(navigation image)
Home American Libraries | Canadian Libraries | Universal Library | Community Texts | Project Gutenberg | Children's Library | Biodiversity Heritage Library | Additional Collections
Search: Advanced Search
Anonymous User (login or join us)
Upload
See other formats

Full text of "Studi italiani di filologia classica"

Google 



This Js a digitai copy of a book thal was preserved for generalions on library shelves before il was carefully scanned by GoogJe as pari of a project 
lo make Ihe woild's books discoverable online. 

[l has sui'vived long enoiigh Ibr Ihe copyright lo expire and Ihe book lo enier Ihe public domain. A public domain book isone Ihal was never siibjecT 
lo copyright orwhose legai copyright lenn has expired. Whelhera book is in the public domain may vary country lo country. Public domain books 
are our galeways lo the pasl, represenling a weallh oFhislory. culture and knowledge Ihal's often diFficult to discover. 

Mai'ks, notations and olher marginalia present in Ihe originai volume will appear in this file - a reminder oF this book's long joumey from the 
publisher to a Iibrai7 and finally lo you. 

Usage gtiidelmes 

Google is proud lo |iarlner with libraiies lo digitize public domain materials and make them widely accessible. Public domain books belong to the 
public and we are merely their custodians. Nevertheless. this work is expensive. so in order to keep providing this resource. we have laken steps to 
prevenl abuse by commercial parlies, Lncluding placitig lechnical resliictions on autonialed querying. 
We also ask (hai you: 

+ Make non-commenìa! iise nf the fites We designed Google Book Search for use by individuais, and we requesl thal you use these files for 
personal, non-commerc ial purposes. 

+ Refraìnfi'om auTornated qtte/ying Do not send automaied queries of any sor! lo Googlc's system: If you are conduci ing research on machine 
Iranslalion, oplical characTer recognilion or olher areas where access lo a large araount of text is helpfuL please coniaci us. We encourage the 
use of public domain maieriais for Ihese pur|X}ses and may be able to help. 

+ Maìnraìn atliiburion The Google "walermark" you see on each file is essenlial for informing people aboul this project and helping Ihem find 
additional materials ihrough Google Book Search. Please do noi remove il. 

+ Keep jT legai Whalever your use, remember thal you are responsiblc for ensuring thal what you are doing ts legai. Do noi assume thal just 
because we believe a book is in the public domain for users in the Uniied States, Ihal the work is also in the public domain for users in olher 
counlries. Whelher a book is stili in copyrighl varies fivim country lo counlr\'. and we can*l offer guidance on wheiher any specific use of 
any specific book is allowed. Please do noi assume Ihal a book's appearance in Google Book Search means il can be used in any mamier 
anywhcre in the World- Copyright infringemenl liability can be quìle severe. 

Aboul Google Book Search 

Google*K mission is lo organize the world's information and lo make il universally accessible and useful. Google Book Search heips readers 
discover ihe world's books while helping authors and publishers reach new audtences. You can search Ihrough the full lext of ihis book on the web 



at http : / /books ■ google , com/ 



Google 



InformazionL sii questo libro 



Si Iralindf [Ln copili di^Jliilf di un libro che per generazioni è stato conservala negli scaffali di una biblioteca prima di essere digitalizzato da Google 
neiranibito del progetto volto a rendere disponibili online i libri di tutto il mondo. 

Ha sopravvissuto abbastanza per non essere più protetto dai diritti di copyright e diventare di pubblico dominio. Un libro di pubblico dominio è 
un libro che non è mai staio protetto dal co|ìyright o i cui lermini legali di copyright sono scaduti. La classificiizione di un libro come di pubblico 
dominio può variare da paese a paese. 1 libri di pubblico dominio sono l'anello di congiunzione con il passato, rappresentano un patrimonio storico, 
culturale e di conoscenza spesso difficile da scoprire. 

Commenti, note e altre annotazioni a margine presenti nel volume originale compariranno in questo file, come testimonianza del lungo viaggio 
percorso dal libro, dall' editore originale alla biblioteca, per giungere fino a te. 

Linee guide per ruEilizzo 

Google è orgoglioso di essere il partner delle biblioteche per digitalizzare i materiali di pubblico dominio e renderli universahnente disponibili, 
I libri di pubblico dominio appaitengono al pubblico e noi ne siamo solamente i custodi. Tuttavia questo lavoro è oneroso, pertanto, per poter 
continuare ad olfrire queslo servizio abbiamo preso alcune iniziative per impedire Tutilizzo illecito da parie di soggetti commerciali, compresa 
rimposizione di restrizioni sulFinvio di query automatizzale. 

Inoltre ti chiediamo di: 

+ Non fare un uso commerciale dì questi file Abbiamo concepito Google Ricerca Libri per Fuso da parte dei singoli nienti privali e ti chiediamo 
di utilizzare qnesti file per uso personale e non a fini commerciali. 

+ Non invilirti query auìi una fi zzatsi Non inviare a Google query automatizzate di alcun tipo. Se stai effettuando delle ricerche nel campo della 
Iradnzione automalica, del riconoscimento ottico dei caiatleri (OCR) o in altri campi dove necessiti di utilizzare grandi quantità di testo, li 
inviliamo a contattarci, bicoraggiamo l'uso dei materiali di pubblico dominio |)er questi scopi e potremmo esserli di aiuto. 

+ Conserva la filigrana La "filigrana" (watermark) di Google che compare in ciascun file è essenziale per informare gli utenti su questo progetto 
e aiutai'li a trovare materiali aggiuntivi tramite Google Ricerca Libri. Non rimuoverla. 

+ Fanne un uso legale Indipendentemente dalfutilizzo che ne farai, ricordati che è tua responsabilità accertali di fame un uso legale. Non 
dare per sconlato che, poiché un libro è di pubblico dominio per gli utenli degli Stali Unili, sia di pubblico dominio anche per gli utenti di 
altri paesi. 1 criteri che stabiliscono se un libro è protetto da copyright variano da Paese a Paese e non |x>ssiamo offrire indicazioni se un 
delemiinalo uso del libro è consentito. Non dare per sconlato che poiché un libra compaie in Google Ricerca Libri ciò significhi che può 
essere utilizzato in qualsiasi modo e in qualsiasi Paese del mondo. Le sanzioni per le violazioni del copyright possono essere molto severe. 

Informazioni su Google Ricerca Libri 

La missione di Google è organizzare le informazioni a livello mondiale e renderle universalmente accessibili e fruibili. Google Ricerca Libri aiuta 
i lettori a scoprire i libri di lutto il mondo e consente ad autori ed editori di raggiungere un pubblico piii ampio. Puoi effelturu'e una ricerca sul Web 



neir intero lesto di queslo libro da |htt"p : / /books , qooq"le , com 



HitMCCIU 




\ 



STUDI ITALIAOT ^ 



w 



FILOLOGIA CLASSICA 



VOLUME SETTIMO, 




FffiENZE 
BERNARDO 3EEBER 

LIBRÀIO- EDITO BB 
aOf TU TorsibbaonJ, 90 

1899 






* ^» 



FìreniEe-Boma — Tip^ PratelU BeacEni, 1S99. 






IITDIOE DEL VOLUME 



Salbako (Aognato) — Codici greci aella biblioteca di Pia- 
cenza . , , p- 501 

Cessi (Camillo) -^ Stadi callimaohci 801-113 

CoSATTiNi (Achille) — L'epitafìo di Lisia e la su» aateU' 

tioità 1-3S 

— Notfl latina 199-21© 

Costanze (Vincanao) — De oratiooe ite^i noXtTEÌas quae Ho- 

rodis Attici nocaiae circumfertur - .*,..,,, 137-159 
Ds Stefani (Bdoardo Luigi) — Saholia codiala Laureatiani 

LXXXVl, T in Àeliaai Hiat. Aaimal AH 

Festa (NiccoU) — Noterelle alle epiatole di Teodoro Loscaria. 201 

Hbibebi> (QioTanni Ludorico) — Oorrigeaduio (De cod. Mu- 

tinena. gr. 16G) IGO 

Lattcs (Elia) — I fascicoli sesto, aettlmo e ottavo del nuovo 

Corpus Inscriptioaum etraacaram 466-503 

LuTSO (Fraocesco Paolo) — Studi su repiatolarìo e le tradu- 

KÌouì di Lapo da Castiglionchio juniora ..,.., 205-299 
Mancini (Augusto) — Osservazioni critiche sul Ciclope dì 

Euripide 441-154 

Muccio (Glorg:to) — Osaervaziooi su Sallustio filosofo, . , 45-73 
CLTTiKftì (Alessaadro) — SulV^ioce di Sofocle. Sul xv^iaitj- 

T^QEs omerici ................ 181-192 

^ Tavolette plumbee di dejixionea 193-1^3 

PAid (Ettore) — A proposito della legiatazione di Diocte si- 

racuaaao .................. 75-^98 

EoMAGWOLi (Ettore) -^ Appunti sulla gnomica bacchilidea . 161-174 

^ sXs fàia Sy 175-180 

Sa BB AD INI (Remigio) — Una biografia medievalo di Vergilio. 57-13 
— ' Notizie storico'critiche di alcuni codici latini 99-136 

— Giunte alle ' Notizie storico-critiche di alcuni codici la- 

tini ' 440 

TouHASiNi (Vincenzo) — Imitazioni e remiuisceuze omeriche 

in Baochilide 415-439 

Vitelli (Girolamo) — Eurip. Hi^pùl. 271. Herc, 1211. Cyd. 316. il. JL 3tt 



L EPlTAJj'IO DI USU 

LA SUA AUTENTICITÀ 



Molti furono gli UlDAlTatorì « crìtici aatìdù di Liua; 
ma t\Tiaaì tutte le ioro opere, che wrebboro per noi pre- 
KEoBÌa«tlme, non eei^toDO più. Specieliaent^ rilevuDte A per 

i) Ludavie** iAiMkcr, D« TÌt« ot ««rìfpti« LjsÌm or&torì»- Bo- 
rotìaì, typù «1 impeliti» O- K«ìm«TÌ 1857 («g. 1?>M. 

ffMfav«# CetMTA Dì^puUliijsU Jo Lysi^e opÌt«fhi.i Mieterò cefi ul 
AlUram. OnUingMi apTi'l VAriil»ri)iOf<.)i «l Rii[ir»;ht iJHHd, 

Voi-lAg 4«r L K Md£iilar'«obaB Biu-haiulLttng, Iffìd.. 

/a £« Aeov. U«bar LyiiM CpiUphio* (Jahibùohor 16G0 p. aO&«aO^ 
Iti risposte iJl»rDoon<ìoa«flh*^cllo«critto mitofiHlvEttfl foca il Stoppe 
nello Oauù«.(cet«l>rt.NMJmobt. 1391 |k 601 ■«. [^JiNy«u. ^krifltn 
p. 3^^fl$^ 

ff. S<Mi* Ad Eptt«pliìuBi, qaì I-raUo vulj^o «Ivonbttnr nou* 

vviu, fi«i Pbtlol^giu Toi. XXV (imri. 

/Un». Die ftltnohe Ber«^MQJr«tt toL J. LÌp»i>. T«cibn«T 18T1 
p. 4^BU. 

■/■/et ^BnirdL ftiir r^utheaticitA de l'enuion fuuèbre nttnbu^u 
A Lynik. Bérne d'AirhilMiIjgio VòL XXll 377UMr; XXUI 4-U [ltl7L>). 

Jiarfinuj ^Trt/mi»!!. Db Pdoadolydi&o cpitAphìi cihliaboB, Ljpiiiio, 
typù B. (à. T^nbuMTt 1891^ 

AfoHi'qHj Hnlnatm. rnjiidoljaiitc omlìo fanebrù. LypaUot ìu 
Mdtbu* B. U. T«iitatri ll#l r>:Ji>iM« crtti4ft). 

i/. Dki»^ UoUf Jm ^rtUe Bmdi dei Arittoiftllaclivii HlfrttTik- 
(Abh&adLun^D d»r Kcnigl- prvnu. Akftd*iiiia d«r WuAvuacbAtUu un 
BerlÌD vom JiJira 19BC)- *^ DcrUa, Boiiocr; Ìb DppoM4j<e 17. ir. TTA»- 
i«0t0pl4.j|0fjendbrjr, t>« GorB^ii« flpruphio frb AriAtoula disto ^ 85-37). 

Jl J. iffneUi Ljr»kM opiupUivs, cdJtod wUb ìaU^octtoa >iid B«1«d. 
OxfoH. CloieDiioe PraM, 1881. 

Stfvrfi ittk'- 4i #lftJ, <£u> VII, I 



3 A. C0ft*1TIWI 

noi U pordiU di bctìuì cho IrattAv^Do ox-profefl*o deiran- 
t«Dtìcìtà dvUo onueionì lìaìftoe: ano di Dionigi àj Alìcu^ 

éial¥ n^toO it<j/tf[ /l'if^rm cfr. illd> e. 12), un altro dì Zenono 
CitioDae (ynéfivtiiàu tk /ivaiuv] ed no l«r^ dì E*«olo O^ar- 
nùno, del qu%U F<m;ìo gerire : UaO^at; l /jt M^tJitn noJl<l<^ 
ju£ juiiU»^ (w^vtffoi' Xéjttv^) tii id^utv dirr^^^r^'Kjic^i'nf nvjU^c 

ftévutv fu ?t5r *H-iò Jia^a-l^r ji tao vf all' ' cEjr«f^ yàp ànujuft- 

Fcuti ADtiolko por U critiua dì Lma non rìmftu^oiiO 
(quindi «» uon 1& ^^x^fiuiv j^^ct^ dì Dionigi dWlicttrnaMSO, 
U ^»£ixd» i<Oi ifaxa ^ryfif^wv dì VdoHo Àrpocrasìono, e poi 
le Vit« doi X oratori dtlla PaoDdoplntarco, Smd&, Fotio 
e tutti gli nitri aorittori di rottorìc^i, t^Le, più o mei^o di- 
r^tUiDODtc, attillano ad autori di ot4 ontoood^ati^ 

Koir AUticliilÀ UMeuua voco s'alza a oontendcro a LUia 
TepitaGo, od i dubbi stilla rnm genoìfiìlÀ sono tutti rowntL 
Filologi di baou gOBto, CQiDa il Mureio (Tariad leotionos 
XVII, 11), lo hanno giudicato ' pulchemmam et oruatis- 
HiEoam orationcoi Lysiao '; critici acuti ed esperti conosci- 
lori doUa lingua e lotteratura attica, oomo io Spongol, il 
KrftgOTi il WoritermanUr lo Stallbatim, E. Fr. Hormiuin lo 
hannc» creduto opora di Lìeia, atLcbo dopo ì primi nttacabi 
aLV »ut«ntii;ÌtÀ. ti pnnto a porla in dubbio fu il E^I^ke, 
clie, nella su» edizione degU oratovi attici (.l^l)i ^rìvo 
doU*apitafio (p. 64): ^ ba«o ^ly^c/^A^a aobclae l^ccraticao 
pyxidot rodolouN «jum ab in^nio L^ì^ìm) roliquU in tiua 
iooDunionti« d^monatiato quam pltirimum abhorroat^dndum 
«Gt <^uod suvpican coopi baiic fuiiobrE^m orationeiu non oÌum 
sod nlìu» Dcm^K» cuìtta eeiMi ut parum inovoav a constanti 
antÌquita(ÌEi tcnliinc^uto oam Ljralao nostro litbuonti \ 

P^r lungo tampo tutti i ciitit^i ducc^aslvi non fecero 
obe ripetere gli axgoujenti, o piuttosto i giudÌJii, stibbìet- 
ttvi dttl Itciake, sonaa dare altio foudaujento cciuiieto 
alla propria crìtioa» Cosi il Valkenaer Cad llerod. VII 139; 



. 



Umvrèjno oi uaia. 



3 



OC 27); Fr. Aug. W<»lf (od Drrmoith. Lopiìn. p, 362, 19); 
lo SluitcT tlcct, Andoc p- 2tìl); il Dobro* (ùilv. p. rv); il 
Clinton (Cuti hell, |>H ^69ed.£rfiger); il Bdrnh^ixly (jEiiooh. 
Syut. p. 92, 126, dlO); U t^tapp^ (ad Lyc. p. 1G4); il Meyor 
(Pr^rftmm Hdlla 1837). 

11 pnmo che abbU oeroato di foocUre >opn uda serio 
di o^aerrasioDi crìtiche» il «tao giudiato anlla iio& antootì* 
citi dcIl*oruioo« fQ 1' I£^I«oher [1837). Dac anni dopo proao 
A diffiudere l'epitAfìo il Govem, oHnicìiìiiodo Ia ijne^ticito 
dal lato dello stilo. D^allora Ln poi ì luTori sì ac^uirono 
prò « ccotro, «, bisogoa diro 1» verità, «peno rip&tdudo 
coM gii dibattute e rimett^Ddo in dubbio ciò che ombrava 
ormai posto fr.ori diKonioDO. 

Io mi propongo qui di caamimtn» Dovamobio U ood- 
trovornia, approfittando dei principali scritti ffnlTArgf^ 
tcento, « di ccnttiderarla «otto tntti gli ojipeUi o nello atta 
atlinense colle altjti questioni obo ad eaaa ai riattAccano. 

L'orasioue fìinebro i'u per lungo iempc) atsaì iu «more 
neirantichitA ■), o i migliori a più forti oratori ei juova- 
roftK» in quMto gtuere. E assai voroàmilT^ cho iia nei tàiapi 
più remoti la lod« deir estinto lacosso pano doi riti iuoe- 
Ini *,^ ooono sì puòrileTArodol ricordo più antico che dioan 
abbiamo natia lo^tonttira "). In Omero, dopo oho i .tf^rarr 
fta^jpM hanno intonato a loro lamenti sol cadaTore di littore, 
le donne (forse ò da iutendersi quello del congiunti oolU 
famìglia di Priamo e le schiave) prorompono in gemiti 
(fi 72USB). Andromaca, Kcuba, t'alena piangono il mmìio, 
il figlio, il cognato da loro perduto, e i lameoti di ognuna 
di «aae sono segniti dai gemiti delle donno (i^ 725-81). 

i) Taylor, loolioAM Ly$im:^ (la B««ske or«it gnw^. TI 
p. 231 nagv 

Wiwt«iQULnBi, qu^utiaDB» E>«iiK4thiiQMaSb II Gap. Q p. SS4fL 

VÌJlotsua- Eataì 4ur ror&ÌKOa fitni^bro^ 

(lira/d. ÉcuiIm »ur l'^oi|u«iioc «lUqno. Patìb. H«cheUe. 

i) Hfrr^DUiTi- L^hr^HiGh àor grÌoohi*cbBa Prìvatallertbaiiier*; 
T4hin«cc lettì p. 370-371. 

1) Non h') potul^ vedare Hjtuvotto, I-M 3Q*u«Ìai«u« fVlùMhjle 
«L riiuliluti<'ii ^o> dù»oo«ta fuflóbfo & AthÌii«« iiut MqUuicv» llesrl 



fllmiì —p poi w o cb« i lamaatì fomtro cAstoii o cbfl I0 
dopa» troìÀiu^ ibrmiado qatsi mi coro, nJpottdMano «d 
««i; IDA i tfifitotivi dì rìdtu-li a fora» line» «qua Utili 
■rtvinn e fipotM pogsift M»pn oda bi» moottWM^tttot 
CMccU dAlIe pttiole 4Ì Ornato mm n p«6 rio^TM* «b« qn 
À ftbfai«ao dai cMitì *>, per qvafco «cm po«* «tvbnra w- 

OrtAOOOte U Uswoto polis total» del ondato coati nq ^ 
•napre a fkr p^rtc dei riti fiiaebn, ftd &vrÀ oo&t«oftlo 
■AohA le lodi dàiÌA £unjglta e fona d«lU p4tnA ddl Btot1« *V 
Pia Urdì il ^e^rvc diraoaa an gvaatt poatico pftrÌìeoUr« 
a oooe cultori tafligai di aaso aoao rìe^daiì HadafO a 
SÌBOiudap dal qaala ci nmaaa l'oda «piu&A par i morti 
alla TanaopftU, ch« profaabilaaafca fu il primo nodello di 
diacono fìnwlirft raro a propno ia Jbm* loliarmnaiaaattt 
aiftboraia. 

Oiaata la daiaocraaa al gorarao dallo stato, il df{v«£, 
di aua aatan aristocratioo, ai t taafer m a ti«l deoiocrattco 
/;u«<£^Mf, oba oelabra la ^ona a U oobiliA di tatto ÌI 
popolo. 

Ornato ricorda giaodii in onore dal morto <9 257; 
«SSvgg-}* ' Sic Naator n. XXIH 63i> 49 ^ Krir» nCkiitt ^ 
' la faaaro Am^Tjuool a filila aioa liLdoi faeton asaa oamt^ 



t) dr, a aMPBtnio Anm-Oaatw al fam^. P>r U gaiati » ! 
ralaiirk «lU fersA «tr«6c« tu Oman fcdui aall'Anbaog al 009- 
DMato ta a««a n a {91 a U l«Ctanaan tri ciUU- 

>) Sacoodp ÌQ 6q«U 1* Mona Mr«|«Ufio ^rrabbe a&* c^^^^^ 
•apaié||ti*atA ooa qsallA 4aU« tfsf*di& l&Catli amatU«ii<!a, C4a'«igil 
fa, ripot^t del luMflti <*aUfti in Ovtfo, «1 >Tr>btoo: ^i ■iilirftf 
#fq'rB» /firf/opc» i capi d*l oora» AsdroosacA, Eeaba, Ela&a, a aa «ara 
di Troiane, oana la Uo cUvi di paranoia che n dorafatto mrero aal 
dilinmW, d«J i|fiAla sì iTalB* )■ tf«g»tÌA {AriatoW* Pml <l IT). 

>) 8aUA diflbrosu tn t nU fiuicbri rovu«i e i ^noi ndM 
tpaeifttaiAftis Diomgi <r Alkwnaaao V IT a P<itibb TI 62, 11-61; «f^. 
T^tJwtr, LiiaJAlsoanaD raaebrìaai Btitnuiucitnt kiatorim vi r*li* 
^HATua «dltix Lip«iJ4^ T«abaar 1891. — t^i. b* fiiA«T« |ntUi«« Ro- 

■J Piodan eanaioa prolagomooi» at cò amaa Uriis ÌD«tmcl4 c4idit 
W. Cliriit Lipiiu io udìbu4 B. Q, Taubftarì IflK p. um. 



'ETArw i>t i.inL 



Hwodtv opp. 654 MI- m ìiìàìn fvo«bribu« * fìlii* Amphi* 
dusantis nortui Ch^loido ìnMittiLia tn]>o^ocD prjieinium 
byrnuj «0 ooa«ccuit]m T«fert, ceitatiUDft m iatiorc P^lifto 
(à^Àm é*HÌ UéJJ^) «t BUtsichoma c^cinìt et in i;i»tft CypoàU 
exsculpta PftUttnia4 V 17, vìdit) faDebree IcHoe in ko- 
Dorem ThoanLia regis mortai L^ram f&ctos Anctor V6t«ru 
carminia Argoimtfcici [v. Piod. 0. IV 21], in ho&orom Ar* 
cbciDorì pnorì a sorpo&te «xatioctì prope Nemc«m ibstìtuto* 
soctor Tbf^bAJdiii [v. Pìod. N. X SQ ci aoboL Piod. Nem. 
p. 424 9., Paus. n 1&, S] bUTarerunt. Alia do alìk Itidia 
fQf:ot>nbiia ai haroicia et huitorìois teioporìboa inatilutia 
rafemni Homeiua II. XXII 1G4. PausaiUBa V 17, 9 Uot<»- 
dotva VI OS- Tbncydidca V U. Isocr- 9, l. Vorgilina Aaa. 
V 64 w. nygina* fab- S73 \ 

Par (eoipi poateriori agli aroioi por& «i noga cba ni i4/oc 
/:rrii4f9iia( andanve apìtcì uti àyùt é\tnd^tù^. La questiona 
fn jtoUeTata da< Saup]»e (Die Kj^iiaphìen in dea Efj>SterB 
Zeit Aibent^ Naobr. d. Q5tt. Gan. d. W. 18G4 p, 199 igg.) •), 
cl>a TDola dutìngoera due botU di riti funebri. Prima dì 
Al^aaasdro Manlio ì ùmeiaH ai sarebbero fatti e-jltaiito 
quando oberane da aappoUire cìtiadini morti in guerra, e 
m questi non ci sarebbero state gaio fcmebri in onore degli 
eatintt; a partire dall' «iÌÀ tnncedonica invece i funerali sa- 
reblero stati celebrati fin Dualmente, tà ìu onaì ToraJEtono 
fuDebre era recitala, socondo un cerio formulario tradiaio* 
sale, dairarconle polamarco *)< In queata occasiona %Ì G^ 



>) BlitaAti-. ia IL SBDpfMA Aui^w, SchrilUo p STB-W. 
•) PUt* M«»MM ikO p. ^' Si m'im't 43 fif Wlif] i#<V ttXttt^^mrrac 
ttp^tm 9téfmùit ìmX$!9iì, f «a' fjnrfrv énMvr^if g.tX » M#(fiim4tro Ur^ 

«lop intnnr i^t rtft qnrHjnrau' if ioÌr fiaU/eMf hy&fit^»^ ^X*< — *^*' 

Cfr> Cb. Da l^linH 11 Sfl. ^ — Go«n>ii« (Ot«1ot 44, I5IJ aoceDu 
atUfta«Meao ^aaodo dice cbo PUtioe aoa bftoriUie )*i»to non «oU 
D«i dUle^hJt mft nsppur* in ^u*11a ' p>p4LlhrU Amiio, ^qa tnnt eat 
At^QÌ* UadAri ìa conUati» «ce, c^vi vbt ia pTholìii ìaUrfedi ; qn*» 
ale prosata oat, nt um fjnotATiniji — ilio dfa r«citArl oM«aw alt '. — 
Fara «La qui Cic «bbu Attinto a uqa ronlo poco aictmi, nò Tum 
•eo»naateaBmbr&|itobabnap boDcJid vj abbiano creduu> a loSuiUbnQm 



Ul)T»V3iio girtooTiì ** 8Ì LsUiaìvnno g«ro: i ng^ lì^^lla loro 
abilità cbo vi fUvaaa gli «f«bt ntoiurvi, tini i^uiili ni l& U 
rioonlo in Ì«crìBÌoDÌ, «ono tutti in rifìrrirn » qnflMtl solenni 
foniinUi pcbbìid (lell'ot^ ]}UKt^mftr)HluuÌatt. Gli tiT^am^iiiì 
cilie Iti nililiicuno a soatogiio di tiilti^ (^iitcrln afTbrmaxioui aOD 
?«oiio molto validi. TuciJìdtt (II M) acrive che, fiaito il 
primo ftDDO della guerra pe1o]KiBDeeÌAca (ip rijì a^rrp xttftAvi), 
gli At«nio9Ì «Hppollirono aolrmnntnotiln i mon.ì u^tTanuata, 
aocoodo la pntrÌA uhauka lErp »a>^^fp rrf/i^ JC^w/'^vf'Of ^ t'^' 
fort«t?i» quindi la uuliilt; d TD»3i[}Lìa orasìonif fuiiebro di Pd- 
ricìrtf HHn/a far iubuicÌoeid JÌ ugoni, che jioti surii* ricuiclali 
tibuiuieuo da Demosltue (i7*e* oi*cf, § 288). Alla fìu« dcl- 
r oraziano Pexiclea si tfovano nsftte le parole crr^^crvof, 
djdi', (Il^ìUt ìb seiLso motaforico, Ìl cbe, vuole i1 Baojipe, 
lo storico iiofì avreHie fntto quando raatmontu oi To^^ero 
«tati 4I1M gtiicclù & dpgli agoni uon prnmi o oouiun. L'ar* 
gootouto *ix sileuUo dì Tucìdido a di D^nioilutin, iiatim tulli 
f|iialli dì quanto geuor^r prova ìviheiì poco, n^ à ooiivalidato 
dairoao oiBlafixìtjo dallu parole olLaLtf, chu, tre hi leggono 
nel contato iu cui si trovano^ si vede potrebbero eaaero 
DKftLe anche nel caso obe ali* orazione Avesse segnito un 
RgoaC' Dato di>l revto cbn oi nin Rlnnlfl iin« interrii Eione nel- 
1*11140 dei gìnocbi, nulla ce* In pniva lììrAt Irniente, à cdrbo 
i^bo 7<i teiievAR» i%Miii primA i1nir«Ui mjmndanìca *y Lu al- 
lestii ta»3uitìv amento Dludurit Simdo, ebu acrtva: (XTSdJ: 

ir nr^tTiitr^ rtokdftt^ t$Xxrt^e6%^tùV turi tòv rt/d)i'fr taf /.iir«* 
^ov jén ft(f^tov irìttir^tsà itaì v6}tt^ i^rjxt A/j'uv ifjióutov 



il WotUrmaao- Oìh il L« B«aa {p. $Tl h» ooiato, ir* altro, chv il 
Ghiaokare * pgpuUiù ofatio ' {1 U^aaMOno non p«fo oentto, meabn 
pÌQtt4ito il lono dui ^ieoOTVo 4 Glotf>Qoo, o cloUr^aftHo» oomv «gli dio«> 
ForvQ Oic> ^ ai|uiv<jcatj cdu qi^ftlcbo altra ora£Ìoaff, puIcbA la pro- 
posta diJ La B«aii dL n(tiriT« ' i]iuia sic prabata «At ' ali'iuo tnuU- 
^iMiaU ^E 1ijtfi:w Liu ilìvoorm) f^aebre, la it*a«r&l<;, ouu £ aiumijMiblle. 
I) H«uicho a DlcU ip. 8 &. SJ amm^tt* Ik dìitmiitaiic dai Saupp*^ 
• ti Blu* (AUbchc BeTodiamlicrit HI 3. 540) dictì^^ra atbitraj-ìa la 
d«tanixÌoauaii« dtU'atà Eiaeedoaìea p«r riQMUarajiiDaa dai giadohi. 



I.' spii-APto tri tàUA. T 

Anche c«U*epÌtafio llsiftxto (cfr. §^3 6 90), dopo di fiYer 
«sposto le glono«6 gesta dei n^ój^fm ttèv ìv^dJt (». jft' r^ 
Kt^ftjEBtsr^) ntfj/rarr, piMftndo a ricordare quello dei toro 
djfooiwlontì, si cominci» da Mamtoii4; ida Tubo di tftlì fb- 
netali i>abblioJ r^I CeT»TnJco .lembro pii^ antico, pcicM 
Tacìdlde (Il ^hi «cHve che i morti & ^AfìitonJi non fbrono 
ìa MAO «epcUt. m& Wusl. in soguo speciale di ouoro, fai 
campo dorè crAoo caduti 0- 

Di fWt« o 9*re in occa«ÌoQe del discorso ftinebre iu 
Todv ilr>i cnduiì ^ paroh nel Menenano platonico (p, 249 &^, 
Qcll' Epitelio demoiftenico (p. 1400), o tioirCpit«fio Iìaìa&o 
(9 SR\ €lio, «onottando ropinìono del Bauppe, sì ftvrob'boro 
a dicbianre por ciò «it^A^o «miik' altro i^piirìi. A f|»e:tiì «crìtti, 
che sarebbero tutti f&l«iitfì e azioni posteriori, rcrrnbbft poi 
ora ftd A^giangersi la CostituElou^ d*Atene arL-doi^Hca- 
Amtotele infatti, enumorando lo incombente deirarcout» 
polemAVCOv «rive t'A^. noL 68; cfn framm. 380, 3B1 Rose): 

ttf !TAÌ/;tf jval 'A^ftoéùft x4rì 'A^ttrnYthf/Vi /riW7^iT/«fna Ttmtt 

Dinumì A L«KtÌ molli Alisei tAnto o^plioibo varabbo orroro 
di metodo Aaroglitfri» ììu% Ìpui<^«], che Fu forM Acoetbabt 
ben volealierl cou troppa fAcilitÀ per jvoter ntfgara TAti- 
tenticità degli scritti in cui ai fa meuKÌ01ie di giuochi 
fnof^bri; chi la vorrà impiignAro dovrìi Addurre argomenti 
ì&triiuMcl. 

Botto SI nomo di Limn nnrlATnno DolVantiobità 435 orn* 
xiouj, ma A gitKÌtKÌCJ di Dionigi ilVAlirnrnAMai a di nAuilio 
880 follante Armi» gr-nuiitn. Tjil rairoolta diti dlsacom liaiAni 
a noi pervenuta ne com]>itìudt9 M, ot»Ìa Al completi t frani- 
menti abbAtiianRa Innghi di altri 3. Quali criteri abbia se- 
guito chi li La dinpoati ueirordint» in coi presentemento 
ri trovano, non é molto p^mpìctio. 



') TI Oirard {d, c] auppóDo oho Trtso d^Uo à'^aóatat tatfni ai ria 
■UbnilA aiiirfr?4ÌUAiAnto <1l patriotlhmo pto4Mtd dilLn gnerro ^iv 
aìAAOp L« 8a^ll ir^QM inTec« c1i« ma poatariore allo rìfornie di CH- 
«les*, ilellv (|ii&h rlfUti« lo girilo d«moemtìco. 

S{ «omfrooti ftnsliQ PUt y«agi». j), 242B Domofitene [KX 9 UI) 
fARta fjueoto coAtumn t^mu ^ouliate di Atoi»- 



8 JL OMAtTtMI 

O. MtUler *) onddtto «corgui^ l'unione dì due dìvene 
r&ooolU: U prima &TT«bbo oomproao le era/ioni 1*11 e «a* 
rebbd essa ateaaa parte d*uiia coDe^ìone ordinata per ge- 
neri di procdflBo; la eeoonde (ora2. 12-31) sarebbe parte di 
una rACJCotta f^tta con diverti criteri, eoa quello dall'ini- 
portuua storica delle orascioc^j e con aUri più o mono slt- 
bUTiLT). Per un caso resterubb^ retto l'ordino tre le ora* 
tttoui prima e t^rea, dio tanno wnima e veni une «i ma. Coa 
pia Terotfimiglìatixa altri *), pUr ammottajidò obe il Da«o 
abbia avuto grao parte nella formtiBione ddlla raaoolta pre- 
sente, ricoao«3oao in ess& parecchi ffri^ppi oomprendenti 
orazioni di argoinento nfiìn^- Da priucipiOp le^oiandc da 
parte Torusiono aeco&da, ohe cortamente ò in un po«to non 
fluo, si hanno tre orazioni (1*, B"» 4*) prononcìatu in pre* 
coM por delitti di sut^gvie {àUoi ^foyixai]^ Anitre i^re orazioni 
(&*, 6*1 7*} (tono tenute iu proce«tsi per delitti religiosi {Ttt^l 
4Ìe#f94/arf); ae^e nu'^tra trilojifìa (onaieui 8" 9% 10" — l'il* 
ò un compendio della ll>) di diaccrei pronunciati in proceafli 
per parole ingiuriose {Sùbm Mucr^yt^iòvì^ ho due orazioni 
maggiori: 12* (contro Erator^tono] e ì'4* (contro Adorato), 
che per U loro gouorc eppartorrebbaro al primo gruppo, 
pare aieno poiite in«iemo, iit4icccite dalle altre, per il loro 
ìiLtorewe eterico. Una quinta trilogia comprende le ora- 
sioni 14*1 15*1 16% ohe trattano procedi militari; una sesta 
le oraì&ioui 17*, 18*, 19', ohe trattano prooesei fìecaìi. Mono 
eliiaro è il vìncolo che nniaod le rimanenti orasfiioni"); 




■) Storia della teltentiLn grùCA(iraduE. itoliana r«iTiai) toL II 

-) Folk. Di« It«d«n <Ua Lyiìu Ittemtxt. Braetae tiU$8. K7 f. 

BauTh Dio erhnUi»ii«a R^ilo» 'ìea T.jhj«4 flWr^aur Mtitl^rr. 1667 
& 44 £r 

•J Tutto il griipp(> Jt fìnvio&l 17*-'il* mmbra ai rtferleoi h pn>> 
emù per oo&llM.a di bvui modìaoui a«i»ei di «irtvjttu/af. Per Vi&* 
Iraloiata qiieeiioii« gii;riJu-A a cni àk ìaaga Voruv,, '^vnA^i U bèi 
larere del Tlialbeiur. Dm L>«iaii ÌW« fftr Polysttatoa fDrtalau 1976) 
p. Id «sg. Quauto AU'or^K. -Jl*, il BLabb (Att. Bond. I p 49ej ^ir*Q4e 
il tJtot<> dftto du uiAiJOKiiui: Kittflu/'Ltr Jvn/vtJfMì^iy, luflStre alici, cent 
lo SoTiOU (qiue<t. fiao. jnr» AtL p>. 11^ « il Thnihttm 0- ^-^ p i@>. «^^e- 
d9D9 Ubltarai anoho i^ui di di£Ì9aa in un laocwiBO por witvy^ii'^rì. 3ap* 



ÌM & U ^* 0O&O tAEintA iti proc^teiì per tiffayytXia^ m% 
ÌM 2S^ tratta un« i^nettEono dì proi^odara, dimostrando 
falso U oso di mcoDipetenJca (rfo^tj^u^i^} aollairato da an 
taJe PVtiiolQOne; U 25^ e la 26* «ono pronunciaci in prò- 
«*BEÌ per /ftjEj/ia<r/a, d la 30* t la 1^1* in tino prooAMi po- 
Htioi. 

Comunque» ri peiuL di tituuU dÌ*tritiwÌ0D« dolio oro* 
zionìf è ìunegablle che tui criterio di raggnippaiQGi:tt« 
»aooi>do l'affittita d«i prooossi trattati ai ^oorg^ chiam- 
ili onto. 

Doi ^ diecoTBÌ, 30 (onc giudiziari, uoo «olo> il M% 
dolibftitttivo, tro, il 3", il 32" a il dB*t di g^D^ro epidìttico. 
La orm2Ìcui oHa nolTe nostro adiziotU portnao i numorì 32, 
33| 34 «ono cooMrvate fram man tari amo ntn du Oionigi d'AU- 
oarvastfO odm« ^fup di atlla; pr^flaiudondo duoquo da owo^ 
]'itiitoa oramne epìdittioa (2*) cb^ è uel oorpo liHÌano eì 
trova ad ocoupar^ una posìsione ohe iotrAl^^Ja l'ordinAineiito 
dolla prima trilogia. 

La di;;tribnJtione cornano *) dolio odizioDi ò qadlla dai 
codici derivati dal principnlo cho oootiaue il corpo dallo 
oraaiont lìaiaoij. 

n Sanppe e il Baiter uolla prefajslouo alla loro edi- 
uODo degli oratori attici [Zunp£0 Ì83^ harjn:> rioo&0!»cjuto, 
Tipoteai era gii dell' Emp^rìti>^ oh« tutti i codiol di Liaia 
<lorivaBO da uno solo, i) quaU puro oÌ rimuDo, ed ò il Pa- 
latino X (di Hoidolbarg] dol »c. XIL Dì questo risnìtato 
a ctii ora giuato tratta noTomonto il Sanppu udì' ' Epistola 
critica ad Qod> Harmannum ' (184I)i a tatti gli editori 
«ho Tennero poi, Wattarmann (1^54), Cobet (184>3), Scb^iba 
(1862, 187t>, 1806), aensa obtiexiom ìo accettarono. Qualunque 
diaoaasioao critica aul teato di Li»ia derc dunque prendere 



poa« htcltrc il TlullMÌm (p^ 20), &ho il liLulu, «vid«uUmcuio iLragli&to, 

pet ifi^f •tfUv g^t^miv, cho fii^robbo caicie il titolo ««nploaiT^ dtUo 

■} Lo Stcfioo {1(76} e VAu^r (ITS^ coIIocb&v ooUe Loro odi- 
aiooS l'oruioD« 3* ìd lise, dopo tutt« U tXir», 



por punto di p^rtencB il oodìco PaIaUho ■> L*mdice di d»M 
(Lninpros io Hermoe X 360} è II Mguento: 

i^h*^' éTf}^ «o** /^atftc&^rov? tfórùi?^ àn^X^fiav a 

T9^ aù'WftO émténf'Mtv ff>rj jgo^(:'i.Vidv finvj9tfk ■ ^ - . - - - - < - • - ^ 
dixdi^a^iai'TOC^ 'Tepj riav ro^( ^^^i^rtoi^i: Ì.o^«|ic j'fflrf <t>'rc«i' > - - r 

4vri<i#^DtS' mVti'Toi « 

Tofi cf^»? ' 6èv<ic4u -, dTÉT 

èt^ixéét^v ' (rrti^ ri}; SwSfsuiffùti f 

Jt«V/OV * ft(d« ff//l<iv»-a d/TO'l'f^/rr , IJ 

(««e^no lo altro draiEÌoni lisiaDo) 
yo^yiùv ilévi}€ i/xAfitùV 2jj 

M oochco contiono duDqno 1} lo prim« dno orasioni 
lUiono; S) lo onuioni di Aloidjtniiiiito, Actiet4)no, U«mftdo; 
3) ìt ftltro hiiiano dallik torza aììe. trontiinomnift ; 4) l'elogio 
d'Etena di Gorfrìa. 

Apporìdoe cliiaroaaob6 dall'esaine del oodìco (Erdcuina 
p. 37- 38| che eaao ò derivato da duo fonti, dctiruxia dolio 
qti&li ramn&aonso ha trascritto le oroziooi liaìane da<iuolla 
contro SiiDono alla fiao, dall'altra lo prim^ due lialauo 
o lo altro di Alddiinirinlo, Antieitcnc, Domad«> ' In quln^oo 
iibris * (Maro. I. JI; VAtic» II; Lugd. nppond. o]). nota 
l'Erdmann, l'oraxìono fuaobro lìeiacA va ooiijgìnntA ' ciim 



■) Tft faU4i tTtiD«£Ìvuw |H»r I'E^nIbCIu (Qras. 2*)* il ani tcfdo ai h% 
iD duo oI^mI di (^oiici^ U prtniA eoroprbridfì il PaUtiiio X quelli 
d» fM*o cteHvBÙ, )■ «eoeuiJ» ò funniU à*.t cx^iui de cuuteu^iio 
t'oTunoDe fuaebre» ic^tn, tnciaRie ft ««Pitti d^Arjcomentò aimiU. IJ E^ 
Ifttiiio X « J oodioi da nuo dannati h&naa ua& l>.nuBft di qualtro 
pAFkgrAli [t/t tfirff>a»-iir — ^ ^AJi]d-fuVfui<) parcbù U fi^glio $b Anoota 
l'BrdmBnn, ' lìqucru suparfa*^ ^00 «itriruptum oaU Litnjulta dliUcLlia 
*ibt loottt, aanenllo pronfos eraQUoriat \ l ondici aho aoa protiautdoo 
^uutik IkcuDA Bacio evidautflui«aL4 di tin^Blirn famiglia. Lo Sdiotik:) 
(Wieit4r Siiidiva 1S81 p- 81} hu «ifiLrDin«to un codio» veoeto (Uerc 123 
seu. XV). cLe cuiiiìoue )& prinia oraxi'ouo 1i«i»D& bCMix^eae^ra dvrivatu 
^^ PftUtice X. 



Dvmoatboiia, in r^lbqcus modo uqiq hin modo caio Uli», ctim 
IsocTAt* Andocido Dioae Chryaoetomo Polemoiio LìImeiìo 
BmìUo Magno &lne mnllis. Elncftt ìgittir orati ou U ^ . . in 
oodicibtu noa esso c^rtnm locnniT tùi o^m cam i|uibui1ibel 
Oralorii generis operìbtu in oodicìb^i» coaumgi ea»c so* 
liUm '. 

In conclusione, eì può rìtenore jirovAto oLo l'ordino 
ftUcale dello oiuiiom lìaìane viooe dai oodìoi dorivAti d^ 
Palatino, cho DOD ota qn««tiv la distribiuìODO di oaa« noi 
codici più anttckìj probabilmAiiio c'orano delle raccolto 
dallo orudoni libano acoondo i vari gcum *) o TKpitaSo 
(\] la prima volta trascritto da noa di mml 

Doll'oraziouo funobro di LÌ*Ìa £aDuo inonxionr tra i 
latini o CicoTOuo e QuintiElano neuim rvvocarna ìu dnbLìo 
VaQt«Qtìcil&; acarae ptuttoatosouo U citaidonidì ea^ prvKM> 
autori greci. La ricordano: Arpociastioue, alla paioU F^fià- 
véta Cefi- Epi^- $ 43 t*(/àf*mv xatiXaflrjr)- ^atùi^ titna^i^' 
foli Sa ^c ^hjii^So^-, M:bo1. nd favellino e. Ct««, § 211; 
achoL ad Arìat. Ponai. ji, Vi'óiì Fioinmol; Bekkor Anccd. 
p. 129, 20: l», 23; Fìkmono ji, 2SG Oiatm^ T£«lx«ft ad 
LjFcophr, 1332; id. Poathom. U; id- CllK II 14. 

AsMÌ ioiporiantA sarebbe la ld»ttiDOniau£a di Arinto- 
tole, che nolla Rhttoyica ^III IO, 7] scrìvo: ntà Jov Jr tr^ 
/rrfrery^ ... * ^lòit à^ittr ^y /ìtI i*^ rfjf^4|i té>v tv Sitkàiftttt 
ttXtFir fiat tur ìOÌ^wi^ai tt^r *ElXiì^a '. ét^ aryxtna^tznnt' 
^tfVT^-i t^ ^9**È "^'^^ '1^ ^Xfvitt^vi' ti /ih' ^àQ étntT^ Sit 

mtJ ti^ àii/ititAtv, JÒ if^ ' r^ à^T^ li^ /l*vtfteia^ ^ àrtit'noiv 



1} Lo PMud^p1ut«r«ot Pollo a doida iloor^ftoo U étipip^ìm di 
I*Ua; Dionigi d'AL fa mAaxiooa dfii laoì K)-a( /j*i(r»ijrf»n lJ.yit.§ JQ 
e plix ifp«cÌAl mento doi Jl«/«j avrtjyt'ifimtil [L,yi^ ^ A JG). Oh« Lu4a 
abbia Bcritto puroMhio oiuiioni ftionbri o* l'attoaUao lo PMudrtpla- 
taiy^ Folio « Saida, f\ r*^^* «ucbci Dioaiti d'Ai. (Rhatorka TI. 1); 
«fr. aehol. ArtiL p. 89» é^t^9^rr,< noi J99i^ h ÌMit*^at^. Toon* 
(ProcjaiaMiQala 165; #r i^ Arein /aitv^TJ^V <oao«oo tcìà nn ai>Io 
Epilafio^ 

Di Ì^«U SODO ricordai aacon ^/jhJ^m, W/oi atfl a^ft^Utimr, 



13 <L COSATTUfl 

Tiva ly^H (p- 1411' 31), Paro oh* Aristotele eitt Ìl § GO d^l- 
r:Kpitafio liBJaQO, dove ^ detto: il|«oi' f^v «ni r^J« «'^ ro^^ 
%6t9 Mi^a^^m 'BXXàót ìtaì :i$r:>ijóm tq^ «ViVó^tf Mf^/>'oi<;, 

La ciiaxiono non è kturiilment« «nlUi; mh forao Àmto- 
tolo cEtft a memona. Talora lafaUt nelk HetoricA Accenna 
Stante a Inolili rlie ì duoì di^odpcU dovevano av<?re pre- 
Bentl^ « pare che »gli abbifi nella eonola avolo un' &nlolc>gia, 
dalU >|ua1e pr^cdev* le nsampliFìcaxiotii, che covi erano ri- 
cocoMoiute facilmente dagli noolari come d^l tale a tal altro 
autori: a ciò accennerebbe anobo la dicLtnrn al patHo: tv tif 
fntra^ltfi {n^\ noto ej>Ìtftf!o]. Liocnto ò spoiuao citato anonimo; 
a pag^ 139^)^ 1& à rloordalo, 9^nz% uotninarne TaTitorv, un 
pasfic Clelia S4* orazione liBiana, eoneervataoi da Dionigi d*Àl, 
(g 11]^ La difnc^oltà di vedere in Aristotele una ciU:tione 
doU'KpUoJìo liAiano tXé. nella parole im irp tà^ti* ttùv é^ 
2aKa/tìtt TtXétvr^ffanav invece del semplice tm tifÓ9 r^ 
'^V^f poi^^tiò raggìi3uta e tale t^he muta i) isenso del patto. 
KeirKpìUfio «i parla dei caduti ad Ego«potami — inaiema&ì 
oorpi valorosi dei quali fu eepolta la lib&rtÀ della Grecia — , 
nella citaaione invece, dei rcorti a Salamina. 

' Quid «nìm? * derive il ]Dobrae (Àdv<^rsAria 1 184) ' se- 
pultani Oeaa liborUtum Oraeciao unii cum illì^ qui SaUmìno 
«ftcìdenini? SopuHam autem quau tam dumuin vìaa est vi- 
vere? ' Per togliere la dìfficolU del luogo il Sauppe (Gòtt, 
Oeeellech. d, Wias. 1863 p- 72), accettando una conget- 
tara di^l Babington propone dì leggere €NAAMIAI ansicbè 
CAAAMINI: «i allndi^rebbe i}o^Ì ai caduti nolU batUglia 
di Lamia (/r AtMfU^\ e Tepitafio dovrebbe «ssere stato te- 
nulo verso la fine del 323, dopo la battùglia Ji Crannoae. 
Naturalmente verrebbe da ijt a cadere T autorità di Ari- 
itotele per questa citaKiona, e tatto ìl paaso dovrebbe ri- 
tanerù o un' i&Her^ion^ pcsterìore nella Betoriea aristote- 
lii:4h o noa prova p«r dimostrare apocrifo tutto il libro tento 
di isi^o, co«a ohe dilBuilmente ai vorrà ammettere. Anohd 
lanciando da parto lo obbiezioni eh» ai povcono aoltevare 
contro la lezione 4v jt€t^^ (v. Dtetft}, »ta il fkUo cbe con 
UD& più aaatu interpretasione della oitaalone aritftot«Uo« 



UnrifAFiO DI LIMA, 



id 



si vieiM a toglierò (^nttloQquo coatrsditione, ed a toglioro 
quindi o^i Dcoonitk di unt&n! o ftllamrc il Ufto ■). 

n laogo 4 CC4Ì interpretAto d&I WUunciritK: ' Arìsto- 
tale^i rLftt. ITI 10 tutti «a|)tcnti& dooet ii3«thpItorftd viriut«m 
mtém esdG ìn lua&logia «t in oo qiiod reca ìn cogitAtìono 
po«iuro qiia«i Mito ocnlos pon^t. ita «ase in epitaphìo il^4Dr 
f^t £nì 1^ rif^fi je»jI. booncì ìam futunun fuiaso metAphorani 
' d^ot plorare, n^m cnm oi« rirtos eepolitor ', duqc Ac- 
cederà ftntitlieton, qaod cni intor Tiiltitona «t lib6rut«ni, 
eoqao rim ■cnUntìao avj^rì. ftppant a Ljui&e i«tiu» dioto 
opitaphìum distare, <)uod non aUoroin Iiomibtun libertAi eH 
Atqne quonun «C yìrius.- . heec vìrtu^ bablta: CeTaniìcnm, 
ooi>dita atquo piiblioe culU cum Lerolbu^. qui v«ro peiriaca 
defcndit, qai pa'^riao honorODi atque libortatom san£\iÌne suo 
rMlìxnit, Ì« (tj-^ff tltt'^A^o^ ytròftbvo^ obit. «iv fdp ^^ia to^ 
n^lt)40f «QK é/aOoti àvd(^Gtv duttv à^n^ «ai «'JUrJ^i^V, 
Ljrcurgtià tnqnit {^% 4d>. ad ^al&min«m ant4)m Aocìdit, ot 
pjonra5 stn^kri modo Atbonicu»^ viri Iinuo honorem, 
banc Ubert«t«ni nanclacerenlor: ut eimol caro corporibus 
oomm «icuL bonor iU lìbortas did poaaet eepolirt, non c«- 
toroniiDr 9od oa qano in fai* oorporibva, maumo atreauia 
<QÌs dofenvoribii^, «t vìvU quasi babiUisot ot morUiii, donoc 
memoria cormn oolorotuff casot habiUtura \ Per il pen*- 
aiero ni confroutiDo i luoghi analoghi: Bìmciildo, e|iii> jior 
ì oadiìti aJlp Termopile v, 6 ùré{^v ^'AyttOéiv JJ* in^nòc 
ojjc^ittr iiMofibr II ^BkltiàtK tflfto; DemoiU Epìtafìo p. 130(i 

àwà^w tl^t^itti ^ttaéìf-tù. lì aenso del pa4»o €Oftl interpio- 
tabo-i alquanU) aottile, ma ben ftdatto a queato gQi3er« di 
cOmpoaimaDti concotton o r^tilix^Aii con ininu(«Giin; mn. 
t'aUribniro Vimmogino aU*4JX>tUlìo gorgUno (corno fa il 
WilaciDvitK), non h awiixA difficoltà (v. Diols p. tib nota]* 
ComuuquA vìa di Lutto ^jò, la cltiutout^ ohe l^ggeai uella 
Batorìca ariatoUflica uulla prova uè prò ui contro i 50e4e* 



>) Lo SchAll (PliUitlog^i4 XXVj propone dì upua^r» mvinyii' 
nàftsl ^ fUrOé^ai, ^v^'uctiìo rUcaai codiai dio oca linnao qoMtit 
parola, tna all^raBdo «jaeQiialmttiu il ««luo. 



u 



A. CSOfl ATTUI 



nitori delta fablti o g«DiiÌDÌtà ddfl'epit&flo UsUdo da,\ quale 
noo è pr«u, L« altr^ oìUkìwÌ dì wm aono r«lfttmm«iìte 
reconti e m^itr) importanti; pusUmo quindi sdns'ftltro a 
00D»>d«rftrA l'opitftfio in s^ 9t4a#o. 

Qli atitictù et hanno Ijuciato nnn ^^^o^Of /rvitMiffcDi'^ 
<M>!a un oomploMO di Dormo a precetti tocmoi «di modo 
in oui dovono OMoro (^ompo^te qnuwto omxioni opìdittìohd 
(Arìatotolo Rbotor. I 9; Diootfiì d'Ai. a. rkaL p. ;)9 Sp,; Alo* 
natdro UrQi dm^»irwiHC>r 0^ II. Spongel Khet. gn IH p. 418}. 

Ccm'è colla untum delU coso, lo partì principali sono; 
una lodo, un oompìunto, nna consola^iono; noi lodaro a. 
dova mnovoro ànò »^f nivr^f^o^f j'ì'j'ocìj ^«^^«cof} ^/«rt*» 
n^ftvv. Una parto o^fionaìale dolt'oncomio ò il ricordo 
doa fatti mitici, oho GO«tttniecono la g^loria tra^lmonaU di 
Atena. AritU BhoL II *i2, 6: Oé^ àv Ótfvtt£tu^a /;io»«iV 
rr>^ A^ryraiovq, ti ftfj /jof^^v i^^f /i- StxÀrtfitvt t^ri^uo^^i' ^ 

{ tcDv d>dlwT riif^v rWf>EJr<uv; Lo stile doU'epÌUkfÌO COQ dove 
oaaoro uniforme: oonoieo e sorr&to quando si narrano lo 
opiolio lotto dogli AtanioAi, «olonno o j^randiofto i^unudo ai 
c«labrano lo gloria dolla cittd. Dionigi d'Ai- 1. a: ^ ^/rcty- 

Il ao«tro ^piufio oouata delle tr*> parti esoenziaUr ohe 
o^ni oraaìoaedi tal genero dove aver^» ossia: fnwvoiiJé% 1-^)» 
^^voi [%% 69'Ttì), na^aitvrtia (§§ 77-81), La prima piirto, 
cltn^ oomo ai vo^o, ^ lu più «^lappata, oomprondo uovo 
diviirioni minori: nQo&ifUfrr (§8 1*^), nei^t^H (§ 3), ^/tor- 
fotwai (g§ 4-e), tì^^«j*(i (58 7-lf>l, 'ffya>,}^i'hia (n IM6), 
fr*i««ri (§§ 17-19), jlfr,^«tt («S 20-47], 'fi'iir.rW (SS tó-li6), 
Aofti^iic (§§ 67-C8), 

Noi proomio, corno, apooìalmooto in siffatti diEcorai, ora 
d^ obbligo, Tautoro ai scusa di non sontìrai capaoo di oolo- 
braro doguamonto lo glorio doÌ sepolti noi Ceramico; ee 
tì ai acciugo gli ò porcbò egli sa che tutto il tempo a 
intti fz^i uomini non «arebbo aufficicnto per cclcbrarno adfi- 
^atamonto !e goHto. Coal Fenolo (Tncid. 11 dò) sì lagna 
ohe la glorilÌDasiono dei morti aia affidata all^oloqueu^a 



d'na solo (cfr, IperUe, Epit. toK TI I- S8-80 Bt.), m^nlr* 
I>enuwt«UQ {EpU p. ldS9 | 1) ufTortas obi b gnutdiontìb 
del suggetto «ujxirn il jMt«m dniraiQuiA parolft. iHUontA 
(^ovig. § 13) parili oun ariji di anaUnttt luperioriUL di ùkìi 
moAi * il'aaLUiftusarv gli udLturi ' (afr. però iLid. §9 80, 187)^ 
« noti vuol imparile dt41» wni«4 cbd &i adduce dì pou'lare 
all^lmpiovvù» <LÌBÌft Gpit. $ 1; cfr. Meuesseno p, 23GC). 
ElfetCLvameDM le difEooltù d« «upvr&ro non omro pio* 
colo: \\ initiK «rm «ompTD ijunUn, ma lo virùuioni n pr»* 
jwnlA%-»[H> infinite, r Midl'iilabonutiunn di rMivu Ì1 pubblica 
•Di «asmi wiigmiU). K^tMiiido l' Aigooidiito trito « ftjuai fri»* 
^u&ut«iuHi]t« Livllftio (iHOur- Pftueg. § 74), ror&torT?, p«r 
ewera accollalo, doveva calooLare solianto sulla benevolA 
dÌApom£Ìo[i« deiraditono verso di luì (Dma. KpLsi. p< IddS 
$ 14), e gli eni forsA giirogglnra non «olo coi mtorì che 
TiLvnvHtio preceduto npirnrriiigo, ma auclia ooi poeti tLiMÌa, 
Epìt. $ 'à; M^neas. p- 239 R; DomixiL Eptl- p. 1391 § 9; 
Txocr. Pati«g- g 196)^ K uotu c|iuu]to ti pubblico atant«iM 
foiuo dì difiìcilo cont4»utatura (Triuìd. H 36,3). ^ Btru ul- 
tima delU pivoooupasiom d^iroratort^ era la sueltA della 
e leggende «vile ijuali doveva ferrnarsi e di qa«1le 
tllo quali Hòrvolar^^, in modo che 11 disoorao non rioffoin» 
aovercìiiiiiikeiitt' lungo e avesse nna «nrìtmica archltottara 
(cfr< boor. Piuieg. § 06 àn<xv%<ti /liv o^i* ^ìofj^^iì^ fo^ 
stfé^ovi Xàtr d» /ifijrpoioj^j^i- — ; Dani. Epit. p. 13£K) § 0: 

Ben pri'fto jwrò deve «oi^rsi foriiuta mia tradÌ;ftione 
*jUorÌa por qnaati diacorsì, « ad essa dobbiamo \% soml* 
'glianzfi grandìjsiraa Ira i vari epiufi, oode non ^ facile 
determinare se easa pKirenga da dipende^ma e derìvaaione 
dell'uno dall'altro o dall'esaere latti foggiati «opra un 
tinìcc rooibdlo- 

Que«t<i <:i «piega m parte Tironfa eoo cui Socrate nel 
dialogo platonico ti burla delia ditfìoolti di qaojto genere 
[eneu. p, 2351)}, 

Ognimo dei cinqae epEta6 che abbiamo ha un tono 
purtioolare che lo distingue dagli altri. Quello liciano 
(cfr. § 3> contiene un^ entusiastica nai-razione delle antiche 



16 



A< OOtlATTIXt 



kggendd Imprwo «tticlid, il cnl raooonto occupi, qiurn' 
la m^tì del diacorao. Domoateco sembra compiere »c»Hanto 
tin doT<»r^f e sccdn&a flolftmentd di volo M& tnidìzioDi «roU 
cW 1), mentre f« ìnvdc» rìsAlUro in modo sp^ciftle l'im- 
portEuiKA politica dff) vatoT« dìm^trato dfti nobili ligU di 
Ati>n«- Poriclo e Socrnt« fcfr. Mene^. p, 'i39 B) }ii »1>rìgan<» 
aneli' «»«i noi modo più breve possibile dolU parte leggen* 
daria, la quale può àembrtu'e eloggio di retorica, n&l venso 
brutto della parola, a noi, ma hod lo era pei Greci, ohe delle 
patrie tradùuo&ì serbavano riva e freao& memoria, sa, p«r 
esempio M nfì ricordano gli Àteniedi a Platea (Erod. TX 37) 
« ae il Fìia«io Proclo iSettof. Eli. VI 5, 46) può, in mi di- 
scorso politico, ricord^irte com^ gloria precipua di Atene, 

L'ti|^itftiio plutonico ó tutte pervaso da una fine iroEiia*), 
e ai scorge nello scrittore il filosofo che voleniierl ai aof- 
ferma a ooreare le ragioni e le causo dei latti >). 

Iperide omette tutto oiò che ò leggenda glorifioant^ 
il popolo, e pronaDciaub'orazìoELe politica in lode di Leo- 
abene e dei morti con lui nella guerra Lntniaca. Por questo 
lispotto, più che ai dincor«i funebri dolla dcmocrasia, it 
ano ù rìaoookta agli elogi poroonali e luiatot^raticì. 

n ricordo delle auliche tradlaioni attiobe, della prò* 
tticione di cui Atene fu eempro larga ai d'abolì e delle 
epiche lotte per l' indipaDdenza forma da solo qnagi In metà 
del Pauegirìco di Isocrate; ma «eeo à ivi enbordinato ad 
nn vasto concetto polìtico^ qnalo é quello di rii^urre alla 
cescordia tra di loro t Uroci o Aj>ÌDgorli icneme alla guerra 

ij CftT%tTi*rit1l?A per r«f>Ìtnlìo 4ltfTno«V»iiiaA ò U Inaga «aiuii** 
rwion^ /§§ ^D-fJl) ài «roì cttikì. le ctil rLrtù i motti, eho om «ì m- 
tebrviio itftU'rirAtOTei h^mio imiinM. TUsI ni nonn rlftordutf, Aico !>«- 
nio«l«D«, dì <:liÌaiabrFii: fìrutiidì, Egidi, Ptkiidioiiirll, I^coatidl^ Actmao- 
Udi, Kcldl| Cfii^TopJdl, IppoihanntiJi, hlnnii^i, AnliockMi- 

>] Y«dAj|L tiilUj il cnp. II, cODuì di o»a« *(»coi:i<lo rat:, w trovano 
qua • là anche noWn. n&rmviacio, oatno p. a«, p. ?iGR 

tj Por la toadonaa filofloacA jolt*cpìlAtla pUtotjico ai aotiao i 
patfti p. 2Sn^ 23SD t^., 345 D. — Hoir «tiUgonlamo irft rinilirfivo 
Uttenri» di laoorAto o Ptihtoao» e di Ijina* ci 4<Iecumoato il FvdrOi 
3Ti]raiiU<ntidtà e i) VAl^m d«U*art>r,ko tWUnn fn *«ao cAittuniito non 
i&tead» or» diKut^ro. 



I 
I 



L'RPITAnO DI unA. IT 

eontTo 1a Fereia. La m^DzioDe ilello benemerente di Ateno 
deve aervir« & dìiDO«trftr« obe wl ram competo regemonui 
tuli» Qmaa ciaIIa «pifdiat tonfi contn) ì Ixirlmrì, mcoDcne hft 
i) prìniAto mnmlo n inlDllnttiialB tni Ih {c^utì ollvnti^H*».. 

Nnll'ifplinllo li^muLj, nUa meutioud dello Kmmmm, 
dvIliL lottn ooqìtù ì Cfldtijei pi^r Ì1 HOjipdlHiueiito de^1Ì Ar- 
givi, e dalla, protezione nocordat» agli Eraclidi, seguono 
tr« jmrv^raA, che sono come In «pi^g^sìone dell'antecedente 
tUTTAzlone e preparaiion^ ni rBCv^nnto AMn giiorrti per I'Ìd- 
dìpendenn: «> i nravl.n rnaggiori dfimpironci tiilì gloriole 
«doni Ki A piirnhà Ìl j»rmcipIo dt^lU vita palitk^adi Atunn 
mrtk giolito; In oastrH ifraiidctuEA lui |ii>r fouduaioiiLo Tagaa* 
gUaiun ^). L*idea]e politico di Lì^iÌa è quello della demiv 
CTAzia: S 14 dXn^&^^ac fàè% nt\a»Tov tìvai fir^óiw no**Tv dt&rtaf 
ictr., per una critica di ^^so, Platone BepnM. p. 602) e nno 
Aeì maggiori vanti di Atene (^ 18) iV di avere, prime e 
«ola, «labiMto il govnmo dwnooratìec». PoMbimo worgere 
qui come rìdeale polìtioo (arliitocratTeo) di iMjonLUi — Tiwi* 
dide ' PlatoDA, foR*tt diver^ig da quello (damooratioo) di 
Erodoto ^ Linìa- pare ansi elie ael Iktenemeno sì premia 
di mira upecmlmento l'epitaflo linciano, coma glk antichi 
ammisero.'). ConfVocitisi l« paroU di Liaia: g 18 tlniAiiu 

Aaolie Btc^otc (V 76) vauta l bui>iii «IT»»! MlUtti/it^'t d«cU 
aUfiMei ; per i faaeati e0«tu doli' oligarcbiA vo4 l>oin«t^ Epit, p- Ì896 
^ 2S> L' oynafElIeOfe, cha h la g1<jiU li Aleao, [tot LUio, cmat) pur 
PlatODO pC«a«i«- p atfl^n, HI) vìoao dall' otiWTt> tutti t olitedioi per 
njtUcUe Ugualmooto nobili, nic^^ome uifo/ffoi^c (KÌt. Demoat. Epit. 
p^ 18W J( S), n9D cnuti « bitrbiiri oom» I0 eltn» gQnii olI^Diobo; ood 
cd^ Ptaloae «i^ttifa hucIih L*<jdio Juifh Aleiiif«i cuuUj kH alnuiion, 

1} Co«l frtrabra, (j. «a^ Abbia creduto Uiovnnut biuoLlotA (f«boL 
ad H«rtfii?f;> Iohl. VI p. 2113) !lboi> i^- Wali) riUinoti4a L dun epjt&fl 
proDaaoUli i» nn'uuicA <xceiitona: i*- f> if^àytt (i ttlàfVM) rir Xu*- 

Maffanivrvk' '^9^vimit, f^^vi'jvì* K<\i\tv9i<it<, t^r **^ jlt^af layti^ 
itifti^ir. Il KrUger (Ki&tnr- philolo^. UiLtumuchun^u I p.237.38S) 
non «rode fiir^ ahe il MAucesoito dia t^otrspposti? sU* opti^lio li#iaDo, 
Q lo 9|]«a^l Buppuos cbc la criLicft itcl M»uueiMui> dia rivolta cvtitru 
Archino, il cui Gfitetìo n«D «i trova ricordato, ma oIm A du l'IatJino 
iaJtoato Cp^ 2SI fìj oumv colui 4li] i^uaIu probabil mente cJhlrì Ih tcnlta 
Mia ^«vJi^ Ivi però 4 rioanUto non eolo, ma laalaeie ooa Diono. 

Siué* «téL él jOM. tkm- TU» 9 



16 1 ooiATtiiei 

cx)ii quostd c;h«i liA tutta furia Ai tma rt^ijliua di FUtoii«; 

9r««^4[FCff, /v i; vi)» t* noittèi^/ifiia xaì vàv à«l xt^i-ov «} 

dillo, ^ ^f JP^ ' ^^' <^^ '5 i4ii|/^*i{i /t«r' «i)<f o^m< nXi^9ci% 
4k^at<M^r(ii, " L'HiiitlEiga |iuw» iH Tiiri(1iJ4k: II 37 4i'o/iii 
Hir . . . i^^to^ofUt ac^ii^f of . . . stn^ 4& t^v d^i'^triv ^b^ £««- 
0f4>f t^^oxtiifT — sigtittfiatai. 

Jm iiarra«[uue delle guerre loediolie è fatta |>«r quadri, 
ft grandi line*: i pr^iwrativi di Hera», ArMmiùio, lo T«r- 
mopUi, Snlaiiiìiia, Pl^tna; n Mnmprfl in modo che risaltino 
i iii9rìt;i del popnìo Btitfiitìia^, iMidin^ qiialcUn volta, » scs^ 
piU) dol]& facoltà alorica^ Dop(> un Aucfluno alle* gU9m cha 
Atpni) tfì attirò ^«r U ^Icisia della altra ganti aUiinicha, 
attgiiv il rÌcui\lo dalla agemouia uteuldfte, & della citi^-iaU 
dei tr&ELta tìranid, tnUla qnalo Taiitoro si fernia di^usaia^ote, 
laddove PlaUiikfk ron \o rioorda 7iHtntneno- SI riconosce qnì 
ehianLnieDte rÌDtAro9>uirTiRniHC> pnntonalc da cui Lì^ìa ara 
IDOaeo, » per il quale ToniUni non ai ditaentica di trìba- 
Cara la na«iitai« lodi anello ai valoroai atrauiert codiati pel 
trionfo didla democrazia {^ Gd). Kii^ordatì brevemente i forti 
ahti allora si seppellìvauo «d «fTuuo murti portando aiuto 
it Corinto, l'aulora fa aagaira il lameato «ui caduti e le 
parole dt oonforto ai auperstitr E notevole clia tutta guaita 
parte della mozione degli affetti sia molto più ampia* 
mente trattata in Plktoan [Mnn(^K«, capp. 18-21), mentre 
Lisia di più ìinpartAnxii alla parto narrativa» seguendo ima 
tendenza delta ana indoU, olia, quantunque naturalmente 
in nn modo b^n divario, ai movtra anche nai discorsi gia- 
dliiari. 

L* oratone cooU'nne molU luoglii comuni, o non «i pui 
negare ote, come tutte le altra nmilì, non produca an di 
&0L rimpreniona di qualche ooaa di ìndetetininato, appli- 
cabile a più ca«i reali; tna dobbiamo guardarci da un'im- 
pressione, coma qnotfta, tnttft s^ibbiettìra, seguendo la qnalo 
non arriveremmo a intendere n&asunc dei prodelti artifi- 
oioai di questa eloquenza funebre. 



Ctrtx^vw at l»i*. 19 

"Stììti maffgtor parte il«ll'«pìta6o lÌAlauo Hono celebrate 
I» uitìche impr«90, delle quali lauto più voleotieri aeDliva 
IMilAre U pO|>o]o m quanto egli udiva pel ricordo di eaaa 
lodata la «uà nobiltà, la s^a niagoauimiti, la aua forUasai 
inetitro invece il fatto reale a vicino, che dava occn^icno 
al dinooTso, poìcli^ ai pin, o almeno a molti, noto nelle nao 
partioo1arìti| fonie poco xì prestava a una <ì cutuaiaftticA 
lodo dì At^not qualo Voratore era dalla oonsuetudine o1> 
bligaU) a regalare all'uditorio. L'amico acceimo all^occa- 
aìoDi^ à nel g 67^ dove roralcie dioe di parlare iu oi^ore dei 
caduti porUudo aiuto » Corinto, ma bod paro con tutto 
ciò oba ffi rìfarivca ad an fatto spocialo, otn anu da aìoune 
«spromioDi, quali: fioiltar tai xnJ^p aìutH - ìut^ié^&tiJop 
et ié ^ ttti^v éttftc^'t^''"*' " Jtò(Jififf à An^ ti^i crAiAv 
•ii^v niXfuvv jKrt/ffi»^o(fv — (8 iO), ni puù erodere che egli 
voglia riferirai u piL^ inipresQ ^ut?rrtoiicliet ulto friuii come: 
/Mfoifjf rr«fti»vrFf *JJv 'ElXà4tt {% (^\ e: ^(£firf iiattt^nax^*^ 
dpA^r irtià^i^ans^y fQDiio mippurrv, aIiu»no iti parld, for- 
tunate- Come ai fr veduto, Giovarmi 3io«Iiota crede l'epi- 
tafio listano tenuto nella atessa occavìone per ouÌ e nGfitto 
il MaaaMecto, In [|iiale ohiAnunr^nU Acx^tnnata n«l dìjilfigo 
pìatonìoo a p. 240 R; àf^ifiiàv fj^ìtuj àya^AT irai fv rn^'r^ 

évaj^tt^f ìt^ì /1' A*irt(ff ^^o<r^. Si avrebbe coed la data 
del 393 a C. che infoiti il Eriger (op. oìt. p. 232 ^ > ao< 
catta e cerca con aoutezza di a rgomen tallone di r^udera 
probabile; sta il fallo però cbd denofonta (ElL TV 4, 7-18) 
raccont* di una battagHn a! I^Kheo, tua K^rìvn die in «*iMa 
caddaro aoloBeoti^Oorintip Argivi e non Ateniad (IV 4, 12> 

Per oonvervo, »e neirepitafio non oì «ono acoraui a<l 
itDE determinata djitaaione, winbra d iiano ottAi»>II a fi^ 
aarne una preoba* La g:uerra comincid nel S94, nel quale 
anno certamente il discorso fuui^tre non fb prouiiucjatop 
perché, come à noto, soleva tenersi neir invento auooseàvo 
alla catnpegQA. 

Nel 3W Conone vìnce gli SpArtaoì a Cnido, e, ritor- 
Bftto colla fua flotta nella aoque dalla Grecia 1» primavera 
eQeoaadva, imprenda noll^eirtato del 39S la ricoittruzione 



delU mQm di AUn^ (Senof. Kll. IV 8, 7-10; Domost ZX 
§ 68], N»l Dostro ^piufìo è detto chd gli Ateui«sj 01x17 
ani ftSv mflr^fij^^MWJ' Ai'tóiijjttv (§ 63), o&da appuro come 
un f&tto cooipiuto U nadiScAziomd, eh» &an potava c^tìù 
onoro fìmtft quando «i nrablM> t^nnu I'orasian« epìt&fi^, 
Kel !^92 (Krdger op. cit. p. 2^) «vvonno U fnmom dUtrn- 
sìoiia di una mora cpaTiana per opara dì IficTuto (Sonof, 
Eli. lY 5, 947) e parrdbbo impcfisìbile, aa ai dovenn aa- 
aegnar^ alIVpttafìo qn^ot'aatio, eh? dol fatto tanto racMuta 
non vi si trovAs^fi tnpndoR». 

Rostaoo gli ultimi duo anni dalla guarra tarro^tro, tor- 
minata nal 890, dopo il qujilu anno gU At«nio«i trattarono 
par U paca (Andoddi) U. «^. argom.). L'opitafio non ronda 
imponibili quo«to clata^loui, ma ««mbrami imitilo andar a 
rioenaro quello oho ono non dioo- Tanto mono dal non 
otaervj acoanna a data prociaa si pu^ trarrò argomento por 
ne^re rautenticitàT dal momonlo che riiidetercQÌn&teaz& 
non è propria di quanto eolo «pitafio. 

Il § 57 prtwippoaa la paoa ài Àntalcida (387) ao- 
oonna alla ignominiosa oondlalono di fatto in oui veniva 
A travarai Atene dopo di eoaa: non più egemonia sulla 
Oracia, il vero «Ignote era U re di PoMia; non più signoria 
del mar«, dall' Asia le triremi navigavano liberamente le 
ondo greobo; non piti ìndipondeoKa, perchè città ollemoho 
orali fatto Kchiaro Ai^no oiri^oodata da proeidiì o armostì 
epartani (Domost. XVIH S 96). 

Il confronto tra In pooe dt«onorevo1o dì Antalcida 
quella giorioaa di Oallia (i-i-l a* CO f^v ònà nàvtav ^(i>* 
X^p^njr *t^vfjt\ era nn laogo oomnne (off. Oemo^* XIX 
% 278; laocr. Paueg. % 130), il nostre antere lo ìmbiui- 
diaco al euo aditorìo anche a coito dì disturbare Tordine 
oronologico, giaoohò lo fa prìma di aver monsionata la di- 
oaatroea battaglia di Egotipotamì ; ma gli i> obe dopo avor 
parlato {% 55-56) dalla libertà o felicita dolio Crocia eotto 
l'egemonia aboniooo vuole aubito ({S 57) diro in quale op-| 
posta eondiuicne ai trovaaeo eotto il predominio epartano- 

L'epitaSo dunque fu eoritto o ne) 387 o poco dopo, né 
in ciò so vedere qualche oosa che ne ìnilrmi rauUnLieit^; 



té'mnTArÈo ni uà». 31 

i T«ro cbe il Krag«r (op. oìt. p. ^51 ti. 5) obbiolU: ' Soli 
muL debn etw«t &DndhiDOi]<laAs dio ÀUwQor moUritro Jalir- 
gbsgo dor geblìubeiivn aiif^liolnu, ma ttle KLilcfjfit nLimiti»* 
rUcIi ZQ bMtatten? ': ni puù rUtiouJere ì.1i«t iguorAnJo noi 
i pArticolftrì di qnefitì usi fonelirì, anche qii««Lo è iKSHsibìle. 
ila, più |nDlm1rìlmP4iio, l'omUir^ upprcfìtts delU oerìmonia 
pel«eppe]1ÌmcntgO«i rndiitì in iiiiQ atcoutro TorM akbsvUnu 
i&jiigiiifG&QU», o j>er dò appauto aon indicalo particolar* 
m^Dte, p«r riai;dare, ooiii« fa, UilUi lo ({luna dvi ^pifltì 
im] C4»ramico e dei loro atiti-ualL 

Tucidide (Il 34) scrive eho a proouuoiard il diaccrao 
funebre «ra scelto énò Hjc nóX^ta^ ^ à* tfonr^ Y^^è^H t^^ 
4^ifow«f efroi xoi é^téfta%% n^o^nfi ')i ^ ^ naturala cha 
l'etaUo fosu a& citudìuo ateniMe. Ora LUìa, fì|^1io di Oa* 
ialo Kiramumna, Imttclift nato, (Tonw pam, in Alvni^» liniwn 
attnipre nempluy? fiìtnt^oq l^tn»X^ Cacciali i irvuta tìrauui, 
par ì Heivigi da lui rtml alta ciau«K dBcaucraLicu, Ti-aailjulo 
prcftposd beifs! al pcpolo cba gli foHse conferita la cittadì- 
nauza, ma, avendo seguito ittia procedura i11egn1«t, fu da 
Arcbino accimto nttfaròfiiav ^tà ift AntfoflovJMttoy, e LÌ*4Ìa, 
WtichA la pni|>(Mla fi^Mn iitBtHHgiJiHpptovata, rimaaD hmsl^f 
par Lutto il mHto dnlla Kiia vita. P«r cpiiutu nomlira ii:ipOH- 
aibile éhe rgli abbia proEoiiciato un dim-'omo por ìiii^rico 
del governo lu àj^fxàotai jsttfai. Bìnogna pelò i;ohsÌd>Tr»Ke la 
OondizioDo apectala del nostro oratore: di provati aenti- 
menti demi:)cratici, egli aveva soderto la peraocutionv dei 
trenta, e perdnla giau parte d^lla vua sostanza pt^r opnrn 
loro. Con* danaro • non Invìo dì «oMati a proprie a^mM 
avuta nìntntn Trasiblilo rlin rj^tnbntUvn pnl triunfo dt?lla 
democraiGia. Clie giuloiiso tiua puflìjuoue h^wcihIc Io prova 
il £fttto cbe (nel H9S o 392) egli feoe parte dell' ambaaci? ria 
Diaiulata da Coiiuue a Dioniaio I, tiranno di Siracusm^ per 
dÌNioglierlo da Sparta *), e che, aeoondo Dìodoro (XTV lOfl), 



') Or. UcmcnE- EpiL p^ itìfcWg'Z L*«I«ttoi]« doU'oratoro cbe deva 
tenerv ror>.uon4i fua«bre 4 UlU J*l pojivloia Doniott. XVlIiy26^ 
&ODtre oal \l«a«afi*&o p. 2114 B lo «ccig[li« \a, fùvXtj. 



99 1. coeirmo 

hìvi» tonDe (nel 388) TorazIonB Olimpiaca, die pare À tolta 
poliUcjL 

K perche, dfltfi le nostra Kcnrse o frammenUm o non 
sìfr.tirr rH)grii:cu}nt, tcì verni negar» TimIb itlTn tAitJmonmnftA 
i]i Ciceninn ^Brntuxti. Ifì), cba oltìvo ili LìmÌjì: ' ent niiim 
attlcriTi qiumUm oerlrt Ailieiiis (vtt et natu!i ot. nii>rLuus ei 

OioeroD9 sb^glffl, o per una IrasoTireiiKJL o per colpa della 
fV>nte cui atlinge^ facendo Lisia cjttailiuo dì Atene, mentra 
nnppianu) dia nuu Io fu mai. Ma nel Brutns tutto oLA 
ijcii A rifatto, ec] tBRVo ci Btlerdfa solTJintd qttrtietor titia ì) 
wMtro urJiLoro )m Aseruitato lutti ì dìrìilì r vdompluto a 
tattpi i doveri di cittAdino^ aiioh^ se njt' emerlo, possiamo 
aggiungere, interpretando coil la ciroonlocuzione cicero* 
QlMIft *). 

RffaniÌnÌ:ima da tìoìhd le atlnsìont boriche contenuta 
nM nostro f^pitnfìo a In otibieeiotii, che gli i>ppiignAlHf>ri 
di^ir AUttìiitiicìtA fanno alle parola d^iroriitore arrivando 
alU condimoup, elio nm\ mi può rìLenere Li?da Tautortì d^una 
onutioiip^ fa recale prea»iir.A tacte dlHlaoltà dì fatto. 

Nnl S 21 è deUo die è lij; Vfrfite /taathò^ (Rapirne) 
iattiXf fffvnjjionir ftt^àfai tn^atidgy ciò rhe, w^oonilo l'H«^l- 
0ch«r (op. oit. p> Chi) poteva dirsi di Berxe non di DAfia, 
Ha anch» Platonw (>fnn*iHnno p. 240 A) die** rlir Daria 
assalì la Gruccia niftìiiai ftP^tàtS^ti ftiv ^ìvì'^xovt4i; Giiiilino 
ami (IT 5^ 9] cà dà il DiimAro di ^QOflOO. Surk, beti intano, 



TìoavA, paro, ^lia TamliuoM'Ia noa a-n^a oikiatter^ uffloEala; mm auUa 
ci ilitio cfie c(G fona aempltoaanat* aiM^tkp ad esaftì i;o]u« si vor- 
robbVk^ P#r infìrmaT* In votti fa altri ptv>pa»* di l^ifi^K ^kii'^a4« anal 
cbd aiti ^v9Ìw, u »|Lrtiii#uti pi>u« ^a ilabb» it |ia»t9 [v«4> ^fli». di 
LiriÌA d»l l'^robbaripr'UvbauBr Prol*fo««aK p. 8 a a- Qi). 

■) SMbuadù uu'ttiinà LpuLnAi, ahiì poro uoq A DafleanarLA (t, 11«r> 
OBaaa* QniaTiiohto a. Sjstom doi' Platon. E^biloi p, NI. €7B d. 674-76; 
bau ^ Hn^UiTtiiLit pckit^ibiU, axtk dotj anc4ttnt« <UI La B&&u op- nìt*. 
p» 36 flg.) LUia arroHo potato «oHvora r«pttdfio por tm &llr<', o pro- 
Diaaittattle. «hrl propungoDo di nredere, par TarGoiite poluinurcD, 11 
quAla HovuTa tootro ud dUaoreo Fanobrooffai ad&o ^>. Mcm^ai. p,'J[d 8. 
Cflcen>ae D» L^g^g- TI 26, ft^\ oia tioo poteva^ naturai imci le, iiiTripre 
•«••fa un o«perC« oratore 



L*BPJtAnD M unk. 91 

iin*É«ftg»nitfi>n«, p»roh& Plourco riduce ]^ tono dei btr^ 
buri m 3nO,ror) uomini (ikhI anrbs Vnlerìo HaMÌmo e Pan* 
ftnia) e Comelfe Nipote h 110,000; ma à nn' p««gfiriiKÌofio 
«ptegnbltinlmA, e non del DO«trn ivdn. 

Dopo di (iTPr d^iro eh*» a ^Umìna gli Atiiii*^i •op- 
perà cciiqniiitAr# r^ fif/fr d(#fij btmi^v ci^ ^Jln-J^Ap^m* Jirrf 
fùt^ àJiXtui TiinTort iinjrtTiu dicando ebe 1 PAloponii«ii {Min- 
ttvano al loro ìntAtoAM» «tgoKiiUoa a fortificavano VTatmo: 
^(Tf^^v ^i fftÌAfrrtiH^^wiiav éfat»t}plf^¥twv tòf 'l&^ftév (§ 44)4 
L*HalaehdT qdUi: ' Peloponoeiiìm c^rmttinm mnrnm pef 
FvthmTiin ^x^rmendl peni pngnam HelHiriininm ante prò»* 
llniQ Plattt^«&94 agÌU«« fatuo narrai V Krodolo 1niE»tU 
(VIIT 7l) pone la costTnxionA d*l muro prima di Salnmintt 

r«fj«^. PIA «v«iitl «MO barra (Viri 140) che dopo Salftmiaft 
g]\ At«Dfe4Ì girono de Ifantonla^ pf^r m^cto dì AM4«i%Tidro 
dt Hac^odonia, tent4tì n paMi^rft dnUa part* A*i PonUni; Ij> 
offeTlo fnrono iUmUi da Mur^^lndi** (IX 4, cfr. Plutarco, 
Arlut e. |0V Isocrate rlconU 1* **oiitriiKiona did innro 
(Piujag. S !^S) (!0&M ]vare «^n^Ato offerte iP»oeg< g ^, 2) 
prifca di SataEnine. Le raf^otia al oepUee lwiii»itteo! non 
dobbiamo In «raslODl di gouare ^pldlttioo, tenute iDfùoigt 
d'Ai-) if{ r/^t Mtl ìfpxit}r*'fij¥ Tdr !T€tfó%'ré»t, o^rcafc I» 
f^fi^ltJL storica, delle qnafe d^l re^to ^ppìeoio C|Qanto pocO^ 
epe«90, «ì cfìraMoro gli oratori^ cbe non ej dira^titiraYano 
mei di eaaore uomini di parte. 

Il rifiuto di diiai»rtar« la caimn nadoaiilo, Atto dagli 
Ateuleai prima di Saletnina, ^anndo il nemico «'avmiitave 
▼Ittorioco, ere une prora di i^roiimo d»gli Atetiievi ; o ooit 
eoche nel noeiro epluQo h d«tto cbe e» dopo la Titiorie 
ell'ArteraiBÌo m imbarcarono n^r affroetare gli Spertenl 
(S 33): àroìr.., rt^OMuftfyotr..* t^ rtirr^Sa fi'kltPiATf ^ fi^é 

pOtcbd potUAvano Mp^TifOr ifvm /J<r' à^ttifi km ntvia^ 9ud 

maw^CS^t «lludendo ooal «diui^eltxe parolo al IkMo, ootLariteo 



%i A. CtlSA'n'ISIt 

ft^lì uiliLon, dcU(? olTeTtD avut« il&i r«rHÌ&ru *% Qu«»t& libertà 
di Lrtittitti? i ÌAiii au>iici ub« Iso^-rate e Liala si preiidcuo 
■piega Anche la in6s&ti«x^a in Lista di pon« la oo»trQ«io&^ 
dc^l muro Attrnveiso Tifrliuo di Corinto dopo la battaglia di 
8tilamÌQa. Erodoto narra cho mentre «i stava foco&do la for< 
iifioazìobe (IX e* G tg.) gli Àteuieat maodaTono aiDbivvciatoi 
p«r ftimuDciare ai Pttloponoesii le pro|ioHtpO cito Alc-KAnridro 
loro faceva j ma por djooi giorni non «bboro riHpo^tftdFtfìiu* 
tiva. Gbilvo quindi dimontrù ]oro cho U co»truKÌQnc dallo 
mura era inutile ptsr i P«iEo{HJMirHiÌ iiiialora uHsd iuta av»A- 
»eio Taiuto duilii floLta Alt^ulcsn; fu allora v]\c doy'uttìU 
toro dall' impieta a fv^wro causa comitue con vns'i ì:vuUo gU 
«Lrauiurì. 

Lo Btorioo franoamml* 0Ì fa sapere che, qualora gli 
Spanaci iioii AVftttWTO aocoDsenttto a lasciare il loro pinnOp 
gli ALeiiieei avrcbUir» aitoeitfitu io prupovui PnniiaiiiMlX a, ^); 
non i\trk caia intiltu gloriuMA da] ptinlo di TÌ:tta uonLm, ma 
a^tieyabilixAimit ttclV iviiEliìeut» grcfco* L'oitttore ikìÌj uou à 
tmo storico » inodifif^ifc la verità dei fatti per la mnggjore 
glori6cazione del popolo ano, I PetopouneMÌì oovtr^Jivooui 
la for tifi cani ODO dopo SalaminAt qnaudo pan «ano di Oddera 
aiuurì por p«rLo di mu«, » lAcito più c^aÌMbica aatubra la 
loro politioa; gli Ateniesi »oao bua»! adirati iò(iyin^Àvisc) *% 
ma bl liiuilauo a dann aì PelopojiLJtisi uu coi:aigiio irouioo:. 
se la voalia politica uoti mira che airintoroaM^ o alla aaU 
vei&sa del Pi.doponiiet(o, à mvglio oho voi oìrcondiato di uà 
muro tutta la penisola; b quelli hì luoinuo persuadere, ^jJo- 

Majtài; fSnt'X^tUtT^atf 'j^i/i'«/"of^c ói àixatA t* ÌJTfMéif irffi té fit^'l" 
titita flnUoTc Tftr^MvftVj ^(in^^tjaav *i< nlcnauii (fl 4rj). Na- 
toialineiite hi ntfiite che i|Ut:iblo è artifìoio e uon verità nto- 
rìcA, ma ò del pari JaltK) il non ricoooscerlo e il riLunero 
ohe Lisia non abbia potuto scrivere tatto aio* 



fmfrD) Mmbra ci eia bUuBtODo b «io, 

*} loocrato Qoa vuole neauolko qLiMtO^ «Ir. PUiO^.gdl «ve' i^ 



Cou gli stessi orìtorì ai «pìagaDO te «ugonftioni del 
S 56 ft proposito del pateroo governo di Atene «opra gU 
AUentì. Bappiitmo bitiifl dalla utorift chn i itettunta nnm 
(476-405; i]4?U'vgTim»umatnni«m* m>ii |DL-iHnr»[ii> Miiiiìxn tiau- 
qtùlU; o cbo Atp^-iw non fu «tsmpm i» rnliijctuni di iimkiidft 
eoa gli jUleaU iwy'x {w a qti«8(.o prtipoi^iui Tticid. I lÒ ag.]. 
Ivoorat» (Paneg. g 100) ricorda che gli Ateoiesi erano ao* 
covati di Grtid«)tA verso ì Uetii e gli abitaDtì di 3cÌotiO| 
porcKi^ avevano oc«ìso tutti gli romitiì atti nlln anni di 
qaoUn dno isolo «■ venduto coitin anhiavi tlontio o luiMibiol 
(TdoÌiIhIii ÌV 120 *g.; V 32; 34*110): n gli aoì e gli altri 
avevano part4)ggiut^ {wr gli ^partjtrii rìlwIlaDdorti ad Àc^nef 
ed eraoD alati trattati oom« nomici. Lo v^rittore d«trepi-* 
taflo, ai dica, 6 Ìnaptu« percthà aonve che gli Ài'^uieai do- 
minarono à^taaiacuM'^ TttrgtMfX9vtég voi'; ai'fi^téx'^t'i (S ^^^9- 
A qnesle parole #gli soggiange a moMi ^t^giuLÌone : a^ toT^ 

morrai àrttyx^a^^H 'i'j quindi ohiaTamento à(jratriàait>v^ 
rfafMJ%óyréi nigniHca: dando loro 1atrunqi]illtl4ìntariia; in- 
fatti ifiSnji^ìt^vsu hr^ étn^Xt^nr if^fi^ fttv tvffnvt-Jàotv, iX$é' 
Oé^ ài 7T^; toùi ^oit^àffQv^, AtnaaiaGTw Si fifò^ a<f^; ui- 
t«^, coma acrive, pareoommentandOf Isocrate (Paneg. § \i)^). 
Anche in questa notìzia delIVpìCfklìo sì vuol vedere tma 
telocobesia: anotor, (]<to est Leb«>li iagenìo. leocratAm cor* 
rigiro volaitte videtar, nota V Eckert; dond« poi oi& rìoavì, 
ansi ch^ fìir dire ai due la madatima cona, non hi aipixce. 
Si domanda ancora l'Edcart cko coia abbt4 volute» dire 
l'antera affarmaodo ({ 61J chv il partito democratico del 
Pirao ritornò in città roT; aiiiùv H'v%mi ttQtvt^r xi^v ^oXàv 
Mài foi« éjUoff jttrflàfit%tn: auotor opinatila ease videtiir, — 
nou, — urbi vi expuguatae a popularibns pacem «t qnieiom 
m«titatam ^aa, qnum . . . constat, foedere Pauannia nua^ora 
icto faotìonea in aniioLtiam ridisse. KoaanDO che legga ^pa»* 
aionatamante aonu pravanxioni potrk futoudera queste pa- 
rola aa non ooat: mattando a rìaohio la propria viu^ sta* 

i) BM^rukdo anch« qui, porcile i Chti cuuiervAroao seiupm [1 
loro govarso amwcrktìO'» [Tuoid. Vili 2i 4). 



n X- ctMATTnn 

bilirono il gùyenity clemooratioo, la cqÌ c&ratteriitJctt 6 
appunto l'agaAgllinu di diritto di tutti Ì eìtUdiai {hrj 

K^l 8 63, aegtuta TEckert, obe si f4 T^co di tatti i 
&bbi ù ìt Apposte diScoltd, è fiilaaiDonto Alf^rmato: La* 
eedaemotiìos ftdversAriis auùlio mUsoa saporatos O9«o ft po- 
pnlaribii»; ma ivi ^ detto «)lftmot»te cho ' t^^ttimonl dol 
loro VAloro (Ìì qnolli dfil Pircoi «odo 1<s torobo degli Spar* 
tani jiituato vicino a i|uCfito monusicnto V E obo eitìO real- 
mQDt« vi 91 IrovaMtfro et l'attesta Sencfonto, il qttalo par* 
laodo d«l combattìmoQto cfO^ittitiuto dai detuocratici contro 
gli Spartani venuti in aiuto d«gli oligarchi, scrivo (Eli. 
tt 4, 33): fita&^a di ^««VriJtfsFc Xa^^wv r# xat tìt^t^aj^oi, 

^ bìuaimn fìnalmcato ohe Toratore, parlando fin» 
gendo parlare ad Ateniesi, possa aorivere f$ 50): ti^tfwv 
0à fyfffi6vmif Ytvoft/vtaP^ i^ùtr/sav ftiv veti'}trix<>fiviii ittòc^EX- 
Xr^rai ni n^6f*qov *tii tijr ifàXiaiav o^jt ififiuCrovriiiy ÌjTX§vaav 
àU trfV Eèg^jijjit iéf^avro* ^ /jMtt^ttrtfitfnr^ al /iJv ftrtà tìjv 

' Si &[>ii(l Athanionsei! lata decantovÌKsnt ^rhttor}, ma^i 
B&O iDalc diaertus fnisiat * «crive i! Dobree: è assurda uà- 
mettere che uu oratore popolare biasimi ciò che ni suoi 
ttditori doveva tomare gradito. La vittoria dei barbari cui 
^uì Sì allude è qnelU di Onìdo, nella quale nnft flott& aotw 
Oofjone « Paruab^c scoDflfise gli Spnitani guidali da Pi- 
aan^TO, e i) vi&citoro, sia pTiro alla t^uU di tttrauieri, ò un 
At^&ioM!, i vinti aono gli eterni nomici di ÀC^ne, i La- 
cedtMTKjnl. 

Atictie Tifocrtttct dico quasi Io aloMo; ancb'egli, pnr« 
parltiddo al po^HjIo ateuie^e, o, meglio^ Bguritnilosi di p&r- 
l^S^if perohà II Pauegìrioo non fu re«lmettte tenuto, al- 

•) VftJMi U notA ■ Lvi»iii XIJ 35 ii«U'«dis. Frofab«rKaT<Oob&u«i« 
La ooslUtixl&ni dikTiioonitIrLa A iTalTa iU I.IkU ^nrlit' in XXXl fi: niMkn^ 
ttvSurria^ Cu- EhoKIud III S: ai tijV anhUvftW M^ityijr vvttftì àlt^ i^ai* 



^FM 



t'WPTTà.Vtty DI Ltntji. 91 

alU IxittAglia ili CnìJo ooll« medovime piiroI« (§ 119 

furjinftrTf^y, o, volfiTLita pmvivre i^Ue )a piit«n»L poni&nu non 
er» t&utfi grande tiuaalc U aì tl^iinguvn <§ 141?), mÌ nfor?:!! 
di dìiuiiioira ViiDfiorUue^ di quesU vtltoru {ftóh; lan/io- 
xoovr«f irini^^in) ■>. Mft pel Dobree qnostcì non gìnntifloH ù 
^pieg» minitnAmente il pfts^ lìeiri-^pìtAilo, tutl'altro: ' uo- 
st^r Iwicratis ve«tigÌA 1«git, quo ferAtit, De Mu^pìcJitiis 
quidam *, f^gl> non irApi^o K portiitu à\ [|i]Antodici«i mnntrs 
n Jk (*oh1 «li TfnKTAtn: ' TMiK:niL«.i jul uiiivnrKOH Oranccw 

bft fueifriut ni ìd HgBiiN ut in Pitrir-isi r^nim indigDAtioiinni 
oommoTMt, calUda facit et oratcriis, <^ni roiu piiigst rolo- 
rìbufl tet^rtimU^tverbìit mftI«oinÌnaiÌK(ltt Imloulrift i]Lalur\ 
Ma coiiMÌdenamo il passo Ilaì&iio n&l conLdiito » oub più 
compr«iì9Ì0D^ L'autore vqoI dimostr&re (% &8) ^ji ij 
niÌ4ùf^ ^ih-Apif f1]f *EJljt<(^d; ifv tfwir^^Vr, poìcbè, «penta la 
libertà in Ar«nf(p In Gr^rj^fc nitAra ponlM't4t la idia litiAm 
isti timoni- Qitall fovstiro lu juipiraziotii tìv^lì Au-uìaci al 
priBclpio della gn^rr» corinziarui (ft9*l) eù pn& veder» dal 
djsoofao che gli ambAnciatori telmui ttfngotio Ìd Atene do- 
mandando l'alWnzA oomvro Sp^irta e IniÌDgando le mire 
ÌBÌl% poTitìcfi at«me«d (Senofonte Eli. Tir G, d-t5)- Molti 
thn GìiKii erano stanchi della signoria «partana obo ootnìn- 
oLava a divair» gravosa, o dod domandavaco di meglio 
cht ribelUnii. AUno toma ad anpinro air ogontonU o fonia 
ad tina lignoHa pia rajta di ^tii»IU ob« poco pÌ6 aba uà 
derennii prlnu aveva perduta: itg ftiv yii^ f^rr«, i^r ìtarA 

Itrtiov ji6vt>r i^Tiùt* ^fri€\fs' vBv di rtànwv nut ^fUAr naì 

n*lonorV9jV(ap itm Av fl^cff^tv ^^X'^* '"' aHoff ^aCiXi'mig 

iJY*f^y*i *>■ Y^r^trC^a tSonof 1. e. g I4), E aticlie il nostro Epi- 
tallo montra la RtcE«a aupirazionA; il valore ateniefle ha ka- 
pnio tenere in fìreno 11 to di Parvia a incntarglì torrcrtf, év 



■) CottfroDiùf il mo^o ooo eni Pbitaa« alludo alla ^ttefflU d) 



96 A- ooflAmvj 

tdr ;r^M»v y(fV9^&^i (§ 57). È natur&le quindi che l'&utore^ 
couftid^r^iido i fatti eia an pnnto di viata tutto Dtbsional 
ci |fOoga al di raopra dolio me«obÌDO garo tra Àtone e Sparta: 
•olo qoaiid' «ebbero r«f{«moaia gli Spartani, cgU dioe, i baiv 
bari, ohe prima non avevano osato salirò bu nua navi», via- 
floro i Greci, navì^isarono alla volta doirBorcpa, ridanoro 
9chiftvo a goveroat» da tiratiui cittÀ ^oohe. 

Lo cotis«gn<?n£d dalla vittoria dì Coido, m pol^^rcno 
da prima tornaro lioto por gU Atoaiesi, furono poi funcsM. 
J!f«lla primavoTa no^nnte ilS93) F'imabaao o Conono &avi- 
garoQO alla volta doìlu Laconia, devastarono K^ro ed aUro 
looalità oOtttìore, occuparono Citerà, ponendovi oomo «r- 
moata Vat^nio^^ Nicofomo, o ooEt^ggiarono la Grooia iìno 
all'ìstmc dì Corinto, (juìndì Cenone perenftse Farnabaso 
ohe la rìooBtroEiono dello mura earobbe atata la migliore 
irvndetta contro Sparta, o oou i donarì avutine potò nova- 
monte iunnlaaro tà ftaxQÀ J*ix^' '' fatto, oho la fortifìco- 
sionc della cittì fOMO dovuto, in Hno, airoro atramcro, 
doveva rìtisoire umiliante por gli At«QÌe«ì, Ì quali di re- 
gola la diooQO dovuta, sonsa b<>dare al comò, a Couone 
(efr. Demoat XX p. 478). NuU'Epita&o Foratore, parlando 
al popolo in euo onoro e gkrifica^ione, cerca di dare a Ini 
ogni norito, od arriva ci diro cho ù opora ano anche la 
rioo^truziono delle mura. 

QueatOi oho gli oppugnatori doli' nutont ietta dicono af- 
tbrmaKiono ori*oa«a, non 6 obo imV]«agura;cìone e in^^attex^a 
▼oluta. Senofonte aerivi oho Cooono ri^ostnil eoUauto una 
parte delle mura {ttokò roO t*Sx'*vi A?&mci\ mentre un'altra 
ne edìtìoarouo voi onta riamo nta gli Àtonìcsi storsi (cnkiÀ 
*Aih^ìatw xul Dfnwjnl iaì allea néXòt^ uvvmixttJav Sonof. 
EUi IV ^, 10]. La pnrle qui ò divenuta il tutto. 

Conoludiamo: di tutti gU appuntì cho airopìtafio sì 
mnoTOOO p^ le allosioin storiche tu C350 contenuto, sì pìiò 
trovare o spiegasione o gtuatìfìoaAioue o confutazione; anoha 
la inoantto^^e hanno la loro ragioue, che à quanto basta 
per not^ Par ara mettendone qualcuna, si può ait^uiamente 
afiermare che nessuna ve n^ ha cho Lisia non possa avere 
Borìtta. 



li'BrtTArio Vi usiA^ S9 

Dovo più «ì «onc ftfi'ikticAti gli oppugnatori o tinnirò 
àrgomonti ^ doUo ntilo o udì' «loonaioao doll'opiUfìo. Nv 
tara1iii«iit9 a ^mlku^ del modo con cui eaw> ^ oeriUo nou 
si dovrà vetLÌro con l'idàn di Lisia ohe oi eìttiDO foriData 
lèggeodo i a^oì discom giudiziari I] geodre epidittico 
vuoi» UDO etile ttitt^ affatto diverao d« quello dello di^cos- 
flioni foronRi ■/, o AQcho gli Kpitttiì dì D«ino9teiM e di Ip^ 
rido *i Mosbano «aeai por qnovto Intc dalle «Itro orazioni 
dfli loro atitoH. Dionigi d^AI* (Oii^^ di LUin e. 9} oi dico 
tawativamoDto chts Li^ia supeva con proprietà aiatbm Ift 
a&ft diziotie al genere oratorio che tratuvAT parlando di- 
Toreaminte ai gìndioi, al popolo mdimato ia eeaeinblea, e 
olla molti tildi nn nello floleunità foativo. 

L'abilità di ampUaro nti argomento per renderlo gr^a- 
dioeo, di nitarc con garbo parolo poetiche e noolto per ai- 
gtsìScare eoDOOtti alle voltv conioni, allo Tolt<» ccmplioi, non 
6 però dì Mitti, ed esige qualità oratorio cLo Livia non 
aTOVA. Dionigi d'Ai, aorive \l. o. cap. 1^): t^r^Xij moì ^i#- 

Jltjt mi\ A'air^icf^rij — Ji^ (Kbi in% roirorroi' /ff/i^r J^i^r^ èf^ 
Jiak^o* ^iv^Tfi^ i^' S^ov àki^9^t4iv 4Ùià<rm svettai', di 4)ni quel 
non NO ohe di lavato o di debole, o quoUa corta muDoacfla 
d'arto, di ouì si ha improsatono loggotido l'Kpìtalìa Le doti 
precipue delle etile Jiaìauo aono qaelle cho ai nvdlano noi 
suoi dÌ9oorai giudiziali: la chiareoBA, la eempIicitJk, la ao- 
brieta uelVueo del ttaelati >). 



ifftirnt k^itf- Cfr- Ihwt. l'cLQi^g'. ^ 11 Hvtiw uvi^ int ir fimic* r«r lÀyéw 
itti l'ri^f i»iV iJt^tttt-i //«tìtfi jriiì iivr tittnjcei^uffti'tty, tt»* taaoCiir rftrj- 
/tafT^ftt^tr, «<tf« r«|i; Hfiit iniffaì^^f rrcnAi ^/j/pur^f n^òf Toitf n«^ t«u' 

IHC ^Jv pj«JÀf fttV fft /irtiffjirr»jii0<. Vct], tic. or. 4), 908 i Quial- Iti. 

w. IU.8. 

ij I trnUi eimtmìitUoi dolL'^lix^uontA Iìmuiu »*m<f dolia«4ti 
«irftbihntcìto da Dìubìjei d*Ai. np. cìL Cfr. Ck. Bn^tua v, 9; d» opU 
geiL or. »; Qitial. Ut. or. X 1, 'ih. - V»dul sei b»! Uv^ro dall'Hei- 
«dior tutta la pnxle ^cria; Do arto or^toriA LyfJjMi aiusqao oxaUoaun 
geoariVtu p. 91-16. 



80 A. OC^TTUfl 

Clii voolo isoDOMorti LùÌ& legga i sttoì dboorn gìadi- 
Kisrij scrive DioDÌgì d'Ai- (c> IG), giacche in quoLU opìdiU 
liei p^lì ri^we fittktt3iét9f^' fiaiìlttat ftAw ^à^ òtl>tjlét9^tt$ 
iìvat «li fityaiiftTrifitri^tfitifaz — m) Siajéi^M rfi %^v àxfWni^P, 
éinéif '/<f*>*e(*fi;i irai J'^fiott/f^vi^i. i^rrchA duDc^u» maruvi* 
gimrci «e l'EptUno ^ iufr^rìura a quello cho ci tut^ketttt* 
rvmKOO da Liaja, o |mruiò dic:hiajnHr1o uon fiuo, ma fdULQ* 
calci, 80 un critloo quale Dionigi d'Ai., cJie fondava il suo 
giudizio sopTH un numero di divoorsi epidittici di Lisia Wb 
oiAggicro dì qucillcj n noi purvoDiito, ci attesta phe il m^ 
atro aulont riusciva clnbiilr in (]titiMÌf> ytuiurQ? OniiankRuU» 
n iH^riodam «^ uOWLbitij [ter triitdihLjì rti^orui di niiLiUixi « 
aui^liH (li quei gimH^lu di |>&rul« lu faiu)» atilitoiicu, che 
Aristotele chiama if.'svdfU àvrì^^aM^^ e sembrano «ssere patate 
proprie dellVIoquenza siciliana ■), sotto la etti ititluenfii 
è Etempro ntnU) Livia in cf^rti dcberuiiaati guucn. Platon* 
nvì Ft^ro (cfV. p. 270 A ; 273 B ; Cìc. or. o. B, 13) dix|ir«iai» 
slcooint) atraitiem la filoqiieiiRu lisiaiiJi » ooiit,ra|)p»iMi ad 
«Asa la abeDÌcHo; roniulLocIù egli »te^Oj UwUi eh» ?(* acciuga 
a tratiare argomeiiU tipidìttìci, i:» adotta la ttfoiiicii^ il che 
diraDatra quanto essa fosse connaturata con quel gent^re di 
eloquenza- Leggasi, ad estemplo, il primo perìodo ^l^lTDr»- 
zioDr fiinnlire mnt^nnntriL imi Mrmt^wnOf R lìoiLfroutinì ì 
con tonti ut ou ti dì pmivii^ro oont^niiiìvi filila «nmplimtL ilnlla 
prosa platonica dIio procndr» 

La nuiJuiiH ili trovane dappertutto antitoal cagiona a 
spiega lo atraoTOinarìo iiao, a anche abnao, «Ielle particella 
fièv — S^y che gli oppiigristori dell' antentiuità trovano tanto 
attiorhnvole- Adc)ie> t^cii del T'osto ci sono esagerazioni da 
parte» d«i cfitioi. 

Noi § 9 dfill' Fpìtafìo ai leggo érvi^ fth» wtùv -- éni^ àà 
ir^f, dove ò non c^imnnfl la collocarono di /t^v na! primo 
membro d^po la pria[>oaÌEloDe, ma si spiega del roato ba- 



<> Ari«tatala cSL«t- IH 9] • D«n«Wo lD«<JroLMui.§9l) okaao 
uà vena S Bi^luam^, che «ucl£ Avrebbe si^ritto (wr dwldvri C vtUiA 
par Tnao ^all* fflJiw antiteaL IL vaeta 4 (fr. 117 K&ìb«|): Ti^tt ^ir 
iw t^ttimmr éy^if i/r. 4uira iK napv ifjVoK i^'ciir. 



niasiiiiQ ool doBidario di fare ima porfetu ftotìtesi colla 
Mcon^A parto. VodAsi KrQg^r, &nocbisoha SprachUbro 50^ 
1, 13, che ciu Pkt. Fudro p. 2t>3 A (LicX H B^robordy (Wìi* 
•»o«cbaftUobo SynUat p. 310) ba aontoiiziuto dì qnoNt'avo: 
' Spfitr6 salten; DiobUr nlft; voa B^dDeni nur [«>o»t«4: 
ààh^T (11) ekb fdr Ly^iati «pitapb- auob liiaraQ die Uoedi- 
Utoit dioaer Schrìfi orgiebc '; « il a&o giuduio fu rìpoiato 
ooine irrofatAbìlo dagli alti-i. Non sì ò badato cba <|Ueeto 
ooauutUi, ù UDO porfottom^nu* oLalogo, eou ò ostruito ai 
A Tuoidido, DÒ a SoDofcnt^, n^ a PUtooc; ò voro obo, a 
diro del Bumhardy, mbì io ìioduc arnnioaao ' (p- 310} rojt 
rbetorUcb^r AbaicbtJieblceil \ So du&que Luia non può 
averlo usato, bisogna riteoore che egli qcu po^sa avora 
avuto aleni» ' intonnoDo rottorica ' quando ha scrìtto 
rSpitafio! 

Gi& il ValokonacT iivava oseorvato cha vi sotio cdropi- 
tftfio mcdto tautolof;io '}: ' mulliui locuttonaii imporito fro* 
quontut, bi fia»d(jxn twntcntLu pad^iìm reptittt, intordum 
ììadau tére verbis '. Probabilmente il doitiMÌmo nomo eoa 
avera preeeate ebe Piatone, nel KÌudiaio auirerotioo ^Fodro 
235 A), acrìvo: Mai oùt /jw iètt^^w 4U utù c^^- tà tsòtà *h 

4 Ttfod^ vi^«i' a^'^ fi*'Àor t9& tGHivtov miÌ t^ahtio Jij ^01 
w*airu^Maòai fmévttrvfuriK, ò^ ojóf v« Av rafra «V^^wtr iiTjrwv 
^fi^i^r^^f «hffr di^KFfa* Quii ìheioidiqu, é qD^itiom: di mo- 
todo* Poeaìaoio doì ritea^ro spurio txu lavoro perchè vi 
troviamo, o erediamo trovarrt, etiti difetti, chft già. anliohì 
ci dicono avere duo Bcrìttore avulo in. quel dato geneie lot* 
tonino al quak qiaet lavoro appartiene? Evidentemente, do. 
Qoaato aU'clocoaio&e dell Kpita£o, non una (t^m>, fa 
può dire, è riuuwta aonsa attaoobì da parte degli avveraari 
dell' antunticiti. No e»cotneromo »olUntc ì prìncipalL 



I) HuuralroniiU ik k^vako uteh^ davo dod «odo. EokoH y^ 88: 
fiiCAiilu? puolo allo (|iil]1 y\r JÌ l4igg«r^ imft H«pJ4XA nvl 3tf«niiw«ne 



tt A- oosAmn 

Aletino 09prc««ii>DÌ ai bìasimftno cerno poetiche d ìnu- 
«ÌUt«, Cosi: § IO lu^évt»^ tà à^Xa — ro^ 'd^r*^^ v^n^oéc 
g 35 6fii^ t^r abitar - rd)>' A ^irJUr/itV: ni& si confronti 
Erod- £X 101 : ^^ c^t xai at ii^ff^j xiyì ^ *^JLÌJ9/r9n^ 4éi/Xa 
JT^gjxt^ro; Scnof. Cirop- Il B, 2: %à f ààltt iffi t^Mr^^ — iijXMt 
Swt ai fM noXi^tim naì là itùy noÌi4fiÌ<nv àyaifà riévtu, 

% 15 rd /<èv cófftawa 4Ìi d^wav xafiCtr^CaVt àniflU- 
tnrtfi éi tuC ^bovs ià^ tlfi'xài ^Xttift'i^aavi si coofrODIiì 
hmm XII 3: tU :toXkiiV à^v}iiav ttatt*Stì^v\ l-ocj, XV 120; if^ 
■^r /oj^ryi' Muav xniiT^i;iT«tfdsf ; laocr. Vili '25, (cir» VI 77) 
tU v^* uètài xutatsir/jófti^a ttii/ax^ V^ L^t fortoft aTlifìcic»» 
della proposixiouo è giustificata dal Tolato ooatriL»to tr» 

^liiwa^r. Si oonteata qui Tuso di mj^cti-di iu aouso traviato, 
poi qnale si |)ossono vedere ì dìzìoQari. Demostene dic« 
XVIII 94: ^ nÒbi /tftM;«v«Jt«^ XXll 72; ^i>^<wr^- ikAtu'n- 
fiu^/n<< tr^tK^'di'iofxav tòi JìJ^uv, o TnciUido H 40: £^4- 
JU^or (Ti^i^cn'ur -~ ttAv tititìit-^a àyióvuiV iuftntOtìati cortAmcnU» 
pttrclii; ha hi mcaie dellt: corono vere o ])rt>[]ric; mit «i vede 
gi& da itUAato fradi qu&nto ìl paa-tagglo d^l proprio al figu- 
rato sì presenti focile. Qui probabilmente U iu«lafor& fh 
SLggerìtft air oratore dallo parole àyéw (g 1> e d.>in {§ IO); 
del ie»to più Torio ancora ò P espressione dì Lionrgo 
(Lecer- § GO); oùx àv nìdy^w^tir^ tinùtr atiir/ttfov iflc nat^i^a^ 
JvM tò^ fxeCvKv idei murti a ChoroiuT») Hw^ài; Con ana- 
loga osipTesnone Ipend» ^t^rìve (Kpit. coL Vili): ^Itv&é* 
ffùtv ik ^à ntìivòv JTiiatf Mait!à*ea¥, ti^v y ééiifiìiay ànò tdbv 

g 3r> riTE^^nx"''' ^'''^1^ i^f ^'/dn^ff^c u^l i^liso dì értàff 
tiùv ^-aXiàitav ^^ le mogli e i figli degli Ateniesi, rifugiati 

$lc ini9i<ftiair na9. i\ 220 u :^\ « molto nltrv «iJTrìli oupnmoni. t^ 
pTOipoelsioDO più Ti3«tii> OOQ vrii^«9AVort ^ i^, tultAvU hÌ hft&ao anche 
ottvmpi di irH^^nvDt /i'. — Viranti la note d»11o SobDoider (Ivoonbtaa 
aiia£*Vp-ftMto R«d«a, Loipiijc Teuboer 1871 BdJ. I p- 15) a Ljoct. ìl, 99 
if rnT9^AJ(('^ jrnfmifijffBif, d<iT« soai> oiiaCt ptCì hWfimp <ii il^ir uno tìhe 
doli* altro U40. 



