiH lleuil inimadverler^ ù (Op. Vur. [..«tgJ. 17'2i. jiu^v 13). N^ 
di qiHttg pare m no foat« accorto nemmeno quindici anrit dog^o. quanio 
pubblicò l'Urologo 03cillat>)no, 

Che ni WumUlin, astìGuntoi^i con tantt» lungho e pazienti ^<^p«rit^nae 
lemr cbl calur dtrir i-T(ttl«! iitardnta il p4*ndnl0j d^iVAstit il r«t!i> liiui-iryli un 
iiualero; che V Hu^rg^hen», il qualn a luU' altro ne aa»gtiava h caun ferini 
rorluojma e ditrLo»lrata. confScaMHC che quello >tci«o folto non gli «n oc* 
o>rso mki di avv^^riirlo, cosa cho non fa pai gran minvigUa. Fa mon- 
itiflu [*erà che in r|iLcl]e iTied^ime condifioni ai (rovanve la Ticienxii de'fH>- 
Mrì JlAlioni, i quali »^ erano gìh allora, per tante eapai^enze. a^icurall dolb 
dibtftDonc eo»i lineoro «ome cubica subiU per elfcUo del oUnre da tulli 
i cori>i. 

Giuseppe Cumpanf^ pi^r i>«Dnipjo, cnwi vi<raujeal« pemuano (nJi [uitirva 
jtoestbile U non poreiudoL»eiic, com'ebbe a oonrosam V Uugenìo) che Ìl va- 



2W 



Storia del m^U^ tfurimtnlaliì in Itnlic 



riir Ml« iligtovl hfltite« In Ur nrkrt II itic4« aiflt OrokgL < U« urdili 
(inconili>cw fivl uiu kw Wllcn iscrìtta 11 di '22 NjiT^^aklirv 1W7 •! prìod^ 
l.flo|N3ldo) ptrclkè io valevo prima ckiarinnj iiì un «nTetliv dcri quitr Mi* 
bu >. Or «MliMmo luar £ qucfU «0oUo, e i|u*lc wJi crtiU oasomo la 
41 luL V effetto è eh* « r ontlogìa ftww pvr riMrar cfaalchv Alt< 
lUlto tirtn^ niululont ilo' u^tiipl, rtMnQ ■arablw éa tramoDUitui a «cb 
ca^iMic ddla lua^fKre u minore r«#i>c«m cbo ){lì nen fnllii «lalF aria 
blflafe^ ndk ifuttle ai mmort, e la quale on b1lfro^-ia q on a'unoUiflìi^ 
«'•Sgrani ptò o mmo > OISS, Ciiu. T. XXIX, e. 9^, 

MaU«o Cacn|iaRl era fura /V^b ■wdaakna of inkiiw ili jiiio fi-nlQllu 
aepp^ par Ci^i Etodiando alla p«rGsk>i»c dv^ìt Orolu^H « «tlrtlrucradu 
cfU U canai dello loro varìaiioiiì al vano conikmaamenlo dell' t 
non ci viik allfx> miglior rimr^dio, a proaarvailì da^ì m^ti fti«moaf«hcl.{ 
^uoUo In fiiporì ili rioliidìrl) per ogm pnrlr? ben ehiuiL Tanto prth pai 
«oaM iloiero teéer f]iie&tii il più «nìcace ritncdii], chf* sit nti iftoriaTa 
di onu pcrtirinA ìnTonaii>n« d» <}oT«r I<:timthì fHo!4mcnl« annrcHat* 
«agraio. « Qiianto a (|u««ti tliJ^tii <AorÌT9vi al priDC LecFpoldo) c^terii 
<i»pravTegrWDll airorìuoTo per l'&rfci anLfenle, V. A. n chiy tibbianw 
fioralo di rìmodìarvì con la noalra fnvc»iooe di folibrìcarie In varia 
^li onuoU ebiiui, com' andai Qocauiando t dOKmondo nel libmto, da 
diM avini Ta pubtbotlc »ottd il non» anagraoinkalìoo dT Antimo Toiti|wni 
a V. A. dedicalo. , . , PotoniKitl dan> U cmìo eho qnnHii* nlir» anoon it 
risocinlnìlo nu' medMìmì biìcÌ pvRsicrJ *t manìrm da me liii' ora ìiai 
naia, , . . . ^yd^o^io da mo «ontnjsepaatc Le scipicutì lettere, • . - ^ 1* 
combinate m lingiu lAlina n<<l hv^ vero tti!ii»o, «plcpiDO ii>div»dualH>4AleJ 
mi» inrenilcnfl » (MSS. Cìm, T. \\ t. ÌA\. 

Ora è da «aper clior Malla% su quc^iu iofg«lt« defli omlu^ cUIoiù^ 
OfU prìncipalnkontc prop^^iu^va prr f;Ti t^ nAultcì; ebbe l*iD|pi carrìap 
opictglaro con Vinowuio Vimni, il qiuUo tccondava o approvava 1* 
rnrlclkr, perniavo anch' egli dvlla raifolarìti e c|uasì JnfnflJlinttA 
malo »oUrallo aTli> vmiaiiotii 4* air «^stenori ÌDHueorf il^irariA. Cppl 
qvd Viviani, d (pifiJe, piimo dopo rAEgìanlj, aveva aperimontafaa 
Uamma di im moe^^olino poaftaU in sti d in ipkj nuBCmto al filo 
fae^Ti Imm^hUm^^nEe ilfnnpr^ il pendolo: em ^vii-t llTUni rhir, 
IlalU» aveva niaUujijtiL-diiieiiL»^ dmiublittUi eh^r i tenj^i ^^A\v um:ì1I^ìuiiÌ 
come le radici delle lungbexze d«:' pendoli* Si dj^va pej'ciÙ dianzi Cir irno-' 
diiaima maravijrlia cbo Io stC4?^^ ViTìani non nvt48C rìcooo«duti Apj 
ipiMtì mod^irni «Kìstti ai p^nd^^li ndiU.-iii igti nrolo^, peri quali 
lerulc^JL r-hiarwnmamentc U ivx»nd>la c^^irni ili ijuclle mrìaiioffii «i 
eia dal Wcndelìn Inetti nimì avjinti. S'inlcndcta cioè raw^r T>>ramn3l 
lor ddl'eoUle ohe làcendob allunfioro riUrd^i^-a il pendolo, mentre al 
trarlo il freddo n*!!* inverno lo fe«tìi r^locilare, DÌ*<ro ciò, U - 
and]Jw du«iilo oonaiglbr T Arlrlloa e pt^tsuaderlu cbc. a rior-j ' 
orologi, ttoa ù otUrtova r intento, perché non lì conablera U c^u^ ^ ì»e 



C*P, n. — Ih^iVOrotoffio a pendolo 



337 



ioni, ma M$\ì dfotti del cnlorc. Il Epia1<< pasM altnvfirio lite pardi 
più ben cfaiuHe, e ben oustoditc, Ond' è che iarubbesi domlo rifolfori^ ogni 
etudio .1 ir^:'vsrd qitel rìmedio. radendo li pendi>1i I0 lunghe» iDKlIerate, 
iMfle ^icvnde ÌiicvìUtiÌlÌ 01% de* cali! M'st de'fiifjdi, Piinia pero di ^ìunyere 
■ Unto, doTctlc rOroloifem fìirc nUri pr>£ivaAÌ, 

li poTidc^lo rondcTft rOroloirio mulo alto a lrup»rtJLm, « nonapre Io to- 
ii«v;< in perìcolo m\ naTÌyli ondc^^iunti. Il bilnndt^ro, antico regololorodd 
tempo negli Orologi, nocconi!, licnchÈ Unii, Titilisaima n moAxt^t con Ta- 
eiltti il nuovo e imporUnto problema. £ pcri:hiV TaDdiirc « ti iStomuc di 
una molla «loatica t% fa presso a poiru in tompi ttj-iuli, c^mi; 1* andare e il 
rhomar df una af^ra p^ndiila, ba&l^ applicare al bUandere aulico una sot- 
tile e delicata molla a^voUa a tpìrdt per ottenergli urologi porUlili» O^IDO 
ni dice, da Uaca. 

L* Uuygluni* cofl svola il lu^gretn doli' artifici Dea rabcchinetU, della quale 
if MUibnivoe allrvf^ T iniromiimr : e Arcanum invf^rrtionii coniiitil in pinna 
ifluibtTl apìrali, quar tilt«m sui cxlrcmiUU; intf^riori; aHÉIi^i ai haxUc ani- 
miilae aeti rastrì aequilibna {bUaricier^) aed maìori* ac pondeiotiioris rjuam 
pfo »ollto, ae eiipra euos c^rdjaea nitro atroqu« mobilia: altera vero »xlre- 
mltali> foba^rpl parlicela'? f^iiidam aupm Horolo^l «uporìns ti«gia«ai «minanti: 
qaaeqtic vibrato semd Boralogìi IQjnimenlo ^piru^ ma» altcnib comprìmil 
ae Klaut, ac accedente ^bl porrulo adìnnicnto ab llorologii roti« ^^cnicnti!, 
rutrì aeu acqtulibrì motum cencervat, ita tpudoni, ut lìootnuioroaant mì- 
nni-M Cieiiii (ruriirisij*, «iw r(«!ÌproQUioa«vi tamon nnn alteri aint Tempore 
pruratii acquale» » (Op, Vm-. Lujjd, 17'^, pay. 25^), 

Gr Iflf teeì pej'r> oonlendon» all' Olandese una at bella e aitile invenzione. 
SUL percbè non appartiene a noi il d«^ìd^ U centrov^mia, basti il ricor- 
àMtr ramr: l^nrCDut Mngjililli, il à\ prtmn di MnrKo d#l -IflflS «ì trovA pnt- 
«ente all' adunanti della SocictA Heiie di Londra, ìnTÌUitovi dnU'OldembouTp 
Begrelam di cmjl. In, Tni le oltre cose, dice di aver veduto < una moeLra 
da portare in laica c^n una nuova inveniione di pendolo, ch'io cKiameni 
piuUofdf» una mohiia fx>rj la faltoredìne^ ^^aendo rogoUlo il i^mpo da una 
piccola nùau^ia temperata 1 ubo di molla, la quale da una delle eoa o^ro- 
mit& ò stuccala al tempo, e dall'altra 4 rtccomendala al laoibnro dell' Ofiolo^ 
Quella duoquo op^ra *ip e^e le conte e le ncorf« dol tompo i^on compra 
ugnali, IT w f]unlclir? Ìrrr|fnlMrìtA drlln rnrla d<»nLib In trupiula^ie di vaa- 
ìa^gki, la minu^A lo tiime in brìglia, obblitiAnilalo a Ibr acmpn; In ttteecn 
$iÌA » (Febbroni, Lett. 1. 300). 

Io questi Orologi fu nolab anche un^ altra curioaìUt, ed ecB che, men* 
Ira a tenerli altaccati *i\ muvevnrio rv^fularm efile, parlandoli Eii tasca Ìl loro 
ipolo ai fillerai:!, e bi divelterò aecor^er di più niente altro e&Mf cagione 
di «A. ?e non che il calm^e proprio d«m p<'rfona^ N->n oeftCDdoBÌ però an- 
eora indoviniti i veri eiFatlj rhc prodiiceva il ealon^, indatnvi dicendo che 
eiglt alterava 1a Irmpprn della nmìh. In quale, divrnutJL p:ii dnilep, hutciaiA 
correre ti tempo con più U^ertà- Ecco k parole proprie àA Uagalullì: f Dì- 
omtnu ~ m r n 




cono cbe o tenerlo attjiccato l' mvEn^ione operi bene il buo eflèttrì, t che 
corregga gli errori delle ruota, non meno del pendolo, ma ebe a portarla 
in ias^a, a miaui^ del calore rU' €Ì s^nte, a* alteri la (impera della moUfl, e 
divenendo più dolce laaci correre il lempo c<*n maggior liberti > (ivi). 

Ver&o U Qnti dì quel secolo, sii* ultimo, e' intese cho il calore openn 
in alterare il moto Jefli Orologlj cosi da tasca com' a pendolo, co' suoi ei- 
lurali e consueti clFelti di dilatazione^ e rBarrison e altri» applicando wii 
e ingegnosi compematori riuaciroua a coatrmr fmalmente quo' perfetti oio- 
logi aslronomici s D^utìci, intomo acquali s'erano alTaticati invaBo frana 
Giuseppe e Matteo Campani. 



CAPITOLO IH- 



Dell'invenzione e della teoria del Canocchiale 



SOMMAEIJO 

prtoa taiWiA» aei oputkialc^ — 11- EJI aù eh^ Iniffìtb tiXtùwmann» Ama tÈmttutìn, :^ 

y«Ai «ftf ikio aofmttiìVi al rtlrovwiinitn H«l Oncwllilr. ~ IV. IVITi* imin^ «pufiilctlou lAnf ■ 
tiWh* lAldnu tlk* TvirUL «ini rdai>wh]k[f. ^ V, [M dlm* v1« tnnlflL^ S"i rvnirot*- A pn^rltm 



No1alnl« h qu«l cliv Gaiilto i-acconU, tifila Cpìoo-DaU wconila dei Dti« 
MasBimi Snteniì, di iu«l d^tton? If^^Qtd In uno studia ftoo50^ il i|Uft!e 
aventi^ untilo d4>«rrÌT^rp n T^l^^copio, da luì an«o>riL non vMulo, dÌBf« «he 
I' ÌQTim?kiiv^ em tolb Ha Arì»l)ti1f^ Pnirli» a Cittlrii^i pnitnrfi un U^to, irciTi) 
certo luoRo^ óoyt rì rende la l'agìone^ ond« arvcnpi che dtl fondo d'un 
pono molto cupo ?i pOE^^nm^ fii (riornc veder Ir «Idk m ci^lo, e dine « 
i!Ìrco«Un1i : Ecco\'i il poxio cl^e dinota il cannone, eccovi t vapori grMfi, 
ibi (|ua\l è tfiltA r iov«ii>im)« àeì crì*^nt\'\, mI mtcvi tliia1m«nli- rortifloatn 
la itiU col p4&»AFe i raffi per il diafono più den»o ed o«cufU > (Alb< I, 
pag. 153, m 

ÌA similitudine, per ohi non giudica r^rr fjii^llA ìoggi^r'pcni cho sogIJoiM 
lini, non ^ pnf tanto «tmna i^unrln pflfti^bbp, pat^dn«Ì dir rhr i| pano 
r uflicìo del tubo, il qual<^ «enu dubbio rhchiara, e perciò ri:«cKiarandolI 
in <^rto modo injfnitiditì ^li Oj^tretti. Il filio può cvóct ecn Taoik 

ri«t)i]i etMrvAto da tatti, impviviecbft non occorre far altra cho pi-cnderf 

«trudo^ di raTta, avml^Hji inLorno, In modo cba im ne venga a cmh- 



340 



SUtrUi tUl fnttodc fpmrrwttalt in Uolùl 



p^rr« lij] ■raiLuelL Ai \\\i:^:ì>\\ luce, *: ^'-w :«\iW eu^rOirci itfnii 

QO Ul hM->, Ri u*rviiiiejv> f> iH un cinrMJfioo p<r OEtpr^'nrv ì plcio«>1Ì <V3*fl^ 
«tmd noi ci «miimo i\tA MìmBcnjiìc^ o bcrs^rTn iirm di dti tubu ]iìù It 
per lo «M«n-iLnonÌ cdoti, come noi oi «i^rviom <]<■' CtitocchialL Di 
tubo e d«* fiìteclitnaiiienti anneri, pcc outfrvvn; « pi*r ini»iirftre 
4ain6Cro apprevit^ M «ok vuir orìxionU, n trova faiU iin« tlc«'*mjo»e 
nula da Arclìimode nell' Arenane (0[ieri, Puniìì^ 1015, t**ìS- ^2^ TiS) i«] 
■fu> di qu«aii 4l««d tubi, per 1« OAverrt^nl celMil. wmbra cbe iìi 
fia creduto olmcno ch« ti ncniiM lo tUma Tolom^ » de« (toni 
Uabillon, il ((uold d>ee dà Jivar veduto mIU biblioteca deQ' «bbadìn di 
dior^ di FnRft^, una fi^pm d<>]1ii f^lnrìa #cd««b«ii<Tfl di Pi^m 
tìfìi frorìlp>fjÌ£^t 4i^]ln <|Uii]o, r^s^ndoYu^j vnlitti prr«oGLfic4ro 1*^ arti 
TÌ 51 Ttden» ptT l'Aflronocnk, r«p<prt«tfntuti> Tolocwo dw o«Aer\'nn gli 
coli' oecOiio appuntito MroslrcmTtà éi un Iuu^j tubo, prif£«o a i 
modo^ (his ci nppnii0filnroblu» G^l1i*o da un (attori- niodrtm<ir ii 
guanfare alirav^no airocubn* ÒA ^uo Telf^irupio. 

Di ^ai hx avulo, eeuaa dubbio, oeraatone l'eirorò di dcuni, un po'i 
najle A qud d«l Dottore a/gutamenCe derl» dal SaK^i, i ijuali, 
dfdla Hoiia d«1te fanveBsloni hfiunn cr^ub^^ ^ vohilo fti- cxM^re che ^Mrtl 
tubi o qiirile dUAtr€f com? I« cliiAsiavjL» Plutarco e 3lrabon«, nim 
p«9priam«n1e «Urti che Cmnocchioli, non mollo dinimìli dai mi>dcnU. 
Ule rrTcri?;i opiniono. k tiL>tnbito che ro<t« too»)ta nncl]« da Frwiei 
\xTix, crk-brc labkrii'jiii>n* di Cinoccbiali, il quale ifrÌML>: t Antì(|i 
fbi69i; tubi uplìci iiauni in coinp<?rto est * ioiperoccliè, soggiauKf^ rìtnottft 
iniiao a'tempì dì Tolomeo die vìax i30 anni prioaa dì Q. Cri- "' 
Obceml. Neap. iiUdi pai;. 11). iU cho quelli di Anhlmedc, di 
di Jitlrl antichi non foiMi» varamente canoccbialtt oaaia tubi louttìti di 
oristallìne e di specchi melullici. t** 00 p^fnniaderA ficllineule d;imcnog 
pcnn come qu^-cli nntichi cAnauni aperti noo praaUvano aJlro ufUcio, a 
primi oapertatori dol c̫lo, dn quello iu foon di riparar l'occhio 
fltsaionì Irregolari, u dì dirìger la linoa di «um, com? nvlI'AHi 
K* in conti iidi^ \%%\ uMre a^U sitrtimr'.nti gnvlrlid, da^ Gcnmfttri araljl 
egìiieuì. 

