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Full text of "Studi di uno zoologo sulla malaria"

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BATTISTA GRASSI 



STUDI DI UNO ZOOLOGO 



SULLA MALARIA 



SECONDA EDIZIONE MOTEVOLUENTE ACCRESCIUTA 



lON 21 FIGURE NEL TESTO E 8 TAVOLE DOPPIE 



(PUBBLICATA IL 5 OTTOBRE 1901) 



ROMA 

TIPOGRAFIA DELLA R. ACCADBMU BEI LINCEI 

PROPRIETÀ DEL CAV. V. SALVIUCOI 

J901 




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BATTISTA GRASSI 



STUDI DI UNO ZOOLOGO 



SULLA MALARIA 



SECONDA EDIZIONE NOTEVOLMENTE ACCnESClDTA 

CON 21 FIGURE NEL TESTO E 8 TAVOLE DOPPIE 

(PUBBLICATA IL S OTTOBRI: 1901) 



ROMA 

TIPOGRAFIA DELLA R. ACCADEMIA DEI LINCEI 

PROPRIETÀ DEL CAV. V. SALVIUCCI 

1901 



A GIUSTINO FORTUNATO 



Caro Amico, 



Tu mi hai permesso di illustrare col tuo bel nome la prima pagina 
di questa seconda edizione del mio lavoro sulla malaria: ora permettimi di 
aggiungere che il tuo patrocinio è per me la massima soddisfazione e che io 
metto sotto il tuo patrocinio soltanto una gran parte del mio libro. Escludo 
dalla dedica la parte polemica, una mal' erba ch'io sperava di strappare da 
questa seconda edizione, ma che invece ho dovuto lasciar crescere. Escludo 
anche il paragrafo sull' esanofele, intorno al quale si è addensata una nebbia 
che voglio tenere da te lontana e che diraderò da solo. 

Profitto dell' occasione solenne per dirti che le esperienze fatte in svariate 
parti d' Italia neU' attuale stagione malarica mi confermano sempre più nella 
convinzione che il tuo eroico sogno di veder debellata la malaria certamente 
si avvererà in un tempo non lontano. Questo tempo, se noi italiani non fossimo 
plasmati con certi istinti di cui tu sei stato sommo interprete, sarebbe molto 
breve. Disperdendo, come noi stiamo facendo, le nostre forze, le cose vanno 
un po' più per le lunghe; ma, come dico in questo mio libro, per fortuna 
la malaria è un colosso coi piedi di creta e perciò, in un tempo non lontano, 
lo vedrai abbattuto anche senza l'intervento di un esercito regolare. 

Il medico è sempre felice quando ha un rimedio sicuro per distruggere 
un morbo ; pensa, caro amico, che noi nel caso attuale ne abbiamo due : la 
protezione meccanica e la cura. L' esperienza più scrupolosa, l' anno scorso 
mi aveva dimostrato ad Albauella, con tutta sicurezza, che noi possiamo debellare 
la malaria eoUa protezione meccanica ; una simile esperienza mi ha dimostrato 
quest'anno ad Ostia che noi possiamo ottenere lo stesso effetto esclusivamente 
coi noti mezzi medicamentosi. Se noi combiniamo i due metodi, la vittoria 
diventa estremamente facile, almeno per chi ha fede, virtù che non è ancora 
spenta nell' Italia nuova. 

Spera dunque e riama il 

Roma 1 ottobre 1901 

Tuo Grassi. 



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INDICE 



PAG. 

LETTERA A GIUSTINO FORTUNATO m 

AVVERTENZE 1 

INTRODUZIONE 3 

CAPITOLO I. 

Cenni storici 7 

Appendice 1 36 

Appendice II : Riassunto dei cenni storici sulle recenti scoperte intorno 

alla trasmissione della malaria 38 

1. Eicerche di Ross sulla malaria umana, pag. 38; A) nel biennio 1896-97, 
p. 38; B) nell'anno 1898, p. 38. — 2. Risultati ottenuti da Ross nel 1898 
con i parassiti malarici degli uccelli (Proteosoma e Halteridium), p. 39. — 
3. Induzioni per analogia riguardo alla malaria umana, p. 39. — 4. Ciò 
che restava da scoprire dopo l'opera di Ross. p. 40. — 5. Risultati delle 
ricerche fatte o da me solo o in collaborazione con Bignami e Bastianelli, 
p. 41. — 6. Conclusione, p. 43. 

Aggiunta durante la correzione delle bozze (luglio 1901) 43 

CAPITOLO II. 

La malaria e gli animali snccbiatori di sangue 48 

1. Dati empirici riguardanti la malaria 48 

2. Mosquitos senza malaria e non viceversa 50 

3. Animali ematofagi 51 

4. Culicidi in speciale 53 

5. Anopheles 59 

a) Dati storici, p. 59 ; b) Distribuzione geografica, p. 60 ; e) Frequenza delle 
varie specie, p. 60; d) Località in cui si sviluppano, p. 61; e) Quantità 
nelle varie stagioni, p. 64; f} Habitat degli alati, p. 67; g) Alcuni rapporti 
tra la loro distribuzione e quella della malaria, p. 67; h) Distanze a cui 
si spingono, p. 69; ;) Influenza dei venti, p. 74; /) Ostacoli, p. 75; m) Con- 
siderazioni, p. 76. 

6. Conclusioni (1899) 77 

7. Anofeli fuori d' Italia 78 

8. Località con Anofeli e senza malaria 79 

9. Altre aggiunte riguardanti osservazioni fatte nel 1900 sugli Ano- 

pheles 80 

A])pendice: osservazioni termometriche 84 



— VI — 

PAG. 

CAPITOLO III. 

Metodi di ricerche 86 

1. Cattura e allevamento dei mosquitos 86 

2. Modo di esperimentare 88 

3. Esame delle zanzare 91 

CAPITOLO IV. 

Brevi cenni sistematici, anatomici e fisiologici sugli Anofeli . . 95 

1. Distinzione dei Culicidi in due sottofamiglie 95 

a) Sottofamiglia Anophelinae, p. 95; b) Sottofamiglia Culicinae, p. 95. 

2. Atteggiamento dei Culex e degli Anopheles 96 

3. Uova degli Anofelini 100 

4. Larve degli Anofelini 100 

5. Ninfe degli Anofelini 103 

6. Anofelini allo stato di insetti perfetti 104 

A) Caratteri esterni 105 

B) Cenni anatomici e fisiologici 107 

C) Notizie sistematiche sugli Anofelini 112 

Anophcles claviger, p. 113. — Anopheles pseiulopictus, p. 114. — 
Anopheles superpictus, p. 115. — Appendice, p. 117. — Anopheles 
bifurcatus, p. 118. 
CAPITOLO V. 

Cenni sui costumi degli Anofeli 120 

1. Anopheles claviger 120 

2. Anopheles pseudopictus 127 

3. Anopheles bifiircatus 128 

4. Anopheles superpictus 128 

5. Osservazioni varie 130 

6. Conclusione 132 

CAPITOLO VI. 

Parte sperimentale e decorso dell'epidemia 133 

1. Esperimenti dimostranti che le varie specie di Anopheles propa- 

gano la malaria dell'uomo 133 

2. Esperimenti dimostranti che i Culex, il Centrotypus, i Phlebo- 

tomus ecc. non propagano la malaria umana 136 

A) Esperimenti col Culex pipiens, p. 137. — B) Esperimenti cogli altri 
Culex, coi Phlebotomus, coi Centrotypus ecc., p. 139. 

3. Esperimenti dimostranti che gli Anopheles inoculano la malaria 

all' uomo 141 

4. Esperimenti e osservazioni dimostranti che gli Anopheles nascono 

senza germi malarici 146 

5. Esperimenti e fatti dimostranti che la malaria dell' uomo non ha 

nulla a che fare con la malaria degli altri animali .... 147 

6. Esperimenti ed osservazioni riguardanti l' influenza della tempe- 

ratura sullo sviluppo dei parassiti malarici 148 



— VII — 

PAG. 

7. Conseguenti considerazioni suU'audamento delle epidemie malariche. 152 

8. Malaria nei paesi tropicali 156 

9. Conclusioni 156 

CAPITOLO VII. 

Sviluppo dei parassiti malarici umani nel corpo degli Anofeli. . 157 

1. Premesse riguardanti i parassiti malarici nel corpo dell' uomo. . 157 

A) Osservazione di Metschnikoff 157 

B) Scoperte italiane 157 

C) Niicleo dei parassiti malarici nel corpo dell'uomo 158 

D) Nomenclatura riguardante i vari stadi dei pai-assiti malarici 

anche nel corpo dell' Anopheles 161 

E) Partenogenesi dei gameti? 163 

F) Dove e come sviluppano i gameti 167 

G) Come si riconoscono i gameti 169 

H) Caratteri zoologici delle singole specie durante il ciclo umano. 169 

1. Plasmoiiium malariae, p. 109. — 2. Plasmodium vivax, p. 170. — 
3. Laverania malariae, p, 170. 

2. L'Amfionte nell' Anopheles 172 

A) L'Amfionte nel lume dell'intestino medio 172 

B) L'Amfionte deutrj la parete dell' inlestiuo medio fino alla sua 

maturanza 175 

I. Migrazione de H'Amfionte nella tuni ca elastico-mu- 
scolare. Sua sede precisa. Sua forma e massima 
grandezza 175 

II. Amfionti osservati a fresco 177 

III. Amfionte sezionato e colorito 179 

a) Come si comportano i nuclei fino alla formazione degli sporo- 
zoitoblasti, p. 180. — b) Come si comporta il citoplasma prima 
della formazione degli sporozoitoblasti, p. 183. — e) Formazione 
degli sporozoitoblasti, loro trasformazione in sporozoiti e matura- 
zione degli sporozoiti, p. 184. — d) Masse residuali, p. 186. — 

e) Disposizione degli sporozoiti, p. 187. — f) Vacuoli di due sorta: 
cioè rivestiti e non rivestiti di sporozoiti, p. 187. — g) Riassunto, 
p. 188. — h) Rottura della capsula, p. 189. 

IV. Corpi bruni e corpi giallo-brnni (forme d'involu- 

zio ne) 190 

C) Passaggio degli sporozoiti nelle glandule salivari 192 

D) Amfionti delle varie specie di parassiti malarici 195 

E) Altri sporozoi parassiti dei Culicidi 196 

F) Inesistenza di un altro ciclo 197 

3. Considerazioni generali 198 

CAPITOLO Vili. 

Obiezioni alla dottrina degli Anofeli 206 

1. Luoghi malarici .senza, o quasi senza mosquitos (Anofeli?). . . 206 

2. Malaria propagata coll'acqua? • . . 215 

3. Acquazzoni malariferi? 217 



— vili — 

PAG. 

4. Malaria per mezzo dell'aria? • . . . 218 

5. Malaria da sterri? 221 

6. Malaria in luoghi disabitati 223 

7. Malaria presa in treno 223 

8. Risanamento eolla coltura intensiva? 224 

9. Eisanamento colle costruzioni? 224 

10. Epidemie malariche tardive 225 

11. Spontanea attenuazione della malaria 225 

12. Insetti succhiatori funzionanti da veicolo passivo della malaria?. 225 

13. Inoculazione artificiale della malaria 226 

14. Chi infetta l'uomo e la zanzara 226 

15. Località non malariche e con Anopheles 226 

16. Casi singolari 227 

17. Conclusioni 227 

CAPITOLO IX. 

Profilassi della malaria 229 

1. Cura obbligatoria della malaria sopratutto nell'epoca precedente 

r epidemia 229 

2; Reti (reticelle, tele) metalliche e zanzariere 233 

3. Distruzione degli Anofeli 237 

4. Profilassi individuale (privata) 289 

5. Bonifiche 241 

6. Riassunto . • 244 

CAPITOLO X. 

Breve relazione dell' esperimento fatto sui ferrovieri nella Piana 
di Capaccio in provincia di Salerno nel 1900 sotto la dire- 
zione del prof. B. Grassi 246 

I. Concetti direttivi dell'esperimento 24G 

II. Resoconto dell'esperimento 249 

Aggiunta riguardante l'esanofele 260 

Conclusione 263 

Letteratura 265 

Aggiunte (') 269 

I. (settembre 1901) A proposito del paludismo senza malaria . 269 

II. (30 settembre 1901). A proposito delle obiezioni di Koch 

contro la profilassi meccanica 276 

III. (30 settembre 1901). L'arsenico e l'esanofele contro la 

malaria 278 

IV. (3 ottobre 1901). Le ricerche epidemiologiche del profes- 

sore A. Dionisi 279 

Spiegazione delle tavole 281 



(') Queste aggiunte mancano nel testo tedesco, come pure le fig. Ha, l'iù, 14fl, 14b e 18, 
inserite nel testo. 



AVVERTENZE 



Le figure vengono richiamate fra parentesi tonde ( ) ; servono numeri 
romani per indicare le tavole, arabi per indicare le figure della tavola ri- 
spettiva. 

Quando vengono richiamate parecchie figure in ordine progressivo, tra i 
due numeri estremi della serie s'intercala una linea invece del punto. 

Semplici numeri arabi tra parentesi richiamano la bibliografia (Vedi le 
ultime pagine del presente lavoro). 

Quando fo uso del plurale, alludo in generale ai miei collaboratori Bi- 
GNAMi e Bastianelli, eccetto là dove parlo delle ricerche da me fatte con 
Feletti nel 1890 e nei capitoli dove tratto della sistematica, dell'anatomia 
e della bionomia delle zanzare, nei quali ebbi per collaboratore il diligen- 
tissimo laureando in scienze naturali Giovanni Noè. 

I luoghi tra parentesi quadre [ ] indicano aggiunte fatte dopo il 31 di- 
cembre 1900. 



INTRODUZIONE. 



Non occorre che io premetta considerazioni per dimostrare la somma importanza 
della questione malarica. Come mi diceva l'amico onorevole Giustino Fortunato fin 
dalla prima volta che ebbi l'onore di incontrarmi con lui, la malaria costituisce il 
problema essenziale per l' Italia. Infatti è stato calcolato che essa invade quasi due 
leni del territorio italiano, tormenta annualmente qualche milione di abitanti, ne 
uccide quindicimila e moltissime migliaia rende inette al lavoro, ovvero invecchia 
innanzi tempo. Il danno economico prodotto annualmente dalla malaria supera certa- 
mente la terribile cifra d'interessi che 1' Italia sborsa ai suoi creditori. 

Benché a noi tra le nazioni civili d' Iiluropa tocchi per la malaria un. tristissimo 
primato, tuttavia questa piaga non può dirsi retaggio del nostro paese ; essa produce 
infiniti danni in gran parte del mondo e sopra tutto nelle regioni tropicali. 

Si può asserire che la malaria costituisce un gravissimo ostacolo al progresso 
nei paesi più fertili di tutto il mondo, come in gran parte d' Italia. 

Di fronte a una questione di tanta gravità naturalmente gli sforzi per combat- 
tere la malaria sono stati e sono straordinari. 

Empiricamente si scoperse che i luoghi malarici potevano essere bonificati prosciu- 
gandoli, e le opere di bonifica in Italia sono state numerose e molte sono ancora in corso. 

D'altra parte gli scienziati fecero immani sforzi per tentare di conoscere la na- 
tura della malaria; soltanto negli ultimi tempi si arrivò a scoprire il parassita che 
la produce. Questa scoperta devesi a Laveran : essa venne non soltanto completata, ma 
rinnovata e per così dire moltiplicata da autori italiani, tra i quali cito Marchiafava, 
Celli e soprattutto Golgi. 



— 4 — 

Scoperto così il parassita, restava da vedere come entrasse nel corpo dell'uomo. 
Si fecero, come è troppo naturale, le piìi svariate ipotesi le quali ad una ad una 
caddero per cedere finalmente il posto alla dottrina definitiva degli Anofeli. 



* 



La parte da me presa nella risoluzione del problema viene precisata nel capi- 
tolo: " Cenni storici ». 

Qui voglio constatare che io mi son dedicato interamente all' argomento dal 
15 luglio del 1898. Fu un lavoro intensissimo e non mai interrotto; in esso fui 
molto coadiuvato dagli impiegati del mio laboratorio. Si può francamente asserire 
che per lungo tempo non si prese alcun giorno di riposo, e non si risparmiarono 
fatiche e disagi per raggiungere la meta. 

Riguardo alla tanto dibattuta quistione della priorità, era mia intenzione di sop- 
primere in questa edizione ogni disputa personale; ma gli attacchi poco riguardosi, 
a cui sono fatto segno, me lo hanno impedito, trattandosi non più di mettere in luce 
dei meriti de' quali non vado punto superbo, ma di difendere la mia onorabilità 
scientifica, della quale sono giustamente geloso. Dichiaro fin d' ora che io sono 
stato ispirato dalle geniali ricerche di Manson sulla trasmissione della filaria e 
dalla teoria dei mosquitos alla quale Manson stesso e il suo scolaro Ross avevano ten- 
tato di dare una base positiva ; però io ho percorso una via da me aperta. Partendo 
dall' osservazione fondamentale che in Italia vi sono molti luoghi infestatissimi dalle 
zanzare e punto malarici [parlo di malaria umana), conclusi che dovevano incol- 
parsi specie di zanzare, peculiari dei luoghi malarici e, in seguito ad estesi con- 
fronti, proclamai come indiziatissimi gli Anopheles, benché in parecchi luoghi malarici, 
anche fuori d' Italia, rappresentino appena una esigua parte della falange di insetti 
succhiatori che vi abitano. Dopo faticosissimi esperimenti, il 22 giugno 1899 giunsi 
alla conclusione dimostrata che la malaria è dovuta soltanto a tutte le specie di 
Anopheles: conclusione che dal 22 giugno in poi riconfermai parecchie volte. Percor- 
rendo la strada mia propria, mi sono imbattuto co' miei collaboratori Bignami e 
Bastianelli, in molti fatti analoghi a quelli scoperti alcuni mesi prima da Ross per 
gli uccelli ed ho potuto in parte confutare, in parte considerare come incerti i po- 
chissimi fatti osservati da Ross per l' uomo, fin dal 1897. Ross e Koch dapprima 
procedettero sperimentando, a quanto sembra, qualunque mosquito cadesse loro sot- 
tomano; e, sia perchè le specie da sperimentare erano molte, sia perchè non basta 
far pungere un malarico qualunque da un Anopheles per infettarlo, presentando 
il problema altre incognite inaspettate (gameti capaci di svilupparsi, temperatura 
opportuna, Anopheles non immuni), sia insomma perchè gli sperimenti coi parassiti 
malarici umani riescono più difficilmente di quelli col parassita malarico degli 
uccelli studiato da Ross, né 1' uno né l' altro coi loro tentativi fatti nel secondo 
semestre del 1898 e al principio del 1899 giunsero alla meta, nonostante che 
tutti e due, conoscendo le pubblicazioni italiane, sperimentassero anche cogli Ano- 
piheles. Più tardi, ancora nel 1899, Koch in parte segui la mia strada consistente 
neir esaminare le zanzare raccolte nelle abitazioni dei malarici e giunse a proclamare 



verosimilissima la colpa degli Anopheles: nel tempo medesimo Ross a Sierra Leone 
battè qucsi esclusivamente la mia strada e prontissimamente confermò ciò che io avevo 
ammesso parecchi mesi prima: essere, cioè, in tutto il mondo malariferi gli Ano- 
pheles. 

Risulta dunque che la scoperta degli Anopheles malariferi usci dal mio cer- 
vello e che la dimostrazione completa di questa scoperta venne data da me in 
collaborazione coi dottori Bignami e Bastianelli. 

Io ho perciò determinato il secondo ospitatore dei parassiti malarici umani. 
Questa determinazione è notoriamente la parte più difficile in questo genere di studi ; 
infatti, di molti parassiti anche comunissimi quale la Dilharùa, lo Strongylus 
gigas, ecc., ignorasi il secondo ospitatore, ma di tutti quelli il cui secondo oste è 
noto, gli zoologi, ogni volta che se ne occuparono, hanno potuto dimostrare tutti gli 
stadi di sviluppo senza grande difficoltà. 

In questi miei apprezzamenti mi confortano i giudizi di persone autorevoli. 

Nuttall, che ha pubblicato uno studio storico molto minuzioso e completo sulla 
questione, conclude che « a Grassi, accanto a Ross, spetta indubbiamente il merito 
principale nelle ricerche sperimentali sulla trasmissione della malaria coi mosquitos ». 
Si noti che quando uscì questo giudizio (primavera del 1899) non era ancora di- 
mostrato che anche i pochissimi esperimenti di Ross sull' uomo erano inattendibili 
(perchè in parte almeno sicuramente erronei: quello da cui deduce che i CiUex pipiens 
possono propagare la malaria umana), e che la malaria viene propagata esclusiva- 
mente dagli Anopheles. 

Più recentemente il dott. ¥. Schaudinn, il ben noto specialista nello studio dei 
protozoi, e scopritore della generazione alternante dei coccidi, nella Gesellschaft Nat. 
Freunde zu Berlin, e nel Zoologisches Centralblatt, riassumeva colle seguenti parole 
il suo giudizio sui miei studi: « Le ricerche cominciate da Ross vennero notevol- 
mente approfondite e allargate dalla scuola italiana, come capo della quale deve 
esser considerato il Grassi " . 

» A Grassi, e alla sua scuola riuscì anche di infettare 1' uomo con zanzare ar- 
tificialmente infettate, ma in particolare appartiene a quest'osservatore il merito di 
aver stabilito che soltauto peculiari zanzare, cioè quelle appartenenti al genere Ano- 
pheles, sono capaci di propagare la malaria ». 

Press' a poco lo stesso giudizio si legge nella relazione di Liihe sui recenti 
studi intorno agli sporozoi, relazione fatta in base ad ima minuziosa bibliografia, 
compulsata molto accuratamente dal compilatore. 

Lo stesso Manspn, il maestro e la guida di Ross, nella nuova edizione della sua 
opera Tropical diseases (1900) riconosce a Grassi il merito di aver dimostrato » che 
certe specie appartenenti al gen. Anopheles sono gli speciali ospitatori dei parassiti 
malarici dell' uomo ». E dopo di aver citato le ricerche di Grassi e dei suoi collabo- 
ratori conchiude « l' ipotesi della malaria è ora così passata dalla regione delle con- 
getture a quella dei fatti ». Questa è la più bella risposta che io possa fare alle 
pretese avanzate da Ross, al quale mi piace rammentare che immensa è la distanza 
tra i suoi conati e la dimostrazione positiva fornita in Italia che la malaria umana 
è dovuta soltauto alle punture degli Anopheles infettatisi pungendo l'uomo. 



— 6 — 



Non posso chiudere questi brevi cenni senza porgere i più vivi ringraziamenti e 
segnalare alla pubblica riconoscenza coloro che mi fornirono i mezzi necessari per le 
mie ricerche. 

Mezzi relativamente considerevoli e preziosi, perchè giunti nel momento più oppor- 
tuno, mi vennero forniti dalla Società privata per lo studio della malaria sorta per 
nobilissima iniziativa dell' on. Fortunato, coadiuvato dagli on. Celli e Franchetti. 

Ricevetti sussidi dalle Società ferroviarie Mediterranea, Adriatica e Sicula (1899); 
la Società Mediterranea dietro il valido patrocinio del mio vecchio amico comm. Sco- 
lari, mise a mia disposizione un numero illimitato di biglietti gratuiti, che permisero 
a me ed ai miei impiegati di fare moltissime escursioni nei luoghi malarici. 

Dietro parere del Consiglio Superiore di Sanità ebbi un sussidio (lire mille) 
dal Ministero dell'Interno (1899). Poco meno di lire quattrocento mi vennero concesse 
dal Ministero dell' Istruzione pubblica (1899). 

A titolo d' onore faccio qui il nome del comm. Bodio il quale, essendosi trovato 
con me nel momento, in cui le finanze della Società suddetta per lo studio della 
malaria erano quasi esauste, ed io non sapevo come trovar modo di continuar le 
ricerche, sposò la mia causa ; e appunto col suo valido patrocinio ottenni i sussidi 
dalle Società ferroviarie. 

Esterno i sensi della mia riconoscenza al sig. dott. Mond che generosamente con- 
corse al pagamento di una parte delle spese per la litografia delle tavole annesse al 
presente lavoro e all' on. Bertolini, il quale quand' era Sottosegretario di Stato al 
Ministero dell' Interno fece comperare da questo Ministero settanta copie della prima 
edizione di questa Memoria. 

I conti particolareggiati delle spese si conservano nel Gabinetto d'Anatomia com- 
parata della R. Università di Roma, dove possono essere verificati da chiunque ne 
abbia desiderio. 

Sento infine il dovere di ringraziare in modo speciale la signorina dott. Poà, la 
quale con molta intelligenza mi ha costantemente coadiuvato durante le mie ricerche. 

Non debbo tacere che il mio inserviente Mascitti Gesualdo col suo forte talento 
di osservazione e colla sua mirabile pazienza mi ha reso segnalati servigi in queste 
ricerche sulla malaria. 

Roma, 31 decembre 1900. 



CAPITOLO 1. 

Cenni storici. 



Nuttall (65 e 66) e Lùhe (53 e 57) hanno pubblicato in un giornale diffusissimo 
tutte le notizie storiche più importanti sulla teoria dei Mosqidtos (") come agenti pro- 
pagatori della malaria. Perciò io qui non potrei fare che una ripetizione superflua. 

Alcuni particolari però vogliono essere ulteriormente svolti, e questo è quanto 
intendo di fare nel presente capitolo. 



La vecchia teoria dei mosquitos era stata rinvigorita e rimessa sul tappeto quando 
iniziai le mie ricerche. 

Già negli autori romani, Varrone, Vitruvio e Columella, si sono trovati accenni 
ai rapporti tra le zanzare e la malaria. Il nostro Lancisi nel secolo passato ammet- 
teva che le punture delle zanzare fossero uno dei veicoli dell' infezione malarica. 

Nel 1883 King tornò ad accusare fortemente le zanzare; senonchè nell'anno suc- 
cessivo Stebbins combatteva l'opinione di King dimostrando che « malaria e Culex 
sono ampiamente distinti alla spiaggia del mare, dove molti che lasciano le loro 
case in città per sfuggire alla malaria, vengono perseguitati dai Culex » . 

Dopo la scoperta fatta da Manson di un moscerino {mosquito) il quale fa da 
ospite intermedio della filaria del sangue dell' uomo, l' ipotesi dei rapporti tra i mosce- 
rini succhiatori di sangue e la malaria, diventò, per cos'i dire, tanto naturale che venne 
messa innanzi da Laveran nel 1891, da Koch nel 1892, da Manson nel 1894 ecc. 

Per un momento, io stesso l'accolsi nel 1890, pm-troppo però gli sperimenti allora 
impresi nel mio laboratorio a Catania per dimostrarla, riuscirono negativi. (Oggi so 
che r insuccesso si deve attribuire alla specie di zanzara usufruita, che era il Culex 
pipiens). 

Questi risultati negativi, insieme ad altre considerazioni (tra le quali primissima 
la circostanza che vi sono luoghi, i quali dal volgo vengono detti le mamme delle 
zanzare e che non sono punto malarici), mi allontanarono dall' ipotesi delle zanzare. 

Il 1893 va segnalato per una scoperta che, se fosse stata accolta colla fiducia che 
meritava, avrebbe dovuto confortare fortemente in tutto il mondo scientifico, l' ipotesi 
delle zanzare. Due autori americani, Smith e Kilborne, scoprirono che la malaria dei 



C) Nome molto in uso in Germania, in Inghilterra e in molti paesi tropicali per indicare 
tutti gl'insetti alati piccoli che ci succhiano sangue: in italiano si tradurrebbe irmschini o moscerini. 



— 8 — 

bovini, prodotta da un parassita non molto lontano da quello malarico dell'uomo, 
viene propagata per mezzo di una sorta di zecca. 

Fu specialmente questo fatto che fin dal 1 893 condusse Bignami all' ipotesi che 
esistessero rapporti tra le zanzare e la malaria, ipotesi eh' egli e il collega Dionisi 
cercarono subito di fondare sopra una serie di osservazioni e di esperimenti. 

11 lavoro di Bignami è uscito però soltanto nel 1896, preceduto di pochi mesi 
da un secondo scritto di Manson e da appunti di Mendini nella Guida igienica 
di Roma. 

Manson, basandosi su ragioni di analogia colla filaria e sopra osservazioni di 
Boss, ammise che i parassiti malarici arrivati col sangue nel corpo del mosquito si 
moltiplicassero e poi, colla morte del mosquito, passassero nell'ambiente esterno per 
ritornare all' uomo coli' acqua o coli' aria. 

Mendini in seguito ad un ragionamento per induzione, concluse che il germe 
malarico non può penetrare uè coli' aria, né coli' acqua, e che la sola ipotesi conforme 
ai fatti è Y inoculazione fattaci da un insetto notturno, forse il Culex pipiens che ha 
raccolto i germi malarici dal terreno, o dall' acqua stagnante. 

Poco differente fu l' ipotesi di Bignami, il quale però credendo che le zanzare 
depositassero le uova oltre che nell' acqua anche nei luoghi umidi, non trovò contradi- 
zione inconciliabile fra la sua ipotesi e quella del terreno. Bignami insistè molto 
nella sua ipotesi, che non abbandonò, nonostante gli insuccessi costantemente seguiti 
alle sne prove sperimentali. 

Nello stesso anno 1896 usciva l'importante opera di Ficalbi sulle zanzare, dalla 
quale risultava che molte sono le specie pungenti 1' uomo. 

Nell'inverno 1896-1897 ebbi ripetutamente occasione di trovarmi con Dionisi e 
con Bignami, e discutere con loro l' ipotesi delle zanzare. Le loro argomentazioni 
connesse da me colla pubblicazione di Ficalbi, mi fecero tanta impressione che si com- 
binò, per r estate ventura, che Dionisi avrebbe tentato la riprova sperimentale sugli 
uccelli nel mio laboratorio. Infatti nel luglio 1897 Dionisi venne da me e cominciò 
una serie di esperimenti, che poi prosegui nel laboratorio di Anatomia Patologica, 
essendomi io allontanato da Roma, sopratutto a cagione della mia malferma salute. 

Bisogna qui premettere che, come io ho stabilito fin dal 1890, negli uccelli pos- 
sono trovarsi due generi di parassiti malarici: ITalleridium e Ilaemamoeba {Pro- 
teosoma). 

Avendo io scoperto nei piccioni Y Halteridium, suggerii a Dionisi di sperimen- 
tare con questi uccelli domestici e molto resistenti. Purtroppo il mio consiglio gli 
portò sfortuna, perchè fino ad oggi nessuno è riuscito a dimostrare come si propa- 
ghi Y Halteridium, mentre con un metodo d' esperimento identico a quello usato da 
Dionisi, senza difflcoltià, come dirò più avanti, Ross dimostrò la propagazione del- 
l' altro genere di parassiti malarici che non troviamo nei piccioni, cioè Y Ilaemamoeba, 
per mezzo della zanzara più comune di tutte, il Culex pipiens {grey mosquito 
di Ross). 

Spetta però, lo si noti, a Manson il grandissimo merito di avere 
suggerito a Ross di rintracciare il parassita malarico e seguirlo 
dentro il corpo della zanzara. 



— 9 — 

Nel 1896 Ross fece pungere individui malarici da mosquitos e osservò che i 
parassiti si comportano nell' intestino del mosquito, come nel sangue fresco e che 
cioè, essi formano i flagelli destinati a penetrare nei tessuti dei mosquitos per poi 
ulteriormente svilupparsi. Ricercando quindi nelle larve dei mosquitos, vi trovò certe 
gregarine, che mise in rapporto probabile coi flagelli suddetti. Le pseudonavicelle di 
queste gregarine, eliminate cogli escrementi, infetterebbero le altre larve dei mosquitos. 

Aggiungasi fin d' ora che in un lavoro, che non ho potuto consultare (65), evi- 
dentemente fatto nel 1897, ma pubblicato soltanto nel 1898, si legge, che Ross 
trovò simili gregarine e anche parecchi altri protozoi nei mosquitos in Sigur; ognuno 
di essi, egli soggiunse, potrebbe essere una forma dimorfa del parassita malarico. 

Nell'ottobre del 1896 Ross pubblicava una serie di esperimenti che si possono 
riassumere come segue: 

Acqua contenente tritume di mosquitos nutriti col sangue di un paziente mala- 
rico fu somministrata a dieci individui sani. In tre si sviluppò la febbre, in uno di 
questi forte e accompagnata dai parassiti malarici nel sangue. Acqua contenente le 
suddette pseudonavicelle fu somministrata a dodici individui ; in due si ebbe la feb- 
bre, in uno di questi con presenza di corpi somiglianti ai parassiti malarici. Quattro 
individui sani furono fatti pungere da mosquitos ; gli sperimenti riuscirono negativi. 

Anche gli altri protozoi parassiti trovati, come sopra ho detto, in Sigur furono 
da Ross fatti bere ad un uomo ; questi, cinque giorni dopo, fu attaccato dalla febbre 
(maggio 1897). 

Le supposizioni e i fatti di Ross fin qui accennati non sono punto seri, ciò che 
ammette Ross stesso; e perciò non occorre insistervi. 

* 

Nell'agosto e nel settembre 1897 egli otteneva alcuni altri risultati poco per- 
suasivi. Siccome essi servirono recentemente a Ross per un infondatissimo reclamo 
di priorità contro di me, cosi credo opportuno riferirli qui in esteso. 

Nell'agosto 1897 Ross s' imbattè in peculiari mosquitos colle ali macchiate {dap- 
pled-ivinged Mosquitos: così li denominò senza accennare né alla famiglia, né al genere, 
nò alla specie), dei quali fornì alcune insufificientissime (") notizie zoologiche, notando 
anche che queste sue osservazioni « sulle caratteristiche dei suddetti mosquitos non sono 
state molto accurate " , perchè fatte in un' epoca, in cui credeva di poterne trovare molti 
altri, mentre invece dopo s' accorse eh' erano molto rari. Gli esperimenti con queste 
specie di zanzare gli diedero un risultato che deve essere qui estesamente riferito. 

Otto dei mosquitos in discorso punsero un individuo affetto di semilune ; quattro 
vennero uccisi subito dopo che si erano nutriti, per lo studio dei flagelli; altri due 

(") L'A. non dà alcuna notizia sulla lunghezza dei palpi, carattere di fondamentale importanza 
per la classificazione. Dice che le uova, almeno quando non sono completamente sviluppate, sono 
quasi a barchetta con linee irradiantisi dal margine concavo, per quanto egli ha veduto, una figura 
unica per le uova di mosquitos. " La specie sembra appartenere ad una famiglia distinta (sic) 
dalle solite specie (brindled and grey insects); ma vi ha qui una specie affine, soltanto molto più 
snella, pili bianca e molto meno vorace ». 



— 10 — 

uccisi rispettivamente dopo 2 e 4 giorni diedero risultato negativo; due altri infine 
esaminati rispettivamente dopo 4 e 5 giorni mostrarono delle peculiari cellule pigmen- 
lale che Ross mise in rapporto coi parassiti malarici basandosi specialmente sulla somi- 
glianza del pigmento (risultato reso pubblico nel dicembre 1897 (70)). « Nonostante 
molti tentativi fatti non riuscì a procurarsi altri mesquitos della stessa specie ". 

Avendo Ross antecedentemente, com' egli dice, esperimentato su migliaia di altri 
mosquiios con risultato negativo, supponeva di essere finalmente riuscito a trovare la 
vera sorta di mosquito, che è capace di servire da oste intermedio ai parassiti ma- 
larici. Notisi a questo riguardo che Manson aveva già espresso l' opinione che ogni 
ematozoo probabilmente ha bisogno di una particolar sorta di mosquito funzionante 
da oste intermedio come deve accadere anche per le varie specie di filaria. 

Poco più tardi, cioè nel settembre, Ross si procurava dei mosquitos colle ali mac- 
chiate, di una varietà piccola e comune {ordinary mosqttito). « In una ventina di indi- 
vidui esaminati prima che si fossero nutriti o dopo che si erano nutriti con sangue 
di uomini sani, non riscontrò mai le suddette cellule pigmentate. Due però alla fine 
punsero un individuo affetto di semilune: uno, ucciso il giorno seguente, non presentò 
le cellule pigmentate, il secondo invece dopo 48 ore presentò molte cellule pigmentate 
ovalari lunghe circa 7 /t. 

«... Un centinaio e più di mosquitos grigi {grey mosquitos) non nutriti o nu- 
triti con sangue di uomini sani o affetti di semilune sono stati dissezionati senza 
trovarvi le cellule pigmentate, alla fine ne osservai uno che era stato veduto nutrirsi 
sopra un paziente terzanarie . . . 

« Io giudicavo per molte ragioni che occasionalmente si fosse nutrito sul medesimo 
uomo per parecchi giorni. È stato ucciso tre giorni dopo, quando doveva essere uscito 
dal periodo di ninfa da una settimana. Il suo stomaco conteneva un gran numero di 
cellule pigmentate misuranti da 8 a 25 ft » . 

(Brano della pubblicazione di Ross del febbraio 1898) (70). 

Aggiungasi che Ross insiste nel notare che le cellule pigmentate del 
mosquito grigio corrispondono esattamenteaquellevedutenei mo- 
squitos colle ali macchiate. 

Per poter giudicare del vero valore di questi esperimenti è d' uopo aggiungere che 
dopo aver determinato che VAnopheles claviger in Italia propaga la malaria, lessi 
molto attentamente le suddette pubblicazioni di Ross venendo alla supposizione che 
i suoi mosquitos colle ali macchiate potevano appartenere a questa stessa specie. Per 
mezzo del sig. dott. Charles mi rivolsi perciò a Ross,. per avere degli esemplari dei 
mosquiios da lui studiati. Egli infatti mi spedì parecchi esemplari di mosquito grigio 
e un esemplare di mosquito colle ali macchiate. Ho potuto così stabilire che il mosquito 
grigio è nient' altro che il Culex pipieiis ("), tutt' al più una varietà, e che il mosquito 



C) Giles (42) protende che si tratti ili una specie completamente distinta e precisamente del 
Culex fatigans Wied.. Avendo riesaminati gli esempliiri speditimi da Ross persisto nel mio avviso 
primitivo e asserisco che nessuna delle differenze stabilite da Giles ha valore : esse rappresentano 
variazioni facili a riscontrarsi anche nei nostri C pipiens, eccetto la differenza nella venatura 
delle ali, che è un'illusione dovuta a osservazione inesatta. 



— 11 — 

colle ali macchiate è molto affine ali' Anopheies superpictus ("). Feci noto il risultato 
di questi esami a Ross, il quale il 5 febbraio 1899 per mezzo del dott. Charles mi 
faceva sapere (un accenno se ne leggeva già nella lettera precedente) ('') che molti 
esemplari della specie del mosquito colle ali macchiate uguali a quello a me spe- 
dito avevano dato risultati negativi in due casi di semilune e in un caso di terzana 
matura. (Contemporaneamente invece io dimostravo con Bignami e Bastianelli che 
VAnopheles superpictus propaga la malaria umana). Risultati del pari assolutamente 
negativi egli aveva conseguito con due altre varietà di niosquitos colle ali macchiate. 
Posso aggiungere che questi sperimenti negativi coi mnsquitos dalle ali macchiate, 
come ha piìi tardi pubblicato Daniels (10 è), collaboratore di Ross, si estesero a 
due buoni terzanari e a tre semilunari (in due le semilune erano in numero consi- 
derevole). Perciò tutti gli esperimenti fatti da Ross in India colle sanare dalle ali 
macchiate (si trattava sempre di Anopheles ?) diedero risultato negativo alla fine 
del OS e al principio del 99, A questo riguardo si tenga ben presente che tra gli 
esperimenti del 97 giudicati facilmente da Ross positivi e quelli negativi del 189S-09 
stanno intercalate le sue buonissime ricerche su uno dei parassiti malarici degli 
uccelli. Ciò vale a dire che nel frattempo Ross aveva acquistata tutta la pratica 
necessaria per condurre inappuntabilmente quei suoi esperimenti, che diedero ri- 
sultati negativi e che hanno perciò molto maggior significato di quelli pretesi 
positivi. 

I suoi cenni sul mosquito grigio e sul mosquito colle ali macchiate non pote- 
vano del resto in alcun modo guidare le ricerche di altri studiosi perchè, mi si 
perdoni la ripetizione, Ross aveva incolpato un mosquito grigio, cioè colle ali non 
macchiate e due colle ali macchiate, senza nemmeno indicare che si trattasse di Culicidi. 
Ne risultava dunque che potevano propagar la malaria i mosquitos colle ali mac- 
chiate e quelli con le ali non macchiate. Se si riflette che tutti i mosquitos (zanzare, 
serrapiche, papataci, meschini o moscerini) rientrano necessariamente o nell' una o 
neir altra categoria, io non so che cosa di preciso si potesse ricavare dai dati di 
Ross, che non si curò neppure di conservare quei mosquitos che gli avevano dato 
risultati positivi! 

Aggiungasi che vi sono mosquitos colle ali non macchiate, appartenenti al ge- 
nere Anopheles come vi sono mosquitos colle ali macchiate appartenenti al genere 
Gule.v. In Italia vi sono 5 specie di Culex colle ali macchiate, che ritengo incapaci 
di propagare la malaria. Una di queste specie è cosi somigliante aXV Anopheles su- 
perpictus che il mio scolaro Noè lo ha denominato Culex mimeticus (''). In Italia è 
poi comune un Anopheles colle ali non macchiate che pure propaga la malaria. 

Dal carattere delle uova indicato dal Ross, almeno per una parte dei suoi mo- 
squitos colle ali macchiate, non potevasi ricavare alcun profitto, ignorandosi quando 



{") QmcsV Anopheles viene descritto da Giles come specie nuova (A. Rossii): egli aggiunge 
che Austen ha distinto tra gli Anopheles raccolti a Calcutta da Ross, oltre nWA. Rossii due altre 
specie, sp. a, sp. b (vedi Capitolo IV). 

C") Uso di queste lettere perchè anche le mie notizie private servirono a Ross. 

C^) [Esso è comune anche in India (Giles)]. 



— 12 — 

usci la sua Nota, come fossero le uova di Amphelcs ("). Aggiungasi che di questo 
carattere non viene più fatto cenno da Ross finché dopo i miei studi egli si avvide 
che gli poteva servire ad appoggiare l' asserzione che i mosquitos, con cui aveva 
sperimentato, fossero Anopheles. 

Risulta dunque evidente che i dati di Ross non potevano far pensare agli, 
Anopheles, né guidare le ulteriori ricerche ancorché fossero stati inappuntabili. 

Ma sono veramente tali? 

Ross non ha detto esplicitamente nelle Note del 97-98 (69) che i mosquitos dalle 
ali macchiate, che gli hanno dato risultati positivi, fossero stati allevati direttamente 
dalle larve : il non aver notato la spiccatissima diiferenza delle larve, che doveva cer- 
tamente colpirlo, se avesse allevato veramente gli Anopheles, fa pensare che egli 
sperimentasse con Anofeli che erano stati presi già alati. Il che potrebbe far sospettare 
che fossero previamente infetti, non essendo ancora dimostrato che soltanto i paras- 
siti malarici dell' uomo e non quelli di altri mammiferi possano svilupparsi negli 
Anofeli. 

Ma è poi certo che quei Ditteri, che diedero a Ross i supposti risultati posi- 
tivi, fossero Anopheles? 

La descrizione delle uova fa pensare veramente che Ross sperimentasse cogli 
Anofeli, ma chi può dire che non ci siano in India all' infuori degli Anofeli altri 
Culicidi e altre famiglie di Ditteri emotofagi {mosquitos) che abbiano le uova a 
barchetta colle linee indicate da Ross ? Nessuno ancora sa come siano fatte le uova 
di Aédes e di Megarhina. Chi può dire che tutti gli esemplari di Ross fossero Ano- 
feli, piuttosto che in parte Anofeli e in parte altri Culicidi colle ali macchiate, dal 
momento che Ross, credendo di potersene procurare molti altri, non si occupò di 
distinguerli esattamente ? 

Né si dica che questi dubbi sono eccessivi, perchè purtroppo essi vengono pie- 
namente giustificati dalla circostanza che, contemporaneamente, un mosquito grigio, 
preso mentre si nutriva sopra un terzanarie e trovato infetto, venne giudicato 
(vedi sopra), da Ross nel 1898 indubbiamente propagatore della malaria, come il 
suddetto mosquito piccolo colle ali macchiate. Quest' ultimo era stato ucciso dopo 
48 ore e presentava le cellule pigmentate di 7 /i ; quel primo era stato ucciso al 
terzo giorno e presentava anch' esso delle cellule pigmentate misuranti 8-25 /t . Molti 
altri mosquitos grigi, cioè della stessa specie, non nutritisi di sangue malarico si erano 
dimostrati senza cellule pigmentate. Ciò nonostante, oggi sappiamo che indiscutibil- 
mente nel caso del mosquito grigio Ross commise un grave errore : com' egli stesso 
ammette, è stato tratto in inganno dalla circostanza che anticipatamente il mosquito 
si era infettato di parassiti malarici degli uccelli. 

Ciò che non si capisce però è come un simile errore gli sia potuto occorrere 
perchè appare, dalla citazione surriferita, che Ross sperimentava con mosquitos grigi 
sviluppati in laboratorio e non presi in vita libera! 

(") Questo carattere, da me stabilito, manca ancora nella prima Monografìa (1896) di Ficalbi: 
aggiungasi che questa Monografia tratta di nna famiglia sola di mosquitos (Culicidae), che vi 
manca la specie paragonabile a quella con cui avrebbe sperimentato Ross e che nella descrizione 
di Koss non si trova alcuna delle caratteristiche assegnate da Ficalbi agli Anopheles. 



Ir» 

Valutando seriamente tutte queste circostanze, risulta evidente che Koss nel 
1897 non sperimentava ancora scrupolosamente e resta per lo meno incerto che Ross 
in India abbia veramente allevato i parassiti malarici dell' uomo. La certezza non 
si avrà mai perchè Ross non ha conservato i mosquiios con cui sperimentava. 

In ogni modo, anche ammesso, ma non concesso, che abbia veramente alle- 
vato i primi stadi del parassita semilunare, ciò non poteva risultare con un certo 
grado di attendibilità dalle sue pubblicazioni. 

In una successiva pubblicazione Ross riferisce intorno ad altri 15 mosquiios, 
oscuri, colle ali verdognole e macchiate che gli diedero risultati negativi in un caso 
di semilune (vedi nel Report (70) la lista delle recenti ricerche: serie XI). Questi 
insetti, dice Ross, erano probabilmente {sic) del medesimo genere ma non della me- 
desima specie di quelli che diedero risultati positivi. Noto queste circostanze perchè 
stando a quanto fin ora ho veduto, i mosquiios colle ali macchiate e a riflessi ver- 
dognoli appartengono al genere Culex e non al genere Anopheles, ciò che starebbe 
a dimostrare che veramente Ross confondeva i Culex cogli Anopheles. 

Più tardi (76) Ross scrisse che tutti gli sperimenti a lui riusciti in Asia erano 
stati fatti coi mosquiios, che sotto le zanzariere avevano punto in presenza dei maschi: 
ciò fa credere che sotto la zanzariera si introducessero oltre i mosquiios, che vi 
metteva Ross, anche altri mosqtcitos, che si trovavano liberi nei dintorni ; ciò spie- 
gherebbe l'equivoco di Ross coi mosquiios grigi, ma renderebbe dubbi anche gli 
sperimenti sui mosquiios dalle ali macchiate, ancorché fossero stati allevati dalle 
larve, non potendosi escludere che questi mosquiios si infettino per es. coi parassiti 
dei pipistrelli. 

Riassumendo questo minuzioso esame delle Note di Boss, din) che i pochissimi 
risultali di Boss ottenuti in India sull'uomo {quattro mosquitos in tutto, infetti 
di parassiti nei primi stadi, cioè ancora lontani dalla riproduzione) in parie sono 
certamente erronei e in parte possono essere o non essere erronei. Non si può dir 
niente di sicuro perchè manca perfino la prova assoluta che Ross sperimentasse 
cogli Anopheles. In ogni caso questi dati di Ross non potevano condurre né me 
né altri a pensare che fossero gli Anopheles i propagatori della malaria umana. 

Come risulta evidente da quanto sopra ho riferito, l'illustre Manson aveva 
trasfuso in Ross la fede nei mosquitos come propagatori della malaria umana: 
Ross aveva fatto tutto il possibile per dimostrare la tesi di Manson, ma purtroppo 
non aveva raggiunto la meta. 

Fu allora (1998) che Ross abbandonò la via diretta e si dedicò ai parassiti mala- 
rici degli uccelli. Fortunatamente, negli uccelli , io aveva scoperto un parassita ma- 
larico molto afBne a quello dell'uomo ; questo parassita malarico, ancora fortunata- 
mente, si sviluppa nella zanzara più comune, cioè, il Culex pipiens, ossia il mosquito 
grigio di Ross. Ancora più fortunatamente Ross si trovava a lavorare in India ad una 
temperatura elevata, la quale, come ora sappiamo, è estremamente favorevole agli 
esperimenti. Ancora assai più fortunatamente gli sperimenti sugli uccelli riescono con 
molta maggior facilità di quelli sull' uomo, essendo i gameti quasi costantemente 
presenti e in condizioni opportune, nel sangue dell'uccello e infettandosi quasi tutti i 
Culex pipiens. Così è che Ross, seguendo la stessa strada che io avevo inaugurata On 



— 14 — 

dal 1890 e che Dionisi aveva ripresa nel 1897, trovò, come ripeto, il ciclo del pa- 
rassita malarico degli uccelli dentro il Culex pipiens. 

Le ricerche di Ross in parte furono pubblicate in un Repori (70) portante la data 
del 21 maggio 1898 e arrivato a Roma nel mese di settembre: in parte furono pubbli- 
cate in un secondo Meport (71) portante la datadell'll ottobre 1898 e giunto a Roma 
nel mese di dicembre. Esse erano state precedentemente riassunte da Manson, par- 
zialmente in una Nota del British Medicai Journal del 18 giugno 1898, e in to- 
talità in una Nota comunicata alla British Medicai Association nel luglio 1898 e 
pubblicata nel British Medicai Journal del 24 settembre 1898. 

Questi nuovi lavori di Ross contengono descrizioni e figure non atte certamente 
ad acquistare la fiducia del lettore. I fatti successivi però, come vedremo, provarono 
che le osservazioni e gli esperimenti di Ross erano esatti, soltanto le così dette spore 
nere ci si dimostrarono forme di involuzione, semplificando così il problema malarico, 
cioè, riducendo il modo d'infezione a quello solo stato riscontrato da Ross. 

Si consideri a questo riguardo che se fosse stato possibile un altro ciclo, come 
supposero Ross stesso e Manson, se per esempio, i germi malarici avessero potuto 
trasmettersi alla prole (Ross, luglio 1899), gli esperimenti d' infezione degli uccelli 
colla puntura dei mosquiios fatti da Ross, sarebbero stati inconcludenti, non essendosi 
escluso prima che questi mosquitos fossero infetti ereditariamente. 

Sulla stessa scoperta degli sporozoi nelle glandule salivari si potevano sollevare 
dei dubbi, perchè c'om'io ho dimostrato, si riscontrano in esse ancorché non siano 
infette, i cosidetti pseudosporozoiti, che senza sottili indagini istologiche delle quali 
Ross non si mostrò di certo capace, non si possono distinguere dagli sporozoiti 
veri. Si osservi in proposito che una delle caratteristiche degli pseudosporozoiti è la 
grandissima difficoltà di conservarli e che Ross appunto scriveva: 7ious prouvoìis 
snrtout une difjiculté particulière à préparer les glandes salivares contenant les 
filaments germes (sporozoiti) " (31 lO.bre 1898) (72). 

Nel primo dei due Report citati, Ross conchiude che « essendo state ritrovate cel- 
lule pigmentate, simili a quelle ora trovate nel parassita malarico dell'uccello, in 
mosquitos di una specie ditferente, nutrito esclusivamente di sangue contenente se- 
milune, noi abbiamo ogni ragione di credere che il parassita malarico dell' uomo 
abbia uno sviluppo nei mosquitos come quello di un parassita malarico degli uccelli » . 

L'autore richiama l'attenzione sull' importanza delle specie dei mosquitos, ma 
esso però ammette contemporaneamente che uno stesso mosquito, il Cidea: pipiens, 
possa propagare il parassita della terzana dell' uomo e un parassita malarico degli 
uccelli e, avendo potuto ottenere nel Culex pipiens lo sviluppo del Proteosoma, e 
non quello dell' Halteridium^ ritiene evidentemente che ogni specie di parassita abbia 
un ospitatore differente, così un ospitatore quello della terzana, uno quello della quar- 
tana ecc., ciò che lo conduce ad apprezzare in modo non conforme al vero ogni risul- 
tato negativo. 

Dopo di aver esposto con tutta la scrupolosità per me possibile i risultati otte- 
nuti da Ross, io mi domando qual passo fece fare alla sciensa Ross nello studio 
della malaria umana. 

Consultiamo Ross stesso. 



— 15 — 

Ross nel suo Repori del maggio 1898 scriveva che dopo le sue scoperte sul paras- 
sita malarico degli uccelli occorreva cercare il secondo oste appropriato per ogni specie 
di emosporidi. » A giudicare dalle mie passate esperienze, soggiungeva egli, questa 
ricerca promette di non esser facile » (70). 

Questo giudizio, pronunciato dunque dopo i supposti risultamenti positivi del 1897 
e dopo la sua brillante scoperta sugli uccelli, fu seguito da un secondo giudizio che 
si legge nella suddetta lettera del 5 febbraio 1899 di Ross a Charles: cioè dopo i suoi 
nuovi tentativi suU' uomo colle zanzare dalle ali macchiate, riusciti infruttuosi. « La 
questione dì trovare la peculiare sorla d' insetto per ogni specie di malaria è cer- 
tamente complicatissima e difficilissima ». Nel fase. 2-25 febbraio 1899 degli Annales 
de Pasteur, in data 31 dicembre 1898 (attenti alla data) Ross pubblicava: » Une 
oeuvre considerable, capable d' occuper un ou méme plusieurs savants, reste à 
accomplir ». 

Una volta che quest' opera fu compiuta in Italia, Ross mutò totalmente di av- 
viso e in una pubblicazione del 3 agosto (1899) scrisse che i risultati da lui ottenuti 
" rendevano facile di estendere le osservasioni ad altre specie del gruppo » . 11 cor- 
rispondente della missione Ross nella Sierra Leone poco più tardi aggiunse: « che, 
nonostante il chiasso fatto, le ricerche degli Italiani non presentavano alcuna 
seria difficoltà » . 

Lo stesso Ross, in un'altra pubblicazione del 1900 arriva a dire (75) che « non 
vi era più alcuna difficoltà a continuare le osservazioni » e tìnalmente alla Hne del 
1900 asserisce che non restava altro a fare che « ripetere materialmente le mede- 
sime osservazioni sopra altre specie di emosporidi » un lavoro « sì semplice » , da 
me eseguito, mentre egli si trovava occupato in altri lavori!! (77). 

V ha di più : nel sopra citato articolo degli Annales de Pasteur Ross dice 
soltanto di aver ottenuto i primi stadi di sviluppo delle semilune in « deux mous- 
tiques d'une nouvelle espèce » senza accennare neppure alle ali macchiate, tanto 
meno che fossero Anopheles; ammette come probabile la propagazione del parassita 
malarico da generazione a generazione di mosquitos e conchiude : " je considère comme 
probable que la malaria est communiquée a l homme uniquement par les morsures 
des moustiques et peut-ctre d'aulres insectes » . Invece nella pubblicazione sopra 
mentovata del 3 agosto, mostrando anche di ignorare che nel giugno io avevo pub- 
blicato che tutte le quattro specie italiane del gen. Anopheles e soltanto esse pro- 
pagano la malaria, scrive semplicemente: « che lo sviluppo delle semilune è stato 
da lui trovato in India in due specie indeterminate di Anopheles, in Italia nell'^^o- 
pheles claviger » (73). 

In un'altra pubblicazione del luglio (69) era andato più avanti: 

« Durante parecchi anni io cercai di coltivare i parassiti malarici in molte specie 
di mosquitos, sperimentai molte specie di Culex comprese le più comuni ; tutti gli 
esperimenti fallirono ; io ho pure sperimentato 5 specie di Anopheles, 3 fallirono ma 2 
al contrario diedero risultato positivo. Sfortunatamente questi esperimenti positivi 
furono i primi fatti e io fui, improvvisamente, portato in un' altra stazione proprio nel 
punto che li ottenni e perciò non posso dare i nomi precisi delle due specie {sic). 
Tuttavia io so per certo {sic) che tutt'e due appartengono al genere Anopheles e possono 



— 16 — 

trasportare la malaria umana. Una era una grande specie molto bruna, e l'altra, una 
piccola specie leggermente bruna : amendue avevano le ali macchiate e i caratteri gene- 
rici à&W Anopheles {sic)*. Siccome Grassi e i suoi collaboratori hanno dimostrato 
successivamente che anche Y Anopheles clavlger propaga la malaria, « così siamo 
sicuri che tutte tre le specie di mosquitos che propagano la malaria appartengono 
al genere Anopheles » . 

« Il mosquito grigio nel quale io ho trovato cellule pigmentate probabilmente si 
era previamente infetto pungendo un uccello ». 

Perchè tutte queste preziose notizie non si trovano ancora nell'articolo 31 de- 
cembre 1898 degli Annales de Pasteur ì 

Nel Report del 1900 sulla spedizione malarica nella Sierra Leone Ross non 
parla più delle tre specie di Anopheles che gli diedero resultati negativi e tacita- 
mente ammette con me che tutte le specie di Anopheles propaghino la malaria. 

Basta leggere quanto ho fin qui riportato per rilevare con certezza che Ross, 
man mano che si persuade dell' importanza dei lavori fatti in Italia tenta di meno- 
marli e di attribuirseli ; soltanto così si può spiegare come a distanza di pochi mesi 
egli giudichi il lavoro che restava da compiere una volta « difficilissimo e compli- 
catissimo » e un' altra « facile, semplice, materiale » , e come sostituisca ai « mous- 
tiques d'une nouvelle espèce » il nome di Anopheles senza più averli sott' occhio ecc. 

Queste tendenze di Ross, fanno già capolino nel citato articolo sugli Annales de 
Pasteur, nel quale egli tenta di attenuare il valore delle ricerche degl' italiani facendo 
sapere che io prima di trovare i parassiti malarici in via di sviluppo nel corpo del- 
Y Anopheles avevo avuto sott'occhio i suoi preparati, ciò che non è conforme al vero ("). 

A mettere in maggior luce il modo seguito da Ross, dirò che, mentre nel citato 
articolo del 31 dicembre 1899 sugli Annales de Pasteur aveva scritto: " Grassi, tra- 
vaillant toul à fait indépendamment de nous, a récemment fait des patientes en- 
quétes épidémiologiqnes qui l'ont conduit à soup(onner une espèce de moustique 
Anopheles Claviger Fab. d'ctre l'agent du paludisme en Italie », nel settembre 
1900 (Policlinico) asserisce tutto l'opposto scrivendo: « Il puro fatto si è che 
le ricerche del prof. Grassi sopra la teoria delle zanzare della malaria sono 
completamente fondate sopra le mie ». 

Quanto poi al nuovissimo giudizio di Ross che dopo i suoi lavori tutto era 
facile, mi si permettano alcune considerazioni. 

Se tutto era facile, non si capisce perchè egli abbandonasse 1' uomo per dedi- 
carsi ai parassiti malarici degli uccelli, infinitamente meno interessanti di quelli 
dell'uomo. Fu detto che a Ross mancasse il materiale, ma certamente ciò è con- 
trario al vero, perchè appena fu informato delle nostre ricerche, subito trovò Ano- 

C") Del resto, come ho scritto altrove, anche se fosse dimostrato, ciò che non è, che io avessi 
veduto i preparati di Ross di giovani stadi del proteosoma prima di qualunque scoperta %\i\V Ano- 
pheles, non so che cosa se uè potrebbe indurre a vantaggio di Ross, clie ne aveva pubblicata una 
figura abbastanza esatta fin dal dicembre 1897, ne aveva dato la descrizione nonché il metodo di 
preparazione, mentre d'altronde si trattava di preparazioni semplicissime e di oggetti facilissimi a 
vedersi cogli ordinari ingrandimenti. E la priorità pi-r quanto riguarda il proteosoma nessuno l'ha 
mai negata a Ross. 



— 17 — 

pheles e casi di malaria (fine del 1898) e potè ripetere gli esperimenti fatti nel 97, 
però senza risultato positivo ("). Neppure Koch, nelle sue due spedizioni in Italia, 
riuscì ad alcun risultato positivo, nonostante che molto facilmente gli fosse riuscito 
di confermare la scoperta di Ross sugli uccelli ; né giunse a migliori risultati nella 
sua successiva lunga spedizione nei paesi tropicali per lo studio della malaria. Lo 
stesso Ross nella spedizione in Africa dell'agosto 1899 nonostante conoscesse ampia- 
mente le scoperte fatte in Italia e la conclusione che soltanto gli Anopheles fossero 
colpevoli, ebbe risultati insufficienti e dovette accontentarsi di cercare gli Anopheles 
infetti, come io avevo fatto molto tempo prima di lui, nelle case dei malarici e di 
infettare due Anopheles, dico due di numero, non allevati dalle larve, ciò che ren- 
deva incerto l' esperimento perchè fatto durante la stagione malarica ! Quest' anno a 
Roma parecchie volte ho visto tentare gli esperimenti sull' uomo e sugli uccelli ; quelli 
sugli uccelli riuscirono costantemente e facilmente, mentre quelli suU' uomo diedero 
spesso pochi o nessun risultato. 

Riassumerò brevemente le conclusioni che risultano dalla minuziosa critica da 
me fatta. 

Ross man mano che gli pervenivano notizie delle scoperte fatte in Italia, do- 
lente che altri avesse fatto il passo che a lui non era riuscito, tentò in ogni modo 
di far credere che questo passo non aveva alcuna importanza e per raggiungere questo 
scopo in una serie di Note non corredate da osservazioni nuove cercò di far credere 
che nei suoi lavori precedenti quelli fatti in Italia vi fosse un contenuto molto mag- 
giore di quello che vi si trova in realtà, ammettendo che fosse erroneo quel che tale 
si dimostrò dopo le nuove scoperte e reclamando la priorità per ciò che poteva sem- 
brare od era conforme al vero: 

Quattro erano i risultati che si potevano ricavare dagli esperimenti di Ross sull'uomo: 
la malaria può propagarsi per mezzo dell' acqua ; 
la malaria non può propagarsi per mezzo delle punture ; 
la terzana si propaga col Culea: pipiens ; 
le semilune si propagano con mosquitos dalle ali macchiate. 

Dei primi tre risultati dimostrati erronei Ross non si occupa piìi; del quarto 
che potrebbe esser giusto, egli pretende la priorità con lo stesso fondamento con cui 
la pretenderebbe su ciascuno degli altri tre e rinuncerebbe al quarto se quelli, e non 
questo, fossero apparsi infondati. 

Se ciò sia serio giudichi il lettore ; invece mi preme di fissar bene l' attenzione 
sul fatto che la gran parola Anopheles, che segnò una epoca per gli studi della 
malaria umana, venne da me per il primo pronunziata e non già in base ai fatti 
scoperti da Ross, ma per altri motivi che indicherò più avanti. E ciò appartiene 
alla storia ; viene infatti ammesso da tutti coloro che si occuparono dell' argomento, 
a cominciare da Manson (*), che l' indicazione àoYY Anopheles malarifero per 1' uomo 
non risultava punto dalle pubblicazioni di Ross precedenti le mie. 



(") Recentemente Ross scrisse che il lavoro « sì semplice » è stato eseguito da me, " raen- 
Ir'egli era occupato in altri lavori ". Quest' è evidentemente una scusa mal trovata. 

(*) Unica eccezione è Blanchard, il quale evidentemente appoggiandosi alle recenti pubblicazioni 

3 



— 18 — 

D'altra parte risulta non del tutto sicuro che Ross sperimentasse cogli Ano- 
pheles e che ne ottenesse risultati positivi ("). 

Le aggiunte che egli tardivamente fece con molta accortezza ai suoi lavori pre- 
cedenti i miei, non possono avere alcun valore retroattivo. I suoi lavori precedenti, 
per la storia della questione restano quel che sono e dicono quello che dicono, né 
più né meno. 



di Ross, scrive che la zanzara dalle ali macchiate che diede a Ross risultati positivi era un Ano- 
pheles fatto conoscere ulteriormente da Giles col nome di Anopkeles Rossii; invece Giles scrive che 
r^. Eossii ha dato a Ross risultati negativi e che non ha veduto i mosquitos da cui Ross ottenne 
risultati positivi! 

(") Recentissimamente Ross pretende di poter dimostrare in quattro modi, che egli vera- 
mente sperimentava cogli Anopkeles, cioè oltre che per il fatto delle uova di cui ho già parlato 
pili sopra : " pel fatto che i mosquitos colle ali macchiate furono mostrati a Daniels, membro 
della spedizione britannica in India per la malaria, nel dicembre del 1898, ed egli ha attestato che 
erano Anopkeles; pel fatto che alcuni campioni spediti allo stesso prof. Grassi sulla fine del 1898 
furono da lui dichiarati essere Anopkeles e pel fatto che alcuni campioni mandati al Museo brit- 
tannico furono giudicati Anopkeles ". Questi tre ultimi fatti sono indiscutibili, ma per disgrazia di 
Ross gli Anopkeles a cui si riferiscono, come risulta evidente da tutte le sue pubblicazioni, non 
sono quelli dai quali egli ha ottenuto i pretesi risultati positivi, sibbene quelli di Calcutta dai 
quali ha ottenuto risultati negativi, quelli che egli nel luglio del 1899 ha giudicato appartenenti 
a tre specie innocue e differenti dalle due da cui avrebbe ottenuto risultato positivo. E dunque di- 
mostrato che le zanzare da cui Ross ottenne risultati negativi erano Anopkeles, mentre nessuno 
potrà mai dimostrare che cosa fossero i mosquitos — evidentemente non conservati da Ross — da 
cui credette di aver ottenuto risultati positivi. 

Nella stessa recentissima pubblicazione (77) Ross torna sopra un altro punto che riguarda la 
circostanza se le zanzare con le ali macchiate fossero, o no state allevate dalle larve. Io gli mossi 
l'appunto che nelle sue Note (1897-98) manca l'asserzione precisa che egli le abbia allevate dalle 
larve. 

Non credevo che Ross avesse potuto trovare nel suo lavoro questa asserzione. Invece egli 
oppone che nella seconda frase della sua pubblicazione del 18 dicembre 1897 viene asserito che 
tutti i suoi esperimenti fatti allora furono eseguiti sopra mosquitos allevati dalle larve. Purtroppo 
il « tutti 11 è un'aggiunta di Ross del 1900. 

Quando usci la mia prima Nota preliminare insieme a Bignami e Bastianelli, noi in tutta 
buona fede intendemmo la pubblicazione di Ross nel senso che i mosquitos in discorso non fossero 
stati allevati dalle larve e perciò avanzammo la possibilità che i suoi mosquitos avessero già punto 
altri animali. Allora Ross ci fece sapere che, a suo avviso, noi eravamo caduti in eiTore, soggiun- 
gendo però che egli ammetteva che il nostro errore era dovuto alla sua propria trascuratela, 
avendo egli u dimenticato di menzionare esplicitamente nella sua pubblicazione del 18 dicembre 1897 
il fatto importante che i suoi mosquitos dalle ali macchiate erano stati allevati dalle larve»!!! 
Aggiungeva che uno dei tre mosquitos colle ali macchiate nei quali aveva ottenuto risultati posi- 
tivi era stato preso con la mano, ciò che però più tardi negava in base a certe sue vecchie Note. 

Più singolare è l'asserzione di Ross relativa al mosquito grigio, nel quale credeva di aver 
ottenuto lo sviluppo dei parassiti malarici umani. Egli scrive: " Come ivi {British Medicai Journal, 
25 ott. 1898) i detto espressamente, non fu da me allevato dalla larva. 

Si rilegga la citazione a pag. 10 e si vedrà che questa dichiarazione espressa manca mentre 
è detto che la zanzara in discorso doveva essere uscita dal periodo di ninfa da una settimana, ciò 
che non poteva certamente venir asserito da Ross se non l' avesse allevata. 



— 19 — 

E quel che siano e quello che dicouo lo ha pubblicato Boss stesso nel dicembre 
1898 nei citati Annali di Pasteur: « Mais il restait encore beaucoup à faire. Il 
était clair que désormais les recherches devaient étre conduites dans deux di- 
rections. D'abord, il était nécessaire de fiocer pas à pas l' evolution dii Proteosoma 
dans le moiistique, de facon à avoir un développement type pour tous ces parasi- 
tes, et un guide pour la découverte des lois générales de la diffusion de la Ma- 
laria. En second lieu, il était indiqué de chercher à connattre d'une facon précise 
les hótes des parasites humains et leur habitat. Ce dernier programme d'études 
était particulierèment attirant et promettait des décoiwertes intéressantes, mais je 
choisis le premier comme étant, en réalité, le plus important (sic) Poursuivre les 
deux à la fois était impossible à une seule personne ». Si noti bene che questo 
scritto di Ross è posteriore a tutte le sue scoperte sul Proteosoma o a quelle fatte 
in Italia snW Anopheles\ 

Del resto basta leggere le pubblicazioni, seguite immediatamente alla scoperta di 
Ross e prima di quelle italiane, per persuadersi che anche i più entusiasti ammettevano 
soltanto la grande probabilità e non la certezza assoluta che i dati di Ross fossero 
applicabili all' uomo e atfacciavano anche la possibilità di nuove scoperte. Così Manson 
scriveva di non credere ohe la scoperta di Ross segnassse l' ultima parola nella storia 
del parassita malarico. « Io penso che la malaria possa prendersi con la puntura, 

ma che questa sia la sola via non oso asserirlo e infatti non lo penso Può 

obbiettarsi che ciò che vale per il parassita degli uccelli, non vale per l' uomo, ma 
la somiglianza dei parassiti è così grande che non posso resistere alla conclusione che 
le loro storie siano simili ». 

Dopo aver citato queste autorità mi sia ora permesso di esporre il mio parere. 

Come ho detto qui e altrove, io riconosco a Ross la priorità della scoperta {di 
cui attribuisco però il merito intellettuale (") a Manson), che un emosporidio degli 
uccelli si propaga per mezzo della puntura delle zanzare. Nego invece che questa 
scoperta fornisca come pretende Ross e ammette anche Koch la soluzione sperimen- 
tale del problema della malaria umana. 

In realtà arguire per analogia che nell' uomo si dovesse verificare ciò che si era 
osservato per gli uccelli era ed è contrario al metodo sperimentale, il quale ci ha 
dimostrato le tante volte come forme di parassiti molto affini le une alle altre pos- 
sano avere un ciclo di sviluppo del tutto differente. Esempio classico la tenia mu- 
rina che, come io e Rovelli abbiamo dimostrato, si sviluppa in un solo oste, a dif- 
ferenza di tutte le altre tenie che si sviluppano in due. La filaria mediaensis ha 
per ospite intermedio un crostaceo e perciò non si propaga certamente, come altre 
filarie, per mezzo della puntura di insetti ematofagi. La stessa malaria fornisce 
esempi evidentissimi. La malaria dei bovini si propaga per mezzo delle zecche in un 
modo differente di quello della malaria umana. Una sorta di malaria degli uccelli 
si propaga per mezzo del grey mosquito, che io ho definito per Culex pipiens, col 



C) Nei ripetutamente citati Annales de Paateur Ross scrive: " Pour eviter tout commentair 
errane, qu'il me soit permis de dédarer ici que mes travaux onl été entièrement dirigés par 
Manson, et que fai eu l'assistance de set conseih et de son influence à tonte occasion », 



— 20 — 

ciclo scoperto da Ross. L' altra sorta di malaria degli uccelli, molto piìi diffusa do- 
vunque che la prima, non sembra affatto propagarsi per mezzo delle zanzare, ovvero 
in ogni caso il parassita, che la produce, sembra avere un ciclo di sviluppo molto 
differente di quello che Ross ha seguito nella prima sorta. In ogni modo le ricerche 
finora fatte su di esso da Ross, da Koch, da me e da altri hanno dato risultati ne- 
gativi. Da parte mia posso aggiungere di aver dedicato invano molto tempo a questo 
argomento. 

Questi fatti dimostrano ad esuberanza che ogni caso speciale dev'essere og- 
getto di studio speciale, e dall' uno non è permesso di passare all' altro quando si 
vuole acquistare la certezza del fenomeno che si studia. 

Il caso ha voluto che i parassiti malarici dell' uomo avessero lo stesso ciclo del 
parassita malarico degli uccelli studiato da Ross. Nessuno a priori poteva prevedere 
che essi, invece, non seguissero quel ciclo dell' altro parassita malarico degli uccelli, 
che nessuno ancora ha potuto svelare. 

« Ma, dice Ross, io avevo già seguito nelle zanzare anche i parassiti malarici 
dell' uomo » . 

Ho sopra dimostrato che ciò non è ben certo, ma anche ammesso che Ross avesse 
seguito nelle zanzare i parassiti malarici dell' uomo, egli si sarebbe limitato soltanto 
ai primi stadi da lui stesso denominati cellule pigmentale. Se i parassiti, giunti a 
questo stadio si fossero fermati nello sviluppo per continuare a svilupparsi, come 
fanno certi coccidi, nell' acqua o nel terreno, alla morte della zanzara, e poi dall' acqua 
dal terreno fossero passati all'uomo, noi avremmo avuto dei fatti che essi pure 
avrebbero spiegato benissimo 1' epidemiologia malarica. 

Perciò senza seguire l' intero ciclo dei parassiti malarici umani delle zanzare non 
era possibile arguire che questi si comportassero come il parassita malarico degli 
uccelli studiato da Ross, molto più che egli poco prima aveva pubblicati dei casi di 
febbre malarica nell' uomo seguiti al far bere acqua contenente tritume di mosquitos 
nutriti col sangue di un malarico, non che esperimenti negativi avuti facendo pun- 
gere uomini dai mosquitos. 



* 



Nella primavera del 1898 Koch, reduce dai suoi viaggi nei paesi tropicali, si 
fermava alcuni giorni a Roma ed esponeva, tra gli altri a me, la sua opinione che 
i mosquitos propagassero la malaria. Io gli opponevo esperimenti contrari fatti nel 
mio laboratorio e gli soggiungevo che, siccome le zanzare sono comunissimo in 
molti luoghi nei quali non e' è affatto, o manca quasi del tutto la malaria, così si 
deve ritenere che le zanzare non siano ospiti dei parassiti malarici, ovvero che 
nei luoghi malarici si trovino zanzare, o altri insetti succhiatori speciali, che mancano 
nei luoghi non malarici. 

Nel mese di luglio uscivano le relazioni dei viaggi di Koch e una sua confe- 
renza nella quale la questione della malaria viene svolta appunto con argomenti 
tendenti a sostenere la teoria dei mosquitos. Koch si basa sull'analogia della malaria 



— 21 — 

colla febbre del Texas e con altre malattie tropicali degli animali (malattia dello 
Tsetsè) e dell' uomo (Filariasi) ; secondo Koch non deve essere il mosquito, che ha 
succhiato, il trasmissore della malaria, sibbene la sua prole. Koch cita un' isola in- 
denne da malaria e precisamente l' isola Chole, dove egli non ha trovato mosqiiitos (") ; 
nella montagna, secondo Koch, la malaria cessa dove non vi sono più mosquitos (*). 
Nelle stagioni dell'anno, in cui vi sono molti mosquitos, la malaria è anche più 
intensa ecc. Koch cita anche alcuni fatti tendenti a dimostrare che preservandoci dai 
mosquitos ci preserviamo anche dalla malaria ; sono però fatti di ben poca importanza. 

Koch ricorda pure che certi negri denominano ugualmente il mosquito e la 
malaria : essi credono che questa malattia venga loro inoculata dai mosquitos. Si noti 
qui di passaggio che di una simile credenza si possono trovare le tracce in svariati 
altri popoli, anche in Italia, in America, ecc. 

Le mie ricerche, le quali, per quanto ho detto e come risulta da una pubblicazione 
di Dionisi (12), non furono punto promosse da Koch (a torto fu asserito il contrario), 
cominciarono il 15 luglio 1898. Il mio punto di partenza è stato quello stesso che 
avevo già accennato a Koch come sopra dissi, che, cioè, se la malaria viene propa- 
gata dai mosquitos, devono essere colpevoli peculiari specie di questi insetti, proprie 
dei luoghi malarici {'). Avendo già stabilito fin dal 1890 che vi sono luoghi sani per 
l'uomo e malarici per gli uccelli e che le specie di parassiti malarici degli uccelli 
sono differenti, per quanto prossime a quelle dell'uomo, e sapendo per lunga espe- 
rienza che in questi studi gli argomenti per analogia non valgono, lasciai in disparte 
gli uccelli e mi dedicai interamente all'uomo. Con mia somma sorpresa, fin da prin- 
cipio trovai nei luoghi malarici delle zanzare, le quali mancavano nei luoghi non 
malarici. Prontamente intesi la necessità di non restringermi ai culicidi, ma di con- 
siderare anche tutti gli altri insetti, succhiatori di sangue, o, come si dice, ematofagi. 
Venni infine alla conclusione che se regge l'asserzione che là dove c'è malaria, si tro- 
vano sempre zanzare e altri insetti ematofagi, non regge la proposizione inversa; 
perchè dove ci sono zanzare e altri insetti ematofagi, può mancare la malaria. Le zan- 
zare dei luoghi malarici però sono per lo piti soltanto in piccola parte uguali, in 
grandissima parte invece differenti da quelle dei luoghi non malarici. Questo fatto veniva 
a togliere la più grande obbiezione che si potesse opporre alla teoria delle zanzare. 

Determinato il fatto generale, mi addentrai nello studio delle specie e cercai di 
stabilire quali forme dovessero ritenersi essenzialmente sospette. 

Per questo processo indiziario tenni presenti gì' insetti ematofagi specifici dei 
luoghi malarici, poggiandomi anche sulle tre seguenti considerazioni: 

1°. Essendo i casi di malaria terribilmente frequenti in molti luoghi malarici, 
gì' insetti propagatori della malaria in questi luoghi dovevano pur essere molto fre- 
quenti, e perciò gì' insetti ematofagi più frequenti dovevano essere molto più sospetti. 

{") Quest'osservazione è incompleta. 

C") Quest'osservazione dev'essere inesatta. 

(') Nel Brit. mei. Journal del 15 june 1898 Manson richiamava l'attenzione sull'importanza 
di studiare le molte specie di mosquitos dell'India e altrove nelle regioni malariche. Questa semplice 
osservazione sopra un giornale medico a me zoologo era sfuggita: in ogni modo il mio ragionamento 
basato sulla presenza delle zanzare in luogi non malarici rappresentava un passo positivo, non ac- 
cennato da Manson, verso la soluzione del problema. 



— 22 — 

2°. Questi insetti più frequenti, se si trovavano costantemente in tutti i luoghi 
malarici, diventavano ancora più sospetti. 

3°. La frequenza di questi insetti, se coincideva con l'epoca in cui i casi di 
malaria erano più frequenti, li rendeva non soltanto sospetti, ma addirittura enorme- 
mente sospetti, elevandoli al grado di vere spie della malaria. 

Il processo indiziario condotto sotto questi tre punti di vista (esteso poi a tutta 
l'Italia, compresa la Sicilia e la Sardegna) portò alla conclusione che la specie di 
tutte la più sospetta è una che il volgo denomina moschino o zansarone e gli 
scienziati appellano Anopheles elaviger ("). 

Enormi sospetti colpiscono in settembre anche il Culex penicillaris. 

A Maccarese, nell' epoca della malaria grave, è molto comune una zanzara, 
nel 1898 allo stesso Picalbi ignota, che io ho denominato per le condizioni del 
luogo in cui vive C. malariae (sinonimo probabile di Culex vexans). Anch'essa deve 
ritenersi sospetta. 

Contemporaneamente facevo altre osservazioni sui costumi sopratutto dell'^wo- 
pheles elaviger, tendenti a dimostrare che essi potevano spiegare benissimo parecchi 
fatti epidemiologici della malaria. Facevo inoltre un serio tentativo di preservazione 
di una famiglia, il quale mi conduceva sempre più alla convinzione che basta pre- 
servarsi dalle zanzare per preservarsi dalla malaria. 

Per continuare le mie ricerche e sezionare molte zanzare conservate, provenienti 
da camere dove s' erano sviluppati casi di malaria, tornai a Eoma il 25 settembre 1898. 
Quivi non si parlava d'altri che di Koch il quale si trovava in Italia dal giorno 12 
agosto, a capo di una spedizione scientifica per lo studio della malaria ; tutti assicu- 
ravano ch'egli in meno di 50 giorni aveva risolto il problema malarico, trasformando 
in realtà la teoria delle zanzare. 

Apro qui una parentesi per dichiarare che se nel caso speciale della malaria io 
debbo muovere qualche critica a Koch, lo faccio con molto dolore, perchè sono sempre 
stato e sarò sempre ammiratore di questo immortale benefattore del genere umano. 

Invece Bignami, colla sua camera delle zanzare, dove faceva dormire individui 
che venivano punti da zanzare sviluppatesi da acqua presa in luoghi malarici, non 
aveva ottenuto che risultati negativi ! Bignami pur avendo l' ipotesi buona in mano, 
s' era fermato sulla porta senza poterla aprire ! 

Davanti ai pretesi risultati di Koch io raccolsi i miei pensieri, e mi decisi 
di fare una pubblicazione, la quale in ogni modo avrebbe dimostrato che anch' io 
m' ero messo sulla buona strada e che con un po' più di tempo sarei riuscito a fare 
quanto Koch aveva fatto più celeremente, favorito com' era da mezzi più larghi 

Così è che il 29 settembre uscì la mia prima Nota, nella quale io per induzione 
accusavo sopratutto Y Anopheles elaviger. 

La inviai subito a Koch. 

Mentre attendevo alla pubblicazione della Nota, per iniziare il più presto possi- 
bile le ricerche sperimentali, aveva trovato opportuno di non continuare più a lavorare 

(") u Può definirsi vero indice, vera spia della malaria. I rapporti tra V Anopheles elaviger e 
la malaria sono coii sorprendenti che veramente impongono e conducono alla persuasione che tra 
di loro debba esistere un nesso. Si può aggiungere che l'ambiente palustre è necessario allo svi 
luppo di questa specie ». Pubblicazione del 29 settembre 1898. 



— 23 — 

da solo e mi era associato con medici clie disponevano di sale dell'ospedale di Santo 
Spirito, cioè con Bignami e BastiaDelli. Mi ero messo perciò d'accordo con Bignami 
per ritentare insieme la prova finora non riuscita perchè, secondo me, non si erano 
usate le zanzare da me determinate. Avevo anche proposto a Bastianelli di studiare 
insieme il destino dei parassiti malarici nel corpo delle zanzare, ecc. 

Urgeva lavorare, e ci eravamo messi all' opera pieni di entusiasmo. 

Questo entusiasmo non era però diviso da Koch, il quale facendo il 2 ottobre 
coi due suoi assistenti professori Pfeiffer e Kossel una visita di congedo ai medici 
romani, si esprimeva press' a poco in questi termini : 

« Nella celebre foresta dei dintorni di Berlino {Gruneivald), stata in parte 
« abbattuta per popolarla di sontuose ville, in questo luogo che è uno dei più sani 
« del mondo, verso sera quando si sta seduti in giardino, gli Anopheles vengono 
« spesse volte a pungerci. Nella stessa camera da letto del villino di Koch vi 
« sono gli Anopheles. Grassi ha perfino sbagliato a classificarli; essi sono denomi- 
<i nati scientificamente A. maculipennis e non A. claviger » . Evidentemente Koch 
ignorava che A. claviger e A- maculipennis sono sinonimi. 

Siffatto giudizio, riferitomi dietro espressa preghiera di Koch, doveva naturalmente 
produrre, come produsse infatti, una sosta che riusci in parte fatale, perchè la stagione 
più opportuna era alla fine. Dall' ambasciata di Koch io dovevo dedurre - e chi avrebbe 
pensato altrimenti?- che Koch avesse dimostrato che VA. claviger fosse innocente. 

Ciò, mi dicevo io, senza dubbio doveva risultare a Koch per esperimenti di- 
retti, non già in base a confronti, perchè questi confronti non erano leciti. Ap- 
punto per ciò, pur non ignorando la frequenza registrata da Ficalbi stesso del- 
l' J. claviger nell' Europa media, io non avevo trovato in questo fatto un' obbiezione 
alle mie induzioni soprariferite. E infatti, pm- ammessa l' identità della specie sud- 
detta italiana e tedesca (fatto oggi da me dimostrato, ma sul quale allora esisteva 
qualche dubbio), le notevoli differenze di temperatiura, trattandosi del passaggio di 
un parassita da un animale a sangue caldo ad uno a sangue freddo, com' è la zan- 
zara, bastavano a spiegarci una certa difiìcoltà di propagarsi della malaria nella 
Germania settentrionale e quindi la mancanza della malattia nel Grunewald, non- 
ostante la presenza degli Anopheles. 

Né va taciuto che in Germania non accade facilmente, come in Italia, che in- 
dividui malarici non si curino punto : da ciò un' altra circostanza che tende a impe- 
dire in Germania la dift'usione della malaria. Non è del resto impossibile che da un 
giorno all' altro scoppi anche in quel lembo di paradiso che è il Grunewald un' epi- 
demia di malaria che ne metta in fuga i fortunati abitatori. 

Purtroppo io ritenevo dunque che Koch con esperimenti diretti avesse esclusa la 
colpabilità degli A. claviger ("), e, data questa esclusione, il mio processo indiziario do- 
veva rivolgersi ad altre specie che fors' anche mi erano sfuggite. Fortunatamente dopo 
pochi giorni mi si affacciò un fatto che riusci come un lampo in una notte tenebrosa. 
Il povero mio inserviente, il quale con tanto zelo mi aveva fin' allora aiutato, fu assa- 
lito dalle febbri malariche. Era una disgrazia, la quale mi fece però esclamare che tutto 

(") In realtà, come si seppe dopo molti mesi, egli aveva fatto sperimenti che gli erano riu- 
sciti negativi. 



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il male non viene per nuocere, perchè io ero sicurissimo che egli era stato punto 
soltanto dalle tre specie da me incriminate. Se si legge la seconda edizione della mia 
prima Nota, uscita sul Policlinico in principio di ottobre (ZS), vi si trova appunto 
aggiunto anche questo fatto (vi si legge anche la suddetta osservazione riguardante la 
temperatura). 

Pochi giorni dopo, parecchi giornali politici italiani davano come scoperta di Koch 
un sunto mal fatto della mia Nota, da Koch stesso giudicata nel modo che ho accen- 
nato poc' anzi. Questo annuncio mi fece credere che in realtà la mia induzione fosse 
almeno in parte giusta, perciò guardavo pieno di fiducia 1' experimentum crucis che 
avevo cominciato con Bignami. prima della partenza di Koch ("). 

Ai tanti risultati negativi di cui precedentemente ho parlato, ora che si adopra- 
vano le zanzare veramente capaci di produrre la malaria, doveva finalmente succe- 
dere un risultato positivo. Ma questo risultato tardava troppo : si cominciava a dubi- 
tare : Bignami ormai non si occupava più di far portare nuove zanzare nella camera 
d' esperimento ed io continuavo a torturarmi il cervello per spiegarmi come mai la 
malaria risparmiasse gli individui che si facevano pungere dalle zanzare malariche. 

Gli Aiiopheles a Maccarese sembravano tutti ritirati nelle case ed erano relati- 
vamente poco numerosi. AH' aperto invece si vedevano sempre dei Culex penicillaris 
e malariae. Questi appunto si raccoglievano a Maccarese e si spedivano a Roma in 
vasi di vetro, che venivano aperti nella camera abitata dai due individui che dove- 
vano subire le punture. 

Io mi domandavo se lo strapazzo del viaggio, e la chiusura nel vaso ecc., non 
potessero provocare l' uscita della saliva e quindi dei germi malarici. Architettavo 
anche altre ipotesi più strane e sempre speravo, ma invano. Ero perciò deciso di rifar 
subito gli esperimenti in luogo più opportuno. Fortunatamente per una inveterata 
abitudine di completare sempre gli esperimenti, ancorché riescano negativi, per po- 
tersene poi a suo tempo valere, circa il 20 ottobre feci liberare nella camera un 
vasetto che conteneva pochi Anopheles claviger C*) nei quali Koch mi aveva fatto 
perdere la fiducia, come sopra ho detto. Io volevo soltanto poter stabilire che 
si erano tentate con risultato negativo tutte e tre le sorta di zanzare da me in- 
criminate. Ma per fortuna l' esperimento non doveva riuscir negativo, e infatti il 
giorno primo novembre potemmo vantare il primo caso d'infezione malarica, svilup- 
patasi colla puntura delle zanzare da me incriminate. Ripeto che esse erano state 
raccolte in luogo malarico, portate a Roma e liberate in una camera d' un piano su- 
periore dell' ospedale di S. Spirito, luogo certamente immune da malaria. 

Un uomo, che non aveva mai sofferto di malaria in vita sua, dormendo in questa 
camera, per solo etfetto delle punture delle zanzare portatevi, cadde malato di malaria C^). 

(") Bignami nel pubblicare questo esperimento non ricordò cbe io gli avevo proposto di farlo 
senza esserne richiesto e non fece sufBcienteraente spiccare che in realtà l' esperimento veniva fatto 
insieme. 

C") Questi Anopheles, che erano stati da me stesso raccolti a Maccarese, furono introdotti proprio 
il 19 il 20 ottobre. 

(") Bignami dimenticò di notare che il malato, il quale s' infettò di malaria soffriva, prima degli 
sperimenti, di tanto in tanto di qualche leggera febbre, certamente non malarica. Occorreva pure, 
per fare intiera la storia, aggiungere che erano stati messi, col consenso del mio collaboratore, 
nella camera del malato alcuni vasi con pianticelle per tenere vive le zanzare. 



— 25 — 

L'esperimento era unico, ma assoluto ("). Così nella diga che proteggeva il gran 
mistero della malaria si era finalmente formato un crepaccio. 

Siccome Koch non aveva ancora pubblicato nulla, e le indiscrezioni dei giornali 
politici (') si erano nel frattempo dimostrate senza fondamento, così annunziammo 
subito la buona novella. 

Svariati furono i commenti fatti dalla stampa di tutto il mondo al nostro an- 
nunzio. Non li raccoglierò. 

Di uno di essi, però, che ci tocca troppo dolorosamente, non posso qui tacere. 
Si disse che noi eravamo inumani, sperimentando sopra un uomo, ancorché egli si 
fosse offerto spontaneamente con piena cognizione del pericolo a cui andava incontro, 
e fosse stato curato e guarito prontamente. Ma dico io: non è forse lecito col man- 
dare quanti uomini si vogliano in un luogo malarico a raccogliere le messi, infettarne 
la maggior parte di malaria, per un utile traducibile in poche lire? 

Se così è, saremo noi colpevoli procurando la malaria per un alto scopo scien- 
tifico a un individuo, date le condizioni sopra indicate? 

Pareva anche a taluni che noi procedessimo empiricamente, e che bisognasse 
seguire il parassita dentro il corpo della zanzara per vedere che cosa ne succedesse ! 

Veramente non mi sembrava di essere stato un empirico: avevo determinato le 
specie incriminabili, poi con Bignami avevo determinato che la loro puntura poteva 
sviluppare la malaria ; il resto naturalmente doveva venir dopo. Ci mettemmo difatti 
all'opera in tre, cioè io, coadiuvato da Bignami e Bastianelli. 

L' impresa che avevamo assimta era però più difficile di quanto si sarebbe creduto 
a tutta prima. 

Fortunatamente dal 20 al 30 ottobre nei dintorni di Roma i Culex penicil- 
laris e malariae andarono diventando sempre più rari, e, a partire dal 10 novembre 
non se ne trovò più quasi nessuno, mentre continuavano a manifestarsi infezioni mala- 
riche indiscutibilmente nuove in individui ivi venuti di recente da luoghi sani. Osser- 
vai inoltre a Lentini di Sicilia, che la malaria infieriva nei mesi di ottobre e di 
novembre, senza che fosse possibile di riscontrarvi i C. penicillaris e malariae (22). 
Questi fatti indiscutibili, tendenti a farmi credere che i penicillaris e malariae non 
fossero colpevoli ('), ripristinarono tutta la mia fede negli A. claviger e mi per- 

(*) Le mie esperienze precedenti davano la risposta ad una obbiezione che si poteva fare e 
che io ho accennata in una mia pubblicazione (29). u Altri osserva: nella camera in cui si fece 
l'esperimento si trovavano molte zanzare morte, disseccate, più o meno polverizzate: perchè non potreb- 
bero i germi malarici sviluppatisi dentro le zanzare, essersi sollevati nell'aria ed aver propagata 
la malaria per proprio conto indipendentemente dalle punture? A parte l'inverosimiglianza di una 
simile obbiezione, sta il fatto che a Rovellasca parecchi individui ebbero occasione di dormire per 
molti giorni in ambiente dove si trovavano zanzare (An.opheles'i morte e polverizzatesi, senza che 
in alcuno di essi si sviluppasse la malaria ». 

('') I giornali politici si sono molto occupati dei lavori di Koch, perciò chi fa la storia deve 
tenerne conto. Del resto i particolari qui riferiti non mi sembrano inopportuni poiché spiegano 
1' andamento de' miei lavori e giustificano le numerose Note preliminari. 

{") A confortarmi in questa credenza concorreva anche il seguente fatto: I cacciatori che si 
recarono a Maccarese nella seemda metà di settembre e nelle prima metà di ottobre, ne furono 
tutti tormentati orribilmente; eppure nessuno per quanto io so, si ammalò di febbri malariche! 

. 4 



— 26 — 

suasero interamente che o la malaria era propagata dagli A. claviger, o la teoria 
delle zanzare doveva rifiutarsi ; perchè questa seconda parte del dilemma non era accet- 
tabile, doveva esser vera la prima, nonostante 1' opinione di Koch. Intanto io conti- 
nuavo a raccogliere Anopheles claviger, mentre Bignami e Bastianelli seguitavano a 
far pungere con essi individui malarici, sempre però senza risultato perchè urtavano 
contro altre incognite, delle quali ragioneremo più avanti. 

Finalmente, a furia di tentare, trovammo il primo tratto del ciclo evolutivo d' un 
parassita malarico umano (22) dentro il corpo dell' A. claviger, come dimostra la 
nostra pubblicazione del 4 dicembre (inviato all'Accademia il 28 novembre). 

Alacremente lavorando, già il 22 dicembre potemmo mandare alla luce un' altra 
pubblicazione, nella quale io, Bignami e Bastianelli precisavamo tutto il ciclo, che 
esporrò in questo lavoro. 

Poco prima i giornali politici avevano pubblicato che Koch stava per rendere di 
pubblica ragione i risultati della sua spedizione in Italia ; ma questa pubblicazione, 
al contrario, non compariva mai. 

Si fece aspettare fino al 2 febbraio 1899; portava però la data del 17 novem- 
bre 1898 (46). Questa data fino ad un certo punto permetteva a Koch di giustificare 
il suo silenzio sulle nostre scoperte. 

Le scoperte di Koch si riducevano dunque (tacendo di altre poche osservazioni 
in parte inesatte) come sopra ho accennato, a una conferma parziale di quanto aveva 
osservato Boss sugli uccelli, che, cioè, un genere di parassiti malarici degli uccelli 
si propaga per mezzo di un peculiare dittero succhiatore. 

Contemporaneamente si sollevavano dubbi sulla sincerità dei risultati a cui 
noi eravamo pervenuti. Perciò, in un nuovo resoconto dei nostri studi sulla ma- 
laria comunicato ai Lincei nella seduta del 5 febbraio, pubblicavamo che « i pre- 
parati dimostranti i fatti esposti nelle nostre Note preliminari sono visibili, a chi 
s' interessa, nell' Ospedale di S. Spirito e nel Laboratorio di Anatomia Comparata del- 
l' Università di Roma». 

Né Koch, né alcuno della sua scuola si fece mai vivo. 

Ciò non toglie che i sospetti contro di noi continuassero. Ancora il 28 maggio 1899, 
il dott. Libhertz a Francoforte sul Meno, in seno alla Società Senckenbergiana, teneva 
un discorso solenne sulle grandi scoperte di Koch e soggiungeva, secondo i giornali 
politici, che gli studiosi italiani hanno già fatto esperimenti sull'uomo e pretendono di 
essere arrivati a risultati positivi in favore della teoria dei mosquilos, ma natural- 
mente della giustezza di queste osservazioni è ancora necessaria la conferma. Augu- 
rava quindi a Koch di togliere l' ultimo mistero che ancora regnava sulla natura di 
quel terribile flagello che è la malaria ("). 

Di tutto ciò mi dolgo, molto più che Koch fin dal 25 aprile si trovava a Grosseto 
(vicino a Roma). 



(") Ai primi di novembre del 1899 comparve anche la conferenza di Libhertz del 28 maggio, 
della quale sopra si è fatto cenno. Essa non contiene nulla di nuovo ; soltanto i dubbi sulle nostro 
ricerche appaiono poco meno gravi di quanto riferivano i giornali politici. 



— 27 — 

Tutto il 1899 venne da me dedicato alla malaria. 

LaTorai insieme con Bignami e Bastianelli fino al maggio 1899. pubblicando 
due nuove Note all' Accademia dei Lincei nel febbraio (24) e nel maggio (25); riunimmo 
quindi assieme le ricerche fatte in comune nella Memoria pubblicata dalla Società per 
gli studi della malaria coltitelo: Ciclo evolutivo delle semilune neW Anopheles 
claviger ed Altri studi sulla malaria dall' ottobre 1898 al maggio 1890 di B. Grassi, 
A. Bignami e G. Bastianelli (21). 

Da questa nostra Memoria risulta che la malaria umana viene propagata dagli 
A. claviger, superpictus, bifurcatus var. nigripes. 

Contemporaneamente Bastianelli e Bignami facevano due pubblicazioni (5) sullo 
sviluppo dei parassiti della terzana, e sulla struttura dei parassiti malarici (in ispecie 
dei gameti e dei parassiti estivo-autunnali). 

Nel primo di questi lavori vengono riferite in esteso osservazioni ed esperimenti 
ai quali io presi una parte notevole, come risulta dalle nostre Note preliminari. 

Purtroppo non posso quasi in alcun punto uniformarmi a quanto gli autori 
aggiungono di nuovo. 

Nella pubblicazione sulla struttura dei parassiti malarici modificano ciò che 
essi avevano precedentemente (1893) pubblicato e riconoscono che io e Feletti (1890) 
avevamo ben veduto il nucleo dei parassiti malarici. Mi sembra però che ciò dovesse 
venir posto in miglior luce, molto più che sono parecchi i punti di riscontro tra il 
loro lavoro e il nostro. 

Se peraltro mi sia concesso di esporre francamente il mio giudizio, debbo dire 
che come il nostro metodo del 1890, così quello di Romanowski usato dai suddetti 
autori, non ci danno pieno affidamento nelle difficilissime quistioni citologiche riguar- 
danti il parassita malarico. 

Nella sopra citata Memoria pubblicata in comune con Bignami e Bastianelli si 
legge che essa è stata pubblicata per aderire al desiderio della Società che ci ha 
fornito i mezzi pecuniari di studio e che viene riserbato ad altro lavoro lo studio 
della fine struttura del parassita. 

Veramente io avrei voluto metter più in chiaro che il lavoro non aveva alcuna 
pretesa citologica. Perciò devo qui dire che i metodi di conservazione da noi usati 
non erano opportuni, perchè specialmente la formalina produceva alterazioni gravis- 
sime; sicché le figure da noi allora pubblicate in non piccola parte corrispondono a 
preparati imperfetti, non ostante che siano scrupolosamente esatte. 

Perciò appunto io mi sottoposi all' ingrata fatica di rifare tutto il lavoro, come 
si vedrà in appresso. 

Mi è così risultato che le molte differenze notate da Bignami e Bastianelli 
tra i parassiti della terzana e quelli delle febbri estive-autunnali sono appunto in 
parte non piccola dovute ai metodi di conservazione, che erano imperfetti, sebbene 
in parte sieno doniti anche al non aver avuto materiale sufficiente. In particolare 
poi mi occorre rilevare come la loro figura che dovrebbe rappresentare una cellula 
di glandola salivare, rigonfiata, senza nucleo riconoscibile, contenente sporozoiti tozzi 
e raccorciati, potrebbe ugualmente bene rappresentare una delle tante alterazioni a cui 
va soggetto il secreto delle glandule salivari. 



— 28 — 

Come SI vedrà più avanti, il termine nucleo per i parassiti della terzana nel 
corpo i&lV Anopheles viene adoperato dagli autori suddetti per indicare il corpuscolo 
nucleoliforme (Grassi e Feletti), recentemente denominato cariosoma. 

Per mio conto pubblicai due altre Note preliminari (31 e 32) (22 giugno e 
17 settembre). Nella prima venni alla conclusione che la malaria umana viene pro- 
pagata anche dall' Anopheles pseudopictus e àaill'Anopheles bifurcatus tipico, e perciò 
da tutte le specie italiane del genere Anopheles. Io escludevo sperimentalmente ogni 
altro insetto. Infine concludevo : che dalla circostanza che tutte le specie italiane del 
genere Anopheles propagano la malaria, è ben lecito indurre che tutte le specie di 
Anopheles di qualunque paese, possono essere malarlfere, date le condizioni opportune 
di temperatura. 

Colla seconda Nota colmai una lacuna che esisteva nei precedenti lavori: cioè 
determinai ciò che succedeva dei parassiti malarici prima che penetrassero nelle pa- 
reti dell' intestino: vidi, cioè, formarsi il vermicolo (zigote) e lo seguii fino all'entrata 
iieir epitelio intestinale. 

Con un opuscolo popolare (33) feci note anche una quantità di osservazioni sui co- 
stumi degli Anofeli, ciò che avevo già in parte accennato nelle Note preliminari. 

Non posso passare sotto silenzio le esatte ed accurate ricerche fatte per proprio 
conto da Dionisi sui parassiti malarici dei pipistrelli da lui stesso scoperti (13) e sul- 
r andamento della stagione malarica in rapporto colla nuova dottrina. Egli aveva la 
bontà di tenermi informato dei risultati a cui giungeva, anche prima di pubblicarli. 
Ne ho così potuto ricavare grande giovamento. Abbiamo pubblicato insieme una Nota 
sui gameti dei parassiti malarici (26). In questa Nota, Dionisi ed io per i primi, 
completando ciò che Manson aveva in parte intraveduto, abbiamo compreso il ciclo di 
sviluppo dei parassiti malarici riducendolo a un fenomeno di generazione alternante 
metagenesi o, come io dico più esattamente, citometagenesi. 

Con altre parole noi per i primi abbiamo riunito tutti i fatti sotto un punto 
di vista generale che è il seguente: nel ciclo dei parassiti malarici, come di tutti i 
protozoi a un certo momento interviene necessariamente il fenomeno di fecondazione. 
Questo fenomeno, per i parassiti malarici, ha luogo esclusivamente dentro il corpo 
di peculiari samare ("). 

Ho parlato di lavori italiani : non eravamo però noi soli a lavorare. Infatti come 
ho già accennato di sopra, il 25 aprile ritornò in Italia la spedizione Koch ed io ne 
fui lietissimo, persuaso che essa avrebbe interamente confermato le conclusioni delle 
nostre ricerche comunicate all'Accademia dei Lincei e da noi dimostrate anche cogli 
esperimenti e coi preparati alla mano a chiunque se ne fosse interessato. 

C) Schaudinn (79) ha recentemente riunite la nuove ricerche, facendo risaltare che la gene- 
razione alternante dei parassiti malarici corrisponde a quella degli altri sporozoi da lui precedente- 
mente scoperta. Egli si meraviglia che ciò non sia stato da nessuno accennato, nonostante che io 
abbia in parte usati i nomi da lui proposti. Orbene, nella Nota preliminare da me pubblicata con 
Dionisi (nella quale per la prima volta il ciclo evoluttivo dei parassiti malarici viene interpretato 
come generazione alternante) vi è un chiaro accenno che deve essere sfuggito a Schaudinn ; preci- 
samente si legge che " noi possiamo definire il ciclo evolutivo degli emosporidi con nna formula 
la quale concorda mirabilmente cogli studi di recente fatti sugli altri sporozoi n. Piii di questo 
non si pot«va dire in una Nota preliminare, 



— 29 — 

I grandi mezzi di cui disponeva Koch per proprio conto, le facilitazioni procura- 
tegli dal goyerno italiano senza riguardo a spesa alcuna, gli appianavano moltissimo 
quel cammino che per noi era stato sempre seminato di triboli e di spine. Mi aspet- 
tavo perciò un pronto effatum, ma le mie speranze tardarono molto a realizzarsi. 
Soltanto nella prima metà di settembre il mondo scientifico ha potuto essere infor- 
mato del terreno conquistato dalla spedizione Koch con due pubblicazioni, una nella 
Zeitschrift fiìr Kygiene 32. Bd. 1. H., uscita l'S settembre 1899 (senza data spe- 
ciale per il lavoro di Koch) e 1' altra nella Deutsche Medicin. Wochenschrifl 
uscita il 14 settembre 1899 (parimenti senza data speciale). 

Col primo lavoro annichilisce tutte le nostre ricerche dichiarandole incom- 
plete e non provative. Perchè? Perchè egli non ha trovato nalY Aaopheles macidi- 
pennis [claviger) i vermicoli (oocineti) nelle prime 36 ore dopo che questo aveva 
succhiato sangue con semilune: le semilune erano ancor riconoscibili ma in via 
di distruzione. Egli ha inoltre ritrovato nelle ghiandole velenose (salivari) del- 
V Ampheles stesso sporozoiti che certamente non appartengono ai parassiti malarici 
dell' uomo, perchè le suddette zanzare in parte provenivano da luoghi non malarici 
e in parte erano state prese in luoghi malarici, ma nella stagione fredda. « Queste 
ricerche dimostrano che dobbiamo guardarci dal ritenere tutti i parassiti coccidiiformi 
e gli sporozoiti che per caso s' incontrano nelle zanzare come appartenenti senz' altro 
ai parassiti malarici dell'uomo. Noi non saremo autorizzati a ciò, fino a che non ci 
riescirà di stabilire tutta la serie di sviluppo come nel proteosoma » . Leggendo 
questo giudizio io mi domandava se è giusto di abbattere tutto im edificio costruito 
da persone, che nella scienza non pretendono certamente di star alla pari con Koch, 
ma che tuttavia hanno mostrato di saper lavorare, abbattere questo edificio limitan- 
dosi per contestarne la solidità a tentativi che non rappreseutano neppur la mille- 
sima parte delle esperienze da noi fatte. 

Si badi bene che di fronte ai risultati negativi di Koch noi avevamo ottenuto 
la seguente serie di risultati positivi : 

1°. Parecchi casi d'infezione malarica indiscutibilmente sviluppatisi per effetto 
della sola puntura degli A. maculipennis. 

2°. Infezioni numerosissime degli Anofeli che avevano punto individui malarici. 
Che i germi di questa infezione preesistessero al succhiamento di sangue umano infetto, 
veniva escluso con tutta certezza dai seguenti fatti : 

a) Non s' infettavano gli Anofeli che contemporaneamente pungevano l' uomo 
sano, benché si tenessero nelle stesse condizioni. 

b) S' infettavano anche gli Anofeli neonati che non avevano mai punto indi- 
vidui malarici. In questi neonati non si trovano mai i parassiti in discorso, né mai 
si sviluppano se si nutrono con sangue di uomini sani. 

e) Gli stadi, che si riscontravano nell' intestino, erano proporzionali per grado di 
sviluppo al giorno in cui l'Anofele aveva succhiato sangue malarico. Piìi questo giorno era 
lontano, più i parassiti erano avanzati nello sviluppo. Se l'Anofele si era nutrito varie volte 
di sangue malarico, alla distanza di 2 o 3 giorni, gli stadi erano parecchi e proporzionati. 

d) Il parassita che si sviluppa, in principio è sicuramente alquanto differente a 
seconda che si tratti del parassita della terzana, o della semiluna. 



— 30 — 

e) Nelle case degli individui malarici si trovarono molti Anofeli infetti (fuorché 
nei mesi in cui la malaria non si fece sentire, o almeno si fece sentire assai rara- 
mente, con infezioni nuove). Gli Anofeli, invece, pigliati nelle stalle e nei pollai non 
vennero che molto eccezionalmente trovati infetti. 

/■) L' infezione degli Anofeli per quantità dei parassiti era proporzionale con 
quella del sangue umano con cui essi venivano nutriti. 

g) Si osservarono casi di malaria in località e in epoche in cui soltanto gli 
Anofeli, fra tutte le zanzare, potevano venire incolpati. 

Tutti questi fatti, che risultano dalle nostre pubblicazioni, per Koch non valgono 
nulla, perchè non abbiamo trovato quanto succede dei gameti nel lume dell' intestino 
medio durante le prime 40 ore circa dopo che gli Anofeli li ha succhiati. Certamente 
questa è una lacuna, ma una lacuna evidentemente dovuta alla difficoltà della tecnica 
di fronte alla poca abbondanza del materiale. La stessa lacuna e' era infatti anche 
nel lavoro di Ross per il Proteosoma degli uccelli e l'averla colmata rappresenta 
appunto tutto quanto Koch ha fatto per 1' etiologia della malaria degli uccelli. Del 
resto come ho detto più sopra, proprio mentre Koch pubblicava la sua critica, io 
comunicavo all' Accademia dei Lincei di aver trovato anche i vermicoli la cui 
assenza aveva dato tanto da pensare al suddetto autore e di averli seguiti liberi nel 
lume dell' intestino fino alla loro entrata nell'epitelio. Posseggo anzi un preparato in 
cui questo momento è stato sorpreso. 

Ma io ero sicuro dei risultati precedenti ; si capisce perciò facilmente come 
nella mia nuova Nota non abbia dato alcuna importanza speciale al riempimento 
della lacuna, da noi per i primi riconosciuta. 

In conclusione voler negare la derivazione dei parassiti da noi studiati nell'Anofele 
perchè mancava la conoscenza del primo stadio di sviluppo, come ha fatto Koch, mi 
sembrava e mi sembra tanto strano quanto il voler negare che l'embrione umano derivi 
dalla fecondazione dell' uovo collo spermatozoo perchè i relativi stadi non sono 
stati osservati. 

Quanto alle prove negative avute da Koch facendo pungere uomini malarici da 
Anofeli, non mi fanno alcuna meraviglia perchè molte volte mi è capitata la stessa 
cosa; ciò che ho attribuito ora agli Anofeli, ora alla condizione delle semilune. Si 
noti però, perchè non nasca equivoco, che del pari molte volte ho trovato delle per- 
sone infette di semilune, le quali per parecchi giorni di seguito infettavano il 90 "/o 
degli Anofeli. I suddetti casi negativi, del resto, sono ben noti anche per le altre 
malattie parassitarie. 

Queste critiche erano già state scritte quando, otto giorni più tardi, comparve il 
secondo lavoro di Koch. In questo, Koch ammette verosimilissimo che la malaria 
umana si propaghi per mezzo degli Anopheles maculifennis, quegli stessi A. macu- 
lipennis che otto giorni prima non potevano, non dovevano essere le zanzare pro- 
pagatrici della malaria umana. 

Il lettore si aspetterebbe di trovare in questo secondo lavoro le ragioni del cam- 
biamento radicale delle opinioni da parte di Koch. 

Purtroppo invece egli, che ha fatto la parte di ipercritico pei nostri lavori, per 
sé stesso è molto indulgente. In tre mesi di lavoro egli è arrivato a trovare soltanto 



— 31 — 

7 Anofeli infetti ia posti molto malarici. Questi 7 Anofeli tuttavia sono bastati a 
modificare totalmente l'opinione di Koch ! 

Lascerò al lettore di mettere d'accordo le seguenti due asserzioni che si leggono 
nei suoi lavori. Nel primo asserisce di aver trovato gli sporozoiti (germi falciformi) 
dentro le gliiandole salivari degli A. maculqiennis anche nella stagione fredda, mentre 
nel secondo asserisce di non aver mai trovato niente di simile dentro la suddetta 
sorta di zanzara nella stagione fredda ("). 

In parecchi punti Koch ci segue senza citarci : così, per esempio, dimentica che 
noi per i primi abbiamo fissato 1' importanza della temperatura per lo sviluppo dei 
parassiti malarici nel corpo àoìV Anopheles; dimentica che io prima di lui ho dichia- 
rato innocenti i flebotomi, ecc. ecc. 

Nel mio opuscolo popolare notoriamente pubblicato il 1" settembre io definisco 
r uomo depositario dei germi dell' infezione per la nuova stagione malarica e ne in- 
duco la possibilità di liberarne un paese, opportunamente curando i malarici (33). 

Koch viene presso a poco alla stessa conclusione nel suo secondo lavoro pub- 
blicato il 14 settembre. Non vedendosi però su quali fatti egli si sia fondato, viene 
il dubbio eh' egli apprezzi il nostro lavoro più di quanto egli vuol mostrare. 

Il punto culminante nuovo, nel secondo lavoro di Koch, è la possibilità da lui 
ammessa che anche il Culex p/piens propaghi la malaria. In una Nota ai Lincei 
(34 e 35) uscita in ottobre e ripubblicata dal giornale « La nuova Etruria » il 
22 ottobre, ho dimostrato, con molti argomenti che si troveranno nel seguito del pre- 
sente lavoro, che quest' asserzione di Koch riguardo al Culex pipiens deve rifiutarsi. 

Nella stessa Nota or citata dimostro che Koch non ha portato alcun contributo 
all'etiologia della malaria umana {^). I lati della questione, riguardanti i definitivi 
ospitatori specifici dei parassiti malarici dei vari animali e la localizzazione della 
malaria in certe zone, gli sono sfuggiti. 



(") Gosio ha più tardi cercato di togliere la contradizione, in cui è caduto Koch, dicendo 
che il termine u stagione fredda » nei due differenti lavori, si riferisce a due periodi ben diffe- 
renti. " Nel primo (Zeitschrift fiir Hygiene, 8 settembre) si parla di reperto positivo riscontrato 
nell'inverno 1898-1899 in der kalten Jahreszeit, nell'altro (Deutsche med. Woch., 15 settembre) si 
parla di reperto negativo riscontrato nella stagione fresca (in der vorhergehenden kùhlern Zeit) che 
precede quella calda (giugno, luglio ecc. 1899), in cui il reperto fu di nuovo positivo n. Eviden- 
temente questa interpretazione è insostenibile: infatti in altra parte del suddetto lavoro pubblicato 
nella Deutsche Med. Woch. Koch dice: 1° che restano 8-9 mesi (da settembre o ottobre d'un anno 
al giugno dell'anno successivo) duranti i quali l'esistenza dei parassiti malarici è affidata soltanto 
all'uomo; 2° che gli Anofeli nella stagione fresca {in der kuhlen Jahreszeit) pungono senza infet- 
tare di malaria. Si potrebbe dire che Koch parla in un punto di stagione fredda (Kalle Jahreszeit) 
e in un altro di stagione fresca (Kuhle Jahreszeit), ma certamente Koch non pensava a questa 
distinzione perchè quando fa freddo le zanzare non pungono. Evidentemente perciò Koch il 1.5 set- 
tembre rinnega i suoi reperti positivi precedenti. Tanto è vero che Gosio per evitare la contrad- 
dizione riduce a sette gli otto-nove mesi in cui il parassita malarico è limitato all'uomo (inter- 
mittenza epidemica). 

('') Dalle ulteriori ricerche di Koch, fatte nei paesi tropicali, risulta particolarmente interes- 
sante la constatazione che ì parassiti malarici dell'uomo non si riscontrano in alcun altro mammifero. 



— 32 — 



Questo lavoro venne scritto in gran parte alla fine del 1899; durante il 1900 
comparvero molte pubblicazioni, di cui, secondo il bisogno, ho parzialmente tenuto 
conto facendo qua e là piccole aggiunte. Ciò nuoce qualche volta all' ordine, obbli- 
gandomi anche a ripetizioni, ma per la sostanza riesce certamente utile. 

In questo capitolo storico mi limito a passare in rapida rassegna le piìi impor- 
tanti tra le or dette pubblicazioni. 

I. Celli (8), La malaria secondo le nuove teorie (marzo 1900Ì. — In questo 
lavoro, che tratta molto estesamente della profilassi e dell' epidemiologia della ma- 
laria, trovo confermate in molti punti le notizie da me precedentemente pubblicate sui 
costumi degli Anofeli : di alcune divergenze toccherò man mano che ne avrò 1' occa- 
sione nel presente lavoro. Credo che Celli avrebbe dovuto o tener sempre distinto il 
frutto delle proprie ricerche da quello delle ricerche altrui, oppure sopprimere qua- 
lunque citazione. L'uso promiscuo dei due metodi ha creato spiacevoli equivoci. 

II. Gosio (20), La malaria di Grosseto nel 1899 (marzo 1900). — Gosio, 
benché meno recisamente, continua a ritenere sospetto il Culex pipiens ; egli però 
non aggiunge alcun nuovo argomento a quelli di Koch, né confuta alcuno di quelli 
da me opposti. 

Seguendo Koch, spesso non tiene conto dei nostri lavori. Qua e là si notano delle 
inesattezze e delle contraddizioni, che verranno da me man mano rilevate. 

Nuovissimo è il sospetto che le zanzare possano direttamente trasmettere i germi 
malarici da uomo a uomo senza che intervenga la generazione sessuata. 

Infine Gosio attribuisce totalmente a Koch i concetti che " le recidive malariche 
formerebbero come un anello, come un ponte che allaccia la vera stagione malarica 
d' un anno con quella dell' anno seguente. Là ove riesce di tagliare questo ponte, di 
spezzare quest'anello si impedisce il rinnovamento dell'infezione, la nuova carica in- 
fettiva. E la possibilità a ciò è data dalla fortuna di possedere nel chinino un mezzo 
efficacissimo per distruggere i parassiti malarici nel corpo umano ». Siccome questi 
stessi concetti sono stati da me pubblicati prima di Koch, così ritengo opportuno di 
qui riferire un brano di una mia pubblicazione notoriamente fatta il 1° settembre 1899. 

» Ora viene il punto più importante. Come ho detto più sopra, risulta dalle ri- 
cerche da me fatte sugli anofeli che essi nei mesi precedenti la nuova stagione ma- 
larica, ossia in complesso di primavera, quasi non sono infetti, mentre invece vi sono 
sempre uomini infetti di malaria, ossia recidivanti come ha dimostrato Dionisi. 
L" uomo può dunque definirsi depositario dei germi dell' infezione per la nuova sta- 
gione. Occorrerà quindi, sopratutto nell' epoca or detta, curare con grandissimo scru- 
polo gli uomini malarici. Questa cura riuscirà però un ottimo mezzo preventivo di 
nuove infezioni anche in qualunque epoca dell' anno. In molti luoghi occorrerà isolar 
gli ammalati o anche, se si può, trasportarli in paese non malarico. In ogni modo, 
poiché contro la malaria possediamo dei rimedi siciuri e mezzi diagnostici infallibili 
e d' altra parte la malaria non è malattia segreta, é mia ferma convinzione, che per 
sradicare la malaria dal nostro bel paese sia rimedio eroico la cura fatta rigorosa- 
mente di tutti gli uomini malarici. Essi finché restano nei luoghi malarici, sono pe- 



— 33 — 

ricolosi per sé (reinfezione), e per gli altri. Un malarico, punto da venti anofeli al 
giorno, in poco tempo d' estate può propagar la malaria a centinaia di individui sani. 
Questa propagazione si può impedire curandolo opportunamente. 

« L' igiene, che spesso deve mostrarsi spietata verso i colpiti da malattie infettive, 
fortunatamente questa volta si unisce alla voce dell'umanità e grida: " Guariamo i 
poveri malarici ". 

K Le pubbliche istituzioni, la carità privata non sono sufficienti nei quartieri po- 
veri, nella campagna, dove pullulano a migliaia gli ammalati di malaria i cui la- 
menti non giungono fino a noi, le cui sofferenze non possiamo lenire. 

<i Questi miseri, deboli, mal nutriti, serbano nel loro sangue per molti mesi il 
germe fatale che poi, favorito dal calore estivo, si svilupperà, sarà diffuso dagli ano- 
feli, propagherà la febbre e la morte. Curando i malarici, distruggiamo la malaria. 
« Sieno le autorità le prime a comprendere l' importanza di quest' opera umanitaria 
e stanzino nei bilanci le somme necessarie. Nessun sacrificio compiuto a questo scopo, 
sarà inutile, nessuna spesa superflua, che da quest' azione benefica deriverà la reden- 
zione dell'Italia malarica. 

« La mia opinione è questa : se nel bilancio dello Stato per un decennio si asse- 
gnassero dieci milioni annuali per la cura obbligatoria dei malarici, la malaria po- 
trebbe venir quasi sradicata ». 

in. Boss (76), Report of the Malaria Expeditioii (marzo 1900). — In 
questo Report Ross rifa per sommi capi la storia della scoperta secondo il suo modo 
di vedere. Rilevo tra le altre, in modo speciale, l' asserzione pura e semplice che 
n egli nel 1897 ha coltivato uno dei parassiti malarici umani in due specie di Ano- 
pheles {dappled-wiiiged mosquilos) ». Come ho dimostrato più sopra, Ross non ha 
mai parlato di Anopheles malariferi prima di me e dappled-wiaged mosquito non è 
affatto sinonimo di Anopheles, contrariamente a quanto egli lascia credere. 

