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RIMINI 




ATAIVTl 



IL PRINCIPIO DELL' ERA VOLGARE 



OVVERO 

I. RlCEBCHE sull'origine DI QUESTA CITTA*. 

II. Memorie storiche della medesima dalla venuta 
della colonia dei romani fino al cominciare 
dell'era cristiana. 

III. Illustrazione della citta', o sia: della antica 

SUA PIANTA E DELLE OPERE PUBBLICHE D' EPOCA NON 
FISSA : DEI VARII ORDINI DEI CITTADINI : DEI COLLEGI 
E DELLE arti: DELLE FAMIGLIE. 

IV. Raccolta delle antiche sue lapidi. 



OPERà 



del dottor luigi TONINI 

;; 



RIMim 1848 
Tipi Orfimelll e Grandi 

r. I. D. s. 



^6 975- 



«^.1 



O PATRIA 

NOBILISSIMA 

A TE 

CON ANIMO RICONOSCENTE 

LYIGI TONINI 

INTITOLA QVESTO VOLVME 

LIETO 

SE PROVATA L'ANTICHITÀ E LA FORTVNA 

DEGLI ANNI TVOI PRIMI 

VERRÀ INTERA NEGLI VOMINI 

LA STIMA 

CHE TI È DOVVTA 



JP A)ulot€ dù£ia«a di ìmw aoòe^e del DeMcflftì o^ootdatl olia 
ec-optkctà lelUtaxt^ òalut -P^4e wUo Stalo • dada cciiv<iiùoit« 



INDICE DEI CAPITOLI 



I. 

RiCBMCBB SULLA OltlGINS Di RiMINI 

Prefazione P- 7 

]. / Romani conducono a Rimini una Colonia . 11 

II. / Romani non fondarono Rimini ivi 

III. Da quanti anni Rimini fosse venuta in potestà 

de* Romani 13 

iV. Dei Galli Senoni 16 

V. Deir Aes grave delV antica Zecca riminese . . 21 

Tavola rappresentante quelle monete ivi 

VI. Chi fosse in Rimini prima de* Senoni ... 34 

VII. Degli Etruschi^ e del Re Arimno 35 

Vili. Degli Umbri 41 

IX. Dei popoli creduti qui prima degli Umbri '^ o sia 

dei Siculi e Libumij dei Tessali^ e dei Sabini 45 

X. Di varj oggetti d* antichità trovati neWagro nostro 51 

XI. Nullità di più favolosi racconti 53 

XII. DeW antico nome di questa città y e della sua 

Etimologìa 56 

Conclusione 61 

Memorie storicbe dì Rimine dalla venuta della Colonia 
DE* Romani pino al principio dell'Era Volgare 

Introduzione 65 

I. / Romani mandano a Rimini una Colonia -^ 

per quai motivi: da chi condotta: di quanti 
composta: con quai Leggi: e di qual nome . 67 

II. Quale fòsse la città pnma della venuta della 

Colonia de^ Romani] e quali cose questi vi 
operassero 73 



IIL Dei confini ìbVi^o o territorio antico riminese 76 

Tavola topografica rappres«ataQte la Diocesi di Rimioi . ivi 

IV. Del Rubicone 82 

V. DeWAprusa 95 

VI. Memorie sloriche di Rimini dal 488 al 532 

di Roma 99 

VII. Della Provincia Gallia col nome d'* Arimino ^ ove 

del pili antico limile deWIlalia ed fiume Esina 105 
Vili. Della Via Flaminia 109 

IX. Proseguimenlo delle Memorie sloriche riminesi 

do/ 536 a/ 566 115 

X. Della Via Emilia^ e della riduzione della Gal- 

Ha a nuova forma di Provincia .... 141 

XI. Memòrie sloriche dal 576 ài 676 di Roma . .144 

XII. Del prolungamento deW Italia dalP Esina al 

Rubicone 151 

XIII. Memorie storiche dal 704 al 711 di Roma . 156 

XIV. Proseguimenlo delle Memòrie dal 712 a/ 713. 

Colonia militare mandata dai Triumviri . 168 

XV. Riparazione della Via Flaminia j ed erezione 

delVArco d!^ Augusto . 170 

Tavola rappresentante l'Arco d'Aogasto in Rimini . ivi 

XVI. Colonia mandata a Rimini da Augusto . • . 175 

XVII. Selciatura delle strade interne di Rimini . . 176 

OSSERVAZIONE BD APPENDICE 

Augusto in Rimini : costruzione del Ponte sulla 

Marecchia 179 

Tavola rappresentante il Ponte d'Aogoslo in Rimino . ivi 

IH. 

Illustraziosb j)blla Citta'; dell'antica sua Pianta, e delle 
Opere pubbliche d'epoca non fissa. Dei varj Ordini dei Citta- 
dini. Dei Collegi e delle Arti. Delle antiche Famiglie. 

hUroduzione ......' 187 

Tavola della Pianta antica e moderna della città . ivi 
I. Delle antiche Mura di Rimini 189 



II. Delle antiche Porte 198 

Tavola rappresentante l'antica Porta Meridionale , . ivi 

III. Degli antichi Vici della città di Rimini . . 206 

IV. Deir antico Porto 214 

V. DeW Anfiteatro 218 

Tavola rappresentante la Pianta dell'Anfiteatro di Rimini . ivi 
TI. Dei Templi^ e conseguentemente degli Dei che 

ebbero culto in Bimini ...•'• . . 228 

VII. Di altre Opere pubbliche de'* tempi romani . . 236 

Vili. Di alcuni Ipogei^ e di altri luoghi sepolcrali . 241 

Tavola rappresentante la Pianta della Grotta dei Romiti . ivi 

IX. Degli Ordini civili e sacri dei Cittadini j che 

furono nella nostra Colonia 245 

I. Delle varie Arti^ e dei loro Collegi .... 250 

II. Delle antiche Famiglie di questa Colonia . . . 253 

III. Della Nota o Cifra usata dai Romani a signi- 

ficare Arìminam 282 

IV. 

Lapidi Htminsst o Raccolta delle Iscniztom antiche 
DI QUESTA Colonia. 

Introduzione 285 

Classe prima. Lapidi antiche^ che si conserva- 
no ancora nella Città e Diocesi di Rimini . 289 
Classe seconda. Lapidi antiche riminesi perdute y 

delle quali è rimasta memoria nei nostri Codici 331 

APPENDICE 

I. Lapidi peregrine j che riguardano la Storia riminese 369 

If. Lapidi riminesi spurie o non antiche .... 381 
HI. Lapidi peregrine intruse fra le riminesi^ che non 

appartengono a questa città y né alla sua Storia 385 



^eftoi'c ^SfMÙì^mo 



f Uè mai li prese ffagl^ezza di iìviagare V ortgine ed i re^ 
ff «oli fatti di alcuna vetusta città ^ a cui la Storia antica 
f m scarsa de^suoi ricordi^ tu conoscerai bene per quanto 
lungo ed aspro cammino dtòba porsi coluiy che avvisi cer- 
aure nelle vere sue fonti T origine e la Storia primitiva di 
questa antichissima mia Patria: e maraviglierai ancoy che 
fn da miei pia verdi anni osassi io mettermi a così ardua 
impresa. Ma tanto potè il desiderio di conoscere i suoi prin^ 
tipjj e gli antichi suoi casiy dalle età più remote fin per 
lo mefw al celebrato secolo d* Augusto: desiderio^ al quale 
sentiva già fin d^ allora soddisfare ben pòco quelli fra i 
nostri , t quali presero a favellarne : e tanto insieme è poi 
ti diletto y che si fatta maniera di studj in fine accompa- 
gna ^ e viene a conforto nelle maggiori difficoltà y che io 
senza ìieppure avvedermene mi ci trovai appigliato .con tut- 
lo P animo 'y talmentecehè ^ detto un lunghissimo vale * aUa 
indigesta mole dei Digesti - mi retine fatto di abbozzare ^ 
fy se non a termine , molto innanzi però condurre il prè' 
sente lavoro ^ il quale poi sarebbe rimasto sempre sepolto 
ove nacque f se la morie non ci avesse rapito a/i;» tempo 
«A uomo di sempre cara memoria a tutti che lo conobbero ^ 
dico il chiarissimo Bibliotecario Antonio Bianchi . ImperoC" 
cké se giovanile consiglio spingevami da principio a mira- 
re forse piik in fó, che lo privato mio piacere non doman- 
data j dovuto rispetto succedeva poscia a ritenermene j dap- 
poiché la buona ventura mi conduceva a conoscere piii da 
ricino quel dottissimo y" e cammendatissimo . Ed in vero y 
tuttocchè' apprendessi avtr lui mirato quasi che nudamente 

1 



alla raccolta fW monumenti ^ pure non prima tenni a sape- » 

re {e fu circa il 1833 ) come egli già da più anni fone * 

volto a lavori di patria Storia, della quale era caldissimo^ " 

che ben tosto cessai dallo adoperarmi piti oltre in sì fatta ■( 

bisogna, pago e lieto insieme della speranza, che per lui « 

questa Patria venisse fornita di un'^ opera, la quale, secon* R. 

do è chiesto dalla critica de^ nostri tempi, le manca pur f 

tuttavia (*). Ma poiché nel 1840 improvisamenle ei ci fu toU t 

to, e tolta fu insieme sì fatta speranza, non è a domanda^ « 

re con quamto maggior calore tornassi al pressocchè a&òon- i 

danaio lavoro^ cui ora, die che esso sia, ti presento, pren- n 
dendo ardire da quel proverbio greco, che dice, quando 



manca la pioggia anco la grandine essere bene accolta. i 

Che se ti parrà questo essere lungo troppo e prolisso , m 
io noi ti negherò certo: dirò bene di non aioer saputo ope^ 
rare altrimenti, perchè mi parve proprio deW assunto come 
il difendere e sostenere ciò, che molte volte per le varie 
opinioni degli Scrittori non giustamente ci fu negato, cosi 
lo smentire anco pretensioni , che non bene ci possono con- 
venire. Oltrecchè mai non mi cadde neW animo di scrivere 
pei soli dotti. 



(*) Anlonio Bianchi intese precisaniente alla raecolta delle antiche 
Iscrizioni riminesi, e di quanto d'antico in marmo ed in bronzo qui 
fosse venuto alla luce. Lontano però dall' occuparsi di quella parte di 
Storia y che noi diremo congetturale , anziché trattar di proposito della 
origine di questa citta, diede principio al suo lavoro con alquante bre- 
vi osservazioni snlle vicende fisiche, alle quali ne' remotissimi Secoli 
forse andò soggetta la superficie di queste terre , e dei monti vicini ; 
cui aggiunse un Indice CronologieOf nel quale trascrìsse tutti quei passi 
degli antichi , che fanno ricordo di questa città . 

Riunì pure in due Volumi le Leggi municipali, o Statuto rìmincsc. 
Collezione preziosissima per la Storia dei Secoli di mezzo» e meritevole 
d'essere conosciuta ed illustrata. 

Finalmente si occupò in estrarrc da qutfnte Storie, o Cronache , gli 
venissero alle mani , lutto che ha rclazions con questa città , forman- 
dosi un ricchissimo capitale di memorie, quante sono indispensabili alla 
completa Storia della medesima. Lavori, che si conservano da suoi Eredi. 



Conscio però della pochezza delle mie forze y inegualitti* 
wie a tanto pe$o y io li scongiuro ^ o Lettor cortese , per 
qmanto so e posso , a non voler cercare in questo lavoro 
fuetta perfezione , che io al pari di te vorrei in esso tro- 
twrsy nui a volerti star contento a quel meglio che ho sa- 
/mto fare: assicurandoti che di qualunque errore ^ in cui tu 
mi vegga caduto ^ potrà ben essere cagione povertà d* intel- 
letto^ fna non colpa di volontà^ perocché sappi y che spirito 
mMsiaso di parte y od amore soverchio del suolo natio y 
wmì non diresse i miei studj. Che anzi se mi avverrà di 
eoncseere falsa la mia sentenza in questo o in quel luogo y 
farò di pubblicamente ricredermi ^ e se ti piacerà nei de- 
nti modi correggermi e illuminarmi y sii certo della mia 
doaUià e della mia riconoscenza. 



3« 

RICERCUE 

J€€f/(t 



.... la corrcDle del tempo • guift di un Oume conduce so* 
venie a noi le cose gaUeggianlì e leggiere , e trae svenlorala- 
mente al fondo le più consistenti e gravi » . 

MiCALi - L' Italia avanti il dominio dei Romani - 

Edis. IV. Voi. 11. iu flnc 



PREFAZIONE 



La moHitudme dei popoli , che dai pochi avanzi delle più 
etiche Storie ci sodo oirerti quai primi abftatori d' Italia^ la 
oscorìtà e le contraddizioni, che io esse tratto tratto sMocoa- 
frano; il silenzio spesse VoHe maligno , in quelle particolar- 
mente di Roma , sul meglio ^ ciò , che appartiene alle genti 
dalia fortuna di quella città sottomraesse; T abuso in lille 
delle favole 9 che, òpera della fervida immaginazione e del 
genio specialmente de^ Greci,- o meglio della adulazione e del^ 
la superbia, passarono in esse Storie e ne servirono più volte 
di fondamento : sono tanti ostacoli presso che insuperabili al 
perfetto scoprimento cosi della origine di quei primi popoli, 
e delle rivoluzioni fra essi ab antico avvenute, come della 
orìgibe altresì delle più ragguardevoli e più vetuste città della 
Penisola; talmentecchè ben poche son quelle, e appena fra 
le più antiche da annoverarsi , delle quali il nascimento ed 
i primi fatti con istorica sicurezza ci siano manifesti. Impe- 
rocché per quai mezzi, e per chi, ricevemmo noi le più anti- 
che nostre memorie, sé* non per la maggior parte dai Greci? 
1 quali, per usare le parole di un chiarissimo Scrittore de^ no- 
stri giorni ( Micali voi. I. p. 41 ) « dopo aver ripieno i patrj 
« annali di tradizioni favolose, che tkm poterono più separarsi 

< dalla mitologia, né dalla nazionale religione, applicarono 

< con cgual vanagloria somiglianti racconti anche alla Storia 
« degli estranei, pubblicando Eroi e Semidei in Italia, in Asia, 
« in Affrica , come ne avevano immaginati per la loro terra 

< tragica e mostruosa ». Le quali cose, siccome atte a no- 
bilitare r origme di Roma col racconto della venuta d^ Enea, 
e di altri simili fatti, non dispiacquero certamente ai Roma- 
ni stessi, che vennero dopo; cosicché al dire del sopracitato 



11 

1. 7 Romani tonducono a Rimint ima Colonia 

L? 
epoca adunque, d'onde mover devono queste ricerche, 

quella è, in cui la nostra città divenne Colonia dei Romani: 
lo che fu neiranno di Roma 486, che corrisponde al 268 
circa innanzi al principio delP Era Volgare. La notizia si dee 
a Vellejo Patera)lo vissuto ai tempi di Tiberio, il quale nel 
Libro I. del suo Compendio scrisse che. Contali Sempro' 
ndo Sofo^ ed Appio figliuolo del cieco^ furono mandali co- 
ioni a Rimini ed a BenetmUo (a): e que^ Consoli , se- 
condo i migliori Fastografl di Roma, tennero appunto i 
fasci in tale anno. Poi ciò si conferma anche nella Epitome 
della Storia di T. Livio al Lib. XY, che corrisponde a 
quegli anni medesimi, ove è scritto che furono condotte 
CWcmie a Rimini nel Piceno y a Benevento nel Sanmo (ò). 
E ciò basti a fissar questo fatto, intorno ai quale si parle- 
rà più diffusamente in principio alla seconda Parte. 



II. / Romani non fondarono Rimini 

Li he alla venuta dei Romani la nostra città non solo fosse 
gii sorta, ma fosse altresì grande e già cospicua, e che 
perciò convenga ascrìvere il suo nascimento ad età più re- 
mota, ci vien manifesto, prima per T autorità, che ad- 
durremo di Strabone^ poi, perchè se ella fosse opera dei 
Romani, come qualcuno opinò, ciò apparirebbe a più segni; 
poiché quello era un popolo, che di tai fatti lasciava chia- 
rissima traccia. D'altronde fu costume dei Romani, sicco- 
me fra gli altri osservò pure 11 Ruperto ( De Colonits Ro- 

(a) Vellcjus Patere. Lib. I. Sempronio Sopko, et Jppio Cccci pUo 
Coti, Ariminum, Beneoentum, Coloni miai, 

(6) Epit. Dccad. T. Livii. Lib. XV. Piccntibui victis, pax data, 
ColoTìiae deducta-j Ariminum in Piceno, Bcncventum in Sanmio 



12 
manor. p. 94 ) di mandare le Colonie in eittà già beile e 
fondate, anzi nelle migliori, e più fortificate, che tolte a- 
vesserò a' nemici • 

Vero è , che Eutrcq^io dice (a) furono fondate dai Bo* 
mani nel Consolalo di Publio Sempronio^ e di Appio Clau- 
dio j U ciiià di Rimini nella Gallia , e di Benevento nel 
Sannio. Ma a provare la falsità di tale sentenza ^ presa nel 
senso rigoroso di fondazione* primitiva , basti osservare, che 
T. Livio ricordando Benevento nel Lib. IX, Cap. 18, co- 
me esistente nel 441 di Roma, ci ricorda insieme che 
quella città, prima che vi fosse condotta la Colonia de^ Ro- 
mani, si chiamò col nome di Malevento: lo che Plinio, e 
Festo. confermano (b). Onde come quella sentenza si trova 
falsa per Benevento, così, anche mancando altri argomenti, 
tale potrebbe aversi per Rimini. Ha si vi sono pure altri 
argomenti, fra i quali primo sia quello, che discende dal no- 
me stesso Àriminumy o meglio Àrimnum^ che non deriva 
certamente dalla lingua, che in quel seooio si parlava dai 
Romani; quando d'altronde le città di origine romana tali per 
lo stesso nome loro si manifestano. Così Caesena^ Forum Li- 
vii y Forum ComeUi^ Forum Popiliij Aquileja ec. Ma come 
la Storia ci toglie ogni dubbio col mezzo di Strabene, che di- 
ce Rimini colonia degli Umbri come Ravenna^ amendue le 
quali ricevettero % colimi /{omom (e); così lo Àes grave Hì^ 
minese, di cui tratteremo più avanti, ci è prova di fatto, 
che quando i Romani penetrarona fin qua, Rimini era città 
né piccola né oscura, ma già grande ed illustre. 



(a) Eutropius, Lib. 2... Cois. P. Sempronio, Jp. Claudio.,., 
condiiae a Romanii Civitates jiriminum in GaUia , Benevantum in 
Samnio . Costui scriveva nel quarto secolo ili Cristo . 

(6) Plinìus; Hist. Nat. Lib. IH. 16. -Fcftus. De vcrbor. signif. L. 3. 

(e) Strabo ; Rcr. gcograph. Lib. V. Ti fi Kpiiitvov 0>/?/)/x4^? 
i^ri Y.tìtToiy.iet ^ xetòttJTip 3t*c » VtiJtyyet. ì'iS^tKTou ì' iirotxoi^ P'«- 
Mduicis f xfleTff/5« ... 



13 
III. Da quanii anni Rimini fosit^enula in potestà de^ Romani 



\Jbi fossero gli Usibri, e quando Tenati in questa città, e 
se veramente essi ne fossero i fondatori, verrà esaminato 
più avanti ^ che per seguir P ordine retrogrado proposto , 
ora è da vedere te da quanti anni prima di mandare a 
Rimino la Colonia i Romani acquistato avessiero queste ter« 
re. Lo die trover^no in Polibio, il quale dopo aver nar- 
rato nel Libro U. le molte guerre de' Galli stanziati in 
Italia , le loro scorrerie fino a Roma , e le- varie pad con- 
tralte coi Romani più volto, viene finalmento a dirci, che 
tre anni prima del passaggio di Pirro in Italia, i Galli, che 
assediavano Arezio, vennero alle armi coi Romani, che di- 
fendevano gli Aretini; nel qual fatto i Romani ebbero la 
peggio, e viperdettoro Ludo, che li capitanava. Costui nd 
Fasti è appellato Lodo Cedilo Metello, il quale era stato 
Console V anno avanti , ossia nel 470 di Roma ; ed allora , 
secondo V Epitome di T. Livio Lib. XII ,, era in qiialità di 
Pretore. A cui surrogato nella qualità stessa Manio Cario 
Dentato, che pure era stato Console sette anni prima, que» 
sti, segue Polibio, mandò ambasciatori ai Galli per redime- 
re i prigionieri. Ma i Galli contro il gius delle genti prese- 
ro quegli ambasciatori, e barbarameute li uccisero. Della 
qual cosa indignati i Romani si acdnsero a penetrar nella 
Gallia, e vendicare la morte degli ambasciatori. E già diret- 
tisi a questa volta , ecco s^ incontrano ne' Galli Senoni j at- 
taccano seco loro battaglia; ne ucddono'gran parte; e cac- 
datone il resto, e fatto conquisto di tutto il paese, una Co- 
lonia conducono a Sena, detta perciò Siaigallia. Questo pae- 
se dd Senoni, secondo T. Livio, Lib. Y. e. 19, si estendeva 
dair Esine, fiume tra Sinigallia ed Ancona, fino air Utente^ 
altro fiume, che scorre pressb Forfi. Aggiunge inoltre Po- 
libio che i Boii, Galli essi pure, che abitavano di là dal- 
l' Utente, vista la calamità dei vicini, e temendo per se me- 
desimi , si unirono ai Tirreni , ed a quelli dei Senoni stos- 
si, ohe si erano ricoverali presso di loro 5 e tutti insieme 



14 
mossero contro i Romani. Ma venuti a giornata, e piena- 
mente sconGtti, chiesero pace; nella quale , ottenutala, stet- 
tero saldi quarantacinque anni: sicché i Romani nel possesso 
delle terre tolte ai Senpni, e per ciò della città nostra anco- 
ra, si confermarono. 

Tutto questo abbiam da Polibio. Ma una relaiione di 
questi fatti ben più circostanziata , sebtieoe eoo qualche no- 
tabile diversità 9 d fu data da Appiano nei Libri de re- 
bui Samniiicig^ e d$ rebui GalUciSy di cui d furono con- 
servali de^ frammenti da Costantino Porfirogenito nella sua 
Collettanea de Legalionibui (a). In essi d fu tramanda- 
to, che militando i Galli Senoni in gran numero a fa- 
vor degli Etruschi contro i Romani, questi ultimi monda- ^ 
rano amboieialori nelle eiilà dei Senoni y richiamandosi ^ che 
popolo confederato^ quale essi erano, avesse preso soldo 
contro i Romani. Ma Brilomariy Capitano, o Re de^ Seno- 
ni, acceso d^ iray perchè il padre $uo militando egualmente 

(di)' Li Gollettanear del Porfirogebito ci fa indicata e comanieata se- 
condo Isedinone di Lipsia 1783. dalla cortesia somma del dottissimo 
Sig. Conte Bartolomeo Borghesi. I segvenU tratti però del testo greeo 
sono tolti dalla edizione fattane da Fijjvio Orsini Anlverpim^^^^. 

/>« Ttbut Samnit. IV. . . . Ptt[Aùuot W t/wV w 2frórair TÓK&f 
ivpisfiwov. Tft^ inxiKup CTkovris hfrovS'oij fiifòo^pifi x«eT« F«- 
yuiltùv». <iis S^i ntfdtfiHf BpirófJLecptf (jlitÌ tAp luipvxHùàf^ tgì TÌf 
Itpéif fTo>Ji(j 7UtTÌTt(iiy if ToAÌy Kccì i^Uppi^iv iyxstKirj òri mm 
nrttrnp tV Tvpptfn'ft ToKiptoip wfppiTo ivi V^MputlofP • 

l^oprilxtof S^i wretTOf , w fjufHf ir oi'^ w^ifitrof • • . • it w 

Keìy^ enrarru Kee^ppdy }(sù iptnrliinrpti . v^ w ybiv yupàUKccfj Hflù 'rat 
nrcufiet ifyfpetTofl^tTO. <wr fi n0ttvTàt< nruMTetf cxrarf, irXi/V B^i- 
TOfj^eiptof .... 01 SfVorf f , ÌT$ nrarpii'àts ì^o^Tif , if if ftctpìj^uy , 
ipyt^iuiyoirt «mr ytyoportiy , invivTOP rp» i\9fiiTÌ^ , inspi fap^ipnftty 

Le stesse cose sooe ripetute nei Frammento de rebus GaìHciSj X. 
OTC di più è detto, che Cornelio . • . w ìi iV ìfiy nrifrai ixTfinr 
ifieiKets , }(sù Tifp X^V*'' iKt/fjuuviTó roixìKuf , j^g» ioiKoy in ro 

KOiVO¥ Ì*K9Ìa • . . • 



15 
engli Eirusehi era sialo ucciso dai Romani^ Tece prendere 
quegli amiNueiatort ; e vestiti così come erano delle sacre 
bemie , e portanti il caduceo ^ li fece in pezzi y e per i 
campi ne sparse % brani dei corpi. Il Console Cornelio Do^ 
tabella j che portavasi contro gli Etruschi, poiché itUese to" 
U nefandità ^ accelerato il cammino pei Sabini e pel Pice^ 
woy si gettò suUe città dei Senoniy dove mise tutto a ferro 
e a fuoco : condusse schiavi le donne ^ ed i fanciulli j tic* 
cise tutti i giovani y ad eccezione di Britomari^ che a mag- 
giare supplizio lo serbò al trionfo : e devastò in tutti i mo- 
di la regione y cui rese per P avvenire inabitabile. Allora 
quelli de^Senoni, che scamparono a tanta strage , si uniro- 
no agli Etruschi , e non avendo piik patrie , nelle quali ri- 
eemerarey A «firessero disperatamente contro ^dl'jRoma: ma 
battati essi pure dall'altro Console Domizio Calvino, molti 
rasarono morti ; e gli altri per estremo furore uccisero se 
medesimi. Ora in questo racconto, sebbene di Rimini espii* 
dtamente non sia fatta parola, è detto però implicitaoMBte 
quanto basta per argomentare, che su 'di essa quale citlà 
principale di qne' Galli , come vedremo , quel turbina prin- 
dpabnente si scaricasse: primo eccìdio di questa città, di 
cui ci sia venuto non equivoco indizio* Aggiungi, che il to- 
tale esterminio della gioventù de^ Senooi è coofermato anche 
piii autorevolmente da Dionigi d^ Alicarnasso, il quale, co- 
me si legge nella stessa Collettanea de Legationibus , lasciò 
scritto assai prima di Appiano , sebbene per incidenza , che 
fra i Legati mandati a Pirro uno fu P. Cornelia^ il guale 
quattro anni prima essendo Console j ed avendo vinta in 
battaglia quella gente de^ Celli appellati Senoni j nemicissi" 
mi ai Romani j ne avea uccisi i giovani tutti quanti (a). 
I Romani adunque non penetrarono .in queste contrade 
prima del consolato di Dolabella, e di Domizio Calvino; cioè 

(a) Nella stessa Collellaaea - Dionytii - De Legationibu$ p. S06 

i^atì n^TAni' K.oppjl\iow j 5< iviàixyr» <nfjipT^ irportfiop vTurtwy , 



16 
non prima del 471 di Roma. 283 anni avanti il principio 
doirEra Volgare. Nel quale anno^ sia per -opem di Maaio 
Curio, coinè scrisse i^olibio, sia per opera di Dolàbella^ co- 
me attestano Dionisio ed Appiano , la gente de' Senoni fi 
interamente distrutta: la regiene loro devastala diveiUM prò- 
{iriclà del Popolo Romano ( di che avremo piìi chiara .testi- 
monianza air aimo di Roma 52G ) ; e la città nostra fu si- 
curamente preda miserabile del ferro e del fuoco. 



!V. Dei Galli Senoni 



V isto in quali anni i Romani ebbero acquistate qneele fa^ 
re, e visto cba anteriormente le avevano tenute i Galli Seae- 
ni, P ordine da noi preso domanda che ci facciamo a cercare 
Un da quanti anni essi Galli su questa riva deir Adriatico si 
fossero stabiliti. E poiché niuno ba mai detto ^ che Rimioi 
fosse opera dei Galli, ma invece abbiamo, che fu tenuta 
dagli Umbri, popolo, che qui fu prima di que^ bariiari; per 
eiò h , che se ci verrà fatto di trovar V epoca delia venuti 
de^ Senoni in queste terre , avrem trovata nel tempo stesso 
un^ altr^ epoca^ nella quale aver Rimini sicuramente fmidala. 
T. Livio adunque, narrate le molte irruziont de** Galli ia 
Italia cominciando fin dai tempi di Tarquinto Prisco, di* 
ce che i Senoni ( i quali secondo Plinio, L. IV, $• XXXII, 
abitavano la Gallia Lugdunese ) furono gli ultimi dei Galli a 
venire in Italia (a); i quali, stabilitisi fra P Esi e V Vten^ 
le, giunsero a prendere coir armi la stessa Roma. Ora, co- 
me ognun sa, la presa di Roma operata da Brenno (eoo 
tal nome i Galli appellavano il capitano ) avvenne per testi- 

(a) T. Livius, Dee. I. Lil). V. e. 19. (ediz. di Padova Manfrc 1718): 
Tarn Scnones rccentitiimi advciuirum ab Utente fumine ntque ad 
jEiim fines habuere. Hanc genti-m C/iiiium , Romamquc Ì9ule venìtte 
comperio : id parum certum est , iolam ne , an ab omnibus Cualpìno- 
rum Gallorum pvpulis aàjntam» 



I 



17 

di Plinio, Ub. XXXUI. $. V, ncH'anno 364 dalia 

di quella città: sicché è manifesto cbe in tale 

, ossia circa 390 anni prima del cpmtndamento del- 

PBni Cristiana, la nostra dtià era in dominio de^ Galli; 

iè reste a sapere se non da quanti anni prima della presa 

i Roma que' Galli qua si fossero stabiliti. Intorno a che son 

<T€rsi pareri, tenendo alcuni che ci fossero venuti da molto 

leaipo^ ed altri provando che vi fossero da pochissimi anni. 

Favorevole ai pruni parrebbe Polibio vissuto circa due 

MoB dopo quei fatti, e anteriore a T. Livio di drca altret- 

tnto. Peroochò dopo aver egli detto nella storia de^ Galli, 

cke, passato il Voy primi gli Anani si stabilirono intorno 

gf Apennini, e dopo quelb i Boii ^ poi presso Adria t 

lugani ^ e finalmente nelle ultime terre presso il mare i 

Smom. (a) 9 t qtudi maggiori di kuti in forze ed in rifu* 

tmdon» vivevano una vita semplicissima ^ è pressoccliè selvag* 

fia 9 abiiando in aperti villaggi senza difesa alcuna y dor* 

mtmim sulla paglia y cibandosi di carni ^ e senza curarsi 

4tB$ mriiy né delle scienze^ solo attendendo olla guerra ed 

éP agricoUuraj e facendo sol capitale deW oro^ e de'* bestior 

«, come eoscy che possono faeilmenle trasporiarsi di luogo 

a Imogo} dice di piti, che questi non solo tennero quella r«- 

j che avevano occupata fin da principio ^ ma sottomi^ 

ancora molti dei finitimi spaventati dalla forza ^ ed 

eniaeia loro^ e cbe in seguito di tempo avendo ittpe- 

nUi in battaglia i Romani y in tre giorni ebbero la stessa 

Boma ad eccezione del Campidoglio. Dal qual racconto 

pnrebbe die anche i Senoni fossero penetrati qua molti 

auni prim» di portarsi a Roma: talmentecchò il Bossi nella 

ma Storia d' Italia ( Voi. 3 Gap. IL ) scrìsse che alcuni o- 

finanoj e forse piii saggiamente j che i Senoni si siano 

uebiliti sulle rive deW Adriatico fin dai tempi di Belloveso^ 

lo che ascenderebbe al secondo secolo di Boma. 

Air opposto il dottissimo Gluverio nella sua Italia anli- 

• (a) Polyb. L. II. 5- 17 KecTwcufecp * . , . ni «Tf nkfuiutot nrpót 

2 



18 
quuy Lib. I. Gap. XXVIIII ^ fifiS4> che i Senoni si stabiiis* . 
seco in questa regione circa il 358 di Roma, soli sei analj 
prima che si .portjissero alla occupaziene di quella cilUi. Ed j 
in questa sentenza troviamo anche il eh. Borghesi nella L^ ^ 
torà, che produrremo al capo seguente 9 sul riflessa chi] 
nei 358 i Senoni per testimonianza di Plinio ( Lib. III. e. 21 ) , 
eraoo cogli altri Galli di là dal Po all^ assedio di Melpo. A ) 
che molto peso aggiunge un passo di T, Livio 9 nel qo»^ 
le è fatto ricordo che appunto circa tali anni gli Etroschi^j 
si scusarono di ajutare i Vejenti assediati dai Romani ^.ì 
adduccndo che essi dovevano attendere a se medesimi^ 
perchè in quella parte d' Etruria era una genie infoUlm^^ 
nuovi vicini Galli ^ coi quali non era pac^ sicura, (n) Oltj 
trecche lo stesso Livio già apertamente dichiara che oolo^; 
ro, i quali oppugnarono Chiusi non furono quelli ^ chM pri* ^ 
mi aveano passaie le Alpi. ,| 

Chi voglia adunque attenersi a questi ultimi circo8crivéi!> , 
rà la durata del dominio gallico iu di noi per lo meno fhi , 
gli anni 358 e 471 di Roma. Dominio, dhe non fa mich| 
oscuro, come sembrò a qualcuno, ma che si ornò di glorit-^ 
assai bella , dappoiché , ommesso che questi Galli operara* . 
no piò volte cogli Etruschi nelle guerre contro i Romani , . 
come si può vedere in Polibio, Lib. II, ed io Livio, Lìb»X^,^ 
11, 12, 14, 15, 18, 19, 20, 21, le armi loro furono eoa ^ 
poderose, che come si è detto, giunsero a prendere la atesaa . 
Roma, e tenerne assediata più mesi la Rocca. Della qua!, 
cosa la cagione ci fu tramandata in questa maniera. . . 

Arunte cittadino di Chiusi in Etruria, per vendicarsi dek 
Tofleso onor maritale col Lucnmòne di quella dttà, venne a 
trovare i Galli Senoni nelF Umbria, e li condusse ai danni w 
della propria patria ; i quali ben volentieri vi si recarono^ . 
mossi dal desiderio di acquistar terre nuove nelPagro CUiiii- 

"'\ 

(a) Livius, Lib. V. e. XI. . . . maxime in ea parte Etmriae gem^i 
tem inuiilatam y nuva$ accolai Gallai esse, rum quihus nec pax sali$ { 
fida . . . Gap.- XIX. ... ted eoi qui oppugnaveritit Clusmm n<fn fui$0^ 
qui privìi Alpes tranticrinty satis constai. 



19 
o: lo che, secondo Platarco (vita di Camillo) fu la più Toiie 
igioiie, che li indusse a portar l^armi contro quella città. 
GUosinl air incontro ricorsero all^ajuto dei Romani; e 
■oti mandarono ambasciatori ai Galli per ottenere che si 
■qKNiessero cogli abitanti di Chiosi. I Galli fieramente 
iposero, che la loro ragione era nell'armi: a che gli am- 
tfdalori Romani ( furono tre FàbJ ) replicarono più brut* 
■Kote ancora, ponendosi essi stessi alla testa dei Chiusini 
r «I fatto d^armi, che allora commisero. 'Per la guai cosa 
Galli 9 lasciata Chiusi , d<^ avere chiesta inutilmente 
■ria soddisfazione, si difilarono contro Roma, Ta quale 
Aa all'impensata dovette cedei*e all'impeto delP inimico. 
» , ossia il Capitano de' Gain , avuta Roma In tre 
i, ed incendiatala, pose Tas^^dio alla Rocca, e vi stét- 
t latfe mesi; dopo i quaH dovette ricondursi a casa, perchè, 
I dar di Polibio, gR Enetf , o Veneti, popolo, che confi- 
ira eolla Gallia, approfittando deirassehza dei Galli, faiva- 
evano il loro paese, e lo depredavano: d'^.onde assai più 
ha per l'opera di Camillo procede la sahite di Roma. Che 
■d sol conto ìR Camillo è assai notabile un passo di Svetonio 
dia Tita di Tiberio^ Lib. IH, 3, pel qohle apparisce che 
Romani pagarono efléttivàttiente ai Senani il riscatto della 
Ut in tanto oro, il quale j egli dice, novi fuj come è fa* 
M, tiioUo da Camillo. Né corre dubbio die dèlia presa 
i Roma la. gloria non fosse tutta dei Senonl, ossia dei Galli 
tmaati nelle nosAtt contrade. Petòcchè sebbene T. Livio 
1 arte voglia mettere fn dubbio se soli essi vi operas- 
Éra, o se fossero coadjavatr dai rimanente dei Galli,* 
ire dò è irrefragabibnenté comj^rovato dair unanime te- 
taooianza degli altr) Storici tutti , i quali attribuiscono 
ma fatto esclusivamente ai nostri Senoni. Tali sono Po- 
lio, e Svetonio superiormente citati. Por Plinio (Hist. Nat. 
jb. HI. S* ^^* )? il quale neir ottava regione ricorda t 
imont, elu preser Roma: Strabone, Lib. V, e Dio- 
loro Siculo, Lib. XIV, che dicono altrettanto. Altrettanto 
erisse I' Autore delle Vite degli Uomini Illustri, che vanno 
otto il nome di Plinio, ove in quella di Camillo trovi anco- 



20 
ra, clic dò avvenne nel mese di Luglio .Fkìro inoltre^Lib.U 
e. XIII, dice, die Dojabelta distrusse nellVElruria ogni ^o 
vanza di qoesU Galli^.emefe non restasse cii potesse gloriarsi 
d* antere incendiala Soma. E Pesto similmente, Lib. XLX, ove 
notò la particolaritìi, che, presa Soma dai Galli Senoni^ e^ 
secondo il convenutQ , pesandosi P oro pel riscailo , al la^ 
gnarsi,di Appio Gaudio perché dai barbari si fossero por^ 
tali pesi non giusti y Bretmo Re de* GaUi aggiunse ai pesi 
anche, la propria spada j e gridò z= "guai ai tinti = (a). 
I Seooni adunque furono soli a quell'impresa, e il valoroso 
lor Breono recò realmente fr« noi lo spoglio di Boma. 

Ben ooQ altrettanta chiarezza vorremmo Mpere fin doiv€ 
si estendesse la incursione allora operata dai Veneti nelta 
terre dei Galli , accennala da Polibio,, 1^ quale fu cagione 
che quei barbari lasciassero T. assento di.Rpma, e si cooteii- 
ta^ro del riscatto, p^ poter quindi capere ^ se la GalUi 
Senonica^.^e quiii^i,^, RiJ)»ipt yi-fossj^ compriesa. Ma daUi 
p^ro)^ di Sophip nofji,.è dato.a ^fmoscere altro .^ 
.: ;Tuttp vi^o.s^l . conto di qu^ jGìaUi ci vien dalla. Sten 
rij^. Jtfa un monumento, jrealj^ , ^pi^rvenuto, ik)o a noi , più 
c(p^rameAte.,anq(>ra ci, /avella della, domuuuMone .gallica su 
queste., oonlrfidio;. il. ;9y alo uel m^^^eci palesa che essa fa 
assai men ba^bari<;a di. quello si sia q*edutp lìn q^i, ci m» 
^ifeata insieme cb^ Bjminl anphe allora (osse cittii non di 
istituzione piovella, ma bepe stabilita, e g^ grande, pos« 
seotQ i;i terra ed in mare* Questo. :monMmento è PAes grtk 
ve, librate 9 deir antica Zecca riminese , phe per essere 
iìodbnente riconosciuto opisra dei:!tempi gallici, e per esse- 
re« unicp che si conos^at .( almeiMH per ora) io tutto il tratte 
di. paese occupato dui Seoooir ^ino.<i buon argomento a 
teaere.rche la città, ove essa Zeccai operava, fessela capi- 
tale di quella dominazione , oosiè aache buon argomento 
perchè a Rimini più che altrove si^ a stebilire la sede del 
Ureano., che incendiò Boma;^ e de^ Regoli, che gli succedet- 
tero. Di questo Monumento tratta ilsfguento capitolo. 

(a) Sul conto -di qud peli TVggusi in Gno olla Nèta the segue. 



21 

V. DeWAes grave yO librale ^ deW antica Zecca Hnìiinése 



iVila [Ntr facile inteingetiza' di quanto 'siamo 'per dire, ah» 
bi , o Lettore , prima d^ ogni altra cosa , la dicbiarazionè* 
della Tavola, che va unita a questo capitolo; 

In essa dotto la lettera A trovi tutta la Serie óétt^ Aes 
grrwe riminese come Tu pubblicata in Roma nel 1819 éifi 
chiarissirai PP. Marchi e Tessieri dèlia Cottipagufa di iGieM 
neir Opera loro DelP Aes grave del Musee Kirchertem&'^'^ 
e composta dei seguenti pezzi. . ..i 

1. Asse, che unico si conosce appartenente al Museo Oli* 
veriano di Pesaro. Fu pubblicato là prima volta' dU Fasori, 
come pezzo di Zecca ignota/ nelM dissertaKione De Re Nim^ 
Viaria Eiruseorum aggiunta ' alP Etruria Regalie del Dem- 
pstero, nel 1767; e nel Gronicon Nommario di essoPas^ 
ieri fo notato pesare li onde. 

2. Quincunce^ che è nel Museo del Tu Antonio Bianchi, 
trovato^ come ci notò, molto sotterra nel 1829. Pesa oncie 6, 
den. 5 della libbra romana; Vn-altro simile, trovato' sonT cir- 
ca tre anni a Monte Tauro, è pìnesso 4l'Sigv dòmòniéo Pau^' 
lacci Pro- Segretario Comunale possessóre di bella raeéóHai 
di oggetti antichi; pesa oricie 6, deq. là: ed un terzb è 
nel preaoso Museo del chiariSKifno Sig. Cav. Borghesi. 

3. i}uaitrunc€y ctaepore è .nel Museo di esso Biaùchiy 
già trovato a suo tempo, pesa oncie 5, den. 13. Un altro 
presso il diiarissimo Borghesi pesa oncie 4, den. 4. 

4. Triunee.' Uno presso Bianchi pesa onde 3, den. 18; 
ed un altro, pubblicalo nel Catalogo del Cardinale Zelada 
unitamente ai seguenti, pesa oncie 3, den. 12. Un terzo 
presso il Sig. Paulucd pesa oncie 3^ dea. 15. 

5. Biunce. Quello di Bianchi pesa oncie 2, don. 18: e 
quello presso il Sig. Pauhicci oncie 2, den. 2. 

Ci. Oncia. Quella di Bianchi pesa un" oncia e don. 5; quel- 
la di Paulucci trovata a Bordonchio pesa uo^ oncia e den. 6. 



22 

7. Seinuncia^ o mezz^ oncia; è nel Musco Bianchi, e 
pesa denari 15. (a) 

Sotto la lettera B trovi la piccola moneta riminese, es- 
sa pure dì bronzo, replicata quattro volte secondo quattro 
diversi tipi, o conj, creduti i più degni d^ osservazione fra 
i varj, che comoneoiente s'incontrano. 

La segnata a è nel Museo del detto Bianchi, e fu pub- 
blicata in Roma nel 1839 dai detti Padri del Collegio Ro- 
mano nel frontispizio del Volume, che contiene le Tavole di 
quella loro Op^a. 

La segnata b è nel Museo del Chiarissimo Sig. Gav. 
Borghesi. 

La segnata i; ò nel Collegio Romano, ed è pubblicata 
nella Tavola di supplemento neir Opera suricordata. 

Finalmente T altra segnata d ò posseduta da questo Sig. 
Paulucd . 

Ciò premesso, eccoci alla esposizione di quanto concerne 
questo argomento. 

Se alla scoperta deir antica Zecca di Binaini molto contri* 
bui il eh. Annibale Olivieri di Pesaro, che pel primo nei 1775 
pubblicò nelle sue Memorie di Gradava la picoola moneta di 
bronzo, B, tr, die per avere la epigrafe AftlMN è no- 
stra indubitatamente; ben molto più operò poi il «qpra no* 
minato Antonio Bianchi, il quale appresso di esatti confiron- 
ti, e di validi ragionamenti, giunse a vedere pel primo 
le relazioni ed i vincoli, che legano ad evidenza quella pie- 
cola moneta, scritta, e di conio, a tutta la serie delle dtre 

(a) Il Dott. Aehille Gennarelli a p. 74. della sva Dissert. pabbli- 
cala negli Atti della Pont. Accademia d'Archeologia, Roma 1843, 4ice, 
che da 17 monete di Rimino il peso maastmo applicabile al nostro Asse 
è risultato di oncie 13, den. S ; il medio dion. IS, den. 10 ; ii mi- 
nimo di on. 11 , den. 1S : mentre l'Asse di Roma del maggior peso 
risulta di on. 10 , e 6 ottave. Ciò sembra a noi spiegare il fatto dei 
pesi, che ad Ap. Claudio partero alterati (iniqua pondera) nei pagare 
ui Galli il riscatto di Roma. La libbra port;ita dui Galli era la nostra , 
maggiore di peso che la romana . 



23 
anteriori, anepigrafi e fuse, A, l*?, che appartengono 
alla Classe deir^e^ grave j ossia della Moneta librale ila* 
lica: le quali sebbene fossero pubblicate- in qualche Opera 
Namisniatico-Archeolc^ea con disegni poco esatti, e come 
pezzi di Zecca ignota , in serie ordinata però , e colla asse- 
gnaziooe della vera loro sede, furono pubblicate la prima 
volta soltanto nel 1839 dai ricordati Padri del Collegio Ro- 
mano. E veramente dirai felice il Bianchi in tale scoperta, 
poiché essa è accompagnata da tanta evidenza, da non lascia* 
re in cbiccbesia la menoma dubitazione; che, siccome disse il 
chiarissimo Cav. F. M. Avellino, gli argomenti ne sono tanto 
stringenti , che non può farsi a meno anche dai pia schivi, 
di ammetterne la dimostrazione. { Art. nel Foglio settima" 
naie di Scienze j Lettere^ ed Àrtij I^apoli, 1839 ). 

Ed in vero se farai attenzione alla piccola moneta B , a, 
che nel diritti» ha la testa di Vulcano con lunga barba , e 
hmghi capelli, con pileo coronato d^ alloro, e con un lembo 
di clamide all'estremità del collo; e nel rovescio offre un 
guerriero, il quale, secondo la descrizione datane dai sul- 
lodati Padri a pag. 37, col capo ricco di capelli e disar^ 
maio^ adomo il collo di grosso torque^ o collana, B, a, d, 
armato la destra di spada, e la sinistra di scudo ovale j sulla 
cui lunghezza è rilevato C umbone in forma di lungo fuso^ e 
stringendo un pugnale sotto P ascella sinistra j o, secondo 
il Bianchi, avendo appeso da tergo il fodero della spada, cor* 
re a sinistra come ad assalto^ tu troverai bene, come es- 
sa moneta, appunto in quel guerriero, riepiloghi pressocchè 
interamente i diritti ed i rovesci di tutti i pezzi gravi di 
questa Zecca. Che tu già scorgi in tutti i dirìlli dei pez- 
zi gravi la stessa testa del milite, scoperta, ricca di ca- 
pelli, ed ornata del torque: nel rpvescio del quincunce j o 
semisse, ravvisi lo stessissimo scudo; ed in quello del quat- 
trunce la spada col fodero suo. Poi il tridente nel triunce^ 
il delfino nel biunce , il rostro della nave nelP oncia , e la 
conchiglia nella semuncia^ convengono perfettamente a città 
marittima quale è Rimini, ove eschisivamentc appunto si 
rinvengono queste monete. 



24 

Per le quali ragioni i lodati Padri, dopo avere addotta 
ancora sul ritrovamento frequente di queste medaglie nel 
nostro paese la testimonianza del Bianchi , dal quale ebbero 
il /iore di amo & , a ^ e .dopo aver portato pure uno squar- 
cio di lettera del tibiarissimo Borghesi, ntììA quale si prova, 
che tutti i pezzi di questa Serie co//a tèsta del Gallo torquor 
loj che si trovano pe^ migliori Musei, provmgotio dai nostri 
luoghi, e che precisamente quelli, che sono nel Collegio Ro- 
mano , furono .ceduti al Museo Zelada diU Sig. Pietro Bor- 
ghesi suo padre, che egualmente . ne cede altri al Museo 
Borgia; passano a stabilire, che niutM .tra le Città Italiche j 
che toccano P Adriatico , abbia migliori diritti di Rimini 
sopra r origine , ed il possesso di questa serie . 

Addotti così gli argomenti , pei quali è fissata in questa 
città la vera sede di questa Zecca, è ora da produrre quelli, 
che valgono a lissame T origine, e la durata. Intorno a che 
fu questione se questa Zecca dovesse aggiudicarsi ai Galli Se- 
noni , ovvero al popolo, die fu in Bimini prima di essi. 

Ed in quest^ ultima sentenza furono appunto il ripetuto 
Bianchi ed i Padri del Collegio Bomano. Ma noi Siam lieti 
di poter annunziare che la quistione oggi fu risoluta a fa- 
vore dei Galli, troppo evidenti essendo le ragioni, onde il 
valentissimo Cav. Borghesi oggi ha provato essere questa 
tutta propria esclusivamente di essi , ne rimontar quindi la 
sua orìgine più alto del loro dominio. Non ostante a como- 
do de^ leggitori produrremo le ragioni degli uni e deir altro, 
le quali come faranno meglio conoscere il vero, cosi servi- 
ranno ancora a indicare più altre particolarità di essa Zecca, 
del popolo, cui appartenne. 

1 Padri così a pag. 107 espressero la loro sentenza. 
« Prima di udire il conte Borghesi dare il titolo di Gallo 
« torquato al personaggio, che rappresentasi sul diritto di 
« queste sette monete, noi stavamo in una quasi ferma o- 
« pinione che esse spettassero agli umbri adriatici, non già 
« ai Galli Senoni, i quali solo 390 anni prima deir era nastra 
« tornando carichi delle spoglie di Roma, fermarono colà 
« loro stanza, e fecero mutar nome a quel paese. Studian- 



25. 
do anzi sulla rarità di tali mmete, Ila ^(«àte;;|utMi|Me' do- 
▼ersi ripetere o dalla strettézza dei ctaifiai^iudld^^ ehe* di 
qvesl^ Umbria non poteva dirsi, o 4ai^bflirni téi«|Ì9'<D.ldie 
dibero eorso, riputavamo che gii Uitabrl ndéate^m^ eo« 
mindato ad usarle se non un quaranta ^ «'loioi|tìaiit' anni 
prima della invasione gallica. ' ' . >n. ; «ho ,.,;. 

« In questa sentenza ci c(mfermaTanò ^r^bii§loi di MsavaN 
lo interpretato da noi nel senso 'delPiVpo ^GMèrtbUy'ed 
atriano, il tridente, il delflno, e la '(iodijMglid» iterato- 
creaci; i quali simboli sembrava ri avvisas^rb'^#IMÌa"Stnrtta 
relazione tra codeste genti adriatiche- e -le p è p É^ àM idrii' tir-» 
reniche, singolarmente cistiberine^ le'ìtiquatt'ièiMtro'tanta 
pompa di cotali insegne. Ne pareadi seorglBiW'ii^egV Mnbri 
adriatid quasi una diramazione deglt'>%nfHf4^iMibaiM(ilnfinf 
anche nel legame, che ha la tenaglia •o60i^yala'^ÌlMle'tno« 
Rete iguvine con la testa di Vulcano imfM'^ÉfsèaP^illeP diritto 
della moneta coniata di Rimino. Lo seud^'^^fierl noi tanto 
era gallico, quanto deMucani, de^ b^UKj',>è'd^ialtri po- 
poli deir Italia più meridionale, ehe^r^vatm^^MÉ quella 
stessa f<H;gia. Rammentavamo che la collirMy')cèi*tahnente 
prima che i Galli formassero nazione, ^ssò gN^^tgleiani, 
i persiani, ed altre genti orientali f'iadbpera^as(*'«l>me'1n^ 
segna d'onore; e che quindi gli nmbi4*iiadHaU(d>^> ctoih& 
quelli che correvano anche il mare dPdriéftCli'f ^teviMio 
aver ricopiato quel costume anche prima «he» iè^llMiKCXH 
noscessero, e se T appropriassero. La vicina'iBtraHa'4i>da' 
va esempj di somiglianti collane nullamèndeha de' tanghi 
peli lasciati intonsi sul labbro supenore: del ; campione *di 
Rimino. Quantunque poi per la neoessifii,ieP eguaglian- 
za dei traffici, gli umbri di Rimini dovetóerò e nel' peso 
e nella divisione della moneta uniforijriansi^agli altri popoli 
adriatici; pur tuttavia avvicini- chi vutìle Pielmo edilcor^ 
no delle zecche iguvine alla testa dell' erpei al busto^ di ca- 
vallo e al delGno dell' officina riminese , • e> si persuaderà 
facilmente che nelPuno e nelP. altro. luogdnun. medesimo 
magistero dirigea le opere della moneta... .f-i.; - .i.u: - 

« Tale era il nostro avviso; maJa dqUrimj^ie. U tiiiii- 



26 

ca .imptreggUbile del Borghesi , può ben avere alla ma- 
no- e ragioDi teiUniODj validissimi , che atterrioo in po- 
chi eolpi la fragilità del nostro edifizio. 11 solo amore della 
scienia vuote ebe gli offriamo ad appianare alcune asprez- 
ze e^.diflBooltà per potere di miglior animo entrare nella 
sua opinione. Vorremmo da prima ne indicasse una ra- 
gione, pw.cui i Galli venati a Rimino si dessero air arte 
delteiivmeta 5. mentre ne prima né poi in tante altre 
parli 4M|lriia..dove e avevano avuto e continuarono ad 
'avore^;iffp»rp non ci hanno lasciata di se memoria alcuna 
sulla :OiiM^.. In secondo luogo se le monete di Bimino 
sono ;gaMiclie*9 yer ciò^ che sopra abbiamo accennato ^ 
nw yni^rdwip' che i Galli cominciassero a segnarle nel. 
:0Qiainciame9tQ. della loro dominazione 9 ma negli ultimi 
quairanta.^. einquant^ anni 9 vale a dire negli otto o dieci 
lustri) *die^ {^recedettero il 281 avanti la nostra era cristia- 
na 9 : nel qual. anno i Romani ebbero anientate o discac- 
ciate di colà queUe incolte genti. Ma in quel quinto seco- 
lo di Roma aMìv^ neir Italia media la fusione per sosti- 
tuirle il ^conio^ e quella tra le zecche adriatiche che allo- 
ra durata tuttavia aperta , avea già prima diminuito il 
peso primitivo. ,di,isua moneta, ne avea dipoi dalle sue 
febbriche .eliminata' la fusione. E come mai è accaduto 9 
che gli a^mtjjoi di Rimino, divenuti Galli, volessero an- 
dartdfll pari leontgli altri adriatici nel peso primitivo, e 
beHa' divisSboe delibasse, e volessero di poi discordare da 
lor« riOutàndo la* diminuzione ed il conio? Per ultimo chi 
è de\dne ptypoli autore di quella libra di quattordici o 
sedicitnnde e dì quel sistema decimale? Gli adriatici pri- 
mitivi:, o i' Galli avventurieri? Le monete dei Piceni, dei 
Vestini'V de^ Daunjf sono per fermo anteriori al 363 di 
Roma,' epoca della invasione gallica in quella parte del- 
l' UmiMrfai Dunque sono i GalK, che qui si palesano disce- 
poli. E isé dò, come accoppiasi la idea che noi abbiamo 
di quella gallica' «barbarie con la molta cura, che qui vede- 
si non solamente dMntrodurre nella città, che pure non 
sembra fosse capo della loro dominazione, un' arte cotanto 



27 
riviie , e costituirla, e manteoerla quivi con le leggi me- 
desioie degli altri popoli del littoraie adriatico, senza akiui 
iBtramischianieDto né delle consoeCudini loro nazionali, uè 
di quelle de^ vicini popoli dell^ Apennino? 

« Saremo tenuti al Sig. Borghesi dello scioglimento di 
queste difficoltà • • . da cui ci ripromettiamo . • • eziandio 
nna spiegazione del modo onde egli tiene, die il rostro 
delPoBcta rtminese'v ritrovamento italico, sia divenuto 
insegna gallica. ^ ' • 

« Condiiudianio avvisando che rispetto alla moneta co- 
nlata noi opinaramo, die ella fosse contemporanea a quel- 
la di Ancona, e alle altre tre conidte di Todi, cioè di que- 
gli anni, die oarsero tra il cacciamento de^ Galli dà Ri- 
mino, e la severa legge romana della totale abolizione del* 
la moneta autonoma per tutte quelle parti d' Italia » • 
Fin qui i Padri del Collegio Romano. Ma/odasi ora con 
più sodo ragionamento il valentbsimo Borghesi rispon- 
deva a quelle difficoltà in nna sua lettera al dottor Achille 
Gennarelli, pubblicala da quest'uUimo nel 1843 in quella 
sua dissertaiione ricordata superiormente nella nota a p. 22. 
• INetro la scoperta del fior di conio della medaglia co- 
niata in Rimino, pubblicata dai gesuiti (B, a) come può 
Inastar pia il menomo dubbio, che la figura in esso rap- 
presentata sia un gallo, secondo che aveyano già veduto 
r Eckhel ( Non. anecd. p. 7. ), e il Sanciemente { (om. I. 
p. 157)? La nudità di qud soldato, il4*ollare che gli cin- 
ge il odio, il crine prolisso e rabbuflbto, la spada lunga, 
lo scpdo alto e stretto, e soprattutto la strana droostanza 
in un guerriero scolpito in atto di combattere di avere il 
capo disarmato, sono caratterìsticbe cosi proprie di quella 
nazione, da non convenire ad alcun^ altra. Fra le molte 
autorità di Scrittori, che già raccolsi, ve ne addurrò due 
sole, che non ho vedute diate da. altri: Funa ò di Dio- 
ne ( K 38, e. 50), nuéo pugnami capite: T altra deli'A- 
licamassense presso il Hai ( CoUed. Vatic. t. li. p. 490 ), 
il quale introduce Camillo nd 387 a fare un paragone 
delibarmi romane e delle galliche. Arma quidémy o mi- 



38 

liiei.^ nobi$ i9uli9rm.^ quam hMlihus fabricala suni^ lo- 
riea$ videlkeielgakaej ocreae^ it.saUa ... €i emes 
aneipUesy lotoque Uincea$ jaculum c&rUsmmum ielum 4 . . 
HoMium vero tmia peetota^ et iatera^ nuda femara et 
cruMMique adpedèif nuUum^ praeier ecutum^ iegu- 
meniumi nikil habeni: quo loiedagUj ni$i lanmaM^ wi già- 
éi9$^ cùpidasque pneUnkgae. Se alcuna con paleva ag- 
(liuogersi a una tale dimostraiiQiie me P ha oflerta mi^ al- 
tra di queste medaglie, che acquistai due anni, sono- (B 9 6) 
simifonel resto alle altre: ma colla' singalÉrilà> '«he non 
uqa ma due distintissime' spade ai vedono sporgere dallo 
scudo al di dietro del soldato, Tona un poco più corta 
deli^ altra. Imperocché fa questa pure una parti«>lariUi di 
lalunitdei galH.9 che portavaM insieme la ^Mida e la co« 
pida^ siccome e' insegna Ghiudio Quadrigario netta descri- 
zione del duello con Manlio Torquato conservataci da A. 
Geilio L 9 c« 13: Gallus quidam nudìuy.pfoeierfeuimm 

■ ti\ gladióM duasj iorque aique mrmilii$ decaraimffoeemiu 
Del resto qnal tipo pNi proprio» di quesCo per ima tMà 
fabbricata nel centro del paese gih occupato dai goHi Se^ 
noni, e che seguitava a chiamorsi agf«r ^ol/ictis anche ai 
tempi di Cicerone e di PUnio? Che questa: medaglia iia 
poi stata impressa dopo che a Rimini fu dedotta umi'oqlo- 
nia romana nel 486, cioè quindici anni dopo che i Se- 
noni furono taiteramente sterminati nel 431 , T addimostra 
r iscrizione ARIMN con lettere tutta latine, ed anzi scrit- 
te, air uso latino da sinistra a deatfa,- non. da destra a si- 
Jttstraioome fu proprio degli umbri ^ e degli etrUspU. ;E 
ci&poi «i conforma dalP esempio di Benevento ^ dove fu 
dedotta Ja (Colonia ndlo stesso anno che jn Himini*^ la 

. Otti medagHa contemporanea con BENEVENTOD è mfal- 
hmiemente posteriore all^ epoca, nella quale colla dedu- 
zione della .colonia fu oamUato a quella città l'antico no- 
.me di lialevento in qoellov di Benevento. E certo s^ in- 
ganna <icbi riporta a tempi anterióri alla conquista romana 
tutto If medaglie urbidle dell' lUHa, che non offrono alcun 
indizio della loro dominazione: un tal giudizio venendo a- 



•29 
pertamcnte smeotito da molU nummi, e segnatamente da 
quèlH di Copia 9 di Pesto , e di Valenza, che ilei, fatlo 
solo della mutarione del nome di quelle dltii 9ono ^stati 
impressi sicuramente dopo che i romani andarono 4id.abi- 
Carvi j e che pure nella massima parte dei; lòixii lipi-^non 
altndooo punto alla m^ropolié Ed anzi non è. nemmeno 
un^ assoluta prova in contrario la diversità del lin^ag^o, 
come mostrano le monete di Locri con PQMH IIISTIZ^ 
e le altre di Napoli, in tutto il resto identiche^ ma : eoi- 
r iM^rizione promiscua^ ora NEOIIOAITON? ora SCI- 
ftlAJIlN- Ora se la moneta coniata in Kimini sotto i ;ro- 
fluni rappresenta indubitatamente un gallo: per^^qual- mo- 
Ilvo non valerà per quest'unica dttji la regola onerale 
della nmaùsmaùca, che i tipi delle medaglie, .poster^ri 
servanola spiegare quelli delle anteriori, regola^ ebo. iu 
iqvestft medesima* oeotroversia è stata pure ammessa per 
Todi e Lucerà? E si che oltre questa ragione ne. concor- 
rono altre gravisiime per portare il medesimo giudizio 
della testa improntata salì'' Aies grave. . ' ^ 

« Tre sono i principali caratteri di quella, testa. 1.^ La 
capigltatura JoDga. ed ispida. Or chi non sa che i galli 
ebbero apiNinto peri questo il predicalo dt- nomali? Dìo- 
doro ( L V. e. 28 ) ci adduce pòi< anohe la ragione:, per 
coi r avessero ispida : caictB /tort^ta frequenler oapHlos 
/oMii/, iùsque a fronte ad verdcem retorqueni. Satyros 
igitur el Panae édepeetu referunt. Mac enim cultura ita 
den»aMiuri ui aè equorum getis nihil differatU. 2.^ Il tor- 
qiie^ -cosi proprio anch^egli di quella nazione. Ma questo 
BOQ è il torque flessibile dei greci e dei romani, usque ad 
peciui descendens , come lo descrive Isidoro , e quale si 
vede nei bassi rilievi dei militari, .che ne furono insigniti, 
e nelle statue degli etruschi ; ma il crassus ex puro pu' 
toqtse auro xp/xo$ circa collum^ che ai galli attribuisce 
lo stesso Diodoro (e. 27 ); ove è da notarsi la di lui e- 
sattezza nelFadoperare la voce xp/xoc? che è la stessa di 
xipxo$, e significa precisamente cerchio, anello, collare, 
non r altra di ^peirróg^ di cui sogliono valersi i greci 



30* 

per esprimere il lorque • E che tale fosse per V appunto 
Tuftilato dai galli, cioè solido, e di un solo pezio^ me 
rha mostrato quello, che ho vedato insieme con voi nel 
museo del Cavalier Campana , proveniente da terra gal- 
lica, qoal è Bologna: e T altro, che osservo al odio del 
prigioniero attaccato al trofeo della guerra gallica in un 
fior di conio della mia medaglia di Giulio Cesare , data 
dal Morelli nella gente giulia tav. 4. n. Il , e dimenticata 
dal Riccio • 3.^ Finalmente le basette , o mustacchi , dei 
quali è largamente provveduta quella faccia,. Ora V uso 
di lasciare intatto dal rasojo il solo labbro superiore fu 
cosi ignoto mai sempre agli etruschi, ai greci, ai roma- 
ni, che tutti gli sforzi fatti per addurmene un solo esem- 
pio sono stati inutili: e se con on poco di mala fede me 
n^è stato citato alcuno, quando ho voluto verificarlo, 
ho veduto che non trattava»! che di camilli, o di giovi- 
netti , che non avevano deposta ancora la prima lanugi- 
ne/ Questa costumanza fu tutta barbarica: onde Cesare, 
Bel. gal. 1. y. e. 14 , ci descrive i britanni eafillo pro^ 
misiOj aifui omini parie eorporii rata prmUr eapui , et 
labrum superius. Ma per riguardo ai galli se ne ha una 
insigne diiarissima deposizione del solito Diodoro ( L Y. 
e. 28): Barbai non nulU abradmU: quidam modice aitmi. 
Nobitiores ionmra quidem genas laetnganiy mmiaces ve- 
ra dimiUwU ^ ut ora ipforum ^iegantur. Ideo eum e- 
dunij cibi fiUs implicaniur: eum bibuni^ eeu per eolum 
poius dimànai. Ora se questa lesta corrisponde cosi eMt- 
taroente in tutti i suoi particolari a quelle dei barbari del 
sarcofago Amendola, e del cosi detto gladiator moribon- 
do, non avrò io avuta tutta la ragione di crederla rap- 
presentante un capo 4ei Senoni? Ma v^è di più, che al- 
quanti pure dei rovesci sono di gallica allusione.- L'^asse 
porta la testa di un cavallo: e tutti i numismatici sanno, 
che questo animale è il tipo quasi perpetuo dei regoli 
galli. Del che si è capita la ragione dopo essersi appreso 
dal frammento di un antico anonimo del Mai ( Vat. Collect. 
tom. II. p. 592 ), che presso quella nazione esisteva una 



31 
legge severissima, la quale vietava a chi'icbe! sia di ca- 
valcare in guerra, eccetto il solo ref tile<'iiin«teva un 
cavallo bianco: ed in fatti gli Scrittori: neNe ikmif battaglie 
ci parlano spesso di combattimenti dai eaniy mtk ben ^ttiai 
di cavalieri • Il cavallo adunque divtva<t|Biere( ^ essi 
miMnsegna del prindpato. Il> quiticmicef)ba>tuBf>'8mMlo; 
ma chi dopo averne affrontata la foràiU sboìIgUanlisiima 
a quella dei trofei gallici oelle medaglie idi^'fikiiloiffitsàre, 
e del gladiator moribondo, non riccirdcràf i»<9enoni scHiis 
proieeii eorpora longti di Virgilio" melP^SiMMe { YIU , 
661 )? Il quattrunce ci dà una spada^éon TfHzo.maoico, 
e il fodero corrispondente, da cnit spende liéÉia oaleoeila. 
Ma né meno questa è la spada dei* rimani' e degli etru- 
schi con diversa impugnatura, Gbei''aveVai»lai*lama>''più 
stretta, e appeodevasi a un balteorj 'AÌ>conCrario esatta* 
mente confronta con ciò, che narra 'dei gklirél più «volte 
citato Diodoro (lib. Y. e. 30): Pro0nmki$\i9p0iha$ge- 
fimi oUangas ex cateni» ferrèù cmt ^^^lèkeìSk ifV déstiro 
femore oblique dependenles- ed ogntmé piol^'M^die- la 
spaiha tanto presso i greci, quanto plressO'i^iiliai eeige* 
nuM gladii latioris: onde Isidoro nelle Origini flib. 18. 
e 6 ) dice, che alcuni spalham laHne ^auimmetni éUt^om^ 
eo quod spaiioia siij idett lata et empia. ^^M speazati* in- 
feriori non presentano se non che tifri tuttii^iiiarittimi , i 
qoali per ciò riguardano soltanto la cittlf, M'cui furono 
fuse quelle monete, non la nazione ehé>*^ia 'dominava • 
Colla quale semplicissima risposta avtò-soddlsfiilló'alPfn- 
diiesta dei gesuiti, i quali volevano, idle «mostrassi come 
poteva essere unMnsegna dei galli il reslro ^ flave ^ il 
quale loro non apparterà pia che Mi fa^dia 11 tridente, 
il delfino, e la conca, e mostrerà "soto , che queste me- 
daglie sono posteriori alIMnvenziOBe-diqueir arnese fatta 
dai tirreni. Per le quali cose se quesla testa non è né 
latina , né etrusca, né umbra, mtt^itemtnlente' fallica, 
io concbiuderò, che fra tutto Vàe9*fireAe afaepigrafo,' -do- 
po quello di Roma non ve n^é altro, la etil aggiudica- 
zione sia più sicura di questo dei Senoni; Jé oolkisdgiiènza 



32 
« le loro- BÈtèàebe noa potranno essere posteriori al 471, in 

• cwl tarmo jllitaluiente sterminati dal Console Dolabella: 
« nè-aitoMdrì/IldfTS&b, in cui i Senoni erano ancora al di 

< Jb del Aa iflieiili olla espugnazione di Melpo ( Plin. lib. 3. 
•M c.iSl )*4*'dDpockt4^H^le soltanto valicarono quel fiume ed 
« laviaseM; la>tHv*i4elP-AdGiatioa. .Ed anzi dovettero esaere 
4. 'pecitaftodirti^SMiy.i perchè dalle prede deirEtruria e di 
« Heittii.kifntaMèroilcoetoro procacciarsi il metallo per far- 

• iaL\^ igiaefjbò ìMslri. paesi mancano totalmente di minio* 
« te : naj^Mtt potissima, per cui scarseggiano cotanto di an- 
« tiobe:zeccbe.;.Nè lemo la difficoltà oppostami della roz- 
« Mzza .e dcNa.lMHriMiife dei galli: percliè dato eziandio che 
« da lorofsi ìgnonasse Tuso della moneta, poterono bene 
« impararlo! dalla. ooiMiaistata Rimino^ città più antica della 
« loro vtaiiC»,^iotoni8 quella, che porta il nome d^Arim* 
« no rq idé^. Tirreni, memorato da Pausania. Imperocché 
« io sobOiinteraiiuMite della, opinione deir Olivieri (Della fon- 
€ daaiona di ^/asaro p. 7 ) ,, che i Senoni sottomettessero 
« hettsì^ «lai. af)i^f «spegnessero gli abitanti delle contrade da 
« loro Mfn|M|tqi^»Ofai.i riminesi, a motivo del loro eom- 
€ moroi^ ioiMìtliniOs Attestato dagli* spezzati del loro asse, 

< eraUo beift •ÌP.easo di conoscere anche prima la libbra e 
«ile molate. ^di. Adria, le quali è poi certo avere avuto 
« consoianchisiipres^ di noi, essendo le uniche dellMei 
f«.j|fr<tve:^ ;oUre. le indigene, di cui qui rinvengasi akona: 
« oud'io :steflso.,iie ^rbo due portatemi dai nostri contadi- 
«•ni>;Q«ttJt.liiCuraviglia dunque, che i riminosi insegnassero 
«lai movi: 'loro dominatori Tusto più proficuo che potevano 
i< farQ.delb Jera^prpcie metaUiclie? Ciò posto ne verrà per 
« ultima onatfsi^i ohe fra je tante diverse ipotesi suirctà 
€ ..dcH^;<lff gfv^fj' unica cosa, che può. dirsi certa si è 
.€*.qiioUai,.<ch0.il|ie' paesi transapennini , o, per parlare più 
« tcsattamcaiteit wMtei.riva delT Adriatico, Tasse era ancora 
«.Ubrijei(iiil<idf)99ìiere-.d^l quarto secolo di Roma. = Saa 
^M99MQ:^M Mn^Q 1842 >. 

f sDop^f qu^isi uspfBta del Borghesi , nella quale lY va- 
/(vM«.^«^rA<PÌt|raiif<M)me dice il Gennarelli, non ha lascialo 



33 
ùeuramenie co$a da aggiungere ^ noa resta più dubitazione 
iloiiia • stabilire: 

1.^ Che VAes grave di Rimino, diviso per frazioni de-. 
dmàM alP «so di quello degli altri popoK adriatici , benché 
opera «oihi probabilmenld d^artisti itaKani , che per certo, 
OMW attesta anche Polibio, codyì vedano in queste teri^e as- 
«eaM coi Galli, fu segnato nel tempo della dominatone fat- 
ica. CooaegueBtemeDte fuso di esso come non pub aver 
lemJMlnto die dopo la metà del lY, secolo di Roma, cosi 
Ben pnòavìereoatinuato oltre il 471 delP Era Romana. Que- 
ste Medaglie contano adunque oggi da Tentidue secoli. 

3.^ Che la piccola moneta B, per essere di conio, per 
olirirtl epigrafe con* caratteri latini, per T analogia con quel- 
la di Benerento , e per corrispondere esattamente nel ma'- 
AdOf nel peeo^ e nello stile della fabbrica^ a quelle di IT- 
sermaj di CaleSy di Aquino^ di Teano, di Suèssa, e ài 
elire eiitàj o federate, o colonie dei Roìnani, come esserva 
lo stesM Sig. Borghesi in altra lettera a me dn*ctta (12 Set- 
tembre 1843 ), appartiene ai tempi posteriori alla venuta del- 
la Colonia dèi Romani; quindi è caduta T opinione dello Zan- 
netti, delP Ecbkel, e del Bianchi, che la tenevano anteriore. 

Ma fino a quando questa Colonia usò della propria Zec- 
ca? Non troviamo che alcuno si sia occupato di tale quistio- 
ne, tranne i Gesuiti, che accennaron di volo una severa leg- 
gè romana della totale abolizione della moneta autonoma 
fer iuiia quelle parti d^ Italia. E noi confessando di ignorare 
qnaie fosae tal legge, e quando emanata, ci cootenterom di 
Dotare a gnisa di corollario che questa Zecca dee aver durato 
lungo tempo, come è attestato dalle varietà de^ cooj, che ci 
presenta. E dovette esser certo in molto esercizio quegli an- 
ni, nei quali i Romani fecero questa Colonia capo della Gal- 
lia, residenza del Pretore, o del suo Questore, uon che fre- 
quente stazione degli eserciti, che mandavano a questa Pro- 
vioda. Tempo, in cui ben si addiceva per tipo un milite 
?allo armato e combattente, il quale come richiamava i tii» 
delia antica Zecca del luogo, cosi attestava la posizione poli- 
tica, in cui questa città in quegli anni durava pur tuttavia. 



34 

VI. Chi fa$se in Rmini pritna àe* Smoni 



Ki 



lipigliaDdo le noslre ricerche ora è &^ otserviM 
fopélo (osse in Bimiiii prima de? Galli. Ed eopod 
a quel perìodo di tempii sa eui le tenebre delPantkJHlk 
viemaggiomieQte addensandosi fanno che delle eose die fin 
reno, e. che le une alle altre si «uceedettero^ pooo^ o mi- 
la, eoa buona chiareiza.ai iMMssa vedere» Cèrto è però die 
queste terre prima deHa reaufa deVGalli erano state 
e sprone a lunga lotta fra gli Umbri, et gli Etruschi: 
è certo altresì che uno di questi due popoli fu qui trova* 
to dai Galli. Osservalo però conse Livio dica, ebe i Gali 
Baii^ varcaio il Poy cacciarono dotte lor terre «oh iole 
gli Etruschi y ma ancora gli Umbri (a), teniamo che gH 
Umbri appunto fossero qui trovati. Altrimenti quali Umbri 
diremmo cacciati dai Galli, quando per testimonianza di Li- 
vio sappiamo che questi colla loro stabile occupazione non 
oltrepassarono PEsino, fiume tra Sinigallia ed Ancona; e 
che in particolare i Boli non oltrepassarono Putente, fiu- 
me presso Forri; drcoscritti nel resto dall'Adriatico, dalle 
paludi ravignane, e dai monti, che non occuparono, e 
dei quali troviamo pure gli Umbri in possesso anche dopo 
venuti i Romani? 

Se non che Plinio pare ci avvbi di tutta opposta senten- 
za là dove descrive la sesta regione d^ ItaUa, che oompmde- 
va r Umbria, e Vagro gallico circa Arimino ^ ossta quanto 
è tra Rimini ed Ancona. Perocché dicendo, che anticamen- 
te (6) òtiofi tratto di essa era stato tenìUo dai JXcuU^ e 

(a) LItìus, Lib. V. e 19. Poenino deinde BoU, Lingoneique iram- 
grem . . . Pado raiihui trajecto, fior* Etrmeoi modo-, »ed etiam Um- 
hrci agro peUunt. 

(ò) PliniiM , HiftU Nat Lib. III. 19. Juugetvr hic erxia regio 
Umbriam complexa, agrumqve gallicutn circa Ariminum . Jb Ancona 
Gallica ora incipit, Togatae Calliae cognomine. Siculi et Libur ni plu- 
rima ejus tractus tenutre , in primis Palmentem , Pratutianum , A- 
drianumque agrum . Umbri tot erpulere , ho9 Etruria , hane Golfi. 



Kj dagK .Binsebiy tk^''9imQmeùiQydai^GMif>&\8a^^ 
m dMi'i G«IU<;Mii.x>UrepaflMr9Mi;.rE6ind^.:à^f^ 
mn V. ém, gli JEUuacht ,* 9^ furooQ . cacciati 4tà <jb1ìì . «che 
iiffiellaitMifitA regione f, i4Lquàìfw^,4M.Bmiì^ MìAitasetmi 
M:d^.dQfniftlriciìft^ etnisca cij^reslano Mcom altre! inU 
iev^i-lfiuscie* ..:-,t> i: •..•{..i .hii/i.-- .r.i'i. ? 'I:. sii- ,--i 

ijtwenjb. c|oè | «9mQ cwmof^inQfitei fur «31 ritiene^ €lM;!glL 
Uniini éoffo di qs^r« jMitl, sp^gjiatii (btgU: Etruiidu di «mdtii. 
pem^ QQpie è {odicat^^: da Plinio ^ «eguitawfo .tuttavia .4d^ 
OiàuioyMm^noinvw parte>.tifi qiiaiitèrioise di. popolo, 
tribotarìoi, di che iPe avYf«a, anche Servio y ove diee^ J' Vmr, 
hriapffrifi iella, TouQna*{c)i e che alla rventaCa dei Galli 
ne ìcMerQ ancora io powìess^^ jneof re V alto domiiio ( per ti» 
m feUeralmeot&Ia frase di Plinio) appartenesse aWEtruriik. 
Lo Gho amme^sO) volgerenio le nostre ricerche su ciascu- 
110 di questi dne. popoli: ma prima sugli Etruschi^ per la 
^lgio•Ot^ ^ ^ venuta loro in (piMe parti sembra poste- 
riore a qoeùa degli Umbri. .^ «v.^ 



¥IL Ihga» Siru§€hii 9éél: Re Àriinno 



L 



f 



a eel^ità, a cni salirono gli Etruschi per grandezza di 
sa gran parte d'Italia fin da. più secoli innanzi Ro- 
«a^ tà nascere spontanea la domanda 9 se Rimini sia stata 
loro mai sottoposta. latoroo a che ecco quanto brevemente 
può dirsi. 

Gli Elraschi) che. forono detti ancora Tuici, Toscani, e 
Tirreni I prima detto ingranar de' RofMni^ come dice Stra- 



Umkrùrum gens aniiqm$$iwìm lialiae em$timaiur , ui quas Omhtios a 
Graeds pmUni ditUs^ quod inundaiione ierrmrmn imbriku$ super f ni»- 
$emi, Tretemta e^rum 9ppidm Tu$ei 4ebeiUt$se repcriuntur, 
(a) Servios , XII. 755. Umbria «ero pars Tuiciae . 



bone (0)9 eUmo àv^a' di nuLgyuMranzm' tagli Vmbri^) deBi 
quale ;OODtesa Al ^oséguenza: fiMMifaEaineiiUi dtf'^rlióiy Ik 
cadala dei aecobdi'}. acquali ^aonif lU tiMMiddè^Pllnivy ^'^ 
Eirìmhi^debeilàroM ineeniò- tuta. Non «^«èiiEtfìlìflMéUàlir 
stabilire' ove ^pmte realmente fossero f ma égU ma* è dHÌi» 
dtoa Tederà die lale^eeDquisla'-tf esteée'aMdbe' salli^'t^^^ 
re, che gli Umbri avevano tolte ai Siculi ed ai Libarài'f e^ 
cbe^poi'ifBroiio 'to 'parto^ootiiiuiM 4a3 Oaltfv'iGtie è qoàito 
a dire «ulte terre* aaeera-'idi'fDa dal fiume EaiiiiiV*'«'4idB- 
di «eor ràite ndst^.- Lo «bei si «»va dal fasM. di PRiilb 
addoUo neiranleeéddiite caj^lo^ ove ih detto die i GaHI 
cacciaroao da-'ésse gK Etruschi'') i qoàH ^ avevano caedali 
gli Umbri ;^ T. Livio- poi scrisse , ebe la potenza dei Tmèèr 
fd prima èèl remem i^kpero ei estendeva par ierrà^ e per 
mare^ edtmfmmiéeeei poieìuero dedrun fMre aU^aliro'i 
onde fltaHain forma. <f ieolà l cinta ^i nomi ne faMda 
argomento:' perocché gli Italiani P un mare appelìarono 
Toscano dal oommn n&me»^ della nazione y e Poltro Adriati*^ 

co da Adria Colonia de^ Toscani Quesii pieganéif da 

amendue i mari abitarono prima con dodiéi >eiitià. h terre 
lungo il mare inferiore ^ poscia trapassato PApennino mau' 
darono tante Colonie quanti furono i popoli originar) del' 
la nazioìie (ò)« Fra «piaste ultiiae Bolo0aa\fU la prindpa- 

(a) Rer. geogr. Lib. V. K«i «' Vecuiprec fi QiTTuXir XÌyfT4$ 
xriifjut.' rf ^t'pdPT^f li rif^rSf Ti pp»tpir ifipìif, tfì^etPTù txit- 

ittx^ipnfttv fVSij^ir;.-— ^én^^yip ifipm riì^PWj'fpéf tirrmP 
VmfJMtwr M rkÌ9r eiJI^éfìntfjhx» "^hté wpis SaSaiiim'npt Tp^^tiùn 
a(itìkecr -''''! 

(b) Lìtìqs ,: Libi V. A^^i.TuMeumìont^ Romanum impetium ttUe 
terra- mgurique.upis ^p0{U€it€^^ méri-Émpcf mfere^ue^quilmi Italia ieh 
suine modo cingitur quantum potuerint nomina $unt argumento^ quod 
alterum Tuscum communi vocabulu gentity alterum Adriaticvm mare 
ab Adria Tuteorum Coiomia woeafftro llaUeao gentet ... /t t» vf mm- 
que mare vcrgentes , inceiuore urbitue duodemis Urras ptius rie A* 
penninum ad inferma mare; postea troni Aprnninmm fotìdem qnot 
capita orìgluis crani toloniie mi$$i$. 



37 
b col ^nonie di F^ibf M : Mantova , Modena ^ Parma, fbrooo 
•Ira dllk inggaardevoU di qiiella/domHiaflM|06v 

Qim se la'i»tmqaù^, Migtt Umbri 1^ 
wmto d^afertaiia dtrfisM^'e se questa fiorì prima idd 
ronMir Ivipero; Iona è argomentare dbe qtiella oonquislà 
I dsMo.dl^i Umbri avv^isset in. tempi bea. pia remoti del 
friBcqpioi.di Rfwia» Onde. beMiAta «ij^ , «he air.appogglo di 
VI liKigo di Diooisio^ d'AKcamassei.commierafiBte si siiol< M- 
«re, die jcioè qii0lla avvenisse fuattra in cinque secoli avao* 
fi il ;^€t|iio deir.Er« Boimnav (Bossi iSCmii: Unwm. 
f,M. UIk L Cap. Yèti )^'Lo ohe Ammesso^ come fn^am- 
mfssa ipire daU^ Olivieri (i^tfa /«ftétoinns Àlfesar*)^ noi 
pntnemma am probabiVità non poca'tener^f che se gK^Er 
ni^iaìstarapA qo^te terna cicca tciooiieseoeli primari 
I9 e le tennero fine aUa venota de^]Galli^9 per pijt dì 
otto Hiteri secoK ei dominassero., *. .ri !.'':!> ^ .; . 

Pimsaaia. inoltre ci ha conservata.' che. un tale Atìmìo 
U$ frm gli ElrustU fu il prim^.dt^ barbari f.' età manioM^ 
m imi a Giove in Olimpia (a); ^fa nd trono , od una 
sedia reale. E la somiglianza del costui nome con quello 
delb ettlà nostra fa sorgere spontanea Pldea, che costui in 
qualche modo ci -appartenga sicuramente •> Di fatti, sebbene 
il Dempslero nella sua> Eiruria Béfaiìs nuUa dica di que- 
sto Arimno j ne di questa città ^ pure sappiamo daUo Ama- 
duzzi (AlfJmA. Eiru$c. y che il Passeri ed i( Guarnaeci opi- 
narono taleArimno poter essere' sitalo iwnnto il fondatore 
di €6fa« Ai quali si vuole aggiungere ancora il Lanzi, che 
mH:Saggio di lingua EiruseaT.ìlLp.&Lòj in nota scris- 
se P e$$ervi> siaio. in Toicana un. Re Ariwmo è qutdche 
indiuo che, tale eittà eia éT etrmca fondazione ^ ma non 
v^è certezza. E nota, come si vuole pure che altre volte 
gli Etruschi abbiano dato allQ città ^ che fondavano, il no- 

(a) Paasaó. Lib. V. Elìacor. k\et^il(iotret S^i onriitt IvSov H iv ry 



38 
Hie dei Be ^ # dei Capitani lèro : e quello che piii- è , die 
mandarono di* fuadtUPÀpIaMrindy come dfoet livio , taku 
Mìmiéj quwnH furotio i popolCi&ngikarj Mia fioztoM ; le 
filali tiokmie' Hom dovettero esser pcìché 9 'toMo che le-'do* 
die! prime ctttli, die gli Elmsdii temere luogo ff MéOHer* 
meo, forinarano apposta tante p6p<ri«fMl dittitlte '(«):' ' 

Tutti :*quetli aeno pur :buoBl ak-gómisiiti per' rieoD08rér«''fl 
demioio etroaco ralla' neetraeilft. Ma nd» Talgoriò già 
essi ad inferire , che 1a"prfinÌtiTa orighie di BMOniMa 
etruBca. Peracetié Stt<aboW^<iteecr IHimni' Cokmtà' d&jiK Vwt^ 
bri come ìktt>Hma\ B larvènna^'fiie^oDdó lo MefiteO'ÌSbrdMlMi, 
era stata eedutti agHUmkrl dn ^béllf, <Àe la àbitavtee^,'pU> 
sottrarsi alla ingiurie èlNf ricevevano dagli Etru^cM. ^Gfié è 
quanto a Are, o»i> stata eedota agli VmWf quando ^tifèM 
erano' aneor possènti' a Hntù^oÉrre Pe^gogliò ' ètrùseo ; * VMlà 
prima del loro decadimento. M quanto ali^Arìmno meatb^ 
vaio da Failsania è da iMservare che, volendosi pure costui 
fondatore di Biniinl^ efb non costituirebbe prtova sfeora pét 
dire etnisca la fondakìone di questa dtlà. PbicM Dioniso) di 
Alicamasso dioendo ( Lfb. I; ) die /ii tm Ùmpo^ in ètd m- 
che i Latini^ gli Umbria gKAu$mUf ed attti popoK ^ ttà^ 
li^ì, dui Otìgei fUrori0 «qojpirfteft Ti^^f ^ r esserd 
Pau^anSa^ i) quale fu greibo, e scrisse secondo le anttèbé 
tradiziom^'die Artonnò fu Re /Va t lYffiènt, if Tvp^tholi, 
non basta a stabilire f ebe assoIuUnnente ei fosse ebnisco, 
potendo àltre^ dohlMarsi toon piuttosto fosse umbro. 

E né anco per ta somigiiani^a del nome viene di buona 
conseguenza cbe costui -fosse Be o Lucumtee in BMtaiiii; 
molto meno poi che égli desse il nome a questa dtlk; po- 
tendo invece aver ricevuto' 'egli stesso il pr^rlo nome da 

' (a) Vogliono àteimi moderni che U Fiora\' fiamè, che mette ad 
M(;diterraneo appunto nel!' Etruria più meridionale , portasse il nome 
d'jirminia , o di Arindnia, Se ciò si provasse con buoni documenti 
sarebbe indisio di afiinità , e di rclaxioni non indifferenti tra i oopoli 
di quel litorale ed i nostri. Ma negli antichi Itinerarii quel Gume si 
trova indicato coi nomi di Armenila, e di Amint ; sicclic troppo si 
discostu da (|ueUo dei nostro fiume, e della nostra città. 



30 
cna^ ed essere sialo Re o LucumóDe io altra citta d'E- 
Iniria: boq attrìmenU ehe da Tarquinia, città etnisca, tras* 
m il aei«e quel Tarquluiò, che fu quinto Re di Roma. 

-Che m qualcuno d domandasse a quale età si abbia da 
riinririe codesto Arimoo, noi in dò purè non gii potremmo 
adiorM che delle opinioni. Imperoocbò il Lanzi alla pagina 
diala usa queste parole: PArimno Etmeo^ che 
di tuiU ffli t9Un mandò dom m Giwe Olimpieo^ 
fan ehe viw$$e fé$l 4«^ secolo di Rcmaj lavorato già da 
il -eeiekre Gi&oCf di ctii, $e non errOj parla Pam* 

I, ove nomina Àrimno'j è però incerta cosa. Ma il eh. 
lUeaH dopo aver detto ( Voi. III. p. 81 ) come venne di To- 
scana a pruno donoy che P ostentauone^ se dir non si t)^ 
fifa la pietà degli estranei dedicò a Giove Olimpico^ doi 
la sedia reale d^uno dei nostri Re o Lueumónif chiamaib 
Àrhsmo} nella nota alla stessa pagina aggiunge; secondo 
PHejfne cotesto Àrimno dee esser vissuto in tempi anterio- 
ri a fuei di Mida e di Gige^ contemporanei di Romolo e 
a Numa. E noi preferiremo V opinione del secondo a quel- 
la del primo, sì perchè anche prima di Fidia si facevano 
i gioodii in Olimpia ad onore di Giove , risalendo essi ai 
tempi di Romolo ( né Pausania dice posteriore air opera di 
Fidto il dono d^Arimno); come perchè non è molto a cre- 
dere che gli Etruschi nel quarto sècoto di Roma già de- 
caduti dalla loro primiera grandezza, spedalmente dopo P in- 
vasione gallica, pensassero più 'a si magnifiche dimostrazio- 
ni • E nota che Pausania dice questo Àrimno il primo dei 
barbari a mandar doni in Olimpia : to che d fa ascendere 
oA pensiero a tempi sicuramente più alti che il quarto se- 
colo romano. Onde chi volesse pure attribuire a costui la 
fondazione di Rimini, dovrebbe nondimeno fissarla in tem- 
pi conrispondenti a quelli della fondazione cx)munemente a- 
vuta di Roma. 

Ha chi d assicura poi che fra i Re o Lucumóni umbri 
od eCnischi, questi solo, di cui parla Pausania, portasse un 
tal nome, e non sia stato nome di alcun altro anche più 
antico? V'ha pure, un' Iscrizione fra le Gortonesi, riportata 



40 
dal Passeri e. dal Guamacci, che, sebbane di tempi poste- 
riori, fa menzioDe di im attro Arlmno etrusco ^ leggeado* 
visi RAVNTV • ABIMNl * VIL * LXXV } dalla ^oide ap- 
punto quei due sospettaroBO F esistenaa di ima fianiigiia 
Arimma (a)« E nel Libro YIII de Lingua Lùiina,*ii ILiV»* 
ronzio Varrone è pur fatto ricordo di un tale Arimn^ tWùf 
re, anteriore ai tempi di ApeUe, ^e di. Fro4ogenB>(6).' (Me 
siccome si trova un tal nome ripetnto in altri per quel che 
si può credere posteriori . air Arìmno 'di Pausania, cosi si 
può anche tenere che altri pure prima di eéso similsifiBlB 
si no^dasse. 

Bla Straboae. in modo assoluto e chiarissimo insieme 
dicendo, Rimini MiOda degli Umbri cofM Rmenna 9 ci 
invita a favellare degli Umbri , dai quali per ciò , più che 
da qualunque altro popolo^ questa città può ripetere a buon 
dritto r origine sua. . .., . . 



(tt) Nella' Collezione hai Guìlio a pàg. 211. si Yia ( sulla fede però 
del Ligorio) anche fai i^egnente ìicrhìóùt, cbc si dice dritta in ciina base 
trovato in Roma, nella «ptale efa sealto -Arionij seduto, sopra uii DelOM 

DIS • NANIBVS • SACR\'M * ^ 
C • ARIMINIO • C ; L • EVTYC 

HiÒ • MVSteo • VIX • ANN 

XLI • M • VI • D • VI • H • mi 

SEX • ARIMINIV» • C • PIL 

BVRIGHR19VS -POP 

(6) Ptcloret Jpell^i ProUtgenéif sic «la 0rtìfiei$ egregii^ no* 
rrprchcndcndi , quod con$uetudinetn Myconii ^ Dioris , uirinmae t ei 
aliorum tuperiorum non.iunt secuti; Aristophanes improbandus, qui 
potiìts in quibusdam veritatem, quam coniuetudinem secutus? 

V'ha anche ricordo in DÌbdoro Siculo ( Lib. XXXI. Ecl. UT. ) di 
an tal Arivinéo, il quale fu figlio di Anafo Re della Cappadoeili nel- 
l'Asia minore, e pare vissuto nel terio secolo di Roma. * 



41 
Vili. De0 Umbri ' ^ 



gli antichi Scrittori convengono in questo che gU 
Ihnfcri fiorissero prima degli Etruschi , ^ fossero «per aoti* 
dùlh € potenza a niun altro popolo «ritaNd'-inferiori: Hfia 
r origine e la storia loro ^ così tenebrosa, che Plinio scris- 
se, osaera gU Umbri, gmie. €Mickimma d^kalia^ 4 quali 
ri credono ea$i appellati dqi Ùreeijcome eoprmmiuìUi.al- 
le pioggie wUa inondazione della terra* h 

Moi come non vorremo oocupatci' della ettanologia del 
nome loro, così molto meno vorremo occopard deUoiiadaf 
gare la hiro origine. Ala ci basteiÀ ricordare chie essi fu- 
rono un popolo antichissiano e poCentiasimo, aiccome quelli, 
che anteriormente air ingrandire deMoacanl slpHureggiarono 
malia parte d^ Italia $ avendo toMo il Piceno , secondo Pli- 
aio, ni Siculi ed ai iibumi ; avendo tenute le terre, che 
ia seguito acquistarono: il nome d^Etruria^ ed avenda pos- 
seduto un lungo tratto di paese fino al.Po^ ove ebbero Bar. 
venna, messivi dentro da coloro, die la abitavano: ma che 
fioahnente dopo aver sostenuta lunga lotta cogli Etruschi 
pmlarono 300 dttà, : pecicui probaUlmcsite divanoero tri- 
biitaij ai loro pio fortunati competitori, 

Soir autoritìi di .T«Iivio, cbe.dioe,^ podnza dei To- 
Mont prima del remano impero si estendeva per terra e 
per nuore ^ e dall' un mare aU^ altro;, onde è cinta Tltalia, 
abbiamo argomentato che la caduta degli Umbri , siccome 
cagione ddr innalzamento de' Toscani , sia avvenuta prima 
della fondazione di |loma. Lo che è ben manifesto, se la 
floridezza degli stessi Etruschi pervenne al maggior grado 
appunto prinui del romano impero ^ come dice Livio, o 
prima die la potenza romaneé'ei ampHasse, come dice Stra- 
bone : talmentécdiè v^ ha chi pone la disfatta degli Umbri 
arca dnque secoli prhna della fondazione comunemente ri- 
cevuta di quella dttà^ 

Ora se gli Umbri contesero un tempo cogli Etruschi, se 
ebbero Ravenna mentre pendevano quelle contese, e se 



48 
RimiDi fu Colonia degli Umbri, come Ravenna j trarremo 
con molto fondata illazione che gli Umbri fossero in Rimi- 
ni ancora fin dai tempi anteriori alla loro caduta. Che as- 
xi se quelli t ;^be toMvanoAavenna y stanchi, di sostenere 
le. iogiufie degli Etnischi^ come dice Strabelle^ oedetne 
qM^lla• città agli Umbri ^i tìjo prora ch& costoro già erano In 
questi luoghi^ «. chi sa da quanto* tempo» Laonde se essi 
vi durarono ino airioy»ione gallica 9 per cirèi Mfw wcM 
sarebbero stati i possessori di queste 4erre* • 

Alla miglior cognizione di questo popolo > e di questi 
taM i, non Incresca al Lettore che qui si trascrivano' le se- 
gilenti parole del Cavw Bossi, tratte ddlà sua Siaria OM- 
vétmU cr/lo^v Llb. L e. S. S* ''• « Se fli Umbrf (^ 
^ dice) collocare si vegKoQo tra t prfìDiI popoli > tra i pA^ 
A miabitatsri d'Italia, eonvien pnns sopporre, che molto 
« tiempo rimanessero aelli^ astato primitivo, e forse 'HeHo 
«• stato selvaggio, e che solo: dopo «ver foruMto un gran 
• popolo, dopo di ffrei^ apprese le arti della civiltà, e quel" 
•é ì& pur della guerra, movessero a combattere i Sieoll, 
«al quali tolsero m(^ terre, e quelle spedalmeate -del 
« Piceno « (a), 

: • Ha non molto probabUmeate durò la loro prosperici, 
« perchè potenti rivali trovarono nei vicini Etruschi, e nei 
« iPelasgi, che, secondo lo stesso Alicarnasseo, ebbero -gran 
^ ponte in quelle guerre , ed alla decadenza contribuirono , 
« ed alla mina degli Umbri « ... ; Cade In questo periodo 

(a) 1 Sicttli caeeiati dagli Ombri possarono nell'Isola', che prete il 
ùómé dt Sicilia; e'eì& segai, secondo Elanieo Lesbio; e FUIsCo Slraeii- 
ÉVàv -citatf daf Kosisio '{h M.)^ uh $ee^o etrea aoWill^M Multila di 
Trq§mi ossìa circa cinque jeeoli/e messo priaia di Homa » e eiiet tre^ 
dici, secoli ioniMKsi l'£n Volgare (Hioali T. I. p. 01.). 

Un rispettabile Scrittpre pcr^ dei nostri di ha creduto che i SkiUi 
siano passati in Sicilia più di un secolo dofio, recctdio Insano. Chi 
volesse tenersi a questa opinione non avrà c^e « Sbassare di due secoli 
i calcoli, che noi, seguendo Hicali e Bossi aU'upj^tgio dell* Alietmas- 
sense, abbiam dato sul .conto de^i Umbri, degli Etraechi*, e dei Si- 
•ouli. ' • ■• .•.; ... ■ .i,. 



48 
« la oocniiNUBioue fatta itagli Etrii^hi a t>rè{^tidi2ìò degH'Ùiki- 

• bri di 300 «itlà^ e di 300 luoghi abitai, biéìMAkiàta 'dà 
« Pliiiio } uè io sarei' p^r 'ammettere che questo aT^euf^' , 
« oaÉie:Tiene inainaato da Straboiie y i[^r sola àmbikft^ di 
€ primeggiane. Sfddmie questa 'sla- sgraziatdmeiite tra léprf«- 
c se indiBazioni dèli» ^irita umaoo^ luMavia io dubito' ks> 
^ aal fbe a quelle goerpo'Whrtsse' di prind|n!e motivo 
« PlnCreineÉtò d'uba '^ópólasfone in oMtfreBto'dèlIir Tibitid', 

• e die git Etnischi anziché da -brama ^ Aihtn&re spiofi 
ft ta»ro- daOla nectssitii dt estendere 1 toro cohfini , e di 

< ooeviiare nuòve ^ terrd ^ e forse andiè tette più -fettiH , -e 

< flamire più i^«8te, rieeome gik prima di essi fatl^ tivèvMó 
I • gS Umbri a riguardo dei Siculf. Costrettr qùttidi gli Cirtbri 

« ad abbandonare la' maggior parte degli -stabilinienti fòré'. 

• leslHngere si dovettero' in unk Éoìa i^egión'e , che aVéVft 
«per confini P Adriatico, è PApennioOf il Tevere, 'e' la 

• Nera, e cbe secondò alcun! estendévasl fiido ìsl Pò plesso 
«^Urrenna. Incerta pét-b è T epòca, alla quale riferire si 

• debba il fatto annunziato da Stt^aboiié , che 1 Rlsiveilhatf , 
■ mppóM una Colonia di Tessali, abbandònah)no la città 

• laro cfl^i timbri, onde sottrarr affa- violènza dei ToScaiii. 
« Caddero in tal nodo il nome e M lariia degli Umbri;' e 
i da quel parte di Livley'ih cui «i acceniia- 1* imperò' dègV 

• Eùnisciii esteau daIPnnò alP altro matré per fottàla lar^ 

• ghetta deir Italia, sf può hiferirà die rCiHbiia per ttiflgó 
« tempo fa deludente neppure non sildditioi^degli Etttnéhi. 
« Plk non si veggono quindi guei^ré frar I diiè' pó^li ^ ma 
« mm faidtej nonequtvòd di 'lMA;ik!il[r,'é dl^HeàVù»... >^ 

Kè diversamenté'si'e^ssb if Hfeali tl^A^- ^ 63 ) dicen- 
do che gli Umbri $^ ingrandirono diette rovine dei Siculi^ 
die in seguito possessori di Butrio e di Rimini^ ricevettero 
Ravenna dagli abitatori di quella città , creduti Tessali*^ cbe 
io fine perdettero 300 luoghi abitati, onde s^ elevò al mag- 
gior segno la fortuna etrusco ^ perchè allora restrinsero 
im /ore udt a usui mila promneiu^ la quale dedP Apennino 
volgendn éltAdriaiieo^ ri allargava fino al Po iti vicinanta 
di Ravenna y pigliando per limiti naturali dalla parte di oc- 



cidpf^e e m$zzqgi(^fm U cQr$Q del Tevere e della Nera. la 
cùo^gfiam 4i che P Umbria fu eerUmerUe AomidenUa per 
1ni4^^ Ma dipe9^fUe se nm euddiia ^degU EéruHki ^ : ; 
: KoBtj» adunque che gU Umbrì'foflaero ^fnf^^.vjDoi ftirda 
qualeN ieooki solo 9 o vuoi fio da ctn^ue e pKi aaeoU in* 
oan^Ja fondacioM di Roma, e circa tredid. aeeoii iimaiui 
al fDominciare d^lPEra Cristiana , resta a 'tederei se mal* 
mente 4 debbano giudicare essi i fondatori della nostri 'tìtr 
tà, se la fondazione di questa debbli npelersi da altro 
popolo andie anteriore * Or qui per la JndidM antorilkt di 
Strabone, che dios Uimni Cohnia degli UnUnri^ si poò bea 
t^ere con- fondamento, che essa fosse opera/ loro:- om f^v^ 
/lop qosl anolutamente da wn restarne akim dubbio, I .dò 
appunto percbè S^abone medesimo . la. dice Goloaia degH 
lJm|ui come, fiacer^ai mentre alquanto prima pariafliAo paiv 
t^arnieate ; di Ravfwma aveva già detto , credersi qu^la 
città fon4a$a, dai Te^if i quali, non ioUeranda le ingiwie 
dei Tirreni y j^mfist . wlouiariamente a/ctmi *■ de^i . Umhti 9 
cke aneorn teugong Ut eiifàj tomarimo a. caia /oro^ Laon- 
de com^ di Ravenna è: detto , fosse già fondata-pri- 
ma che vi penetrusseriQ gli Umbri ^ cosi potè c^Eualmenle 
essere avvenuto di.Rimini.. P^ .la qoal tosa non è senza 
probabilità ci(^, cti» asserì il ^leineatini, die Rimini doè 
mqlesMita;. dagli Etruschi^ come Ravenna, ricorresse egual* 
inen|e ^li Umbri ;(l quali erano nel Piceno |<y ed in Colonia 
li. ricevesse. Jtfa noi dì questa; fatto nos^ avenda traoda in 
yerunot,ÌLutpre i^i^Qi e Strabope ricordando) /dp unica^vpte 
di Rav^ns^.iioQrpotreaiQ a^ oome 

probìsb^le$ ^ jffifi^ r^pu^ al Glemef tini il darlo per certo^ e 
stabilirne ancor Tanno (a).,. 



(a) ClemwtinrtteriTela vèoafca degli Dari>ria RilniDi stt'anu» SiT 
dopp U pilaf;if>, ^ioe cin^ qa|i^i secoU avanli Crislo ( AimoIIo Sto-^ 
rico «r. T. i. p. 85). 



45 
■'\ ì\. Dri popoii eterni ì^*'prtìlhìù; de^K *ifmM-y óm'A ' 
- dei S^ieutf e><£AtifW^>'<2i^>7V«M^^ - 

Pr •jJji". t. : ■ : r» '«.'l'i'» '»y^fi. ìAy*> «hIj -^ ni,, il, . j ii/f 

RtaiwilDMe; anteriOreiiaUa lyemiUt; degli .^lIntari^ éiectÉie'ilp' 
fu RaveBM) . nonisaràitaeiua» ragione^ wdifkrama v«ieéroÌK. 
re; di cbipoasaocecjerttj^p^a. Del. caso ohe «Uaiife^ 
gli Umbri. >preesistes8«.h 'i- ; .■•-.:.»•■■ .''i -r^ ••; ^^i' . i*»t 

Or dai si aCTacoiaM ji SìquM ed i UbUrUi^eoiìèiiilli da; 
Plinio nella sesia jregioeef' Ai^w^Ii prima cbei.flefossferiìi 
caoeiaii dagli timbri 4aiiaaro buon tratto di. paese laettSUiiHi 
bria e fra J&imiai .^ Mow» «(([teie'P OIÌ¥ied!iallrabMì.iap«-\ 
ponto ai Secoli Aoasolq U Xoqdasdwadi Pes^o^ màtquella. 
beo.ai^ di Munini^. . <( .r.i h >.ì?^\ì , «h •-:' . l^u ...... -ir ni 

Però questi nop ^opo J^^i^pofwtt^iideii quali siiabbiè 
memoria negUaotMÌii,Scrìl|ori^.iH^ii^^, stabuliti jo queste tenrq 
priaia !d«g)i,.JUmbn : ., pi^otpc)\è ^abwe .posai in ^Aavauua vi 
Tessali., , i^ome abbiamo, veduto i ^ Sikm i wvace^. > vi - pose Àf 
5a^'nf..i(a).;Xa qualj^.disc^rdaoza frj9.qDM 4u0:Jaerjttoirf sebh 
bene ti 3ia di impedmeiMO: a.ciHiqsq^eMf^bi.^rt^abiMnte.^pri^ 
ma. degli- Umbri Udoidsim fiav^pa^.^ouv ci U^e iperò di jvé^ 
dore^j <oma essa, pprima;:cbe..dj^linUmbri|^. fiosso, teoutatdft 
altriv y^erq è icbe. il Qfitt* JPiasqiiale : Amati {JMss^ sul CMw, 
Jfiili/fl pwiJM)^ e ^ppeod^ VU>^;4llii D^s. IIé!»ni/)JhiMi;one;)l 
sostenne che in Plinio si debba leggere Ravenria -Sapinof^m 
ofpidvmr e AQU Safrinorum:^ e che fer iia(ptiiiiaL ebbiado a 
rioonoscen^ i popoli ^ che. . fuoevami patrie day' jambmitt ibii 
chiamata Saputa^ Ja quale, .eome..essQ.Amati dioa^^pwAfry 
idfSSiyì prendeva il nome dal ^me Savioi, aveva per capitai 
U Sar^^dj e ne'^ tempi Etrmci. comprendeva, lutti i paeei idi 
Romagna^ dal giogo al mar». ^ e d^Àtiminoìfinc^ìal iénoi 
ne,* Per la quel cosa.i* primitivi Saveanati idi Pliniò,iud pan 
rer^ dello Amati 4 sarebbero gli stessi >|}mbn. Koii.al eoni:; 

• (myitkv Nat Libi HI. f. XX.'. l . Hfaveibiii SàUnètunt ì^ìdkiìA 
enm t\mne 9cdi$e % . . Nec proeul a meti t/mkrerwm Buìrium. * 



46^ 
trarìQ. ^^ostooÙHnp <4»e. EUoia abbia scritto realmenle ROòtnr 
na 5a6i9(onimy.psserv^Qdo;che:rabito 4lo|K> aggiunse Umbro- 
rum Butrtum. Perocché se egli avesse giudicato si runa che 
Tallra di quelle due città avere appartenuto egualmente agl| 
Udibrt Saf^mU ,; fm^ non nsaà^ una disUttilone biliUlef eà 
opposte laUa cluareaza'^ avmbbe dovuto dirle o amendae^'iA^ 
gli i/tnirtyrO;ailiiBd«e d$i SopiViif «omo queUe^cbe^ oeilonK 
do^.lo Amati ttiedotumo, avrabber fatto parte aHa.sliessa<'Ui^ 
bù • Ma poiché Plinio accompagnò il nome di quelle éttlb. 
con disttote speciali derlvaaoniy è a tenere che netta niente 
di Plinio 'queste -flMsero particolari* a dascona di esse,' ^ 
non icoiMini ad amendue : «• peroib' dicesse Umbroìrum. -Ai- 
iriumy iperetìè» credés^ 'ftittrio avere appartenute in origine 
agli J/mbri; e ^(mma Sabinormny perchè giudicasse qneML 
in origine dei Sabini 9 ossia di un popolo diverso ' e dlBtinla 
daga Umbri. D'altfondè la «ori^^Moe voluta dallo Àinati 
porterebbe una kicocione come sé uno dicesse lesena liiHè 
delia Chiéèai Riwìini ^Hàdi Bomagma^ la qnale, benAè 
vera^ ;saria pessima locnzione, come quella, che farla cre^ 
dare parfkxilare a dascuna dò^ che è comune ad amendàeC 
Fermo pertanto che ' te Pitelo si: tfHMa & lèggere colla le* 
don oomnoe BMehfUL Sakinbrum^ eoood te ^àeste vld^ 
nanie monoria di quattro popoli disttett;, Tessali, SabUy 
Siculi, e Libami? e tatti, sicèomie parèf anUsriori agli UMn* 
bri. A qnale di essi , nel fatto supposto , potrebbe RimiÉi 
appartenere? 

: Noi diciamo non appartenere ai LibumI, perdiè lo ates- 
so Plinio già disse ( JL. Ili; XVllL ), che de'lLibnmi a Mio 
tempo non restava in Italia -che t/ so/o IVunUo: ondenul- 
r altro aggiungendo su di essi, volgeremo le nostre riéerdie 
sui Siculi, i quali, secondo Dionisio d' Alicarnasso {Uh. h 
p. 7 ), dopo lunga guerra cogli Umbri, -passarono in Sici- 
lia i cui diedero il proprio Mome, drea un secolo prìnMi' della 
guerra di Troja^ che sarebbe quatito a dire 530 anni pH^ 
ma di Roma. Su questi pertanto giovi osservare , che seb- 
bene per la vidnanza dei loro possedimenti fra Rimini ed 
Ancona resti molto probabile che essi possano aver pene- 



47 
Irilo tmdtd qoa^ pure non ne abbiamo alcuna traociayohe 
èKQiiiaiti un tal fallo. Perooebè Plinio ove descriva la'MMt 
r agl i l e d*ltalia dice, che quella comprendeTa rUnUma'y 
1 1 Pmgn gattieo circa Arimno^aYj che la spiegfpa gMea 
eel $aprmmome di GaUia togata cominciùca da'Aneotiay^bB' 
fra» pmrie di ^ud iraiioy principalmente ragrò Palmenm!^' 
9 Prtiìmiauo ^ e P. Adriano*, fu tenuio dai Sittdi ^ a dai 
M u nn' , i quali fkrano cacciati dagli Vmbri^ e quesCi dagli 
UnoeU^ che aiinibnente dai Galli. Da che ci vien ìi»ni> 
fasto, fche se i Sicnll ed i Liburni tennero bensì buona: 
parte di questa spiaggiai fra Bimini ed Ancona, ma le sedi 
Isr principali furono ai di làdVAncona^ ossia PagroPre*; 
iBiaiio, i^ Adriano, ed 11 Palmense^ questa gran parte- deìh 
la stabilirsi più verso Ancona, anzi al di là^ di quello che 
leno Rimini ; e molto meno poi che Rimim alibia m coni-* 
pmdersi in essa. 

Che se ad Olrrteri è sembrato Pesaro appartenere ai Si- 
crii, noi non vorremo qui contrastargliele,. : avendone egli* 
fene altri indizj: ma non diremo al(tfettanto:di.Kimini,per^ 
die non pare die gli stessi indiaj per Biadni eguaianenle ce»*? 
carrtMi. Perocché quantunque sappiao^o toiissimoi che la 
dMsioiiè d' Italia data da Plinio non abbia redazione alcuna- 
ai lesBpi. di cui favelliamo, tiittmriaè da osservare cbe 
è entro il tratto designato da PlioiO| ossia nella sesia* 
I, la quale giungeva fino alla destra qHHida. del fiu^; 
me Onslufnttim, doè la; Gmcni ma Bimini è fuori di. essa; 
■è csitra in quel passò di. Plinio se non sempiicemeate 
q«al confine di queir agre gallico. Egualmente le vóci Me^ 
instrtffR, Pisotirtrm, possono pur derivare da lingua greca ^ 
sebbene alla origine greca de^ Siculi sia poi contraria V aulo- 
filà dello stesso Diom'sio d' Alifiaroasso, il quale benché gre- 
ee, e vago di trarre le origini italiche dalla Grecia, disse 
nendiraeno che i Siculi (regalando loro il nome di barbari ) 
derivavano dal Lazio (Lib. I. p.7). Ha Ariminunij CrttBtu- 
euiim, Aprusa^ Bulrium^ non sembrano derivar ccrtamen- 

(a) n testo di questo passo si ycgga io nota a pag. 34. 



18 
le. dalla lingua stessa 9 da cui ù possooo trarre JKélanriMiy 
Piiounm. Imperoochè JritMiitcm^, o Jn'mfium , sia vcn»' 
etrittca^ o umbra, aoziccbè greca, ne fa |iro¥a la aoiri- 
gUaate deiìOBiiiiazioD& di uu Re etrusco. E che toee etrosci, 
umbra, o sibilla, sia Crustumium lo pro^a il Bame di qte 
città sabina Cruslumeria^ (oraPo/otn&MV, o MarciUamo mì^ 
cUo ); e r altro di una città toscana Crusiumena^ dm eoi •»- 
oondo Pesto ( de verbor. ùgnific. ) prese il ,nome la rnmÉÉi 
trìbà CruMtumina. Umbre poi od etrosche possono gfudieani 
le Toci Affusa j antico nome del nostro flumieello Jiisay-Oi 
BìUrium^ luogo sulla Alfonsa • poca bingi da Sayig|iailo,'«M-s. 
pendosi che con qoest^ uKima '«ap^inito era appellata una; 
città' degli Umbri presso Ravenna;- come non ti parrà diaak 
gare una origine stessa alle voci Buériale^ e Budriohj 
onde sono denonioale varie fosse matrici^ che corrono -pel 
nostro contado. 

Non diremo poi nulla deUe monefè pesaresi , e rimtoest 
con leggenda gceea*^ dm T Olivieri adduce sulla fede dd 
GoMzìo a colivalidaFeil' tao argomento; perdiè è già noto,' 
che la moneta attribuita a Aimiai dal Goltzio * nulla ha dia 
fare con noi, ma appartiene ai popoli . della regione «d^Ar^ 
cadia. Oltreechè sarebbe, sempre* a dubitare, che tutti que- 
sti indizj di gredtà addotti' id favore di Pesaro non appar* 
tengano a tempi più bassi, e pndiabilmente drca al princH 
pio del lY secolo di 'Roma,' doè quando i Siracusani,: •ofr> 
traendosi alla tirannide -:. di Dionisfo, si ' portarono ad An- 
cona, la quale fu per ooomAira, al dir dd^MicaH ( V<rii IL 
72), Vidima dette Colonie SUenUke (a)c epoca nella qua- 
le Rimiai esisteva, e da lungo 4empo sicuramente. 