IT«.« 



ft SnlomioA. Lft pftrola fjion;^ = i cftrì. d«l lingaaggio AelU 
coiiv«nuion« (cCr. PUt. Fociro {>■ 22S D « y«Aófi;i), i iktto- 
etaU come atUot da Eueuaio ad IL P' 149: iVci'^r, ^i drj^ 
Urffj»; /^uf dr' ttat €i', i^tlAtr^i. Xcn « cftpiMl^ porehè «Ì 
d6E>b« Mnt^niÌAro ' patido ctndio diccam ', menlro ìtiv«c« 
«i c»j>i«i» AMfti boQ« oocao in qooirto caao Voratore potevM 
unni tnoiio ìd mi dJfcono •pldillioo un» parola della lingua 
fiiinigIÌAr«, cori comft noi in «Dolcga uttiAttono potremmo 
dire e urLveie: combattere ia dif^a d«ì propri ' flglìcoU \ 

S G-i ^iffi^À tà fiovÀé^ivna fuT; /^^>' ^Ti^twiToaf- Sì 
coufronciao i stguenU laoghi: Iporìdo Kpit. col. XIU: o^ro? 
àééi^A^ :i1fà?€ii /i-airtfw/iii'*;; Inocr. PiUfig. § 71: «ì^TfA^ci 
^i «(ùr u^^fit'ywr noi totali*' ^là -'"^ jr. r. ^.; Plat, Fedro 
p- 238 D: fìtrtiy^b Mptiut; Sofoclu Autìg. v. 1^2: àétXfà 
ràvé€ itr^ifvi^i ilei, 

in nitri pai^ì ò btOflDUito t'autore per coetmilooi o 
contrario a f^rajnmatiea oppure 09cut«, c contorto e intmì- 
eiate. Cosi: 

^ IG eTtl^titor Hai qilavtK^v xtd ^lÀériitvr a^ff Mnra* 
^rt^va^ TÙv ^tor: ' cum U^soboro atìfoctata nubi vidotur 
fftructnni % «orivo rtkkeri; ' loou» quera Leijaeus ad eam 
firniandam laudat (Ly*. or VII 'òH ^ utbU pi'obat '. Cbe 
re^rewione sia più o meao atlettiita sarà ««mpre diificite 
p«r noi giudicare, « poco importiK del resto, per Taa^unto; 
iiDi>ort« ìov^oe molto notare, come ii«m*ido ba o^ervato, 
ebe ee9a è osat^i enche da fsocrate X § IT: to^ jaìM ^.if* 
irerei' nétì qrilfWi'Jrvoi' ■òr i?**r nati^rrjie- 

^ f j aitA¥^ i'nif jof.utir^v ti-; àlk^t^av ^ii^oidi'iwr, rra^ii 
ffo^ i^Qvi w^ iòfo^4. ' Sfecatia dUt^cla ' , giudicai looottico* 
monte THoLecIior. 11 periodo torna boni^aìmo eo sì consi- 
derano Io parole ^aè^ xe- ^ /ft^ai^y^mv come nna pareatest, 
dovuta evidentemente al desiderio dì dare un paralleto a 
fini^ tfj^ 'Ekk, ed ■ /i- f^' cr^rdr. La frase ò quella steeaa 
Odata da leoor. Panc^. ^ !^7 tf^nci — ^rtl re^* f^etv fili x^^^ 

9 S^ dn'o^otfiftff #J r«Vs ;Tffr4<rrrjnKJi n^ffitM^. La 00- 
etruBÌone dì d^Tep^fr col dat. sì dice rarissima- Ved. KrQgor 
teiM M 41 Atar, tktm. rit. a 



E 



91 A- Od«lkTTI31l 

48j IC, 7, rIU Gin cÌIakìohÌ pì pn^ aggJtjngnm !nocr. PAn«g. 
40, 147 ch<» hi proci i^iimontif rinTo^un; roi,- jrwfoi'tfj J7^;/itf«/, 
e ÌEioitria Sonof. -■\jjub- I "j, 18 à:iQ^oDmi i*|i jr^ój^aHf e 
riuL Mor. p. 772 A, 773 D, 

S 32. 0'4 nel perìodo un cambi a marito di soggetto: 
t^tfrXéil'^arts^ X'^j^'Oìtat (ì Periifini), 4ft^i^CQrtnf, àXtà<Mrtai 
(gli Aieciiesi), 0OBE1, come è nota, por millu fitmtia iii greco. 
KrOg9r (il, 4» a 

g 4b- 11 porio^o avrebbe fi esMre ■grunraftlicato porcbA 
^stfiwei; ò riferito ni «ofitintiTO pit^ vicìdo, Tùih^^v^ al J)ìt^ 
lentftno. TI cavo invoco non è n^anclie raro. KrQg«r M, 7, 10. 

§ 4B '^/It; l'f jrnr) rroAi/KH' «tu ^tf fai' io; éià itiXtv rtóf ;-#- 
j'«r)^/ix'i'£tfv iroj (p^orur fidi' :TtTrtiayf.tà'ya>i< fu'jft fi^i' ÓJtrrv^i*^ 

tt^f&v iXàttfirtì^v. It R«Uk4, non v4.*den^o ohìnm la eo^trit- 
ttioiM, ponsò cbo ci forte una keucia dopo ntTt^oYfikfuìVj da 
rkmpirsi oou un verbo come ^ws^^d^r^ffav o ftimile, e pro- 
p039 Taggluiita di un di dopo rai'jtaxi«>. II luogo è dispe- 
rAto, secondo altri^ e la grìiiniDnticR psiesementd vioUtA. 
Mft Tn^o anAcolutieo di un pArttctpto iti nominativo {nomi- 
nntii'iic pendone), Jà dove noi cì aspo Udremmo un gnrttUvo 
nitsolitto, non q inaudito o noaache trop]>o laro. Ved. Kriigor 
66. d, 4 e gli caompi ivi oitati. Molto più iutralciato ck- 
tebbo nscito U periodo «e avosvimo avuto di «oguito iiitattro 
genitivi; Matoctdrto^ — tf^nvovvtutr — 4so/tt:vinr — ytvofiiri^, 
nel varili caso, diflìcilinente V uditore, e neanche ì) lettore, 
avrebbe cubilo afferrato la diversa funaloD9 dei genitivi. 

Dopo d'avare cominciato indicando il fatto oggettiva- 
mente ijtoÀiftov ittiiaTTàrto^\, l'oratore introduce due motivi 
di tftoo tutti pttrsonali e «ogguttiv; i^ià Ct^"^' — ^'^ ^^ei-e»)r 
e perciò la frase ìniaiale del perìodo prende r^uajii ne^lA 
Bua m&nle la forma di 'EXXilv^r mV n4Xfiwr xara^tafrur; 
ne viene quindi on anacoluto comnuisaimo, l'anione di tm 
genitivo assoluto con tin nomiiiAtìvo del partieipio» Ved* 
Krfìgor 5G, U, 3- 

11 Taylor poi eì domanda ' ilctfi^moy inquie? Quine? 
Anne dl/rei-r;;? Nom hoo praeoodit. Anne IkenTfot? Nam 



AejEltietae ? Noti qmilcxn fuiiuo Atliomeiufis ; BttAfflAO «&m 

I lOT)} \ Nò à.^arl^i uv liurcifni poesoao eMer« 9Og£0lli di 
diép^at4tr, potobi aouo d& riferirsi a qnajiUi precede, oasift 
«fTiriTff ^^rol'rTf; a Ad ^^Xnv, TxitrTttit — ÓMfiMtm a éià 
yOàror: M>rla la guerra por ^olasia di ciò cho gli AUumÌ 
«r&no divenuti, poicbó tutti AToTano di nò «Ito lentirOi e 
|iflr ìnviilìa drfltt gloriosw iiziuni iIh itmuì L»rapuiUr, poicLà 
tiBj^uito ftvi«VA bitf^o di forli incantivi mi tiwca.... Il 
mjggtìtlo di Jì.iiji^avov è, per una a|recia di aaLL'ìpa;ticii0, 
dìvennUi dativo letUi da /fr^^iirin.', ii»o comuni abituo. 

L'atlenzìoDe dei critici 6Ì ^ portata anche siiiruao dal- 
l'Articolo noi nostro opiUfìo (rErrtz» QiJA<i»tioiii3m Lysia-* 
carufn Oajint T. CUuHt.liul 1857], ma i riiin1t«tL tìì ^^nn^^la 
ricerca riori HitKnÌn^i:o Mdnipm AÌ(siirÌ, mi m/il, ad o^u miida, 
denUivi. PiirÌi[»"uLÌ uou rÌH]]OHf4 niLurii non si jtoLrà iliiro 
aUa qoesliotie della relazious che intercede Ira TEpit^So 
ItRÌaDo ed il Panegirico di Isocrate. Cha aiu (|ue8t* olr.imo 
elle ha imitalo Lielaj lo credettero lo Paen dopi uta reo (Vita 
d' Twcraffl], Tpnii»(Progymn. T 4), Pi!o*itrato (Vii. *oph- T IT) 
« Fosio (coil. 960^ ed ù fjriTllo cho ri«nlt.a pifi proltalille 
dalì^niuimn ilc^t Itiuftlii ■LHiìli iit-i Una autori, Tn Hlntini piiun, 
tome Paueg. g 71 efv. Lia- ejnt S 2^ S 9-1 cfr. Li»- oiJtt. § 46, 
$ 07 cfV, Liit» epit. §$ dd-40, sembra clie laooTate ai nfe* 
lisca de ter mina la me II te a Li«ia e al suo epltafto, io mei- 
tisHÌmi altri (vedanei le i^rHiioni Krdin^iiiì, Suell eie.) dor 
«i «0 fin dove le tomigHaoz^ vUno (lovtite alTid^ntìti della 
iDtttrtna trattata a alln tmrlìiionn M ijuah^o g^n^r? lot.in- 
rario, e doro invece %ì alibia una vera imitnjcioQtt. 

Daireaaini) istituito dt tutta le cbbleuoni fatto, ulauo 
esse rignardaLli le allunionl BtorlcUe, ogt^Tf^rnli «tiUc «tile, 
o infmo partìcotarl sulla Hfigua, riunita cLe dì e»d nulla 
o ben jioco rimane. Non è per quwto meno vero che la 
prima f^iiuta a negare l'atitenttcìtA dell'epitafto fu data 
dall' ìniprottviono «fìtvorovole^ ma r^cggAtttvii, prodotta diilla 
lettura dt akum pacati cbi-. nflinbravuno gonfi e manierati 
per l'atjii«o di forme autitcticho (^j^ecitlmente nelle nnr- 



36 À., OOSATTINl, L'EPITAPIO DI LIBIA. 

razioni retoriche, come nei §§ 27, 37-38, 50-56, 61 sg., G9 sg.) 
e dì altre figure come na^iaétangy naQOfioiwa^ig e aimili- 

Del resto, il nostro giudizio non deve fuorviare. Altro 
è discutere Bulla maggiore o minore abilità di uno Bcrit- 
tore, suHa purezza della sua liugua o sul buon gusto delle 
sne metafore, altro è voler fondarsi sopra i giudizi da noi 
pronunciati per dichiarare quel dato lavoro non apparte- 
nente all'autore cui ai ascrive. A ciò non saremmo auto- 
rizzati che quando lo scritto in questione presentasse le 
distinte caratteristiche dello stile dì un altro, o errori sto- 
rici, stilistici, di lingua, tali, che non fosse possibile pen- 
sare commessi da colui, al quale la concorde tradizione lo- 
attribuisce. 

,fe 
Udine, 18Da 



Achille Cosattini, 



UNA BIOGRAFIA MEDIEVALE DI VERGIUO 



Ecco ftontTitto il t^to dalla biognifiA, qti&1« «E legg« 
nttl eod. YatìcjiiK^PaUtino J7-I1. cftrt. mo. XV; 

f iSEt ' Ujuw dioltur Vlrgiìmc; pttirft «DÌm nominA 
babaio Mìlicel VirgUioi Pablim ^aro. Uu VirgìLius, teste 
Douto, dooUsaimtis piMUmtn, vir niAgn« philceophio, ge- 
nere manlhuanos, factiu ftmioLerìaiuv OcUvìaho Augusto, 
sub quo Denti n^toa wtf et aliit impoiiàlU ftnlo mugnetiUu, 
pturitna uni i&gonii roUqald monimenU. Inter bIj» ftcìi 
Bocoliea, Oeorgicftì Hbram KoeìdJB. Didtar etiikm fecJara 
parvistfiiDOs UL^Uos, quoram uhqb dicitur ' Cop* Virgilu *; 
alter dicitur ' Koralum Virgilu '. Httina epitb&phium eet: 
MaaLhuA me geautt, CftlAbri mpuorOj tonet nane P^rth^ 
Aepo; cecini piucua rura dDco» '- 

f. 162* ' Vut:>iurAponitiir«upTm, QbiUAKOibooediecto 
^aod ip«e, nt pkriqqe diount, nuta» Idìbua cctobrlB Gueio 
Pompeio et Uatoo oonsnlibtie stodnit cna OotevUuo sub 
Epydìo onhtore; unde etum cum Ootevitone aafferret om- 
nibaa Mantosnìc et ip«oi mllitìbus in stipeadiain dietri' 
biieret) qoit Anlonto feverant niAntcìftDi, hijic soli concaeiìt 
memoria ocndUoipulatui eu<M a^roe. Vixit autem ikunìe 
qainqaaj^Qta daobuv; et »o librnm CDOÌdo« morte provento^ 
ed plenom uon correxit, tmde etiam ibi aliqootìeDi ìa7&- 
cin&Uir versus ìcoompletì. late etiatn Yirgitiaa Home Nea- 
poU et aLiae multa miracula et incredìbilia per artem fe- 
<!Uee menorator, de quibna Lichii ad presene. Kt dioìtur 
Tirgtlitui vel a verno tempero, quando «coaDdom qnoadam 
Dattu est et no& idibu» ootobris, ut prenuaeom eet; vel a 




m 



K, «AniuDp:i 



vergUii» a^Lttllifl, (]UÌn in ortn Aitrum ortuti ut.- . Tot VirgÌ- 
lìtu n virga materni uutapnii noinÌDatur ; oiator «ntm illum 
luib«DS in utero vidit in sùmpitìU le peperlMe virgam par* 
vam^ qu« in magoam arboreui excreviU Qnod sompnium 
dum fratrl suo Lucretio rettnlis^dt. ille i&tdrpretatus ost 
quod d?3dt pnenim dmin^otiorù tng^niì pr9 ceteris po^tlt 
pari tura ', 

QnMta biografìJL fa parta Ai un diaicMiario mitologico, 
googralìco, storico, letterario, intitolato FabDlarìnt, lìnìto 
dì comporrò nel l'J73 da ntAUtro Corrado di Mure (Svìstoni), 
OKaontco di Zurìgo, autore di attrt trattati; eu di chò d& 
«latte tofonnaitlOQi la didascalia d il principio ddLV opera: 

f. SS ' Tncìpìt fabnl&riiis a magl^tro Chtinrado cantora 
«OcImì* Taricen Aliali, prnpcitìtur^ ('or^tautiftnda dyociws 
fftoandum ordiiiem nlphabetì c;im alienali diligontia coiD- 
pilatat. Et Und«m coir^pltitiTM unac douiìai luiilaalmù dtt- 
eentedmo septnagesimo tertio in iiHgilia aasamptJoiùs beata 
mari» vìrginis (14 agoato) ioditionQ prima... 

Ego mngìat^r Conradoi cironicun thiirìcensis dictna 
daMtire nec valenu zìpc Totons ìgravtJt ÌTtf»rtì«otit torp^ra... 
pojst labore* nt>Vì greeUini ■) per eiasdem corrtctiooom a 
me liaMtosj po»l libelirim d« uaturìa anìmaluim metrica 
compositnm , post sudcr^a libelli de septem «acraineRtis, 
ad infitAntem quoniarlam sodaliuni meoram petitionem an* 
ti<ino ififlrum Indo ìnclnsus (Kon<t. Ejhht. I 1, 8* fabiilarìum 
aJmplicriTn et cui da intfìgttmetifo rei exposition^ fabularuDi 
ntohU Hit additala propter parvnlos et antiextim proporai 
compUandam.,, *. 

Si vede subito ohe la biografa fu scritta in due JDO* 
nienti diversi e oKii fn inoltro Inatta da fonti diverse^ !« 
quali d possono ridurre a tre |>rincipa1i : 1' uTia dì carattera 
popolare, le altre dne di carattei-e letterario- 

>) Il JTh'vwr ymei'tfnjtu, Ìl primo lavoru ù> Carena, ora lUta cova- 
potto troat'aunL iudiiaxi, pdìotiA«eeo noi ool Ut. M^oiia. 1 1968 f. 1?2 299 
porla la data: ' 1244 XT kaL uiirilÌEi *. Su Cvrindi» v«iU qualcbo uo 
tizia noi Fabriciu4 JÌHUt^iL tot mtd. et in/- ^^-i Pfttavii UH, 1 dl7. 



CICA uooiiAru KvMxvA^B DI Titftaiua dà 

Xm foatd popolare si ticQooécs facìlinoQte nfille parola 
^m Xectpoii €t aiioM muita miracuiix *£ incr^JiMia j^rr 
artem ft^ÌMéé itumiorfjfur, con 1« f]tiili raiiUiTA nllTitln nlla 

nuiDto dimoairù il CcicnpAT«tti ')> nel wo. XII, o alU l«g- 
gODda lomana^ poiteriord a quella. 

Delle fonti lattararie Vuiia « la Vita fidrnanaii, ooal 
chiamata perche dasanta la prima Yolia da due codici di 
fìvrtui dfl wv:. X *); n itifuttì il it^rnndo lumma dnllji hxtj* 
grafìa d* unln* idihxtt h ìneojnpUii v.iùnti'u\o ovn la Bemientis 
Qolla HCvtauKa « [|ua9Ì vemprts nella fjrnia. 

L'altra fonte lelterttrla & la Fi'i^ Virylti di Donalo, 
che il noatro anttire cita espi lei la ma ni e J«»fs /Jonufo; r> la 
cilJUfiione À ÌDipoTtante^ pvrcha esaa confernia cbe «in dal 
•ac Xni t}a«lU Tifa si attribuiva gen»nd mnntvt a Donalo, 
ft cui liDora laasaogna nn iwlo rodire, pura dal «ac. XTTT >J- 

R iwlo dm la Vila Vergili dotiAtiana oì arriva in (Ut« 
redazioni, Tuna brave, Talira iuutrpolata, e oho la giunto 
didla redadoiM intarpoUta *fbbaro origine in tempi diff^ 
ratiii; raaUva aolo a ricercare quando pr««isamantQ la 
giunte foMerti etate incorporate alla Vita brave; e questo 



*) Adop»» U taito <til HalflbrialMadt C. Suoio&ì Tranquilli^ Itd- 
Uqm£v, Liiotaa ISA), p. ra, i). 

>) n àoà. VtttL;. )&TA. Oxn a noia auto i oodici doUa Vita noa fior- 
ta*raiia DOmn i]*ftutjr«, ìl cHo davn luot^o aJ «UrlbacLom arliitrsrì*, 
«ema Uc^iò m Itoonord» l^naai, ti ^iuIq la ottribul « Sofvio, «« pro- 
hUudo Ma al ìiwUt, mlquntìtA aibillìao. inamovo alta FiVa jpenaiaa 
oal «od. Vatic^OUclioitiano U&S» fi«c-XV. f/JST' (|^nlÌlmoat« truaHL- 
Uni dal pnù FiUppv VaIUv ' Lcudieiìì Ai^eÌilÌ ìa tìuiil YJr^ìJii 
aaefiTpUm tx MmiD*tiUrÌia Sorrii gracDm»ticì '. Jl toato di «itt^Ato 
<oli<edairaaapftne «lai^twu h1U toI^lIa, itiam- r]eAC"«uit]Ll1*'iltra, 
iknif»mai;do«i at aodd. if /f; i^uaMio ma U«icu)o mDrìtftd'omor notata: 
'...Alsxiin np^nltftt: blIiI tkh Aninlo i'ciUlon« tnidìtiun; atranu^ao 
tftmcci Ttoìi i&orudaiun ditniiit. Ììavx Aloautjdrum graain»tioani : 
Oabatutn vors ca pavi^m ' ip, &7 Rcìfi-r!ich«ìd> — * Dniijdv ciilti»- 
leetoo et prìapoia #< op^gnimata «t copam ot dìnu: it«m «ina ot 
cnlkMn . . , ' (p. 58 R.). Kol vento fin^;» ùvì Cutts (p. aS K.) dà ' nddo ' 
invMa di ' iwldit '. 



iO IL SABounn 

ho tenuto ultitDfttnonU di Ut io (tn qiM«tì ^ St^i ' V 
381-8^ BMOd&ndó chi» la rodftfiono interpolata doTo«ff«| 
collocarsi nel primo voitt«£icio dol toc. XV o od ogni modol 
ibQftnxi il 14'1& ; m& «icoomo il limito ni pii& dDUrmiu&r 
maglio, coti non sarà inolilo tomaro BuU'arftomoato. 

Uno doi pa$»l d^lU Fifa interpolata À quello dovd 8Ì 
narra la storivlla à&\ dìstico ' Kocto plait tota ', «lorioDa 
cho ò riiorita da Bonamonto Altpraado noUa «uà cronaca 
XDft&tovana scritta il 1414; ma la notista non ò attìata 
dirottamonte dalla ViUt donntiana, porchò qnoata dà Ba- 
tillo coxoo poota rivalo di VergiliOf dovochò rAliprando dà 
£^09 (Comparotti 11 111. !it>3 sg.). 

La stoisa «tori&lla fu iui^rita àii Polonton nel libro IH 
degli S^ri^prit iiluHre* latintu Ungua^t donde trawtivo i 
tratti principali (ood. Àmbroe. 6 G2 inf.): 

* Valvia quoqao anlicb boa Ikf aro affisit versus : ' Koctor 
plnit tota, r^cnnt apootaoala maro; Diviaum imporìnm 
cum love Caoeiai- babol... \ AuotOfom vero,, so faI«o-. 
quidam Baoillua . . profoesus eat . . Maro antom id tulit 
aogro atqno valvis iiadom rcpetitum quator hoc prinaipium 
vanns: ' Sio voa non vobia ' ìuucripc^it; ueqao vero bis 

patofooit Qomdn Tam Maro appoauit nomon auuin 

ntqno aubiuDxit : ' Ho» ego vor^ionloe foci ^ic voa 

con Tobù fortia Aratri bovos. luppìtor in cao]i«, Uacear 
rtigit doToinio [= omnia) mando '. Proindo Bacillna (Cd) 
mullom ìg^nominiam ad odinm inciditi., t, 

La corriapoudeuza sarobèo intiera tra i due toatìi ae- 
roochò il v^rao ' lappitor in caeli», Cooaar re^t omnia 
taundo * *] non comparisce ael te9t;o pȣudo-donaMauo. Altro 
corriapondenze mostra il Polonton col p9eudo-l>onato, ma 
ìosidmo aiiobo tati dilì'orcnso *), da doverne conchìudore 



<) Il rftrao iTomii&»m«nt4 tiaqu««la Uxicmo: ' luppiUr incaollt, 
Cftoaftr rvjcil u^uniit t«m* ' (0>in{)ftrDlti 1 IDO n, 1}» dovo U rima Ino- 
uiaa ioielftj UrrU mi £m dalttrtro (MLà eoa aatiohita- 

>) FMud'^-Doiiak»; ' Crvmcua UedielaDUui, paidD ifoat 7s'«xpoliin 
tmutitt ...H ia urbcm cd&luiit ' (p. &> K«jir«rBak«id> t'otooteti; 
' Crcinoita UodìoUuatDr filoJiuUuv Itumaia rouit, Boiua Kenpolioi. ■• 



VXA ttUMiUArtA MVDIRVACJE Dt VRItOIUO^ 



il 



dia «gli non atliDS^NM ìa (itinllo dìrotUmvate; ncdii» 
Qot 14^% qoAiido il PolcDtoD componeva il lib. Ili tlolln 
atta opera, )a mU*ri>ul«Kli>:ù non urano luicora ntnt» iiiiti*< 
stato alla l'ita doii&tiauh, ma uaìÌA maggior pditis «raiiD 
defiuìtivamenta jeduLte- 

K non a rjuelle sole si f^nnaroooglì umantatù poIebÀ 
fu gi* da altri '^^CouipareUì 1 173) nol&to obe un codic» di 
PÌ«i C«DnÌni a Fireiuo oUro alle «olite interpolazioni delta 
Vita dobntiana i*[jiTipronc1ft unrlm nn pji«ao di Macmbio (V 1); 
io accennerai a un ahri> lunlico, ìl Tiivnlxia-nc fSlT. infimbr. 
biec. XV, HurìtUj pariui»nti a Fiitiujte, perchif provnniinita 
dalla biblioteca di Mattia Ccrviuo, i3 qnala alla Vitti dona- 
tiaiia inteipolata accoda esso pere il detto passo di Ma- 
crobio o per di pili «Icudì estratti della Vir^ìL cùiitin«>itSa 
di Ftdgiinxio, cliindoDdci tnito lun qimta HottiMcrixinni»: 
' P. Vlrgìlii MaranÌ4 v!tj| |>iir Dnnatnm grammaLimim viUta 
jTxpIicìt relkit^r \ 



I 



♦% 



rCdillabiogrAfladitnsftHro Corrado rìchinninno la ncistm 
aUensionc 1^ ir^ ^} eiimolngin del nDinf di Vergilio. 1« qaiilì 
\ìttT quanto ingenue ci aiuti^raniin a ric^oitrnìm U vtorìn 
dulia varin forni» a«suutu da qtU'Hlo nonte Imito famo^fo u 
tcinto popolare. Infatti retimologla a v^^UiU iUHit^ die prò* 
babilmantd » Mulì^ra^ e ijuelTa a rertn> Mmjwr^, cbe rinal» al- 
menoal aee^ IX ^Comparelti I 19'>J, pr«< suppongono In grafìa 
primitiva Ver^iiiu*', ì>timolngia invece a virga*) presup- 
pnnn la grafìa miKlìnvAl^i Vir^itiai^ In qripMa rirpa sfino con- 
LaniÌnut« du» loggotide, chv trovìam:> riclU blu^jnLtìd gcDuina 
dì Donato; Vuaa della quali racooii lava del ramus Uut^n» 
Bognalo d^la madre dì Vergilio prima del parta, l'altra 



(rr^Dcluf est '. — Pi.-Di>Qato: ' Nibll proptìì ]iabar« «id«batur; «ÌQ« 
JriblìoUiaca nott mìnui alìU d««ti» pml^bit quani «ibi Uludqa* Eari- 
pidìa aaiiqiiaru «oopv u»iirpabAt . . , ' (|x Cti), Polcotoa : ' Itoniin tiM' 
rara orga om&j* libarci U tiiif, dìooi^at «oìdi IvuHi'ÌJU q «oal«otìb... '. 

■) Bon ciut« tu*,rD Ito ai>cl« cIaI roliziuio Mi§c<U^ TI. 

i) La ooaucO gU PApU (<. 1063;; ' Vigoiutc a virg» dici«« '. 



40 A. AA-BSADIXI 

delU riVjTiV fopnha pÌ4Dtata dopo H parto; u»cl dft]1a con- 
ttininasfono U virja Ifjvrda, cbo presa|;;Ìva U fataro poetA 
O tto doviguav» il Domo. Più Urdl, net aec. XVI, 1a Wr^a 
r^urM generò aiiob« un rereo: ' Et V6te$ otii tÌi^a r1«dit 
n^uicrftbìlo nomea Lftor^ft ^ pdr opera di Colia Richiort 
Kodigino jJltfcìfi'onfB anttr/unv VIT, 4>, ohd i'iippìopj^ò fiirl^^- 
Kciimcntt» A Licinio Calvo, pr^MnUiiido cho talnci cricici 
pocurlorì, abboccato AÌl'amo, Vovrabboro acoetlato^ «euza 
ponaarè cha, pr«Kcmdvn<lo dall' assurdità eronologìcai al 
tempo dì Calvo «i diceva Wr^ìlim o non Vi>^t7»ua >). 

L' { iniziale dì Virgitiit^ può av^rd agevolato lo scambio 
di MonU Virgiti (proparoj:«)tono) con MonU IVryrnii nal 
Napolotano, dontW la donomlnaxiono di Mojitt Vtr^in4 (Com* 
parlili II ^^-Tfà}. Lo Ertae«o i intxialo è rimaato nella forma 
lottoraria ìulUna ' Virgilio ' o in allre formo del puri 
lettorfliìer la spRgrtola ' Virgilio \ la francasi ' Virgìla ^ 
' Virgilla ' <)^ 1» tedesca ' Virgìliiia * '^u Storpiate, aTueicbò 
l^poUri, sembrano Id tedei^che * Flliua ', ' Filia« *, ' Fili* 
gtì* ' *), la (iirnU presuppougcuo la dacopa • IVr^/ìw*, da 
Vitgxtìm accentato Bulla ^joaitultima- Xou ** beo oerto «a 
aia letterario o Bamipopolare il ' VlrgillTi ' della norell^ 
BÌcìliana^l: mn para cbo affattivam^nta l«I tarriiorio dì 
Cafnlù il ii1l94«o di -Ijo sia tuttora 4ìv^. 

Lo l'orma però natlamcntti popolari iranifcctano natia 
«Sllaba iuixiaìe !'«, cha «'ha a conaiilarara non couttntmto 
da Vtr^UùUj ma sviluppato da Vir^iUxu^ ' Vergìlio ' con l'* 
«i incontra a Pistoia, a Lucca «^^ a Si^na^), a Firense sin 
dalla mata dal mc. XtV (Comparsiti li 258); a ain dalla 
prima motu d^l sec. XV noli' Alta Italia, dovo fi pronunciava 



1) Ut atup«ea Ttiltìmo tcntatiTO del Plaafìa f6^fv«j, l'nrirt 1690. 
p. 13-lfl). <1] ulvcin* il vprKck. «ii|i1kAnilu]o a Tullia^ Lavirea. Piti ht- 
vodutQ Uiuacpptf Cki^l^li^^ {l^o Vergili nvminif rcritendi r4c(fi rittf^ntf 
Baniu) lAfil» p. t) acnv«vik: ' RidLc:u!uii) miro khU ^itoù uonnullì da 
laiiioa virx& «oaiQfiAmrit, uoÌ9 fnctam poolAo aomoA aiint oommcati ** 

t) c^mpAFAiit ir 207. aofì. 112, 21». SU. 285, sas «te. 
■j) id, ìii&9fsì <tc. m lu :. m. 

•) R. ft%bbadlci nnllft AiV^jCa if^ ^roàt^fd SXVII $3.»L 
^ JreAfvèV if^i-ioo l'^af* V 123 (1896} p, SHl 



WA. BIOGRAFIA UBDICVALB DI VAROlLlO. 43 

anche ' Vercìlio '; e ' Vergìlio ' vive oggidì nel contado 
luccliese (Sabbadìni ib.); Ve comparisce inoltre nel francese 
' Vergile ', ' Vergiles \ ' Vergìiles ' ») e forse nello slavo 
' Werziìowìe ' *)< Lo avilnppo volgare della sillaba iniziale 
& un nuovo passo nel leccese ' Yargillu ' *); ma il pieno 
sviluppo dell* intiera parola fo raggiunto nel nome locale 
laochese ' Bargeglio ' (Sabbadini ih.) *)_ 

«■») Compartiti II 194, 197. 212, 213. 214. 215, 220. 175. 181, 
*) ResU però il dubbio cha ' B&rg«glio ' sia piuttoBto da ricon- 
durre A ^hargicuta o *bergiculu dalla baB6 barga o berg. 

CaUnia, Febbraio 1699. 

Beuiqio Sabbadini. 



KvBiP- llipixd. 271- 

Dire, «omo .lo^lìono, oho iu o^jt n^fa éX^y-ft^voa U par- 
bicipio abbia valore cogc^asìvo, taI quanto dir« che il testo 
h corrotto: col paitìcìpìo in fMti così ondiment^ apposto 
ad aa v^rbo oomo ttUtt, comò £ poìfsibilo obo un j^rcco no» 
int^^ndesM: ' io non «o d' mtcrrogurlA *? l'orcio oontintio a 
crodorc che cu^x o?Ja sia la ^toMa deiriatoiu fraso (cf. ' Ap* 
punti suUiL Mlettni dì Kur/ j>. 105] : i avvocato qui il ooq- 
trario dal v, ^77, dove U glossa ^ai-AÙ-, coinè altrove os* 
servai (ed osservò poi anclio il WilamowiU:), ha espunto 
proprio le paroIt> ©t>j< vM',s)cohò non sarobbo neppure aa- 
surdo supporre cho le parole perdute coU rieno stabe n* 
!*titnite per erroro sei vcr^i più sopra. Un comunque itia, 
non par poMiblle rtocrrcrre qui ad eTnendaaioiii di c&r^ttere 
paleo£raEco: <i però à tauto più dìQìcile giungere a resul- 
tati sicuri. Il participio, ad ogui modo, converrà lasciaTlo 
intatte; e sì può ponzare ad un 'd-T^rra'. éU-jx'*^'^'- Ma quan- 
ttmquo 8Ì abbia altrove (CycK 101) in Kuripida una forma 
n^nr^^tt '), non por lecite introdurre per congettura siiTatto 
forme di prima pcr^on^ [àrittnw ò garantite dal metro in 
Kur- Herc- 13fi4), Proporromo dumiue piuttosto :/ji0j4e>-) 
43ijtYxuvtj\ \ù ci potremo ricordaro di quolTsltra Nutrice 
Kuripidoa (Androia.Sltìl.cbe dico èèon^tvnv ^T^yùv^i àyx^y^ 
MÙnru}', devo molto probabilmente troveremmo exaii'tr^ eo 
il metro lo avesse pormcs^K). Del resto cf. Or. In90 ùé* dr 
uàyiomt tài ttanùi; jcTtirtav ótij Baccb. 187; Ipb. AuK 1149; 
fr. 1016; 10T3>4; Aeach, Eum, 882 eco. 

Con tutto il verse ^Kajtot fX^jx***'^'* ^^ ì^e frvinnr 
&4Ui si confronti v. 'J^ tU n^v à^^ntm Ki'^3èv ^ìq^a^um 

1) Sea^ia ciUr« ftllrì «criltori Attici, ricordare il luogo di Solene 
(et fr. 85 Borgk') « filv jiJp * J™a, «(■*' tìeoTatr kiX^. oomo oÌ h atoto r©* 
stiLviibo d^lla CovUbiLS. di Atous di Arialot- e. V2 (cf. ArÌJilid. toL? 
p. IK'. KolU 

•) (Kol Lìe*au«rc psr U atatD|>a mt ayv«<io eh» qTi^««»&di af- 
fatto «imilo ']rff/f>-4u / /;i-) av«ya jc^^k proposto il Berthold (Kur> nipjiol.f 
LipaiA'Ptft^» IddO; PtvuTp di A[iibur|p^l8SfT> Uu Iu Itk rìi;unlait'aKifa- 
titmoulf» A- fìalHAmo-J 



OSSERVAZIONI SU SALLUSTIO FILOSOFO 



II tr&ltatello di Saltostio filosofo, dal primo odìtoro 
intitolato J/f^ àtt^v jr«J K60/i9t\ oi ò per\*eDuto molto iu- 
torpolato «d ancho non poco gttaato. S^ il cod. Ambr. B. ^9 
«npor- unico logittimo rttppioeotttanto Miti trndiziono ms. 
{comò fa da CIO dimcslrato, SìqcI. iUL JU 1^11), migliora in 
molti IttOf;M ti toju» dotla vul^ntA, per Ia cm^Ddftjciono di 
par^cobi altri, ovidon tomento guatiti, fa d';topo ricorrerò 
A oorr^yzioxii o 8Upp)oin«ntÌ congotturali. Avcmlc espoato ftl 
prof. Picco]o:ainì i miei dubbi scirautonticitÀ dì (Questo o 
qurlt altro }>^b&o o a Ini sottomesso quAlctJ&a dolio com- 
aio&i cbo vorroi faro al tosto «illofitiauo, fqi conf^igliato 
a fu' proo«doro la pab^hcasionc di <|u04to onsorvoflioni alla 
edisione critica del trattatone. Pertanto ottcmporando al 
consiglio doli' amalo mocetTO^ non p^^^^unK^ di avor sompro 
colpito noi aegnOi nò d arerò aidÌt£ito tatti i Inoghi cho 
pro3>^iLt&no i|nalcho difiìcoUà, cbò non poobi altri, sfuggiti 
alla mia ìgnoranscii, avranno form bi»o^o dì oaaoro emen- 
dati. K ijaa&do anche in qTjeUì da no ovaminati avrò sol- 
tanto porlato un m<Mohìno obolo dove ' talontum cxigitor *, 
sarò oltiemodo lieto ao altri ' cUttores ' vi ap^jorleramio 
' draohmaa siios atquo iniuaa \ 

KottiÈco subito un orrore in cui, por non oflaar riesoito 
ad avcro ana copia M doircdisiono di i/oìda dal 1Q89| coddi 
itiToIoDtariamoot«, quando pubblicai il lavoro sopra citato. 



i} Dalle bitlieitthtt di Bona «olo TA-ogclica no peuiede un 
oompUro (regnato 00. 31. ja> 




4fi a. Moceto 

A p. 27 11- 1-^ »ttri1>nivfl iiirndliEionii i\n\ GnU de) 1671 
la corn?xton9 dagli «rrofi fleiroAlaìonn priuL^liw*. Invece A 
l^fidiiionodì L«i(1ac}ie li curr^gj^e quagli tutti ^ d^iredi/ionff 
del Gaio «otìo aolameiite J'»v;ri/4r in luogo di àt/'i*x^ C^^^ 
© SihtrtM invece di SàvetYrm «XIIT). 

Debbo ancorili aggìnng^re ^K^ Todììcìcinfl del 1B71 ri- 
produca t^^uMla di L(»ìdn, vi li> provjtnn t >aguHutÌ orrori; 
n^9i^i^ttn (VII), ^iM <i jUj«i- inT009 di x^rja À4/fìF (IX. p. 6G 
1. il d«H>dlz. pnnc.)] .-t((} <r; fc£y in luogo di :7$^ì ài tufi 
(Xlir Al, S); tì le Megu^tUi oiiiI$.stioDÌ : :tot*T. *? ó& ^ij i^X^!;, 
}tr^^à ^^tT*t (XIII, il compositore deiri>dizion«i di LaìiIa »tdtit 
cioÀ 1% litea B?s1& di p. 86 dell'Adir, romann), jih dup» 
C«»J (XVI 94, 71, 7tf^ tra U parolp» ^ ftiv ■< rfi/oir ^:to^ 
(XVIT 96 Tiltitna rign>, tfótrtv dopo Jm' ir*e<ir «?>m (XVII): 
«rrori ed omii^àoni coinuiiì olle duo odl^joni. 

Tutto lo edifticni del nostro trattntoUo hanno ZaXkat" 
€r(ov, i dno coiteci ettXnvCuov, Accftttproi qno9tA loxioiw, 
2aloMito^ infnftì f;cnvoiin il HirnliHnly rmlln sma odia, dì 
Huidar rHi-*rt]om iicll' v<lÌ2, didl» opvre di Giuliano im* 
perator«. Io Bclin-eigliaauwir In ' SEmpHotn* in Kpict. 
Knab/ •àie. eie. lìrlnvtfffot' hanno anche le Mo^om; al- 
TÀntigone © all'EiUpo « Colono ■> 

Che Ii> riil>rìoho unn «ìano dì Sallnftio^ cr^o d'ayorlo 
già diiDOitrato (1. e. jk. 25 n. 2). Ad ogni modo «Ilo ragioiii 
gi\ addotte «ggìuTigo: 1." cha in ««aa leggiamo àì^ioi (17), 
ani i^; aiffjofj/o; (VII)^ rà ài^ia (XIII}, voci che non «'in- 
voctrano niai nel nottro testo; 3.^ cho la rabrìc-a"Ofi e^M 
*!• «ojTip («e. i 5*«f) non rende eiattamente il pensi^TO dì 
Sallttstìo: Ji rdr ^stAV oMat . . . ùi*ii ró,T^i rtt^iix^yxctà (II)- 

Higaardo alla rubrìca del capitolo XVI o' ^ da oeaer- 
vare ch'essa un tompo dovera «Haere cod ooiKepitii: jfià 
ti ^t'iftat yi/itM-Tw *}' Lfl rubriche Jià ti ùrtvAtati àrxoi to^; 

1} Ma efr. Pnpfì-B<tnAAlnr r. t, ^olAidiMf e ^ivll. ate. 

>) Qaoita rubrica^ oltro ohe dal ooatfQUto d«I a. XYI, « ricava 
«pQcialateEtie. i^oma Tbli^mo |tiù ìna^uzi, lÌAlla rubr. cJal Cl, XVIII 
quotft ci vieac data dai raanoBcnttL 



CfH*i% tifltèfttr (TCY) e ilt^t -fvcrfdJr irai rth^ éXli^w n^idf ' 
4(4 Ù4pi^ fair n^J*r^ <>i->^fiorj et ii^ltrS\pty (XVI) fippar^ 
t«ngoiu> unWil^ti mauilvutamentn mi e. XV. InfAtti Itftg- 
|;iamo in principio di questo o&[)ito1o: '£jr ^j Tt>irrÉ>r ma ^ 

Xt'Xvta* ^i^rr^Cff' trèrò fiir yà^ tò ^4101' àfétjri^t éii ifi ri/iaJ 
rfj« j}^#r/fa; dttffXiìai Ivtjctr yhortat. ^d IH Ano: *£k Jà r«vrM*' 
ajTùvTMV voi; ^^1' ^^K frJt/oi- oM^>*' ti jfàff ÙP nhr9V y^ton9 
it^l ; ijfiìr Si rt^g ix'tti'tìr^ Y\ttf<Kt ewa^/^. P«rci^ quoflto 
Q« rubrìc&4 dorarono iti crigiiiA o*Mro toritto in murgin^ 
AA e. XV, e foTso con qo^ato ordine: IJt^ì O'rortftv ;T«rJ rflr 
JJtJlaAi' ttftibv. Jtà ti Ay$vé$tìc órto^ ffìi'; ^taù^ ritn^titt' 6ri 
^£f>è^ fiir #p(li(r, àì-^ftii'iori éÀ d>f cÀ >i\rMi'?i ^ (jnando ìn se- 
gnito Ui annoUxioni miirgiii»!! pniP^Atono in t«sU al trat- 
tato, avvcsTw, foraa por an orrori» datramanuonw, la fu«iono 
di duo ruWichoooho, coiraudardol tompo, dolici rubrica XV 
pinttosto lunga tn paragone a]To altro di poclii^imo pa- 
rolo; 00 iM faoosoero dao, asAf^gnaDdosi p«rà al e. XV^ qaalo 
niyaXinoi', Io paro!<> ^j<V rf àm^^nti Arttti roÈv tf*oiv ri- 

Finalmonto Hguarvio a ^/jIo^^m^ omvrx'ai gU (K o. 
2C In no:a) cho la Usiooo dol codioo ambronfiano ò molto 
incerta; éjfXtafit^ l»se ramannonse d«l cod. Batborìa^ 
fiiiggmrtJanivU) forvio dal pr^edent« ìifits/ttv. Io poro, so la 
rabrìcft XV era in crigino qualo Vito ricostruhs^ scrivor^i 
^«il'om»» cri ftjioO in luogo del aomplioo tìt^AXtf^jipr \ciY^ ai 
àè viitid fijf ^</i*r/fa^ it^tXttag fvtna yìrorrtn XV, ^nè^ 
o^éi cri tifu^ ^xf/i-iHS ài^#/iT|'<rcir f'if tfiir^<r av XVIH). 

dfTflt'jJ^'f óu lìfi^à^Xf^Ttii* ;ttìr jt}if 1^ ^Ata^ttXk^utVùv 
X*7ffOi\ ìt4ixt^t(i€t4* éi tSè /ili rO af^frio»', %Ìjv àQX^*' fy^ 

Oh» dov9 ioti>nd?rai p«r ' immutabilità d^gli Doi?^ 
Proclo in 'Plat. TIiooL' (p. 62 eà. Amburgo 1G18) dice 
ch'owa consisto iv a^nQxfi^ imi ànai^éi^ Htà rR*n>rr,«. 



4ft n. Hticao 

Cho gli D«L noa ubbiano bisogoo dì nnlU, SAl^ to AScnaa 
aI c. XV <^^t;y /Ur j'tlp tA ^''^rof dr^rtrfr^;], al e- XIT dì- 
mOìiirA l:1:V^Ì non lono aiiscoLiibilì <1Ì nlcnna pa.^Ioua 

yà(f àt liir^^'>rir^)t 6 che SODO spiopre buoni « b«u«flci, Mata 
xà tti^tà itcaéttsi ^zvvi*^ tanto io noi ci mauteniamc buoni 
e TÌrtuosi, iiLi«iito m dìvoniumo chUìtL So dunque f^ll. U 
perudva come Pioclo, Ìa dìinontra^igtics deirimmulabililk 
degli D^f ohe leggiamo al c< I, ò indegna dol nostro filo- 
sofo, easecda a dirittura puerile *)' ^ P<^> ^^ ''<?; t'^U; à 
àya^ài, àifitùtl-^f àft^tti^Xt^ttKy mi p&r« strano che Sali, abbin 
creduto nec<;^»anji Ia dimostrasìobo doirimmnt«bililà dcj;!! 
Dei, niuutrc^, a mio as'TinOf nvrebLo doralo ffiuttosto spiti- 
gaici» p«rchò gli Dei sodu iV;rai>«Kr, giacchà, oome tii vode 
dal e. XTV, appuuto p&rcliè /t/a^n( o ànttUrìi, ossi fono 
Afi^tàjih^tt'i. In fine «e tè.. . .>«a^( /j^ ftttitiirtjMc&ai ft Qua 
xnff^^ «rriNff, mi paro intpossìbilo elio SalK abbia voluto 
dimostrare ciò che 6 appnnto «^/c^uf i«... x<fi àh^'Jt-i CXIV). 
Pereto io inclinerei a ritenere interpolate le parola *) 
:ttfv jtA^i là ftiiit^akX6iitvttv — ti^ '^^X^^ '(^ «fwrfr, credan- 
dolo piuttoalo una glovaa al conoelto òu nd^ OfQi . . . àfu- 

IL ai rdf ^tér ttMai oi^^i ifiifùvto' tà y^ ^*^ /ina ov0i- 
rnft£ ^'ifvt'iifi. àii àt iioit't Óea òurtt}tiv re Ìx*i ti^y 

In Intto il trattato due volta Nolamont^i in questo 
luogo e al e, XH! {\\ 8il L II) vari G^^è finoh:a9at ttot^ 

*) Cfr- Olyii^rbiL m Ptxla». P^iilofci-Ii. (IH ^U^ <4. Dìdot)- r^^I 
Oli uóe 9tù£ iÌ/iinii;iXtjrAi tini (trpi'firof, nSts yti^ ili iti jrUiffif jnfaftikUt 
mii4 ini rs Mfftìitfir, tk^ta tò jcfr vv né^vu, ti JJ ui< ^crmttH* qo ir^ 
qrufr /ftj rti f ^f '>'' if cirf^llr^f, ot ifiÌi>«ro£ (f* /if/ ro jr^^rf ror» erro/fi^R 
jr^icw rqwpj'w^ onci'i'iiu»'. 

>) [Ma IO quatte TKj^ìoDJ hoinno v&1t>r0f pvflti v^lgunfj 11 panie 

almMio la P«|innsìoc« dovrvbSn* comfcct&T^ In ogni «^Jii^k finii» p»rnt<i 
^w al* nói ^tSi Hth laoltro » priacjpto del c4paLo)o »! A»peit«robbo 
dvfi^tf^7>'4rt oTvero afit9^vff9tti, Invade di atft^itfta^ot. 0. V.] 



tè oAoic ftrdfiéttx if^rarrm, Crovì&nH}^! verbo ftl ploralo 
col «iggelto contro «I plurnln; d«l TtMto iti Altri [U( luoghi 
Abbiamo i«m]>ro ìi xcrbu &1 aingolnrc. . /ritrai corrc^vond 
o. Klir il 0«1e tt la cOTre£ÌOD« fx\ aoc«Uath da tntii gli 
editori posteriori. Quanto a •fi9art<ti auuoia il McUlach: 
' Po!WÌ9 /^rTftì exapectare \ o aarà aonjt'altro da ccmg;- 
goro. Ogoim sa cbe ia maooacTilti del iK>no e dacimo se- 
colo U varie formo dal v«rbo ^'vtijitnt aono ep«aw> u>dicato 
con la sol* ailinba inisial^. 

Allo partalo E^M iFf'f/oii' — >rfi'yrxAi-o»«rvaV0rel1i(p. 73); 
* Àllatia* vcrtcTUf tenper ter^ »unt, ifwi4Ctim^ua priaiAm fw 
cuUaUm fK*uidcnt et natunt tua pali aìt^uid nou poiuinil, non 
bene ceint auc^lorìii iscnti^m. Imo dicit SaliuaUun: /'i>rr4> 
èerujMr èuut diL (Jjm« cnim tunmimm vim vel cauiam yrim<tn 
in ■« Aditfitf, «a mori* voi tnUriti^mi oUtwxìa ftMi non jKusunt. 
DtmoQstrat ècih Li* rorbU qnod in iuKiiptioQo cA^itìs 
procnÌAonit J«Ar thoi ùtJtov '. E froponcbW di corToggoro 
^ì dif //<rii'' 6aa yù^ ^iiujuv tx** «- '- '^- ^^ TkfuHAch coa- 
aerva la l«£Ìotid dei codici, i:otlcca [jcru dentro p«T«titeKÌ 
lo j>arolo là jà^ àél <lri« — n^^t^xtv ')- 

A ma inveco paro cha qui sii abbisi unn gloun: la p*- 
rolo ààì ify «/(TIP i^fitf fVi*r«r/i/r i« jT^m rf^i ^(XMU^r xnf nrfj7;(^4t>' 
fl^J^v .1 /if iv*i posaouo beuLjiaìmo cìsavra uiid !i]N»;gii£lotti? disila 
parola dal tooto %à yà^ àA Arto, L'argomento delVOrollir 
cbo clo^ f^ill- voglJA dimoe^tniTe ' ijiiod iu insoriptione ca* 
piti* pTomifirTat JiAr i/irci A^.Jtoi' *, noii roggo^ perahù lo 
mbncbQ non auno di BallusCio o la voco ùi^^ noD i^ in- 
isoulra mai nel tiuLo. So put ^«v/f Jifiw^i/i' «« ^;;^ dUi, à «ag- 
l^eito di àèi òi fiiii\\ corno io credo, uoii t:c»Kiii3o proprie) 
«li Salii «^aeìtto cofitraUo^ abbÌAnio tm Jiltio iiidìsiu per ii< 
tao^ro interpolato lo p&rolo àéì Jv titur — ?r*^V3UV' 

III. Kttt to&to rtQétov itt jAv t^é^iùv ù<ftXtìéi>at^ fó ^cr 

CeTtameuC4> dopo fu^'fiì>v ramuiueuae dimeatioò discri- 
-vare ^«ir, cfr- iVr# J'*wf*f> I.1V 40, li), f'^n» *i»p*iV (VI ò-l» 12), 

>) B MKD9 4ftltji (oreoteai kt^nii * r< >^c ««ii invoca elio »«&uii 
allo pftVoJo rr^i ^é tUi9t ddra «Mota no •rri>ta di itaap^ 

^A-ril «^ éà 0H~ ci^Ml va 4 



£0 a. vircao 

itTTiy létìv {tv 42, 15. TI fì^ 4, Jo. IX 64, 2J. 66, 3*4. 
XII 80, 15. 82. 13, XX 108, H), rfciéìv itftt {IX 7ft 2)- 

Su {tiv oiif &9Tot ni jiO^Qi, ^x r4Dv xP'.fTor^iA'iAfr /itvjp 

Aoeotto Ift corrozìono dal :hl»]tacli Ccuìf ÌéAÌt\ cfr. IX 
C4, 21. 66, 5-4. XII 80, ir>, 

ttiVra^ ju*v Olii' 101^; ^fu^ xaiàtit fr^tóp r» xtti iI|^r^-ior, 
dytrVéV f « xul ^rrv^^t', ooyov f# xal XQVTtt6fi§voVf 
ut fiì^ìfut jufitìCnttt 9f}V Tiflp iftùt' d^A^t^TF^ia. 

D^uoTva rOroIIi (p. 76-77): ' Srìboudnm vidctur voì 
tsatf^i (« xoi xervfft^.u^i-uk- f^uo modo l«g;ì«« vid^tur SchulU 
Iteaniuii totum locum «io 7<»rtftnB: Xfenn F«b&lii ftiimon 
daTÌDD, dass «ie mvra^ sAf;ea and DÌoLt eagen. etwa« éiÌoIiC- 
bar mRcbcli, xmd étvrss ansichtbar Ift^eea, «twas a^ìgdu 
u&d otwss Torberg^D, der Out<t d^rGotur nacli) v«l «Uam 
tto^év » fÀ x^i'.-rf^;<vi-w «te. ptr vapiinliam t^ebrU t»1 iB«jr- 
9t4TÌÌÈ oht4laianif in ihròr vorborgnon WoUJioìt, in d^ia., 
ho1lC^n UDd tieten Siiin, d«r unUr iUrcr HulU v^rborgoa 
liégt *, Leggenda fxa^if re xaì H^t'ntnu^rtiv^ ùome f» il 
Idiillach, a md para cbfi l'o^preuiona equivalga 4 quel- 
l'Altra à^tnt:g t( xaì ^ctvt^v. Credoroì pìuttotio interpo- 
late la paroU coff.9t' tr wtd jcfr^rvop^i'ov. C^nanto poi a /ic 
iiù^yxM tt^v r^v Ìt4^v àyttlf&xr^ttu sti noxi rogtiamo TÌtonorai 
cho U p(kro!d tr^v *tìi- i»ftìi- «ì/a^ór^ro siano una glossa 
d<>llti prcc^ilontì at'roi'v»», i^i^f ^AFur^T poflsi&mo uccetlaro 
la oc>m»;eicno dcU'OrolU (p- 77): ' ScriUfiulQin «D9 dobio 
I4tft<i€vtat MÙ ti^v riSiv Ott^w Afu96%f^u *, acocttAU gii dal 
Mollaob. 

TV. ^ufiffì f^dij ttvii x^vov fiiw nAv K^Aìnt /r^fàsantj tà eh 
jtJ/^if fDf t$4rov natoci %^^ 6Àttv »aiftfnr<j,% xartmi^ 
vt-Q^m érto rflfl frtrr^q toi^ jmìàài ^a^tr^ 

KcU" errata corrigo ' dell'odisione principo rAllaccK 
propoQOvjk di corroggoTO to^ Skvri * fori* ka^k^i- voi iwfl 
tfiV«ie ^ Tuttavia il GaJo, i'Uiolli e il ìlullach ìitkxi profe* 
rito di ooiis(»r\'are in ledono doi codici. Io, p«rtoiido dal 



conofrito ch« M T*Wf XP^''*"' ■ ■ ■ ^^^ K^ówov JtéuìGar. tTranno 
nittnmli3>enu tà,^. .u<^f, <«ai 7^1-oc» ehiuDato n«rJi<r> to^ 
£pó>'or, vonvi corr«>ggtf>r4 ^^or ii> JC^ói-or. Poinbbd danl 
cb« rnrchotìpo io qtiol luogo fosM un po' guasto e cho 
leggosdOKi cliiaromwiU qualcho lettini (p. oc IIOAVOY), 
ramanocHM dcirAmbrov. o l'amAnuea» di qnaloUe altro 
cod. auUrtoro avc«o c:>n^Uurato éX^t' *)> 

frhjtòii ài iati M4dtax<ttoi, ij' }iah*fta .tì^FìttttM ^t' ónaf 
Ó^rcùtv if;(4^fftm«j ttùtà tà tìvtiaitt lf*oò^ i'ofiiijuyt^ 
MÙ jiahitSiirt»i' unì "ttt»v ttiv t^r yf^r. 'thjn^iv àè tò 
éjfffór, Trg-iira ài ti^v if^pftàit^taj ^ Kifórov jiiv ^^vi^f 

Eipun^rel U #a2 avanti a 'iiriv ficnvor«[ >«,«i/tf«ii-r#j 
aat jruiVtfMi f «^ [xaì] Vtfii' ftir r^i' Y^v «ts. L'Ìtiooor«iiaw poi 
IK^II'UK^ delVarticolOi omoaso avmitì a ffàùf^, ko^m'^^ oJror, 
mentre lo troviamo avanti a yf-r^ i^fòv, ^/^ftriti^rn^ mi fa 00- 
fpetUiTC obo aOQ siano di Sali- lo parolo 1] A>^io* pir — «Jior. 

W^y^ oi'i-^v (46, 1>3). 

ft*ipplir«i ttor avanti a ^f^ir. cfr, t(v ^H;Ii'^ itìv ^«tìi- 
('14» 2<V21), ^ /■'fri:^ rtfv ^««a»* (4C, 1» Bj, POr lo sKeuo nao* 
tivo ìnKTÌtvi rAr ^fdSv aranti a ^^tf^ nan*tf«pn>ttioti« 4^ 
jUw ^ ^lyvij^ «0* "Jrr^wg (46, 17-18). 

Ki paro ohe le parole iti ^v ydrt^ir non siano altro 
«ho Qna glossa di r&r/j^op^. 

Xon «0 cho rolaziono poa» uYoro qmalo pavo colla 
intorprotaaioce della favola di Cibelo di AtCia. Avendo 



■) [Q^trmoao pi4i CacUe sareUio di oaov m ocov- O, T-] 



G3 a. uvcoio 

fofM QoUto la réla?iìoD« tra ìe do« «^apreestoni jr^ir... t^ 
/riò/tti'ov ^ (IV] 9 f lif . . , i&jj ^i-rcf mWi';to«a yiitrat (il), pn6 
na Indoro »v«r frìtto in niirgtri^ tafia Si £/tmo fiiv of'^i* 
;Ti>r#, ^ttu <)« 4^»/ O coir intr^nzionrk ili jiKrnfrattnrn il coftcutto 
dol nostro fila«ofo o por «manìt ili voUr oìUr« a memoria. 
Comu poi aUuo penetrato uul Le«to le parole miÌ ^ /ijf' 
voCi — Xiyti^ io non «apr^i «lire. 

V. fQtxmv 6Ì Vxa^tti\' kòywy ÓMftt TtùlktAv xoì llf^'ir^f' /bf 

xóùvg élvatf oùóàv vfftof kiyétv xiaXi-4t- 

CoirOrellì <y> p. S5) eo«p«Uo anch'io cbo maochi qual- 
che cosa dopo àvTjxéovi ttvoi e por^ siipplirct rotV àxDPVj^ro^, 
cfr. :i«iV rrt(ji ^t^i- tìxaéett' tìt^X'trtai {ì], »m 6 aiìf àxQéotv. 
icror iùioCi"i (il). Non «o poi »a «il eli &lIU il ^/«ir^ cw 
noD ó Dccoattarloi potendosi nel Mcondo ìuoiso foGÌlntcìite 
se ti in tende re Vtlnefi'* 

ifÀ'TjUitv^ ^j^itai p«i'óf, Avvàfléi t* Mtì ^la^éit^rt ,Ta> ta 

Lo parolo ^«ti-r^ — funài vanno oome fra parentesi; 
ed dvidentofoonte iviep <-<i ood. Anibr-) ù da oorreggero tu 
rmdr, 

Vh Ii3vooo di Tftv«av Ji F«iKr«^om' Jrrvr rr^aj-|uarui' 
oonverri leggero ««r^'judrvv, come e iu ciò cbo piooodo «, 
alta fìaa dei capitolo & adoperata Ja parola tàSu^ Di pth 
ii da e^pusgere r'crj dopo le parole «crei lioct4^^\\ n^ aembra 
che tutto 8ia in regola a principio del oapitolo, doTO, por 
noa diro altro, manca U defioìÀoue degli Dei ùnrf^iiafàKu 

rj ^i fd; i(-wr*>/ff, «Sr Win ro^it«(»' L>*dv' *J.iòX3.tawa 

K^àrov ài Ji^ptr^tg* dvr«o]'i MrjV^ /(Ji' i&r aiò/ifet' é 
èi D^^vAf nà^'%tay weil'rff. 



n numero 12 doUo uf^ro (fiu a^Qa* òù^^*^ tom» <)* 
DìfttU Abbiumo dft principia U enumor^slODe dì 4 efer^ 

le^^gUmo «quindi Ì'S J4 nr<^r4i>r^^f, wr $^»; vù/iÌ^kì' d^dv. 
Il Usto ò inu'ftilro che clilaio, p«rd però «Im S&IL voglia 
dirtt : ' Émx Aat^m eup^rior^s ephiuirae illorum deoram motr 
qaibttj do ixior« JultfigDADtor \ Ctaali otiea eiAno, lo rioAr 
vianiQ dui poMO, gU citato, claU' Anonimo; sono cioù le 
ifìero di Zeu^i, Are», Aplirodito, H^rmotf, Apollo od Attemìa, 
noto comUQ^moQto lo duo lallimo ooi Donai di Holios o Se- 
lene. A 4U03to 10 sforo ìq fino dobbiamo agglaogere c^noUft 
dì Ktoqos pii:ttotlodi Doiaot^r (r^^v Kgóvov <.f>cìh <rif<iTeav) 
jft'jt'^r^ éin^r) *j • r«tor«, cho SalJ. luaogii* nd Atbona >)' 
Ila w for&A, cono abbi«iD visto, il anoMio dolio «foro^ 
il t^atOt a mio ftVTtso, nou A «ano. Koa &o rondormi ra- 
j^onc ') dolio pftr^o «Ir ^^5 r«jti^nr ^f&t\ o poi 4 ovi- 
denCome&to ^iijlaCo il posfo r^r K^r^v éi J^-ttr^t^i éi>ri<ti\ 
^^j^iy ttiv tòr oi'^/^a. como ai può subito vodsro dal <rj 

■> Ofc- Aaooyntt d« Viu Pjtbftct^rvo p. 213 cdijc. CftDUbrìj[. 1066: 

lìnvlvr^ v^ii/pu^,.. fàttit ^ r>^ nqj«r{ ò ro« Jir|p*i'»0 F/rmffii fìWlTp, 

1] PercliA «ì debba ■aiuen&ro « Dvnivlor U «fura di Krouot», Sili. 
ttos 4ic«; Rk« Lft ni|>io&«, a mio &Ti-ì»o, QC& puòoworoH non qii«itm, 
«be Kftrooo cioA nou ^ come Domoter, comprato noi ooioero dogli 
IHi iTVMfrjai, 

•) Koa tutti K»nQ d'ucordu iiDirnttribuire ma Atb«&« Tstero^ 
obo fticiiBi ftSMgn&no jt j/L*<x*iy AÌtrt ad lloni. È nttribnilo itd Àtboca 
da Cornuto ['^V' <^ ■rJ'i' ''**" n/W^a»', ut ru2 u' ^rolirri'l im-iijr t^/vr 
mìH^irtttir O. ^X dft Eus1ft«ÌO (<f #/ ■*» iMÌ tfr4i/(i/rrù< ij U*f rif Ui 
yìjr AdU^,7«9f<'i4ii, 'aJ efr triltéffa éMXaftfltirtt ai in Hi^. p. OS edil. Ro- 
m4(L IM!^ Jdi^nu* #d IO o/fi^oj*!' ;>Vp dia 10 r^f Hf'>'^i ^"^Ir «f^K 

fone mORbu rrf ormtÌ(i/iu cqjui^^irt tamia., » ìn lino acrìUoro ooiDU 
&fclìu*lli> i»on Oftr^ dk lolLonuo vrw'^^f^ Por 1* &C4|iiùnl* Miifii«ioQ« 
(li rvBiJCri' od arofi^xt**r V. ad fvL Cobot Var. LoCL* pk 54& O. T,| 



M 



a. MICCIO 



e ft^t\ n Menage, rìpoitaado questo loogo di S&IK dcII». 
sue ' tu Dìogenis Lsertii . ■ . observaUonee ^ (p. 310 «die*. 
Altlsiord. lGfJ3) correggo «i^r S^órw ^è yfi^fir^tgt Soiéav xaì 
UOìjVif tAif ai^t'iftt. 3o ti dobbst «coottaro questa conrcziouQ, 
io non 9Q. Pcró dal fittto die 8aU. ometto l'orticolo avAaU 
m yr]t^ ^^ioQ, ù/^u, ?T^, ^3Jùt\ tfali}jf;s « che p recedei: t cateti te 
hA Xj^jtxt'fìVy dnM**)Vy sono indetto a vedere in ftiv lAi una 
fftlsat lettura dell' «manuouBe in luogo for^ di uà aggettivo 
Terbale. A me pare cke il 90nao richiegga: ' resta da uU 
timQ cbe noi lus^niamo l'otero ad Athona ' *). 

VII. Mtl 6i» àrayxì^< Sta lìjV lad Oéot àyttOutt^in èrioi lo^ 
x^atwv, àf>i %f fòv 9fòìf ùytifòv *hat xai lAr xétjfMV 

cmfiau ài ama. 

Ansitotto come lega questo porìodo cod ci& ebe Salii 
dico avanti? Potremmo fcr^o «cspottaro che dipendesse d& 
à^yf^afft'fV Jitv, ^*( MV«/wi; furSfw i^flttiftvtni e che per «ha- 
dat&j^gÌDc deirautauuvritts uoa aÌ tiovtLue og^ì zìi alio |ionto, 
cioo dopo it/r*ft ^# \>*'/tt^. Ma quoMta ipotesi sarebbe po9^- 
biJo, ae nel toato dopo «l'/.Vij^iui' fiiì\ nn aveasinoo almeno 

OQ la, cfr- iTif i« tfj^jt «A; ^^cifi; jivitta ittGta xaì àtà ià^ 

àSiTt-ttttTv (XVni 10"2, 2l-I(M» lì; óit i* in'r ^attwrt'i Atut 
^liruv . . . lari èii /tt'ftnd . . . (XIX lOG, 4-10). K poi chiaro 
cito qui abbiamo un jLrgemoDto rìgtiardacte l'etRraiUh del 
mondo; coA infatti Tlia tuti?»u il coicpilator^dcll^ rubriche: 
I7>(i2 r^4 ^t^éMi «niV jEiia/iNF> xaì v-fjf (i/rTj»! i^ra;, Dovrcinmo 
quindi amoteltere cbe dopo MfiJlf^ niiv tò ytvófuvtiv tp^'^^C- 
^wttti fbafie auduto perduto àiùtttv S/. Ma questo non ò ora* 
dibìle, percbà la vccts ùiàttii non ricorre mai nel nostro 
trattatello a perchvi «Siili- in principio de) oapitolo dica 80- 
tametito: MHòv ^i tòv x^Ufiov à^^n^tòv tt xed A)"*'»'i;tar 

<) Si pDlMbbo fòtM oin«niUr« il luoge in paroU ooa ima tra** 
ponI'ii>au. jrTrLTiMidg ci»&; X^Jitìor. 'j&tir^ far ; joV] altfif^t i^v Kif^rov 
^t Jvifti^T^i ilur/o*'' L^&rtìcnla ^i^ potrebbe in qtuAto t^AKt aEMra tiat» 
iuoorìlij dcj|^ veHBoatcu»! U IrAaifgBUio&Oip^rtQliaoQza dd (13V C^rov 



Jvtti drcf/xj;. Le dii« ipotesi ftdacquQ della tris))OAÌzio&« d 
dellft omìs»ìoDe u dovoao c»clndcrc. 

Ancora, so il mondo ^ d^^ai^xo^ « àjé'f/^toc^ ii«c«a$A- 
rìamc&to doTo cwhmv cUrDO *); (Quindi l'urg^mento ntfji 
i^i àtéiiit^t'Ji tmf xiofiQt' nou ^ ponto neovei&rio dopo quelli 
già od^lottL dttl DOSLro Slosofo per provaro cbe il moodo 
è d^Oagto^ ed a^iVr^TOc, poUudo ci^vcuno dallo prcnaexsA 
dedurno fuciìmoata Tet^nutÀ. Infìno so *iro»«orviuiiono 
gijb fatta, cho cioè il braao suddetto f;rainfEiAticftlm«nto 
Dou va, porche non MppUiQO ilu chi c«30 dipendo, &£- 
giaDgi&mo qnost'ftlira cho 1* e^prc^^ione Avùyxij.** àti <« 
rdr tVfir à;/a3òr élrm Kxì thr xoa/ior ^.Tii^jcfir noa è tanto 
cbi^A o tÙM ò poco CAattA Aucko r&lir& àftir.-i/^ iJA/^ ftir xicì 
jiir^ oi rify/'^caitti ^d)^' *\ non ositeromOf io credo, a rìco- 
Dare intorpoUto il pas^o xnì ^n dvfz/ir'j — vm^imi ^^ t/W. 

t«ifc9) Mi ^nn^ij C^td^ai :iàcr,i ié jrdr«* ftt'óttif ivt( '), 

i) Cfr. *rf «>' Joi-ro nlf^i^' ^ y^" lati fl^tfnpù nn'ffl ic^^nffAr, f |T Jf 

v«l iff4>rf(« o rV4,if4C. FrocÌQt »t. tt* v. Phìiopoa loti. onnirAPm- 
dtUB 4tt mundi ft*&rT»ilal« f?«fiottift ]^&V 

«) Pia oulUiQftnio Al e. XIII 6 dauu ùVvi^ rfif ^Ijqc fiiv i^iq,-, 
Wf ^ dip^^f > (R/4pi«i*r Ìj^fi\ Aucho Pr^io La Tini, (cfr MuU»gIi 
HI B7 ntrt* «] tIjoa fv; J iflrof . . . ^TirVf H jntifìnfM-^tt ttiì tS m'^ df ^/<mVir> 

") C£ PtU jpc^a- De OpI£ munii 111 (p. IflO, fl Boichnrdt^ 

*) . , . jtnrm ^^f fo jJitfitf jfirJ'irim»' /r *< ^dru' i^ ^^^ ife« fo Iti Jlu^fu 
i<ri ^/pcrT^iit iU HI T; ,,*4f '<J> H^duitft «9aA|iiJ(^ t^ aj^mn Ò¥U, 
tdtv ptir Alo' ntìrtiii orrair io /ffdri'rma»' «ir^t turayToiar^ Claoniffillii 
jCm)"^ Otwi/iaK ^tiv^mr ^flX. JCn (DutdìSAtftO IrSOfr) 1 1 p. D, c-vl «ìrVu 

i^t Jm tf> /i/dor V'i^iC IVI' fi%x^i*if tì*itfiàtve fiitWttv n<n^<'eii^fftit ib* P' H j 
Dfi ij ^ rt fii*r>i' ij^tt itivti* ^t^ivp ònti tw roi> mai ni f^'d 'jpi'^ir fj^fif 

7 ^ «^ if ry /i^^? J"-"' Tb»aiua AlAi. In CL PtobmMl m«£fiun 
oaMUii«l. p. ao fedi*. DmqL l&aS». 

1) «Bfwiolo^r r< tp Ajj tur ^rdtnwi' d>i Jt^r fPV XAv^òf it- 



M a. Mucao 

vnttLci (tal due codici «d otneMa dibl primo editore, si ino* 
coglie che al t«injio in cui furoiM) oompìUti i MA^iiicua» 
dcrnvA li tmtHtatnUo di HfiH. cvmUnrrn qapMlo cononLlo, nlH> 
t^ÌQ^ Ut iaTVti i\ cAAÌixmin noi cnoLni tììsW anìvnncj [roi* vd0/ioif)u 
Lo [wivlti da ^upjdìro d<jpo >/^ jr^v |H>tn?bl)oro esntra forM^ 
flr«f^«r; fii^f^v */>«! flfltf x/ks/iotr lijv ff^v, hììeiìàf^nào chti fos- 
sero come la cornai uiiion e dì ciò che ^ dello aTnnti : Cfai(fa^ 
ài u^iTfC To# jcwT/iui', poiché d^ognì «fora lA x^r» /i^kntt i^crrl 
it ì gl'Avi pfìHniLdnfli ^Til tA rài«t. xi portnna «/; ^ijr, davtt 
I& Lotta a.-anirR f^ fAi^ùv deiruiijvttrmx 

Vin. "Bari <Jrf t<? éi'vttftt;, ^n^triai uh ^ét-U^^ Vi'rtf ** 

Gh» fti parli d«I1a mente To sappìaoio clalla rubrica 
{ift^ì V0& jiol if'i'X''ii\ '^^ ^^^ tPKto niirt f^nto ftcilmniitti lo 
si JuiiTiiit. HiLpplirni [irrt/inUi ■) 6 ««ft^ iiVMllti & n;. 

Prnlinbilm^nU nvr/^t è glovu dì at^ttfK Nftirinpìiio prooo- 
donUÀTnrAUcorrecìonoHal (taU ìTroi'otVTn^ \wr jnwtPvrni), 

comò mi c^iigUA il VÌLvIU, cUa Hmamla t&g!i iaLerprati 
della Fìkìc» dì Arìsitotola (dimplìc. p. 3^j, IO hch]. PhilopoQ. 
p. 320, 28 mq.)] e preferirtìbbe oilr* — o&tf iWitUàiv — «piW* 

aKftàtnìi' ihoixrwifat là àr!tffat;tiya jf(ia}-,H<rrci, koÌ fi4< 
xal età tvùto fftiar tt xtn vóaaff «rii'xi'nf te kuÌ ^i*ir- 



atfF fd^Hi firJ Tv<' >'^f uVi<j4^ irì 'iJfU'" F])Ìt*J|x>u- ìb> ind(l>. JS^^ Il x]^-}* 



/tfT< iriftft<ij^% 4t ^j} dga /»rr« ^v'ir /.Va^m v^^ ^' óitoK 
/tir v^ Jró^/t^ «ni r»4^ x<rrcì ft*c7iv /jfOiMTiv érr à^aif^ 

X«fV*r furtr^àÀÀ4t, itOitt^ rùr iJÀi&i, dj^a^òr Alfa ;Tite«« 
r«JV égiOakiiit^tf ^ ;? e<^«'i ror<r« ^ka^t^iit tìvm arjft" 

30 Jwn T^r fttf àrxfe^TTht^r à^eii^v n^rtaxvf^ 'r^v ttvtf^r 

Ho votato trmMnvcro (]iiesto liio^o, l'iuttovlo taosa, 
^i Sftlltulio, pL'rch^ |ir«9GnU uod pccho difficoltà. 

Alle IL Om rOroUi annota (p. ìòì): ' Patr<i«lÌ4 mona 
prò tliJ«fiR4 legendum coQiicit JtJoaìfut. VoBsìt UmoD for- 
tuuls iltifendì valgati locilo nt sìt dt36rai offirm*ir«, con- 
t4mdcr^ dori Uh . . / È difBcilo ccnuntaisi di siffutU epio- 
gwoDfi ; ài'SfMx9ai poi Don ddirobbo neppure m«o ««iwo «< [*ito, 
« orbìtrariA ò U concKtone ilei &lul]&oli iti tf^v tljàa^flé'rr^ì' 
ikJvvMvìiu, B««tfìr& Bcrivaro ^yh^a^oi' <f<cFvvatf, ooin^ sug* 
^Tj:tC6 rincìjo pr«cedetit« fytCuv té Mai xóa^t,-^ ixtìifép 

11. J3-16 il«f<fftf ifi r^fr 4^YÌv*tar oa>ÌovQi. ' Lociia dilil- 

^cilis', dico rOriji:! (p, 133]. ' Lrcctio vulg^U si sana e*», vi- 

detuT Sallustio» dìc«r« voluissc l'eisaa «umida cuia cotitti>r- 

vaaae geoetis aobiliUtem, in raatniaoaiia ooiklrahondis auxìo 



58 a- MtWCIO 

c(iv«iil««, na BlìriM nobìlior cura igncbìliori miai^retiir. Ho- 
bi[«oi Rcil. prtmapìam in suidido honoro foisae &pud Fersaj*, 
teatatur Herodolufl ì VM . . . Pro ^jm^nvat foTÌ^^fìn re»cri- 
ImtiflnTi) tj/ftovat . . .. rti^ì mhili^ éi^ytvtKtr iri!t^tiP<ti int^rpmtiirl 
HADKU muriili, tnortJt irtffcnui}* eontf.rraut, ut nllmlatur nà t<l, 

i|iiO(l tntilìt Xi-nDpUi>n CyropMotl. T 2j £5 ■), Al liui!(3 

utiinia |iunuii mìlii Batlnfiitiiint, et iiiiHpkttbnr SalluaUiim 
iH)§t,nuii ^«iiti Mavsa^turTim icìmani plAue et bftrbdTai^, 
qn&a adeo |utr«nLeri suoit senio coufeclos trucìdabat ac de- 
vor&ljnl, opjmncrri vnliiiiiiMi Persanini geiìt*ni cultiwsimnin 
t^t ]]tttnntiÌNEÌiiinnip ijiiiLfi fìlicin Ktintt nr^ìnn» nutoK nun^num 
«vponnliut (morn Ontocìornin aliurnuiquA), ned conMitrvaliftb 
ti dlt-Lhl- Num ìjoiiomlìiwitno* ftiisao apiiii Pi*r*iw jMrenl*?** 
multorum fìlioi-um adeoqiH ab Ì\^»Q reg» |iradmitF« omatos, 
dìaclmua ei eodem Harodoto f 137 , . » <cfr. Strali, XV t7/, 

Snì indic^nnt doctior^H \ 

TI MiilIjKìh (ititiKnrvik In lns;Ìon4i ilct 4'nflirJ^ 4) in notA 
<;iL& KroJotu [T 1.'14), TI prof. Oumont^ «crìviMidomi Jopii In. 
pabblìcazione dei mW\ ' Smdii ao SaHu«tÌo \ itù raucoman- 
dATa ' surlout la pasasge sur los Permea oa lu lìaib. dotiud 
■%^r é^yé'vHnv e^urttty mola abfiurdea \ e gentilmenta ini 

TOjrfiiil druis ctfH tiuilìt utiH fitliiuiori ntix alliutLi^^sq innpHtiuiUi^^^S 
ddv iuu;tdi«ilA \ Lj« >curt cfungrtinrn svriabltn cunfrrmatA <ln 
molte teslìirtonianve: cfr, Euaekj Pnep. Evang. VI 15 
(Dìmlorf I 517) iln^ò Jìh^ctit^ v4finc ?-y yftf^stv tà^ Qv^tt- 
%fifa; xttX fA; àJirltfàc xai rò^ fiF^t*{itfij xal ai* ft6vaìf iw x^ 
2i&ep ixf(v^ ntd iv t^ xlTfAati Ì3t$ivtii T(n^or^ lui'; àvo^iùv; 
jfttjinrii f/l th'Qtjfii drroCf^ctfV, AÀXa x/rl éaot frì'rtuv tij; Itt^^tiStt:; 
/f*^iJ/ji;or»i\ Orijjen. notitr. OnUiim )1. V (TVIig. P. Qr. XI 
p, 1221] a Vr (ib. p, 1420), CyrWV AUx. contr. Jnl. L IV 
{ib, TiXXVr p. 711), ThaodoTOt. Oraec. affect cur I. TX 
(ìb. LXXXllI p. 104n). AgalljUe histonw. 1, II, 24 (ib. 



<) Ma i^uuU (A(oqir«u«ioiio noQ k p<>MÌHI«i cfr- Briaaoiiilue K-, 
de regio Poiiiuaiu i^rÌJi^pALu 1ì1jl-j irM (PiuUiix^ KKXl) p. ^]S «c)!}., 
a cif» cJio diromo ^«i iDAUimonì ioco^tuosi dei Perii&iii. 



oaRRKt. aci &MtA.0ArìO riLotiairo. K> 

LXXXVni p, 137S); DiogoEu Laert. IX li. 63, Loci&a. 
7t«^ SftmAr Xirt b otc., t per in qcuez^ incfiatnoso dei Mtgi 
cfr. speclalmeiU XanlKi frngmcot- S3 in Mdlkr I 43 
tCUmriwi Al«-, Stromnt. IH p. 515 PoiU, Stmb. 1^ XV 90, 
Scxt- Emp. typolyp. niS-J, Piog. LaerU in [JTO&emìo eie »> 

È quasi ccrU» qaiadi elio tto^Allttnioue iklmepo ài ma- 
trìmont incestuoii ilei Pemaoi ci l1ovo^3« tastr^ ueircapr»* 
aione di Sallustio; peró^iccom» dall' Kbres FilcDo ' Do >po* 
cialibnt legibus ' p. 778 sappiamo cli4 ntjé^t . , , 9Ì iv 
tdltt //f^ffiAi- 1^ urtili' ff/niiai, yeti tabi r/rritci^ «V iw^imit 
«^jr0f jotujorf rttftf^ovtJt xaì ,ititftXiiiti n^v ^«v/i^ir^t', &; ^}0i, 
à^totctw^ ponono Mwr «ano lo pHixilo i^r «^]r/r4f4vr, e coi*- 
rotto «ottnuto il céitttct (per cui kì a<<pi:t1oiebbe ' t«iigono 
Ìq gmn conto* o aini.i< Putrcbbtr darj>i che Ìl tio«tro ìlio 
aofo, wiiilemlo orrore dì tali lipp/^Tw/ufirH, ch« dovovauo però 
%UM»T abbatiUiua Dote, se ne fosse escito con ud enfiMnisnio. 

11. 22-2r). Solhutio aiDinette che gli a«tvi pos^^ano vt^- 
^tafrtiy ntfà, m» ^ammnì rtmttfj o però of jr^i'^^itioritETiM 
pOfttODO Tig^X*yttv t^itiur ij ifitcrjrA^frri' T1ar^'^ltìV {^^ ' p&- 
rentnm, ga^nitoriiin *t cfr. »rì T<ri/^uu' dA<ifioiii lu iiae del 
(t. IH) 1); rn^ rÌTtlìniKJ dff1rrf;»jr rujiiiif^» la lucente è eviati): 
noTtverei «tiifcftfiN col MiilWb. (CtV. anche Orolli p. 139). 

L'Or*Ui owor\-a (p- 163): ' ;AUffnjra> Sai dplcmlum 
polj), ut i5f'^/ri^<ìr>,ra ^A^t/iì rA xAJrri conditsloiit-m «Jlìcìaut 
pru«c(*dentium \ T^ le-^ìmia del cod. A mbrort. Haliti Ìbti>gnifle 
non À tanto uiourft \ier il «^gno > che troviamo dopo r;.'r>3;if. 
n Ceriani m'aveva geoUlmente coinuiiìcato ch^ il punto 



<) Altro UetÌBDoaìauto t. in BtfMOQ. 1. e. Dal rcilo tìcorào di 
•v«r Ulta in uoix noia: * lacflittta Ponftnnii quo* «v leriiitarìbriB 
katiquit aOQ kiabM teetea? ' Chi por primo apo*^ una tonila fu Cam- 
biee, e&- l>o4. Ili Si ««Var/ivf ;w'ip tm9t4rtf K^'rrpoi- Tjai rAl^r^^c 

*) Per r ictetligoiiaa d«l liio^ t& pRroU cTr. Ongoae ap, Vh'ì* 
Icpgu. do o^^f. inuDdi IV )8 p. IH ^t9t, S6, CumU Prtop, evcmg. VI 



00 <i. mxxiD 

»al segno « sii parerà posteriore; i iofAtti d*4ltro in- 
cbioHro, com« pot«Ì coo^taUro esaminando il manoctcntto. 
Sicché U MgQO 4 tiOQ può 6BMre altro ch« una rirgola. la 
qtHTSto modo il codice conferma la coDgelinra doll'Orelli. 

ìitti T^e Tiyrtw mrJ ÌTrt0x^^^\ctt xm éQrraff imititi naì 
^ì*tJUu Jtfti tiXn^^ vo/ioi tt Mai rrvkitfìtii^ éiitat tt ttaì 
KeX^4t^ àtà tè MWÀ^tr if^X^* àfi€t^tar*ir /yftovf^. 

' Uer-itti apeiii^me corruptuja, cam aormo »t tbon do 
virtutibus Lpsi#, aod do ììa rabnsquae hoQUQ«a ad virtateiu 
tucitaut ot a vitlia abaterrant ' , oamrva gìuatamonU TOMU 
4p. 156% P«rÒ io DOQ aaproi docidermi ad accattare la aua 
corr«sicno àffm ' et improcationca, ox Morati od«£, («^iial^ 
^cbant ajiLid autjqnoa in sacrìlego» et {iroditoT^ patrìae, 
iupiiinii autem in eon r^ui icysteria evul^Laiit)t i^uodoptl»- 
aìme conTcaìr^t cum aequciiti f^a( i, e. yrtc49 prc ^nluU 
uitirrum, /OrhUUtt, ^vaftri 6ncr\ficm tixptaton^i, S&hHuj'fer % 
peculi», edauLiLLandg tuUo Ìl paaso, dal t^ cUo segue ad tubiti 
ai Tede cbe ìl vocabolo da soatitaire ad ói^fiui'dove ea^er^ 
^xxwA disila atcaaa natura dì t^x^a» *u\ ^:ttati}furi, unsi dal 
jrvri tfÀttai clic comprende (autu «i^^'" ([^^^t^ ^tdaty ncor* 
jEiamo elio deve e»aei-e uu vocabolo generìoo clie abbracci 
e tÀxtat e liTtifiiiiftm. A me pare qiiiudì lìhe la (^orreìtioue 
Àpa/ deirOrelIi — ton bnona pace anche del 3Iiillat;h — 
noD al posaa accettare. Non potrebbe Sali, aver scritto xal 
yùff t^x^'ttt neri ì.7i(rtt^fttu xrtl p^X^jai ' e le arti e leacieDsa 
e gli studi opp< e lo occQpnaioni ia genere ^? 

OiacchÀ éjtÌQ ài ttfO /<^ *tXtev/ìe!iai <ao. ri^r i/<>'jeti'> ^mi 
jrJUirj^d'^l'ffair ^F^ant4*tri^t^ nolkà :Tftcr4fc C/(Ai' }'ii-au«rff j^^rr^f 
i4ttv. MAÌ }'A9 f^jcrm voi imatilftfrt »ic.j la xt^i^ar^fj/g dì cai 
qjì ai parla, non può riguaiilare cbe lineilo anim<*, per ì« 
quali rimafl^ro iiinni<*ju:ì gli ejtpedinnti cHcof^itaLÌ dngli D^i 
pnr pTtimrvarlr Ì» xìia dui male. K dì iatti uon poetiamo 
fi iiMTS ni t'irla por le anìine vifitnUi v«rr' A^njr. parclL^i ol - - . 
juti' à^fti^v it^cttìjm ^^ry^ccìj xà t* alla féóai^ioi'oCiJai xaì njf 



if4oT^ f Ct'riLirftrrtei xaì taf ^ht^ mcftt»- tfriJtofxo^iTir 
fM^pwc (XXI Ilo, 4-9; cfr. ftQcbi> inti n^tréi ftir !<Àt-tfg, 
txòfi^tt rdr Ùf^r XIV »?, 24). Però quoto pMW x(fJ io» 

foDti ÒAÌ Uttaìdì dcir argomento del capìtolo: iiitOtr tà 

«osa* K^ òn cuo^ ym*; Wji J^tf*N, 2^ por«bÒ nel no^tio 

Ual^llo bì parJft sempro di tò/ia^t^ dolio aDim^i «reìto 

l corpo e inni di fl^.^a^f^-, «ono quindi ricordati #ora|)T6 

^(Ufì^rt; ìKtÀa^ttxQi ^ taui, tranno n<*l ìtn^gù in discorso, 

ti parift di ^««J «nb'aftff<if; cfr. dÀin lAv ùfi&^xrjtàrav • * , 

d€iÌ^w/4 . . . xivAtfOrucoT; (rc-»rf;Trori«rr (XIV £X^, 8-0); ^" " ^^^ 

éitifmn'i fìat fiùrùf ot iBoXni^trfi tàc t^'rzó^, àXi^à xai aét^ 

iur'ijf v-ióytt tjj éite»^ (XIX lOG, 4-7^, ttakàltn^m . . . fo^ Ott* 

rif^fCiu (ib., IL ia-IT>. 

raifi /'i?^ *<«{ V''7"i Aivàroff A^ntctt ttrfira. fl^ifi 

#Jiv X. f. 2. 

Coeso 6 po«tibi1o cho Sali, dofio avoro aoritto rt«^ . . . 
^éAr jt<tì Mftf/ioi' . . . KstJtì<ìt4 rtti^rii. continui a parlerò d^j*li 
Doiodol loro Inulto nei ce. XIIJ-XVJ, XVJII^ o dcir^i^^fff^ 
ffkc del mondo nei ce. XIII o XVII ? Ancora, SaLl, non può 
ftTor ttcriUo ^ir^ì . , . xee ui^ •fvrtc^G» tvCta note , . . IrCt^rm 
3^r$ift porcb^ por Io qkdo io quanto il waetu ai riferisco 
allo materie occ«Qnato con ^t^r e x^fjfivu, VespvitsBìOììQ k*t' 
nttm i^r^iY non ò ««alta, avendo il no?<tro tiloicfo dimostrato 
al C- II che ai Hiv ^tdiv oi^aia* <fé^n ^ytrt/no ' là r^c A*'^ 6vitt 
ùééiaim yiy^Gi^ o ol 0. Vn che il mondo o dj'«'i'i/r«^ {ày4v9^ùV 
Si <acil- ròt MWfjior tìint^ Uavà idif JttS»i *vi tcEÌ>rtf " ti yù^ 

Noppnro di Ball, powono ossero le parole fsttiói^ xm f^iuìc 



5} G, MCOCIO 

nfifltif yh-iffòtii, {muihò lineato cmic^llo uod hi tiova uel 
trattjitello; i tk'gnentt luoghi tjSJv di Tp^dn^f J#tìr r»i*roi»i- 
Ki>v «*rt^c rf*i'f*p>rv {IV}, xcà 6 /lir vo*»" *f/(ct rìévta 6^/, ó 
di ^jriT< tà fUif Tt^tv^ là 3i étvi*^ ki!}w (TVj, niA al fiir 
(«itìL t^f)^trì) iìi ToSl' ;T({6r<i>i'. oJ ^' «^v rcùi' éftti^wf Ttaf^é* 
yoì-%irt iVmAv (Vnn ii<jn Eliciti] Ltliti |KKWii]i> giuntìficurn r&f- 
serxiuiii» liei e. Xm. Fttiftlmrntc! lu l[ui^v1u cHfiitolo m vnoì 
flinuMUare *} che il monde» — «j. , . /ti} '^Z^ >'>^<'^ 9^tf«i 
ri^i' jfd^/joi- TitmxBei ^Aa( — ^ TiDa emanazioDd delTa potenza 
ilivìua, e però ò àff^n^ro;- Oia hb SalL cosi U peiraara^ 
eoa ilov«*va al e VII nfl^rtnarn Ìii moiIo utHoliito cl»« il 
uujiidcj fiMKR /f/tVp:fU>-; " poi AinmnUjtiuto pnm olin ngit 

dirai il mondo aaaere generato dagli I>«i, doveva tratUrlft 
al e. VII- in cui s'era appunto proposto dt «^i«'i«ri . . . top 
)t4^afiov tijv ^iSotm (iifr. il prine. òvì e, V). 

Poiché dnnriiiG hs. conoetti o «slraaei a Sallrp*ÌD a oon- 
IrndTcìfTiti nijuelH di Salì, il r. XHI d^vfl giudìninsiMpiino, 
Coma niiaì nin nvvntiuiTi qni'Ktii ìntArpolAJcìnnif, vrdrumo in 
ta?<^iÌU>, i^tmiido ai ot.-ci]j>Eiri^QJU d«1 v, XVII. 

XIV- ^fifì^ J* Aj«i5ci ulv 6vrf; iti* àuoiórt^if ^t^T^ aPVCrftté* 

jtvì xcit' àQWfà^ i<ùvt*^y ixi^u^a tiAv O^tin-^ nainfì óé 

U cod. Amliroir, ha ^ftùftii-M Si' ir»'t>p«tòrr^ra ^ yn6fisi*ct 
^X^^^. ^ naturale <^lie -^ì dbliliA le^ggi-re iti am^rduo t luoghi 
ytrrifitrtn o, come Tiaiuio le e<lixioui, yfr^ftt-t^w. Io petit pr«- 
ferirei yiròftn^i. Scriverei poi xar' à^ftijì\Q{r^ Ai et xoer'é^' 
T^r i^tta^M *i*vxtti (XXI) e ro^ xor'^^ri^v (fi' n^o»lùfiÌ- 
MiiV (^XI); paù vccr' a^fvóf MMro un 9iTor« dì tntscristiciitt. 



L\ 13 winlòi« FtAgQ ttaah dam Mlfiomoiaou Vnrh&Uoiw dna Govor- 
deuva va mÌhoc Vrs^Bhn ttuf^gerviviUit ; die Jdilvrort Uut«i : di# Gfitt«r 
KtliftlUn dio W^lt Wciltr >(V'^ n<>c^ r^''^') tond^ra ^iriV^ifi, dicoc voi 



tiKn^itv nuì Hìvc ^"TiV ^t^BTMtritiiày ìtaì fitta fiéXl^jt^r^ 

Aocoito Ift corrcsioQO doll'Orcltì v^i r^è^ J#d^ i/f^a- 

TTté^fAff (ss iilacamuvl ^Hi fitralfèXiitf^tv^ gì&c«hè 'sto... 

Ir^cadum cova St^ital cani ffcniti» loci, tum >ef]neiu pi^r- 

ticnlii adr«rMtìva àX^é ' (p. 158], lafaltl obo aia «rrftio 

jud vo^ t'>«&^^' C'f^iv.Tf rollar, sì pné roderò dallo parole oiìji 

lip^C &§^:i4èttm <t)G. A ^c<lc> (XIV 88y 13); elio aia aacbo 

irrotto Ktù iitut^aXlnfi^%\ ó chiaro, gÌAcchò Sali, al prin* 

'vjpio dol capitolo tXictl iU et 9li rù ;i^r &*o^g ftij fìttafiàX- 

JUtji^fa t^Xoj^r «« i}7*Utti Jidi iitl>;^«V. e ttl Mp. I tr« I« jcwiW 
rrittfo* polio Anobò r immotatilìtÀ d^glt Dti {ótt àit* rà(IXr^ti^ 

Encodo nota 1a cosiraziono di nf^tif con hV (cfr. Ptta- 
«an- Fi. 2|, 1 t^^£>*fi^^ tf^ A 1^ ^tK«> ui-awuoi, lui. p. -16 A 
itila ittt& ft tf^'i t!4 tòt- Jìitt*^ Ti^ijc à^n àSnr JttaO^u 

itjtti^^iìai etcO, it juirtìcìpìo ^ntfiivQtr loi sembra su poHl no. 

\a neppure le |)Uole f/< &H>è^ 8ODO iioc«»m airititellì- 
^eneft del Lesto, perché precodondo già nt^ì &vmAPt "^ ^*^- 
pifco benissimo che ' gli eltri oooii * sono appunto quctli 
riso et tnijDt&^to agli Dei. &o<pctto f;iiÌDdì che siano iatcr- 
liolftte lo p»rc^o ttSi- ti^ Ot<féi ytfOìi^Uftv, Ariche la rubrloa 
ha oempUccntonte J7«^ ^v^àir xnl twr àkÀni^ «'^Ar. 

XVIL 'Eli àvdptf^ tùv jroV^or, *Ì ^ù*{^tai, i] ìtmù ^C^tv 
^%f9^9C!t€U ^ Jtuqà fornir. vMi to ita^à if^^iv n^it- 

Oaserv^a VOrelli (p. 165]: ' Locn* ut mihi ^oideni vi- 
tleitir, mendcisu'ì sìmnl et lacauosTUn Xam v^rba seqneuUa: 
'£ff4 ;Tdr rd ^rtffi f^f«c«^«VDv eto, aperta osteaduut Sai* 
luitintn nlind iftcì argruneutam coltra d^^stmcUondm tntindi 



Unijuo ot HLipploQ {Oé fitw rnat*A ìpvciif vel «tinm ^a^A yiWiv 

!§^ni^\^6v fci4) <i)v *ft'Cto>i. Bì Jà xaià ^vatr^ diì ittf^tv litat 

f^r }»fifr^tìiÌovti<rv x<iif 3nfi7/i'fiT fijv ^vctr * TI Mul1ai:}i 

(p. 47"*) HìipjiU u mrrPH« in fjitnstfj moiìii: ' . . . ff niwQà 

Atl«ueDdoiifi tìnoh'io al cof^^etto dell'OrelH, auriverti piut- 
tosto: Eli 4r«/jrr; tur arotr/jor, ti ^Ifi^rTaij ìj Mtttà tfi^aiT 

;ra^ 4^.|ìjTf^ n^ùjt^r ^x^t tf^<i ^vcmac^ ti éi Ktrtà ^vaiv^ ^^t 
/cf^AV tinti \*f*^tftrj sijv f4(TtrfàXiovtftti' ^ttt^ ìi4<f!Àt}V t^jv gretti-, 

fdr è& <;€ùtx*ioiy tiéia^ió^J^n }tiv érraWt 9%ffÌ^ir 

lì Mn1W>i corr«t««^ tà di exoix^ìa senza oetaervmr quIIa 
in ptcìp^wìto, Oon^wrr^Tfti ìb lojtìonfl dol codici^ sti|ipliroi 
lyevit liuictav tlapo rrf/ff;EiiWr. Off. ti ^ir txiifftov Ìv ^u^^t 
r«AJ' ciMX>^t^v i^^ti^no^ f^^txxf^Xi^r ìévrtn^ vr^r fi^ Itt^tn' 
éd^^^^ai^ P]iUo, ilfì muuUi aftttituiUU) e. 16 p. 2$^ 11 Ca< 
ncnt [cf. e. 37 p^ 42, 32). 

Sospcttara il prof. pA-'^amoBCÌ >) chi» i^iiesto capitolo 
XVII pot(-»!(D esGxoro ì n tri r poi cita. K «traiLa infatti X," cbo 
RnUuitìo (lupo aver ^'i^ tUniOtftrAto ilI c. VII dio ì! mondo 
D ifi^i^A^riN» ritorni su iiuoato ate^o argoroauto; 2.* okn 
aveudo già cominciato a tt^ttaa* //fj)c ni '*tol fti^ fitrafitrl* 
Xàfttrvt òifji^rai^^at ttal iV/(»arifr/0^(ri At^uiinr ;XIV), ff*^ì 

ai iififiC. iXVi, ./fA (/ -Vi'iTt'm ^/^vnwoi (XVIj, ÌDturrompft 
mi un Irntto 3a kua ltatta&ÌL>iie ptr rìprextdi^hi ai ce- XVTIT 

I] PuMmoatC Km.: ' ìa dmiriru <1«i miti di fmllustio nioaol^k 
Jf «opUtoD ioo ' ia ' B4nlio(»ati d«lU H. AuudaiaiA doi Liucai * Ì8!S 
V. [ p. 6G& notft S (doll'ectratto |i. Il), 

17. t.» 



nMsnr. tu uLLVimo ntooorix 6$ 

gìftmo al o. XVJII à U oontinua^iono della nuit«rÌ4 gì4 
STOlU nei ce. XIV-XVl; ìl n««io lo^io^. m non erre, 6 
quieto: ' H« ci BOno degli uomini, i qnfdl dopo nT«r j^ec- 
oftto oeroftDO dì riooTtciliam cogli Dei per mM£0 dello prc- 
gbiftro « dti Mcriftci, ci sorAsao Inltavia stilla &ocift ^11* 
t«mk dogli nomini irreligioni e ai comaetteruu» sempre 
delJo empietà, ma...* 

Pnmuieeo qiio«t« ogMirasìooi, leggÌAmo il princìpio d^l 

In neiLvuu luogo del Irattat^Uo ^ atfermato eHpliciutnvnW 
cJie gli I>eì Don difltrnggerAQUO il mondo. È chiaro jwri 
che qui sì vado alludere iodirettamente el pa^MO del 
e, VII Mm &* tfm/jfi^5 ^fA */^i» tofl ^^c*0 i^]^i?rin;tiv ^no; 
fer^ xÀUfki^v^ ù*i ti tòv &tòv ìix^tt,yaf tlr/rt xcd tòv xifjfittv 

fV^ fMÓ, cbo vuol ^gnific«re qufrsto: ' ìl moodOf perche it 
nna ein&ttfuìone delU bontà di Dì&t ^ou Bara ds Dìo dìstmlto 

Xin 8G, 3*fì); direitameaU n quel pa^ao del e. XTlt 
in Ciìì si dico che ea^endo ìl mondo creato da Dio senni 
ààva^iitf deve «uinstere insieme eoa Dio, giacché 7r<?i'... 
tò Jr-ra/tM pvófifi^v %tf rr^v ilfi^'iritri' J'jpo*Tt tfvfttj.£atarttt, 
Mtrl if^éì diroiU^Jat rror^ xà o^loif 7fl'rì/r«i*a dr'rarffr, rV ^jij 
■(f ioii TnMOi'l'Tr»; rtjfW/ni «iji- rf^WfUiv' «Siri* «J tAc xùtfttnv 

%òv Òéòr rritéoitntt tkSiivaittv (XITI Sfì, 8-]^. Duuque il pnu- 
oìpìo di questo e. XVII sì riferisco a luoghi, la pal^er^ 
nità dei qoftli o BlqnaiUo dnbbÌA (cfn p- 54 eq. 61 hij.), 
Anoora, corno può ^11. avor scritto 3is lU arni ti^,v 9Ja7>> 
il^^Afior /jt*' i*y*i»* (WJloiA'>4»r, qiiaiidt> ni r. VU (ff*pj «^; 
^iffF#M; >oi^ >r^/ir>t% come ha In nibrioa) ha if imostrato appanto 
che il mondo è aif&aifTo;? Ivi iafaUi egli dice: Àòtòv éè 
tòP mtrfitnf àrf^a^tov ^ , , §Ivut éiv^jrjn;. À^^a^nv jm/v, Ari 

«rihòr ^ ihK>0^r«*'. ùÀi' ti jiiw x'*it***'"t t"*^^ à ix xon'rrùrùj 

Z'^if^^ ^oi^t' sf (U i^iji'iiorff, A^firofc^ 6 /i^ f;fr Af;fti' f^ 

aiMtf j :iM ^ jCM. Ab> vo. ' » 



ec 



0< 3IC0CIO 



àii97itiat% àXÀ' it^àt ^nwiv toffió yt ^iitt;. Non è duDqno 
Odat^A r o«pr«s^iond X^^tty àxvX9v9ùv. ItioUr^ Sali, n prot*» 
<}^^{\'àq^aiifjta toC n^^fiovj p^r riMcIro sempre brave [cfr* ti 
principio dot e. V), addnoo nt e. VI! un solo ArgcmdUto, 
o [rroprio ijiiollo obo I*obrttc FiLono iDcfurisrco '' niAxìnid de- 
inocutrAtlvuEn ut omniuo irr^fra^bìl^» a molli» luLbori ' <^l 
Put^ dunque che an<}1ie a Sali queU* argomento ^ombrasi*' 
A-r*Jif*iMtiMÌrtattig, ee non Qd adduce nlcnb altro iu quel ca* 
piioLop nel qnald ei era propostogli t!é*vm... to^ móCjìov 
it/f <fùiTtv (V). E «e gU ptireva che 1>a«taaad quel solo ar- 
gomonto^ dimostrare V ìn^iistruttitiiUtà del mondo, porohè 
pi>i, con Kapito doUa bi^vit^ da luì tanto ambita e anelli 
dell'ordine, avreijbo aj^ginuto tutti gli argoraonil oto co- 
atitnìsoouo oggi il G, XVIE? So anc^ti^ jr^ò^ «aì^^ ìcxt'^oif^Qtat* 
àrioéìiSitJv «f«f>^MVats &^^^d creduto di aggiungere qti^oho 
altra piova, avrebbe dovuto figgiun^rla in ooutìntiasiona 
delTunieo argomento addotto a) e. VIL Ma è poi vero cho 
questi argomenti ifiano iV^ff or^^o^ ? Il Pa^nrtionti crede oha 
HÌa&o ' più iofiattci chii veri *; ed ha ragiono, cerno n può 
«ubilo vedere dalle prime rigfao: //^r yà^ *A ^i^tt^òfftrav 
if iS]fW«*fc^ ^:/fiffitKt ^ i^-TÒ ùlhìv, fi }iif Q^v ri^' iamvù * 
x^aftoi ^^fipfrifr, tJét *tù lò !T&\f fainò xaCtn' xaì iv (Vw^ 

éXX' £':tò fiir énrwttaiov ààivafor' ttìi }^ì(> àtrùfifiru tstit^/^t tà 
tfoi/ima, ot*tr <fV{Jti vai l/Tjij' ivi*dci' éi ^irò trtù ^vc4t ^w- 
^vrtoi <f!/t4^ttai. tì ^c i-JT^ cé}tat^i. ^ ^''*^ ^'^^ ^>r«>i' i^ 0;Td 
t'i/^Mv. mii rt /lèi- ^Tfu if<>»' ilrrvr, ij irjtò t(3r xrv^ xiror^Vrcu»' 
i/c ^fi' t^i>titsi, f ^rrò iùtr t.x' éi^fft{ai rà ^rx^l^. àÀX' où^i tà 
xi^ì<]> ^ùuattttì^ì- ixfi ^/l'tfiy' ifr<> i(' Yà(f ^tt^Sir ÓQdìjttv /«iVcr 
^!>ii^^^voy; eWi ad ^.Tf' #^i>*»£if èxitrtar /i^i'a^&M éprntM' 

Vit' àKkiiÀ4av gi/4^e^^cu dvi-attHj ^ yà^ dXÀov ff&o^à dì.lov 



Cfr. Fililo» d« aetcraitAto raaodì o, 8 p. I!) Cnmojit: Vj.'roJ'fijrn 



tùpii'ttr fj «oé* ffir ònw oi^* t<ntr eùtur *tc- «te- 

Notiamo Haaliiit;iit« che U chiusa «lol e, XVII (Tv- 
<rde^ta J^ n^,' joi^ì »r;(ircof«^|r«jr ànoSt{St*i* dtoft^ie<N% li* 

inaDÌfdflUm«nt« uqa con U^fTaz ione dolla 6iie del e. IT 
iToau£*ta ìitifi ftvùifìv tinti^itii' i^aìr itrtoi tt vi »^/uJ 4m Ttìr 
j^atf'«fT4ar ttrh t*é&ovi ai ^c^ihÌ i>-*^ f/i-oivro). L'Orolii os- 
serva: ' Mtiudam (voi potine animum mundi' a mnltii ao- 
tÌQUOrum prò B^o culLum fui»e doc<^t «x PorpLyrìo Euw>- 
bÌQ9. . .' '). fila --M la tutto il capitolo si parla deU» natura 
del mondo (Jn 6à xtd tijy ^i^oiv tìtf'itt^nn- Ìxh) o ai dico 
cha aàr wT^iur... v^K àr itwttl if&^i^i'rstv, n^ii ao conaa si 
poaaa a un tratto prenderò il monda per una divioiti; mi 
Micbra quindi nna atonatura Ìl voto da] e- XVII. 

Per le ragioui aduxu^iieT che ho cspovio, credo ancVio 
ci» que&to capitolo sia interpolalo: o l« mbricha et por- 
gono» a mio avviso, una prova di juesl» interpola&iout^. 

¥u sik osservato (cfr. p. 4r> sq.) cha la inbrìca del o. XVI 
dove esaere jftù ti Ortiim yàyvttvttu. Che U compilatore dello 
TBbrìche Pabbia co^ redatta, posaìaiBO congettnmre dalla 
mbrica del e XVIH: ,#M ij itittiftì jfytnviui «a! m àtòt 
«^ ;ì/ji'nttai. I duo codici hanco Ovtjiat. ma è una lezione 
«videa te meni e errata, rtclu«deadoiÌ àiftttttt coma di fatti 
propose di coTreggere il primo editore (cfV. ' eiTata-comge']. 
Ma coma pnò l'amanuense aver klto ttvciui iu luogo di 
àSAtut'i Se non ammettiamo che abbia avuto le traveggole 
agli occhi in i^tiol momento, non sappiamo spiccare lineila 
teaione* KHacniciando però attentamente la detta rabricB, 
et vede ohe la parole /i§A tC fìvnÌ4u j/^roitm dovevano una 
volta essere scritte in margine del e. XVI^ io cui ò detto 
il perché si fanno dei sacrifici. In qaosto modo restando 
alla rnbrtca XVItl solamente le parole mi &u Otò^ où 
flàniktat, ò nuLDifesto ch'à andata perduta la prima parto 
di ^nesta rubrica, la quale pero devo ossero stata Jtà %( 
àùt'wi ■f{jì'vrTta, come »i può facilmente congetturare dal 



I) Cfr. aa«1ia Uullsch p. 47 sota K. 



fi8 o. «nono 

priBcipio Jol e- svili: A'aì fi^jv ut^i tò àùrta^ 7Utf£ «rof 

t^ffOTiHr TQ^^ ^fiijr^rnvi òi* <« Of^v «f; ^nt^i ^(vttm t€tSfiit^ 
So miluDqu« lo rulrklio del ce. XVI d XVIII dove- 
vano ia origine «««ere 

«mmattocdo clie Tgisioro scntto :initio<ItAUniODt9 l'tmji dopo 
Tnltra, poaHEAmo spteguroi focIliDente la ftiniono e t& conta- 
miiiJiziaro di questa «lue rulirli^lii? In Jtù ii ^virùri yìj^vtn'wat' 
un) Cu ^^ò; 9t) {ìIiìttium, Kwcrnli^ la rubrti^ a e la prima 
parte ilelln h in tutta eguali, Lr^une che Vuna lia Avtjùit 
dovd raltTa Itn ùAt'iai^ raiiiADuetiAo dop^ avor scritto ^iià 
ti ifrnitit y/'^raiTm, avrit «nttato .rfid rf à^tttti j/jri-ovicfj^ tratto 
for*e ìli erro railiil yi'^ivf"iffi ronntn« alle duo rubrìclie. Qa^nta 
f^4Ìi>(w pnr'i (lt(!ìcnini?nln >ari)]>t<» nwciintn. Kit ini a p 6 vi 
AiA^n trovata Icirutirìeatltil o- XVIII ;*V>ri «nrl ^t^rtu é^^a^ntg 
h xtìCfing. Vhtve duni|[je eawro awciiuUt auttìrtormeute al- 
V in L^r[K:i Iasione dì questa rubrìca, e in coiLsegBonxa il 
C' XVn devo essi?r«f stato aggiunto postrariormunto alla 
fusiono dolio rulmoho a t> Ij. 

Aventi» vììitn din ì itiijiitfdì. XTTT o XVTI «tino intQr> 
pelati, jjavMaiua a [karlnro iloirorì^itm di []i]ii!Kt,n ìuierpo- 
lajtlooi a protTurìamo di ^kgare [leroiÀ omhs ut trovino 
dove oggi sì trovano. 

Gìacchò tanto ii«1 g. XIII quanto nel e. XVTT st parla 
(lai monito, aasce subito il «oapetto che da princìpio il 
e. XVII ilove^so toner (lt«trn ftl c- XIII. ftra A pOK«iHlA 
clic un li?Liore ilei nostro iriitlAtello, ìl qtialn ninnivttnvm 
chea il itjuulIo non fosMo fif^rr^'fn^^ ma creato dagli Bei xarà 
Af^vtiftii^ areifttt ptniatodi itggìungere nei margini quaitt*al« 
tro leggiamo al v. XTIL K siccome Hgtmrdo M* ùrj'^o^<rfn 
del mondo Sallustio ae uà esciva eon un solo argumento, 
6 altresì ])osatbÌ1e che Io stesso lettore ^r^ò; toì^ IcxvQot^^w 
à7tadtiì$G>v ^vtftivovg avesse pensato di ftggtangere tutti gU 
altri nrgamocti, che oggi conti tnisco no ti e. XVII. Amniftt- 
tondo che una lineetta «eparo»» lo parolo nttXXà i^x*^ ^^ 



ft/^u (fino d«l e. XIII) r^i' tf; «mv^iof ^u filr (prineìpio 
dui e. XVJDt iKMiacno supporre cUc runanuoudc alla viri» 
di (laelU HneettJb dopa le parole Ttf*XXà Ì%t4 ni ji^ira, ftvesM 
cr^uto che Io riraaueuli note TUttr^inalì moa avoMero aktu» 
relaxìone con quelle ohe avera già finito di copiare e clie 
perciò &Tes»e pensato di trnacnvero i ce. XIV. XV. XVI, 
ì quali aveva tralasciato dì copiare dopo il e. XII per dar 
luogo nel t«sCo alle pcte margìttalì .t«^ ^ir e^ ^«tDr xvà 
MO^ftov *- ÌZ** ^à ^^tra (XTIT). Quando poi ebbo finito dì 
oopioro il e. XVIr i possibile che avetse scrìtto in conti- 
Doosione di e:»no il reato delle note marginali (rir éi xn- 
Cfiw éu jUt — JlMtììf tÒr tdapiov ysjt^ùai XVH) o percki 
ai foeee ricordato d' averle gi& omesse o perchè i^iteete ' forte 
Ibrttina ' fonerò acritto in margino delle nliime rìgbe del 
e- XVI. 