Sui fatti particolari avrò occasione di accennare nel seguito del mio lavoro. Fin 
d' ora, però, richiamo 1' attenzione del lettore sulla tavola IV, pregandolo di metterla 
a confronto con la tavola I del lavoro da me pubblicato con Bignami e Bastianelli (7). 
Le figm*e 8, 9, 10 e 11 voglionsi paragonare colle nostre figure 7 (doppia nel nostro 
lavoro), 8 e 9. Le figure pubblicate nel resoconto della spedizione malarica inglese 
sembrano somiglianti alle nostre; faccio spiccare che queste somiglianze si ripe- 
tono anche nei difetti : 1° nelle nostre figure 7, e nelle figure 8 e 9 del Report la 
capsula è rappresentata in modo ugualmente inesatto ; 2° parecchie figure sono spro- 
porzionatamente piccole rispetto agli stadi giovani tanto nelle nostre figure (7) quanto 
in quelle del Report (8, 9) ; 3° non essendo stato segnato se le figure nostre dei 
parassiti osservati a fresco erano copiate a tubo allungato o a tubo accorciato, non si 
poteva calcolare l' ingrandimento : per una strana coincidenza, nel Report di Ross, 
sempre preciso nell' indicare gì' ingrandimenti, questa volta essi vengono totalmente 
dimenticati. 

Per dimostrare poi come Ross lestamente arrivi alle conclusioni richiamo l' atten- 
zione del lettore sul capitolo Remarks. Qui egli descrive delle larve di filaria trovate 
in un Anopheles, ed afferma impossibile il dubitare che non siano derivate dai soldati. 
Ora io faccio osservare che, come ho pubblicato fin dal settembre 1899, nei dintorni di 



— 34 — 

Roma sono molto comuni nell' Anopheles, le stesse larve di filaria descritte da Ross. 
Mancando a Roma la filaria nell' uomo, è evidente che la menzionata aflfermazione di 
Ross non ha serio fondamento ("). 

Tutto il frutto della missione Ross in Africa si riassume: 

1° in una non succiente conferma del fatto che tutte le specie di Aaopheles 
propagano la malaria umana, fatto da me per primo proclamato per ragionamento 
d' induzione; 

2° in studi bionomici sugli Aaopheles; questi studi in parte confermano fatti 
già noti da tempo o da me pubblicati da poco, in parte sono incompleti. 

IV. Richiamo 1' attenzione del lettore sopra una nuova Rivista di Nuttall, nella 
quale questo igienista che ha tanto contribuito a diffondere esattamente all'estero le 
nuove conquiste nel campo della malaria, esprime il suo giudizio nella controversia 
tra me e Ross. 

Pur non accogliendo che parzialmente le conclusioni di Nuttall (65), mi pregio di 
qui riferirlo con le sue stesse parole. 

« Da quanto ho precedentemente scritto il lettore ricorderà che Ross ha osser- 
vato in India a Secunderabad dei parassiti pigmentati incapsulati in alcuni mosquitos 
colle ali macchiate, allevati dalle larve. Egli ne trasse la conclusione che finalmente 
aveva trovato il vero oste per i parassiti dell' uomo. 

« Siccome egli per i suoi obblighi professionali come medico militare e per lo 
scoppio della peste non era in condizioni di proseguire queste ricerche, si occupò del- 
l' infezione del Proteosoma degli uccelli, che gli permise di seguire nel Culex plpiens 
V intero ciclo di questi parassiti. Nei nominati insetti egli osservò gli stessi corpi 
pigmentati che aveva trovato nei mosquitos a Secunderabad e ne indusse che i primi, 
con tutta sicurezza, dovevano essere stadi di sviluppo dei parassiti estivo-autunnali. 
Le sue osservazioni a Secunderabad gli servirono anche come filo direttivo per le sue 
ricerche col Proteosoma. Ne deriva che difficilmente si può negare che Ross sia stato 
il primo a seguire lo sviluppo dei parassiti malarici umani nel corpo dell' insetto. 

« L' intero sviluppo che decorre identico a quello del Proteosoma è stato osser- 
vato da Grassi, Bignami e Bastianelli. Il lavoro degli osservatori italiani era anche 
necessario per confermare e fondare i dati di Ross. 

« Considerata nel senso strettamente scientifico, l' osservazione di Ross per se 
stessa non era sufficiente per portare una prova decisiva in tale questione. Essa richie- 
deva di essere estesa e perfezionata, come è appunto avvenuto per mezzo delle ricer- 
che italiane. Che lo sviluppo dei parassiti malarici umani, come ora sembra, avvenga 
esclusivamente negli insetti appartenenti al genere Anopheles è un' osservazione di cui 
siamo debitori agli osservatori italiani. Che Ross in Secunderabad facesse le sue osser- 
vazioni su una sorta di mosquito colle ali macchiate, perciò appartenente verosimil- 
mente, benché non con assoluta sicurezza, al genere Anopheles, risulta adesso ancor 
più sicuramente dopo le ricerche degli italiani. Credo di essermi così espresso im- 
parzialmente 1. 

{") [La filaria, che si sviluppa ne]V Anopheles a Roma, appartiene al cane al quale viene ino- 
culata iàW Anopheles stesso per mezzo delle punture]. 



— 35 — 

Aggiungerò alcuni commenti. Come ho ampiamente svolto più sopra, io non ammetto 
che Ross indiscutibilmente sia giunto a risultati positivi sperimentando sull' uomo, e 
ciò perchè gli sperimenti di Ross non erano slati accurati. In ogni caso però tra Ross 
che riduce il lavoro degli italiani a lavoro materiale, molto semplice, da me fatto 
mentr' egli si trovava occupato in altri lavori e Nuttall, che concede all' Italia il 
merito della scoperta degli Anopheles. e che limita il merito di Ross, molta strada 
vi corre. Fa perciò molto meraoiglia il leggere che Ross ancora dopo il giudizio 
surriferito citi Nuttall come storico impar^iale\ In ogni caso Ross dovrebbe almeno 
vedere la lunghissima strada che corre tra i suoi vani tentativi e la conclusione a 
cui io sono arrivato in parte da solo e in parte con collaboratori, che la malaria 
umana è dovuta esclusivamente alle punture di tutti gli Anopheles infettatisi esclu- 
sivamente pungendo 1' uomo. 

* 

In breve, dirò che forse anche senza il mio intervento nella questione, qualche 
fortunato avrebbe potuto determinare come agenti propagatori gli Anopheles. Poteva 
ben accadere tuttavia che, essendo numerose le specie da sperimentare e parecchie 
le incognite del problema, come ho detto, passassero molti anni prima che si arri- 
vasse alla conclusione; molto più che lavorando, come hanno fatto molti fin qui, in 
luoghi non malarici o mediocremente malarici, non si arrivava a formarsi un concetto 
esatto delle specie dominanti nei luoghi molto malarici, e d' altronde lavorando in 
luoghi molto malarici senza sapere da quali zanzare guardarsi si correva pericolo serio 
d' infettarsi. Ciò infatti disgraziatamente accadde in Sigur Ghat nel secondo semestre 
1897 a Ross, il quale purtroppo non raccolse neppure le varie specie di zanzare che 
l'avevano punto. 

Lo studio dello sviluppo dei parassiti malarici fuori del corpo dell' uomo venne 
da me fatto per una via mia propria, onde Nuttall scrive che « io atfrontai 1' argo- 
mento in una maniera differente di Ross ». Questa maniera differente stata da me 
pensata è stata l'applicazione di un metodo che fino dal 1892 io ho proposto e ado- 
perato con gran vantaggio per lo studio del ciclo evolutivo dei parassiti ad oste in- 
termedio e si riassume nella limitazione delle forme sospette per via di compar adone. 

Infatti partendo dall'osservazione fondamentale che in Italia vi sono molti luoghi 
infestatissimi dalle zanzare e punto malarici (parlo di malaria umana) venni alla 
conclusione che dovevano incolparsi specie di zanzare peculiari dei luoghi malarici 
e, in seguito ad estesi confronti, proclamai come indiziati due specie di Culex e 
r Anopheles claviger. 

Giunto a questo punto, constatai lo sviluppo della malaria nel mio inser- 
viente che certamente era stato punto soltanto dalle suddette tre sorta di zanzare; 
tentai, d' accordo con Bignami, di far sviluppare la malaria in un individuo sotto- 
posto alla puntura delle stesse tre specie di zanzare. L'esperimento che a Bignami 
prima non era riuscito, riuscì invece con le zanzare da me dichiarate sospette. 

Poco più tardi determinavo altri fatti che dimostravano che, se la malaria viene 
propagata dalle zanzare, dovevano certamente incolparsi gli Anopheles claviger. Quasi 
contemporaneamente con Bignami e Bastianelli ottenevo un caso di malaria da pun- 



— 3(5 — 

ture di soli Anopheles claviger, trovavo i parassiti in Anopheles claviger presi nelle 
camere di individui malarici e allevavo artificialmente i parassiti nello stesso Ano- 
pheles clavigei' ("). 



APPENDICE I. 

Nel luglio del 1899 comparve anche il volume « Sporozoa » par Alphonse 
Labbé nel Tierreich (49). 

Purtroppo la letteratura degli emosporidi arriva in questo lavoro quasi soltanto 
al 31 dicembre 1897. Ciononostante la compilazione di Labbé deve essere qui accen- 
nata perchè io pure userò una nomenclatura dei parassiti malarici, fin dove è giusto, 
conforme alle proposte del suddetto autore. 

Per i cambiamenti da introdursi a queste proposte, ho consultato anche le più 
grandi autorità e credo che i medici per evitare confusioni debbano fin d' ora seguire 
la nuova nomenclatura C"). 

(") Il processo scientifico ora esposto e da me seguito nello studio della malaria viene da 
Ross messo in cattiva luce ne' suoi scritti più recenti. Egli dice che io ero perduto in una massa 
di errori e che riuscii soltanto seguendo i suoi metodi e le sue osservazioni. 

Chiunque legga i miei lavori vede chiaramente che io non ho commesso alcun errore, ma ho 
seguito una strada scientifica mia propria. 

Con altre parole: ho indicato le forme sospette, ho stabilito in collaborazione con Bignami e 
Bastianelli quali fossero veramente colpevoli ed ancora in collaborazione con essi ho seguito il pa- 
rassita dentro l'ospitatore. In questa ultima parte del lavoro ci siamo imbattuti in molti fatti ana- 
loghi a quelli scoperti alcuni mesi prima da Ross per gli uccelli. Questa è la verità ed egli non puf) 
parlare di metodi suoi quando gli stessi metodi, spesso con molto maggior finezza di tecnica, furono 
sempre seguiti da coloro che si occuparono di ciclo evolutivo di parassiti. 

(*) Ross ha proposto una nomenclatura diff'erente: essa non si può accogliere, perchè non con 
forme alle leggi di priorità accettate da tutti i naturalisti. 

Precisamente, egli distingue i parassiti malarici dell'uomo e degli uccelli in due generi; in 
uni, Ilaemamoeba, Grassi e Feletti, comprende tutti i parassiti malarici suddetti eccetto quello che 
io denomino Laverania malariae e che egli appella Haemomenas praecox. Cosi viene eliminato il 
gen. Plasmodium il che è contrario alle leggi della priorità. 

La fusione dei generi, proposta da Ross, è infondata, sopratutto perchè la Laverania Dani- 
lewskyi, Grassi e Feletti, è molto lontana dagli altri parassiti malarici. 

Quanto ai parassiti umani, la creazione del nuovo genere Haemomenas può sembrare autorizzata 
dalla circostanza che Haemamoeba e Plasmodium furono usati come sinonimi; senonchè, siccome 
il genere Laverania fondato da me e da Feletti nel 1890, riferivasi, come oggi si sa, alla forma 
sessuale àeW Haemamoeba praecox, non veggo perchè si debba creare un nuovo genere Haemomenas. 
Propongo perciò di non accettarlo. 

Ove questa mia proposta non venisse ammessa, i generi Laverania e Haemamoeba stabiliti 
anche per i parassiti malarici degli uccelli da me e da Feletti nel 1890, dovrebbero sempre con- 
servarsi per ragioni di priorità. 

A proposito della nomenclatura, Ross mi accusa di aver fatto molta confusione dando due 
nomi al parassita della bidua: in realtà la mia colpa consiste nell'aver dato distinti nomi alle forme, 
sessuata e non sessuata, di una specie di parassiti malarici e da me ritenute come specie distinte. 
Se Ross consulta i libri di zoologia, vedrà che la stessa sorte è toccata alla maggior parte delle 
specie similmente dimorfe. 

Liihe con molta competenza è recentemente tornato sulla nomenclatura dei parassiti malarici ; 



— a? — 

La riassumo nel seguente quadro: 

1". Plasmodium vivax (Grassi e Feletti 1890): produce la terzana, detta 
anche poco propriamente terzana primaverile. 

2°. Plasmodium malariae (Grassi e Feletti 1890): produce la quartana. 

3°. Laverania malariae (Laveran 1881): produce la hidua, detta anche più 
meno propriamente terzana maligna, estiva-autunnale, tropica ecc. 

Anche i parassiti malarici degli uccelli comprendono due generi con parecchie 
specie, cioè: 

I. Halleridium Danilewskyi (sinonimo di Laverania Danilewskyi) (Grassi e 
Feletti 1890). 

II. Haemamoeba relieta (sinonimo di Haemoproteus relictus) (Grassi e Fe- 
letti 1890). 

III. Haemamoeba subpraecox (sinonimo di Haemoproteus subpraecox) (Grassi 
e Feletti 1890). 

Restano incerte quelle forme che io e Feletti abbiamo denominate Haemamoeba 
immaculata nell' uomo e H. subimmaculata negli uccelli. 

Dopo le ricerche da me fatte nel corrente anno (1900) ritengo 1' iT. immaculata 
dell' uomo non sia che una varietà della Laverania e che l' H. subimmaculata debba 
riferirsi al genere nuovo Achromaticus di Dionisi insieme ad una forma scoperta da 
Dionisi stesso e da lui denominata Achromaticus vesperuginis. 



Non posso finire senza accennare che oggi sono confermati, come risulterà da 
questo lavoro, i due principali risultati positivi delle ricerche da me fatte con Feletti, 
e da noi riassunti nel 1890 come segue: 

« 1°. Abbiamo dimostrato con tutta sicurezza che i parassiti malarici hanno un 
nucleo. Questo nucleo piglia la parte dovuta nei fenomeni di riproduzione, ed è già 
evidente nelle cosidette spore, le quali non hanno membrana. 

« Dopo questa dimostrazione nessuno può più dubitare della vera natura dei pa- 
rassiti malarici, ed attribuirli a degenerazione dei globuli rossi. 

« 2°. Abbiamo provato ad evidentiam che può ospitare nell' uomo un certo 
numero di specie di parassiti malarici, di vere specie, nel senso generalmente accettato 
dai sistematici, che, cioè, una forma non si tramuta in un'altra " . 



mentre accetta i nomi da me proposti per quelli dell'uomo, nomi che perciò diventano definitivi, 
non crede che si possa conservare il gen. Haemamoeba perchè esso da noi veniva fondato per al- 
cuni parassiti malarici dell'uomo e soltmto successivamente venivano da noi in esso compresi anche 
certi altri parassiti malarici degli uccelli. Considerando che questi prima di noi erano ignoti e che 
noi li abbiamo riferiti al gen. Haemamoeba al tempo stesso che li scoprivamo e che il nome Hae- 
moproteus è venuto più tardi, noi non crediamo che sia valevole l'obbiezione di Luhe, che non ci 
•erabra autorizzata da una special legge di priorità. 



— 38 — 



APPENDICE II. 

Cenni storici sulle recenti scoperte intorno alla trasmissione 

della malaria. 

Io credo opportuno chiudere questo capitolo con un esteso riassunto che metta 
rapidamente il lettore in grado di dare un giudizio. 

Chi ha avuto la pazienza di seguirmi attentamente nelle pagine precedenti, può 
passare senz' altro al capitolo seguente. 

1. Bicerche di Boss sulla malaria umana. 
A) nel biennio 1896-97. 

N. 1. Alcuni casi di febbre, uno anche con reperto di parassiti malarici nel 
sangue, ottenuti in uomini che avevano bevuto acqua contenente tritume di mosquitos 
nutritisi con sangue malarico. 

N. 2. Quattro tentativi non riusciti di produrre le febbri colla puntura dei 
mosquitos. 

N. 3. Supposti rapporti di vari parassiti dei mosquitos (gregarine e flagellati) 
coi parassiti malarici. 

N. 4. Scoperta di certi corpi rotondi - cellule pigmentate - in tre esem- 
plari di mosquitos colle ali macchiate, i quali sotto la zanzariera, in presenza dei 
maschi avevano punto uomini aventi semilune nel sangue. Non risulta con assoluta 
ceriezsa che questi mosquitos fossero stati allevati dalle larve e si fossero ««- 
triti soltanto su uomini infetti di semilune. 

N. 5. Descrizione di cellule pigmentate identiche alle precedenti in un mosquito 
grigio raccolto mentre pungeva un terzanarie e ucciso « quando doveva essere diven- 
tato alato da una settimana » . 

Le cellule pigmentate dei NN. 4 e 5 vengono da Koss riferite ai parassiti ma- 
larici umani. " Naturalmente queste osservazioni erano assolutamente insufficienti per 
provare che le cellule pigmentate provenivano veramente dai parassiti succhiati dagli 
insetti nel sangue dei malarici » (Koss, Revue scienti fique, 11 juin 1900). 

B) nell'anno 1898. 

Prima delle nostre pubblicazioni: 
N. 6. Kisultato negativo con 15 mosquitos dalle ali macchiate che avevano 
punto un individuo semilunare. 

Dopo pervenute a Ross le nostre pubblicazioni dimostranti 
che VAnopheles claviger propaga la malaria umana: 

N. 7. Risultati negativi ottenuti insieme con Daniels tanto coi mosquitos 
colle ali macchiate, quanto coi mosquitos grigi, che avevano punto due buoni 
terzanarì e tre semilunari (in due le semilune erano in numero considerevole). 



— 39 — 

Da questo prospetto emerge che Ross sulla malaria umana ha 
pubblicato: 

a) gravi errori (NN. 1 e 5) da lui stesso oggi indiscutibilmente 
riconosciuti come tali; 

b) risultati inconcludenti (NN. 2 e 3); 

e) risultati non indiscutibilmente positivinel 1897 (N. 4)con 
tre mosqui tos dalle ali macchiate e risultati negativi nel 1898 
(NN. 6 e 7) con altri numerosi mosqui tos dalle ali macchiate, ri- 
tenuti similissimi (N. 7) ai precedenti (N. 4); 

d) risultati tendenti a deviare dal vero (NN. 2, 5 e 7). 
Scientificamente di fronte ai sei numeri (1, 2, 3, 5, 6 e 7) nulli o negativi, non può 
aver serio valore il N. 4, molto più che esso è anche intrinsecamente discutibile. 
Aggiungasi che esistono Citlex colle ali macchiate e Ano- 
pheles colle ali non macchiate. 

2. Eìsultati ottenuti da Ross nel 1898 con i parassiti malarici degli uccelli 

(Proteosoma e Halteridium). 

N. 8. Ross segue l' evoluzione del Proteosoma (scoperto da Grassi e Feletti 
nel 1890) nel corpo del mosquito grigio, concludendo che forma due sorta di ele- 
menti riproduttori : 1° filamenti germi ; 2° spore nere. Dimostra il passaggio dei 
primi nelle ghiandole salivari e sperimentalmente prova che con grande probabilità 
essi, passando con la puntura nel corpo degli uccelli, li infettano di Proteosoma. 

Giudica le spore nere evidenti forme durature, capaci di vivere, fuori del- 
l'organismo vivente, nel mondo esterno. 

Le figure e le descrizioni di Ross dal punto di vista zoologico riescono quasi 
incomprensibili. 

N. 9. Ross ottiene risultati negativi coli' altro parassita malarico degli uccelli 
{Halteridium). 

3. Induzioni per analogia riguardo alla malaria umana. 

Ross, partendo dalla somiglianza dei corpi pigmentati da lui trovati in mosquitos, 
che avevano punto uomini malarici, con quelli del Proteosoma, viene alla conclusione 
che i parassiti malarici dell' uomo si devono comportare come il Proteosoma anche 
negli stadi ulteriori da lui non osservati, non essendovi ragione di supporre che essi 
ne differiscano molto. 

Resta, però, da scoprire per ogni parassita il secondo ospite appropriato. « Que- 
st' opera, scrive Ross, giudicando dalla mia passata esperienza, promette di non esser 
facile " . 

Scrive Manson : « Che questa di Ross sia l' ultima parola sul soggetto, non lo 
credo. Io penso che la malaria umana può venire innestata dai mosquitos, ma che 
questo sia l'unico modo non posso avventurarmi ad asserirlo e infatti non lo 
penso .... Si può obbiettare che ciò che vale per il Proteosoma può non valere per 
il parassita della malaria umana, ma la somiglianza dei parassiti è così grande che 
uno non può resistere alla conclusione che le loro storie siano simili «. 



— 40 — 

Evidentemente né Manson, né Ross stesso ammettono che le scoperte sul Proteosoma 
degli uccelli dimostrino in modo assoluto come 1' uomo prenda le febbri malariche. 

Oppongo alle conclusioni tratte per analogia che parassiti molto simili pos- 
sono avere cicli di sviluppo totalmente differenti. Esempì: 

La filaria medine nsis, a differenza di altre filarie, non si propaga colla puntura 
dei mosquitos. La malaria dei bovini si propaga per mezzo della prole delle zecche 
con un ciclo del tutto differente da quello della malaria umana. Di uno dei due 
parassiti malarici degli uccelli non si è potuto ottenere la propagazione colle 
zanzare, ecc. 

Lo stalo vero in cui Ross ha lasciato la questione risulta da una sua Nota, 
datata da Calcutta 31 dicembre 1898, negli Annales de l'Institut Pasteur, n. 2-25 
febbraio 1899. Ross in essa accenna alle ricerche degli italiani dimostranti che 
Y Anopheles claviger propaga la malaria umana e nomina ancora vagamente i 
mosquitos da cui anch' egli avrebbe ottenuto risultati positivi (vedi N. 4), dicendoli 
soltanto " moustiques d'une nouvelle espèce ". 

Credo opportuno riportarne alcuni brani: 

« Mais il restait encore beaucoup à faire. Il était claire que désormais les re- 
cherches devaient étre conduites dans deux directions. D'abord, il était nécessaire de 
fixer pas à pas revolution du Proteosoma dans le moustique, de fa9on à avoir un 
développement type pour tous ces parasites, et un guide pour la découverte des lois 
générales de la diffusion de la malaria. En second lieu, il était indiqué de chercher 
à connaìtre d'une fa9on précise les hótes des parasites humains et leur habitat. Ce 
dernier programme d'études était particulièrement attirant et promettait des décou- 
vertes intéressantes, mais je choisis le premier comme étant, en réalité, le plus im- 
portant {sic). Poursuivre les deux à la fois était impossible à une seule personne . . . » . 

« Une oeuvre considérable, capable d'occuper un ou mème plusieurs savants, 
reste à accomplir ...... 

« Le D."' Laveran m'à écrit : " Je suis de l'avis de Manson ; il est bien pro- 
bable que le parasite du paludismo n'a chez l'homme qu'un hóte accidentel et qu'il 
doit se réproduire dans le milieu extérieur (probablement à l'état de parasite du 
moustique) sans que son passage dans le sang humain soit indispensable ". Je penso 
que les spores noires remplissent cette fonction, mais ce problème très-important n'est 
pas encore résolu ...... 

« Je considère comme probable que la malaria est communiquée à l'homme uni- 
quement par les morsures des moustiques et peut-étre d'autres insectes». 

4. Ciò che restava da scoprire dopo l'opera di Eoss. 

1. Se era conforme al vero la supposizione molto probabile che 
la malaria umana si propagasse per mezzo dei mosquitos. 

2. Quali tra i mosquitos, nome collettivo per tutte le piccole 
specie di ditteri alati che pungono, fossero capaci di propagare 
la malaria umana. 

3. Se il parassita della malaria umana avesse un ciclo evolu- 
tivo uguale a quello degli uccelli. 



— 41 — 

4. Se, come risultava probabile, l'uomo fosse soltanto un oste 
accidentale dei parassiti malarici riproducentisi indefinitamente 
nei mosquitos. 

5. Se l'uomo si infettasse soltanto con le punture. 

6. Se i nuovi dati sperimentali spiegassero le conoscenze empi- 
riche che si avevano intorno alla malaria umana. 

7. Se altri mammiferi ospitassero i parassiti malarici dell'uomo. 

8. Come i fatti scoperti da Ross dovessero interpretarsi zoologi- 
camente per poterli riattaccare a quelli già noti su altri Protozoi. 

5. Risultati delle ricerche fatte o da me scio o in collaborazione 
con Bignami e Eastianelli. 

1. Ross ha giustamente osservato (1898) che « Grassi, travaillant tout à fait 
indépendamment de nous, a récemment fait de patientes enquétes épidémiologiques 
qui l'o/U conduit à siippomter un' espéce de moustique Anopheles claviger Fab., 
d'ètre l'agent du paludisme en Italie » . 

Partendo dall'osservazione che vi sono luoghi iion malarici con molte zanzare, 
dopo confronti fatti nelle più svariate parti d' Italia, conchiusi che dovevano ritenersi 
sospetti r Anopheles claviger e due Culex. 

Nella Nota in cui si riferiscono questi fatti (fine di settembre 1898) per la 
prima volta viene dichiarato che Y Anopheles claviger può definirsi vero in- 
dice, vera spia della malaria e che questa e quello sono intimamente connessi. 

Evidentemente la detta Nota ha aperto una nuova strada maestra che in meno 
di due mesi condusse a scoprire quanto Ross e altri aveva tentato invano da anni. 

2. Ai primi di ottobre 1898 pubblico un caso di malaria sviluppatosi nel mio 
inserviente punto in luogo malarico, certamente soltanto dalle tre zanzare sospette. 

3. D' accordo con Bignami in seguito alla puntura colle suddette tre specie ot- 
tiensi lo sviluppo delle febbri malariche in un individuo, che precedentemente era 
stato fatto pungere da Bignami con altre specie di zanzare {Culex pipiens, ecc.), 
senza alcun risultato. 

4. Segue una serie di pubblicazioni fatte in collaborazione con Bignami e Ba- 
stianelli dalle quali risulta l' intiera storia dei parassiti malarici umani basata sopra 
osservazioni ed esperimenti esaurienti. 

Noi concludiamo: 

a) La malaria viene propagata da uomo a uomo con le punture degli Ano- 
pheles claviger, dell' A. bifwrcatus var. nigripes e dell' A. superpictus. 

b) Tutti e tre i parassiti malarici umani si sviluppano nelle suddette specie 
di Anopheles. 

e) Lo così dette spore nere vengono da noi giudicate forme degenerate. 

d) Probabilmente i parassiti malarici non passano dalla madre alla prole 
degli Anofeli. 

e) Pochissimi esperimenti coi Culex sono riusciti negativi. 

/■) La condizione principale per lo sviluppo dei parassiti negli Anopheles sta 
nella temperatura suflaciente, e ciò collima coli' epidemiologia della malaria. 

6 



— 42 — 

5. Fin dal principio del dicembre 1898 definisco con Dionisi gli emosporidi 
(parassiti malarici dell' uomo e degli uccelli) « parassiti con ospitatore intermedio 
e generazione alternante » . 

6. Approfondisco (in parte in collaborazione con Noè) le ricerche suU' organiz- 
zazione degli Anopheles e sui costumi. Ne faccio per il primo conoscere le uova; 
descriviamo le differenze specifiche delle larve, ecc. ecc. 

7. Nel giugno 1899 dimostro da solo che anche Y Anopheles bifurcatus tipico 
e \ A. pseudopictus propagano la malaria umana, restando così provato che sono 
nocive tutte le specie italiane del genere Anopheles. 

Con un' altra serie di esperimenti faticosissimi dimostro che sono invece innocui 
i Cidex e gli altri ditteri ematofagi. 

Vengo pertanto alla conclusione dimostrata che la malaria umana in Italia 
è dovuta esclusivamente a tutte le specie del gen. Anopheles. 

8. Escludo in modo assoluto che l' infezione si trasmetta dalla madre alla prole 
degli Anopheles. 

9. Trovo per il primo il vermicolo dei parassiti malarici umani, stadio sfuggito 
nelle precedenti ricerche. 

10. Riprendo e completo lo studio minuto dei parassiti malarici dentro il corpo 
idi' Anopheles, consolidando il giudizio già espresso sulle spore nere ed escludendo 
che il parassita malarico trovi, come credevano Ross e Laveran, nel mammifero 
un ospitatore accidentale e non necessario. 

11. Partendo dalla mia osservazione che presso a poco dal gennaio al giugno 
gli Anopheles non sono quasi mai infetti, prima di Koch definisco 1" uomo « depo- 
sitario dei germi dell' infezione per la nuova stagione « ; ne induco che per debellare 
la malaria devesi « sopra tutto nell'epoca premalarica » curare con grandissimo 
scrupolo gli uomini malarici. 

12. Fin dall'inverno 98-99 mi persuado che, essendo gli Anofeli animali essen- 
zialmente crepuscolari, le retine metalliche applicate alle finestre devono essere ve- 
ramente preziose per la protezione dalla malaria. 

Dopo averle per primo proposte e messe in opera contro la malaria alla Torre 
di Maccarese, per primo passo nell'agosto 1899, con una famiglia di sette persone, 
otto notti impunemente in luogo gravemente malarico, tenendo le finestre aperte e 
protette soltanto da una reticella metallica piuttosto rada. 

13. Nel 1900, nella provincia di Salerno, coadiuvato da vari medici, faccio su 
112 individui un esperimento il quale dimostra in modo assoluto cha proteggendosi 
dalle punture degli Anofeli non si va più incontro alle febbri. 

Gli esperimenti del prof. Celli, fatti contemporaneamente al mio, per quanto dal 
punto di vista della profilassi pratica siano provativi, dal punto di vista di escludere 
qualunque altra via d' infezione riescono invece insufficienti, sia perchè nella Rela- 
zione non è detto che durante la stagione malarica siasi evitato l' uso dei chinacei, 
sia perchè dalla stessa Relazione risulta che gl'individui in esperimento non veni- 
vano costantemente sorvegliati, com' è necessario, per escludere qualunque fonte di 
errore. 



— 43 — 

6. Conclusione. 

Ross ha scoperto il ciclo di sviluppo di un parassita malarico degli uccelli, 
lasciando però sospese importanti questioni. Egli non ha potuto giungere a risultati 
concludenti per i parassiti malarici dell' uomo. 

La conoscenza del modo di trasmissione della malaria umana, 
conoscenza che oggigiorno, almeno per l'Italia, si può dire completa, 
si deve alle ricerche preliminari fatte da me solo, continuate a 
lungo con Bignami e Bastianelli e terminate da me solo. 

La dimostrazione che i parassiti malarici dei pipistrelli, per quanto simili, sono 
differenti da quelli dell' uomo, devesi a Dionisi. 

AGGIUNTA DURANTE LA CORREZIONE DELLE BOZZE 

(luglio 1901). 

Nuttall nel The Quarlerly Journal of Microscopical seience, 1901, torna sulla 
questione della malaria, esprimendo un giudizio molto più favorevole a Ross di quelli 
che aveva precedentemente pubblicati. Egli dà grande importanza al fatto che si 
trovano Ànopheles anche in luoghi non malarici, fatto che sarebbe stato scoperto 
da Celli e da lui stesso. Io dimostrerò più oltre (Capitolo II) che Nuttall e Celli non 
hanno letto interamente i miei lavori. Qui mi limito a notare che la regola ge- 
nerale « gli Ànopheles sono la spia della malaria » é così, evidente che basta 
percorrere qualche parte delle pianure italiane per trovare mille conferme di essa 
e che le eccezioni sono così ragionevoli da non turbarla punto. Si può dire con 
tutta sicurezza che nei luoghi malarici della pianura italiana si trovano facil- 
mente Ànopheles in abbondanza, mentre nei luoghi della stessa pianura ritenuti 
ma spesso non dimostrati assolutamente non malarici, se ne trova quasi sempre 
soltanto un numero relativamente mollo scarso (sovente appena nelle stalle), ovvero 
spesso non se ne trova affatto. 

Nuttall, dando soverchia importanza a queste minime eccezioni, senza occuparsi 
di verificare se nelle località che mi servirono per il confronto nel 1898 le cose 
stessero o no come io le ho esposte — quasi che io pretendessi di aver dimostrato in 
modo assoluto che la malaria si propaga cogli Ànopheles esclusivamente col mio pro- 
cesso indiziario — conchiude sembrargli che io, nelle mie ricerche sia stato guidato in- 
teramente dalle notizie che Ross aveva pubblicato intorno ai suoi mosquilos dalle ali 
macchiate. Ho già nel primo Capitolo accennato a queste notizie ; trovo tuttavia op- 
portuno di qui riferirle con le stesse parole di Ross (69) : « The latter (mosquilos) are 
a large brown species, biting well in the daytime, and iacidentally found to be 
capable of harbouring the filaria sanguinis hominis. The back of the thorax and 
abdomen is a Ughi faivn colour ; the lower sur face of the same^ and the terminal 
segment of the body a dark chocolate broivn. The wings are Ughi brown to while, 
and have four dark spots on the anterior nervure. The haustellum and tarsi are 
brindled dark and Ughi brown. The eggs — at least, when not fully developed — 



— 44 — 

are shaped ciiriously like ancient boats toith raised stern and prow ; and have lines 
radiating from the concave border like banks of oars so far as I have seed^ a 
unique shape for mosquito's eggs. The specles appears io belong to a familij distinct 
from the ordinari/ hrindled and grey insecls; but there is an allied species here^ 
only more stender, luhiter, and mach tess voracioiis. Mij observations on the 
characteristics of these mosquitos were not very careful, an when I first obtained 
them I did noi anticipate any diffì,cidl.y in procuring more^. 

10 domando se esiste uno zoologo, il quale possa in buona fede sostenere che io 
abbia tratto profitto da queste notizie per arrivare agli Anopheles, specialmente con- 
siderando che Boss lavorava in India ed io in Italia, in paesi cioè aventi una fauna 
profondissimamente differente. 

Chi mai avrebbe pensato di servirsi delle uova, non ancora mature per giimta, 
(si ritenevano uguali in tutti i Ciilicidi) per determinare i mosquitos con cui Ross 
aveva sperimentato? Si noti che il grande sistematico dei ditteri (Schiner) (") dubi- 
tava che gli Anopheles non succhiassero sangue e Ficalbi si limitava a dire che 
r A. claviger non sdegna il sangue umano, ma clie per lo piìi è fitofago. Si consideri 
che il mosquito di Ross punge bene di giorno, ciò che V Anopheles claviger non suol 
fare. Si aggiunga che questo mosquito, come si legge nella sopra riportata citazione, 
ha quattro macchie sul margine anteriore dell'ala (Tav. V, fig. 4 
del presente lavoro), mentre V Anopheles claviger, il primo Anopheles 
da me accusato, ha quattro macchie disposte in modo ben diverso 
(Tav. V, fig. 1 del presente lavoro). Infine l'aver detto Ross che il suo 
mosquito dalle ali macchiate sembrava appartenere a una fami- 
glia differente dai soliti mosquitos (cioè dai Culicides?) mentre 
in realtà era della stessa famiglia, doveva tendere sempre più a 
deviare dagli Anopheles. 

11 fatto che io ho lavorato dalla metà di luglio fino alla fine di settembre per 
determinare le zanzare dei luoghi malarici e non malarici e che io ho accusato, come 
dice Nuttall stesso, oltre dXX Anopheles, due Culex, dimostra che Ross non mi ser- 
viva di guida. 

Nuttall fa risaltare che la mia prima Nota è uscita sotto due differenti forme, 
ed è vero; ma nella letteratura annessa alla prima edizione del presente lavoro e 
nel testo dello stesso pag. 17 e 18 si legge che si tratta di due edizioni e che 
quella del Policlinico è la seconda. 

Che sia la seconda edizione lo dimostra 1' aggiunta riguardante l' infezione mala- 
rica del mio inserviente; che le parole « seconda edizione » non siano stampate sul- 
r originale si capisce facilmente considerando che i nostri giornali mal volentieri 
riproducono cose già pubblicate. Quando uscì la prima edizione (27) (^) io non cono- 

(") Schiner, Fauna Austriaca, I T., 1862, scrive del gen. Anopheles: u dock ist mir nicht 
bekannt, dass die Weibchen Blut saugen ». 

C") Nel fascicolo dei Rendiconti dei Lincei, in cui questa Nota è pubblicata si legge che fa 
parte delle comunicazioni pervenute aW Accademia prima del 2 ottobre 1898. Nuttall intende queste 
ultime parole come volessero dire lette al 2 ottobre e mi accusa (!!) di avere scientemente can- 
cellato nella seconda Nota la citazione di Ross, come risulta dalle seguenti sue parole: In the paper 



— 45 — 

scevo ancora i lavori di Ross ("), perciò non li citai: quando uscì la seconda edi- 
zione ne avevo avuto cognizione e perciò li citai come li tornai a citare estesamente 
nella Nota successiva (29). Si noti che tra la prima e la seconda edizione e' era 
stata di mezzo la critica di Koch riferita a pag. 23. 

L' aver io in questa seconda edizione (28) data in seguito alla critica di Koch 
molto maggior importanza al Cidex penicillaris, cioè ad una zanzara senza macchie, 
dimostra proprio tutto l'opposto di quanto pretendono Niittall e Koss. 

Certamente oggi, ammettendo che la conclusione dell' esperimento di Ross colla 
zanzara dalle ali non macchiate sia erronea, che gli esperimenti colle zanzare dalle 
ali macchiate siano esatti e che le uova a barchetta siano caratteristiche degli 
Aiiopheles, si può con maggior o minor verosimiglianza sostenere che Ross abbia 
trovato per il primo lo sviluppo dei parassiti malarici negli Anopheles, ma quando 
io pubblicai i miei lavori tutti ignoravano le suddette tre circostanze. Si noti bene 
che il carattere delle uova è accennato soltanto nella prima Nota di Ross del 97, 
e poi non viene più ripetuto; egli parla semplicemente di zanzare dalle ali mac- 
chiate. (Rilegga Nuttall, per esempio, 1' estratto della lettera di Ross da lui pub- 
blicato nellffì/giemschen Rundscìiau 1898, N. 22). 

Nutt<all dà molta importanza all' aver noi, cioè Bastianelli, Bignami ed io, osser- 
vato nella Nota del 4 dicembre 1898 (22) che i mosqiiiios con cui aveva speri- 
mentato Ross, verosimilmente erano Anopheles claviger (si vide poi che ciò non era); 
questo sospetto era troppo naturale, soltanto però dopo aver scoperto che gli Ano- 
pheles claviger erano malariferi, scoperta che appunto si annuncia nella Nota in 
discorso. Era tuttavia un semplice sospetto, come dimostra 1' aggiunta in calce alla 
Nota in discorso che, cioè, esistono in Europa cinque culicidi colle ali macchiate, 
mentre per l'India non conosciamo alcun dato. 

Infine Nuttall vuol trovarmi in contraddizione là dove (vedi la prima edizione del 
presente lavoro) pretendo di aver accusato sopratutto V Anopheles claviger nella prima 
comunicazione del 29 settembre 1898. Ma ciò, quantunque non vi sia detto espli- 
citamente, a mio avviso, risulta a chiunque legge interamente questa prima edizione 
della Nota la quale appunto riguarda in gran parte VA. claviger. In ogni modo si 
tratta di circostanza (v. pag. 41 del presente lavoro) tutt' altro che importante, perchè 
io stesso ho pubblicato che Koch mi aveva fatto perdere la fiducia negli Anopheles. 



read on the next day (2 ott.) at the Accademia dei Lincei, under the same title as that ichich 
appeared in the Policlinico Grassi omils to mention Ross though he refers to what 7vas knotcn 
regarding Texas fever. The paper, published in the « Transactions of the Accademia ry , differs 
in several respects from that which appeared in the « Policlinico n. 

Questi e tanti altri equivoci sembrano dovuti all'insufficiente cognizione che Nuttall ha della 
lingua italiana, come dimostra anche, per esempio, l'aver preso le due parole " ventidue serrapiche y 
per la denominazione volgare delle serrapiche. (Centralblatt f. Bakt. I Abt. 1900, voi. XXVII). 

{") Si avverta che essi non mi erano venuti prontamente sottocchio, perchè comparsi in un 
giornale di medicina (British Med. Journal) e in un Report stampato a parte a Calcutta con la 
data maggio 1898. Il mio gabinetto non era abbonato al British Med. Journal, il quale manca 
anehe alla Biblioteca Universitaria. Ciò spiega anche come mi sfuggisse per un certo tempo 1' ar- 
ticolo di Manson (59). 



— 46 — 

Come la riacquistassi, risulta evidente dalle seguenti citazioni. Nel fascicolo 
dei Rendiconti dei Lincei in cui è pubblicata con Bignami e Bastianelli la suddetta 
Nota del 4 dicembre 1898, si legge un'altra Nota col mio solo nome (30) nella 
quale è scritto : « Dal 20 al 30 ottobre nei dintorni di Roma i Culex penicillaris 
e malariae andarono diradandosi e dal 10 novembre in poi quasi non punsero più; 
non potendosi ammettere che tulli i moltissimi casi di malaria sviluppatisi dopo il 
10 novembre fossero già in incubazione, sono inclinato a concedere grande importanza 
s\\' Anopheles claviger. 

« Si trovarono però nei luoghi malarici anche rarissimi Anopheles hifurcatus, 
A. nigripes, Culex spathipalpis e non rari Culex pipiens. Questi due Culex erano 
però in generale meno rari nei luoghi non malarici. 

« Notevole è stata, in ottobre e in novembre, l' abbondanza dell' Anopheles hi- 
furcatus nei dintorni di Sant' Eufemia di Calabria e dell' Anopheles pictus in pa- 
recchi altri luoghi gravemente malarici del Napoletano. Occorre perciò sperimentare 
anche con queste forme ». 

Aggiungasi che nell' altra Nota che porta oltre al nome mio, quello di Bignami 
e Bastianelli pubblicata nello stesso fascicolo (22) si legge: " Si noti infine che a 
Lentini (Sicilia) nell'ottobre e nel novembre scorso, pur infierendo la malaria non 
si trovò né Culex penicillaris, né Culex malariae; gli Anopheles claviger invece 
erano straordinariamente abbondanti ». 

Questa osservazione era stata fatta da me prima che trovassimo il ciclo di svi- 
luppo negli Anopheles. 

Insomma è evidente che io dopo le mie ricerche comparative fatte fino al 26 set- 
tembre 1898 e intorno alle quali posso invocare anche la testimonianza del dott. De- 
Orchi di Como, dell' ingegner Billitz e del dott. Romanini di Locate Triulzi, dell' in- 
gegner Clerici di Milano, del dott. Serra di Follonica e del prof. Crocco di Firenze; 
fissai i miei sospetti in grado molto forte snlV Anopheles claviger: che dietro alle 
precise asserzioni di Koch, contrarie alla mia conclusione, dubitai di aver sbagliato 
e modificai alquanto il mio giudizio, invocando sopratutto il Culex penicillaris, ma 
che poscia, a poco a poco, proseguendo le mie osservazioni comparative, riacquistai la 
fede assoluta che V Anopheles claviger fosse malariforo. Fu questa fede che spinse 
me e i miei collaboratori Bignami e Bastianelli ad insistere coli' Anopheles claviger 
finché si raggiunse la meta. 

A Nuttall e a chiunque altro pretende che dalla Nota di Ross del 18 dicembre 
1897 risulti che i mosquitos dalle ali macchiate, coi quali aveva sperimentato Ross, 
erano stati allevati dalle larve rispondo che questa pretesa è contraria alla verità, 
come risulta dalle seguenti parole di Ross stesso scritte in una lettera diretta a 
Charles della quale è già fatto cenno a pag. 18: « There were three such mosquitos 
(see B. M. J. of dee. 18. 1897 and also febr. 26 1898) ali « dappled winged ». 
The first two of these were bred from the larva e. Unforliinatel/j I find on 
reading my artic'bc of dee. 18. that I have forgotten ex p liciti]/ lo mention this 

important fact And 1 hope Grassi, Bignami and Bastianelli will correct their 

statement; though I admit their error is owing lo my own carelessness. 

La lettera in discorso è ostensibile a chiunque lo desideri. 



— 47 - 

A Nuttall che mi oppone che anche i nostri esperimenti erano fatti con Ano- 
pheles non stati allevati dalle larve, rispondo che egli dimentica, tra le altre cose, 
che noi annunciavamo perfino di aver infettato un uomo di terzana cogli Anopheles 
daviger (22) ! 

Kipeto del pari che l'errore di Koss rispetto al mosquito grigio non appariva 
affatto possibile dalla Nota di Ross del 26 febbraio 1898 e che non si tratti di 
una mia interpretazione, risulta evidente dal seguente brano di un articolo di Manson : 

Readers of the Dritish Medicai Journal tvill recollect that in the issue of 
December 18"\ 1S97, Siirgeon- Major Ronald Ross deseribed certain pigmented cells 
found imbedded in the stomach loall in two specimens of a peculiar f « dapple- 
winged ") species of mosquito luhich had fed on a malarial patient whose blood 
contained the crescent plasmodium. The characters of the pigmcnt in these cells 
were such that Dr. Thin, Mr. Bland Sutton, and mijself concurred with Ross in 
regarding it as the produci of the malaria parasite ; bui as to ivhether il belonged 
io a liviiig parasite^ or whether it was simply malarial pìgment taken up by 
certain gastric cells of the insect as a normal physiological operation, the prepa- 
rations and other evidence before us did noi, we concluded, warrant a positive 
statement. 

In a second communication to the Journal of February 26^'^, 1898, Ross 
stated that he had subsequently found similar pigmented cells in 
a third «■ dapple-wing ed ■• mosquito fed on crescent-containing 
blood; and, al so, in a grey or » barred-back ^ mosquito tv hi eh 
had fed on a patient with benign tertian infection. He further 
pointed out this significant faci — namely, that whereas the pigmented cells were 
but 7 /t in diameter in one of his mosquitos dissecled two days after feeding, in 
another mosquito kiUed four days after feeding the pigmented cells measured 17 fi; 
in a third killed five days after feeding they measured 19 fi ; and in one killed 
about a week after feeding they had a diameter of al leasl 25 fi. In other words, 
these cells exhibited one of the evidences of life-growth. 

[fìrit. med. Journal, June 18, 1898). 
(Le parole in caratteri staccati sono invece in caratteri comuni noi testo inglese). 

Chi leggendo queste parole pensava mai che le cellule pigmentate del grey 
mosquito potessero appartenere invece che ai parassiti della terzana dell' uomo, al 
Proteosoma degli uccelli, come oggi è stabilito? 

In conclusione, a cose fatte tutto sembra facile, ma del senno del poi son piene 
le fosse. Perchè Nuttall e tanti altri non hanno saputo leggere in Ross quanto oggi 
pretendono che io vi abbia letto ? Se credevano che fosse necessario l' intervento di 
un entomologo, perchè non 1' hanno invocato essi stessi? 

In ogni caso è un fatto che io non sono stato guidato dai dati di Ross e questo 
non può esser smentito perchè è la verità ; verità che in Italia è ben nota e che, 
come tale, col tempo verrà a galla incontrastata. 

Con queste parole domando scusa al lettore della noiosa polemica con cui 1' ho 
intrattenuto e dichiaro che da parte mia ogni polemica dal punto di vista scienti- 
fico è finita per sempre. 



— 48 



CAPITOLO II. 

La malaria e gli animali succhiatori di sangue. 

1. Dati empirici riguardanti la malaria. 

È noto che in Italia, come in altri paesi, si distinguono : luoghi in cui la malaria 
domina gravissima, altri dove essa è meno intensa ed altri infine dove non si riscontra 
mai quasi mai. Si sa per esperienza che la riviera di Genova è indenne dal flagello 
e che nel centro di Eoma non si prendono quasi mai le febbri malariche, mentre 
invece alla periferia di Roma la malaria incomincia a manifestarsi, e alle paludi Pon- 
tine sono rari gli individui che non ne vengano colpiti. Solo eccezionalmente si hanno 
paesi ove la malaria si presenta per uno, o più anni, talora in casi isolati, talora in 
forma epidemica e poi scompare. In breve, la malaria è malattia localizzata tanto 
che si è potuto indicarne fino ad un certo punto la distribuzione sulla carta 
geografica d' Italia. Le Società ferroviarie poi, per loro conto, spinte da urgenze 
amministrative, hanno segnato sulle carte delle strade ferrate le zone malariche, 
distinguendole in gravissime, gravi, leggere, e leggerissime. Benché queste designa- 
zioni siano state fatte in un tonpo in cui la malaria in Italia e sopra tutto lungo 
le strade ferrate infieriva molto più che ai nostri giorni, e nonostante che in qualche 
località i criteri personali si siano un po' troppo imposti, tuttavia possiamo dire che 
principalmente queste carte redatte per cura delle Società ferroviarie danno una chiaia 
idea della maniera singolare con cui si svolge il fenomeno malarico. 

Ciò che colpisce sopratutto è il fatto di trovare stazioni ferroviarie, vicinissime 
tra loro, l' una gravissimamente malarica e 1' altra sana. 

Questi fenomeni, noti da molto tempo, hanno dato luogo a una serie di studi 
comparativi diretti a determinare quali siano le condizioni indispensabili per lo sviluppo 
della malaria. Così è che l' esperienza, illuminata specialmente dal forte ingegno di 
Tommasi- Crudeli, ha permesso di formulare una serie di conclusioni, le quali non 
possono venire infirmate da nessuna nuova scoperta. 

Un tempo si credeva che non esistessero località malariche prive di paludi o di 
acque stagnanti. Contrariamente a questa credenza molto diffusa, Tommasi-Crudeli 
segnalò parecchi luoghi gravemente malarici i quali presentano solo in minima quan- 
tità acque palustri. 

Si è inoltre determinato che la malaria può infierire in località che presentano 
le più differenti condizioni del suolo. 

• La produzione della malaria, scrive Tommasi-Crudeli, avviene in terreni di 
svariatissima composizione e situati in ogni specie di giaciture: in bassi fondi, ricchi 
di acqua e di sostanze organiche, come in terreni di collina e di montagna poveri 
di acqua e poverissimi di sostanze organiche; in terreni di origine vulcanica, e in 



— 49 — 

terreni costituiti di sabbie quarzose, come Mac Nally ed altri hanno osservato nelle 
Indie orientali »("). 

Sempre basandosi sui confronti si è arrivati a stabilire che per la malaria occorre 
una temperatura relativamente alta: se non vi è una temperatura al disopra di 18-20°, 
la produzione malarica non avviene, e di ciò fanno prova sia la distribuzione geogratìca 
della malaria, sia la coincidenza della stagione calda colla stagione malarica. Ciò non 
reca tuttavia come necessaria conseguenza che le annate più calde debbano essere 
sempre più fortemente malariche. 

Altro fenomeno messo in luce dai confronti opportuni è il seguente : la malaria 
non viene mai trasportata se non a breve disfianza. « A misura che gli studi sulla 
storia naturale della malaria vanno estendendosi, 1' idea che la malaria possa essere 
trasportata a grande distanza, in tali masse da potervi infettare atmosfere salubri, va 
dileguandosi » . Tommasi-Crudeli applica quest' affermazione a Koma e rileva che la 
brezza marina diurna, che rinfresca ed esilara i Romani, giunge in Roma dopo avere 
strisciato su tutti gli impaludamenti del littorale, e su tutti i numerosissimi focolai 
malarici della metà occidentale dell' Agro. Così la benefica terrestre brezza serale, che 
i Romani respirano impunemente, viene dalla direzione delle lontane paludi di Strac- 
ciacappe e Baccano, del lago de' Tartari e di Pantano. 

Per spiegare tutte queste osservazioni Tommasi-Crudeli aveva escogitato la teoria 
dei germi malarici, che si sprigionano nell' aria da suoli differenti. 

Contro di essa, quand' io cominciai i miei studi, lottava la nuova teoria : che tra 
i mosquitos e la malaria vi fosse un rapporto causale. 

La teoria di Tommasi-Crudeli poteva essere erronea, ma le osservazioni su 
cui si fondava erano ineccepibili. Perciò alla nuova teoria incombeva l' obbligo di 
spiegare queste osservazioni, che, riunendo assieme quanto ho detto, si riducevano a 
quattro, cioè: la localizzazione della malaria, la indipendenza della malaria dalla 
natura del terreno e fino ad un certo punto dalle acque palustri, la dipendenza in- 
vece dalla temperatura e infine la limitata diffusione per mezzo dei venti. 

Quelli, che ho sopra esposti, sono i concetti, i quali mi spinsero a intrapren- 
dere la mia prima serie di ricerche riguardanti i rapporti tra le varie specie di 
mosquitos e la malaria; i risultati furono riassunti in parecchie mie pubblicazioni 
preliminari. 

Questo studio venne da me molto esteso e continuato fino agli ultimi tempi ; recen- 
temente uscì anche una pubblicazione nuova di Ficalbi (16) nella quale si leggono 
molti fatti riferentisi al medesimo oggetto. La spedizione inglese a Sierra Leone e 
quella tedesca diretta da Koch si occuparono pure dell'argomento. Anche Laveran, 
Sforza, Celli ecc., pubblicarono ricerche dello stesso genere. Quanto passo ad esporre 
venne perciò già confermato in gran parte da vari Autori. 

(") Secondo Grellet(42), l'aggiunta di calce ai terreni avrebbe un' influenza antimalarica. Anzi 
egli attribuisce alla natura calcarea del suolo le condizioni di salubrità di alcuni luoghi paludosi. 
L'osservazione non ìt ben fondata ; del resto ciò che egli scrive era già noto a Salisbury, Lanzi e 
Terrigi. Questi ultimi nell'occasione degli scavi del Colosseo fecero scomparire la malaria aggiun- 
gendo al terreno calce; mi fu detto che la buttarono anche nelle pozzanghere uccidendo forse così 
le larve di Anophelei. 

7 



— 50 — 

Nello svolgere questo capitolo io per brevità suppongo in qualche punto che al 
lettore sia già nota la influenza malarifera degli Aiiopheles. 

2. Mosquitos senza malaria e non viceversa. 

Già fin dal 1890 io avevo notato che si possono trovare dei mosquitos — nome 
che comprende tutti gli insetti alati piccoli succhiatori di sangue — in grande quantità 
anche in luoghi non malarici. Ora posso aggiungere che nei luoghi malarici i mo- 
squitos non mancano mai, benché qualche volta siano scarsi. 

Tra le località dove i mosquitos sono abbondanti mentre la malaria manca del 
tutto quasi, noto le seguenti: la parte centrale di Venezia, la riviera Ligure da 
Genova a Nizza, i Bagni di Montecatini, la parte centrale di Orbetello, una gran parte 
di Messina, ima gran parte di Catania, molti villaggi al confine della provincia di 
Milano con quella di Como, per esempio Rovellasca, Bregnano, Lurago Marinone, ecc. 

In certi anni alcune località vengono terribilmente invase dai mosquitos senza 
che vi si sviluppi malaria ; ciò accadde, per esempio, a Milano in via Gesìl nell' au- 
tunno 1898. 

Non sono rare le località malariche in cui in certi momenti i mosquitos scar- 
seggiano : in altri momenti però vi si possono riscontrare piuttosto numerosi. 

Nell'anno 1899 potevano servire, come esempio classico, Magliana e alcuni caselli 
tra Magliana e San Paolo presso Roma. 

Quivi, al dire degli impiegati ferroviari, proprio nel colmo della stagione mala- 
rica non e' erano mosquitos. Recatomi sul luogo per verificare il fatto in ogni casello 
ne trovai qualcuno (erano Anopheles). 

In altre due visite successive che feci, rispettivamente dopo otto e dopo quindici 
giorni, riscontrai che il numero dei mosquitos (tutti Anopheles) era notevolmente 
aumentato. '.> 

Molte persone mi indicarono luoghi malarici in cui dovevano mancare i mosquitos; 
bastò però in tutti i casi una semplice esplorazione del luogo per dimostrare quanta 
poca attendibilità avessero simili asserzioni quando anche provenivano da persone au- 
torevoli e nella più perfetta buona fede. Parecchie erano le cause che potevano 
averle tratte in errore. 

Vi sono individui i quali, non si sa per qual motivo, sono rispettati dai mosquitos, 
specialmente se questi non abbondano. Tali individui facilmente asseriscono che non 
vi sono mosquitos anche là dove, in realtà, si trovano in certo numero. 

Vi sono altri individui i quali da molti anni non sono stati in luoghi malarici : 
ora, essi ricordano la malaria che li ha tormentati per vari mesi, mentre hanno 
dimenticato l' episodio del tutto secondario, cioè, la nòia dei mosquitos, che contempo- 
raneamente dovettero soffrire. 

Altri individui dopo che furono per molti anni in luoghi dove i mosquitos in- 
fierivano terribilmente, vennero poi traslocati in luoghi dove sono scarsi. Essi, avvezzi 
ad essere molestati terribilmente, non prestano più attenzione a qualche puntura che 
di tanto in tanto possono ricevere nel nuovo soggiorno e perciò asseriscono che quivi 
mancano i mosquitos. 



— 51 — 

Per la stessa ragione, gli individui che abitano nei luoghi dove i mosquitos di estate 
sono molto numerosi, asseriscono che quivi i mosquitos d' inverno non si trovano. Per 
costoro dunque il dire che non vi sono mosquitos equivale al dire che ve ne sono pochi. 

Kiserbandoci di tornare sull' argomento in un capitolo successivo, posso però fin 
d' ora concludere che mentre non e' è malaria senza mosquitos, possono esservi mo- 
squitos senza malaria. Aggiungasi che non, esiste costantemente una proporzione tra 
la quantità dei mosquitos e la gravità della malaria. 

Se veramente passa un rapporto tra la malaria e i mosquitos, vi devono essere 
ragioni che spieghino queste conclusioni, apparentemente contradittorie alla teoria dei 
mosquitos. 

Due sono le possibilità. i mosquitos pigliano dal suolo o dall' acqua il 
germe e lo inoculano all' uomo e perciò essi non producono malaria che nei luoghi 
malarici, ovvero nei luoghi malarici devono esistere peculiari sorta di mosquitos. 

Sì r una che 1' altra ipotesi, prima che lo studio della malaria entrasse nella 
nuova fase, era possibile. Io, per argomento di analogia, fornito dalla febbre del Texas, 
propagata da una zecca, pensavo però che soltanto la seconda ipotesi fosse verosimile. 

In ogni caso era interessante e poteva riuscire decisivo lo studio delle varie 
sorta di mosquitos. Questo studio venne perciò da me intrapreso. 

Tenendo presente che, come ho detto, la temperatura ha una grande influenza 
sulla stagione malarica e che in complesso la temperatura bassa è sfavorevole alla 
malaria, trascurai quasi interamente i luoghi alti e feci le mie prime ricerche in 
pianura o nei luoghi poco elevati e notoriamente caldi nei mesi estivi. 

Confrontando i risultati, ottenuti nelle più differenti parti d'Italia, ho potuto 
facilmente rilevare che in complesso nei luoghi malarici in sono dei mosquitos par- 
ticolari che mancano nei luoghi non malarici. La loro quantità è generalmente 
in proporzione diretta col numero dei casi di malaria. 

Non trovai, per quanto io abbia accuratamente cercato, alcun luogo di pia- 
nura in Italia dove abbondino i mosquitos propri de' luoghi malarici e non si 
dia assolutamente alcun caso di malaria. 

3. Animali ematofagi. 

Prima di venire ai particolari, occorre precisare le specie. Grande è il numero 
degli animali che in Italia succhiano sangue all' uomo : il loro studio è purtroppo 
ancora incompleto anche dal punto di vista puramente zoologico. Essi appartengono 
alle seguenti famiglie e sottofamiglie: 

Gnathobdellidae (sanguisughe in Phlebotominae (pappataci) 

senso lato). Ceratopogonidae (serrapiche) 

Ixodinae (zecche) Culicidae (zanzare) 

Argasinae (zecche) Pulicidae (pulci) 

Muscinae (mosche) Pediculidae (pidocchi) 

Tabanidae (tafani) Acanthiadae (cimici) 
Simulidae (moscerini) 



- 52 — 

Delle specie appartenenti a queste famiglie e sottofamiglie un certo numero può 
supporsi a "priori incapace di propagare la malaria. 

Cito un esempio. Benché noi sappiamo che esista un certo rapporto tra la ma- 
laria e le sanguisughe, le quali si sviluppano nelle acque palustri, tuttavia dobbiamo 
ritenere questi vermi incapaci di propagare la malaria, come ci insegna l'uso un tempo 
larghissimo, di attaccarli all' uomo senza provocare mai alcun caso di febbri palustri. 
È certo d' altronde che vengono infettati di malaria anche moltissimi individui, ai 
quali non si sono mai applicate sanguisughe. 

Le Ixodinae sono molto comuni nei luoghi malarici e mancano in complesso 
nei luoghi sani. Certo è però che un grandissimo numero di individui s' infettano di 
malaria senza essere mai stati punti da questi animali ("). Posso aggiungere che nel 
corrente anno mi sono molto occupato delle zecche in rapporto colla malaria senza 
mai trovare alcun fatto che anche solo lontanamente permettesse di sospettare l' in- 
fluenza di questi animali nella produzione delle febbri malariche. 

La distribuzione delle Argasinae non ha che fare con quella della malaria e 
sono d'altronde così poco diffuse, che non possono venir prese in considerazione. 

Le Muscinae succhiatrici di sangue sono da noi relativamente scarse e non hanno 
una diffusione corrispondente a quella della malaria. 

Le Tabanidae sono molto comuni nei luoghi malarici, specialmente in quelli 
boscosi ; si trovano tuttavia anche in qualche posto salubre. Esse pungono l' uomo re- 
lativamente di raro, tranne in certe località. Moltissimi individui però vanno sog- 
getti alla malaria senza essere mai stati punti da esse. 

Le Simulidae italiane vogliono essere ristudiate : io le ho trovate in luoghi ma- 
larici e in luoghi non malarici, nessuna però ne trovai che pungesse 1' uomo. 

Le PAZeio^o?W2"««e rappresentate da due sole specie (PA^eio^o»??^ joa^atóm Scop. 
e Ph. minulus Rond.) sono state da me trovate nelle più differenti parti d'Italia 
(Venezia, Locate Triulzi, Grosseto, Orbetello, Maccarese, Roma, Napoli, Metaponto, 
Sibari, S. Eufemia - Diramazione ecc.). Esse si trovano dunque tanto in luoghi malarici 
quanto in luoghi non malarici. La loro stagione coincide abbastanza bene coli' epoca 
della malaria, però esse scompaiono in generale molto prima che la stagione malarica 
sia finita. Nel 1898 in Lombardia non ne trovai più già ai primi di agosto; a Roma 
scompaiono al principio di ottobre ; lo stesso presso a poco si verifica nell' Italia me- 
ridionale, dove alla metà di ottobre 1898 e 1899 non ne ho potuto più trovare alcun 
esemplare. 

La famiglia delle Ceratopogonidae vuol essere ristudiata sopratutto in Italia. 
Una specie C") è comunissima nell' Italia media e meridionale, specialmente nei luoghi 
bassi. Essa tormenta orribilmente nella seconda metà di giugno e nel luglio; alla 



(") La specie incerta che un tempo ho denominato Haemamoeba immaculata a tutta prima 
sembra avere un'indiscutibile rassomiglianza col Pyrnsoma della febbre del /"e^as, propagato, come 
è motorio, àaX Rhipicephalus annulatus Sa,y. Io ho avuto parecchie volte molte larve di questa zecca 
ma non sono mai riuscito a farle attaccare all'uomo. 

(') Si tratta secondo ogni verosimiglianza di una nuova specie, della quale si occupa il sig. Noè, 
Pgli propone di denominarla Centrotypus irritans. 



— 53 — 

fine di luglio o ai primi d'agosto scompare totalmente. Il volgo dice che il solleone 
r ammazza. 

Essa punge preferibilmente al mattino, quando il sole è già levato, ma talvolta 
ci assale in qualunque ora della giornata ed anche di notte, se splende la luna. Se 
spira vento anche leggero, non punge più. 

Vi sono località (quali Metaponto, Sibari, dintorni del Casello Ferroviario 
Km. 30 andando da Roma a Maccarese) dove in certe giornate gli operai devono 
smettere il lavoro, tanto numerose sono le orde di questi minimi insetti che li assalgono. 

La specie in discorso compare qualche volta anche in luoghi non malarici (per 
esempio: Piazza Vittorio Emanuele a Roma). Essa è però essenzialmente legata alle 
zone malariche, ma come risulta dai dati sopra riferiti, non coincide la sua stagione 
con quella malarica. 

Pulci, Pidocchi e Cimici non possono venir presi in considerazione perchè no- 
toriamente nei luoghi malarici non sono più abbondanti che altrove. 



4. Culicidi in speciale. 

Passiamo ora a considerare i Culicidi, che sono per noi le forme più importanti. 
In Italia esistono per lo meno ventitre specie appartenenti a questa famiglia; esse 
si trovano estesamente descritte nella classica Memoria di Ficalbi del 1899 eccetto 
tre, due delle quali vennero recentemente descritte dal sig. Noè. 

Una terza specie, da me scoperta, venne recentemente descritta in parte dal 
Ficalbi : poiché, come vedremo, essa è malarifera, ritengo opportuno di completarne la 
descrizione in un altro capitolo del presente lavoro. 

Enumero le 23 specie: 

1. Ampheles pseudopictus. 11. Culex albopunctatus. 



2. 




» superpictus. 


12. 


m 


annulatus. 


3. 




" claviger (vel ma- 


13. 


1» 


Ficalbii. 






culipennis). 


14. 


n 


glaphyropterus. 


4. 




» bifurcatus. 


15. 


» 


spathipalpis. 


5. 


Culex penicillaris. 


16. 


» 


Richiardii. 


6. 


n 


ornatus. 


17. 


n 


mimeticus. 


7. 


n 


cantans. 


18. 


« 


elegans. 


8. 


n 


malariae (molto probabil- 


19. 


I) 


pipiens. 






mente sinonimo di C. 


20. 


» 


modestus. 






vexans). 


21. 


» 


impudicus. 


9. 


» 


nemorosus. 


22. 


if 


hortemis. 


10. 


n 


pulchritarsis. 


23. 


» 


pulchripalpis. 



Né Ficalbi, né io abbiamo trovato in Italia il genere Aedes ; noi abbiamo perciò 
registrato due soli generi di Culicidi : Culex e Anopheles (per la distinzione di questi 
generi vedi il capitolo sulla sistematica degli Anopheles). 



— 54 — 

Comincio a considerare le specie del genere Culex. 

Il Culex pipiens è specie molto diffusa ; non v' è quasi cantuccio, in cui una volta 
r altra esso non trovi im po' d' acqua dolce dove moltiplicarsi. 

Ficalbi ha notato che si sviluppa perfino nelF acqua benedetta delle chiese. In 
alcune parti d' Italia è molto abbondante e produce perciò gravi noie. Esso si estende 
a tutta r Europa. Il mosquito grigio {grei/ mos'/uito) di Ross tanto comune nell'India 
è niente altro che il Culex pipiens, come mi dimostrano tutti i caratteri e per tino 
la notazione denticolo-ungueale (Vedi pag. 10). 

Il Culex pipiens si trova comunissimo in località punto malariche, quali le 
seguenti: centro di Venezia ("), riviera Ligure, città di Pisa, centro di Orbetello, 
parte della città di Messina, di Catania, ecc. Nei luoghi non intensamente malarici 
accade di trovare frequentemente molti Culex pipiens ; per esempio città di Terracina, 
nel cui ospedale sovrabbondano e molestano i poveri malati {''), città di Grosseto, parte 
periferica della città di Orbetello, ecc. Nei luoghi intensamente malarici (intendendo 
per intensa malaria il grande numero dei casi, indipendentemente dalla gravità delle 
forme malariche) spesse volte si può stare delle giornate intere senza trovare un 
Culex pipiens, per esempio : in Lombardia, a Locate Triulzi e a Villa Maggiore : nel- 
r Italia media, alla tenuta Poscia Romana di Chiarone, a Tortreponti, a Ninfa. 
Anche nelle case di Maccarese (località malaricissima) i Culex pipiens sono in gene- 
rale molto scarsi e in alcune non ne ho mai trovati ; nella villetta del Principe, 
annessa al casamento di Maccarese, certe giornate non si arriva a pigliare neppure 
un Culex pipiens; nelle boscaglie e nelle praterie vicino alla pineta di Maccarese 
durante l'ottobre del 1898 le zanzare erano numerosissime, ma non vi si trovava 
alcun Culex pipiens. 

Vi sono al contrario località intensamente malariche in cui sovrabbondano i Culex 
pipiens; così agli scali ferroviari di Sibari e Metaponto se ne trovano moltissimi, 
tantoché chi si contenta di raccogliere non molte zanzare senza scegliere, facilmente 
crede che non vi siano che Culex pipiens. Dalla stazione gravemente malarica di 
Berchidda in Sardegna, una prima volta mi vennero spediti soli C. pipiens in abbon- 
danza. Successivamente mi pervennero anche da questa stazione numerosi A. claviger. 

Potrei moltiplicare gli esempì ma lo credo superfluo, da quanto ho detto risul- 
tando già evidente che non e' è alcun rapporto tra la distribuzione della malaria e 
quella del Culex pipiens. Ciò trova spiegazione nella circostanza che il Culex pi- 
piens si sviluppa essenzialmente in piccole raccolte d' acqua temporanee, mentre non 
si riscontra nelle paludi in condizioni ordinarie, cioè là dove 1' acqua è palustre. Ho 
osservato, per esempio, che esso non si trova mai nei fossati e negli stagni d' acqua 
chiara e ricchi di vegetazione, nelle sorgenti del pari ricche per solito di vegeta- 

C) Recentemente il dott. Carlo Paluello mi comunica che avendo iniziato osservazioni sulla 
malaria dell'Estuario Veneto, trovò gli Anopheles claviger abbastanza numerosi sui margini della 
Laguna Fusina; sempre però vi predominavano i Culex pipiens. Nella città di Venezia trovò sempre 
soltanto il Culex pipiens. Soggiunge che dentro la città, per quanto gli consta, non si son dati 
casi di malaria primitiva, da vari anni. 

(') Si può calcolare che nell'ospedale di Terracina su tre centinaia di Culex si trova appena 
un Anopheles claviger. 



— 55 - 

zione e in simili luoghi, mentre basta che in vicinanza ad essi, nel fango, si formi 
una piccola raccolta d' acqua, per esempio, per l' impronta di un piede, perchè questa si 
riempia di larve di Culex pipiens. 

Esse prosperano tuttavia nei paludelli in cui sogliono bagnarsi le buffale, facendo 
morire molte piante acquatiche, le quali successivamente putrefanno ; nelle paludi 
puzzolenti per simili, ed altre ragioni, si moltiplicano pure rigogliosamente. 

Nei maceratoi di lino e di canape finché la putrefazione non è molto forte pro- 
sperano moltissimo, come anche nelle fogne mal tenute in cui qua e là si formano piccole 
raccolte d'acqua commista a feccia, e nelle latrine delle stazioni ferroviarie in cui si 
immette molta acqua. In complesso là dove e' è putrefazione ma non intensissima, si 
sviluppano in enorme numero i Culex pipiens. La città di Catania, dove un tempo 
non si sentiva quasi mai una zanzara, si popolò di immense schiere di Culex pipiens 
dopo r introduzione dell' acqua potabile Casalotto ; ciò si spiega colla circostanza che, 
essendosi spaccata la tubulatura, qua e là nelle cloache si formarono delle raccolte 
d* acqua. 

I canali delle acque solfuree di Tivoli in molti punti danno luogo a piccole poz- 
zanghere dove si sviluppa un' enorme quantità di Culex pipiens ; essi si sviluppano 
anche nei canaletti secondari dove l' acqua ristagna. 

Riunendo tutto assieme, si può dire che i Culex pipiens sono le zanzare più 
delle altre in intimo rapporto coli' uomo : è 1' uomo che ne favorisce molto lo sviluppo, 
producendo casualmente piccole raccolte d'acqua più o meno putrescente. Qualche volta 
riesce perciò facile liberarci dei Culex pipiens, tenendo vuoti i recipienti di acqua, 
chiudendo ermeticamente certe latrine, versando in esse del petrolio, ecc. 

I fatti fin qui esposti fanno arguire a priori che il Culex pipiens non deve aver 
nulla a che fare colla malaria. 

II Culex spathipalpis coabita di frequente col Culex pipiens. 

Ficalbi ha notato che il Culex spathipalpis si sviluppa per lo più in acque 
molto sporche e sovente sporchissime e putrescenti. 

A me risulta che si sviluppa a preferenza in acque poco sporche, sopratutto nelle 
acque che servono per irrigare gli orti, benché si trovi anche in acque putride. 

Questa specie si trova in qualunque parte d' Italia (Ficalbi) ("), ma non è mai 
abbondante. 

In conclusione, Culex pipiens e spathipalpis per il loro habitat si rassomigliano 
molto e si possono dire benissimo indipendenti dall'ambiente malarico. Spesse volte 
un capo stazione, per esempio, risanando, come si dice, un pezzo di terreno palustre, 
mettendo, cioè, ad orto, e facendo piccole raccolte d' acqua per l' innaffiamento, involon- 
tariamente costituisce un focolaio delle nominate due specie, per i sopraesposti motivi. 

Terzo tra questi Culex indipendenti dall'ambiente malarico vuoisi annoverare il 
Culex elegans, da me trovato soltanto alla stazione zoologica di Napoli e all' isola 
Maddalena in esemplari adulti. Risulta però dalle ricerche di Ficalbi che esso ha un 
habitat molto simile a quello del Culex spathipalpis. 

(•) Io però non l' ho trovata nell" Italia settentrionale : noto specialmente la sua mancanza in 
alcuni luoghi in cui i C. nipiens sovrabbondano. 



— 56 — 

Le tre specie di cui ho fin qui parlato, vengono giustamente da Picalbi riferite 
all' habitat foveale, cioè di fosso o di pozzanghera; le loro larve, cioè, come scrive 
Ficalbi, vivono in acque comunque ristrette, avventizie, sporche, subputrescenti o 
anche putrescenti. 

Gli altri Culex secondo Picalbi sono in parte subpalustri, in parte palustri, 
ad eccezione del Culex annulatus che è anche xm po' foveale (".) 

A questo riguardo è d' uopo notare come Ficalbi distingua 1' ambiente subpa- 
lustre da quello palustre. 

Secondo quest' autore sono subpalustri « quelle zanzare le cui larve hanno bisogno 
per vivere di acque bensì (per quanto maceranti qualche sostanza vegetale morta e 
per quanto presso che ferme) non putrescenti, e in complesso piuttosto chiare e con 
un po' di vegetazione viva, ma senza che realmente abbiano carattere di paludi o 
risaie, ecc., tutto limitandosi a piccole raccolte, come per esempio vasche di giardini, 
laghetti di boschetti anche signorili, e via dicendo » . 

Ficalbi denomina poi palustri « le zanzare le cui larve hanno bisogno per vivere 
di acque palustri e naturalmente non vivono che in esse. Il tipo di tale ambiente 
ci è dato da acque ferme o quasi ferme, sì maceranti qualche sostanza vegetale morta, 
ma in complesso chiare e con vegetazione viva (vegetasione palustre, fatta di canne 
palustri, giunchi, ninfee, crescione, speciali alghe come le conferve, ecc; o vegeta- 
sione di risaia); queste acque possono ora essere in grandi estensioni, ora però anche 
in piccole e piccolissime, senza perdere la natura loro » . Conosco, aggiunge Ficalbi 
qualche luogo in cui una raccolta d'acqua di pochi metri quadrati di superficie, ma 
a carattere palustre genuino, può allevare le larve delle zanzare palustri. 

Orbene, un tempo anch' io credevo di poter stabilire una distinzione simile a questa 
di Ficalbi, e perciò scrissi che il Culex hortensis si trova comune in zone che se pur 
sono malariche lo sono molto debolmente, e talora si rinviene alla frontiera delle zone 
malariche. Ficalbi registra appunto il Culex hortensis tra le zanzare subpalustri. 

Ma oggi, dopo più estese ricerche, sono molto esitante ad ammettere la distin- 
zione tra zanzare palustri e subpalustri. 

Riserbandomi di trattare degli Anopheles più avanti, continuo per ora a par- 
lare dei Culex. 

Devo premettere che io non ho trovato alcune specie di Culex registrate da 
Ficalbi, perciò, relativamente ad esse, mi devo riferire a quanto dice quest' autore. 

Passo ad enumerarle. 

1. Culex ornatus: stato trovato da Ficalbi in Toscana una sola annata e neppur 
da lui rivisto. Certamente si tratta di una specie trascurabile per le nostre ricerche. 

2. Culex cantans: presso Mantova, Ficalbi ha catturato un esemplare che 
gli è parso di dover riferire a questa specie. Anch' essa per noi è trascurabile. 

3. Culex glaphyropterus: anch' essa è specie trascurabile, infatti Ficalbi scrive: 
« La ho descritta in questo lavoro perchè fra certe zanzare di Dalmazia che potei 
vedere credei riconoscerla ». 

(") A Porto in riva al lago ove le foglie cadute dagli alberi sono in putrefazione, abbondano 
le larve di C. annulatus insieme a quelle di C- pipiens. 



— 57 — 

4. Cidex palchripalpis: è specie accennata da Rondani per 1' Italia ; nessuno 
più r ha riveduta ; anch' essa è dunque specie per noi trascurabile. 

5. Culex impudicus : questa specie fu trovata da Ficalbi in Sicilia e in Sar- 
degna, manca però nel resto d' Italia. 

Quest'ultima specie è dunque la sola di una eerta importanza che sia sfuggita 
alle mie indagini. 

Accenno ora ad altre specie relativamente molto rare e le cui larve sono sco- 
nosciute. Esse sono il G. pulchritarsis (") e il C. Ficalbii. 

Il G. pulchritarsis fu da me trovato soltanto poche volte nei boschi e nelle 
macchie (Villetta del Principe a Maccarese, bosco annesso all'orto Botanico, boschi di 
Tortreponti). Anche Ficalbi ne ha potuto raccogliere solo pochi esemplari (boschi della 
Maremma Toscana, pineta di Viareggio). La sua grande rarità dimostra che non può 
avere importanza per la diffusione della malaria. 

Il G. Ficalbii (Noè) è stato trovato dai miei impiegati in un piccolo numero di 
esemplari a Maccarese (boschi) e a Porto, vicino a Roma nella primavera del 1899. 
In quest'anno si rinvenne in numero considerevole, nei mesi di aprile e di maggio 
a Maccarese, a Porto ed a Tortreponti. Nessun individuo di questa specie ha mai 
presentato l' intestino contenente sangue. Durante la stagione malarica, per quanto si 
cercasse, non si vide più, eccezione fatta di un unico esemplare preso nel boschetto 
del giardino del Barizzo (vicino alla stazione di Albanella). Certamente anche la 
specie in discorso è trascurabile. 

Ficalbi non ha trovato un'altra bella specie scoperta da Noè (Gulex mimeticus): 
essa convive come larva e ninfa con la forma tipica subpalustre di Ficalbi, cioè col- 
Y Anopheles bifurcatus. Venne finora trovata soltanto a Grassano (Basilicata) e a 
Sezze, allo stato di larva e ninfa in pochissimi esemplari e compì lo sviluppo in labo- 
ratorio. Anche questa specie, per la sua somma rarità non merita di esser presa in 
considerazione speciale. 

Abbiamo accennato fin qui a undici specie di Culex ; restano a considerarsi ancora 
otto specie, cioè : C- penicillaris, G. malariae, G. Richiardii, G. modeslus, G. annu- 
latiis, G. nemorosus, G. albopunctatus, G. hortensis. 

Queste otto specie vengono ripartite da Ficalbi, come ho già accennato, in pa- 
lustri e subpalustri. 

Secondo Ficalbi sono palustri il G. penicillaris, il C. malariae, il C. Richiardii 
e il G. modesius ; sono subpalustri il C. annulalus, il G. nemorosus, il C. albopun- 
ctatus e il G. hortensis. Egli mette anche il G. impudicus tra le forme subpalustri. 
Ad esse, per quanto sopra ho detto, si dovrebbe riferire anche il G. mimeticus. 

Certamente io ho trovato nei boschi di Rovellasca, dove non ci sono paludi, i 
Gulex da Ficalbi riferiti alle forme subpalustri, però ivi abbonda anche il G. peni- 
cillaris che egli cita per primo tra le forme palustri. 

Aggiungasi che tutte le forme subpalustri di Ficalbi si trovano non meno ab- 
bondanti nei luoghi palustri, s' intende quando le condizioni sono opportune, così 

C) [Ho trovato a Maccarese le ninfe di questa specie in acqua che si era raccolta nelle ca- 
vità di vecchi alberi di un bosco]. 

8 



— 58 — 

quando vi sono i boschi necessari per le forme silvicole (C. nemorosus, e C. albo- 
punctatus). 

Osservo inoltre che, come spiegherò meglio più avanti, gli Anopheles non si 
prestano più dei Ciilex per la distinzione in subpalustre e palustre. Noto infine che 
la definizione data da Ficalbi di forme subpalustri e palustri è evidentemente un 
po' artificiosa. 

Per tutte queste ragioni non posso accogliere che con riserva la distinzione pro- 
posta da Ficalbi. 

Mi sembra di avvicinarmi meglio al vero sopprimendo la categoria delle forme 
subpalustri e ascrivendo tutti i Culex subpalustri di Ficalbi alla categoria delle 
forme palustri, coli' osservazione che i Culex da me denominati palustri (sinonimo 
di palustre e subpalustre di Ficalbi) si sviluppano molto in acque di durata effimera 
in luoghi palustri, perciò il loro sviluppo viene singolarmente favorito dalle irriga- 
zioni temporanee dei prati, come si usa p. es. a Maccarese. Parrebbe perciò che la 
denominazione di Culex palustri non convenisse, senonchè frequentemente essi si rin- 
vengono anche nelle acque palustri, specialmente se scarse di vegetazione. 

Mi sono molto dilungato in queste distinzioni perchè esse permettono di for- 
marsi una chiara idea della loro possibile importanza dal punto di vista malarico. 

Mentre le forme schiettamente foveali, a priori debbonsi ritenere innocue, 
tutte le forme palustri sono sospette, e solo l'esperimento può decidere con sicurezza 
se siano o no temibili per la diffusione della malaria. Tuttavia non tutte sono so- 
spette in ugual grado ed è appunto questo 1' argomento che ora voglio toccare. Ri- 
peto che trascuro le forme rare e quelle da me non trovate (quattro molto rare e 
una mancante sul continente italiano (pag. 56)). 

I Culex nemorosus e albopunctalus sono frequenti nei boschi dei dintorni di 
Rovellasca, dove a memoria d' uomo non si è mai dato alcun caso di malaria : non 
sono più abbondanti nei luoghi gravemente malarici, come Maccarese, Tortreponti, 
Policoro, ecc. Questi confronti danno ragione di ritenere che essi siano innocui. V'ha 
di più: il Culex nemorosus nei mesi estivi del 1899 diventò raro nell' Italia media. 
Ciò costituisce un' altra circostanza che allontana sempre più i sospetti dal Culex 
nemorosus. In ogni modo le circostanze qui esposte dimostrano che le specie in 
discorso non possono avere importanza seria nella diffusione della malaria. 

I Culex Richiardii e modeslus non si trovano che in luoghi malarici per quanto 
finora ho avuto occasione di osservare; però essi in molti luoghi malarici o mancano 
sono molto scarsi (Locate Triulzi, Metaponto, Maccarese, Tortreponti, ecc.). Da 
questa circostanza si può arguire, come io ho fatto già nella mia prima Nota, che le 
due specie in discorso non possono ritenersi necessarie per la propagazione della malaria. 

Ho già indicato la distribuzione del C. hortensis (pag. 56). Ho trovato il C. annu- 
latus soltanto in luoghi malarici, ma quasi mai in abbondanza e non dovunque (manca 
p. es. a Locate Triulzi). Queste ultime due specie, come anche il C. spathipalpis, ci 
pungono di raro e a torto Ficalbi le ritenne esclusivamente fitofaghe ; anch' io ne 
ho raccolte centinaia di individui che non vollero pungere l' uomo ; forse pungono a 
preferenza altri animali. Tutto considerato non sembra che i C. hortensis e annulatus 
possano aver rapporto diretto colla malaria. 



— 59 — 

Restano da considerare due specie : cioè i C. penicillaris e malariae. Il trovarli 
in generale molto comuni nei luoghi malarici e la loro assenza per solito nei luoghi non 
malarici ad essi circostanti (parlo sempre delle pianure italiane) farebbe molto 
sospettare eh' essi avessero colla malaria un intimo rapporto, se non vi fossero cir- 
costanze che fanno pensare diversamente. 
Esse sono le seguenti: 

P. Il Gulex malariae punge molto di giorno, mentre è notorio che di giorno 
la malaria si prende diffìcilmente. 

2°. Dopo la prima metà di novembre nell'Agro Romano e nelle Paludi Pon- 
tine non si trovano più i Culex in discorso, mentre invece si danno casi primi- 
tivi di malaria ancora in dicembre. 

3°. In Lombardia, in settembre, la malaria è già in gran diminuzione mentre 
i Culex penicillaris pungono ancora terribilmente. 

4°. I Culex penicillaris non sono rari nei boschi di Rovellasca, nei quali non 
si è constatato nessun caso di malaria. 

5". Il Culex malariae manca in molti luoghi malarici (Locate Triulzi, Len- 
tini, ecc.) (vedi anche pag. 25). 

Tutte queste circostanze però non bastano per ricavarne una conclusione defini- 
tiva che, ripeto, può derivare soltanto da prove sperimentali. 

5. Anopheles. 
a) Dati storici. 

■Veniamo ora agli Anopheles. Picalbi nella sua monografia del 1896 ne distingue 
per r Italia quattro specie : hifurcatus, claviger, pietas e nigripes. 

Le due prime specie vengono designate come frequenti, e estese in tutta l' Italia 
e nelle sue isole. 

La terza specie era stata catturata da Picalbi in Toscana nella foresta di Tom- 
bolo presso Pisa, in estate ed in soli esemplari femminei. 

Riguardo alla quarta specie scrive Picalbi: « Io mi sono sempre dimandato se 
invece che specie a sé, Y Anopheles nigripes in altro non consista che in individui 
piccoli e molto scuri di Anopheles bifiircatus, che in molte occasioni io ho avuto 
agio di osservare, sia del sesso maschile come del femminile. Mi sento molto incli- 
nato per opinare in questo senso » . 

Avendo io avuto maggiori mezzi a disposizione ho potuto completare questo 
studio degli Anopheles, come si vedrà in un capitolo successivo. 

Nella nuova edizione dell'opera di Picalbi le mie proposte sono state accettate, 
perciò distinguo qui quattro specie di Anopheles non corrispondenti però che in 
parte alle quattro di Picalbi (1896): 

I. Anopheles pseudopictiis Grassi (1899). 

II. Anopheles siiperpictus Grassi (1899). 

III. Anopheles claviger Pabr. (1805). 

IV. Anopheles bifurcatus L. (1758). 

Sin: Anopheles villosus (1827); A. plimàeus (1828); A. nigripes (1839). 



— 60 — 

Eiguardo al genere di vita degli Anopheles possediamo importanti notizie di 
Meinert: « La larva d'Anofele abita le acque dormenti o a debole corrente con una 
ricca vegetazione, tanto nelle regioni boscose che nelle lande ; tuttavia non ama l'ombra 
dei grandi boschi, ma cerca il sole e la luce ; ciò che indica di già il suo colore 
verde d' erba » . 

Ficalbi (1896) a proposito ieW Anopheles bifureatus si limita a dire che la fem- 
mina spesso succhia sangue. Quanto dXY Anopheles claviger scrive: « In tutta Italia, è 
molto numeroso ovunque, ma più che tutto nei luoghi di piano, ricchi di acque. Tra 
gli Anopheles italiani il più comune è il claviger. Le larve, che vivono alla super- 
ficie delle acque ferme, non vogliono acque così sporche, come spesso prediligono 
le specie del genere Culex; spesso anzi vivono in acque assai limpide, h' Anopheles 
claviger è specie per lo più fitofaga, che si nutre di succhi vegetali. Ma le fem- 
mine non sdegnano affatto aggredire 1' uomo e i mammiferi e succhiare sangue. Il 
bestiame domestico può esserne infastidito nelle stalle. E all' uomo le femmine di 
questo Anopheles possono arrecare molestie, nei luoghi di piano ove abbondano, 
producendo punture e pomfi cutanei molto più cocenti e persistenti di quelli delle 
zanzare comuni. Fui punto spesse volte da femmine, mai da maschi ». 

Quanto all' Anopheles pseudopictus Ficalbi scrive semplicemente : « La femmina 
è succhiatrice di sangue » . 

Questi dati preziosi per quanto incompleti di Meinert e di Ficalbi guidarono le mie 
ulteriori ricerche, che si possono leggere nelle pubblicazioni preliminari e sopra tutto 
nell'opuscolo popolare. 

Nella nuova Memoria di Ficalbi, già più volte citata, i dati sono molto più 
estesi e più numerosi, avendo l'autore aggiunto alle mie, altre ricerche per proprio conto. 

b) Distribuzione geografica. 

Riguardo alla distribuzione geografica delle specie, due, A. claviger e bifureatus, 
sono comuni a tutta l'Italia, comprese le isole. Una terza, A. pseudopictus, si trova 
in tutta Italia, ma nelle isole non è stata ancor trovata. La quarta, A. superpictus, 
era stata da me rinvenuta soltanto nella Basilicata, nelle Calabrie e nella provincia 
di Salerno. Recentemente Noè me l' ha segnalata anche nell' Italia settentrionale (Sala 
Baganza in provincia di Parma). Tutto sommato, finora 1' ho incontrata soltanto su 
colline poco elevate, ovvero ai piedi di esse, non mai lontano da esse. 

e) Frequenza delle varie specie. 

Riguardo alla frequenza, V Anopheles claviger è la forma di gran lunga più 
comune delle altre; segue quindi il bifureatus. 

Vien dopo Y Anopheles pseudopictus che è stato da me trovato in tutta l'Italia 
settentrionale e media, di solito non raro, ma neppure frequente. Neil' Italia meridio- 
nale finora non è stato da me riscontrato, ma ve lo raccolse Ficalbi. 

Vi sono località dove esso è abbondante, per esempio Chiarone sulla linea 
Roma-Grosseto. Ficalbi 1' ha trovato molto comune nelle valli Cervesi e nel prossimo 



— 61 — 

territorio del Savio. Tu particolare noto la sua presenza non frequente, tra Milano e Pavia 
e nelle Paludi Pontine, piuttosto frequente alla Cervelletta (vicino a Roma) e a 
Maccarese. 

h'Aaopheles superpictus è abbondante fino a predominare snW Anopheles claviger 
in certe località dell' Italia meridionale (Stazione di Castelnuovo Vallo sulla linea 
Battipaglia-S. Eufemia-Reggio Calabria, Marenelle presso Agropoli). Non è raro nella 
valle dell' Ofanto e del Basente: è abbastanza comune in una fattoria vicino alla 
stazione di Policoro (Linea Metaponto-Sibai-i). 

Per valutare però convenientemente la frequenza degli Anofeli occorre far notare 
che \ Anopheles claviger pare relativamente ancora più numeroso di quel che sia in 
realtà perchè si ferma facilmente nelle nostre case, nelle stalle, nei pollai e nelle 
capanne. Quivi benché ne abbia meno accentuata 1' abitudine, si può fermare anche 
\ Anopheles superpictus, ma questa forma si vede con maggiore difficoltà per le sue 
dimensioni più piccole. 

Le altre due specie ben raramente si trovano nelle case, nelle capanne, nelle 
?talle ecc. Chi perciò non adotta metodi speciali di caccia (vedi Capitolo III) può cre- 
dere che manchino queste specie in regioni, dove invece sono piuttosto frequenti. 

d) Località in cui si sviluppano. 

Riguardo alle località dove gli Anopheles si sviluppano, i dati dei precedenti 
autori vogliono essere alquanto completati e meglio precisati. 

Come quasi senza eccezione tutti gli altri Culicidi, anche gli Anopheles si svi- 
luppano soltanto nelle acque scoperte, cioè patenti. Essi sono in generale propri delle 
acque chiare e ricche di vegetazione, superficiale, che io denomino per brevità acque 
palustri ("). Queste acque per più non lo sono direttamente piovane, ma derivanti 
dal sottosuolo e venute alla superficie. Si rinnovano in genere con lentezza, ma costan- 
temente. Nei mesi estivi possono scomparire, ma riappariscono di solito alle prime 
pioggie. Le acque palustri possono anche provenire da straripamenti di fiumi, o di 
torrenti. Specialmente durante la magra estiva possono diventare palustri anche le 
acque dei fiumiciattoli a lento corso e dei canali di bonificamento non aventi suffi- 
ciente pendenza ecc. ; diventano pure palustri le acque dei laghi nelle insenature, 
dove la sponda declina lentamente {^). 

C) Nel Report della spedizione Ross (1900) leggesi (pag. 17) che « le larve degli Anopheles 
costalis e funestus vivono in piccole raccolte d'acqua permanenti non soggette a movimenti (small 
permanent pooh not liable to scouring). . . Sembrerebbe che esse richiedessero certe condizioni, cioè 
sicurezza dal disseccamento, dal movimento e fors' anche da piccoli pesci n. Più oltre (pag. 19) si 
aggiunge che " le larve si natrono di filamenti di erbe d'acqua . . . Spesso sono state prese in poz- 
zanghere in cui non si trova vegetazione verde ». 

Io osservo che un fatto simile a quest'ultimo era stato già da me rilevato a Grosseto (34), 
e che le raccolte d'acqua in cui si sviluppano i nostri Anopheles possono essere ampissime e non 
sicure dal disseccamento, dal movimento né sfornite di piccoli pesci. 

(') Pagliani (68) ha mirabilmente preveduto questo fatto da me constatato soltanto quest'anno. 
Attorno ai laghi, scrive Pagliani " si può verificare che si abbia immunità completa dalla malaria 
per grande estensione del loro circuito, dove le loro sponde sono regolari e quasi normali allo 
specchio dell'acqua, mentre così non è dove queste si protendono molto innanzi a lieve pendio entro 



— 62 — 

Nel piano lombardo non irriguo, vi sono grandi vasche artificiali dalle pareti 
impermeabili, che si riempiono di acqua piovana opportunamente incanalata, e non 
asciugano talvolta anche per decenni. Quest'acqua si adopera per lavare, o per abbeve- 
rare il bestiame. Essa si mantiene più o meno chiara, ma quasi sprovvista di vege- 
tazione. Orbene, in queste vasche per quanto ho veduto, non si sviluppano gli Ano- 
pheles ("). 

Consideriamo particolarmente le singole specie cominciando dall'^. claviger. 
Esso si sviluppa in stagni o bacini d' acqua ferma, o dormiente, in canali, o fiumetti 
in cui r acqua scorra con molta lentezza (specialmente presso le rive dove abbonda 
la vegetazione) C") (confermato da Celli). 

L' acqua può essere anche leggermente salmastra {"), perchè commista ad acqua di 
mare, come ho verificato a Metaponto, ovvero anche salina per la sorgente da cui pro- 
viene, come ho verificato nella piana di Capaccio (provincia di Salerno) ovvero anche 
sulfurea, come ho verificato nelle Paludi Pontine. 

L' acqua adatta per questa specie è ricca di vegetazione : sopratutto è favorevole 
al suo sviluppo il così detto panno o vellutello galleggiante, formato di confervoidee 
intrecciate come in un feltro. Le lemne se sono in poca quantità forse favoriscono 
lo sviluppo dell'^. claviger; lo impediscono invece se ricoprono tutta la superficie del- 
l'acqua, su cui la larva deve affacciarsi per respirare. 

In primavera ho trovato le larve soltanto nei luoghi dove l' acqua era piuttosto 
profonda (stagni piuttosto ampi e laghi), di modo che occorreva per raccoglierle avan- 
zarsi neir acqua oltre il ginocchio. Queste acque di giorno si riscaldano poco, ma di 
notte si raffreddano anche poco, sicché la loro temperatura è relativamente piuttosto 
costante e non molto bassa. Dalla fine di maggio in poi ho trovato le larve anche 
nell'acqua profonda soltanto pochi centimetri. 



l'acqna, che le bagna irregolarmente ed a strato sottile. Cosi si trovano punti malarici sul lago 
Maggiore presso Magadino, sul lago di Varese per breve tratto al sud, sul lago di Avigliana verso 
1 emissario, e sopratutto malarici si mostrano i laghi a sponde pantanose come parecchi dell'Italia 
centrale e meridionale (laghi di Bolsena, del Trasimeno, un tempo quello del Facino ecc.) " (Vedi 
anche l'ultimo § del presente Capitolo. 

(") [Ho trovato le larve di A. claviger in parecchie di queste vasche più, o meno vicine a 
luoghi palustri]. 

C") Cosi quei bacini d'acqua (fontane), su cui cade uno zampillo, non contengono quasi mai 
larve di Anofele. 

(°) [Io per il primo ho notato che gli Anopheles prosperano anche nell'acqua leggermente 
salmastra (32) ed ho dichiarato di non aver trovato larve nell'acqua salsa (33). Nelle acque sa- 
line (37) sorgive della piana di Capaccio le larve di Anopheles prosperano ; queste acque conten- 
gono secondo l'analisi di Longobardi (Scafati, Tipografia Pompeiana, 1874) perfino un totale di 
grammi 18,309 »/oo di combinazioni saline anidre (bicarbonato di soda gr. 9,820, bicarbonato di 
potassa 1,054, bicarbonato di magnesia 0.473, bicarbonato di calce 1,420, fosfato di soda 1,162, 
solfato di soda 0,668, cloruro di sodio 1,068). Le mie osservazioni sono state confermate da Celli, 
da Picalbi, da Centanni, ecc. (Atti della Società per gli studi della malaria, voi. Il, 1901). Que- 
st' ultimo non ha trovato gli Anopheles in acque aventi più del 9 "/oo circa di cloruro di sodio 
(quantità inferiore a quella dei sali nelle acque saline della piana di Capaccio). Simili fatti vennero 
constatati fuori d'Italia (Christophers e Stephens 1900, Nuttall 1901, ecc.)]. 



— es- 
ili conclusione YAnopheles claviger è una specie eminentemente palustre. Basta 
però anche un bacino contenente soltanto qualche metro cubo di acqua palustre, quale 
si può trovare, per esempio, in un giardino signorile, perchè esso vi prosperi. 

L' ambiente palustre (paludi, impaludamenti, paludelli) è la regola : si danno 
tuttavia eccezioni, come risulta dalle seguenti osservazioni fatte nel 1899. 

A Maccarese nel mese di maggio trovai vicino a una casa in una botte abban- 
donata contenente acqua verdognola, oltre a molte larve di C. pìpiens e annulatus, 
alcune grosse larve di Anopheles claviger. Il 3 luglio a Prima Porta (dintorni di 
Roma) ebbi un reperto simile in una piccola vasca contenente acqua piuttosto sporca. 
Il 6 settembre a Sermoneta in una piccola vasca, che di solito in quest' epoca è asciutta 
e per caso quest' anno conteneva ancora acqua sporca, ma non putrescente, trovai una 
larva di A. claviger. Larve della stessa specie furono rinvenute in una vasca del quar- 
tiere Ludovisi di Roma il 10 settembre, e in una botte a Sozze nel mese d'ottobre. 

Questa abitazione, che dirò col Ficalbi foveale, delle larve di A. claviger già 
mi aveva colpito, essendo in contraddizione con quanto avevo osservato nella gran 
maggioranza dei casi. Fui però molto più sorpreso di trovare a Grosseto (nel set- 
tembre) diffusissima questa abitazione foveale, cioè in acque per lo più chiare senza 
vegetazione verde, comunque abbandonate ; così per esempio in vasi, botti e pile 
lasciati pieni di acqua di pozzo, o riempitisi direttamente d' acqua piovana, in pozzi 
non usati di recente e cosi via. 

Talvolta le larve di Anofele convivevano con quelle di Culex e allora erano in piccola 
quantità ; tal' altra, invece, erano sole o quasi e in discreta quantità, o anche abbon- 
dantissime. 

Queste osservazioni fatte a Grosseto dimostrano, per così dire, la tendenza degli 
Anofeli ad adattarsi ad un ambiente nuovo. 

Si potrebbe tentare la spiegazione di questi fatti singolari, ricordando che il 
padule fino a non molti anni fa era a poca distanza dalle porte di Grosseto. Tolto 
il padule e ridotti i focolai degli Anopheles a pochi paludelli artificiali, detti 
sgrondi delle mura e alle acque del così detto canale di abbeveraggio), molti Ano- 
feli dovettero adattarsi, come accade quando sono chiusi in una camera del labo- 
ratorio (vedi più sotto), a depositar le uova in acque insolite; molti saranno andati, 
andranno tuttora distrutti, ma altri mediante questo adattamento avranno potuto 
sopravvivere. 

Si potrebbe però dare del fenomeno anche un'altra spiegazione. 

Ogni anno gli Anofeli in quantità migrerebbero, per nutrirsi, dai loro luoghi nativi 
più meno deserti nella stagione malarica, fino alla città di Grosseto. Quivi sper- 
duti depositerebbero le uova in acque insolite ("). 

La migrazione potrebbe avvenire anche passivamente per mezzo dei venti, ma 
di ciò più avanti. 

L' Anopheles bifurcatus si sviluppa a preferenza nelle fontane, o sorgenti molto 
scarse di acque, nei rigagnoli molto lenti e nei piccoli bacini d' acqua, da esse 
alimentati: in generale nelle acque fresche, dove prospera molto il crescione. 

{") [Ho però verificato che un certo numero di Anopheles sverna nella città di Grosseto]. 



— 64 — 

Di primavera, se si trovano larve di Anopheles in acque che raggiungono pochi 
centinaetri (15-30) di profondità, si è quasi sicuri che appartengono agli A. bifur- 
catus ("). Talvolta le larve di A. bifurcatus convivono con quelle di A. claviger. 

Gli Anopheles superpictus e pseudopictus si sviluppano negli slessi ambienti pre- 
feriti i.3\Y Anopheles claviger. 

Artificialmente in camere chiuse si può ottenere la deposizione delle uova da 
parte degli Anopheles, tanto in acqua limpida, quanto in acqua torbida e putrida, anche 
se manchi la ve^'etazione. È notevole il fatto che in quest' acqua torbida e putrida 
essi talvolta si sviluppano bene (25). 

Già nel 1899 (33) io notavo per il primo che i maceratoi di canape (osservazioni 
fatte a Cancello col dott. Blessich) mentre favoriscono enormemente la propagazione 
del C. pipiens, sono la tomba degli Anofeli. S' intende che per giudicare dal punto 
di vista igienico i maceratoi, occorre tener presenti varie eventualità; così per es. 
che, prima che venga immersa la canape o il lino possono conteuere le larve di 
Anopheles, se i serbatoi sono stabili e che per dare l'acqua necessaria ai maceratoi 
talvolta si creano ambienti favorevolissimi allo sviluppo degli Anopheles, ecc. 

[Le mie osservazioni fin qui riferite sull'habitat delle larve degli Anopheles si 
trovano nella loro parte essenziale già nella prima edizione del presente lavoro e 
nell'opuscolo popolare (33) del 1899. Nel secondo volume degli Atti della Società 
per gli studi della malaria vengono per lo piìi passate sotto silenzio, ma quel che 
più importa vi si trovano confermate. Celli tuttavia fa notare che 1' habitat semifo- 
veale (Ficalbi) (per errore di stampa, io credo, si legge semifoveale invece di foveale) 
delle larve di Anopheles è molto piti, comune che non si crede. A questo riguardo 
io che fui il primo a rilevare molti casi di habitat foveale mi associo a Celli, ma 
osservo che bisogna andar guardinghi in questi giudizi, perchè se veramente questo 
habitat fosse molto propizio dappertutto dovremmo trovare, ciò che in realtà non tro- 
viamo, più meno abbondanti Anopheles, dappertutto essendovi raccolte d'acqua suflì- 
cienti a dar vita a moltissimi Anopheles. Nel suddetto volume l' argomento dei mace- 
ratoi viene svolto ulteriormente e con molta competenza da Fezzi e da Centanni]. 

Evidentemente risulta che tutte le specie diAnopheles provengono da quelle acque 
che furono ritenute per molti secoli fomite essenziale della malaria. Specialmente 
se gli Anopheles vengono per caso a trovarsi in località dove queste acque man- 
cano neW epoca in cui esse sono disseccate, depositano le loro uova in qualunque 
sorta di acqua ; le larve che ne nascono alle volte muoiono, altre volte arrivano 
a trasformarsi in ninfe e quindi in insetti perfetti: si formano così dei focolai 
avventizi di Anopheles. 

e) Quantità nelle varie stagionl 

Veniamo a considerare le stagioni in cui si sviluppano gli Anopheles. 
Nell'anno 1899 ho trovato depositate le uova di Anopheles claviger per la prima 
volta il 15 febbraio. Ho potuto però procurarmi una certa quantità di larve grosse e di 

(") V Anopheles bifurcatus è meno comune dellM.. claviger probabilmente perchè i citati 
ambienti, in cui si sviluppa a preferenza, sono piuttosto limitati; forse alla sua minor frequenza 
contribuisce anche il bisogno ch'esso ha, di ripararsi a preferenza allo stato d'insetto perfetto, 
nei boschi, nelle macchie, ecc., che non si trovano dapertutto. 



— 65 — 

ninfe di Anopheles claviger e ])seudopictiis, nelle Paludi Pontine, soltanto alla fine 
di marzo. Più tardi diventarono sempre più frequenti dovunque fino alla stagione 
estiva, nella quale diminuirono, man mano che le acque prosciugarono; ne incontrai 
di nuovo una certa quantità in settembre e in ottobre: ciò anche nel 1900, ma non 
dappertutto. 

Del resto, come è naturale, riguardo alla quantità delle larve nei vari mesi si 
danno moltissime variazioni locali ("). 

Verso la metà di novembre 1899 il mio espertissimo inserviente Mascitti nella 
Campagna Komana arrivò a procurarsi una sola larva di Anopheles claviger in due 
giornate di lavoro; vero è che le acque erano cresciute moltissimo, ma in certe 
località favorevolissime, se veramente ci fossero state, egli, avvezzo a queste ricerche, 
certamente ne avrebbe rinvenuta una certa quantità. Anche a Grosseto verso il 10 no- 
vembre non abbiamo più trovato larve di Anopheles claviger. Nelle Calabrie e nelle 
Paludi Pontine erano rare ai primi di novembre. Può darsi che in alcune località 
particolarmente calde, anche d'inverno si trovino larve di Anopheles claviger; ciò 
dev' essere forse una eccezione. Certo è che anche d' inverno si trovano qualche volta 
Anopheles claviger pronti a depositare le uova. 

Nel cuore dell'inverno io ho trovato soltanto larve di Anopheles bifureatus. 
Anche Picalbi ha fatto la stessa osservazione. 

Nei mesi di gennaio e febbraio non ho potuto trovare A. bifureatus e pseudo- 
pictus alati. Io ho fatto ricerche minuziosissime in proposito, anche nei tronchi degli 
alberi, dentro gli arboscelli folti ; ho perfino fatto costruire una tenda che si collocava 
sopra gli arboscelli mentre sotto vi si accendevano dei zampironi; sempre invano! 

Ai primi di marzo però a Chiarone, sotto le volticelle di un fontanile in aperta 
campagna, ho trovato per la prima volta due femmine di Anopheles bifureatus: non 
potei trovarne altre fino verso la metà di marzo, nel qual tempo ne raccolsi alcune 
nelle case di Maccarese. Poco dopo ne rinvenni un numero abbastanza considere- 
vole nelle stalle alle Tre Fontane, vicino a Roma. In principio di marzo ho trovato 
un maschio di Anopheles bifureatus in un cespuglio in mezzo all'acqua; altri ne 
trovai nelle stalle suddette alle Tre Fontane, insieme con le femmine. 

Queste osservazioni si riferiscono al 1899. Nel gennaio del 1900 ho trovato al- 
cune femmine di Anopheles bifureatus ibernanti in una chiesa di Sozze. Certo è però 
che d' inverno sopravvivono pochi individui alati, mentre invece non sono rare le larve, 
che si sviluppano lentissimamente a motivo della temperatura bassa. Si può quindi 
ritenere che nell' Italia Media e Meridionale l' A. bifureatus sverni a preferenza allo 
stato di larva. 



{*) Secondo Meinert le generazioni degli Anofeli sarebbero regolari e precisamente egli scrive : 
" La larve n'hiverne pas ; mais, dans les années où la temperature est douce, on rencontre déjà 
dea larves demi-adultes à partir de la mi-mars. En juillet cu un peu plus tard dans le courant 
de l'été, on trouve nne seconde generation de larves adultes et enfin, en 1882, année dont le prin- 
temps avait éié très precoce, j'ai, à la fin d'octobre, trouvé de petites larves qui certainement ap- 
partenaient à une troisième generation; mais il n'est pas à supposer que ces larves aient pu at- 
teindre l'àge adulte, car leur existence étant liée ou à peu près liée à la snrface de l'eau, la pre- 
mière gelée a dù les tuer. n (63). Evidentemente le osservazioni di Meinert sono imperfette. 

9 



V Anopheles supeì'pictus nel cuore dell' inverno è stato da me troTato a Gras- 
sano (Basilicata) dentro le grotte in vicinanza al Basente ; però sempre in piccolis- 
simo numero. 

Gli Aiiopheles claviger d' inverno si riparano molto volentieri nell' abitato, a pre- 
ferenza nei porcili, nelle stalle, nei pollai, nelle cantine, nelle camere da letto, sopra- 
tutto nei locali riscaldati. Neil' Italia media e meridionale si rifugiano anche nelle 
capanne disabitate e nelle grotte, sebbene in questi luoghi non siano mai abbondanti. 

Nel biennio 1898-99 gli Anopheles pseudopictus, superptclus e bifurcatus mi 
parvero in complesso più abbondanti nel mese di settembre che in altri mesi. 

Sapendo che alla Stazione di Castelnuovo-Vallo (pag. 61) abbondano gli Ano- 
pheles superpictus nel 1900 vi feci speciali ricerche purtroppo limitate agli individui 
adulti. I primi alati vennero presi alla fine di giugno; il 9 luglio erano già piut- 
tosto frequenti; diventarono piuttosto numerosi nel resto del mese di luglio e tali si 
mantennero in agosto e in settembre. In giugno si fecero molte ricerche anche nella 
suddetta fattoria (pag. 61) vicino alla stazione di Policoro; esse riuscirono negative 
come quelle fatte a Castelnuovo-Vallo prima della fine del mese in discorso. 

Nella campagna romana, in marzo, la maggior parte degli Anopheles claviger che 
avevano superato l'inverno, dopo essersi pasciuti e ripasciuti maturarono ed uscirono fuori 
a depositare le uova, mentre ben pochi erano i neonati entrati nelle case. Ciò spiega per- 
chè in queste, nel marzo, gli Anopheles claviger siano stati meno abbondanti che negli 
altri mesi. Nelle Paludi Pontine però, e precisamente a Tortreponti, il 28 e 29 marzo 
1899 ho trovato di già molti Anopheles claviger maschi e femmine evidentemente 
neonati, sebbene le femmine fossero già piene di sangue. (Mi mancano dati del tutto 
sicuri per il mese di aprile). 

Premettendo che si danno moltissime differenze locali, in complesso si può dire 
che il numero degli Anopheles claviger dal maggio in poi andò crescendo fino agli 
ultimi di agosto. In molti luoghi ho notato una diminuzione nel mese di settembre. 
Neil' Italia media e meridionale in parecchi luoghi ho notato un nuovo aumento 
degli Anopheles claviger nella seconda metà di settembre, ciò che probabilmente 
deve mettersi in rapporto colle pioggie. In complesso tornarono a diminuire in 
ottobre. Dall' ottobre ai primi di febbraio nell' Italia media e meridionale il loro 
numero restò quasi costante nelle case e negli altri loro ricoveri invernali. Invece 
neir Italia settentrionale questa costanza si mantenne dal settembre al marzo. Nel- 
r Italia media e meridionale nel febbraio cominciarono a uscir fuori in un certo 
numero per deporre le uova. La maggior parte, come ho già detto, uscì in marzo. 

Questi fatti osservati nel 1899, si ripeterono con pochissime differenze nel 1900: 
al 1" aprile nelle case di Maccarese, che è il gran focolare degli Anopheles claviger, 
ho potuto raccoglierne soltanto quattro; dal 2 al 15 aprile non se n'è rinvenuto alcun 
esemplare. Dopo il 15 ricomparvero in piccolo numero. Al mulino di Ninfa, altro 
gran focolare di A. claviger (nelle Paludi Pontine) al 6 aprile del 1900 erano an- 
cora abbondanti; al 12 dello stesso mese in una giornata di lavoro il mio inserviente 
raccolse una sola femmina (probabilmente vecchia) di A. claviger. Essi si mostra- 
rono scarsi dovunque (tranne rarissime eccezioni: così a Tortreponti dove in una 
giornata di lavoro se ne raccolsero 98 alla fine di aprile) fin oltre la metà di maggio. 



— 67 — 

Alla fine di maggio erano già abbondanti. La loro quantità crebbe in giugno fino a 
raggiungere, verso la fine di giugno, un massimo che si mantenne in luglio e fino 
alla seconda metà d'agosto, alla qual epoca si cominciò a notare una diminuzione, 
che diventò più evidente in settembre e spiccatissima in ottobre. Nella piana di 
Capaccio (Provincia di Salerno), quest' anno almeno, 1' andamento fu alquanto differente 
inquantochè gli A. claviger, che erano copiosissimi in giugno e al principio di luglio, 
già nel resto di luglio cominciarono a diminuire, benché lentamente, e andarono suc- 
cessivamente sempre diminuendo ("). 

EvidenlemeiUe da quanto ho detto si deduce che in complesso gli Anopheles 
sono più numerosi in quei mesi in cui più infierisce la malaria. 

f) Habitat degli alati. 

Dobbiamo ora dire qualche cosa più in particolare sull' abitazione delle varie 
specie di Anofeli (*), all' infuori dell' epoca dell' ibernamento, della quale parlo altrove. 

Due specie di Anopheles {bifurcatus.pseudopiclus) vivono quasi sempre in aperta 
campagna, l'A. bifurcatus a preferenza nei boschi, 1'^. pseudopictus a preferenza, 
per quanto ho veduto, nei canneti e tra gli arboscelli vicini alle acque palustri, Ke- 
lativamente di raro si trovano nelle stalle, più raramente ancora nelle case : ciò vale più 
specialmente per l' A. pseudopictus. L' A. superpictus si riscontra sotto i ponti, in 
costruzioni (case, capanne o stalle) disabitate: spesso si ritrova anche nelle stalle e 
nelle case abitate. 

Gli A. claviger vivono nelle case abitate, non soltanto nell'inverno, ma anche 
in qualunque altra stagione. Durante i mesi caldi molti Anopheles claviger (parlo 
sempre della pianura Italiana) per altro si fermano assai frequentemente anche al- 
l' aperto, anzi talvolta si trovano all'aperto e non nelle case, ciò che ho verificato in 
località dove sono poco frequenti. All'aperto stanno nascosti tra le erbe alte, negli 
arboscelli, tra i rami degli alberi, ecc. In complesso preferiscono i luoghi dove il 
vento si fa poco sentire, quindi è che si trovano più spesso sulle piante che stanno 
in luoghi bassi, addossate alle case, ecc. Si incontrano spesso in coorti innumerevoli 
sotto i ponticelli bassi e oscuri, tanto comuni nei paesi irrigui, 

g) Alcuni rapporti tra la loro distribuzione e quella della malaria. 

Vi sono dei luoghi dove ogni anno abbondano gli Anopheles e infierisce la ma- 
laria: sono appunto quelli prossimi alle paludi, agli acquitrini, ecc., per esempio 



(") [Nel 1901 nella prima decade di marzo gli A. claviger nell'Italia media erano ancora 
abbondanti; apparvero già scarsissimi a Maccarese il 18 marzo, e il 21 marzo nelle Paludi Pon- 
tine; il 10 aprile a Maccarese non se n'è trovato alcuno; il 30 aprile in una giornata di lavoro 
se ne raccolsero soli cinque; soli tre l'S maggio, soltanto venti ancora il 26 maggio. Al 10 aprile 
nelle Paludi Pontine gli A. claviger erano scarsi e in discreta quantità gli A. bifurcatus]. 

[Nel 1901 a Locate Triulzi (presso Milano: località dove le risaie abbondano) gli A. Claviger 
erano già abbondanti alla fine d'aprile e nella prima metà di maggio]. 

C") Questo punto è molto importante anche perchè gli Anofeli che vivono in aperta campagna 
subiscono dei salti di temperatura ben maggiori di quelli a cui vanno soggetti gli Anofeli che con- 
vivono coir uomo, nelle stalle, ecc. 



— 68 — 

Maccarese, Porto, Ninfa, Toitreponti, ecc. Vi sono altri luoghi in cui la malaria non 
riprende ogni anno con eguale intensità : così nella valle del Basento a Grassano nel 
1898 vi furono molti casi di malaria e molti Anofeli, nel 1899 invece pocliissimi Ano- 
feli e pochissima malaria. Ciò si spiega colla circostanza che l' acqua palustre vicino 
a Grassano è scarsa e soggetta a molte variazioni; a seconda delle annate perciò 
varia molto la produzione degli Anopheles. 

Percorrendo le ferrovie italiane nella stagione malarica riesce facile persuadersi 
che là dove infierisce la malaria abbondano gli Anofeli e là dove non si fa molto 
sentire, essi sono scarsi. Potrei a questo riguardo citare una serie di fatti particolari 
che certamente s' impongono a qualunque osservatore imparziale. Il collega Blessich 
che mi ha accompagnato in molte escursioni, ha controllato una parte di questi fatti. 
Abbiamo, per esempio, percorso insieme la valle dell' Ofanto il 24 e il 25 luglio ; or- 
bene in queir epoca la malaria si faceva molto sentire al casello 94.770 (nella regione 
Terremoto appartenente al paese Rapone), e quivi erano abbondanti gli Anopheles cla- 
viger e in un laghetto vicino pullulavano enormi quantità di larve della stessa specie, 
mentre nei caselli precedenti quello in discorso per chi viene da Avellino, gli Ano- 
pheles erano scarsissimi e nessuno in quest' anno aveva ancor preso la malaria. Allo 
scalo ferroviario di Rocchetta S. Venere, località ritenuta gravemente malarica, suppo- 
nevamo che vi fossero moltissimi Anopheles: invece dopo molte ricerche trovammo 
soltanto tre Anopheles claviger. Dal capo stazione però sapemmo che al detto scalo 
ferroviario dove si trovano circa cento individui, nel 1899 non s'era ancor dato alcun 
caso di malaria e l'anno precedente s'erano verificati soltanto due casi. Nel 1900, 
come in molte altre località, la malaria anche qui infierì e gli Anopheles claviger 
si riscontrarono numerosi. 

A Battipaglia la malaria è leggerissima, e gli Anopheles sono scarsissimi : ad Al- 
banella la malaria è grave e gli Anopheles claviger abbondanti, ecc. 

Dalla società delle ferrovie Sarde ebbi una copiosissima raccolta di zanzare prese 
nelle varie stazioni della Sardegna. Anch' essa conferma la mia tesi. 

Tuttavia in certe località dell' Italia meridionale la quantità degli Anopheles cla- 
viger sembra troppo scarsa in rapporto alla gravità della malaria ; furono queste località 
che fin dall'ottobre 1898 richiamarono la mia attenzione sulle altre specie del ge- 
nere Anopheles. 

Cito in proposito la Calabria, specialmente la stazione di S. Eufemia-Biforca- 
zione e un certo numero di stazioni precedenti e seguenti Sibari e dintorni, ecc. 
(1898 e 1899). Se in queste località teniam conto, oltre che degli Anopheles cla- 
viger, anche delle altre specie {bifurcalus e superpictus), la proporzione tra la ma- 
laria e gli Anopheles quivi pure risulta evidente ("). 

Debbo citare in particolar modo la stazione di Castelnuovo Vallo, località dove la 
malaria infierisce a lungo mentre gli Anopheles claviger sono scarsi già in luglio; 
quivi sono però molto abbondanti gli Anopheles superpictus, come ha dimostrato l' im- 
piegato ferroviario Marcovecchio. 

(") Nel 1900 alla stazione di S. Eufemia-Biforcazione si deplorò una malaria grayissima ac- 
compagnata da una vera invasione di A- claviger. 



— 69 — 

Noterò infine che dove s' incontrano dei piccolisssimi focolai di malaria corri- 
spondono ad essi dei minuscoli focolai di Anopheles. Già nella mia Nota preliminare 
dell'ottobre 1898, tra gli altri fatti ho citato il seguente: » Vicino a Saronno, in 
mezzo a una zona non malarica si trova un piccolo centro malarico (cascina Girola). 
In questa località trovasi localizzato, dirò addirittura confinato Y A. claviger; che 
manca quindi nei dintorni. Un fatto simile si verifica vicino al laghetto di Ceriano ("). 

h) Distanze a cui si spingono. 