Non Ò in tal proposito da pattar «otto ailemio un nodo propoet* 
Leoiurdo da Viftci, per \^6j te ttm f»iit da loutauo; oiodo eho t\ 
gfusla in Ux lun di uno dì rpRfMiibi nudi o di quetlr^ Dk)tU«, dì cui ti 
Tirono gli anlictiì. It Vimluri rtr«]>l);i>1i' rirtmciouc da uno de*<N*kbrì 
Doecntli. Tu eo;ì Li nota liiKiann da luì atcMO Iradotb e pubblicata 
franeoAft ; < [] est poaeible do Taire ^^n iorte quo foell voie Ice obìeta 
gnu «ans qri'h ifouRV^nt Ionio la dimfmiti'^n do grandeur qui lotir est 
aóe par le» loii de la vision, Celte ditntnutJon pfovieat dia pyrainMlfl 
llmage dee oblct» qui toni eoup^ca a nnglu drolt per le apberìcìt^ de ti 
Diana lo /Ig. (^) oq voit qui on pout couper ccs pvramìdoe d'uno aut» 



Ca?. ir — IkU'mcenzhnu e dtìla ttfmtt dtì Canoeehiak 3M 




rollili s 



4u-dei'rtDi^ le pHunRe. 1) c«t biffi* \ioi quo lo prui^ell^ aoaa <U<ou- 

^ ÌUie cet a»trv sevi jfi'aud: U Lum* nttni diftì^rtHrA phi« grtndi^, «4 
i«ui cornotlrofi!^ mieuii U fìg:ure de aas 
taeh«« > (E«ai, cti?,, Parie 1797, pag, 23). 

r VenluH vorrebbe fyt cvutìffre ch& qiij 
Leonardo aveasc dcvcrilto uit ritnijo^hiiilc, 
DA paro 6 chiaro che IC modo d'arvalomr 
lit vUlA in tftlA vinclana iùv^b^ionc ^ fumd^iLo 
■0|m un rlTrUo clhct' mollo dilTeretile da 

qodlìsoliU d'opcroi'sl *> Jaltv Ifliill abtalline o dagli «pocclii. L'effclLo ottico 
ivi ^pucublo, e ToippbcatTonc ^i lufa ve^cr, iwcoTido Leonardo, jfli o&gctti pìi 
di loititano, aoo fOt« tncnUivoliRsini:^ doU& nottii oitcDiiuiìo, rÌci>nc4C4>iido* 
T^ TAutar^ tCuclioiu di adti1Ur« itn liilio a portar tontmo U Xiìt», *>, *v- 
CObJo lui, le bj^ecir? nfiliilì, ;i [pj«l mudo cbti ai adatta co>) efìkdcrtnii^nte a 
portar più lonlooo i auoni. Mirabile * qu«lo inairpcllnltì ii$contro iotraT^ 
dvU» tra il P^rtcliu4 e i) iVrKivo^, naa ò Wn jùù miral^ik ch« a qoella 
KtBMMi mfi>TitrL> vi tfisfic candirlo Leiinnrido, non a ranny ma pr>t- rfa ili re* 
eoodìta tfcienxa dclU natura d«lla luce o de* suoni, e dello propricEA de*rafgÌ 
•onori: w^cnra i^^nomta in ^^nn porto» comò «i dimorircrA nd proan'C*«) 
dollt noslm Stona, dagli eì]}»«ì Fiiid del «coolo WU, i'«r Looi^aido UaLo 
Li luce cbe i suoni ai dilTtuiduno in tit^n^ ii In l'^d^^'ì dÌ\4Trg«niif i^l è que- 
sta h ragione per cui va languendo, pei^ Wa delie distante, la vivacità 
dello immaiflni u la £nl«iuità delle voci. Dentro i tubi i rajrtri Iticidi e ì c<»- 
iwri, i«ipi>dJti di dir^rg«r«, ai n.itntdngono paralleli « poHan perciò ^t lon* 
tano 1(T fprcio viflibili o i tremori Armoittri. fU compmtidr hftw rV In «pr* 
caUiìoDc del ni:oio Mrujueiito oUico proposto nel MnrL09Ciìtt<' linciano 4 
fondato ftopta la faUa ìpolosi platonica dc'ragjp luminosi ohe n muovon dal- 
l' oecliìo di chi guarda, cono i raggi acnori ti muovon dallv labbra di chi 
parla, ma «e ^ vero che la Iikw 4i propaghi in «ud* come it suonov n>n ri 
é dubbio che. pet lo «truinento e per la ieorm di Leonaido, j tubi dùiiu 
debbono operar tMo, ti?U qiialchc altro più «ottiLo e più r«oii dito cQc Ito, 
ottra i contudi a»«BnatÌ dagli Ottici, cho son quelli di riparar V occhio dalla 
«ntcrchìa \iic*t difTufa, e dalli- rin^K^ioni tirnBokn. 

lu ogni modo rimon piir ancora Jonliino dal vero In acntcnu del Ven- 
turi, cb« nel p9rialuc€ di Leonardo da Vinci Terrebbe roder dcaa ilio uno 
de' canocchiali moderni, «^c-ndo tutti gli àcnttoh concordi in aDEaraiare che 
r hkveniione di cù^Ì utile *ilniinentc> non otrf^ùrae prima cHe al cominciar d^^l 
Mcob XVQ Corc^ ohi ne foMe primo Autore « cùtùe ti rìiucìiae» è im- 
presft vana, perchè acguc delle invcnijoni quo! che fo^ue doirorbc, le quali 
•Tenda I germi piccoli a «otto terra, non ae no co&oicon le lìrlù n^ *o ne 
aaiuio i nomi, mr non dappoiché 9ioun narìt«? faorì e hanno ajitu'ti; le fuglie 
•H'arìa. Pnrc^ non aon mancati alcuni, t quali hanno pr^eao dì saper la 
origino e il nome dell' inventore del Ganocdiialc e ne hani» c^mpO' 



:U3 



Storia dal metoda tperimmiMr in FiaHa 





4U ttorìc. che T^iniìo ittonui. r»e*1oir& libri, aUmii^ir, il t-^^nt' r 
non é permodco al nisairo ntìiciO vii l43ciar stntiì r;imuiDfn. 
UtUirl 

Ci ti a^ipresccitA p«r priuto Oirohuuu Sirturo, £1 qiuik acnn-ndo, bi 
eetto prdpdo M Tde»eopÌo. un Tratlalo^ iDCoaiin^m daJ far ia «It^m 
rinvon£Ì0D-^ <h^ Qoi porgiamo covi tradoiia dui Iciitno. 

< Gomparvr «el iflOd tin genio n chi* iltni ti fb«^if, d{ nailon* ohr-lj 
il quolo CApitò in ^jilJtHbivgo, città dcQa /dnada, alU bottega di G^ < 
L^kpertocìm, unico artCfiM di oediialì <hc si rìlrortdM ailom iti iitMslU o 
QmUT ohiuluM ordinò all' w^htilaio Ah^icu ^oin. c^i coivmvi come am 
• di fiUblltto ìorntt fior ii>d»r se 11 Iatoto «n Alto. L' o<M^hia)a(o 
pra»eotù I veUi leirc Ulti B queir iiomo^ die ^ m&ee a «{kec-i'' ri 

nJla nai/a ddl* occhio, ora Dwidntndoli 4>ra (Ulutiirti>iloLÌ. iv i 

per fur prova d^lU bonU licI Ui^oro, o por lrt»rvQ il ^ti»lo puiiU> diri 
cor^, CotA f%\ta, pogft rarefici? e *c n* »ndA, Uà i|ti«ir«rt - -^ 
m d^ìngCftto utriìia r nullo ^rìoM di noiitA, ìncominc»^ a •>- 
vedutu fiire A qudF uomo, e ooal (h occoi^t, ii«lld apcCuUm nilraicnu 
ipie'vclri tnMicdTJ u coavcni, dì vederi? mìì o^tgMi infrondili, por cui 
lU ttotten^rU oonglvnti lnfii«iD« pm- au^x» di un luW. Cmì VL-niu^gli bUni 
primo Tdewxipio die solò buhìU.^ a mvtt{iAs\o il pitucipe Uaurji^ii>. I) Prìn- 
dpe^ V oTtfoc veduto primi u no. penaò eubìto dì oerviraene a^li u-i di^ 
nilixìo, p«r cui voleva tonerò b con occullo, tnai dìm%aliiid c«intui<| 
CoiM, «i piTiwro A &n> di i^atìiì aUrt dmmcinii. b^chA» comò qu 
Mutato aI princjpr MauririiJ, non fo4Aeiv ri*iiiGÌIi cu>i prTAflIin Dira 
in «itJCo noti fcHse questa iiiv«ntion« conoKinta da nc;i«tin(tr • cb& 
ouoc aJlom, ma pure il Fr>rU ne aveva fìiUo un cenno noi avo T ' 
Jtfii|7fa, ed era opinione di meli:, cho no diftMirrotan^ alb lala pr* - 
tt^er mo^lu i.liflìrile a chi ut^^^w rjoalclitf pT>' d' iii|[0|fbiiT «dito il luUa, 
Urlo. Concorsero molti ittralU ó^h cnpidilA del giukda(Et>o» così Dclici 
Francofti e Jttdisni, o tutti eo no «ipaceiavona ini^nlori. Noi nie«e di 
capitò III Milanci un Kmnc^no che p['B(ont>!> iiao di copi fatti Telescopi iJ 
canile ha Fii«iit«9, dìc^iidu rvter *oc\o d'indiutrin iti ad nUndo^o, rheddb 
oootrufione delle etruraento ora stAto prìmo autore. ATcndolo il Conte 
n un orfico peich* legai-ie 'jiniUe Iciili iu un tul>a di arp^nto, * 
pi?r ca«o a cApìLin* nife rnle iivini' ki tm&nui, lo et^irLlnoi e n 
lUjbrìcarne lIÌ bitnìli » {Tel^cop. T. I, Gap. 1, Pnincut IfHd» pa^. ^ 

St redo elio al Tardo non orn ancom cA^)ilalo ìn xoAno qiiooto libro 
n'>fìlr^ MiLaiMuo «quando nalb Rorbooiùi Stdtra, libro ^Inmpalo in l*u 
IU'1 IH^O, 7cci-i»vn: ri Miror ogo ni;mìnom adhuc (]uom «ilorim, huin» 
DiuplHd in^mlom tinmrn iti puMicnni pdidissi», noe mudiim ^eid in mv 
nioado «tiut e^l dckciiiv^c. Mcrctur onim nobitifsle d«oniri et U:ji)ibu« 
nani, t^ui i^ndum omnium nobihidimum docuit ibi invnri ' ^ibì. piig. 85), 

A M>dÌQ(kr poi miglio ai generavi d«AÙd<^^ii d^l Tarde loccori* il 
it quale n^n'a come Giovanni Llppeii^ or<-lib1aì<> dì Zelanda» s'abbai 



Ci?. UL — D^lt invenzione € doUa t^rta del Oift^teliiaU 343 



> a tr4>var gIi« ifue lenlE, una CttrìcaxA f* iiur cknve^fia. r^tit^-iiinEc- in* 
iiigfii[E<livaiiu gB difetti Iragujirtlatt. Dì qui Tli f^ndotlu air iiiveu/Jonc 
pmDo TdcACOpiOt il i\iia\Ct csfcndo itUto cdm^to lUl marcherò Spi- 
Ift^ <he alkim coggiomaia >U^AJ3t 'i> da Itiì «loio pai regahto aU^Atci' 
AÌUeiUt ili B»haitU!, (Oi^ultia. Kuoth et KìUn, lib. IV, Antui-rpm' \ilVt). 
Mi a ricercare il u^ine «11 ì^J benenicriUi mvwtorc ni JbUi: |>lù di pi»* 
àio Fi<*tro Bor«I, il q^ol» ne acHttsv uo libro ^amiuito all'Ajn nel l^l. 
li dunque, n«l capit)l<> XiJ eli quelb fitMsn Ubri> che a'iQtJoJa iiir wr^ 
''-Kopii tniffHtort-t dopo vbiìÌ ««ami^ per lerìtà ru^rk <li t'^^nde iiuporlUfin, 
Ittdc che il prtEDo inventore dd Tclcsacipio fu Ztccamiiiutfen dì MìJdd- 
il quale f<%c nel 1o(H> Topcricrua d«' vclrì concavi e d«' conrMci. 
t cuo, come ilioocu mM. ni-i ad urtit, o Applico qii^lb ftdsaa Mp6- 
iHe toner viiiiotii drl cielo, scoprendo nUrr nuove» iIuUp nell'Ohm mag- 
Lo atniinenl<> co«ì r«lkttiWDle invtfcULj fu dall' ii)\'enUirr; mcilvainw 
irto in dono aJ frìndpe MaurìaiOp « un albrv aimilc fu donato pare ol- 
[■raducR AJl3«rio. n »««^ndo inv^lon?^ fw i^co midd^lbucgew, nggliutge 
li d El>rp1, e*t*rc KtaUi M;ini;. ouìa Girvsmil Upppn>hT^ a mi. CApitaU > 
quelbi prima in\vnzii>nc di /uccirìa» ?i dee V averla condotta a noag- 
p«rEaioiit^. 

Abbiamo udìtu il Borvl lr:kncanuMilt* alF^rmarv cli« la maravii^lioaut m* 
iiione hùu fìj fulln ^i oaso, tii;i ail rirl^. ciò che wrr^libA a canfi^rmarA 
«toficaiiMiiTe I' opli;ìuQe d-;! Tanlt;. il qtiak^ dupo aver riprovata la MfDtcnia 
di coloro dia Guino int^w^nir ia forfuna «omo aa da Idi «ola avceA^ rice- 
Ttito il mondo il benefìcio del Canocchialo; coal torio lÉ^gìungr: a Ego vero 
qa'r ntibilìari (]und;im irndn ìwr nr^A'ifjf etlstìmo, clini fic.niralìiu; r^m con- 
ftdein rt d3igpntiorÌ Mudio meditar, a tiro optioc» [i^riliMimo, nnn cuii 
E^ arl«, et e\acta quodam ac diligenti inrcatifcationc invciilum ìuiìÌcol Iìk 
«oEn cum ootjMai't lcnt«zn convexam ninus augto'e vi^ibìlia, ai remota iin4| 
teX caTam nimì** iriimiinitt-e, oh i^Tttnrìu indiuniin fractiona, in nii7Titem 
n^Tocatit FhJloMpliìat: d^crelnin quo jisBerilur ctjutiuna conlrarììs p«lli véì 
taiteìù cnaendarj ; excofti^^^^t periculum facoro oum quondam lectium o>ai- 
putlti«r nul radioruic nlraqu^ l«nto n^ractonun proportio mvcnirv poesot, 
qua diiyfM* h** refraclion^*!, VArìaeque mdionim fl^iiones sew ìnvic^m 
t-'foicndjircnt (Loc. cÌI-> pV' S^)- 

Uà poruj omoo di qiie£t' altro dc.iidcrio il Tardo era stato di gii *odÌ- 
«bUo^ da chi ùiocDdo intervenir n>!il f;il1c di qu«sU invemioftO la sciama 
pinllosl* che Si caao, Mf.vs^ di quella aLftsaa scienza additati i prìndpti dt^l- 
Ukif e gli Autori cUe (mx^o. primi a ÌDMgtiarlÌ> Giulio C«3ar« La Galla, po- 
ripat^tioo, ma più dotto dcctì attn euoÌ CoUeirhi, nalJa auc piinii Diniarta* 
tioofl Dt phairumt^ntÈ in crbtt Lunat, al cap. V ha le seguenti ponl^cho 
Dot hlKnunfriile coni tnidiidanio dal latino: 

e Fa dì quciU invcniionc, p«r conaenso di tulli, « per ptutìcctar te- 
dimoftiaaza di Giovanni K>?pkro, loatemabco chiariMÌno, autore il napole- 
tano Gi^van BiiiaU della Porta, gentihioaao dottittiaw é «otertt indagatora 



3U 



Sturili del jnttodc tpttrìmcntùU in Jiaiia 



degU omiifj (tvlLt S'aluni, IT i^milr nel TÌMl ÌÀhro ffnllA SU tbgtn. 
fwXr, c4i|>itol>> X e XI, ddt« fufìrì da .tcÌcnxt«lo f invcniioikt di i|ablto 
ofttnìbtTo ftlrumenlo. Ou^i da dci«nciatOT parchi scttAor anni prìma Girol 
F^iculoTo ne aveva CiiTIo 'pnlohe cenno ooiiruHo n«1 (!up- Vili d^'^ooi Ooq 
teuUia, t<JiJ i|Uieate perule: Qlt<i de eawsa tJi tìad^rn atfita^ ^tiae m lumm^ 
eerjtMtituT mifi^ra ap|Wrt»»t, f ua« in fìu%do ìnciom^ €t per duo vptcHla 
ccui^ria, 9i qui$ ptr^tdat, aiterò a^tm wperpo^ito, nutiora multo ei pr^ 
prinquiora tHu^t omnia. Ulti qai ìl Frftcftftorn iìoti pcorrnna dÙlintsimtfnU 
alili fibhrif'.i t\M^ t-ìnuitv^lo che Ìtìgr4i(iHi»:o <j fiv^ìani ^IÌ cfi^ttj, i>è pur 
ne àict: ^ml ne 5ia la Dgktn?, ciò che fu Ditto in bel mode d&l Poctt n«L 
d«iCTivcr f'u^ ilcll« l«nta cmlA|liii«^ lo quali ccmpooto {pudiiicounctilé fcit 
fiume ti moUiplifral^, pcf»T)nf:< trasportar, dà che ftembn inpouibile, la virtù 
v»ivA |>er «ijinii'j iiiJiiiriJtu «■ ^rsiidi^^tmaniiTiile acci^Kt^r le »|ii£m dj^le onte* 
lU perclit e^i non mtmt in praticA ([ueata «uà teorìa» fi «e U mesM, ooo 
fii ciiró di iiìrid«rta pubbticADicTtto nota, poch: auni or tono «o De villo btU 
r 3pp1Ìc^»ÌoTii* nd fìcl^o « uno «IrumniiItiT prr ttìi* k Tcrìtft ai«ai rono • 
itii|mrr(TLU», u <:u] poi ik G:ifilt;u, r(<lebtE iii^iU^itiaticu ddid Stndiu rlì Pudrim» 
fu dftU r u! tinaia i&anOr f? con cckm?, iiccoinuduto a);lì un ujitronomicì, f* 
lìuravigli^e ftcoperle nel cielo » (Gii. Op. Mb. X. Ili, pag. ^ìj3, 3*^ 

L' Auf<fHl£ dL*l Keplec^^ invocata ■!] sopra dal La Galla, a propoMlo 
ciò che tocca al Porta ilei [ueritu d^ll' iuveniione, è ili ini rilievo, <^ itu* 
ti pu^ da noi traocuniv, e perciò, dalla Dkatriaùcn^ iul Nwiiio Sidemo^ 
tntecriveromo tradotW dal htJno lo tiid proprio parnlo. Dop^ator duiMpio 
ivi il Kepter xciN?nnato alU ^ndì mnrtvìglio mnctrilf dal cunccchial 
prasatgiin : 