In fìne che Ì duo capito!! XTTI e XVTI nppartengMio 
molto probabilmente ad uno nteano aatore^ lo fanno ffoopet* 
Laro la pargle Tòt' éA xàoftov Jci }iii- o^m àt- \tioì y^iìtffoCt^if 
tXfftj^ta (XVir;i olio richiamai», come abbiemo visto (p. 60], 
na paaso del a XIII, e une sbosso poAsieio ripetuto net 
due capitoli: tà }iiv <fir Mnà ^*inv jt<HO0t-ta r^i^òtèifit thut 
idv ^owvfUvtav àvrix*^ (XIII) e tf^è lò na^à yvtfif :t4fòitfor 
ìjn (^v ^va4wg (XVH). 

XVIJI. JCal fif^v tfv^A tu à^fTa; fVfift wivt^ TtfTor; rf^i 71J; 

re^ fjtiff era^S óu w9 e^ie #/$ ^«oa^« yh'tttn ra^vn, 
éffft9^ ùéjì ai uiim /»fteiv iitftkttù^aè ii$urr^^nv^ jub2 
età tò à^tfrattiv fU^t^ 9c<JÌai tf^cav tf^v v^t^r à£Ì xa- 
CDp^od** xaì Jtà^^ fó /4i^; Jvì^a:/at :réyxtt tifv MÒaiii>v 
f^f lé^r Cfs^v ;iQovaÌag à.toÀ4t^tiv òftofta^f àÀÀà tà uiv 
a^^vi£tfi% tà éi Kaià x^^>'^i'< "■=>' "^à fiiv rtf^tta^y ià 

L' espressione ei^x «£f t>#ed( yirftat xaùrtt, comnaqne 
a^ interpreti» aeinbiei^ sempre trc^po generica in ^ueato 
GontAtUp, dove, §e noti m' ìn^niKi, è nece^Sttfio il concotto 
^ecìfloo: ' nOQ daun^ggiano gli Dei \ per vìa di quel che 
eegite: 'coma vedemmo che non LI avranla^iono ^U 



onori '; « coaI dEfAbtt l'inteso tncho U oomptlatoro àtWò 
rubrklie: Jtù ri àiftiat 'j(r%-<*%ia\' juclÌ Jn &tÒi où fi3nin€tr4a. 
Vn oopi^A poca attutito orr^ scrìtto y^wm invece di 
^ir^Tdif e quoato errore T*>»o noc*swirio ftltro tnataxioni^ 
SulEi:istd9 avrà scrìtto on tr Oici^ où airttat tctùtUf o ancho 

Birrobbo n primn vìnta cho si do^osso espungerò ^^f, 
cùcnfì propoM l'OreUi (p. 172) <j feoa il JUullaoli. Però dalla 
mbrìoa, ccosdrvatact dal duo codici, "Ovf al d.^o^^^^f iJoV 

raooogliamo cho ai devono iuvecd supplirò dopo /r^«f 1» 

9tcvi> Rifonsoo V &€fvtxtvviietvt ni acj£g. ol là^ U^tài nttret- 
etrjer^fièi'^t iotondo olio ' coloro i quali iiistituirono Io 
foata, fissarono auclio i<è^ àjjotffìdtJcti; (acil. i},r'6fcff]i porchò 
gli nomioi non potessero continuameoto attenderò ni ctlto 
dogli Doi> dando così (essi Icgieltitori dolio foste otc*) una 
floddisf^sioco allo osigouso dotrtitaana dobolo^sa \ 

yà^ jri'flrTns <T0*») v'*''i\' Xfrì v/rtatj'^or^cavrn^; t^Xayov 
iv it^^f^ fii'i^ì xfrì T^s' yviùufoìi <rtfQfiy*'/friy x^«i roi^f 



(icir»J»pff iruol dlr« corUTTi«DtH ' l«mp]j '; inotio cbUro èli siicuIfloAto 
(li fi^a JQ ■f' fii^ 4f/" '»^ frfbi'. Si prosUr«b(r& fi>T«o nat^tto ftl lOg- 
jfelto ffpcF it si^nlUoAto di ' cerimonie d«l eulta ' (' le ucrs f^insioal 
non si fiuioTAtiQ '), ofr. Lucùdo, Paoiidol. Ilòti inorai nofutirÓpnf... 
/I^r# r*f Tfprf lEQtìvtfy/^iai jiijó" SXiac n irJ** ahltuf (log, ^iitrui'*) rrJtjnti« 
Potrebbe quindi tmaoor dubbio t >°a ISftfj'ijfli»* r» ^ii^u^ri^tap di Dcmo- 
stQoe 4.^ Aphob, p. 819 tui bDUibr.& i^d ci pv^s» tr»uquiUuftiiru, iJt>rc1iè 
3C ai dioPTa: * In Fabbrioi ù inoparOBn, il l&IjorEitono fioo larorn \ oi 
poteva ftDQlL« diro: ' il tompiu A iuoporoao '. 



ossKirv. flC 8ALLt;sTio nLO»oro. 7L 

L'espressione ti^t ^ìki^v.., ittafjam evideot^niente ò 
corrotU; si potrebbe forao omen<l&TO Ic^^ndo titrarra^ 
oppure iTcat xitt tu Itiogo dì Jt*af^ctti, 

C* Ò pere d^ o»«irvAre: 1." obo U pimizioiic Unto di 
qaolli g1;« conobbero gli Doì e U dispro^i&roQO, <i\i«tito d! 
i|ii«ni clic i propri r«i ibdonirotio comò Dt>Ì, b U i^tcwo, 
p«robò lo dno e:(prG:«Aloni «fli yt-ritenng (scIL «di' «Vn^r) ffitf* 
IféirOttt « fdi' if^iAi' ^*xr^^aé^¥ vf^tiù ci^uìralcEti ; 2," cbo xOn 
comprai utttla caU-gon» de: T/tiVf yi^rttr^ ^i>A; vkÌ XAtit- 
y^^r^ffmf <ff «rtcho i]Ui;]I] cho oiioruroiio «aiV invuèP fitwat- 
JJta 6c ifuiéif gìaccbè jiV Xiiiàv . ^ . fiitailurt; 6i^ '/i«i%' non 
i ilk fondo, se noe m' ÌDg&nno, eh» un xttìatf ^ortìv gli Dei ; 
It.'* cbc sn l'nuUiro del nostro tratUtollo ò vcmmiinto lUmìco 
d^iriiD paratore Oiulinno» cotno «i crndfi *\ ditìTicilmont^ pu& 
egli Aver uouduutiato VapoUOKi di*g!E iinpi^niUjrt romani. 
Fot queati molivi crvdo che ÌX paiem imi (=:= aacb«] to^; 
SavtAr i^MnX/fr^ — ^tenraftv *ÌH Ìnler|H>]atrx Ma u«f»]jTira di 
Salltiaiìo fffiiÀ il p«riodo pr<^;.'i«Lle»ie, « ^>eitha rAipressiono 
A fW|^ fiùf xrd c^c }'»'iàaj<j>c <Tr^(j«iT;>fri (.-z^ ' iieir«ltra vita 
•iKitor pitvnti dftllft visione be&nfÌL»*) ci Ta pon«&re a un 
inlvrpc^lcitiirr cristtìntit?, i« pnrrrli^ & difììcìlo chn HnW.^ dopo 
av«r diinii>lrftto jfiA ff à&itat yi^rartat «te n 'Òri al Ano- 

/}^r«vTrj, tornì un'altra rolu a parlari' doU'it^cra. Ag^ìuii* 
gasi che dalle puDÌeiopÌ ddll« anime, nìtcito dai corpi, Soli. 
UnttA nel capìtolo seguente, e ohe ciel Itiogo in parola 
Etentin acnnuTti? troviiTno n^lle nibrich?-, dove &11e due testi 
cìUkÌB tionn jtubìln d!<-tro ijii^^t'aUra: Jtà *£ ol é^^tà- 
irorrf^ t^H fM*'ntt xf>XàÌófua^ ch^ trova il buo riscontro 
nelle prinie rifalla del cap. XfX. 

Diipo ^f«iJo^m «npplireì rrf tfwxat. È possìbile che 
ttta «bitcì onHDWO Ìl mggntto p^r tiro dei soliti salti per 
omotelento. 

>>CiV. Frftcck, • Dici- do» se, pliìlw" p. ifilM: Cuinont, 'Sel- 
laste la Philoéoph* ' iu ' HcT. d« l'JiLlol.' XVI (ib(KI) p- Ut sqq. 



XK- Ai éi /t«rrft^fc7iv<rrrf fi fàtv ti; Xoyntè yJir^^trTo, tti^d 
telato V^X"' J'tr^rrni vtòv ffintitàrtiiV' 4Ì ài it^ Ako/tt^ 
f^toifti' ÌTtùi^at^ Atrnt^ Mal fjfih' oì stlr^xòtti '^!*^f ^^* 

Sali. Aoamettc ' Animm» r4ktÌoii4?<^it triiii»ÌTa qaa&iJoqiio 
in corpora Isrutorum, ìitk iamen ui aec^Jint dcforìfi et 
odhfterc^aiit assUUntque tallbua bruUs, quomadmodumOenìi 
hcnììtiibu?> a^sistimt *, ma ' negat fieri posse \\% fiiiitna m* 
tionalìs fìat Anima bruti ^ *), Converrà dunque «cnvorc yi' 
Vf^tmt piuttoato ch« ed Mullach uù ràtf di' -^vt* ^ y4r«*M9m 

Ì3t\v. ila ti yA^ ol fiiv tv^^ì . . . titcfùvtw; tati ìm 
tù0 ijf't^fftoi^ i^xorfTa; /i' irtautm noli9iVtffif*u tà; i(iV' 

Alln prima pairebbo che sì dovesse s^nzft dubbio cot^ 
regale ^z irjt: ^t^/mt, come hanno le edizioni del GaU, 
deirOielli n del Mnllnch; i^iinst,' iiltimo poro Im /i^ if^, ^a 
esamioAndo Ijcne il poatso, ci accorgiamo cb(> la legione iJeì 
codici, dt^lI'ediziODe principe s di rjuelU di Leida ò esatta. 
L'ilo abbia Iuej^o la metemaicosi, dice Sallustio, noi po»- 
sianno Tedoie {^ativ tòfì\-)\ I.' ix >tì)r /x y$rt\i\ii Tta^Ar, 
S" xoi ^« tue fi9l Jf^ìv ifìe i^i^;c^> (f;rer2 ^^fX^wHtti <icÌl. i«f 
eìi^/fine() ft^itit- A' r^[j//^ tùi' i^Tni-i'r ri/^ra, ' quuin natiirv 
tua animae id l^nìjoiirit ut iti corporn vei^rntiir \ Però 
ae la kxicue «*x 7O0... /ii} Sétv tt «ovatta, convenA o «up- 
pliie j<x avaiui a rpi^fjFfù^^ u «onvtitni ^.i^tìtv ovvero tpfoH iu 
luogo di i/itrj^Qj^ 

nàt yà^ tv tp ti yivttat tctttttif, luti àffX*; *h<r» àvdjrKT^- 

Se jtono interpolati il pn^^ao del e. VTT xaì Stt àréyjrr^ 
dtfk x^r MU J*oO AyaO^ótr^Jff *v»o; rori xàftftov 9tc. « btitto 



■} Cfr. PAg4QÌnÌ Oaiid«otÌi, De pytbogomcn Aaimikran traD^mi* 
gmtieno (Pìkd, It^&lj p. 21 a 1& 



ossBBv. ri: hallustio PiLosoro. 73 

n o. Xm (cf. p, 64 eq. 61 aq.), le parole ex rtXfiov yava- 
flsvov ^ ' a perfecto productum ' (Allat,), ^ a perfecto pro- 
creatum ^ (MulL), o non sono di Sali., giacché per lui il 
mondo è àyévr^os, o qualcuno deve aver falsato il concetto 
del nostro filosofo. In questa seconda ipotesi correggerei 
ix TéXeit^v yivófievov ^ ^ constando, essendo formato di 
parti, perfette in ad ^; cfr. Xva qXov Su itaXiti%a Ci{}ov tiXtov 
« xéX^éàv vfiv fiSQ^v elfi Plat. Tim. p. 206 1, 38 Didot; 
xal yàQ ò xóoftog liXttàg èCTtv ex TfAc/fov, &g ^r^ctv 6 Tifiaiog 
Proci, in Plat, Theol. L V e. XVII p. 278 ed. e. 

UodLco, Dicembre 189S. 

G. Muccio- 



EvulP* Uerc. iSFil. 



J^QOoUd di obi 3e iir»iuiktÌA, Indictto^ tottABto l' ImiQQTiviiJt dclU avoa- 
tim ai HwmllM, guniti di evidattKin^oto rintorppsiiaiono ' lUÌ 114 
lotta col cÌq]^ *f 4 iiapOndc ivjVo nnQUFttiv^fàit^ maia dttiOai'tìif* 
^A Ih rÌ«po«t*, flhi è lUl roftlo in pieao accordo oa U Ìat«TivÌ9i)i iA(«1 
forìUftira^ orsia, nou Jovcvh <<«fleT irri>prli> «luovU; Altri muti ti u^u po- 
tr«tb« T&a(tr> vOiUrvl Tiim riEa^f^dn iitla divinillL (v, 1!U?K Al piHBo 
dì jr<Ei^*rf(t' >Ì dQAidsi'a duar^uA uu verbo ohg aisuiAohi ' rMÌaUre ' 
o ' TÌiK«ni ' nnt.\ in qu«ito nettac *Ì A tvniMo di e^rr^ggart^ 
modifloMtd*» pìb in«i]0 ordiumcuto lo lettera ddU tJRdi»oa^i). 
ÌTutAxicn* li^vi'«iim& Mnbba ririta^r. e |a r«nt4 cIamm del verbo 
«ar«bb<9 ia fATot« di quostn tnatozioafi. K vicru cho il f^rftouQotioo, >l 
^mU MU«ea ru«i> 41 rr'airjiAii> p«r ^:Hchi|.) (fr. 4U] « Sofocltt ffr. 90G>, 
LDi«rfrr«t« fftr^f>ìfi ma a^no^mìtì il &i>ac«sto deidu» poati, «dMS^oilo 
OAT^ il flìgaJiicJilOH dirò iv^a^ miUTura di fiw^tìy. non d^vnbho «aiii'i 
btBV Icinoi Ìl4 attribuirò nd vL(qJ?«r*' il ««diu di t/>^ jÉ^jcr/f a(i^riradu<. 
Si dorrebbe nllora diro Aati«biu4mft U «orruitvU noi tcito Euripideo, 
gHOolti il gniiamAtioa eoa »a ftddorro »« uoo tio Iu<>^0 di EacIiìIo e 
un oUro di Sofoelvi. NoMaD oritioo. i voro, duri gmo valore «Uh 
obbittioco; uà dovoudi} nopi^uns proteudori fedo iuooodixioDftta la 
una omonJii>ion« iilHtU. 

N«B»uujt difficoltà Uvee«k «d aon m' ìii);aiuii7> pr^eoU usa enta- 
iluion* ftnc/>ra plii wmplìc*^ nnt^àtriif^ S'iinrnji^inL elio n^lL'uno o 
avirkltro dri luaiio^crial »otìcbU9Ìiiii, duudu iLvdÌ»tAi»«aL« dvrìva Ìl 
l^tiMiitiaDO h. U dìfiaMiix» f nt IT T fcam tanto pìci^ol» qnaatd cun 
6 di Sulto in tatti i maaiMorktif dì scriUarA toadotito al corsiva '). 
AUorK il oopiitik «bo uorav^ ntw^tftiv. dovov^ fraobd b«iic& bMS&r# 
al neuHO. LjucifaBniriamcul* ridurb « xm^irtTfi o Imito pi£L dovev» 
Ario «• «1 t4aiA badiiv*, poiché HenJde* dL«« io falci pooo dop^dl 

Pnt rigrtì&calo dì tv9fyiit> (' pToepor^i Ikirtiina ut) \ iJn^/riV) «i 
Tcid*. fm gli Mompli elio OiEui buoa lv«*jcu ri^oit^i, ATÌ»tot. £tb< 
Nieom. A 10, IICU- &«qa-| Aoitob, Obooj>li. titoli WockL; Eur. CycV £ 
(om. L. Diadotf)^ Qui OMirc tttt>9irtii' oc|u{viktTcbbo ad woi« w^ jifaiun 
e^me rr»ffw»> « ar^jw*- nono cppoftti i& DotoobiIi. C^r^ 28tì. 0- V, 

I) V«(II rAppnr«l4 D VAppnbdtcQ «Ut VaakltiA) • W«ll, ifi>^« ««r r« 
4rMU oitHgvt p' Uff?. 

*) W tvU ad ■■. il fticv^mlU ilei phplr« dotld C<hititaK> di AUna di Ail- 

■bAt*le {t, tìj ln(t- *<'1q LI «duo ei p4rla fe Uifira io a bVb '0, ?r&0«if(if^cf 
rsc4i'Jf e bfTh nciSffcftrpar tetorér f'cc.' ^ a lat^lto hac^n I* r^v^U dr^li Al- 
^btt> cbii U SfahndV dà ilei mei pikpirj in (^MHiift*«i Memuif* p," 8 p-tf^. - [| 
cptfvw lU KviK^i-lk An>h. Ot li S i11t«iiI* xifvtmr sp. Atbm.l ir. iCA. Cft. CcLtb, 



A PROPOSITO DELLA LEGISIAZIONE 

DI DIOCLK èIRACUSAXO 



Lo scfirao notizie a aoi t>erYonute iutcrao ftlU vìU od 
al codìCQ dfrl «ìmcuMUO DìocIq si leggono oeclu^iv&nietiU in 
tiodoro. Di lui qu^^ntì fa tnonziono U prima volU quando 

^h^ occA'iiono il decorrere clelln tejii;i lozione di C^roiìda o 
ìfììa fouduiiODe ili Turii. Ov« infatti atTerma cho il n- 
^Uo dì Garonda allo leggi da lei promulgata fa U cùxix% 

ideila eua mori«, noU «ho aecoudo atcum autori tal fatto 
Tooiva aUribnìto a Diocìe eà aggiungo anxi comò so* 
taigliantì fosMro paro altri particoliri doDa vìLa di Ca« 
ronda e di Zaleuco, XII, ID, 2 9c|. Dot'o poi oifpoDO la 
■totin delta aeoonda s])odÌEÌon<; at^nl^ae in t^idlia. Dio- 
doro narra cbo Diodo era il piìi autorerole fra i capi dol 
'lito popolar» ùracusanor ^d affeima cho valendosi di 
4iiea^ aaa autorità riii£ci ad indurre il popolo a mutoro 
la costitnziono politica, patticcinrmonto coi sostituire il 
^o^^S^^ airolcxiono doi magistrati, vd n fnr<^ nuovo leggi 
di diritto privato. Fra i commi-^^ari eletti a UlIg scopo, Diodo, 
per la ntia t^aggor^a o per la »ua fama, ^jrevalde in talo 

'gniaa aai snot colleglli che noblj«Tie la nuova legìsljuiono 

'&mo opera coUettira^ noudimcuo rimaao nota col nome 
di lui, Esaa fn («uuta In tanto onero cho a Dìodo dopo 
movie ai rc^oio onori eroici e gli ai oro^^o un tempio cho da 

^Di<miaio t fa poi distratto, qnardo questi frco il nnovo maro 

li data di Sìrocusii. Le Ir-ggi di Diodo vcnuL'nj tiuz\ aixrttato 

da molte città delVjKola e vi ebbero vigoTO fino a dio i Ro- 




76 ¥^ r^i^ 

mani non accordarono U loro cowtìitiiioQn x tutti i 3ic^ 
lioLì. Diodoro «gginngtì luAdo eh» Cefalo oorìnalo, al t^mpo 
&ì Timoloonte, e succe^mivAin&titd Polidoro, &1 tèmpo di 
Jorono II, AiroDQ nomiiiaU dod iiomoLetl ma as^getì del no- 
moUtib Triodo, dttcpìiè lo teggì dì costui riuscivano di diSl* 
cH» i:itcfr|irdtrixÌEmi> pnr r^^nm «titt« aorittd à^X^^ àtaXi^f^ 
XIII, 34 mi-; i^fr. XTU, 19> 4. Avche PhitAreo Timol. Ì4, «1.- 
l)one non facofa ui«n:iìono dello riformo di Dioclu, ricorda pi*rò 
ratlivit^ legialativa doi corimei Cefalo o DionUio »1 tempo 
di Timoloontef e porg» iiotlasifi clie giovano a m^^glio com* 
lirnndnrn i]nanto su Diocle o Tiraoleonte h di nuova aflVr- 
inato da T)iodoro KVI^ 70, C; 82, C, in duo passi ch<» fnivnto 
fra ^>ac:o ugg^Lt^o di etinme. 

Lo Tioiizi^ tetta riferito intorno allo loggi di DioolOj allo 
quali Diodoro fa ^guìru pochi dati Nulla loro imìola, parvero 
molto lioapoLtd alVHoTm (Geiioliichta Stollifrfjft II p. 7S; 418\ 
il filale tenendo sopratatto presento il carattere anoddotico 
dalia morto di Dioclo o l' arcaismo doHa lingua dolio loggi 
di Ini, creKlnttH^ «i dovo9«o a*ìsai dubilaro chp il (rjipo dftl par- 
tito popi^laro dal eccolo V, aiitorn dvUa ÌDtro^lmioDo dvl 
Korti^ggio delle magistraturo nel 412 a. C, fotu^ una aola 
pur^cnui, cOTnii Dicdoro affdrma, c:oti Ìl lt>^iitlji1oro otncuimo 
onorato di un tempio dai suol concittadini. L'Hotra «miao 
amd Vipotosl che la età Aot^rioro al V secolo fo«m^ già 
«sifitito un altro legislatore dì nomo IMocIe; e V ipotesi stia 
trovò un fautore nel Uffloch (griooh. Goschichte I p. 34)8, 
II p, SI n. 2)^ il qaalo alla iT-ia volta pons^ che il legi:&Utoro 
Diodo fow« viMnto vorflO la Udo dol VII Mcolo, vale adire 
ai tompi iu cui «arehbtyro esistiti II Qomoteca corinaio Ft- 
done, il cataneio Carond^ rateme«e Dracoote, Un'ipotod 
di natura alquanto divOTsa fii qualcho anno dopo asprfisaa 
dui Costanzt, nella Hiv. di Storia Antica II (181:16) p. 61, 
il qualOf pnr movendo dai dubbi doli' Uoltn, giunice a formu- 
lare il sospetto che Diocle, Ìl nomotiata ricordato da Diodoro, 
non solo fosso diverto dal capopopolo del V secolo ma 
cha non avono a^nito «HÌvt«niEa atorìoa. P^v il Costanai, 
Iticelo, a coi ora sUto «r^tto un tompio, non sarohbn che 
ana figura mìtica, • preoiaameQte ^uell'oroe rammontEito 



nell'inno omorìco ft Otimolrr, v. 153; 47H, il oni culto sì 
trova anello tiolU iaen«ma Fare, Pails. IV, F, 4; DO, 2, ' I 
coloni cH>r3ntÌt ibndalon di Siracusa \ dice il CoaUukÌ, * u« 
{tortarooo molto prolobilm«nUf Ìl culto in Sicilia, o D«lla 
nuuvtt [Mtriik gii dedicarono nn ■[f^o* '- L'ipotcu del Co- 
■Un^i non Ai meno fottnnnta doi Oiibli c1<^1^ll[^1En; ixiimii 
ultimi vnlwro n far m^rgAm n«11a luetitc eli;) 3cbch un lo- 
gisUtoTO viiwato vento l^ ftno d«l VII *£colo, ^inolia Irorò 
mcwntnmii^nin un Aw^naco oouvìdIo nel Do SEtuctls, tlri^iV» 
Stfirui d. ra|>. Al«rìieae (Roma 1899) p. !ir«, il ijoalo non aulo 
afferma uìtu Dìodoro oouìonde il nomoieta DIocl« cuti il 
demago^della Une d«t V aacolo, ma dichiara peraiuo qnanlo 
segue: ' K evid«nl^ cÌm Diocto (almeno nel secolo VlfT) 
era veneralo a Corinto coin« o M^nra, « cha il bdo culto 
ba acroni|iagnatQ ì coloni coriuu nella Sicilia ' <}. 

CliA vaVrn lirtitnTi ijuntLÌ dubbi d tili afTKrmnsioTit? 
DobWamo rnalttii-Dtfl amiuettc^ra cbu Diuduro (non ontunta 
ra^lielta ana dicbiarezìone di arer cercato di esnre eoiatto 
parlando di Dìocle, XJII, Sri, &), abbia grossolarifiniente «r- 
Tato? Ed in tal ceso ^ da prefeiim l'opinione che il più 
vetusto Dìod« aia »tato un pfirTtotiAggio ictorico ovvero un 
ervM pnraiDent4> mìtico? 

Certe nnn pn^i iMtgami c)ie il miroonto dìodoreo presti 
il fianco a quattho dubbìu; «il il tato debole di «itfeo b 
gìuutamenta metao ìn rlHavo dall'Holm, ore nota la noa- 
tiuna probabilità obe «la veri) Tanaddoto «nlla fina di Diocl«| 
e richiama alla nieist« Taltro grossolano orrcra dolio ttorioo 

1) ?cr il D* Saactia 1. e codesto 9ro« Diocle «ai^mlo «4 GIviisj, 
a Uoff&ra» «mbbo qnoUo sC«mo dì cui «i e3at'.r»rA la '-^iuImi aaohd 
a Tobe, Ami, pòtit. JI I2T4«. Certo do! p«i>4i> ilclla politica arislo- 
t«li«a il a>rÌBiio Diodo è rammentato a propoaito di un ra«ooat4> aba 
b laUo ]*Mp«tla di UOA Icfigooda* Tuttavia uon pd «ambra elio «f 
aVblaao g;1l «etrgcai p«r giudicarlo un poraona^o iaUratoonto mitico, 
p«r ataarn cho culi Cjase roAluiealu raiuntJj del tAocbiadc Fiklun 
Ugialaiorù <ài Tcbo a por affinata Wtn Ti ridi pacione anatotolioa o 
pasado-arifflotclica, «ha qu««ito DÌi;rcIi> tutsv il iriaciloni uHitipicu H- 
«ordato aii«b« naJia liiU di AMcaoo porrQtimpwltlBTJH a. C Non 
^ lafiitì in&aqu?tate cJjo vIodcdU mitid «lann mcaooIaU Qelle vSi^antla 
4i peraoaaggi >loTiui dì quatti ccooLL 



78 



ThUS 



di A^irio ih dovo il catoneao Caronda fii coetaneo &I1a fon- 
daxìoDG di Turìi, XII, 11, 3. St oggi unga elio Diodot^i ov« 
narra U ritcruo dì Ennocrato ^ il tentativo di costai dì 
rieutraro a Sii-acuaa con lo osaa doi Sirficu»&ni caduti ad 
IxDorAr dico ea|)Ucitamoatc oho in qnoircccosidot» Uioolo fQ 
«»Hato, XIII, 75, G ad lu 407 a. C Como vi acoordorcbbo 
Ul noìlxia con l'eresione di un tompio? Ta&to più ch^, 
corno fa Oflsorvarc il Cofit&nm, U Gotizia di un ttdo otoo 
noe si cancilia col fatto cho nctll'Anno «uccessivo cApo dal 
govomo popoIiLTO divontò DionUic, il qtiulo qioaò 1a lìglia 
di ErmoeraLc, rivaio ansi nomìoo di Diocla^ e sua sorella 
dio in mobilio (k PolisKcuc, dia di KrmocratB era eo^ato, 
Ijiod. XIII, 96, 1 *>- lufind coma |joe£ouo gÌQdÌc:arsÌ leggi 
del V secolo quelle che circa setta&tu acni dopo, oa^ia ai 
t^mpi di l'imoleonte, parovano scritto in lingua arcaica? 

Siftino ben lungi dal Df^are che questa osservaxioni 
siano degne di consideraxioDe. Tuttavia ci aia lecito no- 
tare cbo pon ci Aumbr» che o««e abbiano quel valere as* 
soluto cbo i critici sopra lodati «oao disposti a darvi. Ci 
pare invece ohe il t«5to di fiodere mt^rìti di en^e^TO preso 
ia eaame aetto un punte di vista alquanto diverse e elio 
le aue iofermasioai non ei-ino ia fondo cod spr^^gevoli ed 
erronee come pnò apparire a prime aspatto- 

K in prime luoge che cesa provi che Diodoro, il qiule 
dopo aver terminato di difcerrore di Diocle osserva: taOta 
/lir if^V cVjif rjtfMfi *per tinnir TTtf^tfx^'^*' ^^^ '^ "^^* :ti^ùttx 

sarotbQ etato co^ì noglìgente da aoeglicre I« tradizieni 
pìf] erroneo? K cemunemeiita nota che Diodorot pur ren- 
dcnd^.-ri più volto reo di nogUgensa a rivolauic chiara- 
mente di quando in quando le traccio di un'elaboresiooo 
affrettala, per le diverse pnrti della sua opora suolo non- 
dimeno uaufruii'e fonti ccocllcnii. Rgli certe erra devo p&rln 
di Carond»; ma da aia non viene che quanto ivi affernui 
^a inteianiente indegno di fede e tante meno che l'errore 



t) Aoabght dubbi ^veve già espr»ieo a&<h« il Gi&nl«HJ- httggio 
di i^D'.ichita pubblicho i£rucn»aa»r Fi^lumo (1887) ^, C7< 



I 



vU fttw. nsronda era vissuto T«r9o il finirò <ìa\ VII secalo, 
« uoa pol«%*» quindi aver daUt pFnoii.-vImi^nU* In l«^idlAeìoD« 
di Turii allorché ^u««u v«r«o il 444 v^LUd fondata. M» 
tatto fa p«D«aTtt cbo vomo quei tempo alla uqova ooÌohÌ* 
pADollonica fu oooord^tvi una codtituzi(m« la qaaln^ i^nr r«p< 
I^ra««nt«iido quanto dì megUo «» stato ocoo^iiaU) dall» 
ncieuza greca, fi*Ìmp«TnÌnva in pftrt« «q qoolU l«gÌidji3don» 
di CftroQda oho 9r« ricucita od importi nclln maggior {iutt^ 
dolle città dalU Magna Grecia o dull» Sicilia. Pìodoro af- 
femift cbQ qn*ttc lavoro di telo^iona delU divi^r^e casfitu- 
KÌont ora *tmic opora di Carouda in persona, XIF, II, & «q* 
Ha in fondo lo 8te«^ (tuo orrore »i nota in Vnl^iio Marnino, 
VI, 5f4 ext^ o nello BtfoUa^ia di PUtono, nd Civit. X, 59ì^9; 
da ciò il BasolC (gmchischo Cv^iaubiclito UT p. &34 n. 1) 
lia gìnatatnent?, a paror mìo, rilavato c\n> Diodoro trovò 
nn talo erroro i)«ÌU 8ao fonti. So qnii«tiL foDl« «la «tata 
l'ìmoo, cho in g*n6ralo gli ò auEoto rii^petto all^ cose ai- 
ciliaco, o pìuitoito UDO aorittoro più loc^nto, comò aarm 
dLfpoato a ored«ro, è quo^oue a parto cli« tratteli in 
luogo aeparato. Al oaoo tioatro ^ più utile far oaservAro che 
l'errore di Diodoro, o looglio della eiia fonte, chlia proba- 
bilmente origino da cjO cbe Io leggi del V secolo di Tnrii 
wnnoro attrJbnito a Carond» ìl persona, alU ateaaa ma- 
niera con eni le lej^gi dì Spnru o di Atono in ueo noi «e* 
colo IV venivano ;>et;i>rio'imouto oonaiderate come opera di 
Licurgo e di Solono ■;. Doro peuaarai olio un errore del 
raedesiino genere sìa stato commeaso da Diodoro a proposito 
di Diede? Lo fanno credere lo parole dì oui ai vate rispetto 
alla causa dellA morte di coatm. Dieoerrondo infatti della 
logiaJa^tion» d; t-il pereonoegìo, Diodoro dico brevemente ohe 
rii^rvij o la <txXi;[t6rf^ t^ K^t^x^s ^^ '^'^ fiircno causa dolln 
aua morte. XIIT^ Ifó, &, oaato «cromia ad una <WUo i-mdiaionL 
ou tal morte, dacché come ricaviamo da un altro pa««o ante- 
riore di questo medesimo atorìoo ci& era r^oooutato da rito* 
rdr ci'Y/^atftiury meutre altri ìùh «ned'loto riferivano a 
Caronda- L'errore dì Diedero, come è alato notato la mille 

■} Bivpetlo n Lùurfp qnoet4 aSbniLuloDO era tifatnta aacjora 
òm Cicetoae, pn> FUom 2^ 0^ por Tota boa- 



60 



Kb ri» 



volL«f derivft da quali» IrAdlcìonì dio a dìverai filosofi o 
lagislatori ellenici, a Licurgo, a Solouo, k Ta]et«, &d Ept- 
ntaide, a Zulonco, & Carooda Attribuivano U vic^ndo modo* 
BÌme >}; 6m>rì o oonfaBiODi di eut la ricerca bìografloa el- 
lenica, a partire da) IV aecelo a. C. almeno, si rese aaaaì 
vpoa$o colpevole e cbe nel caso di Dìodo furono ult«rìor- 
vicnto dotorminatif corno fu pur notato, dal carafatero avpro 
o «ercro della rita e dello Icg^ di (jncsto capopartito del 
V secolo. Questo fenomeno del resto non è isolate. Di Diodo 
fu ^ito ciò che H narrava di Zalenco e di Caronda, cosi 
come ad Alessaiidro Magno eppoì a Pompeo fu attribuita 
<litella guerra contro le Anaassoni cbe il mito aveva gigk 
raccoutau a proposito di Teaeo- ila 80 in Diodoro, ohe ri- 
«pc4to a ciò «i rifenace ici modo esplìcito ad alcuno delle «no 
tonti, il rncconto relativo allfi morto di Diocle ò fantastico, 
ne rieno come ncrc*?aria conso^cnea ohe cglì aia stato 
tratto in errore o ohe abbia commessa una grave negligenza 
per pro^n-io conto ove aderma che la legislazione di qu^to 
jwrsonaggio appartiene alla £nc del V secolo? Oppure, 
come nell'ampio Mtratto dove espone la legÌalai:ione di 
Caiottdaf accanto a qualche errore di fatto vi sono dati de- 
rivati da fonti verididja contenenti indicasionì pregevoli? 
I\»r risponderò a questo quenbo occorro credo »tto- 
porio ad un esame speciale quanto da Diedero ò dett^ anlla 
natura delle leggi di Dìodo, esame che, ]>cr quanto vedo, non 
h alato fatto dat crittoi che hanno creduto alPe^tensa di 
dae Dicci:- Esso dd resto non può dare tutti quei frutti elio 
vorremmo in causa della brevità del racconto diodoreo ed 
ancor più dello stato lacunoso delJo nostre oogniiioni mila 
storia dol diritto privato dei vari stati ellenici, botiamo ad 
ogni modo che le mngolf? c^rat ter iati che di tale legislaxioiio 
dioclea ettp ressa mente rilevate da Diedero XIII, 34, 6 sq. 
aono le seguenti: 

1.* Diocle indusse il popolo a nintare la costitusìone 
con ^introdurre il sorteggio ddU magistratura {ftétamiioai 
tt/v ;tvkttttttv tii tii AÀiji/tti tài àax^'i tSiomtTat^ai'ìf a nominare 



<) r/i^QTutJctt llae che tà titrìbuiva a Cftronilji ed & Diodo Ja 
£ii»Ui]i. U IJiul }, Ufi A assegu&ta a :ì«Ifluco. 



I 



ODA commiMÌono dì Boti»oUrU por fi$<nrQ ìm nnor» oostiUi- 
£Ìone poUtic» (ék ^^ <V "*>^**^y iFiai jjfm) o por fkr duoto 
leggi TJgimrtlAuLi ìl dìrìtLi» privato {unì vdfiùt^ xaivoè^ ÌSi^ 
ffvyy^éil'Mi)^ Il f>«lUi cL«9 lu kgÌali»£Ìoui3 di Dìocla hì rìferìvii 
in pHTte al diritto pubblico, in paite al privato è coufèx^ 
iDftbci da Diodoro XVI, ^, € rd a 399 a. C. ove dicendo 
cbo TiraoWntcr fvco lina nu^va diortlLoisis dolio t^ggi di 
Diocto o?Qft^rTa: m fo^ itìv nii{/ì fdi' iSimttutì^ì' avfi^olaiùtv 
5 jrjli;pflr«/«tì»' Uatjfv à^ififtit^ ititi ^ fot^ drf "'p' TiAv Sr^fit>c{iav 

orpqr'^Mr ^M#ft>ai<r«r, parola cl>e trovano nolo una vaga iu- 
dir^tta Goiifermft ìd Plutarco TìmoL 24, 2, ove parla dì 
Cefalo Q DjodIkÌo chts venuti da Corioto uataiouo Tìmo- 
laonUj mrlU jro>ivofn0w iijv TtuAiiA/a^ — ; 

2." Tj«i leggi dì Diuclu «j ili«tingtinVHn<i fra ttlito 
(|tt«it1» dc-gli aUn tiomoiatt pt^r la Havariiù [i»1 jninìrfl qtml- 
uaai irta^fin? di culpovolì (tutiit Tittrtmr tAv àétxoìhtiitv} o 
nella p^rilcolar cura iial premiare ciasoiino aecoodo i suoi 

A.* V.%%ts (Invanu «iggÌo di ima graiitl» perizia riKpittto 
alle qxuiiitioni di diritto pubìjllco o privata, ilota r ni inaiido 
aoauratjftmantv !i* sianxioni jjnuali ìd ogni singolo casto 
{n^fHax^ìi^i JJ xfà noXé^iti^ù^ /x top néy ìyxXr^fiti jf xaì 

A-* IKoi^o n esprimnvn con xtn lingnaggìo aucHunto^ 
aiccb^ porgeva molta mafrnrìa dì diacii-^nono circa VìiitAr* 
prirtnrìorjn (utiTè ri^ji X^^iv a^rtojtog xirì noXÀijV ntT; /tvaytvnlr 

5.* Dicbiarazion» quest'ultima ob^ jiarrabbe ottima- 
xnente combaciare oon quaato Aìgq ud poco più ìnnanSL a 
proposito di Cefalo «• dì Polidoro e^egfiti di tali li^ggì y*- 
y^afift^vov^ à^X''*^' d'^^-t^'^l» ^ cbe quindi npiiarivaim éJt'M 
étfCx4rw a foiJTOe^ 

NoD à il caso dt soffarmurci a duiciiterd la pKma di 
tali indicftKioni- Aaoh« coloro che nono divpo^t! a credare 
ohe te leggi di Diodo rammcutato da Diodoro si riferlsoooo 



83 s, rA» 

mi oU Antorioro al V ji(>coIo, codtos^&o oh« qtietio aor* 
Uìggio àci magistrttti &ppàrteDf:ft iJJ« riformo del capo 
àel partito popolerò dfil 412 ti. C Ké vi earobbo inf&ttì 
modo di negare il carattere democratico dolta riforma, la 
qu^d toglieva a pochi prLviloguiti dnUa nn^cita o doJ eoiMO: 
ÌlTacita£gÌD di ooQsoguirc voti i pnbblìoi ^K>tnri. La riforica, 
ioese «8»a o no imitasìono di ciò cho era jcì^ stato fatto 
ad AtoDc, colpiTA Krmocrato ed il «ito partito od cr& ia 
tutto GODMontAnca ai tini a otti Diodo mirava ']* 

ho sU>9M «averrazjom volgODo poro a&cho a propo*-] 
EÙto dello ÌniÌo&2Ìoai raccolto ^tto il n. 2- La speciala' 
acerbità (mm^tiji) poeta nel puairo qualunque roo, la cara 
particolaro nel piomiarc i ciltadìui socondo i propri mO' 
liti, nccen&aDO cvidcntomocto a leggi di contenuto paV 
blico o Don a dispofti^ioni di puro carattoro privato. Ab* 
biamo veduto (u, i) comò la logi^larioae attribuita a DiocLo 
ai TÌfcrifso por un lato alla costitUEÌono dello atato, pei 
l'altro ad iatitut; dt jure privato come le obbLigasioni e le' 
auccosnoui. Ora à cbtaro che nel caao che qui discutiamo 
JMocle aveva sancite pene rigorose cotatro <jtia]«ìasi classe 
di cittadini corcando dt colpire quello sin allora prìvìlo^ìatc 
che coAtitnivauo T oligarchia repubblicana tostò rovcaoiata, 
e che egli mirava 9, premìaro ed a ricontpen«are quei 
cittadini che «i cr.itìo resi benemeriti del nuovo stato di 
coso *)■ Si aggiunga che questo indicAxioui di Diedero sul- 



1) Le po^ho parola di Pi^doro iatctrno ftl BOTtog^o non vaottei 
naturalmeuUt prese fu HetiBO OMoliiLo Come juI At«u«, le codcha mi-' 
lilari rimoaoro dettiiA v. b bUmo Dicd, XIH DI. ìf ; 09, 1 i «fr- Boìmi 
op, dt. n p^ à\K Che ft SirftAiiKft ni tAmpn itollft nji^didona ftklllona 
la 0onkTn« dijUo «o^o fo^o in m^no di olijc&rchi, c^b ftapìr^^ftoo a 
giuDgnre rapìd^ntBiìtn alta fìnriclia, ni tìf^jìva fìa\ diBCono d«l dcaaa<fcj 
gO£i> Al«&B£or-B prcMO TLua. Vl^ SS, 6- Che questa coDdiBÌOiaa dì 
odatene oudte od Agrigancd reripo il 106, il CoBUuai (Le p. 68) 
ricava, credo ^iuttamoatef dalU Bt»rb di Argo^ 

1) 11 cOirattora pabblioo delift leggi tuD^voti in ^Daral» b fffa* 
Eoiftpo ) dUiKiiui è »pliciUmeatc ricoui^Miuto da Aristctole polit* II. 
Cj IO p. ÌQ^B BkV. ffr, ftnche T«lfy Corp. £ar, bil p. S4& cgg. TfeL 
coso DCfllro V. pcÀ ciHBQto Bai premi dftU a Sìibcubb nel 418 dia* )« 
atoiao Diedero XIII, 34^ b. 



LA UWlHUiClOKa bl DIOCLK mACITtAlEO^ 



8S 



Tacrimoaia del carattere delle leggi dloalee, corrinpo&ilono 
iot^raiiiento a quanto ot A rlferiCo a proposito deir&niauv 
iltA con cut IHocle volle ohe i dnct dd i soldati at^nìdai 
foamro a seconda d^l rauo ticcìsl o TÌrchìtiffl nelle latomie, 
Ciod. XTTr, 19, 4, con cui d oppoM a ohn vAnianro sepolto 
ì& patria lo oan dai atracuiant caduti gd Tmen, XI1T, 75, 4. 
Un aoeoQDa ad arcaÌKino, un* iitdi<!ftxÌon« uba ci con* 
daoa avanti la tino d«l V aeoolo, non abbiamo nemmeno 
nel paMO in oaÌ eì aocenna alla cara speciale con cui ve- 
niva determinata ogni angola pena, sia napetto a reati 
-ramo Io Stato, sia ver^o i privati Quiwta «t4iNaa mìnuaia 
qoeata grando penda not dettar minare i aingoli cnMj corno 
risalta dalle parola di Diodoro, imlica una certa rMpeneiixa 
mena a sanriato dal diritto ed una codlficaalou^ rataiìva* 
xaoQte malora. Sta baso ohe questo ooatnme di determinare 
caao per ca»o, rappresenta nna fase aLteriore a quella in 
coi il legisljitore da singole determinazioni assiirgQ al 
cODcatto Bint^tico del diritto e della sita applicazioni». Ma 
nulla prova chn lo logiclazìoni nnttchfi noi V aaoolo avcfttwnro 
oItrepa««ata qn^vto perìodo. Qnnl poco oho ci retata dt?Ua 
le^aiasione gr«ca come della romana della età repnbbticana 
mostra enti Toppoito. Co»l ad esempio le sanieioni penali 
nei varai strati della legislaxione cretese c'incignano come 
alladi^tanaa dì circa tre secoli, ossìa dal!a fine del VI al IV, 
con una serie di particolari e determinate sanEEoni il le- 
gislatore pre^Tipponesse quella forma e quello stadio giu- 
ridico che ù da Diodoro riferito allo l«ggi di Dlocle. OerLo 
la iodioazioni croteii aono così analoghe, che, m mancii»«oro 
indizi di altro gouore quali ad cu. il paleografico ed il 
topografico, per qnesto lato ]>otremmo oonoliiudere per 
u&a «ola anEÌobA per diverse età dì codìficaaKJue ■). Che se 
uscendo dai oonfint del olamoismo diamo uno ^gnardo alle 
leggi ddi popoli f^rmanlei, noi Tediamo oUe il fenomeno 
dalle difipOALaioni Qum9ro€« e precise si ritrova iu quello 

>) 81 oonf^atino ad ca- i fauamentt ùbìU le^fp ^i OuoaBLj « «li 
Ooftùa del V e IV «ocolo r. Dareito, Haai^allior, K«iii4ob, lU«iieit 
d- inser- Jarìd. gr. TU fwn. fu 398 «g. con ^uolh ilol prima o dui 
>*crado oodiee goriincQ. 



$4 S. PAIA 

1egi*Tiis»oaÌ ctli« camm r«»(lÌifrO dì Ifxjtnrì^ 1a luggi di LtaU 
prftDdo. U Itfv Burgundlorum, k lex AViiigotbonim Hi 
Buintbìana^ rapprefientano ootitfitti più luoghi coti i popoli 
vjiil;i ed una certa matiirìii giuridica; ed à ben tiolo ironie 
on ffftLomnno nimil^i sì rÌAcantrì anche n«ì]« rodanani di dt4 
avati^uLlit dt<t ii(>Htr: utatulì tnodioevnli^ 

Dì moka mu^i^iiir peno u tiivec4i la ilii-lnaraaloiw ohm 
Dìocla er& tr^noito^j cbo le fine leggi porgevatio matona ad. 
itunrtezao cell'interpreLaKioDe, parola che fatiiDO p«iiaare a 
qnaoto gli BBticbi dìoavano a proposito di quelle di do- 
lomie i). K vero che questa diehia razione di brevità ncn ha 
un valore aasolato e ohe potrebbe a&che appUoarsi a laggi 
del V «ecola Sì può ad eaempio notare che la legg» di 
Navp^tCo di tal seoolo (Roehl I. G. À. n. 182) non riv«ila 
tuia «fpoaiztono molto più partic?oUreggiata di qoella dj 
Dmcotit* mi n* orni oìdio (C. L A. I u. Ùì): n» Hurebbe atiTatto 
fiior di luogo ossurvare ohe la manoanza di leggi sk^* 
l[ot« e paTtioolarmaote siracnsaciei ci impedisca di disco* 
teie anche vagamente se e quanto Tindole del nomotetft, 
opptire del popolo contribairooo a dar vita ad una 1^ 
gìsiueione austera e succinta. Certo nelle disposiziom fe- 
gìnlative «partane dnl IV secolo non dovremmo attenderci 
eacmpi di «ovorohia loquttQitÀ, Qaeata non si preaenta nooiir- 
in«no nulla più recente legislazione erettile; e forse ò il cmo 
di ponvare che le stesse leggi dalle XXI tavole, anche per 
quelle parti che rappresentano una redazione non nnt^ora 
ed XV secolo, tono state formulate con npa dicitura anai 
«tringata^ quHle conveniva all'indole del popolo che av^va 
r abitudine di esprimerà con flohrit^tA. il «no volere ■). 3I« 
allo stato delle nostre cognizioni sar«bbe vano insìsterò 
en uimill considerazioni. È doveroso inv^ctì convenire che 
la parola d^rra/io^ oon qnel che segue^ conforta an3Ìoli& 
no lo teorie di quei critici ecpra lod&ti i quali peniarono 
ohe qtiella. di Diede fo«8e nn^ legislazióne arcaica. Ed a 

t> T. ad et, Anrt. '49^^. ***!, d. 

*) Biepetto ftÌ]*«QÌ4tc«uft 4i diverse Ted^aioai aoUe kcai d«lle 
XII tAVflU, liio&ad^ IL quanto ho fallo avvertire aolUnia ^teri& di 
B<^mù I, 1 p. C72 egg.; I, 2 p. 03^. 



■ 



fATor* dellji loro ìatArpreU^ioiu} ginngv iiocoocis la diohift- 
r&£Ì<nH) dì Diodoro, il f^u&le, sebbeao te <lic& re<latt« nel «o- 
cola y, afTirrtiui UibUvia chu Uilt I<^ggì erano hotÌLU» 4^ 

Ma 0T« qUM^o argomento aveeso virta dì farci ore- 
dara cba la lagislnslon^ diocliMi fosio Fortn non nel V ma 
Tano k fiaa dal VII ntl il principio d<il VI mcoIo (se pure 
non in atà pih retDnU, conta dorrebbe ricnvand da colora 
alte di Bìocir» fanco dti itroa mitìonX iirttTreintiio ir due 
dtiBcoltà a parere uiio ÌUfionnoiiUbjU. De]l« iudi^-fuiuat dì 
Djodoro, che abbìuuo aggruppeto in ciu^uu capi^ le due 
prìnifl converrebbero ad nne codiRcazSone del V eeoolo, la 
dna ultime sotUiiUi ad onViÀ aaterioTe. Ora noi racconto di 
Dìodoro aoo v^ò tracoi» qual^ìa^ì chn Iwiri peonra a due 
leginlaaìoni dìfT^tnitil], a liuili elin poMJiro rìfanmì a dite 
atà ed a diio Diarli <)tVflrMÌ, iLKfiitxn tali j^nippi ai pixfisono 
rtlruvnre india vim ftuponi/ioau lIhIIu le^iaWktiiB uaTotidea 
del V aacolo <]• B Dutla gm^tifioa Vipoten dell' Holm 
eba il Diocle del V secolo avetwe solo Htabìlìlo il sorteggio 
della laagiatrature e die le rÌEnaiieEtli parole uoDTeDgaoo 
ad un DìofìTa di vik piti vatnuta. A cì5 ai aggiungo on'nltra 
cinioatansea abluuttanra nclnvole. Titixdtiont*, inorati lìiahmra 
eapUcilaniAntA Dìudfir» XVI, t^, t^, iai:fiiuìo una nnuva 
diorth€!iÌM delU l«^Ì-»Ujtione dìotdva, caiifjiò htnx'ti qui-lU 
parte che aveva attinente ool diritto pubblico, ma laecid 
immiitara la rimanente cLe a\ rir^rivaai contratti, alle li^ggt 
■□U'rrpdiia^ Le dÌApoiiÌKÌoiii attinenti al diritto privato ri- 
masero in vigore sino alla Arie dal T nacoln a. C-, allor- 
ehk i Hornani nojronliirntii] la loro coati tu /i oda iiirinTla 
(Dìod, XUI, 3&, 3; ofn XVI, 70, & st^.). Ora, ammotUiudo 

t) IK ciù dftTÒ U diinoatrsaioun minuta in uà caio ttM.^t^ *Mi* 
ìaffinUmkon^ «Si Tutti, cTt Gr«do di d&iai^ttr&re cb* n torto U Bufloic, 
ffrivehUDba Gaaclùc^le III p. 1331, uvuulI(> lUW Iroppd peno Alk «^ 
aarvtuioTii uivolt* baoco d«l Pkfpntz, Tliurh und min^ £iirat«t]uag 
und *«ÌLje Eatn ìckt;laug (Dmliu l^^l), titt fklTarmalO cho Ja le^ialo- 
«ioao diA» ■ tal oitUk doq fu qu^Viih di Caroada, luaii «^uvlU di Za> 
Ivmce- 1a retiti a parer mio £ ciò «uà coat«uev&, oltns ad alui 
aaoovat traiti di aobodua. 



80 iC PAIS 

oho 1& loj^iftl&BÌono diooloA eia del scoolo VII circa, ovvero 
più antica, tutto ciò nc»co addirittura incapi icAbìIo. Qhh »a 
atcaiit istituti fondamentali, come quello relativo aircr«dità 
rimaeora nel fondo invAriivtì a Siracufia cosi come là lo@!go 
suircpialertUo ed altro di SoJono pcrdcrarono ad AtcQO 
si&o al secolo IV nlmcno, ciò non toglie cho 09SÌ >ì«no 
stati oggetto di ^IQall<^ggil|meDti o di agAiuutc ooiiì coma 
sappiamo cedere avvenuto ncir Attica ■)* Non si inicndorebbe 
davvoTO cerno verso ìt 340 Timoleonte poto^ao ricettare 
la^ciar^ del tutto invariato («/(Kafr àti^ta&itovii) lo leggi 
di Diocb sai contratti ove quoate l'ossero quello stoato 
gancitc noi secolo VII. Uli ebaiai politici, lo rivoluzìcui & 
cui froquontomonto andò eoggetto lo ijtato «iraoasano, t'anuo 
agevolmcute ponaaro che anche il diritto privato »a aUto 
soggatto a grandi oitc il Iasioni. Certo Dtonieio J, allorchò, 
comò più tardi SilU, accoriò cittadinanza o proprietà ai 
aorvi (Diod. XJV^ 7, 7\ abrogò il oodico antoricro di Uioolo; 
e perciò nllorchò Tfnaolconto distru^a la tiraunido dal «nc- 
c33^ore di Ini, non aolo ri^t^kliilì la coalttuEione di^ meo rati ca 
del Aì'^ a C, ma, oomo ci avverto Diedero XVI, 70, & 
ad a. M^ a. C, ordina il diritto privato in modo che li- 
apondettse ai principi di cgtiaglianvsa o di ^u^tizia fis^ti 
con la co^itusioQO politica (naì %à ittiìi iflìli iàtaitmti^t' tr^fi- 
^oXaiav ^Uaia nai jàKXa ndvta dx^ijJcQ* ^Uta^e TtXttafr^r 
^^ùvtiàa r^% iVóff^coc rjoi^v^aevctì' Da Diodoro tnttavìa ap- 
prendiamo poco dopo, XVI, tj2, C^ cerna abbiamo già ve* 
duto, oho Timoleonie riapettd il diritto privalo di Diocle 
rispetto ai contratti ed alfe eredìtfk- Non è esclnao, come 
diremo fra poco, che dì questo diritto privato Timoleonte 
abbia fatta una rcviaicne più o mono snperiicialc: ma ad 
Ogni modo le parole di Diodoro, anche intc90 in modo w- 
Roluto^ ben M oomprendono, ove ai riccnosca clic Timolecnto 
anziché riferirai al diritto delle obbligazioni del VII Mò^ 
colo ocnvonicQto allottato oligarchico dei Gamori, riatabiU 
j] diritto privato riordinato circa settanta anni innanzi 



() AritL 'J^j-. niA. 9; t% 3; afr. HiMucbfil, hiO. 4^ dreit privi' 
a. 1. %ubliqno fttUuieoaa (Parla 1S97) III p. 488 ogg. 



ii\ democratico Diocld. E m codMt« leggi diocUo 7««taiir&t<i 
d& Timol^onto non «oltacto dtinirono t^ Sjnusiutft aìco alln lìnA 
de) I MCoìo, ma «ino ■ ^ucitii tardiuMÌiua et& vacuerò roniit^* 
iìtit« dolU città noUìan^f ciò fa nAtun}xne&te pennro ohe 
«sw ntppr«eenU3»ero una fase gEnrìdìca aaiù avaa^ata e cho 
iòeeero aorM io un periodo della vii» &ooiioinìca e wiotalo 
dell' Isola che no& fo»M separato da disecco troppo violocto 
« Moslbile d& quello dei tre secoli eacoes^ivi. Timoieonto 
reetitoi a Sìracum ed ft buona parto dello città gr(K:1i«) della 
SicitÌA, U ciHtituzione democr^iticu e le Leggi di diritto prì- 
Tato che ad euva rÌMpoadovauo. Ora dt Aristotele sappiamo 
dio qoeeta oortitcsioao domooratica a Siracusa fu appunto 
sppiN>vata dopo la vittoria «opra gU Ateniesi. Tale indi* 
otxiotie etpUcitA e formale corrisponde alla notizia dì Dio* 
doro che nel 4l2 a. 0. Diocle, dopo tale vittoria, fece cam- 
biare li codice delio leggi anteriori v fìtvò appunto la 
oosiitQKione doraociatica. Che corn pertanto ci impouo di 
oredero eoa THotio ed i tuoi aognaoi ohe la oostltusìoDe 
e le leggi di Dlocle aiico aute «crìtt« in eUenterior^al 
V eecolo obe Diodoro affarmi il fako? '). 

Mft ammettendo che Oìodoro non abbia errato, come 
conciliare la comparizione del codioe diooleo nel 412 a. C. 
col fatto che al tompa di Timoieonte, ostlft ver»o Ì1 339, 
etm dt già oicuro ed appariva scritto A^tti^ JioXiJtwf^ 

L'nnica via di ufloita che mi ȓ preeenia alla mente 
mi À «tiggerita dalle »te«se parole dì Diodoro dove allarma 
con» e perche le leggi di cut qni discorre vennero attri- 
btute & Dioole. Codeste leggi, egli dice, non erauo per 



*) Ami. poi V, £C p. 1808 Bkk.: mì ir r«e«or0aK d J^f*ye 

tii 4iii*9ttfaiUir ftiid^aktr- Al CmUiuI U c P' C2 «oiobiA cho iu t^u^Abo 
pafola vi «ia ud' ìaUAttazan c^manlogkb a dt funtt, yanh* U vliioHa 
en^ Atonie» neo fa ottonuia dal partite ta^ìcaI» ida da quoHo di 
Emoorate. Ma «gli nan tiaa ooqto. «Ì6 appare dalla «toiìa dol trai* 
taai««to degli Atoniod, che Topialooo ed il partito di Dio«le *abìto 
dopo U vittoria prs-ralnero »n F.rmoaraio^ VtoA. XHI, 19, 4, o cbe 
Dìodo. «Uado a quaate niocoiita la atra» Diodor^i XUI, 5i4-0« n 
Ikre }9 tua ptopoeto di rovoaciar* la «cHtiluxioae atteao ch« Ermo- 
«saie ioese patiite <on la flotta- 



Aft 



IL pirx 



Toro lire state composte Ìéì bo!o Dioctdp mft U fftnia, 
l'aiitoriU, il i^npero di co^ttii, fecoro at elio v«ni«aoro ini!' 
tolato Ju lui solo» SUI, 85, L Qn^sto parole ci itulacono 
A conaìdorare corno a per qujili ragioni U vnrlii IrgiKWif^ni 
anticbe «u&no vlald attribuite ad cii noi» aiilurt*; o una 
tale liilusHÌoiie ci fa^ nuTntu ujtare di» lutiutro Su alcuni 
casi pordarò il nomo del loro p!& antico aatoro» io altri 
avvenno proprio Voppoftio, nìccbà i codici I«gi«1ativi vea* 
nero ot^lelirati dal nomo dal più roDOiita revisore. An- 
cora [:«l IV secolo^ ed a£)3ii più tornii asiMii, Ìl corpo della 
legfgl HpAitaue hì attribuì a Licurgo, coiti com» ucllo aie^aù 
aecolo <td ni seguito hi cDuaiderarcuo cou^plo^Kiv «menta 
Opera di Solona le varie leggi die man mano orano alato 
riordinate Con CD procedimento di omissioni e di aggiunta. 
liO stsa^o feii<?inono abb in mo avuto occasiona di notare a prcH 
pOBtto dì OaromlA <U1 {^lulo venne intitoUtn In, co.^tìtuxiono 
elle ruggiva Tnrii nciì ft^(M>l« V, (TOfttituKÌoni» vhn t^rovìamO ft 
Coc nel ni, A Miutaca dnllt Cuppiidoc^ia n«1 mqcujIcj I a> C. <)■ 
Abbiamo invr^cìH un exompìo de] rmHO opposto nr^l nome doL, 
codio! di Gregorio^ dì EriDogenìano, di Teodosio e di Qiaati- 
ulano ; « cbi volesse spingerBl iunan^i nel tempo potrebbe 
rammentare come col nomo doi re Alarico, Rocceavindo, 
Giimìobaili:, hi perpetui il co^lpl1^«o di leggi che rìtuidume- 
vaiio o l«!ggi roiimi^e o quelle dì vari re Visigoti e Buiguudi. 
Me ò divento il ohmo del ' deorirtum Gratiani \ opterà chei, 
come À risaputo^ sebbene lapprt^t^entHi in parte una raccolta. 
floUo nn certo piifito di vi^ta originale, per akri Iati è U 
rinsHUnto delle precedenti codiBcazionl del diritto canonioo^ 
K tjn »U,ro nnklogo nbhifLmo nelle uostitnxifjni noTpO nella 
auirti/ji cim il itomn dì ' Àegidianae ', poiobd è noto cba 
Fatitorità ed il nome del cMnlìnaln Egidio AlbnrnD» copie 
ana scelta accurata delle precedeuU co«Litufitoni pontificia. 
È il caso di pensare ad alcon cbe di simile a prò* 
posilo de] nostro Dio^slef Fonstamo anpporra che questo 
ardito e tenace oapopolo della dna del V secolo rifor- 
nando dol tutto Io Stato, in compagnia dn «noi collogfai 



>) PftrCoov.Horoad. milieu, 48; porMa»eaStrab. XU.&iOQ 



ùMù nemotiieaia, rispetto &! diritto pubblico, abbì& beati 
io jkAfte croato UQft serìd di aucTd leggi rispetto mì giure 
prìrato, ou per un* altra parto abbia soìo ritoccato e 
rìmc&so A cQOvo il vecobio diritto uiitteuto? Dal pioto 
delta «tona del diritto privato quest^ipotcsi non credo che 
urti coatio alcuna difficoltà. Il nonfroiito con altre lrgi«1** 
«ioni tenderebbe emzl, io credo, a re&dorla degna dì qualche 
eozuideraxioue, L^eH&me delle vicende umane inoltra in- 
bui che ae le rìvolEiaioui polìtiche baono T efficacia dì 
trasformaro ìmprovT inaimi t>f> alccue parti del diritto pub- 
blico» g^i istituti fon da me nuli di giuro privato (qaoliiDriue 
aia il nomo ebe ni dia ad una data legga, L-d ove non ai 
tratti di aiupte e durature iov^oni e di aoatìtusioui di 
tasse) reeiatouo &iiKaÌ più alla violonsa della Tivoluzicue ed 
alla foga del viocitcre. Ea^i fiaiscoiio non solo pvr rimauere 
lungameiito invariati, ma ancbo por imporsi allo «tesso 
TkDcitOTe. Lo atea^o Timoleonte re:ttitueDdc Io Stato «Ira- 
cvisano alla libartA «xi abbaudouando il vieto crdìuaiuento 
lepabblioano di Diocle, vide la necewiti di richiamale in 
Tigore rimaneggÌELudoIe, o laaclaudole interamente intatte 
come dioUiara Dicxloro, le leggi di toatui rtslat^ire allo erediti 
ed alle obbligazioni. Ora aceogliei^do il racconto diodoreo 
ove si atTorma cito Diede ebbe Vincarìco con i suoi col* 
l^hi di formnUro un quoto ccrpodi leggi relativo anche 
al diritto privato, aembra naturale pensare uba, pur avendo 
provveduto a formare alcuno leggi interamente nuove, 
abbia in pari tempo riadattato alle mutate esigenze baon» 
parte di quelle eìiistenti, cob^ corno sì fece ad Atono» mi* 
lorcbè, negli anni immediatamente tniccesaivl a quelli in 
cui Dioc!e attese airtipeira sua, sì ordiunrono revisioni dello 
leggi di Draconte o di Solone *)f cosi come si era fatto io 
aoatan?'Ji a Turiì verso il 4A4, quando si formò nua coati- 
tlULOne ed uu 1:01 [n; di leg^i cìje tonttiido conto delle con- 
disioni della metà dui V mcoIo, conteneva dìfipoai&ionl tratte 



>) C. L A. I b. GÌ ; ArUt, 'J^. n J. 35^ oCr. anobe 29 i Andoo. de 



fO fi» rAta 

àa.ìÌQ nomotoeio colobri ooD 1 nomi di CotoimIq, di Z&I0UO6, 
<li Sf>lono <). 

Tuttavia riipotto b1 nome dol Inalatore destinato a' 
dar» It nome silta oiiovn reriflÌOQ@» ò tiataraU dovesse pas- 
sare nDa grande di^drouza fra ciò cho avvenne ad AtacQ 
e quanto «i verilìct!) a SìrAcuna^ Kuv^uca legislaaionQ a par- 
tirà dal VI Necolo, ara VL^nata in co^i alta fama qouvì 
qnollti ài Solont; gli otigu^^lii non taiMio dei demooratìoi 
•tcnioai non potavano vautara noma più celebra a glario^; 
e la nuova t^vÌaìouq destinata a togHora quanto in tali leggi 
con paresse più consentaneo ai tempi sembrasse oscuro 
ad inteaderM, non poteva certo intitolarci da quel Tiifameno 
figlio di >rocBG]o&e o da qnaUo scriba Nicomaco, eh» Lisia 
ci premonta qunla un mi^rabile interpolatora e falftìfioatoiv 
dalt« dittpOìiii&ioui -lolcnich^. R 9^ tale uiEaio fonno stato 
afiìdato ad uomini vhe avessero avuto una po^imuo politica 
più eltvAta, 1« condizioni della repubblica ohe in quegli anni 
volgevano at peggio, tioa permettevano di far soiitiUiire 
il noma di un nuovo [toinoteta a quello dol pivi anll«o « 
famoso obe petKCULfìcava quaù le ori^^inì della grande ini* 
portin^a politica e l«gla!&uv& dello Stato atemeite. La ro- 
visione siracusana sì decretava proprio datante io avolgereì 
di fatti dlametmlmeute opposti a quelli cba verec gli stessi 
anni si enino verifìt^ati ad Atene- Ln revisioni atonieci si 
inauguravano in aoguito alla sconfìtta dolta politica della 
democTuxìaj in momonti ohe segnavano il principio della 
decadonaa dello StAto» A Siraou^ invece il partito di^mo- 
oratioo trionfava cont4>mporaneanaeiito dei «uoÌ nemici in* 
t^rni ed esterni, Siracusa non poteva vantare come le città 
calcìJiohe, a lei di già state in parte più meno soggette, 
un nomotetn cosi ìllostre cooae Oaronda. K naturnlinent4> 
con ura il caso di asuociara ad una revisione del suo codioo 
il nomo dei due Dinomenidi cbo pur l'avevano re^a iHu* 
Btro e potente dì fronte ai nemìoi esterni II eeutimeato 



Dioa. Xir, II. 4; 18, 2; Eph. ap, Stfah. VT. p. MOC Sa eìt 
teraorà pia oi^Iìoìt&mcDto noU^ momorì& sopra (p- d& n. 1) promosia. 



^polare doveva « dovotto anc!» m «ogiiiUi lusocUrvS in* 
toe quello del capo pìh favorito e potente dol partito de* 
fnocTJilWr OH^iA [H qxinì DicHTln, cÌm Murabtw «tato rtgli nttsmo 
aiùnm dell^ rnriNKiDo «« dulia unova codjficaxìoue. 

La uuova cotlìlìi:a;£Ì0[i6 tiou escludeva però, comò ab* 
bìamo detto, che UDft paite pi^ o meiìO Dotevale del di- 
ritto mntàto in età anteriore ti venisjw coiupn^^B. Porcìò 
Don dovieblnt rhivciro dol tutto incompronaibilo corno cinsa 
ittAnta anni ttopu, Il oodtc-n dì DÌucIh ajiiiana^rf OhcurO « 
'itto in liugua arcaica. Nouaatauie la r^vìaiou» d«I1e 
leggi Soloatcbv per opera dei trenta tlTannl {Arist. Uiftpr. 
nol^ 35]^ queste preseotavano termini cv^ì o«cnrt cbft d&* 
Vito luogo a diJiciiR^knc» (Ljn. coutr. TIec^oihq. 16 ^q^\^■ Ed 
maggior diritto ciò dovnttts avvenire a Sinitìiiva, dovo 
>1aio cKn fomuirono ]a cittadina naca ^t t«mpu di Timo- 
ito, «Trillo in Imtmii parU Htrauirrl jiuiLiigiatt da diverse 
-ti| dalla ^cilia, dalla Italia e dalla Grecia *). Nò ci 
Lfo porga ana seria difiicoUà a guanto aotiitno, la i^trin- 
ita (licitnnL dello leggi dìoclwi, dncchó ciuoNta carattorì- 
'•LÌca pilo convctiiro tanto allo parti più anticho d«l oodioo, 
quanto alle più reoaiitì. Col oonta^uo di X^oulSf cbo ci è 
fappreaealaLo come uà uomo di carattere fiero ed tudomtto, 
ai concilia pia una dicitura saccinta cho una prolisaa; e 
a*Ìntoi>de cKo la brevità o l*oflonrìtà appanMcio maggiori 
callo leggi pi& vetuste, ove quote fonn^ro alato iu purtn 
rìpiodotto nel nnovc codice. 

Quanto Ktaiuo andati maii mano oaaervando, rt^ponde 
allo svilup].*o di tutte Io 1i*gÌ»Ia^Ìoai, Ne^tauuo ignora come 
le loggi germamcbe ed t nostri ataLutl medioevali si alano 
andati man mano foriDaiido con t'aggiunte e con Vinfil' 
munto di parti noove sulle vecchie» La coatitusioDO 
ili' * ius proti m eNirrw ' di Pedoni;© II ò la riprodurtooft 
lattorale dì qufllla di Bnniano LH«:api<no (a. D22), cod corno 
ad ee. la parole del do-^e Maairopiero (a. 1181^ circa meszo 
secolo dopo ricompaiono nella ' promiwìone del maleficio ^ 



1) IMod. Xn, aS; Plot. TfnoL 23; 85; Cora, Vop. Timol- 8. 



del Tiepolo ')- ^ Ia coc^ssìU Ai renderò pia chiaro ed intol- 
l%ibiii Io leggi di Dt9ck, oondnn^o nd nn ctmraodcrti«mciito 
doli» lingua, cotti ooni^ I4 lìngun si dovette man mono &m- 
modernftro mlk leggi delle £ÌI tavole. Sotto forme «ole 
apparoQtetaoQte dtverM eì ubbidiva alle steaae uece»5ÌtÀ, al- 
lerobò Del modio evo ni trn.dncovano m -voìgan od in dialetto 
gli statati dei comTitii iialiani. E per citare un solDeacmpio, 
banbi rioordare la ben nota ' tavoU di Amalfi ', cominoiata 
a oaritere iu latino, diat^raa uelle tiltiine partì ìn volgare. 
Itiapetio allo sorti dol codice di Diocle, Dìodoro porge 
parole non troppo cbiare, evo dice che Cefalo Polidera 
eebbe&o avcesoro legtforato fra ì Siracusani, il primo al 
tempo di l'imoleonte, il «eco&do in quello dì Jerone II* 
Don vennero chiarrml] remot^tÌT hcnsi elegeti dol nomoteta 
(oò^ilte(fow aH^f Avóftotaav votto^^n^v àÀk' ^ ^irjr^ii^v toC 
-yù^o^t'tw XITI, 85» 6). V Helin (li p. 417), seguito da altri, 
crede opportuno ricordare Vèir^Yr^tfj^ i<&r jivxtrv^aimf ed i pi4 
o iDCno eimiU caegcti ateniesi* ConsidorAmlo poro cKia da 
Dìodoro e da Plutarco appare chiaramente che Cefalo ed il 
suo oompagno Diont*Ìo fnronooonMdcratioomonomoteti i>^ 
fio^tt^attviac (on»a Cefalo, Dìod. XIII, 35, 3; voftGit^rtxK 
R^^t&Xip xat Jiovvci'^ Piut. TicQ. 31, 2), e ohe dall'altro osato 
da Diodero XVI, SS, S, Cefalo è detto eescro stato il die^ 
&ii>viji T^ rcpjuo Je<r«a« di Diodo, paro sia ovvio oonol ndcrc che 
oodcìfti personaggi uon ebbero già corno prcoipao utBcio l' in- 
terpretare abitualmente, per cosi dire quottdianamcuie, il 
eodioa di Diede, eoa! come ad e^. faceva IV^eg^ua delle leggi 
di Carondu o Maitaca obe Strabene 4XII p. MOJ ceufroDta 
con t giureconsulti romaai. Le eapreesioni degli antorì sopra 
ricordati, non meno di quello di Diodoro <X VI, 7U, 6) d( 
parla della legialasiouo di Tirooleonta anche rimpetLo 
giure privato, farebbero credere che Cefalo, Dionisio e Poli- 
doro furono realmente incaricati dì Jogiferaro e di fare una 

>) È aucho il OAAa di nconLuD come I» J«tkuaif>ai di Oiixttì- 
nlone Tiproduoaao cosi di frvijttBuLd perni di c|ti«UH di Okiù, dì Mu- 
eìonc eoo-, cfr. t'orrtni a«i Kvadio'iuit d. Ititi. Lainbtrdo XXUI (1)^99) 



»TÌsioiie d«] oodiod Ulteriore, ma ch9 sebb^oe offioiAlm^Dto 
rÌTefliìawro il nome dì nomatoti, nt^iropiaioc* pabbJìoa tt 

PO ì posteri iw>Q ooivogaìrODO cbo quello più modesto di 
[Oli del lef|:blatore '). A oocitoro rurpetto ni nomo dì 
Dtoole pftTrebbo ea^ere ^vvenotc eifr che era ^^à ocondato 
« Tittmcno ed a NÌcmmuaco dì frocte & quello di Solane. 
Nuli» esclude tuttavia IMpgteti oho i nomatoti fiinooa^iii 
itÀ rttmmonUtì non fe«0ero oODUmporftaoamoQte iDoarì- 
^CAti di rieohiArare al pubblico lo loro nuovo tevi^ioai dal 
flodiee diooleOf eod comef assistito d^i ^raoi coueiglierii fooo 
ftd ea> il doge riformatore Iacopo Tiepolo Terso il 1242- 

A. proponilo della fortuna del nome di Dioole, può 
tuttavia osser^m ohe non ostante lo diobiatasieni cosi 
^«eplicito di Diodoro, di Ini e del euo codice non iti trova 
nlti-cvo fatta meiuìoco neU'otJi romana* Cicerone^ che Uà 
pur di froqnente ocoa«iono di accennare allo leg;gi locaU 
aicub e ricorda il nomo dei mafciatrati romani che riordi- 
naroDO il loro diritto (Verr. II, ii, l^ì} sqqOi appenu fti nolo 
S)eDEÌon« della celebre ^ lex Hieronioa ' «iillo decime che 
ivrebbo emonato ^nel re Jerone ' qui Siculi^ uiriaaìmua 
fìiit ' (Verr. Il, ni, 16; ofr. II, n 32 eqq. et pnesim V, &3). 
in codesto Jerono In Tnaggioraoza doi critici riconoece, ed 
a ro^ioiie erodo, il II ro di qnceto nomo, onitiobù il più 
antico. Ma oi sembra diffloilti poter «cpararo il nome di 
LftOdaato re da quello di Polidoro ricordate da Diedero o ohe 
da JoTone sarebbe stato incaricato di rivedere la Icgiala- 
siono dì Dioclo. Ed a pensare ad uua rclu^ioDo di questo 
genore ei dovrebbe foroo indurrò anche la eoDsiderasiono 
ahe la leggo Jeronica era applicata su tutta risola, co«Ì 
[«orna in bnooa parte dì osm ora aooottato il codice di Diodo ■), 



<) L* i&UipraUsioao i dftU ad a», tUl B«Io(1l, 0[k <it. Il p. f 19, 
i> Ifft gnmde diflualouo del o^dioB di I^od«, <xnno ànllx legga 
Jerosico, eea porgo argoutuDlo q gttidioim della ««taosiooo doi de- 
LVkÌBJO dlrsti9 di 6ineuaa- Basa Mttvtia aolu THUmibuo ii^iroffieooia 
irai», ootnmorcUIft e poliUcA di qiiMto tìtAtcr. Sì pi>u4i aIU diffa* 
IO degli >t«tuU di Cblaola, dì Houiati « di PMfirmo «u tiuen» 
'iparle daUft Cicilia in età pestonoHf ed aì rappcrU iVa gU statuii di 
Be^Q^OA^ FI mute, Boma occ 



Si 



It. TAtl 



A£ft ove qnoBta 9cppos£EtiODQ « r|t30jUi ra^onU), elio ignoro 
eia ancora ooooreo alla mento dei ontici, cogliamo nel voro, 
o con cODvenlaso piuttosto pcQMro od una separata e di- 
etintft Ic^ga di Jorono, non dovrommo daworo gridar» di 
nuovo Ia orooo n Uiodoro, Sarebbe solo il caso di tiotaro 
obo il To siraciKuiO con la nuova rovisiouo dì Polido] 
ofiTDÒ di «oppianturo i) vooobio od illodtro nomo di Diootò 
oosl 00100 i varii re vlai^ti tentarono offusoftro ìt nomo 
dei loro predecoaaori ohe avevano atteso ad un eimilo la- 
voro di codifì 0^210110, e cho il favore popolaro tonno hrmo 
al nomo di Uioclo chiamando cecgoti del nomotùta i pò* 
sUriori reTiforì. Che ao i Komani diu--iGro jeronioa la c»- 
lebre legge frumoutarla, e nou diocloa o polidorea, OJ 
prova 60I0 che ubarono quel nome che offioialmonto orf 
valido. Nulla però esolude, tutto ansi fa crederò obo «pouao 
ooctenesaoro dispoeizioni fatto al voccìiio codioo di Diodo 
quello ìoggi proprio ai Siouli ricordato da Cicorono, o cho 
vennoro ooordinate allo nnove dc^li aminiuìatrutori romani 
(Vorr. n. Il» 32; ofr, 125). 

Ad accettaro le osservaaìoni sin ora fatt?, e roputara^ 
ohe Uiodoro non abbia errato facendo menzione di un solo* 
legielatoro Diede, non porgo, eredo^ alcun impedimento la 
Dotisia puro da lui riferita intorno al tempio elio a questo 
personaggio vonno erotto dopo la ma morte. Quando Dioolo 
ma mancato ai vivi non aappiamo. Dallo mondie indioa- 
zioni dìodoreo ricaviamo solo cbc ciò avvenne fra U 406, 
in cui fu esUiato, od il A02 in cui Dìonieio fiicendo il Tiiur{> 
nuove di data di^truase appunto tal tompio, Diod. XIII 35; 
75; XIV, 1% L'oescrrasioneobo entro questo Insso di tempo 
non potò canoro innalzato il monumento in onore di Diede, 
daocbó nel 40U nalt al fjctero Dionisio, obe ai imparentò 
dubito con i nomid di quel demagogo o legialatoro non 
ha, credo, nel oaao nostro valore, il matrimonio di Dionisio 
oon la %)ìa dì Krmoorato e la paroutela con Poliaeenc gli 
giovarono corto a atabiltro lo^mi con i riocbi od i ooc- 
scrvatorj,ma nullodimeno Dionisio allora e per molto tempo 
ancora continuò ad appogglam eulb fazione medesima di 
vnì Diodo ora stato il capo» Lo prcva il suo proposito 



l.à LKOaUkKIOffA nt DUKO-H MftACr<49lCl, 



95 



di nchUiSftro fili tmìi e<l il contegno tenuto noi 406 in 
«qì ooq l'unto dei r&dtedi fu nomiiiAto ^^utyyò^ a^^o- 
jcp<ir«»^ (IKod- XIII. 92 >qqO' A mo »t^aibrA dttUcilo »m- 
mott^ro (>to il futuro tìmnDO, nei primi ed ÌDc«rti raomonti 
dot Bug mtÌvo iU potori poavuAe a 9Co&tootAr« il partita 
ffrlìcnlo col loostrura ioTÌdioso dogli onori decretati o da 
docrctnrAi n Qoìtii obo Ib plobo aroTa ìdolfttreto o di cui la 
oerto modo o sino ad un certo punto era ti ccntinuatoro. 
L'autorità di Dionisio em ben lungi daire<t^«ro ifioura dal 40f} 
il 40^, no) qnfid ultimo anno scoppiò quella lìvoEt» durunto 
Ja qualo oorcó mo»trar«Ì bonigno vorjio i Buporatiti dei rì- 
hùXU ed Agli o,«uIt ooncono il rimpatrio (Uiod. XIV, 9, 7]. 
E la ncocv*iti da putto di Ini di tenerìti amico il partito rft- 
dioato nppaM anche negli anni nucccMm-J. Noi 'ó^C inietti 
ci è rappresentato neU^alto di ohi, per oonservar^ii ni po- 
tere, oareaE«av& con cgui orto la plebe (Dìod. XIV^ 70, 3, 
ad 0* B9S). In qucflU condiEÌono di ooeo non Va nnlla di 
strano ohe Uionjtic iJ qunlo, qu&ianqao fo&so stato il »en- 
tìmcnto personale che nutriva verso Dìocle, por arto o por 
jWOMttitÀ mostrava un gratido rispetto doltu volontfi popò* 
lare, abbia dÌBsimolato la gelosia o Tedio che poteva eon* 
lire verso la memoria di colui. La circostanza elio Dio- 
niaìo (Diod. XIII, 75, 0) fu tia coloro che combatterono 
por far rientrare Ermocrato in patria, e che poco dopo ayxMÒ 
la figlia di Ermocrato, fa natumlmcn^o credere che egli 
fosso fra ooloro che votarono aoché Dioole vonìaso esiliato 
por aver impedito il aeppollimonto dello ot«a doi Siraou- 
«ani morti ad Imera- Ma quali ohe fossero i soulìmeutì dot 
futuro tiranno verso il capo del partito radichilo, quan-* 
tunque potesse sentire astio e gelosta per gU onori che 
poco dopo gli si decretarono, egli da uomo poUtìco dovette 
far tacere ponaieri cbo gli potevano alieuare l*afietlo della 
plebe. È pcrO altrotlanto facile comprendere come egU 
oogl]e*so bea volentieri VoccMiono della cinta del -102 per 
diatraggere quel monumento e por cancoltaro lo tracce dì 
un culto che ricordava troppo vivamente la piena libertà 
di cui i Siracusani avevano goduto per pochi annL Dio- 
nisio distrusse Tereo di Diodo allo stesso modo che ne 



ftboU U coatitusiDQd politica ed abrogò anche ani pirte 
delle leggi di l^ii relativa el diriuo privato (Diod. XYl, 
70^ 5)- Il tempio innalzato a Dlocle con dov«tt« pertanto 
staro in jtiedì pif; dì quattro o cinque anni, e non v'i 
proprio uiiUa nei ttutli ài Diodoro che «l opponga ft che 9l 
pen&i che «U avvenuto proprio co«l. In quQKto come in 
altri CA«i uua rìvolnzione fcoc ipnriro le tracoie di quanto 
QD* filtra rivoluzione ereve tumultuariamente decretato* 
Fatti infilili ai sono ne) mondo veriScati con grande &a* 
4|u«nza non occorre ric^ortlarlo. li&Hti p^o^arn hIIa durata 
dolU statue innalzato agU imperatori romani di cnì la me- 
tnorìu venne poco dopo dannala; ri^potto alla storia di 
Siracusa dì t^ucAto medetimo periodo giovi licordara il 
monumento dello Ftaseo DÌcui»ìo «diGcato u«lla rocca, che 
non durò molto tempo perchè Tìnwleonto rÌu»oi a Jarlo 
Abbattere circa na ventennio dopo che era etato eretto 
(Diod. XV, 74, 5; XVI, 70, 4; Plot, Timol 22). 

Olì onori reti a Dioclo dal partito radicala dopo iJ 40^ 
non hanno naila di aorprondente. Simili onori orano già 
«Coti accordati a Gelone (Diocl. XI, 39j, e furono coneesGi 
m1 889 a TimoWnt« (Diod, XVI, ^; Plut. Timol. 39; 
Corn. Ndp. TimoL 5, i), od ò noto come a.d un contempo- 
laneo di Dlocle, a Lisandro vinoitore di Egospotaoao, ven- 
nero decretati onori divini {Diir- ap, PJut- Ly». 18j. Nelle 
notiziit di Diodoro relative agli onori eroici conc<^3sÌ a 
Dioole dopa il 103, non v*ò pertanto u;illa cha ci obblighi 
s reputare con i moderni che vi kìa un errore e cha quo! 
Diecle fotfn un «roe mitico oppure un personaggio viwuto 
TerBo il VII aoGolo a. C. Af;giar]j*;ain{> anni ohe la notiuA 
di Diedero sulla distrusione di talo eroo ordinata da Dio- 
cieìo I si intende assai meglio ove si riferisca ad un tempie 
dd V sDooIo anziché a quello di un orco o di nn personaggio 
ohe dsk ^coli tosse venerato al pari di un eroe. Dionisio da- 
vanti alle nec^aflità di guerra non ubba mai eorupolo dì 
epogliaro i templi do' loro tiuori; n gli atorìoi antichi s 
|zLÌ celili non mancano di prc^ntaro sotto foschi colorì 
tali mancanze di rispetto verso gli Dei. Tuttavia Dio- 
nisio em uomo politico troppo fine od accorto per uou 




LA I*KA|SJ.AXII>1VB Vi DUOCLB StnACU»ARa 



91 



Irmrrv partito dol MintimAnto rwligiotto popolftrv o non mk* 
p6THÌ roDd«ro tieiifFmcTitf) il^glt Dai b dal aaoQidoti, ovn gU 
oonreDiM» cauivara U pubblica opitLJon^ *). Ov« 1» ueu*»- 
eltà di go^rra e della dif^^a dì Siroouaa Va.v^m^tù rea!* 
niente imposto^ tutto fa pi^rnsare eh? «>g1i sarebbe distrutto 
aiacha tm i^napìo- Cosi per una mgioiw A\ dtfaaa, a non por 
ridicola invìdia vvrso la fnina dal «i]i> antico o piìt popolara 
antooai«ork>, coma tucI far cnidara ìn fonto di Diodon), 
(Timao) parffOQalmont» optila ad A^toeW, <|ii««t] divlnuva 
gli avuixi dal mottamaoto dE Gelone *). Ma ^ chiaro cha 
Dlonlifo poteva pìfi facìlineiite giu0ti6c«rai, rispetto alla 
pubblica o|>iuionei d^lla damoliziona di un tampio ionaisato 
pochi anni prtuia in onore di nn personaggio invito ad dqo 
dai paniti della città, anaiohft di quella dol Hantunrlo dì 
un perRonnggic ca«ì Toncrato ^tiaìe «arobibo atato il Dìoolo 
mitii^f arotf cppuro logÌAlatOTO dol VII aaoolo, al quale i 
modorni Iranno dato vita. Sì comprenda invaoe oome Ìl 
tiranno oogliosao ben volentieri roccailone di dJatruggero 
il culto del demagogo, p«r gli stessi motivi per oni ne 
abrogò la costituitone politica. 

Tutto eocunato, a mo aembm ohe dal compleaso doti» 
QOtlxio degU anticHt a dalle «tato delle nosttm oognlxiont 
noo ritulti niente aflTatto che i toglalatori tiraouaAnt di 
nome Diocle siano Htatì due, dot quali uno sarebbe anla- 
rioro di circa duo lecolt a quello di cui Diodoro £a man- 
alone. A me eembra che sìa ancor più arbitrario ra»«ioa- 
T&TOt come da qualohe moderno bÌ è fatto, clie Godasto Diocle 
più nnuco noa aia un pereouagt*io atorico^ bensì un eroe 
mitico il cui culto venae trasportato da Corinto. La so- 
miglianza tra l:i mitica morte attribuitn a Diocle legiaLa- 



1) Cbo Di«r]ù[o a tempo oppcrlano fluNaia doni agli D«i nchu 
ecciiansoo i suoi uemìfii di quel fcco rispetto ai nnmi ài cui egli 
veaìv« FO«t epe*«<i rlinpri^vetato, aio«tra I& mìa letlAr^ iglì Atenìeii 
«>io avevano depredati jcli aurei doni da luì da*biikatiad Olìmpia «d 
a D^lfo (Pind. XVI. bl aA Hi7 x. C). 

*> DÌ«J. Xr, HB, Ei, Cvmì per raaieau Ji jc^crr& combattendo cea 
Slrafl^tdk il rapitane agrìgffnduò Fenico ail^rrò il jwpclcre di Sittio- 
nìdc, r. Cviìlìat» ap. Sìiià. s. v. Xi/tmylìiti H P- ?d8B. 

SméUiiìi. 4t Jtki. tlaa VII. T 



iùTn ìM 41d «d & fiuftlÌD. ili Cu-qiìiIa, non l^uttib n provftrd 
obe «rroDeo tra tutto il rac*conu> toUìjvo n ooilL^to f»T»t 
naggio storico. Coni alcuni piniil Al contatto tra lu oociuìcnE 
cbd spÌDaero Archili e poi Tiiiiolecnte a iaidcinre Corinto 
^ A r0Oftr«t B 8iracr}^J4, non baat&rebbdro a dimoatrftre fito- 
lAntiro tntt.*> ftió clin sì nicrfinta SII qitRst^tiUìmo p^rsonaggù 
AiicbfT i>v*i fiìiUti git^ji (lì Ini fo*simo iwaisamonto informai 
Sono b«n lontano lìal pannioro ili furmt pnlndino d^lln 
honik storioa dt Diodoro « lascio volantiori ai medimi 
storici di lìoma la ctira dì provare clie Io lii^rìttore dì Agirìi 
^ una f'ontf» sempre sicura e fedele, sempre preferibUa agi 
anraliitU romani. Dal rioonownre poro cba Bìodoro cadd 
in inottati^jEsr^ «vi U\ errori cronclogjci, al n^gar lut&ra* 
mvntv fudo ai «tjci racconti ovi> non siano con tr<jl labili, 
corri» un gran passo. Segnando i crìtorì che io combatto 
ti potrobbo giungere a nognr ftido allo «t««flO Diocla 
Y Nooolo, cui Diodoro attribuiitco parte comi importante n«]1 
«torta est^TDA ed interna di SiraoUiia, aclo perche di luì 
TuLMdidd non fa alcuna meiisrione. La v^rìcÀ é, credo, oha 
nel foodo il racconto di Uiodoto merita f«de e cbe noi 412 
vÌ9tfa quel Diocla che riformò e rinnovò il codice civila di 
Siracusa. Sino a provo siotua in contrarlo, ii piti o meno 
mitico tagìslatore dello etoìoto nome, le cui leggi «arebbero 
state promulgate nei secoli anteriori, ò un parto delle medi- 
tarioai, ie non della fantaataj di t^uei laoderui ohe a Diodoro 
hanao moes> rimprovero di una cosi onerme conftisione 
e gli hanno addossato la colpa di nei errore in più di 
qnegli ohe egli realmente commise. 



E. Pam. 



NOTIZIE STORICO-CRITICHE 

DI ALCUNI OODIOI LATINI 



Le onxEoiii di Circroiif. 

Intorno &IIe orsziout di Oiofrrrao scoperto d* Foggio 
ilnrniilo II colcÌUù dì Ccmtausft vtìdo che uoo £Ì b^tmo ìde» 
trop{JO aicailer onde uoa MiiÀ inutile ordinare lo noiìsìo 
cìnfi ci MI» rimurft« e anaodexe de Snit Iva mente i fAtti. SU- 
blli^ico pertanto sin da principio chr Ì*ì Kcojwrto cìcerotuane 
di Poggio fuToau duio, o che tutio e duo avrenuero in 
Francie in laogliì o iu Umpì dÌTor«Ì: U prima u Oluny 
n^l ]4lij, la wmsDnil;^ u TiUi^^rGH nel 1417- Iju oraitioiii hoo* 
p«rt« tt Clriiy, i:]ia eh iain cremo ulnniaccaì, orauo due al* 
tnra soonoottituie : j/ro licteio Amerivo e prò MuTena» 9 ftllre 
eooosoiute, come i^ro f^tte^ifio; «quelle acoperte a LangTPs, 
che efaiaiDerenio lingcmesL, erano otto: prc Catcina, le 
tre d« le^ ti^'otta, in Pìr^jntm, prò Rahirto Pontumo, j/ra 
Rabirio psrfiu*UhaÌ9 riio, jtrn RoKftìo comar-fìc ■), Doliti L^l»- 
niiu^en Poggio portai np.ca ]Vi--vmj>]Arn, cli4i mitiiilLi a, FI- 
ntnvj^t dHll» lìngotiPifL »\ trn)u;o un apogrftto. 



A. H«Tti« .1'^ "jT, Ci'cwrtffid ntl/* oprrt dtì Petrarca t àcf Jfo^ea^ìo, 
TrMflUi tdTfì» p- 43 lu riLii^uv lUi^roliabUe, P- Uà rfolKjm Pctrar^nf it 
t' humanitnt p. 'JUi «jf- Io uogu, « a nigL<>D4, r^AcJatKUUaU^ VV, S. Touffol 
OetfiAv&te aVt rvm, ÌM^aitn i" t; ITO, 3, :2 ■muivtt» aet FEtrarcib k 
<«iu3tf«4AU dotU prò ìt^itia Aratrinvj ricbiEkia&jidoei oJIa toBlimoaiouzii 
dell' Horlift; dova 6 ita iioUni uu di>ppi» errore: rmopiiurUautliLiIiil 
liobiaDM e )o eeokiabio di Boiioiu4 Amtrtnn* ooa B^toiut conotii^- 



7:/ 



100 



IL USSAtklJII 



Ooouplunoci autitutto delle olaniacoil. La priraa no- 
lìda dì 93»a ci « d»u dal Brani {Efitf. ed* Hohtitf IV 4) 
con qit««t« parole ili umt lettera a Poggio: ' Dt tu niijier 
in GjitlÌA orationes duAS M. Tallii, quaa n^tra eectiU uuu- 
qaam vid«rant, tua dilìgonLia p^rqua^'j^itAS reperisti.».. 
IV nonnfl ianuarii iic€0oxv \ L'aono, caloolato con lo Ftila 
fiorcititiiio, e il 14 16; lavooporta pcrcid vaoiva^&Ca al 1415- 
La seconda itotlzja deriva da Guarino, olia net commento 
alla prò Roteh Amerino laacìò eoritto: ' NaiQ it^rum noi 
parva leztne p&ra deest^ quod factum agt sìtu et exemplarii^ 
-v^tu^tato decropìta, quod vir docti««Ìniu« Poggila ex Galli? 
ad noe raportavit, ijui et hiiìtis oratioDi» et alt«]-iuf pi 
ìiinrarLa ropartor hao aoUte ta\U Ut atitatn clariseimuB «I 
doctÌMÌmns vir Friiiici«cu« Bnrbanu dioora ac deplorai 
ioiat, occaacattim adco axamplaria oodicom, unde haoc ^x^* 
Tata «si oratìo, Florentìao viderat, Mt nullo paoto indo 
Iraoaoribi verbum poui^rit \ U viaggio di Franc^aco Bar- 
baro a FìreDxa, a cui qnì si allude, ebbe Inoga nelTeetate 
dal 1415 ■). Apprendiamo peitanto dalla testi ni onianza giia^^ 
rinlana i titoli dello due orazioni otiora vaonOLfloluto a comi 
a B'ircnza fos9e giunto sin dai primi me^ì det I41& r«#eill- 
pLar«f ' voiuatata decrepita \ 

Tornato Poggio d'Inghilterra a Boma, ridomandò 
Niocoli il proprio oeempUr^ nel G novembre 14^3 (Poggi!] 
EpÌ9t. ed. Touelli I p. 100): ' Hìttae orationes Tnllii .... 
qQfls datuli ex monast^rìo Cluniacenal '; a noi X4 giogno 1435 
(I p. 153- 154): ' OratioDos ineas Clumaconnoii potoe mit- 
t#fa*-*. Scriba* milit qnae orationos suiit in oo volumìno 
proatar Ctcìentìanam, prò Eoeoio et Murena ': e avutolo «^ 
oopiatobr lo ntornò al Niccoli per meaao di Pier Caodid^ 
Deoombrio il 13 dioembi^ 1489 [1 p. 294): ' Mitto ad 
per Candidum nostrum antiquum volumon ilUid orationum 
Tallii \ Di qui ooquiatiamo la coTtcx^ii, ohe lo detto ora* 
2ioni erano stato trovato a Clnny. Non ò pOHÌbilo ecatn- 
Wto questo omxìoni con le lingoneii, che nel 14^ erano 
ancora in mano dà FrancoMO Barbaro. 



vM.l' *) B. SjibbBdiai La acwjU e vii tUdi 4i Ot^riw p. $1- lU. 



m AifCuyi oooici i^TiiMt, 



IDI 



Pii«^amo allo liDg<m«fli. I lon> tìtoli ^ la loro pro- 
Tdnio&tA sono fttUtsUt) dal codice già di S. Hurìft doì 
C(U4jnDC»i di FircDseo, ora LnurQDsLano IS. 7, il qoido airoro^ 
xiono fro Ciàùeina, cho oooup* il primo posto, r«CA la so* 
piente «}itO!E0TÌaÌDDe: ' M. Tulli Ctc^rooif prò A- Cecina 
«xplicjt felioi'.er. Hanc orfttìon«m antca calpA tompornm 
dopordiCam Poggina Latiuia viria reetituìt et in Italiam 
roduxit, Cam «am diligoatia sua in QalJia rooluaam in ailvU 
Lingotitim fidÌDV<Miieaot conircnpsi^Qtquo od TaPìì taomo- 
ri&m et dootorum liotninum utilitulom ' '> Ai ì-hi^omm oor* 
ritpondo rodi^raa Langr^. Lo parolo ' ciim conncrìpHiasot * 
mostrano che Poccìo *d n« traMO un apografo. * 

Lo più ftQtìohe testi moniattsd di i|Q03ta aooporta soDd 
in nna lettera del Trfivorsari (VI S o^i. Mebufl) al Barbaro: 
' Kx littons qua* ad OviaTìnom proxitno dodi «ttiìd Cioeronìa 
orAtioDum Foggii nostri dilig«utla Top&rntUQi ait sciro po- 
terÌA..». l^ìorcQtiAo v nooAa octobm HIT ', <* in una dol 
Brunì (IV 12) al Niccoli: ' Uo t^giano tJiMauro coram-... 
Arotii n kal. octobri^ ' (1417), dondo argomontiamo oho 
la notizia dfdla nnovft scoperta era giutita a Fìr«nx« nel 
«elt&rabre d«l 1417. Ancora nel pnncipio del 1418 Po££(0 
teneTa preaso ii so ^apografo dello oraKioni lìsgonojì, 
ohe intendeva di mr\ndaro tra jroco al Barbaro, al qualo 
scrive: ' Uraticoum volo hiu exempì&r reman^re, po»imodiim 
v«l ego ipso dcfi&rnm voi por olium ad to mittam idquo 
quam primnro ' •); poi invece mutò avvino o !o inviò a 
jrirenxo a1 Niccoli, cho Io foce recapitare al Barlhiro, oomo 
rileviamo da una lettera del Traversori (VI 14): * Urabionee 
illaH omni^ft a Poj£(fio nurt-ua ìam credo fuiceperìa: misit 
enim illa^ KÌcoImio nostor * La latterà, ìndirìscata al Bot- 
baro, non ha dau^ ma la collochiamo con cartona tra il 
luglio l'agosto del 1416, confrontandola con nn* altra dolio 



Dc««mo la lettcaoHiione d^l \Uli^u Vita JmArOfiV 'iV«wfr- 
ÉorHf p. ixiv^ 

■) QnodU lettera di Pag^n al Bnrb&ro, rtpt;bbSioatA D«Ua «uà 
forma on){itianm dx A, C.Clark (7V(» c/awiWjf rrr»>t^' XllJ, 1899, p. 12&), 
ep&aic meiia luce euUo fioopvrio di Pofu;ko al toT&pi> di^i oohctliu di 
CostaDXa, delle quali U Clurk ricoiitruidDe mMWtrerol mante U «lotìa. 



ì(n 



IL HAnnikiinii 



at«iMO nllo stesso (VI 3), in dat« ' Plorcntìac in ùlns lalu ^, 
con cu; ha slrettindmA nrlituoue. Infiliti in DOtrnitilio 
ehiedotio mform&fioTit del pro»imo arrivo dì OìovAiini Ori- 
EoIoTA, ìb Dutrarabe dì parla di uà Bernardo, venesianò^l 
in enirambo di Angiolo Acciaioli, lloi^utlQQr che nolla 
prima Uttem parto per Veaej&ia e &eIU aoconda vi a gi& 
«rrìraUK Ora nella prima, del Id luglio, è presupposta l'elo- 
ztooo del nuovo papa Martino V (' «hid Icg«tiim iinpora* 
lori? «di profcfitaruni xr; »v%h(vìi pontikickw n^lns tlirtiim 
est '),avvtTUiitu L^Il uovemW» 1417; con din «lamo nt^L H18: 
la woooda Mtdrk perdili coUocutn» cin:» uà luems dopf>. 

Nel luglio o agosto duiji|U^ dtrl 1418 il Bailiaro ric^ 
Tatto le orazioni UugoaeHÌ, cli'egli tralteuue presso dx 
s6 più dfìi coitvcin>atQp t^nio uhc Poggio^ di ritorno a 
noma, glioU chimo Dol 1423 dtio x'olto por lottorI^ soujw 
ofToito; dì chn mojno ncorW Inj^nntiJto col KÉ(:(3i}U o t^mi 
Quarlu9, ìitvtX'dtidcj auxÌ, tim Mitin|iro invano, V tn1nrJlC^M■- 
&ìono di tpedt'ultioio (Poggi! BpUi. I p< d!), 9A. l>r». 100). 
L'aouo di poi, 1424r ptirà at dl^^ioafìs^fì a restituirlo al 
Miccoli, p<?r cni luezsto gli entno pervenute; scrìve infatti 
«1 Kicccli il Traversari {Vili 9k ' Ad Barbarum uostriim 
ut «cribM on>' Mnltutn tiiasdc^idc^rat liUnrns orntÌonEi,sciiL4 
Ulaa a Pt^^gio Ìit Gf^rniatit» rci|H;rtrj>>& ad tu prupedidi^ iiii»- 
8urum pollicxftnr.. .. FliirnnUac- xxi iunii * (1424). Ma alla 
fine il Barbaro ruppe il luugo HilbUEto oon Pòggio i; ri- 
maiiiò a lui dire Lia me n Le con mille neiisa Ìl codice: ' Orar-: 
tioiiea ìlI&H Ciceroni^ ijuas a G<?rinG.iiia in Ualiam*.-. ri 
ditxisti, ab ìlliB mansariis de qnibns feciati moationora 
recjpioA Ven^tii» 1433' *). 

La tettnru ili niKtitii^-ionn porta la dnta ilnl I4fi6, Tiic!uU& 
il (MidiiM- shi'i^bbn rima<bo a Veii9J«Ìu 18 nnni, Ttpa^iio di Ltvnpo 
Torsmeul» onorine, npode se si considera il carattere gen* 
tiJa e eavalldi-eauo dal Barbaro^ R a in« la data pare as- 
surda, ìtia appunto par innesta ocuslduraxione, aia parcLà 
abbiamo «entito dal TTavarsari che nel U^ ^ dìspona%i 
AL restituire il codice, sia anoora perohè nal 1426 e nel I42ft 



I) B. Sftbbsdial VtMctrtHta :cliere ihtdtle di Fr. B^rhùro p. &J. 



IH AUnntl CODICI LAT17L lOG 

il Bftrbftro, andMo Ambàsciatoro a Bona, d'incontrò eoa 
Poggio ÌD quella cooaaioui non arrobbè potuto e^ìmem 
àaì riportiirgli lo orAZionit o uollb cormpondoaza di quei 
duo anni, cordialtiuinirL tni i dQk> titnfkiiUti, uon o'ò nulla 
oho Bcoonm n uno «croato. Hìtonj^o quindi ohe l'anno Ìi3tì 
deUAl«tt«rft9ÌAOODj^tiur&]o o visi dobba eoa1ituÌr« il H2A. 

Tanto U Barbaro quanto il Trovorsari d&iino cjOioo 
luogo della 0OOpdTla della ot&iìoiiì Iiof^acei la Germania 
ac£Kfao la FrAncìa; ma fu facilo roquivo^^o. pf^]>:ihè ontr^mbi 
ponflavano a Coftanza, soda dol concilio, dctndo mciS90it> le 
oauiìTuioni tU Pomicio- Dol r««to U atecia oonfaiìoDc ò lotta 
nolla aottcacmiono fìnalo dal ntiocitato oodic« Lanrou* 
sioDO ^8. 7, dove si alT^rmaao scoperte te orazioni ' per- 
quieìiÌ9 plurimia Qalliae Qermaruaeque«_. bìbliothoois '. 

CombJDando le indìcaftionìf che lacoogUamo dal i^*- 
truca *\ dal HUntuti *), dal Bruni *) e dai commenti rot- 
torioi dol Loschi >;iìdo dol mo. XIV) o dol Polenton *) (iil3) 
ai oUìcne la «egnonto listA delle orasioni cìoeroaiane ve- 
nulà in ]ac« prima dello sccporto di Poggio: 



j». ^rcAia 


iU harntpìcutk re^ponéo 


f, Jf iVoftd 


jh VUuniic 


p. Piunoiù 


p, ytoceo 


JK SuìUè 


p- Va4Ìio 


4é imperio CtL P9mp€Ì 


p. BciifO 


p. Mattalo 


pM iS^tìo 


ff, Liborio 


in Vutinium 


f, Dwtaro 


d€ provinciia conaitìari^ìu 


f^ì r^àitum <èH Qwrit4é 


p. iiulnciio 


fo$t redittiìn <id i^tnatum 


in V^iiiiinam (4) 


d^ donQ JiM ad pcntifi^ct 


PìiilijipietK (14). 



Inoltre: qualcuna delle Verrina (p. ««> Ia Q "2 <fd fru* 
mffaf^J, l'apoorifa pridU quam in t;cAÌÌitim irti o la duo de* 

P. d4 Notata <^p. 0^C p. I«J. IHL ItfG. IST. IH^ SOI. 'JOe. 9Ce. 309, 

I) Epitiottirio a cura di F. Novali J IW; IH GM n. L 

■} OiifmaU ttuH^ d. ktter. Hai. XV)I 22^ 

Eutr^Tulii t3ell*edijsÌ9UQ di Aaconio ' Vcnctìtt U7T '. 



IDI 



m. EUUBADIJII 



dUTUtxioni, del [mltì apoorif», soambìaU tra Cicaroca « 
SaUustto. 

Pioggio aoonbbe qiMibo patricnùnio di altr» dieci cra*^ 
rioni, p«r cinque delle quali ai rintraoclaroDo in sefumtc 
nuove fonti; ma di cinque, ohe eono; p. B^^i^ Amtrin^, 
p. Hmcìo CowiC9d<r, ji>. Halirio Peritano, p. Ri%h\ri^ p^r^-. r«^, 
p. Murena, «amo debitori uuoameDte a lui. 



Ancora il o>i1. LatidfiiMf doliti opi'rt* retfxtrirhe 
di €irfr«ti*^ ')- 

Nolia RivUia di fiMoyia XIV p. 427 pubblicai uà» 
lettera di Quarino Veroneee i& d&t& 'ex Verona 14 Ual. 
iuliaji \y2'2 \ la quale, unita ad altri docnmonti, metto fuori 
di ogni conlroverua ahe il ood* Laudoiuo dolio opero tet* 
CoriGfie di Cicerone fu aooperto nella priwa met4 del 1422. 
Ora comunico un'altra lotterà ddllo stceso Guarino, del 

9 gennaio 1422, la quale porta U eooperia ud po' più in^ 
didtrOy cioè nella eeconda mata del 1421, ne gi& ai prinl 
di gonnaio n*era pervenuta la notizia a Verona: notizÌA 
ancora al(|iinnto incorta^ porche Cruarino crede £Ì tratti solo 
dal Di cratùr4, e a^uanto erronea, porche ne fa Bcopritore 
il Barzi^^^a Htcs^o iu IuOgi> di Uururdo Landrianl 

Lii lettera u indirizzata a un jV. B.^ uu irate clie ave^a 
predicato a Verena nell'avvento del 1421 e ora passava a 
Milano, dove avrebbe potuto trovaro il Baniaia e chìo- 
dorglì copia del nuo^o codice. In iV. B. mi pìacorabbo leg- 
gero Mt*s^U>' Jiarnafdinui da Siena; e enrobbo bollo vedero 
il più grande dei prodioalort di quel tempo fatto interme- 
diano tra due dot più grandi umaulstì; nò la cronologia 
forao lo vieterebbe *)^ ma mi macca il modo di raecogUere 

10 prove. La lettera Ita importanza anche per ÌI Boraìa^a, Ut 
□dì pretfonzu. a Milano resta coal accertata almeno «in dalla 
seconda mttà del 1421. 

Cfr. sua da'. V p. 9S9, 

■) Fare ìutugb abv 1b cruiicili>gÌB lo vioti, guui'vmk ò «t^tA r«* 
opritienimAmciilo BUbiliti tU K. Alutsio Sta^a di 5. Ifemardino da 



DI ALCvatt CODIO) r.ATts:. I0( 

ODftrinuft ■] V^roQonxii «aneto viro M. 3. plorimnm in 
chriito 9. 

In ìiOQ tuo dboe«0u Ubi opto, tit htnù sto folioìtor lioo 
til>I iter «v«DÌAt &o ATf^diolausueibiu ip^U, ad qnoA pro£-* 
cìscdris; quod it^ foro vaticìaor ob c«m t^uani do to «pud 
&o« tWUtt oxpomntuim ot ^'itao integriUto et acntUsìaa 
divinorum documontomm mibtiUtato. t^ibns ox robcis imi- 
vflraum popultim Vorononsom (*0tiin tf«^.] mirifica tibi cAh< 
tftto oc ben L vola ut in dcvjnxiati^ ita ut quanta ffuavitAto ao 
ioouDdttatA Gumio nOH pTai>«dDd a^coeroa, loato muro» oo 
molestia disoodans torciueas. Qnid auìm magnìtìceutins aut 
utilLOd iLfTorire potoras, ^uam ut virtutum amorom ac vì- 
tiorutc odioiD animìs ingoneruroft «t lactam crod«ndi vìam? 
«luam non ant^ lugrodiantìbu* commonstrof, qonia ipso 
Iionosto conMtauton^no iocorl*, ipvivtf salvatorìa oxoinpìo, 
qui Don ante doc^ro iucoporat quavD faeoro. C«taram oca 
rctf tno^rDrom Himc publiouui aolfttur et torop^rat, apea 9GÌ- 
Uodi optatìm^ma reditos toi, qma ita futurua (faotuTUs ^od.) 
ea nobitf pr^waeiUf ut et T^motus a nobia longin^utia o4«a 
&«qu«aB< Dd hÌ9 ÌD praeseutia aatis. 

Sìngularo quoddam d tua huxnanitnto louoficium pa* 
toro non diibitabo, cuoi ita to natum ita oduoitmii ita in* 
ntttutum vidcam, ut bone nscrcri du liomiuibua velia at 
da iis poLÌ#«Lmiim, qìios fidai ao leeu cbrìeti carita« ttiad 
f'aoilUati coniunot^Ds r^ddidit. Quod autom poto osb com- 
muDo «luoddam «tudio^oniin ben^tìciuni, qui bivco humani' 
tutia Qt liboraliom artium oxorcitiia oporatn dant. Huotcnua 
opod Qos obvoraabatur libor CicorOQin do oratore, ita ta- 
luca ofctrancatu$ ot diluiiiattie:, ut cum maxima (par») oporia 
<1cgaiitÌ£!jimi rei tcmporum invìdia voi maÌDTUm no^trorum 
incuria poi isaut, inomondatum otiam quod roporitur «xtarot. 
Ugo voro tnmporo f^ina portulìt ad uoa Jìbrnm ip«ura in- 
teg;ruin absoiuiam ot & vortìoo, ut aiunt, od caloem tuqua 
nulla 62 parto diminutum ro^j^rtuai caso a viro doctìuimo 
ao aapientiadmo Gaapnrinc lìcrgamcnai. Video ìam ojialaoi 
tpaum et novam liane notatom nostm ita favore aludiis et 



1) Cod. CtuaoQM dI9, 8 f. 16*. 



lOfl 



le AABeAiniii 



oloqucntia^ ìncremeDUs» ni (ni) por wgnitìem «Ifjttd icer- 
tìam deeaee uobifl roliratis, jvl nlUim quoddam doctTtUArum 
culmoQ posaimus Tacilo coasc^ndcro. Ttium igitur orìt of- 
tìcùim, pat^r humanmime, xib qu«mprìmiiin Mo^liotannm 
•i>spe« Advcn^rìx, coavcdìu Gatrp&rùium ì|)4um, cutn» fuD« 
tnm clara cab, Gb lat«rd non po«ait (est «uìm koo tempora 
IkCccUf>Uni), cure^ue ut liber iato de quo loquor nuper in- 
ventus tram »GTÌ batti r opc atqoo opera CìasparUii. Id «nt^iA 
Ab eo facìElime icnpebrabU; nnm ccm doctnon et yliIhI^ 
8Ìt mftgnu«, focililato placabilitato ntonim dnlcodin« ucmini 
c^dit] pou««Ìmuin oooi od littoriitoruni cotnmodum nllum 
prnMtoTfT ailtumtnbum qn^at, Is autcm Hber ipniu» Oaipa- 
rini ho9pe» esrte praedicatiir ; <|Uod doi induatrin f^ictum ab 
ipsto Gic«rODi* crddideTJta, cum plurima ìllì oraamvnta Iw:- 
desique contalerìt el magna ex parte lab&at«m in lucem 
extulerit' Quid vero facilìua atit rtiom vonsimilìns sperar! 
poteste quam te prneccptorcm elo^u^ntisatmam ab orndi- 
tÌ£»fìmo bomina impolniTe doborc, nt romauno prittccps 
citoqacutian ac recto vivendi ntfijsiìfter ad cupìilon ?tii civ«9 
piM^ucAtur? ad quo» proiude ' facÌIÌ!ique voleusqud »&- 
qticiitr ^ Pljra non dìcam; quaocuraqne expeuderl» in «o 
Jibro tran^cribendo, nobìa qnom (qiium cod^) doDun ti averte, 
r^titucntur oonfovtim. VaIci vir ÌQl<-gonÌme, memor mei. 
Ex Verona v Ìdu> lanuaria^ (1422> 

Sul »diel di Properalo. 