Voglio qui parlare delle distanze a cui gli Anopheles possono arrivare. Ho cer- 
cato di approfondire l' argomento e posso fornire dei dati, che pur non essendo com- 
pleti, permettono di formarsi un' idea chiara del fenomeno. 

Cominciamo a domandarci fino a quale altezza possono sollevarsi col mezzo del 
volo gli Anopheles. 

Non posso precisarlo : mi risulta che l' autunno scorso a Pesto gli Anopheles 
elaviger al tramonto venivano dal di fuori in gran numero a pungere alcuni indi- 
vidui, che stavano affacciati al terzo piano (all'altezza di m. 12 Vz circa) d'una 
casa del resto interamente chiusa e disabitata. Anzi opportunamente collocandosi si 
osservava che gli Anopheles claviger scavalcavano anche il tetto della casa, alto 
circa 15 metri dal suolo. 

Bisogna perciò ammettere che essi possano sollevarsi a volo almeno quindici 
metri dal suolo. Si direbbe che mal volentieri si alzino, giudicando dai seguenti fatti 
da me osservati: 

I. Le camere dei secondi e sopratutto dei terzi piani delle fattorie anche in mezzo 
alle risaie sono poco invase dagli Anopheles, mentre in quelle del piano terreno entrano 
a migliaia. Questo fatto da me osservato in Lombardia si ripete similmente in alcune 
case di Grosseto dove gli Anofeli sono più numerosi al piano terreno, al primo piano 
sono già più scarsi e ai piani superiori si riscontrano piuttosto raramente. 

n. In vicinanza del laghetto di Montorfano (presso Como) ho trovato molti A. 
claviger che mancavano affatto a Montorfano, paesello vicinissimo e di pochi metri 
più alto del laghetto. Qualche cosa di simile si verifica anche nella parte alta del 
villaggio d'Alserio (Brianza). 

Nel 1898 ho osservato che già a meno di un chilometro di distanza da focolai 
di innumerevoli Anopheles non si veniva più punti, nonostante che si fosse in pia- 
nura (osservazioni fatte in Lombardia alla periferia della zona di recente irrigata dal 
canale Villoresi). 

Ciò induce ad ammettere che gli Anopheles non sogliono volare lontano, spe- 
cialmente in senso verticale dal luogo ove si sono sviluppati. 



(') " La malaria, cosi scriveva Ross (nel luglio 1899, senza citarmi), non è mai uniformemente 
distribuita. Piccole zone, fattorie, baracche o villaggi, anche singole case, sono spesso conosciute 
come molto più malariche dei dintorni. Ciò fa arguire che la malaria non è dovuta ai comuni 
mosquitos che si trovano quasi da per tutto, ma è causata da mosquitos che hanno una distribu- 
zione simile a quella della malaria. 



— 70 — 

S' ingannerebbe, però, chi da questi dati volesse indurre leggi assolute. E infatti : 

1. con voli successivi a poco a poco possono spingersi lontano sia in senso 
orizzontale che in senso verticale; 

2. passivamente possono venir trasportati in lontananza, per esempio coi carri ; 

3. passivamente possono venir trascinati dai venti anche ad una certa lon- 
tananza. Vedi il paragrafo seguente (l). 

L' allontanarsi con voli successivi sembra facilitato dalla vita all' aperto e dalla 
temperatura elevata; se invece al tramonto la temperatura si abbassa molto, come 
spesso accade in Lombardia, gli Anopheles si nascondono ove meglio possono e stanno 
fermi. 

Ambrosi e Kiva hanno osservato che la malaria nella provincia di Parma eser- 
cita r influenza fino a 4 o 5 km. di distanza dalle risaie. Questo dato deve essere 
però valutato non soltanto alla stregua di quanto ho qui riferito, ma vuol esser messo 
in rapporto anche coi focolai avventizi di Anopheles che si formano specialmente in 
vicinanza ai luoghi palustri (pag. 64). 

Io aiutato dal laureando in medicina Ficacci (") da me opportunamente istruito, 
ho studiato in particolare Sezze, Sermoneta e Norma che gettano molta luce sopra 
r argomento. 

Norma, Sermoneta e Sezze sorgono su colline prospicienti le Paludi Pontine. A 
Norma (altezza 343 m. circa) si diceva che non ci fosse malaria ; a Sermoneta (altezza 
257 m. circa) invece ed anche a Sezze (altezza 319 m. circa) la malaria domina, benché 
meno intensa che nelle Paludi Pontine, e di solito l'epidemia, a differenza di quanto 
avviene nella gran maggioranza dei casi, infierisce ad autunno inoltrato. Notoriamente 
a Sezze e a Sermoneta la malaria colpisce a preferenza le abitazioni più basse, che 
sono quelle che guardano le Paludi Pontine, sebbene non risparmi neppure le altre 
parti. Nel 1899 la malaria che nei mesi precedenti si era fatta poco sentire, diventò 
violenta verso il 20 ottobre e infierì per tutto il novembre tanto a Sezze che a Ser- 
moneta, non risparmiando neppure Norma. Orbene a Sezze e a Sermoneta in principio 
di settembre 1899 gli Anopheles claviger C"), maschi e femmine non erano rari 
nelle case piìi malariche, cioè più basse e guardanti le Paludi Pontine ; qualcuno se 
ne trovava anche nelle altre abitazioni di questi paesi, specialmente a Sezze dove 
qualcuno di più si vedeva nelle capanne vicine alle Fontane, e non mancavano perfino 
nelle case della parte più alta. Nello stesso tempo a Norma, fabbricata sulla cima 
di una rupe che saie dalle Paludi Pontine a picco, diritta come una muraglia, gli 
Anopheles erano scarsissimi tanto che vi ho trovato soltanto due femmine di A. cla- 
viger in un porcile. 

Le cose apparvero mutate durante l' imperversare della suddetta epidemia autun- 
nale. In questo tempo gli Anopheles, quasi tutti claviger, si riscontrarono molto ab- 

(") Mi limito a brevissimi cenni lasciando a Ficacci la cura di fare una pubblicazione estesa 
che riescirà certamente di molto interesse. [La pubblicazione intestata dall'Istituto d'Igiene della 
R. nniversità di Roma è stata fatta nel volume II degli Alti della Società per gli studi della 
malaria, 1901. Il signor Ficacci ha dimenticato di riferirsi alla prima edizione del presente mio 
lavoro dove, d'accordo con lui, le suddette notizie intorno a Sezze e Norma erano già apparse]. 

(') In un sottoscala di Sermoneta trovai parecchi A- bifurcatus. 



— 71 — 

bendanti a Sezze, sopratutto nella parte prospiciente le paludi. Verso la metà di 
dicembre, ad epidemia finita, gli Anopheles erano ancora abbondanti, ma stavano quasi 
tutti ritirati in luoghi oscuri (sottoscala, sotterranei, stalle: nella sacrestia della 
Cattedrale si trovavano in numero stragrande). Come precedentemente, nella parte 
del paese opposta alle paludi, gli Anofeli erano in molto minore quantità che nella parte 
prospiciente la palude. Faceva eccezione l'Ospedale, che sorge sopra un'altura fuori 
della città, a mezzogiorno delle capanne suddette : in esso si rinvennero molti Anofeli 
dentro i locali a pian terreno e alcuni anche nelle corsie. Probabilmente qui s' erano 
rifugiati per invernare, non convenendo loro le capanne a motivo del fumo, che vi si 
fa incessantemente. 

Nello stesso tempo, cioè verso la metà di dicembre, venne da noi visitata anche 
Norma. Nella parte che guarda i monti, cioè opposta alle Paludi Pontine, si è rin- 
venuto un solo A. clavìger, invece nella parte che guarda la palude non scarseg- 
giavano gli Anofeli in ibernazione, in qualche luogo erano anzi molto abbondanti. 

Si domanda ora dove abbiano origine gli Anopheles dei suddetti villaggi. Sezze 
possiede focolai di Anopheles clavìger e bifurcatiis per proprio conto (") ; ma questi 
focolai non sono bastevoli a spiegare la malaria di Sezze, perchè le parti più vicine 
a questi focolai sono evidentemente molto meno colpite dalla malaria che non le case 
prospicienti le Paludi Pontine. Ciò obbliga a ritenere che gli Anopheles di Sezze 
nascano in molta parte in acque paludose della pianura sottostante. 

Studiando le condizioni locali di Sermoneta, si acquista la convinzione che gli 
Anofeli nascono tutti o quasi nelle acque paludose immediatamente sottostanti (molte 
larve si trovano anche nell'acqua sulfurea che si raccoglie all'altezza di circa 16 m. sul 
livello del mare al piede di Sermoneta). Infatti a Sermoneta non vi sono acque capaci 
di dar luogo allo sviluppo degli Anofeli : soltanto negli orti si trovano alcune pic- 
cole vasche in muratura (quattro circa) che di regola asciugano molto presto. (Eccezional- 
mente quando io le visitai il 6 settembre 1899, contenevano ancora un po' d'acqua 
e in una trovai, oltre a molte larve di Cdex, anche una larva di Anopheles). 

D' altra parte che gli Anofeli provengano dalle paludi si rileva dalla circostanza 
che chi monta direttamente dalle acque sulfuree al paese di Sermoneta, cioè seguendo 
la stradicciuola ripida, trova dappertutto qualche Anopheles clavìger, specialmente se 
cerca nei ruderi delle due chiesette, che incontra camrain facendo, nelle capanne che 
stanno poco discoste dalla stradicciuola, ecc. 

Infine è assolutamente indiscutìbile che anche gli Anofeli che si trovano a Norma 
nascono a Ninfa {allessa 21 m.) che giace ai piedi di Norma. Anche a Norma non 
si trova acqua adatta allo sviluppo degli Anopheles. 

È dunque un fatto dimostrato che gli Anopheles possono sollevarsi ad altezze 
superiori ai 300 m. Si deve ammettere che rimontino a tappe seguendo le numerose 
carovane che ogni giorno al tramonto ascendono ai suddetti paesi. Per persuadersi di 



(") La parte nord e nord-est della campagna Setina è ricca di polle d'acqua, la quale spar- 
gendosi pei fossi ristagna e forma cosi parecchi piccoli focolai di Anofeli. Ficacci (al quale debbo 
qui riferiti particolari riguardanti Sezze) ha trovato anche sorgenti avventizie di Anofeli (p. es. una 
botte contenente acqua da pozzo nel giardino della Cattedrale). 



— 72 — 

questo fatto, basta interrogare un vetturale qualunque che soglia far la strada dalla 
stazione al paese di Sezze : egli vi assicura che lungo tutta la strada le zanzare per- 
seguitano senza posa. 

Questi spostamenti relativamente enormi si possono spiegare specialmente colla 
circostanza che gli Anofeli nelle Paludi Pontine, essendo molto abbondanti e tro- 
vando poco cibO; si adattano a migrazioni straordinarie. Io ho notato che dovunque gli 
Anofeli sono in quantità, mentre scarseggia il nutrimento, si comportano, dirò così, più 
audacemente che quando sono pochi e trovano facilmente nutrimento. In una casetta 
vicina ai laghetti di Calciano (valle del Basente) gli Anofeli, che erano in coorti 
sterminate e tutti senza sangue, mi assalirono tanto da essere obbligato a ritirarmi, 
non ostante che io facessi molto fumo. Così quando gli Anofeli sono molto numerosi, 
nonostante che si brucino i zampironi, se ne trova spesso qualcheduno pronto a 
pungerci. 

Singolare resta però sempre la tardiva comparsa in abbondanza degli Anopheles 
claviger a Sezze, a Norma e probabilmente anche a Sermoneta ("). Sembra che essi 
non trovando sufficienti locali opportuni per svernare al piano, cerchino rifugio nei 
centri popolati della collina C"). Sul fenomeno però può influire lo spopolamento che 
si verifica al piano stesso in ottobre. 

La sopra accennata abitudine degli Anofeli di seguir l' uomo nelle sue peregri- 
nazioni è evidente in molti casi. Io ho osservato questo fenomeno per la prima volta 
nella Campagna Romana; successivamente mi persuasi che senza dul^bio esso è generale. 

Nella Campagna Romana durante 1' epoca della mietitura e dell' aja {ara, come 
si dice a Roma), i contadini sogliono improvvisare delle capanne che servono loro di 
abitazione. In queste capanne nei primi giorni non si trovano Anopheles: nei giorni succes- 
sivi cominciano a comparire e vanno diventando sempre più abbondanti. Questo fatto 
venne da me ripetutamente verificato e mi fece particolarmente impressione all' ara di 
Malegrotte, dove le capanne sono costruite in un posto di qualche metro più alto del- 
l'ara stessa; per i primi quattro giorni non è stato proprio possibile di trovarvi alcun 
Anofele, tanto che a tutta prima ritenni che gli Anopheles non potessero sollevarsi 
all' altezza delle capanne ; più tardi invece essi vi si riscontravano in quantità con- 
siderevole. 

Nel corrente anno ho fatto molte altre osservazioni le quali mentre mi hanno 
condotto a verificare i fatti sopra riportati per le Paludi Pontine anche in altre parti 
dell' Italia meridionale, mi hanno dimostrato in modo assoluto la diffusione degli Ano- 
feli sì in piano, che dal piano alla collina, seguendo le strade battute dall' uomo. Si 
dà perfino il caso già intraveduto l' anno scorso con Ficacci che gli Anopheles quasi 
manchino, e la malaria rispetti quasi interamente C^) la parte di un paese più vicina 
alla palude, mentre gli Anopheles abbondano e la malaria ne invade gravemente la 



(") Coincide naturalmente coll'andaraento dell'epidemia malarica. 

(') In complesso i posti di Sezze e di Sermoneta, dove gli Anofeli si riparano per l' invema- 
mento, sono esposti a mezzogiorno. 

(') S'intende che nel giudizio che una data parte di un paese sia o no malarico si fa astra- 
zione dei casi di malaria che si verificano in individui che frequentano luoghi malarici. 



— 73 — 

parte più lontana. Se si studia bene il caso, si rileva che la parte quasi rispettata 
sta, per esempio, sul dorso di una collina nella parte opposta alla palude, mentre 
non vi è strada battuta che conduca direttamente dalla palude alla collina. Invece 
la parte del paese non rispettata dalla malaria si trova in piano, quasi allo stesso 
livello della palude alla quale è congiunta per mezzo di una strada giornalmente molto 
percorsa dai contadini. È bene aggiungere che gli Anopheles in siffatti luoghi non 
sono autoctoni, ma provengono tutti dalla palude. 

Mentre si danno, come ripeto, casi di diffusione degli Anopheles in piano e dal 
piano alla collina, non mi è noto alcun caso in cui gli Anopheles sorpassino una 
collina. Notevole a questo riguardo è sopratutto la città di Agropoli (Provincia di 
Salerno) che sta in gran parte collocata su una bassa collina in riva al mare. Di 
questa collina la parte che guarda la piana è infestata dagli Anofeli e dalla malaria: 
gli uni e r altra invece mancano nella parte prospiciente il mare. Bisogna tuttavia 
notare che la pianura di Agropoli non produce una grande quantità di Anofeli. Io 
credo che se per contrario ne producesse un numero sterminato, la collina di Agropoli 
non farebbe loro un sufficiente ostacolo. Noto a questo riguardo che certamente la 
maggiore o minore abbondanza degli Anofeli influisce sulla loro maggiore o minore 
diffusione. 

Nel caso or detto di Agropoli (da me osservato nel 1900) qualcuno potrebbe 
pensare che, la parte rispettata dalla malaria e dagli Anofeli essendo quella prospi- 
ciente il mare, si dovrebbe trovare la spiegazione del fatto nella circostanza che alla 
spiaggia del mare non si trovano né gli Anofeli, né la malaria. A questo riguai'do 
devo dire che mentre sta la regola generale che gli Anofeli evitano la spiaggia del 
mare, si danno però eccezioni, cosi si trovano in un tratto della stessa Agropoli, non 
facente parte della suddetta collina, che sta in piano ed è denominata più special- 
mente marina di Agropoli, molto frequentata all' epoca dei bagni. Aggiungasi che la 
stazione di Ogliastro che sta molto vicino alla spiaggia del mare, mentre a tutta 
prima si direbbe un paese molto sano, é invece un tremendo focolaio di malaria e gli 
Anofeli si sviluppano proprio vicino al mare. 

La diffusione degli Anofeli avviene in svariati modi anche passivamente, come ho 
verificato specialmente a Capaccio. Il 3 luglio 1900 mi recai colla vettura postale dalla 
stazione di Capaccio (piana di Capaccio) al paese di Capaccio collocato su una col- 
lina. Il viaggio durò circa due ore; nell'interno della vettura eravamo in quattro, 
di cui due fumavano. Sulla coperta della vettura, ai quattro angoli, stavano raccolti 
non meno di 200 Anofeli. Nonostante le scosse e il fumo, pochissimi fuggirono, qual- 
cuno si spostò, ma in grandissima parte arrivarono con me a Capaccio e proseguirono 
oltre nei vari paesi di collina per cui passa la vettura postale, e certamente si sa- 
ranno spersi in quelle località in cui la vettura sarà giunta al tramonto. Anche i 
carri di fieno e di paglia che sostano specialmente ai crepuscoli in luoghi dove ab- 
bondano gli Anofeli, si caricano di queste zanzare che così migrano passivamente. 

Ognuno vede l' importanza di queste osservazioni anche per spiegare i ben noti 
casi sporadici di malaria in luoghi sani. 

In conclusione, per eccezione gli Anofeli possono arrivare atlivamente o pas- 
sivamente a parecchi chilometri di distanza dal luogo ove sono nati. 

IO 



74 — 



i) Influenza dei venti. 

Un' altra questione molto importante riguarda la diffusione degli Anofeli e della 
malaria per mezzo dei venti. Picalbi nella sua nuova monografia sulle zanzare scrive 
che talvolta il vento rapisce le zanzare e luoghi liberi da questi insetti possono esserne 
invasi per cagione del vento che è una delle cause della diffusione delle zanzare. 
Egli mi ha raccontato che ripetutamente ha trovato a Cervia, dopo una giornata di 
di vento, i Culex penicillaris, mentre prima non era possibile rinvenirveli. 

Io ho fatto in proposito una serie di ricerche e ne riassumo qui brevemente i 
risultati. 

È un fatto che gli Anopheles, come in genere tutti gli animali alati, sono molto 
disturbati dal vento e basta un leggero movimento dell' aria perchè essi non si fac- 
ciano vedere e non pungano più. Sta pure il fatto che gli Aiiopheles hanno 1' abitu- 
dine di raccogliersi in luoghi riparati, sfuggendo persino le piante esposte ai mo- 
vimenti dell'aria. Forse per questo motivo non li ho trovati mai sugli Eucalyptus 
che circondano i caselli e le stazioni ferroviarie, mentre li ho trovati sulle stesse 
piante agglomerate in luoghi riparati. 

Ho sopra accennato che gli Anofeli in generale evitano la spiaggia del mare: 
ciò accade molto probabilmente, perchè quivi l' aria spesso è mossa. Questa circo- 
stanza vuoisi mettere in rapporto colla opinione popolare che la spiaggia del mare 
anche nei luoghi molto malarici sia relativamente salubre e che il dormire su barche 
in mare anche a piccola distanza dalla spiaggia, riesca quasi sufficiente per preser- 
varsi dalla malaria. 

Se di giorno vediamo un Anopheles clavigcr o superpictus poggiato sopra una 
ragnatela in una stalla, od altro ambiente chiuso, possiamo facilmente sperimentare 
che un piccolo movimento d' aria prodotto, per esempio, agitando leggermente il cap- 
pello, fa dondolare la ragnatela senza che l' Anofele si sposti. Se si agita il cappello 
un po' più fortemente, esso prende il volo, fermandosi subito appena trova un luogo 
opportuno, che può essere a pochi decimetri di distanza, dove il movimento dell' aria 
non si faccia sentire. 

Supponiamo di trovarci in una stalla piccola, infestata di Anofeli, con una porta 
e una finestra, chiuse 1' una e l'altra. Apriamole; si può così formare una corrente 
d' aria piuttosto forte in direzione dalla porta alla finestra. Questa corrente può avere 
per effetto 1' uscita degli Anofeli dalla finestra anche di pieno gionio. 

A Porto vi è una sorta di tettoia, sotto la quale si rifugiano a migliaia gli Ano- 
pheles claoiger neonati ; se tira vento, in parte si nascondono nel fieno, ma in gran- 
dissima parte si allontanano dalla tettoia stessa. 

Questi fatti osservati l' anno scorso mi avevano già indotto a ritenere che il 
vento, spirando in una determinata direzione, potesse spostare a poco a poco gli Ano- 
pheles. Quest' anno una serie di fatti mi hanno convinto che se un vento un po' 
forte arriva a colpirli li disperde come farebbe di una manciata di piume. 

In certi luoghi poco riparati dove erano numerosissimi dopo qualche giornata 
di vento non se ne trovarono più, mentre apparvero in buona quantità in luoghi 



— 75 — 

vicini, ma ben riparati. In settembre mi accadde di osservare ripetutamente qualche 
Anofele sulle reticelle di padiglioni di rete metallica costruiti davanti ai caselli fer- 
roviari, evidentemente trasportatovi dal vento che solcava con una certa violenza. 
Alla stazione di Capaccio, in una notte ventosa, entrarono nella stanza del Capo 
Stazione, un poco alla volta, moltissimi Anofeli. 

È importante notare che gli Aaopheles trasportati dal vento non pungono se 
prima non si siano raccolti in luoghi riparati. Porse così si spiega perchè, per esempio, a 
Sezze lo studente Picacci al tramonto ripetutamente si fermò sulla terrazza prospi- 
ciente le Paludi Pontine senza che gli Anofeli venissero mai a pungerlo, ancorché il 
vento spii-asse dalla direzione di queste. 

Non bisogna però credere a tutti i fatti che il volgo racconta per provare la 
influenza del vento sul trasporto delle zanzare. Questi fatti possono essere in se stessi 
indiscutibili, ma il loro apprezzamento non è facile. Citerò un caso speciale. Tutti quelli 
che abitano in luoghi infestati dalle zanzare assicurano che, quando spira scirocco, esse 
sono molto più numerose ; questa notizia cosi riferita farebbe credere che lo scirocco 
le trasportasse veramente. Ma se andiamo a fondo della cosa, apprendiamo, da quelli 
stessi che ci hanno fornita l' informazione, come, quando parlano di scirocco che spira 
e rende più tormentose le zanzare, intendano quello scirocco che si fa sentire soltanto 
per la sua umidità, per il suo calore, per il cielo annuvolato e per gli acquazzoni 
che si succedono, non già lo scirocco accompagnato da forti movimenti dell' aria 
(vento). In quest'ultimo caso le zanzare, essi stessi ce lo assicurano, non si fanno vive, 
se non a chi si chiude in casa. In breve, sta il fatto incontrovertibile che quando 
r aria è calma, calda e umida e il cielo è annuvolato, le zanzare pungono di più : 
le suddette condizioni dell'ambiente sono dunque favorevoli alle zanzare, le quali ne 
profittano per mettersi in movimento e procurarsi il cibo; tutto ciò non implica 
affatto che il vento sciroccale trasporti le zanzare, come ritiene il volgo. 

Riunendo insieme i fatti fin qui riportati possiamo dire che anche il vento 
può allontanare gli Anofeli dal luogo dove si sono sviluppati. Si tratta però in 
generale di trasporti a piccole distame; si deve ammettere tuttavia che eccesio- 
nalmente possano venir trasportati anche ad una notevole distanza. 

l) Ostacoli. 

Un" ultima questione importante riguarda gli ostacoli che possono frapporsi all' allon- 
tanarsi degli Anofeli dal luogo dove si sono sviluppati. La pianura senza alberi, o 
pochissimo alberata, favorisce le loro migrazioni ; le ostacolano invece i boschi, gli 
abitati, ecc. Anche questi fatti si connettono con quistioni state già a lungo discusse, 
specialmente a Roma, nel secolo scorso da Lancisi e nel nostro secolo da Tommasi- 
Crudeli. Ammettevano taluni che i boschi filtrassero i germi malarici in modo che 
r aria attraversando un bosco ne uscirebbe purificata ; altri invece negavano qualsiasi 
influenza ai boschi. Basta collegare siffatte quistioni colla storia naturale degli Anofeli 
per persuadersi facilmente che esse non possono venir risolte in modo assoluto in un 
senso piuttosto che in un altro, entrando in giuoco molte circostanze, che modificano 
il giudizio nei singoli casi. 



— 76 — 

A Maccarese ho potato osservare che, mentre gli Anopheles claviger abbondano 
al Procojo d'inverno delle Buffale, non si trovano invece nelle capanne dei pescatori, 
molto vicine alla spiaggia del mare ; tra queste due località s' interpone una macchia 
abbastanza fitta per 1' estensione di forse 100 metri. Tale fatto sarebbe molto pro- 
vativo se non ci fosse nota la circostanza che gli Anopheles in generale, come si è 
detto, evitano la spiaggia. D' altra parte è certo : 

1) che nella parte periferica dei boschi possono ricoverarsi gli A. claviger; 

2) che questa parte forma 1' abitazione prediletta degli A. bifurcatus ; 

3) che i boschi possono impedire il disseccamento di acque opportunissime 
per lo sviluppo degli Anofeli ; 

4) che la trasformazione di un bosco in una campagna coltivata richiede spesse 
volte di necessità un piìi igienico regime delle acque; ciò spiega in molti casi la 
diminuzione della malaria in seguito al diboscamento ecc. ecc. 

Le case costituiscono una barriera ben più sicura in quanto che gli Anopheles vi 
trovano nutrimento e quindi vi si fermano. Con ciò si spiega facilmente il caso di un 
piccolo focolaio malarico presso Sinigallia, illustrato da Marchiafava e Spadoni ( « Presso 
Sinigallia vi è un canale tra il fiume Mesa e il mare; ristagnandovi l'acqua, sino a 
poco tempo fa era fomite d' infezione malarica. Gli abitanti delle case più vicine e 
più specialmente delle case con le porte e le finestre che danno su questo canale 
ammalavano d' infezione malarica, mentre quelli delle case un po' più discoste erano 
immuni ») (5). 

m) Considerazioni. 

Tutti i fatti, che ho fin qui esposti riguardo alla diffusione degli Anofeli, si 
accordano mirabilmente con la legge empirica che la malaria in generale non viene 
mai trasportata a molta distanza; e infatti gli Anofeli attivamente si allontanano 
poco, passivamente, sopratutto quando sono trasportati dal vento, potrebbero molto 
allontanarsi, ma ciò non suole accadere perchè facilmente incontrano ostacoli 
che li trattengono. Anche il dato dell' esperienza che la malaria in generale si 
attenua già a breve altezza trova la sua spiegazione scientifica nella riluttanza 
degli Anopheles a sollevarsi dal suolo. I casi sporadici di infezione malarica 
vengono giustificati da piii o meno eccezionali migrazioni degli Anopheles. 

Ne risulta che gli Anofeli abitano e quindi possono facilmente pungere in 
tutti quei posti dove notoriamente si prende la malaria. 

Si può stabilire come regola assoluta che più in un luogo imperversa la ma- 
laria, maggiore è il numero degli Anofeli che vi si incontrano. Nei luoghi più gra- 
vemente malarici un uomo all'inizio dell' epidemia può venir punto in una sola 
sera da centinaia di Anopheles. 

In Italia, nelle pianure e sulle colline poco elevate e notoriamente calde 
d'estate, laddove vi sono Anofeli, regna endemica la malaria. 

Ho trovato finora per l' A. claviger una sola eccezione: un giardino 
{presso Saronao in Lombardia), dove vi è un paludello che ne produce pochis- 
simi; sembra tuttavia che un tempo si dassero anche qui dei casi di malaria. 
Conosco inoltre alcuni minimi focolai non malarici di A. bifurcatus (1899). 



— 77 — 

6. Conclusioni (1899). 

Cercando ora di riunire i fatti precedentemente esposti sotto un punto di veduta 
generale, veniamo alle seguenti conclusioni : 

I. Nei luoghi malarici vi sono veramente degli animali speciali succhiatori 
di sangue che non si trovano nei luoghi non malarici. Ciò rende sempre pifi ve- 
rosimile la teoria delle sansare malariferej distruggendo una delle pift gravi obie- 
zioni che si possano muovere contro di essa e si accorda mirabilmente colla localis- 
sazione della malaria, di cui si è parlato nel principio del capitolo. 

IL Tra questi animali, quelli che per la loro frequenza, per le stagioni in cui 
si trovano, per la loro abitazione sono pia sospetti, sono senza dubbio gli Ano- 
■pheles, che furono da me definiti nel settembre 1898 vere spie della ma- 
laria; però non si può escludere senza speciali sperimenti che altre specie pos- 
sano essere malarifere. 

III. La qualità del suolo non deve avere per se stessa un importanza assoluta 
perchè l'acqua opportuna per la propagazione degli Anofeli e delle altre forme 
a priori sospette, si può trovare nei pih differenti terreni. Ciò s' accorda benis- 
simo con la conclusione di Tommasi- Crudeli che la malaria si sviluppa nei paesi 
aventi i più differenti terreni. 

IV. Gli Anofeli si estendono dall' acqua paludosa dove si sono sviluppati, ai 
dintorni, in cerca di nutrimento. Considerando, in mezzo ad un'uniforme pianura, 
come centro un bacino d' acqua dove si siano sviluppati, si può determinare la 
lunghezza di un raggio oltre il quale essi di regola non vanno- Questo raggio 
specialmente in pianura brulla (senza boschi e senza abitazioni) nei mesi caldi, 
quando l'aria è carica d'umidità, nell'Italia media e meridionale può essere di 
qualche chilometro. Ciò si accorda benissimo con un'altra conclusione di Tom- 
masi- Crudeli che ci può essere malaria in luoghi non paludosi. 

V. Però in complesso gli Anofeli si allontanano poco dal loro luogo di ori- 
gine. Ciò è in armonia con un'altra conclusione di Tommasi- Crudeli: che cioè 
la malaria si propaga soltanto a breve distanza. Anche le eccezioni di cui è pas- 
sibile questa legge si spiegano facilmente con i modi eccezionali di comportarsi 
da parte degli Anofeli. 

Riassumendo, le stesse osservazioni indiscutibili, sulle quali Tommasi- Crudeli 
aveva fondata la sua teoria del terreno, danno appoggio anche alla nuova teoria, 
anzi con questa si spiegano molto meglio ("). 

Questa ha il grande vantaggio di conciliare la teoria del suolo (Tommasi- 
Crudeli) colla teoria della palude, a torto definita come pregiudizio palustre 
(Tommasi-Crudeli, Celli, ecc.). Il suolo in quanto è in condizioni opportune per 

C) In una recentissima pubblicazione (68) Pagliani molto opportunamente dimostra come pa- 
recchi punti essenziali della nostra legislazione riguardanti la malaria siano pienamente conformi 
ai risultati della nostra scoperta sugli Anofeli. 

Cito due articoli. 

« Salvo le disposizioni che siano stabilite nei regolamenti locali, saranno considerate nocive 
alla salute pubblica tutte quelle opere che mettono ostacolo al regolare deflusso delle acque del 



— 78 — 

mantenere le acque palustri, le aeque palustri in quanto si presiano allo sviluppo 
degli Anofeli, diventano cause di malaria; cause, però, indirette. 

[Questi fatti spiegano e giustificano due apoftegmi di Baccelli: nella etiologia 
della malaria devono considerarsi tre elementi di calcolo : uno fisso, la palude, 
e due mobili, l'uomo e la zanzara; non possono essere tenute in non cale la terra 
e r acqua. Anche 1' apoftegma che la malaria si calpesta con i piedi, come figura 
rettori ca può accogliersi]. 

Kesterebbe soltanto a spiegare la dipendenza della malaria dalla temperatura 
alta (pag. 49). Questo argomento viene discusso in altro Capitolo: si può peraltro 
già fin d' ora notare come a priori sia presumibile che il parassita malarico passando 
dall' uomo (a temperatm^a alta e costante) al mosquito (a temperatura simile a 
quella dell'ambiente, e perciò come quella variabile) muoia se la temperatura del- 
l'ambiente, e quindi del mosquito, è al di sotto di un certo limite (18-20 C). 

7. Anofeli fuori d'Italia. 

Tutto ciò che riferii per le regioni malariche d' Italia, vale probabilmente per 
tutte le plaghe malariche del mondo. Purtroppo le ricerche sugli Anopheles fuori 
d'Europa sono ancora molto incomplete; tuttavia troviamo registrato un Anopheles 
minuta Macquart del Senegal. Ross recentemente ha trovato due specie di Ano- 
pheles nella Sierra Leone. Lo stesso Koss mi ha spedito dall' India un Anopheles 
molto simile al superpictus. Sappiamo che gli Anopheles si trovano anche negli 
Stati Uniti, neir America Meridionale, nella Nuova Guinea, ecc. Si può perciò fin 
d' ora ritenere con fondamento che in tutti i luoghi malarici si trovino specie del 
gen. Anopheles. 

Queste notizie comunicate già nella prima edizione della presente Memoria, sono 
state completate nel breve tempo trascorso dopo la pubblicazione. Si può dire che 
quotidianamente i giornali medici pubblicano notizie dimostranti che in tutto il mondo 
dove e' è malaria, vi sono Anopheles, notizie che risultano in piccola parte da inda- 
gini bibliografiche e in gran parte da osservazioni dirette (Theobald, Giles, Laveran. 
Guiteras, Blanchard, Koch, ecc.) : così si sa che gli Anopheles esistono nell' Africa 
meridionale, al Madagascar, a Cuba, Giamaica, Hayti, nel Brasile, in China, a Ce- 
lebes, a Giava, nelle Molucche, nell' Australia, in Tasmania, ecc. ecc. ecc. 



sottosuolo, al corso regolare di quelle superficiali, e cagionino ristagni di acqua nel terreno desti- 
nato a costruzione di abitazioni od impaludamento in qualunque altro terreno ». 

'< Sono vietate le camere cieche nei campi coltivati a riso; perchè questi devono avere una 
sufficiente pendenza, perchè il deflusso dell'acquai, per apposite e ben regolate bocche, sia costante- 
mente libero ed attivo e devono essere sistemate per modo che, al momento della messa all'asciutto 
della risaia, si possano rapidamente prosciugare ». 

Evidentemente questi due articoli erano stati suggeriti a Pagliani (che, com' è noto, è in realtà 
il benemerito autore della nostra legislazione sanitaria) dall'empirismo. Ora basta enunciarli per 
metterci in grado di spiegarne scientificamente l'eSìcacia. L' uno e l'altro suonano infatti guerra a 
fondo agli Anofeli, come risulta evidente dalle osserrazioni svolte in questo capitolo. 



— 79 



8. Località con Anofeli e senza malaria. 

Ho parlato finora delle parti d' Italia dove il caldo si fa a lungo sentire nei 
mesi estivi, confrontando gli animali ematofagi delle regioni malariche con quelli 
delle regioni non malariche. Or debbo rilevare che soltanto nelle basse pianure e in 
luoghi di collina relativamente caldi, come per esempio a Sezze (alto .319 m.), a 
Sermoneta (alto 257 m.), ovvero, con altre parole, soltanto là dove la temperatura 
presentasi molto opportuna per lo sviluppo della malaria, gli Anofeli possono definirsi 
veri indici, vere spie della malaria. Invece nei luoghi un poco elevati in Italia (come 
in molti luoghi dell'Europa media e settentrionale), si possono trovare gli Anopheles 
anche relativamente molto abbondanti senza che vi sia malaria, o con una malaria 
relativamente poco intensa. 

Fra queste località cito specialmente alcune, nelle quali le ricerche furono fatte 
un po' più accuratamente. 

Il giorno 26 luglio volli visitare le sorgenti vicine a quella che fornisce l'acqua 
del Serino a Napoli. Mi pareva che vi dovessero prosperare le larve di Anopheles 
claviger che trovai in verità molto numerose (non mancavano neppure gli A. bifurca- 
tus). Naturalmente anche gli Anopheles alati erano numerosi, per(^ soltanto nelle 
stalle. Nelle case del villaggio S. Lucia di Serino (1500 ab. circa) ("), vicinissimo a 
queste sorgenti, si trovava soltanto qualche raro Anopheles claviger, cosi pure nella 
stazione ferroviaria. In ogni modo il fatto mi sorprese perchè si dice che Serino non 
sia malarico. Assunsi perciò delle informazioni e seppi che a S. Lucia di Serino le 
febbri malariche non mancano, benché siano relativamente rare. 

Evidentemente esiste in questo caso una forte sproporzione tra la quantità degli 
Anopheles e la gravità della m.ilaria. Questa sproporzione spicca molto di più, quando 
si pensa che a Serino i casi di malaria importati sono numerosi. 

Due spiegazioni erano possibili: o gli Anopheles di Serino costituiscono una razza 
immune da parassiti malarici, ovvero la temperatura di Serino è già relativamente 
troppo bassa per una copiosa moltiplicazione dei parassiti malarici. 

Avendo io esclusa la prima spiegazione per via di opportuni sperimenti, restava 
soltanto la seconda. Benché la stagione fosse avanzata feci intraprendere le misure 
termometriche opportune; grazie ai dottori Monti, Pescatore e al Capo stazione di 
Serino posso fornire dei dati molto precisi delle temperature dal 16 agosto al 17 set- 
tembre (vedi 1' appendice a questo Capitolo). 

Se si paragonano questi dati con quelli p. es. di Roma è facile persuadersi che 
a Serino la temperatura é notevolmente più bassa che a Roma, in rapporto colla 
circostanza che S. Lucia di Serino sta a 410 m. sul livello del mare, ed è fian- 
cheggiato da alti monti. 

A Serino per la prima volta ho poi fissato l'attenzione sopra un fatto molto inte- 
ressante. Per effetto della temperatura bassa gli Anopheles si riparano in grandissima 

(") Il Comune di Serino consta, com' è noto, di parecchi villaggi: uno di essi è appunto S. Lucia 
di Serino. 



— 80 — 

parte nelle stalle e perciò pungono con molta preferenza buoi, cavalli e maiali, sol- 
tanto raramente pungono anche 1' uomo. Nel 1898 ad Alserio in Brianza mi era capi- 
tato di fare una osservazione simile: al tramonto di una giornata molto calda, la 
temperatura, come colà suol accadere, si abbassò molto ; nei prati adiacenti al paese, 
nessuno fu punto dagli Ampheles (eccetto un giovane che si sedette sopra un mucchio 
di letame in forte fermentazione e perciò emanante molto caldo ; questo giovane, in pochi 
minuti, ricevette un centinaio di punture ; appena scesa la notte, esso pure non fu più 
molestato). Si noti che nel paese di Alserio quasi nessuno vien punto dagli Ampheles non 
ostante che 1' abitato cominci allo stesso livello dei prati, coi quali confina, e si elevi 
lentamente soltanto di pochi metri. Nelle stalle adiacenti ai prati si trovano invece 
numerosi Anopheles per lo più pieni di sangue, che evidentemente perciò si compor- 
tano come a Scrino. D' altra parte aggiungasi che tra gli abitanti di Alserio i casi 
di malaria sono rarissimi. 

Contemporaneamente alle mie osservazioni fatte a Serino, il sig. Noè ne compiva 
altre simili nei dintorni di Sala-Baganza e di CoUecchio (prov. di Parma). Questi 
notava che a Sala-Braganza, e a Maiatico e a Lefèvre, frazioni del Comune di Sala 
Baganza, vi era un numero discreto di Aaopheles claviger, tutti però nelle stalle, 
nessuno nelle case ("). Egli soggiornò a Lefèvre proprio nella stagione più opportuna 
e, per quanto cercasse, non arrivò mai a constatare che un uomo fosse punto da un 
Anopheles. Egli stesso colà non fu mai punto dagli Ampheles, mentre qui a Roma ne 
veniva molto tormentato. Le suddette località, benché poco alte sul livello del mare 
(250 m. circa), sono però relativamente fresche e molto ventilate. In altre località 
dei dintorni, un poco più elevate, si verificano gli stessi fatti : gli Ampheles si raccol- 
gono tutti nelle stalle, soltanto il loro numero è molto minore. Più in basso (Comuni 
di CoUecchio e di Noceto) invece, lungo le rive del Taro, gli Aìiopheles sono più 
abbondanti e pungono anche gli uomini, dove il caldo si fa più sentire, specialmente 
alla riva sinistra del Taro (Comune di Noceto). 

E la malaria in questi luoghi si uniforma evidentemente agli Ampheles. Nel Co- 
mune di Sala-Baganza, nelle sue frazioni e più in alto non e' è malaria; qualche raro 
caso si verifica alla riva destra del Taro, cioè nel Comune di CoUecchio; un certo 
numero di casi si hanno sulla riva sinistra, cioè nel Comune di Noceto. 

9. Altre aggiunte riguardanti osservazioni fatte nel 1900 
sugli Anopheles. 

In questo capitolo ho riferito le osservazioni del 1898 e del 1899, intercalan- 
dovi qua e là alcune notizie riferentisi al 1900. Delle altre notizie raccolte in questo 
anno darò qui breve cenno cercando di col legarle con quelle raccolte da altri col- 
leghi. Il 1900 si è acquistata una triste fama per la malaria che ha infierito anche 
in luoghi dov' essa suol mantenersi mite (per esempio a Eboli) e ne ha invaso altri 
nei quali di solito o non si manifesta, o si manifesta soltanto con casi sporadici e 

(") Alla metà di 9bre del 1900 ne trovò due nelle stalle: quivi prese pure qualche A. bifur- 
catus e vide non molto rari A. superpictus. 



— 81 — 

talvolta con intervallo di parecchi anni (per esempio, Marenelle presso Agropoli in 
provincia di Salerno). Mi affretto a soggiungere che in tutti i detti luoghi, che sono 
sempre vicini ad altri di malaria grave, ho trovato molti Anopheles, il cui sviluppo 
nel corrente anno è stato favorito indirettamente dalle abbondanti pioggie primave- 
rili e la cui infezione coi parassiti malarici è stata facilitata dai forti e persistenti 
calori estivi. 

Quest' anno si sono trovati gli A. claviger anche in località di pianura dove nel 
biennio precedente non erano stati rinvenuti, nonostante minuziosissime ricerche fatte 
da persone competenti, così nei comuni ai limiti della provincia di Como con quella 
di Milano (Rovellasca, Manera, Rovello, Bregnano, Lomazzo, Saronno) (37). Per quanto 
ho potuto sapere in nessuno di questi comuni si verilìcarono casi di malaria, in 
uno, però, Bregnano, certamente negli anni passati, si ebbe qualche caso. Occorre 
osservare che gli Anopheles in tutti i suddetti comuni apparvero scarsissimi e li- 
mitati quasi esclusivamente alle stalle. Io mi spiego la loro presenza colla circostanza 
che essendo stata 1' annata molto piovosa, nei dintorni delle risaie si dovettero for- 
mare piccole raccolte d' acqua opportune per lo sviluppo degli Anopheles che ven- 
nero perciò attratti a deporvi le uova ; da questi nuovi focolai (alcuni dei quali ven- 
nero da me in realtà riscontrati) gli Anopheles si dispersero a parecchi chilometri 
di distanza, invadendo così anche le località suddette (pag. G4). 

Ho trovato A. claviger anche in altre località relativamente basse, ma ritenute 
salubri, dove gli anni scorsi non li avevo cercati, così qua e là lungo le spiagge del lago 
di Como tra Como e Moltrasio (") (37) : essi si sviluppavano nei punti dove la spiaggia 
faceva insenatura e invece di scendere a picco declinava leggermente, ossia nei punti 
dove r acqua si presta a quella vegetazione palustre che le larve degli Anopheles 
prediligono, mentre dove 1' acqua si manteneva limpida senza vegetazione superficiale 
queste mancavano del tutto. 

Ho già riferito fatti simili a pag. 76. Senza entrare in particolari mi limito a 
richiamare l'attenzione del lettore sulle seguenti circostanze: 

1". In complesso gli Anopheles amano i luoghi caldi, perciò si raccolgono a 
preferenza nelle stalle dove vivono spesso a spese degli animali domestici: ciò si 
verifica sopratutto nei luoghi più o meno elevati, ma anche in quei luoghi piuttosto 
bassi della regione settentrionale d' Italia in cui le notti sono fresche. 

2°. In generale nelle località relativamente distanti dai centri malarici, come 

le suddette del lago di Como, diffìcilmente gli Anopheles trovano occasione d' infettarsi. 

3°. Se quivi si manifesta qualche caso di malaria, di solito prontamente si 

spegne per effetto della chinina senza che ne insorgano altri, essendo gli Anopheles 

molto scarsi e raramente pungendo 1' uomo. 

4°. È facilissimo trovare gli Anopheles in una data località anche quando 
siano molto scarsi, mentre riesce molto difficile escludere che ivi si diano un anno 

(") [Simili fatti hanno colpito anche Ficalbi {Atti della Società per gli studi della malaria, 
voi. II), il quale cosi conclude: «più faccio ricerche minuziose e più trovo gli Anopheles diffusi in 
luoghi ove non avrei creduto n. Io non posso che confermare l'asserzione di Ficalbi, insistendo perù 
sulle circostanze ch.j quivi gli Anopheles si trovano quasi sempre scarsissimi e che più si ricerca 
più aumenta il numero delle località dove di tanto in tanto si trova qualche caso sporadico di malaria]. 

11 



— 82 — 

Faltio casi di malaria; in Italia i luoghi dove non si danno assolutamente mai 
casi di malaria restano ancora da determinare (°). 

In conclusione l'esperienza di guest' anno ha estesamente confermato la regola 
da me stabilita che non c'è località malarica senza Anopheles ; non c'è in 
Italia località in cui abbondino gli Anopheles e la temperatura sia opportuna, 
senza che vi sia malaria; gli Anopheles sono dunque la vera spia della ma- 
laria {''), là dove la temperatura è opportuna. S'incontrano tuttavia molte loca- 
lità dove nonostante questa condizione opportuna si trovano pnù o meno scarsi Ano- 
pheles, mentre si ritiene che la malaria vi mmtchi, ma se si estendono molto 
le ricerche, la pretesa mancanza assoluta della malaria divenia discutibile, per 
lo meno nella grande maggioranza dei casi. In ogni modo, come risulterà dai ca- 
pitoli successivi, anche ammesso che in queste località non si siano verificati casi 
di malaria, si deve ritenere che si possano verificare ogni qual volta vengano 
a stabilirvisi individui malarici. 

[Chiunque lia seguito attentamente la letteratura sulla malaria degli ultimi mesi, 
avrà senza dubbio notato che con molta frequenza vengono esposte come novità 
fatti che si trovano già nelle mie pubblicazioni e sopratutto nella prima edizione 
del presente lavoro. Questo non tener calcolo esatto della letteratura va producendo 
una serie di equivoci e conseguenti discussioni che si sarebbero potuti evitare. Uno 
di questi casi riguarda appunto la distribuzione degli Anopheles in rapporto colla 
malaria, in nota ("), C") ho or ora accennato alle osservazioni su questo argomento 
di Celli e di Nuttall senza insistere molto perchè credevo che questi autori nei loro 
lavori in esteso avrebbero tenuto conto delle mie pubblicazioni. Orbene in questi 
lavori apparsi nel corrente anno essi citano le mie pubblicazioni, ma evidentemente 
non le hanno lette che in parte, altrimenti, invece di contraddirmi, avrebbero rile- 
vato che parlando di coincidenza tra la malaria e gli Anopheles e di Anopheles 
come spie della malaria ho inteso parlare di regole, non stabilire leggi assolute, 
che si danno invece eccezioni, del resto facilmente esplicabili e che perciò le loro 
osservazioni sì accordano pienamente colle mie, sotto un certo aspetto più approfon- 
dite delle loro. Conseguenza dell' avermi Nuttall e Celli contraddetto è stata la 
comparsa sull'orizzonte di una nuova obiezione alla dottrina degli Anopheles mala- 
riferi ; perciò trovo opportuno riportare esattamente i concetti di Celli e di Nuttall. 

Celli a pag. 92 degli Atti della Società per gli studi della malaria, voi. II 
(1901) scrive: « Mi limito qui ad accennare soltanto alcune mie osservazioni che 

(") Nuttall (67) ha notato in Inghilterra la presenza degli Anopheles in località dove la malaria 
è scomparsa: egli stesso ammette che ivi sia avvenuta una progressiva diminuzione degli ^no;)A«Z«s, 
mentre suppone però che alla scomparsa della malaria abbiano contribuito altri fattori sconosciuti. 
Questi fattori a mio parere debbono ricercarsi nell'uso esteso della chinina, coadiuvato dalla tem- 
peratura relativamente poco favorevole allo sviluppo dei parassiti nel corpo degli Anopheles. In 
Germania si verifica qualche cosa di simile a quanto ha notato Nuttall in Inghilterra. Nello stesso 
ordine di idee rientrano molti fatti che si verificano in Italia. 

C") Celli (settembre 1900) scrive : « Non si può più ritenere in modo troppo assoluto (Grassi) 
che gli Anopheles siano sempre senz'altro la spia della malaria n. Certamente la regola generale 
è passibile di eccezioni, cosa della quale mi ero per il primo accorto e ne avevo fatto cenno nei 
mìei lavori, ma sembra che ciò sia sfuggito a Celli. 



— 83 — 

non si accordano perfettamente con quelle del Grassi. Cioè ho visto l'habitat degli 
Anofeli molto più diffuso di quanto finora si è creduto. Il Perrone, Galli-Valerio ed 
io ne abbiamo trovati a grandi altezze (900-1300 m.) in località dove la malaria 
non e' è mai stata. Quindi la distribuzione geografica degli Anofeli non può coinci- 
dere con la carta geografica della malaria, e non si può più ritenere in modo troppo 
assoluto che siano essi sempre e senz' altro la spia della malaria, e che iu Italia 
dovunque siano essi ivi regni endemica la malaria. Questa invece v' ha senza dubbio 
dovunque ci sono Anofeli e coli' uomo ci sono o ci capitano i gameti dei parassiti 
malarici, e questi trovano la temperatm-a propizia pel loro sviluppo nel corpo delle zan- 
zare ». Se il lettore vuol persuadersi che eccezioni del genere di quelle citate da Celli 
erano già a me note legga le mie pubblicazioni (28), (33), (37) e la prima edizione 
di questo libro uscita il 4 giugno 1900, pag. 50 e seguenti. 

Nuttall nel lavoro in esteso {The Jouraal of Hijgieae, voi. I, n. 1, January 1901), 
svolge le conclusioni accennate precedentemente. Egli cita tra i fattori probabili che 
fecero scomparire la malaria la riduzione di numero degli Anofeli per etfetto delle 
bonifiche, la riduzione della popolazione in luoghi infetti come risultato di emigra- 
zione verso l'epoca in cui la malaria scomparve; ritiene anche possibile che l'uso 
del chinino abbia diminuito la probabilità agli Anopheles d'infettarsi; accenna anche 
alla possibilità che vi sia, oltre all' uomo, un altro ospitatore intermedio dei paras- 
siti malarici umani e che questo si sia spento contribuendo così indirettamente a far 
scomparire la malaria. Nuttall combatte quindi la coincidenza da me ammessa tra 
la malaria e gli Aaopheles per quanto si riferisce all' Inghilterra, segnalando anche 
in questo paese la presenza di Anopheles in località dove una volta non esisteva 
la malaria. Fatti simili a quelli di Nuttall, che trovano del resto piena conferma 
anche in Germania, erano a me già ben noti, come risulta per esempio dalle pag. 18 
e 51 della prima edizione del presente lavoro. Le spiegazioni date da Nuttall coin- 
cidono colle mie eccetto una, cioè quella di un presunto spento ospitatore intermedio 
dei parassiti malarici all' infuori dell' uomo. Io debbo soggiungere che questa sua 
supposizione viene contraddetta da tutto quello che noi conosciamo suU' argomento, 
mentre per sé stessa non ha alcun fondamento. In breve : l'uso del chinino, la gran- 
dissima diminuzione di nicmero degli Anopheles in seguilo alle opere di bonifica e 
le temperature basse spiegano in modo plausibilissimo la scomparsa o quasi della 
malaria nell'Europa media sen-a che si siano estinte le specie degli Anopheles']. 

[In seguito ad altre ricerche fatte per mio conto recentissimamente (Luglio 1901) 
il numero delle località dove i casi di malaria sono scarsissimi e gli Anopheles 
piuttosto abbondanti è andato sempre più crescendo : cito per es. le case di cam- 
pagna della pianm'a di Bevagna in Umbria (200-250 mt. sul 1. m.) (Dott. Silvestri). 
Quivi sembra che un tempo la malaria fosse intensa e clie si riducesse molto in se- 
guito ad opere di bonifica. Anche la spiegazione di queste eccezioni risulta da quanto 
ho detto precedentemente. 

Il lettore, confrontando quanto ho detto a pag. 76 con quanto ho riferito- 
nelle aggiunte riguardanti il 1900 e il 1901 vedrà come io stesso, prima d'ogni altro, 
sia andato man mano trovando eccezioni alla regola generale che gli Anopheles 
sono la spia della malaria. Queste eccezioni, però, sono tutte facilmente espli- 
eabili'}. 



— 84 — 

APPENDICE. 

Osiervaiioni. termometriche fatte alla stazione di Serino dal IG agosto al 17 settembre 1899. 



fi ionio 


Ora 


Gradi 


Giorno 


Ora 


Gradi 


Giorno 


Ora 


Gradi 


Giorno 


Ora 


Gradi 


16/8 


21 


19 


20 


16 


20 


24 


16,30 


19.3 


28 


16 


22 


JT 


23 


18 


11 


18 


20 


rt 


18,50 


18,3 


rt 


18 


19 


17 


1 


17,5 


n 


20 


10,5 


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21 


14 


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20 


15,5 


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3 


16,4 


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22,30 


18 


rt 


23 


13,5 


rt 


22 


12 


» 


5 


16,7 


21 


0,45 


17 


25 


130 


11,5 


» 


24 


11 


J» 


7,30 


21,5 


J) 


2 


16,3 


rt 


3,30 


11,5 


29 


2 


11 


rt 


9,30 


24 


» 


4 


15,5 


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5,30 


12 


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4 


11 


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16 


» 


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9,30 


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24 


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11,30 


21,3 


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21 


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12 


23,5 


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rt 


12 


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15.30 


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15, .30 


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23,5 


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20,5 


rt 


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23,5 


11 


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22 


» 


18 


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21 


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23 


12,5 


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22 


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18 


2 


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26 


1 


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24 


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2 


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30 


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6 


15 


11 


7 


16,5 


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6 


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24,5 


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8 


16,3 


lì 


9 


20 


rt 


8 


18,5 


11 


12 


27 


11 


10 


17 


rt 


11 


23 


rt 


10 


20,5 


11 


14 


27 


M 


12 


18,3 


» 


13 


25 


rt 


12 


23,5 


n 


16 


25,3 


11 


14 


19 


rt 


15 


24 


n 


14 


23,5 


n 


18 


24 


11 


16 


19 


» 


18 


23,5 


H 


16 


25 


)) 


20 


20 


11 


18 


17 


» 


20 


18,5 


rt 


18 


23,5 


n 


22 


19 


rt 


20 


15 


rt 


22 


18 


rt 


20 


20 


n 


24 


17 


rt 


22 


14,5 


» 


24 


16 


rt 


22 


18 


19 


2 


17 


lì 


24 


14 


27 


2 


14 


» 


24 


16 


n 


4 


17 


23 


2 


13,3 


rt 


3 


14 


31 


2 


16 


n 


6 


16,5 


)) 


4 


13 


rt 


5 


13,5 


rt 


4 


16 


n 


8 


22 


» 


6,30 


14,3 


rt 


7 


17 


rt 


6 


18 


n 


10 


26 


» 


8,30 


15,5 


rt 


9 


20,5 


rt 


8 


22 


11 


12 


25,5 


n 


10,45 


15,3 


j» 


12 


23 


» 


10 


23,5 


n 


14 


27,5 


rt 


12.35 


15 


rt 


14 


24 


rt 


12 


25,5 


lì 


16 


27,5 


rt 


14,30 


17,3 


rt 


16,30 


24 


rt 


14 


26 


» 


18 


22 


» 


16,45 


17 


» 


18 


28 


rt 


16 


25,5 


n 


20 


22 


rt 


19 


17 


rt 


20 


18 


rt 


18 


21 


V) 


22 


21,5 


n 


21 


12,5 


rt 


22 


16 


rt 


20 


19,5 


11 


24 


20 


n 


23 


13 


rt 


24 


16 


rt 


22 


19 


20 


2 


18,5 


24 


1 


14 


28 


2 


13 


rt 


24 


17 


)j 


4 


17,3 


w 


3 


14,5 


n 


4 


10,5 


1/9 


2 


15,5 


» 


6 


17,5 


JJ 


6 


11,5 


» 


6 


11 


rt 


4 


15,5 


)) 


8 


20,5 


» 


7,30 


15,5 


ìì 


8 


16 


rt 


6 


16.5 


» 


10 


25,5 


Ti 


9 


18 


n 


10 


19 


rt 


8 


19 


ji 


12 


28,5 


n 


11 


20 


•p 


12 


24 


« 


10 


25 


n 


14 


25 


n 


14,15 


20,5 


n 


14 


24 


rt 


12 


26 



— 85 



Giorno Ora 


Gradi 


Gìorn( 


) Ora 


Gradi 


Giorno 


Ora 


Gradi 


Gionjc 


. Ora 


Gradi 


1 


14 


26,5 


5 


20 


16 


9 


22,45 


19,2 


13 


24 


10,8 


» 


16 


24 


n 


22 


14 


n 


24 


19 


14 


2 


10,5 


n 


18 


20 


n 


24 


11,7 


10 


2 


19 


» 


4 


10,5 


n 


20 


19 


6 


o 


11,7 


n 


4 


19 


ìì 


6 


12 


» 


22 


15 


J) 


4 


11,7 


» 


6 


19,8 


ìì 


8 


18,2 


« 


24 


14.5 


n 


6 


11 


» 


8 


20,4 


ìì 


10 


20,2 


2 


3,30 


14,5 


n 


8 


12,8 


« 


10 


23 


Jt 


12 


22,8 


» 


5,30 


14,5 


M 


10 


22,6 


n 


12 


20,4 


n 


14 


21,2 


n 


7.30 


16 


Ti 


12 


26,2 


ìì 


14 


18 


ìì 


16 


19,8 


» 


9,30 


20,5 


n 


14 


27,2 


il 


16 


16 


n 


18 


17 


n 


11,30 


25,9 


ìì 


16 


24,6 


ìì 


18 


16,8 


ìì 


20 


15,9 


n 


13,30 


26 


n 


18 


22,4 


ìì 


20 


16 


Ti 


22 


12,1 


n 


15,30 


26,5 


n 


20 


20,8 


n 


22 


16 


ìì 


24 


10,2 


n 


17,30 


26 


» 


22 


18 


)j . 


24 


15,2 


15 


2 


10,2 


ri 


20 


24 


» 


24 


16 


11 


2 


15,2 


Ti 


4 


10,2 


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22 


16 


7 


2.30 


16 


n 


4 


15,2 


V 


6 


11 


n 


24 


14,5 


n 


4 


16 


n 


6 


16,8 


n 


8 


14,8 


3 


2 


14,6 


n 


6 


17,4 


lì 


8 


17,5 


rt 


10 


18,2 


n 


4 


14,5 


n 


8 


21,5 


ìì 


10 


16 


n 


12 


22 


- 


6 


14 


n 


10 


25,5 


r) 


12 


14 


n 


14 


21,9 


n 


8 


18 


» 


12 


27,3 


Ti 


14 


14,2 


lì 


16 


21,5 


n 


10 


23,3 


n 


14 


29 


n 


16 


8,2 


ìì 


18 


18,7 


n 


12 


25,3 


j) 


16 


28,30 


ìì 


18 


8 


ìì 


20 


16,5 


•) 


14 


27 


» 


18 


19 


n 


20 


7,8 


« 


22 


17 


» 


16,30 


26 


lì 


20 


17,5 


n 


22 


6 


» 


24 


17,5 


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18 


21 


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22 


16,8 


rt 


24 


5,5 


16 


2 


18 


n 


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24 


15 


12 


2 


5,5 


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4 


18 


n 


22 


15 


8 


2 


15 


n 


4 


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ìì 


6 


18,8 


r* 


24 


15 


» 


4 


15 


lì 


6 


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n 


8 


20,3 


4 


2 


15 


» 


6 


15 


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8 


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n 


10 


20,8 


» 


4 


15 


n 


8 


19 


ìì 


10 


10,4 


lì 


12 


22,2 


r) 


6 


16 


n 


10 


24 


ìì 


12 


17,2 


ìì 


14 


22,5 


n 


8 


18,8 


n 


12 


26,2 


lì 


14 


17,5 


lì 


16 


20,5 


n 


10 


19,8 


n 


14 


26,8 


n 


16 


17 


ìì 


18 


19,8 


n 


12 


28 


n 


16 


27,2 


ìì 


18 


15 


ìì 


20 


19,8 


n 


14 


27 


n 


18 


24,8 


jì 


20 


14,8 


ìì 


22 


18 


n 


10 


26 


r» 


20 


20,3 


ìì 


22 


14,2 


ìì 


24 


18 


n 


18 


25 


n 


22 


20 


lì 


24 


14 


17 


2 


18 


n 


20 


20 


n 


24 


15 


13 


2 


12,8 


n 


4 


17 


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22 


17 


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n 


6 


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» 


24 


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n 


4 


15 


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6 


10,8 


n 


8 


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5 


2 


16,8 


n 


6 


16,4 


» 


8 


11,5 


» 


10 


15,8 


» 


4 


16,8 


» 


8 


20,2 


» 


10 


16,4 


lì 


12 


16.8 


n 


6 


16 


n 


10 


23,8 


n 


12 


18,5 


TI 


14 


17 


« 


8 


19 


n 


12 


26,2 


n 


14 


18.2 


n 


16 


17,8 


n 


10 


22,2 


» 


14 


26 


n 


16 


18 


n 


18 


17 


n 


12 


24,8 


n 


16 


24,8 


n 


18 


16,5 


n 


20 


15,6 


n 


14 


27,7 


n 


18 


22,2 


n 


20 


16,5 


n 


22 


15 


n 


16 


24,6 


» 


20,10 


20,1 


n 


22 


14,8 


n 


24 


14,8 


n 


18 


20 






















NB. - 


Questi 


sono i dati 


del Capo Stazione 


nel locale della 


Stazione; 


con essi i 


concordano suf- 



ficientemente quelli del D,"' PesC£|,tore e del D.' Monti, raccolti in località poco distanti dalla Stazione. 



— 86 — 



CAPITOLO III. 

Metodi di ricerche. 

1. Cattura e allevamento dei mosquitos. 



Serve per questo scopo una provetta comune, detta anche tubo d' assaggio, di 
vetro: è bene che la provetta sia lunga soltanto da 10-20 cm. e che il diametro sia 
di 30 mm. o poco meno (20 mm. circa se il raccoglitore è un ragazzo). Se il dia- 
metro del tubo supera i 30 mm., il pollice non ne chiude bene l' apertura. II vetro 
deve essere preferibilmente più robusto di quello usato comunemente per le provette 
per coltura di microbi. 

Le zanzare ferme si coprono con la provetta, chiudendo subito 1' apertura appunto 
col pollice. Con un po' di pratica si arriva a pigliarne 3, 4 e pertìno 10 in una 
provetta, quando le zanzare sono ferme sulle pareti, sui soffitti, sugli animali dome- 
stici, sull'uomo ecc. Ciò riesce un po' più difficile se esse poggiano sulle ragnatele 
(posto prediletto degli Aiiopheles claviger e anche degli Anopheles superpiclus). Più 
difficilmente si arriva a pigliarne parecchie, se poggiano sopra le foglie. 

Se le provette contenenti le zanzare si devono tenere in tasca occorre chiu- 
derle con un po' di bambagia che si deve approfondare oltre la bocca, affinchè non accada 
che venga facilmente strappata fuori. Dalle provette le zanzare si fanno passare in 
un vaso di vetro, a bocca larga e coperta di garza. Nel centro di questa garza è 
praticato un foro, che si chiude con un po' di bambagia. Sarà bene collocare dentro 
il vaso alcuni fuscellini, possibilmente strappati da una scopa ordinaria, che non sia 
stata ancora adoperata ; essi servono per appoggio alle zanzare. Un tempo invece dei 
fuscellini di scopa usavo erbe, sopratutto graminacee ancora verdi, ovvero ramoscelli 
di piante a foglioline molto piccole; ho osservato però che dopo parecchi giorni, d'estate, 
facilmente si alteravano e facevano morire le zanzare. Specialmente d' estate, ovvero 
se la temperatura a cui si tengono le zanzare è superiore ai 20°, occorre mettere sul 
fondo del vaso un batuffolo di bambagia impregnata d' acqua. Se si vogliono tener vive 
le zanzare, occorre metterne poche in ogni recipiente. I recipienti, che di solito ado- 
periamo, sono vasi di vetro a bocca larga, dell'altezza di 12 cm. e del diametro 
di 6 7 cm. ; invece del tappo si mette garza o tela col foro nel mezzo. 

Per togliere le zanzare dai vasi di vetro, si usa una provetta piegata ad angolo 
retto, quasi, verso la sua metà. 

Nei vasi preparati come sopra si è detto, gli Anofeli vivono bene per il tempo 
che corre fra un pasto e 1' altro, 2 giorni circa a 27''-30° C. Nei Culex la digestione 
è più lenta, e alla or detta temperatura, quasi sempre muoiono tutti, prima d' aver 



— 87 — 

compiuta la digestione, forse per l'aria viziata, se non si ha cura di cambiare il vaso 
al secondo giorno. 

Per catturare le zanzare, Ficalbi ha raccomandato una bottiglia a nassa nella 
cui bocca larga è adattato un turacciolo forato, nel foro del turacciolo un imbutino 
di vetro. Qualche volta noi abbiamo adoperato una storta di vetro segata nel mezzo 
della parte rigonfia; le due metà si riuniscono assieme l'una all'altra con chiusura 
mobile fatta di latta in modo da potersi aprire e chiudere con facilità. In generale 
però la raccolta colle provette è piìi semplice e più comoda, specialmente perchè la 
bottiglia e la storta di vetro facilmente si rompono {"). 

Se non importa che le zanzare siano vive e ci basta di aver dei campioni per 
poter determinare a che specie appartengano (s' intende in Italia, dove le specie sono 
ben note), si possono prendere anche con un fazzoletto piegato che si pone rapidamente 
sulla zanzara ferma : si schiaccia leggermente girando un po' il fazzoletto e così, di 
solito, troviamo attaccata al fazzoletto la zanzara, in discrete condizioni. Applicando 
opportunamente il fazzoletto a una canna possiamo raccogliere le zanzare da un luogo 
alto, p. es. da un soffitto. 

Se le zanzare sono molto numerose potremo anche adoperare un retino, e poi 
colla solita provetta catturarle dentro il retino stesso. Il retino, però, ne guasta molte, 
ed io sconsiglio di usarlo quando si voglian tener vive. 

Se si vogliono conservare a secco le zanzare dopo che sono morte, si potrà met- 
terle in scatolette di cartone sul cui fondo si posano delle squamette di naftalina e 
un po' di bambagia. Meglio si terranno in provette di vetro, dove di regola si trovano 
già morte prima di 24 ore. Si possono anche preparare a secco sopra un portoggetto 
i pezzi principali del corpo della zanzara; si ricoprono con un coproggetti, che si 
suggella, ecc. ecc. 

Per prendere in vita libera le larve e le ninfe di Culex serve bene un retino o 
anche, come ha proposto Ficalbi, una specie di colabrodo con fondo di tela metallica 
fitta; per prendere le larve e le ninfe di Anofeli, che come io ho dimostrato, vivono 
per lo più isolate, ci serviamo a preferenza di un tubo di vetro alto circa 8 cm. e 
del diametro di 3 '/s o 4 cm. 

Si possono cos'i raccogliere le larve e le ninfe per farle sviluppare ulteriormente. 
Si possono anche liberare in una camera delle zanzare colle uova mature per seguire 
tutto intero il ciclo evolutivo. In questi casi occorre aver nelle camere dei recipienti 
con acqua, degli acquari ecc. 

È facilissimo di allevare le larve di Culex pipiens, annulatus, spathipalpis, peni- 
cillaris, vexaas ecc.; ciò riesce invece un po' difficilmente per quelle degli Anopheles. 
In qualche caso peraltro, con un po' d' acqua dentro la quale si era messo soltanto 
un po' di ghiaia e un pochino di terra (25), si sono allevati benissimo gli Anopheles. 
claviger, dalle uova sino all'insetto perfetto; qualche volta ciò è riuscito anche con' 
acqua di pioggia stata a lungo in un vaso. Ma la maggior parte delle volte l'alle- 
vamento in questi modi non riesce molto bene. Io ho ottenuto buoni risultati adope- 

(") Recentemente in Germinia furono costruite provette speciali, che raggiungono perfetta- 
mente Io scopo. 



— 88 — 

rando acquari, sul cui fondo collocavo dei pezzi di fango indurito e poi imo strato 
alto di acqua al quale a preferenza aggiungevo un po' di vellutello (confervoidee) ; 
così gli Anopheles non di rado si sviluppavano; sebbene ne morissero sempre molti. 

In complesso ho osservato che in un acquario preparato di recente le larve vivono 
meglio che iu un acquario nel quale gli Anofeli siano già stati allevati altre volte. 

Poca lemna negli acquari sarebbe favorevole agli Anofeli ; se non che facilmente 
diventa abbondante e quindi sfavorevole. 

A questo proposito occorrerebbe osservare più precisamente che cosa mangino le 
larve : io ho trovato nel loro intestino piccoli crostacei, piccoli insetti (persino larve 
di Culex e di Anopheles), protozoi, alghe unicellulari, e detriti organici. Forse rego- 
lando il nutrimento, l'allevamento riuscirebbe più facile. 

Certo è che in un acquario si arriva ad allevar meglio le larve se sono in piccol 
numero. Parecchie osservazioni dimostrano che r.4. bifurcatus vive negli acquari, 
anche sprovvisti di vegetazione verde, più facilmente dell'^. claviger; gli altri Ano- 
pheles si comportano come quest'ultimo. 

L'A. claviger, come ho già detto nel Capitolo precedente, è specie molto do- 
mestica: convive coU'uomo e cogli animali domestici. Si cerca perciò nelle case, nelle 
stalle, nei pollai ecc., tenendo presente che ama molto il caldo. D' inverno nell' Italia 
settentrionale si trova facilmente nelle cantine. 

Di primavera le larve degli A. claviger si trovano alle rive degli stagni un po' 
grandi e non troppo bassi nel mezzo; d'estate invece sono comunissime anche nelle 
acque basse e ristrette. 

Devo ancora accennare in particolare alla raccolta degli Anopheles bifurcatus, 
pseudopictus, superpictm. Gli alati di queste specie si trovano piuttosto difficilmente ; 
occorre prenderli al momento in cui vengono a pungerci. 

Trovar le larve di Anopheles bifurcatus è invece facile, perchè vivono a gran 
preferenza nelle acque sorgive ricche di crescione. Di primavera, le larve che si tro- 
vano in acque basse (rigagnoli, piccole sorgenti ecc.), sono di A. bifurcatus. 

Le larve di A. pseudopictus e superpictus si devono cercare nelle stesse località 
in cui si trovano gì' insetti perfetti : esse sogliono convivere colle larve di A. claviger. 

Cercando in capanne, o tra la paglia o nel fieno vicino a luoghi donde nascono gli 
A. claviger, è facile incontrarne molti neonati. Essi si riconoscono, come le api 
neonate, perchè hanno ancora il saio intatto. Specialmente all' apice dell' ala le squa- 
mette marginali di color giallognolo lionato cadono facilmente; perciò mentre negli in- 
dividui neonati, ad occhio nudo, 1' apice dell' ala si mostra contornato di giallognolo 
lionato, ciò spesso non si vede o si vede impeifettamente negli individui vecchi. 

Nelle camere del laboratorio per quante cure si usassero, cercando di riprodurre 
r ambiente naturale con piante, canne ecc., d' estate non arrivai mai a tenere in 
vita gli Anofeli oltre un mese; di solito morirono molto più presto (vedi § 2). 

2. Modo di sperimentare. 

Gli Anopheles presentano in confronto ai Culex, un grandissimo vantaggio: in 
quanto che, se sono digiuni, pungono applicandoli semplicemente alla pelle con una 



— 89 — 

provetta ("). Ciò si verifica per tutte le specie del genere Anopheles. Si incontrano 
tuttavia certi iuvididui che non s'adattano a nutrirsi in questo modo; talora essi si 
rassegnano a morir di fame, piuttosto che pungere chiusi in provetta. Raramente pun- 
gono prima di aver digerito tutto il sangue che hanno succhiato : qualche volta suc- 
chiano tanto da non potersi piìi allontanare dalla loro vittima; qualche altra volta, 
dopo che si sono rimpinzati continuano a succhiare, evacuando dall' ano sangue pretto ; 
tal rara volta infine succhiano tanto che non possono piti muoversi. 

I Culex invece non s'adattano quasi mai a pungere nelle provette, tranne quando sono 
stati presi sugli individui dove si erano posati per pungere. Raccolti allora rapidamente 
nelle provette e applicati sull'istante all'uomo o agli uccelli, di solito pungono facilmente. 

È notevole il fatto che gli Anopheles sviluppati in una camera del laboratorio, 
e perciò liberi in essa, vengono facilmente a pungere, mentre ciò si verifica molto 
difBcilmente per le varie sorta di Culex. Quando però la temperatura è elevata 
(verso i 30° C), qualche volta alcuni e qualche altra molti ci assalgono. La qual 
cosa, peraltro, non ho mai ottenuto nelle camere scaldate artificialmente. 

Questi fatti sono singolari e diificili a spiegarsi. Si deve forse ritenere con 
Ficalbi che i Culex di regola non pungono prima di essersi copulati e che la copula 
succeda difBcilmente nelle nostre camere (6). 

Le esposte circostanze rendono difficile sperimentare coi Culex. Le medesime 
difficoltà esistono presso a poco anche per i Phlebolomus, per i Ceratopogon e per 
il Centrotypus. 

Gli esperimenti cogli Anopheles vennero fatti durante le stagioni non calde (21) 
nel seguente modo. Appena V Anopheles aveva punto, si poneva nel termostato a 30° C. 
circa, in un piccolo vaso di vetro coperto di garza, avendo cura di aggiungere qualche 
filo d' erba e di far cadere sul fondo per mezzo di un cannello di vetro, in modo da non 
bagnare le zanzare, qualche po' d' acqua. Successivamente ho trovato che è meglio 
adoprare, invece dell' erba e dell' acqua, i fili di scopa e i batuffoli impregnati 
d' acqua (pag. 86). 

La difficoltà maggiore sta nel far ripungere gli Anopheles ogni quarantotto ore. 
Molti se ne perdono, ma qualcuno sopravvive. Muoiono specialmente quelli che hanno 
le uova molto 'sviluppate, perciò nelle esperienze possibilmente escludo gli individui 
che presentano l'addome rigonfio dal quale traspaiono le uova. 

In una camera a temperatura variabile da 15°-20°-24°, nel novembre 1899 tenni 
in vita circa 12 giorni gli Anopheles senza nutrirli ; i parassiti malarici continuarono 
a svilupparsi e maturarono ma restando molto piìi piccoli del solito: passarono però 
anche nelle glandule salivari in notevole quantità. 

Nei mesi estivi gli esperimenti in generale riescono più facilmente : basta lasciar 
liberi gli Anofeli che abbiano punto un individuo malarico, in una cameretta di tavole 
di legno avente almeno una parete di tela metallica. La cameretta deve essere 
costruita in un posto caldo, ma non deve ricevere i raggi diretti del sole: avrà 
circa 2 metri in ogni dimensione, dovrà essere costruita accuratamente in modo che 

(«) Questo modo d' esperimentare è stato da noi reso di pubblica ragione molto prima che 
uscisse nel Report di Ros.s (1900). 

12 



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non rimangano fenditure aperte. Vi si collocherà dentro un recipiente con acqua. 
La porta d' entrata sarà raddoppiata all' interno da una portiera di tela bianca disposta 
in modo da lasciare una sorta di minuscola anticamera : di guisa che, con un po' di 
cura, entrando e uscendo si potrà evitare di lasciar sfuggire le zanzare. 

In questa cameretta per un'ora o due ogni giorno entrerà lo stesso individuo 
che è stato punto dagli Anofeli la prima volta, come sopra si è detto. Ma spe- 
cialmente per ovviare a qualunque pericolo di reinfezione dell' ammalato, dopo 8, 
10 12 giorni gioverà nutrire gli Anofeli introducendo nella cameretta qualche coniglio. 

Per sperimentare invece coi Culex conviene portare 1' ammalato in una località 
in cui abbondino e là attendere il momento opportuno in cui essi vengono a pun- 
gere. Mentre stanno pungendo, si coprono con una provetta e così si prendono. Se la 
temperatura dell' ambiente è al disotto di 25°, i vasetti in cui vengono posti devono 
mantenersi caldi col calore naturale del corpo, finché non si possano trasportare nel 
termostato. Per esperimentare in particolare coi Culex pipiens si possono raccogliere 
molti di questi all' apertura di qualche cloaca sulla quale si pone un grande vaso. 
Questi Culex vengono poi liberati in una camera da letto dove 1' ammalato dorme 
e sono raccolti man mano che pungono, da persone incaricate. 

Quando si sperimenta con Anopheles non sviluppati in laboratorio, è utile pei prin- 
cipianti, far pungere contemporaneamente individui malarici e individui non malarici, o 
animali domestici. È facile però imparare a conoscere a occhio quale grandezza assumano 
di solito i parassiti dopo 48 ore, a temperatura dell' ambiente di estate, ovvero da 26° 
a 30° nel termostato d' inverno : e una volta che si conosce bene quanto è grande il paras- 
sita in questo stadio, ogni fonte d' errore derivabile da precedente infezione degli 
Anofeli viene eliminata. Qualche raro parassita può bensì restare eccezionalmente piccolo, 
e perciò quando se ne trova uno solo bisogna andar guardinghi nel giudicare. Sarà bene 
di non sperimentare cogli Anopheles presi all' aperto se contengono ancora tracce di 
sangue digerito; ciò potrebbe trarci in inganno nel giudicare l'età del parassita. 

Quando si esperimenta suU' uomo coi Culex occorre far sempre contemporanea- 
mente esperimenti di confronto cogli Anopheles^ per assicurarsi che 1' ammalato sia 
in buone condizioni, tenendo presente che l' ammalato buono al mattino può diven- 
tare inservibile già alla sera dello stesso giorno. 

Siccome gli Anopheles digeriscono prima dei Culex e finita la digestione, a tempera- 
•tm'a elevata, già dopo poche ore muoiono, così quando si fanno esperimenti di confronto 
occorrerà o esaminare gli Anopheles prima dei Culex, ovvero portare gli Anopheles in 
un ambiente fresco dove sopravvivono facilmente per un giorno anche senza nutrirsi. 

Per far pungere gli uccelli dagli Anopheles di regola bisogna ricorrere alla pro- 
vetta che si applica sopra una regione previamente spennata (Dionisi). Ricordo a questo 
proposito clie gli Anopheles pungono mal volentieri gli uccelli. 

Per far pungere gli uccelli dai Culex, d' estate possono servire le camerette sopra 
descritte. In un modo simile a questo hanno sperimentato Ross e Koch. 

A questi metodi da me suggeriti nella prima edizione debbo aggiungerne un 
altro molto pratico, da me uaato nel corrente anno. 

Bancroft insegnò ad allevare i Culex con frutto di banana. Ciò mi indusse a 
sperimentare nell' anno corrente con vari frutti, quali ciliege, albicocche, cocomeri, 



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poponi ecc. e vidi che essi si prestano ottimamente per tener vivigli Anopheles, come 
tutti gli altri Culicidi, permettendo di semplificare molto il modo di esperimentare. 
Gli Anopheles dopo che hanno punto l' uomo malarico vengono messi in cassette ret- 
tangolari fatte di telai di garza, con una parete aperta : con questa parete la cassetta 
poggia sopra un tavolo: se tra il tavolo e la cassetta restano fenditure si otturano 
con un po' di bambagia: sulla parte del tavolo, su cui poggia la cassetta, si pone 
un recipiente con acqua e una fetta di cocomero, o di popone (cibo prediletto), una 
mela, un fico d' India, ecc., che si ricambiano sovente e giornalmente. Così gli Aao- 
pheles vivono per settimane e settimane. 

È importante aggiungere che, mentre i Culex neonati in laboratorio e certi 
Cule^ presi in campagna (6'. penicillaris) e portati in laboratorio, ancorché vengano 
lasciati liberi in ampie stanze, non pungono e finiscono a morire tutti di inanizione, si 
gli uni che gli altri una volta che siano stati sottomessi per un po' di giorni al regime 
delle frutta, quasi fossero stati domati, si prestano facilmente a pungere permettendo 
così di semplificare i nostri sperimenti. 



3. Esame delle zanzare. 

I parassiti malarici si cercano o nella parte dilatata dell' intestino medio (stomaco), 
nelle ghiandole salivali. Rarissimamente si dà il caso fortunato di trovar degli spo- 
rozoiti sparsi nel lacunoma AqW Anopheles. 

Per esaminare i suddetti organi, l' Anofele viene cloroformizzato o ucciso colla 
benzina, gli si strappano colle dita delicatamente zampe e ali, e poi si mette sopra 
un vetrino portoggetto. Con due aghi si isola l' intestino : 1' uno infilzato tra il torace 
e l'addome tiene fermo Y Anopheles, l'altro poggiato sull'estremità dell'addome tira 
all' indietro, sicché l' intestino medio e posteriore vengono strappati via insieme, pre.sso 
a poco, cogli anelli posteriori (Ross). 

Per isolare le ghiandole salivali la zanzara viene adagiata sopra un fìauco: con 
un ago tenuto orizzontale si preme sul mezzo del torace, mentre con un altro ago 
poggiato sul collo (protorace) e premente contro la nuca si stacca la testa, a poco a 
poco e con molta leggerezza, di modo che le ghiandole salivali restino attaccate alla 
testa' da questa con 1' ago si possono facilmente separare. Se per caso le ghiandole sali- 
vari non si staccano insieme colla testa, si può riparare a questo inconveniente premendo 
con un ago sulla parte antero-laterale del torace e così le ghiandole salivari schiz- 
zano fuori dal collo. In questa operazione è utile servirsi di un microscopio semplice. 

Quando non si ha bisogno dei primi stadi di sviluppo, é preferibile esaminare 
gì' intestini, vuoti di sangue ; si adopera una soluzione di cloruro di sodio o forma- 
lina (formalina del commercio gr. 2, acqua distillata gr. 100). L'esame in formalina 
riesce più facile. Trattandosi di constatare semplicemente se una zanzara è infetta 
consiglio senza esitazione 1' uso della formalina nella suddetta diluzione. 

Gli intestini contenenti ancora sangue, si svuotano spontaneamente se si lasciano 
per qualche tempo in vetri d' orologio contenenti i suddetti liquidi. 



— 92 — 

I preparati in formalina, se riguardano gioTani stadi di sviluppo degli amfionti 
amfionti maturi o se riguardano ghiandole salivali infette, si conservano abbastanza 
bene mettendoli in camera umida e aggiungendo da un lato un po' di picro-carminio, 
che dopo 24 ore si sostituisce lentamente con glicerina. Il pigmento dei parassiti 
in questo modo si conserva benissimo. 

Purtroppo però la formalina nella diluzione suddetta altera molto i parassiti 
malarici, producendo dei vacuoli anche molto ampi e rendendo in un istante irricono- 
scibili gli sporozoiti non maturi ("). È veramente doloroso il constatare quanto dannosa 
riesca la formalina ; essa mi ha fatto perdere un tempo prezioso, e mi ha costretto a 
rifare molte delle figure del precedente lavoro (21), che rappresentano preparati alterati 
dalla formalina. Invece gli sporozoiti interamente maturi, per quanto ho veduto, non 
vengono quasi affatto guastati. 

Bisogna ancora notare che la suddetta formalina ha sulle ghiandole salivali un 
effetto singolarmente dannoso trasformando il secreto delle ghiandole salivali in cor- 
puscoli fusati in filamenti, che a fresco possono facilmente a primo aspetto scam- 
biarsi con sporozoiti alterati; basta però un po' di pratica per distinguerli. Questo 
inconveniente del resto si può evitare esaminando le ghiandole salivali in cloruro di 
sodio (0,75 °/o) ovvero nella seguente soluzione: acqua distillata gr. 100, formalina 
del commercio gr. 2, cloruro di sodio gr. 0,75. Anche i parassiti in via di sviluppo 
neir intestino, esaminati in quest'ultima soluzione si alterano meno. Migliori risultati 
si ottengono usando la seguente soluzione : un albume d' uovo, cloruro di sodio 
gr. 1,50, acqua distillata gr. 250: sbatti e filtra. I preparati si possono conservare sot- 
tponendoli ai vapori d'acido osmico e poi passandoli in glicerina. 

Se si vuol studiare il parassita malarico dal punto di vista citologico, riesce 
utile di isolare l' intestino in una soluzione di sublimato, nella quale poi si lascia 
per circa 2 ore; mi ha reso buoni servigi sopratutto la soluzione concentrata di 
sublimato coli' aggiunta di cloruro di sodio al '/s °/o. Il sublimato alcoolico acetico, 
il liquido di Flemming mi hanno dato risultati meno soddisfacenti, tranne che per 
lo studio particolare dei nuclei. Dopo il sublimato si usano gli alcool nel solito modo. 
Si ottengono buoni preparati trasportando gì' intestini dall' alcool in glicerina senza 
usare colorazione di sorta; il pigmento spicca benissimo. 

Per ulteriormente studiare il parassita malarico nella zanzara occorre sezionarlo, 
dopo averlo incluso in paraffina e far delle sezioni molto fine (da ','4 di ,u a 3-4 fi). 
Si ottengono complete serie ; la difficoltà maggiore sta nel non lasciar piegare le se- 
zioni più sottili, giacché pur troppo molte si piegano. 

La colorazione si fa sul vetrino portoggetto coli' ematossilina ferrica di Heiden- 
hain coir emallume. 

I preparati d'intestino in loto spaccato con una forbice molto delicata, riescono bene 
quando l'intestino è stato conservato in formalina. Accuratamente procedendo coll'ematos- 
silina ferrica suddetta, si arriva a colorire il parassita, lasciando 1' epitelio dell' intestino 
incoloro quasi ; si ottengono bei preparati, purtroppo però alterati dalla formalina. 

(") Probabilmente sippiinto perciò Ross, tratto in inganno, ha creduto che « in several insects 
mani/ full-siged zygotes appeared not to have ripened — that is, did not contain blast ". Qualche 
volta però nel Culex pipiens ho verificato anche senza formaliua il fatto ammesso da Ross. 



— 93 — 

Col metodo delle sezioni si possono anche studiare i parassiti mentre sono 
ancora nel lume dell' intestino in mezzo al sangue, in digestione più o meno avan- 
zata. Si isola perciò nel sublimato l' intestino medio, avendo cura di lasciar attac- 
cata una porzione relativamente grande dell' intestino posteriore. 

Si ottengono buoni preparati anche colle sezioni dell'Anofele intiero : si cloro- 
formizza senza ucciderlo, gli si strappano ali e zampe e gli si versa sopra la solita 
soluzione di sublimato alcoolico-acetico bollente; prima che il liquido si raffreddi, 
il corpo dell'Anofele viene tagliato in 2 o 3 pezzi ; si fanno i soliti passaggi e l'in- 
clusione in paraffina. Questo metodo è ottimo per determinar la posizione dei parassiti 
e sopra tutto per lo studio delle ghiandole salivali infettate. Quest' anno mi ha dato 
buoni risulti) ti anche per studiare la fina struttura dei parassiti malarici sì nel Gulex 
che neW Anopheles. 

Gli sporozoiti (21) si studiano bene anche col metodo di Romanowsky: si estrae 
l'intestino nella soluzione di cloruro di sodio 0,75 Vo^ e con una leggera pressione 
si fanno uscire dalle capsule gli sporozoiti maturi ; allora si diffonde pel liquido della 
preparazione un'enorme quantità di sporozoiti liberi. 

Si raccoglie una goccia di questo liquido su un vetrino portoggetti, si fa disseccare 
e si fissa in alcool assoluto per 25 minuti, infine si lascia disseccare per 24 ore. 

La colorazione si fa nel modo solito adoperando le soluzioni dei colori nelle stesse 
proporzioni che per il sangue (soluzione acquosa di azzurro di metilene medicinale 
allo Vo cm^2, soluzione acquosa di eosina cristallizzata B all' 1% cm' 5): dopo 
un tempo variabile da mezz' ora a tre ore si hanno i preparati perfettamente colorati : 
la cromatina nucleare di solito prende il colore rosso-carminio, o porpora, il protoplasma 
un colore azzurro o azzurro-roseo. 

Lo stesso metodo si usa per istudiare gli sporozoiti nelle ghiandole salivali, e 
i parassiti, quando stanno ancora liberi in mezzo al sangue, piìi o meno digerito, 
contenuto nell' intestino. 



Basta un po' di pratica per riconoscere i parassiti nelle zanzare e non è possibile 
alcuna illusione, tranne nel caso degli sporozoiti, sui quali perciò richiamo l'attenzione. 

Dopo che ebbi incominciato ad isolare le ghiandole salivari, invece che nella so- 
luzione di formalina, nella soluzione di formalina e cloruro di sodio, la mia attenzione 
fu attratta in modo speciale su certi corpi particolari che si trovano a grandissima pre- 
ferenza nel tubolo intermedio delle ghiandole salivali, subito dietro il collo, nel lume 
del tubolo stesso o dentro le cellule che lo tappezzano. Qualche volta si trovano sparsi 
per tutta la parte dilatata del lume del tubolo intermedio, qualche volta raccolti in poche 
cellule di questa parte. Raramente si riscontrano in singole cellule degli altri due tuboli. 

Questi corpi (IV. 14a e V 18) hanno una indiscutibile somiglianza cogli sporo- 
zoiti ; distesi possono essere di differente lunghezza, di raro più lunghi di essi, in gene- 
rale più corti (lunghi cioè da 5 a 10 fi). Alle volte sono bastoncelliformi, alle volte fu- 
siformi, perfino con tale aspetto alla parte centrale da far credere alla presenza di un 
nucleo. Talora si presentano isolati, talora in fascetti, come gli sporozoiti ; non sono 
mai molto abbondanti. 



— 94 — 

Ciò che sembra caratterizzare questi corpi è che sostituendo leutamente picro- 
carminio e glicerina alla miscela di formalina e cloruro di sodio, non si riesce 
quasi mai a conservarli perchè rapidamente si dissolvono. Eccezionalmente si conser- 
vano bene. 

Aggiungasi che nel lume del tubolo intermedio delle ghiandole salivali si tro- 
vano non di raro piccoli mucchietti di granuli, e si riscontrano anche altre forme, 
che sembrano di passaggio tra i granuli e i corpi in discussione. 

Perciò supposi che questi corpi fossero sporozoiti, i quali andassero distruggen- 
dosi per essere rimasti nelle ghiandole salivali troppo a lungo, come faceva pensare 
r averli trovati una volta in un Anopheles clavlger ibernante raccolto alla metà di 
gennaio a Locate Triulzi (Lombardia), e press' a poco nel dieci per cento degli Ano- 
pheles egualmente ibernanti o appena usciti dall' ibernazione, raccolti durante i mesi 
di febbraio e marzo, nei dintorni di Roma. 

Un esperimento riuscito negativo su me, sullo studente Noè e sopra una donna (") 
mi persuase che tali corpi non fossero capaci di produrre all' uomo la malaria, e ciò 
è in accordo col fatto, omai ammesso da tutti, che in realtà (fatta eccezione di al- 
cuni casi sporadici) non si verifica quella epidemia malarica primaverile, che una 
volta si credeva esistesse. 

Successivamente è entrato nel mio animo il sospetto che i corpi in questione, 
invece di essere sporozoiti, rappresentino una peculiare forma del secreto delle ghian- 
dole salivali, forma che probabilmente si produce quando il secreto rimane a lungo 
dentro di esse. Mi ha confermato in quest' ultima opinione la circostanza che alla 
fine di aprile ho riscontrato i corpi, benché molto scarsi, in 3 sopra 98 A. claviger 
raccolti a Tortreponti, che dovevano essere nati nello stesso mese di aprile, per quanto 
già forniti di uova mature o quasi. Si intende che nessuno di questi 98 Anopheles presen- 
tava parassiti malarici in via di sviluppo, o sporozoiti sicuri nelle ghiandole salivali. 

Più tardi mi sono persuaso in modo assoluto che i corpi in discussione non sono 
sporozoiti, avendoli riscontrati negli Anopheles, nati da qualche tempo in laboratorio 
e certamente non infetti, specialmente dopo un digiuno prolungato e avendo stabilito 
che non hanno movimenti propri come gli sporozoiti. 

Suppongo che i pretesi sporozoiti riscontrati da Koch in Anopheles provenienti 
da luoghi non malarici, non siano altro che i corpi di cui ho parlato fin qui, i quali 
facilmente possono venir confusi cogli sporozoiti, anche da un occhio esperto. 

Recentemente Christophers e Stephens(lO) hanno pubblicato una Nota sopra cer- 
tain Bodles foimd in the Glands of tivo species of Culex. Quei corpi la cui natura 
rimane per ora, secondo gli A., indeterminata corrispondono a quelli di cui sopra 
mi sono occupato: inclino a ritener tali anche quei corpi, che essi denominano spo- 
rozoiti di natura sconosciuta. 

Propongo infine per meglio intenderci di denominare pseudosporoioiti quei corpi 
fin qui accennati che si possono confondere cogli sporozoiti, ma che con essi non 
hanno nulla che fare. 



(") Ci facemmo pungere da un gruppo di Anopheles, il quale presentava, secondo un saggio 
preliminare, nella proporzione di due su tre individui i corpi in discussione. 



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CAPITOLO IV. 

Brevi ceuui sistematici, anatomici e fisiologici sugli Anofeli. 

Questo capitolo è stato da me redatto in collaborazione col candidato in scienze 
naturali Noè, il quale sta lavorando intorno ai Ditteri ematofagi. 

Le descrizioni degli Anopheles claviger, bifurcatas, e pseudopictus sono som- 
marie; per ulteriori particolari rimandiamo il lettore all'opera fondamentale di Ficalbi. 

Noi crediamo che sia giunto il momento di dividere la famiglia Culicidae in 
due sotto-famiglie : Aiiopheliriae e Cidicinae, lasciando per ora in disparte i generi 
Megarhina (") e Aèdes intorno ai quali le nostre cognizioni sono troppo imperfette. 

1. Distinzione dei Culicidi in due sottofamiglie. 

Sottofamiglia A.iioplielinae. 

Palpi della femmina lunghi {'') circa come la proboscide. Numero degli articoli 
dei palpi femminili eguale a quello dei palpi maschili. Una sola spermaieca. 
Zampe molto esili e notevolmente lunghe {quasi il doppio del corpo). Addome 
senza squamette. Larve orizzontali, affioranti {essendo le larveprive di tubetto respi- 
ratorio, gli stigmi si aprono sulla superficie dorsale del corpo, perciò V animale 
respira tenendosi in tutta la sua lunghezza a fior d'acqua). Uova provviste di spe- 
ciale apparato idrostatico, che le tiene orizzontali. C^) Gen. Anopheles. 

Sottofamiglia Cu.licinae. 

Palpi della femmina molto più corti della proboscide C). Numero degli arti- 
coli dei palpi femminili inferiore a quello dei palpi maschili. Tre spermateche. 

(") Questo genere sembra molto affine sXV Anopheles. 

C") È stato notato che nella femmina Jell' Anopheles i palpi in riposo stanno paralleli alla 
proboscide costituendo con essa un fascio di tre pezzi (eccetto alla punta, dove restano alquanto 
scostati). Ciò è in rapporto colla circostanza che i palpi concorrono come il labbro inferiore, a pro- 
teggere il mazzetto dei sei pezzi chitinici pungenti. Nei Culex il labbro inferiore è ingrossato nella 
metà distale e i palpi sono corti. Negli Anopheles questo ingrossamento manca e i palpi sono lunglii, 
quasi supplendo alla minore protezione fornita al mazzetto dei sei pezzi chitinici dal labbro infe- 
riore. I lunghi palpi servono peri> anche (come ha notato Noè) &\V Anopheles per aiutare qualche 
volta l'estrazione della proboscide dalla ferita ; in questo caso l'estremità libera dei palpi fa leva contro 
la cute. (Si ricordi di passaggio che nei maschi dei Culicidi i palpi in riposo stanno alla parte distale 
molto discosti dalla proboscide). 

(=) [Questo apparato manca neW Anopheles superpictus (sempre ?)] 

C) Praticamente si può dire che in Italia ogni zanzara che ci punge, se ha i palpi lunghi 
circa come la proboscide, appartiene alle Anofeline, a meno che non sia un maschio della rara 
specie detta Culex elegans (questo Culex è nero, molto ornato di bianco ; risaltano particolarmente 
le sue zampe aneliate di bianco). 



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Zampe robuste e relativamente corte {circa come il corpo). Addome con squamette. 
Larve oblique, non a/fioranti. {Le larve j essendo provviste di un tubetto respiratorio 
aW estremità d.el quale si aprono gli stigmi, possono respirare approfondando il corpo 
sotto il livello dell' acqua, tenendosi più o meno oblique e spesso quasi verticali). 
Uova provviste di speciale apparato idrostatico che le tiene verticali, e formanti 
la notissima barchetta. Gen. Culex. 



2. Atteggiamento dei Cui ex e degli Anopheles. 

Praticameute anche ad una certa distanza si possono distinguere in generale i Culex 
dagli Anopheles dal modo con cui si posano sulle pareti, sui vetri, ecc. Tanto gli uni, 





FiG. 1. — Culex poggiato colle 
tre paia di zampe ad un 
sostegno verticale. La di- 
rezione del corpo è indicata 
con linee interrotte, in que- 
sta e nelle figure seguenti. 



FiG. 2. — Anopheles claviger 
poggiato colle tre paia di 
zampe ad un sostegno ver- 
ticale. 



quanto gli altri lianno due modi di star posati. Un modo consiste nell' appoggiare 
tutte le tre paia di zampe sul sostegno. (Figg. 1 e 2 intercalate nel testo). 

Però per ambedue i generi la posizione prediletta è quella di appoggiarsi colle 
prime due paia di zampe tenendo l'altro paio scostato: gli Anopheles lo lasciano 
penzolare, si che i tarsi continuano quasi la direzione delle tibie; i Culex \nsèc& incur- 
vano i tarsi dorsalmente tanto che gli ultimi articoli sopravvanzano la parte dorsale 
del corpo (Figg. 3, 4 e 5 nel testo). Facendo un confronto grossolano per rendere 
più chiara la cosa, dirò che V Anopheles tiene le due zampe posteriori penzolanti, 
ricordando il cane quando porta la coda abbassata: il Culex, invece, tiene le due 
zampe posteriori curve all' insù, ricordando il cane quando porta la coda alzata. 

In amendue le posizioni i Culex si distinguono facilmente dagli Anopheles per 
altre circostanze: 



— 97 — 

1° i Culex stanno molto avvicinati al sostegno perchè hanno le zampe corte 
(Pig. 1 nel testo); gli Anopheles invece ne stanno allontanati perchè hanno le 
zampe lunghe (Fig. 2 nel testo); 




FlG. 3. — Anopheles claviger poggiato con due paia di zampe ad un. sostegno verticale e coli' estremità posteriore 
piii scostata che nella figura precedente. Alle volte essa presentasi ancora pi ir spostata che nella presente figura. 

2° specialmente nella seconda posizione, l'estremità posteriore del corpo 
sta molto discosta dal sostegno negli Anopheles. Per questi si può dire che 1" estremità 
posteriore è in ogni caso la parte piii allontanata dal sostegno, mentre nei Culex 





Fig. 4. — Culex poggiato con due paia di zampe ad 
un sostegno uiizzontale (sotfitto). (Terzo paio 
di zampe ricurvo dorsalmente). 



Fio. 5. — Anopheles clarù/er poggiato con due paia 
di zampe ad un sostegno orizzontale (soffitto). 
(Terzo paio di zampe penzolanti) (*). 



resta più o meno inclinata verso di esso, fin quasi a toccarlo (eccezionalmente il 
Culex si tiene parallelo al sostegno, ovvero anche si comporta quasi come V Anopheles 
nella fig. 2 nel testo); 

3° i Culex si presentano gibbosi ; la gibbosità è in corrispondenza del torace. 
Precisamente, la testa e il torace fino all' inserzione delle ali formano col resto del 

(») Come rilevasi dalle figure la proboscide del CuleK viene ad avere in coini>Iesso una ]hisì- 
ziniie differente che neW Anopheles rispetto all'asse del corpo. 



— 08 — 

corpo uu angolo che, come si rileva osservaudo Y animale di fianco supera di poco 
l'angolo retto (fig. 6 ab e nel testo). Gli Ano2)hele$ sono molto meno gibbosi, anzi 



M 




FiG. G. — Corpo del Cui ex \ 
ab e ^ angolo (v. testo). 
M A ^ piano su cui pog- 
gia il corpo. Le zampe 
sono state tralasciate. 



Fig. 7. — Corpo dell' ^4. f/flr?'^«'; 
abc-^^ angolo (v. testo). 
JA'V— piano su cui pog- 
gia il corpo. Le zampe 
SODO state tralasciate. 



talvolta la gibbosità sembra mancare (vedi le figure nel testo), e precisamente la 




FiG. 8. — Anopheles pseudopidus sopra 
un sostegno verticale. Si confrontino 
le fìgg. 1-3. 



FiG. 9. — Anopheles pseudopietus pen- 
dente da una volta. Si confrontino 
le tìgg. 4 e 5. 



Fig. lU. - 

pidus. Si confrontino le 
figg. 6 e 7. 



testa ed il torace fino ali* inserzione delle ali formano col resto del corpo uu an- 
golo che, osservato di fianco, è evidentemente molto ottuso (tìgg. labe, 10 e 12 nel 
testo) e che può approssimarsi molto a 180°. Perciò si può dire che negli Ano- 



— 99 — 

pheles testa e proboscide sono diretti in avanti quasi sull'asse del corpo, mentre nel 
Culex sono molto chinati (fìgg. 6 e 7 nel testo) ('"). 

Ho detto che il grado di gibbosità negli Anopheles è soggetto a variazioni : ora 
soggiungo che a queste variazioni corrispondono piccole differenze anche nel modo 
di poggiare : meno spiccata è la gibbosità, più l' estremità posteriore sta discosta 
dal sostegno, ossia maggiore è 1' angolo che il corpo dell' Anopheles fa colla super- 
ficie su cui poggia, angolo che può raggiungere circa 80° (*). 




M 




FiG. 11. — Amphelfs òi/urcatus rar. nìgrtpes 
sopra an sostegno veitìcale. 



Fio. 12. — Anopheles bifurcatus var. nigript. 
Si confìrontino le figg. 6, 7 e 10. 



Gli Anopheles e i Culex poggiano di frequente sulle volte. Dalle volte gli Ano- 
pheles si lasciano penzolare ; ciò che non fanno, se non piuttosto di rado e imperfet- 
tamente, i Culex. È frequentissimo trovare Anopheles penzolanti dalle ragnatele : di 
rado i Culex poggiano sulle ragnatele. 

I maschi dei Cidicini in generale si distinguono perchè tengono i palpi curvati 
all' insìi, ciò che non si verifica negli Anof elini. 



(") Nel suo Report (IfiOO) Ross accenna anche alle posizioni dei Culex e degli Anopheles; 
negli Anopheles, egli dice, l'asse del corpo è quasi perpendicolare alla parete e nei Culex. in- 
vece, esso è parallelo. Più esattamente si erano espressi Strachan (15 dicembre 1899) e Austen (1900). 

[Giles mi comunica verbalmente che vi è in India un Anopheles che assume esattamente 
l'atteggiamento del Cule.v~\. [Quando fa molto freddo la superfìcie inferiore del torace e dell'ad- 
dome restano avvicinate alle pareti, mentre le zampe stanno distese sì ueìV Anopheles che nel Culex. 
Così le attitudini caratteristiche dei due generi non si rilevano più (Annett e Dutton). Ciò posso 
confermare ancor io. Talvolta per il freddo gli Anofeli cadono al fondo del vaso senza muoversi; 
poi riscaldandoli lentamente escono dal letargo]. 

C") Delle quattro specie di Anopheles che distinguo in Italia, due hanno la gibbosità spic- 
cata (A. claviyer e superpìctus); una terza specie quasi non ne presenta trsLCCìa, {A. pseudopictus), 
come hanno osservato per i primi Sarabon e Low, in guisa da richiamare alla memoria una freccia; 
la quarta talora si comporta a guisa delle due prime specie {A. bifurcatus tipico) e tal'altra (A. hi- 
furcatus var. ni</ripes) tiene una gibbosità intermedia tra le prime due specie e la terza. 

Talvolta r.4. pseudopictus e 1'^. bifurcatus var. nigripes poggiano come VA. claviger. 



— 100 — 

3. Uova degli Anofelini. 

Le uova, lunghe da circa V4 di mm. a un mm. [più piccole nell'^. superpictus] 
appena depositate sono di color bianco, dopo qualclie ora diventano d'un colore plumbeo 
chiaro (") con macchioline più scure, poscia d' un plumbeo più intenso e perfino quasi 
nero in modo che scompaiono le macchioline. 

Le uova depositate sul!' acqua sembrano barchette, come si rileva facilmente 
osservandole di fianco (*). L' uovo è circondato a ciascun lato secondo il piano di 
affioramento da una membranella striata, che corre da un estremo all'altro dell' uovo 
stesso (IV, 5): esiste dunque una membranella destra e una sinistra. Queste due 
membranelle nel tratto di mezzo della loro lunghezza (ossia, continuando il confronto 
colla barchetta, dove presso a poco corrisponderebbero i due remi) sono molto più 
sviluppate, ondulate in modo da presentare quasi delle costole e ricurve all' insù, deli- 
mitando così tanto a destra quanto a sinistra una cavità piena d'aria (Grassi, Noè, Nut- 
tali, ecc.) aprentesi superiormente con una strettissima fenditura. Queste camere d'aria 
nelle uova appena depositate sporgono pochissimo e sono piccole : vanno a mano a 
mano ingrandendo dietro graduale sviluppo del tratto delle membranelle che le limi- 
tano. Questi apparati hanno certamente molta importanza per il galleggiamento delle 
uova. Eccezionalmente le membranelle non si incurvano e le camere d' aria mancano. 
Ciononostante le uova galleggiano e continuano a svilupparsi almeno in laboratorio. 
Gli Ampheles elaviger e pseudopictus depongono le uova (IV. 4) a nastrini pa- 
ralleli di 3, 4, 10 e perfino 20 uova nei quali esse sono avvicinate coi lati mag- 
giori ; tutti insieme danno luogo come ad una macchia di varia forma, e talvolta 
appena deposte, in qualche punto della macchia le uova formano un mucchietto. 

Le uova di Ampheles bifurcatus invece vengono depositate più meno spicca- 
tamente a stella, cioè in modo che si accostino cogli estremi (IV. 3); eccezional- 
mente ciò si verifica anche nell'^. elaviger. 

Le uova di Ampheles super piclus furono da me trovate una volta sola, isolate 
l'uno dall'altro. [Sono disposte sull'acqua come quelle di A. claviger~]. 

Si può calcolare che un Ampheles depositi da 100 a 150 uova [più di 170 1'^. 
superpictus']. 

A tutta prima si crederebbe che le uova di A. elaviger e pseudopictus fossero 
agglutinate da una sostanza mucillaginosa, ma in realtà essa non si riscontra; ciò 
nonostante le uova tornano facilmente quasi alla disposizione primitiva quando ven- 
gono di poco separate da una leggera brezza; se però il vento soffia forte l'acqua 
vien mossa bruscamente, allora le uova si isolano si staccano a gruppetti di 2-3-5 
e si sparpagliano. 

4. Larve degli Anofelini. 

Dal secondo al terzo giorno, dopo la deposizione (il tempo varia secondo la 
temperatura), le uova si schiudono e ne escono le piccole larve di colore oscuro. 

(") In questo stadio la superficie dell'uovo mostrasi cosparsa di punti splendenti (bollicine 
d'aria). 

(*) Le uova di Anopheles vennero da me per il primo fatte conoscere. Vedi del resto la nota 
a pag. 9. 



— 101 — 

La larva presenta caratteri poco differenti a seconda delle varie età. La sola 
differenza un po' notevole si trova nel capo che non cresce in proporzione col proto- 
race per cui nella larva piccola è quasi largo come il protorace, mentre invece va 
diventando in proporzione sempre più ristretto a mano a mano che la larva ingrandisce. 

Descriviamo perciò soltanto la larva adulta. Essa è stata fatta conoscere molto 
bene da Meinert (63) e noi non possiamo far altro che aggiungervi i caratteri specifici 
sfuggiti al suddetto autore e completarne la descrizione in qualche punto (IV. 6, 7 e Ib). 

Il capo è pressoché conico ed un po' depresso ; le antenne sono provviste di 
due grosse setole, spiniformi, all' estremità distale e di due setole, plumiformi, una 
all' estremità distale, 1' altra collocata prima della metà della lunghezza dell'antenna. 
Gli occhi sono bene sviluppati. 

Al terzo anteriore del capo dal lato dorsale sporgono sei setole pennate disposte 
sopra una linea incurvata; ciò non si riscontra mai nei Culex i quali hanno pure 
delle setole alla parte dorsale del capo, ma differenti e disposte diversamente. 

L' apparato boccale è masticatorio ; si distinguono facilmente mandibole e 
mascelle. 

Alla parte anteriore inferiore del capo si notano due ciuffi di peli molto fitti, che 
prendono il nome di organi rotatori, e sono molto più sviluppati che nei CiUex ; questi, 
insieme con tutta la parte anteriore inferiore del capo, si muovono in un modo speciale 
che qui non è il caso di descrivere, producendo nell'acqua una corrente che va verso la 
bocca e porta dentro di questa ogni sorta di corpi minuti sospesi nell'acqua. 

Come ha notato benissimo Meinert, nel fare questi movimenti che si osservano 
per una gran parte della giornata, le larve stanno a galla, cioè affiorano l'acqua, 
tenendosi ordinariamente prone, ma con la parte inferiore del capo rivolta super- 
riormente (dorsalmente), ossia rotata in su. Questa rotazione del capo, che è di 180°, si 
compie colla massima agilità e, per quanto ho veduto, solamente a fior d'acqua. 
Qualche volta però i movimenti suddetti si verificano anche in larve, che tengano 
il capo nella posizione normale, ma allora durano per poco tempo. 

Veduto dal dorso il capo appare smussato; dai due angoli formati dalla smus- 
satura soigono due setole che hanno importanza per la determinazione della specie 
e alle quali perciò diamo il nome di setole angolari; dal margine anteriore del capo 
sporgono due altre setole molto lunghe che pure hanno valore specifico e che deno- 
miniamo mediali. (IV. 16-18). 

La metà anteriore del corpo e l'estremità posteriore sono sparse di setole molto 
lunghe, visibili ad occhio nudo e più o meno ramificate, che rendono più stabile 
r equilibrio delle larve. 

Il penultimo anello si prolunga in forma di lamina quadrangolare {scudo) sul 
lato dorsale dell'ultimo, che è molto mobile. Rasente alla base dello scudo si aprono 
due stigmi (IV. 7 st.). Lateralmente rispetto agli stigmi si trovano queste appendici 
1° una papilla fornita di due (?) peluzzi probabilmente sensitivi ; 2° un pettine 
(IV. 7 pel.) con spine grosse e piccole che servono molto probabilmente alla larva 
per afferrarsi. 

L'ano è corrispondente all'ultimo segmento e circondato da quattro lunghe papille 
anali (Meinert) (IV. 6 pap. ani). 



— 102 — 

Raschke, credo per il primo, ha definite (nei Culex) le papille anali come bran- 
chie-trachee, ossia trachee branchiali; ma io non credo giustificata una simile opi- 
nione. Osservando le larve in un vaso di vetro, si rileva spesso che le papille pog- 
giano sulla parete quasi servissero ad aderirvi. 

All'estremità posteriore del corpo notansi anche tre gruppi di setole, due ciutS 
doppi dorsali, pari (IV. 6 e 7 set. an.) e uno mediano ventrale a mo' di ventaglio in 
direzione dorso- ventrale (ventaglio natatorio) (IV. 6 veni.). I ciuffi dorsali di setole 
aiutano semplicemente le larve a disporsi e a riposare tra i vegetali galleggianti. Il 
ventaglio natatorio quasi certamente ha lo scopo di contribuire ai movimenti delle 
larve e fors' anche di dirigerli (esso è molto più sviluppato che nei Culex). 

Togliamo dal Meinert le seguenti osservazioni: 

" La larva si tiene alla superficie dell'acqua dove galleggia coli' estremità del- 
l'addome rivolta verso il margine dell'acqua, o verso le piante che ne coprono la 
superficie; la larva è del tutto distesa nell' acqua toccando il margine o le piante 
coll'estremità dell'addome, e tenendo gli stigmi alla superficie. La maggior parte dell'ad- 
dome e la parte posteriore del torace sono immerse ("); emerge soltanto un piccolo tratto 
del suo torace, non tanto però da non essere inumidito; la testa infine è sott'acqua. 
La larva resta molto tempo immobile e si sposta soltanto di tempo in tempo... Lascian- 
dola in riposo la si vede restare tranquilla o dolcemente scivolare rinculando. Se si 
fa un movimento brusco, essa s'agita molto vivamente e si precipita al fondo del- 
l'acqua, poco dopo rimonta obliquamente alla superficie, colla punta della coda al- 
l'avanti. Ma se non ha preso abbastanza slancio per elevarsi alla superficie dell'acqua, 
siccome il suo peso specifico è maggiore di quello dell' acqua, ricade al fondo, dove 
può restare per parecchio tempo immobile Di tanto in tanto discende 2 o 3 pol- 
lici sott' acqua e la si vede fissarsi colla punta della coda alla parete del vaso. Può 
restare parecchi minuti in questa posizione colla testa in basso ". 

Noi possiamo in complesso confermare queste osservazioni dell' egregio Autore 
danese. Abbiamo notato che le larve sono dotate di due sorta di movimenti a 
seconda che stanno a galla o nuotano sott' acqua. Nel primo caso compiono un mo- 
vimento di fianco, rapidissimo, tanto che non si può quasi distinguere lo scattare 
della parte posteriore del corpo che lo produce ; questo movimento è tale che invece 
di spingere l'animale in avanti, lo fa arretrare obliquamente. L' altra sorta di mo- 
vimento è più lenta e si verifica quando la larva s' innalza ; anche in questo caso 
è l'estremità caudale che imprime il movimento, ma per il maggior sforzo che esso 
richiede, riesce più lento; la larva sferza l'acqua coll'estremità caudale alternativa- 
mente a destra e a sinistra; il movimento si può definire a modo di frusta, e di fianco. 

Noi non abbiamo notato che la larva scivoli dolcemente alla superficie, come 
asserisce Meinert; e neppure l'osservazione che l'insufficienza dello slancio preso per 
elevarsi alla superficie dell'acqua faccia ricadere le larve al fondo, rendendole anche 
per parecchio tempo immobili, ci pare molto esatta. Noi invece abbiamo notato 



(") [Non tanto però quanto apparisce dalle figure pubblicate da Howard (45) e da Christy 
(Jfosquitos and Malaria London. 1900) ecc.]. 



— 103 — 

che la larva nel salire può successivamente prendere diversi slanci, e che quando la 
larva voglia abbassarsi, o toccare il fondo, vi si lascia cadere. 

Riassumendo: la posizione e i movimenti della larva di Anopheles sono singo- 
lari; essa ruota il capo a destra o a sinistra di 180°; di solito si vede alla super- 
ficie dell'acqua, prona, colla parte ventrale del capo rivolta all' insù; movendosi a 
fior d' acqua, rincula obliquamente ; per portarsi in giù, si lascia cadere ; per portarsi 
in su, fa dei movimenti a frusta e di fianco; quando si innalza, o sosta in seno 
all'acqua, tiene la parte posteriore del corpo diretta in alto; quando si ferma sul 
fondo, sta supina. 

Questi particolari vengono qui rilevati perchè possono servire di guida a chi vuol 
raccogliere le larve di Anopheles; le quali, specialmente quando sono piccole, si pos- 
sono a tutta prima confondere con quelle di altri ditteri appartenenti a tutt' altra fa- 
miglia, e precisamente al genere Dua (63). La distinzione è, al contrario, facile, qualora 
si osservino i movimenti; le larve di Dixa si muovono anch'esse a frusta, ma essendo 
relativamente non soltanto molto più lunghe ma anche più esili delle larve di Ano- 
pheles, il moto loro è molto lento e visibilissimo ; vi prende parte anche la porzione 
anteriore del corpo. Aggiungasi che le larve di Dixa presentano dimensioni pressoché 
uniformi in tutta la loro lunghezza, e che mancano di quelle setole lunghe sparse 
per il corpo, cui abbiamo accennato per le larve di Anopheles. E un' ultima caratte- 
ristica delle larve del genere Dixa è di non fermarsi libere sulle acque come invece 
fanno talora quelle degli Anopheles; esse stanno costantemente vicine ai vegetali, 
alle rive, od alle pareti dei vasi, assumendo una curiosissima disposizione ad ansa 
colla concavità rivolta verso la superficie dell'acqua ; spesso anzi abbandonano 1' acqua 
ritirandosi sui margini dove si trovano appunto nella disposizione ad ansa a loro 
prediletta. 

Il colore delle larve di Anopheles non è costantemente verde erba, come asse- 
risce Meinert, ma varia moltissimo anche nella stessa specie e nello stesso luogo; 
i colori più comuni sono il verde chiaro, il verde cupo, il caffè, il rossiccio cupo; 
spesso si osservano limgo il dorso degli ornamenti triangolari bianco-argentei o bianco- 
grigio (non si osservano forse mai nell'^. bifiircatus). Eare volte le larve sono compie 
tamente o parzialmente incolore ; esse allora provengono qualche volta da acque leg- 
germente salmastre. La lunghezza delle larve è al massimo di circa 8 mm. 



5. Ninfe degli Anofelini. 

Le larve dopo circa 20, o 22 giorni d' estate (lo spazio di tempo varia con la 
temperatura), entrano in muta e ne escono in abito di ninfa, alquanto più piccole 
delle rispettive larve. 

Le ninfe di Anopheles si distinguono facilmente da quelle dei Culex perchè, 
vedute di lato, presentano il margine dorsale dell'addome formante una curva sem- 
plice (IV. 8), mentre nelle ninfe di Culex questa curva presenta tante sporgenze 
spiccate, indicanti i confini dei singoli anelli (Noè). Talvolta le ninfe di Anopheles 



— 104 — 

si riconoscono perchè hanno conservato le ornamentazioni triangolari che avevano allo 
stato di larva ("). 

La ninfa, che è stata paragonata ad una virgola, presenta una parte anteriore 
molto grossa e compressa, l'altra posteriore sottile, depressa, che ha l'aspetto di una 
coda ed è in realtà l'addome; dalla parte anteriore sporgono dorsalmente le trom- 
bette che si riempiono d' aria ed hanno funzione idrostatica ; al confine poi tra il 
torace e l'addome si riscontra una setola molto ramificata che affiora l'acqua e pro- 
babilmente rende piìi stabile l'equilibrio della ninfa (IV. 8). 

Le ninfe di A/iopheles come quelle di Cule.s, non si nutrono, ma si muovono; 
i loro movimenti sono prodotti dalla coda (addome) che per meglio rispondere allo 
scopo termina con due larghe lamine chitinose. 

Le ninfe si muovono non già retrocedendo come le larve, ma progredendo con 
ripetuti colpi di coda ; a ogni colpo di coda la parte anteriore ingrossata viene spinta 
in basso, e la ninfa si capovolgerebbe se non ricurvasse tosto la coda sotto la parte 
anteriore ; perciò il movimento è diificilmente orizzontale. Di solito la ninfa sta acco- 
stata alla superficie dell'acqua e s'approfonda al sopraggiungere di qualche pericolo, 
ad ogni movimento impresso all' acqua. Neil' approfondarsi le trombette trascinano 
ciascuna una bolla d'aria; perciò, e anche perchè presenta già (Noè), quei sacchi 
(succhiatoi pieni di gas), di cui parlo piìi avanti (pag. 108 e 109), la ninfa non può 
fermarsi libera in seno all'acqua, ma se vuol rimanere approfondata deve fissarsi ai 
vegetali o a qualunque altro punto d' appoggio. A questo proposito servono le lamine 
caudali, ed anche più efficacemente, un filamento che sporge dall'estremo posteriore di 
ciascuna lamella. Quando la ninfa desidera tornare a galla si stacca dagli oggetti a 
cui aderisce, ciò che basta per farla risalire ; qualche volta però affietta il movi- 
mento ascendente con qualche colpo di coda. 



6. Anofelini allo stato di insetti perfetti. 

Dopo circa 3 giorni la ninfa si ferma alla superficie dell' acqua, e rialza lenta- 
mente la coda, diventando così distesa; dopo breve tempo il carapace della metà 
anteriore del corpo si fende longitudinalmente dalla parte del dorso ed esce 1' insetto 
alato, con replicati colpetti. L' insetto sta adagiato suU' acqua, ciò che può fare in 
virtù di una speciale disposizione dell'apparecchio ungueale. In pochi minuti è capace 
di battere con forza le ali e spiccare il volo. 