« Sembri incredibile r» molti Tu» e r^JTfltlo Hi quello Mcbalo*' 
bnpOfisibilc! i- nuovo ri?n è, né et venne puoo Ta dui llelgi<>» ma fu Unti vanì 
pi-Ima inoMu Tuori da Giovon Batista d^lla Porli, nel XVU libro, cap. 
delta MttQia Saturalr, 'iovf^ tratta degir elTetti ùiù\v lenti arìalaUnir^ E 
che ftpparàcft chiaro non cbfeex nuova nemmeno la oimpoehionc ddle dma 
lenii» una delle quali concava o Y altra coMveaaa, permettìnii, e Galileo, die 
io lì ri*cbi incanii le parole ^Ut^e del PorU, 1u (|ua1i «uonano a questo mo4\}: 
Poaro rocrJtio nj^f ritiro ii^ti*r> Fa I^'tiì', vedfai gU f>gf/f-tti lontani fartiH 
coù rìrrt'w, cAe lì sembrerà di tixcarfì, cwì potrai riconc«etrt gli itmki 
lontani, € potrai cùrrcntcntantc logfjcrc una lettera caUcccio a eOH^f^rUente 
dhtanta. Su tu ineiitufat la hnté m m^tdo <ift* ri $i dffbba il foglie ra;^- 
pf«$*ntane Mtquo, twtrai farti le Utter^ lanfo ma^piori, che tu jtoirttt 
UgfftrU anco aUa Uùtanza tFttrm patina di pOMÌ, e te tu tt«Ttiì cura «d 
«Htf di mMplicitr quetie Imti, nON tmM> d'affermar che tu potrai 
ftiiigu^TV It pitxch lattere uritU dfiMi a un c^tto di pa^ imparo 
i caTatlfrt ^ ingrondlècono i.'ia via tmipre ptù, pia.aantUi attravtrw daltiM- 
piimn (lUm »teonda tante. Chi ha difetto di occhi i^xìga tacendo la qua- 
lità delta vi4ta, « /accia variafH£ntc U9o di quatti cccMaH: avrà ic&parto 
non peccato ugrato 94 giudizio^metUe tapré Dceom^ifcn-fi. L« t^nti con* 



r 

1 

B 

t 

a 
iva, 

1 




'il 



Ca». ih. — DetTinttiìiione « dflta Uoria M OanOcc/iiaU 31S 



m^ttmn^ chiarit$tnke h eoa* i^tftme. e h ^onv^ue chioriunne fannif 

Igt piuUM^ U ^Mfi vMi^j foticché ùrj>\utìo ^rè, ttfeooKfd ff bisogna 

ta'€^mo4iU\ della SHCt vUlu, tenml oru deUe uns ora dette olfrv. Con 

lente ccn<tti\» vedrai ^U oyg^ti impicccìiti € lofitani^ ma dhtintì; 

una cónvtM»a invtct più vicini f ìnaggiorif nui un p«co ann4hbùiài. 

ae mprtti, am diicresiime, tvmpom intirm* V irwi lente feneava eoe' 

covive&Mt, vedrai chiari « ditti/iii tutti gii <^^ettì, coù vicini armò 

tni. So con tale ari* ha fcttita rtatr n^n poco gi&eamciitc agii amici, 

vtdtvaìta abbacinali gli o^fg^ti tantani, t r4Uili di n4Wa t piU ve'- 

ptcandù in ntmio ehm dÌMemtt$rra poi rvmpye bfn^ OM* *juetài CùmM 

% Nel Cap. XJ tmtta il l'orla di quei^li occhiali, con cui ai po«soii v«- 
ira ia co$ù ta&lu lontuie da viiicerv la vlct^ui immHgiattÌTa, tiu U dÌmo* 
EJon», ad anVf atme l'AmorA da tè «temo coiilétM, é *ì mvoluU, fli« 
ti ui f^'capettar ee tgH mUnda k>1o delTo lenti Jì rifnuigectia d ddl« 
[i coEabtitaE^ agli «fkec^ì. Avendo io Mio in qui^nlA patte del libro che 
fi^CKM d«l T«ri0 cp«nir dalld Unti concava e d^le ci>avea^ non era dftla 
in da ntf^fatino^ mi ci wAW {im^ntr, r m*ì :inni or tar-nor Xif^i* j^nrti; Ot* 
ddbi mia AsIronoiTLÌa, dirisai quel che ncc^dc t\c\U »?mplic> l<ntì. Tu 
lUttti tedcrlo ivi al capitolo V dove dimostro quelle cose ciio app*r1«n- 
m al modo del vedere, o dorè al lòglio !203 è di&e(tiat> It lìgura di un 
truiicai'o e dì un commessa, a quel modo vhe ai ^o^'tio» tie' lulii congiiingere 
Ìn*Ì<[ne .jitt^lle due lenti- Ch& &i non delle (jcca»iotit* all' invenzione di que* 
«lo etrum^nio la lettura del libro del Porla, e l' ialnizioi^e dte forse il Porla 
ftMSO d4tl« famihanneDle convareando cert qualche Belga, il quale, ^cvan- 
dMÌ d^'fllf^niìi dfl t*"pnlrrO| riiiwl .i npAcrinrlo pwr cna.i "Ha; pntevn :«Pniti 
dvbb&a la figura iiQprcToa nd mio Itl^rc (atc avvcrlilo il leltoro della ntnit- 
lura « c«nnpo«ixione dello strumento a (tiol, Op. Alb. V, 410-19). 

Ma coree tu ijniutii mcedrc e con lino erilerio «ce^vnito le vane *en* 
teine vtarìcfie da'^la^it ttcrUl^^ri M^pn estjioHie, m po^afino vedtT neB' Hvy- 
gbena, là àorc. ntlh Diottrica, ai dispoi^^ a trattar de' Tdeacopii. e Svnt 
(fui idt«rLìodìs. egli acrìvc, acd ut Am, fortuitae, primaje laudem Jacobo 
M«4io Bntat'o Alcmaria^ civi trjbu^iDt. Mi^i vero cert^ cr>mpei4um e^l ante 
i|BUtti TrlHf-flpm ftjliHi'aKfii^ Artìflra^m ijn^'ndnm Mmlinbiirgi>riHf>in, aptid So- 
landoa, circa aiinun:i huiu» ^acculi ni>nuDn, wc ìtt fuerìt cui»* ^irtunia 
incmiDit Job- Lippirraheim oomìni^ sìvc ctiì Jlorf^lluj in librilo 0c x^era 3V 
lOP Op^i in\f&rti\yT-fi, prinias deferì, Zucìiijias. Mi tonc non maigre^ seaiiutpe- 
daìlbus tubo* f;i<^^ li labari F. Utru^iue vejyi multo prior rudimenta artis tradt* 
derat Soìx, B^jpU Porla Neapi^litaoLia, cuius eiUnl de rebut Dioptricb et 
lisgii Naturati lìbrì, to^» 15 annìt aDl< edili {^uan Ìii Belgio noatre «to' 
itTNilar. fo qiiibiu liibria de SpecUlU, ut vocjit, suJa, memonit re« procid 
fHHitni quasi pruprìnqna^ i^nrrnl wdi*ndcntihu«, deqiw coDinnrtionc navarum 
ei oonTexanim lentiun^. Nihil tamen ma^opere eum profecJa^c, hcc ipsum 
quod Unto tcmpon; an» iam coepta non xdlra intlartiil, ne^Lie ip^e 



SM 



SfoWd iftl metodo tptntrttntci* ut JMki 



Porta qiiidi)Dun in «odo obicrTivil ^mm ^ul^ ]io('» 
imW ni iiuod CBBui furili ili»q«i* i-ifv^rMnrnliii nH|jiiu-iT] ir.- ' < 

Xeiit^c «ntftì hìe tut tjcrt MatbcsialWatmm ■liqiulenuA pum» recsundilM n- 
IfipiKtt quibua tn «a pro ruii44cn«t)tii utiliir, ««nptwbeiuicsst ut nwdifa- 
tlons coiD orucT« pot*^!, midtoque minua iJII, quo* uiio m^aiocati hont- 
ii«s uptBceA >c ndentiartiia raiLM. KLirtum vero ni cajiu «hltitn pef«' 
uibil miiu»] eel, cuiu fn^iK-n» am« ««m-I^ iwn a Inrornlis atqve «iij| 
aUDiv ulrmiqa*; ^ctioh^ kiiliuiii, quibu^ neonim «dhibitib riti» ikcti 
^meiiilint^tr. U( poCiu» mimn^Lim «Il lAimltii r^m c^b^ìu» Uiuìm^ 
ut Ji^ìiniim T<rln«r<>pinmii) BiTl^icdrEiin Duna sparvi imi mnlinua 
»kiiÌIÌA iDi», *^ brevi multo pnolAnli^xv eflcctt, quititi» i^IrtlitMi-inuk 
pliOMioviKiUL Monìiim prìmuft mluilaii ctt » (LuplTinì ìi^Ur. i 7 * 

Le aatorità d«l Keplero « doli' Uurgltcm concordi iti aini- ^r>Ai 

lU-^ifiiu eb« riowiixioiie il«l TeiMcopio fosw siala inspirata a qualche 
dalb kllura <I«U4 Jlfa^'a Saturale, eon di cmi momonto in tìover 
dieoiA al Porla i primi mciili contesigli coti più trdoro da' tr>gu»ci di Gil- 
teo dio dagli %Wt*ì «mmori- È fftrciò ekt« mi ipw' dw aOg^citti juark 
meolrt, uà GaKlm cin^ v lal P-irl^ vii-vtr »ra :i indinnnnu il filo àoi r^tra 
di*cor»a 




[L 



K chi «oiv<«ce oiurnii T iodate e quel ptisionalo ardure dir frasi 
Oalfle^i 4 »o|ct- iM^^mì uii ajiparifV »1 suio r il primo io IriKe qui>ri 
noa fai-A iiiBi^vi-;lia du^ e^'li ^i 4tu<lid3b«, coci le aff»ic d«H' in^' „ 
lancino ddr doqu?n£jL, d' iii{;erjr nella oomuao o|ijniOE>« puditi lutto alfafli 
drwnj da qnolli del K>plitr, d^ir Hiiygh«ns o d«glt altri «opra rltali, f te b 
prime paiti liHrin\i:iixif)tic di*^! cnnuo^hiali: itlfilniÌKoaio at iWlA. Di quifc 
argvtic ipoomtnciò a Urc slndic» il Coi»quìttalorc arnhitiom mVìtto dal pr«* 
apparire dol Nunzio £idfriv<^ in cui, f>onro4fraDd^ di avere avm^i una ti^ 
notÌKl« d^r Ifìv^nùcne^ altVrma *^he rlìelro quelU ritrova, net)a cua pwprìi 
sdcnu delle rìfrailuiii, doctrinav dv refnictio7iibui mnixwi, in Uhìtnen Jafa 
stmincnto, 11 Keplero pcrA ^U ChpponOTa clic qiitflla dottrino ddl« rifr 
h qiuk ftorcbba wln potvta bastar emiì a Ini comò all' c^chialuo he^n^ 
diiNdre «Ib rmnpoinioao dulia duo lenii da vadfir k nìtir Inntanf^; «ra >1 
Kxilla prima e polrm iverlii ognuno pubUicamcntr kiu nella Magv 
furalo e noi l^ralipomcni a Vitelliouc. 

GaJilao ttou ai «areiibc aapeltito die le ftanehc parole dd 
alemanno foaaero toqvio coti pretto a rintunare le sue pr«iM», nm 
•coro p«r quffido, uè lacinia occasione dì cunrermar tirila stima tlf^^'^i 
lì evi scrivciiu o dc'oigocn oou cui trallava, che il Ccinocchiah ÌQveiil 
cn pano della «ci«nti djoltricA dolk sua icento. Alla !^ifIn»na di Vi 



Caf. UL ** FktrUtviitzi^ìic « cfdfa tei>rfa <£ef Ga<io<Yhfei/« UfT 



vrrìri'Vh d«Uo Eiowa Ciii^.diìtk <1i avHo ^ivifo cia'l» fhV rvf oufJif^ cptf* 
ititioni di PraqKttiva (Vi*nlitri. ^[«innr^, ^fud/>Ei--i 1818, P, I, poir. fH) • 
f1ir«fideva apprriMi mon». Tlcro Dini, <x>iilro V impuUriort di coloro di« 
o il Canoci^kialc non moHlrar nitro cbe iD(aiincvoK «ppnrvntf^ftller- 
niDilo rbi> «Iella veriUi mostrata d>illr> tlfiimMilo iWMun altro poteva eovr 
miglfrot ^udlcj^ Ili lui, ch« era Ìr>lemlenl» ileirArle. ila cui Ìl noodo di op^ 
mr iklk Mrumrikto «Uwa dipende, éapcndoti che h fabhrk^ e la tt^nea 
di ijU4iS<f occhiale dipoli dalia cogniùòn^ deitii rtfratipni, <:hc è p^rfo 
d^llc icienz/T maltmotìche raia fariicotar profimùmw (Alb. Vf, I6i). N<^ 
in iLUrì Lurmiiii ilitrtH d» c|up1Ij cua cui «Vm «pn-siM mM NutiAii SJdirri;o, 
prinu cììt i«fita80 i) K^Ier ad atnar^K^^^arc^ti le cocnpiuioeiutti ildT udmo» oon 
io »(|u&d«rn3rgtì «oUo ^i occhi il WH libro dclln U«gia, i^ il «4p> V della 
sua Ottica aelronomìra ; teriveva Galileo il di tìO AgCitto J609 a BentNlWlo 
Lafiduc^: « Doveto iliinr[de ^pere cli# àono circa a due aibiì che qua fu 
efwna fairut^ <b<r in Vi>Mtdri era aUlo prcMoUlo ni conk Mmurìtio un 
Occhialo fibbric^to aon tiln Brlifiiio cho lo eoflo molto lontane le fnrcva ven- 
der cotti': viciiiUvimi^, tiet^hè uu iKriDo per U divLuixu dì du^ niglia ti pe* 
tMii dbLliL(aimft]t>4 vpii«rr. QiirT«lo inì parti? itrTrilu (anlo mjimvigUEua dir 
mi detto occabioQO di p«itMrvi aoprA. e par^ndi^mì che do^e&e avere fon- 
dun«ii1o iMlb Scianxa di l'roKpetliva, mi oiobmì a pontwr^ topn la «tia ral>- 
bfi«:i, la <|«tlc llnalmeAie rilr'>iai cosi pprf^ turati t«<, che imn ch^ ne ho 
fiLbricoU siijivr'j di «*sié Iji ìm^a di i]iielln di Fìaniini » i.Alh. VI, 75, 76X 
Cori, Bcnlrc da un» p^rtc proTi-cdevjk Galileo, cott ^ollcriid orcortcna. 
ù iniforìr ndl'aniirk' d«j(1j umici lei «titiu di k!-« «tudiavaci d^ll tlti'A di at* 
Tilire il »iio rivale. Gli traiparìtee viva «al volto k compieuenn in leggera 
qiaate |harole die Murlitiu Hu^dule acrì^'i^vaL^i da quella >ilir9si città dì Pra^ a. 
ifonde. « ferirlo, il Keplci* x\ì m^ Acocrjtlo le saetti? uctile: o Ptfr>raUra 
acTBL eonuido io moo <coI Wackor amico d^l Kopkro) inaiom con oltn, avonaanc 
ccnU-»ii Mipm ehi foMo i^ato il primn mti^ntore di quQi^lo q1rum«nta, to* 
Ifindo e^fli sontritcre che Oraianni ildLi Pi^mLi awmab detto «tn^nirnU', oom 
ii qmlo Porta diciì di avere egli parUto quattro volto e che Tiveva troTolo 
uomo aÌQgoliuru«im^ oooosbuite die io diccvii lutto il coalrari<7, sforaandonii 
ài eoDvInoerlo ecm Enllnlte tare die so contro il Porta» il <|iiale non Inlen- 
devi nwlti capitoli della *ni& òhi^U. uè nuufu la upevA ^ù-^'are iti volgare, 
«CQtandoaj che cranio tjLic oom avuk d^ altri, coai lUrìUo in Ialino oottic 
Rtanuìo ftampAlo ne) «uo Whro » (Alb. VfU» 93^ SÌ). 

bQiH*up eckiir/'H' fin il WciL^kor e V HatdaU «nno fni anici e muoirevnna 
qbR»U>, dair 3 m mirici imir dir Nnitir.i \\cr Oftlilco^ ÌJi ipello, da piò ratio 
impQjnijitc ffìudixio inforn^Alo nUa IcUiira dei libro del PorbL In oj^ni modo 
fò né il Wackcr ni il Xcpk^r i^rano, in «Megnar la gtunÌA parìe del me- 
rito al F^ici> napcletino, importati o da odio o da fniidioea rivalità o da 
ollra i&ìriiicicia, diu avesotro contro Galileo, il qitalt; perciò acntiva Tama* 
de'KÌudiEÌ in qnulclie modo addolcila dalla cinorrM de' giudici o da 
Mfla bfino voler va. 



918 



£V<Wa tàct nulodo 9perimmtiàh in lialiù 



Uà noe l>Jtlt i^raar> a i|iie^t(> nunht li-nrioli : 1^^ ^k^iu' i* i Lrxil 
MOptfii ci» BppHjnviLAo 1 tutti nuunvij{ÌKm.\^\vTnn HiinriL^to ciàcsinln' 
kleo iniinid invidi^iir i quali mc^ogttendo $\i mirali caduti di mftDo ti 
pkro gli (univano tvt^nundo, «oa piii insano riirur«» contro ^lii «t] 
«Il ^ulifi (x^lier n^'l viXq. Un9 ile' più Uf^Mi Tm quvttti baelUtuii fu ij 
padre Ortno Unuu, cli^ maaclienlo sotto U nomo ili LoUno Sani, ebbi 
c|ii«*tÌon« mtonno >lb oMum «i^illo CocnaU, a ad tltre co^o «oCAuvrkw <« 
l'Autor d«l S&9^kiiow- ti Sami 4un({ii0^ > pvD|ii>aIto d*1 CsiioerhuilA, 
cip il nu9tQ «Irumcctto «ra offiA^c di GaLli^n e iion figiiaLK GaIìIoui, 
t alim ^hr» cb« («uliva inaile p«rok ttvcir dallo 1a]il>ra del KV»uiU a>] 
di veioiko, tleCl« ibano a più cottili ari^ièec più ^^cliarda Qalo «ilU 
4;uMm, per f'-^nvìrK'er M fnl^o TflSftei't^ nllrai, e iM?r ntmnftnoir nufi^ 
il:i r^ir [ii^lj:irt- jisjiHlu ili Vfru alk- nue s(vfi*p lìoruni- 

< Qutl p«ft« io aLbia, acHveva, imI rUrotooMnlo di cfueilo ai 
e ^' in \n p(MM ra^ioaovottDOQto nominar mio porto. Tbo grao l<»iipo 
nilotlnto n#4 mìo An-iso Sidono, «mvnndo come in T«ri«ìa, clor^ mBnrti 
ritravavi, giuuitera ouotc come al hjj. rlJflll^ Miiuriiìo rm jitnto pi 
da un Olaodeso un ocdùale^ col quale te coso tontaite si l'odcA'^no ooid 
iettufliortlc come i6 foaacro tìtAù motto tìcìdc, nò più fu airtriunlo. Su ^< 
flU feUiS^nc fo tomai a Padova, dt^ve iihlora MtTixiai^ e mi peni a 
Bopn tal proliWntu, e la prima nottu dopj> il mio rHoniv lu ritrofmi, 
;ion>o acgveale fabbrrì<:ai lo etrumenlo * (AUx. X\\ % 7>- 

C'na tal prontona o Oatità di ceoeunona pot«va inferir quakbt ir- 
fpétio rli' la i?om faow in «4 ovvia, o cbe la (heiltlà d» riwh'^rp il problani 
ciriiim9Gt««;M* neirnviTi! aiiilA ^A prima nntltìa ilpirMinnriaUid*!!!» «tASSO pr^ 
Uema, per ctii Gatiloo, n aupercanltarc il mcaito ddla sua invrmjoRo, h «it* 
lecito di vimuo\'£r dafU animi quel «oapellc, dimoslnndo obu quella ivteitt 
criMluta ^cUMJi indura snzl^ in «oguir Topera, nna cei^a difllcolU loa^ fi 
Uìpiffli^mio pcri7Ìi^' il coMnitlo la8E7'iato più »opri tntprrott»^ on»! «o^ij. 