(a) Db im passo di Seilsee CarMdeiise', ehe dice: Poet' Daumi- 
toi €i( Umhrwum fems; in §ù ett Aneon uthiy v' h» chi lui ^edot* 
to ohe Ancona in ttmpo del §r^90. SeriUor§,. eioè a Umpa eké $U 
Umbri la popolavano , e iomiiuivano , m ehia$nava f «al di pretpUe, 
con la greca voee A*>xivV, come egli la delineò nel iuo Periplo. E 
veramente se l'Autore di qael Periplo fosse lo Scilace più antico, che 
visse nel secondo , nel terzo secolo di Roma , quel passo distrogge- 
rcbl)c la sentcnia del eh. Micali da noi sopra oddotta. Ma poicbè più 



49 
E pek* queste ragiooi neppure i Tessali ^ Greci anch' es- 
si ^d avrebbero lasciata alcuna traccia di se. Oltrecehè è 
iiMi dubbia cosa lo stabilire se essi fossero o no i fonda- 
tori di Ravenna; poiché Strabene, che solo ricorda ciò, non 
lo A per sicuro^ osando semplicemente il dictn^ Xiys'mt: 
laddove PUnio nostro nazionale asserisce in modo assoluto 
cbe JUvenna fu ciilà dei Sabini. Poi chi dopo le Opere 
dd XicaH , e del Mazzoldi , vorrà più credere alle greche 
derivanoDi? Essendo ornai troppo manifesto che il passag* 
té dei Greci in Italia 9 e la deduzione delle loro Colonie ^ 
non può ascendere ai tempi della guerra Trojana, come vol- 
iera Cut credere: e molto meno sta cbe i Pelasgbi d'Arcadia 
irò in Italia diciassette generazioni prima di quella 
Perocché, per usare le parole stesse del Micali, 
VoL II. e XIX, dotta certa deduzione di qtwUe Colonie 
le f%i$ raggìiardevoU di tutta la rimerà Italica , ù può a 
buona ragione affermare che niun rinomato stabilimento si 
fece dm Greci , se non dopo i tempi Trojani , e ne^ pri- 
mi due eecoU deW era Romana. Antioco {Strab. VI) non 
poiè in fanti addurre epoca piik lontana della venuta dei 
Greeilj ni del dominio loro neW Italia inferiore» Le Colo- 
nie ^ che ei dedussero in Sicilia ^ convengono con Vistessa 
eiàj e troppo bene confermano che precedefitemente i Gre- 
ci poco o nulla conobbero le nostre contrade. Me sembra 
credibile cbe innanzi ai tempi trojani si movessero dair Ar- 
cadia tante Colonie, senza che quella regione sì piccola si 
spopolasse; essendo notabile^ come osserva lo stesso Scrittore 
( p. 42), che gli Arcadi rappresentali come gli originali Pe- 
lasgkij ed i primi j che trasmigrarono in Italia, erano sì 
poco istruiti delle cose navali j che Omero disse di loro 
iiTéì S $<pi ^oLkdggta ìpya fiififiXei ( lliad. II. 614), che il 

ScUaci li conoscono ; e poiché Enrico Dodwcllo provò che lo Scilace 
Cariandense autore del Periplo, che abbiamo, fu contemporaneo di Po- 
libio, e quindi viasc nel sesto secolo di Roma, la sentenza del lodato 
Hieali, die fu quella pur del Cluverio (Ital. ant. II. Gap. Xf. pag. 730), 
regge senza eccezione. 

4 



50 
nostro Monti tradusse, di studj • marinareschi alP Arcade 
non cote. Per le quali cose noi sui Tessali ancora didamo 
che poco è da attendere a quanto sul conto loro dubbiosa- 
mente disse Strabone. 

Resterebbero adunque i Sabini, dai qnali, per concorde 
sentenza di Plinio e di Strabene, sappiamo che derivarono i 
Piceni (a); e de* quali, secondo Plinio, fu anche Ravenna. Se 
questi dal Piceno fossero giunti a Ravenna avrebbero posse- 
duto assai probabilmente questo agro nostro ancora; e polreb- 
bero averne lasciata una piccola traccia nella denominaiione 
del Aume Cruitumium. Però non si vuol nascondere dò, 
che Zenodoto presso Dionisio d'Alicamasso (Lib.2) d tnh 
mandò; che doè i Sabini derivassero dagli Umbri: onde 
essendo Umbri essi stessi, saremmo tornati là d^onde era- 
vamo partiti. Vero è, che al dir del Cluverio (Lib.2.c.4) 
scrisse forse questo il solo Zenodoto, mentre una tale deri- 
vazione de^ Sabini non è ricordata da alcun altro Scrittore: 
e mentre , aggiungeremo noi , pare che Plinio li distingua 
dagli Umbri assai bene, ove dice Umbrarum Buirium^ Sor 
venna Sabinorum 5 distinzione non dovuta quando Umbri e 
Sabini fossero stati un popolo medesimo. Ma noi non aven- 
do più chiari argomenti nulla oseremo di stabilire; e d ba- 
sterà k) avere primi gli Umbri fra quanti popoli (per fede 
di Scrittori sappiamo aver tenute queste, contrade. 



(a) Plinius, L. IH. 5. XVII. Quinta regio Piceni . . . Orti snmi 
a Sahinie. 

Strabo, L. V. dpfjnfyron S'i «x 'm ^ufilyttf ót lìtxfifmhoi. 



51 
X. Di varj oggetti d* antiekilà trovati neW agro nostro 



Q. 



'ni d sembra udire: se Rimini fu lungamente posseduta 
dagli Etruschi e dagli Umbri, un tal fatto dorrebbe Tenird 
attestato da copia di anticaglie, che ricordassero que^ popoli, 
sicoome avviene in tanti luoghi delF Umbria e dell^ Etruria. 
A ciò rispondiamo. Primo, che per essere questa dita 
la pìaoura, con colli e monti a non molta distanza, il suolo 
esBendoai alzato , e quindi V antico piano essendo rimasto a 
motta profondità, molto difficilmente oggi può venir fuori 
quanto cT antico v^ abbia sepolto; cosa, che alle dttà mon- 
Inose riesce tutto al contrario. Poi, che questa fin dagli 
aatkblssimi tempi è stata soggetta, molto più che le dttà 
nontooie, ad incursioni straniere, e quindi a danni infiniti, 
comindaiido fin dai tempi gallici; per cui sì fatte antiche 
cose più che altrove avran dovuto perire. In fine, che quan- 
do gli Umbri o f^ì Etruschi, operavano quegli oggetti, che 
a doviiia oggi si trovano ne^ luoghi , che essi continuarono 
a teaere^ era sicuramente finito il dominio lora su questa 
dttè^ venuta già prima in potestà de' Galli, e poi de'Bomani. 
Tuttavta egli non è afiatto sterile di si fatte scoperte il 
nostro terreno, possedendo questo Sig. Domenico Paulucci 
mfMe di simili anticaglie, come idoletti, fibule ec. trovate 
in gran parte nell'agro nostro; fra le quali, se il maggior 
numero apparisce dei tempi romani, ve n'ha però anche di 
quelle, die sembrano d'età più remota. E la statuetta di bron- 
zo alta poco più di un palmo, creduta immagine di un Lare, 
la quale fu trovata in Rimini nel 1742, e fu data dal Pas- 
seri nel suo ÀcheroniictAS pubblicato dal Gori ( lUtiseum E^ 
iruse. Toh III. Tav. XIII.), fu giudicata da esso Passeri 
opera appunto etrusca per la maniera del lavoro, che tutto 
pieno, e con le bracda fuse separatamente, come accusa la 
infanzia dell'arte, cosi fa prova della sua antichità. Potrem- 
mo aggiungere altre figure metalliche, che sono nel Museo 
del fu Antonio Bianchi; siccome quella alta metri 0, 21, 
diademata, e con ali elevate, rappresentante ^ a giudizio del 



52 
Bianchi stesso, un Giove irala^ che cala a piombo sulla ier* 
ra per operarvi qualche malanno: e quella di un milite si- 
milmente di bronzo, e della altezza medesima; e T altra 
alta metri 0, 07, giudicata pure da Bianchi un incanlaior 
di serpenti* Ma noi non conoscendo con certezza il luogo 
ove queste furono trovate , e potendo anche essere dei tesi- 
pi romani, non le porremo fra le cose nostre per assoluto, 
né fra le opere umbre od elrusche (a). Bensì ricorderemo 
un^ accetta di pietra durissima trovata qui presso, a Covi* 
gnano^ nel 1752, e pubblicata da Fianco nel T« XIII, ed. 
379 delle Novelle Firentine del Lami; la quale mostra di 
essere molto antica, come quella usata prima del ritrova- 
mento dei metalli, o almeno prima che Fuso di questi di- 
venisse comune. Con essa furoo trovate pure varie saetl* 
di pietra focaja, le quali dalla semplicità dei nostri villici- 
( che non è raro trovarne ) vengono credute pietre eeratmM, 
ossia scagliate dal fulmine • Senza altro dire poi di molte 
manaje ed accetle ritrovate pur esse fra noi, che sono nel 
Museo del detto Bianchi, le quali per essere di rameosi 
mostrano esse ancora antiche , siccome adoperate prima 
che il ferro fosse anche qui introdotto neiruso comune, 
laonde piacesse a Dio che fosse istituita una Commissione 
Archeologica, la quale si occupasse delia raccolta di si fatti 
c^getti, e tenesse dietro all^ acquisto di quelli, che frequen- 
temente vengono fuori, e vanno venduti per lo più in altri 
e lontani paesi. E se amore del patrio decoro così avesse 
potuto , o potesse , da indurre i particolari inventori o pos- 
sessori a porli in pubblico luogo, salva loro la proprietà, 
come vediamo operarsi in altre città dello Stato, anche noi 
potremmo gloriarci di un Museo di cose patrie non dispre^ 
gevole sicuramente. 



(a) Anche an* insegna militare di bronzo con lesta dì Centaoro , 
trovata nei nostri luoghi , e posseduta dal Bianchi , fu crednta opera 
umbra; ma il eh. Sig. Borghesi, che ne possiede altra simile, mi assi- 
curò , che amcnduc appartennero ad una legione romana. 



53 

XI. Nullità di più favolosi racconti 

AibUo soverchio per molti ( lo si vuol confessare ) egli è 
questo capitolo ) dappoiché qae' tanti trovati, che alcuni se- 
coli fa sì bene furono accolti , oggi , non che aver perduta 
meritamente ogni fede, muovono più presto alle risa qua- 
lonqoe sia per poco istrm'to. Nulladimeno perchè di quando 
in f(ii«ido v^ ha pur qualcuno, che con fastidio li riproduce , 
BOQ iarli nò senza scusa uè senza prò, se ci faremo a iur 
dKame brevemente la nullità. 

E prima si dica di quella sentenza, ond"" Ercole è dichia- 
ralo fondatore di Rimini. Or sappi che questa muove non 
da altra fonte che da un Frammento del Libro delle Origini 
di M. Porzio Catone datoci dal notissimo Annio da Viterbo , 
nel quale è detto: Rimino fondata dai compagni di Ercole^ 
da cui tiene il nome (a). E non ò meraviglia se il cav. 
Clementini nel suo Raccolto Storico della fondazione di 
Rimino pubblicato pel Simbeni nel 1617, preso da tale au- 
UiriCa, e da tutto che Annio aggiunse in quei Commenti, 
accettasse per buona la opinione di coloro, che dissero la 
voce Àriminum essere d'origine ebraica, o egizia, o caldea, 
e valere t7 leone numerò ; e se , giudicando che per Leone 
fosse indicato Io stesso Ercole, punto non dubitasse che 
queir Eroe, fatta qui rassegna de^suoi compagni, imponesse 
loro di fondare questa città. Fa meraviglia bensì, che dopo 



(a) .... Gallia Flaminia a Ravenna ad Àriminum a comitibus 
fferculi» eotiditum , a quo cognominatur , In altro Frammento datoci 
egualmente da Annio, ed attribuito a C. Sempronio, e ricordata la Gai- 
Uà Flaminia a Bononia ad Ruhieonem . Nota però che fra i tanti par- 
Ikolari nomi dati alla Gallia, ed alle varie parti di essa, non trovi mal 
B^ aolichi quelli di GalUa Flaminia, Gallia Aurelia, Galli a ^mi- 
lia^ osati in questi Frammenti. Nelle lapidi dei tempi imperiali sin- 
coDtraoo è vero Magistrati dati alla Flaminia , all' Umbria , al Piceno ec. 
ma se vi trovi Flaminia come nome di regione, non vi trovi però mai 
Gaiiim Flaminia. Perchè sempre più que' Frammenti appariscono opera 
di qualche impostore, che coafuse i tempi , i luoghi, ed i nomi. 



54 
aver soslenuto quello essere T Ercole egizio 9 anzicdiè il 
greco 9 scrivesse poi cosi franco a pag. 12, ciò essere av- 
venuto Panno 591* dopo il diluvio ^^ 120 prima della na-- 
scita di Mosèi 232 prima di Troja fondata da Dardanoi 
957 prima di Roma fondata ampliala da Romolo} 17S0 
prima della venuta del Figliuolo' di Dio in terra od inear^ 
narii'^ dopo la creazione del mondo 2247 secondo il com- 
puto degli Ebrei ^ 0.2845 secondo quello dei Settanta. 

Per nulla dire della impossibilità, che s^ incontra a vder 
fissare «poche precise nella caligine dei tempi, che si ap- 
pellano eroici, facendo noi piuttosto ragione al Frammento 
ricordato di sopra, diremo, che, data pure intera fede al 
Viterbiense sulla autenticità di quei Frammenti , ed avotili 
quindi pienamente per genuini, sarà poi allora che T ori- 
gine di questa città d apparirìi ignota anche allo stesso 
Catone, se le ebbe assegnato un fondator favoloso. Lo che 
se per una parte varrebbe a prova assai bella di remotis8i<* 
ma antichità, per T altra, anziochè offrir nulla di positivo, 
mostrerebbe T impossibilità di trovar più il punto del suo 
nascimento. Tih pecchi di arroganza o di irriverenza alPaiF 
torìtà di tanto Scrittore, se awiserem con Plutarco, die 
gli scritti di Catone erano abbondantemente odomaii di 
massime e di storie greche j e se osserveremo, che andie 
Yellejo Patercolo sulP origine di Nola, e di Capua^ non ac- 
cettò punto ciò, che ne avea detto Catone. 

E che si abbia a tener tutta favola ciò, che si narra 
di Ercole, basti P autorità di Livio, il quale mostrando la 
via , che tennero i Galli per venire in Italia la prima vol- 
ta, dice che le Alpi dovettero sembrar loro insuperabili ^ 
non avendole per alcuna via valicate (Jcun altro ^ di cui 
sia rimasta memoria^ toltone Ercole ^ se creder piaccia alle 
favole (a). Perchè se tanto disse Livio quando Ercole avea 
templi ed altari, che non potremo dir noi, i quali, per osar 
le parole del Micali ( T. I. p. 54 ), essendo venuti più tardi 

(a) Livius , Lib. V. 19. jélpes , . . . nisi ab Henvle , ii fahmiis 
eredere libet , superatai. 



€i troviamo in diritto di poter dire che la venuta di Ercole 
€ di Enea in Italia furono favole y eenza aver timore del' 
r Areopago j né del Collegio de^ Pontefici? 

Ciò basti sul conio di Ercole • Ma (errai meglio le risa 
al seoCire che là fondazione di Rimioi per allri si ripeta da 
Giano 9 creduto anche uno dei figli di Noè, al semplice ap- 
peso che molli vocaboli di fondi e di ville nel rimiiiese 
flniscoiio in iano^ siccome Verg^ianoj Camp ^i ano j Cornei- 
ianoj Flav'iano^ Gàler'-ianoy Savin-ianoy Mont-iano^ e 
il fatti? Perocché chi non sa tale desinenia essere effetto 
tutto proprio delP indole della lingua sì latina che volgare, 
la quale così fa escire parte dei nomi derivativi, come da 
Italia Italiano , da Crixto Cristioìw , da Agostino Agosti- 
niano j e sì di cento altri , nei quali il nome di Giano non 
entra al certo per nulla? Ove tratteremo delle Famiglie, 
che furono in questa Colonia ne' tempi romani , apparirà 
più die ad evidenza, che i piii dei vocaboli di tali fondi ven- 
gono dai nomi delle famiglie, che li possedettero, come ap- 
punto il Flaviano ^ il Galeriano^ il Faniano^ il Sabinianom 
e rimili ; notissime essendo nelle nostre lapidi le Genti Fla- 
rtOy GaUria^ Fania^ Sabiniana ec. le quali per essere anti* 
chissime e comunissime fra le romane, non è a dire che 
esse abbiano tratto quei loro nomi da questi fondi , come 
pretese un moderno , ma si bene che questi li abbiano ri- 
cevuti da esse dopo che ci furon venuti i Romani. 

Per ultimo fu chi attribuì pure la fondazione di Rimini 
agli Aborigeni , a quei popoli cioè avuti per primi e più anti- 
chi dMtalia, dai quali tutti gli allri si gloriavano di derivare: 
e fissò tal fatto air anno 485 avanti il principio di Roma (d). 
Ma il sempre lodato Micali già dimostrò ( Voi. 1. e. 1. ), che 



(a) Ciò si le^^e in una Tavola delineata a penna da Onofriu Gra- 
migDani ( opera del secolo passato ), la quale rapproscnta la pianta di 
questa Città, e si conserva nella Bìbl. (#ambaluii^.i : senza però che tic 
sia addotta la minima prova . Forse fu tolto in parte dai Moreri , il 
quale nel suo Dict. ìlitt, alla voce Rimini dice : ou asture qu* alla a 
èté bàlie 4S5 ans av.inl Rjme: e cuu qucllon assurv se l;i passa. 



56 
gli Aborigeni altri non sodo che gli stessi popoli ^ dd qoali 
abbiamo favellalo più sopra ^ considerati però in quelh Maio 
rozzo e barbaro di società ^ che coiti tuisce i primi gradi iM- 
la coltura umana: onde Virgilio^ alludendo ai primi abita* 
tori del Lazio ^ li fece derivare con poetica espremìme dai 
tronchi, e dalle guercie . Per la qual cosa soverchio è a di* 
re di loro ^ ai quali inoltre nel quinto secolo avanti Roma 
non avrebbe più convenuto il nome generico di Aborigeni , 
ma bensì quello più spedale o di Sabini ^ o di Umbri, o 
d'Etruschi. Poi non v^ ha documento alcuno^ che appoggi 
una sentenza cosi assoluta. 



XII. Deir antico nome di guesta città , 
e della sua Etimologia 

IJuanto fertile campo di bizzarre e curiose sentenze sia 
quello delle Etimologie , e come sterile sia poi di sodi e fe- 
lici argomenti alla scoperta del vero, che n^lle voci antidie 
è nascosto, apparirà di leggieri da quanto' siamo per dire. 
Già fu notato, come i Commentatori del Frammento Ca- 
toniano, ammesso die questa città Ano ab antico si deno- 
minasse Ariminum^ crederono racchiuso in questa voce alcun 
che relativo ad Ercole : e pescando per ciò nelle lingue e- 
braica , egizia , caldea , trassero die essa valga t7 Leone 
numerò ; volendo che ar signiflehi leone , e per leone sia 
inteso Ercole i e che iminim suoni numerare in fretta. Al- 
tri invece avendo ricorso alla lingua greca la derivarono da 
A'p^, Marte j e da ìfjLevat^ esse, come scrisse il Lanzi (Sag. 
di Ling. Etr. T. 3. p. 645 ); o da Aris e meno^ come diver* 
samenie presso il Clementini; e vi trassero il significato di 
stanza di Marte. Etimologie confortate poi dal culto, che gli 
Arimìnesi prestarono ad Ercole e a Marte. Né mancò chi 
la traesse ancora dalle greche vocij alio scrivere del Clemen- 
tini, ARl^ e IIYMyÈOSj le quali pajono significare, al di- 
re di lui , presia e celere laude degli Dei. 



57 
Ma Feste coq ^ù autorità scrisse, che Aimisia è delia 
-dal nome del vicino fiume (a). Onde Solino aggiunse (Me- 
fnorabilia) the coloro^ i quedi traggono P etimologia del 
nome ( Ariminurti ) o dal Leone y o da. Ercole^ o da Mar-^ 
tej seguono i sogni di Annio. Sentenza , che ben volenUe- 
ri accettiamo; sebbene ci porti a domandare poi 9 d^onde 
Ma venuto al fiume un tal nome, e che che esso valga 
"Bella lingua da cui derivò^ Lo che in cerca di essa etimo- 
logia da capo ci ricondncfr. 

Or qui appunto ripetendo ciò, che altrove abbiam toc- 
cato più volte , diciamo che la voce Ariminum come non 
appartenne alla lingua dei Romani, cosi neppure a quella 
'dei Greci , nò a quella degli Ebrei ; ma sì bene fu voce 
rambra, etnisca, sabina. Che anzi la vera antichissima 
''appellazione di questa città fu Arimnus y o Arimnum , alla 
^naniera d^ altre antiche voci de** nostri popoli, VertumnuS'^ 
Picumnus , Clitumnus ec. Di che se forte indizio ci verreb- 
-be nel nome del noto Arìmno Be etrusco, prova più che si- 
cura d viene dalla epigrafe ARIMN , che ci offre V antica 
nostra moneta ; la quale ci prova insieme che questa città 
continuò a dirsi così fattamente per qualche tempo anche sot- 
to i Romani. Per la qual cosa il significato di questa voce 
-non dovrà cercarsi che nelle lingue degli antichi popoli, i 
jprimi, che abitarono queste contrade. Se non che di esse Un- 
«gue poco più sapendosene oggi , dopo tanti stndj , che 1^ al- 
*fabeto, non dovremo vergognarci di dire che T etimologia ve^ 
Ta della voce ilrmnum ci sia ignota; essendo motto migliore 
leonfessare la ignoranza nostra, la quale in questo non è 
^-eertamente colpevole ^ di quello die far luogo a tante etimo- 
logie , quante sono le lingue, dalle quali a talento può trarsi 
AD qualche significato. 

Vero è, die v^ha pur molti, i quali sostennero che Ti- 
4i[oma etrusco derivi esso stesso dal greco; e per ciò con vod 
greche si fecero a interpretarle. Ma quanto sia fallace un tale 

(a) Festus. De Verb. sign. f. Aritninum a nomine flumìnis pro- 
pìnqui ttt divtum. 



58 

sistema, già fa mostrato pur dal Micali nel T. IH. e. XIII 
ove dopo avere indicale le dilBcoKk, che opposero i dotti di 
immediata provenienza delP alfabeto etrusco dal greco, m 
prosegue « Dionisio tutto intento a provare quel suo foadi- 
mental sistema delle origini Italo -Greche, e per certo» 
glio di noi informato d*un idioma non ancora spento, » 
seri che gli Etruschi non erano a verun altro popolo » 
migliantij né in costumi^ né in lingua^ lo che aicoram» 
te non avrebbe detto, se trovata vi avesse qualche afltafi 
col greco idioma. Si scrivono ciò nondimeno laboriosi tri- 
lati per insinuare quella tesi moderna, che Tantica favdh 
d^ Italia altro non è se non un idioma guasto dal gre») 
mentre con egual fastidio s^ atTaticano altri a dimoslr^re h 
sua provenienza da più lontane regioni . • • Quando si kf* 
gè in Polibio che tanta era la differenza tra T antica lingM 
de^ Aomani, e quella de^ tempi suoi, che i ptu bravi éfft 
ne co$e appena vi sapevano con tutta Patienzion» te 
ravvisare , non possiamo trattenerci dall' ammirare la 
curta di coloro , che quai nuovi Edipi stimano poter 
decifrare ». 

Ma concesso pure che gU Etruschi, per la comunicaziQM 
co^ Greci passati in Italia , abbiano ricevute nella lor lingn 
pili voci greche , non altrimenti che molte ne ricevettero po- 
scia i Romani; ciò non ostante diciam noi che la voce Arim' 
num non si ha nò da lingua greca dedurre, né con iingoi 
greca Spiegare. E la ragione ò, perchò pare, secondo tolti 
probabilità , che Rimino già fosse molto prima del passaggit 
dei Greci in Italia: motivo per cui non è a credere che gi 
Etruschi, o gli Umbri, o i Sabini, allorché così appellanm 
questo Oume, o questa città, avessero per anco appresi i om^ 
di greci nella lor lingua; la quale, al dire dello stesso Micai, 
4 era sicuramente formata, e poteva dirsi favella particolare 
< d' Etruria , innanzi che V Italia avesse avuta alcuna certi 
« comunicazione con la Grecia e le sue Colonie ». Lo che 
detto particolarmente sulla lingua etrusca tanto più vale per 
quella degli Umbri e dei Sabini, che furono anche più anti- 
chi. Si aggiunga, che queste nostre terre essendo assai km* 



59 
da quella parte d^ Italia y ove primamente si stanziarono 
• Greci 9 saranno state altresì le ultime ad apprendere le gre- 
tte rnanme, e ad alterare la primitiva lor lingua. E forse 
h prìma comunicazione dei nostri coi Greci non fu che in 
seguito della Colonia' condotta dai Siracusani ad Ancona nei 
quarto Secolo di Roma; tempo, in cui Bimini esisteva, e da 
■otti anni sicuramente. 

CIÒ posto, non senza apparenza di fondamento per av- 
v»tiira potrebbe. a qualcuno venire la etimologia della no- 
lÉrm Arimnum cbe si legge a pag • 34 della Operetta stampa- 
fa a Forlì nel 1831 col titolo Dette, Origini Romagnuolei 
m A provasse cbe essa d derivi dalla voce Arimi ( forse 
di i4nmtis), colla quale si vuole cbe gli Etruschi 
ero le Scimmie • Perocché altri dei nostri antichi po- 
si domandarono dal nome di quegli animali, che nelle 
di quelle loro Colonie prendevano per guida; sic- 
i Piceni si vogliono detti dal Pico , e gli Irpini daK 
Firpo ^ ossia dal lupo talmente appellato, secondo Festo, 
■dia lingua dei Sanniti. Ma egli è solo Strabone, il quale 
nel Lib. XIU, adducendo le varie opinioni, che correvano 
sogli Arimi y popoli da alcuni creduti della Lidia, da altri 
ddla Misia, e da altri della Siria, aggiunse: alcuni dicono 
wuara che le Scimmie presso i Tirreni si chiamino Ari" 
wdj dpiiicvg. Ove è da osservare che Strabone dice questo 
doUiiosamente; e che la pretesa derivazione dei Tirreni dalla 
Lidia viene smentita da Dionisio d^ Alicamasso, e dal silenzio 
deOo stesso Xanto di Lidia (Micali Lib. I. cap. X. p. 106 ). 
Fui 9 se dalPirpo la città degli Irpini scappellò HirpuSy ed 
Hòrpini si dimandarono gli abitatori di essa, per analogia 
pire che a questa nostra da Arimo avesse dovuto venire II 
nome di ArimuSy e quello di Arimìni agli abitatori. In line 
tra i simboli propri del luogo impressi nel nostro Aes grave 
vedi improntato tutf* altro che scimmie: lo che in quella scrit- 
tara simbolica non si sarebbe onunesso di fare, se con un se- 
gno solo si fosse potuto esprimere il nome delia città. Ma senti 
eoo quale prova i\4utore di quella Operetta conforta la nuova 
e bìziarra sentenza. « Cbe altro suona, egli dice , la centra- 



(»0 
« da di questa città detta dei Simuli, diminutivo di Scimmia, 
« se noo che ii primi suoi abitatori erano di faoda scbiaocilh. 
« ta ? » Quii tolta fondo iempeni a BISD? Ognuno sa die 
il nome di questa contrada è recentissimo , preso da una Fa- 
miglia appellata de' 5t'nio/t , e del Simòlo , che fu ascritta al 
Consiglio di Rimìni nel 1509 ( Glementini ; de' Magistrati^ 
p. 34 ) , a quel mode che altre strade presero i nomi d^i 
strada Martinelli , strada Brìmelli ec da quelle Famiglie pift% 
cospicue cioè, che qualche secolo fa le abitavano. Laonde Bflli 
ripetiam francamente che il significato di questa voce resti» ^ 
ci del tutto ignoto; mentre aggiungeremo, che come è'prolMPi 
bile sia stato imposto il nome prima al fiume che alla cittìi| i 
cosi è anche probabile, che questa voce nasconda una oceoBii 
indicazione di qualche caratteristica propria di esso. Né finali 
mente diremo impossibile cbe tal nome alla città , od al 0ntv 
me, sia venuto da quello di qualche Re o Capitano M^ 
nostri antichi popoli, siccome a creder dò Pausania ci presta 
pur qualche argomento 5 ma nel tempo stesso diremo dà' 
nulla si può asserir con certezza, perdio di qne^ popoli eod 
è ignota la storia , come ne è ignota la lingua. 



Chi fosse, vago di più curiose etimologie sui nomi antichi dei na- 
stri fìumi può vedere la Dissertazione seconda di Pasquale Amali fui 
Rithifone^ p. 59 e 195: ma non invidieremo già coi quelle interpre- 
tuzioui saper potessero buone. 



GÌ 
CONCLUSIONE 



^he M dopo d'essenH iw volti fra tante tenebre qualcuno 
é chiederà 9 che cosa da tutto che s"* è fin qui discorso ci sia 
■nroiato di stabilire; noi risponderemo, che se nulla di certo 
akbiamo trovato sulla fondazione di questa città , perche la 
hBgbezza de^ secoli ne ha cancellata o^i traccia ( argomento 
C femotissima antichità e forse il migliore , che si possa re- 
inoanzi)) questo però abbiam conosciuto di positivo, che 
UGO fo opera dei Romani; perchè avanti che questi acqui- 
le nostre terre, e qua deducessero la loro Colonia, 
era già stata principale città dei Galli Senoni , i quali 
d eran venuti già fin dal quarto secolo di Roma. Che nem- 
fu opera dei Galli ; perchè più indizj concorrono a pro- 
I , che prima della venuta loro fosse signoreggiata dagli 
Etruschi. Finalmente, che non pare opera neppure di que- 
fti, perchè, per autorità di antico Scrittore non contraddetta 
ia alcuno, fu colonia degli Umbri, i quali furono anche piìi 
aitichi. Laonde sebbene le vicende di que^ primi popoli piii 
potenti d'Italia non ci siano ben manifeste, perchè questo-bel 
paese -ch^apennin parte, e'I mar circonda, e Talpi-fu temi- 
lo da molti , la cui Storia può dirsi non essere nota se non 
per le guerre, che ebbero poi coi Romani; tuttavia senza 
aver ricorso alle favole, solo ammesso che gli Umbri fossero 
in possesso di Rimini fin dai tempi anteriori alla loro caduta 
come Strabone ci dà motivo a tenere, questo più ch'altro 
può aversi per vero, che la fondazione di questa città rimonti 
a qualche secolo per lo meno innanzi quella comunemente ri- 
cevuta di Roma. Lo che tanto più parrà vero a chi pon^a 
Mente alla bontà del luogo: perocché qui . è fertile pianura 
tiglìata da buoni fiumi così utili alle comodità della vita ; 
foi colli , che per quanto si voglia credere cambiata oggi la 
(aoda loro , non possono però essere mai stati , se non amoni 



62 
e piacevoli ; qui è mare , da cui pesca e commercio ; qui 
dolce e saluberrimo Paere; qui in somma quanto si può de- 
siderare non solo a vivere , ma a viver bene e felicemente, 
ci è offerto dalla natura . Ond' è che quei primi , i quali 
vennero a popolar queste terre , d^onde si voglia e quando 
si fosse^ cacciatori 9 pescatori , pastori , od agricoli, non 
dovettero trascurar lungo tempo una posizione sì vantaggio- 
sa e felice. 




MEMORIE STORICHE 

2)1 laa Stasa 



INTRODUZIONE 



uè poco o nulla ci venne per le antiche Storie sulla re- 
mota orìgine di questa città, e sulle vicende de^suoi primi 
«mi, pareva però die sulla deduzione della Colonia, qua 
spedita dai Romani, ben più intere memorie dovesserci ri- 
manere nelle opere di que* tanti, che scrissero di quel po- 
polo si celebrato. Ma avviene qui pure che la perdita di 
molte Storie di quegli antichi, non meno che di tante parti 
in quelle stesse , che ci son pervenute , fra cui la Decade 
seconda di T. Livio, ci lasci nella ignoranza delle cose prin- 
cipali, che accompagnarono, e che seguirono quel fatto, 
e d costringa per conseguenza a parlare sul più di esse 
ancora non altrimenti che per congetture . Imperocché oltre 
all'aver Tanno, in cui la Colonia ci fu dedotta, e conosce- 
re la predsa cagione, per la quale ci fu mandata, vor- 
remmo sapere ancora di quanti uomini essa fosse composta: 
da quali e da quanti personaggi, e con quai leggi, dedotta: 
quale condizione le fosse data, se di Colonia Latina, o 
se di Colonia Romana; differenza notabilissima : quale fosse 
in quegli anni la Città: quale in fine e quanta la estensio- 
ne deiragro o territorio assegnatole. Cose tutte, sulle quali 
per le surriferite cagioni, poco o nulla, con sicurezza 
può dirsi. 

Ciò non pertanto farem principio a questa seconda parte 
col trattare di esse in varj, e distinti Capi, e col cercare 
quel meglio, che se ne possa tenere. Indi a guisa d^ Annali 
seguiranno quelle memorie quante possono toccare questa 
Colonia fino al principio delP Era Cristiana, e quante ci sono 
offerte da Scrittori autorevoli , o da monumenti sicuri . La 
prolissità però non istanchi, o Lettore, la tua pazienza. 



67 

I. 1 Rahani mamlano a Rimim una Colonia: per quai motivi 

Ij da chi condotta: di quanti composta: con quai Leggi: 
I e di quai nome* 

f 
r t 



Anni di Roma 486 : avanti G. C. S68 



¥ 



u già detto^ appressa P autorità di Vetlejo Patercob, che 
T Bomaul mandaroDo a Rìnjìui una Colonia nel CoQsolato 
di FuUia Sempronio Sofoj e di Appio Claudio figliuolo del 
cieco ; che h quanto a dire oell' anao di Roma 48(> ; ossia 
268 anni circa innanzi al cominciare delP Era Cristiana (a)* 

La cagione, per la quale fu mandata questa Colonia, 
febbene 'ia oiuno Storico indicata, è facile ad immaginare; 
sitùà** hàu da credere che i Romani con tal mezzo pensassero 
M eonrermarsi vie meglio nel possesso delle terre, che furono 
deVSeooDÌ; ripopolare quest'agro; e farsi scala a nuove con* 
quiste sui Boii, e sugli Umbri, contro i quali ultimi infatti, co- 
me vedremo, non tardarono che diie anni a portare le armi. 

Motte cose ordinariamente i Romani solevano premet- 
tere alla deduzione delle Colonie, e prescritte solennità cele- 
bravano , come In tutti che trattano di sì fatte materie si 
|Kib vedere* Ma per dire di ciii, che più importa, comincia- 
vano dal fare nua Legge , che dicevano agraria , la quale 
composta dì più capi stabiliva , prima quanti Coloni dedur- 
re, e quali, cioè se Cittadini Romani, o se Latini^ d^onde 
il nome, e il dritto di Colonia Romana^ o Latina: poi quan- 
to terreno loro assegnare ; e conseguentemente quali tributi 
in uomini ed in denari prescrivere. Indi eleggevano più uo- 
mini distinti, talora tre, talora dieci, e qualche volta anche 
tenti, ai quali era commessa la cura della deduzione; la ef- 
fettiva esecuzione cioè di quella Legge , e V interno ordina- 
mento della nuova Colonia. Fra questi uno fatto Capii o 
Coadottiera portava il vessillo: e con esso i Collega in com- 



(4») Clementini dice cha Sempronio lieto dell' acquisto di questa 
cilta venne a vederla* Ma niuna prova n*ha], né da lui, ne ila uttH' 
Forse confuse qiic&to Seuiprunio can L'dtro venutoci nel 556, 





68 

pagnia di Ponteiki, d'Auguri, d'ArehìletU, di Scritlol^i, e^ 
tT Artelki ^ precedevano le schiere del P(^olo^ che iii bella 
ordinanza veniva lor dietro; liu che giunti ove la Colonia avea 
a fermarsi, faUi sagriiizj e presi gli auspicii , la cilta tutta 
e r agro coli' aratro circoscrivevano : rito 5 che per legge 
ordinaria rendeva illecito altra Colonia dedurre, ove una fos- 
se così stabilita, lìnalmente, formati gli ordini dei cittadini, 
e partite le terre, a ciascuno la sua porzione assediavano. 
Di tutte queste cose però, che si saranno operate sicu- 
ramente nella deduzione della Colonia nostra, niiin ricordo 
particolare ci è venuto per alcuno antico Scrittore. Lo che 
non di rem lieve danno , perchè ci lascia in perfetta ignoranza 
e sulla quantità del terreno assegnato, e sui tributi prescritti, 
e pili sulla condizione, e sul numero dì coloro, elle ci pas- 
sarono , BOP .che sul Personaggi , che alla medesima furono 
preposti. Perocché i nomi di coloro che condussero questa 
Colonia non ci furono trasmessi da alcuno; a meno della la- 
pide rì|K>rtata dal Clementinì a p, 30, la quale trovata, sic* 
come egli dice, nei fondamenti di antico muro urbano, 
versa T antica Cattedrale, dìiHiva : 



Lw asàponhs bokvs ci vis DEDVXIT 

COLONIAM ARIMIKVM 



Ha quale conto si abbia a fare dì tale iscrizione lo dichi^i- 
rù già il eh, Olivieri nelle sue 3Iemoriv di Gmdiìvaj dicendo 
,. clie il Clementiui questo bonariamaite mgnùi sebbene eglf 
piuttosto fu ingannata lia altri ^ sapendo noi che Li iscrizione 
stessa è anclie nel niss. del Bovio, il quale scriveva nel 1543, 
Ma con più autorità ancora 11 dolMsKimo Borghesi in una sua 
preziosissima delli 9 Settembre 1844, dopu aver risposta alle 
poche cose addotte dal P. Fiori a difesa di questa lapide, 
concbiude col dirci, che essa mcriia un distintissimo pùf^io 
fra le apocrife , Onde ripetiamc» senza timor d' ingannarci , 
che il numero ed i nomi di coloro, che condussero questa 
Colonia, ci restano aifatto ignoti. 

Ne diversamente avviene del numero di quelli , cbe fu- 





m 

m dedotti; sebbene il ClemeoUui ( Appi^udiec alla Pdrte II.) 
itida k opioùmi de' suoi 0mm dica ; cAi scrwe quindici, 
il r€Utif ehi piti tli venticinque fnila parsone. Ni>la [*eri>, 
che il maggior numera del dedotU nelle Colonie mandate dai 
Romani tu qye' (empi fu quello di set mila uomini, m ne 
eccettui Venosa, ove si vuole die ascendesse a venti mila: 
numero questo, su cui fion mossi fortissimi dubbj . ( Vcggasi 
il Ruperto, p, 13;J), Tultavfa osservalo di quanta impor- 
tanza fosse questo luogo ^ fronUcTa immediata contro i tur- 
bolentissimi Galli , non avremo diflicoKà di ammettere ciie 
fitiltro, o sei mila uomini, buoni soldati, ci venissero al- 
lora. Ai quali ammesso pure si accompagnasse una qualche 
mano di servi , e iu appresso anclie qualche altra di dnn- 
nc, perchè alla deduzione delle Colonie si aggiungeva pure 
altro motiio^ (juello cioè stirpici aufjendae {e i nostri veni- 
vano in terre allora falte vuote d' abitatori ), non ci parrà 
luntaoo dal vero se crederemo venissero sei in otto od an- 
che dieci mila persone* Ma nulla vorrem dire di positivo-, 
tanto più elio ti Ruperfo fa osservare ( p, 42 , 43 ) che pri- 
ma della Seconda guerra Punica si parla sempre di codoni 
■ dedotti, e non mai di famiglie, 

^k E come per le stesse ragioni ignoriamo la misura , clie 
^Bregolò la divisione delle terre fra i nostri Coloni; così ìgno- 
V riamo la condizione di essi, se Boniani cioè fossero o se La- 
tini: consogueu E eniente ignoriamo ancora se questa fosse Co- 
kmìa Latina, o Colonia Romana. Vero è pure che il Sigouìo 
da un passo di Cicerone nell' orazione prò Caecinay in cui 
secondo la lezion comime sarebbero nominali i Riminesì, ere* 
de dì stabilire, che questa avesse goduto del gius Quìritario, 
e quindi fosse Colonia Romana: nel che fu seguito cieca men- 
k da quelli tutti, che di essa poi favellarono. Ma è altresì 
vero, che quel passo di Cicerone non ci appartiene per nul- 
hi; che ivi e a leggere non ARIMINENSES, ma INTER- 
AMNENSES (a). Tale notizia è dovuta alla moltissima dot- 



(d) It luDuo «il Cicerone secondo la hzlùn comune ilice: Sulla ip9e 
àtm tuUt d* civitaUt ul nttn msMerii iorttm ( Volate rrano rum ) ncxa 




A 




0,- 



ed aUa cortesia somma del Signor Conte BarColomeo 
Borghesi^ il quale richiesto di spiegazione su di un ponto, che 
prescDtava troppe dlflìcoltà, e per le quali era già nato io me 
pure il sospetto fosse in quel passo alcun guasto, così mi scri- 
veva dd s. Marino li 17 del 1842 « Venendo ora al passo eosì 
« dìiTìcIle deir Orazione prQ Caecina mt sono procurato i più 

* recenti Commentatori di Tu ilio, ed ho osservalo con sorpre- 

< sa, che lutti hanno saltato, come suol dirsi, il fosso, com- 
« pre^o ti dilfgentissimu Garattonl. Ho dunque dovuto esami- 

* nare la questione da me, e il risultato n' è stato che le do- 
ti dici Colonie di M. Livio immaginate dai Manuzio Don hanno 
« mai esistito se non che nella sua fantasia. È vero che se- 
ti coodo Plutarco nella vita di C. Gracco, e secondo Appiano, 
ti BeU Civ. L 1^ e, 23, M. Druso il padre, per intiepidire 

* favor popolare verso C. Gracco, d'accordo col Senato fi 
i autore di una Legge nel 632, in forza di cui si dovevano 
i dedurre dodici Colonie con tre mila cittadini per cadauna: 

ti ma è vero altresì per attestato dello stesso Appiano, e. 38, ■ 
« che non se ne fece poi nulla, onde il figlio Druso rinavò 

< questa medesima legge nel 663, ma senza esito migliore, 

< perchè ucciso poco dopo nel sua tribunato della plebe, Il 
ti Console Filippo abrogò tutte le sue leggi sotto il pretesto 
i che fossero state portate contro gli auspicj, come apparisce 
4 da Asconìo nella Corneliana, e da più luoghi di Cicerone, 
i Come adunque le dodici Colonie, così pure i vantali loro 

* privilegi debbono essere un sogno, e realmente tra le Ci> 

< Ionie non sì conosce sotto la Repubblica altra ditTerenza 

* se non se quella , che nasce dal diverso jus de^ Quiriti , 

* o dei Latini, che fu loro attribuito. Ma è poi vero real-. 



(tiquc hatrcditates; fabei enifn eodt^m jurc tue ^ quù fuerint jÉrimi^, 
ntnte$, quot quts ignorai duodcchn toloniarum fuhn, tt a P^^ 
I^amaìw haisrcditatps etipere pciutsit!? Finché si lesse Arinttn(;n$t^M 
noa ^i potè supporre che le dodici Colonie ivi memorate fossero quel- 
Ir, che sì erano ribellate nella guerra Annibalica; essendo slata Rìminì 
invece fra lo dicioUo fedclL Qmodt non è a dire quanti so^i si sien^j 
fatti poi da chi pretese Irovarne altre dodici, che avessero un tale 
$im laro portieolare . 



I 





71 
mente che neir Orazione prò Cmcina si parli di^ no pri- 
vilegio 7 Tutt' altro ^ «e in, essa si: tnAtd : di; uaa Colonia 
col Jms de' Quiriti, spedalmente dofM) che il Ruperto nel- 
la Dissertazione premiata nel 1810 dall' Accademia di Ar- 
cheologia di Roma lia mostrato contro il Manuzio, ed ai- 
tri , che i dedotti in tali Colonie conservavano lotti i loro 
diritti di cittadini Romani. Invece adunque di un privjle- 
gk^ aarà una pena inoorsa da questa Colonia^ se di tutti 
i suoi diritti dt dttadinanza piii non conservava che quello 
di adire le erediti. Ed una pena è fai fatti supposta dal 
paragone, che ne fa Tullio. coi Volterrani, che erano^ an- 
dicessi stati. spogliati da Siila dei loro diritti di cittadini. 
Ora non abbiamo alcan indizio, che .la città di Rimiai 
siasi giammai meritata una tale disgrazia. Si dirà che pw> 
averia incorsa per aver seguita la parte di Mario, ra- 
gione per cui* fu saoeheggiatadalP esercito di Siila, quan- 
do la occupò per tradimento di AUbinovano ( In Vérrem 
Agì. il Uh. 1. e. 14 )• Ma se dò fossey i Riminosi sareb- 
liero nella stessa oondiaioBe dei Yoltehrani^ né ptii lon> 
converrebbero i due passati /timn^, e potuist$. Non 
scorgendo adunque se non che difficoltà dà totle le parti, 
io comindava meco atesso a dubitare di una scorrezione 
nel testo, quando opportunamente imi è* giunta ¥ illustra- 
zione ' deir istrumenlo di donazione di T. Flavio Sintrofo 
inviatami dal eh.. Autore Dottore. Huschke Professore del- 
r Università di Breslavia . Nella penultima pagina egli vi 
ripete la sua opinione, che in questo luogo invece di Ari" 
mimMés debba leggersi Inieramnen»e$^ riportandosi a ciò, 
che su questo punto ha scritto ampiamente nelP altra sua 
opera 4e Servii Tullii regia ìmUiuUìj p. 572, che io non 
ho veduta. Non conosco adunque le predse ragioni, su 
cui si fonda, ma è certo che ognuno in tal modo inten^ 
de subito il quii ignorai duodecim Colomarum fuisse y 
notissimo essendo che Terni fu appunto una delle dodi- 
d Colonie , che rifiutarono di militare contro Annibale . 
L^ Huschke non ritorna su questo argomento se non per 
rispondere air obbiezione , che i Ternani si dissero INXE- 



72 

RAMNATES, e per mostrare die si chiamarono agliai- | 
mente INTER AMNENSES , adducendo in ma difesa una « 
iscrizione del Ifaflfei, oltre la quale, se gN fkceese mestieri 
potrei suggerirgliene alcun' altra. Prot>abiliflsima i fMii la . 
causa delia corruzione di questo passo, che esM deriva i 
dal raddoppiato concorso della stessa sillaba INT nelle •Aie { 
contigue parole FVERINT INTERAMNENSESf una delle , 
quali essendo stata ommessa dal menaqte avrà prodotto 
FYERINT BRAMNENSES, parola senza significalo, ebe 
Sisara poi voluto correggere ARIMIMENSES. Del re- 
sto è cosi malmenata tutta la finale dell'orazione prò 
Caedna da non aver ribrezzo di portarvi la mano medka, 
quando possa farsi con- fondamento. Condiiudo colf aderire 
pienamente alla correrfone del Professore Haschke, o col 
compiacermi die abbm tratto cosi lei come me da un gine- 
prajo, da cui non vedovasi realmente la via di uscire ». 
Perchè mancati cosi ad un tratto i fondamenti della ipo- 
tesi Sigoniana^' né presentandosi altri documenti, i qaali d 
porgano luce mig^iohe , dobbiamo confessare die d resta 
pur anco ignoto quale 4roadBÌone politica data fosse ìb orì- 
ginea quésta Colonia. '.' 

Bensì notereilio cho in questi anni, in cui dai Romani 
fu acquistato ancbe il Picena, al Piceno appunto sembra 
venisse unito Pagro, che fu de^ Senoni. GiÒ si deduce dal- 
r essere stato ailora esteso il nome di Piceno anche a que- 
sto agro gallico, come ne fa testimonianza Polibio, Lib. II, 
ove dice che M. Lèpido pubblicò una legge, (nel 52S) per 
la quale si dovea dividere fra i soldati quella regiane di 
(ialHa chiamata Pieetio^ da cui erano si^ti eepyln % Seno- 
ni (a). Onde con buona ragione, e con pari* autorità, TAb- 
breviatore di Livio scrisse, come abbiamo veduto (Parte 1. 
p. 11.) Vinti i Piceni^ fu data la pace. Furono condotte 
Colonie a Ritnini nel Piceno y a Benevento nel Sanmo. 



(a) Polib. Hisl. Lib. TI. 21 ... . rilv TltìttrrlrtrP rpofótyofmfqfiirnr 
vous r<t\oÌT0tf. Vcéi «nèhc QoluiucUa; De re ruit. Lib. III. Cup. Ili. 



73 

II. Quah foi$e la Città prima della tenuta della Colonia 
d»* Romani} e qtiali cose quéiii vi operaesero 



Y Mo che d» avreiuie «alle dita dei Senoni nella guerfa 
tàSBem operata daDolabella nel 471 di Roma, le quali furono 
ivharanenle arse, e taUa questa regione fa resa inabitabi- 
te 9 eome fu detto nella prima parte di questi scritti, non 
dovremo qui domandare quale fosse Rimini alla venuta della 
CMonia de^ Romani: cbè essa pure (a meno che non fosse 
demi poco risorta per opera de^ vicini, che calati dai monti 
avessero tentato di prendervi stanza ) dovea giacere sotto le 
proprie niiM'. Potremo bensì domandare quale fosse stata 
priflui di qoeHa ealamith; e cbe che vi operassero poi i Ro- 
mani. Ma a si fatta domanda ancora non abbiamo con che 
soddisfare, quando dir non si voglia col Glementini, die il 
rednto murato della città fosse più ristretto dei presente , 
ma estesissimi poi i Rorghi, dei' 4uali egli deriva r orìgine 
dagli Umbri, è così M descrive ( Voi. L p. 23) < 11 primo 
( Borgo ) chiamato orientale si congiungeva col fiume Au- 
sa, e quasi con la Porta detla ciUh, e terminava, come 
dicevano ad tertium ktpid€m^\ ( ossia, come abché oggidì 
si dice, al terzo). L* altro unito alla Porta meridiana col 
nome A essa, e poi di S; Donato .:. . . giungeva ad prù 
mum lapidem , ove di freséntè h la Chiesa del SS. Cro- 
dfisso, e Cappella di S. Andrea del Gattolo... Il terzo. 
Borgo di non molta grandezza, edificato m mezzo q que- 
sti poco distante dal fiume suddetto, r addiikiandarono 
Borgo di mezzo, col tempo di S. Spirito dalla Chiesa e 
^ledale quivi erètto ^ Il quarto ed ultimo Borgo occidentale, 
dopo da Ottaviano Augusto ristorato, e cliiamato Gallico, 
il quale principiando dai Tempio dedicato al Genio de^ Ri- 
minosi, che ora giace sotto le mine della demolita Chio^ 
sa di S. Pietro, e sotto i fondamenti della presente di S. 
GiuKano, si distendeva per un miglio trapassando di poco 
ov' è la Chiesa di S. Maria Maddalena , volgarmente le 
Celle ». Tutto questo il Clomentini senza addurre alcuna 



74 

prova; ove anzi è a aotare che i vocaboli od /^rtmum^ frfl 
ierlium lapidemy nati- dopo che i Romani ebbero selciaie 1 
quelle loro strade militari, e segnate con pietre le migliai ' 
escludono T idea che T abitato giungesse allora fin &. 
ìiè passerai senza osservazione quel ad primuwì^ hpidm 
fuori di Porta S. Andrea , quando non trovi indizio ^ ; 
abbia messo a quella Porta, specialmente «Ha direémm 
della Chiesa del CrociQsso , alcuna strada mai segnata cw 
cippi migliari • 

Che se ammetterem facilmente che un Borgo sorgMK 
fuori Porta romana dalla città fino al luogo, ove si ysole 
fosse il tempio di Giovo, e dove sorse poi il Monastero di 
S. Gaudenzo ; certo ò però che da quel punto in Bi) 
dai tempi romani fino a noi, ò stato tutto campo apwto^ 
Prova di che . sia la frequenza dei cippi sepolcradi , che 
appunto sorgevano lungo la Flaminia, fra quel Monastero 
ed il luogo detto il primo verso la Golonncdla ) qualcoM 
de^ quali cippi si è trovato in posto fino à* di nostri» E o- 
gnuno sa, che se quelli si. ponevano presso le città, e pres- 
so le strade più frequentate, si ponevano però in agroy 
ossia fuori delP abitato. * 

Mille documenti poi ci provano , che il Borgo occidente- 
le, secondo la deseruione del Clementmi, non fu anteriore 
al* secolo XIIL delP Era nostra ; trovandosi appellato anche 
nelle scritture del secolo XIY Borgo nuovo di S. Giuliano 
quello , che era tra il Monastero di S. Giuliano e la Chiesa 
delle Celle, a distmzione del Borgo vecchio j che era, ed 
è , tra il detto Monastero ed il Ponte . Ben e vero , che 
un avanzo di antico muro, che sembra romano, si vede 
oltre le Celle sulla Emilia a destra di chi da Bimini va a 
Cesena : ma si fatto solo avanio di fabbrica antica non co- 
stituisce prova sufficiente per asserire, che ai tempi romani 
fosse un Borgo fin là, e molto meno poi, che quello fosse 
cinto di mura. Poi ci parrà ben piii facile a credere, sor- 
gesse un Borgo prima nello spazio fra il Ponte ed il luogo 
ove b la Chiesa di S. Giuliano, di quello che fra questa e le 
Celle . Che non ammetterà alcuno ciò , che viene insinuato 



75 
Cleitteiilìiit ( Llb. Kp, 110), che cioè ai tempi d"" Augasto 
spazio occupato daJ Borgo presente Tosse coperto dal ma- 
I. Il %'idiio Poole, la Strada coasolare od Emilia^ il Xeni' 
al Geuio degti Anmloesi j che furono e in parte ancor 
io queno spa?;ìo^ attestano lutto al contrario. Aggiungi 
rAnfìteatro, e Ja prossima lìnea della Flamioìa, e resterai 
che, come anche allora tutto quel che abitiamo era 
tra, così lo aìJonlanarsi de! mare da questa nostra riva 
secoli antichi si operò con tutt' altra misura che colla pre- 
ile: e che il solo diboscamento dei monti ha operato 
oggi IO pochi lustri più che una volta forse non fece una 
Dina di secoli. 
Non diremo però^ che Borghi non vi avesse antichissi- 
mamente ; che ne ammettiamo anzi tutta la probabilità: ma 
direm bene di ignorarne cosi la origine, come la estensione, 
Sìmilmenie nessun documento ci resta per dire se Ri- 
mìni alla venuta dei Romani fosse, o no, cìnta di mura: 
setibene osservato che le citta degli Etnischi, e degli Umbri, 
erano munite di mura fortissime , potremmo tenere che 
questa pure lo fosse egualmente. Ma noi disposti a tener di- 
scorso con separati Capitoli , nella terxa parte di questo la- 
voro, di tutte quelle opere pubbliche, conosciute del tempi 
remoti , ma tali che loro non si può assegnare epoca al- 
cuna fissa e precisa , in essa terza parte appunto ci riser- 
viamo di dire aticora delle nostre più antiche Mura, Come 
egualmente riserbtamo ad essa i Capìtoli suir antico Porto, 
e sult* Antiteatro : opere pur queste aAribuite , senza prova 
alcuna, ai primi anni della venuta dei Romania Laonde qui 
basti di questa materia. 



Hi 





Ulla maDcanza di documenti a stabilire quale e quanto 
fosse r agro diviso dai Romaoi ai dedolli ia questa Colonia, 
e quale e quanto il territorio assegnato alla iBedesìma j noi 
estenderemo le nostre osservazioni a termini più lati ; e d 
faremo a considerare quale si possa credere F estensione del 
territorio riniinese sotto i dominj anteriori , poi sotto quel 
dei Romani; prendendo in ciò più presto ad esame le opìnio* 
ni altrui, die avanzandone delle nostre. Capitola, che nulla 
più facile sarà dei precedenti, e forse nemmen pììi felice « 
Che potremmo noi dire la estensione del territorio nostro 
innanzi ai Senont, ed ai tempi degli Etruschi^ e degli Um- 
bri? Pure polche vi fu chi asserì, che * i confmi del Ter* 
m ritorio di Rimini giungevano in que' primi tempi verso Le- 
ti vcuite air Esina, tìume posto fra Sinigallia ed Ancona, da 
t Ponente al iiume Savio, e da Hezzogiorno ove nasce il 
4 liuine, che dalla dita prende il nome, ora Marecchia * 
( Clemeniinì, Lib. I. p. 21 ), Don sarà senza prò se farem 
di vedere quale conto tK>ssano meritare si fatte sentenze. 

A cominciare adunque dalla parte di Levante , dìcìanio 
che niun documento autorizza ad estendere nei tempi an- 
tigallici il conQne riminese air Esine ; e che ammesso che 
Pesaro preesistesse alla invasione pllìca , come sostenne 
r Olivieri, il nostro lerrilorio anche aUora non sarebbe stato 
che poco più poco meno della Diocesi presente (a). Evidentis* 
Simo è poi che il riminese non giungesse air Esino a tempo 
dei Galli; perocché se è vero che questi fondassero Sinigallia, 
e la lasciassero capace dt una Colonia Romana, avranno asse* 
guato ad essa pure alcun territorio. Che poi sotto i Romani 
r agro riminese non toccasse quello di Sinigallia è egualmente 
clilaro a vedersi ; poiché do|Hi che fu mandata una Colonia 



(^t) L' anneisa caria , die presenta la cstdnsiotic della Dtoccfi Ri- 
minese ^ è st^ta riftotia da una Tavola iopagrufìca dcUu Legai luni^ dì 
Forlì, fortnatn per le pitppe dei nuovo CaUslo. 





in quella città ^ ed una a Rimint^ e Turonri assegnati ad a- 
mendue i proprj terreo!, rimase in mezzo un agro di pro- 
p^ielii del Poi>olo Romano, chiamato perciò da M. Catone, 
al riferir di Varronc, agra gallico romano , e da lui circo- 
fierilto fra /itmim, e rayro IHceno (a) 5 nel quale agro galli- 
co ramano fu sicuramente e per infero anche il pesarese. 
Che ciò ben appfirisce a eìii iM>n mente che quando ne! 570 di 
Boma fu dedotta una Colonia anche a Pesaro, scusa duhliio 
ai nuovi dedotti si sarà diviso e assegnato terreno di qua d 
di là ìidW Uaurumj che è la Foglia; e per ciò conveniva che 
da ambe le sponde di quel fiume fosse lerreno già di pubblica 
ragione , Lo che poi viene attestato chiaramente nel fatto disi- 
la Colonia militare mandata più tardi nella stessa citta da 
Siila, o da Cesare, o da M< Antonio; ptJichfe come si de- 
SQuie da Siculo Fiacco, e da Aggeno Lirhico (Olivieri, Mem. 
di Gradara)y ai Mìhti romani venuti In Colonia a Pesaro 
fu allora eOettivamente assegnato terreno appunto di qua e 
dì là da quel fiume. Ma poiché si legge in Plinio, che nella 

k divisione d'Italia in undici regioni ideata da Angusto, rol- 
lava avea principio al fiume Crustumium {b)j che per uua^ 

(a) Varrò, De re ru$t. Lìb. I. e. 2, An non M, Catù icribU tn 
(ifcro Originum sic? Jger gnUtcuf rmnanuÈ vocatuTt qui wriiìm cis 
Afiminum dntus rei ultra agrum Pic^ntium. 

(b) riiniu»^ Hìst Nat. Ljb. IlL j. XX, Od ava regia dciermitialur 
jriminù ^ Fadùt Jpcnnino. In ora flumta Crustumium; ArimiHHm 
C<tl&nia cum amniitUB te. 

Vogliono nkiiiiì^ clic alla foce del Cruttumium sorgesse una cìttÀ 
t^^llata dcUo stesiìfu nouifif In quale poi dicono sommersa in mar<!< Ma 
quella era ilisInilUi fin dai leiftpi di Plinio, che non la rìeordòj era 
ti poc^ eo sa da !]on aTcrc olcnn agro proprio ; per la stessa ragione , clie 
ilngtiAto non avrebbe e orni ne iato nnu repone nel mezzo dell'agro dì una 
tìUa* Vero è che nel Cutaìogo de' tìumi di Viliio Sequestre, che visse 
poileriormente a t^ljniOj si legge Crnstuinium^ a quo ùppidumt in 
EAdriaiicufìi mar^ fiuii. Ma Cluvcno , Lik L p. 605^ tiene quel luoj^o 
dì Vìbìo gnaulo dai Copisti, non Iroviindosi ricordo dì tal paes£ in nes* 
»iiti altro antico. V'ha ricordo bensì di un p^icse sulla spondei di questo 
fitfmc j ma nella parte montana; trovandosi memoria del Castrum Conkc 
ù auiatri i3 e 67 del Cod. Davaro : net privilegio d'Ottone ad Uberto 




I 




4 



78 
rtime e(insentim(?itto dogli ScrìUori è la Conca ^ la quale sola 
fra quei Aumìctattolt vicini deriva dair Apennino, come daU 
r A pennino appunto Lucano fé' scendere il CruUumium^ 
quando cantò, Lib« 11, 

ftunimaque ùi gemim spargit dtvortia ponii^ 
In taemim cccidere latus veloxqm Mitaurm j 
fruatumiumque rupnx » il jumlm Sapis Fnauro ; 
► non sarà per ciò senza ragtone il tenere, che T agro nostro 

particolare non passai^se oltre la Conca, E cui non solo ai 
tempi d'Augusto, ma anche prima; perocché non è a sup- 
porre che Augusto in quella divisione volesse comrnciare una 
regtone nel mezzo deir agro di una citta, ma sì bene ove 
cominciava T a^ro della medesima, Arroge infine che la T«|d 
vola [*eutÌo<;eriana oflerendo solo i due fiumi Rubicon^ e 
Mustunum ( chiarissima corruzione di Crustumium ), dà iodi- 
ilo pur essa che questi soli vi fossero segnali perchè cooflnt 
del rimtnese. Laonde chi ama ii vero dirà che mal non s' ap* 
po<ìe I' Olivieri ^ quando opinò che il territorio riminese an^ 
ticamente non dovesse giungere nemmeno al Tavolto^ Ùnmm 
ricontato come appartenente al nmìnese fin dal 1010 deir E- 
ra nostra, al quale oggi fmisce la Legazione di Forlì, edj 
insiem la Romagna (a)* 

Pili tardi però il territorio nostro è giunto, ed ora la Dii 
cesi arriva fino al Ta vello nel piano, e sin presso alla Foglia^ 
sul monte. Come ciò sia avvenuto noi noi conosciamo; sebbene 
non ci sembrerebbe cosa improbabile, che ai cessare dell' anlico 

Vescoiro di Rimini rlcl 996 , Plebem S. Geor^ii Castri Concme ; ed m 
queir atto dL'Hi 6 NoveinLirc l07t visto dal Card. tiarampL iicH'Arcti. di 
Scalca , pel quale S. Pier Dambni assoggetta A Vcscovq di (Uni ini il suo 
Blana stero di S. Gi^gorio ia Conca posto jtixta fluvio Cùncam , in itrr. C4* 
«tri Cùiitam., In ullro alto dello slesso Archivio, 5 Aprile 109Q| %\ ricer- 
dano terre ili Monte Tatidoèiù m ttrr^ Ctutti Cìxiuia * £ nella descrizìoil^fl 
dì Romagna del Card. Anglico fatta nel 1571 (FantuEzi T. V) dopo il T#a 
coief p . Ripmnanana » Gemmaho e yallcavcUano, , trovi Ciutrum Con* 
cAae, in quo sunt focuL X^ Vero è pure, che r Adiniari ( Sito HÌEiiia, 
L. 11, p. 17) scrisse j vedersi colà in ni^re gli avanzi di una torre: ma 
una torre ancora proverebbe ben poco resistenza d'unu citta > 

(a) Fiuviumq. tL 7*auUo, ter. Arim.iVmlnm , Mun, Rai», T J ^ p, 56i) 



3 




79 
nino, il ifaale sorgeva fral monti alla sinistra ddla Fo* 
sia, il sud agro muBiciiiale venisse diviso fra le vicine 
dita, e quindi una parte di esso si aggiung^se al nostro con- 
tado, ed alla nostra Diocesi • Del Municipio Pitinaie Pesm^ 
me fa lioordo la lapide, che produrremo al N. 3. Append; 
Cap. L: come ejgnalmente di altro Municipio, MVNIC. 
COTT. fa ricordo altra nostra lapide, die verrà data al 
N. 94. Cta». I. Se si potesse provare che qaesto secondo 
Xnnicipio fosae stato ptesso Monteflore, come sospettò il no-. 
Aro BiUioteeario Bianchi da una Chiesa , che ivi sorge 
eoi titfrio <K S. Pietro m CotU»^ e in Collis^ col qual vo- 
criioio è ricordata pure nel privilegio di Ottone ad Uberto 
Teaeovo di Bimini delP anno 996, Monast. S. Peiri^ q. voca^ 
tur a coiii { Fantuzzi, Man. Rav. T. VI. p. 17 ); luogo, che 
fa sicoramefile abitato per le molte anticaglie, che vi si ritro- 
vano, fra cui più marmi scritti: avremmo Tagro di un altro 
«ileo Municipio assegnato forse alla nostra Diocesi fin dalla 
saa orìgine , e un tempo aggiunto anch^ esso al nostro cod- 
ddb. Dd resto T estensione presente della nostra Diocesi 
da questo lato , e specialmente fra i monti , si accorda con 
dò, che si legge nei Diploma di Federico I. ( Giementini T^i. 
f. 315 ) confermato da autentico documento del 1255 ( Bat* 
tigiioi. Zecca, p. 150 ), in cui il distretto riminese estendesl 
e fimmine Potie ugque ad Bubitxmem. 

Segua la parte di Mezzodì . E neppure da questo iato 
abbiamo con che determinare quanta fosse F estensione dei- 
Pagro nostro sui vicini monti né prima né dopo delPio- 
Tasione gallica. Bagionevole è bene • r opinione dei Dottore 
Pasquale Amati (sol Castro Mutilo), che i Galli cioè non 
toccasaere il Hontefeltro ,• né il Sarsinate ; e per conseguen- 
za die anche i Romani, i quali da principio entraron nello 
stesso possesso dei Galli, di qua dal Montefeltro, e dal Sar- 
sfoate ai rimanessero. Ma ciò non isdogiie la questione, re- 
stando poi egualmente ignoto fin dove sì estendessero i gio- 
ghr del Montefeltro , e del Sarsinate , non tocchi dai Galli . 
Nella mancanza di indizj più positivi potrebbe somministrare 
alcun lume soltanto la estensione della Diocesi, o Giurisdi- 



80 
zkme Ecclesiastica, come qaella, che ordiaariamcDte si è; ^ 
maotenuU in possesso della primitiva desìga^udooe degli > i 
gri municipali assegnati in origine a ciascuna Sede. Se non 
che 9 osservato che la Diocesi del Mumtefeltro non. ha ori- i 
gine, che si conosca, più antica del IX Secolo (Ugb^lli. /loiL \ 
Sa€r.)y e che nel Secolo IV. S^ Marino fu ordinato Diaconi i 
no, e S. Leone fu ordhiafo Prete dal Vescovo di Rimipii.9) 1 
come è Iradizione non contradetta ^a), non oper^raUie stpzar i 
ragione chi tenesse, che anticamente anche biion,tratl8. d4 ^ 
Montefeltro possa aver fatto parte del riminese.. ;Laoiide k i 
sì fatta incertezza, se neir annessa Tavola abbiamo. aegnajto. 1 
sol quanto la Diocesi comprende presentemente^ didiiariao^, ; 
pero di non portare alcun giudizio., specialiweaìte. sa.^qiMH 
sto lato. 

Resta per ultima la parte di Ponente. Intorno alÌA qua* 1 
le, se pei tempi umbri, od etruschi, quando dpè piare dia 
in questi luoghi non fosse altra città fra RaveiMML, Sarstaia) 
e Rimino, niun documento. ci conduce ad, ascrìver^ qoesla 
ulUma alla tribù Sapinta^ come opinò T Afnati m quella dis- 
sertazione; neppure alcun documento ci prova che Reagirò 
nostro si estendesse fino al Savio. Che anzi osservando che 
fino al 538 di Roma durava ancora la gran Selva Litana , 
la quale, come vedremo, pare cominciasse al ftubiconot non 
sarebbe improbabile ancora, che Tagro nostro non oltre al 
Rubicone, si avanzasse così sotto gli Umbri, che sotfo i Gal- 
li. Lo che si può credere continuato sotto; i Romani, i quali 
sebbene, per avere acquistato tutto il paese dei Senoni, aves- 
sero potuto estendere il loro possesso fino air.Utente^ pare 
è assai probabile che della Selva Litana non si curassero 
gran fatto, e finissero allora T agro nostro, e la jkiro con- 
quista col Rubicone, Ciò pare attestato da Tolomeo, il qua- 
le nella Gallia Togata dà per conflne ai Roii appunto questo 
fiume: PovjS/xovo; irorotu^ èìL&o\xl. Indubitato è poi -die 
Pagro nostro finisse al Rubicone al tempo di Cicenme e di 
Cesare , quando cioè questo fiume era il confine deir ItaUa 

(a) nollandistS; 1 Agosto, e 4 Settembre. 



81 
i della Gallia; perocché noi crederesio scelto a tale ufficio 
ler allra cagione , se non perchè confine altresì dell'agro 
t dei ferritorìo nostro , che I Romani allora fecero italico.. 

Di qneeto flnroe^ e de( vero suo eorso, tratterà il seguen- 
te Capitolo; come speciale Capitolo mostrerà più avanti quan-* 
la fii cha esso divenne il termine dell' Italia e della Gelila; 
bartnaiÌD qui di notare , che ciò non avvenne già nelP an- 
sa 486 di Boma, come erroneamente fu detto da molti ^ ^^ 
A avvcane piò tardi assai y come, sarà dimostrilo. 

▲Tvisiama per ultimo, che non intendiamo occuparci di 
inala v' abbia d' aatieo in questo agro; che ciò richiedereb- 
be particolare e non lieve lavoro. Per altro chi ponesse in 
Élù V fdaa di fare una carta topografica . dell' antico , nostro, 
territorio, ponendo meote agli antichi nomi de^ fondi, che 
à riavaugODO nelle vecchie scritture, e più precisamente nel 
Codice Bavaro pubblicalo dal Fantuizi ( ilfon. Uà- 
T. 1. ), e per minuto osservando ogni avanxo di ^inti- 
dMa^ dia per esso territorio s"" incontri,, farebbe opera non 
i, uè: senza Ipde • Che è ben da credere,: che fin. dai 
rmnani almeno, più paesi o luoghi abitati vi sor- 
isssero^ fra i quali primo pel suo nome si presenta Verruc- 
chia, forsada Verruea^ che propriamente significò luogo e- ' 
levato, e prominente* E Vtruga^ o Veruca^ lu appellalo 
m luogo nel Laido poca lungi da Albalonga, di cui fa men- 
aooe T. Livio, Lib. lY. 31, 32. e Valerio massimo, Lib. 
lU. C. IL 8. Ciò non ostante ove si patterà dei Templi, 
e degli Iddìi cui appartennero, e più ove si farà parola 
Mie antidie Famiglie di. questa Colonia, verrà fatto ricordo 
ffà pare di più luoghi e di più fondi del territorio nostro, 
i quali hanno conservato lungamente gli antichi lor nomi . 



83 

Vr.'Def Rtibico^b 

X^ermo che il conflne-deM' Agro nostro. da PònMte^ afene- 
nò ai tempi romani, fa il RoiNfone, par conoMere qMle 
realmente questo contine fta, ci testa a sdogUera taiplicatia> 
Simo nodo^ trovare cioè quale io realtà fosse ti 'BuM co d t ^ 
e quale fi vero suo corto . Lo che non incontra: pocbe -dif» 
ficoltà 9 non tanto percbè tre fiumi j o torrenti , Fimi^Ul^ 
loy Fitmidnùi ed'ffso, scorrono da questo lato « md mol- 
ta distanza fra loro 9 e per altre cagioM anche più ^paMeoi^ 
lari, che or ora Èi conosceranno; quanto perchè- là oaMprilii 
del Robicooe per^ P importanza politioa^ che eiso: ebbe ita 
tenipoyf Mondàm finis lialiae^ avendo Ritto nascere eoo He*': 
ve gara fra i Comuni, entro i cui territori sono»! flmni ai>* 
zidetti , ha tratto gli Scrittori a parteggiare cM >er P«Ba<( 
chi per T attiro 4 Clamorosa per ciò più del bisogno è stala 
ne^ tempi addietro questa quistioiie,>spécialmeala nel Secolo 
passato, nel quale pareva sciolta cm molto^ TantaggiO' di 
quelli di Sa vignano. Se non che a^ dì nostri quahAie dMI» 
Savignanese avendo rinfrescata la contesa col dichiararsi por 
esso interamente pel PiitiaieUo dei Cesenati*, ed oH^ op- 
posto qualche altro dotto Areangéliano avendo prese di nuo- 
vo le parli a favore étìt Uso A S. Arcangeld^ pare che deb- 
ba ancor dirsi 

La quiiitoHe ebbe il fin^ che devea àrere, 
Ossia rimase ognun del $uo fwrere {a). 

(a) Pasfjàafe Amati ( Diss. If. nri RabieonSf p. 6) àkt die Boe- 
caeclò fa il primo, il qaale sensa addor ragione /Sfasò II ttableoae nel 
Pisciatello, dietro cai vennero gli altri; tolto il Card. Adriano, ebe lo 
riconobbe nel Fiamicino. Nel secolo XVII. cinque ne serìaaero ex pro- 
fesso, fra i quali M. Villuni riminese per l'Uso, e M. Braacbi eese- 
nate |>g1 Pisciatello. Nel scroio XVIII. si contano otto SerHtori, fra 
i quali si distinse il P. Guastuzzi (Calogerà Voi. XLII,e Voi. I. Nuo- 
va Raccolta), Nel secolo presente Basilio Amati ncll' Opuscolo L'Isoia 
del congresso triumvirale tenne pel Pisciatello; e M. Marino Marini 
nella Gloria della città di S, Arcangelo, Roma, 1844, ha riprodotte 
le pretensioni per l'Uso. 



A rìnscire adunque nei desiderio nostro di raggiungere 
pottibOmeole qui pure la YwUà valga intanto produrre: ./ 

1.^ Ite luogo di StmbQBe^.cfae rieonda Cesena, preuo W 
Ihme SMof 9dàl^Jtubio<mé'{a), ; >n , 

a/* Altm luogo di'VìbioSequeatrer^ ohe dice it RìAkoMrj 
éiàidmi^unmifùUa h éro/tfo VdlT/iftffta, tnbcW'aihWfioi(ò)l 

3.® La 'Tavola. Penitngèriana ^^ secondo* la -edinoDB del 
ITSS)^ ìMU anobe Teedotf anaf ptttbè rkenoaciuta dd tenH 
pi di Teodosio il grande,: ossia de{ IVa seoolo ^eiP Eaa Vòl«4 
sare • Tovda aon molto .eastla jMiUa delineaiaoDe dei loog)n4 
na. a s d o w vole a^a BumeiiBa ittdicazi0ne:.4kllé distanze v 
ipeeialmeofe in questo tatitlo fra BhVènna ed> Anesna, e fra 
e Bologiia, che si ;aoeorda quasi perfettamtale «colla 
trm le prime due. città data dà PHaio, e con quella 
fra le dm ultime indicata da un cippo milliare trovalo poco' 
lA olire BolegBe'(c). Essa cTdli il Robioone lontanò daRi- 
■W madU via Httorale dodfci tnigliA; e solla vte EmiUfi alla 
«essa .distanaa dalla detlacHlàvilefche."Gade: prèsso ^ po^i 
ofe.faJICbmpiVo di Savignano^ nota un loog^ coir aggiunto 
si Cmàfiusniei , mentre non vi iro^i delineato altro fiume 
dÉe il Bubieoiie • 

Alla migUelre ItttelHgenaa poi, ed al migliore uso di qoe-' 
tfaTavola/è da por mente y^ebe la via Uttorale segnata to 
CSM MB è fili la littorakiy Mie abbiamo oggiv mail bene 
è la Ktforale antica^ la qMe ebbe nome di Fta B^giM^^é 



(«) Lib. V. )^ Ktfi^ifVtf Tpif TjJ IVonrfi Tore^ij» j^ r^ P'if- 

{b) De Fhim. Buhieon GaiUae jUÌéìa JrtnUnum*, vUm dividéHÌt 
GMmmmb UaUa. '■ 

(fi) Pliaio, UlK IlL dice, Ancona lontina da Ratemu mJglia.MSs 
Ddla Tavola invece sono 109 miglia. Egualmente la Tavola fra Bolo- 
Saa e Rimlni dà 77 miglia; mentre lo stesso numero LXXVIl. è dato 
da OBS solsoBS miniare trovata circa un miglio oltre quella eittà ( Sa- 
viaM, AmaU, p. 44. Guida al Museo di Bologna^.p. 54). La piocoki diffei 
rcaia potrebbe aver motivo o da qualche alterasione aweoula alla atrar 
àà dopo i tempi di PIìaSo, o perchè la Tavola in luogo delle maggiori* 
franoni segna sempre miglia infere. Ma essa è piccola differenaa. • 



81 
ftt> assai, più entro terra V A Ad per traode* *fMe dat-Cancnico 
Nardi •(rGnmpiti^/p* 881') inaieme' cot >dt B0rglmi>>(l«lia 
coi aotorità PabUainéisegiMia'iiella^'iioAIra Vi^ gas- 

sava precisamente per Sala^ cf dtetPir-a''^ftH?Mia/ Fai uiwnu 
assioaraU'Che se ne itroTiM twotieabbliè dminitaliglki di 
salto alte Chiesa JlS>VitòV->tf onde p» a g ^ 
Emilia^ wè è ancora un ahraBW di. edMrfb^-^srediltQ sepolcra- 
le^ appallato dai vHIid Gnu'; diailteminài lioeriioio •( prélu^ 
MlnieBlefdàl lalfaiO'€Mi)«indieante^^l(^ Mfm 

MigvMt e, per quanta idiffindétloe, «iMn ha «oR^mibt liie 
circa aquellMagOifu gnèsio wlroMBodlsneiSO' di' Strada.,' 
che appunto nrediTa JsU? Btniiià.l/^odsanrarioné sa-quèlvot^-^ 
9aire vocaiioloi^iio con e^sa la^aoopirta :di .(pnsto 'tapoi4aiÌtf 
Regina if è dorutai iaH* pèdetratione idi quali dotliasinMidMi 
fu '^Giiirobuno' Amali»": .;• il th:\'* r/y ^uu^iw -t-i» ••! i • 

..'^iJ: Por. ulUfM ffl Ponte dlSaì«giiana^]chrèa«IP»niliÉ 
poco fiÉ:«ii on migHa a iiirÉnterAtf lud^a^Mfva fuiil^Ca»*! 
pita^ il qaBte|col■posld>di»ltr^ 9raiidrakwU;Alulteiri^^ 
si^maniffBétà fiilto«)Bè per- ignobile fiume y. nò 'partila^ «ah 
aeque^ dei FmmoAià. iEsso fu creduto ■ opera d'Augi^lafitf- 
che si tenne , che la sua platea fosse di maraMri!tf08lD*-d(< 
VerqnaicimarBm^ cHa l Romani ;iKHi!MrebhÉltii -aiate se 
nen. dopo la pièna oonqnistardei Cenomanj ^te dopo lavaraa 
agevolati i.modlji tBwporio «iMa. por. aktmt ^tmiìtMà fare 
daI.fldi«.Bèrghési; paesenttf^iil oakèrei BrocaU giDdItW ben 
acconcio in tale materia , quella platea fu riconosciuta di una 
breccia rossiccia del tutto estranea ai monti di .Yerpoa, (a) 
e comune in questo nòstro ApeAnino , e qiiàle si* Incontra 
andando a Boma per la. strada alli^ Montagna 4flhi,&08sa, 
e di Gostracciano. Per la quale scoperta il sopra eitato Gi- 
rolamo Amali concepì Pidea^ ohe quei iPaUfe appartenga 

••! • .' .' -."^ .• .-•:.;..;. ••..: . •. 1 ■ 'V.: ., . .• . . 

• •• ■ 'i ///.? ■ , . .. • ••! 'mt . ■ . m; » .:. -..Jt . 

- (a) Ifoo irfagci 4|ae8to Teio al P. (Saattiiza, dèMOMOdalo sf^ 4t 
aldini M wri the sdùo in mui: -diieaa ^iSovigMoo, elle i veosfal asi»- 
lÌTano aimill «quelli Mia platea dd Pante. Ma eglt imm aveada po- 
tute aaskunuiene con ano teato, ne fé cenno di volo ntalli i>e«frMo«f 
di questo. Ponte pubblìtaia in fido al Aircra tul iiubie^nej 



85 
aUa yriaia i$tituztotte ^^ella strada: fatta da Enùltei iiepid*}» e 
B« dcidusie p9i;ta pnwa dal^ miftitegtieuayrtk 
i^poiid«.€isii^iiMNAet:a,j«^^ degli! antichi aMM^idelltt.Fla- 
minili, libila :$ala^, «i ^'tAnHari^ Ma a.^|iiaUa><M Pcnt^ 
di Rimini, opera della maggiore maguificenza romana. 

Ora si venga alP applic4riOM di questi documenti, e si 
vegga che se all'Isso puòiJ|tAf;j|Biie il passo di Yibio, non 
gli sta bene però quello di Sfnk^ie, pel quale il fiume con- 
teso deve trovarsi a pocayi|VAlQg|i/4a Cesena. Poi non si ve- 
rifica in esso la distanza iéo.'fiiiafflo indicata nella Feutinge- 
riana sulla via littorale; sondo che, per essere le miglia 
antiche uno.sewM» venlefliilio |MJ|{|irevlidf|tefkawÌQrn0> quefr 
le dodici migliai antiobeti 0^* )Venret>bero ja^stmr» circa un^ 
dici e .mezzo f .non. mail iMno.dii wvai^fiaaiilid^ mfWkì da 
Runino alla foce deU^iiSsO'^i 9:.nw imaitWQiM^.di p^p^^ 
aarebbero «al punto>yìOfrAÌl£[«Oiido)irea. tagliane la- Jitor^y^r. an- 
Ucà. AMto meDo,yoi'idiiàclntJiC/ifti a^ iliftttbiodifii.c^à.^ 
persuaso che i.Conflmni$$f notali iibHaiTtvoki.pijesso lii:Wa 
Emilia^ fossero sicuiranMofe ^uwbì^ tome lai voce auoMi^^dei 
quali ungili :Riibiooùa: .^plMiè lìiE/i0!-taflia;4«eHa iVia^^S. 
Vito:, ove e99a:QOtttinuò.AjKissara flnabi ha durato l^atiiw 
Coi^t^i. laterizio., 4$l .qiiale pre^>i«iifltai€l^e«4 xe^tanoiaie 
eora gli avanzij,. loiUaM^rÀi Bimioa ifra. l«isetrj>! taisoUn 
miglia 9 e quindi i Ara v le :ti?ed|€i'<^ )e..qiiAttwdÌciwda,.Ciesraa\ 
S0 poi agii aiDUotti.dociiaieQMiaggitUH;^vai. due atti, degli: an^ 
ni 952, ^!95jS, pubWcaModal.JaiitMzzii(i4fp^. Jtap^n*^ 
ik\XXlV:,.:0 XXXij),^^iÌ,qiialÌ;ffH)9i^aw W^^Md^jP^ll» ?m^ 
di B€ii!deo^io^( q^at^WSr^'^npiprepd^^ ^au^he Ja^ Ca^ 
pella di S. Mafi%ìmit4^mfipUmi(iyVmiuvi 
il 4Ua( foiHiR: AYea:A fwAWviwa Hrada^ ^e;,^^APfìv^ya al- 
l\U0^iei\ un riri^Hola, .^bftjC^wlH^vai. fllij#u<i^ 

v«ai.icoiifes^ifeMOopoe««nivrto: a4sei{|iHw?»,.,f9lw rp«> iflflft 
fu il RubÀcon^,, ma di^^ jw^qj invfefie; f».,!^^^ 
primo u' iawitra.di,# daU?|l^^tMft ci,,sgo|iiffl^ If. a^pte^^ 
pronunziata i^Ua S.)I^p(K,.(WRaw .-^V^w^'».!*^ *«» M^,.^ 
rayore .d^tCoiiVJQei.# 5rf.AwfWg«lo.,i ^\^' ^rqfpi;pti?,4jl',^(^ 



86 
Yit^^-ooDtro la' Comunità di' CMena; perehè ^quella Seateata 
ebbe a soggetto initeaaMite»4l piltitD«'MgMi)iBfìirile,'^M»i€ÌBè 
pote^iii&pytarai di «Neotato^ H^^ifloMIMMIo^^Andi^ Il 
quale ebbe petto strila Bpentti:^kM^-rib oli -ìfiiiipo MI BioUé 

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E la S; 'Reta *{»#- beo' 'dire^^ die mt eseervat» dM Mi- 
che i GesetiMl sol lon^ -PfMt al«Ue hanno altro marmo ^. che 
in faeeia alla eritieaai regge eoi medesimi* piedfv Bm quella 
non è 4(i{8lÌoaè9 ohe si iFinca nel fòro dvito • 

Ma questi stessi irirgomentf valgono pur eenthe II MkMh 
télló f ossia centro quella parte del fiume di Ceeemi , eie 
sòorre nel piano; > Perocché se ad esso pub confeiiire:H«|iaiio 
di-Stnaboeeynen^gliconviene però quello di Vtbio^ nbhdi* 
stanca delM dodid miglia dà Rinrioo sulla ilrida liloralo m^ 
tiea; perchè si sa che 11 Puctuie/fo anticamente andò dn se 
al mare^ 6 in alctané pahidi^ terso Cervia, d^eitfde noÉ-pri* 
ma del 1472' fu condotto aA faiflub^, come oggi fa, ad 
Ftumiftno di 8avignano( Guastbzziv ^on/srma al Parere 9e. 
p. Ili )• Né gli conviene r altra dionea assegnata' al Con- 
fluenti presso r Bmtlia, perché anche qiid punto deve essere 
dodid ihlglià antidie da Rimino ed otto dar Cesena: -è il Pi^ 
sdaieUo hivece tagiitt la via Emilia a» Ponte »S;'LaiiÉrodr- 
ca dtie miglta da Cesena, e diciotto ^ Rimbm*. - 

Eschnl così V ViO ed il Ptsèiale/fo, rimarrebbe il Ftimu- 
cinoi che snttaì Uttorale antica ha perfetltimentn' Ui ^disianza 
astegnata d RubicdnìB, e che totP Emilia, cNrè è II pfk.pros* 
stano al puntò' dd Goiiftutatlv è UiMInlo in modn^paHicolin^ 
Simo col magnifico Pòntef di marmo. Se non chto oRie al 
non jiotér^ ap^^idife a questo- H'pas^ ^i Strabene^ v'ha di 
più^ die r odierno tTf^^onè^ b JhfSfotirf ( sensibile storpiatura 
dr 1ìvinc(mt)y il quale ha origine da Monte Cog^uzzo, e da 



87 
Slrigara, e disceso sotto Montiano si volge al Poata & Lazr 
oro, ove, lasciato quel nome, preod^r altro di PiseùUellq^ 
solo fra Cotti i suoi competilori $ì trova fin da. molti secoli 
ÌQ poatesso d^l nome di Mubicwiu. In. fatti nel Codice Bavaro 
al ■• 32, che ^ipartiene agli anni fra il 748, ed ^ 770 di 
Cristo, ricordandovisi il Ravennate Arciveso« Sergio ,. fra i 
lati di un fondo in terriiatiù Cesematef si legge fluvio Hubi- 
f€M. Poi il P. Gnastuzzi produsse no jitto del 1042, in cui 
fl legge tfi Urriiorio céienoiiy plebe 5. Martini q. e. in Ro^ 
iigam: un altro del 1156, in cui Unimenium in eurte :d^ 
Sttritòlo^ territorio eesenaii^ et ariminenuy et plebibueSci 
Mariim m Bubigone^ et Sce Marie in Monte Leucadii f et 
Sei Thfome, et See Paulei ^ altro pure dei 1184, territorio 
Ceeemaie^ plebe Sei ThonUj et Sei Martini in Rubicone in 
ernie eatiri nostri de Sajano. D^onde come è provato, cbe 
quella Chiesa di & Martino in RMeone^ che ora non esiste 
pii,' era sol confine allora di; Cesena alla sinistra delP Ur* 
Tarao Sorivoli; così è provato che col nome di /tuòi- 
noai altro fiume sMntese, se non che appunto VUrgone. 

' Ma ae neir Urgone è il principio ed il tratto piii alto del 
ihiiicoaa} e se per le, cose dette la sua A)ce, e gran traUo 
éàeno corso piii basso si riscontra mA Fiumieinoì wà 
kntL cóavenire nella sentenza del.P. Guatfhizzi , . il qualp 
Qfmò che il Rubicone, riconoseiatelo ìneir C/Vjfon« > giunto, 
sotto Montiano, anzicchè volgersi alla sinistra, e dirigersi 
al PoDte S. Lazzaro, d^ onde nel Piseialelloy si volgesse in- 
vece alla destra, per là quale, Vicevute le acque della Ri- 
fona 5 o Rubicossay e poi ricevute quelle del Fiumicino^ 
formando i ConQuenti notati nella Tavola,, si gettasse sotto 
il Ponte di Savignano* Con che trovi in pienissimo accordo 
i passi di Strabone, e di Yibio; osservato per quesf ultimo, 
che lungo il littorale non ha città più vicina che Rimino: 
trovi in pienissimo accordo T autorità, della Peulingeriana 
eoo quella degli atti sopra citati: e trovi insieme la ragione 
perchè fallo fosse quel Ponte cosi superiore al bisogno delle 
sole acque del Fiumicino. Kè faccia- difficoltà il detto di 

Cesare, in Svctonio, se passeremo^ cioè, questo poniicelto 



88 
{foùtìcuìum) dovremo far itUio ^Warmi: perocché 
negherà èssere pio probabile che Cesare ^ il quale veiiiii 
da Raveona, varcasse il Rabìccme sulla via lillorale amk- 
ehè sulla Emilia^ come quello, che tenne Ja più brave 9 e 
la pKi qpedita, sulla quale forse non fa ponte die aempHoe- 
mente di legno ; • ' ' 

«Certo non è senza pena il dover supporre^ die il R111 
bicone, lasciato di oonfluire eoi Fiumicino^ A aia volto nel 
Pi9ciatelh . Ha oUrecchè un tal fatto in pianura noa può 
parer cosa uè impossibile v nà strana ( e reaH sagni: tro^ttli 
e indicati dal Guastuzai acquistan fede a tale possOiUità^ 
ammessa anche dai Cesenati ) (o), viene alP appoggio^ iK 
questa sentenza tal altro documento , che alle ragtoni. sopra 
addotte non lasda desiderare evidenza maggiore « Quealo è 
il noto Giudicato d' Uberto Tisconte Podestà di 'Rologna, ebe 
può vedersi nel Clementihi (P.Lp.348), pel -quale ; nel 
1205 fu d^taita la famosa lite insorta pei confai tra i Bit 
minesi ed i Cesenati^ prima assai che nascessero queste gare 
archeològiche* In esso troviamo adunque^ die le parti «rane 
concordi per dò che riguardava il tratto montano y proda» 
cendosi per amendlie a primo termine un sasso verso Stri* 
gara, r^nntniii iapidi$ Siriganae . ( Nota 9. che i lermiai 
allora indicati 4ti contendenti esdodono affatto VUm dalb 
presente questione). La differenza verteva soUàntD sul-tratlo. 



(a) Per le prove dei cambiamenti operati dal Pisciatelh vedi il 
Gaastuxzi: Conferma e di fesa del evo Parere iul Rutdconei P^enesia 
1784, pag. 2S, 96, 115: vedi pure rAteatl,.Di88. II. p: «4, 30, 69, 
74. Andie il P. Serra eeseaatc, nel Finme BnMcùne difee^, pw 96. 4S, 
nelta Lettera aU' Ab. Matìni $. IX; ammette, ehe il Rubieoiie aia ve- 
nuto al Pente di Savign^no. Il Fantuszi pure, nel Prospetto al T. VI. 
Mon. Hoffen. prova ebe II Rubicone è nei monti ceaenati; ebe yenne 
sotto Montiano ( 9fontanianUm al n. 64 del Cod. bav. )'; e che eambiò 
più d'un afveo, mostrando altri corsi tenuti dà questo fiume, e per 
GucOdo^ e fra le Pievi di S. Gio. e di 8. Pietro In Compilo. E vera- 
mente, ammesaò ehc Olia volta eì sia venuto al Ponte ai Savignano, 
ed ammessa die partito da queste sia giunto a cacckrsi nel Piacia- 
tdlo, Dio sa quanti corsi abbia tenuti, e quante yolt^ cambiati. 



89 
ihe è nel piaM^ Msteneiido i Cesellati^ che il loro Icrrìfòrio, 
tmiMm àai «Modi. Sin'fara^dal Rubitmey dà lina strada, 
cha p«Éani ainaati il IhiiirtOy da un antico Iettò della m^ 
faMi ( e idofea essere qoelky del Rubioooè rimasto per ^aleim 
alla sola fiigosB»),' giungeva sino al Ponte de Savi- 
i, u»qM ad Pantem marmar. d$ Sovégnono ^ 4' onde 
Ina al mare: méàtre i Rimilieai da Strtjjfara portav&no il 
liÉ« coBtee nel Rnbieoney e lo seguivano sino armare >€0^ 
ne correva allora, appropriandosi. aominotamenlellu^a, e 
lifiiareto^ te*qiiale'ullima pone jrimaneva allora al di qua, 
fdkiè H l*iaetiil<lfe inelteva in mare verso Cervia») aderto 
al lA Nr del luogo', ove fidi sorse il Cesenatico . Tale que?^ 
lUaae era itala' mona già te daF 1165 per fallo del Ve^ 
«afa 41 Ceaéoa^ Il qvale spiegò forti. freteusiOBl sopra uua 
paHe della C0Ma.A* SawgfMuoy e6mo dice il Clemenliol.P. L 
p.909, m^eBiando lOcum Fr€it^ mI tu p^rticoUkrM qwUi 
Mi Pieci ài fiteo (ossia del Compito), le quali rìleueva 
iffailtaaiBoro alla aua Diocesi, «voleva ricoperare alla sua 
Sede armata mano • Crederemo che quel Vescovo non ap- 
paggiasae quel fatto a aessuna buona cagìciie? JSeaz^ dubbio 
ia ragioae era, che el doVea -riconoscere per oonOneddla 
saa Diocesi il corso antico del Rubicone;, mentre die 1 Rl^ 
nùnesi, segnando egualmente a confine lo steisso flume^'do- 
vean seguirlo nel nuovo suo copso, traendo partito,' cònie 
era ben naturale., dall' allontauamentQ di esso, Pei; ciò io 
due alU del 1001, e 1009, prodotU dal Guastuui,. troviamo 
ebe Sdfo era indicata' hi comii. Arim^ lo che pure è in al* 
tri del 1039, e 1045, in cui si dà ' per cenflae /T. PimiK 
idluiz e In altro del' 1162 è nel eomiialo riminete anche 
Masta q» v. Branchese^ et Jlu/Jiense ^ ìtai quali atti apparisce, 
che il Rubicone corre pel Pìsciatello (io, dal d^mo secolo. 
Ma il Podestà di Bologna, arbitro eletto in quella con- 
tesa, operando più da mediatore, che' da giudice, pensò di 
tagliare, come suol dirsi, la cosa a mezzo, pl-escrit^dtf 
che sì ponessero dei termini in più luoghi indicati da hii ; 
precisamente uno fra V Ospedale detto di Banzòla {. che 
forse fu verso il Ponte di S. Lazzaro ), e V Osiicd^le del 



00 
ombrio } UQ altro fra Buigwri% vecchia eho riaumeTa ai li> 
mieesi e Buitaria nuòva 9 fiol^ B^lgaitnà ^^^^é» reaUirarirf 
CeseMlti) dl^oude per naa Unea.fioo al mam (a)^ GaaM, 
che stettero iaoal ITTT^ nel. quale aDOO, eomeiognu n, 
da Pio VI. Ceseoate eoa Bolla dell» 11 L«gilB fvMiia^ldi 
alla Diocesi di Rimlai i Paesi e le Parrocdiie di S. Tsssi* 
Uo^ Maniianoj MoniemmfOj Lmgtamo^ Momie il.Galhj ik 
ìignmoj Gaiieóy il Boécoii e S. Àngda^ f9t 
di Geseoa sua patria {h). ' . 

A ridir duiMfae tutto ia breve, •il RdbieeQe si 
in quel flume v che tiggi nei «onti di Ceseaa >8i ^p^lla S^ 
g(m$ y ^ Rugane ; tuttóra , snU'' attp 9 «onflue jdeMcli das Bii' 
test: prove 9 il passo dii Strabene^r autorità degli, atti aafr 
ehi, ossia delle pergamene. Esso vMae* al Ponte 41 SaviiBi- 
no: proare, la confluetoia de' flwni notata 'neHa Pettting» 
nàv e confermata da segni ancora ritenoicibUi di alveo ab* 
baodonato ^ la mole di quel Ponte aeverchin pel nolo AV 
micin^i r aliegaiione fai fine dei Cesenati^ *die «quel Psik 
. - , ■ , • . ,• ..... . » ■•• ' ■■1; , 

'" ((() AnrfM nel IMI Balutrls veedils «M ad rhhineae. Gfi^ «pp- 
fiMé ds aà allo dt.queU'ftaaa (God. PiàdolC XblX i» GaMML), fa 
qvaloii Uninasi si qfMnUffnaa.Del CoBfis)io ^,CcsQaa« percU # 
mmitA 4f ^ffiàfforia nova esa altri 4» districtu Ctfen. avevano dair 
neggìata ttof^ .fratta di Baljpirla vecchia Bulgarie «e(tcle, ed altre adfi 
III ComUaiu/jirim. (CleaieD(iDÌ I. 4S7). Nota pero che qaesta' ms 
(•ststepìù dicenAoffl tùitùtkh afatto it Clementini gik'a suo leia|ii 
(p.919)|f o per- èf^ Mila Ta^a aoi la abbiaino segnata cen aétcrlsN 
.1 :di8tioxione di. Bulgaria frasdatCf ohe apparttane al fremala aada 
pri«na.cl!lla BolM.di Pie VK' 

,< (fi) N^a stessa TuyoU troverai segnato, a lince punteggiate il caa- 
fine della nostra Diocesi tanto quale fu prima di detta Bolla quanto 
quale è rimasto 'dopo dì essa: la quale Bolla può vedersi a p. ta nel- 
roteerà dello Zaccaria S^riet Sp'iià. Ctiettnat. 1779. 

> L» \mÌL di Riniifii allora allagò la Bolla di Giulio II, detta U Si- 
pwiiimmt per 'la- quale I Riiiinesi >satl0poncndBsi ÌBoiediatameate alU 
S,.§^.e|»bcro fra le ao^lUioni, che nessuna parte mai dovesse slnl- 
ciarsi da questa Diocesi. Si sa clic Pio VI protestò, che non avrebbe 
permesso quello smembramento' se ciò fosso stato prima n sua cognixio- 
ne. Ma allora gi& era seguitò (Vedi, Nardi, Ac7iiar/Miciifi tuli'antif 
Cofnptto Savignanen, p.'\^). 



I produeevaoo. ilJk>r tarritofìo ^t»AiHÌè*»iii. iiMre. yet i K «tv^o-^o 
a. per -la foW'iM'jFMiifiioM»iti prove^iik puMn^tii iVitm^iteiHlVr 
k staaza antgiiaita tèi anMiqiit della ìPMUog^riaM^ fhvi «nlbi 

I 953 , e S^ addotti ^^/tf .{«uPlòtitéWtVl!:» » Ufim l?,«UegAT 
I licNie ateasa/ dei CaMiafi-^iKHt - ::. !.u.:m{'.>ì<| viiw.MhMi .v^, 
I ^ . NuB optante Ja- foriaidii tutte ,fa)^le/jri|giiMQU: OQ:^ dc^ 
, 8ayjgQaDe^>*JBwHo iàmaM^rcwieida pwcipiaifi^iè aDcen^ 
nato^ : flUtai il, Aubiipoqfk; ^^sdi^i Yaipeotaif. mi «Piici^è/jf^f. .^^ 

se $i rifleila soUanlOy che delìi in^fiimi^Mf^^^nàenti! C»9h 

ciaiMtoto^ai ;vedrà ad V 4prm^\ sia.lìAivXi ora o^i:^rr^ fU^m^ 
servare $e Elwoim »aa|[ jiumiciiiOj) ^:Miilnc(m,ilìV'mA»MÌQ4 
.. Vedi adQDque^a,cba.j?afipog8teia'attìU«^ 
ad altro cbe adi um^njitMrai Mom^^ uba, e; i^ra^e- iotr«t 
darre «el passo di. ]^limi^.I4K]lUL S- «^l^i ^ .^oj^.4i^v.4 
lA legge: ^rttoiuiiiin (;:é2Miyi.jffMii.«tiliiiè|ii^4r»mtV9^ .0( ^Ijpmy 
sa . Fiwùàs hin€.^ Rubico] q^iAmdtsmifms Ii0kmy rfk wmm 
a, leggile t> etm amniiw^Ariminéy'Jfir^f^^iy FimÌQ\ MinA 
JUubioù. ÀiMhe ad>ÀiitoDÌo>BiàBthi^ii^^iigiiaoaa» p<|r esao^ 
piaoqfue.fataeateiixa^ e^ipiò^iiigeguttM dello.Affiatì^ sé^pa iegll 
acoomodairle il passo^ di Plinio seoea^o JaiaCttsa haioo «daHl» 
ne :col< BMlBni di uua aemplke iwigola di'Bìè^ leggciido/clóèd 
- cumamnibuè 4^minoj4i ApruMy FiUinìiMfìkim.JUUbitQ.'lÉt^ 
A)MV t p^ Ja; quale Fhànm ,aaii.:tat'ebheopiàlaggiailto . di 
Bu^co^ iiia:iiióiDe.aHKUatiwidi;ailrQi tonreiiley..che-«ipa4 
vere /deU?) Amati! terebbe'SilliFitmMiiiiii -.tav ),\\ ».- • • \^ 
I ) Valga Jl veroì pei}by '«uii'dirtMwn :ahe Ja; Jafcioa^eomutie di 
quBliiteslo SMiiaiBiiie(Meviìifatte!6èiimDitt;'>4M èwlH 
forlata da iroppofcUare!>|es(ilnimìaiDri«;<di Ulrf' Auloid^/iMr 
le^Lqualiaiani ;EitliisieuÉrb: cboiF/tmui vè:la0|iotito<:4i Uubi^ 
con. Tale è quella di Gicerooe^ che scrisse fluvius Bubicanj. 
e flumen Mubico^ cpip^ vedremo allf iKipo^uJii Qoma /i^rll^ tale 
è quella di Svetonio. la Codiar. , 31y^cbe^di6se in>.{Mirì,jnodu 
ad Rubiconem flumeni tale è quella d'A^ianoyciie due Volle 



mimili^ il RuMooM Mmpre ^r «niiurto dj^riaaayirwiyit, 

boMi Mi HM» €te Oaitoò «1 OipitoW! VlbBriMte a li 
Din diatteisi di loosiorie^v^he «v®*^ '«^ eum^dkMHfSn 
Ariminó éf :Af riM,\aéis*u»fe V|.VyiVS IhA^ 
mnis indicando propriamente flumeiv «elM lMiglia-*o tdhwÉ 
qualche'città ^:|Me9ii^(«|, éè^hm ^UkWeaism «IP^AiUm^ 
ed aH' Aprusii*^ mal efaovealva poi ài luMAcMie^^ *diaM 
ditiiiva paese véraoo';* Per d& egli st'Mnè «Mipl»i 
dttrji^ il^trero sM aggionlò, •eoiM\attbeideblei^ 
fatto già txA Cruiluminm : -^ ' • y^ 

the poi II Fiutàieinó itiM 9lMb uii M iBato nmt >éii Pl<r 
Gó, da Appiano^ 9 e éM Livio, borile 'pretoso tv Aniartl-, è# 
toramente fiiho. Gbè Plètàroo no» folese di eséa qoMidi 1# 
la Vita di Antonio dlSM^ che risolavom fl( foririò 4Ì Titah 
t#ato fra AAtodiov'OttaviiM, « Lepido, era eircondota U 
/telile ^pMtmbè^eoinenMtròf il eh.' Sig. Borghéal' ìàm 
Lettera ai Bott frànceseo'IUMhi staittpata oon l'Elogio ài 
Gmi. Nardi ( Forn t%»l)y Platareo tteMo aelia iVite di Q- 
oerooo apertaoienle dMiiara ehequelMaola Al Ddle -ifiBiB» 
aoA BologÉà.NepiHire* Appiano iotdio parlare del J%i» 
atno, ip^reiiè^^ osa pupo* indicando qilella ramoéa Mdh 
f iib.>|V. ) diifièvélié* era^ formata ria! finme Laviriio<pf«M 
SMinai ed a Modena pose I* aggiunto di eitta, i#((Kbv<y -p» 
die Aniali Jieà I» potbssè caaibiarèroon la ParrocciiHi di Jfr 
HHob nel Vicarialo di HùiU:ofredthy siocome protese •. Io fr 
lie, che T^ Uvio nel Lib. ^3, e.' 18y ove inarca Jai rotte i 
L. Postomio Albino- arfenirtà snella; Selva Litanny coB^pÉi 
ad poniem fiumimt intenAssse il)<Poilfe-4el> FiiAirfMMy s 
asserto sena prova,: esseedo <nveee. «più; natauraìle ^: ìche h» 
Siorioa firendeBse. » ricordare indeteriÉtnaiiinfta «ile fLìtm 
eorrente per qaèUsiseli^a*' Onde approvakidoise 'M /bnmlKSi 
Nardi appunto tradusse perSume iQdaternifniato,.'dareBi fine 

.. ..-■• . • ■ ■■•-:;• ■•:. «M !■ .; :■: : .'..;j . ., 

(a) Varrò: de lAtagi'HM. t:W:''Aifnii td'/tkèmtfH èirf ; ^néd driwi 
nUquid; ««bn ab mté^tw'imtUi , ,. iUiqur) J%ctii emnii /qméàmM 
Mmrtium campum- tt Ur^ài.> -r" ^- » . 



93 
Sa * queste ' o$sf«>vaiEiODii ooL.Hpeiere xìè^ fkp isa* ipieite . prelese 
^correzioni di testi scrisse in quella Lettera i( Malo Borgliefli^ 
chO' oiqè »jMr 40^ mbdo rnmkp laiumiia M Rei m È 9n iipuò 
^émSetimàm^troipariùtè' netto ^izberff.* ' iivi- 

> « **A'«òliipinMnto di qiMsloi Capitolo 'reslan^ alcune parola^ 
isMa Toee AtAieon sUaurta elrèsca' da 'aflraai' dotti del setìD- 
'lo passato, 1 qéaH col aooocrso delle lingue liritfntali ne 4ras-' 
aero r etimologia nella greca voce pevfioi , cioè fluenium , 
Tale a dire Fiumicino ( Amadozzi, Lexie. Voc. Etrusc). 
Chi non resterà preso da meraviglia al vedere come uomini 
d* altronde dottissimi cadano alcuna volta sotto il peso della 
atessa loro dottrina'? Che se la voce Rubicon fosse derivata 
dair essere questo un piccolo fiume, come essi opinarono, 
tanti Rubiconi avremmo quanti ci son fiumiciattoli . Ma noi 
persuasi che gli antichi ponessero alle cose nomi analoghi a 
eerte qualità proprie delle medesime, teniamo ancora che 
Rubicon derivi meglio dal latino rubeo. Forse perchè questo 
fiume conduceva terra, o ghiaja rossiccia, formandosi con 
ciò un letto rosseggiante, o puniceo, puniceus Rubicon^ 
come di esso appunto cantò Lucano. La quale particolarità 
86 più non si riscontra, ciò può aver motivo, o dalP esser 
finito quel terreno di tal colore, che menasse un giorno, o 
perchè nel cambiar corso il fiume lo abbia perduto. Ma 
che anticamente esso abbia avuto tale particolarità ce ne la- 
teiò testimonianza Apollinare Sidonio vissuto nel Y. secolo 
deir Era nostra , il quale descrìvendo il suo viaggio da Ra- 
venna a Roma, dice, che fu al Rubicone, i7 ^ale dal pu* 
niceo colore delle ghiaje trae P origine del nome (a). E 
qui ponendo mente a questa voce Rtdneon^ la quale suona 
interamente romana, abbiamo argomento a tenere, che que- 

'(a).. . . ad Ruhieanem, qui originem nominit de glarearum pu- 
niceo colore mutuatur. Più qualità di colori sotto il rosso comprende- 
Tano i Romani (Pasq. Amati. Diss. li. p. 16S). Usando Lucano col no- 
stro finme l'epiteto puniceut^ è a credere, che il colore del suo fondo 
fosse hajoicuro, quale appunto era il puniceo. Il detto Amati poi as- 
sicura, che sulle sponde del Fiumicino v' lia molte ghiaje di colore 
hajoicuro, roaobruno, o d'endaco; p. 186. 



91 
sto ftame prtpso i popoli pia MMchiiia jUto^ di poca^ti 
oeMOiui iinpdiftMiÉi } - 

Ma pìèrileMoto qmatiooé pareva doroiae Mcopmi 
dotti sul conto di esso; quella doè ék flssapa -foaada mh» 
dasse^ e fioo a- quali 4Mri:darasaa.:ad'essera cwioe Ai- 
r Italia e deDa CMlia:; lo ebo ayvcMMS poslgri orm aa te * 
raoaa>618 dÌ!Roniai9':€oiM a^sooKkiogo vodremo^ 



.:; . i 



. I :.. •' r. *V 



95 

^ l^- •»- ' : ■ i ■•■'<, .■• : ,•>:.<■ ! ;; ...■'. . '.: •/» t-.i 

^\ Jua questione rubioMriasftlraci'leca;, quhfiì appeDdf«sey quella 
n deiP Àpràsa^ dappdicbè) alcuni, pia des^iderosi «di -oecuitare H^ 
n vero che- di trovarlo 4 per^giaslara il già ricordato pa^^so 
éttMinio a certe loro opioiooi particolari sul fiuMcone^ anzic-^ 
cbibvaeir-^jprtaa in eas^^asso indicata ricoDOBcere r^arìMi^i 
cbB' bagna la nqsira citte dAievaule,^ pretesero di applicate 
tal 'Dome all' Usoj che «borre luógì ,da Kimiiio citta sette ìtii-k 
già 4( ponente» Si ripeta' il taoger di «Plinio i jln'mbtii» Caio-- 
ma eumatm^ibia Arifnmofti'*àpni$àé Flmii» hiuc Bubi^o 
fuondam finis Italiat^ «6^ eé Safis èl Vilisi, éi Anefnoi\Mih\ 
ìoenna Sabinarum appidum €um ammStdené IHachiéopo 
avere osservato che l^linio «so éella copulativa ctim.iognè 
volta che volle indicare la immediata vidoanm >o T unione -dì 
una città ' col suo fiume , siccome disse appunto Raì^mna cum 
aintiér; Pàmifutu cirm otomef <Jra«iiitim cum amiie, non rav* 
viserà tosto neir 4rim»iio , t ùtìf^Aprmaj I due filimi ^ dn; 
passano per entro alla noitra città', •saper. Binlini coonprendi' 
la città insieme* ed i borghi?, Percib noì^ieiamè, chexòme 
V Arimino è la Mareechia'^ >cos} t- :iprti«a^non altro sta che 
VAusay la quale deve essere vicinissima anzi imita alki<cii-' 
fii, tome vicinissima anzi unità- vi è la JUarecehiu^ e come 
già riconobbero e-cènféiisaFono i dottissimi Cliiverio, e Cel- 
lario. Cbo se per Aprusa fosse indicale V Uwy questa sa-^ 
rebbe la prima volta che PÙnio colla particella cnm avrebbe 
congiunta una città con un fiume lontano sei in sette miglia: 
e ae fosse' ammessa ta* lezione detlo Amati )c«ni.iitiiiii&ii< Aù- 
mna% Aprmay F/tittb^ qoeita sareèbe ià priasn volta, che 
Plinio con quella pnrliilellà immM« unite una'4Mà ed un 
iume dieci miglia firn lewdl9l«ìliJ * - ' ' « 

Me giova iip(Mif¥e v'tbe per cmoi^ >r Au»m geo^raficanien-^ 
te prima che la dforfodkia^i l^liiiio* «avrebbe 'dovuto* porto 
avanti r Arimifio ) ^«peraccbè < fo «già '■ avvertito , che Plinfio 
anziccbè segairT ordine <4di Mogbi, come snccedooo gN uni 
agii altri 9 pone ionanii i aMggiori'y e poscia i minori. Di- 



9i> 
fatti Della stessa regione ottava memora prima Bologna 9 
Brescia, Modena, Parma, Piacenza, perchè erano Cohmùie; 
poi Cesena, Forlì, Imola, Faenza, ec perchè erano 9fir 
pida. Onde seguendo suo stile dovè Baminar prima VArfi 
mtno, fiume assai maggiore , e che ha il npilie detta cUlk ^ 
e poscia VÀpruM^ ossia VAmaf che o^è tanto 
Che anzi a noi. pare, che Colonia io -quel luogo stia 
contrapposto di oppidum. Dice infatti: Calomaey 
BrixiUum y Mulina j Parma i PUuenXia*^ tippida.j CmumUf 
Claterna^ Fomm Oùdii^ Lmi^ Pej^i y Truenimormmf 
Cornéliiy F^Koeniiay eé. Consegoéntemente d seadm cte:ia 
voce £b/onta ivi signilicbi riatrettivamenté la dtlà^. non com* 
plessi vomente la città e Tagi^; E nota, die Mo stesso PHai^ 
quaiklo menzionò la .villa di Galerio «oq la disse già nsAa 
CùUmia ^ ma mlP agro atimne»$ • AmAiesso adouqua dia 
per la voce Colonia sia indicata ristrettivamenta la dtià; 
dicendo Plinio ^irrmtiiiim Colonia cum ammbui^ Arimno$ 
elApruitty questi dualiumt non si dovranno cercare se non 
presso od entro hdtlà stessa «• £ poiché pressa questa non 
trovi d>^ la Man^cMay e Tiltaa^. forza è coachiudere^ che 
se runa è V Arimino^ r altra per indubilato sia VApruuL. 
Viceversa r i^io non venendo in vidnanza ddla citte ^ ossia 
Colonia ariounese, ma scorrendo soltanto per ragro di essa, 
nd lo teniamo tacciato da Plinio, come furono taodatiil 
Tavolloj la Veniena^ il if arano 9. altri fiumi ^ dm .scorrono 
in queste vidnanze medesime ; e come sarebbe stala forse. 
negletta VAusa stessa, se dia non avea di. particolare V». 
sere congiunta alla dttà. . , . • . 

Ciò pd tanto più parrà vero se si consideri, dm qnando 
fosse piacduto a Plinio di ricordare ri7io e noe VAma^ a- 
vrebbe usala un'altra maniera di locu^Mie:}. doè avrebbe 
detto al solito Ariminum CoUmiaeum amnefjdne Aprumt 
et fintini Rubicon: alP incontro avendo detto; cum ammlnu 
Arimino et Aprma intese indicare, due' fiumi predaamante 
ed o^jalmente congiunti alla città; quinci VAueMy » non ri/- 
so. Arroge come pare usarsi da Plinio la voce amms in quel 
senso appunto indicato da Yarrone, di. fiume doè, che d^ 



97 
màtL o tocca qiiakhe paese , dicendo , come s' è visto, Pùaur 
MI cMBi amne ^ Maoenna eum canne ^ ec. Laonde se col nome 
?AfimMa avesse voluto indicarci Pi/so, non avrebbe deUo 
mi wmnibus^ perchè questo aggiunto male sarehbesi appro* 
iriato a quel fiume , che non avea paese alcuno , od alcuna 
itià , in tutto il suo corso . 

Nabiralìssimo è poi il cambiamento A'^Aprusa in i4ti«a; 
lorchè per Apru$a si è scritto Àpusa^ Apisa^ Àvusa^ ed Ap- 
«9 come nel Codice Bavaro ai numeri 63, 65, ed in altri atti 
litichi, fra i quali uno del 1059 ( Fantuzzi , T. Y. p. 279 ): 
»De quali diverse maniere è indicata sempre la nostra Aiisar. 
Né altrimenti troviamo indicata la fossa , che passa per la 
àlfli, 86 non col nome di Apsella^ quasi Aprusella^ o pie- 
dtli Ausa • Che anzi fu detta Aprusa essa pure in un atto 
M 1262, juxla Aprmam curreniem per civUalem ( Garam- 
pi, Mem. deUa Vita della B. Chiara^ p. 530 ). Nello Statuto 
Uminese poi ( Rub. de Molendinis Comut^is manutenendie ) 
la fossa stessa è indicata colla denominazione di Apise inte- 
riwris: lo che mentre ci dà un relativo àìVApisa esteriore, 
d prova ancora che queste voci Apisa ed Aprusa furono 
nate indiflTerentemente V una per V altra . 

Non così naturale ci sembra che da Aprusa , od anche 
Pmsa, sia venuto Plosa^ poi Lusa^ ed Uso. Lo che inoltre 
nanca di documenti , trovandosi quel fiume fin dai tempi 
pm alti per tutto il suo corso indicato col nome di Uso . 
Coti ad Cod. Bavaro al n. 7. trovi fluvium Usa verso S. 
Gio. in Gtfilea: al n. 37, che per ricordare il /Ravennate 
ArdT. Petronace appartiene fra gli anni 817, e 835, leggi 
^mium Use: al n. 110, che per far menzione dell' Arcive- 
ioovo Domenico appartiene fra gK anai 889, e 898, hai il 
irne. q. t>. Usa verso Camarano e S. Arcangelo. E si in 
cento altri luoghi . 

Non vorrem negare, che anticamente Aprusa y Apusa^ 
Apisa ^ Ausa^ siano stati nomi genèrici prima presso gli 
Umbri, poi nel medio evo, indicanti piccoli torrenti, o pic- 
»li fiumi; die più torrenti v' ha di tal nome in più luoghi 
i diversi • Ma toglie dò forse , che il piccolo nostro fiume 

7 



98 
Anta DOD possa antieamente essere stato ótìUo Àpru9a^ ini- 
cante tal nome, se così vuoi, piccolo fiome, quale appnto 
qaesto è; e che per esso non potesse ricordarsi da PNiiia! 
La direi anzi questa una ragione di pio . 