In complesso dalla deposizione dell' uovo allo sviluppo dell' insetto alato richieg- 
gonsi da 25 a 27 giorni a temperatura da 25 a 28°. A temperatura più bassa la 
durata dello sviluppo può essere molto più lunga e minore, invece, a temperatura 
più alta. 



(") Non posso associarmi all'opinione di Ross che le ninfe di Anopheles siano più piccole di 
quelle dei piìi ordinari Culcx. La sua osservazione vale fino ad un certo punto soltanto per 1'^. 
superpictus. Non possiamo neppure ammettere la differenza tra le ninfe di Culex e di Anopheles 
basata sulla loro disposizione rispetto alla superfìcie dell'acqua, quale viene indicata da Howard. 



— lOÓ — 



A). Caratteri esterni. 

L' insetto alato presenta il capo fornito di occhi composti grossissiiui, di un 
paio d' antenne, di un paio di palpi e di una proboscide. 

Le antenne sono costituite da quattordici articoli nella femmina, da quindici 
articoli nel maschio; il primo {tondo) è grosso ed incavato distintamente; gli altri 
sono forniti di setole disposte in verticilli. Queste, nelle femmine, sono brevi. Nei 
maschi oltreché più abbondanti, sono molto più lunghe; vanno però diminuendo di 
lunghezza dalla base alla sommità dell'antenna; qssq xenàoìio l'antenna del maschio 
piumosa, come già rilevasi ad occhio nudo. Gli ultimi due articoli delle antenne 
maschili sono molto più lunghi e un po' più sottili. (Questi caratteri gli Anopheles 
hanno comuni coi Ciilex). 

I jmlpi tanto maschili quanto femminili sono costituiti di cinque articoli (Fi- 
calbi); il 1° articolo è brevissimo, il 2° è lungo, il 3° è ancor più lungo del 2", il 
4° è molto più breve del 3", il 5° è subeguale al 4", ovvero più piccolo, gli ultimi 
due articoli presi insieme danno una somma pressoché uguale a tutto il 3° articolo. 

I palpi maschili haano gli ultimi articoli rigonfiati, tantoché i palpi appaiono 
evidentemente clavati nel terzo terminale; inoltre posseggono un ciuffo di setolo 
alla parte distale; esso ne lascia libero l'apice. 

Riassumendo, i maschi sono distinguibili ad occhio nudo, o tutt'al più con una 
semplice lente d'ingrandimento: essi hanno le antenne piumose e i palpi clavati e 
pressoché penicillari, cioè quasi a pennello (IV. 23 e 27). 

1^2. proboscide, detta più esattamente antiia (parliamo della femmina) è presso 
a poco come negli altri Culicidi (IV, 11 e 12). 

II labbro inferiore, detto anche labium, o guaina, termina colla olioa fatta dalla 
linguetta (mediana, impari) e da due semiolive (laterali, pari) e dorsalmente presenta 
un solco che racchiude il mazzo dei sei stiletti lungo circa quanto la guaina. I sei 
stiletti penetrano nella cute dell' animale, che viene punto, mentre il labbro inferiore, 
non partecipa alla puntura. 

Dei sei stiletti, due impari, il labrum, detto anche labbro superiore e l' ipofa- 
ringe {hypopharynx) formano il sifone, che è doppio, cioè risulta di due canali, e 
precisamente di un canale ampio, costituito dalla sovrapposizione del labrum &\\' hypo- 
pharynx e di un canale molto ristretto, scavato lungo Y hypopharijnx stessa nel suo 
spessore. Il canale ampio serve verosimilmente al principio della puntura per l' emis- 
sione dei gas rinchiusi nei tre succhiatoj (succh.) annessi all' intestino anteriore (v. 
più avanti), poscia serve per il passaggio del sangue; il canale stretto serve per 
r immissione della saliva nella ferita. 

Il labbro superiore e l'ipofaringe penetrano pungendo: gli altri quattro stiletti 
(mandibole e mascelle) tagliano quasi con un movimento a sega, essendo anche for- 
niti all'estremità libera di dentelli, i quali sono però più sviluppati nelle mascelle; 
(IV, 11, mand. e mas.), mentre i palpi durante la puntura stanno rilevati. Il labbro 
inferiore che pure non partecipa, come si disse, alla puntura, si piega dapprima verso 

u 



— lUG — 

la base ad angolo ottuso, angolo il quale, a mano a mano che penetrano gli stiletti 
nella cute, si sposta veiso la metà diventando estremamente acuto, sicché alla fine 



ih. 




Ih. 




Fir,. 13 a. — Anofele che incomincia a pungere perpendico- 
larmente. 



FiG. \Zh. — Anoftìle che ha approfondato gli stiletti perpen- 
dicolarmente. 



ib.— 





—st. 



FiG. \ia. — Anofele che comincia a pungere obliquamente. Fio. U }. — Anofele che ha approfondato gli stiletti obli- 

quamente. 

FiG. 13(1, 13 4- U«, 14 4. — Ih. = labium; st. = stiletti. 

Ir. 



fil. 



mand. 




fil. 

Fio. 13. — Sezione trasversa dell'apparato boccale: Ir. = labrum ; pi. = palpi ; mand. = mandibole ; masc. = mascelle ; 
ip. = ipofaringe ; li. = labium ; fil. = filarie (parassiti). 



il labbro inferiore appare piegato sopra sé stesso, formando una sorta d' ansa stretta 
e può così venire a limitare, per la conformazione a doccia delle parti che comba- 
ciano, un nuovo canale. 



- 107 - 

Le due semiolive e la linguetta, appoggiate alla cute dell'animale, che viene 
punto, abbracciano i sei pezzi suddetti penetrati dentro di essa. 

La nuca è coperta di setoline fitte ed è circondata posteriormente e lateralmente 
da una corona di squamette a spatola. Al punto di congiungimento del capo col to- 
race, questo è ristretto (collo) : e dal lato dorsale del torace si distingue uno scu- 
detto (processo dorsale del mesotorace). 

li torace è dorsalmente ricoperto da fitte setole alla cui presenza sono dovute le 
colorazioni e le ornamentazioni speciali di esso; il margine posteriore è circondato 
da setole lunghe e sottili; mancano quasi sempre le squame o sono poche e piliformi. 

Le ali sono percorse da dieci nervature longitudinali (Ficalbi) (oltre due altre 
appena accennate) : un' altra nervatura {nervatura marginale) segna il margine ante- 
riore dell' ala. Esistono anche alcune nervature brevissime trasversali. 

È bene ricordare che le nervature 3* e 4* derivano dalla biforcazione di una 
nervatura primaria, e del pari la 6* e la 7*. Queste biforcazioni costituiscono le co- 
sidette piccole forche, o forchette: in ogni forchetta si distinguono due ramuli e un 
manico, detto scapo (per scapo precisamente si intende il tratto della nervatura prima 
di biforcarsi, cioè il tratto che va dalla nervatura trasversa più prossima all' inizio 
della biforcazione). Ugualmente le nervature 8* e 9* derivano da biforcazione e co- 
stituiscono la forca o grande forca. 

Le nervature sono coperte da squamette, le quali accumulandosi in determinati 
punti formano le macchie. Le squamette sono bruniccie o giallognole. Una triplice 
serie di squamette che circonda il margine interno (o posteriore) e l' apice dell' ala 
forma la così detta frangia. 

Le clave o bilancieri (halteres), non presentano nulla di notevole. Nelle zampe 
r anca, il trocantere, il femore, la tibia e i cinque articoli tarsali sono facilmente di- 
stinguibili. 

Interessante è 1' apparato ungueale, del quale si è tanto proficuamente occupato 
Ficalbi. Esso negli Anopheles è così costituito : 

Nel maschio gli arti del primo paio terminano con una sola unghia tridentata ; 
quelli del secondo e del terzo paio possiedono due unghie uguali e sdentate; nella 
femmina tutti gli arti posseggono un paio d' unghie uguali e sdentate. 

L' addome degli Anopheles, come negli altri Culicidi, mostra otto anelli evidenti. 
Esso è sprovvisto di squame ; è però assai ricco di peli, specialmente quello dei maschi. 

All'ultimo anello addominale fa seguito l'armatura o apparecchio sessuale esteriore. 
Esso consta: 1° di due grossi lobi, sporgenti al di là dell'ultimo segmento, gran- 
demente irsuti di setole, i quali fanno apparire forcuto il termine dell' addome ; 2° di 
altre parti più piccole disposte in vario modo. 

Quest' armatura sessuale è peculiarmente sviluppata nel maschio (Ficalbi ne ha 
fatto conoscere esattamente l' importanza sistematica). 

B). Cenni anatomici e fisiologici. 

L' anatomia interna degli Anopheles non presenta molto interesse ad eccezione 
del tubo digerente, che è in rapporto collo sviluppo dei parassiti. Meritano tuttavia 



— 108 — 

speciale considerazione anche gli organi di senso di questi ammali, da cui importa 
molto di guardarci. [Christophers nei Reports to the Malaria Commitee: Fourther 
Series. Marz 30. 1901 [Royal Society) rifa l'anatomia degli Anopheles senza tener 
conto della bibliografia]. 

Non ho nulla da notare in particolare sul sistema nervoso; dirò soltanto che il 
cervello è molto sviluppato. Quanto agli organi di senso, gli occhi composti sono 
molto ampi, e si avvicinano molto alla linea mediana dorsale, mentre dal lato ven- 
trale sono quasi a contatto l'uno con l'altro; giudicando per analogia, si deve am- 
mettere con verosimiglianza che essi non possano funzionare ad una distanza maggiore 
di circa 70 cm., che anche gli Anopheles non distinguano la forma dei corpi, ma 
avvertano soltanto i movimenti dei corpi e le differenze d' intensità della luce. Che 
riconoscano i colori, è da dimostrarsi. 

La sede dell'organo dell' olfatto deve essere 1' antenna. Negli Anopheles l'organo 
dell'olfatto dev'essere di gran lunga più fino di quello dell'uomo, sia per la distanza 
a cui può funzionare, sia per la delicatezza della funzione; e ciò induciamo dai 
fatti che gli Anopheles avvertono la preda anche se lontana di non pochi metri, 
pungono a preferenza certe persone ecc., sanno distinguere ad una certa distanza 
r acqua semplice dall' acqua zuccherata senza averla assaggiata, come dimostrano 
andando a succhiar questa e di quella non curandosi ecc. 

La circostanza che preferiscono l'acqua zuccherata all'acqua semplice dimostra 
come probabilmente gli Anopheles abbiano il senso del gusto. Dove si trovino gli 
organi di questo senso, lo ignoro. 

Nella proboscide trovansi altri organi di senso che si giudicano tattili. Organi 
di senso di significato discusso debbonsi trovare in corrispondenza agli halteres. 

Parecchi autori sono dell' avviso che le setole delle antenne abbiano funzione 
uditiva. Nel tornio (che probabilmente deve considerarsi come 2° articolo) trovasi 
l'organo di Johnston, il quale a parere di Child (che lo ha studiato nei Culex), ha fun- 
zione tattile e uditiva: esso è più sviluppato nel maschio, nel quale insieme col resto 
dell'antenna dovrebbe servire anche a percepire il suono prodotto dalla femmina. In 
varie parti d' Italia, esiste la ferma convinzione che le zanzare abbiano un udito 
finissimo, sicché pungano specialmente quando si parla. 

Concludendo, sugli organi di senso àoW' Anopheles le nostre conoscenze sono 
piuttosto incomplete; possiamo tuttavia ritenere con probabilità che esso goda degli 
stessi nostri cinque sensi, ma che quello olfattorio sia predominante. 

Nel tubo digerente (IV. 9 e 10) distinguiamo un intestino anteriore, uno medio 
e uno posteriore. L'intestino anteriore è diviso in faringe {far.) ed esofago (es.) ; 
dall'esofago si diparte un sacco (succhiatoio, o stomaco succhiatore o ingluvie) {sue. 
princ), principale, ventrale e due sacchi simili {sue. acc.) laterali (succhiatoi acces- 
sori) ; quello ventrale è molto sviluppato ; pochissimo quelli laterali. L' intestino medio, 
detto anche stomaco chilifero o ventricolo, comincia con un piccolo tratto fornito di 
numerosi cechi {cech.) ; si presenta diviso nettamente in due parti : una anteriore 
ristretta (collo dello stomaco) {col. st.), una posteriore allargata (stomaco propriamente 
detto parte dilatata dello stomaco) {p. dil. st.). Una valvola evidente riscontrasi al 
confine dell'intestino anteriore con quello medio. 



— 109 — 

Neil' intestino posteriore possiamo distinguere un ileo (il.), un colon (col.) e 
un retto (rei.) ; quesf ultimo anteriormente dilatato ad ampolla e quivi fornito di sei 
ghiandole rettali. La posizione delle parti principali risulta dalla figura schematica. 
Noto in particolare il confine dell'intestino anteriore coli' intestino medio circa a livello 
del primo paio di zampe ; il confine dell' intestino medio coli' intestino posteriore circa 
neir intersegmento tra il quinto e il sesto anello addominale. La parte dilatata dello 
stomaco comincia circa alla fine del secondo anello addominale. 

L' intestino decorre in gran parte quasi diritto ; sono notevoli però una curva 
dorsale in corrispondenza al collo dello stomaco e un' ansa ad esse (Basili), più o 
meno spiccata in corrispondenza al colon (IV. 9). Il succhiatojo principale arriva ad 
occupare la parte anteriore dell'addome. 

Non è qui il luogo di precisare la minuta struttura del tubo digerente; mi limi- 
terò a dire che la parete dell' intestino medio è dappertutto eguale. Essa consta an- 
dando dall'interno all'esterno: dell'epitelio intestinale sprovvisto di cripte e di una 
tunica elastico-muscolare (vedi Capitolo VII). 

La parete dei succhiatoi è molto sottile e consta di un epitelio molto piatto ri- 
vestito all' interno di cuticola chitinosa tenuissima. Esternamente rispetto all'epitelio 
si trovano fibre musculari. 

Il brevissimo ileo è caratterizzato da un epitelio basso, rivestito di cuticola, 
ispessitasi, per quanto ho veduto, secondo linee ondulate trasversali in guisa da for- 
mare tante creste minime longitudinali e parallele ("). L'epitelio del colon si presenta 
in genere un po' più alto e più granuloso ; e mancano le creste della cuticola. 
Queste si riscontrano anche nella porzione dilatata del retto, dove però sono rare 
(Basili). 

Nei succhiatoi si trova aria commista a pochissimo liquido incoloro ; quando YAiio- 
pheles ha appena succhiato, vi si riscontra sangue. 

Quando l'animale si è nutrito da poco, si vede che il siero del sangue occupa 
un tratto anteriore della parte dilatata dello stomaco, mentre i corpuscoli sanguigni 
ne occupano il resto, ossia circa i tre quarti posteriori. 

Sono annessi all'intestino le ghiandole salivari e cinque tubi malpighiani. 

Le ghiandole salivari (*") sono relativamente molto sviluppate. Seguiamole comin- 
ciando dallo sbocco. La saliva esce dall'estremo distale della ipofaringe, passando per 
il canaletto che la percorre. Alla base di essa notasi un ispessimento chitinoso a 
forma di coppa che segna la continuazione del canaletto stesso dell' ipofaringe dentro 



(") Quando l'ileo 6 dilatato si vede che queste creste, molto avvicinate l'una all'altra, rap- 
presentano ispessimenti della cuticola a livello delle linee che segnano i confini anteriore e poste- 
riore delle cellule. Le creste non sono peraltro limitate a queste linee, ma invadono anche per 
un certo tratto le cellule contigue. 

(') Macloskie le ha fatte brevemente conoscere nel Culex. Egli interpreta il tubo intermedio 
come ghiandola velenosa (perchè?). Egli descrive un serbatoio alla base dell' ipofaringe che, almeno 
neW Anopheles, manca. — Dopo stampata la prima edizione di questo lavoro, distinsi talvolta nelle 
dilacerazioni AeW Anopheles due tuboli molto più sottili di quelli delle ghiandole salivari, alquanto 
allargati posteriormente dove terminano a fondo cieco. Essi sembrano a tutta prima serbatoi della 
saliva: invece non hanno alcun rapporto coli' apparato delle ghiandole salivari. 



— Ilo — 

il capo ossia ii principio di uu dotto escretore impari : a livello del collo esso si è 
già diviso in due brevissimi canali (dotti escretori secondari, pari), ad ognuno dei 
quali corrispondono tre tuboli ghiandolari (IV. 14). 

Questi tre tuboli, più o meno serpentini, avvicinati l'uno all'altro, per la rispet- 
tiva loro posizione possono denominarsi uno dorsale, uno ventrale e il terzo inter- 
medio, hanno origine circa alla parte posteriore del collo, e arrivano tino al livello, circa, 
dell' inserzione del primo paio di zampe. Quello dorsale e quello ventrale sono lunghi 
circa un mm. Quello intermedio [t. int.) è molto meno lungo e in generale appare 
alquanto più largo, tranne al punto da cui si diparte, dove presenta un assottigliamento 
che denomino collo: questo collo è di lunghezza non del tutto costante. Qualche 
volta i tuboli presentano alcuni brevissimi rami; talvolta uno, o più tuboli mandano 
un ramo piuttosto lungo. 

I dotti escretori, sia quelli pari che quello impari, sono tappezzati di cuticola chi- 
tinosa a filo spirale, come nelle trachee : esternamente alla cuticola notasi la solita 
matrice. 

I tuboli hanno differente struttura nelle varie loro parti. Non è qui il caso di 
farne una minuta descrizione; mi limito ad accennare ai punti principali. 

I tuboli constano di uno strato di cellule ghiandolari e di una membrana ba- 
sale sottile, apparentemente almeno, amorfa. Le cellule sono nettamente distinte in 
due parti : l' ima basale o prossimale che si voglia dire, molto bassa ; 1' altra distale, 
più meno alta. La parte prossimale risulta di protoplasma piuttosto denso e contiene 
il nucleo ; la parte distale invece è costituita essenzialmente di secreto, circondato da 
uno straterello di protoplasma ispessito che forma come una membrana paragonabile 
alla così detta teca delle cellule caliciformi dei vertebrati, quella d' una cellula però, 
almeno per quanto parmi, non distinta da quella delle cellule contigue. Mentre per 
il secreto nella parte distale (a fresco) i singoli territori cellulari sono perciò, fino 
ad un certo punto distinguibili, nella parte prossimale le cellule, per quanto io ho 
veduto, costituiscono un sincizio. Tuttavia negli Anopheles recentemente usciti dal- 
l'abito di ninfa anche in questa parte prossimale i territori cellulari sono ben distinti 
l'uno dall'altro. Il secreto non è affatto eguale nei differenti tuboli e varia anzi nelle 
differenti parti di uno stesso tubolo. 

II tubolo intermedio, nella sua parte allargata è rivestito da cellule piuttosto 
basse, delimitanti perciò un ampio lume. Il secreto è piuttosto rifrangente e d'aspetto 
ialino, assume facilmente l'eosina; esso riempie anche il lume; raramente si scorge 
una separazione tra il secreto ancora contenuto nelle cellule e quello già versatosi 
nel lume del tubolo. 

Al confine col collo le cellule ghiandolari diventano man mano più alte, restrin- 
gendo cos'i il lume, il quale diventa perciò ad imbuto : esso si provvede di un rive- 
stimento cuticolare sottile. 

Il collo presenta un lume ristretto e tappezzato di cuticola piuttosto spessa: 
esternamente rispetto alla cuticola uotasi, come nella parte allargata del tubolo, uno 
strato di cellule, aventi però caratteri speciali. Sono cellule alte, col nucleo circa a 
metà della loro altezza; tra il nucleo e la cuticola il protoplasma presentasi diffe- 
renziato come in tanti bastoncelli; tra il nucleo e la superficie esterna del tubulo 



— Ili — 

presentasi invece ialino. Protoplasma granelloso in sottile strato riveste la cellula in 
tutta la sua altezza; e a fresco par di osservare traccia più o meno evidente di 
separazione del protoplasma granelloso di una cellula da quello dell'altra. Le cellule 
del collo non assumono con predilezione l'eosina sopradetta per il resto del tubulo 
intermedio; la qual cosa spicca perdio anche in corrispondenza del collo il secreto 
contenuto nel lume si colora come nel resto del tubolo, sicciiè restano soltanto la 
cellule del collo scolorite. 

I tuboli dorsale e ventrale sono simili tra loro. Ognuno circa nella metà distale 
presenta secreto abbastanza rifrangente, e in quella prossimale, secreto meno ri- 
frangente. 

Questa differenza spicca molto già a fresco ; però sui tagli, molto spesso la metà 
distale dei tuboli si colora diffusamente coli' emallume, mentre questa colorazione 
manca quasi totalmente nella metà prossimale. Facilmente sulle sezioni di pezzi 
conservati direttamente in alcool assoluto, ovvero nella preparazione a fresco, quando 
l'osservazione si ritarda, il secreto delle metà distali dei tuboli appare granelloso, o 
in forma di filamenti talvolta delicatissimi, tal altra grossolani : ma si tratta di pro- 
dotti artificiali (alterazioni). (Vedi Gap. 111). 

Nei tubuli dorsale e ventrale il secreto non presenta alcuna predilezione per 
l'eosina; così sui tagli si differenzia facilmente da quello del tubulo intermedio. 

S' intende che il secreto riempie anche il lume dei tuboli dorsale e ventrale. 

In questi, nella metà del tubolo a secreto abbastanza rifrangente, il lume è piut- 
tosto ampio e rivestito di cuticola sottile, eccetto in un piccolissimo tratto confinante, 
colla metà del tubolo a secreto meno rifrangente. Tanto nel piccolissimo tratto or detto, 
come in questa seconda metà a secreto meno rifrangente, il rivestimento cuticolare è 
piuttosto spesso ("). 

Io ritengo che ad ogni puntura venga eliminata appena una piccola quantità 
di secreto: ciò perchè le glandola salivari dopo la puntura non mi apparvero 
att'atto vuote di secreto; che anzi sui tagli non sono riuscito a distinguerle con 
sicurezza da quelle degli Anopheles affamati o ibernanti. A fresco però, talvolta per 
esempio il tubolo intermedio dopo la puntura sembra più ristretto del solito. 

Un tempo mi venne il dubbio che la parte meno rifrangente dei tuboli dorsale e 
ventrale e il collo del tubolo intermedio, rappresentassero parti della ghiandola desti- 
nate a sostituire mano mano le restanti parti dei tuboli che andrebbero distrutte per 
effetto della secrezione; cos'i i tuboli sarebbero in continuo incremento alla parte 
prossimale e in continua distruzione alla parte distale. Questo dubbio viene escluso 
dallo studio delle ghiandole salivari degli Anopheles neonati. 

Ritornando su quanto ho già detto rispetto alla puntura, si può osservare che i 
Culicidi, una volta introdotti gli stiletti nella cute, dopo 1' emissione dei gas con- 
tenuti nei succhiatoj, aspirano il sangue per mezzo dei muscoli dilatatori della fa- 



C) Il rivestimento cuticulare dei tubili dorsale e ventrale (dov'è piuttosto spesso) e del collo del 
tubolo intermedio presenta un disegno indicante i singoli territori cellulari dai quali proviene. Pro- 
babilmente dapertutto il rivestimento cuticolare è cosparso di fitti pori, che una volta a fresco ho 
potuto distinguere con sicurezza. 



— 112 — 

ringe: la stessa aspirazione è sufficiente per far fluire la saliva verso la ferita. Il 
sangue dai succhiatoj passa nell'intestino medio: per questo passaggio occorre che 
si mantenga liquido, ciò che probabilmente avviene per mezzo della saliva. Altre 
sostanze, per es. l'emoglobina in una soluzione acquosa di zuccaro, condensandosi nei 
succhiatoi, non possono più passai'e nell' intestino medio. 

* 

Nulla di particolarmente notevole nel vaso dorsale e nell'apparato respiratorio; 
richiamo l'attenzione sulle così dette cellule pericardiche. 

Il corpo adiposo è sviluppato, come al solito. 

Gli organi riproduttori maschili non presentano nulla di particolarmente notevole. 
In quelli femminili menziono la ghiandola che segrega una sostanza mucilaginosa (questa 
viene eliminata insieme colle uova) ; la membrana dell' uovo (chorion) invece viene for- 
mata nell'ovario. Esiste anche una spermateca sferica la quale facilmente si riconosce 
per il color bruno della cuticula che la riveste ed è fornita d' un lungo condotto. 



C). Notizie sistematiche sugli Ano fé lini e più specialmente 

su quelli italiani. 

a) Classificazione. 

Crediamo ora necessario dare dei brevi cenni sistematici, che permettano a 
chiunque di giungere facilmente alle specie italiane del genere Anopheles. Ficalbi 
neir ultimo suo lavoro sui Culieidi dà una nuova tabella sistematica degli Anopheles; 
egli fonda la divisione primaria sulla forma dei femori, e le divisioni secondarie 
sui caratteri offerti dai palpi ; la sua classificazione è scientificamente inappuntabile ; 
tuttavia le distinzioni, essendo sottili, potrebbero riuscire poco pratiche per chi non è 
avvezzo a simili ricerche. Per questo motivo diamo qui una tavola sistematica che a 
nostro avviso riesce molto più facile. 

I. Ali macchiate. 

A) A. claviger. Ala bruniccia con quattro macchioline nere due per il lungo e due 

per il trasverso (formanti una lettera T, ovvero L, ovvero Y a seconda della 
posizione in cui si osservano). Frangia all'apice dell'ala, caduca, tenuemente ma 
evidentemente paglierina (IV. 21 e 34: V. 1). 

B) A. pseudopiclus. Ali con abbondante colorazione nera e gialliccia: quella nera 

molto prevalente. Sul margine anteriore nero dell'ala tre evidenti macchioline 
giallo-paglia, di cui due spiccano maggiormente e lo interrompono (IV. 24 
e V. 3). 

C) A. superpiclus. Ali in prevalenza gialliccie. Margine anteriore dell' ala su cui 

spiccano quattro tratti (lineette) neri con intervalli di color giallo paglia 
(IV. 2G e V. 4). 



Ilo — 



II. Ali non macchiate. 

D) A. bifurcatus (IV. 20 e V. 2). 

(Più oscuro è in complesso il colore dell'^. bifurcatus, varietà nigrijjes). 

Ordinariamente si distinguono le quattro specie nel seguente modo : 

Nell'^. claviger le quattro macchie nere su ciascuna ala descrivono una lettera T, 
ovvero L, ovvero Y a seconda della posizione in cui si osservano. 

Nell'Jl. superpictus le quattro macchie nere sono lineari e corrispondono al 
margine anteriore dell' ala. 

'LA. pseudopiclus ha una certa somiglianza coU'^. superpictus: non si distin- 
guono bene quattro macchie lineari nere, e l' ala è in complesso molto più oscura. 

Neir.4. bifurcatus le ali non hanno macchie, si dicono perciò immaculate. 

b) Descrizione delle specie. 

Daremo un brevissimo cenno delle specie, soffermandoci però suU'^. superpictus, 
che non è stato ancora sufficientemente descritto. 



A^. Claviger, Fabr. (1805) (IV. 34 e 21-V. 1). 
Sin. A. maculipennis, Meig. (1818). 

Palpi in ambedue i sessi neri. Il dorso del torace presentasi grigio plumbeo 
con peli giallo ottone, come bipartito per il lungo da una striscia bruno-oscura 
mediana, e a ciascun lato fornito di una striscia parallela a quella mediana, di color 
bruno cioccolatte. Ali brunicce con nervature ricche di squamette; queste danno 
luogo a quattro macchioline nere così distribuite : una prossimale, (ossia all' origine) 
della nervatura che si continua nel primo scapo ; una seconda, talvolta visibilmente 
biloba, alla venule trasverse, che riuniscono gli scapi delle due forchette e la nerva- 
tura interposta: una terza e una quarta, rispettivamente al punto di confluenza dei 
ramuli in ciascuna delle due forchette. Estremo apice dell' ala lionato giallognolo 
(colore dato dalle squamette marginali). Zampa bruno-nere; ginocchi biondicci; una 
piccolissima orlatura gialliccia alle giunture delle tibie coi tarsi. Addome molto 
peloso specialmente nel maschio ; il fondo è bruno-nero, i peli hanno un color giallo- 
bruno. 

La lunghezza varia secondo le località da 8 a 11 mm. (compresa la probo- 
scide). Gli individui più voluminosi vennero da me trovati nell' Italia meridionale. 

È specie molto diffusa in tutta la penisola e nelle isole. 

Le larve si riconoscono ai seguenti caratteri : setole angolari del capo fatte ad 
alberetto; setole mediali srtoccate verso la sommità in peluzzi, ossia a pennelletto 
(IV. 15). 

15 



— 114 



A., pseixdopictus, Grassi (1899) (IV. 24 e V. 3) («). 
Sin. J. pictus, Picalbi (1896) (non Loew). 

Palpi in ambedue i sessi bruni; in quelli della femmina sono evidenti tre 
piccole anellature quasi bianche in corrispondenza alle articolazioni 2*, 3* e 4*. Dorso 
del torace cenerognolo gialliccio, fornito di tre strisce longitudinali, come nell'^. da- 
viger. Le ali sono colorate di nero e di chiaro giallognolo; prevale però molto il 
color nero; sono caratteristiche tre macchioline giallo-paglia sulla parte nera esterna 
(anteriore) dell'ala. La prima, cioè la prossimale, non giunge fino al margine, mentre 
le altre due vi arrivano, essendo così piìi evidenti. Femori del primo paio alquanto 
rigonfiati nel terzo prossimale. Le tibie, alla loro articolazione col primo articolo 
tarsale, presentano una minuta anellatura bianchiccia. Tarsi con anellature bian- 
chicce quasi limitate agli estremi distali dei primi tre articoli; questi anelli sono 
ad occhio nudo poco evidenti nel primo paio di arti; un po' più nel secondo, bene 
distinti nel terzo. Nel terzo paio il terzo anello invade anche tutto il quarto (penul- 
timo) articolo, che è perciò totalmente bianchiccio. Addome dorsalmente bruniccio con 
fasce trasversali chiare alla parte anteriore dei tergiti, profondamente bicuspidate 
nel maschio. Dimensione da 9 a 11 mm. (compresa la proboscide). 

(") Sapendo che Theobald sta corapilandii una monografia delle Culicidae, per il Museo Brit- 
tannico , e che egli dispone di un ricchissimo materiale, conservo provvisoriamente le denomina- 
zioni A. pseudopictus e superpictus e mi limito ad una osservazione generale, non che ad alcune 
osservazioni peculiari sulle specie or nominate. A me sembra che nella classificazione delle Culi- 
cidae evidentemente occorra fare molto posto alle varietà; sonvi infatti forme, le quali sono tra di 
loro straordinariamente afSni, differenziandosi soltanto per menomi particolari, per lo più costanti 
nei paesi dove si riscontrano, come sonvi altre forme. relativamente molto distinte l'una dall'altra. 
Se seguendo la maggioranza degli autori, quest'ultime si elevano soltanto al grado di specie, le 
prime debbono abbassarsi al grado di varietà, molto più che in certi casi esistono forme che pos- 
sono, o debbono considerarsi intermedie. Cosi, per citare un esempio, VAnopheles pictus Loew e 
VA. pseudopictus Grassi sono prossimi assai l'uno all'altro e VA. superpictus Grassi è prossimo assai 
agli A. minutus Macquart, subpictus Grassi, costalis, Loew, funestus Giles, crucians Wied., albi- 
tarsis Lynch A. ecc., invece le prime due forme sono relativamente lontane da tutte le altre che 
ho nominate dopo di esse; credo perciò giusto di stabilire due specie tipiche, l'una per le prime 
due forme, che si considereranno varietà di questa specie, l' altra per le altre forme nominate, che 
si considereranno varietà di quest'altra specie. Naturalmente si conserverà la denominazione più 
antica come specie e il secondo termine delle altre denominazioni passerà ad indicare la varietà 
ogni qualvolta si voglia assoggettarle a speciale nomenclatura. Per arrivare a questo riordinamento 
delle specie occorrerebbe un materiale, del quale io non posso disporre : perciò mi limito a dire 
che VA. pictus e pseudopictus, per quanto io so, debbono denominarsi varietà dell'^. punctipennis 
(Say), VA. minutus, subpictus. costalis, funestus, albitarsis varietà deirj4. crucians (Wied). 

[Lo studio di Anopheles dell'Africa e dell'America meridionale da me ricevuti di recente mi 
confermano nel mio giudizio. Io finora conosco quattro sole specie di Anopheles, e sono quelle che 
si riscontrano anche in Italia. Dei paesi tropicali conosco forme corrispondenti ai nostri A. super- 
pictus (Africa, Asia) e pseudopictus (America). 

La distinzione delle varietà, quale io la propongo, è particolarmente raccomandabile nel caso dei 
Ciilicidi, essendo necessario di rendere facile al medico pratico di orientarsi]. 



— 115 — 

E specie dirt'usa uella peuisohi italiana. 

Le larve hanno anch' esse, come quelle detfli A. claviger, le due setole angolari 
fatte ad alberetto; però le mediali o sono allatto semplici, oppure presentano 1-3 
corti ramuscoli (IV. 1(3). 

A. svii»erpictii«. Grassi (1899) (IV. 2G e 27). 

Femori del 1" paio non ingrossati nel loro terzo prossimale. Ala in 
prevalenza di color giallo-paglierino ; essa presenta particolari lineette 
nere e precisamente: quattro macchie lineari (lineette), anteriori, sepa- 
rate da tratti pressoché uguali tra loro di color giallo-paglia; colla 
lente si distinguono altre due esilissime lineette nere anteriori vicino alla 
base dell'ala e molte altre lineette nere piii o meno evidenti lungo le 
nervature. Palpi bruno-neri nella femmina, bruno-giallicci nel maschio; 
su di essi spiccano anellature bianco-gialle, in numero di tre nelle fem- 
mine, di due sole nei maschi. 

Testa. — ProboseUle nera con oliva di color aranciato-chiaro. Palpi della fem- 
mina lunghi quanto la proboscide; colorazione fondamentale bruno-nera, resa addi- 
rittura nera alla base per la presenza di fitte squame di questo colore. Si distin- 
guono molto bene, anche ad occhio nudo, due larghe anellature bianco-giallognole, 
corrispondenti alle articolazioni del 2° col 3" articolo e del 3° col 4° ; ad esse par- 
tecipano le estremità distali dei rispettivi articoli e le prossimali dei successivi. L'estre- 
emità distale del 4° articolo e tutto il o° articolo sono bianco-giallognoli. In qualche 
esemplare si può distinguere colla lente un anello nericcio più o meno mal definito 
nel mezzo del 5" articolo. 

Palpi del maschio lunghi quanto la proboscide ; il colore fondamentale è bruno- 
gialliccio, sul quale spicca all' estremità distale del 3° articolo una larga fascia di color 
paglierino-chiaro : 1' apice dell' ultimo articolo è dello stesso colore. In qualche esemplare 
è accennata anche una incompleta anellatura all' articolazione del 4° col 5° articolo. 
11 ciuffo dei palpi è poco sviluppato ; esso è costituito da poche setole che si staccano 
dall' estremità distale del 3° articolo, divergendo in dentro verso la proboscide. Rari 
peluzzi sono sparsi sulla superficie mediale del 4° articolo. 

Antenne gialliccie; il primo articolo, tondeggiante, bruniccio, alla parte dorsale 
di color aranciato-chiaro; gli ultimi due articoli, esili ed allungati, bruni. 1 peli 
delle antenne sono di color gialliccio-bruno. 

La nuca, su fondo nero, presenta dorsalmente rari peluzzi giallo-oro chiaro, 
che formano come una fascia anteroposteriore; da questa partono : anteriormente due 
ciutfetti di peluzzi giallo-paglierini, che si protendono tra gli occhi, posteriormente una 
serie di squame spatoliformi nere, coronanti la nuca dalle parti posteriore e laterale. 

Torace. — Il dorso è coperto di peluzzi di color giallo-paglierino; sono però 
visibili a forte ingrandimento esili squamette che facilmente si confondono coi peluzzi 
suddetti. Nel mezzo sono distinguibili due sottili strisce ravvicinate, di color giallo 



— 116 — 

più intenso, le quali, partendo dal margine anteriore, si arrestano, nel terzo poste- 
riore, ad un' areola ovale bruniccia nel mezzo e coi margini giallo-paglia. Lateral- 
mente il torace presenta delle spolverature cenerognole su fondo isabellino cupo. 
Scudetto isabellino cupo. 

Le ali hanno una colorazione fondamentale bianco-gialla, che però, verso il margine 
esterno (o anteriore) va diventando più intenso. Quivi spiccano elegantemente quattro 
lineette di un bel nero intenso, separate tra loro da tre tratti pressoché eguali tra di loro 
di color giallo-paglierino. Le prime due lineette, contando dalla base verso l' apice, si 
estendono alle nervature marginale, 1q 2; la terza alla marginale e alla 2; la quarta 
alla marginale, alla 2 e alla 3. Altre due lineette nere si trovano, l' una alla base del- 
l' ala, r altra fra questa e la prima delle prime quattro sopra menzionate ; dimodoché, 
in realtà le lineette marginali nere sono in numero di sei, mentre cinque sono i tratti 
divisori; le prime due sono poco visibili ad occhio nudo, perché occupano solo la 
nervatura marginale. Altre squame nere si trovano qua e là accumulate a formare 
delle lineette raggruppate in guisa da dar luogo a fascie irregolari sfumate. Di tali 
fascio, una attraversa l'ala in corrispondenza al quarto tratto divisorio ; un'altra, ancor 
meno distinta, si trova in corrispondenza al quinto tratto divisorio. La frangia è per 
la maggior parte di un color bianco-giallo, il quale va diventando sempre più debole 
verso la base dell'ala; nei tratti corrispondenti alle celle VI, VII, Vili ed alla 
lunula (") é leggermente nericcia. Come al solito, nei maschi i colori spiccano meno. 
[Le vene trasverse (^) distali sono disposte a scaletta, essendo più anteriore la più 
distale; i gradini vengono ad essere quasi eguali con piccole variazioni individuali]. 

Bilanceri piccoli, chiari. 

Arti. — Anche e Trocanteri bianchi. Femori bruni superiormente, inferiormente 
chiari ; la loro estremità distale è orlata di giallo, per cui i ginocchi appaiono chiari. 
Tibie dello stesso colore dei femori con relativa orlatura all' estremo distale. Tarsi 
albonotati alle estremità distali e prossimali degli articoli ; qualche volta la colo- 
razione si estende iìno a formare minime anellature, per lo più incomplete. La 
maniera dell' unghiatura é la seguente : nel maschio, il primo paio di zampe pos- 
siede una sola unghia tridentata; il 2° ed il 8° paio possiedono due unghie uguali 
e sdentate; nella femmina le unghie sono due per ogoi arto, uguali e sdentate. 

Addome. — L'addome, nel maschio, è molto peloso. In quanto al colore, esso é 
bruniccio nella femmina ; molto più chiaro nel maschio, nei segmenti del quale, tanto 
dorsalmente, quanto ventralmente, è evidente una fascia anteriore chiara bicuspidata, 
che occupa almeno i due terzi del segmento stesso. 

Questa specie raggiunge al più la lunghezza di 7-8 mm. compresa la proboscide. 

Le larve si distinguono subito da quelle delle specie precedenti, perchè le setole 
angolari non sono ad alberetto e presentano soltanto corti ramuscoli all' intorno ; le 
setole mediane assomigliano alle angolari (IV. 17). 

C) Noè ha definito, nei Cnlicidi, lunula dell'ala, l' incavatura pressoché semilunare del margine 
posteriore, che si estende dalla nervatura 8 alla nervatura 9. 

(*) \_Supernu,mer., Media et Post. (Loew) ovvero Supernumerary transverse Middle transverse, 
Posterior transverse (Giles). lo per comodità le denomino vene trasverse distali: anteriore, media 
e posteriore]. 



117 



Fino agli ultimi tempi 1'^. superpictus era stato trovato unicamente nel mezzo- 
giorno d' Italia, a Castelnuovo Vallo, ad Ogliastfo, presso Agropoli, a Grassano, a Po- 
licoro ecc. (Grassi, Ficalbi). Recentemente è stata scoperta da Noè nella provincia di 
Parma. 



APPENDICE. 

Questa specie ha un' indiscutibile somiglianza coli' Anopheles albitarsis F. Lynch 
A. Si differenzia principalmente per i seguenti caratteri assegnati da Lynch a que- 
st' ultima specie : tibiarum apice albo ; tarsoriim articulis 1-4 apice albis^ ultimo 
fere tolo albo. Però Lynch ha trovato una forma che ha descritto come variai imma- 
turus: Pedibus, pleurisque testaceis ; maculis albis obsoletis. Perciò è lecito credere 
che V Anopheles supe?'picius Grassi debba essere sinonimo di Anopheles albitarsis 
Lynch (55). 

Avendomi il Sig. Sambon favorito parecchi Anopheles dell'Africa occidentale, 
(costa del Niger) ho rilevato che vi esiste una specie, la quale forse corrisponde 
air^. minitius Macquart (1834), air.4. costalis Loew (18(56) ed all'^. fwiestus 
Giles(1900); essa è molto simile all'^. superpictus Grassi. Se ne distingue tuttavia 
per i caratteri seguenti: delle sei lineette anteriori descritte nell'^. suiìerpictus, la 
quarta, se si osserva un po' ingrandita, si mostra di figura pressoché rettangolare, 
con un angolo (posteriore prossimale) smussato nell'ai, superpictus CV. 4) ; con una 
intaccatm-a invece (posteriore, vicina all' angolo prossimale) come in una chiave, noi- 
V Anopheles dell'Africa (V. 5); un'intaccatura simile, però meno evidente, vedesi in 
quest' ultimo alla quinta lineetta, ma nel mozzo. Inoltre la tinta generale delle ali 
nella forma africana è spiccatamente oscura e il color giallo più intenso tendente 
all' aranciato, motivi per cui le lineette delle ali sono meglio definite. [L'anteriore e 
la media delle tre vene trasverse distali trovansi quasi ad ugual livello con piccole 
variazioni individuali]. 

Altre differenze importanti non ho potuto rilevare (neppure nei femori) non po- 
tendo dar peso alla piccolezza della forma africana, poiché è noto quanto le dimen- 
sioni variino nei Culicidi. 

Da altra parte dall'Africa orientale (Tanga) ho ricevuto altri Anopheles in 
cui le suddette differenze delle ali non si riscontrano [le vene trasverse distali sono 
abbastanza variabili]; lo stesso dicasi di altri provenienti dall'Africa meridionale i 
quali sono grossi come il nostro A. superpictus: [come in questo, stanno disposte le 
vene trasverse distali]. 

Avendo ricevuto nell'inverno del 1899 un esemplare di ^«ojoA^/es da Calcutta, 
inviatomi da Ross, conclusi, dalla presenza a metà dell' ultimo articolo dei palpi di un 
anello bruniccio, che si trattasse di una nuova specie affine all' ^4. superpictus (pic- 
cola specie dell' India : A. subpictus). In stagione più opportuna ho potuto verificare 
questo stesso carattere in alcuni esemplari italiani. Recentemente un Anopheles di 
Giava, favoritomi da Thin, venne da me trovato indistinguibile da quello di Cai- 



— 118 — 

cutta. L' unica ditt'ereuza rilevabile tra i due esemplari asiatici («) e VA. mperpictm è 
neir ala : delle sei lineette margiuali, la terza, se viene un po' ingrandita, appare, 
nella forma asiatica, di figura rettangolare con un angolo (prossimale-posteriore) smus- 
sato ; la quarta è quasi intermedia tra quella della nostra forma e quella della forma 
africana e di più presentasi incompleta nella porzione distale-posteriore. 

[Giles verbalmente ha richiamato la mia attenzione sulla posizione delle vena- 
ture trasverse distali per distinguere le varie specie di Culicidi; neppure questo 
carattere minimo mi sembra che possa aver sufliciente valore specifico, essendo soggetto 
anche a variazioni individuali : ciò risulta da molte ricerche che il sig. Bordi nel 
mio laboratorio sta completando]. 

A. bifurcatiis, Lin. (1758) (IV. 20, V. 2). 
Sin. A. nigripes, Staeger (1839). 

Palpi in ambedue i sessi neri. 

Dorso del torace come nell'J. claviger. 

Ali fuligginose; nessuna macchia visibile né a piccolo, ne a forte ingrandimento 
(tracce di esse possono comparire in individui colle ali un po' logore). Arti neri; 
ginocchi con punto bianco; così pure la tibia è leggermente bianchiccia all' articola- 
zione col primo articolo tarsale. Tarsi senza ornamentazioni speciali. 

Addome nero con peli giallo-bruni. 

Lunghezza da 7 a 9 mm. compresa la proboscide. 

La varietà nigripes è in generale più piccola e molto più oscura; le sue ali 
sono quasi completamente nere (*). 

Esistono delle forme che possono considerarsi intermedie tra la varietà e la 
specie tipica. 

lì A. bifurcatus è specie boschiva, diffusa in tutta l'Italia; è molto più nu- 
merosa neir Italia meridionale. 

Le sue larve si distinguono dalle altre del genere Anopheles per l'assoluta man- 
canza di ramuscoli sulle setole angolari, le quali sono perciò affatto semplici ; setole 
mediali pure semplici. Anomalamente tanto le une quanto le altre possono essere 
biforcate; anche in questo caso però le setole sono affatto sprovviste di ramuscoli o 
peluzzi. 

e) Quadro sistematico delle larve. 

Chi ha seguito attentamente la descrizione delle larve delle singole specie, avrà 
già rilevato come la distinzione degli Anopheles in quattro specie in Italia venga 
confermata dallo studio delle larve. 

Ciò risulta anche più chiaramente dal confronto della seguente tavola di clas- 
sificazione delle larve {'') : 

{") [Purtroppo mi andarono perduti prima che osservassi se nelle vene trasverse esistessero 
differenze]. 

('') Per r atteggiamento della varietà nigripes vedi pag. 99. 

(") Le larve piccole non vennero però da noi sufficientemente studiate. 



— 119 — 

I. Setole angolari del capo con rami secondari. 
1°. Setole angolari fatte ad albereti o. 

A) Setole mediali a pennellino sottile : 

A. claviger {IV. 15). 

B) Setole mediali con 1-3 ramuscoli corti, oppure affatto semplici: 

A. pseudopiclus (IV. 16). 

2°. Setole angolari con corti ramuscoli all'intorno: 
A. superpictus (IV. 17). 

II. Setole angolari del capo affatto semplici 
OSSIA affatto sprovviste di ramdscoli peluzzi (anomalamente biforcate). 

A. bifurcatus (IV. 18). 



120 — 



CAPITOLO V. 

Cenni sui costumi degli Anofeli. 

1. Anopheles olaviger. 

Gli A. claviger si sviluppano a preferenza dall'acqua palustre, come sopra ho 
accennato. L'acqua palustre può trovarsi nelle più differenti località; può essere in 
aperta campagna, brulla e arsa dal sole, può trovarsi in mezzo a un bosco o a una 
macchia poco alta e poco folta. L' acqua in cui si sviluppano le larve può presen- 
tare una superficie molto estesa, o più o meno limitata. Specialmente in mancanza 
di acqua palustre si sviluppano anche in acqua non palustre per es. in un recipiente pieno 
d'acqua sprovvista di vegetazione, che per caso si trovi in un giardino (pag. 61 e seg.). 

Gli alati, d'estate, sentono il bisogno di succhiar sangue di solito due o tre giorni 
dopo la nascita; quando il calore si fa meno sentire, questo bisogno si manifesta più 
tardi. Nel frattempo, i neonati sogliono cercare un posto, relativamente vicino, dove 
mettersi al riparo dal sole, dal vento e anche dalla pioggia: si nascondono tra le 
erbe alte, palustri o no, tra le canne, tra i rami degli arboscelli e degli alberi, sotto 
i ponti bassi, nelle capanne, specialmente se intessute di rami, nelle case, nelle 
stalle, tra la paglia, nel fieno ecc. ; e, se non trovano questi ripari in vicinanza al- 
l'acqua, vanno a cercarli anche in luoghi relativamente lontani. Poggiano sulle foglie, 
sui rami ; nelle case, se il locale vien tenuto scuro, stanno di solito sul sofBtto, sulle 
pareti, ma a gran preferenza sulle ragnatele ; invece in quelle camere, che facilmente 
si tengono aperte per molte ore della giornata, si riparano per lo più sotto i tavoli, 
sotto il letto, perfino nelle scarpe ecc. 

In complesso Y Anopheles, per quanto ami il soggiorno delle case, non vi si ri- 
para quando vi si fa fumo. Nelle latrine non si trovano sovente; in complesso si 
può ritenere che vi si riparino soltanto quando non trovano località più opportuna; 
per altro in regioni dove sono molto abbondanti, se ne incontrano sempre anche nelle 
latrine. 

Debbo aggiungere come quest' anno abbia potuto convincermi, che preferiscono i 
luoghi caldi, ma se l' umidità non vi è sufficiente, si adattano a vivere anche in 
luoghi più fresci, che rimangono sempre meno asciutti. Sono venuto a questa conclu- 
sione dopo aver osservato il fatto seguente: in una stanzetta di legno isolata in 
aperta campagna vicino al casello della fermata di Porto (presso Roma) gli A. cla- 
viger alla mattina presto stavano nella solita posizione, cioè, sulla vòlta e sulle parti 
alte delle pareti, mentre durante le ore calde quando il soflìtto era infocato dal sole, 
scendevano in basso, tra gli attrezzi, o nelle fenditure delle pareti, o si nascondevano 
sotto le assicelle per essere più vicini alla terra umida di cui era formato il pa- 
vimento. 



— 121 — 

Cominciano a nutrirsi prima di copularsi (sempre?) ("). Il cibo ordinario delle 
femmine è il sangue. Ficalbi le aveva vedute sopra le fiutte suggere sostanze vegetali 
e perfino sopra le immondizie nelle latrine. Io e Noè le avevamo sorprese mentre 
si nutrivano di pannocchie di maiz ancora immature e dei succhi di graminacee 
verdi, e avevamo notato che assorbono anche acqua allorché non trovano sangue e che 
si nutrono volentieri di acqua zuccherata. Con questo nutrimento, in principio del 1900 
le avevamo tenute vive perfino un mese in camera riscaldata a 15°-25''; erano andate 
però deperendo a poco a poco, le loro uova si erano atrofizzate ecc. 

Avendo Bancroft comimicato che aveva tenuti vivi i Cidex per settanta giorni 
colle frutta del banana, ho tornato a sperimentare varie sorta di frutta per mante- 
nere gli Anopheles e vidi che in questo modo essi d' estate non soltanto si potevano 
tenere in vita, ma si otteneva anche la maturazione e la deposizione delle uova. Gli 
stessi maschi si nutrivano volentieri di frutta ; così abbiamo potuto tenerne vivo uno 
perfino 25 giorni. Occorre però che l' ambiente, in cui colle frutta si vengono vivi 
gli Anopheles, e i Culicidi in genere, sia molto ristretto, altrimenti, a quanto sembra, 
r olfatto non arrivando ad avvertirli della presenza del nutrimento, muoiono per lo 
più d' inanizione. Così essi vivono benissimo con piccole fette di cocomero in gab- 
biette coi lati di cm. 30 X 30 X 40 : muoiono invece anche con un cocomero allet- 
tato in una stanza di m. 4 X 3 X ,5 : soltanto eccezionalmente li ho visti nutrirsene 
in quest'ultimo caso. 

Essi pungono, per quanto ho veduto, esclusivamente gli animali a sangue caldo. 
Il sangue a loro prediletto è quello dei mammiferi, ma qualche volta s' adattano 
(sebbene, a quanto sembra, non sempre volentieri) a pungere gli uccelli (galline, 
passeri, uccelli di rapina ecc.). 

Non credo che tra i mammiferi abbiano predilezioni; sebbene sia certo che 
pungono di più i mammiferi più voluminosi, sicché, per esempio, se si trova un 
uomo vicino a un cavallo, non di raro il cavallo ha già avuto molte punture prima 
che l'uomo ne abbia ricevuta alcuna; così pure tra l'uomo e un coniglio, l'uomo 
è in generale assalito prima. Questi fatti ed altri simili, che taccio per brevità, non 
dimostrano tuttavia una predilezione, ma vanno messi invece in rapporto colla cir- 
costanza che r olfatto indica la sua preda all'Anofele, il quale perciò avverte più 
facilmente gli animali più voluminosi. Così almeno io mi spiego la circostanza che 
se l'aria è appena mossa, ciò che certamente basta già a turbare molto la funzione 
dell'organo dell'olfatto, 1' uomo viene rispettato dagli Anofeli, i quali si buttano tutti 
per es. sulla pancia dei cavalli. 

Torniamo agli A. claviger neonati, quando sentono la fame e cercano di nu- 
trirsi. Può darsi che a qualcuno capiti l'opportunità di pungere un mammifero nel 
luogo stesso dove si è riparato subito dopo la nascita; la maggior parte, però, in 
generale deve allontanarsi più o meno a seconda della località. Noi li vediamo, perciò, 
appressarsi alla preda in frotte che provengono da luoghi più o mono lontani. In 
complesso sta il fatto che entrano nelle case di gran preferenza da quelle porte e da 

(") E infondata l'opinione di Celli che « le nuove generazioni degli Anofeli ricominciano a 
pungere nella seconda metà di giugno e nella prima di luglio n. Esse pungono già molto prima. 

16 



— 122 — 

quelle finestre che guardano l'acqua in cui si sono sviluppati ; alle altre porte e fine- 
stre, più meno diametralmente opposte, si presentano di raro o anche non si pre- 
sentano punto. 

Gli Anopheles pungono tanto all' aperto, quanto nelle case e nelle stalle. Nei 
paesi malarici si ripete per molte giornate all'ora del tramonto lo spettacolo di coorti 
innumerevoli di A. clavùjer, i quali assalgono gì' individui che stanno seduti sulla 
porta della casa chiacchierando o cenando. Dopo aver punto, cercano un riparo simile 
a quello che hanno abbandonato per procurarsi il nutrimento, anzi, se lo trovano 
vicino, possono tornare allo stesso posto di prima. Cos'i quelli che pungono nelle 
case, nelle stalle, quivi cercano spesso un cantuccio opportuno e si nascondono a 
digerire. 

Dopo aver punto, all' aperto possono ripararsi sulle piante vicine. 

Questo fatto facilmente si verifica per esempio, a Torlreponti, dove, vicino al casale 
v' è una piccola piazzetta con molte piante di Eucaiyptus^ alcuni dei quali coi rami 
molto bassi, e perciò comodamente osservabili. 

Certi A. daviger dopo di aver punto si rifugiano sotto i porticati, nelle camere, 
nelle stalle ecc. In complesso, però, sono così carichi di sangue che mal reggono al 
volo : si poggiano perciò non di raro anche sulla parete esterna dei muri delle case, 
vi restano delle ore, ma al mattino seguente non vi si trovano più. 

Non si può dire che gli A. daviger siano quasi sempre domestici ; a noi sembra 
cos'i perchè nelle abitazioni sono più facilmente visibili che tra i rami delle piante, 
tra le erbe, ecc. 

Una volta che si sono pasciuti non pungono più finché non abbiano compiuta 
la digestione, ciò che d' estate accade già dopo 40, 50 ore (soltanto molto eccezio- 
nalmente pungono a digestione quasi compiuta). Quando non fa caldo digeriscono più 
lentamente; alla temperatura costante di 15° un pasto basta loro per dieci e più 
giorni. 

Ma dobbiamo tener presente che gli Anojìheles oltre al bisogno di nutrirsi hanno 
anche quello di fecondarsi e poi a suo tempo di deporre le uova. 

Orbene, i maschi seguono, almeno in parte, le femmine ; perciò li troviamo facil- 
mente anche nelle case, eccetto che in inverno. Essi non pungono mai ; ne abbiamo 
visto qualcuno fare veri tentativi, ma l'apparato boccale si piegava senza introdursi 
nella pelle. Quando e dove avvenga la fecondazione non abbiamo potuto precisare. 

A questo proposito è d'uopo notare che sulla copula dei Culicidi manchiamo 
di qualunque notizia. Il 13 dicembre 1898 in una camera calda del mio laboratorio 
abbiamo tuttavia soi^preso, verso le cinque pomeridiane, due coppie di Culex spathi- 
palpis. Una fu osservata attentamente ; la femmina era ferma sopra un reggilo di legno 
d' una invetriata della finestra : il maschio stava attaccato alla femmina, fermo esso 
pure, ma muoveva di tanto in tanto una delle zampe anteriori. 

Raccolte le coppie, si osservò che le femmine e i maschi erano digiuni e che le 
uova erano molto arretrate nello sviluppo. 

Probabilmente Y Anopheles si comporterà press' a poco come il Culex suddetto. 
[Di ciò il mio inserviente ha potuto accertarsi con osservazioni dirette verso le 
ore 14 di una giornata nuvolosa]. 



— 123 — 

Nei nostri allevamenti artificiali abbiamo osservato che dalle uova, in una camera 
tenuta a una temperatura variabile di 20-25°, in circa 30 giorni (") si ottennero gli 
insetti perfetti e questi dopo altri 20 giorni depositarono le uova. Nel colmo dell' estate 
lo sviluppo e la maturazione sessuale avvengono più celeremente. In ogni modo perchè 
la femmina maturi le uova deve prima nutrirsi ripetutamente. 

Quando uscì la prima edizione del presente lavoro, io riteneva che gli Anopheles, 
trovato un luogo opportuno per es. ima stalla con qualche grosso mammifero, una ca- 
mera ecc. ecc. avessero 1' abitudine di soffermarvisi a lungo. Ne inducevo perciò che il 
fermarsi o no nello stesso locale, dove essi avevano punto la prima volta, dipendesse 
dalle circostanze. Se, per esempio, cosa che accade sovente nelle nostre campagne, 
una stalla o una camera fosse restata disabitata, gli Anopheles, che vi dimoravano, 
avrebbero dovuto allontanarsi per cercare il nutrimento; e lo stesso avrebbe dovuto 
avvenire in aperta campagna quando spii-asse forte vento, se piovesse molto, ecc. 
Quest'anno invece ho dovuto persuadermi che gli Anopheles, durante la stagione 
calda, abbandonano il luogo dove hanno trovato occasione di nutrirsi anche senza ap- 
parente necessità, a quanto sembra soltanto per paura di cader vittime degli esseri 
su cui si sono nutriti. 

Esporrò brevemente i fatti da me rilevati quantunque essi presuppongano nel 
lettore certe cognizioni che fornirò in un capitolo successivo. 

Mi era occorso spesse volte, esaminando Anofeli presi in locali dove degevano 
soltanto uomini malarici in condizioni opportune per infettarli, di non trovarne nep- 
pure uno infetto. Io mi spiegava questo fatto colla circostanza che il volgo usa scacciare 
le zanzare dalle abitazioni riempiendole di fumo, ovvero ventilandole il piìi possibile ecc. 
Avevo osservato che ai padiglioni di rete metallica costruiti davanti ai caselli 
ferroviari come riparo contro le zanzare, si affacciavano al tramonto, per esempio in 
luglio, non soltanto Anopheles neonati, ma anche individui più vecchi ; precisamente 
circa uno su tre o quattro aveva le uova piuttosto grosse, qualcuno le aveva ma- 
ture quasi, qualcuno doveva averle deposte di recente, qualcuno aveva traccia di 
sangue digerito e qualcuno anche sangue succhiato di recente. Questi fatti potevano 
ancora spiegarsi cogli spostamenti degli Anopheles prodotti dall' uomo sopratutto colla 
suddetta fumata. 

Poco più tardi ebbi però occasione di persuadermi che la spiegazione or detta 
non era sufficiente, come risulta dai seguenti fatti : 

Per lo studio della filaria io e Noè abbiamo collocato in una stanzetta di legno 
a Porto, vicino a Roma, due cani tìlariosi. Gli Anofeli che vi raccoglievamo, si pre- 
sentavano sempre tutti infetti di larve di filaria ai primi stadi, mentre non si tro- 
vavano gli stadi medi e definitivi. Ciò vuol dire che gli Anofeli vi restavano soltanto 
due tre giorni e poi si allontanavano. Questa stanzetta però restava chiusa, benché 
imperfettamente. Ancora a Porto, in una stalla ampissima, dormivano da una parte 
im cavallo, dall' altra tre cani filariosi. Il numero degli Anofeli era sterminato. 
Quelli pieni di sangue succhiato nella nottata precedente, se vicini ai cani filariosi, 
erano in massima parte infetti di filarie al primo stadio, invece quelli vuoti o mezzo 

{'^ Da ogni deposizione di uova nascono prima i maschi e poi le femmine; ciò abbiamo osser- 
vato ripetutamente. 



— 124 — 

vuoti ancorché presi vicino ai cani, ne erano privi {"). Si aveva tuttavia sì nella stan- 
zetta che nella stalla una piccola percentuale di eccezioni, cioè di Ampheles, nei 
quali si trovavano filarie in stadio di sviluppo più o meno avanzato : era presso a poco 
una percentuale uguale a quella che si riscontrava in generale a Porto. 

Questi fatti dimostrano che gli Anofeli d' estate, se ne hanno opportunità, so- 
gliono, nel termine di circa 24-48 ore, abbandonare il luogo dove si sono ricoverati 
dopo di aver punto. Qualche volta vi si fermano di più, non però molto a lungo 
come dimostra la circostanza che nelle camere dei malarici sono in genere più fre- 
quenti d'estate gli Anofeli coi parassiti ancora ai primi giorni di sviluppo, che quelli 
coi parassiti negli stadi più avanzati. 

La quantità di sangue che le femmine degli Anofeli possono succhiare diventa 
minore man mano che le uova maturano. 

Finalmente un bel giorno vanno in cerca dell" acqua per depositare le uova ; per 
questo scopo molte volte sono costrette ad allontanarsi notevolmente. Alcuni ritengono 
che i Culicidi, dopo aver depositate le uova, debbano morire; ora io ho verificato invece 
che, sebbene molti in occasione di una sì delicata operazione qual' è il deporre le 
uova, per vari accidenti vengono a morire, tuttavia ve ne sono di quelli (se molti o pochi 
non so) che superano tale momento critico (''). Infatti io ho potuto osservare nel 1899 
parecchi Anofeli, i quali qualche ora dopo la deposizione delle uova, prendevano 
nutrimento, pungendo avidamente: essi sopravvissero parecchi giorni, e poi mo- 
rirono probabilmente perchè l' ambiente era sfavorevole. Certo è che dopo deposi- 
tate le uova, gli ovari sono ancora in condizione di poter dar luogo a una seconda pro- 
duzione di uova e probabilmente non soltanto per due volte, ma per parecchie volte 
è possibile che l' ovificazione si ripeta. Si capisce che molti individui vanno nel 
frattempo perduti per diverse ragioni. Sta in ogni modo il fatto che quando al tra- 
monto ci mettiamo in un posto in direzione di un padule e raccogliamo gli Anofeli 
che vengono a pungerci, vediamo che la gran maggioranza è costituita da neonati; 
non mancano peraltro quelli che evidentemente hanno le ali un po' sciupate per la 
caduta di squame e che perciò ritengo nati da più tempo e reduci dall' aver deposto 
le uova. 

Ritengo inoltre che tutti gli Ampheles che hanno superato l'inverno, muoiano 
dopo aver depositato le uova ; perciò esiste almeno nell' Italia media un breve periodo 
primaverile (presso a poco il mese di aprile) in cui non si trovano che rarissimi 
A. claviger, almeno in certe annate e in certe località. Sta in rapporto con la morte 
delle vecchie femmine il fatto che in primavera si trovano facilmente A. claviger che 
rifiutano di nutrirsi e muoiono. 

Nel 1899 la morte delle femmine vecchie appariva meno evidente che nel 1900 
perchè già ai primi di aprile si trovavano maschi e femmine neonate, che mancavano 
invece nel 1900. 

(«) È vero che Noè ha osservato che gli Anopheles dopo aver succhiato sangue di cani 
infetti di Filaria immitis vanno soggetti ad una grande mortalità che si può calcolare nei primi 
giorni nella proporzione di circa il 50%. Ciò non hasta però a spiegare la enorme scarsezza di 
Anopheles infetti al di là del primo stadio. 

(*) Ciò venue già dimostrato per un Culex da Ross. 



— 125 — 

[Nel 1901 si ripetè lo stesso fatto del 1900, restando così accertato che tutti 
gli individui dell'anno precedente muoiono]. 

Nel piano lombardo irriguo durante la prima metà di settembre (un po' prima 
un po' dopo secondo che i calori estivi cessano piìi o meno precocemente) gli Ano- 
pheles in complesso tendono a mettersi in condizione di poter ibernare. Si può dire 
che nella scelta del locale essi vengono guidati dal calore. Questo bisogno di calore 
si manifesta più sensibilmente coll'avanzare dell' autunno : cominciamo infatti col tro- 
varli difficilmente tra le piante, poi vanno scomparendo da quei ponticelli oscuri dei 
canali d'irrigazione, i quali sono il loro luogo prediletto; si ritirano nelle case, piìi 
specialmente nelle camere meno fredde. In complesso tendono anche sempre più 
a nascondersi. Intanto mangiano molto di raro. 

Cito un caso speciale. L' anno scorso nella seconda metà di settembre e nella 
prima metà di ottobre a Locate Triulzi, vicino a Pavia, gli Anofeli nelle case 
erano numerosissimi : se ne trovavano dappertutto. Così nella sala d' aspetto della 
stazione ferroviaria ne raccolsi in un giorno più di trecento, sotto le panche, sotto 
il tavolo e dietro gli avvisi. In altri luoghi dov' erano pure in gran numero in posi- 
zioni simili, senza che io li disturbassi, scomparvero nella seconda metà di ottobre. 
In principio di novembre si erano così ben nascosti che in molti luoghi non era 
facile trovarli. A un secondo piano però ne rinvenni molti in uno scaffale a muro, di 
una camera mezzo oscura ; il proprietario mi assicurò che ciò si verifica tutti gli anni 
e che gli Anofeli vi restano tutto l' inverno. Fatti simili ho verificato anche altrove. 

Nel 1900 Noè fece a Sala Baganza nella provincia di Parma, dove gli Ano- 
pheles sono scarsi, le seguenti osservazioni: 

Nel mese di novembre li rinvenne soltanto nelle stalle in numero maggiore di 
quello che si riscontra nella stagione calda, ciò che dimostra evidentemente che vi 
si erano riparati a motivo della bassa temperatura : tuttavia qualche raro Anopheles 
si trovava in qualche casa. Tutti gli Anopheles da lui osservati durante il novembre 
erano vuoti di sangue, mentre invece i Cidex pipiens continuavano a pungere. 

Durante l' inverno non si trovano maschi (in nessuna parte d' Italia) ; le fem- 
mine sono tutte fecondate, in gran parte colle uova ancora arretrate nello sviluppo 
e non si nutrono ; qualche volta soltanto, se per un caso l' ambiente si riscalda artifi- 
cialmente, vengono a pungere. 

Ai primi tepori primaverili ricominciano a nutrirsi e, quando le uova sono 
mature, escono a depositarle, come ho già detto. 

Nella campagna romana le cose procedono un po' differentemente. L' ibernazione 
ritarda e dura più poco: durante l'ibernazione la temperatura si alza non di raro 
tanto da permettere agli Anofeli di pungere. Anzi durante F inverno mite del 1898-99 
trovai sempre nelle camere qualche Anofele con sangue. 

Alla metà di dicembre 1899 a Sezze gli Anofeli erano abbondanti, ma per trovarli 
occorreva il lume perchè essi stavano nascosti in luoghi oscuri. 

Quanto più in un paese l' inverno è mite, tanto più breve e meno intensa è 
la ibernazione. 

Vogliamo ora far notare che VA. claviger non si può definire certamente ani- 
male diurno. È facile rilevare che esso è in moto specialmente durante il crepuscolo 



— 126 — 

serale, tempo nel quale ci punge più facilmente. Più precisamente questo tempo, 
quando non è nuvolo, comincia subito dopo la scomparsa del sole dall' orizzonte e dura 
da mezz'ora a quaranta minuti, terminando prima che l'oscurità sia completa, giusta le 
osservazioni fatte in giugno, luglio e agosto nella piana di Capaccio in provincia di 
Salerno. Si può dire che quando gli A. clavlger si mettono in movimento, benché 
sia cominciato ad imbrunire, si legge ancora benissimo, mentre si legge appena a 
stento quando il loro movimento è già molto diminuito. A questo riguardo posso 
aggiungere alcuni particolari rilevati nella or detta località 1' estate scorsa stando nei 
padiglioni di rete metallica costruiti per difendersi dalle zanzare. Al tramonto gli 
A. claviger vi si affacciavano e vi si posavano per qualche tempo ; in principio venivano 
in piccola quantità, poi in numero sempre maggiore fino a raggiungere un massimo 
dopo circa 20 minuti, poi ne giungevano sempre più pochi. La quantità di A. claviger 
posati sulla rete andava aumentando per circa mezz' ora. Quando 1' oscurità era com- 
pleta, ossia dopo un'altra mezz'ora, circa i due terzi si erano già allontanati; gli 
altri vi rimanevano più a lungo e spesso fino alla mattina seguente, a dift'erenza di 
quanto avevo osservato l' anno scorso a Maccarese dove prima che l' oscurità fosse 
completa, sulla rete metallica delle finestre non ne restava più alcuno. 

Quando il cielo era annuvolato, anticipando l'oscurità, gli A. claviger antici- 
pavano anch'essi la loro venuta; quando invece splendeva la luna, gli A. claviger sì 
comportavano come se l' oscurità fosse stata completa. 

Anche al mattino, prima che il sole sorga sull' orizzonte si nota un certo movi- 
mento degli A. claviger, movimento assai meno spiccato di quello che si verifica al 
crepuscolo serale. 

Si può dunque dire che i crepuscoli, specie quello serale, sono i tempi predi- 
letti dagli A. claviger per nutrirsi. 

Occorre però notare che se 1' aria è mossa essi non si fanno né vedere né sen- 
tire, cos'i che mentre durante un tramonto calmo svolazzano a nuvoli, può darsi che 
al tramonto successivo non ne appaia alcuno. 

Gli A. claviger pungono molto anche dm-ante la notte, se però la temperatura non 
è troppo bassa. La notte dal 20 al 21 luglio 1899 venne da me passata a Maccarese 
per sorvegliare l'aia; al tramonto spirava, come al solito, un po' di vento e gli A. 
claviger, non si fecero vedere da noi che sedevamo davanti alle capanne. Verso le 
21 e Vz l'aria diventò immobile; faceva caldo, splendeva la luna; noi stavamo 
sdraiati davanti alle capanne e mal ci potevamo difendere dagli A. claviger. Dentro le 
capanne essi non tormentavano meno. Continuarono a pungere fino alle 2 ; dalle 2 
alle 4 non se ne sentì alcuno, perchè la temperatura si era abbassata ; dalle 4 circa 
alle 6 ripigliarono a pungere in modo orribile. 

In Lombardia il numero delle ore della notte in cui gli Anofeli non pungono è 
in generale molto maggiore che nell' Italia media e meridionale, appunto per la 
diversità di temperatura. 

Per questa stessa ragione nell' Italia settentrionale all' aperto, durante la notte 
di solito non si è punti, mentre ciò accade spesso nell' Italia media e meridionale. 
Bisogna tuttavia notare che in queste ultime parti d' Italia mentre ai crepuscoli 



— 127 — 

basta fermarsi un istante per esser punti, di notte in generale appena 15 o 20 mi- 
nuti dopo che si sta fermi, gli Anofeli cominciano a pungere. 

Neppure durante il giorno gli A. claviger sono sempre inerti. Se ci mettiamo 
in un luogo aperto ma sufficientemente ombreggiato, non è raro che vengano a pun- 
gerci, sopratutto se ci addormentiamo; lo stesso accade alla luce ordinaria delle 
stanze, quando non sono molto illuminate, ovvero nelle giornate nuvolose. AH' aperto 
di giorno non si è punti, anche se il cielo è rannuvolato ; dove batte il sole non si 
vedono mai gli A. claviger. Le eccezioni a queste ultime regole sono rarissime. 

Da quanto ho fin qui detto risulta che \' A. claviger di pieno giorno per solito 
non si allontana dalla sua dimora: se fosse altrimenti, ci pungerebbe anche all'aperto. 
Durante la notte può allontanarsi da essa, ma molto meno facilmente che ai crepu- 
scoli, sopratutto a quello serale, perchè, com' ho detto, prima che l'oscurità sia per- 
fetta, il numero degli A. claviger che vengono a pungere è di gran lunga maggiore 
che a crepuscolo più avanzato o a notte fatta. 

Io credo di poter riunire i vari fatti esposti e altri, che per brevità passo sotto 
silenzio, distinguendo due casi. 

In un primo caso 1' .4. claviger trovandosi vicino alla sua vittima può pungere, 
se la luce non è troppo viva, di giorno, di notte o ai crepuscoli, cioè quando ha 
appetito. In un secondo caso comunissimo a verificarsi per i neonati, gli A. claviger 
si trovano lontani dalle loro vittime ; allora i momenti di pungere sono per lo più i 
crepuscoli, a preferenza quello serale, perchè al sorgere del giorno la temperatura è 
di solito troppo bassa. Ritengo insomma di poter stabilire che, fuori dei crepuscoli 
serale e mattutino, gli A. claviger non sogliono fare lunghe migrazioni per pungere. 

Giacché ho indirettamente parlato dell'influenza della luce sugli A. claviger, 
cogliendo 1' occasione, aggiungerò alcuni altri fatti. Gli A. claviger non girano attorno 
ai lumi : tuttavia di notte sono attirati almeno fino a un certo punto nei locali 
illuminati, ciò che si verifica facilmente nelle stazioni ferroviarie. Essi non vengono 
trattenuti dal pungere, né dalla luce elettrica, né da alcun' altra luce artificiale. 

Citerò infine un altro fatto noto a tutti quelli che abitano nei luoghi dove ab- 
bondano gli Anofeli e altre zanzare. Quivi per dormire sonni tranquilli occorre al far 
della sera socchiudere le imposte delle finestre lasciando un sol filo di luce ; le zanzare 
abbandonano la stanza, fatta così oscura, per portarsi fuori all'aperto dove la luce 
va già declinando. Prima del tramonto questa precauzione non avrebbe avuto alcuna 
efficacia. 



2. Anopheles pseudopìctus. 

Quanto ho sopra detto per l'Anopheles claviger vale in complesso anche per 
VA. pseudopiclus, colla sola differenza che lo pseudopictus per quanto ho veduto, 
preferisce molto di star riparato nei canneti e tra gli arbusti, vicino alle acque palu- 
stri. Perciò ben difficilmente trova la sua vittima vicina. Esso punge a preferenza 
al tramonto, o al far del giorno. Ho trovato soltanto qualche pseudopictus nelle 
stalle; nelle case non ne ho mai trovati. Accade però, come ha notato Picalbi, che 



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dopo aver succhiato si fermino per una parte o anche forse per tutta la notte sui 
muri dentro o fuori delle case. Un fatto simile ho sopra accennato per V Anopheles 
elaviger. 

[Celli ha trovato in settembre gli Anopheles pseudopictiis abbondanti dentro 
le case nel Vercellese: io credo che vi si fossero ritirati per lo svernamento]. 

3. Anopheles bifurcatus. 

L' Anopheles bifurcatus si sviluppa, come ho detto, per solito nelle fontane, nelle 
sorgenti, ecc., in generale perciò in piccole superfìcie d' acqua. Ho trovato nella cavità 
piena d'acqua del tronco di un albero le larve di A. bifurcatus, var. nigripes. 
Quand' è alato, è in generale abitatore dei boschi, delle macchie e delle fratte per 
quanto minuscole; ciò ho verificato nei boschi del Ticino, nella Maremma Toscana, 
nella Campagna Romana, nelle Paludi Pontine, nella valle dell' Ofanto e del Basente, 
nel bosco di Policoro, nei dintorni di Sibari, S. Eufemia, ecc. Raramente abita in 
stalle, case, ecc. 

Quando noi siamo punti dagli Anofeli in un bosco, nella gran maggioranza dei 
casi si tratta di A. bifurcatus. Anche senza prenderli possiamo accertarcene, sia 
perchè sono in complesso più piccoli (almeno qualcuno si incontra sempre evidente- 
mente più piccolo di qualunque A. elaviger) ; sia perchè, una volta appressatisi, pun- 
gono molto più rapidamente degli A. elaviger, riuscendo cosi più difficile il guar- 
darcene. Nei boschi pungono anche di giorno. Durante i crepuscoli abbandonano i 
luoghi boscosi, che loro servono di rifugio, e vanno in cerca di nutrimento anche 
nelle abitazioni umane, nelle stalle ecc. Di notte possono talora entrare nelle sta- 
zioni ferroviarie illuminate e pungere. Anche essi evitano la luce viva del giorno 
e per non affrontarla, ancorché digiuni, restano nei loro più o meno oscuri nascon- 
digli. Siccome abitualmente non si fermano nelle case e nelle stalle, quivi di solito 
non si è punti lungo il giorno. Nella stazione di S. Eufemia -Biforcazione qualche 
volta al far del giorno si vede un certo numero di A. bifurcatus, che battono contro 
i vetri delle finestre per uscire fuori; alcuni contengono sangue, altri no. Fu appunto 
in questa stazione che io ebbi occasione di confermare s\\\Y Anoplieles bifurcatus un 
osservazione del Eicalbi che, cioè, le zanzare qualche volta si poggiano dove e' è gente, 
come in aspettativa di pungere. 

4. Anopheles superpictus. 

Quanto ^)XA. superpictus, un intelligente impiegato ferroviario, il signor Marco- 
vecchio, da me indirizzato, ha fatto delle osservazioni interessantissime nel 1899 a 
Castelnuovo-Vallo. In questa stazione molto malarica nel luglio e nell'agosto gli A. 
elaviger erano molto scarsi, mentre senza dubbio gli A. superpictus erano relativa- 
mente abbondanti. Al tramonto, secondo Marcovecchio, non si facevano vivi : essi pun 
gevano soltanto verso le 22-23 ore. A prova di questo fatto Marcovecchio ripetutamente 
durante l' estate passò la sera nudo sul letto, con due lumi accesi e colle finestre 
aperte; soltanto alle 22-23 ore fu assalito dagli A. superpictus. 



— 129 — 

Nell'ottobre dello stesso anno noi non abbiamo potuto confermare queste osser- 
vazioni di Marcovecchio, come risulta dai seguenti fatti. A Grassano il 22 ottobre 
all' imboccatura di una delle grotte, di cui ho parlato altrove, verso le ore 16 un 
A. siiperpictus cercò di pungermi, mentre il sole mi illuminava. Ma forse però 
questo superpiclus era stato messo in moto da due individui, che si trovavano nella 
grotta. Neil' estesa fattoria che sorge vicino alla stazione di Policoro il 29 ottobre 
si verificò con tutta sicurezza che gli A. superpiclus venivano a pungere al tramonto 
insieme ai claviger; prima che l'oscurità fosse completa scomparvero gli uni e gli 
altri. Quest'osservazione fu fatta da Noè, che insieme coli' inserviente stava seduto 
sulla porta di una stalla, dentro la quale si trovava un certo numero di A. super- 
piclus. 

Nel corrente anno ho voluto ripetere io stesso l' osservazione nei mesi estivi, 
passando la notte dal 14 al 15 Agosto nella stazione di Castelnuovo-Vallo. 

Precisamente come aveva verificato Marcovecchio, pochi giorni prima, durante 
il crepuscolo serale vennero per pungerci pochi Anopheles claviger e qualche Culex 
pipieas ; più tardi, oltre a qualche raro Anopheles claviger vennero molti Culex pi- 
piens. A cominciare dalle ore 21,25 di tratto in tratto entrarono nelle stanze illumi- 
nate della stazione, dove noi stavamo, piccoli voli di A. superpiclus. Ciò dm-ò fino 
alle 23,30 circa, poi si sollevò un po' di vento e non se ne videro più. Dopo le 2 
il vento cessò, ma non comparvero più A. superpiclus. Al far del giorno si videro 
soltanto im discreto numero di A. claviger e qualche C. pipieas. Successivamente 
(principio di settembre) Marcovecchio, essendosi recato in una stalla, nella quale 
stavano ricoverati gli A. superpiclus, osservò che alcuni venivano a pungere anche 
a notte appena fatta. 

Riunendo insieme le osservazioni fin qui riferite e richiamando quanto si è detto 
suir A. claviger, ritengo di poter distinguere anche per 1' A. superpiclus il caso in 
cui si trova vicino alla sua vittima, da quello in cui arriva ad essa migrando più 
meno lontano dal proprio nascondiglio. Le migrazioni avvengono evidentemente a 
notte fatta, e ciò a ditferenza di quanto ho detto per gli A. claviger. Quando la 
vittima è vicina, la puntura può avvenire anche in altre ore ("). 

La circostanza che gli A. superpiclus migrano a notte fatta e l'altra circostanza 
che la stagione degli A. superpiclus comincia al colmo dell' estate voglionsi forse 
mettere in rapporto col fatto che gli A. superpiclus sono varietà di una specie molto 
diffusa nei paesi tropicali nei quali quasi non vi è crepuscolo. 

In breve si può dire che VA. superpiclus è una fo.ma essenzialmente propria 
dei paesi caldi, mentre VA. claviger è propria dei climi temperati. 



("j La spedizione inglese alla Nigeria sostiene che gli A. costalis, forme molto affini agli 
A. superpictus, pungono anche di gioino a luce viva. 

17 



— 180 — 

5. Osservazioni varie. 

Le notizie clie seguono si riferiscono ad un tempo a varie specie di Anoyheles. 

Un fatto del quale ho cercato molte volte di rendermi conto è la loro sin- 
golare localizzazione nei luoghi palustri. Si possono pensare varie spiegazioni. Gli 
Anofeli non costruiscono la ben nota barchetta dei Culex in cui le uova stanno 
verticali, ma le loro uova galleggiano orizzontali; molto facilmente, forse sempre, in 
natura, esse si sparpagliano. E ciò spiega il fatto che le larve di Anopheles si trovano 
raramente raggruppate in guisa da poterne pigliare molte con un colpo di reticella, 
come si fa con quelle dei Culex. Lo sparpagliarsi delle uova e quindi delle larve 
giova, senza dubbio, almeno fino ad un certo punto, a preservarne una parte dai 
nemici e potrebbe essere il motivo per cui gli Anofeli, a differenza dei Culex, 
prosperano anche in acque ricche di pesci. Ma ciò non può dar ragione della frequente 
ordinaria mancanza degli Anopheles nelle acque non palustri. 

Potrebbe darsi che gli Anofeli e in genere le zanzare palustri allo stato d' in- 
setto alato avessero bisogno di un grado di umidità quale non trovano facilmente 
d' estate nei luoghi non palustri. La circostanza che gli Anopheles hanno in generale 
l' esoscheletro meno spesso e l'addome sfornito di squamette, appoggerebbe il mio 
modo di vedere. 

Certo è che noi per tener vivi i Culicidi alati a temperatura da 25-30° e. dob- 
biamo procurare che l' ambiente sia umido e in complesso sembra che gli Anopheles 
abbiano bisogno di maggior umidità dei Culex pipiens. 

Questi tentativi di spiegare l' habitat essenzialmente palustre degli Anopheles 
non sembrano sufficienti. Credo che la vera causa di questa localizzazione si debba 
cercare nel genere di vita della larva. 

È bene fissare che le larve di Anopheles claviger se vengono poste in certa 
quantità in un vaso riempito coli' acqua nella quale sono state prese, ovvero con 
acqua piovana senza vegetazione verde, tutte o quasi, dopo qualche tempo, muoiono: 
se le larve sono invece di Anopheles bifurcatus possono svilupparsi ulteriormente, 
benché con molta lentezza; se infine invece che al gen. Anopheles appartengono al 
gen. Culex in gran parte arrivano dopo poco tempo allo stato di insetto alato. 

Ciò vuol dire che l' ambiente favorevole per i Culex, è più o meno sfavore- 
vole per gli Anopheles ("). 

Chi indaga quali ragioni lo rendono tale ne trova facilmente più d' una nella 
organizzazione delle larve. In primo luogo sulle acque raccolte nei vasi si forma facil 
mente quella ben nota pellicola che è fatta di batteri, protozoi, muffe ecc. : nono- 
stante la presenza di questa pellicola le larve di Culex possono respirare bene, prov- 
viste come sono di un tubetto respiratorio robusto e protetto da cinque valvole esterne 
che rappresenta un notevole perfezionamento mancante alle larve di Anopheles, la cui 
respirazione viene invece impacciata o impedita dalla suddetta pellicola C*). Le larve 

(") Per spiegare l'eccezione presentata dallM. bifurcatus occorrono nuove ricerche. 
("") Le larve di Anopheles por lo strapazzo subito nel prenderle e trasportarle in laboratorio 
facilmente muoiono asfissiate, eiù che non accade a quelle di Culex. 



— 131 — 

di Atiopheles sono adattate a vivere al pelo dell' acqua, come dimostrano anche le 
due serie di setole a ventaglio sulla faccia dorsale, mentre quelle di Culex toccano 
la superficie soltanto per respirare col tubolo, che serve a questa funzione. Ne segue 
che la suddetta pellicola circonda e probabilmente nuoce alla larva di Anopheles, 
mentre lascia libera la larva di Culex. 

Come risulta dai movimenti dogli organi rotatori, le larve di Culex si nutrono 
sempre sott' acqua, mentre quello di Anopheles (aventi la testa meno sviluppata) 
si nutrono soltanto mentre affiorano. A quelle, perciò servono come nutrimento 
tutti i piccoli esseri inferiori e il tritume che si trovano sott' acqua, mentre a queste 
servono soltanto quegli esseri inferiori e quel tritume che stanno superficiali. Orbene 
è evidente che così 1' alimentazione è resa molto più facile ai Culex che agli Ano- 
pheles; questi difficilmente trovano alimento sufficiente nell'acqua non palustre, non 
ricca di vegetazione verde che sia alla superficie o che almeno la tocchi ; sono 
insomma specialmente le alghe superficiali che, trovandosi in abbondanza nelle acque 
palustri, formano un ambiente adatto alla vita delle larve di Anopheles ("). 

Resta sempre da spiegare perchè, ad esempio, i C. pipiens animali al periodo 
larvale molto più robusti degli Anopheles, nelle acque palustri siano spesse volte 
scarsi fino a mancare totalmente. Io suppongo che la femmina abbia perduto l' istinto 
di depositare le uova nelle paludi dove vivono molti animali che danno avidamente 
la caccia alle larve dei Culicidi, caccia facile perchè esse si trovano piuttosto rag- 
gruppate. Può darsi anche che il C. pipiens non trovi nell'acqua palustre alimento 
sufficientemente adatto ai suoi bisogni, prediligendo esso le acque più o meno putride. 

* 

Ciò che ho esposto riguardo ai costumi degli Anopheles può trovare più o meno 
esatto riscontro nelle varie specie del genere Culex: riguardo a questi mi limiterò 
a brevi notizie. 

È importante a notare il fatto che la maggior parte dei Culex non vive quasi 
mai nelle case : eccezionalmente una volta vi ho trovato una certa quantità di 
Culex penicillaris (^) : anche il Culex malariae vi fu rinvenuto una volta, ma in pic- 
colo numero. Invece le specie di Culex che si trovano di solito nelle case sono le 
seguenti: Culex pipiens. Richiardii, spalhipalpis, annulatus. Ficalbi vi ha trovato 
anche il Culex elegans. Koch dice di avervi trovato nei primi mesi della stagione calda 
piuttosto frequente il Culex nemorosus; probabilmente egli ha classificato come 
G. nemorosus, il Culex pipiens {")■ 

C) Studiando la letteratura della malaria si rileva con crescente meraviglia che tutte le vecchie 
osservazioni vengono spiegate dalle recenti scoperte. Così, per cs., quelle alghe supposte febbrigene 
di cui tanti si occuparono (Salisbury, Balestra e Selmi), costituiscono appunto l'ambiente il piìi 
opportuno per la vita degli Anopheles, di cui parlo nel testo ; si può dire dunque che se non sono 
causa diretta della malaria, concorrono perù indirettamente a mantenerla. L'argomento meriterebbe 
uno studio particolare. 

(•') Eccezionalmente anche Noò li ha trovati numerosissimi nelle stalle di Locate Triulzi. 

(') Ritengo che Koch si sia ingannato nel fare la diagnosi della specie, per due motivi: 
I. Egli avrebbe trovato a Grosseto il Culex nemorosus molto comune nelle case al principio 
dell'estate, e ciò è in contrasto con quanto ho osservato io, che l'ho cercato invano per lunghissimo 



— 132 — 

Ficalbi ha notato che il maschio di C. elegans succhia sangue, ma negli altri 
Culicidi non abbiamo mai riscontrato niente di simile. 

Eiguardo al nutrirsi dei Cidex, è d'uopo notare che essi digeriscono più len- 
tamente degli Anopheles; evidentemente d'estate la digestione dura da 12 a 24 ore 
di più. Il Culex pipiens (sugli altri non ho potuto fare osservazioni) non è così parco 
come in generale V Anopheles: esso piglia sovente nuovo sangue ancorché non abbia 
ancor finito di digerire quello precedentemente succhiato ; appunto perciò esso riesce 
più tormentoso à^W Anopheles. 

A molti il C. pipiens reca gran noia per il rumore che fa; certamente gli Ano 
pheles non fanno rumore, però eccezionalmente anch' essi si annunciano con quel suono, 
che ha fatto dare l' appellativo onomatopeico di pipiens al Culex più comune. 

6. Conclusione. 

Ritornando sui fatti principali esposti in questo capitolo mi preme far notare 
come molti di essi rendano mirabilmente conto di certe osservazioni empiriche 
riguardanti la malaria. Così è noto che chi si trattiene nei luoghi malarici soltanto 
durante il giorno prende le febbri molto più difficilmente di chi vi passa la notte, 
che chi dorme, prende facilmente le febbri anche durante il giorno e che le ore dei 
crepuscoli sono molto pericolose. È noto in proposito il proverbio dei Sibariti: Se 
volete vivere in buona salute non vedete giammai né il sorgere né il calar del sole 
(Lenormant : La Grande Grece). Basta richiamare le sovra esposte circostanze riguar- 
danti le ore e le condizioni in cui gli Anofeli pungono per trovare la ragione scien- 
tifica di questi fatti che 1' esperienza ha insegnato al popolo. 

[Mentre correggo le bozze di stampa ricevo l' interessante libro di Kerschbaumer, 
Ueber die Malaria (Wien und Leipzig 1901). Non posso qui farne un esame mi- 
nuto, mi limito soltanto a dire che i fatti da me osservati contraddicono la leof?e 
dell' autore austriaco che, cioè, le zanzare non si sviluppano in alcuna acqua (nep- 
pure alle sponde basse!), che in complesso sia più profonda di un metro: io ho 
trovato le larve delle zanzare e più specialmente degli Anofeli in riva a laghi, stagni, 
paludi fiumi lenti, anche se la loro profondità superava di molto il metro]. 



tempo nelle casca Grosseto e altrove e l'ho riuvenuto, soltanto ibernante, due volte, a Maccarese 
e a Sibari, un esemplare per volta, e con quanto ha visto Ficalbi il quale asserisce di non aver 
mai constatato che s'introduca nelle case. 

II. Egli avrebbe fatto sviluppare V Haemamoeba degli uccelli nel settembre del 1898 in un 
Calex da lui definito nemorosus, ottenuto da larve raccolte in una vasca dell' Istituto di Sanità 
dello Stato a S. Eusebio in Roma (notizia comunicatami da Gosio) mentre nei dintorni di S. Eu- 
sebio nessuno ha mai trovato il Culex nemorosus. 

Recentemente anche Testi (85) assistente onorario del prof. Gosio, ha espresso il dubbio che 
Koch abbia confuso il G. nemorosus col C. pipiens. 



— 133 — 



CAPITOLO VI. 



Parte sperimentale e decorso dell' epidemia. 

1. Esperimenti dimostranti che le varie specie di Anopheles 
propagano la malaria dell'uomo. 



Con Bignami e Bastianelli ho dimostrato sperimentalmente che 1' A. claoiger è 
atto a propagare la malaria umana; gli esperimenti furono fatti e ripetuti le cento 
volte da ognuno di noi. s*j un fatto degno di nota che essi non riescono tutti positivi; 
ciò si spiega facilmente quando si tengano presenti due condizioni: 

1°. Vi sono individui i quali benché abbiano i gameti nel sangue, pure non 
si prestano per infettare gli Anopheles; come dico altrove, alle volte questi gameti 
sono troppo giovani, più di spesso sembrano invecchiati ovvero forse sono già avviati 
alla partenogenesi per la recidiva. (Vedi il Capitolo successivo). 

2°. Vi sono Anopheles che non s' infettano ; sembra che essi godano di un' immu- 
nità congenita, come si dimostra adoperando Anopheles neonati e facendoli pungere pa- 
recchie volte prima di sezionarli. In tal caso si dovrebbero trovare i parassiti in vari 
stadi di sviluppo corrispondenti ai vari giorni in cui è avvenuta la nutrizione del- 
V Anopheles; invece se questo è immune, non si trova traccia di alcun parassita. Nel 
fare questi esperimenti occorre però approfittare del caso di un malato con molti gameti, 
che persistono a svilupparsi per tutti gli 8-12 giorni che dura l'esperimento. Perciò 
prima di conchiudere che gli Anopheles siano immuni occorrerà essere sicuri che i 
gameti da loro succhiati fossero attivi; questa sicurezza risulta facilmente quando 
gli esperimenti non si limitino a un numero troppo piccolo di Anopheles. 

La convinzione assoluta che certi Anopheles sono, almeno temporaneamente, im- 
muni io r ho acquistata soprattutto nel caso di un paziente in cui il numero delle 
semilune era enorme. Di 5 Anopheles, per citare un esempio, che punsero in una 
mezz' ora questo paziente, 2 s' infettarono enormemente, 3 non s' infettarono affatto. 
Sezionando molti altri Anopheles, che avevano punto quest' individuo da 24 ore, ho 
potuto determinare che parecchi stavano digerendo le semilune le quali perciò appa- 
rivano in via di disgregazione ; tutti gli altri invece presentavano un enorme numero di 
vermicoli ("). 



C) Ross, nel suo Report (77) 1900 (pag. 29-30) mi fa dire senz'altro che il non riuscire degli 
esperimenti quando sono presenti i gameti è dovuto all'immunità. «Questa, dice Ross, non può 
essere la vera causa, o almeno tutta la causa, perchè alle volte accadde negli esperimenti fatti in 



— 134 — 

In conclusione, non ostante le sopraesposte difficoltà, con un po' d' insistenza gli 
esperimenti colla terzana e colla bidua riescono facilmente. 

Non si può dire lo stesso per la quartana. Molte circostanze facevano ritenere 
che anche il parassita della quartana dovesse svilupparsi nell' A. claviger. I risultati 
però erano sempre stati negativi, ciò che si spiegava colla scarsezza dei gameti. 

Finalmente tra cinque A. claviger nutritisi sopra una quartanaria (donna affetta 
da quartana da diciotto mesi e presentante nel sangue un enorme numero di parassiti 
tra cui rarissimi gameti), uno mi ha presentato due amfionti (oocisti) aventi il pigmento 
caratteristico del parassita quartanario. Questi amfionti erano arretrati nello sviluppo più 
di quanto si sarebbe aspettato, e intatti essi erano provenienti da sangue succhiato 
da tre giorni e avevano dimensioni corrispondenti presso a poco a quelle delle oocisti 
di due giorni provenienti da semilune. 

Il reperto sopra riportato, benché unico, venne da me, da Bignami e da Bastia- 
nelli ritenuto positivo perchè VA. claviger suddetto da circa un mese (eravamo nel- 



India che di una grande quantità di Culex fatigam (pipìens) nutriti su uccelli collW. relieta, quasi 
ogni insetto fosse infetto ». 

Boss, dopo aver riferito un caso di diciotto Anopheles allevati artificialmente, che avendo 
punto individui seniilunari (seinilune scarse) e quartanari, diedero tutti resultato negativo, fa osser- 
vare che il 25 »/o degli Anopheles della stessa specie presi in libertà, contenevano parassiti, e 
ritiene perciò poco verosimile che tutti i suddetti diciotto individui fossero immuni, 

« E più probabile " soggiunge, « che sia stata tralasciata negli esperimenti qualche cosa che 
è presente nelle condizioni naturali e che è essenziale per la coltivazione dei parassiti. Che cosa 
sia non possiamo dirlo con certezza, ma è degno di nota che tutti i nostri esperimenti positivi 
in India , senza eccezione , erano stati fatti con insetti nutriti in zanzariere in presenza dei 
maschi, mentre gli esperimenti negativi, colle varie specie di Anopheles nutriti di sangue umano, 
erano stati fatti con femmine isolate e percit) non fecondate. L' importanza della fecondazione si 
può spiegare colla circostanza che il sangue è necessario per la maturazione delle uova. Se le 
uova non sono state fecondate, il sangue non può essere molto necessario all'insetto e possi- 
bilmente viene evacuato senza alcun processo digestivo che è forse necessario per la vitalità degli 
zigoti. 

Gli esperimenti in India hanno mostrato considerevoli variazioni nel numero degli zigoti tro- 
vati nelle zanzare nutrite anche contemporaneamente sullo stesso malato. Questa variazione potrebbe 
dipendere dalla quantità di sangue succhiata da differenti individui, e anche probabilmente dalle 
differenze di qualità dei loro succhi digerenti; ma nel medesimo tempo è stato dimostrato che pochi 
individui di una specie adatta sfuggono interamente all'infezione se nutriti in modo opportuno n. 

Leggasi invece quanto ho scritto io nella critica alle conclusioni di Koch (34 e 35) pubbli- 
cata nell'ottobre 1899: 

« Quanto alle prove negative avute da Koch facendo pungere da Anofeli un uomo infetto, non 
mi fanno alcuna meraviglia, perchè molte volte mi è capitata la stessa cosa, e ciò ho attribuito 
ora agli Anofeli, ora alla condizione delle serailune. Si noti però, perchè non nasca equivoco, che, 
del pari, molte volte ho trovato dei semilunari che per molti giorni di seguito infettavano il 90 % 
degli Anofeli. I suddetti casi negativi, del resto, sono ben noti anche per le altre malattie 
parassitarie n. 

L'opinione di Ross che V Anopheles non fecondato evacui il sangue senza digerirlo è assoluta- 
mente infondata. Del pari è infondata l' opinione che i parassiti malarici non si sviluppino nelle 
zanzare non fecondate, come risulta dalle ricerche fatte nel mio laboratorio dal dott. Basili per il 
Gilles pipiens e come ho confermato io stesso per VAnopheles claviger. 



— 135 — 

l'inverno 1898-99) si trovava nel mio laboratorio e non aveva mai succhiato altro 
che sangue di individui sani. Aggiungasi che il sangue della donna stato a lungo da 
me esaminato, una volta anche in presenza del dott. Bastianelli, aveva confermato la 
diagnosi, già evidente in base al decorso della febbre, di quartana classica e pura. 

Durante il luglio e l'agosto 1899 ebbi occasione di ripetere la prova sopra un 
quartanario antico ottenendo risultati positivi, anche con A. claviger nati in labora- 
torio. Altre prove positive ottennero per proprio conto Bignami e Bastianelli. 

La scoperta che gli Anopheles propagano anche la quartana venne recentemente 
confermata da Ross. 

Una volta dimostrato che l' A. claviger propaga le varie specie di parassiti ma- 
larici dell' uomo, anche gli altri Anojìheles, per ragioni epidemiologiche, dovevano ri- 
tenersi sospetti. Siccome sapevo procurarmeli, diventava relativamente facile metterli 
alla prova, adoperando come termine di paragone 1' A. claviger. 

Nel gennaio 1899 mi recai perciò in Basilicata e precisamente a Grassano dove in 
una grotta raccolsi un A. superpiclus; pur troppo non mi fu dato usufruirlo; ma dopo 
vari tentativi ho potuto procurarmene altri cinque. Evidentemente da tempo non ave- 
vano succhiato sangue, tanto che facilmente s'attaccarono (il 27 gennaio nel luogo 
stesso dove furono trovati) ad un uomo, che qualche giorno prima aveva avuto febbre, 
supposta malarica. Tre morirono nelle prime 24 ore; un quarto mori il 2 febbraio 
senza aver voluto altra volta nutrirsi ; tutti e quattro all'esame microscopico diedero 
risultato negativo. Il quinto invece, da cui Bignami e Bastianelli avevano fatto pun- 
gere il 29 e il 31 gennaio nell'Ospedale di S. Spirito un individuo infetto di semilune, 
aveva nelle pareti dell'intestino i soliti amtìonti in via di sviluppo e precisamente 
in numero di tre, uno più piccolo e due piìi grandi ; il primo derivato probabilmente 
dalla puntura del 31 e gli altri due da quella del 29. Gli A. claviger, tenuti per 
controllo nelle stesse condizioni di nutrizione e di temperatm-a, diedero quasi tutti 
reperto positivo. In essi il numero degli amtìonti era però molto maggiore, il che 
può attribuirsi al fatto che gli A. claviger, essendo più grandi, possono succhiare una 
maggior quantità di sangue. 

Nei mesi di luglio e di agosto 1899, l' impiegato ferroviario Marcovecchio mi portò 
ripetutamente da Castelnuovo Vallo altri A. superpictiis, sui quali sperimentai, con 
risultato positivo, sia per la terzana, sia per le semilune. 

I primi esperimenti sugli A. bifurcatios richiesero molta fatica, per la diflS- 
coltà di procurarsi il materiale, essendo la stagione inopportuna; anche quei po- 
chissimi che si potevano avere, morivano per lo più senza voler pungere. Vidi così 
con dolore andar perduto un materiale raccolto con gran pena, tinche nella stalla 
dei bovini annessa al Chiostro delle Tre Fontane trovai gli A. bifurcalm in una certa 
quantità; dopo altri vani tentativi finalmente raggiunsi lo scopo. Gl'individui che 
furono adoperati tendevano alla varietà nigripes. Bignami e Bastianelli curarono che 
pungessero un individuo serailunare e parecchi terzanarì ; e tanto per l' infezione 
semilunare, quanto per l' infezione terzanaria, abbiamo ottenuti risultati positivi : i 
vari stadi di sviluppo, osservati nelle pareti dell' intestino degli A. bifureatus, corri- 
spondevano perfettamente a quelli che si riscontravano negli A. claviger, tenuti nelle 
stesse condizioni. 



— 136 — 

Bisognava sperimentare anclie coll'^. bifurcalus tipico ; ciò che ho fatto io nella 
villetta del Principe di Maccarese, sia per la terzana sia per le semilune, (Vedi 
paragrafo 2° di questo Capitolo) 

Restava a provare Y A. pseudopictus. Dopo vani tentativi, fatti coi colleghi sud- 
detti, mi decisi a portare un ammalato in buone condizioni in una località dove 
e' erano molti Anopheles di questa specie e precisamente a Chiarone, sul confine della 
Maremma Toscana colla Campagna Romana. 

L' ammalato, infetto di gameti terzanarì e semilunari, venne punto, alla sera del 
primo giorno, da un A. pseudopictus, che si infettò. Una ventina degli stessi Ano- 
pheles pseudopictus vennero portati a Roma: purtroppo circa dieci morirono per 
istrada e non poterono essere esaminati. I dieci rimanenti, al mattino seguente, si 
sperimentarono sullo stesso individuo tornato a Roma ; di cinque che punsero, quattro 
s infettarono e uno no; invece non presentarono traccie d' infezione gli altri cinque, 
che, ripeto, erano stati presi contemporaneamente nella stessa località e non avevano 
punto. Successivamente ho potuto sperimentare anche con tre A. pseudopictus nati 
in laboratorio: due con risultato positivo e uno con risultato negativo. 

Resta perciò dimostrato che tutte le specie italiane del genere Anopheles pos- 
sono propagare le varie specie di parassiti malarici umani. È ben lecito indurne 
da ciò che si verificherà anche per le altre specie di Anopheles che si trovano 
nei vari continenti ("). 

Il genere Megarhina, essendo verosimilmente affine al genere Anopheles, resta 
molto sospetto. 



2. Esperimenti dimostranti che i Cules, il Centrotypus, i Fhlebotomus ecc. 

non propagano la malaria umana. 

Come ci insegna la pratica fatta cogli Anopheles, per determinare se altre specie 
di zanzare siano atte a propagare la malaria umana, basta far sì che esse pungano 
un uomo, il cui sangue contenga gameti capaci di svilupparsi. 

Benché già nel Capitolo che tratta dei metodi di indagine, siano state riferite 
le norme principali, non riuscirà qui del tutto inutile l' insistere ancora sopra di esse. 

Le zanzare, che hanno punto, si tengono a temperatura di 25°-80°, fino a che 
abbiano completata la digestione (da 40 a 72 ore), cioè fino che non trasparisca più 
dall' addome alcuna traccia di sangue. Si passa allora all' esame della zanzara stessa 
per ricercare i parassiti giovani nello spessore della parete intestinale. Basta a questo 
scopo isolare l' intestino in una soluzione di formalina, distenderlo su un vetrino 
porta-oggetti ed esaminarlo con un buon obbiettivo a secco (p. es. Kor. 8). Ove 
sorga qualche dubbio, si fa uso di una lente ad immersione. I parassiti si distin- 
guono facilmente alla superficie esterna dell' intestino tra le fibre muscolari ; il loro 
pigmento permette di riconoscerli con facilità. 

(") [Questa mia conclusione del giugno 1899, venne estesamente confermata: Ross, Ziemann, 
Daniels ecc.]. 



— 137 — 

Questo semplice modo di sperimentare conduce ad una conclusione sicura. È 
però necessario attenerci alle seguenti cautele : 

1°. Non sperimentare con un solo individuo di ima specie, ma con un certo 
numero, potendo accadere per avventura che i primi individui, con cui si esperimenta, 
siano immuni. 

2°. Sperimentare contemporaneamente con alcuni Atiopheles, per assicurarsi che 
il malarico è in buone condizioni per infettare gli insetti. 

3°. Accertare che la grandezza dei parassiti, che si riscontrano, è propor- 
zionale al tempo che hanno vissuto nell'intestino ad una certa temperatura. 



A). Esperimenti col Cui ex pipiens. 

Il giorno 18 giugno un vecchio con gameti terzanari ed estivo-autuunali, fu 
punto da 2 C pipiens, 3 A. bifurcatus e 2 A. claviger nella villetta del Principe 
a Maccarese ; gli Anopheles d' ambo le forme s' infettarono tutti, eccetto un bifur- 
catus; i 2 C. pipiens invece non s'infettarono. Lo stesso individuo il 20 giugno a 
Chiarone, fu punto da 20 C. pipiens, da 1 A. pseudopictus e da 5 ^. claviger; 
tutti gli Anopheles s'infettarono eccetto uno degli ultimi cinque; nessun G. pipiens 
s' infettò. In varie altre occasioni ho sperimentato con risultati negativi su qualche 
C. pipiens. 

A Grosseto ho fatto le seguenti altre prove con due malarici presi all'ospedale e 
con due altri da me portati da Roma, tutti e quattro aventi nel sangue i gameti 
semilunari. 

Mi son fatto cedere temporaneamente una camera di un dormitorio delle ferrovie, 
ove si trovavano C. pipiens. In questa camera dormivano i malarici suddetti e tutti 
i C. pipiens, che venivano a pungerli, erano catturati da tre miei impiegati, che 
vegliavano a turno. Siccome di C. pipiens nella camera ve ne era un limitato 
numero e d' altra parte (essendo bassa la temperatura esterna) non si potevano tenere 
aperte le finestre per attirarne, così ogni giorno si apriva in essa un vaso di C. pi- 
piens presi a preferenza nelle abitazioni, od in qualche cloaca (in quesf ultimo caso 
perciò presumibilmente neonati). Contemporaneamente gli ammalati suddetti si face- 
vano pungere da A. claviger presi in una capanna vicina al deposito dei cavalli. 
Questi Anofeli in gran parte erano colle ovaie molto arretrate nello sviluppo, pro- 
babilmente neonati, e senza sangue; ne avevo esaminati una quarantina in varie 
riprese senza trovare i parassiti malarici nel loro intestino. 

Non ostante che la temperatura della camera non scendesse al disotto dei 22-23°, 
Anofeli e C. pipiens, subito dopo la puntura, venivano posti in vasetti, che si tene- 
vano caldi, aiutandosi col calore naturale del corpo. Al mattino successivo i vasetti 
venivano portati in una camera dell' ospedale, nella quale la temperatura oscillava 
fra i 26° e i 31°. Si ricordi (Gap. V) che i C. pipiens, come gli altri Culex, dige- 
riscono più lentamente che gli Anofeli. Questi infatti eran vuoti dopo 40 ore, mentre 
i Culex non si vuotavano che al terzo giorno, e perciò soltanto allora si potevano 

18 



— 138 — 

esaminare: per poter esaminare contemporaneamente gli Anopheles dopo 40 ore, si 
toglievano dalla camera riscaldata e si tenevano a temperatura ordinaria, altrimenti 
morivano di fame. Occorreva, al secondo giorno, cambiare il vasetto ai Culex, altri- 
menti morivano tutti. Procedendo in questo modo, il giorno 28 settembre potei esa- 
minare 9 C. pipiens ed 1 A. claviger. Questo era leggermente infetto, mentre non lo 
erano i C. pipiens. Il giorno 29 esaminai 7 C. pipiens e 3 ^. claviger: dei 7 C. pi- 
piens nessuno era infetto, dei 3 Anofeles 2 erano infetti leggermente ed 1 no. Il 
giorno 30 esaminai 16 C. pipiens, nessuno era infetto; 8 A- claviger, 2 molto infetti 
e 6 no. Il giorno 1 ottobre, lo G. pipiens non infetti, 8 A. claviger di cui 2 infetti 
e 6 no. Il giorno 2, 13 C. pipiens non infetti, e 4 ^. claviger, 1 infetto e 3 no. 
Il giorno 4, 39 C. pipiens non infetti di fronte a 7 A. claviger di cui 2 infetti e 5 
no. Il giorno 5 ottobre, 20 C. pipiens non infetti di fronte a 9 J. claviger di cui 2 
infetti e 7 no. Gli A. claviger infetti erano tutti in quegli stadi di sviluppo che 
sappiamo corrispondenti al numero delle ore trascorse dopo la loro infezione. 

Mi occorsero poi due fatti apparentemente opposti a questi riferiti. In un 
C. pipiens che aveva punto sotto gli alberi della Stazione uno dei nostri malarici, 
io ho trovato lungo l'intestino un certo numero di parassiti che si potevano riferire al 
quarto o quinto giorno ed un parassita relativamente piccolo, scambiabile con quelli che 
ho ritrovato negli Anopheles. Evidentemente, come risulta anche meglio da quanto 
dirò in appresso, questo C. pipiens aveva punto dei passeri e si era infettato di ffae- 
mamoeba : la forma piccola od era arretrata nello sviluppo, ciò che ho veritìcato anche 
in altri casi, ovvero si era sviluppata in seguito ad ulteriore puntura d' uccello. Notisi 
a questo riguardo che il C. pipiens non è parco come in generale V Anopheles : esso 
piglia nuovo sangue ancorché non abbia ancor finito di digerire il precedente. Anche 
questa circostanza potrebbe spiegare la presenza del parassita piccolo di cui sopra. 

Un ragazzino le cui semilune presentavano pigmento sparso e non si flagella- 
vano mai, non infettò mai alcun A. claviger né alcun C. pipiens. Perciò non ne 
tenni calcolo nelle sopra esposte cifre. Soltanto 1' ultimo giorno trovai tra i parecchi 
A. claviger che io avevano punto, uno infetto in stadi corrispondenti al quarto 
giorno a 30° ; evidentemente questo Anofele era già infetto quando punse il ragazzino. 

Chi non ha pratica di queste ricerche, potrebbe meravigliarsi che io non abbia 
trovato infetti un certo numero di Anofeli; la cosa però a me è già occorsa molte 
volte. Nel caso attuale é notevole che gli Anofeli, ancorché vuoti, (forse perchè era 
già cominciata l'ibernazione) non volevano succhiare ed alle volte occorrevano delle 
ore per costringerli a nutrirsi un pochino, applicandoli sulla pelle con una provetta. 

Comunque sia, i fatti qui riferiti mi persuasero che il C. pipiens non si infetta 
coi parassiti malarici dell' uomo. 

A complemento di quanto sopra ho esposto, debbo aggiungere che anche il 
nostro Culex pipiens, come il grei/ mosgicito di Koss, s' infetta molto facilmente con 
una sorta di parassiti malarici degli uccelli {Hanìnamoeta relieta, Grassi e Fe- 
letti 1890), come avevo avuto ripetutamente occasione di dimostrare a Roma ("). 



") Koch s'inganna, asserendo che soltanto il C. nemorosus punge gli uccelli 



— 139 — 

Siccome i passeri con gameti dell'Z^ relieta, quand' io sperimentava, erano 
a Grosseto relativamente frequenti, così furono da me usufruiti largamente per 
ripetere l' esperimento. Messi in una gabbia, sotto una zanzariera, facilmente infet- 
tavano i C- pipiens che vi si erano lasciati liberi. Siccome occorreva che la tempe- 
ratura dell'ambiente fosse opportuna, così mi servivo della camera riscaldata della 
quale ho parlato più sopra. 

Nel 1900 avendo io e Noè verificato che i Culex pipiens raramente e poco 
si infettano di filaria immìlis (su circa 50 che punsero un cane infetto, due soli si 
infettarono e molto leggermente), mentre i Ctdex penicillaris si infettano tutti, sema. 
eccezione, e molto, mi tornò il sospetto che in casi eccezionali anche il Culex pi- 
piens potesse propagare la malaria. 

iFeci perciò raccogliere molti Culex pipiens in località gravemente malariche 
(Capaccio, Ogliastro, Castelnuovo- Vallo, Metaponto e Grosseto) quando l' epidemia 
era quasi al colmo e li lasciai liberi nella mia camera e in quelle della mia fami- 
glia. L'esperimento fu fatto e ripetuto; in sei fummo punti molte volte: nessuno 
ebbe a risentirne alcun danno. Lo stesso Noè che passò due notti a Metaponto per 
raccogliere i Culex e fu da essi orribilmente punto, mentre invece evitò qualunque 
puntura di Anopheles, restò sano. 

Aggiungasi che nell' esperimento di protezione meccanica fatto nella piana di 
Capaccio, del quale si parla nell' ultimo Capitolo del presente lavoro i Calex pipiens 
non si poterono escludere che parzialmente dalle case protette, in alcune penetrarono 
anzi in gran quantità e arrivarono a riempirsi di sangue, ciò non ostante non si 
sviluppò alcun caso di malaria negli individui che vennero punti. 

B). Esperimenti cogli altri Culex, coi Phlebotomus, 
coi Centrotypus ecc. 

Dalle molte serie di esperimenti fatti in grandissima parte nella villetta del 
principe di Maccarese tolgo le seguenti : 

7 giugno 1899. — Esame di ditteri, che avevano punto contemporaneamente un 
terzanarie (terzana ordinaria) : 1 3 C. penicillaris, diedero risultato negativo. — 
13 C. albopunctatus, id. — l A. claviger, apparve abbastanza infetto. — 1 A. bi- 
furcatus, abbastanza infetto. 

8 giugno. — Lo stesso terzanarie coi gameti abbondanti : 7 C. albopunctatus, 
negativo. — 3 C. penicillaris, id. — \ C. pulchritarsis, id. — Q C. vexans {seu 
malariae), id. ("). 

9 giugno. — Lo stesso terzanarie: 1 C. penicillaris, negativo. — 2 C. albo- 
punctatus, id. — 3 C. vexans, id. — 1 C. pulchritarsis, id. — 1 C Richiardii, id. — 
3 A. claviger, 1 negativo e 2 mediocremente infetti. 

12 giugno. — Un vecchio coi gameti terzanari e semilunari: 3 C. penicillaris, 
negativo. — 4l A. claviger, 3 negativi e 1 mediocremente infetto. 

(*) La dicitura 'e abbreviata, ma essendo conforme a quella dell'esperimento del 7 giugno, il 
senso risulta chiaro. 



— 140 — 

13 giugno. — Individuo precedente: 1 C. penicillaris, negativo. — 3 C. albo- 
punciaUcs, id. — 1 C. Richiardii, id. — \ A. bifurcatus, molto infetto. 

13 giugno. — Il suddetto terzanarie col sangue non presentante che rarissimi 
gameti : 6 C. albopunctalus, negativo. — 1 C. pipiens, id. — 2 C. peniciUaris, id. — 

3 C. vexans, id. — 2 A. bifurcatus^ id. — \ A. claviger, id. 

14 giugno. — Il terzanarie dei giorni 7, 8 e 9 nel quale erano ricomparsi 
abbondanti gameti: 13 A. claviger, 4 negativi, 9 molto infetti. 

15 giugno. — Il vecchio suddetto: 21 serrapiche {Ceiitrotypus irrUans,'Noè), 
negativo. — Parecchi A. claviger, positivi. 

16 giugno. — Il vecchio suddetto: 6 C. albopunctatus, negativo. — 2 6. ve- 
xans, id. — \ A. bifurcatm, positivo. — l A. claviger, negativo. 

16 giugno. — Il vecchio suddetto: 1 C. albopunctatus, negativo. — 8 C. ve- 
xans, id. — ^ A. bifurcatus, positivo. — 2 A. claviger, id. 

18 giugno. — Il vecchio suddetto: 9 C. vexans, negativo. — - 4 C. albopun- 
ctatus, id. — le. penicillaris, id. — 2 C. pipiens, id. — 1 C. nemorosus, id. — 
1 C. annulatus, id. — 3 A. bifurcatus, 1 negativo e 2 positivi. — 2 A. claviger, positivi. 

19 giugno. — Il solito vecchio: 3 C. albopunctatus, negativo. — \ G. ve- 
xans, id. — 1 A. bifurcatus, positivo. — ^ A. claviger, id. — 2 Phlebotomus, 
negativo. 

20 giugno. — Il solito vecchio : 1 C. Richiardii, negativo. — 20 C. pipiens, 
id. — \ A. pseudopictus, positivo. — ó A. claviger, 4 positivi e 1 negativo. 

27 giugno. — Il solito vecchio: 2 C. albopunctatus, negativo. — 1 C. ve- 
xans, id. — l A. claviger, positivo. 

29 giugno. — Un quartanario: 7 C. penicillaris, negativo. — 1 C. albopun- 
ctatus, id. — 1 0. pipiens, id. — 5 .4. claviger, 4 negativi e 1 positivo. 

31 luglio. — Un semilunare: 36 G. vexans, negativo. — 12 G. penicillaris, 
id. — SA. claviger, 1 negativo e 2 positivi. — 1 A. bifurcatus, positivo. 

1 agosto. — Un semilunare: 50 G. vexans, negativo. — 1 G. penicillaris , id. — 
1 A. claviger, positivo. 

4 agosto. — Un semilunare con molti gameti: 1 G. albopunctatus, nega- 
tivo. — l G. Richiardii, id. — l G. pipiens, id. — 5 Gentrotypus irritans, id. — 
7 Phlebotomus, id. — N. B. Gli Anopheles che punsero il giorno prima e il giorno 
dopo lo stesso individuo s' infettarono molto. 

5 agosto. — Un semilunare: 39 C. penicillaris, negativo. — 1 C. Richiardii, 
id. — 4 C. vexans, id. — 2 Gentrotypus irritans, id. — 6 ^. claviger, 2 negativi, 

4 positivi. — 16 Phlebotomus, negativi. 

8 agosto. — Un semilunare: 25 C. vexans, negativo. — 16". pipiens, id. — 
1 G. albopunctatus, id. — 1 A. claviger, 4 positivi e 3 negativi. 

In varie occasioni ebbi a sperimentare con risultato indiscutibilmente negativo 
una ventina di Gulex che allora non seppi determinare e che per conseguenza non 
furono da me registrati. Oggi so che si trattava molto probabilmente della specie 
G. modestus. 

Tacendo di altre serie di esperimenti, già i dati esposti sono sufficienti per di- 
mostrare in modo incontrovertibile che anche i Gulex molto comuni e quasi carat- 



— 141 — 

teristici dei luoghi malarici, cioè i Ciilex penicillaris e vexaiis, o malariae, non 
propagano la malaria dell' uomo. 

11 C. aibopunctatiis e il Richiardii vengono pure esclusi ; gli esperimenti benché 
non siano stati numerosi, possono però ritenersi sufticienti. 

Di altre specie pochissimi individui vennero sperimentati perchè sono relativa- 
mente rari. Ciò non ostante chi tien presente tutto il complesso de' miei esperi- 
menti sui Ciilex, non che la distribuzione geografica delle specie poco sperimentate 
e riflette inoltre che tutte le specie di Ampheles si mostrarono capaci di propagar 
la malaria, mentre nessuna specie di Culex si mostrò tale, troverà giustificata la mia 
induzione che i Culex non hanno nulla a che fare con la malaria umana. 

Aggiungasi inoltre: 

1°. Che delle specie denominate Culex annulaliis e spalhipalpis esaminai molti 
individui presi nelle camere dei malarici senza mai trovarli infetti ("). 

2°. Ross sperimentò suU' uomo con risultato negativo il greenish dappled-win- 
ged mosquito, che a mio avviso, dev' essere il G. annulatm, ovvero una forma affine. 

Dal momento che i Calex non sono atti a propagare i parassiti malarici del- 
l' uomo e una specie propaga invece una sorta di quelli degli uccelli, riusciva inte- 
ressante vedere se le altre specie del medesimo genere Culex servono del pari per gli 
stessi per altri parassiti degli uccelli, o dei pipistrelli. Si fecero perciò molti 
esperimenti che riuscirono negativi a Dionisi per i pipistrelli e a me per gli uccelli. 