< Ma fono ilr>mi> mi potrcLbbc dire che di non picelo aiut« è j l 
levamento <.' riaDlutJon di alcLo problema l'etHor prima in i|tial<ho m«ik 
rtttiduto cooapif'voti! della xrrìLlL dalla concludono, o qcui^ dì non raw 
V imponiliLlc, « cbe prfrciò Tavrìauj a Id iM»rtnEn din f th^i^Kiali» i*r!> di gii 
sl;)1o f^lln, mi fosie cl*3^Dto tale cli>? prr avventura acnia «titollo non Fj 
ritTi>val<^. A qucato io H^pondo distinKUjrndo e dico che Taiulo rocAlomf 
V avtif fvogliò In ^ubnlà ad appltoam il pencioro, dia tenta qu^Jo p«t 
e*?*i" ci»- ifi m:ii non t'jiv**»»! penvato, m> che olii» i qi^f^to inlc av 
poiML fljfcVf^lar r intenzione io non lo credo, e dico di più ckc il nlr[ 
la molnaione d* un problema pensato e nominato è opei'a ib naaggiore ti 
gvyno aasal die il ritrovarno uno non pensala n^ nominato, perche lu 
«lo pifA aver grandls^tma partf" il eaio» ma quello è tutto op^^ dd 
xorao a (ivi, ^l%. 107, S). 

E prosegue rAuloi'o afTcrmiindo cbo <flì appunto, avutola Q 
avrlaOh ritrovò lo strumento por \ia di diacono» So non che I& dote il 




Cap. fU. — DeiVvìiJéniiQnc a Mia i^rta del CaAiwkUtie 310 



uld-Si|gntfl da Teilézia rli« rjuél 4bemvo m IcircLiva ^ojm ri^/itcV vw<>n- 
'Èpeadtdmd é% Ptct^ìeUiva qui cODfaiaai di<T qndlo alt^^^ dÌACorsu in- 
Tu a««(ù jWiJft, e perchè bcil« tomji a np«t«rlo al Sut^i eoo le w- 
ili parole : 

« Quc«to srlifÌ7Ìn (1 rnnaU d'un v^lro «olo f^ 4T ptb «II UR&t d*un 
non [>ui^ oswre, |wrc1i^ U »ua lì^tira o 6 convefAs, cÌo^ pifi irmwa nel 
die t«no gli estremi, o & comcAve, doi più lottilo nel mcveo, 9 è 
Int lupAi^cio {Mmllalfi, Uà qtMBta non allan pimio ^li opliti vi* 
li col cn*ar;ert{U t^ (liminiiìrTi : la concavu ^i iliminuìuv; In fon^-aua gli 
n«rje bt?m^ riu ){U nKutn rnuuti indistinti <-it abluq^lialì; adanqu» un xwr 
tiAo non basta por produr 1' eOclto, PiftsanJo poi a du^ « sapendo cbe 
vetro <U BuperGcie paralldU non altera ni^nte^ coatta tkéàeito, comchiutt 
l'eCTeitc» non poterà n4 Rnc» u^nir dnir scco|>plun«nto di qae^o eoa 
dfgli ollrì due, onde mi mtrìnn a volem e^wrinienlaiv quello che 
!aE« b conaponiionc dcpii altri doCi cioè dd coatv^M e del c^^ncavc, e 
li oomo <n^i4ta rai dnva r intento, s Ul« fu il prosavo d«l mio ritrova- 
» CtW pag. 208). 
Singoiar aoiji é d4vvi?tu ijijpsìIo [li^i-tirAa, ma è pib tiingnhi'r* rhn itaì 
Fitotofo da cui fu congegnato, il t|ua]^ volendolo >p«cciiir comr specula' 
zjonc flua propria coli' inteniìono ^i c^^tuiloi'o ogni inUirvoalo dol Porla, n- 
poto a parole il dindono fallo ^i-S 38 anni prima e lello da lutti no) cap. X 
del XVn litro della Magja. Chi i^redi? riebbe mai che l'ambizione aTe&se tanto 
offkiacato a Galileo V int-^ltcLki da ni>n reciderlo accorto che quel »i;o discoor^o 
ora tinft ripciiciunc *is%ii:* o uiu Iradotion fedele dolio purolo «(«ne dol suo 
dtcprrrixato nvaje"? C&fUvtvo tonge parva vides, ted p^trtpieua: ctmvffro jmt' 
prinqua maitn'a. tett tnrbida; it\ utrunqus recte camptjrterc novirrùt el firn- 
et proxima ntahra tt ctam vidcbii (Lui^d. BatAv. IG&l, pxg. W&f, 
Non fi é perciò nessun fottìi» il qunlo non cominci intanto sorieincnta 
duUtar» della «incerili Hi tpi^llo ga!iIi*Ì»nA ortncluftiom. 1! dubbio «ì va* 
poi tornare In ceit«Ei3> «jnnn^ii liimn&Ereremo qi^ale Lrji|ieiff[la fciania 
aT«9se Galil^ delle rifrAii^ni, per cui )o f^bbe a dir merìtamento il Carie- 
«io piinim in Opti^U ver^atum, lù anxi quella aIomo ocrlofia apparire n«' giu- 
dizi più fTevlL-, t]tiando Ut questo m«<le«Ìmo capitolo dì !iiariu mil^jenio 
teorìa del Tvle?q:ivpju. \b di pof:a fliiti:i?ntS e di poca feild è ptiro un 
Ito cerb l incot^reuz:!, die ai noia ne' particolari della narrazione blta 
da Galileo a vane occasioni- So il mDOdaeio è »iDpr« traditor dì «^ Btowo, 
pi>Ù dir die ii tradisca anco V Aut^r del Saggiatore^ riMandando a cii6 
ff d^lla prima invenzione d->l Ci noce h iole, n'era «lato ffcrflto da Ini «lom 
tV Annuniìo Sidereo, 

Qui aveva prinM narrata la ccaa a questo modo: « Mcottibu» adbuc 

fere, rumor ad aurea noitraa Increpuil Tciiue a qnodam B^lga Perspi- 

lum ebbunituai tuhn bencrdciu obì^^cla rihibìlia, lii:et ab oculo ini>pÌeMn>- 

Jonge dissìta, wluti proprìn^jua cemebantur. . . . Itfem paueo» pcut dlea 

ibi per Uterat x umhiìi G»11o Jacobo Badover^ ox Lntetiaconftrmaluneet, 



350 



Storia M m«fodo tprrìnftdal* tu Itnlio 



n '. r 
h; '. - I - 1 1 



quA Undeia in ttUA JbJl ut ani rniMno iit^imr^mUn. 

|ttud|i< pBt i|WM id eonTimili* Urfini invtnlìoiicm ói.- i.n r ..mi 

eum > <A1K UT. 60), 

Olirgli »verirì iandtm e jvnufo potf, die sì lef^gon qui o qwtl JìiW- 
menttf incito dilU fH-niut ili dii «erisao la ««pn oilafa L«ll«ni a BttOMka* 
tviducei, «tlMbno «apì^fromcnte «««re intei'caduU una c«rti ofldtiim4 
OMTvi infk^pputtla i|uiMie penon tllfftoollA fri raimuiizio ■tuìocm! * Ttfr- 
ciuiwe 4ell' ope». inftRln inveoa vuol far credere aI Sarai che vmuLoflteftr 
il fiorito ìd Vcactio TitTTbo, Ut oora tomaio a l^hloTat, nelln nutl» *f<H^^' 
4k il fUmo dopo obbA ofc^iilto fra ìé nta^oà lo lUvBwnto, 

A chi ciìHÌtt chn fUlìleo Tom* un uchho Gome tutti gli altri t? dvu m 
tottoiAttirgo, aefnbnrà )to|>o»ai)iflc iinacioeì &eÌdo pronta «secuuoni*, ooSé 
ckc iJtrove, pàiJtt««U^ cbo albi lettura <lol Sagf^uloro « dd Nunxio Siift*» 
f«ii»ori di dovervi rivolgere opiuito, ì\ r|ua1o v^glìn di un fnintn c^j^ m* 
porlanli* di stona conoscera il v^ro, Inlomo n c>6 appunt» ahbb^no di'^* 
metili in alcune lettere «he ftcrìicr» Gìor.tnni Uxrlolt, ftcaklciitcr tocK^: 
Vttidia. al S«£ro(ano di «tato Uctiviarì» ViDla, 

t È capitalo <]Uà f»on prole dello kU-tao BartoU) ua tale clw w»! >hp' 
>a Signoria «n aeipela d'uà uockiak [> raunone o altro Ì_hlruineiit9, tot^uikr 
si vede loBl&iio éno a 25 o 30 itù«;1ui taalo ciliare, cl»e dicono cb^ ^ 
pn>feDte, e moki T hanno TiaU> e provalo d(d campando di Soa Mm 
ma dicati! che in Francia ed flltrnre ftta «ramai VAlgnr^ ^ che per f^i 
aol<lì »t compri, r molti dicono «Torno axiiii i> mU » ^Mfy>. Tril,, V lE 

E in altra vua cwi io vtr#*a Ilartoli «crìvc ptu al proposto ni>:ilri> : - I 
dì tutti ijiiuAi bi dMo ck dbeorrere qtie«(a wriiimona li alg. Oaiitao <- 
Biali'iikiUoo di Padova, cron V imrefiiiurrie deiriHvhiak o cannime du ^ 
da lonUmn E ai racconta cbe qud lale f«rp?ttÌL-r« die v«nne 4|Uii col m^i' . 
aT«ido ini«^o da non 9i> chi (dic«M da fhi i*aob Teologa «ervila) eh* n» 
Cudilie qai fhitto alcuni>r pretendendo mille lecf^hJnl, ao no parti «efeta Mt* 
tare altro, sircliA «««ondo amici tTi«i«inc fhi Paoki et Ì1 fìailUl^ e 
conto dd acereto vedntj, diconij che cmo tìtlili^i con la m»le e con T. 
di nn nitri Hmih «trunuaito, nx non di Unto bvono (luolilà vpdij1« 
Fi'iTicii, ubbia mx4i<lÌ9iitt> tt trovato il «fgveto. E, moMoloin otto, coiì T. 
e bvore di alcuni Simatnrì» ai %h acquUtaIn ài quv^ìì Signori nnjfunii 
ilio aue pn>Tvi»iciiu Mita a 10J)00 fiorini l'anno, cun l*obfaUgo però pel 
di terTire nclJi.^ auc Letture pcrpetuam^nle > (ivi), 

Ecco r^fcoTiLirsi eofi itorto che hanno fuocia dì vero. Galileo, 9 
juanrando dclh adcnxa delle rìrrujoni^ non poteva ai<n- ìnnìn dLscono 
eaecT da Ini wlu ixriidtftlo uir Ìuv«Ei»iune Jed Telescopio, vi giunse col *v^ 
dome ed csamìnerne uno venuto di Ffoticìn e cef>Ìtat> Jn Vcr>MJa. Coni 
M aveMo egli a^uU» la finoeriU d»! Sirtiiiv, avrolilw potato rip-tler M 
atfisaft pronumìiic di lui, dcp'avrr, nnlln bottega dcir^refln? iniUne««^ 



Cap- III. — OeW iniF^Hxiime della U^ù d*t Catttùechhia ^i 



Ilo il TebncopÌD del conte Bé FtienM : inctdit tn ma$iua meas, iracUtviy 

E gb£c1i« \\ B»Ttotj ha rnlrddollo i» «pkeela sUiri* Pjt^lo Sirpt, non dob- 
m pcnlrrlii dì tìiJji, ncu'txTo rhi- iniiow! da Ini £1 prrnHplo ^Ib imnv]- 
ìnvcEixionc, cerne tampillo il'nc^u Ktlurì(a d'aiido nia»o in monlr: 
Lslarìd, c1i«, (lop^ Mser cor»» per Tatti onfralti, ^ ftll*r|Ea m Gume e irrism 
kp4 ubcrtofli» e fo aonaN le valli* 



Ul 



H<MMstanti< ttiCf dai nopia clUti cr^lr.itli di lettere ài r^iomini Barti>1i. 

rilevi ebc il Sarpi dorile ^twìBO doli' f nv^niìone dd CAaoccèiiolc a GabU^ 

Giulio d«l 1600. Air occttjon^ che cpi^^l for^li^r* francese dr» venuto 

ilar ÌB sorte in Venezia» e^o fra Paolo, ne avevR avuto gii avvifto In 
In dal No\-cinbrr del 14»9. < L'atvifo ddli nuwd oocjiiali, icrìt-^a il di 
6 di Gfrnnuo 1I3W al (-roRlol, T ho Avuto g^t piik di un mese » (Polidoorì, 
LftiL ld63, T. I, p(^(. Idi) e «oggmngD di aver I^Aa ndU pa^iLHn rìufldu 
dttUo ftUmneiLUi, Uritj> |)iù dr*^! aUum da ^ovaiiE, quiindii tutln «ni in- 
lenlo 41II0 «tedio disile Ma tematiche, aveva pcn»te aJ modo di crdencr qneJ 
tonto tkcidgrativ «fMIo, d: ì<oder le «<>se tonlwe, dio ora dtoovOHi ««Mt« 
etito nggìunto. Krr^ <lunr|tip, «?^ n^n nì vtiol dar^ nii|}ortafi>3 al P>>rt3li>o« 
4i f.«onttrdo. à' tìi\dt^ iiaien.i Iji primct irSm Mf iiLveoiione del C^nocdiìslei 
* Quando ì^ cn KÌ':»vane pensai ad una tal cosa e naì pasoo per la nncnto 
dM «n oocliial fattu dì (ìpini di ponbob poloete hr tal dTotto e avevo n- 
gì«i0 ds EirD« In <IiiDo«lmione » (ivi). 

ÀI Sajjiì t-iu iiolu per iKultrfcd i]ìn]<i^ni£Ìun>* cLà cbi> pochi unni prinu 
aveva, ne* solitftTi auoi munoacnlli, dìultricdm«<ite dimo^IruLi il ILnrolìeOr 
ohe ek>A t« lenti «onvea^o fanno cont^rtcoro i mjcgi le lenti concave gli 
f^ntp^ div^rg«n. Rtponsando pmvfA U ^ioran^ Ottico che per veder h> f^e 
lonUns C-i hinogujiTano l^nli ctifì non l^icif^fiprn niV ooAv^r^dTPi ik^ divergere 
ì n^ lamìno^if ma che gli nundAwero poimlloli, cnèé che » potrMo un 
tal* dfallo ottenere per mezzo deR;li occhiali panUiolici. La nuova «poeula- 
idone era fondata «^pni due ipolerì : mila prinu, nlli quale ora pure infor* 
liiftlo II Poi-taliict! di LeuriatfiTo^ die cioè Ir* «^>ecte o i laggi visibili nioves- 
6«n> dair occhio; e sulla Moond^i che ^ioA i lafgì paseasaero per rìfr^one 
flttLrav<»r«it al diefìuio parabolico, a «piallo atoeso modo ohe si rìlletlonci du 
lino «pprj'hia 

lnU>m<i albi vmìà Mìa prim^i rpotPRÌ il Sarpi nnn dabitnm, avendosi 
«aa certa che c«lì riprthvnva ropóni»n del Sa^re^o, da cui »o«lcneTaeÌ 

r occhio, iwjir ntto del \odcfc. ricavo pij^ntro nò i rttsgi della luco non 
maftda fitori, oono Piatone iiKegnu, agli offeriti (Alb. VIU, ^i). Dtibi* 
lari bevi« detb Mconda ipoteii, ed Mpi-inieia il dabbìo <m«i (juttle parole 



SS& 



Sioria cCrf wiodù tptrimtnial^ in italici 



ìmnodiniUMiiic >vicgi>itite a1l« Mpra dUto; pirolc cIm fìuuio ìa ft^ MV 
Uidinoiiiuiu «k1 «onno piu<irc\ e <tì quelk» squisita u^nsii che. ik-l 
regok tlelfarìe «fwrìmmUW, a\e\k ti Mvlfo SenìiA. < Ma poad»^ 
•Olio coite «Mrntte « non mcltoiiJ> m codU b rq^a^riiatiia dctlx nute 
ttVD «jnalcho «ppuhMrtf. Por ^UMt» non «ofi inolio incbinAto mir - ; 
^tiMlA «tnvbbtf >Wa fìitkat^ ; otkIc tìj^ rDiifirrmii né rìpt-nvai Q imne«AL*4*At 
con TeiperiettUL * {Polìd I-ttU-, Ìvìl 

Le pov«iiifi 9pociilui»ai, « eie /n PaoJo itcrfmn* In ifvr^U k>l«nb> 
indiitn; x\ Groil^l, uf«bè«r^ ^ci^itn ttubbio uidMtt m diuwnUanift e il $itgm 
ài £11) iluii^ia svolgersi rintvnii^in'? <ie1 Canocclliale «ar^b^ rlmasl^v tti'vfT 
|>«r hiiifD tfinpo »tf|>olLii. ve, conferita quelle ^tvxuUzivni ilatlu i«tt-jw fri 
il r<i«ta. qu»U n^n te aT«ft»e KoloftneDaenle div«l^le nel XMI bliroùciu ■ 
Ma^ PropoTiMìdofli di (hroa li dìmoetruioB« m4l«ntti»cft ne\ ltl>rr* fVr^ ^ 
fmction0, non dA VAtilar^, fi^l cap. X d«l eltnto ]ìbro> ifllomo all^ |i: 
dkituifhc <lptk Ipnli rtìnravo r iWlc eonvcs^Mv altro die k" ciin^*<*- 
non 9«» pittv nitro c^he ronelundai quelle the dà, nH cainMo npprc^ 
DOoUalì pinJiaUd quéhtu m$fra omne ei>gaatum fut» iwìspic^r^ htf^ 
Him qìttat. 