Non è a tacere , cbe nel secol nostro aknni iianno creduto bri 
regalo di un altro Bnoie appellato per essi Jpruua^ e ^pruma^ tt 
VUio, e la Marecchia, che ora dicono non esister più. Ha egli non ba 
esistito mai . Non fra i monti ; perchè guarda . alla Carta , e non sapni 
come potesse starvi: non nel pianio; perche in sì breve tratiò non avreb- 
lie potote essere ohe un fosso . Vero è che apparisce ancora no alveo di 
fiame lungo le terre di' S. fiiartino in Ripa rotta, a ponente della Fu' 
serba, e fino al mare. Ha ognuno sa, che questo af^artODDo allo Haree- 
ehia, la quale appunto . prima del mille quasi abbandonò l'aoUco su» 
letto, e corse qualche tempo per questo nuovo, d'onde a quella Chiesa 
il Vocabolo in ripa ruptà, che si trova (In dal 1059 ( Arch. di S. Giu- 
liano ): del quale alveo la Hai*ecchia stessa in ogni grossa piena vediamo 
tenerti ancora in poosesso. Ciò sìa detto per ehi lungi M lao§o deve 
stare, alla fede non sempre buona degli Scrittori. 



-99 
YI. Memorie Storiche di Rimini dal 488 al 532 di Roma 



iVppresso ì Capitoli proposti nel principio di qnesta seconda 
Parte, ne^ quali ebbesi a trattar di materie più volte oscure, 
ed argomento di discussione, prenderemo ora a notare, nel 
modo che gli Annalisti fanno, quelle cose tutte, che ci fu- 
rono tramandate dagli antichi Scrittori, o dai monumenti, le 
quali riguardano questa città dalPannoin cui vi fu dedotta 
la Colonia de' Romani fino al cominciare delP Era Cristiana: 
non senza riserbarci però facoltà intera di frammettervi 
quanti Capitoli, o Dissertazioncelle, d verraraio domandate 
dalla materia, dappoiché ci proponiamo altresì di tener 
conto delle principali cose, die toccano questa parte di Cal- 
ila, per tutti quegli anni almeno, nei quali è a tenere che 
la nostra ne fosse la città principale . 

Anni di Roma 4S8; avanti 6. C. St66 

E cominderemo dal dire come le armi romane non si 
contennero a lungo nella conquista fatta sui Senoni , ma 
poco stettero a provarsi anche cogli Umbri de' nostri monti. 
Ciò è attestato dai marmi capitolini , i quali ricordano due 
trionfi sugli Umbri Sarsinati, DE SASSINATIBYS , cele- 
brati in Roma, Tuno dal Console D. Giunio Pera ai 37 di 
Settembre, e T altro dal suo Collega N. Fabio Pittore ai S 
Ott(ri>re deir anno 487 secondo il computo di que^ marmi, 
chò è il 488 secondo i Fastografi seguiti da noi • 

Questo si vuol fissare per primo e forse tmico trionfo 
avuto dai Romani soi Sarsinati^ sebbene, per ima falsa le- 
zione di un frammento di que' marmi stessi data sì dai 
Panvinio che da altri , (ù creduto che i Romani avessero 
trionfato sugli Umbri di Sarsina anche nel 484. Perocché 
anche a queir anno in que** marmi fu' letto .... ASSI , e 
fu supplito con DB sASSImatibvs. Ma il P. Contucd ed ul- 
timamente il eh. Borghesi vi hanno letto DE R, che si sup- 
plisce con DE Rbginbis, popoli della Calabria: onde i nostri 
Umbri nel trionfo del 484 non entrarono per nulla . 



102 

Abiù di Roma 59t-629; avonii G.C SU-SIfó 

Segue Polibio a narrarci che nel qmiUo anno dai fat- 
ti sopra ricordati, essendo Coniale in Boma M. Lepida 
( ciò fu ne! 522 ) , C. Flaminio ^ allora Tribono della 
plebe, propose al Popolo una legge ^ per la quale foeee 
dittea ai soldati romani quella regione di GalUn chiamata 
Piceno y d? onde oceano cucciati i Senoni: ossia quelP#^ 
gallico romano^ die, per testimonianza di Catone, era flta 
Pagro della Colonia riminese, e r agro di quella di Sinigal- 
lia, stendendosi forse dalla parte di meaodi rino al confine 
del Piceno. ( Vedi la nota alla pag. 72 ). Questa legge appro- 
vata dal Popolo, e mandata poi ad eflétto, per attetlaiD di 
Cicerone, essendo Console Q. Fabio la seconda Tolta con 
Sp. Carvilio, ossia nel 526 (a), (ù cagione, al dir di P^ 
bio, die nuova guerra si accendesse per p«rte dei Galli; i 
quali, spedalmente i Boii, grandemente se neoffesero. Per 
la qual cosa t Soii, segue Polibio, traggano nella laro lea- 
tenza gli InsuMy e di là dalle Alpi i due re Gallio Csa- 
golitano e Ancroeste. Onde i Romani, inUso che i GaUi 
avevano valicate le Alpi^ mandarono subito a Rimino il 
Cons. L. Emilio con esercito (dò fu nel 529), perchè quivi 
opponendosi ai nemici ne impedisse P avanzamento . Poi man- 
darono un Pretore nella Toscana; sondo che V altro Console 
C. Atilio Regolo navigava con la flotta per la Sardegna. 

Frattanto i Galli diriggendosi a Roma presero la via 
della Toscana, la quale secondo alcuni aveva comonicazioQe 
colla GalUa ove è Fori), secondo altri usdva a Faenza, 
e secondo il Micali ( Voi. YIL 10 ) dal bolognese per valle 
di Mugello metteva a Chiusi . Colà i Galli ebbero una vit- 
toria sul Pretore; motivo per cui il Console Emilio subita- 
mente da Rimino si portò neW Btruria , ove trovò i Galli 
intesi alla preda; che però appena si accorsero di lui si die- 



(a) Cicero, de Seneet, Comul iterum ( Fabius), Sp. Carvilio Col- 
lega quieicentet C. Flaminio tribuno plehis, quoad potuit reetitit agrum 
Picenum et Galiicum viritim centra Ssnatut auctoritate dividenti. 



103 

dero a ruggire luogo il lido del mar di Toscana. Ma scon- 
trata iaas[>etEatamente il Cons. Atllio, che tornava dalla Sar- 
degna ^ presi in niez^o da amcndue ì Consoli ^ furono inte- 
rameote sconfitti. I Romani fecero allora grosso bottino, 
talroenfe clic il Campidoglio fu ornato d' armi e di collanti 
■ rf'oro^ che t Galli (cosi Polìhio ) sogliono portare al collo. 
Fa questa una guerra molto terribile pei Romani ^ poìcbè 
t Gatlt condussero in Toscana settantamtla armati: lo che mise 
somma paura In tutti i popoli italici, i quali st unirono volon- 
tari! ai Romani ^ mossi non tanto dalf amicizia quanto cìa- 

Euijo d^il proprio pencolo. Onde come notò Plinio L, 111, 
e* XXIV, allora V Halia, senza alcuno ajuto esterno e senza 
i traspadani ^ armò ottantamila cavalli e seUeccntomila fanti. 
Cotal numero di fanti precisamente con setiantamtla cavalli st 
conta pyre nelf accurata rasscj^na di quegli eserciti conservataci 
da Polibio, anche più aulorcvuhucnte perchè contemporaneo, 
nel Libro II, ove trovi che gli Umbri e i Sarsinati abitatori 

firAptunino condussero ventimila uomini, Floro poi raccon- 
'fa (Lib. ll.cJV) che nel trionfo di Emilio fu condotto un tal 
Sritomaro , al quale i Galli avevano giurato di non spogliarsi 
delie corazze , se non dopo aver montato sul Campidoglio . 



AtìEiì di Roma 5^; avaDli G. C. 224. 



I Romani per tale vittoria concepita speranza ( continua 
Polibio ) di poter espellere del tutto t Galli daW italia^ crea- 
ti Cofisoli Q. Fidino Fiacco e 1\ Manlio Torquato, h man- 
otto roti grande esercito nella Gallia^ i quali come furono 
mila Provincia costrinsero tosto i Boti a venire sotto la 
dizione dei Homani. Così fu allora che questi estesero il lo- 
ro dominio oltre le nostre terre nella regione dei Boii ; e 
forotio questi Consoh i primi, al dire d' Orosio (Lib-lV), 
le conducessero le legioni romane di là dal Po, 



tri C 
^mll 



Aiìni di Romii 551; «viuiU G. G. 393. 



re 
Ai Consoli sopra mentovati successero P, Furio e C. Fla- 
minio, ì quali, secondo lo stessa Polibio, venuti essi pure 





IfH 

nella Gaìlta eon iB^reitu , amniem air amicizia del Popoli 
Bomuno gli Anani^ die abiiatano mm lungi da 3lar$ighai 
ifùÈport afona /' esf mìo neir agra degli imiAri, 

Molti prodigi furonci anDunzìati in Boma avvenuli 
queir auno; fra i quali v' lui pur questi rifenti da Fiutar 
iielh vita di JUarceJJo, da Orosio tiel Lib- IV, e ripetuti 
Zonara, die in Simiìii a natte matto avan:iata splendè 
luce chiara ; e in cielo a diitanti punti si videro tre lumi 
FeDomcni nalur diissi mi, che i Fisici appellauo Tuiio auruti 
boreale^ f aJtro paraselem. Il Senato per ciò stimando che \ 
nella elezione dei Consoli fosse djfelto lì riihìajtiò: ma Fk' 
minio nun ubbidì^ e disprezzati gli auJìpicj ^ renne a gior- 
nata cai Galli suIIVAdda, ove ottenne segnalata vittoria. 

Anni di Roma 5S^: avanti G.C J29, 



A compimento delie precedenti vittorie riportale dai It( 
mani sui Galli, il Console M. Claudio Marcello debdlà irtnr' 
ianiila Galli Gessali^ colla morte del He loro, chiamato IVn- 
^maro da Polibio, e Britomarta da IMularco. Questa fu U 
celebre battaglia conosciuta col nome di Clastidio , villaggio 
gallico, ora Costeggio nella provincia di Yoghera (Aldioi; 
Lapidi Ticinesi ; Pavia , 1831 ) ; per la quale i Komaaì 
acquistarono la stessa Milano , ed ottennero , secondo Zondr 
ra, la cessione di una parte del territorio degli Insulirl. 

Fu allora che, venuto in potestà de^ Bomani (ulto il trai* 
io della Gallìa, che si teneva dai Boll, noe che la Jnsubria 
e la Liguria, di tutto questo paese, per seutenza del Stgo* 
nio del Pighto e del cav* Comaschi ^ si formò una Provin- 
cia col nome di Gallia, Noi avendo notato non solo che 
Rimini conlfnuò lungamente a far parte di questa Provincia, 
ma che in alcun tempo ne fu anche la città principale, da 
cui talora la Provincia stessa prendeva il nome , non ope^ 
reremo senza ragione, se a meglio conoscere tutta ciò, che 
appartiene alla storia nostra faremo qui alquante parole su 
tale Provìncia. 



A 





' 105 

VII. Delia Promneia C alita eoi nome d* Àriminù; ove 
del pia umico limite dell" Italia al fiume Esino 



JLiì regioni d' Italia ^ die Turono (eniife dai Galli , ebbero 

da |>rtodpto nomi diversi presi dalle particolari appellazioni 

il coloro^ Senoni ^ Bmt y insubri^ ec* che le pos^^edevana. 

Ma poiché comindaronu a passare soito i Rouiaiii sorsero 

MieJJt nomi. Cosi da princìpio qucsli ^ avendo oUenule 

k sole terre de* Senoni , diedero ad esse ora il nome di 

CitUìa^ or di Piceno (Polibio, Lib, 11: EpiL di Ijvìo, 

l. XV ) s, perditi probabibnente , non intendendo allora di 

fucsia solo tratto fare una Provincia , lo unirono al Piceno 

ieqiiUtato nei 486. Ma dilatato V impero anche sulle terre 

de' Boii , prevalse il primo nome, e tutta la regione, co-^ 

UiociHodo alt Esino, appellarono Galtia. Successivamente le 

«luile romane essendosi annidate anche nelle terre di là 

dal Po, la Gallia fu distinta in cispadana ^ e transpadana^ 

lincile, superate ancora le Alpi, nacque per ultimo la drstin- 

jfione di Gailia cisalpina , detta altresì et tenore e togata 

per Tuso in essa più comune della toga romana; e di tran^ 

^falpif^a o naròonese j detta anche ulteriore , e di£*tinta in 

oHraccata j e cornata* 

Come i nomi così anche ÌI governo dovè assumere mi- 
sure diverse a mano a mauo che queste conquiste si anda- 
vano dilatando. Per la qnal cosa non è meraviglia se varie 
Ueao state le sentenze degli Scritiori nel fissare quando fu, 
che di queste conquiste appunto venne formata una Pro- 
vincia , e quando fu che questa entrò nel numero dì 
gnelle Provincie romane , che di anno in anno si assegna- 
^■aoo o ad un Console , o ad un Proconsole , o ad un Pre- 
tore: e quindi non è meraviglia se il Carli portò questo 
falto air unno otjj , mentre cbe il Maflei io portò anche 
piìi tardi a! 631 « Ha che la Galiìa fosse tra le Provincie, 
ed abbia avuto ogni anno un Magistrato con impero ordina- 
rio, ossia con autorità civile e militare, almeno iìn dal ÒM 
afflile sostenne ii Cav. Comaschi in una Kota pubblicata dal 




106 __ _ 

De -Lama { Tamia legùlaliva, ^^^)^ ^ <^osa induliitatiésimà)^ 
dappoiché si trovano lo T- Livio i nomi e la successione 
di coloro, che d'allora io poi dì anno in anao vi furooo' 
iiiandatt. Per la qua! cosa fu concorde senteoza del Sfgonfo 
(de anL jure Ital Uh. K Cap. XXIIII ), e del Pigino 
( ann> 534 ) , che ciò seguisse subito dopo che dal CoDvSole 
Marcello fu guadagnata la battaglia di Clastìdio^ unendosi 
allora a quella parte dì Cisalpina tenuta dai Boti e dagli 
Jusubrì anche la Liguria doma poc' anzi ancor essa. Se non 
die le guerre ed i tumulti , che seguitarono a tenere a- 
gitati e sconvolti questi paesi , furono cagione che questa 
Provìncia sì amministrasse allora molto straordinariamcete r 
tao Io che fu parere dello sfesso Sìgonio ( p, lfì6 ), che nuo- 
va forma di Provincia ricevesse poi dal Console M, Emilio 
Lepido nel 5C7, quando cioè ^ cessati finalmente quei tu* 
multi , come più estese così pììi ferme divennero quesle 
conquiste. Ne il Micali sembra dì sentenza diversa quando 
( V. VIL p, 15 }, ricordata la vittoria di Marcello, cosi si 
espresse, » Queste nuove conquiste furono dalla prudenza 

• del Senato assegnate con militare comando ai Pretori, 
n che amministravano allora slraordinariamente la provili- 

• eia , e disponevano anche di quelle cose , che dipendeva- 

* no per F ordinario da Roma. (MalTei, Verona illtist. HL 

# p.52-S9). In sirail forma adunque a differenza delF Italia 

* propria continuarono a reggersi que' turbolenti paesi ^ fino 
1 a tanto che furono ridotti fermamente in provincia romà- 
« na 7 sotto r ordinaria amministrazione di un Proconsole ^ 
€ o Governatore annuale * . 

Ciò premesso diciamo. 

1.^ Che da principio la Provincia Gallia, conosciuta ao-^ 
che col nome di Àrùninnm ^ fu la Gallia togata ^ che 
minciava air Esino [a) e c(»niprendeva tutti i paesi che era*^ 



no allora tenuti dai Romani 
Insubri j e de' Liguri. 



nelle regioni de' Boli j deg 



(a) Plinius, lir cap. XIV, Ab Ancona Gailiia orA incipit, To^a- 





107 
2^. Cbe questa ebbe Magistrati particolari eoa impero 
ordinario alnoeDO fin dal 536. 

3.^ Cbe la città principale di essa^ ove ebbe residenza 
mibiaria il Preside Romano ^ spedalmente dai 536 (o meglio 
lai 534 9 in cui qua mise capo la Yia Flaminia) fino al 567, 
h k nostra; se pel nome di essa 9^ intese Finterà Provine 
ja, come apparirà agli anni 537, 541, 542, 543, 549, 
VSAj 555. Onde per questo motivo non sarà senza ragione, 
e ierrem conto de' Magistrati mandati ad essa per tutti 
pKgli mani. 

4.^ Cbe ampliate le. conquiste, e data nuova forma alla 
Provineta , la residenza del Preside si dovè trasferire a eit* 
à pie centrale. Non ostante però questa nostra restò parte 
Iella Provineta medesima fino a tanto che IMtalia dalP Esine 
wn fa protratta al Bubicone • €bè fu errore , sebben co- 
■me a molti e rispettabili Scrittori, quello di ritenere che 
IcmaDi , poiché ebbero aggiunta al loro dominio la Gal- 
la Scmnica, e mandata la Colonia a Rimino, proiungas- 
«ro tosto U termine ddP Italia dall' Esino d Rubicone} sema 
lor menia che le autoritìi di Cicerone e di Locano per 
pianto sieoo valevoli ad assicurarcene per ciò ^ che fu .poi 
ni tempi di Cicerone e di Cesare, nulla però valgono ad 
idknre ciò , che i Romani avessero operato due Secoli a- 
r»ti • Che anzi per le cose dette di sopra d pare invece 
he anche quel primo limite, che fu al fiume Esine, venisse 
teUlito non prima che dai Romani te istituita la Provincta 
Mita. Strabone infatti dice che il confine dell'Italia e 
Iella Gallia fu spesse volle camlnaio dai Presidi^ percioC'^ 
hi da prima fecero termine PEsino^ e wuovamenie il Ati- 
icone (a). Ma di che Presidi , o di che Magistrati favella 
itrabone ? Certo non d' altri , che de^ Romani . Ora se i 
domani vollero un tempo, che il termine deiritalia fosse 

(a) Rcr. gcòg;r. Lib. V. nftpi yip tstous tÓuì TÓtrouf iiù ri optet 

vf VrtiKietf ri vpónpoy , Agi Ttis KiXtixj; j t^ip juLtrart^ 

iVTdw ToAtfXK T<Sy Syi(iÌ¥«t¥ . npÓTtpop (JbÌ¥ y% tÌv Kuiy ivoi- 
f*ro optor . To&y.ir ìi rw VtffftKùfyet nroreifióy 



108 
TEsino, DOQ avranno potuto operar ciò, se non dopo avere 
acquistato non solo la Gallia de' Seaoni , ma ancora il Pi- 
ceno. E poiché acquistarono il Piceno circa gli anni 486, 
non avran dunque potuto fissare quei primo limite che dofi ' 
quegli annu Ma v'ha di più » Dalle autorità di Polibio, e P 
deir Epitome di Livio, prodotte nel Capo primo di questa sé^ r 
conda Parte, e nuovamente citate in principio al Capo fm ^ 
sente , por le quali sappiamo che il tratto , che costitùhft ^ 
la Gallia Senonica fn anche appellato col nome di Pleeno^ 
abbiamo argomentato che esso tratto, appunto in quei prtari ' 
anni, fosse incorporato ed unito al Piceno: lo che pure noa j 
può aver avuto effetto che dopo 11 486. Ma se in qae||l 1 
anni la Gallia Senonica veniva unita al Piceno, non poten ^ 
dunque nascere alcun limite, o divisione alcuna, air Estaitfi; 
Bea^ ci apparirti naturale che tal ^visione atesae prindpli 
allorquando i Romani, per avere ertele le loro conquisti 
suUe terre de' Boii ^ e degli altri GàlU , diedero 
alla nuova Provincia Gallia, ( lo che pare ^avvenuto- 
dopo ii 532); nèna quale occasione, considerato suolo Maiiei 
tutto il Piceno fino air Eslno, da quel fiume comfaidarooi 
la nuova Provincia . 

Bastino questi cenni a richiamar Tatteozione del Letta» 
nel decórso di ^ queste Memorie , ove troverà , come confer- 
mare e verificare fé cose qui stabilite . E finirem col no* 
tare ciò, che il Sigonio osservò sulla condizione politica dogi 
abitatori di questa Provincia ^ che essa cioè fu inferiore alla 
condizione dei Latini, e degli Italici, poiché ai provindaB 
venivano tolte le proprie leggi, e sostituite quelle dettate 
dai Romani j tuttavia obbe vantaggio nel poter far parte 
alla milizia di soccorso: lo che non pare conciso alle altre 
Provincie . 



100 
vili. Della Via Flaminia 

Anni di Roma 5aS4 ; avanti G. G. aao 

U • Ffamiiiìo , quel medesimo , che fu Console nel 531 , 
■ questo anoo essendo Censore ^ Te selciare una via mili- 
da Boma a Rimino , la quale appunto idal nome del- 
8DO fu detta Flaminia. Ce ne assicura Pesto , ove 
iee 9 che il Circo Flaminio y e la Via Flaminia j fwrono 
"mH afpdUUi dal Console, Flaminio , che fu ucciso da An-^ 
ìiòmh ed Trasim&no . E più precisamente ancora nel Cro- 
linn di Cassiodoro è detto ^ che , Consoli L. Velurio , e 
CL LmiiaziOf fu faiia la Via Flaminia 9 ed il Circo 9 che si 
■py s ffa FUminiQ (a): i. quali Consoli, che secondo Zonara 
leaBero nella Gallia, e condussero l'esercito senza ostacolo 
Im alle Alpi 9 appartengono appunto al 534 • Poi T. Livio 
h mmxUme di essa via come già esistente air anno 537. 

. £li«baiie invece attribuì V esecuzione di quesr opera al- 
raitn C. Flaminio, cbe fa Console nel 567 con M. Emilio 
lapido 9 dal quale ultimo fu aperta r altra strada detta 
f w7ta f die da Rimini conduce a Rologna • Dice infatti : 
furono Collega nel Consolato Marco Lepido ^ b Cajo Fiumi- 
ita (dò fu nel 567 ), • quali j domati i Liguri j runa fece 
la Via Flaminia da Moma per VElruria^ e per P Umbria j 
Jkm u.Bimini; .e r altro da. questa città sino a Bologna ^ 
tmàe.ad ÀquiUa per le radici de^alpi \b),. Ma T. Livio, 
dire wk ricordar la Flaminia come già esistente fin dal 537, 



(«) Festna, Lib. VI. Flaimim%%$ circui, «I eia Flaminia 9 a Flami- 
nia Canaule dicli «tint, qui ab Hannihale inlerfeclus ut ad lacum 
rrasimenum, Cassìod. Cron. L. Veturiuz, et C. Luetatius, Hi$ Co$t. 
ria Flaminia munita, et circut factu$, qui Flaminiut appellatur, 

(6) Rer. geogr. L. V.... fvfVTriTHittv yip iAn'K'iis Mecpxof A«- 
rj'ofy Hgl Tdhf ^Kuiilvtof. xatUhéyrù W Aiyuttf^ (jlÌf T)}y 
>\itf£iri<tp ifrpùfftr nt VoifJLfff S'iti Tupptifvr , n^ rUf O'fiffpikiff , 
tfXP^ T»r vtp! A*pt(nyoy Toitw , i 'fi Tnr f|w< (^iXP^ Bor»rietf ^ 
:fnitì^§r itf A'xvKmotr recpi rit pi^àis trif rir A'xirwM*.- •" 



I 
1 

HO \ 

come si è dello ^ ove ricorda poi i ConsoK del 567 dice, i 
che Flaminio per non tenere in ozio il soUaio fece mu \ 
strada ^ noo già da Roma a Rimino , ma 4(a Bologna §à ji 
Arezzo} e che M. Emilio^ qwtali i Liguri y tra»portò fti ) 
sercito néir agro GaUico , t eonduiH una strada da Pia) i 
cenza a Rimini ^ onde congiungerla alla Flaminia • Bea* \ 
diversa è adunque ^ secondo Livio, la Flaminia fatta MiU 
567 da quella, che già era fra Roma e Rimlnl fin dal SÌ4,i i 

Nella discordanza di questi due Autori piacque al MtP 1 
Pasquale Amati ( Castro Mutilo, p. 94 ) tener da Stnribonef* 
e per ciò disse errato questo passo di Livio, adduoendo die 
la strada menzionata da esso tra Bologna ed Areaso Mi- 
esistè mai, perchè nessun Autore y sia Greco ^ sia Latino j^ 
nessun Isìoricoy nessun Geografo y nessun Itinerario y n$ fs 
la minima menzione . ' ' 

Noi air opposto a difesa di Livio , oHre le antorUa # 
Feste, e di Gassiodoro, adduciamo le parole del SavMI^ É 
quale negli Annali di Bologna y ove trattò questa atesaa qui» 
stione, ed ove difese il testo di Livio, scriiie- che tf soeeeh 
day o in poca distanza dalla ria, che guida oggi^ et 
Bologna a Firenze y sono manifesti f>estigi di una viu mt» 
litart; e lontano poco men che sei miglia dalla eiità i ptr\ 
la f>ia medesima un luogo y che si denomina Sesto . (Mlree- 
cbè il silenzio degli Scrittori, e degli ItinerarJ, non sarebbe 
motivo sufliciente per condannare il passo di Livio; poiché 
quella strada tra Bologna ed Arezzo avrebbe potuto anche 
essere cominciata soltanto, e non compiuta; motivo per coi 
niuno avesse avuta poi occasione di favellarne. 

Al contrario ben altre più valide ragioni si presentano 
per giudicare che errato sia il passo di Strabene. Prima, 
perchè Strabene dice , che V Emilia da Rimini fu tratta à 
Bologna , (T onde ad Aquilea : città che a quel tempo non 
sorgeva ancora^ avendo avuto origine alquanti anni^ pio 
tardi, ossia fra il 570, ed il 571 ( Livio L. 39, e. 30, 39, e 
40 ) . Poi , perchè Flaminio avendo avuto in provmcia la 
Liguria, è più a credere a Livio, che per non tenere in 
ozio il soldato lo occupasse nel lavoro di una strada nel 



Hi 
agro galUico, di quello cbe a fioma^ neirEtruria, 
neir Umbria . P^r la qua! cosa doì ooH vorremo oorreg- 
OTB il lesto di Uyio roii quello di Strabone, conosciuto 
dal Haflfei, e dallo stesso Amati ^p. 95; ma piuttosto 
quel di Strabene eoo quello di Livio , e fer- 
ia scDteBza cbe la strada Flaminia fti selciata nel 
349 ^om» ce ne assicura appunto il Cronicon di Gassiodo- 
a. E foeita condotta da Roma soltanto fm qua ci sarà ar- 
■Mata dì fatto per giudicare cbe la nostra città fosse al- 
m capo della Provincia . 

I«a loogbezza di questa Via da Boa^i a Bimini fu di 
iiglia antidie GCXXII;, quando si attenda alPItiiierario co- 
NMciuto col nome di Antonino, il quale pere si vuole opera 
Iti 1V« secolo di Cristo . Secondo un cippo migliare idvece 
rovato due miglia da Pesaro verso Fano, portante il nome 
UPIap. Costanao, ed il numero CLXXXYII, (Olivieri , 
Vmwu Kmmrm. p. 53 ) da Roma a Rimini sarebbero 212, 
d d pie 213 miglia. Aóche minor milnené ci vico dato da 
■ altro dppo migliare pubblicato nella Guida al Muteo éi 
Mofiia^ p. 38, che era a Borgo Vangale qualche miglia 
itoa quella dttà, e che ci olTre ir numero €GXXGVI : da 
9iÉ sa togli 78, ovvero 79, quante itiiglia doveaiio esseri 
Va quel punto e Rimini, resta la disianza fra quest'ultima 
alla e Roma di 207, ovvero 208 miglia antiche . Or qui 
ie porrai mente cbe questo cippo, sebbene per la qualità 
lei dittonghi non giudicato contemporaneo alla prima istitu- 
Booe della strada, portando però il nome del Console Emi- 
io è sicuramente dei' tèmpi consolari , ed iHio dei più auti- 
jtt cbe si conoscano; e se osserverai poscia che quello di Pe- 
wo è dei tompi di Costanzo, e che T Itinerario detto d'An- 
ootno è forse anche posteriore; troverai poter inferire con 
andiabilità molta, che la lunghezza di questa via col tempo 
ia divenuta maggiore per alterazioni sopravvenute nel lungo 
no tratto, o pel taglio del Furio operato da /Vespasiano, o 
ler altri cambiamenti, alcuni dei quali fra Pesaro e Fano 
urooo già notati dal Colucci Ant. Picene, T. lY. p. 338. 
Anche in vicinanza di Rimini restano due colonne miglia- 



M2 I 

ri su questa via stessa; la prima cioè, podù passi oltre h ] 
CoknmeUaj e la terza: dette Toigamìeiite i7 primM^ ed t^ ■ 
terzo i il punto medio fra le ^uali cooserVa anoora il ▼#» ^ 
bolo di secimdo . Esse ci provano ( quando sleno realanote ^ 
nei loro posti , come si può credere ) che le miglia anttche , 
furono poco più brevi delle moderne, e non già di offrii*': 
to^ come alcuni asserirono ; ma bensì di uno scarso Tedila l 
Simo, come pure osservò il nostro Nardi (Compiti, p. 87). : 
È particolare poi che non trovi in queste alcwi Tesligto lè 
di numerazione , né di lettere , sebbene la prima sia afa 
metri 2, 65, e l'altra metri 2, 40 . SI fatU semplid& d ' 
condurretilie a giudicarle molto antiche, e forse le prime «d 
esservi state poste. 

Ben con iscrizione si conserva ancora nella Casa, chs^ ' 
fa di Fianco , un tronco di colonna alto metri 0, 61 , :d* va- ' 
maraio scuro', diverso afflitto da quello delle colomé sì»^ ' 
prannotate ; nel quale per le traccie , die rastao» di M 
Iscrizioni di epoche diverse, d ò serbata memoria Mk in 
iueeeuitiB riparaxiùni folte ( alla Flaminia ) da JKassfnsìi, 
da CoetwMinoj e da Magno Mcusimo^ come avvertì il di. 
Sig. Conte Borghesi^ dal quale nella illustrazione deir Arco 
d'Augusto in Fano ( Pesaro 1826 ) furono pubblicate col 
ristauro qui espresso a punteggiatura • 

a ^CXl 

UVr iJ^ti DNFl-VÀl-CONSTA« 
iVVAVRfcUo TINO^PIO-FEL-AVC 
VALERIO DIVI.COWSTANT!! 
MAXESnO AVC-PIhFlLìO 
PIO*FEIICI 
INVICTO 

AVa DDNN MAGNO 

MAXIMOETFL 

VICTORIPPFF 

SEMPERAVGG 

BRP NATLS^ 

CCXl 



ca\ 



nò 

• Kè v^ ba dubbio che questa colonna non fosse fuori di 
Rimiiii dalla parte di Roma, e quindi non appartenga alla 
Flaniiiiia} che, di dò è prova il numero delle miglia CCXI 
ofcrtoci in essa; mentre che al tempo di quegli Imperatori 
èdle mura di Rimini andando verso Bologna cominciava 
■nova numerazione, come è documentato da altri migliori, 
che ricorderemo al Capitolo sulla Via Emilia. E per ciò 
airitinerario sopra citato essa avrebbe dovuto sor- 
▼idno a Cattolica ; stando però alla numerazione de- 
dotta dal migliare di Pesaro, sarebbe sorta probabilmente 
ove ora diciamo tV Secondo . 

Altro avanzo di colonna migliare riconosciuto dal nostro 
Bianchi fra altri marmi nel Magazzino del comune, in cui 
tfpena si vedevano , come egli scrìve , alcune vestigia di 
fuakhe lettera j olTeriva ai tempi di Monsignor Villani la 
seguente Iscrizione, che ei pubblicò neìV Ariminensis Rubi' 
CM , p. 73 :# ove dicendo che il marmo era fuori di Porta 
presso Rimini ci fa anche fede che esso pure ap- 
atia Flaminia. 



D . N . Imp CAES 

FL • CONSTANTINO 

MAXIMO 

P . f. VICTORI . AVG 

PONT . MAX 

(a) 



(a) Questo marmo deve essere quel medesimo, di cui favella il 
Clementini Voi. I. p. 134 , che egli credè eretto in piazza dai Riminesi 
in oDore di Costantino per la vittoria avuta presso a Roma combatten- 
do contro Massenzio . Di questa Iscrizione poi non si dà il fac timilc , 
perchè ora essa è fra le perdute : bensì con lettere in carattere basso 
abhiam riempiuti gli spazj lasciati in bianco dal Villani nnlle linee 1. e 
4., traendo il fncile ristauro dalle Iscrizioni di altri somiglianti migliari. 

8 



114 

Fiaalmente nella stessa casa di PUmco si ceesérva pura 
altro troDco di ookmDa migliare alto 62 centiiiielrì, che per 
essere stato fino al 1749 oélla Chiesa deir Albereto , yìgìm 
a Hontesciidolo, deve par esso aver appartenuto alla Fli- 
minia; e che per offrirci la segaente Iscrizione d ri( 
altro ristauro alla Via medesima operato circa gli anni 1 
Cristo 375. 



DDDNNNIMyWPP 

VALENTINIANO 

VALENTI ETGRATIANO 

PIISFELICIBVSAC 

TRiVMPHATORJBVS 

.?}:MP£RAVCV.?TiS I 

BONO REI? NATI S ? 

Fra tutte le riparazioni però fatte a qaesta Tia domaoda j 
più particolare menzione quella operata da Augusto Panna | 
727 di Roma . E noi ne terremo ricordo appunto a quel* 
V anno • 



115 

IX. ProsetjHÌmento delle Memorie Siuriche Riminesi 
dal 530 ai TiOtì 



b 



Adaì ili Roma 55&; avàtiil G. C. il» 



L/p[iortiiaameDle qui colia la terza fiecade dì T, Livio, 
lalla quale ci vetigona molte aotìzifi^ che riguardano questa 
iiìh, E già al Capi 5, Lib, \X1, si narra come ì Romani 
essendo i>er romper guerra ai Cartaginesi ( che fu la secon* 
ik Punica )^ decretate per ciò le Provincie ai Consoli, a T« 
Sempronio Longo P Affrica e la Sicilia, ed a P.Cornelio Sci* 
pione la Spagna, a quesV ultimo assegnarono minor numero 
di snidali, perché Z* Manlio Pretore si mandava nella Gal' 
ita anch^ eiso con non lieve presidio - 

Questo Lucio Manlio, dal Pighio cognominato Vulsone, è 
t) ^imo Pretore mandato nella Gallia, cbe sia a nostra no- 
tizia: e forse fu it primo assoiutamenle, perchè circa questi 
anni appunto era stata aumenlato il numero de* Pretori^ 
onde fossero quattro^ come si legge neir Epitome della Slo- 
ril di Livio al Lif>. XX, Ciò fu operato dai Romani, per* 
elle essi temevano de' Boii in un tempo specialmente , ìu 
mi dovendo impegnarsi nella guerra coi Cartaginesi , ave- 
laiio più che mai necessita che i Galli stessero saldi * Lo 
che viene indicato da Livio nei luogo medesimo, dicendo 
die la proriucia Gallia in queW anno , volta alla guerra 
PiintVd, ebbe due legioni romane j quattordici mila sodi 
pfdtmi^ mille xocH e seicenio romani a cavallo: un esercito 
cioè di 25 in 2(> mila armati . Inoltre a meglio contener 
queliti Galli, i Romani ebbero mandale due Coionie, una a 
Kìiiceuza, ed una a Cremona, couducciidovt, al dir dì Polibio, 
(jOOO uomini per ciascheduna. Ma i Roii aezicchè atterrirsi 
per tutto ciò, sentito T approssimarsi d\4nn{bale, crebbero 
iT animo; e mal sop[K)rtaodo le due nuove Colonie, presero 
Tarmi, e coslrin^ero que' nuovi Coloni a fuggire, ì quali 
M rìrovefcirono a Modena , 

Manlio , che già era venuto in provincia , udite queste 



ca»c, volò al soccorso di Modena: ma per due volte assu^ 





116 
Ilio dai Boii in luoghi selvosi perde molta parie delF eser- 
cito , e dovè ricoverarsi col resto al Yico Taneto sul Po 
verso Parma 9 ove stelle assediato fincbè fu a liberarlo r al- 
tro Pretore G. Atilio Serrano . Tutto questo ci è narrato 
da Polibio, Lib. Ili, e da Livio, Lib. XXI. e. 9. 

Dichiarata adunque la guerra ai Cartaginesi, il GoMoto 
T. Sempronio Longo avendo saputo in Sicilia per lettere M 
Senato, che Annibale già era passato in Italia, e che tutta 
la Galiia era in tumulto, subitamente itnbarealo Peierdt»^ 
come narra Livio, Lib. XXI, e. 21, lo mandò a Rimim 
al mar superiore .... ed egli slesso , composte le cose M 
Sicilia^ costeggiando r Italia con dieci natM, giunse a Ri- 
mini; d^ onde partito con P esercito ^ si uni al CoUegB 
alla Trebbia. 

Secondo Polibio però pare che Sempronio inviasse Te- 
scrcito a Rimini per terra , dicendo ( Lib. III. $• 61 ) che 
esso , raccolti subitamente quelli , che aveva con m , fa- 
mandò loro di rinavigare alla volta di casa j e diede k 
armale pedestri ai Tribuni militari y concertmido il grtomo, 
in cui tutte dovessero convenire a Aimini^ la qucde città i 
pósta sul lido deW Adriatico y ove termina la pianmrm id 
Po volta a mézzo di.... Ed al $• 6^ aggiunge: congregaU 
gli armati a Rimino , il Capitano ( Sempronio ) prenden» 
doli , mosse per unirsi a quelli di Publio ( Scipione ) ; • 
congiuntosi loro colle proprie forze ^ colà ristorò P esercito j 
che dal Lilibeo in quaranta continui giorni a piedi mw» 
dando era venuto a Rimini. Ma Sempronio giunto alla 
Trebbia , fiume , che bagna Piacenza , ebbe poi da Anni- 
bale quella famosa rotta, la quale die tanto spavento ai Ro- 
mani, e fu principio di tanti mali soflerti in quella guerra. 

Appresso furono designati Consoli per Fanno seguente 
Cn. Servino, e C. Flaminio (Console nel 531, Censore nel 
5:34): i quali, secondo Plutarco (Vita d^ Annibale), presero 
truppe dagli alleati ^ e spedirono viUuaglie a Rimino e nel* 
la Toscana . 



117 
Anni di Roma 557; aranti G. C. S17 

Roma in questo anno ebbe che invidiare alla nostra cit- 
&; perocdìè Tuno de' Consoli designati, ossia G. Flaminio, 
Tolle assamere il Consolato appunto in questa, allora sicu- 
nnaite la principale della Gallia, che per la guerra Anni- 
lalica ^li era venuta in provincia. Di che fu cagione, come 
viene indicato da T. Livio, L. XXI, e. 27, Podio fra esso 
hu ed li Senato, mosso e dalle vecchie contese avute coi Po- 
èri e quando fu Tribuno della plebe ^ e quando fu Cbn- 
$oh , e più da una nuova legge proposta dal Tribuno 
Q. Claudio'^ e da esso Flaminio solo fra Padri difesa ^ 
per la quale veniva proibito a ciascun Senatore V avere 
MTf , che contenesse pixk di 300 anfore ^ o moggia che 
vogiiam dire: cìiè tale pareva bastare al trasporto dei frut- 
ti de* eampi ^ ed ogni traffico era stimato non decente 
9i uomini patrizj . Si fatta legge a chi la procurò attirò 
r edio de* nobili , e procacciò V amor della plebe ; per 
livor della quale appunto Flaminio ottenne questo Conso" 
kio novello • Non vedendosi egli adunque in Roma beneviso 
a* Pìadrì, ned essendo egli soddisfatto di loro, e temendo che 
col rimanersi a Roma nuovi ostacoli si frapponessero allo 
iifaraprendimento dèi Consolato, slabin di prendere le inse^ 
pie consolari nella provincia . Scrìsse per ciò al Console 
Sempronio, che era a Piacenza ( P impero del quale allora 
I cosava ) a far si che P esercito nelle idi di Marzo fosse 
Itegli accampamenti a Rimino : indi parti di Roma alla volta 
della provincia, nascostamente, ed in qualità di privato. La 
Vial cosa come fu saputa per Roma, e fu conosciuta dai 
Padri, non è a dire quanta novella ira eccitasse contro di 
lui. Ntm col Senato soloj dicevano, ma con gli Iddìi im- 
mortali C. Flaminio far guerra: la prima volta fatto Con- 
sole senza auspicj non aver obbedito né agli Iddii^ né agli 
tiomtni , che dallo esercito lo richiamavano ; ed ora memore 
delle passate cose aver fuggito e il Campidoglio , e t voti 
solenni , per non andare al Tempio di Giove ottimot mas- 
simo nel giorno del suo ingresso al magistrato^ né vedere, 



118 
inviso egli y il Senato invito a lui solo j né fare a Gim 
Laziale il solenne sacrifizio sul Monie Albano ^ e per m 
portarsi al Campidoglio a prommeiare % voii ^ e fmd 
partire paludato per la provincia . Essersene 4mdato cm 
un valletto y unza insegne , senza littori y noMcatiamesh^ 
di furto y non altrimenti die se cambiasse suolo per eagim^ 
<r esiglio i quasi fosse per assumere il magistrato più jmt 
la maestà delP impero d* Àrimino y che di Rama } e pm^ 
dere la pretesta piuttosto in un albergo che presso t ptté 
suoi . Colle quali ultime parole specialmente lo Storieo fi 
comprendere quanto mai si fatta risoluzione disgnstaase i 
Romani ; in particolare poi con quelle magis prò majesiàtf 
IMPERU ARiMim quam Romm viene a indicarci manife- 
stamente cbe Rimini era capo della Provincia, sulla q» 
le Flaminio in queir anno aveva impero . Frattanto ad eii- 
tare tale onta i Romani gli mandarono Ambasciatori Q•T^ 
renzio , e M* Intistio ; ai quali però non riuscì di fiegÉ 
r animo del Console, cbe pochi di appresso prese in Rimi- 
no le insegne del Consolato • Con cattivi auspicii ; poiché, 
facendo egli il sacrificio, la vittima già ferita fbggi dab 
mani dei Sacerdoti, e .scagliandosi attorno asperse di sangii 
molti de' circostanti. Ei nondimeno, ricevuto r esercito 9 ■ 
portò nella Toscana, dove poi venuto a battaglia con Ai- 
nibale al Trasimeno (ora Lago di Perugia) fu uociso coi 
quindici mila Romani (Livio XXI I, e. 4 ). 

Partito Flaminio, pare cbe venisse o restasse in Rimios 
r altro Console Cu. Servilio , che y secondo il Pighio , ebbe 
in provincia la Gallia . Ma possiam credere che la Gallii) 
ove si temeva la irruzione d' Annibale y fosse assegnata it 
provìncia ad amendue i Consoli. Fatto sta cbe Polibio (L 
HI. S* ^^ ) ^^^^' Cn. Servilio y e C. Flaminioy i quali allors 
erano stati creati Consoli , radunarono gli ausiliari , e (•- 
scrissero nuovi eserciti: poi condussero gli eserciti y Pum 
ad Arimino y P altro nella Toscana y nei guai luoghi arefi- 
no stabilito di portare le forze loro . . . • , ed al S- 77 ag- 
giunge: Venuta primareroy G. Flaminio y preso il suo «le^ 
citoy parti per la Toscanoy e si portò ad Arezzo. Cn.Ser^ 



119 
aWineùniro essendo a Rimmi impediva i movimenti 
nemici* Lo die è detto aoche da Plutarco Della Vita 
unibale; e dà Appiano^ il quale (de Bell, Anmb,) dtee 
iiamente che Servilio giunse a Mimino opponendosi ad 
tbale j e si ienne lontano da esso una giornata ; ossìa 
minìao d'un giomo* Lo stosso Polibio poi^ narrato il 
dei Trasimeno, segue a dire ( S- 86 ): .Venire succede^ 
\ù queste battaglie ^ Cti. Servilio Console , che si era fer' 
o nei luoghi presso Bimini ( questi sono lungo le spiag- 
ji> d^ir Adriatico dove la pianura Gallica si unisce aW al- 
tra Italia non lontano da dove le bocche del Po n scaricano 
nel mare ) , inteso che Annibale nella Toscana era o/r op- 
pùiiio di Flaminio j voleva unirsegli con tutti i suoi : ma 
non potendo per la quantità delP esercito ^ mando innanzi 
eon mllfcitudine Gajo Centennio^ dandogli quattro mila 
tw^oìli ^ perchè gli fossero pronti in ogni caso di bisogno . 
Volle fortuna che questi quattro mila cavai Ji ancora pens- 
iero j perocché ìncontralisì nel. vincitore esercito d'Anniba- 
le, parte furono presi, parte uccisi: lo che è ricordato 
lache da T. Livio, L. XXII e. C. Allora fu che Annibale 
loolio per (anta vittoria , passando per 1' Umbria , e per il 
Piceno , si portò nella Puglia anzicchè a Roma . 

I Romani fra laute sciagure ricorsero tosto allo spediente 
lolilo negli estremi pericoli, e nniainarouo Uitlatare Q* Fa-^ 
bio Massimo, surrogando M* Atilio Regolo air ucciso Fla* 
Biinio . Fabio allora ^ evitato lo scontro del nemico , ricevè 
dal Coasole Servilio T esercito, che coiiduccva da Uimìno, 
tome sì ha da Polibio ( ^. 88 ): e più predsaniente T. Li- 
tio dice ( cap. 7 ) che Servilio ^ intesa la rotta deir esercito 
e la morte del Collega, dalla Gallia s'tiicanimÌDÒ verso Ro- 
ma; e che il Dittatore (Cap. 8 ) gli venne incontro per la 
tia flaniinia, e lo scontrò verso Oiricoli * (Ecco testi mo- 
iiianza che la Via Flaminia era gìh aperta). 

ni mino adunque partecipò in queli' anno degli onori , o 
delle disgrazie di Roma; sebbene non tanto di queste ^ come 
di quelli. Perot^hè essa qui vide un Console prendere i fa- 
a dispetto di Boma ; e non T un Console solameute , 





ISO I 

ma li ebbe amendue ^ e li accolse co^ loro eserciti . E seb* : 
bene non dovesse andar Ubera sicuranvente da fatiche ^ d« i 
timori , e da spese , tuttavia non soggistcqne a que' dami^ 
che oflèsero piii altre città de' Romani ^ perdìè difesa daK' 
l'esercito di Servìlio,. colta non fu da quel turbine, che 
ovunque passò portò allora strage e mina. Lo assiciin 
chiaramente Strabone ( L. Y. p, 157 ) dicendo ; ad Arezsù è 
prossimo il lago Trasimeno y presso il quote è adito agli 
eserciti dalla Gallia in Toscana ^ e del quale si servì Àih • 
nibale^y essendo due le strade^ questa^ e P altra per P U9ih -■ 
bria presso Rimini» Più comoda è quella per Rimifiij .« 
essendo piii bassi i monti , Ma essendo questo passo diU' 
gentemente guardato , gli convenne tenere il pia diffieile j : 
e lo prese , avendo vinto Flaminio in una grande batta' 
glia (a). A che si accorda anche la testimonianza di Cor- 
nelio Nipote , il quale dico che Annibale pei Liguri passi 
r Appennino dirigendosi alla Toscana* 

Anni di Roma 538; arinti G. C. 910. 

Da Polibio^ L. III. S« 1^6, non meno che da T. livio, 
L. XXII 9 e. 21, si ricorda come in questo anno /u mandato 
nella Gallia con esercito L. Postumio Albino Pretore ^ onde 
reprimere i Galli , i quali nelle calamità dei Romani ( cbè 
allora appunto avvenne la famosa rotta di Canne) si ribel- 
lavano. Dice T. Livio inoltre, L. XXIII, e. 17, che questo 
L. Postumio , il quale era già stato Console altre due volte, 
fu designato Console per il prossimo anno; e die dò avven- 
ne essendo egli assente^ ed avendo in prounda la Gallia. 
Aggiunge ancora, cap. 18, che questo stesso Postumio già 
designato Console , portandosi contro i Roii , fu ucciso con 
25 mila soldati in una tasta selva y che i Galli chiamano 

(a) Ber. gcogr. L'. V. p. 157. BfXriW feiV Sr n inr A*pifUFu. 

TceTtivSTeu yip ifTtti^tt ixccv«if Tee opn . ^pnpìi^ifvy fi tSw »k- 
pófùfy rvTùfV inrtptthtif , iìfeiy%i<^n ( Annibal ) tvV x*^"**'p*' 



121 
liiana. Lo die seguì per uno stratagemma singolarissimo, 
ricordato anche da Frootino ( Siratag. ì. e. 6. ), che fu di 
tarlare gli alberi, i quali fronteggiavaoD la strada, e tagliarli 
ÌB modo , che si reggessero pure , ma che eoa lieve urto 
predpitasaero. Come adunque l'esercito si fu messo per la 
foresta, i Galli circondatala, e preso il ponte d^un fiume, 
die ivi correva, rovesciarono gli alberi suir inimico. Fu 
taita la strage, che appena dieci uomini^ come dice Livio, 
ieomparano. Postumio fu ucciso, ed i Boii iripudianli ne 
foriatono il corpo al tempio^ che è saniisitimo appo loroj 
e del tesdiio fecero tazza indorata ad uso del Sacerdote e 
in mini$iri. 

Sol luogo di questa selva fu variamente opinato dai dot- 
ti; alcuni locandola nel Modanese, altri ove è ora la città 
di Lago. Certo è che T. Livio dice che la selva era vasta. 
Tuttavia egli ci pare assai probabile ciò che opinò il Dottor 
Pasquale Amati ( Castro Mutilo ^ p. 145); che essa cioè co- 
mindasse dal Rubicone, e che la rotta di queir esercito av- 
venisse verso dove sorge ora Cesena. In fatti Livio e Fron- 
tino s^ accordano in dire che gli operatori di quel fatto fu- 
rono i Boii; come egualmente si accordano in mostrare che 
dò avvenisse sul prindpio di quella selva, per cui dovea 
ptMMore quelP esercito : qua exerdtum traducturus erat^ di- 
ce Livio; e Frontino qua transiiurus erat noster exercitus. 
Ora se dò fosse avvenuto nel Modanese, saria seguito trop- 
po entra alla Gallia ^ e piti in fondo che sui principio di 
quella selva; per cui forse mal converrebbe quel futuro 
fruàuictwrus^ transiiurus. Non fu poi verso Logo, perchè 
come osserva V Amati , quella pianura allora piuttosto era 
palude che selva . E lasciato slare anche ciò , un passo di 
Zonara conforta la sentenza d' Amati; perocché Zonara dice 
(Ub. IX, p. 42*2) che Albino fu tagliato a pezzi dai Boii 
freso e colto da tm' imboscata passando un munte pieno di 
boschi i hi opv; JXfiiiSvs: lo che manifesta che ciò avvenne 
ben longi dalla pianura Lughese. Se dunque il fatto segui 
sai prindpio di quella vasta selva, e in luogo montuoso j è 
molto ragionevole, come opinò pure Basilio Amati, che 



122 
seguisse nel traversare T ancora alta collina di Cesena: el 
è molto verosimile che dalla caesura di quegli alberi ^ e < jp 
queir esercito , sorgessero i nomi di Caesena a quel looge^ 
di Caesenula al rio , che ivi passa , e di Collii caenu alk k 
villa di CaUiscese^ che è sulla sinistra del Rubicone: noflM V 
d' origine tutta romana. ìi 

m 

Anni dì Romo 539-540; aTanti G. C. S15-lfe1l 

Arsero^ di sdegno i Romani alla perfidia de^ Galli ^ ed ^ 
alla perdita di queir esercito ^ e del Pretore già designato .;i 
Console: ma assai travagliati da Annibale riserbarono di p«* ^ 
nirli a tempo più opportuno (a). E perciò nel 539 e nel 540 ] 
non mandarono alcun Pretore alla Gallìa, ma solo vi ten- 
nero un presidio fino a Rimini sotto il comando di M. Pom- 
ponio Matoue stato Pretore urbano nel 538, che il Pighit 
dice mandato extra ordinem. Ciò si trae da Livio, L^XXlV, 
e. 3, il quale dicendo che fu prorogalo il comando (nel 540) 
a ludi quelli , che già presedevafio agli eserciti ^ e fu loro 
ingiunto di stare nelle provinde , in cui erano j e nomi- 
nando J. Gracco a Luceria^ C. Terenzio Varrotie nelP a^^ 
grò Piceno, ÌL Pomponio nel Gallico , ne segue clie se a 
costui fu prorogato il comando nel 540, lo avesse già avulo 
nel 539 : e pare die avesse con se due legioni • Che poi 
costui sia stato a Rimini possiamo persuadercene Tadlaiente; 
perocché nella Gallia de' Boii ribellati non andava per certo 
Preside romano, e neiragro Piceno presedendo un altro, 
è di conseguenza, che Pomponio si fermasse a Riraini città 
principale fra la Gallia de- Boti , ed il Piceno • 

Anni di Roma 541: aronli G. C. 215 

Rimini, ossia la Gallia, ebbe in questo anno a Pretore 
P. Sempronio Tudilano. Ecco le parole di Livio in nostra 

(a) Livius, Lib. f5. cap. 18. Haqtte GalUam, quamquam $UmuUir 
bai jitttn ira, omUii co anno placuU, 



183 

favella ( L. XXIV, e. 20). Furono enati Pniori Jf. Atilio^ 
i P, Sempronio Tuditano , fn, Fìdvio Cetdumalo , e M. Emilio 

Lepido M. Emilio, ctn era toccala la peretjrinaj /a- 

► scialane la giurisdizione al collega Àtilio Pretore urbano^ 
1 ebbe in provincia Luccria con dne Injiùni . • . • al Pretore 
Sempronio toccò in promucia Anmino {SEMPRONIO PFO- 
yiNdA ARIMINVm)^ a Cn. Fulvio Suesmta^ mnilmente 
con due legioni^ in modo che Fulvio avesse legioni urbane , 
€ Tuditano le ricevesse da M, Pomponio • Fu prorogato H 
govtnm della Sicilia a M, Claudio ^ delta (fotta a J\ Otla- 
tilio^ della Grecia e ddla Macedonia a M» Valerio j della 

Sardegna a Q. Muzio, del Piceno a C, Terenzio 

Non è cerio che questo nostro Priilore sia veoulo persfinal- 
mcDte alla città avuta iti govenio: i^ quand'anche ci fosse 
venuto^ oon vi stette Fanno intero^ leggendosi al Cap, 23 
dello stesso Libro , che egli prese ed espugno Aternum ^ 
ossia Pescara, cifià dell'Abruzzo. 

(Anni di Boma 541 • 54S; avnntì G. C. Sit - SII 
\ Lo stesso Livio, Lib.XXV, e. 2, racconta come nei 542 
nrono Pretori, P. Cornelio Sulla, al quale furono date le 
Provincie urbana e pere^Tina, Co. Fulvio Fiacco ^ cui toccò 
la Puglia t C. Claudio Nerone, cui avvenne Suessula, e 5L 
Gfunio Sìllano , che ebbe la Toscana , Provincie queste ul- 
time siraordìnanatnente date per i biso^^ni allora gravi della 
guerra In Italia con Annibale* Aggiunge poi che a Sempro- 
nio Gracco y ed a P. Sempronio Tuditano^ fu prorogato il 
comando^ e le provi ncie lucani a e Galli a eoi loro eserciti , 
D'onde è chiaro a vedere che, avendo detto neir anno su* 
perìore Seniptonio Pretore a JUmino^ ed ora prorogalo a 
lui il governo delta Gallio , per Ri mini e per Gaiha si 
intendeva la provincia medesima . Anche ne} 513 , anno 
terrìbilissimo \m R ontani , essendosi avanzato Annibale alla 
distanza di tre nriglia da Roma , fu prorogato il comando 
nella Gal fin allo stesso P.Sempronio (Livio, L-XXYI, ci); 
il quale poi neir anno appresso fu Censoi e , e nel 5S0 fu 
C«uisole . 




124 

Anni di Roma 544; aranti G. C. SIO 

Narra T, Livio, L. XXYI, e. 23, qualmente fu decretalo [ 
in quesr anno , che alla Gallia , ed alle legioni ^ preiedem . 
quegli^ che vi fosse mandato dal Console^ cui toecasu \ 
F Italia. Che è quanto a dire, che a quello de^ Consoli, 
cui toccasse la sopraintendenza delle cose d' Italia y Tu data 
facoltà di deputare alla Gallia uno a sua elezione • Come 
apparisce dal cap. 24, tratte a sorte le Provincie, il Cons. 
Marcello ebbe la Sicilia^ ed a P. Valerio Levino toccò Tlti- 
lia , e la guerra con Annibale , che tuttavia durava . Ma 
non piacendo ai Siciliani d^ avere Marcello al loro governo, 
i Consoli fecero cambio delle provinciej ed ebbe Marcello 
r Italia • Onde il mandare chi presedesse alla Gallia fa ìu 
arbitrio di Marcello. Non sappiamo però a chi egli affidasse 
questa provincia; leggiamo soltanto al Cap. 9^ Lib. XXVII, 
di Livio che nelF anno che seguì fu decretato , che C. Osti' 
Ho ricevesse da C. Letorio propretore la provincia y « Te- 
sercito y che era a Rimini • Da che il Pighio deduce , che 
Letorio nel 544 avesse la Gallia come Pretore; notando pe- 
rò che al cessare deir anno la consegna della provincia 
dovette farsi non già a C. Ostilio Tubulo, il quale fu Pre- 
tore urbano, ma bensì a L. Veturio Filone, che appunto 
nel 515 sortì in provmcia la Gallia. 

Anni di Roma 545; atanti G. C. S09 

Consoli Q. Fabio Massimo la quinta volta, e Q. Fulvio 
Fiacco la quarta , L, Veturio Filone Pretore ebbe la prò- 
vincia peregrina y e la Gallia ( Liv. L. XXVil, e. 9 ); e 
500 libbre d'oro (e. 13). 

Continuava la guerra con Annibale ; e saputosi che 
Asdrubale ancora passava in Italia, i Romani grandemente 
erano travagliali; per la qual cosa i Consoli diedero opera 
a nuovi apparecchi di guerra, e nuove leve di soldati pre- 
scrissero. Ma i popoli Latini, ed i Socj, da molti anni op- 
pressi con tributi, e scemati d'uomini, ed oltre a ciò mossi 



123 

f durezza, colla quale il Senato trattava quegli inreltci, 
Hill teatini 5 e del numero de- Socj , che ncJia liatta* 
glia di Caiiiie avevari dovuto salvarsi colla fuga , i quali 
t»er CIÒ furono Irasportiitì allora in Sicflia , cominciarono a 
tumultuare , ed ogni ulteriore soccorsa» e tributo negare; 
asscreiida come dopo dieci anni dì guerra, e tanie rolle ri- 
cevute , emmii erano d' uomini , e di denari . Hssere peg- 
giore j dicevano, f^enire axcriilo alta milizia dai /lùmani ^ 
ehi cader nelltt mani de^ CarfagmeM 'y che il nemico <jra~ 
tmlamenie m rimandava alla patria , ma dal Romano si 
relegfiva il Sùldafo fuori d* Italia^ pia veramente ad esilio^ 
the a milizia Se alle patrie non si rendano i vecchi j 

Éniforr leve di giovani siano falle , mimo fra poco più 
tóftf per rimanere . Perciò doversi negare ogni ullerior 
Ipp dì continuare la guerra; che i Hvmani vedendo i Socj 
\iti in qaeaia sentenza^ penserebhero a far pare con i Car* 
imjinesi: altrimenti^ vivo Annibale^ non poter essere senza 
guerra P Italia ( Livio L. XXVII, 12 ), Queste cose dìcendu 
i Uatiiii ed i Socj, dodici Colonie fra Je trenta allora Iribu- 
larfe ai Romani ( cfiè altre aucora ne avea, ma frimche da 
Iriliuli )j negarono assolutatiieme di somministrare più uo- 
mini e più danari . Esse furono Ardea , Nepi j Suiti j Gir- 
telo, Alba, Carsoli , Scj^a , Snra , Sozza, Calvi, Narni , 
e Terni . bercile tanlo terrore nacrjue ne' Romani , e nel 
Senato^ cbe molli allora perdula iTedelleio la Repubblica^ 
peroccliè altrettanto farebbero le altre Colonie , Ma i Cou- 
soli facendo animo ai Sena lori , dissero che le altre Colonie 
doravano pò re iieir antica fede ; perocché citati i Legati di 
esse, cbe erano in Roma, un tal M. Sesti lio Fregellano ri- 
spose per tutti, essere pronti i riebiesti soldati^ ed essere 
dispox/i a dame aneli e di pia , se di pia fosse bisogno , e 
u fare ehi ebe altro il Pop^ Romano volesse^ e comandasse: 
non manear loro per rio le furze^ ed avanzarne ancora la 
^ra/oii/fi , I Consoli adunque hulando grandemente ì Legali 
Hpir le cose dette a lor nome da Sesttlio, li inti'odussero 
' nel Senato, onde ne ricevessero i ringraziamenti dai Padri; 
i quali decretarono, fossero presentati al Popolo^ e fra ^li 








120 
altri benefici da essi ricevuti , e dai loro maggiori , questo 
novello pure si annoverasse. Tutto questo narra T. Livio 
ai capo citato^ ove registrò inoltre i nomi di esse Colonia ' 
fedeli (a), perchè fraudaU non siano della ìor lode^ e diea 
che furono i Segniniy i Norbani (ora Norma minata )t> 
Satieulani (ossia quei di Caserta), e quei di Brinditi ^ § 
quei di Fregella (ora Ponte corvo), e i Luceriniy e i F#- 
uoìini , e quei di Adria y e di Fermo , e gli Arimineeii $ ' 
dalP altro mare quei di Ponza y e di Pesto ^ e di Co$$ai e 
fra i mediterranei quei di Benevento^ e gli Aesert^ni ( os- 
sia d'Isernia), e gli Spoletanij i Piacentini y ed % Cre^' 
moneei . Col soccorso di queste Colonie stette allora P m* 
pero del Pop. Romano $ alle quali furono rese grazie j e in 
Senato , e presso al Popolo • 

Da tutto questo racconto ognun vede die i Riinineri 
ebbero parte in quella generosa azione; ma né pio né me* 
DO delle altre didasette colonie: come né più nà meno toc* 
co loro di lode , e di onore . Senza prove adunque il Ciò» 
mentlni asserì ( p. 66 , e 67 ) che i Riminosi soomiini* 
strarono ventimila combaitentiy e poi altri died mila, 6 
furono quelli , che prima degli altri si oflbrirono al mooòTì^ 
so dei Romani , la quale offerta forse diede occasione aU$ 
altre diciassette Colonie di fare il medesimo ; appropriando 
cosi esclusivamente alla Colonia nostra ciò, che fu comune 
all'altre tutte. Che anzi se un Fregellano fu colui, il quale 
parlò per tutti que** Legati, sarìa più ragionevole a credere 
che da Fregella movesse V esempio . Ciò sia detto non per 
altro , che per amore della verità • 



(a) Ne nune quidcm post tot snenita sileantttr » fraudeniutnM 
lau49 sua, Signini fuare^ et Norbani, SaticuloHigue, et Brundmsinit 
et Fregellani, et Luceriniy et yenmfiui, et Adriani, et Firmani, et ' 
Ariminenses; et ab altero mari, Puntiani , et Paestani , et Coamù: 
et mediterranei, Beneventani, et Ae$:'rn%ni , et Spole t ani , et Piar 
cent ini , et Cremonenics . Ilarum Coloniarum tubtidio tum imptrium 
Popul! Rom. stetit ; iisqae gratiae , et in S"Hatum , et apfsd PapU' 
Ifttn a l.ir* .... 



127 



Àoai di noma 510 ^ avanti G. C, 308 



Nulla SI legge di questo anuo, che ci riguardi^ da que- 
sta in raorì , che fu prorogalo il coinaado anche a L* Ve- 
turto Filane^ onde in qualilà di propretore avesse la siesm 
aminaa Galha ( galuam e ANDE M PR0riNCU3f ), e 
^stetse due legioni^ che pretore atea ricevute, Livio, 
LXXVII, e. 23. 



I 



Anni dì Roma 517 ; airanU &. C. 307 



La Galtia con due legioni fu data iti questo anno al Pre^ 
lare L. Porzio Lieino, Lo dice Livio aJ Libro XXVII, e. 31, 
Ole notò 9 che le provincle urbana e peregrina furono date 
tà un solo, perché ire Pretori potessero portarsi nelle prò- 
mete. Ciò per la immineiite guerra, che soprastava a 
questi luoghi pel passaggio , ed avanzamento d'' Asdriibale . 

Raccou(a pm lo Storico al Gap. 32, che aletine Coloaie 
marittime erano esenti dal contribuire uomini aiP esercito ; 
li quale frandiigia appeìlavano vacazione mcromnla: ma 
die in questo anno, temeuilosì che Asdrubale passasse in 
Italia , come avvenne , i Consoli obbligarono anche quelle 
Colonie a dar soldati . Reclamarono esse per ciò; e furono 
Oìlia , Palo ( .4/51 wm ), Anzio, Terracina ( .iH^ur ), Min- 
toma, Sinoessa , e dal mar superiore Sena, ossia Sìnigal* 
lia . Tuttavia, toltone per Anzio, e per Ostia, il privile^ 
giù della vacazione, finché ti nemico fosse in Italia^ non 
ebbe favore . Apprendiamo da dò che la Colonia nostra 
noo fu tra le più privilegiate, o almeno questo privilegio, 
sebbene marittima , non ebbe , essendo essa già annoverata 
fra le trenta tributarie , fra le quali queste sette appunto 
Don erano comprese. 

Segue il Cap. 33, ove lo Storica ci racconta , che L, 
Porzio Pretore scrisse dalla Gallia al Senato, Asdrubale pas^ 
«re le Alpi'^ coicritli ed armali olio mila Liguri pronti 
od unirsegli calalo che fosse in Italia , Quanto a se , ag* 
giunse, che avendo debole esercito si avanzerebbe fin §ke 





128 
gli paresse sicuro. A tale arrìso i Consoli, Claudio Ne- 
rone e M. Livio, raccolte tosto le forze loro , si portarono 
nelle provincie , onde impedire ehe Asdrubalé si imisse ai 
Annibale. Nerone andò nella Paglia ^ e Livio nella GalBa. 
Ma questi non potè venire più oltre di Sinigallia (e. 35, 36)^ 
perchè Asdrubalé non solo avea superate le Alpi, ma li 
era avanzato fìno al Metauro presso Fano . A S^igalBa a- 
dunque si accamparono M. Livio Consoie , e L. Porae 
Pretore ; il quale ultimo prima delP arrivo del Coosok 
si era portato appunto colà travagliando , e molestando 
Asdrubalé ora da iergo j ora da lato, per impedirgli Fa- 
vanzamento (a). Frattanto T altro Console, avendo iiteio 
in Puglia per intercette lettere dove Asdrubalé si dirìgevi, 
pensò di usare uno stratagemma, ardito in vero e pericolo^ 
so, ma che fruttò la salute di Roma. E fa questo, che nolli 
tempo e tacitamente lasciati pochi de' suoi a gaardia dogi 
accampamenti , perchè Annibale non s^ accorgesse della vm 
partenza , volò nel Piceno , e nella Gallia , onde , unito al 
collega Livio, ed al Pretóre Porzio, cogliere Asdrabak al* 
r impensata. Claudio in fatti giunto a Sinigallia, e ordnaló 
subitamente T attacco, ruppe interamente ed uccise il Car* 
tagiiKse al fiume Metauro; d^onde colla celerità stessa, ttìBà 
quale era venuto, in Puglia tornando, gettò la testa d^A* 
sdrubale negli accampamenti d' Annibale • La vittoria sul 
Metauro compensò ai Romani la rotta di Canne. 

Ciò, die spetta alla nostra citta in tutto questo fatto, 
è, che quando si dovesse attendere a ciò, che Lucano fa 
dire ai Riminesi nel Lib. L cioè ; 

Nos primi Senonum moUis , Cimbrumque rueniem 
Vidimusy et Uarlem Lybiesy eursumque fwrori$ 



(a) Livius, L. 27. e. 36. Po$lcro die concilium habitumB c«t ti 
L, Portiut Liciniui praetor affuit. Coltra juticta Cofuulum castris 
hahehat ; et ante adventum corum per loca alla ducendo exerciium, 
cum modo imideret angustos saltus, ut transitum clauderet, mode 
ab latore aut ab tergo carperei agmen , ludificatut hoitem omnibui 
artibus belli fuerat. 



129 

Teutonici: quoiiu Romam fortuna lacesstt 

llac iter est ùetlis -,....., 
HteaeDdo^ come fu chi riCeiine, che quel Martem Lybiei allu- 
da ad Asdrubale , dovremmo dire che RimJnì allora fosse 
presa da quel Capitano. Se noo che come quel vidimus ci ap- 
f^ìrk Don essere altro che una ampli hcazioDe poetica relali- 
vameote al Cimbritm^ ed al curmm furoris ieuionicì ^ cosi 
crediamo doversi dire pel Martem Lybies ; perocché per Rir 
miai DOD passò né Annibale ne Asdrubale. Ciò si desume 
di Uvio, ti quale dice che Porzio Pretore essendo iu Galiia 
lottò con costui conducendo T eBerciio per luoghi dli e 
standogli ora ai fianchi , ora alh spalle . Ma se Asdrubale 
fosse giunto al Metauro passando per Rìmini , Porzio j il 
quale si fermò versa Sinigallia^ aaisicchè agirarsi per lue- 
{bj alti j non avrebbe dovuto che ritirarsi , Eutropio bol- 
lii dice che Asdrubale tenne la via stessa^ per la quale 
era passato Annibale; Io che ci è conrermato anche con un 
pisso d'Appiano {de Bel. ÀnniÒ.)^ II quale dice che Asdru- 
baie, condotto T esercito in Italia, si gettò sull-Eiruria: 
lagioae ^ per cui neir anno che segui fu mandato il Proc. 
H. Livio a giudicare su quei popoli della Toscana e del* 
f Umbria^ i quali aveano dato favore ai Cartaginesi (Livio, 
LXXVlU,c. 5)- Poi questa citta bene guardata dai Ro- 
mani dovea evitarsi dair AiTricano , il quale avendo bisogno 
di tutta celerità per unirsi al f ratei lo , non dovea trattenersi 
ad occuparla: tanto più che avea tentato inutilmente d^ ave- 
re Piacenza ( L- XXYII, cap, 33 ). 

Disfatto Asdrubale, restò a presidio della Galiia lo Sles- 
ia L< Porzio colle sue legioni ( L. XX Vili, e. 4), Qui 
jm ad appoggio di quanto fu detto nel Cap. VII , ove si 
fece parola del confine più antico d'Italia, vorremo notato 
ciò che si legge in Livio; ed è che^ accordato T onor del 
trìoafo ai Consoli, fra gli altri elogi a Claudio Nerone, 
dicevano^ amr esso trascorsa nello spazio di sei giorni la 
lunghezza deir Italia ^ ed aver combattuto con Asdrubale 
nella Galiia lo stes$o giorno f in cui Annibale lo credeva 





^ 130 

in Puglia negli aceampamenli (a). Da che è manifesti 
cbe in quagli aaal ntalia, politicamente p^rlaodo^ si UH 
lava ancora aJJ^ Esioo j di qua dal quaie tutto era Gallìaj 

AiiDÌ di Roma M$; aTanti G« C. 20$ 

Le Provinde pretorie io quest' anoo così furono 
foate; r urbana a M, CecilJo Metello, la peregrina a QJ 
inilìo Turrino, la Sicilia a C, Servi Ito, e la Sardegnil 
T, Claudio Asello. Ma a Q. Ma m ilio fu ingiuoto di lasciarf 
la sua provincia al collega Cecilìo, e prendere invece li 
Galfia, con P esercito capitanalo da L. Porzio. Poi gli fd 
comandalo di saccheggifire Pagro dt quei Galli, che si erano 
dati ad Asdrubale, e difendere le Colonie Piacenza e Cre- 
mona. ( T* Livio, Lib, XXVIII, cap. 5, 6 ). 



Anni di Roma 549; avaDli G, C. 305 

Spurio Lnrrezio fu il Pretore, a cui nel 549 fu comr 
sa la nostra città ^ e conseguentemente la Gai Ita, che col no- 
me di essa veniva indicata. Ecco te parole di T* Livio: (A] 
Tratie a sorte U provinde pretorie^ V urbana toccò a Cn. 
Servitioì Arimino ( cosi appellavano la Gallia) a Sp> Lucri* 
ZÌO} la Sicilia a L. Emilio ^ a Cn. Ottavio la Sardegna^ 

Narra poi lo Storico medesimo, cap, 26, che nelfa slate 
dt queir anno Magone tìglio di Amilcare AfTricatio, 



1 



(a).L, i&, e* 4. . • . É iHum eqnitemf ajebant^ je^ 4ifr*im tj^atU 
truTiÈCurisse longitudinem Italiuei et co die tum Mdfiìhalfi in Galìu 
tignis rolliiti$ pugnaste t quo eum castra advenui ten iti ApuU^ fl 
$iiu hubore A tini bai credidissH . t 

E Fiorai L. 11, e» 6, dieci Nero in uUimas Italtae angutù* '«"^^ 
matterai jinnibalem ^ Lìpius in dittergiisirìiam par lem ^ idett in iptai 
natct^niii llaliae faiiccs gigna convcrieTai , tanto, idrMt omni , qua 
lùutfissifna Italia ^ sola interjactnU . 

(fi) Lp ss, c*tl, Tum praetoriae provinciae in tortem conjffrtm^ 
urhanu Cn. Servility obttgit ; ATÌminum ( ita GaUiam appfUat 
Sp. Lucrai io; Sicilia L. Atmtliù , . * 




k— «r . 



131 



b dana minore delle Baleari con 30 navi rostrate t 
Ae da carico, venne in Italia conducenda seco limila fan- 
ti, e quasi 2fiiila cavalli; e presa Genova e Savona, e man- 
to Ja flotta verso Cartagine a difesa di quella citta, contro 
il pale appunto si dirìgeva Scipione , non cbe fatta lega 
Liguri; si pose a combattere alcune città montuose, 
quali quesH avevano guerra. It Senato « intese tali 
dalie lettere del nostro Pretore^ comandò cbe tosto 
Proconsole JiL Livio conducesse daW E ir uria a Rimi ni 
tita dei servi vahniarj ; e commise al Pretore Cn, 
ìlio f che se stimasse necessario ^ mandasse ancora 
legioni urbane , affidando il comando cui egli credes^ 
(ù) * In fatti queste furono eondoUe ad Arezzo da 
Valerio Levino , onde unite ali' esercito del Proconsole 
ro a Riminl. Seguila Livio ad islrnirci delF esito di 
disposizione al cap. 4, L. XXIX^ dicendo^ M* liviù 
Etruria conduce nella Gatlia P esercito de^ servi tolonr 
hfit, e congiunto a Lucrezio si mette in apparecchio d' an* 
èr olire y se 3fagone dalla Liguria mova per Momai e di 
mere di presidio aW Italia nello stesso punto verso lìimini ^ 
t CAffricano resti quieto in quelt* angolo delle Alpi (6), 

Nota qui , come lo Storico dice , che il Proconsole con- 
dolendo V esercì lo dair Etruria a Rimini io condusse nella 
Géiia ; onde la solita conseguenza che Rimlni fosse città 
Ula GaUia^ e non Onìtima ad essa, come alcuni opinare- 
1». Arroge che Magone^ eccitando i Galli ad armarsi vi- 



(a) LiviDS, L. 2S> e. 96. Ea literh cognita Sp. Luereìii . *** eti- 
mi tnifentem &ctcnd^runt pairibut. liaqtte et M, Lividi m Proconsti' 
Im f ^ Elrurm ì^ulonum exercitutn admavere jiriìm/ium jittttrttntt 
«r €n, Servilio Praetori ncgolium dai'im^ ut ti e repub* €cn$erei. 
(tifp duo* urbnnas legione t ^ cui imperio itidcrclur dalOf ex urbt 
ètn jubtrei* M* f^aUrìut Laevifius Areiitim eat trgioncs du^i'f, 

(fr) ld« L, 39. e. 4, 3i* Lfptu» extrcitutn ^olftnum sx Eirurta tu 
(kUiam tr<fducii ; ^unctuique Lutrctiù , ii Ma^o ex LiguriUut prù^ 
fi'iif urbem movcat^ obmmn irt parai; ài Poénm sub angulo Mpiufi^ 
fiiervi u contineatj et ipic m tadem statione circa Arifiiinum Ita* 
^ proiiidio futvrvi . ,, 



t,l4t i' Htf 




132 
rìlmente cootro i Romani ( al cap. citato ), diceva loro ck 
dovevano resistere a due eserciti , T imo de* quali era m 
Gallia ( quello cioè del Pretore a Rimini ), F altro ndk 
vicina Eiruria: e che similmente i Galli a lai riqHNilB- 
yanoj non osar di soccorrerlo alla scoperta per noo tirai 
addosso due eserciti romani , V uno de' quali ( qndio è! 
Pretore ) era intra fines , cioè in Gallia 9 e P altro ( iftà' 
lo del Proconsole) nella finitima Etrwria. Lo die trili 
prova che Rimini realmente facea parte della Gallia : e peh 
ciò se Livio disse che il Proconsole in Rimino fu di pniiA 
alt Italia nulP altro significa 9 se non che si fermò qol 1 
difesa delP Italia , die terminava all' Esine. 

Anni di Roma 550; avanti G. C. 904 

T. Livio a quesf anno dice ( L. XXIX e. 11 ): Fmm 

decretate le provineiei ai Consoli 9 PEtriéria a M. Comdk 
Cetego, r Abbruzzo a P. Sempronio Tuditano: ai Pretori^ 
P urbana a M. Marzio ^ la peregrina a L. Seribomo Libom^ 
ed ed medesimo la Gallia ^ la Sicilia a M. Pomponio ¥•• 
toncj la Sardegna a T. Claudio Nerone . .. e fu prorogato i 
comando a M. Livio ^ ed a Sp. Lucrezio eolle due legiemi^ 
colle quali erano stati di presidio alla Gallia contro Mt 
gone. ( Nota che qui li dice di presidio alla Gallia )• 

Sembra che TAffricano non si avanzasse per nulla: oofc 
argomenteremo che Livio e Lucrezio non solo stanzitsMft 
in Rimini tutto V anno addietro, ma in questo 550 ancora, 
siccome il Proconsole neir unirsi al Pretore avea già stabiM' 
to. Del tutto ignoto poi d rimane se il nuovo Pretore Seri- 
bonio ( il quale avea ottenuta ancora la peregrina ) venisse il 
provincia : ed. è molto probabile che ci restassero soltairti 
Livio e Lucrezio colle loro legioni. 

Anni di Roma 551; avanti G. C. 903 

Continuandosi a temer di Magone furono date in pro- 
vincia, r Abbruzzo e la guerra contro Annibale al Coitole 



133 

Cepione; VEtmria al Console Cìu Sermìio: e fu pro- 
rogato il comando sulla provincia Gallia al Pro€. Jf. Cor- 
Hello con quelle legioni che L* Scribonio avea avute neW an- 
no precedente. 1 Pretori ebbero, P. Elio la giurisdizione 
urbana j C Lentulo la Sardegna ; P. Viltio la Sicilia ; e 
Quintìlio Varo Àrimino colle due legioni ^ che furono sotto 
Sp. Lucrezio (a)» 
H Or qui al vedere assegnata la Gallia ^1 ProtODSole^ ed 
^primÌDO al Pretore , si potrà dire che Ri mini e Gallia fos* 
Hero proviDcie distiiile . A die rispondendo diciamo che 
I* inoltrarsi di Magone operò che due Magistrati , e due 
eserciti , fossero mandati in questa provincia , come per lo 
stesso motivo un Proconsole ed un Pretore vi furono man- 
dali negli anni superiori . Ma amendue egualmente doveva- 
no essere pronti al bisogni della provincia intera . Osser- 
viamo infatti che in queir estate il Pretore P, Quintìlio 
Varo {b)j ed il Proc* M. Cornelio ^ pugnarono con Magone 
Affricano neW agro dei Galli Inméri • Le legioni del Pre- 
iore furono avanti: Cornelio tenne le sue per soccorso , 
siandmene egli a cavallo alle prime insegne* Lo che ci fa 
comprendere che amendue ebbero la provincia medesima ^ 
benché Tono col nome di Gallia, T altro con quello d^Ari- 
intno . Gbè , se al solo Proconsole fosse stata aftidata la 
Gallia, ei solo avrebbe dovuto avanzarsi contro il nemico: 
e se ài Pretore fosse toccata la sola piazza di RJmtni, que^ 
sti avrebbe dovuto starsene qua , od al più recarsi egit in 
soccorso del Proconsole . Si aggiunga che al cessare del*- 
r anno fu Quintìlio , e non il Proconsole , che consegno al 
nuovo Pretore la provincia Gallia e le legioni , 

bet resto quella baltagNa neirinsubria fu sanguinosa da 
iimbe le parti; ma la vittoria fu de^ Romani, Furono uc*^ 
eisi 5000 nemici , e prese 18 bandiere « Deir esercito pre* 



P (a) tirius, L. 30 e» 1, . . . «. < Ariminum fum duabus Ifffìonihui 
(jii6 Sp. Lvcrrtiù eac futruni ) QuintiUuà f^aruà eit Mortiiny. 

(h) e. 14 Pratitìth ItgtQnes in pHtna acic fnerunii Cgmctitts rutti 
■» $ttbjiidiii temtitf ipsc ad prima sirena equo adviclut. 




torìaoo perirono 2300 toldati, Magoae allora, perduto l'I 
flercìto^ ed egli ferito^ sì portò ai Liguri Igaunii^ ove imb^ 
cafosi per Cartagine^ nel viaggio morì . ÀDche AiiDibale ; 
cbiamato da suoi sgombrò dallMtalia dopo sedici aoiìì 
la travagliava . 



Anni di Boma 55ii avaati G< C. tOS 

Al cap. 21, L. XXX, dì Livio si legge che air uno 
Consoli fu assegnata in provincia P Italia, air altro VAI 
che questa tocco al Cons. T, Claudio; ed al Cons, M^Set 
Ho toccò V Eiruria . Pare adunque che col nome d' lUdii 
5^ intendesse la sopraintendenza a quanto occorresse ia flfl 
nerale nella penisola, o almeno nciritalta, che diremo le* 
gale ; ma che in particolare il Console ne ebbe solo un 
porzione, ossia la Toscana. Aggiunge poi Io Storico d^ 
il Pretore M. Sestio Sabino ebbe la Gallia*^ e fu ordinato 
che a lui P, QuintiUo Varo comegnassù le dm legioni ^ 
la pravincia • 



Addì dì Roma 555; aventi G* C, Ì01 



Wj* 



la Gallta tn questo anno non ebbe alcun Pretore, o 
non ci è pervenuta memoria di esso. E poiché si legge io 
Livio, L- XXX, e. 32, che fu ordiDato che quello de* Con* 
tob\ cui toccasfie r Italia^ ricevesse due legioni dal Pretori 
M* Sesdo^ pare che neppure a costui ne fosse prorogato il 
comando - Si può credere adunque che la Gallia fosse im* 
mediatamente soggetta al Console P. Elio Peto, al quale 
toccò r Italia . Questi infatti avendo inteso che i Boi! ave- 
vano devastato i eampi ai Socj de^ Romani, mandò ad iova- 
dere Tagro di coloro un certo C^ Oppio con poco più di due 
legioni facendolo passare per V Umbria^ che chiamano iribi 
Sappinia * Ed egli stesso gli venne poi dietro lenendo la 
strada medesima in mezzo ai monti. Ma Oppio venuto oel- 
r agro de' Boii , e trattenutosi scon^^igliatamente a far mie- 
tere il grano verso il Castro Mutilo ( Meldola secondo Pasq, 



n 





1J5 

Amati; Modigliana secondo altri) fu dai Galli iinprovisa- 
mente assalito , e Tu ucciso coii sette mila soldati . Queili 
che poterono fuggire passaodo per balze impraticabili sì ri- 
coverarono presso il Console ( Livio, L* XXXI^ e. 3). 

Tatto questo nulla appartiene a noij a meno che T eser- 
cito consolare non passasse per questa città nel suo ritorno « 



I 



Anai di Eoma 554, avanti G. C. SUO 



Neiraono di Boma 550 secoudo Livio, 554 secondo ) 
Fasti consolari, nei quale fu dichiarata la guerra a Filippo 
Re di Macedonia, furono assegnate tu provincia al Cons. P, 
Sulptzta la Macedonia f ossia la guerra contro Filippo, ed al 
Cons, C Aurelio Cotta T lialia . / Pretori sortirono le pra- 
vincie^ Cn. Sergio Planco t urbana *y Q. Fulvio Gillone la 
Sicilia^ 0* Minuuo Rufo t Abbruzzo'^ L. Furio Purpureom 
la tiallia ( L. XXXI ^ ^< 5 ). Fu ordinato inoltre che il Con* 
sole dovesse dare cinque mila socj latini ai Pretori £. Furto 
Purpureone , e <?. Minuzia Rufo j coi quali presidii r uno 
avesse la Galtiaf Poltro V Abbruzzo (Cap. 7). 

Racconta poi lo Storico (Gap. 10) che gU Insubri, i 
Cenomani, ed i Boii, chiamati altri popoli in soccorso, 
avendo per CapìtaDO Amilcare Cartaginese , invasero ed 
incendiarono Piacenza Colonia de' Romani, e, varcato il Po, 
si diressero a Crenjona altra Colonia romana: ma i Cre- 
monesi^ intesa la calamità della vicina Colonia, ebbero 
campo a fortificarsi, e scrivere al Fretor romano. L. Furio 
Purpureone , il quale si era fermato nella prossima regione 
della provincia vena Arimino (a), scrisse al Senato, essere 
due Colonie, l'una presa, T altra assediata; esso non avere 
esercito bastevole a soccorrere i pericolanti Coloni , quando 
non volesse esporre cinque mila Socj ad essere trucidati da 
* quarantamila nemici , Avute taì lettere il Senato ordinò 



(a) Ltvìtiftf L, 31 c> 10. L. Furìttt Pvrpureù lum provincia^ prae- 
#r8t . . 1 . ema ili copti t in prvuima rtghne prgtincw circa Ari' 



136 
ehe i7 Ccns. Aurelio mandasse a Rimini qudP e$ereito^ da 
esso avea fatto convenire in Etruria^ e eke^ od egli stm 
si portasse a spegnere il Gallico tumulto ^ od in tua vm 
mandasse L. Furio Pretore ^ con che quest' oltimo, rke?» 
do r esercito consolare, mandasse a presidio delP Eirwk 
i suoi cinque mila socj . Il proseguimento di questi fatti i 
legge al Cap. 20; che cioè P esercito consolare da Aresa 
era slato condotto a Rimini^ e cinque mila Socj Dtài 
dalla Gallia erano passali neW Etruria . Laonde L. Fwrù 
portatosi a gran giornate da Rimini contro i Galli % tk 
assediavano Cremona^ si accampò lontan dal nemico 1301 
passi •j e venuto a battaglia riportò segnalata vittoria. N» 
ostante il Console venne pur esso nella Gallia , dove , ri- 
cevuto r esercito vincitore , lo ricondusse nelFagro de^Gai 
saccheggiandolo , come se la guerra continuasse • Con poti 
sua gloria certo . Ma il Pretore dalP Etruria , ove fa maH' 
dato dal Console , passò a Roma , ed ottenne P uoor dd 
trionfo (Cap. 32). 

Per quel , che riguarda a noi , dicendo lo Storico , dv 
Furio, il quale avea avuta in provincia la Gallia, ferma- 
tosi verso Rimini si fermò in proxima regione protindes^ 
e che i cinque mila SocJ, che erano con lui, ex Gallia «i 
Elruriam transieranty torna la solita conseguenza , die li- 
mini era realmente parte della Gallia , e residenza ordiai- 
ria del Pretore , 

Anni di Roma 555; avanti G. C. 199 

Messe a sorte le Provincie, i Consoli ebbero, L. Cornelio 
Lentulo T Italia, P. Villio la Macedonia; i Pretori L. Quintio 
r urbana, Cn, Beino Tamfilo Arimino ^ L. Valerio la So- 
lia, L. Villio la Sardegna (Livio, L. XXXII, e. 1 ). Simil- 
mente al Pretore Beino furono assegnate le legioni^ che oM 
avule il Cons. C. Aurelio^ in modo che avesse a tenerle finckt 
il nuovo Console con nuovo esercito venisse nella Gallia *y al- 
la venuta del quale, i soldati di quelle legioni dovessero ri* 
mandarsi alle case loro , ad eccezione di cinque mila So* 



137 
|, i quali erana bastevoH a guardar la prùvincia circa 
nim (a) * L- esercito consolare adunque era dovuto per 
bua la Gallìa, la quale toccava al Console, che avea sortita 
il provincia V Italia: e cinque mila soldati erano per quella 
wìa parte che ^ipparteneva a Rimini , Torse ia cispadana ; 
(ffvero il tratto che fu de' Senont e de' Boìi; seppure non 
fu inleso allora quel solo fra FEsino ed il Rubicone, 

Nemica fu la sorte a questo Pretore ; perchè avendo 
(jil ricevuto T esercito consolare, e tutta la provìocia Gallia^ 
«(rato lemerarlamente neirinsubria, fu sconfitto dai Galli 
coFla perdita di 6600 uomini , Per la qual cosa il Console 
nmÌQ m provincia e trovatala tutta in tumulto, ne sgridò 
acremente il Pretore, e lo rimandò a Roma, Gap. 6. 



^ptL^. 



Àiitii di Roma 556; avanti G. C. 198 



Creati i nuovi Consoli, ed assegnate le provincie, Sesto 
Elia Peto ebbe V Italia, T. Quintio Flaminiuo la Macedonia. 
1 Pretori ebbero, L. Cornelio Meru la T urbana, M. Claudio 
ti Sicilia , H. Porzio la Sardegna, G. Elvio la Galtia ( Li- 
tio L* XXXn e. 8 ). li Console Elio venne nella Gallia col 
Pretore, al quale consegnò T esercito ricevuto da L, Len- 
Uo, (e. 10)^ né vi operò altro in tutto Tanno, se non 
èe fé tornare nelle loro Colonie t Cremonesi ed i Piacenti^ 
lì^ che nelle passale guerre n'erano fuggiti, { e, 17 ), DI 
kimìni ninna parola. 
! 

Anni di Roma 557 - 558; avanti G. C. 197 - 196 

Consoli nel 557 C* Cornelio Cetego, e Q, Minuzio Rufo, 
Tu accresciuto il numero dei Pretori , e da quattro ridotto 
I sei , cre&ctndù già le provincie , e dilatandosi V imjìero 
{Livio Lp XXXll e. 19 )• Ma I^ assegnazione dei governi 
hi questa, che ad ameudue t Consoli fu data in provincia 
r Italia ( intendendosi tutta la penisola ) , onde portassero 



(il) * . » hìi ohiineri drca Ariminum proittnviam taiU euf , 





1 



138 
ftierra ai Galli Cìsalpìai ^ che sì erano ribellati : e le pn 
viacìe pretorie furono j V urbana , la peregriua , la San 
gaa, la Sicilia, la Spagna ulteriore^ e la citeriore. 

I Coasolt veDoero nella Gallia tenendo diverse stradi 
ComelÌQ per diritta via si porte agli Insubri, che erano 
armi assieme coi Cenumani; e Minuzia per la sinistra d'/^a* 
Hùj iunyo il mar di Toscana y condotio P esercito a Ceni 
vaj cominciò dal combatiere i Liguri { L. XXXU, 20) 
Amendue ebbero molte vittorie, e T ooor del trionfo. È 
notare cbe Livio nel citato cap. 20 dice che di qua dal Pn 
tuUo era sotto la dizione dei Romani ad eccezione dei Boii 
fra i Galli ^ e degli lluatì fra i Liguri. Di Rlmìai in par- 
ticolare non v^ ha cosa alcuna^ come niuna ve o' ba nel o38| 
nel quale egualmente V Italia tytta fu provincia ai Coni 
L. Furio Purpureone ( già stato Pretore a Rimiuo ), e 
Claudio Marcello: i quali continuarono la guerra coi Gali 
e so^fgìogarono i Boli e gli Insubri ( L. XXXtl]^ e. 8). 

^el cap- 13 si legge, che Furio si portò ne' Boii pi 
sando per V umbra tribù Sappinia ; e che approssimando 
al Castro Untilo tornò addietro, temendo d'essere preso la 
mez20 dai Boii, e dai Liguri; e fatto un gran giro, ed 
unitosi al Collega, si avatixò nell'agro de' Boii sino a Fel* 
«ina, ossia Bologna, la quale in queir anno si diede ai Bch 
mani. Avuto così questi V immediato possesso della Galtia 
Buica, ebbero poscia minor motivo di tenere gli eserciti 
Rimini. I 

Anni di Roma 559 i avanti C. C, 195 ~ 

Assegnata in provincia air uno dei Consoli la Spagna 
terìore , e 1^ Italia alP altro , che fu L« Valerio Fiacco , fn 
ordinato a quesf ultimo di coscrivere due legioni ^ le quadi 
bastavano a tenere la Gallia provincia^ domi già nel supe- 
riore anno gli animi degli Insubri^ e de'^ Boii (a). Ma 
costoro tornarono in campo coutro T esercito del Console, 

{a) Livlus, L. 3S e, 13 . » . hit Galli am pnìtinciaìn ùbttneri talri^ 
^$t^, frmeiii proxiniQ unno Iniubrium et BQJQrum animii. 





Anni di fioina 560; avaoti Q. C. lìM 



in 

quale nella estate venuto a giornata seco loro presso li 
Selva Litaaa, ooveilameote li debellò^ uccideDdoDe da otto 
mila. Questa vittoria neUa Selva Lltana compensò tu parte 
ai Bomani la rotta di Lucio Pustumto. [Nulla però è detto 
della situazione di essa, uè in quale &ua parte questa fatto 
feguisse. Il Console con F esercito passo il restaote dell'esta- 
te io Piacenza e Cremoiia* ( L. !KXXIV c^ 9)« 

IAd ameodue i Consoli ( che furono P, Scipione AlTricano 
r la seconda volta, e T. Sempronio Longo) fu data in pro- 
vincia r Italia ( Livio L. XXXIV e. 22 ), ìatendendosì T intera 
peninola. Nel cap, 24 poi, ove si legge, che il Proconsole 
L- Valerio Fiacco pu^oò felicemente verso Alllano coi Galli 
Boii ed Insubri capitanati da Dorulaco, uccidendone 10 mi- 
la; st legge ancora che in quesr anno nacquero m iltmtVit 
fanciulli ingÈnui senza ocehi^ e senza naso'^ e ne! l* agro Pi- 
cèno un aliro senza mani e senza piedi: lo che molto at- 
terriva i superstiziosi Romani. Dai Gap. 25, e 28, si bt 
ctie anche i Consoli vennero oelta Galli a. 

Anni dì Roma 561 - 56^; avunli G. C WZ - f9t 

[nche in questi anni la Galtta e la Liguria tennero occt^ 
pati i Consoli Roniani, che furono: nel 561 L. Cornelio Uè- 
rula, che ebbe questa provincia, e vinse i Galli a Modena^ 
e Q. Minuzio Termo, che ebbe la Liguria: e nel 562 L, Qnin- 
ìjo Flaminio, che parimenti ebbe la Calila; e Cn. Domizlo 
Aenobarbo (Livio, L. XXXI V, e. 29; L, XXXV, e. 4, 17), 
Nel cap. 20 poi trovi che Domiuo da Rirnini rf* onde fu 
prossimo^ e Quintio dalla Liguria^ si portarono ne^Boii.,' 

ÉAnni di tloma 56S-&ei>565, aTuotf G. €.191-190-199 
Similmente in questi anni (ne^ quali ebbe principio la 
guerra con Antioco ) fu data V Italia intera lu provìncia ad 




140 

uno de^ Cootòli^ doè a P. Cornelio Scipione nel 563, ck 
combattè e trionfò de'Boiij A G. Lelio Nipote nel 361 
che pore eombattè oo' Boli , e cui fu prorogato il cornai 
nel 565. Uvio, Uh. XXXVI^ ci, 23, 25, 26: L. XXXTO, 
e. 31,33. 

Appartiene a quest^ anno la deduzione di una CokÉ 
Latina a Bologna, cacciatine aflhtto i Boti, dai quali, ali 
re di Livio, erano stati espulsi anticamente i Toscani (e 40^ 
Vi furono condotti tre mila uomini. 

Anni di Rooift 566; ayanti G. C. 188 

Sortite le provincie fra i nuovi Consoli H. Valerio li» 
sala , e Cajo Livio Salinatore , il primo ebbe Pisa eoi li' 
gurij ossia PEtruria, e la Liguria, il secondo ebbe il 
Gallia. (Livio L. XXXVIII, e. 22). 

A quest'anno può appartenere T origine di ForR, t 
almeno quella del suo nome Forum Lmij traendolo il 
quello del Console , sotto cui sorse , o da cui quel loop 
se. pure v'avea paiese, ottenne privilegio di Foro. « Ella è 
« adunque probabile cosa, dice Pasquale Amati ( Castro Mi* 
e tilo, p. 142), che o M. Livio Salinatore nelPanno i 
« Roma 545, o piuttosto C. Livio Salinatore neir anno 56 
e ( questi due soli di un tal nome si leggono essere stati itf 
« gitori di questa Provincia Gallia ) fabbricasse un tal Foro, 
• a qualche più antico Villaggio Gallico il privilegio di ì^ 
« ro concedesse *. Ma che ciò appartenga piuttosto a Caji 
che a Marco può argomentarsi da questo, che Marco, I 
quale fu Console due volte , cioè nel 535, e nel 547, id 
primo consolato ebbe comune provincia col collega T lllirioO) 
e nel secondo ebbe a pensar ben ad altro, perchè ved^aai 
questi luoghi travagliati dalla guerra d' Àsdrubale. AlPop* 
posto nel consolato di Cajo , ridotti essi a tranquillità e à 
ordine, è ben probabile che vi sorgesse qualche mercato, 
o fosse concesso privilegio di Foro a preesistente villaggio 
Se pure a qualcuno non piaccia meglio , clic tal nome sia 
venuto a quel luogo , perchè il Console vi si fermasse i 
render ragione, o tener tribunale. 



HI 

X- Della Via Emilia; e dilla riduzione dèlia Gallia i- 
a nuova forma di Provincia ' 

Anni di Roma 567; aTaalì G. C. 187 

J\d amendue i Cofiioli^ che furono U, Emilio Lepido, e 
C. Flamiaìo, Tu data in provincia la Liguria, non ancora 
del (uUo quali que' popoH ; ed alla Gallia fu dato un Pre* 
lore, che fu M. Furio Crassipede , Ciò da T. Livio, Lib.^ 
XXXVIIl; e. 27, 28. 

Lo stesso Livio poi, Lik XXXIX , ci, narra che C. Fla- 
minio^ vinti i Liguri Apuani, die paee ai fimiimi; e poiché 
'a^ea operato eke la provincia fosse libera dalla guerra^ 
onde il soldato non istesse in ozio , fece una strada da 
Bologna ad Arezzo *.*... e M^ Emilio quetati i Liguri ^ 
condusse Ce$erciio ntW agro Gallico^ e ftce una strada da 
Piacenza a Rimini ^ perché si unisce alta Flaminia (a)- Lo 
che è pur ripetuto neir Epìtome dello stesso libro , Questa 
è la Via , che dal nome delP Autor suo appellasi Emilia , 

Ove si parlò della Via Flaminia da Roma a Rimino fu 
indicato in che discordino Livio e Strahone ; e fu mostralo 
come sia da seguire piuttosto il primo, essendo manifesta- 
mente errato il testo del seconda ove dice che la Emilia fu 
condotta tino ad Aquileja; città, che non esisteva ancora» 

Su di questa via merita osservazione, che nei migliari 
la numerazione delle miglia r inovata più volte viene indicata 
ia diverse maniere* Da principio prosegui quella della Fla- 
minia, che prendeva da Roma. Prova di che sono le due 
colonne del Museo di Bologna; f una, che era a Castel san 
Pietro col numero CC - , - . 5 T altra, che era di là da Bolo- 
gna a Borgo Panigale col CCXXCYI : amendue col nome 



(a). , , hit iitìoquv pcràotnilit , Cot. pacem dedit fini ti mi t^ ei quìa 
a bellù quid a ut t»$tt prumncia iffecerutr ne in otiQ fnilitem haberetf 
viam a Bononia perdnxit Arretiufn. M, ^rtriiIiW df/tr Conivi . • , 
parafjj LiyuribuM^ in a^rvm GuUita^h e^cercUum duxii, i^i&mqu* ùb 
Placentia, ni Flaminiae commitUreit ÀrimÌHum peréuxii* 



i4a 

del Console. Emilio ( Vedi il Cap. detta Flaminia ). Più tei 
la numerazione cominciò da Rimino • Ne è prova la col» 
na migliare dei tempi di Costantino, anzi deir anno di Cri* 
328 , trovata nel 1625 nella Villa di Bulgaria , d' onde fi 
portata a Cesena : la quale con V offrirci nel fine della 
epigrafe, il MiUia Paisuufn XV ci dice che fa posta qoiaii 
miglia da Rimini ^ e cbe . le miglia per dò cooiiiidafaM i 
numerarsi da questa città. Essa fu pubblicata da nnoltiy ip>| 
dalmente dal Muratori p« CCCCLXIIL n. 6, e dice ntìm\ 
do che segue, traendola noi dal T. VI. dei Diarii del Cm 
Padroni scrittore contemporaneo, che indicandoci il eobn 
bianco del. marmo, r altezza, e la grossezza sua, e Tutp 
chità della lettera, mostra d'averla veduta. 

D • N • IMP • CAESARI 

FL • CONSTANTINO 

MAXIMO 

VICTORI • AVO 

PONT MAX 

TRIH • POT • XXII 

. IMP : XXII • CONS • VII 

PP-PROCONS 

BVMANARVM • RERVM 

OPTIMO • PRINCIPI 

DIVI ' CONSTANT • FILIO 

BONO • R • P ' NATO 

M • P • XV (a) 

Conferma lo stesso vero altra colonna trovata a BertaKa, 
un tnigiio, poco più, oltre Bologna, pubblicata nella Gm* 
da al Museo di quella città, p. 34, la quale ci offre il non» 

(a) Netlt lineft 1. sta aerìtto GAESAR: lo che parimenti si tran 
nei nss. A M. Villani ( de Vet. Arim. Urbe, p. S9), dal qnala poit 
fu data come sopra; sebbene poi, non sapremo perchè, nei!' ^rimtnia- 
j«f Rubic0n p. 79 ti la pnbbUeb assai dìTersamente.. 



tu 

Metrimperafor Costanzo, e il numero delle migifa LXXVII: 
Mlìstanza, che si accorcia dì poco da quella fra RìmiDO e Bo- 
UagDa data Delia Peutingerìaria, ed è pressocchè uniforme a 
kquella delT Uiaerano d' Aqìoqìiio, che fra te dette città pone 
aniglìa 76. 

ì Che questa via passasse poi per s* Vito, e non come og- 
^i per s. Arcangelo, fu già avvertito nel Cap, sul Rubicone, 
Md è segnato nella nostra Tavola, 

ì Frattanto ammessa la sentenza del Slgonfo, che cioè la 
LJ^rovincia G alita fosse ridotta a nuova forma dal Console M. 
umilio Lepido nel 567, sembra mollo probabile, anzi presso 
«be certo , ( posto anche mente alla contemporanea coslru- 
jiioiie deir Emilia), che altra città più centrale divenisse al- 
lora Capo della Provincia; ragione per cui quindi innanzi 
^così scarse divengono le nostre memorie. 

E perchè nel Capo VII fu detto pure che noi avrera* 
:bio tenuto conto dei Presidi mandati a questa provincia per 
tutti quegli anni, nei quali questa città ne fu Capo, e la 
ordinaria residenza di essi; per ciò noi ora cessiamo dal te* 
ner dietro alla successione loro, non intendendo di tessere 
gli Annali della Cisalpina, ma quelli soltanto della nostra 
Colonia* E può consultare il Panvinio, il Pighìo, e la nota 
del Cav. Comaschi nella citata opera del De «^ Lama, chi vo- 
glia conoscere i Magistrati^ che quindMnnanzi di anno in 
anno ebbero questa Provincia. Che poi anche in tale nuova 
riduzione la nostra città restasse compresa nella stessa Pro- 
vincia Galtia, come si è annunziato nel detto Capo Vft, noi 
ne addurremo sicure prove , ove si cercherà quando av* 
Tenne il prolungamento della Italia al Kubirone. Qui a per^ 
snaderne il Lettore basti osservare, die T. Livio ove ricorda 
la deduzione di una Colonia a Pesaro, avvenuta tre anni 
dopo, ossia net 570, dice, che essa fu condotta neW agro 
gallico (a). L^ Italia adunque finiva ancora iilFEsino, di 
qua dal quale tutto continuò ad appartener pure alla Gatlia^ 



(a) Livìus L* aO c« SO* Eodrm anno Citlùniae duae, Poientia (w 
Picenum, Pisaurum in Gaiticum agrum dtdudat iunt ; nna jvptru 
in Èittyulot (Idi ti. 



144 

XI. Memorie sloriche di Rimini dal 576 al 676 di 



Anni di Boma 576; avanti G. G. 178 



N. 



Urrà T. Livio che il Console A. Manlio Yolsone ài 
Gallia^ che avea avuta in provincia, si portò eoa Pesenl 
nell' Istria; e che per false cagioni corse voce fino a Rflii) 
che colà egli fosse stato battuto e rotto. Per ciò i Padri i 
grande timore venuti scrissero air altro Console M. Gìdé 
Bruto , perchè subitamente dalla Liguria , che ayea in p» 
vincia, passasse nella Gallia a raccor soldati, e .socori 
quanti potesse. E similmente ordinarono che M. TitinioPl» 
tore orbano mandasse a Rimini la prima legione con i 
milizie di Socj , e di Latini : lo che fu eseguito da C. O 
sio tribuno di soldati. Ma il Console Gionio dalla L^ 
venuto nella Gallia, e presi i soccorsi, che in essa M 
chiesti^ come fu giunto ad Aquilea trovò falsa la vooei 
.quella rotta. Per ciò scrisse a Roma, onde cessassero ià 
timore , e rimandò alle proprie case quelli che dalle dtt 
avea raccolti. 

Aggiunge poi Io Storico, che fu sciolto P esercito, il 
quale a Rimini avea cofUraUa la peste ( Lib. XLI, e. I9Ì) 

Anni di Boma 053 - 658; avanti G. G. 103 - 101 

per mancanza di Storie , o per mancanza di fatti, ci 

resta una lunga lacuna nelle memorie particolari di questi 

città, la qual lacuna verrebbe ora alcun poco a restringerli^ 

se si dovesse prestar fede a Lucano, ove fa dire ai BimiiKÀ 

Nos primi Senonum moluSj CIMBRUMQUE RUENTBM 

riDiAfUS, et Martem Lybiesy CURSUMQUE FURORIS 

TEUTONICI ; 

quasi che i Cimbri, ed i Teutoni, popoli i più settentrìoMf 
della Germania , fossero giunti fln qua , allorché furooo s 
guerra coi Romani. Ma come quel vidimus fu notato dover 
essere un^ ampliGcazione poetica per riguardo al iforl^ 
Lybies ddlo slesso passo ( supposto riferirsi ad Asdrubale 



145 

wèì diciamo dover essere per riguardo ai Cimbri, ed ai 
Teutoai. Perocché dog si ha uelle storie che sì sjeoo avan- 
iati fin qua né gli udì né gli altri . Plutarco in fatU , che 
nella vita di C. Mario descrive tutta questa guerra, dice 
de I Teutoni furoiio superati e vinti da Mario di Vd dalle 
Alpi ( onde essi fin qua al certo non penetrarono ); e die 
j Cimbri iocontratisi eoa 1^ esercito romano condotto da Ca- 
lalo^ e questo per insolito spavento concepito dal soldato 
arendo dovuto ritirarsi , essi Cimbri { che Plutarco chiama 
ioriari ) assalito il forte ^ che era di là (kdP Adige ^ il pre* 

uro e quindi difondendosi per quel paese di gwcr- 

mgioni privo ^ e di sacconi , saccheggiando lo andavano ; 
fioche poi, air esercito di Catulo unitosi T altro vittorioso di 
Mario, lutti furono sconfìtti in battaglia campale dal Console 
Belle pianure terso Verona . Perciiè non crederemo che i 
Cimbri nella ritirata di Catulo sian giunti fin qua, come 
gìunt] non ci erano sicuramente i Teutoni. Certo è bene 
che ì Riminesi saranno stati in grave timore al ritirarsi di 
Cattilo , il quale chi sa che non si fortificasse appunto in 
questa Cìttii per impedire ai barbari d' inoltrarsi a Roma , 
tome avevano in animo di fare. 



ter 



àquì di Eumà mi; avanti G. C, S7. (a) 



^rvendo la guerra civile fra Mario e Siila , essendo 
Consoli Co. Ottavio e L. Cornelio Cinna, avvenne che 
quesf ultimo tentando contro V autorità del Senato e del Col- 
lega di richiamare datr esilio Mario ed i suoi fautori, a 
coi erano stati condannati dalla forza preponderante di Siila ^ 
fu cacciato di Roma egli medesimo ; e il il Senato giudican- 
dolo né piik Cònsole y né pni citi odino ^ surra gog li L* Me- 
nda nel Consolalo . Perchè Cmna trattando allora la propria 



(o) Alla guerra Citnbrica tenne dietro la guerra Sociale o Marsina; 
nella quùle se attendi al ClementÌDÌ ( L* I. p. 69 ) che ci tu Appiana, 
ì RìEniJieBi a?rcLbcro dato ai Romani altre prove di fedeltà. hU nulla 
trod di ci(>, uè in Appiano, n^ in aìtt-i . 

10 






116 

rausa con rarmi, e sempre pìii unitosi con Marìo^ reìine 
alla occupazione dì Rìmitii, come elice Appiano , le parole 
del quale recate nella nostra favella sono le seguenti (ti) 
xWano prese e saccheggiò 0.sHa ^ ed occupò Arimino man* 
d^dori Ctnna , onde niutw esercito si recasse alla Cititi 
(Roma) dalla soggetta Galtia. Ecco un'altra tesUmoniaQz;» ^ 
iitt il contine itaUco non era stato ancora portato al Rubi> 
cone, e che Rìmini era tuttavìa una citta principale dillj 
Gallia. 

I Romani allora^ vedendosi privi d'ogni soccorso, veo* 
iiero a condizioni di pace con Cinna; deposero il surrogata 
Itlerula , e richiamarono Mario dall' esìlio* Qiu'ndì si fecerj^ 
tanle proscrizioui tn Roma ^ e si versò tanto sangue. S | 

li 
Anni (li Roma 67t; avanti G. C. 82. \^ 

Console Mario il giovane e Cn. Fapirfo Carboue la 
ferza volta, Roma fu lacerala di nuovo dalle guerre civili ^ 
fra Siila, e ti detto Mario. E già nella primavera di quel- 
l'anno, secondo narra Appiano, Cannate Legalo del Con* - 
sole Carbone, che sosteneva il partito del Collega Mario, ^ 
.combattè acremente suirEsino contro Q, Cecilio Metello Pio, ^ 
Proconsole, Capitano di Siila: ma in quella battaglia lari' 
nate essendo stato vinto , t fnitimi luoghi si diedero a iff* 
tello • Carbone poi arendo sopraggiimto Metello , gli tenera 
dietro circuendola^ finché^ inleso che il Collega Maria tra 
stato vinto in grande battaglia a Frenesie ^ ricondusse Tr* 
sereiio a Rimini ^ avendo già alle spalle Pompeo , allr^ 
fautore e Capitano di Siila, Qui di piii avendo saputo che 
Mario era assediato, e penuriava di viveri, mandò per li- 
berarlo un certo Marcio con otto legioni^ le quali essendo 
radute per istrada in un agguato teso da Pompeo , parti 
si sbandarono^ tornando il soldato alle proprie case^ par- 



iti) AppUm.dti Beh Cìt. Lib, 1. Miipnc ìi ^ OVi« fiXf, ti^\ 

iTwps-tìeff, if^Khvi^y i'jri'trifi-^^iÉs ^ A^pi^i^^if K«Ti>tfj5f, Tv ^» ti3 



147 

iiconiro la volontà di i$io (Marcio) Inrnarono a Rtmim. 
Fradatito Mettìllo^ che sì era parlato per mare nelle viri- 

mie dì RaveiiQd^ andava pretideDdo paese. l'erejò Carbone 
eNorbaao gli sì fecero incontro verso Faenza: ma, percliè 
iMierariainenle^ vi furono baltuti e roUì; talineitte che po- 
li seaniparono^ ì quali di Jà ripararono ad An:^zo. Co- 
i dice Appiano: ottre il quale ricordano questa bat(a<zlfa a 
weoMM Paterrolo nel Lib, li, e Floro neirEpif-L.LXXXVlH, 
Saputosi tal fatto, la lejjione Lucana, una delT esercito 
losolare, si diede a Metello contro iJ volere allora di Al- 
aovaoo, che la capitanava. Mii questo Albiunvano pochi 

poi §ì segnalò per atto di più alta nequizia. Imperocché 
hslnt per segreti messaggi avendo ottenuta impunilk da Siila 

patto di operare qualche cosa di memorabile^ invitò a 
ma Norbano e gli aUri capi ddr esercito: td essi recatiì^i^ 
d €€€eziùne di Norbana , tutti ti trucido ; poi si diede a 
lUn* Allora Norbano^ poiché conobbe che per iide avvcni- 
Hmio anche Rimino ^ ed alcuni altri vicini eserciti , pas^ 
wmmo a Silta , monlato in una piccola nate 5' imbarco aita 
oba cb' Rodi, ove poscia si uccise. Inoltre quanti Galli sono 
k Jlovefina alle Alpi interamenie si diedero a Metello (a). 

Ecco altra prova che Rimfnì era ancora una citta principale 
Iella Calila, cedendo la quale cedeva P intera provincia). 

Kon fe chiaro ove fermassero il canii>o Norbano e Car- 
bone dopo la rotta ricevuta a Faenza; per ciò non possrani 
feie ove appunto seguisse il nero fatto d' Alhinovano. Cor- 
Io è bene che dopo quella rotta Norbano e Cartione in 
parlìcolare tornarono a Riniini citta presidiata forse dai sol- 

rdj quel traditorfci Norbano infatti s' imbarco per Rodi: 
dove? A Rìmìni sicuramente; come già da Rimìni fuggi 
fer la Sicilia il Console Carbone ^ siccome assicura Eutro- 



(d) Appinn, de Bel. Ch. L. I. }ì&fp(ìt£m l'i v^^ A'pÌ^tyo¥ ifri 





148 
pio (a). Inoltre^ per attestato di Cicerone, Carbone alti 
fu abbandoimto dti Verre suo Questore, dal quale fu ^ 
glialo ancora del pubblico denaro: ed Ascooro aggiunge 
precisameote fu abbaiidouato in Rfmint {b). 

Così caduta a tradì meu(o questa cittii in potere di Sili 
fu soggetta agli eflètti funesti delTìra feroce di Iut^ e quii 
mìseramente saccheggiata e guasta. Ce ne fa ti^stÉiuonì 
lo stesso Ciceroue nel luogo medesimo narrando die Y 
net finire la sua Questura diceva nel Rendiconto d^aver 
sciati a Rìnitnì tiOO mila sesterzj. A che risponde Ciceri 
con queste parole: Perù quei 600 mila sesterzi ^ che ntpi 
falmmtnie potè indicare a rhi fossno dati ^ e che sm\ 
fV aver Imciali a Rimini , quegli stessi 600 tmla sesh 
fatti rimanere j né Carbone toccò ^ né Siila vide^ né fun 
portati aW erario, E tesse la città di Jìimim, perché alti 
quando costui rendeva i conti era oppref^sa e guaita j in 
àospHtava ciò che sentirà ora , ben molli testimonj e&se] 
rimasti da quella calamità degli Arminesi (e). La q< 
calamità dovè derivare certamente a Rfmini dalTodìo dì Sii 
fatale a tutte le citte, che gli furono contrarie. Lo che dii 
ancora Appiano scrivendo che SJIIa quando mancarono 
particolari accuse punì gli interi popoli; ad aliti smantelli 
le rocche e le mnra , ad altri pose mnlte in denaro , ni 
altri altri gravissimi Iributi. 



(a) De Cesi. Bonn. L* V, C^. quoque Carbo Cos, alter uh Àrirnho 
ad Siciliani f*igìt^ et ibi per Cu. Pampejum interfectu$ c$t . 

(&) Cicero, In Verrcin. Act II. L. I..... averta petunia puhUt* 
(luatstùt cottsuUm, cx^rntum^ prov^nciamque deseruii . 

Asconiua. Carbo dfartanae pariii àux:, idemque Contult di$ertu§ 
j4rifuini esi a Quae$ture «ria F'trrtt , 

{e) Cicero, loco cit. Oppidum iibi tUgit AHminum , quùd tutn 
ctii9ì lite ratìonet r(fferttiai , oppreituni f direptuinqne eroi • n^ <^~ 
apicabatur id » qu&d nunc Mentiùt , $aii» muUut e^ iU& calamUdis 
Arimintntium tmtei in kanc rtm rHiquoi eiMe 

ÀscDDÌust floc oppidum Albinovanut SuUae prodiderai du^ if'^ 
Mttrianut . 




