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Full text of "Storia di cento anni, 1750-1850"

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Parker a son. Lt 



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STORIA 
PI CENTO ANNI 

[1780-1830] 



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Proprietà letteraria* 

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STORIA 



DI 



CENTO ANNI 

[I750-J8Ò0] 
NARRATA DA CESAHE CANTI'. 



Libati iater abruptam coatumaciam 
et <kfi>rmc vlMequium, perdere. 

Tacito. 



ISAIA IfilllONI. 



Sol. ili. 




FIRENZE. 

FELICE LE MONNIER. 



1835. 

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STOMA DI CENTO ANNI 

[17o0-1850] 



Francia. — La Restaurazione. 



La classe media avea trionfato nella grande Rivoluzione , e 
desiderosa di conservare gli acquisti , avea congiurato contro 
Napoleone retrogrado , e restaurato i Borboni. Da questi otten- 
ne una Carta che concedeale più che non avesse chiesto nell'89, 
poiché aboliva tutti i privilegi ; rimetteva il re come supremo 
magistrato ereditario, ma non quella nobiltà, contro la quale di 
fatto erasi condotta la Rivoluzione. La Carta faceva tutti i Fran- 
cesi eguali in faccia alla legge, capaci a qualunque impiego, li- 
bere le persone e la stampa ; liberi i culti , sebbene religione 
dello Stato fosse la cattolica 5 indolabili le proprietà ; dimenti- 
cate le opinioni e i voti emessi fin allora; abolita la coscrizione. 
Il re, inviolabile, ha il potere esecutivo; capo dello Stato e del- 
le armi; dichiara la guerra, fa i trattati, nomina alle cariche di 
pubblica amministrazione. Egli propone le leggi; e dopo di- 
scusse e votate nelle Camere dei pari e dei deputati , egli le 
sanziona e promulga ; fa 1 regolamenti e le ordinanze necessa- 
rie al V esecuzione di esse ed alla sicurezza dello Stato. Degli 
atti della corona sono responsali i ministri , che devono confor- 
mare le risoluzioni del potere esecutivo ai voti della maggio- 
ranza del parlamento. I pari sono nominati dal re, d'illimitato 
nomerò, ed ereditarli; v'appartengono di diritto i membri della 
easa reale, che a venticinque anni acquistano voce deliberativa. 
Secrete le lóro adunanze; ad essi Pesame del Paltò tradimento. 
I deputati , le cui adunanze sono pubbliche) vengono nominati 

III. DioitizedbvQbÓQle 



2 LA COSTITUZIONE DI LUIGI XVIII 

da collegi elettorali , per cinque anni , rinnovandosi ogni anno 
d' un quinto: devono avere almeno quarantanni, e pagare mille 
franchi di contribuzioni dirette. Nessuna imposta , se non con- 
sentita dalle Camere e sancita dal re. Questi convoca le due Ca- 
mere ogni anno contemporaneamente; può sciogliere quella dei 
deputati , cioè rinviarli ai loro giudici naturali ; ma una nuova 
dee chiamarne fra tre mesi. 

Adunque , re temperato, colta pienezza del potere esecutiva 
e con ministri responsali ; una Camera ereditaria e una elettiva 
ehe rappresenti la maggioranza delle classi medie: costituzione 
differente dalla inglese in quanto I' iniziativa appartiene al re, e 
i ministri siedono e opinano nelle Camere , possono esser messi 
in accusa dalla Camera dei deputati, e tradotti a quella dei pari 
per tradimento o concussione. Durano il sistema giudiziale e il 
codice civile dell'Impero , e le leggi non contrarie alla Carta ; 
abolita la confisca; al re il diritto di grazia. La nobiltà , abolita 
come istituzione, conserva valore d'opinione, ed influenza fra le 
classi basse. Neppure il clero ha esistenza politica collettiva ; 
ma nato fra il popolo, e confidente ài questo, si connette ai bor- 
ghesi per l'educazione , alla nobiltà per frequenti relazioni. La 
plebe non partecipa agli affari pubblici, ma ha aperte le vie on- 
de elevarsi. 

Questo dono Luigi XVIII faceva al regno che gli stranieri gli 
restituivano ; ma come dono eMa considerava , mentre alla na- 
zione parea diritto. L'effettuare poi la Carta doveva riuscir dif- 
ficile tra gente non avvezza alle forme costituzionali e alla pub- 
blicità; tra il cozzare della libertà inesperta col l'assolutismo in- 
veterato. Coloro che a questo credevano , si consolavano della 
Restaurazione come d' un ritorno dell' ordine antico : ma poi 
scorgendo che nessuno dei frantumi di questo potea ripigliare 
vita, invece di consolidarne il potere posticcio , invocarono la 
libertà. Gli scolari dell'Enciclopedia s'indispettivano a questa 
ricrudeseenza (diceano) del medio evo. Giacobini e Buonaparti- 
sti, affratellatisi nei cento giorni, guardavano stizzosi un trono, 
micidiale alle idee repubblicane, eppure sprovisto di quell'as- 
solutezza che conculca e passa. Al volgo parea men bello,- per- 
chè non addobbalo con bandiere di vinti. I banchieri aveaoo 



I. BKALISTI 5 

perduto i guadagni , a profusione offerii dalle restrizioni e dai 
monopolio v 

Per incontro i Realisti, tornati con idee di vendetta e riazio- 
ne, in- premio dell'oziosa fedeltà o della brigante migrazione in- 
vocavano posti per sé, severità contro gli autori de* primi de* 
Utti e delle ultime sventure; e prevalendo nella Camera del 
1815, spinsero al rigore contro il maresciallo Ney, la cui con- 
danna a morte , come disse Dopin avvocato suo, « non fu giu- 
sta perchè la difesa non fu libera » : corti prevostali ristabiliva- 
no sanguinosamente la quiete dovunque fosse compromessa. 
L* amnistia , da cui dee cominciar ogni governo non insensato , 
trovò contraddizione , e fu ristretta da eccezioni : dal riordinato 
Istituto si esclusero alcuni personaggi , quasi che la scienza 
appartenga ad alcuna fazione : la tribuna sonava di incessanti 
diatribe contro la Rivoluzione, non vedendovi che l'empietà so- 
vrana , sebbene né gustassero i vantaggi quelli che nulla avea* 
no sofferto delle sue violenze : e perchè il governo camminava 
più moderato che non la fazione da cui era sostenuto ,< questa 
divenne un'opposizione , cercando invigorire P ordinamento ec- 
clesiastico e il provinciale. 

Fuor delle Camere si formò dunque , o almeno si disse, una 
congregazione di Realisti esagerati, aggregandovi chiunque pò- 
tesse sulle moltitudini cella scienza, col danaro, colla parola , 
colle preci ; e teneano adunanze , ricreazioni , conferenze , al- 
l'ombra del conte d'Artois, che fu poi Carlo X, e d'altri princi- 
pi, repugnanti dalle restrizioni messe al poter reale. Anche Lui* 
gì XVIII ambiva di mettere in mostra sé stesso e la propria 
autorità, trascendendo quelle forme costituzionali che velano il 
re sotto la salvaguardia del ministro. Ma gli amici del trono si 
appigliavano, alla Carta; Chateaubriand vi ravvisa Punica ancora 
pel vascello tempestato; il generale Foy esclamava : Chi vuol 
più della Carta , meno della Carta, altrimenti della Car» 
ta, manca aìsuoi giuramenti. 

Ci sia permesso badarci fra questi dissidii , giacché li vedia- 
mo riprodotti più o meno dovunque si comincia la vita costitu- 
zionale; e pur troppo la Francia è presa a modello, quantunque 

non si sappia profittare degli errori di essa per risparmiarsene. 

Digit ize d |GoogIe 



A l' opposizione 

Gravi piaghe intanto erano a sanare. Gli Alleati aveano voluto 
farsi pagare dalla Francia e le spese e la paura; 500 milioni dis- 
sipò la sciagurata invasione del IBIS; per P occupazione stra- 
niera se ne dovettero pagare in tre anni 750, poi altri 280; i 
crediti verso il governo , addotti principalmente dai paesi ab- 
bandonati sul Reno, sommavano a 1600 milioni, che per media- 
zione di Wellington si ridussero a 240; sicché il debito pubbli- 
co salì da 1260 a 3760 milioni. Fiera punizione inflitta alla glo- 
ria ! ma improvida per parte di quei che professavano amare la 
pace , e che cosi obbligavano il governo a spedienti che irrita- 
vano. Più di tutto indignatasi la nazione all'insultante conten- 
tezza degli stranieri , e al vedere sventolare sulle sue città quei 
vessilli che portavano ancora impressa l'orma del piede france- 
se vincitore. Quando l'esercito occupante fu tolto (sett. 1817) , 
il governo si sentì libero di sé , e <5ome tale entrò nella Santa 
Alleanza: ma in ciò parve scorgersi una minaccia di trapiantare 
anche in Francia le idee assolute di quella. 

Ad impedire le quali levavasi l'opposizione, legale o no. Nel- 
la illegale si disegnavano tre gradazioni.Ventimila uffiziali, sbal- 
zati dal bivacco ai riposi, guatavano verso Sant' Elena , o verso 
il fanciullo che cresceva sotto Cali dell'aquila austriaca, e spe- 
ravano che questa li favorirebbe, o per alzare il figlio d'un' ar- 
ciduchessa o per turbare que'malgraditi vicini. Altri fantastica- 
vano la repubblica; e quali, con La Fayette, placida e casalin- 
ga all'americana; quali, come nel 93, esultante di forza e di di- 
ritti, terrore de' re, speranza de'popoli. Una terza parzialità ri- 
cordava^ della rivoluzione inglese , e come per darle compi- 
mento fu duopo che .la dinastia ristabilita venisse sbalzata da 
un'altra , la quale non avesse né vendette né rimpianti , e che 
ogni cosa dovesse alla Rivoluzione. Tutti questi Indipendenti 
cercavano guadagnare la classe media, sollecitandone o le spe- 
ranze o.le paure; accogliendo tutti quei che i Borboni malcon- 
tentavano; adoprando i giornali e le caricature; battendo i mis- 
aionarii ed i Gesuiti , col qual nome indicavansi in generale i 
preti zelanti e i loro fautori. 

L' opposizione legale operava nelle Camere , che coi poteri 
costituzionali prendeano fermezza. La politica in Inghilterra è 



I PABTITI 5 

menata da due secoli fa pieno giorno , talché il popolo la sor- 
veglia , e la obbliga a regolarsi nell'interesse- del paese. In 
Francia è recente , e perciò mobile secondo i ministri : piloti 
inesperti , ogni brezza credono tempesta, e smarriscono la tra- 
montana : il popolo poi è ancora troppo nuovo a tali discussio- 
ni , e la sua facile fantasia s'infiamma ai gridi e alle parole ge- 
nerose. 

Cardini dell' opposizione eraoo la legge elettorale e la cen- 
sura. Governo rappresentativo non si dà senza libera stampa ; 
e anche vani Realisti la difendevano , e fra essi Chateaubriand, 
quasi dicesse ai Borboni : Io sosterrò il vostro scettro , pur- 
ché voi rispettiate.il mio* ed esclamava : « Non voglio che , 

• se nascessero Copernichi e Galilei , un censore possa , con 
» un frego di penna , rituffare nell'obblio un secreto che il ge- 

• nio dell 1 uomo avrebbe involato all' onniscienza di Dio. » — • 
« La censura (soggiungeva Daunou) è essenzialmente parziale, 
» e sempre il fu , ed 6 impossibile noi sia ; è l'arbitrio assolti- 
» to. » Royer-Collard , che pure avea sollecitalo restrizioni alla 
stampa , diceva con amara ironia : • Fu somma imprevidenza , 
» nel gran giorno della creazione , il lasciare l' uomo sfuggire 

• libero e intelligente in mezzo all'universo. Di là il male e Per- 
» rore. Una sapienza più alta viene a riparare la colpa della Pro- 

• videnza , restringerne l' imprudente liberalità , e air umanità 
» saviamente mutilata rendere il servigio di elevarla alla beata 
» innocenza dei bruti. » 

Quanto alle elezioni, base del sistema rappresentativo, il go* 
verno cercava padroneggiarle. Respinta V elezione diretta , e 
stabilito il duplice grado , furono esse disputate da prima fra 
ultra-realisti e moderati ; indi fra moderati, ministeriali e dot- 
trinar» ; alfine tra dottrinar» e indipendenti. 

Royer-Collard avea combattuto il sensismo di Condillac come 
causa dell' invilimento degli spiriti sotto Napoleone , e del de- 
spotismo brutale del terrore o delle spade : traeva eloquenza 
dall'odio contro un sistema e dalla contraddizione, non dall' a- 
more del popolo, cui anzi egli voleva allontanato dalla costitu- 
zione, giacché il terrore lo avea svogliato della sovranità popo- 
lare; considerava la Camera come elettiva , ma non rappresene 

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6 DOTTBLNARII — BENIAMINO CONSTANT 

tativa ; e i deputati esserlo della Camera , non del popolo ; e 
consultori del re. Grande importanza acquistò col parlare pò* 
chissrmo e scriver meno : e perchè riepilogava le discussioni in 
forma dogmatica , e spesso torna?agtt la parola dottrina, prese 
nome di dottrinarti la parte sua: parola vaga del resto , come 
tutte le designazioni di partiti , e che ciascuno interpretava a 
volontà. Erano gente nuova , legisti , letterati , che riponeano 
tutta l'importanza nell'abilità, comunque scevera dalla morale 
e dalia giustizia ; e che formatesi alcune massime astratte, se- 
condo queste pretendeano regolare la politica. Contrarli agli uo- 
mini assoluti che non affissano ae non un lato .solo , tendeano 
a consolidare le potenze di fatto, che risultano dalla proprietà, 
dalla ricchezza e da altri vantaggi di posizione, accordando tali 
potenze fra sé per via di transazioni : all' opposto di quei libe- 
rali che vorrebbero restringere la sfera di autorità di queste , 
sottraendone al più possibile V esistenza nostra coli' isolarci 
quasi dalla vita sociale (1) , e della politica fanno scopo gli in* 
teressi della classe media. 

Pubblicista dei liberalismo d'allora (1767-1830) fu Beniami- 
no Constant di Losanna. Ristretto alle negazioni protestanti ia 
religione come in politica , intelletto vigoroso , temperamento 
debole , cuor freddo , introdusse in Francia la letteratura ger- 
manica , e in filosofia la morale di sentimento, sottoposta agli 
ondeggiamenti della coscienza di ciascuno. Per le idee, pei sen- 
timenti , per la voltura dei suo spirito , per la leggerezza dei 
costumi , pel culto a Voltaire , per le abitudini satiriche , ap- 
parteneva a quella scuola inglese di cui Mounier era stato l' o- 
ratore , Necker il finanziere , la Stagi l'eroina , e di cui l'im- 
peratore Alessandro divenne adepto. Fece opposizione a Napo- 
leone senza vedere in lui il rappresentante della nazione fran- 

(1) J' aspirate avee enthoueiaeme vere un avenir, je ne Sa- 
voie trop lequel; vere une liberti , doni la formule, eijelui 
en donnaie une, était celle ci: Gouternement quelconque , a- 
tee la plus grande somme possibile de garanties individuelles, 
et le moins possible d' acliod administralive. — Thierrt, Prò- 
face aux Dix Ans d> étude* hùtoriqueè^ 



BENIAMINO CONSTANT 7 

cese $ nei cento giorni se gli associò , ma consigliandogli i pari 
ereditari! come in Inghilterra; durante la Restaurazione, venne 
capo di quel liberalismo borghese , che lottava colla sovranità 
nazionale , ma solo nell'intento di garantire V indipendenza in* 
drviduale contro l'azione dei potere. Nel sistema costituzionale, 
die vive solo di finzioni e contrappesi , e per le complicazioni 
sue di alle nature delicate il vantaggio sopra anime semplici e 
robuste , egH primeggiò per gusto della popolarità e per sim- 
patie .alla gioventù; benché non spiegasse mai vigoria, e di 
scettica mobilità t'accusassero le frequenti contraddizioni. Co- 
me protestante opponessi ai preti : facile e ingegnoso ne' gior- 
nali e alla tribuna, degli articoli suoi formò un Carso polìtico 
costituzionale , ove pone scopo di ogni associazione umana la 
libertà individuale , garantita dalla libertà politica. Gli antichi 
tendeano a comunicare il poter sociale a tutti i cittadini; i mo* 
alerai a dar sicurezza ne' godimenti privati. Le istituzioni poli'* 
lidie sono contratti , ove l'uomo rinunzia la minor parte possi- 
bile della primitiva indipendenza ; onde la società non ha giu- 
risdizione sugi' individui se non per impedirli di pregiudicarsi 
reciprocamente. • 

Noi , non acquetandoci a questi canoni, crediamo che e l'in- 
dividue e la società esistano pel genere umano, affinchè divenga 
più perfetto , le nazioni acquistino il maggior possibile svilup- 
po , e ciascun individuo debba portare il tributo di sue facoltà 
personali , e l' amore per tutti. 

Secondo le sue sterili dottrine , è di diritto assoluto la con- 
correnza industriale ; è usurpazione ogni intervento della po- 
tenza sociale; usurpazione ogni imposta non comandata da im- 
periosa necessità. Esclusa la direzione della società nell'ordine 
materiale , tanto più nel morale ; la religione si conforma al 
sentimento di ciascuno; l'educazione de'figliuoli è abbandonata 
ai padri. Posto scopo della convivenza il rendere indipendente 
l' individuo , ne saranno membri que'soli che vi recano tale in- 
dipendenza , cioè i proprietarii. Così combattendo i privilegi 
aristocratici , si saldavano quelli de' borghesi ; in conseguenza 
» riprovava l'elezione a due gradi. Se unico interesse reale è 
quello degP individui , e il generale è una transazione fra que- 

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8 BENIAMINO CONSTANT 

iti , non rimane più nazionalità, e tutto si riduce al municipio; 
▼ero governo ò il solo comunale ; e l'autorità centrale si limita 
a risolvere le contraddizioni che nascessero nelle rispettive pre* 
tensioni delle località. 

Ne deduceva la sua teorica della monarchia costituzionale , 
ridotta a uffizio neutro e puramente moderatore fra i principti 
attivi : al ministro deve spettare il potere esecutivo , indipen-* 
dentemente dal re , che dee solo conservare nella loro, sfera le 
autorità , o cambiando ministro , o sciogliendo le Camere : tra- 
dotto poi nella formola II re regna e non governa. 

-Nella Religione considerata nelle férme e ne'suoi sviluppi 
e nel Politeismo romano ^ sostiene la religione essere progress 
siva come tutta la civiltà. Non si fonda essa dunque sopra una 
concezione necessaria di Dio e del concatenamento delle cose; 
ma è una disposizione istintiva del nostro spirito, un sentimento 
rivestito di dogmi arbitrari!*, per soddisfare al bisogno di logi- 
ca ; vago teismo , con una rivelazione superna fatta una volta 
sola, e senz^ltra autorità che la coscienza individuale. I colle- 
gi! sacerdotali e i misteri antichi non racchiudevano le tradizio- 
ni più pure , di cui il culto volgare non fosse che un riflesso ; 
ma teogonie e mitologia sono assurdità, e traviamenti o inganni 
del sacerdozio : ove questo non è costituito , e il colto nasce 
spontaneo dall' opinione , come in Grecia , esso si perfeziona 
ponendosi in armonia colla civiltà. 

Questo rimpasto dell'antica Enciclopedia colle dottrine di 
Kant volemmo esporre a disteso , come l'espressione del siste- 
ma che allora chiamavasi liberale; e che, se faceva paura ai re, 
scarsa fiducia poteva ispirare al popolo. 

Luigi XVIII , benché , come capo de 1 migrati, dovesse aver 
idee superbe della monarchia, si mostrò, non solamente geloso 
di ripristinar l' onore della sua nazione in facoia agli stranieri , 
ma di consolidare la Carta ; laonde congedò la Camera che e- 
rasi detta più realista del re, e nella nuova del 1818 apparvero 
La Fayette, Manuel e simigliane. Il nuovo ministero di cui era, 
non capo , ma anima Decazes favorito del re , inclinava a con* 
discendenze ; ma i Realisti l' infrenavano e obbligavano andar 
tentone, senza chiarirsi decisamente : intanto però ò abolita la 

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LIBERALI . 9 

t; sottoposti ai giurati i delitti di atampa; gli editori dei 
giornali sieno respoosali con cauzione, e non si considerino più 
die come complici dei delitti cui potessero spingere. 

Ha già anche i Liberali moderati erano -sorpassati ; e quasi 
un affronto alla dinastia restaurata , fu nominato alle Camere 
Grégoire , vescovo smttrato e regicida. Luigi il sentiva ; ed a- 
prendo le Camere nel 1819 diceva: Un } inquietudine vaga 
ma reale preoccupa gli spiriti; ognuno domanda alpre* 
sente un r assicurazione di sua durata; la nazione gusta solo 
imperfettamente i vantaggi del regime legale e della pace f 
temendo vederseli strappati dalla violenza delle fazioni, e 
si sgomenta della troppo chiara espressione dei loro disegni. 

Cesi attestavasi ( fatto nuovo ) la distinzione fra il governo e 
la nazione ; quello operante alla superficie, questa Qgitantesi al 
fondo , e tra cui viveva la Rivoluzione , -spenta nel primo : ma 
invece di porsi alla testa del movimento sociale di cui sentiva i 
fremiti , quel governo si ostinò a farlo retrocedere a volontà di 
pochi. Invano lo avvertivano e i suoi amici , e quelli che vole- 
vano divolgerlo dai proponimenti illegali. Talleyrand esclama- 
va : Ciò eh' è proclamato utile, e buono da tutti gli uomini 
illuminati d' un paese , senza variazione , per molti anni 
differenti , debbe credersi necessità del tempo. Tal è la li- 
bertà delia stampa. Ingannare a lungo ai dì nostri non è 
facile, assumere una lotta a cui tutto il popolo s'impegna, 
è uno sbaglio ; e oggi ogni sbaglio politico trae pericoli. E 
Manuel : A che tendete con coteste intempestive repressioni? 
a spegnere il vulcano f ma non sapete che la fiamma rug- 
ge ai vostri piedi , e se non le date larga uscita . scoppierà 
a vostra mina 9 

Tali quistioni della Camera , di fuori acquistavano quell'esa- 
gerazione che vi danno la parola de' giornali \ V intrigo dipar- 
titi , la paura del volgo ; sicché gli spiriti n'erano agitatissimi; 
le assemblee elettorali , le scuole, le piazze respiravano d'alito 
ostile. E il governo s' impennava, tapto più quando di fuori in- 
sorgevano popoli contro i re. 

Tra ciò , il duca di Berry , presuntivo erede del trono, è uc- 
ciso dal pugnale di Louvel ( 13 febb. 1820 ). Questo colpo (a 

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40 UCCISIONE DEL DtiCA DI BEBBT 

attribuito alla casa d'Orléans , ai Buonapartisti , fino al mini- 
stro Decazes, sovratutto ai Liberali: ma non era che opera d'un 
uomo, per avventura esaltato dagli articoli e dagli esempii , ma 
non diretto da verun partito; che si gloriò del suo delitto, e 
subì impassibilmente il supplizio. La desolazione della casa 
reale e de' suoi fautori fu temperata in parte dall' essersi la ve- 
dova annunziata gravida: ma quel colpo fu preso per testo con- 
tro la rilassatezza dei governo; l' indignazione fé' servili le due 
Camere , e invocare la repressione delle dottrine perverse che 
minacciavano sovvertire religione , morale , monarchia, diritti. 
Si restringe la libertà delie persone e de 1 giornali , punendo la 
nazione d' un misfatto che non voleasi credere isolato. La Ca- 
mera-, eletta sotto tali influenze, traeva il re dalia moderazione, 
e il ministro Vilièle ( 1821) risolse di soffocare lentamente la 
Rivoluzione. 

I più fervorosi , impediti di sfogarsi colla stampa , concen- 
travano l' ira nelle società secrete , e dilatami la carboneria. 
Già nel 1820 una sollevazione ai stese da Parigi a molti paesi : 
nel 1822 ben cinque sommosse scoppiarono , fallite perchè 
non avevano né la forza della prudenza né quella dell'ardimen- 
to. I capi della sollevazione della Rocheìle finirono sul palco ; 
il generale Berton a Saumur subiva coi compagni il supplizio 
gridando ripa la repubblica , e il popolo lasciò fare , perchè 
quelle trame avevano abbracciato i cittadini , ma non lutto il 
popolo; e intanto la monarchia col punire si fa robusta e riagi- 
sce. Ne' processi erano indicati per archimandriti La Fayette , 
Manuel , Constant , il generale Foy , il banchiere Lafitte , e 
credeasi spargesse conforti e danari una mano tanto pila , che 
nessuno osato avrebbe colpirla. Di rimpallo , denunziavasi il 
conte d' Artois come capo d'un governo occulto, che spargeva 
agenti realisti in ogni parte onde ripristinare la monarchia as- 
soluta. 

Già accennammo la spedizione contro i Liberali di Spagna 
{voi. II, pag. 354}: facilissimi triónfi, che sciaguratamente vol- 
lero esagerarsi in Francia per farne aureola al duca di Angou- 
lème, e dare al pacifico stendardo bianco quella decorazione di 
allori , che sì poco gli ai addiceva. Invano Chateaubriand vor- 

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OPPOSIZIONE il 

rebbe ingannar i presenti e la posterità col chiamare quella 
spedizione « Patto più politico e più robusto della Restaurazio- 
ne »: i Liberali non vollero vedervi che una bassa condiscenden- 
za alla politica degli Alleati , un voler oltre Pirene seminare il 
despotismo per trapiantarlo poi in Francia , e imitare quel che 
gli stranieri aveano fatto colla Francia in rivoluzione , cioè im- 
porle la forma del governo interiore. Manuel usci a dire : La 
spirito di rivoluzione è pericoloso , ma lo è pure quel di 
controrivoluzione. Le rivoluzioni che camminano avanti 
possono commettere eccessi , ma almeno andando innanzi 
si arriva. Se credete che Ferdinando sia in pericolo, non 
rinnovate le circostanze che strascinarono al patibolo co* 
toro che a noi ispirano sì vivo interesse. Perchè gli stra- 
nieri intervennero nella Rivoluzione franiese, Luigi XFl 
fu precipitato..... Queste frasi e il freddo coraggio dell'orato- 
re fanno prorompere l'indignazione de'Realisti ; e violando l'in- 
dipendenza del rappresentante del popolo , Manuel è dai gen- 
darmi strascinato fuori della sala dei deputati. Repressa la 
stampa, voleasi restrìngere anche la parola. La ragione era con- 
culcata dalla forza] e non si temeva che potesse rimbalzar vit- 
toriosa. 

Pure la vittoria e i colpi robusti , come sempre accade, die* 
dero qualche popolarità al governo, e al ministro Villèle confi- 
denza di poter condurre la Francia all'assolutismo; e sciolse la 
Camera per averne una più devota. L'elezione corrispose ai ma- 
neggi e alle speranze de'Realisti; ma tutta la gente esclusa for- 
mava un corpo df nemici numerosissimo. La legge che portava 
a sette anni la durata di questa Camera, la quale dopo di essi 
dovea rinnovarsi di pianta , parve ledere la Carta : è la legitti- 
mità dei popoli è l'elezione ; onde , chi attenta a questa, porta 
quelli ad altri più gravi attentati. 

Mescolavansi ai politici gl'interessi della religione. Sotto Na- 
poleone non s'avea avuto campo di discutere dei privilegi della 
Chiesa e de'suoi legami collo Stato, quando alle ragioni rispon- 
devano le carceri e la deportazione. La Carta del 15 , col ren- 
dere religione dello Stalo la cattolica e dichiarare protetti tutti 
i colli , toglieva a quella la libertà che a questi rimaneva ; e 

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42 OPPOSIZIONE RELIGIOSA 

l'alleanza del trono coll'altare, invece d'innalzar quello, impic- 
cioliva questo. Il Concordato dolla Francia costò pia pene alla 
Corte di Roma , che con qualsiasi altra Potenza , volendo con- 
servarsi le paure e i riguardi d'un tempo e d'uno Stato ch'era- 
no periti. Il governo pendeva al religioso, ma non l'osava fran- 
camente ; e mentre spesso trovava da appuntare i vescovi d' a- 
buso per verità dette nelle pastorali , e obbligavali a render i 
conti, lasciava diffondere libri , non che irreligiosi , immorali; i 
quali spargeano tra il volgo l' incredulità e il libertinaggio più 
che non si fosse osato al tempo degli Enciclopedisti : dal 17 al 
24 comparvero dodici edizioni di Voltaire, tredici di Rousseau, 
e si posero in giro 2,74 1 ,400 volumi di quelle dottrine ; nelle 
scuole si ridestava il razionalismo; e nel 1825 Jouffroy scrisse 
Come l dogmi finiscono > sosteneudo essere pura moda quella 
reviviscenza di cattolicismo,il quale ben tosto sarebbe risepolto! 

Se ne spaventavano le coscienze timorate, e cercavasi impe- 
dirne l'effetto con missioni e con società per la diffusione dei libri 
buoni. I passati scompigli , che aveano gettato in molti lo sco- 
raggiamento , in altri il dispetto, faceano sentire il bisogno di 
allevare la gioventù in altre idee e con altre abitudini che quel- 
le da cui o tra cui era nato il disordine. E poiché non si era sa- 
puto mettere d'accordo l'educazione nuova coi bisogni dell'in- 
telletto insieme e del cuore , molti inviavano i loro figli ai col- 
legi tenuti dai Padri della Fede. Sotto questo nome cehvansi i 
Gesuiti, che , all'ombra delle nuove libertà , cercavano recupe- 
rare influenza sull'educazione e nello Stato, e si spargeano nel- 
le Provincie, pe' monti , nelle prigioni , onde avviare nelle cose 
dell'anima. L'ira concetta contro il clero si concentrò sopra 
quei che n'erano .infervorati rappresentanti ; e tutto ciò che si 
facesse in senso religioso veniva imputato ai Gesuiti \ gesuita 
divenne l' improperio affisso a ogni persona odiata o temuta ; 
ai Gesuiti s'attribuivano le imprese più diverse : la paura di in- 
correre quest'enorme taccia rendeva timidi a professare le ve- 
rità cattoliche , e teneva anche molti buoni nelle irresolutezze 
della via di mezzo. 

Verso un passato che più non si voleva , parvero respingere 
alcune scene di quel tempo : un Martin di Chartres ebbe rive- 

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OPPOSIZIONE RELIGIOSA 43 

Iasioni e le riferì al re ; una croce comparve nell'aria a Mignet; 
e da per tutto missioni e litanie : onde l'irreligione parve un 
modo di resistenza. Alcuni ridestando le tradizioni parlamen* 
tari, sebbene vi fosse passata sopra la Rivoluzione} pretendeva- 
no l'intervenzione dello Stato in molti fatti della disciplina re- 
tigiosa. Altri, cui parea pusillanimità, se non era bugia, cotesto 
spaventarsi al crescere del clero , dov' era piena la licenza di 
contraddirlo e cuculiarlo colla stampa, sosteneano a nome dei* 
la libertà, dorerai lasciare ai ministri delle varie religioni piena 
indipendenza nella loro disciplina; e spettare ai fedeli il rego- 
larsi nelle credenze secondo l'impressione prodotta e dai dog* 
mi e dalla disciplina : e ne nasceva un'opposizione religiosa. A 
questa credette Luigi dare soddisfazione col nominare mioistro 
pel culto Frayssinous vescovo d'Ermopoli , il quale soprav ve- 
gliasse le università e i professori. Esso , della scuola antica , 
venerava le libertà gallicane , in grazia delie quali non si potè 
bandire il giubileo bel 1826 senza autorità del governo. Stabi- 
litasi una nuova Sorbona per centro degli studii ecclesiastici 
nel senso gallicano, Frayssinous volea sottrarla al papa e all'ar- 
civescovo di Parigi: ma questo (Quelen) accampò la sua giuris- 
dizione , minacciando scomunica ; onde si tralasciò. Quaudo il 
cardinale Clermont-Tonnerre , arcivescovo di Tolosa, denunziò 
la miscredenza del secolo , volgente in baja tutte le quistioni 
religiose, e chiedeva si ripristinassero i sinodi diocesani e pro- 
vinciali, l'indipendenza de'ministri della religione, le solennità 
e molti ordini religiosi , la sua pastorale fu soppressa come a- 
buso. Gravi ridami ne levò il partito religióso ; e le sublimità 
della fede avvilupparono agli affari politici; e già vedemmo quai 
forti campioni si elevassero per l'indipendenza della Chiesa. Il 
clero ricordavasi della sua situazione- anteriore , e la preferiva 
ad una protezione che non gli valeva se non impacci nuovi dai 
protettori e furiosi attacchi dai nemici. Mentre esso si lagnava 
delle restrizioni , i secolari esclamavano dell'arrogarsi che fa- 
cea sempre maggiore autorità: le Camere non solo, ma e i, tri- 
bunali empivansi di garriti contro «questa spada di cui l'elsa 
è a Roma e la lama da per tutto » ( Dupix ). Montlosier affilava 
ogni sorta d'armi contro ai Gesuiti rinascenti, all'ultramontani- 



14 OPPOSIZIONE LETTERARIA 

smo e alle corporazioni religiose, che osavano ancora unirsi nel- 
la solitudine a pentirsi e gemere; alla tracotanza de'vescovi, che 
nelle pastorali pretendeano mettere sull'avviso le loro pecore : 
e mentre non si sapeva frenare le società politiche segrete, con 
ansietà erano spiati i Fratelli della Dottrina Cristiana e quelli di 
San Vincenzo di Paola, diretti all'istruzione e alla beneficenza ! 

Così tutto diveniva stromento di avversione e resistenza : gli 
oppositori, mentre aspiravano a demolire , non aveano in serbo 
una riforma pel caso di vittoria; e riduceano la loro tattica al- 
l'escludere, all'odiare , al vilipendere , invece di amare , soste- 
nere, abbracciare. 

Bella e magnifica parte vi prese la letteratura. Napoleone , 
pur tenendoli in ceppi , aveva abituato i giornalisti a guardare 
ne' governi stranieri, e invelenire contro i nemici di lui. L'im- 
pararono, ed appena sciolti, divennero arditissimi, e costituiro- 
no veramente un quarto potere nello Stato. Tutto ciò che ai 
Borboni potesse dispiacere, si rialzava; Napoleone, da maledet- 
to^, tornò popolare; le canzoni di Beranger, vera arma di batta- 
glia (1) , facevano ammirare e compiangere que' vecchi soldati, 
ora costretti a non più ammazzare né farsi ammazzare ; e dei 
quali Vernet presentava continuamente le figure , riprodotte a 
migliaja dalla litografìa, nuovo stromento potentissimo a diffon- 
dere l'ira ed il disprezzo. Le Messeniche di Delavigne eccita- 
vano un coraggio di cui perivano gli esempii, e quell'amore di 
patria che divampa allorché essa è minacciata, e s'addormenta 
quand'è sicura. Paolo Courier (a) fattosi, come Pascal e Montes- 
quieu, spiritosissimo libellista dopo studi! severi, con una deli- 
ziosa causticità e uno scherno irreparabile , adattava alle qui- 
stioni vitali i pregiudizi! e le passioni del suo partito; traeva il 
riso dalle viscere dell'umanità, per bersagliare le aristocrazie, 
i cortigiani , gli oziosi. I migliori stettero contrarii ai Borboni : 
Chateaubriand , così devoto alla bandiera bianca , dopo che da 

(1) Combien ia Mn*e a fabriquè de poudre l 

(a) Avea militato sotto Buona parte ; e non seppe risparmiare 

i suoi sarcasmi alla costui ambizione quando si volle sublimare 

all' impero. 

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Opposizione LETTERABIA f £ 

Villèle fu soffiate dal ministero degù* affari esteri, cominciò an- 
ch' egli opposizione, se non guerra, almeno per dire : lo avrei 
consigliato il governo a fare eo§ì e eo$\. Degli ingegni che a- 
spjravano a civili trionfi nel giornale o sulla cattedra, prende- 
va ombra il governo ; e non riuscendo a stabilire la censura , 
fissò gravi pene contro gli abusi, e ne attribuì il giudizio ai tri- 
banali. Alcuni giornali furono sospesi y altri comprati > ad al- 
cuni professori tolta la cattedra. 

Le persone d 1 ingegno , dove non è permesso seppellirle ia 
un fondo di torre , è icnprovido il farsele nemiche , perchè si 
rialzano più robuste. I pensatori offesi o disgustati dal governo, 
de' loro insegnamenti formavano una polemica : ogni storia di- 
ventava allusione ; lodi o censure si distribuivano in senso in* 
verso dell' inclinazione- superiore ; la quistione politica si espri- 
meva In teoriche filosofiche sull'origine del potere. Nasce que- 
sto dall'uomo o da Dio? da un contratto sociale o da rivelazio- 
ne? Il linguaggio fu da esso rivelato- all' uomo? o non gliene fu 
data che la facoltà, messa poi in aaiooe? L'uomo pensò prima , 
o prima parlò? l'idea è anteriore alla parola? 

Bonald, campione della rinata scuola di De Jfaistre, sostener 
va che il linguaggio fd rivelato, e con essojona legge primiti- 
va, dalla quale deduceva l'assolutismo, combattendo i giurati , 
la libertà delia stampa , l'educazione delia plebe , il diritto di 
petizione, il divorzio, l'abolizione della pena di morte. Dai prin- 
cipi!' stessi Baflanche traeva esser V uomo nato per la società , 
mediante la quale soltanto egli riesce compiuto : onde fin dag- 
l'origine dovette favellare; e la parola gli fu comunicata coli' i- 
dea, e non solo come segno dell'idea. Questa parola regna con 
autorità suprema , ma il pensiero tende a svolgersi da questa 
tradizione inceppante, finche si produce libero e spontaneo. Al- 
lora la ragione individuale sottentra; alla fatalità succede la li- 
bertà; e si fa un contratto con leggi scritte , sicché il pensiero 
padroneggia la parola : composizione fra il diritto divino e l'u- 
mano. In questa successione di formole sociali, l'avvenire ger- 
moglia sempre dal presente; la restaurazione stessa non è che 
• una formola da cui si svilupperà l'incognita. » 

Giovani animosi , rotte le loro trame rivoluzionarie , valsero 

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46 OPPOSIZIONE LETTERARIA 

agli studi! l'effervescenza che aveano dirizzata alla pubblica co- 
sa, non dimenticando però i primi propositi : onde, scriven- 
do, facevano un'opposizione in vario senso e Broglie e Barante, 
campioni fra i Dottrinarli; e Villemain , il quale nella letteratu- 
ra passata faceva applaudire le idee che nella presente cancel- 
lava la censura; e Guizot, che , traverso alle incomposte rovine 
della storia , seguitava le tracce delta libertà costituzionale ; e 
Laromigulère, che restava sensista con Locke; e Royer-Collard, 
che, calpestando il despotismo sensistico, volea riformare la fi- 
losofia per intento pratico positivo e sociale, onde restituire alla 
Francia la sua dignità morale , le prerogative all'intelligenza, e 
rigenerare lo spirito pubblico, e per mezzo di esso il governo ; 
e Cousin, che, rimpastando la filosofia tedesca, parea dare una 
certa vigoria ai pensieri e alla volontà , e introduceva un eclet- 
tismo che trovava ad ogni opinione la scusa dell'opportunità. 
Gli storici erano pieni d'allusioni, ed accennavano la speranza e 
la possibilità del meglio ; e Thierry Agostino , combattendo le 
futilità e le vigliaccherie impeciali , diceva : « Uomini della 
» libertà, noi anzi tutto siamo della nazione dei liberi ; e quelli 
» che , lungi dal paese nostro , lottano per l'indipendenza , e 
» muojono per essa , sono i fratelli nostri , i nostri eroi ( !). • 
Alcuni non conosceauo la forza della moderazione , e le leggi 
dovettero reprimere la contumacia; ma che? i processi diveni- 

(1) Cénseur européen, 17 aprile 1820. Altrove egli scrive : 
Une associaiion scerete emprunlés à l'Italie, réunit et orga- 
nisti •> sous dee chef* placet haut dans P estime du pays> une 
grande partie , et la partie la plus éclairée de lajeunesse de* 
classes moyennes. Mais nous ne tardàmes guère à nous con- 
vaincre de l' inutilità de nos efforts paur amener deswènemen* 
qui n'étaient pas mùrs,et lors les afflliés revenant à P action, 
retournèrent à leurs comploires ou à leùrs livree * Ce fui un 
acte de Òon sens et de résignation civique ; et chose remar- 
quable , le plus beau mouwment d'elude sérieux succèda, pres- 
gue sans intervalle, à celie effervescence revolutùmnaire* Dèe 
Pannée 1823 un soufflé de rènovation commenca à se faire sen* 
tir, et à raviver simullanément toutes les òranches de la là* 
térature. > — (Dix Jn* d'études àistorigues. ) 



CABLO X — INDENNITÀ DI MIGBATI 47 

vano nuova occasione di scandalo. Una mescolanza dei senti- 
menti dell' Impero e della migrazione colle giovani speranze ; 
sogni di gloria militare accoppiati a quei della prosperità agrì- 
cola e industriale ; passioni cavalleresche e mercantili, diedero 
a quel tempo alcun che di drammatico ch'è così raro nella sto- 
ria moderna. 

Fra tali bollimenti moriva Luigi XVIII ( 6 sett. 1824 ), attri- 
buendosi il meschino vanto d'aver barcheggiato tra le fazioni; e 
succedea Carlo X, da gran tempo indicato come autore di tutti 
i consigli illiberali deh predecessore. Per la sua coronazione si 
ritrovò l'ampolla sacra, ed egli toccò e guarì scrofolosi: ogget- 
to di beffa agli Indipendenti ; i quali poi dissimulavano che al- 
lora primamente fu ommesso il giuramento consueto di caccia* 
re gli eretici , non ledere le immunità ecclesiastiche , non far 
grazia ai duellanti. Carlo promise • consolidare come re la Car- 
ta , che come suddito avea promesso mantenere », e sciolse la 
censura: ma non tardò a spiegare monarchiche inclinazioni. 

L' indennità ai migrati antichi pei beni tratti al fisco dalla Ri- 
voluzione fu , malgrado l' opposizione , ridotta ad effetto • per 
ricompensare la fedeltà infelice e spogliata , e mostrare che le 
grandi ingiustizie col tempo ottengono grandi riparazioni. » 
Mille milioni furono assegnati per loro a tre per cento, condan- 
nando la Rivoluzione a pagar le spese a quelli che erano da lei 
disertati : e l'operazione del riparto diede occasione di cercare 
impieghi per persone devote ; e così crebbe la forza» dei Realisti 
e l' importanza de' possedimenti stabili. Era giustizia e pru- 
denza il riconoscer inviolabile la proprietà, al tempo stesso che 
si toglieva ogni timore ed ogni scrupolo ai compratori dei beni 
confiscati. Era insieme un sottile spediente di finanza, creando 
rendite al tre per cento con cui si rimborsarono le altre : ma 
l'estesissima classe dei reddituali, la più parte parigini, e cui si 
sottraevano di colpo circa 120 milioni annui, ne fu malcontenta. 

Ridestansi anche le idee aristocratiche , e alla eguale parti- 
gione tra i figli , stabilita nel codice , surrogansi la primogeni- 
tura e le sostituzioni : ma ben dicea Barante, che • le leggi non 
conformi alle abitudini e alle opinioni d'un popolo, sono parole 
e nulla più. » 

-H* ' Digitized b^GOQgle 



48 GUARDIA NAZIONALE DISCIOLTA 

Si estesero le pratiche pie, e si permisero comunità religiose 
femminili , preparamento alle maschili ; si pubblicarono leggi 
contro il sacrilegio; e avendo Chateaubriand ricordato che « fa 
religione cristiana ama perdonare più che punire, e dee le sue 
vittorie alle sue misericordie, né ha bisogno di patiboli che pei 
martiri suoi, » Bonald rispose : Se i buoni debbono la vita al- 
la società come servigio >, i tristi gliela debbono come esem- 
pio. Sì; la religione ordina ali 1 uomo di perdonare, ma al 
potere ingiunge di punire : il Salvatore domandò grazia 
pe' suoi carnefici, ma suo padre non V esaudì , anzi estese 
il castigo su tutto un popolo. Quanto al sacrilego , colla 
sentenza di morte V inviate innanzi al suo giudice na- 
turale. 

Queste parole sonavano nel secolo dell 1 indifferenza. 

Ne veniva scredito al governo , e F avversione si manifestava 
in ogni accidente, nelle processioni del giubileo , ne' funerali : 
quando il generale Foy, costante nell'opposizione senza disor-- 
dine, morì non lasciando altra eredità che il proprio nome, le 
soscrizioni aperte a favor de' suoi figli fruttarono un milione ; 
alle riviste la guardia nazionale gridava Abbasso i ministri , 
abbasso i Gesuiti. II re indispettito licenzia la guardia nazio- 
nale ; colpo ardito contro il medio stato, ma che toglieva quel- 
l'intermedio opportuno fra il re e un popolo sollevato. 

Era impossibile camminare di questo passo colla libertà del- 
la stampa; e per ciò fu proposto di imbavagliarla a nome della 
religione, del pudore , della virtù, della verità. Si obbligò dun- 
qne a mettere il nome dell 1 editore ; presentare copia de' libri, 
cinque giorni prima di pubblicarli ; un bollo su quelli minori 
di cinque fogli ; garanzie dessero gli editori de' giornali. Se ne 
solleva un fremito fra gli scrittori ; fin la placida Accademia 
protesta, e Carlo X colpisce! membri di essa (aprile 1827), ir- 
ritando così , e aumentandosi le difficoltà. Quando poi il prò* 
getto di legge fu ritirato, l' esultanza fragorosa di tutta Francia 
celebrò questo trionfo dell' opinione ; e d' allora mille opuscoli 
corsero disapprovando gli atti del ministero. Villèle pensa dun» 
que rinnovare di pianta la camera sua settennale (5 nov.) , ed 
interrogar di nuovo il voto popolare. 

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CADUTA DEL MJBUSTBBO VILLÈLE 49 

Quasi tm' amministrazione opposta alla pubblica , erasi for- 
mata una società col titolo Chi $' aj*ta, ti del l'ajuta, mista 
di Liberali e di Realisti , cbe attraversava le mene e svelava lo 
frodi del governo. Questa brogliò le elezioni, non senza tumulti 
e sangue , in modo che toccò il mandato ai maggiori Liberali. 
Allora il ministero è bersagliato d 1 ogni parte : alcuni aperta- 
mente sollecitavano il duca di Orléans • a cangiare il suo stem- 
ma ducale colla corona civica, » e « Coraggio , principe 

» ( gli dicevano ) ; resta nella monarchia nostra un bel posto a 
» prendere, il posto che La Fayette occuperebbe in una repub- 
? Mica, quello di primo cittadino di Francia » (I). 

Altri libri erano pieni di quest'ultimo divisamento, e Arman- 
do Carré!, nella sua Storia della Rivoluzione inglese , alludeva 
apertamente ad un'imitazione del 1688 d'Inghilterra; cioè , 
ad un re che considerava come suo dono la Carta , surrogarne 
uno che dalla Carta e dalla Camera riconoscesse l' esistenza. 

Il ministero Vilièle dovette soccombere , e non lasciava al 
succedente che armi spuntate, e la necessità di concessioni che 
doreano parer debolezza. Carlo X , invece di appoggiarsi fran- 
camente a qualche partito, s> affidò a Martignac, volontà buona, 
ma irresoluta , e non sostenuto da nessuna parzialità prevalen- 
te , nò tampoco dai re. Mostrava egli la necessità di franchigie 
amministrative e costituzionali per ripigliare la perduta confi- 
denza , e di sostiuire la lealtà all' intrigo ; si modificò la legge 
villa stampa ; si ripristinò il diritto di stabilire giornali , pure 
con fermezza punendone gli abusi ; ed egli stesso il ministro 
ebbe Parte di circondarsi di letterati. Ma per accondiscendere 
allo spirito dominante , si emisero ordinanze avverse ai Gesuiti 
e ai!» insegnamento religioso, limitando il numero de' discepoli 
ne? piccoli seminari!, ed escludendone gli scolari esteri. Debo- 
lezze funeste : e i padri di famiglia ne furono spiacenti j i ve- 
scovi s'opposero come a un trionfo de* filosofisti e ruina della 
Chiesa cattolica ; e i Gesuiti , poiché non vollero sottomettersi 
all'Università e all'obbligo imposto ai maestri di dichiarare che 
non appartenevano a veruna congregazione , restarono esclusi* 

(1) Caugbojs-I«]U)A*, LeUr* à M. le due <T (hléan*. 

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20 CADUTA DEL MINISTEBO TILLÈLE 

Così un re tutto scrupoli , si trovò esposto agli anatemi sacer- 
dotali : conseguenza del voler condiscendere a tutti. Il ministe- 
ro, senza amici, languì fra le ambizioni dei due estremi, finché 
Carlo X , mal acconciandosi ai passi leali di questo, gli tolse il 
portafogli per darlo a PolignaC (1829). 

Il nuovo gabinetto cerca francamente una maggioranza mo- 
narchica , non distruggendo la costituzione , ma affidandola ai 
Realisti, come faceva Wellington in Inghilterra. La cittadinan- 
za se ne adombra , e vede in costoro i vindici degli antichi mi- 
grati : onde gli uni fan clamorose proteste a favore dell' 89 ; 
altri pensan ridurre agli estremi il governo dol ricusare 1' im- 
posta, compensando quelli che ne fossero puniti ; i giornali in- 
focano la bizzarria nazionale ; diffidenza è in tutti ; il governo 
la considera come oltraggiosa, ma i tribunali ricusano punirla; 
è impossibile che il ministero si conservi se non violando la 
Carta. 

L'opposizione legale , in qualunque senso fosse , sempre ri- 
portavasi alla Carta ; stringerla o dilatarla , ma conformarsi- a 
quella. Nel giornale più ardito, diretto allora da Thiers, col ti- 
tolo di Costituzionale , nel giugno del 30 si leggeva : • I po- 
» poli sono per lo più costretti a insorgere per avere la libertà; 
» oggi, mercè della Carta che pone la legalità dal canto nostro, 
» tocca al potere a ribellarsi ed esporsi ai risehi dell' insurre* 
» zione, se vuole a noi strappare la libertà. » 

Con tali disposizioni s'aprono le Camere (1830), e i dibat- 
timenti dell' indirizzo rivelano le disposizioni pubbliche. Il re 
diceva: «Se colpevoli maneggi suscitassero al mio governo 
» ostacoli ch'io non posso , non voglio prevedere , troverei la 
» forza di sormontarli nella mia risoluzione di mantener la pace 
» pubblica , nella giusta confidenza de' Francesi , e nelT amore 
» eh' essi hanno sempre mostrato pel loro re. » 

Frase imprudente che offri occasione alla Camera di sciori- 
nare la propria bandiera; e nella risposta fu inserito : « Condì* 
» zione indispensabile al regolare andamento de' pubblici affari 
» è il concorso permanente delle politiche intenzioni del vostro 
» governo coi voti del vostro popolo. Sire , la nostra lealtà ci 
» condanna a dirvi che tal concorso non esiste. Un'ingiusta 



MimSTEBO POUONAC — SPEDIZIONE D'ALGERI 2 1 

v diffidenza de' sentimenti e della ragione della Francia è oggi 

• il pensiero fondamentale dell'amministrazione Fra quei 

• che sconoscono una nazione si fedele , e noi che veniamo a 

• deporre nel vostro seno i dolori di tutto un popolo geloso 

• della stima e della confidenza del suo re , decida l' aita sa- 
» viezza di vostra maestà. » 

Gran dibattimento se ne solleva. Mandasi al partito , e di 
qnattrocentodue membri, dogenventuno sono per il ripudio del 
ministero Polignac;e il numero dugenventuno diviene il terrore 
del gabinetto e la gioja del popolo. Ma Carlo dal trono rispon- 
de : « Io contava sul concorso delle due Camere per fare il be- 
» ne che meditavo ; duolmi di sentir i deputati dichiarare che 

• qjuesto concorsa non sussiste ; le mie risoluzioni sono imrau- 
» tabilfi : » e scioglie la Camera. Gli eventi precipitavano alla 
rivoluzione ; tutti li sentivano , e la corona sperò ritardarla col 
divergere 1' attenzione. 

Già divisammo la parte del gabinetto francese nella politica 
esterna. Per mettere un fine al lungo litigio con Haiti , spedi 
una forte squadra, ma colla proposizione di riconoscere l' indi- 
pendenza mediante buoni patti di commercio e un ristoro pei 
coloni : e in fatto si conchiuse (luglio 18 15), mediante 150 mi- 
lioni. 

La Francia aveva pure ricuperato colla pace l'isola di Bor- 
bone, e fece nuovi sforzi per dare stabilità alla colonia del Ma- 
dagascar : ma continuo la contrastavano gì' Inglesi , che con- 
servata avevano l'isola Maurizio ; e tanto procedettero, che, nel 
1829, dovette farvi una spedizione. 

Negli affari di Grecia la Francia era comparsa non inferiore 
alle altre Potenze ; e nei baratti di territorio che pareano dover 
seguitare a quella guerra, parve non lontana dal raggiungere le 
sempre desiderate barriere del Reno. 

Nuova occasione di far mostra di sue forze le aprì la spedi- 
zione d' Algeri. Contro la pirateria de' Barbareschi poco valse- 
ro i rimedii tentati dopo il congresso di Vienna ( voi. II , pag. 
280 ). Hussein , capo della reggenza d'Algeri , ripeteva dalla 
Francia un credito fin dal tempo della spedizione in Egitto ; e 
il governo volea dedurne una parte per risarcire negozianti di 

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2-2 I MALCONTENTI B IL DUCA D'ORLÉANS 

Marsiglia , creditori di sudditi algerini. Mentre se ne trattava , 
Hussein irritato diede il ventaglio sai viso al rappresentante di 
Francia. Questi tosto s'imbarca : la Francia manda una squa- 
dra davanti a quel porto : il blocco, difficilissimo su coste tem- 
pestose, dura due anni, di troppo xischio parendo ai pratici uno 
sbarco: alla fine la Francia (agosto 1429) fa intimare al dey sod- 
disfazione o guerra ; e poiché Hussein risponde col cannone 9 
non resta cbe replicargli sul tono istesso. Piaceva al gabinetto 
qoest' impresa , che darebbe occupazione ai prodi , discorsi a 
tutti , e colla vittoria uno di quei fascini a cui la Francia va ir- 
reparabilmente presa. Bourmont , ministro della guerra, ottie- 
ne per sé il comando: e centrenta navi da guerra, con cinque- 
cento trentadue di trasporto, guidate dall' ammiraglio Duperré, 
portano da Tolone trentasettemila guerrieri, quattromila caval- 
li , e settanta pezzi d' artiglieria sui lidi memori di san Luigi. 
Gol più bel fatto d'armi che da quindici anni si fosse veduto, 
Algeri venne costretta a capitolare ( 5 luglio 1830) ; il dey a 
partire colle sue ricchezze personali. 

Carlo X spera in questo trionfo la buona occasione di effet- 
tuare quello che da un pezzo meditava , e assodare la monar- 
chia, uscendo dalle vie legali ; cieco sul progresso dell' opinio- 
ne, che però neppure i Liberali aveano abbastanza misurato. Il 
governo , durante la Restaurazione , non avea avuto sottocchio 
altro che i due partiti aristocratico e cittadino ; ma pel popolo 
nulla avea operato : aveano fatto di più i Liberali ? 

I Realisti confidavano tuttora tùli' eternità della dinastia di 
san Luigi, e credeano fosse tempo di sbarbicare questi ripullu- 
lanti germogli del reciso albero della Rivoluzione. I malconten- 
ti , unendo P antiveggenza al dispetto della disgrazia , si erano 
ristretti attorno al duca d' Orléans ; ed egli, senza tramare eoa 
essi , profittava degli errori del governo. I Dottrinarii , che la 
Corona avrebbe potuto farsi devoti servidori , e che voleano fa 
legalità , respinti dal governo, s'erano buttati anch'essi coi Li- 
berali. 

Ma il liberalismo stesso non avea badato cbe a negozianti e 
possidenti ; i progressi suoi di nulla vantaggiavano la moltitu- 
dine ; e con attacchi sistematici , ragionevoli o nò, e con quel- 

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LB OBMNANU 23 

l'insistente diffidenza che non permette né il bene oè il male, né 
la debolezza nò il vigore , tolse al potere la forza necessaria a 
farsi rispettare : per cattivarsi un' partito , si conculcò la reli- 
gione ; l 1 economia studiò l'aumento delle ricchezze, non il lo- 
ro scomparto ; e parve seria minaccia quando una volta s' inti- 
mò alla Camera , che aliato all' aristocrazia possidente ne sor- 
geva una finanziera. Eppure era in procinto di chiudersi l'èra 
di quella; e alle monche dottrine del liberalismo , sostituire 
qualche cosa di più risoluto ed effettivo. 

V Opposizione provò dispiacere della presa d' Algeri , che 
rendeva il lustro alle armi di Francia ; e perchè l' Inghilterra 
pure se ne mostrava scontenta per gelosia di non dominare tutta 
sola il Mediterraneo , prevedessi una guerra , sulla quale già i 
banchieri faceano speculazioni. Ma la guerra era dentro ; le tra- 
me si andavano stringendo quanto più il governo parea risoluto 
nel suo procedimento illiberale ; ed ormai s' accingeano a gior- 
nata risolutiva la sovranità monarchica e la parlamentare : so- 
vranità artifiziali, a cui se ne mescolerebbe una più vera. 

Le Tre Giornate di Luglio. 

Uscito a peggio anche l'esperimento dello scioglier la Ca- 
mera, il ministero credette non potersi regnare stando fedeli 
alla Carta, e s' accinse a violarla con ordinanze repugnanti alla 
Costituzione : ma non sapendo esser tiranno quanto occorre per 
colpi di Stato , dispose piccole e frivole precauzioni , invece di 
quella che unica sarebbe valsa, la forza, l' esercito. E il mini- 
stero o il re, sempre trovatisi a fronte di letterali, negozianti 9 
dottrinari!, non s'aspettavano che parole; non temeano il popo- 
lo : funeste illusioni, al dissiparsi delle quali non rimane che lo 
scoraggiamento. Le ordinanze (2S lugl. 1830) toccavano i duo 
punti che dicemmo capitali dell' Opposizione ; l' elezione alte* 
rendo a favore de? privilegiati, e sottoponendo a censura i gior- 
nali : colpivano cioè la potenza politica nella legislatura , e la 
potenza morale nella stampa; ledevano gP interessi dei molti 
ébe viveano sopra questa, mettevano in agitazione gli speculato- 
ri y e chi spera pescar nello stagno turbato. Ài primo annunzio 

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24 LETBE GIORNATE 

delle ordinanze , il lutto occupa Parigi ; Thfers , Chatelain e 
Cauchois-Lemaire fanno una protesta contro le violate libertà. 
Gli uffizii de 7 giornali divengono centrò all'azione : benché sia 
comandato l' esame preventivo degli articoli , questi si pubbli- 
cano , obbligando V autorità a ricorrere alla forza per soppri- 
merli. Gli uomini compromessi s'affaticano per diffondere la 
resistenza ; gli stampatori chiudono le officine , e ai braccianti 
che vanno a cercarvi lavoro , rispondono che la libertà è ita , 
che il governo ha decretato la tirannia e le sue conseguenze : 
le rendite pubbliche abbassano; si minacciano fallimenti 5 il 
fermento cresce in tumulto. 

La Corte , stranamente accecata (27 lugl.) , erasi ritirata a 
Saint-Cloud, senza tampoco darne avviso al corpo diplomatico; 
salvo gli Svizzeri , truppe scarsissime vegliavano la gran città , 
comandate da Marmont , infamato dalle memorie del 1815 ; la 
guardia nazionale , tutrice dèlia quiete, era stata sciolta. Nulla 
dunque ostava ai Liberali, che, diffondendo parole, danari, pau- 
re, eccitavano il popolo, quel popolo a. cui fin allora non aveano 
pensato ; e questo prorompe. La sera del 27 luglio cominciano 
i movimenti nel quartiere della ricchezza e della prostituzióne; 
gli allievi della scuola politecnica sbucano , uffiziali preparati a 
dirigere P incomposto movimento di persone armate di quel che 
il caso dava , e principalmente dei ciottoli del selciato; si sven- 
tola la bandiera tricolore ; e al grido di Viva la Carta, comin- 
ciasi a combattere, a uccidere , ad asserragliare i passi; ogni 
svolto diviene un 9 imboscata , ogni via un campo di battaglia , 
ogni finestra una feri toja, donde a mira certa sono abbattuti lan- 
cieri e gendarmi ; atti di coraggio, di ferocia, di forsennatezza, 
di prudenza, di generosità, come in ogni turba tumultuante, si 
mescono e confondono. Sulla religione, che era stata presenta- 
ta come stromento del despotismo , sfogasi l'ira ; e a furia del 
popolo sollevato, le croci sono abbattute, le chiese devastate , 
demolito l' arcivescovado. La truppa , già scarsa , operava con 
riguardi ; onde in breve alla Rivoluzione rimase il sopravvento. 

Il popolo trionfa, e suo grido è la repubblica : maf i banchie- 
ri, i letterati , i gaudenti , sgomentati indietreggiano , cercano 
*si tratti colla Corte , cui la Carta invocata rendeva inviolabile. 

» byVjC 



LB TBE GIOBNATB 45 

Ma era tardi. La -Fayette , onest' uomo destinalo a venire dopo 
tutte le rivolte per coprirle col proprio nome , ricupera l'aura 
popolare , e senz' altra veste dichiara che Carlo X cessò di re* 
gnare. 

Gran reputazione d'onestà erasi acquistata il banchiere Lafit- 
te. Negli ultimi anni dell' Impero nominato governatore della 
banca di Francia , rinunzia ai centomila franchi di soldo \ Na- 
poleone fuggendo deposita in mano di esso i suoi capitali ; li de- 
pongono i Borboni fuggendo nei cento giorni: ed egli anche con 
danari proprii mitiga l' esiglio dei re, poi le amarezze che a Pa- 
rigi recano gli esigenti stranieri ; resiste alle oppressioni , ri* 
staura le finanze , e tende a fare la Francia più ricca , affinchè 
sia più illuminata e più libera. Sostenitore della Carta contro 
gli arbitrii , divenne centro dell' Opposizione ; soccorreva con 
generosa delicatezza i perseguitati : e avendo dato sussidii a 
Luigi Filippo d'Orléans nella foga del 18 1S , n'era diventato 
l' amico. In casa di lui convennero dunque i campioni liberali 
per risolvere della patria , che aveano mossa e che ora non sa- 
pevano dove spingere : ed eroi quando il coraggio più non era 
pericolo, pretendono far profìtto proprio la vittoria del popolo; 
e tra la volontà ben pronunziata di questo , e l'ordine antico 
eh' essi voleano abbattere, prendono , secondo il loro stile, uq 
partito di mezzo. Luigi Filippo avea comportato la sventura no» 
bilmente , educandosi , poi del sapere suo traendo profitto per 
far da maestro , e acquistando idee liberali ; combattè in Spa- 
gna e mandava proclami contro Napoleone, non a favor de' por- 
boni ma della repubblica. Rientrato alla Restaurazione, era sco- 
po alle speranze e alle trame de' Liberali , che ora trionfanti lo 
esortano a farsi re. Il popolo e la gioventù, che per istinto vao- 
no diritto al fondo delle cose , e sopprimono le transazioni per 
cogliere la realtà delle politiche situazioni , non voleano qual- 
cosa di meglio , ma qualcosa di nuovo ; non mutare persone , 
ma decidere la vera indole del governo rappresentativo ; al pa- 
lazzo di città stringevansi attorno a La Fayette per formare la 
repubblica. 

Ma i Liberali, gente di parole , non di fatti , spaventata del- 
l' ardimento , e che scalzando il governo precedente , non avea 

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46 tE THE GIORNATE 

proceduto a un nuovo , vincono le esitanze di Luigi Filippo , il 
quale monta a cavallo e scorre le disselciate vie per giungere 
al Palazzo di città. Ivi egli abbraccia La Fayette , e quell'am- 
plesso ripristina il trono e i Borboni dov' erasi pur dianzi com- 
battuto per distruggere l'uno e gli altri; e alla Francia, per un 
momento repubblicana , s 9 insegna a gridare un nome cbe essa 
non conosceva , e che accetta come simbolo d' un principio- 
Cosi vittime senza nome divengono base ad ambiziosi senza cuo- 
re. La Fayette avea compilato un programma , vago quanto la 
dichiarazione dei diritti dell 9 89 ; e incaricato di presentarlo a 
Luigi Filippo, gli disse : Voi sapete ch'io sono repubblicano, 
e che guardo la costituzione degli StatirUniti come la pia 
perfetta. Essa per ora non conviene alla Francia ; ma 
vuoisi un trono popolare circondato da istituzioni repub- 
(dicane. La frase piacque ; otto giorni dopo la Rivoluzione, Lui- 
gi Filippo di Orléans è dichiarato re da deputati che non avea- 
uo ricevuto questo mandato ; e giura cbe • la Carta sarà una 
verità. • 

Carlo X e suo figlio mandarono la loro abdicazione ; e l'an- 
tica dinastia se ne andò dalla Francia per Cherburgo , fra un 
dignitoso contegno del popolo , che mostrava quanto fosse mi- 
gliorato dal tempo della fuga di Varennes. Parigi selciava di 
nuovo le sue strade, e si trovava ancora monarchica. E la Frau- 
da, avvezza a non vivere e pensare se non dietro a Parigi , be- 
stemmiò alla caduta e applauso alla nuova dinastia, perchè oosl 
aveano fatto i Parigini. 

Quei che la storia di Francia spiegano dinasticamente , come 
un diuturno contrasto fra le due case di Borbone e d' Orléans , 
credettero tolta la causa de' bollimenti col trionfo di questa (1). 
I Liberali chiamavansi contenti della riuscita delle lunghe tra- 
me, e d'aver assicurato la guardia nazionale, il giudizio depu- 
rati per la stampa, la responsabilità de' ministri, l'intervenzione 
de' cittadini a formare le amministrazioni dipartimentali e mu- 
nicipali , e la rielezione de' deputati qualora sieno promossi a 
pubblici impieghi : e questo trono, eretto nel Palazzo reale, fra 

(1) Era l'idea fina di Luigi Filippo. 

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1E TOE GH3BNATH 27 

fé botteghe fi le gallerìe, era salatalo come un trionfo della cit- 
tadinanza e del medio etato sovra l'aristocrazia'. Eppure si eb- 
be paura di riconoscere la sovranità popolare col dare alla nuo- 
va monarchia la legittimazione del voto nazionale , e si rimase 
in una eemilegUtimità di fatte consumato. Il popolo , che era 
stato l'eroe di una battaglia di coi i benestanti coglievano gli 
allori, il popolo rimaneva ancora diseredato di dignità e di rap* 
preseatanza. 

Rivoluzioni del ISSO. 

In Francia, M ministero costituito dopo te tre giornate fu una 
confusione di volontà ; fra repubblicani, imperialisti, monarchi- 
ci di loglio , dinastici , difficile era il guidarsi , come tutte le 
volte die P autorità è annichilata, il potere sulla piazza, e trion- 
fante on partito che vuol camminare , ma ne sa dove, né com- 
pita gli ostacoli. La parte moderata non bastando, si ritira , e 
fermasi (3 nov.) il ministero Lafitte , che si proponeva • nel- 
l'interno, un regno circondato d'istituzioni repubblicane; fuo- 
ri, sostenere in ogni luogo la libertà, e vendicare la Francia dei 
vergognosi trattati del 18 15. » Ma vofendo contentare tatti, 
tatti disgusta ; e quel banchiere esce spoverito da un ministe- 
ro , ove altri impinguarono. Allora tornano a parere opportuni 
gli utilitari! e i Giacobini, che badano ai fatti , non alle idee ; e 
Talteyrand , uno di qoe' politici che credono che la prima ne* 
eessità sia il governare, s'accinge a metter pace e ordine. 

Restava a cancellare gli affronti dei trattati del 1815. 1 re , 
fedeli al dogma della Santa Alleanza, s' armarono d'ogni parte, 
e le orde cosacche montavano in sella per allagare di nuovo le 
rive del Reno e della Senna. Francia , sguarnita d'armi e agi- 
tata come sii' uscir da una recente coavulsione, non poteva ov- 
viare l' evidente pericolo se non o col sinceramente allearsi ai 
popoli che l' imitassero , esponendo cosi l' Europa tutta a un 
cambiamento radicale; o col favorirne le sommosse quanto ba- 
stasse per occupare i suoi nemici , e schermire sé stessa coi 
cadaveri di quelle. A ciò s' attenne. 
In quel tempo la Russia estendevasi verso l' Asia , mirando 

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a$ * IL NON INTERVENTO 

al Bosforo. L'Austria sentimi angustiata fra il malcontento ita- 
lico e l'ambizione prussiana. L'Inghilterra scapitava in Oriente 
per gP incrementi della Russia , e dentro era affaticata dalle 
strìda chiedenti pane. In Ispagna Ferdinando VII, collo sposa* 
re Maria Cristina di Borbone, disgustò gli assolutisti, sua forza 
. fio allora ; e tanto più col mutare la legge di successione , sic- 
ché rimoveva don Carlo, speranza d'essi assolutisti. Anche in 
Portogallo la successione era disputata fra donna Maria figlia e 
don Michele fratello di don Pedro. Il Belgio stava in broncia 
con re Guglielmo per la religione e per le preferenze date agli 
.Olandesi. In Polonia la nobiltà più volte avea tentato sollevarsi» 
La Prussia lottava colle provinole renane. Da per tutto* erano 
popoli chiedenti riforme , quali venivano suggerite dalla libera 
stampa, dagli esempii, dal diffuso liberalismo, dalle società se* 
grete , da quel medio addottrinamento che fa credere agevoli t 
miglioramenti , da quelP agiatezza che lascia a questi pensare. 

E tutti spasimanti volgeano gli occhi alla Francia, ammiran- 
do i due vantaggi ch'ella si era assicurati; la libertà di coscien- 
za , e la delegazione condizionale del potere fatta dai governa- 
ti : credeano avrebbe esteso al di fuori l'ardore divampato ; e 
come Alessandro di Russia aveva stabilito una santa alleanza 
dei re, cosi essa proclamerebbe una santa alleanza dei popoli , 
e alla mutua 'garanzia delle appropriazioni surrogherebbe la 
mutua garanzia dei diritti. 

Ma i Liberali possidenti e dotti erano interessati per la pace; 
e qui pure tenendosi alle vie di mezzo, e non osando proclama- 
re la solidarietà de' popoli, si inventò come simbolo della nuova 
politica, come supremo acquisto di tanto senno e di tanto san- 
gue, la non intervenzione. La Santa Alleanza avea proclamato 
che i re potessero brigarsi del governo interiore di ciascun pae- 
se , per ostare alle istituzioni liberali : una Rivoluzione fatta fu 
nome della libertà, poteva non proclamare la massima opposta 
a quella che fin allora P avea compressa ? Con tale dogma, falso 
come tutti quelli che sono troppo generici, la Francia abdicava 
sin dal primo momento alla dignità di tutrìce de' popoli soffe- 
renti : pure, col riconoscere a ciascuno il diritto di dispone il 

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OLANDA 29 

proprio interno come credesse meglio, ella veniva ad obbligar- 
li contro chi volesse porvi ostacolo. 

1 Liberali forestieri stavano attenti alle tribune di Francia 
per conoscere come fosse spiegato il non intervento ; e uden- 
dolo appunto qual essi desideravano , presero a lacerar colla 
spada la mappa (l'Europa, delineata dalla spada nel 1 8 1 4. Per- 
tanto | la rivoluzione di Parigi ebbe una rapidità di propagazio- 
ne , ben superiore a quella dell' 89, perchè quella era sociale, 
la presente era politica. 

Quando Napoleone distribuiva genti e troni a' suoi fratelli , 
l'Olanda era stata data come feudo a Luigi Buonaparte , poi 
unita all' Impero come compimento di territorio. Ma appena , 
al tracollo di Napoleone , Molilor esce da Amsterdam , le au- 
torità francesi fuggono , si abbattono i segni del dominio e del 
blocco, e Guglielmo di Orange-Nassau si proclama principe per 
la grazia di Dio; parla da sovrano e de' suoi alti alleati; insom- 
ma , trasforma V antica repubblica in monarchia , promettendo 
però costituzione , come allora tutti faceano. 

£ ne fu di fatti proclamata una , dove al re era attribuito il 
potere costitutivo e moltissima parte del legislativo ; ristretti i 
Comuni e le Provincie ali' amministrazione degl'interessi parti- 
colari ; e se n' uscissero, sarebbero repressi dagli Stati provin- 
ciali : questi eleggevano i membri degli Stati generali , senza 
però né dettar voti, né dar loro istruzioni. Non v'erano giurati 
pe' gindizii , ministri non responsali, non libertà della stampa; 
in man dei governo l'istruzione pubblica. Ne'Cento Giorni, .Gu- 
glielmo diede a' suoi Stati il nome di Paesi Bassi , a sé il titolo 
di re , di principe d' Grange all' erede ; e il patto si riformò $ 
costituendo due Camere ; nominati dal re i membri dell' alta , 
quei della bassa dagli Stati provinciali ; protetto ogni culto ; 
aperti gì' impieghi senza divario di religione. 

I Belgi , da Napoleone uniti alla Francia , se ne staccarono 
nel 1814 , né vi si riunirono nei Cento Giorni $ sicché la Fran- 
cia , come già l' Austria , li ebbe colla vittoria , colla vittoria li 
perdette. Nel rimpasto d'allora il Belgio non avea una dinastia 
per la cui legittimità richiamare ^ a titolo d'aumento di ter» 
ritorto , fu dato alla casa d'Oraoge, col granducato di Luxem- 

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$0 CATTOLICI BELGI 

Itotfg , che fa patte della Confederatone germanica : fo statuto 
olandese doveva estendersi anche ai Beigi. Ma quei Valloni e 
Fiamminghi mai non si fusero con verona dette nazioni signo- 
reggìanti j non colla Spagna, non coti' Austria! non coll'Impera 
francese: ora poi la supremazia improvidamente data a due mi- 
lioni di Olandesi sovra il doppio di Belgi , viepiù pesava per la 
differenza di religione , dovendo un re protestante governar un 
paese che da tante tempo identificava P idea politica con la re- - 
ligiosa. Giurarono dunque fedeltà a Guglielmo I , « salvo gli 
articoli che potino essere contrari! alla fede cattolica : » poi i 
vescovi di Gand , Namur e Tournay esposero un Giudìzio dot- 
trinale contro Io spirito della data costituzione, sulla quale an- 
che Roma (1816 (mosse richiami. Il re de' Paesi Bassi, irrita- 
to , perseguita i reclamanti , rimette in vigore gli articoli or- 
ganici , pubblicati da Napoleone in coda al Concordato : i par- 
rechi sieno approvati dal governo; facciansi preghiere pubbliche 
pet re; i giudici prestino giuramento assoluto alla costituzione» 
Quei che ricusarono o vi posero restrizioni , furono destituiti 
senza processa ; una corte speciale giudicò l' abate Foere , re- 
dattore dello Spettatore belgio , giornale ecclesiastico. Anche 
l'erezione di nuove università conculcava la preminenza dei ve- 
scovi sopra l'insegnamento teologico, di che essi levarono que- 
rele. Il vescovo di Gand fu processalo « per aver tenuto corri* 
spondenza su materie religiose con una Corte straniera, » (cioè 
col papa ! ), e condannato alla* deportazione, dopo l' esposizione 
pubblica alla gogna ; ed essendo egli fuggito , il suo nome fu 
esposto sul patibolo fra due malfattori. Privatolo della giurisdi- 
zione , cercò il re che i vicarii continuassero ad amministrare 
la diocesi ; perchè ricusarono, furono sospesi : castigati i preti 
che censurassero gii atti del governo ; ritenuti i soldi a curati' 
e canonici ; vietati i voti irrevocabili. 

Anche i Cattolici d* Olanda , dopo la Riforma , conferivano 
col nunzio apostolico sedente a Bruxelles , il quale inviava le 
dispense , e dava le facoltà agli arcipreti. Guglielmo volle in- 
tentar processo a quello di Amsterdam perchè avesse corrispo- 
sto col rappresentante papale, e appena desistette pel fermento 
di tutti i Cattolici. Al contrario, egli favoriva P antica Chiesa 

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OPPOSIZIONE BELGICA 31 

tpansenistfca olandese, sicché continuar ansi le elezioni scisma- 
lidie de' vescovi a Utrecht , Deventer , Arlem. Del giubileo fa 
vietata la pubblicazione ; proibito al clero di unirsi in ritiri per • 
gli esercizi! né di partire per le missioni? lasciate vacanti le se- 
di : l'evidente parzialità scontentava il clero cattolico. Viepiù 
offese , nel f 825 , il pretendersi che tutte le scuole e i maestri 
fossero autorizzati dal governo; chi studiava fuori, non ottenesse 
posti ) aboliti i piccoli seminarli, cercando trasferire la direzio- 
ne dei collegi! nuovi e della filosofia ai Protestanti, giacché non 
poteano i oberici entrar in seminario se non passando pel col- 
legio filosofico. 

Ridestava egli dunque le antiche pretendenze di Giuseppe II, 
senza temerne la fine $ e chi comprende come tutte le libertà 
si diano mano , sgomentavasi al vederlo intaccar queste più sa- 
cre, che riguardano la coscienza e il diritto domestica Pertanto 
i Liberali si associarono coi Cattolici , i quali , non impauriti 
dalla taccia plateale di Gesuiti , conobbero la nobiltà e impor- 
tanza del resistere agli atti arbitrarti. Inoltre spiaceva il vedere 
come il debito pubblico crescesse, nel mentre cresceano le ric- 
chezze del re. Poi , un paese per natura , per lingua , per in* 
teressi cosi attaccato alla Francia, prendea da questa le norme; 
quieto se quieta.essa , agitandosi quando commossa. Bollivano 
dunque negli ultimi anni i Belgi, e si lagnavano delia spropor- 
zione posta nella rappresentanza nazionale e nelle imposte ; e 
che il re , il quale diffidava di loro , li sacrificasse alla prospe- 
rità degli Olandesi , cui detestavano tanto , quanto da questi 
erano disprezzati. 

Le gazzette , e massime il Corriere dei Paesi Bassi , por- 
gevano sfogo ai mali umori; ma il governo vi applicò una pram- 
matica rigorosa, e ai Belgi non accordava i giurali nel delitti di 
stampa. 

Nella seconda Camera degli Stati Generali erasi formala una 
maggioranza in opposizione al governo; e d'ogni parte pioveva- 
no petizioni, principalmente per ottenere i giurati, indipendenza 
de' giudici, respoosalità de' ministri, libertà della stampa e 
dell' istruzione pubblica , e piena esecuzione del concordato in 
favore della Chiesa cattolica. 

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32 RIVOLUZIONE BELGICA 

Nel 1819 erasi fatto dalle Camere sancire l' imposta per un » 
decennio ; scaduto questo , un nuovo doveva esserne stabilito 
dagli Stati Generali ; ma nella seconda Camera i Cattolici , al- 
leati coi Liberali, ricusano (1829) sussidii se non a patto di 
concessioni , e si rifiuta l' imposta : il popolo esulta ; il gover- 
no è costretto condiscendere , ma destituisce tutti i magistrati 
che aveano espresso quel voto. De Potter , autore d> una storia 
filosofica dei Concila, e di una rivoluzionaria di Scipione Ric- 
ci, mi che poi avea conosciuto da che parte stesse la libertà , 
e riso di quell' assurdo sgomentarsi dei Gesuiti mentre sovra- 
stava la servitù dei re , fatto capo de'Cattolici liberali , propo- 
neva una soscrizione nazionale che compensasse chi soffriva per 
. le libertà del paese : dal che nasce un$ confederazione, ben to- 
sto forte a segno , da respingere le ordinanze in nome della 
legge; e che pubblica una specie di manifesto (22 febb. 1830). 
Il processo contro di esso Potter, di Tielmans e Barthels, apre 
l'arena a dibattimenti troppo pregiudicevoli al governo(30 apr.), 
e l' esiglio inflitto ad essi è ricevuto per un affronto nazionale» 

A questa materia preparata non mancava che la scintilla, e 
la diede la rivoluzione di Parigi. Il 26 agosto , dopo la rappre- 
sentazione della Muta di Portici , si levano i cittadini di Bru- 
xelles , chiedendo esser separati dall' Olanda, e per re il prin- 
cipe d'Orange. Un mese si consumò in trattati coll'Aja: il prin- 
cipe Federico , secondogenito di Guglielmo, credette troncar 
il nodo col marciare armato sopra Bruxelles. Quivi si comin- 
cia battaglia per le vie ; i nemici soccombono (27 sett.) ; e la 
piazza dei martiri attesterà d' or innanzi il sangue sparso in 
quei giorni. 

V insurrezione estendesnn tutto il paese; le truppe olandesi 
sono battute in ogni dove , e rejetta la implacabile casa di 
Nassau. 

Un partito spingeva a dichiararsi repubblica, e farsi esempio 
all' Europa : ma ai moderati sembrò che primo 'bisogno fosse 
i' indipendenza ; e non che mettersi in ostilità coli' Europa , 
profittare del buon istante per accettare una monarchia propria. 
Gerlach , Nothotnb, Van de Veyer , Lebeau , Rogier , de' quali 
la rivoluzione metteva in chiaro i talenti e il carattere , aosten- 

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BIVOLCTIONB POLACCA 33 

qpro il meglio del paese , ne diressero gli affari colla perseve- 
ranza necessaria per resistere alle generose esagerazioni, e fé* 
cero adottare la monarchia costituzionale, l'esclusione della 
casa d' Orango , l' kidipendenea del potere ecclesiastico dal ci* 
file , abolendo il placet , le investiture regie r i concordati , a 
proclamando la libertà dell' istruzione , della predica, delle 
coscienze ; ammessi alle Camere gli ecclesiastici , che tanta 
parte aveano avuto alla rigenerazione della patria. 

Ma l' Olanda ridomandava le ribellate Provincie ; la Francia 
stendeva a queste le braccia per riunirsele come sotto V Impe- 
ro ; la Confederazione Germanica e la Prussia si credeano mi* 
nacciate pel Limburgo e il Luxemburgo ; e il piccolo paese fa 
per mettere in fiamme» P Europa. Le Potenze che erano state 
autrici della unione dei Belgio air Olanda, s'interposero perno 
armistizio , e presto la mediazione mutarono in arbitramento 9 
che si strascinò nella lentezza di ottanta protocolli. 

Più forte , perchè causata da mali più profondi, fu la rivolu* 
zione in Polonia. A ragione nel 1815 i vecchi Russi, volenti 
anzi tutto la grandezza dell'Impero , dissuadevano dal dare co- 
stituzione distinta alla Polonia : ma da un lato le Potenze mal 
soffrivano fosse unita assolutamente alla Russia, e domandavano 
per essa forme legali ; dall' altro , Alessandro era allora nel 
caldo delle idee liberali, onde costituì (27 sett. 18 li) quel pae- 
se come distinto (1). N 

Pertanto, m assemblea solenne a Varsavia , fu proclamato il 
nuovo Regno da un araldo col blasone polacco, e lo statuto del 
1791. Con entusiasipo di speranza si giurò fede al nuovo re \ 
l'aquila e i vessilli di Sobieski sventolarono per tutto ; alla co- 
ronazione comparve ciascun palatinaio con bandiera e colori 

(1) Allora anche V Austria scriveva a lord Castlereagh ap- 
provando le intenzioni liberali di Alessandro, e il proposito di 
lui di mantenere le istituzioni nazionali della Polonia ; e ag- 
giungeva che e la più sicura garanzia del riposo e della ibrza 
delle nazioni ò la feliciti del popolo ; felicità che e insepara* 
bile dalla cara che i Sovrani debbono prendere della naziona- 
lità e delle consuetudini de' loro sudditi. > 

in. 3 



34 BIVOUJHONB POLACCA 

suoi propri! , e Alessandro disse : So quanta ti regno ha sofr 
ferto, ma libere istituzioni U potranno ricreare; e vi pose un 
governo a parte, e regalò truppe e artiglierie. A patrioti illu- 
stri die incarico di preparare la costituzione) che fa compita in 
ceasessantacinque articoli, stabilendo V indipendenza del Re- 
gno; l'imposta e 1$ leggi fossero votate dalla rappresentanza na* 
rionale; le leggi e gli atti si facessero in lingua polacca ; man* 
tenuta la religione cattolica e i suoi possessi; tollerati gli «Ebrei; 
il clero luterano stipendiato dall' erario ; i villani si emancipe- 
rebbero gradatamente; inamovibili i giudici; l'esercito polacco, 
conservato come corpo distinto, non potesse adoprarsi fuori di 
Europa; una commissione proteggerebbe la libertà della stam- 
pa e ne impedirebbe gli abusi; dieta di sessantaquattro senatori 
a vita eletti dal re; Camera di sessantasette nunzii, scélti dalle 
assemblee dei nobili ; cinquantun deputati delle assemblee co- 
munali, formate di proprietarii non nobili , capi di fabbriche , 
mercanti grossi, istitutori e artisti; gl'impieghi asoli Polacchi. 

Ma ben presto gli si porsero petizioni chiedendo i giurati , 
la libertà di stampa, l'obbligo che i decreti del re fossero con* 
trassegnati da un ministro responsale; onde Alessandro, piglian- 
do per contumacia quel che sarebbe stato regola e diritto, chiu- 
se l'adunanza (1822) : al consiglio di Varsavia, inquieto sul man* 
lenimento della costituzione , rispose « persuadessero agli abi- 
tanti che la pazienza e tranquillità sono le uniche vie per con- 
durre la nazione alla felicità: » e per arrestare « le astrazioni 
insensate della filosofia moderna , che turbarono tant'altri Sta- 
ti », vietò le società secrete e le logge massoniche. 

Era troppo conseguente che Alessandro, dopo indotto fin a 
rinnegare la rivoluzione di Grecia solo perchè rivoluzione , re- 
primesse nel proprio paese ogni fomite di liberalismo. Per quat- 
tro anni non raccolse più la dieta, e, quando la riaprì , tolse la 
pubblicità dei dibattimenti «per far godere a' suoi sudditi di 
quel Regno tutti i benefizii che loro assicura la Carta. » 

La nobiltà polacca è pari; e se alcuno ha titoli, li trae da fo- 
restieri, o li possedeva prima di divenir cittadino. Quest' ugua- 
glianza dava unione e perciò forza ; onde la Corte pensò gua- 
starla col rendere reali i titoli onorifici; e si registrarono dodi- 

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HYOUJZIONE POLACCA SS 

ti famiglie di principi, settantacinqoe di conti, Tenti di baroni; 
con ciò eccitando rivalità e ambizioni , e dando dia Rustia il 
nodo di premiare la docilità e fomentare la vanità. 

Nella costituzione polacca « dichiara : • La religione cattoli- 
ca, professata dai più, sarà oggetto di speciale premura pel go- 
verno , senza farsi ostacolo alla libertà degli altri culti , la coi 
differenza non incera al godimento dei diritti civili e politici. I 
fondi del clero romano o greco-unito sono proprietà inaliena- 
bile. Nel senato sederanno tanti vescovi cattolici romani, quanti 
sono i palatinati , e un vescovo greco-unito. Il re nominai ve- 
scovi ed arcivescovi de'varìi culti, i prelati e canonici. » 

Se ne valse il czar per inceppar colla protezione, e arrogarsi 
un'ispezione sul clero cattolico, affidata a una commissione dei 
culti e della istrozion pubblica; determinò nuova circoscrizione 
delle diocesi ; impacciava il ricorrere a Roma , e non dissimu- 
lava il desiderio di tmire tutti i sudditi in una Chiesa sola. 

Però la pace avea fatto colà pure il suo effetto ; moltiplicate 
strade, edifizii $ eanali; prosperi H commercio e l'agricoltura ; 
sanato il debito pubblico; da per tutto lavoravasi fana r cotone , 
lino; si cavavano ferro, sale, marmo; si abbellivano te città, e 
la università di Varsavia fioriva. Ma il pensiero della nazionalità 
perduta non muore ; e le società segrete adoperavano per di* 
struggere l' epera di Caterina II ; tutti si ricordavano delle 
promesse di Alessandro , come questi sapea di poter ritirarle 
cella stessa autorità con cui le avea date. Ne-vennero da una 
parte trame , dall'altra punizioni, eogli abusi reciproci che so- 
gliono accompagnare gli stati violenti. Era proibito ai giovani 
andare alle università di Germania , incatenata la stampa , ac- 
colte le delazioni, perseguitati i pensatori (1); e il principe Co- 
stantino, comandante all'esercito, poteva ogni voglia ; e volea 

(1) Il famoso poeta Micfcìe\ricz fu trasportato in Russia; ma 
colè pare eccitò pericolose benevolenze r prese più fona dall' e» 
sigli* , e caduta la patria menlr' egli era lontano , cantò i Pél- 
Itgrwt polacchi in ktrle biblico, e serbò fede imperterrita nel 
trionfo della lftertà, fioche non credette vederlo in non so (piai 
rivelazione e religione* 

byVjOO 



36 CORDlttOWI ITALÌAOT 

con assolutezza. Motto Alessandro , cai i Polacchi serbavano 
gratitudine per la data costituzione , Nicolò fa coronarsi re di 
Polonia (maggio 1828(5 e ricevendo il suggello, la bandiera, la 
spada, il manto, lo scettro, la corona, giura « regnare pel be- 
ne della nazione polacca , secondo la Carta concessa dal suo 
predecessore. » 

Anche qui dunque sonò efficacissimo Pannunzio della rtvolu* 
rione di Parigi; e i preparativi dell'imperatore contro la Fran* 
eia accelerarono il momento dell'azione. La f ramassorteria , in- 
trodotta colà da Dombrowski e assai propagata nell'esercito , 
nelle università e ne' cittadini , facea vedere di pessimo animo 
una guerra contro la Francia; i generali stessi vi repognavano, 
come gente che non Ha se non da perdere; s'avea danaro, s*a- 
veano armi e l'arte d'adoperarle; e ben fu detto che l'avanguar- 
dia del Russo voltò faccia contro dì lui. La polizia, avuto sen- 
tore di trame , molli arrestò : ma Costantino non mostrava ti- 
more. Il 29 novembre scoppia la rivolta; molti sono uccisi $ il 
bell'esercito , compiacenza di Costantino , gli si volge contro ; 
Paquila bianca svolazza per tutto, collMnno No. Polonia , non 
ti mancano difensori; e dopo combattimento sanguinosissimo, 
Varsavia ? redenta. Prendono dittatore Chlopicki, antico solda- 
to di Napoleone allora in disgrazia, e che non avea combattuto; 
ed egli , confidente nel numero e senza credenze vive , pensa 
a negoziare più che a combattere. Visti impossibili gli accordi, 
con generosissimo slancio tutti offrouo gli ori e il sangue; don- 
ne e frati si fanno consiglieri di valore; giovani ricchi rinunzia- 
no ad ogni avere , gli uffiziali alle paglie ; i possessori dividono 
i terreni fra gii affittaioli purché s'armino; i campanili e le sa- 
gri stie offrono bronzo agli arsenali , argento alle zecche ; i pa- 
droni delle case dei sobborghi dì Varsavia vi mettono essi il fuo- 
co perchè non impaccino le difese. Ma mentre il popolo voleva 
rinterrare la Polonia e movere sopra la Lituania , Chlopicki re- 
stringe la rivoluzione fra gli otto palatinati. In somma,, anche 
qui gli uomini del giusto mezzo frenavano quell'impeto che so- 
lo può dare la vittoria. 

L'Italia, dopo tentato nel 1821 agitarsi sotto le bajoneUe.dfii 
padroni , era stata ricomposta. L'Austria continuò le sue vie , 

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CONDIZIONI ITALIANE 37 

senza impedire la prosperità materiale degli obertoaUsimi paesi 
chissà occupa. Il Piemonte veniva sanando le piaghete morto 
Carlo Felice, sottentma il nuovo ramo diSavoja-Carigoaao [ì) f 



(1) Da Carlo Emanuele I di Savoja nacque Tommaso Fran- 
cesco (1656), ohe sposò Ilaria di Borbone * erede del contado 
dì Soìssons , e generò Emanuele Filiberto Amedeo, sordomuto 
(1709), capostipite dei principi di Carignano. Da Eugenio Mau- 
rizio suo cadetto e Olimpia Mancini nipote del cardinale Mas- 
carino > ceppi <T una nuova casa di Soìssons , nacque il celebre 
principe Eugenio. Dal primogenito Vittorio Amedeo (1741), di* 
scendono Luigi Vittorio Amedeo (1778); Vittorio Amedeo (1780); 
Carlo (1900); Carlo Alberto , nato il 1708 , re dal 27 aprile 
1831 al mano 1849. 

Coree attorno in que* tempi l'indirioo a? un Itaitana, ore, 
persuaso ohe Cari' Alberto non fono mi re d' anima inetta e ti- 
rannica , e rammentandogli come altre volto gli schiari l'aver 
sere guardato come liberatore , gli si mostra che , nella situa* 
sione d' allora , egli non arerà che o ad essere tiranno ed ese- 
crato , o francamente romperla coi potentati , e farsi costiiu- 
sionale e Italiano. Riformo non bastare , giacché queste gli ni* 
laccherebbero l'Austria , senio amicargli i popoli. Al contrario, 
gridando una parola libera e sincera, potea direnir re d'Italia, 
C Sire ! non avete mai cacciato uno sguardo.... su questa Ita- 
s lia ?..., E non avete mai detto : la è creata a grandi desti* 
l ni ? Non avete contemplato mai quel popolo che la ricopre , 
l splendido tuttavia malgrado V ombra che il servaggio stende 
I sulla sua testa , grande per istinto di' vita , per luce di in* 
l folletto , per energia di passioni ; feroci o stolte , poiché i 

> tempi contendono l'altre, ma che sono pur elementi dai quali 
% si creano le nazioni ; grande davvero, poiché la sciagura non 

> ha potuto abbatterlo e togliergli la speranza ? Non v' è sorto 
S dentro un pensiero:— Traggi , come Dio dal caos , un mondo 

> da questi elementi dispersi ; riunisci le membra sparte, e pre- 
* nuocia : È mia tutta e /èlice ; tn sarai grande siccome é Dio 
i creatore , e venti milioni d' uomini sciameranno: Dio é nel 
1 cielo, e Carlo Alberto sulla terra ! — . 

» Sire ! vai in nutriste cotesto idea ; il sangue vi fermentò 

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38 CONDIZIONI ITALIANE 

e un re giovane, allevato in mezzo all'armi, agli stadi!, alle spe- 
ranze. A Napoli dopo il breve e non lieto regno di Francesco 1 
(7 nov. 1825), succedea Ferdinando II , giovane anch'egli, che 



9 nelle vene , quando essa vi si affacciò raggiante di vaste ape- 
9 ranze e di gloria ; voi divoraste i sonni di molte notti dietro. 

9 a queir unica idea; voi vi faceste cospiratore per essa 

9 I tempi allora furono avversi : ma perchè dieci anni e una 
9 corona precaria avrebbero distrutto il pensiero della vostra 
9 gioventù , il sogno delle vostre notti ? Dieci anni e una co- 
9 fona avrebbero ricacciata nel fango P anima che passeggiava, 
9 sui re- dell' Europa? Onta a voi! La posterità perdona ogni 
9 cosa a un re fuorché la viltà ; e ohe cosa è l'uomo che può 
9 esser grande e non è?.... 

9 Sire ! se veramente l'anima vostra è morta a forti pensfe- 
9 ri ; se non avete , regnando , altro scopo che di trascinarvi 
9 nel cerchio meschino de' re die vi han preceduto ; se avete 
9 anima di vassallo , allora rimanetevi ; curvate il collo sotto 
' 9 il bastone tedesco , e siate tiranno : ma tiranno vero , per* 
9 che un sol passo ohe accenniate di movere al di là dell' om« 
9 bra segnata , vi fa nemica quell'Austria che voi temete. . % 

9 Sire I respingete l'Austria, — lasciate addietro la Francia 
9 — stringetevi a lega l' Italia. 

s Ponetevi alla testa della nazione , e scrivete sulla vostra 
9 bandiera : Umane , Liberia , Indipendenza ! Proclamate la 
9 santità del pensiero I Dichiaratevi vindice , interprete de' di* 
9 ritti popolari , rigeneratore di tutta P Italia I Liberate P Ita* 
9 lia dai Barbari 1 Edificate V avvenire I Date il vostro nome ad 
9 un secolo I Incominciate un' era da voi 1 Siate il Napoleone 
9 della libertà italiana i V umanità tutta intera ha pronuncia- 
9 te : s re non mi appartengono ,• la storia ha consecrato que- 
9 sta sentenza coi fatti. Date una mentita alla storia ed all' u- 
9 mattila ; costringetela a scrivere sotto i nomi di Washington 
9 e di Kosciusko , nati cittadini \ V* è un nome più orando di 
9 questi; vi fu un irono eretto dà venti milioni di uomini fa 
9 beri che ecrieeero netta base : A Carlo Alberto nato re , PI* 
9 lia rinata per lui !.... 

ì Or che temete? 11 Tedesco? Gridategli guerra: ardite guac- 

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CONDIZIONI ITALIANE 39 

©dròncfovH nd modo migliore, cioè col dare l'amnistia, e pro- 
mettere di sanar le piaghe , e i suoi primi atti furono vera* 
mente da ciò. 

Ma le rivoluzioni* lasciano sempre in chi soffri lo scontento e 
no solletico di vendetta $ in chi trionfò, la brama di rappresa* 
glie inutili dopo le violenze necessarie. Fuori viveano molti prò* 
fughi, attenti ad ogni baleno di novkà e facili alle speranze ; e 
tenevano intelligenze 'in paese, sia cogli avanzi degli antichi Car- 
bonari , sia con nuovi malaffetti. Le polizie vigilavano , e nel 
1629 il papa, ad istanza dell'Austria, rinnovò la scomunica con- 
tro le società secrete , e istituì una commissione speciale che 
processò ventisei Carbonari: scoppiata poi la rivoluzione di Pa- 
rigi, i governi si allestirono di cautele e d'anni, senza ben pre- 
vedere contro di chi le avrebbero da adoperare. 

Perocché , accanto ai liberali che macchinavano far novità 
per mezzo del popolo, stavano i Sanfedisti, volenti anch'essi 
l'indipendenza d'Italia, ma coll'appoggiarsi a principi nazionali; 
e quakhé capo liberale si disse trattasse col duca di Modena , 
per alzarlo al dominio di tutta l'Italia, o almeno dell'alta; trat- 
tativa, dove nessuna delle parti operava di buona fede. 

> dar da rìciqp questo colosso , composto di parti eterogenee 9 
i minato in Gallizia , nella Ungheria , nella Boemia , nel Ti* 
ì rolo , nella Germania , e che non è forte se non dall' iner* 

> sia , e perchè altri è debole. Gridategli guerra e assalite : 
» F assalitore ha immenso avvantaggio sul suo nemico. Unsi 
I voce ai vostri , una voce alla Lombardia , e avanzatevi ra« 
s pidamente. Là , nella terra lombarda hanno a decidersi i fatti 
i dell'Italia, ed i vostri: nella terra* lombarda, chenonaspeU 
I la se non un reggimento ed una bandiera per levarsi in mas* 
S sa : nella terra lombarda , che divorerà i suoi nemici, corno 

• a' tempi di Federico, e triplicherà il vostro esercito! Ma siato 

* forte e deciso : 'rinnegate i calcoli diplomatici , gli intrighi 
a de 9 gabinetti, le frodi dei patti. La salute, per voi, sta nello 
» pania della vostra spada.... 

i Se voi non fate , altri faranno , e senza voi , e contr<j 
a voi,»., a 

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40 stato pontifioo 

Roma, restituita nel 1814 al papa eoo tatti i pòsteri, esal- 
tò di ricuperare il Laocoonle, l'Apollo, la Corte, le solennità, 
e l'aurifera frequenza de 7 forestieri. Per consiglio del Consalvi, 
ministro di Stato, Pio VII emanò un motuproprio , dove parla- 
va di centralità di poteri , unità di sistema , indipendenza del* 
l'autorità giudiziale, responsalitàde'magtstrati: ma i regolamenti 
soggiunti smentirono tati preamboli; né i codici promessi coni- 
parvero mai. Lo Stato si lasciò diviso in diciotto delegazioni di 
quarantaquattro distretti , e seicèntoventisei Comuni , al modo 
francese; il quale fu conservato pure nell'ordinamento delle fi- 
nanze, nelle ipoteche, nel bollo, nel registro: ma non si seco- 
larizzarono gl'impieghi; non si prefinì il termine degli apppelli; 
non si costituirono le municipalità, né altri miglioramenti, vie* 
più domandati dopo che la dominazione precedente ne avea fat- 
to sentire o almeno presentire i vantaggi. 

Leone XII succedutogli, fece da giureconsulti esaminare quel 
motuproprio ; propose di alleviare coli' economia le gravezze 
del popolo ; nominò anche una congregazione di Stato , ma su- 
bito se ne penti o ne fu fatto pentire , e la risolse in mera as- 
semblea consultiva. Nemico al Consalvi , lo congedò , e abbati- 
donossi tutto alla riazione ; allora rivissero gli arbitrii di ciascun 
dicastero, che Consalvi avea levati ; venne mutato ancora ordine 
alle delegazioni e al giudizi! ; si estesero i diritti dèlie comunità, 
ne' cui consigli entravano tutte le classi, ma distinta la nobiltà; 
rinterrata la giurisdizione episcopale , e dato agli ecclesiastici 
ò? istruire e giudicare anche le cause de' laici , e d' educare la 
gioventù ; rimesso il Sani' Uffizio , estesi i privilegi della ma* 
nomarla, aboliti i tribunali di distretto , e rimesso il latino nei 
giudizi! e nelle università ; affidalo ai Gesuiti il Collegio Roma- 
no ; e commissioni di preti ed uffiziali. sgomentarono le legazio- 
ni durante l'amministrazione di Rivaiola legalo a Ravenna, dove 
in una sola volta condannò 508 persone ; poi ad uh tratto per- 
donò, e cercò riconciliare Sanfedisti e Carbonari per via di ma» 
trìcoonii , che riuscirono come Dio ve! dRuu-Ciò non impedì gli 
assassinii politici o di pretesto polìtico, infamia della Rocnagoaj 
ed essendosi attentato anche alla vita di lui, egli istituì una com- 
missione severissima, moltiplicò le spie: a Ravenna st impicca* 

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STATO PONT1FIUO 41 

wno sette persone come complici di tali assassina politici , e 
forse erano, ma il pubblico li compassionò come vittime politi- 
che. Del resto , allorché si promise perdono a chi spontanea^ 
mente venisse a far dichiarazioni , a migliaja ?' accorsero. Tali 
erano i governati sotto quei governanti 1 

Alla mina dello Stato Pontifico erano i briganti nell' antico 
paese de 5 Volaci , fra gli Apenoini , le Paludi Pontine e l monti 
d* Albano e Tuscolo. Questi paesi fin al 1816 appartennero alle 
famiglia Colonna, che solo all'armi gli addestrò per le sue emo* 
baioni cogli Orsini e coi papi, fi i papi non v'aveano gtnrisdi* 
ime, e solo alle persone probe davano un brevetto di chierico, 
col che le sottraevano alia giurisdizione territoriale. I Francesi 
abbatterono questo modo : ma gli eccessi della coscrizione del 
1813 tornarono in armi la popolazione ; e bande di politici scor- 
rano contro Gioacchino. Sotto il debole governo sotterrato 
presero baldanza : obbedienti a un capo , ma a nessun altro ; 
carichi d' arme e di reliquie, a torme fin di cento scorrazzavano 
la campagna spopolata , e rendevano pericolosissimo il tragitto 
da Soma al Napoletano. Nessuno osava negare ricovero e vitto 
a questi formidabili : molte volte il governo dovette scendere a 
patio con essi , come da pari a pari ; pur beato quando alcuno 
tornasse a penitenza, e venisse a sospendere a una Madonna il 
coltello insanguinato. Cooaalvi adoprò al loro sterminio; s'inte- 
se .col governo napoletano, acciocché non avessero ricovero sq 
quel territorio \ bruciò le case e i villaggi ove ricoveravano , e 
potè consecrare una festa a commemorazione dell 1 averli di* 
strutti. Ma non l'erano cosi , che molto non restasse a fare al 
governo di Leone XII. 

È nolo lo stato di deserto pestifero del melanconico agro ra- 
mano, estensione di duoeotomila ettari, dove si adottò il melo? 
do di far rendere senza intervento d'uomini né spesa di colturai 
-contentandosi dei prodotti naturali , cioè del pascolo^, davanti 
al quale scampare l'uomo. Provedimenti parziali non valgono $ 
non decreti del governo, perchè senza consiglio. Nei 1829 une 
società forestiera s' offerse di prendere a fitto tutta la campa- 
goa, pagando, al governo un .canone annuo, e a ciascun proprie» 
tario un fitto pari a quel che allora ricavava i e dopo cinquan- 

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42 MVOLOTIONI TTAVàm 

„ f anni restituirgli i terreni migliorati. In questo tempo la so*' 
Cleti avrebbe dissodata la campagna , rasciulte le Paludi Pon- 
tine e quelle di Macarese ed Ostia, resi navigabili il Tevere e il 1 
Teverone per tutto fl loro corso, aprendo cosi uno sfogo ai prò* 
dotti della Sabina; costruito villaggi con chiese, scuole, ospizi*, 
strade; utilizzato le acque minerali e sulfuree; piantato modelli 
di poderi per introdurre prodotti nuovi, l'indago, la cannamela 
ed altri: tutti questi lavori sarfieno fatti da paesani, alloggiati in 
situazioni salubri, congedati ne 1 mesi pestilenziali. 

Pio VII! (Saverio Castigtioni) , succeduto papa \Z 1 mag. 1829), 
accolse lieto queste proposizioni; ma v'era cui giovava impedir* 
le , e la c'osa fu lasciata cadere. Poi di corto moriva ( 30 nov. 
1830), e la vacanza fu tumultuosa, non solo fra gli ambasciatori,, 
che escludevano e comandavano le elezioni , ma nella città che 
ti tentò sollevare per innovar il governo, a istigazione princi* 
{talmente della famiglia Buonaparte, colà ospitata. Fra irrequie») 
todini e sommosse (2 febb. 1831) arrivò al trono Gregorio XVI, 
t assumendosi liberamente in faccia all'Europa gt> impegni che 
iti rendeano necessari per la durevole unione tra gì' interessi 
del trono e quelli della nazione (i). » 

Incoraggiamenti e promesse ai macchinatori venivano intan- 
to dalla Francia, alla quale importava che la Potenza prevalen- 
te in Italia fosse costretta occupare qui le armi , affilate contro 
la nuova rivoluzione. Lafitte aveva dichiarato alia tribuna : La 
Francia non permetterà che il principio del non interven- 
to eia violato (1 dicembre); e Dupin soggiunse : Se la Fran* 
da rinserrandosi in un freddo egoismo , avesse detto che 
non interverrà, sarebbe vigliaccheria; ma dire che non sof- 
frirà #' intervenga , è la piò nobile attitudine che possa 
prender un popolo forte e generoso { 6 dicembre ). I patrioti 
italiani pertanto credettero che l'origine democratica della 
nuova monarchia la porterebbe a sostenere una rivoluzione de* 
Inocratiea, la quale erano costretti a fare coli' armi , attesoché 
tappresentanza non v* era, né tampoco diritto di petizione, e i 

* (1) Risposta dell' ambasciatore LuUow al signor Seymour , 
M settembre 1632. 

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mrouaioifi italiahi 45 

vaH puntatisi come contumacia. A Modena hanno disposto ogni 
cosa per sollevarsi; ma 9 deca li previene (3 febb.j, assale I 
congiurati chiusi in casa di Giro Menotti, e 18 prende. Il doma* 
ni però udendo che Bologna è insorta, egli salvasi sol Mantova* 
no, seco traendo quel Capo, che confida all' Ausilia; e il suo 
paese è in fuoco. Bologna compie la sua rivoluzione, incruenta 
* come tutte le altre , e che si diffonde a tutta Romagna (1) ; il 
legato cardinale Benvenuti cade in mano degP insorti ; Ancona 
si rende m colonnelli Sercoguani e Armandi ; la bandiera ite» 
Bei sventola a Otricoli 9 quindici leghe da Roma j Maria Luigia 
se ne ve da Parma e Placenta sollevate. 

Cosi eslendevasi una generale conflagratone : la Grecia ri* 
pigliava spiriti ; Spagna e Portogallo rialiavano le abbattuto 
bandiere; hi Germania credea venuto il tempo di ottener ciò 
die le era stato promesso e mentitola Svinerà già prima ave* 
va cominciato a riformale i suoi statuti in senso' popolare ; in 
Inghilterra, al grido dei radicali chiedenti libertà, mescetti ter* 
ribile la voce della plebe chiedente pane. 

Couferenui di Londra. —Rtastone. 

E tutti questi popoli sollevati rivolgevano gli occhi alla Pian-* 
eia, come a promessa salvatrice. Di là era venuta, messo seno* 
lo prima, una scossa, per cui quegli stessi che non avevano ao* 
quietato la libertà, aveano però spesiate la servitù. Chi non ri* 
cordava le irresistibili vittorie di Napoleone ? la bandiera tricot 
toro riuscirebbe meno gloriosa or che veniva portata , non più 
da un conquistatore, ma dalla libertà, non per minacciale l'in* 
dipendenza dei popoli, ma per restituirla ? 

Tali e più belle speranze vagavano per le menti: mala Frau- 
da non era diretta da una Convenzione , bensì da un re di mo- 
narchia nuova, rinvenuta più che cercata, accettata-più che vo- 
luta, e come necessità, come tavola nel naufragio. La nazione, 
; di consuetudini politiche, sprovista d'istituzioni indipen- 



(1) Colà Luigi Bnonaparte foce le prime prove di quelle aav» 
biconi , che pei dtireano si straaiunente elevarlo. 

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44 INTONO DELLA HUNCU 

denti, durevoli , consacrate dall'opinione e dille nazionali «M~ 
ladini , tramasi isolata m meno ai emuH che spiavano ogni 
sqo fallo per trarne partito; sguarnita d'armi quando i nemici 
b' erano terribilmente provisti 5 dentro infiacchita dall' aver do- 
vuto negli impieghi sostituire amici suoi alle creature della di- 
nastia caduta , cioè interrotto P andamento governativo quando 
più gli occorreva prontezza e forza* Nel primo scotimento ersi 
naturale che prevalesse la parte del movimento : palesava» sim- 
patia per tutti i soffrenti , fossero i condannati allo Spielberg a 
in Siberia, fossero i popoli privati della nazionalità o falliti del* 
le speranze. Si pensava estendere la Francia all'alpi e al Reno} 
lo che avrebbe portato una guerra, e perciò la necessità di ap- 
poggiarsi alle affezioni dei popoli. I club , chiassosi , arrisicati 
come chi non ha nulla a compromettere , ambiziosi d' una pò* 
polarità che sr acquista colle esagerazioni , spingevano a pre- 
mettere ajuto a qualunque si sollevasse ; a disfare le vergogne 
del 1815 , e proclamare una santa alleanza di popoli contro la 
«anta alleanza dei re. Ma se alcuni guardavano la rivoluzione 
come un rintegramento de' principi! proclamati nell'89 , altri 
non vi vedevano che un modificameuto della Restaurazione , e 
che convenisse conservar le cose e le persone. 

A Luigi Filippo importava di farsi riconoscere dagli altri re, 
e saldare la propria dinastia col rispettare le altre ; onde , in- 
vece di riunire quelle sparse resistenze ad un intento europeo, 
assume il compito di attuarle a vantaggio di Francia e della sua 
prosapia ; e nessuno negherà, che per un pezzo vi riuscì egre- 
giamente. Casimiro-- Perier , fatto ministro t affronta la Camera 
turbolenta ^professa voler fiaccare le fazioni , non dar mano ai 
sollevati , e che il sangue francese non appartiene che alia 
Francia : fondamento della rivoluzione di -luglio essere la* re- 
sistenza all'aggressione , non già V insurrezione : rispetto alla 
fede giurata e al diritto ; onde sarebbe violazione di esso ogni 
appello alla forza dentro, ogni provoca aJl' insurrezione popola- 
re di fuori. La politica esterna si lega ali* interna ; e par en- 
trambe il male è un solo , la diffidenza ; un solo esser può il 
rimedio. 

La Santa Alleanza, malgrado l'eterogenea compostone, potè 

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CONHBBNI& DI LOKDRÀ, -tó 

«assistere a luogo perchè i> europi era stanca di guerre : t 
comunque s' abbia a giudicarne , «peate specie di Congresso 
permanente conteneva i germi d'un nuovo diritto pubblico. Oc« 
capata da prima nel tacite affilio di conservare i troni armati r 
dopo il t830 sentì d'averne xwo pai difficile, quel di conciliare 
interessi opposti, principti ostili. Sotto ai formò a Londra oas 
Conferenza denomini che non rappresentavano le nazioni ma a 
re , e che s' accingeano a ripristinare il passato , in avversion* 
ai dogmi cui la Francia iniziava il monda. La diplomazia ave» 
dunque ripigliato il sopravvento, o il Congresso di Vienna con* 
tinuavasi a Londra , dorè erano rappresentate la Prussia daBu* 
tow, l'Inghilterra da Aberdeen, la Russia da M atoszewic, ^Au- 
stria da Esterhazy, la Francia da Talteyrand, La scelte di que- 
sto , amico di tutti i nuovi fortunati , e servito* fedele contro 
la libertà come chiunque l*ha tradita , mostrava l' rateazione] 
di voler perpetuare le stipulazioni del 1 $ 1 5. 

Dei popoli già era sentenziato , dacché la Francia , dopo fa-» 
vorito le rivolte sinché le giovavano come diversione ai nemici 
minaccianti , cooperava a comprimerle. Moltissimi SpagnuoU , 
dalla tirannide di Ferdinando VII rifuggiti a Parigi, incoraggiati 
preparavano un 1 invasione col generale Mina; ma avendo in quei 
tempo Ferdinando riconosciuto Luigi Filippo , V impresa non 
fece che martiri , fucilati tra le grida di Vioa il re assoluta. 
Italiani che col generale Pepe avevano disposto uno sbarco nel 
. Regno di Napoli , furono dispersi da quelle stesse autorità che 
gli avevano sino allora favoriti. 

L 1 Austria , irremovibile da' suoi procedimenti , avea dichia- 
rato riguardar come sua propria la causa di tutti i governi d'I- 
talia ; e quando le si volle opporre il proclamato non interven- 
to, ne rise, e non esitò un istante a movere sopra i paesi altrui 
rivoltati , mentre stringeva il freno a'suei proprii ; mostrandosi 
pronta ad assalir anche il Piemonte se i rivoluzionarli vr preva- 
lessero : giacché é quistione d' esistenza per lei il conservar 
l'Italia in quello stato che onesta col nome di tranquillità. 

Le Legazioni e tutta l'Umbria avevan assecondato il movimento 
insurrezionale, sicché quella rivoluzione incruenta era piuttosto 
una festa , senxa opposizione del governo, senza nazione di par- 

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%& BITOLC2JONB «EGLI STATI B0MAN1 

liti, sema ombra di perìcolo, e perciò leggermente abbracciala 
e fiaccamente sostenuta , né grandi virtù né grandi rizii v> ap- 
parvero , ma grande meschinità. L' avvocato Vicini , presidente 
al governo , mandò fuori un gonfio proclama , fl quale è bene 
paragonare colla Dichiarazione degli Stati-Uniti, per vederequalf 
, guasti faccia tra noi la retorica: e dietro queHo i deputati delle* 
città congregati (26 febb. 1831) r dichiararono scadila dal do- 
minio temporale il papa , e formarono uno Stato solo, con pre- 
sidente , consiglio di ministri , consulta legislativa. Anche I» 
sventura ha i suoi adulatori \ ma noi non vorremo giustificare 
tutti gli atti di quei nuovi governi italiani. Al popolo non si fece 
intendere abbastanza lo scopo della insurrezione, giacché non 
era da' suoi mali spinto alla disperazione \ nen ebbe capi che 
colla risolutezza e col gran nome abbagliassero e strascinassero 
gì' indifferenti t sempre m numero maggiore. Inesperti delle 
politiche cose, come gente a tutt* altro allevata, s'impigliavano 
selle minime difficoltà : onesti , leali , con quella moderazione 
die onora ma che non salva y esitavano per paura di compro» 
mettere una patria che amavano , una pace di cui sentivano h 
necessità \ riposandosi sovra il promesso non intervento di fo* 
restieri , non che sostenersi gli uni gli altri, riguardavano co- 
me stranieri i fratelli ; e invece di correre avanti o di assecon- 
dare Pardor popolare, assalir Roma, invitare Piemontesi, Lom- 
bardi , Toscani , raccomandavano la quiete come garanzia del* 
l' inviolabilità ; rimandavano a casa i campagnuoli chiedenti ar- 
mi ; non s> intendevano co' vicini; dimenticando che si ha com- 
passione pel debole, ma si fa alleanza sol col forte. Non dirò le 
gelosie rinate fra le città, non i disordini inseparabili da gover- 
ni che , nati da vittoria popolare , restano schiavi della molti- 
tudine , guidati da chi più grfda , più esagera , pili 'promette. 
Luigi e Napoleone , figli della regina Ortensia Buonaparte, ac- 
corsero a partecipare ai pericoli della rivoluzione romagnuola; 
nuovo pretesto ai nemici di dire minacciata l'indipendenza ita- 
lica , quasi rialzare si pretendesse il vessillo napoleonico. 
• Ma pretesti non faceano mestieri dove francamente era stata 
dichiarata la inimicizia ( marzo 1831 ). L' Austria move le sue 
truppe per Ferrara ; rimette in dominio il duca di Modena ( 9 

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WTOLCttONE OBOLI STATI BQHAKI 47 

mano ) , e Maria Luigia ( \A mano ) : il generale Zoccbi mo- 
denese ,- ebe dai aer?igio dell' Austria era passato a comandai 
la rivoluzione del suo paese, ritirasi cotte sue troppe sul Bolo* 
gnese ; ma quel governo , rispettoso al non intervento anche 
quando il vede beffato , ricusa noe? ere quo* fratelli se non d* 
tarmati! 

La corte romana intanto era stata rassicurata , non solo dal-» 
l'Austria ma e dalla Francia , donde il ministro Sebastiani inv, 
pediva che rifuggiti e munizioni partissero per Italia. Vero è 
che la Francia fece severe proteste a Vienna , che, se i vincoli 
di parentela lasciavano arbitrio all' Austria <P intervenire a Ilo* 
dena e Parma , mai non soffrirebbe entrasse io Romagna : ma 
Metternicb , che vedeva agitarsi una causa suprema e la con* 
servazione delle Provincie austriache nel bel paese, negò alla 
Francia il diritto d'impedire all'Austria di ripristinare il domi* 
dìo papale , e Se si ha a morire , tanto vale un'apoplessia , 
quanto l'essere soffocati a fuoco lento* Faremo la guerra (!)• 
E l'Austria entrò sul territorio pontificio. Qui i Francesi in fra* 
goroso sdegno gridavano vituperata la dignità nazionale e trs> . 
diti quei patrioti , e volersene vendetta ; Maison ambasciadore 
incalzava a gettar il fodero e spedire un esercito in Piemonte : 
ma è troppo solito colà l' esalare in magnanime ciance ; ed al- 
tro importava a Loigi Filippo (2). 

I Romagnoli vedendosi abbandonati ( 21 mar. ) , dalla presa 
Bologna si ritirano passo passo innanzi ai procedente esercito 
austriaco : tenuto testa a Rimini ( 25 mar. ) quel tanto che ba- 
stasse per l' onore d'una bandiera che fu vinta, non ihacchiata, 
si rassegnarono d'evitare una resistenza disastrosa quanto inu- 
tile. Il governo ridottosi in Ancona , libera il cardinale Benve- 
nuti , già legato pontifizio, e tratta con esso, il quale promette , 
l'oblio, e firma il passaporto de' capi, che s'imbarcano. In 
conseguenza, Ancona è resa ( 27 mar. 1831) pacificamente dal 
generale Armandi: se non che la convenzione è dichiarata nulla - 

(i) Capsiigub , Les diplomate* modernee. 
(2) Vedi il Moniteur dell'agosto 18*1, e majsune il discorso 
di M, Catet. 

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18 HIVOLTOIOW» DBBU STATI BOMANI 

a Roma ; PAustria arresta la taire che portata i capi, e li getta 
nelle prigioni di Venezia. Dòpo alcun tempo, rimette in libertà 
quei che appartenevano ad altri governi ; Zucchi sottopone a 
giudizio militare , gli altri suoi a civile , e li condanna ai ferri. 
I! giovane Napoleone Boonaparte era finito di morte violenta j 
ano fratello Luigi serbavasi ad altre trame di personale ambi» 
lione, e alla riuscita pia inaspettata: Maria Luigia tornava senza 
castighi né reazioni: Francesco di Modena mandava al supplizio 
Ciro Menotti che la fama dicea suo turcimanno , o che fingen- 
dosi tale , lo aveva ingannato. Il colonnello Sercognani , che 
erasi avanzato sino a Rieti , Udito quel rovinio, volta per la To- 
acana , e rifugge in Frauda , dove arrivano in folla i fuggiaschi 
a ricevere ospitalità benevola, stentati susstdii e fallaci promes- 
se. Gli Austriaci occuparono così i ducati della media Italia e le 
Legazioni ; in Lombardia spaventarono con processi rigorosi , 
ma mondi di sangue. Mettermeli fu decorato dall' imperatore 
d' Austria • per aver tanto contribuito a mantenere 1' indipen- 
denza degli Stati Italiani. § 

In Piemonte fiere esecuzioni militari prevennero una solleva- 
aione, che avrebbe potuto compromettere l'indipendenza del 
paese, provocando nna nuova invasione austriaca. Un' irruzione 
die più tardi si fede dai rifuggiti in Savoja (1) costò altro san* 
gue e altri disinganni. Corti militari , presiedute da feroci uffi-» 
ziali e da cavillosi curiali, processarono 67 persone, oltre i molti 
arrestati senza processo: 12 furono fucilati: 9 graziati della 
morte: 30 alle galere: 5 assolti (2). Dicono che Carlalberto ne 
provasse poi dolore e rimorso , e di là cominciasse la sua vita 
ascetica. Mentre le rivoluzioni del ai erano state fatte all'aper- 
ta , confidando nell' iniziamento del governo francese , allora i 

(1) Vi figaro sciaguratamente quel genovese generale Ha* 
inorino, che poi fu vittima espiatoria de* disastri di Novara nel 
1849. 

(2) Ne 9 processi del 21 , in Piemonte furono condannati 93 
alla forca , 29 alle galere, 5 a semplice prigionia. Ma erano 
lutti in contumacia ; e di due soli arrestati , uno fu graziato. 
Eppure n' andò oltraggiata la memoria di Carlo Felice J 

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, GIOVAMI ITALIA 49 

amatori si ridussero a tramare, s'appoggiarono aJ radicali, me* 
alarono sommosse invece dell'insurrezione. Ciro Menotti, mo- 
rendo sul patibolo, aveva esclamato : Non fidate a promesse 
di stranieri ; e quel testamento fu raccolto da una società che 
allora si formò , col nome di Giocane Italia , sotto Giuseppe 
Mazzini genovese, e che appena può dirsi secreta, perchè stani* 
pava le sue declamazioni e i suoi intenti. Direttasi a « tutti quelli 
che sentivano la potenza del nome italiano e la vergogna di non 
poterlo portare francamente , » escludeva ogni uom maturo ; 
confidava nell' insurrezione armata ; accennava anche ad una 
religione da surrogare al cattolicesimo che avea finito il suo 
tempo ; e d 1 accordo coi Carbonari nel volere la patria liberata 
dai forestieri , ne discordava nel non chieder più costituzione 
ma repubblica j abbattere ogni privilegio , confidare jnel popolo 
a cui quelli non erano ricorsi. Anche questa parve più diretta 
a generare martiri che ad assicurar la vittoria. 

Intanto l'effetto riusciva al preciso opposto di quel che i Li- 
berali aveano sperato , crescendo l' influenza dell' Austria sulla 
penisola. Che che ne ciancino i Liberali da caffè , la politica 
pontifica fu sempre gelosa della predominanza austriaca : e 
Leon XII non meno di Pio VII stettero in guardia contro di es- 
sa-, e molto più il cardinal Bernetti, segretario di Stato al prin- 
cipio del regno di Gregorio XVL Si adoperò dunque perchè gli 
Austriaci partissero al più presto, ma rimasero in Bologna fino 
al 1 7 luglio , dopo di che i varii ambasciadori a Roma s' obbli- 
garono pei loro governi a conservare la dominazione temporale 
della Santa Sede. Le Potenze però , mosse principalmente dal- 
l'Inghilterra, aveano credulo non si otterrebbe mai la tranquil- 
lità della Romagna se non si facessero concessioni adatte ai tem- 
pi, e chiesero al papa si formassero assemblee comunali e pro- 
vinciali di elezione popolare ; una giunta centrale sindacasse 
gli uffizii amministrativi ; ai laici fossero aperte le cariche pub- 
bliche ; un Consiglio di Stato si componesse di cittadini nota- 
bili (l). Queste promesse arrisero ai Romagnuoli j ma l'editto 

(1) Memorandum del 21 maggio 1831. L' imperatore d' Au« 
Uria e non cessò d' inculcare nel modo più incalzante al aovra» 

HI. V 

- 



50 tfi ROMAGtfE 

dei 5 luglio 1831 fu lontano dall' adempirle , e Gregorio XVI 
dichiarò , la nomina de' consigli appartenere ai capo di ciascu- 
na provincia ; nel consiglio nulla si discutesse se non dopo sot- 
toposto all' autorità superiore ; dipendere dal capo della pro- 
vincia l' approvare o no Tatto verbale delle adunanze ; secolari 
non avrebbero parte nel governo delle Legazioni. Sovratulto ri- 
fintò V elezione popolare pe' consigli comunali e provinciali, e 
di aggiungere un Consiglio di Stato laico al sacro collegio (1). 
L' editto di giustizia del 5 ottobre lasciava al clero parte della 
giudicatura. 

■ Però tenevasi ancora in arme la guardia urbana per Ititela 
della quiete pubblica ; e fu mandata una deputazione di onore- 
voli cittadini a chiedere i miglioramenti , cui 11 paese pareva 
maturo. Non che ascoltarvi , si aggravano le imposte per paga- 
re la guerra e un corpo di Svizzeri ; e mentre crescono i la- 
menti e fioccano le petizioni, Roma fa un prestito, vuol discio- 
gliere le guardie urbane, leva corpi di volontarii , cerniti come 
può} e che diventano tiranni, ladri e atroci. 

Ne fremeva dunque il popolo , e le riazioni cominciavano ; 
onde il cardinale Albani, commissionario straordinario, informò 
i rappresentanti delle Potenze (10 genn. 1832) , qualmente le 
truppe papali s' accingeano a disarmare le Legazioni. Tutte , 
eccetto l'Inghilterra, assentano: ma quest' atto non passa sen- 
za opposizione interna (21 genn.) ; avvisaglie in molli luoghi , 

no pontefice, non solamente di dar piena esecuzione alle dispo- 
sizioni legislative già pubblicate , ma ancora di dar loro un 
carattere di stabilità , che le mettesse fuori d' ogni rischio di 
futuri cambiamenti , eppure non impedisse utili miglioramen- 
ti. > Nota del principe Mettermeli a sir F. Lamb , 28 luglio 
1832. 

(1) e II gabinetto austriaco fu costretto cedere su questo punto 
così alla legittima resistenza del papa, come alle unanimi pro- 
teste degli altri governi d' Italia , che in simili concessioni ve- 
deauo un imminente pericolo alla tranquillità dei loro Stati , 
alle cui istituzioni il principio dall' elezione popolare è affatto 
estraneo, ; ftota suddetta. 

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LE BOMA6NB— CHOLfolA 51 

I Cesena giusta giornata (28 gena.) ; e l'Austri* ne prende mo- 
tivo d'invadere nuovamente il paese , dorè furono sospese le 
cominciate riforme. Tal era 1' irritazione popolare, che gli stra- 
nieri ottennero applausi e feste. Ma ecco tre legni francesi, con 
rapidità inosata giunti traverso al faro di Messina, occupano An- 
cona (23 febb. 1832), come per bilanciare l'azione dell'Austria; 
e il papa , storditone alla prima , dopo lunga esitanza consento 
fi rimangano fin tanto cbe gli Austriaci occupano la Romagna. 

Quest' atto vigoroso era una concessione che il ministero dì 
Francia faceva alla parte dei movimento, fremente di veder l'I- 
talia in arbitrio degli Austriaci ; e sebbene i Francesi non vi 
eompajano da liberatori o tutori , si bene da sgherri ehe assi- 
stono alla repressione de' patrioti, nuli' ostante, questa bandie- 
ra tricolore sventolante in Italia rimane simbolo-di speranza per 
molti, non ancora disingannati degli esterni riofianchK 

Non cosi facile doveva essere H soffocare* gì' incendii del Bel- 
gio e delia Polonia. Quest' oHima avea generose volontà, poten- 
za di sacrifizi!, uso dell* armi e- rinomanza di valore che* manca* 
agi' Italiani ; ma neppur erta produsse di quegli uomini risoluti! 
i quali sapessero che nelle insurrezioni non si comincia per re- 
stare a mezzo. Mentre con ardore indicibile tutti gridavano In 
Lituania , volendo queH* affratellamento- della rivolta che la 
rende invitta, Chlopicki dittatore non fa che frenare; munisco 
Varsavia, quasi già vr attenda un nemico r cui egli avrebbe do» 
voto correre incontro fuori del confine y chiude le conventico- 
le j ft arrestare if repubblicano Lelewel, erudite di gran nome 
e care alla gioventù \ sopprime il dignitoso proclama ove la Po- 
Ionia narrava le proprie sventure. 

La Russia stava a gran punto, esausta com'era dalla guerra 
colla Porta, avendo a temere nel mar Nero le navi di Francia e 
d+ Inghilterra, ahrove la Persia, i Tartari, i Caucas'ani rodenti 
il freno, la Svezia sempre occhieggiante a recuperare la Finlan- 
dia. Aggiungete H chol&a, terribile morbo cbe dal 1817 in poi 
devastava l' Asia e l'Africa. Nella guerra di Persia l'esercito 
russo il contrasse , e lo recò in patria , poi in Polonia. , donde 
propagassi a tutta l' Europa per Berlino e per Vienna ( seltein- 



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hi BTVOLUZI0NE POLACCA 

bre 183 1 ) , mentre per Amburgo penetrava in Inghilterra (t) ; 
e si mescolò terribilmente alle vicissitudini di quegli anni. V kh 
domita fierezza di questo mate, nuovo ai medici, i sintomi tanto 
simili ad avvelenamento, la mala fede di alcuni governi che in- 
giungevano di crederlo o contagiosa o epidemico, secondo Più* 
tef esse proprio , ferivano I 9 immaginazione delie plebi, finito 
che quasi dapertulto vi andarono compagne sollevazioni e as- 
sassina e credenze di avvelenatori. La forza che rendessi ne* 
cessaria onde prevenire o provedére a questo nuovo flagello , 
giovò ai governi ; i cordoni sanitari! servirono anche contro le 
idee ; e V attenzione dalle questioni politiche si sviò alla perso- 
nale salvezza. 

I Francesi che , alle Camere , disputavano più degli esterni 
che degli affari propri!, s' appassionarono per quelli che vengo- 
, no chiamati i Francesi del Nord : ma come soccorrere una na- 
zione tanto divisa da loro, e che non avea tampoco un porto sul 
mare ? suggerissi di darle coraggio col riconoscerla , e man* 
dare alcuni capi che sostenessero i democratici ; o fare potente 
diversione eccitando a guerra la Turchia. . 

Ma Francia, per ajutare la Polonia , avrebbe dovuto romper 
guerra a tutte le Potenze , e intanto lasciare sguarnite le pro- 
prie frontiere , mentre dentro fremevano le fazioni e al confine 
i re atterriti. La Convenzione avea , nel 92 , potuto ogni cosa, 
perchè neil» interno non le restava da proteggere nulla, fuorché 
la ghigliotina. 

L' Austria, comunque aborrente da ogni rivoluzione di popò* 
li , conosceva la nazionalità polacca barriera opportuna contro 
' fa Russia , ma le pesava addosso la conseguenza dell' antico 
spartimento , sicché tremava per la sua Gallizia : più tremava 
per gli Ungheresi , che e viveri e munizioni e uomini voleano 
mandare alla nazione consorte , dal cut esempio traevano lena 
per ridomandare anch'essi gli antichi privilegi. L'Inghilterra 
non volea nimicarsi la Russia , e contro la Francia sentiva gli 

(1) A Parigi arrivò il marzo 1832; nel 1833 nelle due Ame- 
riche ; nel 34 e 35 in Spagna , negli Stati Barbareschi e di 
nuovo in Francia; in Italie nel 1835. 



BIYOIMKHIE POLACCA - 53 

ntidii rancori di Pilt ; talché la Paterna retto abbandonata al 
propria braccio. 

• Questa allora cassa Chtopicki e la dittatura, ed elegge geoe- 
ratissim» Radzi will ; pronunzia deeaduti i Romano* : dentro però 
è straziala dalla divisione e dalla miseria , e può ormai indovi* 
nani che perirà , perchè la lotta non va tra il popolo e il re 9 
ma tra questo e l' aristocrazia. Basterebbe a provarlo il divieto 
che sì fece di proporre l'emancipazione de* villani. Nel paese 
piò guerriero, non pia di settantamila soldati regolari erano io 
Irmi, contro cenveotinovenitla Russi, agguerriti da recenti vit- 
torie, con quattrocento cannoni, e provédùti dall' Austria e dal- 
la Prussia , che dai confini sparavano contro gP insorgenti- Il 
cheterà marciando con essi, seminava d'orribili cadaveri la via. 
Diebic però che li comandava , parea non abbastanza risoluto ; 
quando repente egli muore ; nuore Costantino j muore la mo- 
glie , e il mondo sgomentato ravficioa tali morti alla comparsa 
di Orlof. Questi, spedito da Pietroburgo, fa accordi colla Prus- 
sia, io modo cbe senza pigliar parte decisiva, essa diviene base 
sicura alle operazioni strategiche, dirette daPaskewic, il vinci- 
tore dei Persiani. 

Mentre cosi risolutamente operava la Russia, ai Polacchi sce- 
mavano coraggio le incertezze del proprio governo. Bruciare 
Varsavia, perseguitare i Russi dovunque fossero , sollevare Li* 
tuani e Turchi , era il voto dei risoluti : invece Rad zi will, one- 
sto, esitante, concentra le truppe sotto la capitale, e rende inu- 
tili i prodigi di valore operati in ogni parte. Skrzinecki portato 
generale, diffida anch J esso della vittoria , e negozia , e attende 
a Varsavia Paskewic die si avanza. Dembmski non era riuscito 
a sollevare la Lituania , e con ciò dividero l'esercito russo. II 
repubblicano Dweroiski procedea vittoriosamente , quando co- 
stretto a fare un giro sopra il territorio austriaco, v'è fatto pri- 
gioniero. 

Intanto i demagoghi, più poeti che statisti, aizzavano il popo- 
lo contro l' aristocrazia, deificando gli oppressi, e a quell'idolo 
immolando i signori , quand' era maggior uopo di concordia. 
Pertanto , irritato dai disastri , il volgo a Varsavia prorompe a 
scene sanguinarie, forse provocate da Erukowicki, il quale per 



54 INVOLUZIONE POLACCA 

esse acquista il potere sapremo. Già Paskewic stava sotto le 
mura ; e allorché importava concentrare le forze , invece sì in- 
viano qua e là a cercare approvigfonamenti : la superiorità del- 
l' artiglieria dà trionfo ai Russi, e il giorno di Maria nascente , 
sacro in Polonia per l'avita divozione alla Regina degli Angeli 
e per la vittoria in quel giorno riportata a Vienna sui Turchi , 
Varsavia soccombe ; la Polonia incrocia le braccia sul petto , e 
si corica nel sepolcro sanguinoso. Il ministro Sebastiani annun- 
ziò alle Camere francesi, che V ordine regnava a Varsavia. 

Nuli' ostanti i patti del Congresso di Vienna e le proteste dei 
gabinetti di Francia e d' Inghilterra , il Regno di Polonia fu in-, 
corporato all' Impero russo come conquista. Per quel patto 
Btesso Cracovia restava libera , con divieto di mai tenervi forse 
armate; pure fu occupata dai Russi, poi presa dall' Austria nel 
1846, e tenuta. L'Inghilterra protesto di nuovo, ma non si ere* 
dette per questo obbligata ad una guerra. 

I Polacchi andarono a portare il lor valore al servigio di tutti 
gì' insorgenti d' Europa e d' America , scopo alla compassione 
universale, e proclamando che la Polonia non è perita : altri 
scontarono in Siberia la colpa d' aver voluto esser nazione. 

Ha chi sa se la Provvidenza non prepara , per mezzo della 
tirannia, quell'emancipazione dei servi, con cui la Rivoluzione 
non avevi osato farsi in eterno benedetta ? 

Consolidazione del Belgio. 

L' esito della insurrezione polacca convinceva che a pura for- 
za non è possibile sottrarsi a un dominio regolare , comunque 
odiato. Vi s'arriverebbe quando l'interesse d'altre nazioni aiu- 
tasse ? Potrebbero quegli stessi che composero Europa nel 1 8 16 
riformarla ove trovassero giustizia? 

Quando il pontefice riprovò la rivoluzione della Polonia con 
un'enciclica , i Cattolici del Belgio mandarono interrogando 
sulla loro, sgomentati di trovarsi in opposizione col papa io una 
causa assunta a nome della religione. Ha il pontefice distinse 
la causa loro ; esser eglino stati spinti alla sollevazione da osta- 
coli messi alla religione, che giustificavano la rivolta, fi questa 

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BELGIO SS 

insurrezione è P unica òhe prosperasse , e da cui uscirono una 
costituzione e una dinastia nuova, anzi un nuovo popolo , e ciò 
senta guerra né civile né esterna. 

La Conferenca di Londra dichiarò ( 20 die. 1830) che le Po- 
tenze avevano unito il Belgio all'Olanda per P equilibrio euro* 
peo, nella fiducia che si fondessero ; l'esperienza avealo dimo- 
strato impossibile ; per la pace doveano cercare altri acconci ; 
s> accettavano dunque inviali dal governo provisorio , e con ciò 
quel paese si sottoponeva inevitabilmente alla diplomazia. 

Ma quali basi dare alla separazione ? e che governo preferire ? 

I savii, ben vedendo che, se chiarivansi repubblica, l'Euro- 
pa, paurosa dell' esempio, gli avrebbe oppressi; se preferivano 
no re , sarebbe imposto dagli stranieri ; pensavano che ad una 
indipendenza debole ed esposta ad intrighi convenisse prepor- 
re P unione colla Francia. 

E la Francia, se avesse operato da sé , avrebbe almeno dato 
incammino alla futura riunione che allora non si osava : ma ac- 
cordandosi colla Conferenza, Luigi Filippo ne fece un fermo ri- 
fiuto ; laonde si stabilì di fondarvi una dinastia nuova. Le trat- 
tative si trascinarono in lunghissimo, e i suocedentisi protocolli 
contradittorii rivelavano l'incertezza d' una politica non guidata 
da verun motivo superiore : in. fine, Leopoldo di Coburg , par 
cencinquantadue voti contro quarantatre , vten salutato re del 
Beigio£(4 giug. 1831). Ma quel de' Paesi Bassi si ostina contro 
ogni patto , ed arma. Allora la Francia , violando ella stessa il 
proclamato non intervento, manda cinquantamila uomini sotto 
il maresciallo Gerard ; ed alla presa di Anversa si prova quanto 
siami perfezionate le artiglierie. Appena re Guglielmo si ritira, 
anche i Francesi escono dal territorio. 