Mi preme far rilevare che io sperimentai invano per Y Halteridium degli uccelli, 
molti C. pipiens, C. vexam, C penicillaris, C. albopunctatus, parecchi Phlebotomus 
e infine alcuni C. annulatus e C. pulchritarsis. 

Le stesse specie, eccettuato, come ben s' intende, il Culex pipiens, diedero risul- 
tato negativo per Y Ilaemamoeha; ma, essendomi mancate le prove di confronto e 
gli individui sperimentati per le varie specie essendo stati pochi di numero, non 
oso conchiudere definitivamente. 

Anche gli esperimenti sui Phlebotomus e sui Centrotypus diedero risultati suf- 
ficienti per poter dimostrare che tali insetti non possono propagare la malaria umana. 

Colle pulci e coi pidocchi ho creduto inutile di tentare. Colle sanguisughe già in 
altri tempi avevo fatto sperimenti negativi ; con esse anche altri hanno sperimentato 
senza risultato. Coi tafani ho fatto pochi sperimenti negativi. Negativi risultarono 
anche alcuni esperimenti colle zecche; noto a questo riguardo che le larve del Rhi- 
picephalus annulatus provenienti da madri infette di Pyrosoma non vollero attac- 
carsi all' uomo nonostante che venissero sperimentate abbondantemente in tre casi. 

3. Esperimenti dimostranti che gli Anopheles inoculano la malaria all' uomo. 

Nei primi tempi in cui io mi occupai di malaria credetti necessario di fare una 
prova suir uomo ; ma non seppi vincere la ripugnanza che m' ispirava qualunque 
prova eventualmente dannosa ad una persona, la quale, per quanto informata pre- 

(*) In un caso trovai nelle ghiandole salivari certe forme che supposi sporozuiti e che più 
tardi riconobbi come pseudosporozoiti. 



_ 142 — 

ventivamente, non può forse avere un giusto concetto del pericolo a cui si espone. 
Sperimentai perciò dapprima sopra me stesso. A Rovellasca nel mese di settembre 
1898 tentai di farmi pungere dagli A. claviger, che avevo raccolti nelle camere 
degli ammalati di malaria a Locate-Triulzi. L' ingegner Billitz per questo scopo mi 
fece costruire una cassetta di legno con un foro quadrato chiudibile da un coperchio 
a guaina. Coi tubi di vetro i ragazzi da me istruiti raccolsero gli Ampheles, che 
mettemmo nella cassetta e portammo a Rovellasca, dove li liberai nella mia camera; 
moltissimi morirono già nelle prime 24 ore; i pochi sopravvissuti non mi punsero, 
sia perchè la temperatura si era abbassata (eravamo nella seconda decina di set- 
tembre), sia perchè erano strapazzati per il trasporto, sia infine perchè in generale 
gli Anopheles claviger non vengono a pungermi. Alcuni, nonostante le mie cure, pas- 
sarono nella stanza da letto di mia mamma e di mia sorella e uno punse la mia 
mamma senza conseguenza alcuna. Dopo qualche giorno nelle nostre camere non si 
trovò più alcun Anopheles vivo ; frattanto la donna di servizio, che nulla sapeva del 
mio esperimento, notava con meraviglia che specialmente nella mia camera si trovavano 
sui muri zanzare morte. 

Passo ora agli esperimenti che hanno dato risultato positivo. 

Primo esperimento. 

Tornato a Roma il 25 sett. trovai che la temperatura era ancora alta e gli 
Ampheles pungevano ancora ; pensai quindi di ripetere 1' esperimento non più su me 
stesso, anche perchè se mi fossi infettato di malaria non avrei potuto continuare il mio 
studio, bensì sopra un individuo che si fosse prestato per il mio esperimento. Altre 
ragioni, che ho esposte nella parte storica, mi obbligarono a sollecitare e dopo di 
essermi messo d' accordo con Bignami, si fece quel!' esperimento che per primo diede 
risultato positivo sull' uomo. Di questo io ho reso conto all'Accademia dei Lincei e 
il Bignami all'Accademia di Medicina. Qui lo riassumerò brevemente. 

Avendomi Koch fatto sapere che egli non credeva fondati i miei sospetti sul- 
l'A. claviger e perciò ritenendo io che egli li avesse dimostrati innocenti, si usarono 
per r esperimento molti C. vexans {malariae) e penioillaris, e soltanto pochissimi 
Anopheles. 

L' esperimento consisteva nel liberare in una camera d' un piano superiore del- 
l' Ospedale di S. Carlo presso Santo Spirito, le zanzare che venivano prese a Macca- 
rese. Un velo alle finestre impediva che fuggissero. In questa camera, quando, al 
26 settembre, si cominciò 1' esperimento il paziente, che veniva ad esso assoggettato, 
aveva già dormito impunemente non ostante le zanzare {") dal 24 agosto sino al 19 
settembre. Si noti che anche un primo paziente aveva già dormito del pari impu- 
nemente dall' 8 al 22 agosto nella stessa camera. L' esperimento si era giudicato ne- 
gativo in ambo i casi e appunto il 19 settembre era stato interrotto anche col se- 



(') Nate uella camera stessa e appartenenti al Gulex pipiens in grandissima parte e in pic- 
cola parte anche al Culex hortensis: giudizio da me fondato sui campioni fornitimi da Bignami e 
sopra molti individui da me raccolti morti nella camera in discorso. 



— 143 — 

condo paziente. In tutti e due e' era stato un lievissimo aumento di temperatura 
(37,4 il giorno 22 agosto nel primo paziente: 37,2 il 10 settembre, 37,3 il 17 
settembre nel secondo. A questi lievissimi aumenti di temperatura, facili a verificarsi 
in molti individui, che anzi nel paziente, il quale li presentò due volte durante l'espe- 
rimento, si erano già osservati anche prima, nessuno dava la menoma ioiportanza, 
essendo riuscita anche vana la ricerca dei parassiti nel sangue. 

Sicurissimo perciò che il secondo paziente col quale imprendevo l'esperimento 
non fosse stato infettato dalle zanzare colle quali Bignami da solo aveva sperimentato, 
non feci la menoma difficoltà a che esso venisse assoggettato alle punture delle tre 
specie da me precisate, per determinare se fossero atte a produrre la malaria ("). 

Come ha rilevato benissimo Bignami, la scelta del soggetto del nostro espe- 
rimento non poteva essere migliore. 

Esso era infatti un vecchio, il quale non aveva mai avuto febbri malariche e 
si trovava da oltre 6 anni nell' Ospedale, nella sezione S. Maria diretta dal dott. Ba- 
stianelli Giuseppe. « L'essere il Sola rimasto per un tempo così lungo sotto la con- 
tinua osservazione di un medico, il quale, già da molti anni, è addentro agli studi 
della malaria, è un dato così prezioso per la nettezza dell'esperimento, che io non posso 
non insistervi sopra » (Bignami). Dal 26 settembre al 23 ottobre si liberarono nella 
camera numerosissime coorti di C. vexans e di C. penicillaris che venivano raccolte 
a Maccarese ; soltanto una volta, verso il 20 ottobre, vennero introdotti nella camera 
anche pochissimi Auopheles (una diecina?) raccolti da me stesso alla così detta Mo- 
ietta di Maccarese, dove abitavano parecchi malarici. Non si può escludere che siansi 
insinuati nella camera cogli altri Culex suddetti alcuni C- annulatus e alcuni A. bi- 
furcatus, ma certamente devono essere stati in molto piccol numero, altrimenti non 
sarebbero sfuggiti tanto a me quanto alla vista acuta del mio inserviente. Il 1° no- 
vembre nel paziente si manifestò la febbre malarica che continuò fino al giorno 4; 
il 3, Bignami riscontrò i parassiti della bidua (febbri estivo-autunnali), che osservai 
io pure, e cominciò a chinizzare l'ammalato. Il resto della storia non ha nessun 
interesse particolare. 

Il caso qui riferito dimostra ad evidenza che le zanzare propagano la malaria. 
E infatti senza la malaria, con la sola puntura dei culieidi palustrij in un, luogo 
non malarico, si ottenne lo sviluppo delle febbri malariche (infezione estivo-aulun- 
nale), in un uomo mai stato affetto di malaria {^). 

Nella stessa camera durante la nostra esperienza dormirono due altri individui, 
uno però per due sole notti. Questi due non s' infettarono perchè, come oggi sappiamo 
quasi con certezza, non furono punti dagli Anopheles infetti. 

(") Oggi si sa con certezza che i suddetti esperimenti fatti da Bigiiami da solo nel 1898, non 
potevano riuscire per doppia ragione: 1° perchè le zanzare adoperate non appartenevano al genere 
Anopheles; 2" perchè se fossero stati anche /4rao/)AeZM non avrebbero potuto essere infetti, essendo 
nati nella camera stessa, dove degevano soltanto pazienti non malarici. (Nello st sso anno 1898 
Bignami precedentemente aveva fatto pungere due altri individui da zanzare raccolte a Porto [quali 
specie?], senza ottenere effetto alcuno). 

C") Io ricercai gli Anopheles che avevo lasciati liberi nella camera per vedere se avessero succhiato 
sangue. Per caso li trovai vuoti e, fuorviato com'ero da Koch, ritenni che forse non avessero punto, 



_ 144 — 

Questo esperimento se fosse restato solo, benché a torto, non avrebbe resistito alla 
critica: 1° perchè si poteva opporre che durante l'esperimento le finestre della camera 
riparate soltanto dal velo lasciavano libera l'entrata dell'aria, ciò che a Roma si ritiene 
molto pericoloso per le febbri ; 2° perchè si poteva contrapporre che nella camera 
durante 1' esperimento per tener vive le zanzare si erano messi dei vasi con pianti- 
celle, cioè contenenti terra umida (vedi Gap. I). 

Fortunatamente senza molto ritardo abbiamo potuto fornire ulteriori prove. 

Secondo esperimento. 

Il secondo esperimento è stato fatto da Bignami e da Bastianelli con gli 
A. claviger da me forniti. L'esperimento è stato da noi tre combinato e pubblicato 
sommariamente. Bignami e Bastianelli successivamente ne diedero una storia partico- 
lareggiata, dalla quale tolgo i seguenti dati: 

« N. N. giovane robusto, che non ha mai avuto febbri malariche e si ti'ova per 
una malattia nervosa nell' ospedale di Santo Spirito da circa tre anni, acconsente a 
dormire in una camera con zanzare dalla notte fra il 13 e il 14 novembre in poi. 
Il giorno prima erano stati liberati in questa camera circa un centinaio di A. cla- 
viger presi a Maccarese. Lo stesso soggetto seguita a dormire regolarmente in questa 
stanza tino al giorno 2 dicembre: vi entra sull'imbrunire e ne esce il mattino per 
passare la giornata nella corsìa comune. 

« Assicura di esser punto tutte le notti: d'altra parte si trovano sempre nella stanza 
vari Anopheles coU'addome pieno di sangue. Un certo numero di Anopheles muoiono 
nel frattempo; peraltro alla fine dell'esperienza se ne trovano ancora molti in buone 
condizioni ». Sui primi di dicembre il paziente è indisposto ed ha leggiere eleva- 
zioni di temperatura; il 3 dicembre cade in preda ad una febbre malarica che si 
svolge come terzana doppia confermata dall'esame del sangue. 

Terzo esperimento. 

Esso venne riassunto da me, da Bignami e da Bastianelli nei seguenti termini : 

« Nel dicembre 1898 si nutrirono molti Anofeli col sangue, assai ricco di semi- 
lune, di un malato recidivo di febbri estivo-autunnali. Questi Anofeli, che così s'in- 
fettarono di semilune, furono tenuti per vari giorni ad una temperatura di 18°-22'' C, 
e poi si portarono nella stufa alla temperatura di 30° C, per accelerare lo sviluppo 
dei parassiti. L'esame metodico di parecchi, sezionati di giorno in giorno, dimostrò che 
contenevano costantemente sporozoi semilunari in via di regolare sviluppo, finché si 
osservò la comparsa di capsule mature e anche di sporozoiti nelle ghiandole salivali. 
Essendo allora logico ritenere che, secondo ogni probabilità, anche gli Anofeli non 
esaminati presentassero un identico reperto, ne furono presi tre, e con questi il 2 
gennaio si fece pungere un soggetto che non aveva mai avuto febbre ; poi il 5 gen- 
naio si fece punger di nuovo lo stesso individuo da due dei tre Anofeli suddetti. 

« In tutto, dunque, questo individuo ebbe cinque punture da tre Anofeli. 

« Dopo le punture i tre Anofeli vennero esaminati : si trovò che tutti tre avevano 



— 145 — 

sporozoi maturi uell'iatestiao e capsule vuote; due soltanto avevano anche sporozoiti 
nelle ghiandole salivali. 

" L' individuo punto dagli Anofeli, dopo aver avuto leggeri sintomi prodromici, il 

14 gennaio fu preso da febbre alta, la quale si svolse col decorso tipico di una 
febbre estivo-autunnale di prima invasione: nel sangue si trovarono i parassiti cor- 
rispondenti. 

» L'infezione fu subito curata e vinta con iniezioni di chinino ». 

Q u ar 1 esperimento 
(fatto (la Bignami e da Bastianelli). 

Ottenuto lo sviluppo degli A. claviger da larve nate da uova deposte in labo- 
ratorio, questi furono infettati di terzana, e tenuti a temperatura di 25°-26° (all' in- 
circa) dal 14 al 25 luglio. L' infezione di questi Aiioplielss dovette avvenire in giorni 
non ben precisati, in quanto che non si fecero pungere appositamente gli Anopheles, 
ma si lasciarono liberi nella stanza dov'era l'ammalato infetto da terzana. 

11 25 luglio sei di questi Anopheles furono posti in stufa a 30°, e di essi, soli 
due punsero nelle ore pomeridiane del 28 un individuo che si prestò volontariamente, 
e che mai era stato malarico. 

Il 30 luglio alle 12 m., gli stessi due Anopheles (rimessi in stufa dal 28 sera) 
punsero di nuovo lo stesso individuo: il 2 agosto non vollero più pungere e furono 
sezionati. Si trovarono nell' intestino dell' uno corpi maturi con sporozoiti ; nell' intestino 
dell'altro poche cisti avvizzite. 

» Il soggetto ebbe il 16 agosto un attacco febbrile che cominciò con brivido dopo 
mezzogiorno ; la temperatura sal'i a 39° e cadde con sudore. Nel suo sangue si nota- 
rono scarsissime forme terzanarie». 

Il 17 agosto mattina si ebbe apiressia. Alla sera nel sangue si trovarono paras- 
siti terzanarì. 

Quinto esperimento. 

La donna, che nel gennaio aveva servito per 1' esperimento sulla quartana, dopo 
essere stata a lungo in carcere, dove fu molto curata col chinino, si presentò a me 
guarita l'estate scorsa; io tenevo vivo un Anopheles claviger nato in laboratorio e da 
me infettato di terzana pura; questa infezione era cominciata dodici giorni prima, sicché 
doveva supporsi che le ghiandole salivari fossero infette. Per un errore dell'inser- 
viente la donna venne punta da questo Anofele, invece che da altro nato in labora- 
torio e infettato di semihme da quattro giorni. Essendomi il giorno dopo accorto 
dell' errore esaminai l'Anofele che aveva punto la donna e trovai le ghiandole sali- 
vali senza parassiti : sulle pareti intestinali si trovarono alcune capsulevuote. Bisogna 
dunque dire che le ghiandole salivali con una puntura si erano liberate di tutti gli 
sporozoiti: ma questi non dovevano essere stati numerosi, a giudicare dal numero delle 
suddette capsule vuote, nonché dalla quantità dogli amfionti trovati in altri Anofeli, 
che s'erano infettati pungendo contemporaneamente lo stesso malato terzanarie. Dopo 

15 giorni la donna ritornò da me alfotta da terzana secondo ogni verosimiglianza 
prodotta dell' unico Anofele che la punse. Venne immediatamente curata e guarita. 

19 



— 146 — 

I sopra riferiti esperimenti, che ornai non dovrebbero più oltre venir ripetuti ("), 
dimostrano, non soltanto che gli Aaopheles propagano la malaria all' uomo ; ma 
anche che le tre specie di parassiti malarici dell' uomo sono buone, cioè l'una non 
trasformabile nell' altra. Questa diversità delle specie era stata sostenuta da me e da 
Peletti per i primi, ma tino agli ultimi tempi aveva sempre trovato contraddittori. 

4. Esperimenti e osservazioni dimostranti che gli Anopheles 
nascono senza germi malarici. 

Un esperimento venne fatto a Santo Spirito dal 30 marzo al 29 aprile da 
Bignami e Bastianelli, un altro molto più esteso e completo venne fatto nel mio la- 
boratorio dal 10 aprile al 10 agosto. Sia il primo che una parte del secondo si leg- 
gono già nella nostra Nota del 7 maggio 1899 (21). Qui riferisco per esteso que- 
sto secondo. 

Dopo essermi persuaso che le zanzare neonate non potevano essere infette non 
avendo trovato mai parassiti, riferibili a parassiti malarici, in tutte quelle moltissime 
che avevo esaminato, più per convincere gli altri che per accertarmene io stesso, 
parecchi individui che non erano mai stati malarici e che mostravano buona voglia, 
furono da me pregati di sottoporsi, insieme con me, alle punture degli Anopheles 
neonati, claviger e hifurcatus. Io stesso davo il buon esempio. 

Precisiamo le condizioni dell'esperimento. In una stanza che, finché la tempe- 
ratura minima di Roma discese al disotto dei 20°, veniva riscaldata a 25°-26'', sta- 
vano collocati tre acquari e quattro bacili di terra. Per dar ricetto gradito agli Anopheles 
si erano posti qua e là dei vasi con piante; agli angoli si erano appese delle stuoie 
e una tenda, sotto alle quali essi potevano nascondersi. 

Negli acquari e nei bacili parecchie volte per settimana e talora tutti i giorni 
si portavano numerose larve, preferibilmente grosse, e ninfe di A. claviger e hifurcatus, 
insieme con acqua, vegetali (a preferenza vellutello) e talvolta fango, il tutto preso 
negli stessi posti donde provenivano le larve e le ninfe. Questi luoghi erano scelti 
con gran cura tra i più malarici che si conoscano in Italia (Maccarese, Porto, Tor- 
treponti. Ninfa, Frasso, Tenuta Berardi nelle Paludi Pontine, Metaponto, Policoro, 
Castelnuovo-Vallo, ecc.). Ogni tanto dagli acquari e dai bacili si toglieva l' acqua 
soverchia e talvolta anche si mutava del tutto. Avevamo dunque nella suddetta stanza 
le stesse condizioni che troviamo in natura, cioè non soltanto gli Anofeli, ma anche 
l'ambiente palustre. 

In questa stanza coloro che prendevano parte all' esperimento si esponevano a 
lungo, specialmente verso il tramonto, colle braccia e qualche volta anche colle gambe 
nude alle punture degli Anofeli che andavano sviluppandosi. 

Nei quattro mesi che durò 1' esperimento gli individui che si fecero pungere 
fm-ono i seguenti: 



(") [Queste parole si leggono nella prima edizione del presente lavoro uscita il 4 giugno 1900; 
dopo quest'epoca i nostri esperimenti vennero ripetuti in varie parti coi risultati che prevedevamo 
con sicurezza]. 



— 147 — 

G. B. — Veniva punto poco e di raro : quasi soltanto quando non e' erano altri nella 

camera ; non gli si manifestavano pomfi al luogo della puntm'a. 
N. — Venne punto moltissime volte, quasi tutti i giorni; certi giorni ricevette 4U 

punture; gli si manifestavano subito grossi pomfi, talvolta anche serpiginosi, che 

duravano circa 48 ore. 
I. — Venne punta poche volte al giorno (4, o 5 volte in media) per circa due mesi: 

i pomfi le si manifestavano dopo 24 ore circa piuttosto piccoli, ma duravano a 

lungo. 
G. D. — Venne punto moltissime volte per circa 2 mesi; i pomfi gli si manifesta- 
vano come a N., ma erano sempre rotondi. 
G. E. — Venne punto discretamente a intervalli, in tutto per circa 10 giorni. 
M. — Venne punto molto, a intervalli, in tutto per circa 20 giorni. 
J. — Venne punto per un mese (dal 10 luglio al 10 agosto) molte volte al giorno. 

Nessuno di noi sette ebbe a risentire alcuna conseguenza dalle punture. 

Soggiungo un breve commento. 

Quando dopo circa un mese da che l'esperimento era stato iniziato, vidi confer- 
mata la mia tesi, che, cioè, gli Anofeli nascono senza germi malarici, cominciai 
a farmi delle obbiezioni che mi indussero a rendere 1' esperimento piìx perfetto. 

Sta bene, mi dicevo io, l'esperimento non poteva riuscire altrimenti, anche perchè 
di primavera nei luoghi malarici (io aveva fatto queste osservazioni sopratutto a Tor- 
treponti) si erano sviluppati molti Anopheles e i casi di malaria se pur c'erano stati, 
erano stati in numero minimo (") : ciò vuol dire che gli Anopheles non trasmettono diret- 
tamente la malaria alla prole, nella stagione tepida. Ma chi ci assicura che ciò non 
possa accadere nella stagione calda? Chi ci assicura che gli Anofeli, morendo nell'acqua, 
non vi lascino dei germi che poscia nei mesi estivi infettino le larve di altri Anofeli y 
Appunto per togliere ogni dubbio, si prolungò l'esperimento per quattro mesi, e dopo 
il primo mese, si ebbe cura di raccogliere le larve, che servivano per l'esperimento, 
in vicinanza ai luoghi dove abitavano individui malarici ; si ebbe anche 1' attenzione 
di sminuzzare molti Anofeli presi in abitazioni di malarici, dentro 1' acqua degli 
acquari e dei bacili. Nonostante queste modificazioni, 1' esperimento non riuscì mai 
positivo. Il mio esperimento dunque nel miglior modo esclude la possibilità che i 
germi malarici passim da Anofele a Anofele. 



5. Espsrimejiti e fatti dimostranti ohe la malaria dell'uomo non ha nulla a ohe fare 
con la malaria degli altri animali. 

Già fin dal 1890 con Feletti avevo dimostrato che i parassiti malarici degli 
uccelli non hanno nulla a che fare con quelli dell' uomo. In questi ultimi anni ebbi 
campo di riconfermare le nostre osservazioni. 



(") Che non esista un'epidemia primaverile vera, cioè da infezioni malariclie primitive è stato 
dimostrato 1' anno scorso da Dionisi, dal quale appresi per la prima volta questo importante fatto, 
da Celli, da Koch, ecc. 



— 148 — 

Negli uccelli un genere di parassiti malarici {Halteridium Danileioski/i) è piut- 
tosto lontano dai parassiti malarici dell'uomo. L' altro genere {Haemamoeba) contiene 
due specie: //. relicta (Grassi e Feletti) e H. subpraecox (Grassi e Feletti). Sono queste 
le forme simili ai parassiti malarici dell'uomo, dai quali si distinguono tuttavia bene, 
sopratutto perchè i movimenti ameboidi non sono riscontrabili neppure quando le forme 
sono giovani. Celli e Sanfelice fino dal 1891 avevano trovato i gameti di queste forme 
che descrivono però come « fasi di vita libera nel plasma sanguigno " destinate a dege- 
nerare e morire. Questi gameti che sono più o meno differenti da quelli dell' uomo 
confermano sempre più la distinzione specifica tra i parassiti malarici dell' uomo e 
degli uccelli da me ammessa. 

Quest'anno il dott. Dionisi ebbe occasione di iniettare ad un uomo sangue di 
civetta presentante un enorme numero di H. subpraecox senza provocare alcuna 
conseguenza. 

Un parassita malarico dei passeri (//. relìcla) non si sviluppò in più di trenta 
Anopheles. La prova deve ritenersi decisiva perchè contemporaneamente s' infettavano 
quasi tutti i C. jìipiens che pungevano gli stessi passeri. 

Ebbi ripetutamente occasione di far pungere giovani passeri da Anopheles, infetti 
nelle ghiandole salivali di sporozoiti di Laveraaia malariae, senza ottenerne alcun 
effetto. 

Ebbi pure occasione di ripetutamente constatare che, come era presumibile, i 
C. pipleiis colle ghiandole salivali infette pungono 1' uomo senza produrgli la malaria. 

Kesta dunque confermato in modo indiscutibile che i parassiti malarici del- 
l'uomo non hanno nulla a che fare con quelli degli uccelli. 

Koch, si è pronunciato sulla non identità di tutti i parassiti malarici degli ani- 
mali con quelli dell' uomo e ne ha fornito prove molto interessanti. 

Da noi in Italia le ricerche fin ora fatte condussero a scoprire certi parassiti 
che si potrebbero a tutta prima confondere con quelli dell' uomo. Sono parassiti che 
si riscontrano in peculiari specie di pipistrelli. Dionisi, che li ha scoperti, ha avuto 
la pazienza di studiarli lunghis.simo tempo venendo alla conclusione non supposta 
soltanto, ma anche dimostrata ampiamente, che appartengono a specie differenti da 
quelle dell' uomo. 

6. Esperimenti ed osservazioni riguardanti l'influenza della temperatura 
sullo sviluppo dei parassiti malarici. 

Fin dal principio delle mie ricerche pensai che la temperatura dovesse avere 
una graaJe iutìueaza; difatti nella secoada edizione (28) della mia prima Nota ai Lincei 
si legge che occorrono altre ricerche riguardanti anche la temperatura per precisare 
ulteriormeute i rapporti della malaria coW Anopheles nell' Europa media. Nella nostra 
Nota pubblicata il 2ò dicembre 1898 (23) sta scritto: « Gli allevamenti venivano 
fatti mettendo immediatamente dopo la puntura VA. claoiger in stufa alla temperatura 
di 30°. Una serie di osservazioni datanti dai primi di novembre ci fa sospettare che 
alla temperatura di 14-15° (temperatura dell'ambiente) nelle prime ore dopo la pun- 
tura, non si possa avere lo sviluppo dell' emosporidio. Uno sviluppo si ha certamente 



— 149 — 

tenendo gli A. claviger a temperatura di 20-22°, ma procede più lentamente che 
non a 30° « . 

Poco più tardi Ross ci comunicava osservazioni simili, fatte sui parassiti malarici 
degli uccelli dentro il corpo del C. ^npiens. 

Nel nostro lavoro pubblicato dalla Società per gli studi della malaria (21) sta 
scritto: « Alla temperatura di 14-15° C, lo sporozoo delle febbri estivo-autunnali non 
si sviluppa nel corpo dell'Anofele ; a 20-22° C. circa subisce uno sviluppo regolare ma 
lento ; alla temperatm-a costante di 30° C. in circa sette giorni compie lo sviluppo 
completo tino alla formazione degli sporozoiti Così a noi accadeva di riscon- 
trare costantemente lo sviluppo dello sporozoo malarico negli Anofeli tenuti in stufa, 
mentre tale sviluppo non avveniva in quelli tenuti nell'ambiente del laboratorio, che 

raggiungeva di rado e solo per alcune ore i 14-16° C 

« La necessità di una temperatura adatta è sopratutto evidente per le prime modi- 
ficazioni che subisce la semiluna nel lume dell' intestino d&ÌV Anopheles. Infatti è 
noto da molto tempo {") che in inverno si vede di rado la formazione dei corpi 
flagellati dalle semilune, ma se appena fatto il preparato, lo si pone in un termo- 
stato, allora si può osservare la formazione dei flagelli in qualunque stagione 

" Ognuno vede l' importanza epidemiologica delle suddette condizioni » . 
Per questa ragione ritenni necessario di estendere molto le ricerche suU' influenza 
della temperatura ; purtroppo non avendo avuto tempo sufficiente, e mancandomi ora 
gli ammalati in condizioni opportune, ho dovuto limitarmi alle seguenti prove : 

1°. Esperimenti fatti con 3 A. claviger messi, subito dopo la puntura di uomini 
malarici, in un refrigeratore ad acqua circolante, dentro il quale la temperatura non 
discendeva al disotto di 15°, 5 C. e non saliva al di sopra dei 17°,5 C. nei giorni 
dell'esperimento (16-25 giugno). Non vi si svilupparono uè i parassiti della bidua 
né quelli della terzana. Altri 12 A. claviger messi contemporaneamente nel ter- 
mostato dopo la puntura degli stessi uomini malarici si infettarono tutti. 

Questo esperimento che venne da me ripetuto due altre volte in coudizioni 
simili, fa credere che non avvenga lo sviluppo della terzana e delle semilune ad una 
temperatiura variante da 15°, 5 a 17°, 5 C. 

2°. Esperimenti fatti cogli A. claviger, esposti a temperatura inferiore di 15° C, 
dopo iniziato lo sviluppo dei parassiti malarici nelle pareti intestinali. Due A. cla- 
viger che hanno punto un fornaio infetto di semilune il 21 e l' hanno ripunto il 
23 e il 26 ottobre, furono tenuti a 24-28° eccetto la notte dal 26 al 27, durante la 
quale stettero sulla terrazza del laboratorio. Vennero uccisi il giorno 30 ottobre. I 
parassiti si trovarono bene sviluppati, normali, soltanto un po' arretrati nello svi- 
luppo: corriypondevano evidentemente alle punture dei giorni 21 e 23. 

Siccome la notte del 26-27 ottobre la temperatura discese a 11° C. circa, così si 
può conchiudere che, dopo iniziato lo sviluppo del parassita nelle pareti dell' inte- 



(") Il fatto venne osservato per la prima volta da me e da Feletti. 

Schaudinn fa derivare l'eccitamento che induce i parassiti malarici alla copula, dal raffredda- 
mento che essi subiscono, abbandonando l'animale a sangue caldo. Ciò non può essere perchè fuori 
di noi la fecondazione dei parassiti malarici avviene anche a temperatura elevata come la nostra. 



— 150 — 

stino, la temperatura può abbassarsi senza pericolo, almeno fino ad un certo punto. 
Recentemente ho avuto occasione di confermare questo sperimento: la temperatura 
discese senza alcun inconveniente a 9° C. circa per due notti (") ; si trattava proba- 
bilmente di parassiti terzanari. 

3°. Esperimento tendente a dimostrare che i parassiti terzanari neìVAmpheles si svi- 
luppano ancora ad una temperatura in cui non si sviluppano più i parassiti semilunari. 

Quando avevo a mia disposizione il vecchio, infetto ad un tempo di gameti ter- 
zanari e semilunari, mi è accaduto un fatto molto singolare che suggerisce delle 
considerazioni importanti dal punto di vista epidemiologico. 

Sperimentai sul suddetto individuo un primo gruppo di 6 A. claviger verso il 
meriggio del giorno 17 giugno; un secondo gruppo di 6 altri dalle 13 alle 16 del 
giorno 17 stesso; un terzo gruppo di 6 altri dalle 9 alle 12 del giorno 18. 

I primi due gruppi vennero tenuti a temperatura ordinaria; il terzo fu subito 
messo nel termostato a 28° C. circa. 

Gli Ampheles del primo gruppo si infettarono di parassiti terzanari e semilu- 
nari; gli Anopheles del terzo gruppo si infettarono ugualmente; invece quelli del 
secondo gruppo diedero risultato positivo soltanto per la terzana. Eiflettendo su questo 
risultato mi venne alla memoria che nel pomeriggio del 17 era avvenuto un abbas- 
samento di temperatura abbastanza notevole. Mi procurai perciò le temperature di 
Roma dal 12 al 18 giugno; esse sono le seguenti: 



n I O R N I 




12 


13 


14 


15 


16 


17 


18 





20°2 


O 

19,7 




18,5 


19,2 




18,1 


16,0 


18,3 


7 


22,7 


23,1 


21,5 


19,7 


21,8 


20,5 


21,0 


9 


25,6 


26,7 


23,3 


23,4 


24,0 


23,3 


16,6 


12 


26,7 


26,0 


23,7 


23,5 


S4,0 


22,8 


18,0 


13 


25,9 


25,2 


23,4 


24,0 


24,4 


22,8 


17,9 


15 


24,0 


23,4 


21,8 


22,6 


21,ò 


21,1 


18,0 


18 


21,2 


21,9 


20,0 


20,7 


20,0 


18,5 


17,3 


21 



Io non conosco precisamente la temperatura della camera a nord del mio labo- 
ratorio, in cui io sperimentavo: ma studiando il precedente prospetto e confron- 
tandolo coi dati sopra esposti, è lecito domandarsi se non fu l'abbassamento di 
temperatura che impedì lo sviluppo dei parassiti semilunari nelle ore pomeridiane 
del giorno 17. Si può obbiettare che alla mattina del 18 la temperatura era ancora 
più bassa che nel pomeriggio del 17 e ciononostante i parassiti semilunari si svilup- 
parono. L'obbiezione tuttavia non regge perchè, avendo osservato l'abbassamento notevole 



(") D'inverno nella parete dell'intestino di Anopheles presi in libertà, trovai ripetutamente 
dei parassiti malarici, i quali erano in via di degenerazione, secondo ogni verosimiglianza perchè 
la temperatura si era troppo abbassata (vedi anche il Gap. seguente). 



— 151 — 

della temperatura, avevo posto gli Anopheles che avevano punto la mattina del 18 
uno per uno immediatamente nel termostato, mentre quelli che avevano punto nel 
pomeriggio del 17, erano stati a temperatura ordinaria, come sopra ho detto. 

4°. Bignami e Bastianelli tino al maggio del 1899 sperimentarono ripetuta- 
mente la quartana cogli Anopheles a 30° C. circa, senza mai ottenere alcuno stadio 
di sviluppo; io invece ottenni gli amfionti in una donna (pag. 134), tenendo gli 
Anopheles a 23-25° C. Durante il luglio ottenni amtìonti quartanari nel corpo 
degli Anopheles alla temperatura di 16°, 5 C. circa, mentre non ne ottenni alcuno in Ano- 
pheles che avevano punto contemporaneamente lo stesso individuo, ma che venivano 
tenuti a 30° C. circa. [Purtroppo gli Anopheles non erano nati in laboratorio e di 
12 sperimentati a circa 16°,5 C. soltanto 2 diedero risultato positivo (alcuni parassiti 
in ciascuno dei due)ì. Questi esperimenti potrebbero far supporre che manchi lo svi- 
luppo dei parassiti della quartana a temperature elevate e che essi si sviluppino in- 
vece anche a temperature, alle quali non resistono i parassiti terzanari e semilunari. 

Probabilmente, come fu già sopra accennato, il momento in cui la temperatura 
può arrestare lo sviluppo è quello corrispondente alla formazione dei flagelli, forse 
alla fecondazione e forse anche allo stadio di vermicolo. 

Gli esperimenti riferiti sotto i nn. 8° e 4° tendono a spiegare perchè la quar- 
tana sia molto rara nei paesi tropicali (") e arrivi ad una latitudine settentrionale, 
per quanto io so, non raggiunta dalle altre forme, perchè i parassiti semilunari man- 
chino forse totalmente nell' Europa media e siano più comuni nell' Italia media che 
nell'Italia settentrionale, perchè in novembre e in dicembre del 1898 gli Anofeli di 
Maccarese infettarono soltanto di terzane, ecc. ecc. 

L'argomento però vuol essere ripreso e ristudiato, sia perchè gli sperimenti da me 
fatti, specialmente quelli sulla quartana, sono insufficienti, sia perchè i dati riguardanti 
la distribuzione geografica delle singole specie di parassiti e il numero dei casi 
d' infezione primitiva nei vari paesi e nelle varie stagioni ancor non si conoscono 
con sufficiente precisione. 

* 

Gli sperimenti riferiti sotto il n. 1 confermano che l'abbassamento di temperatm-a 
riesce fatale ai parassiti nel tempo in cui si trovano ancora nel lume dell' intestino 
A&W Anopheles : penso che se la temperatura scende al di là di un certo limite essi 
vengono digeriti. Mentre sembra che la temperatura troppo bassa impedisca la forma- 
zione dei flagelli, ecc., essa può impunemente discendere fino ad un certo punto dopo 
che la fecondazione è avvenuta (e si è formato il vermicolo?). 

Ritengo perciò che un buon criterio, per determinare se le varie specie di paras- 
siti malarici presentino differenze nel minimo grado di temperatura necessario per il 
loro sviluppo neir intestino AqW Anopheles, sia fornito dallo studio della temperatura 
a cui i gameti si flagellano (ossia gli anteridi emettono le microspore). Con questo 



(*) Recentemente Koch ha trovato molti casi di quartana anche nei paesi tropicali. Bisosrna 
perciò forse ritenere che il non aver noi ottenuto lo sviluppo della quartana a 30° fosso casuale. 
In ogni modo occorre rifare gli sperimenti. 



— 152 — 

indirizzo si è messo al lavoro nel mio laboratorio il dott. Martirano. Egli ha redatto 
questo sunto delle sue ricerche. 

" Queste ricerche per istabilire colla maggior precisione possibile il grado più 
basso di temperatura a cui le semilune possono flagellarsi, furono fatte lungo il 
dicembre scorso sul sangue di un recidivo, che di tanto in tanto presentava accessi 
febbrili. Ecco le conclusioni a cui si è giunti : 

n I. Nel sangue rapidamente essicato non esistevano che le forme a semiluna ; 
le forme rotonde si videro solo nel sangue non disseccato, dopo qualche minuto da che 
era stato estratto. L'arrotondarsi della semiluna preludeva il suo flagellarsi, quantunque 
non tutte le semiluue, che si arrotondavano, si flagellassero. 

" II. Non fu mai osservata la flagellazione delle semilune ad una temperatura 
inferiore a 17° quantunque si osservassero i preparati per molte ore. 

« III. Alla temperatura di IS" dopo circa 25'-30' si videro parecchie semi- 
lune flagellarsi. Fra i 1 8° e i 20° un gran numero di semilune si flagellò in 20'-30'. 

" IV. Si è costantemente osservato che solo una parte delle semilune di un 
preparato si arrotondava e si flagellava ; altre si arrotondavano senza flagellarsi ; mol- 
tissime non cangiavano forma. 

" V. Le semilune si comportavano nel modo suaccennato anche somministrando 
al malato forti dosi di chinino » . 

Purtroppo queste ricerche vennero interrotte e non estese alla terzana e alla 
quartana. 



* 



Nel corpo deW Anopheles i parassiti malarici, terzanarie e semilunare, compiono 
il loro ciclo, cioè arrivano flno alle ghiandole salivari in circa 8 giorni a tempera- 
tura costante da 28° a 30° C. ("). 

Nei mesi di luglio ed agosto a Roma in una camera rivolta a ponente e che 
di notte si teneva chiusa, lo sviluppo richiese 12-18 giorni; nel mese di settembre 
invece (prima metà) richiese 14 giorni. A temperatura più bassa lo sviluppo si ral- 
lenta proporzionalmente; gli abbassamenti alternantisi cogli elevamenti di temperatura 
producono rallentamenti e acceleramenti corrispondenti. 

7. — Conseguenti considerazioni sull'andamento delle epidemie malariche (''). 

Le oaservasioni riguardanti la temperatura necessaria per lo sviluppo dei pa- 
rassiti malarici negli Anopheles spiegano la legge empirica dell' influenza della 

[") [Koch aveva sostenuto che per la maturazione dell' Haemamoeba (Proteosoma) occorre nella 
zanzara una temperatura uniforme di 24° e. o più. Recentemente Ruge ha osservato che essa accade 
anche a una temperatura che varia da Ili" a 24° e , per il Proteusoraa tedesco. L'osservazione di Ruge, 
per quanto io ho veduto, va applicata anche al Proteosmna italiano]. 

e*) [Su questo argomento ha fatto estese ricerche il dott. Dionisi: le sue conclusioni non sono 
ancora pubblicate. Siccome io misi a profitto molti dati da lui fornitimi, senza i quali non avrei 
potuto formulare le conclusioni a cui sono arrivato, riconosco fin d'ora ogni diritto di priorità al 
dott. Dionigi]. 



— 153 — 

temperatura sull'andamento dell'epidemia malarica (Vedi Capitolo II). Questa però 
viene regolata anche dalla quantità degli Anoplieles, i quali in generale in aprile 
e fin oltre la metà di maggio sono molto scarsi. (Capitolo II e IV). 

Dalle mie ricerche nell' Italia media e meridionale risulta che la quantità di 
Anofeli infetti è relativamente molto più rilevante nei mesi più caldi dell'anno, 
giugno, luglio, agosto e settembre. Da questi mesi si passa ad altri, ottobre, novembre 
e dicembre, in cui il numero di Anofeli infetti in generale va gradatamente dimi- 
nuendo. 

Perchè non nascano equivoci occorre aggiungere due considerazioni: l' una rife- 
rentesi ai mesi più caldi, l'altra a quelli susseguenti. 

Quando parlo di numero rilevante di Anofeli infetti nei mesi più caldi, intendo 
che si trova in generale un Anofele infetto nelle ghiandole salivari, cioè capace di 
infettarci, ogni cento che si arriva a catturarne. Questa percentuale a tutta prima 
sembra insignificante, ma in realtà non è tale perchè il numero degli Anofeli può 
essere enorme tanto che un individuo per mesi di seguito può esser punto da cen- 
tinaia di Anopheles ogni giorno; perchè un solo Anofele può infettare 5, (3 e più 
individui e infine perchè ai parassiti malarici toccò in sorte per arrivare a destina- 
zione un mezzo sicuro quale manca a moltissimi altri parassiti, cioè l' inoculazione 
diretta nel sangue. 

Durante i mesi susseguenti quelli più caldi, quando le osservazioni vengono 
limitate alle camere di individui malarici, può sembrare che la quantità degli Ano- 
feli infetti sia maggiore di quella di prima, specialmente se l'inverno decorre molto 
mite. Così negli ultimi di novembre 1898 ('')(21) abbiamo trovato persino il 75% degli 
Anofeli infetti in alcune camere di Maccarese (vicino a Roma) dove tutti quelli che 
vi dormivano erano malarici. Anche nel dicembre dello stesso anno trovammo nelle 
stesse camere molti Anofeli infetti (in grandissima parte soltanto nello stomaco). Ciò 
sta in rapporto col fatto che gli Anofeli, quando la temperatura si abbassa, perdono 
quasi r abitudine di mutar molto il luogo di ricovero; perciò gli Anofeli presi con- 
temporaneamente ai suddetti nelle stalle e nei pollai, dove si nutrivano per lo più 
di sangue di animali domestici, non si presentavano quasi mai infetti. Si tenga pre- 
sente che l'andamento della stagione influisce molto; perciò nel dicembre 1899, 
relativamente meno mite che nell' anno precedente trovai pochissimi Anofeli infetti 
(soltanto nello stomaco). Aggiungasi infine che la quantità di Anofeli in ottobre, no- 
vembre e dicembre è sempre di gran lunga minore che nei quattro mesi precedenti. 



(") K questo proposito mi permetto una piccola digressione. Gosio (20) osserva a me ed a' 
miei collaboratori che " ad un maximum di Anofeli infetti constatato (a Jlaccarese) a^H ultimi 
di novembre, anziché un maximum di nuove infezioni nello stesso novembre avrebbe dovuto cor- 
rispondere un maximum di nuove infezioni su per giù nella prima quindicina di dicembre, meso 
in cui i detti autori vedono invece il fenomeno malarico già mitigato n. Veramente noi abbiamo 
scritto un po' differentemente: « in modo corrispondente i casi di nuove infezioni malariche furono 
molto uumerosi in novembre e diventarono meno frequenti in dicembre n. Occorre tener conto .inche 
degli effetti della temperatura bassa di cui si parla nel presente Capitolo, nonché dell' ibernazione 
degli Anofeli della quile ho parlato nel Gap. II e V. Aggiungasi anche che in dicembre gli abi- 
tanti di Maccarese erano già quasi tutti infetti di malaria. 

20 



— 154 — 

Tutte queste circostanze spiegano come, nonostante le suddette osservazioni, io sostenga 
che il numero degli Anofeli infetti vada diminuendo in ottobre, novembre e dicembre. 

Nel 1899 ho trovato i primi Anofeli infetti a Maccarese nella parete dello sto- 
maco (stadi giovani e medi) in principio di giugno. Nel 1900 ho trovato i primi 
Anofeli infetti nelle ghiandole salivari al 14 giugno sì a Maccarese che nella piana 
di Salerno : si noti che precedentemente avevo in varie epoche esaminato le ghian- 
dole salivari di centinaia di Anofeli senza rinvenirvi mai gli sporozoiti e prima della 
fine di maggio centinaia di stomaci senza rinvenirvi gli amfionti. (Ciò coincide anche 
colle osservazioni di Martirano). 

[Nel 1901 dal gennaio al maggio esaminai più di 500 Anofeli provenienti da 
Locate Triulzi, da Maccarese e dalle Paludi Pontine; ne trovai soltanto due infetti 
mediocremente nelle ghiandoli salivari, imo in febbraio e l'altro in marzo; nel primo 
vi erano ancora, in corrispondenza allo stomaco, le capsule colle masse residuali. 
Questi due Aiiopheles provenivano dalle Paludi Pontine. Non trovai mai alcun 
amfìonte in via di sviluppo. Quando i suddetti sporozoiti si fossero sviluppati è dif- 
ficile a dirsi]. 

In complesso risulta che neW Italia media e meridionale sino al principio 
di giugno tranne in casi eccesionali, non si trovano Anopheles capaci d' infettarci 
di malaria. Su questi fatti io prima d' ogni altro ho richiamato 1' attenzione. Dopo 
di me vennero pubblicati anche da Koch con piccole differenze rispetto al tempo in 
cui gli Anofeli non sono infetti, che viene da lui (1899) esteso a otto-nove mesi. 
Eecentemente anch'agli ha ammesso che questo tempo è maggiore estendendolo quasi 
fino ai limiti da me stabiliti. 

Conseguentemente fino al giugno non si danno che eccezionalmente infezioni 
malariche primitive, come ha per primo dimostrato il dott. Dionisi (33). Ciò con- 
corda perfettamente coli' opinione del volgo il quale ha empiricamente stabilito che, 
per esempio, la campagna Romana diventa pericolosa dopo 1' 8 giugno, la piana di 
Capaccio verso S. Antonio (13 giugno), ecc. 

L'insorgere annuale dell' epidemia dev' essere subordinato a recidive di infe- 
zioni contratte {") nell'anno precedente. Le recidive di terzana maligna devono avve- 
nire in generale dopo quelle di terzana ordinaria perchè in generale le nuove infezioni 
della prima avvengono dopo quelle della seconda. Non posso perciò accordarmi con 
Celli il quale scrive che « è strano che mentre per la quartana e la terzana lieve il 
numero dei recidivi sembra aumentare in vicinanza del nuovo rispettivo loro anno 
epidemico, pare avvenga il contrario per la terzana grave. È questo un punto che 
dev'essere ancora meglio illustrato ". 

[Nella recente epidemiologia della malaria pubblicata da Celli {Atti della So- 
cietà per gli studi della malaria, voi. II, 1901) si legge che ancora altri punti 
oscuri intorno alla vita degli emosporidi nell' interno delle zanzare devono esser 

(") Che i gameti possano ricomparire nel sangue senza dar luogo a sintomi è poco probabile: 
che però le recidive si possano ridurre a insignificanti febbriciattole, che talvolta spontaneamente 
scompaiono, è cosa certa, coni' è certo che le bidue contratte in una epidemia possono recidivare 
durante l'epidemia successiva. (Relazione dell'esperimento fatto sotto la direzione del Prof. B. Grassi 
nella Piana di Capaccio. Milano, Tipografia Civelli 1901). 



— 155 — 

rischiarati con ulteriori osservazioni ed esperimenti prima di poter dire quali siano 
gì' intimi rapporti che corrono fra zanzare ed epidemia di malaria. Io credo che le 
incertezze che si sono affacciate a Celli dipendano dal non essersi egli reso chiara- 
mente conto dei seguenti fatti fondamentali : 

1°. Tutti gli A. clavlger dell'anno precedente muoiono in primavera (presso 
a poco alla fine di marzo e in aprile) ; perciò in nessun modo gli Anofeli che si sono 
infettati verso la fine della stagione malarica precedente possono esser presi in con- 
siderazione per spiegare 1' insorgere delle terzane maligne (giugno e luglio) nella 
nuova stagione malarica. 

2°. Come ho detto e ripetuto, in generale gli Anofeli di primavera sono molto 
scarsi presso a poco fin oltre la metà di maggio nell' Italia media. Se invece fossero 
comuni senza dubbio la nuova stagione malarica dovrebbe incominciar prima; ciò 
sembra verificarsi in Lombardia (Celli), dove, per la presenza delle risaie, gli Ano- 
pheles sono enormemente abbondanti e vennero da me trovati in buona quantità 
già alla fine di aprile. 

3°. Nella Relazione dell' esperimento di preservazione dalla malaria fatto sui 
ferrovieri nella piana di Capaccio sotto la direzione del prof. B. Grassi, 1901, si leggono 
le seguenti osservazioni epidemiologiche redatte dal dott. F. Martirano: " In giugno 
si riscontrarono quasi soltanto terzane ordinarie, nella prima quindicina di luglio 
con gran prevalenza le terzane ordinarie, e poche febbri estivo-autunnali. Nella seconda 
metà di luglio e in agosto diminuirono a poco a poco le terzane ordinarie sino a 
dare luogo ad una grandissima percentuale di febbri estivo-autunnali, percentuale 
che si mantenne in settembre, e ancora più spiccatamente in ottobre, nel quale mese 
si trovarono semilune molto più abbondanti che precedentemente. Le quartane raris- 
sime in settembre, andarono diventando meno rare in ottobre, specialmente verso la 
fine del mese ". 

Io posso aggiungere che i casi sicuri di nuove infezioni verificatesi nel luogo 
dell'esperimento si dimostrarono a grande prevalenza dapprima di terzana ordinaria 
e di terzana maligna successivamente. Perciò è, secondo me, certa la legge delle reci- 
dive che precedono le forme primitive, come ho esposto più sopra. Essa è del resto 
una necessaria conseguenza di fatti già ben stabiliti, a meno che si voglia supporre 
la trasformazione della terzana ordinaria in terzana maligna, supposizione già ina- 
missibile nel 1890 (Grassi e Feletti) e ora dopo gli esperimenti assoluti fatti da 
me, da Bignami, da Bastianelli, da Manson, ecc., risultata indiscutibilmente erronea. 
4°. Come risulta dagli stessi dati di Celli, Marchiafava, Dionisi, ecc., la 
terzana ordinaria presenta molte recidive, in marzo e in aprile ; fortunatamente queste 
recidive non possono venire usufruite dagli Anopheles che sono scarsissimi, oltreché 
la temperatura è piuttosto bassa. In ottobre le semilune sono molto più abbondanti 
che nei mesi precedenti ; ancora fortunatamente il numero degli Anopheles è già 
molto diminuito e l'aria si è già rinfrescata. 

In conclusione, tutto deve diventare chiaro a chi al principio della nuova stagione 
malarica ha ben cura di tener separate le recidive dalle infezioni nuove. 

5°. Perchè le recidive di terzana avvengano in certi mesi e quelle delle febbri 
estivo-autunnali in certi altri, perchè di primavera non si trovino che molto ecce- 



— 156 — 

zionalmente recidive di febbri estivo-aiitunnali (Marchiafava, Celli ecc.), non si può 
spiegare altrimenti che facendo punto di partenza dal fatto che la maggior parte 
delle infezioni sono doppie (o miste che si vogliano dire) e ammettendo una sorta 
d'immunità temporaria per un dato parassita susseguente ad una certa durata del- 
l' infezione. Supponiamo che un individuo sia infetto delle due sorta di parassiti in 
discorso; per un certo tempo domina quello estivo-autunnale; a poco a poco l'orga- 
nismo acquista una certa immunità e allora viene a dominare quello della terzana; 
dopo che per questo pure l'organismo ha acquistato una certa immunità torna a pre- 
dominare quello estivo-autuunale. Perchè quello estivo-autunnale domini a gran prefe- 
renza in certe stagioni, donde appunto è stato nominato, è difficilissimo arguire; forse 
ciò è in rapporto colla circostanza che le forme estivo-autunnali trovano un ambiente 
più favorevole nei climi più caldi]. 

8. — Malaria nei paesi tropicali. 

Ho sempre parlato della malaria in Italia e mi preme di qui far notare come 
presumibilmente gli stessi fatti si ripetano in tutta l' Europa meridionale, mentre 
nelle altre regioni e sopra tutto nei paesi tropicali essi potrebbero svolgersi, fino ad 
un certo punto, in modo difterente. Purtroppo le ricerche fatte finora nei paesi tro- 
picali sono incomplete e non danno nemmeno la sicurezza che la malaria si pro- 
paghi soltanto cogli Anopheles. A questo riguardo è d' uopo ricordare che la storia 
dei parassiti a doppio ospitatore ci insegna come ciascuno dei due osti possa esser rappre- 
sentato da forme non affini l' una all' altra. Così la Taenia leplocephala può ma,tma,re 
oltre che nei Mus eccezionalmente anche nell' uomo, mentre non matura mai in molti 
altri rosicchianti ; fanno ad essa da ospitatore intermedio un lepidottero, alcuni cole- 
otteri e un ortottero, mentre molti altri lepidotteri, coleotteri e ortotteri non si mo- 
strarono almeno finora, capaci di ospitarla. 

9. — Conclusioni. 

Riunendo assieme quanto ho esposto in questo capitolo dirò che dagli esperi- 
menti ri feria e oggi stali confermati da varie parti resta dimostrato come la ma- 
laria umana si propaghi in Italia esclusivamente per mezzo degli Anopheles infettatisi 
esclusivamente pungendo V uomo. Tutte le specie italiane del gen. Anopheles sono 
capaci di propagare la malaria umana. Z'Anopheles claviger^ essendo specie di 
gran lunga più comune delle altre e vivendo frequentemente nelle ahitaiioni, in 
particolare nelle camere e nelle stalle dove la temperatura di notte non s' abbassa 
molto, viene ad essere la principale causa della malaria. Le altre forme hanno 
molto minore importanza: esse pure, però, specialmente in certe località dell' Italia 
media e meridionale portano il loro contributo all' epidemia malarica. L'k. bi- 
furcatus ha speciale importanza per la malaria dei boschi. 



— 157 — 



CAPITOLO VII. 



Sviluppo dei parassiti malarici umani 
nel corpo degli Anofeli. 



In questo Capitolo mi propongo sopratutto di dimostrare che alle generazioni 
neutrali dei parassiti malarici che ritmicamente si succedono nel corpo dell' uomo, 
s' intercala necessariamente, al momento opportuno, una generazione sessuata dentro 
il corpo dell' Anop/ieles. 

Ma prima di entrare nell'argomento ritengo necessario fare un cenno dei parassiti 
malarici dentro il corpo dell' uomo. 

1. Premesse riguardanti i parassiti malarici nel corpo dell'uomo. 

A) Osservazione di Metschnikoff. — Devo ricordare che per un certo tempo 
i parassiti malarici dell' uomo furono sospettati semplici alterazioni dei globuli san- 
guigni. E in realtà sembrava che mancasse la prova rigorosa della loro natura paras- 
sitaria. Fu Metschnikoff il primo che pronunciò nel 1887 una parola importante sull'ar- 
gomento. Egli intuì che i parassiti malarici fossero Sporozoi, basandosi specialmente 
SUI corpi così detti flagellati simili ad altre forme da lui vedute nei Coccidi. Pur 
troppo queste forme dei Coccidi, che veramente trovano riscontro nei corpi flagellati, 
vennero trascurate e sfuggirono a coloro, me compreso, che dopo Metschnikoff affron- 
tarono l'argomento della malaria. Se fin dal 1887 si fosse tenuto presente questo 
confronto fatto da Metschnikoff certamente la questione della malaria avrebbe pigliato 
un altro indirizzo. 

B) Scoperte Italiane. — Nel 1889 Golgi distinse tre sorta di parassiti 
malarici {varietà che forse potrebbero, secondo l'autore, trasformarsi l'una nell'altra, 
varietà d'ima sola e ìnedesinia specie), una legata alle febbri irregolari, un'altra alla 
terzana e la terza alla quartana, ognuna con un ciclo evolutivo e riproduttivo, il quale 
corrisponde mirabilmente coli' andamento degli accessi febbrili. Egli asserì che spe- 
cialmente questi cicli regolari indicavano con tutta sicurezza che le forme scoperte 
da Laveran erano parassiti, e non prodotti di degenerazione. 

Nonostante la supposta trasformazione dei parassiti malarici (negata da me e da 
Peletti per i primi), nonostante l' imperfezione dello studio delle febbri irregolari 
(approfondito poi da Marchiafava, Celli ecc.), lo scoperte di Golgi sono di grandis- 
simo interesse, e tutti gli studiosi le hanno confermate e ammirate. 



— 158 — 

C) Nucleo dei parassiti malarici nel corpo dell'uomo. — Fin dal 1887 
io esponevo a Celli il mio pensiero, che se il supposto parassita malarico è vera- 
mente tale, deve presentare molto probabilmente un nucleo. Che se non lo possiede, 
allora la sua natura parassitaria resta sempre più discutibile, perchè bisogna riferirlo 
ad una classe la cui esistenza va diventando sempre più incerta, cioè ai moneri. 

Quasi due anni più tardi Celli in collaborazione con Guarnieri pubblicava appunto 
una serie di interessanti ricerche in proposito fatte col bleu di metilene. I plasmodi pig- 
mentati presentano, secondo essi, un ectoplasma intensamente colorito, un entoplasma 
molto debolmente colorito (è scolorito affatto nelle belle figure che accompagnano il 
loro testo), ed un corpo a limiti netti, avente particolare struttura, perciò presentante, 
una colorazione pallida uniforme, o su questa uno o due corpicciuoli più intensa- 
mente coloriti (sono, nelle figure, coloriti intensamente, come 1' ectoplasma), oppure la 
parte più colorita disposta come a reticolo. 

Alcuni di questi corpi si vedono altresì prima che si siano fatti immobili i 
plasmodi, dei quali possono seguire i movimenti, presentando così un certo grado di 
ameboidità. Questo carattere ed insieme il modo di colorazione e la sede, ove sono 
costantemente, cioè in mezzo all' entoplasma, fanno credere (sono parole degli A.) 
questi corpi veri e propri nuclei, quali si trovano, alle identiche condizioni, in molti 
Missomiceti. n Nei plasmodi senza pigmento spiccano talora punti più colorati che 
potrebbero essere il principio del differenziamento del nucleo ». « Ciò si può notare 
anche nelle spore. » Le precedenti particolarità di struttura non si osservano più 
quando i plasmodi passano alla fase riproduttiva. Collo stesso mezzo di colorazione 
i suddetti A. hanno veduto che nelle forme semilunari spesso colorasi un corpo 
rotondo, verso il mezzo e vicino alla massa di pigmento (un tal corpo, secondo gli A., 
nei Coccidi è considerato come nucleo). Nelle figure il corpo in discorso è rappresen- 
tato colorito intensamente come una parte del citoplasma. 

D'altra parte è d'uopo notare che gli A. non hanno ottenuto alcun risulta- 
mento colle solite sostanze che si adoperano per colorire i nuclei (carminio, ema- 
tossilina). 

Come si rivela da queste imparziali citazioni. Celli e Guarnieri hanno dichiarato 
entoplasma il succo nucleare, ed hanno descritto come nucleo il nodetto nucleoliforme 
(Grassi e Feletti). Il loro nucleo non si coloriva più intensamente del citoplasma, 
eccetto nei giovani plasmodi e nelle spore, dove però essi sovente non lo distingue- 
vano bene, o non lo trovavano, come risulta dal testo e dalle figure. Al momento 
più importante lo perdevano di vista e perciò nulla osservarono che indicasse la 
parte presa da questo nucleo nella riproduzione. 

Poco prima di Celli, Golgi aveva riscontrato nelle spore della quartana, » un 
corpicciuolo splendente a fresco, più spiccatamente colorabile colle aniline, visibile 
specialmente nel momento in cui si compie la segmentazione, che potrebbe essere 
interpretato quale un nucleo. Tale corpicciuolo non si vede nei globetti della terzana, 
per altro è verosìmile che siffatta differenza sia esclusivamente da riferirsi al diverso 
diametro. » 

Crediamo dunque (scrivevamo io e il collega Feletti nel 1890) autorizzata la 
conclusione che la descrizione e le figure di Celli e di Guarnieri, e la descrizione 



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di Golgi lasciassero intravedore l' esistenza di un nucleo, ma non lo dimostrassero 
con quella sicurezza che richiedevasi. 

Perciò io e Feletti riprendevamo la quistione concludendo che esiste nei paras- 
siti malarici un nucleo ^ come in molti altri protozoi, caratterizzato da un pecu- 
liare nodello nucleoli forme. Questo nucleo piglia la parte dovuta nei fenomeni di 
riproduzione e precisamente, per quanto noi abbiamo veduto, si moltiplica per 
divisione diretta. 

Successivamente Mannaberg ha in sostanza confermato i nostri risultati. Anche 
egli ha distinto un nucleo, la peculiare disposizione del citoplasma, la separazione 
di questo in due strati ad un dato periodo di sviluppo, ecc. Anch' egli, come noi, 
ammette molto verosimile che la divisione sia diretta. Però secondo Mannaberg il 
nodetto nueleoliforme, ad un certo momento, sparirebbe ; lo che noi invece neghiamo. 
Quasi contemporaneamente a Mannaberg, Romanowsky, interpretava con noi l'en- 
toplasma di Celli come succo nucleare; però riscontrava nel nodetto nueleoliforme 
una rete cromatica formante più tardi un gruppo di cromosomi ; la moltiplicazione 
doveva essere perciò cariocinetica. 

Le conclusioni suddette non trovarono favore nella scuola di Roma. 

Recentemente Ziemann riprese il metodo di Romanowsky e con esso confermò 
in grandissima parte ciò che io e Feletti avevamo scoperto ; ma non avendo consultato 
il nostro lavoro in esteso, credette di aver osservato cose del tutto nuove e si limitò 
a citarci parecchie volte, sempre trovando a ridire. Egli fece risaltare in modo par- 
ticolare come il metodo da noi proposto non meritasse fiducia, ciò che era anche 
opinione di altri. 

Voglio qui riportare questo nostro metodo e discuterlo alquanto. Si mette sul 
vetrino portoggetti una goccia di soluzione allungata di bleu di metilene, o di fucsina 
(una goccia di soluzione aicooliea satura in tant' acqua distillata quanta ne contiene 
un comune vetro da orologio) ; indi raccolta una piccola goccia di sangue malarico 
sul vetrino coproggetti, si lascia cadere questo sopra la goccia del liquido colorante. 
Per mescolare i due liquidi basta sollevare da un lato il vetrino coproggetti e la- 
sciarlo ricadere. 11 preparato è ben riuscito quando appare del tutto trasparente. 
Così si ottiene di solito il nodetto nueleoliforme intensamente colorato. II citoplasma 
può comparire colorato, o no; il succo nucleare resta incolore. In ogni caso il no- 
detto nueleoliforme viene assai più intensamente colorato del resto. 

Noi non sappiamo spiegarci come agisca sui parassiti malarici il liquido che 
viene a formarsi aggiungendo al sangue la suddetta soluzione acquosa di un colore 
d'anilina. Certo è che si può contare su di essa per dimostrare il nucleo, come pro- 
vavano già nel 1890 i raffronti da noi fatti, osservando a fresco, ovvero osservando 
preparati eseguiti con altri metodi, od anche sperimentando il nostro metodo su altri 
protozoi parassiti. 

Fin d'allora però avvertivamo che il nostro metodo non sembrava commen- 
dabile per lo studio delle fine particolarità di struttura del nucleo. Infatti col 
metodo da noi proposto, la soluzione acquosa di un colore d'anilina veniva applicata 
senza previa fissazione; ciò doveva alterare le minutissime strutture, ma non poteva 
tuttavia creare il nucleo se non fosso esistito. D'altra parte i fissatori anche molto 



— 160 — 

delicati, come ha dimostrato recentemente Fischer, producono essi pure delle gravi 
alterazioni; perciò un metodo non può giudicarsi a priori, ma prima dev'essere con- 
trollato razionalmente con altri metodi. Nel nostro caso questi controlli non mancarono 
e quelli di Ziemann specialmente vennero molto a proposito. 

Recentissimamente Bignami e Bastianelli confermarono in complesso ciò che 
aveva veduto Ziemann, e, pur differendo parzialmente nelle interpretazioni si persuasero 
che veramente conviene definitivamente abbandonare la loro distinzione di citoplasma 
cromatico, di citoplasma acromatico, e di granulo cromatico, per tornai'o al nostro 
concetto di citoplasma e nucleo con nodetto nucleoliforme ("). 

Se io confronto le conclusioni di Ziemann, colle nostre del 1890 debbo rilevare: 
1°. Egli ha confermato essenzialmente quel modo di riproduzione del nucleo 
che noi avevamo descritto fino dal 1890. Ho qui perciò riportate alcune figure di 
Ziemann (I. m, 98, 99) e alcune del nostro lavoro del 1890 (I. 102-104). 

2°. Evidentemente il suo corpuscolo cromatico corrisponde al nostro nodetto 
nucleoliforme, come risulta confrontando le figure or citate. 

3°. Ziemann ha aggiimto che il corpuscolo cromatico compatto nei parassiti 
piccoli, man mano che il parassita ingrossa, acquista una struttura spongiosa. 

4°. La membrana nucleare da noi ammessa non esiste, secondo Ziemann. Alcune 
volte però, soggiunge Ziemann, ho veduto nella zona acromatica un finissimo reticolo ; 
qualcosa di simile è già stato descritto da noi nel citato lavoro. 

Non farebbe poi meraviglia che la membrana del nucleo col metodo del dissec- 
camento adottato da Ziemann sparisse. 

Certo è che già a fresco si può talvolta rilevare attorno al nucleo un evidente con- 
torno che permette di parlare di una membrana nucleaie (Grassi, Peletti e Mannaberg). 
Col metodo da noi proposto essa si distingue con sicurezza, benché tenuissima, come 
l'abbiamo definita fin dal 1890; ma chi può escludere che essa sia ima produzione 
artificiale? La circostanza che il pigmento col nostro metodo non penetra mai dentro 
il succo nucleare, a mio avviso, può far pensare all' esistenza reale di uno stra- 
terello ispessito attorno al nucleo, straterello che, per analogia, dobbiamo interpretare 
come membrana nucleare per quanto delicatissima. 

La presenza di una membrana nucleare sembra anche confermata dalla circo- 
stanza che il nucleo, col metodo da noi proposto, pur mantenendosi sferico, rigonfia, 
il che dimostra che vi penetra acqua. 

Debbo inoltre osservare che nei preparati fatti col metodo del Romanowsky si 
trovano non di rado dei grossi parassiti col nucleo sporgente dal protoplasma nel 
globulo rosso: in questi casi parrebbe proprio che esistesse una tenuissima membrana. 
5°. Singolarissima poi è l'opinione di Ziemann che il nodetto nucleoliforme 
nelle semilune scompaia. Per dimostrarne la presenza altri ha dovuto ricorrere ai 
vapori d'acqua (Sacharoff); e così invece di trattare direttamente il sangue con una 
soluzione acquosa d'un colore d'anilina, lo si espone ai vapori d'acqua; ma sopra 
questo argomento tornerò più avanti. 

(") Anche noi avevamo osservato che l' individuo giovane pui^ contenere frammenti di globulo 
rosso (Grassi e Feletti). 



— 161 — 

Ciò che ho detto fin qui sul nucleo dei parassiti malarici trova alla sua volta piena 
giustificazione in quanto noi sappiamo di altri Protozoi e sopratutto degli Sporozoi. 

Specialmente le ricerche di Schaudinn hanno illuminato questo punto. Negli 
altri Sporozoi ciò che io ho denominato a suo tempo nodetto nucleoliforme viene oggi 
denominato cariosoma (un tempo si sarebbe denominato nucleolo). 

In conclusione io e Feletti abbiamo dimostrato per primi in modo sicuro che i 
parassiti malarici hanno veramente un nucleo, il quale trova riscontro in quello di 
altri protozoi. Ciò viene oggigiorno generalmente ammesso. 

Era mio desiderio ristudiare la struttura dei parassiti malarici dell'uomo colle 
sezioni del sangue e degli organi conservati coi noti metodi citologici invece che 
col disseccamento. Purtroppo me ne è mancato il tempo; qui mi limito perciò ad 
alcune osservazioni fatte col metodo di Romanowsky. 

Nei preparati fatti col metodo di Romanowsky qualche volta il nodetto nucleo- 
liforme (I. 110) appare nettamente diviso in cromosomi che possono essere disposti 
in doppio ordine in guisa da far pensare a una doppia piastra nucleare, e perciò ad 
un processo di cariocinesi, quale presso a poco è già noto in altri Protozoi. In pro- 
posito veggansi anche le fig. 4 e 7, tav. I della recente Memoria (5) di Bastianelli 
e Bignami. Certamente si tratta di stadi di moltiplicazione. Il loro valore è difficile 
a stabilirsi. Importa (I. Ili) notare che si possono trovare stadi simili in cui i cro- 
mosomi di ciascuna piastra sono tra loro fusi assieme o per un piccolo tratto, oppure 
quasi in totalità. In tutti questi casi si potrebbe pensare sempre ancora, benché l' in- 
terpretazione sia un po' artata, a un processo di cariocinesi; ma contro questa inter- 
pretazione sta il fatto che in altri casi si ha una tipica divisione diretta, semplice o 
multipla, del corpuscolo nucleoliforme. Fornisco alcune figure di Grassi — Feletti e 
Ziemann, nelle quali questi processi sono evidenti (I. 96-106). 

Se si interpreta il nodetto nucleoliforme come un unico cromosoma, interpre- 
tazione già immaginata da me e da Feletti fin dal 1890, è forse possibile anche in 
questi ultimi casi di ricondurre il processo a una sorta di cariocinesi; ma questa inter^ 
pretazione è collegata a tante altre questioni citologiche, sulle quali tornerò più avanti. 

D) Nomenclatura riguardante i vari stadi dei parassiti malarici anche 
NEL corpo dell' anopiieles. — Il sopra accennato processo conduce alla ben nota 
sporulazione scoperta da Golgi. Questo termine di sporulasioae oggi giorno vuol essere 
cambiato, come pure sono diventati necessari altri termini nuovi per gli Sporozoi. 

Trovo perciò fin d'ora opportuno proporre questa nomenclatura, attenendomi sopra 
tutto ad Haeckel, il quale nella sua « Filogenia sistematica » ha introdotto una quan- 
tità di neologismi, di cui molti felicissimi. Nel far le mie proposte parto anche dalla 
considerazione che occorre uniformare, fin dove è possibile, la nomenclatura dei vari 
stadi evolutivi dei parassiti malarici e degli Sporozoi a quella generale degli esseri 
unicellulari. 

Come ho detto, i parassiti malarici possono riprodursi per generazione neutrale 
(non sessuale) e per generazione sessuale. Il primo modo di generazione, che è ap- 
punto quello che riscontrasi nel corpo dell'uomo, denominasi monogonia^YMxo, che 
riscontrasi nel corpo dell' Anopheles, denominasi amflgonia. 

21 



_ 162 — 

Queste due sorta di generazione dunque si alternano; si dice perciò che i pa- 
rassiti malarici presentano la citometagenesi (per questo nome vedi più oltre). 

Il processo di monogama si verifica appunto con quella modalità speciale che 
denominasi sporulazione, o più esattamente spoì'ogonia {") conitomica o conitomia 
(per polverizzamento). Schaudinn propose per lo stesso processo il termine schiso- 
gonia che mi sembra superfluo : egli riserba invece il nome di sporogonia per l'am- 
figonia che si verifica pure per sporogonia conitomica. 

I prodotti della sporogonia conitomica, sì nel corpo dell'uomo che in quello 
dell' Anopheles, denominansi secondo la nomenclatura già molto in uso sporosoiti e mi 
sembra inutile un nome speciale (mero^oiti) per gli sporozoiti derivati dalla mono- 
genia quale venne proposto da Simond e da Schaudinn. 

È più ragionevole la proposta di termini speciali per l' individuo della genera- 
zione amfigonica e monogenica. I termini che io propongo di monoute per l' indi- 
viduo della generazione non sessuata e di am/ionte per l' individuo della generazione 
sessuata sono adoperabili anche per gli altri Protozoi, oltre che per gli Sporozoi 
(Schaudinn denomina il mio mononte, schisonte, e il mio amfionte, copula, oocinete, 
oocisti ecc.). 

Certi mononti si trasformano in gameti, i quali restano sterili nel corpo dell'uomo, 
e spetta a Mac Callum il merito di aver dimostrato che le cosidette semilune sono 
appunto gameti. 

Io e Dionisi abbiamo riuniti insieme i fatti noti in altre forme di Emosporidi 
e conchiuso che anche in esse si formano gameti simili, già noti coi nomi di forme 
adulte non sporulanti, ovvero grossi corpi pigmentali liberi o forme sterili della ter- 
zana e della quartana (*) ; la nostra era soltanto un' induzione, la cui esattezza suc- 
cessivamente ho dimostrato con Bignami e Bastianelli. 

1 gameti sono di due sorta e precisamente nel corpo dell' uomo distinguiamo 
soltanto una macrospora detta anche ooide {macrogamete di Schaudinn) e un anle- 
ridio {microgametogeao di Grassi, microgametocito di Schaudinn, ecc.). 

Dna rivista critica di Liihe nel Centralbl. f. Bakl. u. Parasit. F. Abt. (56) ed 
il Report (1900) (77) di Ross mi dimostrano la necessità di aggiungere il seguente 
prospetto della nomenclatura da me proposta, seguendo Haeckel, in confronto a quella 
proposta da Schaudinn, da Ray Lankester, da Ross seguendo Herdman ed infine da 
Koch. Per maggiore chiarezza ho aggiunto anche la nomenclatura usata dagli autori 
precedenti (Marchiafava, Celli, ecc.). Sono contento di constatare che Lang nella 
nuova edizione del suo Lehrbuch der vergi. Anat. (1901) segue essenzialmente la 
nomenclatura Haeckel-Grassi indicata nel seguente prospetto (pubblicato già nel 1900): 



C) Schaudinn ha cambiato il senso del termine sporogonia, ciò che non mi sembra accettabile. 

(*") Celli aveva richiamato molto l'attenzione su queste forme; le aveva descritte anche negli 
uccelli e le aveva paragonate alle semilune : tutte osservazioni esattissime, delle quali oggi è mu- 
tata soltanto l'interpretazione. Già Manson (59) parecchi mesi prima di noi aveva parzialmente 
preveduto il fenomeno da me e da Dionisi ulteriormente precisato. 



— 163 — 



I. 


II. 


ni. 


IV. 


V. 


VI. 


Haeckbl -Grassi 


SCHAUOINN 


Rat Lankester 


Boss 


KOCH 


AOTOBI 
MENO RECE^T1 


1) Monogonia (genera- 
sionè ntutràle) per 
sporogonia conito- 
mica conitomia. 


Schizogonie 


- 


- 


Endogene Entwicke- 

luBg 


Spornlazione 


i) Mononte 


Schizont 


OudeteroBpore (4) 


Amoebnla or Myio- 
pod — Sporocyte 


- 


Plasmodio, Ameba 


3) Sporoxoito {mono- 
gonico) (1). 


Merozoit 


Noraospore 


Spore 


- 


Spora, Àmebala, Gin- 
nospora 


4) j Macrospora {o 
.„ l erogamele) 

5) e / Anieridio (2) 
e 1 


Makrogamet 
Mikrogametocyt 


Gjnospore 


a, , Macrogamete 

1) 

o ^ — 


Weibliches Indi vi- 
duum - Weiblìche 
Parasit. 

Mànnlicbe Parasit 


Forma sterile, 
degenerante , 
flagellantesi. 
Sfera , Sfera 
libera. Semi- 
luna , Corpo 
flagellato, La- 
vorania. Gros- 
so corpo pig- 

mentato libero. 


^1 

6) 1 Microspora {o 

f Spermoide, o 
\ Microgamete) 


Mikrogamet 


Androapore 


Microgamete 


Spermatozoon (Mànn- 
licbes IndÌTÌduutii) 
(5) 


Flagello 


Am/ìgonia {^ener asto- 
ne sessuale) per spo- 
rogonia conitomka 
conitomia. 


Sporogonie 


— 


— 


Esogene Entwicke- 
lung 


— 


8) Aìnfionte{Z) (quan- 
do è mobile chia- 
masi: vermicolo) 


Copula, Ookinet, Oo- 
cyste 


Gametospore 


Zygote 


Wùrmchen und Coc- 
cidienartige Ku- 
gel 




9) Sporogoito (amfigo- 
nieo). 


Sporoioit 


Gametoklaat or Ga- 
metoblast 


Blast 


Sichelkeime 


- 



(1) Invece di sporozoito potrebbe usarsi il termine di ^innospora {Grassi e Feletti 1890). 

(2) Nelle Note preliminari usai il termine: microgametof/eno. 

(3) Nelle Note preliminari asai anche il termine ligote che ora ritengo superfluo. 

(4) Any spore whìch is noi dìfferentiated so as to òe male or female. 

(5) Koch (47) pag. 17 e Luhe (57) pag. 61. 



E) Partenogenesi dei gameti? — lo suppongo che la macrospora e for- 
s' anche la microspora siano capaci di moltiplicarsi partenogeneticamente con quelle 
modalità di riproduzione che sono note coi nomi di divisione e gemmazione, l'una 
tanto afBne all' altra. 

Questi che seguono, sono gli argomenti in favore della mia supposizione (") : 

I. Osservazioni dirette. — Dna riproduzione che può interpretarsi come parte- 
nogenetica è già stata accennata da vari autori. 

La prima osservazione, per quanto io so, è stata fatta da me e da Feletti. » Ab- 
biamo trovato a fresco, nel sangue non colorito, delle semilune con nucleo a cifra otto 
e talvolta nettamente con due nuclei, amendue circondati da pigmento. Qualche rara 
volta notavasi uno strozzamento della stessa semiluna con due nuclei: allora uno di 



(") In realtà è mia soltanto la forma scientifica della supposizione in discorso, essendo state 
da alcuni medici già riferite le recidive alle semilune. 



_ 164 — 

essi trovavasi al di qua e V altro al di là dello strozzamento. Queste figure, a nostro 
parere, preludiano alla riproduzione ». 

Il fatto venne confermato da Mannaberg, che ha veduto anche la divisione totale, 
e ha conchiuso che la moltiplicazione per divisione delle semilune è sicura; ed è 
stato, infine, osservato pure da Ziemann, che però ha notato ancora uno stretto ponte 
di riunione tra i due nuovi individui. 

Riguardo ai parassiti della terzana e della quartana manchiamo di dati precisi, 
come pure per le Haemamoebae degli uccelli. 

Nei gameti quartanari e terzanari è stata però osservata una sorta di gem- 
mazione che potrebbe forse mettersi in rapporto col processo sopradetto. Essa fu 
notata anche nelle semilune. Osservazioni simili vennero fatte per le Haemamoebae 
degli uccelli (Celli, Sanfelice) ("). 

Labbé ha descritto nelV EaUeridium un processo di sporulazione, il quale non 
è stato confermato né da Mac Callum né da Opie né da Laveran, e neppure dame; egli 
è stato evidentemente tratto in inganno da figure simili alla 10 a del mio lavoro con 
Feletti. Già nella nostra spiegazione di questa figura si legge che essa sembra una 
figura di sporulazione, ma in realtà non lo é. Ci pare in conclusione che nell'Hal- 
teridiwm siano soppresse le generazioni neutrali. In esso non fu riscontrato finora 
altro modo di riproduzione all' infuori di quello per divisione dei gameti (partenoge- 
nesi ?) (*). 

II. Argomenti per analogia cogli Sporosoi. — Nella Adelea ovata (83) Siedlecki 
ha dimostrato che i gameti, siano di sesso maschile che di sesso femminile, danno 
luogo a una o più generazioni per sporogonia conitomica {generazioni endogene) che 
si potrebbe ritenere con Giard (17), partenogenetiche C). Vuoisi notare però che gli 
individui maschili àe:\Y Adelea generano soltanto individui maschili, e i femminili 
quelli femminili. 

Non ci deve sorprendere di trovare in gruppi affini, cioè, come ho detto nel- 
y ffalteridium, la soppressione di im ciclo di sviluppo. Lo stesso Siedlecki ha dimo- 
strato nella Benedenia la soppressione delle suddette generazioni endogene ìììW' Adelea. 



C") Questa interpretazione, cade se si ammette che le così dette gemmule prodotte dai gameti 
siano corpuscoli direttivi, ossia di riduzione (Vedi piii avanti). 

(*) " Nel sangue periferico del piccione e del passero abbiamo trovato Halteridium giunti al 
massimo sviluppo, i quali si strozzavano nel mezzo, venendo cos'i ogni metà ad acquistare una metà 
del nucleo. Non è raro d'incontrare Halteridium simili già divisi in due, ogni metà con un nucleo n. 
(Grassi e Feletti 1890). 

Ciò ha confermato recentemente Laveran (50). La figura di divisione fornita da questo autore 
riguarda un individuo di sesso femminile ; egli ha osservato che il nucleo prende la debita parte 
nel processo in discorso. Ultimamente poi lo stesso autore (52) emise l'ipotesi che anche nel 
parassita in discorso si verifichino le generazioni neutrali, ma i fatti da lui avanzati per appog- 
giarla sembrano finora inconcludenti. 

(") Schaudinn per altro ammette che la generazione da me supposta partenogenetica nelY Adelea 
rappresenti una generazione non sessuata come quelle che si verificano nei Coccidium, colla sola 
differenza che u&WAdelea già nella generazione non sessuata si verificherebbe la distinzione degli 
individui nei due sessi. 



— 166 — 

III. Argomenti per lontana analogìa coi Sareodini. — Per ulteriori schiari- 
menti riporto due schemi, 1' uno riguardante i cicli di sviluppo dei parassiti malarici 
secondo il mio modo di vedere (parte destra della Tav. V), e l'altro riguardante 
un Rizopodo studiato da Schaudinn, il Trichospkaerium Sieboldi (") (flg. 16). 



a 








^i Tì^yt 





Mononte in sporogonia 
couitomsca 



U 



FiG. 16. — Trichospkaerium Sieboldi: rappresentazione schematica del suo ciclo evolutivo 
(secondo Schaudinn). 



Dallo schema riguardante il Trichospkaerium risulta che anch'esso, come i pa- 
rassiti malarici e come molti altri, e molto probabilmente tutti i Protozoi, presenta 
necessariamente il fenomeno della fecondazione (1 e 2) e quindi una generazione amfi- 
gonica (.3-7) la quale alterna con generazioni monogeniche (8-12). 



{' 



Gioverà qui richiamare anche quanto riferisco piìi avanti a proposito del Volvox (pag. 188). 



— 166 — 

Né le generazioni monogoniche né quelle amfigoniche sono uniformi potendo esse 
avvenire per divisione, per gemmazione e per sporogonia conitomica (6', 6", 6'" e 7, 
ir, 11", 11'" e 12). 

Se paragoniamo questo ciclo del Trichospliaerlum con quello dei parassiti malarici, 
nonostante le molte e gravi differenze, evidentemente risulta che nell'ultimo non 
sono rappresentate le riproduzioni per gemmazione e per divisione; non ci dovrebbe 
perciò troppo meravigliare se queste maniere di riproduzione venissero riscontrate anche 
nei parassiti malarici. 

Riunendo tutt' assieme, da una parte i fatti positivi osservati nei parassiti 
malarici, dall'altra gli argomenti d'analogìa coli' Adelea, col Trichosphaerium, col 
Volvox e in generale con tutti gli altri Protozoi, mi permettono di ammettere prov- 
visoriamente r ipotesi — ipotesi di lavoro — che anche nei parassiti malarici abbia 
luogo la riproduzione partenogenetica, cioè dei gameti, per gemmazione e per divisione. 
Probabilmente su questo argomento getterà molta luce lo studio della quartana, nella 
quale i corpi flagellati sono scarsissimi, mentre i corpi che non si flagellano (ma- 
crogameti ?) sono molto meno scarsi ("). 

La mia ipotesi spiegherebbe benissimo il singolare fenomeno delle recidive a lunghi 
intervalli tanto comuni nella malaria; vale a dire che la generazione partenogenetica si 
verificherebbe quando gli individui, apparentemente risanati, vengono assaliti da un 
nuovo accesso febbrile. 

La recidiva succede qualche volta dopo un breve intervallo e in questo caso 
una spiegazione è ovvia (*). Non si può dire lo stesso quando la recidiva si verifica 
settimane od anche mesi dopo 1' ultimo accesso febbrile. Per spiegare come possa 
avvenire tale fenomeno, senza ricorrere all' ipotesi della riproduzione partenogenetica 
dei gameti, si può far capo ad altre due ipotesi : o ammettere che i mononti per 
un tempo molto lungo sospendano il loro sviluppo, ciò che sarebbe molto strano, 
oppure ammettere che cessate le febbri restino ancora nel sangue alcuni mononti, le 
cui successive generazioni in gran parte andrebbero perdute perchè l' ospitatore non 
offrirebbe loro un ambiente opportuno : a poco a poco l' ambiente ridiventerebbe op- 
portuno, i parassiti ridiventerebbero abbondanti e giungerebbero alfine a produrre un 
nuovo accesso. Questa seconda ipotesi non può venire respinta a priori. 

Non voglio lasciar l'argomento senza accennare che nel nostro lavoro del 1890 
trovo alcune notizie le quali, a mio avviso, possono servire a chi svolgerà ulteriormente 
r ipotesi dei gameti partenogenetici : 

« ^ possibile che un individuo apiretico, il quale presenta semilune, guarisca 
senza che sorvengano mai accessi febbrili. Però abbiamo osservato molte e molte volte, 
nei casi di febbre a lunghi intervalli, che le semilune aumentavano man mano che 
si approssimavano nuovi accessi. Qualche volta le semilune diventavano molto abbon- 
danti per parecchi giorni prima di questi nuovi accessi, durante i quali diminuivano 



(") Vi sono nella letteratura dei casi di febbre malarica sperimentale prodotta dall'iniezione di 
sangue contenente soltanto semilune. Occorre ripeterli escludendo qualunque fonte d'errore. 

(') Vedi gli studi sull'infezione malarica del 1S94 di Bignami e Bastianelli. Per ispiegare le 
recidive a lunghi intervalli essi ricorrono ad ipotetiche spore con membrana. 



— 167 — 

molto, fino quasi a scomparire del tutto. Appena, in rarissimi casi, vedemmo scom- 
parire le semilune senza che insorgessero accessi febbrili ». 

F) Dove e come sviluppano i gameti. — Sotto parecchi aspetti sarebbe im- 
portante poter determinare le condizioni in cui si sviluppano i gameti. Fin dai primi 
momenti in cui cominciai a riilettere su questo argomento mi sorrise l' ipotesi che i 
gameti si producessero in organi speciali, e a questo riguardo il prof. Marchiafava ri- 
chiamò la mia attenzione sopra il midollo delle ossa. 

Recentemente Bastianelli e Bignami sostennero appunto che i gameti semilunari 
originassero nel midollo delle ossa; ora io non so se, dopo queste osservazioni, si debba 
annullare quanto essi scrissero nel 1890 intorno alla formazione dei gameti stessi. 

Nel 1890 Bignami e Bastianelli descrivevano la formazione delle semilune come 
segue : 

• Il settimo ed ottavo giorno di malattia nel sangue estratto dalla milza ed 
eccezionalmente in casi, in cui il reperto parassitario è abbondantissimo, anche nel 
sangue del dito, si ritrovano corpicciuoli pigmentati ovoidi o fusati endoglobulari, dei 
quali si può seguire lo sviluppo sino alla semiluna adulta. Mentre il sangue della 
milza nei primi attacchi febbrili, specialmente se la puntura è eseguita intorno al- 
l' inizio dell' accesso, suol dimostrare la presenza di corpicciuoli rotondi endoglobulari 
con pigmento centrale e di sporulazioni provenienti da questi; dopo un numero varia- 
bile di attacchi un certo numero di corpicciuoli con pigmento centrale, in luogo di 
avviarsi alla sporulazione, assume la forma ovoide o fusata, e si sviluppa fino al 
corpo falciforme » . 

Nel 1899 invece descrivono la formazione delle semilune nel midollo delle ossa, 
come segue: 

Essi premettono che le più piccole tra le forme giovani delle semilune » e in 
quantità non paragonabile si trovano nel midollo delle ossa soltanto. E giusto dunque 
ritenere che le semilune (come abbiamo stabilito altrove) si formano nel midollo 
delle ossa " . 

« Le forme più piccole, che possiamo dire con certezza che appartengono alla 
fase semilunare, sono già pigmentate, anzi contengono relativamente molto pigmento 
quando il loro volume è di poco maggiore di quello dei piccoli anelli: se dunque la 
semiluna in principio poco differisce dalla comune ameba, presto si differenzia ed 
assume caratteri morfologici e biologici particolari ' . 

• Da queste forme giovanissime, che possiamo riconoscere con certezza come d'ori- 
gine semilunare, comincia la nostra descrizione. Sono grandi poco più di un' ameba 
senza pigmento, o con granulini, hanno contorno netto, rifrangenza più forte e carat- 
teristica: il pigmento è disseminato o raccolto in gruppi di aghi del tipico aspetto 
di quelli che si vedono nelle semilune adulte. Il pigmento aumenta col crescere del 
parassita, ma non in tutti gì' individui in quantità eguale, sicché si hanno infine 
semilune con molto pigmento, semilune con poco pigmento. Nei preparati colorati (che 
si possono ottenere sezionando il midollo delle costole una mezz' ora dopo l' esito 
letale, negli individui morti di perniciosa subito dopo 1' ingresso all' ospedale) con 
1' ematossolina, il corpo semilunare giovane prende un colorito bleu un po' più forte 



— 168 — 

alla periferia, ed al centro è molto pallido ; col metodo di Romanowsky il corpo pro- 
toplasmatico si colora in bleu pure più intensamente alla periferia e nella parte 
pallida sta la cromatina in forma di bastoncelli più o meno vicini ; questa disposi- 
zione della cromatina a cromosomi distinti è costante nelle semilune, mentre nei paras- 
siti dell' altro ciclo solo nelle fasi di moltiplicazione si può riconoscere che la cro- 
matina è fatta di filamenti ». 

Già fino dal 1890 io e Feletti notavamo che 1' opinione allora espressa da Bignami 
e Bastianelli ci sembrava fondata sopra un equivoco ed infatti, soggiungevamo: « la 
semiluna ha il suo pigmento attorno al nucleo, ed invece 1' Emameba quando ha il 
pigmento accumulato al centro, presenta già vari nuclei ». 

lo non ho potuto fare altre ricerche sulla sede dove si sviluppano i gameti. Ad 
ogni modo, dalle ricerche recenti di Bignami e Bastianelli, risulta confermato quanto 
era già stato ammesso, che gameti semilunari si sviluppano nel midollo delle ossa, 
dove peraltro si trovano anche mononti in vari stadi di sviluppo tra cui molti 
anche in conitomia. Ciò dimostra con sicurezza che la produzione dei gameti non è 
conseguenza dello sviluppo dei parassiti in certi organi, perchè in questi stessi organi 
maturano e si moltiplicano anche i mononti proprio contemporaneamente. 

Esclusa pertanto la possibilità di riferire la produzione dei gameti a una peculiare 
sede, si deve cercare un'altra spiegazione. 

Studiando la letteratura, si sarebbe tentati di attribuire la produzione dei gameti 
ad una certa immunità che l'organismo fino ad un certo punto va acquistando contro 
la malaria col ripetersi degli accessi febbrili; seiionchè molti altri fatti dimostrano 
che la produzione dei gameti comincia già dopo i primi accessi febbrili, cioè tanto 
precocemente che non si può ancora parlare d' immunità. 

Tutti i fatti finora noti tendono invece a farci credere che la produzione dei 
gameti o è fenomeno ereditario, come la produzione delle cellule germinative nell'em- 
brione d' un metazoo, ovvero trova la sua ragione nelle condizioni di vita poco favo- 
revoli in cui si trovano quei parassiti che diventano gameti. Forse vi contribuiscono 
tutt' e due queste cause, come dimostra da una parte la suddetta comparsa dei gameti 
dopo i primi accessi febbrili e dall'altra 1' abbondante produzione di gameti semilu- 
nari che si verifica quando il chinino viene amministrato in dosi piccole, o quando 
si usa invece del chinino il fevrolo, il succo di limone, ecc. (Gualdi e Martirano). 

Anche riguardo al modo di produzione dei gameti esistono molte incertezze. 
Bignami e Bastianelli hanno descritto la produzione dei gameti semilunari, come sopra 
si è detto, in due modi differenti nel 1890 e nel 1899. L'ultimo modo a tutta prima 
sembra il più probabile; ma se si paragonano le figure della Tav. 11 della Memoria 
di Marchiafava e Bignami (61) con quelle della Tav. I del recente lavoro di Bastianelli 
e Bignami (5), il criterio della quantità di pigmento (rileggasi il principio della cita- 
zione), col quale questi distinguono i giovani gameti, sembra non del tutto certo, ed 
io credo che 1' argomento richieda nuove ricerche. 

Che nel primo momento di vita del parassita siavi già una differenza tra il mo- 
nonte e il gamete non è ammissibile, mancando qualunque prova diretta o indiretta. 
Porse il differenziamento può cominciare in differenti stadi; certamente avviene diurante 
la fase vegetativa e non è più possibile quando è cominciata quella riproduttiva. 



— 169 — 

G) Come si riconoscono i gameti. — Mentre i gameti della Laverania 
malariae per la loro forma semilunare sono facilmente differenziabili dai mononti, 
riesce difficile distinguere quelli della terzana e della quartana e praticamente si è 
assolutamente sicuri di aver sott' occhio dei gameti soltanto quando si vedono uscir 
fuori gli spermoidi (flagellarsi), ovvero si trovano dei mononti, non avviati alla spo- 
rogonia, che hanno consumato tutto il globulo rosso e persistenti senza segmentarsi 
non ostante il succedersi degli accessi febbrili o la mancanza degli accessi stessi. A 
fresco, servono, non sempre forse, con tutta la sicm-ezza desiderabile, altri criteri che 
accenneremo più avanti nella descrizione delle singole specie dei parassiti malarici 
umani. Nei preparati coloriti col metodo di Romanowsky le incertezze di diagnosi 
mi sembrano maggiori. 

Il dott. Martirano recentemente fece molti preparati di un sangue terzanarie ric- 
chissimo di parassiti : le forme presentanti ancora alla periferia un orlo fatto dal glo- 
bulo rosso non interamente consumato che secondo le fig. 19 e 21 della tav. II di 
Bastianelli e Bignami (1899) dovevano giudicarsi gameti, erano molto abbondanti: 
nessuna invece si flagellò per quanto egli usasse tutte le cautele desiderabili. (Erano 
forse troppo giovani?) 

In base alle ricerche di Celli, Dionisi ecc. ritengo che si possa giudicare gamete 
terzanarie o quartanario ogni parassita grande che ha consumato tutto il globulo 
rosso, senza entrare nella fase riproduttiva solita. 

Tenendo presenti le accuratissime ricerche di Ziemann, sorge spontanea la sup- 
posizione che si debbano ritenere gameti maturi quelle forme nelle quali non si riesce a 
colorire il nodetto nucleoliforme (cromatina, come oggi si dice generalmente) col me- 
todo di Romanowsky, senza ricorrere a speciali artifici (esporre il sangue al vapore 
acqueo, esaminarlo poco dopo che è stato succhiato à&W Anopheles, ecc.) (I. 109). 
(I. 108 rappresenta un gamete quasi maturo?). 

I gameti sono di due sorta: maschili e femminili, ossia anteridi o microsporociti, 
e macrospore. Essi si differenziano per la quantità di cromatina che è molto maggiore 
negli anteridi (I. 2 e 4) ; in questi il protoplasma pare meno denso e perciò assume 
meno intensamente il bleu col metodo di Romanowsky (Bignami, Bastianelli, ecc.). 

H) Caratteri zoologici delle singole specie durante il ciclo umano. — 
Come ho detto precedentemente nella parte storica, distinguiamo nell' uomo per lo meno 
tre parassiti malarici. I caratteri di questi parassiti meritano di essere brevemente 
riassunti. 

Plasmodium malariae. 

Quando è piccolo, emette lentamente pseudopodi di solito lunghi e sottili. Le 
correnti protoplasmatiche (indicate dai corpuscoli di pigmento) o sono torpide, o non 
sono rilevabili ; il pigmento risulta di granelli grossolani, o di bastoncelli, ed è di 
colore bruno oscuro. 

A poco a poco questo mononte ingrandisce, aumentando anche la quantità di pig- 
mento, e perde la mobilità presentandosi perciò costantemente loboso dapprima e poi 
tondeggiante. 

22 



— 170 — 

Esso produce di solito 9-12, talvolta soli 6, tal altra perfino 14 sporozoiti. 

Il globulo rosso invaso conserra i suoi caratteri. U mononte già adulto, ma, 
neir osservazione a fresco senza reagenti, non mostrantesi ancora avviato alla sporo- 
gonia, di solito ha invaso quasi tutto il globulo rosso, ne lascia libero, cioè, uno stia- 
terello periferico, riconoscibile dal suo colore: questo straterello a sporogonia com- 
piuta di solito non si rileva più. 

Il suo ciclo evolutivo (compresa la sporogonia) richiede 72 ore. 

Questo ciclo compiesi nel sangue circolante senza che i parassiti si accumulino 
di preferenza nel letto vasale di alcuni visceri; lo si può perciò seguire facilmente 
anche studiando soltanto il sangue estratto colla puntura del dito. 

I gameti scarsi, rotondi, distinti dai mononti adulti sopratutto per la grande mobi- 
lità del pigmento, sparso per tutto il loro corpo, sono di varie grandezze, da meno di 
un globulo rosso (di solito) a due volte lo stesso. Arrivati ad una certa grandezza 
non mostrano più traccia del globulo rosso. 

La specie in discorso è causa della quartana. 

P. vivax. 

Si distingue specialmente per i movimenti ameboidi più vivaci anche nelle forme 
ingrandite ; le correnti protoplasmatiche sono pure più vivaci ; i corpuscoli di pigmento 
sono più fini, più granellosi e di color bruno più chiaro che nel P. malariae. 

Questo mononte produce di solito 15-20, perfino 25 sporozoiti. 

II globulo rosso, che ospita il parassita, si rigonfia e scolorisce. Il mononte 
adulto, ma non ancora a fresco e senza reagenti, accennante alla sporogonia di solito 
lascia libero uno straterello periferico del globulo rosso. Di questo straterello a spo- 
rogonia compiuta, di solito non rilevasi più traccia. 

Il mononte raggiunge una volta e mezzo la grandezza di un globulo rosso. 

Ciclo in 48 ore. 

Nonostante che i mononti adulti, o in sporogonia avanzata tendano ad accumu- 
larsi nella milza, può tuttavia seguirsi tutto il ciclo studiando il sangue estratto dal 
dito. 

Gameti piuttosto abbondanti, rotondi, distinti dai mononti adulti per il pigmento 
a granelli più grossolani, o a forma di bastoncelli e per il movimento di solito molto 
più vivace del pigmento stesso. Possono raggiungere la grandezza di due-tre volte 
un globulo rosso. Arrivati ad una certa grandezza non mostrano più traccia del glo- 
bulo rosso. Non si distinguono da quelli del P. malariae (Ziemann). 

È causa della terzana. 

Laverania malariae. 

Si distingue questa specie perchè è più piccola delle altre, sicché il mononte 
adulto, che a fresco senza reagenti non mostra ancora traccia di sporogonia, tutto al 
più raggiunge la metà circa del globulo rosso e a sporogonia compiuta conservasi 
ancora almeno un terzo del globulo rosso. 



— 171 — 

Il mononte quando è in riposo, sembra spesso di forma annulare o discoide 
ed ha contorni piil netti del parassita della terzana e della quartana in modo che 
spicca più chiaramente sul globulo rosso ; esso fa vivaci movimenti ameboidi. Il suo 
pigmento di raro presentasi in movimento ed è in granuli finissimi, bruni o quasi 
neri e relativamente scarsi ; si dispone per Io piìi sul margine del parassita. 

Il globulo rosso tende a rimpicciolirsi, a raggrinzarsi, mentre il colore dell' emo- 
globina si fa carico. Talvolta questi fenomeni sono spiccatissimi. 

Gli sporozoiti sono più piccoli che nelle altre forme e di solito meno numerosi 
(7, 10, 12, raramente 15-16, perfino 25). 

Ciclo di durata non ben stabilito perchè i mononti adulti e in sporogonia si ac- 
cumulano nei vasi di alcuni visceri tanto che si riscontrano difficilmente, o mancano 
affatto nel sangue periferico. Probabilmente compiesi in 48 ore. 

Gameti semilunari col pigmento disposto per lo più attorno al nucleo invece 
che sparso per il corpo ("). 

Produce essenzialmente una terzana ad attacchi molto prolungati ; essa viene 
accompagnata spesse volte da fenomeni perniciosi, non però in tutte le località (ter- 
zana maligna, quotidiana e febbri estivo-autunnali di Marchiafava e scolari ; bidua 
e quotidiana di Baccelli; tropica di Koch ecc.). 

N. B. lo distinguo nella Laverania malariae due varietà: mitis e immitis; la 
immitis rara assai nell' Italia settentrionale e nei dintorni di Catania. Come ho già 
accennato (33) fin dal 1899, finora sono distinguibili con sicurezza luna dall'altra sol- 
tanto dal punto di vista clinico. Infatti, come Peletti ed io abbiamo stabilito nei 
dintorni di Catania, e come io ho notato anche nell' Italia settentrionale, le febbri 
malariche prodotte dalla Laverania malariae (distinte dalle altre per la prima volta 
da Golgi) sono ostinate, ma quasi sempre relativamente miti, mentre le febbri ma- 
lariche prodotte dalla stessa specie di parassita diventano nell' Italia media e meri- 
dionale spesso gravi, degenerando in perniciose (distinte per la prima volta sopra- 
tutto da Marchiafava). Ciò viene confermato anche recentemente da Celli (9) il quale 
rende noto come nella gran valle del Po vengano volgarmente distinte come febbri 
agostane quelle che io ho detto o&iinate, ma miti. Veramente Celli, che non mi 
cita, definisce le febbri agostane come gravi anche nell' Italia settentrionale ; rileva 
tuttavia a dift'erenza di quanto si verifica nel Lazio la grande rarità delle perniciose 
letali e la maggior abbondanza che nel Lazio dei casi che pur lasciati senza chinino 
non si aggravano rapidamente. Quanto alla rarità delle perniciose mortali Celli sog- 
giunge che occorrono nuovi studi, essendo certo che ne sfuggono sotto la diagnosi 
di meningite, tifoide, ecc. Egli richiama anche l'attenzione sul fatto che nell' Italia 
settentrionale si usa più largamente il chinino. A me sembra che queste osserva- 
zioni abbiano piccolo valore non potendosi ritenere che in Sicilia si faccia maggior 
uso del chinino che nel Lazio e non potendosi, sopratutto per Pavia e per Milano, 
invocare errori diagnostici nei dati di clinici o di patologi autorevoli. Debbo infine 



{") A questo riguardo riporto due righe della mia Memoria con Keletti (1890): « Che le semi- 
lune siano invece forme degenerate e sterili è una ipotesi contro la quale parla il loro nucleo, la 
loro forma caratteristica e tutto quanto noi sappiamo dalla storia naturale degli esseri ». 



_ 172 — 

aggiungere che almeno a Locate Triulzi si denominano agostane tutte le febbri osti- 
nate e non soltanto quelle prodotte dalla Laverania malariae. 

2. L'Amfionte nell'Anopheles. 

Seguiamo ora il parassita malarico nell' intestino àeW'Anopheles, prendendo come 
tipo la Laverania malariae (detta comunemente forma semilunare). Quanto alla 
nomenclatura, mi riferisco a ciò che ho detto nel paragrafo primo. 

Debbo qui premettere che nel precedente lavoro da me pubblicato con Bignami 
e Bastianelli (21), si trovano molte notizie sulle forme che i parassiti malarici assu- 
mono nel corpo dell'Anofele: il presente lavoro le completa in non pochi punti e 
le sviluppa in modo speciale per quanto riguarda la fina struttura. Sui primi stadi 
però io ho pubblicato una Nota, una Memoria e una Nota hanno pubblicato Bi- 
gnami e Bastianelli: confrontando i nostri lavori il lettore noterà le divergenze. 

A) L'Amfionte nel lume dell' intestino medio. — Come io con donisi 
ho indotto e come poi ho dimostrato con Bignami e Bastianelli, nell' intestino medio 
i^W Anopheles non si sviluppano che i gameti. Nel lume dell'intestino medio gli 
anteridi producono le microspore, le quali fecondano le macrospore. 

Il fenomeno della fecondazione può essere sorpreso sotto al microscopio osser- 
vando il sangue a fresco. (Mac Callum). 

D' estate si osserva facilmente che i gameti bidui in gran parte diventano rotondi. 

Com' è noto, un certo numero di questi corpi rotondi (anteridi) si fornisce di 
flagelli (4-6, raramente 7). Una volta comparsi i flagelli, il corpo rotondo da cui sono 
fuorusciti (massa residuale) si presenta più piccolo degli altri corpi rotondi non fla- 
gellatisi: in esso il pigmento appare sparso. 

Col metodo di Romano wsky è facile persuadersi che alla produzione dei flagelli 
sono precedute moltiplicazioni dirette del nucleo (") (I. 5), che i nuclei così formati 
si portano verso la superficie e che i singoli nuclei crescono in direzione radiale diven- 
tando lunghi fili circondati da pochissimo protoplasma (Schaudinn). Questi sono i 
cosidetti flagelli. Come ha precisato Scliaudinn, i flagelli maturi constano di un fila- 
mento assile cromatico che a distanze più o meno regolari presenta ispessimenti a 
forma di nodi ; il filamento assile è ravvolto in una sottilissima membrana plasma- 
tica II filamento assile, che si colora fortemente, rappresenta un nucleo allungato. 
Schaudinn si domanda se i suddetti ispessimenti si riscontrano soltanto nei prepa- 
rati conservati. Io credo che si riscontrino anche a fresco, ma non posso asserire che 
non rappresentino figure che si allontanano dalle condizioni normali. Questi flagelli 



(") Già fin dal 1890 io e Feletti notavamo che il nodetto nucleoliforme delle semilune in alcuni 
casi è piccolo, in altri relativamente grande, in altri accenna a dividersi in due o si è già diviso 
ed in altri infine si è diviso in quattro. Ciò è stato da noi osservato col nostro metodo e quindi 
si riferisce a condizioni delle semilune verificantisi nel sangue circolante ; la qual cosa dimostra che 
macrospore e anteridi sono già distinti, come ho detto, nel sangue circolante nel corpo dell' uomo, 
e che quivi è già iniziata la formazione delle microspore. 



— 173 — 

sono in realtà delle microspore (I. 6), che fanno vivaci movimenti serpentini per 
effetto dei quali alla fine si distaccano dal corpo, che li ha prodotti e si muovono 
in mezzo ai corpuscoli sanguigni. 

Altri corpi diventati rotondi, invece di presentare il pigmento sparso, lo conser- 
vano in generale nella posizione che aveva quando erano ancora semilunari, cioè di- 
sposto apparentemente ad anello. Questi corpi non si flagellano, e sono le macrospore 
(ooidi); il loro nucleo (I. 2 e 3) si conserva qual era nella forma semilunare. 

Qualche volta si osserva l' emissione dai corpi rotondi di piccole masse (spesse 
volte 2-3) di cromatina che farebbero pensare a corpuscoli polari e a fenomeni di 
riduzione della cromatina: io 1' ho peraltro osservata sì nelle macrospore che negli ante- 
ridi, in preparati tenuti in camera umida. Considerando le molte alterazioni che in 
questi preparati si verificano e anche le anomalie per es. per la formazione delle mi- 
crospore, non mi credo autorizzato a considerare il suddetto fenomeno come normale: 
tutto ciò in accordo con Bignami e Bastianelli. 

Come ha scoperto Mac Callum, le microspore girano attorno, finché si avvici- 
nano a una macrospora : una vi penetra dentro in una parte, dove si scorge un pic- 
colo cono d' attrazione, e produce un vivo movimento del pigmento. Quando ima è 
entrata dentro, nessun' altra viene accettata, così che, se si trovano altre microspore 
in vicinanza, si vedono urtare invano contro la macrospora fecondata. 

Questi fatti si possono verificare sul sangue fresco da 20 minuti a 1 ora dopo 
che il preparato è stato allestito. 

Pochi istanti dopo entrata la microspora, il pigmento diventa immobile e la ma- 
crospora fecondata, che prende il nome di copula o di zigote, o, con termine più ge- 
nerale, di amfionte subisce uno sviluppo che si può dividere in due periodi : il primo 
libero dentro il lume dell' intestino medio, il secondo nello spessore della tunica ela- 
stico-muscolare dell' intestino stesso. 

Durante il primo periodo 1' amfionte da tondeggiante si trasforma nel così detto 
vermicaio {oocineto di Schaudinn) ; questa trasformazione si presenta nelle sue varie 
fasi osservando il sangue estratto dall' intestino dell' Anopheles per es. 10 o 12 ore 
dopo che è stato succhiato. Facendo il preparato in formalina o nelle soluzioni sopra- 
dette di cloruro di sodio, ovvero di cloruro di sodio e albume, a fresco si vedono 
molte forme che fanno pensare alle larve dei Trematodi vedute a piccolo ingrandi- 
mento. Ve ne sono di quelle che hanno figura di miracidio, altre che hanno figura di 
sporocisti, altre infine che hanno figura di cercaria. Si tratta certamente di amfionti 
già divenuti o in via di divenire vermicoli (HI. 1). 

Nel sangue succhiato da 28 a 40 ore (") si trovano soltanto i vermicoli (III. 2). 

I pili giovani tra gli stadi di formazione dei vermicoli sono quelli che, continuando 
il confronto colle larve dei trematodi, hanno la forma di cercaria; constano, cioè, di 
una massa globosa, fornita di coda. In essi il pigmento è più, o meno sparso. 

Nei preparati fatti col metodo di Romanowsky si riscontrano questi stessi stadi. 
Io ho figurato una serie di forme (I. 7-11, 13) conducenti appunto a quella di cer- 

C) Sperimenti fatti nel colmo dell'estate in una camera a tramontana, ma punto riparata 
dal caldo. 



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caria (I. 12). E notevole il fatto che mentre nei preparati a fresco, come sopra si 
disse, il pigmento si presenta più o meno diffuso per il corpo, invece nei preparati 
col metodo di Romanowsky appare raggruppato; credo che ciò sia artificiale. 

A fresco si veggono dei vermicoli di larghezza quasi uniforme e altri che si 
presentano a un' estremità più assottigliati che all' altra. Per quanto io ho veduto, i 
primi (III. 2« e e) sono più adulti degli altri: essi sono in generale più lunghi e relati- 
vamente sottili ; la massima lunghezza da me osservata è di 20 micron. Il pigmento 
nei preparati a fresco è di solito sparso per il corpo; talvolta invece è quasi limi- 
tato ad una metà di esso o anche raggruppato. 

Certi vermicoli adulti a fresco si presentano nettamente fusiformi (III. 2b). 

Nei preparati fatti col metodo di Romanowsky osservasi che in generale una 
metà è più sottile dell'altra (I. 29); la parte più sottile termina spesso ottusa, mentre 
la parte più grossa presenta all' estremo, in generale, una breve punta. A questo 
estremo si trova di solito ammassato il pigmento ; si ripete perciò quella stessa dif- 
ferenza in confronto coi preparati a fresco, che sopra ho accennato per i vermicoli 
ancora in via di formazione (I. 22-28, 29 ecc.). 

Nei vermicoli si trova per lo più un vacuolo. 

Gli amfionti fecondati di recente e in via di trasformarsi in vermicoli, ovvero 
già trasformati (I. 7, 8, 14 ecc.) possono presentare due nuclei che si colorano 
anche differentemente e di cui uno può rassomigliare al nucleo della raacrospora. 
Sorge perciò spontanea l' interpretazione di uno di questi due nuclei come nucleo 
femminile e dell'altro come nucleo maschile; disgraziatamente il metodo di Roma- 
nowsky imperfetto da un lato, dall' altro lato l'estrema piccolezza dell' oggetto, non 
mi permisero di approfondare ulteriormente l'argomento. Forse si potrà ciononostante 
venire a una conclusione, impiegando in tali ricerche un tempo maggiore di quello 
che io ho potuto dedicarvi. 

Dall' esame di molti preparati sono stato indotto a ritenere che la fusione dei 
nuclei maschili e femminili (cariogamia) possa avvenire in stadi vari dal principio 
fino alla completa formazione del vermicolo e che in questi stadi si verifichino forse 
anche dei fenomeni di riduzione della cromatina. 

Le sezioni di intestini di Anopheles uccisi 32 ore dopo che si erano nutriti (I. 31), 
mi mostrano i vermicoli sotto forme che trovano riscontro in quelle or ora descritte; 
soltanto, evidentemente per effetto della preparazione, appaiono più piccoli e per lo 
più il pigmento è in gran parte raccolto in una massa ad una estremità e in pic- 
cola parte sparso in vicinanza ad essa. Sono notevoli certe forme a fuso, come nei 
preparati a fresco. 

Ho potuto osservare che il vermicolo fa dei movimenti di progressione. Nell'estre- 
mità che resta anteriore il pigmento può mancare o essere più scarso. Il vermicolo 
si curva, si distende e fa anche dei movimenti di rotazione per quanto io ho veduto 
imperfetti : del resto i movimenti sono difficili a osservare e a studiare anche usando 
tutte le cautele, tra cui principale è la diluizione del sangue tolto dall' intestino 
àeìV Anopheles colla soluzione di cloruro di sodio e albume. 

Koch crede che il vermicolo esca fuori dal corpo rotondo lasciando indietro tutto 
il suo pigmento; più tardi formerebbe nuovo pigmento. Soltanto nei preparati per 



— 175 — 

strisciamento del contenuto intestinale a fresco a me è accaduto (parlo dei parassiti 
umani) di trovare qualche rarissima volta dei vermicoli senza pigmento (I. 26). Si 
potrebbe spiegare questa divergenza considerando che Koch ha sperimentato non coi 
parassiti dell' uomo, ma con quelli degli uccelli, che potrebbero comportarsi in modo 
differente; io però sono persuaso che nei suoi preparati, per condizioni sfavorevoli, i 
vermicoli abbiano abbandonato il loro pigmento Qualcosa di simile accade spesso 
in altri Protozoi. La mia persuasione è basata sul fatto che io e Basili ripetendo le 
osservazioni sui vermicoli dei parassiti malarici degli uccelli formati dentro l' inte- 
stino del Culex, li trovammo sempre forniti di pigmento. 

Ciò risulta fino ad un certo punto dimostrato confrontando le ricerche di Koch 
con quelle di Mac Callum. Infatti Koch ha visto i vermicoli far soltanto dei picco- 
lissimi movimenti (lentissimo estendersi e curvarsi, lente rotazioni). Mac Callum in- 
vece nei vermicoli della stessa specie, ma che a differenza di quelli ottenuti da Koch 
avevano conservato il pigmento, ha osservato un movimento di locomozione (l' estre- 
mità senza pigmento resta anteriore) facilmente superante ostacoli ; ha inoltre veduto 
i movimenti di rotazione e una sorta di movimento peristaltico producente delle con- 
torsioni veramente considerevoli. I vermicoli perciò osservati da Mac Callum erano 
senza dubbio in condizioni migliori di quelli studiati da Koch. 

B) L'amfionte dentro la parete dell' intestino medio fino alla sua ma- 
TURANZA. — I. Migrazione dell'amfionte nella tunica elastico-mu- 
scolare. Sua sede precisa. Sua forma e massima grandezza. — Quando 
la digestione nell' intestino medio è avanzata, i vermicoli cominciano a entrare nella 
parete dello stesso, sebbene io ne abbia trovati di liberi ancora, quando era già vuoto 
di sangue. Come penetrino, è molto difficile poterlo osservare ; sui tagli è tuttavia 
possibile trovare dei vermicoli nel margine cuticolare dell'epitelio (I. 31) od anche 
nello spessore dell' epitelio o alla base di esso (III. 38). 

Prontamente, cioè prima che siano passate 40 ore dal succhiamento del sangue, 
si possono trovare già alcuni individui nello spessore della tunica che denomineremo 
elastico-muscolare. È molto difficile formarsi un concetto di questa tunica e quindi 
della posizione precisa occupata dai parassiti. 

Certo è che la parete dell' intestino medio Aq\Y Anopheles consta di uno strato 
epiteliale interno e di uno strato amorfo esterno; questo strato amorfo deve essere 
elastico per potersi adattare alle varie condizioni di riempimento, o meno, dell' inte- 
stino. Esistono inoltre delle fibre muscolari, le quali peraltro non formano uno strato 
continuo. Esse sono circolari (interne) e longitudinali (esterne) ; le circolari in complesso 
sono più sviluppate delle longitudinali. Queste due sorta di fibre vengono a formare 
una rete a maglie larghe. È un fatto che a tutta prima sorprende il poter facilmente 
isolare lo strato amorfo insieme con la rete muscolare senza che le fibre si spostino. 
Ma lo studio delle sezioni dà la spiegazione del fatto. 

Le fibre muscolari sono in realtà saldate allo strato amorfo. Infatti le fibre, 
sezionate trasversalmente e osservate a fortissimo ingrandimento, appaiono immerse 
hello strato amorfo che presenta perciò delle sporgenze lineari in corrispondenza ad 
esse. Si direbbe che lo strato amorfo, lungo il decorso de^e fibre, si fosse sdoppiato 



— 176 — 

per accoglierle. Nelle sezioni trasversali le fibre, quando l' epitelio intestinale pre- 
sentasi alto (intestino vuoto), possono invece apparire come aventi un involucro 
separato dallo strato amorfo: ciò potrebbe interpretarsi come effetto di una sorta di 
pieghettatura dello strato stesso. Ritengo perciò che le fibre muscolari formino collo 
strato amorfo un unità e denomino questo e quelle tunica elastico-muscolare, lasciando 
impregiudicata la questione se la sostanza amorfa in corrispondenza alle fibre non 
assuma caratteri speciali. 

Lunghe ricerche mi inducono a ritenere che gli amfionti (li. 27a, 27b, Tic e 
III. 39) assumano con lo strato amorfo gli stessi rapporti che ho ammesso per le 
fibre muscolari. Essi vengono a trovarsi nello spessore della tunica elastico-muscolare 
che fornisce loro un' ottima capsula. Che questa capsula sia ottima, lo induco dalla 
circostanza che attraverso la tunica elastico-muscolare passa il chilo preparato nel- 
r intestino e che questa tunica non è sfornita di trachee. 

L' amfionte, dunque, non si circonda di una capsula (citecio) propria, sibbene di 
una capsula amorfa avventizia fornitagli dall' oste. 

Questa singolare disposizione spiega perchè in nessun caso si osservi mai il di- 
staccarsi dei parassiti dalla parete intestinale, anche quando, come dirò piìi avanti, 
sporgano molto e apparentemente vi aderiscano per breve tratto, che può assumere 
anche la forma di peduncolo. 

A lungo ho per contrario supposto che la capsula fosse propria del parassita; 
ma ho dovuto rinunciare a questa opinione dopo di aver veduto molti tagli, nei quali 
si poteva stabilire con sicurezza la continuità tra la capsula del parassita e la tunica 
elastico-muscolare, e dopo di aver determinato che la capsula si comporta colle sostanze 
coloranti, nello stesso modo con cui si comporta la parte amorfa della tunica. 

Una volta in amfionti di media grandezza ho potuto fare osservazioni sull'aspetto 
della capsula. Ho veduto che alla superficie, cioè sulla faccia esterna, si presentava 
finissimamente punteggiata (III. 1 1£)\ alla faccia interna, invece, cioè tangente il paras- 
sita, si presentava come fornita di tante creste in parte riunite a reticolo (III. 1 e q b). 
Il significato di questa disposizione vuol essere oggetto di nuove ricerche. 

Aggiungasi infine che lo spessore della capsula non cresce spiccatamente col 
crescere del parassita, e che in qualunque stadio essa si mantiene sempre trasparente. 

Giacché sto parlando della posizione occupata dal parassita, completerò l'argo- 
mento supponendo che il lettore già conosca quello che dirò più avanti, che, cioè, il pa- 
rassita diventa relativamente molto grosso rimanendo sempre nella posizione indicata. In 
generale si osserva che man mano che ingrossa, va, per dir così, isolandosi dalla parete in- 
testinale, sporgendo fuori di essa nel lacunoma occupato dall'organo adiposo e dall'ovario. 
A questo riguardo però si noti che probabilmente tra gli organi or nominati e l'inte- 
stino trovasi una lacuna che permette di isolare 1' intestino senza che nella grande 
maggioranza dei casi vi resti attaccata alcuna cellula adiposa (II. 27 a, 276 e 27^?). 

Non è raro che qualche parassita si sviluppi sporgendo pochissimo esternamente. 
In questo caso, come dimostrano i tagli, esso fa anche una sporgenza interna, cioè 
verso il lume dell' intestino (III. 40). 

In corrispondenza all' amfionte, sopratutto in quest' ultimo caso, 1' epitelio inte- 
stinale si presenta appiattito ; e questo appiattimento appare maggiore o minore a se- 



— 177 — 

conda che l' intestino è disteso o contratto, e perciò a seconda che l' epitelio del- 
l' intestino in generale si presenta basso (intestino disteso), o alto (intestino con- 
tratto). 

Da quanto ho detto risulta evidente che di regola l' amfionte ingrandisce facendosi 
posto in mezzo all' organo adiposo, o anche spostando gli ovarioli. 