U9 



Anni di Roma 6Td ; aranti G- C, 78 



Pliuio Della sua Storia Naturale, Lib. X. $. 25, ci rac- 
jiita caso , veramente memorando , avvenuto T anoo sopra 
agnato nel territorio nostro < Imperocché dice che par- 
iti e chi mai ? , , - . Un gallo I Ecco le parole di 

Plinio in nostra favella. Trottasi negli annaìi cke^ Conso- 
ti M, Lepido e Q. Cattilo j neir agro Artminese^ mila Vida 
di Galeno j parlò un gallo ^ una sola volia che almeno io 
sappia (a). 

11 Clementìni opinò che tale Villa sia Monteilgallo; Io 
che simllmeate fu tenuto da Basilio Amati, scrivendo che un 
tal fatto potrebbe averci lasciato il nome di Monieilgallo ^ 
Vilticciuola di Longiana, {Vedi risola del Congresso ec). 
Non COSI parve al nostro Nardi, il quale slimò (Compiti 
p. 86 ) che tale villa sia verso Misano ; e che Monteil- 
gallo tragga il nome dair essere stato la prima zolla gallica 
di la dal Rubicone. Ed a pag. 105 scrìsse: F'c chi ha pre- 
so il nostro fondo Galeriano mentovato alla fne del Vii 
secolo nel Cod, bav, p. 3, n. 15, 47, ed in altri diplomi^ 
per la -villa Gakrii -^ nella quale ^ al dire di Minio ^ L 10. 
r* 26, sotto i Consoli Jlf. Lepido^ e (?- Catulo^ parlo un 
gallo. Ma oltre essere più probabile y che sia il monte Ga* 
lero verso Misano per ndeniilà del nome^ Plinio mette ciò 
accaduto -in agro ariminensi -, e l^agro riminese terminava 
air Aprusa ( F Aprusa al parer suo è V Uso ) o al rio del 
Salto ^ ov€ cominciava V agro compitano* Qualunque si vo- 
glia la villa di Galeno indicata da Plinio^ noi diciamo che 
Fagfo rimtnese terminava al Rubicone, e non air Aprusa, 
uè al rio del Salto: e resta aucora a provare che il Com- 
pito avesse paese, e molto pìii paese con proprio terri- 
torio. Nessuna GeograOa antica, uessun monumenlo^ lo 
ricorda^ e nessuna delle lapidi portate dal Canonico Nardi 

(a) Ittvmitur in >^nfialttti« in Arimincnti cr^fo, 31* Lepida, Q* 
Catuio CùH. in ^Hla Cuterii tacutum gallinaccump semel, qmd equl- 



L 



150 
alle pagine 97, 98, 00, 100, 101, come si proverà a<i» 
luo^o, nessuna apparliene a Savignano. Poi il nome del sw 
fondo Sabinianum prova ' che nei tempi romani esso m 
era che una proprietà privata. 

Quanto a Mooteilgalio, resterà esso fuori dell'agro aolia 
riminese per chi voglia riconoscere il Rubicone nel solo Fvt 
micino di Savignano, ma per noi che siam persuasi diei 
Rubicone fra i monti sia V Urgone , quella Villa restando il 
di qua , resta nel riminese , il quale non v' ha dubbio «■ 
si estendesse fino a quel fiume. 

Della Famiglia Galena si parlerà nella Parte HI, i 
Gap. delle Famiglie antiche. 



ll« Bèi prùluntjQmento dell* Italia dalt Esina al Rubicone 
AoKu dì Romi] 67S - Cì>5; avanli G. a T6 I&9 

^^e] C^pilola VII , ed in altri luoghi di questi seriUi , 
furono addotte pruve irrefragabili cbe il conBoe d' Ita- 
lia cotiliQuò luQgaiQcntG airEsJDo, 0uiue tra Siaigallia ed 
^pcoea , al di qua del quale tutto era della provìnela Cal- 
ali delta altresì Gallia iogata* Questo tenniue però al tem- 
pi di Cesare era sialo portato nel Rubicone^ come ne ab- 
liiamo iumiaose testimonlauze io Lucano j iu Ciceroue , ed 
in quelli lutti , che scrissero del più memorabile fatto di 
Celare. Ora a quale anno è da asseguarsl tale prolunga- 

Eutu ? E quando fu che tutto questo tratto di Gallia lo- 
a dair Esino al Uubìcone divenne suolo italico? Noi dob- 
biamo alla somma dultrina^ ed alla gentilezza impareggiabile 
dtìl eh* Si^. Conte Bartolomeo Borghesi , se possiamo circo- 
scrivere questo fatto fra gli anni di Roma 678, e 695: che 
egli cosi ci scriveva da S, Marino ai 28 Novembre 1841- 
^ t Ardui sono t di lei quesiti, e certamente il primo i^ 
^ che solo ho avuto agio di poter studiare , è più proprio 
« da essere oHerto ad un'Accademia^ perchè lo metta a con- 
l^corso, dt quello che ad un privato per domandargliene la 

• soluzione. Non so infatti, che ai giorni nostri abbia fatto 
< alcun avanzamento la questione sul tempo, in cui il con« 

• line deir Italia dalPEsino fu portato al Rubicone. È bensì 

• caduta T opinione del Pighio, che T aveva statuito air an- 

* no Varroniano 400, in cui essendo stati creati per la pri- 
i ma volta otto questori , credè che in pari tempo fosse 
4 istituita la provincia Questorla dell'agro Gallico^ ricordala 

* da Svetouio nella Vita di Claudio e. 21, essendosi av- 

* vertito che tali proviocie Questorie non furono immagi- 
■ iiate se non che da Augusto ^ siccome risulla da Dione 

• L, LWc, 4; ed è pure stato abbandonato il parere dei piii 

* anlicbi, che riportavano questo fatto ai tempi, in cui fu 

* (ledtitta la colonia di Rimini nel 486; imperocché, pre- 

• §cindindo di Strabene , di cui non ho ti testo sott~ occhio^ 





152 

« Livio negli aoni Sii, 542, 546, 555, seguita a colloeire \ 
< io quella città la residenza del preside della Galiia, ei ^ 
« Appiano ai tempi d^ Annibale dicbiara apertamente Itali f 
« il paese , che resta alla destra dell' Apennino , e GaUh s 
« quello, che trovasi alla sua sinistra suU' Adriatico (dehA i 
« lo Annib. e. 8, e 12 )• Si è quindi convenuto che P avi»* i 

• zamento del confine dair Esino al Rubicone deve essen j 
« contemporaneo al tempo, in cui anche Pisa dair altra parti 

• fu riunita air Italia , per cui V opinione in oggi domfnaato 

< è quella esposta dal Noris nel Gap. I dei Genotafi Pisad, 
« che ciò sia avvenuto dopo il 665, in cui rEtmria otteons 
« dalla legge Giulia la cittadinanza Romana , e slcorameote 

< innanzi il 695, in cui fu assegnata a Gesare la province 
« della Gallia. Farmi però che una scoperta fatta tempo Ci 
« avesse potuto portare un qualche lume di più sulla presaih 
« te questione. Ella conoscerà senza dubbio quello dd €^ 
« terminali piantati da M. Terenzio Yarrone Lueullo per 
t restituire i confini del territorio di Pesaro dalla parte di 
« Fano, che fu trovato ancora al suo posto a s. Gesario, e 
« pubblicato dair Olivieri nei Marmi Pesaresi n. XIII, e più 

< correttamente nelle Memorie di Novillara p. 92, non che 

< dal Giovenazzo, della città di Aveja p. 90, dairOrelH, e 

t da altri. Questo marmo è stato egregiamente illustrato per 

t la parte geografica , ma ninno ha badato al titolo di Pro- 

« pretore, che vi prende questo fratello deLLocoIlo vincitore 

« di Mitridate, notissimo anch^egli alla Storia. Per questo ti- 

t tolo ò chiaro che la lapide spetU al 678, o al 679, perchè 

t M. Lueullo non potè ddamarsi propretore, se non se neViii- 

« tervalk) fra il 677, in cui fu praeior inter civts et pere- 

< j^riiios, e il 680, in cui divenne GoDsoie insieme con Gas- 

« sio Varo^ dopo di che andò proconsole nelia Macedonia. 

« Ma questo titolo insieme dimostra , che M. LncoDo allo 

« scadere della sua pretura ebbe ona proviiida, siccome gii 

« competeva per legge , e che non gi sari certo mancata, 

« essendo andh' egli uno dei capi della faiioiie SiUana ancor 

« dominante in q«el tempo. Imperocdiè da im casto non 

« può dirsi che aì^css>e ima tale òe mmàoM àent perchè gli 



153 
fosse affidato il romando dì un qualclìc corpo di esercito 

ttn Italia^ tatto esscDdovi stato tranquillo in quel bjeiiDto^ 
e dair altro la terminazioae dei eonlloi ci fa fede, che qui 
non trattasi di unVautorìtà puramente militare, ma jnsteme 
civile , essendo ella un' incombenza propria appunto dei 
presìdi, come senza uscire dalla Galliti Cisalpina Io prova* 
DO gli esempi di Q. Cecilio Metello ivi proconsole nel 613^ 
che TERMINOS • FINISQVE • EX - SENATI • CON- 
SVLTO • STAIVI • lOVSIT • INTER ■ ATESTINOS 
PATAVIKOSQVE ( Furlanetto , Museo d' Este , p, 29 ) , 
e di Sesto Alilio Sarano parimenti proconsole nel 619, il 
quale EX * SENATI * CONSVLTO ' INTER • ATESTI- 
NOS • ET • VEICETINOS - FINIS ' TERMINOSQVE 
STAIVI • IVSIT • ( Maflei, Mus. Ver, p. 108 ), Or 
dunque se il titolo di propretore dimostra j che Mp LuctiIIo 
allo scadere della pretura ebbe eHettivamente la provincia, 
che gli era dovuta, e se la lapide di Pesaro comprova, che 
r ebbe in Italia, qual potè essere se non la Cisalpina, 
giacché nel continente Italico non eravene altra ? È vero 
che i due anni 678 e 679 sono oscuri nella sna vita, ma 
è vero altresì che non si sa chi presiedesse alla Gallia to- 
gata dopo M. Giuoio Bruto uccisovi nel 676, e innanzi C- 
Aurelio Cotta, cui toccò dopo il suo consolato del 679 
( Cicerone nel Bruius y Gap. 92 ). Fermo duncpie , come 
io ho per fermissimo, che 5L Lucullo dopo la pretura eb- 
be il governo della Cisalpina, se egli esercitava giurisdi- 
zione a Pesaro ne verrà di legittima conseguenza, che l^a- 
{^ro Gallico nel 678 non era stato ancora riunito alF Italia, 
In qualunque caso se Pesaro a quel tempo avesse dipea- 
dutu direttamente da Roma , una questione di contini o vi 
sarebbe stata decisa dai Consoli, o da altri Magistrali 
ordinar] della capitale, o il Senato avrebbe nominato a 
tale effetto un arbitro, come in simili casi usavasi di fare 
per ritalfa, e come era prescritto dalla legge Marni I ia , 
ma non sarebbest data una tale incombenza ad un Pro- 
pretore, che è essenzialmente il preside dì una provincia, 
fi quale net suo circondario riuaiva in ne tutte te facoltà 
de^ magistrati Romani. 



154 

« Ristretto per tal modo V avanzamento del limite del- 
« r Italia tra il 678 e il 695 , per Ossario eoa 
< precisione resterebbe ora da esaminare con più cura W 
« ciò, cliQ ci è rimasto sulla congiara Catilinaria} in lab 
« abbondanza di Scrittori non sembrandomi da disper». 
« che si abbia da trovare alcun lume per coDoseere qiÉ 
« era allora la condizione delP agro Gallico e delP Etrai 
« al di la delPArno, ove accadde la battaglia con Catiift 

• Ma io non ho il tempo necessario per intraprendere ■ 

• così lunga, e paziente ricerca » • Fin qui il eh. Borgkci 

E veramente nella Storia di quella congiura ^ avveiii 
circa gli anni 690, sarà bene alcun passo, da cai pos 
trarre alcun lume la nostra questione ^ ma per ricerche fé 
te nulla a noi si è offerto, che sìa assolutamenle decùifi, 
sebbene così in Cicerone come in Salustio si faccia freqi» 
te ricordo delPAgro Piceno e del Gallico. Quasi in prisd' 
pio deir Orazione prò P. Sexlio è detto in fatti cbe an til 
M. Auliano tribuno de^ soldati si era immischiato in qodb 
congiura scopertamente a Pesaro e nelle altre parti delTi* 
grò gallico: Pisauri et in aliis agri gallici partibus: f» 
dc si potrebbe inferire che il prolungamento non fosse per 
anco seguito. AIP opposto lo stesso Cicerone nella priM 
Catilinaria, mentre Catilina si teneva tra Fiesole e Pislojii 
diceva : Castra $unt in Italia cantra RempuUicam in Etrt 
riae faucibus collocata: da che si potrebbe argomentare il- 
vece già fosse avvenuto da amendue i lidi ( ossia al RulMKh 
ne e alla Magra) il prolungamento di cui si favella. In 
canza adunque di prove più decisive ci contenteremo di 
scere che questo fatto avvenne tra il 679 e il 695: sebbene 
forse non opererebbe senza buona ragione chi lo fissasse ìi 
questo ultimo anno, quando cioè le Gallie vennero assegni- 
te a Cesare ; potendo esser benissimo che allora air impero 
di quelP ingordo fossero sottratte queste tre antiche CoIodìC) 
e specialmente Rimìni , ancora città di non lieve importaou. 
Portato così il confine italico al Rubicone, avvenne cbe 
lutto quel tratto da esso air Esino , e per conseguenza b 
città nostra ancora, se già non fosse stata colonia romana, 



155 

^uì^se il dirJlto delfa romana dUndinanza, quMh fn 
virtù della nolìssìma Legge Giulia era concesso a lutlo ÌI 
^fiUoJo Hall co Un dal 6C4« Sebbene ciò fu conceduto forse 
[ anche prima , essendo chi opina die colla Legge l*oinpeja 
^ data nel tìGo , colla quale fu couCerìto il jm latinttm ai 
^ Iraspadani, fosse pur cooferila ai cispadani Ja cìttadtoanìca; 
^ intorno a die veggasi la Dis^erlazione del Savjgoy sul Ple- 
* bJscito Romano delia Tavola d^ Lraclea edito a Berlino 
£l 18:18, 
La roniaua tribù, cui si trovano atìcritlì più frequente- 
^|e 1 Riuiinesi, è VÀnieme^ la quale, secondo Livio 

X, e. 4, ebbe origine nel iòi . 
Ma quanti anni egli stette il contine italico al Rubicone? 
~X tale domanda rispondiamo coir osservare cbe Plinio, il 
quale dedicava la sua Storia a Tito circa gli anni di Roma 
830, dice cbe il Rubicone quondam fu il termine del P Ita- 
lia : onde apparisce cbe non io era più da molto tempo. E 
non solo ai tempi di Plinio avea cessato dì essere terniine 
deir Italia il Rubicone, ma avea cessato di esserlo pur ao* 
jC>D il Forniione (oggi /telano) altro iiume, secondo lo stes- 
so Plinio (a) lontano 189 miglia da Ravenna ( set miglia 
cioè oltre Trieste), il quale è detto parimenti antico ter- 
mine deir ampliata Italia . Perchè questa non sì limitò 
certo molti anni al Rubicone : e fu probabilmente verso 
il 713, o 711 di Roma, che questo limite dal Rubicone 
fu portato al Formlonc ; quando cioè $i dilalùj per usare 
le parole del Micali ( VoL VIU^ p- 43), r antico carpa 
it Italia insieme colla repubblica fn*} alle Alpi* Per lo scio- 
glimento poi della Provìncia Gallia Cisalpina veggasi ia ci- 
tata Dissertazione del Savigny (6). 



(a) IlisL Nat. f.JlI. S.XVm.i'umitì Amnh ab Ravenna CLXXXIX 

«4, pass, aniiquus auctuc Ualtat termintu: fd al $. XIX.*. nune fnu 
lialine fluvias Argia, 

{b) Secondo Pasq, Amati ( del Rabitone , Dis^. 11. p* 160 J 1' Ital/a 
iivreljlie terfnm^to in ^lanttra al Rabironù, v ai Biùntonc tfd i monti; 
ossia da Strigar» volgeva et ponenitt lungo U radici de* primi fitùHti 
SanituxU sinu a Terra dtl Salcy *■ al M&ntGtu:, indi *u p\:i MontmiM 



156 
XIII. Memorie Storiche dal 704 al 711 di Roma ivn 



Anni di Roma 704; avanti G. C. 50 



ti 

9. 



Jura già scoperta la gelosìa d^ impero Tra Pompeo e Giab 
Cesare; ed eran già note le pretensiooi di questo, di li-L 
teucre cioè il governo delle Gallie, e di essere desigoiil ^ 
Console, tuttoché armato fosse ed assente: sicdiè sapeni,- 
ognuno, od almeno temeva, che egli avrebbe voluto conse- 
guir ciò anche colla forza, qualora il Senato avesse ricusato '■ 
di fare la sua voglia. Onde Pompeo, sostenuto dal SenatOi : 
andava allestendo eserciti per opporsi al competitore , cass ^^ 
che nulla tentasse coli' armi. E a tale effetto mandò in quel- [\ 
Tanno un presidio a Rimini, ove si recò egli stesso, codb L 
si ricava dalla quarta lettera di Celio Rufo a Cicerone al- \ 
lora Proconsole nella Cilicia, nella quale è detto che il S^ L 
nato , interrogato che cosa volesse risolvere sulle provioda f 
di Cesare, avea risposto-, delibererebbe subito che Pompei ^ 
fosse tornato a Roma ; perchè Pompeo era per pariani i \ 
Rimino alP esercito^ e subilo vi andò (a). Lo che, seconda ì 



medetimo andava a terminare alla vetta dei Toteani Jpennini, Opì- 
nione tratta forse dal Cluvcrio, Ual, Jnt, I. p. 332. 

L' Iscrizione del cippo terminale trovato nel 1735 oel terrìtorìa 
di Fano ricordato dal ch.« Borghesi è la seguente tratta daU'diTieri 
àfctn. di Novillara p. 92. 

H ' TERENTIVS M • F 
VARRÒ LVCVLLVS 
PRO PR • T£RMiNOS 

RESTITVENDOS 

EXSCCOERAVIT 

QVA P • LICINIVS 

AP • CLAVDIVS 

CGRACCVSIil VIR 
ADAISTATVERVNT 

(a) Coel. Rufus; Cicer. Famil. L. 8. Ep. 4. Nam Ariminum o^ 
excrcitum Pompejus crai ilurui, ci slatitn Ut, 



157 

|uelta leUera, fu ai ventidde di Luglio . Nod credcrenio però 
he queir esercito fosse molto, o che vi rimane«j§e fino a clie 
1 bisogno poi lo richiese ; perocché sappiamo che Cesare 
Paoao appresso, passalo ìt Rubicone termine allora delT Ita- 
la e della Gallia, prese Birnmi con una sola legione. Onde 
horo scrisse che la prima arena della {guerra civile fu rUa- 

ba, te cui fortezze Pompeo guanlò con deboli presidi* o 

Vimini fu dato il primo segno (a). 



I 



Anni di Roma 705; nv^nll G. C. 4U 



frattanto la libertà dei Romani declinava maiìifesf amente; 
che ia Repuhhhca divenuta troppo vasta per h comunicata 
cjtladioaoza a tanta parte dell'Italia e a (ante colonie^ divisa 
per cJò e sconvolta , piegava sensibilmente alla monarchia . 
fine erano ì più potenti, che aspiravano a far passare sotto 
dt se la somma delle cose j Pompeo e Cesare: amendiie 
ditarì per gesta luminose, per grandezza di animo, e per 
splendidezza : fra quali già da gran tempo era desta T invi- 
dia . Quando il Senato, aderendo alla sentenza di Pompeo, 
U qaate mal comportava che il rivai suo fosse per divenir 
Console se prima non avesse ceduto T esercito e le Provin- 
cie, ordinò a Cesare; lasciasse T esercito, e si ponesse in 
podestà del Senato . Cesare a tale intimazione rispose , che 
avrebbe ubbidito, purché Pompeo operasse altrettanto. Ma a 
tale condizione ancora il Senato avendo risposto negativamen- 
te, ed insistendo a volere che Cesare si portasse a Roma in 
qualità di privato, fu allora the r{uesti sì diede a trattare la 
propria causa coir armi. Quindi da Ravenna, ove aspettava 
la risposta del Senato, dopo avere esplorata la volontà dei 
toWali, come egH stesso scrisse ne' suoi Commentar], var- 
cali i conGnì della provìncia , venne a Bimini colla legione 
XIIl j dove raduno i Tribuni della plebe ^ che a lui erano 



y (r») FlortJ$ ; de gestis Rom. U 4, e, 3. Prima ci itili i brtli arena 
ftalift ftiii ; cvjuB are ti li'mbu$ praeiìdii$ Pùìnpejui in te de fai . , . . 
^rimn j^riminQ stgna etcincrttnt. 




/ 




158 
accorsi: e chianMc le altre legioni f comandò loro a $e§mf^ 
lo (a). PluUrco poi ( Vita di G. Cesare ) di€e che egli emi 
mandò ai Capitani ed ai Centurioni^ che con le eole 9pai§f 
e senza verun^ altra arma, occupar dovessero Arimino yroifi 
de città della Celtica (6), astenendosi il più che potessero iek^ 
le uccisioni^ e dal suscitare tumulto. Mise quindi ParmeH^ 
sua sotto la condotta di Ortensio y ed egli paesò la jfiomaA^' 
in pubblico^ stando a vedere gladiatori y che si esereitaseene^ 
e loro assistendo ; e poco prima che si facesse notte j tot' 
tosi ed acconciatosi il corpo, e trattenutosi per breve spaaàs i 
con quei che invitato avea a cena, facendo già inianio bujef^ 
si levò usando maniere piene di amorevolezza vena quei 
convitati, e dicefalo loro che si fermassero iti ùMpeitandohf i 
come fosse per tornar stdnto. Ad alcuni pochi degli amici \ 
suoi avea detto anticipatamente che gli tenessero dietro, invi 
già tutti insieme, ma chi per una chi per altra stradai e 
montato allora ei sopra una biga a vettura, moue da pei» 
ma per certa altra via; ma poscia piegato il eorso atta vote 
(T Arimno, come giunto fu al Rubicone, che è quel fiume, 
ehs separa la Gallia Gsalpina dal resto delP Italia, romiiH 
ria a considerare seriamente la cosa quanto più actieinand» 
si andava al grave pericolo ; e agitato P. animo dalla gran^ 
dezza deir impresa, alla quale si dmeniava^ raffrenò il 
corso: e wnrtstatosi nel cammino, molte cose fra se medesi- 
mo rivolgendo andava, appigliandosi iaeitawunie ora ad U' 
no^ ora ad altro partito^ cosicché il di lui consiglio si aggirò 
allora e si ravvolse fra moltissime deliberazioni j e hmgor 
mente perplesso si stette pure, pensamilo insieme con quegli 
amici, che presenii gli erano {fra quali trovatasi anche Asi* 
nio Follione ), e considerando quanii medi sarebbe per ap^ 

(m) Dr M. tir. L. L $. 8. C^fmim mOìImi ««Imlafe, Ariminwm 
min m Hf%mk% fw^fkimitmn tftìfM lnèmM« firèù, f«i ma •«« €•«- 
f^ftnmt^ <^mTtmt : rtii^mja I fimes tx hiUrmU evirai , ei «n^seftf» 

{h> Lo $U^;$<» PhiUrco tonondo » qoeslo €ilto BelU Vita dì Pom- 
peo clìc« Kùuim frmm4^ Cittì ititeli*. Li I f^itmife è <|MUa del 



m 

a iutti gii uomini il suo pwii>agijio^ e quanto mreb- 
ragionarsem pun* dai poiiteri * Finalmente gelhitmi 
^ dir ro$ì f con un certa impeto ci' animo da quelle consi* 
azimi della ragione in ^en dell* evento , e dicendo quel 
che comunemente suol dirsi da quelli che si mettono 
rtuna di malagei^le riu&cita e ardimentose j gittatd i 
DADO, s"^ accinse a pausare'^ e passato che fu ^ (erminò it 
fmto del cammino a briglia sciolta^ e si fece addosso ad Ari* 
kitin^ e r occupò prima che venisse giorno . . . Appiano pcji 
àe BeL civ* L. Il ) ci dice di pìt che U giorno avanti Cesare 
Tea nmndaiù a Rlmmi alriini suoi CcDCurìoDi più coraggfosi 
lestiU come diremmo alla borgese, ( up^jvixco; igrahaivoig ). 
bresa che fu Arimino (segue Plutarco), come spalancate 
iè fossero le porte alla guerra per lutla la terra e pel 
Èor^j e carne coi termini della provincia si fossero insieme 
ùnfiése le leggi della città ^ veduto agresti non gli noìnini^ 
» k donne { come altre volte ) scorrere con isbigottimento 
ptà e tà per l^ Italia^ ma le città intere levarsi^ e portarsi 
^uggendo t^una aW altra vicendevolmente .... 

Allora Pompeo tuaodò a RimioÈ il giovanetto Lucio Cc' 
\mttj ed il Pretore L, Aoscio, perchè cercassero dì tratiare 
IO aceomodamento amichevole ( Caesar^ €omm. T, 8f Dionf 
Lll,5). Ma Giulio Cesare fé rispondere pei medesimi 
le cose slesse, che in antecedenza avea già scritte. Laonde 
I Conili ed it Senato gli intimarono; ritornasse in Galliay 
partile da Rimini ^ licenziasse t esercito : ove egli ope* 
Time iai cose ^ Pompeo andrebbe in ìspagna ; frattanto fn 
the non fosse data sigurtà che Cesare farebbe eie che prò* 
mettesse, i Consoli e Pompeo non cesserebbero dal fare le 
lete ^ Cosi egli stesso ne' suoi Commentar] [a)* Queste con-* 
dizioni a Cosare certamente non piacquero ; onde egli da 
Mimini mandò M* Antonio con cinque coorti ad occupare 



fa) L» I , 10 .. . Caeaar in Galliam revtriertiurf Arimtno éxre~ 
^àfffìf tierciint dimitti^ret^ qufte si fensBft Pantprjum in ììispanwn 
titr^ift. Lìti ti' a quoadfdrt tuet dafn^ Cantarem facturnm tjuac pò/- 
^iiffrflurt non inttrtnitsitros CovfitlfSj Ptfnpijrntjvf iìtleriti^ . . * * 




160 
Arezzo y ed egli con due rimasto a Rimini eomineià a/f| 
leve di soldati ; qmndi prese Pesaro y Fano ^ Ancona j m 
seuna con una coorte (a). Poi giunto a Roma, trovò latti 
quasi deserta ; perocché Pompeo , i Goosoli , ed il Souli, 
erano fuggiti, e con essi quelli tutti ^ che amavano Uh* 
tria, stimando che col Senato, e con Pompeo stesse la ni* 
della medesima . Ha egli accorto e generoso procurò di e» 
ptivarsi colla clemenza gli animi de** cittadini e degli esercii. 
i quali conosciutane la bontà , accorsero a lui da tutte k 
parti; talché nel seguente anno, vinta la famosa battagli 
nei campi Farsalici, gli fu tolto con Pompeo <^ai ostacé 
a gettar salde le fondamenta del suo sommo potere . 

Di tutta questa guerra pertanto, dalla quale fa spab 
la Repubblica y e ne emerse V Impero y il principio , ed i 
segno fu dato in questa città: prima Arimino signa cem 
runty come disse Floro. E Lucano descrivendo il passaggio! 
Cesare sul Rubicone, ed il turbamento de^ Riminesi in tale» 
casione, cantò i seguenti versi , che quantunque beo noti aF^ 
rudito lettore non si vogliono qui tralasciare (Lib.I. v.l83^ 

Jam gelidas Caesar cursu superaverat Alpes , 
Ingentesque animo motusy bellumque futurum 
Ceperat . Ut ventum est parvi Rubieonis ad undas 
Ingens visa duci patriae trepidantis imago , (6) 

(a) 5* 11* • • • Itaqae ah Arimino Af. Antonium eum cohortUMf- 
Jretium piitlil : ipge Arimini cum II tuhsittit, ibique deUetum kt 
bere instituit 

(6) Svetonio invece scrire, che mentre Cesare stava perplesso per 
passare il Rabicone, gli apparve nn uomo di prodigiosa bclletn, 
grandessa , il quale sedente cantava al suono d' una zampogna . A eà 
per udirlo esiiendo accorsi non solo i pastori, ma ancora molti solditii 
fra quali anche de' trombettieri , quegli , tolta la tromba ad uno di esfi, 
con gran forza cominciò a suonare il segno della battaglia ; e così sa- 
nando cacciatosi nel fiume, passò all'altra riva. Allora Cesare disse: 
ii vada ove ne mottrano gli Dei, e V iniquità dei nemtrt daiiaiMb< 
Gettato è il dado. Poi dice che Cesare votò agli Dei i suoi cavalli; 
e che, passato il Rubicone, parlamentò ai soldati. 

Queste cose siano dette in grazia de' Pittori , e de' Poeti , co* 
quelle che possono offrir buoni temi alle opere loro . 



161 

Clara per obscuram mtitH moesHmma noctem , 
Turrigero canos efjundens vertice crines , 
Caesarie lacera, nudisque adMare lacerili^ 
Ei gemilu pernmla loqui : Quo fendilis ullra ? 
Quo feriis mea &igna, piri? Si jnre venitit^ 
Si civesi huc usque licei, lune perculit horror 
Membra diici>; ritjuere mma^ , gresmmque coercem 
Langunr in extrema ti'nuit vesligia ripa - 
J/o.r ait : O ìuagnae gui mo^nia pro$picts urbis 
Turpe j a de rupe Tonqns^ Phrygiique Penaies 
Gcniis luhm^ el rapii neereia Qnirini ^ 
Et rmdem ccha LùHaìif^ Jnppiier Alba, 

1 Vesfatesqne foci ^ snmmifpie o numinia instar 
Roma ^ fave caeptia^ non (e furialibm armis 
Per^eqiior: eti adsum vi€t(tr (erraque marique 
Caesar^ ubique tuus (liceat modo ) num quoque miles. 
Uh eril tUe nocem^ qui me tibi f eceri t hoslem, 
Itide moras solvit belli , tumidumque per amnem 
Signa movei propere , Sic cum squallentibm arvis 
Àe&tiferm Libyes viso Leo cominm hoste 
Subsedit dubim , tolam dum coUigit tram : 
Max ubi se saevae slimulavil verberc caudae , 
Erexitque jubam, et vasto grave murmur hialu 
Infremuit : ium torta levi» jii tancea Mauri 
llaereat , ani lalum subeant venabula pectus 
Per ferrum tanti serurus vidmris exit , 

Fonte cadit modico parvisque impellitur nndis 
Punic€u% Rubicitu^ vum fervida canilnit aeslasz 
Pcrque imas serpii valks, et Gallica certm 
Limes ah Ausomis disternunai arva colonis . 
Ium vires praebebat hit'msy atque auxerat undas 
Terlia jani gravido pluvi ali s Cinthia cornu ^ 
Et madidi s Euri resolulae flalibus Aipes . 

^ Primm in obliquum sonipes opponi tur amnem 
Exrj'ptmm aqum r molli tum caetera rnmpil 
Turba rado faciles jam frarti fluminis undas . 
Cacsar ut advermm ^ superato gurgite ^ ripam 

11 



102 
Attigii 9 llespertàe veiili$ et comiiiit arvis , 
IHc j ait y hie paeem temeraiaque jura reUnquo . 
Te Fortuna sequor: procul hine jam foedera tinUù. 
Credidimui falis^ utendum eit judiee beilo. 
Sic fatue j noctie tenebrie rapit agmina duetor 
ìmpigerf et torto Balearie verbere fundae 
Oeyory et miesa Parthi post terga eagttta: ^ 

Vieinumque minax invadit Ariminumj et ignee L 

Solii Lucifero fugiebant astra relieto . ^ 



Ut notae ftdsere aquilae^ Romanaque signa^ \ 

Kt celsus medio conspectus in agmine Caesary ^ j 
Diriguere metUy gelidus pavor occupai artusj | 

Et tacitos muto vohunt in pectore quesius . j 

mo/e vicinis haee moenia condita Gallisi \ 

O tristi damnata loco! pax alta per omnes \ 

Et tranquilla quies populos: nos praeda fureniumy 
Primaque castra sumus; mehus Fortuna dedisses 
Orbe sub Eoo sedemy gelidaque tub ArctOy 
Erraniesque domoSy Laiii quam clausira iueri. 
A<Kt primi Senomum fnohtSy Gmbruwèque rucmiem 
Vidimm^ et Mariem Lybies^ curssnmfue fwrwit 
Ttuiemicii qmiies Romam Fortuna laeessii 
Ihìc iter esi beUis 

I\>D questi ullìnii Tersi % seMmie dai noo prendersi alla 
k'Ul^rA% aixiMUia il IV^Ha che Rimini fa sempre a parte 
tk'iie r^ttthe e dei pm^^ai dei Rinnani ìm Mie le guerre» 
che s^^cnnera da quelle parti . Lo die pur troppo in ogni 
tempii $ì è eiNrfenaali» * 

Restia per uktaio a notare la ^tastone ed il mese, ia 
etiì acejidde qneisK» metnorabàle fatto. Interno n che si mo- 
le ^vr n^iite cW non ea^n d o allora pm- nnro arrcniita la 
Ck^ieNce evN^f^^none del C^lenlarìM* yrHnri pni daDo stesso 
Cesare nel Tti^ « T anno mite •».<« <wTÌì^«Arva aOT anno 
nj^jcrji^>« il «fiiuAr nÌb«K>« s)m.>nd^ Ce«vctiw. il « era rì- 
:£t4r<\« >JUIic<r> Jk xwmik «s^T : <evvinijk Mne « L. 43 « di 




16:) 

IS^ e scscondo altri di quasi 80 ftiorni. Ciìi premosso dicia* 
nto, apparire dai Coninietitarj dì Cesare cita il faUo segui 
sulla meik dì Gcnnajo dell' anno civile : io cbe si accorda 
€xm quanto si ha dalle leltere di Cicerone, e specialmente 
dalla XI del Lib. XVI, colla quale egli lignifica a Trronc 
d' aver ruggito di lioina dopo che Cesare ebbe occupato 
Ànmino , Pesaro , elicona , ed Arezzo : la qual lettera es- 
sendo data da Capua alli 29 di Gcuiiajo fa argouienlare 
^sa pure che Cesare avesse varcato il Rubicone circa la 
meta di quel mese (a). Ora se dalla metà di Gennajo tornì 
iddietro per due Qiest e mezzo di quaulo appunto mancava 
raoDO naturale a pareggiarsi con ranno civile, avrai che 
Cesare varcasse il Rubicone sul comiuciar di Novembre > 
L0 che bene sta colia descrizione data da Lucano ^ perchè 
poteva beoiséimo sui nostri monti essersi già vista la neve, 
h quale sciogliendosi ingrossasse la corrente del piccolo 
Kabicone . 



Aqiù di Roma 710; avvinti G. C. 44 



Ceciso in Roma nelle idi di Mano G- Cesare il Ditta- 
tore, M. Antonio rimasto solo nel Consolato tentò di tirare 
I «e ogni autorità * Per ciò al line di rinianero in Italia e 
di avere con se le sue legioni ^ domandò di cedere la Ma- 
cedonia ^ che gli era toccata in provincia^ e di avere invece 
li Gallìa Cisalpina, die il Senato avea concessa a Decimo 
Bruto Albino, E questa, negatagli dal Senato, gli venne 
coocessa per un Decreto favorevole del Popolo* 

Richiamate adunque dalla Macedonia le sue legioni egli 
neir Ottobre andò a Brindisi ad iiicotitrarle ; e di là lungo 
a Udo deir Adriatico le diresse a Rimino , ove esso pure 

K (a) Fra quelli, che da Rooia vcnaero a RimiRÌ meRtrc Cesare era 
^Pquc&ta città f uno fu Celio ilufo^ come si Ìia tifila lettera clic que- 
« serissi! a Cicerone, la quale è la dcclmasctlima nel L. 8 delle Fa- 
oùf tiari ; ni alani ente intfìrprctala da Ascensio , e da qualclic altro , se- 
•óodo i quali converrebbe dire die oache Cicerone allora fosse in que^ 
ib eittà. 




164 

proponeva di trasferirsi ( Appiano; de Bell. civ. L. Ili ) (i). 
Ma io questo mezzo Cesare Ottaviano ^ che più tardi h 
detto Augusto, Aglio adottivo delPestùito Dittatore, gB» 
scitava in Roma una fazione contraria, e raocoglieva soldi. 
Per ciò Antonio da Brindisi tornò a Roma, ove giunto sqft 
die due legioni di quelle spedite a Rimini erano pass* 
ad Ottaviano. Allora egli, inviato un donativo alle aUre^e 
raccolto quanto esercito potè', con splendido seguito j cai 
dice Appiano , si portò a Rimini , posia sul primo sik 
alla Galliaj conducendo seco più di quattro legioni: ed» 
timb a Bruto, cedessegli la Provincia. Bruto air 
del Senato si ricusò, e fortiflcossi in Modena, ove 
Tassodio; mentre il Senato gli mandò in soccorso Ottafiai 
dichiarandolo Propretore j il quale con quelle legioni cb 
avea formate non tardò a muover dietro ad Antooio, sé- 
bene per allora non si portasse più avanti d^ Imola ( Ciocn; 
Famil. Epìst. 5 Lib. XII: Dion, L. 16, 35). 

Anni di Roma 711; aranti G. C. 43 

Venne Gonna jo • I nuovi Consoli C. Yibio Paosa ed i. 
Irzio radunarono il Senato, il quale mosso dalle feeosi 
arringhe di Cicerone fece stendere da Cicerone medesian 
un Decreto, come racconta Appiano, pel quale veniva ioli- 
mato ad Antonio di abbandonare Modena^ lasciar la GiUk 
a Bruto y trasferirsi in determinato giorno di qua dal fmm 
Rubicone termine deW Italia e della Gallia^ e porsi infs- 
desta del Senato (6) . Di questo Decreto fa ricordo lo stesso 
Cicerone nella Filippica 'YI, dicendo; Forse egli (Antonio) 
farà ctò, che poc^ anzi gli fu intimaiOy di trasportar ^^ 

(«) ... Tcui S'i .... irpouvifjLTty òufi (jLtpos Ttjr irpif ^etXmfCf 
òS^tótiy ivi A*pt[iivH. egurif..** Si^tviv «V VoSyitiv^ eif ixu^tf in 
tÒ h'piynvof op(ithù9r . . . . ó (liy S^il Xetfi'jrpos ouTCàs it tÒ Afi/w" 
vo¥ Tpot'jri(/,'jrtTO ^ oòtr isriv ti rih Kt\Tixìis ca)(^it.,,, 

(h) App. de Bell. Civ. L. 111.... ivròs ìi Vafiixavos voTetfii ri 



l(i5 

c:i7a di qua dal /lume RiMcom, che è il fme della Col- 
!, purché non si avvicini a Roma più di 200 rmtjUa? 
hcdirà €fjli a iak denunciazionc ? Soffrirà egli di essere 
i eircoscHtio dal ^ume Rubicone a ducento miglia ? (a) * E 
idlee che Aatotiio 0OD avrebbe ubbidito^ siccome fu* 
I la seguito Antonio fu dichiarato nemico pubblico; ed i 
h Consoli con Cesare Ottaviano sì portarono contro di lui . 
iSuccesse in Aprile la baUagtia dì Modena ^ per cui Antonio 
pdovette lasciare quella citta; ma costò la perdita di amendue 
iì Consoli, e fu principio di nuove guerre. Imperocché Bru- 
ii to, UDO anch'esso degli uccisorì di G. Cesare, mal fidan- 
rdosi di Ottaviano ricusò di ricevere in Modena lui e Teser* 
|£Ìto liberatore di quella città. Si aggiunse T imprudenza 
|Bel Senato , che volendo innalzare Bruto e deprimere Otta- 
I Viano, dì cui non avea più necessita, e di cui per Tetà 
troppo fresca non teneva conto, negò a questo ultimo il 
trionfo} ed il premio promesso a' suoi soldati fu dato a 
quelli di Bruto , che non aveano oprato nulla . In ultimo 
ti rifiuto dato ai soldati dì Ottaviano, che domandavano il 
Consolato per esso, pei conseguimento del quale lo stesso 
I Senato con un Decreto gli avea già tolto il difetto delPetà, 
I flnì dì inasprire V animo di Ottaviano , e dj tutto f esercito 
I suo « Per ciò questi disposto a volere il Consolato a forza , 
I con otto legioni^ come narra Appiano, trapassato al fiume 
I Bubicone dalla Gallia in Italia j d* onds anche il padre { G- 
|£esare ) avea fatto principio alla guerra civile j si portò a 
PSoma, ove ottenne il Consolato con P. Pedio ai 19 di Ago- 
I sto <x)n tanta facilità con quanta era stata la durezza , colla 
I quale da prima gli era stato negato (b) , 



^B (a) Ciecr. f*hilip. VI. Àn ilte id facìat , qnod pauUo anU decre*- 
inm e^i t ut cxsrcitum citra fluìncn Rubicuncmt qui finii eii Galliae 
^ tdù^erct , dttin ne propim urbcm Ramavi €€. miL ttdtnovùrtt ? hnic 
fc denuneiationi iUe panat ? itU $e fltwio E\iùÌ€ùne CC, mit. circum^ 
igeriptttm ciSG paUalur?^^^ 

E nella Pbih VU. . ^ , txcr et lutti dira flumcn Rabkonem eduxerit; 

tìut Urhem mìlUa pùituum due tuta admoverit . * p 
Appian, Bdl. Giv, l. lU. , . .& Kttuup... ÓktùÌ rihtf ^«{ftiV, 



166 

Frattanto Lepido, clic avea la Gallia Narbonese m 
esercito 9 sai finire di Maggio si era congiunto ad AnioÉ 
( Ciccr. Ep. 21, 23 9 35, Lib. X): lo cbè similmente, fs 
rendersi più forte contra il Senato e contra Bruto, pensò i 
fare anche Ottaviano^ onde egli venuto in queste pai 
( al mar superiore dice Appiano ) attaccò pratica eoo osi. 
Decimo Bruto allora vedendosi costretto a lasciar la Gab 
deliberò di portarsi a Bavenna e ad Aquilea , d' onde ri» 
verarsi da M. Bruto, die avea ottenuto la Macedonia, li 
inteso che appunto in queste parti si avanzava Ottavi», 
cambiato consiglio ^ prese la via della Svizzera e del Di- 
nubio; dove abbandonato da suoi fu preso da un Begé 
Gallo, e d'ordine d'Antonio fu ucciso. Allora fta die sepi 
il formidabile triumvirato di Ottaviano Antonio e Lepidi 
i quali convennero in una Isoletta formata da un fiume in 
Modena e Bologna, ove, saziata Pavidità del comando cri- 
r usurpazione deirimpero, che divisero fra di loro, e Nd- 
-disfatta la vendetta a prezzo del sangue degli amki e ài 
congiunti , fra le più nobili vittime della quale una fa E 
Tullio Cicerone ceduto da Ottaviano al feroce Antonio, d^ 
cretarono altresì , come si legge nel sopra citato Appimo, 
la divisione delP agro di diciotlo prindpali città d"^ Italia à 
eseguirsi a favore dei loro soldati subito che avessero trioi- 
fato di M. Bruto e di Cassio , che si erano fortificati neb 
Macedonia . Delle quali città Appiano ricordando le s 
fiik ragguardevoli dice che furono Capua, Reggio^ Veno- 
sa j Benevento y Noterà ^ Arimino ^ e Vibona. Cosi Pollim 
e più bella parte (T Italia fu assegnata agli eserciii (a). 

'éjÀ ÌTtirov ixtfy»V.... nroLpiioLi «T* toV Vttfiixarei iroTetf£,6y ix ri? 
KiKTiKif ii Ttiv IVceXiW, ov Tivtt Ìjth if^ffì 6 vaTìip iuoim «tj 
T« nro\iTiìLy nroXffieit nrpóùTov Mpetfty .... 

A questi anni potrebbe riferirsi il celebre deposito di monete tiv- 
vato nel 1845 in un campo a S. Paola poco lungi da Sogliano; cbè il 
tanta quantità di medaglie tutte benissimo conservata ( dicono più di 9 
libbre d'argento) non se ne trovò alcuna imperiale, ma tutte consolarti 
fra le quali si assicura che ne fu vista qualcuna di G. Cesare il Dittatore 

(o) L. IV. ... Hgù n^xif od wihuf Sjktei ti ^ eei TtpipevifTe 



1H7 

Or qui cade lo acconcio 'IH ricai dare "eonié iulortio al 
luogo di quella mcinorabilissima Isolelta^ ove coavcDoero 
allora quei tre arbitri di tulio T Impero, fu scriUo da varj; 
ma singolari furono Basilio Amali ( V Isola del Congresso 
Trhinwirate ) ed il Canonico Nardi ( Ai t. mi T- XXVI del- 
l' Arcadico anno 182o), i quali con abuso tacredibile della 
erudizione loro, e con alterare e guastare apertamente tutti 
ì passi degli Storici, che di essa favellano, pretesero di Os- 
saria in vìcinania del Fiumicino di Savignano. Bizzarra opi- 
nione , interamente smentita con evidentissime prove dal 
sempre lodato Sig* Conte Borghesi In una lettera al Sig. 
Dottor Francesco Bocchi , che questi pubblicò nel 18^n in 
Forlì in ime al suo Elogio del Nardi ; delle quali prove al- 
cuna fu già prodotta da noi nel Capitolo sul Hubicone . Per^ 
che contentandoci qui di osservare che , se tale congresso 
fosse avvenuto fra Bimint e Cesena , dai quallro Slorici 
(Dione, Appiano, Floro, e Plutarco), che ne descrissero il 
luogo, non sì sariano tacciuti per certo i nomi di Btmini^ 
di Cesena, e del Bubicone; e come sembri pressocchè im- 
possibile ad immaginare che sorger dovesse in capo d^uomo 
r idea di sostituire in quegli Storici a Bonoma ed a Muti* 
na-, Balonium (Balignano) e Musanum ( Parrocchia presso 
^al Fiumiciuo)^ e rimettendo il Lettore a quella lettera del 
torghesj j proseguiremo senza più le nostre memorie . 






1 



170 
forte air appoggio delle sue legioni , e di quei veterani, con- 
dotti appunto nelle Coloaie. Dopo varie vicende di quelli 
guerra accadde che Lucio fa assediato a Perugia; al cui so^ 
corso mossero tosto Asinio e Yentidio suoi Capitani. Ma tìi- 
tosi loro incontro Ottaviano con Agrìppa^ quelli dovettero 
cambiar viaggio , e Vuno 9t ricoverò a Bmenna^ f altro i 
Rimini. Questo fatto, avvenuto secondo Svetonio L. 11.14, 
nei Consolato di L. Antonio, e perciò nel 713, può far cre- 
dere che a Rimini o non fosse ancora venuta la nuova Co- 
lonia triumvirale, o se lo era, fosse una di quelle condoUe 
già con r assenso anche di esso Lucio; poiché un Capitano 
di costui non si sarebbe facilmente ricoverato in una città 
tenuta da Coloni esclusivamente obbligati ad Ottaviano. 



XV. Riparazione della Via Flaminia^ ed erezione 
deWArco d*Auguiio 

Anni di Roma 737; OTanti G. C. S7. 

Il nobile e grandioso Arco romano tutto di travertino, e 
per V ampiezza della sua volta pressoché singolare , che 
sebbene danneggiato in più parti per le ingiurie del tempo 
e degli uomini ò ancora T ammirazione degli intelligenti 
presso la Porta orientale ed entro il giro delle antiche mora 
di questa città, fu eretto dal Senato e dal Popolo romano 
ncirauno indicato qui sopra. Perocché la tradizione lo dice 
d^ Augusto; e appunto in queir anno secondp Plutarco e Dio- 
ne, L. 53, Ottaviano ebbe dal Senato quel nome. Alla 
tradizione si unisce la Storia, dicendo Svetonio e lo stesso 
Dione che in queir anno medesimo Augusto riparò le stra- 
de d' Italia , alBdandone la cura ad uomuii disthiti ; e che 
egU steeso riparò la Flaminia^ per cui dovea condurre Te- 
sercito ; onde quella fu subito ristaurata : per la qtiol cosa 
gli furon innalzate Statue negli Archi sul ponte del Tevt- 






. ^* 



%d in Rimino {a), la Ttue YEpigmtc^ per quanto aticora 
RvaDza , col farci mtendere clic il Senato ed Ìl Popolo 
urameute Romano ) dedicò l'opera a tale sette volte Con* 
^ designato per Z'oKata, a comiglio di cui venne im- 
iBnte benefizio alle più celebri strade d^ Italia^ conferma 
IDUDciato dalla tradizione e dalla Storia ; percliè Augusto 
|ti nel 727 , quando fu autore del ri stauro delle strade 
Élja, era Console la $eltima volt a ^ e designato per rat' 
I. Gli avanzi di questa Epigrafe , la cui lunghezza per 
nto apparisce dalle pietre marginali, clie sono ancora mi 
ilo posto , fu sopra g!i undici metri , si leggono tuttavia 
malconcio modo espresso neir annessa Tavola, A cut si 
aggiungere altro frammento trovalo nel 1789 nello 
■arsi la vicina Porta detta di S, Bartolomeo ( ed oggi 
net torrione a destra)^ ìl quale offerendoci il prose- 
leato del SENATVS ' POP si manifesta parte della pri- 
linea delP Iscrizione medesima. Questa poi ci venne e- 
iamente restituita^ come nel tipo che segue, dal cIk Sig, 
, Bartolomeo Borghesi in quella Dissertazione sua dottig- 
li in cui preso a mostrare che il nostro Arco appari- 
due denari della Gente Giulia delineati dal Morelli ^ 
n. V. lett. D: la quale Dissertazione fa parte deW fl- 
liione di questo Arco operata dat nostro Prof, Maurizio 
che fu [Ribhlicata in Ri mini nel 1825, 



Bi?eton- f^^Ua Anif. ZO . „ quo autem fariUus undtqttc Urbi 
f, dewumpta Mi Flamiiiut Arimi no tenus muniundu, rctiquas 
fhalibfiM virii m manubiali pecunia slerneiidus diUribuit , . i 
. Cass* L. 55*». ^S^ Si ^^^a^uyteci ea^TÒ^ (Augusto) iVir* 

MiTpetTiUUy St àb^i^ ifliA^y^ iTnfliXft^ì! * i^jj ti fjiiy iV-SÙf 

ir ITO, H^ ìiit tQto }^ itxém mr^ fV «^'^^^ ^"^ "^f t» 




172 




CO 




ir, Od 



(a) Neir Itinerario di Ciriaco Anconitano scritto nel 1441, e pubblit 
dal Mchus nel 1742, si ricordano come esistenti nell'Arco nostro an< 
queste iniziali QP-Q-N-AC* Forse quel Viaggiatore lesse per 
modo gli ultimi avanzi dell' epìgrafe a destra, i quali dall'Alberti fu 
no dati in questa maniera Ta, C' S- Vs, Nllcit . Ma che dirai del G 
tcro, che collocò gli avanzi di questo tìtolo tra le Inpidi spurie? 



^^^ 173 

E potrà ricorrere ajlà^ della llluslradone chiunque vo- 
glia più minuta descrizione di questo superbo niomimento del 
itiigUor secolo di Ruma , ove troverà ancora il generale ri- 
slauro di tutta la fabbrica di5e*^]iata nel modo^ tn cui può 
cre^lersi fosse quand* era intiera ^ essendo comune sentenza 
(■he ella terminasse colla Statua d'Angusto SU d una quadrì- 
jra, la lesta d'un cavallo della quale vico conservata pur 
anco in casa de' Conti Cima, Perciò non vi faremo piii al- 
tre parole, iwteodo qui bastare l'aggiungere solamente, cbe 
aleuQi opinarono poter essere questa opera di Vìtruvìo; seb- 
bene gli intelligenti sono di contrario parere , notandovi co- 
se contro i precetti di quel ccleburrimo. Non però ne vien 
minore la stima, cbe lutti ne fanno grandissima, special- 
mente per r ampiezza della sua volta , la cui luce ha un 
diametro di metri 8, 840, , 

Bensì la Storia del paese vuole si faccia particolar ricor- 
Cflrdo della testa di bue, insegna di Colonia, che sporge in» 
h^ììaVd nel cuneo dì mezzo, ossia serraglio, da aniendue le 
racciate ; non che de' quattro medaglioni , che rappresentano 
Giove, Nettuno, Venere, e Marte (quest'ultimo giudicato 
una Pallade dal Clementini, e da altri); le quali Deità pos- 
slam credere fossero avute per le tutelari del Municipio • 

t nuslri Storici poi attribuiscono ai tempi di Belisario i 
danoi solTerti da questo monumento ; sebbene in ciò pure 
noQ sia certezza, adducendo il Batlaglini a pag* 344 della 
sua Zecca qualche prova, che si vedessero statue sopra di 
esso ancora nel secolo XJV dell'era nostra* E il frammen- 
lo dell' Epigrafe trovato nel disfarsi la Porta di S, Bartolo- 
meo, la costruzione della quale dovè cadere fra il XIII, ed 
il XIV secolo, quando cioè fu fatto il giro delle mura o- 
dierne, può essere indizio pur esso di altro guasto avvenu- 
lo air Arco io tempi lontani da quelli di Belisario. Cerio è 
però cbe opera di secoli infelici è tutta quella parte dì cotto 
cbe gli sta sopra, e va a finire con merli alta tedesca^ in^ 
degna e miserabile sostituzione ai nobili ornati onde tn ori- 
gloe dovette fregiarsi - 

Per ultimo giovi osservare che le pietre di liaoco non 





174 
presentano linea reità o spigolo a piombo; ma sì bene pre* 
sentano un addentellato: prova che questa mole non fu in- 
nalzata isolatamente 9 ma entro il giro di preesistenti mura. 
Ond' è che ei servi anticamente di Porta; e fu detto Por- 
ta aurea appunto per le dorature della sua Epigrafe , le 
lettere della quale offrono nel fondo dei loro incavi i fori 
dei pernetti, che dovettero raccomandare al marmo i pezzi 
metallici 9 onde quegli incavi si riempirono. 

Su quesrArco poi torneranno alcune altre parole nella 
terza parte , ove si tratterà della Porta orientale. 



. 



175 



X.VL Colunia mandata a Rimini da àugmta 



er fBstimofiiataa di Svetonìo, L. 11^46^ Augusto nmasta 
mìo al governo della Repubblica^ mandò per T Italia ven- 
lotto Colonie militari , ì ootni di tutte le quali dalla Storia 
non ci furono tramandati . Fu notato però che la nostra 
avendo assunto il titolo di Colonia Àugmta , come appari- 
,sce in alcuni dei nostri Marmi (Classe II, n. 30: Append. 
ìe. L n* 12 ), è a credere con assai fondamento che una 
di quelle venisse pure fra noi. E poiché il titolo d'Au^sto 
lUchi fu dato ad Ottaviano prima del fanno 727, è a tenere 
ancora che quella Colonia doo ci venisse che po^^teriormente 
queir anno. Intorno a che puoi vedere il Sigonio De an- 
ìi^UQ Jure f taf ine ^ Lib. IIL e. iV, Risultando [)erò questo 
fatto unicamente dalla testimonianza dì quei marmi , nulla 
|f»06siam dire m delle leggi, colle quali tale Colonia fu de- 
dia, né del numero di coloro, che la composero. Bensì 
bln qui in nota un frammento di Legge agraria dataci dal 
Soesio a p, 352 dell' opera Mei agroriae Àuetons Leges- 
U€ variai ( Amsterledami 1674); la qual Legge altrihutta 
Aujfusfo potrebbe appartener pure alla divisione delle 
ne fra ì militi mandali nelle Colonie da esso. Ma noi non 
ndjamo dì occuparci ne delia sua autenticità^ ne della 
applicazione (a), r' '- 



M 



Jgrariae Caemris Augufti quacdam 






àfiliii eH^rauQquc f quorum oppr*i pax urbi ierrafum r§ddi(a, 
in lieliat luiH in praw^ciù a^tr puhlkut populi R, dittiditor^ 
Quod ti is non gufféccrit pritiati quantum aaiii erti curalurei 
^^niot pri^tiumqui! Mccitndum rediiuf penotvunio* 
» Atjrr "iJii qua faix et arater ùrit ne dividilor , ùBaignator. 

■dgr» diviMi ti$signati pùrtiitncs nrpto ^omnf o , tttvc plus ^w«m 
^*iaium t niVi edkti gratia ab Cunditi^re ifttpetrata ^ quiiqvam 

^widi exfepti hac legt! nottta n§ obstrhguniort ncque uilafii Co* 
\ifirtntfam dehfnto, 
*ttndi conce t si nuUa prae r v ti qtt ti praer*g{iiiVO gaudttUo. 



XVII. Selciatura delle strade interne di liiniini 



Anni di Roma 75f i di G. C, 1. (a) ^ 

X iuaimcnie neiranno di Roma 754 , [irimo deir En 
stiatia, Cajo Cesare lìgliuoln addolUvo d'Augusto^ C 
appunto in quell'anno, fere lastricare di selci liiUe k 
de di Rimiui, Ne fa certi la seguente Iscrizione^ che ì 
vaia nel 15G2 ( Clenienlini^ P. I, p. 113 ) al cavarsi 1 
damenla del Palazzo Comunale, ed oggi è murata h 
Loggia del Palazzo medesimo 



p 



GCAESAR 

AVCVST-F 

cos 

VIASOMNES 

arimjnI'STer^' 



Decuffiano mai^imo ped^t XL , Cardi wi maanimo pedft XX , 

rih aliis pcdvs Xll, stibrunrhts psdfs f^Illt atirtbuttntor , 

in vicHiU ie(runtihu3 t sasso iHice, aui vt start ^ ani uv di 
(opkht politi^ tùiundi t crassi pcdem defitjuntor: tipte in Un 
fttimts pcdibus Il-S iuprn tcrrajA n^squipcdcm hahento. 

Si'd et IH Decumanorum Cardinumqnc^ liniìis fosaati ponvi 
OmnibHi coniuriarum atignlU ntufitro limituw inscripH 
dffttftmior* 

ìnicr accépfat rohorei i^rinhii attibui tin^uli$ tnit^riifllo» 
(a) O^ni erudito sa che 1' unno primo dell'Era Volgare, o Ci 
non eorrìspon^lc a quello della nascita dì N. S. G. Cristo ^ mù è pò 
Beeondo iilctini di quattro , secondo altri di sci anni; It; ragioni dr 
diffi rema si possono vedere nell' Opera del P. Abb. SanelenìCii 
tulgarfS acrae emcndatimc - Rumav 17*Jj - 




177 
Il nanno è alto un melra e 30, hrgo 0, 82, compresa 
I cornioe; e fa pobblicalo da toUì i nostri, dal Grutero, e 
al MaAi. Qoest' oUìim Io pose fra le lapidi lefittime nel 
luseum Vermense p. GCCLXIY; ma poi fra le spurie nei- 
Ars critica lapidaria. Per ciò TAb. Amaduzzi ne pigliò le 
ifese {Epist. ad Janum Plancuniy Lucca 1767), e provò 
tie esso ha tutti i caratteri di antichità e di auteuticità. 

V Iserizioae stessa poi dovette ripetersi in più marmi , 
ercbè, per ricordo del Clementini, ne fu trovata un' altra 
Dtecedentemente nel ristaurarsi la Chiesa di S. Croce: e 
là si conosceva anche nel 1543, essendo la stessa registrata 
ure nel mss. del Bovio. 

L"" antico lastricato , che forma V oggetto di questo Capi- 
)lo, sovente apparisce in molti punti della città, composto 
I grossi selci, a profondità diverse, secondo che diversa- 
nente si è alzato il piano della medesima: comunemente 
ero circa i due metri . Ma assai più ineguale del presente 
u il piano antico, trovandosi esso dove a molta profondità, 
love a pochissima. Fra i luoghi ove sembra fosse una pro- 
lioenza uno è presso la strada consolare , o maestra , a 
lezzogiorno della Piazza maggiore, precisamente sotto i Pa- 
izzi delle nobili Famiglie Ferrari e Booadrata, ove dicono 
'ovarsi terra vergine circa a un metro. E in capo alla Piaz- 
a da quella parte fu una Via detta del Monlirone in una 
ergamena del 1214 ( Archiv. di Scolca )-, il qual Montirone 
ovea estendersi (ino alla fossa, come si deduce da un atto 
el 1179 ( Fantuzzi, Ifon. Rao. T. V. p. 4GG ), in cui è men- 
»vato il Montirone in regione S. Simonis , latere Apusa . 
pparisce poi questo selciato alcune volte anche entro le ca- 
K lo che prova che molte strade hanno cambiata direzione, 
qui forse sarebbe a dire di quel tapto che si conosce di 
»e : sebbene ciò piuttosto potrebbe fornire argomento a 
irticolare capitolo nella terza parte di questi scritti, che 
iene ad illustrazione deir antica città. Ma né qui , né al- 
ove, possiamo occuparci delle nostre Vie, perchè dalla 
rada maestra in fuori, la cui direzione antica essere quel- 
la 



178 

la stessa d'oggi ( almeno dai tanqrf d'Aogosto in poi ) im 
attestata dall'Arco e dal Ponte, non abbiamo documentili 
riconoscerle, e molto meno per tracciarle eoo quella pm 
sione e con quella sicurezza che sarebbe dovuta (fi). 



(a) La stessa Via Consolare procedeva per linea quasi retta anclie 
nel Borgo occidentale, attestando il ClementinI p. 244, e S99, che nel 
rifarsi la Chiesa di S. Giuliano fu conosciuto che 1* antica Via vi passa 
sotto; e che l'antica Chiesa di S. Pietro vi sorgeva a destra, ossia dal- 
la parte del mare. 



pem? vcftuJ il^Muix 



Fj^. //. 




t^ianki del Ivnt^^ 



JTt^. I. 



/\ 



fi Mj'oi-i 



\ 



B^'^^'6 




JP22 4-10 ■ 



1 




"ni avrebbero Une questi Anoall, o queste Memorie. Ma 
liisetcremmo due imporluiUi falli del bel regno d* Augusto^ 
Mccome sono la veuuta di queir Imperatore io questa città , 
e la erezione del maguiTico Ponte sulla IMareccbia ^ perchè 
dvvetiiilì alcuui aotii dopo il principia UetrEra Volgare? A 
guisa dunque d' Àppcodice abbi , u Lettore ^ il Capìtolo ^ 
che segue • 



infialo Iti Rimini: costruLtQm del Ponte sulla Marecclua 
Anni di Roma 7dl-77l: di G. C. 8-11 

Ijonsoli H. Furio Camillo e Sesto ?Iodìo Quiuliliano^ fu 
mandato Tiberio con buon esercito contro le ribellate regioni 
di Panoooia e di Dalma/ia ^ dalle quali , secondo Svetonio 
L. Hi, 16^ si suscitò allora contro i Romani una delie guer^ 
re più pericolose dojK* la Punica, Per la qual cosa Augusto 
stesso j come Dion Cassio racconta , così attese alP ammini* 
sirazione di quelle guerre che a poter più da vicino dar 
eonsiglio su tutto che occiìrresse e mila Daltnazia ^ e sulla 
Pannonia, si portò a Rimini {a). Lo ctie avvenne Iranno 
7f)l di Roma , ottavo dell' Era volgare . 

Forse fu allora cbe Augusto così muuiGeo con questa 
Colonia pensò a domar la Mareecbia 0»! superbo Ponte detto 



(a) Utst* Rota, L> 55^ n. al , . « . t^oj^ ^s/TOf r«r <rvy Tckifi^f 
ìtim i^^p^nit 



180 
volgarmeDte di S. Giuliano perchè per esso si uiisce alla 
città il Borgo occidentale y che prende nome dalla Chiesa 
eretta a tal Santo; ma detto ancora Ponte di Augusto, e 
Ponte di Tiberio, perchè amendue qaegli Imperatori concor- 
sero alla erezione di questa mole • Di che è sicuro doco- 
mento la Iscrizione, che a gran caratteri, sebben mancanie 
in più luoghi, si legge tuttavia intera, perchè ripetuta egod- 
niente da ambe le sponde o parapetto; nella quale sono falli 
autori dell' opera amendue quegli Imperatori , e sono indicali 
appunto r anno ultimo del regno d' Augusto , ed il settioi 
di Tiberio; ossia il 767, ed il 774 di Boina, corri^mAiili 
agli anni 14, e 21 delPEra nostra. 

Nella pagina che viene appresso vedi la Iscrizione sod- 
detta delincata in misura, e come si trova oggi (a). 



(a) Questa Iseritione stessa, alcuni secoli fa, venne trascritta inao 
marmo collocato e miglior conservazione sotto la vicina Porta della Città. 
Dopo r atterramento però di quella Porta avvenuto nel 1839, quamio 
fu aperta la nuova strada detta di circonvallazione , quel marmo è pas- 
sato nel magazzino del Comune . E perchè un giorno potrebbe esser 
portato in altra parte della città , e quindi potrebbe trarre in inganno 
qualcuno , che lo credesse titolo di altro pubblico monumento ,. giovi per 
ciò averne fatto questo ricordo. 



Ma vorremo noi dire the questo Ponte fosse rcalnicate 
cominciato neir ultimo anno del regno e della vHa tf Augu- 
sto ? Che che siasi dello e credulo da altri , noi crediamo 
dì dover aderire all' opinamenlo del Temanza; che cioè Tì- 
herfo alla morte d'Augusto trovasse quest'opera^ se non 
compiuta^ almeno di molto inoltrata, nonostante che la 
Iscrizione accenni V ultimo anno del regno e della vita di 
quel Principe, Egli è certo in fatti che questa non fa scritta 
elle net settimo anno di Tiberio . Ma to queir anno volen- 
dosi ricordare Augusto già morto, lo si dovea ricordare con 
tutti t SUOI titoli, vale a dire col numero intero de- suoi Con- 
solati, e delle volte che fu proclamato Imperatore e Tribu- 
no , sebbene V opera fosse stata intrapresa più anni primìi 
eh' ei morisse* Strana bensì ci sembra P opinione di chi 
tenne che la prima lìnea fosse incisa nel 766 , vivente 
cioè ancora Augusto, e quando era Console XIll, Imp, XX, 
e Tribuno XXXVI; e la seconda nel settimo anno del repo 
di Tiberio: uella quale occasione venisse aggiunta altra unità 
al numero delle Podestà Tribunizie d'Augusto, perchè esso 
dopo il 76C e prima di morire avea assunto il Tribunato 
ancora un^ altra volta ; ma che per mancanza di posto non 
vi si potesse aggiungere egualmente altra unità airiHP. XX, 
sebbene Augusto nclF ultimo anno di sua vita avesse accre* 
scinto anche quel numero, e fosse IMP. XXI (a). 

Che che si voglia di tutto questo, ma chi non vede, 
che quando il titolo fosse stato ikjsIo nel 766, cit>è vivente 
Augusto, r opera sarebbe stata allora perfetta, e V Iscrizio- 
ne si sarebbe chiusa col DEDIT, e non col DEDERE ? 

Le ragioni poi, per le quali il Temanza opinò che Ti- 
berio in quei sette anni, che corsero prima di farvi porre 
jl titolo, poco avesse a far operare a questo Fonte, sono; 



(«) Anclic il Muratori ( Nov. Thi^i, Fti. Instripi. CCXXllL 5; 

portando ì'Iscmionc ili questo Ponte, dice: ul nummi nm dQttnì 
èrribcndUB forct IMP ' XXL Plutarco però nella Vita di Augusto dic«; 
che esso jjcr vtnii ^oltc fu eletto pritno Capitana , p^r irediti td' 
te Conivi e ^ 




I 



183 

il sapersi per V una parte la rauDidcenza d' Augusto verso 
la Cìlla di Ulnilof; p^r T altra T ìudolfì opposta di Tiberio 
alieno da hi Tatti pubblici lavori : In fine T osservarsi nel 
serraglio di uno degli archi scolpita la corona civica, la qua- 
le fu ricusata da Tiberio fin nel proprio vestibolo , ( Sveto^ 
aio m, 2tì, 47). 

Noo ci occuperemo della dtìscriziono arcliitettonica neppu- 
re di questo magnifico monuoiento, tutto di pietra dVIstria^ 
e composto di cinque larghissimi archi ^ dei quali quello di 
mezzo Ita un diametro di metri 10, 50 ( maggiore per ciò 
che quello dell'Arco d' Augusto) e git altri di metri 8, 75} 
potendo ricorrere chi ile fosse vago alle Ànticbt'tà di Ri^ 
mm del Temanza t^tampate a Venezia pe! Fasquali nel 1741, 
ed alla nuova edizione fattane dal Canonico Nardi in Kimi- 
nl nel 1813 collo Tavolo niedesimc del Temanza, una delle 
quali è quella che qui riproduciamo noi pure colle seguenti 
avvertenze . 

I, Che essa presenta il Fonte quanto ne resta oggi so- 
pra lerra , essendo sepolto in molta parte per V innalza- 
mento dei letto del llunie, 

li. Che le misure in essa sono a piede veneto, il quale 
è 348 mtlimetri« 

IIL Che la luce deir ultimo arco dalla parte del Borgo 
se la misuri nel mezzo ^ come nella Tavola ^ sarà minore 
per circa i 70 centimetri da quella deir altro, che gli cor- 
risponde : ma se la misuri all^ entrar d' acqua la diflerenza 
si riduce a circa 20 centimetri (a). Lo che avvenne forse 
ueir ultimo suo ristauro: perocché avendo solTerto piii degli 
altri ( esso fu rotto circa V anno 552 dai Goti per impedire 
il passo a Narsete Generale de' Greci Imperiali: Pracupio^ de 
Bello Gotico^ L- IIL ), dovette essere rislaurato , e rifatto 
più volte , come accadde ultioìamente nel 16H0, in cui fu 



(rt) Là oiibur:! mùlrka (ini il^tn risulta du qucUn pressine iilL'cutrai' 
il Aòcfuaf tissia U^iUa parte éc Mutiti, ila Onofrio Alcht^szi in (jue^Ui an- 
no 1817. Onde fu boR fiH^o caatto dii noiì ha moUu UieUp tinii stessa 
lune di metri S^ 03 al Ire Archi di mezzo, € di 7, 15 agli ìdlri due. 





ridotto qiial lo vediamo, per opera del Cav* Agostino Mar 
tinelli Ferrarese , e con molli marini (olii dagli avanzi del . 
Ponte deirUso a S- Vito, f 

Ben faremo osservare the le pile dì questo Poalc non 
fanno angolo retto colle faccie esterne di esso^ o^ per dir me- 
glio, colla linea della strada che vi passa sopra ^ ma invece 
son volte obbliquamente da ponente a levante. Vedi con ciò m 
che r Architetto volle tener conto della direzione sì del fiu- 
me che della strada consolare in città. Perocché ciin quella 
obbliquità accolse e secondò ottiniamenle la corrente del 
fiume, il quale metteva ìq mare non come oggi volto a sel- 
tentrioae^ ma assai più verso levante^ dirigendosi air antico 
Porto, Lo che fu pur notato dal Temanza , p. 4, ed è in- 
dicato dalla linea della sponda destra primitiva, che vedi 
ancora qimndo F acqua e chiara superiormente ed inferior- 
mente ad esso Ponte 5 la quale sponda è composta di grossi 
massi della qualità stessa di quelli del Ponte. Con essa ob- ■ 
bliquità poi venne a mettersi quasi in perfetta linea colla 
strada consolare, che passa nel mezzo della città, e che 
rettamente ferisce al punto opposto della medesima, cioè 
all'arco d'Augusto. Prova che la direzione di quella strada 
anche anteriormente alla erezione del Ponte era la stessa 
come oggi (a). 



I 



(a) Il Clemcntini, p, 112, dice che Vhnpcralor Tiberio fece inmlisre 
due torri ìa capo ni Ponte , le quali in progresso Jì tempo furono \m- 
ledule daUd nobile famiglia Burga Longobarda , delie quali Gìovaiioi 
ultimo di quella famiglia dispose a favore del Monastero dì S. Gialla- 
no* Noi incliniamo piuttosto a credere che quelle torri fossero opera 
dì secoli più bassi* 



ILLUSTRAZIOME DELLA CITTÀ ' 

a'eAcca nan àS'dda, ^ei^aè^' ^i(un4 (/e4 ì^i/Zac/k'fu. 



t otti di.S{ijr>unv- ■ 





INTRODUZIONE 



N< 



ih 



I 



on paja temerità se dalle poche tracc^^^ che ci rimangoiKi 
deir antica Arlmino, si prenda om a darne l'aDlica Pianta -, 
perocché con ciò non si vuole aJtra die preveoire V azione 
del tempo su quei pochi avanzi di anlichitii, che apparisconci 
ancora^ ma ebe^ già logori^ si vaniio ogni dì plij consumati^ 
do; e insieme con essi poi si [lerde ogni dì alcuno di quegli 
argomenti i soli valevoli ad indicarci quale fu la lìgura di 
questo paese almeno negli ullinii tempi romani * Per ciò pre- 
mettiamo una Tavola^ ove a segni più forti è indicato tutto 
che Bi conosce d'antico; mentre con linee più leggiere è of" 
ferta la Pianta della dtla quale è oggi , fierchè con facilìtjt 
maggiore ognun trovi come il vecchio corrisponda col nuovo. 
Appresso ad illustrazione della Pianta medesima separati ca- 
pitoli tratteranno; delle antiche Mura della città ^ e delle sue 
Porte; dei sette Vici; dell' antico Porlo 5 deir Anfiteatro; dei 
Templi, e delle Deità insieme, che vi ebbero culto; in fine 
di quante altre opere pubbliche ^ di cui ri sta segno o 
memoria. 

Anche le strade fornirebbero argomento od interessante 
capitolo. Ma poiché ci proponiamo di notare soltanto ciò, 
che si può documentare 9 è di conseguenza che non dobbia- 
mo occuparci di esse , perchè mancano appunto prove , che 
bastino a conoscerle non che tracciarle. Vero è che le più 
saranno forse anche oggi le slesse ( specialmente la strada 
maestra, o consolare, indicata da 11^ Arco e dal Ponte )^ 
ma molte hanno cambiata sicuramente direzione e tìgura, 
come è attestato dai frequenti tratti , che se ne incontrano 
per entro le case. Tuttavia di alcune si è fatto segno nella 
indicata Pianta: speciaimente delle strade maestre, le quali 



188 
è a credere fosser a linee pia regolari, dovendo aUribuirsi 
a tempi bassi lo sconcio avanzarsi di tante fabbriche come 
vediamo . 

Ciò quanto al materiale della città. Ma anche T ordi- 
namento politico 9 o civile 9 della medesima deve aver par- 
te a questa Illustrazione. Quindi abbiam riserbato a questo 
luogo il far memoria dei varii Ordini de^ Cittadini , si civili 
che sacri: dei varii Collegi, e delle Arti; non che delle Fa- 
mi^ie y che dalle nostre Lapidi o dagli Storici appariscono 
essere state In questa Colonia ne^ tempi romaii. 

Non dobbiamo dissimulare però che in questa Parte , e 
nella seguente, si vengono a varcare ! limiti prescritti nel 
titolo deir Opera ; essendo che diremo le più volte di Fab- 
briche e di Famiglie, per certo dei tempi romani, ma che 
si provano con documenti posteriori al principio deir Era 
Volgare. Ma noi abbiamo fiducia che il cortese Lettore, 
anziché farcene difetto , vorrà averci buon grado , venendo 
così più intero II complesso delle nostre pfii antiche memo- 
rie; e venendo porte insieme le anella, che legano la Storia 
nostra più antica a quella che poi le succede. 



18U 



I, DeUe antiche Hura di Rimini 



D 



m giri di Mura urbane presenta la Tavola, cbe moiilra 
U Pianta di questa città. Il più ampJo, ojwra dei Secoli XUI 
e XIV deir Era VoJ|>are, è quello , per cui ella si chiude 
oggidì. L'altro più ristretto, segnato colle lettere Al, A 2, 
A3, A4, A 5, A 6, A 7, A 8, A 9, AIO, è il giro delle 
Mura più antiche, delle quali si trovano avanzi notabili in 
tutti quei punti, che sono seguati a piena ombratura. E 
queste sono argomento al presente Capitolo. 

Appresso un' Iscrizione , cbe i nostri Storici tennero es- 
sere stata una volta in queste mura presso V Arco Uoniauu, 
fu creduto cbe esse fossero date da Augusto neir anno dì 
Homa 757, quarto dcirEra Volgare ♦ L'Iscrizione è questa: 



IMP * CÀESAE . mVI . F • 4VG . l'0?fT . MAX . COS . XUI 

IBI» - FOT . X3LVI1 . P , P . WVRVM . DEWT 

C¥BASTB - L . TVBClO . SECVS0O • AI*RO?(JANI . miEF . % BB . F 

ASIEB10 .V.C, COftUECTOHE . FLAM . ET . PICENI 



Ma COSÌ, quale e«^^a è, fu tiieritamente rigettata da lutti I 
Critici ^ e avuta quindi per falsa dal Gruferò , dal MalTei , 
dairiAmaduzzi , e da altri ^ perchè Tuflizio dei Correttori del- 
la Flaminia e del Piceno nuo ebbe origine cbe verso i tempi 
(ti Severo e di Caracalla , c^oè nel IlL^ Secolo di Cristo» 
Altri però tenendo invece cbe sul marmo medesimo nou 
una ma due Iscrizioni fossero di tempi diversi; ossia che la 
seconda parte fosse poi aggiunta per un qualche rislauro , 
cbe quel Correttore della Flaminia avesse fatto operare alle 
nostre mura nel 1V.° secolo dell' Era Cristiana, le ebbero 
lenza dìtfìcoltà per sincere* Tali furono il V. Fiori (schede 
In Gambalunga), ed il Canonico ^ardt (Arco d^ Augusto 
p. 8); ed appoggiarono tale sentenza ad altre due Iscrizioni 
sincere e somigliantissime, che sodo in Fano neirArco 
d' Augusto, le quali senza sì fatta spiegazione a chi le pren- 
da per una 3ola offrono appunto simile anacronismo. 






Per uUiflio parve ad aUri die tali Iscrìziotil aeti ì^ìmo 
sìsìie in Riniìnl mai, (oode Blauctiì prese iL partito dì por- 
le fra le dubbie ) ma siano invece quelle medesime di Fano 
ni^itamcate altrthuite alta Doslra eittà . In tale senlenza tro< 
viatno lo stesso eh* Borghesi, alla cui autorità, che sola 
sarja bastevole a troncare ogni dubbiezza , si aggiuogocio le 
seguenti non lievi ragioni , - 

1* Nelle antiche Collezioni si deaerali che parlicolart di 
Lapidi non trovi mai questa riniinese: e Monsignor Viltant, 
primo fra i nostri a notarla, la njKìrlò net suoi Mss. sulk 
fede di Claudio Paci . Se si fossero conservali tutti gti scritti 
de! Paci si saprebbe da quale fonte egìì f avesse; ma forse 
molti degli scritti di quel Collettore di patrie memorie si 
saranno perduti j perchè in quelli , che si conservano nella 
Gauibalunga non ci è avvenulo di trovar ricordo dì qoe^ 
lapida. Chiunque però sia stato il primo ad accoglierla fra 
le nostre ella è cosa proliabilissinia fosse ingannalo da Fra 
Leaodro Alberti ^ ti quale nella sna descrizione d*ltalta, 
fatta prima del 1537, parlando dell' Arco d' Augusto In RI' 
miai, e volendo provare^ come osserva ti cb. Sig. Borgbe* 
si, che il COS - SEPT, che vi si legge nel titolo ^ nm 
abbia a prendersi per Dome proprio di un Console j ma 
bensì pel numero del Consolati d' Augusto, recò ad esempio 
la Iscrizione deir Arca di Fano. Lo che essendo^ operalo 
dair Alberti iti modo assai oscuro ed equivoco, m'iina mera- 
viglia è, se possa aver tratto in errore il Paci, o chiunqcie 
altro sia slato il primo dalla lettura dì quel passo a giudi- 
care cbe In Rimidì e non altrove fosse riscrizloiie hi re* 
cala ad esempio; e cosi poi quella sìa passata negli scriltì 
degli altri nostri, sempre facili ;^ ammellere tutto che trch 
varono detto da altri. 

2. È molto lontana dal Tertsimile die le stesse cagioni 
dovessero caoa>rrere a pmd^irre qui pure b slesso anacro- 
uìsmo , che s' ìneontni nelle Isctìiìoqì , delP Arco di Fano. 

3. Finalmeate si prova * e questo iia sa^gti , ttT ogni 
tioitKi sgaotii ' che Rtniìol aviM mura aoche priva della 
i^reiiunc deir Arca d' Awgt^o; perafdiè, ome^^su dì dire ifiii 



191 

[ù aoHca Porta meridionaJe , un tal vero et Tiene 
Btato dair Arco sfesso colle sue addentellai ore latera- 

che coi suo foQdameDto, il quale a rlijurl segai si 
posteriore al muro urbaoo^ che lo serra De'fiaDchL 
ìnfatìì composto dì grossi massi di riosfra cava spiccA 

antico piano della Fiamiola più basso dallo spiccare 
u dell' Arco un metro e 61, e viene a melter capo 

e di la sotto quei due torrioni sortì più tardi come 
ito nella Pianta dell' Arco ( A^ A ) recata nella seconda ' 
i questi scrìtti;» e come può vedere chiunque replic!ii 
i appositamente fatti da noi nel Gennajo del 1810 , 

certissimo die Augusto nel 757 indicato dall' lj:cri- 
lon avrebbe potuto operare , specialmente In quella 
se non che un rìstanro; e per un nstauro la lapffla 
-ebbe dovuto dire MVRVM DEDIT, ma sì liene RE- 
T, REFECIT. 

a COSI dt mezzo questa imbarazzante Iscrizione, non 
ra i nostri monumenti scritti , che faccia ricordo dì 
y muro, se non che ta pietra seguente alta metri 0, 
ga 0, 60, di lettera assai chiara ed antica, che ora 
sa degli Eredi di Fianco, ma che, secondo il Riga/2l 
^unta al suo CtMiice, fu in questo muro urbano e^tro 
istero di S* Matteo^ cioè quasi a mezzo tra le Porte 
e e meridionale : sebbene , non m) se per equivoco , 
m la disse trovata verso la Chiesa dei Cappuccini^ 
rso r Antiteatro. ^ 



I 



M-LIBVRNIVS-LF 
M-VETT1V5TF 
EX'D'GMVRVM-PVB 
FAG CVR 





192 

Aptiorteircbbo egli a questi Dmiiiitìri , o Curatori f o^ 
ptjre pubbliche , Ja coslruzione prlfiifiiva civile nostre inura? 
Ke fu dillo per es%\ (uUo f ìolcro ^iro , o mi tratU) soUan* 
tu? K a quab unni fu la loro AJagBtratura? Cbi \ù\f^ 
ij^ir fi^de al Cleinenlifit (Voi, 1.55. ) dovrebbe dire che li* 
biiruio L» YeK^io furono nei primi anni dopo veanta hi Cic- 
loni jì dei Romani; e che essi non eresseru^ ma rìslaurarono 
le fm)rii<{lie dtdla citLà, La pietra perù data qui sopra ^ alla 
quide pure unìraniente sì appo|!;gfa T asserto del Clenieiitiai 
(oltre t'Iic non pare Je si possa atTordare tanta aulicliìia) 
nei semplice suo liiigUciggio accenna piii ad una ereiifluCf 
EX \>iicurionum Consulto AlVItVJI PVB/inim 1 ACrrc CV* 
Ratic-rtinff cita ad un ristauro. ìsh faccia ditlìcollà ta sua pi> 
colezia forse non bene con^enieote ad opera così estesa co- 
me il cingere di mura una città ; perorcilè altre sì ni ili p^ 
tre possono essersi ripetute in altri tuocrbi dell' opera mcrte* 
sima , come appunto troviamo ripetati io altre due ntutrc 
lapidi i nomi di Oiiavw e dì Ofrtr/ni», rlie curarono la hh- 
briraitone di altra opera pubblica: e coma egttalinenle pare 
pur ripetuta in più oiarmì V laTizioDe posta m t\ f^sart prr 
k lastricatura delie strade, tloQitmqiip m tmgUm^ «ebbene là 
:Hunplicitii di quella scrittura, neUi ^ule è a «nlarp la maiK 
rama del dì^tiome in que due MagMiali e la frase msi 
comiMe àx |kmirt«tiirM Cimstd^ ^ tà coodun col peniitfQ 



«i m^ ddla Repubblica, 
sjrmtl ut' pifr giudicare ìb 
ne per t^ariR- epura 



argomeM 
deir npertf 

col pr«' 
da quello d! 
al IL" 




in 

Ta tnalertale mspezìone appuiUo di questi' 
ira Dai siam condriti ad opinare che elle siaiia sorte dopo 
B. generale o grande ruina della città ; e clie sìaao sorte 
più riprese ed io tempi diversi, Perocché qua^i ovunque 
trovi composte nella parte piii bassa di più strati di fjrossi 
irmi, I quali dal lato etie guarda mezzogioruo sono per 
più de' nostri manti j cofloe in particolare fu visto In un 
igo tratti* t!i questo muro che fu demolito non ha niolli an- 
te cavala tìoo ad una certa profondità in A :^ ; ma nel la- 
L che guarda il mare sono marmi anche di maggior pre- 
I e lavorati p Sopra questi strati poi quasi egualmente m 
Ai loro parte le trovi composte , ali' esterno ilei soliti 
ladroni antichi di cotto, ed air InterDO di materiali, ohe 
istrano aver servito ad altre fabbriche, siccome sono rot- 
iti di tegole in gran quantità misti a rottami di quadroni 
Uativì dentro, come dicono, a sacco. Particolari fatti poi 
obbligano a eonfei^sare cbe queste mura non siano opera 
un'epoca sola, ma cbe appartengano ad epoche diverse, 
questi fatti sono. 

/> 1. Per quanta si è detto poc^anzi, il muro urbano, che 
uutsce air Arco d' Augusto, è anteriore alia erezione di 
tei monumento. 

2. Per quel che si dirà sulla Porta meridionale si mostra 
Ich^ essa anteriore al secolo d' Augusto, 
I 3. Air opposta net demolirsi un tratto di queste mura in 
10 per mettere le fondamenta della fabbrica, che ora è 
Uiblico Ospedale , fu trovata -, oltre malti altri marmi la- 
irali, la he tlissi ma base posta ad onore di C. Nonit) €«pta- 
I, che porteremo nella Raccolta delle nostre Lapidi al 
, 26 CL I; la quale per ricordarci la quinta Decuria dei 
iudicij che non ebl>e origine se non ai tempi di Caligola, 
[ giudicata gìusti^imamente da Planco non anteriore alla 
età del primo secolo di Cristo» 

4, Tutto quel tratto di queste mura , cbe va a ridosso 
df AnGteatro, non può credersi anteriore alla ruina di quel 
pQU mento : perocché se è osservata che molte di tali fabb- 
riche furono fuori del muralo delie città, niuna lo fu per 



i 




194 

certa mezza dentro e mezzo fuart. E poiché gli Aoliteai 
eoniG &i mostrerai non ebhero orìgine^ per comune sm\ 
za degli AntiquarJ , se non ai tempi imperlali ^ la ruìna 
noslro noa potrà essere avvenuta prima del seeondo o 
terzo secolo dell- Era Crislìaoa. 

5. Finalmente tutto quel tratto, die chiuse la citta 
parte del mare, più che tutto il resto è pieno di marmi 
voratt, come si comincia a vedere presso il campanile 
chiesa di S* Marino f A 7 {à)j e come si trova in A 
(vedi il Cap* dei Templi^ ove quello di Apollo)^ e 
apparisce ancora in molti pozzi aderenti ad esso muro. 

Ora se le mura , che si uniscono air Arco d^ Augi 
sono senza dubbio anteriori al 121 di Roma, se la Pi 
meridionale mostra pur essa di essere anteriore a quegli 
ni: e se per V opposto il tratto, che chiuse la città 
parte del mare, si manifesta posteriore al li, od al IH 
colo deir Era Volgare, ne verrà di conseguenza, che qui 
giro di mura sia sorlo a diverse riprese. 

Appresso questi fatti e queste osservazioni pertanto 
volesse dare un qualche giudizio suir epoca , cui ri monti 
origine di queste mura, non andrebbe forsi assai lungi 
vero se ritenesse che la città in principio fosse murala 
tanto fra G, A 1, A 2, A 3, A 4, A 5, A 6; e che nel ri; 
manente ( poiché non si trova traccia alcuna di mura 
interne ) difesa abbastanza dalla prossimità del mare, e 
due fjumi , specialnnente delta Marecchia , che le si avvi 
Mva tanto più del presente, e forse quanto più anticamente^ 
tanto più anche di quello è segnato nella nostra Tavola, 
chiudesse con semplice fossa , e terrapieno : fioche poi 
lo incomincialo allontanarsi casi del mare come de" fiumi, 
pensasse a difenderla anrlie colà coi mezzi deirarle* 

E poiché per la qualità dei materiali si è osservato che 
la erezione di queste mura pare sia slata preceduta da graik 



I 

Jt€j 

i 



(a) A qualche metro dal dcUcr Campanile a me zio dì già redi pii 
pezzi dì colon ne, uno de' quali Lun|;o 90 ceutiraetrì intagliato a foglia' 
mi, ed un ultra a scanagliai tira. 



195 
rutoe della ciMà, per Irovar quindi con nijgjìore appn»^ 
zìofie le epocbe, alle quali possa eoo qualche roiidaitieit- 
aggiudicarsi rarigiue di esse, gioverà por tucDte alle di- 
verse calasirafì subite da questo paese. Verameuie noi oou 
C^octoscianio quante volte nei secoli aotichiijsìnii Utniiui abbia 
BofTerto sfmili disavveoture: coaoscianio però quella, che sof- 
fri nel 471 di Roma per opera di Doiabella al discaccJa- 
deotq dei Senoni ; e coaosciamo 1* altra , cbe avvenne piti 
tardi ai leaipi di Siila. A noi uoo parrebbe improbabile cbe 
1 Bomant tìn da cbe vennero in questa Colonia^ allora estre- 
ma parte del loro conquisto, dessero opera ( se la città tion 
era murata Ilo dai teuìpt unibri od etruschi ) a tutto quel 
tratto di mura più aattche, impiegandovi Je ruine della 
distrutta città: od alaieoo, se non vuoi nei primi anni, vi 
dessero opera quando fecero questa cìUà capo della Ga]lla, e 
piazza d' armi di questa provincia. Ma chi neppur volesse 
concedervi tanta antichità dovrà aggiudicarle ai tempi di po- 
co posteriori a quelli dì Sii la ^ cbe come si è veduto, lasciò 
Rtmint poco meo che disfatta. Non sarà poi mancata sicu- 
ramente altra simile disgrazia a questa città anco nei primi 
secoli deir Era Cristiana , appresso la quale sia poi sorto 
ti rimanente, che la cinse anche dalla parte del mare: o- 
pera forse tumultuaria , a cut servirono i materiati del 
rumato Afinteatro, quelli di varj Templi, e per lino le 
statue ed i marmi posti ad onore e ricordo dei bene meriti 
eiUadint. Nel primo secolo di Cristo all' anno tì9 sappiamo 
da Tacito, Lib> III, che Cornelio Fosco, del partito di 
Vespasiano , strinse per /erra f per mare quei di Vitellio ^ ■ 
cbe tremanti si tenevano in Rimino, Al principio del quin-f 
lo secolo troviamo Alarico ed Alialo coi loro Goti forltlì- 
arsi in U in lini contro OAoi^v'i», che era a Ravenna. Nel 
o^yj 1^4 iiiftuLi Gjovanai fu mandato a Bimini con due mila 
cavalli da Belisario che in Roma era assediato da YJtige, 
Per la qual cosa questi, lasciato F assedio di Boma, passò 
a quello di Rjmini, che intraprese con lutte te forze ; e vi 
durò tinche non venne in Italia anche Nar?ete« Nel 549 i 



Goti nuovameute s'impossessarono di Riminì, e nuovamente 




mi 

nel 553 riacquis^lullH Nar^ek^* In (jiialctino aduii(|iie ili qn\ 
fatti deve essere avveniilo il murarsi della dUìi aurlte 
hi parie del mare, od on goiieiale ristnuro alle unirà pia 
tiehc* Anche a Pesaro furono ristaurate !e mura da Beli 
e ili (ale opera furono \wi' eguale maniera impiegali 
di pregio, lavorati^ e serrili* (Olivieri^ Mem. per la ih 
delta ehie^a Pesar eu ^ p. 39, iO) 

Vedi intanto elie V antico murato della citfà fu piò riilff!^] 
Uì clie al presente ; di elie non prenderai nficraTigiia , 
vandosl allreltimlo in quasi tutte le cìttU antiche. Nemrai 
inferirai da ciò die minorò ne fosse la popolazione ; peroc-*| 
ehè apparisce frequenlemenle che più luoghi , i cjuaH u| 
sono orti o piazze, furono coperti da palazzi e da case, 
sebliene altrove abhtam detto di ignorare T origine e Testi 
sioiie dei Borghi amichi, alil>ianio però auimessa tutfa 
prohabilìtà che vi fossero, siccome ora la anmieUiafiio 
nuovo, lenendo anzi per certissimo fhe molto esteso^Boi 
fosse almeno dalla parie, che mette ai monti 

La grossezza ordinaria di queste mura è circa Ire metri,' 
benctiè in qualche hiugo sia anche maggiore: e rattezza ù- 
scende anche oggi in pili luoghi lino a sette e più itielrì dil 
piano presente. 

***^Non ci oécu peremo di alctine appendici, od aggiunte, 
clte in tempi sìcnramente piii hassi furano falle a queste 
mura ; siccome quella descritta dal Glementtni a p. 18, at- 
tribuita ad un tal Galerano, secondo lui Proconsole a! tem- 
|M di Ottaviano ; perchè ritenendo noi che quel tratto ap- 
partenga al secolo XIU ci serbiamo a fraltarae in altro 
lavoro sulla Pianta ilella città quale fu nel secolo XIV: e 
ci basterà di notare Intanto come non ci è venuta di tro- 
vare in nessuna Storia alcun rlttbrdo di sì fatto Proconsole. 
Osserverem bene che i^ antico muro urbano qmle è- stata 
descritto da noi, oltrepassato il vicolo dell" Ospedale si dìvi-^ 
deva in due rami; Tono interno, die abbiamo segnato con 
a^Gna^a; F altro esterno A 5, A ti; nel quale spazio fu 
ne' tempi bassi la corte dei Docili. (Battaglini, Zecca, p,:ii5). 
E qui et resta tneerfo quale de"* due mmi abbia a dirsi pln 




tll 

. Che verameote potria irettersi Ule V riileriio : ma 
osiamo asserirlo, perihè Del 1838 rlcoslrueiidosi il Pa- 
so deir II lino Big. Conte Battagliai fu vii^to beliti itagli 
raì a molta profondi tà uoa larga pJalea di muro, ma di 
costruiìone assai diversa da quella del nostro muro an- 
^ DOf] avendo il cemcolo alcuna presa* 
„ ^emmeuo ci occuperemo lielte mura, colle quali il Clih 
HentÌDÌ dice a pag. 109, 110 VoL I, cba Ottaviano Augusto 
ircoodò e niuoi il Borgo Gallico : perocché come si è av- 
vertilo nel capo secondo della seconda Parie , V asserto dei 
ilemeQtfnì uoii è appoggiato ad alcun documenlo. Bensì no- 
erenio che ancbe V odierno Borgo occìdenlale, o di S. Gin* 
wsmj presenta dalla parte del mare due cinte dt mura; 
Baoa, che è Teslerna, opera dei Malatesla oel secolo XIY; 
I altra più interna e più aulica b^h^b^b\ la quale poi è 
laica a liugere il Borgo stesso dalle altre due parti. Ma 

F^te tmira ancora (dal Clementiuì^ voL L p. 388, attri- 
ta al secondo Federico , sehbeoe si trovino menzionate 
un atto delli 5 Giugno 1177 visto dal Cardiual Garampt 
Iteir Archivio di S, Giuliano) sono posteriori all'anno 1078, 
tdavetido argomeotarst ciò dalla Bolla di Gregorio VI L^dellt 
^5 Mar/.o di queir anno, colla quale quel Pontefice concesee 
^1 Monastero allora de' Ss, Pietro e Paolo poi di S. GìuliaDO^ 
poltre molti possedimenti, anche tulio quello spazio, die oggi 
j!è occupato dal Borgo presente; perocché essendovi nomtoaU 
^alleile Ire archi del Ponte, ed una torre, non sarehhe slato 
ui}messo ìt muro puhhiico se quel luogo £ik fosse stato cinto 

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198 



IL Delle antiche Porte di /fi'mmi 



I 



11 questo più ùuikù giro di mura abbfatuo conosciyte 
seguenti Porte che dtstiDgueremo coi nomi di Orientale ^ 
rìdionale, Occidentale, Porta al mare, Porla del Galloloj 
Porta o Portello dei Duchi : olire le quali forse ne fur 
altre due, die appelleremo coi nomi di Porta ai ponte Gei 
boruto, o gimberato^ e Porla Gajana, 
D' ognuna direm breveaiente , 

Porta Meridionale y o Montanara 

A farei dalla piti antica , comincteremo senza dttbbii 
dalla Meridionale, detta poi di S< Dooato, e di S. Andrea, 
la quale si conserva tuttavia in moltissima parte: pregevole 
avanzo di antichità^ di cui non pare fatto tin qui tutlo quel 
conto che merita . Nella Pianta della Città è segnata a si* 
nistra di A 3: ma vedine la fronte esterna e la Pianta nella 
Tavola qui unita, avvertendo che vi si è ommesso tuttoché 
è aggiunta di tempi più bassi • 

Marmi di antiche nostre cave compong^ono questa Portai 
la quale formata di due Archi , ciascuno del diametro iff 
metri 3 e 50, e ciascuno a doppio giro di cunei , occupi 
in prospetto lo spazio di metri dodici e mez^o; e per Tio- 
nalzamento avvenuto al piano della città (che oggi è in a^^a^ 
a^ a) h tutta sepolta fin quasi alle imposte dei volli. LMrco 
A, che è a sinistra di chi entra, è chiuso nel Palazzo della 
Nobile Famiglia Graziani; T altro B appartenente alla stessa 
Famiglia, sovrasta alla contrada detta dei magnani^ e mostra 
d' esser rimasto solo air uso di Porta da molti secoli . Pe- 
rocche divenuto basso per V innalzamento del piano dovette 
rifarsi: e fu rifatto co) levargli la volta antica (della quale 
riconosci ancora alcuni cunei presso le antiche imposte), ei 
col costruirvi molto più in alto quella che ha tuttavia C 
Ma questo Arco tale quale oggi è, e qual lo vedi fra le linee ^ 
fi(/, dd^ che segna tio i muri fronlegglanti T odierna strada, 
avendo servito a Porla di citta, e forse per lungo (emptu 



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190 

€0ine ne fanno fede i marmi n n fipargeDCi e eoa ìticavo, 
nei quali fu imperoata Ja porta , ci fa argomenEarc che 
quella Quova sua volta sia opera uon posteriore agtì ultimi 
tempi romani. Perocché dalPnoa parte non può dirsi po§te- 
riore al Secolo XHI dell' Era ttostrn, perchè appunto allora 
per la nuova cinta della città quell'Arco cessava dalFuso 
di Porta: dall' altra poi la sua costruzione tuttoché semplice 
noo presenta punto della barbara maniera di murare usata 
nei secoli barbari. Che anzi a noi sembra potersi tenere con 
buona ragione che sì fatto innalzamento venisse operato a 
queir Arco Qn da che restò solo a servìzio di Porta: lo che 
ci convien Ossare non più basso del primo secolo di Cristo^ 
la tale sentenza siamo venuti dopo Io scavo , che nel Feb- 
brajo del 1845 piacque alla N. D. Signora Contessa Adele 
Cìstemt Vedova Graziani di far operare all'Arco A; dì cui 
eccoli esattissima relazione . 

L^Arco per tutta la parte che rimane sopra terra era chiu- 
so con muro antico, però di ordinaria grossezza: ma giunto 
h scavo ad un metro sotto l'imposta, sì trovò murato per 
r intera sua grossezza, che è di metri 2^ 20^ con muro 
anche più antico k h interrotto nel mezzo da piccola porta 
t, il quale sebbene posteriore ai tempi di Antonino, come 
SI conobbe per un quadrone di cotto rinvenutovi colle lettere 
IMP * ANTO ' AVG • P^ era però di evidente costruzione ro- 
mana (a). Arrivato lo scavo alla profondità di metri due e 
mezzo sotto l'impostarsi vide che questo muro era basato so- 
pra un piano dì marmi di buona qnalitù, fra cui due lastre 
di Ono greco, larghe metri 0,87, lunghe metri 1, 10, le quali 
lavorate con belle cornici da tutti i lati dovettero aver servito 
anteriormente a qualche nobile monumento . Anzi per varj 
incavi mostrano di aver sostenuta probabilmente qualche sta* 



(a) Di costruzione roniaiia riconosci ancora un tritio «lei muro 
cstertio ddUi stessa casa Grniiani entro cittii , i\ quìile è diretto pro- 
|)rìo contro it pilone che è fra i due Archi dcLln Porta : prova «nuche 
<|U£sla thù l'Arco A restò rhìuso un dai tempi roinaai. Di questo Diu- 
fo p«ro non sì è fatto seguo nella Tavola. 



200 
tua equestre. A klo a questi marmi fu aiidia asservato un 
piauo di strada composto di selci ^ che si estende airesteroii 
della Porta e, e, e, e, dou sapremo per quanto tratto. Ap- 
presso, levati que' marmi fìoi, vi si trovò sotto, quasi a coo- 
tatto dei piloae occidentale, un acquidotto di piombo e del 
diametro circa metri 0, 28, il quale era in due pezzi ben 
t!ommes5Ì e saldatf, lunghi Tuno metri 1,47, l'altro 0, 95, 
£ si conobtje cbe in origine fu coperto da un voltino di coi- 
to 6 ; al quale rotto Tu poi sostituito lo strato di marmi 
sopra notato . Per ultimo .seguitando lo scavo sì giunse al 
piano primUivo della Porla, che è quello segnalo g^g^g^g^ 
pochi centimetri sotto il quale si vide pure un incavo f\ ed 
entro una trave di quercia rasent(3 il pilone medesimo per 
la sua grossezza. Indizio per qualcuno di ponte levatojo. 

Ora concesso pure che il nmro h A fosse del quarto o 
del quinto secolo delF Era nostra , convien però confessart 
cbe esso non fu coevo alla prima costruzione deiracquidufto, 
ma che anzi non fu che opera deli' ultimo ristauro fallo al 
medesimo . Queir Arco adunque era fuor d' uso non solo a 
tempo della costruzione di quel muro, ma bensì fm da che 
fu posto r acquidotto, poiché il voltino che lo copriva aole^ 
cedentemente già saliva a qualche notabile altezza. Ma quel- 
r acquidotto deve essere il proseguimento di quello trovalo 
fuori di questa Porta medesima ai tempi di Motisig. Villa- 
ni , ne^ cui tubi era scrino M * AllBlXIilSl • CLEMENTIS, 
il quale Arrecano fu a tempi' di Yespasiano e di Domiziano. 
Di questo acquidotto parleremo altra volta al CafK» Delle 
Opere pubbli che , Se adunque V acquidotto fu posto lin dal 
primo secolo di Cristo, e conseguentemente se fm dal pri- 
mo secolo di Cristo TArco A restò fuori d'uso; e se pn> 
babilmente fìn d'allora fu Innalzato TArco B^ convien anche 
dire che lin d'allora questa Porta fosse antica; e per ciò che 
la prima sua erezione, coeva sicuramente a quella delle mu^ ■ 
ra, sia anteriore senza dubbio al secolo d' Augusto • Cbe se 
poi le cose che si diranno parlando doìla Porta che segue 
non saranno alTallo vunte di ragione , apparirà ancora che 
questa deve essere prcssoocbè eguale in figura ed in origine 






~qiicllà~~cb€~f5 ~sufìa*T!amTola~an~lmórmeHl^ alla erezione 
eir Arco tornano: lo die sarà altro beJ documento come 
gir aiiliciùtà Ui questa Porta cosi dell' aalichilà delle prime 
nostre mura. 

Porta Orieniuk^ a Romana 

prima della erezione dell' Arco d' Augusto la nostra 
dlla avea mura, come le uvea sicuramente^ dovea essere 
una Porla la dove entra ia essa la Via Flaminia, e dove poi 
sar&e T Arco indicato. Nella Pianta vedi lettera B. 

Con apposito scavo operato nel Gennajo 1846 alla base 
dei dtie torrioni, che Oanclieggìano TArco suddetto, da qual- 
cuno giudicati opera dei tempi Costantiniani { Album ^ Anno 
Vili, n. 4, 1841 ) si è veduto che il muro urliano mette capo 
appunto sotto di essi, lasciando uno spazio tra P un capo e 
l'allro di metri 15, 20, quanto appunto è qoello occupato 
dair Arco , Il quale, e per la dilTereoza del piano, da cui 
spicca, e pel niuuo collegainenlo delle sue fondamenta con 
esso muro, vi apparisce posteriore a tutta evideuza . 

rOra se anteriormente alla costruzione delF Arco il muro 
urliano co' suoi due capi lasciava uno spa2Ìo di più che quin- 
dici metri , ciò è prova che tanto fu quello occupato dalla 
Porta, che vi fu prima. Spazio che potè contenere tre Ar- 
chi , o se due , molto però più ampli che quelli dì Porla 
meridionale . Ma nella riparazione procurata da Augusto alla 
I Flaminia, trovala forse questa Porta e vecchia e bassa per 
lo innalzamento del suolo ( che dovea spiccare dal piano an- 
tico dì quella via, come si è visto spiccare da esso il muro 
urbano) dovette essere appunto allora atierrala per far luogo 
ad altra più conveniente , E poiché i punti tissi del muro 
i dovettero ohbligare in certo modo V Architetto ad occupare 
I tutto quello s|iazìo, venne probabilmente da ciò la necessità 
^■11 dare allVArco magnifico, che ancora abbiamo, queir am- 
"piezza di luce, che fra gli antichi Io fa singolare . Di que- 
^ sto, che poi écrvi lungamente di Porta a quc:^b» principale 
ingresso dellii città, fu già dello abbastanza con particolart 



202 
Capìtolo aTranno 727 di Roma: onde non vi «{)caderemo più 
aUre parofo - Noteremo ben^'j che operando uno scavo in - 
mezzo alla contrada chi sa non si trovasse alcun segno od f 
avanzo di quella pìii antica Porta, per argomentare se fu di 
due o di tre luci . Perocché Onofrio MeIuz2E j che fu uno 
degli Assistenti pure agli scavi fatti nel 1825 attorno le basi 
dei piloni di guest' Arco, assicura che vi furono trovati già* 
centi molti massi dt nostre cave come quelli dì Porta meridio- 
nale^ alcuni de' quali appunto a forma dì cunei. Altro indi- 
zio, se non vuoi dir prova, che amendue queste Porte fossero 
d' eguale materia, pressoechfe della stessa figura^ e sicura- 
mente poi d' una medesima origine • 

Porla Occidentale^ o Gallica 

Nluua memoria è pervenuta sulla figura di que^^ta Porta, 
detta ancora Porta Gallica in più Atti dell' undecimo seco- 
lo. Possiam credere però che non fosse gran fatto inferiore 
alle altre, essendo pur essa una delle principali. 

Kella Pianta è segnata con lettera C nel luogo, ove le 
mura antiche tagliano !a via Consolare . Ma dobbiam eoo- 
fessare che per ricerche fatte non ne ahbiamo trovalo 
vestigio (a). 

Porta al Mare 



I 



Quarta Porta fu quella, che conduceva al mare D detta 
più tardi Porta di S, Tonico^ dalla vicina Chiesa dedicata a 
queir Apostolo. E di questa deve intendere sicuramente il 
Diploma d'Ottone IH delli telaggio dclT anno 996, ove 
concede al Vescovo di Hi mini medietalem districii de Htiofi 



(a) ì\ Cicmcnlitiii Lìb* I, p. 58, dice che il Console P, Somproni^ 
pose due Statue glgnnlegche alta f^uardia di questa Porta. Certo è che 
il Slg< Paulueci conserva un grosso dito di marmo greco trovato Dtl 
1SS$ poco luTigi éiìWn città; sembri! il poUiee d una maua^ la cu! cir- 
eonferenza sotto ruri^rbla è di %^ eeatimtlri. 





maris cum porticio suo per qnod itur ad mare. { Fantuzzi^ 
Monum. Raven, T. VL p, 17 )* Poi in uà Alto clelli 7 Maggio 
1062 presso il Fantuzzi slesso ( T. L p. 383 ) si ricordaoo 
mansiones tres a latere 5- Thome posti . infra eivù, Arim. 
juxta PUSTERULA DJ MARE; ab tino Infere platea publica^ 
que pergit ad pusterulam da mare. 

Ma quanto alla sua figura dod abbiamo nessuna traccia. 
Bensì un atto del 1152 (Battaglifii^ Zecca ^ p.344), nel qualo 
è ricordata la torre, che era sopra la Porta maggiore ^ stp- 
pTQ Pusleruiam majorem in regione Sei Thome Apostoli - 
farebbe sospettare che questa pure fosse a pìii Archi j sendo 
j±e la Porta maggiore domanda inlorno a se le minori. 



Porla del Gaiioìo 



Forse anche anticamente fu altra Porta ^ ove oggi sorge 
la Bocca, la quale veoiva a stare quasi air incontro della 
Porta al mare, ossia di S. Tomaso. Vedi la Pianta in A 4. 
Non ne ho trovata memoria però anterioie al 1059, in 
cui è indicata in una concessione di un molino posto siétus 
murum publicum juxta pustertilam predicti Episcopii ( Bat* 
taglint, Zecca, p. 27); Ognuno sa che IVEpiscopio fu appunto 
ove poi sorse la Rocca* Ou<Jsla Porta assunse piìi tardi il 
nome dt Porta del Gattolo^ dappoiché nel secolo XII fu eret- 
to uo Gattolo^ o piccolo Forte ^ che le stava d'incontro* Noi 
avremo a parlarne quando illustreremo la Pianta di Rimini 
dt'l secolo XllI , e XIV: perciò bastino ora queste parole. 




k 



Porta, Portello dei Duchi 

Consta da un Atto del 10^8 (Battaglinì, Zecca, p, 7) 
le la Chiesa appellala di S. Maria in Corte ^ ora demolita, 
sorgeva prope Poster uiam que per gii ad mare^ que vocatur 
de DucibuB. Lo che è ripetuto in più altri Atti; specialmente 
fn uno del IMI visto dal Card, Garampi neir Archivio di 
S, Gìuliatjo, ove ricordavasi la stessa Chiesa posila in po^ 
Bterula Diicum , Il posto adunque ove fissare questa Porta, 





«ebbène non ne abbiamo traccia, rerrh indirlo da) posto n?c 
fu là della Cliìesa^ che ben cotiosciamo. Perciò ooq avrem 
*dato assai lontana nei segnarla nella nostra Pianta. Vedi A 6* 
Ma vj fu es^a fin dai tempi romani, o vi fu aperta in 
tempi pili bassi ? Non abbiamo argomenli che favoriscano piti 
r una sentenza che V altra , 

Porta ai Panie G€mhont>(a 

- tUoitre le indicate sembra che anche altre due Porte po6^ 
latìo essere state anticamente in queste mura: ma mm ne 
abbiamo prove ben certe • 

Deir una , che noi appelleremo Porta al Ponte Gembo* 
ruto , appariscono alquante tracce dalla parte orientale di 
quel poììle co^i nominalo in un alto del 121)2 ( Garampi, 
Vita delta B. Chiara^ p. 530 )-, che è quello, sotto il quale 
k fossa palerà, o apiellaj sorte dalla città. Vedila nella 
Pianta io E, la quale è appunto in quel tratto di mura, che 
noi ritenemmo sorto dopo la distruzione dell' Antiteatro . 

Questa è di tutto cotto: ha una luce sola (oggi chiusa); 
ed è a doppio volto. Se mai fu io eserciiio dovrebbe essere 
Btata molto comoda conducendo all'antico Porto, e cor- 
rispondendo in linea quasi retta alla Porta nieridionale : e 
prohabilmenle dovette avere una strada avanti di se, cbe 
prendesse dal Foro . Di essa però non abbiamo memoria 
nelle scritture, quando non Intenda di questa il diploma di 
Ottone III citato di sopra: lo ctie però a noi non pare, os- 
servando cbe la Porta appellata da mare fu quella presso 
la chiesa di S. Tomaso* 

I Porta Gajana 



Ueir altra Porta accennata di sopra, che noi diremo Ca/a> 
fta, fa menxione il Can. Pedroni nel VoL IV de', eììuoì Diarj; 
poi Monsiff- Villani ne^ suoi manoscriltf : dicendo sì Tono che 
r altro che nel 1(320 per ciprire quella strada, cbe ora dallo 
Chiesa di S, Marino eoiiduec al hiogo ^Mq il fertile iietta 




Gajanaj fu atlorralo un Arco, a grande Portan mito cui fu 
Irovato uu antico SÌ^'iJio colfe Jetlere S, VAR, Noi non abbia- 
mo saputo trovare traccia neppure di questa per segnai Ja con 
preclsiou^ : tuHavia è certo t he non fu gran fatto tontaDit dal 
luogo ove è segnata nella Pianta, G, per le seguenti ra;;?ioni, 
1*° Perchè il Villani dice,., dejecto areu quodam^ seu magìm 
paria j vulgo nuncvpata de gjjjNO ad antiqua moenin n- 
miutà prope fluenhim Aprmae, E realmente pare ancora che 
dalla antica cinta spiccasse un telo di muro a lato il campanile 
di S. Marino, e si protraesse lungo la detta Chiesa • 2,^ Per- 
chè nella Carta del Cleuientiui, che è del 1016, sì vede che 
il Cortile della Gajana si estendeva sino alla stessa Chiesa. E 
pesto Arco è detto vicino alla mcdesìoia tanto dal Villani 
quanto da aHra Cronaca, iJ' Finalmenle perchè anche allo- 
ra qoella Porta era di ragion ComnnaTe, tanto che i Cano- 
nici Lateraoensì di S. Marino, che vollero aprire quella stra- 
da, domandarono al Consiglio il permesso di atterrarla, come 
apparisce ne^lì Atti Consigliar i 18 3Iarzo e 6 Aprile del 1620, 
Voi. tìtVJ, p. 2i4, 245, E a i Soprastantì alle Fabbriche chie- 
sti def loro voto dissero che per aprire quella strada , che 

riesca nella contrada delia di Gajana fra necessaria 

buttare a terra detto Portone , é che €Ìé sarta utile a 

mbHi ^ ed anche ad e$sa Comunità, che buttandosi a terrm 
detto Portone la Comunità avanzeria le pietre, ' 

Da tutto questo noi non avremmo grande difficoltà a tene- 
re che quella fosse stata una Porla di Città, e che con essa 
lenumassero le più antiche mura della medesima; come colla 
Porla detta poi de* litichi terfininassero dalla parte opposta; e 
lutto qtiel tratto frammezzo, se anticamente fu munito, lo 
fos^e di sola ftissa e di terrappteno , 



!Ì $ib ÌÌ91f| iMfOll 



20G 

III. Degli arUtehi Vici della Città di Rimim 

r 

\J oosta da più lapidi ncistre^ cbé porteremo neir lUtiAii 
parte di questi scritti ^ e particolarmente da quelle ai Diiiiier 
ri 23, 32, 33, 74 della Classe li. e dalP altra nelP Ap- 
pendice, Gap. I. n. 9, che qui furono sette Yiciy o setto 
Aioni; di quattro dei quali ci furono ancora tramandati. i 
nomi. Cosa singolare: perocché le lapidi delle altre città se 
fanno ricordo di qualche Vico, ninna però ci offre il Do- 
merò intero di quanti quelle erano compete ( Vedi il 
Thesaur. Vel. Inscript. del Grutero, e quello del Muratori). 

Ma perdiè v^ ha ricordo di Vici tanto nelP interno delk 
città quanto neir agro di esse, è nata quistione se i sette 
delle lapidi riminesi fossero entro la città, o se per T^gro. 
Per questa ultima sentenza stettero il Can, Antonini (Sty* 
plemento alla Cronaca di Verucchioy Cap. IV. ) , ed il P. 
Fiori ( Schede mss. in Gambalunga ); alla quale molto seoir 
forerebbe giovare la lapide 23 fra le citate, posta a C Fé* 
seltio Rufione , in cui quel benemerito cittadino è appellalo 
Patrono delta Colonia riminescy e similmente dei Vicwù dei 
sette >Vci\ e dei Collegi dei Fabbri e dei Centonarj • Doto 
può sembrare a prima vista cbe il complesso dei sette Yid 
fosse un ci>rpo distinto dalla Colonia. Delia sentenia opposta 
|KM fu il Cluverio ( Ital. Antiq. L. 11^ e. V. ); ed ultima- 
mente il Can. Nardi, che stampò un articolo nelf Arcadico 
( An. 1824 ) 5iii Vici aniichi delle città^ e segnatamenti 
della splendidissima «Inmino; nel quale prese a provare die 
questi fossero non per V agro, ma entro la città. E noi ac- 
celtiauio questa sentenza « perchè è confortata dalle seguenti 
r;ii;iiHìì in parte addotte pure dal Nardi: e sono 

1* Koma fu dì\isa $ià da Au^sto in Rioni ed i Rioni 
in Vici (»^roii. 30): ed ooii Colouìa, che studiava di imi- 
tarti U Ca^Hlale* non avrà tardato a far altrettanto. Anzi noi 
raw isiàm questo fatto particolarnie&te nella nostra air osser- 
vare che quattro di questi Vici sì appellonjGo appunto con 
UiHui i^vsi da luoghi delf interno dì Koou: onde se qui si 



207 
Roma forM è cbe quei nomi sì applicasse* 
fo a contrade entro il paese e non fuori di esso. 

2» Tutta le lapidi, cbe ricordano questi aostrl Vici, niu- 
na eccettuata^ furono trovate entro T antico perimetro della 
dltà^ e nessuna per Kagro. Poi^ che la loro prtmiliva col- 
locazione fosse entro la città apparisce dalla solita fomiola, 
colla quale riniscouo^ L.D.D.U^ cioè luco dato decrelo de^ 
mriùHum, I Vici campestri non avevano Senato^ quindi ne 
decurioni o Senatori . 