Restava a regolare i patti della, separazione. I Paesi Bassi pre- 
tendevano i confini del 1790 e il debito pubblico del 1830 ; il 
Belgio invece, il debito del 90 e i confini del 30. Adunque, nuo- 
va serie di protocolli; e finalmente al Belgio si negarono il 
Limburgo e il Luxemburgo e la sinistra della Schelda , mentre 
gii si accollavano sedici trentunesimi del debito neerlandese. 
Qui nuove ire, nuove invasioni armate, e le trattative non furo- 
no definite che il 19 aprile 1S39. 

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S6 COSTITUZIONE MEL BELGIO 

Intanto però il Belgio si era stabilito con ima delle cosette- 
zioni pia libere d> Europa. Separata affatto la Chiesa dalte Sla- 
to, benché quella riceva stipendio da questo ; libertà di culto, 
d» insegnamento, di stampa. Coli non v>è aristocrazia che pos- 
sa contrastare col popolo j non lotta fra monarchia costituzio- 
Baie e repubblica. Ài potere esecutivo son freno i diritti del 
Consigli provinciali e comunali, e quelli del potere legislativo, 
rappresentato da doe Camere entrambe elettive : net Senato può* 
entrare chiunque abbia quarant' anni e .paghi duemila fiorini di 
contribuzione, computando le patenti : la Camera bassa* è com- 
posta di rappresentanti stipendiati , eletti sema restrizione. La 
legge elettorale stabili nn censo variabile , più elevato per gli 
abitanti delle città dove il clero può meno, e piò basso per taf 
campagna ; talché le elezioni di questa sono due leni del tot* 
to. Il clero v'ebbe dunque moltissima efficacia ; m guisa che 
k prevalenza rimanea cattolica sotto re protestante. 

Ne* primi tempi non ?» ebbe partiti : il cattolico temperava? 
le avventatezze del liberale, assodando il «incolo religioso; tutti 
voleano V indipendenza, ma quali bellicosamente, quali alla pa- 
cifica, quali disposti a resistere, quali a piegarsi alle pretensio- 
si della diplomazia. Fjuita la quistione esteriore, rinacque it 
conflitto : il partito cattolico , divenuto trionfante , cercò con- 
servarsi; onde fu considerato come moroso dai Liberali, che to 
tacciano di aspirare al dominio esclusivo, di far la Chiesa sape* 
riore alto Stato, di trarre a sé tutti gl'impieghi e V istruzione, 
di voler (ino introdurre la censura : eppure nessuno nega eh* 
non v»ha paese d'Europa ove piò libera vada la stampa. I ti* 
loti dunque di Cattolici e liberati abbracciano quattoni estra- 
nee alla religione, e rappresentano la solita scissura fra le opi- 
nioni temperanti e te commovUrici. I Cattolici per dieci anni go- 
dettero il sopravvento : nel 1840 finendo il ministero De Thoro, 
t Liberali ascesero ; onde nacque dissensione , che 11 ministro 
Nolborab cercò calmare riconducendo « le quistioni di partiti a 
qmstioni d» affari. » Ha anch' esso' alfine soccombette (184&). 

Fatto sta che il Belgio, in breve tempo e con pochissimi mez- 
zi, sali ad una prosperità di pochi o nessun esempio nella sto- 
ria, benché creato dalla diplomazia , debole tra i forti, e senza 

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OLANDA R 

peso sulla bilancia europea. Al commercio die grate scosaa il 
distacco dall' Olanda , che ne smaltir* le manifattore speden- 
dole alle colonie ; ma tenta rifarsene collo stringersi all'alleali» 
ss doganale della Germania , di cui Anversa potrà divenire il 
porte principale. Intanto bisogna occupare in opere pubbliche 
k braccia che V interruzione del commercio lasciava oziose : 
seicento chilometri di strade ferrate si fecero a spese del go« 
verno ; e si animarono le manifatture colla liberti. 

L'Olanda durò nimica al Belgio , finché avendo II suo re ab-, 
dicalo (184*) , il successore Guglielmo II rientrò nell'ordine 
europeo» rassegnandosi ai fatti consumati, e ripigliando relaii* 
ni coi paesi che se n'erano separati. Egli cessò pure il conflitto 
die durava tra suo padre e gli Stati del proprio Regno \ mo« 
stressi più equo ai Cattolici, che sono due quinti dell'intera po- 
polazione, e rinnova il Concordato colla Santa Sede) la politica 
d'interesse sostituì a quella di simpatia ; die la costituzione al 
Luiemborgo (1841), e nel Regno penaò sostituire in realti il 
gerente parlamentare al personale. L'imposta grava di trentot- 
to lire ogni testa, senza contare il dazio coosumo della cittì ed 
•lira taglie locali, ti grosso esercita mantenuto si a lungo, squi- 
libri le finanze. Le strade vi costano assai in terreno pantano* 
te* assai le dighe: eppure si spese riccamente in conservare gli 
antichi innumerevoli canali e aprirne di nuovi; dodici milioni di 
fiorini in quello del Nord ohe apre alla grande navigazione il 
porto d'Amsterdam, ed ette ali 1 asciugamento del mare ài Aiw 
lem , che offrirà tanta nuova campagna e tanto combustibile 
fossile. La mar ine mercantile è in calo; e la guerresca scarsa t 
pare non traligna dall'avita bontà; il nuovo sistema introdotto- 
vi fa prosperare le colonie d'Asia. Se l'ingente debito non si af- 
fida che sulle rendite della Malesia , la quale di annui 8S mi* 
tteni di fiorini olandesi, mentre non ne costa che &0, ohe sarei* 
he dunque se la perdesse ? e perdere la può al minimo movi- 
mento dell'Inghilterra. 



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$8 COSTOTtJtìONE DEL 4830 

I Ministeri e 1 Partili in Francia. 

Ogni trionfo o mina delle rivoluzioni esterne sentivast come 
avvenimento proprio dalla Francia, da'cui scotimenti erano de- 
rivati gli altrui. Quindi lottavano la politica di sentimento e 
quella di sistema ; quindi gran rombazzo di partiti, in mezzo ai 
quali doveasi maturare la costituzione , e ripristinare l'ordine , 
Che è prima necessità di qualsiasi governo. 

La Carta del 1830 assicurava meglio le grandi libertà di spi- 
rito: il pensiero, la stampa, la coscienza, il culto, l'istruzione 
restavano sicuri da da ogni attentato, ed incompetente lo Stalo 
in fatto di dottrine. 

Come stabilire la legge elettorale, affinchè la Camera dei de- 
putati possa considerarsi rappresentanza nazionale? il diritto di 
eleggere si appoggerà sul principio feudale della possessione 
territoriale? preferirassi la sovranità dell 9 intelligenza a quella 
del numero e della ricchezza ? e come riconoscere P indinoti* 
tenia e la capacità degli elettori? 

Sopratutto conveniva ridonar ai paesi la vita che n' era stata 
Colta dall'accentramento soverchici! a riuscì affatto misero l'or- 
dinamento municipale , sottoposto al prefetto o al re. Per to- 
gliere il monopolio a borghesi, pubblicani e legisti , chiedesi il 
suffragio universale: i legittimisti vogliono l'elezione a due gra- 
di : infine non si fé' che sminuire da mille a cinquecento fran- 
chi il censo di eleggibilità, e Pettorale da trecento a dugénto ! 
In una rivoluzione fatta da avvocati e scrittori , il pensiero non 
ebbe rappresentanza ; neppur i membri dell'Istituto divenivano 
dottori se non pagassero cento lire di contribuzioni dirette :" 
eppure Mauguin assicurò la Camera, che una nazione in cui il 
censo elettorale è fissato a dugento franchi, è la più libera del 
inondo 1 

Così fondavasi di nuovo il potere del danaro , e gli dava ap- 
poggio la guardia nazionale , composta di cittadini bramosi di 
conservare. 

La Camera dei Pari aveasi a mantenere ereditaria ? La gio- 
ventù ne chiedeva l'abolizione per dogmi astratti) il popolo per 

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YHAUCU 59 

avversione a questo avanzo aristocratico : nel dibattimento , la 
impugnarono quelli die mane il sentimento della dignità po- 
polare; i politici e i pubblicisti la sostennero: e poiché i dottri- 
narli aveane creduto necessarie conservar l'eredità nel magi- 
strato sapremo , era conseguente che volessero rinfortarlo eoi 
parlato (a). Pure soccombettero, e anche della Camera alta si 
velie l'elezione? ma poiché questa abbandonami al re, si «ent- 
ra a farne un consesso vede, non fondato né sul privilegio ere- 
ditario, né sul possesso, né sulla scelta popolare, e senta quel- 
le tradizioni die danno e pratica degli affali e indipendenza. 

Sostituita però al diritto divino la sovranità nazionale, la co- 
stituzione restava sciolta da' primitivi impacci , e la monarchia 
combinata celia maggior possibile libertà. Ma si dà mai tempe- 
sta che non lasci lungo mareggio? «Il governo di luglio (ha det- 
t te De Sfoglie ) nacque in seno d' una rivoluzione popolane. 

• Questa la gloria sua, questo il suo pericolo. La gloria fu pu- 

• ra, perchè giusta la causa: il pericolo grande, perchè ogni in- 

• surrezione felice , legittima o no , colla riuscita sua produce 
i insurrezioni nuove. » 

Li caduta dell' antica dinastia aveva offeso i sentimenti e gli 
interessi di molti: d'altri la nuova non empiva le rigogliose spe- 
ranze: poi, il conflitto è inevitabile dove consistono tre poteri ; 
giacché quando una maggiorità ha prevalso, resta una minorità 
cui bisogna o contentare o comprimere. Nella rivoluzione dei 
30 non erasi preferita la repubblica, perchè portava inevitabile 
la guerra forestiera j ma eletto un re , vedeasi non avere sfug- 
gita questa né la civile. Le risoluzioni medie non poteano an- 
dar a genio alla moltitudine e a coloro che aveano combattuto. 
Mancando al governo la forza di reprimere , ne venivano anar- 
chia e sommosse e sfoghi di passioni personali e dell'eterna ira- 
condia de' non possidenti contro i possidenti ; opposizione sel- 
vaggia che disonorava la legale. 

• il bisogno a Lione eccita una sommossa , non politica ma di 

(a) E di grande importanza il discorso fatto daGuizotstrl'a- 
tilità, della parla ereditaria come conservatrice e propugnatrice 
delle libere initituzioni. 

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'G© LIBERALI BEUGIOSI 

affamiti , e il governa ti risponde co» cannati e tortevi*. La 
Fayelte, che colla candidezza e la generosità 4'wa fanciulle prò* 
fesaata il mestiere di repubblicano , non sapeva adattarsi alle 
atflle tortuosità cbe la pratica de$\i afflai richiede ; e anche di 
lai prtea dirsi , che «olla aveva imparato , nulla dimenticato* 
Capo della guardia nazionale , Irovavaai vero padrone di Pari* 
gì; onde fu giusto se glhst tolse questo esorbitante potere; ma 
ciò parve va passo contro la rivoluàioue. 

Intanto i repnbblicanti d'ogni parte travalicano i costilu&on** 
li , con Armando Carrai e Garnter Pagès, cogli opuscoli e alla 
tribuna; Philippan colle caricature, Bartbélemv colla Nemesi*, 
altri coloniali fanno guerra a quel sistema; in processi scan- 
dalosi non è risparmiato il nome del re: varie associazioni tea* 
dono a repubblica ; ma di repubblicano aveano i scotimenti 
piuttosto che le opinióni: moltissimi pensavano a metter fuoco, 
nessuno a dare unità e fusione; e, come troppo spesso nel aecol 
nostro , faceasi una critica senza scopo , la (piale sa demolire , 
non edificare. La Cassetta di Francia, rappresentante della 
dinastia legittima , avea proposto il vota universale ; lo adottar 
rooo i repubblica»*!, e ne venne qualche unità e simbolo a qne- 
sta fastose che non n'avea veruno. 

Vi si mescolavano anche idee religiose. Chàtel voleva una 
Chiesa francese , colla liturgia volgare : ma efficacia maggiore 
ebbe La M ennais.Nei Progressi delia rtoolmtote e della guer- 
ra contro la Chiesa (t826>, aveva egli posti per nemici di quot- 
ata i Liberali e i Gallicani, e senti come l'opera di Dio non po- 
tesse appoggiarsi a dinasti© periture , ma convenisse innestar 
Videa religiosa sulla democrazia. Scoppiata la rivoluzione , e' la 
salutò come • un avvenire di grazie celesti e d'infinite miseri- 
cordia, » e il più prospero per le istituzioni sociali e religiose; e 
fondò il giornale deàVj venir ì coll'epigrafe Dio e la libertà. Vi 
collaborarono persone di gran testa e di gran cuore, radicali in 
politica, papisti in religione; che dal principio stesso da cui De 
ìlaistre deduceva il dominio assoluto, traevano la libertà, e do- 
mandavano abolite le restrizioni che la Chiesa gallicana poneva 
. al potere pontifiw : i Concordati essere sciama in maschera; il 
prete non fosse mantenuto che dalle oblazioni dei fedeli; lo Sta* 

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LA MBtNAIST 61 

io ooa avesse diretta o indiretta ingerenza nelle cote ecclesia 
iticbe; liberti assoluta di coscienza, di stampa, dissociamone^ 
suffragio universale nelle elezioni ; non teatralità ; non interré- 
risse lo Stato negli affari del Comune, del distretto, del dinar* 
timeate; insomma libertà intera e per tutti. In nome del Ubero 
insegnamento proclamato dalla Carta , aprono una scuola : mi 
è chiusa dàlia polizia, ed essi citati; e i tribunali suonano di di* 
scorsi enti-gallicani e liberi, ove Cristo figura noi berretto ce* 
pubblicano. 

Trattatasi dunque di rinnovare Gregorio VII , patriarca del 
liberalismo, come diceano, il quale ride il vero modo d'istituire 
anche in terra il regno di Dio; trattami di collocar il papa a tu- 
tore delle nuove libertà de'popoli , mettere la sede romana alla 
testa di tutto il progresso moderno , e faiia centro, della politi- 
oa com'è della religione. Ila il papa aggradirebbe il noovo po- 
eto? lo troverebbe secondo la missione affidatagli da Quello di 
ani è vicario? Gli ascoltanti, com'ebbe a dire Lacordaire nel di- 
fendersi al tribunale, si domandavano: È cotesto proprtomem* 
te la religione cattolica? 

E motti credeano di no ; onde t redattori di quel giornale * 
che in buona fede camminavano ad assicurare la libertà in no-* 
me di Cristo, dichiararono: sospendeano di pubblicarlo per an- 
dare a Roma ad interrogar l'oracolo infallibile. E vennero, qua- 
si deputati dei popoli , per offrire questo nuovo primato al pa* 
pa (a) : ma egli riprovò le ior dottrine della libertà di coscien- 
za e di stampa, e d'una restaurazione della Chiesa ; esaere di 
fede la sommessione al principe ; vietata ogni consociazione di 
nomini di religione differente; la separazione tra Chiesa e Stata 
repugnare al bene d'entrambi (t). 

Uà venir ammutolì all'inaspettata condanna : Montalembeit 
vi si piegò; ed entrato per eredità nella Camera dei Pari, vi di* 
venne infervorato campione della libertà, a nome del cristiane* 

(a) Essendo il La M enaais ma! soddisfatto dell'accoglienza avu- 
ta , o meglio che non ebbe , pubblicò V opuscolo Affaire* de 
Home , che fu il primo passo del suo scisma dalla Chiesa. 

(1) Enciclica , 18 settembre 1832. 

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62 SANB1M0NISMO 

Bima e nei limiti della fede. Laeordaire r dopo lunghe prove* r 
andò donjenicano e predicatore , lasciando trapelare il vecchie 
uomo di sotta l'obbedienza e l'ortodossia, nel frequente suo di- 
scutere dal palpito le refezioni fra la, Chiesa e lo" Stato-, sebbe- 
ne la ragione individuale sommetta all'autorità. La Mennais esi- 
tò alquanto ad aderire all'Enciclica, volendo far riserva per ciò 
Che pareva d' ordine puramente temporale y pure al fine vi si' 
rassegnò. Ma cfee ? ben presto mei colle Parole tf un crede** 
te , piene dolila collera ispiratogli dai gemiti dei Polacchi e de* 
gli Italiani, e prime anello d'una serie di scritti ove quel po- 
tentissimo ingegno e scrittore incomparabile uscVdal cristiane- 
simo: ed egli che aveva sostenuto llnfaHibilitàt nel papa come- 
rappresentante del senso comune r trasferì» qnest' uffkio nette 
sovranità popolare , e si fece apostolo dissoluta democrazia ! 
Rivoluzionario non rinnovatore, i patimenti del popolo, i disor- 
dini della società dipinge con inarrivabile eloquenza : ma' rime» 
òli non suggerisce che vagliano: giacché- tale non è il dire al 
popolo: « Siate uniti;, armatevi; strappate dalle mani dei satolli 
» il pane che bisogna ai vostri figli affamati. Popolo, ti sveglia: 
» schiavi, levatevi , rompete i vostri ceppi ; non soffrite che più 
» a lungo si degradi in voi il nome di uomo. Vorreste che uà 
» giorno , lividi dei ferri che avete loro trasmessi , i figli dica- 
» no: I padri nostri furono più viM che gli schiavi romeni,, per- 
» che non si trovò uno Spartaco fra loro (!) ? * 

Con altri intenti varie sette pensavano alla riforma sociale} e 
al sistema repulsivo e distruttore del liberalismo surrogare idee 
ergamene, le quali non dividano e affievoliscano le forze socia- 
li, ma le combinino nella loro integrità ^ e ne vennero follie e 
magnanimi concetti. Mentre il corpo sociale è incancrenito dal-* 
la concorrenza individuale nell'economia, dallo scetticismo nel- 
la morale , dall'anarchia nella politica, i Sansimopiani procla- 
mano il dogma dell'autorità t una religione sociale , 1* assoda- 
mento degl'interessi e l'organizzazione dell'industria. Non si 
tratta più dunque di quistioni politiche , ma di sociali ; affron- 
ti) Pure , nel 1847 , protestò altamente contro quelli che 
lo consideravano fautore del comunismo. 

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TENTATIVO DEI HEÀtlSTl 65 

tao 8 proKemi più delicati e profondi; creano un simbolo, giu- 
sta il quale « ciascuno venga retribuito secondo la capacità , e 
ogni capacità secondo le opere » ; col che aboliscono , non solo 
ogni diritto ereditario, ma sino la famiglia; spengono la conoor- 
raiza, danno libero corso alle passioni. 

Vi fu lancio, caldo apostolato, danaro offerto, fatiche gratui- 
te, culto della fraternità e paterna venerazione, mirabili in una 
società come l'odierna. I capi però non andavano d'accordo fra 
loro: Bazard riusciva solo ad una conclusione politica; finfantin 
voleva una religione , cioè abbracciare tutti i problemi , e rior- 
dinare la società, non cogli elementi ch'essa somministra , ma 
stabilendo costumi diversi dai francesi in mezzo a'Francesi. La 
qoistione de' matrimoni! e del sacerdozio scinde la scuola ; la 
morale ai sgomenta all'annunziata comunanza delle donne : poi 
v'entrano fanatici modi e scene ridicole ; Rodrignez pretende 
essere lo Spirito Santo incarnato; Enfantin asserisce dover sole 
le madri dichiarare a chi spetti la paternità de'neonati: onde la 
setta, fra il ridicolo e l'indignazione , perisce. Ma non perirono 
le idee eh' essa ebbe enunciate ; i proseliti suoi si dedicarono 
principalmente all'economia e all'industria; e da quell'ora la di- 
gnità dell'uomo si sentì proclamata altamente , rivolta l'atten- 
zione al popolo basso , e mostrato che v'ha qualcosa di più im- 
portante che non la sistematica opposizione politica, di più be- 
nefico che non la libera e scompigliata emulazione mercantile. 

Il paese agitato da queste dottrine non poteva restar tran- 
quillo, e ne nasceano contrasti fra il movimento e la resisten- 
%a. Lafilte era caduto; Dupin e Sebastiani, capi della Camera, 
orano impopolari. Il ministro Périer , un de'più fermi che reg- 
gessero Francia , e che non avendo mai provato il bisogno , noi 
perdonava , sgomenta i repubblicanti e dissipa le associazioni. 
Alfine mori fra molti illustri che il cboléra estinse in Parigi , e 
fu innalzato con onori immensi , ai quali il popolo non consen- 
tiva; e Royer-Collard, ai funerali, lo lodava principalmente del 
non avere ne apiota né desiderata la rivoluzione di luglio. Al- 
cuni , chiamati in processo di Stato , contestano ai giudici ii di- 
ritto di condannarli , essi che trovami- a quei posto soliamo in 
forza d'una rivoluzione riuscita. E in questo e nel processo dei 

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64 vitffls — gchot 

Sansimomsti sono agitate innanzi alla folla supreme quistioai 
asciali. 

Il malcontento espresso da rinascenti sommosse e da tenta- 
tivi-di regicidio diede spirito ai Legittimigli, e la Vandea prese 
le armi pel duca di Bordeaux , salatalo col nome di Enrico V ,. 
k cui madre duchessa di Berry personalmente scorreva ecci- 
tando il coraggio.il ministero di Tbiers, ricco di forza e di spe- 
dienti, riuscì a sopire la guerra civile caH'arresto della tradita 
duchessa: scoppiata una rivoUizieoe repubblicana a Lione, egli 
k reprime, e impugna l'amnistia: chiesti cento milioni per ope- 
re pubbliche , fa terminare il -tempio della Maddalena , V arco 
della Steli», e piazze e monumenti ; rialzare sulla cotogna Ite» 
poleone , del quale ehiese e ottenne dall' Inghilterra le ceneri ., 
per resuscitare il colto della forza, meno ternato ohe non quel- 
lo del diritto. Colla presa di Anversa fece risolvere laquistieoe 
belgica; voleva pure che la Francia intervenisse kt Spagna, ac- 
ciocché le Potenze del Nord non prevalessero ; ma renuendo 
Luigi Filippo, egli depose il portafoglio (5 apr. 1837). Lo pro- 
se allora Mole condiscendente al re , che si lasciò sopraffare 
nelle quistiooi esterne d'Oriente , di Spagna, di Cracovia , del 
Belgio ( die. 1838 1 : anche Ancona è sgomberata , e tolto ogni 
contrappeso alla Potenza preponderante in Italia. Questo miai- 
stero soccombette ad una coalizione (1 marzo 1840); e dopo la 
breve presidenza di Soult, il re fu costretto rimettere Thiers. 

Rappresentante del partito dottrinario era rimasto Guizot. 
Sotto la Restaurazione avea egli campeggiato coli' opposizione 
conservatrice; la libertà , la dignità , la sicurezza volere che il 
governo si assodi ; non dandosi potere se non quello eh' è ri- 
spettato. Aveva, in conseguenza, preparato la severa legge con- 
tro la stampa ed esercitalo la censura con Royer-Collard , ma 
combattuto il ministero Villèle , perchè , provocando la nazio- 
ne , metteva a repentaglio l'autorità. Subito dopo la rivoluzione 
di luglio , si volse a temperarne la foga e rimettere l' ordine , 
quasi a far dimenticare che la sua elevazione era dovuta alla 
sommossa. Egli e Thiers da quel punto rappresentarono le due 
idee del procedimento e della ricognizione dei fatti , e spesso 
la politica interna si ridusse al salire e scendere dei due mini- 

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STATO INTERNO DELLA FBANCIA 6$ 

stri : nessun de 5 quali però usciva da 1 limili coninoti, per mo- 
do che si trovavano d'accordo nelle quistioni importanti, e mas- 
sime in quella ohe guardavano come suprema, la consolidazione 
della nuova dinastia. Gara di mero ingegno , di parole , d' in- 
trighi , senza fondamento di verità o scapo elevato , la quale 
doveva menare a precipizio loro slessi e il ftoverno. 

La lotta dei borghesi contro P aristocrazia , del governo rap- 
presentativo contro il vecchio monarchico , insomma della co- 
stituzione contro V assolutismo , dopo il 1830 andava fra il go- 
verno rappresentativo e la repubblica , fra 1 borghesi e la de- 
mocrazia turbolenta , che più volte ai trovarono di fronte a ma* 
no armata. Vinte queste alla fine mediante Ja pieghevole fer- 
mezza del re , non restava più cbe a bilanciarsi la monarchia 
costituzionale colle classi medie , tutti del pari vogliosi della 
quiete. Rinasceva dunque la prosperità agricola e industrialo 
più che in altro tempo mai, e la Francia potea ripigliare libera 
azione e dentro e fuori : ornai i re le aveano perdonalo la liber- 
tà, dopo che videro di quanto peso fosse Luigi Filippo per man- 
tener la pace in Europa fra occasioni di guerra più numerose 
te quel decennio che in tutto il secolo passato. Le grandi Po- 
, tenze pertanto ricomponevano a loro senno le minori , e tutto 
rientrava nel circolo della prisca diplomazia. 

La fazione legittimista potè considerarsi perduta, dacché gli 
uomini religiosi professarono una libertà ben più estesa che non 
la portino le costituzioni. Fra tali libertà era quella delle cre- 
denze e dell'insegnamento. La Carta del 1830 , togliendo la 
religione di Stato , inaugurava la libertà dei culti : eppure il 
governo se ne volle ancora mestare, e , per blandire ai Liberali 
rugginosi, rinnovò i divieti contro qualche ordine religioso, e im- 
pacciò il sacrosanto diritto che ha ciascuno di far educare come 
vuole i proprii figli. Sono queste le più vitali, e forse le sole im- 
portanti quistioqi cbe agitarono molti anni le Camere francesi, at- 
traendo l'attenzione di chi sa che la politica ha qualcosa di meglio 
che non la Carta e lafrontiera del Reno, e quei deplorabili appigli 
della opposizione sistemàtica, cbe tempesta il paese per un'in- 
dennità concessa a un predicante inglese offeso nell'Oceania! 1). 

(1) Indennità- Pritchard. 

UT. k 

byVjGOQlC 



66 POfitOGALLO 

Altro pensiero dell'amministrazione fu il dar sesto alta con- 
quista d' Algeri. Dapprincipio si esitò se tenerla , a malgrado 
dell' Inghilterra ; onde in quella funesta incertezza si perdette 
e tempo e gente e l 1 impressione che sui Barbari fa sempre la 
vittoria. Deciso di conservarla , vi apparve la suprema inettitu- 
dine de' Francesi ad ogni stabilimento esterno : tesori e sangue 
profusi , tutti gli sperimenti di colonizzazione, d'incivilimento, 
di utopie , non riuscirono che a trasportar alquanti Francesi in 
alcune città africane , nessun profitto traendo d' un paese si 
vasto e mirabilmente opportuoo; nessun interesse né vantaggio 
creandovi, se non quel di darvi sfogo agli umori bellicosi, eser- 
citar truppe anche durante la pace , e preparar una marina di 
lusinghiere apparenze ( 1 ). Se quella colonia non sarà restituita, 
come San Giovanni d'Acri, in segno d'un'assentita reviviscenza 
dell'islam , al rompersi d' una guerra gì 1 Inglesi le porrebbero 
subito addosso le mani; talché quivi pure i Francesi non fareb- 
bero che aprir loro la strada, come nelle Indie. 

Penisola I Itera. 

Francia potea sentire che la Santa Alleanza del settentrione 
dissimulava , per necessità , ma covava rancore contro i movi- 
menti suoi , da' quali peudeva la quiete di Europa ; e guardava 
l'occasione di ripristinarvi , se non l'assolutismo, almeno quel 
prisco dominio borbonico , che non desse nò timore ai re né 
speranze ai popoli. Era dunque suo ioteresse di far che nel 
mezzodì d' Europa si assodassero le costituzioni , tanto che bi- 
lanciassero i dominii puri di settentrione. Come la Grecia si con-» 
solidasse , lo vedremo più avanti ( die. 1 838 ). L' Italia , dopo 
che s' ecclissò la bandiera tricolore , sciorinata alcun tempo ad 
Ancona, ricadde sotto il protettorato dell' Austria; che risoluta 
contro ognk innovamento , dalla sua provincia vegliava in armi 

(1) La Spagna invece non teneva che fortezze sulle coste di 
Barberia , quali sono ancora Ceuta , Alhucemas, Penon de Ve- 
Uz e Melilla, 

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PORTOGALLO 67 

tolte altre, nm non poteva impedire Io sviluppo delle speranze,, 
che poi vedremo vicine a maturarsi. 

Fa Portogalli, il re era tornato assoluta col ministro Palmel- 
la ( aprile 1924 }. Suo figlio don Michele , rimasto capo alla fa* 
zkme iraconda 1 e assoluta, e giurato- nemico de'Franchimuratorf, 
come chiamavansi i Liberali, invita le truppe della Fede a com- 
piere l' opera cominciata ; col pretesto d r una congiura arresta 
molti y tra* quali Palmella ; e credesi voglia forzar il padre ad 
abdicare. Il quale , sostenuto dai diplomatici , ripiglia la pote- 
sti, e perdonata ^usurpazione, manda don Michele a Vienna ad 
educarsi nell'abborrimentadeile costituzioni ed aspettar il tem- 
po : allora dà: amnistia 7 fa preparare istituzioni per Regno. Le 
fazioni tra ciò s'infervorano , tutto è incertezza : V Inghilterra 
ingelosisce di Francia \ e pigliato' il sopravvento , induce il re 
a riconoscere P indipendenza del Brasile. 

Neppur in quest* atto non vollero prevedere il caso* che le 
due corone cadessero su un solo. In fatti, don Giovanni muore-) 
e V erede chi sarà? ( 19* mar. 1826). Don Pedropossedea un 
Impera indipendente; pure suo padre il riconobbe erede anche 
del Portogallo : ond'egli tosto se ne intitola re , e manda 1» 
costituzione, stabilendo la monarchia ereditaria, limitata da 
una Camera di pari eletti dal re in numero determinato e con 
certe condizioni, e da una di deputati scelti da elettori di prò* 
vincia , e questi d» elettori di parecchie , aventi seicento fran- 
chi di rendita : costituzione dunque simile alla francese, se non; 
che l'elezione a due gradi fondasi sopra un volo quasi univer- 
sale. Uom* di cuore e cupido di gloria , don : Pedro con ciò se* 
guiva il miovoliberatismo', ma conculcava le franchigie antiche, 
sicché ne nascevano- contrasto e confusione. Conoseendo robu- 
sti gli assolutisti , egli aggiungeva che , appena la Carla fosse 
giurata , rinunzierebbe a sua figlia Maria de Gloria ,. cui inten- 
deva sposare a don Michele. 

È giurata' la costituzione : ma molti rifuggono sul territorio 1 
spagnuolo ; e appoggiati da Ferdinando VII , la rifiutano come 
opposta alle- istituzioni nazionali ; il eonte d** Amaranta mettesi 
a capo degli armati ; chi proclama don Michele , chi altri , chi 
perfino Ferdinando YI% e,, vani gli uffizi» delle Coni forestiere,, 

y G00gk 



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68 PORTOGALLO 

il sangue scorre. Don Michele (nov. 1827), sollecitato dal 
fratello , arriva da Vienna , e giura la Caria ; ma sottomano se- 
conda gli assolutisti , sostenuto dalla moltitudine. Partite le 
truppe inglesi , e ricevuti i fondi d'un prestito negoziato in In- 
ghilterra, egli abolisce lo statuto e la legge elettorale, e raduna 
le cortes antiche dei tre Stati del regno. Ivi agitatosi della sue- 
cessione, don Pedro è dichiarato straniero (luglio 1628), e don 
Michele prende lo scettro assoluto. Molti soldati però rifiutatisi 
all' usurpazione , e i costituzionali proclamano donna Maria , e 
capo della reggenza Palmella} scoppia guerra civile *A costitu- 
zionali sono dispersi e vanno profughi; i supplizii saldano la fe- 
deltà ; e l' Inghilterra cerca invano rassettare le cose col far a 
-don Michele sposare donna Maria. 

Neppure la rivoluzione del 30 tolse la prevalenza agli asso- 
lutisti ; e i patrioti, che avevano sperato appoggio di fuori, co- 
nobbero non poter confidarsi che in sé atessi. Frattanto in Bra- 
sile erasi compiuta la rivoluzione che dicemmo , per cui don 
Pedro abdicò al proprio figlio , e tornò in Europa. Ricevuto da 
re in Inghilterra e in Francia , rannoda i migrati , a cui capo 
si mette Saidanha (1838) : l' armata liberatrice dalle Azorre 
arriva a Porto : ma il popolo la respinge. Qui guerra accanita ; 
e gelosie e fame e persecuzioni fanno miserabilissimo quel tem- 
po. Sì don Miehele, si don Pedro sono costretti combattere eoa 
spade forestiere ; il primo con quella del francese Bourmont , 
l' altro dell 9 inglese Napier. Palmella , contraendo un debito 
coir Inghilterra , procaccia legni e munizioni ; sicché al fine 
donna Maria prevale (24 seti. 1834) , e morto don Pedro poco 
dopo , resta di sedici anni regina , in paese smonto è non ben 
queto. Dichiarata maggiore, ella confidasi a Palmella : ma le fi* 
nanze sono causa di guai; moltiplicansi cabale per mutate i mi- 
nistri : infine (1835) , in aperta sollevazione , ehiedesi il rinvia» 
di questi e la costituzione del 22 , e le nuove cortes compagi- 
nano una costituzione , col veto assoluto e due Camere. Ne ste- 
gue guerra civile tra costituzionali e cartisti , che sobbissa le 
finanze e porta al fallimento. Alfine il trono di donna Maria pare 
si consolidi , e i costituzionali moderali prevalgono : poi d' im- 
provviso una nuova insurrezione minaccia (1847) if governo , 

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SPAGNA 69 

che dicesi aver trascorso la costituzione, e la guerra civile porta 
di nuovo la crudele necessità dell'intervenzione forestiera , la 
quale reprime, ma non pacifica. 

Conseguenza antica de' privilegi concessi dalla casa di Bra- 
ganza quando si ribellò alla Spagna, poi dei soccorsi prestati in 
qnest' ultimi tempi , gì' Inglesi godono pel loro traffico esen* 
zloni che li vantaggiano sovra i nazionali: la compagnia inglese - 
che ha il monopolio dei vini di Porto, sciolta da don Pedro, fu 
rinnovata in gran bisogno di sussidii anticipati: i debiti e la ne* 
cessila dglla protezione legano il paese ali 1 Inghilterra , che 
diede e tolse a volontà quella corona. Come sarà difficile al 
Portogallo il conservare Goa , e tanto più Macao l Questo , di 
fatto , fu nell' ultima guerra cinese occupato dagP Inglesi ; i 
quali pure navigano alle fattorie portoghesi dell'Africa orienta- 
le , pretendendo libertà e privilegi , né mostrano voglia di re- 
stituire il reclamato Seilan, nò di permettere che « senza loro 
consenso , il Tago invii le acque all'Oceano. » 

Pare il piccolo paese , ricco di tante glorie e proveduto di 
fanti mezzi , recupererà importanza se si crei un'opinione pub* 
Mica, diffondendo nel popolo la cognizione dei proprii interessi 
politici , e abituandolo all' agricoltura ed all' industria ; se st 
scemino i titoli di nobiltà, si sciolgano i possessi legati a mag- 
gforaschi per quanto piccoli ; se i regnanti accettino sincera* 
mente la costituzione , e la sviluppino anziché cincischiarla; se 
la rappresentanza nazionale acquisti dignità , non votando per 
fazioni , ma pel pubblico vantaggio ; se i Portoghesi credano di', 
poter sussistere da sé, senza che un'altra nazione coltivi e 
traffichi per essi; soprattutto se evitino quegli atti che piaccio* 
so agli esagerati , e provocano le nazioni. 

In Spagna Ferdinando VII, tornato assoluto, avea, per istanze 
della Francia, dovuto concedere un perdono, ma derisorio per 
le tante eccezioni ; e odiando ancor più i Liberali che il libera* 
-Unno , irritava a segno che per sicurezza dovè domandare il 
prolungamento dell' occupazione , la quale -attenne gli assolu- 
tisti dagli eccessi. Intanto ogni cosa v' è in aria ; non si pagano 
le imposte ; bande armate per tutto; cambiami 1 ministri a ca* 

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TO PEBDINANDO VH 

prìccio delle Corti alleate. Il terrore potrà ammutolire un pic- 
colo popolo oppresso dalle bajonette di un grosso ; ma un go-> 
▼erao nazionale avrebbe mai tenuto cheta quella gente, tra cui 
le inquietudini sono croniche e abituale l'uso delle armi, quan- 
ti' essa non fosse stata estrania ai movimenti di pochi ? In fatto, 
la rivoluzione colà si fece da nobili e benestanti $ e l'assoluti- 
smo potea considerarsi per una democrazia realista e clericale, 
insorgente contro le costituzioni d' Inghilterra e di Francia* 
Fioa il re assolato, fu spesso il grido del popolo; e Ferdinando 
dovette smentire altamente le voci sparse eh' ei volesse metter 
limiti alla regia autorità. Gli assolutisti , accozzaglia di monar- 
chici , teocratici , popolani , e «he s' intitolavano Apostolici , 
credeano Ferdinando non operasse abbastanza risoluto , e po- 
nevano le speranze in don Carlo fratello di esso. Quanto le idee 
rivoluzionarie fossero poco diffuse di là dai Pirenei , apparve 
alla rivoluzione del 1830. Parea dover soccombere un trono 
non sostenuto più dai Borboni nò da forza interna : eppure il 
liberalismo trovò sì poco ascolto , che l 1 invasione del generale 
Mina falli alla prima ; è questo generale , già due volte portata 
in trionfo come liberatore , non trovò una capanna ove ricove- 
rare la vita , minacciatagli come quella d' una fiera. 

Se non che ai Liberali si avvicinavano que' moltissimi che 
V assurdo governo disgustava : gli Apostolici, col tacciare sem- 
pre Ferdinando di mancare alla monarchia e alla religione , fi- 
nirono col disgustare lui pure , il quale conobbe che un re de* 
v' essere qualcosa più che 1' uomo d' un partito. Da tre mogli 
non avendo prole , volle tentare una quarta, e sposò Maria Cri- 
stina di Sicilia. Allegrie , feste , accoglimenti della vivacissima 
regina diedero nuovo aspetto al paese , immalinconito da tanti 
guai. Ne vollero male gli esagerati a Cristina, la quale, veden- 
dosi cinta da potenti nemici , s' appoggiò alla parte costituzio- 
nale. In fatto, la liberalità rinasce per tutto; Ferdinando stesso 
torna gajo ( 1830 ) , tanto più allorché ella il fa padre d'una 
bambina ; e di somma condiscendenza le dà prova col promul- 
gare (31 mag.) la legge delle cortes del 1 789 , che riabilitava, 
secondo l'antico costume gotico, anche le femmine a succedere 



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MABIA CBISTINA 11 

il Irono (1). Strano eccesso del despotismo , cbe fante volte in 
un secolo fu e disfi la legge così importante della successione! 
Però la costituzione del 1S 1 2 area pure dichiaralo devolversi 
il trono ai primogeniti , maschi fossero o femmine : laonde , o 
tiene la costituzione , e la legge esclusiva è abolita : o no , e il 
re dispotico può a suo talento distruggerla. Con ciò restava al- 
lontanato dal trono don Carlo; onde ne mossero reclami e Fran- 
cia e Napoli che vi hanno eventualità : più moto si diedero gli 
Apostolici , confidati sin allora nell' elevazione di questo loro 
creato. Ma Calomarde, cameriere del re e divenuto suo braccio 
destro con Alcudia, furono deposti da ministri ; dato lo scam- 
bio ai funzionari!* ; le speranze de' progressisti concentraroost 
su Cristina nominata reggente , e le varie gradazioni liberali si 

(1) Alle cortes del 1713 , Filippo V avea fatto mutare l'or* 
dòte della saccessione castigliana, sicché le donne non doveano 
saccedere se non estinte le linee mascoline , nelle quali doveva 
valere la rappresentanza. Male alcuni la confusero colla legge 
salica , che esclude per sempre le donne dal trono , e che ha 
forza in Francia , e negli antichi elettorati , o dove proviene 
da diritti, feudali , oda patti ereditarli, come è tra le case di 
Sassonia , Brandeburgo ( non però nel regno di Prussia ) e As- 
sia. Nella successione in linea cog natica pura , hanno diritto 
eguale maschi e femmine della linea slessa; se non che, a gra- 
di eguali prevalgono i maschi sopra le sorelle anche maggiori, 
regolandosi del resto colla rappresentanza alla romana , in mo- 
do che la figlia d' un maschio è preferita allo zio , se questo 
era cadetto del padre di essa. Cosi si fa in Inghilterra , in Por- 
togallo, e faceasi in Castìglia e in Aragona e in Navarca, che 
perciò mutarono più volte dinastia. Filippo volle impedire que- 
ste traslazioni del regno in stranieri , introducendo la succes* 
none cognatica mista , che chiama le donne soltanto allorché 
in una linea più non esister un maschio venuto da maschi. Que- 
sta fu da Ferdinando VII abolita colla prammatica 29 nutra» 
1830 , perchè la successione toccasse ad Isabella sua figlia» a 
scapito del fratello di lui don Carlos ; con ciò non facea che 
richiamare l'antico ordine di successione, e uniformassi a quanto 
k cortes del 1789 nt eono addomandatu a Carlo IV« 

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72 SPAGNA 

confusero nel nome di Cristtei. n ministero die allora sì formò 
sotto Zea Bermudes, attese a rifare i guasti del precèdente; con- 
dusse il re a qualche larghezza; e dalle cortes per Stati fe'gia- 
rare fedeltà alla regina Isabella (ghig. 1833). Allora si riapro* 
no le università che Calomarde avea chiuse ; V amnistia , oltre 
essère una inazione contro l'assolutezza passata , dall' esiglio e 
dalle carceri chiamava una quantità di pensatori e di benestanti ' 
x a sostenere la reggente contro don Carlo. Questi , ritiratosi in 
Portogallo all'ombra di don Michele, protestava : sicché Ferdi- 
nando portava nella tomba la certezza di lasciare il suo Regno 
allo strazio della guerra civile , che non tardò. 

Maria Cristina prese allora il governo ( 3 ott. ) ; e Zea Re*- 
mudes conservato ministro, mandava in nome di lei un procla- 
ma famoso. Oli atti nuovi quanto spiacevano agli assolutisti , 
tanto erano graditi ai Liberali : fra i due però stava un partito 
medio , nemico della tirannide , ma anche della rivoluzione , e 
composto di persone d f affari e d> influenza che importava di 
"guadagnare. Aveasi poi dinanzi il popolo , fedele alla religione 
e alla monarchia , e che voleva esser rassicurato che né questa 
né quella venivano posti in compromesso dalle novità , e che il 
governo nuovo non abbandonava la Spagna ai rischi dello spirito 
d' innovazione. Pertanto Zea Bermudes professava , in nome 
della reggente , voler conservare il sistema di Ferdinando , ed 
esercitare un despotismo illuminato. Facendo tale sacrifizio 
alle idee monarchiche del paese, svolse molti partigiani da don 
Carlo , e gettò fra essi l' indecisione, e rassicurò il popolo, di- 
singannato da queste costituzioni , tante volte cadute , risorte, 
cambiate. Ma corno è solito del primo ministero d' un governo 
mutato , spiacque ad assolutisti e a Liberali ; e Martinez delta 
Rosa sottentratogli, emana uno statuto all'inglese , con una 
Camera di proceri , metà ereditari! , metà a vita. Tale costitu- 
itone , non vegnente da diritto , non da antiche consuetudini , 
repugna alle libertà municipali dei paese, ed é mal accetta. In- 
tanto la sollevazione cartista scoppia; bisogna armare il popolo, 
bsogoa eccitarlo col dare una costituzione , mentre il chotóra 
infuria; Mina viene a combattere i Cartisti diZumalacarregui;mfc 
morto questo*( W*6), Esparlero, cbe avea-guerreggiato in Ame» 

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SPAGNA 75 

rie», mena a vittoria i Cristinh figli riforma l'esercito? dopo tal 
uni di guerra sanguinosa e irresoluta ( giug. 1B40 ) , spinga 
sol territorio francese Cabrerà capo dei sollevati od centro , e 
don Carlo , il quale v» è tenuto prigione , finché non rinunzia 
le pretensioni a suo figlio ( I84& ). Le provincia basche erana 
prosperate nell' indipendenza, e trovavano ignobili queste rivo- 
luzioni di palazzo ; onde vi si opposero, reclamando gli antichi 
privilegi reali » anzi che gP ideali vantaggi del governo unita* 
rie : e sebbene costrette a deporre le armi, non poterono dirsi 
vinte, giacché conservarono i \w>fmros ; cioè l'indipendenza 
delle municipalità , il diritto di tassarsi da sé e d'amministrare 
i proprii fondi, dì non aver truppe che nelle fortezze, non leva 
militare , Ubero commercio , e d* approvare gli aiti del poterà 
esecutito e legislativo prima che acquistino vigore. Rinunziar a 
questi diritti positivi per altri ideali non par acquisto di libertà 
il buon senso spagnuofo; tshe di essi sicura nel difender i suoi 
fuerot , non della legittimità reale. 

A Cristina liberata da' nemici , restavano addosso gli amia j 
ed Bspartero prevalso al debole governo, diviene vero padrone;, 
(«d'ella abdica ( 10 nov. 1840 ), e va esule in Italia e in Fran» 
eia. L' agitazione prosegue e prorompe s Apostolici, costituito*- 
nali , realisti , sono del pari cospiratori e anarchici : V assolo» 
timo è da per tutto favorito dal popolo, che non concepisce la > 
libertà se non sotto forma di privilegio storico: i Liberali, per* 
sooe ricche ed educate, vogliono trapiantarvi sistemi forestieri^ 
nessuno spirito pubblico vi si matura, ma solo idee di provincia 
e di privilegio da una parte , dall' altra di costituzioni improvi* 
saie o tolte in prestito : si obbedisce per forza a chi ha V eser- 
cito ; ma il partito che oggi rimane vincitore, domani, non può 
dirsi da chi , certo pere sarà abbattalo. Troppo a lungo quella 
nobile gente é vissuta senza emulazione ; -e massime le classi 
alte , dopo spodestate dagli Austriaci , perdettero il punto d'o- 
nore e l' ambizione, mentre il clero Accasi ligio alle regie pan-, 
nani , il commercio languiva t le molte forze restavano morte, 
tolto qgntdibero modo d'esercitarle» Dì qui una grande unifor* 
mila nella storia di Spagna f ove per tre secoli non operi eba 
il re; laonde contro il re solo dovea farsi la rivoluzione. Aristo* 

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74 SPAGNA 

ernia vera non rimaneva nel paese pia aristocratico, atteso ebe 
non tanto il despottsno , quanto il sentimento cattolico e l'an- 
tica guerra in comune , e i tanti frati , vi diffusero idee d' una 
eguaglianza che nobilita i piccoli senza disonorare i grandi. Nbn 
poteasi dunque decider hi lite colla ghiglietina, come in Fran- 
cia, ma doveva procedere lunga « lenta, ove ciascun uomo con- 
tava per uno. 

Le centralità sconviene a quel paese , connaturato alla divi- 
sione degli antichi Regni ; e mentre in Francia i movimenti 
procedono dalia capitale al resto , ivi cominciano dalle Provin- 
cie per tèrre in mezzo la capitate. In tale stato si moltiplicano 
i delitti (1); d'agricoltura e commercio niente : eppure in fondo 
la nazione è morate più che V Europa non creda ; essa si elevfr 
ad una libertà ben più estesa e logica die non gli altri popoli ; 
le municipalità , radìcatissime da antico, vi hanno somma forza 
morale; e non si sa concepire coleste libertà scrìtte unicamente 
Bulla Carta , e si considerano come tirannici i Liberali che spo- 
gliano di privilegi veri , per sostituirvi diritti fantastici , non 
fondati sull'indole nazionale. I Liberali medesimi sono divisi in 
esaltati e moderati : i primi , coi vari! nomi di Comunerì , Car- 
bonari , Giovane Spagna , Centro universale, Santa Germanata, 
si nutricano nelle società segrete derivanti dalla frammassone* 
sia dell' Impero , e confidano negl' Inglesi ; gli altri , pendenti 
a parte francese , sono nobili , ricchi , gente d'affari , e s'ap- 
poggiano alla Corona. 

Così scissi, non può un padrone esser dato che dalla spada, 
e con questa Espartero dittatore potè sospendere irremissibili 
discordie. Quei molti che l'Impero Napoleonico lasciò adoratori 
della forza , credettero che al fine egli darebbe , se non altro , 
la quiete, prima necessità del paese. Ma egli, inesplicabile mU 

(1) L'Andiencia di Barcellona nel 1841 ebbe a giudicare 3681 
casse criminali , in evi cènsessanta assassinai , un parricidio , 
fefitiqaattro suicida t set infanticidi!, cinque attentati alla vita f 
tre'ntatrè uccisioni involontarie, trecentodiciotto ferite gravi, qua* 
cantanove iocendii, quaUrooentoquaUro furti, e trecentoquindici 
oasi, di contrabbando* 

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SPAGNA 15 

*?o £ ferocia e d* indecisione , reprime Barcellona sollevata 
bombardandola; poi fra poco a un 1 altra insurrezione non osa 
oppor la forza , e fogge in Inghilterra ; insaltato per lassezza 
da quelli che dianzi lo bestemmiavano pel rigore. Allora Isa- 
bella è dichiarata maggiore ( 1-844 ) 5 Cristina richiamata 000 
Martinez della Rosa e coi moderati, ma non con essi la quiete. 
Il matrimonio della regina diviene un affare di Stato, acuì pren- 
dono parte tutte le Potenze ; e l' alterno sbalzarsi de' ministeli 
e dei partiti attesta che nessuno trae suo vigore dal popolo. 

Alla sola unità dell paese , la cattolica, forza della monarchi* 
spagnuola , si portò oltraggio , non solo coli 1 incamerare i beni 
del clero regelare e secolare , ma coli 9 abolire il tribunale di 
nunziatura e le nomine riservate a Roma. Questi atti , come ha 
parte providero al debito pubblico , così produssero un gran 
cangiamento di possessioni e d'interessi locali; e tanta è la rio 
chezza del suolo , che basterà il riposo a portarlo a gran fiore. 
£ già buone leggi sulle miniere fanno prosperare quelle del fer- 
ro , e non meno di 50,000 chilogrammi d> oro l'anno si cavano 
nella Murcia e nella Granala. Vero che Gibilterra è uu deposito 
di merci inglesi , da introdurre per contrabbando ; vero che il 
corso detonai è interrotto dalle dogane del Portogallo, pel cui 
territorio si versano al mare: ma potrà ripararvi un sistema op- 
posto al proibitivo , di cui nessun paese provò i danni più che 
la Spagini. Se continuerà questo assorbirsi delle minori nazione* 
lità selle grandi , h penisola tutta unita ricupererà nelle sorti 
europee Itf preponderanza che un tempo ha goduta. 

La perdita delle colonie non lasciò alla Spagna i vantaggi 
che all' Inghilterra quella delle sue. Troppo debole e infelice 
in quei giorni per potere stringere buoni trattati di commercio, 
più tardi non ha tampoco potuto ottenere qualche compenso 
agli Spagnuoli di cui colà furono confiscate le proprietà, né per 
i beni della Corona ; del proprio debito scaricare una parte 
sopra V America , troppo essa pure aggravata. 

Però tanti le avanzato possessi, da stare ancora tra le prime 
Potenze coloniali. Cuba è l' isola più riccamente dotata da na- 
tura, e uno deporti migliori l'Avana, che domina il doppio in- 
gresso nei mari del Mosaico. Del tabacco di colà, unico al mo*. 

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76 SPAGNA 

do, crebbe assai la coltura dopo che il governo ne cessò i! mo- 
nopolio (1821). Oltre il cotone e i favi delle api, tanto nicche- 
rò e caffè se ne asporta , quanto fra tutte le Antiglie inglesi e' 
Pisola Maurizio. Portoricco, che nel 1808 non aveva zucchero 
bastante per sé , ora ne produce un milione di quintali. 61' In- 
glesi , conoscendo V importanza di queste situazioni , adoprano 
a legarle ai proprii interessi ; e , rompasi una guerra , la Spa- 
gna potrebbe difenderle ? Il potrà dagli Stati-Uniti d'America? 
Le Filippine , che i divampanti vulcani crescono e scemano 
ogni giorno di numero , offrono ancora in Asia un bel campo 
all' attività spagnuola, poste come sono nel luogo più opportu- 
no al gran commercio. Maniglia , collocata in fondo d' immensa 
baja, che riceve gran fiumi pei quali comunica con tutta Pisola 
di Lucen, fu dimentica dagli Spagnuoli appena l'ebbero fonda* 
fa, assorti com' erano nelle guerre coi Paesi Bassi e coli' Inghil- 
terra ; ma i pochi colà rimasti, l'energia di don Giovanni d'Au- 
stria e i missionarii bastarono a prosperarla: molti Cinesi vi re- 
carono industria e commercio , sebbene la loro irrequietudine 
obbligasse a tenerli con rigore. Da poi vi crebbero stabilimenti 
i migrati dalia' patria , le società commerciali e i missionarii , 
tanto che la popolazione spagnuola ora v' è doppia che al prin- 
cipio del secolo. Ma questi pure sono possessi precarii, dacché 
non basta la marina spagnuola a proteggerli (1) , non che dagli 
Inglesi, né tampoco dalla pirateria degli Illanos. 

Scandinavia. 

Fra i tanti soldati della Rivoluzione divenuti potenze , unico 
che conservasse il trono e stabilisse' una dinastia, fu Bernadot- n 
te. Volontario nel reggimento di marina reale , era sergente- 
maggiore quando arrivò la Rivoluzione che il dóvea portare al 

(1) Nel 1764 la Spagna avea censettantotto legni di gverra ; 
cioè sessantasette di linea , quarantasei fregate, sessentaquat- 
tro minori. Il 1846 area tre vascelli d* alto bordo, sei fregato} 
tt corvette , tette brìi da Tenti, • atomi più piotali, 

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costituzione mmmtANA 77 

principato , poi sui gradini del trono di Svezia (1). Vecchio sol- 
dato repubblicano , seppe conservare la propria personalità 
quando i più lasciavano assorbire nella potentissima di Napo- 
leone ; talché Ini solo distinse V occhio d' un popolo che cerca* 
va un re fra i satelliti di quell' astro. Allora egli sentì di dover 
preferire gì' interessi della Svezia ; e poiché essa non avea né 
ragioni da detestare gl'Inglesi , né modo di vivere senza com- 
mercio | egli ricusò acconciarsi al blocco continentale , e di là 
cominciarono i dissapori, che d' antico generale di Napoleone il 
convertirono in attivo nemico. Alcuno vuole che Bernadotte stes- 
so accanisse i re contro il padrone della Francia ; altri , che si 
ponesse mediatore fra loro e Napoleone ; altri , che meditasse 
succedere a questo ; altri ancora , che se V intendesse oei veo- 
chi Giacobini per rintegrare la repubblica francese. Tutto eie 
ed altro si disse ; ma il fatto è che il congresso di Vienna 1* 
conservò sui gradini del trono. 

La Pomerania sarebbesi dovuta , pel trattato di liei , cedere 
alla Danimarca in compenso della Norvegia ; ma avendo questa 
fallito a* suoi obblighi nel 1814 , la Svezia aveva occupato la 
Norvegia armata mano , e il fatto compito fé* riconoscere senza 
compensi ; poi, mal fidandosi di conservarla in case di guerra, 
vendette la Pomerania e l'isola di Rugen alla Prussia per cin- 
que milioni. 

Cosi trovaronsi uniti due Regni di costituziooe affatto diffe- 
rente. L' assemblea costituente nel 1614 stese in quattro gior- 
ni la costituzione norvegia , che il Congresso di Vienna firmò 
senza badarvi. É la più somigliante alla americana ; democra- 
zia sotto un re, conforme all' indole antica d' un paese, dove la 
feudalità non pigliò mai piede , dove il contadino fu sempre li- 
bero , e molto ripartita la proprietà. Elettore é ognTNorvegio 
di 26 anni , possessore , usufruttuario o fittajuolo a vita d' un 
fondo, o popolano d* una città ; a treni' anni diviene eleggibile , 
purché non sia attaccato alla Corte o in qualche ministero , o 
pensionato , o subalterno in una casa di commercio. Votasi in 
palese. Il parlamento (stortking) triennale si convoca da sé , e 

(1) Nel 1810. Vedi ciò che ne dicemmo a pag. 180 del voi. IL 

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78 coBTnroìoflÉ svedese 

una legge approvata in tre legislature non ha* bisogno della sarr- 
2ione reste. A questo moda passò l'abolizione della nobiltà ere- 
ditaria. Non v'è professione onorevole che non vi sia rappre- 
sentata, onde lappare gente d> ogni condizione : presidente e 
vicepresidente si rinnovano ogni otto" giorni, e al principio della 
sessione un quarto dello storthing è scelto per essere Camera 
afta [lagtkintf jdae delibera sovra le proposizioni della Camera 
dè f Comuni (odelsthing) , e giudica i ministri accusati da que- 
sta. Il ministro non assiste atte discussioni. Non solala stampa 
vi è liberissima, ma il governa favorisce i giornali coll'esimerli 
dalla tassa postale. La pena di morte è sconosciuta. Il culto e 
dispendiosissimo, mantenutesi quasi tutte le cerimonie che era- 
no prima del luteranismo*. Il giugno 1845 vi fu decretata- Re» 
mancipazione de' Cattolici, mentre in Svezia si processa ancora 
Chi abbandona la chiesa luterana. Cosi i semplici costami fanno 
eie la Norvegia profitti della libertà. 

La feudalità penetrò uelta Svezia verso F82f, quando Brand* 
tassund diede a coltivare a 9 sudditi il diboscato terreno coll'ob* 
bh'go del servizio militare o d'un- tributo equivalente. Dappoi 
ta Corona investì altrui della propria sovranità, col dominio di- 
retto di esse terre ; ma non essendovi né legge di sostituzione 
né diritto di primogenitura , non poteva dirsi una vera aristo- 
crazia. Primieramente Erico, figlio di Gustavo Wasa, istituì- ti- 
toli di nobiltà , che crebbero poi nelle guerre successive ; uffi- 
ziali nobili , non indipendenti daMa corona ,. né uniti in corpo : 
mentre invece il clero, possessore d' immensi domimi inaliena- 
bili , godea di molta potenza. I popolani mancavano di forza In 
paese povero e senza industria ; i paesani formavano il grosso 
delia popolazione, liberi , e somministrando eserciti al re , non 
a 9 feudalarii ; e coBservaronsi armati per la caccia , e perchè 
non mai conquistati. La Corona elettiva conferitasi sotto sem- 
pre più forti restrizioni. Fin dal XIII secolo discuteva gli affari 
del governo un Senato sovrano , nominato dal re , ma che gli 
Stati generali poteano deporre. 

La costituzione data sotto il ministero di Osenstierna fn rotta 
da Gustavo HI nel 1799 ; e dopo die Gustavo IV fu deposto (6 
giug. 1809) dal duca di Sudermania (tom. II, pag. 180), si rac- 

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C0STITTJ1I0NE SVEDESE 7$ 

tòlsero gf i Stati per combinare fretti e fùria una nuova Carta. 
Non tendendosi che a restringere l'autorità" reale, ogni deputa- 
to vi portò qualche articolo , che dopo la discussione fu adotta- 
to, senza brigarsi di porvi ordine ; talché confusissima è quella 
Carta , conforme in parte all' antica dt Oxenstierna. Gli Stati 
generali sono composti di quattro Camere , nobiltà , clero, po- 
polani e contadini. L'ordine del clero, cui capo visibile è il re , 
consta dell' arcivescovo d' Upsala e undici vescovi , e di depor- 
tati eletti dagli ecclesiastici di ciascuna diocesi. Il luteranismo 
non mutò guari un popolo che non v'era preparato, e H clero è 
ricchissimo, pomposo il culto. La setta degli Illuminati di Swe- 
denborg vi trovò numerosi seguaci. Circa duemila quattrocento 
famiglie furono nobilitate dal re , e scrìtte nel libro d' oro con 
un nomerò inalterabile } il capo di ciascuna , meritevole o no , 
è membro attivo dello Stato. Le terre nobili vanno esenti da 
imposta. I cittadini sono rappresentati dagli eletti delle ottanta- 
cinque città , abitate da non più di 280,000 persone ; quei dei 
contadini eleggonsi per distretto, e debbono essere possidenti; 
ai non possidenti nessuna rappresentanza , per quanto dotti 
capi di manifattura o legisti. L'ordine de 1 contadini abbraccia 
2,600,000 persone , che posseggono due terzi del terreno. Gli 
Stati si radunano ogni cinque anni per librare i conti e votare 
l'imposta, e suffragano distintamente per ordini ; il che fa soc- 
combere l' ultimo , giacché se tre ordini adottano , il veto del 
quarto non conta. Solo per leggi fondamentali si richiede l' u- 
nanimità ; e la proposizione si discute bensì di presente , ma 
non si vota che nella seguente tornata , cioè dopo cinque anni. 
Perciò difficilissime le deliberazioni. Il re governa secondo for- 
me statuite, e con urf consiglio di Stato di "nove membri, eletti 
da lui come tutti gì' impiegati e diplomatici ; se stia assente un 
anno, dichiarasi vacante il trono. 

Gli Stati generali nominano un procuratore della giustizia per 
vigilare alla stretta osservanza delle leggi, e un comitato di co- 
stituzione che può farsi comunicare i processi verbali del Con- 
siglio di Stato, e, occorrendo, mettere in accusa i ministri. Li- 
bera la stampa ; ma il cancelliere può, non che reprimere, sop- 
primere i giornali. Solo pei delitti di stampa esiste il giurì. 

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&0 BEBNADOTTE 

Speciale della Svezia è il tribunale dell 1 opinione ( opinion* 
namud ) , sorta di ostracismo che può scalzare il poter esecu- 
tivo. Nella legislazione si conservò moltissimo il vecchio ; né 
mai pubblicossi il codice ordinato dal re nel 1833. 

Comprendete che dalla costituzione resta tolta l'egualità; 
l'ordine men numeroso possiede gì' impieghi e i maggiori voti 
nella Dieta, sdegna il commercio, che perirebbe se stranieri noi 
ravvivassero.. Tutte le industrie vanno per privilegi, eccetto l'a- 
gricoltura ; lo che suddivide e impaccia. Quelle distinzioni aiz- 
zano la vanità ; e Io spirilo di corpo scema quello della mora- 
lità personale. 

Buono è il sistema militare , e merita menzione particolare 
l'esercito indelta. Anticamente i proprietarìi erano obbligati a 
seguitare il re in guerra con un numero d'uomini proporziona- 
lo al possesso ; e ai più ricchi f che servivano a cavallo ; fu at- 
tribuita l' eiezione e la nobiltà. Carlo XI , vedendo non bastar 
le finanze dello Stato a un esercito stabile, colla Riduzione del 
1680 richiamò alla Corona moltissimi possessi. Allora ebbe reg* 
gimenti assoldati (vaerfvade) ; molli beni furono assegnati agli 
uffizioli e sottuffiziali (Mette) in vece di soldo ; e durò alle 
Provincie l' obbligo di somministrare soldati, che, fuori dei casi 
di bisogno , stanno in cassette sparse, coltivando up poderetto 
invece di paga ; truppe essenzialmente nazionali, e che non in • 
fingardiscono nella pace. Molti uffiziali poi coprono impieghi 
civili. 

Morto Carlo XIII nel 1818, Bernadotte , dissipata un'istan- 
tanea sollevazione della Norvegia, fu coronato in entrambi i Re- 
gni. Abile a passare da una religione all'altra, da una all'altra 
politica, e sagrificare l' idea al fatto, mantenne la dignità a 
fronte della Santa Alleanza, la quale voleva imporgli i suoi con* 
sigli contro le libertà paesane. Nella lunga vita, durata fino al- 
l' 8 marzo 1844, egli adoperò alla prosperità della patria adot- 
tiva ; conservò la pace, malgrado della dinastia pretendente e 
della libera stampa ; operò meraviglie economiche ; e fra molti 
infortunii naturali , spense quasi il debito svedese , ridusse a 
metà il norvegiano. Già la Svezia va migliorando l' agricoltura, 
e invece di introdurre molto grano come prima,, ora ne aspor- 

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SVEZIA 81 

ta ; dal 1865 al 28 la popolazione crebbe del diciotto per cen- 
to: ma moltissima v'è la poveraglia. Le miniere sono singolar- 
mente ricche di allume, cobalto, stagno ; a quelle d'argento di 
Kongsberg si lavora vivamente ; il ferro è il migliore d' Euro* 
pa. Una buona marina fu procacciata , necessarissima in paese 
i cai confini toccano per nove decimi il mare, e agevolata dalle 
selve cbe danno il miglior legname di costruzione. Nel 1832 
tra i laghi aprironsi i canali di Trollhatta e di Golia , per cui 
comunicano i due mari , e s'accorcia il tragitto fra la Russia , 
l'Inghilterra e l'America ; e nel 35 , una grande strada -a'ttra* 
verso alle Alpi Norvegie. Un banco fondato sino dal 1557, indi- 
pendente dal re, emette carta moneta , e presta all' agricoltura 
e al commercio al tre per cento. Battelli a vapore movonsi per 
tutto, ed ora si meditano strade ferrate che leghino a Stokplma 
e fra loro i principali porti sul Cattegat , sul Sund , sul Baltico 
e sul golfo di Botoia ; il che aff/ancherebbe dal pedaggio del 
Sund , che fa la Svezia tributaria alla Danimarca. La nobiltà , 
benché legale , e privilegiata a tutti gl'impieghi civili e milita- 
ri, si spoverisce coli' elevarsi de' negozianti ; e mentre testé un 
terzo dei fondi era in sua mano , ora passarono a cittadini o a 
villani , o sono ipotecati : le dignità ecclesiastiche vanno pure 
ai non nobili , per cui quelle sono la via di entrare in uno dei 
quattro corpi votanti alla Dieta. Ha la prosperità non verrà che 
quando abbiano cambiato vece il clero e i contadini ; e cbe col- 
la libertà del commercio la Svezia proveda alla scarsezza di le- 
gna e di ferro cne fa sentirsi in Eufopa. 

£ già l' esempio della vicina Norvegia , e il movimento im- 
presso agli spiriti dalle molteplici vicende del secolo e dalie 
discussioni, fanno aspirare al meglio. Comunicar il diritto elet- 
torale a tutti i cittadini ; porre pei quattro ordini un numero 
eguale di elettori ; farne una Camera sola che voti per testa e 
cbe elegga la Camera alta , son le domande ora generali. Però 
le due popolazioni differenti, riunite come altre dal Congresso 
di Vienna, mal s'accordano ; né la costosissima via che Berna- 
dotte aperse traverso ai Dofrini basterà a congiungere alla Sve- 
zia la Norvegia, più ravvicinata alla Danimarca dal mare e dalla 
lingua. 

III. & 

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82 DANIMARCA v 

La Danimarca fu ridotta piccola e non ricca, e grave del de- 
bito contratto nella guerra che sostenne per rimaner fedele alla 
Francia. La buona sua marina trafficante compare non solo alle 
pesche nordiche, ma fin nella Malesia e nelle acque della Cina, 
benché il perdere la Norvegia le abbia sottratto que' valentissi- 
. mi marinai. Poi , testé la Danimarca vendette alla Gran Breta- 
gna le sue possessioni d'Africa. L' Islanda acquistò tale impor- 
tanza, che più non si proporrebbe, come tempo fa, di abbando- 
nare quel cratere di vulcano «pento, e trasferire nel Giutland i 
pochi abitanti. 

Altro compenso della toltale Norvegia , nelle distribuzioni 
viennesi fu concesso alla Danimarca il pedaggio sul Sund. Pic- 
cola cosa allora, crebbe coli 1 aumentare del commercio, sin ad 
essere rendita principale del Regno (1). Ma gli stranieri movo- 
no continui richiami contro cotesto assurdo legar il mare , e 
studiano i modi di eluderlo, se non riescono ad abolirlo. 

I monarchi danesi, assoluti dacché nel 1660 il popolo rinun- 
ziò ad essi ogni privilegio , non avevano fatto nulla pel popolo , 
talché tutto v'era a domandare ; e non preesistendo istituzioni, 
si chiedeva uno statuto parlamentare : ma quali il voleano al- 
l'uso antico, quali secondo le idee moderne. Federico VI (1808- 
1839 ) , educato nelle strette maniere antiche , non aveva luì- 
parato moderazione nella sciagurata alleanza colla Francia ; 
pure vedea giovevole al paese il temperare il suo potere. Per 
paura dell' aristocrazia favorì i popolani ; volle per gl'impieghi 
i gradi accademici , e agi' impiegati amministrativi attribuì i 
privilegi nobiliari. Avea sin dal 1815 promesso Stati provincia- 
li, ma nulla mantenuto, quando la rivoluzione del 1830 fé' di- 
vampare gli animi. Allora (1834) fu forza concedere la promes- 
sa costituzione , con adunanze provinciali , ma consultive, non 
generali, né parlamento legislativo, né pubblicità, né voto del- 
l' imposta o libera slampa. Secondo tale statuto, il Regno è di- 

(1) Nel 1844 fruttò quasi sei milioni. Vi passarono 4465 ba- 
stimenti inglesi ; 3788 svedesi ; 2979 prussiani; 2005 anaove- 
resi e mcklemburghesi ; 1267 olandesi ; 763 russi 5 302 fran- 
cesi ec, 

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COSTITUZIONE DANESE 83 

viso in quattro parti : Isole Danesi ,. Giutland , ducato di Sles- 
wig, ducato d'Holstein, aventi ognuna un'assemblea particola* 
re biennale, i cui membri son direttamente eletti da possidenti 
che paghino nna certa tassa. 

Per quanto scarse, queste concessioni furono accolte con tri- 
pudio: intanto l'opposizione liberale si rinvigoriva ; monarchica 
sempre , ma con basi democratiche nel Giutland , mentre nel- 
l'Holstein si vuole aristocratica. Ben più che la costituzione 
francese, molti vagheggiavano la norvegiana fondata sul diritto 
comune , senza privilegio sociale e politico. Cristiano Vili avea 
data egli stesso quella costituzione ai Norvegi (1839) ; onde , 
allorché succedette in Danimarca, si sperò l'estenderebbe, egli 
che in Italia avea parteggiato coi Liberali : ma non ne fu nulla, 
e si tenne sulla via paterna; anzi procurò ridurre ad egual sog- 
gezione anche le provinole tedesche. Eppure i prudenti mostra- 
vano che il diritto divino non potea reggere, e che unico modo 
di consolidare il suo trono era popolarizzano. Infatti Federi- 
go VII, appena gli succedette (genn. 1848), concesse la costi- 
tuzione, ma divenne seme a discordie e guerre. 

Fino dal 1460, si trovano uniti alla Danimarca, sotto la casa 
dKMdenburg, il ducalo di SJeswig , cioè il Giutland meridiona- 
le, feudo d'essa corona, e il ducato d'Holstein, Stato dell'Im- 
pero germanico. L'unione però va di maniera , che i due prin- 
cipali , indissolubilmente congiunti fra loro , rimangono mera 
dipendenza della Danimarca. Divisa la casa di Oldenburg in due 
rami, uno regnò in Danimarca; quello di Holstein-Gottorp pos- 
sedette la maggior parte dei due ducati come vassalli alla Da- 
nimarca; mentre per un'altra parte, e per certi affari di pia ri- 
lievo, il governo era esercitato in comune dai due rami. Da tal 
comunanza vennero inestricabili litigi. I duchi di Gottorp, nel- 
la pace di Roschil (1658), ottennero d'essere dichiarati sovrani; 
ma i re di Danimarca vi leneano sempre occhio ; e nel 1720 
riuscirono padroni dello Slesvig; poi nel 73 anche dell' Hol- - 
Stein, cambiato coi paesi di Oldenburg e di Delmenhorst. Pure 
idue ducati furono sempre considerati come distinti, e tali ri- 
conosciuti nella pace di Vienna , per la quale il re di Danimar- 
ca} come duca d'fiolslein, divenne membro della Confederazio- 

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84 % DANIMARCA 

ne germanica, oltreché ottenne il Lauenbarg io compenso del* 
la Norvegia. 

Ora però la dinastia di Danimarca pare vicina a spegnersi; e 
la successione non segue la regola stessa in Danimarca , nello 
Sleswig , e nei ducati di Holstein e Lauenburg. In Danimarca 
è stabilita la primogenitura , e in difetto di maschi , va alla di- 
scendenza femminile di maschio in maschio , talché salì al tro- 
no Federico d'Assia, nato da una sorella del re defunto: ne'du- 
cati invece resta il privilegio de'maschi ; ma qui è disputa sul 
modo d' interpretarlo. La casa imperiale di Russia, che vi pre- 
tende preferenza sopra gli Hotslein-Sonderburg, considerereb- 
be di somma importanza un acquisto , che le darebbe seggio 
nella Confederazione germanica. 

II luglio 1816, il re di Danimarca dichiarò che i ducati tede- 
schi continuerebbero a far parte del Regno di Danimarca; quan- 
to all'Holstein , non decidea così positivamente. Se ne solleva- 
rono forti proteste, e più quando la morte di Cristiano VITI an- 
ticipò l'eventualità d'un'estrania successione Federigo Vlf con- 
vocò l' assemblea costituente con egual numero di rappresen- 
tanti anche per l'Ho! Stein e le Sleswig. Credea con ciò ricon- 
ciliarli nella libertà ; ma il momento era di rivoluzioni; i ducati 
si rivoltano, protestano coll'armi , e invocano il radunato par- 
lamento germanico. La Danimarca doma i rivoltosi; ma ecco la 
Prussia prende la parte di questi, come esecutrice degli ordini 
dell'Assemblea germanica (1849), e battaglie e armistiziisf 
succedono , miserabilmente lasciando in pendente que' poveri 
paesi. 

Fatto è che le genti tedesche attribuite alia Danimarca non 
ponno assimilarsi colle scandinave, e anche di là dall'Elba sen- 
tesi la propensione a ricongiungere le genti secondo le stirpi , 
la lingua, le religioni. Fino dal 181 S gli spiriti liberali fervea- 
no nello Sleswig e nell' Holstein , ma furono repressi come di 
qua a\all'£lba. Che questi respingano la lingua e i costumi da* 
nesi, e cerchino attaccarsi alla Germania , non è mal veduto da 
que'molti della penisola che ribramano Puntone di Colmar. Que- 
sta manifestazione della forza arcana che spinge le nazioni eu- 
ropee ad aggrupparsi secondo le affinità $i lingua , di stirpe , 

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SVIZZERA 85 

di religione , colà è cresciuta dalla paura di veder la Danimar- 
ca preda al gigante russo. Per ricongiungere dunque i tre Re- 
gni scandinavi, si fanno società segrete , e congreghe numero* 
sissime di studenti giurano affaticarvisi a tutt' uomo , sperando 
che l'unione scandinava interponga una barriera fra la Russia e 
l'ambito mare del Nord. 

Confederazione Svizzera. 

La costituzione unitaria che Napoleone impose (1803) alla 
Svizzera, non rispondeva né alle abitudini né ai bisogni del pae- 
se, foggiato alla indipendenza cantonale e comunale. Portava 
essa una federazione , dove i borgomastri di Friburgo , Berna, 
Soletta, Basilea, Zurigo, Lucerna, un per anno erano landama- 
m e centro della diplomazia. Nell'interno , pareggiati i campar 
gnuoli a' cittadini nei diritti politici, abolite le giurisdizioni ec- 
clesiastiche: in ogni cantone un grande e un piccolo Consiglio; 
limitate le prerogative democratiche. 

Ma nelle guerre di quel tempo la Svizzera provò tutti i guai 
del debole : or questa Potenza or quella ne violò il territorio e 
gli statuti ; Ginevra e il Valese erano stati uniti alla Francia; il 
Canton Ticino occupato da truppe del Regno d'Italia. Pure dai 
casi della guerra la Svizzera vide allontanata da sé l'Austria, ori- 
ginaria nemica; e nelle scosse parve ricuperar vita, arti, spiri- 
to d'associazione. Nella' catastrofe' napoleonica fu calpesta di 
•nuovo da eserciti forestieri, e intese le comuni promesse di rin- 
tegramento e d' indipendenza. Posta nella parte più elevata di 
Europa, quasi cittadella a cavali ero de' principali Stati, avendo 
il pendio orientale del Giura , coprendo tanta parte della fron- 
tiera di Francia, e per \p alte valli dell'Ino, del Ticino e del Re- 
no penetrando ne'bacini del Danubio, del Po e del Basso Reno, 
la Potenza che vi dominasse , potrebbe sulle altre versare im- 
provisi torrenti di armati. Si trovò dunque importante alla pace 
<P Europa il dichiararla neutra , al solo patto che conservasse 
le forme esteriori della sua sistemazione e P antico territorio. 
Pertanto, dopo molte scosse (17 ag. 1815) , i Cantoni giuraro- 
no eterna alleanza, e fu ricostituitala Federazione, aggiungen- 

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86 PATTO FEDERALE 

dovi Ginevra e il paese di Vaud, parie del paese di Gei e tolto 
il Lemano; sicché il Giura diveniva confine colla Francia; in Sa- 
voja una linea neutrale stendeasi dal lago di Ànnecy a quello 
di Borghetto e al Rodano; del vescovado di Basilea una parte si 
attaccava ai cantone di questo nome , il resto a quello di Ber- 
na : i Prigioni non recuperarono le valli italiane ; né i Cantoni 
silvestri i baliaggi del Ticino , di cui fu formato un Cantone , 
senza smembrarlo come esso chiedeva ; il vescovo di Costanza 
cessò di potere sulla Confederazione. Questa doveva tenere un 
esercito di trentamila uomini , a' cui soccorsi avrebbe diritto 
ogni Cantone in pericolo. Alessandro di Russia, mosso dal suo 
maestro La Harpe , riservò a sé stesso il riordinamento di quel 
paese ; onde assai di bene vi conservò ; ma poco poterono quei 
che zelavano la sovranità assoluta di ciascun Cantone e le ga- 
ranzie contro il predominio d'un solo. I deputati de'ventidue /o- 
devoli Cantoni) adunati ogni anno alternamente a Zurigo, Ber- 
na, Lucerna , trattano degli affari comuni , votando secondo le 
istruzioni , una voce per Cantone , e decidendo a maggioranza. 
À tale dieta competono la pace e la guerra, e lo spianare le dif- 
ferenze interne. Questa specie di unità , impedendo ai Cantoni 
le alleanze particolari , non distruggeva l' indipendenza di cia- 
scuno; ma la dieta era dichiarata Potenza sovrana, eppure le- 
gata alte istruzioni che ciascun Cantone dava a' suoi deputati ; 
quasi gli stranieri, che dettarono il patto federale, avessero vo- 
luto affievolire il principio democratico de' singoli Cantoni , e 
tult'insieme sminuire l'indi pendenza del paese. L'aver poi voto, 
eguale i Cantoni, benché così diversi di forza, impediva il pre- 
valere dei grossi, ma facea lente le risoluzioni. 

E quantunque nel patto federale si sentisse l' influenza stra- 
niera, e quella fretta che improntò tutti gli atti di quel tempo, 
il paese venne a vantaggiarne. Perocché , prima della Rivolu- 
zione , pur intitolandosi repubblica , formava tante oligarchie 
con sudditi, e con una razza proscritta {Heimathlosen)^ specie 
di zingari o di paria , senza diritti né leggi. Nel patto si toglie- 
va V assurdità de' paesi sudditi, ed in conseguenza la corruzio- 
ne recata dalla venalità delle cariche in quelli ; tolta ogni ge- 
rarchia fra i Cantoni; prevenuto il caso di vedere Svizzeri com* 



COSTITUZIONI CANTONALI 87 

battere contro Svizzeri: benché continuasse tuttavia il mercato 
di sangue , e reggimenti somministrassero ai Paesi Bassi , alla 
Francia, aNapoli,4lla Spagna (a); tanto più riprovevoli, in quan- 
to non sono più un semplice ornamento di re alleati , ma una 
milizia che si riguarda nemica a' popoli fra 9 quali convive. 

I Cantoni si diedero ciascuno particolari costituzioni, model* 
late su questa generale , restringendo i diritti pubblici , asso- 
dando P aristocrazia dei senati a scapito dei popolani , i quali a 
vicenda prevalevano sopra i campagouoli ; eccetto i Cantoni pri- 
schi democratici, o i nuovi dove non v'avea famiglie prevalen- 
ti. Uri, Schwitz, Glaris, Zug, Appenzell, Unterwald, democra- 
zie pure, nelle assemblee generali eleggono i magistrati e deli- 
berano sugi 9 interessi proprii. Ne'Grigioni il potere supremo 
risiede nella generalità dei Consigli e delle municipalità dei 
venticinque Comuni , che possono considerarsi altrettante re- 
pubblichette , aggruppate in tre leghe. Negli altri Cantoni la 
sovranità è esercitata da un gran Consiglio, la cui nomina perà 
da Sangallo, Argovia, Turgovia, Ticino, Vaud, Ginevra, Valese, 
è lasciata al popolo ; mentre Friburgo , Berna , Soletta, Lucer- 
na , Sciaffusa , Zurigo , Basilea la restringono quasi solo ai Cit- 
tadini. 

I Comuni, colle resistenze focali, impigliano il potere legis- 
lativo , e custodiscono pregiudizi ed abusi ; non lasciano met- 
tere nuove imposizioni, e in conseguenza non abolire le vecchie 
assurde ; confondono i poteri, eccitano gelosie , dimenticano la 
nazione pel paese. Il xe di Prussia non potè, nel 1815, sbandi- 
re la tortura da Neufchàtel , che con un' ordinanza incostituzio- 
nale. Né unità di origini li stringe , né unità di fede o di lingua 
o di coltura. Nella Svizzera romancia , che abbraccia il pendio 
orientale del Giura, il lago di Neufchàtel, la riva settentrionale 
di quel di Ginevra, la vai del Rodano sopra Sion, la parte orien- 
tale è riformata ; fervoroso cattolico Friburgo, protestante l'in- 
dustrioso Neufchàtel. I Tedeschi quivi sono pochissimi, mentre 
formano il grosso della popolatissima Svizzera alemanna che oc- 
cupa piccola parte del bacino del Rodano, poi il pendio setten- 

(a) Vedi la nota a pag. 7 del yoL L 

ù 



88 SVIZZERA 

(rionale delle Alpi e i rami orientali del Giura. Vi regna la reli- 
gione riformata , ma i prischi Cantoni serbano fede alla cattoli- 
ca, da cai ebbero esistenza , civiltà , libertà. Ginevra non è più 
quella fervorosa ed esclusiva calvinista d' una volta, e i molti 
Cattolici vi sono protetti dalle Potenze forestiere. La Svizzera 
italiana è tutta cattolica. Le cinque valli che formano il Cantori 
Grigione, il più esteso e men popolato, sono mistura originale di 
romancio e di teutonico. x 

Nella pace i Cantoni acquistarono migliore assetto : dieronsi 
codici , e quel del Ticino fu foggiato sopra V italico : quel di 
Ginevra , opera del professore Belot , avanza tutti i moderni in 
fatto di procedura. Le minacce della Santa Alleanza costrinsero 
sovente gli Svizzeri sia a snidare dall' ospite suolo i rifuggiti 
politici , sia a rispettare ordinamenti interni che riconoscevano 
disopportuni 5 mentr' essi dai vicini più non aveano le antiche 
franchigie di commercio. Crebbero di civiltà e ricchezze ; i Can- 
toni occidentali e settentrionali fiorirono d' industria ; Ginevra , 
Neufchàtel e più Basilea furono tra le più solide piazze di com- 
mercio ; strade attraverso ai monti agevolarono il transito, uni- 
ca ricchezza d' alcuni Cantoni ; P educazione vi ebbe sistemi 
nuovi ammirati * r la riforma delle prigioni i migliori esempi!. 
Però costava P estendere P eguaglianza e abbattere i privilegi , 
ornai incompatibili colla crescente civiltà r Ginevra rifiutò ogni 
miglioramento legale ; ma il .Cantone Ticino corresse la propria 
costituzione in un movimento di dignitosa unanimità. 

Alle innovazioni avevano dato impulso e centro le società 
massoniche , ivi ingrandite alP ombra del nominato La Harpe e 
dello storico Zschokke , talché nel 1818 la loggia di Berna im- 
petrò dal duca di Sussex granraaestro d' erigersi indipendente 
dal grand 9 Oriente di Francia. Di poi vi si erano uniti gl'Illumi- 
nati di Germania, massime per opera del prussiano Giusto Grù> 
ner , che tanta mano avea avuto nel costituire in Prussia il Tu- 
genbund : quindi f Carbonari d' Italia e di Francia , che arriva- 
tivi in folla dopo i disastri, piantarono vendite sul confine delle 
loro patrie. Dietro a costoro s' istituirono socfetà di canto , di 
arti , principalmente del tiro del^a carabina ( Schtttzen-Gesell- 
schaft ), tutte dirette a mutamenti politici, taluna anche a.so- 



SVIXZEBA 89* 

ciali, e che il miglioramento riponeano nel ridurre la Svizzera 
imamente unitaria. 

Fermentavano queste materie quando la Rivoluzione del 1830 
venne a mettervi fuoco. Allora si proclamano i diritti del popo- 
lo ; petizioni di migliaja chiedono riforme ; gli aristocratici non 
possono far conto sui re stranieri, occupati alla propria difesa, 
dò sulle truppe austriache, attente al Tirolo e all'Italia ; da per 
tatto si organizza di fuori uu corpo col quale si marcia sopra il 
capo-luogo, e se ne muta la costituzione, abolendo i privilegi di 
nascita e di località j e via via prepararonsi costituzioni ov' era- 
no riconosciute V eguaglianza dei cittadini , la distinzione dei 
tre poteri , la liberti della stampa e delle persone. Neufchàtel 
volea redimersi dalla Prussia , ma questa ne lo punì sanguino- 
samente. A Basilea fu aspra lotta fra la città e la campagna ; e 
tutta Svizzera vi prese parte, giacché trattatasi della prevalen- 
za de' poehi o de' più j e al fine la campagna di Basilea restò 
distinta dalla città*. 

Questo distacco s'effettuò anche in altri Cantoni, aumentan- 
do più sempre le divisioni. Intanto furono aboliti i privilegi, di 
nascita , e il ricevere titoli e pensioni di fuori ; vietati i fede- 
commessi, e concesso di svincolare i beni ; pubblici i giudizii ; 
indipendenti i giudici dal potere esecutivo ; a tutti il diritto di 
petizione \ franca la stampa. Bla ndh ancora si stabilirono mo- 
nete e misure eomuni , non reciproca estradizione dei delin- 
quenti , non università federale , sicché i giovani s' educano in 
paesi di dottrine affatto opposte : l' amministrazione , dapprima 
esercitata gratuitamente dalle case grosse, nella democrazia di- 
venne costosa. Reslava il desiderio di rifondere il patto federa- 
le, che^ abborracciato come gli altri atti del 181 S, avea mal de- 
terminato i rapporti de' Cantoni fra loro. Questi, alleatisi inori- 
gine per puro bisogno di difesa , mai non divisarono una Fede- 
razione forte ed universale ; e l' ardore con cui da quella impo- 
sta da Napoleone si liberarono appena il poterono , attestava 
quanto prevalesse il sentimento dell'autonomia. Ma dopo il 30$ 
i democratici che nella Dieta incontrarono l' opposizione de'pio 
coli Cantoni , proclamano essere strano che i pochi equilibrino 
i molti j che pastori e villani vagliano quanto i colti e pratici : 

- 



90 .CATTOLICI E PROTESTANTI 

gì! ambiziosi amerebbero i grandi impieghi , che non si hanno 
se non in repubblica estesa: i Cantoni grossi vorrebbero restrin- 
gere V unità ; principalmente Berna , che diverrebbe la domi- 
nante e avrebbe il governo e il tesoro nazionale. Con risolutez- 
za vi si oppongono i Cantoni primitivi , minacciati nelle sovra- 
nità particolari e di vedersi ridotti al nulla ; e Cantoni radicali 
e aristocratici vi ripugnano per ragioni opposte* 

Per ciò, d 1 incessanti dissidii travagliò la Svizzera, insinuatesi 
da per tutto le passioni demagogiche a scindere ogni paese : ai 
buoni patrioti si mescolano utopisti che nulla banner da perde- 
re, e rifuggiti, odianti ogni istituzione conservatrice ; la libertà 
si esagerò fin a volere indipendente ciascun Comune. 

La libertà fu dunque di solo nome , dacché acquistò predo?* 
minio la forza ; e là formazione de' corpi franchi tolse ogni in- 
dipendenza nelle elezioni e nelle risoluzioni. Ogni Cantone si 
contaminò di sangue in battaglia e sui patiboli ; Ginevra , capi- 
tale dell'industria e dell'intelligenza , fece tre rivoluzioni non 
incruente, in senso ognor più democratico e protestante 5 altri 
Cantoni si sbocconcellarono , di modo che possono ornai dirsi 
ventisette, anzi nel Valese ognuna delle tredici decurie si sepa- 
rò : le costituzioni si cangiavano dall'estate al verno, crescendo 
il numero degli umiliati e de' soffrenti , e perciò degl' inquieti. 

Alle quistioni politiche si mescolarono le religiose. Come al- 
trove, il congresso di Vienna non badò alle razze o alle coscien- 
ze, mescolando cattolici e latini con riformati e tedeschi*, diede 
a Friburgo cattolico il protestante Morat ; il vescovado di Basi- 
lea alla protestante Berna in compenso: i vescovi svizzeri non 
hanno metropolita , onde dipendono dal nunzio ; ne i riti corri- 
. spondono ad una forma amministrativa. Lucerna cattolica era il 
Cantone più radicale ; i tre Cantoni primitivi sono cattolici, de- 
mocratici e conservatori : a Berna protestanti così l' aristocra- 
rfa caduta-come il liberalismo sottentrato : vedendo rinascere 
il sentimento religioso , i Liberali di Zurigo cercano sfiancarlo 
col chiamare professore Strauss che nega l' esistenza di Cri- 
sto (1) 5 ma il popolo lo caccia , e abbatte un governo che si 
< 

(1) Tedi voi. II, pag, 304. 

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IL 8TJNBEBBCND 9f 

poco l' intenderà. Dei tre Cantoni direttori, Lacerna era il solo 
cattolico, benché di tal credenza sienopiù di metà de' Cantoni; 
onde non potè tenere testa agli altri due. Berna, di gran langa 
il più importante per popolazione (386,000) e per ricchezze , 
ambendo diventare centro di tutta la Svizzera, cercò trarre alla 
parte sua i cattolici : e ?i riuscì quando , divenuta rappresene 
tante della parte radicale , tirò sette Cantoni fra protestanti e 
cattolici, e Lucerna stessa, in un'alleanza difensiva e offensiva; 
e in un 1 adunanza a Baden si presero provigioni avverse ai cat- 
tolici , passandole come leggi di Stato. Roma reclamò , e non 
ascoltata li colpi coli' anatema. 

L' Argovia, da serva costituita Cantone indipendente , non ai 
trovò nobiltà antica, non città grossa che divenisse fucina di pò*- , 
Ittiche brighe 5 onde nel* 1830. non durò fatica a costituirsi a 
popolo. Ha novantamila dei censessantamila suoi abitatori sono 
protestanti, sicché peggiorano la condizione de' cattolici, i quali 
a vicenda ripuisano, appoggiandosi ai ricchi conventi del paese. 
Nel 40 , dopo i dieci anni di prova rivedendosi la costituzione , 
fu negata ai cattolici la parità di diritti. Al contrario Lucerna , 
rivedendo il patto suo costituzionale , rialza i cattolici , talché 
disdice la lega e gli articoli di Baden. Infuriano gli altri ; e Ber- 
na, con Argovia, Solura, Basilea-Campagna e altri protestanti y 
si uniscono in armi, invadono il baliaggio di Muri ( 1 84 1 ) , a forza 
cacciano i frati , dichiarano aboliti i conventi e confiscati i loro 
beni ; e col terrore e con morti vi danno esecuzione. . 

Il patto federale del 1815 garantisce « l'esistenza de' con- 
venti e capitoli, e le loro proprietà. » Parea dunque il caso che 
la Confederazione impedisse quella violenza : ma il governo cen- 
trale non ha forze per far eseguire i proprii decreti ; inoltre per 
Argovia parteggiava Berna , Cantone dirigente ; e i protestanti 
appoggiavansi all' articolo che concede a ciascun Cantone di re- 
golare il proprio interno : la diplomazia se ne mescola, Austria 
minacciando irrita. 

Lucerna che, durante V amministrazione de' protestanti, ave- 
va abolito due conventi francescani , scambiata quella , chiese 
al papa sanasse il fatto , giacché non conveniva il ripristinarli. 
Il papa assenti , purché coi beni di quelli si erigesse un semi* 

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02 IL SUNDERBUND 

nano comunale ; esprimendo il desiderio fosse affidato ai Gè* 
suiti , i quali già esercitavano quest' uffizio in altri Cantoni. Se 
ne chiamano dunque sette da Friburgo , ma ne divampa la fa- 
zione avversa ; Lucerna sta sul gagliardo, come chi vede intac- 
cata la propria indipendenza ; gli altri Cantoni vi scorgono una 
occasione di vendicarsi, abbatterla , sfogar l'odio contro i Ge- 
suiti (1), e stabilire la repubblica unitaria. Si fa trama di truci- 
dare i magistrati di Lucerna, ma fallisce , malgrado i pochi ri- 
pari di quel governo. Allora {8 die. 1844) i corpi franchi inva- 
dono il paese a mano armata, ma sono uccisi e dispersi. Il dot- 
tore Steiger, capo della spedizione, dopo convinto reo e implo- 
rato grazia della vita, riesce a fuggire. Il trionfo che ne mena- 
no i suoi partigiani è affatto naturale ; ma che vi applaudano 
alcuni goyerni , è un oltraggio alla moralità , la quale non ha 
che un giudizio su chi violenta colla forza la propria patria. Fra 
breve il dottore Leu, capo della parte cattolica in Lucerna , è 
assassinato nel proprio letto. Fazioni che ricorrono a tali mez- 
zi, si giudicano da sé. La Dieta non osò violare né la tolleranza, 
nò l' indipendenza d' un suo membro f ma fremeano le minac- 
ce, e covavasi la guerra. 

Che contano ormai le lotte di parole e di legalità , o i dibat- 
timenti federali, quando si ha l'armi in pugno, e i reclami del- 
la coscienza e le incertezze del ragionamento sono ogni giorno 
sottoposti alla decisióne della forza ? E con questa fu di nuovo 
invasa Lucerna (1 apr. 18{5), capo Ochsenbéln; con questa fa 
distrutto il governo di Ginevra (8 ott. 1846), che pur era elet- 
to dal voto universale , e surrogato un altro statuto , di demo- 
• crazia senza limiti, con assemblea unica che elegge anche i ma- 
gistrati, e in cui tutti hanno voce; e, cacciato od escluso chion- 

(1) Che Gesuiti sia colà , come altrove , una vaga appella- 
sione di partito, appare chiaramente dall' appello alla nazione 
svizzera fatto da Albrecht , ove è detto : t Chiunque diffonde 
- ì tra noi la paura della potenza straniera, non conosce lo spi* 
» rito pubblico che domina fuor del nostro $aese ; è traditore 
ì della nostra eoergia nazionale 5 è un conservatore* un pie* 
j fiata , un gesuita. 1 

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NUOVA COSTITUZIONE 95 

qne si elevava, chi possedeva, chi serviva senza paga, si atten- 
ta sino, ai fondamenti della social convivenza. Le Potenze con- 
finanti armansi impaurite e minacciose-; i Cantoni cattolici di 
Lucerna, Friburgo, Valese, Schwitz , Uri , Zug, Uoterwald, si 
alleano per necessità di schermirsi , e sentonsi disapprovare 
come d'illegalità, e chiedersi alla Dieta la dissoluzione di que- 
sta lega separata. Per ottenere il numero di voci bastanti a que- 
st'intento, si fanno rivoluzioni parziali ne' varii Cantoni (luglio 
1847) ; ma Ochsenbein portato presidente alta Dieta non parìa 
più di Gesuiti o di lega , ma dell' unità della Svizzera ; e Berna 
istituisce un governo elvetico. Le popolazioni, da una parte dan 
di piglio alla carabina e preparano l' agguato ; dall' altra vanno 
in folla pellegrine ad Einsiedeln e al sepolcro di Nicolò di Fine. 
I Cantoni cattolici ricusano decreti che attentano alla loro indi- 
pendenza , e con un coraggio di martiri ed eroi s> accingono a 
sostener colle armi la libertà delle coscienze, e il diritto di re- 
golar le proprie istituzioni interne. Il sangue fraterno contami* 
na le tranquille valli di Svizzera (nov. 1847) , e la parte sepa- 
rata rimane vinta dappertutto. 

Allora si dà opera ad una nuova costituzione , adottata poi 
dalla Dieta il 12 settembre 1848. Secondo questa, l'assemblea 
federale è composta d' un Consiglio nazionale e d' un Consiglio 
degli Stati. Il primo è nominato dai Cantoni nella proporzione 
d' un membro ogni 2000 abitanti, e dura tre anni ; F altro è di 
due membri per ciascun Cantone. Un Consiglio esecutivo fede* 
rale di sette membri viene eletto dall' assemblea nazionale, du- 
ra tre anni, e vien rinnovato integralmente ; e ad esso come alla 
Confederazione interna stan a capo un presidente e un vicepre- 
sidente , annui , non rieleggibili che coli' intervallo d' un anno. 
Guerre, alleanze, trattati, relazioni con stranieri, poste, pedag- 
gi , son riservati all' assemblea federale. Inoltre , un tribunale 
federale di 1 1 membri triennali e 1 i supplenti , eletti dall' as- 
semblea , giudica in materia civile fra i Cantoni , o fra questi 
e la Confederazione , o fra Cantoni e Confederazione e i par- 
ticolari. 

Possa oggimai la Svizzera riconciliare la forza colla libertà ; 
se nel rilassamento si conservò , non disordinarsi nel vigoroso, 

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d4 GERMANIA 

concerto ; e restringendo il potere al centro senza nuocere al- 
l'individuale esistenza de'Cantoni,e a quelle forme originali dei 
governi e de' possessi , serra di conforto ed esempio agli ama* 
tori delle costituzioni repubblicane. 

Confederazione Germanica. 



, Germaniche un tempo si consideravano entrambe le rive de? 
Reno ; ma la Francia popò a poco , non solo ne occupò la sini- 
stra , ma lo tragittò. Nel 1552 tolse all' Impero Metz , Toul e 
Verdun ; nella pace di Westfalia il Sundgau , Brisac , e l'alto 
dominio delle dieci città imperiali dell'Alsazia, che poi conqui- 
stò nel 1672 ; nel 79 Friburgo; nell' 81 Strasburgo ; nel 1735 
la Lorena ; nel 97 il circolo di Borgogna ; nel 1801 avea tutta 
h sinistra del fiume ; nel 1808 occupava Rehl , Cassel e We« 
sei ; e nel 1810 le Anseatiche, il Lauenburgoe i paesi vicini al 
mare del Nord. Respintane dar trattati del 15 , che resero a 
ciascuno quel che aveva avuto nella pace di Luneville o nella 
Confederazione Renana, la Francia conservò pure un bel tratto 
sulla sinistra fra Uninga e Lauterburgo : se non che ad ogni 
scossa , manifesta il voto di acquistare tutta la linea del Reno ; 
mentre i Germani di rimpatto troverebbero giusto il ricuperar 
i paesi della Mosella e dei Vogesi, avulsa imperii. Ciò colloca 
la Francia in aspetto ostile alla Germania -, ma invaderla così 
facilmente, come un tempo faceva alleandosi alla Baviera , non 
potrebbe , dacché questa possiede una bella regione sulla sini- 
stra del fiume. 

Più di questa ripullulante quislione territoriale , è viva la 
questione morale. Una dominazione forestiera , comunque bre- 
ve , getta in un popolo elementi di dissoluzione e di novità, che 
è poi difficile eliminare. La Germania era stata culla delle nuo- 
ve libertà d' Enropa ; ma la venerazione filiale verso i principi 
avea lasciato stabilitisi la monarchia assoluta indigena , gene- 
ralmente dolce e paterna ; e soccorsa , se non temperata , da 
Stati provinciali. Il despotismo svelato di Napoleone e de' suoi 
soldati risvegliò il sentimento nazionale j il quale , aspettando 

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CONFEDERAZIONE GEHMA5ICA 09 

l'ora della battaglia , si volse a cercare i monumenti antichi 
della gloria e della grandezza patria. 

Col proclamare , nell'atto federale , la sovranità dei principi 
6ì Germania, Napoleone non avea voluto che sottrarli all'impero 
antico per sottometterli al proprio : ma essi la intesero come 
se li disciogliesse da ogni rispetto ai privilegi del popolo ; laon- 
de da per tutto cassarono gli Stati $ e cosi unendo il sistema 
noovo dell' assoluta sovranità coli' antico patrimoniale, produs- 
sero servitù pubblica e servitù particolare ; dominanti assoluti 
de' popoli , mentr' erano servili allo straniero. Il popolo ne in- 
colpava non essi , bensì il dominatore di cui erano stromento ; 
e trovossi pronto quand' essi n' ebbero bisogno per riscuotersi 
dal giogo. Ognuno sa le promesse allora prodigate dai principi, 
e come in nome della libertà e dell'indipendenza fosse combat- 
tuta la guerra dei pòpoli. E i popoli vinsero ; ma i principi se 
li spartirono, senza riguardo alle franchigie e consuetudini; ed 
avendo imparato da Napoleone quel despotismo amministrativo 
che toglie ogni impedimento alla volontà del padrone. 

Vedemmo ( voi. II , p. 256 ) come la Germania venisse ri- 
composta in una Federazione. Nessun capo : l' Austria presiede 
alia' dieta , che perpetua a Francoforte , si occupa delle leggi 
fondamentali della Confederazione, e delie relazioni sue, inter- 
ne , esterne e militari. Gli Stati si alleano contro qualunque at- 
tacco , assegnando perciò all' esercito federale, un uomo ogni 
oento abitanti : non faranno mal guerra tra loro , ma le conte- 
stazioni saranno decise dà un tribunale. « § 13. In tutti i paesi 
» vi sarà una costituzione rappresentativa. § 16. Le differenze 
» di religione non ne porteranno alcuna nel godimento de'diritti 
» civili e politici. » Questi due paragrafi sono quelli dal cui ina- 
dempimento fu scompigliata la Germania. 

Quando la dieta del 1818 stabilì che la Confederazione non 
era una semplice alleanza, ma un'associazione di Stati formanti 
un tutto , protestava contro il sentimento d' indipendenza , che 
nei piccoli Stati rideslavasi al sentirsi dall'Austria e dalla Prus- 
sia padroneggiati fino a pretendere di nominar esse il generalis- 
simo dell'esercito federale ; e così la Germania fu considerata 
come Potenza europea e di esistenza e di lingua propria. Ma 

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§6 CONFEDERAZIONE GEHMANICA 

quanto al bisogno d'unità nazionale , si vivamente manifestato, 
tanto poco vi si era provisto, da non istabìlire tampoco recipro- 
cante di commercio e di navigazione , e lasciossi il paese sboc- 
concellato fra una trentina di governi , senza riguardo ad flltro 
che ai diritti storici o diplomatici de' principi. Al congresso di 
Vienna il professore Thibaut aveà proposto si facesse un codice, 
obbligatorio come diritto comune di tutta la Germania , e mo- 
dificabile dai diversi sovrani.. È sempre pericolosa una legge 
unica a paesi sottoposti a principi diversi,; e un libro ove si e- 
sponessero le somiglianze e differenze nella legislazione di quei 
varii Stati , sarebbe stato più spediente per rendere compiute 
le legislazioni parziali. Molti Tedeschi , e massime Savigny , 
combatterono quella proposizione come un attentato tirannico , 
una rinnovazione di quel fiero diritto , per cui i Francesi vinci- 
tori imponeano da per tutto il loro codice : donde sorse una 
scuola storica, che giunse ad asserire, le leggi, essenzialmente 
progressive , non doversi incatenare allo scritto, ma solo aversi 
consuetudini , le quali si modifichino coi tempi (1). 

Verun interesse dunque , veruna forma di governò comune 
fra' varii Stati: i popoli trovaronsi abbandonati ai principi, e alle 
istituzioni che a questi piacquero. Ai signori mediatizzati con- 
fermaronsi alcuni diritti feudali , che ripugnavano allo spirito 
del tempo e alle blandite speranze : ed essi, e i signori territo- 
riali , e i principi , formavano una gerarchia di oppressioni, ap- 
poggiate quai sull' antica costituzione dell' Impero, quale sulla 
Confederazione Renana , quale sulla presente. Più sentivasi il 
difetto pel paragone coi Tedeschi della sinistra del Reno , che, 
nella temporanea unione alla Francia., ottenuto esenzione da 
decime , da bandite , da ogn' altra prestazione servile , la con- 
servavano anche dopo tornati tedeschi. La dieta stessa mostrossi 
non assemblea rappresentativa , ma autorità imperante; e in af- 
fari di signori privati e in pretensioni di famiglie consumava le 
tornate, negligendo le vere importanze : nella fame del 1817 
erasi appena alle informazioni quando la nuova messe sorgiun- 

(1) Una ingegnosa classificazione delle leggi relative ai Co- 
rnimi in Germania trovasi in Grece", Ansichlen uber SkuUsund 
òffe ittiche* Leben. Norimberga, 1843* 

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G0TOVB8S0 DI CARLSBAD 97 

se : non 8i spingeva uè V ordinamento militare , né il lavoro 
delle fortificazioni , alle quali eransi destinate le contribuzioni 
di guerra imposte alla Francia : tanto meno si provedeva allo 
libertà domandate. 

Pertanto i patrioti delusi tennero vivo quel!' antico spirito , 
che si voleva spegnere dopo cessatone il bisogno , e lo manife- 
stavano ( giacché altrimenti non poteano ) n$lle fogge e nella 
letteratura. Altri , massime nelle provincie renane , pascevansi 
delle idee filosofiche , vagheggiando la sovranità del popolo. 
Essendosi poi mutati possessi e padroni , mancava la tradizio- 
nale devozione antica. Il clero, privato dei domini! e sottoposto 
ai prìncipi , lamentami ; molti interessi locali erano offesi : il 
che tutto formava una opposizione , la quale prorompeva nella 
stampa , abbastanza libera. 

I governi , cui Siria stato difficile soddisfare a tutto, stabili* 
rono non ceder in nulla ; guardarono come cospirazione ogni 
manifestar di voti; le associazioni delle università e le dimostra* 
zioni , piuttosto giulive che altro, fatte alla Wartburglld ott. 
1817) per celebrare il terzo giubileo della Riforma e l'anniver* 
sarto della battaglia di Lipsia , eccitarono a riazione i governi ; 
l'uccisióne di Kofzebue ( voi. Il, p. 3?5 ) e l'attentato d> un 
farmacista contro Hell > consigliere del duca di Nassau, posero 
io timore di trame regicide, di rinnovati tribunali westfalici. La 
nobiltà immediata , vedendo le sue pretensioni e i consolidati 
diritti feudali minacciati dalla democrazia , si collegò contro di 
questa , e indusse guerra al sistema rappresentativo , come a 
figlie della rivoluzione schiacciata e della conquista forestiera. 
Cominciarono dunque le persecuzioni (1818), e un Congresso 
dei re a Carlsbad (voi. II , p. 326 ) divise i modi di reprimere 
lo spirito patriotico , e di consolidare il monarchico. Una com- 
missione doveva indagare le ramificatisi trame demagogiche ; 
le università restavano vigilate , e impedita la società generale 
ideata per corrispondere fra le varie; tolta la libertà di stampa, 
e fatti responsali i governi di quanto in ciascun paese si pubbli* 
casse (L). Così mutavasi la condizione politica della Germania. 

(1) Decreto di Francoforte , 20 settembre 1819. 

IH. 7 

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98 CGMMtSSIONB DI MAGONZÀ 

Uniti poi io Vienna f i Potentati trattarono dell' iodipendem 
dei popoli verso i prìncipi , di quella de' principi verso Austria 
e Prussia : dove comincia l'autorità della dieta? come farà ese- 
guire le sue decisioni ? qual estensione dare all' articolo XIII 
dell'atto federale? v'avrà assemblee di Stati in ogni paese della 
Coofederaziooe ? 

Le due prime qoistkmi si decisero contro l'iodipendemm, di* 
chiarendo la dieta organo della volontà e dell' azione delfiniera 
Confederazione , interprete dell' atto federale , vindice della 
pace , con arbitrio di combattere la ritolta tu ogni paese fede- 
ralo , anche non invitata dal governo locale , e d' ordinargli di 
far eseguire i decreti di essa. Ledere le costituzioni esistenti non 
si osò, ma si prescrisse noa potessero cambiarsi se noa per vie 
costituzionali : pure il principio fondamentale dell' unione esi- 
gere che tutti i poteri della sovranità siano ristretti ne) capo su- 
premo. Posti questi fondamenti a titolo di sicurezza interna , 
la dieta s' intromise in ogni conflitto fra governanti e sudditi. 

La commissione centrale istituita a Magonza (1822) per cer- 
car e giudicare queste mene demagogiche) compilò trentadue 
rapporti sull' estensione e V intento delle società segrete : ma 
«e attestò le dottrine pericolose della gioventù tedesca , noa 
Scoperse veruna cospirazione materiale contro i governi stabi- 
liti ; né potersi assicurare che da società aecrete fosse diretto 
il pugnale di Sand. La dieta ne profitta per assicurare i cittadi- 
ni ben intenzionati, « che tali agitazioni sono isolate ; laonde al 
confidino ne' loro governi , anche pe' provediraenti che potreb- 
bero guardare siccome impacci inutili alla libertà di pensare , 
scrivere , insegnare (1). » 

Spirato il quinquennio ( 16 ag. 1824 ) delle leggi contro la 
libertà della stampa, la dieta le rinnova senza prefiggere termi- 
ne , e mantiene la commissione d' indagine a Magonzi; la quale 
poi sciogliendosi nel 1828, dichiarò non aver nulla scoperto di 
rilevante. L' Austria, che per bocca di Metternich avea dichia- 
rato scopo suo « la conservazione dell' ordine stabilito, » e il 
cui imperatore , ai deputati del comitato di Pest , si lagnò che 

(l) Opinione del comitato della Dieta, 

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LIBERALISMO GERMANICO 99 

t fatto il mondo stoltizzaue, repudiando lo antiche e. cercando 
nuove costituzioni , » rammenta come , il 20 settembre 1819, 
« erasi deciso che alle parziali assemblee di Stato sarebbe vie- 
tata ogni espressione di principi* o dottrine pericolose ai diritti 
o al potere monarchico: • e per assecondarla) la dieta delibera 
die questo sia mantenuto in tutta 1' integrità , e si ripari all'a- 
buso delle pubbliche discussioni. Ultimo colpo , dato dalla mo- 
narchica prudenza a quello spirito nazionale e popolare , che 
per salvezza di essa era stato eccitato. 

Erano dunque gli Stati secondarli sottomessi affatto ai gran- 
di ; dacché alla dieta permettevansi atti così importanti : pare 
sei tollerarono come necessario a difendersi dai sudditi ; e ne 
venne una lega di principi contro i democratici. 

Le costituzioni germaniche non derivano dalla sovranità po- 
polare, ma dall'idea storica della sovranità del principe; laonde 
le Camere sono rappresentanza di Stati , non rappresentanza 
nazionale. In conseguenza , il principe non conosce altri limiti 
che le riserve espresse dalla legge scritta, o i diritti storici dei 
sudditi ; mentre ne' paesi di sovranità popolare il governo non 
possiede se non P attività attribuitagli. Però ne 9 paesi meridio- 
nali , proveduti di costituzioni , come vedemmo , esercitava» 
1* opposizione legale ; onde non si potè sottometterli , e solo si 
pensò a restringere quelle franchigie e impedirne il contagio , 
col dichiarare che gli Stati provinciali nulla aveano a che fare 
colle forme democratiche, incompatibili co'governi monarchici, 
unici elementi della Confederazione ; e che i popoli s' erano 
troppo ingannati quando aveano inteso si promettessero garan- 
zie e partecipazione di tutti ai diritti costituzionali. 

Avendo il re di WOrtemberg allargato la costituzione , gli 
Alleati se ne offesero e ritirarono gli 8mbasciadori ; ma egli 
stette saldo. AI contrario, l'Austria ebbe una consolazione quan- 
do Hduca di Baden fe'pregarsi da molti Comuni d'abolirla (1825), 
e di regnare secondo il paterno suo cuore. La Baviera tenevasi 
fida alla monarchia temperata ; e Lodovico , re poeta , le dava 
apparenze di prosperità straordinaria, chiamando i migliori pro- 
fessori alla sua università, prosperante nel libero insegnamento, 
facendo della sua capitale l' Atene germanica , $ insieme com- 

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*00 BRUNSWICK — ASSIA 

piendo grandiose opere , fra cui basti nominare il eanale dal 
Reno al Danubio , cioè dal mar Nero al mare del Nord , dise- 
gnato da Pechemann (1). 

La Germania , ridotta sotto la discreta ^sorveglianza della 
polizie dentro e dell' Austria fuori , non potendo più discutere 
i proprii affari , si volse a quelli di Francia, e lo sfogo impedito 
nella stampa concentrò nelle società secrete. Allo scoppio per- 
tanto della rivoluzione del 1834) , ne tennero dietro di parziali, 
alcune represse , altre riuscite a cambiamenti essenziali. 

Il ducato di Brunswick , Innestato al regno di Westfalia, poi 
ristabilito nel 1814 , fu dato a Federico Guglielmo , cbe restò 
ucciso pochi giorni prima della giornata di Waterloo. Allora. 
Giorgio IV d' Inghilterra assunse la tutela di Carlo figlio di lui, 
e nel 1820 diede a quel paese una costituzione. Sia Carlo, quan- 
do uscì di pupillo (1827) , disapprovò V amministrazione dello 
zio , né più volle convocare gli Stati. Lagnandosene .il re d' In- 
ghilterra , la dieta germanica , cbe non polè iodurre altrimenti 
il duca a serbare la costituzione , invase il ducato , e Carlo an«- 
dossene a vivere a Parigi , lasciando altrui la cura del paese. 
Tornatovi per la rivoluzione del 30, procedette più che mai di* 
spotico e superbo: onde il.piccolo paese il cacciò (B sett. 1830), 
e gli sostituì il fratello esdetto Guglielmo, il quale rimise l' or* 
dine e diede uno statuto. 

Guglielmo I elettore d'Assia, ripristinato nel 1813, volle 
rimettere V antico assetto , fino al cerimoniale e agli abiti , co* 
me non vi fosse mai stalo Girolamo Buonaparte ; e sminuì i sa- 
larli e le franchigie ( 1821 ). Suo figlio Guglielmo II camminò 
sulle pedate paterne , e con una relazione scandalosa demeritò 
della morale come della politica. Venutane una insurrezione 
( 30 sett. 1831), egli rimise il governo al figliuolo Federico Guv 
glielmo. 

(1) li canale Lodovico comincia a Bamberga , e di li verso 
Il Danubio supera un piano elevato 489 metri ; poi segue la di- 
rezione meditala da Carlo Magno , dove ancora si scorgevano 
tracce di scavi, chiamati Fossa Carolina ; infine per l'Altinubl 
H canale sbocca nel Danubio a Kehlheim. E lungo 23 miglia, 
con 105 ponti; fu scavalo in 12 «noi, e costì- circa, 33 milioni*. 

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AftNOVEB — SASSONIA 401 

IP Ann over , insorto nel 31 , è acquetato colla promessa di 
odo' statuto , portato in fatti dalla legge del 26 novembre 1833 
di Guglielmo IV d'Inghilterra. Lui morto, il succeduto suo fra* 
teiio Ernesto Augusto , duca di Gnmberland , dichiara non vo- 
lere impacci nel fare il bene de' sudditi, e convoca gli Stati se- 
tondo la norma del 1819. Tristo esempio di cancellare a un 
tratto le costituzioni: onde si scrive, si protesta, si destituisce; 
i cottegli elettorali ricusano far le nomine \ la dieta non vuol 
rendere giustizia , per non dare torto al re : il quale nel 40 y 
detta una Carta tutta monarchica; il popolo la ricusa, e la lotta 
si prolunga. * 

I Sassoni, nazione più educata, chiedevano un miglioramento 
alle antiche istituzioni, e che cessasse la preferenza che diceano 
data ai Cattolici , onde fecero la rivoluzione , ove il re Antonio 
abbandonò il potere al nipote Federico ( 13 sett. 1830 ), efu 
data una nuova costituzione, allargata la stampa, dispensati 
dalla censura civile i libri ecclesiastici. 

Altri paesi costituzionali procuravano mancipare la stampa 
dalle pastoje della dieta , e che le istituzioni si allargassero e 
rendessero reali con vera rappresentanza nazionale e pubblici» 
ti. Si fecero associazioni per tale intento , le quali invitarono 
ai un convegno ad Hambach , altura che domina la deliziosa 
vatie del Reno. Ivi si parlò con gran -calore per la libertà della 
stampa e Punita della Germania, e norenna molta concitazione 
alla Baviera renana. 

I re , esitanti sulle prime per paura della nazione francese 
ridestata , che riparlava di frangere le vergognose barriere del 
181 & e recuperare il Reno, come la videro rientrare nell'ordine 
antico , si accinsero a rimettere l'assoluta autorità; e allegando 
i disordini, vollero opporre alle declamazioni di Hambach (1832) 
la realtà di leggi rigorose. Prescrissero dunque, dover i sovrani 
rigettare qualunque domanda delle Camere dissonasse dall'Atto 
di Vienna , il quale concentra nel principe i poteri dello Stato; 
se quelle negassero l' imposto , interverrebbe la forza. La Dieta 
costituì una commissione sejenne onde pesare in tal senso le 
proposizioni e risoluzioni delle varie Camere ; é i governi s'ob- 
bligarono reciprocamente a quanto fosse mestieri per reprimere 

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102 AtJSTBlA — PIUSSIÀ 

ogni rigoglio delle assemblee di Stati contro la dieta. Vi s'ag- 
giunse dipoi, cbe nessuno scritto tedesco, stampato fnori della 
Confederazione, potesse introdurvisi senza licenza \ non far con- 
greghe politiche , o portare coccarde , o piantare alberi; e cosi 
altre restrizioni. 

Non dunque solo il partito rivoluzionario comprimersi , ma 
anche il costituzionale. Entrambi tentarono resistere, ma falli- 
rono : le due principali società , Arminia e Germania, aspiranti 
all'unità germanica, fecero un movimento a Francofone (1833), 
cbe represso, crebbe forza al partilo soprastante. Alle Potenza 
estere , reclamanti in favore delle germaniche libertà (1) , non 
si die retta ; e avvenne qui pure ciò cbe altrove , di perdere i 
privilegi vecchi per volerne di nuovi. 

La depressione degli Stati minori assicurava la prevalenza 
de 9 due grossi. 

V Austria non facea cbe stringere , frenare » negare ; laonde 
chi volesse in Germania elevarsi a fronte di essa dovea costituirai 
fautore delle libertà , delle nazionalità , delle dottrine ; e tal 
compito parve assumersi la Prussia. Le grandi sventure sotto 
Napoleone le servirono di scuola e rigeneramene). Al rompersi 
iella rivoluzione avrebb'essa dovuto allearsi alla Francia per 
reprimere l'Austria; ma l'interesse d'equilibrio cedette a quello 
de'principii, e Federico Guglielmo II si alzò campione dei reali 
di Francia. Non secondato dagli Alleati , andò a fascio ; poi 
quando Caterina di Russia gli giltò qualche brano della Polonia, 
dovette pensare a comprimere questa ; in fine si rappattumò 
eolla Francia , la quale pensò per suo mezzo elevare il partito 
profestante in Germania e pacificare l' Europa. 

Federico Guglielmo III ( 1797 ) , succeduto di 27 anni, prò* 
pendea per Francia ; ma non osò nimicare la Russia, e conser- 
v ossi neutro ne' primi disastri de'Francesi, come poi alle sedo-* 
«ioni minacciose di Napoleone. Però il ministro Stein compreso 
ehe, per determinare il popolo a sagrifizii, non bastano combric- 
cole segrete , e si diede alle grandi riforme (9 ott.1807): abolì 

(1) Vedi il discorso di Buhrsr al Parlamento inglese, % ago- 
Sto 1832. 

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MESSIA 103 

lì msallaggto , 1* servitù della gleba e tutte le giurisdizioni e- 
reditarie ; a borghesi e paesani comunicò il diritto di comprar 
fendi ; il commercio e l'industria non derogassero la nobiltà : 
poi compiè { 1808 ) V emancipazione , dando che ogni vassallo 
ereditario potesse divenire proprietario legale di due tersi del 
dominio da lai lavorato , rimanendo il resto al signore. Stabili 
pare il sistema delle municipalità elettive, dove ogni cittadino» 
di qual sia nascita o credenza, può scegliere i propri! magistra- 
ti. Tolto il privilegio dei gradi militari , da Federico II confo* 
rito ai nobili , procurò un esercito nazionale colla coscrizione) 
esercitò la gioventù nell' armi : prudenti transizioni dal gover- " 
no militare di Federico II ad una ragionevole costituzione. 
• Napoleone obbligò Federico Guglielmo a congedare Stein ; 
ma le idee di questo erano già entrate nella politica del re , il 
quale si applicò alla riforma con amore del popolo e della giù- 
, sfida ; sostilo! tassa uniforme sulle persone e i paesi tutti } a- 
boli corporazioni e privilegi. Nel 1813 il re scompare fra 1' ar« 
dòr bellicoso del popolo e la preponderanza della Russia: e non 
fa lui che spinse in guerra tutto il suo popolo , il quale alla 
pace si trovò vincitore , e .confortato di larghissime promesse. 
Era più facile farle che mantenerle: e ad un Regno creato dalla 
spada e dai trattati , sensa confidi naturali , senza unità di ras* 
te , di lingua , di civiltà , di legislazione , di credenze , di me* 
morie; dove nei paesi orientali domina ancora il diritto feudale, 
mentre negli occidentali la vicinanza e la dominazione di Fran- 
cia introdusse nella legge principi! democratici ; parve a Fede- 
rico Guglielmo non potersi dar coerenza che col governo asso- 
luto ; ef per esercitarlo si restrinse co 1 suoi alleati. Se ne irri- 
tarono i patrioti , e chiamarcelo tiranno e mentitore ; e gli ec- 
citati risentimenti crebbero negli alleati la necessità di stare 
uniti per reprimerli. Pure , mentre nel 1823 il trionfo inorgo- 
gliva ad abolire tutte le libertà , Federico Guglielmo concesse 
gli Stati provinciali , comunque di attribuzioni ristrettissime. 

Nel 1830 , la rivoluzione belgica abbattè la casa d'Orango 
tanto a lui legata , e toglieva le posizioni che fiancheggiavano 
fi granducato del Basso Reno, dove manifestar ansi inquietudini» 
Perciò il re voleva schiacciate colmarmi quella rivoluzione, ma 

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104 MTOSSU 

gì' interessi diplomatici, non permisero che la pace fosse intera 
rotta. 

La Prussia non ha frontiere; al nord può essere attaccata su 
tutti i punti; non possiede le sorgenti deirOder né della Visto- 
la , del Niemen, del Reno , dell'Elba, fiumi che le danno tanta 
vita : sicché essa dovette , più che su posizioni geografiche , 
farsi forte nelle militari , e ancor meglio nel morale. Colle mi- 
gliori fortezze del mondo si procuro quella sicurezza che non 
ha dalla forma sua né dai fiumi troppo spesso gelati } e colla 
landwehr una riserva di tre milioni e mezzo , di poca spesai e 
senza togliere braccia e teste alla cittadina attività, non tenendo 
In piedi che cenventiduemila soldati, di cui pure un decimo la- 
sciasi alle case. La popolazione ( come in tutta la Germania , 
non contando l' Austria ) vi crebbe grandemente , e di tre mi- 
lioni di teste aumentò in questi ultimi venti anni. A ridurre le 
disformi popolazioni a qualche unità i re di Prussia adoprarooo 
con perseveranza e genio , e ad aggruppare intorno a sé i pic- 
cioli Stati , ponendosi rappresentanti delia Germania. Massime 
dopo caduto l' Impero , Federico Guglielmo blandì gì' interessi 
e le idee in modo , da apparirne centro in tutta Germania; egli 
che comandata ad undici milioni di Tedeschi , il maggior nu- 
mero che mai siasene unito sotto uno scettro solo. 
< Appena tolto il blocco , l'Inghilterra inondò di merci la Ger- 
mania , che per le armi area neglette le manifatture. Tra le al* 
tre cose cui non provide il Congresso di Vienna , erano le in- 
terne relazioni commerciali , attribuendole alla dieta ; onde si 
conservarono le antiche barriere ; e tariffe e proibizioni e riva* 
lità opponeansi , anche in questo , all' unità. Là Prussia princi- 
palmente avea bisogno di buone finanze e d'amministrazione for- 
te ed una ; e non potendo più rincarire le imposte dirette , bi-. 
sognava sistemasse le indirette. Ha qui appariva il vizioso siste- 
ma delle dogane ; onde accortasi come il mezzo di prosperarle 
fosse la libertà , cominciò ad assicurarla nell' intórno , sicché 
tutto potesse entrare e uscire , agevolando la stima e la sorve- 
glianza col far pagare secondo peso e misura , non secondo la 
natura. Subito ne risentì vantaggio t e le manifatture prospera- 
rono, per un provedimento che credeaai doverlo intisichire. Gli 

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LA LEGA DOGANALE - 4 OS 

altri Sfati. 9 sentendo Io svantaggio dell'isolamento e delle mol- 
teplici dogane , vedeano opportuno il procacciarsi un mercato 
più largo mediante reciproche concessioni (1825). Assia-Darm- 
stadt ne trattò colla Prussia ; e nel trattare elevaronsi a con- 
cetto più vasto, qual fu di liberamente barattar i loro prodotti, 
senta dogane fra i due Stati* ; ciascuno sulla propria frontiera 
esigendo le tasse , da dividersi a norma della popolazione. 

Erano idee opposte alle abitudini j ma l' esperienza le fece 
trionfare delle sinistre previsioni de'teorici. Baviera e WQrtera- 
berg (1828) avevano già fatto altrettanto, sul cui esempio si uni- 
rono l'Assia Elettorale coll'Annover e la Sassonia, il Brunswick 
• con Brema e Francofone. La Prussia, pensando darsi il prima" 

10 in Germania per mezzo del commercio, fonde le due unioni; 
eqol 1830 Prussia, Assia, Baviera, Wurtemberg hanno franca 
reciprocala de'prodotti e dell'industria. 

La prova arrise tanto, che la lega doganale nel 46 abbraccia* 
va 8307 miglia quadrate tedesche ( da 8 chilometri e mezzo ) | 
con 29 milioni e mezzo di abitanti; cioè tutta la Germania cen- 
trale e meridionale, eccetto le possessioni dell'Austria, la quale 
ne restò isolata in grazia delle Provincie italiane e dell' Unghe- 
ria. Base n'è la prima unione, a cui le altre si considerano aver 
acceduto. La tariffa è moderatissima, ma col gravare le mani- 
fattore straniere si credette favorire le indigene. Di fatto creb- 
bero le cotoncrie , i.pannilani , le seterie , tanto da cessare di 
tributarne i forestieri; i possessi stabili valsero di più; i capitali 
s'impiegarono a vantaggio ; i poveri ebbero lavoro , tutti ago* 
volezza; i governi grand' economia nell'amministrazione, essen- 
dosi la linea ridotta a meno di metà; diminuito il contrabbando 
e perciò l'immoralità, e quindi cresciuta la regolare introduzio- 
ne, e risparmiata la necessità di giudizii e prigioni. 

Manca un gran porto sul mare, per agevolare sfoghi di fuori. 

11 Baltico è lontano, e chiuso in grazia del pedaggio del Sund; 
l'Annover attiensi all'Inghilterra ; l'Holstein alla Danimarca : 
Brema e Amburgo non vogliono rinunziare al vantaggio che 

. traggono dal concorso di tante merci forestiere ; onde non si 
associano, e il mare è impedito (1). Però la lega doganale vien 
(l) Amburgo v'entri poi nel 1847 : poi nel 51 vi si uni tutto Io 
ZollYereiu. 

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106 BCSSIA 

rinserrata dalla Francia , dall' Olanda , dalla Russia , dalP Au- 
stria , divenuta forestiera alla Germania ; onde dee limitarsi a 
trattati di commercio, invece di proclamare quella libertà che, 
secondo le dottrine del fondatore di quel sistema { 1 ) , non po- 
trebbe se non essere reciproca. 

L'unione doganale è una nuova espressione del bisogno di 
unità. 

Russia. 

A queste Potenze qnal importanza rimane ove si paragonino 
alla Russia e all'Inghilterra? La Russia è sistemata militarmen- 
te anche nel civile : di chi non abbia rinfrescato la nobiltà avita 
militando, t figli cessano d' essere nobili : la lunghissima dura- 
ta del servizio produce una cavalleria e un 1 artiglieria eccellen- 
ti ; uffiziali cercansi di Germania e d' Inghilterra ; il popolo 6 
supremamente foggiato all' obbedire. In tali condizioni è pur 
difficile in un capo la moderazione ! 

. E il fatto che più colpisce, è V estendersi continuo della Rus- 
sia. Invano la geografia e la diplomazia le assegnano i confi- 
ni (2) : da un secolo, in ogni trattato s'ingrandì ; acquistò dalla 

(1) Federico List, uccisosi nel 1847. 

(2) Ecco i successivi incrementi della Russia da Pietro il Gran* 
de in poi; 

1° Molte proviacie da lui tolte alla Turchia , lungo 41 Mar 
Nero fin al Dauubioe al Prulh , su cui 1,002,000 abitanti, divisi 
in 8 governi. 

2° I paesi degli antichi Mongoli , Tartari e Cosacchi , for- 
manti tre governi con 3,289,000 anime. 

3° In Asia, porzione dell'Armenia, la Georgia tolta alla Per* 
sia nel 1801 e 1813, oltre le provinole ali 1 occidente del Mar Ca- 
spio , fra il Gours e TAras; ad oriente di questo mare , il territorio 
Che prolungasi fin al golfo di Balkan; finalmente in riva all' Aras 
i kanati d'Erivan e di Nakibevan, ceduti per trattato del Ì817. la 
tutto 1,500,000 anime. Il trattato di Turkend-Tchai nel 1627 la 
rese unica signora di navigar il Caspio , dove la Persia , da quel- 
f ora, più non possiede né marina militare né mercantile. 

4° La Livonia, Curlandia, Estonia,. Finlandia. 

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bomijl 107 

Svezia la lungamente vagheggiata Finlandia, Abo, Wihargo, la 
Urania, Riga, Revel e parte della Lapponia : dalla Germaaia la 
Cortandia e la Samogwia : dai Polacchi la Lituania , la Volioia, 
parte della Gattaia , la Poloaia propria : dall' Impero Ottomano, 
brani della Piccola Tartaria , la Crimea , la Bessarabia : dalla 
Persia la Georgia, la Circassia, lo Scirvan : dalla natura le estre* 
Olita polari per cui ai toccano Aaia e America, e le isole vicine* 
ormai nel Caspio non appare altra bandiera che la sua : ricinge 
9 Mar Nero e il Baltico ; ogni rem? anni procede sa terre che 
furono occupate a vicenda da popoli diversi ; prima le rive del 
Don, poi la Nuova Russia lungo il Dnieper ; poi la Crimea nber* 
fattissima ; poi i paesi fra il Bug e il Dnieper ; poi quelli fra il 
Dwester e il Prath, Budeak e la Bessarabia ; teatè si assise sul 
delta del Danubio e lo fortifica ; da Aland minaccia Stokolma ; 
da Soline, Costantinopoli. Di confini indeterminati , come i Re-i 
gai invasori del medio evo , al termine d' ogni anno registra 
noove aggiunte ; ò fissò tribù nomadi neiP Asia centrale , o 
aperse ghiacci del Nord ; e più sembra minacciosa, perchè cin* 
gè di tenebre le sue operazioni (a). 

5° Alla prima divisione della Polonia nel 1772, la Russia eh- . 
be i PaUuùuUi) riuniti poi col nome di Russia Bianca. 

0° La seconda e terza partizione della Polonia le attribuirono 
le prorincie di cui si compongono i governi di Minsk , di &iof, 
delU Podolia , della Volinia e di Grodno , con meglio di cinque 
milioni d'abitanti. 

7° Il ducato di Varsavia , eretto in Regno nel 1815 , con un 
simulacro di nazionalità e costituzione, e scomparso dopo il 1832. 
Queste conquiste, in somma, importano 340,281 miglia quadrate, 
e 24,871,000 abitanti. 

La popolazione della Russia segui questa progressione : 
1689 quando Pietro il Grande viene al Regno. 16 milioni 

1763 al Regno di Caterina II 28 

1796 alla morte di lei. ....... 33 

1850. 66 

(a) Col Trattato di pace segnato nelle Conferente di Parigi il 
90 marzo 1856 la Russia ha consentito parecchie restrizioni ehm 
phi non la rendono formidabile e minacciosa» 

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108 ALESSANDRO CZAH 

Alessandro è comparso in queste storie come un grande $ e 
due volte l' Europa il salutò redentore. XJuel motto da cui co- 
minciava il suo regno: L'orrore del primo giorno èia cancel- 
lato dalla gloria de' seguenti, si direbbe il programma di tut- 
ta la sua vita. Gravato dalla insanguinata corona dei czar , sen- 
tiva il bisogno d' una espiazione , e la cercava in pratiche pie , 
nel persuadersi d' essere stromento prescelto dal Cielo, in pri- 
ma per liberare il suo popolo dalla invasione straniera , quindi 
la Grecia dalla violenza ottomana , poi l' Europa dall' arbitrio 
della spada , in ultimo dalla demagogia. Egli seguitò i divida* 
menti di Pietro e Caterina ; rinvigorire la forza interna , esten* 
dere verso Occidente il dominio e V influenza , profittare delle 
sue colonie al nord-ovest d' America per comunicar col Giap- 
pone : e neppure durante la guerra colla Francia non interrup- 
pe quella d' Oriente , cercando sempre rapire qualche nuovo 
brano alla Turchia ed alla Persia. 

Giovato dalla fortuna propria e dall' imprudenza d' un gran-* 
d? uomo , egli Jusingarasi dell' idea d' essere principe molto 
avanti ai sudditi suoi , ed ostentava generosità : La Fayette lo 
trovava a Parigi « pulito , amabile , e sovrattutto liberale , • e 
dolente che all'Europa, invece di buone istituzioni, si resti tuia* 
aero gli uomini antichi ; e con 50 milioni di sudditi, e 300 mi- 
lioni di rubli (1,500,000,000 1.) di rendita, nell'età più fioren- 
te , seppe spezzare la propria spada quando splendeva di tante 
illusioni. Udendo le solennità che gli si preparavano al ritorno 
a Pietroburgo , scrive : Sempre ripugnai da queste pompe . 
ora viepiù. Gli avvenimenti che posero fine alle sanguinose 
guerre d' Europa, sono dell'Onnipotente, e a lui ci dobbia- 
mo prostrare. Ricusò il titolo di Benedetto; e qualora nel Con- 
siglio nascesse qualche grave difficoltà , egli mettevasi a pre- 
gare. Fé' studio di riunire tutte le Sette religiose dell'Impero, 
secondando perciò gli sforzi della società biblica di Londra , 
ohe vi diffondea miglia ja di bibbie ; onde parea dovere il calvi- 
nismo piantarsi nella Russia. • • 

È questo un altro de' paesi ove studiar gli effetti durevoli 
.delle antiche conquiste. La classe de' nobili , cioè de' conqui- 
statori, si conta, fin. a 800,000 , cioè un nobile ogni 60 teste ; 

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LIBEBALISMO BUSSO 109 

«zi odia Volinia uno ogoi 16,6 sella Podolia uno ogni dieci. 
Ad essi spettano tutte le cariche legislative , amministrative , 
giudiziali ; ad essi i rapidi avanzamenti nelle armi ; esenti da 
imposta personale , da alloggi militari y da tassa per la vendita 
dei loro prodotti , da coscrizione ; non possono venir giudicati 
ohe da pari , anche ne 9 casi contenziosi ; né condannati a pena 
affittiva ; essi soli possedono e mercanteggiano di schiavi. In 
eiascon governo è un 1 assemblea de 9 deputali ( dwrianskoyé 
sobranié ) , che cura gl'interessi della nobiltà , tiene le liste 
genealogiche, e può ricorrere direttamente al czar : una Corte 
particolare veglia alla curatela de' nobili minorenni. 

Cincischiare questa smisurata potenza de' bojari dev' essere 
lo scopo de' regnanti. Loro mercè, il clero potè conseguire tutti 
i diritti della nobiltà , eccetto il possedere schiavi j onde per 
questa via ogni libero può uguagliarsi al signore. Pietro il gran* 
de die il crollo all'aristocrazia territoriale istituendo che la no- 
biltà si acquistasse non solo per nascita, ma per servigi civili e 
militari ; talché ad essa varcano continuamente cittadini eme* 
riti, borghesi grassi, negozianti, artieri ; scapitandone l' aristo-? 
crazia gentilizia , ma impedendo ancora che acquisti nerbo il 
terzo stato, dal quale uno esce non sì tosto divenga polente per 
danaro o per credilo. La gente di contado parte sono liberi cul- 
tori , parte affissi alla gleba ; ma il czar largheggiò i privilegi 
coi servi della corona , tanto che costituiscono un mezzo fra 
schiavi e liberi $ e per tal via Ja plebe russa recupererà i diritti 
civili. Già otto milioni sono in siffatta condizione , mentre più 
d'altrettanti rimangono veri schiavi. L'imperatore Alessandro 
nel 1819 concesse a tutti i Russi d'esercitare l'industria , to- 
gliendo le esclusioni. 

Quando madama di Stagi visitò la Russia , egli le disse : Fi 
farà urto il vedere la servitù dei villani. Ho fatto quanto 
era da me , ho affrancato i servi de miei dominli : ma 
debbo rispettare i diruti della nobiltà , come se avessimo 
una costituzione, la quale sgraziatamente ci manca.—* Si- 
re, il vostro carattere è una costituzione, gli rispose la don- 
na spiritosa ; ed egli replicò : In tal caso io sarei un- acci' 
dente fortunato. 

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no 

Ed ani costituzione egli avea dato alla Polonia , a malgrado 
degli aristocratici tenaci ; sprovista però di ogni guarentigia di 
dorata , e alterata da Ini medesimo. Ma quel ano detto mostrar 
come a' inganna chi crede che l' autocrata possa ciò che mole 
in casa sua. Là resistenza sanguinosa dei bojart , die si lascia* 
rono scannare da Pietro I , allucinare da Caterina , ripullula 
fratto tratto con -diritti e soprattutto con fierezza ; e chi ba sto* 
diate le ultime spedizioni in Polonia, in Grecia, in Persia , anrrk 
potuto scorgervi gli atti , o almeno gl f impulsi irresistibili di 
volontà diverse da quelle dell* imperante. In paese dove la ric- 
chezza contasi dalle teste di villani che si possedono , dove im 
signore ne tiene migliaja dipendenti dalla sua giustizia , cioè 
dal suo caprìccio ( I ) 5 e quei signori formano la corte del czar, 
e, se non tutto su lui direttamente, possono però sulla madre, 
ani fratello, sulla «soglie ; e capitanano gli eserciti, cernici co- 
gli uomini ch'essi devono come tributo , e che smettendo di 
militare ricadranno in loro servaggio ; facile è comprendere 
quanto anche un principe voglioso del bene , debba condiscen- 
dere ad un 9 aristocrazia tenace del passato e del privilegio. 