Gli amfionti non invadono indifferentemente tutto l' intestino medio ; essi si 
limitano alla parte dilatata, anzi occupano di essa soltanto i due terzi posteriori ; ra- 
ramente se ne trova qualcuno più avanti. Qualche volta eccezionalmente sono più ab- 
bondanti nel terzo medio che nel terzo posteriore. 

Lasciando in disparte questi casi eccezionali si può dire che stanno in quella 
parte d' intestino medio nella quale si trovano raccolti i corpuscoli sanguigni suc- 
chiati dall'Anofele. 

Il numero degli amfionti in un singolo Anofele può essere superiore a cmque- 
cento. Si vedono in questo caso qua e là addossati gli uni agli altri come dimostra 
la figura (III. 40). 

L' amfionte di recente entrato nella parete intestinale conserva i caratteri che 
presentava, quando era ancora nel lume dell' intestino (I. 32 ; si osservi il parassita 
in basso a sinistra). Prontamente diventa quasi t'usato, poscia ovalare, o tondeggiante 
(I. 32 e III. 3 a, b, e, d). I più piccoli individui già ovalari, da me riscontrati, avevano 
1' asse maggiore di circa 5 /t e quello minore di circa 4 ,«. Anche più tardi si pre- 
sentano tondeggianti od ovalari, qualche volta un po'appiattiti. 

La grandezza massima a cui arriva il parassita varia entro limiti molto estesi; 
i più piccoli individui maturi da me ossei vati avevano un diametro di circa 30 /x; 
raramente il diametro supera i 60 a. Io ne ho veduto uno di 70 ,'i e un altro di 
quasi 90. Queste misure sono state fatte a fresco, nella soluzione di albume e cloruro 
di sodio; nella soluzione di formalina i parassiti rigonfiano molto. 

Individui in uguale stadio di sviluppo possono avere differenti grandezze. Negli 
Aiiopheles che sono stati poco nutriti durante lo sviluppo dei parassiti, questi in 
generale mi apparvero più piccoli. 

Nel corpo del Culex pipiens che ha succhiato una volta sola sangue d' uccello 
infetto di Eaemamoeba, gli stadi di sviluppo degli amfionti possono essere più o 
meno differenti. Lo stesso può verificarsi molto verosimilmente negli Anopheles per i 
parassiti malarici umani. 

II. Amfionti osservati a fresco. — Veniamo ora allo studio minuto del- 
l' amfionte dentro la parete intestinale. 

Osservato a fresco, esso è molto trasparente, incoloro, se si eccettua il pigmento 
di cui parlerò più avanti, e delicatissimo ; ricorda le uova trasparenti di molti animali 
marini. Si altera con grandissima facilità ancorché si osservi l' intestino in liquidi 
cosidetti indifferenti. Molte volte, nei primi istanti in cui facevo le osservazioni serven- 
domi di liquidi indiJerenti, i parassiti, anche maturi o quasi, erano così trasparenti 
che io non rilevavo in essi alcuna struttura; essa si distingueva soltanto dopo pochi 
secondi. 

Aggiungasi che si verificano senza dubbio molte differenze individuali ed è anzi 
difficile trovare due individui perfettamente uguali. 

23 



— 178 — 

Infine ho ragioni di ritenere che, a seconda dei vari stadi di digestione in cui 
si trova Y Anopheles, i parassiti si presentino con aspetti diversi : ciò eh' è, del resto, 
naturale quando si consideri la posizione, che ho descritta, dei parassiti. 

Per le esposte ragioni si comprende come sia difficilissimo eseguire dei disegni 
che li rappresentino senza che sieno punto alterati. 

Nelle figure non colorite annesse al mio lavoro ho rappresentato vari stadi co- 
piati il più rapidamente possibile da preparati a fresco nella miscela di formalina e 
cloruro di sodio (III. 5, 6, 7, 9 e 10); altri disegni invece mostrano come si presenta 
il parassita osservato colla maggior rapidità possibile nella soluzione di cloruro di 
sodio (III. 8), nella formalina (III. 4 e 11). 

Il parassita osservato nella soluzione di cloruro di sodio e albume, specialmente 
nei primi istanti, spesse volte appare in complesso quasi omogeneo; altre volte mostra 
un accenno di vacuoli numerosi e piuttosto grandi, ovvero un accenno di pochi vacuoli 
grandi, ovvero anche un sol vacuolo che può essere molto grande. 

Un sottile strato periferico, appare sempre più denso, come l'ectoplasma di molti 
protozoi (III. 4-11). Quando abbiamo stadi avanzati possiamo osservare gli sporozoiti, 
che sono tanto più evidenti quanto più sono sviluppati (III. 12, 13 a e Vò b). Questi 
sporozoiti appaiono quasi raggruppati parallelamente in tante serie disposte in vario 
ordine. Evidentemente lo strato superficiale è quasi dapertutto formato di sporozoiti. 
Neil' interno, però, essi lasciano vuoti degli spazi svariati che per lo più appaiono ton- 
deggianti (III, Vib) In uno stadio, che giudico il più maturo, gli sporozoiti assumono 
una posizione quale presso a poco prenderebbero se fossero trascinati da una corrente 
rotatoria; per lo più verso il centro, si notano alcune masse speciali già ben note negli 
sporozoi col nome di masse residuali (III. 14). 

Osservando il parassita nella soluzione di cloruro di sodio, qualche volta appare 
indistintamente granuloso (III. 8). 

La diluzione di formalina rende molto vacuolizzato il parassita (III. 11). Nei 
primi stadi fa molte volte spiccare un peculiare vacuolo la cui esistenza ritengo 
normale (III. 4e, M e 6). Negli stadi avanzati, ma non maturi, specialmente la for- 
malina produce fenomeni osmotici tumultuosi che alterano profondamente il parassita. 
(Vedi Capitolo III). 

Ho dato anche alcune figure di preparati ottenuti conservando l' intestino col 
sublimato e poi passandolo in alcool e finalmente montandolo in glicerina. Tranne la 
perdita della trasparenza, i parassiti mi apparvero ben conservati (III. 29-32). 

A fresco si possono rilevare nel corpo dell' amfionte due sorta di inclusioni : 
corpuscoli di pigmento e granuli incolori. 

I granuli sono (III. 8, 10, 11 ecc.). splendenti, molto rifrangenti, per Io più ton- 
deggianti, di varia grandezza, ma sempre molto piccoli: i più grandi superano di 
poco 1 (.1. In complesso compaiono molto precocemente; dapprima pochissimi, crescono 
di numero man mano che il parassita ingrandisce, ma si mantengono sempre scarsi ; 
talvolta sono riuniti a due a due; qualche volta possono anche mancare. Li ho os- 
servati ancora quando il parassita era poco lontano dalla maturanza, o maturo. Sulla 
loro natura non posso pronunciarmi. 

II pigmento, che il parassita ha portato seco entrando nella parete intestinale, 



— 179 — 

è per lo più visibile in qualunque stadio di sviluppo del parassita (111.4,5,6,7,9, 
10, 32 ecc.). 

Nei primi stadi il pigmento si trova nettamente vicino alla superfìcie, non di raro 
immediatamente sotto quella parte che sembra ectoplasma. Esso presenta per lo più 
una disposizione tipica: è riunito di solito in gruppetti più o meno nettamente qua- 
drangolari i quali presentano nel loro insieme ora la figura di un cerchio, ora quella 
di un semicerchio, qualche volta la figura di una lettera ti maiuscola, qualche rara 
volta invece il pigmento si presenta quasi raccolto in una massa. 

Negli stadi successivi il pigmento appare per lo più molto fino, più o meno 
scolorito, ridotto di quantità e qualche volta non si trova più. Esso si presenta più 
meno scostato dalla superficie, qualche volta poco lontano dal centro. 

III. A m fi onte sezionato e colorito. — Passiamo allo studio dell'amfionte 
sezionato e colorito. 

Questo studio è veramente molto arduo per le seguenti ragioni : 

1° difficoltà di procurarsi il materiale in una certa quantità quale è neces- 
saria per sperimentare comparativamente i vari metodi di conservazione; 

2" prontissima alterazione profonda del parassita nei mezzi che ordinariamente 
si mostrano quasi indifferenti (vedi sopra) ; 

3" differente modo di presentarsi dei parassiti ancorché conservati collo stesso 
metodo ; ciò che è riferibile a variazioni individuali, e in parte, come già si è accen- 
nato, anche alle condizioni differenti di digestione dell' oste e quindi anche del pa- 
rassita, nonostante che questo si nutra soltanto di sostanze liquide; 

4° difficoltà di colorire i nuclei ; loro estrema piccolezza, donde la necessità 
di fare sezioni anche di 1 ,u e meno, ecc. 

Per dare un' idea delle alterazioni e precisamente dell' enorme vacuolizzazione 
che si verifica nei preparati previamente trattati colla formalina, ho riprodotto (I. 71) 
una figura tolta dal lavoro da me pubblicato con Bignami e Bastianelli : pare di aver 
sottocchio un essere del tutto differente da quelli che or ora descriveremo. 

Per la conservazione ho trovato opportuno sopratutto il sublimato col cloruro 
di sodio e il sublimato alcoolico acetico, benché anche con questi metodi di conser- 
vazione qualche volta abbia avuto prove evidenti di alterazioni, prodotte da rag- 
grinzamento. 

Non credo che i miei preparati mi permettano di interloquire nella questione 
della struttura del protoplasma nonostante che abbia avuto sott' occhio i più begli 
alveoli, e non poche volte. 

Avendo confrontato criticamente i risultati ottenuti, seguendo vari metodi, non 
soltanto coi parassiti malarici umani, ma anche colV ffaemamoeba nel corpo del Culex, 
io sono in grado di fornire una descrizione dello sviluppo del parassita che molto si 
avvicina alla realtà. 

L' amfionte arrivato nella tunica elastico-muscolare forma un enorme numero di 
sporozoiti (1. 59): secondo i calcoli da me fatti un amfionte può sviluppare più di 
diecimila sporozoiti ; il loro numero però è molto vario a seconda della grandezza 
massima dell' amfionte, della quantità delle masse residuali, dei vacuoli che si svilup- 
pano nel parassita, ecc. In certi casi il loro numero certamente si riduce perfino a 



— 180 — 

poche centinaia. L'amfionte primitivamente ha un sol nucleo: ogni sporozoito pre- 
senta un proprio nucleo derivato dal nucleo primitivo per divisioni dirette. 

11 processo che dà luogo alla formazione degli sporozoiti è, almeno nelle sue 
linee generali e fino a un certo punto, facile a comprendersi, tenendo sott' occhio le 
molte figure annesse al mio lavoro. Le difficoltà sorgono quando, come qui io tento 
di fare, si voglia scendere a minuti particolari, trattandosi di un processo, che non 
si può seguire direttamente, ma soltanto ricostruire per mezzo di confronti e combi- 
nazioni di molti stadi, i quali si presentano senza ordine determinabile e con nume- 
rosissime variazioni individuali. 

a). Come si comportano i nuclei fino alla formazione degli sporozoitoblasti. — 
Cominciamo a descrivere una sorta di nucleo caratteristico (1. 72-7.5 ecc.) (lo denomino 
nucleo della prima sorla) che si può riscontrare tanto nell' amfionte ancora uninu- 
cleato, quanto negli amfionti giovani che presentano già alcuni nuclei o anche molti. 
Nel secondo caso la struttura caratteristica, di cui parlo, trovasi in un nucleo solo, 
oppure in un certo numero di nuclei o fors' anche in tutti. 

Questo nucleo della prima sorta, benché ben delimitato, non presenta una mem - 
brana distinguibile con sicurezza. Una gran parte di esso, maggiore o minore a se- 
conda dei vari casi, viene occupata da un corpo speciale che denominerò, come nei 
mononti (parassiti malarici dentro il corpo dell' uomo), ìiodelto nucleoli forme. Da 
questo nodetto, che presenta una figura più o meno spiccatamente poligonale, ov- 
vero anche fusata, a superficie più o meno irregolare, possono dipartirsi e si di- 
partono forse sempre, alcuni fili che vanno verso la periferia del nucleo (Parte sinistra 
di V. 9 ; riguarda Y Haemamoeba). 11 resto del nucleo è occupato dal succo nucleare 
che forma perciò un alone piìi o meno ampio attorno al nodetto nucleoliforme. 

Nel nodetto nucleoliforme si distingue una parte centrale, che si colora quasi 
come il protoplasma (1. 38-40, 72-75 ecc.) e una sottile parte periferica, che si com- 
porta come la cromatina ; questa parte periferica ora sembra quasi omogenea, ora invece 
è rappresentata soltanto da minutissimi frammenti di cromatina più o meno discosti 
gli uni dagli altri. 1 frammenti di cromatina qualche volta, a quanto sembra, si 
estendono anche lungo il tratto centrale dei fili che, come dissi, si dipartono dal 
nodetto nucleoliforme portandosi verso la periferia e che per se stessi non sembrano 
capaci di assumere il colore della cromatina. 

La parte centrale del nodetto nucleoliforme non si presenta mai individua- 
lizzata rispetto alla cromatina, assieme colla quale sembra invece fusa. 

1 nuclei degli amfionti, oltre che della sorta ora descritta, possono essere anche 
di un' altra sorta {nuclei della seconda sorta) di cui subito accenno i caratteri dif- 
ferenziali in confronto coi precedenti. Tutti, o molti dei nuclei di un amfionte, pos- 
sono presentarsi di dimensioni minori rispetto ai nuclei della prima sorta e hanno 
il nodetto nucleoliforme molto più piccolo, non solo assolutamente, ma anche rela- 
tivamente alla grandezza del nucleo a cui appartengono; per conseguenza il succo 
nucleare è relativamente più abbondante, ossia l' alone chiaro appare relativamente 
più ampio. Nel nodetto nucleoliforme di questi nuclei non sono riuscito a distinguere 
le due parti che ho descritto nella prima sorta di nuclei (1. 51-56 ecc.). Attorno al 



— 181 — 

nodetto nucleoliforme trovasi (sempre?) una zona, per lo più sottile, che si colora 
meno intensamente (I. 83, 88, 94 ecc.) ("). 

Ho parlato di due sorta di nuclei: in realtà essi sono gli estremi di una sola 
serie, perchè tra le due sorta di nuclei qui descritti esistono molte forme che possono 
ritenersi intermedie. (I. 50, 74 ecc.). 

Cerchiamo ora di decifrare il processo di moltiplicazione dei nuclei. 

Eoideiitemente si tratta di una molliplicasione diretta. Un attento studio di 
tutti i vari stadi ci fa credere che questa moltiplicazione diretta possa essere non 
soltanto in due, ma anche in parecchi nuclei. 

Dimostra la divisione diretta in due un complesso di figure che si possono 
interpretare come stadi progressivi succedentisi nel seguente ordine : 

1°. Il nodetto nucleoliforme è allungato a guisa di bastoncello (I. 52). 
2°. Si riscontrano due nodetti nucleoliformi certamente derivanti dalla divi- 
sione in due del nodetto nucleoliforme allungato a bastoncello (I. 52). 

3°. Attorno a ognuno dei due nodetti nucleoliformi, allontanatisi più o meno 
r uno dall' altro, si è formato un alone chiaro (succo nucleare) e si hanno così due 
nuclei (I. 53, 54, 78, 79, 83 e 84. In alcune figure distinguesi nel nodetto una zona 
periferica colorantesi molto meno). 

Queste figure indicanti la divisione diretta in due si riscontrano facilmente nei 
nuclei della seconda sorta. In quelli della prima sorta, invece, non ho mai veduto 
niente di simile. 

Alcime figure mi fanno supporre che la divisione diretta in due si verifichi anche 
nei nuclei che ho detto intermedi tra quelli della prima e della seconda sorta. 

La divisione diretta in parecchi nuclei, da tre fino a forse dieci e più nuclei, 
viene indicata, a mio avviso, da un altro complesso di figure che si possono ripar- 
tire in due gruppi : 1' uno riguardante il nucleo della seconda sorta e l' altro riguar- 
dante il nucleo della prima sorta. Espongo i fatti seguendo l' interpretazione più 
verosimile. 

Comincio dal gruppo riguardante la divisione del nucleo della seconda sorta in 
parecchi nuclei. 

Questo gruppo si riannoda a quello precedente, indicante la divisione diretta in 
due soli nuclei, col quale probabilmente ha comuni i primi stadi e del quale può 
ritenersi in certo modo continuazione. Le varie figure del gruppo in discorso fanno 
ritenere con fondamento che il nodetto nucleoliforme si divida e suddivida fino a 
raggiungere un numero di nodetti nucleoliformi uguale a quello dei nuclei che si 
devono formare. Si arriva alla loro formazione raccogliendosi attorno a ogni nodetto 
nucleoliforme una certa quantità di succo nucleare (alone chiaro) (I. 54 e 76, 81, 
82, 85-94). Si sono così formati tanti piccoli nuclei simili a quello maggiore da 
cui hanno avuto origine. 



{") Migliori preparati ottenuti coW Haemamoeba dentro il Culex (parte sinistra di V. 8, 9 eli) 
mi dimostrano costantemente nelle varie sorta di nuclei la presenza di fili dipartentisi radialmente 
dal nodetto nucleoliforme e raggiungenti la periferia del nucleo. Ritengo che esistano sempre anche 
negli amfionti dei parassiti malarici umani. 



_ 182 — 

Occorre accennare che ad ogni divisione del nodetto nucleoliforme precede forse 
il suo allungamento a bastoncello. 

Notiamo anche come si comporta il succo del nucleo primitivo durante il processo 
di divisione. Esso si distingue ancora quando si sono già formati alcuni nodetti nucleoli- 
formi, i quali in esso appunto appaiono immersi; più tardi diventa indistinto. 

Questo processo di divisione diretta in parecchi nuclei da parte del nucleo della 
seconda sorta, può certamente presentare varie modalità. Vi sono delle figure che 
tenderebbero a farlo definire come una sorta di gemmazione. 

Vengo ora al gruppo di figure riguardanti la divisione diretta in parecchi nuclei 
del nucleo della prima sorta. Esse ci conducono alla convinzione che i frammenti 
di cromatina, i quali, come ho detto nella descrizione del nucleo in discorso, stanno alla 
superficie del nodetto nucleoliforme, si portano alla periferia del nucleo e la sorpassano 
(I. 45, 47. 48, 49, 50 ecc.). 

Si hanno, cosi, tanti nodetti nucleoliformi simili a quelli del caso precedente 
riguardante il nucleo della seconda sorta ; ognuno si circonda poi del succo nucleare 
(alone chiaro). 

Si deve perciò ritenere che nel nucleo della seconda sorta lo stadio, in cui la 
cromatina forma quasi una massa omogenea periferica del nodetto nucleoliforme, sia 
antecedente a quello in cui essa si presenta nettamente suddivisa in tanti frammenti. 

Mentre i frammenti di cromatina si portano, come sopra ho detto, alla periferia, 
il succo nucleare scompare e la sostanza componente la parte centrale del nodetto 
nucleoliforme diventa indistinta: io non mi sono potuto persuadere che essa assuma 
una parte speciale nel processo di divisione in discorso. 

Ho parlato fin qui di divisione diretta perchè in nessun caso sono arrivato ad 
ottenere una figura che potesse con sicurezza rientrare tra le figure cariocinetiche. Non 
posso abbandonare 1' argomento senza far notare che mentre da un lato i nuclei degli 
amfionti malarici, essendo enormemente piccoli, mal si prestano alle ricerche citologiche, 
dall'altro lato alle volte mi parve di vedere un accenno di fuso che invano cercai 
di mettere in evidenza. Molte volte ho notato tra i nodetti nucleoliformi un cordon- 
cino (I. 79, 80, 81, 82, 87, ecc.) delicatissimo, che li riuniva; esso è di difficile inter- 
pretazione. 

Ciò nonostante parlo soltanto di divisione diretta perchè mi sento sostenuto dalle 
ricerche sopratutto di Schaudinn sugli altri Sporozoi. 

Per effetto dei processi che ho descritto, il numero dei nuclei aumenta man mano 
che il parassita ingrandisce; quando i nuclei sono diventati piuttosto numerosi, non 
raggiungono più quel volume, a cui potevano arrivare quando erano scarsi. Si può 
dire in generale che i nuclei man mano che aumentano di numero, diminuiscono di 
volume. Del resto le variazioni individuali sono facilissime a verificarsi. Appena i 
nuclei hanno raggiunto il numero definitivo, specialmente se sono molto numerosi, 
si presentano enormemente piccoli (I. 58). 

Evidentemente e, come già ho detto, quel corpo che io e Feletti abbiamo deno- 
minato nodetto nucleoliforme nei parassiti malarici dentro il corpo dell' uomo, ossia 
nei mononti, trova riscontro nel nodetto nucleoliforme degli amfionti. Due sorta di 
nuclei come negli amfionti, si osservano anche nei mononti, ciò che risulta già dal 



— 183 — 

lavoro da me pubblicato con Feletti, ma assai più esattamente da quello di Ziemann. 
I modi di divisione nucleare degli amfionti sono essenzialmente uguali a quelli dei 
mononti (I. 96-106). 

Non ho fatti in mano per poter discutere il significato fisiologico del nodetto 
nucleoliforme (cariosoma di Schaudinn). 

Da un punto di vista generale si può dire che esso presenta molte varietà tra 
le quali è compresa anche quella dei parassiti malarici. 

b). Come si comporta il citoplasma prima della formasìone degli sporozoi- 
toblasti. — Neil' amSonte man mano che va ingrandendo e che contemporanea- 
mente i nuclei, i quali si trovano sparsi più o meno regolarmente per tutto il suo 
corpo, vanno moltiplicandosi fino a raggiungere il numero definitivo, può manifestarsi 
un processo molto interessante. È molto difficile rendersi esatto conto di questo pro- 
cesso. Fatto sta che il citoplasma, in molti tratti, relativamente lontani dai nuclei, 
diminuisce notevolmente di densità, diventa sempre più ricco di succhi nutritizi, va 
insomma diventando sempre più liquido fino a dar luogo a vacuoli, a lacune più 
meno strette, a fenditure ecc. Talvolta formasi un vacuolo unico centrale molto grande, 
talvolta parecchi, ma piccoli. Spesse volte il pigmento appare come raccolto in un 
vacuolo che può essere tondeggiante, o di forma molto irregolare. 

10 devo ammettere che il suddetto processo di rammollimento e liquefazione del 
citoplasma non si manifesti contemporaneamente nei vari individui; e che può ritar- 
dare molto (Vedi e).). 

Per eft'etto di questo processo sui tagli il citoplasma non rammollito appare 
raccolto attorno ai nuclei; questi appaiono, cioè, circondati da una zona distinta di 
citoplasma (l'aspetto naturalmente muta (I. 45, 47. 48, 49) quando i nuclei si mol- 
tiplicano). Sembra perciò talvolta di avere sotf occhio tante cellule (I. 50-54) che 
possono apparire congiunte insieme da ponticelli qualche volta complicati. 

Riassumo il processo in questi termini : 

L' amfionte in generale finisce per ripartirsi in tante masse di svariatissime 
forme, taloolta tendenti piìi o meno alla tondeggiante, tal' altra alla poligonale, 
alla trabecolare, ecc. Nel mezzo di queste masse vengono a trovarsi i nuclei (nuclei 
centrali); in certe masse riscontrasi molto probabilmente un sol nucleo. Qualunque 
forma assumano le masse, queste non sono mai del tutto isolate, comunicando una 
coir altra per mezzo di ponti che possono essere anche stretti e complicati. Tra le 
masse riscontrasi citoplasma molto acquoso o anche vacuoli, lacune più o meno 
anguste, fenditure, ecc. Quando formasi un solo vacuolo grande e centrale, il cito- 
plasma coi relativi nuclei lo delimita, facendo talora dentro di esso tante sporgenze 
contenenti evidentemente un nucleo (I. 46). 

11 processo qui descritto dal punto di vista morfologico, tenendo presente con 
Lang ciò che si verifica negli amfionti dei Coccidiida può definirsi di sporoblasta- 
sione incompleta ; le masse, di cui sopra si è parlato, possono definirsi sporoblasti 
imperfettamente distinti. Le denomino perciò sporoblastoidi. 

Avviene anche nei Gregarinida una ripartizione del citoplasma in masse, che 
a tutta prima richiama quella che si verifica negli amfionti ; sembra tuttavia molto 
più ovvio il confronto coi Coccidiida. 



_ 184 — 

e). Formazione degli sporosoitoblasli, loro trasformazione in sporozoiti e 
maturazione degli sporozoiti. — Questi stadi si rannodano a quello precedente quando 
si sono formati gli sporoblastoidi. Il numero dei nuclei è diventato di gran lunga 
maggiore e si può ritenere detìoitivo (I. 58); in generale essi sono enormemente 
piccoli e sembrano formati soltanto di un piccolo corpuscolo di cromatina con o 
senza evidente alone chiaro. Essi non si trovano piti nel mezzo dello sporobla- 
stoide: man mano che si moltiplicavano, si sono spostati alla sua periferia (nuclei 
periferici), come s'intende confrontando le figure (I. 54-59) (parte sinistra di 
V. 12 ; riguarda l' Haemamoeba). Molte circostanze m' inducono a credere che i 
nuclei periferici si formino col suddetto processo di divisione del nucleo in pa- 
recchi nuclei. Anzi può darsi che siffatta divisione sia limitata a questo stadio: vero 
è che ho trovati amfionti molto piccoli presentanti, a mio avviso, questo processo di 
divisione, ma ho trovati del pari amtionti già maturi benché ancor molto piccoli. 

Sui tagli invece di tanti sporoblastoidi con uno o piìi nuclei centrali relativa- 
mente grandi, finiamo per trovare altrettanti sporoblastoidi alla cui superficie si veg- 
gono sparsi molti nuclei enormemente piccoli. Questi nuclei non si limitano agli 
sporoblastoidi là dove presentansi ampi, ma si estendono anche nei tratti in cui essi 
sono pili meno sottili, quando questi tratti sono distinti. Negli sporoblastoidi tanto 
dove sono piti o meno sottili, come dove sono più o meno ampi riscontransi dei punti 
in cui i nuclei mancano. 

Tra gli sporoblastoidi notansi lacune piìi o meno strette (spazi chiari nelle figure). 
Talvolta nel centro di uno sporoblastoide conservasi un nucleo piuttosto grosso ("). 

Debbo aggiungere: 1° che il processo che conduce alla formazione degli sporo- 
blastoidi può in tutto l'amtìonte o in certe parti di esso ritardare (Vedi b).) e compiersi 
invece contemporaneamente a quello che conduce alla sistemazione dei nuclei alla 
periferia degli sporoblastoidi stessi ; 2° che la forma e la grandezza degli sporobla- 
stoidi aventi i nuclei alla periferia è soggetta a molte modificazioni in rapporto al 
sempre crescente volume dell' amfionte; 3° che avendo sott'occhio soltanto lo stadio 
in discorso sarebbe piìi giusto parlare, piuttosto che di sporoblastoidi, di un unico 
sporoblasto irregolarissimo per la presenza di fenditure e di vacuoli. 

Come ho detto, alla periferia degli sporoblastoidi sono apparsi numerossimi nuclei, 
in generale molto piccoli. Attorno a ognuno di essi diventa evidente molto presto 
una piccola zona di citoplasma molto meno granuloso di quello che costituisce il resto 
degli sporoblastoidi. Si vengono cosi a formare attorno agli sporoblastoidi tante cel- 
luline, le cui basi sono fuse cogli sporoblastoidi stessi (I. 59, verso il margine destro). 

Giunti a questo stadio, possiamo denominare le celluline sporozoiioblasti (*) e 
il resto dello sporoblastoide massa residuale. Le masse residuali hanno evidentemente 
ima grande importanza per la nutrizione. 

("; Questo nucleo appare format'j da una massa di cromatina con un alone chiaro. Negli am- 
tionti àaW Haemamoeba la cromatina si presenta spesse volte frammentata ciò che può verificarsi 
anche pei parassiti malarici umani. 

('') Primitivamente venne usato il termine sporoblasto per indicare le cellule cìie formano le spore 
fcistospore) dentro le quali si sviluppano gli sporozoiti; esso venne poi esteso anche alle cellule che for- 
mano direttamente uno sporozoito. Io propongo di denominare queste ultime sporozoitobiasli. 



— 185 — 

Nella formazione degli sporozoitoblasti si danno molte modalità (I. figure varie) 
riguardanti non soltanto il numero degli sporozoitoblasti, ma anche la grandezza, il 
numero e la forma delle masse residuali. Il numero degli sporozoitoblasti è piccolo, 
quando si sviluppano da un amfionte pochi sporozoiti. Le masse residuali possono 
essere in gran parte ridotte a lamelle o a trabecole; le variazioni possono anche 
riguardare i vacuoli (") dei quali parlerò estesamente più avanti. 

Gli sporozoitoblasti, allungandosi, si trasformano in sporozoiti. Dapprima la loro 
forma è uguale a un mezzo fuso, cioè sono rigonfiati verso l'estremità che si continua 
nella massa residuale; in questa parte rigonfiata si trovali nucleo {'') (I. 60, 63 e 64). A 
poco a poco acquistano la forma definitiva di fuso molto allungato, quasi di filo (I. 
65-70). Fino a maturanza completa gli sporozoiti restano attaccati, dirò meglio saldati, 
alle masse residuali, come si può dimostrare facilmente nei preparati per semplice 
dilacerazione conservati e coloriti col metodo di Romanowsky (11. 11). In questi pre- 
parati se gli amfionti non sono maturi, non si ottengono quasi mai sporozoiti isolati ; 
essi incontransi, per contrario, attaccati tutti attorno alle masse residuali. 

Perciò appunto, quando si osservano a fresco gli amfionti non maturi, riscontransi 
gli sporozoiti disposti in un ordine complicato ma mirabile, quasi impacchettati nel 
miglior modo, per occupare il minor spazio possibile. Così riscontransi anche sui tagli. 

Quando gli sporozoiti sono maturi, non aderiscono più alle masse residuali e 
perciò assumono quella disposizione quasi a vortice, di cui è già detto più sopra a 
proposito delle osservazioni a fresco (II. 9). 

Il nucleo negli sporozoiti allungati viene a trovarsi circa a metà della 
loro lunghezza. Esso diventa ovale allungato, man mano che gli sporozoiti si al- 
lungano. 

Nei primi stadi di sviluppo degli sporozoiti come negli sporozoitoblasti, il nucleo 
mi apparve formato soltanto di un corpuscolo di cromatina. Negli sporozoiti vicini a 
maturare, o maturi (II. 10, 11, 12), usando la colorazione col metodo di Romanowsky, 
ho distinto granuli di cromatina, qualche volta due, allontanati uno dall' altro, qualche 
altra volta tre, quattro, disposti per lo più in una fila, ecc. Eccezionalmente, in 
certi amfionti, gli sporozoiti presentavano tutti un nucleo apparentemente risultante 
di un' unica massa di cromatina. 

Gli sporozoiti raggiungono la lunghezza di circa li /.i con una larghezza mas- 
sima di circa 1 ,«. 

Come in tutti gli altri sporozoiti il loro citoplasma non è rivestito di membrana, 
ma è denso, rifrangente, apparentemente omogeneo, presso a poco come quello degli 
sporozoitoblasti e come in generale 1' ectoplasma dei protozoi. 

Faccio infine rilevare che gli sporozoiti si sviluppano tutti nello stesso tempo e 
maturano contemporaneamente. 



{') Noto fin d'ora che quando le masse residuali sono ridotte a lamelle o a trabecole, i 
vacuoli sono molto abbondanti (I. 68, 67, 05 ecc.). 

('') In questo stadio gii sporozoitoblasti rassomigliano agli spoi'ozoiti della Rhabdospora thé- 
lohani Laguesse. 

24 



— 186 — 

d). Masse residuali. — Consideriamo ora le masse residuali. Su di esse pos- 
siamo meglio orientarci, se cominciamo a studiarle, quando gli sporozoiti le hanno 
abbandonate come spiego a pag. 189-190 (III. 17, 18. e II. 13). 

Talvolta se ne distingue una sola Foluminosa, ovalare o tondeggiante ; di solito 
se ne distinguono parecchie totalmente divise una dall' altra, parimenti più o meno ton- 
deggianti, ovalari, uguali tra loro o di differenti dimensioni; qualche volta sono 
molte e molto piccole : talora poche e molto piccole. Non si può escludere che pos- 
sano mancare del tutto: ciò che però io non ho verificato. 

Kisalendo fino alla formazione degli sporozoitoblasti, si trova che quanto meno 
maturi sono gli amfionti, tanto maggior volume hanno le masse residuali (I. 61, 66). 
Evidentemente esse impiccoliscono, servendo di nutrizione agli sporozoiti man mano 
che questi ingrandiscono. Non è però soltanto questione di nutrimento, ma è anche 
questione di spazio, perchè lo spazio lasciato libero da esse mentre impiccoliscono, 
viene occupato in complesso dagli sporozoiti. 

Le masse residuali sembrano granulose e dentro di esse si possono trovare dei 
corpuscoli, che si comportano come la cromatina, e talvolta sono circondati da un 
alone chiaro. (II. 3, 4, 5. 7). Alle volte però essi sono scarsissimi; su intere sezioni 
non si vedono affatto e forse possono mancare in tutto il parassita (II. 2, 9) ("). 

Evidentemente questi corpuscoli si devono ritenere derivati da quei nuclei che, 
come ho detto più sopra (Vedi e).) restavano nelle masse residuali, quando si erano for- 
mati gli sporozoitoblasti (1. 59, 60). 

In un punto di una massa residuale si trova accumulato il pigmento, che l'am- 
fionte ha portato seco nello spessore delle pareti intestinali ; come si è detto, questo 
pigmento, in generale, viene a trovarsi più o meno lontano dalla periferia. Non è 
raro il caso che si possa facilmente mostrarne la presenza anche negli amfionti con 
sporozoiti maturi. Esso tanto negli amfionti maturi che in quelli in via di maturare 
consta di pochi granuli che hanno talvolta conservato ancora presso a poco 1' ordine 
(p. es. a semicerchio) in cui erano disposti negli amfionti giovanissimi (I. 70, 63 e II. 17). 

Nelle masse residuali possono trovarsi in maggiore o minor numero, quei gra- 
nuli incolori di cui ho precedentemente fatto cenno (pag. 178). 

Scendo ora, per quanto mi è possibile, a più minuti particolari intorno alle 
masse residuali. 

Il trovare sovente a sviluppo completo parecchie masse residuali totalmente 
distinte 1' una dall' altra richiede di stabilire quando e come esse s' individualizzano. 

Lo studio di molte sezioni di amfionti malarici sì dell' uomo che degli uccelli, 
le osservazioni a fresco, le alterazioni prodotte nei preparati che a fresco hanno subito 
r azione della formalina, tutto insomma mi conduce a credere che l' individualizza- 
zione di diverse masse residuali avvenga relativamente tardi, man mano, cioè che 
queste masse vanno riducendosi contemporaneamente all'allungamento degli sporozoiti. 
Quei ponti più o meno stretti, che riunivano le masse residuali (Vedi b).c).), finirebbero 
per distruggersi, ma le divisioni conducenti alle masse residuali separate l'una dall'altra 

C) Molta cromatina residua anche nesli amfionti dell' Haemamoeba (Proteosoma) dei passeri 
(parte sinistra di V, 15J. 



— 187 — 

potrebbero avvenire anche dove le masse sono ampie. Le masse residuali forse dopo 
che si sono separate totalmente l' una dall' altra, diventano più o meno tondeggianti. 

Certo è in ogni caso che io ho trovato spesso individui quasi maturi, nei quali 
la massa residuale era ancora unica, ma la sua superficie era per Io piìi molto irre- 
golare per rilievi e avvallamenti, in parte molto spiccati, fino a congiungersi gli 
avvallamenti opposti formando quasi una galleria. Uno di questi casi è rappresentato 
appunto nella serie di sezioni di uno stesso parassita, che ho riprodotta (II. Iba-j; 
V. anche V. 13-16). 

Brevemente^ possiamo dire che le masse residuali, durante lo sviluppo degli 
sporozoitoblasli e degli sporozoiti^ in realtà formano un corpo unico : questo corpo 
per lo più si presenta o con tanti avvallamenti e rilievi relativamente considere- 
voli e irregolari^ ovvero diviso incompletamente in tante zolle di forme svariate 
die sai tagli appaiono tondeggianti, ovalari, allungate, a ferro di cavallo, ovvero 
anche trabecolari, lamellari, ecc. 

Spesso in ogni amfionte ancora non maturo, s'incontra una sezione in cui ajj- 
pare una massa residuale avente la forma di ferro di cavallo (IL 3), e sezioni 
in cui le masse residuali appaiono più o meno tondeggianti, ptroducendo così un 
particolare ordinamento degli sporozoiti (IL 1). 

A un certo momento, cioè quando V amfionte è quasi maturo, le masse resi- 
duali possono apparire come tanti corpi, separati l'uno dall'altro totalmente. 

e). Disposizione degli sporozoiti. — Faccio ora qualche osservazione sulla dispo- 
sizione degli sporozoiti negli amfionti non maturi. 

Certamente, pur conservando sempre l' ordinamento quasi parallelo in serie, varia 
però molto la disposizione delle serie stesse. Alle volte gli sporozoiti mostrano, dirò 
così, un orientamento, perchè in una serie di tagli di uno stesso individuo restano quasi 
tutti sezionati nel medesimo senso. 

È molto importante di aggiungere che le masse residuali, come si dimostra con 
sicurezza sui tagli, non sono sempre coperte di sporozoiti in tutta la loro superficie 
libera, perciò molte volte, tra una massa e l'altra, invece di una doppia serie di spo- 
rozoiti ne troviamo una semplice (IL 1), aderente tutta ad una delle masse. 

Nei casi in cui gli sporozoiti sono pochi, spicca la loro tendenza a svilupparsi 
nella parte periferica dell' amfionte. 

Si può ritenere che tutto lo strato superficiale dell' amfionte si riveste di spo- 
rozoiti (IL 3, 4 e 5). Eccezionalmente il rivestimento è qua e là interrotto per modo 
che la massa residuale arriva alla periferia (IL 2). Il caso si verifica più facilmente 
se gli sporozoiti sono scarsi. Del resto le masse residuali possono presentarsi, in qua- 
lunque parte, non rivestite da sporozoiti, come fu già accennato, ciò che è in rapporto 
col fatto che quivi non si sono sviluppati gli sporozoitoblasti (Vedi e).). 

f). Vacuoli di due sorta: cioè rivestiti e non rivestiti di sporozoiti. — Ve- 
niamo ora a considerare i vacuoli. 

È un fatto ben sicuro che le masse residuali possono presentarsi più o meno vacuo- 
lizzate, alle volte con vacuoli relativamente grandi (III. 31). In questi vacuoli sta un 
liquido che può coagulare. Questi vacuoli alle volte mancano. Quando esistono, si 
possono distinguere facilmente negli amfionti vicini, ovvero avviantisi alla maturazione. 



— 188 — 

È facile incontrare sui tagli, vacuoli più o meno numerosi, rivestiti da sporozoiti, 
pili meno avanzati di sviluppo (I. 65). Questi vacuoli forse talvolta si formano dentro 
le masse residuali ; poi per spostamenti delle masse residuali e dei relativi sporozoito- 
blasti sporozoiti, accompagnati da riduzione parziale delle masse stesse vengono a 
trovarsi circondati soltanto di sporozoiti. In generale si deve ritenere che i vacuoli 
circondati da sporozoiti rappresentano dilatazioni locali di lacune più o meno anguste 
che compaiono dove si sviluppano gli sporozoiti (lacune che nelle figure sono lasciate in 
bianco) (1. 58-65) (Vedi e).). Alle volte nell' amfionte maturo, o quasi, si trova un 
enorme vacuolo che ne occupa una gran parte: è circondato dagli sporozoiti e dalle 
masse residuali molto ridotte e fornite di piccoli vacuoli (I. 67). 11 grande vacuolo 
può apparire in comunicazione con quelli piccoli. In generale quando si formano pochi 
sporozoiti i vacuoli assumono grande sviluppo. 



fé 







,*"*1,TT'-1'** I 







FlG. 17. — Schema (iella formazione degli sporozoiti. I 4 quailr-anti 
{a, h, e. d) rippr«^sentano quattro stidi successivi. 



FlG. 18. — Arafionte'quasi maturo uscito fuori 
da una rottura artificiale della capsula. Si 
vede la massa residuale (di colore oscuro 
nella figura) a cui stanno attaccati gli 
sporozoiti. 



Come ho detto precedentemente, è facile trovare vacuoli anche negli amfionti 
lontani dalla formazione degli sporozoiti. Da questi devono derivare, almeno in parte, 
i vacuoli or ora descritti negli stadi ulteriori. 

g). Riassuìilo (fig. 17 e 18 nel testo). — Riassumendo, neU'am^onte dei jiarassiti 
malarici non sono distinte le fasi di accrescimento e di iHprodtaione. Questa si 
inizia quando t amfionte è ancora molto piccolo. Essa conduce alla formazione 
di un numero di sporozoiti quasi sempre enorme. 

Neil' amfionte^ man mano che ingrandisce, i nuclei j moltiplicandosi sempre 
per divisione diretta (divisione in due : sempre ?) diventano numerosi, mentre in 
svariate parti ad un certo momento il citoplasma va diventando molle e finisce a 
dar luogo a vacuoli, lacune più o meno anguste, fenditure, ecc., ripiene di un 
liquido. Così è che il citoplasma viene a suddividersi non però mai completamente. 



— 189 — 

cioè in tante zolle di forma svariatissima, subtondeggiante, trabecolare, lamellare, 
ecc. ma tutte e sempre anastomizzate pift o meno ampiamente l'una coli' altra — 
sporoblasti imperfetti o sporoblastoidi — . / nuclei che da principio si trovano nel 
mezzo di questi sporoblastoidi — nuclei centrali — moltiplicandosi per divisione 
diretta (molteplice : sempre ì) finiscono per spostarsi alla periferia degli stessi — 
nuclei periferici — estendendosi anche per i tratti che stabiliscono le anastomosi 
tra uno sporoblastoide e l'altro. La formazione degli sporoblastoidi spesso ritarda 
e accade contemjìoraneamente o quasi alla sistemazione dei nuclei nella parte 
periferica degli sporoblastoidi formantisi. 

Comunque sia, finiamo per avere tanti sporoblastoidi contornati di nuclei 
molto piccoli; intorno a ciascuno di essi si differenzia un po' di citoplasma. Si 
formano così delle celluline — sporozoitoblasti — che allungandosi, si trasfor- 
mano in sporozoiti. 

Da quanto ho detto risulta chiaramente che le zolle — masse residuali — alla 
cui periferia si sono sviluppati gli sporozoiti, formano in realtà una massa unica 
(fig. 18 nel testo) e irregolare. Man mano che gli sporozoiti ingrandiscono, in 
complesso le masse residuali si riducono e viene un momento in cui si possono 
totalmente separare l'una dall'altra. 

Gli sporozoiti fino alla maturansa restano tutti attaccati alla massa residuale. 
Quando sono maturi si staccano e allora appaiono come disposti a vortice attorno 
alla massa residuale. 

In qualche raro caso in cui si sviluppano pochi sporozoiti, la divisione in 
sporoblastoidi è soppressa e gli sporozoiti si formano solo alla periferia, lasciando 
una massa residuale unica e centrale (parte sinistra di V. 16: riguarda V Haemanoeba). 

Nella massa residuale al momento della formazione degli sporozoiti, qualche 
raro nucleo può restar centrale; successivamente può anche moltiplicarsi (nuclei 
delle masse residuali, che vanno perduti). 

A completare questa descrizione debbo aggiungere che nelle masse residuali 
possono formarsi dei vacuoli e che le lacune tra gli sporoblastoidi, in certe parti, 
possono ampliarsi in vacuoli; abbiamo perciò vacuoli sema sporozoiti (nelle masse 
residuali) e vacuoli rivestiti di uno strato di sporozoiti. 

Nelle masse residuali restano dei nuclei paragonabili ai nuclei del tuorlo delle 
uova a segmentazione parziale. 

La capsula che involge gli amfionti è avventizia, cioè formata dall'ospita- 
tore e non dal parassita ("). 

h). Rottura della capsula. — Quando 1' amfìonte è maturo, la capsula si apre 
lasciando uscire gli sporozoiti nelle lacune del corpo, nelle quali circola il sangue 
(lacunoma). Oltre agli sporozoiti escono anche le masse residuali. La deiscenza della 
capsula potrebbe avvenire come si ammette per le Giegarinide, in seguito al rigonfia- 
mento della massa residuale. Certo è però che, quando gli amfionti sono maturi, osser- 



(") Questo processo era stato descritto in modo del tutto rudimentale da Ross e da Koch per 
il ProteoBoma. 



— 190 — 

vandoli al microscopio, facilmente lasciano uscire a poco a poco gli sporozoiti da 
piccole fenditure che si formano qua e là, o anche in quantità da un'ampia fenditura ; 
in quest'ultimo caso come se fosse avvenuto uno scoppio (III. 15). 

Non di raro in alcune capsule resta un certo numero di sporozoiti e altre volte 
anche qualcuna o tutte le masse residuali (III. 17 e 18). La capsula, svuotata in 
tutto in gran parte, rimane avvizzita tranne in qualche rarissimo caso (III. 16). 
Evidentemente essa subisce un processo di riassorbimento perchè dopo qualche giorno 
non se ne trova più traccia. 

IV. Corpi bruni e corpi giallo-bruni (forme d'involuzione). — 
Gli sporozoiti e le masse residuali che restano nelle capsule possono presentarsi rav- 
volti da una sostanza bruna (involucro bruno) (III. 20 e 21). Si hanno allora le 
spore nere (") di Ross, dette meglio corpi bruni (Grassi, Bignami e Bastianelli). Essi 
sono essenzialmente di due sorta: gli uni a forma più o meno spiccata di bastoncello 
derivati appunto dagli sporozoiti; gli altri più o meno tondeggianti e di dimensioni 
molto varie derivati invece dalle masse residuali. 

Qualche volta il numero degli sporozoiti contenuti in una capsula coli' involucro 
bruno è relativamente considerevole (30 o 40), di solito è scarso (6-8-10-12 ecc.). 
In una stessa capsula si possono formare involucri bruni tanto attorno a un certo 
numero di singoli sporozoiti, quanto intorno a singole masse residuali; altre volte 
una capsula presenta solo sporozoiti, ovvero soltanto masse residuali coli' involucro bruno. 

Talora si trovano aderenti all' intestino, senza che sia distinguibile la capsula del- 
l'amflonte, alcuni sporozoiti coli' involucro bruno, più o meno irregolare (III. 22 e 23). 

Talvolta l' involucro bruno sembra che sia formato attorno a un frammento di 
sporozoito, ad uno sporozoito immaturo o rimpiccolito. 

La qui descritta origine dei corpi bruni spiega un fatto già notato nella mia 
pubblicazione con Bignami e Bastianelli, che, cioè, compaiono alcuni giorni dopo la 
maturazione degli sporozoiti. 

Io li studiai in un Aiwpheles che avevo infettato artificialmente colle semilune 
e li vidi piuttosto di raro anche in individui presi in vita libera. Tanto nel primo 
che nei secondi, le ghiandole salivari erano piene di sporozoiti (vedi più avanti), mentre 
l' intestino presentava anche parecchie capsule avvizzite e svuotate. 

Negli amfionti dell' Ilaemamoeba ì corpi bruni si formano molto più frequente- 
mente: io li ho trovati in amtìonti ancora ripieni di sporozoiti: perciò già formati 
prima della rottura della capsula (parte sinistra di V. 17). 

Parecchie volte si trovano degli Anopheles in cui i corpi bruni presentano caratteri 
un po' diversi si che il loro modo di formazione non è ben evidente ('') (III. 28 e II. 17). 
Più esattamente si tratta di corpi ora gialli, ora giallo-bruni, talvolta anche bruni. Per 
brevità li denomino corpi giallo-bruni. Come i corpi bruni, si possono distinguere in 
varietà. Gli uni sono allungati, certamente provenienti da sporozoiti, gli altri più 
meno irregolarmente tondeggianti riferibili in parte a masse residuali, in parte 
probabilmente o a sporozoiti immaturi, o a sporozoiti in via di involuzione, o a 
frammenti di sporozoiti ecc. A sporozoiti in condizioni simili sono pure riferibili pro- 

(") Ross le ha descritte nel Proteosoma. 

(') Sono figurati anche nel lavoro con Bignami e Bastianelli (tav. I, fig. 15, 16, 17). 



— 191 — 

babilmente altre forme a bastoncello corto, a pera, o somiglianti a blastomiceti 
gemmanti, senza però poter escludere che alcune di queste forme appartengano invece 
a masse residuali. 

I corpi allungati hanno una tinta gialla, presentano parecchi strozzamenti e di 
raro lasciano trasparire in parte lo sporozoito; alcuni di essi sono molto sottili. Questa 
varietà di corpi è relativamente poco abbondante. 

I corpi a bastoncello corto, o a pera, o rassomiglianti a blastomiceti gemmanti 
sembrano in parte frammenti dei corpi allungati con cui perciò hanno comuni pa- 
recchi caratteri, quali il colore, l'aspetto. In qualcuno di essi la traccia di sporozoito 
è evidente, ma sembra colorata d' un giallo un po' più scuro. 

Altri corpi a bastoncello o a pera o rassomiglianti a blastomiceti gemmanti, 
ovvero aventi forme piti o meno tondeggianti, invece che gialli sono giallo-bruni, per lo 
più a strati gialli e bruni succedentisi (spesso sono evidenti due strati, talvolta 
tre) con una parte centrale tondeggiante o irregolare, incolora. Qualche volta invece 
della parte incolora centrale, il corpo presenta un infossamento occupato appunto da 
sostanza incolora. La parte centrale ha però non di raro una tinta più o meno leg- 
gera tendente al rosso. 

Le parecchie varietà di corpi giallo-bruni si trovano mescolate assieme dentro 
un medesimo amfionte in numero di 2-3 fino a 40-50, di solito però soltanto in nu- 
mero di 15-20, in mezzo a una massa tondeggiante, per grandezza simile ad un ordi- 
nario amtìonte maturo, e granulosa a granuli più o meno fini. Questa massa è tanto 
più abbondante quanto più scarsi sono i corpi ; qualche volta essa presenta altri corpi 
tondeggianti, molto rifrangenti, incolori. 

Attorno alla massa trovasi una capsula uguale a quella degli amfionti. Questa 
capsula non è punto raggrinzata. 

Di queste capsule con corpi giallo-bruni in un Anopheles se ne possono trovare 
da 1 a 12 e forse più. 

In qualcuna di queste capsule si trova una massa centrale d' aspetto particolare, 
nella quale si rileva evidente il pigmento del parassita malaiico e si possono co- 
lorire molti corpieciuoli che sembrano nuclei. È naturale d' interpretarla come massa 
residuale (II. 17). 

In quegli stessi individui che presentavano le capsule coi corpi giallo-bruni 
ho trovato capsule avvizzite contenenti o no masse residuali, e sporozoiti più o meno 
abbondanti nelle ghiandole salivari. 

Tenendo presente tutte queste circostanze è naturale di ammettere che i corpi 
giallo-bruni si formino precisamente come i corpi bruni. 

Già nel mio lavoro con Bignami e Bastianelli, tanto i corpi bruni, quanto i 
giallo-bruni venivano da noi giudicati « alterazioni regressive del parassita » . Questo 
nostro giudizio era basato sulla irregolarità di forma dei corpi in discorso, sulla 
loro rarità e sulla circostanza che processi simili si verificano in altri parassiti dei 
Culicidi : esso riceve una nuova conferma fondamentale dalla osservazioni da me fatte, 
le quali precisano questo processo involutivo e, dimostrando che esso compì'ende non 
soltanto gli simrozoiti, ma anche le masse residuali, esclude qualunque ipotesi ten- 
dente a spiegare i corpi bruni e giallo-bruni come fasi progressive. 



— 192 — 

11 processo d' involuzione è evidente sopra tutto nei corpi giallo-bruni (frammen 
tazioni, irregolarità, stratificazione dell' involucro). 

In alcuni casi ho trovato attorno a singole capsule coi corpi giallo-bruni una 
massa protoplasmatica contenente un nucleo, massa che non ho potuto studiare 
esattamente (fagocito?). 

Se i corpi giallo-bruni rappresentino una fase ulteriore d' involuzione rispetto 
ai corpi bruni, è una questione che non posso decidere con sicurezza, perchè potreb- 
bero invece rappresentare un processo regressivo alquanto differente da quello dei 
corpi bruni ("). 

Sarebbe interessante poter determinare in quali condizioni si formano i corpi in 
discorso. Avendo io trovato i corpi giallo-bruni soltanto d' inverno, in Anopheles presi 
in vita libera, suppongo che 1' abbassamento di temperatura possa avere uu' influenza 
sulla loro formazione, ma non ho potuto fare osservazioni sufficienti per asserire la 
cosa con certezza. 

Con la suddetta conclusione rispetto alla natura dei corpi bruni e giallo-bruni, 
come ho già pubblicato con Bignami e Bastianelli, concordano i fatti epidemiologici 
da un lato e dall' altro gli esperimenti. Mi spiego. 

Se questi corpi fossero stati realmente spore, come supponeva nel 1898 Ross, 
avrebbero avuto una grande importanza, perchè avrebbero dimostrato 1' esistenza di 
un nuovo ciclo di sviluppo dei parassiti malarici. Essi dopo la morte HdV Anopheles 
avrebbero dovuto subire una delle seguenti destinazioni: 

1° infettare l'uomo per la via del tubo intestinale; 2° infettare l'uomo per le 
vie aeree ; 3° infettare le larve degli Anopheles, che perciò potrebbero essere già in- 
fetti quando diventano alati. 

La prima destinazione veniva già resa inverosimile da considerazioni epidemio- 
logiche (1' acqua non è veicolo d' infezione malarica). Essa venne assolutamente esclusa 
cogli esperimenti diretti, avendo io in differenti epoche ingoiati e fatti ingoiare da 
altri i corpi in discorso, sempre impunemente. 

La seconda destinazione viene esclusa dal fatto che i corpi di cui si tratta, hanno 
un involucro che a priori li fa ritenere incapaci di infettare per mezzo delle vie aeree. 

La terza destinazione venne esclusa : a) con ripetuti esperimenti diretti sia ad 
infettare le larve degli Anopheles coi corpi bruni e coi corpi giallo-bruni, sia ad 
infettar 1' uomo cogli Anopheles neonati (vedi parte sperimentale) ; b) con molteplici 
osservazioni sulle larve e sulle ninfe degli Anopheles per rintracciarvi i corpi in 
discordo e le loro fasi ulteriori di sviluppo. Tanto gli esperimenti a) che le osser- 
vazioni b) diedero invariabilmente risultato negativo. 

C) Passaggio degli sporozoiti nelle glanddle salivari. — Gli sporozoiti 
fuorusciti spontaneamente dalla capsula, quando si osservano in soluzione di albume 
e cloruro di sodio, si vedono talvolta isolati. Io non ho avuto tempo di studiare i 
loro movimenti: ho visto però che, senza evidentemente locomoversi, possono fare 
dei movimenti serpentini, si piegano a esse o a cerchio. 

(") Ross (1899J suppose senza fondamento che i corpi bruni fossero funghi parassiti. 



— 193 — 

Specialmente gli sporozoiti usciti da capsule che si aprono per effetto della pres- 
sione mentre si fa l'osservazione al microscopio (si noti che si aprono soltanto quando 
gli amfionti sono maturi o quasi), si presentano riuniti in fasci da una minima quan- 
tità di sostanza la quale è di certo appiccaticcia e gelatinosa. La presenza di questa 
sostanza richiama quanto ha osservato Schaudinn negli sporozoiti dei Coccidi; 
essi, cioè, secernono, come le Gregarine, su tutta la superficie del loro corpo, una 
sostanza appiccaticcia e gelatinosa la quale li fa locomuovere in avanti. È presu- 
mibile che anche gli sporozoiti dei parassiti malarici abbiano la capacità di far movi- 
menti di locomozione, che però non ho avuto occasione di osservare con sicurezza. 

Gli sporozoiti sono incolori, relativamente rifrangenti, appaiono per lo più fili- 
formi, colle estremità assottigliate e spesse volte difficilmente visibili (III. 19). 

Essi si spargono per tutto il corpo, non posso stabilire con sicurezza se attiva- 
mente, in virtù di movimenti propri, ovvero, come è più probabile, passivamente, cioè, 
trascinati dalla corrente sanguigna. Dopo poco tempo (forse bastano poche ore) si 
raccolgono tutti attorno alle ghiandole salivali, dentro le quali penetrano. Kitengo 
che r entrata nelle ghiandole salivali sia attiva. 

Qualche volta s' incontrano accumulati attorno ai tuboli delle gliiandole salivali, 
in masse considerevoli. Questo fatto si controlla anche sui tagli (II. 24). Quando gli 
sporozoiti sono in piccol numero, si vedono con chiarezza aderenti ai tuboli. 

Gli sporozoiti si raccolgono nelle cellule delle ghiandole salivali e precisamente 
nella parte delle cellule stesse contenente il secreto; emigrano anche nel lume dei 
tuboli pieno di secreto. Nel lume del tubolo intermedio, che è molto ampio (II. 19-21), 
possono accumularsi in grandissima quantità, ma io non posso però asserire che va- 
dano in questo tubolo a preferenza che negli altri tuboli (come accade per \' Hae- 
manioeba nel Culex (Koch, Ruge, Grassi)). Questi ultimi (II. 18, 22 e 23), nel lume, 
che è più ristretto, possono contenerne meno ; ne possono raccogliere invece una quan- 
tità maggiore dentro le cellule, che sono molto grandi, e ciò a differenza di quel che 
avviene nel tubolo intermedio dove le cellule sono più piccole. 

Anche quando gli sporozoiti sono in poca quantità, di solito si trovano in tutti 
e tre i tuboli, quasi egualmente distribuiti (II. 25). Qualche volta però (specialmente 
nelle zanzare infette che hanno già punto ?) si trovano limitati a un tubolo, oa una 
porzione di un tubolo. 

In complesso mi pare che invadano a preferenza la parte posteriore dei tuboli. 
Ritengo che i tuboli pieni di sporozoiti siano più fragili degli altri. 

Nella parte ingrossata del tubolo intermedio, sui tagli, gli sporozoiti si presentano 
isolati e ricurvi in vario senso (11. 19-21); nei tuboli laterali invece si presentano 
per lo più dritti e anche in fasci (II. 18), come dentro l'amfionte. In modo simile 
si presentano in corrispondenza al collo del tubolo intermedio (II. 24). 

È notevolissimo il fatto che gli sporozoiti invadono le differenti parti dei tuboli 
delle ghiandole salivali, nonostante che questi, come ho detto in altro capitolo, pre- 
sentino differenti secreti. 

L' entrata degli sporozoiti nelle ghiandole salivali si deve interpretare, secondo le 
attuali conoscenze, come un fenomeno di chemotropismo: or a tutta prima sembra 
strano che secreti diversi esercitino la stessa azione chemotropica ; la cosa si può 

25 



— 194 — 

spiegare ammettendo che vi sia in essi una sostanza comune attiva verso gli sporozoiti, 
unita ad altre sostanze, diverse nei diversi tuboli. 

In un caso ho trovato sporozoiti dentro le cellule epiteliali dell' intestino anteriore 
(II. 26). 

Nel 1900 avendo avuto a mia disposizione una certa quantità di Culex pipiens 
infetti di Haemamoeba ho potuto fare ulteriori osservazioni sugli sporozoiti nelle 
glandole salivari. Le mie osservazioni sono state fatte d' estate nelle ore calde (37) 
(V. 19 parte sinistra). 

Mi aveva destato una certa meraviglia il loro presentarsi sotto forme differenti. 
Questa varietà di forme è subordinata ai loro movimenti che ho potuto rilevare, 
benché mi mancasse il tempo per molto addentrarmi in questo argomento. 

Distinguo come Schandinn negli sporozoiti dei Coccidi, tre sorta di movimenti : 
contrazioni, incurvature e movimenti di progressione. Per effetto di movimenti di 
contrazione ho visti gli sporozoiti allungarsi assottigliandosi anteriormente, e accorciarsi 
ingrossando posteriormente, o ingrossando uniformemente in tutta la lunghezza, 
ovvero anche prendendo forma quasi di cavatappi. 

Alle volte gli sporozoiti presentansi curvi a C e la metà anteriore della C fa 
movimenti non nello stesso piano della metà posteriore, non rovesciandosi però mai 
all' indietro. 

La traslazione avviene spesso con semplice scivolamento quasi come nelle Gre- 
garine: talvolta essi scivolano tremolando, ecc. 

Questi movimenti si osservano dissezionando le ghiandole salivari nella solita 
soluzione di cloruro di sodio. Aggiungendo al cloruro di sodio una gocciolina di sangue 
di passero, si vedono gli sporozoiti locomoversi insinuandosi tra i globuli rossi con 
movimenti complicati ; toccano spesse volte i leucociti, restano alquanto vicino ad 
essi, ma poi se ne allontanano. Sembra talvolta che facciano quasi dei movimenti 
per penetrare nei globuli rossi. 

Probabilissimamente gli sporozoiti fanno i movimenti sopradescritti anche quando 
sono liberi nel lacunoma : ritengo che comincino a muoversi quando sono ancora dentro 
la capsula. 

Ciò che ho detto per il Proteosoma vale probabilmente anche per i parassiti 
malarici umani (")• 

Quando V Anopheles punge, gli sporozoiti escono fuori dalle ghiandole salivali 
e vengono eliminati insieme colla saliva. Un mio esperimento sembrava che avesse 
provato che gli sporozoiti possono uscire tutti con una sola puntura quando presumi- 
bilmente sono in poca quantità. Quest' esperimento è restato isolato e senza conferma. 
Ho invece stabilito con sicurezza che quando gli sporozoiti sono in molta quantità, 
ne possono restar dentro moltissimi anche dopo ripetute punture. 

Nel 1900 con una serie di esperimenti ho dimostrato in modo sicuro che un 
Culex pipiens che ha punto un passero molto infetto una sola volta, può infettare 

(") I movimenti degli sporozoiti vennero recentemente os.servati anche da Ruge (Gentralbl. 
f. Bakù. I Ah. XXIX Bd.). Le piccote differenze tra le nostre osservazioni si possono spiegare 
in parte colle differenti temperature a cui vennero fatte. 



— 195 — 

almeno 6 o 7 passeri, senza aver totalmente liberate le ghiandole salivari degli spo- 
rozoiti. 

Si deve ammettere che lo stesso fatto si verifichi anche per gli Anofeli e questo 
permette di spiegare il diffondersi della malaria umana non ostante il piccolo numero 
di Anofeli che si trovano infetti. 

Siccome l'Anofele specialmente se ha punto un individuo malarico varie volte, 
può presentare parassiti malarici in diversi stadi di sviluppo, così è presumibile che le 
ghiandole salivali possano svuotarsi e riempirsi parecchie volte di sporozoiti. 

D) Amfionti delle varie specie di parassiti malarici. — Tutto ciò che 
ho fin qui esposto per i parassiti della terzana maligna, ossia della bidua (Lave- 
rania malariae), si può in complesso ripetere per i parassiti della terzana {Plasmo- 
dium vivax) (") e, per quanto no veduto, anche per quelli della quartana {Plasmodium 
malariae). 

Soltanto il vermicolo mi apparve relativamente piìi grande nella terzana che nella 
terzana maligna (I. 30) e conseguentemente più grande anche l'amfionte appena 
arrivato nello spessore della parete intestinale. Finché l'amfionte è arretrato nello 
sviluppo, il pigmento, meno oscuro e molto più sparso nella terzana, mi ha permesso 
fino ad un certo punto di distinguerlo da quello della terzana maligna (Ili. 33-37). 
Più tardi questa distinzione non mi è più riuscita con sicurezza. Posso dire soltanto 
con una certa verosimiglianza che i parassiti della terzana, più frequentemente di 
quelli della bidua, presentano i vacuoli molto sviluppati. 

Per quante osservazioni io abbia fatte, non sono giunto a confermare le diffe- 
renze stabilite da Bastianelli e Bignami tra gli amfionti della terzana e quelli della 
terzana maligna. 

Queste differenze esistono certamente nei loro preparati, ma secondo me, essi 
hanno paragonati stadi alquanto diversi e preparati, più o meno alterati dalla formalina. 
Questa sostanza, secondo che agisce per un tempo più o meno lungo, secondo il 
suo grado di concentrazione rigonfia più o meno la cromatina, e altera più o meno gli 
amfionti già piuttosto avanzati nello sviluppo ecc. 

Posso del resto aggiungere che la formalina è molto utile per mostrare rapida- 
mente le notevoli differenze presentate da una stessa specie di parassiti malarici in 
uno stesso stadio di sviluppo. Ciò riesce evidente nei preparati di intestini in toto 
conservati in formalina e poi coloriti opportunamente. In questi preparati si distin- 
guono benissimo le forme ialina e vacuolata, già osservate da Ross, e si vede che le 
forme vacuolate presentano pochissimi nuclei (raccolti talvolta a preferenza verso la 
parte centrale) in confronto alle forme ialine. Non si creda che questa vacuolizza- 
zione sia del tutto artificiale: come ho detto più sopra, in realtà esistono vacuoli 
che la formalina ingrandisce. Di tutte queste circostanze si acquista un' idea chiara, 
paragonando le figure da me pubblicate insieme con Bignami e Bastianelli a quelle 
che pubblico nel presente lavoro. 

C) Terciò nel!" illustrare gli amfionti della bidua ho richiamato parecchie volta indifferente- 
mente anche figure di P. vivax. 



— 196 — 

E possibile che avendo a disposizione molto materiale, ora che si conoscono 
i mezzi per ima buona conservazione, col tempo si possano trovare delle piccole 
differenze tra gli amfionti delle varie specie di parassiti malarici. Si trovino o 
no, le specie restano sempre buone e a differenziarle con sicurezza bastano già i 
gameti. 

Dal confronto delle figure risulterebbero alcune differenze tra l' amfionte del- 
\ Haemamoeba (V. parte sinistra) e quello dei parassiti malarici umani (I. II e III), 
differenze che io non ardisco precisare. 

E) Altri sporozoi parassiti dei Culicidi. — Per molto tempo io, Bignami 
e Bastianelli sospettammo che potessero essere in rapporto coi parassiti malarici 
due altri parassiti appartenenti al gruppo degli Sporozoi, che si trovano non di raro 
negli Anopheles. 

Questi due Sporozoi possono forse offrirci un' arma per ridurre la quantità di 
Anopheles. 

Quanto alla sistematica, qui mi limito a dichiararli di sede incerta, nella legione 
dei Myxosporidia, nella quale comprendo anche i mal noti Serumsporidia. 

Darò una brevissima descrizione di questi parassiti, che ho studiato solamente 
quanto era necessario per poter escludere che appartenessero al ciclo dei parassiti 
malarici. 

La prima specie abita nel lacunoma dell'Anofele, libera, od aderente ai piìi 
svariati organi (differenti parti dell' intestino, ghiandole salivali, vaso dorsale). Scendo 
a qualche particolare. 

In uno stadio (probabilmente giovanile) (III. 24 e) si presenta sotto la forma di 
masse plasmiche libere, che facilmente nei preparati a fresco appaiono subtondeg- 
gianti : non ho potuto constatare in esse veri movimenti ameboidi. In queste masse 
plasmiche sui tagli ho riscontrato numerosi nuclei differenti tra loro per la forma, 
per la grandezza e per la cromatina. Qualche volta esse contenevano anche dei gra- 
nuli giallastri. 

Due volte mi occorse di osservare a fresco in cloruro di sodio molte masse pla- 
smiche libere nelle quali si trovavano tanti corpi più o meno nettamente ovalari con 
un corpuscolo centrale splendente (III. 25). 

Questi corpi rassomiglianti a sporozoiti erano mobili : si vedevano infatti uscire 
dalle masse plasmiche e muoversi nel campo del microscopio. 

Io li credetti sporozoiti dei parassiti malarici; più tardi, però, ebbi occasione 
di rettificare la mia opinione, essendomi persuaso che ne sono totalmente differenti. 

Nei Myxosporidia non è stato ancora riscontrato uno stadio simile e perciò l'or 
detto fenomeno da me osservato ha molto interesse, perchè apre la strada a ulteriori 
ricerche. 

Molto comunemente i parassiti in discorso (III. 24 «) sono aderenti ai vari organi 
testé nominati sotto forme svariate, alle volte di tuboli, alle volte di globi irrego- 
lari, alle volte di ampolle. In questi casi mostrano lo strato periferico ispessito a 
guisa di cuticola: il contenuto è una massa plasmica enormemente infarcita di spore 
aventi una membrana ben definita. In queste spore non ho potuto riscontrare le capsule 



— 197 — 

polari che, però, non ho ricercato a sufficienza. È importante osservare che questi 
sporozoi vanno incontro a un processo di involuzione simile a quello che ho descritto 
per gli sporozoiti e per le masse residuali dei parassiti malarici (formazione di un 
involucro bruno). (III. 24a, 24 è', 2ib"). 

Non esiste certamente alcun rapporto tra i parassiti malarici e i parassiti in 
discorso, come dimostra, oltre la riportata descrizione, una lunga serie di esperienze. 

Le uova degli Anopheles si trovano non di raro infette da un altro sporozoo, 
riferibile probabilmente ancor esso alla legione dei Myxosporidia. Talvolta tutte le 
uova di un Anopheles ne sono infette, talvolta soltanto poche. Nelle uova mature, o 
quasi, il parassita in discorso presenta un' enorme quantità di spore in via di forma- 
zione, oppure già formate. In quelle in formazione distinguo una massa plasraica con 
due, quattro, otto nuclei (III. 26) ; in quelle già formate ima capsula con otto spo- 
rozoiti (III. 27). 

Anche questo parassita vuol essere ulteriormente studiato, essendo le mie cogni- 
zioni in proposito evidentemente tanto imperfette, che avrei tralasciato di parlarne, se 
non avessi trovato necessario di persuadere il lettore che esso non ha nulla a che fare 
col parassita malarico, come dimostrano, oltre i suddetti caratteri del parassita, anche 
numerose prove sperimentali ("). 

Nei Culex, siano larve, ninfe o insetti perfetti, si può trovare un parassita che 
senza dubbio appartiene ai Myxosporidia, come dimostrano le sue spore. 

In certe specie di Culex esso è enormemente comune. In principio sospettai che 
appartenesse al ciclo dei parassiti malarici ; ma più tardi dovetti escluderlo, sia 
per i suoi caratteri, sia perchè non si trova nell' Anopheles, sia, infine, per molti 
esperimenti riusciti tutti negativi. 

F) Inesistenza di dn altro ciclo. — In conclusione è assolutamente certo 
che i parassiti malarici non assumono nel corpo à^W Anopheles altre forme oltre quelle 
che ho descritte. 

Una gran parte del mio tempo è stata appunto consumata per questo Iato nega- 
tivo deUa questione. Io non ho soltanto escluso dal ciclo dei parassiti malarici i sud- 
detti parassiti, ma ho fatto ricerche estesissime nelle uova, nelle larve, nelle ninfe 
degli Anopheles; ho esaminato moltissimi Anopheles neonati, o no, e infetti, o no, 
non limitandomi soltanto all' intestino e alle ghiandole salivali, ma prendendo in esame 
tutti i vari organi. Dopo essermi persuaso che i parassiti in condizione atta a infettar 
r uomo non si potevano trovare che nelle ghiandole salivali, originati dagli amtionti 
sviluppatisi neir intestino, intrapresi anche una serie lunghissima di esperimenti (vedi 
Gap. VI), che raffermarono le mie convinzioni. 



C) 'HeW Anopheles claviger sia allo stadio larvale che allo stadio d'insetto perfetto si trova 
spesso un Trematode incistato. Noto anche un Acaro ectoparassita della stessa specie di Anopheles 
allo stadio di insetto perfetto. 



— 198 — 
3. Considerazioni generali. 

Possiamo ora tornare alle due altre sorta di generazioni che i parassiti malarici 
presentano nel corpo dell' uomo e dell'Anofele. Richiamo perciò lo schema che ho già 
precedentemente accennato. (Ta?. V. Schema). 

In tutti i Protozoi, forse in tutti gli esseri unicellulari, le generazioni si succe- 
dono in maniera tale da potersi graficamente rappresentare come una catena chiusa 
formata da tanti anelli : un anello rappresenta la generazione sessuata (amfigonia), e 
gli altri le generazioni non sessuate (monogenie). In complesso alterna una genera- 
zione amfigonica con molte monogeniche. (Esito di entrare nella discussione interes- 
santissima sollevata da E. Hertwig intorno all' indipendenza della fecondazione dalla 
riproduzione). 

Omai questa conclusione si impone così fortemente che se nei parassiti malarici 
non fosse nota la generazione sessuata, allo stato attuale delle nostre conoscenze, si 
potrebbe dichiarare con sicurezza che il ciclo presenta un' interruzione, che manca un 
anello della catena. Invece, trovato questo anello, la catena forma un circuito chiuso. 

A questo riguardo mi permetto una digressione. 

Negli Schizomiceti, se si eccettua una notizia non ben sicura di Forster sul 
Cromatium (15) finora non conosciamo fenomeni di fecondazione. Ho, perciò, la con- 
vinzione che noi non conosciamo interamente il ciclo evolutivo di nessun Batterio ("). 

Quest'argomento merita tutta l'attenzione degli igienisti perchè potrebbe condurre 
a scoperte di fondamentale importanza. Così p, es. il non essere diventato indigeno 
in Europa il colera, potrebbe trovare la spiegazione nel fatto che in Europa mancano 
le condizioni necessarie perchè avvenga la generazione sessuata. Colla stessa man- 
canza della generazione sessuata si potrebbe spiegare lo spegnersi, per esempio, delle 
epidemie di influenza e fors'anche molti fatti di contagiosità maggiore o minore di 
un medesimo Batterio. L'argomento è molto interessante ed è sperabile che venga 
prontamente affrontato da qualche batteriologo. 



Torniamo alle generazioni dei parassiti malarici. 

Paragoniamo per maggiore chiarezza le generazioni dei parassiti malarici colle 
generazioni presentate dal Volvox, quella forma singolare che gli zoologi pongono tra i 
Flagellati. La catena è essenzialmente eguale nei due casi. Infatti nel Volvoic un am- 
flonte si divide in due individui, che, come mononti, continuano a dividersi per un 
numero grandissimo di volte, formando una colonia (cenobio) di molte migliaia d' indi- 
vidui, riuniti gli uni agli altri da ponti protoplasmatici. 

La grandissima maggioranza degli individui di questa colonia non va mai in- 
contro a una riproduzione sessuale; singoli individui soltanto subiscono una differen- 
ziazione sessuale e mostrano una grandissima somiglianza con uova tipiche e con sper- 
matozoi: precisamente singoli individui si trasformano in una macrospora, o in un fascio 

(") La generazione sessuale dovrebbe essere quella che forma le spore durature. 



— 199 — 

di microspore. La macrospora fecondata dalla microspora costituisce l' amfionte che 
forma una nuova colonia. 

Evidentemente abbiamo nel Volvox come nei parassiti malarici dell' uomo, molte 
generazioni non sessuate e una sessuata, colla sola differenza che nel caso del Volvox 
i mononti restano riuniti in colonia, mentre si separano gli uni dagli altri nel caso 
dei parassiti malarici ; ciò che del resto si verifica per moltissimi altri Protozoi. 

I casi di generazione amtìgonica intercalata a un numero maggiore, o minore di 
generazioni monogoniche vengono denominati di generazione alternante : sarebbero pre- 
cisamente casi di generazione alternante in senso stretto, ossia progressiva, fenomeno 
denominato anche metagenesi, o metagonia. 




Aoteridi 



Macrospore 



PiG. 19. — Rappresentazione schematica di una colonia di 
Volvox. I numerosissimi mononti, rappresentati dalle pal- 
lottoline piccole, non sono stati richiamati nella figura. 



In proposito occorrono però alcuni schiarimenti. 

L'Uomo stesso, come tutti i Metatìti e i Metazoi, si comporta precisamente come 
i Protozoi. Il ciclo è essenzialmente uguale ; se noi richiamiamo che ogni cellula del 
nostro corpo notoriamente equivale ad un Protozoo, il confronto diventa semplicissimo. 

L' uovo fecondato (amfionte) si segmenta (generazione amfigonica) in due cellule 
che si riproducono un enorme numero di volte senza che intervenga una nuova 
fecondazione (generazioni monogoniche) : viene così costituito il nostro corpo (para- 
gonabile a un cenobio di Protozoi). La grandissima maggioranza delle cellule che 
costituiscono il nostro corpo, come nel Voloo.c e come nei parassiti malarici, non si 
riproducono altrimenti che per generazione monogenica; soltanto relativamente poche 



— 200 — 

cellule subiscono una differenziazione sessuale formando uova e spermatozoi (para- 
gonabili alle macrospore e alle raicrospore del Volvox e dei parassiti malarici). 

Se, -perciò, si ammette che i Protozoi e in generale tutti gli organismi uni- 
cellulari presentano la metagonia, si deve ammettere che anche tutti i Metasoi e 
i Metafiti la -presentano. Senonchè altro è in realtà questa metagonia degli orga- 
nismi unicellulari, altro è quel processo che tutti gli zoologi denominano metagonia 
di un Metasoo (richiamo per es. l'echinococco, le salpe, ecc.). La metagonia degli 
organismi unicellulari trova invece riscontro nella metagonia delle cellule, e perciò 
appunto propongo sia per l'uno che per l'altro fenomeno, essenzialmente identici, 
il nome di citometagonia. 

Così considerato, il ciclo dei parassiti malarici, diventa naturale, mentre 
considerato separatamente sembra strano e singolare. 

Esso presenta soltanto una particolare modalità rispetto alla sede degli anelli della 
catena. Uno di essi, quello che rappresenta la generazione amfigonica, invece che 
trovarsi come gli altri, nel sangue dell'uomo, si trova nel coi-po à^W Anopheles, in 
rapporto colla circostanza che YAnopheles si nutre di sangue. L' Anopheles pungendo 
r uomo prende dall' uomo i gameti, ripungendolo dopo un determinato tempo gli 
rende un enorme numero di sporozoiti, capaci di dar luogo nel corpo dell'uomo a 
moltissime generazioni monogeniche e a nuovi gameti. 

Messo così nei suoi veri termini il ciclo evolutivo dei parassiti malarici, ognuno 
vede quanto sia oziosa la questione se sia l' uomo che primitivamente infettò YAno- 
pheles, YAnopheles che primitivamente infettò l'uomo. Una questione simile si potrebbe 
sollevare per tutti gli altri parassiti che hanno due ospitatori, uno definitivo e l'altro 
intermedio (p. es. le tenie). 

Ho giudicata oziosa la questione dal punto di vista pratico ; teoricamente invece 
merita di essere discussa. 

Facendo punto di partenza dalla teoria dell'evoluzione, risalendo, cioè, a un'epoca 
in cui i parassiti malarici erano specie differenti dalle attuali, possiamo discutere se 
sia più verosimile che primitivamente il progenitore dei parassiti malarici si svilup- 
passe soltanto nel corpo dell' uomo o dei suoi progenitori, ovvero che si sviluppasse 
invece soltanto in quello dell'Anofele o dei suoi progenitori. 

Schaudinn crede di aver dimostrato che certi Emosporidi degli Amfibi {Drepa- 
nidium) si sviluppino come i Coccidi, senza cambiamento di ospitatore e che l' infezione 
avvenga come in questi, per mezzo del tubo intestinale. Conseguentemente egli sup- 
pone che il cambiamento di ospitatore negli Emosporidi dei Vertebrati a sangue caldo 
sia stato acquisito secondariamente. Schaudinn perciò ritiene presso a poco che i 
parassiti malarici primitivamente esistessero nell' uomo o ne' suoi progenitori. Siccome 
sopratutto nello stato attuale delle nostre conoscenze non abbiamo sufficienti motivi 
per respingere od accogliere l' opinione di Schaudinn, cosi non ritengo necessario en- 
trare in discussione sopra questo punto e mi limito a notare che, sia perchè i pai"as- 
siti debbono supporsi derivati da forme libere, sia perchè come prima tappa delle 
forme diventanti sporozoi, deve ritenersi l' intestino, io mi domando se non abbia 
grande importanza la fase presentata dall' amfionte quando libero si muove nel tubo 
intestinale (vermicoli). 



— 201 — 

Nella Nota pubblicata eoo Dionisi si trova espressa l'opinione c\i6 V Anopheles 
sia l'ospitatore definitivo e l' uomo l'ospitatore intermedio. Abbiamo denominato VAno- 
pheles ospitatore definitivo perchè in esso avviene la generazione sessuata. 

Koch dice clie la zanzara è l'ospitatore intermedio dei parassiti malarici (senza 
tener conto della pubblicazione fatta da me con Dionisi) ("). Ciò troverebbe secondo 
Liihe una certa giustificazione nella circostanza che nel cambiamento di ospitatore 
tra un invertebrato e un vertebrato, il vertebrato vien detto in generale ospitatore 
definitivo e l' invertebrato, per contrario, ospitatore intermedio. Io credo clie nella 
definizione di ospitatore intermedio e definitivo il criterio del vertebrato e dell' inver- 
tebrato non entri, e ritengo che la distinzione di ospitatore intermedio e definitivo 
per i parassiti malarici, come è stata da me fatta, sia utile e non possa far nascere 
alcun equivoco. Convengo del resto nell'ammettere che i termini intermedio e defi- 
nitivo sono convenzionali e si potrebbe ugualmente bene parlare di ospitatori alter- 
nanti, 0, meglio ancora, di ospitatori per le generazioni sessuali e non sessuali. 



Torniamo alla catena formata dai parassiti malarici. 

Indiscutibilmente essa forma un circuito: ora si tratta di stabilire se sia un 
semplice circuito regolare, ovvero un circuito, che presenti delle curve secondarie; 
vale a dire, se le generazioni nell' uomo siano o no uniformi. 

Come ho detto precedentemente, è possibile che avvengano generazioni speciali, 
partenogenetiche, in rapporto colle recidive. Queste generazioni rappresenterebbero una 
curva secondaria che, continuando i confronti fatti sopra col Volvox e coi Metazoi, tro- 
verebbe in essi un certo riscontro. 

Nel Volvox le macrospore e le microspore si formano essenzialmente nella sta- 
gione autunnale ; nelle stagioni precedenti invece delle niacrospore e delle microspore, 
compaiono degli individui detti partenoidi i quali si comportano come la macrospora 
fecondata: formano, cioè, nuove colonie. Si danno cosi anche nel Volvox delle spe- 
ciali generazioni partenogenetiche paragonabili a quelle che ritengo possibili per i 
parassiti malarici. Nei Metazoi (s' intende che ciò che dico per i Metazoi vale anche 
per i Metafiti) a queste generazioni partenogenetiche sono paragonabili le generazioni 
partenogenetiche degli elementi femminili e maschili (?) Per rendere la questione 
più chiara credo opportuno, continuando il confronto, di far risaltare che gli sperma- 
tociti dei Metazoi trovano riscontro negli anteridi dei parassiti malarici. 

Riunendo tutto insieme risulta il seguente prospetto : 

Metazoi. Parassiti malarici. 

1° 

Cellule non sessuali {somatiche) moltipli- Mononti moltiplicantisi molte volte sensa 

cantisi molte volte sema fecondazione. fecondazione. 

{") Recentemente Kocli ammette clie sarebbe più esatto denominare l' uomo ospitatore inter- 
medio e la zanzara ospitatore definitivo. 

26 



— 2U2 — 

Metazoi. Parassiti malarici. 

2° 
Elemenii femminili e maschili (?) molti- Macrospore e anteridi molliplicantisi 
plicaiitisi partenogeneticameiite. partenogenelicamente (?) 

3° 

Spermatociti. Anteridi. 

40 

Spermatozoo. Microspora [microgameto). 

5° 
Uovo maturo {corpuscoli polari). Macrospora matura {corp. polari ?) {"). 

È qui forse opportuno, per mostrare tutti gli aspetti della questione, far rilevare 
che resta ancora da stabilire se anche nei parassiti malarici abbia luogo il fenomeno 
della morte naturale, cioè per senescenza. Mi spiego. Nei Metazoi, come nei Me- 
tafìti {''), le cellule che non trasformandosi in cellule genitali diventano incapaci di 
andare incontro alla fecondazione e così ringiovanirsi, sono destinate a morire, come 
tutti sanno. Nel Volvox tutti gì' individui che non diventano macrospore, micro- 
spore partenoidi sono pure destinati a morire. Si domanda ora se anche nel succe- 
dersi delle generazioni monogeniche dei parassiti malarici compaiano individui desti- 
nati a morire, a produrre prole destinata a morire, perchè incapaci di trasformarsi 
essi stessi in gameti inetti a produrre altri individui capaci di trasformarsi in 
gameti. Questo problema si collega con l' altro riguardante il modo di sviluppo dei 
gameti e per ora non è solubile. D'altra parte giova riflettere che l'uomo infetto 
di malaria può per anni e anni andar soggetto a febbri (monogenia e parteno- 
genesi (?) dei parassiti malarici) senza che si esponga ad una nuova infezione. 
Aggiungasi che iniettando un po' di sangue di individuo malarico ad individuo sano 
gli si produce una infezione malarica che può durare per anni. Tutto ciò dimostrerebbe 
una grande tenacità nelle generazioni monogeniche e partenogenetiche (?). 

Ne risulta che le generazioni monogeniche nei parassiti malarici, si ripetono 
tanto a lungo da potersi dire indefinite di numero. 

Un'altra curva secondaria del circuito dei parassiti malarici deve essere costituita 
dalla moltiplicazione degli sporozoiti iniettati dall' Anopheles nel corpo dell' uomo. 



(") Chi volesse completare il confronto dovrebbe anche richiamare la circostanza che la pro- 
liferazione dell'arafionte dentro il corpo àcW Anopheles in realtà non equivale a una sola generazione, 
ma ad una serie successiva di generazioni, come risulta da quanto ho detto precedentemente. 

Potrà a tuluno sembrar strano eh' io parli di partenogenesi degli elementi maschili, ma, come 
ha osservato arditamente Giard (55), omai possediamo le prove che si dà anche una partenogenesi 
maschile si nei Protozoi [Adelea) che nei Metazoi [Echinut, Lanice, Dentalitim). 

[Da un articolo di Doveri (Anat. Anseiger, 23 Marz 1901) rilevo che prima di Giard, Verworn 
ha già parlato di partenogenesi maschile nei metazoi, che Poveri stesso dapprima e Delage dappoi 
hanno confutato quest' ipotesi. Io non posso qui entrare in discussione, molto piii che mi sono 
limitato ad accennare un' ipotesi con parecchi punti interrogativi]. 

C") Delle eccezioni riscontrabili per es. in certi vegetali non è qui il caso di occuparcene. 



— 203 — 

Certamente questi sporozoiti, come dimostra il loro nucleo, nou sono trasformabili 
direttamente in sporozoiti delle generazioni monogeniche ordinarie (cioè, delle genera- 
zioni entro il corpo dell' uomo). Deve avvenire perciò almeno una generazione con 
caratteri particolari. Veniamo così ad avere un' altra sorta di generazione. (Tav. V. 
Scheoia: iìg. 1 e 2?). 

Ricapitolando: nel ciclo dei parassiti malarici umani due sorta di generazioni 
sono state vedute, 1' una monocjonìca per sporogonia (I) ripetentesi col ripetersi degli 
accessi febbrili nel corpo dell' uomo, 1' altra amfigoìiioa per sporogonia (II) verificantesi 
nel corpo àaW Anopheles. 

Nel corpo dell'uomo se ne deve verificare una terza (III) in rapporto col principio 
del periodo d' incubazione, cioè subito dopo l' inoculazione degli sporozoiti ; se ne 
potrebbe verificare una quarta (IV) in rapporto collo recidive. (Tav. V. Schema 
fig. 5'? e 5"?). 

Quest' ultima presumibilmente avverrebbe per divisione o per gemmazione. Se am- 
mettiamo che la III avvenga nello stesso modo, o anche, ciò che è più probabile, che 
avvenga per peculiare sporogonia, otteniamo uno schema che trova qualche riscontro 
fino a un certo punto in quello del Trichosphaeriiim : abbiamo un circuito con due 
curve secondarie nell'uno e nell'altro caso (fig. 16 nel testo, pag. 165). 

In conclusione quattro sono i periodi in cui può dividersi l' infezione malarica ; 
probabilmente ad ognuno dei quattro periodi corrisponde una peculiare forma di gene- 
razione, come risulta dal seguente prospetto (Tav. V. Schema) : 



A) Infezione dell'Anofele 
I. — Generazione amfigonica per conitomia (fig. 7-17). 

B) Infezione dell' Uomo 

a) — Incubazione 

II. — Generazione monogonica per conitomia(?) degli sporozoiti derivati dall'amfionte? 

(fig. 1-2?). 

b) — Accessi febbrili 

III. — Generazioni monogeniche per conitomia {sporulazione di molti autori). 

(fig. 3, 4, 5a'-5a"). 

e). — Recidiva a lunghi intervalli 
IV. — Generazione partenogenetica?? (fig. 5'?-5"?). 

Dopo queste spiegazioni risulta chiaramente distinto ciò che è provato e ciò che 
rimane ancora ipotetico nel ciclo dei parassiti malarici; resta pertanto tracciata la 
via per proseguire nelle ricerche ulteriori. 



— 204 — 

Tutte queste spiegazioni insieme coi fatti precedentemente esposti, conducono 
inoltre alla convinzione scientifica che i parassiti malarici umani possono trovarsi sol- 
tanto neir uomo e nell' Anopheles, che non possono passare che dall' Anopheles 
all'uomo, e dall'uomo z\Y Anopheles e che bisogna escludere assolutamente il natu- 
rale passaggio diretto da uomo ad uomo o da Anopheles ad Anopheles. 



Dopo quanto ho finora esposto non occorre spendere alcuna parola per confutare 
r opinione di Ross, Laveran e Manson intorno al ciclo evolutivo dei parassiti mala- 
rici cioè " que le parasite du paludismo n'a chez l'homme qu'un hòte aceidentel 
« et qu'il doit se réproduire dans le milieu extérieur (probablement à l'état de pa- 
li rasite du moustique) sans que son passage dans le sang huraain soit indispensable » . 

Resterebbero da trattare i rapporti dei parassiti malarici cogli altri Sporozoi. 
Nello stato attuale delle nostre cognizioni, ancora assai imperfette per molte forme, 
questo è un punto molto difficile e pericoloso a discutersi, perchè da un momento 
all' altro possono venire alla luce nuovi fatti capaci di modificare profondamente o 
distruggere le più belle ipotesi. Certamente non esiste lo stretto rapporto che prima 
dei nostri lavori Ross aveva ammesso tra Y Haemamoeba (Proleosoma) e i Coccidi : 
com' è noto, egli denominava addirittura Coccidi gli amfionti àeìV Haemaìnoeba. 

La citometagenesi degli I/aemosporidia (tra i quali sono compresi i parassiti 
malarici), come abbiamo accennato per primi io e Dionisi e come ha estesamente 
spiegato Schaudinn, trova riscontro nei Coccidiida. 

Su questo argomento mi permetto alcune osservazioni. Il fenomeno della cito- 
metagenesi per sé stesso non ha valore sistematico verificandosi molto probabilmente 
anche nei Gregaritiida e in generale in tutti gli esseri vivi. L' importante è determi- 
nare se, tenuto calcolo delle differenze derivate dalla loro ripartizione in uno piut- 
tosto che in due ospitatori, negli Haemosporidia siano rappresentati gli stessi stadi 
che occorrono nella citometagenesi dei Coccidiida. 

10 ritengo che ciò in realtà si verifichi, come aveva già presagito Schaudinn 
precedentemente alla pubblicazione della prima edizione del presente lavoro. 

11 ciclo descritto in questo lavoro per gli Haemosporidiida è facilmente rappor- 
tabile a quello dei Coccidiida, ove si tenga conto di queste considerazioni: 

I. I Coccidiida invece di propagarsi per un ospitatore intermedio si propagano 
passando nell' ambiente esterno : perciò l' amfionte non passa attraverso lo stadio di 
vermicolo, segrega una capsula di protezione (oocisti) e forma delle spore incapsu- 
late (cistospore). 

II. Nella generazione amfigonica degli Haemosporidiida^ notasi un accenno 
alla formazione di sporoblasti. 

Mentre è possibile stabilire dei punti di ravvicinamento tra i due gruppi in 
confronto, non riesce di fare altrettanto tra gli Haemosporidiida e i Gregarinida ; 
questi ultimi però sono ancora troppo poco noti e sarebbe perciò prematuro un giu- 
dizio definitivo. 

Nello stato attuale credo giusto mantenere 1' ordine Haemosporidiida (Sinonimo 
Hemosporidies Danilewsky (1886)) in senso lato. Comprendo perciò negli Sporozoi, 



— 205 — 

come Labbé, due legioni: i Cijlosporidia e i Mijxosporidia.Goiw'^XQXiào nei Cytospo- 
ridia tre ordini: 

1° Gregarinida. 2° Coccidiida. 3" Haemosporidiida. 

Indiscutibilmente gli Haemosporidiida (nel senso da me accettato) hanno paren- 
tele tanto coi Gregarinida quanto coi Coceidiida: per quanto oggi sappiamo, le pa- 
rentele coi Gregarinida appaiono molto più lontane che coi Coccidiida. 



— 20G — 



CAPITOLO VOI. 

Obiezioui alla dottrina degli Anofeli. 



Ornai tutti ammettono che la malaria venga propagata dagli Anofeli. Che ciò 
possano fare anche altri insetti succhiatori di sangue ci autorizzano ad escluderlo le 
esperienze precedentemente esposte. Ciò nonostante da svariate parti sorge sempre la 
domanda se, oltre agli Anopheles, non vi siano altri veicoli di propagazione della 
malaria. Con questa domanda si collegano parecchie obiezioni delle quali debbo tenere 
il massimo conto e che mi propongo perciò di svolgere nel presente capitolo. 



1. Luoghi malarici senza, o quasi senza mosquitos (Anofeli)? 

È stato asserito da varie parti e qualcuno ancora oggigiorno insiste nel rite- 
nere che si diano località o senza o almeno con pochi mosquitos, e ciò nonostante gra- 
vemente malariche. 

In Italia io fui spesse volte avvertito di speciali paesi, dove ci sarebbe stata 
malaria senza mosquitos ; talvolta quest'asserzione proveniva da competenti autorità 
mediche. Una visita sul luogo indicatomi mi condusse però costantemente e subito 
alla conclusione che si trattava di notizie attinte di seconda mano e messe in giro 
primitivamente da persone, le quali si limitavano a raccogliere le parole del volgo. 
Avendo già toccato 1" argomento nel Capitolo II, qui citerò soltanto nu caso che può 
servire da esempio istruttivo: in varie provincie dell'Italia meridionale le zanzare 
vengono denominate tafani ; se quivi si domanda se vi sono zanzare, tutti rispondono 
di no, e si può cosi essere indotti a credere che manchino le zanzare in luoghi nei 
quali ve n' ha invece un grandissimo numero. 

Sta il fatto cho vi sono luoghi malarici con poche zanzare, le quali sono allora, 
quasi sempre, tutti Anofeli. 

Vi sono pure altri luoghi malarici dove sono pochi Anofeli, mentre vi abbon- 
dano le altre zanzare : uno di questi ultimi luoghi è Grosseto dove appunto Koch ha 
fatto le sue osservazioni. Nel colmo della stagione malarica in 49 abitazioni malariche 
della città di Grosseto, VA. claoiger, non ostante le piti accurate ricerche, è stato 
trovato dalla spedizione Koch 8 volte e anche soltanto in pochi esemplari, nessuno 
dei quali era infetto. Perciò secondo Koch nella città di Grosseto regnerebbe la 
malaria senza un' adeguata quantità di Anofeli : ovvero, con altre parole, gli Anofeli 
non basterebbero a spiegare tutti i casi di malaria di Grosseto. 



— 207 — 

A questo riguardo mi permetto di riferire in esteso la risposta da me fatta alla 
gravissima obiezione di Koch già nel 1899. 

Mi recai a Grosseto il 24 settembre e vi restai fino al 4 ottobre. Le mie osser- 
vazioni furono da me riassunte presso a poco come segue (34 e 35): 

« Nella città di Grosseto in generale si trovano non numerosi A. claviger e 
abbondanti C.pipiens. In complesso gli Anofeli preferiscono la periferia della città 
e le abitazioni vicine a giardinetti, orticelli, cortili con pozzi ecc.. In qualche 
casa, dove degevano individui malarici, o dove e' erano stati casi di malaria, non 
riscontrai Anofeli alla prima visita: ne trovai quasi sempre qualcheduno nelle visite 
successive, specialmente quando si fecero le ricerche molto accuratamente. In generale, 
vicino alle abitazioni in cui e" erano o e' erano stati casi di malaria verosimilmente 
autoctona, trovai acqua contenente larve in vari stadi e ninfe di A. claviger, alle volte 
anche numerose. Citerò alcuni luoghi dove si trovavano questi focolai di Anofeli: il 
magazzino Sellari in via Mazzini per la casa demaniale in via Bertani; la troniera 
Molino a vento e il cortile annesso alla casa Scotti, per la casa Scotti, via Mazzini 
n. 41 ; r orto annesso a casa Ferri per la stessa casa Ferri, corso Carlo Alberto n. 1 1 ; 
l'orto dell'Ospedale della Misericordia, per l'Ospedale stesso ecc. Nelle stalle vicine 
alle case, in cui si era verosimilmente sviluppata la malaria, ho trovato costante- 
mente più meno abbondanti A. claviger, qualche A. pseiidopiclus e qualche 
A. bifurcatus. Avendo comunicato questi risultati, contraddicenti quelli di Koch al 
dott. Pizzetti, ufficiale sanitario che era stato ed è a disposizione di Koch, ne ebbi 
per risposta che in realtà da qualche tempo gli Anofeli si trovavano da per tutto, 
mentre invece mancavano quasi da per tutto quando Koch si trovava in Italia. 

" Non potendo ciò ammettere io cercai di spiegarmi come fossero sfuggiti 
a Koch. Visitai perciò la passeggiata lungo le mura di Grosseto e piìi particolar- 
mente le troniere e vi trovai nascosti negli arboscelli un certo numero di A. cla- 
viger. Il 27 settembre, alla stazione ferroviaria, verso le ore 18, sotto gli Euca- 
lyptus, in pochi minuti vennero a pungerci, oltre a molti Ciilex, tre A. bifurcatus e 
un claviger. 

« Questi fatti voglionsi collegare colle abitudini estive dei Grossetani, i quali, 
invece di tapparsi in casa, come si usa in certi paesi malarici, al tramonto sino a 
notte avanzata se la spassano vicino alle loro case, gironzando qua e là lungo il Corso 
illuminato da luce elettrica, nel viale verso la stazione, sulla piazzetta fuori di Porta 
Vecchia ecc. Vi sono qua e là delle panchette ove essi siedono riposandosi a lungo. 
Se ora si richiama che gli Anofeli pungono specialmente al tramonto e nelle 
prime ore della sera, ognuno capisce che difficilmente si troveranno nelle camere 
dove Koch, a quanto sembra, pretendeva di trovarli a preferenza. Perchè dovrebbero 
entrare nelle camere, se pungono fuori di esse e se non pochi Grossetani fanno il possi- 
bile perchè non vi entrino? Che in queste camere cerchino di rifugiarsi i C. pipiens 
non fa meraviglia perchè essi sono essenzialmente notturni e spesso per pungerci aspet- 
tano che siamo coricati : aggiungasi che molti nascono nelle stesse abitazioni di Gros- 
seto, sopratutto dalle fogne, e che sono molto numerosi. Anche una certa quantità 
di A. claviger, dove essi sono numerosi, come io sono a Grosseto i C. pipiens, arriva- 
sempre a penetrare nelle camere. 



— 208 — 

« Gli Anofeli, che produssero i casi di malaria a Grosseto quando vi soggiornava 
Koch, dopo di aver punto, probabilmente si riparavano dovunque : nelle stalle, negli 
orticelli, nei giardinetti, nelle troniere, negli arboscelli delle mura, in angoli remoti 
i più svariati ecc. 

B Del resto, le ricerche negative di Koch possono essere anche in pai'te spiegate 
colla circostanza che gli Anofeli dopo di aver prodotto 1' infezione malarica fossero 
fuorusciti dalle abitazioni per depositar le uova. Infatti in un casello vicino a Mac- 
carese, in agosto, gli Anofeli erano abbondantissimi ; essi diventarono molto scarsi fino 
a mancare nella prima metà di settembre e infine tornarono ad essere abbondantissimi 
nella seconda metà di settembre. 

u Anche ammesso dunque che la spedizione Koch abbia cercato gli Anopheles 
con tutta r accuratezza, resta per me inaccettabile la conclusione di Koch che a 
Grosseto essi non bastino a spiegare i casi di malaria che vi si verificano. È doloroso 
che Koch non abbia pubblicata la sua conclusione prima del 15 di settembre; 
altrimenti sarei intervenuto prima e avrei spiegato con tutti i particolari deside- 
rabili l'equivoco. Invece di limitarsi a cercare nelle case e a mettere delle lam- 
pade con trappole per prendere le zanzare, egli avrebbe dovuto, nelle giornate in cui 
l'aria è perfettamente tranquilla, sedersi al tramonto e nelle ore successive davanti 
alle case, in vicinanza della Stazione ecc., raccogliendo tutte le zanzare che venivano 
a pungere. Così avrebbe potuto formarsi un' idea della frequenza degli Anofeli. Nes- 
suno vide mai Koch od altri a fare questo lavoro, che dalle mie precedenti pub- 
blicazioni risultava necessario, anche perchè gli A. pseudopiclus e bifurcalus soltanto 
eccezionalmente si fermano nelle abitazioni. 

« Che del resto, in certi luoghi mediocremente malarici come Grosseto, gli Ano- 
pheles siano scarsi, l' ho segnalato io pure, prima che conoscessi le pubblicazioni 
di Koch. In questi luoghi può darsi che non si trovi neppur un C. pipiens. Cito 
per esempio Magliana e alcuni caselli tra s. Paolo e Magliana nel settembre e in 
principio di ottobre del corrente anno. Sono questi i famosi luoglii, dove chi os- 
serva superficialmente dice che e' è malaria senza zanzare. 

H Koch nelle sue ricerche ha dato troppo poca importanza a ciò che la pratica 
ha insegnato da molti secoli ; non ha tenuto nel debito calcolo soprattutto le due 
seguenti circostanze : 

1°. In generale è più facile prendere la malaria, passando la serata all' aperto 
che chiudendosi in casa. 

2°. La malaria diventa tanto più intensa quanto più ci avviciniamo al padule. 
Perciò nella città di Grosseto predominano i C. pipiens e sono piuttosto scarsi gli 
Anopheles: cresce alquanto il numero degli Anopheles nelle vicine fattorie della 
tenuta Kicasoli; al Deposito dei cavalli, nelle vicinanze dell'infermeria e della 
farmacia, i C. pipiens sono già relativamante scarsi e abbondanti gli Anopheles; 
infine nelle vicinanze del padule i C. pipiens sono quasi mancanti e sovrabbondano 
gli Anopheles anche nelle abitazioni, per esempio, alla Casina Cernala. Questa esatta 
proporzione tra la intensità della malaria e la quantità degli Anofeli deve essere 
sfuggita al Koch, il quale, per quanto si può giudicare dalla sua breve relazione, 
avrebbe ritenuto la malaria di Grosseto molto più grave di quello che sia in realtà 



— 209 — 

e avrebbe considerato come forme primitive molti casi di recidive. Un criterio che 
serve per giudicare della gravità della malaria in un dato luogo è l' infettarsi di 
molti individui già nel primo anno che vi soggiornano. Orbene a Grosseto sembra 
che ciò accada piuttosto raramente ; per esempio non si è verificato per nessuna delle 
nove suore che attualmente si trovano a quell' Ospedale. Invece, se veramente il 
C. pipiens propagasse la malaria, Grosseto dovrebbe essere im centro gravissimamente 
malarico, quale in realtà non è » . 

A questa mia pubblicazione seguirono due pubblicazioni di Gosio (20) e di 
Testi (85). 

Essi riferiscono le loro ricerche sulle zanzare raccolte a Grosseto nell' agosto e 
nel settembre l'JOO. Gli Anopheles nelle case di Grosseto sarebbero mancati total- 
mente dal 14 agosto al 10 settembre e dal 28 settembre al 21 ottobre: invece vi 
sarebbero stati dal 10 al 27 settembre, però in piccolissimo numero. Infatti se ne 
raccolsero soltanto undici ; questo numero così piccolo dimostra che le ricerche non 
erano condotte con sufficiente accuratezza. Io non so spiegarmi come i ricercatori di 
Gosio non si accorgessero della grande abbondanza degli Anofeli nelle case immedia- 
tamente fuori di Porta Vecchia, fatto del quale non feci cenno nella mia precedente 
pubblicazione perchè ritenevo che queste case non venissero comprese dalla spedi- 
zione tedesca nel computo della malaria cittadina di Grosseto. 

Gosio a proposito dei suddetti dati riguardanti le suore di Grosseto aggiunge 
una rettifica che ora in seguito a spiegazioni da lui stesso gentilmente fornitemi, 
per me è risultata infondata. Credo perciò inutile riferire qui minuziosamente nomi 
e date. 

Devo invece insistere molto sulla questione delle recidive perchè il lavoro di 
Gosio mi ha persuaso che veramente la spedizione tedesca ha preso per forme primitive 
molti casi di recidive (vedi Gap. VI). 

Prima di entrare in qualunque discussione occorre consultare i quadri e i dati 
statistici che illustrano il lavoro dello stesso Gosio. Purtroppo nel terzo quadro 
(pag. 23) nel quale sono indicati i casi di recidiva e quelli primitivi mancano i dati 
dal 23 giugno al 31 luglio. Per fortuna a pag. 8 si legge che nelle prime cinque 
settimane dopo il 23 giugno, ossia presso a poco nel suddetto intervallo dal 23 giugno 
al 31 luglio, si esaminarono 223 casi di cui 17 soltanto erano recidivi, ma anche 
quest' indicazione è incompleta perchè non si tien conto separatamente delle recidive 
di ter,;ana e delle recidive di estivo-autunnali. Ciononostante siccome risulta dal 
secondo quadro (pag. 22) che di 211 casi verificati dal 20 giugno al 31 luglio, 
62 furono di terzana e 149 di estivo-autunnali (20 di estivo-autunnali dal 20 giugno 
al 30 giugno, 51 dal 1° al 10 luglio ecc.), si può conchiudere che dal 20 giugno 
al 31 luglio si ebbe, secondo la spedizione tedesca, un grandissimo numero di febbri 
estivo-autunnali primitive. 

Questi dati contrastano grandemente con quelli esposti nel primo quadro (pag. 22) 
dai quali risulta che dal 24 aprile al 22 giugno si verificarono soltanto tre febbri 
estivo-autunnali (dal 24 aprile al 3 maggio due, dal 3 al 12 giugno uno). Se le 
cose stessero veramente nei termini qui riportati si dovrebbe ammettere un subitaneo 
scoppio grave di febbri estivo-autunnali primitive alla fine di giugno e al principio 

27 



— 210 — 

di luglio ciò che riescirebbe inesplicabile perchè agli Anopheles sarebbe mancato il 
modo d' infettarsi e quindi la possibilità d'infettare l'uomo. Il fenomeno, invece, non 
presenterebbe piii nulla di strano se si ammettesse che, come io ritengo, un gran 
numero di febbri estivo-autunnali verificatesi dopo il 20 giugno, siano stati casi di 
recidive invece che d' infezione primitiva. 

Per definire possibilmente se debba accettarsi il mio modo di vedere o quello 
di Koch e Gosio, occorre esaminare i criteri sui quali questi due autori basarono il 
loro giudizio di infezione nuova. 

Nel lavoro di Gosio, a pag. 37, si legge in proposito quanto segue: « Studiando 
invece le recidive in località infetta, urtiamo, per lo più, contro lo scoglio della 
difficoltà di discernere se trattasi di vera recidiva o non piuttosto di una nuova in- 
fezione. In singoli casi, il dubbio è facile a togliersi, per la differenza del reperto 
(ad es. un infermo già guarito di terzana, che si ripresenta coi parassiti di un estivo 
autunnale o viceversa....); negli altri casi, a stretto rigore, non sarebbe possibile 
conchiudere, se non in via di probabilità. Cotali incertezze, per altro, non hanno nel 
nostro caso, che un'importanza teoretica e trovano conveniente riparo: 1° perchè le 
deduzioni emergono da un gran numero di osservazioni; 2° perchè si computarono 
come recidivi soltanto i casi, in cui l' accesso, supposto recidivale, fosse avvenuto 
entro cinque mesi dalla pregressa guarigione; 3" perchè di fronte ai casi curati ne 
stavano moltissimi lasciati a sé, e che, perciò fungevano da opportuni controlli. Si 
tratta, insomma, di leggi a base di grandi numeri e di molti confronti, come si 
esige per un' applicazione pratica » . 

A vero dire, gli argomenti di Gosio mi sembrano affatto insufficienti per le se- 
guenti ragioni: 

1° Leggi a base di grandi numeri e di molti confronti possono essere pros- 
sime al vero, ma anche grandemente erronee, a seconda dei casi. 

2° È accertato che le recidive possono avvenire anche dopo cinque mesi: si 
danno inoltre, specialmente di primavera recidive lievissime che cessano senza cura 
e facilmente vengono dimenticate dai pazienti che perciò in buona fede ci ingannano. 
3° La differenza del reperto non conchiude, potendo un individuo avere un' in- 
fezione mista e a intervalli presentare il reperto di forme diverse. 

Nella prima edizione della presente opera ho aggiunto altre ricerche fatte a 
Grosseto nei mesi di ottobre e novembre 1899 e confermanti quelle già sopra esposte. 
Nei detti due mesi ebbi Anopheles, sebbene in piccol numero, provenienti da varie 
case di Grosseto dove degevano dei malarici. Come in molti altri luoghi malarici, 
in novembre non si trovarono piìi le larve di A. claviger. Benché i Culex pipiens 
continuassero a pungere in certo numero, cominciando dalla fine di settembre, per 
quanto ho potuto appurare, nella città di Grosseto non si verificarono più casi primitivi 
di infezione malarica, mentre invece fuori della città, al Deposito dei cavalli per es., 
tutti e tre gli individui componenti una famiglia tornati dall' estatazione (fatta sui 
monti nativi dell'Abruzzo), dopo il solito periodo d' incubazione, caddero preda della 
malaria: si noti che in questa località gli Anopheles erano numerosi mentre vi si 
trovavano in minima quantità i Culex. 



— 211 



Nel 1900 ripresi le mie ricerche a Grosseto fin dal mese di maggio. 

Nel mese di maggio non è riuscito ai miei impiegati di trovare Anofeli nella 
città di Grosseto, eccetto che nella stazione ferroviaria fuori di Poita Nuova e nelle 
case fuori di Porta Vecchia; in queste ultime essi erano molto abbondanti, special- 
mente alla fine del mese. Le stesse condizioni si mantennero ai primi di giugno ; 
all' 11, per la prima volta, trovammo una discreta quantità di Anofeli in svariate 
parti della città, cioè nell' ufficio daziario di Porta Vecchia, nelle case di piazza del 
Mercato, di via Mazzini, di piazza Vittorio Emanuele, della parte di via Aurelio 
Saffi vicina alla via Andrea Bruto, di via Andrea Bruto, di piazza dell' Indipendenza, 
di via Ginori, di via Fanti, ecc. In complesso si trovarono Anofeli più specialmente 
in tutte quelle case in cui 1' anno prima Koch aveva riscontrato casi di malaria cit- 
tadina di prima infezione, sì che la carta dei casi di malaria redatta da Gosio sotto 
la guida di Koch, corrispondeva quasi perfettamente a quella della distribuzione degli 
Anofeli da noi redatta, eccetto per la Fortezza, dove gli Anofeli mancavano. Gli Ano- 
feli si trovavano sopratutto abbondanti in quel luogo dove Koch aveva riscontrato 
l'anno scorso il primo caso di malaria cittadina di prima infezione, cioè in via 
Andrea Bruto, nonché nei ripostigli della troniera vicina a questa via. 

Nei giorni successivi andarono man mano diffondendosi nelle varie parti della 
città ; il 9 luglio erano pervenuti anche nella Fortezza, dove Koch non trovò casi di 
malaria che tardivamente. Si mantennero assenti e molto scarsi presso a poco soltanto 
in quella parte di Grosseto, dove Koch non riscontrò che rarissimi casi di malaria. 

Le ricerche fatte nelle case, nelle quali indiscutibilmente si svilupparono casi 
nuovi di malaria nel 1900, diedero sempre risultati positivi, tanto che in poco tempo 
si raccoglievano 20 o 30 Anofeli. 

Gli Anofeli si conservarono relativamente abbondanti in Grosseto per tutto il 
mese di agosto e nella prima metà di settembre. Questi fatti confermano quanto 
avevo già dichiarato molto verosimile 1' anno precedente, che, cioè anche a Grosseto 
alle febbri malariche si associano come ovunque gli Anopheles. Quanto al perchè nel- 
l'anno scorso la spedizione non ne abbia trovati che pochissimi posso completare la 
spiegazione fornita antecedentemente e sopra riportata. 

Tutt' al pivi si può ritenere che nel 1899 gli Anofeli in Grosseto si trovas- 
sero in minore quantità, essendo stati anche i casi di malaria meno numerosi che 
nel 1900. Certamente però gli Anofeli non erano sempre in numero scarsissimo, come 
pretendeva la spedizione Koch, e l'averne rinvenuti solo pochissimi in parte devesi 
attribuire alla poca pratica nella ricerca, e in parte non piccola al luogo in cui la 
ricerca era fatta. Infatti, a quanto sembra, si cercavano poco nei luoghi dove si na- 
scondono a gran preferenza cioè nelle stalle, negli entroni delle case e in complesso 
a pianterreno. Non si rinvengono che rari, o scarsi e talvolta mancano del tutto nelle 
camere perchè, come dissi già l'anno scorso, a cagione della noia che recano, gli abitanti 
hanno gran cura di tenerli lontani, e se ne veggon qualcuno entrato per caso, tosto 
lo discacciano con speciali spazzole e lo uccidono con appositi ordigni ; nelle camere 



— 212 — 

dove queste cautele non si usano, p. es. in quelle abitate da famiglie nuove alle 
Maremme, si trovano facilmente gli Anofeli. 

Di sera, nelle stanze dove si cena entrano gli Anofeli dalle finestre aperte, ma 
dopo aver punto, non trovando angoli oscuri per annidarsi, di regola ritornano 
fuori. 

A Grosseto, come si verifica anche altrove, gli Anofeli sono più numerosi al pian 
terreno, al primo piano sono già più scarsi, ai piani superiori si riscontrano piuttosto 
raramente. Sta anche il fatto che gli abitanti del pian terreno e del primo piano 
sono più soggetti alla malaria di quelli dei piani superiori. Ho verificato de visu che 
gli abitanti dei piani superiori molte volte vengono punti di sera, mentre scendono 
sulla porta per godere il fresco. 

Certamente gli Anofeli, si potrebbero innalzare anche ai piani superiori delle 
case : a pian terreno però incontrano, a mio avviso, migliori condizioni di vita. Nelle 
stalle si trovano in abbondanza le ragnatele che costituiscono il loro appoggio predi- 
letto ; di giorno le stalle, per lo più vuote e gli entroni offrono agli Anofeli un am- 
biente meno secco e più oscuro di quello dei piani superiori. 

Occorre inoltre far rilevare come il risultato negativo avuto dalla spedizione 
Koch, ispezionando le case al primo annunzio di qualche caso nuovo di malaria non 
abbia valore speciale perchè non è affatto giusta la credenza di molti che gli Ano- 
feli, dopo aver punto, si fermino sul luogo, almeno fino a quando le uova sono ma- 
ture. Soltanto a stagione inoltrata, quando la temperatura è più bassa, e l' iberna- 
mento si può dire cominciato, gli Anofeli restano fissi nei locali dove pungono; nei 
mesi caldi, invece, mutano facilmente. 

Questo fatto spiega come i casi di malaria in Grosseto siano spesse volte sal- 
tuari nelle più differenti case. 

Se in certe abitazioni sì verificano molti più casi che in altre in generale è 
duopo ammettere che esse, per la loro posizione, siano più facilmente raggiungibili 
dagli Anofeli e offrano loro miglior ricetto. 

L' aver trovato poi, come ha fatto la spedizione Koch, molti casi di una stessa 
specie di parassiti malarici in una data abitazione, può essere un fenomeno fortuito. 

Ritornando sulla quantità degli Anofeli riscontrabili nella città di Grosseto, ai 
piccoli focolai di sviluppo degli Anofeli nei vari orti dentro la città, e nelle troniere 
lungo le mura, di cui ho parlato 1' anno scorso, debbonsi aggiungere gli sgrondi che 
si riscontrano negli orti immediatamente adiacenti alle mura, e sopratutto il Canale 
di abbeveraggio poco fuori di Porta vecchia, il quale costituisce il più ampio e perciò 
il più pericoloso focolaio di Anofeli per la città di Grosseto. Gli Anofeli della città 
di Grosseto non provengono quindi soltanto da abitazione foveale (come io ritenevo 
r anno scorso), ma anche da abitazione prettamente palustre. Si deve inoltre am- 
mettere con molta verosimiglianza che in parte provengano anche dalle paludi che 
si trovano non lontane dalla città. 

Un quesito che io ripetutamente mi proposi riguarda la via tenuta dagli Ano- 
feli per entrare in città. 

È noto che la città di Grosseto ha figura esagonale, ed è circondata da alte 
mura che presentano soltanto due porte d' entrata, opposte l' una all' altra. Certa- 



— 213 — 

mente molti Anofeli possono entrare da queste due porte, ma una gran quantità entra 
senza dubbio sorpassando le mura. 

Tornando all' ipotesi di Koch, ancora recentemente da lui sostenuta, che il caso 
di Grosseto richiegga per spiegare la malaria oltre all' interYento degli Aiiopheles 
anche quello dei Culex, io devo dichiarare che questa ipotesi è infondata ("). 



Recentemente Schwalbe ha riunito insieme tutto quello che venne scritto finora 
sulla pretesa mancanza o scarsità di mosquilos in diiferenti regioni malariche. Pur 
troppo si tratta per lo più di osservazioni staccate, isolate, non precise e esposto 
sommariamente, sicché mal si prestano ad una minuta disanima. Mi limiterò perciò 
ad accennarle facendole seguire da brevi osservazioni dirette a provare che i fatti opposti 
alla dottrina degli Anopheles sono suscettibili di una spiegazione conforme a questa. 

Schwalbe cita prima di tutto Federico Plehn secondo il quale a Kamerun i 
mosquitos danno tanto poco disturbo che egli non ha mai avuto bisogno di zanzariera. 

È verosimile che a Kamerun vi siano poche zanzare e che esse siano tutte o 
quasi del gen. Anopheles, scriveva io nella prima edizione del precedente lavoro. 
Più tardi Ziemann (89) comunicò che a Kamerun si trovano non meno di 13 specie 
di Mosquilos appartenenti ai gen. Culex e Anopheles. 

11 dott. Johnson ha raccontato a Schwalbe che in una stazione di missionari a 
circa 75 miglia inglesi da Kamerun e posta in montagna, non vi sono mosquitos e 
invece si verificano moltissimi casi di malaria nei negri. 

Osservo a questo riguardo che probabilmente i negri s' infettano di malaria lavo- 
rando al piano, od altrove. 

Anche Bannerman raccontò a Schwalbe di una stazione del Congo francese 
(Fonia bi Foum Angom) dove la malaria è terribile, ma non ci sono mosquitos, 
avendoli distrutti interamente una sorta di libellula. 

Oppongo io: probabilmente questa libellula non li avrà distrutti tutti! 

Duggan osserva che alla costa occidentale dell'Africa i mosquitos sono rari e durano 
pochissimo tempo. 

Schwalbe cita anche Thin: questi nel 1895 comunicò che a Sierra Leone la febbre 
malarica è terribile mentre i mosquitos sono pochi. Io credo, conchiude Schwalbe, 
che questi dati siano sufficienti per dimostrare che in luoghi i quali sono in fama di 
terribilmente infetti di malaria, come, ad esempio, la costa occidentale dell'Africa, i 
mosquitos non possono essere i propagatori della malaria. 

Fortunatamente proprio mentre Schwalbe scriveva il suo opuscolo, la missione 
inglese presieduta da Ross dimostrava che a Sierra Leone vi sono gli Anopheles in 
sufficiente quantità per render conto della malaria che vi domina! 

Dodd, citato da Schwalbe, scrisse che a Talas nell'Asia Minore e' è malaria e non 
mosquitos. Dopo quanto ho or ora riferito, questo preteso fatto, per ora non control- 
labile, non può certamente pesare sulla bilancia ! 

(") [Recentissimamente anche Koch ha ammesso che la malaria umana viene propagata esclu- 
sivamente dagli Anopheles], 



— 214 — 

Il Dottor Taylor curò in Sag Harbor una donna di 82 anni, che da 4 anni non 
aveva abbandonato la casa, eppure era affetta di malaria, coi parassiti nel sangue; 
ciò nel cuore dell' inverno ; subito dopo si ammalò la figlia della stessa malattia. 
La malattia potè venir guarita soltanto coli' allontanare dalle camere certi vasi con 
piante. In un' altra casa si ammalò un fanciullo che ugualmente guarì allontanando i 
vasi con piante. Lo stesso dottore esaminò in quattro differenti luoghi non paludosi 
il sangue di giardinieri che avevano serre, riscontrandovi il parassita della malaria. 
Questi non erano malati, ma non erano mai stati bene del tutto ; il chinino in grande 
quantità migliorò la loro salute. 