La cimenti fi casi OH o d«i codici propernant in due fami- 
glie 9 a J fii^ &on è molto, nncalzatA di validi argomenti 
e dì nuovo maUriale dai Pottgate ■); alla fnicìgìm J ap- 
partengono i codici D r, alla famijjtUa y, la piii uutor«%'ole, 
appart4>n^no da un canto A F, dall'altro N, Dei oodici 
della otarde ^t dopo .V^ ohe é la principal colonna del testo 
properziano, ha. per noi la maggiore importsuza /', pdrchÀ 



>) ,T. P. PnsIgntA On f*r!ain manutfr^pt* v/ t^rvpcrtiim v.'ilh a 
/aemmìU {av. Trantaeti^m^ e/ tht CamM^tge phÌlt>logioal Society/ IV l), 
Londoe 1884. • 



ut XtÙVHÌ COPICI I^TIVI» KVT 

OMO, ccm'ò oramai aaa^Ato (il. p. SC), fa fatto copiare dal 
Salutati di m VesempÌAt^ potrnrctìosco ■), il qiulo m&liva, 
a dir poco, «Ila ni<iba d«1 me. \IV. 

Ma se F deriva Ìndi rattamente dalla biblioteca del Pé- 
traroo, co n è uno cho vorrebbe dcrìrar di lÀ dÌre(tamoiilO| il 
Bodleiifiu Aild- B"^ alla cui soltOMiri^ioro: Ltttu tìco dttvqnc 
gliirlotiatimc g€HÌlTÌ<Ì Jfdm óetnj^r Vìrgiru An MCCiJ^^ 
Ltx\oentUu tìoUh^lia tcriptit, Llea dietro, di mano |josta- 
rioro, il distico: 

Puinioo ti coniìl Uetarii pro«t4L opus; 

a aH'Atte9ta£ÌQi>e del clintico c^orri^poiMl», nel ffiglio di 
guardia, ii mano pure diventa, rnvveriimento: Xtria ^uod 
Ptttarcha jNMJttìn* a^piujsit mannm. Il malo però M n dia 
la 8QriUui& oùn L& afTaito i caratteri del »eu« XTV, kÌ iu- 
Tooe quelli del XV iooltr^to, talctià in ogni cvno (inetta 
non sarà elio onn copia del codice patrarobeeco ; ma nenv- 
menc quuala ìjioteai reggo, aiA pnrcbo il tosto rimi dorivR 
da /', aia perché le note margì&nU nono indegne del Po* 
trarca. Il Poatgate *], a) quale doblimno la Dolixim d»! co* 
dice, spiega il fatto supimnendo mi Pk^trarca, ignote, vÌie- 
flato nel seCi XV; io al uotitraiio ci vedo cna frcile bella 
• buona: e lo argomeato dalla ratcliìatnra dell» duv oifre 
finali della data, non wsendo ìnfrequeate il caw ohe sì 
OweiTiiLo noi codici rnsicbinture o nheraaioui di data, fatte 
allo ih:o|io di accrevcorne il pregio. II faUifcatoro, coin> 
piuta Li prima o\icm/.umt^^ {hl-qu> alla Httnondn; poicHÒ avenflo 
letto nella aoLto^t^riAit^nu il nutim drd ocpiittm Tjonmxo, lo 
ficc6 nel dìstico ai^i^iito di nome del Ptitmrca; da ultimo 
Q ^li o UGO pur lui aggiunae ttul foglio di guardia Tav* 



') Koa sapplaiT^e ce dorlTUi»* dal!'M4TnpUr» |>etnireb«Mco &nch^ 
il oo^ iì Propanuo cha sIav% iktIU biMi^ucA d) QuIooka:! Jl Vi- 
•ceeti (f laW): <St. O. E. Sehmi^it D»* l'iJcaiN ui»rf lAw /itM.W/a 
n Pavia (oeUatU» dtilU ZtittcMft fUr GttJiiohU %h4 PMti VI, 

t) /^ p. 0&<6Cb Ulteriori iDlormiJtìoni mi furono gvalQmofitc 
fomltd dal i>rcif. A. C. CJark. 



vertiULstito, cUe dovora lUr^ mojtporo cousletonza al gio- 

Tornando oì eoi^ P, o^o pOTt& in fine U firma Uter 
L'ifituii j»y«Wi, rigiiltanjo oon ciò ooputto inuaiust il Ì4.0G, 
J*nniic in oui il Salutati morì. Ma o^lì, corno rìcavìamo 
dp-iJ «DO opifltolario ■), poiiaodova ìl codico fìao «kimono 
dal lUSlv poiché in qtioU'ariDa do citava duo vor«i: I ^,90; 
15, 4S; altri voni ne citava noi Vò92'lS&A, cioè III lo, 9*10; 
1 1, l-fì> Quell'ultima ciCBztoue, recando lo lezioni /:4^i/ 1 I, t 
<$ eu'jc I 1, 3 proprie di /', oont'orma cho egli adoperava 
appunto questo codice; o lo ad{>parava prima che ttn'altra 
maao avesse ani margino corretto /ccr't in ceyiL 

Un codice propoTziano. di cui erodo non ai abbia an- 
cora notÌAÌo, ò il Classcur^e ^J77 di UaveuDa, cart. «oc- XV, 
cha oltro a Properzio comprond« Tibullo, ìl libro X di 
CcluEcclln, un canno di Claiidìnno, tic di Ausonio o alcuno 
pceaìe nmaiiiatioho. Fu po^vodiito o, paro, ccpjato da Bat- 
tista di Spello nel 1450, cono è dotbo noUa w^tto»cTÌEÌouo; 
l'rojj^rtìi Aurctii nauttie ponine HtuétrUtiiiit cUff\avum iìh^r 
quartia /eticiCar cxj/Ucìt, Amto rcltyianiè noitrac millttim7 
^uadrìitgcntMÌtno qttiftqiLu^tiHmo nono: 9aptetnbrii dis zigcfima 
Kxt^i. AttiQH^ ^a!iii}<iioi' 2£:t*).?,Mar. Ualle mani del propno- 
tnrio pa»»ò, por cfwro cmoodalo, in quello di NicJcolC Volpa, 
vicoQtino, im bnon umanista do! xxc. XV, profcf«oro di 
rtUorioa por più anni a Boloffua, n^aostro del Perotto o 
mnÌQO del 13e«rsarÌ€uo. Noi testo di Tibullo U Volpe non 
(*^e altr:> che commentare in margino la «logia Ile por- 
tfLre la primitiva divieiono da tre libri a quattro, «crirendo 
in fino il sDguonte cpigiamiria: 

Incipit % tencHs nlmio nuoccmna arufiTo 

Qui vaaoTDfn indaiani iure TibciUn* habnt 

nic do«fit Aogrogìoa g«iioro»o cainiiaD monto^ 
Hunc et NMonom turbji praeAx «eUbr^t 

^'ico]lalltl vblp^B Vicoaiians *). 



<j Spi4éoUrÌv 4$ CtìUocio ò'^ltticii ft cur» di Fr* Novalt, Il p. 40; 
ITI p. »6, 

*j 11 tolto di Tibcillo «ta rìaolu(«&]onto con U rodasioa» doì 
■ockIìaÌ a V (BabTonfi) oontro U r»i)&uotao ài G. 



r>t Aijavxì coon» LAnsn. 



ICA 



ATa^giori mutamenti introduco ia Properzio, cbo «racDdò 
con ooagcthiro proprio o co11a£tf»tò con un »]tro codì^; 
ail^ultimo m'ì^ an commiftto: 



I 



Qui iir>vitiuf pluciili^ «s 5i>]ifclti« caruiiat) curaci 
Ad «lomtDnm ré<l*as cu^tA lib«ll« (uum 

C«[ pti»tqium cupi(tÌH <«ruiii to eKC«^rit ulni» 
Tnm ^rAton iiofltro noiitino millo r^ttir, 

IL Propersia olAss&nse »on h» noKsarui imporiftos*; 
^Mo riclunmo ritenzione sul titolo: Propcrtil Aumlii nat^U 
monMblov t-4Ì tUffiaruiiK lihtr wì TuUtifn ìncipit /ù^lieiUr, 
perchè di (^ui pcwuamo arguire cbe il testo dLscdudft dal 
codice autogisfc dc*I PanonDiU^ ora Vaticano 3373, Inflitti 
il ^bbotìt>3t'j vtl tlt^iurttm tìUr ripete Ift 8ii& origino dai 
1?ftnOTiDÌta, ohe ngiiò noi «uo codice: [ncipit mojn^hyf}Ut 
Proii€rtiÌ AurUil A^iufue ad Tallum faliciUr o pOnt^nor* 
mento aggiunse: Vel ^U^iamm aecunJuin i^^vniiim i/ar- 
c«(l«m ■)■ ^ corrosioni marinali del Volpo ootnbEnano 
con III jwconda mane di V^ di oKc iantifim recutt trv erompi: 

1 fì, a Qiiom chorìpeoi] ve) corcyr^oa {V m 2) 
» 11, ti IdiitantU] vel meUnlii (F un 2) 
» 20, 4 nioiius] vel miuyis (K m ^J, 

Onrioso è il succeflflivo ingronameato del titolo dui 
oocUci properziani. iV, del principio del sec. XtTT, ha t*em- 
plicemonte InripU ProjiertiiL» ; ma giù eìn dalla uicU\ dolio 
Nt4t)i«» ftprol'i un (tiMUcCj tiru pitnliito, ptsriiiv;»: Proj^rtli 
AurelU Xante mantthlhlits *); a uni :uìl set?, XIV f» nggliritto 
ttcJ 7W/um, tmenilu]» diiireltfgia I 1, cumn vediamo p, «ji. 
in F: Itti^tjitt MouobiUo$ jiTojjBrtii aurelii natiti ad 'PiiUttm. 

•) F. Dv ^olliao /^ òAf^c^'A^/M rie Fn^Vir OrtiW, Pndi iaa7, 
I». SSl) D. Allh fiti« tt l«g^: Anfariii l'Antrniiae tUjiù ad Latnotan 
y«pj taetimìé Htfyi'ac "jcrfuj /mcfiit^uc t£ tìononin rtrqmtrii fe€tdcre* 
Ql»AH'«ffl(EÌA fu ftcTillB A BaIo^k dd 1121 (Baroatì^S^bbodittì Stndì 

),riHLlj[& Ift &9JIE4 fli Prop«mio. 

^ Si. 



Noi soc. ST compariscono ullerìor! deugu&sìODÌ: Omhcr, 
•dvtsitikto dalIVÌKgift TV 1, 121» come p. «b- in V: Pta/jeriii 
AtiTeiii lanute utiihri tnouoftifJftA incipU fuì 'Pttfinm'^ ìnXi c-^ 
jfioriim lìf/r.r, ÌTa\.lo il» Nocio Marcello (]k IfìO M), tioiruuto* 
gTAfcidfil PftiKirmJln gìi\ ni^iinlnlo; flniilLimai] ' jirtiaiiomeit* 
Spxtut dnrìvnU) ilalln Vito VerifiU dì Diniato (;»- 61 R>, nome 
ji. C4. noi <;ckIìc4) g Tinnii imi o dnllii bìbHutrcji Ambnmaua 
D 267 [nt: 5«jj(i" AurvtU Prop^rtii ruiiUae umfcri thfjiarv.ni 

Tu Lutto questo gnazKabuglio leata sempre oscura rori*- 
^in© dpi tiomi s|inriì Jur^/ta/ji iVniffd. Fn snpponto, non w 
ct^n <|uantiL prnbnìiiHtJt, clipi A'tiufit provAngn ilalbi IdJtionn 
rtriYmiTJt iIitÌ omlW i\ftr{ta ttirt.» rr<t« IT 24, Sfl ìri luogo di 
haud itfi dU'ét ^rak; o, con micor prcibabilit^V unt^oraT ohe 
Propertitiit Aìtreltitn itla imto per acambio con A ureUaa Pra^ 
tieniin»^ all& ijuale stijiposi/.ioiie oautrMltlìcus V orditiB d^i dne 
nomi, che nei co^Uni t\\ Pnidenscio dk sempre AnTtiitiv Prn- 
àmìtitìn, mentr» i «lottici di Properzio, eccetto pochìn^imi, 
non più di dne forKtt, danno Proptrtiut AHralìjin, ìl ('ran* 
Ktoun >] pi^nNi^ Amerim Nautn^i quando niaì .'UùiJHifiV, di- 
vino mala in Aviti Natis, o muglio di tutto: Properii aur^t 
vali* Manohihhn. 

1 codici di jtt. XatLlUci fì Loreujui Boni ne entri. 

Gli «copritori di M. MahìIìo nel aoc. XV furono duo: 
Poffiìo, cbo io trasse noìi si sa da t^ual monastero nel 141tir 
e il Pftnormita, cbo lo irta^ò itA mon&atoro di Monte Ca»- 
«ino rerHO iJ IA€*>^ La noLitia dc)ì:i i^riraa scoperta J'nb- 
bìauDO da PoggLO stesso *), la notixìa disila seconda, dal Co- 
nincontri, il quftlo cohI eorìVQ neirintroduxiono al suo com- 

I) Fr. Plea«iH Élada entiqitté tur Fropeivf, ParìK 1884, p, ITS n* 5. 

t> Kalta lotterà, ora pordot^ «b^«>;li acrJB^c % FniKCHoa lUr- 
brilli nella rjual« «rn ricluiio rdimoo dei <oq!ii:i nar>vanL*Dlfl trovuii, 
tlA oui ' MaoUinm Aatronomum ', com»dic&{l BivL'bAroDollaiisxiOituL. 
in data ' Kit TenattU pHdlA non- Eu1Ea«i vcco^tvil * (Frandai^vi )Ur^ 
bftH ÌCpùlt^^t p. £); o uolU loltori^ n\ Barbaro ^Uwa, dnl priuoipio 
del HIT, mcpntdinAnto palbHAJtiA da A. C Clark (The dottStal Urrùtw 
XJU) ISt'O, p. 12^), (1dt« 6 Dominalo ' M. MaclUìudi .V)|^roaomit;ula *> 



DI ALCtSl CODICI LXTiNr. MI 

monto « Maùilio, nsciio ja laod l'umo 1434 *}: ' S«d Umcn 
multa do ìptii3« tMfttiilìi) nomÌDo pdF^omptaDdo, occopi nb 
Antonio PftDOnaita, riro doctisetioo «tquo poota, oam AJ- 
fonai iompOTÌlm* Nc4k|>olL essom, quoiidAia quìntoruiouoa 
Tftlde porta rbatoii votD3tÌ8»iao9(iuc, «^uo^ ex bil>lioth<;cft 
oiU8ÌQ0D»ì so AOOopìaM dÌGcbot quodcjuo mihi ir&didit iìri- 
gotidOB (^ dìgerendoo), in ctuìbu« in ornai Ut>roram prin- 
oìpio t&lb iosurjptlo oraU L. MoQÌUj Poote lUuatris Àstro- 
DOtnicoa incipit. In ceteris libria &ilcMTaa cnm Ctadem 
ÌD8cri|)tiouo; <i\\09 Kgo quiotomioiiea traoscripsi naft cum 
Q«]ÌÌDft itìoulOf in i^ttibns otiam qiio»dftiu \crsti5 pluribus 
loois ìiiv«QÌ, ^uo0 in oxemplanbuf l'og^j &ut imprcMOnizo 
deoftao ooguovi \ 

' Cum Alto<i«Ì toEDporìbua X^apoU esscm \ dico qai 
il BomnGODtrì, os^a prima dot 1458, Tanoo della morto 
dol ro Alfonso; dol rc^to ora a Napoli ccrtamoDUi eia 
dal 1456 ''i; ma corno o ^nando vi sia AD<la;o, nca sap- 
piamo; ai pQÓ bcn5i «apporrò noi tempo doUa ^orra tra 
Alfontto Rouato d'Augia (1435-H42>, alla qiuilo il Bo* 
diticontn forto pr«M partii. Porclió tic] 1431, aveva allora 
21 anno ■), bandito dalla repubblica dì FireDw, si rifugiò 
preuo rimponitcr Sigiamondo a ìndi si poM «nccesalva- 
laonto al soldo di duo coiidottìori di ventura, Fraucosco 
SforxA o iCiocio da Hontochiaro, sotto il qnalo ttltimo mi- 
litara nucora noi 14rì^ ■); o non ò improbabile che passoase 
pia tardi a prcntar servigio sotto U insegne di Alfonso e 
foaao da questo ro tolto nilo armi e ridonato agli studi 
oatrosomici, nei quali si era già Un dal 1438 acquistato tiu 
nomo famoso ^). Kntrato cosi nelU Gort« regìa, tra la co* 

t) 'SkiW oài lìottù d<l ìiaainc<ini.T\ cff, A. Crtkntcr Vt^dìe AUt»ttn 
1) Com'egli itottM 4Ltfònnfc ooi »uoi AnnaUtf Uuratorì Jf«r, tiai, 

*) ifappiAino àtk lai alosso obo aacqao % Sommiuiato il 23 fob- 
bnùu lUO, Humturi i%^ p. IfìO. n pultu d cììaidkva GioTHitni, G. Lunl 
£ldM»M trHdiiontni, Fioro«ti»o 1739| JJC |'. ^vi, 

*) Mura1'>ri tb. p. 14C; UL 

1) fJ«l ii39 ò «litainato ' «btbioaomai «Bicbcxrimui ', Làvi & 

p, JtTi. 



1L2 A. «AftftADrxi 

novità ch'orna oiTrìvA o in mov&o » qd oleUo circolo di 
•oicoxìdti o l«ltorBÌt, di cm prc<LÌleiM in putiooUr moio 
il PdnormlUi ìl Pontaco ■) « TBetrODomo «nUnofe Tolomeo 
Gallici^'], «bbe «gÌo il Bodìccodìtì di spiegftro tatta Ì&, 
atia opcTCAità, ch« ei coorcìtó «n dae campi: dell'MtroDoiniA 
6 della etoriogr&fiA* 

Nclift storiogTftfta prodasao duo lavori: U tìUUria si- 
cuUtt pubbUcaU d«l Lami (o- e. IX-XI), ^lì Aitnuta^ pnb- 
blicAti dal Mamtori (o. e* p. IO). NoiraatronomiA cìn^tio: 
tre tiittAvia inediti^ e oono il yawtyrum liler (Muratori p. A\ 
U CVmi*»enln>n «u/^tfr ctnllloquinvt, Ptoktnafì e |;li ExcerpUt 

«icv PùTfJiyrtì (Lami X p. xni); e duo «dite: i R^titm im- 
furAÌt4im O divtnarti.m tic» litf r«fr4w cott^ttiòtàs libri iret ad 
Férdinantlun Aroy&nìtm iuct^tvnt Sicttùu rt^m *), pooioa 
did»oalico, modolbto >n quelli di LnciYxio o di Manilio, 
tt il commento» gii^ ttcoennatc, di Kanìlìot t'nitto dello an^ 
lozioni allo Studio di FÌr»:x4. noi i|tiato fu condotto a in- 
«egnare, dopo che la repnbblioa aveva noi ì-il^ tolto ÌI 
bando contro di lui (Lami X p. xiil. 

Qoosto commento è scienli^co infiiomo o grammaticalor 
assai prolisK» in sul principio e sovrabbondante di oìt^ 
jdoDi, spocjalnsonte lucr«aìcuie; nel chd però rieouoactamo 
al Bonincoulri un merito uon pìccolo^ giacche comò fu il 
primo allora a ilhiatrAre Manilio, coii fu il primo a ma* 
'l^Sgi'^^ ^° t»Dt:t }Argli«£^a a xìciir&e^a Lucrezio. Prr 
quanto riguarda U toifto, r^IÌ adoperò oltro al codice t»co- 
porto «la Poggio, ancliv il cBs^iuese ilei Pnnonnita; e «1 
uaaaiiiCMB vArìì da Attribuire lit Tuaggtur putte delle ì^OO o 
più legioni, nelle (|uuli la snu pfVtzìuua, giusLu ì caWU del 
Oramer (y- tr. p, 12J, eiI diflereuxijBi djilld preoedenti: dico 



»j n FotitfcTif> (TuwlJ^ il, VmotiU ìrtìS, U 70] lei rìMT^<'i teca 
affitUuoRu ci^itAlGo: LhVKsX'Tii Miniati ASincMkoi . . ^ . Noi mcntordi 
T«e«rv« Mndu •[>ciique laborin llaae tit>i pfo aai^tae munere ani- 
oìtMe \ 

■] Anche p«r il QaUìnft eompiMe il Fontano un «piteAo, i^h» 
preo^fl iieiacdÌEUn[iieute i^iiono d«l Bomuooutri (tVti.). 

>J In Ih UAuHai Uptrn ùmni^f BuÌI«a9 (1675;, Il p, ìbQl- 

t,3M 



I «uro 



DI ALCPm OODK) LAnXl. US 

1& maggior parte, percbà alcune di esàfi ftcdracno akttf- 
buil« ft congetture sue, d&ile qtiAH non rifuggiva, come si 
vedrà dft un pnio iK «wempì ch« r«K>: 

r 122 Qu«iin stive 4ix huIIIh ropAtoclom iiinnìji rolnuj 
QvKH KivK : [hcÌjiÌì invoAligai'D d« luu^ult pTÌn<ùpli> vi [lonii 
dìvonuM phlIusuphoruiLk ùpiuìui^tìji; piiiiio HUJtm ilicìl: ariju 
BJva tu veli» [Qiindum niillis esse princìpiis factum uec 
t]ì<£uibii3 seminìbus. Et clini Uoc alteriialivo dicat, reor 
deftcero AÌKiuan vnrniiHr ni pciUi: Evhi vnWn multiiMjiii» prìu» 
fiimpsiMn (ì^unisc 

T 10 ì)nrt MiimuRiJ Credo dune v^raum sUl«bÌH indciun* 
at« li trAiifilatoTÌiiiH K^ripiuni ot i|UoJ potrIiL ei[jrì^>9(HrÌL; 
t aniinuru vlres facìe^i lid tfluta cnuen^a. N»m solum 
lioc verbaiD ^ do U ' est aacundn persona exceptoatam a 
regni» pn'irn rmiiugntiorii*, r^U'> bAbf^t antn ' k * longnm ; 
' dAM " aiitntii bravix oaL Virg. in VT [3óC)): crtii ilnLtis b«i- 
rebftiD ciixtost, et ìii pHruu (A5): vola datHirt wntis. For» 
mnciUir «iiim 4 iteuuiid» persona pruMbolSti^ 

Taramentd <^ni e* ù un abbaglio prosodiaco abbait-ati^a 
stmno. 

Inoltre Btt^ist^i ÌI Boninoontri, nel pA«sa della prefa- 
zione piA W.I citalo, iìììn il uomn del pooLn d)ilo ilnl t'odice 
CassillOstA V L. MaulìUis a iiun M. MiiHìuri, qtiaìn HJ lHggi>va 
nelle jirocoiluntl udixiunì: ' ImprifHKcims, Kono nitrii «ne pa- 
role, etÌ8Tn tiluH llbrum M- Malliu lucr^ribnni, crftdo Plinii 
nnct^rlUtuirt iiecnti, qui de rjuoJam M. M^allio ooniraemorftt 
et quAniiiuaiii (^ qu«inpiamP) niath email Efuia tamen, non 
enm poetam taÌKQ appellai ', dctve In parte ha torto e in 
part$ ragione: ha torto nell'afTermare cbe le edijdonì su- 
tenori alla siin portano il nome nella toTTaa Af. Mail(tf»j 
mentre 9fl$9 danno .V. MaìììiiH$j eccetto )& bologn^M del 1474, 
chi> dà .V- Majìlìiifi, forati por irrorai tipografico; lia ragiono 
noi supporre che gli «dflort, u i coputi, uggtungbTco noi, 
abbiano identificalo il poeta MauUto col matemUii^o Mauìiù, 
dì cui parla PIÌlìo. Infatti la suddetta edlslone bologne«& 
e II codice LaurenxìanD 30. 15 in una noiisia acll'atitoro 
scrivono (Cramer p. 0): ' --<PImÌttB t^itatur, cam refert iri- 
geaìiao wxto libro naturalig bUtome ciaittadam obeltscl ca- 
5h>'i lAtf. Ài nyt. titm. viL a 



114 11- sabvjluihi 

ouminì p«r BXanilìnm matheiDJttlctiai auraUm pìlaui fhi»sa 
addìtam ad digaoecendiut horartini ratiotio» \ ftllndoado al 
Mguonto passo di Plinio (iV, H. XXXVlV: ' digaa oo- 
gsito r«s et indento fecundo. M£lii1Ìi:9 caftthomatictt^ tipici 
(obo]iaoi) anralaiD pitain addidit.. .^ Uo rìlorito il toAto di 
PJinio qjxt\^ si li>gge nei oodioi iiitorpolfttì e doDo odidoni d«l 
fiùc. XV; 0X& le edisioui orìtÌoh« li>ggo&o: ' di>-na ooguiiTi 
rw ot ÌDgonio fecundo mathomAttcJ. Apici auratam pU&m 
addidit ', S0B2A U nomo J/afifitn^, 

II BocLin&ontn noa accettò qaest'ìdonUfìcaziona; o 
d'okccordo con altri codici volle acorgofo invoco in ManiJìo 
Tin astronomo rioordato da K'tìtiio iXXXV lift»] eoa lo pn- 
rolo ' ot aatrologino {aonditorcm) coasobrinam oitia Mani- 
littm Àutìooham ', ohe noi prootnio del Boniitcostrì son 
citato coai: ' ot astrologio con^obrinniD L. ^anilinm An« 
tiochcioin ^ (da oorrcggorsi in Aniiochatium), 1 codici «bo 
rocauo traocìa di tato ipoto»Ì sono due Vossianì *\ US^oilS*, 
di cai lra«crÌTO t titoli ndllo loro alngoUri atroppiatiiro: 

Vo$s< 3 Mctrci Mallii AnUochi Pcìhì A$tronomicon M'ito 

OciiÈvio Quirino Auffurì^; 
VoflS. ^ i/. MaUii BQOM ntironomiccn divt> oct Quirino auff. 

Salta subito agli occhi rorìgiao oomnno dei due tìtoli; 
Timìctft dilFeronsa cotisìato in ciò, cho dove ±1 3"" ba AntioM 
/'o«Ki, il 2' ha EQOM; ma anche qnoata diOereiuca sya- 
riece, quaudo si porta dalla ibima ANTlOCfiÉNI^ elio di- 
visa crronoatnento in dao parole fa noi Yoss. 3° lotta per 
ANTIOCO Cb€NI, e nel Voss. 2\ omesso ANTIOCF?!, l"u 
invoce di Cfe€Nl letto €QOM (C^€j !2 = <3; € = Of 
NI = M). 

Mtinliui e M<tUÌti4 sono i>ftrcji forme congettiirnli; il 
vero ^ ncmen * del ^;oeta ^ Manilim; ro^ta «olo iJubblo se 
il ^ praenomen * eia ^ L \ come attestAva il codice cassi- 
Doae» o * 31 S corno atteatauo gli altri. 



f) P. ItanoTÌao C^io annoruni qvfi^ Meniti^ a4à^n9micon l^ro9 

<Tp>^iMMierir (jwgii st^4i iui. VI p. ali). 



ui aìjcxkj comoi LAriSEi. 



W 



OH ' ArAte* * ili Qtrnmiiico. 



GioT6TÌchurìr«atqQautok8torUd&llftdifiusii»]6 degU 
AraUià; e « qnofto »copo ccmiDCÌorò dftl riportare le teatì- 
mouiaBAe d«U' Oriho^rojrhia dì Oiovactiii TortoUì, ch# fu 
ptibblioBta adi H4^J. 

1 ^ Ajictoi-iiyl.lx .... ut (Ciocro) Ubrd II de natura 
duomni {% 10£>) vcTdtis r«foreii« aratsos alt: Arctopbylax 
vulgo qoi dicttur o«pa Bootea ', 

2 ' A.BICT7BT8.. .. dò qua Cicoro libro U d« nalura 
deoruin (§ 110) varsna refer^nit arateoa in^^uìl: Stalla mi* 
oan» radiìs Axcturus uomine darò '. 

8 ' ÀPLT8TBB . . . ' Cicero v^io absqaa m aorìpnt <at> 
plimaja pofiuit broTom cam nit: Navibua aasumptiìa fluì- 
tautìn <|ua«r<oro A|>li]»tra. Germanìciis vero Oacvar vìtnilitoT 
tu Aratro (vie) apliist.ria ceiih prioin Ioagn nt i in poDultlina 
ficrijv^it oum ali: Fulgdub Àrgoao atcllix aplLi<*tri& puppis ' 
(Prwciaa, I p, fì&l H)- 

4 ' Abctos .... T. CktidltiA C>a«ar In ptiaonomìa (>(c) 
Arali (V. 109): Tardu» i» occaan wquìtnr sua plaustra 
Boot«fl\ 

C'AiUTrs,... cnins (Arati) librum Cicero ipflo et 
Oartnoaicaa Oaaaar at^no T. CLaudaa {$ic) Oa«<ar, sÌo qqìih 
{□«rrìptum ocmp^rì, b^xainoirU Tar>ìbiiE< Ìb laiintiin trm* 
duxFfmni *. 

C 'AM-UKA....fuiLLt!iitn Arato in plibuomia (ne) Astrai 
Sili TìUdì ei Aurora filia, <^uam ob diUgeuti^^ioiaiil aeqni^ 
fcatem iuBLÌtìam appellatam dìxit. Kam inoc qtior^ua ctufi 
teiFAs habitabat: Kondum veaanoB rabìes nudfivenit oiiifaa 
Noe con salì goiii«i% i^temt dlacorilìa uota (Gerrnnn. 11$«110 
« Lnctn.nt. /nnf. V S); et alia pinta permnlta carniìna un* 
cuadtim oam qaam hobeo Iraduction^m T, Clu-iidìi OaniwriiG, 
Ham Garmaoici Caaaarb tradacttonem, quam xAìm vidi, 
iam non Unao. Barn totc qaao fait Cicarooi* nuni|nam 
vidi. 3od graocum limas Arati c^jdicaiiL kabco. Et «nbdìl 



Ufi 



n. BAmUDDR 



Arittiu illaoi ddindd oh bominuDi ao^Iera ad oaelum evo- 
lEUse: Et eaeli sortita loonm qua proxìmoa il]t Tatdua in 
occa«a seqtiitnr Gua plaaatra Bootos ' (Gdrman- 138-139). 



A 



Àtixìtutto per ciò cha rigaarda gU AraUa ài Cioerou^, 
il TortolU na c^oosceva r^HUtetiza dalla ciUziona (Iella 
bU«so ftTitora iwl /># naf. ff^r. (lemtiki 1 a 2), ma non li 
nT«va vùduti [limimi 6), perciò, qunrtTinqna foomro «tati 
abbaaUmxa diffusi noi medioevo, ni tempo suo^ GCmo Minbrn, 
AOD arano anoora tornati ìq Inoe; coitamanta arano rtmaati 
Ignoti anoh« al Petrarca, e scio alla tno dal nvc. XV rì- 
compariaco&a n^iredii&ioDd aldina degli Aétronómioi tfet4f49 
(Vanatiis 1499). 

Per ciò poi chft concerna gli Ar/rttn di Germanico, si> 
a v«ro cba il TcrtalU potò mcoDtraro quanto noma nella 
oitasìona dì PtÌmcìiuio (lomma 3), dairnltro canto la mia 
aApUcìta afTarmaKiono (lomma 6: qattm otim vidi) ci obbliga 
a oredara obo ne abbia veduto Tcpera, ii% puro di afiig< 
gìta^ an» tanto dì ai^iggita, che aupponova «i tratta^au di 
due autofi. K non è dìffl:>Ua rintracciare la famìglia dal 
codice, alla quale appartaneva quello veduto dal TortellL 

D«ecrivarc i tra oba conoBco io. 

T. Cod- Vaticano-Urbin, 1356, raombr. e^c, XV; f. 2 
Araius Sicionius in Sicilia n^it«r rap<rtu4 in<:ipit /etieitcrm 
' ATatQ« quidom fuit Atliinodorì '; f. 2^ coutinna la vita 
di Arato, lacunosa, con la nota in margino: deÌ4U 9ìtn( ìù* 
C«re «I Uffi haad qHaquuìn po4m>it. Segua il te«to intrecciato 
con gli aoolii e iut^rcAlato tli figure; f SG^ dopo il r. 4S0 
« relativi scolii troviamo un disegno rappreaen tanto la 
luna tirata da una quadriga, con la nota marginala: d^ét 
in exertiplari, donde ricaviamo che l'archetipo aveva la 
figure. Vengono indi i v. 62-1G3 del frammento IT dal- 
l'adìaicne del Bj^hrans {Pcita* LnL Min. I p. 193-100); o 
gli acolii resinilo in tronco ali*! parola: ' toUimine spaciuai 
inpleai himine. Si quia ', a cui tien dietro l'avvertimento: 
Ncn ptìu ifitTtfniCun 



^^H^ tu Au:inct conici LArisi. ìli 

W TI, Cod. LaurcDz. 89 siip< 43, membr. see^ XV, Ìut«-> 

aiftlo: /VajTOtfnCim vlriifi ì'katrtomerion ttd O^rnumic-tivi m 
fafi'nnvi i^^itnomim fium commeìtto ntiper in Sicìlin rtjtytrt9. 
FiniMoa kÌU ]nrn1o: ' cpjieìum Ìtri|tlrat lumms. Sì ty^M ', 
con ravvertìmmtto: Non j<i ne frfji;rt ^'ii *)_ 

HL Coti. Cwauonltt di IVlermi» 2Qi], E. Il, cmrt. 
«dO. XV'; dopo U vita dì Aralo ai [«gge il Utolo, f. 4: 
^rafiM rf if. TaUio Ciesrtm^ IradMcltu; al V. 430 io mar- 
ino: tfihlnm dr^mt- in firfniiptarlf in fine: Plurrt de/^ìnut 

^bdnt f>ofNrrunf. Il Urxtn l'i intrutHM'aiu agli «colli- Qui-slu 
codica origiuanamontu con pruvii^nu d> P^lonau, niti da 
Ferrara, coma rilavasi da una notìzia «etjuau al prmcìpìo : 
Ex iibrii E.** jjnirrV itoatrl mogUtri HajÀiàU Ferrarinw» 
Sfèrr* thf-otoffìn pro/r-MOrU qui dtr. 27 SMirtii 14&7 ohHt^ jio- 

Ltxìu che ricorrn ìdi»nUrn in nitrì c^dìd dctUa Inldìotpoa 
Cutnnnaln dì Ferrara >]. Allo ]stn»);a fìattìfttJi mi riFarìiHfQno 
alcQui v«r«ì inoDtupiutt nvIVtdlJmcj foglio: ^ Sorto datuni 
Tnìhi ut dommim PjiTiuotìiu «svot Arato cnì vani jietvìa 
algna polì. VuU vutarum &4[iiUla ^ («te), pur icttfiidarD i 
quali bìaogna sapporll ìc bocva di Areto (mìK Ar^Ut) ; ' P»- 
naetiias * 4 U oognoma latinizzato dì Bntliaia FanìsscA ')- 

IT. Ai tre codÌi;Ì aggiungasi nn'i-dixJoiia d«l s«c. XV, 
poco nota, tìóì tilijto: FTaymwrdnm, arati pha€iif>mBnon p&r 
gtrmuinìeHUi in fatinnm cù»v^ìr*Ì eiim cammtJiÌ4i nu^'cr in Si* 
cUia nptrium o la 9aotto«cnzioiio : IJtm cptut imjtrtJttvm F«- 
fbUiU drtfi tt ti«y«»io Automi de aitata Crim^n«uai$. Anno #«• 
ÌHtÌA MCCCCLXXXVilf. oc-faro caUnifas nor^mArw. T/*«ÌÌ- 
aiono reca I& fìgnror, col tasto iacomìci^to dagli scnliì. 

T irò codici o r^dìziono 9Ì oorrinpoi^dono p**rfflttampiit(> 
Ji«I!a motoria o turila lesiona « Hitalgono porcì& a un onUo 
esfìni ploro, ob« abìaniorò J, jl <|Lia1o oontaneTE gli Atalia 
l-4ai 6 il iVagm. [V 52*163, pìì» la ccaiddoita ter/a coll©- 

t',1 To]g9 )a ilasortsìono d&l Buidini Co^oA ^t>d. iaL ttti. l^aur. 
■> K «4. 131 SA. 5 O Ittì NA 7, cdH- ftCC XV, 
i) DI qiia«to (:r>ij^ bo Jnfo ain|iift xjotìJiÌA U vmÌAuti imI IftMcf 
Aa;f«M0 di' a4lie(iM etauisj III p. GJ7'^ 



118 H- KAKKÀmXI 

zaooe diagli scolti; xior U l6£Ìon6 apparUaevft, come ftltrovo 
ho i]ÌR)o^ratt>, allft classo dai ^hr«ii£ deaiguaU con 0^ 
8tftocniiiIo«iTiiu koIcp iu qtieslOt cho h« perduto uel mecso i 
VT. 43l-ri8^ o fra^iD. IV 1-51 per la cAdnU di uno o dii6 
f|uÌtLl«rrii. 1/ «96 miliare ^fu scoperto ìc Sicilia tiella prima 
mcti- del »eix XV ò proprìamODle ÌDnaTj£Ì al H2&, polt^hÀ 
Iti quoiiL'auiio già lo ccnosMTano Poggio o il Niccoli Oì 
dovttva osgttrQ U]«pìgrafor donde rÌDccr(«zv« ilei copUti| 
cb4> giovandoci rloir ìnirùilnzion« o d«i cenni tramniidati 
dogli ADtioltì lo Attribuì vntio chi ad Arato^ chi a Oicnroiit?, 
cHi a Owrmanicro: U Tortelli vide una copia^ e ciò tu primis 
dui 1440, rccaiito il uome di Germamco. 

Da ultimo il Tortelli dìcliìara di poaeedero (lommit A: 
fuant habeo) una traduzione degli AmUn di T. CUudlos 
Cassar (lemmi 5 o 6), cho egli crwlo direrea da i]Qdl1a di 
GermaniGo. TI nome di T. Olaiidlus Oae«ar non gli poteva 
vfifiir sngg9TÌto m qiiMtn fr>rnn dn n^winito deg!i aatori 
artt^lii, wìoclin ^ forxft ammirtlsTe obn l'nbbla InUo in ttna 
copia d«l (30i3. Laur»ri?ctaiio*8tro/]CL)Lno Af^ = L, rhn porta 
appunto il titolo (f. 12*): T. Claudi CetarU arati jihenomania 
titcìjiìt fi-lìcìter © la soLtosciiKiono (f. 42*): T. Claudi Ce* 
iarii Arati ^ihenom^na Krplicit ff^UciUr^ L, eaao pTire della 
t'ìnann 0, mti tnpno Incunoso ')i ^^^ powednto dal Salutati, 
comn ricaviamo dalla nota ntitcìgrnfa: Lib^r Colufiì pieri 
da StiffTKtno OnncéilaTÌi FturanUtd; «» viicconto il HAhitatl 
mori del UOél, coti lo polramo ooUooar« al pib hardi mi 
priiRÌpio d**l «G*ÌH XV. 

Conaludando: gli AtnUn di Cicerone ritornarono in 
Inco nolo nella seconda m^t^ dal sec, XV; gli Aratta ài 
Oarmanico invece nella prima metà per mezzo di dua co* 
dim drdU claiwe 0, da ma aegnati Jf e /. : di questi /. restò 
aaclui^ dalla volgata, che ti ooaUìtiI «ti 2, 



■) FcggiiKp'fifìf, «J, Ton0nilp»3Ol^ 'Uorrcaiiiioot Fa^ovEuro 
AftÀTiquodacnbi}),illi upiil ruu Buiit.... Ecuiims vik&LlAQUArul^SS'. 



DI ALcuiri oowci Uk-nwu 



II& 



Sai codici di Tacilo, ilei ' Dlnlogn»: «1^ nrslorlbait \ 
d«l ' De fraiunudtriiet.* di Sveloni«, di FroiitinoeCelKO, 

Prima dì duoorrero d«l codici di qTUjati aatcìi, mi 
bisogna reoaro (l1cud€ lettera o brani di lettera di PoggiOf 
di QtiarliiD e del corriapODdentì dt Gaarino, Io quali for- 
mano la barn del mio mgionamonto. 



L 



Po^oa Nìcolao a. 



IJaìdam moDachuA') amìcoa raom tz qtiodam moiui- 
storìo Qormaniao, qui olim a nobii» roc^erit, ad mo mmt 
littf>ra9. qnaa nndioa qaartiis occepi; j>ar quos tcribit » 
raperivM aliqna Tolumiua da no^tris, (]unQ pormataro vollct 
cum Kovalla loancia Andrcaa vtì tum Speculo tum Ad- 
ditionibaa, at nomina UbroTum mibbìt ìnteroLuHa .... Inter 
aa TOlnmina est luUus Frontintis et aliqua opera Oornelu 
Taciti nobìfl ignota: vidcbU ìnventariam et quacres ìlU 
volntnina lagalia, si ropcriri patornot commodo proiic. 
Libn poBootur in Norimberga, quo ai daforri dobont Spc- 
cnlctiu ot Additionei, ot axindo magna 09t faoultaa libroa 
advahcndi. TTt vldébit per invontarinnif baoo oat partioula 
ijuaadaa), nom uulli alli re^tant; acribil anim in buno 
modam: ' Sicuti milii *upplìcaatÌ9 de notando poetjuit ut 
ox ìiie elig^ratia qui volia plaoeroat, Jnv«nl mnlioae qnibus 
collegi alìqnos, qnos in codila hac ìnc^naa teporiotia '. . . . 

Romac dio tu novombris (1425)» 



<) ^i>««^i £p(4l^l. ed. TonelU, FUroatiac^ ]63S> I p. 168. 
<) (InMlo muciiCo arA ili Hmrttéià, oumc rÌ!iiiIiA d4 «Un UCL»», 
Mi p. 907. 306. 99d. 



190 



A. «ABAADIS» 



3. 



GtttuÌEiuft ^] VordQouiiU «IU7Ì5SÌ010 lobAuni LftmoLao 
a. p, d. '), 

Tantopero tti&m tn mo pwtoUfm aooumal&s, ut eoe voi 
ÌDgratom v«l ruatioum f^todir opuB eìt, ctim to non supe- 
rare «od ne ooqoaro qmdoin poasiui. N«o oat ut te det«r- 
ream; porgo voto; soio, uiliU a mo capirà vtros pa^tulaa; 
animum tibi sonici dicavi nihìi^uo mìM ipai roUqui, quod 
t4bi uon ìmportionm *); tu iqo ino ut«r<t arbitratUn 

Quam gratao ootetm tnao milii littcrao tìaut, o^primoro 
Dcqiioo: 0» in sinq prat; Jcictitìa colloco, dcoacnlor «t ìa 
dulcìa •} traLo ^rmono» ■]', nt to striofcerc to paLpajo ') bo 
alloquì videar at mifai ipai parauadcam -j, Occurrìt in primis 
roodoaia ornata et ■) ra&iast^itis pmliu;ia dìgtitiato raferta 
titt^rarum faci«», qua« obeervantiam ') ^uaiidani pnM 
tbrt, it& ut ]cctoroni iuvitot ■"]. Acccdit gravitos *') eon*' 
boQtìarum, vorborum» dulci«nm«qiio ■■) quacdnm compoii* 
IÌ0QL9 harmoma. Quid uuntiu^ rL-naaaentium virorum «t 
in ÌKiccui prolatorum, qucm icilii cum !»uavitato mirabili 
Aflam? O ai Ooniolinin '■) Tactlum Ìp£um "j, PUiùi mai 
atnicum aocLum ccllagam, spectare et coram alTari dotur! 
C^uid CornoHua illa Colana, cuiua tkudito nomine ac dìgnl- 
tato ita eÌQ5 vìdendi atqne andìendi '0 cupidìtate inceoma 
SIICI, ub tctua tui'uaas In mo Bi-'iiociia "] Iiu ili scomodi co- 
dare ardoram nequeat. VoJumìnis Eaa.gDìtudinem ot litio» 
ronioi aÌTo scripturacr f&cioai *') flcriba« oro, ut quid dfl 
ilio habcndo cocAulam sciam. 

Quid dicam de Antonio r^buormìt^iio, cmtua uuuc pri- 



i) Coa. UotUo 408 t 126 (= m), atr. H. datrbAiliul Ln icttoia e yli 
^uéi di filarini» p, 193; cotU Oi^avoM di KavonDA 4n\ » t- 17 [» 0> — 
*) ■- p. d. ff^t tu. ^ ■) imjiMit'irLni rs. >— i) dulcu4 n- ^ *) ■firmanis* C, — ^ 
•ì palpit&r^ e- — '3 p«^9u»*loo e» — ■) ot om. m> — *J ob«errAQtÌA <, — 
i«j liivitAfiL t. — 11) cifU-llnii TU, ObHUtìs <. -^ i<) dalclBoimk m o» -* 
■>) Conotu «, -* >t] TMltmn ipduiù <m. la. — ««) vivoudi atquo au- 
dtoDdl e, Tidofidi AQdU&diqTU rt, — u) Bonncus 0. — 1') iiiniem om. ne.*— 



DI ILainn OODICt I,A11NI- 



121 



miim ^) nn^itnm noiacn tJint«)oiiin in mù sitini *) inctivsii? 
feUx Iù«ea Yiii'« ot ») dWinù ingaoiìs *) Holmt! Ki! vtilt 
4^iiOil ^) ad m& ex illJu» iugeuio viibu«o dìcìs ^)- Quooireft 
mBgii n«{;ìsqna dol^o et £p«09 fl^cror ') tabellartoo, quoriun 
inoum tam boua« scnbenili vice* ioi^rcipìuctur •). Non 
possnm ia sarìb^ndo morcim mUit gerore, adoo pra«iMiu 
i«tuc r^ditaraa nontiua 'j invUt argot inclsimi^i. Kgo cam 
gratias nf^rrv ooperom prò piilciwrnmc et com modini mo 
tao uiunoro, quibuK vortifi id fiLcìam ncix inTaoio; itaquo 
cum roferra uon pouìin^ grjiliu haboo. Vaio, to/ùa «uavitoi; 
valoo &t ipcw, valont ot Hbort, uotlrae p^regriuationta Tri- 
ddutiua» L'I cona^toji, Yale ìt^niin, ^vx^ /lot-- 
y^ronaa xxvi tatiuarit (1436), 



9. 



Gaarìatu ^■) VarononAis auavÌMÌico loliaunl Lamolte 
H. p. d. 

PoatOAqtum altero» < ■] od te doacripaeram, tuaa ot gravw 
«l onutao ndditao miht aunt, quae eo accarnnUtior^a v»- 
DOTuntr <t<io otìam condtom babuorUQt Iib^Uain varo '£^/uv 
if^ùéfttH' .... 

V'arooa* tm Kiona« fobruar;ae (11S6). 



Aatonìua >*) Panomut^ Qtiarico Veronousi s* p. d* 
Ktsi aocoporam Herinaphroditum moam p!urimonim 
ìndìcio prob4taii3....r luhiio magia tamoG animo movobv — 

ij piimnm mn. t. -^ *) «^ìtum nr. ^ ■) <«t am. m. — *) divini tn* 
Collii m_ — ■> quod hìe diainìt in> — ■) S'iataacb V Iìtnaap\rvdiiu4 
àjf\ Puiona!tJL^ — Tj obsbcrur e -^ *) int«rcipluut e. ^ •)rod<lLlurua 
mhictd e. 

IV) AllnAo ftUa ^ro^riiiationo tll Guarino a Trento ^nl U2i |ier 
«a^OaO iloUa fwliioa£&. 

Il) Par la fuaii di i^ti^aIa Utiora c^. IL Salibullni GwxHn^ Vù- 
rcntejc e U tuo epittoiario, S*Urao Iddfr, u. Ot4; por la data p, C8. 

") I.A pr*c«dOiit« ^). 

■*) Ter 1« fouil dì [juMtA kitcr» cfr B. SabWdìai op. «>^. a* 127. 



133 a. oAUMumi 

T^rum cum td vìrnm eimpli^m vemm ftportnm..,, ìj^nk 
do mo m^oquo libello ciantieatom imìma^vortomn^ non modo 
moverì non po«wrap 0od_.- gaaiio dintrabor, pra^f^ortìm 
onm ftQtohAC nulla meatm anieitiAr duIU £ucailtArlUto 
fnorìo dcvincttit .... Tf>anni voro LamolA« .... gratlaa ot 
in^nUa b&beo, propterea quod ÌDecÌeiit« tuo quìddoi Hdr- 
m&phrodìtum fid te uìscrìt mena) .... 
Ex BononU i) (febbraio 14^. 



Aurisipa ■) Qaarliio V«rOTtetim viro iluctiMMÌuio li. [i. d. 

Grt?(IÌderam qiiom .... (L' AurÌ)i|)»L morivo a Otutriuo, fa- 
cendogli grttiiJì ulogì del Pa,iiormità. Lft letUrra à data d& 
Firenze nel febbraio 142G^ come sì d^uce dalla segueEte}. 



ft 



Guarinnfl ^) doctiasimo dt omatissuuo viro lohanui Aa- 
rispad s. p. d. 

Saporion tempore com fama referente .... 

Toronao in Ital, martia* {Ì4'2(f) *)- 

(HiApondc alla precedente, ickcendo eco ngli ologi del 
Pnnorinita). 

7- 

Antonia^ ■) PanonDita Guruiuo Veroiiensi viro '] ìllu- 
■tri B. p. d. '), 

AuriajiA SiatiluM ikiniliaria nofAitr Kodie, quod frar^uonw 

Quatta LtUtra fa acrili* tulrite dopo cb« il Panoimita «bbe 
arttlsEU dalla praoedenM {% n«1lA qniUs QiuHtio rlwva ti T.am'>La 11 
«ao a;iìidiiio avìV KrrHu/rodito. 

ij Coa. Glihs^ifnsa 4111, H l ll\ 

•} Co4. ClwB«aao 940 t 16S. 

>) T,c lettole Sa*}, «ìtutA qui ntiicAmanto par la «aoaBfisioa« cto* 
uologico* aaraoQO pubblio^Uc BllrOTe, 

>J C<^. Mfcrmmo XTV 231 f 95 (= m;, cfr. Bvro^-SikbbDdiTit 
St^di »ut /'dAivriTiifd e tbJ Vath p, 23 por tuu jrArto doL t«àEo o por 
Ja i^dU ; cod. C1jlwisd«« 419, 8 f. S (^ <), -^ «) tÌi^ «nn, «. ^ f j p. «. 0. 



tu Atenei coDwt Lxtun. 



r23 



bcitf ad m« littoria emìsic >} oSIou ao dÌlÌg«nlifto p1«naji^ 
nlìoquin adeo sD&Tes atqu« <) Qtegaul««, ot d «uaa Ulaa e»Q 
n«tJinÌD9 Puisaora, aiit mumrum sut oert« tuftflesieÌaraTerÌiii; 
iti qTiìlim plum (]tiideni, «»d illnd pni«cìpiiif< mthi rennntiati 
atw Ui «hi rcidiliUtx ppÌKtolftji ') tv ') kjilnii(ÌH-<iipri]Ì? mnoniiii 
varmttm, timi uouiìeilb alo(|tiaatì«pIniui lAiitUtrìooii ; m^qii«^ 
quo^ pltirimi fxc&o^ luam gtattam inìvlw^ iam. Qnk ax m 
mbgloriarl mih! UoetT qui a« *) oUoflna quidam ant veaunis 
aliqniil effand^reiD. quod tuo acii maguopera ìudicio com- 
pTob^ri <) ^obu^rìt. Ka rea fWìt nt prouuiis auotorìt&ts Lua 
fVdtus «t df* mo mìtii optìm? i:p«T«in ol; toto pectore ad 
■tuttin Numtnna UtidiK mcumLwni. Nam aìqnts in md mu- 
sanim fiircr «Hi., et (T!it quìdura tortiuno ron pnrvn«, tiito 
illum Toboiii«iitÌTi« exoitJiBCÌ; prò quo quidam ofBcio tuo 
gTAtj&f, quiu t!bi penntxìmas iulioo, muica^ roddant ut 
quidein fodneraltcìat ^i, modo ottum aJìquaudo nanoiMcamur. 
Hoc hflcteDus. Quod sequittir et tlbl audltu et mih! 
relatu voIuptii(79iim >) enu Vanna priddm quam ■) illud 
ap^riam^ ìuvat aW t« coonam Uutissìmam quidam ettpu- 
Uri: ìllam «pondo»? ' lUam «poud^o '. K«t i^tnr pauoe ino 
A. Cor. CeliTL da loadiciua, libar, ut DOstì, diutuoiìizio non 
izìTento* ao prope axiluciuft. Ko, tamatM libri dominns non 
stfDj prò a& tanien auilcitia quao intor ma at domìsuin 
mutua ani, m^o arbitratu utor fruor. Cammisorat id 1 ìbrorum 
domìiiuff, cutu iAmdndiim ex ■"*) Sana dacadera ìttstitaiaaat, 
fidai ao cuxlcdlan Unl^ncao muiiarìa ìmprobi«9Ìnifta. Ego 
quamjiTiiunm ram novi, rainfico quodmiD dasiidano tnbafju-tiiv 
som, atquidam CaUi CorDalit uoraon cclcbratum atqua «iik 
giiìarìbuB Undibua «veeium ^i) ^frgaram A\)nà uom!iiat^«ft]i]ic« 
auctorea: Quìntillauum Pliaium Auguàtiuum Columellum 
alioava complurìa. Eam ob ram libri domìnum axhorUtutf, 
maìortiin in mot^nm obta«t&tU8 aom, atì vai mai eauaa co- 
dìcom mp^tat. At Ì1la ut cataT«j ìut Tuihi ìd facUa aaaoDtit: 
rcicribit, luaudut Holoncaa uti dapotiitum ax ^*} contiaanti 



<) miait «■ — ") at m, — *) L« Intera €, — >> v m. — «) naqao m.— 
i) propri 0, -^ i) fbrfientuma e — ■) Tolu|>tLioaai7L Vnto Aie <(*< 
rfntf m, — *; ^'liiio ^oid o- — >«) at o, — •■] noctum ^ — <■) «l e 



\n 



fL SAtftADiyi 



r^rtd&t. Illa T^ro, qoam dìi p^rdaat, magna voce flato niha 
<lojiofiìtum ìnficUtA 0«t; e«t onim mtilL«r pcstreinae porfi* 
illin i)j parili p^ttjUntiftdì ittquo en vuIvao tnorcalia «atj 
iiti i)lji>Um ^min)ir.uiLrÌEira, Doplom vtmnlicìum, aororeiji pro- 
stìtntam Label. Nobia iUqno n^castum fuit ali ooii volum 
inm nostro, sed Uliieis qnoquo falltciì», qto VÌX Ubmtn 

PostMqnun vero Cor Olmm ab buìusmod) captivi- 
Utc» rAVPri&tioi et iur» quasi potitliminii rd^tittttnin vidi 
poi4«4lfva^ liatitqttaqnnni <) nxprimprAm qnanttiDi fU9 obldcto- 
verlt ■} et a£r«ci>rit. PulcUm ocvnìm, votustA lìUor<tf Q90 
ab indooto qnJdom librarlo, tranacriptut ««t; mombranaruin 
color ex albo in pallldum difl>isTi«. UtUr&rum voro aub*- 
gUnctis*); libri f&cìes pra« v^luBtat^ venerabiUs et «^uafi^ 
numitn quoddam pme S9 tVn. Votumon ìngotis p«rind« «et 
atqui» F^ (j(uiiti!inQÌ iiiitl.ittitir>r<»a, totntnqiin iti octo codi- 
oiUoa dlduoitar. lutugrura o«t, pra^tor uUìmam duirUm, 
itom trla clrcilor medium, quait Holenoam *), oinut noui-r 
bili lofainieL notatam mQlieT«<n:, abscidiftse autHumo, ut forte 
peDxìs ooluìqne advolverdt. ' Qaid mìaerum^ Hed^a \ d« 
' i^uid Àeuca ' di2carim ' Incera*? lam parca sopulto ' ut 
VOTO haat«^a« s^puitc. Quid iigin, inaaiui ciiruifax? Cor. 
CoUniQ (]ilaiiia«? Cor. Ci^ltum^ qui tot dilanfatoa, tot viti- 
iii^E-aLOii, tot ulotìra^ tot cloatricea, tot denic^u^ aegrotafiles 
l'>mìn9i *iiì* prope divini^ ciirationibus iur^rit Mnave- 
ritqua ? 

Sed reddo undo abìi. Illnm, ]>o«tpo«ìtij; legum ao hii* 
mniiitatts atudìts, & vertice iit munì ad calcini ttarum atquo 
itvrum logi, ii«o oet niodjocri pUnu aam animi iocnndit^te ; 
xnlriflca ot fi>rnio ningularii huiua olarisaìmi pliilosophì 
dooirìna, miri6ca eìns cratio. Àcjiiidea dnlci^ aoEora gmvts 
Varia, figurata sublimi^ autiqita, ut <J) g^n&raliter conteadam 
no Ìp«iim quidem lattnae elo^tientìna priticipem CiceroDom 
in hoc gdtiore roAterìae ornatine litcnl^ntìui aUpii- elegan-^ 
tiu!; diaseraro potuisve. Tu mecum sonties, cotte scio; U* 






f DI AtXXtn CODIOt tJlTfin. I^ 

Injqno fiat) nisi vnUi malo vAtioinor, ut (|tiantopera hiido 
Cor. Oi/l«iim co>ieu|>ì«iGa«, tanUiper^ illana cum t«gerìa ftd- 

■ miroro: m «uraDia uihil «ddubitem quEo, peritelo Comolìo, 
P fio» ex oratoro m^ìotu. Poairomo, n non memia^m, hio 

ilio fiet, quem tuu« F. Qu)ntiIi&&Qa referb 'non parum 
mulu latino aorìpsUad, Soxtìoe sacctnm con em^ onltn oc 
nitore ' (X 1, 121). 

■ Prft&torea es^ qnocl to non minort volnptaU offioiat; 

■ 8od omnino oeruim parato, qua in ro tu mo non ftud», 
r 0ocaportfi9 est Cor- Tacitua do origino ot sitn Gorm&norQro» 

Itcm ciuodom Ubor do TÌta IctHi A^rtcoW iaqno ìnoipU: 
' ClAronim riroritm iaota ^ ootorairo. Quiuctiam S9x> lulil 
Frontoni» ]ib«r do aqnaodiiotìt>u» ^^^ in nrboni Komam 
indncantar; ot est littorie Atirois tranaoriptns. Itom olasdom 
Frontoni^ libor ftltor, qai ìa huiic modani ìnicintnr: ' Cudh- 
omni* ros «b impor^toro dologatft raontioDam oxigat ' ot 
cotera. Kt ìnvcntui; ost quidam dialogns do orutoro et ooA, 
Ut Doniootami]^ Cor. T^ili, «tqrio ifl ita incipit: * Sft^po 
ex mo reqniranb ^ ot ootara, Intor qnoB ot libor Suvlonìi 
Tranquilli roportaa do gTammfltiois ot rhotoribue : liuio iai- 
tinm M o«t: ' Grammatica Komfio \ Hi ot innumor&bilod 
nlii qui in ranaibtis *) vorsanturi ot praotoroft olii forUsso 
qui in odii non sunt, nno in loco rvimul «nnt; ii rcro orano*, 
qui ob hoEDÌnam i^naviam in d^sootudiuom abiorant *) 
ìbiqao £Tint, cuidam mibi coni ano tÌ»ìmo ìi M duaitboutur 
prop«dioin« ab ilio autom ad me prozimo ot do ropotit^; 
ta 9ocnndo proximus orld, qci rotxatoa sano illuHriaaimoo 
liabìturno sis. 

IntoTCCL tiiflo portia orit rosoriboro qnalom od to niin- 
tìum Mtuiorat buco opiatola, iocundum scilioot nccno; moquo 
pOTMvorantor ama; ogo proouldtibio tuna aum intogor, non 
amrnam qnidoiii cxoipico». JUna vaio. 
^^ Kx Uononia qnam ourdm (aprilo i426) ■). 

^^^ ') aquMlndtii» <- — >) biuo lali^tiiia r, — ») tn aiiaus e — *) d^- 

I lafttadiuo hnbi«rftQt «. — »j «on» «, — *) D$Xla paiolo aU U^tirtd- 

m dtt9t tpìwCtìioA X V Jlo/. MiirìitÉ ripulì» chii tu l«ktt«rA ti^ a nui *ì situilo, 

I flcriitii<ta (iA;»rÌQi> il ^ Cabbr^io, fu rccapiuta dU' Auiupa iUSniAno, 

I Oolkcbiftmo porciò Im prceecto ucU' aprilo. 



1^6 



U. kftBttJllMXl 



Gtiarìntu ■) Veronensia et. viro Antonio Panonnit^e 
s. p. d. 

VntiM abs te litteros ■) occ^perata «nteft ... * 

Quid alt^rae *) ìllao omni meIJe sofiviore»? Eanim n&iift 
rocùidatioQe beati;« miliL vuìeoi- el Inter rciuitos viroa U- 
1u«trìH«Ìmos «no rocepbu»^ |3ro (luibija quidem mentis i^aa 
tu mìhì CAriAj nan-AH et atipulari vi*? ego tUn me ip^oia 
ct^Eiauiuuì appouo, tu iii« vesceTe et tao me ntìtor arbìtratil, 
'qiiÌdaaepuUsftccuiuberediviim\Qtiodai quaodo ip30«c«r* 
in*re, jirfloflentis intueri ot ' viviti andire ao rodd^r» ynce« ' 
i'm ffìoritt doorum t^nvi vttam mibl adeptns viilobor. Td 
«iitOTji tta furo inii^iine despero, quando KloticìiaiD, tdert 
improbatam Ttiulieroro, evafldt ComeliuH Celsua, i^nftat fa- 
tture n?HcilatU aogurlmn. UuII barp^aa et ecyUas odtiia 
fifigitio eupsraus et teDtìglu3 monstruni, leuA, mcretrìx, 
ptriura ot v^ro «loncha, ideat /i«>x«tf^ai digna* Qtiìd eìbl 
ciJtn Cornelio Gelso, nisì ut qua» tot penes insabìat^ de- 
glutita et buuc Ìp»tui devorarot? 

Bod at angorciu omiLlani, quam iocandiini ipsorum tem 
illuatriiiia vboriuii facio!! babiUia KiaLurfi^i luoree ta duoe 
coguoecero et ' veuìeutum diaceve valtua ' ! Nuiic iuvat Ti- 
vere, oum talea prUci gcueria et aDti<ìUÌtatis venarnadae 
ruli^uia» luanere itiU}?ligo «t tnjv benignitAte meofl ^oad- 
dujue fuLuros bospites non diMpoxo. Hiinc igitiir dìem tnin 
latitum, Lam hcnoratuin tuo ox iiuniìo liabltLinis «unif ' dum 
TttAOkUiebìt*, Qt«um 'raelìora lapillo iiTunerem* et proinda. 
Poucrniitalia eelubrare matìLuaiii, moilti niornua ap^^a- 
derQua copiam tuum faveas ttumeu ptatìnteL Qcam <|uidem 
ad nm ediutorsm se loctum Àurispam, latinamui ac 
Qsnim decun niuifaruriì, implorabo. Tu vaIo moa suavltai 
xneumqTie corculum. 

Ex Yv^Tona Ic^Ueudis maii (1426). 

tj C<td. Cl«4E«wt« 419, 8 f, 19; B. Sabbadiaì Guarino rtr<mmt 
</f» arcJtdipi d: CeUo « l'htUo, L{vovai> IQQù, p. St-d3 e poz U data' 
p. 3>j4>1. — ij La J«lt4rA 4- <^ s) La ì. 



DI ALCCStt GCOICI UlTlXL 



127 



9. 



OuarÌEiii» ■] lo3ianni Lftmolcic 8. 



QuuitA9T6ro mibi ltotitia«....Coraolu CoJsi «dv^&U»! 
cuìce oratìonom gtATem oTD&bun oopioMm ult« ftdmi»rì 
tica possmn .... 

(V&lpoUoella ù primi d'ottobra 1426]. 



10. 



GuftrìnQM *} VcTonQtisid ilìcroQjriao Gualdo «. 



£ec.... mihi bodie in ìuoem wJiium opus el«g&aa( 
aaiDiDft facuadìa copi& duloedÌDd, ftatìquoruni crnalùn- 
momm indiob iu arce *) locatum, OoraeLiua Colaoa. 1% mo- 
dìdDfte aaot^r est ea «uavitato evidentia ') omniqnc doniqno 
Undo radtindana, ut voi invitum iccborcm aUi&iat; non du- 
bito, si ') Ad doctornm medìcoruic, uoq dico plobclorum 
òi fotensium, oculos perTODeni, oum inter primoi mcdi- 
oinaa foro priu&ìpom., .. 

Ex Vallo Pollisela v idua octobrla a42G1. 



11. 

Poj^ius ') Nioolao a. 

Dbcorani Co»ao nostro .... mon^vchum illum Herafol- 
densem di:cÌ3M cuidam no attulisso invoEtanum, sicut ei 
aoripafiraic, plviTÌam voliimìntim «coandum uotun ia«4un. 
PojtmoOuTn cnm iniinDa& cnra quaercrcna hunc bominom, 
Tonib ad me aflorsiia invciiUrìum plotiurtt v^rbb, ro tBp 
cuum .... Itfiqiie rofdrsìt illud ì'Avia t\ìios habomu5, qui 
aimi iidf^mr do qaibus alias cognovìsU. Mitto autorn ad to 
sunc paitem inventarli flaì, in quo dcacribitur voIumoQ 

Jj B. SftblfJkdìui Guarìito F, « gii «u-cJl<fipr oCo> p. 35* 
^ ìa vo«i mrutA eoJ. — »^ «rudiantU coi. ^ *| «td c^tf. 

•3 Pog^i i^p£ito7. 1 L>. ^07. aoa 



I^ 



IL iAlniAIilXI 



illml OornrlU Tndtl ai Hlionim, qaibixn rimmn>, ijiiì ama 
ftiiit re» qua^Um parrnlau, non attii inagUD auDt aaitt- 
maodae. Decidi ^x masìniA sp» quam ooiic«peratn ex v&rblB 
raÌH . , . . Hic mouachns eget pecnuia; ingiessas suin aer*- 
nion'^m nn1>vnnTnnrlÌ :iiihì, {ImnincHln AinmÌHTiti>i Mnrcwllmiis, 

|]TÌmu (Wa^Titi LÌTÌi ni :tntim vr>li>inpn orftUonnm Tiillìi 

hL runnalln iilia opci'i . - , . denttir mihi prò ìn% pivruiuU. 
P«to fliitam Illa def^rrl «ortim pvriculo xacina Knriiu- 

^>eTg»Tii 

EoniAA XVI U1. Ennii (1427). 



•% 



ItibTfamo ^nzitiitlo olio nn àn\ novomhrti del 14^5 era 
guiiiU » Koma a Poggio (latt. 1) la rtotÌKÌa d! una|ETatid«. 
ccopnrta di autori laiiiu, i|uaU noti quali ignoti, clie gìa< 
o«vaiio tutti rinviti in un sol monastero ili Germama 
li. 7 »no <n ìof-o fìwul jiunr). La notìzia fi dìfTueo tosto tra 
gli tioihiuHti: a Fironzn la NHppii por mcixxn dì Poggio ti 
Niccoli (1. 1); a Bologna la «opporu^ «ombra pnr vìa divnnui. 
Il Panùrmltn ^ il Laciola, oba la coniuriicarooo a Guarino 
a Verona (l, ^ 7. &}. Le Info ini azioni da parte di Poggia 
e da piiTtA d«l Panorinìt-a coincklono nella so^tauxnf inlchii 
non ^ a dubitare che si tratti della medesima scoperta- 
Coma «copritore à dato da Poggio nn monaco nativo 
5Ì Hersfeld (I- 1 n e 11), Ìl qnile stava nwl convento dì 
Wùml^ftrg (I. I> 11) e andava « tornava sp«wo da Roma 
per in:«rec?ì dol nionantoTO. Ttla noi erodiamo cIla ìl mo* 
naco he r?^ fé Edifico non Hin stuto ìl vero «o'oprìtord o almonO' 
ncn il prima; perchè ci jiar probabile id«ntidc«r« questa 
flcopna con quella fatta dall'arcivescovo di Milano Bar^ 
tolomeo Capra ìn Germania nell'anno 1432 '\ quando «gli, 
SL trovava fìoTà ai servigi dell'imperatore. Dulia scoportia' 
del Capra parla Poggio molto scetticamente *;, ma il C-api 

>) ti Capra nnt In G^vrmania liin dal UM, Raynaldi Annal* 
Xyin, an. 1120 D. 12. 

i) Pog^i RfiiUt ] p- Sifi'bì ' D« ArohlApiico^o 3ir«divlau«ui»i 
qoAO acribie» hkctfttiu *am, ti iùmta vora aranU Eoi «oìm i^i 

IftW 



Ifl AbUtlVl CtlIMCa UftflNU 



12$ 



•nt nn uomo serio e alla notìfila* dtfTuAa certo ila luì 9t«!u0, 
dobbiamo pi^.^Ur piena fedo. A ìdenCìScaie le duo scoperto 
ilei 1422 o del !4:2ri siamo iodotti dalla coiDcidenM» clie 
gii autori trovati dal Capra 0OQ doai^naii come kitiùrici 
o cho atorìcì per l'appunto sono i principali autori nomi- 
nati dft Poggio e dal Patiormila: AmmiaDo, Livio, Tacito. 

E il convento dove foron trovati? Su t^gesto pnato il 
Panormita tace e Po^io solo ìndirettainenle ia capire che 
foaae il convento di HencTeld, perobà cliìama herafeldeae 
il moDBCO acopritore; noi ne acqQisttamo la Gert,o£2a i:on- 
aidoraodo che tra i codici e* ora Ammjano Harcellìnor au- 
tore elle effetti vaiurnt,*! M-wn a Tlernfcld ')■ 

I codici herufrldiui^ ili cu! ai tramandalo il titolo 
Poggio e il Pani>rniila, non aomwatto a un gran numero^ 
ma le indlcaj&ÌonÌ, specie del aecoiido, aono fortunatamente 
precÌM. Ke di&i:io L'elenco; la prima deca dì Livio e lo 
orasiouì di Cicerone, opere allcia ben note; Ammìano, di 
cui un «f^^mplari> era nUfo net L4l4> acoperf^o dallo iitcnao 
Poggio; Frontino Stratagf^motert^ opera not», De atjua^ 
iZuoti&ua del medonimo, allora ignota; Svetunio De rfram' 
matì<U ti rhatorìhuaf ignoto; Tacito Gennttnia n Vita Agri^ 
co^fi», ignoti; più il DinloffUM de era^jnr, pariintn1.t ignoto. 
Tra tutti questi autori Tacito ricbiamó ìu parti<:oUr modo 
l'attenzione di Poggio e ad esso infatti diede ìnaiatontO' 
mente la citccia» mn con nsi.dtato negativo; l'altimo in- 
dizio dello pratiche Tabbiamo nel Sff febbraio 1430, <|nando 



itimupUo Sdt«iiIÌ^ tam iJugnlnTium Baotcram; «fri milil oen flftve- 
ifainilo, Xjm >r<bL«p] «copila » homo o«t, qui t-\ «^niJ tkSo Toponaftott 
et Sfinii» ftitirirEjAHAl dnltjiTTi tinf]f<irilitfmlii4 lAlf<< Itlirtui. Vnraor aiiti^TTi 
ao Ba4ÌLi p^o c«rtl* jidÉìruiH ut iAtpiu» fi«rt oolrc Qniil lu |Jutoi» 
vlrarn tanU« cligeit«ui tiltum impord piLlvednlo «nmrr^ito^un nneio* 
ritatia ftliquiJ diffioDttatb b«biluiiiin faiuc ìd aMoq'acado Ubr»t, 
cara ilEoc poilii]»*ot ab lUìit oan^ì* b*ft>a.rì«, %\ uo« inv«ui«dff(, at 
narras? lllis qaiieta looo beut^i foi^sot tradcro eoa libro» vire, 
Itili ip<ikd EjQperMt^rem prò se ini«n?e<1i'ro j»ltiÌBt«c — Si lalw niRTo* 
iiioo* rct^riefeif porft«ii«He4 ipavmet bupQaiDAnihìLoccallan*..». Loa- 



lao 



n. umAMvi 



Poggio annuncia at Niccoli elio il motuciO tedesco era tor« 
nato n Romn mt^z<i Titoito ■): poi più uolia. 

>■ C4>ì(l )ui(«ai^uo Ancora più di ve&ticìnqite «itnì prii 
obo Uai codici bv-rnfdilcìii vtfoiaae scorna la polvere «eco*1 
lara; a ciò fu por apera ài Knock da Ascoli. Mauiato co- 
8lui neir&piile àeì l4o! dal pa]M Niccolò V a oercax codici 
n«l Mtt«DtrioDe d^Europa, OLDdóì&naLtii tutto ia Danimarca, 
dov'ora ii«) (Iftcembro lIoII'oiido Htoxfo *), o di la a«]Ia 3oan- 
diunviA ■); al iitortio vi?tt4> Ia i>«rni.-iiita o il mouAatoro di 
Hcmfold, pi>r il 4ual« avrà scuza dubbio ricevuto Lniruitioui 
esalto da Poggia Fiualuiouto nul cadvr« cl«l N'hi fu di 
ritorno & Roma cou Apicio a Forfirìoiio, da« autori nuovi 
tTOVftti nou sapiiiaiiio dovo. e cou Svfitouio De ^ramm, 
rhct.j la Germania o VA^ìo^la di Tacito e Ìl Dìalojfué 
oraiarct Lrovati queliti i^aattro a Harafcld* Por la scoperta 
dlSyetouiopoaNodiaiiiok triLimoruanjca di Giovanui do'i^a- 
dìei tìtl IO dec»iobro 14ri7 ') e di Gioviano Pontauo d^ 
marzo HCO; per la (Urintiuia e il D'^alo'jua la L«sttmoaìanza 
paiimouti dol Poutauo ')> manca la tostimcQiaoia por^ 
YAffricola, mn sup^jUitco al dirutto Ìl cotj. Vnticnuo 4493,' 
il quale coutionc raccalUi tuLLo quattro la nuove opero rì< 
«ordatc. 

La oODcattiua^iono dolio ucstie noUtio ci ponuotte 
di atabiUre d«fÌEiÌLÌvaiu?ii(o, dcrpo le molta quesLiooit d |{ 
jDolti dubbi sollevati sul proponilo, la coutiuuità doÌ ikttl| 
ootigiungoR^o tPA Ir^ro lo scoperte del Capra, ilei inciiiaoo 
t«djauo o di Enocli e rifereutlole tutte e tre a uu'uuioa 



1) Poggìi ICpùuJ. T p. 3i3d ' Monaohua HciifoldetikU rooit ab^qua 
|ìbr<> (Tacilo) R^mao XXVI TabruarLi 14^' (». i439f. 

^ Voigt op. aU II p. TOO^U ('trol. Kaaciaì Tifa J/ 1. J7h ìII- 
^f^ p. 339. 

>) F^wic. rhiUlfì KpUicl. Veottiii ISffif, C 09. 

Botna l&hì: p. 'J) ' fìu«ict]iio ÌM virU fiUiufr/ètu \ Là ItHt* icca qaaita 
aoU op«r«. cat^m«itto poi^è «cm a«L co4ì«4 oocupAT^ Ìl primo povto. 
•} H. LehTi<>fdt Enoch «on ■flacwfi' anif dk drotanìa 4<9 TlicJVWj 
<i^ir£J«r»i» :CXX]n, i$ìiS,p. a99),aov« i riaaauoia la «toriati 
qucdtiooc 



Vi AtCVAt O0MC1 LATtiQ, 131 

COH07ÌO1IO di oodìo], obe e^Utev^ oftl monftsUro dì ET^refeld. 
QaoAU U oonoluftone generale. Kod vogliamo tt««ciirnnie 
Alcune altro ipecUli; k prima, ch« Ut quattro opvro uQOTt, 
Io dno tAcitUno, U s\'otODta»& o SI DMo^ìm^ m noD orano 
orìgiaArUmontfl riuikiu *) noi codlcft dì Her^fuld, riunii* 
orrivaro&o % Roma nella copia di mano di Eoocbt dalla 
ijmOo furODo tratti molti apografi d^lld singolo opore, ma 
ano eolo complessivo, almeno il solo ch« ci rasU, il coti. Va- 
ticano 449S ■) =^ J. Lft comploBSÌvitÀ dolio <iuuttro oporo 
• già bdOQ irgomotiU) a ritooar^ ^ doiWato immodlata* 
monto dallfl copia d! Enocli; & oi^ aggùicgoodo thè osao 
poi-t« al primo poato Topara di Svotonio, ocmo appnato 
la portava la copia di Knocb, daremo faaìlmanto ragiono 
al Bfibretts, oIm collocò ^ tra ì migliori rapprooe&tanti 
d^lla claaao Àf, profarondolo ai cudìci dolla ehss^ -V «). La 
««eonda oodoIobìooo «p^^ciiUo ó, cbo comò titolo voro dolU 
Germania Mi davo considerorv quvllo traam«i«ooi dal Panor» 
mlta, ciۏ De orijiw ve $iiu Otrmutorum, tal quale rioom- 
parivoo nei duo codici Vaticani 1SG2 e </. Ter?» concliiaìona 
^dolala: il Diiàhgtit uon portava Dal ccdico originario di 
lUrst^Id il nomo dì Tacito, o lo doduciajno dallo parola 
dol Panormìta (L 7); *fuidant diaiogus dn oroi^r*, ti tàì, vt 
cositccTAVTs, Cor, T^ciiif lo quali dicono obìaramonto cko 
V attribaziono a Tacito ara if^oltauto co&gotturalo. Vodano 
Ol^a I eritìoi m, tolto alla patcrnilù tai^ltmua dol DMo^um 
VargocMnto diplomatico^ o>;»a cotitiiiui tuttavia ad appar* 
toiWTgU pdf altri ar;*om«uti, 

Per porte mia Jo ritengo cbo U nomo dì Tacito oon- 
gotturato dagli umaniatì abbia, por affetto di auggaatione, 

I) roggie (]. 11) parU di un aol volume: ' Tatuinoli Ulitd Con 
n(^]ii TlcìiI «t oJiorum '. 

tj QuMto codit» cuaLÌAca Io i;uactro opttio neJrordiiioaegueQle: 
1. C«a Hn^Umii Tnti%q^SU hUtorici da jimnnnalm . • • >* da rAWffn&nf ; 
9. Cui CitmfJii Vaniti lU vita ri ntórihut ìtJii A^rrtòJó^l 9. C«f Cptm 
Mriit Tùoiti dial^tu de oralAribiai 4. C C^mttii Tacili éc ori^iat 4t 
fitt GtnaanarwB. ti ' jirnauninriì ' (iaiiu tiUtìì*n\ut & Tftclu? dfrtVa 
qoì 4fc quello (ti Srotoaio. 

•fO^tavWìTmiiìUDìaloffiitdtcrAtorilnu^nò.^Xhnant'Li^^ IWl, 
p. te. 



!82 



Kp AAWAM»! 



tiftvÌ4to ì giudi/i dei filologi, i quali, tleposto & poco 
poco ogni bcrupok aulla ditfcrcQsa fortnalc 1x4 lo opero 
Tacito e il Dittl^uSt doverono In diiftlitò, ddlo «tito t&ci< 
tmno ad aavìodUi taxi a luogo comnDe, e come Ukh Io np--, 
plicftTono lo appiicftDO alln solozion^ di oltTi problemi 
afEnì, «Ilo scopo di Taccogliord aotto iin sol nome scritti 
di stile AivttM ^)i 



• • 



P<nch^ abbiamo di«oor»o dalU di^siono dolio opti 
miDori di Ttkcibo, non nari fucT di luogo aggìur;gor« nna.' 
aoUzift anche «allo o[>0T<i maggiori fiont^nute no! ood* Me* 
diceo n {Ann, XI-XVI: IUtt. l-\). Finora la cono^fOODsa 
di ^creato codice nel sec, XIV fu dimoatrata aolo per e}ì 
ultimi anni della vita dol Boccaccio (oorto dopo il 1350)^ 
il qiulo iiuppoacn Msartio stalo Io acopntoTO o il propa- 
gatore *3. Però ìd un manoscritto Bocciouiano di Prato tr^ 
Q secolo XIV e il XV aii leggocLo %-c1garL££ato lo oraiEtOui 
di Sonl^ca a Keroito o di Noroue a Senooa desunto dal 
libro XtV [e. 62-G6) degli Annali di Tacito; o so il vol- 
garizzatore fo3se« come è «tato sappasto ^), il notaio Soren*^ 
tino Andrea Lancia, della prima, metà Jcl soc. X[V, bisi 
gnerebbo ammottcre oho la «ooperba del Medìceo IT avveuU»» 
Atttonormoiite al Boccaocio. 



* » 



NoUa lotterà dol l^anormita «m codici hcr«rc!d('Si 
fatto €«Dno ancho dol />« mjìtfie^luctit>u9 di Frontino (clin gì 
umanisti ftùambìavonc con Frontone), oper* allora «cono* 
scinta, della quale aveva di Qormaaia ricevuto notizia paro 



t) Jtoo*a(^mfial(i la fnUtniilth ia«itkQ4 dol VÌ<Uvffut 6 itala <«a 
nolLo calore fiupug-DKta da L. Va1cnag(:i nella Rrvièia dS jttoloyìa 

•) F, RafiiPiino CGrncU^> TaHtù ^élc ifaria tkUa eótUm, Fl- 
reuM 16G6, p. ^; GO. 

>) Conrn auajilf I mmcsaHUÌ Uaii/xni cht ii eonaeriìanft n^Ut 
hi^l. //«MPM l'alia di Prato inni Ì*r'?p\i(p\at:'r'i XmA, U 2 p. 4Sl-iGn, U 
velBiirÌ«KAm«aii> A ìldo^io nel cod, UA^lmLcclimiio VtlI 13^ sec^ XV. 



DI ALCUNI CODICI MTTNl^ 



133 



Poggio (I. 1) twl mom«nto Apptiuto cba oglE trattav* per 
ct(«uBr copia dello itcwo Ubro did moDOttoro di CamÌqo >). 
Il Frontino c&££ma«0veiitidtien6 sue ic&QÌ nel lagUo 113^*1; 
«> Dol (l^cambve tiicc^esivo, 4>seondo gik trucrìUo, gli «rft 
ttoto ctitosiCo Ut ritorno dui moniuboro: mn !& resiìtuxiono 
non f\i t&nLo ftolk^ii*^ p«rcli\ comi» itappiAino da! Tn- 
vorB&rì, noi 1-132 ìt oodiu» ora ancora a HoniK ij< 

Sì rìtioiM aomtiaomenU obo 1 codio! dui Di aquae* 
.jlflcfi^u* d«l »«c. XV dhoondano tatti dal ea^inoeo >1; ma 
tfQ ciò vald por quolli cii9 furono oeattam&nto oolUsioootif 
riuiano da vodaro «o fra quelli fino» non onaoaitiali co no 
oja qnalou&o di I«2Ìoiiq divor», IL qualo potnbbo rioalìro 
«U'anmpl&ia ber«feldos». 



* 
* * 



K hmsii doi oodici horeioldMi. Occiapiamoci da ultimo 
é'x Colto, di cui ci danno uotistìa Io lottoro dol l'auormila 
« dì Ouariuo. 

Sin dal gonnaìo del 1426 il LamoU (1. 2) scriveva a 
Guarino della ocoporta di CeUo^ anU>ro ohe tornavA allora 
in luco p«r la prima volta. Kra omo io mano d«L Panor* 
snita (1. T], quantunquo non fo««o di irua proprìetik; il uomo 
del padrone non ci v palatalo, e da quello che ci tieu detto 
poaaiamo tultVlpiù pi gommili tare ohe fo^so alato trovato a 
Sìeua, dova il pTopnotano, partendo per Bologua, Tav^va 
laaolato in cona^gca a una donna. Il Pauormìra neir aprilo 
no iratmiae u&'accurftCa doscriaiono a Guarino, pronTiu- 
oiando un succoso ^udixìo Mpeoialmonto uni auo valore lot- 
torarìo; pochi mo«i dopo glia lo mandò (L 9), non è chiaro 

■> Poggii ICpitia. 1 p. 1^; 1S8; 16i; im, 

*) /Mi p. 2&4. 

V A. Tnvorai^TiJ Kyùùti. VJII 19 ' Poggìua 9VoDU)&*rm d« ai^uae- 
duCiiibuJ ««oniB h»bot; omn |iol|jcÌtD«««t rpittorftAd cdc .. Ex Urbo 
mnjirUl' (14IIV> Vili U* Poggiiu — FfO&tonom da Kqnbodaeubiu 
«Mum forlflMÌJ «Alinllt. lUt tomm id opus ticoi ^Vootaiuff, ut puU' 
vlmai, nod Contici, ni taf uKUnaui AK-rii^ivissnio , , , notavi — 
Boiuac III n[iÌlÌ3( ^ (14ìt2). 

>) Inlìi Froatidi Ve a^> uròif Uffma4 Utiri IJ ri*o. Pr. Bi;ioch«lar, 
LìpaÌBO Id^ Pi r. 



t:u 



fc UMunisrt 



«e in una copÌA o aMl' art be tipo. Ocuinao Io Irucrieae o 
fece tTftscni*on>d il giorno 11 ottobre <l«I1'ftnni>8t«Mo(l- 
le pubblico (L 101. 

Il oodìco 4 chÌAtD«to (UJ FadoiidÌU pr<t4 t^imitaU v^ 
n$ra!tilU (1- 7); o bìvoipierà pre^tomli fede, «e ponUmt» 
mento ftirin^iallitiiento dolla pergamena o «1 oolore >bÌJ 
dito (9ttòghuctu) deirincliioetro. Comprendeva oetc codidUvìtf 
eoi quali intenderemo con Qìh gli otto libri deircpera, 
beiul otto fascicoli, dondo cl^MÌuciamo cho tosso ài fointato 
grand». Mancava di ona carta alla Qne e di tre verso il 
mezso; entrambe te lacaae doveva aver comuni oon nitrì 
codìcij obe mila fine sono tronchi e che ktiDuo perduti al' 
cani capitoli dol libro IV; ma per affermare la caduta 
proprio di tre fogli nel mezzo ti PanortniUi obe non poin 
vedeva altri teeti. biwoguara che avewie imlixì ncWo stessi) 
cotlioo^ Tome i segni delta IaGera«ion«, bauto più ^Ue egli 
ne accoaa la donna ' Eleocba *- 

Questa deMindono dol codice basta & pervoadercì che 
esso non evìste più, perche neMuno dei coiììci antichi di 
Ceiflo rininatici, il Mediceo Laaroniinno I, il Vaticano r«!)51p 
il PangiDO lai. 7028, presenta le mt-de-simci caratteristiche; 
fonie e»;tterÀ qualche sqo apografo del fiec. XV; tna ciò 
ai [K)tr& sapere solo quando sarà stata l'alta la clasdfli 
aione doi codici celsioni. Verrebbe però naturale Tipotei 
di ritenere npagrafodalTarchclifo senrwo il codice Medi* 
L&nrenxìano 73> 5> cojilaLo a Fireune dal notaio Antonio 
di 3rari» uè! gingno del 1427; ma t^neAta, non essendo dii 
tilo alla fine, deriva neoeeaartamente da un altro eeemplare^' 
cbe aarà vennto in luce allora allora; e cosi abbiamo co- 
noscenza di tre esemplari antichi, scoperti nel giro di dm 
anni tra il 142?> e il Uà"; quello cioA del Panormita, quello 
da cai ò donvatu ÌI Mediceo Laureu£Ìano 7S. 5, o Ìl Me* 
diceo Laurenciano I scoperto a MITa&o nella ehiesadi 9, \fn* 
brqgio dal Lamola l'anno 1-427 ■). Il fatto e Unto più strani 
in quanto che Celso per tutto il icedio evo testò qi 
ignoto. 



f> E. SAbbadldi G**rinA K r ^i ereA«fi>i' p. OS-ia 



f>i ausi;» vuuici latiki. 



13lfr 



Vii miittOHcrHlo del carme ' Di* piiHJ^Ioiie di>inlul ' 



Trft ì K<in«i opuscula di Filippo Bi-^ro^Mo ^ubl>Uc»tl 
ft 7ft]ì(i l'ii&DO Ì^OÙ oomparro ptx la primu volU col nome 
di I^tlftusio na carme dì HO «THAmotri intìtoUto: i^ Ct^Uj 
LactiiRtiJ pio .Vcuiii v^r^u Vhritti Khmini crtiKÌJiirì b^^/Uia 
$ua in. n<n COVI fitti moronJù, riprodotto con lo ntc^ao titolo in 
duo edizioni unccoasivo di Ba^l«H dol l'iOO ani 1513, o 
col nuovo titolo, poi comuutfmeate ailotitito, Mi pauion^ 
domini, da Oiovanoi BaUtat^ Hgna^io ueired^icnu aldiua 
doi lolG, alla qoalQ par«cchie altro ^guirono dipoi M- Il 
otrDn« poatic«niDnbt ba poca importau», ida storic4m<>nt« 
di laogo a nna grave cootrovcnia, U Linaio najoo da ciò, 
elio io CS40 parla da Uh ctocv Cripto nsorto, mentra dall' ttnA 
parto l'otà di LMtaaiuo cade tra il sca III o Ìl IV, « daU 
Taltra le Tappr«»tfutd&ioiii di Cripto »all& croco viro €0- 
inixictaDa non priia& dol ««e. V e qtiollo dì Criaio evlla 
orooo morto cominciano >iq1 sec, VIIL Talo contraddi&iotio 
storica ba indotto il Brandt non !<oIo a n^^aro, comò altri 
aTOTano git fatto, ìl carmo a Lattanzio, ma aocha ad t:aclu- 
doro cho appartnnj^ a un aatoro crìatiauo antico; ansi da 
una aorio di oooaìderaciouì «nila lìtigua o aulio atilo ha 
oo&oloso che esfto sia da attribuire a «iDalcbo uniaci^ ■). 

A QtidHti due argomeati il Ur^ndt De ha ojegiunio tiu 
terzo, panmoiitì dì gran poso, l'argomooto diplomatioo, 
non oataiido il catido, per quanto i n iiui oogaiaiono *), 
tnomoBSO da ooìiaun manoacrìtto e dovondost aoortero nei 
vHtttta «MnB^dritj citatt dall'Egiiado non eaeciplari ma- 
noflcrittì, sìbbeaa os^mplari stampali, quali aarebboro «tali 
appunto quelli dello tr« edUloui Deteriori a Idi. A dir il 
vero iigli anticliì esemplari maaoacrìtti dell' Egea cìo presto 

^ 8. Brandt Vfitr do* tintana tngt^rieUnt Oedic^ 4c poMÙm^ 
domifU (nMle Comnnnliìtiotif* Wcef/Uniamte^ hiptiao 1991 ^ Ta-fiO). 



ISA S, »AIUL(ll1fll, 1)1 ALCITHt <»ltll';i l.ATtm, 

pocA fdde |mre io; isa an m&aùttcritio dot carroo o^Ute o 
110 d(> qui DOtisÌA. 

N^ cod. CIaasouso 297 di ^aT^nna, miaccUaDeo di vari 
tampi di Vttrie manìp aono due fogli membran» de) s«c. XV, 
ct« cooteDgono duo c«riDÌ jittriboiti erroacaiiMuC^ a Lat- 
t4Misio: il prìiDO doi quali, in origino auopìgrafo, « (|Q^11o 
di oui ci occupiamo; il secondo, iuteartnto /^ CattU ÌMCtantU 
Pìrmiani da rmtrixciionU dtintinicwi tiU (com. Saive festa 
dioM, fin. ubere lacto Attiu), appartìeue a Veuun^ìo Fortu- 
nato [Crtrm. ITT 0, 90-100)- Al primo fu più tardi, da oua 
mano de) sec. XVI, apporto il titolo: iMCtuitiiJ Firmi'ini 
Cartru»; & cui di aeguito uua t«r£a mano acrisìa: ZJc /hs*- 
fif4>iia domini tjitoil in vetmiié ciXrC-nìj/hiribué inpcii'um ai. Il 
itecfJitdo titillo derivjt 9tnxr^ ììubhlo dairi?gtia£Ìo, sidla cui 
cdìjcioiio ìa icx-i.vk iitiiro ciacudù, o J>ìù uiuitt&iut?uto deturpò 
il leaLo originario, iu modo da reciderlo talvolta irnoono* 
«nbilfl» 1^.1:00 le vurkrjti del codice irollaKioualc cou )'edi* 
sslcma della Q]>àìà di Lattanzio, Roinae 17^0: 

I in lìinme] iam limioa; 8-9 redemptìo v«ra Vexii- 
lumqufl dei aìguum et ratìinorabile fati] i^domptio vcr^. 
VDJtilluin Mv'i et signum m^iuorabìlo vit^; 12 Ufqiiaonj 
un^uam; 13 miuius »ad) oiinaa et; 14 Horrida] Sordida; 
18 Fu PbanÌM pritiiun) Priincs in p)in.nÌA; 20 Tudeamj cir 
eorr.; 24 iuiuugt-iisl uà: i^firr.; 30 gemit,u?i lueiMim et] go- 
miLuiu et uiecLiui; 31 jaeique] meive; 40 pedt?» me lastra. 
Kd] pedem me loslra. Ecce; 43-43 flaorem SaQgi:iiuonm] 
fluerit«m Sanguineam; ^2] om^\ òC: iDn^meros] cj; corr. p 
M dolor<*»] )abonn; G7 atlv^r^a pati] p«U ndvcnui; 57 in- 
vigiljiTe] %'igilura; 64 nuitixut] ainiiiti^sL 66 viB{;i»uÌ] «xcort,^ 
68 Ansia aut] Austfrl* ot; (ìi) Stìd te] Kt Iv; 73 Spe duras] 
Speioi^e geiiL!i (?); 73 te tote] rjt rore; 75 post ultima fataj 
eas cofT.; 76 animam] tx corr*; 76 ad aurui»] ad onw; 77 mM 
gna tib> tnuG omuemi c« carr.; 78 tuno] «z corr.; 79 San- 
Ctorum iuapìcietLs] ex corr. 



Catania. 



Bxuoio Babdaj^im. 



DE ORATIONE HEFI ÌIOAITEIAS 

QVAE HERODitì ATTICI NOMINE CIRCVMPERTVR 



j^tOQ^aat xal Xóyavt t^t nXrjSiiaff àtiaàov^ nnodùvi'at. 
Anonymi Chriatiom H&nuippua I, 2, 



Tix eat quod moQeaTii baac oratLoDom notìtlam tem- 
porum, quibus habtta fìngitur, pleniorem exhibere quam 
ut fieX^Tìjfia in rbetorum scbolis elaboratuin sìna uJla 
dubita tione putarì poagit, praesortim cum nec declama- 
torium genus redoleat uec mtempestivam dìsserendi ia- 
dnstriani patefaciat nec nimU quadam dicendi ubertate 
aot fucatis coloribua eniteat. Contra ipsum dicendi genus 
esile et ieiunum, quod in nostra oratione deprebendìma?, 
tam longe abest ab iHo laeto, exundauti, numeroso, quod 
CbrysostomuH Dio, Aelius Aristide^, Foleroo in suis ota- 
tionibus plerumque adbibuerunt, ut si praefracte non neges, 
certe mirerfs utroaque eadem aetate floruisae. Quocirca 
haud scio an recte luUua Betoch (Grìechùche Geschìchte II, 
p. 132 adn. 2) ^) contendat banc orabionem, si Tbraay- 

1) ' Dar Verfasger zeìgt eine ausgezeichaete Kenntniss dar thes- 
salLscheQ Verh&ltnisae ìd dioser Zeit; oa ateht nicbCs in der Hedet 
was nicht voD einem Thesaaler, oder ìn Tbessalìen lebendea Sophisto 
VkiD 403 geschriebeu aQiQ ktinnU. Àuch die Qedankeu, <Ier Wortscbatz 
mjd dar Stil der Etide echeiuau roir der Zeit um 400 durchaus an- 
gemeàflen. Ea wàre eiae BewunderungBwIlrdig Leìatung, wenn eia 
RbetoT- in li Jahrhujid&rt dar Kaiserzeib das allea zu maobea im 



13H 



r. ooiTlxu 



snttpbnretur. Cum bqltu rh^torea ìnfifriorìs aetatia htittoHaa 
«tX[}iU44& vid^uTilnr Tinlla kÌÌa c^iiha Ìm|iiiUi ni») v^l diw^^p- 
tHmIi ntj^iin ìtilprdiini «lìglnflinmli liliiLlinfi, vi>l ilnrtrinnit i^b 
ìnimnttiiv) fiiciiltiitiii orabtirW <HU;ii(nnilKit flndio, ipoil iit 
&K8equeieTiUir per8eie]>o ([tiet<lib«t Ìiì«]Jlifli4 ad allici^ndo» &i]- 
dientiiim animo» «ucnpabaoiur -^ orAtor tiovter prima Tronto 
appnrot rei potius quam vorborum «oDidius, vìx ni tibi 
prr-^iinilfji* hnnc antt.ìotiAm lexotnpIflriK H Mpp<i(inljiÌB rn-tM* 
iitit1Ìt.cjnbiJ)G, [^uibuH^niUi verltorttmtclivpìLuaureviitiuIeQmlati 
«H^teut, fiURi coin[HJMtnKvtT. Praoteiea uaiii ìllì «x orrtlit qui» 
LuHdaui roiiUbiiHbÌHLarìcÌ3((jiifte LracUuL^x iulegm baunaot, 
iieqod aliud cuient nìsi nt i»ta amplil^cent et floscnlìsomoi- 
moiiÌ9 exoroeiit> hic meiiiorftt qua« aut oum ceterorum auc- 
iormn f<i>jitìmonÌia cH^ncionfib, non tanion «x u% ooitiìno pvtn* 
drtdiit, AiiL mi parimi iiarratioiiRin xujtplunilaiii vcihnmontHr 
v<jiLdui;fliil. AUpii» io iutvriui i^uiilt-m lui litTr«rn.njm tnouu* 
tUffiitcrum, vereor ui qmilquam L^erti aLaUiero queaiuu.i; tteà 
CAinpiiH et D[ii]4 vìitemur non ema pdnlitnrì, ^ì qTiaestÌDn«*m 
aggreasi, qnautuiii L-uiqii9 opinioni probabiliUtis it^iguarl 
p088Ìt, ilUigenter porapaxerimu9. Quodfti ijnne ilhpulatun 
viiTnitK prirttm viibilitmt tu\ ciinnn* rliibluUoniw pnnititK t.nl- 
IiiiuIhk, iiihil b]«Wbi> ijttOLl mnliua (mifrram qamn illud 8ti* 
naciui * non fni^ilif lUxorlm uItìm mnjjift tn^Mmr, HIÌm ijui iiu» 
nibil aeira volaortitii, an JUU ^ttl db Loo quidaiu uobis re« 
liqDeruit^j uibii ^cire ' {Epi%t. 88. 4(Tf, 

Ac primnin qiiidem «ln9n<lae sunt temeraria^ opinionea 
•nrnm, ^cii enm in hac nratiom non rf>pprir»tit v*n«TM Pt vir-> 
tiUcfTì qu;ts cttm eiIìì liun t?xplii!alitta PliiU>xLnit.ttfl dociiìamit 
iti Ht?ro<lin Attioì ilioi<tiiU ^rriipru ineccr, ab boi] n^m pli^u*' 
abiudicarunt. Nam si in auctorB, cuius opera ad noa pdr<- 



BubJ» w*r; unti Uh ^tìlio, w«tta d£e Eail« uat«r ThrMyranoho» 
Nam*a flb«rU«farl »£[*», vUrd* ^ NiomAQdttD io d«ii Sìqd kEOTnin«ii, 
au J«r Ecbtlivil ILI iirf«tfflla \ AlTmt jbij«i]i opuiculum Tloeinct HAaa- 
^ttod itiaetibUar ' Dq Har<:idti AtU(Ì oftiiomo n«^ ti^Uttìtii ' (Lipaiasi 
UDOOCLXXX), lice pTd r» caU proferomiu anctoii* tbatnm uomiaft 
■«gli itici aUo. 




TOikOrini, Gfttdndura etit, cnm qnutritiir trìbiicodamiko oi sii 
aliquod opaa, ne plarimi p«fi<l«utur rAtioncìi ci nr^nmenla 
quAO QÌtaDUir nostro tantum ìadtci:^ ^natc jmtdentitu 
aliquid ooQclttdaniiifi oportct si nd veaUgìa quìdem aUo- 
7vim «itu oporum tupomni? Quodai quid ÌDdìgEiiim Yìdetur 
oniuapìata ìn£«tiTÌ pracjituDtia, t^noLdtim f^t CQ&km non 
Mtnper parìter addiirg^r^ poaw>, et quamquam iam non iic«b 
coufugdr^ ad lllud Horatìi ^it^^vJte^jtfvxrv ' quacdoqua bonus 
dormitat Uomcraa ' (r«C9nUcr«a euim «xiaiimatorea iiqii« 
Ano gnivoa satìus «xplicaveniEt cur Hom«rica camaìna 
inUrdiim langncrant), vaUt aoTOpor ' operi bngo faa oat in- 
rapera «omuum \ l'ract^rna nb>u<lìcnntit>ns araticuom ii<^ 
8tiam ab Hi>roda opponorc po«vunt qui vulgotam opìnionetn 
tnautiir, oratiouotn quatti prìmiùaa anb atv «(? factitatae 
asta potflivflv, ita ul^ si qtiaavi» alta oratìo maiorls mata- 
ritaiifl at provactiorìs artis «xstaret, io bac quasi arborìa 
allìtudinom, in ìlla atìrpam et ra^tccs facilo agvo4cora* 
maa. itaqtw llaseìn^ non hnbuit qood mnltiim d«>iudarct in 
rolntaudtif virii doctìs qui cnm hnnc onitìonnro Horo^Us 
aaaa npGgarent >), inforìoro aotritt) prolatnin ^hi^d veri fiirailo 
essa axHtlmarant. Vernm aaìmvaro aDqniraudum arat nnm 
vai Herodi Àttioo Tel cuilibat rbctori infariori» aatati» 
adiadicah posaot oratio quao taaluoi a color'?, qni in oorum 
oratìotkibuB domìnaturr aliena ctutùt, cb Tornine do qtiibtid 
agcratnr, anctoram baoc gnamm refenoti Niminun cnm 
PhiloairatQH tcstotur Iierr>dfìm maximo Cnimm imìtatnni 
a;*ie> qni tonuiM in dicendo, grariialt^in et perapiouitati^m 
oonitiogaret, faglia Critiaa ganua in nostra oratioao ogno- 
acera vldaarìs; quamquam vìx a ma ìmpofcraro poaflnm ut 
imìlator esempli prcprioUt^ ad aaorum ton>ponitn oon* 
anatndinocQ accomodara naglagat nac, ai lìaiamcotu, nb ita 
dioam, aoctcrì.i vaTrcri* adhibcatj idcìrco calorej obM>latoa 
tucatar. i^-ò ha«« praateraamua, «t libentoa coocodaiQtia, 
niai alia rapngneu^^ ad tralatiolaui opÌDÌonom dofondandam 
Vfìlara: Duno raro caouauiiis, Una^ìam diligantor pcr^n- 



q Hf moia^rftritar nb ILvuÌ<> in pft^. 15 opaaeiiJt laudati: aoi 
pcrreanavra ram nuli Ina utilit^tù oxìsltnijunuii' 



Ilo V. COBTAIOI 

^iiìssn loco* (jK 18-96), qai Iaiiiìm Pfa>1o«t-rAti «i viil«rabir 
]>1una «ìonl^rmarfi. Hot» vero p^rwaqni i^yiòói-; xa* ntt'^Af «tt >)| 
o1> «nm^l^ut^ Tom K|ie^im«n tmtitiim AxibvDilnm <IncirQii« atuhi* 
|>loriiraj ut jiro ««o ijvii>rquo ìngi-iiìo i^uHiiti facieitda wiut 
expdnd&t fto ìudicat. Prlmum ecim Pbiloslxatua testatur 
Hpro^Iis genua tlirent^i Bpte temperotuni faÌBBe (^< dà óffuoHa 
toe Xfi/ov iìiartA-; xtMtiXacpii'T^)'- at haec, ut rinao nimia ge- 
iifrrAT.Jm (lìctn sint, nomini &on poMiint vintUoarì: <lo(n^ 
H», J 9) toonftt brevìor*** pltìrnmiitift, nWolntas c^atootifii: com* 
plffxuK. ;(ohiLa« ot p^tr » KtAntev poni cìrcDUiifl: non oc* 
ciirrerd éoDtorta uìmis Qtcamulatn «Quntkto, ot orattoueia 
siili sporte in saaa partea cLìscMere: qnae Tdro A^9X»(^ vì- 
ilpnnmr r<*KpondfirB. >^d irieasenUntìa tantum in unwdratim: 
litiin (p. 2(k) docitt amtorom brovìtatì ntmlnrn: deniqn^ por- 
iGOquUur fìgtirus {ìtat if-4Ì^; h h/y^^ arni 7T&Xì^}^)jtmv xftJ «f^X^] 
^fttav.,^, qnanini, vcitì ut lofiuar^ imllism insigne ùxampluni 
ex oraCiooe Hrssìu» ntìerre pr>t«8t. Qdid de di?«iidì imputa 
iii>ti tttbìto 4minpsnt« ot oxcATidp)^rf>nt,ii. sad IvniUr «1 »^nMÌin 
eiibrpp<»nt.fl? ubi porcgrìn»" «nmlrtiliaif i/no^w eìtu it-fj h^iff 
Ì¥ifvfti^^f^fiiì)i ubi comiPu ilU gruLìa riuii iitTiat*tu, Mnì nx 
mbun rpsi-4 taiiK|UHin etHorfìsoi-us (^Mtitjtj t« «i^^AtuinVr at^M 
/rvi^ATNrf^, dJjL'jt'M Kaf jT(ia;'/jaCf»i')? lUqiid omnia «xamplft 
<lXk»9 tlo^9.u\v oollegit, valdrent sd ^eincn^brandiim in p«- 
iinriu argniTinnUimm farina cpinion^m vulgAtArn expiigofr- 
rnntf tirnti«ii(Tin nb Kitrodn non t^nnn iLbiudìcandam, necoS' 
H^rÌQ ab eo cuiiMciìpUm rsito ron jt»m: nam ut pror<iii 
abflìiit laiuli^M et- proprinuten (]iiii4 Ha^twìii-t lueuirirnvit, non 
oralio (|uidieiD exaranda, aed ìndux rottone ac^epU et «x* 
prn«i Pthìl>Pi]q ve] nliquid prntìoeptoriim simile, qua» soy- 
LalÌH riAceiUenio[iiori:m ìnclndebantnrr Bcribendum 64t. 

At v^ro oninp« r7odìc«8 una voce reclamant oratìonom 
nb Huro<ln Attioo AbimHcAntì. Quoil equìdem aUqoiil pon- 
OiiriA butani non ungo: quUTnqimm qiiiia codicTim nucrtori- 
tal^ui piiifì rutioiiu Cuori aunus iint ni vindii^&rrfb Xeno* 



^nod loauiEi PbiloaUali uo^i excnv^oriui: hI quiUai» i^uiw {iru tv unta 
aUdIì^ tati» 4M0 taìhi vidostur td ll^buii ugamoaU diìudicftiidft. 






phonti opA^nlum qcod inficvibitur ' D« Àtheoionaìiiiii ro- 
puMicn *? Koc praeUroa codicum cota«on9a8 no^ ipiui Tbra- 
«ylli ttUfliorita», tnoinbrrmw me indì«c poiior, «tl'ccit ut 
oinnoe viri <Iocti m vulgAta ilo P]ftU>utooTum scrìptomm 
yvi^tjiSrfjÉi opiuiono aoqiiìCHueròDt. EUnim ìntor omi3«4 con- 
etat noti omaidi opffr&f qiiae PktonU nomino circomfomoUir, 
PUtoni tribuenJa e>«d ^xifitimatori»« eanc grtiVM c«Qflnu««. 
Qtiodn uonniLlli et iiJom philologi AciitU^imi ìì« rofnig4ti 
«Dtit, Tiìliil rctVrt^: prnot^r coilicam oonfonvnin, ad ulU ar- 
gatncntii e or. fugarti ut- Aiqtiu ìptsa <?«toruin j^rammatìoorain 
«t ftcholiadUiniTn testìmoiUA, <)ui tradideruat quaadtm Dò- 
iDOstheDiE^ or^tioDea non omnibus gODuinas yìsìm «saiy, co- 
dicum auotoriuitein vt^bemoDt^r bbofucUnt. i^à nota ìii 
bis ituiDoran, no ìuro ;ta«af07roi'^(v; Arguir Aut x^aiVof a/h; 
W^jjra^ forre vidcar: ronmmutt ad porupioiiMHlum looiim 
orationitf no«Lraa, qT^m HoMÌtis (p. l^l) contcndìt iinita- 
tio&cm I«ooriit«ani pftt^faDOro. 