Alessandro mostrossi premuroso della etri tura del suo popò* 
lo ; volle scuole , accademie , libera introduzione de 4 libri , ve- 
ramente poco pericolosa ove il volgo non legge , classe media 
non c'è, e V aristocrazia è ben più tirannica che il re. Sopprea- 

(1) e In Russia ( scriveva Ségur al fine del secolo passato ) un 
altro genere di lusso molto scomodo ai nobili, e che dee un giorno 
rovinarli se non vi si ripara, è il prodigioso numero di servi do- 
mestici , tratti dalla classe de 9 contadini , che riguardano il servi- 
gio come una specie d' elevazione e di favore ; onde, per uno stra- 
no pregiudizio ( giacché anche i servi hanno i loro ) , si credereb- 
bero puniti e quasi digradati se fossero rinviati ai cajnpi. Uomini 
e donne di tal condizione si maritano in casa, e la popolano in mo> 
do , che non di rado un signore ha quattro o cinquecento famigli 
d'ogni età e sesso, che si crede obbligato a tenere, benché in nul- 
la non possa occuparli. 1 

Nel 1840 moriva il principe Carlo Sangouka; lasciando poderi 
per 756,000 acri, con 25,000 villani ; oltre 6 milioni dì fiorini in 
contanti. 

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ÀLESSÀNDBO IH 

si il kout e la tortura , stabilito un senato conservatore della 
leggi , con diritto di rimostranza ; volle economia nella Corto , 
e modestia mostrava intorno a sé ; ma le idee geoerose e disin- 
teressate, davanti a coi andava smarrita la politica, furengli bea 
tosto soffocate dalla paura dello rivoluzioni e dalla diffidenza 
ne' proprii consiglieri j talché credea suo dovere occuparsi di 
particolarità che un gran monarca abbandona ai subalterni. Mei» 
terntch trionfò, ispirandogli orrore delle rivoluzioni : ed allora 
crebbe rigori contro i libri , eseluse le bibbie ; piacessi colla 
Porta, quando divenne sospettoso della Polonia e della libertà. 

Le società segrete s'erano impianiate colà nella guerra del 1 3; 
e principalmente quella dell'Ottone detta salute , o dei Feri 
e fedeli figli detta patria : ma invece di comporsi , come tra 
noi , della classe media , non abbracciavano che la superiore, 
massime cadetti nobili e gioventù. Erano distribuiti in tre clas- 
si : fratelli,, uomini e nojari ; e proponevansi di cangiar le isti* 
Unioni , cessare lo concussioni ed altri abusi nell' amministra- 
rione. A ciò tendeano pure la Società de' cavalieri e V Union* 
del bene pubblico ; forti per accentramento e per lautezza di 
mezzi, e che divisavano una repubblica, la quale, con elementi 
siffatti , non sarebbe potuta risolversi che in oligarchia. Quella 
degli Stavi riuniti sperava congiuogere in federazione gli otto 
paesi slavi, Russia, Polonia , Boemia e Moravia > Dalmazia, Unr 
gheria e TransUvaoia, Valachia e Moldavia, e Servia ; e Pestel , 
ordinatore delle società scerete, avea preparalo un codice rus- 
so , da pubblicare al loro trionfo. Ease più volto presero la ri* 
soluzione di uccidere Alessandro : del resto , senza avere stu- 
fato il paese, né visto se una rivoluzione di principii fosse pos- 
sibile in quello sfato di civiltà. 

Apertamente invece operavano le società favorevoli alla gre- 
ca indipendenza , e ottenevano la benevolenza d' Alessandro , 
rattenuto solo dagli sgomenti de' suoi alleati. Però nel 1825 
egli pare sul punto di prendere una seria decisione a favore 
della Grecia ; e intanto va a girare la Crimea per conoscere le 
frontiere degli immensi Stati. Ma quivi cadejnalato a Taganrog; 
fissando il suo medico, esclama* Oh misfatto! e muore ( 1 die. 
182 e>). JLa moglie , angelo suo, poco larda a seguirlo. Come 

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112 MOBTE DI ALBSfiANDBO — NICOLÒ 

avviene ne' casi improvisi , le conghietture farono assai ; e chi 
attribuiva il delitto a 9 suoi fratelli , chi ai Liberali, chi all' Au- 
stria , contrariata dal nuovo favore eh' esso mostrava alla Gre- 
cia. Più complicò la situazione il trovarsegli un dispaccio sug- 
gellato , in cui il fratello Costantino « non sentendosi né il ta- 
lento , né la capacità , né la forza necessaria , » rinunziava al 
trono ; onde gli succedeva l'altro fratello Nicolò. 

I congiurati, còlti improvisi dalla morte di Alessandro, pen* 
sano almeno acquistar una costituitone , e si sollevano, assicu- 
rando non aver Costantino rinunziato ; diffondono la rivolta fra 
le truppe ; destinato dittatore il principe Trubetzkoi, marciano 
contro il palazzo. Ma Nicolò, invocato il Signore , esce imper- 
territo al loro incontro , e colla fermezza li soggioga : poche 
cannonate disperdono i ribelli ; la forca fa il resto. Non poteva 
andar altrimenti dove tanto abisso é aperto fra la classe nobile 
e il volgo ; né i soldati si erano mossi se non coli' idea di soste- 
nere i diritti di Costantino ; e la costituzione credeano moglie, 
di questo. 

Nicolò trovò necessario di rintegrare la disciplina dell 1 eser- 
cito colla guerra ; né più connivendo a Mettermeli come il fra- 
tello, ripigliò le imprese contro !' Orienta. 

La Persia abbraccia quattro popolazioni differenti. Le tribù 
natie, nomadi nelle montagne fra il Golfo Persico e l' Armenia, 
cioè il Serman , il Fara , P Irak, il Curdistan , mai non furono 
dome , ma son tenute io freno dalie tribù turche e da quelle 
de' Tartari e Torcomani , che sono due altre razze , da cui fa 
successivamente conquistato il paese. Finalmente le tribù ara- 
be abitano il paese aperto , trafficando sul golfo , e non dipen- 
denti che di nome, I Persiani sottoposti a governo dispotico, 
sono divisi in quattro classi: guerrieri, preponderanti per la leg- 
ge maomettana ; persone di legge ; mercanti e artigiani ; e agri- 
coltori. Occupati tranquillamente al lavoro , riparano i danni 
d' un governo femmineo e tirannico , e di signori che educati 
negli harem , non conoscono se non V ebbrezza della voluttà e 
della barbarie. Fra quella genealogia abbrutita e sanguinaria , 
spiccò Scià Abbas il Grande , che in quarant' anni di regno si 
coperse'di gloria. Al morir suo (1628), restò un pezzo ecclis- 

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PEBSIA 1 13 

tali la gloria dell 1 Iran , e i nazionali non sogliono descrivere 
tua etirdi decadenza ; i nostri non ce ne sanno dire che tiron* 
ride e debolezza. Scià Nadir, glorioso usurpatore del trono per- 
siane (173$), compi molte riforme , sconfisse gii Afgani, pene- 
trò noli' India , e prese Delhi , capitale del gran Mogol (1) , ri- 
portandone immensi tesori. 

Ma al suo morire (1 74 7) , fra la moltitudine onnigena ch'egli 
area raccozzata scoppiarono gli sdegoi implacabili di Sunniti e 
Siiti, e dopo feroce pugna attorno al suo feretro, tornarono cia- 
scuno alla patria : molti Can si resero indipendenti ; la Persia 
stessa fu straziata dalle fazioni de' Curdi e de' Kagiari , finché 
questi prevalsero, e n?l 1 794 restò unico signore della Persia 
Agà Mohammed Kan. Egli trovava la Persia nel fondo della mi- 
seria; non commercio, non agricoltura ; appena dieci milioni 
d'abitanti, in paese che del quadruplo basterebbe : costui seve- 
rissimo nella giustizia e capriccioso nella crudeltà, meglio colla 
testa che col braccio era riuscito a stabilire la tranquillità sov- 
vertita : assassinato di sessanta tré, anni il novembre 1 796, Fetb 
Ali succedutogli, presto ebbe guerra colla Russia per la Georgia. 

Nel 1 795 la Georgia era ricaduta in dominio della Persia; ma 
morto Eraclio, Paolo la dichiarò incorporata all'Impero, prelu- 
dio dell' imminente conquista di tutta la penisola fra il Caspio 
e il Mar Nero. Però il governo stabilitovi fu cosi duro , che le 
popolazioni s'irritarono e insorsero. Alessandro, per assicurarsi 
del paese con migliori frontiere , fa occupar le rive del lago 
Goktka, offrendo compensi alla corte di Teheran. Napoleone, 
che ideava traversare la Persia per andar ad assalire l'India in- 
glese, inviò a Feth Ali ambasciadori ed uffizioli che addestraro- 
no quelle truppe alla tattica europea ; ma gì' Inglesi seppero 

(1) Valutarono che Delhi perdesse allora 10,000,000,000 di 
lire ; e i contorni 4,000,000,000. Il grandissimo diamante dei 
Mongoli venne allora alle mani di Nadir, edita un pollice e mezzo 
di lunghezza , uno di larghezza, e mezzo di grossezza. Alla morte 
di lai, passò a Ahmed capo degli Afgani suo compagno ; e nel 
1812 fu occasione d'una guerra fra gli Afgani e Rangit Sing, 
capo degli Siki, che fin poc' anzi ne fu iu possesso. 

III. 8^ 

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HA GUERRA DI PERSIA 

elidere V influenza francese, e fecersi mediatori delle pace fra 
la Russia e la Persia. In questa , conchiusa a Gulistan (1813) , 
Alessandro si fé 1 cedere dalla Persia molte Provincie dfel Cau- 
caso, il Cuban, il Daghestan , la Mingrelia (Golchide) , il Der- 
bend, lo Scirvan, la Georgia: coli» obbligarsi poi a favorir nella 
successione al trono quello che Feth Ali designasse , assicura* 
vasi una permanente ingerenza interna. Ma erano stati male as- 
segnati i confini; onde, avendo i Russi occupato un paese che 
darà accesso alfa provincia di Erivan, i Persiani se ne commos- 
sero , e i mollah e i grandi sollecitavano Feth Ali alla guerra. 
In fatti, alla morte di Alessandro, credendo V esercito russo af- 
fatto scomposto, i Persiani avventanti all'armi; il mezzodì «della 
Georgia insorge (18?5), e gli abitanti della Mingrelia e dell'Imi- 
retto; e Abbas Mirza figlio del re move con cinquantamila com- 
battenti, Ma in riva al Gehara i Russili fugano, e Paskewic por- 
ta la strage fin sulla dritta dell'Arasse ( 1 7 lugl. 1827): sovra 
un ponte di otri gonfiate varca questo fiume; batte i Persiani in- 
teramente ; prende la fortezza d' Erivan (13 ott ) , antemurale 
dell' Asia; assale Tauris, onde Abbas Mirza, cui restauo appena 
tremila soldati per difenderla , negozia la pace. Ma avendo cer- 
cato sottracene mentre Nicolò avea briga con Costantinopoli , 
è, nella pace di Turcmanciai (28 febb. 1829), costretto cedere 
ali' Impero le Provincie d' Erivan e Nakicevan , e 20 milioni di 
Tubli per gravezza di guerra, e lasciar libera la navigazione del 
Caspio. Così la Russia acquista una barriera robusta, per difen- 
dere sé e minacciar i nemici , giacché può a volontà dirigersi 
sopra la Turchia asiatica e la Persia, o sovra l' India : oltreché 
tende a sommovere le Provincie limitrofe della Persia , interve- 
nendo agli atti dì quel governo , proteggendo gli abitanti che 
vogliono ricuperare la nazionalità, studiando le vie di commer- 
cio. Che se la Russia si fermò ai fiumi Arpasone Arasse, fu un 
prender fiato innanzi di lanciarsi nel nuovo campo, che può con- 
durla sino air Indo. E già colla fortezza vastissima di Alexan- 
dropol minaccia tutta l'Armenia turca. Avendo poi in possesso 
l'Araral monte sacro, ed Ecemiazin sede patriarcale , procura 
cattivarsi tutti gli Armeni, per volgerne a proprio vantaggio le 

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GUERRA DI PERSIA US 

Razionali simpatie , ed esercitar quel proselitismo politico , in 
coi è tanto destra (a) « 

In queste due guerre dicono la Russia perdesse cenquaran- 
Umila uomini e cinquantamila cavalli : che son mai in paese di 
tanti milioni? La Persia, un tempo così fiorente, ora non è più, 
come tutti i paesi musulmani, che un deserto, contando appena 
da cinque a sei milioni di teste, e l'entrata di 58 milioni ; non 
iodustria, non marina, non studio, giacché le famose università 
di Ispaban , Shiraz e Mesced si limitano ad insegnare l' arabo , 
il Corano e i commentatori. Il governo stesso smette quelle vio- 
lenze puramente istintive, che sono il sintomo della forza tra i 
Musulmani. Ma ivi si osteggiano le gelosie della Russia e del- 
l' Inghilterra per assicurarsi il predominio delle terre vicine al 
Golfo Persico.Àllora dunque che Abbas Mirza, erede designato, 
premorì al padre, e succedette Moammed Scià ( 1 833) , l'Inghilter- 
ra spedì affiliali promettendo mari e monti se quell'Impero ab- 
bandonasse l'alleanza russa; e non domandando verun territorio. 
Merito del granvisir Agi-Mirza-A gassi , l'ordine si ristabilì in 
Persia, crebbe l 1 agricoltura, si migliorò l' amministrazione , si 
disciplinarono le truppe, portate a 120 mila uomini; onde Pile- 
rat, il Candaar, il Cabul ne riconoscono la sovranità; si cercano 
istruttori europei, e si mandano qui giovani ad essere educati. 
Tenui ristori ad un Impero in piena decadenza dopo tanta glo- 
ria, e stretto fra le possessioni della Russia e dell' Inghilterra , 
per le quali ora è campo d'intrighi, e forse presto diverrà cam- 
po di battaglie. 

Abbiamo già detto come la pace colla Persia lasciasse libertà 
alla Russia di gettarsi sulla Turchia, cai avrebbe potuto sotto- 
porre se non l'arrestavano le emule diplomazie. Accordatasi an- 
che con questa, la Russia veniva a togliere in mezzo le tribù 
del Caucaso, cui, mediante la Georgia, erasi già aperto il varco, 
sicché da Tiflis può lungheggiare.l' Ararat. 

Adighes è il proprio nome di quei che i Russi chiamano Cir- 
cassi; denominazione vaga del paese che estendesi da nord fiao 

(a) Ripetiamo che l' ultimo trattato di pace ha tolto il fon- 
damento di tutti questi timori. 



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416 citcASsi 

al Cuban , da oriente fino alla Laba , da occidente fino al Mar 
Nero, e da mezzodì fino al paese degli Abazi: insomma lamag* 
gior parte della regione montuosa che separa il Mar Nero dal 
Caspio, traversando diagonalmente 1' istmo caucasiano. Caccia? 
tori sempre in armi, arditissimi avventurieri, anche fanciulli e 
donne combattono; unica scienza conoscono il Corano* Da due 
secoli i signori feudali soccombettero, talché ora non v' è altre 
classi che di liberi e servi. Quest'ultimi sono trattati abbastanza 
umanamente; i liberi s> agglomerano in fratellanze ereditarie di 
sedici o venti fin ai due o tre mila, presiedute da anziani, e in 
cui tutti sono eguali; ospitano il forestiere , sposano la vedova 
del morto, e ne adottano le vendette; pagano in comune le am- 
mende e la composizione per delitti. Questi e simili usi deriva- 
no dall'islam; altri dal cristianesimo che dapprima aveano se- 
guito Molli vepdonsi spontanei ai Turchi, massime le bellissime 
fanciulle, le quali desiderano tale mercato, (issando le speranze 
sa Costantinopoli, città delle meraviglie, e dove possono fin di* 
venire sultane. 

Il tendere sistematico della Russia verso il Mar Nero la por- 
tò a dar di cozzo io queste popolazioni ; e la pace di Adriano- 
poli, escludendo i Turchi dai paesi del Caucaso, dava a quella 
tutto il lido orientale del Mar Nero , sicché per l' istmo cauca* 
siano spingesi senza interruzione fin nef cuore della Turchia 
asiatica. Ma i Circassi non si credono tenuti con lei ai trattati 
che aveano già colla Persia; e Turchi, Guebri, Cristiani, gene- 
razione mista del Daghestan e della Circasaia, rifiutano obbedì* 
re. Li dirige Chamill, capo di Ciceni, gente all'est del Caucaso, e 
profeta del muridismo, dottrina venutavi trentanni fa dalla Per- 
sia, che si riduce a un metodismo musulmano, del quale è ob- 
bligo il martirio , e conseguenza la democrazia. Fatica inces- 
sante la Russia a indocilirli alla servitù; ma ancora non potè che 
vantare vittorie, e intanto perdere un esercito ogni anno. All'in- 
tento di lei gioverebbe piuttosto il porvi guarnigioni : abituan- 
dosi alle quali, e sentendosene protetti, i Caucasiani smettereb- 
bero le armi, e verrebbero al quieto dominio. Presi invece colla 
violenza, si ritirano, e la Russia rimane padrona soltanto delle 
fortezze, le quali non comunicalo tra sé che per mare e per 



RUSSIA \ i7 

forti distaccati, protetti dal cannone della flotta, che sopra cen- 
sessanta leghe geografiche veglia ad impedire il traffico d'arai 
e di schiavi colla Turchia, il quale non ostante ai fa vivissimo ; 
e dopo sperimentatovi l'attacco, il blocco, la difesa, V incivili* 
mento, s'accorge che la nazionalità resiste tenacissima. 

L'Inghilterra vede lenta avanzarsi verso la Persia Punica Po* 
tenia pericolosa a'suoi possessi asiatici. E già da Orenburg la Rus- 
sia tentò (1839) Kiva (l'antico Carism), e l'infelicissima riuscita 
di quella spedizione sembra dovuta a intervenzione dell'Inghil- 
terra, che sollecitò e sostenne i principotti. Ma la Russia la ri- 
tenterà; e già a qoest'ora gl'Inglesi ne incontrano gli ambascia- 
dori e t generali alle Corti di tutti i raja loro nemici, e invano 
patteggiano con tutti l'esclusione del commercio e dell'armi 
della Russia, la quale non tarderà a spingersi ad Herat , cin- 
quecento miglia lontano dal Caucaso, e settecento dall'Indo. 

Verso Europa, il trattato di Cainargi (1774} avea conceduto 
alla Crimea un'indipendenza temporaria ed illusoria ; poiché , 
nove anni dopo, Caterina la uni a' suoi Stati. Nella pace di tas- 
si l'Impero si stese fino al Dniester; il trattato di Bukareat nel 
1812 staccò la Bessarabia dalla Moldavia ; quello d'Adrìanopoli 
del 1829 rese momentanea indipendenza alla Moldavia e alla Va- 
lacchia; quello dlJnkiar Scbelessi del 1833 restrinse più sempre 
l' Impero Turco. Fondata su di essi, la Russia occupa il trian- 
golo del Danubio con lazzeretti, che in fatto sono caserme e for- 
tezze ; e già dall' isola di Solina può dominare quel fiume : poi 
da ciascun patto trapela l' intenzione sua di rendersi tutrice 
della Porta, e tenerla priva d' ogni mezzo efficace di resistenza 
finche venga il giorno di soggiogarla. 

Al settentrione, nell'Estonia, Livonia e Curlandia la Russia 
assodò la dominazione. I contadini, trattati coma servi dopo la 
conquista, non potendo ottenere diritti , li chiesero coli' armi , 
ma furono vinti. Nel 1 7 si cominciò a migliorarne la condizione, 
enei 51 erano affrancati. Ora in tutto il Baltico, ove prima la 
sola popolazione tedesca aveva industria e dottrina , si fanno 
prevalere i Russi, e son essi i principali di Riga. 
' Compiangemmo (pag. &2) la rivoluzione polacca , cui conse- ' 
guenza fu la distruzione di quel Regno. Dei signori polacchi 

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4ÌS RUSSIA E POLONIA 

moltissimi perirono sotto la mannaja , moltissimi furono trasfe- 
riti in Siberia; ancor più vanno profughi, e tramano insurrezio- 
ni , che finora non fruttarono che sangue. Alla dieta del 1835 
Nicolò 'disse ai Polacchi : • Desidero che il vostro discorso non 
» mi venga Ietto, per risparmiarvi una menzogna, persuaso che 
» non sentite quel che dite. Fatti ci vogliono , e non parole ; il 
» pentimento dee venir dal cuore. Una delle due : o persistere 
» nelle vostre illusioni d' una Polonia indipendente , o vivere 
» sudditi fedeli sotto il mio governo. Se vi ostinate ne' sogni di 
» nazionalità distinta, di Polonia indipendente, ho fatto innalza- 
» re una cittadella , e alla minima mossa distruggerò Varsavia. 
» In mezzo ai disordini di tutta Europa, la Russia sola rimane 
» intatta e robusta... Credete a me; è fortuna vera appartenere 
» a questo paese. Se vi comporterete bene, il mio governo peo- 
» sera al vostro meglio, che che sia accaduto. » 

Eppure , anche per queste vie la provideuza conduce il me- 
glio della nazione, distruggendo quell'aristocrazia ch'ebbe tra 
compito insigne di resistenza e d' incivilimento nel medio evo 
ma che ora dee far luogo alla nuova grandezza del popolo ; di 
quella plebe di cui, fin nell'ultima rivoluzione, erasi decretato 
che nessuno proponesse l'emancipazione (1). Fra le mal cerate 
gelosie delle Potenze condividenti, può scintillare una speranza 
di riunione, il cui voto fu già espresso con aperte parole ove si 
potè, e altrove col riprendere le nazionali costumanze, col rav- 
vicinarsi i nobili ai villani , col cercare il miglioramento morale 
di questi , e la loro partecipazione a tutti i diritti. Non mancò 
chi proponesse al czar di ricostruire intera la Polonia , e attor- 
no ad essa tutte le genti slave ; grandezza nuova , per la quale 
la vera Russia moscovita resterebbe separata dalla Germania me- 
diante un gran popolo , popolo nuovo , e perciò capace di sorti 
grandiose. 

Dalla guerra delle nazioni era rimasto alla Russia un enorme 
debito, e un esercito che importava d' occupare. Al doppio in- 
tento si provvide in parte colle colonie militari, pensate dal ge- 

(1) In Polonia gli Slageic, conquistatori stranieri, si unirono 
cogli Zemianin , o possessori indigeni di terreni. 

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COLONIE MILITASI IA9 

aerile Àraktcheief nel 1819; milizia insieme e popolazione agri- 
cola. V imperatore decreta i villaggi destinati a riceverle ; vi 
si descrivono gli aiutanti e il loro siato ; e i maggiori di ses- 
santanni diventano padroni de* coloni. Ogni padrone riceve 
certa misura di terreno , con obbligo di mantenere un soldato 
colla famiglia sua e il cavallo; ed il soldato-coltivatore deve soc- 
correrlo nelle opere, quando non sia legato al servizio. Gli al- 
tri abitanti costituiscono una gerarchia militare , e fin da ra- 
gazzi vi sono educati; insieme col leggere, scrivere e far di con- 
to, imparando V armeggiare e il cavalcare. Si surroga dunque 
alla famiglia la truppa, scomponendo quella per riunire casual- 
mente gli uomini; lo che lenta i legami naturali, come V istru- 
zione non serve che a far sentire la servitù. Nel 1847 , 82 mila 
soldati erano a questo modo colonizzati ; la popolazione nelle 
colonie crebbe assai ,. assai le produzioni; e, che più importa , 
la Russia ha così un esercito beli' e pronto ad ogni chiamata, e 
che frattanto non le costa nulla. Anche l'Austria ha colonie mi- 
litari; ma mentre queste, dirette a difendere le frontiere dalle 
incursioni dei Turchi , cangiano il contadino, in soldato , nelle 
rosse invece un reggimento è collocato io una colonia che lo 
mantiene, senzachè il soldato divenga mai vero agricoltore : e 
tolta questa forza sta sulle frontiere occidentali e meridionali ; 
cioè minaccia 1' Europa. 

Il territorio russo mostra reliquie , vorrei dire sedimenti , di 
ratte le rivoluzioni della media Asia; e massime nel governo di 
Astrakan i vara combattenti perpetuarono i costumi e le ere* 
lenze antiche; e Russi, Slavi, Cosacchi, Circassi, Greci, Turchi, 
Kirghisi, Cermissi, Armeni, Georgiani, Persi, Indi, Unni od Avari, 
Mongoli, Finni, Baschi , Sciovachi, stanno a contatto su quella 
frontiera d'Asia e d'Europa, e si trasformano sotto la pressione 
della Russia. Anche i governi di Casan e d'Orenburg sono mi- 
su' di popolazioni differentissime : altrettanto la Siberia , ove la 
scarsa gente è maomettana , buddistica , idolatra , cristiana ; e 
parla russo , finnico , turco , mongolo , tonguso ; ma tutta sog- 
giogata. 

E la Russia prosegue efficacemente la grand' impresa di af- 
figgere al suolo ed alla civiltà le genti dell' Asia centrale , che 

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130 BUSSI A 

aulicamente chiamatasi Gran Tartaria. Comincia a tagliare i li- 
miti ch'esse non devono oltrepassare l'estate e V inverno: sa» 
scono quistioni ? ne profitta ; trae nel cuor dell' Impero le per* 
sone più influenti, e le invoglia di titoli e onori , e così di stare 
unite alia Corte. I funzionarli ivi spediti hanno case stabili, con 
chiesa, spedale, scuola, caserma, che divengono noccioli di nuo- 
vi villaggi , dipendenti dalla Russia e modello di civiltà. Salvo 
il monopolio del sale e dell'acquavite , il governo non impone 
taglie; ma ciò che non ricavano dal fondo proprio , fratti o mi- 
niere, è suo; premiato chi migliora. In questo modo rapidamen- 
te le steppe si ridussero campagne; se ne allontanarono le tri* 
bù nomadi e i Turchi; i Tartari del Nogat o perirono nelle guer- 
re, o ritiraronsi in Asia, oppure nella Crimea e sui mare d'Azof 
divennero agricoli e laboriosi Russi, Cosacchi, Tedeschi) Ebrei, 
Zingari si diffusero sul paese conquistato , tutti rispettati , ma 
obbligati al lavoro; gli Armeni vi recarono i bachi da seta; i Te* 
deschi i telai e le zappe ; Italiani e francesi la vite : e tosto la 
Crimea fu il giardino di Pietroburgo, la vigna di Sfosca, il gra* 
nnjo dell' Italia e dell 1 Inghilterra ; Odessa , Taganrog , Kerssc, 
Ismael, a visto d'occhio crebbero ; altre città ai fiondarono Co- 
me al nord del Ponto, così i Russi incivilirono ai nord del Cau- 
caso, del Caspio, del lago Arai , procedendo con lentezza e pa- 
zienza, e con vicenda di persuasione e di forza , di conversioni 
e di tolleranza , e coli' adattare gli ordinamenti alla natura di 
ciascuno. I Kirgbizi maomettani trasportarono le loro tende nel 
vasto territorio tra la sinistra dell' Irtisc e la costa orientale del 
Caspio e lo lassarle. I Calmucchi che li somigliano , Unitati 
grossolani , sotto ai governi di Astrakan e del Caucaso, accam- 
pano sotto ventimila tende ne» piani fra il Caucaso e il Caspie. 

I Cosacchi vanno sempre pia assimilandosi ; e la Russia co* 
minciò ad ordinarli in truppe leggeri da che soggiogò i Tartari. 
Le prime linee di quelli onde ai circondò, stendeansi dal Volga 
al Don, e da questo al Dnieper, confini già dell' Ukrania. Dopo 
conquistati Casan e Astrakan, se ne alkmtanarono , ed ora cin- 
gono il Caucaso e le steppe de'Kirghizi. Nel 1804 quei del Mar 
Nero furono sistemati come quelli del Don, ma con maggior in* 
dipendenza e con diritto di eleggersi il capo. Quelli del Dniè* 

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COSACCHI 421 

per e dell' Ukranit già tono sottoposti s governo. Gente che 
s'impronta delia natura de 9 popoli fra cui vìve e guerreggia , 
offre un' avanguardia leggera ed ardita , la cui rapidità giova a 
tepore in obbedienza popolazioni coti disgiunte , e sotto climi 
difièrentissimi. Ma, se questa linea di circonvallazione salva la 
Rnssia dal pericolo d'essere invasa, potrebbe ritorcersi contro 
il centro; e di qui la necessità di occuparli con guerre , di cui 
anche la osala riuscita torna favorevole all' Impero. 

Questo è dunque simile al Po, continuamente minaccioso alle 
circostanti basse campagne : e l' Europa civile, ne'suoi progres* 
si , è costretta sempre tener V occhio da quella parte , se mai 
se ne movessero orde nemiche col pretesto di soffocare i moti 
sìa della vicina Polonia, sia di Napoli e della Spagna. 

Cogli aumenti fatti anche nei cuor della paoe, oggi l'Impero 
abbraccia 26 1 mila leghe in Europa, 684 mila inAsia, 72,400 in 
America; e mentre io scrivo sarà cresciuto* Mosca, alteramente 
risorta dalie sue ceneri, conta treceacinquantamila abitanti , e 
la sua situazione, tanto più opportuna di Pietroburgo, la fa sem- 
pre guardare come la capitale indigena. E se un giorno il co* 
tosso si divida , resterà la Russia moscovita attaccala al Erem- 
ita ; e la finnica e tedesca sul Baltico, colla Curlaodia , l' Esto- 
nia, la Uvenia, la Finlandia , che godono privilegi politici , in- 
darno invidiati dagli altri sudditi , e diritti municipali (t) , do* 
dotti dal medio evo e conservati fra tante conquiste. Le colonie 
nuse non sono, come quelle delle altre nazioni, staccate di ter» 
ritorio dalla metropoli , benché tocchino dall' Austria alla Cina, 
dal mar gelato al Cabul. Natura somministra ricchezze a tan- 
to Impero : e gli tirali , già geoerosissimi di ferro, di rame, di 
platino, porgono ora ingente quantità d'oro; l'Aitai, porfidi pre- 
ziosissimi ; il Caucaso, appena acquistato, dà piombo e rame, e 
forse ben presto argento ed oro , del quale straordinariamente 
abbonda la Siberia. Dal 1823, in poi, più di 490 milioni di lire 
trasse la Russia dalle miniere. 

Terre moltissime giaciono ancora coperte di selve , altre 

(1) È notevole quello che esclude dalla cittadinanza chi m 
nato rusco. 

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432 STATISTICA BUSSA 

sodaglie e marmi: ma non meno di 250 mila leghe quadrate 
sono ubertose quanto te migliori dì Polonia , sicché un quarto 
de 1 grani può mandarsi fuori. ; 

Nei conti compare per 70 milioni di lire la capitolazione , 
che è da quattro a cinque franchi ogni uom libero ; per settan- 
tacinque l' abrok , canone annuale di circa dieci franchi ogni 
servo maschio della corona; per cento il monopolio dell'acqua- 
vite, che ferisce solo i poveri, giacché i signori ponno distillar- 
ne pel consumo delle loro famiglie ; per quindici le miniere , 
per cinquanta le dogane : ma il solo esercito di terra costa ISO 
milioni, 40 la marina, 225 l' amministrazione. 

In pochi anni si moltiplicarono le manifatture ; più del cen- 
cinquanta per cento crebbe l' importazione delle macchine ; le 
materie prime, tratte di fuori per le fabbriche, nel 1S33 si va- 
lutavano a novanta milioni di rubli , ora a ceotrenla ; e crederi 
favorire V industria nazionale coi divieti rigorosissimi , i quali 
allontanano la concorrenza , ma non impongono la necessità di 
migliorare. L'interno commercio è agevolato da innumerevoli 
canali , per cui le merci vanno dal, Caspio a Pietroburgo per 
1434 miglia, portandoli the della Cina, l'oppio della Persia, i 
ferri e le pellicce di Siberia. Immenso traffico fa la Russia sia 
coir Impero Cinese, sebbene, in grazia delie leggi restrittive, 
noi meni su tutti i punti di contatto , ma solo per Kjachta ; e 
tenta ottenere dalla Cina di poter rimontare il fiume Amur per 
{spacciarvi le pellicce. Che sarà quando tutto l'Impero sia sol- 
cato di strade ferrate? 

Alla Russia scarseggiano sfoghi esteriori ; lo perchè tanto le 
importa d 1 acquistar mari, che la mettano in comunicazione col* 
i' Europa. Appena un secolo fa , era essa chiosa fra nemici ; e 
il porto d' Arkangel, impedito da geli diuturni, e Astrakan sul 
Caspio , erano i soli suoi ponti marittimi di relazioni esterne. 
Pietro che il vide, s' ostinò nelle guerre colla Svezia; e alla pa* 
ce di Nystadt ebbe il litorale dei goffi di Livonia e Finlandia, poi 
la Finlandia tutta e la Curlaodia ; e colla sua nuova città si pose 
a cavaliere del Baltico. Ma ancora questo è troppo lontano e im- 
pedito mezzo l' anno da ghiacci, onde i suoi successori diresse* 
ro l' intento al Mar Nero* Da ciò l'irreconciliabile nimiciaia colla 

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bcssia 125 

* Porla, alla quale, nella pace di Cainargi, strapparono Azof e 
la libera navigazione del Danubio e del Sfar Nero. Ma sebbene 
que* bellissimi paesi tocchino a due mari , uno de' quali comu- 
nica coli' Europa, l'altro colla Persia, e in essi sbocchino gran- 
di fiumi, pure ne i mari hanno libertà di commercio, nò i fiumi 
e le strade sono acconce alle comunicazioni; Astrakan perì, e il 
fiore di Odessa è affatto artificiale. Poi, né il Caspio né il Mar Ne- 
ro non possono avere importanza se non per chi possieda i Dar* 
danelli e il Golfo Persico : laonde a questi punti drizzasi il gè* 
dìo militante della Russia, che, come l' Inghilterra, ba bisogno 
di conquiste per vivere. E come la fan benedire le raigliaja di 
colonie, di villaggi , di città , onde popola V istmo taurico e i 
ghiacci della Siberia, potrebbe comparire civilizzatrice se meno 
s'avviluppasse ai fair d' Europa, e se non avesse una colpa che 
ne forma la potenza, il difetto di politiche libertà. 

Anche al sapere giova la Russia colle sue università e colle 
accademie, da cui sono chiariti difficilissimi punti di storia e fi* 
lologia; le spedizioni al Nord, le descrizioni della Siberia, delle 
verdeggianti steppe dei Kirghizi , dell' Aitai , dello Jenissei, in- 
grandirono la geografia : colà sono i migliori osservatori! del 
mondo; colà artisti son chiamati d' ogni paese , e spediti fuori 
a imparare. 

Congiungere un'estensione di popoli cosi varii sotto una legge 
unica e un' identica costituzione , è pensiero gigantesco , ma 
non desiderabile, né possibile: onde alla Russia rimane la de- 
bolezza di mancare d' unità politica, nazionale e religiosa. Pen- 
sa dunque surrogarvi P unità amministrativa; al qual fine auni- 
cbila le franchigie nazionali, come fra'Gosacchi, e le municipa- 
li, come fra le mille colonie delia parte meridionale. 

Mali maggiori recò il pretendere V unità religiosa. I ozar a- 
veano più volte trattato di riunirsi alla Chiesa romana , per de- 
siderio di mostrarsi europei ; e dopo depostane l' idea , diedero 
almeno protezione ai Cattolici. Caterina II avea promesso rispet- 
tare la Chiesa rutena , dopo lo sbranamento della Polonia (1): 

(1) Manifesto di Pietroburgo tf settembre 1773. Trattato di 
firodno 13 luglio 1793. 

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124 BEL1GI0NE IN BUSSIA 

ma subito la filosofessa cominciò vessazioni ; e pfer quaoto s* in* 
terponèssero il papa e Maria Teresa , già nel 74 avea tolto 
ai Greci-uniti milledugento cinese per darle agli scismatici ; a* 
stuzie, minacce , legalità, seduzione adoprando, abolì il metro- 
polita di Halicz, poi tatti i vescovi greci-uniti; e nel 91 , com- 
putavansi 145 conventi ,9316 parrocchie , 8 milioni di fedeli 
perduti dalla Chiesa unita, Alessandro ripristinò di propria au- 
torità il titolo metropolitico di Halicz (1807), ma come in par* 
tibus , del pari che i vescovi di Polozk e Luck ; nel Regno di 
Polonia conservò il vescovado greco-unito di Chelm, enei 18 1 7 
si pose metropolita della Chiesa greca-unita in Russia monsi- 
gnore Bulhak, cui il papà costituì anche legato apostolico, con 
amplissime facoltà. 

Ma l'imperatore Nicolò, nel 18S2, restrinse tatti i vescovadi 
alle due diocesi di Lituania e della Russia Bianca ; soppresse 
dugeoventuno conventi di rito latino e tutti i Basiliani, che soli 
fornivano di vescovi le chiese ; e rilesse le vie di Caterina II , 
richiamando nel 1835 l'ordinanza di lei del 179$ , dove s'in- 
giunge di « punire come ribelle ogni Cattolico , prete o laico , 
di condizione oscura od elevata , che si opponga in parole o in 
atti al progresso del culto dominante , o impedisca in qnal sia 
modo la riunione alla Chiesa russa. » I beni de' Gesuiti , die 
Alessandro, sopprimendoli, avea promesso serbare ai Cattolici*! 
si distrassero ad altro oso ; ristretto il numero delle chiese e 
delle parrocchie ; proibita ogni comunicazione fra il clero ro- 
mano e il greco-unito , che prima si sussidiavano nell'enorme 
distanza delle chiese ; proibito ribattere pubblicamente le obie- 
zioni fatte al cattolicesimo; ordinato si allevassero nella reti- 
gione greca i nati da matrimoni! misti ; commesse le scuole ai 
laici, e obbligati a compiere gli studi! in università scismatiche; 
dati favori agli ecclesiastici apostati , e molestie ai perseveran- 
ti. Nel catechismo pei cattolici russi, stampato a Wilna il 1832, 
spiegando il quarto precetto del decalogo, si dice : « L'autorità 
dell'imperatore procedo o emana direttamente da Dio* A lui 
devesi culto , sommissione , servigio , principalmente amore % 
ringraziamenti, preghiere; insomma adorazione e amore. Biso- 
gna adorarlo in parole, segni, azioni, procedimenti, nell'intimo 

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CATTOLICI PERSEGUITATI 125 

dal cuore. Bisogna rispettare le autorità che esso nomina, per* 
che emanano da lui. Mediante l'ineffabile azione di queste au- 
torità , V imperatore è da per tutto. L' autocrato è un' emana- 
zione di Dio; è suo vicario e ministro. • Al fine il governo potè 
ottenere che tutto V alto clero apostatasse ; e benché il basso 
sesistesse a fiere persecuzioni, il santissimo Sinodo potò annun- 
ziare che • la pretesa unione nelle prwincie occidentali del- 
la Russia, cominciata U 1 s>96 col disertare una parte del cle- 
ro di quelle al concilio di Brest , dopo lacerata per due secoli 
e mezzo la famiglia russa , termino il 1839 coli 1 atto sinodale 
di Polozk. » 

In molti paesi i nobili, anche scismatici, protestarono contro 
la violenza , mostrando come ne restassero scompigliale le co- 
scienze dei contadini, costretti a un rito che detestano ; e , co- 
me , toccandoli nella religione , si scalzi il fondamento di ogni 
loro virtù civile» Il pontefice , appena gli trapelarono i lamenti 
dei Cattolici oppressi, si fece interprete eloquente e severo del- 
le tormentate coscienze ; ed è dei documenti più memorabili 
della storia ecclesiastica moderna V allocuzione di Gregorio 
XVI del 22 luglio 1842 , « desolante esposizione dei mali gra- 
vissimi sotto cui geme la religione cattolica nella vasta esten- 
sione dei possessi russi , e delle incessanti e sempre inutili fa- 
tiche del Santo Padre per arrestarne il corso e rimediarvi. • E 
sebbene il papa usasse piuttosto linguaggio di profonda coster- 
nazione , che non il tono d' autorità che gli starebbe bene par- 
lando a nome di un popolo oppresso , V effetto fu di aumentare 
i rigori! 

Pure, quando il czar andò a Roma (die. 1845), ne' colloqui! 
£ol papa parve attingere moderazione , e la Chiesa potè respi- 
rare. Ma v' ha una porzione di credenti , che nel czar veggono 
il legittimo discendente degli imperatori romani, e perciò il vero 
capo della Chiesa ( secondo essi ) , da cui la cattolica si staccò 
nello scisma di Fozio. Sperano dunque vedere quando che sia 
riunita tutta la famiglia di Cristo sotto quest' unico pastore , 
cessando in conseguenza le varie eresie che sbranano il cattoli- 
cesimo. L'imperatore, già venerato ora da tanti milioni di Slavi 
come capo della loro gente, tornerebbe allora signore spiri- 

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42é EBBE* PERSEGUITATI 

tuale e temporale del mondo. Tanto pub sublunare le sue spe- 
ranze! 

Alla medesima unificazione delle credente tendeano le per- 
secuzioni contro degli Ebrei. Molti tentativi si fecero negli ul- 
timi anni per riunire questa nazione ; si pensò fino rialzare il 
regno e il tempio, quale barriera fra l' Egitto e la Turchia: ma 
parve dimostrato che ogni sforzo di riordinamento sia. inutile 
prima della conversione (a). La Polonia ne ha due milioni, che 
i più tengono alberghi ed usano un gergo lor proprio. Da Ca-' 
simiro (1334) furono dichiarati idonei etfideles. con privilegi 
grandissimi , mozzicati poi di tempo in tempo per le antipatie 
popolari. Presero gran parte negli ultimi moti di Polonia, trop- 
pe ragioni avendo di' deplorare la caduta dell'antico sistema. 
In conseguenza , Nicolò obbligolli al servizio militare , da cui 
. Alessandro tenevali esenti mediante una somma ; e i loro figli 
di dodici o quattordici anni prendea per la marina , ciò che ne 
fece perire moltissimi : una scuola che aveano a Varsavia fu sop- 
pressa alla rivoluzione. Poi , persuaso che a una sola chiesa 
debbono appartenere i membri d> uno Stato che non voglia re- 
star debole e costretto a cercare di fuori un focolajo di vitalità, 
Nicolò obbliga (1844) anche gli Ebrei alla legge religiosa del- 
l' Impero ; e dicesi abbia in idea , se mai possieda le provincie 
occidentali dell' Asia, di trasferire tutti gli Ebrei del suo Impe- 
ro di là dal Tauro, in qualche luogo dell'antica lor patria. 

Questi mali, e la guerra incessante del Caucaso, mortificano 
un Impero , che a tanti mezzi materiali congiunge e i legami 
invisibili in cui avvolge la coscienza de' Greci , degli Armeni , 
dei Bulgari, de 7 Serbi ; e l'affezione di tutta la stirpe slava , la 
quale nel czar venera il futuro restauratore delia sua naziona- 
lità : laonde riescono meno formidabili le minacce che, di mez- 
zo alle sue nubi, son tratto tratto avventate .contro la Germania 
e la Francia. 

(a) Né può essere altrimenti, quando la distruzione del tempio 
e la dispersione della nazione ebrea sono una conseguenza della 
giustizia punitrice divina. Dopo il terribile esempio di Giuliano 
apostata; si tenta riprodurre ancora si empii sforzi T 

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CAPODI9TBIA 121 

Affari d'Oriente. 

Della rivoluzione greca nulla aveano definito i diplomatici 
(voi. If , pag. 404 ) , sebbene dopo la battaglia di Navarino si 
fosse perduta la speranza di rimettere a quei battezzati le ca- 
tene musulmane. Morto Alessandro di Russia che, dopo averli 
sospinti , aveva abbandonato i Greci per condiscendere a' suoi 
alleati, Nicolò favorì gl'insorgenti, per acquistar su loro un pa- 
tronato simile a quello che esercitava sui principati del Danu- 
bio. All'Inghilterra poco aggeniava il costituirsi di questa nuova 
nazione , che nelfa sua gioventù potrebbe rivaleggiarla ; e se , 
trascinata dall'opinione e dal non volere lasciarla riuscire sen- 
za di lei , vi stese la mano , volea debole il nuovo Stato di mo- 
do, che bisognasse del suo appoggio. La Francia, amica disin- 
teressata si per indole , sì perchè aliena da speranze o timori 
immediati , volea farne un dominio indipendente da ogni offi- 
ciosa tutela. 

Capodistria, presidente e buon amministratore, fe'cessare la 
pirateria, organizzò i Romelioti , diffuse l' istruzione pubblica ; 
ma i patrioti lo guardavano come turcimanno della Russia , e 
che meditasse farsi capo del Peloponneso , d' accordo col czar 
o colla Porta : intanto gli antichi capi , dopo versato il sangue 
generosamente, lo scontavano in prigione o nell'est glie. La ri* 
votazione di Francia esacerbò gli spiriti ; alcuni giornali s' in- 
velenirono per modo che fu forza sopprimerli ; alcuni dei resi- 
stenti perseguitati, ritiratisi a Idra, si levarono a guerra civile; 
Costantino e Giorgio fratello e figlio di Pietro Mauromicali te-' 
nato prigioniero, trucidano in chiesa il presidente ; Costantino 
resta ucciso sul fatto, Giorgio al patibolo. La Grecia esulta d'es- 
ser liberata da quello che, per tanto tempo, avea guardato come 
suo liberatore ; eppure chiama a succedergli il fratello Agosti- 
no, il quale fa rei di Stato il generale Coletti e gli altri avversi 
alla Russia. Frattanto la conferenza di Londra (febbr. 1833) , 
che decideva delle sorti dei popoli senza i popoli sentire, eleg- 
gerà al trono di Grecia Ottone figlio del re di Baviera, il quale 
ri giunse con flotta e danaro e consigli forestieri. 

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428 BEGNO DI GBECIA 

Così un nuovo Stato cristiano costituitasi in Europa ; simu- 
lacro di Regno, cui la diplomazia surrogava alla speranza d'un 
greco Impero rinnovato. È dagli altri singolare , in quauto il 
Regno porta lo stesso nome che la Chiesa, non volendo i Greci 
restar dipendenti dal patriarca greco, per rimovere ogni peri* 
colo di predominio rosso. Con buone fortificazioni di eccellente 
marina , estendesi su dodici milioni di acri , dei quali un nono 
appartiene a privati, il resto allo Slato, succedente ai primitivi 
dominatori : anzi i proprietarii slessi sono piuttosto affittajuoli, 
dovendo una decima in natura, di penosissima e vessatoria esa- 
ttone. Disusata i terreni dàlia cultura , distrutti dai tempo gli 
acquedotti antichi , si moltiplicarono aquitrini e sodaglie : la 
natura stessa direbbesi in gran parte mutata. Il Gefiso, che ar- 
restò V esercito di Serse , basta ora a fatica ad inaffiare i giar- 
dini ; l'Inaco e l'Ilisso appena alla stagione piovosa ricompa- 
iono nell' arido letto ; dei boschi del monte Licabetto , ove» si 
cacciavano gli orsi, più non sopravanzano che arbusti ; e la ne- 
gligenza ottomana o lo scoraggiamento della servitù lasciò nu- 
dare di piante rimetto, il Pentelico, il Parnaso, il cui terriccio 
scese a rialzar la pianura e seppellire gli edifizii antichi. In 
Marea contavansi appena sessantasette uomini per miglio qua- 
drato, ventisei nel continente, trentacinque nelle isole. 

Pure il Eegno è in aumento , come. paese nuovo ; e men- 
tre nel 1836 non eccedeva i 751,077 abitanti , nel 40 furono 
856,470 : olivi e gelsi vi crescono spontanei j abbondantissimo 
il cotone. Invece di fabbricare una capitale nuova ed acconcia, 
per rispetto storico si scelse Atene , arida , malsana , e dove 
contrastano V antica magnificenza e le nuove meschinità : or 
conta 26,000 abitanti ; e ogni cosa a buonissimo prezzo. Il ter- 
ritorio 6 diviso in comuni di tre classi , secondo contengono 
10,000 , o 2000 , o 200 anime ; ogni uomo a venticinque anni 
diventa elettore ; e i Comuni rispondono delle violenze e dei 
furti commessi nella loro giurisdizione : provedimento necessa- 
. rio in tante abitudini eroiche. Un terzo della popolazione vive 
di commerci , ma piccoli e nuovi ; e i grossi hanno case fuori. 
Il più importante cambio si fa con Trieste : ma finora i capitali 
scarseggiano, nò vie nuove ai apersero. Nel 1841 si fondò uà 

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LETTERATCBA GRECA— COSTITUZIONE DELLA GRECIA 129 

banco nazionale : e tanto mare, tanta fertilità , tanta operosità, 
promettono largamente alla popolazione ventura. 

Agli stndii si die avviamento fin prima della rivoluzione. L'i- 
dioma greco era disusato alla letteratura ; e Foscolo e Mustoii- 
di arricchirono la italiana. Sarà nominato eoo lunga gratitudine 
Coray , medico di Smirne , il quale tradusse da prima in greco 
moderno il Beccaria ; poi , coi fratelli Zosimos , formò una A» 
blioteca greca e dizionari!. Greco Ducas voleva si ripristinasse 
l'antica favella ; come chi volesse tornare gl'Italiani al latino. 
Catarsdy sosteneva P uso parlato , comunque inforestierito ; al 
che acquistarono favore alcuni ben successi tentativi , come le 
liriche di Gristopoulos. Coray, tenendo il mezzo tra la schifiltà 
degli eruditi e il sentimento del popolo , volea purgare la lin- 
gua parlata dalle frasi straniere qualora non mancassero antiche 
corrispondenti. Fondamento arbitrario , che , come accade, fa 
abusato : onde uscirono opere né intese dal volgo né approvate 
dai dotti, simili alla lingua cortigiana de' pedanti d' Italia [a) ; 
e Rigo in una commedia sbertò il nuovo gergo dei dotti. Ma 
col governo parlamentare la lingua prenderà polso e Iena, e ri* 
marra decisa col fatto la quistione della sua natura. 

Qual più bello spettacolo che un popolo il quale si rigenera ? 
ma la libertà non nasce in letto di rose. Le dispute, che pajono 
natura di quella gente , non tardarono a inimicarli per fatto dì 
religione. Pesano i prestiti , contratti durante la guerra o alla 
venuta del re ; e le Potenze che se ne portarono garanti , ne 
traggono pretesto dì mestare nel governo. Questo fu messo 
dispotico , e al re fanciullo dato un Consiglio di reggenza , go- 
verno beli' e fatto tutto di Bavaresi : quattromila di questi ven- 
nero col re ; altri a far fortuna e coprire cariche , pagati cara- 
mente dal paese. Armansperg , tutore del re , sostenuto dalle 
Potenze , voleva mantenere l' assolutezza ; onde gli antichi pa- 

(o) Che strano paragone ! La lingua, già detta aulica o cor- 
tigiana , non è fondata su l' autorità de' pedanti, ma su l' uso 
dì veneranda schiera di classici scrittori ; i quali insieme fan- 
no miglior legge che non il fondamento arbitrario posto dal 
solo Coray. 

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430 VALLACHIA 

trioti , esclusi non dal comando solo , ma fin dalla rappresene 
tanza che aveano avuta durante la insurrezione , fremevano del 
dominio forestiero. Il re , congedato Armansperg e- assunto il 
governo , molto fece j ma sempre era esosa quell' amministra- 
zione imposta e dispotica. Venuto il tempo che le truppe bava- 
resi dovevano uscire di Grecia, le intelligenze si produssero al- 
l'effetto ; e senza influssi forestieri, per puro sentimento nazio- 
nale, il re fu indotto a soscrivere una costituzione (sett. 1844), 
fondata sulle solite divisioni dei poteri e colle solite garanzie ; 
dove 1' unico punto di rilievo si 6 l' obbligo che i futuri re pro- 
fessino la religione nazionale» 

Pertanto la Grecia ricuperava tutte le libertà sottrattele , e 
le assemblee deliberanti , per cui e con cui avea combattuto. 
Anzi la nazionalità s' infervorò a tale eccesso, che, mentre nel- 
la prima assemblea rivoluzionaria avevano dichiarato Greci tutti 
quelli che credono in Gesù Cristo e parlano greco , esclusero 
dalle funzioni pubbliche chi non sia nato ne 9 confini del presen- 
te Regno (eterotoctoni). Coletti, autore principale della rivolu- 
zione e rappresentante la parte francese a petto di Maurocorda- 
to che rappresenta la inglese , si oppose indarno a questo cut* 
toctonìsmo; riazione peloponnesiaca, non solo contro i Bavari, 
ma contro i ricchi e massime Fanarioti , che accorrono a frutti 
pei quali non hanno faticato (l). I principi d'Europa riconob- 
bero il nuovo patto , purché quel Regno. ricusasse estendersi ; 
troppo sentendo come tutta Grecia e l' Asia Minore guardino 
con desiderio al paese, che, vogliasi o no, dovrà un giorno unir- 
li. Ma da quel punto i tanti che vi erano migrati stettero pessi- 
mamente, e dovettero pensare ad abbandonar la nuova patria : 
ne uscirono quelli d' Ipsara ; mott' altri di Creta , isola che ne 
rimane agitata, e le cui turbolenze balenano come speranze al- 
l' Inghilterra , avida delle belle rade della Suda e della Canea. 

I Russi , visto , fin dal secolo precedente , non poter nulla 
contro la Turchia senza la Valachia , tolsero a favorire i movi- 
menti di questa,e nel 1827 entrarono come liberatori. Pel trat- 
tato d' Adrianopoli furono Costituite la Moldavia e la Valachia , 

(1) Coletti moriva il settembre 1847. 

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SEBVIA 131 

Confermando quanto i Rossi vi avevano operato , e sottoponen- 
dole a tributare alla Porta tre milioni di piastre ( tei milioni d* 
lire) all'anno. Formossi allora una costituzione distinta pei due 
paesi, approvata a Pietroburgo; nella quale il principio rappre- 
sentativo è tanto esteso , cbe fin il capo dello Stato dev' essere 
eletto da un 9 assemblea composta da cinquanta bojari della pri- 
ma classe e settanta della seconda , dai vescovi e da trentasei 
deputati de' distretti, e venticinque delegati delle corporazioni 
della città. Il potere di lui 6 diviso coli' assemblea nazionale , 
cbe è composta di un metropolita presidente, tre vescovi, ven- 
ticinque bojari , diciotto deputati de' distretti ; ma non può oc- 
cuparsi di affari politici , i quali rimangono riservati alle due 
'Potenze. Vi fu proclamata l'abolizione della servitù, e che ognu- 
no possa comprare e diventar nobile ; ma vuoisi tempo perchè 
n'entri l'abitudine nel popolo. Il generale russo Kisselif , che 
li' era stato a lungo presidente , vi pose principe Demetrio 
Ghika ; ma gli scontenti Filippesco eccitarono una gara , jion 
ancora finita. 

Nella Servia, fra dodicimila Maomettani sono sparsi novecen- 
tomila Cristiani ; gente pia, dedita ai preti, sperante il rigene- 
ramenlo dalla religione $ vivissima nelle amicizie ; piena di ve- 
nerazione alle donne, le quali , spaventate dal trattamento cbe 
i turchi usano alle loro, furono eccitatrici di coraggio nella ri- 
voluzione. Questa, cominciata al principio del secolo da Giorgio 
il Nero, fu compiuta da Milose , cut la Porta riconobbe princi- 
p3 indipendente nel 1833 , riservandosi la cittadella di Belgra- 
do. Segno del risorgimento fu il rendere ai preti la cura dello 
stato civile , mentre prima non si prendeva alto delle nascite , 
de' mairi monii, delle morti. Milose introdusse fabbriche , pon- 
ti, spedali, quarantene, posta, liceo, stamperia, scuole di lin- 
gua patria, carceri penitenziarie , fin troppo rapidamente : ma 
la sua fierezza eccitò una rivoluzione (1840) , che surrogògii 
il figlio Michele, escluse l'influenza russa, allontanò gl'impie- 
gati forestieri, col cbe credesi qui pure sviluppar la nazionalità. 
f Àpprofìttossi delle franchigie , e già a Belgrado v' è giornali e 
accademia, e pubblicossi un codice (1844). 



» 

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132 MAHMCD — LBTTBIIATORA TURCA 

Nella Moldavia persevera la preponderanza dei Rossi (a) , i 
quali poi , togliendo a pretesto le turbolenze esacerbate dalle 
rivoluzioni del 48 , posero un esercito di occupazione in quei 
principati , dichiarando ne uscirebbe sol quando ne fosse assi- 
curata la quiete. 

Però, intanto , ecco alle porte della Turchia tribune di poli- 
tica liberale e d* emancipazione cristiana. 

Altre sorti correvano gli antichi dominatori dei Greci-Slavi. 
Anche quelli che lodano Mahmud come riformatore , devono 
disapprovarne non solo il tempo , ma anche le guise ; giacché 
V abolizione degli usi patrii egli riponeva nelP empire il ser- 
raglio di Greche , ed ubbriacarsi ogni giorno , sinché fu còlto 
dal delirio tremulo. Forte di volontà, corto di genio, non guer- 
resco come devon essere i riformatori, snaturò il suo Impero ; 
mise stampa (1), cartiere, gazzetta; abbattè senza osservare al 
poi , e trovò non aver eretto un edilìzio nuovo dopo scassinato 
il vecchio. Le riforme continuò dopo la pace d' Adrianopoli : 
istituì nuove milizie regolari e una decorazione ; si tolse dal- 
l' isolamento col mandare ambasciadori residenti presso le Po* 

(a) Col trattato segnato ultimamente a Parigi , la Russia ha 
rinunziato ad ogni maniera di protettorato e ingerenza nella 
Valachia e nella Moldavia, che restano principali indipendenti, 
e sotto la protezione delle potenze europee. 

(1) Sotto Acmet erasi vista la prima stamperia a Costanti- 
nopoli, recatavi da Faid offendi, figlio <T un ambasciadore man- 
dato a Parigi ; il quale , imito col rinnegato Ibraim di Buda, 
ottenne nel 1721 di stampare libri di lingua, storia, scienze ; 
eccetto quelli di religione. Nel 1742 vi s'erano stampate di- 
ciassette opere in ventitré volumi ; allora fu interrotta sino al 
1783 ; poi due anni appresso cessò di nuovo ; indi il geometra 
Àbder Rhaman effendi la tornò in lavoro nel 1793, quando fu 
riunita alla scuola del genio : e fin al 1806 diede 26 opere. 
Guasta nelle successive turbolenze , da Mahmud fu ripristinate 
nel 1809, con divieto d' imprimere i libri sacri, i quali deano ' 
sempre scriversi a mano. Fin al 1830 non ave» prodotto che 
97 opere ; ora diviene stromento d'opposizione e di civiltà, 

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LETTERATURA TtJBCA 135 

lente ; volle si venerasse la soa effigie, come si usa quelle dei 
re d' Europa ; fece fabbricare un battello a vapore ; introdusse 
providenze contro la pefte, una commissione sopra il commer- 
cio e V industria, ed una per riformare il codice 5 a Pera lasciò 
aprire teatro e gabinetto di lettura. Anche delle belle lettere 
prese pensiero ; ma più facea , e più esse prostravansi , come 
nel resto insinuandofisi le maniere europee. I calligrafi scapi- 
tano della vantata abilità , dopo introdotta la stampa ; i poeti 
credono aver soddisfatto alla patria e all' avvenire se abbiano 
composto de 1 cronogrammi , cioè sentenze esprimenti fatti sto- 
rici, di cui con certi segni alfabetici notano la data. Mir Alem- 
sade , figlio del -portastendardo , mille strofe storiche com- 
pose , tanto esatte di cifre quanto aride di pensieri. Fra tante 
scuole, tanti letterati, noaun bel nome vanta Costantinopoli : 
gli ulemi , gerarchia scientifica , unico simbolo ottomano del- 
l' intelligenza , stanno ghermiti al passato. Stampansi giornali, 
ma non li legge se non qualche Franco ; i libri non si diffondo- 
no ; si comanda la storia , ma s' ignorano le storiche investiga- 
zioni e la libertà che ne è l' essenza ; V almanacco imperiale è 
tutto astrologia e distinzione di giorni propizii o climaterici. I 
bambini vengono avvezzati ad imparare a memoria sentenze che 
non capiscono ; ónde V intelligenza è incatenata al primo suo 
svolgersi. Ai collegi {madrassahs) di Bokara , la cui universi- 
tà , tipo di tutte le musulmane , può dar la misura dell' alta 
istruzione presso i seguaci dell' islam , contansi ogni anno 9 in 
10 mila studenti dell'Arabia, dell' Afgania, della Turchia, del- 
l' Africa, dell' India. Ogni coHegio ha numero fisso di studenti, 
sotto uno o due professori. Ognj nuovo studente compra dal 
predecessore il posto nel madrassah, ove può stare anche tutta 
la vita, purché non s'ammogli ; e si preparano alla lezione col* 
la lettura, o con discussioni sotto i portici. Gentrentasette sono 
le opere di classe : il professore fa leggere in prima da un bac- 
celliere alcune sentenze o un capitolo di una sovra il tema pro- 
posto ; indi invita gli allievi a dibattere le opinioni intese ; ed 
egli critica, corregge , infine dà la propria decisione. Le scien- 
ze insegnate sono diritto e teologia ; lingua e letteratura araba; 
la sapienza , cioè logica , etica e metafisica : ma tutto si limita 

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434 LETTERATURA TURCA 

a elementi e definizioni. Eppur questa è , si pub dire , l' unica 
fonte della teologia musulmana di oggi, e della poca letteratu- 
ra e filosofia ; solo i Persiani, come siiti, hanno università pro- 
pria. Tutto dunque si riduce a quislioui di teologia casistica , 
micidiali al buon senso, e che rendono sofistici , fanatici, osti- 
nati. E gli studiosi tornano sempre ai classici, non per formar- 
visi a idee nuove , ma per sopraccaricarli di note , appendici 9 
scolii, commenti. 

Colle riforme adunque in Turchia si perdeano le qualità ori- 
ginali senza acquistar le forestiere. Alle donne proclamavasi la 
mancipazione, ma non si aprivano gli harem, e libertà soltanto 
concedeasi quanta bastasse a dare scandalo e crescere la cor- 
ruttela. Pertanto i Musulmani non poteano considerare che co- 
me rinnegato Mahmud ; e i cadaveri spesso galleggianti nel 
Bosforo annunziavano e il malcontento e il castigo. Un dervis 
venerato per santo affacciossi al padiscià , gridandogli : Infede- 
le! non sei tu satollo di abominazioni f Davanti Allah da- 
rai conto della tua empietà. Tu distruggi le istituzioni dei 
padri, dirocchi P islam , attiri la vendetta del Profeta s «o- 
pra di te e di noi. Iddio mi comandò d' intimarti la verità, 
e mi ha promesso la corona del martirio. E 1? ebbe ; e il 
cadavere suo fu visto (come narrano) circondato d'eterea luce. 

Sul fine della vita, Mahmud decretò anche tolleranza pei Cri- 
stiani , concedendo all' arcivescovo Massimo Mazlum di gover- 
nare quei delle Provincie di Antiochia , Alessandria e Gerusa- 
lemme, ed esercitare le. funzioni spirituali liberamente ; nessu- 
no possa dire ai Cattolici \ Perchè leggete le sacre Scritture ? 
perchè accendete candele , avete pergami e immagini, ar- 
dete incenso , esponete croci ? ma noi possano fare in luoghi 
pubblici : siano accettati a testimoni ; per nessuna ragione si 
costringano a rendersi musulmani ; non^ia proibito all' arcive- 
scovo di portare l' abito distintivo e la croce , e tener muli e 
cavalli ; e si rispettino le decisioni sue in fatto di religione e 
disciplina. 

Cosi Mahmud lasciava un Regno (1 lugl. 1839) indebolito al 
figlio Abdul Megid , che successegli di fresca età é circondala 

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HÀTTI-SCEBIFO DI GCLHANÈ 133 

4a pericoli esterni. Il hatti-scerifo (1) di Gulhanè (3 dot.), che 
egli tosto pubblicò, fu preso per una costituzione da coloro cho 
credono potersi con una carta rigenerare un popolo. Riformava 
esso l' amministrazione col garantire ai sudditi la vita , i beni , 
l'onore; regolarmente distribuire ed esigere le imposte e la 
leva de 1 soldati. Ne conseguivano pubblicità di ghidizii, confor- 
mi alla legge divina, con sentenza regolare e divieto di far mo- 
rire in segreto : i beni si posseggano e trasmettano liberamen- 
te, e quelli de' rei non siano confiscati a danno dei loro figliuo- 
li : tutto cjò sia comune ai sudditi di qual vogliasi religione. 
Indi prometteva e codici e leggi su ciascun punto. Lodevolis- 
simo per intenti umani , come politica è un atto imprudente , 
che scemò autorità ai magistrati senza crescere, sicurezza ai 
sudditi ; indicò i gravi disordini e la voglia di ripararvi, ma in- 
sieme T importanza a riuscirvi; tolse ai Turchi i privilegi della 
conquista , ma non per questo riconciliava i raji : opera che 
non può venire se non poco a poco, e forse soltanto col distrug- 
gere una delle due parti ostili. 

Pertanto gli occhi de' credenti si volgevano ad altro polo , fe 
la speranza d' una rigenerazione musulmana fondavasi sopra 
Mehemet AH viceré d' Egitto. Già delineammo i costui ingran- 
dimenti.! voi. H , pag. 369 ) , e come egU pensasse ricreare 
V Egitto ; ma neppur esso cogli elementi nazionali, bensì asso- 
lutamente, e trapiantandovi la civiltà europea. A tal uopo biso- 
gnava francheggiarsi dalla violenza esterna e dall'interna dis- 
obbedienza ; ma come turco , non vi conosceva altro modo cho 
la forza, e fonte di essa il danaro. 

L' Egitto , vallata africana che deve al Nilo la sua fertilità e 
la creazione delle Provincie più ubertose, cioè le basse, è posto 
in condizioni naturali così fatte , che la proprietà vi fu sempre 
regolata con sistemi particolari. La commissione storica fran- 

(1) Mfetwa é una decisione religiosa o giuridica, emanata 
dal muftì , o dal ministro della legge. Il firmati una decisione 
politica e amministrativa, emanata dal supremo divano. Il Aaltt» 
chèrif, o catti'scerifo, un atto della volontà personale del so* 
*rano , per lo pia firmato da lui atesso* 

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136 EGITTO 

cese, poi Silvestro di Sacy, ne studiarono la natura , ma senza 
forse chiarirla abbastanza , perchè non la distinsero secondo le 
classi. Quando , poco dopo la comparsa di Maometto , l'arabo 
Amrù conquistò P Egitto, vi si mantennero le concessioni pre- 
cedenti, e si fecero le prime trasmissioni di proprietà, mediante 
una retribuzione al principe : uso che durò sotto ai califfi e ai 
Mamelucchi. Selim I ottomano, volendo deprimere i nobili, star- 
bili che le terre già concesse dai prìncipi appartenessero al so- 
vrano ; onde i possidenti [mouUezim) più non furono che usu- 
fruttuarii ; alla loro morte le terre ricadeano al fisco , ma gli 
eredi soleano ricomprarle a prezzo d'arbitrio. L'usufruttuario 
non potrebbe vendere il suo podere ; bensì il governo : se è 
colmo di debiti , il fondo torna al fisco , che ne investe altri. 
Solimano II, tutto ciò confermando, commise l' amministrazio- 
ne a un deflerdar , che tenea registro di tutte le terre , sotto 
l' ispezione d' uu bascià posto al Cairo , il quale delle proprietà 
del fisco dava un firmano provisorio al nuovo investilo : istitu- 
zioni acconce al paese , e che perciò più non si cambiarono. 
Le terre spettanti al governo sono lavorate dai fellah , cui esso 
somministra gli stromenti e le bestie, e paga una giornata ; e, 
mercè della vigilanza del maimur di ciascun cantone che ne 
prescriva la natura e i modi , sono le terre meglio coltivate. 
Dopo il ricolto , ciò che non serve al vitto è dato al governo a 
prezzi fissi, e trasportato dai fellah ne' magazzini stabiliti in cia- 
scun cantone ; de' cereali è lasciato al coltivatore il disporre , 
mediante un canone. I villaggi aveano di molti terreni , prove- 
nienti da fellah morti senza eredi, e da quelli che, inabili a la* 
vorarli , li cedevano per danaro. Altri erano affissi agli stabili- 
menti pubblici e alle moschee. 11 possessore non era sicuro del 
suo terreno se -fosse desiderato da un potente. Nell'ammini- 
strazione delle terre , affidata da immemorabile ai Copti , nul- 
la si cangiò , poiché ogni cambiamento n' avrebbe pregiudicato 
l' interesse e la reputazione : essi Copti facevano pure da geo- 
metri e da notai ; sinché, sul fine del regno de' Mamelucchi, le 
loro scuole furono chiuse, e proibito d' insegnare la lingua. 
* I Francesi venuti con Buonaparte occuparono i beni de' mi- 
grati, non toccando quelli degli inoffensivi ; abolirono le impo- 

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PROPMETl IN EGITTO 157 

sfe vessatorie ; i beni dei morti passavano agli eredi , mediante 
no diritto di registro. 

Sotto Mefaemet AH, le proprietà de* Mamelucchi , man mano 
che estinguevansi , ricade?ano al principe , il quale concessa 
pensioni ai multesim superstiti. Dappoi avocò al fisco le pro- 
prietà delle moschee e degli stabilimenti pubblici , coli' obbli- 
garli a portargli tutti i documenti comprovanti il possesso: e cosi 
ebbe rinnovata V operazione dell' antico Giuseppe ebreo , ren- 
dendo sé stesso unico proprietario del suolo , né lasciando di 
titoto particolare che le caseose non che egli investi alcune ter- 
re incolte a privati che le mettessero a coltura, esenti d' impo- 
ste per un numero d'anni, a modo de' nostri livelli. Allora sur- 
rogò la coltura in grande , qual si conviene alle inondazioni ; 
moltiplicò canali , chiamò giardinieri e agricoli d' Europa ; la 
robbia, il cotone, l' indaco, l'oppio , il riso , il grano turco , il 
frumento , i gelsi , i frutti migliori allignarono nel gratissimo 
suolo ; e si estesero le manifatture. 

Ha die ? Tutto questo non torna a vantaggio del popolo ; 
bensì rimane monopolio del viceré , che rivende al fellah o al 
privato ciò che gli occorre pel suo nutrimento, e al prezzo che 
egli vuole. Insieme egli diffonde l'istruzione e scuole e accade- 
mie , ma sempre dirette da Franchi , e ùel solo intento di mi- 
gliorare P esercito. I soldati albanesi, autori di sua elevazione, 
die riluttavano alla disciplina , coi soliti modi vennero com- 
pressi ; e Seve capitano francese introdusse l' armeggiare al- 
l' europea. I soldati di linea crebbero fin a centrentamila : cui 
aggiungendo i Beduini irregolari, gli operai dei porti , la mili- 
zia, gli allievi delle scuole militari , sommavansi dugensessan- 
tamila armati. Marsiglia e Livorno fabbricarono a Mehemet le 
prime navi con cui guerreggiò la Grecia : ma quando Ibrahim 
levossi in isconfitta dalia Morea, egli accoltolo con rassegnazio- 
ne musulmana e quasi in trionfo, subito s' argomentò al riparo: 
mediante uffiziali franchi , procacciossi cavalleria , flotta , arti- 
glieria : sulla penisola d'Alessandria , deserta nel 1828 , nel 
1834 aveva un arsenale compiuto e grandioso ; donde uscirono 
dieci navi di linea da cento cannoni , oltre le minori , sebbene 
il paese non avesse né ferro, né legno , né rame , né ulfiziali , 
né operai. 

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13$ SIMA 

Ora V Egitto possiede tutti gli stabilimenti di paesi civili, fi* 
no ai telegrafi : grande argomento contro coloro che la civiltà 
misurano dalle cifre statistiche e dalle istituzioni del governo* 
Perocché delie cognizioni europee non si valse Mehemet Ali 
che per sistemare la tirannide asiatica ; né potrebbesi trovare 
peggior condanna della civiltà musulmana che V innesto tenta- 
tovi da Mabmud e da lui ; materiale , fittizio , superficiale, in- 
fruttuoso. Libertà, pensiero , dignità, legalità , umanità, equa 
partizione, tutto ciò insomma che forma il vanto o il desiderio 
de' paesi cristiani , ivi è ignorato ; il popolo , niente superiore 
alle bestie comprate per servizio , lavora tutto per un solo ; la 
coscrizione è una caccia d' uomini , l' amministrazione una ge- 
rarchia d' oppressure , il bastone la regola universale e V uni- 
versale castigo, quando non ne vada il capo. Dell' imposta sono 
solidari! un per l' altro : l' infingardo non paga ? il viceré cade 
sol laborioso, cade sud' intera borgata, purché il suo fisco non 
resti in discapito. Aggiungiamo che egli paga tre milioni di 
pensioni annue a donne uscite dal suo harem , e sposate a per- 
sonaggi primarii e a gran dignità del regno. 

In conseguenza , P entrata erariale crebbe al settuplo, ma la 
popolazione scemò d' un terzo , e questa miserabile, ignorante, 
senza godimenti come senza pensieri né dignità : vi sono arma- 
rie, non ospedali; scuole del genio , e non del leggere ; palazzi 
illuminati a gas, e non lampioni nelle vie ; i primi che incappa- 
no, per forza spingonsi a torme a scavar un canale o alzare un 
forte, lavorando mesi senza compenso , e talora senza cibo. Il 
popolo dunque , dove non muore , fugge ; e avendo il bascià 
d' Acri ricusato restituire seimila fellah a lui ricoverati, ne ven- 
ne guerra, che fu per involgere tutta Europa. 

La Siria é circoscritta al nord dalla catena del Tauro, all'est 
dall' Eufrate e dal deserto , al sud dalle montagne di Palestina 
e dall' istmo di Suez, all'ovest dal Mediterraneo. Il Tauro offre 
una barriera insuperabile verso l' Asia minore , e l' unica gola 
(Colek-Boyaz) é munita di fortificazioni non mai superate. Il Li- 
bano elevasi a 7900 piedi; e fra esso e l' Antilibano sta il piano 
di Beka (Celesiria) alto da 5000 piedi sopra il mare. È paese di 
stupenda uberlà in frutti dell' Asia e dell' Europaj vi si raccol- 

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«ha 439 

gono fin 18 e 24 sementi, vini rinomati, sete line, sesamo, oli- 
ve, robbia, lana, opportunità somma di commercio. 

La Siria, per orìgine , per lingua , per istoria è si congiunta 
all'Egitto, che*chi l'uno possiede debbe avere anche l'altra, 
Mehemet Alidi buon'ora senti quanto gli attaglierebbe quel 
paese, provisto de 1 porti e de' boschi mancanti al suo , e scala 
verso i Turchi. Cominciò col farsi amicf Abdallah bascià d'Acri 
e l'emir Bescir signor del Libano, ottenendo grada dalla Porta 
per la loro ribellione. Ma poiché Abdallah impediva di aspor- 
tare dal Libano il legname per la flotta, favoriva il cootrabban- 
do, e accoglieva i fuggiaschi, Hebemet invase la Siria. Il cho« 
lera, che centinaja di migliaja uccise nell'Arabia e nell'Egitto, 
scompose l' esercito e ritardò la spedizione; ma rifattolo, Ibra- 
him assali San Giovanni d' Acri e la prese {27 mag. 1832), ben- 
ché reputazione d'inespugnabile le avesse dato il fallito attacco 
di Buonaparte. 

Tale vittoria strappò la benda al gransignore, cbe subito ar- 
mò per reprimere il prepotente vassallo : e cosi trovaronsi a 
fronte due eserciti turchi, disciplinati all' europea. Dopo la bat- 
taglia di Konniab, più nulla ritiene gli Egizii dal camminare so- 
pra Costantinopoli, dove l' abbonimento per le riforme di Mah- 
mud facea desiderare Mehemet, rappresentante della ortodossia 
musulmana. Ma ecco una flotta russa appare nel Bosforo per 
sostenere il gransignore; che da Francesi ed Austriaci è mena- 
to alla pace di Kutayeh (14 mag. 1833), per cui concede il ba- 
scialato di Siria al viceré d' Egitto, e questi si professa vassallo 
della Porta. 

Era un riconoscere 1' aumento dell' Egitto a danno della Tur- 
chia ; e quello e questa guatavansi con sospetto e cupidigia , e 
col pugno sulla scimitarra: i due paesi furono oppressi da nuo- 
vi sacrifizii, e ancor peggio la Siria, straziata da entrambi. Me- 
hemet, vedendo non assicurati i suoi dominii che. dalla diplo- 
mazia europea, s'apparecchiava di grosso esercito; col che spo- 
veri la Siria, ove introdusse una severità peggiore della turca, 
e trasse In rissa Maroniti e Drusi per dominarli entrambi. Inve- 
ce poi d'eccitare l'entusiasmo musulmano-, non operava sulle 
popolazioni che con orde armate, composte di Cristiani, di Ar- 

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440 LA PORTA B h* EGITTO 

meni, di Turchi; e il sqo vasto monopolio riusciva più gravoso, - 
perchè il libero commercio erasi sempre usato nell'Impero ot- 
tomano. Pertanto la Siria freme in prima, poi insorge; e la guer- 
ra è menata variamente fino al 1839 , con orribile sperpero di 
gente eoon diletto della Porta , che vedeva il proprio scampo 
nel vicendevole loro indebolirsi. Qualora V Egiziano la mettesse 
in pericolo , la Porta ricorreva alla Russia : con questa strinse 
il dannoso trattato di Unkiar-Schelessi ; poi spaventata del ve* 
detla avanzarsi, la pregò a sostare. Credette poter allora ripi- 
gliare la ostilità contro il suddito ribelle , e dichiarò scaduto 
M ehemet : ma l'esercito imperiale fu sconfitto a Nizib; la flotta, 
per ira del capitano bascià contro il primo ministro, si rese, e 
fu condotta nel porto d'Alessandria (luglio 1839). 

Moriva in questo frangente Mahmud, e il giovane Abdul Me- 
gid parea vicino ad esser cacciato dall' Egiziano , la cui nuova 
dinastia rigenererebbe quella civiltà con nuova trasfusione del- 
l' elemento arabo. Se ciò conveniva ai Musulmani, la Russia ab* 
borriva dal vedersi prorogato indefinitamente l' acquisto di Co- 
stantinopoli ; l' Inghilterra dal sorgere d' un nuovo concorrente 
ne' suoi possessi asiatici ; i Liberali dall' assodarsi un altro rap- 
presentante del principio tirannico; Metternich dal veder dato 
occasione alla Russia d'intervenire a difesa. L'Austria dunque 
dichiara, volere si stacchi il meno possibile dall'Impero turco, 
e che favorirà chiunque fondi un Impero robusto, greco o tur- 
co che sia. A togliere tali gelosie , convennero di conservare la 
Porta debole e con vassalli potenti, e restringere Mehemet al- 
l' Egitto, anche colla forza; al qual uopo segnossi a Londra una 
alleanza fra le grandi Potenze (15 lugl. 1840), escludendone 
Francia. Questa, già in dissenso coi re per gli affari di Grecia , 
di Spagna, di Portogallo, mentre bilanciava fra raccostarsi alla 
Russia o all' Inghilterra, si trovò vilipesa dai re, isolata dai po- 
poli , mentre dianzi era lo sgomento di quelli , la speranza di 
questi. 

Era la prima quistione grande fra i principi dopo* il 1815, e 
tutti credettero l' Europa fosse per andare in fuoco. La Russia ' 
mirava a Costantinopoli, l'Inghilterra ad Alessandria; guai dun- 
que se si metteano d' accordo! Documenti uffiziali provano che 

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EGITTO 141 

Austria e Prussia , per desiderio di scomporre la buona intelli- 
genza tra Inghilterra e Francia, posposero i proprii interessi, e 
compromisero la pace onde fare uno smacco alla Francia, e smi- 
nuirne la considerazione: i Wigb inglesi, che per mezzo secolo 
aveano proclamato l' alleanza colla Francia, la rinnegavano per 
mettersele rivali : i fervorosi credeano il momento di dar mi- 
glior soluzione alle mal raffazzonate cose d' Italia , di Polonia , 
del Belgio, della Grecia : i savii incolpavano i ministri di aver 
gettata la favilla sopra la mina , e credeano potesse la Francia 
ricomparire dignitosamente per una causa si bella, senza rime- 
scolare le passioni rivoluzionarie. 

Mentre però Ibrahim aspetta i soccorsi della Francia, grossa 
nel Mediterraneo quanto v'era debole l'Inghilterra, e inconse- 
guenza passa il Tauro (29 ott. 1840), in Parigi ad un ministero 
d' azione surrogasi uno di riflessione ; e la pace del mondo , 
compromessa dai gabinetti , è ristabilita da due fatti inattendi* 
bili , 1' inazione della Francia e la debolezza del viceré. Le Po- 
tenze, intimato a questo d' abbandonare la Stria , lo assalgono 
coli' armi e colle rivòlte ; Bairut prendono di viva forza , e la 
flotta inglese presentatasi davanti Alessandria, dà al vieerè ven~ 
tiquattr' ore per accettare l' ultimatum , cioè contentarsi del- 
l' Egitto. Mehemet, il quale dominava dal Nilo al Tauro, si ras- 
segnò a ricevere il perdono e il governo ereditario dell' Egitto, 
rispondendo tributo di dieci milioni di franchi ; non terrà eser- 
cito maggiore di diciottomila uomini, né cou bandiere proprie; 
non nominerà a gradi che fino al colonnello ; non costruirà va- 
scello di guerra senza positiva permissione. Folli restrizioni , 
quando il vinto può, sol che il voglia , battere il vincitore 1 Ma 
dietro queste due vanità stanno, soli esseri veri , Inghilterra e 
Russia. 

Ai 13 luglio 1841, gl'incaricati d* Inghilterra, Russia, Prus- 
sia, Austria, Turchia, dichiararono che i Dardanelli resterebbe- 
ro, in tempo di pace , chiusi a qualunque nave di guerra fore- 
stiera ; e che cessati i motivi di Joro alleanza, era sciolto il pat- 
to del luglio antecedente, Francia ripiglia posto nell'areopago 
europeo, ma collo smacco, e dopo avere colle condiscendenze 

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U2 IL LIBANO — I DHUSI 

sopito l' incendio e compreso il proprio isolamento, e come Si 
concerto de' suoi nemici basta a romperle i disegni. 

Mehemet, uscito dalle Provincie che già tenea per sue , con* 
tinua il tirannico incivilimento in Egitto, e volge gli occhi verso 
l'Arabia, nella quale almeno potrebbe alzare un Impero che lo 
rifacesse di quello che perdette nelP Asia minore. Ma se fu ab- 
battuto Mehemet, non restò pacificato il Levante, né svecchiato 
l'Impero ; e le provmcie abbandonate da lui non tornavano alla 
Porta , bensì ali 9 anarchia. Sollevazioni per tutto : Tessaglia e 
Macedonia invocano i diritti de 9 Greci toro fratelli ; la Bulgaria 
si eleva contro le violente esazioni, e gli Armati spediti a do- 
marla vi menano stragi ; Candia e la Siria divampano, e le Po- 
tenze sono costrette adoperar la forza per abbattere la Croce , 
che osa rialzarsi sull' Ida e sul Libano ! La Porta non può do- 
minarvi se non col mantenere la scissura ; e lo strazio recinto* 
Co de 9 Cristiani sarebbe lo spettacolo più miserevole per le Po- 
tenze, se la politica avesse viscere (a). 

Maroniti e Drusi sono le popolazioni principali della Siria 
quelli, nelle valli del centro e nelle catene più elevate, dai con- 
torni di Bairut fino a Tripoli ; i Drusi nel Libano meridionale , 
sul rovescio dell!Antilibano e del Gebelsceik. I Maroniti vivono 
coli' usanza per legge, indipendenti villaggio da villaggio, salvo 
nelle cose religiose; gli sceichi esercitano potere feudale e giu- 
stizia sommaria, sotto Ja supremazia, almeno titolare, detl'emir 
e del suo divano, rimettendosi al patriarca qualvolta nasca con- 
flitto tra la legge religiosa e la civile. Il popolo vive d' agricol- 
tura, con proprietà fìsse e rispettate; laboriosi, ospitali, fedeli 
alla sede romana che usò loro di molte condiscendenze , come 
il matrimonio de' preti , la liturgia in volgare , la comunione 
sotto le due specie. Il clero nomina un patriarca , confermato 
dal legato pontifizio che risiede nel convento d' Astura; i molti 
vescovi siedono ne' monasteri, assai rispettati; e numerosissimi 

(a) Questo linguaggio cosi rlciso ha dell'esagerato. Almeno 
gli ultimi avvenimenti hanno provato che la politica ha pur A 
buone vìscere da interessarsi delle condizioni de'Crisliant sudditi 
alla Porta. 

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mrast 143 

sono i monaci, di regola rigorosa, e che, come ^ducati, servono 
da secretarli anche a Turchi e Drasi. Parteggiando per Roma, 
sono avversissimi ai Greci scismatici ; e la necessità di opporre 
l' astuzia al despotismo li rende i più furbi di Levante ; mentre 
franchissimi di carattere sono i Musulmani, perchè da un pezzo 
padroni. 

I Drusi, tribù araba colà rifuggita nello scisma musulmano , 
più guerreschi e men numerosi, coltivano anche essi la vigna , 
il cotone , i grani , il gelso ; e V emir accoppia la potestà civile 
e la militare, riceve l'investitura dal bascià turco , per cui ri- 
scuote il tributo debito alla Porta sovra i vigneti, i gelsi, il co- 
tone, il grano , e in caso di guerra chiama ogni abitante. Pas- 
sano per popolo arditissimo e gelosissimo dell* onore ; tengono 
una donna sola , la cui infedeltà è punita di morte dai parenti 
suoi , ai quali il maritò rimanda il pugnale che ne ricevette il 
giorno delle nozze ; padre e fratello le recidono il capo , e al 
marito inviano una ciocca insanguinata de 9 suoi capelli. Del re* 
sto ospitali, ma orgogliosi, dello scandalo hanno abborrimento; 
poco importa ciò che non ha testimonii. Sopra un fondo d'isla- 
mismo innestarono essi pratiche strane e superstizioni idolatri- 
che, dedotte dai popoli di varie credenze fra cui vivono. Non 
preghiere o digiuni o circoncisione alla musulmana; non divieti 
né feste ; chi ha capacità passa per Jkkal, cioè iniziato, men- 
tre gì 7 ignoranti restano Giaci. Gli Àkkal d'ordine superiore 
distinguonsi ai turbanti bianchi, simbolo di purezza; fuggono il 
minimo contatto eòi forestieri, e radunansi arcanamente in cer- 
ti oratorii elevati (Kalnè), chiusi ai profani/Pare adorino il vi-* 
tello ; hanno gran fede negli amuleti ; del resto pronti a farsi 
cristiani o musulmani come giova , ma in fendo rimanendo 
Drusi. 

Dopo vinto Fakredin nel 1600, i bascià turchi s'ingegnarono 
costantemente ad introdurvi Agà e guarnigioni, ma sempre in- 
vano , talché essi vivono quasi indipendenti ; soli fra' Cristiani 
sottomessi ai Turchi , menano processioni fuor di chiesa e in 
abiti pontificali , e suonano le campane tanto abborrite da' Mu- 
sulmani. Questi varii popoli della montagna, comunque di cre- 
denza diversa , s' accordano nel respingere i Musulmani dalle 

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144 IL LIBANO 

loro altare , e tono pronti a divenire invasori , non appena la 
sentinella s'addormenti in qoesta campagna di 12 secoli: ed è 
assai se si contentano di pagar, un annuo tributo al bascià di 
San Giovanni d'Acri. Un potere unico mal potea stabilirsi fra 
quegli sparsi villaggi, che si regolano ciascuno da sé. Gli scoi- 
chi esercitano una specie di poter feudale sul popolo , e ren- 
dono la giustizia sommariamente , ma sottomessi fin testò al- 
l' emir e al divano ; restando al patriarca la decisione dei casi 
ove la legge civile (tutta di consuetudine) tocca alla religiosa. 
Una pelliccia y un cavallo, e un po' d' abitazione e di vitto mi- 
gliore) son l' unica distinzione degli sceichi ; i quali ed i preti 
son esenti dal testatico, che tutti gli altri pagano dai 15 ai 60 
anni (1). 

Caduto Fakredioj la dominazione passò alla famiglia Shaab , 
pretesa discendente da Abu-Bekr. L' emir Bescir, capo di que- 
sta, famoso ne' racconti di quanti viaggiarono in Oriente, astu- 
to non men che ardito , assicurassi il dominio col macello di 
tutti i parenti; e in una vita secolare ebbe gran maneggio ne- 
gli affari di Levante. Buonaparte assediando Acri, mandò a sol- 
lecitarlo , ed egli promise insorgere appena fosse presa quella 
fortezza. Quando gli Egizii conquistarono la Siria , egli si voltò 
con loro, e n'ebbe in titolo un'indipendenza ancor maggiore 
che sotto i bascià ; ma nel fatto soffriva da quella rigida tiran- 
nia per modo che, nel 40, secondò le istigazioni degli Europei 
Che prometteansi liberatori, Il Libano dunque impugnò V armi 
contro gli Egiziani, lo che costò tanto sangue e accelerò la ca- 
duta di Hehemet. L'emir Bescir stette aspettando il tempo ; 



(1) Nel Libano sono: Maroniti. . . . 20,300 

Greci cattolici . . 8655 

Scismatici . . . 6235 

In tutto: Cristiani. . . . 35,190 

Drasi . . . # 6800 

Musulmani. . . 2158 

Ebrei .... 58 



Popolazione totale. 44,206 

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ALBANESI 145 

infine, sbalzato di dominio, si ritirò io Italia, poi presso Costan- 
tinopoli. 

I Turchi , ricuperato il Libano , esercitarono tanta barbarie , 
che gli ambasciadori europei invocarono dalla Porta li repri- 
messe. La Porta vi badò come Si solito 5 istigò i Drusi a scan- 
nare i Maroniti, e moltiplicò le pagine della barbarie sui conti 
della politica europea. L'assassinio scorre a baldanza quelle 
pendici, preparate dal cielo a tanta prosperità; e la Croce non 
osa rialzarsi contro le bandiere europee » che là rituffano ad 
Ugni volta nel sangue* 

Anche le altre genti greco-slave sottomesse alla Porta si agi- 
tano senza posa sotto questo sanguinario fantasma , e sotto la 
irresoluta diplomazia europea U)> 

Gli Albanesi, che nella guerra greca combatterono con ar* 
dorè per la Porta, nel 28 lasciamosi sedurre a promesse stra- 
niere, ma nella pace si trovarono abbandonali. Nel 1830 furono 
distrutti i bey o signori turchi; onde i raja , cioè i Cristiani in- 
digeni, respirarono. Perchè il bastia d'Egitto li sommovea per 
fare una diversione, i Turchi fecero saltare lotti i forti, e v'in- 
trodussero quel bastardume di governo che a Costantinopoli 
chiamasi riforma. Nel 35 si sollevarono inalberando la Croce , 
e, come gli altri rivoltosi di quelle parti, invocarono la religio- 
ni) 11 17 luglio 1&3*, Il ministro dì Francia Soult risponde- 
va air Austria : e Totts les cabinets veuìent 1* interrite et l'in - 
dépendance de la monarchie ottomane sous la dynastie regnante; 
tous sont dispose* à faire ttsage de leuts mojens d' action et 
d'influente pour assurer le malotien de cet élómettt de l'èqui- 
libre européen. > E alla camera de' Par! , il 12 genuajo 1842, 
il ministro Guizot : e II y a parmi les chrétiens un mouvement 
nalurel , résultant de ce qui se passe dans le monde depuis qua* 
tante ans, et qui les porte à V insurrection et à la séparation 
de l' empire ottoman. Eh bien I je le dis très-bautì nous ne pous- 
aons pas à ce mottvement-Ià ; nous ne V approuvons pas , nous 
ne T encourageons pas. — Quaad nous disons q\ie nous rouloas 
l' integrile de V empire ottoman , nous le disons sérteùsement; 
nous le voulons au dedans et au-dehors. 
Ili. 

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y Google 



446 BtLGABI 

sa fraternità de' Greci, e di esser uniti al Regno nascente: ma 
la diplomazia vietò. Ora gli Albanesi del nord tendono ali* UH* 
ria, quelli del sud mescolisi ai Greci ; lutti rifiutano i! giogo , 
che hanno portato tanti secoli senza farti il callo. 

La stirpe de'Bulgwi sta anch'essa per ripigliare importanza, 
ora che mezzo d'azione sopra l'Asia divengono il Danubio e fi 
Mar Nero. Questa gente, meno conosciuta che non f Turchi suoi 
padroni, perchè pochi recano l'attenzione sui vìnti , e<ta paura 
della peste la esclude dalle relazioni civili, come gli altri sud- 
diti della Turchia dipende solo nominalmente dal smodo di Co- 
stantinopoli , e ciascun vescovo vi fa da sé , talché scarsissima 
n'è l'influenza sociale. Nella guerra del 18 1 2 colla Russia, fu- 
rono i Bulgari rimessi colla Sema sotto gli Ottomani ; e Hes- 
sein bascià, postovi visir, spogliando i raja , si fc> ricchissimo e 
magnifico. Nel 2 1, al suono della rivoluzione greca, gli aidachi 
bulgari avventarono in armi , e di loro era Bdtzaris ; ma non 
vollero combattere coi Russi nel 28, comprendendo non fareb- 
bero che cangiar padrone. Dipoi formarono una associazione li- 
berale a Tornov; ma scoperti, vennero trucidati. Che importa? 
se ne ritessono altre , e il fremito dell' indipendenza vi si prò* 
paga irrefrenabile. 

Nel 1840 confidavano in una profezia, promettente la loro 
restaurazione. Nel 4 I , la violenza usata a una fanciulla solle- 
vava il Bai k a ri : onde la Porta vi recò «guerra di devastazione ; 
poscia sparse oro per corrompere i vili, Quei che tali non era- 
no, rifuggirono ai monti , o tra i klefti greci in Macedonia; ed 
oggi r numerosi di quattro milioni e mezzo, sentono forte l'in- 
fluenza greca; mentre li sommovono anche i Russi , desiderosi 
di piantarsi fra loro. . 

Nel Montenegro al principio del secolo trapelarono idee gia- 
cobine: poi il.gran vladika Pietro, che lottò contro Nap3leooe e 
morì otluagennrio nel 1840 , molto fece per costituire il suo 
paese. Pietro II, successogli nella serie de' preti eroi , intro- 
dusse parecchie riforme , e resosi indipendente da Austria e 
Russia, mitigò i suoi , fece abolire le vendette ereditarie sosti- 
tuendo i processi alle guerre, stabilì l' imposta. L' Austria non 
volle fare le opportune concessioni ; laonde i Montenegrini le 

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UNTANTE 147 

sodo nemici, e minacciano Cataro che essa non seppe far fiori- 
rei come Ragusi, salificandolo a Trieste. 

Soli i Bosniaci , fra le popolazioni slave della Turchia, sono 
cattolici| come i Croati , a 1 cui movimenti partecipano. Quindi 
da Agram s' indirizzano eccitamenti a loro tra di religione e di 
razza, né essi vi si mostrano sordi. 

Sono terreni smossi come lave d' un vulcano in eruzione ; e 
inutilmente uno pretenderebbe tracciarne il solco seguilo , e 
tanto meno quello in cut entreranno. Che milioni di Cristiani, 
alle porte d'Europa e coli'esempio della Grecia, perseverino ad 
obbedire a un branco di armati, e a un governo inetto e vilipe- 
so , non può ottenersi se non dalla protezione degli Europei ; 
ma il Turco la compromette colle proprie imprudenze, che fan- 
no scoppiare sommosse ogni tratto nuove. Stanno dunque alla 
prese le due parti nemiche. Le popolazioni greco-slave sospi- 
rano alla bandiera che sventola dal Pireo, e che sembra desti- 
nata a riunire tutto il Levante d'Europa: ma quanto difficile sarà 
qnest 1 impresa, dove secolari conquiste hanno talmente mesco- 
lato le popolazioni ! 

L' Oriente intanto è la stella polare della diplomazia, e per 
esso furono ad un punto di venire più volte a conflitto le Poten- 
ze europee. Queste intrigano le decisioni del divano e l' avvi- 
cendamento dei ministri di Costantinopoli come dei re dell'In- 
dia; la Russia (iene P artiglio su quella preda designata; V In- 
ghilterra cerca piantarsi sull' istmo di Suez e acquistare una 
specie di patronato sovra i bastia e gli emiri di Siria , affinchè 
l'occupazione di Costantinopoli non sia tutta a vantaggio della 
Russia: pose perfino un vescovo anglicano a Gerusalemme, quasi 
per abituar gli Orientali a considerarla protettrice. La Francfa 
non vorrebbe restar diseredata nello spartimento, e si tien forte 
nel Mediterraneo. L'Austria mira agli sbocchi di quel Danubio, 
di cui agogna anche le sorgenti , e v' ha chi nello sbrano del 
turbante turco vede la possibilità d'un rimpasto europeo, che 
all'arbitraria divisione de'territorii surroghi la naturale delle na- 
zionalità (a). 



(a) Dopo le deliberazioni prese nelle Conferenze di Parigi o 

yGpogle 



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448 POLITICA BRITANNICA 

Impero Britannico* 

La vera e sola costante nemica della rivoluzione francese fa 
l' Inghilterra ; e la perseveranza dei Tory eccitò l' ammirazione 
di chiunque la concede alla buona riuscita. Napoleone sperò 
soffocare l'isola col vietar all'Europa dt riceverne le merci e le 
navi; e Pisola invece ne prosperò : priva di emuli , strìnse quel 
tridente di Nettuno ch'è scettro del mondo ; gli enormi pre- 
stiti che il governo chiedea, si diffondeano sui privati che n'ar- 
ricchivano; e dell' aumentato capital nazionale diedero prova lo 
straordinario incremento dell'agricoltura, della marina , delle 
manifatture ; le dispendiosissime imprese , i canali , i bacini 
fdoks) capaci di contenere i vascelli più grossi. Inaccessibile 
agli eserciti che in ogn' altra parte penetravano, P Inghilterra 
dava rifugio ai capitali di tutti, e perfino di Napoleone; il bloc- 
co continentale le offrì lucrosissimi contrabbandi, mentre il re- 
sto d' Europa non poteva ottenere tampoco le materie prime se 
non di mano degli Inglesi. Lire 2. SO pagavasi il cotone a Lon- 
dra e a Manchester; il triplo ad Amburgo ; ir quadruplo a Pari- 
gi; e le manifatture che l'Inghilterra offriva ai continente valea- 
fio dal 50 fin al 300 per cento più che nell'isola : enorme gua- 
dagno che allettava ai rischi dell' introdurla 

E l'Inghilterra uscì vincitrice, ma gravatissiraa. Sotto Gior- 
gio III fino al 1816 le entrate sommavano a 1386 milioni di 
sterline (1); eppure si contrasse un debito di altri 531 milioni: 

il trattato segnato il 30 marzo, tornano inopportune la più parte 
delle esposte considerazioni. 

(1) La sterlina prima del 1816 valea L. 24. 75; da poi L. 
23. 25, e si divide in 25 scellini, e questi in 12 peoces, e o- 
gni penoy in 4 farthìngs. Avanti il 1816 la moneta d'oro con- 
lavasi per ghinee di 11. 26. 47 ; dopo il 1816 per sovrane di 
11. 25. 21. La moneta d'argento per corone ; di cui l'antica 
vale 11. 6. 16 , la nuova , 5. 81. Il dollaro o scudo di banco 
vale 11. 5. 41. La libbra di peso, 453 grammi. Il gallone, mi- 
sura di capacità, 3 litri e 785 pei liquidi ; e litri 4. 405 pei 

• 



POLITICA BBITANNICA 149 

e per quanto allora si sopprimessero molte spese, e in conse- 
guenza molti carichi , 42 dei 46 milioni sterlini di entrata or- 
dinaria erano assorbiti dall'interesse del debito, e 1 8 dalle spe- 
se di pace. Che, il primo anno della pace, l'Ioghi) terra soffris- 
se una carestia qoal mai durante il blocco, farà meraviglia sol- 
tanto a chi non ricorda che col cessare di questo cessò d'esser 
unica sui mari. I Tory dunque non godettero il trionfo eh 7 era 
opera loro, e ne sorsero idee di riforme, introdotte poi una da 
Cannmg nelle relazioni estere, una da Huskisson nella politica 
commerciale, un'altra da Grey nella costituzione. 

La inglese è politica commerciale, consistente nel crescere 
o almeno conservare le produzioni dell' industria , coli' aprirsi 
nuovi mercati. Ne derivano trattati di commercio e conquiste 
fuori; e dentro mille problemi al governo e all r .opposizione. In 
quell'attenta e continua lotta fra il patriziato dei possidenti e la 
plebe degl' industri , lo statista ha una scuola tanto elevata , 
quanto nello studio della repubblica romana. Ma appunto per- 
chè è stato di guerra , mal si vorrebbe giudicare i provvedi- 
menti e gli uomini con idee assolute , e pretendere che avven- 
turino i molti vantaggi che vanno compagni ad un disordine ,. 
piuttosto che rassegnarsi a questo , o contentarsi di demolirlo 
per vie oblique, lunghe, e non sempre morali. 

La dinastia d' Annover che , chiamata dai Whig , trovavasi 
ostile l'aristocrazia, favorì il commercio, ma cercò sgravare t 
possessi , e stabilì le finanze sopra le contribuzioni indirette 
(excise). Nella guerra napoleonica si dovettero introdurre Vtn* 
come-tax, imposta sovra le rendite che non hanno capitale vi- 
sibile, come pensioni o impieghi, e la property4ax ) sulle ren- 
dite di capitali mobili o immobili, come fìtti o pigioni , interes- 
si { 1). Rimessa la pace, sarebbesi voluto mantenere: ma il par- 
lamento si oppose. 

grani. II piede è m. 0. 304. Il mìglio è chilom* 1. 609 : La, 
lega marina chi Ioni. 5. 592. 

(1) Prima del 1843, prendendo la media di 10 anni, il pro- 
dotto delle dogane era di 587 milioni e mezzo di lire ; quel 
dell' excise sugli oggetti di consumo immediato , 375 milioni; 

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Ì50 iMPÉfeO BRITANNICO 

Le manifatture più non hanno a fornire d'armi e divise V in- 
tera Europa, dove anzi da per tolto nascono concorrenti; e firi 
nell'India si piantano filature e telai da cotone. Fortunatamen- 
te le colonie dell'America meridionale, facendosi indipendenti, 
aprivano nuovi consumi all'industria britannica; la quale allora, 
col potentissimo stromento del vapore , innondò il mondo di 
ferri e cotoncrie (1), ed occupò il popolo chiedente pane. 

Ma la guerra che Napoleone avea fatta chiassosamente -, gli 
amici la proseguivano alla sorda, opponendo le dogane all' fo- 
troduzion delle merci inglesi, ripristinando nelle colonie il mo- 
nopolio, eh' erasi rotto durante 1* guerra. Perfino Alessandro 
di Russia fu ridotto dall'esempio a • rinunziare a quella circo- 
lazione libera; che avea considerata nel 1816 come rimedio ai 
mali di Europa,* (2) e adattò la tariffa a'supposti interessi del- 
l' industra nazionale. 

Il prezzo de' generi , altissimo quando il continente slava 
chiuso, aveva indotto i possidenti inglesi a spese enormi in ter- 
reni ingrati; ma appena cominciavano a fruttare , ecco la pace 
schiude i mari , i generi cadono di valore, e i capitali profusi 
sono perduti. Pertanto i possidenti fanno mettere gravi lasse 
sopra l'introduzione dei grani forestieri, cioè decretare la pub- 
blica fame; e la plebe soffriva , tolto l' equilibrio fra i bisogni, 
de'consumalori e le esigenze de'prodnltori. Inacerbendosi i mali 
interni che la guerra esteriore avea sopiti, rivalse il partito che 
domandava si riformasse il parlamento m modo, che ogni la- 
vorante e produttore avesse diritto d'eleggerne i membri: anzi 
i radicali insinuavano non dover essere sottomesso all' imposta 
chi non abbia diritto d'elezione. Già la società degli Spenceani 
avea congiurato (1817) pel livellamento; ogni città e villaggio 
apriva un club di Hampden,il cui motto ettFeglta e sta pron- 

quello del bollo , 177 milioni e mezzo : mentre 1* income-and 
propettìftax non dava che 12 milioni. 

(1) Dal 1803 al 1812 V Inghilterra asportò annualmente per 
42 'milioni di sterline, e per 54 dal 1815 al 1822. 

(2) Motivi della nuova tariffa di dogane: Jnnuarre del 1822, 
P ag. 311. 



PROCESSO SELLA BEGINA iftl 

io; e meditavano impadronirsi delta Torre, far saltare i ponti 
della città, incendiar le caserme, e così 'riformar dalle radici 
il parlamento. Per reprimerli si dovette sospendere V habeas 
corpus, cioè bandir la legge marziale» Poi , non più per con- 
giure, ma per fame i proletari! si armano a Birmingham e Man- 
chester, domandando « il suffragio universale ! riforma o mor- 
te! » (agosto 1819). Le assemblee si fanno deliberanti , anima- 
te da Hunt e Wolseley; un corpo di cavalleria piombato sulla 
riunione ne uccide un migliaio. Da ciò un fremito contro Cast- 
feresgh ministro; Hunt è liberato trionfalmente : ma il governo 
lieta le armi , gli esercirli , gli scrìtti incendiari! ; impone un 
bollo ai fogli e agli opuscoli politici, e l'Europa aspetta cbe l'In- 
ghilterra vada soqsopra. 

Morto il vecchio re (9 genn. 1820), che sovente pazzo, sem- 
pre imbecille, mostrato avea quanta sia il merito delle istitu- 
zioni rappresentative, giacché sotto ài lui il paese area potuto 
sostenere il 'maggior conflitto che mai, e divenire prima na* 
tione del mondo, succedeva il principe reggente, col nome di 
Giorgio IV, che alla sua scandalosa scostumatezza aggiunse un 
sordido spettacelo col processo a sua moglie Carolina princi- 
pessa di Galles. Area questa ostentato i suoi amori per Asia e 
per Europa; quando, venuto il marito al regno, ella domandò, 
fosse inserito il proprio nome nella liturgia come regina. Le è 
negato ; i ministri tory le propongono cinquantamila sterline 
Panno se non prenda il titolo , e rimanga sul continente ; se 
venga, le minacciano un processo. Ella viene; e il marito chie- 
de sia dichiarata indegna di regnare e sciolto il matrimonio. 
Lfepposizione scolpa la principessa, perchè il re e Castlereagh 
la incolpano ; e Canning la difende con lord Brougham. Que- 
st'avvocato, cbe erasr fatto dell' intelletto Qn'arma, violento, di 
tono austero, stile conciso , insistente, safrcasmo, sa per mol- 
tissime ore tener occupata fa Camera senza annoiarla; attivissi- 
mo anche fuor delle Camere, è capo di molte associazioni, mas- 
sime benefiche; nel meeting strapazzarla folla ; ingiuria gli av- 
versari»; fin sette volte in un giorno arringa in luoghi differen- 
ti , per vincere la potenza dell'oro colla potenza della parola. 
Questp sublime avvocato molto giovò alla principessa; più an- 

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152 CANNINO 

cora Paura popolare. La castimonia inglese restò offésa da ri- 
velazioni indecentiasime; eppure i giurati dichiararono non con- 
stare la colpa, e il procuratore regio fu costretto dire a Caro- 
lina : Fa ì e non peccar più. I tre Regni delibano di gioja per-* 
cbè erasi risparmiala una delinquente; pure il re non la vuole 
alla coronazione; ed essa, respinta da Westmioster, ne muore 
dal dispiacere (7 ag. 182 1 ). I suoi funerali sono un 9 ovazione; e 
Giorgio esclama : Quetf' è una ée A piò bei giorni di mia *>*-* 
la (1). La cianòia attribuisce a veleno la morte di lei e la quasi 
contemporanea di Napoleone, come se il governa volesse toglier- 
si imbardisi nel tempo grosso ohe sovrastava : certo allora il 
partita dei tory, sovreminente in grazia del trionfo su Napoleo- 
ne, dovette chinare dinanzi all'opinione, popolare, esaltatasi in 
quest'ultima contesa. 

. Nel parlamento , il ministero era tacciato di forai ligie ali* 
Santa Alleanza, e avere per essa, nette rivoluzioni scappiate do- 
po il 1820, impedito che la gran nazione comparisse colla di- 
gnità conveniente. Pure l'Inghilterra, accarezzata e riverita dai 
re finché necessaria per abbattere il nemico di tutti, passato il 
bisogno dava ombra ai gabinetti, rimessi sulla politica assoluta* 
L'opinione pubblica domandava s'intervenisse in Spagna a favo* 
rejl'una costituzione già riconosciuta nel 1812 dall' foghi! ter- 
ra;" e Grey e Brougham rinfacciavano ohe si lasciasse conculca* 
re la libertà per la pretesa neutralità : e poiché per gì' Inglesi 
anche men liberali l' assolutezza dei re è incompatibile , lord 
Castlereagh ai Congressi di Troppau e Lubiana sosteneva il djk 
ritto che i popoli hanno di prevedere al proprio interne ordina-* 
mento. Ma questa ministro avea perduto la popolarità ( 9 ag. 
1823); e quando s'uccise , il popolo gridava avervelo spinto il 
rimorso dell'essersi fatte stromento alla Santa alleanza. Cen* 
ning succedutogli, nemico della democrazia, ma fautore delle 
libertà, cerca recuperare al suo paese la suprema importanza) 

(1) Un altro processo scandaloso erasi menato nel 1809 contro 
il duca di Yorck, accusato di Tendere le cariche nell'esercito per 
intermezzo di missClarke sua amica ; e sebbene assolto con pic- 
cola maggioranza, dovette dimettersi dal comando io capo* 

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CANNINO 155 

favoriste gli oppressi per iagagliardire gli oppressori, pronto ad 
assodarsi a questi qualora v'abbia ad acquistare potenza; orzeg- 
gia secondo i fotti, non secondo teoriche ; combatte in Europa 
principn die sostiene in America, perchè così giova ali* Inghil- 
terra. A ventidue anni (t 793) da Pitt introdotto nel parlamento, 
combattè la rivoluzione francese, e le speranze che questa get- 
tava all'Europa; e con arte e reminiscenze classiche, molta di- 
sinvoltura, gran senso della realtà, talvolta maestà ed energia, 
meritò posto fra i migliori oratori. Giunto al ministero, i due 
atti principali ne furono violare la neutralità danese e allearsi 
coli' insurrezione spagnuola. Uscitone nel 1809 per ostilità con 
Castlereagh, dibattuta fino in duello , non partecipò alla rico- 
struzione dell'Europa fotta da quest'ultimo; e tentava diminui- 
re la preponderanza lasciata alle monarchie assolute ; sciorre 
il suo paese dall'alleanza coi despoti ; e al triumvirato repri- 
mente opponeva la sua neutralità , disposta a volgersi in fa- 
vore de' popoli se i re non restringessero i loro divisamenti di 
•orvegHanza su tutta Europa, « È vero (diceva) che una conte- 
» sa fra lo spirito di monarchia assoluta e quel d' assolata de- 

• mocrazia or si dibatte alia scoperta o alla macchia. É pur ve* 

• ro che nessuna età offre maggior somiglianza con quella del- 

■ la Riforma; e coll'esemplo d' Elisabetta si consigliò l'Inghil- 

• terra a porsi a capo delle nazioni libere contro il potere ar- 
» bitrario. Ma Elisabetta era ella medesima fra gì' insorgenti 
» contro l'autorità romana, mentre noi non osteggiamo la mo* 
» narchia assoluta , da un pezzo vinta fra noi. Pronti a recar 
» soccorso agli oppressi ne'due partiti estremi, non è della no* 
» atra politica l'associarsi a qual sia di essi. Che abbiamo noi di 
» comune coi popoli che si elevano per acquistar cose da noi 

• già da un pezzo godute ? Noi guardiamo il corso di tali que- 

■ relè dall'altezza già guadagnata, non col crudele sentimento 
» che, secondo il Poeta , nasce dal veder dalla riva chi è tem* 

• pestato, ma con sincero desiderio di mitigare, schiarire , ri* 
» conciliare, salvare; sempre coll'esemplo ; ove occorra, anche 

• cogli sforzi. Nostra posizione è dunque la neutralità, non solo 
> fra le nazioni combattenti, ma anche fra i principii oonlrtdit» 
» torii (1) ». 

(1) Tornata del 38 aprile 1823. 



454 BANCA INGLESE 

Indifferenza ignobile! in etti conseguenza ksciò invadere la 
Spagna, pago d'impedire che la Santa Alleanza ti apparisse cor* 
pò solidale. L' opposizione gli rinfacciava di tollerare che ani 
continente si attuassero le massime della Santa Alleanza , per 
riagire contro la libertà inglese e restringerla: laonde i rifug- 
giti di Spagna « d' Italia trovarono nell' isola protezione e soo 
corsi ; e reclami o almeno compianti la sorte della patria loro. 
Canoiog rimproverato risponderà; Perché i Francesi occupa- 
rono la Spagna, doveasi forse bloccar Cadice? Mai no : io 
cercai compenso in un altro emisfero: se la Francia avea 
la Spagna , volli non fosse colle Indie, e chiamai il Nuo- 
vo Mondo all' esistenza , per raddrizzare la bilancia nel- 
l'antico. 

Di fatto l* Inghilterra ingrandisce r accordandosi le massime 
sue col Pardo re de'negosianli; i nùori. paesi liberi in America a- 
prono campi alla speculazione ; altri i canali e le strade ili fer- 
ro. In Africa gl'Inglesi guerreggiano gli ^scianti che minaccia* 
vano la colonia di Serra Leena , e dopo le priore perdite pire* 
valgono; in India rompono coi Biririani e coi Maratti le ostilità,- 
che debbono riuscire all'intera conquista. 

Le operazioni di .borsa erano in Inghilterra guardate dal pub- 
blico, come una specie di usura.. Nel 1802) quando gli enormi 
prestiti fatti al governo crebbero importanza a questo giuoco , 
vi fu fabbricato a Londra un grandioso palazzo, e datovi rego- 
la con cerimonie d'ammissione, onde la borsa divenne una so- 
cietà politica, onnipossente negli uffari di lotta Europa, che nes- 
suna operazione finanziera può intraprendere se non la consul- 
ti. Essa, avendo posti in circolazione fin 29 milioni e mezzo di 
sterline, può far alzare o abbassare gli. effetti pubblici, « per- 
ciò speculare ; variando a talento la quantità di segni rappre- 
sentativi, regola il corso del cambio co 1 forestieri , attirando o 
respingendo danari a misura che emette o ritira vigliettij e con 
ciò porge norma all'asportazione. Arbitra cosi delle basi delia 
società, ne abusò e produsse varie crisi. . 

Il sistema dei pubblici prestiti cominciossi quando Gugliel- 
mo di Nassau, che l'Aveva imparato in Olanda, levò, per fonda- 
re la banca, 1,200,000 sterline all'otto per cento; e dal 1688 

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BANCA INGLESE 158 

d 1702 si trovò aver contratto un debito di 44,100,705 sterli- 
ne. Una delle due Compagnie delle Indie offri al governo due 
milioni di sterline all'otto per cento, da rimborsare prima del 
1711; condizione non adempita. Il cancellière Montaiga nel 
1698 immaginò ì vig! ietti dello scacchiere da 70 lire, che do- 
veano riceversi a conto dell'imposta, e che poi non potendo es- 
sere scontati', consolidarono al 6 per cento: origine del debito 
pubblico consolidato. Si moltiplicarono le operazioni finanziarie 
sotto Anna, sicché il debito crebbe a 1500 milioni , mentre la 
rendita era .di 62 milioni slertfni. Giorgio l , sotto cui questa 
fu portata a 80 milioni , studiando ogni risparmio , ridusse il 
debito a 52 milioni; ma alla pace di Aquisgrana era tornato sui 
76, e nella guerra del Canada sili 160. Ne f quindici primi armi 
delsecolo si aggiunsero al debito meglio di 403 milioni , sic- 
ché alla pace di Parigi ammontava a 864,822,454. Profittando 
dell'abbondanza di capitali, si convertirono i cinque per cento 
m quattro , i quattro in tre e mezzo , i 'tre in due e mezzo : 
ma non che il debito diminuisse , oggi il consolidato è di 
18,830,970,000 franchi, che in rendita sono 642,151,665. 

La banca era divenuta un annesso del governo per comu- 
nanza d'interessi; onde combinandosi con- essa, potè il ministe- 
ro allargare le proprie operazioni , e crescere il debito , men- 
tr'essa aumentava i frutti; talché dalla fondazione sino al 1790, 
gli azionisti givisero 51,846,666 sterline. Fino al 1756 essa 
non emise boni minori di venti sterline; ma nett'82 il suo fon- 
do etevavasi a 8,900,060 sterline , e nel 1816 a 14,953,000. 
Durante la guerra napoleonica , il governò ne prese a prestito 
tutta la riserva metallica; m conseguenza di che, e delta sfidu- 
cia solita a tempi di guerra, il credito vaciHb , le domande di 
rimbórso crebbero a segno che la banca non si trovò in grado 
di soddisfarle. Allora il genio che dirigeva l'Inghilterra indusse 
il gabinetto alla grave responsabilità ài autorizzarla a sospen- 
dere i pagamenti , e dar corso forzato alle polizze di essa , fin 
di una e due sterline. Queste dunque presero affatto il luogo 
de' metalli preziosi , che intanto versavansi sul continente. Là 
buca, Costretta a nuovi prestiti, emrse altra* «afta, e eoi ere* 

icere l'intermedio de'cambii rincari i prezzi; ma tornata Ja pa» 

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156 CRISI FIKANZIÀHIA 

ce , essa s* industriò con prudenza a rialzare il valore dei vi- 
glietli; e nel 1819, ordinato di nuovo il pagamento in effettivo, 
si limitò remissione di carta'jmonelaia. 

L'amore del guadagno cangiò di forme in Inghilterra secon- 
do i tempi. Nell'età guerresca occupò colla spada i beni dei 
vinti ; colla Riforma surrogò sé stesso agli oziosi monaci che 
nutricavano il popolo; si arricchì nelle oolonie d'America ; poi 
nelle speculazioni indiane : cominciata la conquista dell' Asia , 
si trasformò in nabab; fece il contrabbandiere durante la guer- 
ra napoleonica; cessata quella , speculò sulle azioni e sull» ag- 
giotaggio. In imprese di commercio, 42S milioni di franchi 
erano occupati : moltissimi imprestiti alle nuove repubbliche 
d'America, alla Grecia , a Napoli; moltissimi per iscavare mi- 
niere: dugenlosettantatré compagnie sVerano costituite per la 
pesca, la navigazione, la coltura, e per fàbbriche , costruzione 
di strade, di peschiere, di canali, distribuzione di gas, d'acqua, 
di latte. Impiegati così quattro mila milioni , divien necessaria 
l'emissione di molta carta, e ne nasce un'apparente, agevolezza 
d'affari: ma poiché questa era artifiziale , presto la scarsezza di 
contante si fa sentire ; i possessori di viglietti domandano di 
realizzarli, e in conseguenza vendono le carte, sicché i fondi 
pubblici disvantaggiano, s'alleggeriscono gli affitti , son chiusi 
i lavorìi , il credito é scosso, Non possono dirsi i ripieghi ado- 
perati per isviare quello sgomento ; una casa sol^pagò un mi- 
lione settecentomila sterline, eppure cadde ; la zecca continuò 
per settimane a battere danaro colla rapidità che le macchino 
le danno; al cadere della casa Goldsmilh , che avea conchiusa 
prestili per tre repubbliche americane, perdettero prezzo i fon- 
di d'America. Vuoisi accadessero allora duemila fallimenti; cioè 
più che nei treot'aoni precedenti : migliaja d' operai restarono 
sfaccendati, agli altri sminuito il salario; la rabbia sfogossi con- 
tro i telai , e la carila .pubblica dovette immensi soccorsi ai 
poveri. 

Di quella crisi , sentita in tutto jl mondo, danno colpa alle 
cedole di credito troppo sminuzzate, -mercé delle quali divul- 
gavasi il diritto di battere moneta .anche a chi non &*avèva l'e- 

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BANCHE PROVINCIALI 457 

quivalente, neppure in credito ; alle speculazioni esagerate sia 
'per le importazioni, sia per le asportatami , massime nel!' A- 
merica meridionale $ al rapido cangiarsi di una guerra univer- 
aalé che assicurava all' Inghilterra il monopolio , in una pace 
che le apriva una concorrenza universale ; alle restrizioni , le 
quali torceano i capitali dalla destinazione naturale. Per qual- 
che rimedio , il ministero fece spegnere i viglietti d> una lira 
delle banche provinciali ; queste furono consolidate colpisti* 
tuire nelle Provincie delle banche dipendenti da quella di.Lon- 
dra ; il banco regio pose tre milioni di sterline a disposizione 
de'manufattori , al ctngue per cento con cauzione ; si agevola- 
rono l' introduzione del grano forestiero e la migrazione ; e po- 
co a poco il credito rinacque. 

Il 29 agosto 1833 fu dato un nuovo statuto alla banca. Oggi 
essa ha il capitale di 360 milioni di franchi, compreso il fondo 
di riserva , con 11 succursali nelle città manifatturiere. Presta 
questo capitale allo Stato; ed oltre emettere la carta moneta che 
al pubblico agevola gli affarìi ed offrire un deposito pei capita- 
li , fa varii servigi di finanza , massime quel di cassa centrale 
del tesoro e del debito , pel quale riceve la retribuzione annua 
di sei milioni dugento mila franchi : poco lavora di scontare ef- 
fetti , e a prezzo alto ; ma emette moltissimi vigtietti di corso 
obbligato. Essa non ha concorrenza nel giro di cencinque chi- 
lometri ; fuor di là, molte banche hanno facoltà d' emissione, e 
fin banchieri privali : ma la crisi del 36 ne mostrò il pericolo , 
attesoché, quando la banca trova di diminuir V emissione, essi 
la crescono. Nel 1844 il parlamento volle ripartirvi, e Peel so- 
steneva esser regalia il mettere in giro viglietti come il batter 
moneta ; solo consentirsi alla banca, perchè n'ha il diritto. Vor- 
rebbe però distinguere anche questa in due ; una che faccia da 
banchiere puramente ; V altra che emetta polizze *, ma pel solo 
valore* del capitale che prestò al governo. Pose divieto di creare 
banche nuove , ma non osò toccare le sussistenti , anzi le rese 
legali | e limitò l'obbligo degli azionisti alla soscrizione perso»* 
naie ; pubblicazione settimanale dei conti 5 limite nelle emis- 
sioni} e mostrando l'intenzione di togliere questo privilegio, 

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458 «LANDA 

indusse a venire ad accordi colla banca. É un altro passo verso 
1* accentramento amministrativo (!(. 

Gravi guai offre l' Irlanda, popolo tutto di poveri ; dove l' an- 
tica gente, con una superficie di libertà governativa , soffre una 
schiavitù disumana sotto a un branco di padroni. GÌ' Inglesi , 
come conquistatori e come protestanti, ne occuparono tutte te 
proprietà , sicché dal 1640 al 1788 nessun indigeno potè pos- 
sedere. Gli sprepriati avversavano risolutamente, ai nuovi pa- 
droni, i quali in conseguenza non potendo rimanere ne 1 posses- 
si, gli affittarono ad altri ; e questi li subaffittarono con diritto 
di suddividerli ancora , talché ne vennp uno sminuzzamento , 
che rese* il sostentamento di un' intera popolazione precario 
quanto il ricolto. 

Tutto il terreno appartiene dunque a figli de' conquistatori 
[landlcrds) , che abitano altrove ; stranieri e riformati vi ren- 
dono la giustizia ; avidi intra prendilo ri vantaggiano della fame, 
che ogni anno vi si rinnova, ài conquistati non resta che lavo- 
rar terre ; né hanno, come in Inghilterra , le vie del commer- 
cio e dell' industria per insinuarsi nella società aristocratica. 
Quindi immense sodaglie a lato di giardini studiatissimi ; ca- 
stelli magnifici fra tugurii e canili ; il povero non è educato ; 
non strade se non fra i castelli de 1 ricchi : poche patate , non 
serbevoli e difficili a trasportarsi, sono l'unico nutrimento del- 
l'infelice Irlandese f unica veste i cenci , unico alloggio le pa- 
glie : patimenti vie più gravi perchè accanto ai godi menti, e in 
paese ove tutto parla di diritti e di libertà. Parrebbero romanzo 
di mente esagerata i dieci volumi in foglio che pose in luce la 



(l) Nel Regno Unito circolano in oro L. Sterline. 35,000,000 

in biglietti del banco d'Inghilterra. 20,000,000 

dei banchi provinciali. . 3,000,000 

Secondo là carta del 1844, ogni vigl ietto del banco d' Inghilterra 
si paga air ordine ; onde il banco non dee emetterne se non in 
proporzione del valore che rappresentano : e per garanzia dee 
aver sempre 14 milioni di fondi pubblici; e pel resto, danari nella 
proporzione di 4/5 d'oro e 1/3 d 1 argento. 



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IRLANDA iS0 

commissione del 183S ; interminabile narrazione di una varia- 
lissima monotonia dì mali. 

Alle trentadoe diocesi e ai mille trecentottantacinque bene- 
fizi! che v'erano al tempo della Riforma, il governo nominò ve- 
scovi e canonici anglicani ; e poiché i cattolici ricusarono sot- 
toporrsi , restò in ogni sede e parrocchia un doppio investito : 
il protestante , pingue , con ricca fanrglia e nessun popolano ; 
il cattolico, povero come lotta la plebe che gli si stringe d'at- 
torno , e delle cui limosme vive. Gran che l' aver potuto con- 
servare la religione e la nazionalità , dove la guerra era fatta 
con tanto accorgimento, e fino nei recessi della famiglia e del- 
la coscienza 1 Secondo le indagini del 1822 , dei sette milioni 
di abitanti , 5,760,000 erano cattolici , dugento cinquantamila 
protestanti dissidenti, cinquecentomila presbiteriani) altrettanti 
anglicani ; e dei diciottomila acri di terreno, due uodecimi era- 
no posseduti dal clero acattolico, cioè per due milioni e mezzo 
di sterline sopra quattordici, oltre settecentomila lire in deci- 
me : la corona nominava a 1084 benefizii, e almeno cinquecen- 
to benefiziati non risedevano in paese. 

In somma , ottocentomila ricchi dominano sovra sei milioni 
di poveri ; poveri a segno che reputasi agiato chi può tre volte 
il giorno mangiar patite dell'infima qualità ; e tre milioni sono 
esposti per tre o quattro mesi ogn' anno a morir di fame f .dal 
guastarsi di que' tuberi fino al nuovo ricolto Singolare studio 
pei pubblicisti l'esaminare come mai dalle medesime istituzio- 
ni provenissero frutti tanto diversi ne' due paesi ; e in uno la 
dignità legale fin nell'uomo che muore di fame ; nell'altro 
quell 1 estremo di miseria , dove l' uomo cessa di lottare contro 
la sventura, e si rassegna all' immondezza , al vizio , all' avvili- 
mento, alla bestialità. 

L' Irlauda, oppressa e miserabile in grazia dell' Inghilterra , 
manda alla nemica i suoi pitocchi , i quali offrono le braccia a 
un prezzo qual non può P opera jo inglese, avvezzo a viver me- 
glio - } laonde l' ingiustizia coglie frutto di miseria (1). Eppure 

(1) e Gl'Irlandesi diedero una funesta lezione alle classi labo- 
riose d' Ingli Ucrra.... insegnarono loro il funesto secreto di limi* 

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160 . iblà*dà 

la f azione orangista commemora tutti gli anni la battaglia detta 

Boyne, ultimo respiro dell' Irlanda ; esacerbando così i rancori 

d' un popolo umiliato e famabondo, che mai non perdonò afeoei 

vincitori. 

Abbiasi veduto come Piti «fesse osato ridurre ali* unità il 
Regno col togliere il parlamento all'Irlanda (vói. H, pag.<36), 
. che cosi dopo il 1800 tornò quieta, cioè vide consolidata la ti- 
rannide de 1 ricchi sovra i poveri , dei protestanti sovra i cattoli* 
ci* L'Inghilterra area promesso allora abrogare le leggi che 
colpivano questi di civile incapacità , ma non .l' attenne : e in- 
darno quel paese si lagnava che il commercio delle colonie ca- 
scasse unicamente a prò della dominatrice , mentre l' agricol- 
tura di esso non ne risentiva vantaggio. V esacerbatone fece 
dare ascolto alle sollecitazioni ostili della repubblica francese 
e di Napoleone ; ma gli sforti falliti ne peggiorarono la condì- 
itone, e gli Orangisti si restrinsero onde resistere ai perturba- 
tori di quella oppressione che chiamavano pace. Castlereagh , 
nominato segretario generale dell 1 Irlanda , fu de* più efficaci 
ed inflessibili a reprimere i piccoli movimenti , fino al punto 
che si potè bandire V amnistia. Ma dopo la pace , i lamenti ri- 
nacquero, complicandosi colla questione religiosa. 

GÌ' Irlandesi , sentendo per prova come pregiudichi alla re* 
ligione ogni azione diretta o indiretta del governo nella nomina 
de' vescovi, si astenevano dalle assemblee elettive. Il papa con- 
senti si presentasse al governo la lista dei proposti , affinchè 
cancellasse quei che non gli 'convenivano : ma benché la Pro- 
paganda fosse da tre secoli l' appoggio de' cattolici , e ne ali- 
tare i propri! bisogni allo stretto sostentamento della vita animale, 
e di contentarsi, come i selvaggi, del minimo de' mezzi sufficienti 
a prolungare la vita.... Istrutte del fatale secreto di sussistere col 
pufo necessario , in parte cedendo alla necessità, in parte air e* 
sempio , le classi laboriose perdettero quel lodevole orgoglio che 
le traeva a mobigliar convenientemente le case , a moltiplicarsi 
dattorno quelle comodila decenti che contribuiscono alla felicitai » 
Dottor Rat , The morai and physical condition o/the working 
classe* employed in the cottoti ip/. in Manchester. 

* * -DigitizedbyV^iC 



OCONNELL 161 

stentasse i pillati e i chierici , gì' Irlandesi trovarono indeco- 
rosi quei temperamenti , e pretesero che la nomina fosse fatta 
liberamente dal clero. Il papa col condiscendere sperava l' e* 
mancipazione dei cattolici e l' abolizione delle leggi penali; ma 
quando questa è propoeta alla Camera, viene rejetta. La lunga- 
pazienza degl' Irlandesi a 9 irrita e divien furore ; accoigousi ia 
bande armate ; e le prigioni piene non fanno che moltiplicare 
i resistenti. 

Né più ai pensava soltanto a conservarsi nella grande unità 
cattolica, ma a staccarsi dall'Inghilterra , e forse formare una 
repubblica , secondo le idee democratiche allora correnti; e i 
whiteboys ( così intitolavansi i contumaci ), con un nastro bian- 
co) a quattro a cinquemila, scornano (1822) devastando, bru- 
ciando le case de' protestanti. Adunque l'Irlanda è messa al 
bando , e ogni uomo trovato fuor di casa prima della levata o 
dopo il tramonto del sole, può essere condannato dai magistrati 
del luogo a sette anni di deportazione (1). 

Meglio che colle sommosse ,l' Irlanda si diede a domandar 
l'emancipazione con vie legali, stampa, associazioni, petizioni, 
reclami. Nel 1810 si era costituita un' associazione cattolica, 
che dirigesse gli sforzi nazionali ; e ne fu capo dapprima il se- 
tajolo Giovanni Keogh ; poi O'Connell , uno degli uomiui più 
straordinarii. Avvocato espertissimo a frugare nell'ammasso 
delle ordinanze patrie in una tirannia fondata sulla legge, sem- 
pre fisso all' Irlanda , non distoglie però gli occhi dall' Inghil- 
terra , volendo profittare d' ogni suo accidente ; clamoroso de- 
clamatore, agitatore instancabile, rustico insieme e cortigiano, 
sa atteggiarsi in comparsa alla Corte, come schiamazzare nelle 
taverne ; accorrere tutto il dì alle elezioni di paesi distanti, per 
fare nominar questo, escluder quello ; carezzare la callosa ma- 
no dell' aratore come quella del viceré, e inginocchiarsi davanti 

(1) Eppure, al fine del 1822 si trovò che non s'avea arato oc- 
casione di arrestare nessuno. Per un altro avanzo dell' antica co- 
stituzione per centene , quando una manifattura in Inghilterra sia 
distrutta per sollevazione senza colpa del proprietario, tutto il di- 
stretto n' è garante in solido. 

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462 tfcONNELL 

alla regina quando visita l'Inghilterra. Ucciso in duello un prò* 
locatore, giurò non accettare pia nessuna disfida; dal che creb- 
begli baldanza d' insultare e vilipendere gli avversarti. Carene* 
vote e impetuoso, grossolano e patetico, logico e ispirato, agita 
e frena le passioni popolari, e affronta lo spauracchio dell 1 opU 
Dione e delle grandezze; le parole violente che pajono sgorgar- 
gli dalla piena della bile , sono tutte pesate; calcolò fin dorè 
può spingersi senza compromettere il poco che resta d'indi- 
pendenza col volerla intera; parla, scrive, stampa, briga, asso- 
cia idee incompatibili per ogni altro, iosurreziooe costituziona- 
le , agitazione regolata. Chi voglia riscontri di questo grande 
agitatore, retroceda ai tempi robusti , quando un Pietro Ere- 
mita , un San Bernardo , un Sant' Antonio traevansi dietro cen- 
tkiaja di migliaja di persone (a). 

Diretta da lui , 1' associazione cattolica si rinnova più com- 
patta, con magistrati , tesoro , giornali ; pondera ogni atto del 
governo britannico ; con autorità tutta morale fa uscire bordi- 
ne dal disordine suo proprio; sciolta si rannoda sotto altra for- 
ma. Imbaldanzita , più non domanda sole I 1 emancipazione dei 
cattolici, ma il distacco dal parlamento d'Inghilterra [repeal) ; 
tra comitati particolari scompartisce gli affari ; riscuote contri- 
buti in ogni parrocchia per mezzo de' curati , sotto la vigilanza 
de' vescovi; e concentra i lamenti e i voti degP Irlandesi ac- 
ciocché arrivino al trono. Sei milioni d' oppressi non si raduna- 
no che terribilmente , e sentono anch' essi F alito della Grecia 
e dell'America meridionale. 

Al parlamento (182$) si propone pertanto un bill di repres- 
sione, ma senza togliere la causa, cioè F oppressura dei catto- 
lici. Canning , che ha la fiducia della nazione , è levato a capo 
del gabinetto ; sicché prevalgono i Liberali, e si sperano ripri- 
stinati i cattolici nei diritti politici, massime dopo morto il du- 
ca d' Yorck , erede presuntivo della corona , sempre a quelli 
implacabile. Ma morto (8 ag. 1827) anche Canning , il nuovo 

(<s) La similitudiue può reggere solo fa quanto al prodigioso se- 
guilo che si tracvan dietro, non in quanto al proposito di grande 
agitatore. 

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o' coronili 465 

ministero s' Impastò di tory e whig , concertandosi Wellington 
con Roberto Peel , che prevaleva nella Camera de' Comuni. Si 
ribattè allora vivamente P emancipazione de* Cattolici ; onde 
questi vie pio s'incalorirono in Irlanda; e, vacando un posto nel 
parlamento, 0> Connell fa propor sé stesso (luglio 1828) , ben* 
cbè non giurante , con dimostrazioni popolari che un governo 
libero non può trascorare. I dibattimenti su quell' elezione fan- 
no conoscere all'Irlanda le proprie forze : 0' Connell , che già 
in un mirabile discorso (1825) aveva esposto ai Comuni le mi- 
serie d 1 Irlanda , allora invoca l'emancipazione parlamentare. 
Tuona egli implacato , ma non può associarsi coi radicali del 
parlamento , in grazia del* distacco legislativo che egli doman- 
da, t Sapete cosa significa il grido di giustizia per l'Irlanda? • 
die 9 egli. « In primo luogo, estinzione totale della imposta fon- 
» diaria che serve a pagar le decime j protezione dell' industria 
» irlandese ; stabilità degli affitti in modo da incoraggiare l' a- 
§ gricoltura , e assicurare al fittajnolo un equo profitto pel la* 
» voro e pel capitale suo ; una rappresentanza compita del po- 

• polo nella Camera de' Comuni, mediante la maggior possibile 
» estensione del diritto di suffragio, e l' istituzione dello scru- 

• tinio secreto : abolizione o cambiamento radicale della legge 

• idei poveri ; infine, revoca dell'unione, unico mezzo per otte- 
» nere il resto » (t). 

(1) I vantaggi che 0' Connell si ripromette dalla revoca dell 9 u- 
nìone, sono espressi nella sua lettera del gennaio 1843 a 9 suoi com- 
patriota : 

e Ci amministreremo da per noi ; 

La coscienza sarà libera, libera la religione ; 

L' insegnamento libero ed esteso a tutte le classi ; 

Libera la stampa ; 

Avremo un sistema d'affitti fisso e determinato ; 

Il nostro debito pubblico sarebbe ridotto alle primitive propor- 
doni; 

Le manifatture irlandesi diverrebbero prospere , ed anche su- 
periori; 

Vedrebbonsi V imposte diminuire , e non graverebbero che su 
prodotti esotici che la patria non offre j 

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16Ì O* CONNELL 

I nemici se ne sgomentano : formansi associazioni contro as*. 
sociazioni, logge orangiste e club bruoswickesi, e si quotizzano 
per comperare l'elezione di protestanti. 

Da gran tempo tale quistione divideva ostilmente il parla- 
mento, fino a temersi guerra civile : onde i tory , persuasi che 
soffocare non si potesse , e eh 9 era meglio dooare legislativa- 
mente V emancipazione, che lasciarsela strappare colla rivolta, 
vollero togliere ai whig la gloria di un fatto inevitabile, il quale 
cangerebbe aspetto alla nazione. Pertanto Peel e Wellington la 
propongono (marzo 1829) ; abbia capacità di elettore e d'eleg- 
gibile qualunque cattolico giuri ; non più V antica supremazia 
regia, ma fedeltà al re e alla linea protestante ; e di non cerca- 
re d r abbattere la Chiesa alta , né credere che re scomunicati 
possano esser deposti od uccisi, o che al papa appartenga giu- 
risdizione temporale o civile nel Regno ; ogni cattolico sia abile 
ad impieghi civili e militari , salvo alcuni più sommi ; esclusi 
però da ogni dignità o funzione nello chiese d'Inghilterra e 
Scozia , nelle Corti di giudicatura ecclesiastica , e nelle uni- 
versità. 

I Comuni erano già propensi; i lord, oppostisi a lungo, alfine 
l'accettano: pure, per controbilancia, si eleva in Irlanda il cen- 
so elettorale da quaranta scellini a dieci sterline. Colpo accor- 
tissimo, pel quale restava tolto il suffragio all' infinità di con- 
tadini, che avriano votato sotto V influenza del clero. GP Irlan- 
desi lagnansi che non siasi fatto abbastanza ; i protestanti che 
siasi fatto troppo. Wellington, imputato d' avere cerca coli' e* 

S* abolirebbe affatto l'odiosa decima ; 

Le imposte straordinarie che s' elevano fin a 2 milioni di ster- 
iliti , non sarebbero più un olocausto offerto dall' Irlanda all' am- 
bizione dell' Inghilterra; né questa ci costringerebbe più a pagare 
per sostener guerre a evi ci obbliga a prender parte ; 

Quattro milioni di sterlini. che ora levansi in Irlanda per Spen- 
derli in Inghilterra o fuori, resterebbero nel paese per salariare i 
nostri operai, incoraggiare le nostre manifatture, estendere il no- 
stro commercio. > 

0' Connell mori a Genova il maggio 1847. 