Se il <a|i- X ritKÌHm>S a aè r«tlMuloiie d«TiU>lirÌcanU di orriiiall, qn^ 
elo XJ che a lui Mgue pooe, colle vue i-nimmaticlM e»|)rc^:iìonr, a liartNi 
gli ingerì apccalalivj e ft^ quegli qut:l del Kcfilcro, i\ quulc ncU'? ftfib 
M «Cfitle dal Porla nolani ^ù mm. Prìnoa dì tvitò di« ^a^ </^ ipocwA 
h^titur tidetur lantn de penpictUii intflWji dfòent ijuiti de indaohit 
ùceultavU tenUntÙMun (Dloplrìc. Au£. Vitidel 1G11. ^f. K). NotaraaftM^ 
ebe ìri mcaob^mui tt^cr^MUai pt^^lfUihué^ ^ «h* dì pìd le i!»pn?«aMft 
<lel IÌtx>lo di qoel cipu XI n^n «nno m co«renxa con I* dottrina prurctfW 
1^ diinoi^liatM ibll' Autnrr ìr.bTriKi alla vitla: < Ft lilultift CApìri^ XI titfé* 
*iipra oni>ifm cogiiatum fft4ùm UmgMmc f-r^picfi'ff vìdebatur afa> 
fem opUcani involi-ere, i[uan viaio Cai eioitlcndu, et p^rijp^cilla »-"■>•' < 
Ueuloa» ni ad remotiora petiotrenlf quam «i Dallo penpirìllo adf, 
aut H ut annotti Porla. vitJo fit rerIjiÌ«iidov «[vavi lime «perilka i^fiu* *t* 
deodla l^icem condllent Ttl augeaat a (All>i V, 4i3v 

U Keplcfu notava i[ucala com iriiMlamonlL*, ma non «ape^a che T 
dèlia Bdaifin Naiiirak rifòrìta ivi cpecubiioni. ebe non «rano «ti^ p 
ma del Saipi, il qun]/'. m{iRUo nlln tì»l3^ r:lrije\a ripultaì platanlm 
rcouMione, nò aeppt: il MattiniAlicu alemanno indovinar che Ù PorU 
dando per coia rìnscibile ciò di che il Strpi dnbila^i, per non avcmi 
eiperienta, eonfondoti iuatanie gli tpeechl 6 U Ifitti^ per poi^ru al 
a (p]«iti< 1» [iiì^prleli diiilofttralt^ (i«r qndll> 

Pili in^eoui perà del Kepbri^ sor»cfo a tra%'B|fli&rei ìnlomo a vòIét 
drrrkiv gli euimici del Porta, perauoaì ci» httlo (ot^ nuUtr piirolc di, 
pfobabik nnlla d^incr^blft, duo «latti in(:ogm italiani, «e^uftci 
lrìn« di GidJIno, a cuij II priniLi dì qun'dti« Bnrtolommco Imperiali, 
vc^-a H di 4 Dllabn^ 1dli: tf £ il nùit deatdcno cli« V. S. a^licbl Q 



C4P- HL — JM' intiHtione tf dfUa teoria ti€l Gstìoc^hialiT 353 



«I rap- XI M 1ibn> XVn Mh Ma^^n di Gìov. B>tlUla tl^lU Porl^ 

Ifpasio ili cui cimfesu s V. S. i\ Ke|i1eivi che doo T inl^mW, tii^ Ilo io «a- 

|ìft]tiiuAÌ che mateaulko alcuno l abbia sifiolo dichiarare, co*a*f tu di« 

3Ufntii tu 4X}fifi:a«alo, né il PocLi, por quonic ìaUnto li ti% alale 

tio di principi 4f l^tt^ratì, >i ^ pj>1tifo mai inchiiui^ a dicbiAniro l'inìmo 

Sol»! v.\if Jr^w» di'' rna«livi Paolo Jfl Vi*ninii d^rrita, TaTev» rapilo, o 

X iibnr [iute asAÌ diflicile il crcdi^ri- cbr t[U(-Ato e«m un sttliìbdi vvnLu 

:i«nlOt p^b^ ^ ved« oh€, nel c^kpilob preocdentc, ivcn oosì bene io- 

ito il modo di Skccopptar U 'hte l^nli. U di« per) p&rv« Uùto elnoo 

lAAto tempo. A^^ìiingn che egli i4f?Mo pretella di volere naì»eond«re 

irtittcio li volgv, naa cVk^ aì Prospettivi era cwia nmiufe^U, Hcdiè unu dt* 

ido «Ii4 in ^lucile pAn»lc «io qualflto acambio o svario, aiccomc «i;li mb- 

fi4lla prtffaiiark<f dol libro, « di piii ^Me t%\ noea non iia Unto diTLicol- 

nd nn doifo; pi-r t3r1f> prfgo V- 5. ;i f-ontìderare «e pr^to (|U«I t«4to 

biiifl^cttafirtr» V pindr !tii:i:hi^ ^jnini^i CoAtifuatw oppui^ Cansti'ui- 

hoc mode vp^culum..,. e poi tornar da rapn aIIc parole WrtiM coiti- 
liW"..,. di pùl^joc per U prim;; ave^r la ktlcni ohimitLi. Tnnlo pift cli« 
ijueila parie, de è tej^Hta Timbrai, dice pra^dicti ipfculi non avcndob 
lom iioiuiiiatu. Inulina qn^^lle parali* ntfciionìbits iiiU ncr-tnnotUtur ste- 
LDO ì\ attaiiìfìa delld ^fdoni «jonich^. Udì» cctrd^n, «i<:ch^ par clic «g1Ì 
[lai ìntQTidfTc di una di quella, perchè dotie opere sue par che at poata 
cavar* oh» queiitA sia Ja ^£ione parabolica, e qiMrtta d la ragiona Hio egh 
n^l cap. XIX, trattando d^lla refraKionr*, liiw^rns ehv tiun It 1«nt4> |iHraboKca 
fagltardiaiiioamcntQ ai accenda ti Tuoc^, percM tulli i m^^i che paaaanoei 
nfiUfono in im punto. B nc-l cant^ochiolc, ecc4:>nd<> ka d<>llnikfl d«l Keplero 
e r Mpericnu, non «i richiedo altr^> chtt ^iictr unione, tanto più bella naJU 
|iarvh:»la, quanti» dir liìglic tulli* h- allnr Cikini'idpnin piii lunghe» n pi& corU^ 
cbe cig^iono da dÌTtfr»« parti dclln IÌQC!a nfcnr-A, Ondr potiHibi- Ì1 ronveióo 
parabolico vsdcr più grande di ffiianltti della afcrìca, abbrecGJnndo più pnrti 
ìli un lOfnpo detr ogt*e1lov e nuE^'iivdjbo cbiarjjuimo. K p«r i|Tunto fpotta 
all' incidilo, di Citi p^r che intr.-nd:i il Purtii in quelli^ pnrnlf* tibi~ vaUntni' 
gbne unÌ9Cr4aÌtA Èolar^n mdii dt^pt^r^uniur et coeuru nttnime, vativhhc la 
TàgiiftM cho foaee anch' ob:U incavato paiabotico, il quale per Tona diagrv 
glM>rebho i l'^j^gi, poiché To^a^ro pascali, per la contrana rag'ìeAe del eon- 
i-.iT.i I» ili!| mnvpui-, tBv/indn Ift ingoia del Porla noi fine dHla 3* pro|irt»i* 
tiovir del 'Hf* libro /)if rtfractian't. K ihl!^ fonnacione. di« i!|^li insegni^ delln 
•caìoij« pambolJco, nel cap. XV d<'Ha Masin XVII, ^cr via diri Iranuolo rei- 
langolo, iunilnaale t\ ba qualchi> Iuc« da inf«.'nd«rr ijudlo pun>li>^ ndlu quali 
Tu inHfiiicne dtfl Irhn^oto v delle linw* tra«ri*r*ali. Or «ri (ktica dì V. S. pu- 
dicar igiu*^e C'^n^elturv. e qiumdd pine alimiiue die ft^tat luolLu lontano ìl 
pensiero -Ul Porta» l<ini«rcì a prc^rla cbe applica^ae F animo aqueelana- 
gocio, epMUiando ao pctoM nnacir migliore nn CanoMhiale fìlto di crì- 
itslli pftfnbolW, per Ìè ra^onl che aI ann ^coniale dal P»iia, polche «eb- 
bene il Keplem ha piii fed? hpIT' ipeiboTa rbe nelTa para1}olLi, noRdfaneno i 



»&A 



Siùrìa à€Ì tiwtotf0 iptrìm<mtak in Hati^ 



MiKoi^i « h um<Hts paiono più oitniteld telle enkmi puibofiolie. 
te S v^lffl cosi pnsawi comi? rE TÌ0e4ti>Tii\ rlfletleDilosl ad iid piHM 
Bf^mlù (la 9il>bn;4:ìjrc, anderaniio andit ad iiDÌr8t pauuido in an puaiu, tT* 
dna *\ fiiulct fK^sUi uq ificavalo pdnboKoo, p«r cbe dcbiM eoo 
fom disliragu^r» quclU confusilo» inaggìovv^ Il lutto porA è rìi 
dWo di V. S, . (MSS. C.il_. P. VI, T. re, ^ 906). 

Ma perchè ti «iuJuJu ili Galileo Tu chi; il comporre II CftitocdiBlf, 
eoo lenti ptniboficbe, i«c<»ih1<» il peB&iero ét\ I^ortn, non poter* rìt 
buon «ietto, riinp»rift1i io nlln flua lettera ooiKlvde: « Sono r«KtaU 
KcAlcno, perché Aveodd (|ii4lcM opfnione che potdne fjrsi fjuanld 
il Ktito, l'tTcnDi «lU 4c<(iinnto che Hlìana non poterai trnyaxe, per 
iiapoeiLbilc \\ hnì, mi ha p«4ti> in iU»fM*ruior>c ch« Ul €om poosa 
G r tT]g;oni«nb> ha ffrxn rona:fi?U «ìgnor GaliUo non ]' artiva, daddgTfftt 
non 4 arfiiibili' > (ivi, ■;- ^8). 

AUjv) irJito p<:n»t:ro Jel Porta fu qn^rllo di apfibcam al rajj;gi 
Siti, n«cK specchi uatorii» cid ch«. pc'nmp luminosi, «rcn crctiulo 
net Canocchiali; ond è cbv appr««w» ai dtali pone, tii qu«)lo slesn 
doTU Mij^n, i diir cAprtoli XVt n XVtl, il prìmo de'qiuU intJlob : 
jmra^otica 9t<iio iJiTtenbì pouif ornati otH^iUtr ctrmhumi eC in /<ffi7tnù 
ditMnham, ù VtìUroi ParokcHca sectio i/uat in infi/ulutn com^vraH. Il 
E<rplero stimò qiio«(« àua |>ri:ip<iutioni im pena ibi li, na cho tf ìnlondcftM 
potere ottener l'eTTelio di ^kfaobrr in longhiaiaaia e in inflmla 
per Txa di leiAl crbUlline. o per vìa di epeccbì: < J. Baptfiitn Porla 
celiir problema in inQnJtum o>>mbuT«ro per ltii«aiD uuoriMn, quod 
ip^calo tradtt: iìii vere da loiìt^ conmm, v^mm eeae oplaanUir. Utrvi 
wipuris itfìpouitiilin A|:ifmln'ìii > (Dìo^ilr,, png. W). 

NonofttnnU;, come t Impanali arma creduto più Tolenlieri al Piivtadat 
al Keplero, napello al Canocobialo par^olioo, CO0Ì il CAvnItcrJ cbb^^ più Me 
al Pene che al Keplero, per ri6 che ritarda la posaihilirÀ di co^troira e 
ottenfTv ijli oITotli dello specchio OatoHo. Ammesso che h lin«ia eombcn 
à^^l PoTìa non si debba inli-ndcrc per im* ì-era linea geometrici, ma prr 
citindm o etìniwtìcttio di iutn*r, dì che f^tiglu^tUì vùgUotno indi 
mtnU ft^lwiQatc (V> Spocrhio U^L Bol^irna 1650, pAg. (H)elìduii] 
lieri, iA.-i>nd<i t%Vt dìimivtr;i nel r^tp XXXII drl lìbn» cilnto, potere oli 
rpfVctto di ilibrudnrtr in (puhinquc dirtzionc e per [anghlasiQa iIìaI 
applìuindo uno HpA^cbìftlo ponìholico* giretole sopra un pernio a 
lione di ehi vuol verto una parte o verto T altra dirigere l iooendio, 
Itioco dj UD altro specchio pandiobco e plfk grande, hi euì dkuio i liberi 
ardenti roggi del «ole. 

Gli nj^empi deirimperihli del Cavalieri atlcattno che non Inltì qi 
appi[]-t«Aiìntì iilU «cuoia di Galìlifo concol'^mno in far del Piarla gifjdisì 
icili a iju^-llì di^ir Hx*<Ij1ì' t» ilei Sin^i-do, Chn sr ti lihni drlla ^ayLi 
iuroìe TdA&c a rìiregjicr ttmto ardore di k lenti lìt^lv^ inrestigaùoni nd Fu 
geai>i'Me di sopra eommenorato, e nelV Autore della GeoBoelria degfiBi 






Cap. fir — Diìt tiuvii;i'oii« g dfUa x^erùi dti CanotxìUtìU 355 



ri P«n3i «>ù ijuaiilo maggior il^létfìo dovene «aur cercato quel 6- 
IciDpì dì nuLiioT- GUltìirft e i^a g^nto cbo tniCTo dietro curiosa « tutto 
che K»pacxc dol nuovo « Jtfllo « polla r^oloto^ Le numorocininta «dimoi, 
foTKK itLin H- ni^ nxilaiio laitli? fti rii!*0UEi altrt^ tìbm <li f|iit?I t*i*Kinn>, iH- 
die ]a J/c^7Ki Saturale doveva «tacr dtfTusn e l^tU pvr o^i parte 
Euf»pa, ni>n eonva Frugnr vìvanifnlo la curiostUi ne' lettori Ji vedor mUo 
[loro occhi fncdrnati i fe^iiirenti f^nta^mi ivi dipinti. Narra il Keplero c1t« 
ipinli? curiofiitA fli piò voll^ pnrao il gqo IiDpsnitore {Alb- T, 412) e obi 
I«Ta Tton .<}GnlÌniÌ l'fìmmtiovi^n? alln «pcranto irigf-ntaiiL di poter manlire 
hilìmU iliDlaria da se jI turno da* cuoi occhi v il fuoc> dnlk rU£ inani? 
Queste coatidrrraiicni concorrono a render probobUiatftimv il fitto di4 
ifUaJcba fallii rìraittc di occliiali, di [|iiji1unqu<! Daaioite #j fUvw^ e <ioidii«> 
liy tvca»c nome» per esu^^rìnicnto del Porta, veniaac ìn pensiero di c»m- 
iiuiome dtio paia dì occhiali, uno da mtopì e l'ultro da preiliìpì, e 
htrovàtso in ^ctto <ini^ir ingran dlmer^ lo àé^Vì oggetti 1 rag (lardati, dal 
Interni pnimir'Stì, In prinriiii* dovea aver <|in?lt'arl<»ric*i le due jv^iia d) 
onliihU tcniitc c^njilunto insieme per via di ve^^tictlc melalllcLc ^alitate, e 
poi fucilincnt^ per la froprìclì bcnia&itfì^ nllara spcrìmentatat che h«nno ì 
inhi ili diriger la Voìkù di mira, e di toglierò l« rUlnciont irrogolarì, d«<« 
a^vi^ alte irivliHlr? ftrHlituitn Ìl uiniLoiicjnu. Ciui il prìnii) raniirnhiaU Sta- 
rebbe alato UD Llnoculo, e par che la cua){4^lttuìi precida qtialdic colore di 
venta da oò elio Filippo Satviati aveva sentito dire, che cioè qucH'ocohia- 
faio, ebo av^i^h fatk' T ocelirala al conto Maurilio, aveva trovato aneho fcnveii- 
iÌoii« di ni(rllj|]tii:nre il \eilere «un due occhiali urdinarì, da porUirc al iiaao 
(MSS. <Ul R I. T. YIJ. e il9). 

In qunhjn'iiio modi>. «tticI fatto ch<^ m diceva dionu eMcrprohabilifdhao» 
fu dal PoriJ, £t*n:ta Injppo cailart^, h^nuto e dato p<^r co^a «vita. Appena 
mtatU i"blit (Ini principt- Ci»*i nunva ilcll' invrfrixìoiie ilH Caiiofthiiile, uonl gli 
rbpoae ik Napoli li di ^ A^oafo 1000: « Del «t^cMu Jdl' tx^diiik l'ho 
Tktòt od è un& rainchiofiem, ed ^ preao dal ni^ libro IX /><; n'fractions a 
(Ventirrì, Memone ece^ Modena 1818» P. I, pog. 85). 

Qdì ^ notabile chr^, invece dellu Mo^ia SatuntU, dtt £1 trattato De re* 
frazione e di qticalci il liLru IK. forse per ialia^tlo, invece dell' Vili, dove 
app^rnlr^ 9Ì tratta De &p€<UliA. Ma il citar ljucI libre», che fu primo noBa 
Bicha delU Jliotlrico a dar la teoria delle lenii, ifiv««o di quel!' aÌLr4>, dove 
non ai ti eho acconnarno h* conclufiÌ4>nÌ, non era «enia una particolare in*' 
lenitovi deir Aulorv; nu^r^iUo di revocare a >è il diritto d' ai^cr, colle leone 
stette ctie preful^ono alla menle^ preparata la pratica caecuaionc del Canoe- 
cbkde. Galileo e i partigiani di lui conterrò al Porla <^iiel diritte^ e lo coce 
tiarnite fin qoj ci dispongono a credere cbe glielo contpndeswm Ìng1ui4a-* 
Difille. Ma uni die l'ordine detU noalm Sloda ci conduce a dl&correr della 
Icona dt>tlrici ddÌo SlrumentOi dai falli che c-tanùnercmo, forse anc^c vnc' 
dì-> xerrik d^ci^a I.i que^tion^. 



300 



Storia d^t ntrtwìa tpffritufMtnU in flnfiij 



IV. 




ps«»fttt 



Da quoli f^rincipu diottrici Tocéc roAiktto GnJileo in Irnftur iT ' 
gJMM dal naodo come 9I vengo%tt a tn^nidir» gli oggetti, y<r i/| 
TclcKCopoo^ li por nunifevU» di ciò che, ìtt pramtar p'.T In |>rìinj 
pobblk») il fluo nuovo ilniKnento, ne «cHtte dcI Nuniìo &ìilcr«o. Pre^Liàu> 
ì nMtrì keltori ad alkiidcc boit^ oJlm «donn pUìch djillA qiMlf* boiiA itifci^ 
uùkU I» parola BegQ^tt: v ^< eotni bdlìorìt inUllìgonlìao (pniliA, lubii* ABCD 

«mi Pcnpidlla, ab obìpcti 
ocuhim E, diH-tiniliiin lir^ :> '. 
FCE^GDKfprrenlur: < l j^i. - 
Us Perapicillls, rei^enUir hwaIw 
Ijctcaa rv^rrticta» HC£, J^E: ov^ 
eiuilar iHiiiB, et qui priiu Ubai 
^ F(i obipciiim dliif^bnoim, pv* 
Un tjnldvniodo HI cùmpicbcndent 9 (Àìh. UI, 02). 

Cho fttniu loocia d«l naodt> di 9p«nr del Cinoochìnlc è rxm f|(Mti* 
Chi coti ne discorde. lQtl*allr<' frh« uver invaio 11 avo dittcì»- 
oond£r« <piicu^i(>jii rfi Pn>4;>Wffi^, si direbbe c1i« di Pru-: 
scìeuu (IkfUrica, iiou ne awvs nminMioU ^mii idea. Couif? mal^ìn^TO' 
Akoh^ e^ ofg«11ì per rcfrnii^iwt ciarlando 1 raffi. «wnvIcuitfMr' <»£» ' ' 
omo pceeoD la lootì m«4trftm ìngrrmdiit ([ti o|!:|:«lU, «« per re»cjnftL> iW- 
rA«lof« non 'ì rapjimtmlA rWiro^giHio FG air occhio altro ùìt» titu pir* 
Dona HI di lui? 