Atqao excrdium qtiid^m or^ttoaÌ!» no«trAo baeo «xHibot: 

MtfTt ffttm^y fj^vea l^jt*v, o^t Tiaif àkk^ì» éit<(^iuè /fitiìv 

<ìv i^ruttXéìr tf*U X^Y^ft-Ci ftaitttótr^ttt fj rfoit'/rptfQ',u«(rin'i^r» a/- 
fiAfTii^irrei /fi; tjti^tt4f!^ui là nu^évva rì^àynata ' 4À Jè 
*ie ròr :T4Xtfiov év^twrtte rrdat tUr t<iTtr tv *kiii'^\ }iàlt<rtn 

nt^ì «i^rfiv Mai iJytitY. laoerattwi autom iu oxordìo Archi* 
daini iti t«ttim Lftooda^oaoniorum rt^m lo(|Uont«m indtuil: 
"frwf rirJi: t'ìttàr ^aviiu^cvffi óti tòr tiì.Xov X^*'^' ^<i^«~ 



1} P«rp<^riiin tTAitiuic r*UDu!t inol«<(tani ì«tiid ^n^' quod nr^ oinniTA 
quidam collier «xliìbnat. Àt UaMÌcanqui^xordium EsTBlL^aia ncetr^ 

Itoquò par o«t OTitorom Goiitciid«Ta boa 4o1ut& horvitiot *ua4 acIaU^v 
s«d «4ÌATn iiiDfor«a coti ilotortbadoEt eam ^uo ehìpub i^titd neat-lrcnt. 



w 



T. C0#TA9Ì£t 



tBv ^Auruf^v, ro0cnffi,-t* jf*T»/J/ift» rijy fitta^oXi^ir^ A^f* sr^pl 

ntt^t^Xi>&a 9V/t^t'Xéf€an', Ac dc^locepa profil«<curp «ì vìderot 
ulluin drftiorem prò dì^mtate cìvìtatin ma popalnru diiuse, 
E« nnnqniin di^^re aggrMVirtini fkiisse: qt:fì4 ciim hpcqk 
«M»t, db ftlii »nA ìji«onim iDertin Um indigni» ntin ««m 
1i%Wrtt jiatArvnU^r, «a «xurtiim nsva nt <|ttiitt oogitjirrt àt^ 
ckrarftt, AC<|UA iu pergit (^) 'HjN>^ftm ti wrJ n*^ J rtì»- »jliwi- 
sr^nti wt^ tr^lixtit^nn'; (tinnir, Ti»pif 7* »oi» ^t>X*fitÌ¥ ij /i:'; Jr(»* 
^srfiì' rotatevi futiiirta €rfi,iovMfir, o1!t«^ vai rtìr oti-^^mùi- 
stÀtìato» /J«'^v' fti^*ìot'ffiy 4iU(Uf ff iF^ jMvi «oH j^iviro» fi wAf 
it6i't4av tv jtfti'fji tta^a^ttùTo^ "Sy^'- ^S** ^^™ ìni^r nt.riiiqqnd 
or«tioiii8 osoniìii «imilitiitlinom ^iinindini «me siatuenti non 
invitns aMAotìor: ìmìtiitioQ«ni Inocrfttic in nooKrft ontìOD* 
arguì tìi TijguitVuTÌ^ ìh UmLum DxìvUnmrtt jiotoct, qit«m vita* 
cft|Jt& p^rsiiatiù ocaupaverit. Mìrum ut KaMittN iratUtìoQeta 
r^ocratcìLm deprohondit In hoc loco oratìonEa oostrao l§ 3) 

cum Tiiocri^tj^ij (ibid- % 96j dìcnt. , .. lir.i^ tiJ; X*^^^ 4'' ^ ^'^ 
T»(i«; i^fiTr HfiraX4^Qrl Quit9 ideo momorAiidn Juxt at ino- 
liuM confirnurwn oondToioQLmj itimilitudìiio fi«tatAiitÌarum el 
vorbonim coiKAotum satiK oxp1Ìc&ri, Htto ullU flrmìoribu» 
lu^Qm^uiìu ut lAliouiW^ dumouiftniri |>0<>e noatraia oraiio- 
Dem ex e& qua« intcribitur Arcbìd&mci^pend&rd, i^iiaai liane 
ex illa. tmiim vpro «ì minua studio v^rìtatìs quam pravj^ uo*- 
vitati^ eoilìciUidiQd t.^tivr^r, hoc v«rì «ìtoìIÌus vid^rì danoQ* 
Btrai^ instìtuf^rflni. Nam vìx cont^ndiifi fui)»n qunmf^Tiara, qui 
cum iinit^rì lito^Tat^m jttuilurcl, mai!*»! exilU ot ItruaLiiiL ftva* 
dere, <]uaro caUiaìitriB iiiurc?ro guiiun dieondir fuRum nioU- 
rum et bene terniiiiatom et iu Attica Ula «anilat» abanduu 
•tt, liixiirijinii. Nocv ^nt quod stodinm CtitÌEmì generis exprl* 
ttufiidi in Herudv proforAt^: naie ux ipso Thilofitrati U«tì- 
moato «iBcitur et uogUui Hbcriu» id Hi^rodum conttrctAtam 
«ase, ut ooTinam «t quaai regulam saiiuprettir, »ou ut oom* 
pedibiiv adi^trìngei^tur, At d^ hh uatis alt di*puta«ve^ cutu 
iufìrmaiiiUim duxarim HasT^ii opÌDÌcueni iBDciatem a nostro 
oraUiro pemWe, ut «apra disEi, mìuima demonstranduni 
^:tfU4u4?rÌfii. 



t>|C OBATtOSTB HE» IfMnhItX UTC. 145 

N»DC T«Fo i]<i «a ro, qoaiD pnocipìo baiua commen- 
tatiotiis memora vìm ad, di«a«ramlum r>tt, oi«tÌDn«m ftciticet 
nostrum paUfaoere i^otltiam r/tmiMiriim, <|Lia» iuabr*Uteni 
dnoLrìnnm fACÌld «xoed&t, NihiloRiinux utim aootoro Pbilo* 
wtrnlo itrUmtis Herodem msmorìuiu uDtiiguoruEii Umj>OTuiii 
fUTigontnr t9iiui«s9 Htqu» juKii[)or Crìtiae oporum, i^ui y^w 

in f|ua orjiiia lutiti 000 ilmulatLir, UassÌQH me ludica 
«atìs damonstmvil [p. 36-29)) >)» peratudìoMim fiÙK*f — i^tii 
fiori potea: ut pronraa r^fenator sì e]^iiÌB «x CriUitrLO opu* 
senio noD X'if ''> ^^^ K^j*lrix'j> orutcìrem tiovtruiu baiutwa con- 
t«uilnt? Qiionìnm CritiA» inialltiic itiiumm tviaporum uon 
pttiialit, lUiul opinanti iiacili* eit ìm ^^imf^r^ évÒQftjtr^i^t' 
^_&m. Mf iDcjuam, puinit CHtiu^ in scia Ptilìtia tam dìlì- 
g«[iter per*wim m^, ^juae iti nostra oratione ant aport© 
mamorvintur aut par est auctcri ìnno^Aiiwp ? An CriMna 
politìa pnunda eA X^ariasa^ornm hi^torìam cutibttxtam, 



t) NdIUih Ouilifllmam Cfarìit io ant Urn^cnnim Jittarar^ra b>- 
«torla nupar Urllum oJiln (MDCCCXCVJII) ropociuiot erronia boroio 
^ui MD«a#TiiQt orAtf^rom Tho^it diconi iìcduÌaicv at foodni cuin Li4« 
HdftcìDoaiia «icploot^^dtiui doTiou^Ua^Ac. At^nì pn:-fert(p. 723, auj, G) 
Hn>«iti] npTitinstcìm, filimi arginn^iiia, «i JpNÌ noti probAre&tur, <Ì0bQTt 
GATto rofolUro ot diluore, quad noa fed«; qLiiit ftiUm ipaa laliì Bc- 
Ifich ci>uL«ctiit« «uni prMionvta TÌilvtur t^o »uum iwu «M^qnor» 
al Tb»b40t b<>Ei uiviLaa alii|ua Tli^ssftlmuni r«»pioen!iitiU| (JuohkkIo 
Ari^lifllftUfl rr^t'tinirfK (§ 5^ tiiviUti, l-nc^il 14 [Houli auit'ttì ftt> «a MnnoU 
dici potatfLMiil (Rikvf p. ^T), Qua* autftio uratcr mcmcmli «uus cìvra 
Perurnca ptrloi ìa^ Li<:h« dOGatA* «w», ooflu* runt il<rodo1i M«iIidoqìo 
(Ylli ^ 132; iT^-n^J «piUaìmo coiift^uoni jll<tM p^ 133)? Ao deaii|iM 
qn^ oraior iio«l«r monot (§ 4), foedui cum LacodumoDiii a»n Mca 
dvtrvctMidani, ne, «uni t«iDpo>ibu«i Velli LVnUi coacU sit;t lnrbtt< 
fOfum partM foi^ra, it«rum cnTn»ii «ooiautitf )c*ul.ìuin Ur^CDiuD 
repcidÌMAo coalmb^cit, r^spouiifil i| (iwlbiikmodij tls quive TZir&*ym&- 
EfbUE in oeiit^oji» pr« l.arìuuiaù (fj^m. I = CUniv Alar, p. G'i^C) qoii 
»iao ali^^ua vi et «mmi oijmiuouoQo queiitur, cum Jiolt 'Jtffhìtjt ifg^r- 
JUv'd/'f, "tliJLi^r ar^K /n^^irf ^, C«tonua vido oTatìoQit D^tirfto «xitnm 
4 pif Vfv //<(/; XC/Oi . . ^ KtXtt'a. . . tPftiitìx^^i'i « fCrtN 1:^Actft« tlrttt, no- 
If^i'wc <n ioti ^iiffititav(. Haoo r*itpa««r« i^ubnit Guiliolmuft Cbriit 
«t luiuuioqiic ad l^bcbiwos wraloreia dkcfc »kmulaaM conalltueruab; 



lèi 



T. COtTlICSt 



qnamvis ad br^vìiaris r«tìon«« «r8ctnni, «xhibalase non 
alìtor atqae Amlot«ila» U:yr^vatuv jioXtniit? At^ai htsi^modì 
potitÌA» coD*cnli9iMlJU) giMiArU quoiltlcun ipncìm^n oxut: 
TMpic* énxsù nà g^nnsnam XffnujihoDiiit ^itMSatft9riu>w 
iVDJtir«/«r, tA Ui>i'jf^tàv nohfsùtv fùl«o ©itu nominis f^ùin^ 
noivlnUm, Utraqou vero refert jLQotoretQ f&^ofU cnipìam 
iiddlctum magìa qQftm rerom m<nioHaa ^xplicaitdae aolli- 
«Uttn; «X broviftainiU autem Àib^nsei tostimoiiUa (Xm, 
p. 5Q7 A ; 663 À) c^lligeromas band dmranm <«se {M>tntt>o 
CrÌUa« opascalnffi, &tifliii«ì ignomr9mGv ab Arìstot^U prì- 
mnm institnta et teg«e civiutnia ration» ot via ÌDv«etigari 
•Q^pta oanv, ab 90d«tn(|n6 priiQuaij <\no artiitalmo vincalo 
Uguin vt [□«titutomin cuituqao cìvlutitt notitta cntn toin« 
pomm ei rerum gciitarum enaoUata «narratlon» coatìno- 

At ai oratorem iiotia oogitatjono fìngere volamus Unti 
acaminie «t ÌDdiciì, at, p^rldcta Crìtiana potitìa, pomtft non 
alitar Mntìr« alqQ« ifl qui in condicionìbua TJiowaLorum quEui 
faÌM^Dt twnpcrìbufl balli Poloponnosiejd, vanarotur, vis 
mibì poreuadora poanim nullam m^ntioncin factnrtim tuìaso 
aiua oÌ7Ìtatiar i^bì orationom m baboro Mimtilarot: qujuì v^tù 
UIa audienda vai laganda e»at iia qui doctrlua ab ipao aitc- 
tov« breviafiimo iat^rvalto proximi ea»«nt, aut late pra^ferrdt 
aabobsCTiiTaB viderì. (juìd v^ro? oum memorai ArcbdUiiin 
t^rra miÌh civìbus a patnbiis tradifa poUtnm ««m, putaano 
ornnifl ^aao mi ArcbvUi incr^m^nta atiinoraot ailantio prua- 
termtist:truin futa«9f cum aa potiua amplifìctiDda «L oxagga- 
randa aannt quam atlontio praatorounda? nonne ca«dc« ai 
aeditìonat, quaa ob Intuatiiiaji diacordUa onaa ««sa dixìt, 
vìvtdìoribu» coloribu^ exprìmore m&gU quam tantuinioodo 
aUìngara et adumbrara dababat? Noe qnamadmoclnm Lo- 
cadaamonìorum opoa an^^taa a^aenC Athonìo&viuLaqua cor 
ruiiwant ab«urdtitn omt ooarraro aut quidam momoraraH 
voJitn o^ttidam mamoria napataa qnaiD exj>1icatd Aalioa Ari-* 
«tidas in oratìotiibun niifi lud ;r^/i.^«ir ^ur^^Aiai- for^ 4y 2t* 
mK^ ot iKit^ tfji !9oùi At(3if^ttift(n-{</ii mVij»'',* l'uà porsequatar. 
Conira oralor no^ter daailit etattm in madias rda, plana 
SBourua num quaa aÌgaÌ£oat agaant interpreta: qaapropter 



5.10.» 



UB oLATiosB niK tiCAiTtu: vere 



li5 



quid v^rwnuUus quam cmaÌ4 «xpbn&ro oum ftxip#rv-acftiiaatQ 
689e duxÌ9SeV JtaqOQ cani or&tor rerum «cii^ntUm proprÌAnif 
non commodatAm paUfìu:ÌJit, dic«ndì ratto laeem potiu!< qn»in 
lac«riiMn rodoleftt, td «kqtio <in&fi ctunulmi &«còdnt !>oo 
ciìiùà lini&menttt et forine or^toniti m iiiiivor*am ftealìmatiti 
refert genna DOndum ad «mùneatiorem graduai evccbum 
ijtLftm dfitdtoaas el corrapinm, aai alti» v^rbia Jklyroikis 
fltaiiùs potim qUAm L^oooontii vel chìtìa inf'criom a«tfttis 
sigQO Aaaimalàndum ■) — vaLdo prot^^bUo cut orft£ìf>noin, do 
qitadiflpiitAvimiu, vindàc«adam otfM oralorì. qui rebus Ìp«L> 
qoM do»crÌbì( ÌDtorftierit, aut Theasalo &ai dia in TL««> 
«dia Ternato *>. 

R«at«i vero ut alia dìfìicultale qiia«<9Uci expediaiar. Nam 
CETeDdod est do qnao ediMomimiia ^otnmatica ratìono ro- 
dargnAUtur et lefutontnr. Ac pnmnoi qtiì>l<;Ri cTim orator 
prò Thnoydtdi» AJ^qunli (ut infra d7m;^i^»(r«bimii& p- lóT sq.) 
liabeatiir oporteat, miffragabur potìus qtiam refragftiiir opi* 
iii<»aì, qtiam protalimus, id qnod o^xua air prò «> ftdlit» 



<ì QiiiiB tioItLe Cicoro (Orator g y9-IO) ftUE:ecro n«tcno toaUtur 

rlATi Bviwatil fniwe, o*Ji mìbi vidoor dcpr^Wnd^^n in ontlì&Q|^ d« 
qTia dUp^iMicux^ UAiti mm minm noneinoi ot t^tvìruIU wtijk ntihi 
Tidetqr, ^unm UH, quo* la^fxTiTHfrrW*' PUto «ppoUchTii, ^not^ttim iu- 
diesrì pi.>lti»t«x ni}rfi(bn& H^teiaaii lauinlioDtf a^ue oratlottapro PaIu- 
mfi4« tti #s talìqxut Antlii«lh«DÌs AlciUrn^niitiiiuo^ $oÌo T«n3 Ttroraia 
ilofìUirilEiL f^iiMliSUm Jn ciUMnliciH» Jf liirum tirnlhliilin /yipTirtfijT» 
dMÌderAri: iittAia«n plurìmani npud tao vaLo^q ocnGlMur ftDcloritat«ca 

no»» lallt? ItAqun hnln* Tlrf liidlMcì frfttiu^ qnn daWtO ft^r< 
cnAr«v»i Utao orAtiouo* Adalttfinoie «Jnt^ itooua c«ito o|dÌmO «jcpns- 

*) NM[U«idÌDflrmatut — ut HoAdius fp-SG) coti temili — boc^tio<l 
onroT QoiMr (J i; pruni fronin 7^d«tnr Ar^hAlaum mm Prtdlac* m?- 
plMÙmo bTrcnTo ooofondore, cum dicit !i|^//In*i ^u^ vrr ini ffrltav» 

CCftaiib rctfipìfiit mxniu ad iliaci qui r«i;aiim obtia^ibat qiiam «d tpuaia 
ldM»doiìi>fn tfigI«p0T«Q(iiim. Vid* H«roit^ l, ISrnfrn Ttiv^nv (d Vjtfu'rr*^^) 
irr•l^l■lÉ Iriit irAwi: qui («ulo |>u«t IpM ««AOttMTl, i^qi» d«cl«rat rs 

Studi U*l, di futi, ftatt VII. IO 



1Ì6 V. CO^AVXI 

batQr! 9t4tuAnau9 tumen id in neotivm part«m trabendam 
eBS8| proptar^jt qiiod non mintili o1>iLoìoturQm formamon.l 

Stiulii rpiATTl VAterifl COariT|(^tuiHriÌ4 TàKni'j^in^ ìtAhoTì poti 

Fonali nuLuEu ^^Uatt^^v vi ìuli^U^Ch, non ìdr^irLV) & vaIct*^ 
Oraacìtote aliena, cum «x andlogifi forcnamm tè^atft^vi* 
Grt^ov^ 9Hv%i<rv9^r>yy ctn^ffovt-^jf^v expr^9^ esse potMt! 
t{JXOt amia apud Antiphont^m insolf^ntìa vocabala repi 
mi&tur? Qa&m ioc^rta «t KibricA sÌDt indìcia ad aactorìs' 
aliouinje ftetaUm doRni^nLÌam ax \\nx\ vocnLinlonim «t for- 
marum potila^ nvino est ijiun viduAt, pn^Marlim cnin va< 
t«runi acrì[>tOTnni opera plera^^ua inUrierlnt. Qiupropter' 
ibiiQM et varba, nifi recanU» origSnls notam ])a,tofaciuut, 
a vat^inm ecrlptornm oonandtcìdme alldca haWl non d*-^ 
bent ìdcirco quia apud vat^roa scriptorea, quoram o] 
exatact, detidarantnr. Catarum vìz «^aiaquam praefracte 
&agvro aiiiùt formam ^i^di^m^^tìv prc ^kov apud scrÌptoT«« 
Onaco* Attioao, quatti vocAiit, aitati» nfqtiam ropurìri- 
FaUoT vero formain cf^'!^" Iiabendi, vion cohibendi vi u«ur* 
pfttam, me vlx coucorjuere pouo: qtiU tamen indicium Uni' 
asiguum plum faoiat qnaia tot «t UnU argumenU, qua6 
histoncAe «t critìcae ratìoiie« lappAdiUDt L'^ Cfuodai seacenta 
eatempla proferri possunt ìnUrpretamentomm qoae in te- 
Xti:m ijuampìam irrepgerint ita nt Tal ciim 7orbts decifra, 
rac^dis foedìdsime ooulejsceront aut haac plana «ìioerenC aut 
mdDstra edereot — non dubito quin, vi futurum Uf}^^ 
prò f^M vìx tolerabìle evadit, aina uUo t^tn^rìtati» crìrnLo», 
lectìo mutm po^t. Contra permìrum oaset vocabolum 
nttiét^ {$ 7) vi et pot«EtaU nonìinis Sfir^^oi ugnrparì, nìai 
suìto oratoria oculoa aeta« obsidum piane o b versar «tur ; 
Atque incQpor varbum ^ti^tfitfjiq, fraudi») et eimalationU 
«ignifieatione remota uj^urputuin, tragiconim eermonem ra- 
dolere videtur. At vero oum rem trautf^igorim, ipso mactam 
reputans aentio mo vix omnibua probaturum orutìonem no- 
atram ab Hercde Attico abìudtcatam vindtcìindiua acag 
Alieni oratori Antipliontìs et TiiLicydidia aoquali: quod 
ipae baud iuvUna parura liqLiere con6t«or, »d cum oOEiiec- 
tnraa qtutmvU probabile^ prò esplorata ventato venditore 
veteor, tum non nihil tao profeds^e existiino, si domonatra- 



veiim plod probftbìHtftti« m«ftm opiniouona quum vclg^Um 
pme s« forre, rfrtijif, cwrti e)ognìtLi>no tlavpoma, id tQ&ttun 



Hftot&DUa dd ac^taU, qua orntìo Iis0 rifti-treiai oonecrìpta 
8Ìt, diepntavimufl, lalii Bolcoli doctmimi virlooDicotnrAm 
rationibiu ot ari^montifl confìrmuntct: quod ahUidi attinot 
od ros j^tu qciAo in ca rcniiìoiuntiir, ntù luJii Bul^cK noù 
Hoflvii opinionibu^ plaui» iudorniiendnm centomila. Quod 
Ttt ddmODStTOinUB, ipaa. tealìmotiia bistoiicEa accurate ditu- 
dioanda, at^uo adeo or^btionis Élum qaouu brovissimo ret6- 
xondum t>si* Àtqno orator quidam t«st&tiir Archolaum mi- 
nimo lac<M«itum, sod uUrc LariMOOomm olvitatì koNtcm 
«• praoUT« (S ti tilt 7(lp d^dxa(^^«i'Of ^'^ja<ar òÀ).^ àétìuTv 

patriluA LarUfo^i (vide p. H-f adn, 1} ■) aocepÌaaciit| eìdcm* 
ijtio ereptQrì c^Sfiui^t^.eì quando ab ioteetiuis dìaocrdlìs deal- 
et^rout ■), «uo Ìp«iu9 imperio adiu&ot09 tiabere. Praotarea 

(fi'tTujfd''* ^r JjV ^^f rq'^ v^i(^|>u/ ■atf^f'Hir «Jii, Jtir' (t^ ^ùrafiit ttnuf 
ènoSwtfti. Cnio oraior dÌo*t fjr<i (oblioMi oati frtjff (awupafitj, su- 
spioAii Iket i&m Iglq Fordioi:Aai ia TlMSMlioa pn-rloin iia|iunaiu prò* 
pftgu**; ^aod quM«in Ulto At)«I (Mftkwioateo uut«T Kt^n]t{ Phiiipp,' 
p. \^\), qU)imv\» oulU hLtiuH ]uvi rftUoao liabita, Arbiitalut. It^oo 
noEi pnrum fldvj noilmo aaut4QU«k« atUtruorv vid^tur Ci>naaatiia qui* 
4Ani ictitinioau ìa or&i»Ìoiio doaUa outAuU» cLitD iU iiuM hìsturlutia 
pra«&la^B nulla Mit4cn|ita parcnulonc dupatuido ccDciuAÌt. 

») Looam f§ *2\ qui mogui iDotaoutl o*t ftd nwatun orKl^ri» 
inlrotf^aieDlam» ruligioov porptfUiWudum di^Luo. n^ cui Haaìil «am* 
njUUUi pTvWutur- £i jn^ iJlit^Ar^u^^ lutjuit ur»Wr, /iali«ja gtx'i nuli^ jr«l 

^^H> do »bu> nddidìl L Bollali) avtmh* sUif ^cjiì lùr alt/iwr tf-jl ifit- 
to«f nitpioi wr luifijtw iXàUr, ^riiVf«ro yii^ éX^f Su f«<V noJtJta^; 

pw-ticipium /i^iJf infensi» periodi in«QutÌ» d«l«itdtiui 9100 quippo 




im 



w. 



t^xìùA ma clvltatfttn Ukendra ■■niihc^nlnr railìtmn cabJiM>- 
torwn *) cojMft» ita ni t^ìodu wìrtu co&MmptAÌ, ipm Af ad 



food tmppMfÌK «X ìafiftiti*f> ilMàr i|BD mjterm pvioiv» «MMlailMr 

»MMÉdTflO hVDt «Mm **•■« »o«UAtM a4 )•(«• GnMM SJIH 

tajja «fti»« i|ttadiwv\ oitio««m >« iif<»fw>ii> •«•: «Mitn la «o 
«obtu nwjori* finm<iM> M af*i tÉM > Isma, eoa i lPtk^ ìètm éik 
fvod ^W J* » ÙJ». Daia^ (^ 11 «U. 23) w^ t» 

vfi r«i< ^>«*4..- ' Q<ud «aia, nqkit iUe, Woo siU Tolftftt: 
eaart&tiu «rt «vui uUlrm»rib<u potk«^« ■g^radì, dab iili 

^Jr £■■^'«^«■4 \ Qua« om «ao nMntaa ba s irò b«a 4* ■«ak &*i o*^ 
Hil#ar rHf QÀJLAif ^rf/vr ff'^'' **^ rfpcn** ini Jiif^i^irK, br«vi1 
n^oàSam foiDBad? vsli^ift Uello dafanUJ pOMii. QuU vwof aooaa 
ArcfctlABa •« ont«rla ii»«it# ta nu «ottnoda tMD4Ì*n# tfoto ci* 
viflin dUMnliÉ* (vide pwiio post <^f« ftiravmr fmil ^ tm p^i 
ij^iAf MiKtfHCfirj? Qqì ii oftooordoi MMOt, rf<i/ w p D * M f«tV «tUnctep 

rmm imAomUm, agi, ìì ve«, L4f*<Utt, «onfécUa v«ro aimim* )tbbv«tl 
Mp«v«M»euai foiad ««Ri vx«bJubi TUtnat. Qiu« pt^tWlo 
rida oemdldoolbaarMpMidtuir naca »i Maeade««a anaoSUS (Xaftopb. 
nalUa. V, 2; 1 1 eipaaaa) «paia La<ada«aaODÌamiu lU^ita» coacU tool 
nt etiai OlfiiUtiia ballala garcrant, «MtaBotAnacva «ci ooa, 
OMMl^aa aiib ptetia; oe «ovoofdib'aa, ùiferiorea diaCTnatmaa faivsa* 
Al DM ipaa vav«a«aB, al diaoorla* fiocar a« ei^^i mat, aalUut Ub^Ha 
fiMid npr óV^vr ro^ jgll^t V da^uioon^ uuia ntua^aam rejc «dixatar 
«t «api nal^araia •oàtm lanpora >«ia daeartkat. Orat4>rta aimìrnia 
aaolaoU» bb frni varb» qoaiavU barbara, pteniuB oijjrìni polcat; 

Jb ^f if jt4«HVf M _ . - . «JUaf ^*fif ttr mìi^mif M fHi«f «irVfaf ut* 
Jmw^tw 4tMr^ tit f^ot »f«aol4^Vav ^/lii «PfWf ■" /«f(( *^ 

ifr N^ffB' iM' /,f4t<}ir«- rWt ;^ sfffarMrfi^K >/ A r*rc :t«JÌ4i 

fiif jFurp ftUil «uV'fknaiv (ob oaia^tui tem ^firf !«»' «L'/wr) «w 
fff^Afttir*, jf^V «jm^w ^tt« Kfar*«£ir. l*«fparai& tgitQr Haaaii 
looif jianaiKi laodelam ailmoviu 



ceUrov OrAttcoa derìsui sìuL; aU^na Insup^r tiwiDorat qnaa 
quU vidtìiia, ut »il <laru> et I&buin&iiuv, vìe lucrimi» leia- 
|wruvQrÌt: v^lnL liburoH mor^tfutco aute oculo* pareulum, 

oec rero Miaper vi et iiopetu hofitìam, s«d DOiuiijmqaaDi 
^caeco ì]>«omm furonn {^tii bnUi:* mUii£iiii<i foi^^iMiimi? dììm* 
cowntnr. Ex hìf protocto eOiciUir et cogitur Hut TnotioDW 
«(Lritmdcln civitullum por|ietui» mEniillalibuìt venrataa ssm, 
ajiL (?tviUiliut diversa ìnter ve belluiu geH?tÌa?fe, aiit utrumijuet 
«oi^ue dv cauaa fractas et debUitatas Arcbelauct nullo n»* 

H^nncus iljk^ (p. 1)7}^ paHtqnam memoravìt qnae in 
oratiijQ* DOHtrn KUiuguutur, ratns — id t{\ìoà eeteroc^ui mft 
«ponto olncut — Wc quii pi>i?«Q n:vor:«n ultr» Ardi^ilai iin- 
porlum Iu«LatitatuiQ (ati. -113 lu C, n,) >), nao citnh aimnia 
^uo ifite trucidalUB est, cou^^UtuiL umnia, i|uafe in orhliimA 
tracUliitar, oocnOQode rvfeiii ()Os>« ad UriQpoia quae pugnun 
«1 Aegoa flamim (405 n. 0. a,} protiiiHH secuU AÌai: optimi 
fltiitn c&m otatorìs iadicils, qui inon(?<At foediia cuoa lisci- 



vivi IwrMf, ««jf ^nrof ^ifXt'Ofiir Tr>il; /aflYrlvwf if^fiTi'^ nit' /mt^,^MV« 

I^IU- Sud D4 A(t-Ha>' aaifltf iaipuilDuttr prò in«A TAndìtovn, Ut uLiq 
gnuuia* Aiti>rnAtna pi^cnU quu pavoni do^UopATi^ proAtAor ma niliìl 
alìud foditot ntu rcoppii^c lulti Dckch cmccdiklìciDom, qui, qua o4t Lt- 
bflniliUt«, Au^tl»,si«afn rathi adrogur^m, p&tduruAcMBtM gloriola tifi» 
oaroie- Quid vero «itu vallt btud 9vl«««#jUf^ii ffVovc? ootitìik h^apiiji, 
non opwM fDArma&riib» ìd Toctbtiìu itif^s in4«Mt. At Undvni uodo 
<|aidquum do Th«aaa1oruin itfr^X^ai^ kccei'inina? 

>) Vklr< Alfnwl fìntAiìhmMl, Kh^im fncJtHftAn IT, p. AS^R cnius 
tailooo* ptobAblloR Bubl vi<lealur [òfr. S«loch «p. «1 1. U). Yolim 
tafiWL anlmO'dvATUui ha h«nd^aaqium ooTioordfai vaiArqtn «nobortim, 
9ùà TftHui ci dÌKr«pftjitibti0 vetonun tottUDoauni oaojtitutaa ««m; 
aoe qtiiLLjuntn c«rlJu« Bciri pow« t^tnfcrn FmiiccArn Miti4t« Anni 4ld 
Boodnm obìÙM (Thuayd. VJf, 0;^ ArcIicUum «ctcm aouo 410, quo 
Diddonift (XIIT. 4fìi t^tiUtur ikh art Pyi.ìnKTa ob^AUMm «liiai», rngnjufw. 
It*i|u« ftì vorìtii^ilii xnihi viilctiir Ar^bcliu ÌEDp«tìucn oiroHiiì»arì- 
btadiaiB «WM tonU 4IH «t 9^9, non co proriqi d^ftirtruidAm puuvDHra 
•piatOBcm «lalu«nli* icuperiuin Ardiolù uid£ 41M1X cin^iuavari- 
Iftadun 



15> V. con-AHxi 

dMinOlìu* tUktim amploctcndain, nonnulla X«no|ihoiiCU U>*_ 
ttUmoniii, <|flao Qnwoino «ttUim pott Atbomomium cl&doia' 
ftd A«goa flumon rfiapiciniLt, e9iigrn&r« et coneLn^r». Prao- 
tana Haasins tempora certioribns terminie cìrcumsoriberd 
«ggrsBso^, miepicatur inUtr m«ii9«ia soxtilein aanì 405 «t 
ftopt^mbrom anai 404 «ocìilÌ9«o quoe or&tori matmam di" 
SputATult ^abuoritit (]). 68 ut 4S-43). llnctonn^ii HashìiiS' 
luIìtiE Bolocli ftntom (p. V^9 cp. aJ}.^, cai lin9«ìt ratioDoa 
et Argum^nU magnu *>x parta probsnttar, rornm ordinom' 
6t nexumf oouieotunL laounìa ti Malibua nupplemlì», hao. 
fer« ratione r^flngit; oiim I-yoopliro ot Prometbeua p«^nl>< 
Btarnm anxìtio ti^i, Crìtia Atlifi&ioa^i Callaeachri fìlio adiu- 
vante, optunatittm iiDpfnnm ovortÌ9»?Dt, ati|ue hitad ita 
multo post Lyoophro Modiam LarUdLoorum principom do- 
TJCÌMMt, LariflAna loditìonem ooortam omw, qua AnuLippum, 
ex Aleuudarum doino, turbnfi «Mcoitavldso ot Pharoalomm 
auxìlio fr^tnm ad inoitsa Uodìtim red^gisae: htiQo aatem 
ad Arebelacm, Macddonum reg^m oonfagiaae, queio autim 
Tb^ASàlomin agr09 ot ca«t«!U occupcune, cnm H^dii advor- 
eorii Lac^aofDOQÌo« aaxiliam popOBOÌKiient: hov voro cui 
invidia in Archolaum, tuin imE^erii oupidìtato iinptilcoa 
ut copiai^ in Tbe^tallaot inittereitti n«o ulla atta oai 
b^UuiD ìmp^itum esso niei ìi^sa Ar^hdai oa^dd: attamon 
0dta<90e, qui Heracleam infostam b&berent, ex auis ìp^omm 
sedibaa a Lac^daamoQÌJt «fi^ctos, Phar^aliam occupatam ìbi- 
qii(» pra^iridium rolictum. lulitiis Bolot^h igìCur opiiiatnr n 
qnao in nostrn oration« moRifirantiir^ coninuctas ot oonni 
«Ma oura torbìt imb bolli l'oloponiioffinci cxittim «xortj*. 

Ego vero patavorim oa, qaoo isti viri docti diapa* 
t&ndo oonoluaeront, aut pamm oonfìrmiiri ip^ia omloria 
teetimoniia am amnioo r^dargai: oert« quidam non oonm 
od oondicioD6«, qnao Anto oratorii» ooulos obreTfiAutar, aatìa 
TOtrpond^ro vidontur. Num HosaÌo (p. 80j oont^ndonti alto- 
rìofl factionia timoram nf» Loccdoomonii principatus pauco- 
ram cond^uit, ad pradfoutoti Laccdaamotiio:i doccmv^roaquo 
ex cavìbo» optìinatiam fautorìbtu tootoa in uucKiuot^ue oÌ* 
TÌtat9 dedita ìnstitiitoa qiiAdrar^, vfihomoDter udv^raantUf^ 
quo omtor ipui^ dedarac [§ 0} ti éf, neixfìixft ólfyaei{c 



MG oftA-novK ncTJ n^^iTEJAS BTO. tei 

i^ir /x«f«^- ffe*f »*? ^**^e^', qucd videlioet nihil ftlìnd 
•igniflcat, DÌti pauoorum prlncipUcf % L&c«d&emoDÌia con- 
ditoa prtM TheseAli« p«iuoquo« appur^TA. Àc fkcUo cono** 
doram orftU;r6m studio pArtinm nisgU quimi roniro veri- 
tAto commot^in loqni, cìni «xeiopla o tn^dio proforr«t, qiiA» 
Ad mngUtmUiv «xtruorditutrioti mìuim^ ao^^raodtronttir ut 
(tbid-l no^ j'ilp &Pttit ftiMijé rriXii ^f n tò i^itttv ft^fn<; <fù 
fin^jtt tnv jv^ayftàio^v iti-ióUt; Scilic«i Iw^c ad impennai 
iute iD penila «c adrogwis liftrmost&tiim rjiifldraDt, qtiod tUL- 
tam odiTim «^ociomm Ìd Lftcedaemo&ìo^ conciUvìt, ut non 
iu malto po«t ipflriTD Àtheni^nsiacn iraponam «xpoUrotnrI 
PnoUroa Aotoquam orntor adv^manc* hitt vorhw preovor* 
tdnit, emimcravorat <§ &J populea, qui in Lio(Kl«<niouio* 
rum amtfìtia ol iooi«tato luacobant: PhoodoeeB, Coriuthìctt, 
Aoha4)O0. Boeotov, KWos, Tegeates, Arcodos: nain quU 
Orft^cDTum in A^iri memoratur? Quod igitur ad optimatinm 
prìncipiUte pertiiMf^ par est ab oratore rdspici I^cedao- 
roo&iomm vìain ot rAtionoin ^ Lacoda^monìis n^oro maiorum 
ufiUrpaliLiD (villo Thuojd. I, 11*, 76; An3t{>t. PoHiio. p. 16&), 
ob eamqui; ram nìhìl ex oo coUtgi ponao, ittqiin ndoo, ai qttid 
lioeat, borinotftnrum itnpenum uon^um drctori ìnuotuiiittc- 
Noo recto HuA9Ìu« (p. 117) ox oratorls verbi* (g 4) *oft; 

pijtfffvra; mToT;, <;outftuuit sennino ;(i;;nitìcan rtatam Urah(>* 
cÌm qui post pu£ùam ad Aegos Carnea fuorlt: etonim^ ei 

/laZ'a»' JfXi^v 2att{vr fXcuoph* Hoil. Il, 2, 6), acccpinm» pro- 
focto poflt Athonionsiam iu Sicilia CEkloLEnitab&m (Thucyd. 
ViUt *2) llrjLeoorum civitntos, oUam quao ooutroniio porti 
UDteliac addietro oittout, AlhouMiiMN bollo opprimoudo* 
COQSuiBse, Et qiud<jTD oratoria Torba (ibidO A» $i ;rii« o^ 
itiVÒV éi jtóvn rtòi' *£XX^vmv tk rìjr ^Skir^Ma or/ifiajfuir 
oi? ai^yoi^&ftr^fjótu&a, rtift^ruut quodummtxlo Thucjdidis iu- 
dicinm (ibidO «^ (.ToA/rictr) /ura<;jifii' xetAÒV ihat ot ;nvvrcr- 

ftoX^fnfv^ Nco nihil ponderi^ hntiot. qiiod oratcria vcrba mo- 
lius ad foeduii qnod ad aliquid a«8i?r]noodum quam ad ao- 
OÌotatorQ é'rr' i£t^Yuafi^t*onfi itioiindain tpoafe ouim pugcam ad 



Ai^OK fttimuD, Atli9QÌ#Qnaiii Minte <3&sperat«, L>c«daomoiiÌL 
Grfteoomm prinoìpfttu, nullo r^pugnunU, potiti «r^nt) q^o- 
taret. At^tit) Hunias quìdom ipso p^rvìdic qiiot tt qunntìi 
«lifTlcuUutibuti vua oom^ctum Uborarot, com «tftUiUMt KDts 
inrbw» ProiD^theo et Lycophront) auciorilmi* exortus [p, 43)^ 
niK, ijuut ir ofAtìonfi tractaniar^ ponenda? eue. Lvoopbro 
Pltt»riu»iiki nnìm^qnì p«oe«tÌ5 fforoa nt>l>tfiintÌ4op9^ÌnfVÌQgero 
fiflortujt «L^ LitcocUAmanioniiD amicitiain inda ab initio prin- 
cipatu« oolnit (Xaooplr H^IL VI, 1, 4); ArUt-ìppu9 aut^m 
LativtfSdUtt Lycophromn Victoria olcttuM Mciiium opprQ*>iit ot 
^ patria eipulit: nao v«ro Arìstippun urat :fttXX<xTtòi quidam 
«X Lariadìiaìs, ?dd vìr et Aleuadarum domo^ Quaprop&r 
partium cx>iUfititÌoiio)ij qune aliquot Thesulonim cìvìtat«9«o 
t«m]>orB vtrxavnnint, vix ccrtantina int^r optlmatM «c ho- 
mliteit aurtiii pupulamm ca|.tBiit«f rofornntT ob «amt^tw 
nm oondlcioullKiB ^^ua^ oratio pat^faciC, liaiid4uaqimm r^ 
^pODdnnt. Accam^D vev^r ut Haa«IÌ oonieotura hac tem(vO- 
Tcim dÌ4CTÌptioiìe bene Aifciatiir: el^uici V\xn paaconim men- 
0Ìiim ileciirvn fieri non potuìt ut ree plano iinmntAresMir. 
Ar* locun perpurgfttus «sadt, oisi Iitlu lìeloch argu- 
TnontttAjcciUionda^ifflgiit, qiai pont ponimtariim titrbaa(opu nll. 
p- 13S) t't-AG, qiuLo lune f>ratioii4i maieriam Hrjppodìtnvennt, 
accidisfte opìoatur Qaod ut perfioìam. primum aoìmadverto, 
sì Medìiis a MaoedonQm rege o])e[n ut in pairiam rodiioa- 
retur^ petlstiet^ nibii dnbìtaDdum «bm qnin iKlversnriì lii>- 
ntam patnoa enm doclaraturì faiuftant: oraior i gì tur qui 
horum partati «oquobator ncunu vAbemontt^r ìd «um iii* 
vecUi* oaaat? Cootra omlionìs tAQor condÌL-ioneM plnn^ di* 
varaaa refert, «iqutdera advertarH, cnnt a ood»ì1ìo sarvaDdao 
cam Archelfto ainioìttse det^rreantur, non iniìucnctnr tam- 
qnam pernii3Ìem patrÌJiE» rni.dinntnH.Àc danìque «ì ita res nMtm 
habarent, iit Inlina Beloch contaodit, aliqnid adniirationic 
haberet hoc qnod oratofr «oitKquo brcivitacii rutiouea nrgta* 
geiLH ut plttriniiia videatiir in comparandit quae ex haWo 
axt^tLO qna^quo ax tnt«>irtiii4> in rmfvarMm aiTÌtatam radna- 
darent matif, Ìd Smprobanda prav% fniUtaa conductofl adbi- 
bendt OMsauetodlDe. in aljn eiuamodi — abstineret ab hrw- 
taodia dvìbua nt eimiilt4t^ inUr ee deponardoi aliquando 



vtt oa&TioKM ncpi iiD,tncu: ere. 



J£S 



et virìbua oouiuootì* ho*t«m ilbi ÌDaidÌftat«iD dapellerent- 
Et herv^uld «i occhio suppet«bat e^denqtid pdropporttii^ 
quipp» qui uoa eitM aliqu» ottimi ìnt^ution» civ^ mon«f#t 
Uacodcnum TOgom etiminop«r« niti ut lli^uftloe, 1nb>« «e 
ù'ACtot dÌKconUU inUntiaif, diaiocÌAto£ opprimervi, iti vuAm- 
qtie utiUtatom oorum infortunìa csoDVortorflt (vid^ p, 147 
fido. 3). Praeter&ft cTim orator Uttetur pancorun priDcipalui 

«V^àiVe, quod ciim dicit^ vemimilios eat eum ^d Pbftrealum 
«t CrAUnonam ot Pli«rAt potintqtiatn >d Cim'inin «t Trio* 
«am re«pioeT«) rerum Gonr«r»ODM quoe cum penufUrum 
tumoltibus coiiitincu et ooD&exe eraat, piane igoor&re vi- 
ddtur. luqoe alia tempora quam haee, quibua iati viri doaii 
orationem iiioairam adscribuut, cozLventaoeum eaX adum- 
brari: qna^ ut defL&iantnr. curandum eat- 

Aatequam tem^n liane quadstioDam ingrodicr, ìa locnoit 
quem uupra v«tuU (§ 5 ti éf^ n^ù^i^mt >i»à} i&Ullcgandtun 
atqne explatuandum incumbere a re baud ab«out)m dtioo. 
QtL6[n vero siibeb^curum prima froute videri, tcgenue f^ 
teor: quia etiam pftene dixt ei tma vooe refragari veternm 
teitimooia, ex quibus oonaparimus apnd Thee^alon rogum 
pQtesutem ao dìgnìtatem non nliter ati^ue apud ceteroa 
genUe Greect cominiet optiinntìum anctorìtate «ubinde gU- 
eeeato, ivn^im imminutjim ondo: optimfttium uuivia opea 
oom apud uosuullu Graocan ovvtUles deooriu lenporta 
labefeetareutiir pr4>pteTea quod mutca comneroia marìùma 
ex éxX^, at ita dìoam, aovaoi claasem qaM pecunia magia 
qnam genere confiderete excibiverant, io ThoiisuLlia rursoa 
BOtilitaa dìutiaa honcre et potvDtia po^ulo pruLOnturu per* 
eaveravit proptor situm rc;;Ìoiii« jul eleodott uquo« pero^ 
portuaum (vide G. Do SauoLì* 'JtJfi^ p- 10B|. Prautetea cnm 
prlmuni Tbeualorura civìtate^ iti letrades, t^tr&d^ deiade 
in UD&m Hooietatem, eoi toryài pra^aseet, i»aluÌJ»eDt >), con- 

Sì qw rfrt«r«ni opiciìouacn, Tiintuhotn uniTonam antiqau- 
4Ì¥Ìsftni<ii«E^repiij(tiftaboII<^m*ro tjoatui, nÌHl lieboo quod dicami obi 



T. oosTAsnev 

Mnt&noUQt «it poptiltim nuffQOpcro prohihìtum «mo quo 
tdÌGiis opiiiQAlibui roipublicftò itdmìniatntioacin exUininfl' 
tti: qtiaroqiuim UDÌns imperio ìpHA opiiioatìum AUCloritA» 
filiquantGin ìmminti^retur imc98«i> erM. Sc4 Ua«c nwnoi 
duco odmoiMrtt coagis quam oxquisuìs ftrgnmentis et rAtlo- 
nibns ooniirmaro: hoo cotoroqui Umonduni ost, sì ThMsa- 
fommciviUt^s optÌTn^tinm arbitrio rcgcrobtnr, tiOD idoirco 
tM L^c^dacmonioruni insUtnta ita roforro potuÌMc, ni iìa 
quoti ex altera parte r»|>Oud6roi3t. Imma vero tenenti quAO 
ArÌEitot«leci Ìg i^tiattuor Altja^x"^'^ formis {FoliU IV, &) di- 
BpuUivit, ucìJe p^rauadottir SpnTtftm TUo68oIorumqtw civi- 
tat«A UBaa (»^e instituti? qaam dinairniJIimis» t^toaìm ciim 
BparU nt^rctnr germano iJlo optimatìum principati, qut» 
]QAgÌ«tratni< ox cptitnatibtiH, sed a popolo crcitr«ntnr, Thos* 
KalorBm ciritatoìi, ut cx.Thueydide compcrÌmu9, dyncLatarnm 
arbìtrio regebactnr (IV, T8). (Jutd vero Thueydide* cFtra* 
cri«Mfi' vocarei, ìpje videlkel declarat, oum ìnducìi l«^ntod 
Thebanoi corojn Lacedaemoriiia anub t^narto beUì Polopon- 
nesiaoi pro6t«ntaB ae oUm Perdarum part^saecnto^esae quod 
SUA ipsomm cmt4a rcgoretur ufiit xtrt' àjbfa^x*a^ iffòt'CffifiV 

rutili n^vtftt ti^i^ Mitià ^t^tiojiQaiim- Svvactvia óHytof àv 

à^f pfx^ là nt^nyfiatit (vide tlcrod. IX^ bG; Plnt., Arùt. 18; 
J/ofoI. p. 6C4 locoA ii>e« n^ntcntia ad Thucjd. loc. sii, il- 
luatraadam satia ìdoneos^ Velìm oquidoca aoimadvertaif Tle- 
banoinm oratoroa convolto comparoaeo óhyagj^taM icirr^fi^v 
CQm tluratiri'p, ut Lac^a«moaii» blandireatur. Qnao cum 
ila 90 hnbeant, aHnd ArÌKtotcU^ toatìmonium commodo pTO< 
ferri pote*t ad orotoria verbn» qoao atipra retulimu^ explft* 
nanda, Arìstoteleif eatcn alt (PoUtìo. p. 205) otUio iv t<A^ 
^Ìir*>ii ^rjxurvajiav oxorìrì aolcrc, quod ad illn.-vbrandnin pro- 
feri, oum alias tam LarÌA:ia«orum civitatem ubi iti ^nhi<i^ó- 
2aJt*if 4i^ vò at(fMa'rat aì^itipi tàv ^z^^*' ^^)/<J<r]'tuyn''i' ')- Qui 
baudem esao potaemnt nohio^vlaxé^t niai certi quidam ma- 



i) Siva Aiii« alvo pd»t rnV ^jflar oom»4 pool«^ a£bil Ipterott;. 
mallm tanMQ, nllU exomplfii &nctM, lotAtlfgara tSif^xhof eMootnm 
vt^rbi i^^ifàK^ywf ob OAinqu<< r«m ìadnìUvo w^^toGat vita vorbi piu»ÌTÌ 
tribiL4ra, 



■ 



btTi9? &t BÌ a poptilo l^geb&ntor, neotno Mt 4nitffiMitt^ 
«^naa ìndnc^itar v^uui «tm^nA^r Ic^m vi «t mieto ri u ti, 
idftfft, tooiy>Mf{r, kublAtft fUnrit. Qtiulic ftnUm nohv^^vXaxitK 
Initltuta int, Arbloto1e« xiguifionro n^gUtit: ctiin tam«& 
a1£iu idttm fiultt Gorgfiftm argute cena ponentini morurìa 
ft roorurioruic f&bru p»rflU cnm L^ris^a^ìfl n LarÌBffikMmm 
&bm effictivp verÌ3ÌTnÌ)9 c«D800 ^ùt*» Gorgìae ocnlos r«c«ii' 
t«ia tDagi«irfttneorigini?Tn (^^(irfrr/c.TOwi'f ODÌrnvoadom ffii^o 
ne vot'f iio/iro^i^JUiAA; vix in duljinm r^vocav^ria) obvor* 
iuUm OMO. Hnnc vero ìtictituUim e^nt poitt aanum <i27 a. C 
CDm LuontiDtjii Gorgìii« Atlì^inas adveuit ut ro«dua cum «na 
0ÌTttat« contta Syraomcanoa Achontenaibus ìnduodam «a^ 
dèrat, atiupicttrì tioa^ro itire poas^mn^, ijÌi^Ì Thticydìd«« ip4d 
(IV, 78) te*Ur^lur anno '124,'3 «tianntTiin Srut<rtPtai in Th»***- 
«alia mnosÌBBo: praetoma ante tnrbos Ljcopbro&a auctoro 
txcìtatas i&atUntnm «hea non poisfltimui facont <iuin xta* 
tuamtt», propter«a quod ùo t«m[Joyd cum omnia suditioaa 
mbcorontur, vix à& coodaado optlmatium prìnoipatu oogi- 
tari itoabat : loclladmo aoim Qa«tavua Gilbert [Iliiwiòttfh 'hr 
grttthuchtn SttìaUcU0nhutn«r IT, p. 10) affinna^: ' In Larijua 
hat did Olìgarcbie dar ÀUuaden mU dor Zijìt dor Mooga 
dia Coii04«9ioa gomncbt, data dta Kx^tMitivloaratan, dia 
stohtwfólaMif vOQ dÌ«Kar, abar ohnc Ztraifol atu dar Zahl 
dur Oll^Khan gotvabll wdrdan *. Coniipiraut ip&aa pro- 
babilituti* ratioDOs: nam al anuo 404 Thr^aaalìa omuìd aìo- 
tìboa conturbata ««t, ooDBdDtaneum »t ìamdndQm popid<H 
/arvara at af;itari coapia^a ob eamqu^ ram dy&aatas ut iu- 
dolgODdc plebi praec^verant Tamm cotiTereionaat popnlo 
facnltJttem eligecdi priuclpaa, ut p€Q«B ipsOA stimma pot»«tafi 
□XAoarvt, coQcaacieeo. Calenim ut Ti^lijdof, quo<l advemataitur 
Broaidae per Th^asaliatn (Thuo^H. IV, ib) traaMuntì, magìa 
poniua«ioao <)L]«iii vi induci potuorìt ut id pateretur, no* 
o^saa c«l vi uxiDde tìraori djoa«ti;t fula^L^ 

Al orator iiodt«r oogit auepioari LarUsae retQpnblicam 
popalarofù oonditam eaad ^vldap. Ì50esA 7<]goatit«mverror 
tit nomina consootitate^ rorum ìpsam vira aa naturom aa^o- 
qnamur. Nani ut orator ioducoret aliquot civa* timeiitea 
ne Lacedaamo&ii ^ktj^tiex*'^ coodaront, non oportat cogito- 



ice V. CObYAXBI 

tk>iiQ &obÌ8 fìngtimna :T^Xit*ùrr dimilom AthenioD^ìani, Md 
eatid «flt ocnstitnere optiiaat^u popolo nimio pltn icdulùvvQ 
«rt hlAoditcH «BM. Hadc vero ìn uDÌvenum tantum B^^tìcaiul 
poKiruiit: sin^^ft quanquo d^fioir^ coiMUir qu^m atiolA&dì 
ffttio dfl1#ot«t. Hoc Rutflm tàntam «x omtoriB tssLimonìo prò 
«ert4> haborl pM^st, Lariaiaeo* ool«rit«r ab optiniftttam prio- 
«ì'patTi ftrro LaoQdaomoiiLorurD Liutar Ìn«tltato defl«zÌMft. 
Atqti» Àriatot«le« quìdont «ma docet fp. 206) «tum in p^oò 
fi^rì ^<T«r;/oJlr,i' crdi- óAi/o^/id) i\ si, di^ddQtia et 8QflpioìoD« 
«xortn, cir«« mandant miliubu4 «t pra^fecto qai mutua di«- 
*Ui» compouftt tf.T^p tU'ft'ftì^ ir ^ttf^Otrr, tiri tjJ; fcAf !rf^frr«Jdv 
*PZ*/? rivipicit fortiuNo, ut G. Gilbert (ib. p- 11) contovdit, nd 
tamponi mf«rÌora ^j: Um«a ratio, t\num ArU(ot«U« uigni' 
float, iamprid^m adbibori oo«pU ewò poee»t: c^Hù factam ost 
Qt di«aÌdiA id^ntidam buso ÌtaT*^n tur, eaquo tum tìx po^uidso 
a«d:irì net colliberi sino bollii ìnt^rìaìe, orator tostatura). 
Quao ccim ita gor^rtntor, Mac^donum ìogM c«1]idd Thaa- 
«aJoTUDa discordia qbl, agruoL Tbaasalorom cccnpavaru&t 



t) OiibiavuB OÌib«rt (o;k ilIL p. 11 in aAuoutÉon» purìna snp»» 
rioro iaohoata) vcaloDJit arite Anvti>l«]id uaul>» «l^T^roAri quao De- 

fiori poltiino: malo tAmcn bacraro- 

«tinkoaia quibiu frotì Uo hac re al^aid certi conttituamui: it^qn* in 
madii^ TclìnqueT^ mulo r]t;v) fuvririt hia birlla intrsUim. ttoa ^1(lt^ln 
moDcndiun omiooo, oivitatcs, tjuamquikra «ìtiedcm Iclnuli» usHottt, iotor 
va IrulliiTn gei^ns poruiiw^) ut uKUtidiiut tnotiiH fimr |i«n«i4Tarum turìwa 
vxorti, Nhm autiquis tAmporìbod, «linmvi eux^at civitMtoa foniora aut 
«ci^UtaU ooniumiTa») taman aiiln quaqu* Ift^Ebn:^ AdtninUfrftbaiitnr. 
J^rum autotn quo Porjiooa» primo, ArcbcUua dciciilo p<>tittu oat, 
fuiHid Ì*crrhA«tiUm px l^u {luicL, quod ol iui eral mgìu Mviodontaa 
proxicnii ot auctorv^ btrahK>uo (p> 410) soimiui iudo ab aatiijutHnAU 
l«naporìbiM in ilirioii«iJi l^n^vavvtirLint i^atHW; etenim StjAbo Iradit 
tsìt vattJ^t^Biytai (poAl^juam a LiipJlbU ni nXiittvii o «uÌm IiuibiL* 
«Xpulsi «MWit!) rtùf iltfi^titfimt xiEfi'ajror ut ^■Stt^aaiùat, oinn é oiir 
■arrTf oi* rf«( fijV nt^^Deftitii' jiei ^aj/ti't Ji^«ft9ytt ini ^iXtrtnvi mtén^ 
ji'<jta( /riM- rn^nv, QiiiiiT aiititra Htrlfìtim prMMqun non tiflitB aiìd* 
pìcuiiium docui Haa^iu* <p. U) afT^rcoi Dioiorì locum (XV, 57), ijuì 
tr-fititrir UioQ^m T'hMpaouin PBfrfeaobìttiO o|ipìda alia Vi at obsidioiu, 
aIÌa perauaiiooo dìciooi auaa •abiodiaoot 



UIC oiUTKtxtt rwi>i lKi\rri:iA: mra. Iff7 

ot obtinoomntM- Tbc?«n]i Anbem, cnin ros Athenieosìam 
iikft^9 <|uam Laced^iomoiuoram fovoronti oo^obaatur Mftco- 
donvni r«gum ìropotontiani et adrogantiam p&rferre: qoaiD- 
qoaa <|UÌ optinatiuca principatum g^rmAnam illam qnìdom, 
doaiderìo el studio prcseqnebaiìtor, cnm mntoa LaomIiwido- 
nìorum flOcioUtem tixacupivn'aiit, lum n^sLmo poiit <«1&- 
mitftt«in ihb AtbQiiioiuibQS in Sicìlim ncccptuOf profcoto 
OmDibmv potiorem (tomoDAtraró dUidoliftuL Ex hi* vero 
&xoTtat ett oiator no5t«r, qui XjftoodaemoiiiorQin foedua 
auorom cirtutn utlUtatìa cauta «xpetendcndciD osse otim 
allìs d« oaii«U tam ut Arcbolai libìdiu&m et impot^nttam 
compoflc^rant «l relmideretit' Uni r«ruTti ordim ei n«xui 
Oifa liUtoricAO rAtioQM ot ovfttovis ì&dicia tìd^m aatis od- 
■fanwr« video tor- 

Ao -vidomiir qutdein recto su;ipÌG&TÌ poft AnnniD Athtt* 
niansiiim more diuriptum 413^12 oraliou&m habitam cuo 
Ùmulari (odterom pcat 4H huiic teTuimnra poDendum exaa 
liquet 9X eo quod Arcbdlaua rognabat): aUud tamen oup- 
p^til, quod for^KAso &d tempiif, quo oreitì'j stt recitata aub 
recitnia it^^a ntntilctur» cijr^i^c'ins^ot dcduicndum uoQ paium 
confort. Etouim oralor (§ IL) so optaro profitetor iit mi 
oives ip4Ì aìLì ootnEooda pat^m ■): qaod sì inertia tonaactor 



taoluu lalvitadi, LkriiwioorutD dico rvfpubUcfta? A«miiiìut f^inMam 
fia«io (p. 2Ti oratotcDt Lavìomoo* potunimum «xbort&ri mi w^vam 
MKiìoUkivm ÌQcuodjim : vii, tatiiAU ncgav^rim inUrJum cogitatton* 
uitra Lu^io^rijca Uova ovolavitao «t vobom«a(«r opt«4M ut aU- 
qitm4o TheoiaU vìribua ummtxm eonigntiti Ariih«Iaam raprlmervni. 
Via* p. M9. 

Initi^ '>bnoMia RuntruvcirMAO riilfiritiir ol alL<)uÌ<I moTOpnli Laboat ftd 

flu9 cui A*JiJUv»' fi jT^iJiiHr iJiIh. Jtaiì tT^ fun ^tù*- n«>nf i-ti/trUiif 

Tttió^rttit Kaì aoU tfw'unai viverti voywac, tnita niii/Hi i^jiìr ^ "fjT? '•*'*'<* 

ijfMr fffi^r <ff>iiiwr. l}a*u ttA uariit inl«rpr(ia Dldotianoa? ' VcHitm (mim 
TOMDvtipudft QHO TottroTum Gommodomm poct dooa anùlorM; quod 
si DOtiauioai, iiou icinuB «tìt| i^uum alìornm opera Tobìs oontitHcì*, 



AC por ftUos Iwno flo gorvro iU pUonat, hd ^ooruin iira- 

Qtta6 V6T0 neocio un accomoiturl {>ci«Niiii ad id qttod Dio- 
doma (Xin, 49) tradita Archvlaum, cum al» eo PyJns^I 
d^fociseenti ThommonU ope aliiju&mdiu ustizn ^fìse (JlO/9): 
(Icjndo TOro Pydnn^ c«lerl eipngnfitiond do^parAtAp Th«rfl* 
mon«ni in ThracUun profeotom esw ut ccm Tbmsylmlo «t 
oo&inngei'fit. Ndc ìnÌTirÌA dici poti^riit ^«dr tiio; ^t»^i^«^ 
j^'/i-^aOMi r^ 7JV^;tivov, com Pydnt^ longn no difBoilf ohuì* 
dio&6 ArcUeUi virai Unrvntnr: quod voro U'^uti fieri 
non pDt4St c^nin cUtìm suecQrnt exorditim orationìa De- 
inostb«iuoM, qnoo nocniida Olyiiihiaca appdU&H sùÌ^U Qxuire 
v«ri liinilft c«t oum Fyd&ft et fòr^a^d aliquot alia oppìda 
Macedonum iagum eiaere conuwitnr^ orator^m recitai» 



{ticuQ^nnit oc mhi id quod ^ooidit dooruta providonttA vidotur «ro- 
iiUj^', Quila veni vìdeaturObdjpodUaoniiMi] postularti. Gtauim ìm- 
pcrfcctura ^iStìflvptrfV catad«m tÌid «jiiekiD //erXo^ijir •.' h&boro, vi4ìt 
talorpro qui wrturil ' velluta \ Quoaoda hio >i:jx»iLa &d coaiuitum 
or&tioaia qu&£rarat, mi«l1oxit «rilìcct, ««d cìUp Naua ai oralor diolt 
' Vfillem vaviT^oii[iF(ua v^lii» cnunmoda twrAre ', tioM««a asC4>08 «lit«r 
MOfff c«Tor4> qukcn orntor i>plab«t; <fh O^mquft rom id eonofv bau4' 
qki)ti[iiik»i |Hil^r4nr Knc tHmei^ n^nntni* ^^a; i|iin(B(H3n emitii ìxIlb 
oabitorguul OA ^UL« pnulo p-xii pr<>lllfjtur, itibl Q4>ii mliiufl iiicuDdom 
«upi, ni nlinMim npflra utActur ^laiArprnUda ^rti pfirvf»rfla ahi, at- 

c|nidom verb& r«ì éi iiAUpì 4o n^Arrfir ^Jr Io&Ie'^ alltcr «ooQOjr* 

ftt fttìpalatt «uat ?am m p* ri or ìVm») vix quìtqanm anoqnttQr. Atqnì 
ìiit«rpTD« locum Cfti:Ì]ÌLiv eiplimaHct, sl Jbaimadvi^j'tijucc noo yeibo 
il(«rC''j'''''' ^ìin exctrcndi trìlmi poiae, et LccuiAtJTiim mito ii«e in- 
Uriiuin naa «utorniiin obìnctum i^s^ «od TelaLionem, uti vocftol, «> 
gnlfìoAriK V#tiior pni«ti«HiA nt thnt^i^wiv ri [3ra.o<!« n>Q<o n«iirp«n 
powit dao ulln tompom Um&dl tiottoiift; ut apud PUtoDOm Borìptum 
vidomuH \m Pmug. pnff. ,SlfiB rap. AJ if^jff'; «iV Wf ^fd^i^nu*»', //i 
ftAÌÀ^' ^itm ^fMftfltS-artBf. ot (De BopnblìCA Vii, e 17 BJ ùrvyarj fa 

«t TOtbo Ji9ffi^ei4 in Qoatr4 orixtiCfii« uiurpat^ ToìiemebUi aIìcoa 
tMU 0t brevi priwciilam, loCrtiB i^& int^rpretandiu oit: ' VclUm to»- 
ni*tlp«o« voaUomm tKfjnmodcrum cati4*ii3 rasa: at ai {— quonijun), 
qnod ad boa pi\rLÌn#\ niiNrlJimlnti i\*\ fAvvit^^m nimiritTn provid«ntia 
mìbì vtd«1urtì«TÌ (^uod (ìt, iiio»l AivhoUucn &«jcotiÌa toncii \pr<rpt«iM 
ilìwd Clini f^ftjLuo alTan cLvltAUts lum c«Ttf> Pjdaa a MB,oodoauia 



DE ORATIOHB UEPÌ HOAITEIAS STO- Ififi 

ant recitare simulasse orationem quae extat: res autem 
quaa protinus insecutaa esse (410/9) teste Xonophonte (Hell. 
I, 2, 18) accepimiis, orator aut jgnorat aut consulto se iguo- 
rare aimulaL Etenim Xenophon tradit OetaeoSj cum Hera- 
cleotas devicissentf LacedaemoDiorum praefectum eieciase, 
quod satis explicatur, si statueria Thessalos nondum favore 
et bene volenti a Lacedaemoniorum foedas proseqQÌ coepiase. 
Conspirat nimirum cum hoc uumquam Lacedaemonios cum 
Tbeasalis conìunctos Archelao bellum intulisse: ouìus rei 
ai canaas et rationea quaeris^ teneas oportet anno 410, mense 
martio ezeunte aut aprili ineunte *), pugna ad Cyzicum 
pugnata Lacedaemoniorum opea corrutsee, ut isti ab Athe- 
niensibus pacem postulare cogerentur. 

Haec habui quae de rebus in oratione expositis ant 
adumbratis, et de tempore, quo ea recitata esse fìngeretur, 
disputarem: quae vero, quamquam ipse meo iudicio veh&- 
menter diffido atque interdum £t ut me meae ipsius opi* 
nìonis paeniteat, si non speciem exploratae veritatis, at alì- 
cuius probabil itati s prae se ferre posse confido, non aliter 
ac quae de aoctoris vetustate Tulio Beloch patrocioatus 
disserui. 

Soribebam Trarti, anco UDCccxcii' 

Vincenti V3 Costanzi. 



L) Vide EDfìtLm opu9oulum ' Sguardo sulla politica di Siracusa' etc. 
(EIvistA di Storia Antica e ScioDze affini J896 a. 1)- 



CORUIGENDVM 

(I>» col, 3liltÌDelt> ET l*'**rì 

In Iiorum Studiorum uol. IV p. AOO in describ^nd^ 
codice Mutiueoai Ura«co ICG (Ii F 1) hiMc refiertur foimft 
9iib«criptiof)U : fx thtttaiùnica c£»fantir»c]ri>fim «f inde vtiHtiaà 
Aio UirAr adueatug ^ I^Hù' a dnif Oagt^ìo uaila O^i^rt/^^M X* 
^•r«w<?) Cretettiia « «AyM^ma t\an.a si uor^ ttttet, 96quo«i 
retur. OeoriEitim V&nAm ipsum in Grftcci&m profectum iodi 
codicom reporttha»e- fjuod ctim mitii ìu uìta O^orgii ValUi 
occnpato <i)eitr%« ttir Odscliicbte G«crg V&U*'i» tmd aeÌE^r 
Bt6)iotbel£, Cealralblatt fUr Bill tot he^kstvcaen, B«ihcft XVI, 
Leipzig liiWì i&crcdibi!o uidcrelur, Mutinno c>Qdìcom doauO^ 
oxamÌDMQÌ subtMrLpIioncriEquo ita I«^nd4in e«M mdi; cor 
ihetvatoiìictt cÓ4taniìn*t}^ttir* c( ì/idò vcnetìar itk tifrer ad\ 

CrtUmiè a rAyjAyjniM. prò comp&cdio notbft^mo^ Bcriptui 
cai: doGion (doc;) eUBni-iìt, «ed lio' csrttun est; 9 laacula 
obsciinktum o^t potniti.|uo logi a; 4ioqu« incortum 09t, ulrum 
rhythjftntux np rhyihtfmno logondtiro sit. ce torà pracat&ro 
podAiun. ìtaqutì do itìoero Vallae in OrMciam aliiindo ignoto 
cogilaudiim non «5t. 

cet^runi cod^x IGS umi trcdeciiu orfttion^is Gwgorii 
l^fLxiaae^iu coutiijvt ited duod«cìm. lufra indìcein eaim» qiu 
tr»dei:im habet, i>03l^a additiim «ttt: ^ nabnlo iile, qvi Jim- 
porìorcm flleccham confeaiti, turpU^r, ut aasolet, «rravìt, 
quum Xm oratìoncA r^oasuerit, quai> la ccdico dtiodecioi 
tantum niimeratittir *. ob xt» ucr* duodccim s^tum in^nt 
«arumqtio uUìcia itnporfcctn. net! hic dnfccl'nf^ recons fiìtt; 
uaiB in oalalogo bib1iolbec;ac Alberti Pli, (picm K e. edidìr 
noster codex p, 124 nr. ISO ita descrìbitnr: ^ Eìnsddm 
(fic. Oregoriì Nazìanzeni} oratìouott XI[ in Perg. in fo^- 
coD tanolo iu coi.\ 

Sor. IFaunÙLo luoaai» Ixu]i<> LSOD' 



Mc,tO 



APPUNTI SULLA GNOMICA BACCHILIDEA 



Che il oontenuto sentenzioso delle poesia dì Bacchilide 
non abbia molta originalità, ma sia nn'eco dell'abituale 

poesia gnomica, riesce chiaro anche ad nna prima lettura, 
e fn già osservato dal Kenyon (Introd., XLIY). Scopo del 
presente scritto è di raccogliere i confronti più salienti 
fra il nostro lirico e i due libri che possono quasi consi- 
derarsi come i corpus della più antica gnomioa, le poesie 
di 3olone e la silloge teognìdea. Non ispiocoia al lettore 
ch'io mi risparmi qualsiasi preambolo. 

Ode I, 21 (adiz. Bloss): 

>e0^og f%eiy àqetàv^ nXoih 

%f>£ di Mai ànXotctv àvd^òliv òftiXtt, 

Solone ha (edfz, Hiller, 14): 

noXkol yàg TiXovrodGt xaxoi, àya&oì ài n^vovreti 

all' fj/Àfis aùcotq oè Sta^eiìpófis&a 
T^5 àQè%-qq zòv Ttlo&tov^ ènei lò fiiv ^fineàov ahi, 

XQT^fiona ó' àv^Qain(tìV àXlote [dìiXog ^X^t]- 

Yoltatfl quest' ultima rifleesione dalla forma soggettiva nella 
oggettiva generale, mutato l'ordine dei concetti antitetici, 

abbiamo precisamente la sentenza bacchilidea. — Gfr, Teo- 
gnide, 149, 383, 865. 

Sludi Ual. di filai. cUm- VII. U 



Le TOgìcmi della proforonaui ocooróat» alla virti^ ncn 
ftO&o le ^Uìttao in Bucckilido o D«l luogo ciUtc di 3o1cti9. 
Qiicati atfcrmA òhe, me&tra la virtù è bdnc inalionabilo, le 
ricclies» coutiQoaciQiibo pt^Muo di m&Do ia inuio; cou 
maggiore idealità morale qn«{U differma cLo U troppo do- 
llaro (S4} 

Hn il primo ooooelto è oaproano in nu aHto dulioo aolo- 
niano (6, o '^^7^. ito-Ut- eiia. Wilumcw-, p, IO, aS «g.): 

«^ai j^rl^ jró^^ 'V^'^i ^"r* no^^ ^^; l>n;rai 

Cà. Tvugn., 153, S^L 

II «ooondo non si rìsoontra io Solono: tto apparo uno im 
po'nmilo nel tooguìdoo (319): 

Ed ceco ttn M9AÌ pìfi noboTolo rafi'roiito, di una ma»* 
sima meno generica. Dopo il pAosÌBro che va dnl 27 al 34, 
sulle Gctidìfiiom stifBcieuti tdìa. umana felIclttiT abbiamo (34): 

ifur f^/Lti[i$rv ni)itiv yXt'XÙ 

yovja di^r^nm xix»Tr. 
E Soloite (XTT, 71): 



B&ochilidd Ii& aggìonto Ai auo U natoiale oonsegaetizà del 
piÌDoipìO — flò ^4v]siiiv ii^pa^itr ot^ir ylexò [ ^tatitÌMv't àoì 
reeta « il pocsieio soloniano^ I^nro ancho, o moglìo pAni 
ÌQ flOjgQÌto, voriflimilo cho ancho la laoaa l^r, <»tc., eoa 
«Lft aSatto iadipondcnto dal noto dlatioo <Lt Selene, Tacobin- 
.Ui coucotti Analoghi (XXII): 

La ohiuia dall'ode (40-40) non ó obe nna rìpetìzione adi-* 
pliata dei V- 21 sg-, glk csfiminatt. — E Yerament«, dcpo 
queattb dUa^iaino, scmbrdrù uu |io* gtranA la grande enfa^ 
cau cui il po<st& premonta cjuoiraiiiic&itso di coiLcatti non 
auoi: tj^ofi't jutl ^4iaw, eto, (^1). 

OoB JS.^ — In questa ùàe sì trattn addirittura di r«mì- 
nUoonze, ausi d'imitadoni quasi vorbnii da 3olono ■) (XII^ 
Io quali ìnformaiiD di seguito Lutto il brillio SbA7. Il som* 
plico raffronto ò AnriAi eloqiientn; 

Bacchil., 05, fiin*éàt \ à' àXl{oi d^W]ov ìu^Xsw^^tit — SoL, 
Xv>«'*y f^*?<fi«r — Sol.j ib-, 51, àXj.v^ Wi'^- 

> 41, i} «t«a ^«trn^'fnl^ ] ^iìtm^ — SoL, ÌÌX, TiS, riJtiov 

/ttivfiv ì^'tr^xtv tìvaì SKthf^yft^ UtttiXXmv. 

» 42, ìtr^i Jt' dTtì n^ct \ Ttoixdav t^for jitaCv^t [cfr. 
Biau, Dotft al Torso] — Sol., ìb,, 43, ò ftiv 
xrtià 71ÓVJOV àXttirtt j ìv vr^vaìv XPS*™*' ohtaég 

/ri* aòSovaiv — Sol-, ik, «ITpJiUof yijv T^/itù*» 

>] QucflU imit^tfcnl ftirùQO an<h«, con rooiprocik isdiptudoojui, 
rilev&to d±\ Pìccolomlui {lUn>Ì4ù- Actì, Zi'n«ci, voJ, VII, fuo. 8 o 4, 
^163Bg.)«djU CcìiìtiiììA {Santina a* ontthhità etcitiùjhtf l9ifSil,f.WS^ 



104 flU ftOAlAQXDl.l 

Bioohi]., 46^ tA /</U'>i' { é^àxtfttm^ rùiTtt nXtvitii -^ Sol-, 
ib^ ri8| imJ roT^ oi>Jfv intvu xMloi. 

BfLCchìIide 1ia dnnqne fatto qtinsi un cftlco fedele. 0\h mi 
o6Vo r opportuni tfr di toniAr^ sn aloono delle ideo dA me 
rsoont4monC« «oiUnut* intorno a qn«lU «U^a <]- 

Con l'ernmeraziono dì rooUopHci forrDo delVattìviLà 
andana, BucohEtida vuole mfwtrartì t v^tì mMcai code gli 
tiomini c^roano di AoquUUre boon nomo (3u): 

<r'dAi[y>f i^i^oOar nikfv^^v, 
évt%\rrt <ft94}^mv •) ^^i/r^àtoto do{fff 

Ihftta 1t stretta ìmitAdoue, parr^ abbavUnata probabile che 
Dgtiaìe t«itdeitzA si rÌ3C0Qtr&n>a io origine oel brano eoh^ 
ciano, ora indubbiamente gnaato da interpolazioni *^ 

Ma lo Scbneidowia ^)^ il quale, coQtro alcuni dubbi 
upr«9«i dal Bombmrdy <), volle dimoatrare il perfetto or- 
ganiamo della poM;a, rvffarmò che n&I nuiUetto brano ti 
d«MrÌTdvano i modi ondo g)i contini tentano dì procurarti 
rlochfseep ' Dar aeiner Geautxdheìt Ver^ustige «innt 1edl< 
gHoh daranfj ìhrer wieder theilhaftig zn n^erden; der Àrm^, 
t^ht <Aìif j^glUh* fr«iw (daur!) Eli Hab imd Gnt eeu go- 
lacgetu Dìeaftu Ziel verfclgen dìo Alen^cben anf verschie* 
donem Woge *- 



I) 8tni\ {tal. d: jM. cIm., TI, p, 35 ig. 

*) Aoehe ftdotlAudo x\ «iipp]oizi«iit4> pioiioiitodal Koajcn «f Tf{f 
r^ r«>ip1iir dob runie allcrvio ^ueeto *9ii»ix ^'è mi pam possìbile aup- 
fom CUI vapplemecto rW a« 4ia iiae diveno- 

') Q.uulU Jol JìbLu.u D^MO tuUi Ia aiuiDUtloiio. E pochi, credo, 
Tonaona *oat«a«ra U opportnaiti dol br^na 37-1^. 

4 phiL. ni, 1, 

«) ??elU 1* «dir. delU sue SUaia tfd'e Uttir^Uffk grte^, ìu SdiceK* 
^win, ut, ciL 



«ULLA OIOOMÌVIX ftAOOUtUDIU. 166 

Ndl citato lavoro (p. 40} cercai ài dimostrare OOQ provo 
negativa oome iu n^agOD modo potesse iworgersi tale ten- 
ddQjra nel brjiDo in qnostioae: il laogo baccbilideo porta, 
«• non erro, un piccolo sppi^gio alla mi* t«EÌ. E forsa oi 
dà «li piò. I var«i «oioniani 3&M «aoaaoo: 

^i^toi il'<M« i^M(jM#f Òfn^ àynòòi fi xa^ui 10 

NoB tni parrebbe impro^mbìle che codMi^ dìsbioOj nella snit 
forma originarie, coctenGsee il ppudero appunto di Uacchì- 
lide, die ognuno si crede d'acquistar buona rìpataxioue. Una 
«mandiuionfr in (^QAgto «oiuo dal 33-84>a il bnon rapporto che 
por virtft d'essa poteva «tnbilirst fra il &&-42 o xì brnno 43 Rg-, 
allura mi sfuggi rocio. Si potrebbe fonte panstani adusio lul un 

«ebbene V^^dojti^ìv accanto ai à^av i^u^ non riesca troppo 
elegante. 

TI penderò baccbiUdeo ÌXst($% %if^tsiif «rf^ai^v (40) ri* 
corda e antentica, in certo modo^ il soloalano (35): 

olie ora, nel brano 8S'$1> — 43-60, prelude e In corta misnra 
giu»tÌQc& le oeservazEonl fiuali sul l* luce rte^xa d«ir avvenire. 
Hìntangono, come nàì della oomponsione, le e^reisionì 
X^^wp oixaàt xi^éfK àyar (44); ^vXXtj^m ^iotov; e Ìl di- 
vtioo dXXoi Y^r tìfivtav 7tclvib'v^(féov nV iviavtòy [ Xat^ft^ti, 
r^etv «Dr/4m''i' o^er^ei ^4Xit ~ le qnali «embrano dftre mo- 
mentAnLtainntite al brano una t«ndAnEadÌiTeronte(l. e, p^ 41% 
Bac<:hilJd<i ha ìntttio anch'«gU la poca convenienza di ci- 
mili espreuLOiii, e le ha «oitituite con altre meglio appro- 
priate — ÌXfli4* X^V^^^ ^i&itX^Y — Jir^l* ùéfoifQllf. 

t) Hillcr. Il Ikrgk propoN aucooiirikmoul* tr tfji«r av'iik ** 



166 £. BO»lGtrOU 

Oo»i, mentre da xtnn parte il ccnfro&to con Bftccliitìdo 
d& qnEiai v&lore di nftHii itila idon cho Ixx ««pré>M dal 
Somlurdy^ q ot^ io^ contro Iftiitorità defilo Schooidotvin, 
TipT^sì» oorcADdo ài dimo^tr^io corno il braco ì)T-42 «olo 
con gravi atirakCchiutuTe p:>ssn collocarsi al pocaiero pr^ 
cedente? (p. 37 s^Oi ^ ^ oMOIntamcuto inoocicUiabUo col 
suaseguecto ^3 eg. : il fiotto che tutto il bm&o 'ò'A-^i ffi 
trova con tale pracisionu d'ambito riprodotto in una f^ch) 
ìoiitAjjioQe d'un poeta d'urto, non contrasta davvorv, ohkì 
dà Qua piccola contt^rma, iniìrotta, lo oonaprondo, o non di 
gravo moDioDto, alU tusì priucipalo del mio scritto, cho 
io, elegia ^11 teriDinosso io origino al v. I}7. 

11 pensiero sulle nccboBLSso {dì>}: 

oUa xtìì nXmhev fuyéXtrv ^ùvaerv 
à vai rhv AxQtJnv tf[^r^}t 

torna frequenta uolla^illoKo. Si ricordi solo il dìstico 1117*19 
JiXotitK t'fdv xaJt^KTTf naì Iftr fiotterà t^ naiftaì', 

dol qaalo il baochiltdoo eombra addirittura un oalco. E tÌ- 
aolgono foTso ainbo<ìao ad un unico origitiale, con qualche 
probabilità solooiano (cfr. appresso p, ICd sgO; e Sotonc, ne* 
guendo i propri principi tnorali [Frainm. XIV, XXll otc*) 
avrebbe dovuto esprimere quel ponsioro in forma conce»' 
Btvai appunta cerno Bacohilido. 

Ode Xir. — T vor»[ in cui si dt^acnvouo Ì buoni effetti 
della £&t^tjfi{a (180-189) ricordano (gasili dolla elegia «olo- 
Diana li Q)f^ 8g.)f da Baccliilide altrove imitaU. Aiid:e Vì<Ì 
ofao a prima vista potrebbe sembrare j^ermogliata prima-^ 
msnto lailla lettaratnra epinìcia, espressa nel versi (20S)! 



troTAfi m Solouo, ud po' vci&meat«, limitAU, (5): 
Tj cou mihggìore somigUansa di fr^ae, iti TeogDÌde (1L88): 

Cfr. Ton, 80 J, 

Oiic XITT. — Il pensiero ti ftàv rtfifiii^^at Tta^/à itt^fto- 
voc (^[^(cDjfrjEh' à^imov À comunissimo nello mibaldono* La 
tftiaaegaoDto sentflDza non appare Della sua integrità per la 
mtitilAKioac d»l V. 5; zn% non potè e^aere, mi sembra, ho 
non la nn^Uftnte: ' La *v«ìtit:irii, giungrndo gntvinìinR, op* 
primu ^Lulvullu) il liiiotio; mn ìnfiDe, riv]<1iriie£atft, gli cvon- 
cedd la liiioua fama *. A que-iba ìnLerprctajiÌDtre iiiimn'> 
tutti i già pii>puiitt eme II ila III e II li &ì teuLu ■}. 

n pÌL\ e^uceute coBfrouto ^ col solottiaDo (XTT, 67); 

àXX ò /TòV *(1 Ff^àtiv fròtifvfttirog oC :Tporcjftfa; 

ma la i1erÌTa/Juftfl purr^ altaiuonUt improbubilo, tw xì badi 
ai versi clie ìmmedlaiamente seguotio nella elegia: 

In qoeati due dlntlci aeaai r^gtuuevolmeiite KUppoati cUl 
Bernhardy (l. e] interpolazione teognldea^ à e3])reaM) un 
ooDcetto scettico, anzi empio (cfr. per Tefiegeai 1. e., p, 43], 
mentre nel baccbilideo è t* a fTerm anione del finale trioaib 



^ _ y^ia bDDo per altro ab« biaoguorabbo supporr* aqoIm ncia 
deiramanuAQM calla parola prooodosUr. Cfi^ Olla IX, 33^ • 



d«l bene. Pi& ft&nnaslotin, n cionnann aIU morule^ <li Soloii^, 
n qiiald ammette ì! fu)«tani0 ultimo jirevalora ùjoIìm gta- 
fitìxìa anlltt rft^^i; e ani male, IT, 16 — Xlt, 8, Id» 17^ cfr. 
XrV, XXITh Per la derivamoe del luogo bairchilideo db 
nim Riaavima aoTonmnJX perdats, rimangono le hoUU prò- 

Come riiDftQgono per l'altro peneiero (IQ: 
ff<n(òf] AMj^tSi' i^yfioeu mòX' 

ohe con appare In Solone, ma, espresso con quasi Identiolid 
parole, trovaci in Teognìde (401): 

E fu certamente luogo eomune. lUe oon qvantA grazia, in 
questo In:>gOf che fé pur troppo eccezione^ rileva Baot^M* 
Hrln, nelle aontenxe esempi incanti, la trita sent^mu! ' Kon 
■'addice alle dolorose battaglie il tinnir della oetra e i cori 
di acate tooì, nò lo strepita) dui bronci ai doridi convlrì \ 
Orazio tjon a^i-ebbe datto meglio. 

Odi XIV. — Le somiglianze fVa il di^cor^o teanto da 
Ueoelao al Troiani e la elegia II di Soìon^j sono x>ifi pro- 
fonde di quanto potrebbe aembraro a prima vista. 

Solonur dopo av0r afi'ermeito ohe Atene non andrb in 
rovina por colpa dei Numi ^1*4), proiaegnt» lumentaudoii clie 
ì oittadini vogliono però perderla oon la Ioto i^f$i (^1^) 
ohe lì spinge ad empie dliOBtttà. Segne il ooofrontd fra i 
triati effetti della ivovc/Uti (l^-^^S ^ "o^ 7tX$Teia :w6li* 
évovoitit^ rt€t^fX^ (33), e la tranquilliti e i benefici deiiTanti 
dalla nh^^Cit (33-40)- 

E Bacchiltde: ' Noti «ono i Numi causa dei dnnni patiti 
dal mortali, Quoiti potrebbero appigliarsi alla giustizia, e 
co4 fanno i buoni; ma la*r/f(4;, per la quale sì irrompe 
Degli altrui boni^ eonduoa alla profonda rovina \ 



4UU.4 ONWIICA AACOmUillU* 1^ 

1/9 staaoo p«tui«ro inizialo, ìndi lo atea» oonflroblo, 
coi tormÌDÌ capovolti. — BuoGhilìd^ bft poi gUv&U> a m«»- 
^ima gonenle f^UAtito Solono nitisTmavfi parlando di Aiooo 
tiiia. n coiiMg:Q6iito iuoTitabile illanguidì monto bu compoit* 
Urto con U gnuìa a la fionditi d^ireapcesaìone. Bomi- 
gltause più minute^ « d'abteggìamflnti; 

Bacchila, 51, Z4i'4 ùil^^ftéénf.. ..\9^M uistù^ ^vmtm^ }ttyàX«tv 
^Jv ^ràj o^.-jot' ò^ircn a70OK, xi"^- 
4i-rAiTt»' — Sol, ìb-, H. ;rioi-j*f>ffj»' à' é^Uffti 

► 60, arfff I é* ii fift^^v n^urrrt f^^r — Soì., 17, 

Parrà ]>0] strano olt« la aaenipHficuione baocluIid«a(6S]: 

la filalo SBinbrambl^n proprio sgorgata da1l& fantaMiib dal 
[jootai appartenga anuli^una. al rujicrtOTio gnomico. Teo- 
gnide, verameiite, p&rlavrv di Centauri (ri^l]: 

Cfr. SOa 

Il letUiie avrà d& quAaLi confronti rioòvata onunai 
rimpr489Ì0Q« ch« Bftcobilido dovè ayoro molta dìmestì- 
cliMSft n molto amor* per Solo&o, E piii viva gli ai ron- 
deri tato impreasiono m oonsìdcri cÌxq U sìlloge t«ognìdoa 

Hartnng ^X/a^. 



LIO 



R. lUTVAIUinLI 



i tntto Tflbescaita d* imìtaxìcni «oloQÌafìo< sicché molte dc11o> 
Oflwrv&to ilipendenzo d& 1!oogmd» potrefabem booo osoorft'i 
aocli'es» reminidcfiiud dE SoIodo. B gli sembrerà allora 
aaaai probabile che Ancora una remiuiacensa soloniftiui debba 
r&vTÌMtrfi nolla mAa^ima che chiodo la sLrofa 3 dello sta* 
pendo r«ttco ; 

Veramonte, mi «mìU aforUmo non à conservato uè nei 
frammenti dì Solùae» uè nalla raccolta teoguidoa, ma in ub 
altro coTjtesto elio, subbene scritto ja pro^, non ò meno 
da Gonnidcrnrc, socoadu mo, corno un florilegio' gnomico 
»oloui&no. Parlo del dìacorao chù in Eroiloto (I, 31) fa So- 
lone a Creso '). Plntarcc (Sol,, XXVII) ohe meglio di noi 
poteva istituire il confronto, rileva la gran coLveniensa 
di questo diccoreo col carattere — iolendi con le poesie — 
di Selene; e adduco ansi iugeDUameuto tale convenienza 
oomo provci dcir autenticità del racconto, contro lo acotti- 
cùmo dei crouogTiifì. 

Molte delle aeutonxe o^preste in Erodoto iiono para- 
frasi o riassunti dì Tiainmenti solotiìivui pervonudci. Sensa 
parlare del nri; tlvO^iann^ ttvfnfOQì^-, )1 qualu non è proba- 
bllDaente che un ristretto del di«tlL;o holonlaco ^XIII): 

la sentenza — <w ytÌQ tm h in^ya nloi^rsion ftàXknv toff Ìtm' ^juh 
ifjjr ir;[»triOf ùXflu/ii^giii; i!rTu — non ^ che il framm. XXII: 

fffJv tat Jiloi'toPiriv, Ji^ it'jJiv à\^Y*'(ifii ^Vrir 

hrTftU ^ ^fluirvi T«. stai ^j ji6va taf*itt ua^eauv. 

faótQt ft xttl Jtiiévit^ atti ivoaìr à^nA rttr&étv eto. 



>) Kon ho potuto Y«iUre U diattort^ioao d«lb Sch^bett: De So' 
ione H Cre>€Mo fiUntta. 



BITU.A «MOUICÀ IIA0C»n3T»U. ITI 

I/afienaa2Ìonfi : /; yà^ *(tàoft^jiiovnt ftm ù^if«v tifi [ò^^ àv- 
^fitórnf Ts^ttiC^r^fìi, con 1» ■^ufi&t« div«^2Ìcn&, non A ofa« 
un'ime» AviWìx. lirnvo iil«gl» n VtmnorniiO (XTX): 

àXk' *t firn TiAv viiv ^ri Ttitìitti, ^f3i* tu^to, 

urti ft^iitrtoir^tjcVf Aiyj^tttàèi^, ^ér S' ÙAió*' 
' éj^ioxiiviit^tr^ fiotta x/joi Jrtrcérov '- 

L'altra nu^ima: oxn.TjCtfv tti xv^ rutvtòi Xf/ijfitnai ti^v r«- 
htVtijtf njj à!tr>(ìi^rJttra' JiaXXàlot yàif ó^ ^rcid^orc tifimi 6 
^thg nQo^i^nvg àr*'tfnif^r, noorda, UrgAm«ato, il aoloniAnd 

(XII. 65J; 

[ti in osnn non tr espresso LI concetto <1t^i dUttoI, che cloà 
Bin tatt'iinìi l'cp&raie piaimente o dmpiaut«ute; concetto 
comò gin ilto(!mmo, discorde <I&lla solita moralu di Solone- 
Àll'ixicoQtro è uotevole ta aomìgHaufla d^llft iaunagice oro- 
doLeik con i reral d'ÀrcUiloco (LUI): 

Tots i^BÓti ti^^tlv] dmavia' ttMAxì^ fitv ìx xojkDv 

Ifoa poU S0I0D6, come nessun altro epigono, nobtrAm 
airìnfliiK^o del gmnde astro di Paro. (Cfr. spcoialm. Ar* 
uhil. XVI, Sol., SII, fl:M4i ArcIiiL, CI, Sol., XII, 17; wD^a 
tener conto di un gran numero di frasi fatte che Soloue de- 
riva da Archìloco e fendati, se tutto non e^in^nuna, ubò per 
primo)' Non mi pare iptndì aixlito supp^orie la originaria 
esiatoinca di ima pon.ita aolonimia denvaLi* da Archiloùo, e 
BÌDiile aasai nella espressione alla erodotea. La imtaagino 
plastira, di primitive grandiosità — TtQO(^Q(^ovt àv^i^^tpàv — | 



1T9 y. noaf4tQKOt.i 

pote»9« <U, S7'30, 33 ag. quasi CutU U l* parte dalU 
«Idgia Xn, otoO- 

Qnafltì raffVocti [mi sou Umitatf> ai principali) oÌ pro- 
vano dun^ti» comd il diacoreo di Sclone in Erodoto 8Ì& im- 
putato di mawm# toU» &II9 olegì» gcomicbo del poota 
^euo, cgcokìod* fatta, Eiatiiralaioiit«, por il %ò :ftit>t nSp ^òv 
^&m4^v » Hfd t«^«24a^*f« cli« aembra a(*giuQta «rodotaa. 

Orftj fra quost* ciasaime troviamo un — tr yèf r^' 
fAux^i^ Zif^*'^ mUid ftiv Ì<fu ((Uri' |lÀ /irf ti> O^iìaty ffXÀà 
à^ jiAJ .Tiv^er^J — che risalo quafii cert&mdDto ad un orìgL- 
Qal« «oloniano (rimangonc aaocra tracco naatricbo: rroXXà 
futf S^rttw fò^ìv — {txr> Sa noXXà rta^tlv); a si^mbrara pro- 
babile oUo £1 giùr citftti> var0O baeohiUdeo: 

aia foggiato aimh*«5S0 «opra un modaUo solo&lano. 

Finalmente registrei^ pocho lomlglìaDee sporadioho, 

di pandori o dì tVoaì, fra Baocbilidd e luogbi del florilegio 

toognidoo. 

Le parole di Ercole a Meleagro (T, 160) r 

aono on caloo del teogmdao (425): 

ScEopro nella V (94), abbiamo: 

XfXsnòv 



é Toognide (1034): 

Il ^avfitntii jn^tMti i'/if4i( (XTT, 30)f che ri^m «ikA« La 
Sìmonide iXXXIV^ 2), à Ìu uii& delle mdDO lingukle po6«ì« 
dflllo ziUìdono (609-718), al v. 707: 

Ooaì l'tavito tflaw roUc ripotalo io Btcchilìjc, a non 
dvoTc invidia delle bella opere Altnti. appare, mtr«tto alla 
BoU oUne dei peebi, in Teognide (770); nel qmtle ricor- 
rono Acche pre»Jo ft poco come nel poeta di Ceo, ì ponderi 
,^uUf\ JùSuf sitile, ryéfitjf eto. ^fa cU sa a ^uali originali 
rìaalgono? Oerto, iì ooufronto fra la ì^nioga e gli altri poeU 
elegìaci o giambici prova oome tutta quella farragisD ata 
roba di seconda o tem mano. 






A parte le os^ervadoni EpecÌ:ilI, allo quali <ii liauno 
dato ocoasiiond Tede IX e la XVUt questi rafTroatdj cbó 
facìlmeuto ai poLreLbrro un po' i^^tandirrc, ci mof^trano con 
Oflatto2za «otto cUe luce bisogna eoD^tderare, el dal lato 
artiiitÌGO, sì dal fìloaofìco, il complesse delle maasìtne b&c< 
cbilid^. Anche Pindnro attingo U parte gnomica d<>llVpi* 
lucio dal conifuelo repertorio *); ma la riduci* a udII^ it 
aiateina ocu la rifl^OAiono individuale, le d^ naovo conio 
con la forizia peraon&le, afcriatìca o immaginosa, U imbeva 
quindi tntta del sao sentimento, che pertanto sì può da 
(inella detrarr^r come ba fìhtto, con penetrazione e coiopin- 



I) Ok. Crowt, Za poùte A Pin/àan Af Ut IùÌm Aè fyrUme jr*9f 
p. 201 ig. 



174 



K. iLOJIAUKOt-l, n(;LLA OXDOnOà DXCOllIL|[>ICA< 



totstft, il Crouob ■}. IfuUa di tutto dò In Ba<!chUìdo. Egli 
tà haùth a ripeterò, talora anolie vorbalment^, oo& unih 
passività oko aombra perSno indogiia d*an poeta dMndi* 
scutibilo Ul«Dtc. La veiitÀ è oho ai problemi etìoi ogLi 
non consacra monoiuanioato il proprio interesso, tutto «er- 
bato &irarto, come corco di diroo«traro noi mio iSa^yiù bu 
ia pùtM di BQCchiiidc <]: al cui f 3 vorrei oho qiiesti op* 
punti «orvì^soro di ba» po^tìra, E acolio risulta auai 
cvidonto dalla mìa ricerca cbo il poeta dì Ceo ebbe una 
predileuOQtt atjiooialc per le compoaixioni eolonee, i cui 
«chi nella poesia p^tcriore aou anno stati tlnora, chMo 
HippÌA^ attentamente a«coltabL. 



Boto», 27 loglio am. 



Ettobb Bouaonou. 



>1 Oj>. cit^i cfr. siiodalm. pp. S06, SIC, 290, 221, 5£^ 2i% :3U, 



'2415, n7. 



>) In ^acahUiJt, Sajfffio crUtistf e xxrwtmui pottka tklk vdì^ 



EIS MIA EN 



Di varie et^mfttnro Ara ansp^tUbiln nrlln lingtin par- 
IftU nt«ziÌ««A il nntnerale «f; fiìn IV: e ì tnulutiori ti i txìm* 
mnntnUtfl non ili nulo appAÌnnci lUnconli e, Turitn inmjiivciti- 
Tnent«, dubbienti citca U mitnioni t\i r»ad«r]o nelle liiìgue 
modani»- I/atmli«i dflì luoghi dì Aristofane e <lei fmm- 
menti degU allri |>oatÌ tjomìd xu cui sì trova iju^ato ag^Bt- 
tiro «i offr^, s6 oon errOj criteri abbABUiii«a dcttri «)■ 

Id moltfs^mi caù YmU & purato^nta num^^ralo; p, ^. 
{Nubi, U82): 

^ f ^'f ff y/rwr* fi»* ijtit'ifai évo '), 

a«>iuaen<lo talvolu, por for:&a del contato, valore di quasi 
ordiitativo (Cav., 131 »g,}: 

OtS* A* 4^ olitili Tiwkrji. tt toCyufi&9v; i«yr. 



I) Por i di<Linmì d^ArUtoInno mi ioim giovato doUa OempicU 
i^onecrdanee erti;,, JésI Duubar, Oifotd, Iftìit Vuporft pr«*«aU quikldi» 
omiMlona; osa uu^ o di» OAfli & lui o a m» Bfaj^giU ili>q potraano 
vUmrif la mie i:r)udusiufiÌ. ^ Pei rramm**!!!! cito r«<lÌ£tDtitf dtfl 
Uvinuk*. Noa riparto tutti gli ooompf, lua ì pricoiptii, co& U «ui 
flrorUfti |h)lKt rHfli[Eii^[Li4 rihCOiiT^TtrB tutto ^1 mitlti'Ulv cbe n#1 Jm- 
•loO (UL JaooW ha is'ìik uà e^rifl ordiikO. 

*) r**pc. yJtì; /^we, ll.n I^^'*; fte, afl; E*«&lirfa»-, TÌ7, TOlW - 
C^au., 139. 1301 ; Vcipe, :iG6; LiV, 210; iVaa^. 108. K«gli ultimi cmquo 
CiMÌ é pnrtiiivo a al oaufaiiàn in corto modci con rftoeoioiia ài un 
JLcLioalo indoCormiiiAt^r di cui paTloroiao la soguit^t jhvUt t^r r«- 
ImVfdji* /r A<T,ifì]veiv*inr;(CAV,, tóft). Cfr- Tlieoph,, 11,196^2; AUl-,111, 
103, ìO't Abaxmd., Ili, 106, ], 8; Aaiiph., lU, 7^ 1 fpattitivo). 



176 t, ftOUAQlGOLl 

cpptiro {Acurn., 1162): 



ly.* 



rroqTiontom«ntè lo vediamo nuto iippnnto oome ÌI 
nostro Articolo intlvUrmitiato. Tipico U c«fiO Ì^\ riv^ndn-^ 
gliolo £oppo negli Veeetli (1292): 

col qaale, e i «noi anftlogbi, aon dft raggrappara quelli in 
cui 6 unito al ftóvog •). 

Se tralasciamo alcuni casi in cui ci «apparo come dio- 
meato di af*in'i — (Tr(ttr>;/ò; ori* ^v •&, C«v,, fi7S — *> 
oppure unito con Vindfifìiiilo td o con r&a<rrogOf i.^^^ 
quali piega verso l'artìcolo iodet;erniiuato) o infiome ooa 
rp^of *); xi« rimftDgOEO molti Altri in oui sembra incU* 
nara vor^o il aignifloato di fjó^a od usumerlo addirittura. 

Ma in realtà, qualora te ne escludano alcuni m cui 
pi«gfl pì^ verso VmHó; che verso il /4^k>^ '), e si «Uminino 
alcuni idiotismi ellittici: fUttv ÌMéiMà;tt9, giudicard una sola 
cATua "i; ^t'tir vatftnx*'^^ combattere una «ola battaglia dì 
mare '); ftiav t/iriivHy <"} a certame uto altri analoghi: nella 
maggior parte degli altri ò evidente gÌiù il calore di *oI^ 



«) Pl>àl^, &tà; Bubtilo, III. 24B,Ì,% 

1) ^a9rm.,fti9; Cov., Jll, «JC^ IJSH; -Vtt&r, Tfì- r«., ^/, TiSL, 632j 
U.. TGOi Aqi«. 121. I4£ia Cfi. \4ttÌ\>K HI, 193; Xoiiur., ni,02].8,e4<^ 

•) A<f^n., 477; rar-, 14U : ^erpt, 7tìy, ItW etc- 

•) Kw^. 72; /*Wo. fi7. IjT; Ciaw*, U, ItìD, «d, «le. 

A) rMH</, iai); £dtK, tfU; J^Vamin. td; rrémm. A18; Cntin» 
II, 87. ft il 6kmo>& i/^Cy niy froaioc, jnl. 

•> Acorn., @1U; /fanf, 699. 

') NM. 1193, 1200; Z«fiff/,. 2T0, 770, 1000, 1129; riwto, 700} 
Framm. 3311; Autiph,, III, io, Z età. 
•) Ce, BO; Vt^pt, SOS. 

■*) Ftroctate, IL 3H, p/atiUo*! ftif 'xnuiV if}/* q /ii4tr f ij df jtf ferrar 
f /ii' tsil X^^ime scif^fiw. Ma r«rM la «Illesi ^ Arbitraria del pe«ta. 



MA ^^^^^^H 177 

tmko i notiuistato dAlIVf uiuc«m«ato in. virtù ad c^n- 

rà ^ir éXXa ft ij^jtufr^ Xijtav^ tv è od .TpotrArcr/ /i ot {Cuv.j 85d). 
ébrttrji fi/Xltii *k X^yur r->>fl»na {-^('-am.» 496}- 

tfjinf irr'arffrfi*, jtft^éaXa^ ti^^ujiirotK 
TrX^Tt ilttururiof^ vòr à^i^^or. mctì ^^ ftora 

Qai «r^ vale «luftuto ijviu;: per «fFetto del «ostroato num^ 
rico. Kell« altro coee (Cutt^] mi eti piaciuto ; unft (soU) noa 
mi Tft gift — l^n, QUO («^o), l'sooìngi a pulare contiro tatti 

— Manderò pWi di aoiceiito poTHrioi:] contro dì luì: e si 
^e uuA voUa un (voi) PoHinono gli dio^ filo atoroorc. — 
ToftUald il »oio, o anohe ib ìtutiano l'un^, cho di jnjT 9& 
non h au9C0ttitnle, nal pArUrc comuoo, do) «lìjfnìSc&to di 
solo, lo aasumerà p«T forc^ d«l contecsto» Altre volte il con- 
trasto non è puraoieiiitt numerico; cesi (l'int^ 186): 

/j^ TOtfoi*ra ^l'^owi^g $ifi '«^ ^r Trw*^; 

— Io cLe sono uno (dolo)i valgo n. far i^a^sto cow? *) 

A cjnesbo genere appartengono, rìp6tì&n^oIo, Ift grftn 
iQt>£gÌoranza dei casi in cai VeU sfimWa a prima vista 
dgnivoloDte di per aÒ al fiavoi;', ma alcuni vo no sono olio 
8dmbi0TobleTo far ecce&ioue, o che hanno ti^tti coaUnto- 
monto in inganno i tr&dottorì. Por oombioiuBioDo, ai trovaa 
tutti nogli UccoUL Poitctoro dico (550): 

n Droyoon tr&dooo: 
So sag'ict zuiD Eni6&4 as sai oìne Stodt, ««1 sloo ftir tnnuntHi^boa 

I] Cav^ MI; yM. «81, US; Fctjftf, mS; /^OE^f, 236, 528, 1333; 
Uce-, 8»; rm»^., EI&; S^^Èuth, «&&; K*rft>, 186; ll^ereonto, U, 
QSU, «te. 

Shi4f tMl Jf /foT. W*H. VII. Il 



£*i 



L'Artaud: M^n avia oet a*abord quii n'y mit qQ*Qn& 
ntilft ^lU pour touto la oatioD dea oìsoaus. 
Il FranchotU: 

KoD croio. Moa i propriataenlM il rìuairttt degli accolli 
ID un «ol luogo oh» li deve t^r trìoiifaro (rnuioue fa la 
foraa); in& l« nomplioo GOgtnu:ioiio d'una città postn. frn 
oialo o bcna. Il ;j/a ha vmlor» d*iirtlcolo indoUrmin&to, 
come «tìl V. ]72, aUtatrtf ftùiv ti4Xiv (nCr. 190). 

tTuD dfli vi^iiUigf^i ahtt Hvmuno g]i iiutnìni diiir&vvfluto 
degli ucuelli al iJOt^ra è U ftegiiente (v. TiBB): 

So loll^i scMsatdo&n dio Glath«n do« Wi^d*s dìo mohr Qou«ohrockou 

A.rtaiid: Un bat&ìlloQ de obonettes et da cerchnis Bof*- 
£rft pour d«truiro c^« ibsocto8> 
Franchdttì : 

Ifooucto, gii, W vigno noe pftscaran A'^ranti; 
Squadra di ^hAppi o uotlolo* bAAta poicti lo aujsìe&ll. 

Xoij credo oU« Peìtòtcro uldim voluto iIith <:1i« uno stormo 
»o1o di civetto e ài ^hoiipì nìiTthhtì htittlnio it distruggerò 
tutte ìe locusta; che ucu sarebbe p{>i giau l[i?dii^ al poterò 
degli iiccellii L^espressiona ha valore generico, e I*^f; è 
ugnale ftl nostro articolo iudetormionto, qui, come — io 
crodo^ iionofitiintR 1a cotitrapposiziono col jiàrta^ < — n«i 
venti cìui imui^diatammile ^£>guotta (fi90): 

àXy àva^t'iti TxtiìTa^ xai^a^ò^ avioù^ àyth^ fiia ujt^v. 



KII MA lOi. 179 

E parìmanto, ti«1 v. 1G38: 

Dev«9Ì ronderà ' por una donna \ e oon ' per unft sola 
do&na \ Ma vedo che ^oi i tnuiutteri iatendono Appunto 
u codesto luodo. 

EJ ecco ìnfino ntcTini casi che, sebbene a prima Tista 
MemWino ^ìh tmìyigiù^ ddlbono, dobìiàmenttì approfonditi, 
riporii Detto preoed«nti «At^gorìe. 

Negli Acarncèi, 11 contadina ohe ha perduto i buoi 
oMedd a DioaopoU (1033): 

uè ^* ùiXd t^ui ataXayitòv *Ìif^ti^i tra 

S'iia da inteudere itomplioeifìento ' ima goccia '. Il fatto 
che il posero bifolco fa il euo ultimo tentativo e la pio- 
cio]e2za delle sue preto^d d^no all'l'ia qnal Bignifioato 
reetrittivoj quasi di fiòfo;. Ma a in verità un oaeo peifet- 
tameiito analogo a. quello, immediata mente fiegaentet del 
paraninfo, ohe dìoe: 

/v taf àlà^aftui xéut^uv *ti^rr^i Fra. 
Il luogo dellu EceUéÌaiu$4 (594): 

àia fr» -ioidi xiMvòv AnarfiV ftifftov xffi ^f>Oti>w ^ftmttr^ 



à ambiguo, e VUtt pxiò voltare! in italiano tanto oonttna 
«juanto con nn^A t^la vita comune a tutti. Ma in quasto se* 
eondo caso ìl /icfie^ Terrobbe 90ttuite«o io fonca ddl con* 
traato oon A:raetr, e ai rìoadrobbe in una dello oatogorie 
già discuase. 



190 X xouAGxou, ni ani c^ 

xatd ya tiJi' èf^^^v fiiav — , «vìdDiiUiDoato corrotto, cSr. U 
mio artìoolo; Jppp fx**" '' 'V «i'nji#£f, ìn qn^all Stndt, 
VI, fio sg- 

PossìamOj mi umbra, da cotti ood^stj o&st In crii ò 
pomibìU Tifi* indagine^ oonolndM^ chf» nftlln Unga» par1«t» 
k4sdmm 1'*»% c^aHi»l4> non nrm Tiiimivnili», narrwpomlwva «p* 
ptuito All'nrtìoolo un iiMn italiAn»; n difi quindi poUv:^ 
dÌT«DÌr ■luootiibUn delPmeciuiome di ^tfi-oc in fora» dol 
oontoato, ma di virl^ propria non 1'«tot« •). E «bblamo 
con o£6 acquistato od critarìo per i Inchghì :n ani non altro 
se Don l'analogia può guidarci alla ietta traduzione. Ìi9 
cito^(^ uno per tatti {Cac.j 37): 

' Una cosa \ od ' Qn« sola cosa ^ ? — Amb^n^ la ìn- 
terpretaaìcni qnadrano ii«l contesto; ma erodo oha la virtù 
d^uralogia poMHa oramai indurci ad acccgliara piattONto la 
prima. 



IU>m«, mtiggLo IdDT. 



Ettobb Eomaokoli. 



i) Mi t»re cba IftiMiw dell» «pare dì FLalooo « 6i LUia non 
(tontraddicn b quoito prioaipìo. Uà pav ^u«ata parto aoao be^i lungi 
dall'avara aaauHtH la rlc«raa. 

<) Cfr- C«t»T B68; y*fl., :aOl, 1531; iVon... W6. 



SVLV AIACE DI SOFOCLE 



I- — L« wfoiidft pnrte iMVAI<ice di Soforl^, 

T>nu dotti ìnglefiì, THaigh d il «Tobb, ei^po^ro rocon- 
tiiinenl'ti ci|iìmoui Adatto iliven*» nullft ntrutbirft flffU'yltda 
òì Bi>foo1t4, L'ILaigL {The traditi (fraina d/ rA^ ^rtfnA^a) csMtìrv* 
cbft meulre Della {iiiiika parto della tragedia la prepamùona 
cialk cntastrof» ò roirabilmonlo combinaU^ picchè la morta 
dell' erof» vieni? a costìtniro \\ punto cuilmÌDanto disi dramma; 
in c-tò che 'oj^tti, corno nota auclie lo scdIÌ^isLa, iujltkvi iu^ 
Kul[itzttn«Eitf4 t'gai «rifatto tiagìix>. Lft bi>^iia 6nald t^LtUe «ao 
fttttLidioHe dispute circa la nepoltura del d'sfuuto T(!-Iaiiiomo 
ò del tutto fredda, uh valgono a giufltifloarta : 1) fiiupor- 
tanza della «apoltarn pmrao gli ADticht, 2) ìt peoHÌero cho 
Tonerò vi coign l'oooaAtn» por magaìficaro lo impreso dol 
ttQLcida. L*H&[gb fiuindi truppDDO, collo ico1iaiitii| cbo Sofoclo, 
Irovamlu il sùggutto troppo pcvoc^ dì ìnmdiiiiti Inigicir 
l'abbia ampliato, per otleutire la Eiukglio£ca Dooorivarta, cou 
QEa di quello controvoraio oratorie dì cui d compiaeovano 
gli nutichi. ' H coQiinato non poteva cbo Ineìngara l'amor 
proprio naaionnlQ dogli At«iii<;»; iiifAUi Toticro, oho v\ pnA 
oontiderare comò il rappiofiaii laute èS Atono^ soHtenova vit- 
iorioHaiuentt) la lotta contro I dua grandi i^rr^i did ?tdo 
pontieso; lo aue ìuveltìvo cddìto Varrc^aium ttpartana di> 
Tov&DO certo soacltare l'entosiasmo del pubblico altko. 
Ma hUoguct <inimitff«r« che veaiM di ftMttii ^eiìért, hsnchè po^ 
«ano prviìnm e£iUif »ul Uatto, *cii« al dttottu d^t lir§llo or* 



192 1. ouTUcni 

dinario d^Ua tragedia dofoeìeo \ — Ptìr Ìl J«bb al ooctrario 
(Inuoduinoiie i^lla 9aa eciÌ2kn& doirAlaca, p> 2$ o 29) raziona 
doRa tng^dia, da un limito nll'altro^ ò UQ tatto orgAaico; 
Tìdoa oho la domin^f obo d& lul ossa In »Tm unità a la ffu& 
COOvìoDO, non rapproftoatA In morbo doU'oroo corno una oar 
taatrofe, dopo la quale tatto ei oanoollì, ma corno uà ìxk*ì-* 
donte tragico ohe neoessariamauta àk luogo figli awoaì- 
manti «nccoefivj, di guisa cLi> il vora apogeo non ^ raggiunto 
che net giiidijua il qualo «itlva il corpo di Aìaoo dal dido* 
nero (p. 32)< Il voto oppoito al MppolU monto dì Aiaoo ò 
]& Gonaogoooza inoribabilo del »q9 atto, lo «pottatoro vi ó 
preparato, ài goifta ohe T ultima parto del dramma noe è 
un'aggiunta atbitraria, ma uè à lo sviluppo oaturald o no- 
ooesario. Di più osua introduco una quo«tiofìo 8uporior« a 
qtLolla dol «aporo so Aiaoo viviù o morirà, introdiioo ìl 
probUtina » ottarrà o uo la ooneaorasioRo di un oroo, (Quindi 
il v^ro puni^ txutmintznte del dramma non i la tno'rU di Aiaoe^ 
ma la déctaion^ relativa ai tuoi farterati. — II Campbell (L« 
point culminont dant la traffédii gTtCfjiut [M^laiìgiìa Hoori 
"Weil p. 17 «gg-D corca di conciltaro le duo opposta opi- 
nioni; oon THaigh non ommscte oha il punto oulmìnanto 
dolift trjigediLi sia l'ultima parto^ col Jol>b sosUone per4 
ohcB oblili non à un'aggiunta arbitraria, ma uno sviluppo 
naturalo a ueoofiaano, lo eviluppo dolla nuova aìtuastond 
oreata dalla morta dell'eroe. ' Colte mort a oavort tiud 
aonroe d*émotion qui no tarit pae immediatsment ^ la plus 
fort vagne do la vgixvfi£a u'oflt pae suivio dn calmo pUt- 
Uais auonn èvònomont ultórtaur no peni cvoillor una agU 
tiitlOD nouvolle d'un ^fiet 6gal ù qo11o-1ù- Memo on préaonoa 
da cadavro de eon irùro, Touoer ne prodnit paa dlmpresuon 
^ui fturpaeso, oa m^mo qui ^gald celle quo uoub a faìto 
AjiXf paa plus quo la nolh piution do Maodoff* no psut 
ómotSToir l'anditoire au memo poìnL quo collo do Maobetb 
dans la sc^no da bonquet» Mais Teucor peut approfondir 
l'ìmpro^aion dvjk produìto* Il pout ronfoucer, la oroniori 
ot, av*»c la patliùtiquo figuro do Tocmowo, arco l'enfant 
l^nrjaalcòSp qui est rh&rìtior do Jiàalaminc, avoo rimpowiDto 
modóralion d'UlyssOf qui contrasto avoc la TÌotonco tneonato 



adu^'aiacv &i MrootÉL 



169 



d&3 AtriJos, T«ncor petit dovenìr Ìù oontro d'irne aérìo<k 
ftoèno^ druuatiques bkn c&kul^a pour t«air oa haleii^o 
Nmotìon profondo qu'a oxciIl^ l'aotioa prìocìpAU' Et o'est 
]a, jo ìò DaaÌQt40D8| lo Tóritablo objot de Ia poitio t^rtni- 
BiU& dNi&9 K^ando trAg>òdio, la partio qui rópood tnx qxiti- 
txjjimo et oìtiqnii>aio «otM do dràiaoB mhakMpeanoiifi toU 
quo Jtfae6«tV OiMio, «t 1^ £dì ^ar '. — Scoiukndo ud 
pò* dal volo poetico del Campbell^ di cui ho volate citare 
le parole pieoo di sentimento o di passione o scrìtto con 
Toro Imob gusto, tentiamo, con a» ««noie Epft^aiotiato dolln 
trttgodia, di voJcTO obi frblia rn^ìono doi tre dotti- 1! pnnto 
cnlmintuto ti^WAwó Jov'ù? Qoale raloro lotternrio ha Tnl* 
urna parte ohe h& occupato gi^ Ì critici autìohi e tunti 
tanti laodomì? ^) 

Nel prologo fcfV. speoialmente vv. 121 eggOi ohe se- 
condo qualche studioso aarabbo etoto o^iti&to dal poeta 
in un periodo poHoriorc alla compotiziono del roste del 
dramma (Van L^cuwcn op' oìL], cediamo come Atena fa 
nsoir da]]a tead& l'eroe, un porno gloria dei Greci a ohe 
ora esea ba ridotto nel più misero aUto, fuori di b^, sozeo 
del AAngno dì un fìrmento* per mostrarlo ad Ulids^ e provare 
col suo oflompio cbo l'aomo anche il più torte, anche il più 
potente nen deve mai iasuporbire, ttò mai d^ttrarai al ri- 
spetto e alla dcvouoco vcrsio la diviuttà> Lq spettatore dn 
dal prìnoipio riconosce Aìaco colpite terribilmente dagli 
doi; il pooto dunque vnole nolTopora vuft e^licmra non 
un fatto prodotto da eempliee forca Qmnna, nb darci, coma 
jitììV Siiittrrt, avvenimenti in cui domina più che aUro il 
sontimonto artistico, ma vnolo svilappare un gronde con* 
eeito che ot richiama allo ideatiti caohilec. E come nel- 
VAyamennohi lo spettatore prceonto una sciagura, appena 
sa, qu&tfi aul princìpio del dramma, che TAtride à cotto 
una trista ialiueu:^^ dogli dei, come nello C<>^forè^ per lo 



■> Cfr, ptt io vnrio ciitaìguì la ^ii>p^Ììo, fino AU'AiukO 18S1, 
la Cmitmtnlalia 4t AtttcìJ SvphecUi autkntìii tt tntr^talf ói L Vta 
L«eMw*4Li, Trùccti ufì tUmuiua, idèi; pìùSoh'jcIL ÙeùtrécU H.£VUdJ-. 
d. Ai-i Di lite Kpulttnii ia S^phodU /itMa ^«14 ttOMltr AUk di 



IM 



A. 4>ttT1«llf 



8t«no motivo « p&r l'daempìo ài A^m«nnone, presenta Ift 
morte di Clitennsatra « ài Egìsto; co^, fino dal prologOj 
lo 0p«tt«torr> ^iA\'Aifte4 protante ch« Teroo della tragedia 
pndrà incontro *. tt»TTìhxli gnuìj è\ cui non è sHaco il vo- 
lere dagli de!. K U %ura aimputìua e forte dot Toiarionio, 
qttUe ■org« so dalU pagine omericlie^ dallo poeaie di Bao- 
chiude « di Pindaro non Bsercìterà lo Bteiuo faccino sul 
pnbbHoD ft€00r30 ad ndìre ti dramma fiofocTo^T p^rchò il ano 
dottino 9Arà qtifllo di un nomo poco riverente aJÌ& divìnitA 
od alUra Nella j>aroàc9 il coro ohe ha avuto la notiaia 
anoora incorta della etrago compìata da Aiace anirannento 
greoo, non può addirittura «piogitrai nmasanento Tavve* 
nato e penm cbe una divinità, forae Artemfi Taaropota, 
forse Are^, abbiano tolto il se&Qo all'eroe (7v. I7d ^S-! 
cfr. T. 2r8)> Aiac© appena tornato in f* riconosce ohe Àoena 
deve avergli alterata la vista e deviato la tua mano dai 
Orect, «n cm ora ìndinx^atA, airarmento (cfn vr. 401-4; 
w. 4rrf> GggO' 3.Mtt tariti, per eludere la vigilanza della 
moglie e dv\ coro, in qu«irepi?todto che ha dato tanto da 
fiue al critici per la sua ìndole e natura <)t si propone, 
suecìtandc la gioia nei aiioi, di diventare ri apettoeo verso 
gli dei e di recarel subito a fam un bagno per evitnro 
Tira dì Atona [w- 65S656). K «][unrtda egli ai è liberato 
di chìnnqno potean vigflarlOi il nunzio miindato da Teucro 
viene a riferire clie Caloantd ba profetizzato di badar beDO 
elio in qnel giorno Aiace non fosse lanciato uscir dalla 
tenda, perchè per tutto qnel giorno egli é sotto la cattiva 
influenza di Atena; ee rieeoe per ttatta la giornata a re-* 
etaT« nella tonda, ^, per volere della divinità, libero ■). 
Ma 80 Feroe ^ già uscito dalla tenda e pò! rì Ufscide, è 
chiaro che il sm^idìo ò determinato dalla /j^i'k d£ Atena. 
Dunque lo tj>ettatore é sempre tenuto d««to od attento dal 
concetto religiofo che spiega ruccisìone dell'armento in- 
degna di un eroe, «he apìega il suicidio, morte pnre in- 

i) Cfr. Cthey (tf< Soenf in S^phofiUt Aiat, Vv, 615-fl99, HtlUitn* 
(eck. GjmnM. rrojgr. «u IitIau, 1870. eoe 

■) Tv. 719 «gg.; efr, tr*ìifT den A(aà fk« Stì2'hcUfl* von Bncbrurr, 
GyttAMH Pr«tr. lu Offoettech, 1601. 