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EMANCIPAZIONE DE* CATTOLICI 105 

fitancipazione una pericolosa popolarità e compromessala Chie- 
sa alta e la costituzione del 1 688, dovette fio sostenere uà duello, 
col conte di Winchelsea. 

Immaginarsi cbe l'emancipazione detto fatto sanasse le pia- 
ghe , era follia : un gran passo era dato , ma restava in Irlan- 
da la primitiva ingiustizia, forse incancellabile senza una nuova 
spropriaziooe. I landlord s' industriano a migliorare la condi- 
zione de' contadini e fittajuoli , e riparano a quell'interminata 
suddivisione : ma troppo è difficile ridurre d' accordo due po- 
poli ostili , né il benefizio consisterà in manifatture , strade di 
ferro, o siffatti progressi materiali ; neppure in grandi città e 
nettezza e conforti della vita ; o in fondare scuole , e vietar i 
matrimoni! precoci e gli accattoni; fare insomma inglesi gl'Ir- 
landesi , mentre appunto il male sta in colesta pretensione. 
SulP Inglese si opera per mezzo della testa, carezzandone l'am- 
bizione , le idee liberali, l' amore delie comodità : 1' Irlandese 
seconda il cuore, ba bisogno di credere in un'idea,, in un uomo, 
al quale abbandonasi senza restrizione. Bisognerebbe che il pro- 
prietario credesse avere, non solo diritti , ma doveri ; abitasse 
in mezzo a' contadini {1), li disciplinasse, se ne facesse padre ; 
mentre invece n' è rimosso dalle differenze religiose , dall' abi- 
tare in Inghilterra , dal parlar differente. Ecco perchè , dopo 
ottenuta l' emancipazione, si vuole anche il rappello , cioè che 
sia restituito un parlamento proprio all' Irlanda. 

L' emancipazione cattolica avea reso ai tory sospettoso il mi- 
nistero ; i whig lo sostenevano, ma sol quanto bastava perche 
Vivesse, e partecipasse a lóro il potere. Quando, un istante pri- 
ma della rivoluzione francese ( 26 giug. 1836 ) , moriva Gior- 

(1) Norlhon , nella sua opera sulP Irlanda, ne attribuisce i ma- 
li all' assenza de' proprietarii. Secondo lui, queir isola rende per 
400 milioni di franchi; 100 milioni sono V entrata dei proprie- 
tarii assenti ; 37 e mezzo, del clero, di cui più della metà non 
risiede ; 122 e mezzo vanno in tasse e decime ; 32 per l'esercito 
protettore del paese. Restano, a sei milioni di abitanti, 35 cen- 
tesimi per testa al giorno. Le inevitabili disugaaglianze di tal 
riparto non lasciano al maggior numero che la miseria. 

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466 BIFOHMÀ PABL4MENTARE 

gio IV, ognuno credette che Wellington , il quale era creduto 
l' unico capace di frenarne- i capricci e la condiscendenza verso 
i favoriti , cesserebbe d' essere necessario. Pare Guglielmo IV, 
di settantacinque anni succeduto, mantenne il ministero tory ; 
sicché i whig prepararonsi a conquistar i diritti coli' opposizio- 
ne, riprovando il conto, che presentava un amanco di SCO mila 
sterline, e volendo si minorassero gli stipendii alle cariche, ma 
sovralutto si rendesse più equa la rappresentanza del paese nella 
Camera elettiva. 

La riforma parlamentare già era favorita nel 1 790 da Pitt 9 
che poi la abbandonò quando la paura della rivoluzione france- 
se fece prevalere i tory conservatori. Ed oggi pure i tory tre- 
mavano si toccasse P edilizio, al quale Sassoni, Normanni, cat- 

^ tolici, protestanti, Annoveresi, libertà, tirannia aveano aggiunto 
qualche pietra, caricando i fondamenti per modo da squilibrare. 
I Liberali credeano doversi mettere la scure alla, radice, rispet- 
tando la rappresentanza nazionale , ma rigenerandola con ele- 
zioni libere, incorrotte e per scrutinio. Come avviene di diritti 
antichi, questi eransi accumulati e assurdamente distribuiti ; e 
le convenzioni concedute alle varie contee nell' atto di unirle , 
faceano diverse in ciascuna le condizioni d' eleggibilità e il nu- 
mero di voci, k quel caos s'era attentato dapprima nel 1801 , 
fissando il numero dei deputati a seicentocinquantotto ; ottan- 
taquattro delle contee d' Inghilterra , venticinque delle grandi 
città, censettantadue dei borghi, otto dei porti di mare, quattro 
delle università di Cambridge e di Oxford , ventiquattro delle 
contee e città di Galles , trenta delle contee, e sessantacinque 
delle città e dei borghi di Scozia, cento dell'Irlanda. Oltre essere 
inegualissima questa partizione , molti paesi , grossi in antico , 
trovava risi ora ridotti a nulla, mentre piccoli villaggi eransi ele- 
vali a migliaja di abitanti,! quali restavano senza voce. In Edim- 
burgo, di centomila anime , un deputato solo veniva scelto da 
trentatrè elettori ; intanto che molte voci possedeano alcuni si- 
gnori, padroni dei borghi consuuti (rollen-borough) : un muro 
sfasciato "mandava un rappresentante, un monticello due; fi du- 
ca di Norfolk faceva nominare undici deputati, sette quel di 

. Rutland e quel di Newcastle 5 cenquarantaquattro pari Cen- 

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BIFOBMA PARLAMENTARE 187 

ventiquattro grossi proprietari! aveano in mano l'elezione di 
qaattrocentosettantun deputali ; insomma, trecentista mem- 
bri della Camera de' Comuni erano eletti da quindicimila elet- 
tori, ai (filali cosi era assicurata la maggioranza fra i pretesi rap- 
presentanti di tutta la nazione. L'aristocrazia era dunque arri- 
vata a infeudare nelle proprie famiglie la deputazione, e la ren- 
deva appannaggio de' cadetti ; questi borghi disfatti davansi in 
dote e in eredità, e Galton nel 95 fu venduto 2,750,000 franchi; 
di maniera che un posto nelle Camere si comprava non altri- 
menti che un fondo. Per questo mezzo i signori posero talvolta 
di colpo nel parlamento personaggi che poi divennero illustri z 
ma potea dirvisi rappresentata la nazione ? Raffazzonare tal si- 
stema in modo che la rappresentanza divenisse una realtà, era 
il voto espresso. 

Air aprire del nuovo parlamento (9 nov. ISSO), eletto sotto 
gì 9 impulsi della rivoluzione di luglio , appare la scootentezza, 
e che invano si vorrebbe declinar la quistiooe della riforma ; 
molti incendii palesano 1' effervescenza popolare; molti libelli 
eccitano Londra ad imitar Parigi ; i ministri sono tacciati di 
paurosi e vili, e d' aver finto una trama per munirsi di baionet- 
te. Wellington, preso a fischi e a sassi, cede Io scanno ai whigj 
e lord Grey sottentratogli , chiama per lord cancelliere Brou- 
gham capo dell 1 opposizione, e mesce varii avversarti. Russell , 
difensore della libertà politica e religiosa quanto nemico delle 
rivoluzioni, il quale hVdal 1819 avea proposto la riforma par- 
lamentare, allora lesse in parlamento il bill che la portava as- 
soluta. Ogni borgo minore di mille abitanti perdea la rappre- 
sentanza , sicché era tolta a censettantotto membri.; ed invece 
attribuita a ventisette città e ad alcuni quartieri nuovi di Lon- 
dra : i deputati si proporzionerebbero alla tassa delle terre , e 
massime a quella delle case $ col che s' aggiungeva un mezzo 
milione di nuovi eiettori , mentre de' deputati restringessi il 
numero. 

La forte e splendida opposizione de 1 tory ritardò il trionfo 9 
ma la commozione crescente mostrava non voler più limitarsi 
nella primitiva domanda : dalla citlà le congreghe politiche dif- 
fendeansi fuori ; si parlava di diritti dell'uomo, di suffragio unir 

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168 RUSSIA E POLÒNIA 

versale, cP abolire il pariate* ed ogni privilegio ereditarlo , e df 
negare sussidii alta corona; preparavate bandiere tricolori, rom- 
pasi in sollevazioni aperte : Bristol dovette assediarsi; ottanta- 
mila persone accompagnarono il podestà di Londra quando an- 
dò a supplicare il re perebè sostenesse la riforma. L'Irlanda 
con voce più potente chiedea parlamento proprio, e d'ammini- 
strarsi da se stessa sotto il patronato detta corona inglese ; 
0' Connell, secondato da Sheil, va intorno gridando la parabola 
del ciabattino che pretende saper fare le scarpe perchè suo pa- 
dre le rattoppava discretamente. Laonde gì' Irlandesi rifiutano 
la decima, e disarmano 1 soldati venuti ad esigerla : se metton- 
si all'incanto i mobili de' non paganti , nessun compratore si 
presenta ; chi ne comprasse, vedeva la sua casa saccheggiata o 
in fuoco. A tali condizioni si aggiunse il cholera, terribile in cit- 
tà folte e povere come le inglesi, e dove la plebaglia irritata e 
superstiziosa voleva ravvisare trame alte o privale vendette, an- 
ziché il dito di Dio. Ài nuovo parlamento "(6 die. 1831) , lord 
Russel ripropóne il bill, modificato in qualche parte : e benché 
i tory cavillino dilazioni , vince. Gli tennero dietro due altri , 
relativi alle elezioni di Scozia e Irlanda ed al riscatto delle de- 
cime in quest' ultima ; ma non impedirono che nuovo sangue vi 
scorresse. 

' È quésta la riforma parlamentare , tanto applaudita e tanto 
accusata, perchè non v'è abuso che non tenga qualche parte di 
bene. La rappresentanza restava ancora divisa inegualmente , 
giacché aveasi in Inghilterra un deputato ogni 28 mila persone; 
In Iscozia ogni 38 mila ; in Irlanda ogni 76 mila, I whig erano 
anch' essi aristocratici e possessori , onde s' ingannerebbe chi 
guardasse la riforma come democratica, mentre non faceva che 
estendere il diritto sa maggior numero di borghi, passando dal- 
l' oligarchia all'aristocrazia, senza che l' influenza delle elezio- 
ni uscisse dalla classe de'grandi proprietaria Anzi questi, negli 
anni successivi, mercè della loro destrezza parlamentare , sep* 
j>ero recuperare porzione del perduto. E prima, elisero in gran 
"parte l' effètto con due provedimenti che pareano o da poco , o 
favorevoli ai più ; ciò furono, che si conservasse il voto ai mem- 
T&ri delle corporazioni, e che si comunicasse al livellarli , cioè 

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COSTITUZIONE BRITANNICA ' 169 

a chiunque paghi un fitto di 1250 franchi nelle contee, o di 
dogencinquanta nelle città* Cresciuto così il numero dei picco* 
li votanti, valgono e la corruzione e le minacce ; un gran ricco 
può crearsi una caterva di voli collo sminuzzare gli affitti tra 
persona pendenti dagli ordini suoi ; qualcuna in città possiede 
interi quartieri, i cui pigionali domani metterebbe sulla strada 
se non votassero per lui. 

Vera guerra di forza, d' astuzis, di terrore, di ciance, di prò* 
messe si faceva dunque nei quindici giorni dati a farsi inscri- 
vere per le elezioni, e a pena si saprebbe immaginare con quali 
arti e violenze si allontanavano gli sfavorevoli (I). Ma troppi 
aveano interesse ad impedire ogni rimedio. N 

Ora dunque la costituzione inglese porta un re inviolabile ed 
ereditario, con ministri responsali. Chiunque è accasato in In- 
ghilterra e paga almeno il suddetto affitto, è elettore. Gli elet- 
tori, uniti ai rappresentanti delle città e contee, scelgono i mem- 
bri della Catterà , die sono seicencinquanta , di cui cencinqae 
rappresentano l* Irlanda e quarantacinque la Scozia. Dei quat* 
trocento diciotto lord odierni, trenta sono vescovi, e quarantotto 
tra di Scozia e d' Irlanda. Parlamento afflitto aristocratico, come 
è pure in gran parte quel de' Comuni {2|. Vero è che quell'ari- 
stocrazia territoriale protegge gì' interessi agricoli ; e applicata 
di buon'ora agli affari, perde la fatuità insolente che altrove n'è 
spesso carattere. Inoltre il parlato , che dà una consacrazione 
suprema qual negli altri paesi la nascita , pub acquistarsi coi 
inerito ; anzi al re si lasciò di poter creare quanti lord vuole , 
mentre non può creare un solo borgo. 

Là potestà giudiziaria è esercitata da dodici giudici, che fan* 

(1) Nel 1842, Roebuck fece una mozione contro la venalità 
delle elezióni ; e i fatti che vennero in chiaro di vendita a mi* 
nulo é in grosso , sono curiosissimi rivelazioni di una società af» 
fatto speciale. 

' (2) Nel 1842 , essendo agitatissimi i paesi manifatturieri , si 
propose che la regina convocasse il parlamento in novembre* 
Come ? esclamò sir Giacomo Graham : ma novembre è la ita» 
$i9*€:.ditt<t<Moeia dei fagiani! 

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110 COSTITOZJONE BRITANNICA 

ito quattro giri l' anno ciascuno, tenendo le assise nel loro cir- 
condario. Un di essi presiede al giurì, che decide le quistioni di 
fatto* Dodici cittadini nobili costituiscono il gran giurì, che può 
sospendere le procedure criminali o farvi luogo. Dai piccoli giu- 
rì, sedenti nella Corte di giustizia , si dà appelio alla Camera 
dei lord ; ma tanta è la spesa , che ben pochi vi si sottopongo- 
no. I delitti sono castigati da giudici di pace, magistratura lo- 
cale e gratuita, attribuita alla nobiltà inferiore. Brougham affiti- 
cossi a qualche riforma nella confusissima legislazione inglese} 
e in un discorso di sette ore (7 febb. 1828) passò in rassegna 
quel sistema giudiziario, e le assurdità introdottevi dalla già* 
staposizione di differenti conquiste. Tre tribunali supremi) di- 
mostrò egli , sono in Londra con attribuzioni quasi identiche , 
eppure diffferentissimi di forma e di spese: l'uno {King's btnch\ 
straccarico di lavoro, quasi oziosi gli altri {Common pfcos, 
Exckequer), atteso che pochi avvocati hanno diritto di perorar- 
vi. I giudici di pace, istituzione tanto lodata , sono, nominati dai 
lord luogotenenti delle contee , e senza cootrabilancia. Sulle 
proprietà stabili e sulle successioni variano le leggi da contea 
a contea : tanto è privilegiata la proprietà immobile, che il ere* 
ditore non può mai coglierla ; eppur è castigato severissima* 
©ente il debitore fallito : gli affari delle colonie sono rinviati 
con spese enormi al consiglio privato del re , che non conosca 
le variissime legislazioni di quelle: manca un regime ipotecario 
regolato ed uniforme. 

Esso Brougham, quando fu cancelliere del Regno , cioè pre- 
side alla Camera de' pari e insieme primo giudice d' appello t 
a' industriò a molte emende : proponeva una gradazione di tri- 
bunali, invece di quell'accentramento della giustizia , e disco- 
jnodo e repugnante alla separazione amministrativa del Regno, 
giacché le cause sono decise da giudici superiori residenti nette 
capitale, e che nei giri annui risolvono fretta e furia cause in- 
numerevoli ; mentre un labirinto di piccole giurisdizioni feudali 
o municipali giudica arbitrariamente i piccoli affari , seguendo 
norme dissonanti (1). Ma avvocati, giudici, gli altri interessati 

(1) La parte scritta della legge inglese consisto ne 9 gìuduu 

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LA LEGA DOGANALE 471 

r quel!' ordine luogo, difettivo e costoso, attraversarono questo 
divisamente, o la Camera .alta lo repudiò. Per le stesse ragioni 
uscii vuoto il tentativo di Brougham di separare le funzioni pò» 
litiche di cancelliere dalle giudiziarie. 

Insomma, io Inghilterra non è concentrazione di poteri, non 
polizia generale, non ministero pubblico ; al rispetto per l' in* 
dividoo si Bagriflcaoo gl'interessi .della società; ciascuna corna* 
nitì è indipendente per V amministrazione interiore ; non appo* 
re mai V intervenzione del governo. Se non che, l' esempio che 
dalla Francia prese tutta Europi , acquistò pure alquanto coli» 
Invece delle guardie urbane di ciascuna parrocchia, Peel intra* 
dusse gli uomini di polizia, corpo speciale più pronto e con or- 
dinamento comune; semplificò alcun che tawiluppatissiaia prò» 
Cedora ; di qualche dipendenza diede aspetto nel sistema mu- 
nicipale e nella gerarchia amministrativa ; e passi importanti a 
concentrerei 1 amministrazione furono V ispezione sulle strade 
ferrate e la tassa dei poveri. 

Colla riforma però restava terminato il regno esclusivo dei 
tory, conservatori, e appoggi della corona ; sicché tutta la 'pò* 
litica europea ne risenti. Sotto il ministero Grey , che univa i 
whig pia capaci, il paese entrò in un progresso rapidissimo : si 
estese la rappresentanza ; si rese permanente e obbligatorio il 
mutar le decime in una rendita fondiaria : si preparò lai riforma 
delle leggi municipali, si abolì la schiavitù. 

In Scozia, dopo la sollevazione del 1745, si abolirono le giù* 
risdizioni patrimoniali e i clan , neil' intento di sbandare le ma- 
snade, pronte sempre a seguitare un capo ereditario. Ma ne 
venne un totale sovvertimento de 9 costumi e del carattere na- 

resi (reperto of casca) , che sono già da 350 volami in-foglio; 
e ogn' anno se ne pubblicano otto volumi. Perciò pingue me- 
stiero è quel d' avvocato ; e Samuele Romilly guadagnava del 
suo studio quattrocentomila franchi Tanno. Gli stipendi! dei giu- 
dici sono in "proporzione , e contando gli onorarli ([fece , a/« 
ioùunct) vanno da 100 a 400 mila lire. Il lord cancelliere ha 
di soldo cento mila lire, ma gli onorarli lo portano fino a 4 o 
800 mila lire. Le consuetudini poi sono d' immensa differenza» 

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'475 SCOZIA — GLASGOW 

rionale : le campagne e i monti sì spopolarono /ingrossando le 
città; il commercio e l'industria moltiplicarono le relazioni col- 
li Inghilterra, porta dischiusa alle idee e alle costumanze fore- 
stiere. Neil' antico sistema dei clan, che vuol dire figliolanza, il 
fcapo trattava i suoi da padre, non avrebbe aumentato. i fitti, né 
cercato braccia fuor della parentela. Rotto quel legame di pa- 
dre e magistrato, invece di suddividere al possibile i beni, per 
darli al minimo prezzo, e cosi aumentarsi i vassalli e soldati, si 
elevò il prezzo , e si formarono grosse affittanze , congedando 
chi non era in grado di pagarle, per dare la preferenza ad affit- 
taioli della pianura che conducevano i beni velia montagna. 
Crebbe dunque il valor de' fondi ;,oode possessori che nel 1 750 
ricavavano S o 6 mila sterline , al fiu del secolo n' avevano fin 
•80 e 100 mila. Giganteggiavano dunque i ricchi , spoverendosi 
gli antichi fittajuoli invece di uomini, la campagna popolossi di 
mandre; e il Canada e la Nuova Scozia dovettero accogliere ab- 
bondantissime migrazioni. 

L' Inghilterra avea preveduto il disastro , e per qualche 
compenso lasciò alla Scozia le leggi municipali , e alcuni ono- 
ri ed altre condiscendenze. Ma quanto perdevano gli agricoli , 
tanto guadagnò 1* industria ; Glasgow, che nel 1707 contava ap- 
pena quattordicimila abitanti, al fio del secolo n'aveva cencin- 
quantaraila, ed oggi fin dugentottautamila (l) ; la dogana del 
suo porto nel 1840 produsse novecentomila sterline, mentre al 



, (1) Glasgow ebbe nel 1801 


83,769 abitanti 


1811 


110,460 


1821 


147,043 


1831 


202,426 


1841 


282,134 


e nella sua baronia nel 1755 


5,000 


1799 


23,000 


1831 


77,000 


1841 


109,241 



Tutta la contea di Lanark nel 1831 area 816,790 abitanti , « 
- nel 1841 sino a 424,099. La dogana di Glasgow nel 1812 re- 
se 76,130 franchi, e nei 185p Sin 12,350,000. 

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GLASGOW 173 

tempo dell 9 unione non trentaquattromila quelle di tutto il Re- 
gno. In mezzo all'aumento di prosperità mauufatturiera e com- 
merciale, tutti sanno leggere ; il sapere vi è solido, e 1' nomo 
dì talento è certo d'essere conosciuto: a Edimburgo e Glasgow 
moltissime società scientifiche e letterarie ; l' Edinburgh Re- 
vieta cominciata il 1804, presto ha 12,000 associati, efficacis- 
sima sull' opinione. 

In tutte le parrocchie v'ha scuole, sotto V ispezione del pre- 
te ; e anche le quattro università sono dirette dai presbiteriani; 
donde intolleranza : ma nel secolo nostro si emanciparono , ed 
ormai vi si ammette d' ogni credenza studenti. 

Ma se colla forza dell' aristocrazia, lolle macchine, colle co- 
Ionie, colle libertà, l'Inghilterra eccita ammirazione al mondo 
e sgomento alle nazionalità , cova nelle viscere la piaga mor- 
tale. I ministeri venuti dopo la riforma parlamentare più noa 
poterono negligere la condizione del volgo; il cholera spinse ad 
esaminare le abitazioni, orribili fin nelle città primarie; e le in- 
dagini ordinate dopo il 1833 sull'agricoltura, le arti, la moralità, 
resteranno fra' documenti più singolari della storia. Le persone 
giudicate per delitti crebbero al quintuplo in Inghilterra e neL 
paese di Galles, al sestuplo in Irlanda e Scozia (1). Il clero an- 
glicano possiede 236 milioni di franchi ; a cinque o sei cento 
famiglie appartiene tutto il territorio ; seicentododici pari ri- 
cevono dallo Stato 96,598,000 franchi; il duca di Cleveland t 
diseredando suo figlio, non gli lasciò che la rendita di due mi- 
lioni ; il duca di Bedford abbandonò un asse di 180 milioni ; il 
duca di Northumberland gode la rendita di 3,600,000 fran- 
chi ; quello di Devonèhire di 2,880,000 ; quello di Rutland di 
5,^20,000. 

L' eccesso della ricchezza indica eccesso di miseria. Il ter- 
reno offre troppo scarso alimento al paese , talché gli agricol- 

(1) In Francia dal 1832 al 36 si fecero trenta esecuzioni ca- 
pitali; ventisette dal 36 al 41. In Inghilterra, malgrado lo. spa- 
ventoso aumento di delitti, dal 1805 al 1811 v' ebbe solo cin- 
quantotto esecuzioni; undici dal 1837 al 41 , e 107 dal 1841 
al 1850. 

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474 PAUPERISMO 

tori non sono tampoco la metà degli operai. Ma ecco le macchi- 
ne scusare le braccia ; sicché nelle manifattore dove già lavo- 
ravano cento persone , basteranno due o tre fanciulli , che con 
movimenti materiali ajutino una macchina immensa. 

Al popolo dunque che resta ? morir di fame , come ogni an- 
no succede fin in Londra stessa , a chi non abbia impetrato la 
difficile limosina legale. La tassa de' poveri che \n Inghilterra) 
nel 1748, riducevasi a 730,135 lire, nel 1817 ammontò a 
9,320,440; nel 1827 a 7,803,465. Dòpo d'allora si pensò a 
scemare , non le cause delta miseria , ma il numero di quelli 
che ricevessero sussidi! pubblici , col non darne se non a chi 
si lasciasse chiudere nelle case di lavoro , separato dalla fami- 
glia , a guisa de' forzati. 

A tale stato è ridotta V Inghilterra dall' esservi troppo sepa- 
rati i due elementi di produzione , capitale e lavoro. Il villano 
che testé possedeva un majale , una giovenca , un orto , piò: 
non l'ha , ed un solo affittaiolo assorbì quel òhe apparteneva 
a trenta coloni. La plebe giace stivata in miserabili abituri* , a 
dieci, a dodici per camera: le cantine, ie tane ove i cenciajuol! 
ripongono il ciarpame raccattato per la città , divengono letto 
Invidiato ad una mescolanza di persone : altri non vivono che 
d'ossa spolpate, raccolte dal mondezzajo de' palazzi; finché 
non vengano a decimarli le febbri perniciose, frequenti in Lon- 
dra malgrado il vento di ponente che la spazza ogni tratto. Chi 
non sa i patimenti durati da quelli che servono alle macchine , 
nelle cave del ferro e del carbon fossile ? veri animali , cui 
della nobil natura dell' uomo non rimane se non la facoltà di 
sentire l' avvilimento. 

Dar da mangiare , cioè da lavorare a tal popolo , é la gran 
difficoltà e Parte de' ministri inglesi ; e guar al giorno in cui 
non trova dove spacciare le sempre crescenti manifatture ! Crisi 
siffatte più volte subì l' Inghilterra questi anni , ma tutte per 
avvenimenti straordinarii , fin a quella del 1842 , nata da sola 
diminuita asportazione, la quale fu un undecimo appena dell'ai 
no antecedente. Effetti della cresciuta industria forestiera , e 
massime dell' unione doganale germanica , che gravò le tariffe 
sopra le merci inglesi ; non mostrandosi i paesi disposti ad ac- 



QCtSTIONE BB' CEREALI 175 

celiare quelP intera libertà di commercio che l'Inghilterra pro- 
clama. 

Perocché l'Europa, che, alt 9 aprirsi delle comunicazioni , 
aveva ammirato la prosperità di quel paese, e credutala merito 
delie leggi restrittive rigorosamente mantenute ad onta della 
libertà proclamata da Smith, dubitò del senno di quel parlamen- 
to. Malgrado i pregiudizi > molti Inglesi conobbero 1' errore di 
un' esclusione che determinava l' altrui , e si pensò a sgravare 
l'industria, e lasciar libera l'introduzione delle merci e derrate 
forestiere. Inaugurò la politica nuova Huskisson, uomo pratico, 
che , come Turgot in Francia, introdusse nel governo le elucu- 
brazioni de' savii. Amico di Canning e segretario di Stato, par- 
tecipò agli affari durante la lotta colla Francia, e profittò delle 
sperienze finanziere di questa. Nel 1819 esibì un ragguaglio 
delle finanze in Europa, insistendo sulla necessità dei pagamenti 
in contanti ; e si applicò alle riforme , sostenendo gì' interessi 
agricoli , impugnando i privilegi della proprietà soda , i di- , 
vieti dell'asportare macchine e dell' importar merci forestiere, 
e l' atto di navigazione, che respingea quelle recate sotto al- 
tra bandiera ; e col far ammettere i navigli stranieri a patto 
della reciprocità, e col bill della libera introduzione delle sete, 
apri un'era nuova nella politica commerciale britannica. Vero 
modello del come trionfare d' errori e di abusi appoggiati dallo 
classi più potenti. 

Ma la miseria , che rende il popolo inclinato ad ascoltare o 
sommovitori o fantastici, reca terribile importanza alla quistio- 
ne dei cereali ; non quistione politica fra i dominanti , ma dal 
popolo a'suoi oppressori. La produzione de'graoi in Inghilterra 
non pare fosse sproporzionata alla popolazione durante la feu- 
dalità; e il produttore alimentava il consumatore suo ligio. Fiac- 
cata quella da Enrico VII , i signori più* non bisognarono d'una 
turba di vassalli , e alle terre chiesero il prodotto più ricco , 
non il più utile. Tali erano i prati , attesoché le lane a gran 
prezzo vendevansi alla Fiandra*, laonde i.grani rincarirono, tanto 
più sensibilmente perchè il danaro allora scadea di valore : e 
mentre al cominciare di Enrico Vili il quartajo di frumento va- 
leva sei scellini e mezzo, sotto Carlo I importava dai trentadue* 

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176 QTO9TIOKE DE' CEREALI 

ai quartata; poi sotto Cromwell fin ottantotto. La pace restau- 
rata col venir degli Stuardi , tornò 1' abbondanza , ma ne segui, 
la rovina degli affittaioli che ayeaoo Catto i contratti durante 
il caro ; onde i proprietarii , allora onnipotenti , obbligarono il 
parlamento a proteggere le derrate nazionali con tasse scalari ' 
sopra il grano forestiero, poi anche a dare un premio sovra l'a- 
sportazione del nazionale. Con questo doppio spediente si tene- 
va il grano sempre caro , cioè affamato il popolo , avendo il 
governo , dal 1688 in poi, dato sette milioni di sterline in pre- 
mio agli esportatori. A rincarire il grano contribuì lo straordi- 
nario aumento dell' industria e della popolazione , onde i pro- 
prietarii impinguarono della fame de' poveri. Ma gP industriosi 
avevano anch' essi acquistata voce , e indussero il parlamento 
alla legge liberale del 1 773 , che permetteva d'introdurre gra- 
ni esteri mediante un semplice dazio , non appena i prezzi pas- 
sassero i diciotto scellini al quartajo ( 8 boisseaux di Parigi ). 
Nel \ 790 si tentarono gli antichi vincoli del commercio interno 
de' grani ; ma ben presto i produttori , cioè V aristocrazia , pò* 
tónte per gli sforzi che dovea fare nella guerra napoleonica , 
ottenne nuove restrizioni ; e tra questo , tra la difficoltà delle 
comunicazioni , dal 1809 al 14 i grani valsero il doppio che 
dall' 89 al 94. Sì lauta prospettiva attirò le speculazioni alla 
gleba , domandandole tutto il possibile, né misurando le spese 
là dove sì pingue speravasi il compenso. 

Ma ècco la pace : riaperti i mari , il grano forestiero afflui- 
sce ; talché quelle spese vanno perdute , gli affittaioli disdi- 
cono i contratti stipulati in sì diverse condizioni. I ricchi che 
perdeano la speranza di tener caro il pane , tentarono provve- 
dimenti rigorosi contro V introduzione del grano forestiero ; 
come se t droghieri d'Europa avessero voluto mantener lo zuc- 
chero e il caffè al prezzo su cui aveano speculato. E in effetto, 
si interdisse il trar grano di fuori se non quando in paese arri- 
vasse a 80 scellini il quartajo (36 lire l' ectolitro) : carezza im- 
possibile , tanto più dopo che , svanita la nuova lusinga delle 
carestie del 1816 e 181 7 , la clemenza del Cielo vinse la cupi- 
dità degli uomini, e venne, orribil danno! il pane a buon mercato. 

Però i rigori , e l' essere affatto, artificiale la produzione del 

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% QUISTIONE DB' CEREALI 177 

grano indigeno , sottorootteano 11 pretto a mostruosi avvicenda- 
menti: spesse ricorreano le fami; e in tali casi il far venire gra- 
ni per vie cui non erano avvezzi , diventava operazione violenta 
e costosa. Per favorire i proprietari! soffrivano dunque la pove- 
raglia e i manifattori ; i quali cresciuti di numero e d 1 impor- 
tanza , domandarono si abolissero le leggi sui cereali (1). Il 
male giunse al colmo nel 1822, e il parlamento non volea con- 
fessarne la causa vera. Canning permetteva l'introduzione quan- 
do il grano valesse sessanta scellini ; sottomettevalo però a un 
dazio dì renti scellini il quartajo , da crescere o diminuire di 
due scellini ogni scellino che crescesse o diminuisse lì grano 
indigeno. Cosi misurava l' aggravio a norma del prodotto ; ma 
i lord scartarono il suo disegno ; e Canning dal dispiacere mori. 

Si ridestò la questione durante il ministero whig di lord 
Melbourne; e mentre l' Irlanda gridava il distacco e i Cartisti 
il voto universale , il popolo portava in processione due pani 
del valore stesso; uno della Ubera e sovrana Inghilterra , pie* 
eolissimo; uno enorme della schiava Polonia; argomento poten- 
te perchè feriva gli occhi. 

La lega contro la legge dei grani {anti<*corn-law league ) 
procede con moderazione, e professava rispetto alla costituzio- 
ne, nel mentre che ne scassinava uno dé'principali fondamen- 
ti. • Il popolo (dice) ha bisogno di pane e di lavoro, e una cosa 
e l'altra gli è impedita perche i signori si rimpinzino nell'ozio. 
Agli Stati-Uniti imputridiscono nei magazzini il grano e i salu- 
mi, de'quali ben volentieri farebbero baratto con vesti ed uten- 
sili nostri di cui hanno scarsezza. Cosi il volgo nostro vivrebbe 
a miglior derrata, ed avrebbe più lavoro. Bando a tutte restri- 
zioni doganali ; libertà intera ; niuna tariffa protettrice , niuna 
imposta indiretta, niun aggravio sulle materie prime; soli col- 
piti sieno il the, il caffè, il cacao, il tabacco, i iiqoori, j vini , 
i fratti secchi; nessuna differenza a favore delle colonie; le co- 
Ionie sono un affare detestabile e improvido, che rapisce ogni 

(1) L' Inghilterra scarsa di grano , teme se ne introduca, e 
non cada a troppo basso prezzo. La pingue Lombardia teme che 
T asportarne cagioni carezza. Ecco rivelali due sistemi. 

in. 12 

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47$ COBDEV 

anno molti milioni al paese, il quale risparmierebbe comprando 
ov> è miglior mercato. Neppure importa domandare la recipro- 
canza alle altre nazioni; giacché la nostra .producendo manifat- 
ture a miglior costo, i forestieri avranno interesse a comprare 
da noi, e l'esempio sarà efficace. • (1) E in appoggiò, presen- 
tano un conto preventivo, dove le spese di percezione sarebbe- 
ro minime e l'entrata non inferiore alla presente, purché si cre- 
scesse di un'inezia l'imposta diretta sai terreni e sulle entrate. 

Soscrizioni numerosissime producono ingenti somme onde fa- 
vorire la riforma doganale mediante viaggi, sovvenzioni , libri, 
gazzette, e procnrarsi (giacché ogni sforzo debb'essere legale) 
quella- maggiorità che dispensa dall' aver ragione , col brogliar 
le elezioni di loro partigiani, promettendo da per tutto strade, 
soccorsi , sfoghi di manifatture. Ne è alla testa Riccardo Cob- 
den, secondato da non pochi anche nel parlamento, da tutto il 
volgo , da molti fittajuoli che ne preveggono ribassati gli affit- 
ti, dai capi delle manifatture che sperano operai a miglior mer- 
cato, e perciò sostener meglio la concorrenza estera. 

Vedemmo come, nello statuto del 1830, gli aristocratici fe- 
cero ai pigionali ed affittaioli attribuire il diritto d' elettori ; 
onde, col far iscrivere come associati i figli, i fratelli, i parénti 
degli affittajuoli veri , restrinsero in propria mano le elezioni 
delle contee. Ora i riformatori s'appoggiano all'altro punto, che 
dà il diritto di eleggere a chiunque possieda un fondo per qua- 
ranta scellini (lire 50) , e inducono chiunque pub a comprare 
una casetta o un lembo di terra. 

Cosi i borghesi , dopo fatta guerra ai privilegi politici del- 
l'aristocrazia, la fanno alle proprietà di essa ; e il loro trionfo 
sarebbe, non una riforma economica, ma una rivoluzione deci- 
siva, quanto fu in Francia lo spropriamenlo de'nobili e del cle- 
ro. L'aristocrazia troverebbesi impoverita pel diminuito valore 
delle terre e la cresciuta imposta, e pel minor frutto degl' im- 
pieghi nelle colonie riservati ad essa , e delle piantagioni che 
sono appannaggio dei cadetti : invece s' innalzerebbe la gente 
nuova mercadante e manufattrice, e il volgo potrebbe cessare 

(1) Vedi la risolutone del maggio 1843. 

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B1F0BMA DELLE TARIFFE 179 

df basir di fame. Ecco pertanto le quistioni mutate da politiche 
in economiche. 

Lodando chi proclama le riforme e le domande, noi serbia- 
mo l'ammirazione per chi le effettua. E anche questa volta toc- 
cò ai tory il proporre l'emende delle tariffe, mentre immense 
riunioni di popolo gridavano : Abbasso il monopolio, pane a 
buon mercato. 

La spesa ordinaria dell'Inghilterra, escluse la tassa dei po- 
veri, le spese del culto, la manutenzione delle strade e canali, 
e le spese provinciali e comunali, ammosta a circa 1300 milio- 
ni (I). I fondi vi contribuiscono per una minima parte, e tutto 
il resto deriva da tasse sul consumo. Nel 98 per la guerra si 
era pensato la prima volta a una tassa generale sulle entrate, 
che fu del dteei per cento, eccettuando solo le minori di cin- 
quanta sterline (income-tax). Ridotta, poi tolta dopo la pace, 
Peel, divenuto ministro, la riproduce, per colmare lo sbilancio 
di 125 milioni, riducendola al tre per cento, e solo sulle ren- 
dite maggiori di lire cencinquanta (L. 3750); gli affiltuali che 
pagano meno di trecento lire, sono eccettuati; gli altri si valu- 
tano per la metà, e per un terzo in Scozia. La sovvenzione cade 
dunque tutta su possessori. In Irlanda vi suppliscono la carta 
bollata e la tassa sui liquori. Pel commercio e le arti liberali 
ogni negoziante dee affermare in iscritto il valore del suo pro- 
dotto. 

Ciò fatto, Peel diminuisce o sopprime i dazii sulla darne, sul 
pesce, sui luppoli, le patate, il riso, il grano,, il legno di co- 
struzione , e su altri oggetti di consumo o materie prime; im- 
menso ardimento in tanto bisogne, e tutto a favore del popolo 
e del commercio. Queste riforme che , oltre colmare il defi- 
cit (2), davano una spinta all'industria, sono la proclamazione 

(1) Il conto del 1849 assegna sterline 53,388,717 d'entrata, 
e 54,185,136 d'uscita. 

(2) La property-tax nel 1843 44 produsse 81,781,200 lire; 
la income-iax 52,797,000. Le riduzioni sui diritti di dogana 
elevaronsi a 128,550,000 lire ; e quelle sulle tasse a lire 
29,050,000. 

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4S0 BTFOBMA DELLE TABIFPE 

dei principii d'economia opposti diametralmente a quelli sioora 
tenuti, e che poc' anzi sarieuo parsi utopie. Canoni dell'Inghil- 
terra erano inondare i paesi altrui de' proprii prodotti, non ri- 
cevendone di forestieri; e favorire 1' aristocrazìa territoriale a 
scapito del popolo. Ora tutto è cangiato. Ciri vuol comprare bi- 
sogna vendere", e viceversa; e un popolo scapita qualvolta «'im- 
paccila produzione, o rendasi meno fruttuoso il lavoro. Liber- 
tà dunque di cambio assoluta, e non soltanto con quelli che la 
fanno reciproca: Le altre nazioni non ci vonno imitarti peg- 
gio per loro, dice Peel; •*/ contrabbandiere rimetterà l'equi- 
librio. L'Inghilterra vuol comprare a buon mercato ogni 
bisogno suo; se altri vogliono comprarlo caro, bucini padro- 
ni. Abolite dunque tutte le tariffe proibitive, e ridotte le tasse 
al cinque per cento per le materie prime, e a! venti per le ma* 
rifatture. L'evento gli arrise a segno, che, mentre nel 1841 le 
dogane aveano reso 500 milioni di franchi, riformate ne resero 
600 nel 1844 (I): sicché tal passo basterà a collocare Peel fra 
i grandi innovatori. 

Né fermossL Nel 18 45 esentò d'ogni dazio le più importanti 
materie prime, lana, cotone, lino, aceto; abrogò ogni tassa d'a- 
sportazione, fin sulle macchine e sul carbon fossile : quanto al 
grano, che è monopolio dell' aristocrazia , e allo zucchero che 
forma la ricchezza decantatori, non osò e non potè del tatto 
abolir le tasse. Ma la legge sua del libero commercio, 28 gerì- 
gajo 1847, portava: 1* abolizione totale delle tasse su' cereali; 
V sgravio toltale o parziale delle materie prime e degli alimen- 
ti; 3° riduzione al quindici per cento delia tassa sulle seterie; 
4° affrancamento delle manifatture più grosse; ò' riduzione ai 
dieci per cento de'diritti sulle manifatture fine; oltre molti mi- 
glioramenti quante ai carichi sopra l'agricoltura. Peel così fece 
rientrare nella pratica del governo il vitto a buon mercato ; e 
quando libera affatto sia l'introduzione de» grani, l'Inghilterra 
non sarà più costretta a seminarlo in terre attg ad altre; invéce 
di 6 milioni di ectolitri ne importerà ÌZ o 15 milioni, a misura 

(1) L'Inghilterra asportò nel 1836 per 1940 milioni, e nei* 
1844 per 1470; cioè 130 milioni di più. 

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ISTMJZIONE POLLARE i8t 

della crescente popolazione; è il ricambio coi paesi che abbon- 
dano causerà reciproca abbondanza di cose godibili. Poi , col 
primo gennajo 18&0, fu permessa libera entrata nel Regno U- 
nito e nelle colonie alle merci sotto qualunque bandiera , senza 
veruna interdizione. È ano dei fatti più decisivi nella storia con- 
temporanea; giacché la libertà di commercio sarà il legame vi- 
sibile della universale federazione. 

E già la ricchezza, cioè il godimento , si diffonde sovra un 
numero sempre maggiore ; mentre nel 1 727 da Edimburgo si 
accorreva ad una campagna vicina allo spettacolo insolito d'una 
mietitura di frumento, ora questo è estesissimo ; cavalli , bovi, 
montoni si moltiplicano in tutta V isola ; le carrozze in Landra 
sono più che duplicate (1) ; cresciuto d'assai il consumo del 
the, del caffè, dello zucchero; resi comuni i servizii da tavola 
d'argento; col ferro procurate infinite comodità. Nella discus- 
sione sulP income-tax, Peel, per dimostrare P aumento nella 
proprietà immobile, espose che P entrata annua , base alla tas- 
sa, nel 1812 fu di lire 55,784, S33 sterline; e nel 1842 di 
72,800,000 : e il capitale rappresentato , nel 12 era di lire. 
1,391,613,325; e nel 48 20, di 42 milioni. 

Tra le arti che i novatori posero io opera contro i conserva- 
tori, fu l'educare il popolo |2) ; nel qual uopo si segnalò prin- 
cipalmente Brougham, diffondendo a migliaja libri elementari a 
tenue prezzo, fondando scuole pe' fanciulli, altre per gli adulti 
operai {Mechanics Institutions), e l'università libera di Lon- 
dra, la prima dove tutte le comunioni fossero ammesse; e con- 
siderava l'istruzione come il più saldo antemurale contro le ti- 
rannidi del clero , dell'aristocrazia , del cannone ; sicché una 
volta declamando , colP impelo suo consueto , contro il mini- 



(1) Nel 1812 erano 44,426*. nel 1840 erana 104,476. 

(2) La Franeia per V istruzione pubblica spendeva nel 1840, 
fr. 14,775,660 ; di cui lo Stato 1,600,000 ; i dipartimenti 
4,658,281; il resto i Comuni. In Inghilterra soltanto nel 1839 
sì chiesero allo Stato 30,000 sterline per tal uopo ; e si otten- 
nero con dugensettantacinque voti contro dugeusettautatrè. 



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482 ISTRUZIONE POPOLARE — - RADICALI * 

stero Wellington, esclamò: Ci provederà il maestro di scuo- 
la, motto divenuto proverbiale. 

Nel 1842 contavansi cinquecentoventun giornali: P agevola- 
mento delle poste colla tassa uniforme crebbe sterminatamen- 
te il numero delle lettere (1) : le biblioteche circolanti , pri- 
ma introdotte in Iscozia , spargono le cognizioni anche Be' più 
rimoti villaggi. 

A queste vie oblique, necessarie in paese di tradizioni e quan- 
do i principi! economici non si possano applicare che subordi- 
natamente agli avvenimenti politici, non sanno rassegnarsi co- 
loro che gli acquisti popolari vorrebbero compinti di colpo, I 
due partiti de' whig e de' tory conservano il nome per quella 
specie di lealtà per cui nelle repubbliche italiane si restava 
guelfi anche combattendo il papa, e viceversa: ma iu latto, il 
simbolo dei tory perì , ed oggi essi effettuano quel di meglio 
e di più ardito aveano proposto i whig quindici anni fa; e que- 
sti ultimi sono conservatori, mentre , fuor de'tory e de 1 whig, 
una opposizione più profonda à fatta dal Radicali. Roberto 
Owen, che credea poter la società costituirsi senza Dio, e tutto 
doversi fare pel popolo, proclamò il Comunismo per mezzo di 
giornali diffusi a vii prezzo ; e dove si predica la distruzione 
de' privilegi, delle grandi città, delle belle arti; si domandano 
grandi ospizii nazionali, ove ciascuno trovi lavoro; i viaggi sia- 
no obbligo ; « vero ed unico satana del mondo sono la religio* 
ne, il matrimonio e la proprietà; triade mostruosissima, ine&au- 

(1) E la riforma di Howland Hill, 17 agosto 1839; poi del 
6 maggio 1840. Questa legge, the rese uniforme il prezzo delle 
lettere interne da qualunque parte vengano, -accrebbe insigne- 
mente il numero delle spedizioni e dei proventi. In una setti- 
mana del novembre 1839 colPantico metodo circolarono 1,588,973 
lettere: in una del giugno seguente , col nuovo 3,221,206. 

Si calcolò che cento venti lettere tassate esigono tre ore per 
essere distribuite; a cento venti francate bastano sedici minuti. 
Nel 1837 e 38 il numero delle lettere circolanti in un anno nei 
tre Regni era da 80 a 84 milioni; nel 1840 furono da 168,000,000: . 
nel 45, furono 299,500,000. 

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SOCIALISTI — CARTISTI i 83 

rMe fonte di delitti e di mali. • I Socialisti suoi, che nel 1840 
avevano sessantina società affigliate , or sono in calo, mentre 
invece crescono i Cartisti, che sono l'espressione più larga del- 
la moderna democrazia; ona democrazia d'interessi distinti non 
solo dai proprietarii ma dalla grande industria, dai grossi aflU- 
tajuoli , da' bottegai , e che si applica specialmente agli operai 
radunati ne'grandi centri manufatturìeri , ai braccianti sciope- 
rati, alfe persone senza salario. La riforma elettorale nel 1830 
(dicono essi) non fece che ammettere alle distinzioni aristocra- 
tiene la classe media, escluso sempre il povero: or vuoisi una 
Carta per questo; il quale non obbedirà se non partecipi ab- 
iezione de 9 legislatori. Perciò chiedono il suffragio universale ; 
voto a scrutinio; parlamenti annuali; abolito ogni censo d'eleg- 
gibilità; stipendiati i membri delle Camere; equa divisione de'col- 
legii elettorali, sicché ognuno abbia egual numero di membri, 
e non più per contadi o città: alcuni vorrebbero suffraganti an- 
che le donne. 

Moderatori ne sono Lovell e Vincent operai e il giornalista 
O'Brien , e li sostiene e rappresenta nel parlamento Fergus 
O'Connor: e sebbène questi dichiarasse non si aspirava a repub- 
blica, pure vi si va , sostituendo la potenza del numero ai tre 
poteri ora costituiti, abolendo il monopolio non solo nelle Ca- 
mere ma nella stampa, coll'esimerla d'ogni imposta; alcuni più 
spinti l'applicano anche ai salarli , pretendendo si conservino 
quali nel 1835: lo che porterebbe la decadenza delle manifaU 
ture inglesi. 

Questo partito, non die acchetarsi per le riforme della carità 
legale nel 1834 , se ne invigorì. Le riforme ( a dir suo ) non 
sono che concessioni strappate agli aristocratici dal desiderio 
di conservarsi ; la piaga viene dalla ineguale distribuzione della 
ricchezza sociale ; il popolo parla di giustizia, e i signori gli ri- 
spondono carità ; aprono case pe' poveri , prefiggono le ore del 
lavoro, stabiliscono bagni, scuole, ricreazioni , ipocrite elenio* 
slne, fatte a chi invoca il diritte. Nel 1842, con 3,31 7,702 fir- 
me , chiesero la riforma del parlamento e V eguaglianza pe' di* 
stretti elettorali. Il clero solo riceve dallo Stato quanto baste- 



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1 8 4 CARTISTI — ANGLICANISMO 

rebbe a provedere le classi laboriosa (1) ; gli esorbitanti diritti 
di pochi non possono stare col bene delle moltitudini. Iosodv- 
ma, vedendo gì' intraprendilori collegati padroneggiar gli ope- 
rai, Socialisti e Cartisti si collegano contro quelli, e ne nascono- 
collisioni minacciose, massime nel Galles e ne' paesi manufatto- 
ri , tanto da credere 1' Inghilterra all' orlo d' un abisso. Rebec- 
ca , personaggio ideale , rappresentante la democrazia., prima 
abbattè le barriere della dogana , poi negò. le decime ai preti 
anglicani : si riformi la legislazione , si renda meno costosa la 
giustizia : e tutto Ciò con allusioni bibliche e linguaggio da me- 
todisti. A migliaja la seguivano poveri e artieri ; ma pure que- 
gli scotimenti erano sedati con men sangue e violenze , che al- 
trove non se ne adoperi contro un pugno di studenti (2)* Il par- 
lamento inglese poco vi badò , essendo quel paese piuttosto di 
libertà che d'uguaglianza: ma la rivoluzione francese del 1848 
parve realizzare il concetto de'Cartìsti, che tornarono al tumul- 
tuare ed alle enormi petizioni. Una rivoluzione fiscale sembra 
inevitabile in Inghilterra ; ma non pare possa venire dalla de- 
mocrazia, la quale anzi dalle sue mosse scapitò sempre. 

E quantunque 1' Inghilterra si dica e sia veramente un paese 
d'interessi materiali, pure la questione religiosa vi rimane sem- 
pre fondamentale ; e le rivoluzioni non vi riescono che all'om- 
bra della religione. A fronte de' crescenti cattolici, e dei dissi- 
denti, gli anglicani si trovano in minorità ; essi medesimi divisi 
in due sette , l' alta e la bassa Chiesa % e in [scozia l' assemblea 
generale e i benefiziati. Di qui irritamento e paura, e quei rigori 
che il volgo crede necessarH per allontanare le minacce d' un 
partito avverso : e quando le Camere risuonano di grida intona- 
ti) Nel 1841 computarono che il clero Inglese ha 236,430,12$ 
lire di rendita, mentre tatto il resto del clero cristiano ne ha 
224,975,000. 

(2) Spesso le donne si sona miste ad affari pubblici. Nella 
legge sui cereali si presentò ima petizione di 2116 mila firme 
femminili : a Dublino si formò un' associazione di .donne per 
incoraggiare le manifattore irlandesi , e cercar la revoca del- 
l' unione. 

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CATTOLICISMO — MATHEW 183 

ranti e fin micidiali contro i papisti, non è gii irritazione o im- 
peto personale , ma espressione del voto della moltitudine. Bi- 
sogna veder la plebe di Londra uscire dalla taciturna e fameli- 
ca sua compostezza per trascinare un fantoccio figurante il pon- 
tefice, e bruciarlo sotto il Monumento, fra gli urli di Maledet- 
to il papq ! 

La piaga religiosa appare a nudo sopratutto in Irlanda , ove 
la fede distingue ben anco le condizioni: poveri a i cattolici, pos- 
sessori i protestanti ; questi governano , quelli non hanno che 
ad obbedire ; agli uni pare naturale 1 ? orgoglio , come agli altri 
la aommessione (1). Che se dall'emancipazione fu corretta la 
legge politica , resta ancora la base feudale dell' edifizio ; oltre 
che la lunga abitudine del servire fa che il cattolico ne eserciti 
né sappia i proprii diritti , a guisa dello schiavo pur jeri eman- 
cipato. O'Connell pel primo fra' cattolici nominato lord maire , 
come primo magistrato della città potè , in forza del bill delle 
corporazioni, andare in pompa a una messa solenne nella chie- 
sa ; ed espresse la speranza di sentirla nella badia di West- 
minster. 

Sperava egli tutto quel che domandava ? Bisogna chiedere as- 
sai per ottenere qualcosa; e nelle quistioni di nazionalità il 
tempo non conta. Frattanto all' uopo stesso tendono coloro che 
della libertà vogliono far degna V Irlanda col prepararla virtuo- 
sa ; e tale principalmente è il padre Mathew , che migliaja di 
popolani aggrega alle società di temperanza. Ma è spaventevole 
il vedere come i rimedji tornino in peggio. Nella carestia del 
1846 , ove a migliaja perivano di vera fame , si proclama il li- 

(1) Oggi la Chiesa anglicana non ha che 700,000 seguaci, 
cioè appena un decimo de' cattolici v eppure trae dall' isola per 
20 milioni di franchi l' anno.: E e$a divisa nelle 4 provinole 
ecclesiastiche di Armagh ( dove, c'è più della metà degli aàr 
gticani ), Dublino, Gasheì } Tuam; con 32. diocesi, 1387 bene- 
fizi!, 2450 parrocchie. La rendita media d' ogoi vescovo ascende 
a 175,000 lire. V ha parrocchie eoa un solo anglicano e 1500 
cattolici ; in altre 12 anglicani con 5393 cattolici* Eppure i cat- 
tolici sono obbligai} a pagar la decima ai preti anglicani ! 

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186 INDIA 

bero commercio del grano ; ed ecco i signori d' Irlanda , abi- 
tanti la più parte in Inghilterra , ritirano di là il frumento per 
venderlo a vantaggio, e così affamano viepiù ifr paese, e convin- 
cono pur troppo della necessità d' una legge agraria. Il gover- 
no vi spende centinaja di milioni per dare lavori pubblici al po- 
polo, e questo per accorrervi lascia sodi i campi, che ali 1 està* 
te non offrono verun frutto. 

Quella carestia indusse a soccorrere con grani, traendoli dai 
forestieri, e cosi spoverendo V isola di contante ; la qual pratica 
disastrò le banche e produsse molti fallimenti. Ha di maggior 
rilievo è V essersi applicata all' Irlanda la tassa de' poveri j passo 
tale, da equivaler ad una rivoluzione. 

Colonie Inglesi.— India. 

La grandezza e la destinazione dell' Inghilterra non rivelasi 
tanto dalla preponderanza sua in tutti gli avvenimenti europei , 
quanto dalla portentosa attività nel diffondersi per tutto l'orbe, 
suprema propagatrice della civiltà. La paziente e coraggiosa 
ambizione di conquistare e conservare , da qual popolo fu pos- 
seduta in pari grado? L' aristocrazia , volendo tutto per sé il 
terreno , assunse il tacito obbligo d' assicurare alla plebe l' in- 
dustria , e perciò procurarle sfoghi col versarne l' esuberanza 
su paesi sempre nuovi. A vestire una tribù ignuda i missiona- 
rii s' adoprano per onestà , i mercanti per isfondacciar i ma- 
gazzini di Manchester : gì' Inglesi riconoscono l' indipendenza 
delle colonie altrui appena insorgano contro le metropoli, per- 
chè subito vi spacciano armi, generi, merci, e formano conven- 
zioni di commercio , vantaggiose perchè primi. In mari inten- 
tati scoprono nuove isole , dove la loro bandiera dinota la con- 
quista fattane alla civiltà. Neil' India poi mostrarono una gran* 
dezza, nuova nei fasti dell' umanità. 

India è nome molto vago (t) <tel paese che siede nell 1 Asia 

(1) Esclusa la penisola transgangetica, ohe propriamente non 
è ìndia , il Deean e V Indostan in sanscrito chiamasi Giambo 
DuyP) isola dell'albero dalla vita \ M*dAu&kum t abitazióne di 

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INBIA- 187 

meridionale fra la Persia e la Cina, a schermo delle più eccelse 
montagne del globo , morenti in ubertose colline , rallegrato 
dallo spettacolo dell'oceano , da mille ruscelli e da grossi fiu- 
mi, sulle cui rive il sole vigoroso matura ogni delizia di frutti. 
Sin cinque messi si raccolgono nelle pianure , e i colli vestiti 
di palme, d' ananas, d'alberi di cannella e di pepe , di viti, di 
rose perenni , tre volte maturano frutti squisiti. Ivi antichissi- 
ma è la civiltà , e la lingua sanscrita è tanto ricca e regolata , 
che alcuni la guardano come ceppo di tutte le europee. La di- 
visione in caste e la metemsicosi sonò le chiavi della storia di 
loro civiltà ; fondo di loro credenza il panteismo ; carattere la 
stabilità, per la quale si trovano press' a poco al punto ove era» 
no stati conosciuti dai Greci quando vi penetrarono con Ales- 
sandro Sfagno. Dopo d'allora la rivoluzione più importante del* 
l' India fu la conquista fattane dai Musulmani nel IX secolo. 
Questi si sovrapposero ai natii, senza dimesticarsi ; solo nel set- 
teotrione l' islam trovò accesso fra Patani e Afgani, mercè del* 
le reliquie lasciatevi dalle dinastie tartare, e de' molli Persiani 
ed Arabi chiamati al soldo daj principi conquistatori. Così for- 
se 10 milioni di Maomettani vi si formarono , cioè un decimo 
della popolazione, distinti da' natii, abitanti le capitali , le città 
di commercio e i paesi forti , non mai la campagna o il paese 
interno , ove V Indiano conserva la sua religione di Brama o di 
Budda che insomma è il panteismo, locaste, le infinite prescri- 
zioni e l' aborrimento da' forestieri. 

Ciascuna grande divisione dell' Impero era governata da un 
subadar, rappresentante l'imperatore. Sotto di lui stavano i 

mezzo ; Bharatkandy regno di Barai. Il gran fiume che ne ba- 
gna la parte occidentale porta i nomi di Sùul o Htnd, che ne 
esprime il colore azzurro : e da ciò i Persiani chiamarono quel 
paese Sindostan o Hiodostan, denominazione imitata dagli altri 
popoli. I Maomettani intesero il nome di Sind come opposto a 
quello di Ind , che attribuiscono alle contrade sul Gange. Ora 
la penisola transgangetica si chiama Indo-Cina, serbando il no- 
me di India o Iodostan alla penisola di là dall' Indo, compreso 
il Pengian. 

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188 INDIA 

fusdar , che lo accompagnavano in tutte le spedizioni militari 
entro la sua giurisdizione , e amavano il titolo di nabab cioè 
luogotenenti, che fu dato loro dagli Europei, ma che più tardi 
divenne sinonimo di subadar o viceré musulmano , mentre il 
nome di raja conservavasi a quei degl' Indiani. Tali cariche 
erano revocabili, e i despoti amavano scambiarli sovente perchè 
non acquistassero esuberante potere ; ma tentandosi la centra- 
lità , i nabab presero baldanza fino a rendersi indipendenti , e 
trasmettere V autorità agli eredi. Non reciterò le serie degli uf- 
fiziali subalterni. Mentre pei Musulmani i cadi pronunciavano 
le decisioni secondo il Corano, gl'Indiani si comprometteano in 
arbitri , scelti per lo più fra i Bramini. In molli paesi si man- 
tennero principi indìgeni, pagando tributo, alcuni anche su con- 
trade estesissime , come i Te di Misore e di Tangore ; e al go- 
verno interiore non si portò cangiamento. 

Né la conquista tolse un elemento integrante dell'antica co- 
stituzione, il villaggio, Intitolasi cosi lo spazio d' alcune miglia- 
ia di acri, i cui abitanti formano un Comune, presieduto da un 
potati , che sovrantende agli affari generali e al buon ordine ; 
da un carnum , che tiene registro delle spese di coltura e dei 
prodotti j da un tallier per informare dei delitti ; e da altri ut 
fiziali per le occorrenti occupazioni. Tali duravano da immemo- 
rabile , senza quasi alterazione di confini ne mutamento di fa- 
mjglie , e senza che i cambiamenti politici sovvertissero l' eco- 
nomia interna; piccole repubbliche immobili sotto le ampie va* 
riabili monarchie orientali. Nella più parte sussiste una tal qua- 
le comunanza di beni e di lavori, per cui ciascuno profitta del- 
l' assistenza di tutti. Prelevata V imposta , la restante messe è* 
ripartita a proporzione {lei terreno che ciascuno lavorò j e chi 
va al mercato, chi >' industria nelle varie arti. In alcuni villag- 
gi le campagne cambiano ogni anno di padrone. L' imposta si 
ripartiva e levava in diverse maniere , stimando la messe men- 
. tr'era ancora in piedi. Un dewan prendeva V appalto generale 
. delle terre d'una provincia; il z^mendar riceveva in subaffitto 
i varii distretti , che distribuiva fra coltivatori (ryot) o fra vil- 
laggi , e diventava esattore delle imposte , perciò rivestito di 
molli poteri , fin del comandare le truppe del suo distretto ; 

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AKBAR — AURENGZEB 189 

insomma avea faccia di principe, non giurisdizione civile e cri- 
minale. 

Sarebbe dunque ad assomigliare alla feudalità , se non che i 
nostri feudatarii erano veri possessori delle terre e riscoierano 
le tasse per se , mentre colà proprietario unico consideratasi 
V imperatore : vero è che il ryot godeva pieni i diritti del pos- 
sesso, non essendone privato se non quando fallisse agli obbli- 
ghi, e potendo trasmetterlo ad altri. 

Pertanto alla sommità il granmogol , discendente da Tamer- 
lano , era depositario in titolo d' un' autorità illimitala ; le Pro- 
vincie erano amministrate in suo nome dai subadar, che spesso 
se ne insignorirono ; accanto di loro sussistevano molti principi 
indigeni d* antico dominio ; sotto a questa gerarchia aristocra- 
tica e amministrativa reggeasi il villaggio: riunendosi il despe- 
tismo del capo , I 1 aristocrazia e la feudalità del mezzo , il mu*- 
Bieipio e la repubblica della base. 

Akbar il Grande (1SWM605), sesto discendente da Taraeria- 
no , compi la conquista musulmana suil' India col domare gli 
Afgani ; e fu vero fondatore dell'Impero del Gran Mogol. Se- 
guirono principati divisi e. sommossi fin ad Aurengzeb, eoe se- 
gnalato per vittorie , sotto maschera di devozione fatti perire i 
fratelli e imprigionato il padre , portò al colmo l'Impero. Il 
suo tesoro consisteva in grossi pezzi d'oro e in gemme, fra cut 
un diamante di dugèntottanla carati, trovato nei saccheggio di 
Golconda. Principalmente ammirassi il sdo trono del pavone „ 
così detto dal volante che lo sormonta, d'oro massiccio tempe- 
stato di gemme, e con un enorme rubino al petto, da cui spen- 
zola una perla di cinquanta carati; dodici colonne incrostate di 
perle sostengono il baldacchino. Aurengzeb abitava di rado le 
città, ma campi mobili ; tre immensi palazzi di legno leggero 
a pezzi erano trasportati da dugeoto camelli e cinquanta eie* 
fanti, a un giorno d' intervalli) uno dall'altro; talché dovunque 
arrivasse égli trovava un palazzo, Lo seguivano centinaia .-di ca- 
melli coi tesori, e cani e pantere educate a raggiungere la gaz- 
zella , e tòri per cacciare le tigri \ poi sarebbe lungo e a. fatica 
credibile il ripetere le mìgliaja di bestie e d'uomini per l'ac- 
qua, la cucina, la guardaroba, gli arebivii, le armi, e per ripa- 

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490 i siki 

rare le strade. Fermatisi in qualche vastissimo spazzo , questo 
mezzo milione di vaganti accampavano attorno al palazzo del 
granmogol , verso il quale dirigevansi io linea retta le tende, a 
un batter d'occhio rizzate e divelto. 

Alla morte di lui ( 1 706), l'Impero abbracciava quaranta Pro- 
vincie, cioè dal 35° al 10° di latitudine, da cui cavava diecimi- 
la milioni di franchi , benché i prodotti valessero un quarto di 
quel che pagavansi in Inghilterra. Ma subito l' Impero andò in 
dechino ; disputandosi il trono, i prìncipi sbalzavano a vicenda; 
il lusso e le lascivie andavano di paro colia crudeltà delle stra- 
gi fraterne : e intanto i raja e i subà rendevansi indipendenti , 
talché la potenza del granmogol si ridusse a poc* altro che a 
confermare con patente imperiale il successore del nabab de- 
funto. 

Ne 9 paesi al nord fra V Indo e il Giumna , Nanck era morto 
nel 1 539 in odore di santità nella provincia di Lahor, e alla sua 
tomba affluivano devoti , e i discepoli eh' egli aveva reclutati 
senza distinzione di gente, e riuniti col titolo di siki , cioè sco- 
lari. Argiunmal, successore suo, raccolse la dottrina del mae- 
stro nel Pothiv bibbia, e ne venne \\ setta dei Siki; dove, ri- 
pudiate le tradizioni braminiche , si adora un Dio unico invisi- 
bile, e si pone V amor del prossimo per base della morale : del 
resto tolleranza , ed evitare le dispute ; abolite le caste ; man- 
giar carne , eccetto quella di giovenca ; conservate però la di- 
stinzione delle tribù e la separazione dai forestieri; nessun ido- 
lo o immagine nei tempii ; più libera la donna. A chi è iniziato 
ia questa setta si dà sciabola, fucile , arco , freccia e lancia , e 
una tazza d'acqua ove lo zucchero è smosso col pugnale. Creb- 
bero in nazione guerresca sotto i guru o maestri, capi spirituali 
che spesso contesero col granmogol, si mescolarono alle guer- 
re civili ; ma poi perdettero ogni influenza secolare , e il paese 
si divise tra molti sirdar o capi , cognominati singh o leone. 
Essi aveano posto a granmogol Mohammed Scià , che regnava 
nel 1739 , quando gli sopragiunse Nadir-Scià , il restauratore 
dell' Impero persi: no, il quale, devastata Deli, lasciò a Moham- 
med il Regno , ma tolse le Provincie sulla riva occidentale del- 
l' Indo. 

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INDIA 491 

Appena egli parti, dall'Impero de'Maratti si staccò la pro- 
vincia di Berar (1 747). Anche Aud si fé' indipendente, sottraen- 
dosi ad Acmet Sciar, successore di Mohainmed, e poi Bengala: 
sicché il Mogol trovami ridotto a nulla più che parte delle Pro- 
vincie di Deli e Agra. Regnando Allùmghir II, Amed re degli 
Abdaili, gente afgana del Candaar, assalse Deli (1753), rubando 
quanto v' era rimasto, spezzando persino i muri onde levarne la 
pietre : poi una terza volta i Haratti la devastarono sotto Gehan 
Sbaw, frugando sin nelle tombe; ma il re di Caodaar assalitili , 
dicono ne uccidesse cinquecentomila. Tra i governatoci musul- 
mani che, dopo P invasione di Kuli-kan, aspiravano a farsi in- 
dipendenti , Dawust-Ali-kan, nabab della provincia d'Arcate in 
coi erano Pondichery e Madras, si rendette formidabile a segno, 
che i raja indiani chiesero a soccorso i Maratti. 

Potenze più formidabili crésceano intanto su quelle rive*, Por- 
toghesi, Olandesi , Francesi. I primi v'erano penetrati quando 
si voltò il Capo di Buona Speranza, e ne fecero grandi acquisti; 
poi ne furono quasi spossessati dagli Olandesi, che avevano nel- 
l'Asia i più vasti stabilimenti, dalle isole della Sonda alle coste 
del Malabar. Già sotto Francesco I aveano i Francesi tentato 
stabilimenti nell' India ; ma respinti dalle procelle , non varca- 
rono il Capo di Buona Speranza. Enrico IV volse ancóra a quel- 
le parti 1' attenzione dei sudditi ; e stabilì in Bretagna una Com- 
pagnia delle Indie orientali (1604), che spedì qualche nave mal 
fortunata, e presto si disciolse. Altri sperimenti fallirono, tal- 
ché gli armadori franoesi volsero piuttosto verso il Madagascar. 
Richelieu tentò rianimare il commercio delle Indie, e ne formò 
una nuova Compagnia con generosi privilegi ; ma non potè pro- 
sperare. Un' altra da Colbert, dotata di quindici milioni e del 
privilegio per cinquantanni, crebbe presto, poi cadde in totale 
disordine , fin quando Law pensò ravviarla (voi. I, pag. 26) col- 
l' unirvi le compagnie d' Occidente, della Cina, dell' Africa, col 
nome di Compagnia perpetua delle Indie. Vedemmo lo splendido 
quanto efimero fiore di quella impresa ; ma al naufragio sopra- 
visse la Compagnia , la quale volse l' attenzione a Pondichery, 
che pure avea continuato a prosperare per forze particolari. Du- 
mas speditovi governatore (1695) , con destra e robusta ammi- 

• 



192 DUPLE1X 

Distrazione la rifiorì ; dal granmogol Mohamraed Scià ottenne 
privilegio di battere moneta, con moMo vantaggio: più gtovossi 
dell 9 acquisto di Caricai e suo territorio , comprato da un pre- 
tendente al Regno di Tangiaur (1739). 

Altri stabilimenti aveano posto i Francesi nella penisola in* 
diana : sulle coste del Malabar eransi assicurato il commercio 
del pepe ; a Surate trasportavano i tessuti e le orerìe di Lione; 
e pareva dovessero emulare le grandi nazioni marittime, tanto 
più che ebbero la fortuna d' avervi alla testa tre grand' uomini, 
Dupleix, Labourdonnais, Bussy. Ài giungere di Dupleix (1 742), 
gli Europei non vi erano considerati che come mercanti ; ma 
egli vide la possibilità di dominarvi , e lo dissimulò quando 
non poteva parere che temerità e follia. Il suo divisamente era 
semplicissimo; mettere corpi europei a servigio dei principi in- 
diani, persuaso che bentosto vi acquisterebbero preponderanza: 
e così in realtà pervenne a dominare il JCarnatico , poi il Decan 
sopra trentacinque milioni d'abitanti, cioè quasi metà dell'Impero 
del Mogol ; e a volontà distruggeva o piantava stabilimenti di fore- 
stieri. Di mal occhio gl'Inglesi vedeano gli stabilimenti dei Fran- 
cesi ; e se questi favorivano un nabab , bastava perchè essi ai 
mettessero poi sno nemico; onde le nazioni continuavansi guerra 
colà, anche mentre stavano in pace in Europa. Dopo la pace di 
Aqùisgrana, Dupleix ripiglia i vasti suoi divisamenti, persuaden- 
dosi che la Compagnia francese non varrebbe a lottare colla In- 
glese fintantoché non fosse potenza di terra. Sciaguratamente i 
capi erano discordi e gelosi j e Labourdonnais , che atea fatto 
prosperare gli stabilimenti delle isole di Borbone e di Francia, 
invece di unirsi a Dupleix che meditava conquistare Madras , 
volle a sé solo la gloria di togliere agi' Inglesi questo loro più 
ricco stabilimento nel Coromandel. Madras era distinta in città 
bianca di Europei, e nera di Ebrei, Bamam, Armeni , Maomet- 
tani, Idolatri, negri, rossi, bruni* Labourdonnais teneva ordine 
dal ministero, ignorante de'luoghi, di non serbare veruna delle 
conquiste ; lo perchè ne accettò il riscatto di dieci milioni di 
lire. Ma Dupleix, conoscendone l'importanza, cassa la capito- 
lazione, saccheggia ed arde la città, facendone così esecrare il 
nome francese : poi mette tanti impacci all'emulo in nuove spe- 

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DCPLEIX 195 

dizioni , che questi si ritira e torna in Francia , ove è buttato 
alla Bastiglia. Nulla di più favorevole poteva accadere agli In- 
glesi, che, rifattisi, non solo ricuperano Madras, ma assediano 
Pondichery. La bella difesa di Dupleix, che costrìnge gl'Ingle- 
si a ritirarsi, stende un* velo su' torti di esso. 

Perduto Madras, egli si volge al Decan e al Carnate, dispu- 
tili fra emuli ; e in mezzo alle costoro discordie , con imprese 
da romanzo , pone Musa Fersing suo protetto nella subabia di 
Decan , il quale aumenta assai i territori! di Pondichery e Ca- 
ricai, e gli dà Mazulipatnam e contorni. Nel Carnate però la 
compagnia inglese , senza chiarire manifesta guerra , soccorse 
l'avversario di Dupleix, che, mal sostenuto dagli alleati e dal 
pusillanime gabinetto di Versailles , soccombette. Arditissimo 
hi mezzo alle difficoltà e inesauribile ne' ripieghi , seppe risto- 
rarsi ; e le sue vittorie avevano destato indicibile entusiasmo in 
Europa : diceasi che le sole terre ottenute da Chandasaeb ren- 
dessero trentanove milioni ; parea doversi contare sopra cin- 
qoanta milioni annui netti : chimere come quelle di Law. Al rac- 
cogliere però dei conti, i direttori della Compagnia trovaronsi 
in iscapito di due milioni, e ne incolparono Dupleix, quasi non 
fosse da prevedere che le sue vaste imprese aveano a costar te- 
sori , e che altri se ne voleano per raccorre frutto più tardi. 
Accaniti dunque delle fallite speculazioni, stabilirono dargli lo 
scambio (1753), e il gabinetto li secondò, tanto più che gì' In- 
glesi il domandavano, come mantice a discordie nell'Asia. Al- 
lora i gabinetti francese e inglese s'unirono (1754) per racco» 
mandare fra loro le due Compagnie, e metterle in perfetta egua- 
lità di forze, di territorio e di commercio sulle coste del Coro- 
mandel e d' Orissa : godessero in pace ciascuna i suoi possessi, 
e non si brigassero ne' litigi de' principi indigeni. 

Dupleix non sapea darsi pace che il suo successore avesse 
negoziato cogl' Inglesi, invece di usar le truppe condotte per 
assediare Tricinapali, il cui acquisto avrebbe assicurato e il do- 
minio e immensi vantaggi alle colonie francesi. Chi vede ciò che 
gì' Inglesi effettuarono dappoi, pende a credere eh? e' suggerisse 
il meglio ; pure egli dovette obbedire. Aveva anticipato di suo 
tredici milioni, fidando nella vittoria ; ed ora gli era strappata: 

W" Dignze^GoOgle 



194 DUPLE» — LALLY 

onde lacrimando abbandonò il campo della sua gloria. Allora 
gli sono negate le anticipazioni ; ed è mosso un processo a lui 
che era stato a un punto di dare l' Asia alla Francia $ e consu- 
mato Pavere a sollecitar udienza dai giudici, morì povero (l 763), 
egli, ch'era stato re e signore dei tesori dell'India. 

La Compagnia francese possedeva allora, sulle coste d'Orissa 
e del Coromandel, Mazulipatnam con quattro distretti ; Pondi* 
chery con vasto territorio; Caricai e 1' isola di Cberingam: con- 
siderevoli possessi, ma troppo disgiunti per darsi ajuto a vicen- 
da. II marchese di Bussy, luogotenente di Dupleix, avea sostenuto 
l'influenza francese nel Decan, e alla sperienza sua sarebbe con- 
venuto confidare le cose. Ma in quella vece il gabinetto france- 
se mandò l'irlandese conte Lally, uffiziale d'onore e di valore, ma 
non prudente, né pieghevole e moderato come voleasiper paesi 
lontani e in tempi difficili. Per nazione abborriva gl'Inglesi , « 
diceva la sua politica consistere in queste quattro parole Pia 
inglesi nella Penisola (a): ma ignorava leggi , interessi, poli- 
tica dell' India ; e s 1 ostinava a non ascoltare chi ne l'istruisse. 
All'incontro il suo avversario Coote, freddo, risoluto, modera* 
to, sapeva influire su quanto il circondava, e profittare degli er- 
rori dei nemici. 

Le prime imprese ben riescono a Lally, e respinge gl'Inglesi 
da tutta la costa del Coromandel : sempre però tenue di mezzi, 
non gli vien compita nessuna delle imprese; cól rigore e colle 
minacce s' inimica gli amministratori, e que' molti cui giovano 
gli abusi ; anche l'esercito se gli rivolta, e gì 1 Inglesi bloccano 
Pondichery. Le classi alte ivi rifuggono dal lavoro; le basse han- 
no determinate le professioni, e si terrebbero disonorate a farne 
un' altra, come il villano se coltivasse la terra eh' e' non semi- 
nò ; un facchino destinato a portare un peso sulla testa , se il 

(a) Qui l'autore, traducendo a parola il francese, non rende 
il vero concetto ; perchè in simili forme di dire il plus francese 
esprime negazione , e bisogna tradurre : Non più Inglesi nella 
Penisola- Anche altrove incontrammo una simile inavvertenza 
dell'autore ; ma, credendolo un fallo di stampa, lo correggem- 
mo nel testo. 

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BENGALA 195 

portasse sotto il braccio ; il soldato se facesse la trincea dietro 
cai dee ricoverarsi ; il cavaliere se falciasse V erba pel suo ca- 
vallo. Innumera torba dee pertanto seguire gli eserciti; e Lally, 
non avendola potata adunare, spinse a forza gli abitanti di Pon- 
dichery, senza riguardo di caste o distinzione di lavori , attac- 
cando il paria insiem col sacerdote al cannone o a portar pesi: 
conculcamelo inaudito dell' ordine sociale insieme e del reli- 
gioso. Fra la discordia, le rivolte, la fame, Lally resiste a forze 
venti volte superiori; ma poi ridotto agli estremi, rende la città 
ed è condotto prigione in Inghilterra. 

Colla presa di Pondicbery termina la dominazione dei Fran« 
cesi oell' India, ove non serbano che le fattorie di Surate e Cal- 
cutta, inconcludenti ; mentre il Coromandel e il Bengala ingi- 
gantiscono V Inghilterra. Nella pace del 1763 , Pondichery fu 
restituito, ma iu mina e con ristretto circondario. Anche Cari- 
cai, Gbandernagor, e gli altri banchi nel Bengala furono ricu- 
perati dalla Francia (1796), ma a patto di non porvi fortifica- 
zioni. La Francia in dieci anni avea pure perduto gli stabili- 
menti d' Africa e parte di quelli d' America e tutto il Canada ; 
onde si diffondeva un'irritazione, che volendo qualche soggetto, 
sfogossi contro Lally , tirando ai peggio ogni suo fatto , impu- 
tandolo fin di tradimento. Egli, informatone, ottiene venire dal- 
l' Inghilterra a scolparsene, e scrive a Choiseul: Io reco la mia 
testa e la mia innocenza. Assurdo processo d' un parlamenta 
sopra campagoe e assedii in paese e in condizioni affatto igno- 
rate 1 Assolto dal delitto di danneggiata maestà, lo imputano 
d'aver tradito gP interessi del re e della Compagnia, e abusato 
dell'autorità; onde a sessantasei anni è mandato a morte (1766) 
col bavaglio in bocca, e senza che potesse ras segnar vi si. La sua 
condanna fu cassata da Luigi XVI ! 

Bengala è la provincia più orientale del Gran Mogol, bagnata 
dal Gange , ricchissima del suolo , abbondantissima di riso e 
d'ogni altro frutto. Suja al-Daula, successore di Aliaverdi nel 
Bengala, Bahar e Orissa, odiando di cuore gì' Inglesi, e forse 
istigato dai Francesi, sorprese Calcutta, principale fattoria di 
quelli, che dovette arrendersi (1 756). Trovando poche merci ed 
oro, lo credette nascoso, e per obbligare i prigionieri a rivelar- 



196 CLIVE 

Io, li chiuse neir inferno nero, prigione lunga diciotlo sopra 
undici piedi, che non riceveva luce se non da due finestre d'un 
sol lato : talché in dodici ore che vi rimasero , cenventilrè pe- 
rirono soffocati. Gì' Inglesi di Madras V udirono fremendo , e 
l'ammiraglio Carlo Watson diresse tosto la flotta nel Gange, e 
riprese Calcutta. 

Roberto Clive (1725-1775), figlio d' un mediocre gentiluomo 
del Shropshire , dalla fanciullezza mostratosi ardito , passato 
nelle Indie, sofferse le contrarietà serbate a tutti i caratteri ro- 
busti ; finché, buttatosi all' armi cui non era stato educato, fbr- 
mossi alla scuola delle difficoltà. Questo nuovo Cortes , come 
il conquistatore del Messico , possedeva forza di risoluzione , 
prontezza di partiti, impeto di esecuzione, e sapeva ispirare ai 
soldati il proprio entusiasmo , imporre alle nazioni straniere , 
operare di proprio impulso, eppur rimettere alla patri* ciò che 
senza di lei avea conquistato. Posto a capo delle truppe, disse: 
Aon conviene tenersi sulle difensive; assaltiamo; e recò bat- 
taglia al feroce nabab, e V uecise. Il suo generale Mir Giaffìer , 
succedutogli, pagò t d uè milioni di sterline agi' Inglesi, dugen- 
. trentamila a lord Clive,'e una pensione di sessantamila lire. Ma 
i vincitori non seppero frenare la cupidigia , e a sempre nuove 
domande gì' inducevano la condiscendenza dèi nabab , che in 
pegno de 9 pagamenti dovette dar loro tre distretti presso Cal- 
cutta, nocciolo del futuro Imperio. Poi appena cominciò a rifia- 
tare , lo destituirono, surrogando Cossim Alikan, che diede due 
altri distretti ; olire immense somme ai fautori della rivolta. 
Sentendo però la sua vergogna , volle sottrarsi a quel giogo , 
ingrossò P esercito, e assaliti gì 1 Inglesi ne fé 3 macello. Erano 
tornate in quel tempo nemiche Francia e Inghilterra, e la Com- 
pagnia francese invece d'associarsi ai principi del Bengala a 
danno de' comuni avversarli j stabilì una pusillanime neutralità, 
per la quale ricusò soccorsi a Suja al-Daiiia*. Adunque vinto 
' questo, gP Inglesi ricchi e potenti spingono innanzi la guerra 
per rifarsi dell' umiliazione cui gli avea ridotti Dupleix; e pochi 
battaglioni europei superano (1760) gl'immensi eserciti di due 
confederazioni. 

Scià Alena II granmogolo, era dai MaraUi stato respinto fin 

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CUTE 197 

da Deli, ultima città rimastagli, dove avevano intronizzato suo 
figlio Gewan Bukt. II deposto rifuggì presso Suja al-DauIa, na- 
bab di Aud, che il teneva in onorevole prigione. Quivi stesso si 
rifriggi Cossim Ali, cacciato dagli Inglesi, i quali a principe del 
Bengala ristabilivano Mir Giaffier* Ne venne guerra, ma Cossim 
si staccò dal nabab di Aud, senza più pretendere al Bengala ; 
Suja al-DauIa si ritirò a Deli ; e Scià Alem liberato propose alla 
reggenza di Calcutta, se lo ripristinasse in Deli, darebbe Gazi* 
pore e Benarete, strada al Bundelcond, agognato pei diamanti. 
La cosa non sortì pieno effetto; ma Clive menò una pace , ove 
gì 9 Inglesi assodarono e crebbero i loro domimi, ed ebbero dal 
granmogol l' investitura delle devanie di Bengala , Bahar, Oris- 
sa, che contavano dieci milioni d'abitanti , e rendevano trentasei 
milioni di franchi netti. 

Clive, arrivato a Madras (1761), comprende 1' opportunità di 
farsi padroni , e scrive alla Compagnia : « Eccoci al momento 
» ch'io da lungo tempo prevedeva , ove decidere se prendere 
s o no il tutto per conto nostro... L'Impero del granmogol 
» (non esagero) può essere domani in poter nostro. Questi paesi 
» non hanno affezione per nessun governo ; le loro truppe non 
» sono né pagate quanto le nostre , né comandate o disciplina- 

■ te : un esercito europeo discreto basta non solo a difenderci 
» da ogni principe indigeno , ma a renderci padroni , e formi- 
» dabili a segno, che ne Francese né Olandese né altro nemico 
» oserà tentarci. Il nabab di cui prenderemo la parte, non può 
• fare che non divenga geloso del poter nostro o invido de' no- 
» stri possedimenti ; l' ambizione , la crudeltà , l' avarizia non 
» cesseranno di cospirare a nostra ruina ; ogni vittoria non ci 
» darà che una tregua momentanea; la deposizione d'un nabab 

■ sarà seguita dall'innalzamento d'un altro , il quale, appena 
» possa mantenere un esercito, entrerà nella via del predeces- 
» sore, cioè ci s' inimicherà... Bisogna dunque che i nabab sia- 
» mo noi , almen di fatto se non di nome... fora' anche senza 
» maschera, di nome comedi fatto. » 

Non va dunque imputata soltanto a machiavellismo degli Eu- 
ropei la loro prevalenza in Asia, ma al predominio che una vo- 
lontà determinata acquista per natura sovra gente in tentenno 



498 MAPATTI 

e disunita, com'erano quei nabab , subab , raja> che da un ti* 
ranno imbecille ottenevano a prezzo le signorie ; e che aveano 
bisogno del coraggio e dell' avidità di soldati forestieri per di- 
struggersi tra loro. GÌ' Inglesi ebbero l 1 arte di mascherare il 
dominio colle forme antiche, lasciando un subab nazionale, sic- 
ché gl'indigeni credeano ricevere dal granmogol gli ordini che 
in effetto venivano da Calcutta. 

Indostan propriamente chiamano la parte dell'India a setten- 
trione del fiume Nerbndda , ove sorge Deli. Fra il Nerbùdda e 
il Kistna giacciono i territorii del Nizam , dei raji di Barar e di 
Sa t tara : dal Kistna al Capo Comorin sono il Carnate , il Mala* 
bar, il Hisore. Da Deli poi a Tombudra si assise la Confedera- 
zione dei Maratti) la quale al dominio britannico divenne nemi- 
ca dopo che cessarono i Francesi. Maratti chiamasi un' antica 
tribù del Decao, oriunda delle montagne del Mahrat nel Regno 
di Visapur , e che sono forse i pirati i quali , fin dal primo se- 
colo dell' era volgare, infestarono i mari dell' India. Gente ma- 
landrina , fornivano 'di eccellente cavalleria i principi della pe- 
nisola , ed appartenevano alla casta dei Vaisia o mercanti. Ma 
da quella dei Retria o guerrieri usciva il padre di Sevagi , sol- 
dato di ventura a servizio del re di Visapur, che ricevè da que- 
sto un jaghire nel Carpatico (164&) , col comando di diecimila 
uomini. Il giovane Sevagi col suo valore si trasse attorno molti 
prodi, e uscito con essi dal natio Ponnah, fra le dissensioni in- 
teriori crebbe , massime con bande provenienti dai paesi mon- 
tuosi che stendonsi dalle frontiere del Guzerate fin a quelle del 
Canara , paesi men civili e più arditi , eh' egli strinse in nazio- 
ne ; conquistò parte del Visapur e la fortezza di Sultana, e mal 
contrastato da Aurengzeb, si proclamò re (1674) ed occupò 
tutti i porti della costa occidentale del Decan , eccetto quelli 
appartenenti a Portoghesi o Inglesi. Col figlio di lui fé' pace 
Aurengzeb, consentendo ai Maratti il decimo di tutte le entrate 
del Decan , che poteano far riscuotere da proprii appaltatori 
ereditarii. Jahon (I7l7), nipote di Sevagi, invecchiato, lasciò il 
governo al primo ministro (peischumh), che da quel punto di- 
venne una specie di maggiordomo ereditario. 
Le truppe indigene colè non sono pagate , ma i principii del 

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HAIDEB ALÌ — GOVEBNO DELL' INDIA 490 

paese confidano certe contrade a capi militari, coli 9 obbligo di 
provvedere al mantenimento delle troppe. Chi dunque goda 
reputazione di valore, trova facilmente mercenari ; l' appoggio 
di questi lo affida ad usurpare il dominio ; e presto pub diveni- 
re prìncipe estesissimo , sbalzar V antico suo re o farsene ce- 
dere P autorità. Così fece Haider Ali ( 1718-1782 ) , che colle 
proprie forze elevossi da umilissimo luogo a reggente del Mi- 
sore, indi alla sovranità , e non a torto fu intitolato il Federico 
d'Oriente. 

Cosi. alla guerra da Europei a Europei succedeva quella di 
tutta l'India musulmana: Cupido di grandi imprese, Haider Ali 
s'impadronì di Bangalore , tenendolo come vassallo dei raja di 
Hisore , cui difese contro i Maratti : ma o fosse per propria si- 
curezza come disse, o per ambizione, prese esso raja e Seringa- 
patnam sua capitale ; indi altri paesi, finché ebbe un'entrata di 
centodieci milioni, ducentomila armati, fra cui venlicinquemila 
a cavallo , e un corpo di milledugento Francesi. Con mirabile 
arte ajutato dal figlio Tipu-Saib , sotto Madras conchiuse un 
trattato, per cui ti nabab d' Arcate , creatura degl' Inglesi, do- 
vette abbandonar la città e la fortezza di Oscotta, e a lui tribu- 
tare 1,400,000 lire Panno. 

Vollero gì 9 Inglesi lavarsi di quest' onta eon buone imprese 
nell' Indostan, ove, aManni di Scià Aleni , presero Cora e Al- 
lahabad; e come" sovrani le cedettero a Suja al-Daula, nabab di 
Aud, obbligandolo al tributo di 25 milioni. Con questo nuovo) 
vassallo osteggiarono Rohilkend, e soggiogatolo , ne riunirono) 
il dominio a quello di Suja al-Daula, con crescergli di 4 milio- 
ni il tributo; e serbando per sé la provincia di Benarete, città 
santa, per la quale si dilatarono fin all'estremo-del Bengala. 

Tanta prosperità li tolse alla moderazione , né più dissimu- 
lando la conquista , fecero legge la propria volontà, giudici a 
amministratori i loro nazionali; levarono ogni autorità al subab, 
che tributario e dipendente dalla Compagnia, né guerre né pa- 
ce potea far più, né nominare ministri , comandar truppe, am- 
ministrare finanze , render giustizia ai sudditi. Guardando il 
paese come una miniera, il popolo come mercanzia, non cer- 
carono che a smungere più. La tiranuia fece suo frutto; molti 

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§00 INDIA 

agricoltori, per le eccessive estorsioni, lasciarono Spopolati e 
sodi i terreni ubertosi; molti tessitori di seta si storpiavano o 
mutilavano , anziché soffrir le angherie cui quell' abilità gli 
esponeva; quieti i telai '; scemato il ricolto. Il monopolio degli 
uffiziali della Compagnia avea distrutta V industria nazionale, 
che produceva le merci cercate dei secoli in Occidente; e men- 
tre vi colava V argento d' Europa e d' America , il paese restò 
immiserito. Dalle merci inglesi portate nel Bengala non creb- 
bero se non le munizioni di guerra; fame, epidemie erano fo- 
mentate dall' insaziabile avidità degli incettatori, uno dei quali 
v'andò nudo, e mandò in Europa 14 milioni. Turpe corruttibi- 
lità per tutto ; mescolami la politica per profittare dei doni 
che sempre ebbero parte suprema nelle trattative orientali , e 
che la legge potè restringere, non proibire. Non leggi che pro- 
teggessero le persone, non autorità che potesse farsi rispettare; 
l' infanzia dell' industria impediva ogni sviluppo della ricchezza 
pubblica; a gente diversissima di lingua , di costumi, di reli- 
gione, erano messe imposte da altri, cui la lontananza de' loro 
mandatarii toglieva ogni responsabilità: i giovani inglesi vi cer- 
cavano un impiego per tesoreggiare alla lesta alcune centinaia 
di migliaja di sterline, e tornare in Inghilterra a sposar la fi- 
glia d'un pari, comprare un bourg pourri e sfoggiarla. Fra ciò, 
che poteva un capo onesto? Pertanto, sotto l'apparente ricchez- 
za, povera rimaneva l'India; il danaro in man di poche persone 
vicine agi' Inglesi , e intente a smungere più sempre il paese. 
Grave siccità distrusse il ricolto del riso, principale nutrimen- 
to; e gli speculatori accaparrarono il resto, talché appena i più 
ricchi erano in grado di procacciarsi il vivere. Fra quell'orri- 
bile fame si frangono i legami della società, ma restano quelli 
della superstizione; giacché non si osa uccidere. gli animali, e 
il bove e la vacca impunemente disputano il cibo agli affamati. 
Tre o quattro milioni d'abitanti del Bengala perirono. 

Con tanto territorio e sì ricco , col privilegio del commercio 
d'Oriente, con esazioni ingordissime , la Compagnia, non che 
pagare agli azionisti il dividendo promesso del dodici e mezzo 
per cento, dovette sollecitare un soccorso di un milione e mez- 
sio di sterline. Aveva essa per dieci anni cavato dal Bengala 38 

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COSTITUZIONE DELLA COMPAGNIA 201 

milioni annui; oltre dugento, predati da chi sapeva rubare: ma 
la fonte di tante ricchezze era esausta dalle guerre, dalle rivo- 
luzioni, dalle estorsioni; gli uomini campati dalla fame, stenta- 
vano: eppure i direttori che, per interesse , avrebbero dovuto 
cercare i rimedii, ponevano nella loro lettera generale del mar- 
ia 177! , « esser quello il buon momento di profittare per tut- 
te le possibili vie deVantaggi che promette la possessione dei 
Bengala. ■ Tanto è senza viscere là mercantile speculazionel 

Questi guai non si udivano in Inghilterra, ma solo le vittorie 
di dive, viepiù esaltate pel confronto dei disastri americani : 
ma nell'India orribili voci' correvano di lui ; che facesse schifo- 
so monopolio del betel e del tabacco, anzi del riso , unico vitto 
del paese, e in ogni peggior modo soprusasse. Raccolse que'la- 
menti Burgoyqe , e gliene diede querela in Inghilterra , dove 
dive, che avea maneggiato a suo talento un mezzo mondo sen- 
ta render conto a chi che fosse, a tutti il doveva come cittadi- 
no. La sua salute ne fu peggiorata; e scevero dalla società, re- 
stò consunto da mal di fegato a 49 anni. Nome che non perirà: 
senza altri maestri che il bisogno e i pericoli , seppe divenire 
gran generale, grand'amministratore,e arrestarsi a tempo; sul- 
le sue colpe è ancora dubbia la storia*. 

Allora il parlamento pensò modificare la costituzione della 
Compagnia , della quale giova qui dare conoscenza. Da princi- 
pio gli azionisti adunavansi di tempo in tempo pei loro interes- 
si, e separandosi incaricavano un comitato di dare spaccio alle 
occorrenze. La più piccola somma bastava: ma dopo Patto d'o- 
rione si volle un capitale di cinquecento sterline per compari- 
re nella corte de'proprietarii, e di duemila per entrare nel co- 
mitato. Un presidente e un vice-presidente dirigevano le deli* 
berazioni delie assemblee, dove eleggevansi i direttori annui. 
Onerali assemblee s'adunavano in marzo , giugao , settembre , 
dicembre, poi qualvolta cadesse bisogno, o lo chiedessero nove 
possessori. La corte dei ventiquattro direttori raccoglieasi quan- 
do credesse, e bastavano tredici membri per farla compiuta. É 
dunque modellata sopra la costituzione inglese ; giacché i pro- 
prietarii.corrispondoDO alla nazione, le loro assemblee al corpo 
elettorale, il presidente coi direttori al re col parlamento. I di* 

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\ 



203 COSTITUZIONE DELLA COMPAGNIA 

rettori divideansi ra dieci comitati : di corrispondenza , proces- 
sor, tesoro, magazzinaggio, contabilità, compre, navigazione, 
commercio, oltre uno dell'interno e uno di sorveglianza. 

Nelle tre presidenze di Bombay, Madras, Calcutta, indipen- 
denti una dall'altra, avea pieno potere un governatore, assistito 
da un Consiglio per l' amministrazione , tratti in numero vario 
per anzianità dagl'impieghi civili della Compagnia; e ogni deci- 
sione prendeasi a maggiorità di voti. Il presidente e i consiglieri 
potendo riunire altre cariche, tenevansi le più lucrose ; e per 
ottenerle, accarezzavasi il presidente , che così poteva ogni vo- 
glia sua. Buon nerbo di truppe tenea la Compagnia , cernite in 
Inghilterra, o da desertori d'altre colonie, o da indigeni (sipai), 
che s'adattarono a obbedire ad uffiziali europei. 

Quanto al commercio, quello delle stoffe , che sempre fu il 
principale, faceasi da un secretarlo (banyan), che recavasi sui 
luoghi con un cassiere e alquanti servi armati , e prendeva a 
mese alcuni agenti subalterni, i quali distribuendosi ne'varii 
posti, vi prendeano casa, dove poneansi con servi armati ed al* 
tri da servigio. L'agente trattava con sensali, e questi coi pi- 
cara, i quali infine negoziavano coi tessitori : talché fra questi 
e la Compagnia stavano cinque intermedii. Il tesserandolo, co- 
me avviene sempre , incapace di comprare gli stromenti e le 
materie, e di sostentarsi durante il lavoro, cercava anticipazioni 
a grossa usura; e terminata la pezza, la portava al banyan, che 
la deponeva in un magazzino. Finita la stagione e le commis- 
sioni, il banyan e i suoi agenti esaminavano ogni pezza e la pa- 
gavano al tessitore, col ribasso del quindici , venti o venticin- 
que per cento sul prezzo convenuto. Insomma, il banyan era 
l'anello di comunicazione fra la razza indigena e l'europea ; i 
ricchi Indiani compravano quel titolo a gran prezzo, per aprirsi 
occasione di trafficare a proprio conto, all'ombra del nome in- 
glese. Al mercadanti liberi , cioè quelli della Compagnia , da- 
vasi privilegio di farvi commercio per proprio conto ; con gin- 
ramento d' abitare essi e casa loro nel luogo assegnato dalla 
Compagnia , e fin al termine prescritto ; non scrivere nò fare 
scrivere cosa che riguardasse il commercio della Compagnia 
nell' Indiai eccetto che alla corte dei direttori. 

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BEGOLATING ACT 20$ 

Nel 1726 s'ordinò il sistema giudiziario, con quattro sorte di 
tribunali. Una corte del podestà a ciascuna delle tre presiden- 
te, una d'appello, una delle istanze, e il tribunale delle quat- 
tro sessioni , che riuniva le attribuzioni dei giudici di pace e 
delle giurisdizioni inferiori. In due tribunali che rendeano ra- 
gione agl'indigeni secondo le proprie leggi , uno pel criminale, 
ano pel civile, il presidente Dominava o destituiva a volontà. 

La Compagnia volle estendere il suo potere su tutti i sudditi 
britannici che si trovavano nell' India, benché non fossero suoi 
agenti ; e passo a passo ottenne che chiunque vi venisse senza 
autorizzazione sua , sarebbe violatore della legge , e rinviato. 
Erasi già disputalo in Inghilterra se una Compagnia privilegia- 
ta pel commercio potesse esercitare la sovranità, o se gli acqui- 
sti suoi spettassero alla nazione : strano parendo che V essere 
capitalista in una società conferisse diritto di cooquistatore o 
di legislatore. Ir parlamento non proferì nulla, purché la Com- 
pagnia si obbligasse a pagare quattrocentomila sterline l' anno 
più del passato. 

Intanto le guerre rovinose e la cattiva amministrazione sire* 
mavano la Compagnia; ognuno agognava a rubare; il debito sali 
a 220 milioni di franchi , oltre i particolari di ciascuna delle 
* quattro presidenze , mentre il capitate non passava in tutto i 
120 milioni. Il parlamento venne (1773) dunque in suo sossi- 
dio collo scemare il dividendo al sei per cento, e col rinunzia- 
fé a parte della retribuzione annua, e cambiò l'ordinamento in- 
terno della Società. A Bengala dovea sedere un governatore 
generale che durasse cinque anni, con un consiglio di cinque 
membri, nominati dalla Compagnia , confermati dalla Corona; 
le altre presidenze obbedissero a questo, e non potessero sen- 
za suo consenso far guerra o trattati. Mentre in prima ogni in- 
vestito d'un'azione aveva voce nelP assemblea generale , si re- 
strinse il diritto a chi n' avesse due: dei ventiquattro direttori 
ciascuno durasse quattro anni, uscendone sei per anni. 

Ivi un tribunale supremo di giudici inglesi, indipendenti dal 
governatore, decideva in ultimo appello colle consuetudini bri- 
tanniche. Questo era in fondamentale contraddizione col diritto 
nazionale. I Bengalesi vedevano gente armata traversar il pae- 

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f> 



204 HASTINGS 

se onde dare fonata esecuzione a decreti fondati su leggi che 
non ioteodeaoo, e gravare i mindari, cioè antichi fittajuoli ere- 
ditarli, or divenuti graodi possessori e venerati come unico a- 
vanzo degli antichi principi. Offesi nella religione e nelle abi- 
tudini, gl'Indiani s'opponeano spesso a forza , e il sangue scor* 
ma, sinché il parlamento mutò quell'ordine. 

Il privilegio fu continuato alla Compagnia per un tempo li- 
mitato, e colla retribuzione di quattrocentomila sterline : tra- 
smettesse al governo tutti gli atti suoi* 

Tornavano in Europa ricchi sfondolati i mercanti , e la fama 
esagerava^ onde s' alzarono sterminatamente le azioni: ma chi 
vuol che la pianta dia frutto, non ne sugga le radici. Il Benga- 
la sfiorito più non rese il tributo consueto ; la Compagnia falli- 
va se il ministero non l'avesse servita di trentun milioni e mez- 
zo, e perdonatole i nove milioni che pagava l'anno , coli' obbli- 
go di assentire al governo immediata ispezione sulle operazioni 
politiche, e tenere colà un suo plenipotente. Ma que' mercanti, 
abituati a non aver legge che il talento , resero illusorio un tal 
posto , 'che fu desiderato per nobiltà , ma non valeva* a repri- 
mere quell'immenso sistema di espilazione. 

Warren Hastings, divenuto governatore generale ( 1 722) , ten- 
tò qualche riforma, e le* sperperate finanze rassettare-, toglien- 
do le uscite inutili e le eccessive gravezze , scemando la spesa 
di scossa, riducendo centrale e robusta l'amministrazione, isti- 
tuendo corti provinciali per opporsi ai soprusi. I frenati lo con* 
tradirono ; il rese impopolare la necessità di ricorrere a spe- 
dienli, consoni forse. alla natura indiana, ma repugnanti alla 
inglese; ed ogni atto suo fu preso in sinistro. Voleano conser- 
vasse integro il territorio , e gli interdicevano la guerra ; poi 
gliene imputavano le conseguenze : domàndavangli continua- 
mente danaro, danaro; poi disapprovavano gl'immorali spedienti 
con cui esso ne procacciava, vendendo l'alleanza e le armi bri- 
tanniche a tiranni spietati o a nuovi ambiziosi : il parlamento 
inglese, intromettendosi perpetuamente, guastava dove non co- 
nosceva. Hastings seppe limitare la conquista e riunirla : ma 
mente v'aveva allora di stabile; nessuna idea fissata ne sulla po- 
litica esterna uè sulla interiore costituzione ; non danaro , non 

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PBOCESSO DI HASTINGS 205 

potere , non soprattutto pubblica opinione. Fosse dunque per 
evitare gli scontenti o per farne suo prò, Hastings lasciò le cose 
ricondursi nell'assetto di prima. 

Degl'infelicissimi Indiani furono raccolti i lamenti in Inghil- 
terra : e Carlo Fox, allora ministro ( 1 738), propose alla Came- 
ra una riforma, che provvedesse agli azionisti e allo Stato, col- 
l'affidare gì' interessi della Compagnia , non più all' assemblea 
generale , ma a sette direttori nominati dalla Camera dei Co- 
muni; e una riforma del governo che a questo creseeise poten- 
za. Con ogni arte buona e malvagia fu sventata la proposta: ma 
quando venne al ministero Guglielmo Pitt (1784) , seppe far 
passare V atto dell' India , attribuendo però al re la nomina 
dei direttori. Ivi si stabilisce un nuovo governo nominato dal 
re, con sei consiglieri incaricati degli affari dell' India sotto un 
segretario di Slato ; ai quali la corte dei direttori trasmetta tut* 
ta la sua corrispondenza eoll'India. Il governo centrale supre- 
mo consisteva in un governatore e tre consiglieri ; e il re po- 
teva scambiarli. Dichiarati contrarli all' onore e alla politica 
ogni conquista o ingrandimento , ogni alleanza difensiva ed of- 
fensiva coi prìncipi dell' India. Del resto, al governatore gene- 
rale restava molta libertà, sotto la sua garanzia personale : ma 
se tale incremento di forza riparava ai mali preteriti, fa poi co* 
nosciuto dannoso. 

I sudditi inglesi erano sottoposti a corti d? Inghilterra pei de- 
litti commessi nell' India ; e i varii governatori potevano far ar- 
restare ogni persona sospetta e trasferire in Inghilterra. Una 
nuova corte di giustizia veniva istituita contro le concussioni , 
le esazioni , le violenze in quei governi. A questa fu citato Ha- 
stings , H cui processo rimane uno dei monumenti più curiosi. 
Sheridan-, oratore irlandese, aggiuntosi a quelli ond' era insigne 
la tribuna d* Inghilterra , investi H nuovo Verre (7 ott. 1 786) 
con un'arringa improvisa che parve il sommo dell' eloquenza; 
e contro il costume, riscosse ripetuti applausi dal parlamento: 
'Burke, Fox, Pitt accordarono in dire che mai non s' era vedu- 
to in antico o in moderno un pari esempio di quanto il genio e 
V arte possono agitare e dominare gii spiriti. Fu dunque votata 
l' accusa di Hastings davanti ai lord, uve, con meno impeto ma 

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206 PROCESSO DI HASTINGS — COBNWALLIS 

più insistenza , lo perseguì la viva parola di Sheridan. Burke , 
con minore veemenza e solennità sviluppandola, tessè la storia 
delle Indie, e de 1 costumi e patimenti orribili di esse. I proprie- 
tarii, al minimo ritardo del tributo, erano gittati prigione ; on- 
de toglievano a usura per chetare i viglietti eh 1 erano stati for- 
zati a soscrivere , e pagavano fin il seicento per cento. Chi non 
potesse, era preso ; e strettegli le dita con corde , vi si confic- 
cavano chiodi e spine : altri Iegavansi due a due pei piedi , e 
sospesi per questi , se ne bastonava la pianta fin a staccarsi le 
unghie ; poi batteasi loro la testa in modo ebe sanguinavano per 
la bocca e per le orecchie $ e quando tutto il corpo era esulce- 
rato dalla sferza , ungeansi con sughi d' erbe velenose. Tale 
trattamento faceva a loro Devi-sing, oltre gli spasimi morali di 
attaccare insieme padre e figlio, e poi flagellarli , in modo che 
uno non potesse schermirsi dai colpi , senza esporvi V altro. 
Peggio ancora per le donne, tratte dai nascosti asili per espor- 
le ignude a brutali violenze. Un fremito d' indignazione e di 
pietà si propagò dall' Inghilterra a tutta Europa , e rintonò in 
Asia : ma le indagini richiedevano sì lungo tempo , che quel 
processo era già divenuto impopolare , quando Hastings recitò 
la. sua difesa : poi durato dall' 8$ al OS , Hastings fu assolto ; 
tratto dalle strettezze e rifatto dei danni , egli si ritirò nella 
quiète. 

Molti contestavano , non solo alla Compagnia ma all' Inghil- 
terra , il diritto di far conquiste nell' India , e principalmente 
Fox , Burke , Sheridan , pe' principii filantropici allora echeg- 
giatiti. Pertanto Piti era costretto difendere le conquiste colla 
parola, mentre altri colla spada ; e gli eroi mercadanti, reduci 
in patria , invece del trionfo trovavano l' accusa. Il ministero 
stesso più volte riprovò gli acquisti territoriali ; ma poteasi ri- 
sparmiarli ? Ciascun paese sottomesso avea un vicino, che im- 
mediatamente diventava nemico, e che assaliva se non fosse as- 
salito , e battuto rifaceasi ; donde la necessità di distruggerlo 9 
e di trovarsi così a contatto con un nuovo vicino , fatto nuovo 
nemico. Carlo Cornwallis, succeduto ad Hastings (1802), parti 
colla dichiarata risoluzione di rimettere e conservare la pace ; 
ma il suo governo fu una perpetua contraddizione coi sentimenti 

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COBNWALLIS 30? 

e le idee che gli aveano acquistata la popolarità , e colle sue 
proprie. Invece dell'economia, fé' spese enormi; invece di sot- 
toporsi affatto al parlamento , se ne affrancò ; invece della pa- 
ce , si travagliò in guerra incessante. Ma poiché col carattere 
si governa più che coli' ingegno, egli si guadagnò gli spiriti, e 
parea giusto quanto veniva da lui ; e benché mancasse di gran* 
di qualità sì militari che governative, mostrò come si passa es- 
sere politico onesto. Gli fu suffragata una statua, e una pensio- 
ne di cinquemila sterline per venti anni. 

Uscente il secolo passato , splendidissima era la situazione 
esterna del governo inglese nelle Indie, ma spaventosa l'inter- 
na amministrazione (1). Il terreno , come in tutta Asia, appar- 
tiene al monarca , che lo concede al coltivatore per una retri- 
buzione , la quale alimonia le casse del governo indo-britanni- 
co , succeduto agli antichi padroni. Non é dunque divisione io 
grandi dominii , che somigli alla feudalità , ma in molti piccoli 
poderi, il cui affittaiolo li suddivide ancora a lovoratori. Il go~ 
verno mette tasse sul primo, il primo sul secondo, e questi sul 
terzo , che oppresso da quel peso , non ha di che comprare uà 
pugno di riso nel paese di tanta abbondanza ; e come in Irlan- 
da , tutti hanno fame. A canto a queste classi infelici , ve n' ha 
di privilegiate: i Bramini che non fan nulla ; gli appaltatori di 
alcune terre immuni ( lakhiradjars ) ; i mercanti delle città ; 
le grandi famiglie musulmane , e gli avanzi de' nobili indigeni. 
Sono altrettanti corpi diversi, senza legname comune ; -oltre poi 
la mescolanza di sangue inglese e indiano , distintissima an- 
ch' essa. 

Distinti ancor più restano i Britannici , che non possono né 
acquistare la benevolenza, né mutar i costumi della razza inda 

(1) Nel 1793-94 le rendite dell' India sommavano a 8,276,770 
sterline ; le spese e interessi del debito a 6,633,951. Ma il van- 
taggio accidentale sparve , talché nel 98 si trovarono di entrata 
8,059,880, di spese 8,178,626. Alfine dell' amministrazione di 
lord Wellesley nel 1806, le entrate erano di 15,403,409, la spesa 
di 15,672,017. Nel 93 il debito ammontava a 15,962,743 sterli- 
ne 5 nel 97 a 17,059,192 ; nel 1805 a 31,638,827. 

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908 pbopbikt! nell'india — malabab 

e musulmana, protetta dall' indolenza e dall'indifferenza. I ge- 
nitori ricusano mandare alle scuole i loro fanciulli , e stimano 
più 1' infimo pundit che tutti insieme i Sapienti della Società 
asiatica. I pochi che studiano, sanno mille cose inutili ; il com- 
puto delle sloke, le minuzie della grammatica, della prosodia, 
delle rappresentazioni de' tempii e delle divinità loro , ma ve- 
runa scienza applicabile. I Bramini e i khiragiar sono troppo 
interessati a non impaniarli dall'ignoranza e dallo stato antico. 

Una riforma giudiziale e finanziera aveva introdotta Corawal- 
lis , ma questa male scontrava. Erasi egli travagliato a stabili- 
re sopra le forme antiche una grande aristocrazia territoriale 
a! modo inglese , dichiarando gli zemindari proprietarii delle 
terre* di cui pagassero 1' imposta al governo : quando noi fa- 
cessero , si venderebbe alla spiccia una porzione di loro terre. 
Queste vendite si moltiplicarono tanto , che* nel 1 796 rappre- 
sentavano una rendita di 28,700,000 rupie , cioè un decimo 
delle tre Provincie di Bengala , Bahar e Orissa. Ciò menomava 
la classe degli zemindari ; ma non per questo elevaronsi i rio- 
ti, come Cornwallis avea sperato , il quale a tal fine aveva ob- 
bligato gli zemindari a munirli d' una patente inalterabile. Al- 
lora dunque che lo zemindar più non potè aumentare a sua vo- 
glia la rendita che il riot pagava , fu attento ad ogni occasione 
di congedarlo , per far migliore contratto con un altro. Il riot 
appellava alla giustizia? le lungagne di queste lasciavamo espo- 
sto alla vendetta dello zemindar , e le spese il rovinavano Una 
riforma nel 96 dava agli zemindari una procedura più spiccia- 
tiva riguardo ai rioli , e che potessero vendere le rendite ; e 
cosi questi trovaronsi irreparabilmente al coloro arbitrio. Corn- 
wallis creò tribunali : ma i giudici non sapeano, tra quelle for- 
inole , pronunziare che in pochi casi ; e le lentezze facevano 
moltiplicar i contratti di mala fede. Si credè riparare col met- 
ter un' imposta sui litiganti : ma questa impediva ai più di otte- 
nere giustizia, mentre il numero delle liti aumentò oltre l' im- 
maginazione ; e di pari cresceano i delitti e le bande dei ladri. 

Né minor esecrazione attiravansi gP Inglesi sulla costa del 
Malabar. La presidenza di Bombay soccorse Ragobah , il quale 
assassinando il nipote , salì peischwah de' Maratti occidentali. 

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MALABA — TIPPC SA» 209 

Haider Ali , che da due anni fjceva inutile guerra ai Maratti , 
vedendo Podio che gì' Inglesi a' attiravano col proteggere il ti- 
ranno, fé' pace, e contro il nemico comune a 1 alleò col nizam di 
Decan e coi Francesi , venuti allora nemici delP Inghilterra per 
le cose d'America. Dall'urgenze salvasi la Compagnia colla 
prontézza, assalendo gli stabilimenti francesi di Cbandernagor, 
Caricai e Mazulipatoam ; riduce Pondicbery (1778) ; e intanto 
ridesta gli antichi rancori de' Maratti è del nizam contro l'usur- 
patore reggente del Misore. Haider però non sgomentato , de- 
vasta il Carnati™ , prende Arcate j ma è costretto ritirarsi , 
Calcutta e Mangalore gli sono strappate , distrutta la flotta ; e 
Eyre Coote, generale inglese, lo vince e rivince, ma noi doma, 
e rinforzi francesi ne rialzano la fortuna. 

Tippu Saib suo successore (1783) continuò guerra con esito 
vario : finché nella pace tra Francia e Inghilterra, la prima re- 
cuperò Pondicbery, Caricai , Chandernagor ; e P Olanda le an- 
tiche possessioni, eccetto Negaptnam che restò agl'Inglesi. Tip- 
pu Saib rimasto solo, bramò la pace, che fu firmata colla Com- 
pagnia inglese a Mangalore (l7$4)r, restituendosi conquiste e 
prigionieri. Ma Tippu odiava gì 1 Inglesi quanto suo padre ; e 
più fiero e men intelligente di questo , si credette o si spacciò 
eletto dal profeta per sterminare dall' India i Nazareni , e inse- 
guirli sino all'inferno. Ripeteva amerebbe vivere due giorni da 
tigre, piuttosto che due secoli da agnello ; e la tigre èra il suo 
simbolo, che metteva per tutto, e alcune vive e mansuefatte ne 
teneva ; amava la guerra per sé stessa , e contro gli Europei 
principalmente per fanatismo religioso. Prodigo e avaro, franco 
e intrigante , robusto e fiacco , sol costante era nel coraggio e 
nell' amore de' suoi figliuoli. 

Pel suo intento, profittò dei Francesi , che, nel bollore della 
Rivoluzione , cercavano per tutto nemici ai loro nemici ; gì* In- 
glesi. Ufflziali di quella gente addestravano le sue 4 truppe' e 
P artiglieria, e teneva in arme settantamila uomini, é moltissimi 
alleati. Buonaparte dal Cairo mandò all'India di que'suoi pom- 
posi proclami, e eh' ei veniva a spezzare la tirannia britannica! 
ma quando la battaglia d'Abukir troncò gli sperati trionfi della 
Francia e la grand 1 opera che Napoleone credessi destinato a 
III. dbyfiocgle. 



210 N MAH ATTI 

compiere io Asia, lord Mornington governatore scemò 2 riguar- 
di a Tippa , e trovati pretesti marciò sopra il Mfsore. La cam- 
pagna andò fiera, ma non poteva restare incerta. Le prime scon- 
fitte avvilirono V anima superstiziosa di Tippu , che chiuso in 
Seringapatnam, combattendo da soldato fu ucciso (1799). Allo* 
ra tutto il Misore venne agl'Inglesi, e fu schiantata l 1 unica Po- 
tenza che secondare potesse la Francia. Per ombra e per legar- 
selo col benefizio, vi elessero raja uno della famiglia che Haider 
avea spodestata. 

La Confederazione dei Maratti abbracciava per 970 miglia da 
seUentrione a mezzodì , e 900 dalla baja di Bengala al golfo di 
Zambogia , con 40 milioni d' anime , di cui un decimo musul- 
mani, il resto indiani, distribuiti in cinque Stati, nominalmente 
dipendenti dal raja di Sattara. Dicemmo come a quésti raja si 
fosse sovraimposto il pescina ; ma esso pure fu soggiogato da 
Maagi-Scindia. Il costui padre era stato destinato a custodir le 
pantofole che il pescina lasciava alla porta entrando alle spose; 
il quale uscendone un giorno lo trovò addormentato , ma colle 
pantofole strette al séno. Questa devozione gli meritò avanza- 
menti ; e il figlio succedutogli affettò lungamente di portare a 
cintura un pajo di babbucce , a memoria dell' origine sua. Af- 
fettando umiltà divenne vero padrone, ebbe grosso esercito, di- 
sciplinalo dal savojardo Boigne , e agognava Deli , quando Scià 
Aleni , ultimo rampollo di Aurengzeb , ve lo invitò a redimerlo 
dalla tirannide del ministro Gulam. Scindia volò , e mutilato 
l'usurpatore, il fé' spirare in una gabbia ; ma tenne per sé Pan» 
torità rintegrata, lasciando il re vivere di limosina. 

Danlet-Raa-Scindia soo successore ne calcò le pedate, confi- 
dandosi ai Francesi ; onde gì' Inglesi, vedendo nori poter nulla 
sperare, fecer intendere al pescina , lo fiuterebbero se volesse 
torsi dalla soggezióne : e il colonnello Wetlestey , che poi col 
nome di lord Wellington dovea restaurare i Bottoni , andò a 
restaurare il pescina. Gran generale e accorto politico, in paese 
dove ogni conquista aggiungeva nuovi nemici, egli spiDse la 
guerra contro i Maratti , e nella pianura di Agrain ne fiaccò la 
potenza ( ?9 ottobre 1803 ): onde l'Inghilterra, pairona delle 
Indte» trasferì dal sud a) nord il centro di sua potenza, e tocca 
i Siki, 



MABATT1 2 II 

Atteso che le Camere inglesi disapprovavano continuamente 
le conquiste , bisognò surrogarvi il sistema della protezione e 
delle alleanze : menzogna che costringe a lasciare ai vinti le 
cattive amministrazioni , né però evita la guerra. I succeduti 
governatori Cornwallis (1804) e Giorgio Barlow (1805) promet- 
teano smettere le conquiste e assodar la pace ; eppur sempre 
erano tratti a romperla. All'attiva politica di Wellesley tornò 
lord Minto (1813) : e Hastings succedutogli , ripeteva doversi 
colla forza aperta conservare quelle fonti di ricchezza : appena 
giunto (1823) nell' India , previde la crisi sovrastante , e vi si 
preparò per conservare la prevalenza inglese , mentre i Gurka 
minacciavano la frontiera orientale dei possedimenti britannici; 
i Pindarri invadevano la settentrionale; Maratti e Ragiaputi 
spiavano l'occasione di scuotere il giogo. Hastings lasciò i Pia- 
darri annichilali, molti raja ridotti a soggezione inglese, sciolta 
la Confederazione maralta ; sicché la Compagnia stendeva su 
due terzi della Penisola il dominio diretto, sul resto l'influenza. 
Essa riveste d' autorità nominale una famiglia sovrana ; ma di 
fatto la esercita un residente inglese , che comanda un corpo 
militare, cernito fra' natii, sotto uffiziali europei : giudice delle 
contestazioni internazionali, come il granmogol ne' suoi bei gior- 
ni , non rende conto che al suo governo , il quale lo scambia a 
voglia. Lord Amherst, appena sottentrato ad Hastings, ebbe ad 
occuparsi della guerra coi Birmani , ipmenso Imperio dispoti- 
co, formato con quelli di Ava , Pegù , Munnipur, Arracan, Te- 
nasserim, fra il Tibet al nord , la Cina e Siam a levante r a po- 
nente la baja di Bengala e gli stabilimenti inglesi , al mezzodì 
Malacca. Per le cessioni fatte all'Inghilterra (Ì82&), fu ridottò 
in angusti cofaflni. 

Portato l' Impero indo-britannico a tanta estensione, bisogna- 
va regolarlo , e Bentinck (1828) il fece senza i mezzi straordi- 
narii della guerra, e lottando contro le difficoltà interiori, e con- 
tro un diffalco d'oltre 13 milioni di sterline. Egli fa esaminare 
tutto pubblicamente ; regola 1' amministrazione , reprime le 
masnade di ladri (décoit), e i sacrifizii delle vedove ; fa indagi- 
ni sull' India centrale ; viaggia , introduce la navigazione a va- 
pore e la libertà della stampa. 

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Si 2 INDOSTAN 

Tra siffatte vicende meglio conosceanaLque' paesi, e la rela- 
liohe di Holwell estinse io parte le prevenzioni invalse sopra 
l'ignoranza e l'idolatria di colè. I filosofi se ne impadronirono 
per mostrare la superiorità di quel culto al nostro ; si esagerò 
l'antichità de' libri sanscritici ; con febbrile eloquenza si decla- 
mò contro la civiltà che andava a portare i suoi misfatti fra l'in- 
nocenza di genti vicine a quell'invidiabile stato di natura, e 
che sarieno beate (diceasi) se ivi pure la superstizione non fos- 
se venuta a insinuare le sue atrocità. Altri con. senno e tran- 
quillità si posero a studiarli. Una lingua antichissima comparve, 
ricca d' inestimabili monumenti , che portavano attacco alla 
esclusiva venerazione pei classici greci e latini: monumenti per 
antichità mirabili , non meno che per bellezza ; dottrine che 
prevenivano di secoli le invenzioni di cui più si gloria l' Euro* 
pa. Nel 1 784 Guglielmo Jones fondò a Calcutta la Società asia- 
tica , per pubblicare le opere originali di que' popoli, e discu- 
terne la storia e le credenze : ove pure si posero e stamperie e 
giornali, e accademia di medicina e orto botanico. Nello stabili- 
mento danese di Serampur, cinque leghe da Calcutta , sede dei 
missionari battisti, fondati per convertire gl'Indiani, si pubbli- 
carono, sotto la direzione del dottor Carey, bibbie nei differenti 
idiomi dell' India, oltre molti classici di quella nazione. 

Ci' Inglesi non sono passati neil' India a cercare libertà di 
culto come nell' America settentrionale, o per convertire come 
i missionari!' puritani, ma per guadagno. Non vi portano dunque 
cortesie, ma il loro contegno inamabile , ma abitudini colà sto- 
machevoli. Le loro donne, invece degli sfarzosi vestiti orientali, 
usano le mode dismesse d' Europa, abbastanza scomode e ridi- 
cole : gli uomini mangiano e fumano il giorno intero, isolati per 
non astringersi a convenevoli, e abbandonandosi a quelle bizzar- 
rie di cui già danno tanti segni in patria : dagli abitanti-esigooo 
rispetto , e non osservano tampoco la decenza : mangiano cibi 
vietati, lasciano la propria donna al braccio altrui, ballano d'e- 
state, cantano a tavola ; altri atti che per que' popoli sono abo- 
minazioni. Gì' Indiani , in mezzo a quella esuberanza della na- 
tura, per cui tutto sta nella proporzione eh 1 è dal nostro caval- 
lo al loro elefante , amano lo straordinario : cannoni enormi , 



INDOSTAN 213 

poesia immensa, mitologia di milioni, feste di popoli interi. Gli 
Inglesi invece hanno un culto prosastico , costumi compassati, 
abitudini nulla meno che grandiose , sparagno sottile , qualità 
lodevoli ma minuziose. Iti essi cercano i profitti, e senza affet- 
tare l'onnipotenza, rispettano i governi particolari. 

La schiavitù vi sussiste ancora di fatto : il monopolio del sale 
riesce gravosissimo ove non si mangiano che vegetali ; il paese 
da industrioso è mutato in agricola, inviandogli tessuti d'Euro- 
pa, e cercandogli zucchero, cotone, e massimamente oppio , la 
cui coltivazione forzata rende pochissimo all'agricoltore ; tal- 
ché , invece di colarvi il danaro europeo , n' è asportato. L'In- 
glese non fa opere pubbliche a vantaggio comune ; onde ruine 
succedono ai palagi, ed errano gli sciacali dove gli uomini spes- 
seggiavano. L' Indiano è ancora , come un secolo , come venti 
secoli fa, spensierato, incoerente, abitudinario. Àncora non ha 
in casa una seggiola, una tavola, un cucchiajo , una forchetta : 
dorme sopra un telajo, ed ba appena biancheria da cambiar una 
volta : dico il ricco -, gli altri , per terra e nudi. L'orafo usa 
stromenti rozzissimi per finir con indicibile pazienza lavori che 
facciano stupire l' Europa. V agricoltore rompe la gleba con 
una vanga lunga appena due piedi , che lo costringe a star in* 
curvato ; imbiancherà di contìnuo la casa, e non spazzerà dalia 
polvere l'aja ove depone il ricolto ; e sol finita quest' onerario* 
ne , dirazzolerà attentissimamente la casa : sparagnerà un (ilo 
d' acqua pel suo campo di riso, e non curerà la dóccia che glie* 
lo conduce : tremerà di pericoli immaginarli, e s' addormente- 
rà sulla via delle tigri e del serpente t sottiglierà il cibo suo e 
della famiglia, poi venderà gli ori della moglie e della figliuola 
per sostenere fin all' ultimo punto un processo, e comprare te- 
stimonii e giudici, unico mezzo che crede efficace alla vittoria; 
ma mentre farà una lite interminabile pel valor d'un centesimo, 
non si commoverà del vedersi a fianco assassinato il vicino. 
Quando poi arriva il giorno di maritare sua figlia , chi prima 
b' era ridotto a acqua e scarso riso, profonde nelP invitar paren- 
ti ed amici , vicini e lontani , sonatori , ballerini ; perca danaro 
al tre per cento il mese onde regalar tutti, tutti mantenere per 
quindici giorni , e rimandarli vestiti di nuovo. Così vuol l' uso 



2H SAGRIFIZH DELLE VEDOVE 

della sua Casta. I fanciulli vanno alla scuola ignudi nati, e scri- 
vono ancora sulla polvere davanti alla porta. Le scuole intro- 
dottevi dagP Inglesi li raffinano nella loro teologia e nelle leggi 
patrie, per formarne de' magistrali; ma non iniziano una rifor- 
ma fondamentale , impossibile finché non si tolgano le Caste. 
Or invece gì 1 Inglesi si proposero di rispettarle : Bentinck 
giunse ad esimere dalla pena delle sferzate gì' Indiani, mentre 
la serbava per gli Europei ; cosa che in quelli saldò P orgoglio 
della loro superiorità : quando s' imbarcano truppe indigene 
colle inglesi , si prescrive a queste severissimamente d' evitar 
ogni contatto colle cucine di quelle ; si tien separata P acqua 
che dee servire agli Europei, ai Musulmani, agi' Indiani; si la- 
scia che ciascuna Casta prepari separatamente il proprio pasto. 
Perfino nelle cappelle de' missionari! protestanti sono separati 
il bramino e Io sciatria dal sudra e dal paria ; e diresti che a 
questi non siasi insegnato del cristianesimo se non P obbligo 
d' umiliarsi e di perdonar gli oltraggi. Or che è il cristianesimo 
senza il dogma suo cardinale dell' eguaglianza ? (a) 

Pure gì' Inglesi seppero far cessare ornai i sagrifizil delle ve- 
dove , P infanticidio , la micidiale associazione dei Tagi ; molti- 
plicami teatri all'eurppea ; i meticci crescono , e principesse 
sposano avventurieri europei. Testé Hardinge dichiarò che i lu- 
crosi impieghi si darebbero a concorso a chi meglio nelle scuo- 
le avesse profittato nella lingua e nella letteratura inglese: mal- 
grado il pregiudizio contro il mare , s' imbarcano gP Indiani , 
si trasportano di la dal Gange. Perchè dunque non s'adopera a 
vincere anche quesl' altro e maggiore della separazione delle 
Caste , sottoporle a codice e tribunali stessi , mescolarle nelle 
scuole, nel!' esercito, negP impieghi, sovratutto alla comunione 
della parola e del pane divino ? Senza ciò , gP Indiani non ver- 
ranno mai capaci d' emancipazione : e se un caso li strappi al- 
l' Inghilterra , essa gli avrà lasciati inetti a governarsi da sé. I 
i - 

(a) Secondo queste parole, potrebbe taluno inferirne che ii Cri- 
stianesimo non ammetta gerarchia; il che è un errore* 1/ autore 
ha voluto forse con ciò esprimere la carità che si ha ad avere al 
prossimo, considerandoci tutti come membri d'un medesimo corpo* 

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COMPAGNIA DELLE INDIE SIS 

figli d' Inglesi che vi nascono, muojono quasi (alti , talché non 
potrà formarsi un' India inglese. ' 

Quando la guerra contro Hyder Ali e la Francia obbligò la 
Compagnia delle Indie a chiedere io prestito dal governo nove- 
centomila sterline, si era pensato riformarne lo statuto ; e sotto 
Pia si creò V v/Jizio di controllo per gli a/fari delle Indie , 
composto di sei membri del ministero , che sovranteodessero a 
lutti gli atti militari e civili , benché la Compagnia restasse an- 
cora sovrana quanto al commercio. Non per questo si alleviò il 
debito; e nel 1799 aveva un disavanzo di 1,319,000. ingran- 
dita cogli Stati di Tippu Sajb e dei Maratti , la rendita territo- 
riale,, che nel 97 era di 8 milioni di sterline , nell' 805 saliva a 
15 ; in proporzione aumentava il debito , fin ad avere una dif» 
falta di 2,269,000 sterline, che andò crescendo. Scadendo col 
mano (8 14 il privilegio, si fece libertà di trafficarvi, sotto cer- 
te riserve , a qualunque nave non minore di treceocinquanta 
tonnellate , lasciando alla Compagnia il dominio dell' India e il 
commercio colla Cina fino al 1831. La Compagaia , lungi dallo 
scapitarne -, nel 1824 aveva incassato 13,215,300 sterline e 
speso 9,490,777 ; onde malgrado la guerra de' Birmani, trova* 
vasi in vantaggio di 3,724,523 sterline ; e tolto il monopolio , 
dall' Inghilterra subito si asportò £0 o 60 volte più di tessuti. 

Alla Camera dei Comuni, nel 1830 , Peel sottoponeva i con- 
certi presi fra il governo e la Compagnia « per garantire agli 
abitanti di quelle regioni lontane il godimento dei loro diritti v 
della libertà individuale e dei frutti della loro industria ; com- 
pensarli de' patimenti e delie ingiurie passate ; consolarli , a 
forza di benefizii, della perduta indipendenza. » 

Per lo statuto del 1833, é alla Compagnia prolungata ven- 
tanni la patente) non però più commerciale, bensì come socie- 
tà di governo, limitata a riscuotere, fino al 1854 , le imposte , 
e regolare le entrata dell'antica sua conquista, mediante una 
corte di ventiquattro direttori, sorvegliati dal Consiglio di Sta- 
to. Le proprietà sue mobili e immobili furono trasferite alla Co« 
runa, serbandole l'usufrutto finché dura il privilegio» Ha il ca- 
pitale di sei milioni di sterline, diviso in azioni, che chicches- 
gia può acquistare. 

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216 FINE DELLA COMPAGNIA DELLE INDIE 

Qui finisce la storia della Compagnia delle Indie ; ma non 1 
guai che le sue conquiste recarono all'Inghilterra. È luogo co- 
mune il declamare contro Io spirilo invasivo di questa: eppure 
in nessun paese si operò con tanta pubblicità, restando esposti 
agli oppositori prima, al sindacato poi. La storia ci rivela come 
un primo passo traesse di conseguenza il secondo; una conqui- 
sta procacciasse un nuovo vicino, che ben tosto era un nemico 
da dover combattere, finché la caduta sua non ponesse a fronte 
un altro nemico. Da ultimo gì' Inglesi speravano che il fiume 
Indo^su cui credono aver il diritto sacro che la previdenza dà 
all'intelletto e alla giustizia sopra l'ignoranza e la forza brutale, 
potesse divenire limite e barriera alle loro possessioni e vena 
al commercio, cinto come lo credeano da' popolazioni ricche e 
pacifiche. In tutto s'ingannarono. Per riconoscerne il corso e 
aprirlo alla navigazione europea, mandarono nel 1836 una spe- 
dizione, di cui ci ragguagliò Alessandro Burnes. 

Nell'Afgania, posta fra l' Ymalaja, V lodo e la Persia, e via 
dell'India scelta da tutti i conquistatori, i popoli, che credonsi 
discendere dalle dieci tribù ebree trasportatevi dai Persi , non 
sono timidi e sommessi come gl'Indostani, ma nobili e sempli- 
ci, roen pedafti dei Persi, ma istrutti per quanto maomettani. 
II sistema asiatico vi si conserva : Burnes conobbe un principe 
che avea generato sessanta figli, e non sapea ricordarsi quanti 
gliene vivessero; Dost Mohammed contava diciassette fratelli. 
Gli Afgani aveano conquistata anche la Battriana ed Herat , e 
sino alle rive dell'Oxo, mentre a mezzodì si spinsero all'Ocea- 
no ; e valicato V Indo , sottomisero il Cascemir e corsero nel 
Pengiab, paese di trecenquaranta miglia in lungo, dugento in 
largo, con tre milioni e mezzo d'abitanti e 63 milioni di ren- 
dita. Gli Afgani sono appena 15 milioni, spopolandosi come tut- 
ti i paesi di Maomettani; con al più cinque città: Pesctauer, che 
prima incontrasi venendo dall'Indo; Candaar, capo della parte 
occidentale ; Cabul della settentrionale ; Herat presso le fron- 
tiere del nord ovest ; Ghazni , famosa per Mamud Gazoevi- 
fle , primo musulmano che invadesse l'India. Ifi il secolo pas- 
sato disputavansi le tribù dei Gbilzi e dei Durani. Dr questa era 
Amed-scià, compagno di Nadir, che conquistato tutto il paese, 

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AFGANISTAN 217 

si coronò re a Candaar,e trasmise al figlio Timor l'Impero che 
si chiamò dei Duroni , il più poderoso dell' Asia dopo la Gina, 
stendendosi 3ii4 leghe da nord a sud, e 480 da ovest ad est. 
A levante l'Indo lo separa dall'Indostan : una striscia coltivata 
attravetsa un deserto di sabbia lo congiunge al nord della Per- 
sia, I quattro figliuoli di Timur si dispotarono 'e perdettero 
quel Regno, e solo Afamud Kamram conservò Herat , capitale 
del Corassan afgano; mentre Dost Mohammed, capo dei Baruksi, 
si stabilì a Cabul, e un suo fratello a'Ghazni , un altro a Can- 
daar ; fratelli nemici. 

La disfatta detratti e dell'Impero del Mogol (1763) giovò 
non solo ad Amed, ma anche ai Siki. Postisi a molestare gli Af- 
gani, s'impadronirono fin di Lahor, che assicurava, tutto il Pen* 
giab; e divisero le conquiste io dodici principati indipendenti 
[misali) sotto eapi proprii {$erdar) ì i quali., due volte L'anno 
in assemblea generale, deliberavano degl'interessi comuni. Ben 
tosto sentironsi gli effetti di questa indipendenza nelle guerra 
die ai fecero tra loro , é delle quali ingrandì Rangit Singh (re 
leone). Vedendo l' Afgania per discordie correre a perdizione, 
egli senfi la potenza d'una ferma, volontà, e di Labor fé' il cen- 
tro delle sue operazioni. Intesosi con lord Lake , governatore 
generale della Compagnia delle Indie, che fu ben contento di 
averlo almen neutro quando già avea sulle braccia i Maratti , 
Rangit Singh occupa alcune terre degli Afgani , arricchendosi 
di tesori e di fiducia, introducendo nel proprio esercito Tordi* 
ne militare de'Sipai che servono alla Compagnia. Così potè eri- 
gersi protettore degli altri sirdar, e ridusse- a suo dominio tut- 
te le provincie sulla sinistra dell' Indo , fra cui il Multan e il 
Cascemir. L'italiano Ventura e il francese Allard , resti dell' e- 
aercito napoleonico, ne iniziarono le truppe alia tattica euro* 
pea, compita poi da Court, allievo della scuola politecnica. Con 
questi ajuti, e mentre gì' Inglesi osteggiavano i Birmani , egli 
passa l'Indo, ove la dinastia dei Durani era stata rovesciata dai 
Baruksi, in una guerra civile che disanguògli Afgani; e mesco- 
latosi a quel dissidio, colla presa di Pesciauer die l'ultimo col* 
pò agli Afgani. 

Secondo Allard e Ventura, l'esercito di Rangit Singh da, tre* 

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248 AFGAN1STAN 

mila uomini fa elevato a ottantaqualtromila; fra cui ventottomi- 
la di trippe regolari, con 376 cannoni e 370 tromboni che sì 
trasportano a spalle di cammelli. L'entrate si valutano di 125 
milioni di lire, oltre un tesoro particolare di 250. Pure non r'!ia 
ut istituzioni politiche, né leggi scrìtte, né sistema d' ammini- 
strazione o di giustizia; e tutto pende dal capriccio del sovra- 
no e dalla sua fortuna. EgK è cinto di gloria militare; il popolo 
s'avvilisce nella superstizione, nell'ignoranza e nell'esempio di 
Rangit Singh, che non conoscea probità né pudore, né lampo» 
co misura nei godimenti. Morto lui (1839) e Rorruck Singh suo 
figlio imbecille, Shere Singh illegittimo succedutogli, uom tir 
soluto ma scapigliato , è fatto assassinare dal ministro Dhyan 
Singh, il quale stermina la famiglia sbalzata, ma é ucciso egli 
stesso da Aget Singh, l'assassino vero. 

Sotto questi vacillanti saccessori di Rangit, gli Afgani saria* 
no potuti correre fino a Deli, se non gli avesse trattenuti il ti* 
more degl'Inglesi. Questi, alle tre presidenze di Bombay, Ha* 
dras, Bengala , aggiunsero quella di Agra , assai più vicina al 
Pengiab. I Siki, gente litigiosa, vi recano spesso le loro dispu- 
te alla decisione di essi ; e temendo non i nemici occupassero 
un fertile loro terreno , che forma il limite orientale del Pea- 
gfab, stipularono che gl'Inglesi il difenderebbero , iu ricambio 
redando da quanti morissero esenta eredi. L'oppio e l' acquar- 
tele affollarono talmente le morti r che poco tardarono gl'In* 
glesi a trovarsene padroni, e vi poterò una fortezza e un sopran- 
tendente. Così acquistarono predominio fra i Siki , a mal in 
cuore di Dost Mohammed, il quale, colle forze unite della Per- 
sia e dell' Afgania, spiava l'istante di piombare sui Siki , odiati 
da'suoi in nome della religione come dell 1 indipendenza, men- 
tre gl'Inglesi non gliel soffrivano, atteso il loro disegno d'aprir 
1' Indo al commercio. 

Gì' Inglesi hanno interesse che verun'altra Potenza non pren- 
da piede nell'Asia centrale, e neppur essi vi cercano territori!: 
ma gl'intrighi della Russia in Persia obbligarono , nel 1888, a 
passar l'Indo per rimettere Scià Sugia sul trono afgano. Erra- 
rono, non nel voler conquistare l' Afgania, ma nel voler impor- 
le un principe sprezzato, e cosi nimicarsi Dost Mohammed, che , 

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AFGANISTAN 219 

conveniva phittosto rinforzare come barriera contro i Russi. En 
gli in fatto si butta coi Russi, che mandano ufficiali ed emissa* 
rii, per stimolo e colPajuto de' quali i Persiani assaltano Herat 
(1838); infine l'Inghilterra sentesi costretta venire in arcai ad 
abbattere Dost Mohammed , contro il voto comune. 