K 3» I Vlcani del Vico Aventino appellano M- Veltio cit- 
TMina ottimo « Ala un Vico rustico non avrebbe osato di in- 
dicar con tal nome uà suo terrazzano • Aggiungi cbe uelle 
lapidi ^2^ e 74, a OSenzio^ ed a CV CormliOy i Vicani dei 
sette Vici si cbiamaoo riconoscenti a que' due Personaggi per 
Maglsirature sostenute da essi, le quali furono urbane, sic- 
come il duumvirato, e la presidenica dell' Annona . 

4. L' agro o territorio antico di Rimino fu tale da avere 
un numero di Vici ben altro cbe sette , Poi noteremo che 
essendoci pervenuti i nomi antichi di tanti semplici fondi , 
come il Sabini anoy il fanianOj il ti alenano j il FlavianOf 
il Furiano ce. tanto più è a credere che il tempo non avesse 
dovuto cancellare del tutto i nomi di questi Vici . Ma chi 
^ova il nome di Vico o di fondo Vdabro ? chi quello di 
W^mnse? chi F altro di Gennaio? o é^ÀDeniinoì Né sì dica 
:lie altrettanto dovrehbesì domandare per F interno della cìt- 
h\ perocché è ben più facile che sì tramutino i nomi delle 
rontrade entro un paese cbe per la campagna . t 

3. C. Fesellio e L. Settimio fecero due lasciti al Vican! 
lei sette Vici ; e per osservazioni su qne^ lasciti e per cal- 
coli fatti su quello in particolare di L. Settimio, mostra il 
Kardi cbe la popolazione della sola città polo avervi ragione. 
Veramente non sappiamo quanto giusti possano sembrare 
|uei calcoli , e se anche si possa istituirne alcuno con sicu- 
rezza. Tuttavia accoltane la idea, non solo nforniercmo quel- 
li fatti, ma ne istituiremo anche un altro sulla disposizione 
li Fesellio; e ci apparirà vero che quei lasciti non bene si 
tarebbero prestati agli abitatori di tutto Y agro . • 




208 

L. SeUimio, come alla ettlita lapide n. 33, dMigò SI 
fondi , perchè fossero distribuiti in perpetuo ogni anno te 
denari ai Decurioni ed ai Vicani dei sette Vici. I tre denari 
equivalevano a 12 sesterzi, pari, specialmente nei tempi i» 
periati, a 48 assi: somma, che, presa una media fra i m) 
ragguagli dati dai dotti, sta circa cinque paoli di nostra tao* 
nota {MJ Dureau de la Malie -l?f(moffit> poliiique defJb- 
wains. M.' Letronne - Considérations générale$ sur rétth 
Inadon des monnaies grecques et romainen ec. ed altri). 
Sulla denominazione troppo generica di fondo non si ha bue 
forma per alcun calcolo. Settimio lasciò 21 fondi, ossia va- 
tuna possessioni, che dovevano essere indicate nominali- 
mente nelle tavole testamentarie . Quindi la loro estensioBe 
dovoa essere varia, come poteva essere varia la loro natu- 
ra; venendo sotto nome di fondo tanto i capitali rollici 
quanto gli urbani ( Digest. Lib. L. tit. XVI. 1. 211 ). Tuttavia 
ammesso che fossero fondi rustici, e concesso che ciascuno 
fosse €«miposto di 120 tomature , come pare che fosse m 
fondo in tempi più bassi (Battaglfni, Zecca, p. 31 ): lo che 
|)erò non è certo: ammessa ancora una rendita di dne seni 
per toniatura, detratte le spese di coltivazione o la parie 
colonica^ avresti avuto da dispensare annui scudi 5040, 
che a cinque paoli per testa sarebbero stati sufficienti per 
circa ÌOi\S0 persone. Sarebbe questa la popolazione di tatti 
la Colonia rìminese« compresovi Pagro? No cerlamenle. 
Ma se quei fondi fossero stati minori ? Non vorremo sicO' 
ramente farli si scarsi « come fece il Nardi, che li soppose 
di soli dieci jugeri V uno : perocché anche oggi , in coi i 
fondi fra noi sono suddivisi tanto « poderi minori di nove o 
dieci tomature sono rarissimi « e ninno li direbbe amjHj 
(^»me li disse Nardi, p. li (a). Poniamo piuttosto che fos- 



^a"" h ju^ro tu 5icanoBCDle minore «ULU nostra tonutan. QocsU 
r (li piedi rùuioir;^! qiuidntì lOOOO: il piede è ;»! ecatimetri e meno; 
•^o meìri qiudrjti i>^7i^. ix H jujjfro fd piedi ;{'iidnti 39800: e il 
piede fu le dìjplì Ciò JiViTTVoe Lib. I. e. 10. o più chbnmente da 
iciuoietia L. W e. I. 4 t%t <{-%*A4r\tiHt »»J*\^»# ^.%ikmr ftdihmf CXI. 



209 
30 (ornature Timo, Allora In 
>Ddit£i di quo' fondi diminuendo per tre quiirtì non sareb-' 
& stata che di scudi 1^60, la quale divisa a cinque paoli 

f lesta avrebbe bastalo non più die a 25tì0 persone. 
C. Fc^ellio poi ( lapide n, 2J ) diede 20 mila sesterzi 
. ciascun Vico, perchè si comprasse una possessione^ i frulli 
Iella quale venissero sempre dislribuiti nd dì suo nalalìzio. 
Mede adunque a tutti selle i Vici la somma di ItO mila 
eilerzj. Ammesso che questo capitale fruttale il qualln> 
m cento , egli fé un dono ^ che dovca fruttare 5600 sc- 
lerzi. Ora dato anche un solo sesterzio per testa, che sa* 
■ebbe circa quattro bajocchi, la dfslribuzione non sì sarcb- 
ìe estesa a più che 5600 persone. La direm noi questa som- 
h più proporzionata al numero degli abitanti di tutto Ta- 
(Fo, o di quelli soltanto della città? Nola poi che fra le 
Ustf ibuzfonj , di cui si incontra memoria nelle nostre lapidi^ 
HDA è dì dodici, una è di otto, e due di quattro sesterzi 
per cadauno; e fra queste ultime è quella appunto che lo 
itesso C- Fesellio fece il di che gli fu posta la lapida • Bi- 
fidi per quattro i 5600 sesterzi, ed avrai che sole 1400 
persone poterono parteciparvi [a). Dira qualcuno: F arj::o- 

Ciò prova troppo; perciò nulla: chÈ 2520, anzi sole llOU 
dtìplicatum fatit jutferum qui dìgUorum est Xf^l pe*, 

peT<ì ignota b precìsa dimensione del ili gito, e per questo i caìcoU dei 
4|itli non !)0no aaiformi. Idelcr che fece 11 piede romano alquanto niì* 
Mre di 50 centimetri ebbe U jugero di metri quadrati 251& , 06 ; M. 
■llronite che lo fece aU|Uaiito più dei 30 e e ni imi: tri tu chlic dj metri 
Biiidriill t^TOi, 70, 15. Indubitato ci scmbni peri» che ii disilo nou Ui 
'Oft^iorc di due centimetri ; che un dito umano non ne copre di pìù : 
Kniiseglientc niente tome il piede indicato da Col u mei la non potè essere 
jii{g|orc di 59 centimf^lri lineari ^ tosi it jugero noti fu ma;;giore d! metri 

rdrali 294\l; alquanto minore ;idunquc detta nostra iornatura. 
{a) La lapida dive usierlioi numinQ^ quaiuor ^icantjr di^isit* 
Crederò che niuDo voglia prendere questa pur l'intera somma divisa, 
come pare presa da Nardi, ma bensì per la quota d:da a ciascuno ^ co- 
me nelle lopidì 11 e 21 CL H: perocché quattro seslerzj , cioè poco 
piò d'una qulndielna di bajoedti^ ne sarìa stati soinni:) dlvlsibite a tutti 
1 Vicaaì , né meritevole di ricordo. 

t4 



Resta 




210 

persone, è numero assai scarso egualmente ppr comf 
re la intera popolazione della città. Poi troppo divar 
1400 e 2520. 

A che rispondiamo: 1.^ Che forse i sette Vici 1 
strettamente entro il perimetro murato della città , il qai 
minore che al presente. 2.^ Che le distribuzioni forse 
vano ne^ soli capi di famiglia. 3.^ Che molti non do^ 
avervi parte, siccome i forestieri ed i servi; molti p 
dovevano coLX)rrere perchè doviziosi. 4.^ Che il leg 
Settimio si estendeva anche ai Decurioni , i quali noi 
nominati nella lapide di Fesellio: poi non abbiamo h 
misura di quei fondi, su cui è istituito il calcolo. S.*' 
tra Settimio e Fesellio corse probabilmente qualche sec 
il divario anche d'un secolo può portare notabile difl 
nel numero d' una popolazione. Tutte queste osser 
mettono il nostro argomento in istato da reggere i 
suadere. 

Per ultimo que* due benemeriti cittadini così monilk 
abitanti dei Vici, e così aflèzionati alla città, nulla avn 
lasciato agli abitanti di questa, nella quale sicoraoDente 
i Collegi dei Fabbri e dei Centonarj, di cui pure F 
era Patrono? 

Per tutte queste ragioni adunque ammettiamo che 
te Vici delle lapidi riminesi furono nella città , anzi i 
tamentc entro il murato della medc^ima. Ciò sembi 
parire anche nella citata lapide a C. Fesellio, nella 
egli è detto Patrono della Coloma riminese, ossia P 
di tutto il Municipio, compresi gli ordini la plebe uri 
la rustica; poi Patrono dei scile IVri, cioè io particolare 
uomini di ciascun rione della città: in line Patrono d 
hgi de' Fabbri e de' Centonarj, ossia di società anche n 
So ti^li questa interpretazione come potresti salvare T 
dal non supponibile vizio di ripetizione? Che poi ogn 
fiH^masse corpo da se , separatamente dogli altri , ap] 
da più fatti, e specialmente da quello di eleggersi e 
un proprio Patrono. E poiché i meriti di Fesellio i 
operato, che ciascuno de* setto Vici se lo acrlaoiassc 



211 
I, questo fatto fu uecessario indicarsi ueir elogio a maggior 
Unificanza d^ onore. 

Parve ancora al Nardi di dover combattere 1^ opinione 
d celebre Maflei, il quale nel Lib. HI. e. HI. deìV Arie 
niica lapidaria tenne che nelle nostre lapidi per Vicani 
ano signiGcati i Magistrati dei Vici ^ e non gli abitatori • 
la Nardi a prova della propria sentenza poteva addurre più 
ilda ragione oflertaci dalfa nostra lapide n. 11. CI. II ^ posta 
aJ Vicani del Vico Yelabro a G. Memmio , il ^ale nel di 
ella dedicazione di qnelia o statua o semplice memoria di- 
iribui a ciascuno di essi otto sesterzi, cioè circa tre paoli 
mezzo a testa. Perocché se per Vicani fossero indicati i soli 
laporìoni di quel Vico, potendo quelli essere quattro al più, 
tanmio non avrebbe speso una quindicina di paoli: somma 
la non meritar ricordo in lapida. Vicano adunque significò 
bitatore del Vico. 

Superiormente abbiam detto che dalle indicate lapidi ci 
ro^^ono anche i nomi di quattro di questi Vici. Or dun- 
ine sono. 

1. V Aventino. Esso è dato dal marmo n. 40, Clas. II. 
posto dai Vicani di tal Vico a M. Vezzio Valente Patrono 
Mia Colonia y ottimo cittadino y Patrono suo: cioè Patrono 
Iella Colonia in generale; più particolarmente poi Patrono 
i quel Vico . L^ Antonini , seguito da Fiori , lo giudicò 
fra la Ventena e la Conca j ove scorre anche la Ventinella. 
Koi invece persuasi che fosse un Vico urbano (P Aventino, 
tome ognun sa, fu uno de' principali colli entro Roma ) do- 
tremmo cercare in quale parto esso fosse della città : ma 
lon abbiamo alcun argomento per indovinarlo. Il marmo 
era infisso verso la Porta di S. Andrea , ove erane pure 
altro, che ricorda il Vico Velabro. 

2. Il Dianeme. Questo è ricordato nel marmo n. 23, 
CK li, che i Vicani di esso ponevano a C. Fescllio men- 
lionato di sopra. Secondo V Antonini e secondo Fiori , Ve* 
mecbio sarebbe stato il Vico di questo nome, perchè antica- 
taite il Castello di Verucchio era chiamato Trivio ; e Tri- 
tia era Diana. Noi invece osserviamo che il marmo era in 



212 
Rìmiai presso V Arco d' Augusto. Se vi fossero prore che 
presso a queir Arco sorgesse un Tempio a Diana polren- 
mo avere qualche argomento a stabilire anche ove esso fo. 
Ma nulla dobbiamo asserire senza prove; Noterem beae 
che in Roma il Vico di Diana era nella Regione XII. 

3. Il Gennaio ò quello datoci dal marmo n. 33. della 
stessa Classe II posto al più volte nominalo L. Settimio: 
marmo^ che secondo alcuni fa pr(&sso V Arco d^ Angusto^ e 
secondo altr^ fu verso la Porta di S. Andrea. Fu dhi mie 
che da questo traesse origine il nome del fondo Aeerbuh^ 
ove poi sorse la città di S. Arcangelo: opinione confutalt 
dal Gan. Nardi nel citato Opuscolo. In Roma fu detto C«f- 
malo uno dei cinque gioghi del colle Palatino. 

4. 11 Velabro finalmente apparisce nel citato marmo n. 11 
CI. II posto a G. Memmio dagli abitanti di questo Vico, 
del quale egli fu Patrono. VelcJfrum fu detto in Roma Mi 
primi tempi un luogo basso e paludoso al nord delF AveaU- 
no 9 secondo Yarrone a vehendo y perchè vi si andava con 
navi. Perciò il nostro Monsig. Villani opinò che questo Vico 
in Rimini fosse oltre la Marecchia, e fosse cosi detto per- 
che per andarvi convenisse vela ad alleram ripam: ritenen- 
do egli che prima d' Augusto la Marecchia non avesse alcun 
Ponte. Lo credi? 

Pei nomi degli altri tre il Gan. Nardi produsse altret- 
tanti marmi ricordali nelle Gronache del nostro Silvio Gran- 
di , che scriveva nel principio del secolo XVIII. Il primo 
trovato nei porre le fondamenta del Palazzo Garampi (ora 
de* Signori Gonti Baldini ) in Piazza grande y diceva 

D • VIEI • V • GAELII 

che Fiori interpretò Denunciatorcs Viae primae Vici Caeìii. 
Il secondo trovato nel Palazzo, che fu della celebre Isotta 
presso la Chiesa di S. Tomaso y ed ora è della stessa Fa- 
miglia Baldini , avea scritto 

EXQVILINVS • V • SEPTICEPS • H • V 



213 
e lo stesso Fiori interpretò Exquilinus ficus seplieeps Her- 
culi Yietùri. It terzo 9 die secondo lo stesso Grandi sarebbe 
stato nelle mura della città dietro V antica Cattedrale , avea 

H • VIMINALIS • V • SILVA • EXORTA ' C 

e fu spiegato da Fiori Hercìdi Viminaìis Vicus^ Silva exoria^ 
eansecraoit. D^ onde così il Fiori come il Nardi trassero i 
nomi degli altri tre Vici, appellandoli Celio ^ Esquilinoy e 
Viminale . 

È noto però come il Grandi fosse facile ad essere ingan- 
nato; per lo che anche Nardi non potè nascondere che wi 
era chi dabitaya. E noi non solo dubitiamo della sincerità 
di quei marmi , ma li rigettiamo liberamente sulP autorità 
del sempre lodato Sig. Conte Borghesi , il quale ci scriveva 
che in tutta V epigrafia non vi è impostura piti sozza e 
pia sciocca di questa i 



Abbiam detto che v'erano Vici anche per la campagna. Il fondo 
Fico JuUanoy ohe si incontra in un atto delti 14 Aprile del 994 yisto 
dal Card. Garampi ncU' Arch. Capitolare , potrebbe indicarci il nome dì 
uno dei nostri Vici rustici; forse lo stesso che e appellato Cisterna 
qui et Juliano vocalur nel Papiro CCXXVII di Monsig. Marini, e nei 
Cod. Bavaro n. 67. Egualmente un Fico pupillus nella Pieve di S. Lo- 
renzo si trova all'anno 1059; Battaglini, Mcm, tuHa Zecca j p. 28. 



214 

IV. DeWamtieo Porto di Bimim 

r 

\jhe fin dagli antichissimi tempi Riminl Aìnà avato Porto) 
e di qualche nome, oltre il rostro della naTè, che è neb 
più antica moneta di qaesta città ( vedi V onda ) prora é 
commercio e di potenza marittima , ce ne assicnraiio aocon 
le armate romane venute per mare fin dal 536 di Bona. 
Voi ce no assicura Strabene, ove dice che Rimini avea i^ 
io e fiume dello $ie$so nome (a). Per ultimo sodo pervento 
fin quasi a nostri di le reliquie di molo antico, aopra il qna* 
lo durava puro una Torre di cotto , detta comunemente h 
Toraiza^ o la Torre delPAusa^ la quale per indubitato seni 
un tempo di fanalo al Porto , di cui si favella • Vedi oelli 
manta della Città, lettera H. 

Ma quanto è facile a dirsi tutto ciò, altrettanto è difltole 
A stabilirò so questo Porto fosse formato esclusivamente da 
un sono di mare, come asserì il Ciementini (L. I p. 56), 
o so invero vi concorresse pur la Harecchia, come pare opi- 
nalo da altri: difficilissimo poi, per non dire impossibile, il 
tracciare con sicurezza la sua vera figura. 

Tuttavia egli è fuor di dubbio che la Mareccbia dirigen- 
div$i secondo la obbliquità delle pile del Ponte sboccasse in 
maro non solo in grandissima vicinanza di questo Porto, ma 
noi $tHxiU aniklii vi entrasse realmente dentro, come abbiaiD 
M'inalo nella Pianta • Ha che capìrem la ragione , per la 
quale ì nostri Storìct ( e con essi lo stesso Strabone citato 
|H)C^ ansi ) nello kwti desmiìoni del Porto antico vanno poi 
quasi sempre a finire nella ManNxliia . Poi la tendenza di 
questa a quella \t4la« coBservaU già loogamale, è attestala 
aiH\¥ra dalla Ko^ji deirantìa> morato della città « e da quelle 
4eì suceej^^i suoi ac^rr^icùneBCì da qw&ìia parte* enne san 
un^^lrM^ <^« lartàc^lanr CapMo <« lÉlifcfcgreMa la Un- 
>lranK¥ie detta KattU 4i qiMSU cAu wl «mi» 3L1V. 



Ma €00 quale argomento potremo far qualche ragione del- 
la figura e della cai>acità dì questo Porto, se noo ne rimane 
imo, tranne la accennala direiìone della Mareccliia, e tranne 
il punto fisso deiraalieu molo jn !I ? E noi su queste uniche 
fraa^e 1' abbiamo delineata nella nostra Pianta. Ben poteva 
marcarcela con segni migliori il Clementini se egli stesso 
^bt>e un possesso ove fu questo Porto, d'onde il Padre suo 
eblie cavato dalla gradinala una quantità grande di marmi 
pel valore di pia di quattroccnlo ducati. Oltreché a lui 
[elevano essere ben anco noti i punti da dove Sigismondo 
Malatesta ne avea tratti ben altri, come è tradizione, per 
la fabbrica dì S* Francesca, e d'onde ne furon tratti altri 
ancora pel nuovo Porto della Marecchìa . Ma il Clementini 
conlento di dirci che era formato a mezza luna delìneo nella 
sua Pianta quel solo che appariva allora su terra, che e 
poco più di quello arrivalo sino al principio di questo secolo. 
Del resto am metter em senza dubbio che quel molo se* 
guato in II fosse opera dei Romani ; ma niua documento ci 
prova che fosse dato dal Console Sempronio, come asserì il 
I Clementini, che è quanto a dire nelt'anno stesso io cui ven- 
nero i coloni romani . Ed è poi certissimo che la torre du- 
rata sovr'esso lino a noi fu opera dì secoli bassi, essendo 
composta dì piccoli mattoni . Di questo molo e dì questa 
torre, la quale ruioo li 28 del 1807, cosi lasciò scritto ìt 
nostro Bibliotecario Antonio Blandii testimonio dì vista al 
fatto della sua demolizione, i La torre era di mattoni, ba- 
sata sopra un moto dì marmi bea connessi con quantità 
grande di piombo , il quale terminava ad angolo acuto ^ 
i cui due tati esterni al di la della base della torre erano 
di 5 piedi riminesi. La torre avea 6 piedi per ogni lato^ 
ed era aita 7 larghezze. Dopo la caduta dì detta torre fu 
demolito anche il mofo , di dove fu cavata una quantìt:i 
di marmi tino ad una certa profondila ; e cosi anche dì 
questo monumento, che certamente meritava di essere 
ccui^crvatu, non è rimasto che poen pìii delle rondamenta, 
die non poterono levare in causa <ielt' acqua sempre sor- 
gente in quanlilii» 11 muratore Giovanni MoroUì, che ccm^ 




216 

< prò dsU Comune qae' materiali mi disse d^ afervi 

« ricavato per più di diecimila scudi »• 

Da questa torre Gno alle mura della città, in tempi si- 
curameoti bassi ( forse quando si murarono i Borghi ) fo 
condotto un muro laterizio , che Glementini giudicò open 
egualmente del Console Sempronio, innalzato secondo W 
perchè difendesse il Porto dai venti di MatUro e di Tr^ 
montana . Ma questo errore fa già corretto da un sua 
contemporaneo , V Adimari , il quale lo disse fatto a difesa 
dal vento di Levante. (Sito Rimin. P. II, p. 37). Qoalche 
avanzo di questo muro esiste ancora sopra terra fino al ponto 
L, il quale si prolunga in linea retta in m, come si è visto 
con particolare scavo fatto nel Settembre del 1846. Perdo 
quel tratto che da L si dirigge in n è anche più moderno. 

E si vuole anco osservare che il muro, che oggi cliiode 
la città in I, è avanzo di antica fabbrica, notandovisi an- 
cora i segni di porte e di finestre. 

Il nostro Planco poi, il quale, ben lontano dal sospettare 
die gli uomini più che il tempo avessero a far sparire dd 
tutto cosi pregevole avanzo di antichità, nel suo Libro Df 
aeslu maris superi ad liUus porlumque Àrimini edito nei 
1760 scriveva a pag. 72 che quel muro e quella torre do- 
veano essere monumento etemo dell* allontanamento del mare 
in questi luoghi , ci notò ancora che tra quella torre e le 
mura della città erano piedi riminosi 316, o metri 172, e 
che la distanza allora del mare presa dalle stesse mura era 
di piedi riminesi 1300, cioè metri 708. 

Da questo Porto nel 491 Teodorico s- imbarcò per andare 
air assedio di Ravenna; e nell* ottavo secolo è fatta memoria 
di esso nella Cronaca Sorattense, ove è detto che Carlo ma- 
gno teneva navi a guardia deir Adriatico tu portibus Aqui- 
lejae^ Ratennae^ Àrimini^ Anconae . 

Ma il fiume colla sua direzione a quella volta, recandovi 
molti sedimenti, deve essere slato la cagion principale della 
perdita di questo Porto, che in ultimo poi abbandonò. Tro- 
viamo in fatti che verso il mille la bocca della Mareccbia, 
preso forse un corso più breve* formava un Porto tutto suo 



217 
particolare, appellato t7 nuovo Porto della Marecchia nella 
Bolla di Niccolò II dei 25 Marzo 1059 ( Arcbiv. di S. Giu- 
liano). Tuttavia che ci restasse pure a buon uso anche il 
vecchio Porto, detto Porto delPAusa^ può provarsi con più 
atti antichi, e specialmente colla Rubrica del Lib. I de^ no- 
stri Statuti, la quale prescriveva si dovesse tener sempre un 
Ingegnere per le riparazioni Portuum Apisae et Mariculae. 
Poi è detto bellimmo anche nel secolo XIY dal Card. An- 
glico nella descrizione di Romagna fatta nel 1371 : Civitas 
Arimini . . • habei Portum puleherrimum supra mare jtuxta 
CMialem, et supra Fluvium Mariculae. (Fantozzi, Mon. 
Rao. T. V) Dovea adunque essere ancora a qualche uso. 



218 

V. DeW AnfiUalro 



N< 



iotabilì avanzi dì altro più nobile monumento ci restano 
tuttavia, parte visibili ad ognuno, perchè compresi pel tratto 
di circa G3 metri nel giro delle nmra che cingono la città 
nel punto più orientale della medesima, parte sepolti sotter- 
ra, ma scoperti e veduti con appositi scavi praticati nel 
1843-44; pei quali con ogni sicurezza maggiore ci venne 
trovate» che colà sorse un'opera dei più bei tempi romani, 
vale a dire un Antiteatro. Di questi scavi già ebbe il Pub- 
blico da noi ragionata Relazione con Tavole; alla iquale per 
ciò manderemo il Lettore, che fosse desideroso di più mi- 
nuti particolari; e qui prenderemo solo a compendiare quanto 
allora fu detto più estesamente . 

Preceda adunque la dichiarazione della Tavola, che se- 
gue , la quale presenta la Pianta del monumento • In essa 
r ombrato indica i muri , che sorgono ancora a qualche al- 
tezza: il mezzo ombreggiato indica che in quel luogo non si 
sono trovate che le fondamenta: il resto a semplice linea 
mostra il seguito, che deve avere la fabbrica, ma che coi 
non abbiamo veduto, perchè gli scavi non furono tratti 
oltre i punti segnati colle diverse ombrature suddette. Le 
linee punteggiate A, B, G, D, segnano il giro delle mura 
urbane, che viene a intromettersi nelP edificio a ridosso 
degli indicati avanzi : le altre lineette a tratti , e le punteg- 
giate G, H, rappresentano la direzione delle strade, non ciie 
i limiti di tre orti, che gli stanno sopra: come il punteggialo 
in E segna una casa a servizio di uno degli orti medesimi. 

In quella Relazione furono aggiunte altre due Tavole; 
neir una delle quali è in prospettiva quanto dclP edifizio fu 
visto da noi , levati i muramenti aggiunti più tardi ; nel- 
r altra è la parte ornata di ciò che avanza del Portico. Koi 
qui le omettiamo per amore dì brevità. 

Or ecco le cose conosciute per quegli scavi . 

1. La figura dell'edilizio è ellittica, od ovale ^ e non 
rotonda come disse il Clementini ; quindi propria dcir Auiì- 



■•t'-. 



219 
Cealro: e quattro giri di muro composero tutta la fabbrica. 
11 primo giro o rcciolo csleroo foriuato da CU pilastri, e 
fuiodi da 60 ardii ^ uoilameote al secondo componeva il 
Portico^ die circondava T intero edilizio. Forlico strettìssì- 
mo ( e non capacissimo come asserì il Cleiiienlioi ) avendo 
ia larghezza due metri e mezzo soltanto , mentre i suoi ardii 
hanno una luce di metri 3 , 05 pel largo ^ e inelri 5 , 30 
per Tallo, come apparile da qudlo, cbe lultavia sorge 
intero, e dagli spazj fra i varj pilastri, che si sono trovali, 
come nella Tavola* li secondo giro ed il terzo, distanti fra 
loro 2 melri e 40, coulengouo le scale, per le quali si ascon- 
deva ai piani superioru Finalmente il quarto digitante dal tar- 
lo metri 8, 10, sosteneva probabilmente il Podio ed il princi- 
pio della Gradinata^ e chiudeva conseguenlenieote la Piazza 
interna od Arena. 

% Il suo maggior asse, o la sua lun<j:liezza , parleiido 
dalle linee esterne, è di metri 120; il minore, cioè la lar- 
ghezza, è di metri DI. La luogbezza poi deir Arena è di 
metri 76, 40, e la larghezza di melri 47, 40, essendo la 
grossezza della fabbrica melri 21, 80, 

3, Per olto ingressi principali si passava al Podio ed al- 
F Arena: quattro minori conducevano probabilmente al solo 
Podio. Dei primi r|uello segnalo C ha in larghezza metri 5, 
f)5: e quello segnalo F su IT imboccatura ha metri 7. Dei se- 
condi, quelli segnati /t, t, hanno metri 1, 40 in princrplo, 
e solo 1,25 neireslremilà interna, come si è vislo nel lerzo 
segnalo p . 

4* Sebbene si siano vedute solamente l'inque Scale, cioè 
le se{,'nate e, d, e^f^g^ pure possiamo essere persuasi cbe in 
tutta la periferia dell' edilizio 24 furono le Scale, che dal 
Porlico conducevano al secondo piano ^sendo che abbiam potu- 
ta conoscerne sei ud solo trailo di un quarlOp Vero ò che delle 
due segnate a, 6, oggi non v'^ha più segna ^ ma è indubfla- 
Iȓ]e die vi fossero, perche come ognun vede, sono volute 
dalla corrES[>ondenza delle parli. Di quesle sei le Ire 6, c^ /', 
larghe metri 2, 40, montano in due rami, e secondano la 
curva dei muri dd 2,"^ e iJ* giro; le altre tre, che sono a^ 



220 
d, e, larghe 2 metri e 40 nelP imboccatura^ e circa 3 e 15 
dentro, mootano ripidissime, e di un sol tratto eoo direzione 
al centro • I sottoscala di queste ultime non furono pralica- 
bili: quello della Scala /*, cbe tuttora h intero, non ha co- 
municazione alcuna con V intemo dcir ediGzio , ma ha una 
porta sola, e di fianco a questa in alto una lunetta, cbe 
mettono sotto il Portico. 

5. Il vero pian terreno delP edifizio si trova tra i quattro 
ed i sei metri sotto il presente piano intemo della città, e 
circa al piano attuale esterno della medesima: di che ci fu- 
rono pienissima prova le chiaviche trovate in m, n, le quali 
prendendo le acque delle parti più elevate condottevi per ap- 
posite gole o trombe, che si veggono nella grossezza dei mu- 
ri, e dirigendosi non air esterno, ma alla volta del centro, 
le portavano forse in altra chiavica maggiore, dalla quale si 
dovevano scaricare poi tutte probabilmente neiPAusa. Il se- 
condo piano poi cominciava circa metri 7, 30 sopra il pian 
terreno, sendo che i pochi avanzi di esso corrispondono al- 
V altezza della cornice , che girava esternamente sopra gli 
Archi del Portico . 

6. Quattro fontane davano acqua nel giro del Portico, 
come fa giudicare quella veduta in / incavata nella grossezza 
del muro di seconda cinta, riconoscibile per la sua va- 
schetta essa pure di cotto, e per la gola o tromba delPac- 
quidotto . 

7. La fabbrica fu interamente laterizia o di cotto, es- 
sendo di cotto perfino le basi e gli ornati di quelle colonne 
del Portico esposte a settentrione, non che la cornice esterna 
del primo ordine, che genuina, se non intera, ci avanza su 
quell'Arco dello stesso Portico espos(o egualmente, ove ap- 
punto la estremità delle mura urbane più tardi vi andò a 
poggiar sopra . 

Per le analisi sulle grossezze e sulla costruzione dei ma* 
ri , e dei volti , che reggono le scale , veggasi la citata no- 
stra Relazione: qui basti dire che la qualità dei materiali e 
del cemento mostra senza bisogno di prove la sua antichilà. 

8. La Gradinala però, come è ben naturale, fu di mar- 



* 



921 

mi . Di cliG una prova ci venne da rin^nSfmo (rovaio fra 
aJlri oeir^ndiLo C, il quale largo niclri 0, 11, e lungo me- 
tri 0, 75, olTre nella grossezza dalia parie anteriore, tlie è 
di metri 0, 13, il numero XIM, per cui Tu giudicato avero 
appartenuto alla Gradinala o a qualche parte di scanni nu- 
merali. Ed io un altro simile nella stessa grossezza sono le 
lettere D L ; ed in altro frammento si legge pure ^E S : 
come in allro ancora restano le lettere E ' SVA 

9* Nei piiiui degli ingressi, e in qualche parie in quello del 
Portico ^ e in quello pure di qualche andito, si è osservato 
un battuto piuttosto ordinario, composto di poche pietre cal- 
te e nicillone pesto; e salo uelTingresso principale, lettera I, 
si sono veduti gli avanzi di «n piano di selci , Ma pczxet- 
tj di ogni qualità di marmi diversi di colore e dì ligura, 
della grossezza cfrca due centimetri, trovati mollo frequeote- 
meute , ci avvisano che nei piani superiori fosse una più 
ricca foggia di pavìuiento . 

10. In iine alcuni frammenti d intonaco tirali ad ultima fi- 
Dezza, ron tracce di dfpiuto, di un colore come di corallo, tro- 
vali nello scavo fra il i.'' ed il 4,"* giro, ci danno argomento 
a tenere che le pareti e le volte di quelle sale (sottoposte 
alla gradinata) fossero condotte a un grado di molta eleganza. 

Per tulle queste cose però noi non possiamo farci una 
idea sicura degli ornati che abbellirono questo monumento | 
come neir ignoranza in cui siamo del vero numero dei pia- 
ai, che lo compouevano, non possiamo formare giudizio sul- 
la sua capacità , e né tampoco se fosse atto eziandio ai 
fjiuochi navali. Sehhene il Clementini sn ciascuno di questi 
punti proferisse sentenza , assicurando cbe in questo anli* 
teatro si rappresetUavanQ diversi i/iuadn^ ed in pariicoiGre 
I Navali ( P. L p* 5tì ) j che per la misurala altezza { mi- 
sura coogelturiilc , poiché a suo tempo non ne avanzava 
punto più d' adesso ) era caiìace di (renlavìila persone 5 e 
che i>i multi luoghi mmira la sua beHe^izaj forma fo* 
tonda ^ fatto d- opera Jonicaj ornalo di un'* infinità di ro- 
lonne di mezzo rilievo^ e ripieno di statue^ con Portid 
capacissimi adorni di finissimi marmi* Anche il nostro Sq* 



222 
bastiano Bovio de^ Ghirardi in una nota ad aleuni suoi verri 
latini a Paolo HI fece ricordo die nel 1543 furono fatti 
degli scavi alP antico Teatro ( così appellato da lui ) , e vi 
furono dissotterrati molti marmi , specialmente uà torso di 
statua giudicata di Diana. 

Ma che che trovassero essi, a noi non è avvenuto di 
trovar altro ; sebbene varj de^ nostri scavi si siano praticali 
in luoghi non più visitati, come ne possono fare argomento 
le mine dei volti rotti e caduti, dei quali gli androni C^h^i 
erano pieni, ed i molti ruderi, ed una base attica di ma^ 
mo trovata giacente circa /; oltre varie altre ragioni. Fi- 
nalmente tornando sulla capacità-, e sul numero dei piani, 
facemmo osservare in quella Relazione, che la fabbrica aven* 
do in grossezza non più che metri 21, 80, non è presn- 
mibile che si elevasse a più di tre ordini; e fu supposto 
che la Gradinata potesse avere una ventina di gradi: quindi 
fatto confronto colla grandezza, e colla creduta capaeità di 
altri antiteatri, si portò opinione che circa 10 ovvero 
12 mila persone potessero assidersi nella gradinata; e die 
mediante i piani accessorj di legno usati a testimonianza del 
MaflTei ( Lib. II. Gap. XII. ) nel veronese, e nel romano 
medesimo, vi potessero pure aver posto le 18 od anche le 
20 mila persone. Al qual calcolo però chi volesse detrarre 
anche di molto noi non faremo contrasto perchè è calcolo 
basato sopra semplici congetture. Ma non crederemo già vi 
si facessero le Naumachie o giuochi navali; che a tali spet- 
tacoli, prima il luogo sarebbe stato angusto troppo, poi la 
vicinanza del Porto poteva somministrare comodità ben altra 
maggiore . 

Tutto questo sui particolari della fabbrica. Ma noi a- 
vrcmmo voluto poter dire alcuna parola con dati più positivi 
sulla sua antichità, e sulla sua durata, che è la parte sto- 
rica dell' edifizio: intorno a che fu ragionato da molti assai 
variamente. Ghè non mancò chi non premettendo la dovota 
distinzione di ciò che è realmente antico, da quello che fu 
aggiunto più tardi , negasse a questi avanzi perfìno ogni ca- 
rattere di antichità . Tale fu il Temanza ( Amichila di Ri- 



223 

mni^ Prefazione \ersa \\ fine), se*ruUo pni unì Manin^elli 
[tiiture ili liim* p- 25): iu^i^aiiacito hi V uno die T ali io da 
qiiclt<i CorfìJce, die è eàieinameote su»tj arciìì del aortica, 
eolia quale ^ iti Li;mpi certaiiìeiitc bassi ^ si pretese iV hm* 
tare la \era antica , di cui rimane unicanienle un frani - 
mento dtiusii nel punto di coiitaUo colk mura urbajìe. Kd 
allri passauilo air estremo opposto pretesero di Tedervì un.i 
antidata as^ai pi li remota di quella die noi crediamo iHUer*:!! 
aecordare. impercwTljò trovalo die qneslo fu un AntitiMln», 
rome non potrà a^|>ìndirarsené la orì|;lue e la fondazione a 
tempi poster [mi al dominio de' Romani , cos\ non potrà 
iiemmeoo a^^ituilìc arsici a tiunpì anteriori a quelli dei Ceì^ari^ 
siccome mostrano il Lìpsìo , il ^lalTei ^ il Alazzocdd parlan- 
do in i^enerale degli Antiteatri permaueoti, ossia murali, tHi 
io particolare jioi del veronese^ e del capuano. UiflìiUi il 
primo in Roma a costruire un Teatro di pietra tu l*om|HM> 
HagQff nel 699, nsaudosi in quella eitlà prima dì quel tem^ 
pQ, a (eslìmoniauza di tutti gli Storici, Teatri di lei^Jto^ 
ciie si erigevano ogni volta che ne occorreva . Il primo 
Atiiiteatro stahile , o muralo, fu poi eretto In Roma da 
Statìlìo Tauro sotto Augusto net 735, mentre prima di quel- 
h, se in Roma si davano spettacoli in Anlittvjtrì , questi 
erano di le<;no, e temporanei, cioè duraturi quanto era vo- 
ltilo dtilfo spettacolo, Yitruvìo, quel grande maestro ddP arte 
architettonica^ conttìmporaneu d'Augusto, ci lasciò precetti 
|*er roàtruire ogni sorla di edìfizj fra i quali i Teatri mu- 
rati f ma nulla disse degli AnlUeatrì « se!»benc li ricordasse 
ncitlenlemente p;i riandò dei Tempj d' Creole ( lA\u L 7. ) , 
%ùQza però rimarcare se di [Hctra fossero o di legno. Tutti 
lìì altri Antiteatri dte si conoscono sono posterìori a quel- 
rgpoca, non eccettuato il Coļeo di Roma, il quale, suc- 
ceduto air Anfiteatro di Tauro perito nelK incendio sotto 
Herone, fu cominciato da Vespasiano e dedicalo da Tito ♦ 
ITeggasi il Maflei (lef}ti Anftealri , il Mazigocdii , il Lì- 
pio , ec. Cliì vorrà dire che una mole di tanta maguilt- 
reoza, e di tanta spesa, si erigesse nelle Colonie prima che 
u Roma? Nelle Colonie specialmente, che come è noto te- 





I 



224 

ncvano dietro a preferenza di of^i altra cìtfà^ a qm 
praticava nella Capitale , cui studiavano pressodiè ìi 
scrupolosamente imitare 7 

Per le quali ragioni noi ritenemmo 9 e rìteoiaM, 
anche il nostro Antiteatro non abbia origine 
quella degli altri indicati qui sopra. 

Destituto poi d*ogni fondamento è T asserto del Cki 
tini , secondo il quale questo nostro sarebbe stata 
daj^li Ariiiiinesi V anno In cui venne la Colonia dei ìm 
cioè nel i8U, per corrispondere in amorevolezza alte 
Sempronio. Che noi vedemmo che che era aTTonlii 
città nel discacciamento de^ Senoni , stata già 
distrutta da Dolabella : né se I RIminesi fossero sW 
|>erstiti a quella calamità avrebbero avuto obblijio pere 
di riconoscenza verso quel Console , perchè il riorrmi 
Colonia era ben altro che un benetizio. E dove si 
intendere per Riminesi i nuovi Coloni venuti, direwf la 
essi ebbero certo a pensar ben ad altro in quegli 
una citlà come questa , frontiera immediata contro 
sempre minacciosi ed in armi. 

Finalmente fu osservato che se qualcuno volesse ii| e 
re r Auliteatro essere invenzione etnisca , siccome im 
mancato altri di opinare, la fondazione allora di questo 
nu mento dovrebbe essere molto anteriore a quella 
ta dal Clemcniini, dovendo in tal caso rimontar essa 
lo meno al 350 di Roma. D'onde fu mostrato che io f 
lunque ipotesi malumenle nel secolo passato su questi 
fu posta una pietra , che ne allribuisce la erezione ai 
sole V. Sempronio. 

Ma lincilo non torni alla luce qualche marmo 
che ne porga mi<^liori argomenti , non si potranno fare 
precise parole sulP anno , in cui questo monumeoto si 
resse : lo che forse ora non avremmo a ripetere se b 
stali proseguiti quegli scavi , che a noi , private persovi 
fon privati mezzi , non fu dato di tirare più innanzi . 

Restano alcune parole sulla durata di questo edii 
cosa pur essa allrettanlo oscura quanto V origine . E gv 



qoi 
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Co 
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rslo pare in quella stossa nostra Relazione ricordata ptti 
le fu luoslrato come sia destìtuto d' ogni antorila V as- 
rto del Clementini, il quale ^ al saJo ap[iOggio dì ima Leg- 
pdat de^lt Atti di S. Leone e di S- Marino ^ che è in un 
Nlice manoscritto del secolo XI conservato nella pubblica 
^Jioleca, scrisse die un tal Demmtene Ite <k^ Liburni ri- 
piatosi air Impero nel 2G2 deir Era volgare fu eoa annata 
rato ai danni dt questa Città, per cui oa vennero atterrate 
iiiiura , abtirucciati e distrutti molti edilizi , e fra i più 
prii in pili che parie il nobilissimo Anfiteatro con regia 
psa fiiUù . Perocché, oltre che in quella Leggenda non si 
^ìa il minimo ricordo delF AnOtcatro, è provalo altresì 
IP essa è piena di favole, e di anacronismi. Poi manca 
ilkgni prova sì la pretesa distruzione di BiniiDi operata da 
pel Demostene , come la pretesa riedificazione operata da 
lìDcJeztaiio e Massimiano; ì quali secondo la Leggenda stcs> 
I (a) avrebliero fatto Editto a tutte le Provincie d^ Europa^ 
p iuiti i Popoli dalle diverse regioni j i maestri delle di- 
fse ariiy architetti j iniagUatori^ e fis^^h convenissero in- 
fme per riedificare la Gita di Bimini in onore del nome 
^Ua memoria dei trionfanti Principi Diocleziano e Mas- 

(a) Tefnpùribus DiùcUtiani et Maximiani Imperai or um .... fune 
Hi tdicinm ..*.^ ni mocnìa Atimineti$iiini recostruerenfur ^ ti ad 
iiliRutn siaiuftt ar€C3 jam dudum diruitR rBì>ùt<Sitcniur . Qvd? mocma 
k ««fujila rtiuUt fama a Damotthcne liburnorum rege^ daxsenàc pam* 
p olifji Gjccita fuertini. Igiiur ah irtcarnaiione Dni nri ihu xpi 
wmrmt annorujn curriculÌÈ plusve CCLVIlt, *o Umpore ifelesiUti^ 
$M titfandaù r^rordaciorui biothanatnt DiocUciattus rapido fiamma^ 
Hft incendiC diìjinof Ubros camhurt praccepcrai ^ daia ^si jusito per 
fme$ Pravincias Eurapae g ut ojnnrt pnpulf ex dit^ersts regionthus 
Wi^taruìn arthim magtstri, afchitettir f^^^ltt <•/ dolandftrHm intisù- 
p untvertaHter Imperai oritut pratreptin ohtcmpcrauies canvcuirent 
^ unum ad edificandum. Bcilicet Ariminentiutn Cibitaiem t a hùnùre 
toiiniJ $i mempriae virtutit triuttiphatcruui principum Diaclkiani 
f3fa:tim{0ni . , . , Questa Lcggcmb è piiliblieala in parte Ja» Bollan- 
In T. Il di ScUembrc pag. SI 5 col Ulolo - f'^iia fabulota S. Marini 
turorfi Conf. Vedi anche la DisserL del P* Gìamballisla Centanni - De 
t^€QpAtu FereiranQ. 

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22G 

simiano. Che di tutto questo, sebbene creduto dal Clemeo-lJ 
tini e dair Adluian ( e ripetuto poi ìd più Dtziouarj), DOi|ifl 
si trova memoria io alcuna delle Storie <intkLe ^ e trop|>» 
d^ altronde appariscono manirestì ì sego! del romaDiesce, i 
del favoloso . 

Vero è che avendosi in Gioruando^ ed in EutrofiM 
IJb. ÌXj che sotto Valeri ano e Gallieno i Germaoì giuosm 
fino a Ravenna 5 non è fatto iftì possibile che Rìmiet fin dil 
terzo secolo sia stata soggetta a qualche irruzione di stra- 
nieri: ma non ne abbiamo alcuna positiva memoria. E nota 
che Trebellio Poliiooe ci lasciò un libro particolare, in cai 
fece ricordo dei trenta tiranni, che si ribellarono nelle direm 
parti dell' Impero, regnando Valerìano e Gallieno : ma uolti 
vi trovi ne di Libnrtii, m di sì fatto Demostene, Solo Zo^ 
nara ricorda sotto Valerìano un Demostene dt Cesarea, Ca* 
pitano in essa città pel Romani: uomo fortissimo^ e di mol^ 
giudizio y che montato a cavallo con la spada nuda in iMfwr 
si gettò per mezzo i nemici e scampò fuori dalla città^ al* 
lorcbè quella fu presa dai Persi, Ma nuIP altro dice dì 1% 
né cbe si ribellasse air Impero, ne che facesse altra impre» 

Notabile è poi che la pretesa rtediflcajctone di Rfniim 
coudo quella Leggenda sarebbe operata dagli Imperatori Dh 
cleziano e Massimiano nel 257, quando invece T impero 
que^ due cominciò nel 286 . 

Ma noi parlando delle nostre mura osservammo cìt 
quel tratto di esse, che cinge la città dalla parte del mait, 
non sia anteriore al secondo secolo dell* Era Volgare ; ami 
non appartenga probabilmente che fra il terzo ed il sesto. 
E certo e che quando sorse quel tratto di muro che va 
ridosso deiredìfìzìo, questo già fosse in ruinc. Ne saria *iif^ 
ficoltà a credere che le stesse mani , le quali nclf opera 
quelle mura cacciavano marmi scritti e ben lavorali, comi 
capitelli, colonne, ed altro ^ che sicuramente fu parte 
Templi e di fabbriche sontuose^ distruggessero ancora TAi 
fìteatro per valersi del materiali; di cui rìconosci molta jurte 
appunto in quelle mura vicine: forse la vera cagione che dì 
tanta mole ci sia rimasto poco più che le fondamenta^ E dn 




i sua distruzione sia fin da que' secoJj per uùì è anche iudi- 
ìo ne ir osservare die di questo luogo ood ci è venule ricordo 
telle auliche memorie con alcun nome che presenti V idea 
Il un ediCzio si fatto . Perocché il titolo in Turre muro che 
^bbe una Chiesa o Monastero che si trova sorto qui sopra 
in dai secolo X {a) , indica per avventura* tutt' altro che 
ma tìiole si vasta. 

La più antica memoria positiva di questi avanzi, e del no* 
le popolare, con cut venivano allora conosciuti, non ri moni a 
per quanto è a nostra notizia) che agli anni 148t); avendosi 
alamente in un Rog. del Notajo Giovanni Dolznni (i) dei 
2 Settembre, in cui fra ì Iati di una tornatura e mezzo di 
arreno posto in Kimini nel tuogo appellafo LA PATARtJ 
he i Alenaci Olivetani di Scolco davano in enOteusi a Galeot^ 
» dì Almerico Malatesta, sono indicati i fondamenti del Tea- 
ro antico y ove appariscono alcuni fornici volgarmente detti 
( ione < Dove la denominazione di Teatro anziché apparire 
radizionale, sì manifesta per una conseguenza degli studj iti 
[nel secolo già risorti; come il volgare vocabolo k tane ci 
a Intendere che lo stato di quello che si vedeva allora non 
osse gran fatto migliore di quello che si vede oggidì; ^ co- 
ne fosse già sparita ogni memoria del vero essere antico di 
[uegli avanzi, non che delF essere qui sorta si vasta mole* 
Ma se avverrà mai che la fortuna, o non comune esempio 
li patria carità, conduca qualcuno a nuovi scavi, che tor- 
lassero alla luce qualche argomento storico per V edilìzio, 
lolrà allora questo capitolo venir intero di quel tanto gli 
fianca : lo che ben di cuore auguriamo - 



k 



(li) Battaglili: Zecca, p. 16, S-13. o Cod. Bav. n. 63. i 

(&) Neil* A reti, di Rimìai, P/otociiUo N, 212, Scaf. V,.., a p. lat, 
nm; a i^ murut nùvui Cipit, Arim. pajil. $fiper Apesami ^ ^^ ^t 
I 4. dittus murut noi? tu ; a 5. murus aniiqHMÉ d. Civtt, tim trahit 
n drcnttivi t haedìpcat^ supra fundnìnentit Theatbì ANTi^urr in 
mibtJ* ftfTUlamentts apparent nune quidam fornita, qut nune vulga- 

r dicuntur Lt TANB. 



I 




1 





VI, Dei Templi^ e conseguBniemente degìi Dei 
che ebbero culto in Rimini 



\2m\\ì Deità avessero cullo nella città nostra a tempo 
genti tesinio st può desumere dal Templi ^ che per le v 
che diremo qui appresso sembrano stati fra noi: ma il ed 
tre Arco d* Augusto pare si offra a indicarcene con ce^tc^ 
za le principali avuie per tutelari della colonia. Furono Gio- 
ve^ Nettuno, Venere, e Marie. A dire però quali Templi e 
quanti, e in quale parte della città ciascuno sorgere, pocìù 
documenti ci restano. Tuttavia farem memoria de' seguenti, 
fatta ragione della certezza, o della maggiore o minore i>rii- 
habilità di ciascuno, dalle prove, che particolarrnenle ci si 
oilriranno . 

Di Giove . Dice il Clementlni ( Lih. I. p. 114 ) che nfa^ 
cendosi la Chiem di S. Gaudenzo fra sontuosi fragmenli à J 
altro Tempio si travù il titolo di esso intaglic^o in marmo 
il quale diceva 



lOVI • OPT 



MAX 



Il luogo di questa Chiesa durata fino al principio di quesln 
secolo, ed ora ridotta a Palazzo di Villa, è segnato nella 
nostra Tavola della Diocesi di Rimini, Vedi fuori Porta Ro- 
mana poco distante dalla città quasi sulla tlauiinia dalla 
parìù del mare. 

Di Nbttdxo * A parere del nostro Silvio Grandi (Viti 
del Cristiano P, !• p* 91 ) il Tempio di Nettuno sarebbe sorto 
cola ove è il Cortile detto de' Gujani ( nella Pianta delta 
città vedi verso A. 1 ). Ma egli .Scrittore del s«m*oIo passato 
non ne addusse alcuna prova: e noi per osser%'az!oni falte io 
quel luogo non ahbram saputo riscontrarvi segno veruno- 

Di Marte . Negli Atti di S, Gaudenzo^ cbe esistono m 
un Codice antico della Vallicelljaoa di Roma pubblicali dal 
nostro Nardi nella sua Cronotassi dti Pasiori delta 5. CJiksa 
RimÌRes€y p. 12^ si legge che S. Gaudeozo quìgiuoto dtstnis- 




229 
III Tempio di Marte, che era nel Foro = Templum 3far- 
III foro desiruxit ^z Laonde doq andò forse molto hjiigi 
Yero il ricordato Grandi quando nella Parie li di dcda 
m Opera, \h 514, giudicò cIjc cjiìesto Tempio fosse ove 
poi sorse quello di S, Maria in agone ^ o m acumim, vol- 
garmente la Gomma { LeU. M ); ove allri , senza però ap» 
poggio d' alcun documento, credono essere stato ti Tem|iio 
r Iside . 

E qui si vuote far ricordo di ciò che fu opinato da qual- 
cuno de'' nostri, fra quali il Sig, Antonio Bianchi^ che quel 
marmo cioè, il quale altualniente è sopra la pubblica Fon- 
tana, e serve di base alta pina, adorno di beiti intagli, cbe 
rappresentano arme scudi trofei ed altre ^iiìiìH cose guerre- 
iche, fosse parte della lanterna o pergamena della cuf>ola di 
gaalche Tempietto appunto di Marte , Al qual Tempietto , 
secondo lo stesso Bianchi , avrebbe appartenuto anche un 
Euarmo parte di un fregio dorico che ha servito per un tem- 
m a far parte del cosi detto fontanone ora demolito , nel 
mal fregio curvitineo vi era un elmo cri&lato in una meio- 

Ied ima patera nell^ altra , 
Di Minerva- Su quella prominenza appellata Sfonte Ca- 
o^ la liscia grossa ( Lett. 0), per avvtio del nostro 
loesig. Villani ( de vetusta Arimini Urbe ) sarebbe sorto un 
*eaipio a Minerva; ed appoggio a tale sentenza fu la lapida 
be produrremo al n. 2 della prima Classe , nella quaJe si 
^ge, che un tal Q, Pupio Salvio sciohe un voto a Miner- 
m Quella pietra era infìssa, per quel che ne dice il Viltani, 
Il muro antico presso la Uorta di S, Andrea * Aggiungi 
he nella concessione fatta nel li)5& da liberto Vescovo di 
iìniini al Conte Everardo è ricordato un fondo Minervia^ 
ba pare fosse in S, Lorenzo a monte ( Baltagtini , Zeccai ^ 
i 26 e 2S). anche in quel fondo fu un qualche Sacello 
Miller va, o esso fu proprietà di qualche luogo in citta 
lera a quella Dea . 

D' Apollo • Del Tempio d'Apollo così TAdimari, Lib. L 
. 116. ISell^orlOy ovver cortile di detto Convento^ cioè delle 
lacUe degli Angeli, che fu in via Patarioa ( Lett. A. ) 




à 




i?t è un Tempio dedicalo ad Apollo non ruinatù fune 4^ 
tOf ma tutto mito ferra; dom è opinione che vi siano « 
di (jran valore^ e dicesi ancora cuervi in detio orto u% 
soro^ e non molli anni sono fu dato principio per cerctì 
ma per occasione di certe gran piaggie s' abbandona 1 
presa , Noi io prova del nuda asserto dell' Adlmari al 
qualche fatto da aggiungere: ed è che cavandosi di se 
alcuni anni fa un tratto deir antico muro urbano, efae 
appunto per queir Orto, furono trovati in pìccolo spazio 
marini lavorati^ che per essere pezzi grossi^ e molto pe 
probahii mente prima d' essere cacciati iu quel muro I 
in quelle vicinanze» Che anzi il Bianchi presente al f^ 
quello scavo notò che « fra tanti capiteti! ( essendos^^ 

• trovati di que' grandiosi nove tutti in uo luogo ) ^ 

• pezzi di fregio e di colonne^ doq §i è veduta mì^ 
« delle medesime; e da ciò si arguisce che il basaineD^<< 

* tempio dehba esistere ancora io quelle viciname cora^ 

* TAdimari »* A questo aggiunge che t furono trovate- 

• ra molte nietope con rosoni, patere, e teste di laro 

t infule. Tutti questi pezzi sono di marmo australe: di k 

■ mo greco si sono rinvenuti alcuni piccoli pezzi spetM 
t forse air ornato di qualche parziale cappella; e parinsa 

* dì marmo greco si è trovato un se mi busto non lermil 
4 ma ctie sembra di persona Consolare^ ed una tc§ta 
« lavoro non fino ma buono, che è stata battezzata per q 
« la dt L. Bruto, Fra questi marmi si rinvenne una me 

■ glia di Trajano di rame giallo di prima grandezza.*.. 
« sopra detti marnii vi era no pezzo di muro laterìzio 
« alcuni mattoni col bollo di Antonino Pio >. ( Vedi che i 
tratto di muro urbano fu operato dopo il 138 M Grill 
Alcune dì quelle colonne^ striate^ e aventi on diametro l 
giore di 60 centimetri ^ sono ora po§te ad una scala di 
orto verso la Colonnella: gli altri marmi ^ forse i più ori 
T^è chi assicura che furono venduti e portati a Pesaro i 
Orli iiiulii. 

Che poi quel Tempio fosse dedicalo ad Apollo ^ eooM 
ce&nò r Aditnari ^ può trarsi indizio dal frammento dì lap 




»l 



^ Cìtoserva uelJa casa che fu di PlaDco, alla incUì 0^ 
larga 0^ 25, ia cui è scriUu 



B^^t 



BELEN • V • S. 



(a) 



^ per testimoDÌaDza dello stesso Fianco^ fu ^Ido al 1751 
tnuro vicino air aulico Porto: che è quaulo a dire iioii 
p <la queslo Tempio. Apollo col sopranome di Bekno^ 
JteHaiùre y ebbe culto in Aquileja^ ed la molli luoghi 
Gailia. Mollo probabile è adunque die ad Apollo Be- 
acro fosse quel Tempio^ il quale, &e non entro queU 
P 9 almeno sorger dovutle non mollo lontano da esso, 
corderemo per ultimo che in un Atlo delli 1 Novem- 
il 1015 appartenenle all'Archivio Capitolare di Bimìni, 
& pubbhcalo da Monsig. Gaetano Marini nella classica 
^pera dei Papiri^ p, 294, è nominato uo fondo Seleni 
> al paduli In S, Lorenzo a monle: paduk qui vocatur 
« de Sancto Laurenlio prope fundum Belenij qui va* 
Cava . Lo che è ripetuto in altro atto del 1085 . O 
» Baleno ebbe una qualche Cappella anche colà, ovve* 
^t^ quel fondo prese un tal nome dall'essere possessione 
mwwj ossia proprietà del Dio di questo Tempio, Non è a 
' però che in S. Lorenzo a monte appariscano ancora 
li avanzi di Tempio antico^ e die in un atto del 958 pub- 
^ dal Fanluwi ( Mon, Kav, T. L CLXXXV. 14 ) è ri- 
in quel luogo un fondo col vocabolo lUa&ia Fani* 
DiXHA* Che Diana abbia avuto ahneno una qualche 
"Ila può essercene argomento il nome di uno dei noslrì 
4 Vici appellato Dianense . Ma noi non sapremo ove fos- 
'bbene il Grandi ( Vita del Crisi. P, IL p* 51 i ) assicuri, 
^ Tempio di Diana fu ove poscia sorse la Chiesa di S, 
Ifimeo, che, caute ognun sa, fu presso TArco d^Au- 
, ^ in città , dalla parte dei monti ( letL B ) * 
'i Bacco . L*" iscrizione n. 4 della Classe seconda , la 

O BeUuQ f^Qturn Soltit^ Fu |[»ubbUcato ìa due linee e con tre 
dì piò dal Donati p. 5&, cioè BELEINO V. S. L. M. 




232 

quale ricorda ud legato di TuUiù Zotico fatto a Bacco ^ ma 
una Statua di tal Nume con corooa d'oro, e eoa tirso e viso 
d'^argeuto, ha fatto argomentare clie questo Dio ancora ai 
se una qualche Cappella; perocché quegli oggetli preziosi 
si sarebbero posti ad unci Statua da collocarsi io una stri 
Ove fosse non ci è pervenuta memoria. 

D' Ercole , Sacro ad Ercole vogliono fosse un Tempio, 
ove poi sorse V antica Cattedrale ( leti. N ) , che ognuno » 
essere stala sulla piazza detta dd Corsa presso alla Roca, 
E ciò perchè « cavandosi (al dire dt^l Cleinentini P»Lp,l 

* sotto il Campanile vecchio della Cattedrale fif^ono tro^ 
1 alcuni pezzi d'Archi di smisurata grandezza di pietre clua- 

* mate di Verona, bellissime^ delle quali il vuoto era poco 
« men d'Anna canna e mezzo E molti anni prima poco 

< distante dal detto Campanile una pietra di Gnissioio in;tr- 

< mOf nella quale slava intagliato 

DEO HERCVLl INVICTO. 

Tradizione antichissima inoltre dice che dalT Imperator Co- 
stantino fosse donato il Tempio d' Ercole al nastro Vescov^j 
Stemoio^ dal quale venisse dedicato a S* Colomba. ( Nardi, 
Cronotassif p« 8 )• 

Vero è che qualcuno invece opinò quello essere stalo 
Tempio sacro a Castore e Polluce, Ma tale opinione ebbe 
origine probabilmente da un equivoco preso dai MarcheselK, 
il quale nelle sue Pitture fii Rtmini p. 59 cita per ciò il Fi- 
landro nelle Note a Yifruvio: quando il Filandro neiredizifiiie 
d'Amsterdam 1649 citando pìii .fabbriche, che offrono i-ertr* 
difetto notato da Yitrnvio^ ricorda bene un Tempio di Rimi* 
ni j ma senza nome ; appresso ti quale ricorda quello di 
Castore e Polluce che fu tn Napoli dedicato poscia a S, Pao 
lo, (a) Sicché quella nota non fu intesa bene. Che anzi il 

(tì) PhilaDder: in Vilrii%. Lìb. IV, C. 11. ( AmsL 1619.),,. rm- 
mot ilfutlilrr Iti 71iemtr»t ti dmobui vefetU siruciurnt f^mirik^t 
J rimimi in mmo Tempio. DietfQrorum Àac ni Casi or U tt PoUvtn 




233 
sdro intese di citare U nostro Arto d' Au<;usto^ nel quale 
ppunto è il dircHo notato da Vitruvìo, quello cioè dei dtii- 
ellj sotto [ modiglioni; come apparisce nell'edizione di quelJe 
iole falle a Parigi ueJ 15455 ove è detto citi vedersi in due 
chi il Veruna y ed in uno a lìimìni: senza altro rirordu 
[Tempio. Censura^ che sebl>cn mova da Vitruvio, il cJu 

Irò Prof. Uri n fieni i trovò di poter coni lettere con Inione 

jlooì in queila lodata sua Itlmtraztane delPArco suddetto 
1^ cui non senza prolltto Jo studioso deJr arte potrà 
jllare. 

^ E qui è a ricordare che nel 1815 quando avvenne la 
leniolixtone delP antica Cattedrale, die come s^h detto v'era 
■la poi sopra ^ fu conosci tUo che la tribuna di più anti- 
s# Tempio era volta a levante , della quale akun avanzo 
àrcolare puoi riconoscere ancora in un Iato della torre, 
:èe fu cam|*anile di delta chiesa, ed ora è parte della casa 
lei Sig. Avvocato Romagnoli ; avanzo dal Baltaglini ( 3Ie^ 
morie Slitta '/ecca^ p, 3 iti ) erroneamente creduto prosegui- 
mento delle antiche mura urbane. Furono trovate ancora 
grosse colonne di granito, e varj inani a diverse profonditit 
■D indtzj che alcuno di questi fosse a musaico per i vaij 
hccheUi di pietre a diversi colori che vi furono rinvenuU. 
Si vegga la Iscrizione n. 20, Classe II. .«i ) ••i:kMH 

Anche su quella prominenza detta alante Cavallo (Iettati) 
ba creduto qualcuno essere stalo un Tempietto od una Cap- 
pella ad r>cole. Tale fu Monsignor Villani, il quale ne' ci- 
tati suoi niss. dice dì aver trovato nelle carte del l^lon. di 
§• Giuliano del 1171 appellarsi quel luogo col vocabolo Mom 
UercHÌi&. Però anche una semplice statua potrebbe aver 
lato orìgine a quel vocabolo. 

Del Gepìio. a lesti monianHa del Clementini un antico 
f empio fu pure nel Borgo occidentale fronteggiante T antica 
^adu dalla parte del mare (lett. F), del quaie cosi egh ci 



wp 



fe^pafi'^ quod D, Pinolo mine dUainm,.*. Nella tnliz. di aurigi 1315 
.,* f^croHtit in y^heairo ^ et dit^bnt nctefiì $lruclurac fornkiòui. 
irtniim in finot tota dmiqu^ lUUa ^ , ^ 





234 
lasciò scriUo ( P. L p, 114 ) « NelP anno 1548 rifae^ odosi ì^ 
i Chiesa di S. Giuliano .... fu trovata uua parte di i 
M Tempio, e sopra yoa Porta io uoci larga ed oroata pi^ 
i tra questo titolo 

GENIO ARIMINENSIVM 

aggiungeDdo che quella pietra a tempo suo era in casa Mdii, 
E ben a ragione i Ronfani venuti io questa Colonia eb* 
bero a costringere il Genio custode della Città a guardarli 
specialmente da questo lato, dal quale videro veoire più i 
frequente le maggiori sciagure . 

Della Salute. Le lapidi n, 4, e 5, Classe prima , 
si conservano T una in casa degli Eredi di Planco, e ritlil 
io quella del Sìg. Paulucci , ci assicurano che uq tal QtimM 
Phuzio GimlQ Edite Rimineie a nome proprio e di Cuuia 
Trepte sua moglie e di Q, Plau^io Verecondo suo figlia i^ 
dito una Cappella^ Aedeu, a questa Dea. 

i nostri Storici dicono che un tal marmo era nella cbie* 
sa di S- Onofrio (a ponente di A. 3): e veramente di té. 
passò in casa Paulucci quello al ti. 5, Clementloì perù dke 
che quella chiesa di S, Onofrio fu fondata sopra il Tempio 
della Pace^ (p. 115): ma il nastro fiibL Bianchi fu di ^ 
rere che Clemeutini equivocasse nel tìtolo, e scrivesse Pm 
invece di Salute, 

' Il Panteo. Finalmente che in Rimìni fosse un Terapitt 
Panteon ^ o sacro a tutti gli Dei ;» ricordato dal Clcmea* 
tini P* L p. 146 , fu conrermato nello scorso secolo dalli 
lapida (Classe I. n. 3 ) trovata in due pem neir Ausa, t 
conservata ancora nella casa di Planco, per cui apparisce i 
che esso ci fu dato da un tal L. Vimo Cipero^ che fu 5^ 
tira Augustale. Outie tale opera fu posteriore ai tempi 1 
Augusto. Per si fatta lapide parve a Planco di poter sost^ 
nere che tale Tempie! lo fosse quello dedicato poi a S. Mi- 
chele^ detto S. Michele in foro e volgarmente S. Mtchetm 
( lelt. Q): sentenza che fu argomento di molte lettere e 
rì!ì{Kiste pubblicate allora da Pianto e dai suoi oppositori « 



i 



235 
quali si possono vedere aella Nuova lìuccùlla ilei P. Ca- 
^ lùgtrà^ Val, X. Tuttavìa ammt^sso che quel TenipieClo pos«»a 
f essere stato nd luogo iadicato da Fianco, queib però cbe 
oggi pur dura sarà sorto al ptii sulf atitieo ^ avendo d^ aN 
troQde tutti ì segui di Tempio Cristiauo ; tanto che il Cav. 
W Agìucourt nella sua Storia de IP arte pubblicandone il dise- 
gno alla Tav. LWUI n^ 6, lo giudicò dalla figura detta 
Mania fabbricato net quinto secolo Crisdano, 

Olire agli tddii indicati qui sopra altri ancora sicuraDien- 
dovettero trovar culto presso dì noi j siccome i taatl Ge^ 
niy qualcuno de^ quali ci vìen ricordato dalle lapidi 8, e 9 
^Ua prima Classe, e 5 della seconda; e come ci è^ attesta- 
dal due marmi n. 6 e 7 della Classe prima sacri a 
pf/i*af4o. Ma dir sapremmo quali e quanti essi fossero? Fe- 
sa questo argomento tornerà qualcun' altra parola al Ca* 
pò JX, ove sì farà ricordo dei Sacerdoti indicati dalle no* 
stre lapidi. Onde basti per ora (a)« 




(a) Abliiam detlo ùì non occuparci dì ciò else (Vnntico fosse per l'agro 
nostro: tutlsi?ia norreni notalo che il Cod* Bavoro ci rìeonla al q. 21 
Cagate Jopit; cd al n, 110 il fondo 3 foni e Jqvìs confi Baule coi be- 
ni 4«Ì1a Chiesa di S. Arcangelo, e con TtJso. Poi Gtovedia sì Tuote 
che vulga Jovì» at^dti , cioè Cappella di GioTC. Lo stesso Codice ei 
memora il fondo Priapo &ì nnmcri 50 e 67 ; e p^re che tal fondo 
fosse verso dove è ora U città di S. Arcangelo ( F»nliiZ£Ì i Afon. i?tìf>. 
T. 1, n. XI, anno tJtO)* tln pezzo di grosso Priapo Irofoto nellVagro 
nostro si conserva nel Musco del Sìr, Pauluccì, Altro fondo co! voca- / 
h<tì<t Mitsta SitlìitÌÉ è nello slesso Codice ut n. 52, che si vuole fosse ^ 
verso Gallco ( BasiK Amati; L'Imiti ce. p. 28), Un altro al n. 63 è 
Appellato Sqì i-i Luna. Indizi tutti di altrettante Cappelle, o per lo mo- 
no di segni, di slaluc, dicale a quegli Dei neiragro nostro* 



236 

VII. Di altre Opere pubbliche de* tempi rommi 



0, 



Mtre i monumenti più ragguardevoli , de^* qoaK si è b 
nuto discorso con separali capitoli , ci resta memoria diik 
opere pubblicbe ancora; su cai ecco quanto può dirsi. 

Di un^ opera pubblica parlano le due Iscrizioni n. 21 Ql 
e n. 12 Glas. IL dataci dai duumviri Cajo Obulcio^ e A 
nio Oliamo. Ma quale fu essa? Opinò Bianchi fosse ooa pÉh 
delle mura urbane. La lapide però dice HOC OPTS, 
non MVRVM: e noi non vorrem dire ciò, che il marmo i 
dice. Ben più preciso ricordo ci viene delle opere segnai 

Il Gbanajo Popiano. Antica tradizione dice che pa 
Granaj sorgessero in R , fuori delle mura antielie ove ■ 
tempi cristiani fu poi la chiesa di S. Maria a mare : e ft 
mentini, P« L p. 114 e 301, disse fossero Granaj pobkK 
de' Romani . A questa tradizione si unisce V autorità 
lapida n. 8 Classe L indicante la dedicazione deir e 
falla al Genio de' Lari , cioè ai Lari , dtl Magazzino H 
piano da L. Lepidio Politico e da C. Pupio Biasio^ di 
possiam credere fossero Curatori di opere pubbliche. 

Il Macello. La lapida che noi portiamo al n. 19 CLI 
ricordandoci la rinovazione di un Macello perito per ine 
ci assicura ancora della esistenza di tale pubblico edifizio k 
sicuramente dai tempi romani. Ma non sapremo già addifr 
re ove esso fu. | 

La Fontana. Air Imp. Antonino Pio attribuisce ilClem»' 
lini, P. I. p.ll7, r origine della nostra Fontana, perchè id 
rislaurarue a suo tempo V acquidotto furono trovate àkm 
medaglie di quel Principe col molto Liberalilas Augusta. M 
invece supporremmo più antica la sua origine, e quelle ]l^ 
dap:lie piuKoslo indizio di risfauro, die prova di costniaoie 
primitiva. L' Adimari poi la disse opera di Nerone: manef 
pure esso produsse prova alcuna del suo asserto. 

Yarj altri acquidolli trovali in più luoghi della città sm 
prova che anticamente più fontane ^ e più iiagni fossero fS 
)a medesima . Monsignor Villani intatti ci ricorda che fauri 



|||PÌ< 



237 

ta S. Andrea fy trovata un pe^o di lubo acqtiidol* 
ioiubo t!0[i queste fiarolc 



M * AURECENI CLEMENTIS 



e aTer relazione con quello vìsIo da noi negli scavi alla 
|ea Porta meridionale in casa Graziasi^ che per testimo^ 
Ésa di varj muratori fu visto proseguire per la strada 
Mugnmiij traversare la Piazsra^ e dirigersi olire la Ghie* 

dì S* Francesco verso Strada nuota - Andava forse al 
pia, o air AnOteatro? V Arreuno Clemeni€ poi, di cui 
kra ^ per avviso del eh. Borghesi^ fu fralello dì Arrecina 
riuUa prima moglie dell- Imp, Tito^ della malamente Ar- 
tidia nelle stampe di Svctonio { in Tito e. 4 )^ figlio del 
ìmemle Fr^feUn del Pretorio di Caligola , i7 quale fu an- 
^ egli Prefetto del Prelono di VespaMano^ Cvmole mjfeito 
t volte {MuraL p. 346^ 1 )» '« prima nel 826, V allra 

mma ineerlo , amico di Domiziano , che poi fece ucci' 
rto, I>i lui parlano Tacito^ Itisi. 4, 68, Svelonio in Do^ 
'iitmo^ e. Xi. Queste notizie valgono a flssar F epoca di 
eiracqufdotto nel primo secolo di Cristo. 

Kella stessa via de^ Magnani , da Monsignor Villani ap- 
Hata in vico fabrorutn^ fu trovato puro altro ecquidoUo« 
f%B il proseguì menlo dello slesso indicalo sopra , e presso 
lello una pietra colle parole 



SaiTra 1 



SEX • MODIYS RESTITVTVS, 



m lo lapidi Clas. IL 87. 88* 
, Altro ncquidotto di piombo ancora fu trovato nel fondar- 
il Palazzo Gambalunga ( Cleraenlini p, 116 ); ed altro col- 
vasca di un bagno nel fabbricarsi quello di casa Pavoni, 
le è neir angolo delle strade maestra e dì S, Tomaso > 

Ma clii potrà dire quante fonti fossero e quanti bagni , 
i veniva condotta V acqua dai colli vicini ? (a) 

(a) Nel costruirsi nel 1840 il nuovo praticabile i^ciroilierno acqiiì- 





238 
I] Ponte dell' Ausa, A chiunque si faccia ad osservare 
le pile del Ponle delT Ausa verrà fatto di vedere die dkm 
sono aotiche ^ a quindi dei tempi romani : e che su di esse 
( caduto il primitivo Ponte ) ne fu posto uo aitro , che e- 
gualmente caduto Te' luog(j a quello che abbiamo oggi dife 
auto gih vecchio esso pure, e per la sua deformità inerite 
voie d' essere atterrato e rifatti» . Ma queir antico fu pi 
largo ( corrispondendo in larghezza a quello sulla Marecchìa 
e pili basso del presente : lo che dovea donare ben altro il 
maguifko Arco che gli sta quasi presso, il quale oggi dil< 
V innalzu mento di questo Ponte dee aver perduto non poco 

Se potesse fare qualche autorità Benvenuto da Imola, 
mini avrebbe avuto anche un Teatro presso alla piazza mag< 
giure. Scrive egli iofatti nel Commento al Canto XIV v, l 
del Purgatorio, che Rimini nobile ed antica eùlà di HomO' 
% gna ebbe il Teatro ove oggi di cesi il Foro . Ma noi noni 
possiamo fare grao conto delT autorità di Scrittore si vidi» 
a noi. Forse egli giudico Teatro quella fabbrica antica se^ j 
polta nel luogo detto la Gomma , ove altri hanno creduto ^ 
essere stato il Tempio di JUarte, ed altri quello dMsìde; è 
che può anche essere stato un Foro, un Palazzo Pretorio, n 
o che che altro. Cerio è però che ivi sorse un edilizio gran- 
dioso , essendosene veduti magnifici avanzi nel cavarsi tioi 
cauttna in casa Garattoui nel 1788, nella quale octasiooe | 
fu dissotterrato il bellissimo capitello jonico, ed il pezzo di 
colonna a 21 strie che si conservano nella Galleria del Pa- 
lazzo Pubblico. Un pezzo di simile colonna dicono vedersi I 
in un pozzo di una casa posta sulla piazzetta detta di Saa 
Gregorio da una chiesa, che ivi fu lino al 1809; Io che è 
argomeuto della molta estensione di queir edifìzio , il quale 



dotto , ove ora sorge il huoto Teatro t furono trovali pure de* tubi 41^ 
marmo lunghi tirea un mclro, e furono creduti aalidiissimi . Ma Oìm^ 
irato poi che crnno coilocati sopra it piano dì un a strada antica ( nOtiit 
nella Pianta a Bioistra del miovo Teatro ), si convenne che fossero àé. 
tempi bussi, e circa del X secolo. Di questo ticqtiidotto dì pietra ehi 
fa ricordo anckc il Cicmentini p. 116, 



n9 

im sicuramente aiicbe soiio la thiesa detta la Gomma f oel 
Uibricarsi la quaie come il Clenìeottiìi dice (Lp«lla) fu* 
nxio trovati archi e volti graiidissinij . 

Molta torri ancora ftirono per ta città, delle quali alcune 
lODO presso che intere , altre appena sì riconoscono per 
pialche traccia. Noi ne noteremo al<|naote^ che sono a no- 
itra cognizione^ le quali possoof) bastare a far ragione dello 
epiteto di turrita dato a questa città. 

Una adunque è quella detr lihùo Sig* Conte Filippo Bat- 
taglini in via maestra « precisamente ove è ta Cappella della 
Madonna del Giglio ( lett. S ), il lato anteriore della quale 
fa demolito nel 183S per far luogo alla costruzione della 
nuova facciata di quel Palazzo^ nel quale resta compresa. 
Gli altri lati però da terra ascendono fmo al sommo della 
fabbrica « In tale occasione si conobbe cbe essa è certamente 
mtica. LV altra poco lungi, la quale pure ascende a molla 
iltezza ^ è in un angolo del Palazzo delf 111 me Sig. Conte 
Car. Giambattista Spina (lett. T), che pure si mostra dei 
lampi romani* Ln' altra è in Codalunga ( lett. V ) aneti' es- 
>4 a notabile altezza : alla quale nella tioea stessa corrispon- 
le quella (lett.X) che è nell'angolo del Palazzo Oraziani, 
Idia quale però rimangono pochi avanzi. Un'altra è in 
HmEza graode (lett. Y). Un'altra in via de' Magnani nel- 
"^ani^olo dì casa Amati (lett, Z) della quale pure apparisco- 
xq poche tracce ora coperte da un nuovo rislauro operatosi 
i quel muro. 

Merita ancora particolar ricordo un Arco , che fu ove è 
a Porta attuale detta di S. Andrea o Montanara (lett. K); 
iJ quale Arco è avvenuto ciò clie è avvenuto air altra Porta 
hìb interna ora dì casa Graziani^ che cioè tolta rantfca vol- 
^ perchè divenuta angusta per V inalzameuto del piano, 
;ll se ti è rifatta un' altra più elevata. Le imposte di quel 
prjmo Arco sono ancora visìbili poco più sopra terra; e trac- 
se oe osservi sotto la Imagìne della Madonna , e nel pun- 
to di contro, in quei marmi che sembrano sedili. Forse fra 
la Porta antica e quest'Arco passò la fossa, ed esso valse 
tome dì antiporta. 





Ì40 

to One Don è a dubitare che moltissime altre fabU 
ragguardevoli ci fossero sì pubblicbe che private, delle p 
li per non aver cognizioni saflScienti poco possiamo e p 
dobbiam dire. Tuttavia perchè possono essere guida a « 
perte migliori noteremo ancora che nel cavarsi le foodin 
ta del nuovo Teatro nei 1843 fu trovato sul Corso verni 
Rocca alla profondità di tre metri ed otto centimetri mi 
musaico de^ tempi romani , che presentava un quadrta 
alla direzione di levante e ponente. E similmente ne foli 
vato un altro anche meglio conservato 9 il quale è Hi 
visibile sotto le scale del Teatro medesimo ^ perchè perk 
dato consiglio di quella Commissione non solo fo fafd 
intatto , ma vi si è anche gettata sopra una volta e 
praticabile. Dicono ancora che altri musaici si veggano 1 
fondo delle fosse da grano, die in quantità sono saUaps 
za stessa del Corsoi d'onde è manifesto che quella! 
volta fu coperta da non volgari edifizj. 

Egualmente altri musaici si veggono nelle grotte ti 
fabbrica ddP Ospedale , che fu de^ Gesuiti ; precisamefllei 
quelle che restano nelP intemo della città rispetto alla 
del muro antico urbano 9 che passa per essa . Musaici to 
no trovati nel fondarsi la chiesa di S. Bernardino : n 
dicono essere nel fondo di alcune fosse da grano nelle tf 
della nobile Famiglia Baldini presso S. Tomaso. 

Ma sarebbe un non finirla più a voler dire di tti 
punti ove si sono trovate vestigia di antichità. 



y al éaradìio prcfro Jiimiru^ 




Jidì-C 



_L i I ' ' 



fO 



211 



VIIL Di aieuni Ipogei ^ e di alifi luoghi sepoìcrali. 



Anche i luoglii de' morti, sebbene fuori della dita, va- 
glioDO essere aggiunti alt' èlitre nostre opere de' tempi andcbi: 
che e^i pur vengono a buon testimouio della religioue della 
dvlllà e della opuleui^a così delle nazioni come de"" secoli . 
£ già è noto quanta pompa di sepoltura fosse presso gli an- 
licht e quante riccbezze vi impiegassero altoi no , Non avea 
villa I può dirsi, ove non fossero sepolcri; altri con beirarle 
cavati nelle viscere della terra ^ come sono i tanti ipogei o 
sottermnei trovati In questi anni in tanti luoghi d' Etruria; 
altri eretti allo scoperto, e per lo più lungo le vie le me- 
glio frequentate e ne^ punti di maggiore concorso . 

Si fatte costumanze non furono al certo ignoto fra noi : 
e per ciò fra noi pure se ne incontrano frequentissime pro- 
ve. Non fareni luogo qui a dire dei tanti sepolcri, ette fu- 
mno rteiragro nostro lungo le vie, dovendosene far ricordo 
nella illustrazione delle lapidi che ancora ci restano : bensì 
diremo di quella più grandiosa e signorile maniera di sepok 
cri, che fu di cavarli sotterra nelle ville delte più ricche fa- 
miglie. A che ognun vede come piò che altro si prestassi* 
bene li vicino colle tufaceo di Coviguano . Le tante grotte 
in fatti , onde e^so può dirsi bucherato per ogni dove , se 
non saranno tutte di tale origine ^ molte però è certo lo 
sono, e servirono air uso di cui favelliamo. Ne a per- 
suadercene ci prenderemo il pensiere giii di visilarte lutie 
ad una ad una , ma ci basterà P indicare come a saggio i 
due ipogei y che sono in uno de^ suoi più deliziosi poggi del- 
lo il Paradiso circa a tre miglia da Rimini, sede de' Frati 
GiroJaniini delia Congregazione del B. Pietro Gambacorta 
da Pisa Ano al Luglio dell' anno 1797^ ed ora possedimen- 
to del N< li. Sig. Conte i^JambatUsta Amati di Savignaao. 
L^uno a mezzodì dì quel poggio, scoperto nel 1834-35; 
r altro dalla parte settentrionale , conosciuto da lungo tem- 
po, ma giudicato opera di que^ Frati, ai quali appartenne; 
e per ciò detto la Grolla dei Ronfili . 

13 




I 



%V2 

Il primo non è a molla profomlita: è in luto non mollo 
forte, e non |)reseiita che semplici e strettissimi corridoi: i 
rfuali in numero di cinque, Larghi un metro, fra cui il pia 
tango si estende per metri circa 24, non hanno alcun indizio 
delle solite celle, ma invece presentano questo di parllcoJare 
che In ogni loro estremità y' ha un poi^zetto o sfìa(atojo^ it 
quale a piombo ascende fino air esterno . Tal pozzetti o fa* 
rono fatti per introdurre aria nel sotterraneo , o furono di 
\ia prima aila sua formazione t poi al suo accesso: che non 
vi sì è scoperta altra via d'ingresso; e quella^ die ogfi 
ha, fu fatta dopo il suo ritrovamento. Non ne diamo il di- 
iscgno, perchè merita dì essere visitato e cercato con più 
cura; essendo che (se non fu lavoro di qne- secoli, in cui 
gli avidi rubafori de' se|M>Icri per trovare appunto gli anlklii 
ipogei fin d' allora passati in dimenticanza , foravano ì colli 
a più direzioni ed air azzardo ) v^ ha grave sospetto possa 
avere altro piano pin basso, col quale questo snperiore co* 
municasse . Lo die fosse pure, e Dio volesse che il nobile 
Proprietario ponendo mano a meglio riconoscerlo, conseguis- 
se il piacere di trovarvi alcuna parte intatta, che arricchisse 
pur anco le nostre antiche memorie . Quasi a pegno di ciò 
potrebber venirci i varj vasi sepolcrali trovati nella riempi- 
tura d'uno degli indicati pozzetti e passati nel Museo dì An- 
tonio Bianchì, ì quali sono di terra cotta simile a quella dti 
tanti vasi sepolcrali che si rinvengono negli ipogei dì Tosca- 
na, Qualcuno di terra rossìgna fma con bella vernice piom- 
bino seuro, qualche altro di terra fina cenerognola; aJtri di 
terra anche più ordinaria con vernice nera. Con essi fu tro- 
vata pure di terra cotta una bella testina di Bacco coronala 
d^ edera, {ed oggi è noto quanta parte Bacco avesse ne' riti 
funebri ) passata pur essa presso il Bianchi , Finalmente vi 
si trovarono ancora due delle antiche nostre monete con fe- 
pìgrafe AIUMN ; lo che indicherebbe questo sepolcreto ia 
uso anche ne^ tempi romani , 

Ma più d'attenzione richiede T altro ipogeo cioè la Grotta 
de* Romiti^ ove sono più evidenti ancora i segni delf anti- 
chità e del primitivo suo uso. Vedine la Pianta qui unita 





213 



nist e misuritta ìir questi di dal Meltiai ricordalo piò 
E verameukì urnhe sema portarvi*^! dentro, rhi raf- 
(rooli c|yesla colle l^iarite dc^Iì iiUtì Ìjm>^*^ì trovali a nostri 
glorili per la Toscane, reiìterk persuaso con poca ditKcolfii ctic 
questa Grt>tta puro b dì quel numero si per antichità che per 
uso, Ifi fatti die ella non Eh opterà dei Frati (e lo dice sì la 
Sila figura^ che nulla ba €\m fare con volta da rlpor vino, 
come te lo dice, e assai piii, la sua lontanan/a dal luogo ove 
qtiBi ReÌi*|iost ebliero ti ('chiostro, ed in cui fecero che met^ 
tesse capo ia via per discendervi, Questa in fatti, signata 
nella pianta a Ifnea plii le^^era l\ G* H, lunga metri 25^ e 
IO, come apparile dalla sua eostruzione è veramente opera 
dei Frali, i quali, trovata forse casualmente quella Grotta 
antica ^ il cui ingresso dovca essere pel corridojo A prolun- 
gaotesi lino all' antica strada che fu lungo il piede del pog- 
getio, vollero potervi accedere dal foro Con venta, che vi ri* 
.malleva al dì sopra, e trarne comodità di fresctiissinia ct>n- 
Hprva, Che non è a credere, se essi avessero votuto fare Utta< 
^grotta appositamente al servizio di quella casa , si fosseru 
I allontanati tanto con si lungo e s'i inutile corridojo. Manifesto 
I è adunque che i Frati furono obbligati a fare quella lunga 
^^YJa per poter «giungere a quella grotta cerio assai più antica 
^di lorti^ la quale noi didamo essere stata un sepolcreto i^. 

r tempi remoti^ e di cui eccoti la descrizione « ' !< x^n 

Senza muramento alcuno essa è cavata nel Iiif0| che ivi 
è di buòna qualitit; e vi noti ancora i segni dello sealpelio. 
Ha corridoj larghi ove un solo metro, ove un metro e tà 
centimetri. Ha due piccole camere U, D, ciascuna con piìi 
cella. La camera B larga metri 1, 05, lunga 4, 40^ ha 
quattro celle aj b^ r, d^ ma è a credere fossero cinque, e 
che una venisse distrutta alP apertura del nuovo ingresso In 
^^B • Ciascuna di queste celle o nicchie ha un metro in iar<- 
^" ghezza, ed 1, 20 in profondità: qualcuna poi non è aperta 
lino al piano della camera, ma vi rimane come un letto, su 
cui si doveano riporre le olle cinerarie, o le urne. Vedi ti 
prospetto di quella segnata e. La camera D lunga metri 4, 
Mf larga in principio metri 2, Uì^ in Une 2^ 52, ha pur 





241 

essa daque celle, larghe egualmente tin metro e 10, lunghe 
o proCoDdc, quella segnala g metri I, 75^ le altre 1, 50. 
L'allezza delie celle è di metri 1, 70; quella delle camere 
2, 27* Vedi il prosiìello anche della cella g. Anche in li 
altra cella larga e lunga 70 centimetri . In line è a notare 
clic di fianco a più d' una di queste celle sono altri incavi 
o piccole uicchie per urnetle o y^sì ferie piti piccoH . Tedi 
il prospetta g. 

Non v'' abbiamo trovato Ragno di dipinto o d'intagli: peni 
k sua semplicità non è senza eleganza * Regolari sono le 
volte a cielo di carrozza; ri^goiarl gli angoli: e tutte le parti 
in giusti! corrispondenza. Dalla ristrettezza poi e poca profaa* 
dita delle celle, delie quali ^ se ne eccettui quella g^ ntuua 
ha dimensione c-apace per un intero cadavere, argomenterai 
facilmente che F origine di questo sepolcreto fosse po^eriore 
air introduzione dcir uso di alibrucciare i cadaveri . 

Bea vorremmo sapere il nome di coloro ^ cui appartenne 
questo sepolcro sicuraineute gentilizio: ma il tempo ce ne lia 
involata ogni memoria^ ne ce ne viene indizio pqr aknna 
parte* » '►iìUjm iV n -^hirI w 

Tanto degli Ipogei. Ma c^tre questi^ ed oltre ì molti se- 
polcri sparsi ne'' campi e lungo le vìe , certo è clie anctio 
alena altro luogo dovette essere pe' loorti, quello cioè desti- 
nato dal pubblico per la tumulazione delle ossa del povero 
volgo > E nc4 ne citeremo uno poco lungi dalla citin fra 
r Àusa e la strada, che conduce alla Repub. di S« Marino ^ 
detto rfe' Lfnardt\ o de^ Rinaldi, il quale, per esser visi Inw 
vate nel 1751^ oltre frequente quantità di ossa^ molte figu- 
line, e lucerne antiche, ed anche qualche pietra scrìtta, fu 
giudicato giustamente da Fianco essere £t:ito antico eajn|M^ 
mortuario dc^ poveri ( Nov. FIrent. T. Xll^ p*539 ), Vi si 
trovano in fatti ancora frequentemente monete ed anticaglie 
d'ogni maniera. 





Si5 



IX. ikgti OrUim citili e saefi dei ii(ia(lim\ 
ehÉ fumno mtfa nostra Colonia 



e, 



lome nella materiale figura cosi pure nella iMiIflka nm- 
niìnisirazione Je Colonie ebbero u stuiììo dMmìlar Koiiia ^ 
disila quale facevaasì taaLe pìccole imaginì. Oiiil" è diiì osaù 
fiure distìiiHero gii Ordini^ ed ebbero it loro Scoato, i kiro 
Coosnit, i loro Censori: eolla dififeretiza però ciie in queste 
ì Sedatori sì appellarono Decurioni ; e quelli che io Itonia 
eraoo delti Censori e Consoli in queste sì dissero Ihmnwi' 
fi QuÌnqHennalt$j e [htum^in Juridicimdo^ o sempiicemen- 
(e Dmtnwiri. Ebbe ptire n^lle Cdlome Edili ^ die soprasla- 
vano al toro od ai mercati, alle vie, agli edjfiej pubblici 
€C- ^ Questori^ die ave^^ura dell' erario; Pontefici e Sa- 
frrdoti^ die regc»lavano le Vose sacre . Né mancarono allrc 
Mflgistralure, iufììcio delle quali suol comprendersi dagli ag- 
giunti onde si nomitiamno > 

Anche ^a nostra Colonia ebbe si fatti Ordini e Magistrati 

sì fatti ^ dei quali forse aspettavi inea^ìone ìn principio alla 

serooda Parte. Ma poidiè a documentarli non abbiamo che 

lapidi, le quali nel maggior numero non sono che de' primi 

teèolì delf Era Volgare, per ciò fu die meglio credwinmo 

^ rimetterne a questa il discorso. Lo die valga anche pel ca* 

Hìpo die viene appresso. (1 

H-- Del Senato nostro adunque è faUo ricordo dalle lapidi ai 

B«. 30, e 75 della Classe 11, e da quella n. 9, Cap. 1, del- 

0^ Appendice: ove trovi che V Ordine Himinese { e quando la 

voce ORf>0 non tui atiro aggiunto denota sempre il Senato- 

■irto) è decoralo del titolo di spìendidtsjiimot SPLENDtIHS- 
•SIMVS ORDO ARIMINENSIVM; rome io stesso titolo dato 
M^ Città SPLENDIDISSIMAE CIVITATIS ARIMINEN- 
SIVM trovi al n. 21. CI. 11. 

»Dci Decurioni poi, o <lei Senatori, trovi menzione in mot- 
te altre lapidi ancora; precisamente ai n, ^22, ^l, 24, CL 
1; 30, ti;3, 37, CL It; e 9 Apjienit. oltre a quelle che han- 
no la solita chiusa L,D,D.D, cioè Loco Dato DetrHtf l/ùcU' 



216 

rionum. Ignoto dice 11 Sigonìo, p. 185, quale fosse, e se e- 
guale in lullc le Colonie, il numero dai Decurioni. E \era- 
jnenle ammesso per vero ciò die lasciò scritto II Giurecoosul- 
lo l'omponio ( Dig. Lib, L. L 2-19, de Verb. sitjn.) che cioè 
fossero deUÌ Df*(-urÌom dalTessere la decima parte dei deilotli 
in ori^Eoe sella Coloni a, dovremmo dire clie^ come fu vario 
ìj numera di questi, così vario fosse il mirnera dei Decuria» 
ni* Se non che contro J' autorità di Poinponio sta II fatto di 
Capua, nella quale per testi mouìàu;fa di Cicerone {Agrar, ìl^ 
p* &7. ), deduceodosi da Aulto atWO uomini si creavano IW 
Decurioni soltanto. Ed è oeìServato elio si appellarono Decu- 
rioni andie i Senatori de' Municipi i ^^e iu»n ebbe luogo de- 
du:£taoe di alcuna Colonia, In mancanza adunque di cognizio- 
nì più pofiUive non avremo ditTicoUà di tenere per ora cbc 
anche qui al modo cbe In altre tolonie il Senato fo&sibdrom- 
poato almeno di cenio uomini: come nim avremo ditikoita a 
tenere che anche qui per essere ascritto a tale Ordine fosse 
neces?ìario possedere almeno per 100 mila sesterzi: un capita- 
le ceasuato cioè poco più di quattro mila scudi. Che per te* 
stimoniansEa di Plinio (EpisL L. 1^) tanto; er.aprescr itici a Co- 
mo: e saippjam pure cbe la nostra fu una delle più raggnar- 
de voli Colonie d' Italia . ' 

Le lapidi stesse inoltre ci Itanno serbata memoria de* Ma* 
bistrati seguenti^:! pit-j m.I <«j^-tr.4> li nr^nt^ h ^NrtrriiiMm 
Duumvin quinquennali ( lì ' VIRI ' OVINO' )■» ai quali 
spettava il tener conto delle racoltà e dei costumi dei citta- 
dini, ci sonn dati nelle lapidi 24, Cl^ 1;. 14^ lo^^^i ^% 
29, i.j, iU, CL li; V i;i Ap|i. Gap. I. Questa Magi*Lratu- 
ra, che era la suprema, fu nuotata fra noi in modo partico- 
lare dairimperatore Trajano, il quale, come apparisca dal 
citalo marmo n. 40, non bdeguò di assumerla, fac«^ndone eh 
sim^m^nare rutlicio da un Prefettu^ che fu un M* \e3£j;ìa. 
Onore nun insolito a farsi d.i^li luq»eratori a quakhe bene- 
visa Colonia» ( Olivieri^ Mar m. PÌBaur. p» ^^^)* ' »'» 1 
Ihmmvin JtttìttifimHu ( tlVIKI . l . D ), od anche Jìmim- 
i^ó'i semplicemenle (lìVlHJi, ovvero DVU Villi K s'* incontra- 
no ai numeri il, 24^ ^5, CK, i:; 11^. 12, 44» lói^ 





Wi 



30, 32, Cla^. II. E 



^tt uellii Colunia leaevaBd luogo 

hptimttJiri (Ii[. YIRl) sMneoDlrano al n. 25, CI, l; 11^ H^ 
jS^ 25^ i2^ CK li; IJ. App. Questa Magìstralura uelle bpiili 
spedalmente 14 e là vieoe terza dojK> il Bnumviraia^ e s«a 
ianaii2ì BÌVEdiUtà, Mudo aggiunta palesa 1' ufiìcio di essà^ 
quando la tioo fosse una cosa stessa coW Edilità o colla Cum 
delle Optre pubbliche ^ che osserviauio succederle ai nume* 



ri 25, a. I; 11, 14, 15, CL 11. 



Edili trovi ai oumcri 4^ 5, 23, 24, 25, CI. 1; 4, 13, 14, 
13, Iti, CL 11, Due ordinar iameute erano dell' ordliie patri- 
^0, e si dicevano Ediii Candid e due altri erano plebei^ 
■'«di dicevano Editi della Plebe ^ Ud' eccezione però ci viene 
indicata dal marmo numero i:i, net quale trovi die a L, 
Bttuziù Furiano furono concesse amendue le giurisdizioni 
rurule e plebea . Oltreché vedi che si è detto di sopra, 
Qìtegtori ci vengono dai numeri 24 , 25 , 67 , Clas. 1 ; e 
30, CL II; nel primo de' quali ci è offerto anche un Que- 
store ALlMENToram : forse detr Annona^ ti d'altra pub- 
blica beneficenza. 

Ilo Curai ore designalo alle Opera ed ai Luoghi pubblici^ 
OPERVM LOeorumque publicormn è al u. 138 della sci on- 
da Classe: se pure fu carica esercitata a Biaiinl. 
k Anche coluro, che venivano eletti a Patroni (soggetti 
Vitìètt e ragguardevoli ) o dalla intera popolazione o da una 
cptrifSie parte di essa, n^eritauu speciale menzione. Ta- 
li Bono i seguenli : ^^ ^ iiv\aV. ^- , Uu 
Patroni della Colonia ai numeri 1-1, 15, 23, 25, 30, 39, 
40, 74, 75, Clas, 11: 

Patroni dei Vici ai numeri 11, 23, 40, CU M} 9. App, . ^ 
Paironi dei Colletjf ai numeri 23, 2p"), ili. 11; 9, App. 
Ila Àvmcatù pubblico ancora trovi al u, 30, Ci. LI, in quel 
C, Galerio, il quale oltre il Patronato della Colonia ebbe 
pur questo ullizio . 

Avvertiamo poi ciic qiiì non entra il parlare di altre di- 
gnità e caridic, onde furono cospicui vai'j dei nostri, sicco- 
me saria a dire dei Cavalieri , che !!>ono ai numeri 2tJ, CI. 




r 



248 
L 22, 2Ì, 25, 30, 35, GG, CI. JL e dì qoegli allri , 
ebbero ufDcj ragguardevoli fuori di patria , come ai nufiìerf 
li, 25, 41 , CI- IL de' quali si dirà qualche cosa De( Ci^ 
l>itolo delle Famiglk ^ ove st parlerà di quei Personaggi* 

Egualmeote non ha qui luogo ÌJ dire di quei Magistrati 
superiori maudati dal Principe come i Curatori della fùtà^ 
di cui trovi esempio al u. 17 App.j od a tutta la Provin- 
cia , come i Giurìdici della Flaminia e deir Umbria mm- 
zioaatl ai numeri 74, 75, CI. II; o quelli, che ebbero tm* 
pieghi che noi diremo del Governo e nou del Slunicipio. 
Se ne dirà qualche cosa in calce a quo' marmi- 

Ben farem qui osservare che anche le donne se non 
ebbero pubblico uflìcio di pfrironato, almeno ebbero ODore- 
voìe titolo di Nadri della Colonia . Tale fu Caja Àntiu^ 
Saturnina j come nel marmo n- 17, CL li, 

DI Magistrature o Dignità sacerdotali ancora e' incontra 
memoria nelle nostre lapidi . Troviamo infatti 
Pontefici dì numeri 14, 15, 35, CI. 11'^ 11, 12^ 13, App, 
Cap. L 

Auguri ai numeri 25, 26, 27, 28, 29, 32, 40, CL IL 
Seviri Augustali ai numeri 3, CL 1^ 4, 33, CL IL Que* 
stì furono Sacerdoti istituiti da Tiberio, dopo P apoteosi del 
Divo Augusto , ed attendevano al culto de' nuovi Dei della 
gente Giulia: TacìL Hist. Lib« II L 

Flamini ai numeri 25, 40, CL II: due del Divo Clau* 
dio ai numeri Jl della slessa Classe e 13 deir Appendice: 
ed un altro del Divo Nerm ai numeri 14, 15 della mede^ 
Binia seconda Classe . 

Una flaminica li dà ti n. 3, App. Cap, L Flaminiché 
e Sacrrdotesse della Di^a Ploiina lì n. 17; e delle Ihm 
Faiuiina e Matidia il n. 18, CL II (a). 

Comprendi già che questi sacerdozj appartengono al L 



(a) Non sarà fuor di luogo il rammentare anche un tal fondo Fta' 
minarum èive $pignti post4> in ScorticalQ ticordsito in un A«o delli 11 
Giugno 1S35 in Gaui bai unga* ( Vc^di il mìo Indice deIJe Pergamene del 
K'cob XIV}. 





249 

d al II. secolo dell'Era nostra^ quando cioè dalla adula- 
ioDe e dairorgo^Mio sì prodigavano gli onori di culto ad 
Igni Imperatore e ad ogni Imperatrice. Ma non apparisce 
[tè ne questi sacerdozj Tossero tutti istituiti nella Colonia ^ o 
e coloro che ne furono insigniti , lo fossero a quel modo 
be troTiam pure nei nostri marmi al n. 25^ CI. I, un Lu- 
ierea Laurmtium Lahinatium , cioè sacerdote di Pane del 
fuoicìpio Laurente Lavinate'^ e probabilmente un Fratello 
Irtaìe ^i n. 68, CL IL Certo è però che non avran man- 
ato altri sacerdoti nella nostra Colonia, sapendosi che ogni 
inme ed ogni altare avea i suor, si in città che in campa- 
pia*, a qualcuno de' ({uali avrà appartenuto T elegantissimo 
raso da acqua lustrale di bronzo^ trovato ne! 1836 a Ca* 
ialeccliio circa quattro miglia da Rimlui , di cui è ben do- 
luto che qui si faccia menioria. Esso alto 17 centimetri ha 
la Ogura di un semibusto simile, sebben migliore, a quello 
ittbbliciitodal Grevio nel T. V, p. 313, delle Antichità Ro* 
mme ; e si conserva nel Museo del fu Antonio Bianchi , ti 
[uale notò che * la pupilla degli occhi vi dovea essere ri- 
I portala o d'argento o di qualche pietra, essendovi le re- 
I lative incavature. Benché cosi ben conservato, sì vede che 
• è stato molto usato, avendo gli anelli solcati dal frequente 
! dondolare pel molto andare in giro , forse a lustrare la 
I campagna^ onde ottenere buoni raccolti; funzione^ clie 
anche gli antichi facevano nel mese di Maggio ■. ^^ ^ 

Per ultimo la Plebe anciressa apparisce nei nostri mar- 
ai^ precisamente in quello n. 1^1, CL H, ii quale ricordau' 
\od particolarmente la Plebe urbana ci dà argomento a ri* 
Dooscere per relazione anche la rustica* 




X, Ihlle tar$M Àftij § (ki ioro iQUegf 



D 



alle slesse noslre Lapidi ci sono aiieiie oDerie molta] 
delle Arll prorei^sate dagli antietii nostri iitladioì^ ed msienie| 
i Collegi, che furono io questa CoIoiìju. Uirem brevemente j 
d^ ognuna, eomiaciaodo dalla Milìzia. 

MiliCi riniincsi adunque troviamo ai numeri Mj 39^12^ 
90, CLM 11, 15, 38, 39, 41, ii, 45, OG, G8, 82, 83, 
CI. 11 s l,4i 5, 6, 7, 13^ App. Cap. I. Fra questi vedi 
tfn Legato della legimie XV Apollinare al n. 41, CK l{. 
Un Prefetto di Cavalleria al n, 2(ì, CL Ij e 13, App. Ln Pra 
Prefitto al lu 68 , Classe li. 

Selle nibuni ai n. 2tì, CL Jj 35, 39, 66, 75, 82, CI. 11? , 
e 13, App. 
Due Primipili ai n, 14,^ 15» 44, 45* CI* IK 
Quattro Centurioni m n. 90, CL I } 39, 44,45, 66, CI, li. 
Un Ordinario^ o Conduttore delF Avanguardia al n, 72, CU* 
Un Curnicidario ^ o Sergente maggiore al n, 38, CL L 
Un E^ Tr^cenario al n, 39, CL IL Vedi Monsignor Marini ^ 
Ar*>aliy p. 268- 
Un decurione al n» 26, CL L 
Un Mampotario al ii. 83, CL IK 

Un iièrajo o Scrivano d^l Tnfmno al OtiC, App. Cap, !. 
Un Tubaiore al n. 7, App> cap. U 

Fra le Arti civili abbiamo : 
Un Menico al n* 2, App< cap. K 
Od Negùziasite da legname {materìmius) al n. 6* Classi . 
Un Imbiancaiore^ o Ineroslatar di niuri al nunu 85, ClasJ: 
lo elio però non è certo. 

Un Comico al ii. 48, Clas. II, che però non oseremo dir 
riminese, avendo appartenuto ad una Compagfiia df Roni£i< 

Ben ci <i^!^[curanu le nostre lapidi che aui-he fra noi fu- 
rono i Collegi dei Fabbri ^ dei Cenionarjj e dei Dendrofori, 
Qaello de' Fabbri è ricordato ai numeri 25, Clas- 1 ; 15, 
21, 23, 32, 74, Clas. 11; 9, App. Cap. U 
Quello de' (entvnarj ^ o di coloro, che fabbricavano le 




_ 251 

ide e suppelletUlt da guerra, appartaceli numeri 25^ 
las. 1 ; 14, 2:j, 2ó, 32, 14, Clas. 11 ; 9, App, a 1. 
iueUa dei Dendroforij i quali si occopavauo de! £ortm 
^gDame alle fabbriche , alle uiacclitJie da guerra , ed alle 
'*iavi , ci è dato dai ntimerl 7i, Clas. Il, e 9, App. 
Ji Non sapremo imi di qual CoUegta parli il marmo n. 9, 
Hpas. I, se di ulciioo dì questi ^o le piuKoslo di lutti inste- 
Be incorporati iu uno forse in tempi più bassi, o se di al- 
W^^ tolalmeute diverso. 

^ Più fabbriche poi di FigHiine^ so non entro la Citta aluie- 
no nelle vicinaiize , e sicuramente entro TAgro della nostra 
t Colonia , ci vengono attestate dalla Unta dinizìa di esse che 
«3p(mut(» nella Citlb e neir A^ro aoslro làVincontra, la quale 
tlia fornito a questo Pro-Segretario del Comuoe Sig, Dome- 
nico Paulucci la sua bella ^accolla, che presenta circa 200 
sbolli diversi, dei quali sta a luì la pubblicazioue e rillu- 
f frazione. A noi basterìi dire che per esse si prova la e§i- 
2»l^ntia di quelle prinnipali ollìcioe, die sono la Cùmiana^ la 
Faeiionia ^ la Pim^iuna <^ e la Svlonale'^ e che è noto U 
commercio die sì faceva grande dd nostri mattoni , dei 
quali ( riconofìcibili jier gli ideDlki bolli delle nostre oHicine ) 
se ne sono trovati a Ravenna a Ferrara ad Aquileja ed a 
Fermo non solo, ma come il clu Borghesi scrìveva a! Sig. 
Avv. De Minicis rton t' è piiese delk coUe della IMlinasia 
deiP Istria e delta Venezia » che non sui pieno di lavori 
delle nostre figtdine patìsiane , c/te durarono per lo nmìo 
dai tempi d* Àtujttsio fna a quvUi di Vespaùano^ (V. De 
Minicis; Piscina Epurojforia in Ftrmu p. 19. ) Commercio, 
che facciamo pur oggi. E pare che anche lucerne ed altri 
utensili diversi in esse si fabbricassero, dei quali pure par- 
lerà il detto Sig. Paulucci {a). 



(a) Fu opinione d ì Planco clic la fabbrica f^icsouia fosse circa 
300 p^mì ti sili* Porta di 8. Andrei in oti fondo dtlla Nobile Famigli» 
Ferrari ; net qnn\ luof»o il Fiorì in^v^e opinb esseri; st»itn 1» Pmninna, 

Kci Codice Biivliro è nomiiinto un fondo fiifUnus nel torritorit.» ri* 
luìuc&c vicino al toudo tUTiano u\ n^ 47; e vicino ùI lida dui oius-c, ed 



252 

Anche d' un" offìeina porpor aria fra noi ebbe sospelfo il ' 
'doUìsiiimo i'aiiquale AiiiaU neJ suo IJbro De resfifìilione pur- 
purarumj pag* XXV , argonientaodola dui trovarsi nel m^\ 
stro mare^ e nel nostro Jido^ gran quaiiEìla dì quelle eoih 
cliiglic^ col succo delle quali sì formava quella tinta mera» 
vigliosa della porpora , e reeaDdone a prova quel passo di 
Festa, da cui è detto che i Rimùusi maHuimi uomim /«• 
ratio nppeìfaii TRACCÀLl , perchè (raecalt si appellano k ' 
jtarti superiori th^ murici e delle porpore. Certo che egli è 
molto probabile che anche in Rinitni fosse una tate offici* 
na ; ma per le sole prove addotte dalP Amati non oseremo 
noi d' asserirlo . E quanto al passo soprarreealo noteremo che 
è dubbio se esso sta di Festo; perocché ÌI Macri nel sua 
Hierùlexicon alla voce Tracaln dice che nel Codice di Fe- 
sto impresso dall' Agostini nel 1535 colle note di Dionisio 
Gotofredo non vi è : ma è posto invece nelle note di Paolo 
Diacono aggiunte a quelle del Gotofrede, Nel qual caso sa- 
rebbe Faoio Diacono, e non Festo, che ci avrebbe Iraman* 
ilalo memoria di quel sopranome. 

Ben con certezza la lapide n. 10, Gap. I Appenda riCKst- 
dandoci i Negozianti de" vini riminm ai tempi deir Imp. 
Decio, cioè nella metà del secolo IH, ci attesta ti traftjca 
de** nostri vini : lo che ci fa rammentare la prodigiosa fera- 
cità delle viti nelPAgro gallico Cisalpino attestata da Sira" 
bone in modo maraviglioso ; perocbè dice che vi si facevano 
perciò vasi di legno più grandi delle case , qI irt^oi 
^liXivoi ydp fJ^étì^H^ óixwF fi^i ( Lib> V, p. 151 ); di Hw 
abbiamo visto a** nostri dì rìnovarsi T esempio « 



fi, 1 



lUi po&5(^(li menti di S, Miiriu in tur re muro al n. 64. Ai numeri 

e 51 , il feudo lurmno e ilctto m plebe S. Stefanie « ctic tìal n, 70 «p 

fiAri^cG nsserc S. PhoIìi di fìoucofrfiddt) . Cotut foticlo itpparierrebbc egtì 



XI. lìdie mitichi^umighfs di questa Colmta. .\* 

r 

J^e Famiglie, che, per ricordo delle nostre^ kipfdi ^ & 
per testjfuontaKza d'antichi Scriltori, o (>er aulorìlii di aUm 
memorie, oflrono maggiore {ìrobabilllà^ se noo cerlezza, 
d* avere apparteuula a quasU Colonia nei Unipt roniaai ^ 
sono le scgiieoti^ 

1. ANMA. Jii un Latercolo militare deU^aono 114 dei- 
TEra Crtsttaoa csistenCe a Roma, il qual«r fu pubblicai» 
dal dotlissÌRio Monsjg. Gaetano Marini a pag, 32t* degli JUfi 

li Anali j è annoverato uq 

P • ANNILS * SEVERVS ' ARISIIN .k 



^ 



ascritto alta Coorte IlIJ , e nella Centuria di Prìsct» : come 
in un frammento di altro Latercolo esistente a Fir^tize, 
pubblicato dal medesimo a pag. 334, è uotato ,, 



SEVERVS ^ ARIMIN 



(he potrebbe essere il soggetto medesimo. Fu duoque in 
Bimitii , almeno uet seeondu secolo di Cristo , una Fani i^ ha 
di tal Gente, alla quale potretjbe appartener pure il milite 
dei frammenlo fra le nostre lapidi n, 82, Clas. Il, (lo che 
perii non diciamo sicuro ) j come potrt^bbevi appartenere 
queir Annea del n. 33, Cla$. L Kè ci parrebbe da contrad- 
dire se a qualcuno piacesse di trarre da questa Famiglia il 
nome del fondo Monlanìano che s^ incontra al u* C4 del 
Codice Bavaro, e che per essere non lontano dalla ierra 
bulgarorum si riconosce per V odierno Mondano . Da Monte 
Anniano a Montaniano non è gran passo. 

2< ArONU. Plinio nel Lib,Vll, 50, deUa sua Storia Na- 
turale annoverando i più longevi trovati nella Censura di Vo* 
spasiano, la quale fu circa Fanno 74 dell'Era Cristiana, 
ricorda in ilimiui un Marco Aponio d' anni 137. E diciamo 
d* aun^ 1^7 secondo T interpretazione di quel passo addottala 




254 

oggi dai più, che sembraci la migliore. Ma poiché fu un 
tempo, in cui vi sì lesse invece 150, non possiamo dispen- 
sarti dallo acceonare i motivi della preferenza aeconkii 
air altra lezione. Ecco il passo di Plinio ; Acieduni fjipni- 
menta et eirrmpta recmlimmi cemm^ qmm intra gutidrien^ 
nium Imperalores Caemres Vespasiani pater filimqm frt» 

sores egrrunt CenUim vigind annos Parmae tm 

edidere ^ Bri. velli unus CXXV ^ Parmae duo €XXX ^ Pk- 
cmlim unm CXXXiy Famntiue una mulfer CXXXV f B^ 
noniae L. Térentim Marci fdim^ Àrimini vero M, Aptmim 
C et l Tertuìla^ CXXAI7/. firca Piacendam in colHbm 
oppidtiìn est Vehjalium , in quo CX annos stx detuleft^ 
quatuor emtenos vicenos: unus CL (in alcune edizioni CXL) 
M* Minucius ML fh'm^ Galena^ Felijr, Ac ne plìirìfms 
moremur in re confesm^ in regione Haliae octava (ossia 
da Rimino a Piacenza) eenfenum mmorum ce^n suni fio- 
mine$ LIV ^ ctnlenmn denum hùVìines A/F, tentenum vi- 
cenum quinum ìwmine^ dito , ctnlenum iricenum htìmìne$ 
quatuor j centenum iricenum quinum aut septenum iotidem, 
centenum quadragenum hominem ires . Ognun vede clie oel 
riassunto fatto da Plinto qui in (ine egli non procede pia 
oltre degli anni 140; onde è a tenere che fra tulle le eia 
notate sopra non v'abbia ad esserne alcuna maggiore. È 
osservato InoUre che nel primo periodo le etii son notale 
eon ordine progressivo V e percfò avendo cominciato col 120 
ed essendo venulo al 136^ è da credere ctie it numero ap- 
presso sia il VM^ e non il 150, od il 110, per rÌ(ornare 
al l-H. In hne quando i I.atfui ponevano un et fra due nu* 
mert solevano premettere il minore al ma^^{;iore, e dire net 
caso nostro L'ite ETidente e adunque che il liO non vi 
ha hiogfr, e che le lettere C ed L non sono numeriche 
Che saranno esse adunque se non prenomi? E noi le cre- 
diamo '^talì; sebbene in altra incertezza poi et conducano 
Perocché se vorrai leggere faju& et Lnnus Tertulh\ allora 
té due eia di l'iS e di 137 ti daranno cinque soggetti ; 
mentre Plinio pih a basso dice clje quelle due età ne diede- 
ro quattro. E se ti piacesse dì levare la et , e di Ic^erc^ 



Apmitiìi fftf'j lih^rtu» (o fmj Filius ) TerhiUn {n 
Tefiullt4s)^ allora reslanr» soli tre, Torse a couciliarc que- 
ste (tiRicultà parve al MarerJ la più spedila di levare una df 
«foelle lettere, Scriiìse rti fatti nel suo Dizionarfa Francese 
alta voce Marroim = Lu€. TertnUm , et Marc Aponiux 
ttArimuiì .^om le rvgni de l^Emperenr Ve^^pusim (ans) 
Vii ^. E cfui cade in acconcio ricordiire la nostra lapide 
0. 28^ CK 1, nella quale abhìamo «na Yegia T^rtutla ftjlia 
di Caja: come il framitiento di lapida ptibblicato dal Mu- 
ratori ^ che dice fosse a Cercfua nelTAgro Fiorenlioo» e 
cbe Dol riportiamo al n. S ^ App. Cap. 1, ne! qoale, ottre 
a ciò che può spettare a Rìmìni per )a lìnea 7 , incontri 
ancora uniti i nomi gentìlizj di TtriuUo^ e di yl/)om"rj; rite- 
oeiido cbe nella 5 st abbia a leggere C • AP0N1V9.' ' 

Di un M. Apomo Saturnino Gopa^natore (Mia MFestrt; 
il quale ottenne slahm irionfuk Fanno 69 di G. C. è fatta 
memoria da Tacilo^ y|>.!,Sl19 delle Storie-, t^he perii 
non saprem dire se fosse un congiunto di questo longevo, 
se v*" abbia ancbe a fare per nulla. Ma a noi baslerii il 
poter asserire che in Bìoìiaì fu una Famiglia di questa Genie. 
3* A TINI A. La lapide n. 4!2, CI. II, ci offre un Cmo 
AHnio Rufo; e un fondo col vocalmlo di Aitnianù posto tn 
pteh S, Satuni ^ territorio rimme^ie, fu visto djl Card. Ga- 
rampi In un alto del 908 appartent^^ite alla Metropolitana di 
Ravenna , Questi due documenti fKis^no bastare ad hf^sìcu^ 
rard che fu lale Genie fra noi, dti IP appartenere alla quale 
trasse il nome quel fondo. Vedi anche n. 52, Clas. Il, ove 
pure può essere un Alimo. ' 

4, DE DI A, Uii L* BaMo Tmco traviamo nel frammen- 
to n, 74) , CI. Il : e forse un L. Saebiù è pure nel fram- 
mento D. 2^, CI, L Un fondo Bibiant^ poi nel rimtnese d 
è dato dal Codice Bavaro^ n. 35. 