A 0Ttlar« il miitcn^ ^m mtanl^ nipcrt o^rt qii lU Galilea pr*tf*- 
saU r opinione cfao le knti nno«lrìno per refrangcno tngmndil^ |{ 
pordié, rond«iuaodocc \ tìl^ì, lo nij^rewntai» atf occhio più int^o^i,. 
ilbunifiale, CIm poi, per cipffni tìéììtt rifnaiD&i, lkcefHl■1^i i,4i sl^wi m^r 
Tcrr^mv bì :Lrcr«flca ran(o)i> ricusi?, non po»^ per k mcnlc drlI'A ' 
L'obictUTo per lui open a qudllu At«iao zttodL» cbc f»p^ni roctilu-c, e .u- 
m«iso, a modo plaionico^ cb^ lo lin«« radioe^ TtnaoTin dati' occhio per n^ 
dire a [ncDnlrar I*ug)fell3 (ad ohir^ctum FG ilirìirrh^ntur\ non aiMp^lU 
ncDUocn dalla loutana cho ì nfp i' itiaxTin ^ ta>i in iiilto quo! troffltto cba, 
fanno p«r ronir dall' oftpetla lontano ad appuf^tarvì [K<iroc«àio. 

Poco dopo ar«r profanato Gallio co«l t^ììc doUrìno, itfppiiro gi 
Uno il iMimn dì dottrìiM-^ ^ii^imgr ìvì U pmtTin^n di darv jiDa pHmn 
caaÌoii« il pubblico a^htUtm huùt* O^^^ni Ihtorìttmt e piar cho 
oecàfiiofeo aspelUaM a venir tredict aniii dopv. cjuando ddle mano a 
r^r* il Sa^nton, Qui ai lornA 1 trattar d«tla teori:^ del can^x-chUk a l'tdM 



Gap. [[]. — ihW invffnziont t Mia iétoria <M Canocchiafe 337 



i|uelU ^leria diolUin, la quale nd NuDtio Sié«r«> iiiùlutdjccnut manci. 

Ivi ìahiM iiKOiniDcIA dal cvitfùlarti ti Snpu, le doUiNii» t\^\ quale in* 
(omo a) modo à" dpcrtre del Td^copi'X le rìiucc ni litutr c>»] ?«i^uvtili : < Q 
Tolwcopìci r«pprtf«enU glj cif^olti nisg^ioit. perolii^ irti porla collo oiagKfór 
«n^1i>^ rhc quando «os vcrluti i«n» lo «tramato; Il medesimo, f^Miin- 
gmxlo qux*ii .1 un punto )u Kprtir iV rvrpi luminosi <iiJ ì m^yi »(anit recido 
il cono vìAivc, vogluna dire la pirnmiiL-' himifko**^ P^r la qtial« al vedono 
gli «^^tli, ài gran lun^a piìi lucida, « ji^ì-ò ^H ù^^ei^ ijilt^ndid; di palici 
«i rappTVfi^rlan-i ìrgrAttdili, e di mag^K^r kc* iltu^iiati a (Alb. IV, '20Ì). 

CoQcotlutu dunque eil hinfì»tT»D t^H<tv v«iv flie il Teltecopiu ii^r^nili* 
ftcc ^li of^lti (ij1 p^Jilargli «elfo m^iefEior «ingoio, conclude Galileo, contro 
r alln propo&izione dol Sarei, dic«nJ(j cc^^i^r fat9ts»imo di« sfJt ^^J« /ti- 
mitiMi ti H rapprtitentitì^ rot TeUuopio piri lucidi ^he Wìta, attiri A vero 
che ti Vf^giamo aw,ai jt^if oicitìn livì, jm^. ^^f^K 

Dj.itin^uo inoltre 1' Autor 4c1 Sosnìat&rc il xmh modo d'operar delle 
lenti concaio o delle coitTrsM!, dicendo cbe quotte accrcMon bcn« |rU Off* 
goni, mn gli mo&truli^ nif^ii itìdUtinti ed abbagUafij mctnlr» quello ^ìì rap* 
piewCilaiic» ditari ina imiiiccolilì (iti, piig- 20Hi r rioritoUnIr* Jillnliui«rr ■ 
quea1;t eteatt concava rtd Telescopio U parie più impacbnle perchè é qnrib, 
Appreso «Ih quale ^ì Izcii T occhio, e f<T la qunle pAtuna irli ultimi rdgci 
(\y'K pag. 209) ch^, dihi:iu<Io^i ntìV uddr dilla l«nU àie«da, fonaitM il cono 
inverai), come tt «^pei^itit^nUi nel mode dJ «li^e^iur le maE^dne colori per 
prciezioiK (ivi, pog. 303). I-^ (!oUi-i»a plaimiìca d«ll' einì^ioiM cbe cM ìa 
tìtcc vts<i0èiordita m€<tiantc l'unioiic difraggì Tvmd« T ofj^Wfo twficlo pìù 
fi/mifctto A qui puro Ha OiliW ripulita fnl^a, a^«er*ndo cbe «tivb&tf imsiv 
i\\irsio, tpmmìo tal fv-v onffcuiaA a trtrunr l'agffeUOg rna cCa nen tvrrjm 
r occfiio, il <^\€ pradv<t pai cotUrario cffeita (iti). 

Or iton pu6 chi li^t'r^ ^* medila ((u^itu c«m non mentirsi pi-em do ^ta 
gisn maraviglia, in rìtroviu- che Galtli>o canfuU noi Sig^lore dottnne, cbe 
egli av^va prima prol^Aule ne) Nuiuio Sid«reo^ per cui, menlre confbU II 
Salvi, vien uello ^^ett't Ifiuptr li crjrifuUiv v a cuutradir'ti a ré «te^u. Afeu« 
Culto cenni! e qualohi* liIratUuiuUi.'. e lu inaruvitElia cedaer&bbo, pciv^bi in 
trilli la varili A figliala del lempo, ma ptir si vuol fait? ■ipparìi'oda lutt»1u 
porti ehp U mariti* rIHr Aii1i>r rìoc^rri iìn Aempri* «tatti iigiialmonli- tmìcn nlln 
ventai t non nl>biii ftimicJito mai roti* i^rroEv, Ap7Ì< itebhi^n ^\f}ì riti tir dot- 
trine dei Prospettivi, quelle antielie cjiloltriclie dottrine non hanno a ohe far 
Qttlla colle fttio miovc diottriche, lo «funli egli é venuto il primo a ineccgiur* 
al inondo, o >enxa le quiìt il mondo st««ao ignorerebbe oncon col Sar*t U 
modo vero eoaroi>-ru sullu riu^tra ti^la il THesLupi-j. Che una tal pfvten 
foste veramente radicata nelF animi) dì Calit«o, lo dimoetrono i fallì, intorno 
Di quali dolibwDO ora divagare il diacor^o. du qnoli fatti pur 4Ì eoarornu 
quello >(rinto di conqnUta cbe, per eaaltar a^, portavi il Ffl'ì^ofo ad oj^prì* 
mene sU aliri rrnldli 



3S? 



Simia <f^ tneitj^a tperimeutaU in Italia 




fnfiD dal ^581 Fnneatoo Uavrolìco %rev^ lUiu iiumo tu- 
lli Oiticx ^ nel 1354 erano gìA compititi' La t«oni tliollric^ d«i; ,. 
iraT« e del^ miiv«8M A Irl per U i^rtma velia nur^nutitra niente <ttn 
e Unto luiDv «i conobbe; ili cbì vt^ il MaiKt^crìtlu^ iKitema ilr 
qtweto toorìfl dello lenii Mpuolc, ^la teorik «Ielle tenti At«»ft« ^-^^^ - - 
CtnocdiìaU; che (u peiuola di dar qnoJlo MfoHo certo alla luce, ni qvri 
tim>po tli^, d»* mirabili dMi dHU ntromenlA, 4flntÌva4Ì vlvi> deiìdtm 
luUi d' inlendcntc In mgionv. Tjrc|iiìmti f^on^hl infoltì &^l ilkvn a 
UaUì^U Airoki, nel dedicarfli la sUonitt dd libre, cscfUÌUi ii> NftpoU ndl 
« Nam c^iienUiBe itudiotb it«a niai gralitaimi aecidcnt hi libri, qmi nll 
fontee et capiita Hunt Pmvp«iriÌTae; ticc potlailniini tem|H>r<!, f]u« m^^oi 
fTÌu» dtraidorlum In uLiniuiu p«clui:ibo± excltavU iiotiim ìlluil el admindiAp 
Optkae Gslulac iareatum ». 

U pubblJcai;cfi«, inlOM ood d^ Lon«bi e Ttibe di prv^pcir&n? i tortài 
nienti kcÌ^oiÌaIÌ alla teoria d«4 Coneeekiale^ «ra r^rti- pìii opf^oritiiui di^ 
''I19 non i>i |>(ftr>Ac pi>.'M;nlire ollorn. im^^rN^i^liV^ k« it M^urnliuo d<w- T*^ 
rrau in0Ìfni, ì rfu^li pxn'cro appootitnmcfiti? preparati per coluroi, ck^ivra^ 
bevo da\o optr^ 1 co«lruiK e a perrciionue i fLjliin Tok«' ~ 

ili i^ie" T?L»*aii il XVm Jd 1 liUro INophanonf», dovo . . .__._. .. 
a1«ix^iom dì er«rìci14 puìjdottv per rlAaxàoDif ndle afero crUullio^; <^ 
raiy^riuB radiorurn, i»ln pcr«pieuui» «HMoa» a centro tiiAe<)ii4lik>r ditiM- 
Ijum, rfrmotior, cum luv libi poralWo profifiiir epb«erAe, concntrr<rt, ^w 
r«lii|uijs (ibi, pA^'. -li). Fij fjufstfl TeoremAr cito fect? poi dÌsp«raro H IfeMi 
di poCrr arer ne* ranovxliLali dìdllrìd 1u di-^tìilrrsla perfr-iii>np 

L'altm mauroljcAno Toorw-i è il XXIII dov* »> dìm^r:! Ìl laododd 
rappreaenUni per i-ifraiione le iiumaginì qoIIc aterù cruullinc o ndle teil 
conveuer « Pat^t ergo ratio i^oaro lux v^l aliquod illuminiTtim, per CDWf^ 
«illinrum rUruRi tni«p«rsns, ad l^nniniim qu^ndim coorersam pcirrì^t vf* 
Ogicoa: qiunado quidem con»pìcìlta flup«r11ci«in b^nt tiUinqut; conwua. 
IiQino in huìiumodi vitro tnlìe coDTena ellipee espmeiior tnuparoL» quàm 
%\ Tjtnim Ìp4um cphai^Hcain ornai > (ibi, pag. 48), 

DÌciafiiii>vr Hniii [>rim« cha i|ti«3do Tntlalo At\ Maurolirn fn99e noto 
pubblico, il Volti avcta gii dimoati-aite le propmtA diottrvdic tìt^Ue leal^ 
moHi altri eJIotti ddk nfiroaiofii, toìi norme piti nteiire, con più largo v4o 
lUo dì quet cbe non avem! I^llo VOtbco «iciliono. Questo inTaiii, nel Tf^ 
rema X dH libro ai^pra dtiili.1^ profesM il principio di VÌlJ.OI;ori4?, cKa tM 
gW ao^li ÌDCÌdf^nli e 1 re^'atlt ^tieoo in propc^nbup iinirormcniontt^ di 
o geomotrica : An^ii ìiidìfiofìonum timi fractiorwm tm^Us pr^jr^i 
TKtlffi (ibi, poQ. SS). Quanto poi «Ile ìmma^m il Matiralìca ^Umo-ìtrA 
li nipiirr^L-titiixi dnllr imro4gitii rr^U iìkW*^ li*nli Inoontet^e, tnn dello 
raagim Tìituali, nrl!c biconvcMc >tcMG e nelle concare, non fa parola, 
tenlandoel di oondu<I<-r« per le primo: Hinc ^rgc a<UÌ$ c^nHat tjuod <m- 
vaxn rtmyr^got, <i per la ^^eonde: tììnc *rgo mSU covisTcU qnod fonano 
Uttf/rr-sat :i)J4p)i. Uh. in, rsi-. 73). 



ì 




Gap. IIL — iktt àm^mione e <ietla {^rla del ÙtAOccNate 33tì 



|] Ì^CTÌx, odia proposixiono Vili ^ol Libro 1 De r^ractio/tt, d^mcelri 
Hi* P principi» assunto 4i VtUjIìonu, a v^pjitu poi tbl MitiiMlko» ^ '^^''^ 
I» dio i rag^ Ìnci(t«nli n i rAfmttJ formfino nri|ft-ilì, i i|imIì »l«niio in prò* 
pontoni non unii'omienMnk, mot dfITorincincriic difTormi: « Seti VltcHb ia 
lidc hitiis c^ (|iJ<>d cUi ocqualitcr irjlcr m; dUlant in fun4o U«<nUa cclo- 
nU, non ob id a«qualit«r dbUnt in :iC]iiAe iumm^ prnicU r«Jiractioniim » 
(NeupcJi \:^ \ae- 17) 

Per qMi;l cht puì ri^u«iila Ift lUppredenlaucEM deìk ininufiiK il Poiia 
é il piti compiuto di tutti gli Ottici cha Io eeèiuironc nppnuso Gno dio «tosftd 
Culaio. Noi&biL^ dL« «gli primo iiiUcduDeue, In qaeela nuora gnlteidioL- 
Irtcì. V Vio de^i <i«*f, chi> p^h k^^]h r^l noma di caftrfj, d& cui ^ con ve- 
nti guidato ■ dìmottrar il rtppireHntam delle immaEmì co«l rtalì coma 
virtuAti nelle due torme di lenti. KssvimIù la Dioltrica unii Kcictici iìuoth a 
lino* tempi mirabiltf t in qu^!&lu Tr^ttulo iJtf refrcKiione il libro Vili IM 
tpu:iUU^ il«] 'jual flu^^i?rtu ha rA]i1>>r^ gran ri^'ioni? ili diri* cliv 4^gU rm 
n» an'ua, mira^ffi» tttitis iuiutuUi n^c ab aliquibuò <tdhuc tcntatii (J»Ì| 
ptg. 179). La ^mo«trazione d«ltc immagini, che in rmtt uikU ai rftppn?- 
c«nl3fì'> òsììn varie formo di Idilli, ò ivi data phncfpAlmenI? nolfe tru pr> 
|it>*in'^iii : iiHU Vn t In c.oiiiwìk fiprTÌl1Ì<;(if^ii[ci «pj-rilln pmprìnijria in^^ii* 
Indine propi^, ut procnl poÀtA, sempcr recto vidcbttur a (pig. 179); nclln VJU 
< la conT^xU upcdllidr magnitudine et oculo lon^u positi», inversa vidcj>itur 
ms^fnitudo et prt^prinqui^r i (pug^ 480\ e neJJa XV « la ccncaTit >4pecillis 
WS Minprr minor vjileLUur b p^ig. IS!!). 

In ifUfl lempu At<v«»j che il Porta dava opeini a pubblicare Ìl TrutLito 
Ve Hcfriictionc, un altro ItaliaiM> aveva rivalle le ine apt-eulonom interno 
«Ite proprietà diottriche Jtlle lenii, e nv av^ dimontriiii to^reini, che an- 
lUmuu «tlonui it^uitrsi^nLli^ luv^iit^Uu II canocchiale^ fu Ja aiIcuui, *• m^ii;i* 
tAinaute da quel Giovnmii BarU»li die delV invetuioDe At\ c^roccUiaI^ davi 
ftHkolari notìzie id Vint^» pregalo TAutoro di quo! M^noo^crìtto, fhc erx 
Miro* Antonio D« Dorainifr n volrr app^Uc^ar^ i trt^ivmi dimotlmli Jilh leo- 
rìt dello «trjAo Ganocchinlc, Unto 'desiderata. !t De IhmbxU, nunoiUuite la 
dignità dì ArcivtTtcovo di ìSpaLatrc. della quale era atab insignito, c<*>tdi^ce$c, 
preparando quel Tr^ti^itc, obe ebl^e poi il liiolo Da radm itmu «r Ituit, Di 
Cl6 Appunto djtva ro«J n01ÌKÌn Ìl S«rpÌ ni LpAch^^hior, cnn V-Ufi^ del di 8 Giu- 
gno ICIO; a Ouanto alle lenti oculari, pev dirne «ilcun che> ci ha [|uì (in 
Vcoctiaj alcuni eruditi, che diicgn/ino di fare un pircob Commentario m\h 
tiaionOf ovo cip<>rfunno la maniera « la cagione del ritiwaro olaniese, e 
tutt« le teorie a un tempo del Cnnoccbìalv » (^Pulidori, Lelt'^i-^ odìz. cil. 
T. n, pac* 81). Due mea; dopt), loma lo ateaso Sarpì a scrivere all'amico, 
dicendogli che Ìl Ubrìcciuolo intorno agli occhiali non era aikcora atampolo» 
macho T Autor» att«nd«va alle Ìnci»orri, dolio ^ali av^a bisogno par 
Upirgari>» ì «noi i«ntimenti (iv^ pog. 106). Fu ntampato poi quel lil^tic- 
ciMolo, a cui dr:v'av<-r pre»o non pìccola parte lo ateiao Sarpi. in Veneria 
imI 1<H1, col titolo: Dv radica tùua aC fucia in viiris pi-r&poctivté et iride. 



»0 



Storia del metodi aperimertiay in itaiia 



Trattiitus Jtffim Ant*Htéi IM DtfminU, per Jooittirtn tt^xriatutn tm i* 
ttiitu$. 