Guidati da Burnes , eroe instancabile , che primo fra/gii 
Europei avea risalito l' Indo , conquistarono il Sindo , è var- 
carono l' Indo ; ma le montagne del Rosan offersero gravissi- 
me difficoltà e freddo intenso : ridesto il fanatismo religio- 
so , gì' Indiani fecero come i Russi a Mosca , ritirarsi e di- 
struggere, e cosi trassero bene addentro gl'Inglesi^ ma' la co- 
storo temerità pwve scolpata dalla conquista di tanto Regno ; « 
etrovaronsi assisi al Calmi, punto d'intersezione delle grandi 
strade che capitano dalla Persia e dall'India, e di due inclina* 
risai non meno fisiche che morali. La caduta dei prodi Afgani 
scoraggia tutta l'Asia centrale: ma dopo tre anni (2 nov. 1842), 
Cabul si solleva; Burnes è trucidato con molti altri; cinquemi* 
la uomini per due mesi resistono a cinquantamila insorgenti , 
senza fuoco né viveri né munizioni; tredicimila si contano peri* 
ti, appena alcuni dispersi poterono tornare. 

Il peggio di quella sconfitta fu la necessità di vendicarsi, di 
conquistare, di estendersi. Lord EUènborough assumendo il go- 
verno delle Indie , avea disapprovato l' antecessore Auckland « 
la politica aggressiva, protestando voler rinchiudersi nei terri- 
torio; ma é costretto far guerra all' Afgania per ripristinare il 
credito perduto. La inglese bandiera sventola di nuovo a Ca- 
bul, poi si ritira spontanea; ma quel sarà la frontiera dell'India 
inglese? Tenersi ai deserti che datt'Indostan separano lo Scind? 
ma questo paese signoreggia le bocche dell'Indo e il commer- 
cio di tutta l'Asia centrale: laonde Ellenborough vede necessario 
unirlo all'Impero. Lo Scind, posto tra l'Afgania, il Pengiab, lo ste- 
rile Belucistan e il mare, è governato da emiri indipendenti, dopo 
ti 1838 protetti da trattati cogl'Inglesi: ma Ellenborough cerca 
pretesti, sofistióa gli emiri , i trattati riduce a patti di servitù; 
infine annesta lo Scind ai possessi britannici (1844). Grave que- 
rela gliene è mossa, ed é richiamato a scusarsi in giudizio; ma 
par fatale alla Gran Bretagna d'ingrandirsi colà a mal suo gra- 

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220 àfgaxistan 

do. Appena essa ritirasi dall'Afgania, Dosi Mobammed nel La- 
bor ripristina tutto ciò che essa avea distrutto, ne sbandisce la 
moneta, ricompone l'esercito. 

E di fatto, lord Hardinge, andato coli governatore colle più 
pacifiche proteste, dovette tosto ripigliar la guerra. Finché la 
Gran Bretagna sperò trovare fra i Sikt un capo bastante a riu- 
nire i frantumi dello scettro di Rangit, si astenne dalllnvader- 
li; ma visto il disordine crescere, e stabilirsi il despotismo peg- 
giore, cioè il militare, passò l'Indo, e con pochissimo sangue* 
soggettò il Peogtab, e coodusse una pace gloriosa. Per la con- 
venzione di Koussour (18 febbraio 1846) e le modificazioni po- 
steriori, il Regno di Pengiab si conserva; ceduto però agi' In- 
glesi quant'è fra il Bias (Ifasi), Pludo e l'Ymalaja; nel che sono 
comprese le Provincie di Casoemir e di Hazara. Hardinge inve- 
ste d' una parte di tale acquisto Dnlab Siog come visir ; parte 
lascia al prisco dominatore. L'esercito siko è ristretto a 20,000 
uomini , dopo consegnati agi' Inglesi tutti i cannoni adoperati 
contro di essi , e pagata un' indennità di 37 milioni e mezzo , 
ridotti poi a 12 e mezzo. 

Questi frantumi poteano tener saldo contro la vicinanza et»* 
ropea? 

AI nord del Gaoge steodesi il Nepal, fra la presidenza di Ben- 
gala e le vette inaccessibili dell' Ymalsja, per 250 leghe da o- 
riente e ponente , e per 50 da settentrione a mezzodì , abitato 
da popoli bellicosi, che danno ombra al governo inglese» Questo 
amerebbe prendere per confine i geli e le creste insuperabili 
del Devalagari; onde nel 49 ricoafinciò intrighi e guerra. L'an- 
no stesso, per nuova convenzione con Dulab Sing, cessò la so- 
vranità dei Siki, e al Regno indo-inglese fu incorporato l'intero 
Pengiab, che avea 100,000 miglia inglesi, 3 milioni d'abitanti» 
e la rendita di un milione di sterline. 

Intanto la Russia, sempre attentamente rimossa dall'Asia 
centrale, si pianta colla Persia fino ad Berat (1844) , tenendo 
così dal Caspio all' lodo: anche fcosk ò sotto la sua influenza , 
come tutta la Transoxiana, obbediente aNaair Ullah, che appog- 
giato ad essa, e secondandone il volo» si surrogò ai prinoipotti; 

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IXD0-3RITAXNIA 22! 

e che con una tirannia ferina (1) congiunge una profonda dissi- 
mutazione , dalla quale Boraes restò ingannato. Cosi la Russia 
adopera la forza aperta ; V Inghilterra vuol rìtrarne* tesori ; né 
V una né V altra. cerca incivilire : ma il contatto de 9 loro stabili- 
menti moltiplica le eventualità di guerra. Sarà in quelle lonta- 
nanze che si dibatterà la prevalenza della due potenze sover- 
chiami d'Europa? 

Oggi l' Impero indo-britannico si stende, lungo il 78* meri- 
diano di Greenwich, dal Capo Comoric al Bissatair, dail'8* al 3 f 
30' di latitudine nord, per ottocento leghe di posta; e dalle boc - 
che dell' Indo a quelle del Bramaputra per settecento almeno : 
superfìcie eguale a mezza Europa , con ISO milioni di sudditi 
im mediali, e 47 di protetti ; don contando gli acquisti separati 
sulle coste merulionali di Ava. L' esercito inglese che vi stan- 
zia , è di 287,000 uomini (2) , in cui cinquantamila Europei- 
li' entrata annua nel 40, 41 , 42 rese 21,239,417 sterline; do- 
po rinnovato il traffico dell'oppio, salì a 22 milioni. Il maggio 
del 43, la Compagnia aveva in cassa 8,532,067 sterline, e il de- 
bito di 3b, 703,776, pel quale paga il medio interesse di 4 3jl; 
ma le spese eccedono costantemente l'entrata (3). 

(1) Basti accennare la Khanah-Khara , cioè mangia-vivi , do- 
ve i prigionieri sono straziati da pulci di montone , tenutevi 
apposta. 

(2) 1/ Inghilterra, obbligata a custodir fortezze sotto tutte le 
latitudini, procura ripartir il disagio e i pericoli fra le truppe 
con un sistema di rotazione. Prima van di guarnigione sul Me- 
diterraneo, a Gibilterra, Malta, Dell' Isole Jonie, per preparar- 
si agli ardori della Senegambia, delle Autille , della Gujana ; 
donde all' America settentrionale, Canada, Nuova Brunswick , 
Nuova Scozia ec; di là tornano in Inghilterra, per uscirne do- 
po alcuni anni verso, il Capo di Buona Speranza, l' isola Mau- 
rizio, la Nuova Galles meridionale, Seilan e 1* India: poi rimpa- 
triano per tosto riprendere la rotazione. 

(3) Al 20 aprile 1*39 il debito era di 30,231,162 sterline, 
con 1,421,417 d' interessi : e in quell'anno l'entrata fu di 
14,746,470 sterline ; la spesa di 14,773,164. Le importazioni 

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222 osa 

Per V India medesima l'Inghilterra dovette romper guerra 
alla Cina , paese singolare , su cai fermeremo alquanto lo 
sguardo. 

Cina. 

Le sorti dell'Asia orientale furono dirette sempre dai Chiesi, 
qual centro di dottrina, di civiltà, di commercio. Riportano es- 
si P origrne loro fino ai prìmordfi del mondo, e nelle loro non 
interrotte tradizioni di 40 secoli, sono forse ad investigare, noir 
sólo la storia dei popoli orientali, ma le cause delle migrazioni 
die, da Odino a Gengis-Kan , sconvolsero il nostro occidente : 
talché, contemporanei di tntli'i popoli, dimenticati dal tempo 
che né gli invecchiò né li rinnovellò, i Cinesi formano una ca- 
tena viva fra il giorno d' oggi e l' antichità più remota. 

Laf Cina può considerarsi come una famiglia patriarcale, che 
sviluppandosi diventò un grande Impero senza alterarsi , deri- 
vando tutto il suo ordinamento dal canone primitivo della sog- 
gezione filiale : sicché ogni casa è un piccolo Stato, e lo Stato 
non é che una casa vastissima, regolata coi medesimi principii 
di socialità, sottoposta ai medesimi doveri. L'individuo va per- 
duto nella famiglia , la famiglia nel Regno ; privilegi di Caste 
né diritti di sacerdozio non ('scompongono quelP unità , più as- 
soluta e piena che in qual vogliasi altro Stato del mondo. Fa- 
cile è il valico dalla paternità alla tirannide , qualora , dilatan- 
dosi, più non sia frenata da quel sentimento di amore che i no- 
stri figli ci fa guardare come altri noi stessi. In fatto, nella Ci- 
na Io spazio tutto fra il cielo e la lerra viene riempilo dati 1 im- 
peratore ; egli può quel che vuole, e il disobbedirlo non è sol- 
tanto atto di ribellione, ma empietà. Quindi alcuni imperatori si 
permisero ogni eccesso; tolsero ai sudditi i campi onde amplia- 
re i proprii giardini ; per capriccio, per diletto li fecero uccide- 
re; vantarono di essere nell'impero quel che il sole nel mondo, 
e come quello indistruttibili. 

a Calcutta pel 1844 si valutarono 162 milioni ; le asportazioni 
284 milioni di lire. Noi 1847 l'entrata ufficiale della Compagnia 
fu notata in fracchi 482,695.000; h spesa in 445,310,000. 

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CINA 223 

Erra però chi al dispotismo paterno unicamente attribuisce la 
durata del grande Impero: questo anzi l'avrebbe annichilato 
quando non fosse l' altra istituzione dei letterati, per cui la dot- 
trina è scala ad ogni altezza. Il più oscuro fanciullo pub, sto* 
diando, rendersi abile agli esami annuali della sua patria , e ai 
triennali nelle città più grosse. In queste si ottiene il primo gra- 
do ; nel capoluogo della provincia il grado superiore, che abili- 
ta a certi impieghi : nella metropoli dell' Impero, sotto gli oc- 
elli del monarca, si concede il terzo grado, per cui uno monta 
U cavallo d'oro e siede nella sala del diaspro, cioè entra nel- 
Y accademia ed aspira ad ogni più elevata dignità. Questi esami 
9000 1' intento d' ogni giovane , e vengono annunziati con solen- 
nità gran pezzo prima : e appena un garzone ha cólto il ramo 
djdV ulivo odoroso, trova padri che a gara gli danno a sposa le 
figlie, e ministri che Io chiamalo alle cariche; Antica è la ve- 
nerazione dei Cinesi per le lettere, e talmente radicata, ebe guai 
a chi calpestasse una carta scritta; ma solo nel VII secolo fu in- 
trodotto regolarmente questo mirabile ordine dei concorsi ; e 
un 1 aristocrazia letteraria unica al mondo, non fondata su terreni 
ma su esami. I letterati devono formar contrappeso all'autorità 
reale, come i sacerdoti nell'India, nell'Egitto, nella Caldea. Il 
figlio del cielo, davanti al quale si presenta senza battere nove 
volte la fronte in terra, non può di sua testa affidare verun po- 
tere o dignità se non a chi sia designalo dai letterati. Essi ban 
dunque tutti gl'impieghi; essi si conservano anche quando le 
dinastie cambiano. La legge conferisce loro Y autorità di scri- 
vere il vero; sicché talvolta sollevano la fronte; e sebbene con 
tutte le forme cerimoniali , rimproverano il despotismo , invo- 
cando le tradizioni de'primi tempi e le dottrine scritte.Le quali 
intimano al re di spargere di fiori la via per cui il saggio vie- 
ne a intimargli' il suo dovere e la riparazione dei falli ; che 
l'amore dei popoli dà lo scettro, l'odio loro Io spezza; che chi 
solleva un uomo inviso al comune, o miscura chi ottiene il voto 
di questo , fa contro la giustizia , provoca i lamenti , ed entra 
nella nuvola dove è il fulmine che lo incenerirà (l). 

(1) Ta htOj o la gran scienza, del nipote di Confucio. 

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424 CINA 

Vero è che, generalmente , questi consigli e precetti non si 
dirigono alla celeste persona del regnante , ma sì ai ministri, 
praticando da secoli quelP invenzione di cài i mpderni Europei 
si fanno belli , e che pianta Je costituzioni sopra una finzione 9 
cioè V infallibilità dei re, e la respoosaliti de' ministri. 

Tanto potenti essendo , i letterati dovettero subire molte 
persecuzioni , e a vicenda perseguitano chiunque gli contraria, 

L' imperatore, figlio del cielo, unico governatore della ter» 
ra, gran padre del suo popolo, è adorato ; e non saprebbero 
immaginarsi che due re possano esistere sulla terra : io perchè 
ogni ambasceria ricevono come un omaggio di soggezione. Qua* 
fora l'imperatore volga la parola ai signori di sua Corte, devono 
prosternarsi aspettandone gli ordini ; qualora esca, si chiudono 
tutte le case, e chi lo scontra nel suo cammino deve voltar le 
spalle o gettarsi a terra , se no è morto 5 due mila satelliti il 
precedono con catene e scuri ed altri stromenti da castigare i 
suoi figliuoli : è , insomma , una vera idolatria politica dello 
Stato personificato nel re. Eppure nel suo palazzo sovente egli 
è dominato da donne ed eunuchi. 

Poiché gì' inferiori si foggiano sugli esempii del capo, altret* 
tanto dispotici pesano f mandarini o magistrati nei loro gover- 
ni. Vanno io volta preceduti da urlanti manigoldi , che ad un 
cenno arrestano, battono a morte chi ha la disgrazia di spiacere, 
o tarda ad affilarsi alla parete. Siccome l'imperatore non è sol* 
tanto pontefice per sagrificare e re per governare , raa miche 
maestro per istruire; cosìi mandarini che lo rappresentano, de- 
vono al principio e alla metà del mese raccorre i loro dipen- 
denti, e far loro una predica sopra un punto , determinato, co- 
me ogn' altra cosa, per legge. 

Nessun posto o titolo v'è ereditario , eccetto quello de' prin- 
cipi della casa e dei discendenti di Confucio : l' imperatore tal- 
volta conferisce la nobiltà, ma non ad una persona, sibbeneagtt 
avi di essa. Tutto il popolo è distinto in sei ordini : mandarini, 
guerrieri, letterati, agricoltori, artigiani, mercanti. 

La giustizia è resa gratuitamente; gli affari discussi in pub- 
blico, e ciascuno tratta la propria causa senza assistenza di av- 
vocati, professione ignota colà* In differenze civili va rapidissima 

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cm 223 

la procedura, risolvendosi le più tolte io bastonate, talora ad am- 
be le parti. Ne' criminali si procede da un tribunale ali 1 altro, e 
ne 9 casi di testa deve aspettarsi la conferma dell 1 imperatore. I 
supplisti si eseguiscono tutti in una volta in autunno. 

La storia della loro legislazione risale di dinastia hi dinastia 
fin alla prima, e comprende settantaquattro volumi. I missio- 
nari!, che ci porsero le migliori informazioni di quel paese, han- 
no dato l'analisi di un codice cinese che abbraccia tutte le ma- 
terie, e che importa qual documento del loro carattere. 

Lìmpido P ordine ; semplice , moderato lo stile ; noi direste 
opera orientale : ma, secondo lo spirito di tutti gli ordinamenti 
cinesi , discende a puerili minuzie ed alle più rare eccezioni ; 
tende a regolar tutto , a far intervenire la legge per tutto , a 
svilire la stessa virtù col comandarla. Quivi è punito il Cinese 
che non visita di tempo in tempo le tombe de' suoi avi ; quivi 
stabilito che dell' eredità tocca ad un maschio come uno, a una 
femina come mezzo, a un ermafrodito metà dell' uno e dell' al- 
tro. Di rimpallo , altre leggi sono vaghissime : chi si conduce 
sconvenientemente e contro Io spirito delle leggi , senza vio- 
larne alcun articolo speciale, rilevi quaranta colpi. L'alto tra- 
dimento è punito con atroce severità ; e i parenti ne restano 
contaminati fin alla nona generazione. Nel 1803, uno che atten- 
tò alla vita del re , fu condannato a morte lentissima , e i suoi 
figli minorenni ad essere strangolati. 

La più consueta e prodigata pena è il bambù. U *ia, collare 
di legnò da cui sporgono testa e mani, portasi fin per un mese: 
v'è poi il bando a men di cinquanta leghe. Quanto grave pena 
sia l' esiglio, appare dalla gradazione di castighi decretata sul 
fine del 1837 contro quelli che fumano l 1 òppio. Il reo, per la 
prima volta sarà marchialo in fronte con un ferro rovente ; la 
seconda avrà cento colpi di bambù sulle spalle nude e tre anni 
di esiglio ; la terza decapitato. L' esiglio dunque è più grave 
che un marchio indelebile. Aggiungete lo schiaffo, la gogna, il 
tirar battelli ; pene capitali lo strangolare, il decapitare pei de- 
litti maggiori : prigionie lunghissime in carceri che chiamano 
inferni , e ne meritano il nome. Le donne son commesse alla 
guardia del prossimo parente. Non ammettesi il giuramento ; 

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226 cm 

sibbene la tortura, che applicano col pigiare le unghie eatra uà 
triangolo. Arrestato imo, se a domande e suggestive non con- 
lessa, il mettono di botto alla tortura, esacerbandola finché il 
misero scrive o firma la confessione del reato. Allora si fa atto 
del delitto, e mandasi all'imperatore , che decreta la procedu- 
ra. Se qualche rara volta i tribunali riconoscono uno innocente, 
e'soccombe ben presto ai tormenti durati. Per gli schiavi ogni 
pena è aggravata. 

Privilegiati sono i parenti del sovrano, eccetto che ne' cast di 
Stato. Dalle pene non mortali, a chi è minor di quindici o mag- 
gior di settantanni , è òoncesso redimersi a prezzo. Il padre 
può nascondere le colpe del figlio, e il figlio quelle del padre. 
Ma la corruttibilità dei mandarini fa che vadano esenti da pene 
tutti quel ehe ponno ricomprarsene a danaro. 

Il semplice furto si punisce di bastone o di bando, a propor- 
zione. Al tradimento , al parricidio , al sacrilegio , s' infligge 
1' ignominia d'esser fatti a pezzi. Il padre se ammazzi il figlio, 
non è punito che col bambù. L' omicidio semplice si sconta a 
prezzo ; se fatto in sommossa , il reo si strangola , punendo» 
colla massima severità qualunque tumulto : onde i Cinesi fanno 
baruffe lunghissime , ma senza mettersi le mani addosso , per- 
chè ogni colpo di mano o di piede è cbbo grave, come son pu- 
nite le parole oltraggiose) perchè turbar ponno la quiete , pri- 
mo intepto di quella legislazione. 

Nella quale il men che si pensi è sposare al ben pubblico la 
libertà individuale; e potrebbe rettamente definirsi, un buon si- 
stema di polizia, accompagnato da belle prediche di morale. A 
sentire le massime loro , dovrebb' esservi un viver d' oro. Lo 
Sciù-king (l), loro libro canonico, inculca la giustizia, il dista* 
teresse, l' indagine. * Dopo che le due parti hanno prodotto i 
» documenti, i giudici ascoltano quel che dicono : se non v' è 
» dubbio, applicano uno de' cinque supplizii (2): o*e accada 
» dubbio, si ricorre ai cinque riscatti : ove si dubiti se sia caso 

(1) Lib. IV, e. 27 Lin ing. 

(2) Marchio sul volto, amputazione del naso, dei piedi, evi- 
razione, morte, 

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[ 



CINA iTt 

» di riscatto, si giudica secondo le cinque sorta di fallì. Questi 
9 son cagionati da timore d' uomo in carica , da vendetta o ri- 
» conoscenza, da seduzione di donne, da amor del danaro , da 

• raccomandazioni. Questi fallì possono trovarsi ne' giudici e 
9 nelle parti : pensateci bene ; e se nasca dubbio, bisogna per* 
» donare. Quando si trovino accuse, si badi alle circostanze e 
» ai motivi. Non può offrir materia di processo ciò cbe non può 
» essere verificato. Il caso porta d'essere or severo or mite. 

• Coloro che sanno fare discorsi studiati non valgono a finir i 
» processi ; ma si vogliono persone miti, sincere, rette, di co- 

• stante moderazione. Spiegate e pubblicate il codice delle leg- 

• gi .Retrocessi non si osservi all'interesse: le ricchezze acqui» 
» state cosi, sono un tesoro di colpe che attirano sciagure : e 
» poi si dirà cbe il Cielo non è giusto, dopo che gli uomini si 
» sono meritati i castighi! * 

Il codice stesso è pieno di massime belle nel concetto , dol- 
cesonanti ; ma all' applicazione vanno meschinamente perdute 
per la materialità degl'interpreti o la venalità degli esecutori* 

La religione v' è piuttosto considerata come un altro regola* 
mento di Stato e di disciplina. Con una tolleranza che meglio 
direbbesi apatia, vi sussistono una accanto dell' altra tre reli- 
gioni : quella dei dotti cbe seguono il filosofe Confucio , e in 
somma ai riduce al deismo e alla indifferenza: dicono cbe colla 
morte o l'anima si muta in altri corpi, o si scompone in aria , 
senza che dell' uomo rimanga altro cbe il sangue nei figli , il 
nome nella patria : immortale è Dio soltanto. I Tao-sse seguo* 
no la religione degli spiriti, contaminata da mille superstizioni. 
Siccome Confucio professava di ristorare soltanto la dottrina 
primitiva, e di esser precursore d'un gran personaggio che ver- 
rebbe d'Occidente, così il re Mimt spedì una fiotta a cercare 
quest'illustre. Le navi andate assai, non osarono procedere ol- 
tre; e afferrarono ad un'isola ove rinvennero la statua di Bal- 
da, e la recarono nella Cina, 33 anni avanti Cristo : ivi col no- 
me di Fo ebbe adorazione estesissima fra il volgo , per quanto 
contrariata dai letterati. 

Liberi sono i Cinesi nelle loro opinioni religiose; ma la legge, 
come in tutto il resto, nulla curando l' interno , regola appun- 

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228 BELIGTONE CINESE 

tino le forme esteriori , i riti , le cerimonie. Nelle abitudini del 
Cinesi è un vivere compassato e prestabilito: la lunga catena di 
subordinazione; l'amor del bello piuttosto puerile che grande; 
le indeclinabili cerimonie; la dottrina legale e V importanza dei 
letterati, che pedanti d' impassibile sicurezza, coprono un gran 
vuoto sotto una sparuta eleganza; insomma, tutto quell'insieme 
che caratterizza i Cinesi, seppe resistere a tanti secoli, e assi- 
milar i Barbari invasori. Della vivacità greca e meridionale nep- 
pur ombra colà, dove si affetta di compire tutto con pausa , a 
tempo e misura. Anzi, della prontezza degli Europei sanno essi 
trar profitto per farli dare ne' lacciuoli , di cui hanoo sì gran 
dovizia : che non è mercadante per accorto , il quale riesca a 
campar netto. Sotto apparenza pacifica covano l'ira e fiere col- 
lere : offendeteli , e non mostreranno risentirsi , ma la vendeU 
ta vi sopraggiungerà quando raen l' aspettate. 

Mostrano passione nel giuoco , le cui violente scosse tanto 
convengono a gente rozza ; e ricchi e poveri vi si abbandonano, 
per quanto proibitissimo dalle leggi , e mettono sul trar d' un 
dado gli averi, la casa, poi i figli, la moglie. 

Cornei popoli ignoranti, i Cinesi sono fatalisti. Frequenti in- 
cendii consumano le loro città, né per questo si cessa di ardere 
carta e incenso , e pipare e sparar fuochi d' artifizio in mezzo 
case di legno e di paglia: appiccato il fuoco , credono che la 
casa sia destinata a bruciare, e non si danno pena di spegnerlo. 
Dell' universale superstizione sono prova i tanti amuleti e tali- 
smani sospesi alle case ; fra cui principali sono le sciabole di 
monete, cioè monete vecchie di rame, infilzate in un'asticciuola 
di ferro a guisa di spada coli' impugnatura a croce, cui sospen- 
dono a capo del letto, affinchè i sovrani di cui portano l'im- 
pronta ne allontanino gli spiriti maligni. Siffatti reputano gli 
spettri di quelli che perirono di morte violenta , e che credesi 
ritornino a spaventare le case. Al primo comparire degli Eu» 
ropei, coi capelli rossicci e i nasi sporgenti, tanto diversi dal- 
l' ideale loro bellezza , le madri o le nutrici gli additavano ai 
bamboli come orchi e demonii ; donde it nome di Fan-konei, o 
demonii forestieri. 

La spaventevole propagazione della specie umana non ri ai 

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Cina 229 

m correggere che col buttare i fanciulli a centinaja nel Qume o 
ai cani. Tratti improvidamente a concentrarsi , periscono di fa* 
me nelle grandi città. V amministrazione minuta e vessatoria 
produsse una pletora, che rende immobili; e accettò come vir- 
tù quella necessità che è una condanna de'gOTerni, respingen- 
do le dottrine spiritualiste che potrebbero rischiararla. Il titolo 
di letterati si crede basti ad essere buon impiegalo , buon go- 
vernatore , buon marito : eppure que' panteisti o materialisti 
sono separati dal popolo per tutta la distanza d' una lingua ; 
non osano uscire dal povero uffizio di commentatori ; non pen- 
sano che a tenersi amici i superiori per opprimer gl'inferiori : 
talché l' astuzia posta a servigio della forza, distrusse ogni atti- 
vità d' intelletto, ogni sentimento morale ; né V apatia è vinta 
che dalla cupidigia o dalla paura del bambù. 

In popolo siffatto , ogni cosa si direbbe rivolta ad eternare la 
puerìzia : piedi storpiati a forza di comprimerli, ùnghie che im- 
pacciano le dita, sformate pance , bagni continui, continue bi- 
tinte calde, svigoriscono ogni impeto del genio ; e V obbedienza 
stessa non è virtù , operando per timore della sferza ; non è 
virtù V amore domestico , praticato solo in forza e a misura di 
legge ; e la madre venerata finché vive il padre , è schernita e 
derelitta tosto che la morte di lui non le lascia altro titolo che 
di concubina. 

Il perfezionamento, questo iosfgoe carattere dell' uomo, co- 
me può darsi colà, dove una cosa dee farsi così, perché così fu 
sempre fatta ? Lo straniero vi sarà temuto, ricinto di spie, d'o- 
stacoli, perché può importare novità ; onde la nazione , priva 
di confronti, e misurando tutto alle rituali sue cerimonie , alla 
sua laboriosa frivolezza , all' artifìziale complicazione del suo 
reggimento, crede barbaro ogni altro popolo ; e nell' immenso 
egoismo alimentatole dal non aver bisogno di produzioni este- 
riori , concepì quella altissima opinione di sé , che alligna là 
dove le azioni son tutte prescritte, e chi adempie quelle prati- 
che è sublimato. Oggi ancora agli educatori risponderebbe : 
• Che volete mai insegnarci? Noi conosciamo tutte le arti utili, 
coltiviamo biade, legumi, poma ; non che la seta , il cotone , la 
canapa, usiamo ai tessuti e alle, stoffe molte radici e scorze; niun 

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230 CINA 

meglio di noi cava le miniere, o conosce l' arti del falegname f 
dei vasajo, dello stipettaio; noi carrettieri, noi scalpellini, 
noi tingiamo , Cacciani la carta , la porcellana il meglio del 
mondo. » 

E per verità, i bisogni materiali vi son da antichissimo soddi- 
sfatti, non quelli dell* intelletto; e, da un' ipocrisia sistematica, 
da una passiva obbedienza, rimane represso l' impeto che porta 
l'uomo a migliorare. Assai prima dell'Europa conobbero la 
stereotipia, la bussola, la polvere tonante ; ma mentre queste 
tre invenzioni mutarono il mondo in Occidente, essi non le mi- 
gliorarono mai, né mai le applicarono che a trastulli: la bus- 
sola non li serve, perchè non viaggiano; colla polvere esegui* 
scono bei fuochi d' artifizio ; la stampa dee uniformarsi a pre- 
cetti impreteribili , né valse a semplificare la complicatissima 
loro scrittura. Insomma, all' originalità futile e lambiccata di 
quel popolo manca ogni favilla d' entusiasmo, e la gelata. ragio- 
ne non dà che frutti artifiziali (1). 

(1) Il valoroso sinologo Stanislao Julien, nel 1847 comunicò 
air Accademia delle Scienze di Parigi la data certa di magnifi- 
che scoperte de 9 Cinesi. Risulta dalle sue indagini ne'libri della 
Cina , che 2700 anni avanti Cristo, si sapeva educarvi il baco 
da seta ; 1000 anni avanti Cristo , la bussola si adoperava per 
viaggi di terra e di mare ; 400 anni, faceansi bastimenti tutti 
di ferro ; 200 anni , V inchiostro e la carta di cenci ; un secolo 
avanti Cristo , la polvere tonante ; fra il 581 e il 593 dopo Cri* 
sto, la stampa con tipi mobili; nell'VIII secolo la porcellana, 
i pozzi perforati, V arte di illuminare e scaldare col gas infiam- 
mabile, attinto dal seno della terra e condotto a grandi distanze; 
! ponti sospesi di bambù o di catene di ferro ; le pompe da in- 
cendio ; nel 1120 le carte da giuoco ; la carta monetata fra il 
1260 e il 1341 ec. Inoltre curano empiricamente molte malat- 
tie , dichiarate incuràbili in Europa. Sanno, con alimenti parti* 
colari, modificar il colore de* capelli, e darvi un nero che si 
mantiene fin alla più tarda vecchiaja; e cangiar il colore dt'&ori 
sul gambo, accelerarne la fioritura e i frutti, crear ne 9 vegeta- 
bili trasformazioni che da noi recherebbero ammirazione pari al 
diletto. 

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CINA 331 

!! popolo dalla difficoltà della lingua temilo nell'ignoranza , 
altra guida non possiede se non i! culto del passato, e la rasse- 
gnazione alle abitudini. I libri classici non sa leggere, né in 
essi v'ha cosa che parli al cuor suo , alla sua immaginazione : 
a nome d' una necessità terrestre, mal si comanda di reprimer 
le passioni ; e ben altro ci vuole che precetti di morale inge- 
gnosa per rivelar all'intelligenza la sua energia e la sua mis- 
sione sulla terra. I letterati , dispesti attorno al trono donde 
aspettano impieghi, onori, decoro, non oserebbero tentare no- 
vità , che porrebbero -a repentaglio i loro interessi. Quindi la 
cura di respingere le innovazioni} quindi la nimicizia contro i 
buddisti e i missionari! ; quindi l' uniformità stazionaria di quel 
popolo, la cui civiltà, ne'cominciamenti grandiosa ed originale) 
ristagnò sì, che non fa se non approfondire il solco , entro cui 
corre in infanzia perenne. 

Pertanto, e leggi e costumi vi stanno da secoli. L'imperatore 
non ha interesse di cambiarle, giacche lo lasciano libero di fare 
come ben gli torna : i grandi da un lato hanno per esse arbitrio 
sul volgo, dall'altro sentono sempre fischiarsi all'orecchio lo 
scudiscio regio. V'è tribunali aperti ai richiami di chiunque si 
creda aggravato ; ma chi fa lamenti abbia la certezza d' un ca- 
stigo. Il popolo sgagliardito non saprebbe oppor resistenza; 
conosce invece mille tranelli per eludere le leggi , senza met- 
ter a rischio la cara tranquillità , e il più caro argento. Sei tu 
ricco? paga la giustizia, e fa a tuo talento: sei mercatante? paga, 
e poi giunta sul peso e sulle misure ; ed arricchisci : sei lette* 
rato? blandisci, t'inchina per salire : e tutti d'accordo tenete 
in freno la ciurma disunita, molle , affaticata. Che se queste 
plebe amor di fame, si unisca in bande e faccia guerra alle stra- 
de. L' imperatore manderà squadriglie ad assalirli ; se presi , 
saranno appiccati ; se vincono, si verrà a patti con loro e ai la- 
sceranno- dominare ne' loro ricoveri , purché paghino. Se una 
nazione forte invada il paese , qual interesse ha il popolo a re- 
spingerla? non morrà di fame anche sotto il nuovo padrone ? 
Vince essa adunque, e trova opportunissime le tradizioni dispo- 
tiche dell* Impero ; prende per bò le ricchezze, divide il potere 
coi letterati, affinchè la ajutino a mantener in obbedienza U vjd* 

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232 CINA 

go, destinato a lavorare per arricchirla, e incidentemente anche 
per vivere. 

Come aspettare miglioramenti in popolo siffatto? un popolo 
che dalla fanciullezza è abituato a dirigersi coll'esempio e col- 
le regole ; non dice una parola che non sia una cerimonia; ha 
per prima importanza le cose frivole? Non vi si trova dunque 
il procedere insensibile ma incessante verso il bene; ma violen- 
te rivoluzioni smovono tratto tratto quella calma, anarchie, u- 
surpazioni, dinastie mutate, nuove religioni. Il popolo non vi 
contribuì, e non ne fu vantaggiato: o la forza gl'impose, o uà 
re li comandò: non fecero se non mutare il peso che aggrava 
le spalle di un popolo, che pia di ogni altro smentisce coloro 
i quali ripongono il bene della società in una quiete senza de- 
coro, in un ordine senza miglioramento. 

Tale paese fu diversamente giudicato , perchè secondo pas- 
sione. I missionari! gesuiti , vedendovi tante somiglianze col 
primitivo teismo, ne esagerarono la purezza e gli effetti , tal- 
ché ne dipinsero lusinghevolissimo il quadro della religione e 
dell'incivilimento. Altri missionarii avversi a quei primi, si fis- 
sarono piuttosto sulla degenerazione di quelle primitive cre- 
denze; e nel turpissimo spettacolo dei vizii cinesi vollero mo- . 
strare come l'uomo travii abbandonato a sé (a). Filosofi nemici 
al paridel teismo primitivo e del cristianesimo, tolsero a mo- 
strar i Cinesi come un popolo senza dogmi, o seguace di quel- 
la religione naturale eh' essi vantavano ; e perciò ammiravano 
una morale sviluppatasi senza rivelazione, e proponeano i Cinesi 
a modello della cristianità , elevando la religione della natura 
sopra quella di Dio, la morale di Confucio sopra quella di Cri- 
sto (1). Così vi furono astronomi che scambiarono per stelle i 
granelli di polvere posati sul loro telescopio. 

Nell'indecorosa miseria di quei governi che si chiamano pa- 

(a) Ognun vede che questa è la opinione più giudiziosa e più 
vera. 

(1) Vedi le leggerissime osservazioni di Pitr , ammirate da 
chi cerca il luccicante; e le mille inesattezze dello' stesso Mài** 
tataro. 

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CINA $33 

lenii , tatto è sacrificato a un~despoto , un cui capriccio , no 
sogno, una follia, basta a produrre i patimenti o la morte di 
milioni de'suoi figli. Vivendo sopra un terreno che non basta 
a dar lavoro ed alimento alla sterminata popolazione , io gran 
cara si dovette prendere l'industria, e gli uomini tanto più n'ac- 
quistarono aspetto d'automi, ripetenti i medesimi atti. Reso ca- 
pitale intento il guadagnare, non si dovette guardar alla sottile 
quali ne fossero i modi; ed ebbe a parere bella astuzia il far 
suo l'altrui, quasi un fatto naturale, come il rubar fra gli Ara* 
bi , o fra noi il procacciare mercatando. Abborrendo da tutto 
ciò che turbi la soooaccbiosa quiete , nulla pensino profittare 
colla violenza ; dèi resto sottilizzino pure in frodi e tranelli : 
quest'è la politica. 

Pertanto Ve pace senza giustizia , v'è ricchezza senza agi , 
v*è cerimonie senza amore, v'è morale senza pratica. Fremo- 
no ai confini le guerre , nell' interno i tumulti ? Unico intento 
del re è di fare che si torni alla calma, senza né valutare quan- 
to costi , né rimediar agli abusi. Fra ciò il volgo innominato 
continua sua vita in quel moto senza progresso, in quella mec- 
canica inalterabile , paternamente tiranneggiato da imperadori 
die a sé soli vogliono riserbato il diritto di vedere e di far il 
bene; ingannato e vilipeso da filosofi impostori; smunto e mal- 
menata da mandarini che predicano da Catoni e vivono da Vep- 
ri; ignorato dagli storici che ricantano la beatitudine di chi non 
ha forza o spirito per rivoltarsi contro la mano che lo preme:— 
vizii proprii soltanto della Cina. 

Mei 1648 era stata la Cina conquistata dai Tartari , i quali 
però ne adottarono interamente gli usi e il governo. Quella di* 
nastia stabili che ogni corpo di truppe nelle provincie sia com- 
posto a metà di Cinesi e di Tartari; al modo stesso i tribunali: 
onde le due nazioni si tengono a vicenda in soggezione; nessu- 
na è privata del poter civile e militare , e la conquistatrice si 
può dilatare senza infiaccarsi , e resistere alle guerre civili o 
straniere. 

Relazioni coli' Europa cominciarono ad avere per mezzo dei 
xnissionarii, e principalmente de' Gesuiti, i quali ce ne diedero 
l'informazione più estesa che ancor si conosca. Essendo riusciti 

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$34 CINA 

ad acquistar la grazia dell' imperatore e de' mandarini , era a 
sperarne gran vantaggio per la religione e per V incivilimento, 
quando i nemici de'Gesuiti cominciarono a tacciarli perchè tol- 
lerassero alcune superstizioni , inerenti ai costumi cinesi : di 
qui lotta che ne scemò il inedito presso i Cinesi , soprattutto 
gelosi della quiete, e infine li fé' cacciare; e con essi scompar* 
ve il cristianesimo, seminatovi già anticamente dagli Armeni. 

L'estensione dell'Impero russo fé' che questo si trovasse eoo* 
furante col cinese; laonde Pietro il grande nel 1 720 vi mandò 
un'ambasceria accompagnata dal viaggiatore inglese Bell d'An- 
termong, che ce la descrisse. Destò non poco la curiosità quan- 
do entrò in Peking quel corteo vestito all'europea e fra cava- 
lieri colla spada nuda. Voleva il cerimoniale che ogni amba- 
sciadore si prostrasse battendo nove volte il terreno colla fron- 
te {Ku'tu) ) e non solo all'imperatore, ma ai principi del san- 
gue, ai viceré e mandarini e ministri. L'ambasciadore Ismailof 
da un Iato temeva la collera del czar se piegasse a tale umilia- 
zione; dall'altra ricusandosi, poteva mettere scoutento fra i due 
Imperi, e fallire l'oggetto di sua missione. Fortunatamente, so- 
lennizzavasi allora il sessantesimo anno del regno di Kang-i, e 
l' imperatore bramava che questi stranieri vedessero , e colla 
presenza loro aumentassero la splendidezza delle feste. Suggerì 
dunque lo spediente, che omaggio pari fosse da un mandarino 
teso in suo nome alla lettera portata dall'ambasciatore, SI quale 
allora potè senza scrupoli ricambiare quegli atti di riverenza. 

Domandava la Russia libero commercio fra i due Regni, e di. 
potere stabilir banchi nelle principali provincie; ma Kang-i noi 
consentì che per Peking e Sein-Ku-pai-siog sulte.frontiere de- 
gli Eluti: si ottenne di lasciare a Peking un agente ; ma vi fa 
• tenuto quasi prigioniero, e alla prima occasione rimandato. Ran- 
nodaronsi poi le trattative , ed un de' primi atti di Yun-cing fu 
di stabilire i confini con Pietro I ; che cresciuto a scapito dei 
Mongoli del Capiack, invasa la Siberia, divenne confinante col- 
la Cina al nord del paese ora occupato dai Mongoli Kalfca. Du- 
rante le guerre con Galdan, motti Mongoli vinti eransi ricove- 
rati al sud-est del lago di Baikal, dove implorarono la protezio- 
ne della Russia, esibendosele vassalli. Come tannici , pellegri- 

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CINA 23$ 

Davano essi a Urga, sede del loro sommo sacerdote (Ka-tuk-tu); 
«ode frequenti dissidi!, che fermarono l'attenzione del governo 
rosso e del cinese. S> aprì danqtte un congresso sulta Selinga; 
e segasti i confini , si posero colonne e sentinelle ; Kiakta fa 
presa come emporio di commercio per le due nazioni; mentre 
i Cinesi abitano a Haimacin sul loro territorio, lontana trecen* 
sessanta leghe da Peking. Singolarmente fan il traffico privile- 
giato del rabarbaro, di cui i Russi non poterono mai in vertm 
modo ottenere la vera semenza ; oltre che vi si cambia il the 
con danaro , pellìcce e panno: ai negozianti stranieri di Kiakta 
il governo permette che ogni tre anni vengano a Peking in non 
più di dugeuto. 

Un'ambasceria del Portogallo era stata condotta nel 1722 da 
Don Metello per invocar protezione ai Portoghesi diffusi nel* 
l'Impero; e la Corte ammirò la gravità dell' ambasciadore e la 
sua esattezza Dell'adempiere le cerimonie: ma vedendo scabro- 
so il parlar di religione, esso lo schivò. Una nuova spedita da- 
gli Olandesi nel 1 796 fu la mal arrivata, più non avendo V Im- 
pero bisogno di loro. L'anno medesimo l'Inghilterra vi spediva 
lord Macartuey, uomo espertissimo e carico di titoli e di cro- 
ci , ma nulla conchiuse; .sol parvegli un gran che V evitare le 
prostrazioni. Nel 1806 la Russia vi deputò una splendida lega- 
zione di ben cinquecento persone ; ma giunti alla muraglia , 
venne ordine di restringerle a settanta; poi, non volendo sotto- 
porsi al Eutu , furono congedati senza veder la capitale. 

Di nuovo l'Inghilterra spedì un'ambasciata di settantacinque 
persone nel 1815, per (òr di mezzo le sempre crescenti diver* 
genze tra la Cina e la Compagnia delle Indie ; e v' andavano 
lord Amberst, e i signori Ellis e Morrison , con alcuni fattori 
della Compagnia; gente che , come mercanti , sono nella Cina 
io dispregio. Avendo ricusato rassegnarsi al Ku-tu, giunsero 
alle porte della casa imperiale, senza poter alzare gli oc* 
ehi alla faccia del cielo , come scrivea P imperatore cenge- 
dandoli. 

I marinai che portavano colà l' ambasciatore Amherst , stu- 
diarono quanto poterono le coste; nell' interno penetrarono al* 
cuoi cogli ambasciadori ; e abbiam le relazioni de' viaggi coft 

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236 cina , 

di Giorgio Staratoci (1797), di Giovanni Barron (Ì804) , di Do 
Quignes (1808), di Enrico Ellis (1817), di Clarke Abel (1818), 
di Timkovski (1827), di Davis (1837); ma i forestieri vi son te- 
nuti al bujo del reto, ingannati spesso, e , secondo un di loro 
confessò , ricevuti come mendicanti , trattati come prigio- 
nieri, rinviati come ladri. Pertanto la Gina fu dapprima, 
sulla fede di Marco Polo, Giovan da Carpi e Mandeville, ammi- 
rata come terra delle gemme e dell'oro; poi dipinta favorevol- 
mente dai missionarii, che speravano averla docile ai loro in- 
segnamenti: Voltaire e gli altri filosofi della sua coda la fecero 
piena di Mentii e di Confucii, per rimprovero della nostra ci- 
viltà; al contrario, i negozianti di Macao e Ganlon, non meno 
Ingiusti nel dedur dai casi particolari un generale concetto, li 
dan tutti per ladri e mariuoli. Oggi però la guerra squarcia fi- 
nalmeate quel velo, entro cui la Cina s'ostina ad avvilupparsi. 
Qnanlo al commercio, agli Europei restava nella Cina aperto 
Canlon , ma limitato il tempo da rimanervi e i mercanti con 
cui trafficare i che erano dodici fin al 1792, poi crebbero a di- 
ciotto, nei quali stava il monopolio, servendo a tutte le opera- 
zioni del traffico, rispondendo di tutte le eventualità. I Russi 
vi recano le pellicce della Siberia e delle isole artiche , e pan- 
no, flanella, velluti, grossa tela, cuoi , vetro , cani da caccia ; 
traendone cotone, tue, seta, porcellana, giocattoli, fiori artifi- 
ziali, pelli. di tigre e pantera, riso, musco, rabarbaro, materie 
coloranti (1). 1 Cinesi poi spargono trafficando in tutti i mari 
d'Oriente, e ne'porli principali della Malesia e dell'India trans- 
gangetica : da qualche tempo s' impadronirono del commercio 
del Regno di Siam e dell'Impero d'An-nam. Cian hai nella Ci- 
na è il porto più trafficante di tutta l'Asia, e a Cian-ceu è per- 
messo negoziare agli Spagnuoli della Maniglia. L' asportazione 
principale è il the, che di là soltanto viene all'Europa e all'A- 
merica. Usato già anticamente dai natii, fu primamente dagli 
Olandesi portato in Europa nel 1610 ; nel 1638 gli ambascia- 
dori moscoviti ne recarono in dono allo czar, e in poc'anni si 

(1) Nel 1842 il valore del commercio tra Russia e Cina fu sti- 
mato a 2,868,333 rubli, escluso il contrabbando. 

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IMPEBAT0B1 CINESI 537 

dfffuse per la Moscovia; in Inghilterra, ove appena conoscerò 
nel 1650, fra poc'anni fa sottomessa a tassa cora^ il caffè e la 
cioccolata: eppure nel 1664 la Compagnia delle fodie credei 
far un bel dono al re offrendogliene due libbre e due once. Ma 
nel secolo passato vi divenne di primaria necessità; dal 1 7 10 al 
1S10 la Compagnia ne vendette a Londra 750,219,016 libbre 
per 129,804,595 sterline; e dal 1810 al 1832 ben 848,408,119 
libbre; e nel solo 1837 , 51 milione di libbre , sicché to scac- 
chiere del re vi guadagnò Panno 75 milioni 'di franchi. 

L'imperatore Kian-lung (1 736-96) estese l'autorità sua sopra 
gli Eluti , sicché l'Impero toccò fin alla Persia, come ne'giorot 
suoi più gloriosi. Ridusse a obbedienza il Tibet ( 1 757}, ove al 
Dalay-latna, pontefice supremo della religione di Budda , non 
lasciò che l'autorità religiosa, sotto la supremazia del Figlio del 
Cielo. Più non era difficile tener soggetto alla Cina il cuor del- 
izia; all'Ovest erano consolidate nazioni musulmane e i Russi, 
sempre crescenti in conquiste ; il buddismo tendeva a tranquil- 
lar quelle genti , mentre la direzione marittima data al com- 
mercio meno allettava ai pingui guadagni del ladroneccio. Quei 
nomadi pertanto scemarooo di numero , e perdettero l' ardi* 
mento e l'unione per imprese vaste. 

Kian-lung fu uno dei maggiori di sua dinastia, fermo di ca* 
raltere, penetrante d'ingegno, amoroso de' popoli, cui visitava 
non per aggravarli, ma per conoscerli e soccorrerli; spesso ri* 
mise i debiti verso l'erario; mantenne la pace dentro, finì con- 
quiste fuori; e ricevette la prima ambasciata inglese, e quella 
della Compagnia Olandese delle Indie orientali nel 1795. Pro- 
curò la traduzione in mansciù delle migliori opere cinesi; fe v ri- 
vedere i King e farne nuove edizioni; compose prefazioni e poe- 
sie e qualche storie ; raccolse monumenti antichi e moderni , 
con spiegazioni, e avea cominciato una scefta delle cose mi- 
gliori della Cina in 180,000 e alcun dice 600,000 volumi. Mi- 
gliori non vuol dire buone. 

Ria-king succedutogli (1796-1822) soffrì di congiure e rivol- 
te, e protestava che il poco interesse mostratogli da' sudditi lo 
accorava più che il pugnale degli assassini , e prometteva non 
meritarselo : _in ciò differente da altri regnanti. Anche i pir*- 

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238 IMPERATOSI CINESI 

ti taglieggiavano i paesi meridionali ; poi estendeansi le società 
segrete, dirette ad espellere i Tartari e recuperar V indipenden- 
za. Dei tentativi' di esse s' inasprì il governo ; fa vietate ogni 
unione di cinque persone ; severissime tortore per istrappare 
confessioni ; tutto ciò all'europea: e uscente il 1816 , ben die- 
cimila dugensettanta convinti di colpe capitali aspettavano nel- 
le prigioni vita o morte dal padre re. Non cessano , è vero , 
i letterati di rammemorare all' imperatore i suoi doveri , mas- 
sime ne 9 gravi disastri, come furono una siccità , trabocchi del 
fiume Giallo che affogarono centomila persone (1818), un nem- 
bo che devastò Pèking e spinse il mare su molta costa. Allora 
fu chi propose si spezzassero gl'idoli e ogni immagine delia di- 
vinità ; ma il supremo Consiglio relegò il temerario sulla fron- 
tiera russa. 

Tao-kuang fu avvenissimo al cristianesimo (1821-1850) , e 
agitato da varie rivoluzioni ; e unii volta le spese , in diciotta 
mesi,eccedetterodi 28 milioni di taci! l'entrata (L 210,000,000). 

La dinastia tartara, attenta che l'Impero non si scomponga , 
doveva ingelosirsi delle Compagnie europee , che col titolo di 
commercio son vere potenze, con armi, possessi, leggi, amba- 
sciatoli. Già quando nel secolo passato i Nepalesi conquistaro- 
no il Tibet , il Dalai Lama ebbe ricorso a Kien-lung impera- 
tore, il quale li cacciò in fatto, e ridusse il Tibet a sua provin- 
cia; anzi varcò l'Tmalaja ed entrò nel Nepal. La Compagnia 
inglese, temendo non P India si sommovesse, coli' esercito ob- 
bligò i Cinesi a dare indietro. Crebbero da quel punto gli astili; 
e più quando lord Minto, col pretesto d'impedire che la marina 
francese l'occupasse , prese Macao (1808) ; onde con guerra 
rotta lo dovettero i Cinesi snidare. Poi gì' Inglesi invasero il 
Nepal (18M-I816), e via via nell' As-am e nell'Afgania si sur- 
rogarono a quei Birmani che la Cina avea voluti conquistare nel 
1767 ; onde si trovarono limitrofi della Tartaria cinese ; verso 
il 1820 colonizzarono Singapor nello stretto di Malacca , e di- 
chiarandola porto franco , la resero tosto popolata dalle navi di 
tutto il mondo : ma questa è ancora a 20 gradi dalla Cina. 

Dicemmo che le nazioni non hanno licenza di trafficare colla 
Cina che per mare , eccetto la Russia , la quale comunica por 

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Cina 239 

la Tartaria, e tiene a Peking un archimandrita e una legazione. 
Canton era aperto agli altri Europei, ma con molte restrizioni: 
non entrar in città , valersi di mediatori cinesi , tener le navi 
grosse a dodici miglia e sotto vigilanza .gelosissima. L 1 Inghil- 
terra se ne querelò più volte; nel 1816, come dicemmo, spedi 
Macartney e Amberst ,, poi nel 34 Napier con proposizioni, che 
furono respinte. Non che i Cinesi abborrano il commercio cogli 
Europei, ne sono essi gf' intermediari! in tutti quei mari , ed a 
oentinaja sono stabiliti nelfr Malesia, a Giasa principalmente, a 
Singapor, a Calcutta : bensì nelle storie antichf e moderne tro- 
vano troppo onde diffidare degli Europei , che tante volte nel* 
le Filippine e nelle Moluche hanno trucidati ì Cinesi, e che ten- 
tano estendersi.appena abbiano un palmo di terra. I nord-ame- 
ricani fanno traffico vivissimo colla Cina , eppure senza eccitar 
lamento, perchè lavorano da privati. Le Compagnie mercantili 
politiche degli altri paesi non davano gran timore, attesa la de- 
bolezza loro e la docilità alle cautele ; ma altrimenti andava 
colla inglese, continua e persistente nel crescere innanzi. Quan- 
do gl'Inglesi conquistarono il Cabul e l'Ammerapurah, i Cinesi 
munivano di guarnigioni il Tibet , come di flotte aveano difesa 
la Cocincina dopo la conquista dell'Impero birmano. La Russia., 
attentissima che 1' Inghilterra non prevalga in Asia e meno nel- 
la Cina, esacerbava gli sdegni paurosi dell'imperatore. 

La Gran Bretagna , che cava dalle Indie orientali sei milioni 
e mezzo di sterline (L. 162,500,000) , presto avrebbe esausto 
il paese se le traesse in oro (1); invece le prende in oppio, aven- 
do obbligato i natii a piantare, non frumento, ma papaveri, cui 
riceve in cambio del grano che somministra. QuelP oppio ba- 
rattasi nella Cina con the , e questo in Europa vendesi a dana- 
ro : inoltre, con 70 milioni di cotone e manifatture dell' India , 
si fa levata di altri prodotti della Cina, e avanzano ancora 20 o 
26 milioni in danaro* Catena perpetua di frumento, oppio, the,, 
danaro, della quale guai se un anello si rompesse ! 

L'oppio introducevasi dapprima nella Cina come semplice me- 
dicamento; poi se n$ estese l'uso, tanto che divenne un bisogno 

(1) V».Bj9Jwstierim, SuW Impero britannico nell'India. 

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540 CINA 

irresistibile. L'imperatore Ua-king nel 1799 ne proibì prima- 
mente con gran severità I' introduzione, punendola colla stran- 
golazione, il bando, o la prigionia ; ma, solito effetto, la proibi- 
zione crebbe il consumo (I). L'oppio non serve che al vizio, 
cioè ad ubbriacare i Cinesi ; onde l'imperatore, che si professa 
padre dei sudditi , dovea naturalmente premunirli contro tale 
pericolo, e veder di mal occhio gl'Inglesi , che ad onta sua in- 
troducevano questo narcotico. Ad essi invece importava il con- 
servarlo , perchè, come alla Camera dei comuni lord Glenelg 
dichiarò (luglio 1833) , i due monopolii del sale e dell'oppio 
rendono oltre ottanta milioni (a).' 

L'Inghilterra , sebbene dovesse riguardi a paese con cui fa- 
ceva un traffico di 400 milioni annui , e che la forniva del the, 
ormai indispensabile , pretese derogasse leggi e costumi , e 
col contrabbando insultava le autorità. Nel 1838 v' introdusse 
4,375,006 libbre di oppio, della valuta di 105 milioni almeno; 
ed essendo commercio proibito, riceveva per lo più danaro so- 
nante. L' imperatore doveva fremere alla baldanza di cotesti 
Barbari , che venivano con tanta pertinacia a frangere i suoi 
conGni e le sue leggi, e fomentare i vizii de' suoi sudditi : onde 
interdisse il traffico dell' oppio, e spedì (2 1 die. 1838) Lio suo 
commissario a Canton con pieni poteri per far eseguire il di- 
vieto. 

I documenti cinesi in quel P occasione dimostrano tanta igno- 
ranza della natura e dei costumi europei, quanta ne ricooosce- 

(1) In fatti, mentre allora se ne importavano alcune centinaja 
di casse da 100 cattaje, cioè 600 kilogrammi, dappoi si ebbero : 
nel Pan. casse valore in fr. | nell'an. casse valore in fr. 

1827 9,535 55,252,807 | 1830 18,760 68,392,604 

1828 13,132 66,425,456 j 1831 14,225 60,938,393 
1839 14,000 63,892.923 | 1832 23,603 81,367,873 

In questi ultimi anni la Compagnia di Calcutta trae dall'op- 
pio , in puro guadagno , da 50 milioni. 

(a) Che bella ragione per sostenere la necessità di -opporsi al 
divieto di un principe indipendente , che non vuole F iatroda- 
zione di un veleno ne' suoi Stati ! 

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l'joppio 241 

àttero i Cacai sul costo loro se degnassero leggere i nostri. 
Lio procede vigoroso; arresta; rinfaccia agli Europei i benefizi! 
che ricevettero e le violazioni con oui li ricambiarono ; minac- 
cia tollerare il popolo contro di loro , e si fa consegnare, tutto 
l'oppio. Elliot , che soprantendeva alla marina britannica in 
que' mari, aveva dichiarato illegale il traffico dell 9 oppio, e che 
l'Inghilterra noi proteggerebbe , sicché 20,283 casse furono 
distratte. Il governo inglese tenne compromesso V onore della 
nazione ; e, giustizia o no, doversi sostenere j negozianti e. dis- 
approvare Elliot, che a questi apeva garantito , a nome del go- 
verno, il valore dell' oppio consegnato .a Un (a). 

Nascono dunque collisioni ; tutti i negozianti inglesi s' imbar- 
cano, quando non v' è pur un legno .da guerra per proteggerli. 
Arrivata, al principio del 1840 , la flotta inglese di tre vascelli 
da settantaquattro, due fregate da quarantaquattro, dodici cor- 
nette o brick , e quattro battelli a vapore , la superiorità della 
marina inglese sbilanciava affatto la guerra ; e le vaporiere e i 
cannoni nostri sobbisaavano le pigre e pesanti giunche cinesi, e 
pigliavano a beffa le batterie grosse ma lente , e le muraglie di 
porcellana : se però a migliaia cadevano i Cinesi, a migliaja sot- 
tentravaao, valendo per numero. Tutto quelP anno e il seguen- 
te avvicendaci negoziali e attacchi, e intanto gì' Inglesi conti- 
nuano il contrabbando dell'oppio, più cercato. perchè proibito; 
bloccano il fiume Canton , prendono l' isola di Cusan , e pene* 
trano fin presso la capitale : ma l' astuzia diplomatica de' man- 
darini supplisce alla sperienza guerriera ; i successi prosperi 
bilaociansi co' sinistri, finché l'Inghilterra, compromessa Del- 
l' onor suo contro Barbari derisi, sente la necessità di penetra- 
re nel cuor dell' Impero. 

Caduto di grazia Elliot, sottentra Enrico Pottioger come pie» 
nipoterie (agosto 184 1) , e tosto , senza perder più di venti In- 
glesi, occupa tre grosse città della costa ed il canale imperiale, 
risalendo il Fiume Azzurro (luglio 1842 ). I Cinesi difendonsi 
con un valore inaspettato ; nelle città prese strangolano figli e 

(a) Quanto spesso avviene che si trovi giustizia negli atti di 
no amministratore inglese, e soprusi in quelli del. governo! 
III. Hi 

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242 cina 

mogli , e n' empiono i poni (a) : al cessare dell' autorità tutti- 
ce, un popolo tenuto Bempre bambino dà negli eccessi ; proviti* 
eie da secoli pacifiche, si trovano all' improviso preda di guer- 
ra risolutissima, e fatta da cosi insoliti nemici. L'Impero cessa 
di credersi invincibile , e infine fratta di pace (29 ag.) , che è 
conchiosa a questi patti : la Cina paghi 21 milioni di dollari ; 
apra a tutti gli Europei i porti di Caoton , Amoy , Folcirai fu , 
Ningpu, Sing-hai; ceda all' Inghilterra l'isola Hong-Kong; am- 
nistia a' sudditi. Dell' oppio non parola. 

Cosi aperto il commercio con 300 milioni d'abitanti, si cre- 
dette potere in un tratto versarvi il superfluo delle manifatture 
di Bristol e Liverpool ; ma popolo tanto tenace delle abitudini 
non adotta di punto in bianco le mode di Londra e di Parigi , 
né cangia le sue sete coi cotoni. Intanto però ecco, con genero- 
sità nuova, la Gran Bretagna aver combattuto , non per assicu- 
rarsi privilegi , ma per sciogliere dai divieti tutte le navi euro- 
pee : eccola* padrona d' un'isola in cospetto alla Cina , come 
cent' anni fa era padrona d' una fortezza dell' India. Quali avve- 
nimenti sono per cambiar faccia ali' Oriente ? 

Ne' primi 4 mesi del 1844 la Compagnia vi spedi 8190 casse 
di oppio , pel valore di 26,252,000 franchi (1). L' imperatore 
adoprò esortazioni , divieti , trattati ; e Pottinger gli suggeriva 
di legittimare una volta quel commercio, e con un dazio ragio» 
nevole aprire ricchissimi compensi alle sue finanze. Ma invece 
del partito utile e inonesto , l' imperatore propose alla Compa- 
gnia, se cessasse di coltivare l'oppio, compensarla con 74 nu- 

* 
(a) Che gloriose imprese, e per qual nobile causa I 
(1) Durante la guerra della Cina , pnbblicossi a Calcutta il bi- 
lancio del commerciò del Bengala, che è siffatto : 





Importazione. 




Asportazione* 


1835 36 lire 73,966,000 
1836-37 » 93,164,000 
1837-38 > 101,748,760 
1838-39 i 103,514,375 
1839-40 i 111,747,952 
1840-41 i 146.694,177 


lire 

> 
> 
ì 

5 
» 


134,783,892 
" 167,693,522 
162,616,887 
162,002,012 
176,015,297 
209,223,245 




. 


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oppio 245 

fiori e mezzo l' anno. Proposizione assurda ; ma da qual lato 
starano fa nobiltà e la moralità ? ( I ) 

Intanto una maggior conoscenza e piò savi! concetti di libertà 
mostrarono quanto fossero assurdi i sapienti del secolo passato 
sei proporre il governo cinese all' ammirazione. Vero tipo dei 
governi di famiglia, prodigo d' ordini e di promesse , invade il 
notoario domestico ', e con prescrizioni arbitrarie incatena la 
spontaneità della natura , unico intento proponendosi il repri- 
mere le rivolte , e conservare un ordine , che è l' immobilità , 
come l' eguaglianza è quella del bambù ; e rimedio alla pove- 
raglia , l' esposizione dei bambini , immensa quanto il morir di 
fame. Le pene hanno carattere affatto materiate, a segno che si 
può riscattarle a danaro, o farle subire da altri , perfino la ca- 
pitale: i mandarini sono attori d' un' amministrazione frivola e 
vessatoria , che produce l' immobilità nell' elegante barbarie , 
nata da pavido egoismo. Una concorrenza non limitata da ve- 
rona considerazione morale , e concentrata sovra alcuni punti , 
slimola P attività, in modo da prosperarne le arti ; ma il gusto 
del meschino insterilisce il senso estetico : un cerimoniale im- 
preteribile è sostituito alla franca e cordiale affezione : i trat- 
tati di morale sono testi sonanti , dettati da letterati panteisti , 
assoluti , pedanti , cultori della memoria , attenti all' effetto e 
alle combinazioni di parole, senza aver mai conosciuto il popo- 
lo, il quale a vicenda non sa leggerli, né mai se gl'intese par- 
lare all'anima e all'immaginazione. In somma , civiltà , istru- 
zione, governo, tutto è materiale ; dominato dalla necessità ter- 
restre , ad esclusione dell' unico principio che potesse rischia- 
rar la via , lo spiritualista ; di quella legge religiosa , in cui il 
mistero riscalda le fantasie finché si risvegli la ragione. E di 
fatto , la religione di Budda , cosi grossolana , opero assai pia 
ebenon tutti i letterati mai. Operò, dico, sugl'Individui; ma, 
spogliata di quel misticismo che ne iacea la forza sul Gange, e 

(1) Anche la Francia fé' un trattato di commercio colla Cina 
il 34 ottobre 1845. Però (loglio 1847) nuova guerra minacciasi 
tra la Cina e l'Inghilterra, la quale evidentemente vuole pian- _ 
tarai colà. 

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SU IMPERO BBITANNICO 

che non potrebbe esser inteso sul dame Giallo > dove non con* 
servò che gP idoli e alcune cerimonie esterne , a rivelare *è 
stessa a quella nazione sarà sempre resa incapace da un' etica 
tanto ristretta da privarla d'ogni valor sociale. Cosi faticando 
Intorpidisce quel gran popolo , non iniziato a veruna speranza 
d' avvenire, e solo vivente nella venerazione dèi passalo. 

Ancora dell' lnentlterrÀ. 

Cosi parlando dell 7 Inghilterra avemmo a parlare di mezzo il 
genere umano , come un tempo avveniva del romano Impero. 
Nelle scosse del secolo che descriviamo, l'Inghilterra non per- 
dette nulla, e guadagnò sterminatamente; possiede colonie che 
parlano francese, tedesco, spagnuolo : chi ne possiede una che 
che parli inglese ? la Europa ottenne Elgoland ,. Malta , Gibil- 
terra, le Isole Jonie ; in America il Canade , V Arcadia , le Lu~ 
caje, le Bermude , moltissime delle Antilie (I) , porzione della 
Gujana , le Maloine ed altre isole; sicché da Falkland e dalla 
Trinità signoreggia il mare de'Caraibi ; m Africa Bathurst, Sier- 
ra Leona , molti stabilimenti sulta costa di Guinea , le isole di 
Francia, di Less, di Rodrigo, le Secelli, Socotra, l'Ascensione, 
Sant'Elena, e, sovra tutte importante, il Capo di Buona Speran- 
za. ìn Asia soppiantò la Francia ; ebbe Seilan , un Impero di 
150 milioni d' abitanti, crescente ogni di ; le isole di Singapur, 
parte di Malacca e Sumatra ; nell'Oceano tiene la maggior par- 
te dell'Australia, la Tasmania, le isole Norfolk, la Nuova Cale- 
donia, la Nuova Zelanda, Talli, le Sandwich. Conquiste sempre 
crescenti, non per ambizione, la quale non è mai il vizio di go- 
verni equilibrati , ma per la prosperità interna ; talché d' ogni 
mercato chiusole in Europa l' Inghilterra dee rifarai sull'Indo 
o sul fiume Giallo. Chi la pareggia io abilità di colonizzare? ehi 
nello sceglier le situazioni da cui dominar t mari, e nell'osti- 
narsi ad ottenerle? Gersey e Guernesey le danno le chiavi della 

(1) Le Antilie imglesi son 15 principali, con W mila abitanti. 
La Giamaica produce fino 125 milioni V anno in vajrii pggeiti, 
dopo che uè fu scatenato il commercio. 

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GBANDEZZA BRITANNICA 2i5 

Manica ; Helgeland degli sbocchi dell' Elba e del Weser ; da 
Gibilterra occhieggia la Spagna e la Barberia e chiude il Medi- 
terraneo , dove Malta e Corfù le sono scala verso Levaste j da 
Socotra signoreggia il Mar Rosso, e comunica colla costo orien- 
tale dell' Africa e coli' Abissinia ; Ormas , Chesmi , Bucbir , le 
assicurano il Golfo Persico coi grandi fiumi sboccanti in esso : 
da Aden , opportuna stazione fra Bombay e Suez , e un tempo 
importantissimo mercato dell'Arabia, potrà diffondere nell'Ye- 
men e nell'Adramut le produzioni dell' Europa e dell'India ; 
Palle-Pinang la fa signora dello stretto diMalana , e Siogapor 
del passaggio dall' India alla Cina ; da Melville e Bathursi si 
avvia ai cuore della Malesia , contendendo agli Olandesi le spe- 
zierie delle Moluche. Il Capo di Buona Speranza è sentinella 
avanzata neh 1 ' Oceano Indiano ; Sani' Elena le agevola il tragitto 
al Brasile, e serve di rinfresco al villaggio nelle Indie, dove ha 
trono nell' Isola di Francia e nelle Secelli : Falkland potrà es» 
sere la Gibilterra dell'Oceano Pacifico : dalla Giamaica signo- 
reggia le Aotilie e traffica col resto dell' America. Si medita il 
passaggio all' Indie per Suez ? essa s' industria di piantarsi sul 
Nilo. Si sperale! Niger penetrare nelle arcane ricchezze del- 
l'Africa centrale? essa per 60 mila sterline compra dalla Spagna 
le isole Aonobon e Ferdinando Po , che ne sono le chiavi. Par- 
lasi che la Russia agogni un porto sul Mediterraneo ? essa oc? 
cupa l'isola di Sapienza per vigilare lo sbocco de' Dardanelli. 
Si medita il taglio dell' istmo di Panama ? essa ne stipula il li- 
bero passo cogli Stati-Uniti. 

I suoi hanno esplorato palmo a palmo il Mediterraneo ; l' In» 
do, il Gange, il Bramaputra ; il Godaverry , il Kisthna, il Cave? 
ry ; ogni posto , ogni riva del Golfo Persico , dell' Arabico , e 
tatto il tragitto fra il Capo e la Cina ;.su pel fiume delle Ama- 
zon! e sul Niger caceia vaporiere ; con boa strada vuole scan? 
dere le Ande ; spedisce navi grosse a perlustrare le rive del 
Chili , e varò una goletta sul gran lago Titicaea ; col canale di 
Pamban eviterà il lungo circuito delSeilan ; con un altro unirà 
il Gange all'Indo ; sbrattò dai pirati le spiagge di Concan , a 
sicurezza da' navigli a vapore che vengono da Bombay, e che 

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2iG GRANDEZZA BRITANNICA 

alle Laccadivìe raggiungono quelle che radono il litorale d' 0-* 
rissa, dei Coromandel, di Seilan e dei Malabar. 

Paese unioo, dove tutti son liberi e tutti obbediscono, e V a- 
ristocrazia conservatrice è gelosa di far essa medesima le ri~ 
forme, appena le conosca necessarie; dove le meraviglie si suc- 
cedono ; dove macchine a vapore suppliscono alla forza di cin- 
quecentomila cavalli, o di dieci milioni e mezzo d'uomini; do- 
ve la capitale è più popolata che non i Regni di Grecia , di An- 
nover, di WUrtemberg, di Sassonia, di Norvegia; dove si getta- 
no ponti , anzi strade ferrate attraverso a bracci di mare , sca- 
vansr passaggi sotto ai fiumi reali ,. canali da fregate sulla vetta 
de' monti, bacini capaci quanto un porto, spendendovi centinaia 
di milioni, e trenta in un solo ponte ( Waterloo-Bridge)^ e cin- 
quanta in alcune dighe , e nove mila milioni in strade ferrate 9 
e forse altrettanti in edifiiii di tutto ferro. Le sole due società 
del gas illuminante a Londra posseggono il capitale di 45 mi- 
lioni. Dal 1814 in poi, la marina mercantile costruì 870 battel- 
li a vapore, e conta 30,000 bastimenti. Ha strade su cui si cor- 
rono 100 chilometri l'ora ; ha macchine che stampano 20,000 
fogli l'ora; consuma Panno 1,200,000 tonnellate di ferro fuso: 
e Thenard disse che il ferro è la misura della civilizzazione di 
un paese. Quasi sia scarso sfogo a tanta attività e ricchezza uà 
Impero che occupa poco men d' un ottavo della superficie ter- 
restre, e domina un quinto del genere umano, cerca esercitar- 
la a speculare tra forestieri. Si fan rivoluzioni in qualsiasi parte 
del mondo ? V Inghilterra presta i danari, rassegnata a perder- 
li, perchè se ne rifarà ampiamente coi vantaggi procarati al suo 
commercio. Società sue eseguiscono le strade ferrate e i canali 
di tuli' Europa, e utilizzano le miniere americane : 400 milioni 
versò nell'America meridionale tra prestiti e speculazioni ; 39 
ne diede alla Grecia, 350 all'Austria : la sua Borsa è un mare* 
di cui tutte P altre d' Europa somigliano rigagni ; e quell 1 im- 
menso cumulo di capitali si trasforma in agenti produttivi. In 
qùal luogo non la trovammo ? v' è caso o situazione di cui essa 
non si vantaggi 1 Con 20 milioni di sterline* reprime la tratta 
de' Negri ; con altrettanti provvede missionari» o spedizioni 
scientifiche : ha genio per colonizzare aridi scogli , con indici- 

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GBANDEXZA BBITAftMCA $47 

bili «pese e costanza , nella fiducia che diverranno sfoghi alla 
sua industria : appena i coralli formarono un isolotto , essa vi 
pianta la sua bandiera e una famiglia : la schioma delle prigio- 
ni e dei lupanari trasporta su piagge disabitate, che ben presto 
saranno colonie fiorenti : molte comunità, invece di dar limosi- 
na, trasferiscono i loro poveri nelle Maldive, e in altre delle fe- 
lici isole dell'Oceania , colla riserva di diritti enfiteutici ; e le 
vedono divenir ricche e popolose : molti milioni frutta la sola 
vendita dei terreni incolti dell' Australia meridionale. Anzi, tut* 
te le colonie degli altri popoli possono considerarsi della Gran 
Bretagna, giacché, al primo rompersi d'una guerra, essa le oc- 
cuperebbe a sua volontà. 

Si sgomentano 1 miopi economisti all'ingente suo debito, ep- 
pure la Banca dello Stato è considerata dagli Inglesi come il 
più sicuro ed opportuno deposito ; con ripetute conversioni si 
diminuirono gì' interessi del debito pubblico , in modo che nel 
1860 sarà minorato di 130 milioni di rendita , equivalenti a 
4330 di capitale; mentre dal 1815 la popolazione crebbe di. 
quasi due quinti, le imposte soo appena due terzi di quel che 
erano in quelP anno ; ed essendo tenue l'esercito e scarse le 
funzioni del governo centrale , appena cessa la guerra , cessa 
quel paese d' aumentar il debito pubblico : potrebbe anche re- 
dimerlo se non servisse utilmente a collocar i capitali rigurgi- 
tanti dall' industria ; per modo che gl'interessi danno appena 
il 2 i/3 per cento. Il suo debito fluttuante, che nel 1815 oltre* 
passò i 1 722 milioni , ora scese a 750 ; talché ad un bisogno 
essa potrebbe aumentarlo ancora di quei mille milioni, e com- 
parir formidabile in mezzo alla scompigliata Europa. 

Le sóle emule sue di commercio , Russia e Nord-America , 
essa vince col minor prezzo e la miglior qualità delle manifat- 
ture ; coi capitali esuberanti; colle migliori stazioni marittime ; 
eoi credito di case colossali e di banchi nelle regioni più remo- 
te ; colla sollecitudine a proteggere la bandiera sua mercantilo 
dovunque sventoli ; con agenti che rapidissimamente informano 
dei bisógni, e coli' abilità ad appropriare i prodotti al gusto e al 
capriccio-dei forestieri. Le altre nazioni stimolano le proprie 
manifatture coli' escludere gelosamente le inglesi; essa acco- 

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248 GRANDEZZA BRITANNICA 

glie tutte le forestiere senza riserva ; vinta la Cina , la obbliga 
a schiudere quattro porti, non per sé sola , ma per (aite le na- 
zioni. 

Ed ora, quasi ad attestare la sua maggioranza su tutte le Da- 
zioni civili , tutte le invita a portar a Londra quanto di meglio 
vi produce P industria o la natura, affinchè quel cumulo di og- 
getti, quell' affluenza di persone nella capitale del mondo, avi-, 
luppino ognor più il genio inventivo , e si desti una gara sema 
gelosia, di imitarsi e superarsi ne 9 perfezionamenti. 

Le dissensioni parlamentari dell' Inghilterra non si riducono 
a gara d> nomo contro uòmo,. volenti a vicenda sbalzarsi dal mi- 
nistero ; ma di principii fissi ed ereditarti. I tory , gran possi- 
denti, abbracciatisi al trono, nomini di Stato , devoti air inte- 
resse nazionale , che giovano agli uomini perchè n' hanno biso- 
gno ; i whig, volenti la libertà ma a misura ; i dissidenti, radi- 
cali della Chiesa; gli anglicani , quasi cattolici , si presentano 
con disegni di lunga data e costanti. L' unione li fa forti, e in-» 
sieme gareggiano al pubblico decoro : nel 1828 una. società di 
vfbig fondava V università éì Londra ; e una di tory V anno ap- 
presso vi opponeva il King's college . Quindi uomini convinti , 
tenaci, e perciò grandi : Guglielmo Piti, indefesso e diritto allo 
scopo, sovrasta a' contemporanei per amor di sé e dell* ingran- 
dimento ; eppure si conserva integro è quasi povero , ricusa le 
sinecure , i titoli , la giarrettiera : Wilberforce , senza requie 
domanda la mancipazione degli schiavi j Ròroilly riforma tutte 
le leggi j'Cobbet, terribile logico popolare ; Francesco Burdett, 
gentiluomo della libertà ; Hunt scorre tutta Inghilterra per la 
speranza di acquistare novanta voti su cinquemila ; Brougham, 
violento senza riposo j PeeI, di cauta eloquenza e bardito ope- 
rare, non si vergogna di ricredersi, e proclama : Non è terga* 
gna ricevere lezioni dall' esperienza, e sopra gli errori pat» 
sati corrèggere le preunti opinioni ; 0' Connati , per sola fora- 
ta propria diviene una potenza , e si spinge fin agli estremi li- 
miti delle legalità. La regina Vittoria (1838) è coronata con un 
fasto che rammemora il medio evo : quand' ella scorre la Sco- 
zia , le si profondono adulazioni , ignote ne' paesi servili : ogni 
pranzo , ogni teatro *uon* anche oggi d' inni e di ito a questa 

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grand' uomini* 249 

giovane; ma baciandone Io scettro, le s'Impedisce d'allun- 
garlo. 

Perocché il governo rappresentativo ricevette colà intero svi- 
luppo : i ministri, sentendosi forti della propria posizione, non 
turcimanni d' no motore ch'essi ricoprono, agiscono con fran- 
efceiw e persuasione , e come espressione della maggioranza T 
senz'altro riscontro che quello dell'opinione. V aristocrazia , 
poderosa sui contadini perchè padrona quasi unica delle terre, 
ragli operai perchè ha in mano le piò grandi manifatture , sui 
poveri per V enorme tassa che vota e distribuisce , sul clero 
per le prebende che possiede o assegna , vi si sostenne a mal* 
grado di tante rivoluzioni , perchè aperta a tutti , talché da sé 
medesima si svecchia ; e perchè concede al popolo di manife- 
stare i proprii pensieri anche ne 9 modi più risolati. Ne' loro an* 
(lamenti dominano i fatti, non la logica ; non proclamano siste- 
mi generali , ma arrivano col tempo e per tragetti là dove altri 
Don erano riusciti per la via dritta. E , o sia natura particolare 
degl> Inglesi , o la lunghissima abitudine , tumulti i quali in un 
altro paese basterebbero a rovesciare una dinastia , colà sono 
quotati da un decreto del governo , dal presentarsi d' un magi* 
strato. Quando la Francia doveva con barricate e sangue ripri- 
stinare le sue franchigie , all' Inghilterra la costituzione ne of- 
frirà mezzi legali : non votare le tasse finché non fosse soddis- 
fatto il popolo. Tutto cìb in un governo rispettosissimo per la 
persona del cittadino e per la legalità , e dove il primo duca! 
come P ultimo villano vi dice : Son suddito al ri, e re in ca- 
sa mia. 

Al di sopra di tutta quella somma libertà domina la legge im- 
mobile , imponendo e agi* interessi e agli affetti : petizioni sot- 
toscritte da due milioni-di nomi, ammutoliscono dinanzi al votò 
della Camera ; assembramenti di dugèhtomita persone si dissi» 
pano all' intimata d' uno sceriffo : V Irlanda adora il suo O'Con-t 
ael| , ma Io laaci* mettere prigioni I giudici Io condannano , 
Wwe piaogtnoi e lo ricevono, ìq. piedi. £ ben si vuole una tal 
•tyucuoe, perchè la plebe ai acconci a soffrire tante privazioni 
ricini a tanto.aoialacquo , e col ventre vuoto veder le fantasie 
ddUMVfliàeddojsgujto. . 

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850 IMPEBO BRITANNICO 

. Ma V Inghilterra è soda quanto splendida ? ili' interno tra- 
vaglia di malori gravissimi; essa propagatrice di libertà , me 
di privilegi; dà al mondo lo spettacolo di svincolar il com- 
mercio, di vincere senza conquistare , di piantarsi in un paese 
sema abolirne la costituzione , e intanto sta aggrappata al me- 
dio evo , dopo cbe i rimedii di quello perdettero efficacia ; si 
affatica all' emancipazione dei Negri , e tiene ( spettacolo unico 
al mondo) un popolo intero di pitocchi; in poche mani restrin- 
gendo i possessi territoriali, fa da alquanti aristocratici pendere 
La sorte di milioni di sudditi j la religione v' è perseculrice, seb- 
bene languide le credenze; un 9 industria materialmente esteta, 
si propone per fine l'aumento delle produzioni , il quale non 
devrebb' essere cbe mezzo ; e creando macchine senza limite , 
non si briga se migh'aja d' uomini periscano di fame ; e affine 
di pascerli, impone per legge quella carità che Cristo avea prò*, 
clamata per virtù. 

Ma questa cancrena della poveraglia la costringe ad un' atti* 
vita portentosa ; a moltiplicarsi i mercati colla rapidità, col pre- 
venire, coli' estendere le missioni, le scoperte. Laonde, se l'In- 
ghilterra non è più, come nel secolo passato, considerata' pro- 
totipo della libertà e delle costituzioni, le reca sempre gloria il 
dovere, per la propria prosperità, cercare 1' incivilimento dei 
popoli nuovi e V emancipazione de' cresciuti. E all'ammirazione 
\à propongono tuttora le quattro grandi vittorie legali che ri~ 
portò ; l'emancipazione de' Cattolici (1829) , la riforma parla- 
mentare (1830), l'abolizione della schiavitù (1833) (1), il libero 
commercio de' grani (1846). Le sue finanze sono sbilanciate? 
essa vi ripara colle libertà interne, per le quali ormai il vitto a 
buon mercato rientra nelle pratiche del governo ; e invece di 
forzare a dar grano le terre, che son opportune ad altri frutti , 
ne chiederà dagli stranieri in proporzione della crescente po- 
polazione (2). Intanto, par cbe una febbre di riparazione reli- 

(1) Nelle colonie inglesi d' America, negli ultimi quattro anni 
di schiavitù, 1* annuale media delle proveniente d'Europa fu di 
L. 65,361,212; ne 9 quattro annidi libertà fu di 79,162,200; 
nel 1838 e 39 , anni di libertà intera , giunse a 92,160,497. 

(2) L' Inghilterra nel 1846 ricevette «lai Centineale 17,131 

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MALI IBITAITNICI t5i 

gioia abbia invaso P isola ; a dopo l'emancipazione de' Cattolici, 
fi «' imparò altro modo di azione, l'agitazione politica, e tutte 
le parti ti ebbero ricorso, I mali domestici dell'Inghilterra aao« 
qaero dalla religione; e dalla religione deve aspettarne il rime* 
dio. E che l'importanza qui consista, mostrano averlo compreso 
qne> moltissimi che in Inghilterra applicano alle cose della fede* 
Parecchi di loro traviano di peggio in peggio , effetto naturala 
in chi abbandonasi al senno privato ; in (scozia nel 1843 si sta- 
biliva la Chiesa Libera, per ritornare ai rigori del Cooenant; e 
già è fatta ricchissima, a contrasto dell'alta Chiesa Anglicana 
deminante. Intanto spiriti serti comprendono il bisogno di ri* 
tornare alla tradizione universale, di cercare qualche fondo su 
coi gettar l'ancora nel mare estuante delle opinioni. Da ciò 
uscirono le dottrine di Pusey. Egli , con Palmer e Newman , 
nell 9 università di Oxford pubblicò, incominciando dal 1 833, una 
serie di trattati facili e intelligibili sul dogma , sulla costitu- 
zione ecclesiastica, snlla controversia religiosa; e le idee loro 
diflòndonsi pure in storie e romanzi, proponendo di credere quel 
che la Chiesa credeva ne' tre primi secoli : a Cambridge e a 
Belfast trovano ascolto e risposta. I Puseisti (come furono chia- 
mati) ripudiano j riformatori del secolo XVI come puramente 
negativi, che non presuppongono veruna fede , né altro sanno 
che contraddire ; si lagnano che siensi separate la Chiesa An- 
glicana e la Romana, la sola che possiede virtù di svolgere in- 
tero il sentimento religioso. La Scrittura non basta per regola 
di fede, ma vuoisi pure la tradizione, custodita dalla Chiesa , e 
secondo la quale viene interpretata la Scrittura : laonde accet- 
tano moltissimi dogmi tradizionali , e alcuni non esitano a pnw 
clamare come unico mezzo di unità ecclesiastica l' attaccarsi a 
Roma <1). Quanto alle forme legali che porrebbero sempre gran- 
de ostacolo all'innovamento, s'industriano di mostrare che i 

bovi, 20,994 vaoche, 2447 vitelli; mentre nel 1844, cioè pri- 
ma della libertà, avea ricevuto solo 3710 bovi, 1166 vacche, 55 
vitelli Nel 1845 la Francia vi spedì per 4 milioni * menadi tira 
in ova. i 

(1) La Tub* Concardia* di WacUrbe*. 

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252 RELIGIONE IN INGUILTEBRÀ 

trentanove articoli della regina Elisabetta non contraddicono di- 
rettamente al concilio di Trento; sforzo per vero difficile quanto 
vano. Introducono anche riti ; croci , stole , candele ricompar- 
vero nelle loro cappelle, e il breviario romano alquanto modifi- 
cato. Se non che finora ricusano l'autorità del papa, e sostenen- 
do che la Chiesa Anglicana sia la vera , esortano la Romana a 
parificarsi e ricongiungersi a quella! Laonde il puseismo non è 
ancora un ritorno al vero, ma una protesta contro la teorica fon- 
damentale del protestantismo; rialza la dignità morale del cle- 
ro , appurandone i costumi ; cresce P autorità delP episcopato, 
che prima non potea nulla sul popolo e meno ancora sul clero, 
e che riducessi a mero uffizio di gentiluomo. 

Chi non sente l'importanza di questi passi ? chi soprattutto 
non vede come il volgersi all' antichità debba màncipar la Chie- 
sa dalla tirannide del governo 1 S> ha da imporre un digiuno ? 
ora tocca al parlamento I benefizii ^appartengono a laici che 
non sono di nessuna religione , e la legge ordina ai vescovi di 
non ricusare il candidato del patrono , salvo il caso di flagrante 
immoralità. Il dottore Percival sosteneva che « il sovrano pub 
sospendere un vescovo se lo stima conveniente , mentre un ve- 
scovo non potrebbe cangiare un* acca del rituale senza ordine 
espresso della Corona: il Consiglio privato s'aduna e manda una 
circolare a nome della volontà e del buon piacere reale; or- 
dina d'introdurre una nuova preghiera nel servizio abituale » (1). 

Ma che ne' primi secoli la disciplina fosse ben differente , Io 
attestano, non foss' altro, le declamazioni degli Storici enciclo- 
pedisti, che la incolpano di tempestiva indipendenza. Adunque 
jH tornare alle primitive tradizioni romperebbe la tirannia del* 
P alta Chiesa ; e nella libertà , come sempre, diverrebbe sicuro 
il trionfo della verità. Anche il catolicismo proprio si estende. 
A tacere dell' Irlanda , cui questo solo consola di tanto avvili- 
mento e solo ne la potrà sollevare , si moltiplicano le conver- 
sioni; Peel fece restituire ai coitegli te dotazioni cattoliche ra- 
pile dalla Riforma ; chiese e cappelle. sj aumentano ; e sorrìde 
Ja speranza dell'unità (2): tanto che Pio IX nel settembre isso 

(1) London Gazette^ 14 dicembre 1841. 

(2) Un giornale inglese oattolioo del 1846 scriveva: e Qoau- 

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PCSEISTT 255 

potè collocarvi un arcivescovo cattolico , e ripristinarvi la ge- 
rarchia (t). 

Strillò P intolleranza anglicana ; strillò il liberalismo volte* 
riano a questo passo ardito : ma ohi conosce le vie dell' ama- 
nita, sa che ciò eh' è artifiziale non si perpetua, e tosto o tardi 
è forza che la libertà vera germogli in quell'isola; e cessate 
l'aristocrazia e la religione dello Stato, si riformi il gotico edi- 
fico, e si tolgano le disuguaglianze, profittevoli solo ad una mi- 
norità privilegiata. 

Che se V Inghilterra tanto fece a prò della civiltà sotto un'oli- 
garchia senza viscere e con una religione uffiziale , a che non 
potrà riuscire venuta alla democrazia , e tornata alla cattolica 
unità? Certo la conversione dell'Inghilterra sarebbe il fatto più 
importante dell' era moderna ; toglierebbe la prima causa dei 
mali interni, del pauperismo e della schiavitù irlandese; rende* 
rebbe efficaci le dispendiose e sterili missioni nel!' Asia f e la 
diffusione della civiltà, a cui questa nazione più che tutte le al- 
tre è operosa. 

Troppo sarebbe Io sperarlo ai dì nostri; pure noi apprendem- 
mo dalla storia che tutte le grandezze fondate sull'oppressione, 

> do Roma comprenderà alfine che il carattere di koi nordici 
i è beo diverso da quel de 9 meridionali? Quando si persuaderà 
i che esiste una democrazia non ostile al cristianesimo? un amor 
1 dell 9 indipendenza che non è giacobinismo? Quando essa sarà 
i compresa di queste verità , quando avrà gettato lontano- le 
• vecchie abitudini ' di timidezza, quando un coraggio tutto d'a- 
) zione, coraggio d'uomo, avrà surrogato un* intrepidezza tutta 
i passiva ed effeminata, "allora non avremo a temer concorda- 

> to. Fin allora, questa parola dee fare spavento. » 

(1) Nel 1792 nella Gran Bretagna erano 30 cappelle e nes- 
sun, collegio cattolico y ora vi si contano 519 cappelle, 43 chie- 
se , 10 collegii , 60 seminani. 
In Irlanda nel 1731 nel 1835 

i Protestanti furono 700,451 1,515,221 

i Cattolici ' .1,309,763 6,427,712 

. 2,010,219 7,942,933 



534 RELIGIONE IN INGHILTERRA 

se anche lusinghino eoa una presente apparenza d'aumento , 
col trionfare di que' tentativi sfortunati che sempre precedono 
il santo trionfo del diritto, sono destinarle a sfasciarsi; unico so- 
pravanzando quel progresso che si fonda sulla liberalità de'prin- 
cipii, sulla dignità umana, sulle nazionalità che la natura con- 
giunse e la politica non riesce a scomporre» 

Popolazioni Sbarbare. — Viaggi. — Commer- 
. ciò. — Industria. — Colonie» — Geografia. 

Questa suddivisione dì nazioni,. compienti ciascuna a parte f 
destini suoi proprii, è dominata da un 7 unità più estesa , quella 
della stirpe bianca, e nominatamente dell'europea. Vogliosa d'e- 
sercitare la sentita superiorità e quasi di constatare le proprie 
ricchezze , questa si spinse a viaggi con un ardore pari a quel- 
lo dei secolo XV ; se non che non volea tanto ritrovar nuo- 
ve terre, quanto esplorar meglio le conosciute , recarvi la ci- 
viltà , e riportarne cognizioni , e indurre conseguenze filosofi- 
che , religiose , scientifiche , ed armi per ogni partito. Byron, 
Wallis, Carteret uscirono dai porli inglesi per visitare i mari 
del Sud. Il duca di Choiseul affidò a Bougainville (1763) un 
viaggio nel Mare Pacìfico, ove superò d'ardimento ed esattezza 
gi* Ioglesi, e descrisse quelle società così varie, e le voluttà di 
Tatti, e scoprì l'Arcipelago de* Navigatori. I compagni , poscia 
gli imitatori di Cook, osservavano i fenomeni variati della na- 
tura, V infelice infanzia la decrepitezza della società, e il for- 
marsi di nuove isole il riunirsi di queste in continenti per ist- 
mi di corallo ; e nel paragone dei costumi e delle lingue atte- 
stavano le antiche migrazioni ; pur beati se non trovavano quei 
selvaggi sì feroci da respingere con gelosia i doni che ad essi 
portavano, it grano, la vigna, i legumi, gli animali domestici. 

Intanto il tedesco Damberger , a servizio della Compagnia 0- 
landese, traversò dal Capo sino alla Barberia (1781-97); le co- 
ste di questa furono descritte da Desfbntaines; l'inglese Patter- 
son andò agli Ottentoti, Boufflers e Golbery ad altre parti del- 
l' Àfrica ; all' Abissinia Bruce , ìserre alla Guinea e fra i Carai- ' 
bi ( 1 7 73), Barrow al Capo, come pure l'olandese Stavorinus che 



VIAGGI E RELAZIONI 255 

bì Spinse fio a Surate; Sparrman e Le Vaillant dal Capo s'avven- 
tarono alla pericolosa caccia di Aere, sottratte aio allora al fucile 
dell'Europeo e fin ai dardi del selvaggio. Gli accademici di Pie- 
troburgo scorreano l'immenso Impero dal polo al Caucaso, rive* 
landò la natura del settentrione. La società degli scienziati del- 
l'India, e quella del Nord dell'America spinsero innanzi la co* 
gnizione di paesi antichi e di nuovi. La Danimarca spediva Nie- 
bahr ad esplorare l' Arabia; la Russia, Palla* e Gmelin nella Si* 
berla, e il danese Roest a Marocco ; a spese d' una società di 
amatori di Londra , Riccardo Mondler faceva un viaggio nel* 
l'Asia minore e nella Grecia ; Coxe pubblicava le scoperte dei 
Russi e il eommercio còlla Cina (1711). Di questa era data la 
miglior descrizione nell'insigne opera d&Gesuiti, le cui Lettere 
edificanti (1717-1774) erano miniera di cognizioni. 

Amore delle scienze portava pure Stedman nella Gojana , 
Charlevoiz al Giappone e al Paraguai, Boyle al Tibet, il maggio- 
re inglese Enrico Rooke sulle coste dell* Arabia Felice e nel- 
l' Egitto (1781), Kerquely nei mari australi (1782), Forster nel 
Nord, il comddoro inglese Billurgs nella Russia asiatica ( 1 78S+ 
94), Samuele Turner al Tibet e al Butan. Chandler viaggiò l'Asia 
minore, Le Cbevalier la Troade; Choiseul-Gouffier destava sim- 
patie per l 1 Eliade, descrivendone le rovine e le miserie inespia* 
te ; Volney dalle rovine dell' Egitto e della Sona cercava ispi- 
razioni, elegie ed argomenti d' empietà. # 

L'era della navigazione scientifica fu aperta da Giacomo Gook 
inglese (1769). Sottrattosi all'umile fortuna co 9 suoi talenti e 
colf intrepidezza, fu scelto a comandare la nave che spedivasi 
nell'altro emisfero ad esaminare il passaggio di Venere sul di* 
sco del sole. Partito con dotti d'ogni sorta , sofferse i freddi 
notturni dell' estremità del Capo Horn e giunse a Tatti, indicata 
come l' isola più opportuna ad un osservatorio. Mentre gii altri 
contemplavano il cielo, Cook estese la cognizione della terra , 
scoprendo o riconoscendo varie isole nel mare del Sud. Anima 
di fuoco in corpo di ferro , ardito a concepire , risoluto a ese- 
guire, perspicace nel trovare partiti, indomito alle traversie, re- 
prime le sollevazioni con imperioso sangue freddo , poco lon- 
tano dalla ferocia. 

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256 " MONDO NUOVISSIMO — COOK 

Dal suo viaggio attorno alla Nuova Zelanda restò distrutta Pi- 
dea che quella formasse parte d'un'ampia terra australe; tutta- 
via molti persisteano a credere ad uà continente meridionale. 
Per accertarsene, fu dunque destinata una nuova spedizione; e 
Cook partì colla Risoluzione e l' avventura. Un interesse uni- 
versale accompagnava questo viaggiatore, quasi deputato da tut- 
ta Europa a reoar le arti nostre ai Barbarie riparare col cristia- 
nesimo i delitti di Pizzarro e di Valverde. Con lui andavano gttQ 
dotti ; Banks, Green, Sparrraan, Solander, Forster, Anderson ; 
accademia cbe lavoravi sulle due (regate» Un mese Cook ser- 
peggiò fra V arcipelago mal divisato dai precedenti , e che de- 
nominò Nuove Ebridi ; si spinse poi fra le terre di Sandwich , 
le più meridionali che alcun mai avesse visitate, tutte ghiaccio; 
e, corse più di ventimila leghe marine di lì dal Capo di Buona 
Speranza, tornò in Inghilterra (17 7&) dopo tre anni e diciolto 
giorni. 

Rimossa V idea d' un gran continente australe, o almeno re- 
legato a tale altezza da non poterne sperare né per colonie oè 
per ricchezze, restia ancor dubbio se esistesse* una comuni- 
cazione fra i mari al nord-ovest ; e il governo inglese destinò 
ventimila sterline a chi la trovasse (t 776). Cook vi si esibì; e ca- 
richi i legni di bestiame onde arricchir le isole del Sud , tro- 
vossi di nuovo sul campo dell' antica gloria jsua, ove lasciò doni 
e meraviglia. Alzatosi allora a cercar questo passaggio, toccò 
V estremità più occidentale del continente americano, disgiunta 
appena tredici leghe dall'Asia, e verificò la larghezza dello 
stretto di Belhring. Messisi i ghiacci, die volta, e dal polo arti- 
co calando, perla lunghezza di mezzo mondo, verso l'antartico 
onde visitar nell' inverno le isole Sandwich, ivi ebbe accoglien- 
ze amichevoli : ma per frenare l'invincibil inclinazione di quel 
■ popolo al furto, irritò alcuni che si rivoltarono, V uccisero e. si 
compiacquero d' infierir sul cadavere di quel che dianzi amava- 
no e veneravano. ^ 

Cook aveva avuto scarsissima fortuna di scoperte, giacche ri- 
spose di no a due quistioni, cui le scoperte posteriori risj^se* 
ro di sì : ma grandissima fama ottenne; né immeritata; gìtccbè 
esplorò un 1 estensione di coste maggiore di qua! si fosse alt» 

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COOK — OCEANIA 257 

largante. Merito suo particolare è la cura cbe pose alla salute 
dell' equipaggio, in viaggi cbe due o tre volte trasporterai» dalla 
1ìoq9 ai due poli 5 e d' allora il succo del limone si riconobbe 
eccellente preservativo. Egli stesso alla nuova Zelanda fabbricò 
birra con scorza di pino ; all' isole della Società , salò il porco 
con nuovo metodo ; e tali particolarità descrive in relazioni <tf 
semplice verità. Non v* era romanzo cbe allettasse quanto tali 
racconti, e le precauzioni prese por la salute dell' equipaggio e 
per mansuefare Barbari, e il prender possesso d' un mondo al* 
largato per ricevere i frutti della lunga civiltà europea. La sua 
morte sul campo fé' dimenticar i torti cbe potea fargli la gelo- 
sia con cui mutò nome a terre già scoperte da Francesi e 
Olandesi. 

A Cook stavano specialmente a cuore i Novo-Zelandesi, come 
generosi e ricebi di prodotti , sicché fu eccitato il governo in* 
glese a fondar la colonia di Botany Bay. A tal uopo spedilo , il 
capitano Philips trovò meglio opportuno il Porto Jackson; e ben- 
ché composta il più di malfattori, la colonia prosperò , e di là 
si corse a scoprir le-rive contigue con ardimentose esploralo* 
ni, e formando stabilimenti dovunque, acqua , carbone , porti , 
caccia di foche. 

Così l'attenzione tornava sovra paesi che per due secoli l'Eu- 
ropa aveva dimenticati, e la quinta parte del mondo venne deno- 
minata Oceania (1), comprendendovi il continente dell'Australia 
e le isole; lo che forma metà della superficie del globo , con 
cinquecentomila leghe asciutte, abitate da 25 milioni di perso- 
ne. Importantissima parte , per istudiare la natura e V uomo : 
ove ogni razza pare essersi dato convegno, dall'albino al negro, 
dal gigante al pigmeo; ove la società patriarcale accosto a tri* 
bù antropofaghe, e nazioni d'antichissime civiltà a popoli bam- 
bini ; e quasi un insulto della natura , le più intelligenti fra le 
scimie accanto al più idiota fra gli uomini : vegetazione ridente 

' (1) Walkenaer, nel Monde maritine ( Parigi 1819 ), vuol la 
sterra divisa in tre mondi; l'antico, il nuovo e il marittimo, che 
comprende l' Australia, la Nuora Olanda colle sue isole , l'Ar- 
cipelago d'oriente e la Polinesia. 

in. vh 

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258 OCEANIA 

presso la desolazione de'vulcani; stranissime specie di bestie & 
di vegetali; un mare tranquillissimo , che repente è agitato da 
uragani e trombe irreparabili ; templi anteriori ad ogni memo- 
ria, ed isolette sorte pur jeri dal mare, e su cui tra breve lus- 
sureggianti palme ombreggeranno la capanna del selvaggio, 
che , beato della sua nudità , gode te delizie della natura , la 
quale per lui dipìnse l'uccel del paradiso e maturò l'albero del 
pane. Altrettanto varie sono le forme di governo, in alcun luo- 
go non conoscendosi che la tribù , in altri la sota monarchia ; 
varietà cresciuta dai popoli d'ogni paese che v' hanno o v' eb- 
bero dominio, Inglesi, Portoghesi, Spagnuòli, Olandesi, Nord- 
Americani; nulla restando alla Francia, che pur tanto contribuì 
alla scoperta. 

Ivi è meraviglioso il veder la natura , son per dire , ancora 
in fabbrica di terre. Coralli e madrepore elevano dal fondo del 
mare i loro rami , intrecciati per modo da farsi insormontabili 
sin alle fregate; e'che congiungendosi fan siepe attorno a un 
tratto di acque, il quale dai depositi del mare e da altri polipi 
è presto riempiuto e mutato in un'isola. A questo modo ne sor- 
gono ogni anno nuove ; alcune già si elevano alquanti piedi so- 
pra il mare, mutate in fertile terreno; altre appena a fior d'ac- 
qua , ammantate solo dal leggiadro fogliame del pandano odo- 
ratissimo , che offre cibo e letto al naufrago ivi gettato; alcune 
celansi insidiose sotto le onde ; alcune s' innalzano a perpendi- 
colo da abissi ove Io scandaglio non raggiunge il fondo; altrove 
creano baje e seni attorno ad isole antiche, o costipano gli usa* 
ti ; e forse verrà tempo che estendendo le lor ramificazioni da 
isola a isola, formeranno un vasto continente di quello sminuz- 
zato arcipelago. 

I recenti viaggi convinsero che nelle isole dell'Oceania esiste 
un sistema di lingue , le cui molle affinila vogltonsi attribuir a 
precèdente esistenza di una generale , -di cui rimasero tracce 
in paesi remotissimi, i quali talvolta si somiglian tra loro quan- 
to i dialetti di Provincie contigue, mentre assai ne differiscono 
gl'intermedii. E cosi la linguistica può ravvicinare popoli, di 
cui altro legame non si conosce , e che si diffusero per cento- 
novanta gradi in longitudine. Il più profondo orfentafista de'tem- 

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NUOTA OLANDA 259 

pi nostri , Guglielmo Humboldt , crebbe meravigliosamente le 
cognizioni sa que'linguaggi, e nella postuma sua opera sul kawi t 
lingua liturgica e letteraria degli antichi Giavani, cerca le affi- 
nità e segue gli sviluppi di tutte le oceaniche , non per gelida 
pazienza grammaticale, ma per perfezionar l'intelligenza dello 
forme del pensiero, ed estender la conoscenza de'monumenti e 
delle tradizioni. Come Guglielmo Schlegel, che con lui gareg- 
gia in dottrina e sagacia , non limitava il paragon delle lingue 
alle parole, ma senza queste trascurare indagava le somiglian- 
ze grammaticali. Con ciò venne a costituire cinque gruppi ; il 
matajo e giavanese , quel delle Celebi , quel del Madagascar , 
quel delle Filippine e di Formosa : V ni timo comprende le fa* 
▼elle della Polinesia orientale , aventi per principali i dialetti 
delle isole Tonga, Sandwich, Nuora Zelanda e Tatti. 

La grand'isofa o continente della Nuova Olanda si presentò 
sterile e npnotona; con abitanti color nero di fuliggine, gracili e 
selvatici • con animali e piante die sembrano contraddire alle 
idee ed alte classificazioni ricevute. Qui dall' arida sabbia ele- 
vane alberi giganteschi ; ortiche e felci pareggiano le nostre 
querce; ma in luogo del lieto verde delle nostre foreste, un fo- 
gliame bianchiccio e ruvido ti rattrista. Manca de' frutti che 
altrove pascono l'uomo, come scarsissimi son gli animali di ter* 
ra , mentre abbondano uccelli e conchiglie di ricca bellezza ; 
solo il cane è domesticato. Un vulcano getta fiamme e non lave; 
il cigno v$ nero; un altro animale (ornitorinco) è misto di qua- 
drupede, ài rettile, di pesce, d' uccello. Grossi fiumi sgorgano 
dalle montagne , ma si perdono o assottigliano prima di giun- 
ger al mare ; le montagne non hanno valli ; e sotto un elima 
beato vive razza degenere, che appena osi chiamar uomini. De- 
formi e deboli dei corpo, ignari delle arti, della proprietà par- 
ticolare; colmi a rimpatto di superstizioni e di riti anche cru- 
deli. Alle donne tagliansi due falangi del dito mignolo; gli uo- 
mini si fan sul corpo disegni a rilievo; colla madre seppellisco» 
no il suo lattante; in segno di duolo spellano il naso. 

La fascia di montagne che chiaman Azzurre, e cinge le parti 
interiori , sebben poco elevata, non offre valli accessibili. Solo 
nel IBIS fa rinvenuto un valico verso occidente, e per via ser~ , 

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26fl MICKONESIÀ 

peggiante si penetrò in una vasta spianata, acconcia all'agricol- 
tura ed alle cacce, e dove talvolta i fiumi traboccano sì, che a 
pena emergono le alture. Ivi si designò la città di Bathorst j 
poi Oiley spingendo l' esplorazione , trovò il fiume Maquaire ; 
ma mentre speravasi giungesse all'Oceano, si perde invece nel- 
le paludi. Ed egli e Sturt ed altri osservarono bellissime terre, 
poco lontane dalle coste, allettamento alle agricole speculazio- 
ni. Leicbardt nel marzo 1846 moltiplicò scoperte nell'interno, 
e vi trovò laghi e prati opportuni al cotone e al riso, e a pasco- 
lar bovi e cavalli. 

Le innumere isolette della Micronesia, sparse sopra vastissi- 
mo oceano, come siensi popolate è incerto; e chi sale ai Feni- 
eii, chi le vuol dai Giapponesi, chi da Giava, chi le crede avanzi 
d'un gran continente sommerso. Che sieno d'origine unica, ol- 
tre la lingua come dieemmo , Io indicano alcuni costumi gene- 
rali, non. derivati da naturali bisogni, e certe conformità di cul- 
to: alcun li trae dai Daja di Borneo, cui somigliano per la tinta 
biancogiallastra, l'aspetto del corpo , le lunghe e nere chiome, 
le abitudini, il governo , il tabù , sebbene col mescersi di varia 
generazioni si sieiio alterati. Sembra che alla razza primitiva ne 
sopraggiungessero altre ; le quali donate di diritti in grado di- 
verso, costituirono varie Caste. Per lo più a quelle società pre* 
siede un re, da cui dipendono altri capi , dispotici sopra i loro 
dipendenti. Variano di religioni, ma tutti credono alla divinità, 
molti alla trinità , alla vita avvenire e all' espiazione ; e sulla 
cosmogenia tengono idee all'estremo bizzarre e variate. Alcuni 
ringraziano il cielo offrendo le primizie ; i più lo placano sia 
con vittime umane, scannate a lungo strazio sulle scalee de'Ioro 
morai 1 enormi pilastri naturali attorno a cui si congregano co- 
me i druidi delle Gallie; della vittoria esultano mangiando i ne* 
mici. Alla Nuova Zelanda si uccidono uomini al genio del male. 
È troppa la famiglia? la madre preme il dito sulla fontanella 
del neonato e Puceide; trovano naturale il mangiarsi, perchè il 
fan anche i pesci tra loro, e così altre bestie ; e più volentieri 
divorano i nemici , perchè suppongono che , stracciandone il 
corpo, ne disfacciano anche l'anima, la quale venga ad aumen- 
to della loro. Soletti della superstizione tanto più strani, qoajh- 

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CAROLINE 261 

to piò quieti e umani per indole sono i Polioesii. Nelle carestie 
poi mangiano padri, madri e figli. 

Sol grande Arcipelago delle Caroline prima il dottor Chamis- 
so, poi Duperrey e D 5 Urville , e i rossi Ltttke e Martens porta* 
rooo qualche luce. Ebbero quel nome in onoi^di Carlo II , da 
Lazeano viaggiatore spagnuolo, che primo ne vide una nel 1 668; 
f successivi che ne trovarono altre, credendole la stessa , este- 
sero quel nome. Tosto missionarii della Maniglia vi vennero e 
le descrissero, e fecero molte fatiche e scarso profitto di con- 
versioni. Restarono poi dimenticate 1 fin quando VJntilope, uà* 
ve della Compagnia inglese ( 1 793) comandata da Enrico Wil- 
son, non ruppe contro gli scogli delle isole Pelew. Cessata la 
tempesta e la notte che ve gli avea spinti, videro terra, e tosto 
buttatisi alle scialuppe è su zattere, la toccarono. Era un 1 isola 
deserta dipendente dal re di Pelew, che mandò gente a soccor- 
rer i naufraghi, talché si legò fra loro amicizia, oggetto di am- 
mirazione gli uni agli altri: gli Europei ajutarono quel re Abba 
Tale nella guerra , finché costruirono un legno sul quale par- 
tirono. Li-Bu figlio del re volle seguirli , e fu educato a Lon- 
dra, ove facea le meraviglie consuete a chi vede una civiltà cui 
noa fu da fanciullo abituato; e vi mori dal vajuolo. 

Il naufragio del Mentore, nave americana, diede a conosce- 
re le isole Marlz, Chiangle, Lord North e dei Martiri. Delle Ca- 
roline proprie, Martens, Morrell e D'Urville ci parlano come di 
paesi deliziosissimi per clima, e bella , abile e virtuosa gente, 
piena di dilicati riguardi verso le donne , e lontana da quella 
lascivia che par universale nelP Oceano Pacifico; tessono fina- 
mente; i morti gittano al mare. 

Curioso sarebbe il dire le bizzarre avventure , per cui una 
nave perduta , un baleniere , un naufrago vennero a scoprire 
paesi sfuggiti alle attente indagini di concertate spedizioni. Co- 
si , nel 1 785 , il capitano d' una nave della Compagnia inglese 
delle Indie, gettata l'ancora al Penang per far acqua, fu vedu- 
to dalla figlia di quel re, che invaghitasene pregò suo padre a 
concederglielo sposo. Assentì questi, e le diede in dote risola, 
e il fortunato la véndette per trentamila sterline alla Compa- 
gnia, che le pose il nome di Principe di Galles, e la rese pria* 

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262 TAITI 

cipale scafo del traffico dell'oppio. Bateman, veleggiando dalla 
terra di Van-Diemetì al Porto Philips , trovò. gì' indigeni posse- 
dere cognizioni civili; e ne conobbe la ragione quando trovovvi 
un Bianco, che ivi abbandonato soletto nel 1803 , visse quasi 
quarantanni cogt'indigeni, insegnandoli nelle nostre arti, nuo- 
vo Robinson. 

Ridente per natura, amabile per costumi è l'Arcipelago del- 
la Società, descritto da moltissimi viaggiatori, celebrato da poe- 
ti e romanzieri per la sublime e ubertosa varietà della natura, . 
per la festiva ospitalità degli abitanti di Talli, regina dell'Ocea- 
no Pacifico Udendo gP immensi vantaggi dell'albero del pane, 
i coloni inglesi chiesero al governo d'esserne dotati (1 787). Per- 
tanto fu spedito a Taiti il tenente Blig, il quale con somma di- 
ligenza ne imbarcò più di mille piedi, coll'acqua necessaria ad 
inaiarli. Ma perla via la ciurma si ribellò, lui e diciannove fe- 
deli abbandonando al mare in una scialuppa. Non cadde egli di 
cuore; anzi continuando le osservazioni e reggendo a tutti i pa- 
timenti dell'abbandono, dopo milledugento leghe di mare giun- 
se a Cupang nell' isola di Timor , dove il governante olandese 
l'accolse come meritavano la sventura e la costanza. Reduce in 
Inghilterra, Blig ottenne giustizia, e fu sortito capitano d'una 
nuova spedizione, che in otto mesi giunse a Taiti ; e rinnovato 
il carico, dopo due anni rivenne in Inghilterra , senza perduto 
pur un uomo dell'equipaggio. Così le colonie inglesi ottennero 
quell'albero prezioso, ma non tutti i vantaggi che ne sperava- 
no, atteso che gli schiavi a cui alimento lo destinavano , prefe- 
riscono il banano. 

Vent'anni dopp Cook, Vancouver visitava la voluttuosa Taiti; 
ma invece dei begli ed allegri abitanti , vi trovava una popola- 
zione livida, scarna, rotta a guerre civili. Modificati dal contat- 
to co'nostri, prezzarono assai il ferro, sostituendolo agli ossi e 
ai coralli ; non moltiplicarono molto il bestiame , preferendo il 
latte di cocco a quel di giovenca. Quel fiore d'ingenuità di che 
i primi navigatori erano rimasti tanto allettati, scomparve , in- 
troducendosi la finzione e l' avidità dell' incivilimento , prima 
delie sue virtù che impongono .il sagrifizio. Cresciuti i bisogni 
e non i mezzi, deteriorata la razza per le malattie introdotte f 

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COLONIE FEMTENZUBIE 265 

mentre Cook vi contava centomila abitanti , e Forester cento* 
quarantacinquemila, i missionarìi nei J828 ne cernivano sette* 
mila. Piaccionsi delle vesti e delle armi europee, non importa 
se cenciose, logore, scoropagne, troppo grandi o ristrette, -da 
uomo o da donna , da poeta o da arlecchino , sicché i marinai 
sfondacciano le botteghe de 9 rigattieri , e i Taitanii compijooo 
nella più strana apparenza. 

Maggiori mutamenti ancora produsse l' introduzione del cri- 
stianesimo. I missionarìi avean recato jin cavallo, che ridestò 
la meraviglia già prodotta da quello di Cook : ebbero pure un 
torchio da stampa, e il re stesso nel 1817 volle tirare i primi 
fogli del vangelo di San Luca tradotto, e fu una festa , un 1 at- 
tori taggine universale. Nel 1823 Taiti si chiari indipendente da- 
gl'Inglesi, ed ora è governata dalla regina Pomarè. I missiona- 
rìi han conservato influenza, e annualmente convocano a parla- 
mento tutto il popolo, ove si discutono le leggi e la costituzio- 
ne, nella quale essi missionari! diedero le migliori guarentigie 
della vita, della roba, della liberti : anzi, vi fu abolita la pena 
di morte. 

Più difficili riuscirono le missioni nella Nuova Zelanda, atte- 
so le violente dissensioni dei capi e V indole superba de 9 popoli : 
ma coraggiosi come sono , servono assai bene nelle navi , e per 
fornir legname di costruzione e il canape rinomato ; e le occu- 
pazioni daranno sfogo o temperanza alla fiera loro attività. 

La Gran Bretagna , che non bastando a mantener la popola- 
zione dei tre superbi suoi Regni , procura trovarle esito colo- 
nizzando , ha già piantato molti depositi , messo colonie nella 
Nuova Zelanda e ne' principali arcipelaghi della Polinesia , e 
cerca trar tutta a sé la Nuova Olanda. A tal uopo a' è formata 
una, società sud-australiana, che prescelse alle sue prove ne'con- 
torni di Porto Lincorn un paese di quattrocento venti miglia 
quadrate , facile ai trasporti. A prevenire i disastri cagionati 
dalla improvida ripartizione dei terreni, tutto il 1 suolo fu dichia- 
rato'pubblica proprietà, sicché nessuno possa ottenerne gratui- 
tamente ; lo che induce a non provedersi che di quanto ciascu- 
no può lavorare, e coi danaro delle vendite si paga il tragitto 
4e' migranti. 

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264 NUOVA GALLES 

Invece di stivare nelle prigioni i delinquenti a finire di cor- 
rómpersi , si riconobbe vantaggioso il trasportarli sa lontani 
lidi , ove staceati da quella sciagurata tradizione di delitto e 
d' infamia che a nuovi misfatti trascina , spesso correggoosi in 
modo , cbe il ladro, il violento, la meretrice diventano utili pa- 
dri di oneste famiglie. A. tal uso servono pei Russi la Siberia , 
per la Spagna i presidii d' Africa , pel Portogallo e 1' Olanda 
Mozambicbe e le Indie. In Inghilterra , ove il re cingendo la 
corona, giura far eseguire la giustizia con misericordia, 
può la pena esser sempre commutata , e quindi diviene impor- 
tante V aver un luogo di deportazione. Perduta l'America, vo- 
ltasi cercarlo in Africa; ma Banks fé 9 preferire Botany Bay . Un- 
dici bastimenti portaronvi settecentosessanta convinti, oltre al- 
cuni coloni liberi , qualche soldato e i magistrati , e approvigio- 
namenti; ma non se n'ebbe il vantaggio che prometteva quella 
botanica ricchezza, onde si trasferì iacolonia a Parramata (1 784), 
e tosto il Porto Jaksori e la città di Sidney crebbero a gran 
prosperiti. Il governo trasporta i condannati a proprie spese in 
quel paese lontanissimo, ove non hanno né timor d' arrossire ia 
fàccia a conoscenti, né speranza di disertare. Giunti colà, sono 
posti a servigio de' coloni liberi ; alcuni vi s' acconciano morsi- 
niente ; altri battono il bosco (busch-ranger) : ma i condan- 
nati, anche dopo la pena, soffrono una specie d' obbrobrio, per 
cui mai non sono pari agli altri, né ai confioati. 

Però la Nuova Galles meridionale cresce più rapidamente che 
qualunque Impero. Fondata nel 1 788, messa a coltura subito, 
nel 96 vi si fece la prima rappresentazione teatrale: nel 1808 
un giornale, nel 1810 il censimento e nome alle strade di 
Sidney, ove sono ventisei accademie di musica e sedicimila 
anime; strade, battelli, fiere, centomila bovini e il doppio pecore, 
molte migliaja cavalli ; birrerie , mulini a vapore , una società 
d'agricoltura, vivo commercio; ebber l' illuminazione a gas 1 
(25 maggio 1842) che manca a tante capitali d' Europa , e chs 
nessuna ancora possiede nell' Asia e nell' Oceania. E vivono 
persone che si ricordano della prima capanna piantatavi ! 
" E dapertutto l' Inghilterra in quel mondo nuovissimo stabi* 
lisce fattorie , aspettando di divenirne padrona. I viaggi di 

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POLINESIA 26» 

FHnders ( 1798-1803), che io ardimento e casi superarono 
quanto l'immaginazione seppe inventare, diedero a conoscere 
tatto il circuito della terra di Van-Diemen , popolata di delin- 
quenti : zappatori instancabili , che in meno di quarant* anni 
spinsero ben innanzi la coltura. Altrettanto fecero in settantan- 
ni nella Nuova Galles del sud , ostinandosi in opere dove non 
saria bastato il doppio d'ordinarli lavoratori. Nel 1818 il co* 
mandante Guglielmo Smith , sotto il 62* di latitudine sud , tro- 
▼a una costa piena di vitelli marini , le cui pelli prima anda- 
▼ansi a cercare al nord ; e tosto questa diviene importante col 
nome di Nuova Shetland ; e si valutò che nel 1821 e nel se» 
guente vi si uccisero 320 migliaja di quegli animali , cavando 
novecento quaranta barili d'olio. Erano tanto tranquilli che non 
si movevano mentre erano uccisi i lóro vicini ; ma non essen- 
dosi risparmiate le femmine , presto fu esaurito quel ricchissi- 
mo prodotto. 

Anche la Giorgia, che Cook avea ritrovata nel 1771 , diede 
ricchezze al commercio inglese, poiché computano se ne traes- 
sero 20,000 barili d'olio, e 1,200,000 pelli di vitello marino; 
altrettanti dall' isola della Disperazione : talché in questi due 
paesi 8' impiegano ogni anno meglio di trecento marinai. Ma 
ormai anch'esse sono esauste (I). 

Emula degl' Inglesi , la Russia si rinforza nelle alte parti 
dell' Australia , donde scorre per gli Stati-Uniti , al Giappone , 
alia Cina. Anche i Nord-Americani appajono sovente ne' mari 
australi , trafficando di perle , olio di cocco , radici di taro , 
cani , porci , polli , cambiandoli con tessuti di cotone, minute- 
rìe , utensili di ferro. 

Ora le isole della Polinesia sono principalmente frequentato 
per la pesca delle balene e la ricerca del sandalo e per le pel- 
licce della costa nord-ovest d' America : giacché i mercadanti 
sogliono colè svernare e rifornirsi, per tornare l'estate in Ame» 

(1) La Sud-Australia , colonnfesata nel 1836, fiori straordi- 
nariamente ; sicché nel 1850 conta 54 mila abitanti europei: im* 
portò sterline 632,689, e asportò per 483,500; e le dogane fruttai 
reno 75,379 sterline.Adelia, che n'è capitale, ha 15 mila abitanti* 

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$66 LA PEROCSE 

rìca a compiere il viaggio. Vedendo' cercatissime le armi da 
fuoco , ve ne portarono assai da barattare colle provigioni , 
senza pensare alle conseguenze ] talché gì' nolani divennero 
formidabili , e già presero alcuni legni , rompendo a fierezze , 
mentre sarebbero si inclini ai sociali miglioramenti. Come però 
la pesca delle foche non sempre compenserebbe il costo delle 
spedizioni , i patroni inglesi fanno contratto col governo di tras- 
portar colà i condannati ed emigranti. Su qualche isola deserta 
depongono iloro pescatori; consegnano i deportati, ricevendo 
il nolo in assegni sopra Londra ; fatto poi qualche affare cogli 
isolani del Sud , vanno a riprendere i lasciati pescatori , fan 
vela per Canton , spacciandovi le pellicce , negoziano le tratte 
sopra Londra , e caricano merci della Gina per l' Europa. 

I Francesi di Luigi XVI , agognando emulare V Inghilterra 
col risolvere il problema lasciato irresoluto da Cook , aveano 
spedito V abile e generoso La Perouse, al quale il re tracciò di 
proprio pugno le istruzioni onde sciogliere i dubbii che ancor 
restavano di geografìa marittima. A gara (1785) dotti e mari- 
nai cercarooo salire svttà Bussola e V astrolabio; e con quanta 
ampiezza era disteso il disegno, con altrettanta cura fu condot- 
ta l'esecuzione. Esplorati gli arcipelaghi del Pacifico, avveran- 
do o correggendo le osservazioni degl' Inglesi , La Perouse ve- 
leggiò alla costa nord-ovest d'America ; su quelle di Tartaria 
scoperse lo stretto che porta il suo nome, e che ne separa V i- 
sola di Sagbalien. Dal Camsciatka , spedì in Francia Lesseps , 
colle mappe e colla descrizione , il primo che traversasse in 
tutta la lunghezza il continente antico; ma da quell'istante più 
non s' ebbe contezza de' naviganti. Benché agitata da tempeste 
peggiori di quelle dell' oceano , la loro patria spedi navi a cer- 
carli coli' ammiraglio Entrecasteaux; ma riuscirono poco meno 
sfortunate di quelle di cui seguivano la traccia. 

I compagni di Cook , trovandosi nei mari australi ., piuttosto 
per uso proprio che altrimenti aveano raccolto molte pellicce, 
ivi abbondanti ; passati poi nel Mar Pacifico, quivi le trovarono 
cercatissime dai Cinesi , onde vendendole fecero un guadagno 
tanto lauto quanto inaspettato. Ciò chiari dell' utile che potreb- 
be trarsi da questo traffico fra il nord-ovest dell' America e U 

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NOBD-OTE8T D* AMEBICA 267 

Gin, dove le pellicce non giungevano che dopo traversate mol- 
tissime mani e migliaja di miglia , cominciando dai Russi che 
le raccoglievano nel Camsciatka ; e questo nuovo commercio 
attirò nell'Oceano Pacifico tante navi, quante gii le spezierie. 

Allora i porti di Notka ne divennero il mercato universale 9 
beo tosto tolti agli Spagnuoli dagl' Inglesi , 1 quali compresero 
come si potrebbe far per là direttamente il commercio delle 
pellicce colla Cina. Fin dal 1784 il capitano Haona era viaggia* 
te dal Giappone allo stretto di Notka , e di là tornato alia Cina 
con ricco carico ; poi non solo ri si venne da Macao e dalle In* 
die, ma dal Tamigi, traversando mezzo móndo. Il capitano Van- 
couver, che ricevette la restituzione del territorio di Notka, do» 
vea rilevare (1 79 1*1 794) la costa nord-ovest dal 30° al 60° di 
latitudine, che riusci il più bel lavoro idrografico, esteso sopra 
novemila miglia di costa. 

Da queli' ora non crebber le cognizioni intorno al nord-ovest 
dell'America fino al 18 16, quando Romanzof, ricchissimo rus« 
so , mandò a sue spese Kotzebue , che scoprì sullo stretto di 
Behring una cala , che ebbe nome da lui : ma non profittò del 
buon tempo per ispingersi fra i mari polari. Ora lo coste nord- 
ovest sono divise tra Russia , Inghilterra , Stati-Uniti , i quali 
appena emancipati sentirono V importanza del traffico delle pel- 
licce , unico oggetto con cui i Cinesi s' accontentano di far ba- 
ratti. Agevolò i loro divisamene P acquisto della Luigiana , che 
Napoleone , senza conoscerne l' importanza , vendette loro per 
sei milioni. Ma essi ne riconobbero l' ampiezza e fertilità in sul- 
la riva occidentale del Missiasipi, e si diedero (1804) a cercarne 
il migliore profitto. Jefferson propose una spedizione che risa- 
lisse alle fonti del Missuri, iodi, trovato un passo tra le monta- 
gne ad occidente , scendesse per la Colombia ali 1 Oceano Paci* 
fico ; e Lavis e Clarke primi traversarono l'America settentrio- 
nale dagli Stati-Uniti sin al Pacifico. Altri risalendo il Mississipi 
riconobbero molti suoi confluenti ; altri attraversaron le Monta- 
gne Rocciose ; poi nel 1819 il governò stesso deliberò far rico- 
noscere i possessi suoi a levante d'esse montagne, per munirle 
e colonizzarle. Guidò la spedizione il maggiore Long col famo- 
so botanico iames , e ne riportarono infinite cognizioni e nuove 



868 mississipi 

specie d' animali e vegetali. Il generale Casa ne meni un 9 altri 
a studiare il paese che fronteggia i possessi britannici attorno 
alle fonti del Mississipi , talché riuscirono a dar {Mena contezza 
di tutti i vasti possessi degli Stati Uniti. 
- Hen nota resta la regione al nord del Lago Superiore e delle 
fonti del Mississipi ; ma ognora più vi si addentrano À trafficanti 
di pellicce inglesi , che già riscontrarono quella serie di laghi 
in cui si raccolgono le acque pioventi dalle Montagne Rocciose. 
Ivi trovaron un fiume, detto M ackenzie da quel che salì ad esplo- 
rarlo tra le difficoltà di paese ignoto, selvaggio e freddo. 

Ai cacciatori è dovuta la cognizione di molti paesi ; di molti 
alla guerra dell' indipendenza ; d'altri ai Fratelli Moravi , che 
diffondono la civiltà al Groenland e al Labrador. L'italiano Bel- 
trami scoperse le fonti del fiume Sanguigno nel lago di Julie. 
Malaspina , uscente il secolo , esplorò il Nuovo mondo dal Rio 
della Piata fin al Capo Horn, e di là fin all'entrata del Principe 
Guglielmo, cogli slromenti più perfetti , i metodi più esatti. 

Le descrizioni dei viaggi sceverate dalle romanzesche avven- 
ture , offrivano maggior verità nelle descrizioni e nelle tavole. 
U viaggio pittoresco nell' India dell' inglese Hodget presentò 
spettacoli nuovi ; la descrizione di Palmira e Balbek per Wood 
e Dawkins (t 7b3-57) cessò di lasciar credere favole quelle ma- 
raviglie di fresco scoperte. Il barone di Tott delineava V Impe- 
ro ottomano , da lai munito di difese. Anquetil e Sonnerat in- 
terrogavano Guebri e Bramini sulle reliquie d' una gran civiltà 
perduta, e che era oggetto alle ricerche di alcuni Inglesi, espian- 
ti in qualche modo i macelli de' loro concittadini. Le Gentil pas- 
calo nell' India per osservarvi il passaggio di Venere, prolungò 
colà il suo soggiorno a prò della scienza , informandosi delle 
correnti, delle maree, dei monsoni, dei più brevi tragitti, e in- 
sieme degli usi e delle opinioni del paese : sovrattutto esaminò 
l'astronomia de' Bramini, allora vantata, e provò non aggiunge- 
va nulla alle cognizioni de' Caldei , -e che i loro joga sono i nu- 
meri di periodi astronomici. Allora si cominciò a chiamare sta* 
tìstica la geografia politica ; e Guthrie diede (1770) un corto 
compiuto di geografia. 

Tre generazioni della famiglia Cassini lavorarono alla misura 



CARTE DELLA FRANGIA f 69 

del meridiano traverso la Francia, fonte di discussioni, che re- 
carono a precisare la forma della terra. I Cabinisti scorreva* 
oo misurando e descrivendo la Francia , che trovossi coperta 
d?ana rete di grandi triangoli fra le città principali , cai per 
minori congiongeano anche luoghi secondari!. Cesare France- 
sco Cassini (1714-1784), per fare la carta della Francia, adottò 
la proporzione d'una linea ogni cento tese, cioè 1,864,000 ; e 
dieci anni e novantamila lire Tanno credea basterebbero. Solite 
illusioni delle grandi imprese, e che pur giovano a non ispaven- 
tare dal tentarle. I bisogni della guerra' avendola fatta sospen- 
dere , Cassini propose continuarla a spese d' una Società , la 
quale si rifarebbe eoi vendere le carte : ma le spese trascen- 
èeano; molte Provincie, non che associarsi, s'opponevano, fino 
a cacciare per forza gì' ingegneri ; e Cassini mori innanzi di ve* 
der compiuta la fatica di trentaquattro suoi anni. Suo figlio Già* 
corno Domenico la Unì appunto quando la Rivoluzione mutava 
gli antichi ecomparti ; onde divenne base ai nuovi. 11 Comitato 
di Salute Pubblica soccorse la Compagnia a terminare 1' impres- 
sa, e così la Francia die l'esempio d'una mappa, stabilita affatto 
sovra le accertaztoni astronomiche , e che fu poi imitata dal re* 
sto d' Europa. 

Quest' arte si applicò pure alia storia , per cercar la geogra- 
fia de' tempi passati. Già Delisle e i due Samson aveano delinea* 
to carte miglior! delle consuete , ma non scevre d' errori , né 
conformi alle ultime scoperte e coite applicazioni astronomiche, 
Giambattiste 1^ AnviHe (1697-17:8?) conobbe che, a voler cono- 
scere la geografia degli antichi, bisognava anzitutto ben deter- 
minate le loro misure lineari, e vi .riuscì eon esattezza meravi- 
gliosa , benché non insuperabile. Basii dire -che più di seicento 
leghe in lunghezza sottrasse al mappamondo degli antichi pub- 
blicato da Delisle ; nell'Italia levò nulla meno di duemilaquat- 
trocento leghe quadrate alla sarta di Delisle, e quattordioimil/i 
a quella di Samson. 

Molti spinsero le scientifiche ricerche nella parte meridiona- 
le dell* America; e nel 17$! il governo spagouolo die incarico 
a don Felice de Azara ed altri uffiziali di determinar i limiti fra 
il Brasile e i suoi possessi ; occasione di importanti notizie e 

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270 TAMPA8— terba del fcoco 

buone carte. Arcana era stata fa storia e l'idrografia de'paesi a 
mezzodì del Buenos-Ayres , quando dal capitano Head fummo 
informati dei P&mpas, pianure largbe novecento miglia, ad oc- 
cidente e a mezzodì della Piata. Sicché da una parte toccano 
ai palmizi! , dall'altra alle nevi eterne j e traverso le quali egli 
si recò a visitar le miniere. 

Nel 1 792 gli Spagnuoli rilevarmi esattamente le coste della 
Patagonia e lo stretto di Magellano , onde si conobbe esser Ta 
Terra del Fuoco un complesso di isole ; delle quali poi fece ir 
rilievo (1820) il capitano King , con difficoltà grande e grande 
esattezza, giovandosene assai la navigazione, dapprima colà tan- 
to fortunosa. Fin la distanza tra l'Europa e V America non era 
ben determinata , e son poc'annf che si diminuì di sessanta , e 
fin di cenquaranta leghe la larghezza dell'Atlantico, mentre 
àllargavasi il Grand' Oceano. 

Dacché gl'Inglesi furonsi piantati nell'India, sfidando gli ar- 
- cani della venerabonda Ignoranza, esaminarono geograficamen- 
te il paese. Per conoscere le fonti del Gange , Webb e Moor- 
croft nel 1 808 salirono V Ymalaja, che trovarono esser le mon- 
tagne più sublimi del globo. 

L' incremento preso dalla navigazione obbliga a sminuire i 
pericoli col corregger gli errori geografici, e verificare ciò che 
a posta era stato guasto dall'astuzia degli emuli. Le relazioni 
de' viaggiatori abbandonarono quell' aria di ciarlataneria che 
facea restar dubbii anche nell' accettare la verità ; e invece nel- 
le personali Impressioni e de' bizzarri accidenti, ci raccontarono 
ciò che importa alla storia della terra e dell' uomo ; le rarità e 
i mostri fecero luogo alle classificazioni , alla ricerca degli usi, 
alla emenda degli errori. 

Così la geografia dà mano alla storia naturale, all'etnografia, 
alla fisica, massime quando sorga un di que' vasti ingegni , che 
molte scienze abbracciando, l' una colf altra rinforzano. Tal fu 
Alessandro Humboldt di Berlino , che in gioventù studiò ogni 
sorta dottrine, specialmente la chimica e l' elettricità animale , 
allora di moda ; e ricco essendo, potè perfezionar i suoi studi! 
coi riaggi. La conoscenza dei migliori naturalisti lo trasse spe- 
cialmente allo studio della natura, e con Amato Bompland ilio- 

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ALESSANDRO HUMBOLDT 27 1 

sire botanico eseguì scientifici pellegrinaggi (1 799-1804). Avuto 
dalla Spagna licenza di visitar le colonie spagnuole, non più esa- 
minate da dotto , per tutto istituì indagini geologiche e botani- 
che; salse alle vétte più aeree, entrò io pianure inaccesse, os- 
servò i costumi e le lingue degli uomini , come 1' aspetto delle 
selve e de' vegetali, sempre cogP istrumeoti alla mano, sempre 
insegnando miglioramenti alle colonie, e con sterminata varietà 
di cognizioni traendo induzioni da ogni sorta di fenomeni e di 
fatti. La geografia fisica giganteggiò per opera di esso, e le teo- 
riche e le ipotesi da lui avventurate furono spesso adottate dai 
gran dotti. 

L'ardóre e la diligenza de' viaggi e degli stabilimenti creb- 
bero nel secolo nostro r ia!chè la stirpe europea si mostra ormai 
prevalente sopra tutte le altre. Formioola essa nelle isole e nei 
continenti del quinto mondo, terra senza passato, di cui nessu- 
no può vaticinar l' avvenire. In Asia sta aj Bengala come in Si- 
beria ; pesca le foche dello stretto di Behrfog e le perle del- 
l'India ; apre i Dardanelli e Pektog. Nostra è la civiltà dell' A- 
merica, che nata jeri, rivaleggia colla madre, e più farà quando 
sia cessata l' anarchia politica nella meridionale e la religiosa 
nella settentrionale. Al Brasile non manca verun elemento di 
grandezza : nelle antiche colonie spagnuole P agitazione impe- 
disce di profittare de' naturali vantaggi , ma l' agitazione è sin- 
tomo di vita quand' anche sembri micidiale. La stirpe anglo- 
americana occupa il territorio dell' Oregon in ragione di mezzo 
grado di longitudine all' anno , e ormai si stende dall' Oceano 
Atlantico al Pacifico : le Montagne Rocciose , già superate da 
missionarii, presto il saranno da coloni, che rendano quel paese 
catena fra l'Europa e le Indie orientali. I misteri dell'Africa 
sono violati da un lato dalla colonia d' Algeri , dall' altro dal- 
l'Egitto, e dall'estremità del Capo di Buona Speranza. La stirpe 
bianca ritiene gli sbocchi di tutti i fiumi , aspettando di risalire 
alle sorgenti ; cancellatane la pirateria , tenta svellerne anche 
la schiavitù, antica quanto lei; sicché, tolto con questa il forni-, 
te d'interminabili guerre fra gl'indigeni, la barbarie si restrin- 
ga ogni giorno più , come i leoni e le jene. Neil' Abissinia pure 
penetrano i nostri (ltfrl) ; e il dotter Ruppell, fornito delle co- 

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8" 2 ABISSINIA 

agnizioni necessarie a trar profitto da quanto vedea, con una ca- 
rovana di dugento uomini ben armati e quarantanove camelli , 
entrò fra gli Abissini. Bella gente , somiglianti agli Arabi be- 
duini; contano ottanta giorni di festa e dugento di digiuno ogni 
anno ; riguardano il lavoro come» avvilente , onde i Maomettani 
vi tessono e coocian pelli ; Greci ed Egizii fanno d' orefice e di 
armajuolo ; i muratori e giornalieri sono ebrei. In ogni luogo 
Ruppe!! trovò disordine ed anarchia, quanto fra tribù selvagge, 
e strazio di interne nimicizie : dal 1778 al 1833 , quattordici 
sovrani occuparono quel trono , da ventidue rivoluzioni sobbal- 
zato ; talché chi non vuol obbedire resta indipendente , purché 
gli basti la forza. 

Nel 1840 il ministero francese vi spedi due uffiziali, Galinier 
e Ferrei, che levarono una carta preziosa. Altre importanti no- 
tizie recò (18.42) il missionario tedesco Krapf, sopra le quali ed 
altre Zimmermann delineò la parte superiore del paese del Ni- 
lo. Ma le sorgenti di questo fiume restano tuttora arcane ; il 
bascià d* Egitto mandò varie spedizioni a cercarle , ma invano, 
benché siensi aperte fino al 4° di latitudine meridionale. 

Nella costa dall' Abissinia e <jaUo stretto, di Babel-Mandeb sin 
all' Egitto , tra il mare e i monti a questo paralleli , abita per 
•entro grotte (trogloditica) una gente selvaggia , di razza affine 
-coli 1 araba, detti anche Ghee% ì cioè pastori, perchè si occupano 
di pascer capre. Alcune tribù vanno a guisa di mandre a disse- 
tarsi a lontani laghi ; in altre son tutti monorchidi ; comune ai 
.due sessi la circoncisione. I Turchi , padroni di questa costa 
dal XVI secolo in qua, mandano a governarla un naib, il quale 
:Or rinnega ogni dipendenza, or la presta agli Abissini. 
. Oggi che gì' Inglesi son signori di Aden (1) , e così di una 

(*) Aden è un gran porto , fortificato dopo la conquista dei 
Turchi a mezzo il XVII secolo. Ultimamente apparteneva al sul- 
tano di Saigia , quando un negoziante inglese s' accordò con 
questo, nel 1836 , per mandar a male su quelle eoste un va- 
scello , dopo averne contrattato una lauta assicurazione. Chia- 
rita la frode, e uscite indarno le trattative, gì' Inglesi presero 
quel posto, e il tengono pagando «a canone ad esso sultano ; 

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COSTA OCCIDENTALE DELL'aFMCA 273 

nuova strada fra l' India e l' Europa , P Albissima non può tar- 
dare a recar profitti alla politica e al commercio j massime se, 
d» accordo eoa quei principi , s' aprano fra il paese e la marina 
le comunicazioni, tanto difficili per l'altezza di quella e per l'in- 
ospitalità. E già l' Inghilterra s'appropria la strada che dalla 
costa in faccia a Aden mena nel Regno di Choa , comprandone 
la sovranità dalle tribù arabe , senza brigarsi se queste sappiaa 
che cosa vendono, o se n' abbiano il diritto. 