In tutti questi casi, scrive Schwalbe, non poteva parlarsi di mosquitos. 

Molte osservazioni si possono fare sui fatti riportati da Tajior : le piante ser- 
vono di nascondiglio agli Anofeli ; nelle serre calde certamente essi possono essere 
infetti anche d'inverno. Nei giardini si trovano spesso vasche che sono piccoli focolai 
di Aìiopheles. 

Schwalbe cita anche Schimmer il quale in Griinberg trovò i minatori infetti di 
malaria, mentre gli altri individui ne erano esenti. 

Anche questo fenomeno dovrebbe essere meglio studiato : d'altra parte mi è noto 
che gli Anopheles hanno l'abitudine di ripararsi nelle grotte e nelle gallerie delle 
miniere dove la temperatura può mantenersi relativamente elevata ecc. 

Schwalbe cita anche un fatto di Simon. A bordo di un bastimento da guerra in 
alto mare, scoppiò un'epidemia di malaria; i marinai da lungo tempo non erano 
stati su terra ferma. Una visita dimostrò la presenza di fango in un punto del ba- 
stimento vicino al quale dormivano i marinai. L'epidemia scoppiò dopo che si ebbe 
occasione di riscaldare uno spazio vicino al fango, il quale perciò ebbe a subire un 
elevamento di temperatura. 

Ai mosquitos, dice Schwalbe, qui Qon si può pensare. Osservo io invece che se 
per caso gli Anopheles si fossero riparati sul bastimento quando esso era vicino a 
terra, molto probabilmente avrebbero potuto moltiplicarsi in qualche pozzanghera in 
mezzo al fango. Manca inoltre la sicurezza che si trattasse veramente di malaria ecc. 
Recentemente ho appreso che furono trovate zanzare a bordo di un bastimento, che 
da settimane si era allontanato da terra. 

Hirsch ha raccolto, secondo Schwalbe, altri casi di malaria scoppiati su basti- 
menti, casi che ugualmente depongono contro i mosquitos. 

Anche a quest'ultimo punto, del resto appena accennato da Schwalbe, si può 
rispondere colle considerazioni precedenti. 

Schwalbe cita anche il fatto che il dormire 1-2-3 metri sopra il suolo protegge 
moltissimo dalla malaria. Nei luoghi malarici più svariati io però ho potuto con- 
statare che queste piccole altezze non giovano punto. 

Schwalbe parla pure di movimenti del suolo, che produrrebbero malaria senza che 
si formino paludi, le quali possano servire allo sviluppo dei mosquitos. 

L'asserzione di Schwalbe è facile; io, però, desidererei che la dimostrasse. Nei 
movimenti di terreno che diedero luogo allo sviluppo di malaria, per quanto risulta 
dalle notizie da me raccolte, si formarono sempre degli impaludamenti, sebbene 
talora piccolissimi. Di regola non può accadere diversamente in un terreno ricco 



— 215 — 

d'acqua più o meno superficiale, come è in genere quello malarico (vedi del resto 
il § 5 di questo Capitolo). 

Schwalbe accenna anche al suolo completamente coperto di acqua che disseccato 
diventò fonte di malaria; così i polders in Olanda vennero spesse volte formati 
nell'estate, ma si svilupparono tali epidemie malariche che si dovette inondare di 
nuovo la località, ottenendo per effetto la cessazione della febbre (Sebastian: 1815). 
Perciò, esclama Schwalbe, quando c'era acqua che favoriva lo sviluppo dei mosquitos, 
non c'era febbre! 

Orbene, i grandi bacini d' acqua senza alcuna vegetazione superficiale sono sfavo- 
revoli allo sviluppo degli Anofeli, da ciò la salubrità di molte località nei dintorni 
dei laghi, per es. del nord d' Italia. Porse le acque della località dove si erano for- 
mati i polders, erano come quelle dei nostri laghi lombardi. Per effetto del suddetto 
prosciugamento saranno restati dei piccoli acquitrini, nei quali favoriti dalla vegeta- 
zione palustre rigogliosa, gli Anopheles avranno potuto prosperare. Fors' anche lavo- 
rarono al prosciugamento alcuni operai già infetti di malaria, e questi diedero luogo 
al diffondersi della malattia, per mezzo degli Anofeli. 

In Costarica nell'alta valle di San José, Schwalbe non osservò mosquitos ma 
molti casi di malaria, anche in fanciulli che non avevano abbandonato la detta località. 

Tutti questi fatti, dopo quanto ho sopra esposto, perdono moltissimo del loro 
valore ; io sono persuaso che, riveduti da persone che conoscano i nuovi studi, potrebbero 
facilmente spiegarsi, senza sollevare alcun dubbio contro la teoria dei mosquitos. Il 
fatto di Sierra Leone, sopra esposto, giustifica pienamente questa mia presunzione. 

Io ho trovato un altro oppositore in Alberto Plehn. Egli cita la stazione lossplatte 
dove le zanzare sono scarsissime e la malaria è gravissima; aggiunge che a Kribi 
devono mancare interamente. 

Queste osservazioni si riferiscono ancora all'Africa occidentale e vale per esse 
quanto ho detto precedentemente ("). 



2. Malaria propagata coU'acqua? 

Secondo alcuni la malaria si potrebbe propagare anche per mezzo dell' acqua. 
Si citano a proposito molte autorità e molti fatti. 

Ha trovato favore presso molti il fatto riferito da Boudin (1848). Questo rino- 
mato epidemiologista francese descrisse minutamente una epidemia malarica scop- 
piata sopra una nave da guerra, e prodotta apparentemente dall'acqua bevuta. Il 
fatto di Boudin per fortuna è stato vagliato dai più eminenti studiosi di malaria; 
ed essi conclusero col ritenere che l' osservazione di Boudin non è provativa, so- 
pratutto perchè non si può escludere che i soldati avessero potuto infettarsi prima di 
imbarcarsi sulla nave e non si può dimostrare che si trattasse veramente di malaria. 



(") Nel secondo rapporto della Spedizione Koch per la malaria, si leggono altri fatti a confu- 
tazione della supposta esistenza di luoghi malarici senza zanzare. 



— 216 — 

Bisogna tener presente che se la malaria sui bastimenti potesse venire propa- 
gata dall'acqua, casi simili si sarebbero verificati moltissime volte e oramai non ci 
sarebbe più nessun dubbio in proposito. 

Ugualmente dubbia è quell'epidemia di malaria che si sarebbe osservata a Ver- 
sailles in un reggimento di cavalleria che aveva bevuto acqua palustre. 

Le società ferroviarie Italiane fecero gravi sacrifici per fornire ai loro impiegati 
delle zone malariche buona acqua potabile costantemente e in una certa quantità, 
trasportandovela da luoghi non malarici. Non ebbero però il piacere di riscontrare in 
alcun caso una sensibile diminuzione dei casi di febbre malarica (Blessich ecc). Si po- 
trebbe, è vero, osservare che la maggior parte degli impiegati delle zone malariche 
per gli usi domestici adoprano l'acqua del luogo e quindi pur non bevendola, indiret- 
tamente ne introducono nello stomaco una certa quantità; si può andare oltre e osser- 
vare che in realtà la malaria sulle linee ferroviarie è in diminuzione ; ma questa dimi- 
nuzione, che si verifica dappertutto si deve spiegare col largo uso della chinina che 
oggi riconosciamo essere non soltanto un mezzo curativo ma anche un mezzo preven- 
tivo e colla circostanza che molti acquitrini e stagni vicini alle ferrovie vennero a poco 
a poco soppressi con grande vantaggio degli impiegati ferroviari. 

Se qualcuno serba ancora nell'animo un po' d' incertezza, ricordi il seguente fatto 
citato da Celli: » Lungo la linea ferroviaria Roma-Tivoli, la quale con quella di Civi- 
tavecchia gode nel Lazio il triste primato della malaria, ad ogni casello ferroviario fu 
portata, con una conduttura speciale, una fonte perenne d'acqua Marcia, nella speranza 
che con un'acqua così buona sarebbero scomparse le febbri. Ma invece l'estate scorso 
del personale ferroviario ammalarono tutti, salvo tre, i quali rimasero immuni, per 
la loro speciale resistenza individuale «. 

Altro fatto interessante è il seguente. Nel grande reclusorio di Castiadas in Sar- 
degna l'acqua potabile è ottima, eppure la malaria vi infierisce! 

Furono eseguite anche esperienze su larga scala, facendo ingerire acque di luoghi 
malarici ad uomini di luoghi sani. Così Celli, Brancaleone, Zeri e Salomone Marino 
dimostrarono che con l' ingestione di acqua paludosa non si prende mai la febbre 
malarica. 

Alle stesse conclusioni giunsero fuori d' Italia i medici forestieri. All'isola di S. Tom- 
maso (Guinea), si ha ottima acqua potabile e gravissima malaria. L'acqua del Nilo 
nonostante che il fiume provenga da luoghi terribilmente malarici non produce punto 
malaria nelle regioni del deserto che attraversa. Nella città di New-York negli anni 
1865, 66, 67 v'erano parti sane e parti malariche, nonostante che l'acqua potabile 
fosse comune a tutta la città ecc. (Schwalbe). 

Alla costa occidentale dell'Africa i bianchi bevono o acqua minerale importata o 
acqua piovana bollita, ciononostante si ammalano spesso di malaria. Alla stessa costa 
occidentale dell'Africa si è notato lo sviluppo della malaria in molte persone, che non 
avendo abbandonato mai il loro bastimento, avevano bevuto soltanto l'acqua della quale 
questo era provvisto. In tale caso la malaiia dovevasi ascrivere alla circostanza che 
il bastimento si era troppo avvicinato alla costa (P. Plehn). 

Norton ha dimostrato che in molte fortezze americane, in cui la malaria è ende- 
mica, non si ottenne nessun vantaggio coli' introduzione di acqua potabile buona. 



— 217 — 

Restano a favore dell'acqua gli esperimenti di Ross: ma oggi lo istesso Ross 
non mostra più di aver fede in essi ! 

Potrei continuare a esporre una serie lunghissima di fatti, se non temessi di 
annoiare il lettore. Dirò soltanto che anche 1' acqua dei luoghi malarici, come pure 
la rugiada (raccolta con palloni di vetro pieni di ghiaccio), amministrate per le vie 
digerenti, si sono mostrate incapaci di propagare la malaria. 

Che però nei luoghi malarici tutti siano persuasi che 1' uso di acqua non huona, 
sia fomite di malaria, è un fatto innegabile, ed io, per quanto non abbia avuto tempo 
di raccogliere una serie lunga di fatti, credo di appormi al vero spiegandomi 
questa persuasione colla circostanza che nei malarici l' acqua di cattiva qualità, 
producendo disturbi intestinali, occasiona molti casi di recidiva. Soltanto così posso 
rendermi conto di una serie di osservazioni fatte anche da medici degni di fede. Rac- 
comando perciò ai clinici 1' ulteriore svolgimento di questo interessante problema. 

Dietro mia preghiera il dott. Occhiuzzi ha studiato i casi, in cui le febbri mala- 
riche sarebbero diminuite, in seguito al cambiamento dell'acqua potabile. Gli è risul- 
tato che veramente vi sono dei luoghi in cui la malaria si è sensibilmente attenuata 
dopo r introduzione di buona acqua, però è da rilevare che contemporaneamente nella 
piana, ove i contadini si recavano a lavorare, fu introdotto l'uso di macchine agricole, 
che hanno abbreviato di molto i lavori della campagna. Si aggiunga che in questa 
piana la malaria è andata diventando meno frequente anche per opere di bonifica. 

Le prove sperimentali riportate più sopra per dimostrare che la malaria non può 
avere per veicolo l'acqua potabile, sono, dirò così, grossolane ed empiriche: esse 
vengono confortate molto dalle seguenti ricerche da me compiute seguendo il nuovo 
indirizzo. 

I parassiti malarici, in qualunque stadio si trovino, sia nel corpo dell' uomo, 
sia nel corpo deli' Anopheles, appena messi nell' acqua prontamente si alterano e 
muoiono. L' osservazione venne da me fatta e ripetuta le cento volte. Ciò del resto 
era già ammissibile a priori, vista la struttura dei parassiti in discorso, la man- 
canza di una propria cisti, la mancanza di vacuoli contrattili, ecc. I confronti zoo- 
logici con gli altri sporozoi forniscono un' altra controprova, non essendovi alcuno 
sporozoo capace di vita libera senza essersi previamente incistato. 

Aggiungasi che anche la prova di mangiare Anofeli infetti fu ^a, me fatta e 
ripetuta senza alcun risultato. 

Potrei con l'esposizione di tutti questi esperimenti riempire qualche pagina, 
ma sarebbe opera inutile. Dirò soltanto che specialmente colle così dette spore brune 
ho molto insistito nelle prove, ancorché fossi persuaso che rappresentino fenomeni 
d' involuzione. 

3. Acquazzoni malariferi? 

È ferma credenza di tutti i frequentatori de' luoghi malarici che gli acquazzoni 
nella stagione malarica producano molti casi d' infezione. Quando d' estate il cielo 
si oscura in una zona malarica, la povera gente guarda le nubi con terrore dicendosi : 
se oggi piove, domani non basteranno i carri per condurci all'ospedale! 

28 



— 218 — 

In realtà, se si tien dietro, come io ebbi occasione di fare molte volte, nella 
scorsa stagione malarica, agli effetti degli acquazzoni, si constata che ben spesso si 
riversano sulle spalle dei poveri campagnoli torrenti d' acqua senza che s'ammalino 
di febbri palustri {"). Qualche volta, al contrario, dopo un acquazzone, in meno di 
48 ore, parecchi individui cadono in preda delle febbri malariche. I medici pratici 
raccontano dei casi in cui numerosissimi individui, per es. quasi tutti gli operai d' una 
tenuta, s' ammalarono in seguito a pioggie che li infradiciarono. 

Come si spiegano questi fatti? Mentre piove, gli Anofeli non pimgono: che 
e" entrano dunque gli Anofeli? 

Evidentemente la pioggia può essere occasione dello sviluppo di una malaria 
latente, che forse senza la pioggia non si sarebbe sviluppata; molte volte poi essa 
può occasionare delle recidive. 

Nel mio inserviente, che non era mai stato malarico, la febbre si manifestò 24 ore 
dopo eh' egli era stato sorpreso in aperta campagna malarica da un acquazzone ; sta 
però il fatto che precedentemente era stato punto dagli Anofeli. Anche su me si ro- 
vesciò l'acquazzone; ma io, non essendo stato precedentemente punto dagli Anofeli, 
me la cavai con un semplice raffreddore. Anche altri miei impiegati furono ripetu- 
tamente sorpresi in aperta campagna malarica da rovesci d' acqua senza che nes- 
suno andasse incontro alla malaria, contro la quale e' eravamo premuniti, non lascian- 
doci pungere dagli Anofeli. 

In breve si può dire che gli acquazzoni possono essere l' occasione di far svilup- 
pare la malaria che sia già in incubazione, ovvero, ciò che accade più frequente- 
mente, di far recidivare individui ancora malarici, benché da tempo non febbricitanti. 

Perciò chi crede che gli acquazzoni siano malariferi ha confuso la causa con 
una occasione, o concausa che si voglia dire. 

Ciò che nel suddetto caso del mio inserviente ha fatto l'acquazzone, l'hanno fatto 
in altri i bagni freddi, l'abuso del ghiaccio ecc. 

La clinica né in questi casi, né in alcun altro é in contraddizione colla dottrina 
degli Anofeli. Occorre soltanto che essa ricorra agli zoologi per aver la completa 
spiegazione dei fatti. 

, 4. Malaria per mezzo dell'aria? 

« La malaria si propaga per mezzo dell'aria, come dice il nome. È l'aria cattiva 
(dicono gli abitanti dei luoghi malarici) son gli effluvi delle paludi, la putrefazione delle 
piante palustri che producono la malaria. La malaria si sprigiona, dal terreno che, 
disseccandosi nei mesi estivi, si spacca! Volete conoscere la vera natura della ma- 
laria? Badate all' odore che d' estate manda la terra riarsa quando cadono quattro 
gocce di acqua: é un'esalazione speciale, foriera di numerose infezioni malariche! » 

Queste credenze sono così radicate nei luoghi malarici che, per quanto facciate 
e diciate, ve le sentite ripetere su tutti i toni senza la menoma esitanza. Esse rap- 



{") Il dottor Dionisi ha fatto per suo conto simili osservazioni, ma molto più precise. 



— 219 — 

presentano la più grande difficoltà che noi incontreremo nel mettere in pratica la 
nuova dottrina. 

La più importante controsservazione che io possa fare a questa obiezione deriva dal 
fatto che i parassiti malarici in nessun momento della loro vita possono entrare 
neir aria atmosferica, se non come corpi morti. Il disseccamento produce infatti la 
morte dei parassiti malarici in qualunque stadio di sviluppo si trovino nel corpo 
dell' uomo o in quello dell'Anofele. 

Ho però fatto anche molte prove dirette. Nel 1898 io portai a Rovellasca luogo 
non malarico, una certa quantità di Anopheles pigliati a Locate Triulzi, luogo molto 
malarico, nell' epoca in cui la malattia ancora infieriva, e li lasciai liberi in camere 
da letto di individui sani. Quivi morirono, disseccarono e andarono in polvere senza 
che si avesse a lamentare alcun caso di malaria. 

L'esperimento venne da me ritentato nelle più svariate condizioni durante l'anno 
scorso e posso dire con sicurezza che gli Anofeli infetti, disseccati e polverizzati 
in un ambiente sano, non propagano la malaria. 

Ad ulteriore riprova citerò i seguenti fatti : 

Io e non meno di altre nove persone, in molte occasioni durante la stagione 
delle febbri (1898-99), ci esponemmo all'aria malarica senza che mai nessuno di noi 
si ammalasse, perchè eoitavamo le punture degli Anofeli. 

Ciò che ci accadde a Francavilla-Angitola in Calabria 1' 11 settembre, è par- 
ticolarmente degno di considerazione. Nella Calabria la credenza che il dormire 
in certi luoghi malarici sia causa d' infezione domina tanto che, se, per esempio, vi 
addormentate di giorno in una stazione, chiunque si crede in dovere di destarvi, avver- 
tendovi del pericolo a cui andate incontro. Ciò nonostante, nel meriggio del suddetto 
giorno che era afoso e rannuvolato, io e due miei aiuti, non potendo resistere al sonno, 
dormimmo saporitamente per un paio d'ore al margine di quel piccolo pantano che 
si trova vicino alla linea ferroviaria, presso il fiume Angitola. Prima di addor- 
mentarci avevamo osservato che nel posto dove riposavamo (esposto alla luce e 
alquanto discosto da alcuni alberi) gli Ampheles non venivano a pungere, mentre 
invece annoiavano terribilmente i Culex penicillaris e malariae. Quando ci destammo, 
avevamo le tracce di numerosissime punture: per rassicurarci che fossero di Culex, 
esaminammo una per una tutte le zanzare che avevamo catturato prima di addor- 
mentarci e non trovammo un sol Anofele tra circa 200 Culex. Nessuno di noi si 
ammalò, nonostante che prima di ritornare alla stazione ci sorprendesse un'acqueru- 
giola che ci penetrò fino alle ossa, senza che potessimo aver l'occasione di mutarci gli 
abiti. Aggiungasi che, in assenza del capo stazione, non ci permisero di ripararci nella 
sala d'aspetto, lasciandoci così esposti alla pioggia quasi per mezz'ora. Un cacciatore 
che s' era soltanto bagnato aspettando, come noi, fuori della Stazione, con vero ter- 
rore pensava alla dimani, sicuro che la malaria l'avrebbe invaso, perchè Francavilla- 
Angitola negli annali della malaria gode una triste celebrità! 

Un altro esperimento era stato fatto da me nell'anno 1898: 

Una donna con tre bambini, appartenenti a famiglia che abita in parte a 
Rovellasca (paese non malarico) e in parte a Locate Triulzi (paese malarico), doveva 
per ragioni dall'ari trasportarsi appunto da Rovellasca a Locate Triulzi. Cogliendo 



— 220 — 

la bella occasione al balzo, proposi alla donna suddetta di preservar lei e i tre bam- 
bini dalle puntare delle zanzare almeno fin dove era possibile. Essa si sottopose alle 
mie prescrizioni, che consistevano nel chiudeisi co' suoi bambini nella camera da letto, 
ove accendevo parecchi zampironi, da poco prima del tramonto a qualche tempo dopo, 
ossia nelle ore in cui le zanzare pungono moltissimo. Prima e dopo non si usava alcuna 
cautela tranne quella di evitare possibilmente le punture delle zanzare, allontanan- 
dole quando si avvicinavano per pungere o riparando con un velo i bimbi quando 
dormivano, accendendo zampironi ecc. 

Non ostante tutte le attenzioni, non si è potato però impedire che uno dei bam- 
bini ricevesse per lo meno 4 o 5 punture di Culex penicillaris. 

La prova durò 15 giorni, passati i quali la madre dovendo tornare a Rovellasca 
gentilmente acconsentì a ricondursi seco anche i bambini. La madre e due dei tre 
bimbi non s' infettarono di malaria ; un bimbo, precisamente quello che ricevette le 4 
5 punture, al nono giorno dopo che era tornato a Rovellasca, ebbe forse una leggera 
febbre, all' undicesimo giorno un accesso indiscutibilmente febbrile. Al dodicesimo 
giorno io esaminai il sangue del bimbo, ma il reperto riuscì negativo. Sarebbe stato 
interessante seguire ulteriormente questo caso, ma io ritenni mio dovere di ammini- 
strare ripetutamente il chinino, senza verificare ulteriormente la natura della febbre. 
Dovendo partire da Rovellasca per tornare a Roma, pregai di avvertirmi se la febbre 
fosse riapparsa ; non avendo ricevuta notizia, credetti che non si fosse ripetuta come 
appunto pubblicai nella prima Nota ai Lincei. Più tardi seppi che la febbre in realtà 
era ritornata, ma seguita da eruzione morbillosa, che pochi giorni dopo invase gli altri 
due bambini ; ed essendo il morbillo evidentissimo, non si era creduto opportuno di 
avvertirmi. Il primo dei bambini non prese altro chinino; gli altri due non ne pre- 
sero affatto ; tutt' e tre guarirono rapidamente. Evidentemente dunque si trattava di 
morbillo e non di malaria. 

La suddetta prova acquista importanza quando si pensi che al dodicesimo giorno 
della prova cadde affetto di febbre malarica un altro bambino della stessa famiglia, 
che si trovava già a Locate, che quest'anno non aveva avuto febbre, ma che non 
si era sottoposto alla suddetta cura preventiva ed era perciò stato punto da molte 
zanzare palustri. 

La prova durò dal 27 agosto al 11 settembre. Circa dieci anni fa la stessa donna, 
presso a poco nella stessa epoca, era andata a Locate con altri quattro ragazzi; s'era 
fermata press' a poco 15 giorni tornando a Rovellasca coli' infezione malarica essa e 
tre dei quattro ragazzi ! 

Molto importante è quest'altro esperimento. Dal giorno 3 all' 11 agosto 1899, io e 
i coniugi Mancori coi loro 5 figli, abbiamo dormito impunemente al casello 35, il primo 
dopo la stazione di Maccarese per chi viene da Roma. Occupavamo due camere del piano 
superiore, quelle della parte del casello opposta alla stazione di Maccarese. Il giorno 
precedente all'esperimento avevo preso tutti gli Anofeli che si erano potuti trovare 
(circa una sessantina) n«lle camere suddette ; poscia in esse, teneodo chiuse le imposte, 
avevo acceso molto zolfo al momento di uscire. Passavamo la giornata in Roma ; 
arrivavamo a questo casello alle ore 18 V2 cii'c^' 6 ripartivamo il mattino alle 7 '/z 
circa. La prima sera non avevamo messo una tenda nella camera, a cui corrispondeva 



— 221 — 

la porta del nostro appartamento, né avevamo acceso zampironi prima d' entrarvi. 
Forse per queste trascuranze, avendo bruciato dello zolfo, dopo che eravamo entrati 
nelle nostre camere vedemmo comparire sui vetri una trentina tra Culex e Anopheles, 
che vennero uccisi. Alla sera del secondo giorno non trovammo più alcuna zanzara 
nella camera ; tuttavia sul far del giorno seguente il Mancori sentì un ronzìo. Aven- 
domi avvertito alle ore 6 dopo minuziosissime ricerche, trovai 2 Anopheles pieni di 
sangue succhiato di recente. Esaminatili a Roma, fortunatamente constatai che non 
erano infetti. La notte seguente catturammo nelle nostre camere ancora due Anopheles 
rimpinzati di sangue e uno vuoto; nei giorni successivi non se ne trovarono più. 

È d' uopo aggiungere che dormimmo sempre colle finestre aperte, protette sol- 
tanto dalla rete metallica. 

L' esperimento fu di breve durata, ma ciò nonostante non ha piccolo valore 
quando si pensi che nella località dove fu fatto e nei dintorni, notoriamente, la sta- 
gione malarica era cominciata dalla metà di giugno e si erano verificati molti casi, 
e molti altri si sarebbero verificati, se gli abitanti non fossero emigrati in gran parte 
in luoghi sani. In vicinanza al casello, contemporaneamente a noi si trovava una 
famiglia di spigaroli (padre, madre e due figli), che dormivano in una capanna. 
Restarono sul luogo circa 10 giorni; tornati a Roma si ammalarono tutti, almeno 
i due figli per infezione primitiva. Anche parecchi pagliaroli, che lavoravano vicino 
a noi, si ammalarono nei giorni in cui noi ci trovavamo al casello (infezione pri- 
mitiva ?) ; uno però probabilmente si era prima infettato ad Ostia. 

La stessa famiglia Mancori passò altri dieci interi giorni nel mese di ottobre 
dentro il casello suddetto; soltanto il marito veniva di tanto in tanto a Roma. In 
quell'epoca la malaria era in diminuzione, ma ancor ben lungi dal cessare. 

Nessim individuo della famiglia in discorso si ammalò. 

Tutti questi fatti, riuniti assieme, hanno riconfermato in me la convinzione che 
la malaria non si può prendere con l'aria. 

Quest' anno ho fatto un esperimento molto più esteso e assolutamente decisivo 
(Vedi Capitolo X). 



5. Malaria da sterri? 

Vengono citati molti esempi di sterri che diedero luogo a gravi epidemie di 
malaria (ho già più sopra toccato quest' argomento). Restarono sopratutto memorande 
in Italia quelle che si svilupparono all'epoca in cui si costruirono le nostre principali 
linee ferroviarie e all'epoca in cui Roma, diventata capitale d' Italia, fu ampliata e rie- 
dificata in molte parti. 

E difficile invece oggigiorno trovare in Italia una buona occasione di seguire 
un' epidemia malarica collegata con movimenti di terra. A me non si è ancora pre- 
sentato nessun caso simile ; tuttavia dopo aver assunto informazioni in luoghi svaria- 
tissimi e anche presso impresari di opere pubbliche eseguite a Roma e nei dintorni 
specialmente verso il 70, credo di poter seriamente spiegare il fenomeno nel seguente 
modo. 



— 222 — 

I movimenti di terra nei luoghi malarici o nei luoghi risanati sono molto spesso 
accompagnati da formazione di acquitrini, di pozzanghere, nelle quali facilmente si 
sviluppa la vegetazione palustre. Gli sterri così danno luogo ad ambienti favore- 
voli allo sviluppo degli Anofeli, i quali vi accorrono sopratntto nei mesi estivi, quando 
l'acqua ò scarsa. Si capisce pertanto come si formino dei focolai di malaria e come 
la malattia possa diffondersi facilmente, anche per il fatto che tra gli operai non sogliono 
mai mancare alcuni che già ne sono affetti. 

Ad avvalorare la mia spiegazione, aggiungerò: 

1. Che sono notissimi molti casi di sterri, i quali diedero veramente luogo alla 
formazione di paludi. Nel 1869 Baccelli scriveva: " I grandi diboscamenti per le 
costruzioni ferroviarie, le colmature dei terreni sui quali poggiano le linee, colmature 
operate scavando lateralmente, hanno organizzato il padule conducendolo di tal guisa 
sino entro la cinta delle nostre mura. E le febbri da malaria toccarono in questi 
ultimi tempi ad una frequenza e ad una intensità inusitata » . Tutti gì' impresari ricor- 
dano fatti simili e basta che noi stessi percorriamo le ferrovie italiane e sopratutto 
le ultime costruite per trovare altre prove dello stesso genere. Oggigiorno essendo omai 
troppo noti i gravi danni dei suddetti impaludamenti, gli impresari di opere pubbliche 
cercano di evitarli, anche facendo uso di pompe, almeno in vicinanza ai centri popo- 
lati, dove perciò la malaria da sterri si fa di solito sentire molto meno. 

2. Che nei recenti scavi compiuti nel Foro Romano, in Roma, ho potuto consta- 
tare veramente la comparsa delle larve di A. claviger alla fine di agosto, in certa 
acqua chiara vicino alla cosidetta tomba di Romolo ("). 

Richiamo poi l' attenzione anche sulle seguenti circostanze : 

I. Non tutti i casi di malaria che sono stati attribuiti agli sterri debbono 
accogliersi come indiscutibili. Molto verosimilmente non poche volte si trattava non già 
di febbri primitive, ma di recidive, come dimostrava la mancanza del solito periodo 
d' incubazione. In altri casi intine si è certamente attribuito agli sterri la malaria 
presa indipendentemente da essi. 

II. Gli sterri non accompagnati dalla formazione di pozzanghere di qualche 
durata non danno luogo allo sviluppo di malaria, perciò la recentissima costruzione 
del fognone di Roma a S. Paolo riusci veramente innocua, come io ho potuto assi- 
curarmi, con informazioni prese direttamente dai lavoratori. 

III. I movimenti di terra, fatti in luoghi sani a parecchi chilometri di di- 
stanza dai luoghi malarici, non sono occasione, almeno in generale, di febbri mala- 
riche, perchè gli Anofeli non possono arrivarvi. 

IV. Ho già accennato che tra gli operai, che lavorano agli sterri nei luoghi 
malarici, ve n' è spesso qualcuno già da principio in preda all' infezione. Esso infetta 
gli Anofeli che si trovano nella località e questi alla lor volta gli operai sani. Sor- 
gono così, in luoghi quasi disabitati e ritenuti non molto infestati di malaria, delle 
gravissime epidemie di questa malattia. 



(*) Non c'era vegetazione palustre, vivevano però ancora in parte delle piante terrestri che 
si trovavano già sviluppate sulle pareti prima che le bagnasse l'acqua. 



228 

Riunendo tutto insieme, possiamo asserire senza tema di errare che gli sterri in 
quanto favoriscono la vita degli Anofeli e danno a questi occasione di infettarsi, co- 
stituiscono un fomite di malaria. 

6. Malaria in luoghi disabitati. 

Si narra di viaggiatori che s' infettarono di malaria entrando in luoghi da tempo 
immemorabile disabitati, dove fors' anco 1' uomo non aveva mai messo piede. 
Contro questa obiezione oppongo le seguenti osservazioni : 

1. I cugini Sarasin nel loro celebre viaggio nell' isola Celebes avrebbero osservato, 
per quanto mi dissero, che in verità la malaria si prende a preferenza in vicinanza 
ai luoghi abitati. 

2. Si può ritenere che gli Anofeli accompagnino i viaggiatori nelle loro tappe 
e li infettino (vedi Capitolo II). 

3. Basta inoltre che tra i viaggiatori vi sia un malarico, perchè gli Anofeli 
possano infettarsi anche in un luogo deserto a qualunque distanza da un centro 
abitato; una volta infettatisi naturalmente possono alla lor volta infettare gli uo- 
mini ecc. ecc. 

7. Malaria presa in treno. 

Si obbietta che talvolta si prende la malaria viaggiando per ferrovia. Il povero 
professore Achille Costa, poche ore prima di chiuder gli occhi per sempre, mi faceva 
una visita per informarsi delle zanzare malariche e mi diceva in tutta buona fede 
che per lui le zanzare non bastavano a spiegare la malaria, perchè gli constava di 
sicura scienza che un individuo viaggiando in ferrovia col diretto da Reggio Cala- 
bria a Napoli si era buscato la malaria. Questo fatto, sino ad un certo punto sor- 
prendente, m' invogliò ad assumere informazioni, e seppi che il caso citato dal pro- 
fessore Costa, benché molto raro, non è atfatto unico. 

Naturalmente ne tenni conto come di un' obiezione seria, sperando una volta o 
l'altra di trovarne la spiegazione. 

Difatti nel mese di gennaio 1899, viaggiando da Metaponto a Potenza, mentre il 
treno era fermo nella stazione di Bernalda, vidi entrar nel vagone un Anopheles 
clavtger, che purtroppo non potei prendere. Naturalmente sospettai di aver mal ve- 
duto ; se non che pochi giorni dopo, viaggiando di notte nel vagone letto Roma-Mi- 
lano-Berlino, per caso (eravamo vicini a Pisa) mi accorsi che in un angolo del mio 
camerino posavano alcuni A. claviger e infatti ne catturai tre. 

Dove e quando fossero entrati è diffìcile dirlo ; che fossero entrati però è certo. 
Un viaggiatore che avesse dormito in questo camerino, se gli Anofeli fossero stati 
infetti, avrebbe potuto uscirne infetto di malaria! 

Nel maggio 1899 il mio inserviente catturò parecchi Anopheles claviger mentre 
viaggiava in un vagone di seconda classe da Terracina a Roma. Sulla stessa linea 
al tramonto in maggio e giugno parecchie volte entrarono degli Anofeli nel vagone 
in cui io viaggiavo, non ostante che il treno fosse già in moto. 



— 224 — 

Fatti simili ho potuto verificare successivamente nelle più differenti parti 
d' Italia. 

Se al tramonto il treno si ferma in una stazione malarica anche per pochi mi- 
nuti, i viaggiatori che si affacciano agli sportelli, vengono spesso assaliti dagli Ana- 
pheles. 

Bastano questi fatti per spiegarci ad esuberanza la malaria presa in ferrovia. 



8. Risanamento colla coltura intensiva? 

Si dice che la coltura intensiva fa scomparire o attenua la malaria. 
Mi si domanda se ciò può mettersi in rapporto cogli Anopheles. Rispondo colle 
seguenti osservazioni: 

1. La coltura intensiva può riuscire dannosa o utile contro la malaria a se- 
conda dei casi. Nella Lombardia è cosa facilmente dimostrabile che la coltura in- 
tensiva accompagnata da irrigazione favorisce lo sviluppo della malaria e quello degli 
Anopheles, che vi diventano talora abbondantissimi. 

2. La coltura intensiva non accompagnata da irrigazione riesce utile: cito 
per esempio i vigneti, il cui impianto e mantenimento fornisce l'occasione di soppri- 
mere dei piccoli impaludamenti e quindi di ridurre il numero degli Anofeli fino a 
farli scomparire. 

3. La coltura intensiva anche irrigua può favorire la scomparsa della ma- 
laria, ove l'acqua che serve per irrigare, venga mossa tanto da ostacolare lo sviluppo 
degli Anofeli. 

Questo è probabilmente il principal motivo per cui gli orti non sono che pochis- 
simo malariferi. 

4. La coltura intensiva può richiedere necessariamente una mutazione nel 
regime delle acque. Ho veduto io stesso la riduzione di un terreno qua e là palu- 
doso e sparso di alberi in una campagna fertile coltivata a grano; questa coltura 
richiese l' incanalamento delle acque, dirigendole fino al fiume ecc. ecc. Special- 
mente nei primi anni quando i canali sono ancora in buone condizioni, cioè scarsi 
di vegetazione e ben arginati, per modo che l'acqua corra, sfavorevoli perciò allo 
sviluppo degli Anofeli, il vantaggio che se ne risente riguardo all' infezione malarica, 
è molto notevole. 

9. Risanamento colle costruzioni? 

Si è osservato che molti luoghi, man mano che andarono popolandosi e perciò 
vennero coperti di edifizi, selciati ecc., risanarono, se non totalmente, almeno in grado 
notevole. 

L'osservazione è esatta e trova la sua ragione principale nel fatto che contem- 
poraneamente vennero regolati i corsi delle acque e soppressi gl'impaludamenti. Così 
l'ambiente diventò sfavorevole allo sviluppo degli Anofeli e quindi anche a quello 
della malaria. 



— ''2n — 



10. Epidemie malariche tardive. 

Si danno specialmente in certe parti della Eegione Pontina (a Sermoneta, a 
Sezze ecc.), epidemie malariche a tardo autunno e al principio dell' inverno (ottobre- 
novembre), mentre ivi la malaria infierisce poco nei mesi estivi. Si domanda se si 
possano incolpare fondatamente gli Àuopheles, anche in queste epidemie. Io ho verificato 
(1899) che contrariamente a quanto a tutta prima si supporrebbe, gli Anopheles 
infetti abbondano durante le epidemie in discorso. Quanto all'epoca insolita, le ricerche 
debbono essere approfondite : posso fin d' ora richiamare l' attenzione sulla circostanza 
che nella regione delle Paludi Pontine si sviluppa in settembre e in ottobre un 
enorme numero di Anofeli, che si riparano probabilmente nelle case di Sezze e Ser- 
moneta per svernare e, prima dell'ibernazione, producono un'epidemia malarica tar- 
diva (Vedi Capitolo II). 

11. Spontanea attenuazione della malaria. 

In molti luoghi la malaria nel nostro secolo è andata diventando sempre 
meno intensa nonostante che non siano state intraprese opere di bonifica. Giustino 
Fortunato, che si è molto occupato di questo argomento, mi ha assicurato che non si 
tratta di una semplice credenza popolare, ma sibbene di un fenomeno indiscutibile, 
da lui stesso constatato ampiamente. Questo fenomeno lungi dal costituire un' obie- 
zione alla dottrina degli Anofeli la conforta molto autorevolmente, perchè è evidente 
che la malaria andò diminuendo coli' estendersi dell'uso del chinino, il quale, come 
oggigiorno sappiamo, non è soltanto utile per guarire un individuo malarico, ma serve 
anche indirettamente a preservare lo stesso individuo dalle reinfezioni e i sani dal- 
l'infezione malarica, come risulterà chiaramente dal Capitolo sulla profilassi. 

12. Insetti suoohiatori funzionanti da veicolo passivo della malaria? 

Essendo stato dimostrato che inoculando ad un uomo sano minime quantità di 
sangue appena tolto da un uomo malarico, gli conferiamo direttamente la malaria, 
a tutta prima si può supporre che tutti gli animali succhiatori di sangue (sangui- 
sughe, pulci, cimici, zanzare ecc.) passando da un uomo malato ad uno sano, spe- 
cialmente coll'apparato succhiatore ancora intriso di sangue, possano direttamente 
trasmettere la malaria. 

Se questa supposizione avesse fondamento, noi dovremmo verificare casi numerosi 
di malaria anche in luoghi sani, perchè anche in essi vivono molti animali che si 
cibano del nostro sangue e frequentemente vi abitano uomini affetti di febbri mala- 
riche prese in luoghi malarici. 

Inoltre è bene osservare: 

I. Che i suddetti animali, dopo che hanno succhiato, non mostrano in ge- 
nerale l'apparato succhiatore intriso di sangue. 

2fl 



— -I-IG — 

II. Che essi non ripetono mai il loro pasto senza un intervallo, almeno di 
alcune ore, durante le quali il parassita malarico notoriamente muore. 

III. Che ancor che abbiano sangue con parassiti malarici vivi nel loro inte- 
stino, non possono, per la speciale organizzazione di questo, emetterlo ed inocularlo 
alla loro vittima. 

Si aggiunga che le più piccole quantità di sangue malarico dimostrate capaci 
di infettare un uomo sano sono sempre enormi (poco piìi di '/io di cmc. di sangue) 
rispetto alla quantità di sangue che potrebbe inoculare un insetto succhiatore. 

Infine molti dati sperimentali negativi documentano contro l'obiezione in discorso, 
la quale deve dunque ritenersi del tutto infondata. 



[13. Inoculazione artificiale della malaria. 

Baccelli si domanda : " quando Gerhardt a Berlino ed io a Roma riproducevamo 
le febbri malariche, inoculando il sangue di un uomo infermo nell'uomo sano, o le 
zanzare non vi erano o le zanzare eravamo noi? 

Basterebbe questo solo fatto per dimostrare logicamente inamissibile l'afferma- 
zione che la febbre intermittente malarica non si prenda se non per la puntura 
dell'Anofele " . 

Non v' ha alcun dubbio che la febbre malarica si possa pigliare anche coli' ino- 
culazione di sangue malarico fatta dall' uomo. Se non ho considerato questo modo 
d' infezione è stato perchè ritenevo che fosse ormai finito il tempo di queste prove 
scientifiche, mentre niente di simile può avvenire in natura! Quel che Baccelli ci 
insegna per la malaria vale del pari per l'echinococco. Così Deve nei « Comptes 
rendus de la Société de Biologie », Tome LUI, 1901, nn. 5 e 11, riferisce che 
innestò nel coniglio l'echinococco (frammenti di cisti madri, di vescicole proligere, 
di vescicole figlie, scolici, ecc.) ottenendone per effetto l'attecchimento e l'accre- 
scimento ; nessuno per questo potrebbe ardire di supporre un altro modo di propaga- 
zione dell'echinococco oltre a quello già noto. 



14. Chi infetta l'uomo e la zanzara. 

Baccelli si domanda : " Ma se la zanzara infetta 1' uomo e 1' uomo la zanzara, 
chi infetta tutti e due? » Noi obbiettivamente ignoriamo l'origine prima dei paras- 
siti malarici, ma ignoriamo del pari quella di tutti gli esseri vivi; sappiamo sol- 
tanto che adesso la zanzara e 1' uomo s' infettano reciprocamente 1' una coli' altro, 
come sappiamo che simile modo d' infezione avviene per quasi tutte le Tenie, com- 
presa la Tenia echinococco, per molti Nematodi, ecc. 

15. Località non malariche e con Anopheles. 
A questa obbiezione è già stato risposto nel Cap. II]. 



227 



16. Casi singolari. 

Contro la dottrina degli Anofeli vennero portati molti fatti speciali, che potrebbero 
definirsi piuttosto curiosità che vere obiezioni. Cito a modo d' esempio uno di quelli 
già riferiti in un Opuscolo popolare (1899): 

« Nel mese di gennaio un individuo partì da un luogo sano della Lombardia 
e a piccole tappe venne fino a Eoma. Natm^almente lungo il suo viaggio dormì 
ripetutamente in luoghi malarici ; arrivò a Roma in preda ad una perniciosa di 
cui morì. 

n Mi si disse : In gennaio non vi sono zanzare ; che e' entrano dunque le zanzare ? 

■i Un anno fa anch' io avrei fatto plauso a questa obiezione che oggi giudico addi- 
rittura vana. È vero che se voi in gennaio (nell' Italia media) domandate notizie agli 
abitanti dei luoghi malarici, vi rispondono che non ci sono più zanzare; ma se voi 
entrate nelle loro abitazioni e cercate, trovate quasi sempre un certo numero di Am- 
fheles, alcuni carichi di sangue umano succhiato di recente. Così vi persuadete che 
nei luoghi malarici, quando si dice che non ci sono zanzare, si intende dire che 
ce ne sono poche, ma eventualmente capaci di infettarci » . 

[Nell'anno 1900 fecero molto rumore e diedero luogo a svariati commenti certi 
casi di febbri probabilmente sviluppatesi nel bel mezzo di Eoma da tutti ritenuta 
oggigiorno libera dalla malaria. Anche a me i suddetti casi apparvero strani, perchè 
riteneva che nella parte centrale di Eoma mancassero gli Anopheles. La mia mara- 
viglia però cessò dopo che ebbi notizia dei seguenti fatti. 

Il 30 novembre 1900 il sig. Luigioni, ufficiale telegrafico e distinto coleottero- 
logo, verso sera raccolse una zanzara che s' era attaccata al pollice del signor Lom- 
bardi, impiegato intento a scrivere nella stanza per il Protocollo generale del Palazzo 
del Ministero delle Poste e Telegrafi. Questa zanzara che venne a me portata era 
un ìièW Aiiopheles claviger. Anche il dottor Marantonio prese il 2 gennaio 1901 
nella sua abitazione via Firenze u. 43 piano quinto un Anopheles claviger. Perciò 
nel cuore di Eoma sì nella parte alta che nella bassa si possono trovare rarissime 
zanzare malarigene e possono occorrere, come sembra infatti che siano occorsi, ra- 
rissimi casi di malaria]. 

17. Conclusioni. 

Chiudo l'esame di questa serie di obiezioni esprimendo la mia convinzione che 
esse sieno tutte infondate. Certamente molti misoneisti continueranno a ripetere per 
molto tempo l'assurdo scientifico che la malaria si propaga non soltanto cogli Anofeli. 

Purtroppo agli occhi di molti sembra che la malaria, questa colossale potenza 
finora misteriosissima, la terribile Dea febbre, che annuncia il suo apparire col mi- 
sterioso brivido e che è capace di abbattere in breve tempo l'uomo più robusto, 
venga, a così dire, degradata dalle umili zanzare. Essi ritengono perciò incompetente 
la causa da noi invocata e hanno bisogno di credere che le zanzare rappresentino un 
sol episodio della grande tragedia. 



— 228 — 

Da parte mia invece, quando rifletto che lo studio dei parassiti malarici fuori 
del corpo dell'uomo dimostra in modo evidente che la malaria non può propagarsi 
se non per mezzo degli Anopheles e che i parassiti malarici dell' uomo sono a lui 
specifici ; quando di fronte a questi fatti, dirò così, teorici ne pongo altri pratici, 
che cioè, non ho trovato in molti mesi di ricerche un sol caso di malaria nel 
quale si potessero escludere le punture degli Anofeli ; quando contemplo la larghis- 
sima base di fatti che oggi possediamo, debbo confessare che coloro, i quali oltre agli 
Anofeli invocano altre cause ignote d' infezione malarica, mi sembrano fuorviati da 
preconcetti teorici, come quei fisiologi che di fronte alle scoperte moderne tornano 
ad invocare l' archeo. 



— 229 — 



CAPITOLO IX. 

Profilassi della malaria. 



Le premesse fatte nei precedenti capitoli permettono di imprendere una profi- 
lassi scientifica della malaria, combattendo questo terribile morbo con nuove armi. 

Non è mio scopo di penetrare molto addentro in questo argomento, che troppo mi 
allontanerebbe dal mio campo di studi; non voglio però neanclie trascurarlo, perchè 
credo che lo zoologo possa più facilmente del medico guidar la profilassi, almeno fino 
a che si saranno tracciate con sicurezza le norme fondamentali. 

Il prof Celli in una Nota datata dal 29 settembre 1900, dice che le esperienze 
di profilassi furono da lui per il primo iniziate due anni or sono e « poi condotte 
innanzi secondo i criteri che ho già esposto nel giugno 1899 {La malaria secondo 
le nuove ricerche, 2* edizione, 15 giugno 1899), e che in mezzo alle altrui esage- 
razioni e contradizioni, rimangono immutati " (9). 

A parte l'errore tipografico di citare la seconda edizione invece della prima, io 
non trovo nelle pubblicazioni di Celli esperienze profilattiche iniziate nel 1898; io 
riconosco che anche Celli prontamente, ma non prima di me (vedi pag. 219), cercò 
di tradurre in pratica i nuovi dettami della scienza : le sue proposte, corollari delle 
nuove scoperte, erano molteplici, ma poco determinate come appare evidente a chiunque 
confronta le due edizioni (1899 e 1900) dell'opera di Celli sulla malaria, il mio 
opuscolo popolare del 1899 (33) e la prima edizione del presente lavoro. 



1. Cura obbligatoria della malaria 
sopratutto nell'epoca precedente l'epidemia. 

Da quanto ho detto nel Capitolo VI risulta che in complesso dal gennaio (com- 
preso) al giugno (non compreso) in Italia gli Anofeli infetti sono rarissimi. Su questo fatto 
io ho, prima d'ogni altro, richiamato l'attenzione; esso è di fondamentale importanza 
risultandone che per cinque mesi circa di ogni anno i germi dell'infezione devono 
trovarsi, quasi esclusivamente nell'uomo, il quale perciò venne da me definito fin 
dall'agosto 1899 depositario dei germi malarici per la nuova stagione. 

La nuova dottrina dunque si riassume così: La malaria non esiste 7iel senso 
stretto della parola. Esistono soltanto germi malarici nell'Uomo e negli Anofeli; 
neW Uomo per tatto l'anno, negli Anofeli quasi soltanto negli ultimi sette mesi 
dell'anno. 



— 230 — 

Con altre parole, nei primi cinque mesi dell'anno non si trovano, tranne in casi 
eccezionalissimi, zanzare malarifere capaci di infettarci, ma soltanto uomini in cui 
persiste l' infezione acquisita nelle precedenti stagioni malariche. Soltanto quelli tra 
essi che dopo i cinque mesi non malarici, cioè d'interruzione dell'epidemia, entrano 
ancora infetti nella successiva stagione malarica, sono capaci di infettare gli Anofeli ; si 
deve perciò ammettere la possibilità di perpetuare la detta interruzione. In breve, nei 
primi cinque mesi dell'anno il luogo malarico si trasforma in complesso in un sana- 
torio. Se noi ne approfittiamo per curare tutti i malarici, possiamo far sì che nella 
stagione malarica alle zanzare malarifere manchi l'occasione di infettarsi e di infet- 
tare alla lor volta l' uomo. Contro quei casi che nonostante la cura fatta du- 
rante r epoca non malarica potessero verificarsi nella stagione malarica, cioè dal 
giugno al dicembre, noi opponiamo ancora la cura (nonché la protezione: vedi pa- 
ragrafo 2). 

Da queste premesse emerge il seguente corollario pratico: Gli individui infetti 
di malaria nei luoghi malarici dal giugno al dicembre sono da riguardarsi come 
contagiosi, per quanto il contagio sia indiretto richiedendo l' intervento delle zanzare 
malarifere, e devono considerarsi come pericolosi. Occorre curare con ogni attenzione 
gli uomini malarici sopratutto in quel tempo nel quale essi sono infetti, mentre non 
lo sono ancora le zanzare malarifere. La guarigione di un individuo prima o all' inizio 
della nuova stagione malarica riesce più efficace di cento guarigioni durante la 
stagione malarica (s' intende in luoghi non protetti). Si può asserire senza tema di 
venire smentiti che quella stessa quantità di chinina che si consuma in Italia nella 
seconda metà dell' anno ove venisse consumata nella prima metà, farebbe quasi 
scomparire per incanto la malaria dal paese. 

La cura dei malarici, ossia il bonificamento uinaao (così detto da Gosio in 
opposizione al bonificamento del suolo), è dunque la via maestra che ci deve gui- 
dare nella profilassi. 

Perchè questa cura riesca allo scopo, occorre tener presente le cinque seguenti 
circostanze : 

I. Gli Anofeli si infettano, come si è dimostrato, coi gameti che trovano nel 
sangue dell'uomo. Ora sta il fatto che i gameti si trovano anche in individui che 
non hanno piìi febbre. Anzi il dott. Dionisi ha dimostrato che nonostante la presenza 
dei gameti, l' individuo malarico si ricostituisce, assumendo le apparenze dell' uomo 
non infetto. 

Se ne deduce che possono essere pericolosi anche individui apparentemente 
guariti. 

Fortunatamente i gameti della terzana raramente, e forse mai, durano nel sangue 
(periferico) al di là di 10 giorni dopo la cessazione della febbre; da parte mia spesse 
volte li ho veduti scomparire col cessare delle febbri. 

I gameti semilunari persistono molto più a lungo nel sangue (periferico), ma 
tutt'al più 10 12 giorni dopo l'ultima febbre, perdono la capacità di svilupparsi 
negli Ànopheles. Questo fatto si è ripetuto sotto i miei occhi alcune volte: se sia 
costante resta da dimostrare. Notevole è però che i malarici recidivarono nonostante 
che le loro semilune non si sviluppassero più negli Anofeli. 



— 231 — 

II. I gameti si sviluppano nel corpo degli Anopheles a,i onta, che l'individuo 
malarico sia tenuto chinizzato (Gualdi, Martirano ecc.)- 

Se ne deduce che possono essere pericolosi anche individui chinissati. 

III. Il clinico, specialmente dopo le nuove scoperte, ha dovuto riconoscere 
che in pratica riesce spesso molto difficile distinguere la recidiva dalla reinfezione 
Egli non ha ancora studiato sufficientemente dopo quanto tempo un individuo che 
ebbe le febbri malariche possa andare soggetto ancora a nuovi attacchi indiscutibili 
delle stesse febbri, senza che venga di nuovo punto da zanzare infette. 

Si riferiscono casi di recidive dopo anni, ma per lo più non vi si presta fede. 

A Grosseto, Koch ha fatto prevalere l'opinione che la febbre sorta dopo un in- 
tervallo di 4 5 mesi debbasi ritenere primitiva, cioè attribuire a nuova infezione. 
Questo concetto non è peraltro conforme alle conclusioni che si inducono studiando 
il modo di insorgere delle nuove epidemie (Capitolo VI). D'altronde se la recidiva può 
accadere dopo cinque mesi, nulla si oppone a che possa accadere dopo un anno ; ed 
è questo precisamente che mi risulta con molta verosimiglianza ("). 

Dico con molta verosimiglianza, ma non con certezza, perchè riesce molto difficile 
stabilire che un individuo nel fi-attempo non abbia avuto in modo assoluto qualche 
breve e lieve attacco febbrile. 

Se ne deduce che individui apparentemente guariti da molto tempo possono, 
recidivando, diventare pericolosi. 

IV. Specialmente chi vive nei luoghi malarici, dove il sentirsi bene è un'ec- 
cezione, non suole tener conto che degli accessi febbrili di qualche intensità. A ciò 
aggiungasi l'abitudine molto diffusa di prendere chinina quando per qualche sintomo, 
si teme l' insorgenza della febbre. 

Se ne deduce che possono essere in realtà pericolosi anche individui che pre- 
tendono di non aver avuto febbri malariche da uno o piU anni. 

V. Le recidive possono verificarsi anche in individui che hanno fatto prolun- 
gate cure di chinina. 

Se ne deduce che possono essere pericolosi anche individui che si siano curati 
nel miglior modo. 

Per l'una o per l'altra delle cinque circostanze qui esposte taluno ha creduto 
che sia impossibile estinguere focolai di malaria con la sola cura degli uomini infetti. 

Io non divido una tale opinione e posso soltanto ammettere che le cinque circo- 
stanze suddette rendono il compito dell' igienista alquanto più complicato e il fine 
raggiungibile in un tempo relativamente un po' più lungo. Queste che seguono sono 
le ragioni che giustificano la mia fede nella cura degli uomini infetti di malaria: 

I. È notorio che le recidive, più ci allontaniamo dall'epoca dell' infezione, in ge- 
nerale, più facilmente si vincono e sempre a più lunghi intervalli si ripetono. 

C) Voglio aggiungere che, se è vero che facilmente si danno recidive negli individui che vanno 
da un luogo malarico ad un luogo sano, è vero pure che per lo meno altrettante se ne danno negli 
individui che vanno da un luogo sano ad un luogo malarico. L'anno scorso infatti ebbi a notare 
nel mio inserviente due gravissime recidive tutte e due in rapporto immediato con una gita di 
una giornata a Cisterna e dintorni, d'onde ritornò a Roma in preda alla febbre. Ammaestrato da 
questi fatti mi informai di molti altri casi consimili e mi persuasi che il fenomeno dev'essere tut- 
t' altro che raro. L'argomento è molto interessante e merita uno studio piìi accurato. 



— 232 — 

li. Indipeudentemente dall'azione della chiniua sui gameti sta il fatto che 
più malarici guariamo, minore va diventando la quantità di gameti disponibile per 
le zanzare malariche. 

III. La somministrazione pronta e sufficiente della chinina all' insorgere delle 
prime febbri impedisce che si formino i gameti, o almeno li riduce notevolmente 
(Marchiafava e scolari). 

Da quanto ho detto risulta che incombe evidentemenle allo Slato il dovere di 
assumere la cura obbligatoria di tutti i malarici, perchè i malarici sono pericolosi 
non soltanto a se stessi (nuove infezioni), ma ancora agli altri, ed una delle fonda- 
mentali funzioni dello Stato è quella di garantire i cittadini dai pericoli di qualunque 
genere, almeno fin dove sia possibile ("). 

Questa possibilità nel caso della malaria è ammissibile, perchè contro di essa 
possediamo rimedi sicuri, mezzi diagnostici infallibili e d'altra parte la malaria non 
è malattia che si voglia tener segreta. 

E però di fondamentale importanza ritenere che sospetto d' infezione malarica 
deve considerarsi non soltanto colui che ha^ o ha avuto febbri malariche, ma 
chiunque ha avuto febbri malariche neW ultimo biennio e perfino chiunque nel- 
r ultimo biennio è stato in luogo malarico, nonostante eh' egli pretenda di non 
aver avuto febbri. 

L'esperienza da me fatta nel 1900 alla piana di Capaccio dà affidamento che lo 
Stato se vorrà far tesoro di questi dettati della scienza ne ricaverà prontamente 
grandissimo vantaggio. 

Per le ragioni che ho esposte il bonificamento si deve fare preferibilmente dal 
gennaio agli ultimi di luglio : quanto tempo debba durare resta da stabilire coi nuovi 
esperimenti. 

Esso deve consistere: 

I. Nella cura ricostituente, cioè nella somministrazione di arsenico e ferro. 

II. Nella cura rigorosa e molto prolungata di qualunque recidiva anche 
insignificante, o incerta. 

III. Nella somministrazione di 1 gr. di chinina di buon mattino ogni sette 
giorni, sperando, così, di colpire una volta o l'altra il parassita in momento op- 
portuno per impedire la recidiva. 

liitengo che a queste misure terapeutiche si potrebbero vantaggiosamente sosti- 
tuire tre cure possibilmente complete e regolari di quel preparato di chinina, arse- 
nico e ferro che va in commercio col nome di esanofele (una cura in gennaio, una 
in marzo, una terza nella prima metà di giugno), non che una cura soprannumeraria 
dopo ogni recidiva (vedi più avanti : pag. 266). 

Questi modi di bonificamento risultano di indiscutibile valore pratico dalla rela- 
zione del già citato mio esperimento nella piana di Capaccio (Cap. X). L' esperienza 
degli anni -venturi suggerirà modificazioni ulteriori al metodo di bonificamento dame 
adottato. Certamente dovranno anche provarsi nel nostro paese i metodi usati dai tedeschi 



(") In casi particolari si potranno ottenere grandi risultati escludendo durante la stagione ma- 
larica dai luoghi malarici tutti gli individui che negli ultimi due anni furono in luoghi malarici. 



— 233 — 

nei paesi tropicali per prevenir le recidive: dare cioè un grammo di chinina per due 
giorni consecutivi, ogni decimo e undicesimo giorno, o anche ogni ottavo e nono 
giorno, od ogni nono e decimo giorno ; ovvero dare da un grammo e mezzo a due di 
chinina per due giorni consecutivi con pause di nove giorni. 

Io non ho esperienza particolare sulla chinina somministrata come profilattico 
a individui sani. Quanto all'euchinina recentemente proposta da Celli mi sembra che 
i risultati incompleti ottenuti (Mori) somministrando mezzo gi-ammo di euchinina al 
giorno per più di cinque mesi non rappresentino nulla che per ora almeno possa rite- 
nersi traducibile in pratica, molto più che niente dimostra, o accenna almeno a di- 
mostrare che r euchinina come profilattico sia di efficacia maggiore della chinina, ne 
che sia una sostanza immunizzante contro la malaria. Sembra che essa agisca come 
il chinino, uccidendo i microbi anche quando sono tuttora in piccolissima quantità. 

È importante tener presente che vi sono in commercio dei succedanei al chi- 
nino, quali il fevrolo e il succo di limone, che hanno un' influenza temporanea sulla 
febbre, ma, come hanno dimostrato Gualdi e Martirano, facilitano molto la produ- 
zione dei gameti, ciò che è evidente sopratutto per quelli semilunari. Devesi perciò 
proibire 1' uso di questi succedanei. 

Tornando alla cura obbligatoria, conchiudo che essa è il precipuo corollario 
dei nostri studi sulla malaria. 



2. Reti (reticelle, tele) metalliche e zanzariere. 

(Tav. Vn e Vili). 

L' uomo ha in ogni tempo cercato di sottrarsi alla molestia delle zanzare, adot- 
tando mezzi meccanici e mezzi chimici. 

Dei mezzi meccanici mi occupo in questo paragrafo. Essi consistono nelle zan- 
zariere (applicate ai letti) e nelle tele, o reti di filo vegetale o metallico applicate alle 
finestre. Le zanzariere vengono usate molto di frequente, mentre le reti sono pochissimo 
in uso : esse sono preferite soltanto da coloro che vogliono sottrarsi anche alla molestia 
delle mosche. 

Fin da quando cominciai a frequentare i luoghi malarici mi accorsi che le zan- 
zariere poco potevano servire, perchè le zanzare malariche pungono a preferenza ai 
crepuscoli, ossia in momenti in cui nessuno s' induce a coricarsi sotto la zanzariera. 

lo non conosceva alcun luogo nel quale si usassero le reti. 

Fortunatamente in principio del 1899 ebbi occasione di osservare le reti metal- 
liche applicate alle finestre a Chiarone nel caseggiato della tenuta Pescia Romana 
affittata ai fratelli Franceschetti. Da essi appresi che veramente erano utili contro le 
zanzare, come dimostrava loro l'esperienza di molti anni. Subito mi persuasi che le 
reti metalliche dovevano rendere mirabili servigi per proteggerci dalla malaria. 

La mia persuasione venne divisa dall'egi-egio dott. Blessich che, per poter met- 
tere in pratica queste reti nella nuova stagione malarica, si rivolse alla direzione delle 
Ferrovie Mediterranee. 

30 



— 234 — 

Da parte mia le applicai, alla Torre di Maccarese, fer il 'primo contro la ma- 
laria, fin dalla primavera del 1899, per riparare me e i miei impiegati da quel- 
l'epidemia malarica primaverile, che allora tutti ammettevano in modo positivo. 
Di questo uso da me fatto delle reti a Maccarese certamente hanno conservato me- 
moria i colleghi prof. Santoro, Dionisi, Versari, l'avv. Angeletti, ecc. 

Quanto ho qui riferito risulta anche dalle mie pubblicazioni precedenti, nelle 
quali si trova citato il caso della tenuta Poscia Romana. Contrariamente a quanto 
altri ha voluto far credere, io non ho dunque preteso di aver scoperto l'uso delle 
reti metalliche contro le zanzare o le mosche ; pretendo invece di aver per il primo 
proposto per difenderci dalla malaria l' uso delle reti metalliche, d'averle per il 
primo preposte alla zanzariera e ai mezzi chimici e di averle per il primo adottate. 

Nel mio opuscolo popolare, uscito il 1 settembre 1899 si legge: « tre sono i 
consigli preziosi che io posso fin d' ora suggerire : la cura obbligatoria, l' istruzione 
pratica e popolare sugli effetti malefici degli Anofeli e l'applicazione delle reti me- 
talliche alle finestre » 

Già nel 1899 le ferrovie Mediterranee lungo la linea dell'Ofanto dietro le insi- 
stenze di Blessich e mie (lettere del maggio 1899), applicavano le reti metalliche a 
quattro caselli, essenzialmente nei modi da me usati nel 1900 nella piana di Salerno, 
tranne il padiglione, di cui si parlerà più avanti. Purtroppo i caselli suddetti resta- 
rono disabitati per ragioni da noi indipendenti. 

Nel 1899 Celli, a cominciare dal mese di luglio, usò per le finestre, invece 
delle tele metalliche, la tela amidata; si servì inoltre di un telaio di rete metallica 
alla porta, e di altro telaio simile alla sommità della scala di ogni casello. La pro- 
filassi usata da Celli consisteva però oltre che nella protezione meccanica (8), anche 
nell'uso della zanzolina per distruggere le zanzare ("). Nel 1900 Celli abbandonò 
la zanzolina e adottò essenzialmente le reti metalliche colle stesse modalità da me 
usate nella Piana di Capaccio. 

Premessi questi dati storici, entrerò in alcuni particolari riguardanti la prote- 
zione meccanica. 

Nella prima edizione dell' opera presente io notavo che i quadretti delle reti 
metalliche non devono aver lati maggiori di 2 mm. circa escluso il filo, aggiun- 
gevo, però, che occorrevano in proposito più esatte ricerche. Queste ricerche vennero 
da me fatte nel corrente anno e mi persuasero che se si vuole escludere in modo 
assoluto anche i più piccoli Anofeli (essi appartengono alla specie A. bifurcatus 
var. nigripes) si deve ricorrere a reticelle, i cui quadretti abbiano lati da mm. 1,3 
a mm. 1,5, escluso il filo. 

Il filo delle reticelle metalliche migliore da me usate aveva in generale uno 
spessore di 2/10 di mm. e di 3/10-3,5/10 compresa la tinta. I lati dei quadretti 
perciò erano non maggiori di mm. 1,85 compreso il filo. Si conlavano per lo meno 
undici maglie {delle quali una non era sempre del tutto intiera) ogni due cm., in 
qualunque direzione si misurasse la rete. 

(") Celli usò questo metodo nell'esperimeuto del 1899 del quale faccio cenno al principio del 
Gap. X. 



— 235 — 

Spesso le reticelle del commercio sono a maglie irregolari : servono ugualmente 
bene purché non contengano maglie troppo ampie. 

Posso assicurare che una rete fitta come qui suggerisco, non fa scuro: pronta- 
mente ci si abitua e non si accorge più che ci sia ("). 

11 filo metallico può essere di rame, di bronzo, di ferro o di ferro zincato. Quello 
semplicemente di ferro è molto piìi economico e riesce anche di lunga durata, se si 
ha cura di tingerlo con minio già prima di metterlo in uso e successivamente di ritin- 
gerlo ripetutamente con biacca. La tinta consolida molto la reticella. 

La reticella metallica dovrà venir applicata con precisione alle finestre e ai 
camini, come a qualunque altra apertura delle abitazioni. Alle finestre si applica per 
mezzo di telai di legno e di ferro (in quest' ultimo caso per la saldatura si adope- 
rano peculiari strisele di zinco, come ho visto praticare dall' ing. Pompei). Le im- 
poste (antescuri) preferibilmente saranno interne rispetto alle reticelle metalliche, 
potranno tuttavia usufruirsi ancorché esterne, ove si adottino certi piccoli ripieghi rap- 
presentati nelle figure (tav. Vili). Si può faro per qualche finestra un piccolo padi- 
glione di rete metallica che riesce comodissimo. La tela metallica della finestra tal- 
volta deve esser messa doppia, specialmente dove vi sono ragazzi, i quali facilmente 
si divertono ad allontanarne i fili. 

Le reticelle dei camini devono venir battute o spazzolate ogni dieci giorni, altri- 
menti restano otturate dalla fuliggine. 

Le porte ordinarie, la cui chiusura nei mesi estivi sarebbe intollerabile, vengono 
raddoppiate da porte di reticella metallica con intelaiatura leggera ; queste ultime 
devono restare chiuse e per facilitarne la chiusura vengono fornite di molla a spirale 
e di speciale saliscendi (quest'ultimo possibilmente a tale altezza che non vi arrivino 
i ragazzini). 

Si aggiunge al suolo anche un peculiare legno di sicurezza. 

Le porte che comunicano coli' esterno e vengono aperte spesse volte, devono 
essere difese non soltanto dal telaio di rete metallica (che si aprirà all'esterno), ma 
anche da uno stretto padiglioncino che si avrà cura di costruire più alto delle porte. 
Così se all'atto dell' apertura qualche Anofele eccezionalmente arriva ad entrare, si 
ferma quasi sempre nel padiglioncino, a preferenza nella parte più alta. 

Ad ogni abitazione viene annesso un ampio padiglione di rete metallica (Blessich) 
per passarvi le serate calde. Se il padiglione verrà fatto in corrispondenza della porta 
principale d'entrata nella casa, si dovrà curare che la porta del padiglione abbia una 
porticina : quella di solito resterà chiusa, mentre di questa si farà abitualmente uso. 

Si tureranno accuratamente tutti i buchi d'onde possono entrare le zanzare, quali 
per esempio le feritoie dei fili telegrafici nelle stazioni ferroviarie, i fori che servono 
per l'apertura e chiusura delle imposte ecc. 

Per dimostrare quanto si debba essere accurati, noterò che in principio dell'espe- 
rimento fatto nella piana di Capaccio non avevamo messo il chiodo d'appoggio (e) al 



(") Le reticelle metalliche raggiungono anche altri scopi igienici, non lasciando libera entrata 
alle mosche, trattenendo la polvere sospesa nell'aria, rompendo le correnti d'aria, ecc. Io ritengo 
perciò che a poco a poco esse verranno estesamente adottate anche in luoghi non malarici. 



— 236 — 

nottolino delle finestre (figurato nella tavola Vili); il nottolino cadeva e per il 
foro a entravano le zanzare. 

Occorrerà giornalmente far la caccia a quegli Anofeli che per qualche inavver- 
tenza fossero riusciti a entrare, cercandoli anche sotto al letto, sotto ai tavoli, tra 
le tende, nei sottoscala ecc. Né la caccia riesce difficile perchè sono di dimensioni 
relativamente ragguardevoli; e tanto meno difficile se si accendono i soliti zampironi, 
foglie fresche di eucalipto, polvere di piretro o anche semplicemente un po' di zolfo. 
Il fumo spinge gli Anofeli verso le finestre, dove si possono facilmente uccidere. È 
raccomandabile di accendere qualche foglia fresca di eucalipto sopra una candela o 
anche, in mancanza d'altro, qualche po' di paglia umida prima d'entrare nelle ca- 
mere. Infatti basta la piccola quantità di fumo in tal modo prodotta per evitare il 
pericolo che vi si introduca qualche Anofele. Quest'avvertenza è inutile quando le 
case sono ben protette. 

La protezione meccanica viene completata da un velo stretto attorno al cappello 
per mezzo di un elastico, o cucito ad esso, e da un paio di guanti di cotone pesanti 
e a maglia molto stretta ("). 

Chi fuma potrà tenere rialzato il velo in modo che protegga soltanto la nuca; 
chi lo tiene abbassato trova comodo di nascondervi le mani invece di portare i 
guanti. 

Di giorno ognuno può liberamente, senza guanti e senza velo, attendere alle 
proprie occupazioni, dovunque ; quando però uno vuol riposare, o dormire, deve ripararsi 
nell'asilo, ossia nell'ambiente protetto dalle reticelle metalliche. 

Quivi tutti devono ritirarsi dal tramonto fino a sole levato; tuttavia quelli che 
per ragioni di servizio od altro, vogliono uscire per qualche tempo, possono farlo, 
purché si servano del velo e dei guanti. 

Ognuno comprende di leggeri gli ostacoli che incontrano queste precauzioni spe- 
cialmente nei primi tempi, ma spesso basta qualche esempio che dimostri la loro 
efficacia, per persuadere anche i più ignoranti. 

A questo riguardo è d' uopo notare come per fortuna l' efficacia dei mezzi proposti 
si dimostra facilmente già nel primo mese dell' epidemia malarica, quando però si 
sia fatto il bonificamento nel periodo premalarico, altrimenti le recidive possono venir 
scambiate con casi di infezione primitiva. 

Purtroppo la protezione meccanica è molto più diffìcilmente applicabile nei luoghi 
di malaria mite, o anche non molto grave, dove non si trovano soltanto casolari come 
si verifica nei luoghi di malaria molto grave, ma sorgono spesso centri abitati con 
contrade strette e case molto alte (Grosseto, Sermoneta, Sezze, Albanella, Capaccio ecc.). 
Quivi la popolazione, d'estate, sente il bisogno di riversarsi al tramonto e di sera 
sulle vie, anche all'aperto per sottrarsi all'afa opprimente. Costruire dei padiglioni, 
come si fa nelle località gravissimamente malariche, non é sempre possibile e invano 
si tenterebbe di persuadere la gente a ritirarvisi. Eiesce perciò molto più facile in 
generale riparare dalla malaria gli abitanti di un luogo gravissimamente malarico, 

(") Una sorta di cappuccio e guanti vennero per la prima volta usati, per quanto io so, dal 
prof. Fermi nel 189S in un esperimento non reso di pubblica ragione. 



— 237 — 

che riparare quelli di un luogo non gravemente infetto. Quivi, per debellare il morbo, 
sarebbe forse necessario abbandonare gran parte delle abitazioni attuali ed erigerne 
altre secondo i nuovi dettami della scienza, ciò che importerebbe enormi danni. Io 
mi lusingo che possa però bastare la sola cura obbligatoria. 

In ogni modo, sta la regola che riparandoci specialmente con le reticelle me- 
talliche dalla puntura delle zanzare malarifere ci difendiamo dalla malaria e gli 
individui ancora malarici cessano di essere contagiosi. 

Allo Stato, perciò, s'impone un altro dovere, quello di rendere obbligatoria 
fin dove è possibile la protezione dalla malaria. 

In breve: difes.\ obbligatoria e cura obbligatoria, ecco i due grandi 
precelti {"). 

3. Distruzione degli Anofeli. 

Gli Anopheles claviger, e si ricordi che essi indiscutibilmente producono la 
maggior parte della malaria in Italia, svernano dentro le nostre case, nell' Italia 
settentrionale, e qualcuno, oltre che nelle case, dentro le grotte, nell' Italia media e 
meridionale. 

Bisogna adunque distruggerli andandoli a cercare in tutti gli angoli remoti da 
loro prediletti (nelle cantine, nelle stalle, nei pollai, tra le fenditure, sulle ragna- 
tele, sui soffitti, ecc.). Ogni femmina svernante uccisa equivale a migliaia uccise nei 
mesi malarici. Bisogna però non illudersi uè credere di poter così distruggere la 
specie: come ho detto altrove, nell'inverno 1898-99, per parecchi mesi non riuscii a 
trovare un solo individuo alato di Calex penicillaris, né di C. vexans nonostante le piìi 
minute ricerche. Certamente il numero degli individui alati ('') di queste specie 
doveva essere diventato enormemente esiguo. In maggio invece in certi luoghi essi 
erano già abbastanza numerosi. Al principio di luglio si potevano dire abbondanti e 
nella seconda metà di luglio a Maccarese svolazzavano già in orde sterminate tanto 
che, per esempio, in un quarto d'ora un ragazzo ricevette 85 punture. 

Da questi fatti, ragionando per analogia, si può indurre che anche pochi Ano- 
pheles sopravissuti nell'inverno basteranno per infestare i luoghi malarici nell'estate 
e nell'autunno. 

È probabile però che dalla distruzione debba risultare un vantaggio, se non nel 
luogo stesso in cui è avvenuta, almeno nei dintorni. In proposito si richiami che, 
a quanto sembra, maggiore è il numero degli Anopheles prodotto da un focolaio 
palustre, maggiore viene ad essere il raggio del territorio circostante che essi inva- 
dono per potersi procurare l'alimento. Diminuendo perciò il numero degli Anopheles, 
localmente l' influenza potrà non essere grande, ma si dovrà far sentire nei dintorni, 
dove potranno anche in casi speciali scomparire gli Anopheles e quindi anche la 
malaria. 



(") [A ciò hanno in parte provveduto due leggi recentemente votate]. 
(*) D'inverno non ho mai trovato larve di queste specie. 



— 238 — 

Ho voluto accennare a queste considerazioni, perchè se dovessi giudicare dalla 
sola esperienza fatta, dovrei arguire che la distruzione delle femmine ibernanti di 
Aaophelcs daviger non ha alcun effetto: tant' è vero che l'inverno 1898-99 a Mac- 
carese noi ne abbiamo fatto una continuata ed estesa distruzione, quale certamente 
riuscirà difficile di ripetere, senza ottenere nell'estate e nell'autunno una sensibile 
diminuzione del numero dogli stessi Anoi)heles cLaviger. 

La Scuola d' Igiene di Eoma si è molto occupata di distruggere gli Anofeli 
nelle case con sostanze chimiche. Celli aveva scritto nel 1899: ^ di tutti gli odori 
e di tutti i fnmi provati e riprovati in laboratorio od in grande, corrisponde meglio 
una polvere da bruciare, composta essenzialmente di fiori chiusi di crisantemi, di 
radice di valeriana e di Larvicid (della casa Weilor-Ter-Mer di Uerdigen) » . Questa 
polvere è stata messa in commercio dalla Società chimico-farmaceutica italiana di 
Koma col nome di sansolina; purtroppo, però, senza risultato e venne ormai abban- 
donata, per quanto a me consta. La miglior sostanza per preservare dalle punture 
delle zanzare è sempre il fumo di piretro (") sotto forma di polvere, coni (Zampi- 
roni) ecc. (Barba). 

Si dovrà certamente tentare di distruggere le larve nell'acqua, ed anche per 
questa distruzione la Scuola d' Igiene di Roma, dopo molti esperimenti, fece proposte 
così riassunte dal direttore prof. Celli: ^ Per la distruzione delle larve e quindi 
per la disinfezione delle acque che le allevano, tenuto conto della dose necessaria, 
della praticità e del prezzo, restano in campo le polveri vegetali (fiori chiusi di cri- 
santemi di Dalmazia), alcuni colori di Anilina (Larvicid) e il petrolio », quest'ultimo 
già proposto in America. 

A questo proposito devo dichiarare d' essere a poco a poco venuto nell' opinione 
che alla distruzione delle larve può esser riservato un avvenire più grande di quanto 
io non ritenessi in principio ; infatti ho notato che in molti luoghi leggermente mala- 
rici il numero degli Anophelcs è relativamente cosi limitato che anche i focolai 
donde provengono, devono essere senza dubbio facilmente aggredibili. In ogni modo 
non è già il compito gravissimo di distruggere la specie quello che noi ci propo- 
niamo ; basterà già diminuire il numero degli Aiiojìheles, per ottenere un notevole 
vantaggio per la salute pubblica e forse perfino la scomparsa della malaria. 

Vi sono poi delle località che si prestano in modo singolare alla distruzione; 
così p. es. i piccoli stagni dell'Asinara dove sembra appunto che Fermi abbia ottenuto 
risultati brillantissimi. 

Conosco anche sul continente italiano, in vicinanza delle ferrovie, parecchi stagni, 
l'acqua dei quali non servendo per alcun uso speciale può essere messa senza alcun 
inconveniente in condizione da non dar luogo allo sviluppo degli Anopheles. 

Gioverà possibilmente impedire qualunque raccolta temperarla di acqua anche 



(") Sarebbe opportuno render comune la coltura del piretro in quei luoghi malarici dove essa 
è possibile. ()ccorre perciò avere dai coltivatori della Dalmazia e del Montenegro il seme di buona 
qualità e le istruzioni opportune, ciò che non si otterrà facilmente temendo essi di perdere la spe- 
cialità per tale coltura molto proficua. 



*- 239 — 

in botti, vasi, ecc. nei luoghi malarici o vicino ad essi, perchè specialmente nei 
mesi in cui l'acqua è scarsa, possono diventare focolai di Anopheles ("). 

[Avendo cercato di mettere in pratica la distruzione delle larve di Anopheles, 
mi sono accorto che la bisogna è molto più difficile che non paia a tutta prima, 
perchè le acque in cui si sviluppano gli Anopheles sono spesse volte in continuo 
rinnovamento per quanto lentissimo]. 

4. Profilassi individuale (privata). 

Sì la cura (Vedi 1 di questo Capitolo) che la protezione (Vedi 2) e la distru- 
zione (Vedi 3) entrano nella profilassi privata; mi sembra che su questi punti non 
occorra ora ritornare. 

Voglio invece accennare come io mi sia persuaso fin dal 1899 che si otterranno 
incalcolabili vantaggi diffondendo nel popolo la conoscenza delle nuove scoperte intorno 
alla origine della malaria: così che tutti sappiano distinguere gli Anopheles e sap- 
piano guardarsi dalle loro punture. 

Molti individui vengono punti perchè non si curano di allontanare gli Anofeli 
che li assalgono, o perchè si espongono ad essi riposando per qualche tempo in luoghi 
ombrosi, nelle stazioni ferroviarie, ecc. 

Chi si trova obbligato a dormire in un luogo malarico non protetto da tele 
metalliche, deve bruciare nella stanza da letto polvere di piretro, razzìa, zampironi, ecc. 

Chi è costretto a dormire all'aperto deve provvedersi di una sorta di zanzariera 
che si può attaccare a due alberi, a due pali, ecc. 

La pratica certamente insegnerà molti altri mezzi di difesa; così, per esempio, 
i ventilatori elettrici, che in alcuni luoghi sono usati con profitto per allontanare le 
mosche, potranno forse servire con vantaggio anche contro le zanzare. 

Io so per esperienza che una famiglia può, senza trascurar le proprie faccende, 
guardarsi efficacemente dagli Anofeli. I bambini in modo speciale possono facilmente 
venir preservati. 

Certamente se una qualunque puntura bastasse per infettarci di malaria, il peri- 
colo sarebbe così grande da poter essere difficilmente evitato. Al contrario esso è di 
solito, relativamente assai minore, perchè è difficile, in generale, che in un centinaio di 
Anofeli esaminati nell'epoca in cui la malaria è più grave, se ne trovino più di uno colle 
ghiandole salivali infette e quindi capace di infettarci; perciò molte punture possono 
riuscire innocue. Ciò spiega come certi individui prontamente s'infettino, ed altri per anni 
e anni riescano a sfuggire alla malaria; uno può avere la disgrazia alla prima pun- 
tura di avere inoculati i germi malarici, come può aver la fortuna di essere punto sol- 
tanto da Anofeli con le ghiandole salivali non infette e di sfuggire quindi all' infezione. 

Una grande difficoltà incontrarono l'anno scorso alcuni, che cercarono di guardarsi 
dalle punirne àegM Anopheles: e ciò derivò dalla circostanza che in certi luoghi ma- 

(") Risulta, da quanto ho detto, che io sono ben lontano dal seguire Gosio il quale giunge 
ad asserire che <■ non è sulla zanzara che dirigiamo la nostra lotta, anzi è a suo beneficio: infatti 
intendiamo preservarla dalla malaria, n (!) 



— 240 — . 

larici pullulano anche i G. pijyiens, per es., nelle stazioni ferroviarie. Ho dovuto 
perciò persuadermi che non si otterrà che gli individui si guardino dagli Anopìieles, 
se non fareroo prima scomparire i Culex pipiens i quali costituiscono spesse volte, 
là dove sono presenti, la gran maggioranza delle zanzare che ci pungono. La cosa è 
troppo naturale: guardarsi in un giorno da una dozzina di Anopìieles è facile: ma 
se questi siano commisti con un centinaio di Culex (non facilmente distinguibili in 
lontananza), la bisogna riesce difficilissima, quasi impossibile. Fortunatamente, come 
ho detto altrove, i focolai di Culex pipiens in non poche località sono fino ad un certo 
punto limitati (per es. latrine, vasche, ecc.) e quindi l'opera di distruzione può essere 
intrapresa efficacemente da chiunque, servendosi del petrolio. L' efficacia di questa 
misura è risultata evidente nel 1899 dalle belle sperienze fatte da Fermi a Sassari 
ed è stata anche da me confermata specialmente alla stazione di S. Nicola Varco 
(presso Battipaglia). 

Uno dei principali vantaggi, che dobbiamo aspettare dalla scoperta degli Ano- 
feli malariferi, è senza dubbio la possibilità di affrontare impunemente il paese ma- 
larico per coltivarlo intensivamente. Prima della scoperta degli Anofeli, una famiglia 
che avesse ardito stabilirsi in un luogo malarico andava incontro a certi e gravi ma- 
lanni. Oggigiorno, adottando le norme indicate, essa può affrontare il pericolo sicura 
di riuscirne vittoriosa. 

Quando si pensi che il piil grande ostacolo alla cultura intensiva è la malaria, 
la quale così viene a impedire il progresso di gran parte d' Italia, tarpando le ali 
a qualunque iniziativa, sorge nell' animo la profonda convinzione che, essendosi trovato 
modo di domare il morbo, saranno concesse anche all' Italia ora malarica le gioie 
della fertilità. 

Certamente ai proprietari incombono nuovi oneri, ma essi verranno compensati 
dalla agricoltura intensiva sostituita a quella estensiva presentemente in uso. A loro 
spetta di provvedere i contadini di abitazioni protette; deve cessare l'attuale uso di 
dormir nelle capanne improvvisate all'epoca della mietitura e della trebbiatura del 
grano, deve cessare 1' uso di dormire nei paglia.], ecc. 

A questo paragrafo, che si legge quasi tal quale nella prima edizione della 
presente opera aggiungerò che l'esperienza, fatta nell'ultima stagione malarica, ha 
dimostrato come veramente si possa aspettar molto dall' iniziativa individuale. La 
utilità del bonificamento umano e della protezione risulta a cos'i breve scadenza e 
così evidente che basta 1' esempio di una famiglia, la quale si mantenga sana per 
persuadere migliaia di increduli ed anche la gente più ignorante. Il proprietario una 
volta che siasi persuaso della verità delle nuove scoperte, s' adatta facilmente a 
proteggere e a curare i contadini i quali, una volta che hanno preso le febbri, lavo- 
rano poco e fiaccau:ente e mandano in lungo anche i lavori più urgenti. 

Gli stessi contadini, che alla fine della stagione vedono molto falcidiata la mer- 
cede della loro opera per tante giornate di febbri e che spesso devono consumare 
ogni loro risparmio per curare sé stessi e le loro famiglie afflitte dalla malaria, si 
rassegnerebbero facilmente a indennizzare il proprietario delle spese, che occorrereb- 
bero per la preservazione. 



i41 — 



5. Bonifiche. 



Si domanda se di fronte ai nuovi mezzi, di cui si è parlato nei precedenti pa- 
ragrafi, le bonifiche restino sempre il metodo classico per liberarci dalla malaria. 

Veramente anche prima delle nuove scoperte si distingueva bonifica da bonifica, 
essendo risultato che i drenaggi, le colmate per mezzo delle terre portate dai fiumi 
e le colmate con acqua a livello costante riuscivano sempre eflScaci, ancorché si trat- 
tasse di luoghi gravemente malarici, mentre in questi luoghi i semplici scoli con 
canali scoperti e il prosciugamento degli stagni con macchine idrovore erano spesso 
di poca nessuna utilità. 

Le ragioni per le quali alcune bonifiche riuscivano ed altre no, venivano cer- 
cate da Tommasi Crudeli e da' suoi scolari nel suolo che si considerava come fomite 
della malaria. Infatti ancora il 1° dicembre 1898 Celli pubblicava: « La malaria 
si sviluppa dalla terra e non dall' acqua : è quindi un pregiudizio cfie malaria e pa- 
lude siano sinonimi, che per togliere quella basti solo asciugar questa ». 

Perciò la bonifica in molti luoghi si riteneva diflRcilissima, anzi spesso impos- 
sibile, tanto che Giustino Fortunato, nel discorso del 6 dicembre 1890 ai suoi elettori, 
diceva: « Siamo in regioni tra le meno propizie, per difficili condizioni telluriche e 
climatologiche ; né oggi, dopo le ultinii indagini della scienza, può sorridere più a 
noi financo il sogno che ci ha sedotti fino a ieri : il gran sogno di redimere tanta 
parte del territorio dal fato della malaria ". 

Oggi la scienza ha dimostrato infondati questi giudizi che erano in realtà sem- 
plici induzioni: oggi abbiamo le prove piìi assolute che è fomite di Anofeli e quindi 
mantiene la malaria soltanto 1' acqua scoperta, ferma o lentamente moventesi, bassa 
e piìi meno ricca di vegetazione (a preferenza alghe) (per i focolai avventizi di 
Anofeli, vedi Capitolo li e V). Il suolo perciò non entra che indirettamente nel man- 
tener la malaria, per esempio in quanto esso non essendo permeabile facilita le rac- 
colte superficiali di acqua. 

Queste cognizioni spiegano facilmente perché certe bonifiche, come quelle sopra 
citate non riescano. Basta infatti visitare la piana di Capaccio per constatare che 
r acqua dei canali scoperti nei mesi caldi diventa scarsa, rallenta molto il suo corso 
e si trasforma in una palude, nella quale si riproducono rigogliosamente gli Anofeli. 
Lo stesso avviene nei canali scoperti di Ostia, dove si applica il prosciugamento con 
le macchine idrovore. 

Aggiungasi che molte bonifiche sono riuscite incompletamente perchè si credet- 
tero senza importanza i paludelli e i piccoli impaludamenti che in realtà sono straor- 
dinariamente propizi alla moltiplicazione degli Anofeli. 

In breve fin qui si bonificava soltanto empiricamente perchè non si conosceva 
donde provenisse il nemico da vincere; mentre oggi, invece, si può bonificare scien- 
tificamente, perchè il nemico è stato identificato in un animale macroscopico qual' è 
r Anofele. 

31 



— 242 — 

È molto evidente che l' attuazione delle bonifiche e il loro successivo manteni- 
mento deve essere modificato concordemente col nuovo aspetto che ha assunto la que- 
stione dopo le recenti scoperte. 

Pagliani, in un recentissimo articolo, ha precisato le nuove massime a cui devono 
uniformarsi le bonifiche, con le seguenti parole: 

» Intenti precipui che si devono proporre le bonifiche dei terreni malarici secondo 
il concetto attuale della malaria, saranno dunque in singoli diversi casi: di rimuovere 
gì' impedimenti al movimento delle raccolte di acque stagnanti di qualsiasi impor- 
tanza; di attivare con ogni migliore mezzo tale movimento, quando si verifichi, ma 
troppo lento; di sistemare le sponde dei bacini lacustri, fluviali o palustri, che si 
prestino alla formazione di sottili strati di acqua, sia temporanei che permanenti, 
senza sufiìciente ricambio; di prosciugare i depositi di acqua stagnante che non 
si possono correggere in uno dei modi sopra indicati; di abbassare le falde acquee 
sotterranee, dove arrivino troppo vicine al suolo ". 

Le bonifiche, per quanto ho fin qui detto, acquistano dunque un' importanza su- 
periore a quella che avevano in precedenza, perchè oggi sappiamo eliminare gì' incon- 
venienti, che fin ora si deploravano in non pochi casi. 

Bisogna tuttavia concedere che per questa eliminazione occorrono spese ingenti : 
i canali scoperti, per esempio, dovranno essere in muratura e forniti sul fondo di un 
cunicolo dove 1' acqua scorra durante la magra, come mi ha suggerito il prof. Fichera. 

Sta tuttavia il fatto che sia perchè richieggono enormi capitali, sia perchè du- 
rano anni e anni, le bonifiche vengono ad essere cambiali a lunghissima scadenza, 
mentre la cura e la difesa contro gli Anofeli sono di effetto immediato. 

Si potrebbe perciò seriamente discutere il progetto di abbandonare le bonifiche 
se queste non avessero grande importanza dal lato agricolo. In realtà le opere di 
bonifica non sono soltanto utili all' igiene, ma sottraendo il terreno alle acque e, rego- 
larizzandone il corso, favoriscono grandemente l' agricoltura intensiva. La bonifica 
deve dunque compiersi anche senza che lo richiegga 1" igiene, e ciò vuoisi ben fissare 
affinchè non nascano equivoci. 

Inoltre è d' uopo stabilire che non esiste alcuna essenziale contraddizione tra la 
bonifica agraria e la bonifica igienica, tranne in casi eccezionali, quale, ad esempio, 
la risicoltura, la quale, però, come mi osservava il competentissimo ing. Cerletti, è di- 
ventata così poco proficua che nessuno potrebbe proporla come nuova coltura nelle 
parti d' Italia, dove essa ancora non si usa. Per qualunque altra coltm'a raccoman- 
dabile in Italia, osserva sempre Cerletti, basta durante la stagione malarica, ogni 
tre settimane circa, una buona pioggia, ovvero una corrispondente quantità di acqua 
di irrigazione ; il terreno deve inzupparsi, ma non è necessario che 1' acqua si rac- 
colga, sosti in alcun punto. Orbene costituendo invece le acque stagnanti, o 
quasi, il focolaio dal quale si sviluppano le zanzare malarifere, risulta che se nei 
luoghi dove 1' agricoltura è intensiva, si sviluppa malaria, ciò devesi a mancanza di 
cautele, ma non è conseguenza necessaria dell'agricoltura. 

A proposito della bonifica agricola devo aggiungere che nei primi tempi io cre- 
detti che si potesse ottenere grande vantaggio dalla irrigazione intermittente. Pur- 
troppo però le ricerche di Celli e Casagrandi vennero prontamente a disilludermi, 



— 24:ì — 

avendo essi dimostrato che le larve e sopratutto le uiufe degli Anofeli trovano assicurata 
la vita anche nelle paludi intermittenti, perchè sopravvivono parecchi giorni nel 
terreno piìi o meno umido. In conformità a queste osservazioni Celli verificò che gli 
Anofeli si sviluppano anche in quelle risaie, la cui sommersione dura appena due o 
tre giorni della settimana, mentre negli altri giorni vengono tenute all' asciutto. 

Mi restava però ancora ima speranza, che potesse giovare, cioè, l'irrigazione 
intermittente, con frequentissimi intervalli, purché, s' intende, non desse luogo a poz- 
zanghere. Io mi basavo su un lavoro del Bonizzardi pubblicato nel 1889 (7). 

Egli sostiene che nei poderi di S. Maria a Pralboiuo la coltivazione del riso 
è diventata meno funesta perchè un più razionale mezzo di coltivazione fa sì che 
dall'epoca della mondatura fino a quella della falciatura la sommersione del riso corra 
in modo affatto intermittente, alternando quotidianamente la sommersione notturna 
coir asciugamento diurno. 

Per spiegarmi 1' osservazione empirica di Bonizzardi io supponeva che le uova 
di Anofele non potessero svilupparsi per effetto appunto dei prosciugamenti quotidiani ; 
io ritenevo, cioè, che le uova degli Anofeli fossero molto meno resistenti delle larve 
e delle ninfe. Pare che anche Celli e Casagrandi siano stati dello stesso avviso, e 
perciò non ne abbiano saggiata la resistenza ai vari agenti naturali. Mi fece perciò 
meraviglia di leggere nel Report (76) di Ross e colleghi queste parole: « Uno di noi fece 
un' osservazione tendente a dimostrare che le uova di Anofele resistono per parecchi 
mesi al disseccamento; ma ciò richiede conferma. ". Rileggendo piti tardi le riviste 
di Nuttall (65) appresi che l' osservazione, di cui qui si parla, era stata fatta da 
Ross. Si trattava di uova di Anofeli che erano state messe in una provetta alla metà 
di febbraio. Esse vennero tenute completamente asciutte fino alla metà di luglio, poi 
messe in acqua dalla quale nacquero larve, le quali più tardi morirono tutte. La 
circostanza però che la spedizione Ross dell' estate scorsa non ha portato alcun nuovo 
fatto in appoggio della suddetta osservazione di tanta importanza, sembrava deporre 
contro di essa e fu soltanto un eccesso di scrupolo che mi mosse a tentar qualche 
prova insieme con Noè. Con nostra meraviglia verificammo che le uova di A. cla- 
viger possono resistere notevolmente al disseccamento. Abbiamo dimostrato che le 
uova deposte da poche ore vanno avanti a svilupparsi producendo larve vitali, perfino 
dopo essere essere state 12 giorni (dal 4 al 16 aprile) a temperatura ordinaria del- 
l' ambiente, in una provetta di vetro asciutta alla quale erano restate appiccicate. 
(Noi non abbiamo potuto confermare questo fatto per le uova deposte da un tempo 
maggiore). 

Ciò che vale per 1'^. claviger potrebbe anche valere per altre specie di Aao- 
pheles e in particolare per le specie tropicali; queste potrebbero benissimo soprav- 
vivere durante la stagione asciutta nel terreno allo stadio di uovo, come lascia pre- 
sumere la riportata osservazione di Ross ("). 



C) F:itti simili sono già noti per i crostacei inferiori di acqua dolce (Phyllopoda), le cui uova 
possono resistere non solo al disseccamento, ma anche al congelamento, come probabilmente avverrà 
anche per quelle di Anofele. 



— 244 — 

Comunque sia, il fatto positivo sopra esposto fa diminuire molto la fiducia nel- 
l' irrigazione anche a brevissimi intervalli e perciò anch' io, insieme ad altri, giudico 
soverchiamente ottimiste le tendenze di Bonizzardi. Ben poca speranza, perciò, si 
può riparile nella irrigasione intermittente. 

Invece si otterranno forse buoni risultati anche con un piccolo ma costante mo- 
vimento degli strati superficiali dell'acqua, rendendola cosi disadatta alla vita degli 
Anofeli. 

Questa mia opinione è basata sulla circostanza che non ho trovato larve di 
Anofeli nei bacini in cui cadono zampilli d'acqua, anche se tali bacini erano 
situati in luoghi dove gli Anofeli abbondavano. Questa è di certo la ragione per 
cui le fontane che adornano i giardini, non favoriscono lo sviluppo della malaria. 

La pratica solo può dimostrare fino a che punto sia attuabile il lieve, ma con- 
tinuo movimento dell' acqua, che io suggerisco. 

Kammento qui occasionalmente che il dottor Peglion ha richiamato la mia at- 
tenzione sul vantaggio che verrebbe all'agricoltm-a se si potesse impedire la molti- 
plicazione delle piante palustri nei corsi d'acqua, facendoli percorrere di tanto in tanto 
da speciali macchine. In questo modo l' irrigazione verrebbe ad essere molto meno 
costosa. Io sono d'avviso che ciò porterebbe anche un non lieve vantaggio all' igiene, 
ostacolando lo sviluppo degli Anofeli. 

[Il tener le acque pulite da ogni vegetazione riesce utilissimo contro la malaria, 
come dimostra il risanamento estivo del fiume Greto vicino a Palermo (Relazione di 
Celesti. Palermo, Tip. Virz'i. 1901)]. 

Non posso abbandonare l'argomento della bonifica agraria senza tornare ai casi 
eccezionali, in cui la bonifica agraria è in contraddizione con quella igienica. Ho già 
nominato la risicoltura che certamente non può venir proibita laddove è in uso ; citerò 
anche il caso di molti latifondi dove la malaria proviene da pochi impaludamenti che 
non possono venir tolti o senza grande spesa, o senza privare di erba fresca il be- 
stiame nei mesi più caldi. In questi e in simili casi il dissidio tra l 'agricoltura e la 
bonifica igienica può esser deciso a favore dell' agricoltura, purché si adottino la boni- 
fica dell' uomo e la sua difesa. 

Mi permetto anzi di aggiungere come io sia convinto che tra non molti anni 
per effetto della bonifica dell'uomo e della sua difesa non occorrerà piìi temere 
i focolai di Anofeli, perché questi non troveranno piti malarici con cui infettarsi. 



6. Riassunto. 

La redenzione dell' Italia malarica dopo le nuove scoperte è diventata pos- 
sibile con mezzi differenti da quelli a cui precedentemente si ricorreva : con altre 
parole si può vincere la malaria invece che colle bonifiche del suolo e colla con- 
seguente coltura intensiva, eolla bonifica dell' uomo combinala colla protezione. 

Questo metodo nuovo ha di fronte all'antico il grande vantaggio di essere 
applicabile immediatamente con immediati effetti e con sacrifici pecuniari retali- 



— 24r> — 

vamenlo mollo esigui. Le bonifiche del suolo non possono luUavia venir Irascurate 
perchè spesse volte sensa di esse non è p)ossibile la collura inleasiva lanlo neces- 
saria per il benessere economico del nostro paese. 

I nuovi dati della sciensa permettono di condurre a termine le bonifiche del 
suolo sensa quei sacrifici di vite umane che finora esse richiedevano ; insegnano 
a regolar le bonifiche in modo che riescano completamente allo scopo dal lato 
igienico e a raggiungere questo scojw, ancorché esse siano imperfette. 



246 



CAPITOLO X. 



Breve Relazione dell'esperimento fatto sui ferrovieri 

nella Piana di Capaccio in provincia di Salerno nel 1900 

sotto la direzione del prof. B. Grassi ( ). 



I. Concetti direttivi dell'esperimento. 

Chiunque ha letto la prima edizione di questa Memoria sa che io in parte da 
solo, in parte in collaborazione, sono arrivato alla conclusione fondata su ricerche 
dirette microscopiche e sperimentali che la malaria viene propagata esclusivamente 
da peculiari zanzare, ossia dagli Anofeli. Questa conclusione non era accompagnata 
da una controprova dimostrante irrefragabilmente che, evitando la puntura degli Ano- 
feli, si evitavano in modo assoluto le febbri. Era questa una prova empirica, la 
quale tuttavia per il pubblico e per gli stessi medici non addentro nello studio delle 
scienze naturali, aveva fondamentale importanza, afBne di sfatare la tanto ripetuta 
opinione che la malaria si propagasse non soltanto per mezzo degli Anofeli, ma anche 
per altri mezzi. Del resto una tale prova riusciva anche dal punto di vista pratico, 
molto utile perchè valeva anche come esperimento di profilassi contro la malaria 
secondo le nuove scoperte. 

Già due anni fa (settembre 1898) avevo fatto un piccolo esperimento incompleto, 
ma incoraggiante (27). Nel 1899 ne avevo fatto un altro più provativo (33) e avevo dato 
per il primo l'esempio di dormire d'estate in luogo gravissimamente malarico colle 
finestre aperte, protette soltanto dalle reticelle metalliche. 

Nello stesso anno 1899 il prof. Celli con intendimento, però, esclusivamente 
profilattico, fece un altro esperimento, sul personale delle ferrovie, di molto maggior 
dm-ata. 

I risultati di questo esperimento, secondo l' ispettore sanitario Baldi, si potevano 
dire soddisfacenti e incoraggianti (3). 

Un esperimento tendente a dimostrare che la malaria viene propagata esclusi- 
vamente dalle zanzare aveva fatto anche il prof. Di Mattei (11). Esso è stato di maggior 



(") Questo capitolo ò un riassunto della Relazione estesa pubblicata dalla Società Ferroviaria 
Mediterranea. Milano, Tipografia Civelli 1901. Per questa Relazione collaborarono i Dottori Marti- 
rano e Gilblas. 



— 247 — 

durata del mio ed è certamente interessante, per quanto fatto in una stagione (dal 7 
ottobre all' 8 novembre), nella quale 1' epidemia malarica è, per lo più, già mitigata ("). 

Non bisogna dimenticare un altro esperimento, fatto dal prof. Fermi insieme al 
doti Tonsini (14), all' isola Asinara, il quale pure aveva dato risultati soddisfacenti. 

Bisogna confessare che tutti questi esperimenti, per quanto interessanti e fatti 
da persone autorevoli, non potevano ritenersi decisivi e non bastavano a persuadere 
il pubblico medico, il quale, a furia di fare obiezioni, aveva finito per far nascere 
perfino nel mio animo, forse troppo inclinato al dubbio, un vago sospetto, direi quasi 
una sorta d' incubo che restasse ancora a svelare qualche lembo del mistero, onde 
era avvolto il modo di prendere le febbri. 

Del resto il pubblico ha ben ragione di essere scettico quando ricorda le tante 
delusioni patite in casi simili! 

Tenendoci nello stretto campo della malaria in rapporto con le ferrovie, non 
mancano esempi di speranze riuscite fallaci, così la piantagione di eucalipti, così la 
profilassi arsenicale. Si ricordino a riguardo di questa ultima gli esperimenti, che 
sembravano decisivi, fatti, per esempio, alla stazione di Bovino dove su 39 ferrovieri 
trattati con arsenico 36 rimasero immuni e 3 ebbero soltanto febbri lievi, mentre 
altri 39 ferrovieri di controllo nella stessa località caddero malati di febbre. Questo 
esperimento ripetuto in altri punti, scrive Celli, ebbe un risultato ugualmente favo- 
revole. Ciò non ostante, Celli stesso, uniformandosi all'opinione universalmente accet- 
tata, ne induce solamente che la profilassi arsenicale potrebbe essere di qualche 
utilità. 

D'altra parte ne la breve esperienza fatta da me l'anno scorso, né i dati forniti 
dai miei illustri colleghi bastavano a rendermi cognito di tutte le difficoltà che s' in- 
contrano in pratica vivendo nei luoghi malarici, quando si vuol preservarsi dalle febbri. 

Questi ed altri motivi secondari che qui sarebbe inutile riportare, mi persuasero 
a intraprendere un esperimento, del quale si rende conto in questo lavoro. 

Io sapevo che sopratutto per iniziativa dell' instancabile prof Celli, contempo- 
raneamente al mio si sarebbero fatti parecchi altri esperimenti di profilassi. Se ciò 
nonostante persistetti nel mio proposito ad onta dei gravi sacrifizi, a cui andavo incontro, 
fu per i seguenti motivi : 

1°. Io avevo bisogno di togliere dal mio animo quell' incubo, di cui sopra ho 
fatto cenno. 

2". Io intendevo di condurre l'esperimento con criteri miei propri : fare un solo 
esperimento, ma seguirlo in tutti i suoi particolari. 

3°. Mi tenevo sicuro che un simile esperimento fatto da uno zoologo avrebbe 
messo in luce qualche lato, che sarebbe stato trascurato dall' igienista ; in quella stessa 
maniera che l' igienista avrebbe potuto rilevare qualche cosa che sarebbe sfuggita 
allo zoolofro. 



C) Non mi sembra di meritare l'appunto, mossomi dall'egregio collega, di aver fatto il mio 
esperimento senza le cautele necessarie a dargli un carattere strettamente scientifico. Penso che il 
traduttore tedesco abbia male interpretato il pensiero del prof. Di Mattei anche perchè gli fa dire 
che il suo esperimento è contemporaneo al mio, mentre in realtà il mio è precedente di qualche mese. 



— 248 — 

Kiserbando alla Kelazione speciale, die segue questa mia introduzione, di enti-are 
nei particolari, voglio fin d'ora richiamare 1' attenzione sopra le due norme fondamen- 
tali che mi hanno guidato. La prima consisteva nella cura scrupolosa degli individui 
ancora malarici nella stagione non malarica, vale a dire nell' epoca in cui gli Anofeli 
non sono ancora infetti. 

Come ho dimostrato nel Capitolo IX, la guarigione di un individuo prima o all' i- 
nizio della nuova stagione malarica, riesce più efficace di cento guarigioni durante 
la stagione malarica (s'intende in luoghi non protetti). 

L'altra norma fondamentale consisteva nella preservazione dalle punture degli 
Anofeli durante la stagione malarica, con mezzi meccanici, specialmente con l' uso 
delle reticelle metalliche, da me per il primo proposto e messo in pratica. 

A me sembra che questa norma fosse alquanto differente da quella seguita da Celli 
nel 1899 non soltanto per l'uso della tela metallica invece di quella amidata, ma anche 
perchè io non ricorreva, che in via tutto affatto secondaria, ai mezzi chimici di protezione. 

Sul Giorno del 26 agosto 1900 il dott. Alfredo Garofalo fece un resoconto delle 
esperienze del prof Celli nell'agro romano. Questo resoconto mi persuase a farne un 
altro dell' esperimento da me diretto, però a stagione molto piìi inoltrata, cioè il 16 set- 
tembre 1900. 

Il 20 ottobre uscì un resoconto ulteriore degli esperimenti fatti e promossi dal 
prof Celli, il quale quest'anno ha, come me, adottato la protezione colle reti metal- 
liche, abbandonando, a quanto sembra, la zanzolina. 

Con piacere ho preso notizia dei risultati da lui annunziati, aventi certamente 
grande valore pratico. Per poterli convenientemente valutare occorre però una rela- 
zione minuta e non un sommario, come quello che finora abbiamo sottocchio. 

[Abbiamo sottocchio la Relazione definitiva del prof. Celli, nella quale non viene 
affatto detto che gl'individui preservati, durante l'esperimento non abbiano usato 
chinina ; del pari non risulta che essi fossero così minuziosamente sorvegliati da esclu- 
dere qualunque fonte di errore. Il grande valore pratico dell'esperimento di Celli 
resta però indiscutibile]. 

Non devo infine dimenticare l'esperimento fatto dagli Inglesi nell'ultima stagione 
malarica (1900), vicino a Roma. Quattro persone adulte passarono impunemente circa 
tre mesi (circa dal 15 luglio al 15 ottobre) in luogo gravissimamente malarico, proteg- 
gendosi soltanto dalla pvmtura delle zanzare. 

È mio obbligo di qui mettere chiaramente in luco che se l' esperimento da me 
diretto è riuscito si deve in parte non piccola all'opera de' miei collaboratori i quali, 
chi in un modo chi nell'altro, mi vennero in aiuto. Essi sono il dott. Martirano, vice- 
direttore dell'esperimento, il dott. Blessich, il dott. Gilblas e il dott. Druetti. 

È d'uopo segnalare che l'esperimento venne fatto in parte notabile a spese della 
Società ferroviaria Mediterranea, in parte col concorso della Società contro la malaria, 
all'uopo sussidiata dal Ministero dell' Interno e dal Ministero di Agricoltura, Indu- 
stria e Commercio, in parte infine col provento della conferenza da me tenuta il 
marzo 1900 alla presenza di S. M. la Regina d'Italia. 

A tutti porgo i più vivi ringraziamenti e mi compiaccio di nominare in particolar 
modo il Direttore Generale della Mediterranea Comm. avv. Oliva, l' ing. Zanetti, che 



— 249 — 

tanto s'interessò per la buona riuscita dell'esperimento, il Comm. Ing. Maraini, il 
Comm. Avv. Scolari, e il Comm. Galli, tutti pure della Mediterranea: S. E. Berto- 
lini, S. E. Carcano e S. E. Saracco: l'On. Fortunato e l'On. Celli, della Società contro 
la malaria. 

II. Resoconto dell'esperimento {"). 

L'esperimento ebbe dunque un duplice scopo: 

I. — Provare in modo assoluto ciò che il microscopio aveva già rivelato, vale 
a dire che la malaria si prende esclusivamente colla puntura di peculiari zanzare: 
gli Anofeli. 

IL — Vincere le difEcoltà che possono incontrarsi nel mettere in pratica i 
nuovi dettami della scienza, desumendone le norme da adottarsi per liberare in pochi 
anni l' Italia della malaria. 

Si doveva anzitutto determinare su chi e dove fare l'esperimento. Siccome esso 
veniva in gran parte fatto a spese della Società Ferroviaria Mediterranea, era natu- 
rale che il beneficio, che se ne attendeva, andasse a profitto dei ferrovieri che furono 
perciò preferiti. 

Quanto alla scelta della località dopo molte considerazioni, udito sopratutto il 
parere dell' Ispettore Sanitario Blessich che conosce esattamente le zone malariche 
della Mediterranea, si è deciso di preferire la piana di Capaccio, nella provincia di 
Salerno. 

Questa regione, che comprende anche Pesto, è tristamente famosa: il volgo la 
dice malaricissima. 

Durante la stagione malarica tutti quelli che possono, se ne allontanano, anche 
a costo di gravissimi sacrifici. Non migrano dalla piana soltanto le famiglie dei pro- 
prietari e dei loro ministri, ma anche quelle dei contadini e dei ferrovieri. Il pro- 
prietario, ministro del proprietario, che ha aftari urgenti, il cantoniere che deve 
prestare servizio diurno, vengono alla piana o in carrozza, o in ferrovia, quando il sole è 
già levato e se ne vanno possibilmente prima del tramonto. È uno spettacolo che 
stringe il cuore il vedere tanti poveri contadini incamminarsi, quando il sole è ancora 
piuttosto alto, verso le colline ; si recano ad Eboli, ad Altavilla, ad Albanella, a Ca- 
paccio e fino ad Ogliastro, percorrendo faticosamente otto, dieci, quindici chilometri 
di strada in salita per poter pernottare in una località, non sana, ma relativamente 
poco malarica. Il mattino seguente le stesse carovane si vedono comparire alla piana 
dopo la levata del sole. Nonostante questi sacrifici, non pochi contadini punti, per 
lo più strada facendo, dalle zanzare malarifere, cadono preda delle febbri, che non 
risparmiano neppure i proprietari, i loro ministri, i cantonieri, ecc., benché si espon- 
gano meno dei contadini e facciano molto uso di chinina. 

Che dire poi di quelli che, spinti dalla fame, affrontano giorno e notte, per tutta 
la stagione malarica, il clima immite della piana? Essi vengono dilaniati dalla ma- 

{") Nella citata Relazione si trovano tutti i più minuti particolari. Questo resoconto è stato 

REDATTO DA ME IK COLLABORAZIO.NE COL DOTT. MaRTIRANO. 



- 250 — 

laria iii modo orribile. In breve si può asserire che Pesto e Capaccio hanno con- 
servato quella trista fama per cui erano già tanto temuti all'epoca dei Romani. 

La ragione di queste tristissime condizioni risalta evidente a chiunque percorre 
la piana in discorso. Questa presenta infatti un ambiente favorevolifsimo allo sviluppo 
delle zanzare malarifere, sia per le condizioni geologiche del terreno propizie alla 
formazione di paludi, sia per i corsi d'acqua che danno luogo ad estesi straripamenti 
e allagamenti per mancanza di sistemazione del loro corso e della loro foce, sia per 
i canali di bonificamento mancanti di sufficiente pendenza, sia per le cave di prestito 
delle ferrovie, sia infine per le conseguenze del diboscamento dei monti. 

Noi avevamo perciò la sicurezza che se anche l'annata fosse stata in generale 
di malaria poco intensa, come nell'anno passato, il nostro esperimento sarebbe stato 
tuttavia provativo, perchè, come dice il volgo, i santi protettori della piana tingono 
tutti senza eccezione, in qualunque annata. 

La località da noi scelta è insomma tra le piìi malariche d' Italia. La lontananza 
della nostra residenza era certamente una condizione sfavorevole, ma essa veniva 
compensata dal trovarsi il nostro campo di esperimento nel cuore dell' Italia meri- 
dionale, dove a priori si supponeva che le difficoltà da vincere per guardarsi dagli 
Anofeli potessero essere maggiori, sia per la temperatura più elevata, sia per la 
possibile presenza degli Anopheles bifurcatus e superpictus, oltre all' Anopheles 
claviger. 

L'esperimento (Tavola VI) si fece dunque sulla linea Battipaglia-Reggio di Ca- 
labria e si limitò agli abitanti di dieci caselli, della fermata (stazione) di S. Nicola 
Varco e della stazione di Albanella, dal km. 5,024 al km. 17,117 ("). 

Lasciammo indietro i caselli precedenti il 5,024 a chi viene da Battipaglia, perchè 
secondo il giudizio molto attendibile degli ingegneri di riparto e del medico consor- 
ziale, in essi la malaria non è di grado superlativo. L'esperimento venne interrotto 
dall'altro estremo al casello limitrofo alla stazione di Capaccio, non già perchè la 
malaria quivi diminuisca, ma perchè nella nostra zona d'esperimento erano già cer- 
tamente incluse località di malaria non meno intensa di quella di Capaccio e delle 
vicine località (Pesto e Ogliastro). 

Noi contavamo di aver compreso nell'esperimento non meno di 50 persone. Come 
esporremo subito, il numero fu invece piìi del doppio perchè non pochi, lusingati dalla 
promessa di premi se ci avessero obbediti e suggestionati dalla nostra assicurazione 
di poterli preservare, si fermarono sul luogo, pronti però a partire al primo caso di 
febbre di qualche importanza che si fosse verificato. 

Come risulta dagli allegati annessi alla Relazione in esteso, gli agenti ferroviari 
insieme con le rispettive famiglie nella zona di esperimento, che diremo per brevità 
zona protetta, erano 104. 

Aggiungasi che settimanalmente io ho passato sul luogo durante la stagione 
malarica circa tre giorni, dormendo due notti ogni settimana colla finestra aperta 
alla stazione di Albanella, ciò che fecero pure per una durata minore il dott. Mar- 
tirano e il dott. Blessich. Il dott. Gilblas ha visitato giornalmente tutto il personale, 

C) Il casello 15,405 restò sempre disabitato. 



— 251 — 

dormendo ad Albanella perfino quattro o cinque notti per settimana. Anche il cav. Druetti 
è stato sul luogo parecchi giorni alla settimana, talvolta anche pernottandovi. Inoltre 
uno studente di medicina soggiornò dal 24 luglio al 10 agosto alla stazione di Alba- 
nella. Così fece anche dal 7 agosto al 2 ottobre un cocchiere, e un agente del ba- 
rone R. dal 15 luglio al 15 settembre. 

Gli individui in esperimento furono dunque in tutto 112, tacendo di alcuni altri, 
che fecero sul luogo un soggiorno molto breve, o intervennero soltanto a stagione molto 
inoltrata. 

Tenendo presente che i bambini sono colpiti a preferenza dalle febbri, è bene 
far rilevare che tra i 112 individui erano compresi 32 bambini al di sotto degli 
11 anni. 

A questi 112 individui vennero applicate le due norme fondamentali, bonifica- 
mento, cioè, nella stagione non malarica e preservazione dalla puntura degli Anofeli 
durante la stagione malarica. 



La stagione malarica nella piana di Capaccio comincia, a detta del popolo, verso 
la festa di S. Antonio che cade il 13 giugno. Questo dato coincide presso a poco 
con quello riguardante la Campagna Romana che, a detta pure del popolo, diventa 
pericolosa dopo la prima settimana di giugno. 

Per cercare di dare una base positiva a questi dati empirici, durante la stagione 
non malarica sopratutto nella seconda metà di maggio e nella prima di giugno, ven- 
nero esaminati moltissimi Anofeli provenienti sì dalla Campagna Romana che dalla 
piana di Capaccio; e presso a poco conformemente a quanto io aveva trovato fin 
dall'anno scorso, il primo Anofele con le ghiandole salivari infette fu trovato si nella 
Campagna Romana (a Maccarese) che nella piana di Capaccio il 14 giugno, ossia il 
giorno seguente la festa di S. Antonio. 

Data la grande difficoltà di distinguere i casi primitivi dalle recidive, sopratutto 
quando si tratta di terzana ordinaria, non possiamo fissare con sicurezza quando siasi 
verificato il primo caso d' infezione nella piana di Capaccio, nella quale erano in molto 
piccol numero gì' individui, che non avessero avuto febbri nell'ultima stagione mala- 
rica. Fatto sta che il 26 giugno si manifestò la terzana ordinaria nella figlia di un 
guardiano abitante vicino a Pesto, cioè a qualche chilometro di distanza dalla nostra 
zona di esperimento. La ragazza in discorso proveniva da un luogo sano e non aveva 
mai softerto di malaria. Questo caso, certamente primitivo, è stato per noi il segno 
sicuro che l'epidemia malarica era cominciata. Ciò era stato, del resto, da noi quasi 
previsto, calcolando i giorni necessari per l'incubazione, quando il 14 giugno tro- 
vammo il primo Anofele infetto nelle ghiandole salivari. 

Cominciamo a render conto del haniflcamentQ umano nella stagione non ma- 
larica. 

11 bonificamento umano del nostro esperimento cominciò tropico tardi, cioè a partire 
dal 25 marzo. A quell'epoca si trovavano già sul luogo molti (cioè 82) degli indi- 
vidui che formarono oggetto dell'esperimento. Per gran parte erano in preda alle 



— 252 — 

conseguenze della malaria degli anni precedenti; in parecchi le febbri si ripetevano 
di tanto in tanto (evidenti recidive). Lo spettacolo che ci presentava questa gente 
prima che cominciasse il bonificamento, era rattristante; sopra tutto facevano pietà 
quelle famiglie, le quali avevano passato sul luogo tutta la stagione malarica del- 
l'anno scorso. 

La cura ricostituente fu applicata soltanto a 61 individui; si trascurarono quelli 
che si riteneva non avessero avuto febbri da anni, o che allora intendevano allonta- 
narsi dal luogo d'esperimento durante la stagione malarica. Più tardi in diversi mesi 
arrivarono gli altri 22 individui che mancavano all'esperimento; di essi 8 fecero la 
cura ricostituente, ma molto incompleta. 

La somministrazione settimanale della chinina venne applicata a cominciare dal 25 
aprile soltanto a coloro che dicevano di aver avuto febbri presumibilmente malariche 
durante l' inverno. Essi erano in numero di 38 ; 3 di essi (") invece di prendere la 
chinina fecero una cura completa di esanofele. Si può ritenere per certo che la maggior 
parte di questi 38 individui fece scrupolosamente la cura della chinina, o dell'esa- 
nofele. 

La cura delle recidive fu, in generale, troppo breve e qualche volta, special- 
mente in casi di un semplice attacco febbrile non ripetutosi, purtroppo venne tra- 
scurata. 

Il bonificamento essendo stato, come si disse, incominciato tardi, venne continuato 
fino a stagione malarica iniziata, cioè fino al 25 giugno, anzi a 5 persone, che avevano 
avuto recidive dopo il 25 marzo, la somministrazione della chinina fu continuata per 
altre due settimane. 

In ogni modo, il bonificamento è stato incompleto in molti individui. Su altri 
non venne fatto, mentre invece come è detto nel Capitolo IX, dovevasi appli- 
care a tutti gli individui, che nell' ultimo biennio avevano soggiornato in luogo 
malarico. 

In marzo si ebbero 8 recidive, in aprile 18, in maggio 7, circa nella prima metà 
di giugno 7; in tutto recidivarono durante il periodo di bonificamento 29 individui, 
alcuni ripetutamente. Su questo numero delle recidive si può fare qualche discussione 
essendosi spesso somministrato la chinina prima che l'esame del sangue avesse dato 
risultato positivo. In ogni modo se vi può essere stato qualche errore nel computo delle 
recidive, se ne è contata qualcheduna di più, ma nessuna di meno. 