L'Atitora muttra lU avere STuto é ài av«r tuttavia uiui irnn tìdtwùd 
i>7««r c>»ll opero sua n^adto a aodii^ pf«fìaai«ite e ^^ 
Meno (11 coloro, vbo votovan capar la maiiMra « U r _ 
«^laBdftU- Uos ìa\ 6diicia vìad da Ini ttR«M •apraa t » p«r )« «^guetiti pK«t- 
« Ex lL4<ctciigH ■ itobù tiMrtU rt npIicatU d<; vUrcùi |icr«pirìtlis bcfilÉmitt 
rt^zolium rnUilur in coc)Ìlcirod<> io^uoD^nto Ulo «fiJo<l nuper vàdetitr m* 
T«nltim «ut «tlli.-m, praeaortim in Itilo, puU^catuio. Id oniirn, qgMnaday 
4um maxima atliairatìooe aSecH ^l a/tloit idaiiftiM, ìU tnìki «erta i|iii à 
pem^uvU imli^ multe», vtà |«r iouIU-a iHÌaeo luriua iUI«rta1ìutuA r^na mt^ 
tcRì Claretti, nulli proraua foti n^Eninlioni, »>d cqri primiifii ili 
aut«in nHt iinp«rfocliim, eiTcctom duoriUQ Tjtrortim aperta! ru^.. < , 

Qqi^ta %'a£it«ti fnrUitit il' ÌaÌ«ii4oro rlh clw t tutti «t^ s^mliivla 
dif^cilc, U ÌM Dominu 1» ricoQOoee duoque djdi' coBerti per tanU attJ^ 
«italo negli >1u<lj di PrMpolbra, « (htraivr ufiutn aptegarc lo proprì«4A 
h>nlì. E Inblll egli uieva 4iirAd«nt«n>eii(e bene djtoMrato T ingrandii 
virtuale delle iimiia^ni nelle laviti o»ivaa«^ coocludendo aM U t^tìa 
«trazione: < Ilaquc oculaa ncA nd«l quanlilatem aub «agvio dirado al 
lui^, aed fub an^b, qui cit angujua naaior a ^pap. 19)* Avcr« 
s«fAd«nie tnaftif^m <l<>«^tio II nppr^aaUral della immagini TirlmJi 
Wntì fXfiic4Vr, concludi^&dn coni intorba ad ctao; ■ Ociilna ridL*t rfii4ntìt3i 
»ul> anelilo qui c»l minor et atrkiior animilo nahirali, ci miiii>ivm iitH 
tc-m o«ufiat rt tx^mcqucnticr ix» fiuidcm minor cipfnr^bil, »rd cJarioré 
diiUnciior > {ììàk 

Tali diultrif:}!»^ rtrucluaajiiì però, lieiicliò '■en? i- stiffiEÌAtiIitmi^T' '-^ 't<i 
atral<v 01^ vtan '[udlo die più facciano eli' uupu. ImperODcb^ 
b raflriont dal Canocchiate n^irimniajfind roale « rombala Jt-U' vLwUii 
cba Tiona iitgrandila <> r«ddiri»flt» dull'airibra, li n« D^nninifi Jnlom^i 
tnoalm ili non aaponie nJrnU^ e pf-rdA, riguardaadoù à\ lui VohIMtho 
come uno Icnb? d'inKnndimcnto virtua^ ccoo comt^ franlefiilc l' ^ 
Tcct^Un?^ f come uJlo tìeosa tompo tacci gli tìtìd'ìo*ì in iiudU ;.^ i 
con Unta {icìlìih avura fidtieh di boilitfcirv. < Cnotorura inm vidimui 
talde rcinuta auiit. ptrr vìtniin leulìeulart* cvmi qiiLd«m cnm ip<iranD ii 
EreroentOr rvmoto uMjue ad ceiiuiu epacium ab ocu)o iili-u pnniirto 
turbate H indiMinctc, «t conriiao^ proptiff inbElionom radLoruin ¥--< 
r^oniDì cum fraciii^ Sì l|piQr i[l<|tin nillona tolti pos^it ba««i; i.-^ ; 
al «ublatin rvrKiA dirvriin ppr nnloi riffrnctna fiat vIhÌa, «x dnptìc Ì rapila II 
cbni OMi^ i^t -IMincla, tutti ex «ubbu conflaionfì pniodicta. Inni ex 
TidhliTim (lilatntifin?. ToQilnr iifitiir conrUsio iUa et estinguntur rvSi 
recti, por appoHitìonom vitri «xcavati intar octilum oc viirum loniiculm 

(ibi. i^^ ai). 

Tak- r tanto in o^ni moda em Ìl fcrwr de' [MOTt &1uiif dio4lricÌ ÌD Ita* 



Caf- Ut — DiW inwnziùrtv * dcUa t<ùrki rftif CanocehiaU 361 



I, che; «j ris^tgTij .iir<w>jn|»i>, in iWmatiLa, i|ii^l gvin Kefil^n>. il quale 
1, Ile* auui PaEMlifiumefiii a Vi|i'llbrii% ^fimiiM ipp»*na ipi^li 8U*t«i nuovi 
i, tolle tonarci aopn dì propotcito, i, ootlivarti col pnndpnbìnleiìlodi 
ivtt liKi» dì ri A mi«iid«re U rofiiciiie ii«f C^nocchuilc. Il Trsltaidlo, ^« 
)v purtt FiM Ifì] 1 in AMf[nM!i la Iure, s' inCLlolò Diiyjttrìi^j uv d^morMra' 
torum tiuac rùtui et vàìhiUhu^, pn?ptitr canrpieiìia rum iUi prtàtrm fu- 
rilo; accidunt, e nclU teoria dclk IotiIÌ Aomplici »i va anche ijtii prvyt- 
tdo U tooL'ift p<-r Le Icrtit com]K)«le- 

II i-a|>[M>*tt>nlar-(i M\^ ifiimngini rrali nollr lenti eonvMSO ^ 411 mi^'B liuto 
lU }iropu>i<iuue XXC cuft Imita etaMej:tnf r-Uv nim ffiln*hbo di meglio ót^ 
h scìtiiii^ hi è iDvocatu p^r la pfii:M xdIU il principio che Toc* 
rir»rìK« la vibu nella dir«3Ìon« del raggio rirnitto. e con dò rcnivut 
-inUBd^ro in che niixlo il l«orpni& di Tobtnecs éh^ 
gU «ifgetli EÌ Tedon itairoccliio noeli'o ìn^cAniitl 
irop>r<iono «SHVoLnBofo tìuiaW, aì poto^e, dai di- 
tti i> n-iliirsEi, ripplicAl^O M tn^ nttkilL Ou«IU 
prupocEzione XXC, in cui ai dioior>}trA eod b«ne 
teoria del nirL-raif^pìu «i<mp1ìnT, * mnrlii»:! ihl- 
TAutore bella forma ^e^-ucnl?: < Ut igitur Mxìin b^ 
Lg. 97} apprt^hf^niitiir^ opc^rtet vtmre Ah oculo citc- 
ioTi'* <^Lam CI, CK, pul:i CA> CB- lloo i^itur 01 ìuit^ 
!*pficiti di,*IÌlrTÌnl • Ci, CK, n^frartiune In A^ B facU, 
appivliciidcot 1\ E ut *Jnl YtsiTac CAD» CHE. Cum 
a\itr:En AC!) nii){ttlUH fiÌ1 maì>>i' iju^Lin ICK* quo spL^ 

plotur visLliìlv, n>moU I«nl^, taaÌM igitur puialjitTir tiiibil^ E>£ quHm Hi- 
Niim ncf-rit iHirìus f{iii*l fjdiw CA, CB nfridnl il» IrimMtit A l4 Ti, jMiliilqiii? 
illoB continuan in recium ne ni «saeiil CAP. CDG, ubi Fi} imopiuU i^uAnlilaA 
nt fMior <|itniA DK » (ibi, p«f. 30). 

Quunti^ piTiì il KepT<?nv ^ esailo in quf^^la. flltr>.'it.'irLlo «> mofilm iropfo* 
pcio nelTnltra pn>[U]Hrri-n« XCVI. *)ove irtlTa iIpIIp immagini r^pprvMntato 
dtllo lenti concave. UcnunriMo vhibiiia per citccM Unte» rapra^etttaniur 
minora (pa^f. é&) ù vcfo, ma nel pr^ocssn della ditiK^nlmiionc «i tien ch« i 
raggi oonT^rgano verso Tocchit» qii:i*ì ubbiina li^ knti concai», oom^ li* -r^o* 
l'euatf, un tocj r(**!«. Da questi) rETorr? priiu'Èpalmeii1« dipende l'imurticMOU 
del Kcpl«f^ 71 «pii^r la mgionr del Càrioccbiak. imperoccb^ a«bbcno oglii 
fwlle d*ie Fropofi£iiini XL4V e LX\\\ dimu^ln aaaai bcno ii npproiagitariì 
delie ininagini reali a rovHcJat^ n«lle l^nti eoini'^we, n^n SPp^ poi vDdsnt 
come, ci>DTrappt>4(A jna late inainagine i^ale per rrgifetUt «Ila lente concaTA, 
qiMita, collocala pr&«M I' occhi'\ per b div«r^etiia e V incrociaiDcnto de* raggi 
in lei rifrattit vonitao a ripn^^enUr Voir;;?elto oleato a»ai ptù grvidc e di- 
ritto. È p«rtè6 eb« D noitm Auiok n«1U pn^tutthione C\*Tt uinrHia k «uà 
Minito diollfìcA, HI abbandona alU funla^ia. la «{U^lt; gli U teMMf c<m1 fttlo 
diacor^: La lente cunesM fa ti-oppo convert'ere i raggi; la concaTa gli h 
roppo divcrgerv, ma compunte ifi^ieme nel Canocchìala fi «ne&ibt^o i dna 




WS 



Si^kt d<l iKefod^ aptrtmoitaìt in ttatùt 



eci^'^ì. e ila d& m t<cti^ U vì«mi>v dJsliau. « Cav^^ 
niK jn^viiUi, *i proxinui OL^ulum 3|iplin«ttjr, cotiftuv : 
mam nufiorunn divcrcdatUin. Scd ndUlionca imina ptmcti, per oocvenn 
leDlem toliUruon ocello poAti<» mira j^ealnim od^ciirviiH, prMMUitl cnaruon 
vliloikein propW cr^nvi^rg^ntiain^ et ilU nimielj» itiv^i^eolìn^ et bii#r cto* 
vergeotiii, lenltbu» hi lubum conipoillK se mutuo Urlliml ; siibljitA «p 
fiOftvflrg^1i« ti taondiU nìmi» 4iT«T(onti«, Miiuibur «liatlncU vi»U> * (^ 
M, 56). 

CIm rtruiwRit r«mr IttiJ» dal Ki^Uro inidmo at divisar I9 ivuoifii 
nttlliT Irnli f^iMiciTf* nn sUlo pri^cifiiii cimo, ]h^ cai «igli nu«i-l tinla Ul>* 
riort a *é ati!^^) nello apic^r U r^ione del tinocclunlc uianile«r, to diw- 
rin r inrcEKÙon del CanocchkUó aatf^nomic^t nlla i^ualc hur^j ti I>i44tivk 
ateiiuiiiio, per nitrt ««duw te lenii concave e per eMerei atii^nuto aWr v*>- 
co*f0«e, tifile qitaU cosi ben? avere Uteu e diiawir«U U l^oru- <.' ' ' 
è diTvero I] primo Canocchìnlo cbc noo 0U frlalo cdTevIo dal ^a»o, <- >ii -i^^ 
pu^ dir con <«ic>e[ua 11 sud Aiitoro clkO lo nlroTÓ doctnmt^ d& rtfratiu- 
nihm mnixìu. Intimo alU nLgì'>Ti« di qunf^to nxiovo itmna^tilo, anntuOHli 
coid fH-r li pxìiaji vcilu al pulililii'o wlln rormi^dl pmblrfna: </«fi>6u* ■?«■- 
Vfa^ in(T£ora cf dfMfiftrfa pratstare vifibUia t£d everso »itu, i\ Krpki^<JK 
icorre al modo m^^^'i''^- * ^^ *l^*i^ tmaKo rei ittibilù «^t ev^rM pcriiM» 
lectenir lons vero propio? non e^<<>rUt denuo quod accipit a remotioflr Mtl 
tic ut Hcdpil £d i>cii|u/ii iran^mìItÉt ^\ euppoalto: }iccii>i( a«iiÉ>iii nsp«fii 
rd visibili» ÙHAgincm cvorum; cvcnum i^iliir rr^pr^l» rei vì^bitin>l 
Uim mitlit. £1 (fuit imago ip^a cvi^m, pi^opc; ptuictum concur^iis m^ . 
p^rei re iptn, remoiitii ae<|iiaUi ci ailiuc ivmo!iu« minor; ìina^ igilu^ -• 
tic cMiVfiU libi TiipHI niDpUttU pirr If-nl^m in>jjiitinfa^ <ìuc»lms pHmii ìtìju' 
bus mA>»]^ (>mEitnu evedet re ip^e^ tillimo cuau ti^I niaìor ve! ac^<|ualb fri 
minor, prout ftjcrit lontiiim inter so propotiio, <|uao c»t in arbilno artit- 
cU a (t]Af pag. 43), La le^Ha ìnfiomma di quMlo nu^tvo Tetcì^ijjjity, è ae- 
eondo il Keplero ^m^ihcU^lma : l/ioim^iike reale u roT?>«iata delV EitJHtifi^ 
ai rapprc»cnla c«n>r <>t:ccllo olla fiata dell' ocubro, ed é da luì virlLialmrttk 
iD^nndilo, cceuc tic-l Mie(09^-op:o. 

Bo&ch6 primo inventore di ijucito Canocchiale ailroiiomico nìa fepfnf- 
mcnldt nronoi^iuti TAulriTA' della L\XV1 pruptuiaione ddla DitiUrìf-ji^ i■^■ 
pala nel 161t in -augusta, nono^Unl^ I'Vejicc9>co Fontaiu^ pubblicu^-j «^ 
Napoli nel l(>tó le buc A^owati co^lw^tum ierrcatrìutufiué terwna «bi<r- 
POJiwe^ incominciA oa»Ì U i^ua Protezione: « Tubi qnadam Oplieì a nu 
anno ÌC08 duubiiA kutibui cuii\'exb c^oinpo^ili int^ntione reperiu, ... a 

Ma M CanoocKiali? astrooouuco che egli ailernna e»»ere aUUi ^ sé i» 
Tentalo, dt opticù fwòtf iutronomi<Q afr Auetors intrcntù ne Intta il Foo- 
lana di prvpouto oaJ cap. VII do) Ubro» dove fra i<- allni ci leggono W ct- 
goenti parolt; « Tniapc^ anno IfìOS Hlìiim l[)buni opllirum ana«l(im adlìeit 
duplid itnif- convcxa conatmiì >. N^^n 4 per <|ug»Io cht VArìflìc^ Dapols* 
lan» TogUu venire in coKteia con T aatronoroo Icdejco; dopu av4,T cbitatato* 



C*p. 111. — Deti' ini:tnzion« e tltUn teoria M CmtocrftMÌe 363 



ini del fnlto che t?io^ egli non tide la Dioltricn M Kt^pkro (^rima 

IMi, e>»i couclUiW: V Hirum aiit«ni non »t wcdfititum K^f^lirrura G«r- 

inìae, meque Nea|icll tali» inventionifr aulh<ir«« nibU'-i«: mmnvn) omravi 

LobJs Ulontis, intd]«ctu Tidolicet ot 4>p«iration« (Kuti 4\imu» > (p«ff. 90). 

Se si po(«««d provtr con (ìoctim^nti più t^i che ik Fi^tiUiul &>3truì per 

itira il canocchiale imi ^608^ conTirrrvbbjj Aìtp che rocchiibio oape^kUno 

^iacoabrà nuli* mfcaiìone dullu rttnininnlo net\ \i:jn\io »li!»o coti V occlliaiaìo 

mft perché, ripcCunio, non abbinili^; di ciò i àocMtneniì cerila s i! 

TonUna non fa auloriU in cauM proprui, condudbmo il di»cor*o, ohe ci ba 

Iva^tvi dfll primo «ometto, direnilo cbe nel 1611 ch'ano siali Tatti intornf) 

11» Dioltrica «pocì&lmdnte in tulìa nuUbìli j^rii^i^Bai II Purta e il Blauru- 

nvcvono aiiplic-ito h Coonactna ai rancai rirraltl nello ]ctil\ concave e nelle 

iVMso; il De; Dominili av«Tn tentato (li concludor la toona tì^ì Can^echkle 

rjiit^lt fttf-ftti iforcmi iliatlnci dimmtraH, o ti E«pUro aveva <1Ì più rìtro- 

itD i\ nuuvo Cam^arbial*? nslronomic'i i<f:ortci\i ilnll,! KrJrnjj «li^llft nfniiì^nà. 

Tra anni ilepci, nd 161^ Giovanni Tnixlc, pn^-^^iinda per rnYi^tc^, f;i h 

VifliU ai Galileo, « depo vuìl diaconi * je l'intcrpellay, dice lo »teeio 

ffirde, sur le* r^fhicliona *! moien de fonner le criitaJ iSu T^ctcopo en 

■Ile «oi<te ijue lea iibieU s'jii^'nLiidisaciit et v'apprut'li'^iit k trtlc pruptirlion 

Ctm TouL A cola il me reep^ntlit quc onte aci^ce n'ealoìt pa» encon 

lìen eognouc; qii'i] ne a^avoìt paa quo ptraonnc T^ut >raict<^ autree que 

cpììx rpii Iraitont h Pcrsprctiv^, «i o« D'«t Joann*^ K^pWus roalMimati- 

cien df l'Kmp'^iv-ijr, rpii rn j tiict uri lìtrn cupr^Sy rnat» iii obKur, qn*ÌÌ 

icmillc qiic t'Antboiir mt^mA ne scsì po-t cntcndu » (Uoncompe^i, Dulkl- 

Udo ww, T. XX, Luglio imi). 

Sd nel numoro di coloro ^ui traìt^nt ta P^ìtprcUvef in^endctie Ga- 
lileo di ramprwideit ì &>j1i AUiaxcia e Vitelliuae con <|uel yocù v ificunchi- 
dcnlc cli« toccarono dclJt rirraiìoni, o s« iiktertdowe ajf^iun^-vì il Porta e 
ii Klaurclico, per quel Untodt ptii, di che tvoTtiio fòtto progredire la acìecta; 
^ f«r noi coin dubbia, ma pur po»ÌAnia con cortola aft*^raùK ch^ in^riu- 
stftiDctttc (»£JnNi Galileo it De Uoinìni)i dal numrm di coloro ch«; avovino 
tmttfito dello rìrraxioni applicate al Canocchiale. Ni ai puAactiaarc ouirigno- 
miM del fotte, giarch^ lappiamo che il Sagredo n«l Gìu^o del 101'J^ aven- 
dogli prìn\a dcint.indafo 3« avei'a veduto un trattato rf^JMrci'revowo di Spa~ 
hur^ circa V tKchiaU (Alli- VII!, 213) e arenJi>af1i Galìku mposlo di uv, 
il Sa^redo ftouo, accontptig natolo con lettera del di 7 Luglio, gli mandò 
poi <]uo1 Trattilo (Atb. ^iippl^ pa^. 56), 

Quanto al KepliTO non si può negar cbi*, eoi) nella Diottrica conw tn 
tutUt faltre «ii* np^tre, nnn lìn nd «uprìnn-j^idifficilit induro, né *1 patrrbbe 
pure afr^rmarc ch^ tutti con chìarera fotaciro condotti e cortcluaS ì 3u« Uo- 
rcroi diottrici, ma in ofiiii modo femkrcrà iogiiuto a cioMuno imparaale 
Gallile, U quale, mn potendo negare il fatto, efae doè 11 Mnlennalico del- 
r linprralure aievi wcrilto inlumo al CanocchUle tin ìivnt expt^ aegfìiingc 



9IU 



Si&ria del ni'ticd^ vpérimtntiÈh m iMUt 



Qiteslt »ib-cjir*» inMfDioa folli al T«r<k a T-i m.. i-nt^ 

lircpiAi^te <b Gftltlco tlfutiico Hnr di fot» d.» t>> -éa 

firun5 dì lui iìvova diiammirDUf trattolo <l«Ilc nrruioni né\ c«noccbi«le^ 
rli« qu«ftla nuara «ci«nu «i dov«\a pv|)*4tjir da quel Trattato |>t--~ ^ 
Nunuo Siifpmi; TralUtn che amlò a :i1am[wrdni iu |in-Uf-- |ia- 
pcf iiKMlcnu ivA S«irf>a1cavv E on è necttoarìo l'bi; rìptTtidufDC ài 
quo*b» libro per «ledd^ » tarilo %ì sat T«rsm(>Dic proniop&a dall' A«ti<f? 
•«ionia del CaDoccbbile, à% <)o\^rai tenere n ^ìl« «i6 the vi «p^cubror^ 
tomo n Porta, Il He Diìfninifi e II Kqvlero. Ma ]irirn4i r»rivkn'^ as U^ o«- 
mcoMirati ncipUDHrmc un rgu^trlot nclb p«rMi>i »ic»M M 'J'nnic, 4 ccì di- 
renilo quote CdM tln* »ui>i pjvdccc^tfori a ^tbuadmn q^dt^m levtUr dtfété^ 
fìH»$t 0f ah aliu m'mia '/ittféam vhscvrifate, venite in [i4*fviieix> di Ìi^v 
«rgli mtrais a IratUnic più di prDp{j%itu r cvn chian-am nu^fgìurv. 