Cratopher, tenente della marina anglo-indiana nel 1845, ri- 
levava quella costa d' Africa , e al nord dell'equatore scopriva 
un vastissimo fiume , cui risaliva per ISO miglia. Contempora- 
neamente Rochet d'Héricourt legava relazioni tra gli Abissini e 
la Francia, e trovava gli Amarra, popolo cristiano e mite. 

Il Senegal e la Corea furono occupati in prima dai Portoghe- 
si ; poi i Francesi s' impossessarono del Senegal , coli' isola di 
San Luigi, che nel ISIS alla Francia fu assicurata con Porten- 
dic, salvo agi' Inglesi di farvi levata della gomma ; e la vicinan- 
za di queste due emule, poste sui due grandi fiumi della Gam- 
bia e del Senegal , le portò sovente a cozzare. Le fattorie colà 
istituite servirono a conoscere i confinanti , e soo rese impor- 
tanti dal commercio della gomma arabica , che nei paesi cen- 
trali stilla da una mimosa , e che i creoli van su pel fiume a 
comprare dai natii in cambio delle stoffe di coione , per darla 
poi ai negozianti francesi , cui cresce guadagno l' uso moltipli- 
catone in Europa (1). Dà. altrettanta ricchezza l'olio di palma 
che gl'Inglesi traggono dalla Guinea , spedendo per ciò trenta 
o trentacinque navi a caricarsene su pel Nuovo Catabar e il 
Bouny, onde fabbricarne sapone giallo per le Americhe, dando 
in cambio di esso verghe di ferro , collane d' ambra del Balti- 

sabito il fortificarono, conoscendo come ninn altro del Mar Rosso 
gli stia al paro come situazione militare, oltre servire al com- 
mercio del caffi di Moca, e offrire uà comodo deposito al car- 
boo fossile. 

(1) 20 milioni di chilogrammi se ne mette in commercio ogni 
anse ; e nelle colonie francesi vien barattato con gwaee, cioè 
tele di cotone lavorate apposta a Poodicbcry. 

m. « 

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274 POLLAH — ASCIANTI 

co , perline e bottiglie , polvere e piombo da facile , cotoni, 
panni (1). 

I Mandingbi, abitanti tra la Senegambia e la Guinea, ci son 
dati da Mango Park per meno feroci, e con qualche forma di 
civile governo, e alcuni abbracciarono l'islam. 
* Di sopra della Senegambia abitano i Susu, in una maniera di 
federazione , ove la giustizia è mantenuta dai Purrah , società 
secrete , somiglianti ai tribunali vestfalici del medio evo. Cia- 
scun cantone n'ha una , alla quale si è ammessi con terribili 
iniziazioni e-ardue prove: alcuno ha commesso un delitto? vede 
arrivar un mascherato che gl'intima: // Purrah ti invia la mar* 
te; e lo uccide. ' 

I Fullah prima sparsi dalle rive della Senegambia sino a Bor- 
nò, e dal gran deserto alle montagne del Congo, da un pai di 
secoli presero stabili stanze ; e nel secolo passato , fondarono 
uu Impero nell' Oassa , che minacciava invader tutto il nord- 
ovest dell'Africa. Differiscono dai Negri per capelli lisci , naso 
rilevato, pelle olivastra, viso ovale, e più fina intelligenza; sen- 
tono la dignità personale e V entusiasmo religioso sin. a farsi 
apostoli dell'islam; la lingua gli avvicina ai Malesi, e massime 
a quelli di Giava e del Madagascar, mentre ne li separano i ca- 
ratteri fisici. Fondano città ove danno asilo agli schiavi fuggia- 
schi, purché accettino il Corano: Clapperton indusse il sultan 
Bello a prometter in lettera al re d' Inghilterra d' impedire ai 
suoi di portar Negri sui mercati di Guinea; e se ciò potesse ot- 
tenersi da que'capt, sarebbe assicurato l'esito delle cure filan- 
tropiche dell' Europa. 

Gli Ascianti, popolo dell'interno paese sopra la Guinea , nel 
1807 recarono guerra sin al litorale; onde gì' Fnglesi ebbero a 
spedirvi un' ambasceria , che dal Capo Corso a Roraasy traver- 
sando un cento miglia, riconobbe il paese. Forma esso uno Star 
to sovrano, circondato da altri molti, uniti secoo tributarli, so- 
pra un'ampiezza di ottomila leghe. Gli Ascianti son négri , ma 
pur distinti dalle razze concolori, e più conformi agli Abissini: 

(1) Nel 1827 gì' Inglesi asportarono 94,296 cenlinaja d* olio ; 
nel 1836, ben 276,639. 

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ASCMNTI 275 

hvella diversa dalle conosciute, ma uniforme per tutto l'Impe- 
ro, abbondantissima di vocali: scrittura non conoscono. È sol- 
dato chiunque il può per V età ; formidabili sin agli Europei 
della costa , e sanguinosissimi nella loro vittoria ; i sacerdoti 
strappano il cuore ad alcuni nemici, e ne preparano un intin- 
golo ai prodi ; mentre coi denti e colle minori ossa fbrmansi 
collane. Sagrihzn umani moltiplicano nelle feste; e Hutchioson, 
residente inglese colè dopo il 181 7, vide a Komasy continuare 
diciassette notte il macello. Tale ferocia di riti cede all' islam 
die vi si va diffondendo. Trafficano (Foro e d' avorio ; tessono , 
tingono, conciano pelli, e formano vasi ed orerie; il re v'è de- 
spota delle vite e dei beni, mentre un Consiglio di grandi vigi- 
la agli affari esterni e interni; e, per istrana particolarità, nella 
successione della corona come dei beni privati , al morto sot- 
feotra il fratello, in mancanza di questo il figlio della sorella , 
poi il figlio del defunto, da ultimo il primo schiavo. 

Un* ambasceria danese trovò il re su trono d' oro massiccio , 
sotto un albero a foglie d'oro; d'oro spolverato ri corpo unto di 
sega: cappello all'europea gallonato d'oro; cintura d'oro; in uà 
bacile d'oro posava i piedi, e dal collo alle piante carico di cor- 
naline, agate, lapislazzuli; per terra sedevano i grandi coi capo 
cosperso di polvere ; e un centina jo d' accusatori e d 1 accusati 
nell'attitudine stessa; dietro a cui venti manigoldi colla sciabo- 
la nuda aspettavano il segnale dell'esecuzione , eh 5 era la con- 
sueta soluzione de'proeessk L'ambasciadore per giunger al re 
passò traverso a molti teschi ancor sanguinanti. 

Entrati con essi in relazione, gl'Inglesi n' ebbero vantaggi e 
minacce (1822); poi Carlo Macharty, governatore degli stabili- 
menti d'Africa, s r industriò ad isolar qu ^formidabili ^alle altre 
genti della costa, che sollevò a lor danno, e ruppe guerra: mal 
per lui, che fu vinto e trucidato. In una nuova giornata (1826) 
la mitraglia inglese falliva ancora contro la risolutezza degli A- 
sdanti, allorché i razzi alla congrève strapparono la vittoria, e 
costrinsero il re Say Tuto Kuamina a cercar pace. 

Il Ben in, in fondo al golfo di Guinea nell'ampio delta del Ni- 
ger, ò ricco di abitanti, ospitali e. industri, ma insieme rapaci; 
nudi, salvo il pagnoj le donne, col lavoro di più settimane, edi~ 

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276 BEN1N — IL CAPO 

ficano la capellatura in modo che resiste fin per anni, il suona 
di rozzi stromenti e battendo le palme, menano danze lascive, 
e alzano canti monotoni ; idolatri* e superstiziosi, solennità non 
compiono senza umani sagrifizii. E sangue umano dee consacrar 
le collane di corallo che sono il distintivo de 1 nobili a propor- 
zione del numero, fino al re (oba) , che ne porta, quante vuole. 
In ventiquattr' ore può questo chiamar all' armi centomila uo- 
mini: oggi abbondano di fucili. La legge non mette divario nei 
suo rigore, né bada a circostanze attenuanti, o a innocenza d'in- 
tenzioni ; Laudolphe e il naturalista Pallissot nei 1787 s&rza- 
ronsi invano di salvare un figlio del re , condannato a morire 
per aver ucciso un uomo per puro caso. 

L'insalubrità del clima fé* sempre ostacolo agli stabilimenti, 
su quella costa tentati da Olandesi, Francesi, Inglesi; e sareb- 
be desiderabile che gl'lmperii interni di Bormì, Fella tah, Barn- 
bara, Tombuctu, Ascianii, si consolidassero, assorbendo quelle 
sparse tribù, e coll'unione preparandole all'incivilimento. 

Il Capo di Buona Speranza era posseduto negligentemente 
dagli Olandesi, quando nel 1795 gl'Inglesi se ae impossessaro- 
no, e io tengono come la posizione militare meglio opportuna a 
padroneggiare l'Atlantico. Il territorio dei Capo ora abbraccia 
9800 leghe quadrate geografiche, di cui quarantanno coltiva- 
te, colla popolazione di sessantaseimiia bianchi, trentaquattro- 
mila schiavi e trentamila Otlentoti, dichiarati liberi , ma in ef- 
fetto schiavi se rimangono sulle glebe , e inseguiti , se fuggia- 
schi, come uomini selvaggi. 

Appartenendo la colonia alla Corona , non le è concesso go- 
verno rappresentativo né legislatura locale elettiva ; ma ogni 
potere sta in un governatore, assistito da un Consiglio esecuti- 
vo. Perchè privi de' diritti di rappresentanza che ogni Inglese 
zela cotanto , i discendenti degli antichi coloni olandesi alzano 
continue querele , e appongono al governo che non li difende 
dai Bussmani j né in fatto può sperarsi voglia quello sostener- 
ne le spese per una colonia, cui unico vantaggio è la geografica 
posizione. 

Cafri, cioè eretici, erano dai Maomettani della costa 'orientale 
chiamiti i naturali del paese ; ogde il nom di Cataria, esteso 

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il capo 277 

dai loro geografi a tutto V interno dell' Àfrica. Gli Olandesi lo 
conservarono alla tribù che toccavano coi loro stabilimenti del 
Capo , e che propriamente si chiama Russa ; gente ben fatta, 
operosa, schifa della carne di porco, d'oca o di pesce ; amante 
delle lunghe corse, delle cacce, dell'armeggiare; legata fra sé 
da una benevolente vendicatrice (1). 

Il Niger darebbe opportonissimo accesso alle terre interne , 
e perciò la Società Africana si ostinò a scoprirne il corso. Dopo 
Brace, Glapperton e Lang, erasi accertato ch'ei piove da orien- 
te in occidente finché si getta nell' Atlantico ; ma non sapessi 
dove • Tolsero a cercarlo Ricardo e Giovanni Lander ( 1 8*0) Ar« 

(1) Non è molto, lira quei dell' Amakosa sorse un di quegli 
esseri che pajono predestinati alle grandi cose. Makaana il Man* 
ciao , noto oscuro ma riflessivo, spesso capitando agli stabili- 
meati inglesi, ioformavasf della civiltà e della religione nostra, 
la qnal ultima fuse in sua testa colle patrie. idee per formarne 
una che si diede a predicare, annunziandosi un inviato di Dio 
e fratello di Cristo, e parlando con quell'eloquenza appassionata 
e persuasiva che trascina gli animi. Moltissimi trasse al suo sen- 
timento ; era consultato come un oracolo ; e quando le tribù 
d' Amakosa stavano radunate per muover guerra a Gaika nel 
1817, altro capo fautor degl'Inglesi, Makanna fu gridato pro- 
feta e preside della guerra. Avendo allora gl'Inglesi fatto ir- 
ruzione nel paese e recato il guasto e la desolazione, Makanna 
si propose di vendicar i suoi, e convocati, li condusse ad assa- 
lire Grahams-Town, capitale degli stabilimenti inglesi in quelle 
parti (1818). L'assalto fu terribile; ma le bocche di fuoco pre- 
valsero, gì' ignudi Cafri andarono a strage, e Makanna stesso 
in fuga. Avendo però gl'Inglesi stessi intimato guai ai Cafri 
se non consegnassero Makanna , questi , come Alfonso di Na- 
poli , deliberò venir al campo a propor la pace. Aveva torto 
<T aspettarsi magnanimità; e gì' Inglesi il condannarono a per- 
petua reclusione nelle miniere. Passò appena un anno , che 
gì 9 infami tra cui si trovava sepolto, il veneravano come capo 
e divino , ond'esso potè a forza fuggire, e imbarcarsi con loro; 
ma dal troppo peso la nave si sommerse , e con loro lo spa- 
tcnlo dègf Inglesi e la speranza de' Calci. 

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278 IL MGEB — 8AHAB 

ridati a Bussa, ov' era perito Mungo Park , secondarono il fio* 
me, ivi scoglioso, e v' incontrarono patimenti d'ogni sorta; spo- 
gliati dai natii, or fatti prigionieri, or reputati semidei , or co- 
stretti a mendicare, fra gente che della civiltà non eonosce se 
non la cupidigia dell'oro. Alfine prigioni vennero condotti al 
mare. Restarono dunque chiari che il Niger, dai naturali chia- 
malo Gioliba o Quorra, non che unirsi al Nilo o perdersi nelle 
sabbie, mette nell'Oceano sopra la costa di Guinea, che dicesi 
Capo Formoso, dopo percorse ottocencinqnanta leghe. 

Tosto si pensò trarne vantaggi al commercio , e due vapo- 
riere furono spedite pel Niger (1832(, ma restarono guaste dal- 
le febbri ; e lo stesso Ricardo Lander di ferite peri. Tre altre 
nel 1840 gl'Inglesi ne spedirono sotto if capitano Trotter; ma 
colto da spaventose malattie, dovè dare indietro (agosto 1811), 
con solo un ufficiale e tre marinai , perduta la spesa di tre mi- 
lioni. Ma quanti non avevano fallito prima che Diaz e Colombo 
riuscissero ? 

Quel Sahar, di cui pur il nome facea spavento , continuata 
aridità, popolata solo di leoni e di vipere, ad osservatori meno 
poetici si offre come un arcipelago di oasi, ciascuna animata di 
abitazioni, cinte d'albereti di palme, fichi , melagrani , albicoc- 
chi, peschi, vigne. Acqua trovasi in qualunque bassura si scavi, 
talché la trivellazione potrà mutar faccia a quel deserto. Gli a- 
bitanti industriosi, amantissimi del lor paese , han gregge nu- 
merose e bei campi e giardini, gli uni affissi ai possessi, gli al- 
tri nomadi iu tribù, per andar a cambiare coi lontani le patrie 
ricchezze. Intrepidi viaggiatori, essi agevoleranno un giorno la 
cognizione dell'interno dell'Africa, e di quel Tombuclu che per 
noi è pericolosissima meta , intanto che mercanti di Tunisi o 
d'Algeri vi tornano due volte l'anno. E forse l' Africa non ve- 
drà, come l'America, perire tutta la razza indigena: e la schia- 
vitù medesima diverrà strada d'incivilimento per i svegliarla alla 
coscienza morale. Presso la Sierra-Leona furono stabilite colo- 
nie ove deporre i Negri che , salvati dalle mani de'mercadanti, 
si rendono al loro clima. 

Forse le colonie sulla sponda orientale son vicine a ricupe- 
rare grandissima importanza oggi che l' istmo di Suez torna in 

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MADAGASCAR 379 

trota consideraiione, come vero legame tra l' Inghilterra e il 
Bengala. Oggi i Galla risalgono dal metzodl per invadere il set- 
tentrione; gente dolce e ospitaliere in pace, quanto implacabile 
in guerra , e che par vicina ad occupare la svigorita àbissinia , 
sicché il loro progresso sarebbe la storia futura dell'Africa. Dal 
settentrione intanto s'allarga P Algeria; V esempio europeo mi- 
gliora le ibridi civiltà dell'Egitto e del Marocco; i banchi delia 
costa occidentale da mercati di sangue umano mulansi in cen- 
tri d'attività e d' educazione (1). 

Il Madagascar, all'ingresso dell'oceano indiano, sulla via del 
Mar Rosso, del Golfo Persico, dell' Indostau , delle Isole della 
Sonda, vicino a quelle di Maurizio e Borbone, dà prezioso eba- 
no, e legname da navi , e 32 mila bovi si asportano ogn' anno 
dai soli banchi di Tawatava e Foulepointe. E sebbene gli abi- 
tanti non conoscano nò divinità, né pudore, i missionarii giun- 
sero a porvi piede (1818). Andrianampovinc fondò la grandez- 
za degli Hova , popolo del centro ; poi Radama che gli succe- 
dette re nel 1810, ebbe in potere tutta l'isola, che, grande co* 
me la Francia, non conta più di cinque milioni d'abitanti, d'o- 
gni colore. Convertitosi egli di fede , non di costumi , abolì la 
tratta degli schiavi e l'infanticidio superstizioso; ma Ranavalona 
succedutogli (1828), eambiò ordine e fede , escludendo affatto 
gli Europei , e principalmente i Francesi. 

Durante la guerra continentale, vedemmo l'Inghilterra esten- 
der la sua potenza in Asia , ed occupar quasi tutti i possedi- 
menti dell'altre nazioni; sicché ai Francesi non restarono che 
il governo di Poodichery e l' isola Borbone , munita dalla pro- 

(1) Della barbarie dell'Africa centrale fanno orribile pitture 
i viaggiatori recenti. Mouléon e Brue ohe nel 1944 visitarono 
il Dahomey, ?i trovarono 11 despotismo pia brutale: re Guesoh- 
Aposji sacrifica nomini agli Dei e alle proprie passioni ; una 
sola notte ne fé' trneidare 64 avanti la propria porta; altri nelle 
leste. Conserva accuratamente anche una razza di Gambali per 
mangiar i capi de 9 nemici, e un drappello di donne ferocemen- 
te agguerrite. La castrazione de'nemici v' è in uso, come nel- 
l'Àbissinia. 

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280 , 6IAVA 

pria situazione; e leste occupò nel Grande Oceano le Marche- 
si (1). La Compagnia olandese delle Indie, tanto prospera 
nel XVI secolo , venne in calo , e nel 1730 tremasi in disca- 
pito di 233 milioni ; nel 1780 gl'Inglesi ne rapirono i carichi, 
onde essa fu costretta sospendere i pagamenti , e gli Stati Ge- 
nerali ordinarono nn esatto rendiconto , dal quale restò manife- 
sta la sua decadenza; poi nel 1 908 fu sciolta. Allora il governa 
recossi in mano V amministrazione delle colonie , e vi deputò a 
governator generale il maresciallo Daendels.Fermo e veggente, 
egli restituice ai natii la libertà del commercio , aumentando i 
servigi di corpo , necessari! a fare fortezze e strade ; abolisce 
gli appalti ingordi , assunti dai Cinesi che a josa guadagnavano 
tiranneggiando; frena i funzionarli, cui assegna un soldo fisso; 
riordina ogni parie dell'amministraziooe,meulre preparava buo- 
na difesa contro i minacciarti Inglesi. Ma la flotta di questi in- 
tercettò gì 1 invìi ; sicché , in luogo del calcolato guadagno , si 
trovò un grosso scapito ; e i principi da Ini non accarezzati , 
mossero turbolenze. 

Nel 181 1 gì' Inglesi occupano Giava , e ordinano il governa 
sul mode di quel che Cornurellis avea stabilito nel Bengala , 
lasciando il reggimento municipale come prima dell'islam , e. 
spogliando i principi. Nella pace del 1814 resa Giava all'Olan- 
da , questa seguì il disegno inglese , nominando un cape di 
ciascun villaggio che togliesse a fitto l'entrata delle terre. Ma 
trovandola insufficiente, obbligò' a piantare il caffè, di eoi pren* 
deva due quinti. Ne veniva oppressione insoffribile aj natii , 
mentre da questi il compravano di contrabbando gli stranieri , 
massime Cinesi. Quando poi il caffè scadde di prezzo, il gover- 
no, privato di sì grassa entrata, dovette levar un grosso presti- 
to aL nove percento, e tutte le case ivi negozianti trovaronsi 
inabilitate a sostenere la concorrenza degl'Inglesi, che vi spac- ■ 
davano le loro merci e compravano quel legume. Nel 1824 ai 
fondò una Compagnia , capo il re , per far fronte a tal concor- 
renza : pure il paese andava di mal in peggio. Diepo Negoro y 

(1) Vi si contano 20 mila indigeni s'una superficie di 127,iM 
ettari. 

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ASIA CENTRALE 281 

od de* capi , fece grossa guerra ; i Giavani oppressi rompeano 
all'armi e a combattimenti di sterminio; sicché l'Olanda ^ do- 
po spesovi in cinquantanni 300 milioni , pensata abbandonare 
la colonia. 

Ma , nel 1830, Van der fiosch nominato governatore, fé 9 pri- 
gione Negoro, sedò la guerra , e combinò un' amministrazione 
migliore delle sperimentate. Chiese che ciascun comune gli ras- 
segnasse ini quinto dei campi a riso } che seminerebbe colle pian- 
te più prezzate in Europp ; al quale patto gli esentava da im- 
poste e servigi , anzi assicurava loro porzione de' guadagni ; 
inoltre pose per tutto fabbriche, con operai che facessero il ri- 
colto e le preparazioni, sotto capi paesani: sicché la repugoan- 
za de' natii al lavoro fu vinta dalla facilità di questo e dalla spe- 
ranza d' un lucro. L' esempio fece che, per proprio conto, col- 
tivassero le piante cercale , per poi venderle alla Società , la 
quale potè già spegnere buona parte dei debiti , oltre avvivar 
la navigazione per servire ai trasporti; mentre Giava è tutta ben 
coltivata e popolosa mercé dei Cinesi, che, industriosi e sprez- 
zati tome gli Ebrei, come questi arrivano dovunque trapeli spe- 
ranza di guadagno. Nel 1839 Giava produsse 50 milioni di chi- 
logrammi di caffé , 40 di zucchero, 68 mila d' indago ; e tolto 
fl monopolio, ogni nave vi è ricevuta pagando grave tassa. La 
sua capitale è pulita , regolare , operosa , come le olandesi , 
ridente di vegetazione come le asiatiche j ma il clima uccide 
quei cbe vanno a cercarvi ricchezza. 

Le due estremità dell'Asia sono occupate dall' Impero anglo- 
indiano e dal russo^siberiano , e fra loro estendesi l' immenso 
terrazzo centrale, che , dopo l'intera sommessione degli Elutf, 
appartiene tutto alla Cina*, per modo che i due paesi suddetti non 
comunicano che per le basse regioni della Battriana all'estremi- 
tà sud-ovest , per la bassura del lago Arai e il lembo orientalo 
del Caspio. Le convulsioni dell' Asia centrale spingevano una 
volto i popoli sopra l'Europa, mutando la faccia di questa ; ma 
art il pericolo cessò. Vero è che non fu ancora ridotta ad unità 
di esistenza sociale j, ma va regolando i movimenti , maturasi 
a idee d' ordine e. di lavoro , e rinuncia alle violente abitudini ; 
opera nella quale ottimamente meritano Ja Russia e la Cina. 

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882 ASIA CENTRALE 

Piò di centomila maschi Tibetani vivono nei mansueti conventi 
buddistici ; gli altri si trasformano al modo de* Cosacchi russi; 
e impediti di saccheggiare dalla vicinanza di due Imperi robu- 
sti , servono a questi per custodire le frontiere, convogliar ca- 
rovane, combattere da scorridori nelle guerre. Le tribù o ban- 
diere conservatesi indipendenti , ai emulano tra loro ; perciò 
deboli tutte. Le divide poi in due grandi porzioni il deserto di 
Cobi } e quelli posti alla parte meridionale , che custodiscono 
la Gina dalla Russia, abbandonando le selvagge consuetudini , 
cercano favori e privilegi , e sono adoperati a mantenere le co* 
municazioni commerciali fra le due estremità dell' Impero Ce- 
leste. Da questo dipende pure nominalmente la grand' orda dei 
Kirghisi , posta all' occidente della Zungaria ; mentre quelli 
della piccola e della media dipendono dalla Russia, tratto trat- 
to decimate dalle triduaoe tempeste di neve (1). 

Il paese ohe, dai tanti popoli che vi si avvicendarono, desun- 
se i varii nomi di Scura, Battriana, Transoxiana, Turan, paese 
dei grandi Yue-ci , Mawarannabar , Carism , grande Bukaria , 
Turkestan, è stretto fra l'Impero Russq, il Corassan, V Alga* 
sia, le dipendenze occidentali della Cina e le orde dei Kirghisi. 
I Turchi Uabeki che vi signoreggiano , non stanno più ad un 
capo solo; ma divisi in tanti kanati disugualissimi, turchi i più. 
Poe' anni fa vedemmo il kanato di Riva dar gravi noje all' Im- 
pero Russo. Principale di tutti , il kanato di B&kara possiede le 
migliori campagne, ma un decimo appena ne è coltivato, con 
gelsi, ed ogni dovizia di cereali. La capitale, mescolata di Tur- 
chi, Usbeki, Persi, Afgani, Calmuki, non è più la florida 
metropoli dei Samanidi , ma ancora uno de' centri dell' istru- 
zione musulmana , e diecimila studenti vi logorano la lor gio- 
ventù sul Corano e sui Commentatori di esso. Vuota è Samar- 
kanda , già sede di Tamerlano : Balk sull' Oxo, già reggia dei 

- (1) Una di siffatte procelle di neve , che colà dicono .boni* 
ni , nel 1827 cacciò verso Saratof -gli arménti dell' Orda inte- 
riore tra F Ural meridionale e il Volga, e ne perirono 280 Mila 
cavalli , 30 mila bovini, io mila camelli) e più di sua "Hfrirno 
di pecore. Hvmjkwx. 

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ASIA CENTRALE 283 

n? battriani e patria di Zeroastro , ed anello fra V Oriente e 
V Occidente , come scalo al commercio dell'Asia media, conta 
appena duemila abitanti , perchè le acque menate dai diciotto 
magnifici acquedotti dilagansi mefitiche salta campagna. Il kan, 
assolato come lutti i capi turchi , avvicenda paci e guerre in- 
concludenti colla Gina , e coi vicini del Gabul , di Kiva , di 
Ktinduz. Ma gli abitanti , posti di mezzo fra tanti paesi , eser- 
citano un traffico vivo , e sin verso V fndostan pel Cascemir ; 
dal solò Cabul sin due mila camelli tragittano cigni anno; altri 
verso la Cina , fendendo Balk , Gasgar , Yergend , donde nel 
1932 trasse novecentocinqaanta cariche di the la sola Bòkara 
(fiURNBs) , dalla quale passano pure grossissime spedizioni d 
oppio della Persia verso P Impeto Celeste. 

Se dunque , da una parte le mutate vie del grande commer- 
cio, la religione di Budda e l'incertezza dell'agricoltura vi 
diradano la popolazione, e lo sminuzzamento delle signorie ren- 
de impossibili quegli sforzi comuni , di cui tremava un tempo 
l'Europa , le difficoltà stesse v' ajutano i primi passi dell' m- 
dvilimento e le relazioni pacifiche, mediante le quali potranno 
essere benedette la Cina e la Russia. 

E già , al modo de? Cosacchi, i popoli occidentali dell'Asia 
media, guerrieri un tempo sfrenati, pigliano abitudiui sedenta- 
rie; si raccolgono nelle città e s' affiggono al terreno ; e sebbe* 
ne questi Afgani e Usbeki e Torcomani siano a gran pezza lon- 
tani dalla disciplina europea , dismisero però lo scompiglio 
delle orde primitive. La Tartaria, donde uscivano le orde de* 
vastatrici dell' Asia e dell' Europa , or racchiude molte popola- 
zióni , rese pacifiche dal buddismo ; carovane russe traversano 
Il Turkestan , Riva , la Turcomania ; altrove penetrano i loro 
ambasciatori, e con essi geometri, naturalisti, statisti. Ogni co- 
sa, in somma, annunzia che l'Asia passerà sotto il dominio o al- 
meno il protettorato degli Europei. E l'Europeo, quasi un im- 
peratore che vuol accertarsi de 1 paesi a sé obbedienti , va ad 
esaminare i noti e riconoscerne d' ignoti, talvolta anche pel so- 
lo interesse della verità. 

Anche dopo tanta insistenza rimaneva indeciso se esistesse 
al nord-ovest un passaggio fra U nuovo e l' antico continente. 

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284 VIAGGI AI POLI 

GÌ' Inglesi, appena cheti dalla guerra napoleonica, mandarono 
il capitano Rosa ad esplorare la baja di Baffio ( 1819). Conobbe 
meglio altri Eschimali di là dal Groenland , più rozzi degli al- 
tri j ma non badava abbastanza alle verificazioni geografiche , e 
seguiva o arrestava^ per capriccio} onde tornò con poco frutto, 
asserendo che il mare di Baffio fosse chiuso. I suoi ufiziali non 
tacquero in patria quanto maggiore frutto sarebbesi potuto 
trarne volendo , e come facilmente la prominenza d' un Capo 
avesse potuto farlo credere una baja ; sicché V ammiragliato 
mandò il capitano Parry (1819). Si spinse egli fra pericolosi 
ghiacci, e in un sol giorno videro più di ottanta balene enormi; 
penetrarono più avanti che mai, con lieta speranza di trovar in-» 
fine il Mar Polare, e oltrepassarono la 110* meridiana occiden- 
tale da Greenwich , ai che era promesso un premio. Ivi còlti 
dalla gelata , stettero tre mesi privi di sole , senz'esercizio e 
col freddo da 30 9 a 6(>*, e il silenzio funereo della morta natu- 
ra. Onde impedire V abbattimento morale che è causa prossi- 
ma dello scorbuto, prepararono teatri e mestieri , e un bullet- 
tino settimanale, ove si riferivano i pochi casi di quella mono* 
tona vita , e i pensieri o dotti o gai ebe nascere potessero in 
quella situazione. Il 7 febbrajo rivider intero il disco del sole 
che aveano perduto il 6 novembre ; ma il freddo diveniva più 
intenso, e il mercurio gelava. Finalmente , il primo agosto pò* 
terono muoversi tra pericoli, non evitabili senza la massima vi- 
gilanza. 

Tornava Parry colla certezza che esistessero comuoicaziom 
<jol Mare Polare, le quali sarebbero aperte al rompersi de' ghiac- 
ci ; e però gli fu dato un vascello per una nuova spedizione , 
migliorandolo di que* ripari ch'eransi sentiti necessari* nella 
prima corsa , e per mantenere il calore ia quelle crudissime 
vernate. Cosi andò (1821) per raggiungere l'aspettato varco 
dal nord-est, dalla qual parte nulla meglio sapeasi che ai tem- 
pi di Barentz. La Russia v' aveva indarno nel 1819 spedito il 
• tenente Lazareff , e Litke nel 182 1 : il quale poi nei due anni 
seguenti riconobbe lo stretto di Mutochin , che taglia in due la 
Nuova Zembla. Parry, nello stretto di Davis e nella baja di.Baf- 
fin trovò quel! 1 immensità di grossi ciottoli ^ di sabbia, di coo- 

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PABBT 28$ 

chìglie, gii indicate dagli antichi viaggiatori, e non si «a come 
trasportati su que'geli. Secoodo le istruzioni, cominciò dal circo* 
lo potare artico a riconoscer tutte le coste e i seni del nord-est; 
e continuò per pia di dugente leghe, fin quando ii verno arrivò. 
Lo passarono con migliori schermi e cogli stessi ristori dello 
spirito, gradi più al polo che V altra volta : ma la novità fa 
l'avere scoperto là presso una cinquantina d 1 Eschimali, viven- 
ti in capanne di neve regolarmente fabbricate ; ignoranti , ma 
buoni. Ripigliato corso giusta le indicazioni raccolte da questi, 
speravano più che mai trovar il passaggio , quando si videro 
sbarrati da insormontabili ghiacci. Il nuovo verno trascorsero fra 
muraglieli neve; né sin a mezzo l'agosto del 182* ebber liquido 
i! mare. Allora tornarono, perduti cinque soli dei cendicietto 
uomini , in due vernate di quella fierezza. 

Restava dimostrato, non estendergli contineate americana 
di là dal 70* di latitudine , e comunicare l'Atlantico col Mar 
Polare per via di canali ostruiti da ghiacci , che un maggior, 
caldo o qualche- accidente romperebbe : ma non parendo de- 
gno dei coraggio inglese il fermarsi prima- di riuscire , P#rrf 
ottenne una terza spedizione. Tristi accidenti Ja contrariarono , 
sicché tornò aenz* esser proceduto più che le altre volte : ma 
pure ài nuovo si velie avventurare , preparando carri con cui 
viaggiar sul ghiaccino (1927) , e battelli leggieri e robusti in- 
sieme, che sarebbero tratti da reani: v'aggiunse abiti e molta 
provvigione di spirito di vino per scusare il combustibile. Ma 
invece della superficie levigata , qual noi segliam vederla , il 
ghiaccio apparve tutto scabro e disuguale , come un mare che 
nell^aUo della tempesta fosse impietrito ; dove i renni non 
rendendo servigio, si posero essi a vicenda a trascinare le scia- 
tappe mettendole in acqua quando ne trovassero; e così proce- 
dettero penosissimamente viaggiando la notte per evitare 1' in- 
^Sammazione che agli occhi produce il soverchio baglior delle 
nevi , e godere di men rigida temperatura nelle ore di riposo , 
«ebbene gli orologi soltanto distinguessero il giorno dalla notte. 
Contìnua umidità investiva i loro abiti;; e tra quella monotonia 
di cielo e ghiaccio, gran caso, pareva un monte più alto di neve 
« la bizzarro sua foggia, e dava materia di discorso per la gior- 

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FRANKLIN 

nata: così salirono sin a 82" 41' di latitudine; ma disperati, 
diedero volta. 

Al tempo stesso < 1 3 1 9) il capitano Franklin era spedita ad 
esplorare per terra il fiume del Reame, col naturalista Richard- 
son. Navigati alla baja d'Hudson , s'accinsero al viaggio per 
terra , e fecero ottocento cinquantasette miglia eoa un fredda 
sin di 50°. 

Sorpreso da un secondo inverno, Franklin si spinse avanti fin: 
al 68* parallelo , e attorno al fiume Coppermioe. Immagini chi 
può i patimenti di luoghi si alti j e sebbene avesser fatta prov- 
visione di renmve pesci , questa venne meno , ed erano minac- 
ciati a morir di fame. Fu allora che a Back bastò H coraggio dr 
andare per cibo, facendo a piedi 1 184 miglia sempre sulla neve, 
e tra un freddo sin di 57* j Intanto che de'compegni molti pe- 
rirono ài fame, e Franklin stesso visse un mese non d'altro che 
rosicchiando le ossa avanzate dall'anno precedente. Ma già anche 
gli ultimi stavano per cascar di fame, allorché Back , corso in- 
nanzi al carico che menava delle provigiont r fu per essi Fango- 
Io della vita. 

Aveano riconosciuto 5S60 miglia, • a lunghissimo agio stu- 
diato i fenomeni elettrici, magnetici ed atmosferici dell'aurora 
boreale, e tutti gli accidenti d'un clima ove ogni vita d'animali 
e di piante vien meno. Cosi è vivo l' interesse della scienza y 
che da tanto patire non rimasero scoraggiati gf intrepidi viag- 
giatori; e Franklin propose al governo d'andar a riconoscere la 
costa ad occidente del Mackenzie. Le sventure della prima i- 
struirono a prevenirle in questa seconda spedizione, e sulla ba- 
ja d'Hudson si dispose conserva di provigioni. Franklin arrivò 
al forte di Buona Speranza, estrema abitazione d'uomini civili, 
che il guadagno strascina a collocarsi fin sotto il 60° parallelo; 
e scendendo il fiume, ebber il trionfo di veder l'Oceano. In riva 
*al gran Iago Orso svernarono; poi ben forniti, si divisero pei due 
rami del Mackenzie. Franklin, raggiunto l'Oceano, sempre mi- 
nacciato da ghiacci, in due mesi ebbe corse 2048 miglia , rile- 
vando 374 miglia di costa ; Richardson , sull' alto braccio del 
fiume ebbe miglior fortuna, esplorandone più di dugento fra il 
' Mackenzie e il Coppermine; e cosi s'ebbe quasi del tutto co- 

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hoss 287 

Dosciutoil lembo settentrionale dell'America. Dal viaggio di 
Franklin restava accertato, che gli Esclamali, abitatori di quel- 
l'altezza , aveano lingua e natura slmili a quelli osservati nel 
Groenland, e cbe dunque una sola razza occupa le regioni po- 
lari ; ma questi erano più dirozzati cbe gli erranti nella peni- 
sola di Melville, Con qualche ordine civile ed edifizii ; e pren- 
deano baldanza dall' opinione che tutti gì' Inglesi fossero don- 
ne, come ne dava apparenza il color dilicato. 

Il capitano Ross , desideroso di riparare con nuove imprese 
l'inesperienza e peggio della prima, armò per soscrtzione la 
Vittoria, battello a vapore, con cui dirizzossi alla baja di Baf- 
fin sull'orme di Parry (1829). Perquattr'anni più non se ne in- 
tese , e già s' associava il suo nome a quello di La Perouse , 
quando ricomparve, e narrò qualmente , oltrepassato il punto 
fin domerà arrivato Parry, sofferse r verni più rigorosi, e pati- 
menti monotoni come il paese- dov' era. 

Interchiuso dai ghiacci, legò relazione con fischiatali abitanti 
fin colà; e col loro ajuto, continuò le escursioni pedestri di là 
dal 69*. Ora capanne di ghiaccio , or tane scavate nella neve 
erano il loro riposo; faceansi sulla slitta tirare da cani, e i no- 
mi di Boothia e di Felice (a) eterneranno colà quello del gene- 
roso die aveva somministrato mezzi a questa spedizione ^FeK- 
ce Booth). Ebbero quivi ad assicurarsi che passaggio al nord- 
ovest non esista, stendendosi una lingua di terra fra lo stretto 
del Reggente e il mare del Nord : è angusta e ricisa da laghi, 
e perciò' facile l'aprirvi un canale; ma a che varrebbe t'impresa 
ove i pericoli della navigazione eccedono di tanto gli speratine 
vantaggi ? 

L'està seguente apparve sì breve, che appena tre miglia potè 
la Vittoria avanzarsi tra i ghiacci. Allora si pose Ross alla ri- 
cerca del polo magnetico, cioè del luogo dove l'ago non devias- 
se punto dalla linea perpendicolare; e fu trovato alla latitudine 
di 70° b' 1 7" , e longitudine 99° 46' 45» all' occidente di Pari- 

(a) Sono luoghi così appunto denominati, V uno dal nome , 
l'altro dal cognome di chi die il generoso esempio di contri- 
buire i mezzi a così nobile spedizione* 

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283 VIAGGI AI POLI 

gì. Neppur Testate del 1811 sprigionò il vascello, onde fa pre- 
sa la risoluzione d'abbandonarlo, per giungere su slitte tirate a 
' braccia fin dorè aveano lasciate le barche, sopra le quali spe- 
ravano trasferirsi allabaja di Baffin. Ma un altro inverno li so- 
pragiunse, ancor più fitto e turbinoso; se non che nella seguen- 
te estate la pesca portò colà un bastimento che li raccolse e ri- 
menò alla patria. Vi portavano essi più precise ricognizioni del- 
le altissime terre di Isabella e d'Alessandro; la credenza che 
al nord-ovest fosse impedito passare per lo stretto del Reggen- 
te, né al sud alla latitudine di 74° ; oltre di che , era determi- 
nata la vera posinone del polo magnetico, fatte rilevantissi- 
me osservazioni termometriche , e stabilito una teorica nuova 
delle aurore boreali. 

Quel Giorgio Back che dicemmo compagno di Franklin , era 
stato spedito per terra in traccia di Ross (1833); e benché que- 
sti ritornasse, gli fu ingiunto di proseguire per istudii geogra- 
fici, che assai vantaggiò: poscia fu mandato (1835) ancora per 
mare a tentare il passaggio, ma non riuscì. Miglior fortuna ar- 
rise a Pietro William , Dease e Tommaso Simson (1837J. Spe- 
diti dalla Compagnia della baja di Hudson, pel fiume del Rame, 
salirono nel fiume Richardson, scoperto ii 1838, e quivi incon- 
trarono trenta Escbimaii , senza però poterne cavare notizie, 
Proseguendo, toccarono i capi Barrow , Franklin , Alessandro, 
ogni tratto arrestati dalle tante lingue di terra che vi formano 
baje, e per tutto incontrando Eschimali, che vivono di renai e 
tonni. Dato volta anche al capo Hay, ultimo che Back avesse ve- 
duto, ne toccarono un altro che denominarono Bretagna, e dal ' 
Iato occidentale del Fiume de'Pesci di Back si accertarono del- 
la perfetta separazione di Boothia dal continente americano. . 

Dal viaggio più inoltrato ne' mari polari riportarono dunque 
la certezza che l'America sia isolata dal vecchio continente; ma 
insieme le difficoltà di quel varco tolsero V illusione che i pa- 
dri nostri avevano accarezzata di potere per di là aprir una nuo- 
va strada di commercio verso il Mar Pacifico. V Èrebo e il Ter* 
rore inglesi ritentarono nel 1845 il passaggio pel nord-ovest, 
e la sorte loro è incerta ancora; ma è notevole che di dieci spe- 

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VIAGGI ÀI POLI 289 

dizioni a quest'uòpo, scarsissimo fratto si ebbe, e le sole che 
giovarono furono le (re per terra. 

Più felici saccessi offersero i mari del Giappone e le isole 
frinii, sempre difficilmente esplorate, sia per la pericolosa na- 
. vigazione , sia per la gelosia dei Giapponesi ; e dopo che La . 
Peronse avea data ben a conoscere la costa di Tartaria, ne com- 
pì l'esplorazione il capitano Broughtdn. Il commercio delle pel* 
licce drizzò notamente gli sguardi sul Giappone. Solo gli Olan- 
desi avevano potato mantenervi qaalche relazione, avvilendo sé. 
stessi e calunniando altrui , talché gli stranieri ne rimasero 
esclusi : a pena il tedesco K&mpfer e lo svedese Thunberg ot- 
tennero d'accompagnarvi l'ambasciatore olandese, e ce ne die- 
dero ragguaglio. Forse però qualche nave russa vi penetrava; 
ma avendo un legnò giapponese rotto contro una delle isole 
Àleulme (1 793), l'equipaggio fu salvato dai Russi, e tenuto die- 
ci anni in Siberia. Allora Caterina II li rinviò con un messo e 
con regali, non però in suo nome, che non paresse metter tri- 
butarlo l'Imperio, bensì del governatore di Siberia. Fu esso ri- 
cevuto garbatamente, ma non potè aprire commercio, né otten- 
ne che di entrare nel porto di Nangasaky , unico accessibile a 
forestieri. Sol dopo dieci anni (1803), Resanof con titolo d'ani- 
basciadore vi fu spedito con due navi pel Capo di Buona Spe- 
ranza ; prima volta che la bandiera moscovita sventolasse nel- 
l' emisfero australe. Ma giunti a Nangasaky, non furono voluti 
ricerere a terra , né lasciar comunicare co' natii e cogli Olan- 
desi: invece di accoglierli nella sua cn pi tale, l'imperatore man-» 
dò un plentpotente, innanzi a cui P ambasciador russo dovette 
deporre la spada e le scarpe, e starsene acchiocciolato coi pie- 
di sotto, e udirsi rifiutare i doni e l'entrate. 
• Krusenstern, abile marinajo che capitanava quella spedizione 
di tanta speranza , drizzò la prora al Camsciatka , esaminò le 
coste di Saghalien e l'opposta della Tartaria, molta utili cogni- 
zioni riportando per unico frutto. Più tardi (1811) il capitano 
Gotowin fu spedito dal govèrno ad esplorare le coste medesi- 
me e le isole Kurili; ma eccolo arrestato dai Giapponesi e mes- 
so prigione cóll'equipaggio. Riusciti a fuggire, e ripresi, forono 
ricondotti e posti in gabbie, e dopo due anni liberati per cam- 
III. 19 ; 

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290 POLO ANTARTICO 

bio. La liberazione fu vivamente festeggiala dai Giapponesi , 
ch'essi trovarono estremamente umani e puliti , amanti la lei- 
tara e le comode abitazioni, e l'apprendere : ma cognizioni del 
paese non riportarono. 

Con altrettanto ardore si continuarono le esplorazioni delie 
terre antartiche , e principalmente dopo che la pace del 1815 
diede maggiore sicurezza. Il capitano Filippo Parker-Ktng creb- 
be la cognizione delle coste australi fra i tropici ; Botwel nel 
1820 trovò le Sud-Orkoeys; Palmer ed altri cacciatori di fo- 
che rider da lungi le terre che denominarono Palmer e la Tri- 
nità. Bougainville e Du Camper nel 1823 perlustrarono l'Ocea- 
nia. Nel 1819 il capitano Beliingshausen , con vascelli russi , 
molte nuove isole scoprì, arrivando sin al 70° 30* di latitudine; 
e più meridionali di tntte, l' isola di Pietro I, e quella di Ales- 
sandro I ; e fra loro un mare che dava mdizii di terra. L'in* 
glese Weddell nel 1824 penetrò 3* 5' nei circolo antartico, vale 
a dire dugènquaitordici miglia più che altro viaggiatore; e tro- 
vò sgelato il mare che intitolò di Giorgio IV , e avvertì rallen- 
tarsi la bussola, come ai polo artico. 

Ma sotto il polo sono veramente ghiacci soltanto? o vi sta un 
continente ? 

Alcuni naviganti, accostandosi al sud, notarono indizii di ter- 
ra; e la ebbe lungamente in vista jl capitano Biscoe nel 1830, 
senza poterla , per avversi venti , raggiungere. L' americano 
Morrell nel 1830, e &emp nel 33 confermarono il fatto, e pen- 
sarono che, superando la prima barriera di ghiacci, si potreb- 
be arrivare a terre antartiche. Pertanto crebbe ii fervore a que- 
sta scoperta, e la Francia deputò il capitano Dumont IP Urvil- 
le, l'Inghilterra Ross, gli Stati-Coiti Wilkes,per tentarla. D'Or» 
ville, có\V astrolabio (182& 28) esplorò quattrocento leghe di 
costa della Nuova Zelanda ed altre isole , recandoci copiose e 
variatissime notizie; salse a maggior latitudine australe che al- 
tri mai ; e sebbene dai ghiacci preso in mezzo , potè determi- 
nare alcune isole, non vedute fin. allora che a gran lontananza; 
e scórse la terra alla quale pose il nome d'Adelia, a 66° 30' di 
latitudine, 1 58°.2P di longitudine orientale. Il giorno medesi- 
mo la vedeva l'americano Peacock ; e fu costeggiata per mille 

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TERRE ANTARTICHE £9f 

settecento migliti, D'Urvitte , cui gì' Inglesi negano ogni meri- 
to, nuove informazioni sarebbe ito a raccogliere, se nel piace- 
vole tragitto fra Versailles e Parigi non fosse bruciato sulle 
carrozze a vapore, egli tiferà tornato salvo da tanti perigliosi 
mggf. 

Intanto un vascello 'da balene mandato dal negoziante fin- 
derby con alcuni soctt , sotto if capitano Giovanni Balieny , nel 
1839, <M nuovi fatti appoggiava la presunzione, benché , spin- 
tosi fin at 69 parallelo , fosse arrestato anch'esso dai ghiacci. 
Wilfces americano, asserì essersi avvicinato a poche miglia alla 
terra sotto il €7° 4' di latitudine, 147* 30' di longitudine orien- 
tate, coi intitolò continente antartico; ma non potè raccogliere 
che sassi, unico tributo di quel gelo. 

Il 29 settembre 1839 il capitano Ross usciva dal Tamigi per 
on nuovo viaggio al polo australe coir Èrebo e il Terrore , fa* 
eendo via per Sant'Eletta, onde determinare il minimo d'inten- 
sità magnetica sul globo. Approdo alla terra più meridionale- 
che ancor si fosse toccata a 74* 47' di latitudine e 1 74° 16' di 
longitudine est da Greenvich, e procedendo fin al 78* parallela 
e al -187* di longitudine. Ghiacci atti cinquanta metri ed estesi 
trecento miglia obbligarono a sospendere T per ripigliare col 
nuovo anno, dopo aver navigato molto mare là dove Wilfces e 
le carte americane aveano posto terra ferma. Il 1 febbrajo i Si A 
erano cento miglia di là dal polo magnetico ; e si credette as- 
sicurare che, mentre al nord v'ha due poli magnetici verticali,, 
nell'emisfero australe ne esiste un solo. Così l'Inghilterra pian- 
tò la sua bandiera nella massima vicinanza al polo ; eternò il 
nome delia sua regina nella terra Vittoria, al cui limite è posta» 
il vulcano -Èrebo, fero naturale a futuri ardimenti. 

E gl'Inglesi sono quelli che più profittano delie scoperte e 
delle colonie. Sebbene delle conquiste fatte nelle guerre della 
Rivoluzione molte cedessero alia pace del l&15 r conservarono 
la penisola Malaja e la colonia di Singapor ; isola che , posta 
aiPlestremo di quella, padroneggia lo stretto per cui traversano 
generalmente le navi dirette ai mari della Gina. Fondata da «ir 
StampfordRailes, valentissimo orientalista che dettò la storia di 
Giova, con tale rapidità crebbe, che, dove nel 18 19 non area che 

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292 COLONIE 

un branco di pescatori e pirati malesi , oggi v' approdano navi 
d'ogni paese, e nel 1836 vi a' importava per 33 milioni di fran- 
chi, e se ne asportava per 3 1 . Indi, nel 182$, l'Inghilterra partì 
fra sé e l'Olanda il dominio dell'Arcipelago Asiatico e della pe- 
nisola , restando agli Olandesi le isole più ricche di prodotti, 
Sumatra, Giara, le Molliche ; e gì' Inglesi serbandosi le posi- 
zioni che più importano ad un sistema generale di cambii fra 
l'Asia orientale, l'India e l' Occidente; sicché le colonie di Sin- 
gapor e del Principe di Galles divenner centro delle nuove re* 
lezioni fra noi e P Oriente più remoto, stendendosi ora anche 
alla Cina. 

• Delle colonie olandesi non sappiamo la rendila; ma immensa 
ne dà il minerale, se Sumatra produce 10 milioni di libbre in* 
glesi di polvere d'oro; Borneo per 13 milioni di franchi; Banca 
& milioni di libbre di stagno. Raffi is stima a 100 milioni di fran- 
chi la rendita annuale di Giara, e può computarsi a 20 milioni 
quella delle Moluche. 

Una volta alle colonie d'Asia nulla aveva l'Europa da portare 
io ricambio ; ma ora vi si barattano le manifatture , e massi- 
me di cotoni, in paese che altro vestito non usa. Ecco perchè 
le colonie vogliono dirsi essenziali all'esistenza del l'Inghilterra t 
come alle manifatture e all'alimento di quella plebe, che, esclu- 
sa dai possessi , invoca pane. Solo la Cina non ha bisogno di 
cosa che l'Inghilterra le offra: ma questa riuscì a renderle ne- 
cessario l'oppio , in oota alle leggi dell'Impero ; e tosto sop- 
presse nelle Indie la coltura del frumento per metterle tutte 
a papaveri. Con questi «omministra alla Cina il seme letargico, 
e ne riceve in cambio il the, che rivende a gran vantaggio al- 
l'Europa, per estrarne il frumento che gl'indiani sono costretti 
a comprare venuto di lontano. $ dunque una lunga catena di 
operazioni" tra mercantili e fiscali , la quale andrebbe a pezzi 
quando la Cina riuscisse ad escludere l'oppio , e l'ubbriacbezza 
e i'imbrutfmento de' suoi figliuoli. 

- L'abilità dell'Inghilterra supera di lunga mano quella de*pre- 
Cedenti colonizzatori , vuoi nella scelta de' luoghi opportuni a 
dominar i mari e assicurare lo spaccio delle sud merci , vuoi 
AeM'osttnazione per ottenerli; e dappertutto cerca mescati* ove 

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STCDIt ANTBOPOLOGICI E LINGUISTICI 293 

molti-consumatori e nessuna concorrenza ; e nulla sfugge agli 
sforzi, all'attenzione, all'ardimento, all'ammirabile perseveran- 
za di quella nazione. 

I viaggi di circumnavigazione sono ormai riprovati da molti, 
attesoché tutto sia scoperto, né possano che offrire qualche os-> 
servanone d' astronomia o sul magnetismo terrestre o la tem- 
peratura sottomarina: altri li credono opportuni soltanto affin- 
chè anche delle Potenze che non tengono colonie venga rispet- 
tata la bandiera fra paesi barbari ma per sciagura armati ,' e 
che presto diventeranno Stati poderosi. 

Gli ultimi viaggi furono diretti anche a crescere la nuova 
scienza dell'antropologia. Blumenbach aveafoodato la distin- 
zione delle razze sovra V organizzazione , e massime sulla con» 
formazione de' cranii , designandone cinque con divisione più. 
geografica che scientifica. Yi si associarono poi gli studii della 
linguistica e della storia : indi ai dì nostri si precisò la scienza, 
riconoscendo che vuol esser fondata sui caratteri fisici come più 
stabili e meno arbitrarli , ma riscontrandoli colta storia: sul 
* quale concetto vanno il lavoro di Edwards e le Ricerche sulla 
storia fisica della specie umana del dottor Pritchard. Alcide 
d'Orbigny esaminò i popoli dell'America meridionale j nel 1817 
Luigi XVIII spediva Luigi di Freycinet ad osservare, oltre i fé* 
nomeni magnetici « meteorologici dell' emisfero antartico , te 
lìngue ei costumi ; Dumont D'Urville, giusta le istruzioni avu- 
te per investigar il mondo nuovissimo , raccolse cadaveri , mo- 
delli , impronte , appunti sui caratteri fisici e morali di paesi 
misti di tante razze ; ottocento sessantasei' disegni d' uomini , 
d' arme, d'abitazioni, d'attrezzi portò ; quattrocento di coste e 
di paesaggio ; oltre cinquantatrè carte finite e dodici schizzate, 
di coste , di porti , di rade : atteso che , se una volta , trovata 
un' isola, bastava determinarne la posizione stando in rada, ora 
al contrario si vuol avere riconosciuta ogni cala , e i fondi , e i 
passi ; e alle designazioni astronomiche aggiunger le fisiche e 
naturali. 

Così l' Europa in tre secoli diffuse la sua popolazione per 
tutto il mondo senza impoverir sé stessa ; mentre le altre raz- 
ze, quasi escluse da questa gran legge del progresso* declinalo 

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' 294 DIFFUSIONE DEI BIANCHI — MISSCONI 

di numero e di potenza (1).fn America, anche ne' paesi di schia- 
vi, i Negri si perdono o per morte o per mistione ; le tribù in- 
digene si ritirano dinanzi ai dilatantisi seminatori di grani* 
Ormai parlasi d' Europei parlando di tatto il mondo ; gP inte- 
ressi nostri agitano te alleanze o le guerre dell' India ; amba* 
sciadori europei discutono le decisioni della Corte persiana a 
dettano i firmani del Granturco ; Camere europee librano la vita 
dei Negri e la ricchezza de 9 Gialli, . 

E però , se e' inorgoglì» V insigne spettacolo degli ardimenti 
umani , che s 1 affidano a procelle sconosciute o a piani intenta* 
ti, ci consola il federe da per tutto effondersi la civiltà, comun- 
que non sempre nelle forme migliori e per le vie più giuste» 
Neil' Oceania , ove più di 25 milioni d' uomini cosi differenti si 
agitano sopra uno spazio di 600 mila miglia quadrate , il cri* 
arianesimo, le scienze, il commercio introducono una trita nuo- 
va , per modo che già le sue vicende contribuiscono alle euro- 
pee. Quell' infinità di coste agevola gli approdi, quanto li difB- 
culta la compatta Africa ; e ornai le genti iavecchiatejsono scosr 
se al contatto delle nuove , e dall' esercizio che colà cercano 
Pavidità del negoziante , P indagine del filosofo , sovrattutto Io 
zelo del missionario. 

Fu delle più stupende istituzioni della Chiesa Cattolica quel- 
la de propaganda fide , per cui da Roma» diffonde, a tutto il 
mondo un esercito di missionari!* , cioè di persone che , coi soli 
mezzi della dottrina , della persuasione , della carità , sfidano 
ogni lontananza, ogni pericolo per redimere anime alla religio- 
ne , cioè alla società civile , ai connubii legittimi , alle idee di 
proprietà , alle immortali speranze. Anche la filosofia più bef- 
farda è costretta ad ammirar questi frali eroi, che basterebbero 
a redimere le colpe imputate ad altri frati che intrigano nelle 
Corti, e che ricorrono ad arji di cui vorrebber il privilegio i loro 
nemici. 

(1) Testé si cercò spiegare fisiologicamente il deperire delio 
razze indigene, asserendo che, quando una donna di colore ge- 
nerò da un Bianco, più non sia fecondabile da altro d' inferiore 
stirpe ; talché scema il numero dei nati di colore, e moitipli* 
qano le gradazioni. 

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missioni 293 

ì! protestantismo manca di quell'unità e di quella esclusione 
che dà forza ai Cattolici ; ma volle pur esso ben meritare de!» 
l'umanità àdoprando a disselvaticbire i Barbari. Da 150 anni la 
▼arie comunioni protestanti d'Inghilterra, d'America e del con- 
tinente europeo , e principalmente i Metodisti , formarono so- 
cietà per propagare il cristianesimo , molti milioni ad oprandovi 
annualmente, e spargendo a centine di migliaja le bibbie volga- 
rizzate ; libro per verità non il più acconcio ad assodare e cliia- 
rire le credenze di popoli nuovi. Nelle sole stazioni di Ganton , 
Malacca, Batavia, Penang e Singapor , stamparono in milanese 
e cinese più di 44,000 opere di dottrina cristiana, che formano 
oltre 750, «00 mila volumi. I missionari! inglesi approdati a Taiti 
nel 1799, scarsamente fruttarono , sinché nel 1807 si dichiari 
lor protettore Pomaré, il quale promise rinviar il dio Oro, pur- 
ché fosse compensato con gente, vesti e principalmente armi , 
oltre V occorrente a scrivere. Allora dunque si sbandi quella 
sanguinolenta idolatria, e il tabù, eh 9 é una specie di interdet- 
to di toccare o vedere una cosa dichiarata sacra j Io che attri- 
buiva un immenso potere ai sacerdoti , i quali punivano chi Io 
violasse. Cessato il tatuarsi e V andar nudi, s' introdusse il gu- 
sto de' piaceri nobili, si dirozzò la lingua ; e di là come da se- 
minario partono moltissimi educatori, che usando la lingua e te 
idee paesane, meglio profitteranno. 

Alle isole Sandwich , trovale da Cook nel fondo della barba- 
rie , nel 1820 giunsero missionari! americani con giovani natii 
educati agli Stati-Uniti e rési cristiana £ sebbene gl'indigeni 
alla prima li respingessero, poterono insinuarsi, massime allor- 
ché Liboliho , re violento e briacone , morì in Inghilterra net 
1830. La sua vedova foahuman si fé* cristiana , e dietro a lei 
molli capi; A quest'ora un terzo della ^ente sa scrivere ; nu- 
merose scuole vi sono istituite, 4 stamperie, manifatture assai; 
P ascia di pietra si mutò in ferro j lavorano barche, tavole, at- 
trezzi domestici ; copronsi ; attorno agli altari che inondavano 
di sangue, or si raccolgono al sermone e alla preghiera ; i re, 
V un de'quali uccideva chiunque comparisse, meglio ornato di 
lui , e un altro cinse il suo palazzo d 1 un muro di cranii , oggi 
hanno leggi ed amministrazione. 

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206 MISSIONI 

Pure il predicatore anglicano va alle missioni con moglie e 
figliuoli, onde non è meraviglia se gli manca la risolutezza del 
martirio, e se si riduce ad insegnar una morale di rette più òhe 
di generose intenzioni : e i grossolani intelletti traggono "a stra- 
nissime significazioni l'arcana parola e il mistico racconto della 
Bibbia. 

I Cattolici non poterono guari onerare nel mone» nuovissi- 
mo ; tuttavia non mancarono/ e la congregazione di Propagan- 
da , nel 1835 , affidò quelle missioni ai sacerdoti di Picpus , i 
quali convertirono le isole di Giambier, e nel 1837 già v'aveano 
1,700 battezzati. Da Roma queste sentinèlle avanzale delia ci* 
viltà sono diffuse per lo più in modo , che Francescani e Ago- 
stiniani vadano nell' America meridionale, e nell' Asta posterio- 
re ; Cappuccini nella superiore e in Africa ; Carmelitani In Pa- 
lestina ; Lazaristi nell 1 America settentrionale ; Padri dell'Ora* 
torio al Seilan. 

Ma le rendite di quella Congregazione non passano i trecento 
sessantamila franchi , troppo scarse per inviare operai su tutto 
il circuito del mondo. Vi soccorsero alcune recenti istituzioni; 
quali sono, oltre H Seminario delle Missioni straniere a Parigi, 
la Società Leopoldina in Austria, diretta a vantaggio dell'Ame- 
rica settentrionale ; e principalmente V opera della Propaga- 
zione della fede istituita a Lione nel 1822, ove tutti i Cattolici 
sono invitati a contribuire la tondissima somma di un soldo per 
settimana , la quale moltiplicata pel gran numero , frutta ogni 
anno ingenti somme , di cui si ajutano le missioni , e si diffon- 
dono i ragguagli delle generose correrie di questi eroi della fe- 
de e della carità. 

Vie più vantaggerà l 1 introdurre ne' paesi nuovi i vescovadi -, 
e formar sacerdoti indigeni , la cui efficacia è molto maggiore 
che quella di forestieri. E per tali vie si son messe ora le mis- 
sioni ; e 20 vescovadi o vicariati apostolici vi si istituirono dai 
1840 al 44 ; vicari indigeni son nominati nel Seilau e nella per 
cisoia di qua del Gange : l'Australia che nel 1820 non aveva 
un prete, or ha un arcivescovo a Sidney : un vicario apostolico 
diffonde la verità ai miserabili Negri della Guinea. Nell'America 
del Nord, ove nulla opprime la potenza ecclesiastica, nel 1799 

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COMMERCIO 29"? 

non ?'avea cbe il vescovo di Baltimora ; nel 1831 vi stavano al- 
tri io vescovi ; 16 nel 1843 ; 25 nel 1846, e tre nuove sedi si 
domandano. Dal vescovado di Zuebec altre diocesi nacquero nel 
paese fra la baja di Hudson e l'Oregon ; e nell'immenso Oregon 
la Santa Sede ha divisato dieci diocesi, e nominò un arcivesco- 
vo e due vescovi. II seminario di Pondicbery, unico ancora nel 
1843, contava appena 15 allievi; ora 80 ; e 40 altri in due nuo- 
vi seminarli. Neil* India transgangetica la scuola di Pulio Pi- 
n*Dg conta 200 allievi ; un' altra ne sorge a Hong-Kong ; altre 
nel Tonking e nella Corea; perocché il bramismo e il culto ra- 
zionalista della Cina mal resistono ali 1 esempio europeo e ai 
mtssionarii, precursori pacifici della luce; e testé vi furono ab- 
rogate le leggi cbe vietavano il culto cristiano. L'islam in Asia 
e nella Malesia faceva già alcune conversioni , ma ora sono ri- 
servate agli Europei , e il suo apostolato cessò. In tal modo 
l' Occidente ripaga all' estrema Asia l'antico debito dell' incivi- 
limento , e ai Barbari non manda soltanto le merci sue , il suo 
lusso , i suoi vizii , ma lo splendor della verità e l' educazione 
degl' intelletti e delle volontà. 

Quesl' educazione procede anche per le operose vie del com- 
mercio. Esso in Oriente perdura in quella sua vita così partico- 
lare , stazionario perchè errante. Il passaggio delle grosse ca» 
Avane assicura ciascun paese cbe , a tempo fisso , riceverà le 
tali derrate ; onde nessuno si briga d'andarle a cercare, aspet- 
tando come s'aspetta cbe il sole maturi i frutti. E se il com- 
mercio europeo è in procinto di ripigliar la via che teneva prt» 
ma di voltar il Capo di Buona Speranza, le carovane ridiverran- 
no importanti , e i pellegrinaggi alle sante città , che ora i rio 
chi non compiono se non per rappresentanti , con i scapi lo an- 
che de' traffici, forse rinnovandosi, ajuteranno a schiudere l'A- 
frica interna ad un incivilimento imperfetto) che dissodi il cam- 
po per uno più compiuto. 

Alcuni paesi escludono paurosamente ogni mercadante fore- 
stièro. Tale è il Giappone , dove agli abitanti , dopo il 1637 , è 
interdetto il viaggiar fuori , e il solo, porto di Nangasaki è dis- 
chiuso a determinato numero di navi della Cina , della Corea', 
dell'Olanda , gelosamente osservato. Raccontano che , al con- 
trario, il commercio interiore sia favorito con ogni sotleciUidi- 

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298 MINIERE 

ne e v' abbondi ogni ben di Dio ; ma difficilmente noi accettia- 
mo di lodar chi si cinge d' arcano. . 

I Cinési trafficano fuori, massime nell'Arcipelago indiano, 
nelP India transgangetica e netta Papuasia ; e soli esercitano il 
commercio nei Regni di Siam e di Aman. Anche dall'India trans* 
gangetica sono forchiusi gli Europei , eccetto l' Impero Birma- 
no e qualche luogo della penisola di MaTacca. Ma quai barriere 
resisteranno alle macchine a vapore, che centuplican la poten- 
za produttrice , e che dall' Europa in sei settimane portano al* 
l' India e in due mesi alla Cina ? 

£ da per tutto penetra la portentosa attività degli Inglesi , 
«Ila quale vengono ora emuli poderosi i Nord-Americani e i 
flussi. A quest' ultimi portò nuove fortune V oro che si abbon- 
dantemente scavarono. É noto che fonte de' metalli preziosi era 
sempre reputata l'America, talché la scoperta di questa mutò 
it valore delle cose. Dalla scoperta in poi si calcola stasi colà 
scavato in argento pel valore di ?6,703 milioni ; e di 9,901 in 
oro. La produzione crebbe al principio del secolo nostro , poi 
le turbolenze dell' America spagnuola interruppero i lavori. A 
quel tempo però cominciava la Russia a conoscere le sue nuove 
ricchezze , in una zona lunga un quarto di circolo in quell'al- 
tezza , dal Camsciatka fino al meridiano di Perm , e larga da ft 
gradi , in cui stehdonsi immensi depositi aurìferi. Nel 1836 li 
Corona trasse dall'Urei 2,1 08 chilogrammi d'oro ; dalla Sibe- 
ria 338 ; ed i privati , 2,<;90 dall' tirai , 1384 dalla Siberia. La 
produzione crebbe via via , sino a dar annualmente una metà 
più che l'America (t) , prima che la California rivelasse i suoi 
tesori, che in pochi anni diedero mille milioni. 

(1) Michele Chevalier valuta cosi 1* annua (piantila dì metalli 
scavati: 

Argento Oro Valor totale 

Amor. kil.614,64l.fr.136,476,000.kil. ft,954fr.5M54,000.fr. 187,9*0,000 
Snrop. a «20,000 b 26,667,000 i 1,300 » 4,478,000 i 31,145,000 
Buxia. » 20,720 > 4,601,000 » 22,564 * 77,720,000 > 82,524,000 
Africa., i i » B i » 4,000 J 15,778,000 i 13,778,000 

Arcipelago della 

Sonda. » • i B i 4,700 * 16,189,000 » 16,189,000 

Vani . i 20,000 • 4,444,000 > 4,000 i 5,444,000 » 7,888,000 

Toiali. kil.775,361fr.ì72, «91,000 kil.48,498fr.167,045,030fr.550,234,000 

Per F Europa si ?aluta chela Germania settentrionale dia 30 

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MONOPOLIO E LIBBBTi 599 

Nessuno e 1 incolperà del badarci su queste particolarità ; le 
quali non è pia necessario dimostrare quanto s' attengano al 
movimento generale dell* incivilimento e alle vicende politiche» 
Che se la storia delle scienze è quella de' pensieri deli 1 uomo , 
fa storia dell 1 industria è quella della sua intelligenza, applica* 
ta ai bon essere materiale della società. 

Or sarà sempre memorabile il movimento che anche in quo* ' 
sta parte acquistala libertà. Un* esperienza costosa insegnò fal- 
laci le vie per le quali pretendessi dar anima al commercio ed 
alle colonie, privilegiando alcuni a scapito degli altri, inceppan- 
te la natura stessa ne 1 doni ond 1 è più generosa. Più crescono 
i rigerì per conservare il monopolio, e più gli elude il contrab- 
bando: le colonie emancipate convinsero che i coloniali posso- 
no coltivarsi da mani libere , purché non ne sia incatenato lo 
spaccio. 

Una Compagnia forza & che abbia interessi diametralmente 
opposti a quelli della colonia ; e poiché essa può dettar leggi 
e prescrivere le condizioni , ne consegue che per proprio van- 
taggio cerchi la rovina di questa. Tanto s'avverò dovunque il 
commercio fu privilegio d'una società; e poiché degli errori eco* 

mila chil. <T argento, e la meridionale 25 mila ; la Spagna 50 
«ila. Se ne estrae per lavatura nella Cina e nell' India : par- 
Usi d' oro a profusione nel Giappone. Qui si può istituire un 
calcolo curioso. Secondo Humboldt e Ward, il danaro esistente 
is Europa, Asia e America al fin del 1809, dedotto 1/420 per 
perdita e uso, era di 11,643,269,500 lire: alla fine del 1829 
ne sarebbero scemati 1,663,036,000. La popolazione del globo, 
prendendo la media, è di 737 milioni. Onde s' avrebbe che per 
medio , ciascun individuo dovrebbe possedere lire 13. 54 ; o , 
se si aggiunga anche il danaro d' Africa , affatto ignoto, 15, o 
al più 16 franchi. 

Dell 9 argento la maggior quantità monetasi in Francia , ove 
B* é per tre miliardi e mezzo , cioè cento franchi per testa ; 
mentre in Inghilterra n' è solo 1 ,200,000,000 , cioè quaranta* 
quattro franchi per testa. La profusione d' oro trovato nella Ca- 
lifornia fa temere uno scredito di esso a confronto dell' argento, 
e perciò si demonetizza, cioè gli si toglie il valor legale. 

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300 MONOPOLIO E LIBERTA 

Domici portano infine il castigo quegli stessi che li commetto- 
no, potè vedersi come tolte le Compagnie , dopo un istante di 
"prosperità, cadessero nel languore, e finissero coh fallire. Quel- 
la che sovra tutte si segnalò , fino a dominar un Impero più e- 
Meso che Roma antica , fu costretta rivelar le sue piaghe per 
invocar rimedii che ne tardasser la morte. Eppure essa potè 
sciogliere un problema, che i secoli aveano lasciato intatto. 
L'India, e prima e dopo la scoperta del Capo , era sempre sta* 
ta la voragine di tutto l'oro del mondo. Ivi colava quel che gli 
Spagnuoli traevano d'America; vascelli d'Olanda, d'Inghilterra, 
di Portogallo, d'India portavano le merci della penisola gange- 
tica al Pegù , a Siam», a Seilan , ad Achem , a Macassar , alle 
Maldive, a Mozambiche, a tutte le parti di quel mare , e ne ri- 
portavano danaro alla penisola ; colà rifluiva quel che gli Olan- 
desi traevano dal Giappone. E sebben all'India bisognassero il 
garofano, il rame, la cannella, la noce moscata , che riceveano 
per mezzo degli Olandesi ; lo stagno dell'Inghilterra , i cavalli 
della Persia e dell'Arabia , il musco e i vasi della Cina , i frutti 
del Cabul, le perle di Bahrein, tutto ciò baraltavasf coi prodotti 
dei paese. 

Sol dopo la conquista degl'Inglesi mutasi ragione ; e dacché 
l'uomo ebbe recato a suo servigio il vapore , all'Oriente man- 
dammo , non più solo danaro , ma nostre manifatture , e i tes- 
suti finissimi che chiedevamo un tempo dall'India e dalla Gina. 
Ma già prima se ne smungea danaro continuamente, riducendo 
I'iudigeno a dover comprare il suo sostentamento dagl'Inglesi , 
mentre lascia i campi non coltivati che a papaveri, i quali som- 
ministrino le stille soporifere con cui avvelenar la Cina, per ca- 
vare da questa il Ine, che nuovo danaro procacci all'Inghilterra. 

Sì sterminata tirannide per qual fine ? Perchè il commercio 
inglese rimanesse incatenato nelle imprese che la privata ac- 
cortezza avrebbe rese profittevoli ; e la nazione pagasse più ca- 
re le merci provenienti dall'India e dalla Cina. In fatto, non ap- 
pena il monopolio fu rotto nel 1814, si vide quei mari coprirsi 
d'intraprendenti speculatori, raddoppiata l'attività e i guadagni, 
agevolati i consumi , l'asportazione dei tessuti dall'Inghilterra 
divenir cinquanta volte maggiore, e lutto ciò risparmiando allo 

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COLONIE 501 

Stato le speso, che enormi gli contava il mantenimento del mo- 
nopolio (1). * 

Conosco le ragioni per le quali s'insinua essere opportune le 
colonie : l'esercizio che con esse si procura alla marina ; il ri- 
spetto che s'ispira per la bandiera delle varie nazioni ; infine 
la gloria. Ma l'Asia oggi non è più quel che ai tempi di Vasco 
di Gama e dell'Albuquerque 1 ne pia è a temere che la mezza- 
lana eclissi io splendido meriggio dell'Europa : l'America non 
pensa a conquistar l'Europa , lenendo piuttosto ad assodare la 
<sna mancipazione , ed a. mandarci esempii di imitabile libertà , 
unica vendetta alle offese de' nostri padri. 

Intanto i conti di tutti gli Stati mostrano quanto costino le 
colonie ; e la Martinica e la Guadalupa hanno verso la Francia 
un debito di 130 milioni , mentre non eccede i 300 milioni il 
valore della proprietà loro immobile. Colle colonie dunque non 
si fa che restringere il numero de' consumatori e de' .venditori ; 
la legislazione ad assurdi regolamenti trovasi obbligala per so- 
stenere una condizione di cose repugnante a natura; la morate 
poi addita la schiavitù , inevitabile forse con quel sistema , di 
coi la liberazione degli schiavi recherebbe la distruzione. Le 
settentrionali poterono manciparsi perchè agricole, e in conse- 
guenza divenute nazione propria ed indigena; ma altrimenti va. 
il caso nelle Indie orientali e ne'possedimeuti di Spagna e Por- 
togallo. Eventi straordioarii , come la rivoluzione francese e le 
guerre di Spagna , poterono ereare una repubblica di Negri ad 
Haiti, e costituzioni nella Colombia; ma del resto, nulla dà in- 
cammino naturale all'emancipazione delle colonie, salvo che gli 
stessi Europei le abbandonassero per scegliere altri luoghi più 
vicini donde aver i medesimi prodotti. 

E qui sottentra la pratica a domandare: perchè far io queste 
lontanissime isole le piantagioni che prospererebbero in Sicilia, 
in Spagna, e massime sulle coste africane, dove crescono spon- 

(1) La «coperto del guano , ingrasso animale, rete un tratto 
ài somma importanza Isciuboe ed altre isole sotto 11 Cupo di 
Buona Speranza. Dalla prima se ne levarono ia brev'ora 500,000 
tonnellate. Altrettanto avviene «ra.eoUa gifU» perca. 

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30£ L r OWHWB 

lanei il cotone, la zucchero , if caffè, e dorè quasi indigeni I 
Negri, che a tanto cotta recansi in America? Poi la scienza in- 
terroga r perchè cercare Io zucchero alta Guadalupa e aH'Avs- 
na, quando ai pub averto in casa dai granoturco- e dalla barba- 
bietola ? So le risposte die vi ai danno * r mar non pajona elle af- 
fatto di convenienza? e credete debbano far fon» nell'avvenire? 
Altri acquisti , altre glorie allora si cercheranno nelle sco- 
perte, e la diffusione della civiltà e la Hbera comunicatone dei 
prodotti e la mutua soddisfazione de*bisogni e de'piaceri,. e av- 
vicinar gli domìni d'ogni clima , perchè compiano d'accorda la* 
sublime destinazione. Se la civiltà venne inoltrandosi da Orien- 
te ad Occidente, è mirabile P inclinazione che sempre conser- 
vò a tornar verso le sue sorgenti - T e come negl'istanti di mag- 
gior floridezza procurassero gl'Imperi d'assicurarsi i luoghi che 
dan passa all'Asia. Alessandra poneva- hi sua città dove Pistma 
dì Suez fa argine at mari che recano all'estremo Oriente } Co- 
stantino sceglieva sul Bosforo un nuovo nido all'aquila romana, 
i^ido che poi doveano disputare i crociati ,i Moogolf r i Turchi, i 
Russi; i califfi della penisola natia mutarono a Bagdad o a Bea- 
sora la sede del loro impera e il gran baoea de* torà commer- 
cio j i Franchi cercarono piantar la croce m Palestina e sulla 
coste di Siria; Colomba e Vasca di Gema moveana per opposta 
'cammino alla ricerca del medesima paese} per trovarvi un pas- 
saggio più breve ostinansi gii uomini contro i ghiacci eterni del 
polo artico. Ed oggi stesso vedete la Russia e l'Inghilterra, 
uniche Potenze conquistatrici, distendersi coutiuuo verso l'O- 
riente, l'una pel Caucaso , Paftra per llndia , mentre guatano 
con cupidigia l'istma di Suez e il Bosforo. L'Inghilterra siede 
tiranna di quelle Indie, la eoi antichissima società rendea diffi- 
cile il penetrarvi \ e suìP immenso spazia che sta dall' Inda al 
Bramaputra e dal Mare Indiano alle montagne del Tibet ì pos- 
siede 150 milioni di sudditi e 40 di vassalli e tributarli. La Rus« 
sia occupa il pendìo settentrionale dell'antico continente fin al 
Camscialka e al mare di Behring, e assoggettando tribù erran- 
ti , che riduce a vita agricola , preparasi a spinger nella Cina 
le orde che altre volte la conquistarono, ma dopo averle incivi- 
lite. I contrabbandieri intanto ne violano la muraglia e i porti 

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CIVILTÀ 305 

per insultarne re leggi; e una spedizione dì poche mfgliaja d'In* 
glesi contro un Impero di 350 miriooi d'uomini, porta nella pa- 
ce di Nankin (agosto 1842 ) a schiudere cinque porti di quel- 
l'Impero aiP Europa , perchè là pure prosegua il trionfale suo 
corso, e l'inestinguibile brama dei movimento e dell'infinito; e 
l'isola di Hong-Kong in man degl'Inglesi diverrà ben tosto un'aia 
tra Gibilterra , che padroneggi il fiume di Canton ( t). 

Ma ormai per diporto voi potete, in due anni, circumnaviga- 
re H globo; e, se più liete idee fi piacciono , una baoda di can- 
tanti italiani avrà fra poco compiuto quel giro, ripetendo le ar- 
monio di Rossini, al Capo, a Goa, a Calcutta ; a Macao. 

L'America non soffre più che l'angusto istmo di Panama frap- 
ponga mrgltaja di miglia tra i due mari che le bagnano i fian- 
chi , e le nazioni eoropee s' affrettano ad occupare stazioni per 
quando un breve tragitto congtungerà le Antiiie alle Marchesi. 
Intanto battelli a vapore salgono allo insù dell'Eufrate, del Ti- 
gri, dell'Indo, del Niger; corse regolari sono stabilite dall'In- 
ghilterra alla Nord-America e all'estremo dell'India; là via del ' 
Capo non è più unica all'Oriente , arrivandovisi pei gran fiumi 
della Mesopotamia , e per Alessandria , il Cairo e Suez , almen 
con lettere e merci di piccol volume , finché non s'apra quella 
lingua di terra. 

Dapprima sembrava un gran che il percorrere 1 6 chilome- 
tri l'ora per le poste ; ora uomini e merci ne fanno sin 54: ri- 
salendo per otto o novecento leghe contro i fiumi più rapidi , 
si fondano Stati in contrade che pareano. eternamente separate 
dalle civili. E chi dirà gli effetti delle rotaje di ferro quando 
possano solcare tutto il nostro continente, capitare alla reden- 
ti) Secondo V informazione data al parlamento nella sessione 
del 1845, le colonie inglesi,, non contando F India, danno una 
popolazione di 4,674,335 anime: il valor delle loro importa- 
zioni in Inghilterra è di 10,405,019 sterline; e l'asportazione 
di 17,318,670 ; il valor dichiarato delie loro asportazioni in 
prodotti inglesi e irlandesi è di 8,070,717 sterline ; i loro va- 
scelli entrati sono 2788, di 860,729 tonnellate; e gii usciti 
3077, di 911,033 tonnellate. 




3.04 ClVlLTl 

ta Costantinopoli, a Trebisonda che.ricupera l'importanza na- 
tica, e donde già s'aprono comunicazioni per Erzerum e Tauris 
con Abukir sul Golfo Persico, e di quivi eoo Bombay ? 

- Procedasi alacremente ; le scoperte sono un sacro dovere , 
giacché portano a soddisfar meglio i bisogni, a stendere il do- 
minio dell'uomo sulle regioni ancora incoile della creazione 
terrestre , a popolare il mondo di gente sempre più estesa e 
perfetta, a far nascere famiglie regolari e auriche in paesi che 
non aveano avuto se non disordine e nimicizie , ravvicinare gli 
uomini e le nazioni affiochè di conserva domino ed usufruttino 
la natura. 

I modi soltanto dee la civiltà migliorarne. Al tempo di Co- 
lembo e di Vasco le nazioni furono guidate dall'entusiasmo, ca- 
rattere dominante di quell'età; ora tutto è calcolo : allora pre« 
tendeasi convertire per forza ; ora gl'Inglesi spingono la tolle- 
ranza nelle dominazioni indiane sino a permettere che le vedo- 
ve continuino , centinaia ogni anno , a bruciarsi sui roghi dei 
mariti: allora anche l'uom dabbene permettessi gravissime cru^ 
delta , nella orgogliosa persuasione della superior. sua natura ; 
oggi anche il ribaldo s'astiene dagli eccessi per riverenza a quel- 
l'opinione, che trovò un organo sì formidabile nella libera stam- 
pa. Oggi le scoperte si dirigono per interesse scientifico o fi- 
lantropico ; e se gli antichi vantarono quel re di Sicilia che ai 
vinti Cartaginesi pose unico patto il cessare dai sagrifizii uma- 
ni i °8&i °g Q i trattato coi Negri dell' interna Africa , non meo 
che fra principi europei, inchiude l'abolizione di un traffico in- 
fame, a toglier il quale pajoho perdonabili perfino gli abusi. Og- 
gi vuoisi guidare i coloni colla persuasione , all'esempio, col- 
l'efficacia d' una civiltà superiore ; rispettar l' individualità dei 
popoli , e persuadersi che arriva un tempo in cui il fanciullo 
deve esser mancipato , e al padre non prestare più il soccorso 
di braccia servili, ma il concorso libero dell'intelligenza. 

Troppe prove convinsero quanto le nazioni s' ingannino fon- 
dandosi sull'egoismo e sull'esclusione , e cercando i proprii in- 
teressi a scapilo di quei del genere umano. I battelli a vapore 
han anzi resa impossibile la gelosia coloniale ; e il libero spac- < 
ciò dello zucchero, del caffè , del coione, che ormai alle cole- 

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CIVILTÀ 305 

me è consentito , farà risaltare i vantaggi della libera cultura , 
né più reputare necessaria la schiavitù , dalla quale non può 
uscir che male e mal per tutti, non v'avendo bontà di cuore, o 
larghezza di leggi , o clemenza di padroni che basti a miglio- 
rarla. Pertanto alla politica d'esclusione succederà quella d'af- 
fratellamento e di reciproca generosità: creato a viver di lotta, 
l' uomo la continuerà , non più guerreggiando per sottometter 
gli uomini, bensì per domate la natura. Solo dopo conosciuta a 
pieno la superficie del nostro pianeta, potrà sperarsi di daral- 
l'incivilimento il carattere suo di grandezza e generalità. Or be- 
ne, restano ancora da esplorare il cuor dell'Asia e dell'Africa , 
della Cina, della Nuova Olanda ; e l' ardore riflessivo che oggi 
porta verso quei paesi sembra annunziato da circostanze, e for- 
se verrà seguito da effetti conformi a quelli del tempo di Co- 
lombo. Allora erano recenti la scoperta della polvere e della 
stampa, come ora quella del vapore e dell'elettro- magnetismo; 
allora cadeva la potenza musulmana in Spagna, ora si sfascia o 
trasforma a Costantinopoli; allora rinasceano gli studii classici, 
ora gii orientali; allora nacque la Riforma e l'assodamento del- 
ie nazionalità europee: quel che oggi s'incammini, lo vedranno 
i nostri figli; certo però gli eroi non saranno né Lutero né Car- 
lo V, né (speriamolo) Cortes e Pizzarro. 

Solcato il continente da strade ferrate, ravvicinato il remoto 
Levante , reso il mare più sicuro che non poc' anzi la terra , 
estinta la pirateria de'Barbareschi, tolte o modificate le dogane 
e le quarantene, restituita l'importanza alla Grecia, all'Egitto , 
una rivoluzione grandiosa come quella del XV secolo muta og- 
gi le direzioni del commercio, veicolo d'idee non meno che di 
ricchezze; e scema importanza al Capo per restituirla alle stra- 
de su cui l'Italia stampò orme grandiose. Lago europeo diventa 
il Mediterraneo, e in quello si prolungano come sentinelle avan- 
zate la patria nostra e la Grecia. Saranno esse destinate a ve- 
dere strapparsi dalle avvinte mani uno scettro che lor destinò la 
natura? Pochi momenti , e la gran rivoluzione sarà compita; e 
> le nazioni che non avranno saputo o potuto profittarne , si tro- 
veranno condannate ad ancor lunga nullità. Possono taluni pen- 
sarvi senza fremere di generosa impazienza ? # 

IH. 2S> 

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306 SCIENZE — STDOMENTI 

Scienze.— Matematica e Fisica. 

Mentre questi alla scoperta e all'esplorazione di nuovi paesi, 
altri faticavano a rivelare i campi del pensiero , e stendere il 
dominio delle scienze, e attestare non esser vero che al mondo 
domini solo la forza. 

Lo spirito umano inorgoglito volle tessere il catalogo delle 
proprie ricchezze ne\V Enciclopedia (a), donde appariva il con- 
tinuato progresso delle scienze, appunto allora che rinnega vasi 
il passato e si volea rompere la catena delle tradizioni. Frenata 
la rivoluzione , i consoli di Francia , nell* anno X , ordinarono 
cbe l'Istituto facesse un ragguaglio dei lavori finiti in ciascuna 
scienza dopo il 1789. Cuvier e Delambre, vasto intelletto Pupo, 
spirito metodico l'altro, erano relatori per la fisica ; per la stor- 
na e la letteratura antica l'erudito Dacier j per le belle arti Le- 
breton ; per la lingua e letteratura francese Giuseppe Chenier, 
gusto severo : le scienze morali n'erano state cancellate (1). 
Napoleone, cbe amava le scienze positive quanto detestava filo- 
sofi e letterati , nel ricevere (1808) quella relazione disse : HO 
voluto ascoltar di bocca vostra i progressi dello spirito urna» 
no in questi ultimi anni , affinchè quel che voi avevate a 
dirmi fosse inteso da tutte le nazioni, 

E per verità, in nessun tempo le scienze apersero Tali a sì 
largo volo. Dapprima gli osservatori erano isolati e pochi , ora 
dappertutto e moltissimi; vedono sui luoghi stessi ; comunicano 
fra sé per mezzo de' giornali e degli atti accademici. Preziosi 
siromenti, il gonimetro riflettore, bilance sensibili alla milione- 
sima parte dell' equalità pesate, cronometri da valutare un mil- 
lesimo di secondo, procurano l'esatta conoscenza e misura dei 
dati fisici , e fanno apprezzare l' accuratezza degli sperimenti , 
e correggere gli errori dei risultati ; lo sferometro surroga il 

(a) Ma sì possono dir ricchezze una somma di cognizioni avvi»- 
iuppate di perniciosi errori ? 

(4) Luigi Filippo nel 1840 ordinò un ragguaglio de' progressi 
di queste, ma non/u compilo, 



MATEMATICA — LAGRANGIA 307 

tenso del tatto a quel della vista negli oggetti minuti, potendo 
dividere in ventimila parti un 1 oncia di lunghezza ; più potente 
è ancora la leva di contatto; la bilancia di torsione di Coulomb 
misura a puntino i gradi d' una forza impercettibile ; altrettanto 
il galvanometro ; Arago e Fresnel ingegnarono a calcolare i pò» 
feri refrattivi dei mezzi trasparenti, per via della difrazione ; il 
pendolo, approfondito sotterra , rivelò la costruzione geologica 
degli strati ; il microscopio di Ebrenberg vivificò grandissima 
parte della materia , trovando animali infusorii silicei fin nei 
tripolo e nell' opale. 

Lo stromento più potente d'analisi, la matematica, insigne- 
mente si raffinò. La discussione nata sulla priorità delle sco- 
perte fra Newton e Leibniz dissociò i matematici continentali 
dagl'inglesi , i quali asserivano impossibile aggiungere nulla a 
Newton ; e interrotto lo scambio di cognizioni , di sperienze , 
d'opinioni , la dottrina delle flussioni poco fu applicata ad ac- 
crescere l'impero dell'uomo sovra le combinazioni di quantità, 
finche le opere dei grandi analitici ilei continente vinsero al fina 
i pregiudizi! nazionali degU isolani , e vi eccitarono illustri eul- 
tori. Il metafisico Berkeley al sistema delle flussioni e al prin- 
cipio dei limiti oppose obbiezioni dedotte dall'imperfetto lui* 
goaggio ; ma D* Alembert mostrò nel senso più semplice l' ap- 
plicazione della teoria dei limiti , e assegnò dogmi generali al 
movimento' de' solidi e de' liquidi. Lacroix riepilogò e librò i 
lavori di molti intorno al calcolo differenziale ed' integrale. La 
metafisica di questo fu tentata da Lhuillier, col ricondurne tut- 
te le circostanze alla considerazione dei limiti ; infine Luigi La- 
grangia da Torino (173&-1813) die la sua Teorica delle fun- 
zioni analitiche. 

Già di diciannove anni , esaminando l' opera di Eulero sugli 
isoperimetri, rispose al desiderio di questo, esibendo un meto- 
do di calcolo , indipendente da qualunque considerazione geo- 
metrica ; e il teorema di esso intorno a una nuova proprietà del 
movimento dei corpi isolati , seppe generalizzare a tutti i pro- 
blemi di meccanica (Principio della minima azione). Eulero 
proclamò le scoperte del giovine suo emulo , alle quali die no- 
me di Metodo delle Variazioni* Ammirato allora da tutta Eu- 

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308 MATEMATICA 

ropa , moltiplica i lavori sulle matematiche subtimi : franco e 
semplice ^ filosofo senza strepito, come Federico II il chiama- 
va, costringe l' invidia al rispetto, se non può all' amore. Nella 
Teorica, sempre inlento a generalizzare i princfpii, arrivò alla 
metafisica delle funzioni primitive e derivate , tutto riducendo 
ad un' investigazione algebrica elementare, rimovendo dall'ana- 
lisi ogni idea d'infinitesimi, di flussioni, di limitj, e dall'appa- 
rato delle soluzioni le complicate costruzioni cbe nocevano al- 
l' eleganza e uniformità. Perocché egli fu detto il Bacine de'ma- 
tematici per l' eleganza di forme che associava alla generalità 
di metodo e all' unità di concetti ; e il suo stile rimase classico 
nell'analisi. Avendo Gauss pubblicate (1801) le sue Ricerche 
d' aritmetica , cui soggiungeva un metodo originale per risol- 
vere le equazioni di un grado espresso da un numero primo, La- 
grangia ammirandole ritornò sui principii da lui un tempo sta- 
biliti per la risoluzione generale delle equazioni, e rese la teo- 
ria del Tedesco indipendente dalle equazioni e dallo sconcio 
' delle radici ambigue. 

La storia delle matematiche di Montucla, malgrado varii er- 
rori e moltissime om missioni, è bel monumento; e la prefazio- 
ne contiene idee assennatissime. Gli svarii sul conto deh? Italia 
furono riparati da Pietro Cessali veronese (1748-18U) , nella 
cui laboriosa Storia deli* Algebra affaticano il rozzo stile eie 
divagazioni. 

Bersene! (1752 1832), nella trigonometria sferoidale, svolse 
il problema fin allora irresoluto di trovare tutte le relazioni pos- 
sibili tra i sei elementi di ogni triangolo sferoide. Lorenzo Ma- 
scheroni bergamasco ridusse al solo compasso tutte le quistio- 
ni della geometria elementare ; col che presentò un complesso 
di proposizioni affatto nuove , ove sono specialmente notevoli 
quelle che si riferiscono alla divisione del circolo (t). Lodano 
pure le sue ricerche sull' equilibrio delle volte. 

(1) Buonaparte, che, avido di tutte le glorie, s* era fatto iscrive- 
re neir Istituto e lo frequentava , in Italia avuto conoscenza della 
Geometria del compasso, ancora ignorata in Francia, si diverti 
ad imbarazzare Lagrangia coi curiosi problemi, di cui quel libro 
dÀ sagaci e nuove risoluzioni. 

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MATEMATICA 509 

Perita il caso le regole matematiche arrivarono a dominare. 
Già I' aveano tentato Pascal e Fermat a proposito dei giuochi , 
poi Huygens, determinando le combinazioni dietro all' analogia. 
Giacomo Bernoulli ne trattò in esteso ; poi Laplace lo ridusse 
a calcolo, applicabile a quei numerosi oggetti di cognizione che 
eccedono la sfera d' una certezza assoluta , e tra i quali cerca 
le future contingenze , la probabilità di tutti gli avvenimenti 
strappando all' accidente , nome che esprime solo 1' ignoranza 
delle cause o di tutti gli effetti. Mediante dieci principii , vuol 
egli ragionare le speranze ; dimostrar false certe illusioni e 
pregiudizi volgari , massime ne' giuochi ; e far vedere che la 
prudenza è un calcolo , ove tiensi conto anche di quelle parti- 
colarità fuggevoli, cui più non ricordiamo dopo che determina- 
rono la scelta. Fourier vi aggiunse il computo delle condizioni ' 
d'ineguaglianza. Condotcet V applicò ai voti ne' giudizi! crimi- 
nali; altri al lotto, poi alle scommesse, dove sotligliarono prin- 
cipalmente gì' Inglesi ; alle tootine pei prestiti pubblici , alle 
annualità e ai vitalizi! , alle elezioni , alle assicurazioni ; insom- 
ma, a quantità di problemi politici ed economici. 

A chi non corrono alla memoria i nomi d! Chaucy , che de- 
terminò le integrali definite e il modo di valersene per risolvere 
le equazioni algebriche o trascendenti ; di Poisson, che calcolò 
le varianti eie condizioni d'integrabilità delle forinole differen- 
ziali ; di Gauss, Babbage, Fourier ; e degl'italiani Bordoni, In- 
ghirami , Plana ? Prony (t 755- 1812), consultato da Napoleone 
per le grandi opere con cui segnalava l'Impero, molto fece per 
l' Italia ; lasciò l' architettura idraulica e le lezioni per la scuo- 
la politecnica ; pel catasto dispose tavole trigonometriche , cui 
anche un mero operatore può applicare. Wronski, matematico 
originale ( introduzione alla filosofia delle matematiche ; fi- 
losofia della tecnica ) , pel primo posò il teorema .generale e 
il problema finale 'delle matematiche , e ripose il carattere di- 
stintivo di questo nella certezza d' un principio unico, trascen- 
dente, assoluto ; e tutta la scienza abbracciò in una unica leg- 
ge suprema, da cui derivano tutte le possibili della generazione 
delle quantità. È questo il passo più importante nelle malema- 



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310 GEOMETRIA DESCRITTIVA — DINAMICA 

tiche dopo la scoperta del calcolo infinitesimale ; e sopra di 
. esso è condotto il dizionario di Montferrier. 

llonge ((795) , ostinandosi sul principio che riferisce a tre 
coordinate la posizione di un punto dello spazio, uscì inventore 
della geometria descrittiva ; quella cioè che dalle note geome- 
triche conduce alle costruzioni grafiche , colle quali determina 
le relazioni di posizione delle linee e superficie individuate. 
Questa nuova lingua imitativa dava la facoltà di scrivere coll'al- 
gebra tutti i movimenti immaginabili nello spazio , e renderne 
fìsso lo spettacolo cangiante. Hachette ordinò le lezioni di lui , 
e le sviluppò , massime colle soluzioni della piramide triango- 
lare , ridotta a pure costruzioni geometriche ; ed elevò la geo- 
metria descrittiva a ricerche le quali pareano riservate all'ana- 
lisi sublime. 

Come dalla generazione delle quantità geometriche conside- 
rata nelle proiezioni delle linee , era nata la geometria descrit- 
tiva , così dal considerarla nelle loro intersecazioni nacque la 
geometria delle traversali, dovuta a Carnot. 

Il caso,, raro fra' matematici , d' una disputa intorno ai pria* 
cipii , si vide all' entrar del secolo scorso riguardo alle forze 
vive , cioè al modo di valutare la forza dei corpi in movimento. 
Germania, Italia, Olanda stettero con Leibniz e Bernoulli ; l'In- 
ghilterra coi metodi antichi : e poiché entrambi riuscivano allo 
atesso , polea giudicarsi mera quistione metafisica , e potersi 
stimar le forze sia pel quadrato delle velocità , sia per le velo* 
cita semplici. D'Alembert terminò le quistioni sulla misura del- 
le forze, riducendo le più intricate quistioni di dinamica a sem- 
plici problemi di statica. 

Un altro dibattimento sorse intorno al principio della minima 
azione , proclamato da Maupertuis , e che altri attribuiscono a 
Leibniz o a Kttnig. La meccanica di Eulero è il più elaborato 
complesso d' investigazione analitica che si fosse veduto. 

Del principio delle velocilà virtuali , trovato da Galileo , La- 
grangia mostrò tutta la fecondità, fabbricando su di esso la sua 
Meccanica analitica ( \ 788), e combinatolo con quello di D'A- 
lembert, e col calcolo deIle<variazioni, lo applica a tutte le cir- 
costanze dell'equilibrio e del moto, e ne riduce la teoria a for- 

• 



BALISTICA — IDROSTATICA 31 1 

nule generali , il cut semplice sviluppo offra le equazioni oc- 
correnti a risolvere i quesiti relativi. 

Della balistica , Belidor che pretese tutti i problemi ridurre 
alla teorica della parabola , fu confutato da Beniamino Robins 
( A new teory ofgunnery , i 742 ) meglio calciando la resi- 
stenza dell' aria ( I ) ; al che diede maggior precisione Hutton , 
scaricando i cannoni contro pendoli balistici (1790). Questo 
problema delle tragettorie fu de' più agitati, come de' più diffi- 
cili , e Bordo tentò risolvere tutti i problemi della balistica , e 
massime la vera portata dei varii pezzi de'artiglieria. 

Dopo che La Hire ebbe misurata a sperienze la forza de 1 dif- 
ferenti muscoli, estesero le ricerche Lambert e Coulomb, dan- 
do la quantità d' azione dell' uomo e de' cavalli. 

Giacomo Vaucanson (1 709- 1 782), famoso per gli automi, in- 
ventò e perfezionò macchine per filare la seta. Gli operai lione- 
si, udito eh' e 7 pensava semplificare il telajo , lo presero a sas- 
si ; ed egli per vendetta inventò una macchina che facea stoffe 
a fiorì , mossa da un asino. È noto come il problema fosse poi 
risolto da Jacquard. 

Nell'idrostatica , Newton non avea bene spiegato il perchè ,. 
nell' acqua scaricata da no breve pertugio al fondo di un cilin- 
dro , il deflusso riesca appena cinque ottavi di quel che dalla 
teoria risulterebbe. Studiarono il problema Daniele Bernoulli , 
D'Alembert, Eulero, Lagrangia; ma non pervennero ad accor- 
dare il calcolo colla esperienza. 

Meglio si riuscì nell' applicare i dogmi idrostatici dell'archi- 
tettura navale. Duhamel ne fé' stabilire uua scuola in Francia ; 
Olivier perfezionò ogni genere di tali costruzioni , cambiò la 
forma della carena e la distribuzione delle batterie nelle frega- 
te. Nuovi lumi vi recaron don Giorgio Ivan e Di Bouguer , il 
quale, benché ignorasse le matematiche, semplificò le teoriche 
idrauliche, e dimostrò un teorema di grand 1 utilità sul centra 
del galleggiamento (metacentro). L' architettura idraulica di 
Belidor è un tesoro di macchine e di ricerche. 

(1) Dimostrò che , quando una palla movasi con rapidità mag- 
giore di 411 metri per secondo, le si forma dietro il vuoto, talchi 
dee vincere tutta la pressione dell' atmosfera, 

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312 IDROSTATICA 

Smeaton sperimentò l'azione dei fluidi sui mulini ; teoriche 
compile poi da Lagerhjelm e Forseltes (181 1*181 &)• Quelle di 
Coulomb sugli attriti furono accertate dagli sperimenti di Tred- 
gold e dalle recentissime del capitano Morta. Bossut studiò la 
resistenza dell 1 acqua nei canali ristretti. La formula complica* 
ta di Laplace per l' attrazione capillare , ultimamente Ivory la 
semplificò ; e Pessuti la ridusse intelligibile anche agli appena 
iniziali. L'anzidetto Bouguer ripigliò la teorica delle elevazioni 
misurate col barometro ; Deluc corresse poi i difetti degli atro* 
menti , e Ramon determinò il coefficiente costante , che serba 
il suo nome. 

L'Italia può gloriarsi di buone applicazioni. Coli' opera della 
Natura dei fiumi il bolognese Domenico Guglielmini portò in- 
nanzi la pràtica della idrometria, e fu cercato per regolare fiu- 
mi o decidere controversie. Leonardo Ximenes siciliano , con- 
sultato dai Veneziani in tutti i lavori idraulici , fece a Firenze 
una nuova Raccolta d* autori che trattarono del moto delle 
acque (1766}. Zendrini bresciano , a Venezia suggerì i famosi 
murazzi , e parliti per migliorare il porto e l' aria di Viareggio 
e di Ravenna ; e sostenne Ferrara in una quistione dibattutasi* 
ma con Bologna sulla direzione del Reno : quistione cui molto 
faticò Eustachio Manfredi, poeta e astronomo. I calcoli de' suoi 
quattro volumi di efemeridi sono dovuti alle sue sorelle Madda- 
lena e Teresa. Antonio Lecchi milanese scrissg sui canali na- 
vigabili ; nell' Idrostatica esaminata ne' suoi principii (1 76S) , 
l' opera più compiuta di tal materia, evita i calcoli per attener- 
si alla pratica. Anche Paolo Frisi suo conterraneo , che trattò 
varii punti di matematica e astronomia, molto s'applicò all'idro- 
statica e ai canali. I veneti Riccati applicarono ai fiumi e alla la- 
guna patria le estese cognizioni matematiche ; in gara di studii 
coi Bernoulli, con Leibniz, con Vallisnieri. Giovanni Poleni, ve- 
neziano, illustrò Frontino De aquaeductibus , e Vitruvio; e fu 
de' primi a trovare sperimentalmente le leggi dell'efflusso del- 
l' acqua, riconobbe la contrazione della vena, e la relazione fra 
i tubi , i fori e l' altezza del liquido. In tali materie si illustra- 
rono poi Brunacci , Fossombroni , Tadiui , la cui teorica delle 
onde è invano usurpata dagli stranieri, 

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ELETTRICITÀ 313 

Uno di que* poteri universali che aooo esuberantemente dif- 
fusi nella materia quasi vita di essa , o dalla natura adoperato 
alle più arcane ed importanti sue operazioni, è l'elettrico. Gli 
antichi aveano osservato che V elettrico o ambra strofinata at- 
trae i corpi leggieri , e quindi li respinge : fenomeno che nel 
secolo XVI si conobbe comune a molti corpi, e che fu deno- 
minato elettricità. Ottone Guerick e Hauksbee (1736) immagi- 
narono una macchina per eccitarla , di modo che se ne medi- 
tarono i fenomeni. Le prime considerazioni scientifiche sono 
dovute a Stefano Grey inglese , che distinse i corpi in condut- 
tori e no; e vide che se uno dei primi venga a contatto con al- 
tri siffatti, L'elettricità si dissipai se sia circondato da non con- 
duttori, cioè isolato, l'elettricità passa per esso, qual che ne 
sia la distanza. Dasfoy (t 733). dimostrò che anche i conduttori 
possono elettrizzarsi , purché isolati ; v'aggiunse che gli elet- 
trizzati attraggono gli altri è li respingono; e distinse l'elettri- 
cità in vitrea e resinosa, ossia positiva e negativa. Cuneus, Mu- 
schenbr oek e Àllamand a Leida , osservando che i corpi elet- 
trizzati esposti all'aria perdono questa proprietà , immaginaro- 
no (1 746) che, se si facessero terminare da corpi elettrici, pò- 
triano ricevere una carica maggiore e ritenerla , e così ebbero 
trovato la boccia di Leida. Franklin s' avvide che l' elettricità 
è dissipata dalle punte, e che il fulmine nasce dall'accumularsi 
di essa nell'atmosfera. I quali due fatti combinando, rese sen- 
sibile l'elettricità atmosferica per via di punte; inventò paraful- 
mini; e allora i fenomeni che prima si manifestavano solo in un 
istante d'indomabile intensità, si poterono mansuefare per islu- 
diarli ad agio, e seguire le fasi successive nel passaggio lungo 
i conduttori. 

Epino dimostrò come le leggi dell'equilibrio dell'elettricità 
possano sottoporsi a rigorosa investigazione matematica: il Bec- 
caria di Mondovì metteva in chiaro le teoriche di «Franklin com- 
parando l'elettricità artificiale e l' atmosferica, e dietro a Sym- 
mer e Cigna trattava delle atmosfere elettriche , e di quella 
che chiamò elettricità vindice. Più importante fu l'osservazione 
di lord Mahon sui contraccolpi, o, come dicevano, fulmini ter* 
restri. Coulomb, costruita una dilicatiasima bilancia mediante 

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314 * VOLTA — GALVANI 

la torsione d'un filo metallico, accertò tre verità: che le attra- 
zioni e ripulsioni dei corpi elettrici variano in ragione inversa 
del quadrato delle loro distanze ; che i corpi isolati carichi di 
elettrico Io perdono secondo untf proporzione ch'egli determi- 
na; finalmente che tutta l'elettricità sta nella superficie. 

Ciò i sapienti : frattanto il bel mondo se ne spassava òome 
d'una moda ; l' irritabilità balleriana e P elettricità erano il di- 
scorso universale; tutti volevano aver provato la scossa, diver- 
timento che ad alcuni costò la vita; i materialisti se ne faceva- 
no arma per {spiegare con essi quell'arcano che ai chiama ani- 
ma (a). 

Però l'elettricità pareva un de'molti soggetti isolati dal resto 
della filosofia, e che non possono studiarsi se non nelle relazio- 
ni sue interne, fin quando mostrò altrimenti Alessandro Volta 
comasco, che riuscì a scoperta suprema (1745-1826). Inven- 
tato Velettroforo perpetuo, poi II condensatore , e un elettro- 
metro più squisito, questi rivolse ad indagare l'elettricità atmo- 
sferica, e come la grandine si formi e le aurore boreali ed altri 
fenomeni: ma esatto sperimentatore, non univa mente filosofi- 
ca, tanto da stabilire dottrine precise e pretendere rigore ma- 
tematico ; non riferì mal alla vera loro teorica l'elettroforo e il 
condensatore , non vide la causa vera dello svilupparsi , o no, 
dell'elettricità nell' evaporare dell'acqua ; né le sue ipotesi ot? 
tennero la sanzione dei fatti. 

Fra ciò Luigi Galvani a Bologoa (1737-1 795) avvertì un mo- 
to muscolare nelle rane morte che si trovassero sotto l' azione 
d' un conduttore elettrico nell'atto di scaricarsi ; e anatomico , 
non fisico, si persuase esistere un'elettricità animale, differen- 
te dalla umana (1). Il mondo credette; i materialisti sperarono 
trovato l'agente fisico onde i corpi esterni operano sul cervel- 
la) Che povertà di argomenti ! La irritabilità e la elettricità 
che hanno a fare col pensiero , anzi con la ragione , innega- 
bile principio di una sostanza immateriale ? 

(1) Gli sperimenti fatti a Berlino da Dubais-Reymond rinnovano 
ora sott' altra forma l'elettricità animale, e l'efficacia della volon- 
tà sopra di essa: ma souo attendibili ? 

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ELETTRICITÀ — MAGNETISMO 315 

Io, e svelati gli arcani del sentire ; i filosofi crearono sistemi 
per ispiegare il fatto. Ma il Volta , rinnovando gli sperimenti , 
dubitò le par ri animali non fossero che passive, su cui i metalli 
operassero come stimolo esteriore. Varia i modi, rimove i mu- 
scoli e nervi, e vi surroga de' feltri, frapposti a dischi di rame 
e di zinco, e n' ha i fenomeni elettrici ; moltiplica queste cop- 
pie metalliche, ed ecco la pila: lo stromento più poderoso del- 
l' analisi chimica. Volta soppravvisse quasi trentanni alla sua 
scoperta , senza ne aggiungervi né applicarla ; ma intanto Bit- 
ter, Carlisle, Davy la usavano a decompor V acqua , donde re* 
stava incoronata la chimica nuova. 

L' elettricità è la scienza che più rapidamente progredì. Le 
imperfette idee di Franklin, Voi la, Saussure, sull'atmosfera fu- 
rono compite da cultori più intelligenti e arditi , come Lecoq, 
che osò trasportarsi in grembo a una nube grandinosa *, e ve* 
dervi formarsi i ghiaccinoli; come Pelthier , che con perspica- 
cissime osservazioni mostrò le nubi essere semplici conduttori 
isolati nell'atmosfera, e non la sola superficie di esse ma ogni 
particella esser carica d'elettricità. Seguendo il Volta , Maria- 
nini sostenne l'origine fisico-meccanica dell' elettrieismo, con* 
tro quelli che vi vedono un'azione chimica; Matteucci studiò il 
passaggio delle correnti traverso i liquidi ; Zamboni colle pile 
a secco accostossi al problema del moto perpetuo. Giganteggiò 
poi questa scienza quando entrarono nel suo dominio i fenome- 
ni del magnetismo* 

La stupenda azione direttrice che il globo esercita soli' ago 
calamitato, fu studiata in ciò ch'ella ha di più singolare, le de- 
clinazioni e le inclinazioni. Graham , Barlow e Ghristie ne esa- 
minarono la variazione giornaliera, attribuendola all'azione del 
sole. La teorica di Halley, che assomigliava il globo ad un gran 
magnete con quattro poli, due a settentrione e due a mezzodì, 
fu adottata da Hanstein di Cristiania, modificandola col dire che 
uno dei poli nord ed uno dei poli sud sono più deboli degli al- 
tri, e uno dei poli nord gira intorno al polo della terra in 1740 
anni , e l' altro in 860 ; dal che la variante declinazione del- 
l' ago. 
Avvi affinità tra la tensione magnetica del globo e la tensio* 

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316 METEOROLOGIA 

ne elettrica dell 9 atmosfera? Per saperlo, si osservò se una pila 
carica tendesse a porsi nel meridiano magnetico : ma V espe- 
rienza non poteva riuscire , se non lasciandola scaricarsi libe- 
ramente. Il danese Oersted vi si ostina , e finalmente accerta 
ohe la corrente elettrica opera sull' ago. Contemporaneamente 
Arago e Davy (1819) avvertivano che il filo conduttore , in at- 
tività, attrae la limatura di ferro , la quale cade appena inter- 
rotto il circolo. Faraday notò come gli effetti restassero modi- 
ficati dalla postatone dell' ago magnetico rispetto al filo con* 
duttore , e che le attrazioni e ripulsioni erano prodotte dall'i- 
stesso lato del filo metallico, secondo trovavasi più o men vici- 
no al perno dell' ago ; di che argomentò il centro dell' azione 
magnetica non sedere all'estremità dell' ago, ma nel suo asse. 
La capacità a conservare le proprietà magnetiche, che credeaà 
del solo ferro, si riscontrò nel nikel , nel cobalto 4 nel titanio; 
poi Coulomb e Arago dimostrarono die qualunque sostanza può 
dar segni di virtù magnetica in grado differente quando operi 
come conduttore ; e dopo Oersted possiamo a un mazzo di fili 
metallici qualunque comunicare , colie correnti d' induzione , 
tutte le proprietà d'un magnete. La conclusione fu che l'elet- 
trico e il magnetico sono un principio unico, i poli magnetici 
della terra ^sono effetti ài correnti elettriche ; e i fenomeni di 
polarità , d' attrazione e repulsione magnetica , si risolsero in 
questo fatto generale, che due correnti elettriche mosse nella 
medesima direzione si respingono , si attraggono se in con- 
traria. 

La scienza dell'elettro-magnetismo, che riduce ad ano i prin- 
cipe dell' elettricità, del galvanismo, del magnetico, fu amplia- 
ta da Davy, Faraday, Ampère, Arago, Chrislie, Barlow , die il 
magnetico aveano sottoposto a leggi. Poi Seebeck e Cumtning 
connetterono un altro imponderabile coi molti fatti della ter- 
mo-elettricità e del termo-magnetismo (1816). Testé Faraday 
proclamava l'azione dell' elettricità sulla luce j e cesi rimane 
coli' esperienza dimostrata quell'identità dei quattro imponde- 
xabiti, che prima erasi divinata ; e questi si ridurranno ad una 
forza unica, un'unica attività della materia. 

Arago, Babbage , Herschel, Barlow trovarono che dischi di 

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IMPONDERABILI 317 

rame e d'altre sostanze , rapidamente rotati sotto un ago ma- 
gnetico, lo deviano e infine lo trascinano con sé. Sopra tal fat- 
to, diligen rissimi sperimentatori determinarono la varia capa- 
cita magnetica de'corpi, e se ne formò P elettro-dinamica , di 
cai pose una bella teorica Ampère. 

Ora si stabilirono osservatori! dappertutto all'uopo di deter- 
minare concordemente le perturbazioni magnetiche, la loro si- 
multaneità , la frequenza delle procelle magnetiche , ed arri- 
vare alla causa di questo fenomeno , il quale è un nuovo ele- 
mento della meteorologia Ài primo Congresso degli scienziati 
italiani (Pisa 1840), Àutinori mostrò l'imperfezione delle os- 
servazioni meteorologhe per difformità di stranienti, di modo 
d'osservare e di linguaggio; talché questa scienza di suprema 
importanza è la m^po progredita ; incapace ancora di dar ra- 
gione né di prevedere i fenomeni aerei. Le speranze di Schubler 
e Arago. ridussero ne' giusti limiti V influsso della luna sulle 
piogge e sul barometro ; e per quanto i dati sembrino vaghi , 
forse un di, combinandone i fenomeni colla chimica e colla fi- 
sica, si potranno preveder le meteore! come oggi le maree e le 
stelle cadenti. 

Così l'elettricità, pur testé scienza isolata, or si combinacen 
tutte, e quasi le predomina. Che se aoche non reggesse la teo- 
rica elettro-chimica di Berzelio , la chimica deve moltissimo 
all' elettricità, che appare come causa od effetto in tutti i suoi 
accidenti ; che le rivelò tanti corpi semplici , e le forze che 
reggono i suoi fenomeni , e le affluita. Quando , un secolo fa , 
lo studio dell'elettricità uscì dalle fasce mediante la scoperta 
della bottiglia di Leyden, chi avrebbe preveduto che a questo 
imponderabile sarebbero cercati dalla meteorologia la causa 
de' grandi fenomeni dell'atmosfera ; dal calore stromenti squi- 
siti, a mettere in evidenza leggi di suprema importanza; dalla 
fisica molecolare la rivelazione dell'intima costituzione dei cor- 
pi ; dalla chimica (e teoriche più soddisfacenti e i più poderosi 
mezzi d'analisi; dalla mineralogia e dalla geologia l'origine dei 
cristalli e delle rocce; dalla fisiologia la cognizione intima del- 
le forze che reggono la materia organica, e il segreto d'operare 
^su questa, quasi come sulla vita ; dalla medicina un rimedio a 

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318 ^ LUCE 

malattie Incurabili) dàlia metallurgia nuovi processi',' dalla mec- 
canica una forza indipendente da tempo e da spazio? Nello sta- 
dio del calore offrì lo stromeuto pia dilicato per [scoprire nei 
raggi riscaldanti delle proprietà analoghe a quelle dei lumino- 
si, e un'eterogeneità che , còtta in questi dall'occhio , sfugge 
in quelli al tatto. Della luce eransi trovate altre fonti nelle sca- 
riche elettriche, onde si prevedeva un mezzo di conoscermi 
gito il sole, fonte naturale. La fosforescenza, mercè i lavori di 
Becquerel , venne a congiungersi colla luce elettrica. Il da- 
gherrotipo volse l'attenzione sugli effetti chimici della luce ; e 
ancora il galvanometro fu Io strumento più alto a scoprirne le 
minime tracce, e ì r influenza del passaggio della luce traverso 
schermi di nature differenti. 

Becquerel datla lunga azione di piccolissime forze elettriche 
ottenne cristalli, che prima la sola natura produceva : solo non 
potè cristallizzarsi il carbonio, che sarebbe diamante. L'idea 
di spiegare la stratificazione del globo mediante P elettricità , 
balenò a Davy; e benché combattuta, offre spiegazione di molti 
fenomeni , e principalmente del magnetismo terrestre; e , se 
non altro, dei prodotti accidentali che si trovano io mezzo alle 
rocce ignee e ai sedimenti nettunici. 

Attribuire a elettricità i fenomeni fisiologici indarno si è pre- 
teso. Matteucci attaccò i fenomeni elettro-fisiologici soltanto in- 
direttamente alle funzioni dei nervi ; e piuttosto come conse- 
guenza di azioni chimiche e dell'elevata temperatura. 

All'idea dell'emissione , appoggio della fisica dopo Newton, 
succede ora quella della vibrazione, credendosi diffusa in tatto 
l' universo una materia infinitamente sottile ed elastica, in cui 
ondeggiano gli atomi della ponderabile. Questi atomi , aggrap- 
pandosi sotto forma or solida, or liquida, ora aerea, costitui- 
scono i corpi, mutuamente attraendosi, e determinando ondu- 
lazioni più o meno intense e rapide nella sostanza eterea. Ef- 
fetto ne sono tutti i fenomeni della radiazione, l umica, calori- 
ca, chimica; della dilatazione, conducibilità, del calore latente 
e specifico; tutti quelli che si connettono alle azioni elettriche, 
chimiche o molecolari. 

La scienza del più bello e più meraviglioso degli impondera- 

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CALORICO 319 

Mi è da un pezzo la più avanzata delle fisiche , perchè la pia 
indipendente. Il dubbio di Cartesio, Eulero , Huygens , che la 
luce non venisse come un dardo dal corpo luminoso al nostro 
occhio, ma fosse la vibrazione d' un fluido -universale siccome 
nel suono, ebbe dimostrazione da Young , e si stabilì una scala 
di colori come di suoni, risultante dalla maggiore o minor agi- 
tazione delle molecole incandescenti, dal cui movimento vivo è 
prodotto il violetto, dal lento il rosso. 

De 9 cristalli alcuni rifrangono il raggio una volta sola, come il 
diamante; altri due volte, come il cristallo d'Islanda. Ma si pon- 
gano un soprai' altro due cristalli d' Islanda, e il raggio nel se- 
condo. non si rifrangerà quattro volte. Se la sezione principale 
del secondo dirigasi non da nord a sud, ma da est a ovest, l'ef- 
fetto differisce. Per questo fatto Malus assicurava che un rag- 
gio solare ha un polo nord-sud e uno est-ovest. 

I raggi, in certe condizioni, ponno estinguersi a vicenda; di 
modo che due di colore e rifrangibilità eguale , cadendo s' un 
corpo bianco, inveGe di aumentare la luce V offuscano {interfe- 
renza) ; effetto non esplicabile da ipotesi qualsiasi di particelle 
materiali, bensì dalla teorica delle onde. Talora non si elidono 
affatto , ma si combattono , producendo le infinite gradazioni 
delle bolle di sapone e del mattino. A tali stupende scoperte , 
colla potenza del generalizzare, e l'ardimento dell' immaginare^ 
arrivarono Arago e Fresnel. Questo giovane , sì presto rapito 
alla scienza , ragionò sulla quantità di luce riflessa. Hamilton, 
applicò un suo sistema alla teorica delle ondulazioni, arrivando 
a predire la forma affatto nuova che un raggio prenderebbe in 
date circostanze. Arago trovò che il raggio riflesso rion è mai 
bianco -come il raggio incidente, ma dà un colore o l' altro, se- 
condo l'angolo* so* tp- cui lo specchio è presentato ; mezzo di 
decomporre la luce per riflessione. Riconobbe la singolare pro- 
prietà della tormalina, che fende in due parti qualunque raggio 
luminoso V attraversi. Se questo emana da un corpo opaco , la 
luce è identica in quel doppio irradiamento ; se -da uno gasoso, 
si riflette in due colori differenti. Questo esperimento applican- 
do ai corpi celesti, lo porta a indurre che le comete non hanno 
luce propria , e che il aole è un cumulo di gas , agglomerato 

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320 CALOBICO 

nello spazio: fatto che, confermandosi, muterebbe faccia alla 
scienza. 

Il calorico si propaga esso pure, come la luce, per vibrazio- 
ni ; ha la polarizzazione , ha l' interferenza. Seebeck nel 1823 
riuscì a mostrare che la semplice applicazione del calore in 
certi punti d'un circuito metallico può sviluppare una corrente 
elettrica. Becquerel generalizzò questo teorema, fin ad assicu- 
rare che la propagazione del calore è sempre accompagnata 
da sviluppo di elettricità. Di questa scoperta faceva prò' Leo- 
poldo Nobili per lo studio isolato del calore , e inventò la pila 
termo-elettrica, più di tutti i termoscopii sensibile alle impercet- 
tibili differenze di calorico. Macedonio Melloni , perfezionatala, 
nel calorico trovò raggi di natura differente ; e da certi corpi 
essere trasmessi alcuni e intercettati altri; e che, mentre il ca- 
lóre ordinario propagasi lentamente e per vie diverse, ve n'ha 
uno radiante che non si comunica per contatto, ma sempre per 
la retta , come la luce , e istantaneamente : incontra un vetro ' 
nero ? Io trapassa come la luce per cristallo limpido ; non 
passa alcuni verdi accoppiati con uno strato d' acqua ; l' acqua 
e V alcool gli lasciano passaggio , ma decomponendolo come 
fanno i vetri prismatici colla luce ; le lastre matalliche terse lo 
riverberano; il nero fumo lo assorbe ; la carta e la neve riflet- 
tono alcuni, assorbono al tri jle' suoi elementi. 

Muniti di tali stromenti, Becquerel determinò il modo onde 
il calore si divide fra due corpi conf ricantisi; Fourier, sottopo- 
nendo a calcolo fenomeni del calorico fin allora creduti ribelli, 
computò guanto tempo si volle perchè il globo , dallo stato 
d' incandescenza , venisse alla presente solidità , conservando 
ancora il fuoco nel centro; e qual temperatura risulti dall' ir- 
radiamento di tutti i corpi dell' universo , accertando che lo 
spazio entro cui la terra circuisce il sole è quaranta gradi sotto 
zero; stabilità che spiega perchè maggiore e più subitanea non 
sia la varietà di caldo fra il giorno e la notte , fra il verno e 
l' estate. Con ciò credette aver "assicurato ohe il fuoco centrale 
più non eleva la temperatura della superficie; determinò il ca- 
lore dei poli, non molto differente da quel degli spazii pianeta- 
rii, e della superficie de 1 grandi pianeti posti all'estremità del 

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CALORICO — ASTRONOMIA 52 L 

nostro sistema solare, e che Buffon area supposti incandescenti 
ancora per raigliaja d'anni. Col termometro di contatto de- 
terminò pe'varii corpi il grado di trasmissibilità del calore ; 
e a molti usi pratici applicò la sua dottrina. Altri studiarono 
la forma combinata del calorico , o sviluppata in corpi , e la 
condizione sua radiante. Le teorie del calor latente , meglio 
conosciute, potranno recare immensa economia nelle macchine 
a vapore. Quelle del calore specifico furono, dopo Lavoisier e 
Laplace, estese da Crawford, poi da Delaroche e Berard , Du- 
loog, Petit, Avogadro, per cui mercè fu messa in sodo questa 
bella legge, che gli atomi di tutti gli elementi chimici hanno la 
stessissima capacità di calore. 

La fisica molecolare avea tratto dai fenomeni del calore (di- 
latazione e calore specifico), e dai quei della luce (doppia refrap 
zione e polarizzazione) , processi aualitici importanti. Ma pro- 
gressi più reali dedusse dall' acustica, quando Savart si servi 
della percezione dei suoni che accompagnano i movimenti vi- 
bratorii. L'unione sua coli' elettricità , apparsa dai fenomeni 
della conducibilità elettrica e dal trasporto meccanico di parti- 
celle operalo dalle scariche e dalle robuste correnti, fu accer- 
tata dalle vibrazioni che nei corpi solidi determina il passaggio 
delle correnti elettriche discontinue. Così van identificandosi 
i tre fluidi eterei. 

Astronomia. 

L 1 astronomia, unica scienza in cui gli antichi avessero fatto 
veri progressi, e si fossero elevati a larghi e generali concetti , 
ora col sussidio delle matematiche e degli stromenti ingrandì 
per modo che s'ebbe a diresse di tutte le osservazioni antece- 
denti perisse la memoria, quelle fatte all'osservatorio di Green- 
wich e dal solo Moskelyne basterebbero a ricostruire compiuta 
la scienza. V osservatorio inglese fu emulato da quelli di Edim- 
burgo, Cambridge, Oxford, Dublino, Armagh : se ne eressero 
al Capo di Buona Speranza, a Sidney, a Madras, a Saul' Siena, 
al Capo Comorin, donde potemmo conoscere l' emisfero austra- 
le. Parigi nel suo colloca personaggi che all' osservazione dili- 
III. 21 

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322 ASTRONOMIA 

gente uniscono vigore di analisi e di concezione. Quelli di Bru- 
xelles e di Ginevra crescono a paro dei migliori. Oltre quel di 
Palermo, illustrato da Piazzi e Cacciatori, Napoli d'ha uno, in- 
signe per iscoperte, e un altro sul Vesuvio. Né vanno- senza lo- 
de quelli di Torino , Parma, Milano, Firenze, Padova, Vienna , 
Altona, Monaco, Gottinga, Amburgo. I prussiani posseggono te 
finezze più squisite, e ancor meglio quelli di Russia. La Socie- 
tà Reale Astronomica, fondata a Londra nel 1820, distribuisce 
medaglie, e pubblica una ricchissima raccolta. 

Per conoscere appuntino la parallasse, cioè la differenza cbe 
nasce nelP osservare i corpi celesti dal centro della terra o dal- 
la sua superficie ,- giovano le osservazioni simultanee ali 1 estre- 
mità d' un grandissimo arco terrestre : perciò Halley propose 
di osservare da punti remotissimi il passaggio di Venere nel 
1 761 e nei 69. S' inviarono pertanto astronomi verso la linea e 
verso i poli ; e sebbene le osservazioni di quel fenomeno , che 
fu certo il più atteso e meditato , per varii casi non riuscis- 
sero della voluta precisione , si potè determinare la lontanan- 
za media del sole in 82)685,534 miglia italiane (miriaraetri 
15,313,980,9710). Lacaille fu mandato al Capo di Buona Spe- 
ranza ad osservare la parallasse della luna , mentre a Berlino 
V osservava Lalande ; e cosi s 1 ebbbe la precisa distanza di essa 
dalla terra. Questi, e La Gondamine e gli altri pellegrini della 
scienza nel secolo passato, misurarono il meridiano, e accerta- 
rono la figura della terra. II. comodo de' governi fece $i esten- 
dessero le reti trigonometriche, e per loro appoggio si misuras- 
sero archi di meridiano a diverse latitudini. Maskelyoe e Zach 
determinarono V attrazione esercitata dalle grandi montagne; 
Gavendish la densità media della terra. Mairan spiegò le aurore 
boreali (1754), e Lacaille die nome alle stelle dell' emisfero 
australe. 

Dopoché Bradley ebbe trovato 1> aberrazione delle stelle e 
la nutazione della terra, parve tolta la possibilità di altre sco- 
perte che cangino la scienza , la quale si ridusse a precisarne 
la verità. Coli' estenderne a tutta la materia la legge neutonia- 
na di gravitazione, mostravasi che i pianeti non solo erano atti- 
rati dal sole, ma si attraevano reciprocamente ; onde gli astro- 

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ASTRONOMIA 325 

»omi videro che le curve di Keplero non basterebbero mal a 
rappresentare a puntino i moti , concepiti regolarissimi dalla 
astronomia mitologica, mentre una tanta complicazione di forzo- 
li perturbava perpetuamente. 

Halley, cbe applicò le forinole neutoniane a computare ven- 
tiquattro delle comete più notevoli, dimostrò che muovonsi per 
curve chiuse e ricompajono periodicamente, ma v'appariva una 
variazione fin di due anni sovra settantasei. Clairaut istituì il 
difficile calcolo di queste perturbaaioni, e assegnò il tempo e il 
luogo in cui apparirebbe la cometa del 1 758, dopo i ritardi ca- 
gionati dall'attrazione dei varii pianeti; e, con gran meraviglia, 
indovinando colla differenza di soli dodici giorni , ebbe aperta 
un 1 era nuova all' astronomia (1). 

Se un astro, poniamo la luna, gravitasse solo verso il centro 
della terra , descriverebbe un'elissi : ma se il sole pure V at- 
tragga, questo tenderà ove ad aumentare le dimensioni della pri- 
ma orbita , ove a scemarle ; e ne verrà tale una complicazio- 
ne , che a prima vista parrà disordine. Così sorse il Problema 
dei tre corpi, che Newton non aveva tampoco tentato analiti- 
camente , e cbe fu la prima volta sciolto da Clairaut , il quale 
abbracciò tutti i movimenti subordinati della luna , conferman- 
do viepiù la semplice legge di gravità, e svolgendo il principio 
delle perturbazioni. Avutone contezza, Eulero ripigliò le mede- 
sime investigazioni con metodo differente e risultanza uguale , 
come anche D'Alembert e Mayer e Simpsoo. D'Alembert di- 
mostrò le idee di Newton sulla precessione degli equinozi! , e 
all' attrazione ridusse anche il perturbamento che Bradley avea 
scoperto nella precessione, e l'oscillamento dell'asse della ter- 
ra nel periodo di diciolt'anni, quanti appunto l'intersezione del- 
V orbita della luna e dell'eclittica ne tiene a percorrere l'intera 
circonferenza. 

(1) Nel 1773 , avendo Lalande annunziato una cometa cbe 
s 1 avvicinerebbe alla terra , fu grande spavento per tutto. Ciò 
diede occasione a calcolare gli effetti dell' avvicinarsi d'una 
cometa 12 o 13 mila leghe alla terra, e si pretese che prò* 
durrebbé un flusso sì violento , cbe le acque degli abissi ma- 
rittimi coprirebbero le montagne. 

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324 LAPLACE 

Cosi il campo aperto da Newton fu conquistato fino nelle 
parti meno accessibili da questi, da Lagrangta, Laplace e dagli 
altri , che , a proporzióne dello estendersi e generalizzarsi dei 
processi del calcolo analitico, compirono la teorica dell' attra- 
zione eoli* esaminar le maree, le ineguaglianze lunari , il moto 
delle comete, la figura precisa della terra : e la legge dell' at- 
trazione restò dimostrata trionfalmente. 

La complicazione dei moti celesti e delle forze che li deter- 
minano, era parsa tale a Newton e ad Eulero, da supporre ne- 
cessario che una mano onnipossente venisse tratto tratto -a ri- 
pararne i perturbamenti. Laplace (1749-1827) tolse invece a 
chiarirne l'ordine inalterabile; e che, fra l'apparente scomporsi 
degli elementi pi anelarli, uno rimane costante, il grand'assedi 
ciascun 1 orbita , e per coseguenza il tempo della rivoluzione di 
ciascun pianeta ; talché il peso universale basta a mantenere il 
sistema solare. Quest'invariabilità de' movimenti medii fu di* 
mostrala nella Meccanica celeste (1773) ; poi (1784) , che la 
stabilità degli altri movimenti del sistema veniva dalla piccola 
massa de' pianeti , dalla debaie eliitticità delle orbite , e dalla 
simile direzione nel circolare loro attorno al sole.. 

Ldgrangia, avendo accertate le verità dinamiche, fondamento 
del stetema analitico delle forze, le applicò al sistema del mon- 
do, Inferendone la invariabilità delle distanze medie dei pianeti. 
Assicurati i metodi d'approssimazione, potè dare una teoria ma- 
tematica delle ineguaglianze dei satelliti di Giove , sino allora 
conosciute solo empiricamente ; immaginò metodi variati per 
calcolare le perturbazioni delle comete, e i movimenti dei nodi 
e delle inclinazioni delle orbite planetarie. La sua teorica della 
variazione, con cui avea riconosciuto che il variar dell'eccentrici*- 
là di Giove debbe alterare il movimento dei satelliti, applicò alla 
librazione della luna ; complesso difeuomeni singolari scoperti 
da Caiwui, ohe mostrava un inesplicabile accordo fra elementi 
disparatiisimi , sin quando Lagrangia non seppe ricondurre 
questo purea! peso universale, mostrando la modificazione che 
la luna ^ nel solidificarsi, ha subito in grazia dell'attrazione 
terrestre, e spiegò perchè quella volga, si può dire, sempre la 
medesima faccia a noi. Cosi determinò lacera teorica dell' equa- 

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LALANDE 525 

zi one secolare di quel satellite, prodotta dal cambiarsi dell' eo 
centricità dell' orbita della terra, sotto V azione de' pianeti mag- 
giori. Trovò poi tal equazione secolare non darsi né in Giove 
né in Saturno; e infine (180$) introdusse nella mecccanica ce« 
leste la funzione detta perturbatrice , per cui l' analisi relativa 
a un numero qualunque di corpi resta ridotta semplice , come 
ne fosse considerato un solo. 

Lalande compì (1722-1807) il sistema perfettamente mate- 
matico e dinamico del meccanismo celeste ; raccolse e combi- 
nò , sotto vaste generalità , quanto innanzi a lui si conosceva ; 
rintracciò le remote conseguenze , e trasse nel dominio del- 
l' analisi gran copia di verità tisiche : maneggiò il calcolo con 
padronanza ; e de' suoi metodi , se afcuni caddero d' uso , al- 
tri gioveranno ancor lungamente. Quella distanza media del so* 
le dalla terra, che erasi cercata con viaggi alle più remote re* 
gfoni per osservarvi i passaggi , Lalande trovò di determinarla 
senza spostarsi , mediante le perturbazioni della luna ; nelle 
quali pure accertò gli effetti dello schiacciamento della sferoi* 
de terrestre. Dalla luna ancora dedusse argomenti per impu- 
gnare il continuato raffreddarsi del globo nostro, che con elo- 
quenza gratuita aveano supposto Buffon e Bailly , e dimostrò 
che in duemila anni la temperatura media della terra non va- 
riò della centesima parte d' un grado. 

Giammai l'analisi matematica non avea raggiunto verità cosi 
profondamente avviluppale nelle azioni complesse d'una mol- 
titudine di forze : giammai coli' applicazione di regole inflessi- 
bili flbn si era si ben dimostrato che la legge stessa di gravita* 
zione mantiene l' ordine nella varietà ; né cosi assicurata la sta- 
bilità del sistema solare , giacché le orbite oscillano attorno ad 
una posizione media , e fin ai secoli più remoti le osservazioni 
dovranno verificare la stabilità dei corsi e ricorsi , asseriti da 
esso ne' pianeti di periodi diuturni. 

Egli stesso portò il problema delle longitudini a un compi- 
mento quale la scienza non avrebbe osato sperare, né la nautica 
creduto necessario, riducendo a matematica precisione le tante 
perturbazioni delle lune di Giove. Mercè sua , le maree assog- 
gettaronsi a una teoria analitica , dove per la prima volta com- 

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326 " BAJLLT 

pajono le condizioni fisiche del problema ; talché i calcolatori 
poterono, molti anni innanzi , predirne V ora e 1' altezza, dedu- 
cendola dalle azioni attrattive del sole e della Iona. Eppure nel- 
le meraviglie del creato non voleva vedere una mano ordina- 
trice ! 

Come Montacla area fatto la storia delle matematiche , còsi 
Giovanni Bailly (1736-1 793) quella dell'astronomia. Nella orien- 
tale sfrenò V immaginazione , e credette antichissima la india- 
na , fondandosi sopra una congiunzione generale che dicerasi 
colà osservata, mentre ora è manifesto che fu calcolata a ritroso 
e con errori. Nella moderna è imparziale ; ma si vorrebbe ve* 
dere più nettamente esposte le invenzioni capitali , chiarito il 
procedimento graduale. Piacque estremamente a' suoi giorni 
per lo stile enfatico di moda, e pel calore che trae dal suo entu- 
siasmo per la scienza. 

Altri industriavansi a preparare stranienti indagatori e misu- 
ratori. Hall studiò la dispersione ineguale della luce nei diversi 
mezzi, onde correggere colla combinazione di vetri il colore al 
foco degli obbiettivi de 1 telescopi!; idea ridesta da Giovanni Dol- 
lond , che perfezionò il telescopio acromatico. Rochon applicò 
il prisma ai cannocchiali per decomporre la luce delle stelle ; 
è trovò come misurare esattamente la rifrazione e difrazione. 
L'invenzione del quadrante di Halley nel 1731 aveva offerto il 
mezzo di far osservazioni sulle navi ; Roi , Bertoud , Harrisson 
preparavano orologi squisiti da mare; Giacomo Fergusson acoz«- 
zese trovò la ruota astronomica per osservare le ecclissi di luna 
( 1 7 76). L' inglese meccanico Ramadan fu posto fra gli scienziati 
per la squisitezza de' suoi stromenti astronomici. 

I telescopi a riflessione furono perfezionati in Inghilter- 
ra (1 738-1822) : ma ai catadriottici Guglielmo Herschel diede 
lina potenza inaspettata ; e mentre prima non ingrossavano a 
più che quattrocento volte, egli il potè seimila. Per anni interi 
- non passava una notte a letto ; sempre stando all' aria, eh' ei 
credeva il miglior metodo per le osservazioni ; giorni interi a 
• levigare gli specchi , ricevendo il cibo di man di sua sorella. 
Nel 1774 cominciò le sue osservazioni con un telescopio di venti 
piedi ; poi nell' 87 ne fini uno di quaranta, con quattro d'aper- 

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ftEBSCHEL 527 

tara , per cui mezzo la nebulosa d' Orione sfavilla di viva luce. 