£i;ll' uacb di sotoclk m 

degna ài na valoroso, ohe wilift pappa d^Ila nave, solo, 
«y«7n tennto lontano lettore che porUva fnoco bUb mvi 
gradili. Fi poro prìnin cho AUr^ <lìa fine ai «aoi giorni, 
iì laoMo ■pìi'gn allo apctttatttrQ pnr t\niiM mgìoEii particolari 
Vf«roti À !«ottr> rinfìutni^^a ftiiientii degli àeì o ptu a^ì^oial- 
meiit» flì Ateua. Quiuidii tglì parli la oa»a il padr« gU 
racGomaDdù di moatTarsi valoroso con la laiiciae Dallo at«aso 
Umpo di essere devoto alla <livÌDÌtÀ, ma vgU nlt«ram«nt« 
HI dii^huir^ PApArA nuche Twnza Fallito (!og1i dal; poi Atona 
in nn ootU> tnUiuio dcrlla pugna gli mi atxoatò par niulnrlo 
ecl t4gli superbo ii« rtflulù Tappo^gio (vv. 1G2-Htt)* Il poeU 
dnuqu« i:ome iidl mito di Oreste allarga la n^ta^x^c àitj *), 
cosi qui sala più su del giudizio dcirarmi d'AcItilIi^ oìoÀ 
nMiDoda il di«rftV€r« dì Àtona v^^rvo Voroc Tolnmonìo non 
al fàmono fflndìnio drillo aroìì dal Polidci ^ofr Ttobort, lìOd u. 
XkJ), al ohtt puro miulvra alluderà un luogo del dmmnia 
(v. f)r>3), ma a fjiLli aft«at anteriori. Se dunque Aiace deve 
pagurv il Go dvììtx Hita poca r^ligiusitÀ e disila bua Huperbia, 
se l'attaDKJODtt dello upetlatore à aempre rivolta a questo 
aommo principio, a questa idealità Vira dogli dfii Karh po- 
mimtior^ anche Alla mortn dell'Aron? LMra di AWia lo p«r> 
sBguita fino ulln inovt.it, miii gli il«ì avrebbarc voluto t*!io 
«llVroff foNxn nr^gaLit una toutki; anzi iieìla HtD«.-ia uUiin* 
parto del dramma vi dlc« cljiuramdute che negare il aep* 
penimento ad un cadavei'e é frangere le loggi divine (ofr- 
vv, 1130 8gg.)< Coma dqW A^iunennona d: l^^hilo il grido 
bell'eroe trafitto da tra colpi vibratigli dalla moglie aogna 
il punto ctilminnnttt dpi primo atto dalla trilogia a cson- 
t4tmportti]n;im(iniir ^n fwvo il f^ompìmcTiito dulia vcudt^tla di- 
vina; fxyx] nidlMiacd il MutLudii) MBgiia Va}iOgeo del dramma 
e lo sviluppo pi^ aalienie del ooDcetto che informa l'opera 
sofoclea. E se pur^ grande importanza ha presso gli autiotii 
la questione del sepolcro, come ai put^ negare che dram* 
inatìc amenti, psicologicam«nl^, nmannraoni^ il vuro punto 
culminante della tragedia non sia la tnorUi itall'arott, uba 



t> Cfr. il icioftludio; limita di OntU utiU iell. ^'om. docì EIt- 
di fiJcl IS99. 



Itt 



A. OLlVlfetl 



bitito ttahìaiiLo jirucluce roirsnìrno iIki suoi, [wt mi jilun* 

ridotta 3»:;biaTAf l1 figlioletto ÌDuocent^, il fralella che Ìl 
vecchia geoìtore caccerà daDa reggia per ìl sospetto elio 
«bbia inAiiltn hiiII» moiln tliO vnlnroso stw AÌAcik^nfr. Pur- 
gomniitu <IhI Tetterò)? 

DìritnMLnito, oontru il «Tebb, chef il pufkio eiiIniinAiitrt 
del dmuiutii à 11 HiiL'Iilìo v^ voiilix» l*Haigli, duurlu cita la 
queatìone del a^ppelU mento nou à uuo 8viluppu neoet^^ario 
dalla morld dall'eroe, vodianto i^uale imxwrtauEa abbia il 
seguito di <iupfitft. Ln don p4rti pìii imporranti 9 cho cm 
stadiemni» vono: 

1) il co]]<»^T]to frii Tollera v Maiiolao (vv. IO4T-tl60); 
2} il coUor^uio lri% Tt^ucro ed Agauinuauud (w. 1226* 
JÌ815). 

1.^ Teucro al appretita a sepEiellìra il cadavere di Aiacs 
qmuido viene od fm|>edìr1o Mencflno. K l'ALrido motiv* il 
«Ita ilivkeUi, »Ì pmN diTa^ JK-r dcut chiihh: a) pisr itiia ^d«h 
rn)^; b) p»r tiiis ìudiviLluiilo. Tm ragione geiir*riile à ^id 
iDbatra i diini sfiiprciiui «ludvtt^ro di condurne lu Troia 
l'eroe come loro alleato ed amico, egli, volendo uocidere 
£;1i Achei, si mostra più uemico dai nemici atesaì; la ra- 
gìooé partJoolare & oba Àìaoa non roJh vuìi ascoltare 1d 
parola dì ì[eueUo> OsserviAtno che m Aiace voti» i]nrii1nTt> 
gli Achei, no ehbs il tootivo, in i«anto dalìu prima pnrU 
del drarnmA nKiiItn c.hv^ mtìonììti lui, gli Aabni n più per* 
ticoUrTnonto gli Atrìdi gli avevano {ngÌListamt?nt.e negate 
1» armi di Aobille; dal resto egli ai era sempre i^nservato 
«otto Trol& amico ed alleato agli Achei; fì che Don ave«^' 
obbedito ft KeDOlao lo negano la tradizione deimade ^ 
la stessa prima partd delln tragedia, in cni il primo mti' 
oora fra gli Atridì ^d Ai^ic^e riwli? ni gimli^Jo dnirarmi, 
Incomìaciauio ad avvederci che non c'^ un perfetta accordo 
fra la ■•comi;! parte del draniiEui ohe per brevità potremo 
ohiamare tu d'ora B e la prima che potremo chiamare A~ 
n diacor»o di Menalao, o maglio la parte ìa cui è dietto 
che Aiace Dcn vollo obbedire eirAtrìde, quindi ad un capo, 
ò infioralo di ronoetti geiMiali: a) un ^t^ftórtjc che nt>ii 



sou.'aimik di aop^OLx* 



1^ 



\n<Aò Buoltftro la vcùò dei oapì, & malvagio; 6^ onn città 
dovo non c'è riapfltto alle leggi nwi può ets^re J>eG gov«r- 
B&tA; e) an o«ercìto dove non ci sìe^ frvno ài tìnioro 4) di 
mpettc non può e«(er* bac dìvcìpUnato. Notiamo: il primo 
concotto non h% nalU olio vedero con Aitce, cht^ Aiaod noa 
À un ifi^^cf ^'( ; i tre ooneotti tono scjpiìti dai un <]QaTto che 
è del eegu^nte tenore; ' un uomo anche gro^ao di corpo 
d«ve sapere ohe può e^eere fiaccato da piccolo male '. Qnnvta 
concetto non ai collega ood Ì preoedeatì^ di più int^rrompu 
re*plicasuoac che vieu «ubito dopo à»i concetti cbe gli 
stanno innanzi ■]. Infatti loggin-mo, corristponden temente al 
primo, cbe oohu il quale b:^ timore e rijcpetto aar^ incoiarne ; 
conispoudentemante al secondo, oUe quella cittì dove si 
fa ciò cbe si vuole o-adrà in rovina; il terso concetto «olo 
ocQ haccrri^ond^n^n. Quindi nncho la perrocìcne aTtiaticn 
lotfcift nn pò* a deitiilorArc. ^- Tonerò non contrappone ar* 
gomenli solidi; ma ribalte delle frasit. X i^uella dì MeneUo 
ohe Aiace ùi coftdoUo dai duci come ^v;4,ti»2^% contrappone 
obe Aiace navigò padrone delle eui» &2ÌonÌ; all'altra che 
Menelao è ono ai^avt^yò^ degli Acbf'i di Troi&T qi^incìi anche 
tfr^orr^ydf di Aiace, contTflppoue che il fìvtello era ^j^w 
Tt}/^ dei cuoi o Menelao non ó ai^arrjy^^ del «uddlli di 
Aiace; egli u ^f^irjó^dogli Spartani; aggiunge che Aiace 
non preso p&rte alla stpcdisiouo p«r amor di M^cnalao, ma 
per i patti giurati, obe ausei con considerava nnlla Menelao. 
Insìstiamo di nuovo sul concetto che io A raccordo fta 
gli Atridì & il TeK^monio bì rompe solo dopo il giudìzio 
dello armi d* Achille; notiamo inoltre che in A l'eroe di 
Salamina rìconosce Hempre i due Atridi com^ gU ffr^on^jxpf 
•upremi dugli Achei; di più mentre nel v. liOd ai oom- 
battd l'espreesicne irr^trtr^ù^ per oppugnare Vevigtensa di 
imo o due duci aiipremì, poco appreueo ai chiama in^ir^óg 
Agamennane nel senso di duce enpremo (v. 1116), — Vo- 
lendo Menelao vincere col ridìcolo Teucro e dicendogli 



•) Feociiuaie o^e^rrAre obe euehe le S^ukIX (o. e,^ lì qnalo «e^ 
eriterio Lroppo rndio&U praponaTm l'OftpnnsEetio àaì vv. 107]-I0i{> 
-{- 10?9-10eS) ed ecni moda ÌesoUv» i duo vena I0n-t0?8> 



lae 



A. Ul^TtKAl 



<liùadi ch& par arci^rù pjirU troppa ardito Mi 6 filù sa coni 
parlorebbo m porfcuso scudo, ciuLo egli Mm» subito nell 
ridicolo, porcfcò onorv* cJio non può favorir» chi V hm no-' 
cieo; ondo Toaoro, pronto & ribntUro lo parole, gli chiedo 
comò possa chiamam ucdao ve ò ancora In vita o Meoolao 
giaslidoa l^esp rodatone, mpondondo cho earcbbo atato no- 
eùo M non Farono salvato la dÌTinità. — Abbiamo visto 
poco prima come j) poeta ci dica cho Aiace non obbodA; 
mai a McuoIao, nò i&ai lo tonno in conto, dunqnc egli oi 
Ha pi«sontati i dud pcrsonag^ oome ucmici; ora, dopo aver 
dòtto cfaò ?kI«iMÌao, salvato dagli doi, non credo di frangerò 
lo leggi divine impedendo il aeppoL li monto di un nòmioO|. 
porche non ò bollo lasotur seppellirò m nemioo, fa da 'i'oticn 
chiodere all'Atnde se Aiace gli fa mai Cftilc. Qtii l'odio 
di Aiace per Uenelao dorivorabbe dal giodisio deiru-iai; 
forse L vv. 1L88']138 devono conaiderareì corno interpola* 
aiono ■). — Menelao porta \xa csompio per diuostramo ohi 
bardito a parole non ò tempro ardito nei iatti; Teucro 
risponde con un altro esempio che tson si contrappone a 
puntino al procodento e riiipondo al nonootbo: chi iniiolen- 
iìtco contro Ì morii paga Ìl £o. Meneluo non sa piti qitel| 
che diro e batte la ritirata. 

2." Mentre Tenero ai affretta ad apprestare gli ultimi 
onori al fratello defunto, eopraggimigd Agamennone, Qnoeti, 
con un metodo già n^ato da KeoclaCi incoraincia dal diro 
che 00 Teucro, tìglio di una schiava» fosso £g]io di qqa^ 
doona Ubera, chi sa come parlerebbe* Osserva: a) oho egli 
a il fratello sono vttva^x^ e ccQfnjjyoi d^^ìi Aoheì, h) oho 
in fin dei centi ;slie eoia fece di straordinorio Aiue? dove 
OL fa il Telamcnto, ci fu anche il duce supremo, e) che il 
giudìaio deirarmi non fu deliberato dai duci supremi, ma 
da gran numero di iìiita<rt<d. Oi qui passando a oonoetti 
generali l'Atridc noU: u) U legge non può ratfermaraì ae 
non ai code a chi vìnce por giiutizia, ^) non oono quelli 

1) ce ll«rlholdi A^ Àttitnitnti Jf*>phoela $eripi9fi «MS Aiaotm •« 
ipn faMa mUUayilttr, Bortholili EasUcLi, 19T!i. 

*) Aaaaì aoiitrft9t4t& ti ériat«rpietftssto&»d«l t^i^f^natòt ^ J. v. 
IfS^avoa, &lahiìAt eoo. 



che hAnno il <lonK> ampio cho tìucoho, nna ohi i^naa bon»; 
nn gmn tiitA A ido«u> ììm jnocolit Mfonui. N'otiarao: & addi- 
riuora speoio T iugrutitudiuts <3el <]u<w «upT^aao, ohe ìd na 
movonto ooal doloroso d dìiiiian2Ì ad qq cadav^r», ditD«iitic& 
ì b«>i>i>€ci « itntiMiiBÌ cbs ba ritwviiio dnirAroe vìvo, ilii nnu 
Ani prìtìciyuìl cocporatorì d»llu i=ua glorln- I v\. 1077-1078 
ricoHano asaai l vv, 12r)5.l2r>4; ora poìclià f ««Goadi bodo 
opportuni e al loro vero poAto, i primi dÌAaJ&ttÌ o inop* 
portuni, risulta naturalo l'ipoted che {^u^sLi derìvino da 
qTkolli. — Tenero rinfacwia « riinprr>v#rm innanxt tutto, aì* 
tiklDMlt«i, r io jfmti tildi oe {lei duun Mopnimo « Distt\ l.rova moti» 
jjor ncurdnnT lo gluriose aEioui del fralollo isorto; ributto 
poi r aAsttrzi^iKi elio egli uà figlio dì una Bchiava, nf^oeiido 
iiD pociiino ad Àg&njeonone la ritorta sc&ndaloHa d«ì Anaì 
antonati- 

DaireaanM dello duo pìà importanti io.ftne della part« H 
rimlta (?ho qncst* Don mmpnt n'accorda ood A, mani» di 
verro ofTubto tragico, !n potoii«it oratoria & fissai «uperfi* 
oiale e debole, rgti&leh» volta iiofìiGtica. Io «ottodcrìvo pìe- 
nmmettiA alla a^btou^a dell'Hatgb, veoondo utiì lì è certo 
al di «otto del livello ordioarìo della tragedia aofocTfta; 
(loirHaigh Ammetto rhe la stia orìgine ni dfflibaallo «nopo 
di Inningarn rntnor pmprio uazionul» diagli At4iiiiii«t. Ma 
^>TOva una nnrta dìflii^dtfc ad amcuittero ooiriLugh che 
■essa ci dobba a Sofocle. BiAognerabbe pannare che il poeta 
Vaveiaae ag^onta pOftoriormAoto, forea aotto rìnflueiixa 
della maniera tragica euripidea'), non tanto, Io credo, aotto 
l'inAtien^a del ooDtennto del Ohidith fìtU'armi evchileo 
(Vnn Leeaweti), quanto proprio clesam&cdo il motivo dalla 
tradiaione epica (ofr, /fi'« parità fVamm. 3, Kirikel). Ad 
ogni modo il podta non avr^bbo ricordato più qualche sì- 
inazloce avolta glk nel dramma in un periodo autorioro. 



*] yaaoiido Van LMnwtn U «d U probgo aarobbiro ttati a^ 
Ifluuli da 8<;fualv in uu priudg |iìù rvcaatei 11 [Trtwirnv poi eotto 
l'iudueiixA d«l ^'ùifUtU aanpi<l«o. 



100 



A. OUVIfflU 



IL — Sol )n'/7i9TijT«}pftc omerici. 

TTn pniso dì Atvnoo (T, 14 cfr- />< DiotcundU IJti^ 
rrff(^* 'O/I ij Affi viìttmv, Wrbor p. 1 17, Lipniae Ifì8fl) riferisce: /^ 
X'jff**^ ^ *''<fì TT^f^' 'O/i^jQ'ii al Jiff T4Vf^ ttUr xif^itnt^t^toi', ai ót 
4ià lijt <r<faÌQtt;i i^u ciò il doito auUco tuoIq certi? allnd^re^j 
riguatilo dì jfi'^ioir^nJ^K, speciitImonU M w. BfìO-fjOfì Al S^ 
17-19 ili ò [cfr. imo ad Apollo Pitio 11-28, 2 495jigg.,«co.); 
jnontra circa Vòi/X'jtìii tfià tiji u^a((fat riconla il giuoco 
dflllo ffinriulic Ft^cioii?, gTitdaie iIa Nnu-iìc^a. 'Mi pro|[iougi 
di diitiu!iiLr»ra i^Iie l' eHjiruiNloriH di AUsneo non à giasL& 6 
che in un luogo onif^iìtM» aMSai imporUuto, ciò ciao aucora 
mi sembra non rilevato ùtk alcsoiio, il quale sì ooc\ipò pifi 
o meno dell» mugica ueUTiìiLde e nelPOdi^^ea Oi ovisto Ift 
rappTeconlnxioae dei xpfitrti^if^Qti proprio io ajàonD^ Dal 
TV. 1l'28 dol ookI detto inno ad Apollo Pitio risulLii cfaj 
BuU'OIinipo \c ?hfu«u, iilL«niaiidoHÌ cou Leila voco *), can- 
tano tulio iu[»lemcr i dout OìvitLi e Ih mls^iie umane, le 
Cariti, le Ore^ Arn^onla, Ebe, Afrodite daazajio tonondosì 
por mano, fra «sse spioca la eorella di Apollo, Artomis; 
Ares ed Ilermes giuocaao» Apollo «uona La cotm; Loto o 
ZotLS amaiiriuio II figlio. Qui Area ed Kvirmo* mpprvKon- 
tnito I xv^ìimi^rf^Qt.^ r.lie h^iscoDO menlrt* ai nvulj^iio Ìl canto 
« la dmi^a i-u^ularc, con T accsompa guaiti «iito dol iiaotio. 
Benditi 6ui vv. ri^GOO di JS la crìtica già dal tempo dì 
Aristarco sì sia molto evorcitats, espongendo ver^ (ofV. 
«disLone d^ilT Amoi^HenldCe, Anhany)j o notando l&oima 

Thcittic dtr iHuaMicn H^ntis ec& Voi. ^, WoitpW; McUak der 
Grwh* oca, Chriat p. iSìtS Fg^.; Cutatidi: De Athhiarum KYBtxraxm 
ìh ^alatttra Grtttaur^mf Uoiua, 1?&6 ; Dftrombcirg o Soglio T. ch\?roi eoe* 
*J L*i;jis«rT&t3DQ0 del GuhraijQr: ' dor Auidruelc nfiti^òut^n ial 
XiiXjì Ut iiiclit doDilicli; man woLfd nìalit ob dìo Sangonnscn aXvwt 
Miai Toil? cinod nad doMoIboo Liedoa odor j«do eio Liod fìtr deb' 
jCteuujTtfu luLbou aglleu ', mi pam ussnl iugnnuiL; Hr^hiamo special- 
monta u 60-tìl d^vo TUnlta chiaro diQ lo Mooo Qi^a ctkuUVJiQO tutto 
ia una rollo, nia cauleV4ao b liihs p«r o^iai dir« la vUvCs, Io oltre 
ii»pc»adovatio poi colL^satiatrof», 



BVI KTBirTHTRI'Er (iMS^BCl. 



101 



(it^dau), pure, oom* o« li dà U viilgata 6 li lot^Tu il 
Wolf. sulla fdcl9 di Mqi^^o, ossi roodono nim stremi iden- 
tica a qitella msoaìo&ftU neliMnno ad Apollo Pttio; infatti 
troviamo cL» 6u3Io «oiiilo di Acbiil^k «rvano ofli^ato giova* 
Datt« giovanetti ohe ti looevaoo per nsano ed ore dan* 
scavano ìa j^ro, ora In »#m gli uni contro gU altri, gli 
spettatori si ralloi^Tavacio. Vàwàói cwtava ■), gtionando 1» 
cetra, due giocoUerì nal m^sao iiùXtt/jì ^fiv^x^rre; [ncilio. 
dWotf) facevano i loro etfercixi. I w, 17*19 di rf nono eguali 
ai 6<M-606 di Jf, onde abbreviano la ecena del passo ai Jf. 
Ora prendiamo in oaame 1 vv, 2òO »gg. del libro VITI de)- 
l'OdUeea. Alcinoo ordina ai migliori dei Feaci di ginocnre 
afflnobi Uttaao, tornato in patria, dìoa ai siici quanto i Fead 
il diatingnono veivrtJiJr} xaì nocoi ntrì é^xr^iTti'ì ned àot^ 
(oeno col v, 2S0 incomincia nna nuova redajciotic; cfr- 
vv. 250 sgg. coi vv, 241 «gg.)- ^» prepara il luogo dalla 
danza; il 3c/j^^ porta la octra a Damodooo *)f qneati al 
pone n»l mv/KO, intorno gli ai dLtpongcao ì giovinetti 
danaat^ri die danzano ed Ulisse osserva Io sfolgorio dot 
piedi. Il cautcre cauta sulla cetra ìl famoso episodio degli 
amori fra At^ ed Afrodite *); Ulìaaa e ì Feaoi ee ne oobi- 
piflccioLO. Alcinoo ordina a due 4^jffr<f^«j fMvréS, Qnostt 
prendono una bella palla, »e la tirano a vioeuda e la ri* 
prendono saltando, poi fanno ì loro movimenti agili aalla 
terrs- Ulisse ne ^ soddisfatto. — I dna ÒexK'C*^^*^ '^^'^ e^nxa 
dnbbio i xr^jtfT7;rt]^«^ t^nto più che non ò mancato il ri- 
cordo delta danza regolare. L'azione di es«i pare qui con- 
oepita non come nell'inno ad Apollo Pitio e nel pano di JS 



1) !foii trovo ragione «li con da.ro ài ^/Xnnr^ffj LI vAkrcdl atU 
Aif, «orna vaolo il Gabnaor; rìoenlo A, 478, n, ]62> 

i) ^^ piace di oAtsrT^r* che s« Dennailoco h cteeo, noa si capisce 
p^t qnolo ragiona agli «ia nato eoadotte «ama spettatere d*I ai^^^li 
mvctn; U oAtra fu la4clat« a cumi- I tv, t0&'lO7 1 qnnli n1lti(!oaa aIU 
snA pOLrt«GÌpojESoD9 iiJ ooruo ah« ni dirigo ni int^ dai giuochi, ov« 
f(;««uro vjjpuuii, lat^ervllviv iadkato più Hpc<liUiQioiitc ìl corloo niamj 

i) Fa ilIchlaratA Salerpelalo ilasll autìchl e da molti moderai 
(ofr. Lut^n-iclir ArUt, *oc\ 5<loie) l>k I^twiakéltinQ dcr Hom, P^ 



193 à. QiAviKkt, sin KmimiTiJPta DXKatoi. 

contompomncA alla dao^a rogoi&To; apponlo corno il conto 
^Vàwé^ non pAro oout^Topomioo all'iuiono di <iwììi cho 
svolgono unA doiixA rCffolAro a dei xr^<^vfi^p«f *]* Ora sù i 
xvfit^i<iij^i aaltono d giuoca&o cou uua patta, OJieroUio di 
cui eoo m&iicttiio tiracelo ftuobo nell'arto plosLioa (cfr. D»- 
tomboig o UtgLio), nou è gìostn l o^prcseìono d'Ateneo cho 

Sé «fid jiji oijpafi^. 



SologooL, 13 Ms^g 1899. 



A. Olivis&i. 



1} Cfr. Guhntiter op. cìt; Sìo*e, op. «iL (A«fti *t«uio mi ■entn»' 
il wgiaiuuitaQtd d«l Gubratier rì^nArtlo ti T*no wéf i ^«f^Ciuv 
^npólUi9 taliif ùuéetf 2&$ * Vtt AiLidruck «rv/oiWo «f^v^^iiffl"' Mo}^ 
liiiétìf . . . koroint Dur drvi Mal UO'l olir in d«r OdytdM Vor> . . n 165, 
5960, ^ 9$1- Si:IiD[i fcDhrftre d4T alt<<u ErklArar lisbcti dn» srfijfnJl^lr-* 
a#Ri... TOm PriwUdLOrWQ T«r»tAad*D. So «rkliitt e. B, dar Sohol. sii 
ArÌB(op}i. pttn 680 afta AubUrucb AtiE^tblr} dim^ tiìi cp/Ai far ^^arv 
Uicl flLhrl n J95 iiiT ErlAutaruiig; «a, JUmlieli dia m^ia^n Neu«»iu 

9»0^^itDju- «ìch gmmmatisf!]! ^r jiic^ht v«tbÌQd4ih UlMt; wfua ecU dnaa 
dor luflnitiv nVifiir? Dotiulbou cpexog9tuali mib AualA«3;ia^ voa 
viTtr ctIeIAjtvii baiiut d«m vinfuc^hon WortUntuavorDF StoJleit C>«>wft]t 
uiLhiui. UumOglicb ini. aberdio» viiu aohhti Auflasaun^ in J^.3M wo 

die btrUisAvadea Wurta cini>cli: ' «r griS m di« SalUu utjd bub^u 
Ku Amj^n '. In d«r HlelU ^ U>»I lUTtI j% ùhAtdtsg àtft^àXXno dajtftu- 
oboe djtA Piirtkjp rfri^muaji'. Db.» «r<E;?aAAAif^r» liier als lau Tom DicbtVT 
gobràud^tJjQ pva<iudifrHi zq Ibmoii Ut «iio rcrfablt. » Nocauno MVti» 
pana» di ocragiuDgctc il ^o^^Cvr ooa tfn^Ufff«i ma «0 is a Tele* 
1»M0 Tìmprovera !■ madra, addolt^ratA por avor ìot^o il UQtO di 
Femio, cÌo4 il rvnjnf 'j/"'"'^ *< di/uude TadìJoV, è chiaro c1l« «gli 
at«tMO bfl intano 4jii«vto cjjLito. Ma djil punic in eitt U fOftts oea^r^A 
che Femio iff/i^uì^vr uV;iftiiJLiufv mAvV oiiiTcìr, Tvleiaoco ba uà i^ollo" 
qui> c^a AUOA & cui «gli ptvsu ogui tua «ìUabìodo? 4 chiaro ora 
ohe K«inÌij uoa lio cullato Hublto. ma Ìle fallo qualcbo allra ooxftì 
praeedsa&e al cauto, tua fatto il proludio, lo f ^i UIiii«e ed £umB9 
arv^adoai alla mgftLa d^JUc^ eanbooo dcntj\> il buouo dcrtU ceLra, 
ora L due penoaa^ &eu «eatofto Uroòod^l cAatr>re; quindi m f 1^ 
aulU tIvI& elio l' uijreeeidue oou albm il valore di j^refadMiv. lu 
^ 2&S> par dò ohe Mgua, ia lr»ee aoa ka it Talora di pir«indio, ioa 
di incomiiutiart a aaafarf, aau «e[U|]Ue#nMnte di oMtiart). 

to.io.t» 



TAVOLETTE PLUMBEE BOLOGNESI 



n'oro r^rg^nto furono Adoperati àatili antichi oomi> 
rnezju por ovitaro, allontanare, «t^oLLgiuraro ì malii il piomba 
pQr ovocnrli od augurarli; ia brov« i primi dno iccUUIi 
por gU ftmiilotif il torzo pov Io davotiGnOé o dtfixioué** SuILa 
prima clitu^ di mouumociti ha pocso fa pul>bUoBlomiofft'adìo 
dotto ed iut6TGJsaat0 il Sioboiir^ ^\ cìroa la «oconda oJaiuo 
aono imporUDtìtaime le p nbbl io action ì recenti del lyunsoh >)- 

Su queeta volsi anoh'io la mia atteDsicna, priina por 
alOQQt» tavolctto m09Ìrat«itii dnl contn Aldobrandino Mal- 
vezzi, po) p^r altro f^vorit^Tni (lai chinnnto proft Brizìc. 
3£a lo nno furono inbito rioonoacinto di nomnn yaloro 
porohò contr-tfffteiont di opoca roocntissiniA ; \o Altro, olio 
» coDRorvonc qqI ma«uo civico bologncso, allargano il taa* 
tèrialo odito o studiato dal WfÌn»ob. 

Lu iìevotit éfifixìG ora una forma opcfotalo d'impriN 
cadono per cui n abbandonavano agli dei infornali indi- 
vidui osproseamonto doAgnati. Il voto si npromott«v& corto 
la maggioro efiBcacia quando ora scritto sni piombo, porche 
si angumva cho il malcdotto divontaiisto froddo, rigide, 
gravo oomo lo opcoialo metallo; o quonto voto, quasi lot- 
tor& a] mondo vottorranoo, si dopoffitava nel loogo più vi- 
cino nd osw>f o proprio chi ad cjM'^ era discrio (apooial monto 
por morto violonta], nelle tombe. Fra lo tavolettò edito, 

1) Ein gnoÉìimhu GaliiatnuUt tu QtlUp, J&hrbaciier dea V«r«iQfi 
voQ AltvrLitimsfrouudiju, HviX 103 p^ 131J t^g. 

*) CIA. Api'val. Dejijii^um talttiot Aili^att B«ML lti97; ^c- 
ihìaniithr TtTjtiuhutiyttu/tlH «v« San, Loifti^ IBOS. 

Smat tìaì, di ntoL d9àt^ VIL 11 



Ifii A. OMmni 

famose G6D0 quello àti Joukoy contro gli Avrorsarl noi 
gìiioclii del «irco* 

Si malt>d>c«v& il acme, anche l'Atiìma, spoaso le ]puti 
del oorpOr quakho volta le facoltà m<tauH. Su certo d^- 
wtionM comparo U figura doH' individuo, colpito dallSm- 
procasiouo, collo mani o io gambo lognto, opparo rapprc- 
floatatA da una xanminia. II tristo voto abbracciava nticho 
j parenti del maledetto, ed era rc»o più «olenne par alouno 
di <|iiellG parole magiche cbe vengono de^Ìj£nate col nome 
di 6pht9ia fframmat^ '[u 

Oli elementi uciatì e! riacontrano nelle tavoletta bo- 
lognesi di epoca piuttosto roccnto, dì cui non ai sa né dove 
nò qaando furono trovate, ma ohe corte devono dorivaro 
da tombe. Duo di e9So nptio più intere, lo altre due addi- 
xitturii fiammeuturic; di una di odso do il fao-aimilo, di 
tutto cerco di offrire la trascrizione piìi coatta che mi sarà 
poaaibile. 



!,• Cm. 10 X B (cito.). 



<I>CJP8H 

ÓCJPBCN 

<>OPBI 

*WPPO 

40PBI 

OOPPA 

PdToella 



9 YIAA 
<>> 

SPAI 
Lo 

Por 
tei 
3u8 
nio 
lo medicii 



TlOP 

BAP1C0 
QAeAKAP 

PHe 
AYAAK 

eHe™ 

Porcelli! 
medÌLU 



molo medicu int0r£oÌta om 

corp[is caput tunLe.oonlu 

« t ta^ - iaoite - parceUii ot 

siila usuro Ipsius.tite 

bla et octo <?> PcrcBili tini ice . d 

t Z Lar** ut etru 
<>> 

£VftDa-Jc«ofk-Uvtda. ia Widq, >\'ioa 16^6. 



TATOLffm W OlCriIJOXKS. 



1» 




£.* Cm. 11,5X0,4; il piombo ha una snperfìcio più 
oaciir& della proceddnt^; U tavoletta ò i;raiEta* mentre U 
prima ò iroprewa prort>ndamdate ; Ì> soritta m uu carattere 
maiuacoldtto. 



«OPBH 


9YIA 


TIWP 


*^UPQ€N 


9IPA 


BAPIU 


<Kto;pGeo 


O 


BAeACtOP 


«UPGI 




KAN»I 


4CJPBU 




PHe 


40P3I 


TIY 


OCBPNB 


♦ COPPO 


TU 


U^aaKCPGe 


AÌetiuiBft 


cooì 


PHO fistu 


tovo ocoi 


dit 


sÌEiator d 


«ìai 


inìo 


OMCOQ 




ade 


tiuoccì 
lina 



196 



A. CLIVUCU 
tìOD 

«tua dìfloiscTitlontnlU 
crgututdisalnatcttiiù 
monbm omou uu^AÙp 
• buM ItnbìiiU oIbJ«»« 
brftbÌ!t cì^Ula ■■■■ 
niap>&6 bìnu »ipr«ii 
nmpiae omnis mD«««s 
«« i eiiutor 



3.* Co. 7,8 X 4,5; l'immagine ò quelU di nii& mtiinmui 
(^n le lu&ni legftte); Ìl oftr&btbre à ìdonbico olla 1.'^ Sopra 
Ift testa leggesi iFù^rctUa; & Uto ddla partA aini»tra dal 
capo: 

<Po>rool 

mi> 

a 1atc> ttelln pnrte destra si vcor^ono Alcuna leitcre, f^Qindi 
si l^gge disbìntatnentD mo^o. Lungo ìl braccio draiio Irov&sì 
i'ffrcfi, lungo il sinìsLro Pnrctlh^ TroTiamo poi scritto otiai- 
200 talmente : 

» 
molo porca 
Lo . molo . tnedico 
jnterfìoìto eiim occidile eni 
te profllca^e Porceliu ei miUl <?) 
siila usor« ipeiiifi. anima oor 
Atu . «par 

4.* Om. 5^5 X ^)d; il carattere è identico alla 1\ ÌI 
framm. appartiene alla parti d^lla tavoletta la cui non ar- 
rivava rìmmagino. 



tfirc&aua* ^iiarlanit 
Loris (Vigora morbn em 




<F)otc«IJqs . molo . medìcua 
«rdOH àutur atOQ •••• »«• 

aroiaiì oliftoo 

gjmntft morfQft part 
raoros c«o« »• tnacAS 
triu cata ponut« «ì 
aa.«« fractua i«roni 
eb podisoi 

Q , toe 06 
<»> 
<por>coUit 

5^* Tto frammenti a forsG un <)iiarto derivano da altra 
t^volfìtta, Ulti il loro contenuto non mi jmA ajw>lutamaalft 
decifrare perohè U loro etato è aaaai deperito. 

Coino «I v@rl« [^aTlii trnncr filone, Ifl aeconda tavoletta 
4 abbiwtft&HA jtic<irtit aiì odciuA; ha comune con la prima: 
a) molti, anzi qriwit tutti gli ajJi49Ìa fjramfnnti, ^) la lìgara 
dal mfìli'detto. Dalla jiTÌmn, tluHa ttirxKt *^ dalla i^narta ta- 
voletta posiamo dedurre chs la persona sottoposta all'odio 
AltTni era un tale Porcello, dì profeealone medico. La qiuu 
lìtà 9iia non ò forso coDtrasgegnata dai serpenti, perchè 
questi «j trovano anclje in altre davotioiiéa e nel ditema 
gnostico huiDO nna parto i m por tati ta, ora dei^ignando il 
principio buono, ora il cattivo. Insiema oon Porcello à ma- 
ledetta la moglie « non solo vien maledetto il nomo, ma 
anche V anima, e il prendono di mira oert« parti del corpo. 
L'immagino del medico eu cni cade il voto fìjnesto, e cho 
é rappresentata colle mani legate^ è attorniata e, colmata, 
dtr&, nei va<:ui lasciati da osea snl piombo, dai fframmaia 
4phtMÌa *). 

Codeste tavolott» di piombo hanno una qualche Im* 
portanza? Gratidiii&iina, ^larchà oì riconducono nella vit& 
quctidiaua degli autichi, ai tradirono a teitimoniano le 



I) F«r U npvlìiìoTiv, la inL^ormnirtrìiitt, t nntomeQtl U P^l^ 
efr, WeaaeLj i>. I3i o.^ 13, i:Jj li, u.' ^^ m, p. se, :J63ip,98,01l»eeo^«ee. 



198 A. OLIVIRRI, TATOLKTTB Pi DBFJHOlfBS. 

antipatie Teoiproobe, i reciproci odi, ci dicono ohe il mondo 
è stato sempre il medesimo. In Omero troviamo già ste- 
reotipate alcune formole di maledizione Oi t^ quali ci in*- 
dicano la loro remota antichità; copta grandissima se ne 
trova nei tragici; esae hanno un'importanza speciale e de- 
oisiva nel giure greco e nel romano ■); si trovano in tutti 
1 tempi, sono gli anatemi dei papi, oi richiamano quelle 
imprecazioni molteplici e continue che stanno e staranno 
sempre nella bocca del popolo. 



Bologna, Giugno 1899' 



A. OlivikkIì 



') V. Schmid, AtU Ve^toiln8chunff^fo^mel1l. 

■) y. Zieborth, Dir Ftuck m grùahuéhen Stekt, Hermes 80 p. 57 sgg» 



NOTE LATINE 



L 



Horat. EpUt. 1, 16 vv. lA- 

No poTcontorì«, fuudan mani, oplim* t^tooti» 
Aito pucat erum aa b&GÌH ujiultttitet olivao, 
HomÙEift ui pratift ^q ainictn X'iElbu* ulmo, 
Surilietur Utì forni» )L>ijiiA£'LC«r «t nìtiUA i^x^U 

BoQchà ELOtAnQo^ por quanto mi h nobo, abbia troyatu 
diificoUà DcU* {□t«Tpretu;ìot:i« di quo*ibì Yorai, Ìl «eaco del 
Bocoudo mi paro tutt^ aUro chd piano « cliiftro. Non si 
poir^ negr^re cht> ]a fraad: fu^dUt pavclt erum ^rtro dia ab- 
bdsUn^a stronfi, specialmonto poi ccatrappoata all'altra: 

il commonto acroniono int^rpr^ta: arvas ngor dicltur 
wgotin fernx ot p)raot>aratU3 tVuno&to; «rvtim quindi, oona» 
cam(>o PtomioAto, terra orativi ■}, vientì ineicuimic&Eiionto 
a signifìe^rtì ijUAUto; ioeK>«. S^iiLt«nd« dtiD'itio cbe il p^etA 
dica: porche tu nou mi domAudi ae il mio pod«ro ini diit 
d» vivera coi cereali che prodaco o mi faoaia ricco colto 
sue olivd.... McnochìaramoDio il Gnrgftllo: fiO il mio fortdQ 
entra I II signor «uo oo' campii o il liwcia riooo | Oon lo 



(^ Cbe 111 |irjvaiji, dvl rsciUit iiou BÌj;aÌfIdiÌ neotiFieaiiumviit.» (iu«tiUi 
»rvA Tider* | Kon ra«lria, Lomlanm non ulll obuoxia cur««i dove 



200 



A. <XJa ATTIVI 



olive.... n Chevrìoii (aeir«diz. Dìdot): A-t-ollo 'm& terre) 
dod champs «9Se« poar nourrir soa maitre? d^s oliviera 
aus bàlOB fÓGOud^e pour Tatiriobir? — Nell'uno o ueir altro 
irodo vioDO uà. t^s^r^m o attenuata o tolta la oontmppo«Ì- 
sio&o TJdf^iae — ojjuUnitt; e cho le metal non possono u.r* 
riceliìre il proprietario? ni, tfe eono abbondanti, o nel veroo 
non ^ dotto cte non lo siano. A me pare pifi natarale olio 
all'oliva si contrapponga uà altro frutto, e che Orazio abbia 
eohtto: Krvo pctecat eram'>>. 

Al più rieco dei frutti fa contrasto il più vile: l^orvvm 
Io può dtainarc, Votiva arricchirò. 

Importa faro una dÌ!ftìiu:io&o: Vorvum serviva oomo 
foraggio per ì buoi (cfr. Plauto Mcot. t. 62 Ervom daliw 
rLu'odlii, bubua quod feram?; Columella VI e. 3 e XI e. 2; 
Virgilio ed. IH v. lOU Eheu! quam pingui macer o^L mibi 
taurua in erro); o come modicìna (cfr. Plin, b. n. XVIII 
c^ 'óH ..-.p<?r orvai» Divnm Aiigu-stum cutatiitn, (»)>i»toliv 
fluid momoriA Q3i«tatj; ma c'orano nel genoro crvum piante 
ohe dixvAna baccelli con frutti mangerecci, come Vertitta 
«diminutivo di ervum), epecio di oooc, che io Varrono 
isat. Mca. 244 — ap. Non. 2tM, 22) ò tra i legntDÌna ' arte 
parva pitranda ' probabilLnonto consigliati (da nno Stoico?) 
cocae cibo eemplice e frugolo al mggio. Ofr. Uolumella II 
e- 89. It dove io vecchie stampe hdnno «rt*u — Al senere 
0^«m appou'tigne la lonto (Lrvum Iena F^tnnJ, ne va dicnen* 
tioato cbe il icdcnco E^rbsc (= piaollo) viene da ervunii — 
D' altronde 11 tono scherzoso del luogo gìu»tii)ca pienamcnke 
VvkBO d' uno forae tra i più vili legumi per acceimaro s tutti. 
Anob» il topo doJla favola (aat. II €, Il()) rifiata i otbi 
squisiti che potrobtxi godere in citta, o proforieoe lo prov- 
visto magro^ ma g^«tato tran()uillamcnto in campagna^ dove: 
' t«tus ab ìnsiiii» tenui oolabitur «reo *. 

Il verbo |>a«oat^ oon ervo ^ UMto nel eenao proprio — 
flfamare^ e iic^l verso ai vjcue ad avevo un'allitteraaioiìQ; 
ervo erum. Lo scambio di arvo, orvo, non ha nulla di etxano 
od a facilissimo: tanto è vero che avvouue altrove, oome 
nel ver«:> citato di Virgilio (eoi. HI, lU*))^ dove alcuni co- 
dici o lo vecobie ediaìoni hanno ' pingui.,., iu orvo \ 



fton VATitin^ 



$0i 



U. 



V^TgiL Georg. II VT, 452-67. 



OortldbU4l](l« CIIVÌ4 VÌtÌU>tFL»ipiO fhd» dkLv«r>. 

Quid momomndiiai notino Bft«]iqÌH 3oii« tuloniQt? 
fka^him At «d nitlfiAm (Vbiuu divdii; lltn ^mnian 



Il po^ta dopo aver ddtto doli» ouIIdia delU vIU o dt^glE 
Alberi in geDer^lt) [U 2r>&'419), p^toA & parlaru dì r^uelta, 
più facile, dell'olive» e deUe altre piaute {i20-4T>7), le quàl! 
jiOD domondjiQO all'uomo una diligente cura e pur gli sono 
utili. I vor>i 454*57 furono da. aIcudì crUicì (Peerlkamp» 
Hnaow, L&dcwìg) ntonnti upun!, mentre altri, p. 09. il 
Hibb«ali (Prolego mona p. 4D) ne AO^ttengono 1* nu tinnii ci tà- 
' In verità \ annota lo SUinpiai (uelU aua ailt^iona dalla 
O«org]ch9 [Tonno, Li3T*t:ler 18841 p.9S), ' paTf^^bLe die VÌi^ 
gilio tengft in ispregio U vite (Daccbeia dona) a para- 
gono dello a1tr« pianta donde provengono Unti beni; il che 
non ai potrebbe aoncilinnr calla Ppeciale preforenea data 
^la vilo iie'auc>Ì protMsttJ nulla coltivazione delli) piante. 
Ma ae si cOi»jdcrra ch« ìnDumerevoU nono le dìOlcoHà dtdla 
ccltivaElone della vtte, mentre gli olivi e lo altrv piante 
indicate dal po«ta abbifioguauo di poca q di nessuna i^ura, 
■e 91 considera. oUre a' clò« ch& il vino dnto dalla vite fìi 
sempre causa di fu n enti «vi mi giJaÌ| i4 trovorm oho |)or qiieati 
due rispetti ikoa è afìatto fnor dt hiogo il dire che nulla 
dì al degno di memoria, comò tionc le [)iaiit« sopra ricor- 
data dal poeta, profer^e Iìaci:o al mondo co*auoÌ doni *■ -^ 
Oo4Ì iatondono ì oommontatorì ohe ritentilo gODui ai qooflU 



*) It Goorgea (dia.) ìatirade qui fi. dona = TJ&e. Ofr. Orid^Faii. 
ni 766 mun«ra vÌtU = vÌDO. 



^Xa A. OOUTTIKl 

v^Tuìt o li »pi«p;aii{> TìnaoereDza peosftndo ohs * rapito !t 
poetA da taoti ifem che apportano le «elve, (Jq»Ì ìqvUÌsco 
ni pftr»goiì9 la vite * (RÌgi.itÌTTÌ, noia al I. o. nella aua edU. 
delle Ogorgiche, Firenze Le HoDfiier 1868]; oé vanno meno 
d'accordo nel citare Orazio, od. 1, XVIII, che noa vedo 
<jtianto ftccia el proposito, Comant^na li panisi ili ciò, n me 
pare che il movimento Urico roatl itie^pHcatOf e ch« V«t 
del V. iG5 non abbia un valore ben cbiaro- 

n aenao torna più semplice «e ti intende che il v. AM 
eegaitì il pensiero degli antecedenti. È noto che Bacco 
pattava per colui che aveva trovato il miele [Ovid. Fast. Ili 
\v. 727-62 cfV, V. 736 a Bocche mella reperta feract], e ohe 
nelle feste dette Lifaeralia u aaorificav&no a Itti Ubi ocn 
miele (vv, 761*62 Melle pater fluitar, Hboqae infaaa oa- 
lenti I iure repertori candida mella damas). Intenderei 
qninrii JìoivJieift douft ^^ dona Bacchi, che può essere genit 
*^gg' <> ogg«tt,, et ^= 8od, et temen, valore uaturaU di et, 
dopo le proposizioni negative, ossia, qui, dopo un^ interro- 
gativa retorica, cho e<(uivale m tina negativa^ 

Il ^hso è: ' inoltre lo api celano i loro aciamì nelle 
cavita delle oorteccie e nelV interno d&i corroai lecci- E che 
m«i (le selve) potrebbero darò di pia degno d'essere mor- 
dalo che il Gitele? (B. dona}; ma qiiantnnqne Bacco »ogliib 
anche essate causa dì colpevoli anioni.... ^. Si pona ooat 
V idea di confronto tra gli oggetti e non tra l dae EOggetti, 
eome ai fa oomunemi^nto. Il v. 154 ó dunque perf^ttament^e 
A poato e ti connette con quanto preoed«; i vv. 455-57 sono 
un'ampUexìone del ooccetio per via di contrafto, dovuta 
dal ricorrere subito alla mente del P. un'immagine e una 
tradizione a lui famigliari <). 



i) IMf %iiriì cha anchn nd nltfl, «omo e me, Hnibrerìk impos* 
«Ìbi]« U iator|}re^L£Ìono cho it Cointlinì àk del v. iSi. Mii for^e, 
zneiiira jo tnì i^ppn^ dolln iDurfirotAZÌona tiolitA» il CoHaLtinì non s&rik 
ttoÌKt m troTarri gravi diBicoltà. Bo )ft»oÌaU perciò iatalib U «u^ 
' Not& ': nsK mi ttnguro ch« U nndva fuierjÉretnsfans daT * Bocr.hnU 
dea& ' noa dia AQsit a njut«siocÌ oon^ttataLi, dom|>ro improbabili ia 
v«Tsl lU Virilio, linprohnlillìi^me in Tersi come qUAstl d«1l& Ooet> 



Noni LATIirK. 



ICS 



m. 



Pera. I vv. 51^. 

ITon hia cai ]liw Acci 
EbrU v«»tTo7 u^u si ^4& •Iwgidia crudi 
Dio tarati l iirocens? 

Perno invita il mxo interlorutom a conigidprftra il va* 
loro dtUo lodi iateressato che ^\ì n fAnno: non id cogliono 
et^fl F.rihziInrA a nlVTIiada elio Aci^ìo Ha Kcrltto, in innn* 
(MLn-iti ài i*[ìirìixitiiìtì, labbro ài «Ueioro, e n i^uttlle eUgft.ntÌ 
elegia oh« i nostri grandi erudi dìrMrunt'^ 

Non bI capUoe perche i patrizi ch^ flettano i loro versi^ 
'# n* ricevono omaggia di lodi adulnforie, abbiano a n«<»rQ 
crudi, o ohft ci KtÌA n faro n«l verno quest'aggettivo. Por 
mo non è dubbio che Persio bibbia scritto enirli rnetautitr, 
6 utif) dlctiLninr' sia uda glo^HA dJ (^aaaL<> varbo. Soltanto 
leggendo in tivl modo sì trova tft metafora continuata; come 
Oniiiiio (nrw i>oet- v. 457) parU di cbì ' rniblìmi^ versn*) ruo 
tntnr lat nrrat \ annlDgamentB Pernio dei jìTtteerei chn nln- 
gidiii crudi ructantur: ì vttvn non sono chu un pnxlutto 
della diffioil^i digoAtìonu ! Sì cn.[ìÌ«co ohe Ve<(pr»s»ìona ai^ 
«fimbraU, diciamolo pur^j ornila; ma si coaPk pienaioeutd 
coir^rte del podta- 

Sì dicova del resto crudum Tiuttirg (ved, ForcelliniJ « 
Plinio h. n> XX e. 6ft raocomandavn il trugorigano cotn» 
' afficadiwitnuni stomacho acida ructanti '. 



Àcnnxi: Co^attini. 



mmm m iìpim di imm imm 

(v. ToL VI. p, 528> 



^•^nfifjit fi'l jTflr/f ^/ii*'/'< fjrfc; Ktir'i9i^fi/tt ! grida il principe offoio n«U& 
rìput*4Ìoa« evinto iu dÌ9^rnxik doi auo va^orLiU» ma««tTO> Cho aoMb 
V05U» dìr« ptcprìMmoQU ^^a^^' wò yif»f*f4ri noti 6 fucila lUbiUr* «oa 
c<rrtot«4. EsamiooDdo U ooQtoato, mi par^o di p«tcr iatoodcro ^^iai^rjr 
DOl «oiisa rii ' fui iti'4irgogti«to ^ o <iiiitLdl poaMÌ cbo rr> yffnft^m pò- 
tO^M «oBore £at«ao fKJiiic^ il ufiiiru ' mWtk Itfttfiia ' cioè ' m taUo v pur 
tUCto ', CìA flp£«gh] p«iri'hA nAiriinfr HfrAi^rum ^QBÌiÌAnii r«i y^ftf»a 
<Mqi» BUA loQuciofiV nvvoHjj»lo. Ma »*robbo vauo il di mI in 11 Imo U 
utriftQOXJUt dì ^UtiitA upr«uioaOt par quotato ft darlo qniilch* vanii* 
mìgliaiUft bE pOUA cil&ro l'ut» di nui/à y^nf^a p«i il oi>ui?otbo oppi>slo, 
u ]« voci firfprpj^rt^un. ^'rffi/^rr/i/wfiCfJp a&ff^ OrA erodo dì pot«r ìndi* 
c«i9 (per quAQlo U ipicguj^ione debita nusoir« aZft'u r^petiU) pcpqa«l 
lift ]a air^Qft frAW pot^ uscir* daLk» potini dui nixtro aat^Tf^. 

Oftllinuco {tr. 71 fichu.) £& dita a bimuui4(S jAiUiido del»ori- 
logo vJ9ÌAior« d«lU <ua tombh; 

KcUm fonoft in cui ijotoiarao or» l«(ES«ra D tc«lo cftUìmEiGbctj tutto 
4 chimro, nos pu4 awicro dubbio cbo to yitap^a ^éia^t rogìiik dito 
' rispcsttò (cbbo riguardo al-)l*i>i:rÌzioaa \ Ma IL fìrammaulo, c<bo«i h 
ccn^rvato da Snida ▼■ j4uwriJ>;,% prìmn di o«aorc tosi flslioemoiite 
CClTOUo dnl Btratlt^J^, nvora fm )a oltre tuesaUErzea uu ir* JUjfJUftw 
iu la<ig<r Ci li ìfy^t' fi^ vìa. Ho poco coperto iMnioografo, ti^rvoDdoÀ 
dvl paosu di SuidiL, pa& avura nrfuEoaulAto da quvl ro h}*if*tyvr cho 
Ift IVow iiroo^«nt« tòav* una looiurioao proverbialo ii Qiia J/ftf adatta 
ad iibb»nEra il di»C0TK^. D^ll'umi cbo n^ fii Toodaio, Hombrcrebboi 
inoltro, cb« ooooado il suo Ichìoo il mqbo doUa fras« foiso afliuv, 
raa ancbe più oacrgi-^ci^ df ttft-nruXi-f&r^r tf eia/t-rf. ìti>a h wtcliiBD 
cho Tnodoro atMc» abbia da att Taoooltcì o iuiooa io tal modo le. tk-aa» 
Tuot Legtpjro o in Suinbi a aUfovs li racconto di Hllauo (u dì cìil allL-v 
ao BÌft Vàutoro) «ulla pr^foDui^ao doUa tomba di i^jmonid«. 

N. FiCKTA. 



STUDI SU L^EPISTOLARIO E LE TRADUZIONI 



LAPO DA CASTlGLIONCino jusiore 



L — V Kpistolarlo. 

Aoo^nnA&do agli opìstclAri inediti dol primo mooLodol- 
rUmfttioviirnQa il Voigt Addita oomo ' tesoro isucoato ' una 
rac<»oltA di lotterò, in tro libri, di LafM d% CftatigU anobio 
junioro ■), A. Wilmauna, cui il Yoìf^t devo l' infonaasiono, 
ricorda qd ocdico contonoQte questo Kpìatolarto, cioè il 
Va ti cannotto boni ano 1677, dondo ricava solo in notizia QÌie 
fra i corriirpondonti di Lapo v' ò anoho Flavio Biondo *). 
Più rcc4>n tomento i uig&ori F. Kovoti o ti. Loiajo, a pro- 
posito di duo kttoTO di Lapo contouoto noi Monoirariito 
di Ltoiio n." C, ci dottoro Itndicaviona ài un altro oodico 
dell'Epistolario, oioè il Parifiino-latiao 11388: aQcVodn 
rilevano obo <iuoata corriapocdonza ò finora molto mal 
ccno^iiita ^). Varamente non eolo Io Icttoror ma o lo tra- 
dtiKionì lo oporo originali, o insomma tutta ToporoÀtà 
lottcroria di questo umanista fii finora poco o nnila conj^i- 
deralku II fato avvor^o da cui il povero Lapo si erode por£<>- 
guiiato in vita» non rh[Lrt»parmiat<3 neppnr dopo la morte; 
«e non ò rìueoito a sdppoUìni» ocmpletamente lo oparo* 
ha cercato di spordomo T individualità, confondendola or 
con qnolla di un poraonaggio più noto, Lapo da Ca>tigUoiL* 



i^ M&anjn é'viìheul. vi d'hùt., ?an«, 1801, L XJ» p, S^ «»* 



0M 



V. 



UT>tt> 



chio il veccluo cb« fn soo nonno, ^r eoa ^oolla di un altro 
MVto conCemporanvOp Lajto o t'sppc o Lampo [T^Ampugoico] 
Birogo. Di qu«t« o (Valtie conTustom f&tto dagli storìol 
ti parlerà allrovo. 

TonittQilo &IV Epistolario, noto ohe due stola letUir^ fu- 
rono «io qui pubblicala; uua, « Simone Lamberti, editft. 
dal Uobus <); Tnltra q F. Barboro, da A. M. Qoirim <): il 
riHto giaco ancora inesplorato De' codici. M'aìTretto p«rò » 
dire €l)0 ciò aon è stato di graude detrìinento »gU «iudì 
« omaniitici : quel ^ tesanj nascosto * vh^ il Voigt erodi» d'in- 
tniv«dar« ue\ miraggio dell' inedito, d ridace a nua ben 
povera co&a. Souo rìagraeiarueuti, sol lea tasto ai, grsiiidL 
promosse e proteste dì devota rÌcono»ceu«a, lamenti contro 
l'avvftrsA fortuna: tpiwchio fedele del giovine umanista, 
pieno <l'ìlliiHÌotii e sperante smodate, il f^onlei (^unndo s'ac- 
corge cKe In vttp:i rarite dà l>eD altri frutti di quelli sognati 
uu' lilirip x'&bbnnJoaa A liingUe qttrrimouie, incerto hb dftblju 
aociisaro la leggerer-jut àe^Vt oomiiiì e la perfìdia dei rivali^ o 
iiupr«car4) filU fortuna iniqua che accanitamente lo perv 
suguItA^ Pure fra tanta profusione di parole qnalohe no- 
tiaia c*à, qualche iden» qualche tratto di verità psicolo- 
gica^ E solo questo io intendo di pubblicare; le ^ole lettere 
cifHV o i brani di ijunlln lettere che pOTZBono servirò allft 
«ÌoHm; traKCuru il roMto come ingombra faticoso^ 



TTo veduto per le biblioteche d'Italia quattro codici 
conte centi questo Epìetolaric : 

il VaUcOttob. 1677 (cert XV, co. 13*-iia8); 
il Ravonnftto Isa (cart XV, co- 7M8U); 
MiMoUuiea TioH {Boìo^ha) Vili, obo i una copia ài 

cod. Ottobon.; 
Muoiano Xr, 6t5 (e. XV), cbo contiono iob 10 lot4oro 

(LO-IU dell' didcco s^nento). 

■J Tnnenariu» X^j J^atinaó tpitlotiU ttc^, FIor^Qtiaa LTóO, t. Il, 
') Dwaitila praGlimiHarit ttÌA-t Brixiv» ITU, p> li^ «£- 



fiTCrOI su LATO PX OAeriOLIOKOHTO JUÌt. 907 

Il Ravennate e V OttoLonUuo «odo identSct ; [e lettere 
son 34, leltere dt hapo e Utlere d^ftltri a luì, dUtribuite 
in tre libri, nelto stesso ordioe* Eccone Ve1«iico* 



Linao I. 
Il Lftpo db dimeno LambisrtÉ. 'Cam mulU pru«clarjh et «umÌA..**. 

Lmlho li. 

fi. L«po ftl MrdÌQ%lo P- ColonoA. * Saluam to BonoauoL pfiTUOokto 
Rurr- ttiln... ' Ffroittn^ 4 m4ggb {liStt], 

3. , A Boii«dctto Galilei. ' Ponucaudu mìkì fuoront to^e lit* 
Utmn... ' (tUfi?l. 

4* H ^ Qr«g«rio Correr. ' Nuoqu^m cAÙtimftui, ni Gro^^^ri, t&in 

pvMhnt» . . . ' Fironxe» i miggia [14361. 
^. n % Frrta0«8co PfttrUL ' £t«Ì da tuo pniocipi:iQ «t oùij^art ia 

III* -. ' PirAnsw, 8 irflgR;io (I4H5). 
fS^ „ dd Ao^tv da BecanAii. ' £x irutH« ntcì lìUona oo^uo^ t« 

pridìa KaL InulM... ' Ffr«ni;4, 1& j::hij(nfi i;i4II'i). 

7. Ài^to dfr Ucc'aD.ati u^ Lapo. ' Cum Carolo floToottao, iaueu* 

minm* uirtiuo , . . ' Bologna, H g^tìgafi (UDfìF- 

8. Lftpo ft<l Aei^o. ' Fraotar spera Turi com o^srm, tua« icilii ]Ìt< 

tene . , - ' B'irausGa, 24 giugno (1433>. 
0. H > Qiov&iuii da liictu ' ProximU Biiperìoribiudiobua Thonjio 

IQL P. Colotm» ft Ltpo- ' Età a\> narioa rerum pttturbatioooa . - > ' 

DalopTft, 10 giugno (1436), 
11- Lapo u P. OoJojiQa, ' Etol do tuo in mo umort sinooipno.-*' 

(giusto 1486). 

LiHuo ni, 

id> Lftpo sd AiitoDÌ9 Toiii4bu9iii ' Superiori tempora prìnaqaAin «d 

to Iitt4raram...* (11$$?), 
Id. Al Te dì CMtÌAlia» ìa come dol OheIìqaIo di S. Siotoi * Cun bin- 

prldarn od m« porlbtaiu. .. ' (14S&). 
il. All'Iafjuitc Knrifo di Cii'tijrlin, tu nomo do L CordlnUo di B. SUlo, 

* Cam mihì mrmncUtum OMn...' (UfL'i). 
15h AJ Duca di MiLiQ9, ìq tiomr: ini C^rdìiiAlo di 3. Suio. ' DiiL rao» 

mtiÌeti«itoo duK, prò tutK.,. " (143ft). 
LG. Aagolo da IlocuiAti & Lopo. ' Ex oupcHorìbiu tulslittoriei com* 

17. Lapo A E;igenio IV. ' UmiprìdcGi, Poutìiex maximo, a&Datitatom 
tiajun<-. ' (ld2>l> 



906 



P. P. LTOO 



19. Fr&Dcoico Patritti a Lapo. ' Hotmuiiviimeko tiK«rKO tuoo mi hi. .. * 

SO- Lapo a F. PatriAL ' Liit^rumeoa ad U Umpndcm».. ' FIroaiw, 

Sl. n aÀ. Àiij;olo hcd^^o. ' Scrìborem ao 4d lo, Aei^I^. ,• *« 
^. F. PiLlrìxi ft I^tpo. ' Cnpio tlbK.. ' Hlm\ 19 Aprite (I4S6?> 

SS. AojEoto da Bi^CAuAti a L»po. ' PhoÌIc latolltjco m« Ubi ...' (11867). 
34. Lftpo ftd Angelo iìe^ RflcncAlL ' Tanaui Um ptiiribiu bcrlplU , . , ' 

aCL rt » Bartolomeo Fortini. * Ancopi gnucnm codìcftm..." Bo- 

IgRUA- ^ genuAio flt3T), 
^,,11 OOiipar* da Rocaniti. ' Non pownm Ubi littori* lucplU 

cij«... ' BologOA. 28 gennaio (U3TS 
^7. ^ iiFrBn?0«coRftTlMro. ' I'«^r nitht UmpHdatn H*rTnolAu«... ' 

(l-WT). 
30. „ & F. Donato, vew^vo di PiulaTiL- ' €nrn domam uu«odi lui 

KrAtU, .. ' fbbjcud ] (olibnù^ (1487). 
99. „ a Sincomo da (Uc&Dtlt. ' Ersi cum hit«c Mrìb^bRin Dondum 

ti> Auciiioùvi»... ' DologUB, 29 oianu {11:37), 
90. LoOEurdA Bruni a Lapo. ' Cnm iampridooi . - . ' FtniaxOi IO EQ&rto 

(H1Ì7> 
3L Lapo a L- Brani. * Aceopi liturju liu* aimìuio iniH... * Bo- 

bgQA. :23 mono (1437). 
8S. q > Flavio Biondo, ' CupioaU mihì iamprid^ni, biunafiinioii» 

KUuiw.' BoUKua, 8 aprilo a^aT). 
33. 4 a K Inaimi. * Ad vi idiu aprilu l>atpar aoaUr.,.' Bo- 

ittioli*. 10 apTilf» {14^7}. 
S4. ^ a UolAitoStront- ' Nanoi^u aul fiirtuuu «od dìuìtio qcodam 

l>ou«OdL) ' (Itglogu*, Iti iqaggb I41>7). 



TI irodiotì Parigìriù latino S!386 (porgavi, »- XV, di 
ijarte 7d) col titolo /Wj^l Bpi»l(^ltìtf contiene le stesso let- 
tini, ìi*?l medesimo ordine^ con (juaìoUe piccola varìant*; 
TQA tifk hfr tr^ dì più, cbn coglione crrmologicnttieiita iillu 
tiiùudicate : uua é di PrautiOHco PaLrUi a Lapo, l^altra di 
Lapo a Odiidido Deoembri, la taraca di Lapo a Roberto i3oglÌ 
Aaiui vescovo dì Arezzo. 

Come il lettori* hn potuto vwIot* dalle dafne obe }to Bg< 
ginnto a Gia?4cniia lotterà, In raL'noltJi ù fntta non ordine cro- 
Tiologioo, cho à Fiolo disLurliato dji im ptouolii gruppo a friil-* 
oipìo del terso libro e da gualche pospoitìuiond dì minor 



conto. E]>p«rò cr«do «U av^re atifficìeuto motivo a laacijur 
le lettere prive di ogni ftdieQUiUco dtonoo ti |>o«U> cho 
It&nno ne* codici, tra quello di tlaU sicura. L» Id^tditi jiol 
d«rivautt d& codici diversi &ara»ao inleitalat^ c]x}iiologioa- 
meutei \ù modo da formar tutt« uoa serie continua, ueu^a 
diviALono i& libri. La divisiono in tro libri chtt & tt«l codice 
Vnlioaao 9 noi ITavoiiaato» non so con qual criterio via 
fniUi: vi »Ì potrebba farse vodoro ijuallo deUa MtODajona 
ma lo rial t» ■). 



Ohi ha IDMBO inatQTTio questo EpiatolaHo? L'antoro 
nLe»»o, la credo; a aio si |totrcbl;o dedurre da' segueuU indìzi: 

L' l'ordiue oronologioDÉ 

2*" il non OA«er campr^aa ndlU raocoHa le lettere 
8crlt(« uell'ullttoo aunc della vita (1436). L'autore avii^bbe 
aggiunta questo « !• altre, sa fossa vissuto ancora qualcbe 
aiXDo; a invece t^on saprai perchè un pofitumo niCCOgHtore 
avrcbbo dovuto escluderlo. 

3.' il poscritto della lettera a Bimoiie Lamberti. K 
que^Ui giovine, Ìl quale abbandonata la pnifcTWiiorLe delle anni 
ritOTuù con vivo biLtuMi^xcrto a^U vLiidi iitiianiHtici, Lapu 
aveva inditi^^rito in forma di epUtcla ima H|>eisìe di breve 
trattato; tu cui, tra le Iodi e le et>ortaKÌoaì, si mette iu ri- 
lievo IrV sTipeiìuritÀ delle lettere su ogni akra profaMiousi 
e specialmeLte su quella delle armi, divedati a que* lampi 
campo di depravasloDe e di lussuria ■). 3t& il povero Lant* 
berti rtpl fìnr ritagli unni 1^ dell^ spAtTirzA fu c-ulUi da morte 
imuinturu, buETÌando tra gli nmim grande rimplauLu di »£. 
Litptt HÌ frt tra di qimvtcj rimpiantn in itn jHHoritto, a^giui^ta 
alla Uiuga epUtola qiialuba anno dopo la morie deiramìcn, 
prolabilmenta quando volU raccogliere le *ua lettere in 
un volume. 



^) li prtm'> libro eb« ù di uiui telci lettera, ael «od. £Uv«nii. 0^ 
cupjb l« cute 71-63; ti mt^gndo, ài iO leUere. le carte 88-96 eco. 

ij Quuto coafroate ft-a U m mftiUtn* o gli rhtéia itllenirvrn, 
luogo oomuoo doKll amfttiUtJ, ^ arconieoio di an laroro speciale tUL 
BOttro» d»iÌ«ato a Grogono Còrror. 

St^dS ùaL 41 ffW. tiwi. Tir. H 



M« Agii aggiuii«e questa pota allo >copo pHnoipnt- 
tc^nlo di rivfìiidioard al Lamberti L'onorfl della Idttora « 
&ff«rmar« ì flooì diritti d'ftntoro. Un «no amico ax'eva d&to 
S. credere, per smbixion^, chi» quella lunga ed elegante 
epiatola fosae stata indiriatuta a lui, e oe fosse autore Leo- 
Danio Bruni, ' 111 hnlaii {Lamh^rri) familiaTltatom, cum per- 
motua fonia et narmotiibaa ouiuium qui ile illins ingeaio 
efforcl>antiir, inainnaro uokemeQler cuperem, hano ^.H oum 
opìvColam mini non tam exhortandi griLlia^ qua ro minime 
indit^batf «ed illuitraDdae praevtaatìJM otuv. Qnam opÌ- 
btolum audio nuper qiieniam (quem profinsto uominariMD, 
nisif quia ei amicus Bum^ esiatimationi anae coitPiutoremJ od 
guarà Iflndam tran¥tii1ÌHee,«t ab oIoquentìasiRiotiJTO Leonardo 
Arctìuo sìbi fiìis^im dictiture: quae qnam albi partim oo&- 
iieniat, ìudioact oiacos, qui iltum adgaoecuitt. Hoc ago 
qntini audiuiEsem, griimti^r moleatequc tuli mo in uum lo- 
GUm adduci, ut aut praoter coiiauetuditiom mvam hiTiua 
uoluntae refellendo mendacio cffi^deDda daset, quod tactae 
amìoìtiae monumentum tollere DÌteretnrf aut anaìdasiraì 
uirì uirtne debita tic merita laude apolianda. Sed qunm 
alt^rtim caibi necosse aìt, malim huuc xioii iure praoaortinL 
iratnm babore, quaoa committera x\i diui&o adoleacouti 
tnoum tontimOEiium dofuinu nidcatur * *)- 

Ì^uo4t« indebite appropriasioni ai ripolevauo con molta 
ircquoEUAa in qnol primo rinasfoimento d&gli atudì, o non 
erano l'tillìiflo de* niotivi per «ui gli umanisti raccoglie* 
vano in un volumo lo propria Ietterò* K io forae non sba- 
glieio, Aggiimg^tido questo Agli altri indizi che TuMudu- 
€000 a credere, a^aera stato Lapo medesimo il raccoglitore 
del ano Epietolario <]. 



Fìreas», febliiftio 193X 



Francesco Paolo Li;i0O* 



I) A. Trftaat-wriua, Op. fl., p, 1090 tg^ 

'] Jt»uitio iiubMli:bo fiTAflio al lign^rì Lìoq F^ùt e Silvio Ber^ 
nì&oìif ftì quKii (ifìdai il lavoro di oolUaioao e dì riscontro sut ce* 



«TUDi «D i^ro i>A. cAarìQuoncHto Jim. 



SII 



1. («aito) ■)- 

Piro&20, 1430*37 (?}. 

Lapida Shnif^ni LumhtìrUf *}. — Oam multo prft^liUv et 
eximia da tuo prao^unti iti^euìo — monoiQd&tis immor- 
talitatem sl»>rUo pro|jagemu». Vale, — l'Ó, Intor cctora» 
amplUsimAs aDtiquissimasque familùta... uioum tottimo- 
nium defuisse vìieniur. 



fi. 

Lti^mi lohauui cardinait ó'. Slitti j. ^» d, ']. '— Non mo 
fugii qu&ni iiupui]eiitGr ac propo demonter «gain, ctim ego 
liomo hiimilis ox Infimo paoue loco atqii« cirdÌD«, qut tico 
priLii«iitntia nli^j^nn nut ilìgnitait» tiaWm, tìbì uìro clariHflinio 
crii&tissìmo^uo ot in itumaio po«t PcKjtifìc^ia rnuxìinuin gradu 
collocato, LaDtum urtujt impoixnro aiiiiniif pracaortim cutu 
liulU mda maritai «xtittni aule coltulft*],.. 

Iftmpndem milii propo»utfiatu, qulbutfcamqua i-ehiìst an- 
uU: abc^uo dfSceic potcìeiu, ttunituo FoutìSci gì atifi;:ui:i ; ob 
oamquo cauaam cnm acoepissem illum bis DosirÌ4) sludiit 

t 

1) Vtdi p, 2UG DOU 1-' QunflUi loiUirK oltra g>i« noi oaJt«i utdicaii 
ci h Doaaorvat» uid^Q d*ì codd. TAiig. laU lOlG, Dl^ 

*) N4 il T.itU, no il GiLtnvirTÌni, ni U Puuorini duino eoCìiu^ 
di qntabo Simone LAtnljorti. XolU filza M&^l. PH^ecTUi. tSt^, conto* 
Q49tA n3«Taoi4« jJE«uct4li>gìitba Taco^^llo lìn L. iIo'ltilH Or«Ìai, v'I un 

Vdfid^ 9do a un Simona di Mrnono di Hoocajxìq^ (jlO^V 

■) Q. CftuiLovA fip«jc3Uolcr, MV OrJIno do' Pn>dìoiitorÌ, pTOcaon» 

Pi 37^), mori il 1^ iDArxo 143$. CIV. CeacolìÌ^i^ FAa« e< pu 5tttffa« «to., 
Honift Wi't t. U, p. 92^; OurdoUa, Mtm^t iitfficht et' tardkvUtj 
BoiPA L793, V, Iir» p. 58. 

4) QuMU frftM » tvttta T intoiiaxiono doUa lAltoo^ et ìediea eho 
Lapo non er% trncQtA mgtctorìo o fftniìliAr* d«] cardLnalo. (ì^iwIa Uu 
tera p«tci^ è auUrìotU alla 1* (agoito-iùttcmbro 1195). 



813 r. p. I.UIVO 

tdaigdam dolootorì [oi\ qu&^lam ox gniecu tutorprotatuff 
osseci, ad oum mìtUre aUtuctam. VcTtim uà là mUi) liux 
E|t]t<Lam et pniioe{)s opos orot, c]tù prò me lioo onu» labcria 
oiBcuciuo riuacipcret^ «aquo ad aoininuia l'outifioom dol<>ri'Ct 
meque aanctilati auae oommondarot, ac oì omnoui eUlum 
fbrluuaa^ue cxoce et atudi^ dcclarorot. iiiinc milii diu por* 
quironti tu soluìi ocaurriatì, qui od id iU idoncua msnn oa, 
□t ai ox omnibua nuna mihi dcligcndus alt, ncminom pio* 
(•cto LabdACi, i^ni tccum unb stndio uut uoluDtuto aat facul* 
lato ani gratLA ooniorotidt:t-'L ait. Quaro, cum iLa£Ìtant« An- 
gelo tuo uel noalro potìus M id mea OAuaa t« facturum mìUì 
recepiaaaa, mìlto ad lo aum libellum; noa queia antca «lus 
nofaioo in tatinum tradiixtìrana *)■ sod qucm causa brcui- 
tatù AC terapona mìhì delogì *)> Qn«TO cbsdoro, hoc ouua prò 
mo anadpiaa, ot qiiod pollii^itna e» mibi pcraoluaseaLtarìiKiue, 
ut oì uiro tua oomm^cdaticnD ^uam gratìosi^imus ^atu - . - 
Ego ob buiuamodi merltuin iicn tibi maguuni altquoc] 
donum ant prueelanim poUicocr aurì atque argenti, qnibu8 
ipae abundDa, «go poDÌtua egeam; aod quod miiii rol^^num 
aat et ^ood aaom tilt oxliìbero poaaajn, nnimam meatem 
laborem cparam ìnduatiicim i'aculUbomquo omnem bano^ 
mcatu ubi trado ao dedico-.. 

la ang^iiù di riconoifìanEA gli mft(id«rà tra hravv ns aoo la- 
Toroi ' opiuquoddAm lacubrmiura uoHaqaottJdiotuouomìaa' 

... ai id quod cupio tua opera conBequi pott^ro^ tantum me 
Ubi fateor debìlurum, ut etiam ai uilaui prò te amitier^m, 
nix mibi uel minimao quidam parti tiaoruru erga rae xq6- 
rìtoriim aatiafacturuQi oasa uidoatur. 



<} Aognlo da Ro4?«niitÌ, nagTAtJirìo €ln\ nardlnalE}, Fu anello «#* 
gretArio aponloìÌ<ii>. CCr. h Ciotapìtiì, Abfffcvìnioru de C*trÌA a^mp, imh 
tUia, Roma ìù&a, p, Si. 

<) Vodi !a uota ftlU l«UorA seguente. 

1} La prima trudntiono o)Terti da Lftp« a EagimiolV come prì- 
TOUJB <Ici auo) Btu4Ì 4 il lifl ,/7cfu o il <fc 4i>mni> di Luciano, Vedi 
a[ipr««r> )a derlJca di qii*Mt« trudacioai, <^ha qo^ cod. Vatìc f»- 
tÌDH> •SblO porU la daU £jr Fhrtntia, X Vt Sol. Ocio^rii* (Cfr. aaclta 
Miie/ìlAnm TTiJi XXVI, e. J03J. Qii«ita UlUr» psrriò, <rhe A ftat^rlnra, 
Oomo a*^ -Ivdtj, airagoeto-aelleuiUta Li36, va a>e(i|;u«la al 1^4. 



ATCOI Air LAPO DA (LurrniMaKCRio JDir 



913 



^^H Pirosse, ... H84. 

V vW tummitm Pattiijìctim r.ommtn{lritifK — Iitni^>rifleDI, 

tnedìocrls me diu Hfuor ai dnbitatLo reUrdAnit. Ni^m OQIM 
splontlorem et magai tud in em saiictìtatis tuae inecutn Animo 
rn|itit«rDm, n^robnr prori>c1o nmtinm, n^a ftk» <««»<» ilurnliim 
in )iuri<ì Hht[>nni1nm iiiigiiKtù«tinAn undU «it Moniti«timAO 
istA\VfttAÌitt tane imixìmpqtin dìninaw ItitMim, in tiiinn orn»- 
ti<(?iiiiiLini cunspoulum clanuTÌmonim ot illuKLrìiuriniorum 
prnjcijmm ììWi hominem aotìrrìmii ìngenio, cxlmm dottrina, 
pturìniA raruiu copin, «ammA «lot|Qentìa pra«<lituiii, iku din- 
tkstme eÌAlioiAlum, aIjljiuiì dictnruin aoo^d^re. TtftiijiiA 
otnrn maum leinpns utqnn or.itim optimU «t prfjhnti««imu 
fltiKlii« ^t dÌAciplinu traii«inÌtt4'Tidoni pntaiiì, ut Alif|iaAnd<i 
ilUv iiivtruat.uit et ornu-luu ad huno ntUtuni timdia parunnir» 
pu«»^n]^ yf!riim L^um \ì(tittva mnlix do tua «animib huiuftui- 
ttttts «irigij1imL|U49 bDO(<fu]eutin. i^uotidtfi m&gìii miLgI«]UA hu- 
dir«m: tit dam fru«ttA ouquam ituplorarit (ttdmoj, nenio adeo 
iiiops te adleric, quin anctus et locQpletatUfl disoosadvit^ ut 
tu non modo opr^imoa et dncti^ÌTno? airos i^ etlata tiirtntia 
•t doctrinfte cupidos tnis opibns et copiia sublenarid: ha« 
fama et «ermone homimim fr»tiiB, pnUr b»AtÌK«inif>, in^titai 
huc accedere ?t diiitTinio dnddorio nifo fin^m ìmponuro. 

^^^ NoD lift a tempo ab Inala fonca d'ingogno da naamorartt D 

^^H ««lobraro le j^audì virtù d i morìd «troorditaatl dol pL>nl4fla>; 

^^H a quindi pnr itoa tncanmarr- ma 1b bua iasufitcUnts pamla lo 

^^^P lodi di lai, pffiifariooo dì ta<«r«. 

W QuiDobr^m, ut hia omtB4Ì« et io alìiid tompua reaeruatÌB 

I ftd md ipentn tandem aliquando redeam, ndEum, pa^r 

I cIementi«4Ìin6, vupp!«x Mnnctitatt tusL», n«c ut me statini 

I orDoa afSagito, mimI ut tiuttuin riyipiciiu, oro; non ainplit- 

■ timcfl grado* <]Uibu3 ^um Indìgnistlmua, >ed oJBcitim hìx* 

^^^ iDftnithtom bouodcentiftin tuftm poatidc, <tt ut tue int«r 

^^P minimo* ut humlDlmoa Mruoa tuoa admittoa rogo obiMoro 

W fttqiie obtestor. Sì lioc tantum ImpetrarOr aatii magntim 



21& r> r, UTiPo 

Abs t« ÌMC^ficium acDopwflo uìdabon Qaocuioqng nid tn loco' 
guiciìta« tua locarìt, ibi mn optimi, rnoilo contingvt, col- 
Locntum putabo. Qtuoo rotptcv mo, |>&ti>r boiititmmo, acfiipo 
bonigoo aDÌiQo quod «ftE«jtìt«LtÌ tnao defuro: Koo iù facruro 
oinnium gentìmn humaiiìtaUs tDoe esapootatio postnUt; ad 
hoo tua naturo, disciplina, uitao eonsneuido adhortatur. 
Noli igitar, pater b«ati8eitnd, mippHcdm m« ft tuis pedibua 
■abstcrrora^ eod praartA ta aum roihi quem sompor cctoria 
pronta tttìati. Si onim mo modo rapiidisbis, cmaaa apoa moao, 
omnia ctndia, omnia uilao eootilia C|ua« in t« acum npoc" 
iftot UL^c allara aliando po^aunl balMr^ mibitidiuEn, dcbiLi- 
tabuntur et oOQoident; ein accipia m», taeo omni« ntin^bja. 
Pro hoc Ubi, pator bdatìmmd, non aurnrìi &nl g«mma£l 
pollicoror, qiaao nabìs nullei mmt et tu miumo oxpetia; aad 
qnod untitn po^itmua, omnom ammoni ot ÌDg«QÌiim, hano'- 
totnta quaocrumqno (rat facultatom infìam, htinc dociqiw, 
spirìtuin, tauo uooDm tnci ope praoaidioqtiu roorcatam ot 
oonrirmaUm od le orna&dum ut UIuHraadncn tibonlìsiùmo 

VelJom nnnCf pator baatift^inio, oam mitii ab immcrtalt 
d«o ifìcultELtam dari, at in hoc primo aduantu ma^ 
«siminm tili aliqnod munuH ot ttia miiioRlAt<r dignum <>x)iì' 
tjoro po<5SCi]i; nc^nim oiiin oius maj^nitutlo tanta sit ni non 
fai^iUdtoin modo maam, s«d istlam omniMn Jiamnnam nìm 
oxoosHorit» parindìgnum mihi <»aaa uìdt^lur, ai qttod pi»r mo 
Libi aftitafìerì prò dignitato nullo modo pot^'et, idt^irco io 
ati&m debito ot merito munora priuom* (Jaare quod nuum 
in mo orat, quodc^tto Ubi grftbist-initiin foro putaai^ dccroui 
bo moorum studiomm partici pom faoorc, ot Sol onta nìtam 
inttirpi'O tatua tuo nOEnino od to dcicro; qtiam obsccro io 
prò tua bnmAUitiLU» beni/^na aacipia*! et me, si non indi- 
gniaaìmnin tudioas, int«r tuo« fidolist»imoa et deditissimoa 
Boruott annucaorea ■)- 



i) Nulla (leilii^A Jdl l'i: /fttu q dW Humno di LucUuo, Lapo ucrive 
ai Pot3t«lk4: ' ti«(l CUI» MlHlmitetfdi SoloDtd •ApU&Cia«iiDl philoaoiiU 
ab PubUcoUv clarÌMlLii priuoipìv t^iiiaoi uìu» «& PlutftivLu tibl 
iQtorprvTBiÌH quod «mt !■«< loaga *t pfrrdl^Qilìa. , . . hoa dtioit Luoìani 



WtVm tu LAPO VX OAtfTt<U.t(WCllJO ÙWt 



%ÌB 



4. 
FìroDz«, AgojiU><Mttem1>ro 1435. 

H^ì Cot'trjlrrs ') *id tl^p^iiMMdam «tmattaUtn irhùrMtO, 
jpTo cardinali sincti jSUiì. — Oum iumprìd^m ad me per- 
latuiu eottot — dealderabìUir a tiobi^ cAicìucn meom. Yti]0, 

ho MOrU a porterò «oUoeito ntLiid 4| rv d'Amgo&ft colpito 
^xll«ATAniiin£>h, iIJninrlifìftTkLlo ngul mnÙPi> di pranodnnti dÌMcn* 
él:nii. Faccia c^ikUBA i»miiuQ coli* infoi i<M AlfoOMO, poiiìJiii aflmìci 
hanno impniiia \n ^jcrm iton por odio di luì, m* porchà vogliuoo 
distruggerò il itonic rcab ia 9U»«i« k^ìodì Non oomailo in 
nìato <1i lino «voDlTLr«lo ]iftTvn[**, ti^lL ftJtmbb* cuT^voIe t)1 era* 
deJtà » UndiiELODtOi 

C, 

b^irenze, ultimi nwei del léBfi. 

Kcnrico In/tmU CtitteUac, ma^Utro dhl lucobi, ^o air* 
dìnalt Kincti Sixit. — Cam laihì renancLatum c«ct, cUp 

qnod <lìii, qaodqao MAÌdcic lucabrcktiLT tuo ttomin*, nà i« mitteadoa 
cuthW \ Pjinf T'ilit* il PuQiertcD Abbia mollo gradito Tofluru di i]ue«t« 
troJuxiijrjo ; o Lapo, printb di compEvro la tradudoxio drlla V'iu dì 
Pnl)lU/iln, poiA firetani^r^ h1 pjiH In «ird-i VirA di ^ioiio, eh* ftfkAT«va 
tTftdoUu pfiinft di Luciano. [Xuln mila Uttura prooodontiO U frue 
' llhAllnm . . . ([nooi anum In Utlanin inidaxoram \ la qiuU va iouua 
fiol MUSO obo 11 OArditmlc di 8. SUto ciUioaoe*»ii Kt^ TalbuNio dotU tm- 
dniiono dì Snbno a rinUosioim di I-apo di dodirnrla il pnpn . lUtri* 
moati UOQ a^ ati'iordt jo1>bo coi toìIo doUa dodìo4)- Qncito Ccrjrmrn<itttw 
quindi iii.r.'i lutata ila Ijipo rorilata ìn prc«f*a«a i3«l Ttintoflni» ■• di a}tri 
cordlcuilii ofjpura (sn la fruì apnxief*j^at« dabbano avar aolo valorQ re- 
tnHi^o; fiArà HtaTJi romp una E*<it«riL di ■cciAmpNffnamADto dhl volTima 
che ooutouOTA U tmiiu3Ìcn« d«IEn VjtA di Soluno o la d«djcak La Vib^ 
di Publìcol» fd poi da 1-apo dAdii^Atit ni i^Miùalo G, Onciui; poTiJ ikoT 
ood. Vatìa, lat, lt^T€ o udì txiil PaHc- Ul CìfJt:, f«^, u82U« gtì3:>, oiaa 
aogua a quello dì S^lanA- oalrimba dodlcAtO n Eugoctlo IV. 

») QioraoDi II di CaatÌ£lia,,ch« tt^^it dal 1407 al li3A.CCì^BÙ 
àpttniM iBuHmtiM oto. Frafiooforto IGUtf, t. 1 p. V81. 

•f AocoaEja olU bcouSUa aavaU sTiMta da Àlfofivo d^ArneoDa 
pre>8f> Penata, il E) Agn^Cfi J4S6. Il viltorio» ducm di Milano portò tooo 
priKwuraH \'J ftttstoo n: AUì>a>o a i oucì fralollì^ (invnimi ra di 
Navìirn a drkn Knrioo gran Ua«aCro di S> ttiaoomi^. Vodi F- <ir«(0- 
roTÌu», ^ori'a if/ iTonci, V«o«»ia 1Q0G> v. TU| y. 79. 



214 



r. K LmBù 



rtmmo Princcp«t nostram H«gom — labon, mcìIuiUt prfr- 

QoMido «bè« U aotiiU «bv il m »a« fhd*U> ara psato tuid 
• iaJto & PortoT««ar« i^ seaU tuiu U ^U cW ftvmnio pn>* 
raio pttr i|9«cU libvnaoa* gli «tski • i aoòàHi dì lai Cod Ia 
Iditn» cottUnftì « mmot propiftia e lì ìfvàiàì al it^oo cbe «ni 

tfotU pdb c^ d«lU fiiru d«i ncialclt «n aui* «Wn^tì*'* ■!*!- 
f impatti 4«Ì raatì « dttto t«top««to. Sui p4*B*B>«nl« fuU» qo^ad» 
•opti cbo ftUtfka ■ Lui, con* ag ti altri ^[^al«rì, mrh oai 
^i paitir* dft Miluio. Oli oftr* ì «noi Mrvi^ 



Duci Mitiioianif 41^10 ^rafiarvm pr^ 4lmit$tùné capti' 
cwum, prò c*xr4it$aii S. ^i^lii — Dia bm, ìnvictijtsimc daX, 
prò tnu — A^trìciiofM effici^i. 

limUAt» il re d'^nm^vua, tml'.'> prù;ìixiì«ru e pui gvuvfvmaoul* 
Jìboraco. QnaaU j(«s*fo«ilà gli ta più «iior« doli* ^iltona nft* 
t^Ih; U »tiA oUn«Dia B«ti è ii«mtEi«& iIa pangi^^^ <>'>o quvU& 
di Oiro> di Licurgo, di Alomandra. Lo prandi luaru vorw Tlo- 
b&lfl^ Iratollo dal B<it riiua^to a UitaDoi, uguala baacTobviBA^ 



7. 

Fir9ii2«, 4 mag^o 1436. 
Lapiu CiMfclliuneulus Protp»T<* C*>t\tmna* romanac 00 

hìmq cqis ttiù T0cUjqxxo xiaioto gnudoo ■)' X'd masnam 

<) L'Mto ooD cai Alfosso di Ank^ii« « gli altri prìgiooiori ot- 
tangono U Iflii^rifh Aa] ViiCT^nti. & MVS ottabra 1435. !1 re Aìfont*» 
libarata atteso a TortovoDcTo le Xiarì dì suo fratall^ o p>>t rìtoroò ft 
C^aiaUi. Cfr. C Cipolla, borili rf#/^( Ai^^ftrtV rtj/^inf, p, 8.'!», 

*) Provpoio Collima, oipota di MarriTio V, «l^tto <Uknlibalo Un dal 
fiavambw dttl lisn, fu ikìla ivirtM A\ Ka^nin TV nrmdu'fhTitOTl dogli 
atadi an»DÌ«t4cì. Ofr» G. Vvixt. Op. eir.t v. Il, p. dO. 

■j Enganlo IV parti da Tir^iiM 11 |A aprila !4Aiì, od antri!) fa 
Bologna il ìfj, «cguìto da ani cardinali: P. Coloa&a ora tra quoslL 
Ct!r, CrotUa dì Itoh^na in Murauri, Jt. t. S., i. XVIII, p. «57. 



lantcD inihi brille gaudu parLom ertpit tni nbMUlid i^ 
9UÌ9TÌ\im* Ndc onitn mihi iucuodius qutp|>ìun ot cptatios 
09do |>oft«oti qtum at Qt^l tit hìo tcaiiaiaa^ noi mo tma 
teoum eduxwtfo, ut «uaviuto ìucuDdìttimibO oon»ii«tii<JinL8 
periietiao Irai poAsom. ^d quid nigo? NimUmnt ìmptidoi» 
«l uimia potituto, praoifcrLim cnm tu hoo eoa probarie. 
Igitut quando id mìbi non licnit et Ubi iUi i^H uitiuin, eoa 
modo acquo animo foram, sod etiam Ubontor; noo oxUti- 
mabo ma abe ti> qaidom d^^poelnm oeo deatiintum, jod ad 
Uimpua magno quodam iud;ciQ ob co&siUo ot optima ratio&o 
diinuanm, ut cum lUìUtati ot oomcaodo et otto mao can- 
duoera iabolUxori*, od t9 ipsum rotiocarcs . . - 

Oli profsrat^ d««-oKÌgai» a amifltJiU v sii iDcooiOiiEidA ano 
fnitello FranoMoa, ' ^m ivtk in Alburloruio iocUUM «it... '• 

■ . - et ip8Ct praeadQ)) sontìat, ci ago ex eins littori» iQtol- 
Jigam. Vaio- Kx FloNiatia, mi noDas mail. 

8. 

Imj^* Cagiilliuneutuà Avtrarfìi f. Benédìctó OaiUeù 9, 
p< rf. '). — Parìucondaa tnìbì f\ietunt ttifl«litt«raa, bod modo 
qtiod orcfLtisi^ìtnfle sTiaumìmae grani asimn^u^ f^i»nint, nt 
ab bomina di^rto et ing^nuA ^nidìto, Tierum ptiam qticd 
pratcìpuam qitftiidAni at airi gii lare in hiiiRunìtaT^am tnain, 
at»ì antnu mihi ongnìtam ntinc tnmen gratam ot optatam, 
prao s« farro iTÌxaa «tmtj cam me tam famillarlCor ad boa 
honestbaimum «oriboudi munu!^ pi ouooarta . , . Qnita Qnlm 
alia pr^clarìor, quae luoundìor, qnfl« honaatìor ii^geuQO, 
qniio magli Ubero digna coooortatio, qaam Htteramm e«ad 
pQt4>Sl? . . . 

La ««orU a vOQttnuftra n«a^Ì «ladl ftlacretnonta p«r a^^^ 
dAxiiftro il tnmpo porJnto xiolla ' qa^aataoii* arbiba* \ a coi 

f) Non ho noa*aatt i»otisÌA dì quatto Boncdotto Unlil«i. NallO 
PorlnM mi CkU-kto (Arili, dì fatato di FJi^cix^ CmiLp, 8. Crocff, Bu«, 
iUna G9t e JI^) uoto un &?uod«l1« di UnliUo di Uiov^odì, «Ito 
ual 1127 ha IS annL Noa cr«Ju pussi tdenlUlDarn col noKtTo. 



Slft 



F. r LUibO 



di tuui. 

Qaod auWm do T. Bv *) fcrìbii, band recto mìhi d» jllo 
uirt) sentire tiideris; ost enim «htÌ4 doctus «t pcrhutaanu* 
«t Atb pIftDo dÌ»ortQ»- Sed luieo io praie«onU& «ftti»; n« n 
nibil j(ic:ripiiÌ9«om, tftcitnmiiato mcA optÌEno do me mentum 
impRtbimo c!XÌvUmaicr; »m lott^lor cN<GJn, ni; Uni ìllvim 
dofoodorc, gu&ra refut&ro tuum iudiclum uoluUsc. Tale* 

Ftren^T 4 maggio U33. 

Ldjjuj Gregorio Cvrratio f/roihonotario s. p. if. i)^ -^^ 
Nucquaiii «xUttmfttUf mi Oregon, tain pD^niiuc moctiiii a 
fortuna autam ìiI, ut uilliì Uoj UuiporB hIv in anltiucto 
u«t potiiLri dUlmctc tecuui Ultdri:* utt*udum furvL^ mtaà iam 
e&44^ coacif^ìium ul Ucum (^aascUi te uidor» U» atidire io 
alloi^ni possom, qiiod (^uid^tii essut aequios miLìqoe, puto 
ibem libi, ìutmiiduie. Qtiod profscio co&bÌ|(is«ttl nolis, ci 
mihi, quofl cupìebnu), quofi lam firminnimo «p^mbiimi qnol 
inni nAiintiim jtntnliiiinf cxdi^ui lioitiiwRt: npc itj^o abaniia 
dit^irlcTÌa Ini coiilìcorerf rietì ta lueac lìtt^rac furiale in* 
tem[H? slittala iiitt^TpTflUrtTiiti Quud ìtiiMinALm; liana hoiuitiuia 
()L IfìuìLati-» an maliuoli altouiiia bominiB t^tiIuiTiuus; &n ij 
qtiud magitt GredOf iorl^a quadani luea iniqua aL iufor^ta for- 
tiitiA^ quaa meis optatiR meaeqiie IaucSì assulna adiiersatur, 
milii prpptam «ìt (nam qnod iirtnTii e«it itolRtiiim iii robiui 
pririlitu, cTilpa iJ mvfv non 4?uuruf(»3 <:i&rto sdìo)^ min calia 



ij Fora» Tommtcc» HmUqoT Lapo atrin» &Tiii<]iaift ooo Tom* 
mua dft Hldti, tgiuo M riLrvb «Ìa urui lc(t«n d«l Filvlfo a Juj. ' Tuaia 
oum Th«tnn lEDktiJiL> «■>aKa«ta<liaoni non «dmodum probo; an «oiQ- 
iuuouii« ut audio. flA|;(lÌ09Ua ' . C£r. Cl fiostniau ViVa dì >\ Ftttfftt 
UiliDo 1808^ 1 1, p, lt»l, Jl ood. I^ri«. ha inv«aa N. L V., inorila 
da heiìì iJkbnu più reo«ut>> ijbIIu «imAÌo btau?^ laacìato iIalI*At£wiiU«aH' 

*} Su U, C'>rr4r, uo^to a V«D*xth dH UÌ0T-4£iiii o Cecilia Coaia- 
rki Dct 1111 (Ui:m FttUii'jUc c^tUlri, L IV, tav. 1II\ vodi Q. Vol^ 
Pp- «iT-, V, ]J, p. !l^ «gjs- fi poMim. 



CTin>r <D ukM) cri cArnai.ioMCMfo jvx. SId 

explorAtnm fanbeOt ftt «i quid inapìcor, tomen> aflÌTin&ro 
non ftUHÌio. Hoc tasinin dio^m, ino pm^l^r sp^ra, a <|uo 
mìuime c»portebat, d6C«pitim et ilhiaam et cletititutum «nsc; 
qood dtai mihi molastìvlmum et dc^rbùatnium sìt, in«st 
taiD^n i)uìd<lATi], quod moom lane mc^Iostiftia miuaat qnodquo 
ittìbi Don A fortuna iUatam, «ed diutoo a]ìqiii> beoelicio- 
et niuDoro tlonattim o^o uìd^Ator: C|U0<1 eodom totnpoTO 
no eomm hominum coruiG«tijtlÌn«, qtiib;7scQm caìhi die« 
nocjtostqRo uiucndum fnil, libomlum iiidco, Noa d*» Prin- 
cipe *) kaeckquor: eet eiiìm nemo m«ltor, ueinc probìor, et 
ut aere poaeum AiHrmare, nemo hum&Tiicr ncc faciliorì sed 
do ìIIìst qui ciua domum frequoDUat, quomm ego, ne 
quid gntnius dicaa, ìnertìiini doMdìftm baibairoB et agrostoj 
more» ddh modo nnDqiinm sino stomncho et ìndìgoationo 
perferre, ved ne sino uomitn «apioere qnidem potaistem. 
It&qoe in hoc con^iolAtione non eg«o; rea crnim i\yA% lùò 
couèOÌBìuv, nec atolum id non moleste, sed etiam cum Ue- 
titia et nolupute fero. Duo tantum me hao in re nelie- 
zQcnter excrucient; et quod praesenlia tua prìuatoa tiva, 
et qnod ita me inìqui» coudiijone uatum persptciskin» ut 
noti modo !u magois scd uè in mìiiimis quidem, lieo nono 
priinum ecd nuu(|iiam qnicqiiAni uitbi prospere et «x ailiniì 
sentettlia cuen<>rit ; nel bì cnonit, aut sera Undem et magno 
cum Inbcre moleiitiaqtie tncn, nut non diiitumuiii fait... 

IfoD poteEkdo vìvoro^ com'or* «tio vÌto dotiderio» nelU fy^ 
xalHtriXh d£ uoiiitni «raditi, rlff^ln ijtimlo è HlAt'> |irivDlo p«r colpa 
di o«iorì iaeUi Bpr«|i^Tali, oorciior^ «olli^rij e rit'ai^» noi^U 
■tudl A nnllA rii|titi;Hme MÌA «ha (*;n4rÌAniii. r1|wi>>fiio wtmprM 
a au aloiMo U dotto dì Diojc^no ' «ut cum «tìnerofnr a <^ni>dam: 
li te irridoat — itga ii^rn, iiiqak, hnud kiridoor- '. ToUiato roc- 
oonianda caldamcato airkinicìcu e praicKioDo di lui té o an^ 
fratello Francoico, Utero dtrUiL prvaantD. 

Kgo tametsi pennnUa Kabeam tnì erga me amoris aigvta 
et inditìa, tamen hoc uel ma:iktmQUi iudicsabo, e'i iatellexer^ 
illum a te pliinmnm diligi; et quod tibt iautdiu dobeo, cum 
pTimum n.omiili nitam interpretatuji fuero, quae propa- 



li) Si allude al oarlinalo P. Celenna. V«di kttem 7^ 



ditjm ubi quid i^lui accidftt; aliMoluelur, alìi^uiil Ino nomino 
ednm, quod et libi iuoLiodum t^t mihi èllam liouDrìOoniR ni. 
N«c nero q^am Cftlypso ec Circe Uliij poUIoebautur im- 
m o r Ini ! tata m, «aiu Libi duiiu ipae pollicaor, ()uod pernuluuns 
liuiid po««iim; n^d qttod iiiro» pftidstiUs et ^mdicos dec«t, 
Lue mctipio <ii i-onftrmn ofTi^rMircm ^sm mo, et si quid 
apud poKUinM uur-Ui ri tritio vnintn« hAbitnrì, noMtrìH «orìptia 
et monumentili uìgt^at tui nomini* itgl«rna mamoria, Hoo 
libi maina aUfijiEÈd pritontAro nn^ ogo {K>^tim, noe a to it- 
^uiri opinor. V?ile. Ex FloreiiLicL, un non. maiaa. 



lOi 

f,aptui Francisco Pntrma $. ^ ff. >}. <— £UÌ da tuo pnus* 
cipuo «t «mgulAri in m» ciuoro nunqutm dubitarim, tjunas, 
&tear id quod ost, «tip^rat profocio opiniou«m m^am; quod 
ex iM littoria anporiorìba« dìebcis, qiias cum PlularehI 
opnvcnlo ') samiiwìrne altane huTnani^ìme acrìptas nd tae 
detlbli^ ffLtiilliEnn porspoxr Nani cum abs t«, aullis icpì* io ta 
mr^riLU, smj tantu/u libornlitAta at beniuolantia tua fVotua^ 
rom urmm mìhi i^xiipL-oLatiMHiinnin optati «imumqne petlìa«m, 
noik modo IdirlbninlmlUi quod hab«ba«, quoque SIC pHnsnoD 
arat m^ pudori* postnlara; uerum etitLiu quod non haL^obaa, 
qtin«rdQ(lum cibi statuirti, ne ai ea, qiia Ìur« poterà», exi^naa- 
tion«i iiim« foroOj amìcìtiaa uoiitraA parura abs ta aaciitfkotiim 
iiiiWfttur Itnqiia ab partam tibi^UÌ qnam nummo «Indio re« 
quìraibum, cava ininimo linb^rav, mcvi cnnisa («io anìm optnor] 
tran»criptum q^mm otìleriter atl ma mUi*li, et quod reli- 
qunm ««t propddiem t« mUaurum pronuaìitl. Qua ìn ra 



-fftfxm, ia Jf>'<«eu ^>- j£^<^. B d'Uttmi. otoM,, V. ^cxiJ. pp. adfr^a?o. fii 

pària diffuiMir&oiiW Unlln vliu (^ iIi:1Ia aporoAiU di i^iinniu ooodÌMcpoio 

t) C'A unjt lettera nLapc M 19 aprll« (22* deirEli^iJCo). io cui 
P, Patrizi fti icuHA ài oon potorgli mandnra gli ^ii»^5^}4tnf(i tfa* 
ccrlirigli d» tic ^l'dfcu/h» Jn^onfu^, avcadoli i^proiiikiì aà uu amiou; 
^ft^Iaugc i Baluu pei tiasEiuolc, L, Doti o A. TcruftluiMii. 



dUB tp?um offlcÌDin mìhl gr&tam fult, tiim multo magi» 
optimi tua in tDd (loluntna et proiDptitudo nulmì, qutbu> 
r»bqit mirìfica iloUctatue aum* Qatin etsl aotea taU ftuaab* 
gimtv ati)ii9 optimifl morìbcit, plarìrais mftxitnieqae uirtu- 
tibns «t coniunctìoD» honim ^ndìoruin^ qnibas iit<»rqnd 
dediti ttumiiCf àdmonUujfT to tEwtuniniodo lilìgobam; ntinc 
iam d*>uiitciii4 olHi^io tuo, toto aiumo eum amplnxii? tibiqtto, 
qnod minila md«tur cumulato a mo 6ert posto^ gratiu «go, 
et md quaecumquo cffioe» poealm in omul genoro ofiioEt 
«t d^bftr» et debìtumm eese profiteor*.. 

Iicpiidontdr fortturtm agam, qui tibì tantum onoiìa iiopo- 
nam, icribonduca tamouo)<t; neocrnim patitur tnn hum&mtaa 
lioo mu tooaro diutiu^. Ard«o enpiditatii ìuorodibilt iatixm re* 
Qtaondao ot ÌEi<iolendaf> urbis; qnod etaì ante eupìobam, ta* 
meu cum afTuì ita me et eiue aspeotns et tuì oetcìontmQCio 
aequalmm, cum quibue uor^atua sum, monjs uel oeperuut 
nal iucondorunt, ut nunquam mihì quioquam ait aogriiis 
factum, quam ut a uobi« dÌAcodor«a>. Nu&c varo si ticri, 
mi i^'ruuojjoo, ulJo modo poicst^ obaocro te obto^torqao, doa 
oporam ut ìntuo oum lioiiora «t praomio aliqno i^doana. 
Audio pradC4pU>rdm uodLrum ad 6iicm luiua auui iatino 
048d abiturum '); q^od quamquam mimnid aoU^m, quia ab 
oo sint futuTUA romolicr, t^meu fi oum commodo «t omo- 
lumonto ano fìt, non modo aoquo animo faro ead atìam 
libonti. VoJlom igitnr, agcros cum amie», a qui* ex hao 
soatra facnltato praaocptor oosduconcltid oat, ut ago haud 
quidam in oìue Jocum (noo onim fna oasot» acquo r^o id 
^^K potftuJ^)^ Nftd tamcn qucquciuodo conducorar publioa mar* 
^^^ cado aii eom praoc^piioucm. Quara al hoo onaa tibì auaoi- 
^ piandum putabia, loquara oum lia quoi eperes nobia adiu- 

I ooll 

I ri 

k 



) fvUUol Pilvlfo, ti quHla pi\iprìa avir&prilu del J-idCdaSicuft 
rìanoTa )« tr^uCLtiva ool Vioi^oU ptr na jdìL oucvìfico n pi6 «ieur^ 
Oo|Ico*m«iitOf loDtftno dnlLe ìdai^» dei «cai nemici di Firco«)> Vedi 

0. Volft, 0^, dt. V. I, pp, «9, 511. 



RkODto ««so |>0««0f ot m«, quARiprìiAnui dittur fftOuLtot, «i 

Eiit ÌBtìc Gaapar facoìTiarÌ« nwiii: no^ii lomìnein, Ifl 
mutilo habuii^x m« Ubrum de finibus^iiiemdgoetinTndìas 
gn.tia mtJtuatns som, qui r«p«tìtur Umpridom «x ma euiumo 

sluillo ab 00 cutni: (»t Mitto o tiara Ad «nm littonw; lioo 

erunl in Lì» ttiU, 411011 Ì1U reddo» tal rodd«iidaa eurabla. 
Librum ab «0 fla^ìubi«, ad baee Hballuin quaudam ora- 
tìonum CiceroDis; et eì libì r^iituot (ut ei per Utt&mi 
mando), ad me ut qQam G^l^mmo perfereitur cur^^; quod 
Et fac]«a, Diagoa m* «olHcititdine et molestia UberabÌG. Vaio. 
Ex Florontia, più idn» malaa. 



11. 

Fìi-oczOf 30 maggio J436. 

£(vp4Lt dominQ Antonio Panormitaé «- p. J. — Dediaaami 
ad Cd iampridam 1 ìt^ras 9t quidam longiuscnla^, sì ubi « 
corti aLiqnid eciro potoisaom; qaod cum mininio ono&antp 
eilontio Uttoramm uaquo ad boa tompu» luus sitm tocum. 
Unm VOTO CAan banc ofieDdìttoni, qui ad to profooturoK <trai;| 
tnalui brovotf ot ìdauos mooa ad to llttoroa osse quaia rtullns: 
alias loofcioros erimiis. Tu usHoi prò toa bumanìtato et pr^ 
iiotftra ìam instituta amici tia, cuni prìmum otium uaotcìs orio, 
od m^ aliqaìd ecrlbaa et mo do libello moo ìamdiu 4d 
Kogom miaao ■), do quo uohomctntor soHicìtuB sum, doquo 
omni atatn tno, nt naloA^ quid agAs, quid spor^s, ma tai« 
lìttorìd 0(>rttorom oBìoioa^ in pTÌmi-jqiio ut mo amos. Qnod: 
Dna ro focillimo ludioabo, si m^ alìqua ox parto tuis A^orìptìf 
oommeDdori iutelligam; prao^onim cum ogo id pnor, otsi aoa 
pari laude Ubootì tamen animo, in to faoere sim conatua *)• 
Vale. Ex Floroutio, n: kaJ. iunias, 



■) Crtdo cho n tratti doUa tndaiìono dallA Tiu di F, ^[JL««ìTAOT 
dcdi«aU a1 re di l^ap^li. Vedi ftpproMO U trodiutoua di qu«»t& Vit^b, 

1} AllmlA fhr^ nHt tnitiuiìona d«Uo da« oruionì di Ivoer^ta 
dodioftl^ fri Pauc>r[uilAi Vedi Ap|jrM3<^ I& dodici di qnostc orutìoaL 



ftTDDi BC LUTO DA Mimai^iavaiiO JVV- 



220 



12, 



FiroQkA, IC giugao 1430. 



liiteriB cognouì tn j^ritììn knUinl. limine fìnnnntnm Inco- 
lumom pvrnenÌKTie, ijuihli^tia iHttio ituni ueDirm n;a m^n of- 
rnn(]ÌsF«eH, grAnitftr jno1i^lo<[UH tuUciHt» fic uolitimcnter nu- 
pare me :ul ttos ijtiutrj (^Hlorriiim aAluolurej «it f^ut IlIIiih in 
me 4it axiìmtia^ et quIJ prò me facriunim te [loUìceiis, idem 
mihi sigli ific& Ili L Quorum in altero, te istic esse roatecjcta 
ualere^ uehernenier g4lKl(»0, nnc i«l «olnm txi* catisa nnnini 
«tìatn m^ fr^trUinn tn«Ìj ijnml xpitro tu pnLnMrTutc- ot ìUnni 
parantem iKmnm <it tiitomin fidal^m, «it nui dafdDsnreni 
niofto luuilù AQ propugnatoram Accrriitium IiAbitiimm, Al- 
UrniD, ba ittto ìi: mi» e^e auimo, el^ ««t milii pfìr;|fraium 
porc^ct* Uìciindum, nulla tameu m ma nona nolaptate af- 
ffleil; iioul «nlm !amprìd«nip Idque tu oie» c&uoa aaaplsajina 
^m ^spertrfl, optiTnam erga mo no1antat«m taain . - . 

Seri ea maìoTe alio of^Ho cnmiilasti. Nam mihi nintm 
nmptisnimnm «t onintì«%ìmum, mn Tiomlnì bnmanfiiaìnKi ac 
bauafìoeQlJ^inio ciinltualì tuo fnmiliariaudnio cQnianxivtì, ut 
^rauìOTO alìquo patrono iiiea caiiaa nìtar^VT. Cuiui t?ga 
oirir me mifl'erLiiii, ^ine grauìa^^mo animi senan »b dolora 
»t BÌn« tnagtio geinitu lacnminquo n^qn^o memirnsaeL, Cam 
trÌKtifwimì v-z %finTh\KtAmi illiuf; IntnporÌN m<»TnorÌAni n^pQto, 
(^uo difl tHtitiuii uuliiiiK nccnpimu»: (|ul commoDilatHtimn tuiL 
tantum (^t 3ina litimanìtatd, uullo meo merito^ nulla stpa 
pra»itnU ailUuiitus, ma nìbì oriiau^Dm hocte«tauduriii|i]r» au^d* 
pZ^aei'; in i^ito egooinnaa apes maas, omnia ornamenta omnia 
deoìqne uìtae pra^sìdia collocfasg^m, ^nm mihi ereptum esse 
prii)9qTi!(ni non modo tilU a tao aibi r^ferri gratìa, sed 
«tiam T^tiam ab no mihi nauarl oHìcinm potnerìt, ut mihi 
paQ»o «Atiaiq fìaarìt illnm con nowa, <^uam notaio tam c^ 
leriU»r amUiavo; quorum utmm micoa wiHsm, ducÌo dofi- 



831 r. r. LUiM 

Diro '), Kflin optiti^ Untam Uni «izc»Ifent«m nErtutem &o 
propA dininnm incognitani lialiiiLMc*, hnod mihi ho&e^tum 
piitu; ]y>i(<^a xìvTti QUiUQ e:^!;^]^! <ìl, i^a rKpnntn so OrWtulD 
ii)t1tri«, nìi tuit|Tium e»4tt foireriliiT]!. Atipifi utinmm ijnoqtio 
nacxlo, ^nod qnidem mitxinit? uelldn, ille per me r^ulutvcoro 
poR««t! Ad infero^ iriftdìii'tfldiiis q tifiti quatti n^mioi opÌQor 
nnqitnin faciltorsm iu\ i^npprns (iiinm illi cnr*itiiD pAlotsse, 
*ftil tiimmì ai ìtA <ipu« fomt, nd infutros im|mim lìef^ttmUr^Tti, 
ut titl(»m uirum in uìtam recioavrAm^ Qiior! i|<t]ii mm fiorì 
poteiif Kti4u sani «at hointnlB optare, ipiod mmìmnm p«t iv- 
TUddiitin in inslU, feratnns m^i^uo animo htiDc csfnm &tqiid 
«am, Qt de nobis «vt meritila, profvqrtamur binati olenti a» 
niftfnoriji Bftmpit(*nift •)- 

S('d iitmiv ìtim o ourHu nooElrft dofl4itÌb oretta: u^mm 
egn amore diri longirid <iim proiiBC!tuM. Cum blu igitur nihU 
perf«!(!Ìasi's, noTi defttìgntioTi» nliqua auL di>rip6mtionA mu 
desertum eC desututum esse i3oliiÌstÌ, s^d nirsua alla ratione 
littollare iacdiiteni et in epem raeliorem indncere canatiit e«. 
Atqre hoc quoque nobìs o ntnnibit« prope preptum est^ in 
f^iio hoirtinnmne UiiìtAtom Ali p^riidinm, an mimicomm miro* 
rum Ktf^nn inuidnnim malìtitim ob cwlnirniinmi an fortiiuAtn 
inngi)! maum mnlignatn infnnmmqiio accuvem, nao «abUsciOr 
noe intolligo. Atquo lioc non modo «equo animo ob Ivuitar 
foro, «Ad Atiftm Ubentor; uee uero opEuor i^iiìppìaia in jja 
ro accidera roilu potniwe optatius. Nam cam eccito mor«ti 
hominnm d«aidiam nequUlam^ -pibn^tim mibi, sì res oc 
aent^ntiA procesftiesel, tiiuandum fuit, noa sohim ooxniDOa«or 
anSino, wad «ttam boto corpore pnrborraico; non «mim por- 
•pipaio quo pacto ulla uìctiist communit4id uut tiitAe consiie» 
tudo milu unm ilUa esae potuoriu Eat tameu in Te aliquid 
qaod doleam; nam quid mllit aot ai dolorem ac^rbinc &ut 

<) N^l ood. F»ri|f. qnAAtik lelUm o la 10^ liou« foM o qnati con* 
UmliMkU ioatsDiv. La 1*uen» 6 lodUlunU n ^ranctfi^t^ atque Anfftto 
• «omtncjft Mm0 In IO ' Eiaà dt tuo orc> ' Une» a * Kdt ìdti« OMfor 

finibuB 't • pvi ooDtiaua oou quoata I^UarA: ' Titm (^ptaro «lo. '. 
1) SI pulb del Cardinslo ài S, Staio, murto, cfruìtt a'è dello» U 



t-lt^W 



ettnn 4Q LAPO M cAt'nouoyciiio jp«. 395 

&d«mtimatii>nem turpÌLi« ev«« po«ffel, quftm «b eo gen^rd 
homioum repudi&tiini uiderì, quo« «t co&iornpeenm ìpsd 
eemper, et ft1> omnibi»; contamnoodos paurim ? . . . 