In a|)|>coilìc« mblti alb fiorb*mia Sideri Ifttro nlttmpalo lo l'ir. 
nel 1(W. |>c«o un tr»ltati>llo intiloblo TtUttoj^iun: Sì prepara, «ooc |b 
aliri di« lo allevano pivooduk, a cofiehid«r la ragrìon^ 'Mìo sirumootoM 
modo di €fier»r delle l«nll, e nella proposfiioTi^ XM 4Ìmofltra la i«i>r ' ' 
HinvKopb aemplice in lernLÌnì ood punto diflcTCntì da ^ladlj d«*l Kep 
ncfi cbe egli ncacc alla vt-rilA qucll* Cf ron , ìn cui ouSdc a ftrinci 
k«, dvl crvócr cioA chv U» ÌPtiU coiMlafwando b luc<} hodan al ch9 
getti a|ipinMi-iii più gnmdi: ■ Dicn, brurllrio influMiiLie, plurus ttidiom 
pii|iilhin in^n^di ci oh illam coiiHurntian) vbiecluni videri irjtile Avidnni 

(ib^ p«e. ©> 

Nd diTiior poL il modo dftl mppn^ttcnLanfi le immj^aE Ttriualt 
Imll coneare, Il Tafd« è II più pr^dao di tulli gTi Autori che Thanna p 
codialo. Lagnasi ii^1b ^ro]>ueiJik<ii« XLVin eriVi T ' ' " ' 'mff o^viori 

vid^ur tnoU auctunx. Eocu coin'ri In ccndu" < i*^: « Ca 

oxtmriiim franai radiof, qui ad oiHiliim accodual dìrniicnlc<E, «t «d 
•um ^f^niia*i ohWMim l^ndtfrlM. Al pm rrvtttiiEinriiiir isnr In loco 
radii dvfrnmtur, cum popilbim mti';inti vniìri^U? rrgo t{ttvtì i^ 
lirìlMla rapraewnlatur minUH itunin sit • (pag. 80). 

Noftofitefìtc», noi rcnlrd ad appUcara U lent« «oiicava per oculare 
T<?l«!M*i>pio, anch' pglì, roan« Il Da DommU e \\ Ki>p1f>ro. iton ite conosce f 
flcw^ per cui, abbandonala la bnìciiKa dìuUivra, ricorra a una ct^rta Fi 
Ha, riic fi pclrebbc chiamare atiopatica, affliomn della q^alo à : coni 
ecntrarU» psUi tW paltem ^mandari (it)i, pag. 86). Ecco inietti corno, a 
eh' agli aaimrltcnda ^tn* la dìv^^rgvnia della oonoiva emflidi ti mvn- i 
verger della conve»a, cruncluda Ìl modo d'operar delle leuli nel 0^:. i 
4 Oc^iliia in oonciimi omnia riiict eontuia et obliterala. Poat eoncu 
iiiimwtita el everta potilieoe. LeM cava radio» dtfl|xxgil, q«a« diap^ra^ 
vui L>hp»i, 01 eadern prope omlnm €«nftiRÌoti«m parlL lloram «ry^ vlt 
opiM ««t «rta ci debita cumpoaitione » (pag. &4). 

Jl Tardt» eh»? ce ne orevi dUnei «tÌoIo, è quello ebc oro ci hrand 
ftl Sa^sriftfOTtf, trapf^roE^ob^i chi non riccnotce in qu4^e ultima parot« a 



4 




Cai-. UL — Dfir i^tvtnzhM d t^la UQria cM ChntXì^hMt 305 



(lidio ìli^?5«.< CjtnJMi dJAi:c)rio liff^rito ikI jurajfnfa XIII df1li.i ^X(^t<f<j libl^> 
ti $ut'tpdturf a pu^-. i\^ <]cl IV Tomo ddle Opere; rtÌACorso ili cui iltco 
[|«o di MC^ro alato condotto a Lncontrmi Dell* mvcationn dd Tcltfc^ 
<? E p^r Al jiìt» non ricorra «neh' egli, GalJleu, in cerio modo ftlki Fi)i>- 
»Sa Allopatica dH Tard«, quaiiJo ilice clic la Itiali^ coucatu é cinwt h con- 
ijjbccéu ddiu ooQveua, « 2' ufn'm^ bÌlwv:Ìo t »ald4> dgtle partiM > (ÌvÌj 

Puirebb'euer che 11 TrarK^Hr ripi^ifu^c i àeìiì tìem ili G«JÌ1oo, pub* 

indoli Ire Anni pmtu ilì lui, ma in ogni muiio i|gc' detti rmUQ »UU 

inuiuiati prima dui De JJomirua ■? dal Kep1«ro, i qtuM ambedue ìnsomioa 

tuoDbfto eoa qd«ir&)tro o(»]«br« proQUuiiaU), aonlto tanii «nni prim&nel 

X d«l XVn libro il^ll» Moffift Sfìturaìe ; « Coii^yiif^ £mìj^ jiitrva vUU» 

ptTÉf^cua; cùnvejM propi^hu/utì nuùorti «e'ì turVidAi : n utrumque recOf 

'e noveri$, «t hnyiìujua et praaima mai»ru et ctara vittMs 
Ripoifando ufo. a oià ohe fu ostacolo a latti i pradeUi speculatori» iri 
icir fyVtcetapnìp » ìutsìnAvre la ra^on» dol Tolwcoplo, ti v^« mina ti 
IttCft tutto i^uRir c»tii4^>l'i Dirthi l^ttitit rmirRva, il modixt' 'Spirar riolla (|u«le 
lirimnaajpnc r«ppre^ntat« dalla coiivc5*a cm riiDanUi a tutti un miatcro. 
il Uc UominiH uò il Keplero, nò d Tarde uè Galileo o'erono ancora ai:- 
rorti che rogget»Jvi> dipinge un'lranaaglne r*ale e rov«ci*U inatmi atfocii- 
ìarVf II quale Tìngnuidisce vi dualmente e tutt' Inulenii? 1» ivcida dlri-lla. V^ix> 
^ l)«o« cbc Galìko («arh d^l t^Ito concaro che dibta i mffi e |Wfn4 «I 
oorto mpcrw (ivi, paf SOS), Inn^ lajiciiunn sUro di* il cono in\^<>rfto è fcr- 
mREo puri» dal mira eanvi'««ùr qitnnJa si rìc^f^A V ìmma^no il di lA drl fafo, 
ipirda Mixi vt^ìvn ;t niimplìrjin* più rbi- mai Ìl mÌ9tt4*ro, pi^rrh^ mUivu an- 
cora a intendere cerne irui T immagina rkcriiU per proii^ìonf; ai rappra- 
Mfìlaate a) rove^au, e l'occhio nooo^taxite diivttamonte applicalo la reCHlMM 
DolU poaifiooé stia natnralOp 

KppiLre, prima che lia' quattro insigni Auloiì iiopn tritati fi venÌMfl in 
pubblico a proflCbriri* una kÌchzu del CavccchiaTc, rìiiflCila nel «uo prìncà- 
pola intanto fallace, oravi fiato (ph chi medito m^lja di Icro at^\^ colto nel 
a«gno. n iole Torta, inflno iljill' Agont*:» del 100{> avua dulo a vedere rli u* 
40ni inte>i:i che V uffirìo MV \wMhrf en qnaìh iìi rrniifT Uf imnipi^ni ru|i- 
pnaentate dcilP oLìeltlvo chiare r diritU. < Mir^itdo con quel foln primo (c«1 
votro oont«£»o) m vcdruino le co»e lontunc vi<rinc, ma perche U vibÌm non 
ai h Bel cateto, paiono oscuic ed tndtttinl^. PooendoTi l'aTIro come eoo- 
cam, i"hi> r» il cuntrarìj elfctlo. 4Ì redmuiHi le co*« c/n'arv ff (Hritùt » (Ven- 
luri, Mt.'mjr, cct:. edia, cil., P. I, pa^, 83). Aveva peretta ra|ìoiie di dire al 
principe Ceei che ludi i libri elio gii utct» mondato dal Telof«opio, primi 
Tra' quali canina') alati qu^'lli ddl Do Domintc o del Kepturo, non mitno «e 
All'Ito vivi fi pitrUuw nllo wfìropouta^ perchè non aniuao tU PnoajMtflitMi (ivi, 
pei^. 8&). Soggiun^ poi di aver dato mano «gli «le»» a scrivere aull'ìm- 
pertanto aoBpcIto uà libro, che ae Sùsk alato viiito pnma dal mondo, non 
atHÒbiTif 4criUi tanti iproponti. 



aoa 



StotHa ^W mttpdQ 9p€nmcntaU w Uatkt 



CS 4 T«nu dnbbio tn f|tiJii;U porola n^Jlo dì |ir«su03i^^i'- 
un IUtt« <^« il PcH;i avcra jicn^iralu piii ad'Uciro si ■ni^'^TV ti» 
LutU gli illrìn cbn vi li ittlton^io il L-tfTiellu Jmiiii di Itil; LUtiTè cIm 
()»«' teorìa io^i; giumenti potè m Bouft Ìl pnncipe Ccai aver 
ai'flAii cJm b captlasM iì«i«ua «aempb d«' fiLUrbni. Jm ogni mo^ p«H 
prima fU riuidre olla dilfìriì^ iottjiion (kl prublj-nia 1>itto^3%-a farr itth la- 
trina allh e pdù c«gDilAti iimifi^^Jii ilv* i|ujH fìubbìnmu era pAJturv i 



V. 



DiffHinndo oranui, p«r sii f««inpi do" pv^cdcccflcorì, di atat a rìl 
n«Oà BUO\a «ciur^n IHoitiiu una guida Bicurn d» odQ dbd«f« «niamU 
qtiogli intricati lalwrinti, dentro ai cui aJ «girano I n^i lumìniBi tn' 
tvUide'Ciuioccliiali; CciatofoiM Scbetner penoò m^BlJo di rìdiirvi tmj*' 
più poailivi étìV ttperìeno* E^i dunque to«l aodA inTC«tL|fitndo !■* pr^tii 
dioUridM delle knii « giuria p«r ^Aetft via i 6ondUfii«>ni noa iiuwe, 
in Tarlo nodo dÌDi<Mtrat» o. p^ qu«1 che rìgiiariU U Immagini raj 
tata Delle lenti cuiimvL% dall' oaMrraxJoiM da^bUi rv^ piò dxare: v 
Manibiit (concari)) hoc ctX comcntiAO ut boaooa oomm'iDis >tiiii«ncfn ot 
r^m li) ckirla amplàrioenl, ot porro a villo coaviao prolraJnol, ita al 
stantia oìiudifm ali efulcm mùar evadal, rjiiam ii ipiacn conraviim ad 
Tpium no» L<»Tot jiilltibitam » {Oculn», OcaipuMi, IGId^ pag. ItìO), 

L*ò*pcri«nu conf^rmathce di questa pfop«4ÌuoiM nitrii ooal ddll*Aul< 
•Iceao deaonllai « Statue oonv^tum ipba9ra« pirrae tognì^n'uni sui fai 
laea olierurae cameTS^^ obljrndn rbin-Uin ut i-tri[iifi n-rLim .iliqtuim 
«Ktra poEiilse imaipovra^ piclitrajii pr.i<xi>«ini ot tecamlam. Inl^rjs^ro 
bua imiaotia vitnim oncnvum ca vjtromm iatcrvapedine, qium ìp*a in 
bum eoapa«1a iv<itiiruDtr videbi* cbìa^^tum multo m&im «>ie, quam 
ank per «olum ooiii'i^ium, H tii «pt^deni ilUiti diitiinctam nLOfìiat^ 
ut diartam aliquantu amplrua a prìcrr »tition« don^c» » (ibi, pa^. Ì61). 

Qutt44 capcrì«nia però i^ risiala ik un* ipotesi falsa, la qtiole 
nalKamm^ttor oh>? la lente concava, la quale protrud« e ingran<1 
magine, >^i» riiill<^r.iln, rìApHi^ì »lla luave^sn, in quella pcKirura e ■ 
a dover produmt gli eOTettt del Canocchiale, imiKTocdié allora V imi 
alCfM, nc«viiln pcT prtiireloac, è prolrufta e in^rrandiU fri, ma pure anco; 
rovefciflln. Nnluliilif e chr c\ò non fuH^is awL^lilo ibLlo Scheiner, ìl 
lllrov^ ri i}T(ì\\onc a rìRo!\>rc il problonu Cur viimm tnteriu*, ttrìt^ 
curwwm ujì(ttr\<jrÌM caìi&catumt tpfcìtm non rrigitf (ibi, |iag- 18Ù) e lo 
solve aatii b^ni-% e In moda cLe ^pivlicat^i quella solutione al Catti 
gli .ivrobbe ftilo forse, meglio ch*r a tulli gti ajin» intender Tuffieìo propi 
doiri>iubiv, oh*} é qH^llo d' irgnndire rt post bhtam deaiatìtipttem ^ \ 
dirìnan; l' I Rimaci ne^ 



Cap. in. -^ DeW inir^riziane e tfetttt l«oria dfì Canotchitìta 367 



Noik ritr<PfnDdo p(*rci\ n^mmen cofiL, quella natica Huedtsfhes'ajjpdl- 
,TO, ni rirolM lo Sdi<in4?r a^1i argLimonli di analo^iA, « gli pjtrvo di rìtr^ 
lì nHIn ftomi^innin i^hn jn»^ In il mrdo 'Vimi- ctpnm b unU^rn nriror* 
« Tftrk nel Tdc^oopia. Come U umcia oscura av«\a nrcbti i mj^tcrì 
'oMhto, cMì «penvA il aaii^ Autore che rocchio titc»i> rirckit^libe i 
Uri del cooTù «lrom«Dt9. Nella IÌom Ur^na ìuXMk «lampalu in Be^c- 
no tn il 14^ e il 1<^, lo Strheiiktr \n\ìUi\± 11 i-jip. XXIEJ -lei II IìIim: 
U et T^icKopii UntM7nq^4e tcleAcopic^irum compartdio : naturae et arti$ 
ìlit eort^pifatia (pu^- 1^) *" ^id capitr^lo Approdo fi (irop(>no di 
o«lraro: d tuhu* oor^/um, «'<? ocu/m jn fnuitit crrif i^quilw tubttm 
p»|{. 112). Stì Vffi-amriitn TAutanf fiMi i]iii*l1/i Tnvdln, nhr HipptViiJ^tJi 
tf «tfpCfin ^^Erer^ciA Vubi cum oct«/o et huim cum Tubo, vi Ap<?in>- 
vitibUitm rectpitfnJut (<t jnra4r8tfDfan<iif, raUomt «f co ^ii punii jo'ifs t^ibif 
; 100), rluBTÌs^e neir ìntcnlo, UftceiQmo pudicarlo > f^ji Fulgenzio Mi- 
in tina sua iHteri, di^ve ai trovane le segoeiìli patuTe dirt-a« aGi* 
i < lì «i^or Aproino è qui in Vene^Ii eJ è dietro iilTa Runa Orsina 
e nulfl jkftrolo- L'h<* [n-r^gotn ,*i vcd^r pnrlicalarnitntc '[u^'lk innìt Hiftirc, 
il GciuiU vuak dichiirTir U nulurn d«l Duioccliialo cù\ cctTxÌrs>alo dal- 
joj p(*ri;li(^, H diri», tn Ul ofituj dovi* artuì ^nn nurìosilà d' Ìnleiìd«re 
diaa<MtntioDe, o che iu non n^ »t>no stalo capace, con^e credo, o It d«Uì 
Sch«inef sono pure iUrerDDu»i{>ni si^tvctt provi > (Atb. X, 140). 
Pur Iroppo 4 i«TO th« quelle dolT Aulor d«lU Rof^ trrdlnn Kono aiT^r* 
mSttiora }ene;i pii)\JL, ji^ pnii'i» civcrr AlIrÌTnKnli, pnriiè lo SrlirlntT «^ufA 
CTUi<lemenle injf^inrLato, credendo che tra rocchio e il CanocchinJc pa»»ftMe 
<fue[b idiota ruìQomìfstiAn^a die ira l' ocelli» ^ la camera ofloara, dcÓa quale 
tjiii rade ^pporlutìe SL^eennar tiroi^in^nle alla slnria. 

Leonardo *ìa Vinci, uello eluiliar raiialouila dell'occhio per poi poterlo 
dipinifrrc ron pìii verità e con osaif^iofG csprCTHi^nc- oiijieri-jintlc te pUure 
rbe Ili nppr«£entavnno ftiTt;ir<^«jnte «ni fondo di luì, per tìa do'riggì coloToti 
pds^tì uTlraierva al tara dMIa pupilla, Inv«*iil6 li camera esTuni, ete d&* 
! ■' ne*4uni MauoarrìlEi, colle AP^u^tilì iiarole. tradotte dal Tenturi iu 
Ir ii< Li^ t « LurM^ie ìt» tfitais*!a der .»bieU f^clairAs ]i«n«lrcnt ytn- ud petit 
troti ro&d ànm un apparlemcot titA-obecur^ recer^ C04 imag^fi dane Tia- 
tMrìeur d^ l'apparirmi^ ni «nr un papiri Mane Vitn^ k qiiHqun dUunrv? du 
li-ou, vou* terre; tur le p«picr toub Ics oblct» aver, tcur» praprc* formea et 
couleiira, il ceroni diminatf^ d« ^randeur* il se fireoecleront dano une ailva- 
tion renveraA; > fEspfii ecc., Pariffi 17ff7» pag. 23), 

It niiLnic^ stniinrTito nun dctiirv^ Horvìie a semplice eurlevìU. ma Ta ap- 
^k«l« agli ij^i liti ili:'-^]io. per cui ne t\i tTatme^rsa U tneiuerìa. non dai 
Mano«orìtli, da nc^mio vr^Jalj, ma d.illa finroU ^iva e? dalle pi^aliche opc- 
nuiorii de' DÌfle«po1Ì di I^onardt). Da f|iialcuno di Ofni ne «bbi> notiiìa il gìe* 
^Hfi'-lln Giovnn RntiMa Porla, che» nudai^ pHIeifrinamln a rirnujlii^rr di 'jne- 
Mc nrnìtè, doviXDi]i4c ne IrcvMJc, ni4 ipccinlmcide apprc*^» ai cnlloii dell «ite. 
Ei pukbikò rìnvcn^ionc nel cap. U dell' nllinao de'fttiaUro libri «Idia JUq^ui 



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Stana <Ì€Ì mtioiic ■jarriritmifa/c bt ttatìn 



NatvraU, di ei^ li |iriinjt ediijoDC fu btU, come tdtmvc ilù'^ui.».^. i»l . 
Li <lff«cnxÌon« del t*oH> «oniiioiu pìonunctitv con qxi«)l-i dì Lirviuirdo, ■* p.- 
ìn^mn che uim lai pritDiiìa fu |im«iibl« nU' Aulon^ da qualfunc de^fn- 
tefc