Degl' istromenti di cui ai valse Galileo , nessuno sorpassò 
P ampliamone lineare di 32 volle. Huygeus e Cassini la otten- 
nero di cento volte, portando la lunghezza focale del telescopio 
a otto metri. Ànzout fece un obbiettivo capace d'ingrandire di 
seicento ; ma essendo lungo novaototto metri , riusciva diffici- 
lissimo a maneggiare. Per ciò gli ottici preferirono i telescopi! 
a riflessione, finché Dollond costruì leoti acromatiche, che eoa 
piccole dimensioni emulavano gì', ingrandimenti di quegP inter- 
minabili obbiettivi. L'Inghilterra le diffuse per tutto, serbando- 
ne privilegio mercè del suo cristallo perfetto, sinché Fraunhofer 
svizzera trovò di farle senza strie , e così tale fabbrica passò a 
Mooaco e Parigi. La maggior lente acromatica conosciuta ha 
solo trentotto centimetri di apertura ; ma altri propongono far- 
ne perfino di un metro. Barlow volle supplire alla difficoltà di 
avere grandi e nitidi pezzi àifiitU glass, con piccole lenii riem- 
pite di fluido incoloro e trasparente. Giambattista Amici mode- 
nese costruì teleacopii non inferiori a quelli di Herschel , e un 
nuovo, composto d' uno specchio concavo e d' uno piano forato 
nel centro ; poi i microscopii a riflessione e camere lucide. Le- 
rebourseCauchois diedero nuova perfezione pgli stromenti otti- 
ci : Arago, il quale seppe rendere popolare una scienza che pa- 
re solo di profondi matematici , trovò ingegnose macchine per 
ovviare gli errori prodotti dall' irradiazione nel calcolare i dia- 
metri dei pianeti : Troughion raffinò viepiù i vantati stromenti 
di Ramsden : il francese Gambey fece un equatoriale , con cui 
si seguono esattissimamente i moti celesti. 

Gli effetti furono proporzionati agli sforzi , in estensione se 
non in importanza. Coli' ajulo del circolo ripetitore inventato 
da Borda , Delambre e Mechaio tracciarono l' arco terrestre fra 
Dunkerque e Barcellona ; Biot e Arago lo prolungarono fino allo 
Baleari ; gl'Italiani lungo tutta la penisola ; la Germania e l'In- 
ghilterra accertarono i punti trigonometrici ; ora vani dotti si 
occupano della triangolazione dell'India. Esso Delambre (1769- 
1822) propose di ricominciare il calcolo di tutte le tavole astro- 
nomiche , e sulle sue sono ora computate le efemeridi. Attra- 
verso ai furori della Rivoluzione e ai sospetti che scontavano 

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32S PIANETI E ASTEROIDI 

sul patibolo, eseguì la misura del meridiano per la nuova unità 
di pesi. Vecchio, nella Storia dell'astronomia un) l'erudizio- 
ne alla pratica di tutta la vita , per tradurre in linguaggio mo- 
derno le operazioni antiche. 

L' accademia di Berlino invitò gli astronomi più rinomati a 
formar un compiuto aliante celeste, assegnando a ciascuno una 
delle 24 ore equatoriali ; col che si potette accertare la com- 
parsa o 1* alterazione d'ogni astro, e avviarsi a tanti nuovi tro- 
vati. Perocché, perfezionati gU stromenti, sottoposta ogni cosa 
al calcolo , Il cielo parve premiare le fatiche , rivelando altri 
corpi perduti nella sua immensità. La notte del 13 marzo 1781,: 
Maskelyne aveva osservato una stella mobile , che per alcuni 
mesi fu creduta cometa ; finché la sua orbfta non disegnandosi 
in parabola , Herschel accertò essere un pianeta , cui fu dato il 
nome di Urano. 

Keplero, guidato dall' idea dell' armonia onde il Creatore ha 
disposto l' universo , avea veduto i pianeti stare dal sole in di- 
stanze rappresentate dalla serie 4, 7, 10, 16, 28, 52, 100 (1). 
Però mancava quello che sarebbesi dovuto collocare al numero 
28 , fra Marte e Giove. Or ecco Giuseppe Piazzi di Valtellina , 
dopo montato V Osservatorio di Palermo, e fatto fabbricare da 
Ramsden non più un quarto di circolo morale , col quale pò- 
trebbesi sbagliare di quattro in cinque secondi , ma un circolo 
intiero, pei* cui assicurarsi fin d'un secondo, ed esteso a 6,748 
il catalogo delle stelle, nel primo giorno del 180 1 vide un pie* 
colo pianeta che chiamò Cerere : un altro, Pallade, fu avvertito 
a Brema da Olbers nel 28 marzo : poi, da Harding, la Giunone . 
i) 2 settembre 1 801, e la Vesta ai 29 marzo 1807 ; in appresso 
l'Aerea, da Henke (8 decembre 184S) ; Iride e Fiora e Vitto- 
ria (13 agosto, 18 ottobre 1847, 13 settembre 1850) , da Hind 
a Greenwich ; Metfs , da Graham ( 25 aprile 1848) ; da De Ga- 
sparis a Napoli, Igea, poi la Partenone (12 aprile 1849, 14 mag- 
gio 1850) ; e un altro testé (2 novembre 1850) : ed ormai il 
travamento di nuovi asteroidi non costa che la fatica dei cercar- 
ti) Chi ne vuole le distanze in miglia italiane , moltiplichi 
questi numeri per otto milioni e circa un quarto, 

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STELLE 529. 

lì. Piccolissimi pianeti , colie orbite più degli altri inclinate al 
piano dell'eclittica, si sappose essere frantumi del grande che 
dovea occupare il posto vacante in quella progressione. Ma più 
stopi il mondo, allorché Lererrier , nel 1.846 , per mera forza 
di calcolo , indicò il luogo dove avrebbe a trovarsi un pianeta , 
tanto di là da Urano, quant'è Urano da) Sole ; e che ivi appunto 
fu riscontrato dal prussiano Galle. L> immenso telescopio che 
l'irlandese lord Rose prepara per proprio uso , svelerà nuovi 
abissi dei cielo; e già con esso le nebulose furono viste decom- 
porsi in un' infinità di stelle distinte. 

Schr&ter aveva dato la più esatta descrizione della luna, e si 
disputò dell' atmosfera di quella ; altri si collocarono in essa 
per dire i fenomeni che da quella ai vedrebbero ; La Hire cai* 
colò che , per vedervi una macchia grande come Parigi , basta 
una lente che ingrandisca cento volte ; per vedere, un corpo che 
abbia una tesa di dimensione , si richiede un ingrandimento di 
sessantaroiHr volte. Delambre e Zach prepararono le migliori ta- 
vole del sole. Herschfel, prudente ed ardito, scandagliò primie- 
ro £K abissi de' cieli per determinare la forma e i limiti dello 
strato di stette di .cui fa parte il nostro mondo. Rotte le barrie- 
re del cielo (1) scoprendo Urano, sentì la necessità di riforma» 
re le cognizioni antiche intorno alle ineguaglianze e perturba- 
zioni dei pianeti ; e meno per calcoli che per potenza di stra- 
nienti da lui composti , assicura che l' anello rota rapidamente 
attorno a Saturno , e vi discerne i due satelliti interiori ; sei ne 
trova a Urano; lenta le stelle doppie e le nebulose ; determina 
i minimi diametri di Cerere e Pallade, s'affissa nel Sole, e cre- 
de che la luce non emani da esso, ma da nuvole fosforiche, nate 
nella sua atmosfera. 

Puzzi, valendosi d'un' idèa di Galileo, adottata da Herschel , 
osserva il piccolo angolo formato tra una stella brillante e una 
minore che la accompagna , e dal variamento di apertura ogni 
sei mesi calcola le distanze degli astri. Neil' applicazione noti 
riuscì tanto felice ; e meglio studiò l'obliquità dell' eclittica , 
sebbene l'irregolarità della rifrazione che il Sole prova dlnve*- 

(1) Coehrum perrupù elauslra, dice il suo epitaffio a Upton. 

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530 STELLE 

no gì 1 impedisse di notare eoo precisione i due solstttii. Essa 
rifrazione fu poi sottoposta a calcolo da Lalande , e la sua for- 
mola fu da Humboldt e Delambre riscontrata esatta anche per 
h zona torrida. Il milanese Ortani precisata gli elementi di Ura- 
no, e risolveva difficoltà dichiarate invincibili da Eulero, trovan- 
do tutte le relazioni possibili fra i sei elementi di qualsiasi trian- 
golo sferoidi co. Poisson calcolò le perturbazioni planetarie. Pio- 
variabilità dei grandi assi , e la distribuzione dell' elettricità in 
riposo alla superficie dei corpi. Ingbirami fiorentino, nelle efe- 
meridi dell' occultarsi delle piccole stelle sotto la luna, diffici- 
lissimi calcoli ridusse a somme e sottrazioni; metodi dichiarati 
maraviglisi dall'accademia di Loodra. Plana, profondo analiti- 
co, portando ben avanti le idee di Laplace, tratta della costitu- 
zione atmosferica della terra e delle perturbazioni planetarie, e 
accerta le vicende lunari. 

Gloriosa estensione acquistarono le cognizioni nostre sovra 
le forze primitive di tutti i corpi, provando 1' universalità della 
legge d' attrazione. La periodicità domina tutto il sistema sola- 
re , per quanto differiscano la celerità di proiezione o la quan- 
tità di materia aggregata ; e fu accertata perfino in comete qua- 
rantaquattro volte più distanti che Urano. Resta ad assicurare 
quel che Bessel asserì, che la forza attrattiva non si misuri solo 
dalla quantità di materia, ma v'abbia pure attrazioni specifiche, 
non proporzionate alla massa. 

Lalande portò le stelle osservate da diecimila a cinquantami- 
la; tremila altre ne aggiunse Piazzi ; Bessel preparò gli elementi 
d'un catalogo di stelle esteso fino all'ottava grandezza , e di- 
stribuito per zone di declinazione ; sul che recarono maggior 
precisione i posteriori. D' oltre cencinquanta stelle , qualificate 
per fisse, si determinarono gli annui spostamenti. Àrgelander, 
astronomo di Àbo , perfezionò i lavori di Guglielmo Heracuel e 
Prevòt , e calcolò l' avvicinarsi del sistema solare alla costella- 
zione di Ercole, il quale, come pure Va della lira e la 61* del 
Cigno , reputate fisse , fanno al giorno 834 mila leghe da ven- 
ticinque al grado. Ducentonovemila stelle si crede occupino 
il firmamento tra la P e la 9 a grandezza; di cui 5300 sono dal- 
la 1* alla sesia grandezza , cioè visibili a occhio nudo. D'altre 

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STELLE 35 i 

inosservate per la piccolezza si scandagliarono Ye meraviglie , e 
nella via lattea se ne stimano 18 milioni di telescopiche , di- 
stinte senza nebulosità ; Bond a Cambridge negli Stati-Uniti, il 
Miti, decompose la nebulosa d'Andromeda in più di 150O pic- 
cole stelle. Inoltre le stelle cadenti si somigliano ad un anello 
d'asteroidi , che probabilmente taglia l'orbita della terra , e 
moresi con una celerità planetaria. La distanza d'una stella fa 
determinata al vero , e non più coi soli limili , di qua dei quali 
non potrebb' essere situata. Si spera riconoscere l'atmosfera di 
Venere, le macchie nevóse di Marte, i venti periodici di Giove, 
Fanello di Saturni, scostato dal suo pianeta trentaduemila 
chilometri , e largo quaranlottomila ; i continui cangiamenti 
di forma delie comete j le montagne della luna (1) e i suoi 
vulcani. 

Né paghi d' avere determinato appunto la massa del sole io 
confronto della terra , cercasi quella dei soli di altri sistemi , 
che non hanno grandezza veruna alle lenti più robuste. Sulle 
stelle doppie studiarono Herschel e Struve, che ne catalogò ben 
tremilacinquantasette. Sono di colore diverso una dajl' altra, e 
la minore gira attorno alla più grande , colle leggi attrattive 
del nostro sistema. E forse tutto questo cielo costellato non è 
che un grand' anello di corpi, attorno ad un centro unico, di- 
stante dal nostro sole 500 volte più che non questo dalla terra; 
e che potrebb 1 essere una parte d'un sistema più vasto, davanti 
al quale si sgomenta l'immaginazione. Herschel col suo stro- 
mento di 20 e di 40 piedi credeva poter penetrare 900 1800 
volte la distanza che è da Sirio alla terra ; onde calcolava che 
in un quarto d'ora 1 16 mila stelle passassero pel campo della 
vista che sottendeva un angolo di 15 minuti. L'intera volta del 
cielo presenterebbe dunque più di S bilioni di stelle ; e se eia* 
scuna è un sole, attorniato di pianeti e questi da satelliti, qua! 
meravigliosa vastità si offre all' uomo per ammirare viepiù la 
gloria di Colui che tutto move con leggi cosi semplici ! 

Non minore curiosità eccitano le nebulose. Herschel padre 

(1) Già 1093 di esse furono misurate esattamente ; fra cui 22 
sorpassano d' altee za il Monbianco ; una elevasi 7000 metri. 

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532 STELLE 

credeva che la luce , la quale -, secondo le ultime sparienze di 
Strare, fa quarantunmila cinquecentodiciotto miglia geografiche 
in un secondo , volesse più di due milioni d' anni per giungere 
dalle nebulosità più lontane che apparissero , al suo specchio 
di quaranta piedi. Or in quella distanza, che appena la fantasia 
ardisce affrontare, l'astronomo indaga il passato e l'avvenire , 
e crede scorgere nelle nebulose di Orione e d'Andromeda una. 
crescente intensità' di luce , che indicherebbe un aumento di 
solidità. Sarebbero mai essi elementi di futuri sistemi planeta- 
ri! ? Nuota forse nelP immensità una materia cosmica , la quale 
annularmente si condensi , e ne aieno piccola fattura le stelle 
cadenti , identiche cogli erediti , e delle quali si determinò la 
periodicità (1) ; mentre in più ampia scala se ne formino i pia- 
neti, che poco a poco s' arrotondino , mostrino il nucleo lumi* 
noso , Infine perdano la nebulosità ? Quante migliaia di secoli 
avrebbe dunque richiesto la formazione del mondo 1 e questa 
andrebbe tuttodì continuando , e insieme la distruzione ; giac- 
ché, anche dal tempo che si osserva il cielo, qualche stella andò 
smarrita ;. e la minore delle doppie, di luce azzurrognola o ver- 
de, forse è un sole che s'estingue o svapora. 

Problemi spaventosi , a cui non ai potrà rispondere se non 
dopo lunghi secoli di precise osservazioni. 

Cntmica. 

La chimica, questa scienza delle leggi che riguardano l'inti- 
ma costituzióne de' corpi ne' loro ingredienti, è magistero d' a* 
natisi per eccellenza, onde è naturale che venisse tra l'ultime, 
è levasse gran rumore, perchè non fa solo conoscere una serie 
di fatti nuovi, ma un ordine nuovo di agenti , i quali hanno po- 
ti) Massime dopo l' osservazione del 12 al 13 novembre 183$, 
quando Olmsted e Palmer in America videro una tal pioggia di 
stelle, che 249,000 ne contarono in ore. Finora si conoscono 
i due periodi del 12 novembre e del IO agosto. Schreibers sup- 
pone che 760 aeroliti cadano ogni anno sulla superficie della 
i«rra. 



CHIMICA 333 

féiiza sa tutti i fatti conosciuti. Essa era stata una raccolta di 
fatti senza legame e diretta a intenti stravaganti fin quando Gior- 
gio Stalli di Anspacb introdusse la teoria del flogistico. 

Le scuole limitavansi ancora a soli quattro elementi, ma que- 
sti non reggevano alle nuove analisi. Scheele , speziale -svede- 
se, vero paragone dei modo di sperimentare, ben undici nuovi 
acidi descrisse, fra cui il prussico: trovò il cloro (1774) , e lo 
considerò come un acido muriatico privo di flogistico; teorica 
combattuta , finché ai di nostri Davy la accertò. Blanck d' E- 
dìmburgo, scolaro di Cullen professore di Glasgow che aveva 
popolarizzato la chimica, studiò l'acido carbonico: Woodward 
séoprl l'azzurro di Prussia ; Bergmaun V acido solforico , e le 
aeque minerali fittizie. Fahrenheit produsse il freddo più in* 
lenso versando spirito di nitro su ghiaccio pesto : Boerhaave 
avanzò le scoperte sul fuoco, il calere, la luce, l'analisi vege- 
tale. Molti li seguirono, distruggendo errori, riconoscendo la 
combustibilità de} diamante, il fosforo, il cobalto, il nikel , il 
manganese, il platinò , ajntando le arti , e cercando dare alla 
chimica una forma scientifica, cioè la sistematica disposizione 
dei fatti. 

I gas risultanti da alcune ricerche riportavansi ali 9 aria. Ma 
Black trovò differentiasime da questa le proprietà del gas delle 
effervescenze ; e dall'assenza d' aria fissa venire la causticità 
della calce e degli ideali. E subito si volse l'attenzione ai corpi 
aeriformi: Gavendish asserisce che l'aria fissa [gas acido car- 
bonico) e la infiammabile [gas idrogene) sono fluidi specifici ; 
l' inglese Priestley vede che Paria residua dopo la combustio- 
ne, e quella che proviene dall'acido nitrico, sono affatto diffe- 
renti (1 ?74), e corca spiegare la composizione dell' atmosferi- 
ca; Rouelle sviluppa il gas epatico (177&), e un anno appres- 
so trovasi l'ossigene ; Schede considera . V aria come mista di 
questo e di azoto , Gavendish V acqua come una combinazione 
d' ossigeae e di idrogene , Berthoilet V ammoniaca come una 
combinazione d' azoto e d' idrogene. Tutto ciò smentiva la sco- 
lastica determinazione di quattro elementi, e abbatteva il siste- 
ma del flogistico; Black scopriva il calor latente , che determi- 
na lo stato de' corpi, e non si manifesta che pel cambiamento 

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354 LAVOISIER 

di forma ; Bayen prova , colle obbliate sperienze di Bayle e dì 
Rey, aumentar di peso i corpi calcinandosi. Combinando que- 
sti due fatti , Lavoisier ( 1 743-94) ne deduce la teorica nuova 
della combustione, considerata come un fissarsi dell'ossigena. 
Osservando la facilità con cui le calcinazioni tornansi a stato 
di metallo, mediante una materia grassa o combustibile, Stahl 
immaginò che principio della combustibilità fosse una sostan- 
za particolare che chiamò flogisto, e che supponeva uscire dal 
metallo quando si calcina e ritornarvi quando si rivivifica. Di 
due vie aperte, avea per caso scelta la fallace; e i seguaci suoi, 
preoccupati dal sistema e dai nomi, neglessero le esatte deter- 
minazioni di peso , ostinandosi nel credere che il flogistico si 
staccasse dai corpi, benché dopo la combustione li trovassero più 
pesanti. Lavoisier riconobbe essenziali le determinazioni numeri- 
che della quantità, essendo la chimica specialmente una scienza 
di quantità, e suo teorema fondamentale che nulla si perde, nul- 
la si crea in natura, ed ogni cangiamento de' corpi dipende da 
aggiunta o sottrazione d'alcun elemento. Esaminata Paria che si 
ottiene da calci di mercurio senza carbone in vasi chiusi , La- 
voisier la trovò respirabile , e conchiuse che la calcinazione e 
tutte le combustioni vengono dal combinarsi coi corpi quest'a- 
ria eh' è la- maggior porzione della respirabile; e che in parti- 
colare l' aria 6ssa sia prodotta dalla unione sua col carbone. La 
qual idea accoppiando colle scoperte di Black e di Wilke sul 
calor latente, considerò che il calore manifestatosi nella com- 
bustione sia svolto da quell'aria respirabile, che dapprima ere 
occupata a mantenere lo stato elastico. Queste due proposizio- 
ni sono la gloria di Lavoisier e il carattere della nuova teoria 
chimica, colla quale egli, armato sempre di bilancia, combattè 
quella del flogistico. 

Gavendish avea già trovato che la combustione dell'aria in- 
fiammabile produce dell' acqua ; e Lavoisier arriva a decompor 
questa in aria infiammabile e aria respirabile (1) , ciò che beo 

(1) Ma prima di Cavendish la decomposizione dell 9 acqua fu in- 
dicata da Watt in una lettera del 26 aprile 1783, inserita nelle 
Philosoph. Transactiom. 

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BEBTHOLLET ^ 555 

presto conobbe verificarsi io tutti gli ossidi. Così stabilì la rem 
base chimica, e considerò l'ossigene pel principale elemento, 
classificando rispetto a lui i corpi composti, e profittando dei. 
moltissimi fatti rivelati allora da Priestley e da Schede, per ispie- 
gare la combustione, la respirazione, la fermentazione. Secon- 
do lui , il calorico non cresce peso a on corpo, onde la carat- 
terizzò imponderàbile; e distinse il latente dal libero: i gas sono 
vapori permanenti ; i solidi sono liquidi destituiti del calorico 
lateute : soggiunse che la respirazione è una vera, combustio- 
ne operantesi nel polmone , dalla quale deriva tutto il calor 
animale. 

Insieme con Guyton di Morveau, sbrattò la chimica dal ger- 
go scolastico, mediante una nomenclatura regolare, ove le de- 
finizioni apparivano identiche coi nomi, così dando alla scienza 
stronfienti e lingua nuova. Altri fecero sul cloro ciò ch'egli sul- 
l'ossigene; si conobbe meglio la composizione de'corpi quater- 
nari! chiamati sali, e i rapporti dei composti fra loro. Già Mayor 
[De spiritu nitro aereo , 1678) avea spiegato in maniera ra- 
gionevole le unioni e decomposizioni dei sali quando vi si ag- 
giunga un terzo corpo. Newton attribuiva tale unióne all'attra- 
zione fra gli atomi; sul che Francesco Geoffroy compóse tavo- 1 
le , perfezionate poi da Bergmann (1783) ; finché al dì nostri 
Davy tali decomposizioni ascrisse all' elettricità positiva o ne- 
gativa. 

Berthollet savojardo (1748-1822) , sperimenlator diligente, 
da ricerche sui prodotti organici conchiuse troppo in fretta che 
le sostanze animali si distìnguano dalle vegetali per l' azoto ; 
conobbe inesatta l' opinione di Lavoisier che l'ossigene sia il 
generator universale degli acidi, essendo tali anche il cloro e 
l'acido prussico; studiò i clorati, sali terribili a maneggiarsi, e 
dalla combinazione dell'ammoniaca col Possi do d'argento otten- 
ne l'argento fulminante; applicala proprietà scolorante del clo- 
ro- a imbiancare le tele. Tosto De Born se ne valse per la cera, 
Éhaptal pei cenci da carta e per ripristinare i libri e le slampe 
macchiate. Chaptal medesimo riconosceva la vera composizio- 
ne dell'allume, e agevolava la fabbricazione di quesl' importan- 
te ingrediente: e subito, non solo questo , ma gli acidi solfori- ' 

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336 oavy 

co, nitrico, muriatico," il sai di saturno ed altri preparati non, 
tennero più dall'Inghilterra e dall'Olanda, né il rosso di robbia 
da Adrianopoli. 

Darcet , cercando il miglior metodo per fare la porcellana, 
destò l'analisi chimica per via del fuoco, trovò che l'argento è 
ossidabile e volatile, crebbe d'assaissimi la lista de'minerali fu- 
sibili, e provò pure che il diamante si volatilizza. Esaminando 
i Pirenei , s' accòrse che scemano , e proclamò che « la storia 
loro è quella di tutte le montagne della terra; per tutto , den- 
tro e fuori, natura disorganizza e ricompooe. » Brugnatelli di 
Pavia credette necessario un supplemento alla teorica di La- 
voisier, come quella che non rendeva ragione del calorico e 
della luce sviluppatisi in certe circostanze, e ne fece una teo- 
rica propria, denominata termo$sigene. 

La chimica allora divenne moda: Lagraogia, Laplace, Monge 
staccavano gli occhi dal cielo per meditare e crescere queste 
scoperte: le dame lasciavano il passeggio e i circoli per cor- 
rere alle lezioni di Fourcroy, che divise questa scienza in ge- 
nerale, filosofica, meteorologica, minerale, vegetale , animale, 
medica, economica, domestica. Adopravasj lo specchio conves- 
so per decomporre i metalli ; si cristallizzarono 1' alcool e l'e- 
tere ; si studiò la capacità del calorico e la sua pressione. 

La scienza giganteggiò quando si impadronì della pila. Ni- 
cholson e Carlisle aveano avvertilo come essa decomponesse 
Pacqua. Berzelio e Hisinger sottoponendovi con sagacia una se- 
rie variata di sostanze, avevano visto le saline, posterei circo- 
lo di una robusta batteria , decomporsi sempre in modo , che 
gli acidi erano portati verso il filo positivo , e le basi verso il 
negativo; e negli ossidi, l'ossigene dirigersi all' estremità della 
corrente positiva , il radicale a quella della negativa. Al vedere* 
le maggiori affiniti chimiche annichilate dall' azione della pila 
(1778-1829) , Davy ideò di adoprarla sovra sostanze fin allora 
indecomposte, come gli alcali e le terre ; indovinandola poten- 
tissima a scandagliare gli arcani della chimica. Sottomessa la 
potassa alla pila, # vede l'ossido portarsi al polo positivo, e ad ne- 
gativo un nuovo metallo in globuli come quei del mercurio , e 
che nominò potassio; talmente infiammabile) che , per ardere, 

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DAVY A 337 

decompone fin l'acqua. E così dimostrando la vera composizio- 
ne degli alcali e delle terre , contro Lavoisier convinceva che 
Possigene non è soltanto acidificante, ma principio costituente 
di quelli; e gli ossidi variate combinazioni del Possigene con basi 
metalllche.Ossigene trovò anche nelPossimuriatico di Lavoisier, 
che denomino cloro, e l'acido muriatico (idrocloro) riconobbe 
per un idracido. Solo 1' ammoniaca fra gli alcali non si risolve 
che in idrogene ed azoto : pure Davy sostenne eh 1 essa chiuda 
un principio metallico analogo a quel degli altri alcali : anzi , 
avventurandosi di là dalle barriere classiche di Lavoisier , so- 
spettò che i metalli non fossero corpi semplici , ma risultino 
dall'unione dell' idrogene con basi incognite ; onde gli alcali 
proverrebbero tutti d> combinazioni di tali basi con una certa 
porzione d'acqua, e racchiuderebbero P idrogene, al pari del- 
Pammoniaca. L'avvenire sentenzierà se la ragione stia con La*/ 
voisier, alla cui teorica un sol fatto è ribelle ; o con Davy, che 
fonda la sua chimica su quell'unica eccezione. 

Che se non ebbe la fortuna di qualche grande scoperta, Davy 
spiegò sagacia e perseveranza nel verificare, e compiere, e ri- 
durre a leggi naturali quei ch'erano fatti isolati ; e ne coochiu- 
se « l'affinità chimica non esser altro che l'energia d'attrazione 
delle elettricità opposte. » 

Nella Filosofia chimica abbattè la teorica di Lavoisier (1807) 
sulla combustione, mostrando per esperienze risolutive l'ossi* 
gene non esser unico principio della combustione , ma prove* 
nire questa dalla intensa e mutua azione chimica de'corpi; che 
anche altri corpi producono acidi; né da solo ossigene può na- 
scere lo svolgimento di luce e calore nella combustione. E poi- 
ché tutti i corpi di reciproca azione robusta trovansi sempre in 
istati elettrici opposti, inclina a credere che la luce ed il calo- 
re sieno generati dal neutralizzarsi delle due elettricità. Appli* 
co pure le sue ricerche alla geologia, ed esaminando P acqua , 
il gas e le sostanze bituminose contenute nelle cavità del quar- 
zo, assodò l' ipotesi plutonista di Play fair e Hall. Le ostilità non 
impedirono fòsse premiato dall'Istituto di Francia, né che po- 
tesse visitare i vulcani dell' Alvernia e del Napoletano (1) ; e a 

(1) A Parigi hanno riso della sua insensibilità al bello. Della 

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538 * DAVY 

Napoli fece curiose sperienze sovra i colorì adoprati da? pittori 
antichi, e cercò uà metodo di svolgere i papiri dissepolti , che 
però non prevalse all'usato. 

Dalla scoperta di Davy , Berzelio conchiuse che it carattere 
elettro-chimico ne* corpi ov' entra 1' ossigene non appartiene a 
questo, ma alla base; e che il calore e l' ignizione prodotti dal- 
la combinazione chimica, sono della natura di quelle che pro- 
ducono il lampo e la scossa elettrica. Pertanto egli propose la 
classificazione chimica delle sostanze in elettro-negative ( aci- 
di e ossigeni) ed elettro-positive (idrogene, alcali, basi salifica- 
bili). In Egitto vide prodursi il carbonato di soda dal decom- 
porsi del sai marino sotto l'azione delle rocce calcari , circon- 
danti i laghf del deserto (1803). Dal che dedusse la sua statica 
chimica, ove sono assodate le leggi delP affinità, sebbene non 
s'accorgesse della stabilità di proporzione nella più parte delle 
combinazioni. Con meravigliosa diligenza determinò i pesi ato- 
mici de' varii elementi chimici , secondato da Svedesi e Tede- 
schi , e dall' inglese Thomson , che fondò un sistema opposto 
al suo. 

I gas si trovò esser un caso particolare dei vapori, dietro ie 
sperienze di Faraday solla condensazione loro, e quelle di Gay- 
Lussac e Dallon sulle leggi della loro espansione. Istruita da 
Biot a valersi delle qualità ottiche dei corpi, mettendo in giuo- 
co il fenomeno della polarizzazione delia luce, potè la chimica 
sorprendere modificazioni non altrimenti afferrabili nella natu- 
ra de'corpi e nella disposizione delle lor parti integranti; nuovo 
passo verso l'unità della scienza. Haiiy e Vauquelin stabilirono 
V inlimo nesso fra la composizione chimica e la forma cristal- 
lina , ove Mitscherlich e Rose portarono l'esattezza. 

Gli acidi e le basi , osceno ossidi metallici , hanno somma 
affinità tra loro, e combinandosi producono sali, in cui un me- 

musica non prendea nessun diletto. Vedendo il museo del Lou- 
vre, allora il più ricco del mondo, esclamò: Che magnifica raccolta 
di cornici/ e dinanzi all' Antinoo; Che superba stalattite/ Invece 
ammirò il modello dell'elefante , destinato pei monumento alla 
Bastiglia. 

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CHIMICA 339 

tallo può direttamente prendere il posto dell'altro. Così, se in 
nitrato d'argento mettete una lamina di rame, questo si dissol- 
ve , mentre l'argento torna a stato metallico , e tutto il nitrato 
d'argento si trasforma in nitrato di rame. Qui dunque il rama 
combinasi contemporaneamente coli' ossigene dell'ossido d'ar- 
gento e coli' acido nitrico ; ma mentre il primo sale contiene 
ISSO parti d'argento, il secondo contiene solo 396 di rame. 
Vuoisi dunque molto meno rame che argento a formare un sale 
con pari quantità d'ossigene e d'acido nitrico; fatto che s'avvera 
m molti altri casi, e dove trovasi che la capacità di saturazione 
ha rapporti fissi per ciascuno , e variabili dall' un all' altro. Lo 
studio di questi rapporti , o come dicono equivalenti , è oggi 
vivo, e si valutano rappresentando cento l' ossigene , e riferen- 
dovi gli altri. 

Il sassone Wenzel, nel 1777 , avvertì comporsi i sali d' uq 
acido e d'una base, generalmente binarli; e che due sali potea- 
no alternare le basi e gli acidi loro in modo , da trasformarsi 
esattamente in due altri. Egli reputò particolarità dei sali quel- 
la che era la gran legge della chimica. Vi si badò dopo conso- 
lidato il sistema di Lavoisier: ma Bertbollet sosteneva che due 
corpi possono combinarsi in qualsiasi proporzione di 1, 2, 3, 4 
o 5 al più, senza intermediario. A questa legge delle proporzio- 
ni definite diede ampia generalità 1' inglese Dallon coll'ingegoo- 
sa teorica atomica, da Gay-Lussac sostenuta. Vide che un litro 
d'ossigene convertiva in acqua due litri d' idrogene : dietro al 
quale indizio chiarì che, ogniqualvolta due corpi gasosi si com- 
binano, entra nella combinazione l'egual volume di gas, o un^o- 
lume dell'uno e due dell' altro , o due per quattro , m somma 
sempre in rapporti semplici di volume. E poiché ogni liquido 
può ridursi in vapore, fu stabilito che gli equivalenti de'diversi 
corpi rappresentavano volumi eguali, o esattamente multipli gli 
uni degli altri : onde anche qui avremmo un' altra meraviglia 
della disposizione del mondo in numero e misura. Solo il cloro 
sottrae va s4 ; ma il dicembre I &45 fu trovato della proporzione 
di 1 : 36. 

Se i corpi combtnaosi tutti in proporzioni invariabili, e nelle 
reazioni chimiche un equivalente è rimpiazzato sempre esatta- 

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340 GLI EQUIVALENTI — DIMORFISMO 

mente da un altro, possono con facili calcoli scoprirsi altri nu- 
meri, dacché siano conosciuti alcuni, dei quali perciò importa 
assai l'esatta determinazione. Dumas prese dunque a precisare 
V equivalente dell' idrogene ; e con più difficoltà, fino del car- 
bonio, sagrificando molti diamanti. Altri camminarono la stessa 
via, applicando l'analisi a Atti i «orpi, e venendone a scoprire 
i costituenti finali e le 'distinzioni capitali fra la materia organi- 
ca e 1' inorganica. 

Dulong e Petit, cercando la misura del calore specifico nega- 
rli corpi semplici, ossia la proporzione del calorico, differente 
a peso eguale , che vuoisi perchè la temperatura s'alzi d'un 
grado , riconobbero stare essa in ragione inversa dei pesi da 
cui sono rappresentati gli equivalenti: cioè un corpo, il cui equi- 
valente pesali doppio d'un altro, ha la metà meno di calore spe- 
cifico. Faraday crede fissa e invariabile la quantità di forza elet- 
trica necessaria per decomporre corpi presi in quantità corri- 
spondenti ai loro equivalenti. 

Uno de' fatti chimici più stupèndi osservati ultimamente ,"è il 
dimorfismo. Che due corpi d'identica composizione [isomeri), in 
circostanze simili, debbano avere le stesse proprietà , credevasi 
assioma. Eppure do Mettete al crogiuolo una data quantità dV>s- 
Bido di cromo, che è verdescuro, e riscaldandosi brillerà di viva 
luce come divampasse ; poi l' incandescenza scompare , e non 
gli resta più, se non il calore che trae dal fuoco circostante ; 
raffreddato , eccoloydivenuto d' un Jbel verde , non più solubile 
nelP acido. Cangiò dunque di proprietà chimiche e fisiche; ep- 
pure ìa bilancia e l'analisi non vi ritrovano la minima alterazio- 
ne; e se lo tuffate in acido solforico riscaldato^ ripiglia lo stato 
primiero. Così il vetro ordinario, tenuto lungamente in fusione 
tranquilla , diviene opaco, infusibile , duro a segno da trar la 
scintilla dall'acciarino; eppure non si manifesta verun cangia- 
mento. Moltiplicando l'analisi, si venne certi che corpi egual- 
mente composti possono differire per durezza, peso specifico , 
azione sulla luce. In alcuni si cangiano solo (e proprietà fisi- 
che (dimorfi) , in altri anche le chimiche (isomeri) .• cioè nei 
primi le molecole composte restano le stesse , aggruppandosi 
in maniera differente; nei secondi gli atomi sono disposti diver- 

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CHIMICA 341 

samente nella molecola composta. Fra i dimorfi , il carbonio 
allo stato di diamante ha proprietà diversissime dal carbone : 
il solfo, cristallizzato dalla natura o nel solfuro di carbone, of- 
fresi in forma d'ottaedri a basi romboidali ; lasciato raffreddare 
adagio dopo fuso, dà prismi obliqui ; se, dopo scaldato a cen~ 
cinquanta gradi, si coli nell'acqua fredda, resta molle, bruno, 
elastico , trasparente per più giorni ; onde sarebbe polimorfo. 
Sembra potersene dedurre che i corpi dimorfi abbiano la pro- 
prietà di combinarsi permanentemente cogli imponderabili; ma 
oiò non polrebb' essere anche degli altri corpi ? non potrebbe 
nascer? da tale affinità la differenza di alcuui corpi , come del 
platino, dai metalli che sempre l'accompagnano? ài mòdo stes- 
so Furano, che presenta tutte le reazioni solite de' corpi sera* 
plici, fu testé riconosciuto per un ossido. 

Luogo sarebbe seguire i francesi Vauquelin, Thénard, Ampè- 
re; gl'Inglesi Dalton e Wollaston; i tedeschi Wenzel , Richter, 
VOhler, Liebig , Mitscherlich , le cui scoperte sublimi intorno 
alle sostanze isomorfe diedero la scossa alla teorica delle for- 
me primitive, posta da Hatìy. 

Dinanzi a tali fatti, nascono dubbii supremi. La natura si ser- 
ve di quattro forze distinte e d'una sessantina di corpi semplici 
per creare e modificar la materia ; quella natura cui basta la 
forza di gravità per regolare i movimenti degli atomi e dei mon- 
di. Possibile che essa abbia qui abbandonato quella economia 
che ne forma una delle meraviglie? Ripugna al sapiente il ere* 
derlo, e accetta i risultati presenti- come espressione de' fatti 
ora conosciuti, non come l'ultimo véro. Quell'unità che i fisici 
riconobbero negl* imponderabili , r chimici tendono a trovarla 
anche nella materia ponderabile ( 1 \ ; e dopo che lo studio sul* 
l'ammoniaca die un radicale nuovo, molti si applicarono a de* 
comporre i corpi detti semplici , e i risultati de' curiosi furono 
tali che anche la vera scienza ne dovette tener conto. 

Mentre ammiravasi la semplicità de'rapporti fra i pesi de'com- « 
ponenti nella natura minerale , non si credea che veruna rela- 
zione semplice esistesse fra gli elementi delle combinazioni or- 

(1) Esperimenti di Proust e di Bontiguj. 

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342 CHIMICA ORGANICA 

ganiche: ma Gievreal ve la dimostrò nel suo insigne lavoro sai 
corpi grassi d'origine animale, assimilandoli a sali , giacché la 
base e V acido sono composti ternani , che operano non altri- 
menti da quelli della natura Inorganica. Davy provò l'efficacia 
dell'elettricità sulla vegetazione, altri quella della luce. I vege- 
tali, decomponendo l'acido carbonico e l'acqua , fissano il car- 
bonio e l' idrogeno, e rigettano l'ossigene nell' atmosfera; ed o 
ri ducendo l'ossido d'ammonio, o direttamente togliendo l'azoto 
all'aria, si assimilano quest'elemento. L'azoto e il carbonio di 
cui vivono le piante, si trae dall'atmosfera; onde la fertilità d'un 
terreno deriva da elementi inorganici o metallici , confacenti 
all'una piuttosto che all'altra pianta. Studiando dunque le ce* 
neri d'una, può conoscersi quali elementi metallici debba pos- 
sedere un suolo perchè essa vi prosperi, quale rotazione stabi- 
lirei , di quali ingrassi a ju tarlo. Giusto Liebig , professore di 
Gressen , applicò specialmente la chimica organica all'agricol- 
tura e fisiologia; e crede l' ingrasso giovi perchè dà molto più 
ammoniaca che l'aria , e il liquido assai più del solido. Bous- 
singault , ohe pel primo mostrò come le piante decompongono 
V acqua per fissarne l' idrogene , arricchì d' importanti lavori 
la chimica applicata all'agricoltura; e Payen ed altri studiaro- 
no l' amido , la cellulosa , e la presenza delle materie azotate 
nei tessuti vegetali. 

Alle misteriose operazioni che si compiono sotto l'influenza 
della vita, si volsero principalmente Dumas, Boussingault e 
Payen; e stabilirono che le materie ternarie accumulate nel tes- 
suto animale , come la pinguedine e lo materie azotate neutre 
che costituiscono la trama dell'organismo animale, sono eia* 
Dorate dai vegetali. Pertanto il regno vegetale sarebbe un im- 
menso apparato di riduzione , il regno animale un apparato di 
combustione ; e piante e bestie sono in certo modo aria con- 
densata. 
, Così camminasi verso una portentosa semplificazione , mag- 
giore né' corpi organici, che quantunque dotati di principi i spe- 
ciali, constano di pochissimi elementi: carbonio, ossfgene, idro- 
gene, azoto ; i quali combinati con al più una dozzina di secon- 
darli, portano immensa varietà. 

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CHIMICA 345 

Ha la natura donde attinge questa profusione d' oaaigene ; 
idrogene, carbonio , azoto ? S' esaurirà essa ? o come si rifor- 
nisce ? e quando 1' animale o il vegetale ricadono in materia 
informe, che n'avviene di tutti questi prodotti della fila? A ta- 
li problemi s'applicò Dumas, ponendo che i vegetali producono 
i principi i immediati, gli animali se ne servono e li decompon- 
gono, e l'atmosfera è il serbatoio donde natura deduce le sue 
ricchezze. 

È l'atmosfera composta di 23 parti d'ossigene sopra 77 
d'aiolo in peso , non valutando il vapore acqueo , poco acido 
carbonico e poco gas di palude ; e acidenlalmente qualche 
prodotto ammoniacale , e alquanto acido azotico , che solvibili 
nell' acqua , sono dalle piogge portati nella terra che ingras- 
sano. Le piante , fra giorno , esalano dalle foglie acqua e os- 
sigene ; di notte , acqua e acido carbonico , oltre fissare del- 
l' idrogene , ossigene , carbonio , azoto e poca cenere , col che 
aumentano di peso. La terra dunque non serve che di punto 
d' appoggio , e tutta la nutrizione deriva dagli elementi atmo- 
sferici, a segno che alcuni arbusti crebbero e fiorirono anche in 
vetro polverizzato. Le foglie decompongono a freddo un de' cor- 
pi più stabili , l'acido carbonico, sprigionandone T ossigene e 
ritenendo il carbonio , purché ajutate dalla luce. L' azoto poi 
traggono i vegetali in parte dall' aria , in parte dalle sostanze 
organiche m sfacimento. Qui di nuovo la chimica tocca ad un 
de' puoti più importanti all' economia , gì' ingrassi ; rilevando 
conoscere i foraggi che richiedano men azoto dal concio , con 
quelli pascere gli animali, de' cui escrementi rendere alla ter- 
ra l' azoto per nutrire le piante che più ne bisognano (1) , alle 
quali cioè non basta quel dell' aria , ma il vogliono combinato 
con altri corpi, in istato di ammoniaca, di ossido d'ammonio, 
d'acido azotico, d' azotato. 

Le materie prime elaborate dai vegetali , son dagli animali 
assimilate colla digestione. Questi sviluppano incessantemente 
acido carbonico e acqua, a segno da potersi considerare come 
fornelli di carbonio e d' idrogene. Di là il calore animale ; e al 

(i) Sperimenti di Thaer e Bonssiogauit. 

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344 CHIMICA 

fine d' un giorno , un uomo ordinario , mediante la respira- 
zione, bruciò dugentottantotto granirne di carbonio o dell'equi- 
valente in idrogene. Cosi , dice Dumas, quanto P aria dà alle 
piante , queste il cedono agli animali , che lo restituiscono 
all' aria ; circolo eterno in cui la vita s' agita e manifesta , ma 
dorè la materia non fa che cangiare di posto. 

Se l' opra viziante degli animali e la purificante dei vegetali 
si squilibrassero, andrebbe turbata V armonia della vita ; ma il 
pericolo è sì lontano che eccede ogni longevità calcolabile (lj. 

(1) V atmosfera è* al la circa venti leghe , e pesa da 5 trilio- 
ni 229,000 bilioni di chilogrammi ; l' ossigene pesa 1 trilione 
206,000 bilioni ; V acido carbonico 2088 bilioni. per ridurlo 
a immagini sensibili, se facciansi dei cubi di rame di un chilo- 
metro il lato, 581,000 rappresenterebbero col peso l'atmosfera; 
134,000 il Suo ossigene; 116 l'acido carbonico. Un uomo con- 
suma in un* ora da 40 granirne d' ossigene, o 350 chilogram* 
mi Tanno, e 35,000 in un secolo. Suppongasi la popolazione 
animale del globo rappresentata da 4000 milioni d" uomini : in 
un secolo avranno consumato 120 bilioni di chilogrammi d'ut* 
sigene, che sarebbero 15 dei predetti cubi, cioè una quantità 
minima, quand'anche non 'fosse restaurata. 

Quanto all'acido carbonico, un uomo brucia ogni ora 12 grani- 
rne di carbonio e produce 44 granirne d' acido carbonico, cioè 
circa un chilogramma il giorno, e 365 per anno : oide i 4000 
milioni d' uomini in un anno producono 1 bilione 460,000 mi* 
lioni di chilogrammi d' acido carbonico, vale a dire 1/ 1 430 di 
quel che contiene l' atmosfera* Si vorrebbero dunque 1500 anni 
per raddoppiare la proporzione presente dell' acido carbonico* del* 
r aria, quand' anche il regno vegetale cessasse dalle sue funzioni, 
uè più operassero i vulcani che lanciano torrenti d' acido car- 
bonico, e i fulmini sotto i quali V azoto e 1* ossigene dell 1 aria 
comb inansi e formano l' acido azotico, l' azotato d' ammoniaca 
ec. Questi riprodurrebbero la vegetazione, come la riprodurreb- 
bero i cadaveri degli animali, morti per la cessazione di essa. 
11 calcolo è di Dumas. 



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BUFFO* 345 

Storia Maturale. 

Da questi studi! venne a ricrearsi quello della natura , che 
cessò d'essere secondario alle altre scienze. Giorgio Buffon 
(1707-88), più per favore che per merito messo alla direzione 
del Giardino delie Piante a Parigi , pensò farsi degno di quel 
posto studiando ; lo dispose non pia solo per la medicina , ma 
pel complèsso della scienza, e ideò a trentacinque anni la sua 
Storia naturale. Dapprincipio puramente descrittivo, pia lar- 
di divenne zoologista ; ma anatomico non mai , benché com- 
prendesse la necessità di comparare V interna struttura degli 
animali, e con alcuni suoi splendidi concetti rischiarasse la via 
che doveva esser corsa dal suo concittadino Daubenton. Questo 
aveva egli chiamato collaboratore in campo si vasto , commet- 
tendogli la descrizione delle particolarità : ma mentre Dauben- 
ton procedea sopra fatti individuali, e quindi sicuro da errori , 
Buffon tendeva a generalizzare ; e quando non fosse sostenuto 
da spedente, suppliva col vigor dello spirito, prevedendo quei 
eh' esso chiamava fatti necessari!. Maniera pericolosa per chi 
non abbia la forza d» abbracciare tutti i rapporti dell' universo. 
Bd errò in fatto sovente : crede alla generazione spontanea ; 
sprezza i metodi perchè non li conosce, e « vero metodo ( di- 
ceva) è la descrizione compiuta e la storia esatta d' ogni cosa 
in particolare ; » e ', in conseguenza , descriveva un individuo 
dopo l'altro : censura la classificazione di Linneo, dedotta da- 
gli oggetti stessi ; mentr' egli , senza conoscere le particolari- 
tà, s'accontenta a classi generali e arbitrarie; animali serventi 
all' uomo , animali selvatici europei, animali forestieri. 

Maturata la sua intelligenza , conobbe le uguaglianze e dis- 
parità , e la mirabile uniformità della natura , la graduazione 
nelle varietà , il successivo perfezionamento della specie , e la 
preminenza relativa dei differenti organi nelle varie specie: ma 
gli si rinfaccia. quel modo vago di filosofare, senza calcoli 
uè sperienze , e dietro teoriche prestabilite ; dissimulando le 
difficoltà sotto la maestosa circospezione delle parole. Il merito 
che la posterità gli riconosce, è d'aver fondato la parte storica 

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346 LINNEO 

e descritti? a della scienza : quel che fra' contemporanei gli ac- 
quistò ammirazione, fa Io stile pittoresco, e l'enfasi che allora 
sottentrava alla bella semplicità ; e dicono che innanzi scrivere 
egli si mettesse io abito di gala. Un solo viaggio egli fece, onde 
scarse in lui le ispirazioni grandiose ; e tutto v'_è contornato 
come nel giardino botanico. Animato dall' orgoglio e sostenuto 
dalla pazienza , non avrebbe voluto affrontare i materialisti, di- 
spensieri della lode; onde evitò ogni soprumana meditazione del 
creato ; impugna le cause finali ; tutto vede operarsi fortuita- 
mente : se non che, invece di caso , egli fece scialacquo delle 
parole di attrazione e natura. E per la materialità piacque la 
sua teoria della terra : una cometa urtando il sole t ne stacca 
dei pezzi incandescenti che sono i pianeti , i quali a grado a 
grado si raffreddano ; esseri organizzati nascono suUa loro su- 
perficie a misura che se ne modera la temperatura, e tutto ciò 
in migliaja di secoli. Altrettanto vale l'altra sua ipotesi della 
generazione fondata su molecole organiche : teorie repugnanti 
ai primi elementi scientifici ; eppur sembrarono il più splendi- 
do risultamene del neutonianismo , la più chiara spiegazione 
della geologia , la più forte objezione alla Genesi. Anche senza 
tal lenocinio , ad un secolo di gusto e di scienza dovevano pia- 
cere questa letteraria esposizione di fatti immensi, queste epo- 
che della natura antestorica, quel divinamento ardito che trae- 
va a riflettere, ed a riunire fenomeni, in apparenza disparati. 

Sì Buffon che Carlo Linneo nacquero il* 1 707 , ma questi in 
povero villaggio dell'inerudita Svezia, quegli di nobile e ricca 
famiglia borgognona, nella Francia di Luigi XIV : Linneo fu co- 
stretto a fare scarpe e lottare contro lunghe traversie ; Buffon 
non ebbe che a resistere alle seduzioni di una vita molle e in- 
fingarda. Linneo paziente e sagace nella ricerca dei fatti, quan- 
to ingegnoso a coordinarli, preciso e rigoroso nell'esposizione, 
fin a rifiutare ogn' altra eleganza che quella proveniente dalla 
semplicità dei mezzi e dalla elevazione delle idee ; cauto nelle 
deduzioni , procedendo sempre sopra fatti positivi e ragiona* 
menti rigorosi ; sapendo creare ipotesi verosimili, senza scam- 
biarle per verità assolute ; valutando al vero ogni fatto , ogni 
idea , ogni generalità ; non isdegnaodo seguitar pazientemente 

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347 

te minuzie per lanciarsi ne' campi più elevati della scienxa. Buf- 
fon è non meno ingegnose, ma in altro ordine d' idee : non cer- 
ca tanto creare e moltiplicare da sé i fatti d'osservazione, quan- 
to cogliere tutte le conseguenze, e sovra una base in apparenza 
angusta eleva un edifizio grandioso : a particolarità tecniche e 
divisioni sistematiche non s' arresta , e avventurandosi per in- 
cogniti sparii, travia talora, ma sa dagli errori trarre la verità; 
non finisce nulla, ma tutto comincia. Linneo, prima di riformar 
le idee, riformò il linguaggio, dando una nomenclatura chiara 
e semplice, deve il genere è indicato col nome, e coll'aggettivo 
h specie. Oltre denominare i vegetabili , occorreva un modo 
semplice e comodo di trovar il nome d f una pianta descritta, e 
di classificare un vegetabile nuovo : al che egli servi col siste- 
ma sessuale ; sistema artificiale che egli stesso confessava non 
esser quello della natura, scopo della scienza; ma eccitò tanta 
maraviglia , che nessuno avverti come posasse sovra principii 
differenti la classificazione zoologica. La zoologia è tale da non 
esser più distrutta ; e quella che nel 1797 fu stabilita e nel 
1816 compiuta da Geoffroy Saint-Hilaire e da Cuvier , non fe> 
che rettificarla e svilupparla : al contrario, prima che il secolo 
finisse, era soppiantato il suo sistema di botanica. 

Già nel 1 7S8 Bernardo di Jussieu piantava al Trìanon un giar- 
dino, ove le piante erano classificate secondo le affinila natura- 
li, cercando il problema finale ; poi suo nipote Lorenzo pubbli- 
cava i Generi delle piante (1 789), applicando il metodo dello 
zio a tutto il regno vegetale, ponendo il valore dei caratteri nel 
grado d' importanza e di generalità degli organi donde sono 
tratti , e combinò questo valore de' caratteri col loro numero . 
Michele Adanson di Aix (1727-1806) , allievo di Jussieu e di 
Reaumnr, fé' la Storia naturale del Senegal, donde avea por* 
tate carte e vocabolari ; die la prima esatta descrizione del 
baobab , creduto fin allora favola , e degli alberi della gomma 
arabica. Le Famiglie delle piante dispose con sistema oppo- 
sto a quel di Linneo , fondandosi sopra l' osservazione , non di 
alcuni caratteri, ma dell 1 insieme ; e ben tosto soccórse di po- 
ter applicarlo a tutti gli esseri, e formare un' enciclopedia del- 
la natura. Presentò dunque all'Accademia (1 775) il divisamente 

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348 BOTANICA 

dell' opera sua , che in ventisette volumi dovea racchiudere 
■ V ordine universale della natura , o metodo naturale , com- 
prendente tutti gli esseri conosciuti , le loro qualità materiali, 
e facoltà spirituali , e dei loro rapporti. » V ammirarono , e 
giudicarono 1' impresa impossibile ad un uomo solo ; onde ri- 
mase co' suoi progetti , povero perchè solo intento a questi : e 
allorché il nuovo Istituto nazionale l'invitò nel suo seno, rispo- 
se non potervi andare perchè non aveva scarpe. 

Carlo Bonnet (1 720-1 793) , credendo che nulla si opera per 
salto in natura, cercò il concatenamento degli esseri , ma pre- 
tese trovarlo in forme apparenti , amiche in quei passaggi di 
cui natura si riservò il secreto. 

Alla fine del secolo la botanica era studiata con passione ; 
fiori e piante di lontane latitudini , e massime dell'Australia y 
arricchivano i giardini e le selve nostre ; e all' arrivo d' un ar- 
busto o d' un fiore festeggiavasì quanto un tempo per i galeoni 
dell'oro messicano. In Inghilterra grandi e ricchi si piacquero 
di questa scienza ; la Società Linneana vi si mostrò non inde* 
gaa di tal nome ; e Giacomo Eduardo Smith, presidente di essa, 
trovò molte specie nuove, molte più Guglielmo Acton. Il tede* 
sco Giovanni Godwig, primo dopo il nostro Micheli , riconobbe 
gli organi sessuali delle crittogame; Guglielmo Roth quei delle 
crittogame aquatiche ; Federico Bottinami quei delle alghe, di 
cui una storia comptutaiu data dallo svedese Acario. Boston e 
Dickson estesero la cognizione delle crittogame ; lo spagouolo 
Cavanilles die un lavoro immortale sulle monadelfie, e applicò 
il filo micrometrico d' un fortissimo telescopio a osservar gli 
sviluppi così rapidi d' un' agave americana. S' applicò poi la 
rinnovata chimica alla botanica, e Priestley , Seoebier , Ingen- 
bous, Teodoro Saussure, Crell, Lavoisier, Duhatnel, con espe- 
rienze concatenate spiegavano la respirazione delle foglie , e 
come aggiunga alla pianta la massa di carbonio che sottrae al- 
l' atmosfera. Desfontaines fece la fecondissima scoperta , che i 
nuovi strati si aggiungono fra il vecchio legno e la scorza ; men- 
tre Dupetit-Thouars sosteneva che l'aumento si faccia in senso 
verticale, e il germe ne sia il bottone, vero individuo che spin- 
ge le radici proprie fin a quelle della pianta. Altri dappoi stu~ 

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METAMORFOSI 549 

diavano V organizzazione delie piante ; e Schulze vorrebbe ma* 
strar analoghe l'impulsione circolatoria dei liquidi nelle piante, 
e il sistema nervoso centrale degli animali superiori. Importanti 
monografìe e la geografia vegetale , e pazienti e acute indagini 
eterneranno i nomi di Schow , di Braun , di Morren , di Mori*. 
Ormai Eodlicher e Rftmer sommano a 160,000 le piante esi- 
stenti sai globo, di cui 95,000 sono descritte. 

Era riservato a un poeta V additare le leggi intime dell 7 or- 
ganizzazione degli esseri. Giube asserì che la foglia è V unico 
organo fondamentale, e sue modificazioni le brattee, il calice , 
la corolla , gli stami, il pistillo. Ài momento della germinazio- 
ne , la più parte de' vegetali prestano due cotiledoni , che de- 
stinati a nutrire la pianta , presto scompajono ; ma gli organi 
cbe poi si sviluppano con tanta varietà, non sono che essi coti- 
ledoni trasformati. Prima spiegansi in faglie , disposte lungo il 
gambo ; e a maniera di polmoni, aspirano V aria che modifica i 
succhi distribuiti nel loro interno: ma ben prestola generazio- 
ne di foglie s 1 arresta , ne diminuisce il volume, cootraggousf, 
e si presentano come foglioline più piccole, dette brattee. Que- 
ste, or isolate, ora in circolo, modifìcansi, formando il calice : 
poi ne vengono i petali della corolla, alcuni de' quali riduconsi 
in stanai : perfino il pistillo è una nuova metamorfosi dèlia fo- 
glia ; indi ingrossato costituisce il frutto : in fine nel seme l'em- 
brione ricingesi di stretti viluppi , che per GtHhe sono ancora 
foglie modificate. 01 tre questa metamorfosi progressiva, ne di- 
stingue una retrograda, che in realtà non è se non la mancan- 
za di metamorfosi. Nessuno gli badava, finché Agostino De Can- 
dolle di Ginevra dimostrò scientificamente i fatti che Gttrhe ayea 
ben interpretati, e, senza conoscere l'opera di questa, la compì 
collo scoprire la legge di simmetria. Al sistema artificiale di 
Linneo , De Candolle preferi il naturale e più ragionevole di 
Jussieu , non più sulla somiglianza d' una parte sola dell' orga- 
nismo , ma secondo i caratteri essenziali , e mostrando come 
nella famiglia stessa fossero comuni le proprietà medicinali (t). 

(1) Nella ristampa della Fiera francese diLamark, egli ag- 
giunse 2000 specie alle 2700 registrale, e in un* introduzione 

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350 METAMORFOSI — MINERALOGIA 

Tutti gli esseri creò la natura secondo un divisamente) simme- 
trico , sebbene di rado Io conservi : i molti fiori essa Variò per 
cause a noi ignote , e nella stessa famiglia trovatisene altri che 
non sono simmetrici : ma taìe deviamento segue cause genera* 
li, da cui è facile risalire af tipo primitivo, calcolando gli acci- 
denti costanti di aborti, degenerazione, aderenze. 

Queste leggi furono poi applicate da Neea d' Esenbeck, Rom- 
per, Martina , Angusto di Saint-Hifaire e Gaudichaud alla bota- 
nica ; da Oken, Caros, Katbke, Geoffroy Saint-Klaire e Serres 
alla zoologia 

Abramo Gotllieb Werner tusarzi ano (1 750-181 7) scrìveva per 
uso de' metallurgo onde non sempre pretese il rigore scientifi- 
co; ma net Trattato dei caratteri dei minerali ne propone- 
va la metodica descrizione dietro ai caratteri esterni , colore y 
frattura, forma cristallina, peso, durezza, trasparenza : il che 
domandava rorittognosia. Meglio meritò nella geognolia, scien- 
za delle giaciture secondo V epoca di formazione ; ove appro- 
fittando delle osservazioni di Palla», Saussure, Deluc, ridusse 
a teorica la formazione detta crosta terraquea. Le rocce distri- 
buisce secondo V anteriorità relativa : primitive, senza vestigia 
di corpi organizzati ; di transizione ; stratificate; terreni d'al- 
luvione. Le attribuiva egK a precipitazione avvenuta in un li- 
quido, non eccettuando i marmi e i basalti: donde la scuola de! 
xiettunrsti, combattuta tfai vulcanisti , che finirono col trionfare 
dopo che Desmarets dimostrò vulcaniche le montagne dell'Ai* 
vergna. 

Cronstedt, Bergmann, Ignazio Boni, Kirwan, classificarono i 
fossili secondo la composizione chimica. 

Carburi di Cefalonia (1 731-1808) , per invito della repubbli- 
ca serenissima, viaggiò alle miniere del Settentrione per cono- 
scere i metodi metallurgici. Quando venne professore di chimi- 
ca a Padova , non trovò tampoco un'oncia d' alcali puro o di 
verun acido concentrato ; sicché tutto dovette creare. Inventò 

utilissima spiegava le recenti conquiste e general illazioni delia 
scienza. Nel Prodromi *y sternali* vegetali* studia la distri* 
buzione de' vegetali sul globo. 

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MINERALOGIA 551 

i) modo migliore di fondere il ferro , e se ne valse pei cannoni 
con cui Emo bombardò Tunisi ; insegnò anche una carta incom- 
bustibile per uso delP artiglieria. A Linneo die pareri col suo 
sistema mineralogico, discordandone rispetto all'origine delle 
forme cristalline dei metalli ; dopo la scopèrta casuale di Le- 
mery che più non seppe ripeterla, Carburi irovò il modo di soli* 
dificare 1' avido vitrìolico ; ma, a malgrado di Lavoisier, rimase 
ostinato alla dottrina del flogistico. Giovanni Arduino verone- 
se ( 17 14-1 795 ) si pose nelle miniere di Clausen per studiare 
metallurgia e mineralogia. Ma guide mancavano: e prima opera 
geologica furono le sue OssérvdzióniÈiìlla fisica costituzione 
delle Alpi venete , ove pose la bisezione delle rocce ignee e 
sedimentarie , e distinse le calcinabili o di sedimento , e le 
vitriscenti ; nel confine tra le due trovarsi più comunemente i 
depositi di metalli, ch'esso riguardava come sublimazioni , ac- 
compagnanti lo sboccare dei porfidi e delle altre produzioni 
ignee ; indicò la conversione della roccia calcarea in magnesia- 
ca. Pertanto distinse le rocce primigenie di micaschisto e si- 
mili, anteriori alle granitoio!, impropriamente dette primitive; 
i monti di sedimento, secondarii o terziarii ; infine le pianure , 
anch' esse di trasporto. 

Boccaccio aveva osservato che il natio suo poggio di Certaldo 
era pieno di conchiglie marine [Filocopo, VII)) dove appunto 
stando il Targioni presso uno zio , cominciò a raccor testacei 
fossili, e prese amore a questa scienza, cui offri bel tributo nel 
suo Viaggio in Toscana. Anche sir Guglielmo Hamilton, am- 
basciadore d' Inghilterra a Napoli, studiò passionatamente i fe- 
nomeni naturali di cui è ricco il nostro mezzodì, e ne diede in- 
formazione alla Società Reale di Londra (1766-79), poi in opere 
a parte ( Campi Phlegraei , i 776 ). Con lui lavorò Giuseppe 
Gioeni di Catania (1747-1822), che nella Litologia vesuviana 
pose teoriche e ipotesi applaudite. Dolomieu del Delfinato ( 1 750- 
1801 ) esaminò la conformazione delle montagne italiche dal 
Faro sin nella Rezia , e i materiali adoprati ne' monumenti on- 
<Pè sparsa la nostra patria. Accompagnò Bonaparte in Egitto , 
e nelle prigioni napoletane scrisse la filosofia mineralogica. 

Agli antichi non isfuggì che alcune sostanze naturali -sono 

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332 CBISTALLOGBAPIA 

disposte a ricevere costantemente certe forme, e Plinio deten- 
ne quelle del quarzo e del diamante. Poco caso se ne fece ; 
pure Linneo esibisce le forme cristalline di molte sostanze ; e 
do credette così assoluto il carattere , che suppose ogni parti- 
colar forma provenire da un sale particolare. Rome de l' Isle 
avverò la costanza degli angoli onde s'incontrano le loro facce, 
e gli balenò l' idea che le varie focaie potessero ridursi ad una, 
acconcia in particolar modo a ciascuna sostanza , e modificata 
da rigorose leggi geometriche. Quando Bergmann scoperse che 
i minerali poteano esser divisi per falde , in modo da mettere 
allo scoperto le forme primitive e fondamentali di ciascuno, la 
mineralogia cessò d' essere una lista di nomi , un catalogo di 
pietre ; e divenne scienza fecondissima di fatti, e d' applicazio- 
ni ogni giorno nuove* Bergmann non ne dedusse canoni gene- 
rali ; ma contemporaneamente Haity, nel tentare di ricomporre 
un cristallo spezzatosi per caduta , s' accòrse delle varietà che 
ne nascevano , e potè determinare le regole costanti della so- 
vrapposizione degli strati , in guisa che , conosciute le forme 
primitive, è dato indicare quali attre sieno capaci di assumere. 
Rischiarato dalla chimica , spinse innanzi la cognizione delle 
molecole primitive, ed arrivò, almeno per la più parte, a deter- 
minare un solido, che aggiunto a sé stesso secondo tre dimen- 
sioni e con certe leggi , riprodurrebbe il cristallo con tutte le 
sue modificazioni. 

Allora si ebbe un canone preciso a discernere un minerale 
dall' altro. Venne poi la meccanica col gonimetro riflettore di 
Wollaston , per cui da un frammento si verifica la forma d' un 
cristallo ; venne V ottica , mostrando il modificarsi della luce 
attraverso alle forme cristalline ; venpe I 1 analisi chimica intro- 
ducendo classificazioni più rigorose che non la cristallografìa. 

Lo studio de'minerali non fu limitato a parziali proprietà, ma 
ne venne una scienza nuova, o se volete scienza futura, la geo* 
logia. Lehman e Rouelle aveano prima distinto i terreni in pri- 
mitivi , cioè rocce abbondanti di metalli ; e in secondarli , de- 
positi d'acqua e di reliquie organiche. Ben tosto tale classifica- 
zione si migliorò, e Deluc, Saussure, Werner , Dolomieu, pre- 
pararono i progressi che nel nostro secolo si ottennero con os- 

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GEOLOGIA. 353 

semitoni generali e particolari- Brocchi bassanese ( 1 775-1826) 
esaminò Io stato fisico del suolo di Roma, e valendosi dell'eru- 
dizione, descrisse alcune località <P Italia, e massime le colline 
concbigliacee subapennine ; col che preparò un dato certo ai 
successivi per indurre 1' identità di formazione dei terreni ter- 
aarii, non dalla giacitura ma dalla somiglianza de 9 corpi orga- 
nici che contengono. Nicola Gorelli di Terra di Lavoro ( 1790- 
1829 ) fece importanti scoperte sulla natura delle produzioni 
vulcaniche* La dottrina werneriana dell 1 origine nettunnica fu 
combattuta dall' Arduino e da Mar zar i, che esaminando il Tiro- 
Io, provò d'origine vulcanica i graniti e d'apparizione posterio- 
re alle calcari secondarie e lino alla creta, e mostrò il gradua- 
to passaggio da quelli alla simile , al porfido pirossenico : e i 
fenomeni del villaggio di Predazzo divennero lo studio di tutti 
i geologi , a cui da Humboldt si trovarono riscontri sin nella 
Mongolia. Saussure , che fondò la scienza dell' igrometria , e 
piantò osservatore sulle maggiori alture , quattordici volte at- 
traversò le Alpi per ridurre la geologia a scienza d' osservazio- 
ne (1). De Buch introdusse nella geologia l'idea di formazioni 
locali e generali ; considerò ogni accidente locale giusta le qua* 
lità interne ed esterne, e la relazione col tutto. Guglielmo Hum* 
boldt chiamò l' attenzione s' una legge di direzione uoiforme in 
lolla la struttura della terra , indicando la polarità delle dif- 
ferenti rocce (2). 

(1) Aggiungansi i lavori di Pallas, Delaraark, Patria , Gree- 
oough, Gran vi He, Peen, Cooybeare, Phillips, Buckland, Mm> 
chison, Forbes, Fleming, Mac. 

(2j In Vallisnieri può vedersi a ohe punto fosse la geologia. Ne- 
ga che le fontane traggano sorgente dal mare ; parlando € de'cor- 
pi marini che si trovano sui monti, e dello stato del mondo avanti 
il diluvio , nel diluvio e dopo il diluvio, i s' accorge uon reggere 
le varie ipotesi sul come fossero abbandonate dalle acque sui mon- 
ti le spoglie fossili; ne egli sa darne una soddisfacente : pure du- 
bita debbansi ad altri diami che il noetico (a), tanto più se è vero, 
che non vi si trovino ossa umane; e crede abbondino più ne'monli 
presso il mare, e non altissimi. 

(a) Quindi parziali, e non generali. 

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ZM TEORIA DEI SOLLEVAMENTI 

' Ma il gran passo di questa scienza consistette nella teoria 
dei sollevamenti , già presentita da altri (t), poi esposta da Der 
fcuch, e ridotta a forinola da Beauraont, e alla quale pajono ac- 
conciarsi così bene i fatti. L'ordine con cui sono sovrapposti 
gli strati di sedimento , i letti trasformati , e i conglomerati, la 
natura de* terreni traversai o raggiunti dalle rocce erumpanti, 
le reliquie organiche sparse in essi, rivelano l'età delle succes- 
sive formazioni. L'applicazione delle prove botaniche e zoolo- 
giche , diede alla geognosìa una profondità e varietà originali : 
la teorica del fuoco centrale assegnò la causa di cotesti solle- 
vamenti. - 

Ma sono verità o sogni M! calore centrale è oggi Impugnato, 
la formazione della crosta del globo spiegasi in altri modi ; ma 
la geologia affascina con ipotesi , varianti ciascuna a seconda 
della scienza che primeggia. Come nel secolo scorso eransi ap- 
plicate le leggi della fìsica a rintracciare la storia primitiva del 
globo e la sua futura trasformazione, cosi ora quelle delia chi- 
mica , sebbene con maggior rispetto alla causa prima. La lotta 
tra il fuoco e l' acqua avea tregua , spartendosi il teatro di lor 
battaglie ; e la scorza della terra cònsolidavasi , rinserrando il 
fuoco centrale. Ma un mare senza limiti la copriva , non spor- 
gendone che poche isole, traenti calore, non dal sole annebbia- 
to, sì bene dalla vampa interna. Sotto quell'atmosfera cocente, 
sovracarica di vapor aqueo e d'acido carbonico, squarciata ogni 
tratto da fulmini , spoglia d'ossigene , nessun animale sarebbe 
vissuto , eccetto i pesci , i polipi , i molluschi del mare. Ma la 
vegetazione spiega attività immensa; e le isole asciutte copronsi 
di arbusti vascolari, di organizzazione semplice e di pronto in- 
cremento, colossali asperelle, felci arboree, qualche palmizio; 
poco differenti di specie, ma dove gì' individui si moltiplicano, 
crescono, muojono con indicibile rapidità. La loro vita decom- 
pone incalcolabile quantità di acido carbonico e d'acqua, men- 
tre fissa V idrogene e il carbonio ; onde l' aria si purifica ac- 
quistando ossigene, e diventa possibile!' apparizione degli ani- 

(1) E chiarissimo dal nostro Anton Laza/o Moro , dc'Crosta- 
<a\ 1740. 



' ZOOLOGIA 355 

mali. Sopravviene allora una rivoluzione nella faccia della ter- 
ra , e gl'immensi letti di que' vegetali sono sepolti e conversi 
in carbon fossile dalla pressione degli strati sovrapposti e dal 
calore del globo (1). Altre età geologiche succedono, altri gior- 
ni della creazione, in cui le isole si ampliano, la faccia del glo- 
bo si popola , prima di reitili gigautescbi , viventi d' atmosfera 
ancor impara, la quale è via. via rinsanicbita dalla precipitazio- 
ne dei letti di rocce calcari , e dall' incessante azione de' vege- 
tali ; finché compaiono i mammiferi , gli uccelli , gì' insetti, in 
ogni nuova rivoluzione avvicinandosi alle formi presenti. Ultimo 
I* uomo, re del creato (a). 

Ma questo , ma gli altri animali , quando e come nacquero ? 
e tutte le specie ad un tratto , o da un germe unico, sviluppa- 
tosi via via nell'infinità delle specie? 

Sono le quistioni che si propone la zoologia. Di essa avea me* 
ritato particolarmente il modenese Spallanzani studiando la ge- 
nerazione e respirazione degl' insetti , il riprodursi di qualche 
membro : mostro provenire da germi anche gli animali i afa so- 
ni. Linueo, Fabricio, secondo fondatore dell' entomologia, Fe- 
derico Muller, il siciliano Poli, aveano dato incammino alla zoo- 
logia sistematica j Daubenton, Vicq d'Azyr, Camper anatomista 
di genio , Lyonuet , Trembley , studiato V organizzazione degli 
animali ; Bonnet, Réaumur, Buffon, i costumi ; Buffon, Linneo, 
Bonnet , formato una zoologia generale. Le concezioni di-Vicq 
d'Azyr, non meno belle-che ben espresse, elevaronsi talvolta fino 

(1) Si calcolò che la sola Pensilvania contenga 600 bilioni di 
chilogrammi di carbon fossile. Poniamo che il resto del mondo 
ne contenga solo mille volte tanto, e avremo 600,000 bilioni. 
Se il carbonio entrasse solo per due terzi alla composizione d' esso 
carbone , n' avremmo 400,000 bilioni di chilogrammi. Per tras- 
formarsi in acido carbonico avria duopo di un trilione di chilo- 
grammi di ossigene ; e il gas acido carbonico prodotto peserebbe 
1 trilione , 400,000 bilioni di chilogrammi. Non è dunque sover- 
chia l'importanza attribuita air azione de' vegetali uulle prime 
giornate della creazione. 

(a) Ammesse' come plausibili queste conghicllure, alcuni inter- 
pretano ncr cnocha i giorni della creazione, 

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556 ccvieb 

all'anatomia filosofica. Su tutto sparse gran luce Pallas con 
tanti viaggi e co 1 bei lavori sulla classificazione degl' infusorii e 
dei zoofiti, sull'anatomia delle vertebre , sulla zoologia fossile. 
Dopo Linneo fu più che quadruplicato il numero delle specie 
conosciute, e l'Australia ne somministrò di singolarissime, anzi 
intere classi nuove , come i marsupiali : e le stupende deaeri- * 
zioni date principalmente dagl' inglesi ( Gould, Owen, Water- 
house, Jardin, Lowe , Smith , Darwin ) , e i musei sempre più 
arricchiti e meglio ordinati, crebbero in modo la suppellettile, 
Che convenne istituire nuovi generi , e introdurre gruppi inter- 
medi!'. Ne venne la necessità di studiare l'interna struttura de- 
gli animali, e così fondarsi sull'anatomia comparata, come unico 
modo a conoscere la vera natura dei molluschi e degli avanzi 
di specie perite. Cosi questa scienza, descrittiva fino al princi- 
pio del secolo, prese allora il carattere di anatomica ; e facen- 
dosi più in questi poc' anni che non in tutti i precedenti, pian- 
tavansi la zoologia fossile e la filosofia zoologica. Assunta una 
direzione fisiologica, si studiò lo sviluppo successivo degli ani- 
mali, e la serie delle modificazioni per lui 1' organismo si sem- 
plifica negli esseri inferiori ; talché non si esaminano cadaveri, 
ma vivi gì' insetti inferiori, e l'embriologia dei molluschi e de- 
gli anellidi. Di Lacépède furono severamente giudicate le ope- 
re sui cetacei , i rettili e i pesci ; Everardo Home estese le ri- 
cerche sulla anatomia comparata \ Meckel lo supera come zoo- 
tomo, e fonda la teratologia ; Rudolpbi, oltre l'anatomia com- 
parata , stende un'opera immortale sugli entozoarii j il cieco 
Huher di Ginevra si colloca fra i migliori osservatori ; a Latreil- 
le , principe degli entomologi , è dovuta la parte che riguarda 
gì' insetti del regno aninaale di Cuvier ; stupendi sono i lavo si 
di Ehreaberg sugi' infusorii, dei quali esso crede composte fin 
le masse metalliche 6 gli strati di tripoli. 

Giorgio Cuvier di Montbelliard (1769- 1832), non genio , ma 
di cognizioni enciclopediche e attento radunatore sull'anatomia 
comparata e su la zoologia fossile o paleontologia , fonda una 
classificazione nuova. Nella prima si valse del gran principio 
della subordinazione degli organi , e l' andò raffinando sino al 
suo quadro , fondato sulla gradazione del sistema sanguigno : 

v Dk OQ k 



PALEONTOLOGIA 3o? 

variò ancora, ma sempre s' attenne a falli positivi più cbe a 
principi!, e sdegnò le ipotesi. 

L' anatomia comparata staccò dalia fisiologia , crescendola 
precisione e regolarità, e non solo trovando fatti nuovi ma rive* 
dendo i vecchi. Così prese per basi della zoologia filosofica la 
strattura anatomica e le funzioni fisiologiche, dalle forme gene* 
rali dell'organizzazione traendo le grandi divisioni, e dalle men 
costanti gli ordini secondari!. Considera ogni essere vivente 
come creato a un fine, e provisto d' organi atti a raggiungerlo: 
dal che trova che ciascun animale forma un sistema in sé com- 
piuto , e tutte le parti sue vanno tanto intimamente connesse, 
fra loro , da non potersi modificarne una senza che V altre ne 
risentano ; onde una modificazione basta a indicarle tutte. Con 
questa legge della correlazione delle parti die il crollo alla 
continuità .da alcuni pretesa nella scala degli esseri , e segnò 
limiti precisi fra le quattro grandi classi de' vertebrati , mollu- 
schi, Insetti, zoofiti. Dietro ciò , tolse a determinare dalle ossa 
fossili le razze estinte , in modo che una parte sola basti per 
conchiudere qoal era V intero animale, come il geometra trova 
i termini medii di una serie regolare (1). Ravvicinando all'o- 
steologia delle specie vìve quelle delle estinte , determina e 
classifica le reliquie di molte affatto scomparse, e che più dif- 
feriscono dalle odierne quanto in piò antichi strati sono rinchiu- 
se : talché possono divenire una riprova della priorità d' essi 
strati. Dai frammenti potè ricomporre censessantotto animali 
vertebrati , che costituiscono cinquanta generi , di cui quindici 
nuovi : poi Mante!!, Bucklaod , Hibbert , Àgassiz , Brongniart , 
estesero quel numero , sino a far credere che le specie estinte 
non sieno meno delle viventi. 

Molti a quel modo studiarono i vegetali fossili : Brongniart 
ne diede la storia generale ; Sternberg la fiora del mondo pri- 
mitivo ; Ltndley e Hutton la flora fossile d' Inghilterra j Cotta 
le felci di Chemnitz in Sassonia. 

(1) Dappoi , G^offroy Saint-Hilaire mostrò che i veri analoghi 
non sono già gli organi, ma i materiali loro costitutivi ; onde uni- 
tà di composizione e ineguaglianza di sviluppo sono le due leggi 
anatomiche. 

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338 ORGANOGENIA 

Ma quelle differenze venivano da diversità di clima e di suo* 
!o ? e da essa specie derivano poi le presenti ? Cuvier lo nega , 
e adduce a testimonio le mummie d' animali trovate in Egitto , 
che dopo tre o quattromila anni sono identiche colle specie 
odierne. Prova deficiente, giacché le alterazioni non potrebbero 
essere che conseguenza o concomitanza de 1 grandi cataclismi y 
non riprodottisi più dopo V ultima giornata della creazione. 

Comparando V organizzazione loro coli' età dei terreni in cai 
sono ehiusi, Cuvier avviava a scorgere quel progressivo svilup- 
po delle specie, ch'egli neg5 : accertassi della perdita di mol- 
te, ma non accettò l'apparizione di nuove , stando all'osserva- 
zione senza avventurarsi alle ipolesi : credette che V apparizio- 
ne loro fosse locale , anziché universale ; ma per trovare un 
paese ove abitassero gli uomini e le specie odierne , quando i 
mastodonti e i paleoterf vagabondavano sulla patria nostra , è 
ridotto a supporre che il mare lo abbia occupata ; ipotesi dis- 
detta dalla geologia. A Cuvier mancava la facoltà dei genera- 
lizzare , e di ridurre le particolari osservazioni ad un ordina- 
mento naturale. I crescenti studH non accettarono affatto que- 
sta determinazione dèi fossili da un solo frammento , e move- 
ranno dubbii al sistema zoologico di lui e al paleontologico , 
come alla sua teorica della terra. 

Lamark , nel 1 793 chiamato dalla botanica a insegnare zoo- 
logia , come avea fatto la Flora francese, fé' il Sistema degli 
invertebrati e la Filosofia zoologica ; nel primo presentando 
classificati metodicamente i gruppi inferiori del regno animale, 
ne!!' altra scientificamente trattando la suprema qnistione della 
variabilità delle specie. Il primo, più accessibile, fu ammirato; 
V altra presa in beffa da alcuni, benché nell' ordinamento d§gli 
animali paja ad altri ben superiore a Cuvier. 

Già Aristotele occupami xlella formazione del pulcino , e 
tntti gli anatomisti attesero a comparare 1* embrione e il feto 
coli' adulto. Harvey disse che ogni animale proviene dall' ovo; 
i crescenti sussidii applicaronsi a scoprirne il come ; e Hunter, 
cogli studii sulla placenta, l' utero e il corion*, chiarì come Po- 
vologia umana gareggiasse d' interesse con quella degli uccelli. 
Progredendo , si comprese come gli infimi animali potessero 

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ORGANOGENIA — EMBRIOGENIÀ ZÌjO 

servire a spiegar la struttura dell' uomo ; e quando Gleichen e 
Enrenberg trovarono modo d' iojettare gli infusorii , colorando 
il liquido di cui si pascano , si potè studiare questi insetti. Dal 
quale infimo grado partendo , si istituì un parallelo fra il gra- 
duale raffinarsi d? organismo degli embrioni negli animali su- 
periori , e le trasformazioni corrispondenti degli iuvtàtebrati ; 
evoluzioni passeggere nel primo caso, divenute fisse negli altri. 
Generalizzando i moltissimi fatti raccolti dai precedenti , si 
fondò la parte filosofica dell' anatomia , cioè 1' organogenia ani- 
male, cercando come .dall' avo derivi l'uomo al par d'ogni altra 
animale , e come in questa progressione gli organi transitori! 
degli animali superiori corrispondano agli slati organici perma- 
nenti degl' inferiori ne' diversi gradi della scala zoologica. Geof- 
froy Saint- Hilaire , nell'anatomia comparata non le differenza 
ma cercò le somiglianze , portando l' attenzione sui periodi di- 
versi di sviluppo degli organi e degli animali, .attento a mostra- 
re. che prima di essere differenti, erano analoghi. E ne dedusse 
Punita di composizione organica, il principio dell' ineguale svi- 
luppo, e la legge della evoluzione centripeta, opposta alla per- 
sistenza dei germi , cbe era prevalsa nei preqedenti. Una serie 
di specie animali, di feti a diversa età , di stati anomali e pato- 
logici dell' organizzazione , sono ricondotti a leggi analoghe e 
identiche, e quindi all'unità fondamentale della zoologia. Allo- 
ra l' invariabilità delle specie zoologiche fa luogo alla mutabili- 
tà, e l' anatomia applica specialmente a studiare le forme tran- 
sitorie degli organismi. In somma, l'organogenia è un'anatomia 
comparata transitoria, come l'anatomia comparata è una specie 
d' embriogenià generale permanente. 
. Così si ergeva la scienza sopra una legge fondamentale, ap- 
plicabile alle varie parti della zoologia; cioè la progressiode li- 
neare) non già semplice, ma proveniente da una duplice serie, 
che per opposta direzione veniva ad incontrarsi. Nel tempo sles- 
so che Lamark annunziava questa legge di continuità, o, a dire 
più giusto, di graduazione, Fischer in Russia pubblicò la cosa 
stessa senza sapere d'essere preceduto; più in chiaro la poserò 
le Horae intomologicae (1819) di Mac Leayj indipendente- 
mente da esso , il botanico tedesco Fries riscontrava la leggo 

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360 NESSO DELLE SCIENZE NATUBALI 

medesima nella natura circolare delle affinità nel regno vege- 
tale: il quale concorso spontaneo e indipendente di quattro il- 
lustri darebbe a credere siasi trovata la legge universale nel- 
l'ordine di natura, e posta la zoologia nel grado di scienza di- 
mostrativa, su di che Blainville stabili la serie animale. Possa 
sceverarsene quella proclività al materialismo che Lamark v'im- 
presse, e trarne piuttosto soggetto di nuovi inni a quella Sa- 
pienza che tutto dispose con ordine e graduazione f 

Chi ricorda quel che dicemmo testé sopra il consolidarsi del- 
la materia 1 umica nelle nebulose , stupirà di trovare ne' firma- 
menti un riscontro all' embriogenià delie piante e degli anima- 
li. Ma è singolare come tutte le scienze pretendano porgere la 
storia del mondo antestorico. L'astronomo esamina la concen- 
trazione della materia cosmica; il paleontologo cerca nelle vi- 
scere della terra gli stadi! per cui successivamente passò l'in- 
carnazione, prima di giungere alle forme presenti ; l 1 embrio- 
logo indaga nell'utero fecondo le rapide tramutazioni dell'indi- 
viduo, che lentissime nelle specie riscontra l'entomologo; il 
chimico co'suoi gas e cogli atomi combina questa mirabile mole. 

Tutte poi le scienze tendono a consociarsi, e dopo ingrandi- 
te per mezzo della suddivisione, ora si dan la mano per modo, 
che i limiti più non ne restano distinti, e ciascuna pretende do- 
ver diventare la scienza nuova dell'avvenire, facendosi servire 
dalle altre ; orgoglio compatibile, il quale non esprime al fon- 
do se non l' affratellamento di tutte. La chimica invade ogni 
giorno più r regni della fi3ica , e non dispera dS riconoscere 
l'unico elemento essenziale di tutta la natura; né l'astronomia 
diveder l' origine di tutti i movimenti planetarii nell' applica- 
zione d'una determinata forza proiettiva in una direzione deter- 
minata: fisica e chimica insieme scandagtiano, piene di speran- 
za, i fenomeni molecolari e l'azione dei principii imponderabili, 
vita della materia. Mentre l'ottica raffina le lenti , ecco la luce 
produrre un'azione chimica, e dal dagherrotipo essere condotta 
a fissar la visione, e disegnare stabilmente gli oggetti; al tem- 
po slesso che il galvanismo, adoperato a decomporre , diviene 
stromento di plastica, indora, fa monete e persino statue. 

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COXTROSTIMOLO 361 

Medicina. 

E i delirii e i progressi delle scienze naturali erano sentiti 
nella medicina. Aveva essa vacillato dietro a sistemi non suoi : 
astrologica con Paracelso; chimica e mistica con Van Helmont; 
chimica con Silvio ; meccanica con Borelli e Boerhaave ; spi- 
ritualista con Stabi : e nasceva contrasto fra le vecchie e le 
nuove teorie, fra le psicologiche e le meccaniche, le une ma- 
terializzando, le altre spiritualizzando la medicina. Primo che 
la sottomettesse ad una forza più appropriata alla natura sua, fa 
Federico Hoffmann di Baila col solidismo organico (1660-1742). 
Perchè la filosofia d' allora ripudiava che che fosse sopra natu- 
ra; si confessava nei corpi esistere un principio, il quale non è 
né materia né anima; e si chiamò/orsa vitale. L'esistenza n'era 
arcana; ma bastando studiarla negli effetti sensibili, si molti- 
plicarono sperienze su coleste impulsioni ai nervi. Giorgio Ba- 
glivi raguseo, esatto osservatore, venne al solidismo, dividendo 
le malattie in tre classi : dove i solidi hanno vigore eccessivo , 
dove scarso, e dove esuberanza gli uni e rilassamento gli altri. 
Teoriche mancanti di precisione; pnre davano occasione a quel* 
le viste elevate , senza cui non si abbraccia i' insieme d' una 
scienza. 

Una forza fondamentale delle fibre, che operi indipendente- 
mente dagli spiriti vitali , già ammessa da alcuni come ipotesi, 
fu da Alberto Haller Bernese (1708-1777) ridotta a sistema, 
detto deirirrttabitltà; ultimo colpo al meccanismo di Boerhaa- 
ve. Con lunghe sperienze trovò che negli organi forniti di fibre 
muscolari, l'irritabilità opera incessantemente, e ne escluse i 
servi, la cui forza soggiace alla volontà. Che questi trasmetta- 
no le sensazioni al modo onde vibra una corda di cembalo, egli 
negò, atteso die sono molli, e quand'anche potessero oscillare) 
ne sarebbero impediti dai gangli ; v' ammette invece un Quido 
vitale, che parea provato dalle sperienze di Hill, di Loevenhoeck, 
di Ledermuller. Chiamò così lo studio sulle forze fondamen- 
tali del corpo animale , e i tre sistemi si trovarono a fronte : 
chi negava l' irritabilità , chi la sensibilità , chi la loro distia- 

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362 MEDICINA 

zione, chi variava le patii a cui erano attribuite. Sostennero la 
combattuta insensibilità dei tendini Tissotdi Losanna, Moscati 
milanese, e il trentino clinico Borsieri, che applicò con più e- 
sattezza V irritabilità galleriana alla teorica dell'infiammazione, 
sbandendo le antiche ipotesi dell 1 ostruzione , e squisite osser- 
vazioni esponendo senza presunzione. 

Gli Halleriani eransi fondati principalmente sul non trovarsi 
nervi net cuore, che pur è l'organo più irritabile ; ma Antonio 
Scarpa ve li rinvenne , e dimostrò non esistere differenza di 
struttura fra essi nervi « quelli dei muscoli soggetti alla volon- 
tà : non poter dunque conchiudersi avere il cuore un' irritabili- 
tà indipendente dai nervi cardiaci , ma luti' al più questi non 
potere sui moti di quello. 

Guglielmo Cullen d'Edimburgo ., ridottò lo studio dei nervi 
a sistema ,. la febbre e r infiammazione derivò da alteramenti 
dell' irritabilità. Dalla Scozia e dall' Irlanda. si diffuse all'Euro- 
pa questa dottrina , che esclude le malattie umorali , tutto ri- 
ducendo al sojide vivo. Il toscano Vaccà-Beriioghieri in parte 
confutò Cullen, sostenendo che gli umori circolanti non posso- 
no soggiacere a corruzione se non fuori dei vasi; e che gli ai- 
ieramenti del corpo, salubri o nocivi, vengono da riazione dei 
solidi sopra i fluidi, suscitala da necessità fisica* Avviamenti al 
puro dinamismo e all'eccitabilità de'moderni. 

Teofilo Bordeu stabili ( 1 722- 1 7 7 7) i fondamenti della vitabi- 
lità nell'organismo, avviando alla scuola fisiologica,, che poi gi- 
ganteggiò in Francia. II corpo animale, die' egli, risulta da un 
insieme d'organi e parti cospiranti al medesimo scopo; e cosi 
la vita e il complesso delle vite speciali de' singoli organi : la 
vicendevole armonia loro darà lo stato normale } una spropor- 
zione produrrà lo stato morboso. Cervello, cuore, stomaco, sono 
i tre centri della vita ; onde il patologo dee volgere l' osserva- 
zione alle funzioni di questi organi /e ai vizii e perturbamenti 
loro. Paolo Barlbez ricondusse la medicina verso il principio 
vitale (1734-1806), da per tutto vedendo forze, o senzienti , o 
toniche, o motrici, regolate da leggi speciali e differenti. V** 
zione de'medicameoli viene dal moto impressovi ; il calore n** 
.turale è prodotto da uà tal movimento j la salute è V esercì* 

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MEDICINA 463 

110 regolare delle forze ▼itali , e malattia il loro disequilibrio. 

A nuovi sistemi davano frattanto origine le scoperte : della 
chimica rinnovata si pretese far base alla teorica delle malattie 
e dei medicamenti; ma sebbene essa rischiarasse l'azione della 
' natura sogli esseri viventi e sui corpi inorganici, era soverchio 
H volere spiegare con essa la vita. Dei progressi di essa si valse 
il povero filosofante La Mettrie per sostenere il materialismo* 
E materialista fa Tronchin di Ginevra, vantato dagli Enciclope- 
disti , consultato dalla buona società ; derideva i vapori allora 
di moda , sostenne l' inoculazione , favorì l 1 igiene popolare , e 
voleva pratiche, non teoriche. Nel senso istesso scrisse Pietro 
Catanis (1 75 7- 1 808) (Rapporti del fisico e del morale dei- 
fi uomo); e vedendo come i filosofi negligevano il fisico e i me* 
dici il morale, credette poter riunirli. Con un bicchiere di buon 
vino (diceva) rendete uno coraggioso. Se la natura esteriore 
dunque fosse sempre una. madre provi da, potrebbero le nostre 
facoltà acquistare grand' incremento , e coli' abitudine venirci 
ottimi costumi , modificati dal sesso , dall' età , dal tempera- 
mento, dal cibo. Ecco V uomo animale, l'uomo pianta, come il 
predicavano gli Enciclopedisti, pretendendo restituirlo alla na- 
turale dignità ! 

Trovato l'elettrico, molti l'applicarono alla fisiologia , surro- 
gandolo agli spiriti vitali. Grandemente ne sperò la medicina, 
e si giunse perfino dal veneziano Pivàti a credere d'ottenere ef- 
fetto dai farmachi senza introdurli nel corpo, ma col solo met- 
terli in bottiglie vitree elettrizzate. Con miglior senno altri ne 
usarono nelle paralisi ,' malgrado di Haller. L' irritabilità mu- 
scolare volle spiegarsi da Girtanner mediante razione dell' os« 
sigene del sangue arterioso, e d'una doppia corrente elettrica 
pei nervi; e anche Dutrochet chiese agli apparecchi elettromo- 
tori la spiegazione dei misteri dell'economia animale. 

Saviamente si conobbe quanto importasse l' anatomia patolo- 
gica, e la si studiò con circospezione e imparzialità. Portai alla 
descrizione degli organi in istato naturale aveva soggiunta quel- 
la delle loro alterazioni. Meglio Giambattista Morgagni di Forlì, 
mostrando non dar che un seguito del miserabile sepolcreto di 
Bonnets, investigò la sede e l'origine di mali più reconditi \ e 

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364 ' ANATOMIA 

comunque censurino la prolissità delle storie e l'arbitraria di- 
sposizione di esse secondo i sintomi predominanti, nessuno mai 
aveva sì ben collegata l'anatomia colla patologia (1). 

£ l'anatomia progredì non poco. L' olandese Camper, perito 
nella rivoluzione del 1787 , dimostrò esister aria nelle caviti 
interne dello scheletro degli uccelli ; notò le varietà naturali 
alla specie umana , e i caratteri desunti dalla conformazione 
delle ossa delta testa e dati 9 angolo faciale ; sulle quali norme 
J>oi Blumenbach classificò le varietà umane. Tylor fa belle os- 
servazioni sulla struttura dell'occhio e sulla cataratta; Hunter 
scozzese , sull' utero gravido; Bianchi torinese , sul fegato , in 
controversia con Morgagni ; Malacarne di Saluzzo, sul cervel- 
letto umano, e fu de' primi a conoscere l' importanza dell'ana- 
tomia comparata. A questa s'applicò pure Giacomo Rezia a Pa- 
via; nella quale università fu eretta la scuola pratica di chirur- 
gia per Antonio Scarpa friulano. Questo a Parigi legossi col fa- 
moso litotomo Fra Cosmo, a Londra coi due Hunter e con Pott 
principe de' chirurghi ; ed osservò le iojezioni de' linfatici che 
colà si usava. Felice Fontana, che scrisse sui veleno della vi- 
pera , suggerì al granduca Pietro LeopoUo il museo fisico di 
Firenze, e fu chiamato a far quello di Vienna, le coi cere an- 
cora si ammirano. 

Uscente il secolo, molti continuavano le fisiologiche indagini 
di Haller, ormai alteratissime, nella struttura visibile studian- 
do le funzioni delle parti: altri coli' anatomia combattevo l'ir- 
ritabilità ; nel che sono classici i lavori di Soemmering e di 
Monro sul cervello e il midollo spinale, di Vicq-d'Azir e di Scar- 
pa sull'adito e l'olfatto; dove valsero e Savart e Ganizza. Al si- 
stema dei vasi linfatici, già scoperto da Aselli, Budbeck e Bar- 
topino , si volsero Duverney , Rezia , Cruikshanh e Mascagni 
(1755-1815), provando che esistono in tutto il corpo, e assor- 
bono il chilo e la linfa. Di quest'ultimo si stampò postuma l'a- 
natomia per uso degli studiosi di scoltura e pittura, e il pro- 

(1) Il senato veneto elevò la sua pensione fino a 2200 zec- 
chini. Di stipendi! generosissimi s'ebbero altri esempii nel se- 
colo passato , massime per parte della Repubblica Veneta. 

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MEDICINA FILOSOFICA 36 S 

dromo della grande anatomia, ore le parti del corpo sono rap- 
presentate con esattezza e grandi al vero. La succinta esposi- 
zione dell'anatomia di Laugenbreck ridusse alla capacità comu- 
ne questa scienza ; le tavole di Soemmering e Rosenmuller of- 
fersero l' artifizio della vita animale ; i lavori di Blumenbach , 
Cuvier, Geoffroy Saint Hilaire stabilirono il principio razionale 
su cui si fondano le relazioni degli animali fra loro. Bmelio 
esaminò chimicamente le parti costitutive del sangue, e Bichat 
dimostrò che colorimi pel contatto coll'aria respirata; Brera, 
Dumeril, Alibert avanzarono la medicina jalroleptica , fondata 
sulla facoltà assorbente della pelle ; da Richerand fu analizzata 
Pazione de'vasi arteriali e venosi sui movimenti del cervello. Le 
Exercitationes patologia ce del Paletta sono ricche di fatti e 
di vedute nuove. Carlo Bell scozzese (1774-1842) fé' insigni 
scoperte sulle funzioni del sistema nervoso. 

Così la medicina si perfezionò collo staccarsi dagli altri stu- 
dii naturali ; indi col suddividere quei che ad essa sono specia- 
li , decomponendo coli' analisi i gridi confusi degli organi sof- 
frenti. Dapprima la fisiologia generale con Haller , poi V anato- 
mia descrittiva, l'istologia, V anatomia patologica, indi la com- 
parata e , conseguenza di questa , la paleontologia e l' organo- 
logia. 

Fino al seoolo passato non eransi osservati i fenomeni che nel* 
la loro generalità senza scendere ai particolari ; e non sapen- 
dosi scandagliare nella sua profondità la fibra organica dell'uo- 
mo , si stava paghi di considerare l' espressione vitale. Ora lo 
sguardo si spinge più addentro , ed anche in questo sublime 
magistero si pretende trovare un' unità di azione che tiene del 
meccanico. Nella filosofia della natura primeggiano gli Annali 
della medicina di F. 6. G. Schelling, e il Trattato della vita 
di G. F. Schelling: Oken fondò su di essa un sistema panteisti- 
co, equiparando il mondo a un grande animale; ma né la chi- 
mica né l'anatomia danno l'uomo , e vogiionsi il pensiero e la 
riflessione. Saverio Bichat {1771-1808) di Thoirette distingue 
la vita animale e la vegetativa , ossia organica ; e pretende sta- 
bilire la fisiologia sovra la teorica delle proprietà vitali ; quasi 
tra i fenomeni vitali e i fisiochimici ?' abbia non solo dissomi- 

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566 DUPUf TREN — BOtER — ffROWN 

gliànza , ma opposizione. Preziose osservazioni fece sugli ago 1 ' 
rizzanti , e sui modi onde cessano le funzioni delle due' vite'. 
Nell'anatomia generale ridusse a scienza l'istologia umana; stu- 
dia a gran tratti i caratteri degli esseri organici , senza pero 
elevarsi all' idea dell 7 unità, ne mai mostrando- l'organismi, anzi 
neppure l'organo, ma solo i tessuti di cui è composto; allievo 
di quella filosofia condiliàchiana , che scambia per principi! la 
collezione di fatti particolari. Posti i caratteri anatomici d' ito 
tessuto, lo segue in tutte Fé trasformazioni, finche gli bastano* 
i severi procedimenti d* investigazione ; talclié seguitandone le» 
leggi normali, le vede prodursi anche irregolarmente, dal che 
restano modificate te proprietà e per conseguenza le funzióni ; 
e ne nascono le maFattie. Queste sono dunque attaccate alfe 
trasformazioni dell' organismo; e considerate in se stesse o ri- 
spetto ai modificamenti delle funzioni j producono {''anatomia! 
patologica, preparata da Linneo e Morgagni, elevata da Bayle, 
Corvisart, Mackel, Otto, Cruveilhier, Serres, Abercrombie, An- 
drai, Louis, Isidoro Geoffroy Saint-Hilaire. 

Guglielmo Dupuytren, chepoco scrisse (1777-1835) , opera 
assai come chirurgo iu capo deirOspedal di Dio a Parigi : in- 
trodusse nuove operazioni; lasciò- dugentomila lire per una cat- 
tedra di anatomia patologica, Alessio Bayer (l 757-1833) limo* 
sino pubblicò un trattato compiuto di chirurgia sovra le lezio- 
ni di Desault maestro suo. Meno ornalo di Bichat , epiloga e 
compie i lavori dell' Accademia Reale di Chinirgia; e non è av- 
ventore, ma sommo anatomico e savio operatore. Nelle guerre 
della Repùbblica si migliorarono la medicazione delle ferite e 
41 sistema degli spedali, e il nome di Larrey sarà benedetto do- 
vunque l'ambizione o la difesa obblighino a combattere. 

Il sistema degli umoristi era andato in calo dopo che le sco- 
perte anatomiche e fisiologiche parvero riporre P azione vitale 
nelle parti solide, e farne dipendere e la circolazione del san- 
gue e la secrezione degli umori. Nacque allora il sistema dello 
scozzese Browo , secondo cui la salute consiste in una dose 
regolata di eccitabilità, promossa dallo stimolo degli agenti e- 
sterni. Le malattie dunqua si riducono a due soli ordini; dove 
cumulo (steniche) ì e dove esaurimento (asteniche) del prìncì- 

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1US0R1 — TOMMAS1M 567 

pio irritabile; € di quest 1 ultime è sovrano rimedio l'oppio. Con- 
siderava dunque le malattie per la più parte generali e riduce- 
va la cura ad osservare quanta capacità abbia il malato a sop- 
portare il rimedio opposto (1 776- 1 83 7). Rasori conobbe a Fi- 
renze la dottrina di Brown dieci anni dopo pubblicata ( 1 788 ) ; 
cosi lente erano le comunicazioni ; e cominciò sua fama dal 
tradurla (1792) e sostenerla cóntro gli avversi. Vacca-Berlin- 
ghieri la confutò con argomenti di buon senso; ma Rasori vi op- 
pose la declamazione e l'iracondia, e ridea di quei che predi- 
cevano Ja caduta di essa dottrina. Eppure egli stesso la modifi- 
cò, o piuttosto' la invertì nella teorica sua del controstimolo , 
secondo cui, fondamento della vita sono l'eccitabilità e V alia- 
ne delle potenze esterne, talché il senso, la contrazione musco- 
lare, i fenomeni della mente e della passione non sono che mo* 
di d'eccitamento. I farmachi sono stimolanti e controstimolan- 
ti , e come tali si applicano alle malattie, che, eccetto le irrita- 
tive , provengono tntte da eccesso o da difetto di stimolo. La 
cotenna del sangue è prodotta dalla flogosi, e costituita dalla fi- 
brina; e la flogosi viene da sviluppo di vasi venosi ingorgati, né 
distrugge né genera parli organiche. La teorica del controsti- 
molo fu elevata e modificata dal Tommasini (1769-1846), che 
volle intitolarla Nuova dottrina medica italiana. 

Cosi al sistema dinamico e dualistico di Brown era qui suc- 
ceduto il dinamismo riformalo di Rasori ; poi venne la dinami- 
ca organica di tomra asini, ove non vedeasi quasi che deplezio- 
ni sanguigne; e che potè offrire una transazione da quella del- 
l' eccitabilità a quella del particolarismo o mistionismo, fonda- 
ta da Bufalini, che non si acconteti tabella forza come Rasori , 
ma vuole anche l'influenza della materia , e deriva le malattie 
da profonda e molecolare alterazione dell'umano organismo. 

Questi nostri e il francese Pinel avevano già scalzato la dot- 
trina di Brown, e al solidismo generale sostituito il locale, tal- 
ché si studiava ì' azione vitale di ciascun organo (1772-1837) , 
indagandovi la sede particolare delle malattie. Broussais parte 
dilla irritabilità di Haller , e.<su questa fooda la fisiologìa , la 
patologia, la terapeutica, sin la filosofia; unità di principio, che 
lusingava per aspetto scientifico. Una forza vitale presiede alla 

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368 BBOCSSAIS 

formazione primitiva de 9 tessati corporei, e alla loro conserva- 
zione, che si opera mediante l' irritabilità, messa in moto dagli 
agenti esterni , e che consiste in un movimento di contrazione 
che chiama i liquidi corporei sul punto eccitato. Questo stimo- 
lo è eccessivo o deficiente ? le funzioni degli organi sono tur- 
bate, e ne viene la malattia: la quale, dunque, è o irritazione e 
infiammazione, o abirritazione. Comincia da un organo , e può 
stendersi a tutti, e portare la morte ; e il più esposto è il vi- 
scere digestivo, sede delle principali irritazioni. La cura consi- 
ste nel crescere, e assai più spesso nel. diminuire V irritabilità 
con stimolanti o debilitanti. « Bisogna ( die' egli ) prendere le 
mosse da qualche punto per istudiare le malattie interne, 
ed io le presi dalla chirurgia. L' infiammazione dev'essere 
all' intento del corpo quel eh' è all' esterno. » Da qui i suoi 
teoremi della localizzazione primitiva di tutte le malattie , del 
quasi generale loro carattere stenico, dell' infiammazione degli 
organi digestivi surrogata a tanti morbi caratterizzati altrimen- 
ti, e in conseguenza della cura simile alle infiammazioni ester- 
ne: salassi, sanguisughe, bibite gommose. Trionfò: ma ben pre- 
sto la sua teorica fu tolta ad esame, e paragonata cogli- effetti; 
e, se gli riconobbero il merito d'avere studiato le infiatnmazioni 
e tratto a quelle anche le malattie croniche , e col localizzarle 
resa più sicura la diagnosi, e d'avere atteso meglio all'apparato 
digestivo; si negò che esistesse un sol genere di malattia, una 
sola operazione organica, un trattamento solo. 

Estese egli il suo sistema agli atti intellettuali, trattando della 
pazzia, e impugnò l' ontologia , per ridur tutto alla esperienza 
materiale j fece la sensibilità un prodotto nerveo , la passione 
un atto de' visceri , l' intelligenza una secrezione cerebrale , 
l' io una proprietà generale della materia vivente , la libertà 
, umana una chimera, iu fatto non essendovi che il compimento 
fatale d' una eccitazione dominante. 

Gli anatomi-patologi e la scuola fisiologista di Parigi voltaro- 
no affatto la medicina a ricerche sulla materia organica j però 
contro questa scuola ufficiale ma angusta si rialzano la vitalista, 
che è appena sul nascere, e l'embriogenià, che fonde l'anatomia 
colla fisiologia. 



GAIA 569 

Alla localizzazione delle malattie fa riscontro quella delle fa- 
coltà, dovuta a Gali (1 768-1828), fondatore della Craniologia. 
Asserisce egli le facoltà e disposizioni trovarsi innate nell' uo- 
mo, e la loro manifestazione dipendere dall' organismo speciale 
dell' encefalo. Ad un cervello generale, all' unica generale In- 
telligenza , ne surroga molte individuali , e tanti organi quanti 
sono i talenti , i quali sviluppandosi operano sul volume delle 
porzioni circoscritte d' encefalo ad essi corrispondenti , produ- % 
cendo certe protuberanze o sinuosità del cranio , alle quali è 
proporzionata V energia di esse facoltà, e dalla cui osservazione 
possono argomentarsi le fondamentali. Queste riduce egli a 
ventisette, delle quali ognuna ha facoltà di percepire, ricordare, 
giudicare, immaginare , e cosi via; ma non operano che in con- 
corso delle facoltà generali della percezione e della memoria. 
Dalle accnse di materiale e fatalista cercò scagionarsi {a) , e 
trarne un'idea della perfettibilità umana, e un'illimitata tolle- 
ranza per le opinioni divergenti , come prodotte da organismo. 

Alla scuola frenologica nessuno negherà il merito di una sa- 
gace osservazione del sistema nervoso. Giorgio Combe , presi- 
dente della edimburghese, spinse avanti la dottrina di Gali, as- 
segnando sulla superficie del cranio la sede positiva di ciascuna 
facoltà , e inventando il craniometro. Alcuni vollero , *d' una 
scienza nascente , precipitare le applicazioni sì all' educazione 
de' fanciulli , si al riconoscimento dei delinquenti ; e sottrag- 
gonsi alla conseguenza naturale della fatalità , dicendo che le 
predisposizioni naturali e innate possono vincersi colla volontà 
e col farne prevalere altre. 

Come la frenologia assegnò una classificazione psicologica , 
cosi 1' omiopatia precisò i numerosi sintomi patogenetici. E 
questa , e l' idropatia ed altri sistemi sono da alcuni portati a 
cielo , mentre altri vi nega sin la qualità di scientifici ; e se 
mai fu volta che si potesse chiamare in dubbio l' efficacia del- 
l' esperienza , fu appunto in queste dottrine ove encomiasti e 

(a) Non ha molto, udimmo in un' illustre Accademia un elo- 
gio di questa scienza, scusandola dalle tacce di materialismo e 
fatalismo : ma chi se ne può di buona coscienza persuadere? 

IH. • D*tized#C( 



370 MAGNETISMO ANIMALE 

detrattori si appoggiarono sui fatti. I prudenti li raccolgono e 
attendono spiegazione dal tempo, senza il dogmatizzare dei pre- 
suntuosi, né la beffa de' vigliacchi. 

Anche il magnetismo animale , che vedemmo ciarlatanesco 
ne' Mesmeriani, risorse nel 18(3 colla storia di Deleuze, scrìt- 
ta con senso , pacatezza e ingegno. Si asserisce che un uomo 
possa operare materialmente sopra altri col solo intermedia 
d' un fluido , diverso dai conosciuti imponderabili , cui egli 
può adoprare , movere , projettare, accumulare, fissare , per 
mezzo della volontà e di alcuni gesticolamenti. Non è dunque 
la teorica fisica di Mesmer , ma una fisiologica , bastandovi la 
determinazione libera della volontà e quei che dicono possi; non 
si producono le convulsioni, bensì variamento di circolazione, 
modificazioni medicatrici , il sonnambulismo , la lucidità d 9 in- 
telletto. Il magnetizzato diviene insensibile alle impressioni e- 
sterne , salvo se prodottegli dalla persona con cui è messo in 
comunicazione ; obbedisce al magnetizzatóre ; vede l' interno 
del corpo proprio e dell' altrui , e massime le malattie e i ri- 
medii che ad esse convengono ; ha esaltamenti di facoltà mo- 
rali e intellettuali , seconda vista ; poi risvegliato , di nulla «i 
ricorda. Citano in appoggio i sonnambuli ; gli acatalettici , gli 
joghf, i tremanti; gl'indovini ; e poiché in tutti i tempi, in tut- 
ti gli stadii della società trovansi miracoli , visioni , profezie , 
che il negarli è un abolire tutta la certezza umana, sperasi spie* 
garli fisicamente col magnetismo (a). 

Siam troppo avvezzi alla guerra che la scienza uffiziale fa 
contro la nuova ed eccentrica, ed allo spirito diffidente e servi* 
le dei dotti di professione. Coloro che ammettono solo ciò che 
comprendono , e ripudiano ciò che non si brancica e taglia , 
trovando le teoriche fisiologiche inette ad abbracciare e spie- 
gar i fatti magnetici, li negano risolutamente : ma più che dai 
nemici , dalle esagerazioni de 9 sostenitori é posta in compro- 

(a) Di alcuni fatti maravigliosi operati per via del magneti- 
smo, non si può dubitare : ma mediante quale virtù il magnetiz- 
za lor e si metta in comunicazione col magnetizzato , adatte sua 
judke li* e*t* 

Digitizédby GoOgle * 



FARMACOLOGIA 57 i 

messo questa scienza, che forse recherà tanta luce aopra l'azio- 
ne nervosa. 

Qualunque siasi il valor delle dottrine , sempre moltissimi 
credono che la medicina debba procedere piuttosto per le vie 
sperimentali. In Italia vedemmo Geromioi attribuire gli errori 
di questa scienza all' ontologismo, e fondar la patologia sull'ir- 
ritazione ; Giacomini oppugnare la dottrioa dietesica ; e Può 
cinotti, che nelP eziotismo raccoglie le dottrine positive dei vi- 
talisti e dei mistionisti, predicare la medicina ippocratica, che 
s'affida alla natura medicatrice, e che conserva la validità cli- 
nica, però serbandosi pari al progresso delle scienze ausiliari , 
e col decoro d' una interpretazione scientifica. 

Il cresciuto studio della natura pose nuovi medicamenti a 
disposizione dell' arte, salutare ; la meccanica ne perfezionò gli 
stranienti. À giovamento dell' anatomia ridondarono i mezzi di 
analisi, le sezioni e le iniezioni dei cadaveri, le sperienze su'vir 
vi , l' uso del microscopio e delle analisi chimiche per determi- 
nare anche le impercettibili differenze e alterazioni , le grandi 
raccolte patologiche , le esatte descrizioni delle malattie. La 
stetoscopia ajutò a seguitare la serie dei morbi degli organi , 
della circolazione e della respirazione j e intere vite di studii 
consumate all' esame d' una sola malattia , fecero più potente 
l'uomo a dominarle o prevenirle. ÀI sistema nervoso si die l'im- 
portanza che merita, e si cercò come, per la legge di riflessio- 
ne , malattie locali si riducano generali. L' azione degli agenti 
ponderabili o no è misurata e diretta con ingegnosissimi prepa- 
rati, dai quali uscì la nuova chimica organica ed animale ; e se 
ne spera luce sulle affezioni psichiche , punto supremo di con- 
tatto della medicina colle più sublimi scienze morali. Già il si- 
stema browniano avea semplificato i metodi curativi ; ancor più 
Io pretesero l' idroterapia e l' omiopatia, e il sistema di Brous- 
sais ; e non che esser ornai sbandita la polifarmachia, la chimi- 
ca cogli estratti rese i farmachi più comportabili ed efficaci , e 
crebbe la serie degli eroici. Sertuerner riconosce uno de' prin- 
cipi! essenziali dell'oppio (morfina), e tosto Pelletier e Caven- 
tou trovano quantità di alcali vegetali , tra cui supremo il chi- 
nino \ vera quintessenza delle sostanze vegetali, e realizzazione 

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572 FABMACOLOGIA 

scientiflca del sogno di Paracelso. Courtois trova Y iodio nel 
1813 ; dopo il 1870 si estende l'uso della segale cornuta; Rei- 
chenback nel 1833 cava dal catrame la creosota , antiputrido. 
Coi cloruri alcalini scompongonsi i miasmi ; i metodi disinfet- 
tanti non solo applicaronsi agli ospedali , da cui scompajooo le 
febbri nosocomiali , ma si vorrebbe per. essi accorciare le qua- 
rantene , mal compatibili coi rapidi commerci. Come la chimi- 
ca , cosi la chirurgia si dà mano colla medicina interna , coor- 
dinando le operazioni sue alla fisiologia ed all' anatomia patolo- 
gica. II taglio de 9 nervi e de' tendini , le allacciature delle arte- 
rie, l' arte di penetrare profondamente per estrarre ossa caria- 
te o estirpar tumori o scarcerare fluidi , la cura radicale delle 
ernie, la estrazione o lo sfrantumamento della pietra , la rego- 
lata ostetricia, la perfezionata oculistica, son glorie indisputate 
della chirurgia , la quale spera coagular il sangue mediante la 
corrente elettrica per riparare agli aneurismi , e scemare o to- 
gliere gli spasimi coli' inalazione dell' ètere o del cloroformio , 
e pel collodio risparmiar tante allacciature. Si attese alla salu- 
te degli equipaggi marittimi e degli eserciti ; si rimosse il pe- 
ricolo delle sepolture intempestive ; molti mali si prevennero 
colla polizia medica , e col meglio, abitare e vestire de' poveri ; 
colla veterinaria si provide agli animali che accompagnano- e 
alleviano le fatiche dell' uomo ; si portò scrupolosa attenzione 
alle malattie de' bambini ; si raccolse una congerie di fatti, che 
illumina la savia pratica , se ancora non fonda nuove dottrine ; 
e si proclamò la necessità di comprendere nell' idea della vita 
non solo l' organo ma e la funzione , non solo l' anatomia ma 
anche la fisiologia, come si conviene a quest'essere duplice mi- 
sterioso. 

Vero è che la natura parve toglier a beffa la medicina o col* 
l' esacerbare malattie che credeansi domate , come il vajuolo , 
le migliari , it crup, il tifo ; o coli 9 estendere nuovi flagelli , la 
febbre gialla e il cholera; e con essi ridestare tutti i delirii del 
volgo e della scienza. 



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APPLICAZIONI PRATICHE 375 

Applicazioni pratiche. 

Cod ciò entrammo a indicare on carattere segnalato dello 
scienze nel secolo nostro , qual è l'applicarsi d'ogni verità ai 
bisogni o ai diletti della vita. La chimica , che nella sua giovi- 
nezza sbizzarrì a far l'oro e ad allungare la vita, nella moderna 
maturanza si volge all' uopo stesso con applicazioni usuali. 
Fino a Lavoisier essa cercava nozioni dai processi empirici del- 
le arti tecniche ; dappoi schiuse ella stessa altri cammini alle 
industrie vecchie, e di nuove ne creò; e l'estendersi delie ma- 
nifatture di prodotti chimici mostrava che più non servivano 
soltanto alla medicina. Duranti le guerre della Rivoluzione pa- 
rea dovesse venir meno la potassa , e vi si surrogò la soda 
estratla dal sale marino : impediti gli arrivi dello zucchero , Io 
scusava la barbabietola. 

Chaptal (1756-1832) rese popolare questa scienza, già rele- 
gata nelle farmacie ; istituiva fabbriche di acido solforico, d'al- 
lume , di nitro e soda artifiziali ; insegnò a far l' acetato di ra- 
me , tingere i cotoni , usare gli acidi di ferro. Invano dal re di 
Spagna e da Washington invitato, egli non volle abbandonare la 
patria , e l' ajutò nei bisogni della Rivoluzione ; poi sotto il Di* 
rettorio fece regolamenti sulle fabbriche, e stabilire una came- 
ra di commercio, e consigli d' arti e manufatture , ed altre ga- 
ranzie e intermedii fra gl'interessi pubblici e l'aatorità. Invito 
artisti inglesi colle macchine loro ; i natii incoraggiò coi con- 
corsi ; creò nel Conservatorio d' arti una scuola speciale di chi- 
mica applicata alle arti ; s'occupò delle fucine, delle miniere, 
delle saline, delle torbe, della circolazione dei grani , dei me- 
todi per coltivare la vigna, far vino, educare i merini j e ne'suoi 
poderi introduceva metodi nuovi, e non dissimulava nò i grossi 
guadagni né i mezzi con cui gli otteneva (1). 

(1) Dimessosi alla coronazione di Napoleone, tornò agli af- 
fari nel 1813 ai giorni di eventura, e nel 15 intimava a Na- 
poleone la necessità di dar istituzioni di mutua confidenza. Mol- 
to figurò sotto la Restaurazione» 

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574 CHIMICA APPLICATA 

Berzelio, nell'arte del tingere, mostrò vedale e applicazio- 
ni nuove : studiò i fenomeni della manipolazione del salnitro : 
trovò il clorato di potassio e tentò surrogarlo nella fabbricazio- 
ne della polvere; ma vi si oppose 1' eccessiva sua potenza: pure 
venne adoprato alle prime capsule fulminanti, e più agli accen- 
dilume. Le Blanc trovò di fabbricare la soda , sostituita agli al- 
cali d' America, liberando così le vetriere , le imbiancature, le 
cartaje, le saponerie , dal pericolo di restar sospese per inter- 
rotte comunicazioni. Dartigues estrae il solfo dalle piriti ; altri 
preparano l'acido solforico e l'allume. Oltre i farmachi, la chi- 
mica ammannisce concimi che muteranno in ricchezza ciò che 
era schifo e miasma ; moltiplica accendifuoco comodissimi e di 
minimo prezzo ; migliora la polvere e V fnescazione per le armi 
da fuoco. 

Appena Cbevreul ha fatto conoscere la vera natura de' corpi 
grassi, le candele steariche sottentrano alle costose di cera» Le 
lampade di Argand furono perfezionate nel 1801 da Carcel e 
Carreau col fare che l' olio salisse , in modo da arrivare freddo 
al lucignolo, che ne fosse imbevuto continuamente : ed altre se 
ne introdussero sovra principi! diversi. Nel termo- lampo , im- 
maginato nel 1800 dal francese Lebon, il gas idrogeno prodot- 
to dalla distillazione della legna serviva ad illuminare: ma restò 
in oblio, fin quando l' ingegnere Mundoch tolse a studiarlo , e 
nel 1806 rischiarava le fucine di Watt e Bulton col gas tratto 
dal carbon fossile. Filippo Taylor pensò cavarlo da grassumi di 
infima qualità ; poi altri raffinarono questa invenzione-, che si 
diffuse fino ad illuminare intere città. 

Anche ogni invenzione fisica trova applicazioni utili : i torchi 
idraulici di Bramab stipano il fieno de' foraggi militari sulle na- 
vi , e le stoffe ; altri pigiano la torba per agevolare la combu- 
stione : Filippo de Girard inventa la filatura meccanica del li- 
no ; Leistenschneider le macchine da carta ; i miglioramenti ai 
mulini, agli aratri, ai coreggiati, massime in Inghilterra, valse- 
ro in agricoltura quanto il telajo meccanico nell'industria. Le 
teoriche di Fourier si applicano ai caminetti ; quelle di Rum- 
ford al nutrimento del povero ; i progressi dell' astronomia ai 
agevolar la determinazione delle longitudini j quei della mec- 

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FISICA APPLICATA 575 

Carnea a perfezionare le navi. Il ferro è lavorato per oso comu- 
ne , sia a fare intere case , sia a preparare penne al crescente 
numero degli scriventi. Dappertutto si utilizzano i residui del- 
le manifatture, ebe dianzi erano gettati. 

Ai fari si applicarono le leggi della catottrica. Da prima con 
specchi parabolici di metallo si concentrava la luce ; ma ne ve- 
niva che questa non si vedesse se non nelle direzioni dei raggi, 
parallele agli assi delle lamine paraboliche $ onde molti spazii 
ne restano sprovisti. Corresse il difetto Bordier, allo Havre, net 
1807 , col far girare l' apparato ; e l' ecclissi che ne proviene 
giova pure a discernere quella da ogn' altra luce. Ma attesoché 
(ali specchi perdono facilmente la levigatura, si pensò surroga- 
re la rifrazione, colla quale può la luce essere diretta a voglia. 
Vi riuscì Fresnel, servendosi delle lampade alla Carcel miglio- 
rate , e di lenti digradanti , che circondano quasi di anelli la 
fiamma , la quale rifrangendosi si dirige nel modo più conve- 
niente. 

Davy acconciò una particolarità del fenomeno della combu- 
stione alla lanterna de' minatori , cingendola di una tela metal- 
lica per assicurare dalle esplosioni prodotte dal contatto della 
fiamma coi gas infiammabili. Pensò eziandio a salvare dall'os- 
sidazione il rivestimento delle navi , col togliere al rame , me- 
diante chiodi, la tensione elettrica prodotta dal contatto coir ac- 
qua del mare. Se non che, l' elettricità negativa lascia vi si de- 
ponga una crosta di carbonato terroso , so cui si fissano zoofiti 
e molluschi, a segno da render inutile quella fodera. La galva- 
noplastica offerse modo facilissimo di dorare , massime dopo i 
perfezionamenti di Routz e Eskington ; e inoltre di formare me- 
daglie : anzi Jacobi, negli stabilimenti di Pietroburgo, fece sta- 
tue fin di 30 piedi. 

L' elettricità fu pure applicata alla medicina ; ora alla me- 
tallurgia, per ottenere la decomposizione con poco combustibi- 
le e nessun mercurio. Wbeatstone , dopo ingegnosissimi mec- 
canismi , l' adoprò a trasmettere segnali lontanissimo colla ra- 
pidità del pensiero ; e non che stabilirsi telegrafi elettrici at- 
traverso alla Manica , si pensa di porne fra Londra e Nuova- 
York. L'elettro-magnetismo dà fuoco alle mine anche sottUc* 

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376 ARfiONAtiTICÀ 

qua 5 batte al medesimo istante le ore in punti lontani ; bea 
presto illuminerà le oittà nostre , arenda Bunseìi dimostrato 
che con 300 dramme di zinco, 466 di acido zolfbrico e 608 di 
acido azotico , si produce per un 1 ora d'una luce pari a quella 
di 572 candele steariche, e per lieve prezzo. 

All' umano ardire parvero tolte tutte le barriere, quando i fra- 
telli Montgolfier (1783) elevarono palloni, rarefacendone Paria 
con un braciere sottoposto. Il fisico Charles e il meccanico Ro- 
bert v'adattarono .un gas più leggero , l'idrogeno , e alla tela 
sostituirono il taffetà ; e allorché dal Campo di Marte essi li- 
braronsi in aria , i cannoni annunziarono che la scienza aveva 
preso possesso de' campi -dell' aria. Quando poi Blanchard arri- 
vò d' Inghilterra in Francia, parve rovesciato l'ordine della na- 
tura. Nel 1785 , Pilàtre e Romain cercano combinare i due si- 
stemi del fumo e dell' aria infiammabile ; ma il fuoco accende 
questa, ed essi precipitano. Arnold e suo figlio elevaosi a Lon- 
dra ; ma la macchina piega , ed il padre n' è sbalzato ; il figlio 
attiensi alle corde , finché si raddrizza ; librasi allora , ma vi 
prende fuoco , ed egli cade nel Tamigi , ma si salva a nuoto. 
Gl'infelici sperimenti faceano da alcuni riguardare l'areonauti- 
ca come puro giuoco ; ma se qualche scettico domandava: A 
che buono? Franklin rispondeva: A che buono il bambino ap- 
pena nato f Ed oggi stesso , benché si piangano Blanchard , 
Zambeccari , Garnerin , Gale e quasi tutti gli arditi areonauti , 
vediamo tentarsi da scienziati e da macchinisti l' arie di diri- 
gerli ; e forse non é lontano il tempo che il temerario giuoco 
cambii le condizioni delle dogane e delle guerre (a). 

Ma nessuna applicazione pareggia quella del vapore. Gli an- 
tichi conoscevano come l' acqua , trasformandosi in fumo , ac- 
quisti grand' elaterio ; tanto che Aristotele e Seneca attribui- 
scono i tremuoti a subitanea evaporazione in forza del caldo ter- 
restre. Un secolo avanti Cristo, Erone d' Alessandria descrive- 
va una macchina, corrispondente alle nostre a reazione ; e for- 
se alla conoscenza di questa forza vanno attribuiti alcuni de'por- 

(a) E se questo avvenisse , vi sarebbe anche a deplorare il 
pattito che ne potrebbe trarre la mal? agita umaua. 

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VAPOBE 577 

tenti eoo cai i sacerdoti gentili illudevano il volgo. Salomon* 
di Cani, ingegnere normanno , descrisse una macchina , ove la 
forza elastica del vapore è adoprata a sollevare l'acqua. Ma già 
prima Giambattista Porta avea discorso del modo di valutare i 
volumi relativi di pesi eguali d' acqua e vapore , sebbene non 
mostri ì' intento d' ottenere forza motrice. Un Branca a Roma 
proponeva di dirigere smT ali d' una ruota orizzontale la cor- 
rente di vapore sviluppato da un'eolipila ; e nel 1663 il mar- 
ebete di Worcbester, sebbene in modo oscuro, di elevare l'ac- 
qua per mezzo del vapore. Nel 1690 Papin , negli atti dell* ac- 
cademia di Lipsia , descriveva la prima macchina ove lo stan- 
tuffo è spinto su e giù mediante l'alterno espandersi del vapore 
e condensarsi per via del freddo. L' applicava egli ad attingere, 
ma comprese di quanto potess' essere capace, e proponeva co- 
me farle muovere un asse o una ruota ; inventava la macchina 
a doppio effetto ; ne faceva applicazione alla balistica , alla na- 
vigazione, ad altro : e prima del 1 7 1 aveva immaginato la mac- 
china ad alta pressione , senza coudensatori ; la chiavetta a 
quattro vie ; il digeritore , tanto prezioso per l' industria ; e la 
valvola di sicurezza. Savery, capitano inglese, nel 1695 eseguì 
io grande una macchina per attingere ; nella quale si precipi- 
tava il vapore collo sprizzare acqua diaccia sulle pareti esterne 
del vaso metallico.il fabbro Newcomen, unito a lui e al vetrajo 
Cawley , portò molti perfezionamenti alla macchina di Papin ; 
ne compì una nel 1 705, ove la condensazione è operata da uno 
sprizzo freddo entro il corpo stesso della pompa. 

La valvola per ottenere l'alternativa di espansione e conden- 
samento , era chiusa e aperta a mano. Enrico Potter , fanciullo 
applicato a questo nojoso esercizio , per avere riposo congegnò 
delle verghe al bilanciare in modo, che aprissero e chiudessero 
al momento opportuno : il che diede all' ingegnere Brighton 
l'idea del triangolo verticale, mobile col bilanciere , quale oggi 
serve nelle grandi macchine. Col volante , introdotta da Fitz» 
geraldt , furono compiuti i mezzi proposti da Papin onde risol- 
vere in circolare continuo il movimento rettilineo di va e viene. 

Gran calore si sprecava raffreddando il cilindro a ciascun con- 
densamento del vapore ; finché Giacomo Watt pensò al corpo 

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S78 NAVIGAZIONE A VAPORE 

della pompa aggiungere una camera , dove il vapore passasse 
dopo prodotto P effetto e ricevesse lo sprizzo , senza che s' ab- 
bassasse la temperatura nel corpo della pompa. Costrusse ( 1 769) 
così le prime macchine a semplice effetto : poi quelle a doppio 
in un sol corpo di pompa (1782) , per le quali nell'84 inventò 
il parallelogrammo snodato , e vi applicò il regolatore a forza 
centrifuga. Quando poi Murray, nel 1801, esegui i tiranti mossi 
da un' eccentrica, ne restarono compiuti gli organi meccanici. 

Tutto ciò serviva solo a macchine fisse ; ma quarantadue an- 
ni dopo che a Papin n' era brillata P idea, Gionata Hull ottenne 
patente (1737) per costruire un battello rimorchiatore colla 
macchina di Newcomen. Non ebbe affetto; ma il francese Per- 
der nel 1 7 75, e il marchese di Jtfùffroy nel 78 costruirono battelli 
siffatti ; anzi quest' ultimo ne stabili uoo sulla Saona, lungo 46 
metri sopra 4. 50, e mosso da due macchine. Costretto dalla 
Rivoluzione à migrare , gP Inglesi presero il passo innanzi ; e 
Miller nel 1791, lord Hanhope nel 1795, Symington nel 1801, 
progredirono in tali tentativi. 

Fin dal 1543 , il capitanò Blasco di Garay offerse a Carlo V 
una macchina che spingerebbe le navi senza vento né remi. 
L' imperatore acconsentì ad un esperimento , che fu fatto nel 
porto di Barcellona; e sebbene P autore non volesse pubblicar» 
P importante segreto, si sa che consisteva in una catdaja d' ac- 
qua bollente , che moveva due ruote a' fianchi del bastimento. 
Si lodò P effetto,, ma il tesoriere Ravago obbiettò, che nave sif- 
fatta non potea far più di due leghe in -tre ore, costava assai, e 
correva rischio che la caldaja scoppiasse (1). La gente pratica 
mostrava tutto il contrario : ma Carlo V avea da sovvertir PEu- 
ropa ; non da badare ad un' invenzione, che avrebbe di due se* 
coli e mezzo anticipato la rivoluzione nelP arte del navigare. 

A un imperatore che ai dì nostri ebbe le idee di Carlo V , 
presentossi un altro meccanico , proponendogli battelli che si 
moverebbero anche contro vento e per forza del vapore. E quel 

(1) I documenti sono pubblicati da Navarrete e da Deros de 
la Roquette , Collezione dei viaggi t scoperte degli SpapnuoH 
dopo lajtne del XF secolo. 

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NAVIGAZIONE A VAPORE 579 

guerriero, che por adocchiava ogni modo di prevalere all'abor- 
rita Inghilterra , non apprezzo quello che glie n' avrebbe dato 
infallibile superiorità ; e Fulton o non fu udito o non ascoltato 
da Napoleone ai giorni di sua gloria , il quale poi dovette rin- 
crescersene nei giorni di sue miserie. 

Ciò che un conquistatore sdegnò , abbracciollo la libertà ; e 
quell'America che chiamiamo ancora nuovo mondo, e che, co- 
me un valente allievo, aspira a superare il maestro, applicò al- 
la navigazione quesl' agente d' incalcolabili effetti, pel cui mez- 
zo si trascorrono con sicurezza e rapidità i mari ; quasi a - 
malgrado de' venti e delle tempeste. Roberto Fulton ( 1 765 - 1 8 1 5), 
aato da parenti irlandesi inPensilvania, pose un primo legno a 
vapore sull'Hudson nel 1807, chefacea poco più di due leghe 
Torà. Ben tosto il suo trovato si propagò : l'Inghilterra nel 
1812 ebbe i primi hattelli regolari ; la Francia nel 1816; in 
appresso le altre nazioni : nel 39 gli Stati-Uuiti ne contavano 
mìHe trecento. Nel 1841 i primi battelli a vapore solcavano 
l'Oceano Pacifico (il Perù e il Chili), costruiti in Inghilter- 
ra, pel servigio regolare tra Valparàiso e Lima. 

L' Inghilterra e sue colonie, che nel 1814 aveano due battelli 
a vapore da 456 tonnellate, nel 1824 gli aveano cresciuti a cen- 
ventisei per 15,739 tonnellate ; nel 1834 a quattrocento ses- 
santadue, della portata di 50,734 tonnellate ; nel 1838 a otto- 
centodieci, portanti 157,840 tonnellate; oggi passano i mille. 
Il primo da guerra inglese si fé 1 nel 1828, ed oggi quella mari- 
na n' ha più di cento. Teorici e pratici però aveano dichiarato 
impraticabile il tragitto dell'Oceano ; ma il Great- Western , 
partito da Bristol l'aprile 1838, arrivava a Nuova York in quin- 
dici giorni, fatte 3500 miglia ; dipoi vi giunse anche in dodici 
giorni e mezzo, filando sin otto nodi e tre quarti V ora. 

Si sostituì al legno il ferro, più forte e leggero, e sicuro da- 
gl' insetti. Dodd suggerì fin dal 1818, e C. W\ Williams pose 
in pratica le cala a varii comparli , sicché facendo acqua uno, 
gli altri non patiscano. Cosi si costruirono il Tigri, V Eufrate^ 
VMbur&ha, il Qw>rra } V Alberto , il ÌVilberforee e altri, 
coi quali si potè spingersi più verso i poli, rompendo con forza 
i ghiacci e pescando meno; si corse all' insù di fiumi sin allora 

• 



380 NAVIGAZIONE A VAPORE 

inaccessibili : ormai V Orenoco, l' immenso Missuri, il misterio- 
so Mississipi , servono con questo mezzo a ravvicinare le pia 
divise popolazioni , con esso còmpiesi l' esplorazione del Niger, 
per isvellere dalle radici il commercio infame dei Negri. Due 
altri battelli a vapore rimontarono sa per V Eufrate mille mi- 
glia fino a Beles , per aprire di là nuova via di commercio, an- 
cor più opportuna che quella di Suez , giacché F Inghilterra 
non vi avrebbe la concorrenza degli Americani né de' Baniani. 
Appena estesa la navigazione a vapore , il governo generala 
delle Indie pensò profittarne per la comunicazione tra P Euro- 
pa é quei paesi, antica meta dei viaggi, e introdur un'agevolez- 
za di comunicazione che avrebbe cangiato faccia alle relazioni 
colla madre patria. Discusso a lungo, alfine il 16 agosto 1825, 
il capitano Johnson partiva da Falmouth co\V Intrapresa, bat- 
tello di 460 tonellate, e toccava a Bengala il 7 dicembre. Men- 
tre non bastavano tre mesi perché un vascello sul Gange andas- 
se da Calcutta a Allahbad , ora vi giungevano in otto giorni , 
benché non viaggiassero la notte. Altri tentarono la via del Mar 
Rosso, e lo Hug Lindsay nel 1830 andò da Bombay a Suez in 
ventun giorno di viaggio ; in assai meno v' arrivarono i seguen- 
ti , e si stabilirono comunicazioni regolari, sicché la valigia da 
Bombay possa giunger a Londra in un mese. Cosi scompaiono 
le distanze. E già la nuova Società inglese, mediante quattor- 
dici steamer e tre golette a vela, mantien due volte al mese il 
servigio della posta fra la Gran Bretagna, ogni parte delle In- 
die occidentali , la costa attigua dell' America meridionale e 
Ondura ; due volte al mese spedisce vascelli alF Avana , a 
Nassau , ai porti degli Stati-Uniti sulP Atlautico , sino ad Hali- 
fax nella Nuova Scozia. E il servigio é combinato in modo, che 
faciliti le comunicazióni fra tutte le isole e i continenti, da Su* 
rinam all'oriente fin al Messico ad occidente , e dal golfo di 
Paria e di Cbagrés sino ad Halifax : onde in sessanta giorni uno 
va e torna d' America a Londra, dopo toccato la più parte delle 
isole occidentali, e visitato i principali porti d'America, sopra 
battelli forniti d' ogni comodità , e con camere distinte e spa- 
ziose. 
Il Great'Brltain fu la più grande innovaziode che da tempo 

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NAVIGÀZTONE A TAPOBB 381 

sì facesse nelle costruzioni navali, non più copiando i "battelli di 
Fulten. Era difetto di questi Pa?er per unico motore il vapore , 
senza giovarsi delle grandi forze naturali , poiché la macchina 
la mezzo e. le ale tolgono di porvi poderosa alberatura , dar af- 
frontar le maggiori tempeste. Or qui alle pale si surrogò una 
▼Ite di sedici piedi di diametro ; nuovo apparechio di propul- 
sione , che i Francesi attribuiscono a M. Delisle , gl'Inglesi a 
M . Smith. Questo congegno alleggerisce il naviglio di cento 
tonnellate, gli dà comodo e bellezza , e n' agevola 1' entrata nei 
canali. Che se tal metodo si estenderà, assai ne fieno agevolati 
i viaggi all' India , rallentati dall' alternare delle calme , delle 
correnti, dei turbini. 

Tanto si vantaggia orche alle costruzioni, non la pratica cie- 
ca, ma le teoriche presiedono. E ancor più fa meraviglia questa 
folla di battelli, che in tutta Europa, e più in America, solcano 
ogni fiume, cercano ogni costa : il rimontar un fiume, sempre 
guardato come ostacolo al commercio , or tiensi per una fortu- 
na. In conseguenza, la scoperta d' un letto di carbon fossile si 
valuta oggi più, che nel secolo XVI quella d' una miniera d'oro, 
e basterà a. rendere prezioso qualche scoglio deserto della Po- 
linesia. E V invenzione è di jeri appena. Chi potrà calcolarne i 
miglioramenti e le conseguenze? La guerra stessa Gambiera 
faccia ; e la fanteria di terra, e i marinai d' acqua dolce faran- 
no il servigio ; non si avrà ritardi per arrivar al punto della 
battaglia ; e se anche i battelli non saranno sostituiti ai vascel- 
li di linea, ne agevoleranno immensamente le mosse, li tireran- 
no d'impaccio, li rimorchieranno quando sguarniti. Vero è 
bene che la delicatezza de' loro congegni , guastati facilmente 
dal cannone , impedirà che abbiano il posto principale ; ma se 
anche la vite d' Archimede o V elettromagnete non riparassero 
a questo difetto, rimarranno ciò che la cavalleria negli eserciti : 
non buoni a decider una giornata, ma a protegger le ali, a con* 
dur al fuoco i vascelli di fila, a render men disastrosa la riti- 
rata, e più piena la sconfitta nemica. 