5. BETVZIA, Questa Famiglia, sebbene ascritta* alla tri- 
bii Paiaiìna^ apparisce rìmioese per le tre lapidi nostre 13 i, 

MÌ4, 15, CL II, non saprem dire se poste ad un medesimo 

^joggelto , se a due di epoche diverse, ma porlant! gli 

stessi nomi di L, Betuzio Furiano, Vaa fu posta dalla Ple<^ 



256 
be urbana graia a ]ui Edile Curule insieme ed Edik éi 
Plebe > Non vi sì dice di altra carica. Le altre due fu] 
posle r una dal ColJegio de' Gentonarj , V aftra da quello 
Fabbri, nelle quali apparisce che Lucio Beiuzio Furiano 
glia di Lucio y della (rilui Palali na^ fu Pnmipih della k 
gione prima Italica ^ Duutiniro Quinquennale ^ Duuntm 
Juridicund^^ Triumviro j Edile Cunde^ Pontefice ^ Flamii 
del Divo Nerva ( per ciò posteriore air ann» 98 di Crrsto 
in cui avvenne la morte di queir Imperatore ); fu Po/nmt- 
della fulonia^ e fu amandisimo della Pairia* Se quest'ili- 
timo verso dell'elogro non fu bugiardo, è giusto die I) m- 
me di questo cittadino passi accora onorato nella memoria 
di quei che verranno. 

ìk CORNELIA, I Marmi 46, e 51, CI, ti, ci offrono inu 
Cornelia figlia di Publio ^ ed un Cornelio Sabino. Un Cnefi 
Cornelio Sabino è puro in una tegola presso il Sig, Fanlucd 
trovata nel 1845 verso Savignano. Anche il n, 7fì, CI* l,for- 
se accenna un P, Cornelio. In line ìln. 74, CI. Il, ci ricorda 
un C, Cornelio Felice Thralh Giuridico nella ftaminia e 
nelV Umbria^ il quale se non ci apparisce legato eoa espressi 
vincoli di cittadinanza è detto però Patrono della Colonia. 
Ma il Codice fiavaro ci somministra assai più cliìaro argo« 
mento della esistenza di tal Gente fra noi coirofTrirci al n, 
20 nel territorio riminese il fondo Cornilianum vicino al fon- 
do fabricula ; ed al n. 53 Marisa Corniliana confinante ed 
Casale turriano* Questi due ultimi luoghi unitamente ad a^ 
tro appellato fabrica in un atto del 90B appartenente al^ 
TArclì, di Kavenna visto dal Card. Garampi sono situati iii 
plebe' S< Savini : talché non v ha dubbio dn^ T odierno Ct 
riana non tragga il nome da quel fondo. Bada però di ne 
confondere questo Casale o fondo turriano eoa altro dell 
stesso nome , il quale ai numeri 42 e 52 dello stesso Co^ 



dice è posto in plebe S, Stefanie^ la qual pieve per dichi 
razione del Codice stesso al n, 70 è S, Paola di Honcofreddo^ 
7, EMONIA, Il frammento di lapida n, 21, CL II, ci di 
i nomi di due fratelli di questa Famiglia. C Emonio CIb*- 
mente , e C, Emonia Massimo figli di Tito ascritti alla tribij 




297 

ftieiw?, che fe quella^ cui più comuoemcDle troviamo avere 
pparlennla ì RìminesL II primo di questi poi fu Edile: buou 
rgomcuto per creder nostra anche tale Famiglia {uAG^ CIJI)- 
8» PANIA, Un C. Fanio Suro forse Comiculariù^ ossia 
ergenle maggiore^ s'ini^oatra al n, 38, CL ì: un C. Fa^ 
io Thalh ( ihallus vale gambo o pollone; come mrm vale 
Jù o bastone ) con lina Fama Vereconda è al n. 39, Ch I : 
T, Fanio Ohìciano è al n, 34 j CLIK 'Fu ndunque al certo 
Rimfni la Gente Pania ^ la quale dee aver posseduto 
no o fili fondi nel territorio nostro, che trovi col voca- 
tio di faniani • Uno infatti se n' incontra al numero 15 
d Codice Bavaro indicato col nome fund. faniano ; un ai- 
posto in phbe S, Erdsmi dt Misano apparisce nella con- 
fessione fatta da Uberto Vescovo di Ri mini al Conte Eve- 
rardo nel 1059 ( Battaglini , Zecca, p, 28), ed io una per- 
frameoti della Gambalunga del 1209. Ne sarebbe improbabi- 
le che il luogo detto la Gajù-Fania sulla Via di Monte- 
seudolo circa quattro miglia da Riminì traesse il nome esso 
pure da questa Famiglia. Per ultimo un Cmale Obficiano 

tal n. 53 del Cod, Bavaro j e noi abbiamo, come s'è det- 
, un T. Fanlo Obìciana. 
9. FESELLIA. Più Famiglie di questa Gente ci offrono 
nostre lapidi. Al n* 28, CI. I, troviamo un L. Fesellio 
Bufino fglio di Lucio ^ ascritto alla trìbii Aniense^ che ebbe 
hi moglie fegia Tertuila figlia di Cajo , ai quali 11 figlio 
Tifo e Lucio probabilmente nepote Fesellii posero quel- 
la memoria. Forse alla stessa Yegia o a qualche altra ono- 
rificentissima femmina moglie dt un FeselUo Rufino o Ru- 
fone «ippartiene T altro marmo, che segue, e non è intero, 
il quale pare posto da uno dei nostri Collegi y cui può cre- 
dersi donata una posseuione^ probabilmente in S. Maria in 
Cerelo, ove quel marmo tornò alla luce. 

Nella seconda Glasse poi il n. 23 ci dà un C* FeselUo 

Rufione figlio di Cajo ascritto esso pure alla tribù Aniemif 

mtamliere , Curatore della Repubblica VOROÌìRuenlinorum 

{ che il Morgcij^ni nella XIII Epist. Emiliana opinò essere 

C Patrono della Colonia ArimimBo^ e similmente 
17 



3 



dei Vicani dei selle Fici^ e dei Collegi de'^ Fabbri e de^fen^ 
tonar j^ Cittadino ottimo e rarissimo, che in liberalità Ptr* 
$0 la Patria e verso i cittadini supero i suoi maggiori f 
avendo sovvenuto più volte aW annona y ed avendo domi» 
20 mila sesterzi a ciascun Vico per la compra di ima 
pùssesMom j il frutto della quale davesse ogni anno di- 
stribuirsi nel di suo natalizio* Perciò i Ftcoiit del Vm 
Dianense gli posero queir elogio, il quale msegoa ad ogni 
dovizioso che la beneflcenza è il miglior mezzo per Iramao- 
dare alle più tarde eCà onorata memoria del nostro nome, 
Forsie la donna ìudii-ata tiel marmo aotecedentemeDle ciUlo 
fu moglie dì esso; ma non è certo. Cerio è bene cbe que- 
sto FeselUo non deve essere anteriore alfa nielli del secouAi 
secolo di Cristo, avendo comincialo sotto M. Aurelio Tulli*] 
do dei Curatori delle Città. 

Inoltre il marmo n» 24, CI* IF, ci offre un M, Fesel* 
ho Proclo ed una Fesellia Faustina : e T altro che segt» 
ci ricorda un L. Fesetlio Sabiniano figlio di Lucio f della 
tribù Aniense j Procuratore della Panonia inferiore per 
P Imp, Antonino (per ciò posteriore al 138 di Crislo) 
curatore della vigesima sulle eredità nelle regioni di d 
pagna Apulia e Calabria ^ Cavaliere^ Augure^ Triumviro 
Duutnviro Quinquennale j Flamine ^ Patrono della Colonia. 
Il Collegio dei Centonarj pose T elogio a lui Patrono ottimo 
e rarissimo . Vedi adunque cbe questa fu una delle Famiglie 
più cospicue della nostra ColoDia * 

10, FLAVIA, li n. 2^, Clas» II, ci presenta un Flavio 
Massimo fglio di Tito della tribù Aniense y Cavaliere: d 
n. 60, Clas. I , ci ricorda dei Liberti di un P* Flavio ; ed il 
frammento d. 100 della stessa Classe accenna uu altro Bi- 
getto di tale Gente, li Coiiice Eavaro poi coir aOnrd un 
fondo, o più fondi, col vocabolo faviuno ai d. 2, 17, 21, 
e 50, in territorio riminese, non lascia dubbio che qui non 
fosse ancor questa. Anclie una tegola è presso Paulued, 
trovata in S. Lorenzo a Monte nel Gennajo 1847 , che of^ 
frc M. FLATI. 

11. FOLI A, Orazio netrEpodon V ricordando una coki-, 








Convìen dire adunque che allora fosse una celebre tocaa* 
tatrice di lai nome , e fosse oriunda di questa città « E 
noi a confermar ciò con qualche documento non avremo a 
ricorrere al fiume Foglia che scorre nel pesarese ^ avendo 
un fondo foliano nella concessione d'Uberto Vescovo di Rì- 
mtnt del tO.>9 (Battaglìni, Mem, sulla Zecca,. p, 28) posto 
in Plebe S. Laurentii^ cioè S* Lorenzo in strada^ come ap* 
parisce io una pergamena delli 22 Agosto 1245 appartenen^ 
te airOspedale di S. Lazzaro del Terzo, ora presso di me: 
ed altro fondo [oliano è poco più d'uo miglio da Sogliano; 
(Garampi^ schede, anno 1632), Non avremo adunque dif- 
ficolta di annoverare fra le nostre anche tal Gente. * 
12. FUFICL\. La Classe II ai n. 26 e 27 ci ricorda 
un Q. Faccio Prisco ascritto alla tribù Palatina, ma che 
dee appartener pure alla nostra Colonia se in essa esercitò 
il l}uumviraio f una cioè delle prime Magistrature. Ivi ap< 
parisce anche il nome della moglie Fiifieia Terpna: forse 

^a Tipirvn gioconda y o venusta. 

K 13. FURIA, Il Cod. Bavaro ai n« 25 e 67 tra molti 
altri fondi del territorio rimìnese ne annovera due col vo- 
cabolo furiano , distinguendo V uno coir aggiunto di furiano 
triboniano ^ e indicando V altro col nome di Colina longa 
qui ti Furianus, Quesr ultimo s'incontra anche in un Pa- 
piro del secolo X pubblicato da Monsig, Marini a p* 193 , 
ove trovi fando Furiano qui Cullina lungo voc. Fra le no- 
stre lapidi poi avendo un €. Furio al n. 58, Clas. Il, non 
ci lascia dubitare che qui non fosse anche di questa Gente. 
Sola poi che L, Beluzio ancora si cognominu Farimio^ 





► 




260 

14, GAJA, Ninna fra le nostre lapidi ci ricorda qne^a 
Genie, se ne eccettui il d. 9, App* cap. IH: ma antico fo* 
cabolo d-un luogo della cilta detto la Gajana^ il fondo Ser- 
ra dt Gajo fra Serbldone e la Conca ( Fantuzii Mon. Bav* 
I, p, 382, ao. 1052 ); il Casirum q, toc. Gqjq verso Sa* 
vignano (ivi p. 288, an. 1057); S, Angelo in Gajnno nella 
Plebania di S. Colomba deirinferno, (Garampi, Sdì, 1592) 
ci conducono nella persuasione che anche questa fosse fra m. 

15. GALERIA, Fra le più anliche e fra le più cospi- 
cue Famiglie della Colonia è da annoverarsi la Galena, del* 
la quale fa ricordo primieramente Plinio, come di quella 
che possedeva una Villa nel nmincse fin dal 676 dt Rofui 
(vedi tale anno nella Parte II, p. 149)» 11 Coelice Bavaro pd 
ci insegna più fondi col vocabolo Galrrtano: cioè al n. 13 
Casale Gaìerimo unito al fondo Af^ciani, e Camarciano^ùBm 
Musano e Caniarano ; al n. 15 fund. gahriano majore vi- 
cino al Casale Vìciano ed al Casale Camariano ; al n. 25 
Casate Galeriano vicino AÌVAcervolano^ ossia S: Arcangelo; 
al n, 4T fumL Galerianai al o, 68 fund, Galeriano^ ter. Ari* 
minen, plebe Sci Vili* Forse è io stesso, che in una per- 

*gamena delia Gambalunga, 19 Feb. 1355, è detto con più 
precisione in S. Giustina, Monte Galero è pure versa Mi* 
sano ( Nardi , Compili , p/105 ), 

Fra 1 marmi pcu ti d. 41, Clas. I, ci offre un C. Galeri» 
Antioco X il n. 28, Classe 11, ci dà un C^. Galerio figho M 
Piéìio ascritto alla tribù Lemonia; nostro pero pereìiè stalo 
Duumviro quinquennatty Dìiumtiro Juridieundo^ Augure i i 
n. 29 fi dà pure un G. Galeriù Vitale fglio di Pt^ho màm 
«gtì [htumviro qmnqtiennalen Aupire, Finalmente il n> 30 d 
mrbii l'elogio di f. G aieri o Juliano della tribù Anienst^ €> 
vaiitT€% Questore^ Ihmmrìro^ Cun^orf de* Sarsinmti ^ Curùtorè 
de* Sùlùuati^ Flamine^ Patrona delh Cifbmim Augustn Arim^ 
mse^ Avvocata pubblie^: elogio posto datTOrdÉie splendidi^ . 
sima degli Arimin€^ m mariti deltù fede Mia bornia d 
Ì$U*immoceH2^ di lui sJà dicliiarato saperkinnme ammitim 
M0 dei Pecuriimi . ■mq^fiìiiiiio fM Citiaàimi * Apfiarlient 
Kiua dubbio ^ Il itisto di Orfrti») e verso la &Ete, ¥mm 



261 
da queslo Galerio Julìano prese il nome quel fondo ricor- 
dato nel CcmI, Bavaro n. 67 e nel Papiro CXXVll di Monsig* 
Marini fund, dìsterna qui et JuUanus mcalur. E fu anche 
un Vico rustico di tal aonie ricordalo io uo aito del 994 
della Cattedrale: vedi a p. 213. la fioc il n. 81, Clas. 1^ ac- 
cenna esso pure utia Gakria, Dalla diversità adunque dei so- 
pranoroi che costoro portarono^ dalle varie triby cui furono 
ascrìtti come apparisce nelle lapidi^ e dai varlt possedimenti 
che ebbero ^ ci sarà facile persuaderci che in Kimini non 
una sola ma più Famiglie furono dt questa Gente (a). 

Forse di qua derivò quel Gaierio dello Tracalo (sopra- 
Bonie, che si vuole comune ai riminesi )^ il quale fu Con- 
gole rnllitno anno di Nerone ( 68 di Cristo secondo il Mu- 
ratori ) che si vuole sia quello stesso lodalo da Quintiliano 
Insi. OraL A% 1^ da Tacilo Storie /, 90, e da Plinio //is^, 
Nat, XIX ; il quale si crede fratello di Galena Fundana 
moglie deirimp. Vitellio. E forse un ramo di questa Genie 
eoi nome di Trattola formò una Famìglia a parte, che no- 
teremo a suo luogo, 

16. GAYIÀ. Al n. 33, CI. I, è ricordo di M, Gavio 
Primitivo , ctie c(»lla moglie Anma Sonila pose quella me- 
moria a Gaviù Primo ed a Garia Sabina suoi Agli. Un 
fondo Gariano poi nel riminese sMncontra ai n. 18 e 67 
el Codice Bavaro. 

11. LEPIDI A. Più lapidi ci restano a memoria di que* 
ita Genie. Nel marmo n. 8, Qlas* 1, trovi L, Lepidio Poli* 
iico j che con C. Pupio Biasio eresse o dedicò certi Ma-^ 
gazzini detti Pupiani, Ai n. 44 e 45 della Clasì>e 11, trovi 
due elogi di L* Lepidio Proado figlio di Lucio ascritto alla 
tribii Anim$ej soggetto distinto nelle armi ^ che nella guer^ 

^r (ti) Bkorda Bianchi cbc nel demolirsi V antico fonda nacoio deUa 
^BPiLcsa di S. Gregorio fuori di Porta Roninna nel 1855 fu Irovulo ,, uu 

^L pc££0 di ivrra coLU ma k tic re di rilievo fatte a tuauo EOS * 

^^ (iiLEBI j u £Opra una testa di pesce ^ elio sciiibra di Delfino , ed nl^ 
HL cune bruncbc di polpo o caiciniuJQj essendo rotto e indicante U resto, 
^,^ come ic lettere che erano prima di WS ^, . Forse si ristaui'u eoa 
ÀmbEQS^ cioè Ambrati Gaie ri. 






262 

ra Giudaica èoUo Venpasìam oltre ad aUrt doni oiimm 
la corona vallare. Egli ebbe io moglie Setiimia Prisca figlia 
di L. SeUimio Liberale j dalla quale ebbe Lepidia Seltim* 
na^ come è dato a conoscere dalli detli dite marmi, e ààì- 
r altro D. 33 della stessa Classe II: mentre il n. 18^ CÌM^t 
medesima, ci offre la stessa Lepidi a Procula figlia di Luciù 
Bucerdotessa delle Dive Faustina e Mulidia { posteriore per- 
ciò agli anni liO di Cristo). 

18. LIBURNIA, Il marmo dato nel Cap. Bulle Mum 
urbane j p. 191, ci assicura di questa Famiglia io quel Jf, 
Libumio figlio di Lucio , che io compagnia dt M. Veizio 
curò ex Decurionum Consulto h costruzione di un muro 
pubblico. Come Vez:stio era di Famìglia riminese, così è a 
tenere di Libumio. 

19. LICINIA. Tre marmi ci attestano questa Famiglia. 
II n. 78, CI» I, ci da una Licinia Aetia moglie di M. Tre* 
bellioj ed i n. 46 e 17, CI. II, ci danno un Licinio Moni* 
tno figlio di Lucio f ed una Licinia figlia di Marca, Kon è 
a tacere però che questa Gente sNnconlfit anche nei marmi 
di Pesaro, come si può vedere in fine air Opuscolo delTOli- 
Vieri intitolato — Orazioni in morte di alcuni Signori di 
Pesaro della Casa Malatesta -n; e che un 1*. Licinio fu uno 
dei Triumviri che aveano segnato i contini tra Pesaro e Fa* 
DO. Vedi la lapide a p. 156 in nota. 

20. LOLLIA. II bel frammento n. 58, Clas.I, presen- 
tandoci un Quinto Lollio figlio di Quinto ascritto alla tribti 
Anien^e rende assai probabile cbe fosse in Rimini una Fa* 
miglia anche di questa Gente. 

21. LUCCI A. Al n, 24, Clas, I, abbiamo un C buccio 
Paulino Decurione di /iimmi , il quale avendo esercitate tutte 
le maggiori Magistrature della Colonia nostra , cioè essendo 
stato Questore , Edile , Duuntviro , Questore ALIMENTO- 
rum 5 e Duumviro Quinquennale^ e a credere fosse anche 
nostro concittadino, non ostante Taver tenute le prime ca- 
riche anche in altro Municipio. I varj fondi poi del rimincse 
elle s' incontrano coi vocaboli di luciano e ìuxiano ci assicu- 
rano che non e^^H solo , ma fosse nostra anche la sua F&* 




263 
Iglia. Tali SODO, quello dato dal Cod. Bavaro al n. 25; 
r altro posto iii Saa Lorenzo a MoQle Cappella Paderoo 
ladi fovea magna nwhndìnorum ricordato ìq una pergame- 
na dei 13 Maggio 1335 in Gambalunga, che in altra dei 
4 Novembre 1397 è deWo fundo Spadaroto sive hu^iani ; 
un terzo futuL laxiani in San Vito è nella pergamena dei 
25 Aprile 1391 della stessa Biblioteca. Per uttimo S. Mar- 
tino in Luciano è fra le Chiese dell'Agro nostra concesse 
da Lucio III al Mon, dì S. Severo di Baveoaa con Bolla 
d'Aprile 1184 (schede Garampi )- 

22, MARIA. Al n. 9^ Clas. I, de^ nostri marmi jncon- 
triamo un L. Mario Pegen (forse da iis^ò^ pedesiris)*^ ed 
al n* 48 abbiamo un C Mario iialla Liberto di Cajo . For- 
se da costui, o da altro simflmetite appellato, può aver trat- 
to origine il nome dì Gatieo non lontano dal qual luogo 
pare fosse il fondo Mariano datoci dal Cod. Bavaro at n,4tìp 
S. Giovanni iVi Mariano poi è ricordalo nella concessione di 
Uberto Vescovo al C. Everardo nel 1059 (Battaglinf, Zecca, 
p*28); ed un fondo Monlii^ Mariani nella Cura di Mondai- 
110 ci offre la pergamena delli 9 Marzo 1381 in Gambalun* 
gà. Aggiungi che C. Memmio si cognominò Mariano, Vedi 
appresso il n. 21. 

23, MARCIA, o Marzia, Un Q* Marcio Frutta leggesì 
al n, 71, CMI; una Marzia Catana al n. 49; una Marcia 
Sfrena moglie di L, tallio Ariminese al o.l4, App. capj L 
Queste lapidi ci cooducono a leggere MARTIVS piuttosto 
cbe LARTIVS in quel frammento di latercolo militare tro- 
vato io Roma nel 1588^ e pubblicato dai Grutero p. DLXX, 
ove fra altri soldati della Coorte VI appartenente air anno 
202 dell'Era Cristiana, ( Kellermann p. 52, n. 108 ) sr 
irova il nome di un nostro così 



» * f • 



AR TIVS • L ' F ■ ANI • ATROX ' ARIM 



Nota la irilm Anieme^ e la patria Arimini, Il Codice Ba- 
varo poi et assicura di questa Gente, mostrandoci al n. 51 
che ]) fondo altrove detto Mordano e Murciano appellosst 




É 



2G4 

Mnrcianum, Un fondo Marciana verso Ja Conca e nominito 
nella Goocessione altre volte ricordata di t berte Vescova al 
C. Everardo del 10al>« E la Cbiesa dì Morcìana troTasi col 
titolo Sn Angeli de Marciano anche negli atli di S- Visita à 
MoDsìg, Saliciui del 1592 ( Sch. Garampi ). 

lo fine un Marziano Prete, ed un Marciano Preside in 
Rimlni si leggono negli Atti genulnt di S. Gaudenzo eslraUa 
da un Codice della VaìIiceUìana di Roma^ che apparteogo- 
no al secolo IV. 

21, MEMMIA, Cajo Mvmmia Mariano figlio di Caja, 
della tribù Àniense^ Flamine del Divo Claudio^ Duumviro^ 
Triummro , Curaiore delle fabbriche , Questore .4 inumano 
( Quaestor ALIM.) in Àrida nel Lazio (carica secondo Fiorì 
istituita da Nerva, per dò posteriore al 96 di Cristo) ebbe uaa 
Statua dai Vicani del Vico,Velabro ^ dei quali ei fu Pairo- 
no. Forse abitava in quel Vico. Vedi il n* il, CL IL A- 
scrivìamo adunque anche la Memmia fra le Famiglia della 
nostra Colonia, non senza ricordare die tale Gente a Ronm 
dette soggetti distintissimi come si ha in VaL Mass. £. F7Ì1, 
in Smiùnio Ij 23 j ed ia Cicerone Lib, XIII Fam* 

25. MESTRIA, La lapidi^ n. 35^ Clas. II, ricordandoci 
un T. Mesirio Severo figlio di Cajo , della tribù Anieme , 
Cavaliere , Ponlefiee , Duumviro quinquennale^ ossia Censo- 
re, Tribuno di una Coorte di cìUadini liomani ^ non ibe 
un r, Mestrio Callisto ed un J, Mestrio Severo CallisUa- 
no , ci dà argomento ad aggÌEingere anche questa alle altre 
nostre Famiglie. Inoltre una Mesiria Sabina apparisce al 
n. 49, Clas. IL 

26. MUNAZIA. La tavoletta di bronzo n, 23, Clas. 1 
et offre un P* Munazio Celere^ che fu Edile con C SeiU' 
mio Candido nel secondo secolo di Cristo. Inoltre un Mu- 
nazio Criserote pose il marmo n. 59 , Clas. I , a Munazia 
Elpide^ Troviamo adunque assai probabile che questa Gente 
pure €i appartenesse. Nota un luogo In S. Lorenzo in Co- 
reggì'aao a cinque miglia da Kimiui detto le Munacce . 

27. NONI A. La base n, 2ti, Clas. 1, posta a t\ Nomo 



f epiano fylio di Cajo della tribù Amensej Cavaliere ^ ascrit- 



I 



4 




205 
Ulla quinta Decuria de" Giudici { istituita du Caligola tra 
|jl 37 ed il io di Cristo; Svelonio IV, 10), Prefetto ddla 
Coorte iena EQVITATAE di Brettoni veterani j Tnbuno 
della legione prima adiutrice pia fedele ^ Prefetto delPAla 
\ prima degli AUuri ^ Preposto delta schiera di cavalleria* 
BCelta daW Illirico j basterebbe sala a docuniCDtanu questa 
Faiiiiglia. Ma sì aggiun(ife anche T al(ra pietra n. 27, dm è 
a Verucchio , la quale ricorda due liberti di un T, Nonio 
Bufiom y altro soggetto della slessa GeDte^ sebbene di Ta- 
miglia diversa. 

28, OBULCIÀ* \ Due soggetti di queste Famiglie appa- 

29* OTTAVIA* J rìscono rimìnesì nelle due lapidi n* 21, 

Ctas, 1 , e 12 , CU II , ove trovi un C. Obulciu figlio di 

ùìjoj ed un Manio Ottavio figlio di Manio, i quali furono 

Duumtnrij e curarono un'Opera pubblica. La mancanza dei 

cognomi, e T antichità, che presenta quello di essi due mar* 

mi che esiste ancora , sono argomenti per giudicare antiche 

anche queste Famiglie, Aggiungeremo che oofi saria strano 

il sospettare che al a, 53 del Cod. Bavaro invece di Gasale 

Obhdano fosse a leggersi Obulciano. 

1 30. PAULIA. II frammento n, 71, Clas, I, ed i n. 52 

I e 53, CL II, unitamente al fondo pauliano posto in S. Gio. 

io GallUea confinante con TUso datoci da un atto delti 8 

Aprile 970 ( Fantuz, L XLV, e Battagliai, Zecca, p, y ) ci 

^hxmo persuasi che qui fosse anche di questa Gente. 

^^ 31* PETIIJA, Due marmi documentano la esistenita di 

questa Gente in Blminì. Il primo è il u. CO, Clas. I, posto 

a Petilio Sabino dai tìgli Petilio Augurino ^ Petilio Sabino ^ 

t Petilio Candido, U altro è il n. 53, Clas. II, in cui si 

ricorda un Pelilio Paìdiniano^ ed una Petilia Paulina* Uo 

FETILI PAVLINE sMncontra fra i Vigili descritti nella 

Col* 1 lato destro, v. 58, della base appartenente all'anno 

205 di Cristo pubblicata dal Kellermann. 

32. PETBOKIA, Dai marmi n. 4:i e 59, Clas. II, ab- 
Inamo due donne , Petronia Severa , e Peironia Capitolina 
fglia di Cajo, lì Cadice Bavaro poi ci dà frequentemente 
il fondo Petroniano ai u. 12^ 14, 25, 50, 63, 07 3 anzi 




266 

più (mtìì , percljè qualcuoo è in San Giovano i in Gali 
(Fantij^zì V. I, d. XLV)^ qualcun allro verso S- Are; 
lo ctmrinatido col gaviano eoo V acerholana col priapù, 
mollo probabile aduoque che \t fosse aoihe cfuesfa Famì^tt 
' :ì3. PLAUZIA. La Q. Plmzio Gimlo^ che fu Edite 
Rimini^ fece, uoitanicDle 3i Q. Plauzio Vereconda j un teiD- 
pietlo aita Salute, Vedi i marmi o, 4 e 5 ^ Clas. L Ciò 
prova die qui fu di tal Genie. 

31* FyPl\. Di questa abbiamo un Q, Pupia Sahio^ che 
sciolse un vota a Minerva j ed un C. Pupia Bluatio aolqre 
dei Magaz3!iut o Granaj Pupiani ( o. 2, H^ Clas- 1 ), Niua 
dubbio adunque che non ci appartenga* Un Co, Popio pu- , 
blicaoo è raccomandalo da Cicerone, Ep. 9, XI II. 

35. SABINI A, o Sabimana. Non sappiamo ben definire 
se la Famiglia Sabintana sia ta slessa che la Saòina^ o Sq' 
binin^ e derivi da essa; ovvero se queste fossero Genti di- 
verse. Bfatli dei nostri marmi, Classe II, ci danno lulU que- 
sti nomi. Al n- 50 abbiamo un £, Sahino ed una Vahm 
Sabina ; un Cornelio Subino ed un Castatio Sabino sì leg- 
gono a! n, 51 : una Mestria Sabina è al n, 49 , e qualcuDo 
de'Pe/i/y n, 66, CL 1^ si cognominò Sabino, Una Saitnii 
Justina poi è al n. 67^ CU li : come il n, 65, CL 1, ci & 
Sabini a Veneri a e Sabinia Aquilina, Un Tito { o Tizio) 
Sabiniano poi s' Incontra al d« 'il ^ Clas. Il ; e forse uno 
di quella Gente sMnaestò nella Fcsellia, avendo noi gili m 
L, Fesellio Sabiniano al n. 25, CL li. Ma forse il miglior 
documento , e la migliore prova dì questa Gente ci viene 
dal nolo vocabolo Sabiniano proprio del fondo, ove poi sor» 
se e da cui prese il nome it fioritissimo Paese delld uo§lri 
Diocesi Savignano . Sentenza j che fu anche del Dott, Pa* 
squate Amati (Castro Mutilo pag. 131) prendendone motivo 
da un antico Sigillo trovato a Castel Vecchio , che sì con* 
serva nel Museo Borghesi, pubblicato anche datrAmadttziJ 
( Atiecdota Ltller. T* II, An. 1773, p. 479), che dtce 



L • IVENNl 
SABINI: 



2G7 

Famit^lìa Saìt'nmna poi scrìsse a lungo il Canonico Nar- 

tpag, 1:ì9 Dei Compiti. Aggiungeremo che più tegole sMn- 

itraQO col cognome SABINI , e precisameote una travata 

1845 verso Sa vignano posseduta dal Sìg. Paulucci offre 

CN CORNEU 

SABINI. 



6. SEMPRONIA, Una Camilla Sempronia è fra i no- 
^ì marmi al n. 50^ Clas. II; ed il a. 2, App. Gap. I, ci dà 
Bn Decimo o Decio Sempronio Giocondo Medico Àriminese^ 
Il quale forse audò ad esercitare Farte sua a Concordia , 
ile paese del Veneziano, ove gli fu posta quella memoria* 
dunque Sempronio fu riminese, a Rimìni era una Fa- 
glia dì cota! Gente. li Codice Bavaro iuollrc al n. 50 ci 
un fondo (che sembra verso il (latiano^ ed il priapo) 
Mi vocabolo Sampromlatio , che ninno avrà diHicolta di 
credere storpiatura di Semproniano, 

37, SENZIA. Un Cajo Senzia Fronimo (ossia Pruden- 
ii) ed una Senzia Saturnina ci vengono offerti al n. 40^ 
Clas- I (come una Sensi « Saiurnina sarebbe a! n, 17, CI. 
IK per chi accettasse la lezione di Monsìg. Villani ). lii Cajo 
Senzio Valerio Fausdnianù figlio di Cajo , ascrìtto alla tri- 
bù Pa/a/ma, sMncontra al n, 32, Clas. II, che fu AugU' 
ff, Tnmnviro^ e Duumviro^ del quale ultimo ufficio aven- 
do benemeritato in modo che soddisfece a tutti i desidera 
della plebe y ottenne che i Yicani dei sette Fm, ed t Col- 
%i de^ Fabbri e de"* Centonarj ^ gli ponessero queir Elogio, 

Hlpltre una Senzia Giu^'^tina apparisce al n. 53, Clas. Il, 
H Un Cn, Senzio Safumino fu Console Tanno 41 ili G. C. 
(Tacilo, Annah, Lib. II, 74, e Vili, 67). 

38. SEPTICIA. Da Valerio Massimo, IJb. VII, Gap. 
VII , ci vìen ricordo di uua Septieia madre dei Traccali 
^riminesi vecchia a tempo d'Augusto. Il marmo d^ 51, 
Clas. I, ci offre un Scplicio liberto di Publio, Nel territo- 
rio rtminese poi fu un fondo col vocabolo septiciano^ che 

^' ìocoutra nel Codice Bavaro ai n. 48 n 52, il qual fondo 




268 

era iu Plebe S. Erasmi (Battagliai, Zecca, p. 27 ), die a 
Misano. Ci sembra d'avere buoni argomenti per asGrìm 
fra le nostre anche una tale Famiglia. Vedi inoltre oni 
dice delia Traccala. 

39. SETTIMI A. Questa è documentata validamente ài 
marmo n. 33 , Clas. Il , che i Yieani del Vico Gema 
posero a Lucio SeUimto Liberale^ Seviro Augusialey die 
dissimile dal suo cognome fu autore di un pingue legalo a 
Decurioni ed ai Vicani dei ielle Ftct, obbligando 21 
di, perchè ogni anno in perpetuo fossero dispensati Ira 4 
nari a ciascuno di essi. Per la qual cosa il tuo nome,! 
generoso cittadino, sebbene lunghezza di tempo o nudn^ 
tà di fortuna abbia troncato il corso alle tue beneficoa, 
sarà benedetto ancora ; peroccbò puoi anco giovar coirei 
pio. I tutori di Sellimia Prisca ^ che senza dubbio fu kfr 
gliuola maritata a h.Lepidio Proculo j detrassero dal kf* 
la sesta parte in forza della legge Falcidia: ma Li/iA 
Sellimina^ che fu la nipote, conceue al popolo anche fH^ 
la. Di questo legato si è detto nel Gap. Sui Vici. Dife 
stessa lapida poi si potrebbe dedurre che Settimio avesse il 
moglie una Prisca , d' onde sia venuto il secondo nome i 
Prisca alla figlia Sellimia ^ nel modo stesso cbe la i^ 
si chiamò Lepidia Sellimina dai nomi del padre e della mt 
dre. Altrove abbiam già notato cbe la stessa Lepidia Set 
mina ricomparisce col solo nome di Sellimina nei ami 
n. 44 , 45 , CI. II , posti a L. Lepidio suo padre. Veili 
famiglia Lepidia. 

Aggiungeremo poi che un Cajo Sellimio Candido è wt 
la tavoletta di bronzo n. 23 , il quale fu Edite con P. Jb- 
nazio Celere 'y ed un L. Sellimio è al n. 51, Clas. li. 

40. SURENA. Questa pure è documentata pienameÉk 
dalla lapide n. 1, App. posta a C. Sureno (SUR11N0;bi 
i due n anticamente tennero luogo della e ) Seneca figfio I 
Tilo^ ascritto alla tribù Aniense^ di patria ^Irt'min^se , soUM 
della Coorle sellima dei volonlarii , il quale fece un iegili 
di dUi' mila seslerzi ( circa 90 scudi ) ai sodali MorM 
uelPagro Tuderlino^ perchè lo seppellissero. 



269 
TRRTULLA. Ove si parlì^ della gente Apùnia ab- 
in osservato die a togliere le diffìeoltà^ che s' inconlra* 
id passo di Plinio ivi addotto, il miglior modo sìa le- 
I mia di quelle cifre C et L b leggere C Tertulim^ ov- 
iZ. Tertìillus o Terlidta. Comunque sì voglia pern resta 
pre che fra quei longevi, oltre M, Aponio, ne fosse 
altro in Rimini delta Gente Tertuliaj vissuto esso pure 
anni. Aggiunge peso a tal lezione il marmo n« 2H , 
I. I, ove è ricordata Vegta Tertulla figlia di Cajo^ che 
'toglie di L. Fesellio Rufino. 

42. TIZIA. Più soggetti di questa gente sMncontrano 
e nostre lapidi. Un L. Tizio Euticas { ÉWt;^>?; cioè /f- 
) negozianU di legname pose un'Ara al Dio Silvano; 
K un C. Tizio Valeniino ed un C, Tizio Desterò trovi al 
31, Clas. I; una Tizia Luperea ( Luperca qui è fogno- 
noa titolo di sacerdozio) al n. 54; una Tizia Afrodisia 
ima Ti SI a Tiche , ossia fortunata, al 55, CI. 11. S'ag- 
iga un sigillo trovato secondo il l\ Fiori verso Saiigna- 
iChe è nel Museo Borghesi , e die offre 



L 



TITIA MA 
RGELLIN 



nente ricordo poi sMncontra del fondo liìianù^ mrì dei 
ì ti ti ani e (tei ani nel territorio nostro; come nel Papiro 
. appartenente air anno 572 pubblicato da Monsig* Ma- 
[de^ Papiri p. 183); nel Cod. Bavaro, ai n. ^ e 67; in un 
del 975 pubblicato dal Fantuzzt ( M. Bav. T. I, n. Lì ) 
ò un fondo tiliano presso Scolca in S, Lorenzo a Monte ; 
due pergamene della Gambalunga delli 10 tìennajo 
$ e 17 Settembre 1385, nelle quali trovi un fondo (icia- 
ce ducei alo sotto BordouibJo, ài furia Castri Abbati s^ 
'il anche un Vico Tizitme secondo una lapide riferita 
Halstenio, che disse trovata uel Montefeltro, coir Epi- 
s BALINEVM ViCANORVM TITIENSIVM, e nella 
s qualcuno pretese d'aver trovato il nome d'uno de' no- 
ietto Vici ^ supposti rustici « 



4 





270 

43. TRACG ALA • . Uoa Famiglia riminese col parligli If 
nome di Traccala è ricordata da Valerio Massimo^ otchd'I 
couta , che una certa Sepiieia madre dei TraccaH ^} 
nesi sdegnata coi figli si marilò,j euefuìo già vecekit^^^ 
un certo Puhlicio assai ì>ecchio esso pure, e nel tesL^anPHk 
omise di nominarli. Testamento e Matrimonio com^^ 
da Augusto, il quale volle che i figli ottenessero l^^vt 
na eredità (a). Vedi che qui per Traccali non si pnò '^ 
re che soggetti di una particolare Famiglia, mentre <w 
giunto comune secondo alcuni a tutti i Riminesi i^^oq ^ 
per nulla. Per ciò da quel passo ci vien senza dub^B^j^ j. 
me d^una famiglia nostra dei tempi d^ Angusto. S^^ 
poi che nella gente Galeria vi fu chi portò il 
Tracalo: e la gente Galeria fu in Rimini ancora. 

44. VAGELLI A. In un frammento di tabella o^ki 
tercolo militare delfanno 179 di Cristo trovato a ^oma.§ii 
esistente ora nel Museo delP Università di Bologna, pMi 
cato dal Fabretti , e meglio dallo Schiassi ( Guida ai Kw 
p. 43), fra .altri soldati è notato il seguente Rimioeie 

LIB • TR • C • VACELLIVS • C • F • ANN • IVSTIAN • AIU 

ossia C. VacelUo Jusliano (non Jusiinianoy come altri NriM) 
figlio di Cajo della trihn Anniense^ Riminese ^ LibriqeùfK^ 
tore del Tribuno. Fu dunque in Rimini famiglia di cotale GA 

45. VALERIA. In altro latercolo militare esistente! 
Roma pubblicato dal Marini ( Àrvali p. 327 ) , e dal Keh^ 
mann ( Vigil. p. 47, 48 ), appartenente all'anno 143 diO(^ 
sto, abbiamo egualmente il nome di un altro Riminese i» 
cato , ossia richiamato alla milizia , nella Coorte V, Ce* 



(a) Val. Max. Lib. VII , C. 7. Stptict'a quoque mater TfocWH* 
j4riminensium f filiis irata, in contumeliam eorum , cumjamfHfS 
non possct , Publicio seni admodum nupsit, teitamento etiam fàt^ 
qne practerirt. A quibus adibii D, Augustus , et nuptias «udiif' 
et suprema juditia improbavit, Nam hacreditatcm maternam f^ 
habcrc jussit 



271 

Cmlwj il cui nome fu £. Valmo Secondo » e fu /f(- 
é Ecco ta lìaea di quel liitcrcola^ die gii apparUetiu 




TVB • L ■ VALERIVS • SECVNDVS • ARIMIN 

i marnìi ancora ci danna un Lucia Valerio Giuslo 
I, Clas. I, il quale sciolse un Voto a Silvano; un 
Valerio Saturnino Decurione delFAla I degli Asturi 
della stessa Classe, luollre ai o. 50, 51, 56 della 
seconda abbiamo una Valeria Sabina ^ un Vakno 
01 uu M, Valerio litrma figlio di Marco con Valeria 
ina sua fglia, E Cajo Senzio si cognominò Valerio: 

Clas. IL 

Ip VETTIA , Vezia . Anche di questa Gente fu in 
famiglia antica e cospicua . Clie un Marco Vezio 
I Tito ^ il quale con M. Liburnìo curò la fabbrica- 
un mura pubblico^ ci è dato in quel marmo prò* 
p. 191; e si notò quello essere de' più anticlii. lool- 
n. 39, CI- II, ci offre un M. Vezio Valente figlio di 

t della tribù Aniense: soggetto, die molto si distinse 
mlf specialmente nella guerra Britannica, e conica 
tri; per cui molti onori ebbe e molti doni; fu Cenlu- 
k Tribuno^ fu Procuraiore deirimp. Ce mre Augusto nel* 
hmneia Lusitani a ^ e f u Patrono deila Colonia * Per 
Ly|| posto queir elogio V anno di Cristo 06. 
^rilro 3L Vezio Valente figlio esso pure di Marco f 
lell^ antecedente , ascritto alla stessa tribù ^ sMncoutra 
0^ CL 11, die Hori sotto Trajano^ pel quale esercitò 
tini 1' ufficio di Duumviro Quinquennale : fu Flami- 
igure , e fu Patrono della Colonia . / l'i cani del 
Aventino ^ che gli posero quelt' elogio verso il princi- 
ri secondo secolo di Cripto ^ io dissero ottimo citta- 
i Patrono suo. Forse egli abitava In tal Vico- 
ina Im ente nel marmo, che segue a quello, appfirisce 
pò M* Vezio Valente tiglio anch'esso di Marco^ e dd- 
pa tribù , il quale è a credere con assui probabilità 
'^ Ilo «lei precedente, e nipote delK altro più sopra. Co- 




272 

8tui fu Questore della Macedonia^ fa Edile della Pfalr, 
Setnro de^ Cavalieri Romani , Pretore , Legalo della hh 
tincia Narbonesej Giuridico nella Provincia Britamm^ 
Legato della Legione XV Apollinare. La Provincia Brilm' 
nica a lui suo Patrono pose V elogio ^ che ora per npn 
del eh. Borghesi leggiam senza menda; pel quale inollre(» 
sendo avviso dello stesso dottissimo Archeologo che i Gi> 
ridici della Britannia fossero istituiti da Adriano ) via 
stabilirsi che costui fiorisse nella prima meta del secolo» 
condo di Cristo . 

Inoltre il n. 49^ CI. I9 ci dà un C. Vezio ViitunmU' 
herto di Cajo] ed il n. 31 , CI. II, ci dà una Vezia Afretk. 

Da questa Gente adunque deono aver tratto il nome |i 
fondi nel riminese, che si incontrano nel Cod. Bavarai 
numeri 5, 9, 12, 15, 32, 67, col nome di Vietano j de^ qnl 
uno pare fosse verso Camarano, ed un altro deve e 
quello che conserva ancora T antico nome di FexsaM,f 
Veceiano • E si vuole che dalla veccia , in latino vtfta, h 
gente de' Vezj abbia preso il nome, a quel modo che \ 
antiche dalla coltivazione di varj legumi si appelbroM M 
Lentulij de' Fabj^ de' Pisani^ de' Ciceroni . 

Di un Vezio Valente fa memoria Tacito ( Annali L II 
di cui racconta che trovandosi ad una festa della libidi 
Messalina , inerpicatosi per trastullo ad un albero lamf 
giante^ interrogalo cosa mirasse? rispose: atroce Aemboà 
Ostia. Alludendo che tornava da Ostia T Imp. Claudio fff 
punire le ribalderie di Messalina e de' suoi adulteri , fn 
quali è annoverato esso Vezio Valente ancora ; che per é 
fu morto Tanno 48 dell'Era Volp^are. Di costui parla a 
Plinio L. XXIX, S- V5 e Svelonio ricorda un L. Vesio m 
cusatore di Cesare. L. I, 16. 

47. VIBENNIA. Un Cajo Vibennio Prisco Oglio di ùjh 
veterano^ trovi al n. 38, CI. I, il quale per essere ascrii 
alla tribù Aniense ofTre buon argomento ad aversi per rii^ 
ncsc, ed ha diritto pur esso a questa Classe. 

A queste Famiglie, delle quali restano più memorie e 
prove o indizj più certi dell' avere appartenuto alla no*a 




SI vogl 
lì altra luogo furono però Ungale a noi con sicuri titoli 
Itadìnanza , 

M. ASTRICI A, o pili verameiiie fmtficia, Veili il u, 
App. cap- I- Caj(ì Astri ew^ o Casi rido Vituh figlio di 
'^ (avaliere , e tieUa ttiitizia Tribuno e Prefetto d' una 
le 9 dalla tribù cui fu ascrìtto e dal luogo ove fu il 
slogio apparisce Sestinate; ma fu Pontefice^ fu Duumti* 
fiiinquennale , fu Triumviri , e fu ìnstcme Flamim 
Uivo Claudio in Rimini . Aggi un m ì[ fondo Cusirucia' 
terso rtfso offertoci dal Cod. Bavarò, n. 37, il quale 
ì può far qualche prova del vero nome di costui, cosi 

venire a buon argomento per tenere fosse pure fra 
dì tal Geute. 

19, VA LIA. Cajo Valio Policarpo fu decorato delle in- 
h decurlonalì tanto dalla Colonia nostra, ove fu Patrono 
sette Vici e dei tre nostri Collegi, quanto dalla vicina 
mìa di Pesaro: App, c^p. 1, o» 9. Però un fondo Valiano 
k Innocenza del Territorio nostro si riscontra nel Fan- 
i'(T.Ln,VHK anno 903); ed altro fondo Fa/iauo pres- 
lontescudolo è in un allo delf ultimo di Feb, ìSTi nel 
icePandolfesco della Gambalunga . Ci appartenne adunque 
altro titolo ancora oltre quello semplicemente onorario. 
60, VOLUSENA . Cajo Voluseno Giusto figlio di Lucio 
loci dal D. 37, CI* 11, fu del prossimo Satino ^^ nel 

Uunicipio esercitò le cariche di Edile e di Questore ^ e 
|iiale sono altre memorie di questa Gente non solo ma 
ii«$to stessissimo Cajo* Come SestÌ7iate lo dimostra pure 
ribù CLYisiamina o CLVtia, a cui fu ascritto, la quale 
Kra è comune alle famiglie di quei Municipio . Ma egli 
Menne con stretti vincoli di cittadiuaDza anche a Eimì-* 
ove fu Decurione j e conseguentemente ebbe possedimen*' 
I dove per ultimo fmi la vita* Ciò apparisce dalla lapide 
^, la quale h sepolcrale, postagli dalla madre Tilinia 
uuy che gli sopravisse, e che non contenta di questa 
ke pose un'altra onoraria aSe§tJno« della quale ci serbò 

tìiuliano FantaguzKt di Cesena in un suu 




274 
manoscritto creduto del secolo XYII visto dal Sig. Bocdi 
di Savignano , dal quale d venne comunicata • Yedih ■ 
nota al sopra citato n. 37. E non solo questo Cajo m 
pare che altri ancora della famiglia medesima abbiano pò* 
seduto nell'Agro nostro almeno un'officina flgulinaria, coae 
ne fa argomento una tegola trovata verso Monte Tauro Dd 
Giugno del 1845 ora presso il Sig. Paulucci, nella quale legi 

CVOLVSEN-T. 

Oltre le annoverate fin qui ben pia altre Genti aum 
appariscono nei nostri marmi , sulle quali però ( veneoin 
o da unica pietra o da nomi di donne o di liberti ) m 
ci sembra d^ aver tanto che basti per dichiararle egualmok 
nostre. Tuttavia aggiungeremo anche il Catalogo delle s^ 
guenti cogli indizj che offrono^ nella speranza che altri ■- 
gliori possano venir fuori col tempo. Sono adunque. 

51. ANTIA. Abbiamo un'Anita Saturnina al n. 17, 
CI. Il 9 dichiarata Madre détta Colonia j Flaminica e Soctr 
dotessa detta Diva Ploiina qui ed a Foro Sempronio^ àà 
Fossombrone. 

52. AQUILIA. Al n. 46 del God. Bavaro ci è datosi 
fondo Aquilianoy nel territorio riminese^ confinante coi fori 
Mariano , Palariano j e Pafriniano • Una Sabtnia AqmhM 
ci è offerta fra le nostre lapidi al n. 65, CI. I. 

53. ATILIA. II God. Bavaro al u. 20 ci ricorda n 
fondo Aliliano nel riminese vicino al Comiliano; ed il mar- 
mo n. 44, gì. I, ci offre un" Ali Uà Erolide. 

54. ATONIA. Un 3/. Aionio Primigeno trovi al d.^i 
Glas. I. 

55. AVILLIA. Al n. 30, CI. I, incontri un £. AviBìi 
Diadumeno ed un^ Avittia Januaria. 

50. AVRELIA. Per questa vedi i numeri 21, 48, e 75, 
GÌ. Il, ne** quali ìvììsì Aurelia Caligenia [emina onorificenli» 
ma^ Aurelio Euliche commediante, e if. Elio Aurelio Tkt(0 
Palrono della Colonia. Un M. Aurelio pure è al n. 53,CLI. 

57. BABIDIA. Certo al n. 8i, CI. I, abbiamo oa I 



275 

idio; non cosi però al n. 25^ ove puè supplitici eguah 
ile con Baebio* 

158. BONOSÀ, Un militare di lai nome Ordinano della 
ione ifinnia Macedonica^ Laticlavio j sì presenta al n» TÀ^ 
I. Vedi che se ne dice in nota a quel marmo jm «h Jt 
1^59, ÌADIENà . DI (al Gente il n. 38, CI. 11,^ d offre 
iC Vadieno Giusto t'eterano dvita Coorte prima urbana ^ 
pose una memoria al fìgilio i\ Cadieno Africano, * 
1* C^LL/.i. Il ti. 14, App. Cap, I, et oiìm un L. Val- 
[ArimineH morto, per quei che pare, nelPagtodr Vero- 
Ora raggiunto di Rimim-Bc preso anche nella ciualìtk di 
nome fa credere che colui derivasse di qua, e quindi n- 
lese la sua Gente. 
^61, CAlPiUNfA, Hai una Calpurnia Pari liana al 0.5(1., 

Cri, CASStA, Vn anello con sigillo lungo piti di due dui 
F« Parigi^ e largo quasi nudici linee ^ trovato nel ciru(»n^ 
iario di Verucchìo Tanno 174ft e passato nel Blusèo di Plani- 
Ito, che la puhhlieò nelle Nov. Fir, 1\^^ coM61, conserva 
,0ome di ' '■ 

1} ' eAssi 

SVl'SECVTl 
D P M N C 



nostre lapidi poi ci danno al numeri 4, 5, e 81, CK 1^ 
m Calibi a Thrcpfe , ed una Cassia Valeria o Gideria\ 

inoltra un Q, CasHo Achille^ che il P. Fiori opino liberto di 

tm Quinto Camio^ è al n. 31, CL 11- 

0;i. CHM/Ll. E C. Camro Prisco hai al n, 34, CL I. 

Ijo f avari Marcel li ne si legge nella base dell'anno 205 pub* 

Mjciila dal Kellerman: Vig, liom^ 

' 61 • CESIA. E accennata dal marino n, 81, CI, I, e 

ila una tegola con bollo G'CAESl trovata pochi me^^i fa in 

San Martino in Riparolta fondo del Sig. Gio. Bianchi proni- 

|iote di Planco « 

( 65. CESSA. Il frammento n. 85, CL 1, fi da tnt Ce.^^o 
fimitivo^ il prenome del quale ci fu tolto dalla rottura del 




/ 




27G 

mamio. Forse costui fu un imbfancalore od incrostalore é' 
muri , II C(>d- Bavaro poi al n, G7 ci hi conservulo me- 
moria dt un fondo cessiano posto nej rifiiinese. Noi f ab* 
hjamo notata lo questa Classe^ percbè Va pietra è nei confiffi 
della Diocesi. 

66. CiRlA. in im atto dei 979 presso II Faatuzzi {Mùì 
liav. T, i^ CLXXX ì\ 26 ) e nieoKìooe di uo fondo (im 
in piche Sce Stefane , die è S- Paola dt Roncafreddo . ti 
altro fondo Ciriano io S. Cristina sMucontra in un atto 
li 6 Nov. 1358 in Gambalunga ^ il qua! fondo conserva 
Cora lo stesso vocabolo. Fra le nostre lapidi poi il fr 
mento d. G7, CI. 1, accenna tale famiglia* 

07. fJAimiÀ^ o Chdia. 1 numeri 87^ 88 .^ CI. I, 
danno Claudia Galla^ e Claudia Mma, In Rimim poi è 
contrada verso marina detta Via Clodia* lutine frequentila 
me sono le tegole ^ che si rinvengono nell'agro nostro^ 
bollo Q. CLOb. MBROS cioè C>- Chdi AmbroBi , tale 
r officina Godia meritava d'essere posta per quinta fra que 
le segnate a p. 251, Può essere stata una famiglia rus 
passata poi in città in tempi piii bassi. 

68. CREPEIiEIÀ. Il n. 02, a^ CI. I, offre il nome 
Crepereio ìlerenniano, 

69, DÀMIZÌA. P. Damizio leggi al frammento n. 55j 
Classe K 

70. DECENNIÀ, Flegonte Tralliano nel Libro de hn- 
jGsm ricorda un P. Decemno Demoslene liberlo di Ptélio 
vissuto ni Rimini più di cento anni. Se quel liberto visse in 
Rtminì è qualche iudiiio che rimtnese fosse il suo padrone^ 
e la sua Gente: ma indizio remoto (a). 

71, DERQVILIA . <?• Derquiho Fido e DerquiUa Vtn> 
muda posero a DerquiUa Dmme loro Patrona il marmo o. 69 
CI. I. Nell'alto di concessione appartenente airArch. Capit. di 
Rimini ed air anno 1015^ pubblicalo da Monsignor Marini a 
p, 294 de^ Papiri^ sMucontra un fondo Torquiliiano po>Ìo 







S* Aquilioa. Se esso qoiì ebbe tal nomo da altra Gente 
k appellata^ potremmo sospettare Io abbia avuto da que- 
che oon sarebbe storpiatura da far meraviglia quella di 
tùrguilliam per Btrqmliaìm, 

' 72. EGNAZiA. Ad Egnazia Aprulla e ad Egnaua Chi- 
i furono posti i marmi ai n, iìH^ 04, CK L 
\ TV. ELIA. Ai numeri 49 e 05, CI, U^ abbiamo un Pu- 
ìiù Elia Àdaeo Liberto di Cajo^ ed un' Elia 3t<Uidta. Ag- 
fungi M* Elio Aurelio Theone del n. 75, Classe medesima^ 
|b se non è detto cittadino fu però Patronu iiella CQloiiia. 
pano nome di un fondo in S. Lorenzo a monte ( Baliaglir 
li, p. 28) non è ìmpossiljile storpiatura, di Eliano. 

74, EMlLLi* Emilio Entello pose il marmo u< 80 CI. t; 
IffiiVia Irene lia ricordo al n* 48, CL IL 
I 7a. EUIJA • Eulio Myrismo ed Eulio Luperco leggi ai 
i 54^ CK IK 

[ 76* GABÌNIÀ. Liberti di questa Gente funmo Gabinia 
fvkodia e Gabìnìo Giovenale che trovi nel marmo n,52, C1,L 
I 77, GEMINLi. I n. 89,90, CI, 1, ri danno un L, Ge- 
mmo AnmimslOy ed un 1\ Gemino o Geminio Pica figlio 
^i Lmio^ Centurione y ascritto alla tribìj Stdlatina, Forse da 
tal Gente venne il nome di Gemmano { abbreviatura di Gt- 
mnmio ) ad un fondo verso TUso ( Fantuzzi, \.Ld.\LV), 
ome airaUro di la della Conca, ove oggi è la villa di Gem- 
nano- 

78. JVRIÀ. Vedi il n. 41, Classe L; ove e rkordo dì 
ktrio Severo, 

79. SARI A > Q. Kario Juidno pose a Kuria Eufrosina 
uà madre ì) marmo n, 57, Classe 1I« 

80. LUCILIA. A 5e, e ad Aulo Lucilio Fileroie liberto 
i Aìdo^ Lufilia verna (ossia nata serva nella stessa fami- 
lia) pose la memoria, die vedi al n« 09, Ct. IL 

81. MARCE LL IN A o Marcellia. 11 Codice Bavaro al n. 
tO annovera un fondo Mareiliano verso Camaruno e VVm. 

<elte nostre lapidi abbiamo ai n» 57 e GÌ, CL I^ Tedia Mar- 
rllina^ e Vessurna Mfirre//ma; piìi una Ttzia MarceUina 
* iu quel sigillo prodotto ove si parlò delia Gente Tizia. 



278 

82. MESIA. Al n. 36, CI. Il, trovi una Mena Jamm 
Da tal Gente deriverebbe egli il nome di Miiono? 

8:). MOJiTANA. Le nostre lapidi al n. 68, CI. I^e't 
CI. 11, ci hanno conservati i nomi di Montano y e di f» 
eeja Montana, 

84. MURKASIA. Il frammento n. 73, Classe I, dfn- 
senta il nome di L. Murrasio Giusto. 

STy. MURIilCIA. 1 bellissimi due cippi n. 36, 37, CLl, 
ci ricordano un Fausto Murrieio, dal quale furono potf i 
Murricia Primigenia , ed a £. Murricio Novo suoi libeifi. 
L'eleganza di quelle scolture, non che delle epigrafi, em 
ci dia argomento a tenere che essi appartengano al bel Seoli 
d'Augusto, così che quel Fausto non fosse vulgare persosi. 
Ma egli non si mostra legato a noi con alcun vincolo i 
cittadinanza, solo potendosi osservare che quel nome pi- 
trebbe derivare da murex , conchiglia porporaria, noo i» 
probabilmente assunto da un Riminese a quel modo che atri 
prese quello di Tracalo. Vedi le pag. 252, e 270. 

86. NASINI A. I n. 45, 46, CI. I, ci danno ona Sut 
nia di Tito ( sottintendi Nasinio ) Labeone . 

87. NUNNIA. 11 n. 62 6, CI. I, ci conserva il riov* 
che Epictelo pose alla figlia Nunnia Narice . 

88. OFILIA. lìn" OfiHa s'incontra al n. 63, CI. II: d 
il Cod. Bavaro al n. 63 ci dà un fondo ofidianum. fi* 
trcbbe essere o/iliano il fondo, o potrebbe essere OFIDU 
il nome nella lapide ; o può anche essere che il fondo ori* 
rabbia a fare con quella Gente. 

89. PASVEDIA. Due fratelli Pasvedi Agli di Lucio h» 
no ricordo nel marmo n. 56, CI. 1. 

90. PLENIA. AI n. 57, CI. 1. trovi L. Plenio Proff 
turo ^ e due figli L. Plenio Crescente^ e L. Plenio Prtft 
turo Juniore. La poniamo io questa Classe perchè apparìSR 
da questo marmo unico e senza indizio che la mostri le^ 
con alcun^ vincolo alla nostra Colonia. 

^M. PWSrUliMA. A C. Plosturnio Settimo fu posloO 
marmo n. '15, Classe 1. 

^>'l. PVliUCIA. Se quella Svpticia dì cui fa ricordo Val. 



•J79 
iMimo (vedi la gente Septicia) fu riminese, può creder- 
[ die rimioese fosse anche quel vecchio ^Publicio che essa 
|Ni8b: ma non ne troviamo alcuna prova. 
'■ 93. PUBLÌLIA. Una Publilia figlia di Tito ( cioè di 
Sto Publilio ) è al n. 47, CI. I j ed una Publilia Veneria 
I D. 31« Class. II. 

94. RUFFIA. La villa di Rufj^a sul Pisdatello^ Massa 
hgiense , di cui il Fantuzzi ( Mon. Rav. T. 11. p. 347 ) ; 
i il fondo Rimani nella Parrocchia di S. Andrea in Patri- 
^iano, di cui è ricordo in una pergamena della Gambalun- 
IP 7. Feb. 1397; potrebbero essere testimonj di tale Gen- 
\h Se non che questi fondi possono pure aver tratto il vo* 
^lo dal cognome di qualcuno dei nostri , come d' Afinio 
hfoj di Pasvtdio Rufo. Ed anche i Feselli si dissero Ruf- 
hi, e Rufioni. Onde questa è incerta più d'ogni altra. 
' 95. RJJTILIA^ o Rulilena. Il Frammento n. 54 pare 
tfHrei una Ruiilia', ed il n. 91, CI. I, ci dà uni Ruiileno. 

96. SALE VIA. T.Salevio Amando e Sai evia Lieta han- 
ricordo nel cippo n. 42, Classe I. 

97. SALLUSTIA. Una Sallustia Massima figlia di Cajo 
fggesi ancora al n. 82, CI. I. 

98. SORNOJONA. Al bambino C. Sornojone Maggiore 
padre Montano pose il ricordo n. 68, CI. I. È a confes- 

vre però che da questo e da qualche altro simile marmo, 
he si conosce degli ultimi tempi romàoi , poco si può ca- 
ire sai nostro argomento, perchè in que^ secoli grandissima 
ra la: confusione de' nomi. 

99. STATILIA. 11 frammento n. 77. Clas. 1. presenta 
nome dì Cneo Statilio. 

100. STAZI A. Di una Stazia ci è serbalo il nome nel 
•amento n. 70, Clas. I. Di un fondo Staciano è ricordo 
el Cod. Bavaro ai n. 34 e 70. 

101. STRAZIA. La Lapide n. 27, CI. I , ci dà un M. Stra- 
lo^ ed il Cod. detto ci annovera un fondo Stradano al n. 67. 

102. SU ASANA. Un M. Suasano Servato Seviro Augu- 
Lale , ed un Jlf. Suasano Deci. ( che Bianchi spiegò Deca- 
i(UÌ8)S€viro esso pure, sono offerti dal marmo n. 36, CI. II. 



280 

103. TREBELLIA. M. Trebeltio coir aggiunto di 
tnnoceniB trovi al q. 78, CI. I. 

104. TREPTA. Uo P. Treplo Alito ^ Cavaliere j ffiAi. 
rione j e Tribuno di una legione y trovi nel frammeoto 66, 
VA. II; poi una Cassia Threpla al n. 4, CI. L Nel Coinè 
Bavaro, n. 14, incontri Massa Aliana in territorio rimiMie. 

105. TULLIA. Quel Tullio Zolico del n. 4, GI.D, 
ohe nel testamento lasciò a Bacco una corona d^ ero ■ 
tirso ed una coppa, od un vaso d'argento, siccome Smn 
Augusicdey e forse anco Edile ^ poteva domandare che querii 
tiente avesse posto nella altra Glasse ove qualcuno Tu aeert- 
tato per nostro unicamente sull'indizio di quella caria. 
Ma noi in questo marmo solo e datoci con diverse kiiÉl 
non abbiam trovato tanto che basti a riconoscervi una Fa* 
miglia da porre in quella Classe . 

Ben qui faremo ricordo di uri Sigillo , appartenente al 
Sig. Antonio Biancliì ,-coi nomi 

ZOTICI • C 
AVGVSTIN 

come pure di una tegola trovata nel 1745 nel riedificmi 
la Chiesa di S. Innocenza in Rimini, col bollo 

C • TVLLI . ATISIANl • FAESONIA 

106. VENERI A. Air anno 968 troviamo notato no te 
do col vocabolo terra de Venerio presso la Rigossa (Fan- 
tuzzi Mon. Rav. T. I. n. CLXXXV)*, ed air anno 1177 m 
fondo Veneriani vicino a Savignano ( Id. T. II. p. 153). Le 
nostre lapidi ci conservano i nomi di Sabinia Veneria i 
n. 65, di Faonia Veneria al 76, CI. I, e di nkblilin Tt' 
neria al 31, CI. II.' Anche un 5. Venerio è. annoverato fra i 
Martiri rimincsi sotto Diocleziano: Clementini, Voi. I, p.lit. 

107. V ESSVENA. AI n. 61, CI. I, hai ressuenaff 
stiva ^ e Vessuena JUarrellina. 

J08. Vii RIA. Quel i. Vicrio Cipero del n. 3, CI. I, selh 



281 
bene Seviro e Sevtro Aìiguslah^ non ci dà certezza di apparte- 
nere a Famiglia rimioese. Non è improbabile però che Io fosse. 
Oltre questi ben altri nomi gentilizj potrebbersi trarre 
dm nomi antichi di varj foodi del nostro territorio, che sMn- 
.cOBtrano nel detto Codice Bavaro ed in altri atti antichi , 
■fiocome, per dirne qualcuno, il Carbonianoy il Mudano o 
.Jfimono, il Popiliano^ il Pompiamo o Pompiniàno^ il Sul- 
Marno (d'onde forse Sogliano) il Valiano^ìl Virgiliano (ora 
.Vérgiano): dai quali vengono indicate le Genti Carbonio y 
Muzio, Popiliaj Pompejay Sulloy Valia, Virgilio. Anche il 
fondo Sorbilimoj che trovi al n. 25 di detto codice, accenna 
la famiglia Servilia, noto essendo P usitatissimo cambio del 
't) in 6, e Fo per e potendo essere guasto di scrittura o 
storpiatura di pronuncia. Ma poiché fra le nostre lapidi non 
abbiamo di queste alcuna traccia ( eccettuatane la Valia , 
per la quale vedi il marmo n. 9 App. ) non possiamo per 
ciò conoscere se i possessori di quei fondi fossero anche a- 
bitatori dei nostri luoghi • Forse il tempo un giorno potrà 
scoprire ciò che ora nasconde • 

Non abbiam notati poi nemmeno in questa Glasse le fa- 
miglie di coloro che appariscono nelle nostre figuline, come 
la Pansianoy la Cinniana^ la Fesonia^ e simili; perchè so 
per tali figuline ci è dato a conoscere che quelle Genti posse- 
dessero officine neir agro nostro, non ne viene però docu- 
mento sicuro per dire che anche ci abitassero. A prova di 
che valga il latercolo militare delP anno 143 pubblicato dai 
Kellermaun p. 48, nel quale leggi fra altri 

L • FAESONIVS CRISPINVS CAESENA . 

Forse la Gente Arimnta poteva con piti ragione aver po- 
sto fra le nostre famìglie. Ma già di essa si è detto abba- 
stanza nella prima parte di questi scritti. Gap. VII: poi slam 
^persuasi che niuna famiglia tenesse nella città nostra un lai 
nome, ma piuttosto che questo sia nome da varj dei nostri, 
appellati qui in tulf altra maniera, assunto poi in altri paesi 
' traendolo da quello della patria onde erano usciti , 



282 

XIL Della Nota o Cifra usata dai RofMni 
a significare Ariminam • 



JL er non ommettere nulla di dò «he negli scritti degli an- 
tichi abbiam trovato appartenente a questa città, notereno 
per ultimo che fra le antiche sigle o abbreviature usate ài 
Romani e tramandateci da Tullio Tirone liberto di Cicero* 
ne e da An. Seneca, pubblicate poi- dal Grutero ( CommeoI, 
3. Gap. 5) una ve n'ha così espressa 



^ 



che vale Ariminum. E con questo abbia fine la terza parte 
ne^ nostri scritti . 



Vi. 

lAPIDI RIMINESI 



MaccA. ^e//e J.ci^<an.' a./<c/e c^'^ue^" ^'"^«- 










^due Classi è divisa la Callezione di queste nostre Lapi- 
fra le quali vien compreso aoche qualche bronza serilto. 
La prima è di quelle che si conservano tuttavìa; le 
3i in numero 105, compresi i poctii bronzi ed i fram- 
Dtt , parte sono sotto le Logge del Palazzo pubblico (a) 
Q altri luoghi della città e della Diocesi, parie sona nel- 
[»rivata Raccolta del fu dottissimo nostro Plaoco posseduta 
i da! suo pronipote Sig. Giovanni Bianchi , e parte in 
Ila del Sì g* Domeaico Paulucci . Tranne poche , queste 
ù state viste trascritte e misurate da noe medesima colla 
genza maggiore allorché nel 1844 piacque ai eh. Sig. 
mailer Natale Des Vergers richiedermi appunto di sì fatto 
irò per far parte nella Raccolta generale dt tutte le Epì- 
\ì antiche latine ^ che verrà pubblicata in Parigi , in fa*- 
e della quale la Commissione nominata da S. E* il Mi- 
ro della Islruzìoue pubblica chiamò con speciale Program^ 
fla coopcrazione degli ItalianL Ond' è che i fac- simile 
* qui si presentano sono tutti in giusta misura, sebbene a 
e diverse per comodo della stampa. 
k^B seconda Classe poi è di quelle che non esistono più^ 
per autorità de* nostri Storici e Callettori pia antichi 
piamo che furono in Rimjnì : e queste in numero 86 sono 
(e precisamente dai seguenti , 

|r 

(a) Merita ricordo e lode il Conte Federico Sartonì Castellano del 
ro Fùrie, il quale, per qurinto lio trovato, nel giugno del 1780 
mdo Ca^yo Console ordinò ehe le varie lapidi aperse per là CìUà 
icr raccolte ed ivi collocate, rv., ... 



1 





286 

1. Da uo Goiioe mss. d'Autore anonimo del Secolo IV, 
che è iQ questa Biblioteca Gambalunga, appellalo Codice K^ 
gazziano per avere appartenuto ad un tal Gio. Antonio li> 
gazzi Medico del Secolo XYI: Codice di molta autorìft, 
perchè dai nessi che offre si conosce che chi scrisse die 
gli originali sott^ occhio. In esso ci sono serbale 50 Iscrìa^ 
ni antiche riminesi; più altre sei aggiunte dal detto Bigaià: 
fra le quali ne conti 45 ora perdute . 

IL Dai manoscritti di Monsignor Jacopo Villani rimmeie 
Vescovo Galatino del Secolo XVII, che sono nella stem 
Libreria } ove trovi 87 Iscrizioni antiche, compresevi qudk 
del Godice sopra detto: e fra queste 56 ora perdute. 

IIL Dalle schede del P. Fiori ex Gesuita Bolognese, d» 
sono pure nella Librerìa stessa, e contengono 169 Iscrì» 
ni antiche, comprese egualmente quelle dei suddetti te 
manoscritti , Molta erudizione trovi in queste schede toni 
in latino, sebbene vi trovi insieme, come Bianchi note, 
cose al presente troppo ovvie ^ ed idcune mal digerite. Vh 
re che il Fiori se ne occupasse allorché fu di starna in b 
mini prima della soppressione del suo Ordine, fra il ITIt 
ed il 1774; desumendosi ciò dalla .XIV, XV, XVJ, e XTID 
delle sue Canzoni pubblicate in Bologna dal Sassi nel USI 
col titolo ;=: Canzoni deW Abate Francesco Alessio dal Fi^ 
re ciltadin Bolognese zz In questa Gollezione sono 75 Im» 
zioni di lapidi perdute. 

IV. Finalmente dal manoscritto del Bibliotecario Aolo» 
uio Bianchi, il quale vide anche il mss. del nostro Sebasyi> 
no Bovio dc^ Ghirardi Gollettore del Secolo XVI , che si 
conserva nella Biblioteca di Savignano, Questa ColiezioM 
del Bianchi supera i 200 numeri compresi i piccoli fr» 
menti le Iscrizioni false e le pellegrine: e il uuniero deh 
perdute ascende ad 85, Ognuna poi corredala di lllustrazi(^ 
ni in lingua italiana . Noi andremo citando queste BaccoVe 
ed i loro Autori frequentemente . 

In queste due Classi resta compiuta la Collezione ddk 
slreltamcnle Riininesi . Ma non erano da ommcttersi le P^ 
rcgrine ^ quelle cioè, che non son nostre per collocaziooe, 



287 
la appartengODO alla storia riminese, od hanno relazione a 
Hdcbe soggetto di questa città, e vengono pur esse a do- 
mento delle cose dette io più capi di questi scritti • Egual- 
mte era debito nostro di notar quelle , che restano escluse 
■Uà nostra Raccolta perchè false o perchè non ci appar- 
ngono. Si è aggiunta adunque un^ Appendice distinta in 
re capi 9 nel primo de^ quali vengono le Peregrine, che 
ppartengono alla Storia riminese, e sono 19: nel secondo 
ODO mdieate lo nostre apertamente false o non antiche , le 
loaii hanno trovato chi le spacciasse per antiche e per ve- 
è; e sono 8: e nel terzo vengono 10 Peregrine , le quali 
I funmo recate d' altronde fra noi o da qualcuno si sono 
ifute erroneamente per nostre. 

La maggior parte di queste lapidi già è pubblicata, e va- 
ie lo furcmo da molti; tanto che a voler tener conto di tut- 
i gli Editori di ciascuna sarebbe opera da non finire sì pre- 
Io. Principali però a pubblicarne separatamente ( che molte 
nr sono nelle grandi Raccolte del Grutero e del Muratori) 
'orooo i seguenti. 

Il Cav. Cesare Glementini, che molte ne diede con in- 
inilà di errori nel suo Raccolto Storico della fondazione 
U Rimini. 

Giuseppe Malatesta Garuffi, che ne diede pur molte, ma 
tnche peggio, in una sua Operetta intitolata Lucerna Lofi* 
brt'a; Rimini 1691. 

Tomaso Temanza Architetto Veneziano, che ne produsse 
18 in fine al suo Libro delle Antichità di Rimino 'y Vene- 
Eia 1741. 

Giano Planco ( cioè il Dottor Giovanni Bianchi Archiatro 
kmtifido defunto nel 1775, che noi a meglio distinguerlo 
la Bianchi Antonio appelliam Planco siccome appunto piac- 
ile a hii 4i nominarsi ) che molte ne pubblicò ed illustrò 
Q Tarj Giornali, specialmente nelle Novelle Firentine del 
Lamie 

Il Sig. Domenico Paulucci, che ne pubblicò 39 neir Ar- 
cadico di Roma (Feb. 1845) servito però nella stampa esso 
«acora assai male. 



288 

Per uUimo aggiungeremo il ricordato Sig. Cav. Des Ver- 
gers 9 che nello stesso anno 18i5 in una dotta sua Letten 
-a M. Letronne stampata nella Revue de Philologie » n. 6^ 
come a saggio delle tante che appartengono a questa antia 
Colonia , ne pubblicava quattordici tratte da questa stessi 
Gollezion nostra già consegnatagli. 

Ciò ti basti, o Lettore, perchè abbi i fonti e le prìod- 
pali notizie di questa Raccolta, e l'ordine con che si compone. 



CLASSE PRIMA 



289 



Lapidi aniiclie che pur ora $i eonsermna nella 
Gttà e Diocesi di liimini 



l, A. cominciare la Serie dì queste nostre Lapidi dalle Sa- 
tre e dalle Votive daremmo questo primo numero a quel 
Frammento che ricorda Apollo lìdmo. Ma vedilo a p. 231 
ive Si fece parola del Tempio d^ Apollo. 



1% 



V 

Q-PVPIVS 

SALVIVS 

MINERVA! 
V-5-LM 



'?nr 'rtn* h 



•M 



PANTHEVM SACRVM 

L YICRIVS CYPAERYS SEX VIE 
ET SEX VIE AVGVSTALIS 



rS. Tutu I nDAtri Storici ficordiitio questo niarnìo , die a tempo 4et 
Ictiientini era pfe«$o lo Porta di S. Andrei! , ed oru è iri casa del Sig. 
[)0Riemeo Paulueru Ila lettere bellissime, e prorondànienU mcavatcì è 
ilio metri 0, 4^, hit^ia 0, S6i ed e iiiarmo neutro* Vedi a pag. 239, 
ì 806, ove è menatone di Miaerfìa e di questo Quinto Puph, 

V*S*L*M- Fùtum Sùtvit Libem 3Ierì(o^ 

Sw Tavoletta di nrnruio greco trovata io due pczii ndrAusa nel 17IC^ 
t nei 1751 . Si meeolse da PLanco ette h pubblicò ucLlc Nov. Fireat. 
T. VII, e XIl, ndlu casa del quale è pur ora. b lunga metri 1» OS- 
■iti 0, f I . Vedi a p, iSI^ e fBÙ^ ove e ricordo di questo Panteon, 
Ikv'wupii vale juncm . 

19 




290 



5ALVTI-EX-\/yT0 
Q-PLKVTIV5-IV5TVÌ-AEDIL-ARIM 
N-S-ET-CA^SIM-THREPTES-GJ-BT, 
QPLAVTI-VERFCVMDVFfAÉDE/A-S.)vDH 



5 



SALYTI-JiX; 

Q • PL AVTIV8 • I VST YS,^ A^DIL ' ^R|*l| 
NS • ET • CASSUE • TÉREPTES • C • S . Et 
QPAAVTIVERECVttDllFS AEDEM SADED 

HA-S-A-H-L-L-Q-D-R-I-N-A -^ ^^ 



4. Marmo nostrano lntiff> jbirjnefrò, allo 0, .SI , ora in casa di PI 
co. Secondo alcuni fu nìéilp Chiesa di S.^Ohofito ove io origine fon 
le Monache dette poi 'di '9w.i6^à|Ìia$o>- secondi il Codice Rigazziaoo 
in quella di S. Omobòno, Chiese Fona vicina air altra. Nota intanto 
esattezza di chi scrisse ìjMif'lIfo^ei* Eoo éssfù<|o in esso altra differa 
dall' originale tranne la mancanza dójla secondai E in THREPTES, fi 
greca da Tpt^a nuf mro. 'Fu pilblilicato da mblti, ed ebbero varie 
terpretazioni le sigle deHe tre ultsme-Knee-. Nd! siam lieti di poter d 
quella del eh. Borghesi , come da sua preziosissima dirctlaci li 9. s 
tembre 1844^ eioè ' .^ . / • '/ \ y^ "" ' ' { 

lin. 5. N. S. Nomine Suór'C. S. Óonjugis àaae*- * 
lin. 4. F. S. 'Filii Sui: S, A; DED. Saluti Ju§u9fàe DÉDikatyit 
Vili. 5. Haec Aèd9$ («ovvero Hoec Ard^ SaliAié Augutiae Hahet LLf 
Qua» ( sottintendi Hahet Ara ) Dianac Romae IN Avcntintt, Secai 
questa spiegazione però non ci vorrebbe il punto fra la I e la N . Mj sar 
be strano il erodere ohe l- incisore 'imperito vi' eacciasse uà puniiodtpi 
É -una di quelle pubblicate dal Cavatici^ Dca^ Vei^gors. Vedi pi 
Tp. fo4, e «W. 

5. 'Questo marmo di nostra cava largo metri 0, SS, .alto 0« SI 
^ stato fino a totto il 1846 nella Ciiicsa di S. Onofrio ( vicinissima a ^ 

la che fu di S. Omobono) d*onde «y passalo orti in cast Plifuidcol. Sì 
stinjgUe dair antecedente per le lettere A «d M^^ ohciqui sono, éelll i 
ma comune , e per il greco A vinveoe del nostro L nella voce PLi) 
della 4. linea. Ondo <Planco ohe pubblicò tqaestaiscrizionQ- nel T.VII d 
le !fov. Firont. col. 5M notando tale pnrtioolarifà iotosls preci^ 
parlare di questo marmo. 



291 



SILVANO, 

AVC-iAC 

btlTIVS 

ÉVTVaAS 

NEC0TIAN5I 

MATERIAR 



Silvano 

-V- s 

kVALum 

UT*ÌVS7VS 



^ *;EhflOLARVM 
H#fe?V PIANI 
1:l£B1DIVì"?ì)UTICV5 
GPVjJiyS-BlLASTVS 
D-15 



I. BiMohi trasse dtl jdss. Bovio che questa preeCa «ra om beffe 
fi^e, fon urceolo e jioldm At laii, emHewa aMiieamenU in Mmini, 
idé«|MtBb a Saludeck), ove è pure. Aggiunge d'aver Tcrifieato egli 
90 nd 10S1 che la H nella 4^ linea è mancante d'un' asta. Fu pub- 
lU «ii^he dal Muratori, N. Tb. p.CMLXXX, che la appropriò a Todi. 
H)TIANS MATERlARtuf cioè Negoziante di legnami . Vedi p. 969. 
r« Virnìo greco alto metri 0, 66, largo 0, SS. Era in un muro 
ife.eisa eolonica circa un miglio da Riraini verso Covignono. Noi 1745 
lò aol Museo di Plance, ove è ancora. Questi lo pubblicò nelle Nov. 
ot. T. VI. e. 887. Vedi p. «71. - V. S, cioè Fotum SolvU. 
g. Marmo d'Istria noto anche all'Anonimo del God. Rigozciano» che 
Ma nella Chiesa di S. Jkbvia a mare, dal quale si è desunto il sup- 
nenlo. iOra la parte, a aia: per riparo olla cantonata della casa, ove 



292 



6EN 
Collegi 

ARiMirts 

L-A\AWV5 
PE6EV5 



10 



ET 
SIGNARG-VII 
ET-;iMAGmE 
EXAVRIPII 
ET-FILA-Il 
EX*CYLk)BIS 
N.XXXIII 
AVROCLVS 
T • P • I 



fa la delta Chiesa; e la |Kirte ò alta 80 contimetri.-clie fa tronta 
18S7 quando fu demolita la Chiesa stessa, è in easa del Sig Pank 
Hai intanto per essa la rera leiioae dei nomi POLITICVS e BLASI 
nomi dati in cento modi da quelli , die nei secoli 'passati Iraseris 
questa pietra . La lettera A non ha mai taglio . Nota Genio L§it\ 
invece di Laribu». Vedi a pag. S56, S61, 366. Fu pubblicato dal! 
tcro pag. MLXXIV. 15, scriTcndo due Dnell* ultima riga a diffRrenn 
Rigazziano, che ve ne scrisse un solo. Anche questa fa pubblicali 
Cav. Dcs Vergers, e da Paulueci. 

9. É ancora in easa di Plance, che lo acquistò nel 1755 , e lo 
blicò nelle Nov. Firent. T. XM, 694; ed è alto metri 0, 27, largo 0, 
Fu conosciuto ancora da Monsig. Vfllani. Vedi a pag. S51, e 968. f 
per fallo dell'incisore nel nesso della 3. linea fu unita anche la I, 
probabilmente aveva a far nesso colla S, per leggersi poi ARlMIfiEl 
prendendosi cioè nel primo due volta la N, e nell* altro d«e Tolta I 

Bianchi fece altaniione alle lettere D-ll dcN* ultima riga „ Doa i 
„ su questa sorta d' iscrizioni ,,. 

10. Questo prezioso frammento di colonnetta quadrata di m 
bianco, alta metri 0, 55, largo 0, 16, si conserva dal Sig. Paoli 
che lo trovò in Rimino nel 1855, e che lo pubblicò nell' Areadieo, 
1845: come egualmente pubblìeollo il Cav. Des Vergerà. 

AVRÒ - CL\*Si« . Bianchi notò „ cioè eoo firmagli d' oro , • 
„ estremità delle fila, come fosse ona fihbia, o eoa riparcHc d'an 
>, ogni pctio; parola composta coaie rmrp ctaMfiM ,,. U Sg. 1 



11. Alle Sacre volendo far succedere le Iniiieriali, qui 
dovrebbe aver posto il Frammento che è neiPArco d^ Au- 
gusto. Esso però si vegg^ nella Tavola deir Arco data nella 
Parte seconda , come a p. 172 se ne vegga il rlstauro. 

12. In ordine di tempi , e come appartenente alla Fa- 
niiglia Imperiale d^ Augusto, dovrebbe seguire la lapide di 
Cajo Cesare, che selciò le strade di Bimini. Essa pure si 
^vegga nella sfessa Parte seconda p. 176. 

13-14. Egualmente nella Parte medesima a pag. 181 
^edi le due Iscrizioni , che tuttora si leggono nelle sponde 
del Ponte d^ Augusto. Su queste però qualcuno avria voluto 
la spiegazione o il compimento delle parole tronche a servi- 
zio dei meno esperti nel leggere sì fatte antiche scritture. E 
noi lo faremo qui tanto più volentieri quanto che ciò farà 
più spedito a molti il leggere le altre consimili. La gemina 
Iscrizione del Ponte dice adunque queste parole: 

' IMPera^or CAESAR DIVI Vilius AVGVSTVS PONTIFEX 
MAXIMe a COnSul Xlil IMPera^or XX TRlBVXlCia PO- 
TESTaie XXXVII Valer Valrìae 

llheriìu CAESAR DIVI AVGVSTI V%liu$ DIVI^IVLI Ne/?os 
AVGVSTiis PONTIFeo; MAXI Mus C OnSid 1111 IMPera/or 

. Vili TRIBumcia POTESTa/e XXII DEDERE 



ih» l^icfli poi sa questa cosi ci scrisse ,, La novità consiste nel fXa duo ex 
^ tyUmdrU numero XXXIII , cioè nel filum usato per ieri et , o per 
„ ordo, e eome noi diciamo due fili di perle , significato mancante fin 
^ qoi alla lingua latina, o di cui anclie il Ducansio nel suo Glossario 
„ non ba potato addurre se non che esempi di bassissima età. Vero è però 
,, che questo senso gli era già stato preparato dalle nuove scoperte di 
,, Frantone , che adoperò il sinonimo linea quando ricordò la lineam 
^ famotam et telehraiam margaritarutn lasciata da Blatidia alle figlie 
„ di M. Aurelio ( L. II. epist. XII ) ,, . Queste due fiJa erano composte 
di SS cilindri, qualità di gemma descritta da Plinio L. XXXVII, 5* V 
f-p»l*Teiiamento Poni luitit. La mancanza del principio ci lascia 
detidenre il nome di chi fé il legato, e del Dio^ o più probabilmente 
ddla Dea, a cui fu fatto. 



294 



15 



16 



IMP- CASSAR 

DIVIVESPÀSIANF 

DOMITIANVS 

AYG GERMÀNIGVS 
PONTIFEX MAXIM 
TBI B PO TEST Xll 
IMP XXII GOS XVI 
CENSOR PERP PP 
FACIEND CVRAVIT 



IMPCAE5AR1 
nVLHADKlAhl 
FSlvTì^AIANlJ 

pajìthiciXepoiJ 



15. Dai niss. del Notajo ZanoUi, e da nna Scheda del Card. Garanti, 
si apprende che questo marmo aUo melri 0, 86, largo 0, 65, clic oggi 
è nel muro sotto la loggia del Palazzo Pubblico, fu trovato nel Ma^igio 
del 1775 verso le Fontanelle, circa dieci miglia da Rimini, nel ristaurarsi 
la via Flaminia; e allora il nome di DOMITIANVS cancellato secondo ii 
solito fa fatto riscrivere sulle antiche tracce non si sa da chi. Fa pa- 
rere poi del Bianchi che V opera ricordata in questa lapide fosse V inai' 
veamento di acque sparse o stagnanti, da cui prendesse origine il fia- 
micello che passa per quel luogo detto Rio Melo: e ciò perebè egli vide 
in una carta del 997 pubblicata dal Fantazsi ( àfon. Rat>. T.L) che 
quel fiumtcello fu apprllato Rìffvs de DomttianQ. Questa pure è fn le 
14 pubblicate dal IVs Vergers. 

L* anno indicalo nella lapida è il 93 di Cristo^ in cui Domìziaoo cn 
appunto Console XVI, l:np. XXII, colla Potestà Tribunizia XII. 

16. Allo metri 0. 70, lar^ 0, 76: ^ in casa di Plance fin dal 1751. 
Deve esser riminese perchò Rìjnchi ha vistai questa IserìtioDC anche ve 
luss. del Bovio. App-irlienc ;»ir Imp, Autonino. 



UfP uqAI^' € t JIESSIVS \Q9^JIfTVS rIBHàaw ; l^e 

ClVS'PlFS'FBls^^FG'PmTlF'MAX' TRPQTCOS' P.P.Procus 
MlS' QFrmLITJFERrNT'lk' CLASSE • PR'AEìotìsl ' 
DEClANA'P1^KjFEnikÀTBQrB'ESÌ''SFB^^t, . ) 
CIANO ' PRAEF'OCTONIS' ET'ViCENiS' .ST/Pcndis 
EMERITIS'DIMISSIS'HONESTA' MISSIONE quorum 
NOMINA ' STBSCRÌ^TA • SF:NT'Jp^S'FJLlSqrE'EoT^m 
QrOS'SFSCEPERÌNT;EX'MFLIERIB^S 0rÀS'SÀum 
CONCESSA • ÓOkèy^TFDTNÈ • hxiSÌENT'PÈO»AprE 
RINT' CIVITATEMUOMANAMBEDITET^ CONFBIVM 
CVM'IlSDEM' QVAS' TFNCHABVISSENTCVM'ESST (iic) 
CIVITAS' IlS'DATA, • A1("I[' SI' QFI; TVNC'NOjf'HABF 

O •"■••'••' .. •■•• ."..G \ . 

ISSENT' CVMIISQP'ÀS'PÙSTBA'VXORES 
DVXISSENT'DFMTAXATSINGVUS SINGVLAS 
^; .'•;.' "' A'D-r'ìcj'L-IAN' ■ •^''' ■'■'' 

t 'VMLFlO'AÉàltlANÓ ' n- ET L ^NABnOAt^tLlNO^ÌSÒS * 
" EXÙÈRAR^SESQ - ;'''' - - ■ " 

et • L • AmeriiV^O • SEMPRONlAno ' \ ' / '] 

miO'Eirs 

descript * et - recognit* ex *. TABVLAf AEREA ' QFE . Gxa - est 
Romac • in • muro • post • tempi • DiW ÀVG ' AD • Minervam 

17. Pagina prima e5terna di un Dlplonia militare scritto in una ta- 
'olelta di metallo trovata nel^ ])eócinlM*oJ^^ Tifino alla Rigossa, e si 
onserva in Rimini nel Museo del fu Antonio' Éianchi. Fu ristaurata 
ome sopra illustrata e pubhll^ta dal cbJ $/g;t Cav. Borghesi con dis- 
ertazione stampata negli Atti dell' Archeologia di Roma 1840. Appar- 
iene al 28 Decembrc 1002 di Roma, 249 dell'Era Volgare. 

La maocanea del rpsto ci. toglie di conoscere il nome e. la, patria di 
olui^.cul ap^9rtenne, e ci lascia quindi neirincérCQzzà^se gn convenga 
1» poiSto qui «^^egf^atolc pel ?olo titolo che fu trovata a,etr antico agro 
lostro . E per tale incertezza non ci siamo curati di .da^né più esatto 
'ì^fjmile.: potendo bastare il notare che i caratteri tendono al.cof'^ivo: 
ohe V4lga anche pel pumcro che ;seguc. 



296 

18 mP'CJES'C'MESSjrS'qrt^ikàrB 

PirS ' FEL • ÀVG PONT M rfiibunic 
POT ' li COSS DES IH PP Procos . 

o. 

IlS QYI MILITÀVERìint 
IN CLASSE PVD RAYEu . 

o 

NATE Q EST S CL N 

CIA S PR OCTO ET'*" 
STIP EMERI"" 

19. Vedi nel Capo sulla Tia Flaminia a pag. 112 h 
GokNuia migliare, che contiene tre Iscrizioni d'epoche divcr 
se, e ricorda tre ristauri a quella via. E' questa pure fa 
pubblicata dal Cav. Dea Yergers. 

20. Egualmente nel Capo stesso, p. 114, vedi ralln 
segnata e, che ricorda TaUntimano^ Vaiente , e Crastaao 
Imperatori . 



21 OOBVLCIV^-GF. 

W'OCTAVIVJAfW: 

DVOVIR 
HOGOPVJT^FAC 
PVRAVERVIT 



18. Pagina prima ioteroa di altro Diploma mflìtare dell* anno 
no 1003 imito però all'antecedente per errore degli artisti, che ne ct- 
rarono la spedizione; siecome è provato nella indicata Illustnzione dei 
Borghesi. Vedi la nota al nomerò antecedente. 

Si. Marmo di nostre care alto metri 0, 66 , largo 0, 80, troot* 
nel 1820 nel demolirsi parte di antico moro urbano dietro 1* antica Gat* 




EXlNlQVITATlbV5 
MENSVRAiVMHPOHDER 
(:5EPTIMIVSCANDIDVSET 
RMVNKnVSCELERAED 
ÌTATERAM MREAtTPON] 
DERADECRETDECVR 
PONFNDA* CvrAVERVHtI 



ferrale: oggi ÌDc^strata nel muro soUo la Loggia del Phìuzzq ptibbUco. 
1 caratteri sono mollo antichi e profonJi. Alla linea RcronilQ leggi da- 
miti* Ociapiua Manli Filiui, Vedi a p. i56 ^ e SO 5. Questa poi è prò- 
Ta assai buona come *JcUa Terità deir altra, che aegnefemo al n. 1t 
Clasie U, così della fede dovuta alla Collezione del Villani. 

SS. Tavoletta di metallo larpa t93 mlliraetri» compresi i maniehi, e 
alta 150, trovi ta li $5 Aprile 184 a ìq CnttoUea Diocesi dì Rìmini sulla 
Flaminia. Sì eonsen'a In casa del fu Antonio Oi;]nelji, e fu pubhliratri 
dal chi Borghesi nel Bollettino deiristituto Archcolo|;ico dì Roma p. 05, 
il i|iiale così già si espresse so di qtje^^tn in una lettera al de Ito Bian^ 
tliì „>«*É ttan può dubitarsi essere stata allissa da principio ulln b^se 
„ della stadera fatta costruire dagli Edìlì eoi prodotto delle malte ìm- 
^, poste alle frmli de' bottC|!nit.>* Piuttosto che aI primo se^^olu Intperìule 
„ allribnirei ijuesta l4*t>ella al secondo, non tanto per l' A E 11 E A (trn.5,), 
,1 éa cui si dimostra f ch« la pronunzia eomìncistva già ad omettere l'SI 
„ finale, mn più a motivo della forma corsiva del fi ( Un. 1. ) , che 
„ trova corrisi»ondcnta oella celebre fserìaioni! del pu^r TùrqHetmuuM 
f, del Marini ^t- 

Dirai r se fu trovata a Cattolìea, quale prova che apptrt^cign a (timi- 
ui? Bispondìumo ehi^, irr niuna provai assoluta^ ne ahbìanm peni pia 
che semplice indldo dal trovare queste Famiglie in altre lapitli rimine* 
si j mentre quelle dì Pesaro non fanno ili esse ricordo alcuno. 

Anche questa fu data dal Cav. Dcs \'ergcrs. Vcili poi alle p.ig, S(Sf^ 




298 



24 



RA 

OIVCC 
DECVR-Ai 



RI 1 551 MAH • 



INI 
^ilMlNl'Q.VAEST/^i> 



" -■ * \ .'/Vi-- / N 

. . . ■. J . •*. . . . 

" ■ - - - -- • { 



.i -M,;. 



•j... f..: 

.i ..';.. 



\' : . • ' ;.■ • ■ : 'I ■'; li.M-» ' . " *. ■ .*.i ,>-l 

• ; ;. ' •■• !'■ :,!*:.•.. i ■"■ .. !; .. . 
; Sti. Marma «Ilo metH <(^|. 49» tirgo (^i 92^' trovato isf due |p(lziiM||i 
acavì air antica . Cattedrale di BiminD; ranno 4&15 second» Biaotài^c 
1$17 secondo una acbeda del Ganonid» Nardi, che lo pubbUeò ad T.l 
dell'Archeologia Romana col riatanrd coinè, aopni. 0^ è iHeas^to ad 
muro sotto la Loggia del Palano pubblico collo- stesso rislauro eseguito 
in modo che mal si distinguerebtM dal resto., se T indicala., .^cda non ci 
avesse conservato lo stato in cai era il marmo all'. aito -del suo ritro- 
ramento. É pregevole per darci alb penultima linea il Aome- di ualh- 
nìcipio; intorno al quale così fu ^ notato da Bianchi: ,^ 'Plinio orda èsdi- 
p ci città Gottiane, e la principale era Segusio, ora.BuAA dei Pieaaoatt: 
^ non so però se si debba andar tanto lontano, giacoJtój, ofAre che di 
», molti paesi non si trova più ihemaria, abbiamo :«aooojra .uà Jqoga sai 
„ confine della nostra Diocesi, che si trova chiamato S. Pietro tu Cal(«; 
,, e nel Privilegio di Ottone : ad Uberto- iVesco ve di Biiuiui del 996 
,, (BaUagl. Zecca p. 148; e Mon. Bay. T. VI. p. 17 } Ic^geei AMete- 
„ lem MonaiUrU Si Pètri q^ voeatmr a coiti. ^^. S« Pi/etro in CoUa 
nella Plebania di Rlontefiore e pure nella IVclaeione di; S, Vìsita dìBva- 
sjgnor Salicioi, an. 1502. Vedi alla pag. 7V^/e %QÌ, - 
Fu pubblicata pure dal Chv. Dcs Vergcrs. 



Ì99 



25 



•FAMkLBAI 



• |Ì 1/IR ^^JM 

OVAEiTOT?!- flVPlkC'LA\ 

\ /TÌVIR.invIR'AED-J 
SrCOLLEdìAfyVBR ET CENTON/ 



S5. La parte. a fu trovala in due pezzi e in due volte, cioè nel 1822, 
e nel 1823, in S. Maria dt Garbo^nano presso Gemmano; ed e alta me- 
tri 0, 46. La parto h fu trovata por essa sulla piazzetta della stessa 
Chiesa di Carbognnno fin dal 1746, e fu pubblicata da Plance nel T. VII 
delle Nov. Firent. eoi. 78d. Questa è alta metri 0, 20, e larga metri 0,51. 
Ora SI runa parte che V altra è in Rimini in casa del Sig. Paul ucci , 
dal quale amendue furono pubblicate ncU* Arcadico , Feb. 1845, qitai 
frammenti di iscrizioni diverse come le avea già date io pure sotto 
due numeri distinti nella mio Collezione consegnata al Sig. Des Vcrgers. 
Postavi però migliore atteàiiohé . unitamente al Sig. Francesco Rocchi si 
trovò , e se ne avvide egli pel primo , ohe questi sono frammenti di 
una stessa e solo pietra: che la qualità medesima del marino; il com- 
binarsi delle medesime tenatùìre, che si prolungano- dall' un pezzo al- 
l'altro; la stessa gràndez^A <lclle lettere coi medesimi spazj interlineari; 
la stessissima provenienza, sono prove di fatto, che non lasciano più 
dubitarne meaomamentc. 

Questa pietra , marmo greco , dovea contenere V elpgio di due sog- 
getti distinti, posto forse da un medesimo Manioipio, e dai Collegi dei 
F'abbH e dei Ccnlonarj . de* quali quei Personaggi furono probabilmente 
Patroni o Benefattori. Una palma, pare che dividesse 1 nomi di essi ed 
i loro titoli particolari . Del primo non ci ò, rimasto se non che fu 
figlio di Quinto , fu della Tribù ANicnse , fu Duumviro o Triumviro 
o Seviro; che la rottura del marmo ba tolto di conoscere quale di que- 
ste tre cariche vi fosse scritto; e fu Questore, Del secondo abbiamo 
il prenome Lucio ^ una parte del nome forse Bachio o Babidio, ed una 
parte del cognome o dell' agnome Falenie o Valerio od altro somi- 
gliante • E questi fu Luperco , cioè sacerdote di Pane del Municipio 
Laurente Laminate , che era presso Ostia . ( Per questi Luperci vedi 
il Fabbretti p. 456, XVI ). Fu Inoltre /)tiu»iit>fr<i , TVitiméiVo , ^dile 
della Plebe, ovvero Triumviro Aedilitia Poteitate, come pliicqt/éf a fìott 
Forse T ultima riga Icriiiinava con iuridieatns Eorum. VccH p.'249'. ' 



300 



26 




NONIO 

*AN*CAEPIA1 
'EQVOPVBL-IX-Qyi 
DECVMS-IVDIC' 
PRAEF.COH-ni'BRlTl 
NVM-VETERANOj 
EOyiTATAETRIB-LEGTAlf 
TRICIS-PIAE-FIDELK-PF 
ALAEI ASTVRVM'PI 
NVMEM-EOyiTVM-ELECTc 

EX-ILLYRICq 
C-VALERIVS'SATVRHNVJ-li 

aueT-astvrvm-praef opTn 



S6. Base di marno greco alta metri 1» 69, larga in mezzo 0, 
trovata nel 1749 nel demolirsi un tratto di muro urbano antico in 
mini. Ora è in casa di Planco, dal ipiale fu pubblicata in più loo 



301 
2^ NONIÀ TL' CORINTHIA DE SVO 

r- NONIO TL^ RVFIONr PATRONO 

NONIA •T^L*^' CORINTÈIO 

MSTRATIO • ^- Jf • F. VIRO • SVO 



qpeciaìmcQlc a Modena net 1749, e nelle Nov. Firent. T. X, e. 134, 
ponendo osservazione alla voce EQVITATAE per equettrit^ cui disse 
nfwnento trótarsi intera, ed ali* altra NVM£RI, che negli ultimi secoli 
dbtl' Impero denotò le coorti e gli eserciti. 
-CAEPIANo: Ca9pianus forse da caepa, 
■•■^\ EX QVJNgae DECVRIS IVDICVM. Cajo Nonio fu ascritto alle cinque 
-dkMorie 4i Gindiei, la quinta delle quali fu aggiunta da Ciiligola ce. Cosi 
€oa pi& esaUezaa dovea dirsi a pag. 965. 

TRlBono LEGtoftù I ADIVTRICIS. Fianco citando Dion Cassio, L. 

M9t diee che questa Legione fu futsaa in piedi da Galba: onde V iscri- 

'. -siooe è-poateriore al 68 di C^to; lo che meglio conferma ciò che ai. è 

:delto » p. 195. Pel resto vedi alle pag. 264, e 971, ove delle Famiglie 

^, NmUu^ t Faleria. 

' M. É faifisaa in un muro sulla Piazza di Vcrucchio ; e 1' area del- 
ibi' IsoiBioiie ha in longheaza metri 0, 74, in altezza 0, 57. 
p^ri dM V della 5. e della 4. linea ^ interpretati Tiva Fivo, sono più 
\ \wk\i delle altre lettere. Da Bianchi poi si nota la non chiara costruzio- 
■■ ym, e k aomc non cornane di STRATIO. Vedi lo pag. 365, e 979. 



302 




.10 vr 
N-RVFlHlO|r 
iVtGlAF-CF-TEmL 
iPAKthTIBVJ'PIElTlJ 

FAEXlLLIViL'F-At4 



29 i 






HONORII 

FEMINAI 

FAEXELLlRy 

POI5E5XION 




88. Era oelli Chiesa di S. /Martioo , due miglia da VeracehM tm 

Himini , ove al dire dell' Antooiui ( Suppltmento alla Cronaca di Vt- 
rttcchio, p. 20 ) si vedevano anoora gli avanzi d'un Tempio degli idoli. 
Nel 1838 passò in Rìidìoì in casa Paulucci, ove ò pur oggi. É alto SS 
ceatimctrì « largo 40 . 11 ristMiro è tratto dall' Antonini , « dal T^ 
manza, che videro il marmo quando era più conservato. Vedi pag. SS5, 
à57, 269. 

. 39. Trovato nel 1895 nella Parroechia di S. Maria in Cereto eni 
quattro miglia da Rimini ; ed ora è in casa Paolncci , da cui fn pubbli- 
cato nel 1845. Può aver relazione al n. 25, CI. il; quindi è pregevole 
perchè prova la lealtà de' nostri Codici . Ma non oseremo già di asserìie 
che da questo frammento apparisca che la moglie di quel Fesellio fosse 
superstite al marito» e curasse 1 esecuzione di quel dono come al dtd» 
n. 25t perocché quel dono fu fatto da Fesellio lui vivente, e fu fatto il 
favore dei Vieani; quando qui invece psi*e che il benefìcio cadesse si 
di un Collegio . Piuttosto osserveremo che per questo marmo tiene ad 



^03 





^^rn:)-. 






lAVlliUAE 

tAmmm 

vxoRiorriM 



OTITtOVA 

LEiNTIWOP 
ATUlPItN^ 

nsmffóc 

flf/fWÌEX 



33 



IVSTIN^ 

1 osy ^ ; 



Dticarsi ciò che si l 
cioè fa liberale 



J*; a 



51 lenc^ nel detto n. SS; che*'b famiglia de' Fe- 
pi&- ^A»^otfr»o^ ter )^riìi ed t citiadini . 
p. S57. É alto metri 0<>^>;lp>^<>i^ 20. 
SO. Trorata nel 1823 circa due miglia' da Rliìiini sulla strada di Ba- 
ia presso la F'iserba . Ora Ì ih! élsa Paulucci . É pieira de' nostri 
hi, in due pezii, ed ^. alta metri fii^^^f l^rg^ 0, 30 . Tre A non 
IO la traversa: e aopuL SLicocgLlim. palava con due delfini. Fn 
llicaU dal Can. Nardi ne' Compiti a pag. 99, e dal Paulucci nell' Ar- 
so, Feb. 1845. Vedi pag. 274. 

|^.{Q^j|4^,fpa^rmq filto n^efri. 0, 60^ Iflrgp.O, |J3, convcssp t? toUo 
IPf ^n.!^^n;$ì9/lf^ P?ulli<^^'. Temamia,, Fiori , e Bianchi devono averlo 
p,\^lprfìi^ pfrci^è. 4a et^i si hanno le leilere, che pr(i mancano ^ ^'.oadi^ 
9M. 44 <k>Ì.W JJ'TIVS pSXfpri y^4i si]|na famiglia Ti(i4 pag. ^9. 
I mafvi^ Wff^K/^^^i daU'fOliivìcri ìnoonUi aLpag. |9 un C. J^- 

I 9.Fip]^,opii^ pbe:i)^ aottri^Jopida ,a()parteQgA ql 60gg(Ctto medesipio. 
IfA <nn5COr8efi^b|^/che,iflpp4fi|,pp8lrA, s^aj troppo semplioc per il per- 
izio della {^dc.^sarefe^; (| (|ui^di apparkengi^ aiutt'altra persona. 
'^ì-IJW^^n^.l^S*^ «^V^'AWWPW WnVP>l ^ ^^rgo m?iri 0, 50: 
jb^jp^^^^Paulucpi^. fvi. piihi)licfi(p.,c|^ C,^. Nardi ne' Compili, p. 99 
^«|ij^]tocp peri^.unf^ol^.^ai ^o;^tro,Nrp, mentre^ sono due marmi 




D M 

GAVIAE 

SABINÀ£ VIX 

ANNXXVII ET 

GAYIO PRIMO 

VlXAIfNXIX 

FRATRIBVS 

MGAVIVS 

PRIMITIVOS 

ET ANNASA 

SORTITA 
PARENTES 




35 1 



^^•-^^ DM 

C • PLÓSTVRNO 

SEPTIMO 

FILI 

PIENTISSIMI 



S5. Trovato net 1788 tict1& Parrocchia di S. Martino in Monte I'AMm 
poclic miglia da Rimini : ora è in casa dei Sigg. Conti Soardi^ . t il 
metri 1, 20, largo inctri 0, 45: e nei fianchi da una parte ha l'ureeol 
dall'altro la patera con sopra Una beli* ascia. E questa e la scgoei 
furono date al pubbblico dal Sig. Des Vergers. Vedi pag. S61. 

54. Trovato coir antecedente , e conservasi nel luogo medeshno. 
alto metri 1, 10; largo nel messo 0, 50. Nei lati da una parte ha: Fi 
ceolo, dall'altra la patera. Lettere molto belle. Alla Un. 7 qualeuno 
letto malamente ANTONI. firoPof vale dehoU, infermo, 

55. Trovato nel 1751 fuori di Rimino nel fondo de' Linardiy •< 
si vuole fosse l'antico campo mortuario: passò, ove è ancora , fai es 
di Plance- É alto metri 0, 45> largo 0, 40. Fu pubblicato nctk 99\ 
Fir. T. XII,541. 




^vrrIcia 

ThVSTll 

PRIMlGENjA 

D£C'ANN*XV 

QVO-DlE-VlRGO'HVBSif 

EODEM-DrE-PoiTANNM 

SEPVLTA-EST 

favìFvs-paTromvs 



Wlo, da dorè dopo aver giaceioto sotto il portico dì una casa colonie» 
Inìtarncntc all'altra che segue , con ben poca cura Ùì chi le 1ia rinve* 

sa 



306 



note, sono passate oggi in Rimini ad arricchire la Collezione del Sig^ 
Panlucci: pubblicate già amendue dal Gav. Dea Vergers. Il marmo scoi' 
bra d'Istria del più fino. Le nicchie, entro cui i ritratti, sono incafaltf 
profondamente; e non mediocre fa al certo il lavoro di quelle scottare, seb* 
bene oggi molto mal conce; come ne è pur bella la lettera. Queste lapidi' 
poi 6 qtiella che segue erano sotterra un ginocchio, e Con altri marmi noa 
scritti formavano un sepolcro « Ma le iscrizioni erano Volte al di dentro; 
segno che esse non appartennero a coloro, le cui ossa furono ivi trovale. 
La prima è larga 0, 47, e fu alta metri 1, 66. Dissi fu alta; pe- 
rocché oggi la non è più intera, essendo stata, non i molto, segata iai- 
quamentc per lo mei2o della quinta riga, e tutto il pezzo d'indi in pk 
è passato, non so a qnsl uso, a VerUcchio. Avrei dovuto pertanto se* 
gnare quel taglio, e punteggiare tutto il resto, che manca. Ma non l'ho 
fatto perchè quando fu lavorato il fae-iimile ciò non era a mia cogni- 
zione ; e già io avca copiato il marmo quando era intero: poi perchè 
non sarà impossibile allo zelo del Sig. Paulucci di poter ricuperare ancba 
il pezzo levato se pure conserva le lettere, sapendo già egli ove è. 

Del resto quanto affetto non troTi nel T iscrizione? Murrìcia morta A' j 
quindici anni fu sepolta il di stesso in cui un anno avanti fu sposa. 

Nota in ultimo nella quinta linea il passato NVBSIT colla B; di cbe | 
troverai ragione nello scambiarsi frequente di queste due lettere B e P, | 
come hai veduto in quel SVPSECVTI del sigillo dato a pag. 275. 

L'altra posta a Lucio Murricio è alta metri 1, 71, larga 0, 44: ed io 
questa per rottura del marmo manca la F nell' ultima riga, come per U 
stessa ragione manca la M nella prima dell' antecedente . 

FAVSTl L , cioè F'auati Libertus . Ognuno già sa che i liberti assame- 
vano il prenome ed il nome del Patrono, cioè di colui dal quale ricevevaao 
la libertà. Ora se questo liberto si chiamò Lucio Of arrido Novo confici 
anche dire che il suo Patrono si appellasse Lucio Murricio Famto: oodfl 
a pag. 278, anziché Fausto Murricio dovevamo appellarlo Murri(i0 
Faìuto; sebbene trovi esempi di Faustnt come prenome e nel FabretU 
p. 22, e nella Grutcriana p. CXlll, 9. 




oIsmanibvj 

GVIBENNICF 
AN-PRISCIVETERAN 
CFANIVSSVRVJ 
UXCORIINRI 

OR 
A M l CO 



L 



:l^ 



"D .M 

OFANIOl 
THALLO 
ET FANI 
AB VERE 

cvm3/ 

VERECVK 

, 3 • M 



0« Questa fu trevaUi colla aatceedcntì . É ulta meiri 1, 16, lar^a ùy 
Bd è pietra dei nostri monti' La Ictlcrsi A non ba mai la trnvufsa. « 
Itime qa;Ulrc> l'attere «iella 5. lìnea , siccome quelle <le11a 5. (>, t 
f, sono quasi s vomite. TrUUvin acccUiamo là congettura del Sig- i 
eh] ^ ora Profess^ore di Archeologia nella Uni versila di Bologna , che 
Unea 5 pò lesse dire CO R/iicei farteli e forse £X COhnhuliitiHs ; &ioè 
^ABtc, o Sergente, Pui vedi le tracce dì uUre lettere, da cui non so 
tr nulla* Forse T ultima riga lini con AMICO OPTtmo. Questa pure 
l4 in ensa P4iulucci, ed è tuttora ìnediLn. Vedi p. 257, S7^* 
W^, Manno alto niclrì 0, 4!^, largo 0^ ÌB (rovaio nel ISÌo quando . 
emuliva li vecchia Cattedrale; ed era intero. Or il e m casa Pausile- 
«4 è io trr pCÉZi; maneanle nella lìnea 7. come sopra: ma quella' 
L ci fu conservata intera da Bianchì , ehe la Iraserisse quando il 
te> era sano* Fu pubblicato dal Can. Ptardì nel Giornale Arcadico ^ 
bilyre 18Ì0, e da Paul ucci nel iMB , Quanto poi alle sigle delle duo 
Ile linee BiancUi scrisse di oon saperle spiegare che „ eolLi solita 
Drmola Poftrrf XIAict» B ne Merentìbuf j,, V. p;ig. ^57, j 





H AVE 

D -M 

EVPHROSTI^ 

C-SENTIVS 
PHRONIHVS 

ET SENTIA 

SAT VRNIN A 

PARENTES 

FILIAE 

PIENTISSIHAE 

YIX • ANN- XII D XXVI 

VALE 



M 

IVRIOJEVER 
FILI PATRI 5 VO 
BBNEMEREN 
TI FECERVN 




40. Dal Codice Rìg&iziano, e dai mss. di Monsig. Villani, ove tiotf 
tfotì altra dìffcrenta se non ohe il dittongo AE in Gne alla 3. linea, 
sappiamo che questa pietra anticamente era fuori della nostra Porta Ro- 
UMina, e fu pubblicata da molti non sempre esattamente. Ora è in cat» 
dei Sig. Paulueci da cai pare fa data ncirArcad. 1S45; ed è alta me- 
tri 0, 80, larga 0, 56. Vedi a pag. S67. 

& osserTaiione poi del Fiori che l'HAVE saluto .mattutino in prin- 
cìpio e il VALE saluto vespertino in fine equivalgano al dire - it§ 
btn0 semfrt* 

41. Trovato nel 1898 a Bordonchio. Ora è in casa Paulueci, ed è 
alto metri 0, 50, largo 0, 45. 

Linea 1. M *S, ossia Manibus Saerum; lo che sta in luogo del so^ 
lito D*1Ì, che ognuno sa valere Dit o Diis Manibus. 

Linea i: altra volta lessi IVLIO: ma per migliore osservaiione, 
sehl>ene U lapida sia mal concia , vi ho riconosciuta la vera lezione IVEIO, 
nome non nuovo . Sopra poi nel messo vi scorgi una figura , che pei' 
quanto male sculta e guasta ravvisi essere la protome d' un nomo. Fi 
pubblicata da Pattlacci come sopra. 




gga\lerivs-a\nTìoc 




^ 



EROI 



IS»S1BI 

VEi3V.CISS^ 



4t. Trovalo nel 1746 presso il castello di Misano, possalo poi doI 
Qfeù di Plajico, ove st trova ancora. È allo metri 0, S5, largo 0, 47, 
oleifere perdute 5ono state supplite da Bianchì, il quale oota ctie 
ìlls mi$tigta rimai te non poteva dire dioenafnenie . 