Le cure ricostituenti e la chinina al finire del bonificamento (25 giugno) avevano 
prodotto in generale quei notevoli effetti, che già altre volte nella sua lunga esperienza 
aveva avuto campo di osservare l' ispettore sanitario Blessich, vale a dire che se 
si eccettuano alcuni casi di malattie totalmente estranee alla malaria, tutti gli indi- 
vidui in esperimento stavano bene, benché le traccio delle febbri subite precedente- 
mente non fossero scomparse, ma soltanto più o meno attenuate. Non vogliamo però 
attribuire tutti questi benefici al bonificamento, perchè, com'è notorio, nei mesi in 
cui si fece il bonificamento che sono quelli più lontani dall'ultima epidemia malarica, 

(") Due vennero dimenticati nel resoconto sommario dell'esperimento. 



— 253 — 

si suole notare nei paesi malarici un certo progressivo miglioramento anche senza 
alcuna cura speciale. 

È qui d'uopo aggiungere che il bonificamento venne esteso ad im certo numero 
di caselli precedenti e susseguenti (91 persone circa) quelli del nostro esperimento. 

Alcuni dei 104 individui in esperimento non avevano mai in vita loro sofferto 
di febbri malariche. Dobbiamo confessare che il numero di questi individui in principio 
era da noi ritenuto superiore a quello che venimmo a determinare più tardi, di mano 
in mano che escludemmo tutte le fonti di errore. Oggi sappiamo che dei 104 indi- 
vidui di cui sopra abbiamo parlato, soltanto dieci con certezza non avevano mai 
avuto febbre; tuttavia molto verosimilmente non l'avevano avuta altri otto circa. 



Passiamo ora al periodo in cui infierì l'epidemia malarica. Questo periodo viene 
da noi compreso fra il 26 giugno e il 14 ottobre. Sulla data 26 giugno non occorrono 
ulteriori spiegazioni. La data 14 ottobre è invece arbitraria, essendo certo che la ma- 
laria continua a farsi sentire sino alla fine di dicembre (nella Campagna Komana). 
Noi però abbiamo creduto di chiudere, almeno fino ad un certo punto, l'esperimento 
al 14 ottobre perchè mentre da una parte per giudizio di tutti l'esperimento si poteva 
giudicare compiuto e splendidamente riuscito, dall'altra io non potevo più concedere 
ad esso la mia direzione continua. Esponiamo dunque i principali fatti che abbiamo 
verificato dal 25 giugno al 15 ottobre. 

/ 112 individui compresi neW esperimento godettero sempre buona salute con 
pochissime eccezioni che passiamo a precisare. 

Distinguiamo i casi di malattia certamente non di natura malarica da quelli di 
natura malarica. I primi casi, tacendo di alcune indisposizioni insignificanti, furono 
quattro (bronco-polmonite, bronchite, reumatismo, gastro-enterite). Possiamo assicurare 
che la febbre che accompagnò in parte queste malattie, ci mise in un allarme che 
si dimostrò infondato collo studio del malato, colla curva termometrica, coli' esame 
microscopico del sangue prolungato e ripetuto a brevi intervalli e infine anche 
colla cura, dalla quale si escluse in modo assoluto la chinina. 

1 casi di febbre malarica furono cinque; in un caso però si fece la cura 
prima che il reperto microscopico del sangue fosse indiscutibilmente positivo. 
Tutt' e cinque questi casi ebbero brevissima durata e guarirono senza alcuna 
recidiva. 

Nei Prospetti dell'Allegato A della citata Relazione in esteso si legge la storia 
di questi casi di cui qui perciò daremo soltanto un brevissimo cenno. 

Cominciamo a costatare che quattro dei cinque casi riguardano individui, che 
non avevano fatta la cura della chinina, e l'altro riguarda una bambina che il 7 giugno 
aveva avuto un piccolo accesso di febbre estivo-autunnale, allora non stata diagno- 
sticata e perciò non curata. 

I. Il primo caso si verificò il 27 giugno e consistette in un semplice accesso 
di terzana ordinaria, che durò tre ore. L'accesso si sviluppò ventiquattro ore dopo 
gravi strapazzi. 



— 254 — 

Il paziente in marzo, nonostante che presentasse grosso tumore di milza, ci 
aveva assicurato di non aver avuto febbri da tre anni e mezzo, mentre successiva- 
mente apprendemmo che non molto tempo prima uè aveva sofferto. — Perdette un 
giorno di lavoro. 

II. Il secondo caso, verificatosi il 24 luglio, è stato sotto parecchi aspetti 
simile al primo e si limitò pare quasi a un semplice accesso tipico di febbre 
terzana estivo-autunnale, in seguito a ripetuti strapazzi. Si trattava di un individuo 
che aveva tumore di milza, ma si vantava di non aver mai sofferto di malaria, 
mentre più tardi si seppe che aveva avuto qualche febbre anche l'anno scorso. Prima 
di questo accesso aveva in diverse epoche pernottato ad Eboli, località dove eccezio- 
nalmente quest' anno la malaria non fu lieve. Venne sollecitamente curato, guarì 
subito della febbre, non recidivò, né presentò semilune nel sangue. — Perdette due 
giorni di lavoro. 

III. In agosto non si verificò alcun caso di febbre. Invece nella prima decade di 
settembre abbiamo avuto un caso estivo-autunnale, col tipo di quotidiana senza brivido 
iniziale in un individuo che era venuto nella zona d'esperimento soltanto 1' 11 maggio. 
Egli aveva sofferto molto di febbri di tipo quotidiano, che non l'avevano mai lasciato 
del tutto, ma le nascondeva temendo l'uso della chinina, alla quale i medici avevano 
attribuito certi suoi disturbi visivi. Del resto è persona che spesso non avverte nem- 
meno l'aumento di calore e colla febbre a 39° dice di star bene. Dopo parecchi giorni 
di febbre fu curato, non recidivò, né presentò semilune nel sangue. — Non perdette 
alcun giorno di lavoro. 

IV. Il quarto caso riguarda la bambina, di cui abbiamo già fatto cenno. L' in- 
verno precedente aveva sofferto a lungo le febbri, che avevano fatto grande impressione 
ai suoi genitori, perchè si ripetevano due volte al giorno, spesso tutte e due le volte 
precedute da brividi. Il 7 giugno ebbe un accesso di febbre da noi non presenziato 
e non ripetutosi ad onta della mancata cura. Si fecero allora i preparati di sangue 
a secco, ma si tralasciò di esaminarli. Dal 22 al 24 settembre presentò accessi di 
febbre estivo-autunnale, che si possono dire di tipo uguale a quelli di cui aveva sof- 
ferto r inverno precedente. Esaminati allora i preparati del giugno si constatò in essi la 
presenza dei parassiti estivo-autunnali. Anclie questa bambina curata prontamente, 
guarì subito della febbre, non recidivò, né presentò semilune nel sangue. 

V. Il quinto caso cominciò il 2 ottobre ; è stata una febbre quotidiana tipica in un 
ragazzo, in seguito a lavori più faticosi e di più lunga durata del solito. Il 4 ottobre 
venne chinizzato nonostante che l'esame del sangue non fosse sicuramente positivo ; 
guarì subito della febbre e non recidivò ulteriormente. 

È molto importante rilevare che tutti e cinque gì' individui in discorso in seguito 
alla cura prolungata (chinina e esanofele), non soltanto guarirono, ma acquistarono 
un aspetto florido, quale non avevano mai avuto nei mesi precedenti, il che farebbe 
supporre, che allora in questi individui la malaria fosse latente. Che sia stato vera- 
mente così, viene dimostrato dalle seguenti circostanze : 

P quattro di essi non avevano subito il bonificamento colla chinina e uno 
l'aveva sub'ito incompleto; 2°. nessuno di essi recidivò ulteriormente; 3°. tre presen- 
tarono febbre quotidiana, tipo febbrile, che si riscontra nelle forme primitive soltanto 



— 255 — 

dopo l'amministrazione della chinina ; 4". due di essi presentarono il tipo febbrile di 
cui avevano ultimamente sofferto, mentre degli altri tre sono oscuri i precedenti. 

Da queste ragioni deduciamo che tulli, e cinque i casi da noi verificali tra 
gli individui protetti siano slati recidive. Una dimostrazione assoluta però, 
com'è naturale, manca. In ogni modo a togliere a chi non è addentro in questi 
studi qualunque scrupolo, noteremo che i cinque individui in discorso furono tra 
i pili disobbedienti e non ci sarebbe stato nulla da meravigliarsi se avessero avuto 
attacchi di febbre primitiva, ciò che però noi escludiamo in modo j^ositivo per le 
sopra esposte considerazioni. 

Né furono questi soli cinque a disubbidire; malgrado la nostra sorveglianza inces- 
sante, tutti disobbidirono dal più al meno e, se nonostante nessuno si ammalò, fu 
una vera fortuna, molto più clie qualche Anopheles riuscì anche a penetrare negli 
ambienti protetti. Benché gli Anopheles infetti nelle ghiandole salivari, cioè capaci 
di inocularci la malaria, si trovassero soltanto in proporzione di circa uno per cento, 
poteva darsi benissimo che proprio quest'uno avesse punto. 

In breve si può dire che lasciando in disparte questi piccoli inconvenienti, 
la salute degli individui di tutta la sona protetta fu veramente buona ed è lecito 
ritenere che con ogni verosimiglianza quegli individui che recidivarono, avrebbero 
recidivato anche se avessero vissuto in una zona non malarica. 

Siccome gl'individui dell'esperimento venivano visitati due o pili volle al giorno 
e, perchè nulla sfuggisse, anche il piti piccolo malessere veniva accortamente sor- 
preso e accuratamente studiato, così possiamo assicurare che nessun accidente si 
verificò all' infuori di quelli qui riportati. Insistiamo sopra queste circostanze perchè 
siamo certi che senza la nostra continua sorveglianza forse tutti e cinque i casi 
di recidiva, dei quali abbiamo fatto cenno, sarebbero sfuggiti al nostro resoconto, 
avendo i ferrovieri l' abitudine di prender chinina in abbondanza al primo malessere, 
quando viene la prima febbre, senza interrompere il loro servizio, e di ricorrere 
al medico soltanto quando le febbri si fanno pertinaci, o gravi. 

Concludendo, nella zona protetta non si verificò alcun caso di infezione malarica 
primitiva : si ebbero soltanto cinque brevissime recidive, non ripetutesi in alcun caso. 

Le cose andarono ben diversamente in tutta la zona circostante a quella protetta. 
Gettando uno sguardo alla Tav. VI, si rileveranno segnate in vermiglione le abi- 
tazioni protette e in verde quelle non protette, che furono prese in considerazione per 
i necessari confronti. Si può dire che la zona da noi protetta è una striscia : ai due 
estremi e lungo i lati di essa vi sono abitazioni non protette e perciò di confronto, 
alcune anche a brevissima distanza da quelle protette come, per esempio, il Barizzo 
a pochi metri dalla stazione di Albanella, la stazione di Capaccio quasi limitrofa al 
casello 17,117. Parecchie di queste abitazioni di confronto, com' è segnato nella Tavola, 
stanno ad un livello alquanto superiore di quelle più vicine protette, ossia in con- 
dizioni migliori rispetto alla malaria. 

Tutte queste circostanze, aggiunte alla cognizione di fatto che le abitazioni da 
noi protette sono sempre state temuti focolai di malaria, indicano che i nostri con- 
fronti hanno un valore assoluto, non potendosi invocare contro di essi quelle varie 
intensità della malaria anche a piccole distanze, che si possono verificare altrove. 



— 256 — 

Tutt' insieme gL' individui non protetti che servirono di confronto sommano a 415, 
dei quali 91 abitanti in stazioni e caselli ferroviari ; essi andarono tutti quanti (") 
soggetti alle febbri malariche, in non pochi casi da noi diagnosticate anche con 
l'esame microscopico del sangue. Queste febbri in nessun caso si limitarono ad un 
solo accesso, raramente a pochissimi; in generale furono insistenti e una volta 
incominciate si ripeterono ad intervalli più, o meno brevi, nonostante che 324 degli 
individui, che ne erano infetti, consumassero una enorme quantità di chinina, cioè 
non meno di 4 Kg., mentre agli altri 91 provvide in gran parte V Amministrazione 
ferroviaria {taccio di molte cure di esanofele). La chinina venne presa possibilmente 
secondo le ben note regole. 

Certamente si dovettero verificare moltissimi casi, in diverse epoche, di 
successive nuove infezioni malariche in un medesimo individuo. 

I 91 individui non protetti ma bonificati, non presentarono vantaggi spiccati 
sugli altri, nonostante che 28 di essi abitassero in caselli (1,426-2,453-3,765) 
che negli anni di malaria ordinaria sono tra i meno cattivi, motivo per cui furono 
esclusi dal nostro esperimento. 

Certissimamente la stagione fu tra le piii malariche che si siano date a me- 
moria d' uomo, essendosi per caso combinate insieme le condizioni piii favorevoli 
alla moltiplicazione degli Anofeli (abbondantissime pioggie primaverili) e allo 
sviluppo dei parassiti malarici nel corpo degli Anofeli {estate molto calda). 

La quantità degli Anofeli specialmente nella seconda metà di giugno e nella 
prima decade di luglio fu veramente enorme: a nugoli si affacciavano ai padi- 
glioni, quando le serate erano favorevoli: al crepuscolo serale del 2 luglio si arrivò 
a conlare sopra un sol padiglione perfino 600 Anofeli. {Il loro numero andò 
diminuendo, ma molto lentamente, nel resto di luglio e nei mesi successivi. Alla 
fine di settembre erano già diventati relativamente scarsi). 

C) Do un prospetto degli individui in discorso ripartiti secondo le loro abitazioni 

Taverna presso S. Nicola Varco ... 52 Taverna presso Capaccio 4 

Ambrosia 29 C. del Napoletano 3 

M. Anna Grazia 10 Casello in legno 3 

C. S. Nicola Varco 6 C. Fornelli 7 

T. Paladina 1 Casello 1,4S6 8 

C. Verdesca 6 Casello S,Jò3 12 

Torre Cordone 6 Casello 3,7 G 5 8 

Papaleone 6 Stazione di Capaccio 10 

C. Vacche 5 Casello 18,570 4 

M. Taverna nuova (compreso S. Vito) . 64 Casello 20 6 

C. del Barizzo e C. Buffaloria del Barizzo 34 Fermata di Pesto 2 

Contrada Grumola 48 Casello 31 6 

C. Lo Cerro 16 Casello 22 ... ■ 1 

C Lisena e Belelli 11 Casello 24 2 

C. Felletti 4 Casello 25 ... , 6 

C. Precuzzi 5 Casello 27 12 

C. Capozzoli e Belelli 4 Casello 28 ,14 

N. B. Essi si sono ammaUti tutti prima del 30 7mbre, eccetto due cachettici che furono colpiti in principio di 9mbre. 



— 257 - 

Perciò come talli hanno rilevalo, il nostro esperimenlo non poleva esser fallo 
in un' annala più opporluna. 

Traducendo in brevi parole i dali slalislici, possiamo dire che menlre in 
principio tutti ci guardavano con diffidenza e presagivano che noi stessi, colti 
dalle febbri^ saremmo stali i primi a fuggire da questo ambiente inospitale, a 
poco a poco si fece strada la fede nel successo e si finì con un vero trionfo rico- 
nosciuto non soltanto dai protetti^ ma anche da tulli i forestieri che passarono 
lungo la linea, perchè tutti poterono toccare con mano lo stridente contrasto che 
presentava la sona protetta rispetto a quella non protetta. Là sempre tutti sani, 
come dice il 'popolo, qui sempre tutti ammalali, menlre negli anni precedenti tulli 
si ammalavano ovunque. 



Il nostro esperimento dimostra che quel malessere, quel senso di stanchezza, 
quella pesantezza di capo, onde si dicono tormentati coloro che vivono in un luogo 
malarico (perfino già dalle prime ore della loro dimora), debbono ritenersi imma- 
ginari, ia quanto non sono i prodromi dell' infezione malarica in via di sviluppo. 

Alla tanto temuta stazione di Albanella, d'onde, come dicono i ferrovieri, sono 
uscite parecchie casse da morto, se si evita la malaria, si sta benissimo, non meno 
bene che nei luoghi più salubri d' Italia. 

La malaria nel senso stretto della parola non esiste. 



Veniamo ora a dire come abbiamo conseguito i nostri brillanti risultati. 

Certamente vi contribuì la bonifica di cui sopra abbiamo parlato, ma essa da 
sola era del tutto insufficiente, come si sapeva a priori e come del resto dimostra- 
rono anche i 91 iudividiii bonificati dei caselli non protetti. Il grande risultato, al 
quale siamo giunti, non si deve punto ai medicinali in quanto che dal termine della 
bonifica fino al 14 ottobre, epoca in cui cessò 1' esperimento, i nostri individui pro- 
tetti, se si eccettuano i cinque casi di recidiva, consumarono appena IJ gr. di 
chinina. Di questi 15 gr. la maggior parte venne somministrata a sei individui 
{tutti adulti, eccetto uno) che avevano conservate più spiccate le stigmate dell' in- 
fezione malarica lungamente patita prima dell' esperimento, e fu loro data in quei 
pochi giorni di agosto, in cui si ebbe un improvviso cambiamento di temperatura, 
per timore di possibili recidive, malgrado che non presentassero traccia di febbre 
e che non lamentassero alcun disturbo. 

Gli altri pochi grammi di chinina vennero consumati, naturalmente senza 
effetto, da adulti i quali, sentendosi indisposti {reumatismi, disturbi gasti'ici ecc.) 
attribuivano queste indisposizioni alla mancanza della chinina cui erano avvezzi. 

In agosto fece la cura dell' esanofele una donna eoa grande tumore di milza, 
che altrimenti si sarebbe allontanata dal luogo d' esperimenlo per fare i bagni 
di mare, 

33 



— 258 — 

la agosto, dovendosi assoggettare a lavoro molto pesante, fece metà della cara 
d' esanofele anche un individuo che avrebbe dovuto fare a suo tempo la cura 
della chinina. 

In settembre fece la cura dell' esanofele, sensa ricavare alcun speciale van- 
taggio, anche un individuo affetto di reumatismo e principiò la cura stessa, preso 
dal panico, il padre della bambina che recidivò, come sopra abbiamo detto. Lo 
stesso panico si ripetè nel padre del ragazzo che si ammalò in principio di ottobre 
e, per contentarlo, venne esso pure assoggettato alla cura dell' esanofele. 

Certamente, all' infuori delle or dette eccezioni, nessuno prese chinina, avendo 
noi, con opportune cautele, fatto in modo che nessuno ne avesse, o trovasse con- 
venienza a procacciarsela sotto qualsiasi forma o composto. 

Nei suddetti casi la chinina o l' esanofele- fu somministrato senza che ci fosse 
stata traccia di febbre. 

Possiamo insomma assicurare che la buona riuscita del nostro esperimento è 
stata a/fatto indipendente dalla cura della chinina o dell' esanofele, dei quali 
rimedi si usò una quantità che può definirsi del tutto insignificante di fronte a 
quella veramente enorme usata invano dagli individui non protetti della sona cir- 
costante alla zona protetta. 

La buona riuscita del nostro esperimento si deve invece essenzialmente all' ap- 
plicazione della seconda delle norme fondamentali, in base alle quali s' intraprese 
l'esperimento: preservazione dalle punture degli Anofeli durante la stagione mala- 
rica con mezzi meccanici (Tavole VII e Vili). 

La protezione nella nostra zona d' esperimento era già completa alla fine di 
maggio, eccetto i camini che furono riparati nella prima decade di giugno. Le garette 
((?. Tav. VI) vennero riparate soltanto alla fine di giugno e al principio di luglio. 

Ognuno comprende di leggieri gli ostacoli che incontrarono le precauzioni da 
noi prescritte specialmente nei primi tempi, quando nessuno credeva alla loro effi- 
cacia. Per farle seguire si ricorse a tutti i mezzi possibili, tra i quali si mostrò molto 
utile la promessa dei premi. Ciò nonostante, come si è già detto più sopra, le disob- 
bedienze, talvolta anche involontarie, non mancarono mai. In quasi tutte le abitazioni, 
benché di rado, entrò qualche Anofele o nei momenti in cui si aprivano le porte, o 
per qualche guasto del reticolato metallico; ben pochi arrivarono a pungere, i più 
vennero catturati ancora digiuni. Non cosi efficace riuscì la protezione contro i Culex 
pipiens, che penetrarono talvolta per fenditure inaccessibili agli Anofeli. Fortunata- 
mente si confermò anche quest'anno la innocuità della loro puntura. 



Da quanto si è esposto risulta nettamente provato: 

1° Che la malaria si propaga esclusivamente jje/' mezzo delle punture degli 
Anofeli. 

2" Che si può vivere benissimo nei luoghi malarici, purché si evitino le 
punture degli Anofeli, il che riesce mollo più facile di quanto si possa credere a 
tutta prima, ove si disponga di un ambiente protetto da reticelle metalliche. 



— 259 — 

3° Che è eommendabilissimo il bonificamento nella stagione ■premalarica. In- 
discutibilmente esso previene le recidive, come è dimostrato dai seguenti fatti: 
nessuno degli individui da noi bonificali e proletti, recidivò; dei cinque casi di 
recidiva da noi lamentati tra gli individui protetti, quattro riguardavano individui 
che non avevano fatto la cura della chinina; nel quinto individuo una recidiva 
in principio di giugno non era stata curata. 

Noi raccomandiamo mollo il bonificamento anche per il motivo che gl'indi- 
vidui protetti, se nel principio della stagione malarica si ammalano di recidive, 
non sapendo distinguerle dalle febbri primitive, facilmente si sfiduciano. 

Notevole è il fatto che, mentre dal 27 giugno al principio di settembre, ossia 
in 65 giorni circa corrispondenti al massimo dell' epidemia malarica, si ebbero sol- 
tanto due recidive, dal principio di settembre al 14 ottobre, ossia nei 40 giorni circa 
successivi se ne ebbero tre, tntte e tre febbri quotidiane. Per un momento ci siamo 
domandati se si trattasse di una speciale forma di malaria, ma le osservazioni di clii 
ci ha preceduti in questo genere di studi ci autorizzano a respingere qualunque altra 
spiegazione, che non sia quella delle recidive. 



Queste recidive ci persuasero che in parecchi tra gli individui da noi protetti, 
r infezione degli anni precedenti non doveva essersi ancora del tutto esaurita. Perciò 
invece di troncare senz'altro l'esperimento, dieci giorni dopo l'ultima recidiva, io 
sottoposi ad una cura completa d' esanofele (") tutti quegli individui facenti parte 
del nostro esperimento (sommavano a 84) che non si potevano con pienissima sicu- 
rezza ritenere liberati dalla malaria contratta negli anni precedenti, eccezione fatta 
tuttavia degli individui che già erano stati trattati collo stesso esanofele. La cura 
durò dal 14 al 29 ottobre. Nò durante questa cura né successivamente si ebbero 
febbri (tranne in un caso scoppiato il 29 dicembre in un ragazzo; purtroppo questo 
caso non si è potuto studiare e non si sa se attriburlo a recidiva, o a forma primitiva). 
Questi fatti, a mio credere, hanno valore anche per la riconferma del giudizio di recidiva 
per i cinque casi occorsi come si è detto, tra gli individui della zona protetta. 



Prima di finire metterò in rilievo un altro fatto. Se si paragonava in ottobre 
la zona protetta a quella non protetta circostante, si notava quel contrasto conside- 
revole di cui sopra si è parlato. Ma se poi si confrontava la zona non protetta ma 
stata da noi curata per mezzo della chinina, con zone, a cui le nostre cure non 
erano arrivate, sorgeva un altro contrasto vivo, essendo in queste ultime le condi- 
zioni sanitarie molto peggiori. 

Un altro contrasto si riscontrava {'') infine in settembre e nella prima metà di 
ottobre tra la zona curata colla chinina e quella curata coli' esanofele, con vantaggio 
spiccato per quest'ultima. 

(») Agli esperimenti sull' esanofele non prese parte il dott. Martirano. 
C") Il dott. P\ Martirano non prese parte a queste ricerche. 



— 260 — 

In conclusione si potevano stabilire le seguenti proporzioni: 

1° zona bonificata e ■poi protetta: condizioni ottime; 

2° zona non protetta ^ ma curata coli' esanofele {Taverna Nuova): condi- 
zioni discrete; 

3° zona non protetta e curata soltanto colla chinina: condizioni piuttosto 
cattive ; 

4° zona non protetta e malcurata: condizioni pessime {Pesto e S. Marco 
presso Agropoli). 

Risulta da questa gradazione che dal punto di vista igienico ha un valore 
anche la sola cura assidua. 



Le conclusioni pratiche, che scaturiscono dal nostro esperimento sono così chiare 
e così concordanti cogli altri esperimenti intrapresi contemporaneamente per opera 
specialmente del prof. Celli, che non occorrono commenti. Siamo sicuri che le Am- 
ministrazioni ferroviarie se vorranno mettere in pratica su vasta scala i ìiuovi 
dettami della scienza, ampiamente confermati dalle prove esperimentali, faranno 
opera umanitaria non solo, ma anche finanziariamente proficua. 

Né il nostro esperimento ha valore soltanto per le ferrovie, come hanno 
giustamente riconosciuto tutti i proprietari della zona circostante a quella da 
noi protetta. Uno di essi il principe Torlonia — lo citiamo a titolo d' onore — sta 
già applicando le reticelle metalliche a un fabbricato di nuova costruzione nella tenuta 
Cioffi, mentre gli altri si accingono ad imitarlo. E i contadini alla lor volta di- 
chiarano che se i proprietari non li proteggeranno, penseranno a proteggersi essi stessi 
a loro spese. 

Brevemente si può dire che dal nostro esperimento non si potevano aspettare 
migliori effetti. 

Aggiunta riguardante l' esanofele, (") 

Va in commercio sotto il nome di esanofele un prodotto il quale è a base di 
chinina, arsenico, ferro e estratti vegetali amari. 

L" azione dell' esanofele dovrebbe teoricamente spiegarsi calcolando l' efBcacia dei 
singoli componenti. 

Benché non mi credessi competente a tentare questa spiegazione, alla preghiera 
di sperimentare questo prodotto risposi positivamente per le seguenti ragioni : 

1° neir esanofele è contenuta una quantità relativamente molto considerevole 
di chinina (il malato viene a prendere un grammo di chinina al giorno); 

2° le molte sperienze fatte coli' arsenico tendono a dimostrare che esso pre- 
viene le recidive; 

{") Io non ignoro le vivissime polemiche intorno a questo prodotto ; avendomi esse confermato 
nel mio giudizio sul suo valore intrinseco, non esito ad esporre francamente ciò che io penso, senza 
preoccuparmi del lato economico della questione, il quale non mi riguarda punto. 



— 261 — 

3° la mistura di Baccelli a base di chinina, arsenico e ferro ha notoriamente 
dato ottimi risultati in febbri ribelli alla sola chinina; 

4° molti medici pratici riferiscono casi nei quali la chinina da sola si è 
evidentemente mostrata meno efficace della chinina aggiunta a decotti amari. 

Per questi motivi pensai che 1' esanofele avrebbe potuto giovare, se non altro, 
come tante altre preparazioni e, non essendo un rimedio di composizione segreta, lo 
sottoposi a esperimento. 

Le mie osservazioni si riferiscono a centinaia di casi di cui non pochi seguiti 
per parecchi mesi. 

Ho somministrato l' esanofele sempre, si nei casi acuti che nei cronici nel 
modo prescritto (coiidùione necessaria per raggiungere lo scopo), cioè sei pillole al 
giorno per gli adulti, due alle ore 5 circa, (!ue alle 8 circa, due alle 11 circa per quin- 
dici giorni di seguito, qualche volta anche per ventitre giorni. 

Ho notato che l' esanofele presenta i seguenti vantaggi : 

I. Esso viene tollerato molto bene nella gran maggioranza dei casi anche dai 
bambini e dalle donne gracili, in qualunque condizione si trovino: qualche disturbo 
vien talora lamentato nei primi due o tre giorni, ma quasi mai successivamente a 
meno che gli individui curati non si abbandonino a stravizi. 

Ho provato a darlo contemporaneamente a parecchie famiglie, cioè a 84 persone: 
tutte sono arrivate alla fine della cura senza alcuna difficoltà. 

L' esanofele, dunque, è un rimedio lodevole per la facilità colla quale viene 
tollerato. 

IT. Esso è anche lodevole per la facilità, con cui le pillole si sciolgono nello 
stomaco. 

III. 1 malarici prendono a lungo, quanto piace al medico, le pillole di esanofele 
che sono oscure e di composizione a loro ignota, mentre non fanno altrettanto colla 
chinina, contro la quale esistono molti pregiudizi. 

IV. Le etichette dell' esanofele servono mirabilmente a diffondere la cognizione 
che la malaria è prodotta dalle punture degli Anofeli. 

Tutti questi vantaggi non meriterebbero di essere presi in considerazione, se 
r esanofele non si mostrasse efficace contro le febbri malariche. 

Dapprima io 1' ho usato esclusivamente nei casi cronici. A poco a poco mi son 
fatto coraggio e ne ho esteso l' uso anche ai casi acuti. Una volta, per necessità di 
cose, mi trovai costretto a usarlo in un caso di febbri gravi e il risultato mi invo- 
gliò a ritentarlo parecchie volte. 

In tutti i casi la febbre cessò dopo 1-2-3 giorni. 

Ho seguito e fatto seguire per oltre due mesi da persone degne di fede, cin- 
quanta casi più meno recenti curati coli' esanofele (90 pillole) in agosto e in set- 
tembre in luoghi non malarici o lievemente malarici: in un solo caso di un individuo 
abitante in luogo lievemente malarico le febbri si ripeterono (dopo ultimata la cura). 

Di 72 individui curati durante la seconda metà di agosto e la prima metà di 
settembre in luogo gravemente malarico (Masserie di Taverna nuova, di S. Vito e 
di Santa Cecilia presso Albanella sulla linea Battipaglia-Reggio Calabria), 23 rieb- 
bero le febbri prima del novembre ; secondo ogni verosimiglianza si doveva trattare 



— 262 — 

in parte, di reinfezioni. Infatti di 40 altri curati pure in luogo gravemente malarico 
(Masseria detta Taverna del Comandante presso S. Nicola Varco sulla linea Battipaglia- 
Reggio Calabria) ma nella seconda metà di ottobre, cioè quando la malaria era già 
in diminuzione, 5 soli riebbero la febbre prima della line di dicembre. Molti tra i 
casi di febbre venuti dopo la cura dell' esanofele ebbero decorso breve e mite sì nel 
primo che nel secondo esperimento; taluni guarirono anche spontaneamente e altri 
soltanto con un' altra mezza cura di esanofele o con qualche grammo di chinino. 

Nei vari mesi della stagione malarica ebbi occasione di curare sei individui 
infettatisi nelle stagioni malariche precedenti ed abitanti in luogo gravemente mala- 
rico, ma protetto dalle reti metalliche; nessuno di essi riebbe la febbre (31 dicem- 
bre 1900). 

Mentre curavo coli' esanofele tutti gli individui della masseria di Taverna Nuova 
(Vedi sopra) curavo colla chinina quelli delle altre masserie. Evidentemente per pa- 
recchie settimane gli individui di Taverna Nuova, cioè quelli curati coli' esanofele, 
presentarono in complesso condizioni molto migliori di quelli delle altre masserie : 
fu come una sorta di tregua nel mezzo della stagione malarica, che richiamò forte- 
mente r attenzione, anzi destò l' invidia degli altri contadini abitanti nei dintorni. 
Debbo aggiungere che per quanto avessi usato ogni cura non ero riuscito a far pren- 
dere a lungo e regolarmente la chinina nelle masserie di confronto, a motivo dei 
pregiudizi già accennati. 

[Durante l'intermittenza epidemica del 1901 ebbi occasione di rilevare sol- 
tanto una piccola percentuale di recidive miti dopo lunghi intervalli, in individui 
curati coir esanofele]. 

Tutto sommato, a me sembra certo che l' esanofele piìi efficacemente del chi- 
nino preservi dalle recidive. 

Di fronte ai risultati qui riferiti io non posso mettere 1' esanofele insieme con 
le solite specialità : io sono obbligato a ritenerlo come una preparazione molto com- 
mendevole, anzi a quei medici che hanno molti malarici da curare e a quegli igie- 
nisti che fanno la guerra contro la malaria, dichiaro che non voirei più trovarmi in 
una campagna malarica senza 1' esanofele che definisco non un rimedio nuovo, ma una 
felice formula farmaceutica di rimedi già noti. E torno a ripetere al Governo 
Italiano ciò che scrissi alla Commissione della Camera dei Deputati incaricata di 
riferire sul progetto di legge della chinina, che cioè, nella crociata contro la malaria, 
occorrono anche pillole di composizione simile a quella dell' esanofele, pillole che 
lo Stato potrebbe fabbricare su vasta scala. 



— 263 — 



Conclusione, 



Dopo aver trattato separatamente nei singoli Capitoli le distinte quistioni relative 
all'andamento del fenomeno malarico, mi sembra ora conveniente gettare uno sguardo 
complessivo su tutta l'opera e raccogliere e collegare con una rapida esposizione quei 
fatti che, esposti isolati, forse a tutta prima potrebbero apparire quali membra sparse, 
piuttosto che parti di un tutto organico. Indicherò dunque al lettore il concetto che 
mi ha guidato nel lavoro. 

Prima d'ogni altra cosa, com'era dovere, ho voluto riferire con tutta esattezza 
la storia relativa alla nuova scoperta per separare nettamente quanto deve attribuirsi 
a me ed ai miei collaboratori, da quanto era stato già fatto e si è andato di mano 
in mano compiendo in proposito. 

Ho fatto spiccare quale vantaggio io abbia tratto dalla teoria dei mosquitos 
come agenti propagatori della malaria, teoria che, espressa già da lungo tempo, 
quando cominciai i miei studi era stata rimessa sul tappeto per esser fondata su 
dati sperimentali. 

Ma invece di cominciare le ricerche senza una strada determinata e alla ventura, 
ho compiuto un lungo lavoro d'induzione diretto dall' idea fondamentale che la nuova 
teoria, per essere giusta, doveva spiegare tutti quei fatti relativi all' andamento del 
fenomeno malarico, che già da secoli una dolorosa esperienza aveva reso noti, e so- 
pratutto doveva rendere ragione di una delle proprietà caratteristiche dell' infezione 
malarica, vale a dire della sua limitazione in località nettamente definibili ed evi- 
dentemente non corrispondenti alla distribuzione geografica dei mosquitos. 

Ragionando su questi dati empirici, ho concluso che se la malaria era veramente 
inoculata all' uomo da qualche animale, non tutti gli animali succhiatori dovevano 
ritenersi ugualmente sospetti, ma la nostra attenzione doveva rivolgersi più partico- 
larmente alle specie, che mi parvero esclusive di quei luoghi che sono tristemente 
famosi come focolai del morbo. 

Questo lavoro induttivo è stato sopratutto importante, perchè, mentre, pren- 
dendo in esame tutti gli animali che succhiano sangue all'uomo ha abbracciato 
il problema in tutta la sua estensione, ha permesso poi di ridurre enormenente il 
numero delle forme che con fondamento potevano ritenersi propagatrici della malaria 
umana. 

Passate così in rassegna tutte la forme incriminabili e determinate tutte quelle 
più meno sospette, su queste ultime io e i miei collaboratori abbiamo diretto a 
gran preferenza le osservazioni e gli esperimenti. 

Per essere facilmente seguito dal lettore, supponendo per un momento di aver 
già dimostrato che le sole specie di zanzare capaci di propagare la malaria siano gli 
Anopheles, ho esposti in uno speciale Capitolo i metodi usati per le ricerche e scelti 



— 264 — 

come i migliori dopo lunghissime prove, ed ho dedicato allo studio degli Anopheles 
due altri Capitoli. Nel primo mi sono occupato della loro sistematica e della loro 
anatomia, nel secondo ho trattato dei loro costumi. 

Premesse queste cognizioni, sono venuto poi a riferire gli esperimenti com- 
piuti per dimostrare che tutti gli Anopheles propagano la malaria dopo di essersi 
infettati pungendo 1' uomo e che nessun altro animale succhiatore di sangue può fare 
altrettanto. 

Questa parte negativa delle esperienze è stata la più lunga e la più difficile e 
ritengo che non sia la meno importante. 

Per quanto io sappia che in generale poco valore si deve attribuire alle prove 
negative, le quali lasciano sempre il dubbio che un giorno un risultato contrario possa 
venire a distruggerle, pure in questo caso le indagini sono state così numerose, 
r esito sempre così costantemente uniforme che mi pare si possa riporre in esse la 
nostra lìducia. Queste prove negative valgono a dimostrare che la questione degli 
animali succhiatori di sangue è stata studiata completamente sotto tutti gli aspetti, 
e tolgono il timore che si possa ancora trovare qualche fatto capace di diminuire 
r importanza dei risultati ottenuti. 

I dati degli esperimenti avrebbero avuto un carattere empirico se non fossero 
stati accompagnati e seguiti costantemente dalle osservazioni dirette a seguire il ciclo 
evolutivo dei parassiti malarici umani nel corpo delle zanzare malarifere. Ho potuto 
pertanto stabilire che il parassita malarico compie nel corpo della zanzara soltanto 
la sua generazione sessuata, facendo così rientrare anche i parassiti della malaria 
sotto la legge generale che governa la riproduzione di tutti gli esseri. 

In un Capitolo successivo ho raccolto tutte le obiezioni, che mi sono state mosse. 
Di tutte ho tenuto conto e coi fatti alla mano ho cercato di rispondere ad esse nel 
miglior modo. 

Infine accennando alla profilassi, ho fatto spiccare come si potranno ottenere 
immensi vantaggi curando 1' uomo specialmente nei mesi in cui non vi sono Anopheles 
infetti, ma non ho taciuto che almeno nel momento attuale, non bisogna affidarsi 
unicamente a questo mezzo e conviene ricorrere anche alla protezione con mezzi 
meccanici. 

Ho infine fatto rilevare come i metodi di bonifica debbano informarsi ai nuovi 
dettami della scienza. 

Questo è l'ordine che ho seguito nell'esporre i risultati dei miei studi; certa- 
mente parecchie ripetizioni sono riuscite inevitabili, ma mi lusingo che quanto ho 
voluto dimostrare appaia evidente. 

Nella prima edizione (uscita il 4 giugno 1899) io concludeva indicando la ne- 
cessità di portare nel campo pratico la nuova scoperta senza ritardo, cioè già nella 
prossima stagione malarica. Ciò fu fatto da me e da altri, ottenendo resultati che 
non potevano essere migliori. Occorre perciò nel prossimo anno, proseguire l' opera 
incominciata e imprendere il risanamento di tutta l' Italia. 

Che questa impresa si solleciti : ecco 1' augurio col quale termino questo lavoro, 
fratto di lunghe fatiche non scompagnate da dispiaceri e da soddisfazioni. 



— 265 — 



LETTERATURA FINO AL 31 DICEMBRE 1900 (»). 



li^ prima edizione del presente lavoro è uscita come estratto dalle Memorie dei Lincei il 
4 siiiRno 1900. 

1. Anonimo. Liverpool Malaria Expedition lo Nigeria. Brit. Med. Jour., 14 lutjlio 1000. 

2. Anonimo. The malaria Expedilion lo Sierra Leone. Brit. Med. Jour., 26 agosto 1899, pag. 568; 

2 settembre, pag. 608; 9 id. pag. 674; 16 id. pag. 746; 23 id. pag. 708; 30 id. pag. 869; 
14 ottobre, pag. 1033. 

3. Baldi. Suppl. al Policlinico, Anno VI, n. 17, 1900. 

4. BiGNAMt e Bastianelm, Studi suir infezione malarica. Bullettino della R. Accademia medica 

di Roma. Anno XX, 1893-94. 
.5. Id. Id. Sulla struttura dei parasnti malarici e in specie dei (jameti dei parassiti estivo- 

autunnali. — Sullo sviluppo dei parassiti della terzana nell'Anopheles clavic] er. Atti 

della Società per gli studi della malaria. Voi. I, 1899. 
n. Blanchard. Instructions ecc. Bulletin de l'Acad. de Medicine, 3° se'rie, t. XLIV, pag. G-58. 

7. Bonizzardi. La palude ed i vari sistemi di coltivazione del riso. Città di Castello, 1889. 

8. Celli. La malaria secondo le nuove ricerche. Roma, 1899. — N'è uscita una seconda edizione 
accresciuta e corretta nel marzo 1900. 

9. Id. Suppl. al Policlinico, Anno VI, n. 48 e 51. 1900. 

10. Christophers and Stephens. Further Rcporls to the malaria Commitee, 1900 15 august (Royal 
Society). 

10 b. Daniels, Report to the malaria Commitee 1899-900 (Royal Society). 

11. Di Mattei. Confralblatt f. Baktr. Parasitenk. u. Infoktionslirank. I. Abth. Bd. XXVIII n. 6/7. 

1900. 

12. DiONisi A. Sulla biologia dei parassiti malarici nell'ambiente. Policlinico ISOS. 

13. Id. La malaria di alcune specie di pipistrelli. Atti della Soc. per gli studi della malaria. 

Voi. I. 1899. 

14. Fermi k Tonsini. Zeitsclirift f. Hygiene, 34 Bd. 3™ H. 1900. 

15. Forster. Centralblatt f. Bakt. u. Parasit. XI Bd. 1802 n. 9-10. 

16. FicALBi. Venti specie di zanzare (Culicidae) italiane, classate, descritte e indicate secondo 

la loro distribuzione corografica. Bollettino della Società entomologica italiana. .\nno XXXI, 1899. 

17. Giard. Sur le déuoloppement parténogénetique de la microgamete des metazoaires. Comptes 
Rendus de la Sociéte de Biologie. XI, S. T. I., n. 32, 1899. 

18. GiLES A description of the Culicidae employed by Ross in his investigations on malaria. 
Journal of Tropical Medicine. October 1899. 

19. Id. a Ilandbook of the Gnats, or Afosr/U'tos. London, 1900. 

20. Gosio. La malaria di Grosseto nell'anno 1899. Policlinico voi. VII, marzo 1900 (Estratto uscito 
alla fine di marzo 1900). 



(rt) Io mi limito a citare quei lavori die Innno piìi particolare importanza per le quistioni svolte nella presente Mono- 
grafia. Bibliografie compleie si leggono nei lavori citati di Nuttall e di Liihe: ad essi rimando spesse volte il lettore. 



84 



— 266 — 

21. Grassi, Bignami e Bastianei.li. Ciclo evolutivo delle semilune nelV Anopheles claviger 
ed altri studi sulla malaria. Atti della società per gli studi della malaria. Roma, 1899. 

22. Id. Id. Id. Coltivazione delle semilune malariche dell'uomo nelP Anopheles claviger Fahi. 

(sinonimo Anopheles maculipennis Meig.). R. della R. A. dei Lincei, Classe di scienze 
fis., mat, nat., voi. VII, 2» seni., ser. 5^ fase. 11° (Seduta del 4 dicembre 1898). 
2.S. Id. Id. Id. Ulteriori ricerche sul ciclo dei parassiti malarici umani nel corpo del zanzarone. 
R. della R. A. dei Lincei, Classe di scienze fis., mat., nat., voi. Vili, 1° sem , ser. 5°, fase. 1°. 
(Seduta dell' 8 gennaio 1899). (Estratti pubblicati il 23 dicembre 1898) 

24. Id. Id. Id. Resoconto degli studi fatti sulla malaria durante il mese di gennaio. R. della R. 
A. dei Lincei, Classe di scienze fis., mat., nat., voi. Vili, ser. 5^, 1° sem., fase. 3° (Seduta del 
5 febbraio 1899). 

25. Id. Id. Id. Ulteriori ricerche sulla malaria. R. della R. A. dei Lincei, Classe di scienze fis., 
mat, nat., voi. Vili, ser. 5^, 1° sem., fase. 9° (Seduta del 7 maggio 1899). 

26. Grassi e Dionisi. Il ciclo evolutivo degli emosporidi. R. della R. A. dei Lincei, Classe di 
scienze fis., mat., nat., voi. VII, 2° sem., ser. S'', fase. 11° (Seduta del 4 dicembre 1898). 

27. Grassi. Rapporti tra la malaria e peculiari insetti (zanzaroni e zanzare palustri). R. della R. A. 
dei Lincei, Classe di scienze fis., mat., nat., voi. VII, 2° seni., ser. 5", fase. 7° (Comunicazioni 
pervenute all'Accademia prima del 2 ottobre 1898) (Estratti notoriamente pubblicati il 29 settembre). 

28. Id. Rapporti tra la malaria e peculiari inselli (2'^ edizione). Policlinico, voi. V-VIf, anno 1898 
(Estratti pubblicati notoriamente ai primi di ottobre). 

29. Id. La malaria propagata per mezzo di peculiari insetti (2" Nota). R. della R. A. dei Lincei, 

Classe di scienze fis., mat., nat., voi. VII, 2" seni., ser. 5% fase. 9° (Seduta del 6 novembre 1898). 

30. Id. Rapporti tra la malaria e gli artropodi. R. della R. A. dei Lincei, Classe di scienze fis., 

mat., nat., voi. VII, 2" sem., ser. 5", fase. 11° (Seduta del 4 dicembre 1898). 

31. Id. Ancora sulla malaria. R. della R. A. dei Lincei, Classe di scienze fis., mat,, nat., voi. Vili, 
ser. .5% 1° sem., fase. 12° (Seduta del 18 giugno 1899) (Estratti pubblicati il 22 giugno 1899). 

32. Id. Ancora sulla malaria. (Presentata per la stampa l'il settembre). R. della R. A. dei Lincei, 

Classe di scienze fis., mat., nat., voi. Vili, 2° sem., ser. 5^ fase. 6° (Comunicazioni pervenute 
all' Accademia sino al 1 7 settembre 1899). 

33. Id. Le recenti scoperte sulla malaria esposte in forma popolare. Rivista di scienze biologiche, 

fase. 7° (7 luglio 1899) (Estratti notoriamente pubblicati il 1° settembre). 
31. Id. Osservazioni sul rapporto della seconda spedizione malarica in Italia, presieduta dal 
prof Koch, composta, oltre che dallo stesso Koch, dal prof. Frosch, dal dott. Ollwig e coa- 
diuvata dal prof Gosio, direttore dei Laboratori di Sanità del Regno d'Italia. Parte 1". 
R. della R. A. dei Lincei, Classe di scienze fis., mat., nat., voi. Vili, ser. 5", 2° sem., fase. 8° 
(Comunicazioni pervenute all' Accademia prima del 1.5 ottobre 1899). 

35. Id. Idem. Parte 2*. R. della R. A. dei Lincei, Classe di scienze fis., mat., nat., voi. VII, ser. 5", 

2° sem., fase. 9° (Seduta del 5 novembre 1899) (Gli estratti furono pubblicati prima del 

15 ottobre). 

36. Id. La malaria propagata esclusivamente da peculiari zanzare. Milano, Fratelli Treves, 1900. 

37. Id. Studi ulteriori sulla malaria. Rend. della R. Acc. dei Lincei. Classe di scienze fis , mat. 

nat. voi. IX, ser. 5, 2° sem., fase. 7 (Comunicazioni pervenute all'Accademia fino al 7 ottobre 
1900) (Pubblicati gli estratti in settembre). 

38. Id. Primo resoconto sommario dell' esperimento contro la malaria ecc. Rend. della R. Acc. dei 

Lincei. Classe di scienze fis. mat. e nat., voi IX, 2° sem., fase. (Comunicazioni pervenute 
all'Accademia fino al 21 settembre 1900). 

39. Id. Risposta a Ross. Policlinico, Anno VII, n. 22, 1900. 

40. Id. Lettera aperta ecc. Tribuna 4 novembre 1900. 

41. Grassi e Felktti. Contrib. allo studio dei parassiti malarici. Atti dell'Accademia Gioenia in 

Catania, voi. V, ser. 4^ 1890. 

42. M. T. I. Grkllrt. L'in/luence antimalarique de la chaux. Revue scientifique. 4° sér. tome 12, 

1). 17 (Deuxiòmo semèstre) 21 octobre 1899, 



— 267 — 

43. GuiTERAS Rivista de medicina tropical. T. I, n. 1-3. 

44. R. Hertwig. Mit tvelchem Recht unterscheidet man geschlechtliche und ungeschlechtliche 
Fortpflamung? Sitzungsber. Gesell. f. Morph. u Physiol. in Miinchen 1899, H. II. 

45. Howard. A^otes on the mosquitos of the United States. Washington (data del 24 luglio: da me 
ricevuto in Novembre) U. S. Department of agriculture Division of Entomology. Bull. n. 25. U. S. 

40. KocH. Deutsche med. Wochensclirift. 2 Fehruar e 15 September 1899. 

47. Id. Zeitschrift f. Hygiene 32 Bd. 

48. Id. Deutsche med. Wochensch. 1900. 1 Februar, 26, Aprii, 3 Mai, 21 Juni, 23 August, 14 Sep- 

tember u. 15 November. 

49. L.\BBÉ. Sporosoa: nel Das Tierreich. 5 Lieferung. Berlin 1899. 

50. Laveran. Comptes rendus de la Société de Biologie. Serie XP, t. I, 1899, n. 24. 

51. Io. Paludisme et moutisques. Janus, Juin-Juillet. 1900. 

52. Id. Comptes rendus de la Societè de Biologie. T. LII, n. 36. 1900. 

53. Id. La semaine medicale. 20" année, n. 14, 1900. 

54. LiEBBERZ. Bericht d. Senckenb. naturforsch. Gesellscbaft 1899, pag. 105. 

55. LiNCH Arribalzaga Felix. Revista del Museo de la Piata. Tomo I, pag. 345 y siguientes. — 

Dipterologia Argentina — Culicidae. 

56. LtìHE. Centralblatt f. Bakt. I Abth. Bd. 27, nn. 11, 12, 13, 1900. 

57. Io. Ergebniss der neueren Sporozoenforschmg. Jena. 1900. 

58. Macdonai.d. British Medicai Journal. 16 settembre 1899. 

59. Manson. Brit. Med. Jour. 18 June 1898. 

60. Id. Tropical Diseases. London. 1900. 

61. Maechiafava e Bignami. Sulle febbri malariche estivo-autunnali. R. Accademia medica di 

Roma, anno XVIIl, fase. V, 1892. 

62. Id. Malaria. New Jork. 1900. 

63. Meinert. De Eucephale Myggelarver nei D, K. Danske Videnskabornes Selskabs Skrifter. 

Sjette Rackke. Bind Tredje. Copenaghen 1885-86, pag. 369. 

64. Mesnil. Essai sur la classification et l'origine des sporozoaires. Cinquantenaire de la Socióté 

de Biologie, volume jubilaire publié par la Société. 1900. 

65. NuTTALL. Centralblatt f. Bakt. I Abth. XXV, XXVI e XXVII Bd. 

66. NuTTALL. On the Role of Insects. Johns Hopkins Hospital Report, voi. Vili (1 oct. 1899). 

67. Id. The Relation of mosquitos to Malaria. Lancet. 7 Juli 1900. 

68. Pagliani. Ingegnere igienista nn. 5-6, 1900. 

69. Ross. British Medicai Journal. 18 december 1897, 26 february 1898, 1 Juli 1899. 

70. Id. Ri-port on the Cultivation of Proteosoma. Calcutta (Data: 21 May 1898). 

71. Id. Preliminary Report on the Infeclion of Birds ivith Proteosoma ecc. (Data: 11"". Octo- 

ber 1898). 

72. Id. Annales de l'Institut Pasteur 24 Février 1899. 

73. Id. Nature Aug. 3, 1899. 

74. Ross and Fielding-Ould Life-History of the Parasiles of Malaria. Quart. Juurn of Microjc. 

Se. V. 43, P. 3. M. S. 

75. Ross. Malaria et Moustiques. Revuo sciontiflque 23 Jan. 1900. 

76. Boss, Annett and Austen. R.:port of the .Vaiarla Ecpedition of the Liverpool School of 

Tropical Medicine. Liverpool 1900. 

77. Ross. Policlinico, Anno VH, n. 21. 1900. 

78. Sambon and Low. On the rating position of Anopheles. Brit. med. Jour. 20 october 1900. 

79. ScHAUDiNN- Sitzungs-Berichte der Gesellscbaft naturforschender Freunde zu Berlin 1899. N. 7. 

80. ScHAUDiNN. Uutersuch. ri. d. Generationswechsel bei Coccidien nei Zool. Jahrbiich. Abth. f. 
Anat. u. Ontog. XIII Bd. 2 H. 1900 (22 gennaio) 

81. ScHWALBE. Beilràge zur M alarla- Frage. Die Malaria und die Mosquitos. Das Impfen der 

Malaria-A'rankheiten. Berlino 1900. 

82. Sforza. Per la teoria zamare-malaria. Giorn. med. del R. Esercito. Dicembre 1899. 



— 268 — 

83. SiEDLECKi. Eluda cylologiquc et cyclc evoluii f de V Ad eie a ovaia. Annales de l'Institut 
Pasteur. N. 2, 25 fevrier 1899. 

84. Strachan. The Journal of Tropical Medicine. 15 december 1899. 

85. Testi. Giorn. mcd. del K. Esercito. Anno XLVIII, n. 3. 31 Marzo 1900. 

86. Thkobald. Reperì on the Collections of Mosquitos. London 1900. 

87. Van der Sohekr et Berdenis van Berlerona. Ned. Tijdsclirft voor Geneesk. 1900. Deel II, 
n. 14. 

88. Ziemann. Ueber Malaria und anderc Blutparasiten. Jena 1898. 

89. Id. Deut. Med. Wochensch. 1900. N. 25. 

N.B. Delle opere pervenutemi dopo il 31 dicembre viene fatto cenno ove occorra in note ag- 
giunte al testo tra parentisi quadre. 



— 269 — 



AGGIUNTE. 

I. — A PROPOSITO DEL PALUDISMO SENZA MALARIA 
(settembre 1901). 



Quasi contemporaneamente all'edizione tedesca del presente lavoro (che vide la 
luce il 12 agosto 1901) il Celli insieme al Gasperini pubblicava un articolo inti- 
tolato: Paludismo sensa malaria {Policlinico, supplemento, anno VII, fase. 42; 
Roma, 17 agosto 1901). 

Scrivono gli Autori: « Da lungo tempo in tutte le latitudini sono ben noti i 
casi di paludismo senza la malaria; nessuno però ha intrapreso a studiarli dal 
punto di vista delle nuove teorie epidemiologiche, ciò che tentiamo far noi, profittando 
che di simili casi v' è abbondanza in Toscana. I luoghi nei quali s' aggirano le nostre 
ricerche sono: paduli di Fucecchio e di Bientina; lago di Massaciuccoli e terreni 
paludosi circostanti ; pianura littoranea da CoUesalvetti e Livorno a Viareggio e Pie- 
trasanta Questi luoghi anche ai tempi medicei erano fieramente malarici 

Invece nell' ultimo quarto del secolo scorso, qui come altrove, è avvenuto un salutare 
e progressivo cambiamento, sebbene rimangano tali e tante e così estese le plaghe 
paludose Si coltivano a Massarosa le più rigogliose risaie » 

« Le zanzare, altrove specifiche, sono a miriadi. Non mancano i casi di febbri 
recidive, qualcuna autoctona, altre provenienti da fuori; il che esclude si tratti di 
immunità organica acquisita per cernita naturale da questa popolazione, la quale basta 
si allontani dal luogo nativo per contrarre le febbri dove queste dominano ». 

« Il chinino certamente non si è dato e non si dà né più, né meglio, né da 
più lungo tempo che altrove dove la malaria persiste ». 

« Trattasi dunque d'una indiscutibile e finora inesplicabile eccezione alla nuova 
teoria etiologica ed epidemica della malaria ; cioè vi sono località palustri senza pro- 
pagazione di malaria, ad onta della presenza di anofeli, e dell' arrivo di malarici dal 
di fuori, e dello scoppio di qualche raro e per lo più isolato caso di febbre » 

« Certo in epidemiologia non é nuovo il caso di malattie, le più tipicamente 
contagiose, come peste bubonica e lebbra, che, quando si attenuano, si riducono a casi 
sparsi e isolati, senza più la possibilità di contagio ». 

» Altrove, come in Francia, Germania, Inghilterra, questo fortunato periodo del- 
l' attenuazione della malaria è già trascorso, e gli anofeli che permangono dove non 
e' è più malaria ne sono forse un documento storico » . 

u Per altre epidemie non si è ancora tentato di trovare sperimentalmente la 
chiave dell' enigma di così benefico evento. Per la malaria abbiamo in corso osser- 



— 270 — 

vazioni comparative ed esperienze di zoologia sperimentale. Certo si apre un' altra 
lacuna da colmare nel campo delle nostre conoscenze epidemiologiche attuali su questa 
epidemia, e si accenna forse qualche nuova orientazione profilattica " . 

A Celli e a Gasperini sono sfuggite le mie ricerche per spiegare il fenomeno del 
paludismo senza malaria (pag. 51 e seguenti della prima edizione di questa mia 
Opera e altri punti delle mie Note preliminari, dove fo cenno dell' argomento in 
discorso). 

Per verificare se i risultati delle mie ricerche precedenti e delle altre aggiunte 
in questo volume (pag. 79-83) fossero sufficienti a spiegare anche il fenomeno osser- 
vato da Celli e Gasperini, intrapresi altre ricerche speciali in una delle località 
da loro esplorate. 

Veramente io mettevo mal volentieri il piede in tali località, perchè sospettavo 
che ivi per motivi di interessi regionali si tendesse a negare l' esistenza della 
malaria. A questi sospetti alludevo già nella mia prima Nota pubblicata nel 1898 
quando scrivevo : « Nel padule di Fucecchio, vicino ai bagni di Montecatini, m' era 
stato assicurato che non si davan casi di malaria. Io trovai in questa località ì'Ano- 
pheles claviger, ma conobbi anche una famiglia che abita in mezzo al padule, la 
quale ebbe a lottare non poco colla malaria ». 

Anche il caso delle risaie di Massarosa sopra accennato mi era noto, essendo 
io stato pregato nella primavera scorsa di far ricerche in proposito, ricerche che per 
varie ragioni avevo trascurate. La pubblicazione di Celli e Gasperini mi decise a non 
differirle più oltre, sembrandomi che il concetto dell'attenuazione della malaria, messo 
innanzi da questi Autori, potesse riuscire pericoloso e fatale nella lotta contro la 
malaria, ove non venisse dimostrato da sperimenti diretti. 

Ora qui espongo i risultati ai quali io sono finora pervenuto. 

Occorre premettere che il Consiglio Comunale di Viareggio (a 8 chilometri da 
Massarosa) l' inverno scorso emise un voto per l' abolizione delle risaie all' intorno 
della città, voto contro il quale fu presentata al Prefetto di Lucca una petizione fir- 
mata da duemila lavoratori, i quali fanno osservare come l'abolizione delle risaie sarebbe 
una suprema iattura, perchè intiere popolazioni resterebbero aiFamate, e aggiungono: 
« ... Né deve dar ombra il pensiero che durante il lavoro in risaia si possa da noi 
contrarre il germe della malaria, imperocché le nostre abitazioni risiedono tutte sui 
monti, ove 1' aria è purissima e 1' orario del lavoro in risaia decorre dalle 7 del mat- 
tino alle 5 circa della sera; mentre è ormai certezza acquisita dalla scienza speri- 
mentale che la zanzara Anopheles, trasmettitrice della malaria non esercita la sua 
terribile opera di distruzione che nelle ore vespertine e notturne ». 

Quasi contemporaneamente i proprietari presentavano allo stesso Prefetto di Lucca 
un'altra petizione (manoscritta) dalla quale tolgo i seguenti appunti. 

" Sin d' ora giova asserire che non già in Viareggio città soltanto, ma in 

tutta la plaga circostante che comprende anche i territori dei Comuni di Camaiore 
e Massarosa, nei quali la coltura del riso é estesa e va man mano estendendosi, la 
febbre malarica: a) non esiste assolutamente in forma epidemica; b) si manifesta 
annualmente in pochissimi casi sempre in forma mite ; e) ciò che più monta, mal- 
grado r estendersi della coltura del riso, va man mano decrescendo » . 



— 271 — 

A conferma di questa asserzione si riportano certificati dei dottori Francalanci e 
Calcinai, medici condotti del Comune di Massarosa. Il dott. Francalanci, nella di cui 
condotta la coltura del riso predomina (circa Vio del territorio sono coltivati a riso) 
asserisce che in questi ultimi quattro anni sono totalmente scomparsi quei cinque 
sei casi di febbre malarica, che precedentemente si avveravano in forma sempre 
lieve. L' altro medico condotto, il dott. Calcinai, dichiara di non aver curato nel 
passato che pochissimi casi di malaria (3 o 4 l'anno) sempre di forma lieve e clie 
nel 1899 non ne constatò che un unico caso importato dalla Corsica. 

Nella petizione in discorso viene riportato anche il seguente brano d'una Kela- 
zione del dott. Francalanci, che giace manoscritta nell'archivio del medico provin- 
ciale di Lucca. 

« Da tutto questo si conclude che l' istituzione delle risaie nel Comune 

di Viareggio e quindi ora nel Comune di Massarosa fu tanto benefica da far scompa- 
rire le forme più gravi di malaria là dove esistevano e come pure le altre forme, 
avendosi avuto sempre con 1' andare degli anni diminuzione progressiva notevolissima. 
È da considerarsi pure che essendo a queste popolazioni aggiunto un maggior cespite 
di guadagno, cominciarono a nutrirsi ancora in modo migliore di prima e con alimenti 
più sostanziosi e più sani ». 

Insomma il doli. Francalanci in base a ricerche storiche, a dati raccolti 
dai colleghi e a sue proprie osservazioni, è convinto che se non esistessero pia 
le risaie e si abbandonasse a sé il padule, la malaria tornerebbe grave. 

I proprietari fanno inoltre osservare che i terreni coltivati a risaia sono paludosi, 
in gran parte sommersi e che la coltura del riso ha fugata la malaria, probabil- 
mente anche perchè per la coltivazione del riso si immettono ovunque nei paduli 
quasi perennemente ed in grande abbondanza acque sorgive fresche, defluenti dai monti 
circostanti e però immuni di malaria ; per l' immissione di queste acque sorgive ven- 
gono messe in maggior movimento quelle del padule di per sé stesse stagnanti, 
olti'echè ne viene la necessità che le fosse in cui esse hanno a defluire, siano conti- 
nuamente tenute spagliate e ripulite dalle male erbe. 

I fatti fin qui esposti sono ben singolari e veramente a tutta prima sembrano 
in contraddizione con quanto finora è stato stabilito : che, cioè, le risaie sono fomite 
di malaria perché, com' io ho per primo osservato (settembre 1898), costitui- 
scono un abitacolo enormemente propizio per la moltiplicazione degli Anop heles. 

Tutte queste circostanze mi erano presenti quando visitai per la prima volta il 
Comune di Massarosa. Quivi appresi che la Società delle Ferrovie Mediterranee, 
che esercisce la linea Viareggio-Massarosa, ossia la linea che attraversa il padule, 
estesamente ridotto a risaia, del Comune di Massarosa, passa ai suoi impiegati l' in- 
dennità di seconda zona, ossia di malaria grave. La circostanza che questa linea 
ferroviaria è di recente costruzione, ossia data da soli circa dieci anni, fa a tutta 
prima pensare che se la Società, di cui sono note le tendenze all' economia, si è 
decisa a concedere l'indennità di malaria grave, questa deve esistervi incontrasta- 
bilmente. 

A Massarosa feci la conoscenza del gentile e bravo dott. Francalanci : egli mi 
ripetè a voce quello clie aveva già scritto, che. cioè a Massarosa la malaria è scomparsa. 



— 272 — 

Feci a Massarosa estese ricercbe y devo dichiai-are che finora nou sono riuscito 
a riscontrarvi alcun malarico e ciò in conformità di quanto asserisce il dott. Franca- 
lanci. Non posso però tacere che la popolazione del Comune di Massarosa è cosi 
preoccupata dalla possibilità dell' abolizione delle risaie che, se vi fosse qualche caso 
di malaria autoctona, probabilmente lo nasconderebbe in tal modo da rendere impos- 
sibile rintracciarlo. D'altra parte è certo però che attualmente, se nel Comune di 
Massarosa si danno casi di malaria, questi non debbono essere punto numerosi, perchè 
altrimenti non potrebbero venir tenuti celati. 

Ciò che sorprende si è che tutti, dai trenf anni in su, confermano di aver 
sofferto la terzana fino a venti o venticinque anni fa. Non sono rari quelli che dicono 
di averne sofferto fino all' ultimo decennio : tutti asseriscono che da dieci anni a questa 
parte la malaria è scomparsa. 

11 dott. Francalanci mi disse che egli viene chiamato frequenti volte per febbri 
da intossicazione intestinale, le quali guariscono tutte senza chinino. Quest'ultima 
circostanza tende ad escludere che si tratti di malaria, esclusione che in due casi da 
me osservati ho potuto ammettere con sicurezza dietro l' esame microscopico del 
sangue. 

Dopo la mia prima gita a Massarosa, comparve edita a Viareggio (Tipografia Giani), 
in data del 27 agosto, anche una Nota del dott. Francalanci sulla malaria del Co- 
mune di Massarosa. Annuncia eh' egli ha fatto in quest' anno nel Comune di Mas- 
sarosa la ricerca degli Aaopheles e che vi ha trovato gli A. claviger e pseudopiclus, 
dei quali parecchi furono da lui presentati ai dottori Puccinelli e De Hieronymis 
che confermarono la diagnosi delle specie. Egli aggiunge di averne consegnati dopo 
qualche tempo altri al prof. Celli, in occasione di una visita che questi gli fece in 
unione al prof. Gasperini. 

Anch'io posso confermare l'osservazione di Francalanci che gli Anopheles abbon- 
dano a Massarosa in padule, nelle risaie, nelle case coloniche e non solo in quelle 
a quasi due passi dal padule stesso, ma anche nelle più interne del paese, civili o 
coloniche ohe siano. 

La quantità di Aaopheles che vengono a pungere nella stazione di Massarosa 
è così grande da potersi confrontare soltanto con quella dei luoghi più malarici 
d' Italia. 

Più singolare a primo aspetto sembra il fatto già considerato dal dott. Fran- 
calanci nel suddetto opuscolo, che ogni anno dal Comune di Massarosa, iu primavera 
parecchi agricoltori migrano temporariamente in Corsica e alcuni altri migrano in 
Algeria. » A seconda delle condizioni di salute che trovano in tali paesi vi dimorano 
del tempo, dei mesi cioè, pronti sempre a luggire appena sono colti dalle febbri 
malariche. Una massima parte di questi emigranti temporanei torna in generale am- 
malata di febbri, essendo rari quelli che ne tornano immuni s. 

Il dott. Francalanci aggiunge che in quest'anno cinque individui sono ritornati 
ammalati di febbre malarica. Nelle abitazioni di questi malarici venuti da fuori 
egli ha trovato numerosi Anopheles. Il Francalanci conchiude « malgrado questi casi 
non si ha malaria nel territorio di Massarosa in modo da sembrare che gli Anopheles 
qui non comunichino la malaria ad altri individui ». 



— 273 — 

Insomma è certo che a Massarosa gli Anopheles sono molto abbondanti come 
lasciava prevedere la condizione del territorio e che la malaria o manca, od è in minima 
quantità. 

Il dott. Francalanci mi ha messo sott'occhio dei documenti storici molto impor- 
tanti e precisamente la Memoria : Delle risaie i,i Italia ecc., di Puccinotti (Livorno, 
Tipografia Bertani, Antonelli e C. 1843) e la Memoria di Carlo Luigi Farini|: Sulle 
quistioni sanitarie ed economiche agitate in Italia intorno alla risaie (Firenze, Ti- 
pografìa Galileiana, 1845). Da questi documenti rilevo che il marchese Antonio Maz- 
zarosa lesse una Memoria al Congresso scientifico di Padova Sulle risaie del lucchese 
e loro effetti e scrisse in proposito una lettera al Puccinotti. Orbene Mazzarosa 
riferisce che il Senato della repubblica di Lucca proibiva l'il maggio 1612 di col- 
tivare il riso per tutto lo Stato. Si noti che la coltivazione del riso era allora assai 
estesa e che ad essa si attribuivano effetti sommamente nocivi. 

Secondo Mazzarosa nei quindici anni precedenti il 1841 furono a Massarosa le 
terzane così rare da contarsene al più sei od otto casi all'anno e neppiu- sempre. Nel 
1840 si riprese la coltura del riso che si raddoppiò nel 1841 e si triplicò nel 1842. 
Nel 1841 dalla metà di settembre in poi si ebbero 150 terzane; nel 1842 le febbri 
comparvero in luglio e in quell'anno si ebbero fino a 300 terzane; nel 1843 i feb- 
bricitanti si contarono a centinaia. 

Parini (") riporta contro i dati di Mazzarosa, dati comprovanti un incremento della 
popolazione in rapporto coli' introduzione delle risaie e il fatto che il farmacista di 
Massarosa dichiara di aver venduto due libbre di più di solfato di chinina nei cinque 
anni precedenti l' introduzione delle risaie, di quelli venduti nei cinque anni susse- 
guenti. 

A me sembra che né l' incremento della popolazione, né la dichiarazione del far- 
macista, di fronte ai fatti positivi e precisi citati da Mazzarosa, possano avere alcun 
valore, e credo perciò dimostrato che già a Massarosa altra volta la malaria abbia 
infierito e poi sia scomparsa, e poi di nuovo sia tornata ad infierire e oggi di nuovo 
sia scomparsa. 

Come si spiegano questi fatti? 

Due ipotesi si aft'acciano innanzi : 

1° Dalle mie ricerche precedenti risulta che certi Anopheles claviger sono 
immuni dalla malaria: potrebbe darsi che gli Anopheles di Massarosa costituissero 
attualmente una razza tutta immune e quindi veramente non trasmettessero la 
malaria. 

2° Potrebbe darsi che il fatto di Massarosa costituisse una sorta di paradosso 
basato sopra una proposizione vera ed esplicabile per un complesso di circostanze 
combinantisi per produrre un effetto inaspettato (*). 

Per vedere quali fondamenti avesse la prima di queste due ipotesi, ho fatto 
prendere a Massarosa una quantità di Anopheles e ho procurato che pungessero un 

(") Purtroppo non ho più sott'occhi ropusoolo di Favini, che debbo citare a memoria. 

C") E caso della malaria a Massarosa si ripete anche per altro malattie a ospitatore inteimedio. 
Così la trichina manca in Italia ad onta che vi si trovino gli ospitatori (ratti, maiali, uomo); in 
Francia, poi, manca nel maiale e nell'uomo ad onta che i ratti trichinati non siano rari. 

35 



— 274 — 

individuo semiliinare in buone condizioni. Il risultato fu il seguente: di quattro 
Anopheles pigliati ad Ostia e che punsero il semilunare in buone condizioni, uno si 
infettò moltissimo, mentre gli altri non si infettarono punto: di dodici Anopheles presi 
a Massarosa e che punsero contemporaneamente lo stesso semilunare, se ne infettarono 
quattro, due moltissimo e due poco (questi ultimi due avevano punto senza aver inte- 
ramente digerito il succo di frutta, che avevano preso durante il viaggio da Mas- 
sarosa ad Ostia, e perciò avevano succhiato poco sangue) ("). Io ho veduto gli amfionti 
quasi maturi nella parete dello stomaco degli Anopheles. Quanto prima compariranno 
certamente gli sporozoiti nelle ghiandole salivari di altri Anopheles di Massarosa, 
che tengo vivi in laboratorio. Con questi Anopheles potrei facilmente farmi pungere, 
ma io ritengo l'esperimento superfluo. 

Per me è importante stabilire che non sono immuni dai parassiti malarici né 
gli uomini, né gli Anopheles di Massarosa. Che gli uomini non siano immuni lo 
dimostra il fatto che quelli di Massarosa quando vanno in paesi infestati dalla ma- 
laria cadono in preda a questa malattia, come risulta dai dati del dott. Francalanci. 
Che gli Anopheles non siano immuni, lo dimostrano gli esperimenti da me fatti. 

Resta cosi eliminata la prima ipotesi ed è giuocoforza ricorrere alla seconda, non 
essendomi possibile di immaginarne alcun'altra verosimile. È questa seconda l' ipotesi 
che io sostengo e della quale io voglio qui sommariamente ragionare. 

Il dott. Francalanci e il prof. Celli fanno risaltare che ogni anno nei mesi di 
estate e d'autunno vengono nelle varie località senza malaria e con molti Anopheles, 
individui infetti di malaria e perciò nei suddetti mesi i parassiti malarici nel sangue 
non mancano. A questo riguardo mi permetto osservare che il trovare individui infetti 
di malaria e anche parassiti malarici nel sangue non implica affatto la presenza di 
gameti capaci di svilupparsi negli Anopheles. Io, che ho avuto occasione di fare mol- 
tissimi esperimenti di infezione degli Anopheles, so che é relativamente difficile tro- 
vare un ammalato capace di infettarli. Queste difficoltà spiegano i tanti tentativi 
di infettar gli Anopheles riusciti vani a Ross e a Koch. Molte volte si esaminano 
individui, il cui sangue si supporrebbe pieno di semilune, mentre invece non ne 
presenta alcuna. Per fare l'esperimento suddetto di Massarosa dopo molte ricerche 
mi procurai tre individui con semilune abbondanti, due di questi non infettarono 
alcun Anopheles né di Massarosa, né di Grosseto, né di Ostia. 

Perciò il piccolo numero di individui che, come dice Francalanci, vanno in luogo 
malarico e vi dimorano dei mesi, pronti sempre a fuggire appena sono colti dalle 
febbri malariche, forse per un caso fortunato, non tornano a Massarosa in condizioni 
opportune per infettare gli Anopheles, né queste condizioni opportune si verificano 
più tardi perché vengono cm-ati con molto impegno dai bravi medici condotti. 

Francalanci mi assicura che a Massarosa la temperatura è relativamente più fresca 
che a Pisa; purtroppo mancano dati precisi. Anche questa circostanza, però, potrebbe 
portare il suo contributo contro alla diffusione della malaria. 

Una parte notevole degli Anojìheles di Massarosa è costituita dalla specie 
pseudopiclus, che in generale vive in aperta campagna, dove nella notte si verifica un 

{") Noto di passaggio che gli Anopheles, benché rimpinzati di sangue, possono succhiare frutta, 
contemporaneamente eliminando dall'ano il sangue. 



— 275 — 

forte abbassamento di temperatura, il quale rende difficile la propagazione dei pa- 
rassiti malarici ("). Senonchè a Massarosa gli Anopheles pseudopiclus, come aveva 
riscontrato il Celli nel Vercellese, vivono anche nelle case (dove, a differenza dei cla- 
vigera si trovano per lo più sulla parte bassa delle pareti). Si può tuttavia sup- 
porre che restino per pochissimo tempo nelle case e passino poscia in aperta cam- 
pagna, andando incontro all' abbassamento di temperatura, come sopra ho detto. 

La circostanza principale, però, che a mio avviso spiega il paradosso di Mas- 
sarosa, è il fatto che la popolazione di Massarosa è quasi assolutamente stabile e 
non le mancano punto le cure da parte dei medici locali. Nei paesi dell' Italia media 
e meridionale dove la malaria continua ancora ad infierire, la popolazione è invece 
nomade per grandissima parte e sinora 1' opera del medico è arrivata ad essa man- 
chevole, od è stata nulla. 

Si potrebbe opporre che nell' Italia settentrionale, per esempio a Locate Triulzi, 
la malaria infierisce nonostante le cure mediche. Quivi però le condizioni sono molto 
peggiori che a Massarosa. Locate Triulzi giace in un piano in mezzo alle risaie, mentre 
Massarosa sta in gran parte appoggiata sopra una collina, ai cui piedi trovansi le 
risaie; questa circostanza può in certo modo diminuire la propagazione della malaria 
per il fatto che gli Anopheles spesse volte, prima che gli sporozoiti siano maturi, 
abbandonano le località dove trovano il nutrimento per portarsi là dove trovano l'acqua 
per deporvi le uova; da questa località dopo l' ovificazione tornano nelle abitazioni 
umane, più facilmente se queste sono in piano che se sono in collina. 

Eesta sempre il fatto che la malaria a Massarosa ima volta infieriva, mentre 
circa nell'ultimo ventennio è lentamente scomparsa; ciò però può esser messo in 
rapporto con l' uso sempre più diffuso della chinina e coll'assistenza medica sempre 
più accurata. 

Concludo. Da molto tempo io mi domandavo come mai la malaria si potesse 
mantenere ad onta della difficoltà enorme che incontrano gli Anopheles per arrivare ad 
essere in condizione da poterci infettare ; mi pareva che la chinina avesse dovuto 
riuscire più efficace di quel che sia riuscita in realtà. Il fatto di Massarosa invece 
di essere in stridente contrasto con la dottrina degli Anopheles, fa svanire anche 
r or detto mio dubbio e mi persuade sempre più che essa spiega tutti i fenomeni 
malarici. 

Molte circostanze favorevoli e certamente anche un po' il caso hanno fatto si 
che Massarosa non sia più malarica, o lo sia in grado leggero. Niente però esclude 
che Massarosa possa ridiventare un gravissimo focolaio malarico ('). Ciò, mi affretto 



{") La vita degli Anofeli d'estate dev' essere certamente di solito molto breve, altrimenti il 
loro numero dovrebbe in molti luoghi crescere enormemente in settembre, ciò che in realtà non si 
verifica. D'altra parte si tenga presente che a Roma quest'anno in settembre in camera chiusa e 
ben esposta gli amfionti non erano ancora maturi dopo 20 giorni (dal 9 al 29 settembre). 

(') Ciò è accaduto per es. in Dalmazia. Il sig. dott, Battara mi comunica che all'isola Zuri 
(a poco pili di 20 km- dalla costa dalmata) dove a memoria d'uomo non vi era mai stata malaria, 
quest'anno si è sviluppata una gravo epidemia di terzana e febbri estivo-autunnali (controllata 
coll'esame del sangue), che ha colpito metà della popolazione. Si è constatato che la malaria era 
stata importata da un individuo di Zuri che si era infettato sulla costa Dalmata. 



— 276 — 

a dirlo, forse non potrebbe essere evitato sopprimendo le risaie, le quali lascerebbero 
indietro luoghi palustri e sommersi, capaci per proprio conto di permettere una enorme 
propagazione degli Anofeli. Devesi invece continuare nella cura sollecita e scrupolosa 
di qualunque caso di malaria, cura che occorrerebbe fare in un ospedale riparato da 
reticelle metalliche. 

Il fenomeno del paludismo senza malaria, quale si verifica in una parte della 
Toscana, a mio avviso, dimostra soltanto che, mi si permetta la frase, la malaria ò 
un colosso dai piedi di creta; colle reticelle metalliche applicate seriamente e colla 
cura scrupolosa potremo in breve tempo abbatterlo ("). 



II. — A PROPOSITO DELLE OBIEZIONI DI KOCH CONTRO LA PROFILASSI MECCANICA. 

(30 settembre 1901). 

Koch {Revista de Medicina tropical, agosto de 1901) torna a manifestare la sua 
antipatia contro le reticelle metalliche e si ripromette la distruzione della malaria 
dall'uso della chinina. 

Appunto prevedendo che la grande autorità di Koch avrebbe potuto riuscire 
dannosa al metodo profilattico meccanico da me per il primo proposto, a beneficio 
del metodo di profilassi chimica, da me pure per il primo proposto, benché Koch con- 
tinui a dirlo suo metodo, ho quest' anno voluto fare un esperimento di profilassi chimica, 
lasciando in disparte quella meccanica. 

A me sembrava che 1' esperimento fatto da Koch nella piantagione di tabacco 
di Stephansort (nella baia Astrolabe della Nuova Guinea), la quale conta una popolazione 
di circa 700 persone, non rilevasse punto le difficoltà che incontrerebbe in Italia la 
cura colla sola chinina. Infatti nella baia Astrolabe la vita si svolge in villaggi che 
non hanno alcun rapporto l' uno coli" altro, quasi fossero circondati da una muraglia, a 
tal segno che gli abitanti dei diversi villaggi non si possono intendere l' uno coli' altro 
essendo i loro linguaggi profondamente differenti (Koch). In Italia, invece, le popo- 
lazioni comunicano ampiamente e moltissimi braccianti scendono dal monte sano al 
piano malarico, in determinate epoche dell' anno per i diversi lavori della campagna. 

Ho scelto come località d'esperimento la tanto temuta Ostia; come metodo di 
cura ho adottato l' esanofele, a favore del quale stavano i risultati ottenuti l' anno 
scorso. L' esanofele mi venne fornito gratuitamente dal sig. Bisleri, che si assunse 
anche tutte le spese dell' esperimento (*). 

(") Siccome jjli Anopheles propagano colla puntura anclie la filaria immitis (Grassi e Noè), 
COSI riusciva interessante sapere se a Massarosa i cani fossero infetti di filaria immitis- ho perciò 
fatto delle ricerche che mi diedero prontamente risultato positivo. 

(') Veramente quest' anno io sognavo il risanamento del Comune di Grosseto, che mi avrebbe 
dato occasione di sperimentare V esanofele estesamente e comparativamente rolla chinina e coli' ew- 
chinina. Tutto era pronto per la grande impresa, della cui riuscita io mi teneva sicuro, quando 
S. E. Giolitti pensò bene di affidarne il compimento al prof. Gosio coli' ordine di non accettare di- 
scussioni con altri scienziati. 

L' impresa di Grosseto fu condotta essenzialmente col metodo che propone Koch. Il successo, 
se di successo si puf) parlare, fu di gran lunga inferiore a quello che si poteva 



— 277 — 

L' esperimento fu da me diretto e venne eseguito essenzialmente dal dott. Barba, 
vice-direttore dell' esperimento stesso, dal dott. Pittaluga, dal dott. Noè e dal prepa- 
ratore dell' Istituto di Anatomia comparata, sig. Riccioli. 

Di questo esperimento i nominati dott. Barba e Pittaluga stenderanno una scru- 
polosissima e minuziosa relazione, la quale, posso dirlo con certezza, confermerà il 
grande valore pratico dell'esanofele, usato, sia come preservativo dalle febbri malariche 
primitive, sia come preservativo dalle recidive. Questo metodo è di gran lunga più 
comodo della soluzione di chinina proposta e fatta usare da Koch (")• 

I risultati ottenuti coli' esanofele sono senza dubbio splendidi, ma quando si tratta 
di valutare il metodo profilattico chimico dal punto di vista pratico bisogna riconoscere 
che questo metodo presenta difficoltà molto superiori a quelle presentate dal metodo mec- 
canico. L' applicazione delle reticelle non richiede l' intervento di alcun medico, ba- 
stando comuni operai per tenerle in ordine e distruggere quei pochi anofeli che casual- 
mente possono penetrare nelle abitazioni. Se le reticelle si applicano per bene, come 
si fa da chi ha fede nel loro valore, si ottengono risultati sempre splendidissimi, ma 
anche male applicate esse danno risultati buoni, come ho potuto vedere in pratica. 

È vero che 1' esanofele viene preso molto facilmente ed è tollerato senza il me- 
nomo inconveniente per mesi e mesi; ciò nonostante, se von vi è una persona che 
si occupi di somministrarlo, molti non si curano di prenderlo (altrettanto farebbero 
però per qualunque altra medicina), senza aggiungere che non sono pochi coloro i 
quali si mostrano ribelli a questa, come a qualunque altra cura, finché si credono sani. 

Mi preme di aggiungere che ho incontrato tante difficoltà nella profilassi chimica 
ad onta che io l'abbia relativamente semplificata, mettendo in seconda linea tutti quegli 
esami del sangue che secondo Koch sarebbero indispensabili prima di passare alla 
cura del malarico ; questi esami sciupano un tempo prezioso e hanno in generale per 
effetto di ritardare la cura di qualche giorno, lasciando così che i parassiti malarici 
si propaghino enormemente, rendendo più difficile la guarigione, facilitando la produ- 
zione dei gameti, ecc. Nei casi di terzana o di quartana di regola la diagnosi si può 
fare senza l'esame del sangue: essa riesce più difficile quando si tratta delle febbri 
estivo-autunnali, ma, anche nei casi solamente sospetti di questa infezione, il medico 
deve intraprendere al più presto la cura specifica, che non arrecherebbe alcun danno, 
anche se la febbre non fosse di origine malarica. Come si vedrà dalla relazione del 
suddetto esperimento di Ostia, 1' esame del sangue da noi costantemente fatto ci ha 



raggiungere adottando il piano che io avevo elaborato, come dimostrerò a tempo opportuno. Koch, 
però ebbe la soddisfazione di poter pubblic.ire clie anche in Italia si fa delle reticelle un uso molto 
limitato! Certamente nel Comune di Grosseto se ne fece un uso molto limitato: esso diede però un 
risultato discreto, nonostante che l'applicazione fosse fatta per lo più in modo irrazionale e deplorevole. 

In sostanza Koch ha veduto continuati i suoi esperimenti a spese dei contribuenti italiani, 
mentr' io se volli completare le mie ricerche sulla malaria, dovetti ricorrere alla generosità di un 
privato. 

Ciò per la storia! 

(") Uno dei molti vantaggi delle pillole d' esanofele consiste nel facile modo d'amministraile; 
se ne danno due alle ore cinque, due alle sette e due alle nove, per i quindici giorni prescritti 
senza curarsi dell'andamento delle febbri. 



— 278 — 

servito per le deduzioni scientifiche che volevamo trarre dal nostro esperimento, ma 
non ha che molto secondariamente influito sulla cura dei casi che ci si presentavano. 
Dirò di più: io mi sono convinto che per combattere la malaria, date le cognizioni 
che attualmente possediamo, piuttosto che coorti di medici, servono pochi medici e 
molti infermieri ai quali si può affidare, oltre all' incarico di distribuire la medi- 
cina specifica, anche quello di tenere in buon ordine le reticelle; tali infermieri po- 
trebbero essere scelti fra i militari, come ho già altra volta proposto. 

Io credo insomma che^ se si vuol veramente debellare la malaria, nella gran 
maggioranza dei casi sia preferibile un metodo misto e, cioè, la profilassi meccanica 
opportunamente unita alla jìrofilassi chimica (°). 



III. — L'arsenico e l' esanofele contro la malaria 

(30 settembre 1901). 

Come è noto, esiste un' intera letteratura suU' uso della chinina per prevenire le 
febbri malariche primitive o recidive. Due sono i metodi: o prendere giornalmente 
piccole dosi di chinina, ovvero prenderne una dose maggiore ad intervalli di un certo 
numero di giorni (''). Invece della chinina si può usare l' euchinina ad intervalli 
(A. Plehn), ovvero giornalmente (Celli, Mori, ecc.). 

Io non so perchè tutto ad un tratto si sia messa quasi in disparte la cura arse- 
nicale, tanto patrocinata specialmente dal nostro Tommasi-Crudeli per ottenere la' 
bonifica dell' uomo (f) nei paesi malsani. A me sembra che le numerose prove fatte 
in svariate parti di Italia da Ricchi, da Cervello, da Magnani, ecc., dimostrino che 
l'uso continuato di piccole dosi quotidiane di acido arsenioso protegge l'organismo 
umano talvolta totalmente dalla febbre malarica, più spesso parzialmente, cosicché 
quando imo ne viene colpito, essa decorre assai mite e può essere vinta facilmente 
da moderate dosi di chinina. 

Queste ricerche mi invogliarono a rintracciare la storia dell' uso dell' arsenico 
contro le febbri malariche. Io non voglio qui estendermi sull'argomento: dirò soltanto 
che la letteratura in proposito è così ricca di fatti ben accertati e di esperimenti 
scrupolosi da convincere i più increduli che veramente nella lotta contro la malaria 
deve avere una parte importante anche l' arsenico C). 

Si può in certo modo dire che nella cura della malaria il valore dell'arsenico 
sta a quello della chinina, quasi come nella cura della sifilide il valore dell' ioduro 



(") Parlo per l'Italia; per i paesi tropicali mi manca qualunque esperienza. 

C") Questo secondo metodo fu inaugurato, per quanto io so, da Alberto Plehn; atiualmente 
egli amministra '/j grammo di chinina o di euchinina ogni quinto giorno [ÌFeiteres ùber Malaria, 
Jena 1901). 

{") L'espressione bonifica dell'uomo non è recente: Gosio (pag. 230 del presente lavoro) la 
rimise in onore (bonificamento umano). 

{'*) Arsenicum in febrihus intermittentibus adhibitum omnes eas dotes possidere, quibus optima 
remedia praedita esse debent (Frick). 



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di potassio a quello del mercurio. Sarebbe stoltezza voler curare la sifilide soltanto col 
mercurio e, a mio avviso, sarebbe ugualmente irragionevole voler insistere, come fa 
Koch, nella cura della malaria attenendosi alla sola chinina, lasciando in disparte 
r arsenico. È indiscutibilmente risultato da tutti gli esperimenti che l' arsenico in 
molti casi è più attivo della chinina contro le recidive. 

Mi piace di soggiungere che lo studio della letteratura sull'arsenico, a mio 
avviso, spiega come l' azione dell' esanofele che contiene chinina e arsenico, possa 
riuscire superiore in tanti casi di febbri malariche a quella della sola chinina. 

A quanto ho detto in proposito dell' esanofele a pag. 2(50 e seg. aggiungasi ora 
che somministrato giornalmente a piccole dosi si è dimostrato ad Ostia indiscutibilmente 
attivo per prevenire le febbri sia primitive che recidive. Considerando che la maggior 
parte degli abitanti dei luoghi malarici, hanno sofferto le febbri in un tempo più o 
meno prossimo, mi sembra che pure come mezzo preventivo l' esanofele, contenendo 
anche arsenico e ferro, debba riuscire più efficace della chinina e dell' euchinina. In 
ogni modo è assolutamente certo che l'esanofele somministrato come rimedio pre- 
ventivo ha per lo meno gli stessi vantaggi dell' euchinina {"). 

In conclusione nel momento attuale l'esanofele rappresenta un mezzo mollo 
commendevole per bonificare l'uomo e per preservarlo dalle febbri e chi dice il 
contrario o non ha sperimentato seriamente, o non dà un giudizio sereno. 

Chi predica al popolo che, ad eccezione della chinina, tutti gli altri specifici 
giovano solo perchè contengono chinina, va contro ai dati della scienza. 

È assurdo limitarsi a provvedere di chinina gli abitanti dei luoghi malarici, 
insegnando loro che nei casi ostinati il medico {in certi luoghi i poveretti non 
vedono mai il medico I) ordinerà colla chinina anche arsenico e ferro, quasi che 
non fosse già invalsa in un tempto non lontano l'abitudine, purtroppo ornai abban- 
donata, di provvedere di arsenico gli abitanti dei luoghi malarici. E se si deve 
fornirli di chinina, arsenico e ferro, per qual motivo si daranno questi medicamenti 
separati o in mistura di pessimo sapore, quando noi disponiamo di ottime pillole che 
contengono tutti questi medicamenti? 

Questa è la verità che io proclamo, sicuro di fare il bene del mio paese. 



IV. — Le ricerche epidemiologiche del prof. A. Dionisi. 

(4 ottobre 1901). 

Mentre correggo le ultime pagine del presente lavoro, Dionisi gentilmente mi 
permette di leggere le bozze di stampa di una sua Memoria contenente una par- 
ticolareggiata esposizione delle ricerche da lui fatte a Maccarese nel 1900. 

Questo poderoso lavoro, che dovrebbe venire imitato, ci mette in grado di for- 
marci un' idea esatta dell'andamento di un'epidemia malarica in base a copiosissimi 
e scrupolosi dati, che giustamente l'Autore sottopone al lettore con tutti i desidera- 
bili particolari, prima di trarne alcuna conseguenza. 

(") Dedico queste parole all'Autore anonimo della noterella « Una ìiHOva orientazione nello 
studio della malaria n (Riforma medica-giovedì 22 agosto 1901, p. 540). 



— 280 — 

L'A. ritiene che le sue osservazioni non dimostrino con sicurezza la verità del- 
l' ipotesi delle recidive da me sostenuta per spiegar 1' insorgere delle febbri estivo- 
autunnali nel nuovo anno epidemico (pag. 152 e seg. della presente opera). Questa 
sua conclusione è logica e conforme ai fatti da lui osservati. Da parte mia vi aggiungo 
le considerazioni e i fatti da me esposti nelle pagine or ora citate. 

Considero inoltre: 

1) che dopo le ricerche di Dionisi l' insorgere delle infezioni malariche 
primitive non si può più paragonare né a scoppio, nò a rapido incendio; 

2) che, se mi si permette l' espressione, per l' intestino degli Anofeli passa 
una quantità di sangue molto superiore a quello che è potuto passare sotto l'occhio 
di Dionisi, non ostante che questi abbia dedicato alle sue ricerche molti mesi di 
lavoro; e che perciò gli Anofeli potrebbero aver trovato delle semilune sfuggite alle 
pazientissime ricerche di Dionisi; 

3) che i primi casi di infezione estivo-autunnale osservati da Dionisi riguar- 
dano individui, che avevano abitato per anni e anni in luoghi malarici e che all'as- 
serzione di alcuni di essi di non aver avuto febbri da anni, non si può prestar 
intera fede (vedi pag. 231 del presente volume). 

Tutto sommato mi sento sicuro nella mia convinzione che 1' insorgere di nuove 
infezioni estivo-autunnali dev' esser preceduto da recidive. 



281 



SPIEGAZIONE DELLE TAVOLE 



Tutte le figure, tranne alcune per le quali fornirò indicazioni speciali, furono 
copiate con la camera lucida, a livello del tavolo su cui poggia il microscopio. Le 
più difficili furono scrupolosamente disegnate dal mio abile preparatore sig. Giuseppe 
Riccioli. 

Nella spiegazione di tutte le ligure : 

S. = Laverania malaria e, detta comunemente parassita semilunare. È 
il parassita delle febbri estivo-autunnali, dette anche terzana maligna, bidua, tro- 
pica, perniciosa. 

T. = Plasmodi um vivai, ossia parassita della terzana, detta anche ter- 
zana mite primaverile, o comune. 

Q. = Plasmodium malaria e, ossia parassita della quartana. 

Le figure si riferiscono a preparati ottenuti coir^4. claviger; le eccezioni si no- 
tano a parte. 

Per brevità le figure vengono richiamate col semplice numero. Quando devo ri- 
chiamare varie figure in ordine progressivo indico i soli numeri estremi della serie, 
separandoli con una linea. Cosi per es. 2-30 richiama tutte le figure da 2 a 30. 

I numeri che si trovano tra parentesi dopo le singole figure indicano i giorni 
e le ore in cui il parassita è restato nel corpo A&W Aiioiìheles, o del Cidex a tem- 
peratura varia da circa 24° a circa 30° C. Se si tratta di giorni, dopo la cifra ho 
messo la lettera g.; se di ore, la lettera o. 



.S6 



— 283 



Tavola I. 

Le figure furono copiate dal microscopio Koristka: Ob. apoc. 2 mm./i.4; tubo 
chiuso (accorciato) — Oc. 8 comp., eccetto le figure da 72 a 95 (comprese) che 
vennero copiate coli' Oc. 12 comp., e le figure da 96 a 111 (comprese). 

1-29, 9(1-101 e 106-111. Metodo di Romanowsky. 

102-105. Metodo di Grassi-Feletti (riportate dalle figure del 1890). 

Le altre figure sono tolte da sezioni dell' intestino medio (parte dilatata dello 
stomaco), conservato quasi sempre col sublimato e cloruro di sodio: le sezioni sono 
state colorite coli' emallume, o coli' ematossilina ferrica con, ovvero senza cosina. 

32-95 rappresentano sezioni dei parassiti (amfionti). 

96, 97, 98, 99, 101 e 109 sono tolte da Ziemann. 

In generale nelle figure le masse residuali appaiono colorite. 

1. S. Semiluna con due nuclei (citopartenogenesi ?). Dal sangue umano. 

2. S. Macrospora (macrogamete). Dal sangue umano. 

3. S. Macrospora diventata tondeggiante. ('/« o.). 

4. S. Anteridio (microgametogeno, microgametocito). Dal sangue umano. 

5. S. Microspore (flagelli, microgameti) in formazione. ('/2 o.). 

6. S. Microspore pronte a distaccarsi dal residuo dell' anteridio. ('/a o.). 

7-29. S. Amfionte ancora libero nel lume dell' intestino. Formazione del vermicolo 
e vermicolo (oocinete). 
7-13. (12 0.). 
14-25. (24-0.). 
26-29. (32 0.). 
Nella fig. 29 i vermicoli sono in mezzo al sangue in digestione avanzata. 

30. T. Vermicoli, in mezzo al sangue in digestione avanzata. La figura è stata fatta 

combinando insieme varie sezioni. (32 o.). 

31. S. Vale la dicitura della figura precedente. 

ep. int. = epitelio intestinale. 
cavi. int. = contenuto intestinale. 

Si vedono due parassiti già penetrati nel margine cuticolare. 
Per brevità, di una cellula epiteliale è stato disegnato quasi solamente 
il nucleo. 



— 284 — 

Le figure da 32 a 93 rappresentano ammonti nella ■parete dell'intestino. 

32. 5'. Sezione quasi orizzontale, superficiale. 

ef. ini. = epitelio intestinale. 

far. = parassita, cioè amfionte. 

Uno dei due amfionti richiamati da par. sembra fuori dell' intestino, perchè 
sporgente da esso. Si distingue un altro amfionte non richiamato da 
par. ; esso rassomiglia ancora molto ad un vermicolo. (2 g.). 
33-36. S. (2 g.). 
37-50. S.. eccetto 45 e 49 molto probabilmente riferentisi a T. 

lim. par. int. = limite della parete intestinale. 

La figura 47 rappresenta la prima sezione del parassita (la quale ha figura 
di calotta). Le lacune, specialmente nella fig. 44, sono probabilmente 
esagerate, per effetto della preparazione. (3-3 '/j g.). 
51-54. S. 

par. = parassita (amfionte). 

lim. p. ini. = limite della parete intestinale. 

La sezione rappresentata dalla fig. 54 non fu copiata intera. 

(4-4 V2 g-, eccetto il parassita {par.) più piccolo della fig. 53 che è di 2 g.). 
55-60. S. Anche queste sezioni furono copiate soltanto in parte. Li alcune figure si 

trova indicata per intero la capsula che involge il parassita. (5-6 g.). 
6L T. In questa come nelle figure seguenti: 

vac. = vacuolo. 

mas. res. = massa residuale. 

(6 g.). 

62. T. ? L' Anopheles da cui proviene era stato preso libero. 

63. S. Da una sezione trasversale di un Anopheles. 

par. = parassita. 

e. ad. = corpo adiposo. 

(7 g.). 

64. T. 

(7 9.). 

65. T.? Da nn Anopheles restato parecchi giorni a circa 19''-22°, senza nutrirsi. 

(Figura alquanto schematizzata). 
66-68. T. (9 g.). 

69. S. (9 g.). 

70. T. (9 g.). 

71. S. (Trattamento con formalina ed ematossilina ferrica). Dalle figure pubblicate 

con Bignami e Bastianelli. (4 g.). 
72-75. S. Le figure 75 « e è rappresentano due strati di un'unica sezione. (3 g.). 
76-94. S. Piccolissimi tratti di sezioni per mostrare come si moltiplica il nucleo. 

(3-5 g.). 



— 285 — 

95. S. Parte di una massa residuale contenente il pigmento (4 g). 
96-111. Dal sangue umano. 

9(3. T. Si confronti questa figura di Ziemann (metodo di Romanowsky) con la fig. 102 
(metodo di Grassi e Feletti). 

97. Q. Mononte nell'inizio della sporogonia conitomica (sporulazione). 

98. T. id. Questa figura di Ziemann è stata ripetutamente ottenuta anche da me. 

99. T. Si confronti con le fig. 103 e 104 ottenute col metodo di Grassi e Feletti. 

100. Q. Mononte in sporogonia conitomica (sporulazione). 

101. T. Mononte in sporogonia conitomica (sporulazione). 

102-106. Q. La fig. 105 rappresenta la sporogonia conitomica (sporulazione). Si con- 
fronti questa figura ottenuta col metodo di Grassi e Feletti con la se- 
guente (106) ottenuta col metodo di Romanowsky. 

1U7. T. Gamete in maturazione? 

108. T. Gamete quasi maturo? 

109. T. Gamete maturo? 

110. IH. Q. Mononti. 



— 287 — 



Tavola II. 



Tutte le figure, per le quali non sono date indicazioni speciali, sono copiate dal 
microscopio Koristka; tubo accorciato; Ob. apoc. 2mm./i.4; Oc. comp. 8. 

Tutte le figure sono tolte da sezioni, eccetto le fig. 10 a e è, 11, 12 e 17. 

In tutte le figure; 

m. res. = massa residuale. 



I, 2. T. Amfionte. Sublimato con traccia di formalina; ematossiliua ferrica ed eosina. 

(9 g.). 
3-5. S. Amfionte. Sublimato; emalhime. (9 g.). 

6. T. probabilissimamente. Amfionte. Formalina; emallume. (9 g.?). 

7. S. Amfionte. Sublimato; emallume. (9 g.). 

8. T. probabilissimamente. Amfionte. Formalina; emallume. (9 g.?). 

9. S. Amfionte maturo. Sublimato ; ematossiliua. 

10(2. S. Sporozoiti usciti dalle capsule nel lacunoma. Metodo di Romanowsky. 
lOb. S. Uno degli sporozoiti, di cui a fig. 10 a., copiato coli' Oc. comp. 12. 

II. S. Porzione di un amfionte quasi maturo, dilacerato, disseccato e quindi colo- 

rito col metodo di Romanowsky. 

12. S. Sporozoiti contenuti nelle ghiandole salivari. Metodo di Romanowsky. 

13. S. Sezione della capsula di un amfionte contenente ancora masse residuali (12 g.). 

14 a-e. T. Alcune sezioni di uno stesso parassita. Ob. 8; Oc. 4; Koristka; tubo 

accorciato. (9 g.). 

15 a-J. S. Serie di sezioni di uno stesso parassita. Ob. 8; Oc. 4; Koristka; tubo 

accorciato. (9 g.) 

16 a-e. S. Alcune sezioni di uno stesso parassita. Ob. 8; Oc. 4; Koristka; tubo 

accorciato. (9 g.). 
17. 1'.? Capsula contenente ancora una grande massa residuale col pigmento, e corpi 

giallo-bruni. 
18-24. S. Sezioni di ghiandole salivari contenenti sporozoiti. 

e. ad. = corpo adiposo. 

cu. e cut. = cuticola tappezzante il lume del tubulo. 

lac art. = lacuna artificiale, cioè dipendente dalla preparazione. 

sec. = secreto delle ghiandole salivari o ancora dentro le cellule o già 
libero nel lume del tubulo. 



— 288 — 

Sublimato alcoolico-acetico ; emallume. 

18. Parte di una sezione di un tubulo dorsale poco dopo la metà. 

19. Sezione di un tubulo intermedio nel tratto dilatato. 

20. Altra sezione di un tubulo intermedio nel tratto dilatato. 

21. Parte di un'altra sezione di un tubulo intermedio nel tratto dilatato. 

22. Parte di una sezione della metà prossimale di un tubulo ventrale. 

23. Parte di una sezione della metà distale di un tubulo ventrale. 

24. Sezione della parte distale del collo di un tubulo intermedio. 

25. S. Parte di una sezione subfrontale di un J«o;jAeZes. Ob. 6; Oc. 4; tubo accorciato. 

e. ad. = corpo adiposo. 

mu. = muscolo. 

sue. = stomaco succhiatore. 

t. d. = tubulo dorsale d' una glandola salivare. 

t. ini. = tubulo intermedio della stessa. 

t. V. = tubulo ventrale della stessa. 

Ir. = trachea. 

Gli sporozoiti sono scarsi. 

Sublimato alcoolico-acetico; emallume ed cosina. 

26. S. Da una sezione dell' intestino anteriore : sporozoiti nella parete. 

27 a, è e e. S. Sezioni della parte dilatata dello stomaco per mostrare la posizione 
dell' amfionte (^Jar.) Si distingue l' epitelio {ep. int.) e la tunica elastico- 
muscolare. 

e. ad. = corpo adiposo. 

f. m. = fibre muscolari. 



Tavola III. 



Tutte le figure por le quali non .sono date iadicazioni spociali, sono copiate a 
fresco dal microscopio Zeiss : tubo accorciato; Ob. Koristka '/is Seiniapoc; Oc. 4. 

1 a-L S. Vermicoli in via di formazione o già formati. Soluzione di cloruro di sodio 

e albume. (24 o.). 

2 a-c. S. Vermicoli. Soluzione di cloruro di sodio e albume. (o.5 o.). 



Gli arafìonti rappresentati nelle figure da 3 in poi 
stavano nella parete intestinale. 

3 a-d. S. Amfionti. Soluzione di cloruro di sodio e formalina. (48 o.). 

4 a-d. S. Amfionti. Formalina. Le due figure 4 b rappresentano differenti piani di 

imo stesso individuo (60 o.). 
5, 6. S. Amfionti. Soluzione di cloruro di sodio e formalina. (3-3 '/j g.). 
7 a-d. S. Amfionti. Soluzione di cloruro di sodio e formalina. (5 g.). 

a. porzione dell'amfionte. 

/;. un tratto del reticolo alla faccia interna della capsula. 

e. alcune creste alla faccia interna della capsula. 

d. punteggiatura della superficie esterna della capsula. 

8. S Porzione di un amfioute. Soluzione di cloruro di sodio. (.5 g.). 

9. ,S'. Porzione di un amfionte. Soluzione di cloruro di sodio e formalina. (5 g.). 

10. S. Porzione di un amfionte. Soluzione di cloruro di sodio e formalina. (5 g.). 

11. .S'. Porzione di un amfionte. Formalina. (5 g.). 

12. T. probabilissimamente. Porzione di un amfionte ancora piuttosto lontano dalla 

maturanza. Soluzione di cloruro di sodio e albume: vapori di acido osmico. 
13 a, b. T. probabilissimamente. Sezioni ottiche di un amfionte quasi maturo. Solu- 
zione di cloruro di sodio e albume: vapori di acido osmico. 

a. strato superficiale. 

b. strato medio. 

14. T. probabilissimamente. Amfionte maturo. Soluzione di cloruro di sodio e albume: 

vapori di acido osmico. 

15. S. Capsula apertasi, dalla quale fuoriescono gli sporozoiti. Soluzione di cloruro 

di sodio e albume: vapori di acido osmico. (10 g.). 

16. .S'. Capsula, nella quale sono restati soltanto pochi sporozoiti. Formalina. (11^.). 

37 



— 290 — 

17, 18. S. Capsule nelle quali souo restate masse residuali (una sola nella tìg. 18). 
Formalina. (11 g.). 

19. T. Sporozoiti diventati liberi dilacerando una ghiandola salivare. Formalina 

01). Semiapoc. l/^; Oc. 2; Koristka; tubo accorciato. 

20. S. Capsula contenente i corpi bruni. Formalina; glicerina. (11 g.). 

21. S. Una parte dei corpi bruni di una capsula. Formalina; glicerina. 

22. 23. T. Alcuni corpi bruni trovati liberi nel lacunoma. Formalina; glicerina. 

(13 g.). 

24, 25. Parassita innominato che si riscontra nel lacunoma ie\Y Anopheles. 

24 a-c. Porzioni di un parassita aderente alla parete intestinale. Ob. 

apoc. 2/1.4; Oc. comp. 4; Koristka; tubo accorciato. 
a e e: sublimato e sale; poi emallume (tralasciato il colore). 
b' e è" : a fresco, in formalina. 
cp. ini. = epitelio dell' intestino medio. 

25. Massa plasmica libera da cui sono usciti parecchi sporozoiti; altri sono 
ancora dentro. Soluzione di cloruro di sodio. Ob. semiapoc. l/,5 ; Oc. 2 ; 
Koristka ; tubo accorciato. 

26, 27. Parassita innominato delle uova. Ob. apoc. 2/i.,; Oc. comp. 4; tubo accorciato. 

28. 71?. Porzione di una capsula contenente i corpi giallo-bruni. Soluzione di cloruro 
di sodio e formalina. 

29-32. S. Amfionti trattati col sublimato e poscia passati in glicerina. Quello rap- 
presentato dalla fig. 31 mostra un'enorme massa residuale con tanti vacuoli, 
circondata da scarsissimi sporozoiti. Quello rappresentato dalla fig. 32 mostra 
gli sporozoiti come se fossero tutti allo stesso livello, mentre invece per 
vederli come sono figurati, occorre muovere la vite micrometrica. 

33-37. T. Amfionti in soluzione di cloruro di sodio e formalina. 
33. (50 0.). 
34 e 35. (3 g.). 
36 e 37. (4 </.). 

38. S. Amflonte {pa?'.) tra le cellule dell'epitelio dell' intestino medio. 

39. Sezione semischematica dell' intestino per mostrare i rapporti dell'amfionte con 

la tunica elastico-muscolare. Dell'amfionte (par.) non è stata rappresentata 

che una parte del contorno. 

ep. ini. = epitelio dell' intestino medio. 

/". m. = fibra muscolare. 

lac. ari. = lacuna artificiale tra l' epitelio dell' intestino medio da un 

lato, la capsula e la tunica elastico-muscolare dall' altro. 

40. .S*. Sezione trasversale dell' intestino medio presentante gli amfionti in differenti 

stadi di sviluppo. Ob. 4; Oc. comp. 4; Koristka; tubo accorciato. 

41. S. Superficie esterna dell'intestino medio (piccolo ingrandimento). 

par. = amfionte. 
Ir. = trachea. 



— 291 — 



Tavola IV. 



1, 2. Amfionti quasi matun ili Hacmamùehar elicla {Proleommu elfi passero). For- 
maliua 10 "/o e acido osmico. Koritska: tubo accorciato; Oc. comp. 4; 
Ob. apoc. -/i.4. Vale l' osservazione fatta per IH. 32. 

o. Uova di A. bifarcatm. (L'uovo è lungo ^U di mm. circa). 

4. Uova di A. claviger. (L'uovo è lungo presso a poco come quello di .1. bifarcatus). 

5. Uovo di A. claviger deposto da poche ore. Ob. 4 ; Oc. 3 ; Koristka (tubo accor- 

ciato). 

6. Larva di A. claviger veduta dalla faccia dorsale. Ob. 2; Oc. 2; Pratzmosky (tubo 

accorciato). 

veni. = ventaglio. 

^a'p. an. == papille anali. 

sei. an. = setole anali 

7. Estremità posteriore di una larva di A. claviger veduta dalla faccia dorsale, a 

piii forte ingrandimento che nella figura precedente. 
st. = stigma. 
pel. = pettine. 
7 b. Pettine fortemente ingrandito (v. tìg. 7). 

8. Ninfa di A. claviger. 

9. Spaccato longitudinale schematico di Anojjheles per mostrare la posizione del- 

l' intestino. 
es. = esofago. 

gì. sai. = glandola salivare. 
sue. acc. = stomaco succhiatore accessorio (laterale). 
sue. princ. = stomaco succhiatore principale (ventrale). 
col. st. = collo dello stomaco. 
p. dil. st. = parte dilatata dello stomaco. 
t. mal. = tubi malpighiani. 
il. = ileo. 
col. = colon. 
ret. = retto. 
::am. = zampe. 
lU. Parte anteriore dell'intestino veduta dal lato ventrale (stomaco succhiatore prin- 
cipale spostato). 
far. = faringe. 
es. = esofago. 



— 292 — 

sue. acc. = stomaco succhiatore accessorio. 
sue. prillo. = stomaco succhiatore principale. 
cedi. = cechi dello stomaco. 
col. st. = collo dello stomaco. 

11. Apparato boccale di A. claviger. 

Ob. a'; Oc. 1; Zeiss; tubo accorciato. 

ipof. == ipofariuge. 

/, inf. = labbro inferiore. 

l. sup. = labbro superiore. 

mand. = mandibola. 

mas. = mascella. 

pai. = palpo (sono state tralasciate le squamme). 

12. Sezione trasversa dell'apparato boccale di A. elaviger (semplici contorni). 

ipof. = ipofaringe (la linea retta è per errore litogratìco restata interrotta, 
perciò il canaletto dell' ipofaringe appare erroneamente aperto come una 
doccia). 

/. inf. = labbro inferiore. 

/. sup. = labbro superiore. 

mand. = mandibola. 

mas. = mascella. 

pai. = palpo. 

13. Sezione subfrontale del capo (semplici contorni). 

far. = faringe. 

oc. = occhio composto. 

i. esc. = dotti escretori secondari (pari) delle ghiandole salivari. 

tr. = trachea. 

14. Una ghiandola salivare (in un Anofele ve ne sono due). Ob. D; Oc. 3; Zeiss. 

Cloruro di sodio e formalina. Da un individuo digiuno da vari giorni. 
d. escr. = dotto escretore secondario (pari). 
/. ini. = tubulo intermedio. 

14 a. Pseudosporozoiti. Ob. I/15; Oc. 4 comp. ; Koristka; tubo alzato di un cm. 
Soluzione di cloruro di sodio e formalina. (Si trovano in altri casi pseudo- 
sporozoiti nettamente a forma di bastoncello, che sembrano agglutinati tra 
loro ; essi non vennero qui figurati). 

15-18. Setole angolari {s. ang.) e mediali (5. med.) delle varie larve di Anopheles. 
La setola angolare è rappresentata da un lato solo. Ob. 5 ; Oc. 3 ; Koristka ; 
tubo accorciato. 

15. A. claviger. 

16. A. pseudopiclus. 

17. A. superpicius. 

18. A. bifurcatus. 

19. Larva di Culex (per mostrare le differenze con quella di ^«ojo/ie/és ; vedi sopra- 
tutto il tubetto respiratorio). 



— 293 — 

20. Ala di A. bifureatiis. La lineetta accanto all'ala in questa e nelle figure se- 

guenti indica la lunghezza reale dell' ala. 

21. Ala di A. claviger. 

22. Palpi, antenne e proboscide di A. clavige?' femmina (artificialmente spostate le parti). 

23. Palpi, antenna e proboscide di A. claviger maschio (artificialmente spostate al- 

quanto le parti). 

24. Ala di A. pseudopicius. 

25. Palpi, antenne e proboscide di A. pseudopicius femmina (artificialmente spostate 

le parti). 
2G. Ala di A. superpictiis 

27. Palpi, antenne e proboscide di A. superpictus maschio (artificialmente spostate 

alquanto le parti). 

28. Ala di C. mimeticus. 

29-33. Palpi, antenne e proboscide di Culex (un po' spostate le parti). 
29 e 33 femmine. 
30, 31 e 32 maschi. 

29 = C. mimeticus. 

30 = C. pipiens. 

31 = C. nemorosus. 

32 = C. spathipalpis. 

33 = C. albopunctatus. 

34. Anopheles claviger ingrandito. 



u •-' »_> 



Tavola V. 



Parie sinistra (fig. 1-6 : '"/i)- 

1. Anopheles clavifjer (femmina). 

2. Ala di A. bifurcaliis. 

3. » ■'A. pseudopictus. 

4. " 'A. superpictus. 

5. » » Anopheles delle coste del Niger. 
r>. " - Culex rnimeticiis (Noè). 

7-17 dal Culex pipiens (Ammonti dell' Haemamoeba, o Pro teosoma 
del passero). 

7-11. Ob. apoc- 2 mm/1.4; Oc. comp. 12. Microscopio Koristka, tubo accorciato. 

12-17. idem; ma Oc. comp. 8. 

7-15. Sezioni di stadi successivi. I Culex erano stati conservati in loto col subli- 
mato alcoolico-acetico (3'/2-6^/4 g.). 

La figura 7 presenta un vacuolo ; la figura 8 ne presenta due ; la 
figura 9 tre; le figure 10-11 mostrano il pigmento in un vacuolo; nelle 
figure lo e 15 i granuli che si vedono in mezzo alla massa residuale con- 
stano di cromatina. 

Iti. Piccolo amfionte maturo con una sola massa residuale, nella quale si vede il 
pigmento. 

17. Amfionte maturo nel quale si vedono, oltre a moltissimi sporozoiti, alcuni corpi 

bruni. 1 corpi bruni nel Culex sono molto più comuni che vìq\Y Aiiopìieles. 

18. Da un preparato a fresco delle ghiandole salivari di Anopheles in formalina e 

cloruro di sodio. In una cellula si vedono gli pseudosporozoiti. 

19. Varie forme che assumono gli sporozoiti amfigonici dell' ffaemarnoeba a fresco 

nella soluzione di cloruro di sodio e albume. Certuni hanno una estremità 
assottigliata, piecisamente quella anteriore. 

Parte destra (Schema). 
Rappresentazione schematica del ciclo evolutivo dei parassiti malarici, 

Cii'i che non è accertato vien tenuto distinto da ciò che è accertato, per mezzo 
di punti interrogativi. 

Le due sorta di generazioni ben note, amfigonica (nel corpo dell' Anofele) e 
monogonica {nel corpo dell' Uomo durante il periodo delle febbri), sono state ridda- 



— 296 — 

mate nello schema stesso, e in proposito non occorrono quasi spiegazioni ; come ognuno 
può rilevare la generazione amfigonica (sessuale) è rappresentata dalle fig. 7-17 
(amfionti nei loro vari stadi), e quella monogenica (neutrale = per sporulazione), 
dalle tìg. 3, 4, 5a"-5a^'' (mononti nei loro vari stadi). 

L' anteridio (semiluna trasformabile in corpo flagellato ecc.) e la formazione delle 
microspore (microgameti = flagelli) sono rappresentati dalle fig. 5b'-5b'"; la ma- 
crospora (macrogamete = semiluna non trasformabile in corpo flagellato ecc.), dalle 
fig. 5c' e 5c". Gli stadi 5b' e 5c' si trovano nell'Uomo, gli altri (5b", 5b'" e 5c") 
neir Anofele. 

La fig. 6 rappresenta la fecondazione (che avviene nel corpo dell' Anofele) ; ad 
essa segue l' amtìgonia, rappresentata dalla fig. 7 e successive. 

Non essendo determinato con sicurezza il modo di sviluppo della macrospora e 
dell' anteridio, viene indicata la loro origine probabile da un mononte di media 
grandezza con un punto interrogativo. 

La fig. 2? rappresenta la prima generazione degli sporozoiti amfigonici nel corpo 
dell' Uomo (periodo d' incubazione). Questo stadio non è stato ancora osservato, ma 
certamente deve verificarsi, probabilmente come io 1' ho indicato. 

Le tìg. 5'? e 5"? rappresentano la supposta generazione partenogenetica [reci- 
dive a lunghi intervalli), la quale si verificherebbe sì per le macrospore come per 
gli anteridi. 

La generazione partenogenetica per divisioni successive (sporogonia politomica?) 
dovrebbe condurre a figure simili alla fig. 5a^'. 






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Piano genbralb 

della zona malarica protetta e non protetta da BattipagUa a Capaccio 

(Linea Battipaglia-Reggio) 



SCALA 1 : 50000 




La tinta, 
La tinta 
1 numeri 



LEOOENIDA. 

vermiglione indica, la zona protetta nella quale sono compresi i soli fabbricati appartenenti alla ferrovia, 
verde indica la zona non protetta nella quale sono tanto i fabbricati della ferrovia che quelli appartenenti ai privati, 
in parentesi indicano le altezze in metri sul livello della ferrovia. 



MILANO. ITA! O CIVILI 



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Tav.VII 




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piccolo padiglione a reticolato 
per qualche finestra 



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Tav.VII 



Fabbricato Viaggiatori di Albanella 



Prospetto verso la ferrovia 






ALBANELLA 



Fianco verso Reggio 




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Tipo di cuffia a retina 
per bocche di camini 

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Pezzo di retina al naturale 



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Tipo di padiglione a reticolato per balcone 



Prospetto 



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Tipo di piccolo padiglione a reticolato 
per qualche finestra 



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Al padiglione A esiste l'ingresso -A quello B non 



'esiste dovendo servire semplicemente per il Capo Stazione. 



Prospetto 




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Tav. Vili 



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) esterno delle porte d'ingresso 



Casa Cantoniera doppia 



Tav. Vili 



Prospetto verso la ferrovia 



Casa Cantoniera semplice 




Fianco 




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Prospetto verso la ferrovia 



Fianco 



Scala 1 : lOO 



NB. Mie porte d'ingresso A e B si potrebbero costruire apeHurepiù piccole con larghezza di O.-eo. 
Sotto il padigUone esiste un buco per lo scolo delle acque che si chiude con mattone mobile. 

CHIUSURE AUTOMATICHE PER LE PORTE CON INTELAIATURA 

A RF^TTooT AT^.^ Prospetto interno di una finestra 

A RETICOLATO con gli antescuri all'esterno 

Molla a spirale 




Prospetto esterno delle porte d'ingresso 



Saliscendi 



Prospetto 



Fianco 







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Scala 1/2 al vero 




Scala 1 : 20 



ferro per aprire 
gli antescurl 



Nottolino 



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Sezione X 



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C F'arto girevole 
J) Pane flessa. 



aaO. Mtichl dON o possiEi II ferro f> che t»pie «li 
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CCC Chiodi di nppuKRlo al nottolino 
dd Hwchl dove passano le cordicelle ohe chiii- 
(loi-io «li antescurl I buchi si otturano con 
oavlcohl In legno 



X :10 



^ Legno di alouresza per porce coti Intelaiatura 
a rotlcolato. 



qRA Grassi, Battista, 1854-1925. 
644 Studi di uno zoologo sul- 

M2G7 la malaria. 
Ent.