Hanno intitolato il nostro, secolo delle strade; e in fatto , sin 
dal principio vide da per tutto migliorate le vecchie e aprirsene 
di nuove , pel crescente bisogno di comunicarsi i prodotti del 

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382 STRADE FERRATE 

suolo , dell'arte , del pensiero, dell'esperienza ; poi in pro- 
porzione straordinaria, dacché si introdussero quelle ferrate. Le 
pessime bu cui era forza condurre il carbone dalle cave di 
Newcaslle, suggerirono di fissare tutt'al lungo due linee di tra- 
vi, su cui i carri correvano più agevolmente. Seguì il pensiero 
di coprir queste di lamine, poi di saldarvi regoli di ferro ( i 767}, 
col margine esteriore rialzato , aftinché le ruote non scarog- 
nassero. Cosi se ne costruirono di molte: poi dopo il 1808 si 
scanalarono le ruote stesse , che accavalciavano la guida spor- 
gente, di ferro battuto, sostenuta da cuscinetti infissi in zoccoli 
di pietra, poi più opportunamente in travicelli. 

Fino dal 1769, Watt concepì di muovere una carrozza a va- 
pore ; e V anno appresso il fraocese Cugnot ne eseguì nell* ar- 
senale di Parigi una, la quale nello sperimento diroccò un ma- 
ro, non conoscendo egli il mezzo di dirigerne e moderarne il 
movimento. Nel 1805, Trevi Ih ick e Vi via n , applicando l'jdea 
ben nota d'una macchina ad alta pressione senza condensatore, 
fecero i primi saggi d' una locomotiva sopra spranghe di ferro; 
indi s' andò passo passo fino a Giorgio Slephenson, che nel 1814 
ne stabilì di regolate. La prima applicazione in grande si ^ide 
sulla strada dalle miniere di Darlington al porto di Stock ton , 
nel settembre 1825 , tratto di venticinque miglia inglesi, dove 
gran parte i carichi scendono da sé. Più fiorì quella fra Liver- 
pool e Manchester da prima comunicanti per due canali , che 
aveano fruttato tesori agi' intra prenditori, comunque disagevo- 
lissimi. Vinte le molte difficoltà , fu sotto la direzione di Ste- 
phenson aperta il lb settembre 1830 j e correvasi da quaranta 
a cinquanta chilometri l' ora , con macchine docili al condutto- 
re. Sette anni appresso , una locomotiva di Sharp e Roberta 
varcava cento chilometri P ora. 

, I Francesi cominciarono con quella da Lion a Saint-Etienne 
di quarantacinque miglia, ed ora vanno solcandone tutto il pae- 
se. Il Belgio risorto rese le sue. città quasi sobborghi della ca- 
pitale: la Prussia unisce così gli Stati di Germania : V Austria 
Jegasi l'Ungheria, la Boemia, il Lombardo- Veneto : la Russia 
cancella le immense distanze del suo Impero, fn America, non 
solo agevolarono, ma apersero comunicazioni fra provincia iso- 

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STEADE FERRATE 383 

late; come in terreno vergine, vi si fecero gigantesche; e dopo 
che le varie Compagnie degli Stati-Uniti fusero insieme i loro 
interessi, una sola strada va da Portsmouth (Yuooa Hampshire) 
fino a Nuova Orléans, per milleottocento miglia non interrotte. 
Stepbenson poi ardì quest' anno (1850) avventurar una strada 
ferrata sovra un braccio di mare, facendola passare per un im- 
menso tubo di ferro. In somma, in 25 anni si fecero strade fer- 
'. rate quante basterebbero a circuire il nostro globo, spendendo- 
vi 750O milioni di lire. 

Qui ancora sfavilla l'utilità della pace, della 'libera industria 
e delle quiete relazioni. Solo nel 1817 gli Stati-Uniti comincia- 
vano il primo canale di E riè; e al principio del 43 aveano fini- 
to o iotrapreso per 25,380 chilometri fra canali e strade ferra- 
te ; al fine del 42 si percorreano 7000 chilometri di canali e 
altrettanti di strade ferrate , distribuiti sopra 24,700 mi ria me- 
tri quadrati, popolati da 18 milioni. La Gran Bretagna, che da 
un secolo cominciò i lavori pubblici, ha, sovra 3120 miriamelri 
quadrati, abitati da 27 milioni d'anime, 4500 chilometri di ca- 
nali e 4000 di strade ferrate (!). La Francia , 4350 chilometri 
di canali e 2900 di strade ferrate, sovra 5277 miria metri qua- 
drati, coperti da 34 milioni e mezzo. Esse dunque, e il Belgio 
e l'Olanda insieme, non eguagliano le vie di comunicazioni fi- 
nite in 25 anni dagli Americani. Eppure, questi hanno il ferro 
scarso, tanto che tirano le spranghe dall'Inghilterra ; costoso 
il lavoro di mano, esigui i capitali: ma seppero introdurre som- 
ma economia, e non badare a bellezza ma solo alFoppart unità. 
Le carrozze a vapore sono invenzione di pochi anni , talché 

(1) Le Compagine di strade ferrate in Inghilterra, al fine del 
1849, erano autorizzate per 8,676 milioni di franchi, dei quali 
più di due terzi erano stati realizzati o per azioni o per impre- 
stiti. Nell'anno 1849 si contarono 63 milioni di passeggeri , il 
cui trasporto fruttò 6,278,000 sterline; e 5,529,000 quello del- 
le merci. V'eraoo impiegate, 156,160 persone. Le strade ferra- 
te francesi fin al 1849 erano costate 1209 milioni: restano a spea* 
dome 834 per compier la retedi 5525 chilometri. 11 Belgio io, 
559 chilometri spese 145 milioni. 

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584 STBADE FERBATE — MACCHINE 

possiamo sperarla migliorata in modo dà ovviar i gravi perico- 
li , e sormontare le pendenze e le curve di angusto raggio: ma 
eminentemente sociali saranno sol quando possano adoperarsi 
sulle strade comuni, e servire anche a privati. 

Molte ricerche si diressero sovra l'effetto del vapore genera- 
to da altri liquidi , o sui gas permanenti sottoposti al calore : 
una macchina mossa coli' acido carbonico operò a Londra nel 
Tunnel per cura di Brune!, ma l'economia era squilibrata dal- 
la corrosione dei metalli. Pare inoltre, che i vapori provenienti 
dai fluidi esigano egual quantità di calore per produrre egual 
forza motrice, e in conseguenza non vaglia la pena , almeno In 
grande, di mutare questo comunissimo dell'acqua, che è diffu- 
so universalmente e di niun costo : nel che Wronski [Nuovo 
sistema delle macchine a vapore) vede « una nuova e be- 
nefica finalità nella creazione, » la quale dà vinte le maggiori 
difficoltà e sminuiti i pericoli. Così da un serbatojo inesauribi- 
le e universalissimo , attinge l' uomo una forza motrice assai 
maggiore di quella che occorre per aver il carbone (t) e l'acqua 
che la produce: col che è assicurato l' imperio suo sul globo. 

Che diremo delle stupende applicazioni del vapore alle mac- 
chine? Nel 1792 tutte le esistenti in Inghilterra calcolavasi la«? 
vorassero per dieci milioni d' uomini ; nel 1827 per ducento , 
nel 1833 per quattrocento milioni. Nelle filature, i fusi che fa- 
ceaoo cinquanta giri il minuto, ora ottomila : a Manchester in 
una sola officina ne girano centrentaseimila, che lavorando in- 
sieme, filano un milione dugento mila slami di cotone per set- 
timana: Owen a New Lanark, con duemila cinquecento operai , 
produce ogni di quanto filo basterebbe a cingere due volte e 
mezzo il globo : la Mule Jenny trae da una libbra di cotone 

(1) Ora i) ferro e il carbon fossile rappresentano la principal 
forza materiale de' paesi* Eccone il paragone : 

carbone ferro fuso Oode per testa 

Francia. , . 5,400,0091000.480,000 Francia. 154 kil. 13.71 
Inghilterra. 23^500,000 . . 1,200,000 Iaghilterra.870 . . 40.75 
Belgio . . . 3,200 000 . . 120,000 Belgio . . 800 . .30. » 
ZollvereJa . 3,000,000 . , 300,000 Zollrerein. 107^10.71 

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MACCHINE 385 

od filo di cinquantatrè leghe di lunghezza, ciò che nessuna ma- 
no potrebbe: nella sola conlea di Lancaster si dà ogni anno alle 
manifatture del calicò tanto filo , quanto non potrebbero alle- 
stire col fuso ventun milione di filatrici. 

In somma , il vapore di gii la forza di 1 milioni di cavalli 
o 60 d'uomini; eppure è ne' suoi primordi!. Fin dal 1814 fu 
applicato a stampare ; e primamente pel giornale del Times a 
Londra , tirauddne fin 10,000 fogli in un'ora ; ed oggi se n'ha 
fin 20,000 ; velocità proporzionata all'immensa cupidigia con 
cui si cercano le novità. Molti lavori di forza non potrebbero 
assolutamente compiersi senza questo agente. Alle miniere di 
Cornovaglia vuoisi cinquantamila cavalli per estrarne l' acqua , 
cioè trecentomila uomini ; una sola cava di rame colà richiede 
una macchina a vapore della potenza di più di trecento cavalli, 
che proseguendo instancabile per ventiquattro ore , compie il 
lavoro d' un migliajo di cavalli (1). 

Ormai l'uomo col vapore asciuga paludi e pozzi e miniere ; 
avviva fontane; distribuisce l'acqua in città, come Parigi e Lon- 
dra | fino ai piani più alti ; costruisce ; domina i mari e i ven- 
ti ; scorre la terra con una velocità impossibile ai motori ani- 
mali ; scava porti , canali ; dirige fiumi ; potrà tagliar monti e 
colmar valli , fendere gl'istmi che congiungono e separano i 
grandi continenti, riunire a grandi centri le diffuse popolazioni. 
In somma, ognor più l'uomo all'uomo si ravvicina, e sottomet- 
te la crosta del suo pianeta. Chi sa se un giorno non potrà più 
addentro penetrarvi ? Senza forza meccanica , ma come agente 
fisico e chimico, il vapore adoprasi in altre operazioni, quali lo 
sbiancare, il conciare, il tingere, scaldar camere , concentrar 
la gelatina e i siroppi, purificar materie animali e metalli. Ne- 
gli stabilimenti ove è adoperato come agente , drizzasi pure a 
spegnere gl'incendii. E potrà divenire l'agente più poderoso 
della tecnologia moderna. 

(1) Francia nel 1846 possedea 4395 macchine motrici a va- 
pore, la cui forra collettiva era di 54,467 cavalli vapore, ossie- 
no 163,401 cavalli da tiro, e 1,143,810 uomini. È appena 
1/10 deir Inghilterra. 

I". 25 

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386 ALTRE APPLICAZIONI 

Fonte di ricchezza in pace , sarà formidabile ausiliario in 
guerra; e già sulle strade ferrate possono rapidamente traspor- 
tarsi le truppe ore occorre, scemando così il bisogno di tener- 
ne in piedi moltissime e di moltiplicare le guarnigioni. Gli as- 
sedi! e le battaglie in mare e in terra cambteranno forse aspet- 
to mediante tali agenti. Cbe se invano Perkins tentò applicarlo 
ai cannoni per impulso diretto, non potendo valere cbe per pal- 
le minori di quattro , Madelaine propose che , colle macchine 
solite, si facciano operare volanti , le cui pale robuste ed ela- 
stiche avventino un dopo l'altro progettili fin di otto chilogram- 
mi , respingendo gli assalti. Si potrà pure valersene per dare 
all'artiglieria l'agilità tanto necessaria, o* contro il nemico spin- 
gere masse che ne rompano l' ordinanza , come i carri falcati 
degli antichi. Artifizii ancora di poco conto, siccome avviene di 
chi applica un trovato nuovo ad un sistema antico; finché arri- 
verà il genio che scorga la possibilità d'una radicale innovazio- 
ne. Allora questo nuovo modo di distruzione farà più risolutive 
le battaglie, e in conseguenza più corte le guerre e più rade, 
sicché non interrompano questi incrementi della civiltà e dei 
materiali miglioramenti. 

L'applicazione del vapore é la più grande dell' età nostra , 
non forse l' ultima. L' invenzione di Samuele Clegg e Samuda 
delle strade ferrate a propulsione atmosferica, dà vinte le mag- 
giori difficoltà ed allontanati i pericoli di «quelle corse. Poi la- 
tenti nella materia da per lutto si trovano V elettricità e il ma- 
gnetismo; e la scienza è già intenta a trarne partito per crearsi 
un nuovo e poderosissimo motore. 

Al congresso scientifico .di Edimburgo del 1 850 (e sono i con- 
gressi un' altra applicazione del principio d' associazione per 
comunicarsi gii studii, le scoperte, le simpatie), V illustre Da- 
vid Brewster, fondatore dell'associazione britannica , e insigne 
per tanti progressi recati all'ottica, salutava gli ospiti con pa- 
role, con cui amiamo noi pure terminare: « Non si contribuisce 
» efficacemente al bene e alla pace della società col lasciare 
» la scienza concentrata fra dotti e filosofi: vuoisi ch'ella s'in- 
» filtri nelle estreme ramificazioni del corpo sociale. Se il de- 
» litto è un veleno , antidoto n'è V istruzione È gravissima 

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«ILOSOFIA — LOCKE 387 

» qtustione il sapere che cosa direna Io stato nostro sociale 
i con un incremento indefinito del potere dell' nomo sul mon- 
ti do fisico e del suo benessere materiale, se non sia accompa- 
* gnato da un corrispondente miglioramento della sua natura 
» morale e intellettuale. Legislatori e capi delle nazioni pensi- 
» no dunque seriamente a stabilir un sistema d'istruzion nazio- 
» naie che rischiari i popoli sui veri loro interessi, e distrugga 
» le illusioni e dissipi i pregiudizii che li condurrebbero a per- 
» dita irreparabile. » 

Filosofia. 

Come di mezzo alle contingenze scorgesi un eterno pensie- 
ro providenziale, cosi sugli studii della materia, anche quando 
sembrano preponderanti in un secolo che si vanta positivo, si- 
gnoreggiano quelli del pensiero, compresi sotto il nome di fi- 
losofia ; scienza che compie la conoscenza dell' umano intellet- 
to, e presta a tutto lo scibile gli elementi, il metodo, le prove: 
sicché da'suoi sistemi , che alcuni credono astrazioni ineffetti- 
ve, è regolato o espresso il movimento d' un' età. 

Da Cartesio in giù la filosofia era indietreggiata verso il dub- 
bio e il materialismo. Quella dell' inglese Locke divenne popo- 
lare ; alcuno vorrà dire volgare, per la confidenza con cui spie- 
ga i fatti dello spirito, saltando a pie pari le difficoltà. Non v'è 
idee innate (aveva egli detto), e tutte derivano dai sensi e dalla 
riflessione. — Ma come dai sensi deriva V idea di sostanza ? — 
Locke, invece di fermarsi a questa ricerca, nega che l'idea del- 
la sostanza esista, perchè dai sensi non può dedurla. 

Il volgo accetto le sue asserzioni: ma D'Alembert,» che pure 
lo preconizzava il Newton della metafisica, vide restava a spie- 
gar due cose: se le sensazioni sono modificamene interni dello 
spirito, come mai ci sembra che queste siano ne'corpi ? come 
pensiamo ciò eh* è fuor di noi? Inoltre , i sensi ci esibiscono 
diverse sensazioni indipendenti: ora, in qual modo lo spirito le 
riferisce ad un Soggetto solo? Prendendo una pallottola di neve, 
sento freddo, resistenza, peso; come queste tre distinte quali- 
tà sensibili si riuniscono nell' idea complessa di globo di neve ? 

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588 CONDILLAC 

Quistioni di supremo rilievo, dopo le quali fa meraviglia co-, 
me egli pure negasse l' idea di sostanza, e confondesse le sen- 
sazioni esterne coi giudizi! che vi si mescono. 

Condillac pretese (1715-1780) spiegare le difficoltà offerte 
da EP Alembert , ma né tampoco le comprese , perchè partiva 
dalla materia della cognizione , non dalla forma. Fatta ipotesi 
d' una statua che l'un dopo l'altro acquisti i sensi, nega ch'ella 
possa coll'olfatto, colla vista, coli' udito , accorgersi delle cose 
esterne; l>ensì col tatto ottiene il sentimento della solidità, che 
è il ponte pel quale l'anima passa fuori di sé; e per via di già* 
dizii derivati da questo fatto e agevolati dall'abitudine, arriva a 
conoscere l'esistenza de' corpi. Abolendo la piccolissima parte 
che Locke avea lasciato alla riflessione (1), tutto riduce a' sen- 
si : la psicologia è un ramo della zoologia; l' uomo è un anello 
nella serie degli animali, e le sue facoltà lo sviluppo vario d'u- 
na prima sensazione. Attenzione è il percepire l' oggetto pre- 
sentato dai sensi: se doppia, chiamasi comparazione ; se l'og- 
getto dell'attenzione è lontanò, ecco la memoria: sentire la dif- 
ferenza o la somiglianza di due oggetti, è giudizio; una seque- 
la di giudizii costituisce la riflessione ; tirare un giudizio da un 
altro che lo racchiude , è ragionare ; cioè non può ragionarsi 
senza sensazione: e il complesso di tutte queste facoltà nomasi 
intendimento. Se le sensazioni si considerano come grate o 
spiacevoli, avremo la genesi delle facoltà relative al volere, che 
è il desiderio reso fisso per mezzo della speranza. La riunione 
di tutte le facoltà relative all'intelletto o alla volontà costituisce 
il pensiero, che io conseguenza è generato dalla sensazione. 

Gotesta unità parve una meraviglia; parve un gran che l'eli* 
* minare il soggetto , il ridurre le potenze anche più attive del- 
l'anima ad unico principio passivo. Ragionatore superficiale, l'i- 

(1) e Locke (dic'egli) distingue due sorgenti delle nostre idee, 
i sensi e la riflessione. Sarebbe più esatto riconoscerne una sola; 
sia perchè la riflessione non è nel suo principio che la sensazio- 
ne medesima, sia perchè essa è non tanto la sorgente delle idee, 
quanto il canale per cui ess^ (derivano dai sensi, i Traile dei 
sensatiom. 



SESSISTI — »CME 389 

dea di causa ignora affatto ; crede alla sensazione , ma non do- 
manda come è sentita ; parla continuo del trasformarsi della 
sensazione , ma senza dire con che mezzo , e donde prende il 
nuovo elemento ; e la sensazione che sente , giudica , astrae , 
darà, ec, non è ella sinonimo di anima? Il nesso del linguag- 
gio coi pensieri, gii indicato da Locke alla sfuggita, fu da Con- 
dillac riprodotto ; e secondo lui , sono i segni che generano la 
riflessione, l'astrazione, il raziocinio, e Pai tre facoltà per cut 
l'intelletto dell'uomo è superiore a quello del bruto. Ora il lin- 
guaggio è bensì condizione di tal superiorità , ma non ne h il 
principio; e Condillac tutti i progressi dell' umanità attribuisce 
air abilità con cui ci serviamo del linguaggio , ma non chiede 
donde questa abilità ci è venuta. 

Con maggiore ingegno e coraggio il sensismo era portato alle 
ultime conseguenze in Inghilterra. L' assioma ogni effetto ha 
una causa, è impossibile xiedurlo dall'esperienza, la quale et 
presenta singoli fatti, non la connessione tra questi e la causa 
loro , e tanto meno la necessità, invece però di conchiuderne 
che dunque v' è qualche altra fonte di cognizione oltre i sensi, 
Hume negò quell'assioma, e disse che gli uomini lo ritengono 
soltanto per abitudine. Ecco dunque uno , che per non dubita- 
re del senno arbitrario d' un filosofo, suppone in errore tutto il 
genere umano, e annichila l'argomento più usuale della nostra 
attività : giacché tolta l'idea di causa, i giudizii nostri cascano; 
non possiamo credere esistenti i corpi , giacché li crediamo ia 
quanto son causa delle nostre sensazioni ; cascano pure le no- 
zioni morali, V uomo non potendo esser mosso che dal perso- 
nale interesse ; mancando ogni motivo razionale all' idea di ge- 
nerosità , d' abnegazione , più non rimane che il dubbio. Casca 
pure l'idea di libertà, non dandosi scelta senza motivi, e il mo- 
tivo non essendo che una sensazione , la quale trae irresistibil- 
mente la volontà. I sensi poi non offrono verun mezzo d'arrivar 
a Dio, se si tolga di considerarlo come causa. Dunque non più 
religione. Non più filosofia , essendo essa impossibile se non si 
conosca la connessione fra cause ed effetti; e se Io spirito uma- 
no non è capace di altre cognizioni che di alcuni fatti accaduti 
in lui stesso, e di cui si rioorda. 

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390 SENSO COMUNE — BEID 

Per altra via era giunto all' egual negazione Berkley. Le so- 
stanze non possono da noi essere conosciate se non per le qua- . 
liti ad esse inerenti. Ora , nessuna qualità concepire possiamo, 
come inerente ad una sostanza corporea: laonde il mondo ma- 
teriale è. mero fenomeno , né ci è dato percepire altro che le 
idee; tutti gli ordini di sensazioni sono segni convenzionali, pa- 
role d'una lingua con cui ci parla Dio , il quale è la sola causa 
efficiente. Così Berkley non ammette più che idee; onde il suo 
sistema fu detto idealismo, e meglio sarebbe ideismo. 

A queste logiche conseguenze delle dottrine di Locke, il sen- 
so intimo si sgomentava , e torceasi ad esaminare V errore e 
cercare riparo (1710-1796). Tommaso Reid , solido ingegno 
scozzese, vi oppose la dottrina del senso comune; e de'princi- 
pii indipendenti dall' educazione. La filosofia non deve presu- 
mere di spiegare le cause e le sostanze , giacché noi non pos- 
siamo della realtà conoscere se non i fatti o fenomeni che os- 
serviamo, e che dobbiamo contentarci di ben descrivere. Alcu- 
ni fatti cadono sotto i sensi , altri sono oggetto del senso inti- 
mo; quelli spettano alla fisica, questi alla filosofia: e nello spi- 
rito umano si trovano alcune verità fondamentali, indipendenti 
dall' esperienza, secondo le quali, non il volgo solo , ma i filo- 
sofi pur anco son costretti a ragionare se vogliono essere inte- 
si , e perchè si possa disputare con essi. Uno di tali assiomi 
cardinali è la veracità della testimonianza de' sensi; l'altro, 
che non vi ha effetti senza causa. Applicando il principio gene- 
rale, trova che l' idea dei corpi da noi s'acquista mediante l'im- 
pressione fatta da essi sui nostri organi, la tentazione che ne 
sorge nell' anima nostra , la percezione dell' esistenza e delle 
qualità sensibili dei corpi. E poiché la sensazione non può esse- 
re causa della percezione dell'esistenza dei corpi , è forza am- 
mettere innata nello spirito un'attività che lo porti, dietro alle 
sensazioni, a giudicare l'esistenza del mondo esteriore. 

Reid proteggeva, dunque, i principii del senso comune con- 
tro la filosofia che pretendea distruggerli. Afa col fare che la 
sensazione non abbia nulla di simile alla percezione , toglie o- 
gni certezza alla cognizione , e ricade nell' ideismo che volea 
combattere. Crede che il giudizio preceda la sensazione , me* 

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CBITICISMO 391 

Alante il quale si conosce l'esistenza reale di questa; e che pri- 
ma operazione dell 1 intelletto è la sintesi , non l' analisi. Ma se 
con ciò abbatteva i Lockiani , non vedeva che il giudizio stesso 
presuppone un' idea semplice, generale , non potendosi giudi- 
care che esista una cosa se non si abbia idea dell'esistenza. 
Se l'oggetto percepito da un individuo esiste realmente, le idee 
generali non hanno esistenza che nello spirito; onde a Reid 
mancava il modo di spiegarle (1 753-1828). Dugald Stewart cre- 
dette più spediente il negarle, e asserire che sieno meri nomi. 
Ma i nomi bastano a spiegar l'atto con cui lo spirito immagina 
enti possibili, e in numero maggiore di tutti gli enti che per- 
cepì coi Bensì ? vi bastano le idee delle qualità percepite ne- 
gl'individui medesimi e aderenti ad essi? È duopo che la men- 
te compisca tali qualità in sé , cioè separate dagP individui , e 
come puramente possibili ; né i segni sono sufficienti a spiega- 
re come si arrivi alle verità generali, dove non si ammetta che 
queste pure sieno qualcosa di reale. Il problema fondamenta- 
le, dunque, dell'origine delle idee generali non è risolto nep- 
pure dalla scuola scozzese. 

Anche in Germania e Leibniziani e Wolfiani cessero luogo al- 
l'empirismo di Locke, vagheggiando meglio la varietà delle ap- 
plicazioni che non l'unità del principio; ma quello scetticismo 
derivava, non tanto da persuasione, quanto dal vedere il vuoto 
del dogmatismo. Sentivasi dunque essere tempo di cambiare 
la via per cui raggiungere la certezza; e lo fece Emanuele Kant 
diKOnisberg (1724-1804), più risolutamente d'ogni altro dan- 
do effetto a quel!' idea dei moderni , che oggetto pure della fi- 
losofia è lo spirito umano in sé stesso, isolato da tutto ciò che 
esso tocca, riflette, suppone. 

Non che la verità brillasse di colpo all' occhio di lui, la sua 
dottrina è concatenata con quella dei predecessori , e ne deri- 
va a guisa di corollario. Cartesio nello svolgere il problema car- 
dinale: Foss'io sapere alcun chef quaì cosa poss' io sapere? 
disse che i sensi c'illudono , talché d' altro non siam certi se 
non esservi nulla di certo. Pure, mentre dubita di tutto , non 
può dubitare della propria esistenza, cioè che non esista nep- 
pur l'essere che dubita. Stabilì dunque il suo assioma fonda* 

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592 KANT 

mentale: Io penso, dunque esisto* Pertanto l'esistenza dell 1 *- 
nima gli è pia certa che non quella del corpo; nell'idea dell'en- 
te perfetto sì comprende indispensabilmente l'idea dell'esisten- 
za; laonde Iddìo esiste certamente, e poiché egli non può esse- 
re che verace, non può averci volato ingannare; e dunque i cor- 
pi esistono. 

Così il gran dubitante partiva da un atto di fede ; ma cessò 
di osservare la coscienza dopo avervi veduto solo il pensiero , 
né al tempo stesso fondò l' autorità della coscienza e quella 
della ragione pura. Ma poiché negli inventori vuoisi cercar piut- 
tosto il metodo, il quale sopravvive anche ai vizii dell' applica- 
zione, Cartesio lasciava l'esempio di dedurre tutta la metafisi- 
ca da un dato psicologico: or volessi spingere più avanti P os- 
servazione della coscienza , e prima di tirar deduzioni , ricono- 
scere tutte le credenze che ci si presentano come necessità , 
al pari dell'esistenza del pensiero. Ciò intrapresero gli Scozze- 
si , che nulla inventavano, ma abbatteano gli errori antichi; ne- 
gavano come Locke, ma meglio di questo arrivavano ad alcune 
affermazioni. Kant, trovato debole il loro argomentare, ripigliò 
il problema della cognizione al punto ove Berkley e D'Alembert 
l'aveano lasciato; e propose primamente essere necessaria una 
scienza che spieghi la possibilità dell' esperienza esterna. Tale 
scienza sarà ella composta di sole nozioni offerte dall'esperien- 
za , o ne esistono d' indipendenti dalle sensazioni , e prodotte 
solo dall'intelletto 7 

Kant ammise come canone fondamentale, ogni cognizione 
nostra cominciare dall' esperienza ; ma insieme asserì che la 
cognizione a priori è necessaria ed universale. In ogni proposi- 
zione si danno e un elemento generale e logico , ed elementi 
particolari , variabili , accidentali. Il dire quesV assassinato > 
suppone un uccisore e un ucciso ; variano le circostanze , lo 
stromento varia ; ma sta il dogma generale , che ogni assassi- 
nio vien da un assassino , e un più generale aneora , che ogni 
accidente ha una causa. Questo sarebbe la forma , gli altri la 
materia. La* materia è somministrata dall' esterno ; la forma 
no : onde nasce dall' interno , dal soggetto. Adunque le cogni- 
zioni sono o subiettive od obbiettive. Ma poiché la materia non 

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CRITICISMO 593 

entra nella cognizione reale se non per la forma, l'obbiettivo non 
ci è noto che pel subiettivo. Convien nello stadio partire dal 
pensiero , dalla forma, non dall'obbiettivo : onde la metafisica 
cangi* punto di partenza. Non reggono dunque né il sensismo! 
né l'ideologia, perchè vanno dalla materia alla forma, dall' og- 
getto al soggetto , dall'essere al pensiero , dall'ontologia alla 
psicologia. 

Elemento materiale della sensibilità sono le sensazioni ; ele- 
mento formale ne sonò il tempo e lo spazio, forme delle nostre 
percezioni. L' intendimento raccoglie i materiali somministrati 
dall' esperienza , mediante le quattro categorie , o sieno forme 
della congiunzione della materia ai concetti indipendenti dal- 
l' esperienza, le quali unite alla forma delle intuizioni sensibili, 
danno i principi! costitutivi dell'intendimento. La mente nostra 
o divide l'idea in più parti {analisi), o le ricongiunge in un'idea 
{sintesi). Per giudizii analitici attribuiamo al soggetto un pre- 
dicato essenzialmente inerente al medesimo , come quando si 
dica : // triangolo è figura di tre ioli; pei sintetici; il predi- 
cato è qualcosa di più di quel che si concepisce nel soggetto , 
come nel dire: // cielo è sereno. Il giudizio analitico suppone 
già fatto il sintetico , perchè non si decompone se non ciò che 
sia composto. Fissata l'attenzione sui sintetici, trova che alcuni 
si riferiscono all'esperienza {empirici) , altri si fanno a priori. 
Nella formazione dei primi non occorre difficoltà ; ma l'appog- 
gio dell' esperienza manca in quelli a priori. Or donde vengono 
i predicati di tali giudizii ? i sensi non ce li somministrano ; 
onde è forza trarli da noi stessile credere quindi in noi una me- 
ravigliosa energia, dalla quale emanano i predicati della specie 
delle cose. Tali predicati essendo in noi a priori , debbono es- 
sere e necessari i e universali. La filosofia deve applicarsi ad 
enumerare tali predicati , senza cui gli oggetti da noi percepiti 
non esisterebbero ; e a descrivere il modo con cui la nostra 
mente applica negli oggetti questi predicati, e ne forma gli og- 
getti di sue cognizioni. 

Convenne, dunque, assumere la critica genarale sì della ra- 
gione teoretica, si della ragione pratica, sì d' una terza che al- 
lea la prima colla seconda, Locke, vedendo che alcune idee de- 

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394 KANT 

rivano dalle sensazioni , concbiuse ebe le sensazioni erano la 
fonte di tutte : Kant , vedendo che alcune non poteano derivar-, 
ne, conohiuse che le idee non sono date dai sensi. Gol primo si 
arriva a negare ogni vita intellettuale fuori dei sensi, e si va di- 
filato al materialismo : Kant con potente riazione riconosce una 
rivelazione della coscienza , indipendente dai sensi ; e le idee 
venir tutte dall' esperienza, ma l'esperienza non bastare a tutte 
spiegarle ; e poter esse risultare da una riflessione sopra sé 
stesso. Negata la causalità, Hume veniva a dichiarar impossibile 
la metafisica come scienza. Kant accettò tale decisione, il saper 
nostro restringendo nei limiti dell' esperienza ; ma soggiunse 
che la metafisica è un fatto, come disposizione naturale del no- 
stro spirito. Perocché, vedendo i fenomeni concatenarsi, siamo 
naturalmente portati a cercare se il mondo ebbe un principio , 
se ba un limite riguardo allo spazio , se vi ha corpi indivisibili. 
À tali quesiti V esperienza non dà risposta ; onde risulta che il 
nostro spirito tende ad oltrepassare i limiti di questa. È anche 
certo che , nel risolvere tali problemi, la ragione riesce a con- 
cbiusioni contradittorie. 

Donde nasce dunque cotesto illusione trascendentale , per 
cui la ragione è costretta a stabilire una realtà di là dal sensì- 
bile ? Donde il conflitto della ragione con sé stessa , che ora 
conchiude limitato il mondo , ora no ; ora eterno , ora tem- 
porario ? 

E qui Kant cerca l'origine della metafìsica naturale. Seta 
ragione è la facoltà di dedurre da principii generali conseguen- 
ze particolari , l' illazione d' ogni raziocinio può considerarsi 
come un condizionale, dal quale si rimonta ad un principio che 
è conseguenza d' altro raziocinio , fioche si giunga ad un asso- 
luto o incondizionale, fondato nell'essenza della ragione stessa, 
e che diviene fondamento d' ogni unità. 

Ammesso che la sensività non offre se non semplici perce- 
zioni , Kant la esclude dal campo filosofico, e con ciò la ragion 
pura si risolve in meri possibili. Sono dunque destituite di valor 
reale le idee di Dio, di anima , di bene , di male , trascendenti 
. il circolo dell' esperienza. Dalla qual conchiusione rifuggendo, 
Kant fu costretto orientarsi nella natura , e respingere le eoa* 



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KANT 

seguente del proprio sistema, riedificando colla forza della vo* 
tonta ciò che distruggeva colla forza della ragione. Ricorse dun- 
qne alla ragion pratica , la quale ha per iscopo il bene e il ma* 
le; e dopo proscritto l'assoluto nella intelligenza , pensò rio- 
tegrarlo nella morale. La volontà è determinata da un elemento 
materiale , e da uno formale ; cioè da motivi che operano sulla 
sensibilità , e da motivi disinteressati , relativi solo alla ragion 
para, e che si riducono a questo imperativo categorico: Ope- 
ra secondo una norma che possa riguardarsi come legge 
generale degli esseri razionali, 

A questo modo Kant credette poter supplire all' imperfezio- 
ne dei metodi precedenti ; e volendo combinare il principio sen- 
sista di Bacone coli' idealista di Leibniz, meglio d'ogni moder- 
no distinse il sentire dall' intelletto , l' intuizione dalle idee , e 
vide che tutte le operazioni dell' intendimento possono ridursi 
a giudizii ; che, per conseguenza, bisogna innanzi tutto investi- 
gare le funzioni del giudizio. Tutto espose con una forma biz- 
zarra , irta di neologismi e di forinole , che parla soltanto alla 
fredda ragione : ma in quelle rigide analisi, più che il tranquil- 
lo indagatore della verità , vedi P entusiasto che vuol apparire 
nomo straordinario ; vedi V orgoglioso che sé solo considera 
sollevato di sopra a questa povera umanità , trastullo del caso 
e dell' illusione. Invano presunse colla critica abbattere il vero 
scetticismo. Collocando la legislazione suprema della natura 
nelle sole facoltà del nostro intelletto, vacilla ; né le facoltà 
possono' giungere alla conoscenza delle cagioni e degli effetti , 
riserbata all' intuizione sperimentale. Ingegno acutissimo , am- 
mirato e non letto, falso nell'insieme, giovò alla verità per te 
molte sue vedute, allontanando il gretto empirismo, e dirigen- 
do l' attenzione sugli elementi semplici e trascendenti delle no- 
stre cognizioni. 

Anche alla storia drizzò l' acume , e disse che si finirà per 
trovare che l' uomo è centro del sistema morale. Imperocché 
ammetteva una legge, una destinazione di tutte le cose, e tanto 
più dell' uomo, le cui disposizioni naturali debbono svilupparsi 
interamente per un fine , non però nell' individuo , bensì nella 
specie ; giacché , mentre gì' individui periscono , la specie sta 

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S96 KANTI9TI 

immortale, e profitta de* miglioramenti di ciascuna generazione. 
Ora, il più importante problema cui natura spinge L'uomo è lo 
stabilire una società civile e generale , che mantenga il diritto 
e la libertà di ciascuno : e si potrebbe stendere una storia uni- 
versale sopra un disegno della natura, diretto ad assicurare uoa 
perfetta società civile. Assegnò pure limiti certi fra la giuris- 
prudenza e le scienze affini , e introdusse in quella i priocipii 
formali. Ma i sofismi del tempo e le credenze protestanti lo 
condussero a stabilire il sistema della forza : uno stato sociale, 
cioè, dove nelP esercizio de 9 suoi diritti ognuno fosse frenato per 
modo, da non poter nuocere a' suoi simili. 

Kant rimase sconosciuto alla sua patria, fin quando i giornali 
non tolsero a lodarlo e analizzarlo ; e Reinhold alla fraseologia 
tecnica di lui surrogò un linguaggio più popolare. Allora una 
turba gittossi sulle orme di esso, e ne esagerò i difetti : profes- 
sando criticismo, molti divennero dogmatici ; pretendendo ana- 
lizzare tutte le funzioni, e trascurando P esperienza, si vagò in 
ipotesi trascendentali e ridicole sopra materie cbe l' intelletto 
umano intuisce chiaramente. Se Kant, malgrado la critica, van- 
tavasi di stabilire un calcolo durevole delle facoltà dello spirito 
umano , i suoi senza preparazione stabilirono i limiti dello spi- 
rito, piantarono le basi di scienze nasciture , e il punto oltre il 
quale non era dato aspirare. Egli introdusse termini nuovi per 
idee nuove , ed essi ridussero la filosofia ad espressioni tecni- 
che, sottraendo così al popolo scienze del popolo. Egli era eru- 
dito, essi vilipesero l' erudizione, tutto volendo cavare dal pro- 
prio cervello : Io studio enciclopedico si estese , e distolse dai 
classici. Egli creò P idealismo crìtico trascendente, che diven- 
ne carattere alla filosofia germanica ; i suoi seguaci ne dedus- 
sero sistemi opposti , ed armi e materiali a favor dello scetti- 
cismo cui egli pretendeva opporlo ; si rivolsero a quell'inespli- 
cabile che trovasi alia radice di tutte le nostre cognizioni , e a 
metter ipotesi là dove mancano elementi positivi sopra quistio- 
ni superiori all' esperienza. 

Kant erasi domandato: Come possiamo conoscere? e ne ven- 
ne il criticismo : e Cos' è quel che è f e ne venne il dogmati- 
smo. Nel rispondervi , Kant erasi fermato sul dubbio j Fichte 

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IDEALISMO TBASCENDENTALE 397 

rispose Urne;* pretese (1762-1814) con un sistema ridurre 
ali 9 unità la materia e la forma, e spiegar la relazione fra le rap- 
presentazioni e gli oggetti. Egli ammette per unica vera la fi- 
losofia critica , ma critica pura non gli pare quella di Kant ; e 
si accinge a stabilire sistematicamante e in sé stessa la teorica 
della cognizione, volendo e scoprir la scienza delle scienze , e 
fn questa un principio supremo , assoluto nella forma per la 
scienza, assoluto nel fondo per l'essere ; principio e delle cose 
in se , e del metodo che lo fa conoscere. Tal principio è l' io 
pensante : e mentre nell' espressione cartesiana il pensiero non 
faceva che attestare resistenza, in Fichte, pensando che pensa, 
egli realizza sé stesso ; V esistenza non è un 1 induzione, ma una 
produzione del pensiero ; è causa ed effetto ; affermar sé equi- 
vale a crearsi. 

Il non-me esiste , ma soltanto l'to lo conosce , cioè esiste 
solo per via del me: non si giunge alle cose obbiettive che in 
virtù delle necessità subbiettive della morale. L'essenza del me 
sta nell' esser consapevole di sé ; onde coli' atto della propria 
consapevolezza crea sé stesso ; e in conseguenza, pensa ciò che 
non è lui-, cioè il mondo esteriore e perfin Dio. 

Operare è continuo tema della filosofìa di Fichte: rigettato 
il formalismo che vela sovente la inanità del fondo, afferra le 
capitali quistioni , disegnandole finché rimangono in istato di 
speculazione. Stoico patrioto, credendo unicamente all' anima, 
sopra V indipendenza spirituale costruì la morale e la politica 
tutta. 

Questo idealismo trascendentale, che fu passaggio tra ^ideali- 
smo subbie ttivo di Kant e l'obbiettivo di Schelling, elevò le menti 
ai problemi più sublimi del mondo spirituale ; e mentre il se- 
colo era stato immerso nella materia , egli rappresentò come 
sola vera la vita dello spirito. Nacque da ciò una fiducia , dirò 
meglio una baldanza dell' uomo , inorgoglito dalla potenza che 
l' immaginazione intellettiva dà al proprio spirito ; e che si ri- 
velò con una magnificenza vicina al ridicolo , allorché Fichte , 
Messia della ragion pura (l) , disse dalla cattedra : Nella 
prossima lezione mi accingerò a crear Dio. 

(1) Così ]o chiama Jacobi in una bellissima confutazione. 

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S98 IDEALISMO OBBIETTIVO ASSOLUTO 

Col dare al criticismo un fondamento senza uscire dall' ana- 
lisi trascendente , Fichte ampliava l'abisso eh' è fra l'intelli- 
genza e la natura , assorbiva ogni cosa nella subbiettività, nella 
coscienza. Ma invece di vedere nel non-me nna prodazione del 
me , potessi vedere nel me una forma essenziale' e tipica del 
non-me. Tornerebbero cosi identici il mondo reale e l 1 ideale ; 
e i vani stati in cui noi concepiamo la realità obbiettiva o sub- 
iettiva , materiale e intellettuale , sarebbero soltanto gradi o 
forme dell'essere. Questa fu la conclusione di Schelling. I pro- 
cessi (inora conosciuti non ispiegano come dall' uno uscir possa 
il multiplo , o viceversa : onde bisogna una filosofia , in cui le 
due si uniscono. Tal è V identità assoluta del subiettivo col- 
Pobbiettivo, in cui consiste la natura dell' assoluto, o Dio , pel 
quale sono identici l' essere e il conoscere ; onde un costante 
parallelismo corre fra le leggi dell' intelligenza e quelle del 
mondo. 

Un solo essere identico esiste ; e le cose differiscono in quan- 
tità, non in qualità, essendo esse una manifestazione dell' esse- 
re assoluto sotto forma determinata, ed esistendo solo in quan- 
to partecipano di quello. Tale manifestazione dell'assoluto si 
fa per via di corrispondenze ed opposizioni , che variamente si 
palesano nello sviluppo totale, dove or l'ideale predomina, ora 
il reale. La scienza che ricerca siffatto sviluppo , è immagine 
dell' universo, in quanto deduce le idee delle cose dal pensiero 
fondamentale dell' assoluto, giusta il teorema dell' identità nel- 
la varietà. La Glosofia consiste appunto in tal costruzione ; nel 
cui disegno generale trovasi alla testa l' assoluto , manifestan- 
tesi in natura nel due ordini relativi , reale e ideale ; e sotto la 
potenza della gravità, è materia ; sotto quella del lume , è mo- 
to ; dell'organismo, è vita; della verità, è scienza "*, della bontà, 
è religione ; della bellezza, è arte. Al di sopra, come forme ri- 
flesse dell'universo, stanno l'uomo e lo Stato ; il sistema mon- 
diale e la storia. 

Tolta la diversità, riduconsi impossibili la religione e la mo- 
rale ; pure della sua egli fa base la credenza di un Dio. La virtù 
è lo stato dell' anima conformantesi alla necessità interna della 
sua natura. La felicità non è un accidente della virtù , ma li 

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FICHTE — SCHELLING 399 

▼irta propria ; e moralità il tender dell' anima a congiungersi 
co! centro. L'ordine sociale si ottiene nella convivenza, confor- 
mata al tipo divino. La storia è nel complesso una rivelazione 
di Dio, svolta con progressione continua. 

Adunque Fichte avea detto che dal subbiettivo nasce l'obbiet- 
tivo, ma senza dimostrarlo ; Schelling crede si possa anche par- 
tire dalla natura per giungere al me; donde una doppia filoso- 
fia ; trascendentale , e della natura. Quesl' ultima prende le 
mosse dal me libero , uno , semplice , per dedurne la natura , 
varia, necessaria; l'altra il contrario ; entrambe dirette a spie- 
gare, le une mediante le altre, le forze della natura e dell'ani- 
ma ; in modo che appaja , le leggi della natura incontrarsi in 
noi come leggi della coscienza , e queste trovar riscontro nel 
mondo esteriore come leggi della natura. Fichte avea tratto dal 
suo sistema originali pensamenti intorno al diritto , facendone 
una scienza indipendente, piantata sul dogma delie personalità 
e libertà ; e intorno alla morale , rinnovando le idee stoiche del 
dovere puro e disinteressato. La dottrina dell' identità di Schel- 
ling fu ammirata per coerenza di parti e larghezza d' applica- 
zioni , abbracciando l' intero circolo delle umane speculazioni 
col cancellare il divario fra le nozioni empiriche e le razionali ; 
onde moltissimo operò sulla teologia, la storia, la medicina, la 
filologia, l'arte, la mitologia, e massime sull'estetica per ope- 
ra degli Schlegel : altri ne trassero paradossi , esaltamenti , 
stravaganze mistiche; Schelling istesso proclamò tre periodi re- 
ligiosi ; la dottrina di Pietro, cioè la cattolica ; quella di Paolo, 
cioè la protestante ; quella di Giovanni, cioè la mistica (a). 

Alla poetica forma allettatrice di Schelling fece una riazione 
arida e scolastica Giorgio Hegel di Stuttgard (1 770-1832). Pro- 
fondo critico , non fidandosi a quella che Schelling chiama in* 
tuizione intellettuale , ridusse la filosofia ad una scienza che si 
concepisse per mezzo della dialettica: scienza della ragione, la 

(a) Ognuno vede di per sé la inconcludenza di questi perio- 
di , che non sono periodi , perchè v'è contemporaneità; e la dot- 
trina di Pietro , Paolo e Giovanni non formano che una dot- 
trina sola , cioè la cattolica. 

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400 HEGEL 

quale , contenendo in sé tntti i principi! particolari , neir idea 
diventa conscia di sé medesima e di tatto l' essere. Discerne, 
dunque la filosofia in logica, scienza dell' idea in sé e per sé; 
filosofia della natura, scienza dell' idea che riscontra sé stes- 
sa al di fuori ; filosofia dello spirito , scienza dell' idea che 
dall' esterno rientra in sé medesima. L' identità del subbiettivo 
colPobbiettivo forma il sapere assoluto , a cui lo spirito debbe 
elevarsi, e che consiste nel credere che l'essere non sia se non 
il puro concetto in sé stesso. Kant vorrebbe che, prima di met- 
tersi a investigazioni metafisiche, si esaminasse lo stromento di 
esse: Hegel trova in ciò un circolo vizioso, non potendosi intra- 
prendere l' esame se non col pensiero stesso. Comincia pertan- 
to dalla logica, processo di cui l' assoluto è non solo il princi- 
pio, ma la materia ; e la divide in obbiettiva^ cioè deli' essere , 
e subbiettiva } cioè del concetto. Oggetto della filosofia è la ve- 
rità; Dio è la sola verità e realtà; dunque oggetto assoluto 
della filosofia é Dio. Non basta una conoscenza puramente sub- 
iettiva dell'ente, ma si dee darle un valore obbiettivo di neces- 
sità. Scopo finale delia scienza è di concordare colla realtà -, è 
l' esperienza interna ed esterna. 

Dio è l' essenza generale dei fenomeni offrentisi al pensiero. 
Il pensiero procede dall' esperienza , e le imprime il carattere 
di necessità. Elevasi così all' assoluto ; e non più i fenomeni 
presentati dall' esperienza, ma assume le idee, le categorie, le 
nozioni da essi rappresentate. La filosofia deve appunto togliere 
Hi fatti dell'esperienza il carattere di dati immediati, e impri- 
mervi la forma di necessità ; né é possibile e reale nella'rap- 
presentazione o nel sentimento , ma soltanto nel pensiero. Per 
tal modo connette la filosofìa colla storia della filosofia; quel- 
la , sviluppo del pensiero nel proprio elemento ; questa , rap- 
presentazione di tale sviluppo sotto la forma dei fatti. 

La storia della filosofia è quella delle scoperte dei pensa- 
menti sopra l' assoluto che ne é l' oggetto. La religione è la 
coscienza della verità qual conviene agii uomini , in qual sia 
grado di coltura intellettuale : ma la cognizione scientifica del- 
• la verità è un altro modo di coscienza , che esige un lavoro di 
cui pochi sono capaci. La religione non può sussistere senza la 

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HEGEL 401 

filosofia, non questa senza quella. Quanto t'ha di sublime e di 
intimo, fu chiarito nelle religioni, nelle filosofie, nelle arti, sot- 
te forme più o meno pure e chiare , talvolta fin ributtanti. Il 
contenuto reale rimane sempre giovane ; invecchiando solo le 
forme. Pertanto le filosofie precedenti sono i depositi più o 
meno puri di tutte le verità concernenti il diritto , la città , la 
morte , la religione ; il saper nostro è frutto de 9 secoli passati ; 
la tradizione ci fé 7 quali siamo : ma assimilandocene la sostanza, 
noi la trasformiamo con nuovi elementi. Egli batte in conse- 
guenza cattolici e pietista , e insegna che il cristianesimo dee 
passare allo stato di filosofia , « prendere coscienza di sé. » 

L'ideismo obbiettivo assoluto di Hegel tende a negar il mon- 
do spirituale , non meno che il fisico. Iddio non è distinto dal 
mondo, giacché è vita, anima , spirito , movimento universale ; 
Bon ha esistenza personale , né deve la coscienza di sé medesi- 
mo che al pensiero umano. Spinosismo evidente : se non che 
il panteismo non ne è materiale , ma spiritualistico ; vi s' anni- 
chila o Dio o l' immortalità dell' anima, e i principii della mora- 
lità si abbattono col non ammettere libertà , ne differenza reale 
tra il bene e il male. La moralità è un' armonia dell' uomo col- 
la natura. La ragione della volontà, fornita d' un'attività ester- 
na, produce l' azione ; e l' azione d'ebb' essere determinata dal 
conoscere il divario tra il bene e il male. Pertanto la volontà ò 
fine a sé stessa ; e nella moralità l' intenzione va distinta dal- 
l' atto. 

Hegel attribuisce le prerogative della divinità all' uomo , non 
individuo, ma collettivo , al genere umano contemporaneo } or- 
dinatore dell' universo, e come questo indistruttibile. £ poiché 
Y uomo collettivo é sempre e dappertutto costituito in società 
politiche chiamate Stati, ne dedusse la sua teorica dello Stato* 
Dio ; nel quale l' individuo é assorto come le nazioni nel mon- 
do, e il mondo nello spirito. Il diritto ha radice nell' intelligen- 
za, e parte dalla libera' volontà, per la quale gli attribuiamo una 
forma. La realtà subiettiva di esso ha una storia, rappresentata 
dalla famiglia, dalla società civile, dallo Slato, dalla storia del 
mondo. La famiglia si svolge in tre aspetti , matrimonio , pro- 
prietà, educazione: la società, unita dai bisogni, dal lavoro, 
III. 26 

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402 IDEISMO OBBIETTIVO 

dai baratti , stabilisce la legge del diritte , cioè la giustizia. 
Lo Stato è la più elevata espressione della volontà e libertà ; il 
mondo, la forinola più elevata del diritto,. e dove la sostanza 
dello spirito universale si sviluppa drammaticamente, neii' arte 
come immagine e specchio, nella religione come sentimento e 
rappresentazione, nella filosofia come pensiero, nella storia del 
mondo come risultanza viva e intelligente di tutto ciò cbe è 
esteriore. 

La storia è lo sviluppo dello spirito universale nel tempo : 
la storia politica in particolare è il progresso della coscienza 
della libarla. Nella storia del mondo un popolo esiste solo iu 
quanto rappreseota un' idea necessaria j epoca , durante la 
quale gli altri non hanno forza né diritto contro di lui. Questo 
spirilo del mondo si atteggiò in quattro principiL Primo fu la 
manifestazione immediata dello spirito universale; forma sostan- 
ziale, ove l' unità giaceva quasi sepolta nella propria esistenza. 
Segue la coscienza della sostanza , cbe produce il sentimento , 
1' indipendenza, la vita, P individualità sotto formi di bello mo- 
rale. Poi lo sviluppo più profondo delia coscienza, nelP oppo- 
sizione tra un' universalità astratta , e una più astratta indivi- 
dualità. Cessata quest'opposizione, emerge il quarto principio, 
consistente nel possesso della verità morale. Tal fu la serie 
percorsa dai Popoli Orientali, poi d;il Greco, dal Romana, infine 
dal Germanico. 

Hegel die alla filosofia del diritto un carattere sconosciuto 
d'elevazione e di rigore. Egli dice cbe lo Stato è la società , 
avente coscienza delia unità propria e dello scopo morale, ed 
animata a raggiungerlo da una sola e identica volontà. Perciò 
a lui connettesi la scuola slorica dell i giurisprudenza. Mentre 
dapprima rappresentavasi la legislazione come origine del di- 
ritto positivo, la nuova scuola, capitanata da Savigny, proclamo 
la 8ommessione al potere di fatto ,* e non doversi edificare lo 
Stato, ma considerarlo come razionale : ogni popolo ha facoltà 
primitive e bisogni particolari , donde nasce il diritto di cui 
quello abbisogna : e come il linguaggio non potrebbe originare 
dal caso , così neppure le leggi dal capriccio d' un legislatore; 
ma sono espressioni della coscienza razionale. I giureconsulti 

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HEGEL 403 

devono limitarsi a conoscere le credenze comuni su cai quelle 
posano; il legislatore; a rendere obbligatorio il diritto positivo, 
quale nasce dagl'intimi bisogni della società. Sono dunque pre- 
feribili le legislazioni spontanee alfe costituzioni dettate , ed è 
tra attentato il far i codiei. 

Pensatori robusti e concentrati come sono i Tedeschi, popolo 
eletto della filosofia, e che associano la scienza colla vita, gher- 
miti che siensi ad un'idea vi strascinano ogni cosa ; alla scien- 
za e ali 9 arte ne impongono le* sembianze ; e sostengono la foro 
dottrina con immenso corredo di cognizioni positive , massime 
in qnanto concerne storia , antichità , filosofia antica , scienze 
naturali. Amano essi procedere per antinomie ; cioè mettono 
una tesi e la provano ; poi una che la contraddice (ipotesi) ; 
argomentandone che ve n' ha un 1 altra più elevala in cui esse 
concorrono [sintesi). Ma con ciò le più volte si scassina il vero 
conosciuto , senza assodare lo sconosciuto , e ne consegue lo 
scetticismo. L' abuso fattone nelle cose religiose già deploram- 
mo ; ma la forza che ne trae il pensiero finirà col trionfo della 
verità. 

Da Kant dunque, come già da Socrate, nasceano scuole diffe- 
rentissime. Alla domanda Cosa esiste^ egli non avea che dubi- 
tato ; Fichte rispose // me, Schelling // me e il notarne iden- 
tificato, pendendo però pel non-me , cioè per la natura, av- 
viandosi al panteismo. Ma poiché l'identità assoluta si trovava 
irreconciliabile , altri si volsero ancora al dnatismo di Knnt , 
quali prescegliendo la parte materiale con Oken, quali la intel- 
lettuale con Hegel. Kant asserì che l'idea assicura soltanto sé 
stessa ; Fichte soggiunse che sola P idea assicura 1' essere ) 
Schelling prosieguo che l' essere produce Tessere ; da ultimo 
Hegel vuol che l'idea sia l' essere, e giunge cosi al panteismo, 
le cui conseguenze,' non dissimulate da 1 suoi scolari, abbattono 
la morale e rivoltano il senso comune, che ormai invoca un ri- 
torno a principii più sani e più sodi. 

E già vedendo il criticismo , trascinalo dall' esclusivo pre- 
giudizio della cognizione dimostrativa e mediala, togliere ogn 
nozione del soprasensibile, Enrico Jacobi alla filosofia sistema- 
tica oppose i! sentimento ; ridestò la parola credema } dai fllo- 

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404 IDEALISMO SPIRITUALISTA 

sofi dimenticata ; fondando la cognizione filosofica sopra una 
specie d' istinto razionale, un sapere d' immediato sentimento , 
una percezione diretta della verità ; sol qual senso interno fon- 
da pure la morale. Questa teorica del sentimento e della cre- 
denza trovò partigiani quei molti che sentono bisogno di elevare 
l'umana natura sovra le aridezze speculative ; ma condusse al 
misticismo. 

La scuola sopranaturalista, veduto che la logica, abbandona* 
la a sè } riesce inevitabilmente al panteismo, s'industria di in- 
tegrare la libertà umana ; e con Baader , con Heinroth , con 
Eschenmayer , sostenne che la religione è complemento indi- 
spensabile delle nostre facoltà naturali: l'anima può ricevere la 
nozione di Dio, ma non crearla ; e fu duopo cbe Dio si rivelas- 
se ali 1 uomo per soddisfare i vaghi profondi desideri! da cui que- 
sto è tormentato. Secondo H. Wronski, il mondo nel progres- 
sivo ed uniforme suo svolgimento, percorre due età, 4 a fisica e 
la razionale ; e fra le due , una intermedia , mista di natura 
materiale e di spirituale ; quella sostenuta dall' esperienza , 
questa dalla cognizione e dal sentimento : imperocché la realtà 
dell' uomo non può manifestarsi che mediante la cognizione e 
il sentimento. 

Abbiam dunque veduto alcuni fondare il sapere unicamente 
sugli altri esseri, e perciò limitarsi alla esperienza; alcuni sol- 
tanto sulla coscienza propria , e s'acquetano alla rivelazione. 
Dal primo sistema derivano i concetti d' un' originaria brutalità 
del pensiero identificato colla materia , dell' azione materiale , 
dell'interesse; il linguaggio essere stato un arbitrario fissamento 
del pensiero ; nel mondo non avervi intenzione finale né ordine 
di providenza, e che gli esseri periscono. La teorica del senti- 
mento porta invece a credere, che l' uomo fu creato immortale, 
colla coscienza , e capace d' un sapere assoluto ; gli spiriti su- 
periori degenerati furono cagione del peccato ; la materia del 
mondo fisico è modificazione prodotta dal Creatore ; da questo 
dipendono tutti gli atti; e il linguaggio è mezzo di comunicazione 
dell' umano pensiero e simbolo della rivelazione. Il primo è il 
sistema sensista di Locke e degli Scozzesi ; il secondo è l' idei- 
smo de' Tedeschi : ma all' assoluto dominio dell' uno o dell' al- 

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FILOSOFIA INGLESE 405 

Ito «oppongono alcuni principi! della ragione umana, e devono 
conciliarsi nel vero assoluto, cioè in Dio. La filosofia già chiari 
1' essere e il sapere, cioè il principio materiale e Io spirituale : 
Kant propose il problema dell' assoluto , per i sciogliere il qua- 
le fa d' uopo scorrere le regioni temporali dell'umana cognizio- 
ne affine di risalire alla religione rivelata (Messianismo), che 
sola può aprire il mistero della creazione. 

Così danno in eccessi e i critici e gì' idealisti ; eccessi che 
non ponno isfaggirsi se non per mezzo d' un realismo raziona- 
le , che rimetta in armonia 1' intelligenza coli' universo senza 
assorbire l'uno nell'altra; e per tal via deve cercarsi il progres- 
so vero, cbe assodi cioè, non demolisca. * 

Negli altri paesi i filosofi in parte strisciarono sulle orme di 
Locke, io parte credettero novità il venire a Kant; altri si pre- 
tesero creatori collo scegliere dai diversi. L'Inghilterra s'at- 
tenne al senso comune della scuola di Reid e Stewart; notabi- 
le per chiarezza e moralità , derivate in gran parte dall' esser 
que' filosofi maestri nelle numerosissime scuole di Scozia. Essa 
si distende molto sulle premesse, o non conclude o timidamen- 
te; osserva eie che è, anziché scoprire ciò ch'esser deve; nulla 
crea, ma pretende accertare, e non lasciar nulla senza spiega- 
zione: assodano l'autorità delle facoltà primitive, e mettono sul- 
la strada del vero, pretendendo compiere la filosofia col metodo. 

In Francia, il sensismo produsse la Rivoluzione , e i figli di 
quella continuarono a sostenerlo , come apogeo della scienza. 
Volney , che dallo studio sulle ruine dedusse la nullità delle 
religioni, da quello sulla volontà trasse un catechismo, cui ca- 
noni sono la conservazione di sé stessi e il godimento. Destutt 
de Tracy ^tirando le ultime conseguenze che Condii lac prete 
avea schivate, riduce V ideologia al pensiero, e questo alia sen- 
sibilità, che è causa e forma di tutte le facoltà dell'anima, cri- 
terio della mente sana , perfin norma del bene e del male. Bi~ 
sognerebbe, diceva egli, da Cabanis e da me estrarre un bre» 
ve catechismo popolare, e diffonderlo a profusione. E Caba- 
nis: Che la sensibilità fisica sia la sorgente di tutte le idee 
ed abitudini, non v'è persona istruita che ne dubiti. 

Da Cabanis deriva la scuola de' fìsiologiati , che il principio 

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406 FILOSOFIA FRANCESE — FISIOLOGISTI 

dell'attività passiva di Cóndillac molarono in puramente fisico, 
le idee e le abitudini derivando dalla sensibilità esercitata per 
mezzo dei nervi, i fatti misti d'intelligenza e d'organismo spie- 
gando colla semplice economia animale , rìducendo il pensiero 
ad un'operazione intercraniale. Cabanis, non per un paragone, 
ma con serietà teoretica avea detto che il cervello è im organo 
destinato specialmente a produr il pensiero, come il ventrico- 
lo egl' intestini la digestione; le impressioni sono alimenti pel 
cervello , e camminano verso quest' organo come gli alimenti 
verso lo stomaco: i cibi cadendo nello stomaco l' eccitano alla 
secrezione ; cosi le impressioni giungendo al cervello lo fanno 
entrare in attività : i cibi cascano nello stomaco eolle qualità 
proprie, e ne escono con qualità nuove; cosi le impressioni ar- 
rivano al cervello assolute , incoerenti, ma il cervello messosi 
in azione riagisce su di esse , e le rinvia trasformate in idee. 
Donde concbiude con certezza, che il cervello digerisce le tm* 
pressioni , e fa organicamente la secrezione del pensiero. Fa 
questa teorica appoggiata con molta dottrina da Lamark , cto 
suppose l'uomo essere l'ultimo anello d'un progressivo svilup- 
po d'organizzazione; e da Broussais , che volle piantar il mate- 
rialismo sulla fisiologia, e otti teoriche dedotte da Bichat sup- 
pose che i tessuti sieno composti di fibre : allorché queste si 
contraggono, ne viene eccitazione] se questa ecceda, ne nasce 
irritazione. V anatomia smentiva questa fibra contrattile del 
sistema nervoso: epporeegli volte con essa spiegar gli atti in- 
tellettuali! Un'eccitazione della polpa cerebrale produce le per- 
cezioni: ma non contento a ciò, egli deduce dall' origine stessa 
il giudizio, la comparazione, la volontà. Discorrendo di questo, 
gli cadon ogni tratto le parole di anima , d'intelletto, di spiri- 
to. Che fa egli dunque? vi soggiunge alcuni puntini , come una 
fermata o una correzione, e vi soggiunge una perifrasi, che ri- 
vela piuttosto il desiderio che la possibilità di sfuggire alla per- 
petua contraddizione (I). Egli dice che, dopo aver veduto come 
del pus accumulato alla superficie del cervello distrugga le no- 

(t) Per esempio ; Le* objet* soni percus r*r notre ititeli* 
getìce ... je veuas dire que neus percevon* leu e&jett. 

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FILOSOFIA RELIGIOSA 407 

atre facoltà , ed evacuandolo esse ricompaiono , più non potè 
concepirle che come azioni del cervello. Furibondo declamava 
contro i nuovi professori di metafisica , dichiarandoli in istato 
d'irritazione cerebrale, e che a 1 soli medici spetta l'esaminare 
qual cosa sia da valutarsi nella causalità de 1 fenomeni intellet- 
tuali. Qui pure si possono aggregare i seguaci di Gali: e così la 
scienza tornava slromento di empietà, con Lamark costruendo 
la storia naturale senza Dio, senza uom sociale o religioso; pret- 
to epicureismo : o con Oken stabilendo il panteismo , col sup- 
porre il mondo un grand' animale. 

Saint Marlin, il filosofo sconosciuto (1747-1803) , che De 
Maistre intitola « il più istrutto , savio ed elegante fra 9 teosofl 
moderni , • accettò la Rivoluzione col religioso spavento che 
nelle anime concentrate infonde la vista della giustizia divina ; 
e fra i saturnali di quella sfidò le dottrine materialistiche; inse- 
gnò saria stato necessario il linguaggio per inventare il linguag- 
gio; scosse il trono di Condii lac , predicando non potersi cono- 
scere le cose soprasensibili che per illustrazione superna ; ri- 
chiamò allo studio dell' uomo , formato puro ed innocente ad 
immagine di Dio, e che può ritornar tale colla preghiera; le dis- 
uguaglianze sociali esser effetto della prima caduta. Ammette- 
va dottrine esoteriche nel cristianesimo , e seriamente si cre- 
dette un ispirato, depositario di verità non ad altri comunicate. 

De Maislre spiega il governo temporale della Providenza, l'e- 
sistenza del male, l'origine delle idee e del linguaggio, io som- 
ma i problemi fondamentali della filosofia, col supporre una pri- 
mitiva rivelazione della parola e delle idee eoo essa , poi offu- 
scata dalla caduta ; e dappertutto pareggia i dogmi della rive- 
lazione cogli acquisti della semplice ragione naturale, e riduce 
la scienza a fede. 

Booald (17.S2-1840) riporta alla teorica del linguaggio fin le 
quistiont che men pajono appartenervi. Le idee entrano nello 
spirito mediante la parola; onde l'uomo non è che tradizione e 
autorità, « intelligenza servita da organi. » L'uomo pensa la 
propria parola ; dunque senza questa non potrebbe pensare (l): 

(1) Anche per Platone La parola e il pensiero sono una cosa 

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408 FILOSOFIA RELIGIOSA 

né potrebbe avergliela data che Dio ; né Dio aver volato che 
l'uomo rimanesse alcun tempo nello stato brutale di non par- 
lante. Nel rivelargliela, gli rivelò ben anco le idee espresse da 
quella: la società fu stabilita mediante il doppio soccorso d'una 
regola di condotta e d'una di credenza ; prima e indispensabile 
rivelazione , che costituì il poter religioso e il politico. La pri- 
ma verità rivelata colla parola fu : Tutto ha una causa ; poi: 
Tra la causa e l'effetto. v y è di necessità un termine medio: 
assioma di somma fecondità. Egli riscontra la trinità dapper- 
tutto ; e nei governi invoca unità di costituzione , uniformità 
d'amministrazione, unione fra gli uomini. La qual unità perlai 
equivale alla monarchia assoluta; ove Dio, il prete , il fedele -, 
costituiscono le tre persone della società religiosa ; della do- 
mestica, padre, madre, figlio; della politica, il re, il nobile, il 
popolo. La legge é anche per lui V espressione della volontà 
generale; ma volontà generale é quella di Dio, manifestata dalla 
religione : perocché ogni podestà politica viene da Dio, rappre- 
sentato dalla podestà religiosa. Prima condizione del potere è 
d'essere inamovibile: il più compiuto sono i papi, vicarii di Dio; 
e saria desiderabile che la toro supremazia si riconoscesse ge- 
neralmente. Il dogma empio e insensato della sovranità popo- 
lare fu causa della Rivoluz'one. Ebbe molta lode quel suo detto 
che La letteratura è l'espressione della società. 

Bonald avea dunque annichilato il sensismo ; De Maistre ap- 
plicata la dottrina all'ordine teologico, e cercato di metter la 
folgore di Gregorio VII nelle mani dei placidi suoi successori ; 
La Mennais combatte la religione individuale, e si lamenta che 
la filosofia non ammetta altra certezza se non l'evidenza, men- 
tre la teologia non accetta altra evidenza se non quella dell'au- 
torità. Vorrebbe le due conciliare col provar alla filosofia l'evi- 
denza dell'autorità, non risultante dalla ragione privata, ma dal 
senso comune del genere umano. E poiché il genere bimano ere- 
stessa; se non che il pensiero é una parola nclP ani ina , e non 
proferita da suoni. Ovxcw itavoH*. piv xct« Xoyos tocotqv , ic\i}p o 
1**9 tvTOs rjfjs >|fXi* *P°* awr *i" &«atoyos artv $wns yiyvùi*.%¥QS , tw- 
r' ttvro nfAiv tire/votAoicQ/) àtavo toc, Soph, 




SCUOLA TEOLOGICA 400 

folte tempre i dogmi che It Chiesa cattolica consacrò, a questa 
dee credere chi la ragione propria non voglia riputar superiore 
aquella di tutta l'umanità. In somma, aboliva la ragione indivi- 
duale in nome della generale, e pone* l'autorità per canone dei 
giudizi!. 

Gerbet vi innestò la forinola de' progressisti , e considerò la 
filosofia come scienza centrale ed infinita , attesoché aspira al- 
l'infinita sapienza: gli altri sistemi si condannano a vicenda con- 
trapponendo il limitato al limitato, il dubbio al dubbio; la sola 
religione porge V unità universale. Nel movimento umanitario 
vede tre modi: il ciclo, che risponde al panteismo; i\, regresso, 
atto di disperazione; il progresso, che è il solo vero e ragione- 
vole, proprio unicamente del cristianesimo, il quale, col dogma 
della Grazia , stabilisce il governo divino della libertà umana. 

Anche Bautain nega che la ragione umana possa alla cogni- 
zione del primo principio elevarsi senza il linguaggio , né eser- 
citarsi senza assiomi , cui è obbligata ammettere , od annichi- 
larsi. La filosofia pertanto, cui scopo dev'essere il darci verità 
fondamentali sulla ragione, l'origine, la fine dell'uomo, non può 
essere che la parola di Dio rivelata, la quale conviene ammet- 
tere come verità anteriore ; le verità metafisiche non differisco- 
no dalle teologiche; e la scienza dell'uomo è scienza di Dio. 

Poiché in Francia di tutto si fa arme , queste teoriche veni- 
vano a sostegno od opposizione del governo. La scuola teologi- 
ca sta per le legislazioni spontanee, l'autorità domestica, le ge- 
rarchie, la varietà: bisogna prescrivere le leggi, non descriver- 
le, finché si tratta di rifare la società; ridotta a stato normale, 
bisogna descrivere e non prescrivere, né colla scientifica im- 
pedire gli sviluppi della legislazione spontanea. Per la scuola 
sensista le leggi speculative a priori bastano a dar alla socie- 
tà una fisionomia, e inclinazioni anche opposte al suo stato an- 
teriore; l'uomo vede facilmente ciò che gli torna meglio, e può 
perfezionarsi indefinitamente: il passato non é un titolo da con- 
siderare; l' avvenire apresi a qualsiasi ardita speranza. Costoro 
dal liberalismo d'allora, puramente negativo e distruttore, era- 
no riguardati come espressioni delie idee generose , solo per- 
ché in opposizione coi teologanti e col governo. 

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410 ECLETTISMO— COUSIN 

Come con dogmi assoluti hi Rivoluzione aveva operato, così 
eoo assoluti fu combattuta; poi una terza scuola pretese collo- 
carsi di mezzo agli eccessivi e prudenti a conciliativo esame: e 
mentre il secolo precedente esclude» tutto ciò che non entras- 
se nelle sue idee, l'eclettismo volle farvi entrar ogni teoria, ve- 
dendo in ognuna qualche parte di vero. CondiUac avea negato 
l'attività personale dell' anima, concependola come una tavola 
casa, che non fa se non registrare le impronte trasmessele dai 
sensi. Ma come e a che patto boì conosciamo noi atessi, se non 
come causa continuamente operante ? In qua! modo io posso 
comprender me stesso, *e„non distinguendomi da ciò che non 
è me? Per tale opposizione è necessario agire e riagire ; laonde 
ogni fatto di coscienza suppone l'attiviti dell'io. Maine de Bt- 
rao già io seno agt'ideologi si fé' tali domande , vedendo qual- 
cosa diversa dalle sensazioni: e n'argomentò V anima essere un 
principio essenzialmente libero e attivo ; stabili l'appercezione 
interna immediata ; attribuì «Ha volontà una sfera più estesa 
cbe Io sforzo muscolare : onde ajutò a ripristinare la filosofia 
sulla psicologia. Anche Laromignière, per quanto ligio a Con- 
dii lac, ammise lo spirito, e distinse il sentire dai pensare. Royer- 
Collard descrisse l' intelligenza secondo Reid , e la volontà se- 
condo Biran ; e sebbene sperimentale e psicologico , repudiava 
il materialismo puro. Ma se essi si ribellarono a quella filosofia 
spoglia di verità, di nobiltà, di grandezza, a quell'ideologia che 
riduceva il diritto a logica e grammatica, nulla elevarono sopra 
lo scosso edilìzio. 

Kant espone l' origine delle idee e della nostra conoscenza 
con tale sicurezza, come se egli proprio l'avesse creata. Bla vie- 
ne a cercarne la realtà e certezza t più non ha che dubbiezze ; 
sicché, dali'affermar più positivo, riesce ad universale negazio- 
ne. Togliere questa contraddizione, cioè conciliare l'irreconci- 
liabile, fu l'assunto dell'eclettismo , in nome della spontaneUà 
d*W intelligenza , come da Cousfci , rappresentante e storico 
di esso, è chiamato lo sviluppo della ragione anteriore alla ri* 
flessione, il potere ch'essa ha di afferrare in un tratto il vero, 
comprenderlo , ammetterlo senza rendersene conto. Perocché 
noi non cominciamo dalla scienza, ma dalla fede nella ragione, 

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ECLETTISMO 411 

nella quale tutto «siste ; dappoi questo pernierò istintivo ope- 
rando, ci offre l'esistenza di noi, del mondo , di Dio, e le cate- 
gorie della ragione. L'errore non è che una verità incompiuta, 
convertita in assoluta verità: nessun sistema è falso , molti in- 
completi : onde tutto è vero preso in sé , ma può divenir fal- 
so se si prenda esclusivamente; 1' errore è necessario ed utile, 
è la forma della verità nella storia. Il radunare, questi frantumi 
di vero è compito della filosofia , la quale è un prodotto neces- 
sario dello spirito umano. 

Fondasi dunque da scuola eclettica sull'osservazione appli- 
cala ai fenomeni della coscienza, nulla volendo escludere, bensì 
da ciascuno cernire il meglio. Ma per distinguere il meglio 
non è egli necessario aver idea precisa dei buono ? A questo 
debole sistema corrisponde in politica il giusto mezzo , in isto- 
ria la scuola fatalistica. Perocché esso soggiunge che la storia 
è fatale , e tutto vi è bene , perchè tutto conduce agl'intenti 
della previdenza. L' uomo grande è l'espressione ineluttabile 
d' un pensiero covante in «ma nazione ; è il sistema umanato ; 
deve esprimere la generalità del popolo, sovra cui lo eleva sol- 
tanto la potente individualità. La gloria è il giudizio dell' uma- 
nità sovra uno de' suoi membri: né l'umanità ha mai torto. Ora 
il carattere dell' uorn grande è il riuscire ; e del vinto può aver- 
si compassione , ma sempre si dee parteggiare col vincitore ; 
egli giusto , egli morale , egli rappresentante della verità. La 
acuoia eclettica giovò colio studiare i varii autori , moltiplicare 
traduzioni , offrire men travisato il pensiero di ciascun' epoca 
storica. Vivacità ingegnosa , eleganza , cognizione del mondo , 
pruriginosa famigliarità , rendono allettanti ed efficaci i filosofi 
francesi ; ma mancano d' originalità , e di quella costruzione 
scientifica che è abilità dei Tedeschi ; e piuttosto che sistemi , 
diedero, in questi ultimi anni, eccellenti storie di filosofie par- 
ziali. ■ 

Ma la gioventù, stanca della demolizione , voleva il riordina- 
mento j ed alla scuola teologica del passato , ed alla eclettica 
del presente successe quella dell'avvenire, la quale die grande 
incremento alle idee religiose , comunque vi paresse ostile. Vi 
ha chi segue un cristianesimo pieno di riserva , rionorando la 

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442 FILOSOFIA DELL' ATTBNIBE 

scolastica a preferenza de' metodi greci. Altri invece battona 
fieramente la psicologia, in nome d'una filosofia umanitaria ; e 
vedono il catolicismo come un progresso, il quale è tempo che 
ad un maggiore dia luogo. Chateaubriand proclamo « che il cri- 
stianesimo diverrebbe filosofico senza cessare d'esser divino, e 
il suo circolo flessibile si estenderebbe coi lumi e colla libertà, 
sempre la croce segnandone l' immobile centro. » Lamartine 
insegnava « una fede cristiana fondata sulla religione generale, 
avente per organo la parola, per apostolo la stampa, per dogma 
Iddio uno e perfetto. » In somma, ognune ebbe il suo simbolo 
religioso : prova come tutti sentissero che la ragione pura non 
basta ad appagare le facoltà umane; ma che mancano di quella 
sublime umiltà , che fa accettare i dettati del senso comune e 
l'autorità positiva. 

Altri però , anche dopo la filosofia del progresso, si tennero 
sensisii. Carlo Comte , nel trattare della legislazione . riusci 
al dogma dell' utilità , e al fondar le scienze morali sulla sola 
sperienza. Augusto Comte, nella filosofia positiva, mostra che 
tutte le scienze passano per tre stadii , teologico , scientifico , 
positivo ; il qual ultimo è definitivo dell' umana intelligenza t 
e guarda tutti i fenomeni come soggetti a leggi naturali inva- 
riabili (I). 

L' Italia dalie meschinità governativamente adottate di Fran- 
cesco Soave era stata preparata al sensismo di Condillac , ben- 
ché serii filosofi il combattessero : come Gerdil , che sostenne 
non poter l'idea dell'ente derivare dai sensi , eppure esser 
idea formata ; Falletti , che al canone della sensazione surrogò 
quel della ragione sufficiente ieibniziana, e la generale idea dei- 
l' essere dedotta dal me pensante ; Dragbetti , che pensò una 
più compiuta dottrina sulle facoltà dell'anima, fondandole sul- 
l'istinto morale e sulla ragione ; Miceli che, repulsando V O*- 
tologia di Wolf, prevenne Schelling nel divisamente d'uri nuo- 
vo sistema delle scienze ; Pino , la cui Protologia ricerca un 
primo non subiettivo , ma reale, e fondamento della scienza ; 

(1) Comte del suo positivismo fece poi un culto, dove s' adora 
non Dio, ma P umanità. 



FILOSOFI ITALIANI 443 

al lampo stesso che Palmieri e Carli combattevano le conse- 
guenze del sensismo applicato alla religione e al diritto pub- 
blico. Meno ascoltati , non impedirono cbe a braccia aperte si 
accettasse da noi la gretta ideologia del Tracy, cai il traduttore 
aggiunse un catechismo morale, tutto empirico. La sensazione 
esser l'idea fu sostenuto dal pseudo Lallebasque (Pasquale Bor- 
relli) nella Genealogia del pensiero. Anche Romagnosi fu em- 
pirico , sebbene in senso largo; e cercando le cause assegna- 
bili , sente di spiritualista : cercò ridurre le scienze morali al 
fitto, e da questo derivar elevate teoriche, la scienza normale 
a magistrale. La morale in lui non va distinta dal diritto ; e in 
quest' ultimo insignemente meritò per avere riassunta la dot- 
trina del secolo precedente nella Genesi del diritto penale e 
nel Diritto pubblico universale, ove s' applicò a quella filoso- 
fia politica cbe e neglige gli accidenti per veder il sostanziale-, 
e non s' occupa dell 1 oggi ma del domani. 

Tamburini , repudiando come impotenti il sensismo e la mo- 
rale dell' interesse , traeva l'obbligazione morale dal bisogno 
della perfezione ; ma confutò pure il progresso indefinito di 
Condorcet. Ora è dimenticato , come le sue dottrine ecclesia- 
stiche : ma altri molti tentarono conciliar l'esperienza colla ra- 
gione , persuasi che sol dal loro accordo possa venire un retto 
sistema. Per Mamiaoi il metodo filosofico è tutto , e ogni rifor- 
ma nasce da cangiamento e progresso di quello : il divario tra 
la scienza e la verità consiste nel metodo; la scienza da ultimo 
aon è che la verità metodica ; e ogni discussione filosofica può 
ridursi a quistione di metodo. Il tempo, cioè lo spirito umano, 
fa sempre uoa scelta ; e di ciò che v' ha di vero in ciascun me- 
todo cresce le proprie ricchezze ; il resto lo porta via il tempo. 
A detta del Mamiani , gli antichi f taliani conobbero il metodo 
vero, e chi lo rinnovasse l'istaurerebbe la scienza, da cui si de- 
durrebbe che le estreme conclusioni della filosofia razionale 
debbono coincidere coi dettami del senso comune. In questo 
ristauramento del passato concorda egli col padre Ventura , il 
quale resuscita la scolastica onde identificar la filosofia colla ri- 
velazione. L'eclettismo universale del Poli differisce dal france- 
se, perchè non isceglie ciò che v' ha di vero nei discordanti si- 

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4M GALUJPPI — ROSMINI 

sterni , ma mette in relazioni fra loro i due supremi principi! 
dell'empirismo e del razionalismo; non trova tutti i sistemi 
veri come Cousin, ma tutti imperfetti ; riprova P arte del sillo- 
gismo, e aspira ali 1 originalità (1). 

Il Galluppi, filosofo sperimentale, non ammette però soltanto 
elementi obbiettivi della cognizione, bensì anche io spirito uma- 
no, che meditando ascende dal condizionale all'assoluto in forza 
dell 1 intnizione mediata del raziocinio stabilito sulle nozioni. E 
identità e diversità sono elementi subiettivi delle nostre cogni- 
zioni. V'ha dunque verità primitive di sperienza interna; né 
procedono da mero empirismo o dai principii a priori di Kant, 
bensì dalla sabbiettività stessa dello spirito, come sue leggi ori- 
ginali. Facoltà elementari sono la coscienza, la sensività, l' im- 
maginazione , P analisi , la sintesi , il desiderio , la volontà. La 
coscienza e la sensività offrono allo spirito Poggelto de 7 pensie- 
ri ; P immaginazione riproduce queste percezioni ; P analisi iso- 
la gli oggetti ; la sintesi gli aggruppa ; la volontà , mossa dal- 
l'appetito, dirige le operazioni sintetiche ed analitiche, forman- 
do cosi PediOzio delle cognizioni umane. Nella dottrina mora- 
le , il Galluppi ammette giudizii pratici a priori , qual sarebbe 
l'imperativo fa il dovere; e colloca la legge morale nella retta 
ragione che dirige la volontà al nostro ben essere, indicandoci 
gli alti che possono produrre o impedir la facoltà. Tal è il suo 
tentativo di rinnovar fra noi la critica dell'intendimento , con 
minori forze di Kant, e con troppi impedimenti locali. 

I due filosofi più originali d' Italia sono strettamente cattoli- 
ci, e franchi oppugnatori dell'empirismo, dominante nelle scuo- 
le e nelle scienze applicate. Rosmini con logica irresistibile ab- 
batte i sistemi dei precedenti , i quali , nel ricercare l' origine 
delle nozioni indispensabili per formare un giudizio , o troppo 
negano o troppo domandano ; e dimostra che non è necessario 

(J) La scuola itatiana non suole tampoco nominarsi dai fo- 
restieri. Il Poli la rivendicò nelle ampie sue aggiunte alla tra- 
duzione del Tenneinann , dove anche classìfica i moderni pen- 
satori nostri, non alla letteraria secondo le forme esterne , ma 
secondo T intima loro penJenza. 

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BOSMINI — GIOITOTI 445 

ammetter d'innato se non l'idèa della possibilità dell'ente ; la 
quale , unita alla sensazione , basta a produr tutte le altre , e 
così V intelletto e la ragione umana. Questa prima percezione 
deli' ente, intuito in universale, è fonte della certezza ; né pos- 
sono gN scettici dubitare eh* essa sia illusione ; onde è la verità 
stessa, e genera la cognizione dei corpi , di noi , di Dio , della 
legge morale ; il nesso del mondò ideale col reale , della vita 
teoretica e speculativa colla pratica. Di questo principio fece 
egli applicazioni all'antropologia , alla morale , al diritto , alla 
teodicea ; e le va estendendo in modo , che n' esca quel com- 
plesso, senza cui difficilmente può giudicarsi un sistema. A lui 
è riconoscente l' Italia del nuovo movimento impresso al pen- 
siero filosofico, tolto dalle angustie e dall' empirismo. 

L' avversario suo più risoluto, Gioberti, vuole al metodo psi- 
cologico , da lui giudicato causa del presente decbino della fi- 
losofia, sostituire l'ontologico di Leibniz , Malebranche, Vico ; 
ultimi filosofi , la cui via fu guasta da Cartesio , « nuovo Lute- 
ro, che all'autorità cattolica surrogò il libero esame. » Pertan- 
to egli stabilisce un principio ontologico , nel quale compren- 
dansi in potenza tutte le nozioni possibili ; e Io esprime colla 
proposizione : L'Ente crea le esistenze. In questa , il primo 
membro è una realità assoluta e necessaria, l'ultimo una con- 
tingente ; e vincolo tra essi la creazione , atto positivo e reale, 
ma libero. Ecco tre realità , indipendenti dallo spirito nostro : 
ecco affermati il principio-di sostanza, quel di causa, l'origine 
delle nozioni trascendenti , e la realità obbiettiva del mondo 
esterno: Da quelle deduce egli l' intera enciclopedia, divisa in 
(re rami ; filosofia , o conoscenza dell'intelligibile ; fisica , e 
matematica. La prima appartiene all'essere ; la seconda all'esi- 
stenza ; la terza alla copula, cioè al creato. Vien poi la teologia 
rivelata, dov'è V ente che redime l'esistente. Accetta egli pure 
l'idea dell' ente come primo psicologico ; ma non gli basta sia 
soltanto possibile , anzi crede illogico il far nascere il concetto 
di realtà da quello di possibilità ; e col supporre che questo 
esista senza di quello, s'arriverebbe al nichilismo o al pantei- 
smo. Laonde, la forinola ideale di Gioberti è il primo filosofico, 
che comprende e il primo psicologico e il primo ontologico \ 

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416 8GIBRZB SOCIALI 

vale a dire la prima idea e il prime ente. Toglie dunque ©gai 
intermedio nell' intuizione dell' assoluto fra lo spirito creato e 
V ente in cui stanno obbiettivamente tutte le idee , e mot ohe 
l f intuizione dello spirito umano sia nell' ente divino ideale Tea* 
le creante ; mentre Rosmini fa l'intuizione per sua naturi idea* 
le j e il reale pone come scopo del sentimento. Laonde lo%pi- 
rito nostro non intuisce dirutamente Dio; e l' idea dell' ente , 
rappresentandogli l'essere come possibile e universale, non gii 
distingue il necessario dal contingente , mentre il sentimento 
della realtà divina appartiene ad uno stato sopranalura. Le am* 
pie sue applicazioni son note ; ma giudizio compiuto sul suo 
sistema non potrà pronunziarsi finché non n'abbia egli dato Pio- 
terò sviluppo. Quante cose non vennero chiarite e assodate nei 
rosminiano dacché fu applicato alle varie scienze nootogicoe ? 
£ a ciò pure attende il filosofo torinese , nobilmente rientrato 
in quella calma eoe ripristinerà l' attività sua intellettuale e la 
sua gloria (a). 

Scienze sodali. 

Ma scopo dell' uomo non é soltanto il conoscere ; amare e 
fare vuol egli e deve ; all'ordine della ragione va compagno e 
talvolta rimedio quel della simpatia, e in attesa della dimostra- 
zione si comincia ad operare. Pertanto, mentre la filosofia teo- 
retica vaga in traccia della verità assoluta , la pratica coglie la 
giustizia e la bontà. 

Quanto le speculazioni teoriche contribuiscano agli atti pra* 
tici , nessuno che legga istorie lo ignora. Posto che le nostre 
cognizioni derivino unicamente dal senso , Locke e Condiilac 
avriano dovuto inferirne che il sentimento, morale consiste Del- 
l' utilità -, vaie a dire in ciò che giova o piace. Essi noi profe- 
rirono ; e voleaosi sfasciate tutte le credenze , perchè si stabi- 
lisse la morale sopra l' interesse ; come fece Geremia Bentham 

(a) Ma la morie il sopraggiunse : e ne duolo che all'anate- 
ma fulminato ad alcune sue opere non sia succeduto il lauda* 
hiltter «e tubjerii. 

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BENTHAM 417 

(1748-1832), confondendo la ragione e il sentiménto, e piglian- 
do per un fatto eterno ciò che è speciale del tempo : ultimo 
grado della scuola materiale , insorta contro l'idealismo cri- 
stiano. 

Unico ano autore Etvezio ; e la dottrina delP egoismo, ivi at- 
tinta, predicò in una lunghissima vita. II ano paese gli mostra- 
va la legalità, non mai il diritto ; onde non rimaneva via di con* 
fatarlo qualora applicasse alle patrie leggi on criterio , qual che 
si fosse. Combattè dunque Blackstone, che quelle fondava sopra 
un contratto fra nobili , re e plebe ; e ne pose canone supremo 
l'utilità generale. Adottata questa unità, si trovò più forte degli 
emuli , e lancios9Ì all'avvenire sull'ali del filantropismo , tem- 
perato dalla povera metafisica d'allora. Non vuol che la giusti- 
zia si renda a nome dei re , avanzo feudale ; ogni tribunale sia* 
competente per tutto ; giudice amovibile ed unico, meglio che 
collettivo ; accusa e difesa pubblica ; non vacanze ; non mono- 
polio di avvocati ; non giury in materia civile ; codici chiari e 
assoluti. Alla Rivoluzione francese pigliò parte ; ma poteva es- 
ser ascoltato quando l' egoismo filosofico era rinnegato negli 
ammirabili sagrifizii di quel gran movimento? Si ritirò egli dun- 
que in Inghilterra , e con gran perseveranza e fede coltivò le 
sue dottrine, che vide diffuse massime in America. 

Neil' Introduzione ai principii di morale e di legislazio- 
ne, rimonta ai fondamenti filosofici delle sue opinioni ; vede le 
azioni soltanto dal lato sociale , perdendo di vista il morale 
Individuale ; e facendo differire le azioni sol per V utilità mag- 
giore o minore , al modo di Epicuro ed Hobbes. Legittimità \ 
giustizia , bontà , moralità di un' azione , non voglion dire che 
utilità ; l' interesse dell'individuo è la più gran somma di feli- 
cità cui possa egli giungere ; l'interesse della società, la som- 
ma degl' interessi di tutti i membri : sbandito l' ascetismo che 
loda le azioni che recano dispiacere , e viceversa ; sbandite la 
simpatia e antipatia, che ci fan dichiarar buona o no un' azione 
indipendentemente dalle conseguenze. L'uomo opera per com- 
puto : ne la scienza può altro che insegnargli a farlo bene ; 1? 
legislazione a bilanciar i piaceri e le pene che risultano da una 
legge, e guerreggiare le cause che turbano le aspettative. Non 

"'• . o^fcoogle 



418 PACE PERPETUA IH BENTHAM 

v'ha dunque dovere : « la virtù doq è un bene se non pei piace- 
ri che ne derivano ; il vizio un male pei dispiaceri ; il diritto è 
creatura della legge. » 

Dopo il nostro Dragonetti , trattò della virtù e delle ricom- 
pense ; ma virtù per lui sono i servigi , e la pena è giusta in 
quanto e fin quando giova a impedire il delitto. I ribaldi sono 
gente che calcola male ; e per fargli meglio bilanciare, si moti 
il modo delle prigioni. Rinnegata la storia, non conoscendo di- 
versità di tempi e di nazione, erede a una legislazione assolata, 
e fondata su norme eguali per tutti : onde il codice suo è « un 
corpo metodico e permanente di tutte le regole d'azione.» Pro- 
clama la libera concorrenza ; non più colonie, non limiti all' u- 
sura, non scuole pubbliche ; neppur regolarità ne' dibattimenti 
delle Camere. 

Coi soli sensi avrebb'egli potuto fondar niente , o passare 
dall' interesse privato al generale ? Perciò incoerente , ammise 
non solo i piaceri dell' anima , ma fin quelli della pietà e i re- 
ligiosi , « provenienti dalla convinzione nostra di possedere il 
favore della divinità : » e eoo ciò egli figuravasi di prender l'uo- 
mo tal qual è. « Datemi le affezioni umane, gioja, dolore, piace* 
• re, dispiacere, e creerò il mondo morale ; produrrò non solo 
» la giustizia, ma anche la generosità , il patriotismo, la filao- 
» tropia , tutte le virtù amabili o sublimi nella loro purezza ed 
» esaltazione. » Quasi le affezioni stessero separate dai pensie- 
ri ! Da questo linguaggio vi trapela la sua fiducia ; e di fatto , 
egli confidava che il codice suo , senza lacune né oscurità né 
difficoltà, diverrebbe universale , ed egli il legislatore dell' av- 
venire : Vorrei che ognuno degli anni die mi resiano a vi- 
vere passasse alla fine di ciascuno dei secoli avvenire, per 
essere testimonio dell'efficacia delle opere mie. Morendo , 
volle esser utile all' umanità coli' abbandonare il proprio cada- 
vere all' anatomia. 

Sulla base dell' utilità pubblica, Bentham progettò una pace 
perpetua. Un sovrano non ha miglior mezzo di regolare la sua 
condotta verso le altre nazioni , che cercare il meglio di tutte. 
La legge internazionale domanderebbe dunque l' utile generale: 
1° in quanto non fa male ad altre nazioni se non quanto occorre 

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PACE PSRPSTOA DI BENTHAM 419 

Hi proprio ben essere j 2 # in quanta fa alle altre nazioni il mag- 
gior bene compatibile col proprio; e questi sarebbero i doveri j 
y in quanto non soffre da altre nazioni veren nocumento , se 
non quello richiesto dal loro bene ; 4* in quanto riceve il mag- 
gior bene dalle altre nazioni, salvo ciò che deesi al ben di quel- 
la*; e sono t diritti da reclamare. Alle violazioni non si conosce 
finora altro riparo che la guerra ; onde il quinto scopo del co- 
dice internazionale sarebbe di provedere che questa facesse il 
minor male compatibile col bene die si cerca. 

La guerra è una specie di procedura , per cui una nazione 
rivendica i proprH diritti dall'altra. Le cause più ordinarie ne 
sono: incertezza ne'diritti èì successione ; turbolenze intestine 
aVvicini, derivate da quella o da dispute sul diritto costituzio- 
nale ; incertezza di confini ; incertezza di diritto su paesi nova- 
mente scoperti j odii e pregiudizi! religiosi ; dispute fra Stati 
limitrofi. A rimoverie servirebbe dunque : i* ridurre a codice 
le leggi non scritte, ma d' uso ; 2° far nuove convenzioni e leg- 
gi internazionali sovra tutti i punti indeterminati ; 3° perfezionar 
lo strie delle leggi e degli altri atti. Ma poiché queste cause di- 
pendono dagl' interessi e dalle passioni umane, i rimédii sarie- 
no )Q sufficienti : e però divisa una pace perpetua , fondata su 
due punti essenziali : 1* riduzione e determinazione delle forze 
militari e navali ; 2° emancipazione delle colonie , le quali so» 
di puro scapito alia metropoli costretta a difenderle con pode- 
rosa marina. 

Un tribunal arbitrale sarebbe indispensabile per rimovete Te 
dissidenze d'opinione fra i negozianti di due Potenze , e la cui 
decisione salverebbe l'onore della nazione soccombente. Con* 
venzioni assai difficili, come la neutralità armata, la Confedera- 
zione americana, la Dieta germanica, la Lega svizzera, mostra- 
no- che la confidenza tra le nazioni non è fuor di natura. Potreb- 
be dunque formarsi un Congresso generale , ove ogni Potenza? 
spedisse due deputati , e che avesse autorità di pronunziare la 
propria decisione, di farla pubblicare nei due Stati, di mettere 
al bando dell 9 Europa lo Stato contumace. Per estremo spedien» 
te potrebbesi fissare il contingente di ciascuno Stato per ese- 
guire fc sentenze ; ma si allontanerebbe tale necessità coli 1 ai- 

Digitized^y GoOgle 



420 PACE PERPETUA DI KANT 

triboire ài Congresso la facoltà di rendere pubblici i suoi giu- 
dizi!* motivati. Appello all' opinione. 

Cosi sognava Bentham nel 1 789, un istante prima della con*, 
flagratane generale, dove si mostrò la più impudente violazione 
de* patti positivi. 

Quando quella già divampava , Kant ideo ima pace perpetua, 
costituita essa pure sovra una Confederazione di tutta Europa, 
rappresentata da un Congresso permanente. Prima conditone 
n'è, che gli Stati sieno repubblicani, cioè che ciascun cittadina 
concorra per mezzo de' suoi rappresentanti a far le leggi e dte- 
.cidere della guerra. Perocché un despoto poco esita a decre- 
tar questa ; ma il pòpolo sa che si espone a tutti gli aggradii e 
mali ad essa conseguenti Per costituzione repubblicana inten- 
de un governo limitato da nazionale rappresentanza, dove il po- 
tére legislativo sia separato dall'esecutivo ; non già la democra- 
zia che rende ogni rappresentazione impossibile, ed è dispotica 
necessariamente, non essendo limitata la volontà delia maggio- 
ranza di sovrani di cui essa si compone. Vuoisi inoltre perla 
pace perpetua, che l' alleanza sia fondata sopra una federazione 
di paesi liberi ; mentre ora lo stato di natura fra le nazioni è di 
guerra o aperta o imminente , né i loro diritti si dibattono che 
sul campo , ove la vittoria tronca , ma non risolve la lite. Dee 
pertanto la pace essere garantita da un patto speciale diretto a 
terminar tutte le guerre, e dove le nazioni rinunziino all'anar- 
chica libertà de' selvaggi per formare una civitas gentium. Se 
per fortuna un popolo si costituisse in repubblica ( governo per 
natura tendente a pace perpetua ), diverrebbe centro a tale fe- 
derazione , associandovi» adiri per garantire la propria libertà 
giusta il diritto pubblico. « Ohe se è un dovere , se è giusta la 
speranza di effettuare con progressi graduali ma indefiniti il re- 
gno del diritto pubblico ; la pace perpetua che succederà «ile 
tregue fin ora denominate trattati di pace , non è uaa chimera, 
sibbene un problema la cui soluzione eie promessa dal tempo, 
verisimilmente abbreviato dall' uniformità de' progressi dello 
spirito umano • (1). 

(1) Programma di pace perpetua. Lo confata Hegel nelle 

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CONGBESSO DELLA PACE 424 

Sari sempre queste un de' sogni più allettanti per gli spiriti 
benevoli, e sovrattutto per quelli che, scostandosi dalla mela- 
rione , credono possibile in terra la felicità. L' Assemblea co- 
stituente proclamò esser il popolo un grande individuo, e tatto 
il mondo citile un popolo solo, di cui le varie nazioni sono Pro- 
vincie ; V umanità , una nazione sola che deve regolarsi colla 
giustizia e la libertà; la politica esser distinta dalla morale, ma 
noe opposta. Aveva anche cercato, come vedemmo (voi. I,"pag. 
354 |, ridurre e codice il diritto internazionale: ma questo ben 
tosto fu resuscitato eoli' unica norma della forza e delle con- 
venzioni, e a nome della fratellanza fu allagata di sangue l'Eu- 
ropa. La Santa Alleanza persuuse più tardi effettuar quel con- 
cetto, e 30 anni di una pace intristita dai mali tutti della guer- 
ra, non tolsero pur una delle cause di nuovi conflitti. 

GÌ 1 incommensurabili dispendii cagionati dalle guerre di Na- 
poleone | la mina che a tutti i governi recò la pace armata (1), 

Grwdlinien der Philosophie dea Rechts , mentre lo seconda 
Fichte nel Grundlage de* Naturrecht* nach Principien des ìFìs- 
ienschaftlèhre. L' argomento di Hegel è che gli Stati sono fra 
loro indipendenti, né alcun potere può decider fra loro, se non 
la guerra. Questa é una leva di progresso , una forza che mo- 
ralizza: mentre la pace perpetua sarebbe la stagnazione mora- 
le delle nazioni. 

: Una Confederazione degli Stati per la pace comune ira pro- 
posta da molti , fra cui W. Ladd , Art Essay on a congress 
of nations for the adjustement of International dispute* wi- 
thout resort to war. 

(1) Si calcolò che la guerra del 1792 costasse ai varii Stati 
76,225,000,000 di lire, e più di 2,000,000 d'uomini: si ag- 
giungono 1° il Talore de' vascelli mercantili , iti a male col ca- 
rico , che per la sola Ingil terra si computa di lire 1,425,000 
sterline almeno , e 644,000 persone più o mea danneggiate ; 
2° V aumento della tassa de' poveri venuta in conseguenza, che 
nel 1792 in Inghilterra era di lire st. 50,000 , e nel 1815 di 
197,250 : nel qual anno si fa ragione che in Europa vi fossero 
200,000 vedove e 1,000,000 di orfani per conseguenza della 
guerra $ 3° la perdita dei valori di banco o di commercio, in- 

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422 SCIENZE POLITICHE 

invogliarono ad avvisarvi rimedi!. Tal è lo scopo dei congressi 
della pace , ispirati dall' americano Elia Barriti ; ove gente di 
buona volontà si accoglie a far declamazioni e proteste contro 
Ja guerra, e mostrar ai popoli e ai re eh' essa è disastro di tut- 
ti : ma intanto i popoli soffrono d' antiche ingiustizie donde non 
ponno riscattarsi che colla forza ; i principi dalla sola forza ri- 
conoscono la loro stabilità ; e fra gì' idillii degli amici della 
pace, tutta Europa è messa in istato d'assedio, cioè proclamato 
il brutale diritto delle spade. 

Anche teoreticamente era studiatala scienza politica. Accen- . 
uammo (voi. I, pag. 86 e seg.) a che s' attenessero i pubblici- 
sti del secolo passato , le cui dottrine erano poi riepilogate da 
Gaspare De Réal in modo più pratico che Burlamachi e Vattel. 
Il fecondo ed esatto Bvnkershoek di Middelburgh offrì pel pri- 

calcolabile ; 4* la somma delle pensioni civili, navali e militari, 
prodotte da essa guerra : soltanto dopo il 1815 Io stabilimento 
di guerra cagionò air Inghilterra la spesa di 12,000,000,000; 
5° le tasse imposte dal 1815 al 1837 per pagar gì' interessi dei 
debiti fatti nella guerra , incalcolabili fin nelP Inghilterra ove 
si beo son tenuti i conti del tesoro, ma che può presumersi dal 
pensare che nel 1837 esso debito per 1* Inghilterra saliva an- 
cora a 714,400,000 ; 6° finalmente , l' aumento dell' assegno di 
guerra. ( Giornale della società cristiana m Inghilterra , set* 
tembre 1838. )— Nel conto preventivo della Francia pel 1842, 
di 1,276,338,076 lire, alla guerra sono destinate 325,802,975 ; 
oltre là parte inchiusa nel dipartimento della marina , la cui 
spesa ammonta a 125,607,614 lire : e dal 1830 al 1847 V e- 
Bercilo costò 6,065 milioni e mezzo di franchi. Per P Ioghilter* 
ra , nel 1845 P entrata totale calcolosi di 58,590,217 steri. , 
l'uscita di 55,103,647, in cui alla marina, all'esercito, all'ar* 
tiglieria , se n' assegnarono 13,961,245. Per la Prussia , nel 
1841, l'esercito costò 23,721,000 talleri, sull'intera uscita di 
55,867,000. Per la Spagna , 256,506,440 reali , sulla totale 
spesa di 687,909,129. Pel Belgio, 29,471,000 lire, sul totale 
di 105,566,962. 
Tutte queste spese crebbero smisuratamente dopo il 43 4 

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SCIENZE POLITICHE 423 

flti una esposizione critica e sistematica del diritto delle genti 
marittime , colle quistioni particolari di più frequente applica- 
le. Secondo Ini , è obbligatorio ciò che è conforme ai lumi 
della ragione , ed osservato dalla più parte delle genti e dalle 
meglio incivilite. Laonde frgius delle genti è una presunzione 
fondata sulla consuetudine ; talché perde forza dal momento 
che appare la volontà contraria di quello di cui si tratta. Di ca- 
pitale importanza è V opera sua sul diritto degli ambasciadori. 
Tracy , nel Commento allo spirito delle leggi . due sole ma- 
niere di governo riconosce ; il nazionale e lo speciale : quel- 
io dove i governanti sono per la nazione; e quello dove la na- 
zione è pei governanti : distinzione empirica , eppure più reale 
che non quella di Montesquieu. 

Alcuni, in vista d'economia, proposero i governi a buon mer- 
cato, sopprimendo la suprema magistratura ereditaria. In quelli 
ove il popolo è chiamato a parte della amministrazione, il pro- 
blema capitale del potere è V elezione. I repubblicanti , con 
Giangacomo Rousseau , ripongono la potenza nel numero (t) ; 
altri non danno rappresentanza che a' possessi : ma se viene a 
cessar la fede nell'autorità, resta impossibile stabilire il dogma 
della sovranità ; e la maggioranza che vi si vuol sostituire, cioè 
la metà più uno , è fondamento vacillante e mutabile a capric- 
cio di tale maggiorità. Una restaurazione della scienza poli- 
tica tento C.L.Haller, ove, se non altro, possono vedersi con- 
fatati i precedenti. Altri ne giudicammo. Lord Brougham, net 

(1) Con essi sta Fichte ; ma riconoscendo la forma repubbli- 
cana come la più razionale, ne fa dipendere 1* applicazione dal- 
lo spirito pubblico delle nazioni , e non la crede possibile se 
non dove il popolo apprese a rispettar la legge per sé stessa (a). 
Ogni costituzione è legittima purché favorisca il progresso ge- 
nerale, e lo sviluppo delle facoltà di ciascuno. L'ideale della 
# perfezione sociale consiste in un accordo di tutte le volontà alla 
legge della ragione, sicché ciascuno opererebbe alla salute co- 
mune, e r attività di tutti riuscirebbe al vanteggio di ciascuno. 

(a) Hoc opus, ktc Ubar etU 

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424 parato pubblico 

più esteso Trattato di filosofia po/ttica(Loodw,U45,4 vol^ 
passa in rassegna da cinquanta forme di governi ; e con Ben- 
tham, trae il diritto di comandare e il dovere di obbedire , noa 
<Ja un contatto primitivo , ma dall' utilità del maggior mimose 
(expediency) ; donde viene il contrappcsarsi del popolo e del 
sovrano , il reciproco diritto di resistenza , che insomma è la 
base delle costituzioni liberali d' anni fa. Meglio tratta egli le 
questioni vitali della presente società civile ; il governo rappre- 
sentativo, la libertà della stampa, gli eserciti in piede di guer- 
ra o di pace ; e così le discussioni parlamentari ,. lo scrutini» 
secreto, la ripartizione dei diritti elettorali, la durata del «an- 
dato, le incompatibilità ; e tutto in teorica e in pratica , e pò* 
tendo citare le proprie sperieuze , fatte sui maggior teatro (a)* 

Le quistioni di diritto pubblico furono agitate coli' armi o 
nelle conferenze \ né fra gli scrittori verun classico sorse. Ma- 
cintosh diede fin nel 1 797 il disegno d' un corso di diritto di 
satura e delle genti , e duole non P abbia incarnato egli mede* 
simo. Lo definisce egli la scienza che fa conoscere i diritti e i 
doveri degli uomini e degli Stati ; talché abbraccia tutti i canoni 
di morale in quanto regolano la condotta degl' individui fra loro 
nelle differenti relazioni della vita, la sommessione de' cittadini 
alle leggi , e l' autorità de' magistrati nella legazione e nei go- 
verno , e le relazioni delle nazioni indipendenti nella pace , e i 
limiti alle loro ostilità. Pur lodando Grazio e Puflendorf, cneda 
bisogni un nuovo sistema di diritto internazionale , giacché il 
linguaggio della scienza affatto mutò , e ogni età vuol ricevere 
l' istruzione nella propria lingua. Ora una filosofia più modesta 
è semplice si divulgò -, la morale parlò meno aspra e severa ; 
crebbe la conoscenza della natura umana ; paesi incogniti fu- 
rono visitati, e cento fiumi della scienza confluirono in un solo, 
onde la storia è un museo dove ponno studiarsi tutte le varietà 
della natura nostra; la guerra si fé' meno atroce, massime ver- 
so i prigionieri ; P istruzione pratica s'arricchì degli sperimenti 
recentissimi (1). " 

(a : Cioè nelle Camere di Londra. 

(1) In Stahl, Filosofia del diruto, si trovano esposti tutti i si- 
stemi contemporanei sopra la politica e il diritto. 

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DIBtTTO PUBBLICO 4S5 

Pur troppo, a questi vantati progressi i noètri lettori potran- 
no opporre sfrontate violazioni : la guerra ferocemente accani- 
te; i prigionieri di guerra penanti sai pontoni inglesi e in Sibe- 
ria ; il blocco e il diritto di visita estesi come non mai (1). 
■ Altri osservarono il diritto delle genti dal lato puramente po- 
sitivo e pratico; e dai documenti dedussero atti e regole per 
dirigere i sovrani e i diplomatici. Il presidente Hainault , col 
Dfrtoto pufàiico fondato eopra i trattati , avea già schiuso 
qtfeili die rfoaaneono «cani della diplomazia. Moser occupò 
tutti la vita al diritto pubblico, principalmente di Germania ; e 
s'appoggia agli esempii dopo la morte di Carlo VI, escludendo 
le filosofiche speculazioni, giacché vede che a principii astratti 
non badano t sovrani. Divenne manuale il Compendio del di- 
fètto modèrno détte genti europee fondato sui trattati e la 
eènsuetvdine , pubblicatoli 17&S da Martens, il qual move 
dai concettò di Vattel, che tale diritto sia una modificazione del 
naturale, applicato a regolare i rapporti fra le nazioni. Kocb e 
Sotioelt fecero poi la storia generale de' trattoti di pace fra le 
Potenze eutopee dopo la pace di Westfalia, che ora si ristampa 
rifusa e continuata fin al presente dal conte di Garden. 

La scienza dèlia legislazione, tolta alle miserie e alle atroci- 
tà antiche , cercò la genesi del diritto penale e le applicazioni 
della giurisprudenza j e i filosofi della scuola critica isolarono 
là scienza del diritto interno dalla morale , dalla politica , dal 
diritto positivo , con cui andava sin allora connessa (2). Kant 
avea stabilito il diritto di punire sopra questa regola ingenita , 
Ciascuno eia retribuito secondo le opere ; il che lo portava 
sin all' inflessibile taglione: mostruosa severità corretta da Za* 
cbarie col ridurre tutte le pene a privazione di libertà, atteso- 
ché ogni delitto sia un attentato alla libertà altrui. Ma presto vi 

(1) In relazione al diritto delle genti furono considerati gli ul- 
timi avvenimenti dall'americano H. W beatoti, Progrès du droit 
dee gene en Europe, e da Maurizio de Hauterive, Progrèe que Se 
droit dee gene a fati en Europe de/ntte la paix de FPeetphatie. 

(%) Quali Fichte, SchmaU, fleidenreich, Boffbauer, Schlotzt, 
Barckardj Pòlitz, figger, Kr»g, Batter, Rotteck ec 

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436 LEGISLAZIONE 

sottentri la Teoria dell'emenda di Henke, che asserendo non 
esser capaci i tribunali di valutare la colpabilità interna, e quin- 
di di proporzionare la pena alla malvagità dell' agente, vuole ai 
limitino a migliorarlo. Weber e Schulze dietro lui posero scopo 
della società il perfezionamento morale dell' uomo ; laonde lo 
Stato ha diritto di punire chi viola i precetti da un tale obbligo 
derivanti. Romagnosi indagò l' origine metafisica del diritto di 
punire e le proporzioni , appoggiandosi all' essere la società lo 
stato naturale dell' uomo, e conseguenza di esso la difesa ; dal- 
ia quale la necessità d' infliggere pene, ma solo nei limiti di es- 
sa necessità* Pochi s' accontentano a questo canone pel quale 
V uomo sarebbe un mezzo , non un fine , e la pena una repres- 
sione, che dunque potrebbe esagerarsi nella speranza di mag- 
gior effetto: e vanno a cercare tal diritto in qualcosa di più eie* 
vato ; in un' espiazione ; nei dettami d' una pubblica coscienza, 
' ignoti ai sensisti ; nelP ordine morale, le cui perturbazioni de- 
vono essere prevenute o punite dal potere sociale. 

Delle moderne scuole di giurisprudenza, la pratica^ più este- 
sa in Inghilterra, vanta il diritto positivo, ponendone come ba- 
se le leggi, e riducendo l'arte all' applicazione di esse, hi filo- 
sofica , propria della Germania , o con Kant esamina il diritto 
siccome qualcosa di assoluto e di ragion pura, ovvero cerca lo 
spirito dei codici, interpretandoli per trovarne i motivi supremi. 
A questa, sostenuta da Thibant e Hegel, fu da Hugo e Savigny 
contrapposta la scuola storica , la quale vuole che il diritto sia 
non una libera creazione del legislatore , ma una naturale ef- 
florescenza de' costumi, dei bisogni, di tutti gli elementi d'una 
nazione ; talché il presente sia strettamente connesso col pas- 
sato, e perciò debbano cercarsi accuratamente i frammenti del 
diritto antico. In conseguenza, i giuristi filosofici tendono a far 
un codice per tutta la Germania, persuasi che il diritto sia uni- 
versale, e debba trionfare di tutte le varietà d' indole, di clima, 
d' orìgine, e identificare la scienza colla pratica. La scuola sto- 
rica portò gran luce sul diritto romano considerato storicamen- 
te e filologicamente, pubblicando, ordinando, criticando fram- 
menti antegiustinianei, come anche i codici de 1 Barbari, in mo- 
do da assicurare il trionfo della storia, e associarla colla pratici 

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SCIENZA DEL MIOTTO 42? 

dèi diritto. Tu tale aspetto Savigoy riguarda il gius romano co- 
me tipo della legge positiva universale , e lo vede trasfaso mi 
codici moderni , e base d' uno che è lontanissimo tuttavia dal 
poter essere compilato , sicché per ora bisogna accontentarsi 
degli statuti e delle consuetudini derivateci dal passato. 

Questa scuola vorrebbe anche intitolarsi del progresso, per- 
chè fa il diritto continuamente mutabile, come un risultato del- 
l' esperienza, a seconda de' tempi, de' paesi, de 9 costumi; onda 
non si dee aver d' occhio che l'applicazione : mentre coloro che 
lo foggiano sopra canoni razionali , lo condannano necessaria- 
mente all' immobilità. Varietà siffatte provano che vera scienza 
del diritto non esiste ancora : ma le medesime portano a forti 
studii e dibattimenti , e a chiarire 1' importante distinzione fra 
il diritto e la morale (a). 

Il primo codice ufficiale è il Landslagh della Svezia, nel qua* 
le erano stati fusi i dieci codici provinciali nel 1442 , stampato 
poi nel 1608 : dieci anni più tardi Gustavo Adolfo diede un nuo- 
vo statuto ; e nel 1731 Federico II vi fé' compilar un codice 
generale, sanzionato dalla Dieta nel 1734. Altri se ne fecero net 
secolo passato : fra i quali già accennammo i tentativi di Fede* 
rico di Prussia e di Giuseppe II d'Austria (voi. I, pag. 136). Il 
codice Napoleone, insigne transazione fra le consuetudini anti- 
che e le conquiste della Rivoluzione, fu portato per tutta Euro- 
pa dalla vittoria , e in molti luoghi vi sopravvisse , od ispirò i 
nuovi. Il codice bavarese , opera di Feuerbach , mutò il diritto 
criminale germanico , o fu imitato correggendone il rigore. l\ 
Digesto dell' Impero (1833) introdusse ordine e uniformità 
nella Russia, e contiene gli statuti organici dello Stato, i rego- 
lamenti delle finanze, dell' economia pubblica, della polizia in* 
tema, oltre le leggi civili e criminali. La Grecia ha promulgato 
il codice penale, e attende a surrogare un buon corpo di leggi 
civili al suo cumulo di disposizioni dedotte dalle romane e dal- 
le bisantine. Nell'America settentrionale i codici risentono V in- 

(a) Ma appunto la distinzione fra il diritto e la morale è un 
«Ucolo alla formazione di un Codice veramente perfetto e mi- 
gliorativo dei consorzio umano. 

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.498 i codici 

tosso del francese; ed è notabilissimo quel che per Is Luigina 
dettò Livingston, precisamente divisando tutti i delitti eolia lo- 
ro pena f e prefiggendo i limiti delle autorità amministrati?» e 
giudiziaria (1>. Nel codice del Brasile (1836), di straordinaria 
dolcezza, la morte è riservata all'omicidio e all'insurrezione 
armata degli schiavi. Quei della Bolivia punisce l'attentato meo 
-che il delitto consumata , e in una parte tratta dei delitti pub- 
blici , in una de' privati. Nel maggio 1 846 la Russia metteva in 
vigore il nuovo codice, fondato sulle consuetudini anteriori, ma 
di quelle indipendente: r' è abolito il knut, e mitigate tutte te 
altre pene. 

> JJ codice di commercio francese desunse titoli interi dall'Or- 
dinanza marittima del 1 68 1 ; Napoleone valse assai a diffonder- 
lo, e molti popoli d'Europa e d'America l'adottarono anche do- 
po ch'egli cadde. Brema , Amburgo , Lubeka , seguono statuti 
particolari. L> editto politico di navigazione promulgato da 
Maria Teresa pei porti austriaci , concerne quasi solo la disci- 
plina. Credesi che nel codice marittimo svedese si contenga- 
no le antiche consuetudini scandinave. Altre nazioni possedono 
pure un codice marittimo, ma non l'Inghilterra nei Nord-Ame- 
ricani, cioè le nazioni più trafficanti, e che amano attenersi ai 
giudicati d'Oleron e di Wisby e agli esempii. I dotti iogtesi ne 
diedero a conoscere il codice marittimo della Malesia , le cui 
disposizioni poco differiscono dalla giustizia europea, ma s'igno- 
ra donde le traessero. 

Tutti i paesi vogliono aver migliorato il loro codice penale ; 
la stessa Inghilterra , ove la legge è tutto , i prìncipii niente , 
lotta colla rigida parola per dirugginire la sua legislazione. In- 
tanto da per tutto si distingue dall' esecutivo il potere giudi- 
ziale, reso indipendente e in qualche luogo inamovibile; ai fissa 
un ministero pubblico,, una gradazione di appelli che prefigge 

(1) Nel proemio discute i tre fondamenti del diritto di puni- 
re , cercando riconciliare quei che lo derivano dalla legìttima 
difesa, quelli che da un contratto sociale, quelli che dalla giusti- 
sia divina. Questi soo pure esaminati da Pellegrino Rossi, Traiti 
du droit penai. 



i codici 449 

vn termine alle liti ; sì distingue il delitto dalla trasgressione, 
il tentativo dall'esecuzione; e la pubblicità delle discussioni , la 
sentenze motivate , le decisioni dei giurati , la chiarella dello 
leggi, scrìtte in volgare, e la certezza delle punizioni, sono mi- 
glioramenti certi. Nelle prigioni non si confondono il prevenu- 
to col reo, l'adulto col fanciullo ; e chi scontò la pena s'affida, 
non alle tentazioni del bisogno e ai pervertenti arbitrii della 
polizia, ina ai patronato di gente sàvia e pia. Ài castighi si vuol 
togliere il carattere di vendetta per dar quello d'espiazione e 
di emenda, rendendo ai colpevoli il sentimento della loro digni- 
tà. Contro la pena di morte moltissimi si elevarono, e forse non 
è conservata se non per l'imperfezione dei mezzi di costrizio- 
ne. L' Inghilterra nel 1837 la ristrinse a pochissimi delitti , e 
nel 1847 ne escluse anche quelli di Stalo. Così fece la Francia . 
dopofl 1848. 

Fio negli eserciti l'arbitrio si allontana dai castighi , sottopo- 
nendo il soldato a un giudizio, togliendo le pus izioni corporal 
avvilenti, e la morte per diserzione in tempo di pace. 

Ma sciolte le antiche corporazioni, che costituivano una spe- 
cie di vigilanza reciproca tra i membri, questa dovette concen- 
trarsi nella polizia , che perciò acquista grande importanza , e 
invade talvolta i limiti della potestà giudiziale (a). 

Dall'accentramento dei poteri , e dal desiderio di conoscerei 
con certezza i mezzi d'un paese^ nacque la statistica; numera- 
zione dei fatti che possono illuminare P amministrazione pub- 
blica ; inventario delle forze d' una nazione. Sotto Napoleone 
ebbe fiore , non temuta perchè alle cifre nude può farsi espri- 
mere quel che si vuole. Da altri fu esagerata; e dì quel eh' era 
stromenlo della scienza economica volle costituirsene l' essen- 

(à) La Polizia, rettamente amministrata, e veramente di gran» 
de importanza nel provvedere alla mocale, e non invade i li- 
miti della potestà giudiziale, ma supplisce dove la potestà giu- 
diziale, stando alla morta lettera della legge, riuscirebbe più in* 
dulgente al reo che non a chi n' è la vittima ; e vale cosi il 
più delle volte a prevenire delitti maggiori , che potrebbero es- 
sere una irista conseguenza della inefficace punizion legale* 

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450 STATISTICA 

m, onde si cascò Bel frivolo e nel ridicolo; si dimostrarono Ir 
pessime più assurde coli' apparato de* numeri , tanto più che 
non se ne potea riscontrare la verità (1) ; secondando il mate- 
rialismo dell'amministrazione, ove l'uomo non è considerato co- 
me un essere intelligente, ma come macchina che produce o no-. 

Melchior Gioja , infaticabile raccoglitore di fatti arbitrari! e 
sgranati, la collezione dei quali egli scambiava per principi! , 
ftella Filosofia della Statistica propose tavole in cni , sotto 
sette categorie, troverebbe posto ogni fatto e oggetto della so- 
cietà : quasi fosse mai possibile. ridurre tutto a numero e mi» 
sura; quasi fosse desiderabile una società dov' è tenuto conto 
d'ogni ovo e d' ogni pensiero che nasce. Nel Prospetto delie 
Scienze economiche radunò su ciascun oggetto i pensamenti* 
de'savii, le opinioni e gli usi del popolo, le provvidenze de'go- 
verni. La sua definizione della Statistica come « descrizione e~ 
cònomica delle nazioni, » non ci accontenta: dovendo essa isti- 
tuire il calcolo complessivo delle forze politiche, affine di rin- 
venire il grado della vita sociale, ossia la vera potenza interna. 

La Grecia antica, così piccola, eppur così insigne; Atene, cit- 
tà da pochissimo, eppur tanto operosa, basterebbero a mostra- 
re che vi ha elementi, i quali si sottraggono alia numerazione ; 
forze le quali non si palpano e misurano. Due colonne di cifre 
non bastano ad esprimere la condizione di un popolo ; polendo 
un cumulo di ricchezze stare colf infimi degradazione del ca- 
rattere morale *, giacché l'uomo non è soltanto un essere fisico 
e pensante, e la parte sua morale sottraesi al crogiuolo statisti- 
co, come al coltello anatomico. Che diremo allorquando le cifre 
sono formate sull'opinione del ricoglitore, non questa su quelle? 

Bensì la Statistica dee radunare e condensare in cifre i fatti, 
i cui risultamene saranno teorie. Ed oggi non si procede a ve- 
runa grave questione d' economia politica se non dopo indagt u 
serie sui fatti che vi si riferiscono : cercansi dalia Statistica le 
spese, le entrate, i conti della giustizia civile e criminale, cioè 
la fortuna pubblica e i costumi ; P insegnamento primario , le 

(1) Depws die atte, l'art de» chiffres est la langue da mea* 
fonge, M. Pagìs, alla Camera di Francia, genoajo 184t> 

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ECONOMIA POLITICA 451 

spese de'Comnni, l' entrata e l'uscita delle merci, le produzio- 
ni, le miniere; inventario del presente, profittevolissimo all'av- 
venire: ma chi appena salutò dal limitare questa scienza, porrà 
fra le ciarlatanerìe quegli ammassi di cifre , coi quali si prò» 
tende comparare varii Stati fra loro, e persin tutto il globo. 

I prìmarii cultori della filosofia razionale mostrarono sempre 
propensione per dottrine concernenti l'ordine sociale delle rie* 
chezze: pare fra gli antichi, ove la vita privata subordinavasi alia 
pubblica, non poteva esser molto attiva l'industria, attesoché la 
prima cura del cittadino era per lo Stato , la seconda per sé 
stesso. Anche nel medio evo, quando la religione era Panar su- 
premo degli Stati e dell'individuo, non potea prender gran volo 
l'economia pubblica. Al tempo nostro le ricchezze divennero 
non sola condizione di benessere materiale, ma della personale 
dignità, dell' indipendenza , dello sviluppo intellettuale e socia- 
le ; tutti vogliono aver parte ai proprii affari, e si conosce che 
la ricchezza pubblica è primo elemento della potenza degli Sta- 
ti. Da ciò il vivo studio dell' economia politica. Già indicammo 
le teoriche che nel secolo passato regolavano la creazione e di- 
stribuzione della ricchezza (voi. I, pag. 98 e seg.), finche surse 
il creatore della scienza economica (1728-1 790). Adamo Smith 
scozzese, venuto in Francia al momento che trionfavano gli E- 
conomisti, e che Turgot tentava ridurne a pratica le dottrine, 
n'è preso, ma non soddisfatto, vedendo come ai loro dogmi non 
si cercassero riscontri nella pratica, bastando spiegassero la fi- 
siologia sociale; toccavano tutte le quistioni , nessuna risolvea- 
no. Rimpatriato , dieci anni meditò questa materia , soprappo- 
nendola ai fatti e deducendone le conseguenze; e all'opposto dì 
Quesnay, disse: La terra senza lavoro non produrrebbe; dun- 
que la ricchezza vera è il lavoro. Con questo la terra frutta , 
le manifatture fioriscono ; da questo vengono sia le produzioni 
necessarie al consumo, sia quelle permutabili, con cui procu- 
ranti i frutti d'altri paesi. Ricco è chi o più produce, o possie- 
de cose ridotte, mediante il lavoro, a un' utilità che altrimenti 
non avrebbero. Il valore permutabile è diverso dal valore utile; 
col primo si ponno procacciare molte cose; il secondo non può 
esser dato io cambio, Qua! oggetto più utile dell'acqua? fippti- 



432 . SMITH 

re non si poò farne baratto; mentre un diamante, di si poca uti- 
lità , può comprare di molte merci. Il rapporto fra due valori 
permutabili , espresso in un valore convenuto cbe dicesi mo- 
neta, chiamasi prezzo. Il prezzo nominale differisce dal reati, 
che rappresenta quanto lavoro le cose costarono. Varii accidenti 
sviano il prezzo corrente dal naturale , e tré elementi concor- 
rono a stabilirlo : poiché alla rendita dèlia terra che offerì la 
materia prima, e che era quell'unico che gli Economisti valu- 
tavano col nome di prodotto netto, debbonsi aggiungere lo sti- 
pendio del lavorante, e il profitto dell' imprenditore. 

Smith, dunque , lasciò molta parte alla terra e ai capitali , 
che non sono soltanto l'oro e l'argento, ma qualunque ricchez- 
za accumulata col lavoro e coll'economia, massime quando s'a- 
dopri a crearne altro con lavoro nuovo. II capitale è fisso se si 
trasformi in officina cogli attrezzi suoi ; è circolante se tfado- 
pri a stipendiare operai , e comprar materie prime. Migliorate 
il fondo? è capitale fisso; circolante son i danari e i viveri. Ta- 
lora l'uno si trasforma nell'altro mediante il danaro, o i paghe- 
rò che sono migliori del danaro qualvolta le condizioni del pre- 
stito sieno liberali. Nelle combinazioni per cui i prodotti del la- 
voro si cambiano tra loro mediante il danaro , il prezzo delle 
cose è regolato dalla domanda e dalP offerta. 

Del lavoro dava la migliore analisi, e cornei progressi di que- 
sto andarono proporzionati alla suddivisione, e resero necessa- 
rii i baratti ; sicché le macchine diventano benefattrici dell' u- 
manità , malgrado gli scomodi passaggeri. Vide egregiamente 
che tutti i prodotti d'un lavoro eguale son eguali: non v'è pro- 
duzione per eccellenza; e agricoltura , industria , commercio, 
son applicazioni del lavoro, egualmente necessarie e legittime. 
Può dunque la ricchezza essere creata, cresciuta , conservata, 
accumulata, distrutta : e le classi manifatturiere sono sottratte 
al predominio delle agricole. 

Scendendo poi alle rendite del sovrano e dello Stato come 
corpo politico, determina a quali spese debba tutta la società 
contribuire, a quali soltanto alcune classi, e i vantaggi del si- 
stema coloniale. Chiunque é atto a crear valori, dee allo Stato 
soccorsi e tasse , in compenso della sicurezza del suo lavoro; 

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SMITH 433 

professioni sterili più non v'ha, ciascuna potendo dare alle cose 
un valore permutabile mediante il lavoro; e indefinito è il cam- 
po dei lavori permutabili. Dunque ognuno può acquistare l' in- 
dipendenza; l'pftonomia è resa una virtù attiva. Mentre gli Eco- 
nomisti addossavano tante attribuzioni al governo, da far sino- 
nimi la loro scienza e la politica, Smith vuole eh' esso rimanga 
passivo; togliete gl'impacci, e i capitalisti per interesse privato 
preferiranno 1' impiego che meglio giova all' industria naziona- 
le ; pace, tasse tollerabili, giustizia, bastano a levar un popolo 
dalla barbarie ad alta civiltà. L'interesse individuale è il mo- 
vente di ciascuno ; la concorrenza è 1' eccitamento migliore. 
Sull'egoismo fondasi dunque il suo sistema; per esso si lavora, 
s' inventa , si fatica per migliorare la propria condizione. Cia- 
scuno s' ingegni alla meglio ; e quest'attività sia che basti al 
prosperamento e alla ricchezza della nazione. Libertà assoluta, 
emulazione, libera concorrenza, fino a mancipar le colonie. Leg- 
ge della morale privata è la simpatia; legge della giurispruden- 
za naturale è la giustizia; legge della formazione delle ricchez- 
ze è il lavoro libero. 

Queste teoriche Smith opponeva ai Fisiocratici, non col loro 
tono dogmatico, ma semplicemente, e con esempii usuali. Che 
se alle conseguenze non arrivò sempre esatto, se nel combatte- 
re errori radicati talvolta trascese , se non conobbe tutta l' im- 
portanza del terreno e dei capitali , se non offrì la teorica più 
giusta delle macchine; se invaghito dei valori permutabili, non 
badò ai morali, che sono gloria e dote delle nazioni; e medici, 
avvocati, preti, magistrati neglesse, senza accorgersi che il ta- 
lento è capitale accumulato, e che il braccio è diretto dalla te* 
sta; vuoisi perdonarlo alle difficoltà ch'ebbe innanzi, all'inespe- 
rìenza de' predecessori , e alla filosofia scozzese, intenta a sup- 
plir col metodo al difetto di principi!. 

Nella libera creazione delle ricchezze, né egli ne i suoi con* 
tiderarono se tornino a scapito dei poveri ; sicché l'Inghilter- 
ra , la quale largamente applicò la sua concorrenza universa- 
le , vide crescere a proporzione la poveraglia. Dopo che all' a- 
vidità del privato interesse s'aggiunse la potenza sterminata 
delle macchine a vapore , può mettersi in dubbio il merito di 
III. 28 

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434 SMITH 

una produzione , la quale , scevra da giustizia e da morate, 
getta nella miseria un' infinità di popolo ; giacché le ricchez- 
ze , per essere tali, hanno mestieri d'esser equamente ripartite 
fra i produttori. No: la posizione dell'Inghilterra, su cui Smith 
fopdò le sue dottrine , non sarà mai fortunatamente quella di 
tutta Europa; no: V uomo non è destinato a questo lavoro soli- 
tario, a questa ostilità della pace; e noi confidiamo che la con» 
correnza sarà, non surrogata, ma temperata coìVassociazione. 
Le dottrine di Smith, penetrando nella pratica, sciolsero molli 
impacci, diedero miglior concetto delle colonie , ridestarono il 
credito pubblico ; ridussero a errori storici le bilance di com- 
mercio e i sistemi restrittivi, non meno che le teoriche de'Fisio- 
era liei. Eppure, questi prima di lui aveano giovato alla Francia 
coi melodi liberali , coli' amor dell' innovazione , col curare la 
classe più numerosa e più buona. La nazione simpatica non po- 
. te va, come Smith , concepire la sua missione come unicamente 
da mercante , cui basta guadagnare ciascun da se ; voleva di- 
strutti gì' impacci feudali e tramutare lo scettro in zappa. E ne 
venne il momento; e la notte del 4 agosto 1 789 vide maggiori 
riforme , che non avessero osato domandarne gli Economisti. 
Allora lungamente si dibattè su qual classe far gravitare l'im- 
posta ; la scuola di Quesnay avea dichiarato unica fonte delle 
ricchezze la terra; e la Rivoluzione, applicandola, oppresse i ter- 
reni , mentre lasciava perduto per la nazione quel molto che 
avrebbe potuto trarre dai capitali e dall'industria. Fu dunque 
forza emettere assegnati sui beni del clero e dei fuorusciti, on- 
de venne lo spartimento e la miglior coltura de' terreni. Non 
bastando però per resistere a tutt' Europa , si ricorse a spe- 
di enti rovinosi , confessando d'esservi costretti solo dalla pub- 
blica salute. Per dare corso agli assegnati , si proibisce il da- 
naro ; in conseguenza , essendo questo cresciuto di valore , si 
pretende fissare il massimo de' prezzi ; e allora scompajono an- 
che le merci e le derrate. Le violenze successive costrinsero 
a rovinosi parliti : ma Napoleone stesso chiamava il sistema 
continentale un ritorno alla barbarie (1) ; e certo gli errori d'e- 
conomia nocquero a lui più che. gli errori d'ambizione. 
. (i) Il now en a coite de revenir, après tant (Tannéet de ci- 

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SOFISMI ECONOMICI 455 

Quella d'Inazione forzala condusse! savii a meditare sulla ric- 
chezza e sull 1 economia, e trovarono che i loro canoni non sono 
primitivi , ma induttivi; cbe ogni valore vien dal lavoro (1), in 
goal sia genere ; onde le imposte si estesero su tutta la produ- 
zione, ed ebbesi il riparto proporzionato alla potenza contribu- 
tiva di ciascuno. Ma la condizione politica modificò le decisioni; 
e mentre la Francia democratica pesava sui fondi, in Inghilterra 
{ l'aristocrazia gravava le imposte indirette. In questa però eran- 
si create la grande industria, il credito moderno, il debito con- 
solidato, poi V ondeggiante , emettendo boni del tesoro, che in 
tempi quieti divennero comodissimi spedienti degli Stati, dispen- 
sando dal tener infruttifero il danaro pei bisogni impreveduti : 
e col commercio estesissimo, colle colonie, colla libera discus- 
sione , l' Inghilterra era la più propria a produrre teoriche , e 
riscontrarle con pratica vasta. Del preponderante sistema mer- 
cantile, òhe crede unica ricchezza il danaro, e tende ad attirar- 
ne la maggior quantità col vendere molto e comprar poco , e 
sol quale erano fondate le leggi doganali di tutta Europa , in- 
telletti acuti videro la falsità. 

Il credito ravvicina i due elementi d' ogni produzione troppo 
spesso divisi , capitale e lavoro ; fa che i capitali , quantunque 
impiegati, possano adoprarsi in altre imprese ; ed anticipa sul- 
l'avvenire. Ad esso è dovuta la superiorità dell'Inghilterra, ed 
alle banche, te quali sono il credito elevato alla somma potenza. 
Dopo il fallimento del 1797, Enrico Thornton prese a giustifi- 
care la sospensione dei pagamenti della banca , atteso che la 
circolazione giova, sia poi in monete sia in cedole, e le banche 
possono favorire indefinitamente il lavoro , e moltiplicare la 
produzione senza bisogno di numerario , purché le emissioni 
sieno moderate. Pilt sostenne che il capitale fittizio, crealo dal 
prestilo, restava trasformato in capitale fisso , e così diveniva 
vantaggioso al pubblico, tanto quanto se un nuovo tesoro fosse 

wVwaftVm, aux prindpes qui caractérisent la barbarie des pre» 
ntiers àges dea nations. Messaggi© del 21 novembre 1606. 

(1) Bastiat porge una nuova definizione del valore , facea- 
M« ; // rapporto Ut dui servigi gratuiti. 

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436 COBBET — BICABDO 

aggiunto alle ricchezze del Regno. È un'assurdità; eppure qual 
portentosa forza non ne venne ! 

Ma quando nel 1810 gli sforzi contro Napoleone aveano por- 
iato a spese enormi, e rincarilo strabocchevolmente le derrate, 
Cobbet lanciò il suo opuscolo: La carta contro Voro^ o Misu- 
ri della banca inglese ; capolavoro di buon senso , sostenuto 
da inflessibile logica, colla quale penetra le più spinose questio- 
ni, e svela gì' inganni del governo in fatto di finanze. 

Scientificamente lo appoggia Ricardo, provando come l' alto 
e il basso corso siano termini relativi ; e sinché non circolino 
che monete d' oro e d' argento o carta pagabile , il corso non 
possa alzarsi o abbassarsi di là da quel degli altri paesi, più di 
quanto importino le spese di trasporto. Se invece le cedole non 
sieno pagabili, non sono ricevute fuori , e quindi rabbassar loro 
indica soverchia l'emissione. E divisò una banca, ove le cedole 
si barattassero non con moneta, ma con metallo ; il che conci- 
liava la sicurezza de' portatori e della banca, senza le spese di 
monetazione , né il pericolo di istantanee ricerche. Sinora non 
fu sperimentata. 

Poi (1817), ne'Principii dell'economia politica e dell'im- 
posta, sempre a formole astratte e algebriche , sostiene essere 
l'entrala indipendente dal le spese di produzione; l'alzare i salarli 
diminuisce i profitti, ma non il prezzo delle derrate ; e così al 
rovescio. I salarli , e in conseguenza i profitti , crede determi- 
nati dalle spese di produzione di ciò che è necessario al con- 
sumo del lavoratore. Per caro che sia, egli dee sempre ricever- 
ne quanto basti a viver lui e casa sua. E poiché i prodotti greg- 
gi , priocipal parte di tale sussistenza , tendono a crescere io 
grazia de' terreni che la civiltà riduce infruttuosi, debbono rin- 
carto pure i salari!, e diminuire i profitti. Teorica combattuta, 
ma che porlo belle idee sui guadagni, i salarti, i prodotti lordi) 
1' influenza delle tasse sovra la produzione. 

Stante che la moderazione dei desideri! non provoca la pro- 
duzione, Ricardo disse che, per rendere attivo e industrioso un 
popolo , convien crescere il numero de' suoi bisogni ! Guarda 
dunque più alla ricchezza collettiva delle nazioni che al bene 
degl'individui, e pone chiaramente ja base della cremstistica , 

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LIBERTI COMMERCIALE 437 

dicendo : Determinare le leggi che regolano la distribuzione 
de' prodótti in rendite, profitti, salarti , è il supremo pro- 
blema dell' economia politica. Nei risolverlo versano l'opera 
sua e quella di James Mill e di Torrens, i! quale però recasi a 
coore le classi agricole. 

Mac Culloc, cbe definisce l'economia pubblica • scienza dei 
valori , • modificò le idee di Ricardo , e le rese p