SciDpro bn ciUìflìdorato il d«ii«T«, U ^r», U bolioiaii oi- 
mlll «Uri teni, Ìnr«rì(iri aUa virtìi; « OQinv mt^Jc «bbioiti guaiti 
eh* «pwadotio U vit« qdÌ ptao«ri, Mllodlfttì ti^lo da c&pÌdìgU 
di riDcbuie, coftl fitie^nn tiomiaì superiori quelli eh» sprt* 
fpuido quoBt«, oorcnoo di ooasiMcuuv t'ocMlLMiitu io quaiofaa 
rltliì e tK'.i«aKiM Psr p[>t«n> aTvUlxtnn ^owU uomini egli a*i> 
dato ArdunUmeote ii|tU «ludi; 

. . . sed incJdit ft<rtftB oostm ia oiusmodi p^rturbadoD^m tom- 
pomm, nt nailun non motlo uìrtuti probitati rootU nttuliì? 
ingnnuiiquo artibutt hoDcr propo«itUH, tod ne «aititi quid«nv 
ao lib«rtati loovs retiotns e^sot. Iiaque qtit vp^rabain hit moia 
luborìbuii ui^ilua^uo mìliì uUro honorem ol praemia di.*lAtnin 
iri, idwn «aritì i&oUtus graiiissimis et a^erbieaìmia nostrao 
oiuitatU cafiìbu0, no fortODarum qnidem na^arum «Utum 
ÌDCoLamem retinord potili; «>cd bomie oracìbns aminsis alìn&do 
opom ftt aQxilìtim petere, et aliouiii (^optts meam inopiam 
KnbtfUikUrci coaotuf? aum: (juod «t aliiks tfaù|>«, et proxìmo 
t^ dnoa et atictord frustra taotaui. Non «uni Camen uUdi 
r« de prìstina iUa aeotdDlia ddpttlffos^ eed in ea adirne per- 
maneCf ^t qaond hoDoat« lìoabit (qQod quidam eì fsKlor 
«empar orit), parmanobo- Qaara, si ^h t^k^hUì ant paulnlum 
ùnTDutata, tua oc cotorgnitn amic^rum op^ra laboro in- 
diwtria aliquod miiii aiibnidUim parnmi pot#rO| libnntor 
utar; cìd minuir, hac auitni iiuUicUono mo ìpfium ac cioomm 
comnliorom conMÌontia dcl«otabo: cjua nulln cmìot, nuli» 
officacior^ nulla ìiioondicr b«ua eonatjtutia animia conao* 
latio 63«d poteat, intra ee omaìa pon^re n«c «xtarnum aJÌ- 
qnod boniim sunm dncoro, at Stoici dooant. £am qnìbua 
omnì? rfttio nitad poadot ox fortuna, ii nihil qaod «iplo- 
ratam eit haUtnt uol ad unum dicm pormaitininini. Stil- 
ponom pT&atcro^ 6t Biontam aomp^r aapìi3Dti»»iaoa indi* 
cabo, qui cum capta patria «t ineonaa ab boftibu» forciiiui^ 
onmos amìeìseent, nihil se umon dtieerent aminsdo. Neo 
nero comtnittain, tit anqnam haao mibi Jàoaltas atqito baec 
atcdionitn ratio, non mngìfl ad dociu od laudom ad hooo- 

Studi Hai. H /Gof. tUtL TU. 13 



1 



■JW 



r K LCI 



jttntAra fvtiiiemliim ailintrix, nil aituo dfaiiqtm callxim «t sd 
oruAtnontum, qnam millilitri ad pArandM copUii qn&Mdba 
esM ukdeatnr; tjtiod cnm alii plerti^ne fAcinnl, tum rusticità 
uìncaos ìììe oorruptor itiuontLtis, pudoriii oo imiliaìuao ho* 
tftpi«: tidc optM «ht nnnc a mi^ DominArì hominem, quippe 
CLllTì fWaU tfi irLt'Mllignfii i|]iL'm dicatn certe «oinni^ ciimt^tiu t«f 
prò illiaa in to fsi'rlirriljii:! pluriinis iuiBiLÌ[ril»p£n |itiin rLÌjuzi 
^amn «go iii«TtUi odiioft non duV^jt^ni» Qui mìhL etmni liolltto 
nec^uam par int«rpretem lioruiaeiD sui eimìleia, qui oh t«- 
muldDtìam «t tiadf<ìtaDtiam lingnae vix, «diim loquerdtur, 
poaset ìnt^lligì, intarminatus e^t, qrod qnf><daiti in «ins tar- 
pala nitAra &t ìmpuroa morn^ a qitodnm oloquetiUsKimo niro 
uenmìma etUt^iQ iMnns & bm iliuulgatoa eave dic«ret *). 

p«r «o]tiir«kr« gli «ludii, gli «&ri più o!u edaì grato . . . 

Pridl« ka). luniae Senaa cum aliis dd causis ttim nU 
«ndoruiD amìcorcim gratin entn prufnctuSj fìiìtqnd iì mihì 
peropporranum, Nam **««!; ìmiilm ut orniififl mo ìairpridam 
BoooULiLni h(!Cd9!4ÌS!ie ; quod ciim ub tirb* propt^r p^st9IQ 
uftrìis in loeis abesatent, Tii4?itn ud eoa litleraa non porfbrt- 
bantur. tìaapnrem tTicin, u«l poiiita notlmm in oppfdo, 
^jGod ciroit^r xx milia pa«auum SanU distat, !ft«tuin ao béUe 
ualcuLem oifoodì- Ab @c primtim cognonì F. PhUelphnm aS 
proximtim AnoTtm (^aUiam petìtumm; quara &% cum eo ttute 
ot po«t«a GMTa oet<m amicis «lira Locuhi9, posquG obvacrenii 
taahflmtkntQf, opr^rnm daTwnt, at post «ìn« disc^tnm, fli Ci«rì 
iillo modo poi«e^ bona <^oiidit{cKi« in ilìim lootim micc^ 
der^KD. Omnev Tuibi sptei of limam att-ul^runt, foro ma Id 
qDam €no\\« adepturnm^ «t se iu id omud Kunm fttndlum 
collaturos es^Q pollloiti sant; quod tdain PhìUlphcs nt* 
peneri anno tù'\hì se «fTectTirum r^copit- Eoa rogaci (nam 
mihi illiifìi adir4 non Hcdbat), nt rem Eecnm comtannka- 
rent, cum primnm anni t«tnpu« jneter^tf quod auto m^nseiu 
soptgmbrif futurum non «»t. Yide* quo ia loco meà epos 
aita eit. Tu quid MQtiaji^QtHÌ hocspQr&ndum, otsì exqractan- 



■) Koa »9 olii sìa questo acnd«o di Lapo. 



STUDI BC i^vù M ciaridLioìccato tvn. ttT 

dutn id tempufl putmn esse, «t ad rain ÌDcumbendiiiiì aut 
dwnfltoDduaip aut si aliiid iT>eUii8 con«ÌUiiiD habes, Uflfifli 
ouia otinrci nactiu fiinriA, mihi 3ii^utfìrr.fw t^Uituj Anim n>qw 
In hiK r« iiei|u« ld alia a Lum fìtla]ii«ìmt3iaU|i]DHiiiittJtiiui!ìuÌM 
<tQnsì1ÌU iirjqtmm itìMwdnrru Bi^il rg» i|Viu[l ucjjj:ììo Mtxjuar: 
ttan tantoporo mllii ìn liìs xtudiis uLi juìuIoMxiutui «Uboruiiaiii 
«tiiM, ut ob«otiRi« ^ iticuguttti!! uiueTA», aed ni ìnc^r h(^ 
miues £dftrìfi(iiD09 uiroMqua dooluriaimo8alì<|Ufttido oom lauda 
et dlgnitftle eese posa^m; quod aut istic si esMin, &Tit nullo 
aHo certe ìn loco sum hftbitnm^, Qu^rd tiias lìttarBs tioh^ 
m^nt^ir ex^cto, quse noi mihi hanc spem GOufìrm«at, iiel 
mn nliiid mnlÌU4 t]|Hirnr9 itibitjint. 

84m1 iam de tim ifitto «atÌK^ libito ftdau nìmiuTn^ Dodi «a> 
peneri t-ani[]Ore hma^t ma V» ìhUtTHa^ uu&a Gi^ ìli e Imo Calilo ') 
hiuc ateuutl, bllvraa fr&tri ra&o; L|iubua t« ut rea cum 
Frofpero cardinali snoooMiaset oertiori^in foci, et abft te 
contendi plnribus, ut si flerì idlo moflo posasi, hnias rti 
<3auMnni ìfiunatìgnroK, ut ad ma pora^rllKrtiw ; ad bawT, ttì qaìd 
da libnllo ^uom ad Kegem mìaaram r>oguou)Hitaa ■), 
sUDt enìni do ilio nabaniAuter nollluitua, Hoq lampora poto 
«X to iiiliil aoDa noni, sad idem quod anta»: ut si mo amu, 
aut ■! copìtf roQ mìLt qunra gratnm faoord, perecrat^rìa 
httac dìiigoTkt^r, «t sì quid rosciro pouos, oUT69 qBfun 00l«* 
ritar «x ta cognosoam , . . 

Olì TaooomabdA Gaapftro a suo ^ullo FfUMoaco. 

...Unam «pì^toLaa isnonirv, Ex ^loTontìa, xvi kalandna 

iuUas. 



Tirense, 24 giugno 1-Ì3S. 

Lajjtij Jny4/o ^f(Njnfif«fitì a. p, d. — PnMt«r apom rari 
oun aaMYD, itta» mìbi littorao »ddftaa sunt perbrsr^» una 
sod a^ aolentj a: daloa« at «uaus*, planilo offlciir pUnaa bn- 



En vn ssgnUrb po&tifido^ Crr. T. C^iof joi, Cp. ttì^ f. 2(1 
<) Cfr. p. 22*2 a- £• 



SS8 



r. p. Ltnto 



eodflcn CBiDikore sensQ, dolore aa voliiputa affeotua buio. 
UaiD qaod perfipexi er ilÌH te Flordtitia, ubi te, prìdie 
quani Seoas »am profecLim kltjue primum iiiilerani, &bÌÌH8a 
Bononiftmqtie to conUiliwA, non pobni profecta Bon udhe- 
TDeotor dolorn^ Tn*> non ilirjim ntntcci (tiAC «tiitn opinor ìd 
nlU) i^nsu nUi murlu pn»i,-ui (:onting»ni)j icml iitirritiiliiììiìmik 
coiiicuctudiTu) aptìmì ^ amioiauiimi uiri »»« pTÌrALum . . . 

KvA gli rìniBiio itltro ai^Uicw i^ha Ift sponuiia di oeuvre 
evinpr* da lui jutmto d ricontato. Quanto iliv^nu diLlU propria 
ò U stia i;oiiidÌAJoiit) 1 . . 

H&bea 9V)ìiD domosticu fticnltatAs perampTafi, qus^ (J1)ì noi 
«d fumpttui nooovittria*, noi ad nita^ cnltnin, nel <«tiiim 
ftd uoInpiAt^im KolEcJant. H&bcx nmicov pliirtmcifl ai eia* 
ri4<ìm0!( iiirotf, qui te colnut Dlwftn]<*nt dlU^'itnt, qucjrnm 
cpibua SIC ataria ut taÉ«. Habos «pem opiliuam libi pro- 
posit&m fora t«, ntei libi ipso dafkiarlc, at tua nfrtttto %t 
lohannifl patruì tni clariraimi aC oroaiissiml ulri aplan- 
dora fib dignitflta, cui ^o (pftoo ftlìorntD dicam] in Cnrìa ro- 
mAiia nomìni^in antaponOp uel ad alU^Èmnm Iccam qxìsim 
fucilo Qiiiunrum. Hihi ii(»To priuato ftdtnmanlia cmnìbtia 
pra««lil:ìsquu fortunaa, ut gchximimìa cufiiV^iu ex optìmo 
ataCu in »ummiLm mopiam oc ctUmitatoiQ comacto, (|uao 
unica rastabat ^a«, qua baao tanta solabar inoammoda, 
posaa bis studin qnibud ab ìnauiite aduUsoentia lu^ui» ad 
boc Ceinpua perpetuo d^ditus fui et jn qtiae omnea naruos 
luttntia Atalia industriaa contendi maaa,IohaDiiis tui alionim- 
(]ue amioonim opa ac snbaìdio in aliqito ivtiuK Cuma loco, 
etai uou cuintno (noe aniiD aparabam td, noe mibt qnaortindum 
pnubam) nobiv taman band indigno, po^vo oouxivtoTo: e* 
quoque tota arapta aat. Nam 9aepa, ut »oìa, conati^ non 
modo oibi] a»««qui potulmus, aed il* conatibua in odium 
atiam atque ìnuidiam peimaguam inctirrimus; ut fa^cila 
ocnnas maos Jabora^ «t nìgiliaa fractov, abiactos ac rapu- 
d!jLto« «sta LDtoJligam. Qnid anìm ibi qui^quam nir bonuis 
et artibni ÌDganuia croditas aperara boni poaslt, ubt iiunus 
inganìo uìrtutE probìUii loous eìt; nbt prò pudore podi- 



flrjui ftu LAro ì*x CArriOUOniciiN» jl-n^ 



fiso 



6Ltìa oontineniia, luxttHft auftntìti attiue iicpudotitia domi- 
notUTr firro^utia prò forlìludiDo et aapìe&tia, uti dec«&i? 
ac prAe«eitim oum haec oiuuia in Ha sintf a t^uìbua lio- 
norc* ot pr^cmÌA pctAmiis? 

A.D in pntrm hoc ìpMim ofTicoro jK>«sum ? tJtÌLAai quidem 
ISL Hoc cui ouìm iiai^uim ]ociii nllus, in qu» mnllin r^um 
[qiso honore» quatuma paruo, quam douti aU|Uf; in palmi 
oiuere. Vonimtam^n it& refi »« hebet, ui ìd a me opt&ri 
tAaiiimmodo i|Ui!aì, spcrarL uero Bu])o xaodo; uon quod 
non sninmQ hic pra«tor ocUi'm cinìtates coUntar hao aites 
cit^U9 iu liODor» sint, nd quod ìis (ut finto» dixi) praeaiduB 
Gftivaii), qiiibus illoe hi* ti?mponbtia adìiiuantur attpo «In- 
coKCitut. Fla^mui'jji piaaterea ncdliNftortiii] ijuOTundum atquo 
iinprobomiD ìnutdìa, qui non modo loeum ad ^loriiiui ounfum 
impedire couentar, aed mu quoque ipauiu deipre^aum extiu- 
ctiunque esso cupiaut, 

Qtmo igittu flpcs mihi rclii^ua esso poieal, cnm eo 
etiam pcrfiigio Mm orbala», qco taotntì mMn c^nfugerQ 
at lindo niiDqiLain fniritm opcm quaerera solamus? Num 
notare» amico», ìd est librON, quod nìhìl mìbì prodo:^^so 
|ictEit*rìiit^ odittae iauL coa^rìf tfl ontn its parpettio bullum 
gero, ii«c (DÌai hulu^modi Lampomm condltìo irmtalur) iti 
gratiam lediiunis suui. Itaqut^ t^ulll inibì iaiu ikiilluci apa- 
rnutìì locDs iiiqnam lelicUiK iiideiitiir, taadio quod&m et fa- 
stidio coauoDtus hcminuia ao fraquentiain fugio, relìcta- 
qiio urbe ruia incolo, monta» aaltiisinio poierro: et qnod 
i;uum pcMGtain, ìù» ni«LÌcìei ooiMipatìcmibufl iicm malorum tu* 
medium, «ed obliuiouls aiibMdium ijuuero, et hac oocita- 
tiene me ipse couaolor, bomimbu!& uibii uec bonum neo 
malnm esne dìuturDum, uirtutem ac recte facta tmDqaaDJ 
praomìo xios«o carete, at ai oaroat, praemio tniD^n di^ìs- 
aimam ac !ic unani ove conLotitam; ni co aia tu nati ir ab 
omuibua, miuiiuo contemnatidafO eaiio, coulraqua »tiroin« oc^ 
lendam. An auuo ÌU uiaitur? Aliaa forta^se, atlter; et ant 
baac miaera tempora ma uìuo ìxt molierem statum refo- 
reputar, niit bis maocntibu* lantt haa molc^tSaa morto uitabi* 
muH, Tu boc idem fociaa, uvlìm, at uoatra mala tibi ante 
ooulos pouu; oc ai quid coutra ooItuitaLaia Uiam palaris, 



oogìtH iio« Ejuanto maior» ne grAiiìnrn jMirUiTnrliiiiiH lui par* 

te uon (liutlus esae faturunif at4(ue Ìd omnibus forti ta 
animo magnoquo pr&d^iies, ot 4110^ TerentiaDiis ìlU inonoL 
Parm^no^ non pot^it (jand nìSr ii^li? qnod pot««: «»c tibì 
prospero omni* mi prò noIntiUto snocnil^nt. Qnod oiit«iii 
mA ntrnìm^un tirMirnm itpnntjirn iiid^t.ni'T ijimnilo lo^riim 
<liiit«ntiji «upumli KumtiA nuc io nD^in aobu a«iiÌT« con* 
oodiiur, tu d« in^ oogìtdii i|uoUdìd uelini. K^o d» te dì«ft 
nooteA|iM co^ttabo et <;ogktationeit t^aotiiiA uo«brait c|Uftfll 
EA«ipÌBgiin«k rotnmocflemns Uttom; tic %t enniTLa fr«qnent«r 
«na, noe dinnngi inniti pwtflHTmi';. N^c etiìm minim pruft- 
«•ntfi34 balNinìiiM qiiiu ninubt^ «niirfiqiKi c^nmpInp-t'iTnnr, f|OAtn 
qtaut ocqIìm iotu^mur. Va1<. Kt Florentia^ vin kal. iuHai ■)* 



14- 
Firenzo, 24 giugno 1486. 

^ Pruximis superioriboN dSobnn TIioidm ini littonai* nd mo 
porlatae cnpt, qiiaa «nm ex }ioc rapenthio atquà insperato 
dtsoeaau nastro non mediotirì dolore me afTAt^bxnsnt, eieol- 
^ruot etisia ut od te aUqiùd icriber^onj et me libi, qQand4> 
comm min licet, litinerU AXc^Mr^tn . _ 

Bi eoosa di non avark potuto Mliiuro 6 riogruUr* prlnufc 
elle p&rtuae; ' urbe «nìm ^bara-m, aihil iftudiabun, ouneta jgtto* 
raWm \ Xjo prti^a di cPuvorrtrjfU U bQuovoUu** e Ift pTotaùons 
giJL altr« vaiu N(i«rim<muUt a di aui or» godr«bb» i frutU ee 
aoa fatM por rm^idla u U DUÌT«jti1À 4oi oortisieni., . 

Vale et ma «mfl, et timm printinuin ìu me novimim 
«etve, cit >i qtMndo ProMpemn CArdìnnUm adi«rì9 me liti, 
ut min^f eeierisquo dlligenter commeudn; «pud ijutfm, tam 
«n homaDÌtAto bnm 00 m mancia ti 011 9 tua, gratia^difiiimaiii 
fon» confido. Kx Florantia, vili kal. iu1i&9 *). 

I) Nei oodiai TaLic e Bavoa. V7f/ kai, ittniiu. Ui ^Mnti^o ella 
1axIoii4 d«] Perì^ Coafrootk t] priQoipio dolla lotUra li* eoi pviil- 
^plo ^i quBBt«> « fr, 229 * FVlilie kvL etc. '. 

i> Kol codiai Vatio. Bavoa. Vili M. ^^ 



tnVVl tv LAPO t^ OArilULlOfflCUJQ JV3I- 



981 



1&- 

£afua ProepttQ Cofumutì» r^mduo* iceimat ecriinaU 
t. p^ d^ — Ec9i de tna io m« omor© prftccìptio qnid«ixi «t 
siogulah nunqnam dubiturim, cuiua tuia officila •ijpA por< 
muItA ot iiìiìiLÌ4 mtht c^riiuima ftltnliirti; tarnon Id ijao* 
tidU» m&^U perspicio, maximeqD^ ex Iiii litUrts qius 
humumvfìm^ eorìpi» proxime &d me d«di«tì, quibue te 
exQu«a4 quod taindia ad me natlas dodtrìe, sisqiie eitu rei 
OCcEipAtiODem Tion oblivioni^ canssm fuiasa >}. Quare excTiSft- 
tiobom tuam libdDter oocipio, ^im exctnationo nulla opus 
trat . . . 

Tuie nntem i^raufjucimifl iiicomianodiai nt dobeo, amicin* 
Bimi lioininiìiT acquo no moia tichomòot^ir ittdolco; et quod 
intdlligo itadìgne ampUtudiuem tuam aiDifp, quao apud 
A«quo^Ìiidieeattonniodofuolc4tÌAOmniacoolHi>itudìue tificna 
esAO debdrot, eod bonorlbus pra^miìa epkudore «amalanda 
foret; et quod ex m meum quodjtmmodo onreum impedìrì 
&rbttror. Qui eniini diun la in quom omncs spes moa« co- 
QÌocto« annt ^t a qao mihi ooioia sub^dm oroamcntoque 
ot foTttmao ot diguitatia cxspcotantar, hi^mm tomporum 
proccllict ioctori^f c>go sperem mo loctim atiquom qatetara 
ant oplatum esM htibìturum? 

Mati to xiuf nula (1«1U Uftaom titfae«M*tt)i, eoa <^i egli potrà 



I) Aooouna % UQB UlUra Òe\ 10 t^iugao, ooa cui da Dologaa 
il cardbalo a£«taurn a Lapo di aoo ftvctrlo ditDCùti^ato, oosocU&ta 
le avTorfilji Ja cui ì borMglUu» « lo immoDM) ouro ' ìu iiottrU up- 
pidìi r«<fipiaiidia '. Oli ia«iiiia uela spoeifi ili ittatUfOt eoa I* qn^Ja 
L&|xj poir^ godere dei tadUjcieì d JeLle ituinuiiJU di cui jcwIouoieIì 
nitri umioL - i; U \*y AiiWvìeMo. L'anu>d«Il« leM«rft d\ Proaf«ro 
4» tlellu HHptratu tXi Lkpo à U HB>Ì. lu «ul il VltollvBCbi teruAto a«l 
I^xb 4 a»dur« uiam tib«niau« «eoppUU durnola U atu Bogenra, il 
3 KÌu^Lia tiijiw rMrAvilJO * PulutììiLa, cupiUto 4iil1it famÌKlift ColoG&*t 
a piNMO molto altr» ooatalU dallA stoa»^ tamì^Lh. Cu. ¥. Grugni 
Tina, Op. dU T, Vìt, p. «a afg. 



flSa r. r* una» 

qvibtw pdkud lUnicojw fruvattar * 
...«c ti fjuultfttf nnquaiD dkbitor, mt ut noqne itisr&tun] 

Fir«n», . . . 1436 (?)* 

LofniM Antoni^ Tonui&iMm» *) t. d. — SnpQriori tempore 
prìnsqnam td t« littOTmmm qtrìcqviAjn dodìsMm — «ed etiam 
oro «t obUitor. Vfcl«. 

Sì lunoato dòU*iMlift«to uloiwo dp^lTAmìe^ o lo «otto & 
««rivtfrgtì come tmrv «4 «Itr» làmìoL * Rvn 6i|(Ufbrlei iio«tcr 
t«u Mapi^Bi* «1 qvidMd longiniinw ppirt^Ua Iccìit ut non 
ftb occii|i«to traain* «ad tb «Uno «l loquaci • , . * 

17. 

Firenw, 10 latito 1436. 

le iamprìdem scrìptoa «b jearui-f<r;4«fv, ut ai», gmocA ad to 
periato 6ÉS0 cog&oui «x tui« littori**), ìdqno ita fftctam 
oti»c, achoiD^nter g*qd«o; et qncxi por me in eo [jtiod p«tìfiiaa 
twIunUtì t«tA0 oatiitrftcUim «mo por>pìcio. «t ego non mi^ 

>) Anloaid ToTQubtioiil, (ifE)Ì9 ^i S'nutoMOo: CAaoiii«j» di Pr^U 
# fol dt Fifvniti; cfaUiuAio & ttonut dft Jfiocolò T corno «criLUjra di 
Ulte» «pobio libilo, diventò ^i oubtdaUrìo • OApptlIa&o ponlifloio. 
Mori boi noa Cfr.LUio, OppcA^ T.lV,iA7.I.t3naanddolodolUHiii 
vita fftudooteooih ìtt A« Ghe««HÌH ^'o'm/i' <f«/Jii Vttiv^ntà e J^tudi»^ 
miino ooo-, Fir«cusa 1891, |l A'2A i^g. 

*ì Lft lottora ftllA ^u«lo Lupo «i riforiaoo ò la 19* ddlVolonoo, 
•crUu da Bu<fi|i;ouv«uiu il H idoki^Ìo. 11 ?iilrì» ritignxia La^ dei 
■■b'vritf/iAin Lo Maicafa clio ai oatiufia dal auo affara oca c^ai ilÌ< 
ItiEiJXiXh. ' Bi^u] tu&ru i^iillniun uiiiiil illlìf^utta ni aixta Uimjiu» adii»- 
aftntf dibi:) i^tporain omQÌ oflìi^io, ut me gratum ac inomoraiiì aaaa 
cagnoanivi» omicamqun non iklTim wd unram... * Qai si allude evi* 
dentat»«Dt« al dottidorio tih« Lapo lia maavfòatato al Pnti-iai, nella 
toltera dall'S lUi^Q^b, di auccoderc n] FÌIuJGd nello Studio dì Siena. 
Cfr. lati, la* POF i nofivUfi^a où, Latt. <}»,• 



DU»B cura &t 90] liei lodi De liberatila snm^ Nam cqm «a ad te 
mììtiTUfom^ et aba to postea uìbii nequa a patr^ Uio optìmo 
ujrf> aocepiunnif non poU^rnm orniiiiiD [jui^ta Animo esMO, 
utjrìlu» Utf t{mà inali acoI^tiuHt, Mnsit im mut nctgtigontiA 
auL Improbi late latcjruin dn|>nril] ta fnraiiL, Sml ìixitia iitm 
fiati» liabttO id hL i^uu atiiiita in te ftjcfHm 4^iiuilÌimc?^ nt «uu 
futurua diuk ex hoc ipAo ocniìcerd potiiìd:<e. Tu uero Tifi ma 
timaSf si AuiÌGum tiUi, ei memoreni ac bene ^af^nm iudicas, 
un mibj pontfmc tam pania in r^ at.r)[ift adeo minima gra- 
tina ti^sm, L^itofl sino nitigiiih mol^Htlit, h^Iih tu |irHrfKni'LÌm niit 
OTUuia debenm, nuilire nun ponaum; nvo cinumtliiut un a«l 
ta uidearis tEmlom u ms non ■pdrai'ej imi Libi «^u tion 
foase persoliiL^ra, quorum altemm mibì tui-pi^^imutit, aU 
tsruin eUaiD niii^mm foreU À me, ni ingratuA Labari uellm, 
nncfissario tibì a|>^Ekd&e saot, tsm^tsì mcìo «as te minima 
oiipvro; tjflrnmtanien vont flgnndae prò bifi, f|uao mna cross 
«t fiicìwtì ctt ^ris M- td fai^tnnim p»1liif«rÌK. It1i|u« fAcm, ao 
tibì ij^unlux pc^mum, noti c^rmlftì dob^o, t^uwl fiurj n nw non 
pQMet, gratÌA-*! ago^ Amlrciio ai^ro et Anj^H ox tuii litLfìns 
flaintalio inibì lUcuniUivinia fiiit; i^nam utftim, eoi ceintrn 
GelATCHqua amìou» quam «aluoii facla« mtU u^rbu. Tul«. Ex 
Ploreutia, ad n id. inlil. 



18. 



Firooaso, . < * H3G. 



La^à Attgth Stn4na% «. pf. <f. — Sorlbaremno ad to, 
Angele, neoiM hoc tempore et quid ecriberenij din raul- 
tumque mecuoi cogKtaaL Kam meus inoredibUia in le amor 
tnaque ÌQ me aingalariv humanìtad ah libemlìtaa^ qua* et 
aliae et muperij iatìc praoaens «nm expi^rtiix, impol- 
lebaot me ut ad le aliqtiid «cribendnm putaroin ; ueu tMÌs 
»iuftt:i«simia litterìit ìpu ino priuarem, nac te meli carere 
diutiiti patoror. Voruoi quod iorib^e possem, sane nibil 
iiabebain; naca de ìits qtiìbus adooii mibi Bcribendnm erat, 

^ StilL'aUim» gii* di Lapo a SL^aa» Tttdl p. ^36. 



ad Franclacam Patriolum commauea f«rQ utritiiia ne- 
Blmm LEttenif^ dadi*). Pnto enim omo!» Qobi» mvo oom-' 
muoia: jrihrtee rtìiv t^iXiav nmtà^ at Buripides int^oit . . . 

Li> »oria \ <ioatiiiiuro più aUctcmcntc negli ' «tai^ft ha- 

molili^, oihìl pr^ecliuìu^, qìLìI noqu« ul rea «d^urdaa l«DkDJaa 

DÌqu# iii«od lAAflJB o^lmiD, «ol pottua, quod vnieUr sa boatruta 
diooTO pOJttimUA . ^ ' 

Tu, ^\ i^im in rn ìntpllIgDH Op^ra mna tfliì opii* intMi, 
in fm n md omTim {>ii?cLul4T« 0t>r ut ab uuiÌoÌshIpjo Lomirifi 
liiÌAqti« conimodi* et ornamenll» deJItisiaiiuOf ax:«pecUrd 
<l»l>6ti. V»Ib^ et tne ama^ f&mil i&r«8ijae nostrofi saluero iiib«tf> 
meo nomine. 

191 

Bologna, prima del H DOvembre 1436 >). 

Lfij^ua Ltonartfo Aretino 8*fL — Quìdesas In oanea patas, 
LeonaTc^e pater, ut poi^t nisum (lìvcoiviini taindiu ad te 
nibìl scrip:ti3nm, cam pmcv^rtint tantum mihi qaautnm 
alins niiiii|i[atii Mcrrì^iundl otluin !iii|ii]rti8^li tii Id 3t iDd nou 
on^aìcjriitn mudo atiiuu unuciUfia iuia, iju^e illligi^iitiwiimd 
ratÌRdud^ buul, uerum etiam pi«tatì« ratio flngìtartt? Non 
e«b aiilin h\ obliviona alìqua, uaglig lentia fiTit iugralitudina 
priiet^rmÌ8^«ui»; iiec itero adeo snm ìmTiìemorj ut iaia lio- 
nenta conaiietodo nostra, lam huauÌs, tem grnt«f tam ofli- 
ciovn, Inni tttilis nx Ariìmo unqtiam mihì i*fì]iinre pos^t; non 
arlrn ÌTigrKtiK, nt cxistimem ma posvo hoc sino inspìcìniin 
impiidentiae «t stiiia iuifj«rÌo «Milnm firaetr^rirrt {cpitn m 
mitiLift tot tam erìmia tam diuìiia tna iti me merita at 
ofBaia r^f'^rKJtda gralia pro^si^ui possein, proadicando tamea 
eirerrudoi^ue ìllri-drartim) ; nec tarn inerì et tam deAÌdIomis, 
Ut nìii clarìssimi et de me optime meriti memorìa ma non 



>] Cfr. U duo Bot« ai:* Ult. !n> 



ditevi w Ulto HA gastkilioximiio tVH. 2n& 

modo ad aonbendom iiupcU^ro dob«T«t. Vtmm inspor&to 
qvodnm H ÌDopmato «aonta storie «xiin sic p^rtnrbatus 
mim, ut hftCQ noatni rttiìdtaf quoo «orapcr ooloisMta «t in 
quibun boQ&m aot&tÌ9 moao iiarìom uorMtus omodh, ot a 
quibutt otDuia praondia oruamoata deous dÌjpiÌta.tocii quìo- 
tem d«nìquo pet^nda 0S99 èÌAÌidsAem^ odino lAm coeporìm. 
Eb^nìm qu&mqunm ab tDÌtio nulla houori» f>t gloriai cu- 
pidiUt^t Bod tafittim noLu&t^to at déleotatìona addnctns «e 
9pi9 qntdAin oxcoTonddo tiitoOp «oaUmpti« iibio«ti»qiio c«- 
t^ria robutf omnibus, mt ad harura ìoj^auvruni ot knma- 
aarum artiam studia ooutulittiOiii^ ftitamcn paulo ìn Mt 
prouectuìt, cum ot logìsadm aaopiaauae et audisnom quanto 
oa in lionoro apud maioros ostìbis^dnt, quaaU et qtum am- 
plÌBsima proomifl spUadorem (HgnitatMn a olAri»imÌB eìua 
aotatÌA prìtoipibuB oarnm stndion homicos ii8»«qttì connieo- 
Miìt, non immutata qtiidom priori icnt^citiii »od mchor- 
oqìo Ubcfoctata parumpor, od ea ip«a mo animtiin inbeadore 
ooopi, non ut prao ilUa honcstoiom tibiioiòndam pataroniT 
aod oum iUia coniucciam appE>tQri'. Itaqiko uitc^nioi txeai- 
plia propo^iticj^ horum t«mporum horum liomimini horucn 
morum, totìaa doniquo rationia ignaras, t'ora exiattmabam 
nti cura hi» littoria non dico imbntua ot omatu? sGd Jouìtor 
tùotuo prcdiremi od omnoa &«L amplisiiraoit hoQoros ot 
dlffuitatio gradua F«ailiu pntorct aditi»; n«o oos potoudov 
oaao aut deisìderftudoa, aod ultT^ uel inaito rr'Qaaanti dofe- 
rondoa«s^. Haospeotoof^itE&tioDOQbi ìnm tantum prolooìsso 
niaus eum, q^aantam ab homino nou oranino otioao ad tiaam 
vìbao ac dig:rLÌtQt«ni affor^oduni osaet, tomptctro inatitiii ob 
ad oum, qu<tin ipto propoamoram] curaum inciimboro. Is quo 
Ionico alitor ouoniL otquo orani opinatila, inoidimiui cnim 
in oa tempora, in qnìbua nullua non modo recti» etniUid bo-^ 
nìslqt^e] artibu^ honoii propoaiitt^f, sed noe uìrtuti qmdem ot 
probitati locu4 reliotiu eaae uideatiir; ut qui ^peraasooi, ino 
canta sìne tiUo labor(> etìam facile adepturnm, idem iam 
annnm aut oo aicpliua htiio rei tote [cLnirno] ntque omnibna 
ut ita dixoriin nervi? intontMa, nnllia laboriUi* nulUa uì*- 
gilii* noe per mo ncc per umicoa 4QÌcquatn aawqui po- 
tuerim. Nemiuem enìm ex iid prìncipìbua reperì, non qui 



23C r. f . Lvoo 

gmtìs ordnUm id atquo ob^crAtitom t^cto tantum fio aìctu 
dìgnurn duc4rot . . - >> 

Bologna, S9 dioembio 14dG. 

£ojntf ^foiniiw Ji?jr«^ /^«caiiaUnft «, jil* ci, *). — IVoMiei 
iam plnribn^ ecrìptis nulliaqiao miht ube tft rodditis otr^ 
dittjtn ^) «^ litterM tnu desjwrem, fruar tAiDOD iioc eolatio» 
ut qtiuido et praesentis s&rmono «t abociitì* littorìi ob vpo 
pBone reuideodi tui jirìuAtiu fitin^ eft3|^iiift od to sohbondo 
«micùflinii uiri r^cordatione ipen racicer . . . 

Si quid otii datur, aut si non tibi penìtii^ xriem{>nfi 
«Kcidi, ftliqnid littQràram des, ot quo in stata roe tcao ^boo 
jfint ot da Gasparo nostro qatd eit f^^^im mo cortiorom 
l'aoi&e: hoo nnihit Ditti iam radeoa, griitju« loooro nihit potot. 
Val«< £x Bononia, iv kal, ianoar. 

Bologna, I gannalo 14.^7. 

Lap\u j4»CAou(tf mùnmho a, d, — Bitiaa aU to paucia 
diobua ocoopi Jittoroa in cAndcm aiMitcntinm ecripta^, in 
qoibus etiam si mìnu» notnon tuntn logiuicm hcq nianam 
ftgnouisMm, tAiti«Q a to profecta* ffLCiUima iudioBaaeiti. 
£ranb onim plunao olHuìif pIcMta^ amoris, plonao humani- 
lalifi^ quibuo rebn« nomo to uin^ero atit t«ciim coctondoro 
poBOOt. . . 



i) 11 rcftlo inftaL:A. QtieilA lotterà è vAo, a mik ooaoiMOD», ooL 
cod. VAtio. kt. 9087 ■;. 7i. 

1) Quoat« lottcrn ■«^uo nei oodloi & una di Angelo (ooll'clencio, 
\^tu 3^Ji il (juttU ci iCitu rou l'ainìco flor«nlÌDO di non omato m^ 
dato a trovarlo prima di p«utjr«| e ieIl prometta) dtirautf) U bua m»* 
OttfiJia di sorir*r^Li rr^L^a^atamouM. L« l«tl«ra di Angelo ò p*rcià di 
poco ftut«rìoro & qiielU di Lftpo. 

>) Cfy. Ultcra 'J^.* 'Aogflaj tutta, ^. ad pauoo4 dioa afftttvfai 
puto'. 



nvDt Bv i^To oA oxtrtùLìo^tcxaù »v%. 



S87 



Bb hn brigiUA per fargli avnrA ìt gorairao ài ua^AbbAdA, «fa 
pioVitfD dntraatLOb IttaK^^ EHcailiihrìU, dolili <:>oinuiiaDC« do^l 
fltTidi, drilli, vira simpatia clin Ha jivuto lotnpn) por Im. Epporò 
i Hu<ji c^Ui riojcribjciniiffiDli dOuo «cco»Ìt-i; Unto [itù die II bo- 
nAilHri HcliÌMiii noti gl£ A *t«lf> oonfiarìtn. i^pAm chu to nlE« 
oooàuoai Ti^porA alu eoa noao* in«itic«c«; ad ogat modoi ooii 
gli mMQcheriL inai li. bttODa toIouiÀ <1I glovst^ » lui. 

Talot mi Santo (?), !;Alnliqiie tiiftrr oc iml&tniltai console; 
mo uero, ub fncis, aiaa, Hx Bouoilì^i, kal- ìanu«r. 1437 ■). 



22. 



Zapi*! Barthob/mana Fortino ') s, p. d. — Acci^pt grne- 
cmn iTodifìFìTn, rjiti^cii j>nilifi patjfr im<tu itlia Ia kÌIiÌ trmlìtnin 
fid lite dXH|ieuLjitì-i7ii mum ieiIsÌL. Qui cuin jiar au miUi ^rti- 
tiuìmiis «xutìfisel^ (juod so at) pri&tina stadisp qufts plures 
iam meiiaee librormn ÌDopì& ìtiteriatSAa U^iutìrant, 
uidtfor renocatiiA; tum id louge gratina ac iiicunilìos, quod 
BX hiw ofllrio tno ftoilft tnanUoHtofin^ pcrsp^xì il q prìstino 
tuo tu nin limoni, vitiulto, lìitn, nlmnntanlm -..*]. 

DuIjc) o|itrrain ri« b» liuitifimotli fargli mei nnlmam ac 
uolimittttfui ^uAVtTplEtso pHeuiLciaL Vnlo, Ex Boiiutiiit, vu kttl, 
febru&rìi. 



•) QnaUft Uttc^ra A «olo doI cckI, 7atì«. U% 6088 e. HO. Kon m 
clil aU «fuetto Aiii<Qaii> monaco. Ilo latcriJrotAl» rindica^idao ciò* 
uobgiua, data daJ codioe^ tACondd lo «tilo d*lU Curia romanA. 

*) Figlio <1Ì Bcaijdotto di act' Landa Fortini, ohe iti p«r poobi 
niMt il «noooatoro 4X Colncoio Salutati ooLJa C«ao«lUTÌA iionniioa- 
Nol 1433 avova 80 aoiù CArch, di Sutc> ili Firvafia, Camp, del Ci^ 
Uatix£> GUvfcnin, CbÌJLir«, tL J!^ e. 6131; *r4 («roi.V co^ianaoili Lupo. 

') Clii xiou k Ancor fc&iÌo di r«loiicli>i ampli l^E^ftiouJt Ugs* puro 
(]U«At^ ^siala. ' Quo igituT mo «TRa to auimo praoatar# dnboo, ^Tiib^ia 
IiuiilitiLt to oflbne, i|Uo atudìa l'fuM^ui, qua lx!uouolontift ooicpleoU, 
fjnoQom domane poeto d^bilas tibi smtipii prò tanto tuo taoidiiijao, 
tMn iminorlaH itiollIo iioa niodo rofisrro autauipvre uorbisi sod oiiam 
mento ooooiporo poLoro?.,. ' Tutto quoito, p«r »vor avuto io pr«- 
«tito dalV amico Qn Iibrol 



E. r tVlBO 



sa. 



BologWj 28 «lAQiuUó 1437. 

Non ])C33Q(Qiii tìbì Httcì'i^ e^LpIÌLìnr» ijitauLtt «iin affectuN uo* 
luptatA proxtmts ilìebaSj oam litberae mifat abs te reiUitae 
suoi (ileiiad offici! . • . 

Ha ricaduto ADohn t tjtQto dMLii«r«tì Uné^^y/saiti^ MPittl 
lUllo »ttfMo Oa*L>ftrc. DoiruDA « dell'AlUa eoo» lo rin^uift 
vivum^nU, dflponondo TÌth o il propoiito cho areva f*tto noi 
luD^ o Tftacj Mpotta-re, di noti acfirtr^U ^c « cuicolUr» col 
KiE«Dsìo Ogni rioordo di aatic» ftmiaiiuu 

l^xcosaUoEi^iD vero buam «tal fteqiiouiitoo et Itbeuter 
ftccìpiu, niliikiuiiiinjif r|iEi>jl nnllu scalttra «dmuMKi miriirno 
uiic^owKrm )JÌt, mpnJuicilum oeuttctc. Ifce Ui inibì j>uk11jmu 
Riirtholniii/uTum tuum nt^uìicriii oniiiLÌNiÌiui)m ctunincndtw. 
£i> urum M|i1flndoru eJiiqu» vìrLtitjbu^ ijiiao plarlmae in 60 
QÌro ac nia.vimae Hunt^ satU o^unraendatus «bI; et eiiisàiGl, 
4)uo primum illum uidi et quìilem amare coapi, finaìt«r nkd-' 
Tcoriant contorno, uibi1i|Uo tnìUì ewdt optatine i{rìskm pons^i 
]IU klùjua in ro t^niLulì num fìkciaiLi dvclavuriv Aiig«liu 
iniiM 4il coniiinx ao Uberi qtiunf'Uin rsx itiiis ìittArii; f^^n:>uÌ, 
jttGlQ ualoiit; i^Qem r|i]ùleio nà pnucox (1ì«n afTuluruiD piito. 
Ego amioorum opa pitblicuiD 1«»£ondi munuii usiq* 
cutua dram; eed in eo obeuudo r«p9iita morbo oor^ 
rnptuii it fistiti I). Ttfr^orapud Jacobum cinem tiiumoinim 
olftrisji^ìmnin et hnmanmimtini, «jni me tit flliTim et obseruat 
«t clilij^If. iitqua IH honord liAl^t, omnìsc^uo milii sìpvs com- 
niodi at dignilatìs in ea et ìu Angelo tuo go11ocaL:i a%t: 
vtflQtì* qui amìcas ae Jumalaut, i^uoruin lOfigniiN tati mi- 
uterm^ non oonieQtiir& tautom diiatì, aed ettam c^uod ma* 
YtmTnn «st experientìa docti, pamm Udeì habemiis, tdquo 
putAmna eaao tntitts. Valp, Ex Bononia, v fcstK ftbniarii. 



Or. lott sn.* 



BolognA, gffnnftìo 14S7. 

L4<^t mihi iomprìdani Hcrmolaua nepoe tuu9 Uttorot* albi 
a. tu «cripta» *), tx <\uih^ìil coepi lairificam tiolaptaUa — 
^imudo ad Hormolaum tunni acribia, cum re^ patìtur diqoa 
iu tuijà litteris do tuo eccolo fiat. Vaio. 



S5. 

Bologna, 1 iobbraio 1437* 

Lapt^ Pitiv Donato tpitfìcpù Patavino s. p. d. ■). — 
Od» doroum uisoiìdi tuì gratin u^nÌBsem, retnlit inÌM 
quidam te PafATtinm p^tiÌMe, Qnod quidetn Ktygré tuli, ut 
debni: claris^imi uiri inihiqiw (xit ojiitiorì nTnicixHirni oon» 
spectu ot coni«n*tQdÌno tao <»«sie priuatum, praasartìm cum 
ta ante diBcenitm Uium non uidiisttm- Veruni quod mììil 
idem dixinet te ad Ijtauq tempii* raditiirum, Une «p« do- 
Hidòrìum tal intbi au^^nlna forendam ptitaul. Scd ctim r«tar- 
dari dintiua tua* redìtut nideretiir, decreiiE ad to aliqcid 
aoribere ut t^cum, si coT&m uon posssin, UcL^rls flaltem 
coUoqi»4rQr. Accttdvbat, ut fniniliares quidam mei a tna 
siimmo studio optmcnla ìlla, r^nae legenda accap«Tft«, flagi- 
tanent, «^uibus <!n[>ìo n^homontor flatiafacaro. Qnar^ prìmum 

I) V«ilì ìtmftQAÌ, )!. 209 n. % 

*] 1a ]«it»r« di F. ibirbaro a cut q&i d uefiUM fa pobbU^ata 
dui SB.bbadmi [^VnMrvFifu ^^rm di F. BaHrarv, HaXnraa l&Si, |].62). 
C^'HiìiìoLa. ' Di>QLìuiinna uìr l^ujiiirt ilix^atLaaVi ov iagoulo «t lit- 
turbi ìacu STàRciii liuiliu IaUijìx pruHitiids dijffKt» Mi aiztàdtin ta& '; 
tixii»:^ ' Qiaì ti quid sua carmina ponuul, ooonombll a<>ii]Uii tuuia 
immortAlitntu Vaia Venaiui, jJib- uclobr.'. È JM 1>I96, Pnri^iA Ut, 
frt«» ^ L«git luihi LftfQpriiloai ' o U po^Uj obo qaoNtakltorjvdi Lapo 
lia u>j' i;ut]i(;J, eoutj «ulUuìt^aCi notivi per xiiaDorla urìua aal 2*a- 

>! Sa PJMrT> Donalo, uti» b«lla aoì^ bio^aflcft iti O, Co^a, Di 
OffnHwe ò'^uta unanii^a padofMno, K. Arcb. Ycaab., v, TIU, par. 1, 
11. I« 8J. 



dio r. r, Lgi«o 

t« rogo, ut Al ]H>tM ìpeo hoc quamprìmum t^ eonfdt&f, ai! 
8»nnoii« at stiAuitoto tu» (ut ftoloo) pno^on* porfnii po«ìnn;: 
ti roion*, opGMitlft ipta guid oortum nlitjuom cAotoa ìhùtu 
qtì bue iUr rjtcUi, por oum ad zae qmiin ooloHUr perfe-' 
nuda cttre^. lioo erìt mihi ftd«o f^ftLam, ut ad earo btiina- 
nitat^m qaa in illU legèndi* vtsoB oo, ia eUdam r<mUt«Qdi9 
permultnin acoesais» uideaivr. Val«. Cx BoaDam, t^. f^^ 
bruar. 



26. 

Bologna, 19 maiso 1437. 

F^ptis iacùbo RtcifuHvi^i «ummi Pi^ntìjtcit U^tc $. p^ d. 
— £UÌ CUOI hmc sohbobam uondum t» Auinionom p^r- 
imhìk» toiobam, tamoD cum o«iiot rntHi ftoultiu data ad tO' 
■crìbendi hcmiuodiqtia naetu< ««««m, qui i«tuo prol^oUco- 
rdtuT, liand sano prae termi tC«ndtiin esUtimauì, ut ad te 
littcrarum aliquid darcm^ tu-^uo da hb rebu5 dequo mao 
'ia to animo atque studio et ^imcr« ciM-tiorani eEBoerein, £go 
iamdtQi mi laoobc, aegriua uihiL tuli quam dìdooosum taam; 
quìa ao mihì opttmii et nmfiatieaimi p&reatÌ9 praaaantaa <>t 
oouMua Indino dostìUitns Qgpe indobar. Etenim CTim ante prO: 
tulli innumGns, moxitnìaqtio omatacnti^i uirtutU fortutuitf* 
liumanit»tis U> tautuintnodo dtlesciasom» poìctoti pltirimil 
tuÌA «0 praeàta&tisstmis benoficìts ailoctua non dilexi «oltim, 
sed dti&m amàui et patria looo babele coepi. Quod est 
oDÌm ab^ Ujy ot oonaolando et meta inoommodis propc fieqiu- 
dolondo, tom monendo exoitando pollioendo et opera ìu- 
oando, orga me ODua offieii praeterinifmica? Accedobat cura 
alia xa^ioTf qna^ me uebemoator aollicìtabat. Kam ciiia tu 
abicua tuo f'amiliao rebu^qne domoeticia tuia praafooisvo*^, 
graue mihi onua et ìncommodum impositum aao duo&baiCi 
cum cetcranim r^rum, quac sommo milii stuilio ounmdafl 
foreot, iiìm nepotiim taoninit qnos mibi con eradiend09 
aolum !t^ etiani coTrigcndo* e(neudandoftqT.ie et probatis mo- 
rÌbLi:< En^endod reliquiases. Qnod etsi prìiia t'acieadnm 
mihi esaet, tamea debat id fucìliue et eommcdin*, oiin 
te piacceatom adintorom ad cam rem et, quod iucnodi»' 



miQtiin e«id so]«t, InLana opeme dEliVentìa^qti^ cmkia f|n4a- 
dam quasi tasten) li&beiem^ ni q'jaleia loe in eos pme* 
starnili, latore t.» mìnìmn poB»Bt, Qufte Mdem abennte te 
dìflìpitiora aiiM for* tuil#»ljftn1.tir; it-fiqt]« in maxima sollici- 
tiidinif ^T. mcilrrì^tìa r^ilinqrtnlmr, Ncrii mi>rn«, nmil noìmo? 
adult-juti^nliiir), i)n3im mullo; i^imm llnxtliiloK (j^tiam prndinos 
ad UbidiDM 6t aoTaptatAs, ijiLantum eLtam nH «ot polli- 
clendoA c<>rrnmpeiiiìoeqn^ r^onuplonim (i^tiorum maxima 
iiì>iqije tnuUitndo (tht) blAiiilitino a^wnULtionefuj^ue iialereDt; 
VX qno iJu^ìV prrMpìciiiljam qniintnm oa rrnit mihi labori^ 
AC lUflìniltriLtÌ!- i-^Knl hlUliirm- Quhui jxill t ritmi hi i»m inenra 
LiicÌbliiiih ift A. Tumulti:» probi Jttiguu ifi^ntii iulu!r)ti;«inti).Sf 
9immUld tft Iiumadltfltd «ttam sua plarlmuin jnlnuurunt mt 
(inotldie iDÌimunt, L|in m «olitis studtis po^t tuum dÌ8c«&!niiu 
toto animo so di^did^runt; in illfs omDein inaili operante 
oiiruiTi, ilili^mi tiara panandarn (^), Jit^uii infln dnnìqimomil]» 
uttaa ornartKMitu, amuera buiioram, «ntntom jflonam ptit,i?ndttiii 
idilli asìn'à Sii&lutìviiuL Me uero uou ÌAia ut [ua^ isti rimi, wnl ut 
paruiiti^iii allertkTD cduTib et obaeruaat, exi fili man tc^u^t h» in 
hoc libi gratissiifiimi e^o ractiiros. Quapropter à ìn his edo- 
rìbn» i unti bit inqiit^ porsou^rara ucluorint, spero illos in sum- 
Iji0!< Liin^x ouiOAiiKiii ; tuo nitni nx mro Inlicir» Inmlrm, «t tn iix 
iUorum fftndiia, iltim a1>iin!4 auilitu, oL oiitn r^ilìnrSn fìonini, 
udIuj itale IL] maximam est^o itapturum: quud opiiior ni iks* 
eìduitaiu eoniiiL «t opera uostm ^t Alexitidrl nkonìtia et. 
Angoli auctoritate facile oon^eqnemur. 

Altomm partcm tli>sìderìi riolesLiiieriua meae, qnsie «d 
m« SpjFtitm 3&pf»irbtt, Uìnat i|(iod a mn «fiìuiictTic «ìi^ dtim tv ctiin 
faimora el dignìtiitn abusio IntAlIi^TU, fiicìln i*t MV^ao anioin 
ftìram. Tantum mo tamari driìdefrutm tinmt tuìj ni t» orar» 
obterttarique iiou diibitein, ut ubnolnto legationN mii" 
Q0ie >), <^uod sp^ro pio In^v consuetudine optimi et lioiio- 
liSca et ex Gommunì utilitate facies, &d nos «j^uamprimam 
mu^rtoria. Biu, aioni ponitas siibtabf^ mot&stìa, tn« ao Teli- 

p4r n»bd4r vaa» Io trftttjhtir» 4«t P«dn rskdniuiti a BaiiU^, ì ^nali 
vnlavjLJio trft«fvrirc in ATlgnon* Im ««do d«l Cbocilicj grccclatioOk 
C&. U^iòJ6, Ì/i«roi>« tf<j CMcflUt PuU lbT€, t. XJ, p. 3«0. 

MWf Sf*^ di jhal> <Mm. tu. iO 



2U 



V. r. tni» 



Affioae*. Aa^E^liM et AkxAoder sid U etiftta ftliqibd tcripci»- 
wnt, ai Attt alU qaiitti Lmo a^ te ubi «orìboódA ftii«witi, 
ftQt non lift# titier&A aibì iguoqtia comina&«f e««e QxUttnaa#> 
ft*Dt< Hoc Uatam a mo libi «ijpii&cari oolueniDt, quod libi 
WBprìd«m p^rsoMUis o**o r«or, m tooa foro ci omnÌA qTue 
ad toaco&modA honorem liigoiUtemqao peiUo«4at> no «osa^ 
pantiM, Qt niJiil >ibi cpUtìt;t «it, qn&ia pMw ìd omaiboa' 
inac Qolaauti i|i»m oumnlatiauioa niisfaMro, V&Ui, fis 
Booofus, xuii k«l- aprili^ 

27. 

Bologna, 23 mwao 1487. 

JUtpa* lA^nardo Ar4i\n<> 4^ ^ é, — Accapi lUiaras 
toaa *) nimìaiQ mìbì latii rsspectata^i et, ut ab bomina 00- 
capato» broQoa; »ed tamon et sDaooe «t grauM tcqua ia.1 
primi* dignoo, et proptcroa etìam gntju ot iacaDJa», ax 
quibtu di nof^em ma aurifioam ao paone incredibìlom animo 
D&hiptatain coepL»«, certe meatìar. Co«*pi «cim maìoma 
multo qoam dici aut etiam cogitarì possiti qtiod^ ox illa* 
rumne suaTiiato et elegantia aa dinturnitata exspectadi 
meaa caBucxItr an qtiod paiopporcana^ ueaiasa&t ac pleaaa 
amori*, plenac officii, plcuaa sapìantinimì coQ«Ìliì for^nt, 
non aatit oxploratum habeo; »od credo b&ao airaal omnia 
affniaM. Qnare me et infìrmitate naletodiaìe et tnrha- 
tiona rerum asperitatoque fortunae ueliomenter et corpora 
et animo fractum au (kbilìtattim admodom eTexarunt^ eoo- 
Hrmaucruut ci lu a^^em opUmam adduKerunl; ut quaa ante& 
opinìoiuA errore el imbecillitale quadam grauisaima amai 
diKebam, eadcm iam uunc mihi leniaat coutemneuda essa 
nidoauiur, Qood antam t* tantopora ax«aMU, facila agiio*co 



<) La leitota ^ol Brusi > cui Lap^ « rif4ii«e* ffooede a quoeta 
Bfti tn ao^el d*1 ttotU^ Kpìiito)«rÌf>. K«l PtrÌEfino e nel Taticaae ha, 
la dikU 1186 (stilo tkrtnt.); fa paUdicata JaI Mehaa (ìt, 9) teaaa-- 
data, KafB «ocntnnt* ' Cum iimpridem i^diUefoifl&Dliurkn mlhl 
tUM (fi «tfaif àUit UUtr^ J^'% i» qmì>u9 cioa satU proapcrk d« ta 
it[itaijn« Ino glgnlflcarì ttiJt«baetiir atx*. 



tnxiu IO Ljiro da omv^uowjnio jvx. 



MS 



ac proba btim^nitiitAm Umm. (]QAd dUam ^did inlntu res pò* 
«ttiU: M QKtendii; ozcuKatìouetii nero mÌDÌme. Quid «uim ea 
nece^ae «rat, mecum prae^artìoi qoì eo in t« bdjido aum tAD- 
tnmqn? tribno pra{]etiLÌ&9 inae, ut etiAm sì «inìd d«li<^inKsieSr 
id mntA ne sftpi^oter factum pksp nìrn i^xifitniiiitiiniif? Ktmc 
nihil tpnKifj? iihn tri, nihil prutttpr otTìtniim pr-rp^truliim e«L, 
tiihil'^no c^uckÌ no» pftr «a, t4i tfloanto, i)«fnndi ac guiiLìufìri 
po?we uirlsatnr. Ego ii«ra Um^'ini uehenienUr tna« litteraa 
cupì^bftin, iiuutjiiam tAiiien mibi |i6i'tfuaHÌ t& nlaj ii«c«asl' 
t&Ee 6t optlma aliqua ratìood (noui enìm oocupation^a tuaa, 
quibus assiduo et privatHim et public^ impedtrU) aUlncì 
tamdin a scribendì oìflL'io potaiaae. Quaa antam dxpurgaadì 
tiu gratia attulidti cnciaftB, praeter noam omn» admUto, 
«t gruvig^imas iiiattiuiDiasfiiw «a» «xUticno- Nam tjuod pò- 
xtTomuin itdiimgiit nrwcìo (^nani §x nattira trìréitatem^ nafìu 
6dSd opincr, de to tuli uiro at taìi cìiw «iu^tnodi allquìd 
suspìoari ; qui, onci ad omuoa icganaaa et dignaa libero ho* 
luìne didciplÌDai egregie a natura instkutns ««ssa, ita in 
hÌBomoiluadiUg^utia indn^triaqiio Uborafili, nt tioa magna 
higanio gratia Bit babenda^ qticdque boram in t« prnecì- 
piiitiì) faerit, hand facile digDOKci pomit. Ac mea quidam 
ftuuteQtia d q<iì< omnia gradua aotatE» tuae uÌtae<iuo oooa* 
patÌoiie« et ingenii tnonumenta dilfgeuter eoc»Ìder*t, admi- 
retiir cerUutrumque: tiniu in mUe«aeuer4atum, ut UDllain 
tiblantaano esigaumtempuif ad studia reliqoiaee; et tantum 
lumen tnU ììtì&rìs IsitiaU bomiaibus attuliaae, ut cura in 
otitim nuztquam penìtua te tradideria. ab otie nun^^uam n>- 
<»*«iaM oldearis. ijuara aihil est quod tardiUtem ia £« no* 
tolte aoousand&m putem; quao tumen ai qua fuit, ut dicìai 
Don animi uitio set aetati petiun a«crìt>eDdjJi est, quamquam 
qui :U rit&m inatituerint ut tu, ita a pneritia ulxerint, 
«xtr«ma otìam Eeuscttite fìrmitatem et TfiJeludìnem «oam 
ìiitegrara retinere «olent: quod tibì edlino et oontigisae 
intelljgo, et futuinm ea«ef oevci^ qua permotua animi dini- 
natioue, auguror. 

3«d quod dicia exspectasee te tiìoai Jìttorae, ut de tenore 
eecmndl^ue noAtris ri>bua certìor fìercf) non eseen pneona te 
dintius esupeotare^ neo ipee tuaa exapectfiaaen, statimque 



9U r, R vnm 

tibi ooidìa jignifi t ft a paai, nidi «t auU i[ia<iiii l^gmidl dieio, 
oam aa*tcn «go rodis st<{ti« itisotv&t, iU io Itis rsbns 1^ 
gendU periBcnitaJiiliaqar, i|aa« ail id mitim* co&ftrr9 hijIo- 
bantur, ocuopaLiu fuimsoia, ot nnUnm milii nd asorilvcndam 
IÌtiera« utlom sopsresset; et poni re;* mvErmodi cHmwciiUui 
aswdt, qo&i noe ego 9Ìa6 «ci^rbìsaimo «uiiiai aetian et do- 
lore perscnben poooem, a«c t«, qood me dlUgaa, slne mo* 
l«AlU addìtarum paUrvta. Proìode indflb«ni ts«9 Co ab 
aIiìs i^iam a ma cogiuwcoro. Trìduo «tnìm fKMtijnani mQQra 
tnunu» obiìmem---'}^ [taqno cam vx eo m^ paultilam t«i* 
f:»|i]MM*in, uertltM uè ox U!a conltnaa iiontontlone uou!*, 
^uflm tnìhl olwMO pex9pt*xexzm, uìti morbb imimIeiK?Hret ; 
«i MÌmul 4UÌ» medici ob grmcì)iut«in corporis et Ìmt>eci]< 
Utat«m fnìhì 011111 luboreiD d^ponere madebaDt, et me ed' 
aliqnam remìsfioQem uacatioDBTnqDe coiiferre, decretii ali 
increto desistere' Itaijue inaitoa ftfcì, quia eam rem mlbl 
d^deeon fattiram «cirluicn, nua Biodìocnrtm o|)inionem tm* 
paritUw et iardlUitis Dxoìtatnrani nan iipail nciH, (|tii (imnia 
ftd Niiiim litncliiiMii ìnti^rpn-t^intur (cum |iniiva»rtìiEi non 
deMwonL qui buie tneae laudi perpetuo obuv^arent); araiolff 
«tiam adinirationem nel mascimam ellatoram iataUigebam. 
Veruni cum in enm loctim rea oiìbì addnci uidereUir, ut 
tatÌD praeMDtJa cnm atìqna sp&>GalatisT«<tìi]qTieDdnin foret, 
aat non multo pont ^nm p^raidfi o^rta i^t fxiiio Hoc idem 
faciendtiin, «ittitiit nvan vtutni «t mi mliqna« rationea con- 
iDodiTis iialotuilmt aoao laliitiqao csonmbin», atram» *\o t^xi" 
>tÌm«ti(Miu ^Ktulum imminaeram, quasi cum uiUe pt^riculo 
pari[|ue Ignomitila ttulgì opmiont eeniirein; cum me non 
inediciiB solum id ut faceretn admonerot, sed amici etiam 
oz fanii]ÌBr^s ineì omn»9 ad idom hortarentiir ntqu«» ìmp^l- 
lere&t: quorum consìlititn et nnctorìlas non jkarni mìbì fa- 
ciendit fuit. 



1) LacuKka m' codici. L'iacftHco di «di parla e a cai por U 
aopnivT«aata nkaUtlU doTotto riauiuiaroi h rìDWgnaouotd dolU 
TeU^ficA B«1Ift UalTDniU M Hotogoa» Il tuo di^cor» iniLug&raU et 
4 aUl0 coaMrroklo lu vari codici. Il Vatic. lat. 8110 o^ C, «t tot- 
blaca Actìba Lm da£jK di qaaaia OntfjEn J]>«aBf^ hébùa m nto kgtn^ 
inHÌ9 ad wcfan« ae o/jm Iwm Uri pr^ttentM-, cbt è il '2 a«vo»W«. 



ftTL-iri ut LAlt» ttA 4ìXJtn*ìt40VCKìO XCS^ 



M5 



prÌuatU5 houorft, aìii« emolunif^tilo » no ape nlla (le^iiUaiii^ 
(]UOL-umij,uc» fiìH UE^rLerem niftleuulnrum uoculis ocu^iivircfiit, 
ìu luctu ac tiiaerora uitdiD uUei&tu ìgtiQmiuìoaautqtie ui- 
nobnn) ; seà tucio littcrao dqc ex^peciatae niìLi cec «peralav 
i^nìflctn inUimi iicninL, ijti»Q «iiioium mctitn subito nb lis 
ungoribtis M^lHcit uditi ìbuKf|ue Abducerenb ot in statum jin- 
ntiniitu uìntlicaront. QuarOp quM tu cx^iertus amìoo ac ao* 
|iii;iit«r inuTu;» ni fricijim, mihi 4191 untu ui^uW atijuA itdno 
njirjil auimum |)n>|K]tEJiiUT tin(|un lUe iiuc^tuqitt! i:ogÌLari« umni 
studio cura au lu^ilauttu fiicLtfiiJH curubo; neo iroiuinìtUuL 
Ut a tuis Qn^Luam flleHs^imis ali|ii9 amanti «e imi?* consìliìs 
dft9ciuj9se nìiìear. Tuuiu est [ara, qa&udo ido ita aniino ^- 
fectuin «Bse intelli^is, qnam saepÌJMime tuie 1ittrn8 ìd eniieni 
«tiit^ruitùi niLiiiHtiF. QiiQfl HI fiu-tAA, i]«ibìtii»> db! 11 >n« ^miliu 
iDinorcbLiit oilìciì?! fìEimEilnbÌK, lìt «gei iioil iliEliitutni mn mr»- 
nlùs bI buritiLiimìbu-'t tiii^ c^aiifiriantuiit^ ininm^iUititiiU! ni 
leuitaoU uÌLii[»er&Lloa«m faoUlìiue declinare povw. 

Vale, mi patnor LeoLarde, et cnm ego à& te cogitare 
nnquain con d^^ìiiam, tu quoque dt mei abwatis cura beneno- 
lontÌB inrtmorìain fi*ini«!<, Pt pamritnn *\ frAtma ntliqDOfitjnft 
iift£'(EHKnrinH oL prf}|iiriqutM mi-OH la fìdi^ni ne tulnUm ju?cì- 
piasn Egu iltuntm oijncijmct^ii minori [b-nidctriu ImUìxpur i^n- 
reliD, i]uui iatoin^uia tnj* tibi uuv curi ni ut imi. Kt Boiivuui, 
X kaU apHUs, 



S6. 



Bologna, S oprila 1^97. 

Lajtut Flnuio ForoHuietm PoaiìHcìs maxitni pecr^tario 
». |3. d. — Ctip!enti tn'ììn mmprìdtìta, buinatiiuimd Flavi, 
ad le aliqaid ucribere, idqut* coguiU laUu «x multoriim ueo 



1} ?fol naà. Pftrig- fd)Vfii«n. I gttoìterl dì Lapo, JLv*ra»da di 
iu«Euor Lapo Oiaovra Adiaftn do*OàTJtloftUlu«o|iravrUMra tX 6|t]Ì9 
di iTiolU Buoi* V^-iì uair Archivio àì ^lftt« di Firoùio l« P<;ttaU ni 
CilLjulo dial M^T ^,QiUkr. dì S. Crooe, LÌqd ncio, e dOtj^J, aal i]ualo 
Anao Avcrnrdd bn W turni o QinoTrL GO. 



^11 



r. p. unao 



obscQT» uve iacQTtìs homiDQfa aonnonibcu nirtus tu hcmro 
mtd*ret — tqù mihi littoria agnifioan debeLi». VaIbì Ex 
BoQotiiA, ri idaa Aprii.*}. 



29- 



Bologna, lU oprilo U37. 

L<iffM$ Fr^ndèco Patricia «. ^. «L — Ad ti idos aprili» 
Gaopor DQater sa ad uoa Boitonìnm oanltiUt, phirewiod 
QobiMJiiiD diea conmoraliia eat; cuiu^ Iiominb «Itientiia 
oum aliit plarìbos da c*oaiai qiiaa tlbi uoUa esao oerte acìo, 
tom qnod nbs lo nonit «t te optimo ualerB nnociMiit, ta« 
enitdi^Minaji iqìIiì fuit- Kx tchIi'hi <|tiofina id commoili con- 
»ec«]tiij( Mitn, ut hnberem bomìuom certam cni tute Uttorva 
GOn]initt«rQ pCMwin, V]>tfrari9mf|Uo aan haml diibia tibì rw]- 
diUini tri. Sftepìs*ilme anim ad lo lìttera^i dedaranit uao 
Qouom ìain luatisibua <) luaì binaa aUi to at oaa pcrbreiwa 
aeoepì : quod cod idclrco euanicn* arbjtror, qaod nibil »cn* 
paerÌH, aed qnicqald acripiiisae«, aot naglìganlta talMllii* 
riorum nd ma hod eas? portatnrti, aut in itinere ab iinprobia 
int^rrpjt&om. TTntim otrta admìror, oarcum Gaspar flcrip»ìt 
per Jannotttm *) familtarom tunin per auinf|Qa Plutarcbi 
ànotf&fY^itna ad mo nmit, tu quoi^no non scripaarJa, aut 
aticdeui ad ino hìuo tuta liitt^m iiouire pasaos aia- Hand 
tacieQ hoe tìbi crimini dabo; fortaasa anim tum id^raa, 
uat aliquo negocio ab hoc officio prohibitiia as. 

Lo paga di acrirtrgli piCi spoMOhi 

Hisi superiori? amia ad palivm tnuin Pliidari librum uii» 
onm quìbofldam grascia in grammaticam ootainaEL* 



I) Qnaiia 1«tUfa, cho 4 uà piccolo trattato «al U ìmport&nuk ed 
utìlità dalla «tori* o olko riuismc b id«« dofU maaiùiti sa quevto 
argoniAato, aarà pubblìonta aliror» intcgr^lro^nla, 

>] 8« L&po ì a BoloffDA dft ai>iro ia««i, raol dir« cb« Offli UmI^ 
nrm^a tr& Il lEigUn « r^gnAin lUl |4^ 

*J È »n oarto Oiaonotao d* Saloraa, Vo4» appraa»> U lettera 
dal Pntrid. 



«TCDi un LAPO Vk CAffrioMOXcaio jmf. 941 

tftrns ') ine« mann inUr legoodam cotif«cti«; eidetnquft 
«crì|»j, T)t haco tibj, Pind^mm pr^ocoptori tno *) reddoD' 
lìutn c(uar«t. Q^ict ile il1Ì4 9(it poitea. aotam, nihil uiìclìiii; nUÌ 
quod ab ar^enbArio Ad qu^m eà nil»ii fueraut etij^nìfìcutuni 
eat, CQtAta omnìri dUÌgent«r e»?, Nqdc «x tiatfp&ro accepi 
pnwccptoreiD tuum Pindanim sa^pìus roquisìfisc, «b oum 
per liU^ras a nao peltro ìuMÌ^sfi; qaod fti^mento *»t, illam 
libroni 4d o;u9 niaati» mìnima poruoDÌno. Cupio igiuir 
ftbif t« do omaìbu* certior t^rì, ut n» «aUl mt, et 91 Aa^ 
ff'tJtyjiant tuA p^rUtA «d to nirt, qtiae ad U iftinpndcm 
TemiMf tAiDct-^i hnec Q&npftr A]£rtn«t; AC «tìaic, ai mei lì- 
boLli libi ampHiUi usTit nou «nmt, ad na« illoa r^miCtas, xoi 
7^ iti;fAr...V) ni acrìpFtìsti, ad nt« mittos etatim. Val»* Ex 
BcuooJs, tm idus nprilia *). 

letbtrm IL' 

<) QuMto Rii-Mcro n oai L^kpo roaiiiiLisoa uà Pind«ro, t P. Fl* 
lelfd. Todi In iMEom tt«giieiit« ór] Fnitizi. 

») Cosi u«I floJi<^o I*arij5Ìuo, do^'o allr> tf* piroU i^s^ooo 4u« 
rìglii in biADou : U'Il'Ottobonittuo u il«I Rav«itii&t«t iti hti iairdOBf 
' ilio* ro^ittnd et nllquum «^o ni Mrip^UU '. Forva iin«l^*y^tMv]? 

*) La pHmk d^Ub tn LMtAr» ch« n«l oc»f1. Pariifin^ mi^oho a 
qntillo *utQdlr-»to Qf<ir«lttn<o<i i di Pr*no«Mo P&trici & Lnpo iit ri- 
npofliA A qti'^fH- MI lAfifA piiTihU-ihrlft qui In aau, prtr ftUnn» nndvta 
non tnuourkbiU oli>? ama m f>:>miHcQ. 

(C«d. PliUTg- Ut. 1 13© f ìtói. F^-oicr^ai» Palrtefut Lapo. ^ JÀU 
toro» tUAo inihì aIUuo sunt xvt kal. niktan ìiumAuiUalj et ofiicii pt auo 

latufi; tara quod tiurifi>;a iiitf oblocuruut dÌ£«D>li i»ajLiiit«LD rt copin. 
fum etUni ()ncii «iimm^iì^rrt niipÌDhbm alìqiiM do Ui il«4^ii4 luU rAhm 
budif^ vi «o mw' qti<>d triuM ad C« LlUrft« d«dArAnii b«o uIIhO 
•bfl t« mlhl roddlua auqe. Quod quliam adbctau «uft, oriol«etani 
aniei dcìado tou lutorìi ca^^ntnii propter C«bo1lMJÌcrum impiobit** 
Wm QogU^Qliflmqua, qtil moi* ad te non pArinlArant. nt opinar, ua> 
riti np io itin'jro Ìat«roÌp6rtiiir ur. Jinooto EjaluriiLtiiiio IHl-Murumftl 
ttt nihil dnti^ qrior.ìjici ^ii<<ì« mta difbiiv par i^dum, ut «p«rfthftTn, 
bomiucm ad to scrìp^erani ; Oosp^ti item. laonÌAin rebar te ik1tA« 

tnriuuiii litt4»»rTim nd io ìiw, (jiiippa crii uanrìculo* d^trim od U 
perffìTvcdoitr qnoi Afcoporli n»cna, tuud comperrnm hxbéry. At^dpo 
igitur Acquo iiQting Iiaiic cxCUMlivitoin mcA», c4 nali» mìlii, ftniabo, 
NUfloanioro. Ego naro cUbo opar*m ut iatallijiu «Uqnuado momatinm 



US 



F. V. Lin«0 



SO. 
BoIo^Qo, moi^ìo X497- 

ce|>Ì lìxaa a jjddtf m«o ad ma una ouui litt^Hrlti iloiiiliu moi 

tnoTEifa *rga in* offlclotrnni nrilift <^bl:aicina dnUri pùiiiUi4s u«c t# 
Ttiihi alIuiD QO(|no canorvn:] (lOi^iia ìa?au<1Ìor»m iicquam fniMO ftut 

i^EDd&tnto tuam pr^eoeptori nostro ttjbdidcri^: lia4iiit v«ic 
i|n*njirtiniiin ni\ •?»?!» pvrUtU-i ^<t — . , , [fjteimv hrl £e*tn; »si margini 
* _^ro^cum l'n 4fMtìU "\ LHur«Dti[kfl ruiDftnu* ìftmprìdoEn mm curl 
IuIk llltfirift mibl n^fMMIt Poitraraa Dorati) matfooft llloi enairn#EiEa- 
rioloa repolii: permeila i^aléoui lacit*; aiim a^i* nliftimni qfloii toouna 
GODtnxor&iD.» ut pftnolitftta, ciigU, Hoc tniem nunqnftm IraputrA» 
pot<»-Ìfl; twmqiM ìis nvì maxima in^i^oo ot t« tUd^MD r^hmt «bundard 

r|uia ctlAm «j[o ipcc pLutn &t>« lo drsiJcroi. Niun tit ArtAZ«ri«« il]«t . , 
Jatifaiti Kft tfrlv] o^«it: ivaontirv Ailjiiror. Sotsì Tiinr<>v,i}f>tii iugisk[iim, 
noni «tÌMn lib^ralitutem 1u4di in omooo^ qnipjitt qui Idqcq pt««atiui- 
tìui dtivArit Inveri qu^m it^cl(i«ra. S«1 qvoa<i)a« tAcum loflabar, aut 
LfUADd*» httrìo laL^tiiti? EobJom ijcilvr ooTnincnttirìolo* quAniprìmaoi 
patoro ttà To raforvndOH ciintbf). Et4>n[rn non moda lai libi rpsiituerA 
uoQ rr«(L»\ «Cil uiOA qnaietliiv. si <LUh ttbi Ki^^<^ suqTi a^j tu roquiri 
cupio; <^Q<)i]inrr]« Ut GrjA^;] aiaat... Jatfii.ua ne! Woj, lUij^u* nihii hah^ta 
quctd meum m«lÌEn o^o. qnsitik luam. D^mum uuìini mo ««rlì'^ron 
^u^iH4, i^uibas irto à^n api>rlè< liltcn^, cuni iliqiili nel ta ccnbBio. 
V«]«t, «t A iu« ouiuÌA 4U)nTna Atuilis viEciiv^uo «Xdpcoto* Saxolum ot 
JftEinotum Mila«r« ÌMb«<a:« eaeU u«rM«. Ilarum u^lt. Kx Seuih; \ knl- 

L0g« hot a«niouloft, QC laiolliga^ cor Ad m non «aepins scfi- 
pwrìm; 

donktoi voi iiÌtciJ'>n> iilitoti] nMm'T iiniMiii; 
fa^vaiun itvliijjiiinn «Imnl fin IcOic o***!!* 

tvlcvn Isolili» nA^ai*D, utc fii^fvr* ramia- 

*C(tftst««. l4iliir boli tatt oarptrt, Lai>< : 
Auoqifca bUkil aardo |»OtÌI b»*c fnbulA^ t^uan 
iJia> Blibwr» ii04Uiit<4 ucwvr ni di«|>i» uuiEcovi 



CuMTftrìì misMa 0, quibiu nwi comtnendatìo, noe es quìdom 
aatgarifi sed ut ab offioìodssimo alque amantìadimo uiro, 
quantum poster p^rapìooro potui, eic^lar» contiaobatnr. 
Taizict«i OLÌm is iatn anii>a ri&uiì cpcrft satia mihi «f- 
faotn^ crat, tamoa simul ko tnas ^jorlcgit Iù»tonM|Ot onram 
eiuauitatc uchomcnfcer dcloctniuv c:(t, et ita t<jto in mo onimo 
ìnvliuaro etit lùsuìi, ut facile appar^ret illtim j»Ut:m co«pi«o 
d« meU cruumuutiti ol commodid oo;ptari>. lUqao dpcro ru9 
hominfiiD poscboo ad meu fortuna» UoEOrom digoitatomqiio 
amplìlìcaDdamt cum sua Jibcr^litatc tara com mondati ono 
tua, prQcaptjflsiTQiim parntii^jìmnmciuo oaao haUuinim. ijua 
in ro dno «ba te uno Umporo ccnRo^utaa lum, cjnod non 
modo po^tnlurc, 9od nc4;u[<lDm ossem au^ua optare: mtclligo 
«□im olaricuimum et humcuL«9Ìmuiu uirLitn miUÌ utnici»- 
einiam lab littori» ^ssò factum, <«t me simili iudicìo «t aa- 
ctoritat^ tua gratiimìma coioprobatum; quorum ct«i nuam- 
quo per so uiagnum atqtio aU«o jDQxiomm, hoc taman pò* 
«ti'omuEa ìucimdiii?) ciihì multo est et oanud: palobrQio est 
«t oum ad b^raiuuiti opìniocom bODon&unn, tum ctiam ad 
uilao coLTinodiuUoiu ud 0[>ca ci copiai comparnndas accorri- 
uiodidid^imutii cu amicUaìiDO utì, cxil el natura et TÌrtun 
«t coii4tiatudo ad beii«faci«iidiim piopeuìium aaimam, ab 
fortuna ad «aodcm rom iacuHat^m peiinaxlinam attulìdaetf 
ut, «o cbkctarii ac «tiam ìuuari ac Iruì posais. Vorum- 
tamoa hoc nibi case oum pluribus ettam non probatts 
honiinibii», altorum praccipuura noi cara pauoi» conti* 
gi«sc urbitror. t^tt^iam patribus tanlti irim fficpo gratis* 
simi cxtitoinnt, quoa imlU uirtiig cDnam^ndavit, »ei ultae 
furpttudo eimilitudoqno oomunxìt; titlia uero airi com- 
probatiooein a^aeqvu iiaino poltivt, aec in quo utì exitoia 
uirtUB ait, uol lumuii aliquod oluceat uirtulia* Hoc mibì 
quidom Dihil ad animi eooaatn iuctuidioa, noo ad honorem 
illnatriofl, noo ad laudom ubotiufl, noo od cxistimatiouom 



*) Lo dnn iQtLcro ilnl Bfuai, uda a Lupo. Talttn Ci nuxvnuui* 
d&sicD* A l*VAtioAdco CociluLDiiori C*in«ThJÌo di Ku^nio JV, *mio quI 
cckL LaureuE f,XXXX eup^ S4 e. U: scHll* eatrAiub» àx FìrsDxo U 
4 mangio ^tl^|. du«DDv pabbtkuto ij«ì raivf studi anir EpìvlolAtìt^ 
di h. firuiii. 



SM t, p. imo 

gmnios conting^r» potoiMot- Atqu» in hoc tuo bdoeitrìo 
cnmutntiiuiìtna omnia «fTnornnt, qnond bonofìciì m^gaitu- 
dÌDfiin nt iacnndìtjitoni pArtin^ro ftxìvtiniftntni' : noltintM 
ognttgiB, prompLttudo ftnimf^ toof^JKndL cokriUii, no cera- 
iiieiiL(>r«m fruotum ubarrìmum ex eo miti! p«rc«pluin. Nftm 
golene benefldii, cam &h ìuitlo |ieUu negontui aat tiagt- 
taatttr Bftepìufl ftnt ii^g1lg«Qtìtia confernnttir, eisi precla- 
rissìiDa sìut^ lAtuoc int^rdum tntncra aidorìr ctim tn ìlHs 
tempore Iftboreue impesto d^bìts cebìa megU r^toip^r», 
qtiftin grnLiiiu nooìpore nldoamur, Ta uoro, cum ftbi tft 
oommenduioitem petivrero, eoo id Ita magn* eoutentlone, 
Qt tu nel non bone<te negar» uel facile oout&mnere pesale, 
non 6B pA^aafl saepìns rof^ri. Neo id mi hi rjuod p*tieram 
modo tribnùti^ quo ampline a Uli tiiro non emt pndorì« 
m^j poFtnlnro; iienim otìam, credo u^ritns n^ «ì por alium 
mieìa(«0 pania tna 1ib«raUtas pntaretnr, ìpM «loitiiim moam 
tienìens pHtrum conu<nÌ«ti Htterawqne ornalinimo «oriptiu 
11U attuliirtr Non dico c^uam alacri <)Tinm prompto ore ao 
niiltn, <iiiatQ )mmBD[E<«im£» uerbia, qime iUe ad me omnttt 
Rcripsi^ et mihì AbseuU et iìbì ra]i<[iiÌBC|ue melt prae«eu* 
tibri« tunm offiolum fttqn^ studìnm polHcitikS eìs, qnibua- 
cutnquo in rebtis nel ìpEii corani net ego per Httcraa aTiquìd 
flb« te GOnUnderom. Quanti igìtnr hoc ttiam benefìoinm 
exìacimare me oo&Q&nìt, prò quo qnidom meae, non mod9 
ad T«ferdDda« tibl gralla», faouhatei deficiantr »^ otiam ad 
ag«iidaa m£bi vorba non Bupp^tant? Quamobrem onm iMita 
eH tuorum Ìd me meritonim magnitudo, tit omn^m meam 
nìm faonltalemqne exatiperet^ neo qnidquam enìm iam dt 
qno nel minlmam eon:m partem adaeq:iar« poentca, tantU 
me ubi* te benelìtiiifl «fTeotEim qaotìdio uel potln* omnibug 
horia et meminoro ot praodìcabo lìbuntcr, noe ìd lingna 
tantum, «ed etiam littori»; duboquo op^nim ntin omnibtw 
aoriptif mvi* legitiraum quoddara tuae laudi« pra«conÌQnì 
ìnncniatur: non tul quidem llloiìtrandi gratìa, naca nei^ne 
0^0 beo praeataro ac promittero pos^ùutj neque tu ad id 
operata cnia^quam deaideraa^ qnippe qiù non modo tuia 
moDnmoQtia, sed etiim patriao oiuibuaqne cmnibna immor- 
talitatem glorino peperiati; uarum ut tuam in mo bonefì- 



oernUnin aU[(io humuiitaletn, ei raeuvi ia Ut piot&tctn ficlviD 
ob»6ni4ntiuiiì ob praexontc!» iutelligant, et ti qtiid prof^cinri 
«utaua, poì»i«rì ex ib Itfgeiido oaguottavro |ioH9tnit. Vile *)• 

31. 

fìolo^at Id innggio 1437. 

j^djriit lit'hértc Siroaat r, />. ^. *}, — Non oun Mt for^ 
tnitu, 0ed dìuioo (^uodatn bonuficic. 

GII alo^ eb« GIi^TAuni Av^no ha f«ttA Mmim di lui, U 
C<>nimuu)Ka rlì |iktrìft chi> xuiiSKB ìu i^Hì vìncoli Jì aAcCCa ^li 
«mmi (In'citiiaditii i qtiall h' Incontra;^! in Li^rrA tintoUrs, a k'iLni- 
biAÌood ifi&n» ohe Dgli ha Minptc nvnto di rendtfd amici latti 
I inlgllcti. If» ■pinj^TJiQa n far« amld^U «neha aah Ini È^tnio 
y no aicioa 0. Aretino, oìtQ ont Klik^dAto rocoftdoDO disod- 
diséara tt quMto vuo irivo ftoviderì^. K^tb^rro ftppAntene • una 
delle pln &atioL« q nobili famìglie fioréDc.itii<t tiglio di quvJ 
niAvannl Kiroxxi di nui ^^^Ij ^ni«r«Tilitfi ]a lod i nt^ vion ' A^t «U- 
r^«simiis nìr et oiddì ]su<I« dDctdtUM <»t «loqn^otiao cumalfllvH 
LfOaarduB Arollntif Ha flojkioiftiBalTno «i «l^^otJnìmf fn- 
aoUri illa UuiiatioDo*) prOMCUtixa OBMt, ut »«o &i falsum 
quIo^QAtii ant (Utiim IrìbatM», ri«a iitlftio rA]fqni« UTtdandt fk- 
ciaIekU^ r(U<|UJ0ft* uidoAtuT '- Pdr-^ec1iatQa«dannirfi R«borlo 
non laoio par In ndbillA d«Jla faini^lia, quaotd p«r tittt« lo 
buono attlludiai d'aniiao • d^iacDvDu elio «s^Ì lia, o cLc aoao 
D«co«»ar;o p«t dirontaro UTt i^nad'uomo. 

doKuoao i aglìU precetti amila etiti cagiono do*giovam; o » 
proposito doll^atudio d«l diritto ?ivlli> J'ntiloro diflhmTa chn ogii 
non coddauTia qnosto aiudiij ìu guanto oÌ occupa d^ ii;»iot mtt 
HptoT» quolta oh« lo ant&i>oiisoao a o^iì fcltro. 

. . h»iif»flcio tuo aatricUim obcoiiamqu» b^bebis, Tftl«- Kx 
Bononi», xv kd, itinla«. 1-437 >}. 

■) Questa UttKu A. ■ mia nonoK^nva» itoli i n^l RtTflnnalr UT e. 74 
noi Ma. di Ll^ao n. C 0£r, i/d/dM^M oc^ v. XI, |>. UK5, 

■1 Fì^I[u ili Qlovaani o fratello dal |iovia Tilo Voupnaiana. quosto 
Boborlo god* molu fìduoia alla «orto dagli E*tcii«Ì> dai quali fvi man* 
dato utabisCLiktcrtf e c^mniìaHUÌo ìii r^ri luoghi. Uod ueiragt^ato 
d«£ Jltfh Cfr. Lina, rumijiù «/«br^ t. V^ Uv, V, 

*) Quwnto fliujcio funvbra di ti. dtniiii, iic^itto dal Brunii fu pub- 
Uioalo dal UalQiie, .VMoir/mi., Luen* 1T«I1, t. IV, p. 'i «jc!-, 

>;■ Co»l C*l Pjirijcino. Nateli nUrt cmli«E U Itftr^ra Qniaoa nan Ì4 
parola ' prao^tatulir requiraoda', n aono la ullìtoa parola d^irK^vI- 
stolarlo ntfi txr^kl Bavatio. Vaticano. 



202 



r !•-' 



S2. 

Bologna, 2d niai;gio 1437. 

Lltipm] Claij^jJo] ?. •). — Uiraberìfl fortaasB car ego- 
horoo extorau» ot alioaiu noe tibi >up«norì tempore olio 
non modo ii*a et cofisuetudinc, «od do tonuiMitnii t^iiìdem, 
al opiuor, ùiuit aui ctirttn ruint^rc liominum cognìtiiVi l« 
unnc UtLoHi audeam prodocaro ma-xìmcquo ciim lecum noo 
ÌDg«uio, uoc (loctrma, ti^^c houore diguHat« «uctorìtato, 
iiQC ullo laudi» gouere coufereiiduà «im; ouiuque magift 
etiam ioterdum quam uelldm abiuidoai otic ol tu in mér 
sìmU PnncìpÌ8 luì priwclftrÌxAÌiEìi«{ia« oboondin itiimmljtu 
occupai ÌKtìinuK siti, uL pariiin Libi ud ba* iamiliarcTi^t epi« 
«Lola» Mi[>i?re»c olii uìdeatur. Atque e^o haiid m-i-btfrcule 
i^uotalìon^ tai aub arroigaatla aUqua Ldinerttaton^, sod 
ìudicio et coubìlio ad te uuuis ^orìberc »nm additctus; uam 
iiaoc ine uoLL mo^ia a scnbuudo deterrete quam ad ìdom 
unpalloio atquc borlATÌ uidentui» Nam quo ma^is uou mihi 
tantum» uf^nuri etìam aliU eruditi» compi uri bus et doctrina 
et moribuv aiUecoltis, vo mutoli «rtiidio debeo quoriEl po«HÌta 
Ica io BiDÌcìtiam et fanulìatitaUiD tuam (laro; quoque 
celniori iti locu uuiudiLuliu ns, vo luilii Loc iDaj^ìic iipa- 
raudum puto. 

L» vo/a dottriaa non vvoil^ Pcomo Bnperbo. ma ArrCDCbvol^ 
• corC«<«; n^ d*^lii% puru» «gli ot4d« cK« U molCft occapiulcial 
1^ impedifloanu dì i>L;ou|rftr»[ 1I0IU faniijtlÌA e dr^c^i atiiii;Ì. ' A4 
priLDtArAii qiutnqiiifh ìpuA lul u AcHbkm, nullam tibt lAm«tL 
acrìbonili uci^oMlUtom ìriipouij. Kun o»jm Iaeij i;Lipiii litlorA* 
t.un!i uìdora, riuam tibì moam in iq nciiuum atqug itudium at 
ardOTem qucaduu amotìn *igDÌEcaic ci t« p^ri «I (ilmiuoi orga 
in» HenHU «£1ioor« \ Quotto bitogn^r» <W couosoor* « «Irìngete 
jkiaìcisU uuu uopiìai 0Kr«KÌ ^i virtÌL e dvUrma, Etna è quoto 
Q InQHtutt par chi BtiidlB U utoHa. Tmiao «ni^isrontAto dftUa 
fiirtia di £r^i>U foco dì tutto iKr ìciUalIo ctmonaniìo ; FÌrÌtoo 

1) Quella l«tl«m, oltrochi &0I cod. Pnrijf-, m trova ii«l Li^u* 
TcvjtÉ LXXXX «up., 81 0. II. PDli'tndùiaao vi «oao aoUment^ la ini- 
nxW, onrla ìl Kanrlfoi {Caitil, t, EU, ji. t;!>7) tupprM» ch« incili Anso 
il'mtl* t, Lt BrutiL Nd end» P^riictuo ìdv<co l' ixidiiUeo è actiitc por 



KTI'EII SU Ui¥0 VA CMTHiUiaCnW JCX. 



5C8 



Anai^Anì di d:ili>u« Uk lU altri nioUi't adoon 4^11 ff *p\t3lQ o 
in <«rto modo oo0tr«tla a oArc&r L*»tsìeUfft <ti Oadì^o; » qtiOHlì 
t^na r ' 4Ai]i3ik1iu« aaUIU ' n la t>arDlglÌa.Ti9U dagli «nuli n'^tui^j 

. > , qtu ro culla ad coni ungo ndsm rotlttondamque iLini<3Ìtiom 
potior, nullft dfficacior, culla accommodatior inaeniii pot««i. 
Quo in Renare eiim malto le quidam inf^rior, sed tmpolu 
corto ammì et uolanUt^ simili. flAitd in nmtcitm p&ììta? 
qoaerìtur, eod uolantE&a et teram om&moi summa cant b«- 
netKtl^Qtm et c^ritaU cons^viflio; quatn qnidem ìnter 000 
for9, tìfii tn« ftdtrtodTim fallit opìnio, n«scìc ^tionam pacto, 
ìam «p^raro aidoor. Mo\iQt prnoUroa mo lionim ìnìquitAV 
tempomin, in quìltm tanta «ntditornm uirorum pftucitfia 
aet, Mi tfi qutN iuurit i^luxiacdl, ìb ab omnlbcta «ti3dÌo*Es 
Gommutii oiEicIo certatim oolandofl ao dì]ìf*endua 6ci80 uì* 
deattir. HIs ifi;itur rdbue adduotae et taa humamtato freta?, 
Gum mo Laud miaus cuao cavitati^ et nirtutis fama, quam 
Hcrculi^ Thfisoum» aat ThoflOÌ Firìthonm, aot TbaLotia So- 
lon^mT oiit SoIohìa AniicKarattm ad to diligtTulam poUaxìiiflat, 
beo inìtium miki amicitìan tectim, quantum in lat oAitet, 
facicndum putuni. Ijuod £=1 tu hoo aut parum prud^ntoi a 
ma aat nJajium arroj^anter faotum duoea, debdbii id bai;d 
tam ìmpudentia^ ftudaoÌaeqia9, qiiam nel abai^dantiaa amorla 
Tuoi uol vjrcati tnao adoriboto. Sìe aatom te ^^radittBaimonini 
niroruca qnoct «ampor colnom praocaptu, aut clariMtnorum 
quorum to sompor 9imil«m praostitipti^ oxampU moaont, ni 
arbilTor, ncu ctil tibi bominù cii^ì inimis «ruditì, non om* 
nino tamen Imperiti ol timo ooi-to lAudis cupidissimi amt» 
citia repudiauda. Qoaro vi iam Acctparfi autaidtl qaod a 
mo oflbrtnr, da operam, qnod aiae ìncommodo tao fiat, nt 
tiiìs qnam ol^gnntidsimis et quam fluauìesimis litUris qnarn* 
primnm cogno^coro poitsim; ot qnando hano opUtoUm quai^L 
tiMUiiion:nni mot crf^a- ti> animi no ucluntatia faabos, tn 
qnoqua oliquo pij;;norD tuam mìbi lìdom aatringas, quo 
eperaro poasim ooastantor to no porpot^ in amtoìtia par- 
toauiruruuQ. Vale. £x Bouonia ■]. 

i) Il ood. Parig. ìi<k U ddU: V kùL un. fi97. 



2U 



V. r. LUito 



88. 

Bologna, ... U37- 

Llajtm] £{jiisccpo] A[rttÌMo] 9, p. d, «). — Ktai du11& 
Ant« in Tu «^^TogiA tua ergik mo uolantaa apecl&U taììd 
forot, tvb UiDCii eìn^ilam nirtue atqtio hnma&itafi oi&)^reti 
ut omuift abs te tiol mnxim» sino tiilit duliuitìcmo mo im- 
potraro poJQo oonlkler^m. Ctiai ucro UcUo ioUr noa b«- 
cl-s^eiì budini» et amicìtiafi oftUMO int&roeM6rÌDl, quujtiio nt«r* 
quc DOfttTQoi optile^ mdnaìnÌMS d«be^ certe dubito» non 
po»aum, noo tixìm id fi&ri d«cot» q« ìd omnibas quoe ad 
raoum ftc moonim Deoos«orioram commodum boDonin di* 
guiUtoiiii^ue uol rotÌDondAin ucl «tt&m aagoudum portìa«ff6 
exUtitnee, eum tQ praoboa» pme«^«quo, qtiom et ìp»o capio 
et tu sempcr pn^o^taro coa^itcnUtì. Quod. igaidem onm alias 
saepiaaìme expcrtu», pdmu^uni cepi tut «rga mo amori* 
frucUim, ot beo tempore, ni me fallii Bpoft, maximum tfpato 
me eaat oaptumm. loliannea Aratioua *), uir aiugul&ri 
uirtute ci liimuTiit^ate pr^editus tiia«que amptìiudim» et 
dìgaitatia uuuo omnium atudioaissìmu» cupidlasimQflqoe, 
tum prò Buifl maximìfl plariiataque omamontia, tuoi prò 
eiua aumniDb iu m^ bcmovolentta a me ooHtur ot obooraabur 
in primis. Is cnm t>tuc forct profoctarua et de nostra aml- 
oalia oertior factna nsot, pot^uìt a me ut de ìUo aliquìd 
ad te ocrìberom, aeque tìbi mai» littem diligenti«sime oosw 
mvndarem ; non quiu aa tili pio tua iaciUtate et nonnulla 
sua tecum Lecoesiludiue eatìa commeadatam fore ejasti" 
maret, ded uoluìt ad eam uoluntatecì quam erga illum 
ìatnpridein snKcpi&tev. aliquid ctìani ocmmendatioiae mot 
accederò, ot ca ia le quam to mibi auiceplimim non do* 
Litdrel, ftdciii quoque tuam avti^iugoro. Quarc, ut iam ho- 

I) QuMt& 3«tt«r& 9«^u» airantocQitvnta Urtto n«] uod- Lauroaa. 

'{colU floU iaiai&li DeirioUìriteo}» elio nel Parixiau (coiriaiiin:ttio 

aeritto per dUuao). lì vmcovo if Areno 4 Bebert^ doftlf AisM, He* 

reatine. ,^ 

1} Credo cha II GIovatirE ArfTJiiE) ^l rul sì l^a^TL In (]ne6fa a 
aeUft lettera 31S aia Qioviumi Torktli> 



flreDl MI UASO VA OAA^'lOUOaCHtO JUK. 



Wi 



mini BmÌGÌ3«iDo et de mt opiime merito aAtisbcUni, Ulum 
ÌU tibi oiaeì atndio cur» ne aoUicitudine animi commeudo, 
Tifa ex meis aidicÌs ftc familiArìbu» eì «be te Ìd officio et 
Amore pru-fcrri nomìaem nelim. To uoro oba^oro ut etim 
in tiitm ùc oeceuìl;i4iaem tu^m uocipia*, o% ia locum 
indimi coutftitufLtt; el quìcquid ined cau»t faaifiodum dncU, 
ìd eti&m Itoli vogettu, illìae gratùi faoLu ■), Atqne illiid 
tibi porauade, qnodciiitique in eam uii^tn officli atiidti be- 
aigD;tAtii>qiic coutuloria, multo mo maiorepi Ubi quam ai in 
rno ip«um coQtalìs««8, gratinm habitunim. Vaio. Ex BoaoiiÌ4. 

34<). 

,., 1437-1438»). 

Lajmt CaèUUiuncvltià P^&o Candido taluUmm — Dodi ad 
t^ iamprìdeoi Utteraa uiea», quaai iuL^rprdtea tit ociiuì* 
!iatrlc«it ainìciLiao noatiae M< idqae pennotus Tbom&t» et 
iìtiuoiiU^} f&aiiliarium taorum sLiat^ionìbud, qui multa as- 
sidue de ims iiirtutìbus priu^dicAbiviit et me^ ut od te sctì- 
berem alir^nìd, hortab&atur. Eax >n tibi Zstio ipia reddidìsse 
et n1« to rt»jioiiHiiia e^ne rctulìt; ijuod fiicilo ttt <;T«darom 
Kiini ailduk^tutt. Nec enim i'uìaset huuì&ikàt&ùii tnae ULtorit 
jiroiiocntum niliil reopo&deie; praoserUtn cum «om rem 
abe te lilteris postularam, quam recucare acnbendo boaeste 
potor&s, cnm incoguiUi uroicìtiMa iniro; ooncodorv auuna 
humaaissioiam «rat, nitro oSerenUtn in amicititLm «t i'amj* 
li&rìtateni accipero. Itaijui» tiullu* ^LllmtlO icUii<iuobat.ttr 
]t)i:it)f, ni-<ì Lhtii Ubi iiiuxìtuiH i>itì;t luì Duqlh pulcberrimimjue 
munoribLDt uucu|]atu suribrjudl otiuui doluit. 

KoD ioll«r«ndE> jitù aaa «e«1 liuifA e penov ««péttAtfrik, 
toma ooa quoate tvttor» a ornarlo. p«rc^ Taocolca u«l uvi- 
iiMTO daziaci amici. È varo che la laro fòrtona à div«T«A; ma 



i] Ce» qnwiUi psL-rolo fìnisno l' £pIiit4ilBrii> noi colico Farisloa. 
<) Dal ooa. BlocatìI 627 «. 31. 
■) VAcIt U noEA 2* «Ila lettera ««(pieate. 
«) È U Iutiera 81.' 

•)È Zonona AidììI&tic. Non so ohi sìa qo»! ToRimaao: forao fr 
da idt&tifìcaraì con quello aomma)o baIU lattare 14*? 



396 r ]-. LATiM 

rtdftntSU ^«yli «HuJi vlit oni c<]ttii»no sin 4a1U fA^voiulI^nA, 

t«ilta piti fL>r(ttQati> di Ini. 

Omlnlor tameo, Candifle mi, oam libi rorltinim eonllgiftie, 
ut at ìd otio et In negotìo u^r^arl bon&ita ttt cum dlgui- 
tiit6 [lo^ais- Neo uero tautopere Acliilli hom^riod illi ab 
AtexanrlTo fettcìtftti iribn^Q^liiir ftiìt, r^notì Ul*»ni pn^ron^m 
snATtim IntidTim hAlmifrt^t, qnun tibi. qnocl tsntAm flcribondi 
iDAtorif^m connociiins %ì* tam^iìA ^ìgnam; ìn ijtinm omncm 
ir^nii iiin'M, o;oiii< fl^fHtiic iitflimtruiAt^nrt Innù, irt ÌIa cit* 
Torim, nenioi iotendaB. MHii nero crwtra cunt omnia. Nam, 
ni GiDittam qnam me ncklk poenlt^&t quantum hU m^j 
tttudii? UbcTibutii^nfi protVo^rinij quol tioTim iriiserriniililL^ 
pnto, cuiD bÌ9 Tnìhì bomìnibnt DÌc^Ddam ««t, ud qncrtun 
IDA uoTnQ^iit^m a(? intnn ccIluul^tl1di^oln Mno dix1«»coro 
ttirpìtndfn# oggr^gAro non pcitutim, quìqtwi nihiL «iiMmodi 
dfi !M i^fAMtcnt, quod aut ego tuio lot^ui qfuam, aut !p«oft 
audìre non pndeat; qnippe in quibiis nlhil praelar «iper- 
bìam^ ìn^ol^Dtianif anArìliaTu, simnlatìonem, iactaDtiaiti, 
gtiUm, bixnriAm, d^dinm, perl^diamir fVatides falUcìasqu^ 
ìnQ^ntatiir; nt d« foodinvìmÌB c<cram f«ctis aut pdrpottio ra- 
cftndnm «ttj ant ciim innìdia ^t olToDSÌotta laqti«ndum; u1 
iÌHcilu pL>r£pìcìaiD m9 oiudoj labori» meov nigiltajiqtio abìt-^ 
«iaae. Haud tamun te tantlv bonììt e^errì decet, hcg tuam 
amkitìam appelf^nteis, et^l von ita duro* ut tu ao beatof, 
asporDAri; nec n»ro elusEnodi t« iDgeuIo eB«e arbitror, cuij 
noi a^cunda» r«4 attollant animos, noi aduervaè frangai 
et di^primart. Ac ai dissimil^a fortuna nos dfUcìt, attidiis 
a<r LioluctsLìlfUi» C4ru nthii prohibol qtiam aimiiliTDoe (tsifa. 
Sed nt^ u<^rbovior opistoln fiat in ro mlntia D^Maaria, pra^ 
«ertim cuiq baoo Ipita aimÌA uidorì ptwtiat, La« ad ta littai 
mitt^ ad qtiem bI fucuttoa dar«tur, profiei«oen>r ìpve Itbon- 
tìua< Qttid autam aba te velica atque itdeo i^fflagitem oidaif, to 
uideticot iDÌhi aiuicam eaae. Da igitnr operam» nt quìa tuua 
erga oo animLis fbìt, ax littorie tnìi intellìgam. Si dc4«<ria 
quod lOgo, mo uli amico f9Ììc«m ptitfibo; ai nogabisi nihii i<nc- 
o«nftbbo tibJ, nife me aba ta cont^mptum dacam; sed magno 
qaodam iodiclo et Consilio prnctormi««iim oxìatimabo. Vali 



CTCDi «D uro Di «Axncuosrcvio jvk. 



H&l 



B5-). 

Ferrara, gouniLio-inarso 1438. 

Lhjm* CaattUivneutui Pctro C*sndido taluttfm. — R^didit 
mibi Zono DOstor lìtt^rai toa* diu cDÌbi «xep^otatas *), 



I) Ei><o la IaCUM Ai rmiiliftA J'Mrtu Candid** fAtpO CaMUUiìit<> 
01»^ rafvFcni. — S4©p^ttarnori> du m* quaeftuA *» «l quor«rb nuUuui 

uoriui coiic|uftri foaanin, Scribo iUqub p«r opliciuia «1 cla^aLDtìv- 
«iinitm iilrum T^anum ui^strum, A quolittenu lìun nccai^ria, %rx nilhiio 
{luuroli* <-UbÌM oticrui;!? Loat^ani ovot reoMuora quibuji oz rcbu» p<^ 
tìwioao td oamm hAbaun «t luinma diltg«m; ««d xVWà lo pnaU mjhi 
plu-Ltit, oWinatuJ in mOi ut %f] diiflr^iu. Aiaor tuii». coi rcfra^nii b 
uiro quBLin^uPRì ia«r*io Tjoniiru^iL «trUi^m hauil k^'juum faiuiF<x T« 
iffìtur &iQp1eclor, L»po mi, tu dilico, u«n«ror, cvb tuoimiao ilUm 
MU3iuUi>qD«i)iìira mnlti tkcUtj qnim in hnmtaaH Tlor ha! atfA^tm 

lUU cfipfUk tnu£Lt mngi* ìndi^ora, qunraqiiAin bì ìcvlgnitor iiofAri 
ocDdl lat* uìut oftatuj ; omoo quì^p« sAocalaiii bac [M!:ito laborauàL, 
nt eDftdia«fidÌTi« nv Bruti <;arm«ii iuopte dooBnUri poMÌt: Zri^ ^if 
JUr^w ai ftarit Af nfrioi «omr, [K uà ««rap dì Volamuìo, rìierito da 
PliitarcA nolU vii» di Tirato]. Tn aor^ na ^m^^bìv I^ nlfqiiando 
po«M tIoH, quod *Mpo cauti 11 (jìuÌbiui. N'jq iJoo n bf^aaroio nitìiim 
«tudilfl <Mt oMuiftditm, quorum u^rtiu^ tumporìhUD CotiAua aufs ma* 

yt quam liIb«ni«o nuboA ab op^ra au«ftuiit, lallat a«Htiva Mr«&Lla«. 
*U Ubieifìii uou a^moQouduii, itud bt>rt4kii<Ju» ot iLiLiaa4Li* Ofl> Nva iilo(> 
IkftM tibi d'ili portcriboDdA ut u moucnm. t« oiciUov; «ed iitt Lmomn, 
qtum tibi plbrLimquo t«vtatu» aumi otJam IÌtt«m 9ÌsiiÌ£ciar«Rj qoliU. 
Vaia, lltìo^urd. t^ e. ^^J. 

Zcijou* Aiuidikui^ auti6c«ii<lLj a P. Caiìdìdo di aver coJtMiguato 
ijiivsta loUCM a Iiiipr> u un^ittra al ^r%tt\\n Àtig«lo DifMmliri, sog- 
jCÌuu|t«^ ' Vucabulan Ulad i^ratfcam fralrem Aoibfojium tuu popo^ 
nocafriA. Ia da ta pariìbautpAr audir* nifliia wat atqaa adtninLn ti«h«- 
aìOuLÌti4 Qx rjur^utLU, ulti Ilbiir t^^^u Utit| ad T« tuliitiuu, itf UUtrU mtEa^d- 
wrdf ru»j nuuuioquo, tri^tmitisEO- S^id iiittrm jjrv Jitti rt l'nJiauraf urum 
M flUtim ad iWoìt npud quo» «alt ])u]1ÌcÌUi3 fuil^ ahswnr^a atc. ' (BJo* 
oard. 8J7 v. ^S^L Lo du4 iottora d«] TravcnchTi, allo quali qui u olltidDf 
»9Qr>U27*ola30*deUibro XIII: la prima del T fabbinlo, la woomU 
StvM tiàt Ajtiia. e^am, TU. 17 



^6é r. r Loao 

et cb ìà ip«nm rau1t& cArior««; qv^ir^un MiUm moani èe 
litUria Duuun sLgtM fnaantn «xtiLbae pAr}iUo«u ITt turo 
imUaa &b* tA ad hoc t«mpiu Hlt«rae niKi T«ddÌtao sttit, t»* 
btllarìonitti p>?T0dU nnlU lua ealp» mmhÌm», &dl0 mìBI 
pernadeOr idqQ« lu mm iMtcr? qnAos dU male&daat^ 
qoi me priairnTit um^to frnciQ »c «ucÌUm liit^nram 
taaniB. V» fti «mìcitUm *fc n*c«ni£iriii^m tn^m ab? c« 
«CO^piom tibJ<|^Q» cntmm <!■■■>, tit acrìbu, <tsi in« rairìfioB 
(|Q«iisnn nolapUte 1ft«lÌtub|iiA afr«o«rìt, non tam«ii prafitar^ 
Qpinìon«m mihi fti»iiit; tanttfEa ettìm homanitoU ào &ci> 
liuti ca&e trìbciebani, nt ìd U fociunim oanitcliii* ap^ 
ranm* Qti&r« prò hoc tìhi gratJas et ago dt babeo, to^c 
nt pergaa obeacro, nt tali aodco gloriarì diatUaim^ 
HagDificaotìara avUm team ilUm ucrbonuD, qitiboa in 
onuuid« uurria, naqaaq^aaiii mihi coDQ«nir« inulligo; nov 
tatB«n nibi dbpUoet; ^nod arbtirxkr ta non aawni 
aliqna Id ager«, aed abundantla et, ni tnì* utar oarUa, 
ob«cLttattr>oe quadain tal arga me amorij- Qood ^aeraria «t 
dol6«a mcAm a^tatem in haec tempora Incid&as», facìa 9X 
tua hamaDÌUta, ut miM tantnm trlbnaa ìodìcìo tuo. Tantm 
id non tantopare mex caoM dol^ndam ^ ^^ìpp^ q^ inibii 
ma iadìgnum patìar, ^oanu» tua cai^romm^tw aruditonun 
QÌTonLin, qnibua maxima praamia Wooracqua iara dobantoTi 
Saao capita bominan, ut fiApiantar atqna amico admcnov,'' 
alai rnolaNtain a«t, fora» taman <|uoAd potare oaqulora 
aaìmOr qnod ta quoqna nirum pTaaatantiMuntun vaJam in- 
comiDoda axpanri qiioo ago, «x UtCarla Uua acoapì; naqna 
boa taatummodo priuoipea, b^ r6lÌL|tioi attam aodom vUìo 
cninulatoe asda, ut n^risaiioe in omnca tier^iia ilU dici poa* 
•int, ^uibua apud Kuripid&ra in oralomm ^nas H^cmba ia- 
oahitur: àxà^«F9^¥ ifiAr tf:tiefÈ'j ócot ér^iiryófovi *- ^r^oùrt 



d«lV:i oprila Ua^(Cfr. il taì^ niordm^mtmbtdeWEt.-i'tiJari^ià A, Tf^ 
^KTtari, rirass* 1989, fuc U p- JO). ParebÒ %xun£. ultiin« Ivttaia di 
X*«po A OandÌ4a rm ■oMgnata al g^uaaìa-iaaraa del 1-V3A; a la pa* 
aaltfana dav'M^ro di poca &aiai4oM. 

>) &y6a, TV, sas^au. 