4^, Troyata nd IStG dcI campo dei Lmardt, E in «usa Paulucci^ 
e H pubblicò nell'Arcadico, ¥v.h. IS15, É alta metri 0^ 55^ larga 0, 
L Ha belte lettere; ma lo scalpf!llino pose il dittongo di FESTAE fuori di 
pgo, e lascio tre lettere in BE?iEMEHENTl dì cui uni peEsifiittmente la B, 
I^TOce CONSErttijif . Italieo e F^tta furono sern d'uno stesso padrone. 

44* Marmo noto anche al Bovio : e Moosìg. Villani dice, che era 
dbi Chiesa di S. Innorenza io Rimino. Ora è in casa Paul ucci; da cui 
ire fu pubblicato ncM815, ed è alto metri 0, 27^ largo 0, 60. Inoltre 
g|Ì è in più pezzi, e manca )' ET della S. lìnea. Muratori lo pubblico 
m qualcbe errore e ponendolo a Ravenna a pEig. MCCCXLVIII ; poi a 
Ig» UDCLXXX non con tutta resaitr'zza. Airulllma riga leggi DVLClS* 
va sincopiìto da DVLCISSIMVM- Vedi poi a pag. 2G0, 27i 




j 



aio 




NASmUETITI 

LABEONIS 

IN-FRONTEM-PXIIU 
INAGRVMPXVI 



46 



NASINUE 

TITI • LABEONIS 

IN*FR0NT£1I*P*XII1I 
INAGRVM-PXVI 




pvbliliae^Tf 



IN FRONP-XX 
IN AGRP-XX 



f 5. Era fuori di Porta Romana sulla FUminia dalla parte del nvt 
peco più in tk di S. Gandenao, prceisamente dirimpetto aBa strada cki 
▼a a Cenano, da dorè nel 17(KS passò in casa di Pbnco, ore è aneoft* 
fi alla m^ri 1« Si, larp o« 70; ed lia lettere assai belle. In Frwi^ 
Ptdes XnU: In Jyrum Ptdes XT/ denoU U spazio, conùderalo H* 
ero. rlie occupara qnel sepolcro. R marmo è de* nostri luoghi. 

4t. Era nel «aedesimo posto dell* antecedeste ( forse nna al pria- 
eipio e Taltn al fine della area sepolcrale ) doTe stette fino al ISSI» 
nel qnale anno passò in casa Paialncei d» la pnbldicò nelT Areaii(i« 
FeK 1$4;S; ore inttee di dire die fn snlU Flaminia è detto che fa srfi 
Emilia. Vedi pa^. iTS, Ba la stcsn (randcoa. e kttcra edulmente beBi* 

17. Trv'TgiU eirca il 1$3S a pan dtsiMsa dal tnofo deOe aMeee- 
*Vnlt. da dcTv^ fu portila in tan PaniKcI. È afta metri 0, 77, brf^ 




0, 40. Essendo poi del medesimo stile dell' altre due, fu porere del Bili- 
chi che questa Publilia fosse fìgUa essa pure dt Tito Labeonc: mù io 
lo credo figlia di un Puhlitio , motivo per cui jjùstarono le sigle T*F, 
Joè lìti Filiae. Vedi pag. Ì79. Fu pubblicata du PauluccL 

48» Dal mSA. Bovio si ha che enebe qucsfo iu^rnio fo3S«^ sulla Fk' 
jn'ìitìti fuori di Porta Romana. Ora e In casa Pautucci, ed è alto iDCtri 

t0, 6S, b'irga 0, 47. Marmo postrano. Vedi a pag. :i65. 
l 49 r Colonnetta alta mclri , 80 , ora m casa di PI anco , la quale 
per essere di marmo tufaceo « e [H^r èssere stata esposta all' acquane bu 
perduto molto doli' ÌBCriiiona data Inlcra dal Tcmanza, perche forse a 
suo tempo dovca essere più eonscryata. Niuno pero ci ha detto ove fos^ 
fO aotJcamcoto, Vedi a pag* S7t^ 

50. È in casa di PI anco , trovata nel 1765 sulla Flaminia ein^a un miglio 

'da Rimini. E sita melrÌI,1S^ larga 0,35. Fu sempre letto e supplito CAL- 

PUB^ìIAL^ PAKTHÀfiM^^ umesmnìnata di nuovo la pieUa pel far-timila 

\'i bo Iruvalo come sopra; onde a p. S75 Gorrc|gì Calpttrmtt e PuTÌhuniif> 




53 a-Ayp-x(APK.oc 
ceB•ATT€^6r 
eepoc'ju.MH 

JUHCXAPm 



[ 



D TA. 

GAB»MIAE-EVHODIAE 

COIVCIETCOILIBIRTAE 
OPTIMAE 

Irarìssimaeivvinaus 



54 rtVTILfAl 

eIpartsJj/ 

\SSÌ> 



M. É in casa di Planoo; ed è aKa metri 0, il, larga 0, 13. Aneb'etti 
tu pubblicata dal Temanaa, che Don ne indicò la proTenienza. V. p. S67. 
52. Per fede dei nostri Codici questo marmo fu in Rìraini in et» 
Amoli!: ora è in casa Paulucci che lo pubblicò egualmente alle altre sw 
nel 1845, ed è alto metri 0, 34, lar^ 0, SO. Nell'ultima linea Bianchi » 
Paulucci vi hanno letto per intero IWENALIS. Il resto è tolto dal Cod. 
Rigaz. che seguito da altri ha RARISSIMAE IWENE. É osservaaione poi 
del Ch. Borghesi che al marito bastò il cognome lYVENALIS, aottfastca- 
dendosi già il nome GABINIVS nella dichiamzione di essere €ollibert% 
della defunta. V. pag. S77. Fu pubblicato da molti con molti errori. 

55. Unica iscrizione greca fra le nostre. Fu trovata in Rimino nel 
1754, e fu portata in casa di Plance dove si conserva ancora. Fu pub- 
blicata nelle Nov. Firent. T. XVI, 825, ove 7u scritto XAPHN; mal 
marmo dice XAPIN . Si interpreta MttpxH ( se però la prhna sigla è 
un M, e non piuttosto un A ) ATPiXi'ir MAPK02 IS£B«m 
AnEAETOEPOS MNHMH2 XAPIN; ossia Marco Ubert. 
d* jiugusto ( pose ) per memoria di Marco Aurelio . Forse è un liberto 
dell' Imp. M. Aurelio. Il marmo h alto metri 0, 57; largo 0, SS. 

54. Trovato, secondo Fiori, nel 1752 verso l'Ausa preaao RinUiu; 
passò nel Musco di Plance ove è ancora. É largo metri 0, 50 alto 
14. Fu pubblicato nelle Nov. Firent. T. XIII, 408, e fórse allora a^ei 
le tre lettere ora perdute . È singolare il nesso di cinque lettere in 
PAIÌENTIDui. Nola però che abbiamo un'Utilia al n. 50, CI. IK 



315 

a 62 6 

D * M D • M 

NVNNVRICE 
CBEPEREIO^ FJLIE'DVLCISSI 

HERENiNl MEEPICTETVS 

IH ( sic ) 



ANO f FILIO f PATERCONTRA 

DVLCIS^SI VOTVMQVE V 

' CXITANNIS 

MO^ XVI 



63 




D M 



E G NATI AB 
APRVLLAE 



63. In un medesimo marmo greco alto metri 0, 55, largo 0, SO, 
iroTato nel 1816 nell'Ausa presso Rimiai, poi passato a Montéscadolo in 
iasa del Signor Francesco Tosi raccoglitore di eose antiche , da dove è 
tornato a Rimini in casa dei Sig. Paalucci, sono queste due Iscrixioni, 
ma da una parte, ed una dall'altra. La prima a in caratteri buoni; la se- 
wnda b in piv rozzi . Io quésta il cb. Borghesi legge NYNMtfae NVRICAE . 
U avverte ebe la IN della 5. IHiea è In earatter» molto più piccoli; onde 
Uanehi opifib che 1* incisore avendo omessa la parola IfIFELIX cercas' 
le di supplirti con qneir IN. 

68. Fu in Montefiore , da dove nel 1753 passò nel Museo di Planeo. 
l alia metri 0, SS. larga 0, 30. 




egnaTia-vlchJla 

VXOR ' 




64. Trovato in due petti nel 1751 nella Villa di Bordondtiaj 

ora È in casa dt PLauco* Tutto quello clic ora avanza del moDuii 
( umUlu sopra e sotto ) e alto metri 1, 66. La BCpttura ad alto | 
vo è hvoro di non mediocre: scalpello . Peceato cIjc manchi la { 
dclh statua e il pezzo ovfì il nome dd niQ rito . La fascia dcir Isen| 
e br^a metri 0^ 60, ulta 0» Id. Fianco spiego Fgnatia Cujae Li^ 





LBINIAEYENERIiE 
VAEVIXITAKNXXXI 
MENS-VIDIEB-XII 
ABINIA-AQVILINA 

MATE K- FILI AE 
>VLC1SSIMAEET 

PIENTISSIMAE 
)NTRA'VOTYMSVVM 
POSVIT 



D . M 

PETIJ.1V5^V 
ICVRINV^ÉT-PE 
TILIVi'.IABlNVJ 
ET-PETILIVI-ai 

DIDVr.PETllICJ 
5ABIN0-PATRI 

PIENmilMOET 
SECVNDA VXORl 



I 



>-M,*^ 



ssìcUra il nostro H&u«i{;. Villaiii che qoesto marmo fii ito* 
Ut circa un mi)^IÌo dù lìiminl sulla Flaminia» Ora È in ca^o 
p4 è allo metri 0, 07, larf^o Q, 4± Vedi pog. Ì65, 374, 280. ' 
ormo greco trovilo nel 1756 verso In Vìserba, due nilglia da 
tra è in easn dì Pluneo, che lo pubblicò neMo Nov. Pircnline 
5^8 f gindjcsnriulo moHo antico* È ^ìto metri 1, 13, largo 0, 
ha un riccto sopra , rome per atjgjglo iUamo a qnella de E la 
I : lo die non ubbìanio creduto di fare dcUg aUre , perchè ci- 




318 



68 



67 



b CIRI 

ciiRiy| 

FOROi 
QVEST^ («0 
M E D 1 ^ 




C SORN0I(&ni 
MA10RI^Vl)^r 
Ai JEX-P'XXII 
0RA5 Villi 

MOHrKHVSBT 
lORTITAPATREs! 



1 



69 



e 



f 




D M 

DERQVjLfl^ 

0ANAE5 
k^DERQVlLVi 

FIDVS. 
ETDEROyiLA 
VERECVNÌA 
PATRON /E 

BENE 
AAERENTI 



scodoci sembrato che il taglio di quel segno sia assai più leggero del 
resto , non saria senta proposito dubitare non fosse opera di qoalck 
biszarro di tempi posteriori. Vedi pag. 2^. 

67. TroTato nel 1826 in Rimiai nel campanile della demolita Cat- 
tedrale . É in casa Paalacci , ed è alto metri 0, S8. Forse Decimut 
ClRiNj? Vedi a pag. 276. 

68. TroTato od 1757 nel iaado dei Limmrdi presse Rifliiai, passò 
nel mnaro dì PIjdco, ore è aacora . È alto bmItì 0, 48, leryi 0, SS. 
Fu pubklieato nelle Nor. Fireat. T. XVIII, 73, e prr b emessa éà 
caratteri fu gìedicato del UL Seeole di CrisU. Il risUvo è di Bianchi. 
ORAS è senni H. Vedi pag. 27)1. Rei pènrale Pel ree rieonoeci gli Afi. 

6(^. Assioiraoo i nostri Storici dbe qatato bel cippo di in ins gre- 
en era in casa D nonadr aU in Riniinn . Ora è in casa di PUiioe ; si è 
tRn metri 6, W, farse 6, S7. Kci Mi n destra è 



319 



70 



vrban\ 
statia-dÌ 

FILIO/ 



71 




PAVL 



72 



B0NO5O'ORtìLEG 
MACEDONfCl 

RINAVXORETJ 
\TIAFIUABENE] 

V-ANNm-XirMEilS 
D IXH'MIJ 



>reio , ed a Binistra una patera . É osservasìone del eh. Borghesi eh6 
]oe1 L più lungo sta invece di LI: onde coloro speiiarono alla gente 
Oerquilia , che malamente fu detta Derquila dal Muratori ( pagina 
iDXXXlV. 7. ) Vedi a pag. 276. 

70. Trorato nel 18S5 nel Sobborgo orientale di Rimino: ora è io 
asa Paulucci, ed è alto metri 0, 18, largo 0, 80. Vedi pag. 879. 

71. Pexzo d'nrtia alto metri 0, 88, largo 0, 35, trovato nel 1887 
ricino all'Ausa presso Rimini. É in casa Panlocci. 

78. Marmo greco trovato in Rimini nel 1886 nel ricostruirsi la casa 
tomagnoli presso il Palazzo pubblioo sulla strada maestra. Ora è in 
aM Paulucci; ed è alto metri 0, 30, largo 0, 16. 

ORDtnarto LEGionù V. MACEDONICE. É giusta l'osservazione di 
lianehi ehe Kcrisse , Ordinario della Legione quinta Macedonica : lo 
Ilo trova esempio fra le slesse nostre ai numeri 44» 45 CI. Il, ed 11 
ip. e. I. Altra volta lessi MACEDONIG L ( legione data pur anco dal 
Macci neir Areadico, Feb. 1845 ); e quella L a p. 875 fu interpre- 
iU Laticlavio. Ora però dichiaro falsa quella lezione comò precipitata 
nella interpretazione : perchè visitato di bel nuovo il marmo per fare 



320 



73 



LMVRRASIVS-IVSTVS 
DBLICATO^CARISSIIIO 



il fac simile vi ho trovato chiaro chiaro ttnt E. E non so se 1* onore 
del laticlavio conceduto ai Tribuni fosse dato ad un Ordinario che noa 
conduceva che duecento uomini della prima Coorte. Ciò è detto da Ve- 
gczio, Lib. II. cap. 7: Ordinarti dicuntur fui in proelio primot or^ 
net ducunt: ed al cap. 8: deeem centuriae eohortis prima9 a quimqfU 
ordinariii rcgebantur. Né faccia di£Bcoltà quel genitivo seosn dittongo; 
perchè i caratteri della lapida ed il nome BONOSO, che trovo eomnoe 
dal terzo secolo di Cristo all' ingiù, mostrano ehe 1* epoca di questo 
marmo non sia di tempi anteriori . Vopisco in fatti ricorda an Bonoso 
Spagnuolo, che dall' Imp. Aureliano ebbe in moglie Hunila di regia stir- 
pe Gotica, il quale circa il S80 ribellatosi in Germania si fece Impe- 
ratore; ma superato da Probo finì sulla forca. Di un Bonoso parla San 
Girolamo ad Chromatium: un Bonoso Vescovo è nella lettera 7d di S. 
Ambrogio che in alcune edizioni è lu 56: e non è raro trovare un tal 
nome nello lapidi cristiane, in questa però non veggo indlaio per di- 
chiararla tilc. 

Il nome della moglie forse fu FictOhì^A, o C^nsORINA, o fo- 
«ORINA, altro simile. La figlia probabilmente ebbe doppio nome come 
p. e. Rfi/Cna TerTIA , orvero ScxTÌX ; se pure 1' ultima lettera della 
linea 5 sia una R. La rottura del marmo ne fa essere incerti , poten- 
do anche essere un K. 

Alla linea 5 forse disse dftìUrium PosuerVNf , o altro simile; poi 
segue l'indicazione degli anni, mesi, e giorni, che visse, e di quelli 
che militò. 

73. Frammento trovato nel 1846 in Cattolica, portato a Paulaeei. 
É alto metri 0, 18, largo 0, SO. 

La mancanza del principio di questa pietra ci toglie di sapere il 
nome di colui, al quale fu posta. Probabilmente fu un fanciullo, al qua- 
le si affa il DELICATO CARISSIMO; aggiunto, di cui vedrai altio e- 
sempio al n. 80. 




I 



75 



KEC SEMOa CAPITI NIVBOS MVTAHE CAPliXOS AT F 
VICTVS SOHTE PVER PERlI Hl^V t.RVPELE SEFkS QVAE 
ME GENEUAVEBAT HOHA HAEC EADEM VlTAE TER 
MINYS flORA FYIT * tSON EGO QVOB PERli 1>0L£O SET 
PAEVVL%S IKFAJÌS QVOD CVJl PLVS SAPEREM SPE» UE 
Il RYI DTBIAM SI VITA IJiCOLYMlS POTVISSET VINCEREFATA 
CREVISSET GENERIS GLORIA MAGICA MEI FORTVSA IN 
VISA EST SPES EST FRUSTRATA PAIIENTES HORS C\^cl 
[1 BRIPVIT DIRA QVIES HOUINVU 



H 



u 



HIC ' EG O • S VM • POSITA • IRENE 

QVAE ' VIXl - X * Vili ' KAL • HANC • MEI * MI 

MISERE ' POSVER ' ARRA ^ PARENTES 

FELICISSIMVS AVG LiB- ET ' F VHF VLAN A ' IRENE 



74* Quesl* avello n\ÌQ metri 0, 53, larga 0, Ofi, rbc nnticamente 
fu nel ConTento di S. Agostino in Riraioi , ora è in eiiia di Plance * 
L* Iscnxìonc fu nota ancbc all' Aoonimo del Codice Rìgaasiiano ed al 
BotÌo, e fu pubblicala da molti i ma quasi lutti olire lo ficiogtierc ì ne»i 
fecero la distinsEionc dei versi , mentre nel ni armo è come sopri , Ap- 
paf tenne poi ad un fanciullo di una famìglia senzii dubbio cospicua* 

Linea 4 NOVO FLORE. Avvertì Pianto i>hc per orrore dolio scaU 
pcUino fosse cosi scritto invece di FLORE NOVO* 

Lin. 5 leggi FATI: Un. 12 leggi CVXCTA. 

75, Anebo questa Iscrizione fa prova deU'esaUexxa del Cod. Rigȣ* 
ziano, nel quale trovasi come neir arca ^ che anticamente fu in Rrmini 
presso la Chiesa di S, Gregorio ^ ed ora e in casa di Plaiico> Fu pubbli- 
cata mole da molti , talmente che il Matlei la ebbe per spuria ; ma colla 
Tcra lesione fu poi difesa dairAmaduxsil. Sj noli XVfJK KAL, o sìa 1d 
mesi, e non AK XVJUD^II, come invento il Muratori; perocché larca 
lunga neir interno metri 0, 8d, e solo un metro air esterno, ed alta 
0^ 45, non potè capire una bambina più che dì IB mesi. 

21 





322 




78 



FAONIAE 

VENERIAE 
C0ÌVGI5AN 



\ 



MTRF 
HOMINMNi 





79 U /M 

ACATHENl 

COmV(GIDVLCISSIMAE 

IIVSTYRRHENVS 



Nota poi il Fiori che ARRA per ABKABf , o fa errore dello scal- 
pellino, cóme forse MISERE per'MlSERAE, o fa volato dall'Autore mo- 
re Enniano et Pàcuviano: o forse, aggiungcrcm noi^ fa perchè andava 
perdendosi la buona latinità. 

76. Marmo greco acquistato da Phneo nel 1752, da dorè non si è 
trovato; ma sicuramente dai nostri luoghi, dicendo egli nelle Nov. Fircnt. 
T. Xin , 407 , ove pubblicò questa lapida , che della famiglia Faonia , 
che dovea essere qui in Rimini, poehissime memorie si frodino. Bian- 
chi poi avverte che il TI della 4. linea non vuol dire TIBERIVS, e cbe 
il foro che gli vien dopo non è un foro lacrimale, come pensò Plance, 
ma che fu un difetto del marmo , avendosi ancora il tassello sa cai si 
veggono le vestigia dei due SS di SAKTISS. ( Nota in questa voce 
l'omissione della C, come della N in CONIVGI). Nella 5. linea forse 
diceva P. COrnelius* É alto metri 0, 40, largo 0, 57: sopra vi è scol- 
pita un'ascia. 

77. É in casa di Planco ove fa portato, secondo il Fiorì, nel 1751 
É alto metri 0, 30, largo 0, 45. II ristauro è di Planco. Sopra vi è 
acuita un'ascia a forma di zappa. 

78. Trovato circa il ISSO fuori di Porta Romana presso Rimini. Ora 
è in casa Paulucci; ed e alto metri 0, 22, largo 0, 40. 

79. É in casa di Planco, non so d'onde venuto fuori. É alto me- 
tri 0, 14, largo 0, 20. Una AGATHIM è al n. 63 della Classe 11, no- 
me forse tratto dal verbo greco iyet^uyafi che vale benefico. 




81 



GAkERIAI 
IP05-EI1 



80. Era In casa del Medieo Rigani ; ora è in quella di Pkoco ; ed 
h un pieedo eippo con patera t ureeolo ai lati* Fu pobblieato da vaij; 
e neirnliima riga fu letto DEDICATO, per cui soggiacque alia eemura 
del Maffei: ma colla vera leaione lu difeso dall' Amadnui nella Epistola 
Oli /ofium Pioficifin. i marmo greco; alto metri 0, 70 , largo in mes- 
so 0, 19. 

81. Questo frammento alto metri 0» SO, largo 0, 15, ora in casa 
Paolueci , fu trovato nel 1817« Può HsUurarsi tanto con ^oLERIAV 
quanto con GaLERIAE: pure non ho dubitato di proferire questo ulti* 
mo nome, porcile il m^mo venne fuori presso Tantiea Pieve di S. Ar- 
cangelo, ove fu un CoMtla Gofertaiio rieerdatoci dal God« Bav. n. S$. 

L'ultima riga è in caratteri, assai peggk>rl« Può forsi supplirli eoa 
POSt4i7 E1V# filiui con POStferunt ElVs /Sitt o /iiioe. 



ftttvSTIA-GF 
MAXIMA 



83 ^RNA 
FRATER 




84 







llBABIDÌ 

caesiaa|v' 



83. Qnesto marmo alto metri 0, 90, largo 0, 40, serviva di tfipite 
ad un portone in Rimino, quando lo ebbe Pianto, nella casa del qiul< 
è ancora. La S della seconda linea forse era leggibile a tempo diPUn- 
co, che non vi notò difetto. V. p. 279. 

85. Trovato a Uonle l'Abbate presso Rimini <irea il 18S)I. É in casa 
Paulucci, ed è alto metri 0, 18, largo 0, 90. Forse dovea direVEBRA. 

84. Fn conoscinto da Monsig. Villani, e fa visto da Fiori, amcndoe 
i quali Dotarono in fino alla S e 4 rfga le due lettere ehe ora più noo 
esistono egualmente che M P della 5-, te quali percii» si sono' punteg- 
giate. Porsi CAESIA AV^nna o AVrcIm. Ora è ia eàsa Pautoeci, M 
è alto metri 0, 18, largo altrettanto. Nel lato primo, col. III. v. 8S^ 
una base pubblicata did Kellcrmann , si legge un SE TR L BAEBID 
VERVS. Vedi a p. 974, 976. 



325 



85 <£ESSVr-PRIMlt 
BENEMERENTI 

peIrmijjv-domKi 



m 




87 



GLAYOIA • C • F • GALLA • V • A- XVI 



85. Assicura Bianchi d'aver fatto riscontrare da persona intelligente 
questo marmo, il quale è a Pietrafitta, Diocesi Riminese; e dice che non 
\ì è scritto PRIMIPILVS, come pubblicò Plance nelle Nov. Fiorent. T. VII 
col. 788, ma PRIMITl-VS. Nella prima linea poi non manca che il pre- 
nome; perciò il nome fu realmente CESSVS, come il cognome fu PRI- 
MITIWS, l'uno e l'altro non nuovo, trovandosi egualmente nella base 
appartenente all'anno 205 di Cristo pubblicata dal Kellermann (p. S6, 
Iato destro. Col. 2. v. 65.) ttoiato tm CESSI* PRIMITIVE.' 

Linea i TEC. ParVa a Bianchi potersi intei^retare TECtor , cii^è in- 
erottatore o imbianeaUóre di muri, sé pttré,'a^itingd, non fu troncatura 
della greca voce TECror cioè filiuM , coinè ^co è l' altro cognome EV- 
TRAPELVS, che vate ùrbanui, lepiduàf o simfle. Soverchio poi sarà il 
dire che il BENEMERENTI si riferisce a colui', al quale fu posta la pie- 
tra; il cui noibe, che d'ovea stleure Stf principio , per la rottura def mar- 
mo dta è perddto. Direfldó beasi thè quel iPERMISSV DOMINI fa sape- 
re ohe il sasso, e quindi il cadavere^ non era posto in proprio fondo, 
tiìà in ^ello di un alt^V '<^^ permesso però del proprietario. Vedi 
p^. «50, «75. • ' 

S9. Alto é larg;o metri' 0, '42 éon' belle lette^, che vanno decrescèn- 
do di linea in lii^eà. lé^u 'trovato nel 1841 sulla Via di S. IWino fin Co- 
vlgnano circa tré mi^la db Rimine. È in catsiot Paalocd. 

Forse nell'ultima rf^ si rlstaura con tESTkm'eiitoT e forse il sog- 
getto era un Curator yiarum. 

87. Questa IScrbióne è incitò attorno ad un'Urna cineraria ( che col 
coperchio è alta nietri (lf, 40) ttovata li 20 Agosto deri7S3 nella Par- 
rocchia di S. Maria df'tévora, ciròa due miglia da'Mofitefiore. F^ pub- 
blicata dall' Amadtiz^ neU*AntoI. Roto. Settcm. 1785. Ora è nella pubbli- 



316 



88 



GLAYDIA'MVSA 
▼iz* Ali -ini 



® HzGBMMmJfì 



90 TaGEBIIRI^L'F 
steL- 

PIGAEttCENTVRION 



91 



IDE RAI 
.IBEl 



«■Lihrerli diCtiiiit; dk WiOrti||»U.l«,popgBiaq«efttaGlasM, fcnkè 
la tni prlniUftt «ollotarioii9.9MeBdo ttiita MU'ufro «mM». noo pmuHi 
«te ila meiM fra lo >mfKiM del Cip. 1, 4w««4^i/ Lo die v%i «. 
cke per le tre elM Tengano appresio. 

. 89. Qoeata poro è te attro Orna (alta eoi eopercUo motri 0, 17) 
trovata eoU'anleeedento, e paaaatt aneh'eaaa o Ceeeno. Vodl o p. ITI. 

89. In altra fimUe Urna ( ehe ooitamente al eoperehio è alU mM 
P, 50; trovata eolie doe aot eeedenti, e pusata eaaa poro nello Libre 
ria di Cesena. 

90. Anebe questa è so di OD*Uma eineraria.di marmo bianeo, laia- 
rata a fogliami, con doe Biaseherooi eoo eoma d'Amene in luogo de' uà- 
nichi, e eoo ona pina sol eoperehio« trovata essa pare nel loogo stesio, 
e anitamonte alle altre tre. Fo pob Mi ca t a dall' Amadoisi» o do Haori^ 
Marini ( Anrali p. 8X1 ): ma qoeiÀa fo poi mandita a Roma . Tolte qoit- 
tro furono pubblieata anche dal Can. Vitali neUa Storia di Hootoficfe. 
Vedi pag. 977. 

91. Se cerclii il ricordo di MnUiUn^ vedilo al n. 76 delta aeeoodi 
Glasse, ove troverai U ragione perchè sia trasportato colà. Jl fronimettts 
poi dato qui sopra in sosttluaione è in casa di Plance , nel qoalo pati 

leggere Z>eSlDERANda« quaE VlXit ANnof LIBERfi PosoerviU. 

É alto e largo 10 centimelri. 



92 



FATE 



NA£ 
VfX\T-kìH 

MENS-VH 

ELIV5 
RCVm 



93 



r^- 




IN 


•'FìtonT 




Pili 


IN- 


AGRVM 




p • xml 



^4 

VSAVRI-P-5II 
YIOLARE VOLVERET DARE DEBET ^ISC 




92. Trovato nel 1835 a Bordoochio sulla strada di Ravenna circa cinque 
miglia da Rimini. Ora è in casa del Sìg. Pnulucci che lo ebbe nel 1841 , 
e lo pubblicò nell'Arcad. 1845. È altp, metri 0» 65, largo 0, 30. 

Lin. 1* Non trovo esempio di queste sigle per averne soddisfacente 
spiegazione. . ' 

Lin. 4. Manea la sola cifra, d^gU anni: dunque la pietra fu poco lar-* 
ga. Nella 5 poi dovea dire ^orELlVS.o CornELìV% ^ come non trovo 
potesse dire diversamente cbe PcUeRCVLVS nella 6; nome e cognome» 
secondo io credo, di una sola persona. 

93. É in casa di Fianco, ed e alta nietrì 0, /tO , larga 0, 45. In una 
scbeda del Dott Girolamo. Bianchi nipote di Fianco , nella quale è questa 
Iscrisiono, è notato che fu trovata li 12 Agosto 1754 presso la Cappella 
di S. Antonio sulla piazza di Rimini. In origine però dovette essere in 
un campo fuori di città, 

94. Frammento di coperchio d'ai'ca sepolcrale ,, che è in Savignano in 
casa del eh. Sig. Borgliesi. Fu pabblicato dairAmadiizzi, e da Nardi nei 
Compiti, p. 100. 

95. Trovato nel 1838 sopra, l'Arco di casa Batts^ini presso, la Chiesa 
dei Servi in Rimino ..Ora è in casa Pauìi^^ci) ed è alto metri 0, 30. 



338 



-APRAB 





RNIN 

Jysis 




102 



LICOP/ 



96. È alto metri 0, 88, largo 0, S6, ed è in easa di Ptaneo, ài 
quale fu aeqaistato, secondo Fiori e Bianebi, nel 1751, che lo pubUieò 
nelle Not. Firent. T. XII, 567. Di nn Pelino Afro fa ricordo il manM 
n. 3 cap. I. dell' Appendìee. Alla linea 8 forse disse FAVSTINVS. 

97. Frammento incastrato nel muro sotto le loggia del Palasio pnb- 
blico. Forse può supplirsi con iS^CCBSSo * * * QuoesTORI*- * - vixìt. 

98. È in casa Paulucci; e fu trovato nel 18f8 a S. Ifartino Monte- 
labbate . Forse dovea dire Dii$ Bfanihui iSSaf iiRNINI . . . Una Satnmioi 
è al n. 40 di questa Classe, e al 17 della seguente. 

99. É nel museo di Fianco ed è alto metri 0, 18, largo 0, 11. Dm 
TITIA APHRODISIA incontri al n. 55, ed una VETTIA APHRODITE 
al n. SI , CI. II. 

100. Trovato nel 1858 sotto la porta di casa Agli in Rimino. Forse 
diceva M. FLAV1VS-— VIVIR; ma può dire anche FLAMINIVS e VUiì. 
É in easa Paulucci. Alto metri 0', S5, largo 0, 35. 

101. Trovato nell* Ausa nel 1880 . É in casa Paulucci . Forse «txtT 
AN • • • miItTAVlT * • • 

102. Bellissimo frammento in grandi lettere trovato verso Vemcchio. 
È presso Paulucci. Forse PuBLIC • OPcrum? È lungo 30 centimetri. 



»«• aiBI-ETMl 

!; SACRi 



104 




105 



CMESS-I-L-F 



105. É in casa di Fianco ed è alto metri 0, 16 , largo 0, Si. 

104. Egoalmente in casa di Fianco . Lio. t. forse ifòDESTl. É alto 
metri 0, S4, largo 0, 18. 

105. Sopra nn peno ioforme di piombo trovato nel 18S0 nel ter- 
ritorio di Savignano» che si conserva presso il Sig. Pauloeci. Il ponto in- 
naui alla I è più piccolo degli altri ; forse risaltato da una porosità della 
f lampa. Quindi può leggersi Caii Bfeai Lueii Filii. 

Si ommettono altri piccoli frammenti che sono nella casa di Fianco « 
ed in quella di Faulucci , perchè non conducono t cogniiione di alcun 
nome , o di alcana cosa di rilevante , qualcuno de' quali fu pubblicato 
fra gli enunciati 89 marmi del Sig. Fanlueci unitamente ad altro da noi 
non messo in serie perchè giudicato posteriore ai tempi dell' impero 
romano. 



331 
ChASSEf SECONDA 



Lapidi antiche riminesi pra perdute ^ delle quali 
è memoria nei nostri Codici 



1. Vedi a pag. 228, ove si parla dèi Tempio di Giove. 

2» Vedi a pag. 232, ove del Tempio d'Ercole. 

3. Egualmente vedi a p. 234, ove del Tempio al Genio dei 
Riminesi; aggiadgeiìdo die questo' titolo è ancbe nel Cò« 
dice Bigazxiano, scrittovi però dal Rigàzdjt -, 

4 TVLLIVS 

ZOTICVS-Vi 
VIR-AVG-«D 

LIBERVM • PATREM 

CVM • REDIMICVLO 

AVRI-III-^E-THYRSO 

ET • CAjThARO • ARG r P • li • S 

TESTAMENTO 



4. Per autorità di tutti i noftri Collettori questo marmo fn in Rimlnlf 
diMotterrato seeondo Moosìj;. Villani presso la Chiesa di & Colomba, ebe 
fa la Cattedrale Tecchia . 11 Grutero aduncfue » ebe lo disse in Fertara 
Cp. LXVII, 51 ) o sbagliò o ne pubblicò, un altro quast simile, che fosse 
io quella citta . Dissi qua$i simiU • perchè la lesione Gruteriana porta 
TVIBIVS nella 1. Unea, e AVGVSTAL nella terga. Noi invece abbian 
ieoota la lezione di tutti i nostri Codici nella 1. , e abbiam addottata 
nella 5. quella del Bianchi, che si spiega VI VIR AVGys<a/ttf, ifiDtits; 
la quale si avvicina a quella del Eigùilano, che dice V1R'AVG*AD. 

Lin. 6. Fiori e Bianchi seguirono Grutero, che sertsse AVRIFIC; oit 
ricordando la lezione dei nostri Codici AVEI'UI , non naficondono di 



332 

5 GENIO 

DOMNIGò 
ZOILAYILIG 

6 C • CAESAR AVGVST • F • COS • VIAS 
OMNESARIMINI STERN 



credere che ^ to9$t indicito il peto .del wMmieUoM eioi, deHa cerooa, 
come più sotto fa indica^) quello. del iir$òp t'àtà tm$f'. Osservato poi 
che la voce AVRIFICO è anche debbia perchè doq' pift celiosciiiU, ho 
credalo di teaermi serapolosameQte ai nostri Godici, solo aggiongcodo ii 
segno dcli'onciaM presone esempio e p. 5198 degli JnmU di Moosig. Mi- 
rini : onde dirà cti« redimienlo auri uneimrum trium el . . . . 

Lin. 7. ARG*P*II*S, cioè AIIGeiilJ. Pendo daionim eiim Semitte. 

Lin. 8. Fiori e Bianchi scrìroio TESTAMPOIIIIVSSIT- Ho seguito 
il Rigazaiano, che ha solo TESTAUNTO; è sefus poi la maocanza dd 
resto. Vedi poi a^if. Kt. ove si j^. parole ^ Xen^o di Baeco; e 
vedi a pag. S80, ove è rioeido di qÉMa' TMU'Z^ieB . Ivi fa aadbo 
dato il bollo di una tegola, die ora d eonfien r^rodorre pia esatU- 
mente nel modo che segae 

C TVLLIATISIAHI.F 

FAESORIA 



5. Tutti i Dostrì a»sicarano che qscsto mamio era in Rimino. Fa 
pubblicato da Taij in due lìnee contro 1* airtorità dd Rigamano, che lo 
dà in tre, serireodo però SE?klO, e lasciando la I sopra la M soggerìta 
dd Fiori, che o non fa Tìsla dail* Anonimo serìRore di i|ael Codice, o 
era perdnta. B&ancht pei scrisse ,, sembra che qn cat o Tmìeo nonifaiato 
,, ZoOo dedìensse qneola lapide d Genio dd sno Padrone „. 

6. A p^ 177 dybiMi detto Aé^ià rkordo deRa lastrieàtiira defle 
strade di Rimìni eperoAa da C Oasare deve csoere stato rvpetnlo in pia 
marmi, taccsiiianc feda il QemrotM ed R Bévìo. Cno la fatti è qeeUo 
che d resta antera^ e che aàbimn dato a pc tTR: ed «no perdalo è quel- 
lo che vedi q«i sopra non ilinmRs in aRro che «eRa disposisnone deUe 
liae«. Onesto è tratto dd wiutRIi <M Rovìn en passato udì' Asia- 
daiaìana dì Sangnaa», od qade a pc i7 le^ qmesic perete trascritteci 
40^ gcntAona ed BMìstecino Sf. Creseòaì =: In CoNila faedsM 



7 IMP. CAESjySl HADRIANVS 

. . . POT . . . 



8 IMPCAESAR 

DIVI • ANTONINI 

PU'FDIYIH ADRIANI 

NEP DIVI 

TRAIANIPARTHPRONEP 

DIVINESVAEARNEP 

MAVRELIVS 

ANTONINVS • PIVS • AVG 

GERMANIO • POiTmAX 

TRIB'POTEST^IXVIII 

IMP ' VICOSIII'PPPROCOS 

R EST IT VI T 



marmpna, fuae faruliòfis Sanciae Crutii veiu$Hort$ nfùca, et $^er 
arem praeiorii a nostrie civitue hoc tewpeitaié tuff ma fuiig haee' !#*- 
guntur incha ss poi segue riacriaone eoioe Mpra. 

Se badi però al dementila (p. 47, 48 e 115 ), ed al Bigmi, die 
pure aggiunse questa epigrafe in fine ai suo Codice, dirai che il. marma 
troTalo a S. Croce è quello che abbiamo ancora, e ebe ^cato perduto 
è quello troyalo nel 1568. Ha noi abbiam più ragione di credere al Bp* 
▼io , ebe 8crÌTe?a nel 1545 quando quello di S. Qroee era unieo, ebe 
el Rigavi ed al Clemeniini , i quali , scrìvendo più lardi quando amea- 
dne quei marmi erano nello eteaao Pabmo pubblico o de* Consoli^ pes- 
so|M facilmepte.ever seambìaU 4#.provenieiiia dell'ono con quella del" 
l'allro. 

La Chiesa poi di .£ Croce imekia in Rimini fu verso quella di San 
Francesce presso, dove didamo il Miteatto. 

7. Mondg. ViUani ci coacervò questo frammento dicendo che era 
▼erto il Priorati^ di S* Antonio Abbate. 

8. A testimonianza di tutti i nostri Collettori questo marmo era .vi- 
cino alla Chiesa di S. Gaudenzo sulla Flaminia presse Rimini. Bianchi 



334 



LSEPTIMIO 
SEVERO 

PERTINACI • AVG 

FO^TIFI^I * MAXIM 

Ji^li-jEOJESTAT/Ii 

iMP'iincosii 

PRÒtipNSVLI • P • P 
• " ' -D-prP.'. / 



poi notò che „ la bppiaa letioQO d( (jiiDf^ Wisio^^ la dobbiamo al 
„ March. Capponi, dalle coi iv^bede piibfUi^lf il Muratori (p. CGCaV. 
„ S) giacché tanto i nòstin Codici che i' iibrl. stampati ce la davano Sfi- 
,, sata in modo da non potérsi intieiAlere „:*TatUvia ho preferito U di- 
sposizione delle linee, che si ha nel Rigaaiano e nel msB. Villini, per* 
che da quei marmi che esistono si vede che, almeno in ciò» quelli fa- 
reno esatti. 

Lin. 4. Il Rigasdano ha MVI - PATER • DIVI; e ViUanl M — PATER- 
DIVI. Adunque^ tra NEP e DIVI ei va qualche cosa: forse NEtK)S intero. 

Ltn. 9. Amendue i Codici banao GERMANIG * PON • IlAX. Ho ere- 
doto di potter usare il probabile liesflo NT invece di PONTIP dato dal 
Muratori* 

Lin. fù. Il Rigassi scrive TRIB • POT -L • T • XXVIII; e Villani 
TRIB • POTEST • XXVlIi. fio oredato di seguir quest'ultimo, e non 
Muratori che ha POT. La Podestà Tribunizia ventottesima di M. Aurelio 
cadde poi nell' anno 1,74 di Cristo; e, Fiori fa osservare ebe la pietra 
portando l' IMP* VI eonvien .dire che foose posta nei primi mesi di quel- 
r anno, in cai per la vktorta ottenm»^ sui Qaadi M. Aurelio fu pre- 
clamato Imperatore la settima volta. 

Clic riparoaione fosse ^operata dalla lapida non è r significato. 

9. Nel Codice Rigazsianoe nel Aass. del Bovio è detto che questo 
marmo era hi un muro press» l'Arco d'Augusto. Deve appartenere al- 
l'anno 195 di Cristo, nel quale Severo fu acclamato Imperatore la quar- 
ta e la quinta volta. 

DDP* Decreto Decurhnum Pteèlicf. 



10. Per questo numero vedi 11 Gap. sulla Via Flaminia 
. 113. 



12 AV/-OCTAVIVS-AVF 

C-OBVLCIVSCF 

DVOVIR 

HOC OPVS FACIVNDO 

CVRARVNT 



m CMEMMIO 

e • F • AN 
MARIANO 

flamdIvIclavd 

iTviRinvIR 

CVRAT0R1 • AEdIvM 

QALlMADARICAv 

yIcaN Vie VELAR 

TATRONOBMERT-EIVS 

CVIVSDEDICATSINGVL 

HS-NVin-DED 

L*D-D-D 



11. I nostri viddero questo marmò presso là Porta di S. Andrea. 

Lin. 7. Il Rigasciano (seguito da noi nella 'dis|)Ds{ciòne deHe linee 
come nella forma dello lettere } ci cooiervò il solo desso della A colla 
ìà: ma Fiori opinò che la 1 «opra non fosse veduta, o fosse perita. 

Lin. 9. Il nesso della I colla R, che forse sfuggì anch'esso ali* Ano- 
nimo, è suggerito da Bianchi. 

Lio. 10. GVIVS ( sottintendi Statuae ) DEDICATfone SINGVLÌt . 

Lin. 11. HS. Questo pure sfuggito all'Anonimo ci fu dato dal Villani. 

Lin. 12. L D'D'D* Loco Dato Decreto Deciirtoniim • Vedi poi a 
pag. 211, 312, 264. 

12. Il solo Monsignor Villani ci ha conservata la memoria di questo 
marmo, che disse (essere nel' muro urbano antico presso la Chieda di S. 
Girolamo. Un. 21 poi della prima Classe, che in soBtania noti è dif- 
ferente dà questo che nella trasposizione delle prime dde righe ( tra- 
sposizione forse di stile trattandosi di due magistrati d* autorità eguale J 
come autentica l' esistenza di questo marmo , così acquista tutta la fede a 
quelle iscrizioni conservateci (kl VIHaoi. 

Qui poi dobbuimo avvertire ehe nel Citato n. 21, CI. I, oggi per rot- 
tura del marmo manca la F della séèonda riga: lo che non fu inilieato 
nel nostro piombo, perchè per inavvertenza quella lettera, ehe dove a ri- 
dursi a puntcggiotura, fu lasciata intera come le altre. Vedi le pag« 286, 
265 , 296. 



33^ 



L • BBrTTIO • L> f 
13 * PAL-FVRIANO 

AEDILI- evi -ET 

CVRVLIS'I-D-ET 

PLEBEIA- MANDATA 

EST • PLEBS • YBBANÀ 

EX-AEBE-GONLATO 

0B-H0N0REA4BE0 

INTEGRE • ET • SINE 

AMBITIONE 

ADMINISTBATM 

L-DD-D 



14 L'BETVTIO'L-F 

PAL • FVRIANO 

P • P • LEG T- ITAL • IIVIRO 

QVINQ • ITVIR • I • D • filVIR 

AEDILI-CVR-PONTIF 

FLAMINI • DIVI • NERVAE 

PATRONO -COLON 

COLLEG • CENTONARIOR 

AMANTISSIMO • PATRIAE 

L-D-DD 



15 L-BETVTIO-L-F 
PAL-FVRIANO 
P-P-LEG-T-llAL-ÌIVIR 

OVlNQ-UVIR-I-D-lliVR 

AEDIL-GVR-PONTIF 

FLAMINI -DIVI -NERVAE 

PATRONO -COLON 

COLLEG -FABR 

AMANTISSIMO • PATRIAE 

L-DD-D 



IS. n Riganiano, la coi lezione è qai data da noi, dice che qaeiti 
|Hetra fu trovata presso la Porta di S.Andrea. Fu pubblicata da molti e caa 
molti errori , specialmente nella S linea , ove in luogo di CVl essendo 
stato letto e scritto CVR ne fu resa intralciatissima la dicitam. 

Lin. 4. 1 ■ D - lurit Dietio . 

Lin. 8. Singolare è il nesso dell'A nella M, cbe unisce due parole, 
cioè HONOREM AB. Altro nesso, cioè V ed H, vedi in fine alla linei 
11; prove sicure che l'Anonimo del Riganiano vide il marmo. Vedi 
p. 247, 249, 255. 

14. 15. Per testimonianza del Rigazziano il primo di questi due our- 
mi era presso l' indicata nostra Porla di S. Andrea , il secondo presso 



33t 
i G- EMONIO 17 G-ANTIAE 

T • F • ANI • GLEMEN L F- SATVRiJnAE 

AEDILI MATRI- COLON 

BntonlVSTFANMAXlMVS FLAMINICAE 

FRATER SACERD-DIVAEPLOTN 

FIERI IVSSIT HICETFORO SEMPRONll 

F;r* TESTAMENTO D-D 

PVBLICE 



Arco d'AngQslo. Oltro poòhc differenze d'ortografia, la diffcrcnta pHn-^ 
pale, che prova T on marmo diverso dall'altro, e alla linea 8, da cai 
prisco che l'uno fa posto dal Collegio dei Centonarj , l'altro da 
lei lo dei FabhH, 

Lio. S. Fiori e Bianchi col Gnitcro scrissero P * P * LEG - III - IT AL * 

bbiamo tenuta la leziobe del Rigaixiano e di Monsig. Villani; e si in- 

rpreta Principilo Legioni 9 primac Italicae. Secondo Dion Cassio, L. LV, 

legione prima italica fa istituita da Nerone, e la terjta iitHica da 

arco. Antonino. Vedi poi le pag. 246, 247, 248, 255. 

16. 11 Rlgatzlano e Monsig.' Villani la dicono in IDmini presso l'Arco 
Aoguslo. Il supplemento alla mancanza già notata dal Rigatziano h del 
lori. Vedi p. 256. 

Ì7. Concordano i nostri Codici nel dire che questo marmo era presso 
Arco d' Augusto. 

Lìn. 1. Ciementini lesse CANTIAE, e Monsig. Villani C- SENTI AE. 
(aesl'iiltiffia lesione avrebbe l'appoggio del n. 40 GÌ. I. Bianchi però se- 
ni r Anonimo del Rigacziano, avendo trovata altra C'ANTIA nello Ope** 
e varile del Visconti T. 1 , 98. Anche nel resto si è seguito il Rigazziano. 

Un Saturnino poi incontri nel frammento n. 98 della 1. Classo. Vedi 
, «67 e 274. 

22 



338 
18 L-LEPIDIAELF 
PROCVLAE 

SACERDOTI • dIvAE 

FAVSTIXAE 

AVG • ET 

DIVAE * MATIDIAE 

AVGDDP 

PECVMAABEA 

REMISSA 



19 MACELLVM 
INCEIOIO CONSVPM 
RESPVBL-RESTITVIT 

80 liAVfUcnS ET VALEITTRA 
CVM SVIS FECf-nVKTP a 



18. A tcstimonìansa del Rigauiano qoesto marmo era presso la PhIi 
dì S. Andrea. Queir Anonimo nella prima linea omise la L indienlei 
prenome di Ltpidia , omise la quarta linea , e nella sesia scrisse MAO- 
DIAE. Monsig. Vilhmi ci oonscrrò quello ehe manea nel RigaszìaBi, i 
scrisse BIATIDIAE; ma questi poi omiie le ollime due linee, che ci (i* 
rono date da quello. Forse era in luogo da non potersi Teder bene. 

Lin. 7. D'D'P' Decreto D€eurionum Publict: tu posta cioè dal fa- 
blico lu l.ipida o lu statua ad onore di questa Matrona, la quale poi, PC* 
CVNIA RE.\IISSA, restituì all'erario municipale le spese oceorsc perh 
erezione di quel monumento. Vedi p. 248, 262. 

19. Fu pubblicaU nel 1741 a pag. 385, T. V, delle Miscekuiee tm 
in Venezia dui Luzzaroni; precisamente nella Lettera deU*Ab. GerrisMÌ 
Riminesc, che ne era il possessore, e che la disse di finissimo marM. 
Ivi per con)0(lo forse della stampa i nessi furono sciolti. 

11 P. Fiori poi assicura che da casa Paci, in cai fu vista ancbe ài 
Villani, passò al Gerwisoni, il quale morendo la lasciò con altri nuiai 
air Abbate An. Olivieri di Pesaro; onde Io stesso Fiori la vide in 1^ 
sarò nel 1773. Bianchi, che lu copiò da un manoscritto del Gerrassni, 
notò i due nessi della 2 linea, ed il RES'PVBL, iufecc di RESP m- 
mc fu scritto da altri, nella tersa. Vedi p. 256. 

20. Per ricordo del Fiori questo marmo fu trovato li 5 Mano 1761 
nel Cimitero della Cuttedrule ; e Bianchi opinò che quc* doe ivi rieenUi 
facessero tussrlLrc del proprio 150 piedi, P * CL, di pavimento forse ii 
im ultimo ristiiUro nll'autiro tempio di Eicote ; del qunl pavimcak ^ 
sono visti più avanzi nel 1824 quniuìo si (ini di dcnìolire quella Ga- 
sa. Vedi p. 555. 



339 



21 AVRELIAE , 2« JFLAVIOTF 

CALIGENIAÉ. . UNIMAXLMO 

TIT- SABlNIANr 
iai)Ì(!lSSIBÉAE 



'. EQVO • PVWJCO 



HONORIVICENTISSIMAEQ fxj TEST A MENATO 

. FEMINAE 
COLL-FAB- SPLENDIDISSIMAfi 
CIVITATIS • ARlttlRENSlVl^r 
OBMVNIFtCEieriAM-lNSE^ ' ' 

06 - utrisq'collataml^d'd'd . 
demcatIdibian 

Q * SOSIO • PRISCO - SENEGIOliE . , 
P • COELIO • APOLLINÀRPj COS 
CVIVS DEDICATSINGBDHS N III! ' 

( Se cerchi il ricordo di C, Emonio citato ron questo numera a p. S56 
vedilo ar M. .16^, , • / . 

31. Il Rigauiano ed il Bovio la dicono presso la Port? di S. Andrea. 
Fu pubblicata da molti in diversi mcnfi; preferisco però la distribuzione 
delle linee data Atri Rigauiano. 

Lio. 3. Clemeatiai # Fiori iserissera 'GALIGINAE. Ho tenuto la le- 
sione del Rigauiano , che -o pur .queUft, dei Bovio e del Villani seguiti 
pure da Bianchi: voce che trova ragione nel greco, e vale dalla bella 
guancia, 

Lia. 3. Egualmente questi concordano in leggere TIT. ( che Bianchi 
spiega TlTtt) e non TIR, come il Muratori (CCCXXXVl, 5, 6 ). 

Lia. 10. Il rbtauro lè di Fiori accettalo da Biancbi ed approvato dal 
eh. Borghesi. 

Lio. Il e seg. La dedieasioM ebè segUe è stata eoasidersts da molti 
come fhunmcalo di altri lapida: tatti però l'Itanoo posta di soguito a 
i|aestt; ^ Clean9eatiai Garaffi e. WUm{ ne hanno fitta una sola. Per ciò 
¥e r ha aggiunta aoehe Bianebi dicendola preziosa , perchè per essa si 
rettificano i nomi e i cogfUMol dei Consoli dell -anno di Cristo 16il. 
. Lin. 14w Leggi: CVtVS DEDlCATionc SlNUulù UBDU Sestertios 
Hummos quatuor. Vedi pag. 266 e 274. 

28. Aoehe questa fu presso l'Arco d'Augusto per autorità del Ri- 
gixxiano. Uaffei la pose fra le spurie: ma fu difesa dàH'AmadttiiI Epi' 
jf4ila ad Plancum p. 26. 

Bihnehi alla prima Iniea ae/isse T * FLAVIO * T - F ; ed olla terza ex 
TESTAMENTO, dicendo che la pariiecUa EX poteva essere un pò «va- 
Aita „ perchè nelle schede Gopponi, tceoiiAo il Muratori, (p. DGCCXIV, 
„ 8 ) li UrOTit scritto ET „. Vedi p. 238. : 



340 

C-FAES*!LLIO-C-F'vAN - ' 
23 RVFIONI • EQ • PyBL .^ ' ./ ' , 

C?VB • HEIP • FORODR • PATÉ ' (;qif,Ìl^ÌfM 
• ■* ' ITEMQ • YICANORVM • YlGORnf i VU ; :. 
ET • COLL • FABR • ET • CENT ' OPtitfÒ.* ET , 
RARISSIMO • GIVI • QYOD.-. LlBk&ALlTAÌT^ 
IN- PATRI AM- CIVESQVjE' ArMAIOBlBYS . 
SYIS • TRIBYTAS • EXEMPLIS • SVIS'-SVPB 
RAYERIT • DVM • ET • ANNONAB • POPYLl : 

INTER • C AETERA • BESft^ICf À • SAEPfi 
SVBVIvNIT • ET • PRAETERje'A r SjNÓVLIS i ' , 
YICIS • MVMFICENTIA • SYA • sS- XX • N ' AD 

PIPTIONEM • POSSESSIONIS • qyiVS • DE. 
REDITY • DIE • NATALIS • SYI • SPORTVLAR 
DIYISIO • SEMPER • CBLÉBRETVR . ^ 
LARGITVS • SIT • OÉ • CYlVs r déwcatiÒnjb^ 
S-S-N«IIII-YtCA«lS-DIYISIT • 
YICANIYltì^DlA'KfiNSlS 



SZ, Presso TAtco d' Augusto fu . quesio marmo a teatimètdaBfil fi 
tutti i nostri Codici : anzi il Rigazziano in particolare dice che :Oni loUo 
l'aitar maggiore della Chiesa di S. Bartobnieo annesso ai- doitojAno; 

Lin. 4. L'Anonimo suddetto scrisse ITEMQVE - GANORVM.' VII: tà 
il Grutero, copiato ciecamente dal Villani, scrisse egimimtiate'. Ma te 
vera lezione era stata avvertita dal Màreanova, come lo stesso GhÉero 
notò già replicatnmente in margine, p. MXCllII, 3. . ■ 

Lin. 12« Leggi Seitertium vigintitaillia Nummum. Por <|uesl» deo» 
poi vedi alle pagine 209, 210. 

Lin. 15. Ho tenuto la lezione del Rigazsiano'; < mentre Grutcto scris- 
se CLEBRARETVR. 

Lin. 17. Leggi Scsterlios Nummo9 quatuor^ . » ' 

Il Grutero poi aggiunse un'aftra linea, in eui scrisse POSVERfi: li- 
nea che manca nel Rigazziano, il quale invece notò chr. nclki forte op* 
posta del marmo era scritte PROSERI (e Villani scrisse PROSEAP.I)' 
Forse T incisore non ebbe spnzio suflicente per U POSVfiRE, le sdì»? 



%11 

34 DivM : 25 ■ L • FAESBLLIO 
M> FAE ' L • FILIO;* AN 

SEtLÌ SABIMUN© 

1^ R '■'''* ^■'^^ ' ^^^ ' ^^^^ 

ÒLI ' AVGPn^PROVPAN-IrF 

FÀÉSE PROC-XX-HER-REGION 

UÀ FAV CAMPAN • AP^L • GALABR 

STIN4 EQVO • PVBL • AVG • ni VIR 

p . p IIVIR • QVINQ • FLAM 

PATRON • COL 

/•' ••■' '■ ■ ■' '■• ■ •••• ■ • f'-COLlEG ^ CENTOK* •• . ' ' 

. ";'!;,. Patrono vóprk-'-ÉBATàtó 

HONOR • ACCEPT • ÌMPES'S • RÉMISS 
L • D-D-D 



•• dilUi fitftè iifpposta? O moglio ^bello: fu il nome dolio SUtnario aim 
bene letto dai nostri? E la Statua è indicata nel GYIYS della linea 16. 
FhibtMImenté la yera lòiione fu PROSPERI cooie scrisse il Muratori a 
p. DCC, lelbene egli aggiungesse tal notte', non a questo marmo, nm • 
^fKéHko di Xticto FeielUù, ehe qui segue al n. S5. 

80 tuoi r iBtefi»rctanone di tutto l'elogio vedila Jk pàg. 357, S5ft: 
e "^eA a p: 80t fi n. 99. 

S4; Il RiganiaiiO' ci diee e&e questo era nella contrada di S. Bartolo. 
]|'D*1i, e sia Di$ M«iiifttiff,: manca nei nostri Codici : .k) hanno pro- 
messo pero Fiori e Bianchi, cosi richiedendo il genitivo Fatsnlli Pr^Kli- 
:* pr.pt P«trr Potlff^^ 

t5. I nostri Codici lo dicono presso la Porta di 8. Andrea; Clementi-: 
airiiiifieet preifeo l^rta llòniami. AweHo che por lo scompaKiracnto del- 
le Uoèb e^pei-iwMi ho seguito il Rigaaviano., . . t.^t 

Lio. 4, 5, 9. La vera lezione di queste linee è dovuta a Bianchiy 
■MMiM era sViaato si nei Codici, come in quelli .totii che hattno pub- 
ilicato faesto elogiò . Pel rc^to vedi a p, S58 e 306. 



342 
86 QFVFIClO'QvF 
PAL • PRISCO 
AVGVRI-fl-YI» 



L*D-D«D 



27 FVFICIAE 
Q • F • TERPH AE 

Q • FVFICI 
PRISCI-|Ì-Via 
^ AVGVRIS • VXORI 



LD-D-D 



28 GGALERIVS'P-F'LEM 29 GGALERIVSPfvitalis 
DVOVIRQVINQDVOVIB . DVOVIR- QVINQVEUN 

IDAVGVRDPS-L0C0-5V0 * AVGVR-D-P-SLOCO-SYO 



26. Il Rìgazziano Io aggiunge agli altri marmi troTaii Terso la Porti 
dì S. Andrea. 

Un. 3. Alcuni hanno scrìtto AVG'IIVIR. Io ho scritto AVGVRI per 
Intero per tener conte di tutte» le lettere notate nel RigAssimo, che »- 
no AVG • VIR • imR, 

Lo stesso Codice poi nota' la 'mancanza delle tre linee segnale fa 
sopra con punti. Vedi a p. 259» non: che il numero che segue. 

S7. Anche questo era coll'«ntecodente . Monsig, Villooi Io dice aaa- 
cante in principio : ma il Rigaziiano nota mancanza so^ dopo la 5 Uaea. 
Il Fabbretti per aver tratta questa Iscrizione dalle Antichità di Sani' 
na dell' Antonini la aggiudicò a quella Città: 'ma l' Antouioi in ^el luo- 
go (p. 56) riporta questi duo marmi a prova che la FaoaigUa FufUU 
fu anche in Rimini. 

28. Secondo il Rigazziano era in Rimino nel Mon, di S. Maria io Bi- 
ro, cioè verso l'Anfiteatro. 

Lin. S. I * D: Iure DtVtmcIo. D ' P * &; De Pecunia Stf«« eioè fctt 
del suo quel monumento, e lo eresse, loco §uo, in fondo- eoo. Vedi i 
pag. 260. 

29. Il solo Muratori pubblicò questo marmo dicendolo in 
upud Suncthnonialet S. Mariae ( p. CLXIX, 10 ). Vedi p, 260, 



30 CGALERIOCFANI 

IVLIANO • EQ • R 

QVAESTORl • DVVMViRO 

CVRATORI • SASSINATIVM 

CVRATORI • SOLONATIVM 

FLAMINI • PATRON • COL • A VG 

ARIMIN • ADVOC • P VRLIC 

AMANTISSIMO • DECVRION 

AMANTISSIMO GIVI YM 

SPLflNDIDISSlMYS * ORDO 

ARIMINENSIVM 

MERITIS • FIDEI 

BONITATIS • INNOCEN 

TIAEQVE • ElVS 



30. Fu Della Chiesa di S. Barloloineo presso TArco d'Augusto: ciò 
a teslimoiiìanta di tutti i nostri. Fra quelli ckie Io hanno pubblicato 
forse il piò esatto fu V Antonini , cbo lo diede a pag. 58 nelle Jniichilà 
di Sartina: ma egli non ride 1* originale, dichiarando a pag. 67 e 68 
d'averne atota copia dal Malatesta di Sogliano, e dal Cav. Claudio Paci 
di Riminl, da coi fu accertato che allora non si sapeva, piti ove il mar- 
mo fosse. Perciò qui ho preferito l'ordine delle linee dato dal Rigaxsiu- 
no, che dee avere vcdvto 1* originalo. 

Lin. 2. EQ*P così il RiganiMjio. Il Villani però e l' Antonini segui- 
ti da Fiori hanno EQ • R» cioè EQui/i Romano. 

Lin. 4. SASSR9ATIVM: coék Villani e Anlouini. il Riganiaoo ha 
SARSINATIVM. 

Lin. 5. SOLONATIVM. L'Aotonioi nella citaU pog. 68 del suo libro 
fu di parere che questi Stiommti fossero quelli stessi mensionati da Pli- 
nio, ffist. Nat. L. Ili, 15, e che abitassero ove ora e SogUan^ antico 
Castello soi confini della Diocesi di Riminl. Il Cluverio però, e tutti 
quelli che lo seguirono ciecamente, li collocò ove oggi è CUià del «So/r 
sui confini di Toscana. Bla per la scntensa dell' Antonini stiano le se- 



314 



giicnti ragioni: 1. Città del Sole noo ricoooscje origine più alta del Se- 
colo XVI," essendo stata fondata dal Duca Cosimo l'anno 1565, ed eb- 
be quel nome da questo che airtUo di gettare la prima pietra, cose 
racconta Scipione Ammiri^to, u^:r^ta di Sola .di traverso le nubi, orie 
il ciclo era coperto , venne ad ' illuminare tn(ta V arca della 
Terra: da che presone b«oQ iilgario la disèero Città del Sole, 1 U 
quantità grande delle figuline eoi bollo SOLONAS e SOLONATE, ék 
sì incontra per l* agro nostro, fa erodere clic quella ofljcina non lem 
gran fatto lontana da noi, e già un fondo f^Rnas fu verso S. Paob, 
come abbiam detto in nota a pog. 951. -3. Lo anticaglie e le monete cbc 
vengon fuori frequentemente in quelle vicinanze provano anch'esse ck 
colà fu non mediocre popolaiione. In nota a p. 166 abbiam ricordato i 
ricco deposito dì medaglie trovate nel 1845: qui diremo di un altn 
trovato nello stesso luogo nel secolo passalo a tempi del celebre M 
Girolamo Ferri, che fu una fientola piena di molte migliaja di mté»- 
glie d'argento, le quali si sono sparge ne* Mussi dei nostri JnliqHarj, 
5Ìceome notò lo stesso Ferri in un abbotto di dissertasiood dircUii 
provare questa cosa medesima . Che diflBcoltà adunque a tenere che h 
sede de' Solonati fosse fra quei monti , e fosse vuoi paese o vico «Id- 
l'agro nostro, o vuoi Municipio ex se, ma sottoposto poi alla gioris'li' 
zionc ecclesiastica di questa Città nella istituzione della nostra Dioeni, 
come per ^cggc Canonica giù era voluto? (Grattati. Decret. Dist.iid] 
Dissi perì) fra que* monti : perocché non ostante le cose dette io ere* 
derò più volentieri che il nome dell'odierno Sogliano anziché dal nome 
SOLONAS venga più direttamente da quello del fondo Sulìano, che ift- 
contri al n. 19 del Cod. Davaro; il qual numero ricordando il Raveu»- 
te Arcivescovo Pctronace appartiene fra gli anni 817 e 8S^:.lo che p^ 
rò non toglie che l'antica Solona più anticamente vi sorgesse dappnsM. 
Lin. 15. BONITATI: così il Rigazziano. Monsig. Villani e l'AnloiiìBi 
hanno BONITATIS. Dall'altra parte del marmo, secondo ti RigazziaM 
si leggeva MEGETHI-BIEGETHl; secondo l'Antonini MEGETIHMEGCK. 
Forse anche qui il noujc dello Statuario ? A pag, 260 poi troverai li 
spiegazione di tutto questo elogio. 



31 



O'M 
Q • CASSI 
ACHIL 
LAE • ET 
PVBLIU 
AE VEPE 

RIAE 
VETTU 

APiaóbi 

TEPAREN 

TIB • PIÉN 

TISSIM 



345 
33 C -SENTIO • C • F 

-PAL- VALERIO 
- FA^VSTINIANO 
miRO'/IirvIRQ -/AVCVR 
VICANI-yiCQRYM»vn 
COLLEGIA-FABI^ET 
, , CÈNTONAR , 
.É3^.- AERE-C()NJ,ATO 
QVpD • IN • HpNj9^E •.IIVIRATVS 
. INDVSIRIE • AWflNI^XRATO 
; oilMRYS * PLEBIS • ])ESÌDERi1s 

. '; SAXISFECIT. 
. . , . ..L:DD-D 

;.' ' l • . • » ' : fi 



'41« il P« Fiori vide quésta' mArmo esistente a tèmpo 'sud in casa 
i ,■ pòi 2Avag1i , ora del FenAaeista Tonini sulla Via maestra i6 
Fa ignoto a tatti i Raccoglitori anteriori . Dòpo i tempi -del 
ViM qtaella èfliiff lu rifabbriseofo ; e si voòle che allora questo marmo 
Tenuse nuovamente perduto. Nardi Io pubblioò ne* Compiti p. 98. Vedi 
p%.Sn, iW, 279. 

*' n. A tesrimonianza di tutti i nostri, e del Pigliio^, '(piesto marmo 
ieni In Rimino presso FAreo d'Accosto. Altri lo attribuirono ad Urbf* 
no, àltiri a ' Pesaro. Ma l'OtiTierì nell'Opera Marinerà Pisanremìà 
11; XLI' lo restituì a Rimino. " ' 

. - Lia 9^. QVOD • ]!< • IIVIRATVS: cosi il Riganiano. Ho seguito il 
Cratere. 

Lio. 10. '1N0VSTRÌAE ha il detto Godicò. Ho seguito il Fiorì. Vedi 
la splegaxionQ di questo elogio a p. SI67. 



346 

33 . L r SEPTIMIO 
LIBERALI 
VÌyiB-AVG 

VICANI • vici • GÈRMALI • OB 
MERITA • ElVS • QVOT • DECVRIOX 

ET • VlCANfS • VIGOR • VII • SING 
IN- ANNOS; * IIl-INPERPET- BEL 
ET • IN • EAM • BEM ; FVNDOS • XXI 

OBLIGABl • IVS^ • QVORVM 

PARTEH -vi • LEGiS • FALC • NOMIN 

DEDVCTAM • AB • TVtORIBVS 

SEPTIMIAE • PRISCAE • HATBIS 

SVAÈ • LEPIDI A • SEPTIMINA 

POPVLO-CONCESSIT 



34 T • FANIVS • T • F 

OBICIANVS 



5, 



55. Da latti i nostri è aoDOTcraU fra le lapiilt Rimìncsi, sebbene il 
Clencntioi la dica posta verso TAreo d'Augusto ed il jligazsnno veiit 
la Porta di S. Andrea. 

Lio. 5. QVOT • DECYRON: eosl il RìganiaBO. Ho seguito il Vilb* 
ni: benché forse tì fu il nesso deiri nella R. 

Lin. 7. Molti hanno scritto Xill senza distinguere la noia drJ àem* 
ro dalla cifra nuinerìeo che vi succede . Molti poi hanno scritto RED. 
L'Antonini nel Supplemento alta Croumea di Ftwucchio p, 18 fu fl 
primo a conoscere la Tcra lezione RELifauf neH'iosignillcanie REI del Ri* 
gaxziano, e fu seguito da Bianchi. In merito poi al legato in &Tore dei 
Decurioni e dei Vìcani vedi a p. 308» e pel Vico Gennaio Tedi u p. ili; 
e vedi a p. 268 ciò che si è detto di questo L. Settimio. 

54. Bianchi a questa notò: ,, nel solo mss. Botìo ho trotaia qecsta 
Iscriiiouc, che non trovo pubblicata ,,. 



J 



347 

35 T-HESTRIO 36 M' SVASANO 

CFANSEVERO SERVATO • VÌ VR 

EQVO • PVBL • PONT m • SVASANVS DECi. 

IIVRQVINQTRIB ..... VÌ VIR 

COH • ci VIVM • ROM mAESIA IANVARIA 

T-MESTRIVS'CALLISTVS ALVMNO 

5VM-T-MESTRI0SEVER0 OBSÉQVENtlSSIMO 

;„,/CÀLUSTlANO'FILIO \ L-P'D-D 



37 C • VGLVSENO . 

L'F-CLV*IV«TO 

AEDIU'QtAEST 

SESTiNI 

DEGVR-ARIM 

TITINU • M • F • IVSTA 

MATER . . 

L'D'D'D 



55. Era presso l'Arco d'Angosto. Hi segnila la lesione data dal 
Rigaxsiano, meno a lin. 8, che ha CALISTIANO. Vedi a p. S64. 

36. Il Rigassiano e Monsig. Villani dicono che era In Rimino. Qui 
pare sì è segnilo il RigauiaAo, 'cbe'ÌMita la mancanza di parte della 4 
linea. É una di quelle che furono sospette al Maflei , e fu difesa dal- 
l'Amaduszi nell'f pistola ad PloHeum. '■' 

Lin. 3. Amadassi scrisse DEC**" segnando fosse un cognome 
troncato. 

Dal cognome SERVATO, e dall' agghmlo affellnoso di ALVMNO, Fio- 
ri e .Bianchi presero argomento ad opinare che costui fosse slato abban- 
lonato bambino dai proprj genitori, k raccolto e addottalo per figlio dal 
eonjugi Suatano e Meiia. '^eàl p. 'tn." ■ ■ 

37. Anche questo per autoriU del Hljgnklaiio fu trovato presso la 
Porta di S. Andrea. 

Lin. t. CLV. 1 pi& in quésto IttOg». hoM» segaatai una lacuna: il Ri- 
ganiano vi ha scritto COL .- illri- CVI,: e CVIt. Ma la lesione da noi ad- 



:i48 

• ■ / r •'■ "J. -i iVxW li-/ ì 

-:;.... ■ . ' '."': ■" ' -'il 

; ' li" ■ ; .; i'-'/f ^'«^ i: :.:'. i .!;•:-•; ■ 

ir/:- • f/ ; ■ : f ;; :\ ■< '!■: i. J 

dotUU, . ch^. «iijniaiiKK )f^. rf^ ali* ippoggfo, della ì^UQ; lapidi; /di- StuOms 
avcnli la stessa tribù,' di ctie puoi avere ima prova.ai^n.,l9.ABPP>^> 
ci è aulentieata dall' Autografo di GiolianÒFantaguni neeì»glttdrè dcUe 
lapidi di Sestino visto nella Qassense dal Prof RMelii^'d'qiidle nel me- 
desimo Autografo vide pare e ci eomnnicò il segaente titolo onorario po- 
sto in Sestino come qui sotto lettera a; titolo, che, nonostante le stranis- 
sime storpiatore prodotte parte forse' dallo stato del' marmo parte dilla 
poca perizia di chi lo copiava/ ridotto, n le^ionf pia vicina al vero, co- 
me a lettera 6, mostra di . <»seM staio , posto allo stessisaimo nostro 

Cajo dalla medesima Ttlinta'soà naadré/ 

•vii .:-' 

:'i;:/ ^ •:■.. 

rupia 
GBNlVir .'/ •^ . PÀtàÓNO-. toéÀHT 
MAGNE • ARTIS • OBr. MBMORIAM . VOLV 
SENI • IVSTI • FIL . ^yl ..TlTINANie 
IVSTA . D . OB . CVIVS • DEDICATIO • PATR 
0NIS.C0LBG.ET*DE*CVR.HS.N.<^11I 
ITEH • . • . N . • • ER • • • 1$ • EIUSD • COL 
L H • • • • N • UH . DEDIT 

6 

GWip. collegi 

FABRYM • DEND • CENT 

MVN.SESTUSATIS 

OB. MEMORI AM 

C . VOLVSENi . IVSTl 

FIL. svi 

TITINA.M.F.IVSXA 

D 

OB . CVIVS • PEDICATIOH 

FATRONIS . COLLEG . ET 

DEC VR.H-S.K .Vili 

ITEMfUf KtcmEROllS • EIVSD • CQLL . 

U-S.NaiU.DEOIT 






»49 

C-tiAbÌÈNVs" " ""■ ' 
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i .1 r.v: l'i } 






S8. f^er tesiimonian^a del ftigazaianò questa efa in una €!hicM ii|^ 
fiéiiLti Ws, MHSÌ^oÌtì\ che ìor'a 'i^A è pfò, ed crtr'firofi dt'tiimint ablla 



Ila 
Via Emilia dal lato del fiume, tre quarti di miglio dalla Città, ^il ^bb- 
Sficéta'ial Cfrilcfb, p. tìXiCXV. 7, dicendola ih Roma, e iseriVeiMo CÀN- 
BttÉNÒ, CAlÌlÌ>te?IVS; daì'Mut^forf'^' ÈfcJtC. 4 , ' pohende/Ia à ' Rimiili , 
iJa'Iascidftdo tfc jparotò, è t'6ti ' àlttf eìforf'/* 'ì ' • ■• 

'■^ OssdWà' Biondii' ««sdire ftftctetìfcWc 'cji^r COH • PRIMAÈ • VltBA- 
HAE, perchè dlsfnfggfe la sentenza' €eÌ*'Vabìretti ;' p; ' 1iT ; vft^ pt^tendt'^ 
ta che U coorti vrhane cominciasfcro a numerarsi dalla derifàa. Vedi* 
a pag. «7r>. ■' - • ■■-'••; '■■• ■■ ■ '^n^--' ' ■■ ^ 



350 

39 M • VETTIO ♦ H • F • ANI 

MIL • COH • vili • PB • JIENEF • PRÀEF • PR 

DONIS • DONATO • BELLO • BRITAN 

TOBQVIBVS • ABUILIflS • PHALEBIS 

EVOC • AVG • CORONA • AVBEA • DONAT 



7-COH-VI-VlG-7-STAt«7-COH'XVl'VBB-7«CIO 
ÌT-PB • EXEBCITÀtÒfil- EQVIT- SPECVLATOBM 
PRAETOB-7-LEG'ÌfiF-6E*'EXTREC-LEG-Vi 
yiCTOR*DONIS*DONATO-OB*RES*PROSPER 
GEST-GONTRA* ASTVRES -TORQ'PHALER • ABM 
TRIB-COH-y-VlGTBIB-COH'Xli-VBB-TBlB-COH 



lirPR-TR-LEG-XIIU'GEM-MART-VICTR 

PROC'IMPCAES-AVG'PROV-LVSiTAN 

PATRON • COLONI AE • SPECVLATOR «X-H'C 

C • LVCCIO • TELESINO • C • SVETONIO • PAVLINO • COSS 



Stt. Anche questo marmo en presso la Porta di S. Andrea in Riai' 
no. Fu pubblicato da molti, ma nei modo più corretto fu dato dji Kel- 
Icrroann (Olaut Kellermann Danu$) nell'Opera Vigilum Romanorum tt. 
- Rotnae 1835 -avendo preso a guida la lezione del nostro Codiee Rigat» 
siano comunicatagli dal cb. Borghesi: onde per questa non ci resta mi- 
la a notare. 

Lin. S. HlLid' COHortif octaoa» PRaetorìM, BENEFiciarie PUE* 
Fecd' PRaeterio. i 

Lin. 7. Cenftirioni COBortù stxtM VIG<In«n; CentttrioiM* 8TÀT*- 
rumi Ctnturioni COVLorlit XVI VRBoaoe , Centurioni CQHord'* san» 
dat Pliaeton'ae . Ma qui il Kellermanii fa notare ohe dovea dire Cafcaf 
tii XIF Urbana», e non XVi, scritto forse per errore dello tcalpelli- 
no o del Rigazsiano. Ognuno poi m che la sigla 7 valse n indiem i 
Centurioni . 

Lin. 0. EXTRECcnan'o LEUimm'i uxtae. 



bO MVETTIOM F 
ANI VALENTI 
IMPCAESARIS^NERV 
TRAIANIOPTAVGGER 

dagicipartTTvirqvnq 

praef - flamini - avo vrl 

patrono- coloni ae 

VIGANI vlciAVENTIN 

OPTIMOClvi 

PATRONO SVO 



351 

41 MVETTIOM-F 

AN- VALENTI 

QVAESTORPPROVING 

HAGEDON • AEDILl • PLEB 

SEVIRO- EQ. ROM PRAET 

LEG- PR0VINCNARB0NEN8 

IVRIDPROVINCBRITAN 

Leg^ LEO • XV • APOLLINAR 

PROVINCIA BRITANNI A 

PATRONO 



* Lin. 10. VICTOR. Gjrutero scrisse VICTR; cìoc f.egionis $extne VIC- 
TRin<: ma il Kellcrmanh ri^eiuic la lezione dei nostri Codici , notando 
clic quella Ic);ionc potè essere detta VlCTRio: e VICTORiom. 

Mn. 16. Questi doe Consoli appartengono all'Anno 66 di Cristo. No- 
tft che noi abbiamo nn C Lvecto PauHno al tu ^4^ CI. I. 
Vedi poi. a {Mg. S71. 

40. Era anche questo presso la Porta di S. Andrea, e fu pnlbllcato 
da molti. Bianchi notò che questa lapida merita molta attenaionc, per- 
cbò ci mostra che „ Tmjano esercitò in Rimino la carica di Duum- 
,*« viro Quinquennale per n^cxio del suo Prefetto M. Vesdo. Questa co- 
,y sa è posta in chiaro da Monsìg. ìlaiini ( ArVali p. 175 ) e dal nostro 
I ,V^^* Borghesi ( Osserv. numism. V« IX^ad. X ) „. Vedi pug. S11« 
P M6, 271. 

I .41. Alla stesjsa Porta* ero anche questkr per testlmooiania di tutti i 
«ostri. Mei BigossìiDno in tarie KMee sono laaeiatì' degli spàzj per quel- 
^ té lettere ebe forse fcrano staultievé ehe quei' Anonimo non seppe leg- 
gere. Esse furono lette o supplite -da Villani da Fiori e da Bianchi, 
ilo Ite altre, ehe min furono laseìate' ià bianco, malamente lette diedero 
^'#eèasione a molti errori. Finalmente la giusta lesione qui dati è tloru- 
j^^ la alla molta perisia del Conte Borghesi, ehe in mcxzo alle storpiature 
f dei nostri Codici seppe veder chiaro l'ordine delle cnriche tenute dal 
,. lìcslro Vczzio, rome si degnò di n:08tronni con sua prezTòsissinià detti 
9 Settembre 1814. Vedi p. «71, 47t, Ove alla ifn. =3, e 6, leggerai Prt»- 
9inna Britannia. 



aès 

42 CNATINIVS 
GN • F 
. RVFVS 



43 D • M 

PETRO'NIAE 
SEYERAE 



h*> 



hi L'LEPIDIO-L-FÀN 

PROCVLO 

MIL • LEG • V • M ACBDON_ 

7LB«£IVSD-7LEGEIVS0II 

7LEGVÌV1CTR1CIS 

7 • LEG • XV • APOLLINAR 

PRIMLEG Xilì-GEMIN 

DONIS- DONATO AB 

IMP- VESPASIANO AVG 

BELLO • IVDAICO • TORQVIB 

ARMILLIS'PHALERIS 

CORONA VALARI 

SALINATORES'CIVITATIS . 

MENAPIORVMOB-MEREIVS 

SEPTIMINA F • REPONEXD 

CVRAVIT 



45 LLEPIDIO-L-F'AN 

PROCVLO 

ÙIL- LEO V-MACBDONIC 

7LEGEIVSD-7-i.E«i-BlVSIHÌ 

7LEGVÌV1CTIUCIS 

7 LEG* XV APOLLINAR 

PRIM • LEG • XiU • GEMINAE 

DONIS • DONATO • AB • ImP 

VESPASIANO • AVG • BELLO 

IVDAICO • TORQVIB • ARMI 

PHALERISCORONA-VALAI 

SALINATORESCIVITATIS 

MORINORVH-QB- MEREIVS 

SEPTIMINA • F • REPONBND 

CVRAVIT 



42. Por testimonianza di Monsig. Villani questa era in Rimiai ndh 
Clticsa di S. Gaudcnio. Vedi a pag. 355. 

43. Marmo di figur» quoti purabolita fu veduto da Pianeo nel 1747 
nel muro di una strada che conduce alla Chiesa di S. jigottino in Riaii* 
no, come egli asserì nel T.VIII delle Mot. Firent. «ol. 558. Vedi pag.S6$. 

44. 45. Il Codice Rigaisiano e tutti i nostri Scrittori assieorano «k> 
questi due marmi erano presso la Porta di S. Andrea. La maggior dit' 
ferensa fra essi, oltre la diversa distribuaione delle linee, consiste ai* 
la linea terx' ultima , dalla quale apprendiamo, che il primo fu post* dai 
■Salinafori della Città de' Menapii ( che secondo Bianchi «t end* font 
ove ora « Keuel mei Brabaitte), e l'altro dai Salituttori della OUi 
de' fiorini, che abitavano, seconio lo stesso Bianchi, «mìC Oceano <>cr- 
Maniro fra la Schtlda e la Sammm. 

Lin. 10. BELLO IVDAICO; la goerra giudaica fu l'anno dii Criit* 
73. Vedi a p. 36 1. 



16 UGINIYS L-F 
MAXSIMYS 
GORNELIAE P-F 
VXSORI 



353 



47 LICINIA MF 

SALVE 



8 DM 

AEMILIAE 
IRENE • QYAE 
VIXIT • ANN • XXVI 

DIEBVS • XIIII 

AVRELIVS • EVTY 

CHES • STVPIDVS 

GREG • VRB • CON 

IVGI • KARISSIMAE 



49 D • H 

MARTIAE 

GATANAE 

P • AELIVS 

CLADAEVS 

CONIVG • SANCTIS 

ET-MESTRIAE 

SABINAE 

S-M-F 

ET-SIBI-VIVVS'POS 



46. Monsig. Villani ci assicura che questo era in casa Paci in Rimi* 
o, e che da un lato avea i'oreeolo, e dall'altro la patera. V. p. 350, S6S. 

47. Secondo il Clementini questo marmo fu presso la Chiesa di 
. Gandenzo. 

48. Da Fiori e da Bianchi apprendiamo che questo marmo fu tro- 
ato nel 1688 nel fondarsi qui la fabbrica dell'inquisizione presso la 
'4iiesa di S. Domenico; che stette nella Biblioteca Gambalunga, ove lo 
opiò il Muratori , dal quale venne pubblicato a pag. DCLIV. 5 ; che pat- 
ò poi nel Museo Gervasoni, dopo la morte del quale nel 1736 fu dato 
B dono con altri cinque all'Olivieri di Pesaro; e che il March. Maffei 
lassando per Pesaro nel 1738 lo ottenne con altri in dono , e se lo 
torto a Verona, pubblicandolo nel T. IV delle sue Osservazioni lette- 
arie, e nel Museo Veronese p. CXXVII, 3. 

Lin. 7. STVPIDVS. Nome di comico, di quella persona cioè, che fa 
e parti dello stolido. GREGù VRBant, diremmo della Compagnia di 
toma. Vedi pag. 350 e S74. 

49. Dai nostri Codici sappiamo che questo era nella Cattedrale 
'eccbia. 

Lin. 5. Il Rigazziano, da cui si è tolto l'ordine delle linee, ha CA> 
LADEVS , parola di nitm significato , come disse Bianchi. Muratori 

33 



3S4 

50 CAMILLAE SEMPRÓNIAtì 

LSABINIFANIMAE 

INNOCENTISSAN-III 

MVII- DII 

VALERIA • SABINA- MATER 



51 CORNELIO' SABINO^Q- SVLP- F 
ET • GERGI AE • M ATIDIAE 
L-SEPTIMIIFPOSTHVMIAE 
ETVALERIOPETRONIO-ÉT 
MODESTINAEANTONIANAE 
CFQCASTALIVS-SABINVS 

CORFPARENTIB 
GEBMANISQ * MEIS • AMANTIS^ 



Scrisse CLADAEVS legione accettata da Borghesi , che spiega Catt Li- 
bertus ADAEVS , che è cognome già conosciuto ed assai proprio jtf 
fm Liberto , essendo iraslatato letteralmente dal iS^onof dei Greci, 

Lin. 9. S • M • F; così i nostri Codici, e direbbe Sorori Merito ft- 
cit; altri hanno B "M • F, che sarebbe Bene }ierenti Fiiiac, o Feminae. 

50. Fiori scrisse che questo era nella Chiesa dì S. Catterina od 
Borgo di S. Giuliano di Biniini. Fu pubblicato dal Muratori, p. MCXLV. 
É notato che la bambina non prese i nomi né dal padre, ne dalla madre. 

51. Fiori dice che questa fu in Rimini nella Chiesa di S. GioTanfli, 
tracndoscnc la Iscrizione dalle Schede di Fra Giocondo , dalle quali il 
Gori la mandò al Muratori, che la pubblicò a pag. MCCLII. 

Lin. 2. Opina Fiori abbia a dir SERGIAE; e noi aggiungeremo cbe 
un fondo Sergiano fu presso Bordonchio ^ F^nlumi II. p. 152). Anche 
qui poi e a notare che i fijili non prendono i nomi gentilizj del propria 
padre; poiché Cornelio S^hino si dice fijiUo di Quinto SulpiciOf^ 
pidrc di Q. Castaldo Sabino; segno che appartiene agli ultimi teaipi 
romani. Vedi i>oi a png, 25G, 2G0. 






S2 D'ÌH 

CNATI 

ARR • PAVL 

VnUTANX'XV 

M'VI-DIEBVS 

XXIIII 

PARENTES 

INFELIGISS 



53 SENTUX-IYSTINAE 

CONIVGi«PETILI 

PAVLINI ANI 'VIVA 

SlBl'POSVIT-ET 

PETIUAEPAVLINAE 

NVRVI SVAEQVA-XVII'M'II 



54 D • M 

TITIAE LVPERCAE 

ET 

EVLIO MYRISMO 

MARITO ElVS 

MATR T: patrono 

EVLIVS LVPERCVS 

BENEMERENTIB 

POSVIT 



55 D • Mf 

TITIAE 

APHRODISIAE 

Vl)tIT«AN-XVll 

MÉKSES'VI 

TITIA TYCHE 

MATER 



5S. Era, presso la Chiesa di S. GandcHo. Fiori e Bianchi iapiaaroDO 
«Im il nome tronco delh 3 linea sia phiUosto ATINII eho ATU. La 
pobblicarooo ClemenUni GamS ee. .Vedi pag. 255 e 865. 

59. Secondo il Biganiàno era nella vecchia, Cattedrale, Fra gli altri 
la pabbiieb il Muratori^ p.. UjCDXGVl, IB, ohe sospettò mancar qualche 



Lin. 9. CONIVGI*P£TII.I: epstllons^ Villani e Muratori. Il Ri- 
ganiano però seguito da Fiori e da Bianchi ha CQIVGi * PETVLI; ma 
fl PETILIAE della 6 ei fa credere migliore l'altra lesione. V. p. 36S,S67. 

$4. Uonsig. Villani ci ik questo raamio, dicendo che era in Rimino 
im^f^it» Fabrorum^ Bianchi poi osserva che Luptrea, Luptreut, qui 
non .stanno, per nome di sacerdozio, ma sì bene per cognome di Fami- 
glia. Vedi pog. S69. 

S5. Dal Rìgassiano e dal Villani sappiamo che questa era in Rimino 
nella contrada di S. Bartolomeo. Vedi p. 860. 



356 
56 mS'MANIB 
YÀLERIAE 

M-F 

SEPTIMINAE 

M-VALERIVS M-F 

BERMA PATER 

ET VTILIA M-F 

MYRTALE * MA 

TER FILlAE 

PIENTISSIMAE 

POSVERVNT 

EX-IVG-X-IN 

FRONTE-P 

XXXVII -$ IN 

AGRO P'L 

V-F 



57 D • M 

SARIAE.EYFROSniE 

Q KARIYS • lYSTINYS 
MATRI • PIENTISSIME 



56. Monsìg. Villani riporta qnesto marmo come etiitenle a S. Andra 
in Bcsanigo, Diocesi Riminese, Il Fiorì poi avverte che ora deve eueie 
nel Museo Veronese , essendo pubblicato dal HafiFei , il quale non disse 
d'onde lo avesse: onde è opinione del Fiori, pervenisse al Maffei eon al- 
tri nostri marmi dal liaseo Gcrvasoni ( veggasi il n. 48 ). CleBentioi in' 
fatti lo pubblicò assai prima di lui , benché lo ditse presso la Porta di 
S. Andrea in Rimino, forse per errore invece di dire in Be$a»igo: m 
le linee 19 13 14 e 15 mostrano che fa collocato in an campo di 
dieci jugeri, e che il sepolcro avea 87 piedi e messo in fronte cioè 
pel largo e 50 pel lungo. 

Lin. 4. Villani ha SEPTIMINIAE: he seguito Fieri « Bianchi. Stili- 
mina forse di numero. 

Lin. 7. Maffei scrive M-L ( p. CLXIf,1, Mas. Veron.). Seguo Viibni- 
Lin. 16. V-F: cioè \ale Fida o Vaie F«lf>. 

57. Monsig. Villani assicurò che questa pietra era presso il Monute- 
ro di S. Gaudenso fuori di Rimino sulla Flaminia: lo ehe fr ripetuto dal 
Clementini. Fu portata poi a Mondaino , ove servi a pietra da aitate; 
poi fu incastrata in un muro. Fiori, che ne fece fare la copia esatta, dice 
che il marmo era alto cinque palmi romani « mesco, largo dieci e itrf 



58 



D-M 
THEONI 
ÀPOLINÀ 

RIS 

C'Frarvs 



357 

^ Ì)IS MANIB 
SEPIENAEGF 

ISAYRIGE 
PETRONIÀ'G'FIL 

CAPITOLINA MATER PII 



60 



T'MAEGITI 



SD. Bianchi aggiunge ehe ora è stato rimpiccolito per essersi eooTertito 
ad altro uso; e perciò essendo perita gran porte della Iscrizione, essa 
▼ien posta in questa Glosse* Fu pubblicata da molU con qualche difib*- 
rean da questa copia del Fiori. 

59. Per autorità dèi Rigaisiano questo era nella Porto della Chiesa 
di S. Gaudenzo; e qneir Anonimo scrisse T'HEONl; ma i nostri tutti 
seguono la lesione del Villani. Un M. MUp Jureìio THEONE e pure 
al n. 75 di questo Classe. 

59. Nel Rigazziano è detto semplioemente che questo era in Rimino; 
e Monsig. Villani dice precisamente nelle case dei Rigazzi, che erano 
ove poi furono i Gesuiti, ed ora l'Ospedale. 

Lin. 5. PIE. Fiori spiega PIlMìma: Bianchi PIlMìmoe Filiae, forse 
maneando qualche cosa per rottura del^ marmo. 

00. Bianchi trasse questo frammento dal Giornale mss. del Notiyo 
ahnotti, che lo dice trovato in Rimino nel 1815 nella demolito Gatto- 
dMe. Ora non si trova più. 



358 
6ir ., :Q • FABIVS 

Qf-F^lfAX-DlfirATOR- BISCOSV^-GENSO^'MT^B * ^ -ÌF 

AED CVR-Q-ITTR- MII4 ÌT PONT • AVGVR 'PRIMO- CONSVLATV 

LIGVRES; SVBEGtt • EX ^ÌIS • TRIVMPHAVIT • TBQT90 'CT ^VARTO 

H ANNÌBALEM • GOMPLVRIBVS • VIGTORIIS • FEROCEM - SVBSEQVEmX) 

COERCVIT- DIGTATOR* MAGISTRO -EQVITVM 

MINVTIO-QVOIVS^POPVLVS-IMPERIVMGVM-DIGTATORIS 

IMPERIO • ADEQVAVERAT • ET ' EXERCITVI -PROFLIGATO • SVB 

VENIT • ET • EO *NOMlKt *(AB^*EU&GI'ra^ * MINVTIAHO • PATER 

APPELLATVS -EST CONSVL QVINTVM-TARENTVM-GOEPIT 

TRIVMPHAVIT • DVX • AET ATIS • SVAE • CAVTISSIMVS • ET • REI 

BIILIT ARIS • PERITISSIMVS - HABITVS • EST • PRINCEPS 

IN • SEN ATVM • DVOBVS • LVSTRIS • F ACTVS • EST 



61. Il Codice Rigaziiano ed il mss. Bovio fanno fede ehe aoehe ia 
Rimini fu questo elogio, il quale si trova ripetuto in altri marmi di Ro- 
ma di Firenze d'Arezzo; e molti lo pubblicarono come esistente pi- 
re io Rtraino. H P. ZoctSttria, elie «bbeli tutti per genniiiì, li credè scrìtti 
a' tempi di Trajano.: II Moreelli però (De •iHo interipL Cap. V ) X\ 
credè invece dei tempi d'AogasI», il quale fece abbellire il Foro di Ro- 
ma colle Statue degli uomini illustri , siccome narrm Svetonio. E eomB 
tali imagini furono ripetute ne' Fori dì nhre Città, oosl poterono essere 
anche ripetuti gR efog) Medesimi. 

Fiori e Bianchi hanno adottata la distritaziooe di*lle lìnee del mar- 
mo Fircntino: noi invece abbìam tenuta al solito qaelU del RigastiaDO, 
meno la prima lìnea che in e9!»o mMiea. 

Lin. 2. TR*M!L*n: ho seguito Gorì e MorcelU, mentre il Rigas- 
ziano ha solo TR * MIL * 

Lin. 7. QVOI^'S . cioè CVIVS. 

Lin. 8. EXERCITVI . Ho seguilo il Fiorì e gli altri , essendo ad 

Codice EXERCITV. Vi he lasciato però T ADEQVAVERAT eome sta od 

Codice stesso in Inogo del cemmie ABQVAVERAT; e cosà il COEPIT a 1.10. 

Lin. ult. FACTVS: così il Rigazziano: tutti gli altri hanno LECT\1S. 



359 

0j{ C • MARIVS C-FCOS • Yll- PR • TR • PL QAVG • TRIBVNVS 

MILITVM- EXTRA • SORTEM • BELL VM • CVM • IVGVRTA • REGE 

NVMIDIAB • GOS- GESSIt • E VM • CEPIT • ET • TRIVMPHANS • IN 

SECVNDO ^ CONSVL ATV • ANTE • CVRRVM • gWM • DVCI • IVSSIT 

TERTIVM • COS • ABSENS • CREATVS • EST Im • COS • TEOTONORVM 

EXERCITVM • DELEVIT • Y- COS ? CIMBROS • FVDIT • EX • ILLIS 

ET • TEGTONIS • ITERVM • TRIVMPHAVIT • REM • PVBLICAM 

TVRB AT AM • SEDITIONIBVS r TR • PL ET • PRAETORVM • QVI 

ARMATI • CAPITOLIVM • OCVPA VERVNT • VI • COS • VENDIC AVIT 

POST • LXX t ANNVM-PATRIA • PER • ARMA ' CIVILIA PVLSVS 

ARMIS • RESTIT VTVS • VII • COS • F ACTVS • EST • DE • MANVBIIS 

CIMBRICIS -ET TEOTONICIS • AEDEM • HONORI • ET • VIRTVTI 

VICTOR • FECIT • VESTE • TRIVMPHALI • CALCEIS • PATRICIIS 

M VLATIVS'MFFECIT 



62. Anche questo elogio riportato da tutti i nostri, e pubblicato co- 
me Riminesé dall' Appiano e dall' Amanzo, trovasi, come rantecedcn* 
10 » ripetuto in marmi di Roma e d'Arrczzo. 

L'ordine delle linee è del Rigazziano« che nella prima omise C'F- 

Lin. 2. IVGVRTA: cosi il Rigazziano; gli altri hanno IVGVRTHA* 

Lin. 5. COS'GESSIT. Ho seguito Morcclli ; che il Rigazziano mala- 
mente scrisse QVOS • GESTIS • EVM • CEPIT • TRIVMPHAVIT. 

Lin. 5. Cosi il Rigazziano: gli altri APSENS, ET, e TEVTONORVM. 

Lin. 6. Così il Rigazziano: gli altri hanno EX ' lls. 

Lio. 8. Il Rigazziano scrive PRAETOR - V - QVI . Bianchi giudicò 
che queir V fosse la finale di PRAj^TORVM; sebbene poi egli ponesse 
in testo PRAETOR. 

Lin. 12. Il Rigazziano scrive TEOTOMS. 

Lin. 14. Nel detto Codice è scritto ME invece di M * F. Il nome 
dello stesso artefice pare Cosse anche in fine all'elogio posto in Arrez- 
zo, che secondo il Gori ( ^scr.. Etr. P. 11. 264 ) si conservava nel Mu- 
seo Dacci. Il Grutero; poi ed il . Morcelli opinano che in fine manchi 
qualche cosa. 



360 

63 ofilià-evghe 
sgantiàe 
agathInI 

AHIGàE 
OPTIHAE 



64 Q'AELLIENVSFF 

Et GAEFIDIÀ 

MATER S¥A 

PIGEMTES 

SALVETE 



l 



65 



D* H 



FELICIONI SERVO 

BENEHERENTI*yiX-ANXXXI 

POSVIT AELIA MATIDIA 

DOMINA 



66 P'TREPTVS-M-P-ATTIVS 
7LEGX-7LEGXn 
EQVOPVBLTRIB-LEG 



PR 



n 



<^ Eri in un marmo di eoQbro U Chiesa di S. VìUìe in euM Ixnfi, 
La lesione della 1 lìnea è domla a Fiorì; mentre il Temenza la delle 
inintellijdbile; e il Muratorì scrìsse male FILIA ( p. MCDXC^III. 10 ). 
IVAGATHENl è al n. 79, Classe L Tedi inoltre p. S78. 

M. Il Ripuiano, qui segnito nella dislrìbaziooe delle linee, e gli 
allrì nostrì dicono che qnesla era in una colonna snlla Flaminia presso 
S. Gandcnio. Fa pubblicata eoo enorì talmente che il Maffei la pose 
fra le spurie. Amaduazi però con la buona lezione la difese nella Eft- 
4ÌQÌm mi PUmmm. 

L*appcllatÌTo Pittnits poi, lo T«ei Dominatilo o lo tooì Toeatiro, fi 
coBoseeiY che coloro non furono rìaainesi. 

^5< Fcr testioMinìania de* nostrì CronisU fu trarala nella metà del 
9eo>lo XVI nel rthbbrtcarsj la CUesa £ S. Giulnm ad Borgo occiden- 
tale di Rimino. ^ 

LùL 4. vmam e Ckmeniìm kiìski o ALLIA. Ho seguito Garuff; 
come bo se^ptilo MUmi ncQa dutiBbiiaT. Tetii p. i77. 

ft^ Il petmo a pctbMànr i(«i»ii am» fra ì Kmk» fu 
«rèe noe dìs^ cte trvviu. 



361 
(? SABINIA IVSTINA r;) 
SIBI ET VLIO IRENAEO ALV 
MNO (? VIVA POSVIT Q 



...\I..VL.. 69 LVCILIA 
ATRI Anali • Curatori VERNA • S • E/ 

RVM • LOeorumq • PMic A • LVCILIO • A • X 

.E6-IMP- CAES • • • PHILEROTI • CO 

iO-PR'LEGION--- 



'. Tutti i nostri Codici la dicono a Rimini presso la Chiesa di S. 
!Oio» OTO la Tide anche Ciriaco Anconitano nel Febb. 1443 (Corn- 
ar, p, 6S). Malamente adunque Gruferò la pose a Roma, scriven- 
.10 • VALE • VENAEO ( p. DCLIX, 11 ). 

D. 1. n Rigazziano e Villani hanno SABINA. Fiori e Bianchi seguo- 
riaeo e Grutero. 

0. 9. Lo stesso Ciriaco scrisse IVLIO. Bianchi e Fiori qui però 
IO il Rigazziano e Villani. 

uso poi di quelle foglie alle estremità delle linee e nel mezzo si 
in più e più lapidi ; e il Kcllcrmann le dice foglie d' edera indi- 
persone rire a differenza della sigla che si premette ai nomi 
vrti . V. Fabretti p. 118. 

. Scrive Monsig. Villani che questo frammento fu trovato nel 1606 
ralne del nostro Anfiteatro. Il ristauro della 3, S e 5 linea è do- 
1 eh. Sig. Borghesi^ il quale inoltre mi scrisse che questo fram- 
pmò Mpettan ad un Fibullio. Un FibulUo di Tortona è nomi- 
et^i Anali del Marini , p. 524. Con che si potrebbe ristaurare 
la prima riga. Vedi p. 247, 849, 250. 

Lo atesso Villani scrisse che questo era nella contrada di S. Bar- 
I io Rimini • Il ristauro è del Bianehi che suppose ancora termi- 
»D COnjugif e eoa qualcuno dat soliti epiteti. Vedi a p. 277. 



3fi3 

70 L'BAEB-PRISCirS 7I OOCCEIAE- llO!iTA.\a 

VBB • • • Q'IlARCITS-niVCTTS 

C • • C CVR COMTBEB5AU 



72 CLV-M 73 LM 

P-F LC-T 

IFP-XX I-F-P-XXX 

I • A • P • XXX I • A • P • XXV 



70, Anche questo FrammeDto ^ì fu conservato da Moosìg. Villani 
quale disse, che era nelle vecchie mura urbane nell'Orlo delle Mou 
di S. Chiara. 

71. Muratori pubblicò questa Iscrizione come Riniincse a p. IklCDI 
0, al quale fu mandata da Fianco; benché fu pubblicata anche dal( 
( Inscript. Etr. P. II , p. 299 ) che la attribuì ad Arrczzo . 

7S. Bianchi lo ricavò dal mss. del Bovio: ma noa dice ove la 
Le sigle delle prime due linee non sono di facile spiegazione: le a 
dicono In . Fronte Vedes XX : In A^ro Vedcs XXX. 

73. Monsig. Villani dice che questo era in casa di Lodoico Cori 
L * M * Locui Monumenti; ma quelle della seconda figa p 



863 

74 G • GOBNELIO 

CFQVIRIN 

FELICI • T*HRALLO 

IVBip • PER "FLÀMk 

ET • VMBR • C • V : LEG 

,PROV • AGHAIAE • PRAET 

TB ; PL • QVAEST • PRÓV • }4IGIL 

PATRONO • COLONiE 

VICANl* VICORYli • VÌI- ET 

COLtEG • FABR • CENT • DENDR 

VRB • IVRIDICATVS ^ E1VS> OB • EXIMIAM 

M0DEBATI0NEM'ET»IN*STER1LITATE 

ANNONAE • LABORIOSAM • ÉBGA • IPSOS • FIDEM 

ETINDVSTRIAM'VTETCIVIBVSANNONA 

SYPERESSET • ET • YICINIS • CI VITATI 

BVS • SVBVENmETVR 



^4, Ballotti i nostri Codid sappiamo che questo marmo era presso 

Bo d'Aogiisto. 

.io. S. QVIRIN, eioè ascritto alla tribù QuMna. 

■io. 9. Il Riganiano serisse ITALO, e fo seguito dal ClemenUni: 

lig. Villani segtiito da tatti gli altri ha THRALLO. 

«ìd. 5. n Rfgaxcfano ha ET •YMBRIAM sehia filtro, SI è seguito il 

ni. -C • V • Clarisnimo Viro. 

talli maneania di più lettere in Torie linee, che apparisce nel Ri- 

aoo , le qaali furono o lotte o supplite dal Villani , si manifesta 

1 marmo si leggeva eon difficoltà . Ho per6 teniito conto dei nessi 

M Rlgazxiano. 

mi pòi abbiamo un Giuridico mandato per la Flaminia e per l'Um- 

; nlllelo che riconosce l'origine dairlmp. M Aurelio, siccome notò 

Ig. Marini negli Àrvati, p. 779. 

fai. 11. IVRIDICATVS. Per questa voce il Forcellini non ebbe al- 

sempio da recare innanzi che quello di questa lapide. FIDEM ET 

STRIAM. Vedi "altrettanto nel Frammento n. 25, CI. I. 

edi In fine alle pag. 206, 207, 248, 256. 



36i4 

75 M'AELIO'AYRELK) 

THEONIVC 

IVRID DE • INFINITO • PER- FLAM 

ET • VHBRIÀM • PICENVH • SODALI 

HADRIANALI- PRAETORI- TRIBVNPLEBIS 

ADLECTO • Inter • qvestores • trib 

MILITVM • LATICLAVIO • LEGXICLAVD 

ITEM • TRIBVNO • HILIT VM • LATICL 

LEG • XÌT • FVLHINAT • DECEH 

VIR • STLITIBVS-IVDICANDIS 

OB • SINGVLABEM • ABSTINENTIAH 

INDVSTRIAMQ • EXHIBITAE • IVOICAT 

ORDO ' ARIHINENSIVM 

PATRONO 



76 RVTILENVS 



75. Per autorità del Rigazziano questo era presso la Porta di S. Ai- 
drea. Fu pubblicato da tutti i nostri, e dal Grutero, p. MXG. Bor|^ 
poi lo dice dei tempi dì Gallieno ( Illustrtuf. di un FroMU de' FttH 
Saeerd,); quindi appartiene al terzo Secolo di Cristo. 

Lin. S. V.C: Viro ClariMsimo; lezione data da Bianchi, mentio gli 
altri scrissero AVG. 

Lin. 5. IVRIDico DE INFINITO tuo! dire che area giurisdizione noi 
limitata, ma estesa a qualunque somma. 

Lin. 4. La ET, che andava dopo VMBRIAM, vi fu messa prima for 
se per fallo dell* incisore . 

Lin. 6. QVESTORES. Ilo seguito il Rigazziaoo. Gli altri haimo QVÀE- 
STORIOS. 

Lin. li. Villani scrisse EXHIBITAM. Ho seguito il Rigazziauo: e si 
spiega EXHIBITAE * IVDlCATroaù. Vedi quasi la stessa frase ia fine al 
n. 25, CI. I, ove in nota per errore è stato scritto luridicaius per li- 
dieatus o ìudicatiùuis . Vedi inoltre pag. 348» 974 e àl77. 

76. Piccolo marmo eoo la protome di un uomo vestito di pallio e 
con questa epigrafe fu in un muro della Chiesa di S. Paolo nella Pieia- 
nia di S. Cristina agro rioiioesc , dove fu visto e copiato da Fiorì od 



365 

77 (nEROnTI 78 r""«LÌ'\ 
jiBRMOGl 

\ EL 'ly \ 

* 

79 

M • LEG • II • AVG 
SOSIO • PITINO • PIS • ET • IS • FECERVNT 

• • • EQVITVM 

PiSAVRENS • PBAEF • • • • 



1771. Lo vidi anch*io alquanti anni sono, per cai non dubitai di porlo 
nella prima Classe al n. 91. Fatte però nuove ricerche per averne il 
fae simile , ho imparato che da poco tempo quel muro è stato rifatto , 
tà il piccolo mvcmo è andato perduto; sicché ho dovuto portarlo a que- 
lla Classe. 

Kanchi poi avendo vista ana scheda di Fianco colla epigrafe 

L . ryTilbnys 

L . L . HILARVS 

Mwpettò ehe questa potesse essere una copia di questo marmo visto for- 
te quando fosse stato più intero: ma non vi è certezsa. 

77.' Bianchi scrive ehe in un marmo in casa di Plance noo si era 
sonacrvata che questa parola. Oggi in detta casa non l'ho trovato, onde 
^bo passato a questa Classe, incerto inoltre se appart/eoga all' Imperater 
li -Ud nome, o ad alcun altro de* Qa«dii, famiglia, che usò spesso di 
al cognome. 

78. Bianchi dice questo frammento in casa Paulucci. Ciò forte per 
iquiTOco; perocché oggi non vi si trova. Forse fu presso Garattoni. 

79. Monsig. Villani ricordò puro questo frammento, che disse esse; 
« nella Chiesa di S. Innocenxa di Monte Tauro Diocesi Riminese ; e 
■lerpretò: mties, »eu mHitis, Legioni t tecundae Juguitae, Sono Pi* 
imarum Pisauremium et Ismiri equitum Pieaurensium Praefecto, So 
Ila Toee hauti questa lesione e questa interpretaxione sta , il fiume 
^égUa non sarebbe stato detto Itaurui invece di Pi$aurus dal solo Lu- 
ano , né per sola ragione del verso , come tenne 1' Olivieri : Marni, 
Hnmr, p. 65. Tuttavia come della vera lezione e della interprctazio- 
• data qui sopra dubito molte, coti altrettanto soo persuaso che quei 



366 

80 
UVMANO GENBi^l LEGEM NATVRA CREATRIX 

HANC DEDIT VT TVMVLI MEMBRA SEPVLTA TEGA! 
LIBERII SOBOLES PATRI MATRIQVE SEPVLCHRVM 

TRISTE MIMSTERIVM MENTE DEOERE PIA 
UIC SVNT MEMBRA QVIDEM SED FAMAM NON TENETV 

NAM DVRAT TITVLIS NESCIA VITA MORI 
REXIT ROMVLEOS PÀSCES CVRRENTIBVS ANNIS 

SVCCESSV PARILI GALLICA IVRA TENENS 
HOS NON IMBELLI PRETIO MERCATV8 HONORES 

SED PRETIVM MAIVS DETVLIT ALMA FIDES 
AVSONIAE POPVLIS GENTILES RITE CÒHORTES 

DISPOSVIT SANXIT FOEDERA IVRA DEDIT 
CVNCTIS MENTE PATER TOTO MEMORABILIS AEVO 

TER SENIS LVSTRIS PROXIMVS OCCVBVIT 
OQVANTVM BENEGESTA VALENT CVM MEMBRA RECE 

NESCIT FAMA MORI LVCIDA VITA MANET 

fiume, come fu già conosciuto pur dal Cluverio e dal Cellario, fo 
pellaio più presto Piiaurus che Isaurus. Plinio iafatti disse Pi; 
rum amne , cioè eoo fiume vicino e dello stesso nome : e noi a 
App. CK I, abbiamo il Muiidpio Pitinalium non già Ig^uremi 
Pitaurenaium, Onde se a pag. 77 dicemmo che la Foglia è 1* 
confessiamo d'avere allora seguita la corrente o il volgo, eomc 
Vieri disse ; sebbene avesse ceduto già alla corrente egli stesso s 
ove appellò il Ponte della Foglia Pontvm [sauri: e sebbene, aj 
rò, abhiam pure una Sepiena ì$aurica al n. 59 di questa Classi 

Del resto come Bianchi notò sembra che in questo marmo 
minato un Sotto da Pi tino Pesarese, 

80. Il Rigazziano assicura che questo Epigramma era in un 
polcro presso l' antica Cattedrale in Rimino : lo che fu replica 
dal Clementini. Bianchi lo vide anche nel mss. Bovio. Lo pubb 
re il Muratori ( p. CCCCXXXVI ) che non disse bene essere qui 
sto ad un tiglio di Liberio, quando invece furono i tigli dì Lib 
lo posero al Padre ed alla Madre. Fu pubblicato pure dal Sirmoi 
Ennod. Lib. IX, £p. 23,), dal Reiuesio , dal Burmanno Lib. i 
47, e da altri. 

li Soggetto di questo Epigramma e quel Prefetto del Prctoi 
Gallic, che negli Alti del Concilio Aruusicano 11 dell' aaoo 529 ; 



367 
VOS EQVIDEM NATI COELEStlÀ REGNA TENETIS 

QVOS RAPVIT PARVOS PRAECIPITÀTA DIES 
ET MIHI QVAE REQVIES ONEROSA IN LVCE MORANTI 

evi SOLVS SVPEREST et SlNEt^lNE dolor 
QVAM MALE DE VOBIS FALLACIA GAVDIA VIDI 

ET DECEPTVRVS ME IVGVLAVIT AMOR 
REDDEBAR TENEftiS IN VVLTIBVS IPSAQVÈ PER VOS 

TEMPORA CREDEBAM LAPSA REDISSE MIHI 
BENTIO QVÌD FACIAT SPES IRRITA PESSIMA MORS ESt 

feVPPLICII AFFLICTO OVEM SVA VOTA PREMVNT 



srive Petrus Marcellinus Felix Liberiui V, C. et Ini. Pracfcclus Praù* 
ìrio Galliarum , atque Patricius , come lo stesso Sirmondo in nota 
Ennodi £p. I,.Lib. V) aggiungendo „ nihil habnit actas illa Liberti 
nomine iUuétriu9 ^y, È questa adunque un'iscrizione cristiana del VI 
scolo . Come poi quest'uomo insigne avesse qui questo epitafìo , per 
|i:ò.a. tenere . finisse? la vita in Bimini , sarà oggetto di migliore esa- 
e a tempo più opportuno. 
I* X.ÌD. 6. li Rigauiajao scrive TITVLVS: ho seguito il Fiori. 

:Ìin. 10. U. detto Codice ha S£D PKECIO MAIVS: ho seguito Mura-^ 
ari e Fiori. 

I. Lin. 14. Il detto Codice ha TEREDENIS TRIS: il Bovio, e tutti gli 
In TER DENIS LVSTRIS: lo che porta una soverchia longevità. Ho 
Idottata la lesione data in margine dai Raronio all'anno 539 , per la 
gale Liberio sarebbe vissuto circa 90 anni. 
r: Monsig. Gaetano Marini a pag* .S25 dei Papiri àlee ......... nel fa^ 

moso epitafìo Rimincse del Patrick) Liberio, morto regnando già Gia« 
iiAliniane .... ai ha un'espressa memoria delle CooHt' Gentili; e di 

Rarburi, che è a dir de' Gentili , ci assicura Procopio ^ come notò il 
Valesio ( ad Ammian L. XiV., e. 7 ) essere state composte quasi tutte 
le. Scuole y che militavano nel comitato di questo imperatore,,. 
81.. Dice il Fiori che questo Epigramma fu stampato in Pesaro nel 
mSS nel rarissimo libretto de Pairiae lauddbus di Vincenzo Turrini Ri* 
dnese: e Bianchi lo vide anche nel mas. Bovio. Si il Turrini che il 
ovlo dissero che era tn agro jiriminenei senza altra indituizione. 
Lin. 1. Il mss. Bovio ba TEI^EPìTiS, ed a lin. 9. ho S0R8. 



368 
ì NNIOPF 

••••iTribmil- 



> V • 



«iarlTANNXLI 

•"^^^S maiTAVIT- ANN 

LEG'XII-"- VMMANIPV 

IT 



. 84 SIGNA PATRI P 

85 Iscrizione sopra un tubo di piombo. Vedi p. 237. 

86 Altra simile ih un marmo. Vedi la stessa pagina. 

87 Q • MODIYS • RESTITVTVS • F 

88 DALNEI ET VVLFO 



83. Monsig. Villani dice che fa trovato nel 1674 nell'Orto deUaCIt 
sa di S. Michele in Foro in Rimini ( il Panteon di Plance ) in nn p 
ftotterraneo col pavimento a musaico. 

Nella 1 linea Bianchi vi giudiò nn ANNIO. Potrebbe anche csf 
un VIBENNIO, come al n. 38, CI. I. 

83. Bianchi lo vide in casa Garattoni. Ora non so che ai trovi p 
e perciò l'ho passato in questa Classe. Forse nella prima riga di 
FLAVIVS o GAVIVS. 

84. Bianchi dice aver tratto dall'Odeporico di Planco che qw 
frammento fu trovato nel fabbricarsi il Collegio de' Gesuiti in quel t 
to di mura urbane, ove fu trovata la base di C • NONIO; e che „ u 
„ queste parole vi erano certi lavori, come tanti omega „. Il Zacci 
lo pubblicò nella Stor. Lettor. d'Italia Voi. 2, Lib. 3, Gap. 4, d. 
p. 526, in questo modo SIGNA PATRICIA. 

Bianchi inoltre diec di non intendere ciò che il frammento signifif 
L'ultim'A però pare un nesso di TA, e forse ATA; per cui ci dir 
be SIGNA PATRATA Py6/ire? 

87. Leggevasi sopra un ocquidotto di piombo trovalo, come noU 
Riguzzi in line al suo Codice da noi appellato Rigazziano , nella VilU 
S. Giovenale, che e nella Parrocchia di S. Giustina presso la strada 
gin ; ove si crede essere stato un bagno . 

88. In altro acquidotto di piombo trovato nel luogo slesso per ' 
stimonianza dell' Adimari (II. p. 27 ) leggevansi tali parole. 



369 
APPENDICE 

I. Lapidi Peregrine, che appartengono alla Storia riminese 



1 CSVRIINVSTF 

ANI- SENECA ARIMINI 

MILCOHVIIVOLVNT 

IIILAXIVVIX-ANN-XXXII 

me • RELIQV IT • SODALIBVS 

IIARTENSIBVS • IN • OSSA- SVA 

TVENDAH-S (x «COLLE 

GI?M • IVMENTARIORVM 

HVIC • CIPPO • LOC VM • DEDIT 



2' DSEMPRONIVSIVCVN 
DVS MEDICVS 
ARIMINENSIS 



ABEIENAEC-F 

BALBINAE 

FLAMINICAE 

PISAVRl- ET ARIMINI 

PATRONAEMVNICIPI 

PITINATIVM • PISAVRENSIVM 

HVIC • ANNO • QVINQVENN AT 

PETINI • APRI • MARITI • EIVS 

PLEBS • VRBANA • PISA V 

RENSIVM- OR MERITA 

EORVMCVI 
IMP 



IVSCOMMVNE- LIBERO 

RVMCONCESSiT 

LDD-D 



4 Per questo numero vedi il Gap. delle Famiglie , . ove 
deir Annia p. 253. 

5 Similmente vedi Io stesso Gap. ove della Marcia p. 263. 

6 Vedi pure il Gap. stesso, ove della VaeeUia p. 270. 

7 E vedi il medesimo ove della Valeria p. 271. 



1. Era nell'agro Tadertinoi fa pubblicato dal Muratori p. DXXV, S 
e assai malamente dall'Olivieri dfarm. Pitaur. p. 143. 

Lio. 7. I due mila sestcrzj sono meno di ^ 00; ansi poco più di 
2 SS. Vedi p.208, 368. Per il CoUegium lumentariorum vedi M. Marini, 
Anali p. 776. 

3. Era sulla Piassa di Concordia. Vedi il Grutero p. DCXXXV, 3, 
e Muratori MMXLVI, S. Vedi pure-pag. 367. 

S. Fu in Pesaro per testimoniansa del nostro Villani. Fu pubblicato 
dal Grutero, p. CCCXXII, 8, e dall' Olivieri, ìiarmorn Pùanrenaia 
n. XXVIII. Questi <^pinò ebe l'Imperatore, il quale concesse ad Abtjtna 

34 



370 



CASPIA 

TERTVLLI • • • 
FLAMINAV • ' • 

AN • • • 

L • CAPOMVS • • 

ILIAI • M 

ARIMINAI PRO • • 

AVIAL • • • 

MARCIALCASP- 
CATINA PROBVS 
LA-ARAM • 



il jus iiòerorutn, fosse Comroodo, il cui nome fu raso dagli atti paliblìfi. 

Bianchi in calce a questa lapide aggiunse „ La famiglia Abcjeua 

,, sembra fosse da Pitino Pesarese, giacché oltre che questa Ealbina fv 

„ Patrona di quel Municipio , si conserva a Blacerata Feltrìa press» il 

„ Sig. Ginseppe Aaiimi un cippo, in cui sono rimaste le segoenfi lel- 

„ tere 

Djir .... ^ ... • 

ABE 

lENI • APRI 
R-I V-CR 



e un coperchio di urna qoadrilunga, in coi sta scritto SERT * ABE- 
lENE • T • F ' SALVE , cioè Serioria o Sertilia Abejena. Con li 
scoperta di questi due altri individui della famiglia Abejcna fatta io 
Macerala Feltria si viene quasi a provare che ivi fosse il Pitino Pe- 
sarese, benché non fosse questa l'opinione dell'Olivieri. Credo bene 
di conservare qui la memoria di un frammento di tavola, di bronzo ri- 
trovato nello stesso luogo e conservato presso lo stesso Sig. Antimi, 
il quale frammento potrebbe indicarci un qualche privilegio accordalo 
dall' Imp. Triboniano Gallo ai Decurioni di Pitino e Sestino , luoghi 
fra loro poco distanti, e convalidare sempre più la supposta colloca- 
zione di Pitino „. 



^^'ALLlV.^ 
TRlB'POT'Ir 

vpionib'p 

^vsest/ 

8. Pubblicata dal Muratori (Thet. Vet. Ime, T. L p. CLXVIII) e dal 
Gofi, che dìconla a Cercina neirAgro Fircntino. Vedi pog. 855« 



371 

9 C • VALIO 

POLYCARPO 

ORNAMENTA • DECYRIO 

NATVS • JNLVSTRATVS • A 

SPLENDIDISSIMO * OR 

PINE • ARIMIN • PATRON 

Vii -VIGOR VM* ITEM • COL 

LEGIOR • FABR • CENT 

DENDR • COLON ' ARIM 

ITEM • ORNAMENTA • DECVRIO 

NATVS • INLVSTRATVS • A 

SPLENDIDISSIMO • ORDINE V PI 

SAVRENS ' PATRONO • COLLEGI 

ORVM • FABR • CENT • DENDR • NAVIC 

ET • VICIMAG • COLON • PISAVR 

PLEBS • PISAVR • OR • MERITA • CVIVS 

DEDICAT • SPORTVLAS • DECVR • 5 • V 

ITEMQ • COLLEGlls- X • li • PLEBEI • X • I 

D E D I T 

L • D • D • D • P 



9. Monsig. Villaoi dico che questo marmo fu trovato a Ferrara e cita 
Grutero p. CCCCLXXXI; e che un altro simile era a Pesaro. Altri to- 
gliono che da Pesaro passasse a Ferrara portatovi da Pandolfo Collcnuc- 
eio. Comunque sia, appartiene non solo a Pesaro, ma anche a Rimini, 
perchè il soggetto di esso fu Decurione, ossia ascrìtto al Senato Rimi- 
nese, fu Patrono dei sette Vici e dei Collegi della nostra Colonia. Opi- 
na it Fiori che costui , con nome greco , senta nome di padre ni di 
tribù, fosse un ricco Greco od oriundo di Grecia, che dimorasse ora 
a Rintino ed ora a Pesaro, dalle quali città benvoluto ottenesse gli ono- 
ri, eome in questo Elogio. Vedi pag. 873. Vedi anche Olivieri n. XLIV, 
e noU quell' ORNAMENTA per ORMAMENTIS. 



a72 

10 QHERENNIO. -ETRVSCO 

MESSIO • DEGIO • NOBILIS 
SIMO * CAES -PRINCIPI 
IVVENTVTIS • COS'FILIO 
IMP • CAES • C • MESSI • QVINTI 
TRAIANI • DECI • PII * FELICIS 

INYICTI • AVG 
ARGEKTARII • ET • EXCEPTORES 
ITEMQ • NEGOTIANTES • VINI 
SVPERNAT • ET • ARIMIN ' DEVOTI 
NVMINI • MAIESTATIQVE • EIYS 



10. Fu trovata in Roma nel 1611 , ed il nostro Franecsco Gu: 
Rimincsc ne fece fare ona copia che mise sulla fronte della soa casa 
Roma, ove fu Senatore. Fu pobblicata dal Clemcntini p. 122, e dal F 
bretli p. 685. Questo Q. Ilerennio Etrusco figlio dell' Imp. Decio fu C 
sole nel 351 dell'Era nostra. Vedi pag. S53. 



z% 



11 L • ACONIO • L • F 

STATVRAE 
7 • LEG • Xf • C • P • F • LEG • ilir • F • F • LBG 
T- MAGED • LEG • VÌI • C • P • F • DGJilS 
DONATO • AB • IMP • TRAIANO 
AVG • GERMANICO • OB • BELLVM • DACIC 
TORQVIBVS • ARUÌJLLIS • PHALÉRIS 
CORONA • YALLARI • ET • A • PRIORIB 
PRINCIPIBYS • EISDEM • DONIS 
DONATO • OB •. BELLVM • GERHAN 
ET • SARMATIG • A • DIVO • TRAIANO 
EX • MILITIA • IN • EQVESTREM 
DIGNITATEM • TRANSLATO 
ARIMINI • PONTIF • QVINQ 
TIFERNI • MAT • FLAMINI • PONT 

QVINQ 
L • ACONIVS • STATVRA • FIL 
EX • TESTAMENTO • EIVS • CVIVS 
DEDIGATIONE • EPVLVM • DECV 
RIONIBVS • ET • PLEBI • DEDIT 

L • D • D • D 

, VI 



11. Era • S. Angelo in Vado, ove si vuole che fosse il Tifernum Ma- 
tureH$e della linea 15, e fu pubblicato dal Fabbretti a p. S99. La linea 14, 
quella che sola ei appartiene . 



374 

12 D^IS-MAIIB ! 

Q • CAETROkI • Q • FILI 
VOLT • TITYLLI • VETER 

COH • vi • PR • LOCO • Tf • Vrii • PON 
TIF • COL • AVG • ARIM •' PRAEF 

» 

PAGI • EPOT • FLAM • AVG • ET 
BIVMER • PVBLICI • CVRA 
AD • DEA M< •• A V Gj • V O C 
n E R E D • EX • TEST 



12. Era a Ventaone nella GaUia Narbonese. Dopo altri la pubblicò 
il aratori nella Diss. I premessa al The$, Nov, Vet. Inscr. p. 15. Ci 
appartiene per le lìnee 4 e 5 , che si spiegano VETERant COHorOf 
sextae PRaffortoe LOCO DuumVIRt, PONTIFtcts COLontae WGusta* 
ARIMin<>n. Osserva Bianchi che „ la solita formola tu locum demortui 
„ fu scritta ancora colla sola parola LOCO „ e cita Monsig. Marini Jr- 
vali, p. 165. Cetronio adunque tenne il Duumvirato in luogo di un Ma- 
gistrato morto; né comprendo bene se nel suo paese o se in Rimini, 
ove stai» alcun dubbio fu Pontefice. 

Lin. 6. PAGI EPOTti Castello ora Upayr: cosi Bianchi e Fiori. 

Lin. 8. AD DEAM AVGiiflam VOCoiiltoncfii «• città nel DelfioaU 
ora Die. 

Vedi pag. 175, 248. 



375 



13 •••CASTRICIO 
C • F • CLV • VITVLO 
EQVO • PVBLICO 
TilT • VIRO • QVINQ 
PRAEF • COH • PRIM 
•••• MAVRITANORVM 
TRIB • COH • In • VLPIAE 

T • A R IM I 

NI • PONTIF • TI • VIRO 

QVINQ •ITT- VIRO • FLA 

MINI • DIVI • CLAVDI 

PATRONO 

D • D 



13. Tutti assicurano che questo marmo era sulla piazza del prossi- 
nio Sestino: ma venne assai mal concio negli scritti di quelli, che lo 
copiarono e lo pubblicarono. In tre modi in fatti è dato dal Muratori, 
tratto il primo dal Gori , che lo pubblicò nel Voi. II, p. 347, l'altro 
dui Sancassani, ed il terzo dal P. Ginanni. Ecco come : 

p. DXIf , n. 3, Ex elariit, Corto p. DCLXXVlI miiit Dionyi. Sancananiui 



CASTRICIO 

F. CLV. VITVLO 

EQVO. PVBLICO 

ini. VIRO. QVINQ 

PRAEF «eoa. PRIM 

PRAET .... ILLYRICOR 

ET. MAVRITANORVM 

TRIB. con. III. VLPIAB 

ET. LEGAT. ANTONI 

NI. PONTIF. n. VIRO 

QVINQ .III .VIRO 

FLAM.D1AL.C0LL 

CENT .PATRONO 

L.D*D.D 



• • . • ASTR1CI0 

. . .F. CLV. VITVLO 

EQVO. PVBLICO 

llll. VIRO. QVINQ 

PR AB. COH. PRIM 

NV . . . • BR . • TANOR 

TElB. eoa. HI. VLPIAB 

ET. . • . AEO. . • T, ARIMI 

NI. PONTIF. Il, VIRO 

QVINQ. IH. VIRO. FLA 

MINI. DIVI. CLAVDI 

PATRONO 

D. D 



376 



In nota poi alla pagina DCLXXVII porta \e varianti del Ginanni, die 
sono 



PRAEF • COHOR . PRIM 
NVH . . . E . . . TANORVM 

TRIB . COH . Ili . VLPIAB 

BT n PETRAEQ «ET • ARIMI 

NI • PONTIF • U • VIRO 

QVINQ . Ili . VIRO . FLA 

VINI • PIVI . CLAVDI 

PATRONO 

D • D 

Lungi dal presumere di saper sanare in ogni parte sì malconcia scrit- 
tura, pure crederei potersi avere per la meno guasta nel modo qai A$r 
to in testo tratto dalle autorità e dai motivi seguenti. 

Lin. 1. Prendo qncsta dal Gori; nia per tener conto della mancan- 
za del marmo segnata in principio dal Sancassani ho giudicato che man- 
chi il prenome, e che la C debba far parte del nome. Segno qnindi 
CASTRICTO, Gente già nota, e confermata in qualche modo fra noi dal 
fondo Castruciano. 

Lin. 8. Il prenome paterno ci è dato da un Codice di un tal Doti. 
Versari diGaleata, che fu Governatore in que' luoghi, visto e comunica- 
tomi dal Slg. Prof. Rocchi. 

Lin. 6. Segno con punti il princìpio di questa linea, sen^brandomi 
possa stare nel resto. 

Lin. 8. Bic opus, hic lahor. Fu congettura del Fiori e del Bianchi 
che quel PETRAEQ dato dal Ginanni potesse indicare la città di S. Leo: 
ma ET PETRAEQne parrà ad ognuno uno strafalcione: come altrettanto 
è a dire del LEGAT • ANTONINI datoci dal Gori, perocché ivi è nasco- 
sto sicuramente un aggiunto della Coorte Ulpia . Pel resto è da osservare 
che il soggetto di questa lapida esercitò due Quinquennalità di numero 
diverso; cioè fu Quatuorviro quinquennale , come a linea 4, e fu Z>tfum* 
viro quinquennale, corno alle linee 9 e 10. Fu dunque magistrato io 



an 



U DM 

L • CALLI • ARIMI 

NE NSI S 
MARCIA • SERENA 
VXOR • COMVGI • IN 
COMPARAR I LI • £T 
L • CALLIVS • CRISPINYS 
FIL • PATRI • PIENTISSIM 
ET : LIR • PATRONO • IN 
DVLGENTISSIMU 
B • M 



ioghi diversi . Il nome di uno di questi poteva tacersi vcnonJo indica- 
I dalla collocazione della pietra, ma l'altro dovca esprimersi necesso- 
lamente: e per ciò come non avremo difficoltà a tenere che la Quin^ 
uennalità composta di quatiro appartenga a Sestine ( lo che ncm è in- 
dito a trovarsi ne' Municipj ), cosi terremo che l'altra composta di du9 
)partenga ad una delie vicine Colonie. Or questa stando alle leiioni 
ri Sancassani e del Ginanni fu Rimini. E bene sta: chò In Rimlni sp- 
into non solo fu tale Magistratura, ma vi fa l'altra ancora non comu- 
e, cioè il Triumvirato, ed il Sacerdozio del Div0 Claudio. Vedi II 
sm. 11 , CI. TI. La lezione ARIMINI dunque è sicura. Ma questa linea 
itlsce poi gran difetto in tutto il resto. E noi l'abbiamo punteggiata 
itieh& pretendere di sanarla. Tuttavia osservato nel Mvratori , pag. 
GLXXXVI,6, e MXCVI,3 essere una Coorte Ulpia P§treor. MìUUlt. 
jnit ( se qui pure non v'è errore ) proporrei a guisa di eongettoni il 
suore PETR • M • EQVIT • ARIMI ' 

Vedi a pag. 275. 

14. Fu nel Castello di Casale agro Cortonese secondo Gorl e Morato- 
i, pag. MXXVUI, 7; ma qaeit'nlUmo rìpubblicaodola a p*MCCCXVU, 5, 



378 

15 D • M 

A-RVSTICIVSSELYMBBIANVS'PVTEOLIS-NEG- • • 
INDE • ABIMINVM • PROFIGISGENS • MER • • • M • • • 

IN • ITINERE FATO • EXGEP 

LEM • RELIQVIT 

CIP IN PATÉ 

16 Per questo numero vedi p. 40. 

• 

17 H • MACRINIO • AVITO • M • F • CLAVD • CATONIO 
VINDICI • COS • AVG • PR • QVIRITIVM • LEG • AVO 
PR • PR • PROV • MOES • INF • LEG • AVG • PR • PR • PROV • MOES 
SVP • CVR • CIVITAT • ARIMIN • PROC • PROV • DAC • HALV 
PRAEF • ALAE * CONTAR • PRAEF * ALAE • III^ THRAG 
TRIB« MIL • LEO • VI • VICTR «PRAEF • COH • VI • GALL • DONAT 
DONISMILIN'BELLGERMABIMPMAVRANTONINOAVGHÀST 
PVR • ET • VEXILL • II • CORNA • MVRALI • ET • VALL ARI 
IVNIA * FLACCINILLA * MARITO • RARISSIMO • ET 
MACRINIA • RVFINA • PATRI • PIISSIMO 
VIXIT • ANNIS • XLII • M • V 



la appropriò a Sellino sulla fede del Sancassani. 'la Pola trovasi la 
seguente tratta dal Gudio, pag. CCLXVIl, 9, che può aver relazione coIIj 
stessa^ Famiglia. 

D • M 

CALLIA • VALERIA • GALLIO 

CRISPINO • CONIVGI • BENEMERENTI 

POSVIT 

Vedi a p. 263 e 275. Vedi anche il n. 59, CI. I, ove trovi un If. 
GaUilyerecnndus . 

15. Era sul Metauro verso S.' Angelo in Vado. - Grutero p. MIll, 4. 
Anche Monsig, Villani la notò nel suo mss. 

17. Trovata a Roma, e pubblicaU dal Grutero, p. CCCCXXXIII, 3. 

Lin. 4. CVRa^ori • ClVITATi* • ARlMINeiMÙ. 

Lia. 8. CORNA: per errore dello scalpellino iavec* di CORONA. 



379 
18 TI • GLAVDIO • ZENO?J • VLPI AN • VERRAE • F 
TRIS • COH • I • ASTVRVM • TRIB • COH • I • FL 
BRITTON • PRAEF • ALAE • I • CLAVD • MILL 
ADIVI • AD • CENS • EX • SACRA • IVSSIONE 
ADHIBIT • IN • CONSIL • PRAEF • PRAET 
ITEM • VRB • PROC • AD • B • DAMNATORVM 
PROC • SILIGYM • VIAR • SACRAE • VRBIS 
SVB • PRAEF • VIGIL • R • PROC • PRIVATAE 
REGIONIS • ARIMINENSIVM • PATRONO 
COL • PISAVR • OB • EXIMIAM • ERGA • SE 
AC • PATRIAM • SVAM • BENEVOLENTIAM 
EIVS 



18. Si crede che fosse n Pesaro, e fa pubblicata dai Muratori, pag. 
CXIV, dal Marini Avvali, p. 474, e dal Kellermann, p. 54. 

La particola che riguarda ■ noi è stata fin qai di difficile spiegaxio- 
, dicendo i nostri non sapersi cosa ('intenda per PROCuraton' ' PRI- 
ITAE • REGIONIS- ARIUINENSIVM, che. leggi alle linee 8 e 0. Ma 
i accettiamo la sentenza del Sig. Prof. Rocchi, che cioi valga Proeu- 
(ore od Ammini$tralore dei betti <M patrimonio privato del Prin- 
le nella Regione o nel Distretto Rimi*t$e, essendo locuzione accor- 
Ita per ellissi equivalente a Proenratori ni o rafiom's privatae, 
li privati patriiiionii lmperatwi$, in rrgione Arimineiuium, 



380 
19 SPP-RABYLEm-PaiSGVS-AR 



(«) 



19. In un latercolo militare piiU>lieato dal Malvasia Vlfarm. Felsin. 
p. 245 ) dal Fabbrctti e dal Gorì si legge il nome di questo soldato 
da qualcuno creduto Riminese. E però cosa incerta. Kellermann pare 
lo ha pubblicato a pag. 46 dicendo che Montfaucoa scrisse RABVLLIVS. 



(a) Alla pag. 269 fu da noi citato un marmo riferito dall' Holstenio tro- 
vato come dice il Cellario ( Geogr. ant. Voi. I , p. 594 ) sulla sinistra del 
fiume Arimino non lontano dal Castello di Secchiano; pel qual marmo 
fu creduto che colassù sia stato un Vico col nome di yicus Titiensis. 
Ora abbi anche questo marmo per intero rimettendolo, o Lettore, al 
tuo giudizio. 

C • CORNELIVS • FAVOR • BALINEVM 

VICANORVM 

TITIENSIVH • FOROCORNELIENSIVM 

VETVSTATE 

CONLAPSVM • PECV.NIA • SVA 

RESTITVIT 

AGENTE • CVRAM • L • EGNATIO 

FELICISSIMO 



381 
II. Lt^tU Rimne» $purie o non antiche 

1 La prima di questo Gap. si vegga iella Parte secoo- 
, pag. 68. 

2 IVSSV MANDATVVE • P • E • C0& 
IMP • MILI • TYRO • COMILITO- 
MANIPVLARIEVE • CENFT • TV»' 
MAEVE • LEGIONARKE • ARMAT • 
QVISQVIS ES HIC SISTITO • VE- 
XILLVM SINITO • NEC CITRA 
HVNC AMNEM RYBIGONEM 
SIGNA • ARMA • DVCTVM CO 
MEATVM • ÉXERCITVMVE TR 
ADVCITO SI JQVIS HVIVSGE 
IVSSIONIS ERGO ' ADVERSVS 
lERIT FEGERITYE • ADIVDIGAT 
VS ESTO HOStiS • P • R • AG SI CO 
NTRA PATRIÀM . AS^MA TVLER 
IT SACROS • Q» • PBNATES È PENE 
TRALIBVS ASPORTAVERiT SA 
NCTIO PLEBISGI • SENATVS 
VE CONSVLTI VLTRA HOS FI 

.NES ARMA PROFERRE LIGEAT 
NEMINI 

S • P ♦, Q • R 

i. Questo preteso Editto Romano, che si legge sulla sponda del 
Utello dac miglia da Cesena, verso Rimini in aoa pietra alta ine- 
1, 16, larga 0, 70, e nella 'cni jnrte opposta è l'Iscrizione n. 9 
jCap. seguente, è stato conosciuto opera di pochi secoli fa dall' Ago- 
i, Dial. XI, dal Cluverio, Lib. I, IM. ant. pag. 297, e dal Grute- 
cbe lo pose fra le lapidi spurie a pag. V, 3: né con prove offende- 
ehi legge. Tuttavia non mancò ehi to desse come coca antica e 
lina, e fra gli altri annoTeri il noitr» Garuffi, p. 50. 



382 



R • M • TAD 

PERVS 
GEN • ORD 



G * GAESAR 

DICI 
RVBIGONE 
SVPERATO 
GIVILI BEL 
COMMILIT 
SVOS HIC 
IN FORO AR 
ADLOGVT 



S. Questa Iscritione, che si legge in una eoloona salta Piazza di Ri- 
mini , fu data come cosa antica dal GarafB nella soa Lucerna Lafii^ 
ria , p. 48 : ma giustamente fa posta fra le spurie dal Grutero , p. V, 
4, e per tale fu avuta dall' Amaduzzi, e da tutti, essendo opera essi 
pure di pochi secoli fa. E già nella parte opposta della stessa eoloaaa 
a lettere che si conoscono della stessissima mano si legge 

SVGGESTVM 

HWC 
VETVSTATE 
COLLAPSVM 
€OSS - ARIM 

MENSIVM 

NOVEUBRfS 

ET DECEMB 

M • D • LV 

RESTIT 

Forse vi fu una qualche colonna più antica creduta posta a memoria «lei 
fatto di Cesare; ma quello che vi si legge ora non è scrittura antica certo. 
4. Grutero, p. MXVIII, pubblicò come cosa antica questo marmo, 
che fa angolo nel muro esterno della Chiesa di S. Agostino in Ri mini : ma 
esso e cosa di vicinissimi tempi, essendo scritto in amendue i lati ia 
questo modo 



GRCGO 
XIII-PM 
MDLXXX 



RMTAD 

PERVS 

GENORD 



ossia Rtvtrendut Magitter Tadaeui Perut ( forse PerusinuM ) Gtner*' 
Ut OriUnit, ossia Gcntralt degli Agottiniani. 



383 



5^6,7 Queste tre si veggano nella Parte terza, Gap. 
Sui Vici alle pag. 212, 213. 



PATRONO • COL • AVG • ARIMIN 



(a) AVE 

DOXA 
VOLAT 
AETAS 
VIDE QVO 
TENDAS 
VALE 

TACITVH.PVD 
VERECVNDVSQ 



a. Monsig. Villani aggiunse ne* tuoi mss. anche qiMsta come fram- 
mento di lapida particolare, traendola dal Sigonio L. III,C. 4 De Ant. 
Iure Hai. E da esso la trassero anehe il PanTinio ed il ClementtnI. Noi 
k leviamo dalla nostra serie, perchè teniamo che non sia un frammen- 
to partieolare , ma bensì una linea del N. 30 da noi dato nella Glasse 
ieeoDda, che il Sigonio non si eurasse di dare intero. 



(a) A questo Capitolo si vuole aggiungere anche questa Iscrtxione , la 
quale si legge nel piede del Vaso dall'acqua santa, che fu nella Chiesa 
dei PP. Girolìmini di Scolca, ed ora è in quella di S. Girolamo in Ri- 
mini: vaso che secondo alcuni fu trovato sotterra nel 1619, e che se» 
condo 11 Villani avrebbe servito di urna cineraria per nobile femmina 
convertito poi in Vaso da acqua santa. E la pongo francamente in que- 
sto Capitolo, sebbene Bianchi la aggiungesse alle sincere, solo notando 



384 



di non aver potato trovare memoria alcuna precisa per . assicararsi te 
realmenie sia o non iia antica: che a mostrarla di età reeeotissimi 
basterà ripetere ciò che già scrissi nella mia IHuitrasione dett'OrtU- 
rio della Compagnia di S. Girolamo, e delle Pitturo eho iono in tuo 
pubblicata nel 1842, ove, detto che tutto il piccolo moirameato di bia- 
chissimo marmo è a forma di candelabro ottimamente lavorato, prodosà 
ancora l'altra iscrìiione, che si legge attorno alla navicella che vi è so- 
pra ove appunto sta l'acqua santa. Ella è questa 



FRANCISCVS TAVRVS • H • CVLTOR PVDICITIÀEQ PRO SALUTE B 
HIERONYMO • LIBERO • MVNERE HA ^ VRNAM-FACIVNDAM -CVRAVIT 



Nluno dirà che questa sia iscrizione antica romana. Ora essendo tatti i 
pezzi del piccolo monumento opera di una stessa mano, forca è coore* 
Dire che anche quella che è nel piede sia di una medesima età. Perciò 
ritenni e ritengo che il monumento fosse lavorato appesitamente all'oso 
cui serve , forse nel Secolo XV; e che la epigrafe debba collocarsi fra 
quelle dette enigmatiche non rare in quel Secolo. Fiori poi si occupò 
a provare che questo Vaso non è quello che fu lasciato a qaei Frati di 
B. Galeotto Roberto Malatesta, di cui fa ricordo il Clementini, e eooe 
pare essersi creduto dal Sajanello nella Storia di quel Convento : ma noi* 
la disse né sulla età del monumento , ne sulla interpretazione delle 
scritture. Io osai interpretare la prima come tanti ricordi a obi entra ia 
Chiesa, cioè: Addio gloria (tanto vale la greca voce Doxa): il temf 
ijola: bada ove corri \ addio. Sii taciturno, modesto e verecondo, E 
suir altra notai che la voce urna fu usata nel medio evo in senso latis* 
Simo appropriandosi perfìno a vcstimenta; onde quel Fraitetociio Te»- 
ma Modtstiae Cultor ec. con quella voce probabilmente intese di si- 
gnificare il Vaso quale è. 



385 

, IH. Làpidi, PfregrinB initun fra U Himinesi y. 
che non appartengono a questa Città^ né alla sua Storia 

1 Per questo numero si vegga a pag. 189, oye è la 
Iscrizione dell' Arco di Vano falsamente cìai nostri creduta 
aocbe in fiimino. 

2 IMPNERVAE— 3 OHM 

III PC V 

CAESARI AVG "^^ TI a CLAVDI Q 
TI CLAVDIVS DIONYSI * 

FELIX -E P LOLLIVS CLAVDIA (;S 

PARIS ALLECTORES VENERI A* 

CVLTORES SILVANI CONIVGI^ 

Idem-immvn* BENEMER 

FECIT 

4 C • HERIVS • FELIX • PATRON 
H£:aiAE • fiELPINIS 
BIC-EST-ILLESITVS'HERIVS-FELIX-COAEQVÀLIB 
CVNCTEIS ' QVEI • VEIXIT • ANNOS • VIGINTI 
QVÉI • ME • RELIQVIT • LEIBERIA ' HELPINE 
ANNORVII • NATAM • XllI • SIRI 
VNICE • €ARAM • QVÀE • ILLIVS • OSSA 
RESTITVIT • POST • ANNOS -VIGINTI • ET 
MONVMENTVM • NOBIS • AEDIFICAVI • QVI 
LEGIT • DISGAT • ESSE • PIVS 



8. PiccolìMima eoIdnMtU • btse nel Museo di Planeo alta metri 0, 
S6, compresi i collariai, e del diametro 0, 18. Fu pubblicata eoa di-^ 
versa distribucioDe di lince dal Gmlero, p. CCXLV, 7, come esistente 
in ossa Ciampolini a Roma. Il nostro Bianchi poi trovò notato nel T. 
M. Advtrtarior. mss. di Plaoco, p. S46, che un tale Ermolao Albrieei 
Veneto la porti» a Planeo dal Piceno. 

S. 4. Queste doe la|Hdi sono in Savignano , e come appartenenti a 
quel Paese furono date dal Can. Nardi a pag. 98, e 100 dei Compiti, 

9S 



386 
5 T • TRVPPICVS'TF PAPIRIA-T F-TERTIA 

CERNIS'VT-ORBAMEIS'HOSPESMONVMENTA-LOCAVl 
ET • TRISTIS ; SENIOR • NATOS • MISERANDA • REQVIRO 
EXEMPLIS'REFERENDA*BIEA-ESTDESERTA*SENECTVS 
VT • STERILES • VERE • POSSINT • GAVDERE • HARITAE 

* 
TTRVPPICVSTFF 



Ma anche queste appartengono a Roma. Che la prima, come Bianchi fi- 
de in una lettera dell' Ab. Crist. Amaduiii dei S9 Feb. 1764 diretU a 
Planco, fn troyata in qael mese in Roma nel riselciarti nna strada yeno 
il Palaxxo Barberini; e nell*CMeporìco di Planco sotto il di SS Novemb. 
1764 è detto che fu data all'Àmaduiii stesso, che la passò al Sig. Pie- 
tro Borghesi, il quale se la recò a Savignano: onde bene il Fiori la po- 
se fuori di serie, e notò i^ofiiofitfi lajna apud Pttrwm Bmrghuium. U 
seconda poi fu pubblicata dal Fabbretti ( p. 417 ) collocandola tu mnta 
Bevilacqua sub marino, con diverse yarianti. 

5. Fu questa a Gatteo una volta paese della nostra Diocesi, da dofc 
passò a Montebello, ove si dice che sia ancora, e dove la vide il Fiorì. 
Temanza e Planco la pubblicarono quindi come nostra, e come no- 
stra la pubblicò nel 1827 il Can. Nardi a pag. 97 de Comjnii, tenendo 
che in origine appartenesse a Savignano. Ma il Fabbretti, che la pub- 
blicò molto prima a pag. 652, dice che era in Villa Ma re ti in Jgro 
Ferrarienti. Amati nelle Origini Romagnole p. 49 vorrebbe che Fab- 
bretti avesse scritto in Villa Maretlm/t agri Ferelrani. Ma quando mal 
Montebello si appellò Villa Maredae? Il Prof. Rocchi poi, che ba fatto 
studio sulle lapidi del Montefeltre, mi disse d'avere anche altre ra- 
gioni per levarla dalla nostra serie. Nel luogo degli asterischi fra la 1 
e 2 linea sono due teste di fanciulli, e nel luogo dell'altro fra la 5 e 
U 6 è una testi di donna. 



387 



6 MMR 

G LANI NOVANLIANI SVb 
PRAEFEGTI VIGILIbYS IVRIS 
PERITO PATRI CARISSIMO LAE 
CCANI YOLVSIANVS ET NOVATILIA 
NVS 'FILI FECE RVNT 



7 DM 

C-CASSIVS-CL 

MODESTYSVlVIR 

AYG * SIRI * ET * SEIAE 

L • L • FESTAE 

CONIYGI • OPTIMAE 

Y • F 



F ACT A- VSVRARVM • EX ACTIONE 

CVRANTE 

ST ATIO • IVLIANO VE- CVRATO 

RE • RES • REFEGIT 



6. QaesU ancora fu data da Nardi a pag. 101, come esistente ed 
appartenente a SaTignano. Ma Bianchi notò che in Savignano non T'ha 
che una eopia in gesso fatta »uW originale eiùtenie in Roma nel ilftf- 
sto yaiieano pubblicato dal Marini ( Arvali p. 475). E la pubblicò 
pare U Kellermann ( pag. 84 , n. SO Figilum Rom. ) traendola egli pu- 
re dair originale esistente in Roma nel detto Musco, e leggendo nella 1 
linea come sopra, e non G * LANINO * VANILI ANI come ha letto Nardi. 

7. I nostri Collettori Fiori e Bianchi hanno compresa fra le nostre 
anche questa , la quale per essersi trovata nel 1756 a Pian di Meleto 
nella Ghiesa Parrocchiale di Pietra Cavola Diocesi Fcretrana, e per con- 
servarsi oggi in Urbino, non ha alcun titolo per essere fra le nostre. 

8. Grutero dette questo frammento a pag. MCIII, 8, come esistente 
in Rimino nella Ghiesa di S. Bartolomeo ; e dal Grutero Io prese Villa- 
ni . Bianchi pose questa iscrizione fra le dubbie ; e noi la escludiamo 
afiaito dalle nostre, sembrandoci che altro non sia se non che un brano 
di un marmo Gcsenate dato dal Muratori a pag. GDLXXXV, 9, e dallo 
stesso Grutero a pag. GLXXVIII, 3, che Gnisce con queste stesse parole . 



388 

T • GAIVS • EMINENS • 
VET • CL • PR • a • N • SYR • V -S • P • ET • 
GASSIAE • MARTINAE 'N SYR- 
CONIVG • ET • T • GAIO • IVL • FIL • 

VAVIMXIDX 
L OC • D • A • M • S EMPR ON I O • 
GRAPTO • AMICO • CAR • SEVIVO • D • D 
SIQHAPESSADARINRPMRHS- 

10 D • M 

A VF I DI AE • HERES 

AVFIDIVS • FIDELIS 

ET lANVARIA 

M A T R I 

P I I S S I M A E 



9. Questa è l' Iscrizióne che sta nella parte opposta di qael marmo, 
che è sul Pisciatene al Ponte S. Lazzaro, in cui fu scritto il pretesa 
Editto Romano da noi prodotto al n. 2 del Gap. II. Essa fu pubblicai 
da Pasquale Amati a pag. 19 dell' Opuscoletto L'Isola del Congresso te. 
colle interpretazioni seguenti del eh. Sig. Borghesi; cioè Titus Gojus 
Eminens yetcranus Classis Praetoriae Ravennatis Naiione Syrus Fi- 
vcns Sibi Posuit, Et Cassiae Martinae Natione Syrae Conjugi, Et Tit$ 
Gajo Julii Fitto, Fixit Annos Sex, Menses Fndecim, Dies Decem; 
Locus Datus A Marco Sempronio Grapto Amico Carissimo Sì; Vivo 
Decreto Dceurionum. Si Quis Hanc Arcam Post Execssum Supra 
Scriptorum Aperuerit Dabit In RemPubticam Municipii Ravennatis 
Sextertios 

Ora per questa giustissima interpretazione si vede che in origioc 
quel sepolcro fu nel Ravennate; e quindi noi dobbiamo escludere que- 
sta dalle nostre lapidi , la quale inoltre presentemente è nel Cesenate. 
Fu pubblicata dal Cav. Des Vergers. 

10. Questa si nota, perchè oggi è in Rìmini in casa Paulùcci , pa^ 
satavi nel 1845 dall'agro Sarsinate, ove fu trovata, ed al quale appar- 
tiene. É alta e larga m. 0, 47. La Famiglia Aufidia veggasi nell' Antoniai. 



389 

11. A questo Capo si annovera pure la Iscrizione da noi prodotta a 
p. 142, la quale è compresa nelle Collezioni dei nostri Raccoglitori; ma 
essa appartenne a Cesena, dicendo il Pedroni nel VI Tomo de' suoi Diarj 
che fu trovata in Giugno del 1625 in quel di Cesena al palo del fer- 
ro, ove era allora il confine delle dae Diocesi. 

Non saranno senza ricordo neppure le seguenti due Iscrizioni , che 
si leggono in casa di Plance, l'una (a) scritta sopra di un'urna cinera- 
ria di marmo lunga metri 0, 46, alta 0, SS; e l'altra (b) sopra un 

a b 









coperchio d'eguale marmo lungo metri 0, 50, largo 0, 59, che non 
pare coperchio dell'urna medesima. Le pubblicò il Lanzi (Saggio di 
Lingua Eirutca T. Il, p. 867, n. 95, 96) e le citò come esistenti nel 
Museo di Bianchi, cioè Plénco: ma Planeo stesso ( Jdftenar. latin, ma, 
p. 157) notò d'avere si l'una che l'altra ex dono Thofna8iorum,4 quali 
in una loro Villa prope Senae avevano trovate più di venti urne si fatte. 

Lo stesso Lanzi poi interpretò la prima Lari. Cilnius Papia, e la 
seconda La * Cilnius Coponia. 

A queste per ultimo si aggiungono le seguenti, che, dopo la compi- 
lazione di questa nostra Raccolta, furono poste dal eh. Sig. Cav. Des 
Verges nella sua Villa in S. Lorenzo in Coreggiano, perchè ognuno che 
le vegga fra. noi sappia che provengono da Roma , e che quindi neppur 
esse ci appartengono. Avverto però d'averle trascritte in fretta, e di 
giorno ad ora avanzata. Forse con più diligenza e cori più luce in al- 
cune si potrà leggere- qualche lettera di più; lo che possiamo aspettar- 
ci dal eh. possessore, alla dottrina dei quale è rìserbato ancora il dar- 
ne le interpretazioni ed i ristauri. 



Q • VEfeGILIVS 
• • F • AGAÌI • • • 

Larga m. 0, 16, alta 0, 10 



DMQ- ATRI BASSI 
CALIDIA CYPRIS 
FECIT CONIVGl 
BENEMERENT I 

Larga m. 0, 51, alta 0, 50 



390 



M • BALLON**- 
M * F • POL • PA • • • 
MVTIN**- 
MIL • COH • XI*-- 
FRONTONIS--* 
AN * Villi * VIX*-- 
XXXVI * T - P*-- 

AIU m. 0, 4S, larga 0, SS 

Pnbblioata intera e come romana 

dal Gmtero p. DXXXIII, n. 7. 

d 

D I 

BLIY8 ' n RINYg-FBClT SIBI 

SIILIiE ÀTGTSTlLLiK ' G0IT6I 

ET FIL118 

BErT * LIBERTAB PosTeRISQ • EoRVM 

• * * SIBI AGAEGILIO PhILVMENO PATRI CAEGILIAE 

• * - neQvod obbeniT eis ex grado HEREDITAR 

• * - g-Pedcvm-Tabern xxxiisInagroPedxIiii 

Alta m. 0, 70, larga 0, 76 



D M 

L- VIBIO • ZVRO- 

APTASAE • FILI-- 

VIBIA • DAGIA • MA • • 

INFELIGISSIM 

B - M - FEG IT 

V • A • Vili * M--- 

SEBI ET 

AlU m. 0,36, larga 0,35 
L'ultima riga è poco leggibile 



L N N 

E * IVLIVS 

VS • HEIVS 

•-• IV IVLIVS 

••• S - QV AEST 

•-IT • MARI 

••• NARA • DE RA 

•- ICO 

Alta m. 0, 34, larga 0, 18 



I • • 



391 
S 

vs 

S • TELAYIYS 

ANVS • ET • T 

MES • LIB • EIVS 

Larga ed alta m. , Si 

A 

TI KA NEIKOMAXOC MIAHTOC 

KA . AiriAAft Tft OPEnTft 

KATECKETACE TO MNHMEION_ 

MIJEIAC XAPIN ZHCANTI ET IT 

•••• ANONTI EniCTECAN H*OPOT 

^A • • • OTA • • KaNOC MH AEIOII 

Lunga m. 0, S7, alta 0, 95 
Si è osato del E eomoDe in luogo dell'altro 
a forma di C che è nel marmo: e si dicasi 
del {2i che nel marmo ha la forma del » 
basso. 

« 
D M 

AEMILIA CÀNDIDA IFRE DOTfAT ET CONCES 

STESSE HOC MOmOMEJfTFM JB ARIA AMA 

ZONE ALIO NEMINE CONTRADICENTE-VNIC 

• • ISSI 

Lunga m. 0, 30, alta 0, 12 



393 



INDICE GENERALE 



iVborigeDÌ, p. 55, 56. 

AcqoldolU, p.200, 236, 237. 

Adria, p. 25, 32, 36, 126. 

Aes graTe rìminese. Y. Zecca. 

Agro antico rimioese, p. 76-81, 
88-90, 149, 344. Nomi antichi 
notati per esso, p. 235, 281. 
Vedi: Fondi. 

Agro gallico, p. 47. unito al Pice- 
no, p. 72. 

Agro gallico romano, p. 77. 

Alarico e Atialo in Rimini, p. 195. 

Albinovano dk Rimini a Siila, 14^. 

Amaduzri Ab. Cristof. p. 177, 266, 
339, 347, 360, 386. 

Amati BaBilìo, 59, 91, 167, 235. 
Girolamo, p. 84. 
DotL Pasquale, p. 45, 60, 
79, 80, 82, 93, 110, 121, 135, 
140, 155, 252, 266. 

Amilcare Cartaginese, p. 135. 

Àmnis^qìidl fiame significhi, 92,97. 

Ancona, p. 27, 34, 46-48, 59, 
83, 160, 163. 

Anfiteatri: loro orìgine, 193, 194. 

Anfiteatro Riminese, p. 218-227. 

S. Angelo in Vado, p. 373, 378. 

Aniense tribù.V.Riminesi ascritec. 

Annibale, p. 116, 118, 119, 134. 
Non passò per Rimini, 120. 

Annio da Viterbo, p, 53, 57. 



Anticaglie trovate nel riminese, 
p. 51, 52, 202, 242, 244, 24S. 
V. Sigilli, Tegole: percbò poche 
le umbre e le etnische, p. 51. 

Antonini Canonico Filippo, p.206, 
211, 342, 343, 346. 

Antonio L. Console, suo esercito 
io Rimini, p. 170. 

Antonio M. e sue legioni, in Ri- 
mini, p. 163, 164: nemico pub. 
165: triumviro con Ottaviano 
e Lepido, p. 166. 

Anzio, Colonia privilegiata, p. 127. 

Appiano , suoi libri de rebut Samni- 
Uei$9 e QaUieU^ p. 14. 

Afnuay fiume; non ò Y Uso, è 
r Àfua^ p. 48, 95, e aeg. Non 
fu mai tal fiume tra TUso e la 
Marecchia, p. 98: nome gene- 
rico di piccoli fiumi, p. 97. 

Àprusa^ Apusa, Àpe$a e ÀpiMa, 
nomi della fossa or detta Paia- 
ray p.97, 177, 204. 

Aquileja, p. 12, 109, 110, 141, 
144, 251. 

S. Arcangelo città, p.82, 85, 97, 
143.Non fu il Vico Oemudo 212, 
suoi fondi Àcervolanoy Priapo e 
Galeriano, p. 235, 260, 266, 323. 

Archivio Capitolare di Rim. p.231, 
261, 276. 



394 

Arco antico, ovo è T odierna Porta 
meridionale, p. 239. 

Arco d* Augusto e sua Tav. 1 70- 1 74, 
190, 191, 201, 238: suo difetto 
notato dal Filandro p. 233. 

Arezzo, 13, 110, 118, 120, 131, 
136, 141, 147, 160, 163, 358, 
359. 

Argentarti et Exceplores^ p. 372. 

Ancia città, p. 264, 335. 

Arimi, nome di popolo, e voce 
etnisca, p. 59. 

Ariminum; Toce umbra , o etnisca , 
sabina, p. 12, 48, 57-58, di 
ignoto signiflcato, p. 60: strane 
etimologie, p. 53, 56^9. 

Ariminum, ora Rimini, detta jlrt- 
mnum anche dai Romani, p.48, 
57x più antica di Roma, p. 11, 
44, 61: creduta opera del Re 
Arimno, 37: creduta opera dei 
Siculi, 45-47: fole sulla sua fon- 
dazione, 53-56: forse tenuta dai 
Sabini, p. 50: colonia degli Uni- 
bri, 12, 38, 44, 50: poi dagli 
Etruschi 36-38: sede principale 
de' Senoni , p. 20: ebbe propria 
Moneta, V. Zecca: distrutta dai 
Romani 15, 16, 73, 195, 224: 
Colonia dei Romani, 11, 67, e 
seg. unita al Piceno 72: rido- 
mandata dai Galli 101. Capoluogo 
della Gallia TogaU, 106, 107, 
111, 117, 118, 122,123, 130, 
136, 152: fra le Colonie fedeli 
ai Romani, 125, 126: compresa 
nella Gallia sebbene non più Ca- 
poluogo , p. 1 43, 1 46, 1 47. Vedi : 
Antonio, Augusto, Cesare, Cin- 
na , Carbone, Pompeo, Siila 



TriumTiri . Grande città d'Italia, 
p. 158: assediata dai soldati fi 
Vespasiano, 195: da Vitige, ili: 
suo piano antico più ineguale dd 
presente, 51, 177: sua popob> 
zlone, 208, 209, 210, 222: Mia 
posizione, 61, 62. Vedi: Man, 
Pianta, Porto, Templi, Vid. 

Ariminum fiume , p. 57, 95. Veil 
Marecchia. 

Arimna Pittore prima d'ApeUe,4l. 

Arimnèo di Cappadocia: iri. 

Arimnia famiglia etrusca, 40, 281. 

Arimno Re; suo dono a Gìotb 
Olimpico; se fondatore di Ri- 
mini; età in ehe visse, 27-39. 

Armi galliche distinte dalie roma- 
ne, p. 31. 

Arsia fiume, confine d' Italia, 155. 

Arti, loro Collegi e professori diti 
dalle nostre lapidi, p. 25(^253. 

Arvali, p. 249, 361. 

Asdrubale p. 124, 127: dod passò 
per Riminì, p. 129: morto al 
Metaurp, p. 128. 

Augustali, p. 248. 

Augusto in Imola, 164: comincia 
la guerra civile al Rubicone, 165: 
triumviro, 166: ristaura la Via 
Flaminia, p. 170, 201: appellato 
Augusto, 170, 175: divide TI- 
talia in 11 regioni, 77: manda 
in Rimini una Colonia, p. 175: 
frammento di sua legge agra- 
ria, ivi: viene a Rimini e fa 
il Ponte sulla Marecchia p. 179: 
annulla il testamento di Septi- 
eia, p, 270, V. Nomi d'imp. 

Ausa, V. Aprusa. 

Avvocato pubblico, p. 247, 343. 



Bacca: Vedi TomplL 
iBaUaglini Conle Gallano, p. 173, 
I 208, 213, 23S. 

Beltsarìo, p. 173, 195, 

Benevenlo, appellata MaleventOf 
i p. i2: sua inane ta, p. 28; fe^ 

tdele ai Boinant, 126, assegnala 
aisojdalidai Triumviri, p. 166. 
Berti nero, p, 257, 
BesanigOf luo^o nel rtminese S5G. 
Bianchi Antonio, suoi Javori sulla 
Storia rimtnese , p. % 2i, 286: 
possessore di molte antlca'^lie, 
p, 21, 51, 52, 242, 249t citato 
allepai^, 79,91, 113,190,215, 
229, 230, e frequentemente nel- 
la Parte IV. 
Bianohi Dolt. Giovanni »l appHlò 
Planeo^ 287: per ciò V, Fianco. 
Boli; vedi Galli, 

Bologna eittli principale degli E- 
tnischi, p, 30, 36, 37i quanto 
distante da Bimint, 83 1 si dà 
si Bomani 13S: Colonia Ialina 
p. 140: stio cippo migliare Iti, 
i41, 142i snoi longevi, 254; 
nominata alle p. 02, 96, 109, 
Ilo, 143. 
Bordonchìo, Pieve, p, 21, 269, 
308, 316, 327, 354: compren- 
deva Bellarìa, p. 85. 
Borghesi Conte Bartolomeo, 21, 
24: sue le Itero sulFAes firave 
riminese, p. 27, 33: sulla cor- 
rezione di un passo di Cicero- 
ne, p. 70: sul prolungamento 
d'Italia ai Rubicone, p. 15t: 
suo ristauro all'epigrafe dell'Ar- 
co, p. 171, 172; sue illustrazio- 
ni dt varie nostre lapidi, p. 112, 



395 

290, 293, 295-297, 313, 35 1* 

361, 388: citato alle pag. 68, 

92,93,99, 167,190,213,237» 

251, 364, 
Borghi di niminii loro estensione 

ed origine, p. 73-75: 196, 197, 
Bovio Scbast, de' Ghirardi: suo 

mss. p. 68, 177, 222, 286, 311, 

332, 339, 346, 358, 362, 
Brenno Gap. de' Stemmi , p. 18: 

prende Boma , p. 18, 19: ha 

sede in Bimìni, ove portò Io 

spoglio (lì Roma, p. 20. 
Brighenti Pruf. Maurilio, p, 171, 

173, 233. 
Brilomarì Re dt?'Senorn, p. 14, 
D. Brulo Albint» Prct. p, 163-166. 
Budriale e Budriolo nomi umbri 

di fo^j^e nel riiniriesé, p, 48. 
Bulgaria vecchia e nuova nel Ce- 

senate, p. 90, 253: sua colonna 

migliare, p, 142, 
Bulrio ci Uà degli limhri, p* 43, 

45 , 46, 48: luogo sulla Bigos- 

sa, p. 48, 89, t>0. 

Calendario corretto da Cesare, 
p. 162. 

Calliscese Villa nel Cesenate, 122. 

Campo mortuario antico, p. 244, 
304, 309, 318. 

Capila, p. 54, 166: Colonia con- 
dotta da Bullo, p. 246. 

Carbone Cons.occu|ia Bimini, 146, 
è abliimdonato da Verro, 148* 

Castro Mutilo, pag. 134, 135, 
138. 

Catilìna; sua congiura, p, 154. 

Catone: deUt Onyitii, p. 53, 54, 
77, 102. 



396 

Cattolica luogo sulla Flaminia, 
p. 297, 320. 

Cavalieri nei nostri marmi, 247. 

Cavallo pei Galli insegna di Prin- 
cipato, p. 31. 

Celio Rufo venne in Rimini da 
Cesare, p. 163. 

Cesare Giulio : ottenne la Gallia , 
p. 152, 154: guerra civile, 156, 
157: varca il Rubicone , e pren- 
de Rimìnì, 87, 88, 157-U9 : 
in che stagione, p. 162, 163. 
V. Rubicone. 

Cesare Ottaviano. Y. Augusto. 

Cesena, p. 12, 83, 96, 142, 281, 
326: ragioni del suo Vescovo 
sulle Pievi di Gazo, p. 89: bat- 
taglia nel suo agro, 121, 122. 

Chiese tuttora esistenti nella Città 
ricordate in questo libro 
S. Francesco: ora Cattedrale, 

p. 215, 237, 313, 333. 
S. Agostino^ p. 321, 352. 
S. Bernardino, p. 240. 
S. Innocenza, p. 309. 
S. Marino, p. 194, 205. 
S. Onofrio, p. 234, 290. 
S. Chiara, p. 362. 
Madonna del Giglio, p. 239. 
S. Girolamo, p. 383. 
S. Giuliano, p. 73, 234, 360. 
S. Catterina, p. 354. 
S. Giovanni, p. 354. 
S. Tomaso, p. 202, 212. 

Chiese, che furono nella città, 
ricordale come sopra. 
S. Maria in turre muroy p. 227, 
252, 342: in Acumine^ 229, 
238, 239: in Corte, p. 203: 
degli Angeli, p. 229: a mare, 
p. 236, 291. 



S. Vitale, p. 360. 

S. Bartolomeo, 231, 340,341 

S. Colomba o Cattedrale, p. 68, 
232, 233, 298, 318, 3)8, 
331, 353, 357. 

S. Domenico, p. 353. 

S. Croce vecchia, p. 333. 

S. Omobono, p. 290. 

S. Michele in foro, p. 234, 3€8. 

S. Gregorio in città , p. 238. 

S. Gregorio nel borgo orienti- 
le, p. 261, 314. 

S. Gaudenzo, Mon. p.^4, 228, 
310, 333, 352, 353, 355-357. 

S. Matteo, Mon. p. 191. 

S. Simone, p. 177. 
Chiese della Diocesi ricordate 
come sopra 

S. Arcangelo, p. 235. V. S. Ar- 
cangelo città. 

S. Angelo in Gajano, p. 260: 
di Marciano, p. 264w 

S. Andrea in Patrignano, 279: 
in Besanigo, p. 356. 

S. Aquilina , p. 277. 

Cappuccini, p. 191. 

Madonna della Colonnella, p. 
313, 314. 

S. Colomba dell' inferno , p. 260. 

S. Cristina, p. 276, 364. 

S. Giovanni in Gallilea, p. 97, 
265, 266: in Mariano, 263. 

Girolamini, p. 241, 383. 

S. Giustina, p. 260, 368. 

S. Gregorio in Conca, p. 78. 

S. Innocenza di Monte Tauro, 
p. 273, 274, 365. 

S. Lorenzo a monte, 213, 229, 
231, 258, 263, 269, 277: in 
strada, 259: in Goreggiano, 
p. 26 i, 389. 



397 



k 



^ 



Sp Lazzaro del terzo, p. S59, 
S. Maria di Garbognano, p. !2*J9: 
in Cere lo, \\ 257, 302; di 
Levora, p, 325, 
S. Marglierita diBellaria, p. 85. 
5. M. Maddalena delle Celle ^ 

p. 73, 7i. 
S. Martino de'Molinì, p. 302; in 
Luciano, p. 263: Montelab- 
bate, p. 3d'i, 328 1 in Kìpa- 
rotta, p. 98, 275. 
S. Mustìola, p. M^^ 
S, Paola di Roncofreddo, 106, 

252, 25a, 276, 344. 
S- Paolo, p. 364. 
S. Pietro in cotto, 79, 298, 313. 
5. Savino, p. 255, 256. 
S. Stefania. \. S. Paoia, 
S, Vito, p. 84, 86, 143, 184, 
260, 263, 314, 

Chiiisi, ci Ita, p, 19, 102. 

Cicerone, p, 163' 166: passo re- 
fitituito alla vera legione, 69-71. 

Cimbri non vennero a Bimim, 144. 

Cinna occupa llimini, 145, 146, 

Cippi sepolcrali tuori dì cltlà, 74. 

Ciriaco Anconitano, p« 172,361. 

Città del Sole, p. 343. 

CLaitidio, battaglia di, 104, 106. 

Clamentini Storia di Himini, p« 44. 
53, 54, 68, 69, 73, 76, 89, 90, 
113, 126, 145, 149, 168, IBI, 
192, 196, 197, 202, 205, 214- 
216, 218, 219, 2-21, 225, 228, 

. 232-234, 236, 287, 289, 332, 
333, 339, 356, 

Codice Bavaro (detto anche Co- 
dice di Monaco y perchè oggi è 
posseduto dalla Bibl. di quella 
Capitale, e conlieDe atti di eiiQ- 



tcii5Ì di beni, per lo più noi ri- 
mincse , conccAsi dagli Arci- 
vescovi di Ravenna fra i secoli 
Vii e X), p, 77, 81, 87, 97, 213, 
235, 34 i, e frcqur^ntemente nel 
cap. delle Famiglie, 

Codice Rigazziano, p. 191, 286, e 
frequentemente nella IV Parte. 

Coìte ginm Jumentariornm, p. 369. 

Collegi delle Arti, p, 250, 267, 
292, 299. 

Colonia. Vedi Àriminum^ Augusto, 
Triumviri. 

Coionia in confronto di oppidum^ 
p. 96. 

Colonie ribellate ai Romani , p. 70, 
71, 125. 

Colonie fedeli, p. 125, 126, 

Colonie marittime privilegiate, 127. 

Colonie 12 proposte da M. Druso, 
ma non dedotte, p. 70* 

Colonne migliari. V. Migliarla 

Commercio di mattoni e di figuli- 
ne riminosi, 251: di vini, 252. 

Compili. V. Savignano,. 

Conca* V, Crmtumium: Castello, 
p, 77, 78. 

Consoli. V. Nomi di Consoli ec. 

Coorti indicate dai nostri marmi 
Coh^ liL Brittonvm Vcteranor. 

equiiutae^ p. 300. 
Cùh, prim, .-..., p. 375. •! 
Coh. Civium Barn. p. 347* 
Co/i. prima urbana, p, 349. 
CoL XII, urbana^ p, 350, 
Coh, Xif\ urbana, ivi. 
Cah, li. Praetoria^ p. 350. 
Cùk, JIL Pravioria, ivi» 
Co/i. YL Praetaria^ p, 374. 
Coh, VIIL Pntetma, 350, 



i 




398 

Cok. V. Vigilumy ivi- 
Coh. VL Vigilum, ivi. 
Coh. Vii. Volunt., 369, 
Coh, i. Aéturum, 379. 
Coh. /. FI. Britton. ivi. 
Coh. Hi. Vlpiae, 375. 
Coh. Vi. Gali., p. 378. 

Coorti gentili a tempo dì Giusti- 
niano , p. 367. 

Goriano, p. 256. 

Gorpalò: sue lapidi, p. 305. 

Correttori della Flaminia e del Pi- 
ceno, p. 189. 

Gotto; S. Pietro In Cotto forse 
Municipio, p. 79, 298, 313. 

Covignano; sue grotte, p. 241. 

Cremona, p. 115, 126, 130, 135, 
136, 137, 139. 

Crtutumiumy fiume oggi Conca, 
p. 47, 48, 211: confine dell* ot- 
tava regione d'Italia, e del ri- 
minese, 77, 78, 92. Città cre- 
duta sulla sua foce, p. 77. 

Curatori delle città, p. 21-8, 258, 
260, 340, 343, 378. 

Dea Augusta Voconliorunty città 

ora Die, p. 374. 
I>ecuria quinta di Giudici, p. 193. 
Decurioni, p. 208, 245, 246: loro 
Decreti detti Consulti^ 192, 262. 
Deità onorate in Rimini. 

Apollo col nome di Beleno, 
p. 231, 289: Bacco, p. 231: 
Diana, ivi: Ercole, p. 232: 
Genii varj, p.233. 236: Giove, 
Marie, Nettuno, Venere, p. 
228, 235: Minerva, 229, 289: 
Salute, p. 234: Silvano, p. 
235, 269, 291. 



Demostene preteso Re de' Libur- 
ni, p. 225. 

Demostene Gap. di Cesarea, ivi. 

Des Vergers Cav. NaUle , 288, 389. 

Diocesi rìmlnese, p. 78, 79, 344, 
389:ristretU da Pio VI, p.M. 

Diocleziano e Massimiano préteii 
riedificatorl di Riminì, 225,211 

Diploma militari d'onesta missio- 
ne p. 295, 296. 

Duchi: loro Corte, p. 196. 

Edili: V. Magistrati. 

Elogi di uomini illustri in Roma 
ripetuti in altre città, p. 358. 

Emilia: V. Via. 

Episcopio aulico; p. 203 

Era Volgare: suo principio, 176. 

Ercole creduto fondatore di Riad- 
ni : p. 53, e seg. suo tempio , 232. 

Eserciti romani in Rimini, p. 15, 
16, 100-103, 116, 118, 120, 
124, 13U 135, 136, 144, 156, 
163, 170, 195. 

Esino fiume, p. 13, 151. V. Italia. 

Etimologie. V. Ariminum, Rtdncon . 

Etruschi, p. 18: loro scrittura, 26: 
loro nomi, p. 35: loro guerre 
cogli Umbri, p. 36; ove fossero 
le 300 città tolte agli Umbri, 
ivi: loro potenza avanti il do- 
minio de' Romani, p.37: Ariomo 
loro Re: V. Arimno: loro domi- 
nazione in Rimini, 36, 38: loro 
Idioma, 57, 58: lapidi elr.389. 

Faenza, città, p. 102, 147, 254. 

Famiglio romane hanno dato il no- 
me a più fondi, 55, 281: nomi 
di esse. V. Nomi e Cognomi. 



ticìullì nati in Rimino senza oc- 
chi e senza lìaso, p. i39. 
Tano, città, 111, 128, 160, 190: 
^_suo cippo larminale, 152, i56: 
^«ua Arco, p, 189, 
^antaguizi Giuliano Cuscnale, p. 
273» 274, 3A8. 
Federico !. suo diploma pel tcrrit, 
I riminese, p, 70. 
" Federico IL p. 1U7. 
Fenomeni apparsi in Rimino, 104, 
Femio, Colonia, p. 126, 251- 
Ferrara, p. 371. 

Fescllio Cajoi suo dono, p. 206^ 
207, 209, 210i suo elogio^ 257, 
, 258, 302, 340, 
■piMJfiio L. Crispino Ce§enale,2Sl* 
'Fiesole, p. 154. 
Figuline: V. olTicine. 
Filandro, 2;ì2. V. Arco d'Atiguslo. 
FUum per itrhM, p. 292, 293. 
Fiora, fiume, p, 38, 
Fiori P. Alessio Bolognese, p»68, 
189, 206,211,212,251,286, 
e più frequeut. nella ì\\ Parie. 
Fiumicino di Savìgnano, 82: suo 
ponte, 84: se sia il Hubicoae, 
p. 8e-90, 93: se appellato Ftu- 
t?t"t*i, p, 9t, e seg, 
Flaminia: V. Via. 
Flaminia regione, p. 53, 189, 
Flaminio C, prende il con so la io In 

Rimi ni, p. 117* 
Foglia fiume, confine della Diocesi 
riminese, p. 78*. detto Pimuruè 
e Imurus^ p. 365^ 
Foglie nelle Iscrizioni, p. 361. 
Fotia maga, p. 258, 259. 
Fondi eon nomi antichi nel rimi- 
nese : Àtiuna masm, 280; ÀtiniU' 



399 

no, fondo ^I^^-.Acertoiano f.212, 
260, 266: Aquìlium f. 274; Aii- 
iiano f. 274: Bcieni o cuìia 1 23 1; 
Bihitmù 5 L 255: Huigtértìrum /rr- 
ra, 233. Ca mar ciano C^ii^ale 2B0, 
277; Carùmtano L '2HU Casfè^t- 
ciana L 273: Cirtano L 276; 
Ci»trrna pti ci Judanui f. 26b 
Colina (vnga qui cf Furtanus f, 
259; Corniliana m. il5G: Corm- 
lianum L 256, 274: Faniano f, 
257: Fan» m, 231: Flavianum L 
258; Follano t 259; Fahricuia 
f,256: Figitnm f.251, 344: Fin- 
minarum L 248: Furiano triòo^ 
fììano f. 259: Gajano f. 260: Cd- 
àtrum q.VQcGajù 260; Gal mimo 
majore 1 i9, 260: Oafcro monto 
260: Guifriam Casale 260,323: 
Gaviam t 261, 266: Giovedia 
p. 84, 235: Geminkiìw f. 277: 
Jovis Casale e munte 235: ìiia- 
na r. 277: Luciano o Luxiana 
Spadarùlo L 262, 263: Mimr- 
via f. 229: Monlanittno f, 253: 
Muoiano l 260, 281: Mariano 
f. 263^ 27 4; Marianug tnons 263: 
Marciana e Marciamim f. 263, 
264; Marciliano f, 277: Oblicia- 
no e, 257, 265: Ofidianutn L^lè: 
PaulinianQ f. 265: Paiarianwn 
L 274: PairiniaTto t 274: Pelro- 
nianum C 265: Priapum f. 235, 
266: Pompiano o Pompiniano f. 
281: Popiiimo f, 281: i?i*^/. 
Ruffiani t Huffien$e m. 279: Saiu- 
Uà m. 235: Sol et Luna L 235: 
Spadarolù sÌV€ Luxiani f. 262, 
263: SoAmtafio f. 266: Smnpro- 
ntlano L 267: Septtciano f. 267, 




400 

268: Sergiano f. 354: Staeiana 
f. 379: Stradano f. 279: Sorbi- 
liana f.SSl: Suliano t.2SU 344: 
Ticianoo Titiano {.^S9: Torquir 
liana f. 276: fidano e. e f.260, 
272: Valiano f. 281, 273: Vene- 
riani f. o terra de Veneria 280: 
Virgiliana f. 281. 

Fontana, p. 229, 236. 

Fonlanone demolito, p. 229. 

Fori), città, p. 12, 102. liO. 

Foriimpopoli, città, p. 12. 

Fomnione: Vedi Italia. 

Fosdombrone, p. 274, 337. 

Fregella Colonia 126. 

Gajana: Porta, Via, Cortile: 204, 
228: fondo, p. 260. 

Gajo-Fania luogo nel rimin. 257. 

Galena Fundana, p. 261. 

Gaierio, sua Yilla nel rimin., 96, 
149, 260. 

Galli, quando venuti in Italia, 17: 
loro costumi, p.l7,27-3L 103: 
vincono i Romani ad Arezzo, 13. 

Galli Boii: cacciano Umbri ed E- 
Inischi, p. 34: tennero sino al- 
r Utente, ivi: poi fino al Rubi- 
cone, p.80: battuti dai Romani 
fanno pace« p. 14: la rompono* 
p. 100: uccidono i loix) Re. ivi: 
ridomandano Rimini « 101: lat- 
luti dai Ronuni« p. 103: pn^n- 
dono Ciwiona e Piacenza, 115: 
Kmv> stnLuTc^mma nella Se:^i 
Lìtana« Ij^). til: loro tìUvVu 
al Castro Mutito« p. 134: d.xui 
dai Romani « p. l;;s-lUV 

Galiì SecKMii: <)uanik> ^onui; in liJt- 
ka« 1^ 1T« IS. Si. 5i: lenner.^ 



dall' Esino all' Utente, 13, IC: 
abbrucciano Roma, 16, 18, If: 
hanno seda principale in 
no, 20: pesano V oro di 
colla libbra riminese, p. 22: po^ 
tano a Rimini lo spoglio di!»'* 
ma, p. 20, 24: autori delF Aei 
grave riminese, p. 29, e -Mg. 
uccidono gli Ambasciatori fOflu- 
ni 15: distrutti dai Romani, ivi. 
Gallia col nome di EmiUa^Aurdm, 
Flaminia j solo nei 
di Annio, p. 53. 
Gallia provincia sotto i 

quando istituita, p. 106, 107: 
cominciava all' Esino e compna- 
deva oltre quanto fa de' Senoriy 
anche quello de' Boii, l'InnArii 
e la Liguria, p. 104-106, 136, 
136: distinta in cispadana o to- 
gata, in cisalpina e tiansal^ 
na, 103. 
Gallia Senooica unita al PkcM, 

p. 72, 102, 105. 
Gallia togaU, p.34. 47: cominciava 
air Esino « p. 7^ 105, 106, 166, 
130« 131, 133, 136, 143, lU: 
si appellò col nome di Jrimùmwm^ 
p.l06. 118^ 123, 130, 133, 13(: 
sua estensione, p. 137: condi- 
zione, p. 10$: suoi Reggitori « V. 
Respcitori: suo Presidio oniiot- 
rio, 135. 137: sua nuova forma, 
fv 143: ristretta cominciò al Rii- 
btcoat. p. 151« 15S: assesnaU 
a Cesare, 15i. 154: a y. Ten?»- 
rK> Vtfr:4ie LucuU^]k« 153: a C 
Aur ..^w^C.-lta. i\i: quando ebbe 
ia ciiifdJ&anza. p. 155. 
ùa-lo <ìie foiiò nel rimin. p.U9. 



1 


^^^1 


rfarampi Card. Gius, rìtuìnese^ 78, 


portolo al Rubicone, p. 8fl 


^^H 


HST^ 2n, 2a6, 2b% ^Ì94, 


83,94, 151-155. 158: ({iianifo al ^^| 


HutB Gius. Malat, riminolo, 2§7, 


Formiontu p. 155; quale 


^^H 


353, 360. 


conGne antico sui monti, 


' H 


Gatleo, p. 00, 235, 263, 386, 


quanti uomini armò contro 


iGal- ^H 


S, Gaadeozo dislrusse il tempio di 


li, 103: nomi delle sue Provincie ^^B 


Marie, p. 228: suoi atti autcQ- 


tenute dai Galli, p. 105. 


^^H 


liei, ivi e p, 264- 


Jugero in confronto alla torna tura ^^^| 


Gemmano^ p. 78, 277» 299. 


riminese, p. 208, 209, 


^^H 


Gcnnarellì Dott, Achille , p. 22. 




^^H 


fieno va, p, 131. 


Lapidi che ripetono le stesse 


tscri- ^^È 


Gervasont Giovambattista rimine- 


zÌoni,p.l92,296.335,336 


352. ^J 


gè, p, 338, 353, 356. 


Lapidi false, 212, 213, 381, 


^H 


Giana creduto fondatóre di Rimi- 


Lastricato (idìe strade di Bimtni, ^^^ 


nì^ p, 55. 


p. 176, 177. 


V 


S- Gio, in Gallilea^ 97, 265, 266. 


Legati d«Ua Narbonese, p. 


272, 


Giuridici della Flaminia e dolF Um- 


351: dell' Acaja, p. 363. 




bria, p. 363, 3Bi. 


Legioni net nostri marmi 




Granaio Papiano, 236, 266,291. 


/, AdjutriT più ftMii^ 300, 


30t 


Greci , loro finzioni , p, 7, Hi loro 


/. ìmim, p. 33 tì, 337. 




venula in Uaiia, 49: Vedi Tcisali 


//. Àugmta^ p, 365* 




e Siculi. 


iilL F. F, p, 373. 




Grotta de' Romiti, p. 24t, 


F. Mitcedonka, 319, 352, 


373. 


Gualdi Francesco rìmin. senatore 


VI. Virìrix e Vittoriosa . 


350, 


di Boma p. 372. 


352, 378. 




Guastuzzi ; sua sentenza sul Rubi- 


Vii. C. P. F. p. 373. 




cone, p, 82, 84, 8T, 88, 89* 


X. p. 360. 




Gubbio, p. 25. 


XI. aaudia Pia Fetùv , 364, 373. 




A7A Ftiiminat. 360, 36*, 


368. 


Imola Fòrum Comelnf p. ISl, 164. 


17//. G«mino, p, 350, 352* 


Imperatori: V. Nomi d'Imperatori, 


A ////. Gemma Mari. Victr. 


350. 


Insegna di una legione romana , 52. 


XV, AjtoUinans, p. 351, 352- 


Insubria, 104, 133^ 135, 137-139. 


Lìberli prendevano i nomi del Pa- 


Irpo cioè lupo, p. 25, 59' 


trono, p, 306. 




Jsola del Congresso Triumvirale, 


Li burnì, p. 45, 225* 




p. 92, 167. 


Liguria e Liguri, p. 104, 10€, 


131, 


Mria. p. 14i. 


138, 141, 144. 




mlia^ quando istituito il primo suo 


Litana selva, 80, 92, 120, 121- 


139. 


lìmite airE^ino, p. 107, 108, 


Lon gè vi r i m ines i , 2 54, 269 , 


276, 


130-132, 136, 143, 14$; quando 


Longiano, 90. 




• 


16 


A 



t tto; suoi i^ersi sul jiassaggia 
Ce^ar« al Rubicone, 160, f 61. 
Luf^u, cltlà, p. 121. 
Lup4Tca o SacerUaic di I^ane» p* 

] silo pubblico t p. SÌM, 33S» 

Maare disila Coloiiia^ p. 24t^, 274, 

HafTeì Marchese SciptoDc^ p. 3H^ 
S22, 223, SaD, :$47, 353, 356, 

ll^2zini pubblici, p* 236, 2$L 

Magi mirali della Colonia, p. 246. 

Magone Affrieano, 131, 133, 13*, 

AfalaleffU, 197: Sìgignionilo^ 215: 
( la le o Ilo d ' A ! me rico, 9 27: da So- 
gliano, 343; B. Hoberlo, 384* 

àtarano GufiRs p, 9G. 

Marciano Presiìde t3 Marziano Pre- 
tn, p. 204* 

PP. Marchi e Te^^ìtn pubblicano 
l'Acs gra%e di lUminl, p. 21^ 
23, 24, € segiL 

liare; comò si allontani dalla eli- 
ti, p. 75, 21fì. 

Marcccliìa fiume ^ slbandono Tal- 
vco, 98; 8U0 Ponte, 179, 180, 
212: glia antica direzione, 184, 
194* M*« suo nii^vo fotta Si5 
217, V. Àrimifuiim. « \ 

Marioi M. Gaetano, 231,2539 259, 
5»% 976, 332, M3, 36T# 387. 

S«, Marino e Leone, p.9Q^ &25. 

Kario:8ua guerra, 145: elogio, 359. 

Marmi trovati nelle antiche Biera, 
p. 193-195, 230: alla PorU di 
8. A»^ea 199: in cip^ Garat- 
toni, 238: passati « Peeiffa^30, 
898t 953^ a Verona, 358, 356. 

S. MarU»o in Rubicone oel Cese- 
nale, p. 87. 

Melo rio , p. 294. 



Menftpiortim eìvita^y fuOl 
Mctauro Giitnc. p, ti2Bli 
MicaliGiu».7^8.413. 54.aK 
Miglia antiche ciHifnili 

moderne, p, 85, 1tÌf 
Militari anlldii^ p. 7|p| 

141-143. 4. 

Milana, p* 104, 139*? *? 
Militari dati dulie noiili 

p. 250* y. Coorti, AH 
Mìsano, 149, 257^ 2Bt^ 
Misura lineare antica i^| 

alfa Tuotrìca ed atti : 

p. 208, 209. ìjfi& 

Modena, 92, 115, i^§^ 
Mondaino, p, 263, ajk^ 
Moneta greca creduta ^h 
Moneta romana rag^nlad 

moderna, p. 208, IN 
Monete ritnìnesi : W 35aM 
Montecop^ruìxo, p. S^jin 
Montcfeltro, 79, 80. 26fpl 
Montefiore, 79, 3 1 3, 3IM 
Monte il gallo, p. 90|ait 
Monte&cudolo, p. 273»l4H 
MonLiano, p. 87, 88, M 
Morciaiio, p. 263. 264.^ 
Mimnamm cittroa, p. ^ 
Mura antiche diRimini, 

197, 201, S05, aia, S 

238, 296r aggiunte pi 
p. 196, 214, 21& 

Mura iQodeitie, p. igf^ i 
del Borgoy ivi. 

Mitaaielitmtatì, p. 240. 

Napoli: sue monete, 39: si 
di Castore e Polluce, 

Nardi Canonico Luigi sari 
p.84, 112, 149, 167,1 



S06, 308, 211-213, 228, 267, 

398, 303, 307, 3 io, 383-387. 

mele g.eiìeraJede'Greci,183,195. 

ria cìtUi p. 54. 

uni di Consoli indicali nelJe lapidi 

C. Caesar Augmti F. p. 176, 332. 

C Luecitu Telesinus, C. Steionius 
Pmdimus^ p. 350. 

P. Sosius Priscus Senecio^P. Coe- 
iius ÀpoUinaris , p. 330. 

£. Fulvius Àemilianui IL X. 

. Naevius Aquilinut^ p. 295. 
Vedi; Reggitori ce. 

mi d'Imperatori, Imperatrici, e 
Cesari nelle nostre lapidi 

Caes&r Àugustus^ ip. 172, 181, 
5^3, 350: Tiberius, p. 181, 
293: Claudiusy p. 335, 375: 
V9$f(manus, 294, 352: Domi- 
tianus, p. 294: Nerva^ 333, 
336: Jrq/afiiM, 294, 333,351: 
Plotino 9 p.337: Hadriànus, 
p. 294,333: Matidia^ p. 338: 
,AtUaninu8 Piuiy p. 294, 333, 
341: Fan^nVia, 338: M.Àure- 
UfnAnioninus, p.333: Sepii- 

. nUus S$verut, p. 334: Decius, 
p. 295, 296, 237: Htrtnniua, 
p. 372: 6ra//t4#, 370: Maxen- 
iius, 112: Congtantinué, 112, 
113: Foi^nltWanitf, Fa/en«, 
Gratianìu, p. 114: Magnus 
Maximus, Victor, p. 112. 

^mi e Cognomi di persone fra le 

nostre Famiglie e nelle lapidi 

Abejena BcUlnna, p. 369. 
Acanius Statura, p. 373. 

delia Matidia, p. 277, 360. 
Aelim Adaeus, p. 277, 353. 

.AeUmÀurelimTheon, 277,364. 



403 

Q. AellUnMSy p. 360. 

AemUia Irtmy p. 277, 353. 

Aemilhu Emiellmy p. 277, 323. 

Agaikenia, p^ 322, 360. 

Annata Sortita, 253, 261, 304. 
P. Annifu Seeerus, p. 253. 

Antia Saturnina, p. 274, 337. 

Aphrodite, p. 328. 
M. Afoninsy p. 253-255. 

Apra, p. 328. 
C. ^imìfiH» fnlyeAiiit, p. 40, 
Sex. Ariminiu$ Ewriekritui, iti . 
M.Arreeenut Clemene, p. 200. 237. 

Asellia, p. 327. 
Cn. Ati. Art. Paul. p. 355. 

Atilia Erotis, p. 274, 309. 
Cn. Atinius Rufus, p. 255, 352. 
M. Atonut Primigenui, 274, 304. 

AviUia Januaria, p. 274, 303. 
L.AvUlius Diadumenus, ivi. 

Aurelio Caligenia, p. 274, 339. 

Aurelius Entiehes, p. 274, 353. 
M. Avp%Kiofj p. 274, 312. 
L. Bahidius, p. 274, 275, 324. 
L. Baebiut Priscus, p. 255, 362. 
L. Betutius FurianuSi 255, 256,336. 

Bonosus, p. 275, 319, 320. 
C. Cadienus Afrieanui , p. 275, 349. 
C. Cadienus JustuSy ivi. 
. Caefidia, p. 360. 

Caesia Augurino, p. 324. 
C. Caesius, p. 275. 
0. CoffrofiMM rtìti//iM, p. 374. 

Callia Valeria, p. 378. 
£. Callius Ariminensis, 275, 377. 
X. Callius Crispinus, ivi. 

Calpurnia, p. 275, 311. 

Camilla Semprt^nia, 267, 354. 

CoMta Gederia, p. 275, 323. 

Conia rAr0pl0> 275, 280, 290. 



404 



Q, Vaxsius Achilia^ p. 275, 345. 
0- CmÈìui Supsecutmy p. 275. 
Q, CmtaHus Saòim$, p. 266, 354-. 
Castricim VituittSj p, 273, 375* 

C, Cavartts Priscm^ p, 2T5, 304, 
Cessai Prmiiivui Eutrapelug ;, 

p, 275, 325. 

D. Cirim^ p, 318. 

Ciuudia Galla ^ p. 276, 325. 

Claudia Musa^ p. 276, 326. 
Ti. Clautlha ZenOj p. 37^, 
Q, Clodius Àmbrùiius^ p. 276. 

Coceeia Montana, p, 278, 362. 

torneiia, p, 256, 353. 
fn. Cortif^ii** Fdìx ThrttUìis^ p. 
256, 363. 

Cornelim Sabinm^ p, 256, 354, 
Ci», Cornfftuj StìA«n«.s 256, 267. 

Creperemo Herennianm^ p*275. 

Dalntus^ p. 368. 
P. Dam»7»tij!, p, 276^ 3*3* 
P, BpcenniuÉ Demosthenen ^ p. 276, 

Derguilia Danaes, p, 276, 318. 

Derquilia Verecunda, ivi, 
«p. Dergìtìliug Fidus^ ivi, 

Destdemnda^ p. 326, 

f^no/ia j4/?ru^/a» p. 277, 315, 

Egnatia CMla, p, 277, 316. 

J^/'/JiV Flavia^ p. 314. 
€, £mamuj C/rmffi^, p. 256» 337. 
€, Etnoni%ts Maa^imuSf ivi. 

Eulim LupcrcuSf p, 277, 355. 

£tiiiu; M^imim, ivi. 
0, Fabim Ma^imm^ p, 358. 

Faesellia Famtiiìa^ p. 258,341, 
Jtf , Faeuti ivi Proc lus , i v i . 
r.fl £, Fdtsdtn^ p. 257, 302. 
t^^Fmseiìius RufinuSy ivi. 
C. Faeséllius Httfio^ 257, 258, 340. 
X. Faesellius Sabinianvi^ p. 258, 
2G6. 34 L 



Fnnm Feft^ewftrfiì» p, 251* 307, 
r. Finiti* Olncianm, p. 257, 346. 
C. Fanius S^trus, p. 257, 307. 
C Ffzniuj Thalius^ ivi. 

Ftìoma Fffimn, p. 280, 32i, 
Felicmimm, p. 321. 
Ffouta E/p>> p. 314, 
P. FlamuA Anta, p, 25S, 314. 
P, Fiavim Fuìtcu^^ ivi , 
P. F/tìtìi«« Hi^/«j ivi. 
M. FlamuM^ p. 258. 
r, Fhvius Maximm, ivi, e 339. 
Ftì^fa, p. 258, 259. 
Fufcia Terpna^ p. 259, 342. 
0. Fuficius Prtseu»^ ivi. 

Fìtrfutana Irene , p. 321. 
C\ Prvniw, p, 259, 357. 

Gaòinia EìJiodìa, p, 277, 3ii 
(Goéimttf) Juwno/if, ivi. 
Gaima, p. 261, 323. 
€. GaUriuM Àntiockus, 260, 3(>^» 
G. GalenuM, p. 260, 342. 
G. Gateriui Julianm, p. 260, 3Ì1 
fi. Galeriuà Vitaìis, p. 260, 3*i 
M. Gallim Verfcttndtij» ^ p. 307* 
Gaeta Soòina^ p. 261,30*, 
fiat;iii# Primugf ivi. 
Jlf. Gaviìis PrtmifivoÈ^ ivi. 
X. Geminim Anamnes(u§j 277^346^ 
T. 6^ fmt II fui Pica^ ivi. 
Gergia Maìidia PùBtkmmia^ U^ 
ihrmo^ene^^ p. 365. 
/rene, p. 321. 
Ju»ta Flacìntlfaf p. 378. 
Jt/ri«^j :^ÉTrn;#, p, 277, 30*. 
Just ina ^ p. 303. 
L, Juvenniui S^nniu$^ p, 26& 

Maria EuphrQsina , p. 277* Ì5t 
p. A'i?r*«# it(^frn;ijf^ ivi, 

Lepidia Srpt im in a Pro€ ula , 265» 
268, 338, 3i6, 352. 



4 



i 




I L, Lepidim Procului^ p. 261, 268, 

K 352. 

^ Liberimi p* 366. 

M, Liòurnius^ p, I9i, 262. 
^L Licinia^ p. 262> .Ì53. 
P liniìta vlf^'a, p. 252* 322. 

J^tciniu« MaximuÉ^ p. 262, 353. 
(?. iomw, p. 262, 313, 
C. Xiw:cm« PauKinm^ p. 262, 298. 
J. Lucilius Phiteros^ p, 277, 36 L 

Macrima Rufina^ p. 378, 
Jf. Macrinius Avitus^ ivi, 
r. Maeeitus^ p. 357. 
MfatsiaJanuanat p. 278, 347. 
Man&uvtm ^ p. 323* 
Marcia Serena^ p. 263, 377. 
<?. àfarciui Fructus^ p. 263, 362, 
1 Càfarim, p, 359. 
' C ifama Caf(fl, p. 263, 311. 
! X, Marù4* Pf^tfWj?, p. 263, 292. 
Mattia Catam, p. 263, 353. 
^ Mariim Àtrox, p. 263, 
Mauriciìis^ p. 338. 
C McmmiuM MartanuSt 26Ì» 335, 
C Memm , p. 329. 

Mc&tria SoAjna, 264, 2G6, 353. 
r. MtÈirim Caliiitmy p. 264, 347. 
T. Mcstrim Severus , ivi . 
T, Mtstriug Severm Calli^iianmi ivi. 
Mode^tina Antoniana , p. 354. 
Modeatm^ p* 329. 
J#a»^«f*«^j 278, 318, (Forse soi- 
H tinleso €. Sornojonui , Vodi 
" r Etraia Corrige ) . 
Q. Modiu^ Re»ti{u(us, p, 368, 
Sf<x. Modim ReslilutìiSt p. 237. 

§Mumtia Elpi»^ p, 264, 314. 
Munatìm Chnperos, ivi. 
. Munatius Cel^. p. 26 1, 2^7, 



405 

L. Murrmiuf Jmius^ p, 278, 320. 

Murricta Primigenia ^ p. 278. 
(L. Jtfumatw) Faust m, 278, 305. 
L* MtLrricius Novmt ivi. 

Nmitìia^ p. 278, 310, 
ri<«*^ (A'ctómiti^) Laòeo, ivi. 

ÌVct-o, p. 365. 

A'onm CQfinthiaj, p. 265, 301. 
T^Nonius Rufio^ ivi. 
€. Nonim raf|»tanujr, 264,265,300. 

iVufifiia Nwica^ p, 278, 315. 

(Nunnius) Epictctm^ ivi. 
C.ObukiuSj p. 265, 2Ì)6, 335, 
Man^Octamus^ ivi. 

Ofdìa Euchc, p. 278,360. i^ 

Parthunim, p, 31L 

Palei cuim^ p, 327. 

/*«jitY(/iW, p, 278, 313. 

Pa^vfdim RiifuSi J^i- 

PauL p. 265, 319. 

Pciiiia Pauiina» p. 265, 355, 

Petilius Paulinianus, ivi. 

Peliiius Augurinm^ p. 265, 317. 

Petilim Cufulldus^ ivi* 

PetHìUi Sabinm, ivi, e 266. 

Petilim Sabinus (fd.)» ivi. 

Petinui Aper^ p, 369, 

Petronia Capitolina^ 265, 357. 

Petronia Severa ^ p. 352. 
0* P^tìti/;«* Jm*I«*, 234, 266, 290, 
0-Piaulim VerecundtiSy ivi. 
Z. Pknius Crescerne p. 278, 313* 
Z. Plcnius Profuiurm , ivi . 
i. Plenim Profuturm Jan, ivi . * 
C. Plo^turnim Scptimus, 278, 304, 

PuòliUa^ p. 279, 310. 

Pw^;i/iarenena,279, 280, 345. 

Pubticiuiy p. 270, 279, 
f.l'ti^^iuj BtaBtwi, 236, 266, 291, 
C>.P«jHii* Salvili* , 229, 266 289, 





V^^^ 


^^^^^B P.RahulvjUi Piiàcm, p. S80, 


£. C. Tmuiìm, p- 269- 1 


^^^H Rutilia, p, 270, 312. 


r/ii-anw* i*jpo(*fMiró, p. 357, ■ 


^^^^^ nutUenm, p. 279^ 36*. 


Titia Apkrodiaia^ |). 269, 35lfl 


^^^H Saiìinm AquUinn^ p, 266, BIT. 


Tifia Lxipfrm^ ivi, fl 


^^^B SùHnia Vtneria^ ivi , 6 380. 


rt'ria TycAe» ivi. ■ 


^^^H Salfinia Jt*8tm&^ p. 266^ S6f , 


Tìtia Marceilina^ p, ^69, 2TL 


^^V r^ì, Sabinianus, p, 266, 339. 


r, Tifi'ujf Ih^ter, p. 269, 303. 


■^ Z. <9adtni4«, p. 206, B51. 


r, Ttfiui F«fff»*iflti*, j%ì. 


" Saievia Laefa, p. 279, 309. 


L. 7l7;»^s Entkhm, p. 969, 291, 


T.Saieaius AmafiduSs, ivi. 


r//i»ifl Jiis^tf, p- 273, 347. 


SaUmtia Ma^rimn, p, 279, 324. 


Trmhalit p. 270. 


Safurninux^ p. 328. 


Jf. TrehUius, p, 2B0, 322. 


Scanim Afjathint\ p. 360* 


f , Treptti^ Aitim, p. 280, 360, 


Secunda, p. 317. 


C rullim Almamtg, p, 280, 331 


U. Sfffifroiiftì* Jucufulm, 267, 36^, 


Tulìim iQticm, p. 280, 331. l 


^^^^ S^n/m Saturnina, p. 267j 308. 


Tyrrìumts, p. 322* 


^^^^ (Sentia) Etifìhrosim, iYÌ. 


Af. UlatiìiÈ^ p. 359* 


^^^^ 5^fifi<i Jw^fmff, p. 267, 355. 


EJ/»'«jt Jrtnattu, p, 361* 


^ C, Seniius Phrommus^ 267, 308. 


t^/i7rVr Mi/itale, p, 356* 


C. 5fii(it« Vahrim Fm$tiniantcs^ 


f. Faff^^na Jìiittan, p- 270. 


p. 267, 345. 


Ffl^f«fi>«, p, 338. 


[ $rpicna hauriea^ p, 357, 


Vfthria Sabina^ p, 271, 354. 


Septicia, p. 267, 270, 278. 


Vùltrin Septitnina, p, 271, 356, 


Septictus, p. 267, 312 


M, Valer ìus Htrma , t¥Ì . 


Septtmia Prìj^ca, 262,268,346. 


Vatmus Prtronim, p. 271, 354, 


L^SfptJmms LibcraltSf ivi. 


Z. Ftì/m'M* Jtiiftì*, p, 271, 291. 


i. SepHmiuSf p, 268, 354. 


(T, Fafm*u# Sfl/tìrnmMg, 271, 390. 


CSeptìmtug Candidm, 268, 297. 


Z. Valer ins Sfctmdujf ^ p, 271. 


C. ^orncyontw Major ^ p. 279, 318. 


r. Frt^iw^ Polyefjrpus, p. 273, 37!. 


(]C* 5<?rnojonuf ) Montanm^ ivi. 


Ff^rm TertuUa^ 257, 269* 30i 


( V. nrir^rrofa Corrige, 279.) 


Vessnena Ffxttva^ p, 280, 31*. 


Sortita, p, 3ia 


Fe^jw^'flfl M&rcriiina, ivi e 277, 


5Mfia, p, 279, 319. 


Fe»rfl Aphroditr, p, 272, 3*5. 


Cu StatììiiLU p. 279, 322. 


M.Ffm'iw, p. 191,271. 


M.Stratim, p, 279, 301. 


M. Ft-rfìu* Fd/en*, p, 271, 356. 


M. Stìo^anus DecL p. 279, 347. 


M/Vcltim Valem (fit,), 271, 351. 


ilf . Sunsanm Serrata , ivi . 


M.Tettim Valens (fw;».), itL 


SucccssuSj p, 328. 


C. Fff/H« Frrfuimi, p. 272, 311. 


C, Smmia SfO^rtì, p, 268, 369. 


C. Kr^>enn/«5 Prtscii^, p. 272, 307. 


Tvdia MarceUina, p, 277,313, 

1 


Fr^^u^/tu*, p, 361. 





407 


l. Vi^ui Cypaerm, }h ^80, 28t, 


JuUm^ p. 390. 


C Vtdusenm Tifi, p, 271. 


ff. jLaniu# Aorcn/tflfttM, p. 387. 


r^C. rolmenm Justus , 273, 274, 347. 


Letòdrm tlcljnne^ p. 385. 


» Vuifm, p. zm. 


P.LolHm Paris ^ ivi. 


H» 2a'(cti» , p. 380. ( V, Famiglie ) . 


Papiria Tertìa^ p- 386. 


" Nomi di Servi nello nostre bpìUi 


Sf/a Ff^rtì» p. 3S7. 


FWfVfo, p. 360. 


M*SempronÌm GraptiUt 388- 


Fwfa, p. 309. 


Staiiux Juliamus, p. 387- 


1^ itaiicm^ ivi, 
P« tucHiUy p. 361. 


re^tìriM*, p. 391. 


J- rn4f!;?tciw, p» 386. 


2oi/fl, p. 332. 


£. r«rc(«* 5ei?*in^yiJ jl*/mw*, 189, 


I^^otni, che ^ono nelle lapidi qui date 


Q. VcrgiHm Q. F. ÀgatL p. 389. 


ma clìe non ci appartengano 


Nonn dello femmimi tratti dal 


K Imp, Cai^sar Atigmim^ p. 189- 

Bj JVtfTia, p. 385. 


paterno e materno , p. 268, 




Abejenus Ap^^ p. 370. 


OfRcirie di figuline, p. 251, 276, 


Aelim Ur, . . , p, 390. 


281, 344- Vedi Tegole. 


^ffmi/m Aitgmiillaf Ivi, 


Olivieri Annib. p- 22> 37, 45, 47, 


Jrtni/ìn Candida^ p. 391. 


48, 68, 76-78, 156, 196, 246, 


j^riVi j4mfntìn, ivi. 


262, 303, 338, 345, 353, 369- 


<?. jl/rr i?d*iM*, p. 389* 


Ordinari!, p, 319, 320. 


Àufdia H**fei, p. 388. 


Ostia, t46: Colonia privileg. 127- 


Aufdtm FìddiSr ivi. 


Ottone III, suo privilegio pel Ve- 


M*Bdlomm, p, 390. 


scovo di Rimino, 78, 79, 202. 


Caecilim PhUitnitma^ ìvu 




CuUdìeì CijpriSj p. 389. 


P per B, fì viceversa, 306, 390. 


C/i^j*fl Martin*!^ p» 388. 


Paci Claudio rìmìn. p- 190, 343. 


C. Cfijr^riu* Modtiitu^^ p, 387. 


Panteon: V. Templi, 


Claudia Tenerla y p. 385. 


Patroni della Colonia t* dei Vici, 


Ti.Clftndim Diomjsus^ ivi. 


p. 247. , 


Ti.Claudim Felix ^ p, 385. 


Pautucci Domenico^ 21,22,202, ^^H 


C. Cornei im Favor, p. 380- 


234, 235» 251, 256, 258, 267, ^M 


L^Egnutim Fdi€i$$imu$^ ivi- 


274, 285, 287, o frequentemcn- ^ 


Ti. Kx. Nfixo/ii^jscof > P' ^^*' 


te nella Parte IV, Cap. 1. -' 


KX. Af^jaeKsf, ivì. 


Pedroiiì Can. Giac, Anton io « 142, 


T. Gajui Eminem^ p, 388. 


204, 385, 389, 


r. Gajus Jui. F- ivi. 


Perugia, p. 170. ^^^| 


I/ma Ilelptn, p. 385» 


Pesaro erudula opera dei Siculi, ^^H 


C.IImm Felix y ivi. 


p. 47: se fu d'orìgine greca, 48; ^^H 


JanuuriUs p* 388^ 

i 
f 

L 


Colùuìa dei Eomani, 77? 143; ^^H 



408 

suo fiume, 78, 95, 365: cippo 
ienniDaJo tra Pesaro e Fano, 152, 
156. Vedi Migliar!, Marmi, Be- 
lisario. Nominata alle pag. 154, 
160, 163, 262, 273, 297, 303, 
345: suoi marmi, 369, 371, 379. 

Pesi dei Galli perchè a Roma par- 
vero più gravi, p. 22. 

Pesto neir esercito romano in Ri- 
mini, p. 144. 

Petrus Marceltinus Felix Liberiusi 
suo elogio, p, 366. 

Poutingoriana Tavola, p. 78, 83, 
85,^ 143. 

Piacenza, p. HO: Colonia romana, 
115;nominataap.ll6,117,126, 
129, 130, 135, 137, 139, 254. 

Pianta dì Rimini e sua Tavola, 
p. 187. Altra data dal Clemen- 
lini, p. 205, 215: da Onofrio 
Gramignani, p. 55. 

Pitua del Corso, p. 232, 240. 

Piceni, 59: derivati dai Sabini, 50. 

Piceno tenuto dai Siculi poi dagli 
Umbri, p. 41, 42: comprese la 
Gallia do*Senoni, 72, 102, 105, 
108: nominato a p. 122« 123. 139. 

Piede lineare rimineso, 208, 216. 

Pietrafitta, luogo noila Dìoc. Ri- 
mineso, p. 325. 

Pisa unita ali* Italia « p. 152. 

Pìsciatello fiume deCesenali, 82, 
86,89,91: lapida sulla sua spon- 
da, 86, 381. 388. V. Rubicone. 

Pitino Pesart^se Municipio , p. 79, 
365, 366, 369, 370. 
[ Pianciv» ossia Dott^Gìo. Bianchi « 52, 
191, 193. 216, 231, 244. 251, 
275, 285, 287, 289, 290, 299, 
300, 30K 309, 311-313. 316. 
318, 321-323. 329- 352. 



Plebe urbana e malica, 840, IS6. 

Plinio: lezion comune d'un suo 
passo difesa da pretese con»' 
zioni, 45, 46, 91, 95: suo o^ 
dine nel descrivere i paesi » 9(k 
dedicava l'opera sua air Imperai 
Tito, 155: osservazioni sul passo 
che ricorda i longevi, p. 254. 

Polibio, p. 13, 17. 

Pompeo viene a Rimino per li 
guerra civile, 156: suo Teatro 
in Roma, p. 223. 

Ponte dell'Ausa, p. 238: della Ma- 
recchia, p. 179, e seg. 197. 

Ponte Gemboruto sulla Patara, 204. 

Pontefici e Sacerdoti, p. 248. 

Popolazione: V. Ariminumz 

Porte antiche di Rioiini, p. 198- 
205: di S. Bartolo, p. 173. 

Porto antico detto dell' Ausa, 181, 
214-217,231. 

Porto nuovo della Marecchia, p. 
215-217, 

Procuratori della Pannonìa infer. 
p. 258, 341: della Lusitania, p. 
271, 350: della vigesima sulle 
Eredità, 258, 341: Pritaiae re- 
gionù Àriminernsimm, p. 379. 

Quadrone di cotto col bollo d' An- 
tonino, p. 199. 230. 

Questori delia Macedonia « p. 272, 
351: della Sicilia, p. 363. Vedi 
Magistrati. 

Quinquennilità comp'DSta di due e 
di quaUrvì, 376. V. Masislrali. 

Ravenna aolonla ceduta agli Umbri 
dai proprj abituiti « 12. 3S. 43, 
44: chi fossero questi . 45. 46, 



i% 50; sua dìstariM da Anco- 
na ^ p- 9^« dal Risano, p. 155: 
nomìriaU allo pag. 36, 41, 42, 
80, 88, 95, U7, 1 j7, 158, 166, 
mi 70, 195, 216, 251, 255, 256, 
*^263, 295, 296, 309, aV4, 388. 
BcggUori della (iallia negli aimi, 
io cui liìmini ne fu Ja capitale 

Pretori t Propretori 
Lucio Manlio Valsone-, p, 115. 
L. Pogttumio Albino, p, 120. 
Marca Pomponio MalonCf 123. 
Publio Sempronio Tudiiano, p. 

122, 123. 
€ajo Lelorio, p* 124, 
L. Volurio Filone, p. 124, 127. 
L. Porzio Licinio, p. 127, 
Quinto ManniJio Turrino, p, 130. 
Spurio Lncreeio, p, 130* 132- 
L. Scrìbonio Libone, p. 132, 
P, Quintilio Varo, p, 133, 134, 
M, Sestio Sabino, p. 134. 
L* Furio Purpureono, p. 135. 
eneo Bebio Tamfilo, p. 136. 
ۥ Elvio, p. 137. 
ÌL Furio Grass^pede, p. 14 1. 

Consoli e Proconsoli 
C. Flaminio, e Gn. Servilio, p. 

117, 1Ì8. 
Fiiblio Elio Pe4o, p. 134, 
C, Cornelio Cetcgo, Q. Mìnuzio 

Rufo, p» 137, 
L. Furio Purpureo ne , M. Claudio 

Maroetlo, p. 138* 
L* Valerio Fiacco, p, 138, 139. 
Lr Cornelio Meruta, p. 139. 
L. Quinlio Flaminio, p. 139* 
P, Cornelio Scipione, p, 140. 
C. Lelio Nipote, p. 140. 
C. Livio Saliaatoro, p. 140. 



409 

aigazzìano: V. Codice. 

Rimineai ascritti alla tribù ^nien^c, 
255, 157, 260, 261-2G4, 268, 
270-272, 299: alla Palaiimu^bò^ 
259, 267; alla Ltmonta^ p.260: 
diih Stdlatim^ '-211: alla 0««>n- 
na, p. 363: appellati Traeculij 
252, 270: in lite coi Cesenali, 
p. 88, 89- 

Ripauìa ssana, p. 78, 

lihus de BomitianOi p. 294. 

Rocchi ProL Francesco, 167, 274, 
2ì*9, 307, 348, 376, 37^, 386. 

Roma abbrucciala dai Senonì, 19: 
divisa in Rioni ed in Vici, 206: 
auoi marmi passati a Rimini, 
385-387, 389. 

Romagna confìna al la vello, 78. 

Romani pagano il riscatto dì Roma 
ai Scnoni, 19: disertano il pae- 
se dei Senoni, 14, 15; mandano 
Colonie in città già fondate^ 12; 
estendono la loro prima conqui- 
sta sui Galli al Rubicone^ 80: 
coniarono monete in molte cit- 
tà, 29; loro Irìonfo unico sui 
garsiuali, 99, Prima guerra Car- 
taginese, 100: vittoria neirinsu- 
bria, 104; seconda guerra Car^ 
taginose, 115; rotti alla Trebbia, 
116; al Trasimeno, 118: nella 
selva Litana, 120-121; al Castro 
Mutilo, 134, 135; neirinsubria, 
137: guerra con Filippo, 135 s 
vittoria sui Galli a Cremona, 136: 
a Milano, 1 39: guerra coi Liguri 
e cogli insubri, p. 138; guerra 
Cimbrica e Teutonica, p, 144, 
145: Sociale o Marsica, 145^ ci- 
vile fra Mario e Siila, 145; se- 



F 



410 

conda guerra civile, 146, 147: 
Coiìgtura diCalilina, 154: guor^ 
ra civiltà fra Cesare e Tompeo , 
156, 157: battaglia Farsalica, 
160: guerra Pannonica e Dalma- 
tìna, p. 170* Giudaica, p. 26^: 
V. Arifnimtm. V. Eserciti. 

Roncofrcddo^ p. 92, iì56, 276. 

Rubicone fiume confine de) Rimi- 
nese o delia GaUia de*Boii, 53, 
7S-8I: confine della GaUia e dtìl- 
ntalia, m, 158, 160, t&4, 165: 
perchè, $1: quando istituito e 
quando cessalo questo confine, 
p. 107, 151-155: ina distanza 

- da Himini e Cesena, 83: d'on- 
do tìorga e quale ìf suo corso an- 
tico, p, 86-88, 90: non è l'Uso, 

< '^5, 88: se sia il Fiscialetlo, 86: 
abbandonò il Fiumicino, 89: altri 
cambiamenti dì corso, 88: dove 
Tarcalo da Cosare e quando, 88, 

- 163: prodigi in tal faUo, p. 160i 
-'^Eppeflato daj;li antichi culi* ag- 
giunto di (lumen o fluvins^ P*^i* 
eUmoIogìti! del suo nome, 93, 94^ 

' Autori modèrni che hanno';serjt- 
lù su di esso , p. SS, 8B. 

Sabini aredutl abitalori di Raven- 
na, p. 45, 49, 50; di Tersi dagli 
Umbri , p. 46, 5I>* 

Sace rdot i d r 1 1 a nost ra C olo n i a , 2 4 S. 

Baia, luogo nei riminese , p. 89. 

Saludeeio, p. 29 1 

Sapini Umbrt, p» 45. 

Sappinia tribù umbra, p, 45, 46, 
80, 134. 138. 

Sardina città umbra, 45, 80: trionfo 
dei Eomani sui Sarsinali, p.d9: 



manda uomini In ravor de! Eoi 
mani, 103: suo Curatore, f6Q 
nominata a pag. 342, 343, 

Sartoni Conte Fc'derico, p. 281 

Savignano nella diocesi di Urmtait] 
suo Compito, [h 83, 89: a tempia] 
de" Romani era un fondo semi ' 
paese, p* 149, 150: suo ponto 
di marmo, 84, 85, 89, 00: lapidi 
che non gli appartengono, 150, 
385-387: nominatfì a p.256, 260, 
266, 269, 280, 327, 329, 331 

Savio fiume di Cesena, Sapii^ p* 
78, 80, 83. 

Savona presa da Uagone, p. 131, 

Scolca in Covignano, p. 26d, 

Scorticata, p. 248. 

Socclìiano, p, 380. 

T.Sempronio Longo Console, lift. 

Senato riminese detto Splmdidìsd- 
mtis Ordo, 245, 343, 339, 3TK 

Senoni: V. Galli. 

Sentenza del Pod. di Bologna sta 
confini tra Rimini e Cesena, p* 
88, 89, 

Sepolcri lungo le vie, p, 74; Vedi 
Grotte, Campo, Vasi. 

Sestinali, p. 273, 347. 

Sestìno, municìpio, ivi e 375, 377. 

L« Settimio e suo legato , p, 20T, 
208, 268, 346, 

Sic uh e Li burnì cacciati dagli Um- 
bri ., p. 34, 35: passano nelF hàìi 
detta Sicilia, p.42, 43, 46: loro 
prime sedi in Italia, p. 45, IT; 
creduti fondatori di Rìmtiii, 4ó^ 
46: derivaroQ dal Lazio, p, 47 

Siena, p. 389. 

Sigilli travalt neU' atterrarsi PotU 
Gajana» 205: a Savignano, iS$« 





967, 969: a Yeruechìo, p» 975, 

306. 
Silla^ 8ua guerra civile, p.7i, 145: 

devasta RìmiDi, p. 148. 
Simoli, famiglia, e sua contrada 

in Rimini, p. 60. 
Sinigallia dicesi fondata dai Galli, 

p. 76: Colonia de* Romani, 13: 

privilegiata, p. 197: nominata 

a p. 109, 128, 199. 
Sodali Adrianalì, p. 364: Mariensl , 

p. 968, 369. 
Sogliano: suo tesoro di medàglie, 

p. 166, 959, 981, 343, 344. 
Solonati, p. 960, 343. 
Sorivoli, p. 87. 

Spadarolo Gap. Pademo, p. 963. 
Speeulatores, p. 350. 
Stadera di metallo, p. 997. 
Staiaret, p. 350. 

Statuetta etnisca trovata in Rimi- 
no, p. 51: altre presso Bianchi, 
' 61, 59: Statua di un Priapo, 935. 
Statuti di Rimino, p. 9, 97, 917. 

Tavoleto, luogo nel riminese, 78. 

Tavollo confine della Romagna, 
p. 78, 96. 

Teatro antico, p. 938. 

Tegole riminesi, p. 951, 956, 958, 
967, 274-976, 280,98i ,332,344. 

Temanza Tomaso, p. 287. 

Templi antichi in Rimino: d'Apol- 
lo, p. 229, 230, 289: di Bacco, 
231, 232, 331: di Diana, 212, 
231: d'Ercole, 232, 933, 338: 
di Giove, p. 74, 228: del Genio 
de' Riminesi, 233, 234: di Mar- 
te, p.928, 229, 238: di Miner- 
va, 929, 989: il Pantco, 234, 



411 

935, 989: della Salute, p. 934, 
990. Non è provato che vi (fos- 
sero quelli di Castore e Pollu- 
ce, 939: d'Iside, 999:} della 
Pace, p. 934. 

Teodorico s' imbarcò a Rimini, 31 6. 

M. Terenzio Yarrone Lncullo Pro- 
pretore deliaCisalpina, p. 153: 
suo cippo terminale; trovato a 
Pesaro, p. 159, 156. 

Ternani delti Jnieramnemes, 79. 

-Terni ribellata ai Romani, 71, 125. 

Tessali se fondatori dr Ravenna, 
p. 43, 45, 49, 50. 

Teutoni contro i Romani non ven- 
nero a Rfmini, p. 144. ' ' 

Tifernum Mataurensey p. 373t 

Tirreni. V. Etruschi. 

Todi, p. 369. 

Torre dell'Ausa, 914-916. ' 

Torri per la città, p. 184, 939. 

Torrioni presso l*Arco, p. 901. 

Toscani . V. Etruschi . 

Trajano Tmp. Duumviro quinqiien. 
in Rìmini, p. 246, 971, 351. 

Trasimeno, p. 118. 

Trebbia, fiume, p. 116. 

Trieste, città, p. 155. 

Triumviri : luogo ove convennero, 
p. 166, 167: assegnano 18 città 
ai soldati, p. 166: mandano una 
Colonia a Rimini, p. 168* 

Turrini Vinc. riminese, p. 367. 

Umbri, popolo antichiss.p. 41,49: 
anteriori ai Galli, 34: agli Etru- 
schi, 41: cacciano i Siculi ed i 
Liburni, 34, 35, 41, 43: diven- 
gono tributari degli Etruschi, 
43: quando, 37, 41: estensione 



412 

del loro dominio, 41, 4-3: ebbe« 
ro una Colonia a Rìmini, p. 12, 
43-44: quanto yì durarono, 42: 
se fondarono Rimini, 44: loro 
lingua, 58: rimasU in possesso 
de' vicini monti anche dopo ve- 
nuti i Romani, p. 34,99. Vedi 
Sarsina: Sappinia ec. 

Urbino, p. 345, 387. 

Uso, fiume, 82: non è il Rubico- 

. ne, p. 85, 88: lapida postavi a 

S. Vito, 86: non è VAprusa, 91, 

95: fu detto Uso fino da tempi 

antichi, 97: suo Ponte, 85, 184. 

Utente, fiume presso Forlì, 13: 
confine fra Boii e Senoni, 13, 80. 

yalleavellana,.p. 78. 

Vasi sepolcrali trovati a Govigna- 
no, p. 242. 

Vaso di bronzo presso Bianchi, 249. 

Vaso dall'acqua santa in S. Giro- 
lamo, p. 383. 

Yecciano, p. 272. Y. Fondi. 

S.Venerìo martire riminese, 280. 

Veneti invadono il paese de' Galli, 
p. 19, 20. 

Vergiano, p. 281. 

Verona, p. 145, 232, 353, 356. 

Verre abbandona in Rimini il Cons. 
Carbone, p. 148. 

Verucae Verugo, paese noi Lazio, 
p. 81. 

Verucchio, paese nella Diocesi Ri- 
minese, 81: non fu il Vico Dia- 
nense, 211,212: nominato alle 
p. 265, 275, 301, 302, 306. 

Via Emilia, p. 83, 84, 86, 88, 
109, HO, 141: variata numera- 
zione de' suoi migliari, p. 141, 
142: non passava per S. Ar- 
cangelo, p. 143. 



Via Flaminia da Roma a Rimini; 
altra da Bologna ad Arezzo, 
107, 109, HO, 119: tratU fino 
a Rimini perchè capo deHaPro- 
irlncia. 111: sua lunghezza va- 
riata col tempo, ivi: suoi cippi 
migliari, 111-113: riparazioDi, 
p. 112-114, 170, 171. 
Via da Roma alla Gallia per To- 
scana, p. 102, 120. 
Via littorale o Regina da Rimioi 

a Ravenna, p. 83-86, 88. 
Vie di Rimini selciale da C. Cesa- 
re, p. 176, 177, 332: loro pit- 
no più ineguale, 177: loro di* 
rezione cambiata, p. 187: Via 
Consolare o. Maestra, p. 178, 
184, 187: Via Clodia, p. 27€. 
Vie di Rimini con nomi di Fami- 
glie moderne, p. $0: de' Magnt- 
ni, p. 198, 237, 239 (F. Vicm 
fabror.): di Monte Cavallo, 229, 
233 (i 1». 199 fu notaio ch$ fra 
i marmi trovati negli scavi alU 
Porta antica di S, Andrea due 
lastre di fino greco danno segno 
d'aver sostenuta una statua eqw- 
stre. È molto probabile adunque 
cIms da qualche simile monumenr 
to abbia tratto il nome questa 
strada la quale è poco lontano 
da quella Porta): del Monliro- 
ne, p. 177: di circonvallazii>- 
ne, p. 180: Strada nuova, 237: 
Codalunga, p. 239. 
Vicani, p. 208, 267, 302; non si 
confondono coi Magistrati dei 
Vici, p. 211. 
Vici di Rimini furono sette, 206, 
340, 3i5, 346, 363: entro il 



imiralo della cìltk, 206, 210: 
loro nomi; Aventino, 207, 211, 
271, 351: Dianense, 211, 212, 
231, 258, 340: Gennaio, 212, 
268, 346: Velabro, 212, 264, 
335: ignoti quelli degli altri tre, 
212, 213. Ognuno formava cor- 
po da se, p. 210. 

Vici campestri o rustici: VicoJur 
Hanoi Vico pupillus {in S. Lo- 
renzo in strada, v.p. 259), 213. 

Vicus fabrorum è la contrada dei 
Magnani cos) detta latinamente 
da Monsig. Villani, p. 237, 355. 

Vicus Tiiiensis nel Montefeltro , 
p. 269, 380. 

Yigesima sulle Eredità, p. 258. 

Villani Monsig. Jacobo Riminese, 
p. 142, 190, 200, 204, 205, 212, 
229, 233, 236, 286, e frequen- 
temente nella Parte IV. 

Vini riminosi, p. 252. 

Viserba, p. 98, 303, 317. 



413 

Vitruvio, p. 223,232,233* 
Volterra, città, p. 69,71. 

Zecca riminese: ebbe moneta lib- 
brale detta Àes grave o fuso, e 
moneta piccola di conio: de- 
scrizione tavola e peso della 
prima, p. 21-23, 29: provala 
gallica, p. 23, 24, 29, 31-33: 
prova che Rimini fu Capo luogo 
de'Senoni e sede di Brenne, 
p. 20: che Tasse era ancora 
libbrale sul decadere del IV se- 
colo di Roma, p. 32. Descrizio- 
ne della moneta piccola coll*e- 
pigrafe ARQIN, e suo confronto 
coìV Aes grave, 22, 23, 27, 28: 
coniata dopo venuti i Romani, 
p. 28, 33, 242. Quanto conti- 
nuò questa Zecca, p. 33. 
Moneta greca creduta rimine- 
se, p..48. 



EftRORI 

Pag. lin. 

SI, 15, e sega, oncie 
37, 18: fra gli Étrtuchi 
ZSy ult. si discosto 
81, 21: Vemicchio 
84, 1: e 5: traccie 

oO: e di Costracciano 
86, 15: di Cesena 
92, 19: Forti 

102, penali, tribuno plebit, qnoad 

103, 17: gli Umbri e i Sartinati 

126, ult. a tae 

127, 10: L. Porrlo Licino 

140, 2: A C. Lelio 

141, 15: lini tee 

142, 11: scrittore contemporaneo 



146 
165, 
171, 
208, 
213, 
227, 
233, 
258, 
260, 
265, 
268, 
272, 
274, 
278, 



279, 



pcnnlt: non sapremo 

15: Console 

28: facilità con quanto ' 

11: nel primo posto 

35: il piede è 

nlt: S. Lorenzo 

tilt* tvlgnier 

4: noto fatte 

il chi 

7: Plebania 

8: due liberti 

29: n. 23 

3: e 5: Britannica 

27: Atonia 

3: MONTANA. Giustamente 
che tratto non da nomi 
segue; e vedi l'Indice de 

23: il padre Montano pose 



281, 20: 

282, nlt: 

285, 23: 

286, 31: 

287, 9: 
295, 32: 
299, ult 
304, 5: 
328, ult. 
338, 11: 

22: 
599, 31: 



: nototi 
; ne' 

86 

pellegrine 
Io nostre 

gli convenga 
. Juridicatus 
in nota: pnbbblico 

Public 

Miscclanee 

ricordati 

Pauliniano 



CORREZIONI 

once 

fra i Tirreni 

si discostano 

Verucchio 

tracce 

ed a Costocciar» 

dei Cesenati 

Forlì 

tribuno plebis quoad 

gli Umbri, e fra essi t Sartinati 

latae 

L. Porzio Licinio 

a C. Lelio 

unisse 

scrittore contemporaneo al ritrova- 
mento di detta colonna 

non s^ippìonm 

Consoli 

facilità quanto 

al loro posto 

il piede lineare è 

S. Lorenzo in strada (t. p. 25^) 

fyutgariter 

Note fatto 

cbe . \ • 

Pievania 

dei liberti 

n. 23, Classe I, 

Britannia 

Mono 
qualcuno leverà di serie questa gente pcr- 
ma da cognomi. Vedi la correzione cbe 
'Nomi alle voci Montanus e SornojonuS' 

gli avi (forse C. Sornojone) Monta' 
no e Sortita posero 

notote 

de' 

SS 

peregrine 

le nostre 

le convenga 

ludicatus o ludicationis 

pubblico 

PuòLIC 

Miscellanee 

ricordati 

Pauliano 



Anco nella favola della Diocesi di Rimino troverai Faetano segnato 
sulla destra della Conca; va segnato nella Repub. di S. Marino. 



ImPEBSSO IM BJMÌKI pei tipi orfanelli e OEÀVDl E PUBBLICATO 
IJSt QUATTRO distribuzioni; LE PRIME TRE CIASCUNA DI FOGLI Ff NEI 
MESI DI MAGGIO LUGLIO E OTTOBRE DEL MDCCCXLVIIy E L* ULTIMA DI 
FOGLI mi E MEZZO COMPRESI GLI INDICI ED IL FRONTISPIZIO NEL" 
l'aprile del MDCCCXLniI , CORRENDO L* ANNO II DEL PONTIFICATO 
DI 8. 5. PAPA PIO IX. CUI DIO FACCIA OGNORA Più GLORIOSO X 

FELICE. 



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DATE DUE 



JAN 21 



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STANFORD UNIVERSITY UBRARIES 

STANFORD, CAUFORNIA 

94505