NoHnim «st EgUar fotti aniroo «t «JM opUnaa easa no- 
»tnu^ud omEm m liU rel'iia [koneie, (]naa rioftinet ìp^ì uobia 
nostra mdustria laWrw uigiliia^^uw peperimn^; externa aa- 
tem ipsa ant <l«ii9pic«rii aut quain oinimi dtioere. Hoc t£ 
fecf-rimn» ©x noirt.ris stniliis fmctns iiburrimon ccwpisc* ui- 
dobimiir. Quod t]UÌ<Uni tit ogo iiLiiiinprìttvm ftaci, ot naiu» 
TDaxÌic0 hoTtfttioutf tua f^ciu, tìt to quoque prti tua tiugu* 
Inri pruitealU foeìita» non Uutito. Ta1«j nu Cvulkl^. Ex 

.** 

Xifi iCndioso troverà in qiioaito pOHGrìtto indicate tQtt« 
ìm litteni che io conotu) (!t altri nmauivti a Lapo, adita • 
Ì&i*Jit«, non GompraM noi wuo EptsUitario- 



1. L. Bruai a Lityo> ' T« in ikiuiUimUiUsui «tciue amìcttiiuu e4(k' 

(Lavnu, LXXXX Kap.. :(| o. U> 
& L« Brani a ha,]^. ' Cutu ìjtm|>r(^ti(ii r«dditae ale. ' {t^ùtoi^ ed. 

Mohriu, X, &). 

6. P. FìIoI£d ft L&po. ' Si ma «adira Ewliwrl» ale ' TC Romtiid, L dL). 
4é F. E'ilalii> a La^. ' Quao mibi «eripaiatt ttu * (Ci fioanù&ì, Ojp* iiC^ 

p. t4!X — QiM»ta lattava a )im aa airora aolla datn, o bioogiu 
liUaarla iudirUsate a un penoaaggìo divano dal ao4tro> 

IL P. Filtflfu A Liipo. ' Putii a aobìa qui apud Homaram vie. ' (i^fu£> 
VoncrUla XdOf, p, H). 

€. F, Filotfo a Lapo. ' Man povam tuam dìlì^DLlam ete. ' (f. crìf-, p- 19)^ 

7. F. C Dao«nl>ri » Lupa. ' Baep^tnaiafro da ma otO> ' (Vodi p. 367). 

8. r. C Dacambrl ' «ul) :i[>iniau ADg«Ìi comitla Cafl)t«1>aiiaaaka ' a 

Lapo. ' ICKnailiuiiUM liabui Iìtt«ra4 tuaa etc ' (Hloc^rd, 827 

d. Angola AnCiaa a Lapo. ' Qu^rcrer l<>cum Lapo, Atquo onpos^u* 
larar a*<% ' — Sì Umocta 3oli' ingrati tudino di Antonio Tt- 
fonuto, dol qaala arora a^ac&to t napoU per ooasilio a iar 
aitacnealo di I^po. (Bavaun&tc ili pu 71 C&. Jftioa^aoa, 
r, XI, p. Dbti). 



»D 



r r. Lujso 



li, — Le Trtdirioni. 

Più cli« per là opttù orì|fÌn«]i, Ijapo «bbo &iDft &' euoi 
tompi per lo trului&iom dal gr«co. ' Compone » tradoaso 
di moUe oporv, — wrivo Vc!fpA«ìftno da UUticci — o<^ Ln- 
cìadoo di IMqUtoo od'ahn. Fa uttittimo Ariiie0ta«>orc;isiO| 
aci^tiistoiiiie aMai f^ma per tutto doT« nadcroao dolici «uo 
oporc, o micora oggi Aurm ^ *)< ^'^ <LUMt« «timA ob« i con* 
temporuioì facevAiio delle dae traduinoiùf pdrdutul col 
tempo, ^ cgg-i rilioritft « oonfdrmata dal ^i^^'^^^ autoro- 
volJaaimo di IL Sabl>adini» il «ole tra' modorm cito obbìft 
in cerio modo fatto giufltìfi!& ni nostro nmaDUt^» Vor sta- 
bilirò il v&loT^ d«]lo trodaEÌo&i gìiariDìaDe dì Plutarco) U 
8abba<tinì ftllarg«ndo In ^j\ ricorda ancho agli altri tra- 
dntt^lri^ prendo in omtuo dì ci^t^siin d'etti la iraduslon^ di 
cna Vita, Dì Lapo Uà »tii(lÌ&to la VÌU di Tcmiatoclo, in cui 
trova cba il traduttoro «appa * conciliare la iedoltà dalla tra* 
doxioDO OOD TeleganKa; nMndo di atsnso uon m&JicanOr nia 
non scu tali da gaast&ro TìiLsiome. La Uu^a è punk, il 
perìodaro slanciato € largo, la fr&so scolta: un vero ino* 
dallo di «lilo latino ^. t^ ocnclnde, dopo aver parlato degli 
altri: ' Carto di tutti quosti Ìl più porfottc ò Lapo, qoegli 
cho traiuoondo fodcliODUtts fa ad nn totnpo opora d*«rt«^ ■). 
QnvTtta giudizio dciI BubbodintT fondntn 9iull*Ci^ni(» dì iinft 
»ola lraduBÌcnT,\ può ontoud^^rrn a tutta Id altx«, comò al- 
trove avrò occasiona; di dtmoatraro HtudÌAudo oompleaaìva* 
jDente tutta l'opera di Lapo tradottole. Beco ^ui iutaDto 
gli olamanti o il materiAlo di qu^to studio, cio^ TeleDco 
dolio namcroBo traduzioni di lai, con 1« dedìclio trm&xunte 
pobblìcato nollo parti più noteroli, e eoo noi© illu-ilra- 
tive, in cui si ci^ca soprattutto dì accortnm In. painmitii 
la cronologìa di ogni traduzione. 



a) TKto ter., Bologna 1833, r. T7, p. 93S, 

*) R. Babbidiui, Lit scuola e gii «litgfj d* Q. 0aornii v«rn««f, Ca^ 



TTd ekiico dolio tradiizicai di Lapo fh dato prima flal 
Lcgrand <) © poi, per b sole Vite di Plutarco, dal Sabba- 
dìni <). Ha Tuuo o Taltro non potevano eviura d«gli errori, 
etteodo a ne' c«Uloghi o no' manoscritti misconoaoiuta in 
modo Teramenta deplorevolo U patArnitÀ dì siffatti lavori >}. 
Qoe«to confuKìono di autori nullo rubriclia «Ulta d^icko 
e dello traduzioxùf in parto M[>tcgab]Ie col futto cbo [>a- 
roocltto opero greche ebbero in quol primo fervore di atud! 
olli-uici due i> irò iraiuttorì, fu notata fUx da' oon tempo- 
ranei* È opportuno qui rioordare una Utt«ra del Filelfo, 
in cui qae«ti diohtara di non avor mai tradotta lo Vito 
di Teado o di Roioolo, attribnitA h lui nolL'indic^» dolio Vito 
di i'IuUrco raccolta dal Campj^no e pubblicato, corno ai 
orede, a Roma nel 1470 •}: ' Krant autem primae Thoafti 
ac Komuli uitae, qnoa indox OEttondcbat ab me conuorais. 
Ai illas ago uuuquam vram i n te rprc tatti»- Itaquo iiclim raiM 
Eiioribi laborom aLlieiium. Tnulaxìt autem illav aitditor uo- 
ater Lapua Horeatinua, ut alias item nonnulla^ quaa 
uitariim ii^dux ascribit Antonio Tudertino; qui etal 
ij>Ki quoqno auditor fuit mnu9j erat tamon Lapo louge in- 
ferior ot ingonio et doctrina ot dico&di ui ac facilitato * «). 

Con roffamo di parooobi codici, o pÌLi con lo studio 
oomparativo di tutto lo dodìohe, io credo di aTcrc dotof' 
minato oon aiouroua lo IraduKioni di Lapoy e di avaro 



■) ì^^ «i.-H^fa pcc, p. 132. 

>) Il LogTOQd AlIribnÌAto a Liipi> Ia tndiunone àì ì3 Vito di 
Pluureù: Tnina, Itomolo, Ueuj^o, Suna rotapitiOf^ìtoàa^ ?uM[co1a, 
TdOiiAtoolOi Camillo, P«riclo, Foaionct Cat<mi U giomne, ArtM«rao, 
A.nto. ]] SatttodìtLi gli A^ftogna tnrfli?a Ia ngiiMkth Toaao, tl^moloy 
Holoii«, Pablicclis TMnL»tcdo» Cainillo, Pcriol*, Ì*oown<, T. }An.almQ, 
Maria. Tiiaeltent, Ct\ione U fjitrfanf, ATU.avn^ Anta. Ln Vke bIatq- 
pmt« ia oort»ÌTQ bod^ Ir^usìoai di ultrì uoMabli: Li^urj/o o Xmfna 
deT FU»lfo, Fftdomt ili 1., OEnittnlan, Ctu^ìnt it gimrtn'uh V. HartiAro, 
i/nrro « Tìmalmf ài Antonio Tudertiaa Di quo»ti o dv^U altri 
tr^iiiitt^rl dAlIn VitA ài P]ut4rai> pfirlgrf} in unn «tudiiv hu PIuiat^o 

e rCmAUMÌEAO. 

*f Tndi(?hi»r6 qriMtft «dùioue eolia ù^a Ed, Cam. 
•) KpùU/L^ V«nctii* 150-J, p. 988, 



aas r. K IMI90 

a»obo fìseito più o m«no appro«niDAtÌ7am«ii(« !& da&A di 
ciflt0ctinfu ^^flta notìzia cronologie» «e può aombmie od 
ftocbo OM«ro «TiD cnrioirità ojHu«i ocllft biognfiA di un sin- 
golo nmamstft, ò invoco molto importaoU ncTlft atorlAdol- 
l'17miiTM«uno. H quadro cronologico dì tetto lo trfldaxioiu 
compiuto nel Qtiattroc«nto o «coza dubbio nn «olialo foa* 
dftmoato, MS non lo wcbomA dì vita storia dell* KHemiaia» 
in q()«l eocolo; poiché U daU di ogni traducono rione n 
alguIficATo il momonU> in cui na autoro groco» dopo un 
oblio di Mcoli. ritorna anlk A>g1ui dol mondo occidontAlo 
a ÌDfondoro imovo ftlim^nto o dotormìnare piA cooiplaaBo 
manifestAj&LOni nella rtta dat pensiero- [ limiti cronologioì 
in oni ad «apltc^ l'oporoaìtSi dì La]>o corno fcrAdottoro «ono 
U H34 « il Ì43&P gli ultimi cinque aiint della nua broY« 
▼ita. Finche «gli frequentò la »cno1a« occapato lutto il 
giorno ' in tadioado Iv^udoqne , . ., scribendi oUthh non 
orat \ E qniadi — corno continuando dite al suo amico 
o coEidi«copolo L. B. Alborti — ' noslrao litberae u^quo ad 
tane di«m porpotuo silucnint ' *)- Ma qoa&Jo cvsmìa Ift 
aonola do! Filolfo «gii abbo i! tompotlì Taccogliorrt 1 rnilLi 
do'snoi studi, oomtnoi^ allora a limar» traduniouì, tiUjx^Hato 
fervo già eotto la guida do! maoatro, a improuderno dolio 
nuore e a pubblicarle con magnìGcbe dedlclie ai petsouaggi 
pìh iullrjenii della Curia romana (meta di tult« le sue am* 
bizloQi, a obo proprio iu quoll^anno ti era troaforitn. in 
FìroDfltt), o ad altri elio avnran fama dì tnocenatì dolio 
lettere, come Cosimo de' Mctlicì, AlfuuHo ro ii Kjipolir 
Umfrtìdo duca dì Gloceiter. 

Da Ciotti questi mecenati il povoro Lh^^o poco o aull& 
«ritenne. La, motte imuiAtuio, meuLrv a lui tol» Il t«iupi> 
di svolgere e godere tutta la for^a del buo ingegno, dìedft 
il comodo a qualche suo oontvmporniLno di «fruttare a prò* 
prio vantaggio il con^idoruvolo Uvoro tli traduzioni oocu> 
piuto da lui nai termine dì pochi auuì. 



<) Vedi a^ro>«o, p. 26d. 



CTCM 8U riKl DA CASTlOI-tOXCUlO JCV. 



389 



PLUTARCO 




L SOLOKW V1T4 •) [1434]- 

£um> »<iTicfa« rE>niiiai:ié «rc'e^iittf /'oiifì/'c«in iR«ixtn«ttm, Lopi 
Ca$Uiiiunc\UÌ fTaafati<r in i>^Ut*u jAihM'^i viUitn tn- 

SftApenixmeTOi:ut«ro!t«ap(cntlaAlmoaphllcaopbosBi#oaia 
repdtdne, àdmirari soloo, beatiefiime pater — eoa hom[n«« 
qui «p9 tii&« huraaniutjs er«ctì ftd mi doctrìnam et a^pìen* 
tiam, <xtioftd pQfl«xint, suìe stndÌM pftmQQÌre cocl«iidtiatt ut 
conatteeti et coiifirmea E^t &dÌTiiio«: ut «t ìp«ì c^uod ciipiiint 
tait 0])G &s!£«<]iii povaint, 9l Ddt«TÌ ad paria studia oxcit^ninr. 
Vale fuliciter *). 

Fif^i incipit: Didimi» gmintniiiicua Ìd «ommonuirlo 
ta^Dlarum SolouU ad A^ckpcadera ^ tum Aristot^lw phi- 
loaopliua in prjicia scriptia guia coniproWaìL 

H. PVBLICOLAE VITA ') [143-1-14361. 

Ad rAU^ÌGMÌi^tìrrìUm virutn tfpmmiH» /^nlanunt Urtinum 

i) BiooarA. 142 a- 1 [Orào ch« ijuaito ecAloB tri» aulcigrafòj; 
LawVDv. LIV, 3$ CL tf; LXV, 80 o. 103^ LXXXtX iuC IB o. 16; 
Aabburt.. BOO a I, 1019 o. 42. Vtd{ V»tEr. 1i>f. l^fTft. lAM; Ihirij,- ini. 
5080, Gd27, CeOÉ^ 6680» P«t U data di qu^ntn tnaiinìoo^ t«<U p. Ì!U. 
Qufwift nniR hi bhecrkiliu, Appoabi a cfA^oiin* iraditrif^*, pMrnhb'niP- 
Mr<> t'choìlnìOOt« ftrrucfaìlb ili «iiro ladicuit^nt, m ciò (óam alile. Piar 
la Vrta di PIuiaffo li pntnbb« «Q<Ha dii» uaa blhUagrmfla a sUmpa ; 
D«a cod pc<r le tTAdmìooi i)* Luoi^ao^ Isiocrat^ Seaofo&tc ^«>'. io- 
tomo 1JI4 quali b«a ^i7j>. in (*ri>da, rp«'t & «pigol&ra ii«*r«AÌ<rf, iiA hq 
«ItodUuo m^i rtato pttbblì»U. IVi Luaiaats T«di oacb^T» yarMttì, 
BHM9^»^ maniutriaa, Voaf^ia LldO^ t. It, p. B9. 

t) Qu4alA <l«dtoa fu putllicaU a«U'Ld. Casi., b, I, p. B9 a ia 
Biòliolh. .Smith., 1^. sa^ 

>) Launat. £.S7. » c> OJ; LXV, IK) e, 116; LXSXIX ioCp IS 
e. 40; Aahburei. !KKl e 3^ 1010 e, N; RÌ«Aard. 14A o. 88. T«di YtAia, 
UL m€. Pari«. lat. 5601^ 68^, 68% BeSft. 



mtmeUu rpmmna* te^tùié ear«fi«4Z««i, Lapi C<i»t4Ìlittneidi 

Propenuitt mibi, hnnmniwim^ p^^^r promomn Ubi 
mnans j^rHolueri» pt t« moU «Uiditii ìmpartirì -<^ Qood n 
ftb« t« fieri jctt-UìgAin, bftod hoc uiitum tacam eonteolua 
•ro, w^ QActua oilum tii<# uotiitiio «ialini maìon aggredUr, 
ut 9i liU0 r^nuiUim in id« mtì uahttitali batufEUÌajca, ot raihi 
*lÌqiiftm «r tao iudicio glorUoi corapirem. Vftle ■). 

Fiia ti»ci^ìr.- Cam ìgìtiir bis morìbra praediias TaiMot 
Solon, non immvrito ut mìbi iiiJeor rtim «o PnblirnUm 
c30m|Nirftitiaii — Hoc igitiir |iJii?to ciwlftatr ftxpriTtAriiiit. 
Comyamtw* Xum ì^hir iti bÌ4 uìru com|kttriiiili)i — ot belli 
spparAtuiQ rofnftniii subniLfìi. 

IIL FfiBicua TTTA M Iposterìon all'ottobre 1-136]. 

Ad ^rtMtmtfin H i^piiniUrmum patr^m i/<»n«<fittl!« 
/^^anit^m VitetUum f^iriar<J»an AUxandrinnm tt ar*- 

in PtrUli» viiùm incipii* 

PerÌGl«6 Àiboiu«Dsia, aapidDtì««mo pat^r, nt a aote- 
rìbns auctorìbni oiemomo paroditam •cci>pimiu — mo di- 



I) PubUÌMiUii«]VEd,0uiL,t.],^4»«in fìiUwFjl. :9miih,f^^^ 
la Duiilibi, CUo^., t. m, |x 339, un bnuio. Lo »t«treo bfmao, m cui ai 
parta 4j*JU rìoea rM<ol1« di libri » d«lbk protAiiona mocurd«t« dHlì'Or- 
•ibi «sii slu^i ctMiici, « )u Mobuff, Op. r:^, p. tfTT II ìa Paalor, Qp. off., 
1^ ffll. Id qii*4tA pr»f«*i04i« Lbp4 ftMaDOA a «ao noBao L*po da Ca«U< 
fUonebìo il raoobiu; ' £rat vtLaOB in kao <cìu« nel Uadniro la Vit» 
diPoUiDota) aliqna luoa p«r« uìritÌA, ut Ìd qua dnitaFa fllAnuTcnoi 
uii» auua al s^uulia iucu« autumU fiuictui Waoribua mhaIus diev 
«huiMtt «t in qtUL uptiJKu Boat, am* oiaiUlìa libantt^ni r«a gaMM 
liltorid jlluacrarqcn \ Cro[u>l^«aaicute ijuaata tradaslona ò tn U 
Vila di ^loaa o la Vita di Tamiilocla. V«di la dadica dolta Vita di 

-j LaureixK. I.XV, 20 a. 138; LXV, «C e i:»t ; LXXSSX iaf; 1& 
e. ie^; AcihbQru. 90rl a 4],10]£*g. llGiBic^rd. 142c 0^ Vodl Vatia< 
Ut. Itf?^ ]t$7« (aUnbailA arrosaamama aù Antaoia Todortmoj, ISSO; 
P^fltf. )at. 5827, Cei8, 6633, 6141. 



1ig»s «t n|mA «ommiirn Pontificata tua cotnmei>datioiM qiuua 
gtaliOKnin fucina VjlLo *}- 

lucrjpIt<l«A liL^mlnei cttuuiD et «ymlaruiiì ottlulo^ — quae ilio 
ccbilieado depriinti adottile iucurabìlia QeiÌ ItceatU probi- 
bobat. 

IT. TiutvisTOCf-tri viTx *] [ottobro I43fl-ftprUe 1436], 

Th^mictoolii Ath^mon»» darijMimi «t capigli tivù mi dii< 
ci» uiiam latÌQd intorg) rota lai ad te miBNurtiit dram, Itamauìa* 



t) Puhbllc^AU nuli' Flri. Cam., t. I, p. 101 e in ììfftlwtl. SrAiVi., p, »-2<); 
in Boodiot, Gatal., ì. II, \>^ 1i% duo p«r£^i. 1) brftuo hvicuv^ii* ci i^iuUh 

QOu AtUucat, nliia dioQEkda rolìaqubin, quod mei o.aI cffi<:ii oc muaorìa 
gnttnlor p^mac, gramlor mihi, gratular oìaibu* meix. qaod ditims 
qiudikm vcrt« «( foJieitAto aoatriu eiuit'itìs toutum bo&i, l«m pnui- 
'iipiluin, Urn #>Vfpi>nUt^»n «t» ImnirirtnlL Onn tniilìtiiin ikiihU «It Mqna 
cOOiCaaSUJS; ut qi40 priìpiijcOAtoro runici»» «cct^U Jcf^JDiia <il ^e^mt- 
vaca Mt, euiiilr^iii i^eit ei jivHfiiEoiiI^'iÌiiio T^m^>r^fiti1f4Tìi9 Hiliittorem 
oatrtL porJiii»li£iDa et turbulaDtiii^iDioa i:'iuc4 b^bucrtmu", 6t unno 
d)iari>rtiiTi inaifivlMm «C rvlijfiaiaìa pHnciptii aimus hibUliH - . , . nd 
ta aoii i&m a4 «xt«ruuia «t all«auiii, hitcI ut nd t»tiAr«in fidi»1^9«ìiaum 
at, pAf^^aum 0|ilìmunì naatra« clullAtic ^iTiiifiiftinimf atc '. TUiiiabìlito 
J'ordiiko A Boina C'>a dwa 0U4tCLA| rìfloltì aIV impot^iixn Ì non^ÌGi 
Av-\ pApo. il VluUottìbi «bbo iu oonpcno di quoati «uoc«B«i U titola 
ili K^atiiArcft di AlooMadriA e T *rairoacoTAdo di FitcQM» nall'cit- 
P-olirt I43&. Cfr F. Orvgorovius, Op. tH, t. VII. p 61 igg. « Cgli^llì, 
lUUia «atATd, 1 ni, pL 16B, L« trAddrìduo quiudì della Vita di Patble 

IÀ pMtèTÌo» air ottobre 1486: o non molt'> foitonora, ooma ei fuò 
Jcduriv <Iair mlouauduo della di^dicA, e jh^ >j)ai:UliupLLÌc dnlla fiBEtc 
' nitHi? mcmruKi nn^ittrMfi ti rtU^ivnh prifdptm *'jnva Iminturi ' . Nula 
potij clitf tiu 1q Vitv tradotta pnaid dvl lu&no 1186 Cvtfdi ftppr«a*o U 
dadifìL di léne i/[>ffli>ii])p uoo ai fa cnoucioo^ di quo^ls, 
>) Laui^^fu, LS;V, £3 u. lOU; hKV, M o. U9; L\XX1£ Ini:. 13 
c^ 1: jUhbuto. tVJ e. ti7, lOlì» o^ VJ; K40«Ard. Iti o. LOa Mogliab. 
XXin. 21 G. L Vedi VaIÌc, lat. 187:^, iSTd (du^v orroQouBoaio è ibttiì- 
biiiu al Tadortiuo). 1860: ^^ng* 1'^- fi'^^ AS^> 



266 



r. r, UTi*> 



«Bo Cociso, CUQ «ìqs oxilti recanti ««morìok') mtilto- 
rtim ductiBi — et mo bÌ booo proWn aba t« peroeporo, piar» 
ftc mftiorft tcf> nomine ojt^srecsnram ««oe |>rofii«or. Vaio ■). 
Kiftf ij«;t/>i'l: Tb«mì«4oclì ÌDÌtia goBeró pamtn auio £Ìo- 
rìom tntn. Patr« enim ipw Noocle — quo e^ apud Àmmo- 
nitim philotfopbnic fiiuniliftri»jmo amicìwi&^oo sum uaiia *)• 

T, Fasii Mazivi vita »] [posUnoro «I P marzo 1496!- 

«onfrOfttì pattato «J^Cftaao ni r*?«&l« mÌ1i« di Ccititao col 1>r«iio •ff' 
i(u«atc : * Qu;u« eUt ktob dm lAAei^sftai ìai|ptad*xit#r >9«n» ilbà tibì 
in Lftc UoU ooeqpiktioiio ttìUa at^o* ntbu nou aeriptu otiMtrtp^r* 
«udoftOt, pr^eurtim oam Ubi quoddlo mUU Leoii>rdu« AndniL» 
prinoep* oloqiMBUfto huiu< aoUtUf dou^t et omanoaimB Imìbao Un- 
ipiM»; ABbtovitui ftbbitA, NkoUiu Nioolaa. /^vryià•, Cbn>1m Aro- 
li&iu^ donIfMimi «t «loqutntMAiml niri, qui lo >tiU Mhpiia Unoniit, 
qv'^ruiD Mntjvuttrttif tun* JimidUH* lutik^aat-ir Bum: decrt!<tji Umtìii 
BMemta Uboran ae uijfJiftrani iiU aliqaid ìqipwUri, ha«d inagjtig 
■d amninoniia prìnoipata colloquia lciinUHlino« fuiardtm homlow 
admitii Mlon. FrvUw ìffilaF ttia bumaBÌtMo^ Th«mi«loeiU r«« ^vataa 
a mo titiper »ic riuUrobo in httiaoin tionuM... ', Ì Lìtdìiì onwologlel 
i^utudi di ri»«ifU txadasMoo tono: Ì\ Htoroo di 0*»iino dall'MÌlia 
(oUoVre Ì4H) n. per I» pfaxfttu di Po^lo n Fin?titt-, r&prQo d^ Mflfl» 
quando la Outia TomaEia fu lra«forìta a Bologna. 

«] Puliblit-atacQU'&iCam., L l, p. &1 e in B^òfltth. Smtth-,p^S2'7, 
la BuiUdI, Cauti., i. lì, p. Tll, duo br^ni, 

*) Qu44iA vfia fu bui^ìio trad^^tta da Onar^nOi o dtdieata a Carlo 
Z«ii'> rLaQr«»B. LXV, 'J4 e. d&j. Cfr. R. 8abba<Jiiiì, La mhoKi « ^ 
if*it «x., p, 1^. 

^^ iJtiMtA tradn^i^no rli Lapo i «cto» a mia aocofcoiua. noi co* 
dici VaUc. lai. J&75 (^ '>9 1 « Pa^i^^ Ut. 6IS7 [ch^ non «soiÌduc atbroj. 
La ViU di ir. Uuaimo fu indotta aJirbe da A. TuderUnq « d«dioaC& 
&l cJudmaU MorÌD«n»«- La dvdioA é ìu HiUUtth, Smith.. \y 881 (aa»- 
pì«pmf«i, « co:i In trnduai<FD« afli otulici A«htiiini. 1019 «^ ITT; TaU«, 
laL JE^ I88Dl La trwÌQcJoae, MD»a ^vdira, fr ari voAkl Lnurfiiiit. 
UCV, 1Ke.H]}; LXT,») 0.958; LXJLXIX in^Qo. lOt Ur ancbo i 
CAdId Parie. laLAfìST, M2A;nRad. VfAnn«44fl299 (rn^uJ. rj^t Vindo^, 
1 JI, p, 33&V La dedica cosnìaoia > ' Troditum eat a ^^rauibci aa)ùoQ- 
tJbuaquD mrLk oicv '; U tnidasioao: ' Pario^con ulrum iiitor memoria 
di^oa ««uuuma'atuia — ia cbitu afiioofoat\ Dedica o tndiLKÌoii<r 
la Ed, Cmi»., l i, [x U9, 



trirDt su LAPO DA OAflTKlLBOSOIIlO svta, 997' 

rimnrtimitié rt^ì^nttm, J,<i/>i Ctitt*UÌH*tcttli praffatio in 
Faba Maximi <^iiani incipit frlìcittf. 

Xon in« labet) olari^md ref^m, cum Fabu Umimi 
fUBimt ti sapientùwimi uiri ultam latico intcrprctatu» &d 
to mbero, forti iionuulloa ndu ìlloa quidam imperito^ lio- 
xqÌdo?, qui argUftut in hcc otficium moum et ox me aocu* 
r«to cur id ftgjua potiasìnium requiraut» , . 

GgU lift inn4n<t « nA wIÌ a tBotl ufimpl i^l rirlù doniwittflhtt, 
o Ha da f^iioiallo li* coltivato con tuiio iimi:iro prim* U «ni 
libdmU e iriji la Rciou^ca d«l xovei'a^ra a caobAtt*rO| chi> non 
bb bitc^n» di ««ampi o oo&si^ll p«r o«cHr«. com'è di fatto, tia 
gr^n n». 1^ ìaulilo ricvrdiT« 1*? ^runili tirti^ v 1« ttne glorìoM 
ln]|)rv«0> Clì« «» (jaftlcho Tol*At oorno * Dupor in ÌILjv iufoliciaiiiaa 
pu^ft CCS» ^««^«nflitiiiii ' I) gli A ojKpElatfi 'tii^kli* «TeiititTh, ti41q 
ò arvctfiQto oart*mi!Dto por ìraprudcnt*^ itik por aTTcrm foituua. 
ÌJft «iÒ ob* vof'Tbttiiito «JorTLft o f^mniL tutti gif ahri iiunf niA* 
riti k rAfiftbililÀ G^»fL gii uioiii e remore por gU «tudi, Nougll 
ìutìiì iluuriufl In vita r11 >\ MAsnimo p«r itdnurloy crhè hOQ HO 

B«d cuna ox alua complorìbus accepiasena et iioudme 
ex lukmaaiaainto palitt Johanae i^ardiiiali, uiro praostaotì 
doctrinii sqidid& uirtntoi religione a^sctitatc in tempri tute 
pmcdiba, qui hi* diobus subito oroptas*} mihi stiisqno 
omnibus trtarto dwidonuai roliqulb, ba hiiìutuDodi aoriptia 
admodum detecbari^ quao du uita et monbuH clarituiiiaDram 
uìrorum m&iurc? uueitrì memome et ]iU«rU prodidìjseat ; 
cuiu gratìCuaii tiliì allqua in re iivnidiu uoLementer cupe- 
rem, aptiffiiuia mibi ot tuiii moribtm digniMima Fivbii Mo- 
ximi aita uiu eet^ Keo entm uir iuter TOTDAiioa temporibus 
illtH mi»A c]nid«im iroiii«intiji fiiit nlluv, et doiDÌ et niilitiaeT 
nirtute !ìde inuoooutìa napicrktia<]ni3 prae^tatulor, qut r«ni 
romeDAiu afi!ictam Pnulois arintv ac prope deaperatam, non 
tam ferro et uiribus quam priideutia et cou«iUÌ opporlu- 



I) AcnAnnA nlU bftUA^lU navaln di Ponia, dot A afe«to ICSl 
*] Il durinolo Olor^ani OMaDOTft m^rl Ìl 1" niAn^ ll3ff. Vedi 

ìamnii, p. iru> a^ 3>: cfr. tineh« U lettera 11." Quwia Ijadaaloo» 

daaqaa è poetonore al 1* ainmo 14S€< 



9tt r. I-. truo 

nitatd «Tp«din[t; iidc tam pugnando qnatn cTincundo %t 
prouìd*ndc niros ho«tiiim pt undaciftm fn^gìt; al c&llidl^ 
simiis dux ÌIIa PooniM FabiaiD «zp^rtua dìxoriCp %t qxìlà^m 
uorìmìtua divirrìt, mnltÌK Um & » hotti ìIIacU eludibili;, tnm 
deramn te attum apad RoiaancN HaDuibalcin innauittOT, 
HuJQi igitur uiUm ox PluUnrliì dociiic«ìtnÌ ao dbertla-. 
simi niri librla tuo Domine in laiinum aermouem uMti; 
qTieiD tu noa imitali solum, «ed propo Um mperatM ui- 
d^Ar», qui iìsdont artiVtu qtiibua ille p^rmaxìmum tibl 
nomen et gtomm coin parasti. Qnaproptorr mìtianìme r^x, 
lei^od Ui quidam Hb^llum hm>c prò tua Luroaniuito, at^gg 
ita legda ni non tuo lioc Unitila r« dfgaum tibì tuo Mplea- 
dore muniia aff«m, «ed i^tio potui boa tamporo ^ludium la 
ttt meoiQ oL uolnuiatom aigoìdcaro et t« ìpKum sonbendo 
obl«cCa» nolniasa arbìcrerd. Sed de bis aatìv iam multa: 
Pluuirchnm ipsnm &ndÌAmii8. 

Vita incìf'U: D^flcrjpti* autam Perìolia moribtia qtioa 
acoapimu* qnìqud taamoratu d:gDÌ uidebAniar, ad Fabium 
oratio Iradiicanda ost — ftUqoam «xcollentiam et eximiaiB 
horum smnifìcoutUm ac mAgniiicautiaui h^bara uìsa ost. 



TI. Tatast vvt^ ^ 
Vii. BoMtaj vjTx ") 



11436]. 



Ad clcmcntiittmuìA vtrttm domìnun Pro*}nrum Co- 
tnmnam, fatictuo romi^fiaa r^ctetìas eardittaUm c/arinf* 



I) Ambiata. 1010 o. L; Lftnrccx. LXIU. 30 e. 76; LXV,*»! a I, 
(ttiHì li rre al^^p. a tMnvn il^dif]*!- V«cli Vniii? Int. I&75; PjLrìg. 
Uc 56^6 ; C«di'c >7<#f. £f'^. rx3, Tanr., r. II. ? ì'*^. IVr In d^lo, ofr. U 
bruno i|«11a fl^lr-JV in <^iif flono ««aitmAriii^ rroviAlOiiriaHmfin!* U Vita 
tr^doti^ pruiu di quello ànn o la lvtidr& ?■; vdi oocito 1« Ict* 
toro ^, 10*1 ]Ar ì rapporti fin L«p& e il caH- Cilanaft. 

*) Scotio «lU Vicft di To*oo Qc' codiai ladicAti u«IU aot* ptece* 
donUt •! tfo\f4 «por» noi cod, T»tlc. lut, 1*80. Noi oad. Aihburii. Ìùì9 
i crroDcamaatc ■tulbuita li OioTuani T^^rtoUl Coco^ctitjo Lapo tro- 
i3oltr> quMto dit« Vito, ]a inviò a Sìoha al FiUlfò porqablchf «fnexk- 
dnmoata Eoc^ il ip(idÌAÌo cho ne d^ U Hlolfo: ' Lej^ qinMtf io Uitaian 
e» I^lnUraha Th«fiel RomiitìqTie nttas c^4>nn«rlUU, «t «»inH] «i ìM^iim 
«iH^a eum, f^uiujlUEn aì ^rAUdab eloEaut[aui slUu«1, i>fiil«lU d«loo* 



anvtìt MS LAro i>a GASTioLioarc^no jw. 



SfS^ 



mti*n, Lupi Ca$UUit*nfitÌi pnnHTnìum ifutpi'i m TIi4H\ 
aa intuii t'iiaa fiìiciUr. 

Cnm aliìs in rebus, humanìsstm^ pater* ueternm elo* 
qn^ntmimortim uirorom aludU laodaUli» niìhi plerumqae 

Qli fttiiichì Norittoiif &«ì loro libi» «Itro a'tìo<1ìÌ ìmoH di 
doUriiw fi prolritti, ci lAieijirouo uu ^uulfì aaauipìo di lolo e ili 
d»*io>ioD» T«TBa i ìijt^ motori. Tatti coloro obo «wi opetodì 
IIIAU9 9 d'ìnjp^^DO ftT«r&iio OLjatribaiUi aJU prx»pE<rÌtà e irn>u- 
iiut4 d«I fojMLo, QOD orakoo dft«MÌ flolo magnillojbti cou lodi, ma 
Aucoi'» ritvj;iuti uvuie dai, u il^U dì doi. o ilu i^ujtlubv diviuicAi 
ìflpìiutL j 

Qaod i^iiidcm oam mHÌ ccmplurca acoiiraM foc^rtint, 
toid Platarchiu, uìr qui fnc^ilo apparot ftcrid ìnfcouii, luuitao 
ìndiidtncke multtquo. laborÌB et omni doatnnao et a&pteutide 
laudo cumuletn^; qoi alia plarimei in ptiilcdophia elegftater 
sorip^t ot mA.jorum rea gostae ita dìligd&tia^ìcao coHcgit] 
Ha dUposuit, iU «KOT&auitp nb roliqaU quidam «iio«» in 
hoc RLO g^nom <ò Ìp«um «uporosso uìdoAtiir- ilio ìgitiir 
&una raaximoTQDa ot illuatrìMimonim diK^rm ob noatroriim 
6fa groccomm ritorca et iontìtuCa uitnc tiiAtiiUre LitUm 
fiooque coufeiTO et oomp&r&rt! inuioom staiuiMOt, a TheAoo 
ftc Komnlo 8crib«iidì ÌDÌtÌuni fcolt; quorum alter ut iertnr 
rcmnaftcì urbom omnium gentium et nationum regìoATn ot 
domìnam condìdit, alter omnium doctrinamm procraatrìcQm 
et qiìti9Ì paroitt^m Atbonas mnJtb robcis aaxìt, tocuplotuuit^ 
omauìt, depo»itaqac regia m aie stati?, c^nod i»aucìs«imi admo- 
dum reg«9 ftìcttrTint, qaam a patre maiorìbuaque acceptaia 
iusto nomine retiaerò [poterai], Hberam immunemque reli- 
qi;iìt: nt eorcm operibua ueriesìme prodìluni uìdcotur iUam 
Marte «itiim fuisae, haiKL non aitio deorum numlco procrea- 
tuui. Quam^brem oum rnuUii iain alia moa IndufttTÌa ot laboi^ 



talut. rZtitt tnìrtì oratio un niut Quod Katem oaj «neD^ari a no 
WBf h<ic m ro tibl rcc4p«ro aihil [rouum; aam oodoa graooua qao ol 
afta otalUa Pliitnrebì nitoo coniiiicniur, miliì uulliu «et eie/. [C llf* 
amini, /. e)- ^^^ ^^ ^ qTic^ta Icttoro, 9 nltocabro 1138^ com'èotl 
Bosmìolr è oortamoTito «rnla. 



2IQ V. p. imoo 

4^ ^ravcÌM tiAtu^AtA a uoidtrìii liomìniba» la^rDtilTir, poriii-* 
dignain «we JiUttil, hi non Plutatvhi na rvln^uornm imita' 
Lion« In hoc c^uotjud ^tiere qu&edain inaì^ IllltirLt uxtju^zit; 
[itiM^rtìm cnuì hoc ìpsum ab elo^i-ieotìaftìmo uìro Fruneisco 
Phil^lpho pr^ewptore tii»ì>. Leonardo AreUno, Joli^iiii* Au» 
ri9pa, (ruarino Verorinneì, Francisco Birbaro c«t«ria<^U6 
huitu JiPtati» cInriuKÌmis n\ùm fuiìinttiin nm%t. la quo fti 
non |Mr \\ta^ àehvìur «rripiori f*t tiiLitrprBtì, tacran animo 
i4TmÌ1«m ot noltiiitntA ft]I«s« fiidebunt'Ur. Hoc uoum G«rt« 
«pero, non modo iio« non peius luerltum Erx dd uovtrU, qui 
graecae erTidìtiooIa ignari sunt, ai haeo noua et iuoo^ìtft 
ftd «^OB tniU9fer4tna«, qnam graacì illi do «uis mariti sint; 
uomm «tìnm quandAta ab nactoribii» r^nim atqtio a «crìp-* 
toribiis gratiam iniinroH, qiioad oorum facui, horum acripta 
por nofl Ifttiuix bomioibuti inmiUacnuL Itaquo anLa So- 
loaifl, Publioota^, ThemìstooUs, Fabii Maxìmi, et 
DUQc, Tepetito Plutarchì ordina, Theiai ac Romuli 
uilaK iuterpT4it&tii? [«um] tuo nomìn^j ba-nd temere, ut opU 
nor: ncoi ut te ad eoruni Ltirtatun imitatìonani incitarein (aaa 
nero 9aC cnr fncìarn, cum Ui )ioc nponta ot ccnariR at faciaa; 
paiiciqna admodum tìnt ux ìafto ordine, ìd quo niarÌtÌRtimo 
to fortuiia coUociaiiìti qui tacum moribiii oonvìUo duutricA 
liunuuiitate oomp^ran oonferrique poamiut^ ai da bia alias 
^eparatim copio^ius dìc^udi t^nipus dabìtar). Vemm hoc ea 
causa feoij ut ^uae urbiti parantU ceageatan, qua^ apud alioa 
aparaim lagìasee, uuiio a Plutarcìio c<dlaciai at uqo qoaal 
Bub i^) ftspdctii pOBitaa faciline cognosoard poasaa, at Atha- 
naritm rogic opdta ac virtut««, cuÌua tn cìcìtatia di?fcÌpUiiam 
alludi Ori Mimo sampar coluoria; parspicaraftq^ ait liac la- 
ta rpratutiou a tnaa quantum Tlipeseo at Komulo proluaritftd 
inamoHani posUrrilaiamqua piodeiìdam Lom «ruditaN qluÌ^ 
tatda atianun totidutn pracoones LEib^ra, at ipaa, ut £BGla, 
dòuto* at eloquauLi^imos qtiì tuaa laudi at amplitudini 
dediti auEitt et eina quibus tuiim nomau diuturnum asaa 
BOD potest, tuia oificiia bonafìcaTitia liberalitata nd ta na- 
diqtia C00VOC08, aosqno honcribus et praamiU oumnlaa, ut 
at tuis virtcitibu« et aonim monumautifl immortatitatam 
glorìao Gousaqnoro. Dainde L-tiam pietatìa atquo oJ)icii t»^ 



BTTEil «tr I.^IX> DA CAflTfdLlCKVCinO Jt^. 



2TI 



i 



tiono Qi id facoT^m eum adductiu, quo n^rUodis ItomoU 
rebus patrtAo origìnom, qoao ab oo qti^aiixmodo mallìspoflt 
eooeuLU procreata «it, oloriorccn atquo fiajEQ«tiorom c&coroai; 
ThoMi Atttctn Ulta, ai non puri firato tan>cn mtincro eina 
urbÌN prooequar bem^fiolam, in qoft uata alta ati^ue t^xcuItA 
luteo studioniin la^Io est, os quìbns ogo tantam Iructu» eL 
Qoluptatb porc«perÌm. Hino ad Thofioi qì I^mulì aiUm 
ordine AC4jedomu8. 

Vita Ths$oi incipit: Quomft^TOodam in Ofbfv ton«« >itv 
(ledoribdodo bUt^yrìcì sohnt — noti aspbuliam et f^^ehum 
Ìàc&% 6rin»m et minofi errantem oc terram co&tì Dento m 
nppollaro fiolibmus 0< 

Vitti tìomuli meipU: Urbìa Bomae namea iDei^nuni 
maxinaoqDo gioita— pra«tor uolQDl&tóia dcomm eeae pro- 
OToatum *). 

ynr. Cahilu vita (?) n^^w-nsT] *)■ 

Vitit iHcijtit: Furìufl Caimllua d« quo multa maguaque 

1) IJiwUa V\ìa fa trftilaitA Aiinh» dn ADtanlo Tod^rtiao 4 dtdS- 
caIa al GAntiu&lfi Nicola Acoì»p»MÌci àtt\ tÌtoTf> dì 8. Marcello, La 
dwtìoA coroinoiib 'Prisc<M philMophi^rnmtfte ',oU trkdtitJODO 'Qoaa- 
aduodutn, o Sòwie Souedon, hivtorìd io OTbi» bemraJA «Ìl4 dva*- 
giuktiiio ots. % TMÌ0, Ut. 181^ 1070; Furìg. Ut. ttUb; TcA*ila4 ood, 
VìmUò., t. II, co4 d22^. D^ìoa « tndtueJocw furono jxibblioftlo inU 

vrA. Ciin., t. r, p. i. 

<1 IJ ond, Vi«QjaeM lift a. 188 (Tao. Cod. 7<ii<£, tn I, p> 17) «on- 
aorva 1% Vìt* di Kom^lo tvadottA il* Aot^Di^ Boooaiia. 

*) Qufl^tft bm^ux(Oii«, attE'ibtti<& » L«|>i> diiU« prrmu «iltsioai t^ 
HF^mpa, 4 ìavoM m phr^echt codi*:! (A«hVunii lOltl ci. 19i; Lnor^na. 
LX7. dO y\ 203, LXV, 20 Iwkvyot*]: V»li>^ Int. ItTTS. 16S0; Farì^ 
)%t 58^28^ 683-^) lat^ il nono di Anloalo Tur^trtiao. Il <od. Ajdftun. 
{% e. 2T'l) o it VkUd» Iflt Ifìff) Itftnuo nai^Jio U saffueot» d«dka di 
^^ Aaioaio a Li>r«axo da*Modioi: 

^^H dn^cfflu 7\KÌarfmt priJL??nifum £n vj£a F. CanAf^ jm** '""' ^^^ 

^^^M ysUtr yatriiw jf«ù/<c<J Jecref;» u^jfc^afiiA C^ (^ OOtl oKa il oud. 

^^H Aibbnra^ ìa cui 6 quMta rubrloJi, fu actìUo »oJ 1'1P5]é 

r Cura OD teoipore qao tu Ql&runma Sila 9t Cintiirou lr>|{a%ìiftia 

1 &<1 aumomca Ponti^eora faogobnrìa, lq qiuk pnoMstàa tua aosar 

I ^vDlia ma^nos boa modo Lì^anaoT w^ allam Etrarìaa fittitroH C«> 



212 r. V. iutv> 

«xtmil McrlpU, ^a n> imhcmeut«r ntlmìrfttiilut tiidoLur — 
omn^ qui ea ttfmjiesiatd pe»Uleatì& cecii1er»nt romaDUB 



pTAOtormiafift r^tulìapem iQciilÌBsemque legead^ in aitam aUrw» 
àitriì nirJ CAmillt ii< pL^ne ditprìm Jiiiirii, io^igiii» m^ijimi ìpM fan^ 
barn haiu« aitai» apuil Uliud* {«l: tot mo macoIa inE^ij^reUI&iu ib 
oamina i)<-itror(iin faiuw ; qaamqiìftin Lf DltiHf roinanae Etì^tnrTiiv trti^ 
top f>niMl*nlÌAi{mns, mult* a^'^bu iÌA ìtCt: air<t |«j£^ujdA i'olì(tQ*rit. H»m 
t&crì hiiiif Cl^Jo Qimin, quod «ì mnfuhtiH-ftm non LftpA«in «ad flt«- 
bilcm. non àiruiKOt ot »olo acquAiADa wd iotogrum ofloadìawt^ tiou 
miai>r[bu» vgrTgiiii [WTiorìr>u« tmjwrìum ron»iiom «I etnrìUUoi vai 
isomiai» Atquc f;lofiam r^opa^^MMt, qdlhm Tomp^tU» ftUt Omoeit «ni 
<jniMU ulEtr ^x alHTÌ><4ÌTnU IUi« uìHh. QiKRiiBin t«.ut« homo pnidi«ntU 
ac (Wiìludme. Uula Aaiiti mAcuUudiuo «Utua dÌ4cip1Ìuii iDiJìtui fuU. 
Ql nanqii«iTi In dlmlc^^uAm cuic boalibna ii«dU*«1, iiun^uam ia- 
oepta alirtna lijii««ob at diMTii ^l fmus qui» ulclortnm r«porlMHt. 
Verum o!u» guta ho« loco npnd t* aooc pmcdicir* poiÌ-jH inaptiim 
C<D«*o, quAm 0|j|>u)tUT:U[ii. (ìLiu * oipiUi ut aìiiuU iJ»i|iJt ùÀ caImu 
oft quiia do ao ^ Plutarcho philo«opho pr&ctfaoUiiiimd «cribniitiit, 
i^a^mpTiEnnin Icctuiui aÌ9- Itoque Purii CamilH «ItitadiuQ uiiimi ai- 
tariruinqiiu uittvituni ein> voanilato aUaQtui «a ìn^uu «KodKQadi 
c•lLB^ p«TbUa4UNt iQHlitui oÌlu «ìFaiei a Ptutiakiicba gtmooo tnrmwM 
Utinam iik^kJ^kro. Qiiod pùst^iifim tttfAj oufd n«fiir«l io maatviirj aliqiiid. 
iurum fludlorum aa labofum iiicorum Co*cau tiiro cl4ri*>ÌBiO, 
tratri tuo tuae-niÌAtitriO ma import ttiaiD futaao; lul^uuta ui- 
d«batur. .ti in hoo io erga to &oa pAri officio ittecomur^ ema |Arl 
amoro in ^mboc ftiitinu< elovìot a^cùtur. Sod uatJom tftl[ ingioio 
■tquv dtHciptiua praoJitum aaiQ, at tnonimeatia liUorixam gloriuii 
Uìtm f«r '^prnaifi hiMnjn^im nn u<>lttnnd*iii Ìmpoll«ro pOtfMin, Ut di- 
Kuitati iukio #t d*4ÌdGrio ao«tro a&tUÈiccro poaflcrniuti. V^mm ooui 
bumAn^tfttom, noni ingnuft ot n^tiinta tiian pruvetAutiAm atqQO &i- 
cilitaicrm, ikt quamquam bic Kbctlu* qaeiii ad to traJij imruuU re» 
■Uf lomcn grito animo onm 1« cuaccpturmc oiqiUratiim liabao- Pro- 
feto aulU io parte dabìai eura tocuTOaìaìoìagaiamuucrìUaaaxci»*' 
dum f»wi4; cnm tautuai laudi* et glorìao iaru conmoLitna tja. ìU> 
cuacti iaJn li) tu «t ftnb'Qrn tuum Costuma gr* latini, ^uucti ooulos 
ti«J^TilQt AC p^UiU anìiri'kd homìntim quam ri?» ipiciLa <r'>aaidBTaAdA« 
cenveo» cum ìi aiat undo robiiti ii^aU praimaj compaiQtux; bùie eat 
i^aod noti Aalura diultofi ac pot«eteH UbarnUe Mv* poBfluat, uvnim 
ctiaQi tvuuoa aLijuo liuiiiìt<A. Quaru muiiuauulm lamiitiau vx xnudU 
liboralitatia Jaudo «muiftutTint^ magna qciAcdnqao oox)8#vdiL ot bii- 
beijda a»«] arlìtror. Etai iarpOiducn paru&a tabuTas atqiK aocHia* iiuib* 
ginuti, <^ua« prò ip«iiia rtì oMarmo pi*A4iUtiti» lummo artificio «grogio 

II.IO.W 



snwi tu LAfù ox QxmwLiombK jcx. 91& 

Ad iUtàitrùtimam priiboipem Enfrìdum OUuùéèiriat 



fleitenir; qo^nii £^ì«Ddft auat «a litt^rurum in^(itm«atft, ìd quibo» 
amu«ci prol>iiiiUHJ>r amniji iilrluliit H|Mnnui4 ocnLoft uoMnMponumar? 
Multi prmQter** ex gniooU oo f^iMifiii philoAopiiUf nultft ab «u ««Hpt* 
oUbju ^tp^riiB ptindpjbuA uU|ue regtbu^ docKuoniat. Àoocdit otinui 
qooJ AU<X4a4«r ipivndora djaitiurtim (lq pi>1«ntiiio ÌdBÌ^ìc, qiii ma- 
lEoUbJiikff «I LJbor&UtAtfi otaam aixtvìhut. euhopius rsa uuu ai^iEU^W 
lAr^U&dft ittp*ritob«tur. S«d quii U prmuaitEitmruiiì hac in r* <iLfpn- 
ulii>no oput nti cum Ued din li«co omn inalti^jn iju!Mf»ilft d^Hjfuuiw 
tiim dUputikt* ««rlter 4M do&alt* prik^oal«r ■ muliia |(rAuìbuBqa» 
phittiuipbÌN Axlilcrìat? De hU ìgflur hAcMutis Nuuu OftinìUnis iiiruia 
^tàidoin pnucipuia coUbr&aium pmiXKiDUB, qui a<ta itiiaariii contiLii 

I^ irjdD ' clarùsniuiA illa et diuluruH l«igAt!une obc- ' bi rlFeirSacO 
ikir&mbft«uArU di cd£ LorvnHi) fu jiiajiri«AL> il i ^iii^oo M^j> pr«<so 
nU£«ilÌD 17 ' j>f>r dnr cuiii^Jitutiiit» « Li^inifCo M i.vjiiiInD« uc' uipìu>!i 
dftJlo loRM nuavADQODU fatta oo'U«noVQai ' {Arrli^ di ^Catodi ¥trtnt%Aj 
B«gUtj-9 d' ibluniiAatMtì • lottoro ad aiEb«90iatori l-iS&>t4dl, «. Qé*J> 
La fnuM» ' aliquid oUin «tudioruna «e lad'jrum oivoram Uuimo oto* ' 
aooQuaa alla Vtt» di Tmiv1«iiaa dedicata dn Auluuìu, uoniu pri&iitiati 

rAUiorJtaL dol due colUgì» u^ iioa^itlHlo uijo si:aiijIJij di uì^ujì fra il 
TudAriin^ £ ^P<>r b»QChA ^ acQ«Ubl 4 a aita liwiuxiouo ii«d)fTAla 
ft CcBiluto a alU dimora iu cmapagita dal iumo di (iujco'j (' -..lurì 
Ad HodU LiUoranun «te. ') di patroblarc ipi^at^ vi£iMada qnotfta 
dailca a Lnfv, Ma Ia t«iiUm^iiiaoju obo Lapo atoMO ci dk di aver 
trada'.ta la Vita di Ciimillo (i*odÌ dadioa al duo» di UloGAnter dolio 
VlUb di Fabio Maium^ ' TIipniistadAiiL CatnUtam atquc Atntumeta 'V 
mi laaaia in dubbio, aaMtguira VuulniviUb dvi codici aoaaiittati àa prm* 
dpio, u quella ddle pnuHi edisic^iii a titaruiM o 0*1 ood' l^uii;- lAt. 0897» 
oho altri bai«'«ouE> à. Lapd U traduuiiouj* di cui |«rlUa'u>. Ad c^oi 
mod^ Il nofitro uiuaiiUu tnuìuMO la Vii* di QainlUo, oi^in» «gli d 
ftttcìtn molU dodìoa ai duca dì QlocMlcr. La si«s«a Vita fa aQAbd 
tradoCLa da Offiiibono da Lckal^ a dodàala a 0- FraocoM»] GoD»^. 
ÌA d»di(ii l'it pubt>lÌoa(A ini SabbAdÌDi iù Ldttrt mtdtU di QgmtÒtnt 

1} U««lial^ XXUI, 136 e. L (nTit«-£ra£9); Laanni. LXIil, SO 
a. l;l.XV, 2fltw 153; LXV, aa r. IflS; I^XXXIX lur, l3<;.95iMaJ. 
Fi«9l. 18n e ISa^ ^Vabbura. 1019 e. 179, V^-ii Vaifi. tal* JST6, 18»)} 
Parlif. Lat. C^Q, Tie^S, OSaC^ CeU, «099, tiUU 

5ftf^ ux\ tff jrtoL tuu. VII. u 



3Ti r< r. i.roo 

dvf^m ti PAmhrotìhias lìomiton ■], Lajti CasUtiinneuH^ 
prooemtun in Artftrerxi» r^U vkitm im^ipU. 

ZanonuK c]>Ì4copu« Baìuceatita "), uìr ctun mmmft doo- 
iriaii ]iit«Kt^Ut« ftc reUgìon» pra^dìtus, ttim uaU9 pnet^r 
cetercd quoa quidem uìderm tal Qomiuis tno^que iaudia 
et amplitndÌDÌs ^udio^is, mccma ixt ooIJoqninm aeDteoa 
multa mihi no pr&coUrA de to dutato «olitn* mL 

Ojb Ij& Bibulo (li qukii Q quAate tìitfi octì A Adorno « 
quanto Binar* parti «gli «l»ili <JA««icÌ; OdiS« gitiitAmoRt^t noHa 
j^uitlo ii^noTB&uL II Uo|>rfttjiti(^Ei> «Ivi pnacijii ingcSvi&it si può 
dire cli« «gli «alo U&m 4(3C*2ion« « m«r\ti àt itmon piuvgonato 
msii Antichi _ 

Cam igitDT «n/l^m ne «sapìits Audirom» ita dm pra«- 
BtantÌBnmì patrìii or^tio ot gravìntìmi iiiri auctcritjw mouìt, 
ut in tui «norom toto animo ìcclìfiftranir omni Ut «t^adìo 
»t iioDflrAtioiM proBoqui ìnaiperotu, omno crwtitn ingeniuin 
facultatemqiie, omn^a d^nique ut ita dìxerìm nentod indo- 
fttrioo m^ae ad tmim noiripn prod^nduni fttquo illTutrandum 
conn«rl«rem. Itnqne «t mipnnorì tempora psrtia qiiftediim 
cpersL partìm a ttui adita, parLìm o gro^oo ìd latÌDncQ ii^rsa 
tuo nomini cWlif^aì; itlquo «o fWi, non ut ^n t« digoft 
pntarom, aoà ut- ad t« aliquam qUDin dogu^tutioDom moa^ 
rum uiglliarom praemiu^rem, qua probata, wilmnm tuam 
«d maìora *rig«r*m; et nunc Art&xerxìs illustristlnù Per- 
Raruin regie nitaai latine libi interpralAtns enra: quae qui- 
dem mihi et qnU Tegi« ot qnin optimi r^gì« ontt, tna? ma- 
xime conuenire vìm. est, «Ìqmd«m tu ut ÌÌI9 regio g«iioT9 
crtus, regis fUìns Qseos «t fratram reggm liabumoi; ftt ne- 
potein haborei» et regnnm maximum Ttf<geros; qiiaro haiid 
edo an tibf qnìcquem aptiu» aocomodatàiuue fieri antesoo* 
gitaH potcerlt. Terum ne Arlaserxei tali» ao tantn» rex 
ad te talem principini et tantum quasi puDatna ad pri- 



*) 6a tlcBfr«do >lcicn di GlooMo; vodi, oUr« hi Voix;t [Op. cH^ 
V- TT, p. «3 ^g.), M, Bona, PStr Catidàào /kwitVf, MUnan 1(498, 
P- SS «£S. 

tj .Su Zflnone di Cjutìglieao, T«3teova èì Biynux, roÌÌ Borwi, 
Op, <t\ p. CO 3g- 




•Tui>i «c ìJ^T^ DA OA^nouoHomo lem. W 

oattiia ad r^motjaaimftca «dao rogionon aolos profìcìeoorotgr, 
ddiunxi liti prof^tiODÌ* comitM mcuiiouM ot oapiontistìiDOS 
uiroj Thea^jum, Horaulum, Sol onoro, Publìcolam, 
Foriolomf FabiuEo Haximum, Thcmiatoolem, Ca- 
millnm atque Aratum. Qui quidam Qt eranl a Plu- 
taroho oruditiMimo airo comparali invicelo atquo colUtj, 
ita ordino oonianctimquo oorum rod g«eUe latorpr^Utiono 
laoa prOMOntus aum. Qtias ad ta idem pater optimoH Za- 
uoQu» vuium iD uolumcn quoad fiorì {lottiit oriiatÌ!f»Ìmum 
tcdactad et oxorì)>U» mitUt; tjuod eio t* rogo, prò ttia ein- 
^uUri humatiitAto aooìpiae, ut quotioiiBcmiqao ìUud legaoi 
totions moi, bcmitiis tiii aiaantiaaimì tuoqno hoidÌdì ot 
gloriao doditi«fiÌTnÌ, libeotor momÌDorU; ot qoa&do hoo a 
1QG opus ad roomoriain lui ot i m mortali lato m luoubrattim 
esso in tal Ufi; iti» dotf oporam ut aliqua ai^^uiftoatiouo Id tibl 
por;:rtttum i^xiilit^o ìntollif^Am- Quod ai foooria, mo cor* 
roui^^m, ut aiunt, magìs etiam iiioiiabis, et ad eandam axar* 
oìtaticncm tuì oruaudi gratis promptioreiD atquo alacrìorom 
oiGcioa. Vaio. Ex JionoDia, ii nou. docom. uccccxs?lVij ■). 

Vitti irtciyii: Artasorxoa ìlio ptìtaiit, \&rxo patro DRtaa 
— iiuiuamtatti oanctos ot onidolitato otiporauìt ■). 

X. Aiuti tita ■} {Iradotiii nRircttt4jbro ]4^7: dndi<:»tA il 
15 ìiìgVto 1438]. 

Ad ^mtnlÌ4»imun ptttrem luHanum C<u4arìnvm #i>- 
oroMt>fre4>« rontaiacM «ocf««i<i4 prttbtfUrttm cardin<thtn, Lapi 
Ca*fattiunciiti prù^emiuM iit Arati vitam ìn<i/» l'f /«fi'oilor. 

Cum Arati Sicyunii oUnmiini ducin ri!S domi niili- 
liaequa goat^a ex PìuLaroLo laLiinc ìutorprotattu «Bwutti <— 

I) Quattn d«dlc% Ti biimpaU naIlXl Can., L [,|Kì£fi;iual«La 
brano i in Buiilioi, <7dlaJ., v. Il, |j. T42. 

^ n ood. M^liftb. dcmto fiDi«eo cc«à: ' l^ioU f«IÌoitfr. Prldia 
Idoa octobm »L:cocsxxru. laoipit Ar^^ tvJsm die '* 

))MaglUb, 5X111.1:^6 0.10; Uuttiu. LXU1.90 e 11; ULV,i£S 
D. Id3i LXV, sa e, 180; hKXXlK inC,19o.aTj ABUbuiii.fK|2 c.llS» 
10l9cl69;M6diariti«o]. I?i^ e, J3ti; Vedi Vntk. Ut. 197(^1880; Pang. 
lat adS6^ CeS8| 5880, 5a31. CIU : C<^£f. ^»^. rtg, Tuvrw, t. II, p 174- 



379 r. p. ufWD 

phtra fto moior», oam noie», dditarnm me tno aoiiim« mm pn>* 
fil^r. V*l«- Finis. Ex Feram, irai kaS. aogutU U38 ■>. 
Kìfa incifrii: Chryvippi^s philoaophus tritum quoddain 
ueteri sermone proQorbìam «ina cTodc tmtitiAm T«ifonaÌ- 
dana — Arati aiit«m gonitii Siojxmo et Pcllot;^ tiiqno «d 
nostrani poru&nit aeUUm *). 



LUCUTO 



3JL Oh MMX») ^ ^ ' '^ 

dai r&ntQvné «octttuìÉ Foutijicéjn Munminn, La^i VftBt*^ 

Votastiasioia ooiuaottido fuit, Ircatuaimo pat^r, et ab 
b^roioid usqoe, ut opinor» proftotc tcinponbt;«, tit Iructouiù 
piimibìaa dìì* iinmùrtuUbna» <j[mbt)8 atictonbii« oo4 »o por- 
o^bao non dubitubact, primom peraoìni^renU . , 

Qaaproptc^r hanc cenano tudiniMD propt«r QdLuatatam ro- 
lictam atqae obiiolctfiin, nunc tot post aaeoulia miomnduii 
mihi atque reoolendam potaiii. Nam cam dvcreuisaam io hia 
humamtAtis etudiìA ab aduloécontia lui^ao od hooo aatatem 
aUcatio tflcitomitatoqno caraatiu aUqnid liUaria mundara, 
Qt tix hi» raeuf aorLpti*, quoad per rao ficrì poMot, atudìon ho* 
mliiAi aliquDin frootum oaperant; tiUum ast mihi mei oflìcii 
rdligioDiB^u^ aaaa, nt tuaoiati aacratiaaimae nuùaatati maxt- 



*) >'«t cod. Mctgliib^ e, 4*J v'iì qa««to tcicriMMa^! ' Fici« lèti* 

Baocflrl. U9 e.. I. Todi Ptrì^. bA. 1616; Tftlio. tat 8^70 ia «ai alla 
d«di«a Mgqo *Ec r[r>nQlÌA, KVt k^L. oct<it4. ';Cou«a. di Rislni lAI. 
Pn U data T«di ìnii«nai >«U. 2.* 



STUDI «0 hkVO DX O^nOLfOWGHSD JCX. 



2n 



i|U& nìl poatdaoi 



kabei 



in^|Q« aiuutAa, i|U& mi poataaom maiutt ttaDeasna, meomm 
laborum ac ui^iliaruin qua^'laiu quasi prìxaiti&a d^ìcATBDb 
BmA ciijn vlAt>uÌK8Ani Soloni» (Rj^ientinviKii pbilowpLì «t 
Pi]hHe<»tii0 ntjtrEMniiut prìiicìpìn nimnni iiìtux a% Plntnrcbo 
tibì Jtitc^r|jroÌ7Lri, quixì »mt toM Ieih^a et ^xtidìITicntx, mi>uaL 
iu rittucUluLtim tuJLm MtpUilitim ut uvluiiiitu»iii uimin Tenmru'I 
iiliitìbaiur. Ciliare haa duos Lnciaoi libello^, ^uod ^t br^uui 
«raut iiec mea quidam B»at«niì& uiiacUEilì, 9x teiD]H>rfì libi 
>n Uiìniim coiàuerlir tii»ei|iie WaI'ÌIikIiq! mìUondoA ramni. 
Honim Uh In :&U^ru iirWnjiuimo mi» >cu|Mr«LiLL»(uv r«> 
pra})vim1it, ^«A» >ib imptiritiM bomìiiìbuj» Ui funiM'ibiiM ol^ 
dvrcidi t v^ttstil; t^nuM i|UtMl Hcìrvui in prù Lua «luuiuii j^HpkvuLùi 
ftÌLtgijlarii^ud raligtoDe udliem^tiitoi' dut«8larì, «xìaIìidaw 
«gruiD libi ìmprob&Lìonecn liaud iugrnUifD foturam. At Ui 
aIUito, quoiiinm fscribit illn <]1iq pAct-o Acl «hiilife liMni^rnmiD 
imiTiciwi4rÌL (jiiAittumtjiifli iu iUiit itroùtamtj uou mirilìucriK iui 
AludU i«xhort2ktio |TriiK;iertÌm ìfiupibu» i^oiiLmbH ititta «#t; 
<^ttiiin etHÌ opìuor to prò tuv uluguJari tMgs »1udÌ0M>i ho* 
IIUIW6 amore libenter Uottirum, laiuen ÌJ uou tua. solum 
atVM 0ed etiam iDe& twlìm faciiui *). laUiebere eiJm iu tUa 
non modo Liiciam fortunAm, itmI otlntn i^uodua modo iB«aiB. 
Nanj qiirtniJidnìiidum illn n U^ntii iiiopi^tin |irìn(ìipi4> prof^ctns 
ftd liacL) <<ludÌJh sr* lìaritiilìL; it.4 rt utrM, non tjiTni>n iifn ilio 
ex genere Ufun^Pi «t ubituiiri, ««d |^mitnìuitii«L mr«rl)iieaiQJJt 
nosbrfte ciLiitatis cisibns ìn Ita^ ilifUciillateet ccmpuliti- Atque 
hoc d«torìor e^ nostra qo^m Luciani couditìo; i^uod ìlle 
Alt KÌbi nb bis «tndii* splendoTem maximum et glorìaiD 
comparatine; irnln ueru ndhuc va nthU pruHtjirqaiii» InborAm 
InhUem et inopiAiii atlidarutit. Hi-d tiinin ii])«fro hinnant- 
tatvin «L proecipiiam in omuwt baium Irt^nsflcwiitiai» Iiìk maw 
incommodifl aubaenhiram, ut non inagin me (jnam LiiciannEii 
honim «tudìornin Uborisquo pa«nìt.eat. Aooipe igìtnr^ heBr- 
UmJiho patur^ ocuape iuquam laato animo hoc mncuvicittuoi 
meum. Ksit «nim non >uiiÌA)ifHtÌ tiuui coniw&iuM md (ì<>t^ 
dltioni ineaei id<|i>e prò tua bu mani tati* 1*giu; ut qn^miid- 



9 QoMto br4ao lU ' &od cura «UlvijiaBHà../ è puUblicaW iu Boa- 
aim, Oifjit, L III, p. S&L 



t 

918 r- ^. LUMo 

modara u qui ninn ant fructaa omunt, tute dé(pitttnt qoàm 
ad pT«tÌL pftctionem oocodàDt, tu et m hoc qom cle£i38t*-1 
tion«m qrundftm haÌTìa moad facalutis esM pQt««, QuAia 
si Ubi piacere inUilligftm, propadÌGin id opins quod dixi 
quodqti* aA«dQ« lacubratiir tvo nomino, ad to mituodain 
cinfìbo, ot Alia otiam maiora, Uio iudloio graui«aImo oondr- 
mata(^ cotiabor nuìn^oro. 

(juoà nuno reliqutim aat^ pater beatlaaime, me t<»tiim 
gaDotitatì tua^ commendo atque trado, m^aque cmnia studia 
eC &cultatam omne«qaA in^aa cogìtaticii<«9. uÌìmjì dnniqn? 
in taa pot««tato at o>«9 ot foro proStoor, oonfìrmo ntqna 
racìpta Ei to oro atqua ob«aor&, ut si boote «emper disoi- 
pUiuis atquQ artda adamasti, si earnm auidlotos summa 
aoinp«T beneficentia pro«eontus «6, id anno atiam f&oiaa^ 
al me tiìrnm Ì11i9 d^ditìs^imam at tni nomiaia tua^qtia am- 
plJlLitH&ia amjintiaainiTim <Mm {juoqtio prò tua clamantla ot, 
facilitata oxporlri patìaro. 

Dù fttu ineipit: Op«rM) praUum uidatur a«M qna^ in 
flatibus a mnUitndiDe flunt — omnium aw© opinetnr. 

/>« fcivimio infi/Ti'i: Cum prtEDnm e^^m ad pabortatam 
salata ipsa proDactn* — gbrìft aDt^callit. 



XITI- Da L0»0ASTI8 ) . .> M ! 4Ao^^ 

^tTT n '> {^^^^ ^1 maggio U36- 

Ari dffciUnimam ac rtligìonùii'num trtVur/i dcnntnum 
Or^crtum Corariam ajiottolU^it «edis jirQthpnotarium, 



i) Laureai, LXXXIX iaf., 18 o. 11»; Bicc^rd. 140 o. lA Mi 
oÌBr][f X17. SO e. a"). 7ndi Bìtllo^ di Riiniai lAJ; Parìg. Ut. 1616 
e ^; Farrotti^ Op, e*?., r. Il, p. 34. Nel cod. 593 (H, 4) aotk M* 
bltolocn di Pfirii^in rja^xto iradtidoni man dodioata a Oiaonctino Ma.* 
netti: *Ad doctlHÌmdm ot diserei sai nium nirum Jkaoctiam M^ntcttim 
Lapi CASialliuTir^uJi propmium In Lui^iiini Irbellttv iDcipii fullLriUr '. 
Ofrv Vaapa»i»D? à% Óisticci, (W eoo., v, JI, p. t^iS: ' Tu a*aa( aota 
a tnetMT Llonurd) d' ArAvxj> e a mMur «ÌUoiii^^sa-p M«nAtU, al quala 
tnivodò uo» sua iradadoa* ài Luciano die ipnya<rw*. Il Par««Ui A- 
contaarir^hA iiscod.Z*aifliia, Inenlqnaatl ditAopuii^flN unno dodloatl 
al UaQfittl. 






■rum «X3 LAVO da IMStlOLIOlccltlO JV», 2T9 



ir(; 



libolli 



liuciam iiLsnriifìsimi tiin nupor iitKfiinm, qoom ao 
Jongaouii cdidil, oam logerem, (Jr^gorì, poroiOjB^o mm 
leueitu* erroro et diuturna indignaiìoD<» liboraLii?i, qnn ufìh&> 
moDtor affici eioWt cum in meiooriaia miki renoso ìd quod 
A plaribub aactoribua prodilum tut: Wb&ro« quomlum ÌU 
dintif?AÌmo nÌLion>, ut mìhi pa«[io dictu incredibile oaa^ 
nidoatur; aoc» singnlofl eoLum hommca sed^ id qnod B8t ad- 
miTabìlinf, nntìotto» otUm unÌTicmas, ut sunt ii ripud Ao< 
tbìope^ qiioii ftiix^o^iav^ nppfìltat ilorodotiitii, iilnquo oom- 
plurea. Kx <|no arbitror posiiìme nobiitcam sino a doo fÌuo 
a Datura 09» actonir ut oom uìx in luoem prodiorimuB, estÌQ- 
guomur. 

colpa Qoatr»- So coi vivaaimo uooudo Io ]«ggi DAtorali, o a&n 
laigi>raMÌini> l« fbfM JeU'aiiiuio o del rt^rpo noi ricf, Ttrrouiuo 
% lungo C0ID9 quolli di cui pari» Lucìaeio, • ftvrAmiQo tatto il 
toiupo di rB<>^cictì«J'«. ^a v&uti^nE>^ MI& eociotà e dcLIa patrU, 
i «oplc«ì fVntti del ctMtrit ìngt^aa 

liunc i^tinr libollnm cum latino ^^som ÌDtorprotatus, 
tf^a ìpi^a mo itdiDonnit ut ftd to potisBimnm mittcr^m, ìdquo 
00 loci Hbcntìnfl qriod oxi^ttimaiit ab» to bÌ0 do ri?bua moom 
ot Laoìani «entonLiaiD prcbatum iri. Naro *i apud quempiam 
eoruoi, qui 90 uontH luxur(4toi|u« dedidonnC, Laoo o&d^ia 
huboroCuT oratio, mode«tÌa <jt tomporautia uitAm ot^ci plc- 
ramquo lougiorora flol«ra> haud fagilo pgri^iiadori forta*«o boo 
ìllì« posaot; to xkoro qui iU^ nctti« of, ita oiiicatutf, ita a 
puoro iuptitutuìtf ut nuiii^uatn ab optlma ot probatia^ima 
uìtae ratione dofloxenct, uou dubito, etjì cooio auad«&t, fa- 
cilliuic oroditurum. Ilaquo lioo opuaculam tuo uoiuino a 
mo ic latiuum uarsum nd U> mittoro invtitm. Addtdj ad 
id otiam oiufldom alitid^ quod patriao laudaticn^m in* 



i) Il 4 iiia£sii> 14JK! L1V99 procnolle « 0. 0>rr«r dì didicarjEiU aJ 
più pnvto la Vita lìì Ti^wo (cfr- I^ICh ^); cha dwllc^ poi ni ciLrdi- 
Oftla Colgatub eoo U Vììa di lijoiol^ QiiwU trnduiìouv pqn^Iù di Lti- 
oiuko 4 poAUrior» «i mtggio 14S6. 



980 p, F, \,mm 

Mcrìpnt; qoocl ìi%m. tìbì, qnod pnltlae pr&« c«tem aruAn- 
lisjiImD* foriM» pnUuii foro grati RaìmuinH Qaoe quti]em acibo, 
eUi pjirva anut et linDilijiiiLfiiiAin lo digriK, ti^ìim tamea prò 
iim iiumuDÌtiite It^g^^; «l^iiifi ita l'^'giui, iiL AxIntimnA mn mi* 
1UID9 tfl lojuplelttrtj inuuurjljLitc, ijuLbitH ipitn ni>n itiLÌi^tn*, 
«ed tìbi tF««tìmouÌa mei in Ib ttiuom vi i^ujmì pt^fi^tir^ i|im6- 
^nm afFbrre colnisM». Qua« cum «b optìmo et amaiitiasimo 
animo piofeclH ìntollìges, LBm bu&« p«rtis erit ni 1D9 matao 
prò tua oopsavtudiao benigne inbsr tuoa anmim^res ^], 

i>0 ^^^ii^t'ù ìne!f.U: Somniiim n«t hoo ^iioilfliim. Tlisuuk 
ego Ioug&«vai9 1ioiuiui;a lilfi miinrri miUo — uugiuiLiEUiiiaa 
QuintiUe, iu alto libro «x|rlii:abo. 

Patrifto inudatio ittcijiii; pAtrI& c^uidecQ nlliil esse ^nl* 
cius pBivpicimm etit — nam patri^e noman ignauia forbÌ< 
tiidmom commutat ■}' 

XV. nKitos^Acr» vttA •) [1434-ag08ia 1487}. 

GiiiD ob oximiad nÌrl-uloi ot AÌiigul&r«io orutìitionem 
tuain, rtJigiodiuinto pattar, uelititiitautor cup^roiu mooruai 

1) Na] fwiil P«rTigifiE> U {1»^Jo« nnUe«; 'nt raomnnio^ utaolei 
alios, at obavt^on 01 dlliirM \ 

1) J] cod- VìnQDaaa S23V a, lAll eacti*aa la tradmloca di quaata 
«Maio o^iuacolo fatta da A- TudcrUu^ o d«dic«t« ft Pietri Paxaì, La 

fcruBt ', fìiiince: ' malgra daturum exapac(«« \ L'cpuafiolo; ' Cum 
inTnliii oiTiDJuTTi irjiJicLO iLt4An«iia ftil — patri&a ncunnii ex fgnatio 

I) Laur^nf. LKXX1X Ittf, 13 c. ]&(; fiTA^rd. 149 tL. 1^; Han> 
oiauo XI7.JU a 70. VvJi BiblioU di &;TaÌui )&i^ PaTÌg. Ul l>3lG.Clil« 
581» (dal Uiì!cfr. Cufa/^^ lV,p. l^jf^S-ni^»: F*n(oiTi, Op. Ni. t. II. p.afl, 

>] I-odofico &:&rampo, vcjia^vo di Truù(Dalincuiikj, Quocdg iJ Vl- 
t4lU)4cihi, iD promio doLt^aror Taltn prìj^oniAra il prÌQcip» di Tarnnto, 
AuiodÌ^ Oisiai, fq iasigaito d«lla porpora (f) aj^otta l^^jt U 8c«- 
»mpo in cfaimmito a an^edArglI fiAirarfilHnaAmdo firirvaUnoi. Ofr. 
UghalU, /ta/.\t jaur^i, t. Ul, p. ITO; L. PtJNtor, Op.cit, pp. OJfi^ 806 « 



9TWX CU LAPO DA OAVTlOUORCnJO SWL Sttl 

sttTiiioniin tibì aliqnid ìmpertirì, nihiJ «lìviimaoi a m* 
ApUiu offici pciiMi nnc commodiai» od i^ttum «tattiiD, ìtt r^uo 
to non fortutiA ««d uirtus tua coUocsuit, r0tÌD«cidum H(^ue 
&iQp1Ì6otiidura, qnam ti Glari^diml alttMiÌLts prinolpic tal 
flApUntùsittt phìIosopM uitam l&ùnd inUrprataiiH ad ts 
tr*&«TtiitWr«iiì^ X<w BEiTD proeMnliua qnicquftia ««t sut »f- 
ficncion iÌB, qui aioplisfinift iu dignit«t9 c^onslitnti soDt dt 
OBm oatD Umlo tu«rì cupinnt, qnam «ia^moclì nirt iiicam 
albi propOQVru^ quom omnibu* in robu^ vi prittutt* et pu* 
bHcift, la oiLiù dunlqiw tiiu fttqufl oratiotio offlug^r» atque 
imicari ccnuumr. Atqu» boo meft quidem ««nl^uiU t&uta»^ 
ad rea m&gna* et fiidna^ bene gereodae, opporttmiUU* 
babet, ut uix filìi|iiJd unquam praeolAmm ani nomor&tii 
dìgDntn ame cttùisqne imitstìcn* et Bimìlitudin* g«8tum sit, 
Kflm tjQquo AUscnnder rlld Mncodo, ut opinor, tanlum no- 
Knìi)Ì8 «ODMCUtOfl fcret; ni» paterno* oqdi Uudo*, qua4> «ib£ 
«Ite ocnloi navidue uer^abiiatur^ et ronun geit«rain gloria 
«xeitjuaet; neo uontri Bruti adeo aerea libertatts uindioea 
«xtUfsaenir ai eie L. Bruti uinaa et ^ctornm ìmitatio de- 
fnia^t. Nee nere mediocre telnm minori Sclpior;! a4 pro- 
pa^aodam g^onam fniase extsti inaiatili a ont^ patria Aemilii 
et aQp«riom ScÌpÌotiÌA rea goAtta babuìi^o od intiluniliuzi 
propottitna. Ktonim nt ita ^cret, non utdeoquo ^crat^^m Ho- 
meri pooaìi iunare potaont, imde fernut Ulam uttae pia«< 
oepta et ìnatituia aumpsiase, ai non Xealorie &Qt l'Hxitì ant 
oeteroram prìiioipum ^t&ac dieta ab llonieroexpr«sf^ imi- 
tatila, pbibaopbia tantam oeterìa pTaeatitisset. Et profectc 
ale «at; nec u«ro panio mc adiumento iie, qni ad virttitom et 
probitntom nltuntiir, aUorum itrenua iacta proponita, quaai 
niam qoa proficÌKcantur, babo». Etai ontin uirtua ipaa «atia 
sna specie et piUcrbritudino mouere ooa debet, tamea neecio 
quo paolo ai nobU auLHores deiìnt^ manM quodammodo et 
incobata <cfi«i uideatur. Àt cittn alìqnid iuat« 9»uerd vapÌAnter 
raanaaeta factum ant audimua ani legitana, ant eUam praa* 
aentA^ai'pioiTnuiii muiore attidio et ardore ad uirtutem ip^am 
aiQplatandam incitumur atqoe litceadimnr. Quod dec^tarat 
ìllud TUemielocUs, qneni coustat non tam patriae cariutem 
eam lìberaDdam, quam Uiltiadie gioriaiu impnliae», ai- 



(^uidem Cicero Rolitam fenint, MillÌAdia nictorìftm ubi aoiD- 

Quìbu» adducti, cI^moutùatoDO pater» catn li^naii* 
mtaut ad Ut &liqaid scrÌkor«, band ìzuaria, ut mihi tiid«or, 
Demonaclia phìIosDphi oiiam a IiOgl&do dÌA^rtimmo 
nìro aorìptani dcl^gimos. N«m «UÌ «m» uatorA prAeditcìs «i*, 
ni Ttìhiì ftg«ra doctrìtia taid^^are, eam u#ro doctnnaiD adioD* 
xeri» (£U&e ual uJtìOìnHeiimam uataiain em«iidarti poftM^t; ad 
ba«c optimuii uitae magt«ter Acoeaaent u^n r«rom propd 
maximaraui «4, «juod ookoinm maximum pt)U>, BauoLimdmoa 
et int€£f»iTÌmo3 iTimmi PontÌDcU iEii>retaqaolidìemtui>n po*- 
d», qui U abenaro doel sinaut» qui to dio« noot*9qae com* 
monoaat; Iftmcn noti inntUem tìbi ncqua lisitiGitiidDia buoo 
lAboreni raenm foro putauì, cum tiacc Dc*monacUa nìbil 
cteatria Ulta iuaUtutia dittaentìaub, el «a altìua et Snaìua 
animo imprimantar, quae a plurìbus auctorilMia tradnotur* 
Qaaro Domonactoin ipsum iam tìbi logeiklum trado, qaem 
orOi al oum tìbi p«r otium lioet, lìb«fit*r l«gui et aì quid 
tabi «a laotio delociationia aat uliUtablt oiTcrDt, mo iotor- 
pretam diligaa, desque oparaxD ut «go parìUrr tua et aummi 
FoDtiBcù boroanìtjtta «o b«ueGc«ati« et dekciar et per- 
fmar. Valc- 

Vita incipU: Doboìi profocto iKutra a^Uks airoe oUros 
HtUrÌ4qii« rt memoria c«Ubniiido4 — qui haec ipaa Ic^erU, 
facile indicATc pot«rìt. 



XVI. Ds aacRiriciia 



I) [143C-14aai 



XVII. Db tvsavno * 



i> Latmiix. LXXXIX inf. 18 e. T^; TtuMnL 14» e 9«; Mar- 
ctaao StV, HO e 5<4. Vetll RìU. d£ RimlDtlM: Finifiii, Op. cìt., -r. U, 
p. Hfi; Pafig. Mt. L616, &1»^ {«alo Jn da-iico). Il o»d. VioxtnM* fi39& 
IL l:21ì «MiniUno II lU tar^rijiiù ItaìSoIìo da A, TudiKtina eoo d^dlciL 
a Bodolfo Lotti, L* dodìo* comiaaift: 'Scorata* philoaopliiifl OVtiu 
uit«rtcg*tclur * erte,» o tlaift^o: ' mnttjunqiio bomibutD aialdtiam 
otioudit, Ba«oip« \ La tradusioao: * SÌ quU «lnUitiAia ìniukienuiam 
boiHÌDum Jii jU rabua — alt«r atullitiun deploret '- 



Bfcui eD LAPO UÀ DisrrA MUCCHIO Jirs. 383 

AiltrUnn, iMpi C*tttriÌ{ inculi in /yucìciitì optiHat un^ 
prùocniium. 

Koc Mtii solo, noe «i SL'iiim aD«!ni proti t«rt ^ seri b ondo 
fto poricHEundo, po»terÌtAtì H gloriai semtamuft ■)» 

Pe uacri^fiù itiC'pU: Qufte in sacrifclìe Cdt^bnnatt" 
'baHqii& ddonim t^ropln afUtititoa — homicnm li^suniam est 
Bolitn». 

tu t^rannù ìneijnt: Pont Jnou a irti tvrannfu uno <1ùi| 
iii^tCB«, mtorfocto* hatic iam socio co&f«clam — - omnibus 
mìnist^riam priicbult ■). 

XVirr. Dk CALrmu.*) ÌU34-1438J. 

Ad eii^riisimHtn rirum tiominnm Johann^m R4atÌ- 



i) QueitJi dc^Ofti pnbblic*U in BtndiDl, Ci'al., v UI, p.ST/J agg. 
Por fìrctaru jip£in>«imatTVbmHiit«' Ih data <1vIIa t^lt4]u>iolJl^ iw ri- 
porlo <]iM un biuDc; ' Nim iki i&itÌ9 coni gnwoos Uttvrit» n&ui 
Ja<ii ftrAiiiH(>Tft4 :iBr^ uiicui «uliiiti iLtUKhMiiiun, ol> rei iniHCukuilIrium 
tifi dilKciiltAtom oinuo iUiid luinpa» nobìi^ t^uod ratiqnuna «rat a iio- 
F^oiSU^ in anttiando lEfj^iidoqaa pnoebatur, uiiSnuitì ^jilum non erut. 
Itaqae noiVmo Uttcm« tiB<]a« «d Eiaeig dicm prT^^otuo «ÌLiicraut, ot 
pQai««i(UKm hb pamctia vtiuUitf onofìMie txoi ad scnbandum attttu^ 
T&miiii, quo tiMiip^rv otio abvAdwv >iaiiiii4 fj|if>ri«hBtt vUi diìo in- 
nEtii riou umen libunt^r ^^tuUkiliuuA iiuh in ^''»viK4iiiiiinj r^iti-UiuiRii ho 
dijwrioLOD^ «e ut tu mibi U^tia ««, (iuuìh liuuo f-1uiÌA IvIa'juo 
Acribcnjl fAtlo non ihd m*mn »*tit ail Alìiimni aThUrium 
tof«rou4ft fuit. Io bìn taoton u»1 tarbalionibut roniTn noi fttt|fu- 
Mtìin tetmporui, no»trU■tadiUtt3^^id«oacl«d[^udumpuUQÌ, ut «tobvt* 
qq«rar tifai ho« n»pi(u &igituitia ot ftnimaiE «b bis c«m ^umi no 
premiuit toAiIiipar «IdQcvntii. Kkm o» aobU hws ulU HHÙorvoUsb 

e^ una ini»tr> nd hun litii^rUi^ ilUcip^irinH «& miCArioH» ii«rdptKii<la« 
«odnia ot i^ìutoreia, uoriifa ctUm imfuboram at hort«tor«Tiì hn- 
buLuwni '- Ljb fmw ' taUiqua ucribandi otc \ a'iiidioa cho Litpit ò 
giih pn»*» quTitoho cnrdiaiiU o uaJU Oumj opporò aaiogno ^twtfU 

<) L U tT&da«ioa9 d«L Tj^ntttni^idm^ 

t) T.»tiT«nc, r.>CXXlX fiif, n ^-. Ut; R^ccAfd. 113 o. IO; Mar- 

duio XIV, m> ^- n. v*d^ p*rjfi. Ut. wie, w«7, «i-u; FuMtti, e». 

aY., p. &I, 



dU r- 1*. LUIM 

pr^$fatiù «a LutÌAta tih«ilttt\ <f« fdiitf<aii^d /tUcUér 

Porquìr«ntx mìlii din, oum tìhi Utìs^ siiqnid inUr- 
protftrl nahonìontAr cup^roci, quid 4Jx Umtu copia griMCorant^ 
UWoTum pctiiBUiDiim dilli gi^rdui, IncidtC tajiii«nk in m«Dtoa' 
Luciani di*»rtiisiini oÌrÌ Hbellus, quem d^ oftlom- 
BÌjl dcripsìt. Hoc uihil mtbi nptms^ pmov^rtJm boo l^mpor«^ 
ÌD inuliis ao tiArJifl occupati onìbus m«is diligi p04se erì- 
stfnuiui; uoo qiiod opinarer «& t« dìnoiplma magiiop«r« in- 
digoro. ItA enim ft pu^ro aitam ìnttitnisCì, ut in a« ^rvgiftì 
quidam fìituiAn nirtutia «t ]>robitfttÌK iLdoloH facile ap] 
rèret; ita exim frugdltat» H inodevtSa tum dÌj(]iplÌDlB IH 
ralibus aduU^ceatiam conflrmftsti ut ei aequLil«9 onoctoi; 
ii«) «arutn ìndìcio superara, et nd ips? quìdem r^liqna uitn 
ab iU axLìbns «^t-iam si uhIIaq uUo modo di«««<&tirt> poufifla. 
luuoDta MOTO oiiidìib uiqu* ad hanc aotatoca ita #fft atj« ttt 
0istÌMÌme iiite>j;ari'ÌQidqu« trtiduota, ut tion modo aallum 
obtT^ctantibua '^aluinniae locniu relinqriBre», aed b^EWiiolia 
etiam Intidutidi ta prò dignitari faciittat«m enpena. KuQ 
ot cmìttam [jtinlAm ti> m prinntw iniftitiitis pTa»atit«m «t, 
rem dom^ticiLm quam eU'gaiitnT tnicturiK, ]i«Cnun cavto cnm 
tao oon&ilio et auotoriUit« n^geudam aocMpinava, nihìl aim 
t& pra^t^rmì 9111171 est quod ad optimi uiri ot aapìv&UMÌiol 
cìn^ unìfritim );pi=i^tAr«t- Quipp» qui M duìloa sadìtiones 
tnii Napictntiii Kii^t.iilinti fìittilitus, dt eam in tìde ^t Amiritjii 
romfluad oocl<!«ìaa nt Knmmì PoDtifìcts quoAd licijit p<»rpatuo 
leiiuUti, lam imro in ipaa romana Curia in qna plarìmum 
aetatìs tua« u«rHatd!t ea, i-twì opinar ta iu tuia tiarii^ tua 
ìnfìnitie homìniim cupidi iati bua, ìu tam corruptia et d^ 
pruiiAtU murihun pm tuo «plnudoro et dignltaT^a, qnft« non 
iii«dtfHT«m Ubi ùiviiljnm concitauit, boa niUum sn^pis^imo 
«a46 perpeKiAurn; mìc taman to instituÌRtì ac munitli, at tibì 
oalumniB' réfell^ndH qiud«m «M^tj nnllo uoro modo portìm»- 
-9C9nda. 

Pure «lUJLtchis ^ior emonio putriarvredalUhuura di fucato 
opuscolo 4i Lcicìauo^ S« Jih ffrtado vabr* o utiliCl l*«tf|sari«ttaa 
pioprio, u^i ù uiaiiij |iraAUiai> a uuu intuu (tali|i> reéitA la siuulft 
eia oho •iinpAra jklU kuuIa «ii uà noma dotto • •uto^ov^»Ua- 



•imo. Kob p*r& Intende ooa ^s««t» dmio n«;<AnibiaT« Air4Miiw 
sii ioanner^ToU • grjKidì bcooftù à& lai rìccTstì, l ciiaiflictt 
é gii i&cium*ott ft impr«od4T« « |«^>M5iur* Lo itodìo doU» 
lott«r«. flou Jia l«mpo per uu EDttQclor Uroro, t p«r qiWMio 
Accol^ Ja brftt'ii trft4i.iaEÌoae z^tu*t aa voggio dai tuoi stadi i> 
un Mij[ai> ^Tt» itta viv» fcmLitudlii*. 

Getenim uum Hcebit, cdnata l]ji*c noi^tna stndift, omn^s 
laltoru ai^ijuiq[i« xaam od tuum orbitrium Hb^ntittim^ 
tefertfiBiifr 

De calumnia incipit: Quftm pemicto«a test iiucitia dìt 
•i qaot ulaIa nb ilU noocuitar homiiiibus — «picador^ 



TB0FRA6T0 

XIX- LlBKR VK Uir»l»!tlDXlftVW ■> [1434*86;. 

ttivlntiitn *) tumwi Pcnt}ficU cutnaufarium^ La^i Castel' 

fatki iiicipil fiflifÀUr. 

Elaii porìaiIìgHDm cucio ducDiviu, «rrudlUnunn Franoiftcnij 
cnin ÌD oplimaruiQ artium btmlIU et in Cnrlfte mnneribo* 
mnscìmis pulcb^rriinìsque afllieiDentcr mìhì te occo^^tiim 



<) Qvoat'opuoo^Io di LacBiui» ei» gii ituto Lr^dotio d» GuArltLO 
0, CovUnt Enopoli n ^ftrKoftto • O. Querìni «i>iee [itÌidìzìa do' v^iÀ itndì: 
U ile<1i(i& & in ft^ndini, CWaJ., t Uh p. <^IC rCfr. It. SnbWllikì. Op. ck.^ 

p, f^flV Ti) VtlMlO 0pflfl4Al<l fu pOÌ AQ^IlO tlwMttil dh F. (irtflullllì « d»' 

dicjbto * QEovACDÌ T^pioft or;iit« di W«Jo»t«r v«ra> U IdOOl Cir. 0. 
MiiOcìiki. ^ranHffu «rVi^u'mi: «oG.^ Fir4nxD 1890, p^ UO ^f . 

>) LAiuoni. LXXXIX l^U ^3 t. VA\ Riocatd 149 o. j6; Hftr- 
cUno XIV, 30 0. 49; Borbotìu- VUl, 12 e. n;MUo«L TioU VI o. 97, 
Todi BìbL di EickLQÌ l&l; PamUl, Op^ oit, y. U, pi. IH; Fuig. 
Ut, IIÌ16. 

■) lì cod. LouicBA. ha Io *»ic iiuiUli F. h'. Per I* ditU, noU U 
&S4« * ia hU iaittU m«oraui «tndUa^m <t «i^odum ^iu*i pri^ 
Udìo otc* ', « norda cbo Euf^uio IV o 1a bua CurU vMtaoro » Pi- 
noKo n«l giugno Uff!, 



S9{ r. r. LinM> 

ettM oooetar^i, tnrlMn icnbaodo lacuxi cormim ; latruintAmtifc 
3Ì qa& d3C ita qnoo groeoi «iioLot«s littcm prMltdisMCii la- 
tina ìntorprotAttis àà t« atitt^roca, non aum laerìtiu hq 
tibi ti non ìaUrprotatìone moA, (tt corto gne^onim ai 
ritate, A qtiiban noD fcgib to plarìraam 8om[wr adinnidDU 
6t orn&monti notttrM bominoi ocoopwBO, p«riim inonadA iur- 
tenMniroult ft>roqa« ut oi ti&(Kio etùdtib Animo legmu poamt 
proptor toDUs ot Um n&n«a oocopaticnoa ttifta, libenU tu- 
ni<»Q allattando pareurr«re<; pn^eertim oum eicmuua 
«nuiìtioDfiin, mod6stÌ«8ÌE»o« atqae opUmo9 mor»« et #sooI^ 
Icntom omniatn ingcntumm «rtiom doctmao oopiditatom 
«X iDultornm H^rtnonibo» acccpiwoai, et bone eond^cn opi* 
nioncm ot cx«|KM:tuti<mona m«iim IobAnn<!« B«atìnui mùor 
mei», uìr cnio summa ulrtuio intogritat^ tum pra^tt^ntì 
fide bnmanilat«que pt&^itua, sQO grftTiasimo tc^limciuo 
comptobàOBdU HÌ9 igìcur at lacorom sum oddoctas, toquo 
bortoFi hnmoniKfiimo t'rauci«cO| nt non omiUaa tii qnidom 
tuA lata EtndÌA tioiMstiasioiA atqno optimA, i)«0 enìm & 
«tooot; aod si quid nb ih tibì concodatnr otiì, hioo qnoqn/^ ex 
groecifl iraiwlAta l«?^gu. Pcnnulta ODim credo pMtnnt to 
lAtiDA UtA doc«ro; non puctora tamon in hù grAodo, ibr<- 
tAMo oiÌADi plura ti rneUora iDa^aioa, quAe et Ad MÌentlAm 
dt ÌBÙtAtionam, <<t ad «ruditronem uìUo portinora nidcitiitiir. 
noe twr^or no quia boc hqI satia pnidona, noi ini)dioont4)rorQ- 
ditoj parum eoDflidcrato ptitot amodictaxn. k^tonim ntgrao- 
cos A DO«tm utrttitQ grauiUtQ i-cli^ono ùào intoRritatoj 
•u;>eTAtott; aie aludi^ et doolriua uideo nostm louf^e iUodsu.^ 
periores f^ÙMo. N&m ut poetai omi^Um atquo iUam Jouioi 
lìttorATuiD ccgcìtioiiom in qua giAiiuDabicoctUD labor coi 
aiitur, qno in go&oro lAtini cniu gnocU duUo modo sua] 
jnoa qoidcm scnt^intiA comparindi; do ji5 profccto inqatbao 
mAtbetnatici pb^nicì raolbaphy«:ciqao nor«aiitur, infinit» 
paone graecif ])crpauGa aoytxi vcripta relIqiKJTuiit. Tum 
qaau fid rogendam gubernAndAmquo rcmpublìoAm admint- 
Atraudamqne rem domestioam Bp^ctant, et qtue de eda* 
caadis lìberi^, do aedAndis oapiditatibiu inatroeudisque 
hotulnuin moribna traduntur, et molius iUi ol copìoeÌQfl prò- 
Aocuti aunt quAm uoa. Et Laec ipea qu^ UtioA uocaut^ oì 



sm»t w Lkvo DA cJiitriouoiccuto juk. SI87 

<^nÌB «s graecìs TatinisijDo moiium^iitU Topotaro ni àìWg^ui^x 
ccroaiderare Tiolnerit. ìnndoiet omaia mtiL ma&oroin pfirUoi 
«X norom foiitibna }mja>ìtA «M^e Atqiie deprorupUt. E qaibaa 
rum »itjituiiw«in hoo tmnpor» «x^ro^nrli ingoiiu grnti» «t 
prò nuTA iTiintGUBMiditin ttui rinniiiiR idiqnifl tAtind inf^rpre- 
turi, hìc jiiJtiHiiiiium TliDopluiiiti Ulri^lluK Jitiim» occurrìt; 
tiou quod lÈ aut prat-atanf C(«t«H«, aut m&iorem cooticAri 
in eo quam in cet^rÌH (.loctribam putarem; «ed oiim miuoroi 
CIUM phì1a9Cfì|ilù UbroH in hiN initìU mflfrjniin latiidinnim et 
(jumlfidi t^tin-ù pmchidto ina rib vonim mji^ìtiidinntn aU^im 
difficili lato lU «b liilt*r|)relaijdì ofBcto Ji?tvrrer(9nl, num Uiii* 
tutn ruiLì dx umulbuti del^gi, i|Ni iiiilil eL litguitutì itxne 
satis coniKnire it^iis est, et non alìenua esse a facultate 
iitOH. ITni^c ìgitur i]l« clnritfiinus sspientìtAimusqiie iihDo- 
w>pbnA do oLaraoinribiivi niiii:!i]p[iaitH; iicx wùrn de im* 
prvmilonibun amiui, ajurs du nutJH, vìuti dr? perttirbKtìonihiiit 
poamiuutf appelEar»; lu quo pariuulta ab ei> uitia collìj^uuinr 
atqua ila iiftr̫ a^iie dlatlncte, ita nibaiie elegante hluo 
cxprimuniTir, ut fucilo Iti fto arlstotelicae disciplina^, cnìns 
aactntor fuit, luioon ■pparoai. Quara ni fort« co ut e in pw ri*, 
Q^ìuiyr tfi «ic rCi permultum ntiHtAtiH pojua ponupprc. Qnìd 
euini utiliutt atque itcL^ommodatii:» tì.»&tf ijueat ei ijui siuptÌK- 
sìmis rebus ut tu adminUtrandia praeeiti et iu «ìs cupiat 
cum dignitato uoraari, quam teiere aigua quaedam ei Dotaa 
t^uibuMAaìinoM bominuiD» u&riaai multi pi :c«;iqn« iiaturas diiu- 
dìcare poetslt, oiaqao ano oon^Hiu pnulontiiicjurf moderarì? 
Ut enlm noe all^ua Ib tuie oxoelLiA quÌEi pcjtrat, cui «it 
iztstrumeutorum qutboa ÌDdigvat uau» iucoguilus; aio uqu 
Ab «0 qoi ucUt prmcep» iiitcr hominea eas*, c^ui(»|aaui «ti- 
Hter aut mn^na laudo dignam gcii potost, qui aOD bomiuoa 
ipsos, quiboa ucluti instnijnotitLs nd rea gi?Teadas utìtUFi 
Optime pcnitusquQ porspexerìt: haeo ex hoQ UbellD proba 
collidi po»ti&t. Sad na tiUlcir, »x plura dJxero, uello U» cai» 
potJus oraliouc quam Tlieoplira^ti auotorìuitc ad legoudiim 
imj>eUei"e, eam ad le le^euilum mìtto pt ttjo quHm m*iu lu- 
diclo uli m^ìai; iu quo ni giatuiu tibì utuum uftìi^ium JuiHife 
aeatlam, maiorìbue teoum agam, Id autem una re potra- 
aimum ìudioabo, |Ì dabij» oponiD, Qt apud «mnmutti Poh- 



V88 r. r. 1.1x190 

tlfl^em qoiim gratìomin toft oom mandati (me faetum m« 

/.i^r iW>/'it' Con BiiU« «iwpo nwcQin aolrao ^t 
tatjon* ropvtjui* mtnrì «0I90 — * ni dìi« tioU ikoUt «al 
flDpplioot, ftdduct potMt >). 



XXL Ad Kicoclih ^ 



ISOCRATE 
>> [14861. 



Ari Jarfìwmvm €t tloqiuntwimum vinm dùminam 
Antonitim Pancrmitam pottam eìari$$ìmwnf Capi Ccti4Ì- 
iiuncitii pra^/atio in I»OGratÌt oraiiatte^ incipii fclioilùr. 

F^rnmltuoi ao dia cogitanti fiomiuum^iuo Hudta roeoi 
tacite rdpet«ntj p^rindigcnm mihi illnd DÌderi sol^t, ej 
dìtisraìm^ poots, tit cflt^rftnim ronim nrtìbnff untop^r» Ìn< 
suniirntit, hfìii9 eiinemlt nero firt^nif pliiToAoplimm, rjtia nìhil 
tmt priutiUtntittH Iwininam generi dntninf uontrmuf-nintf E]«6 
di^^m aiK^niim in qua elftbofariMit &rbkrareLtiir^ 

BpiKir^ K>lo Ijì fliottolb. in L«utpì lauto D^rrotti. pu6 «)BDi>i 

II9U ai ti^^^tAuv licfjuoQovT» miti iEÌi alili Ijoui « vaata^i cbo 

QaibuB do caniìo qnÌ9 con irra militar in tanU pia- 
TOHqna opinioniim narlatata nsrwH, at En alib laboa pa» 
Tandiff 6«ra« ot diUgaataa iint, ia hao ana sEd^ qua anc 
ana Hut bene morati aase non pOMonl, nagligenUa et di»- 
aolntoa sa praebeant^ at quarn colare aumme dabaant, aam 
a » jncolum ai daaartata asfia patiantnr? Varam haa im- 

■) Bono i primi Ifi QiraUarì, 1 «olì oli* aIIoa «ì «onavcoaiara. 
Ifon fu dunque il Poliiiaoo % trd-durr* ptr il prirco qu»«lo Lbro 

aaata «dlabi» cniUa dui CnrAtUrì (Firt>us», Sias&ui, WffA^ jl T). 

*> V«l>a. Istliiu 3422 0, I; Miiiooll. Tioli ."ìXVm p. 346 (cop. dal 
TatÌMiid\ V«dl Pftrif. Uè, 1616 (md£a dodi«A^ 



CTVnt tu LAPO I>A UA«TI(^MI»rCllKl JUW. 390 

]XMrÌtoriii» mijntEbaa ofiTusa^ «uat t^m^brao, qui d^ti nontri 
AO deaidia» niliil altum uikU pra^olarum su&pic«rò posaunt; 
proporantilHia AuUm ad ap^m beate niaendi, ha^c uda roa 
ampldctenda aal, haeo orniti attedio cotenda, haoc s^mpor 
rdtiù^od^, bac fretì faciW quod cnpinnt ooti«o^ti6ntur. Qaa 
qu)d«m ìd to to nnnm uol cum paucìv, hiiicianÌK«imo pootn, 
in primU laudamlum ot admintudum puto, rgui cum u prìmia 
toznpoTÌbiu atiUtifi lite te ingdctaia artibcat dedidisM^ D<m 
ijnmar-ito tiiinc ìllia oi&attis in ìls ampHaaimìs regìa 
munertbnd con^tìtntua easa aidarìa i), qnae ta ita at 
geraa dt gc<seerid, ut cum nec conaìlittm aba t^ nec ìndastrtft 
nao labor do^ddretur, etudjft tamou lìttorAmm roYctAoria tu 
quidam pamiupor; nec enìm in tonU tiUao caanpatioao 
fìeri Alitor potuit; in termi se ria tioro nnaquatii, ut ai quando 
tìbi ab iatift Laborìbus rauocandì aniiniim datar ctìunii rA 
«a te potUalmum raferaa. (jnod CLim ita mìhì perauaaTira 
foratf e^ at milii ipsi ueb«m«uter gratulatila anm, ut qui 
unua tot iam saeoDlla poeta oxortoa aìt, ao nane tam umi- 
cianimtt utar; at meao argn. te fidoi at obeoraantioa axtaro 
nliqQod inonnm«Dtaia uoltii. Qa^r» outa parmatta «nsaat 
In hoQ sonora, qucd ad inittitutionom uitao portinai qtioqoo 
ta apprima dalactari int«Utf;o, a sapiontidaìioìa pbiloaophia 
«cripta dinioìttiB, omia&ia libria Ulia maìoribua, qui plus otiì 
ot laboris ad intarpretaticuiB ofEciutn Taquirebant, bns du^s 
IftOcratU clariaaimì rhatoria orationos dalogi ox omuìbu«| 
qnartim io altera Jkdministrandi regni, in allora colendi regiic 
ftb eo pradcepta tr&duntur; quae, qnod utrumquo libi rncnuia 
apud tunm regam obeundum fcrat. non inutili* neo iniu- 
cuxida tìbi foro arbUrfìttin auro, (juod ut ita eueniat, ou- 
pioqua ot opto> et tQf Gir bum a ci sai ma, oro obteatoTqua, 
lieo mnnueculucu meum hjxud quidom to dignum^ ot ab 
bomina amantìvwimo tibiquo dodititaimo accjpia«, at ma ci 



I) TI ?afiorniìia eniratcf ni ifirrivìc» dol re Alfonso % prìacifCo 
d«I 148^ TOSCO A Firoaso ^mìr&acL&toro ptmao U Toatefioo et) mano- 
aprltn |4:!1>(T,, nAri)Kir1 t^H, SaTiWUni^ SlwU 9Ut PaitcrmitA t rat Vhlla^ 
FiroDAO idi}7, 1^ 47). CoiiftOLlAudo queerU nollaio eoa U IctLorii ti\ 
ai puVt tatP^uro ao» (lorloxcft quaaia tradiuioaa alU prtm« mat^ 

dal im. 



AtaM iItLétfM. elaa. VII. 



1» 



90 



r r. LCtm> 



non indtgmna indlcAs^ Mdem qtit c«t#ra haiDanìtate «o 
lMD«iiol9Dtia conipl«ctari». 

A'iV«eJ«a incipii: Non me Aigii mb» vonaolloi qui ia* 
nttam — ma UnUtin fid« iq«tìtj»qTM ooofioera ■). 

Ad NU^I*m indpif: Qui nobis »git>ai, NtmwIm, •oliti 
iUDt Q«t«iQ — Bed ouUcirE «e pietiodon éffieiat ■). 



XXIL Obatio ad DnKoncvM •) [1434-1438]* 

^J intit^ftrrimum vifHm d^minum Pro ^ trmm C^ 

S4atU6rau, linmABljainQft pater, laocratia oralìocein 
ftd DemobicDm fAcailìareni suqiq »crìpbun id t« mittei^, 
m qua flumm&tim &b eo cdllecta permulu niiM prflwcopta 
cofitmeri nidebantar, idqoe exiabìmabam maniia «( mois 
stadiis hoc t«mpor« et eoo splendore diguiaeitntiBi foro; 
cam flUtim in hano cogltation^m ìqcì«1Ì: bom» quid «gi»? 
quo temere pt?rgta? quem tu uiium oradire tiggreddris? 
pniaanfi illam extertia inatitaUk cttrarQ otiì t&m habuiulo 
dotDevtlca «appotout? 

1a tfARiijClia OiloDiift hft duo Uli pvovA di vfrtA cf rtll • 
Ulftrii cho DOCL «olo Rata», oa nolto «Im olU4 lUrooo ricoa»-^ 
toara Aa <itioiit4 tnmiglift 1a loro ^niT3d«sai- N£ il*iitm |iiLrE« «j 
Pq6 pftrlbro di vittCt sinHtQftlf o io jiceQar« eU rcligimitlJi «mAft 
ira aìle ciò di Prospero, Otti Colonna CP'P*^ M<nuio V): 



i}Qi]MrrfìpiiBcri1orutr«doU4>aiielt«dhfìnftrho tnril43l e 1438, 
9dodicAtobLooapl]od'£eU.C&.R.fi«bbftdifii, 4>jx>;i^,Ph 195,«G. F^r- 
e^ C)p. ci'Lt t. IJ, p. 2^ fu poi ftii«liA iTadocia » daàitAttì & Cadmo 
^' U&did dA LoraciEo Lìp^ii amico di HikrvLia FietaO' Vedi L*it- 
r«ai. X1*1J, IT c^ 100. La dedlcA cmnliick ' Cum oraLloiiH lHdc:niUji 
oralora, nb PUloui placet oU. '; I& tnduiione: ' Sont quidoaa qsi 
gratUt^r et ìuÌi|ilo *i]in<^ ot£. '. 

1) Tradotto dft Btxiurdo QiusluiLim e ^abbli«ato prìvia do) 1190 
Afta dedica a Lodovit-o aoai(Lg&. («ir. S*bbftdiuì « FmtmiU, fJpsr* c&.)- 
o da Math&o Fìktico. dt, L Vablta. £. Vatlct, 0p%4<. trio, p, U7. 

>) Laor^ni. LXXX1X inf, I3e. inS; Maglina XXIlt, [?fl<v. 96; 
AtLbmu. S02 tk 101; Biblici, di iBitalni, l&i e Sa Vedi Paṛ, Ut 1318* 



im;Di Kti ukvit DJi njimnLin?s (litro jcv. 



m< 



' ' . ^ palruutQ c«rtc tnum qui uir Aicrìt, quii l'i^aot&b ? Qui foniA< 
tura «<vlat[&A InbonUfiu ut propo K*d«iat*m trat pratlnDlia «nnit 
kudt coafituAiut ita, ut ot oinfl ìnapuni maguitadrf omoibos 
gentilnM <|iiOAÌ uiitt non religioDt «olnm Md aHhn» l^rrnl^fct 
ibnit, *t 9ui DOinlnU moaioriftra suUmi nfi^iuun <lum liomiudm 
g«nn« AxtAlilt tìbiimiriUTirA dt »blìv1n'. NonnstarìUi qiHwti gr&ndl 

...cnini uìri domna dioitur tdmpotlbus iUis ob eKÌmi&m 
doctrinftOL ut ■iagul&rem elcqucni^iiLm cunctae Graeoìad pà- 
tnuso, qu60i Itidua «t offlolna dioviidì. QuftPd Idgaa ta qoì- 
dem, pater bntutni^eirae, hato praooépta atr^ud ita l^gafi» vt 
laoorEttom ipeum^ non me ìùqai pul^a^ Quao tameu «ì ^atEk 
tibi orunt, Dr>lLTD mo ìuterproteiQi cuiue otHcio hftoo aooo- 
porìflt ut bominoio taì ebudio«ÌAflìmuin dUigfLs. Vble. 

OrofiV incipit,' Cum ia aliis permultìs bonoruin aU^od 
improborcim wntontiikai et opìniones intcr qù diSerro — 
iTupodiiDCiita naturac bumjtmodi industria dìligQntidqae so- 
pcrar« *]. 



GIUSEPPE FLAVIO 



^^^^XXIIL I>K KomTK MAtiAHARnuvH >) [I4ft4— maiTO 1437], 

I Ad ^Buntùifimum virum D. lohaim^m tìtuli Baneti 

^^H Laarcntii ìn Lucina aancta4 romance c^Uttoé yraééby^ 

^^^L UruB^ cardirtùh'ft '], Lapt Caai^Uiuncuii prKto^mium m 

^F «) Il rinviti troTA Dol ccà, LXXXXV ddU aaa Bibliotoca (v. II, 

p. SO) qn«sfapuMolo di I«oent«r ' traiu^fu* ifyta^Fn* « ftODoU: 'È 
pnM!«dutft la v<ar>loD« cU ua^ l«tt«» a oeito Floro Valbro coi In dirì^Q 

UQ Ìt*LÌUkO, il «^QtJo p4VHlO > CoiUltU&Opoli ivi (ludmvi il gT40O 

sotto Ma£iuoll9 e OioTbaui CnHolcrn otc. '. Uuestu ituliAUO oli>^ iuvU 

Bi-tti. OuarJuo tervoeavi U» JI Stibbiidiiti uoii no b psTolii. (Oft. £tf 

4«««to « 5pfV flfuilii 000-1 p- 1^]- 

>) Vb^ìc Ut 1988 o. I. 

1) Tnt gli ADiai liai-Sd 4ad (^rdÌDftlI obW^ il tìtolo ài $. L> 
roato In Lui^'ìnu , GÌovlìuuì in Kj^^jittullée, morto li 24 loarAo l-fST 
(CtAconiui, Vitac tt n* jt*U« 0(0.^ i^ IL p. 841), o Qìorafiiu Vitolloscbì, 




SD2 



r. F. LV»0 



Pormagnam mthi niddtur, clementisaima pet^F) hnmaDt 
generi* ratiouem ab ìnitio natur* h^bauM . . - 

QiioUì t^hò non «Aimo per fiipAin*QfA qn^aiA fdrx& ablilft 
a»U*AQÌTn« umtao l^*moTO dclk virtfi o ddrooMU, Qfed«raaiM 
ch'i qxìttto V\hn> <tA un ttsiuto ài sogat o èi Mù. Xoq è Im 
^uosti il canLiaaiQ a cui dedica I& huu tr&dtittiOQO^ «gU »9lo 
«bn pvr tAQttf virtf] e «^ priifondL ilrttLriiui ^ niiB(it> l wdin) «l 

di Tlkviù... 

Ut igitur ad rem rcdeam, LuDc loidpLI llballum buia 
instiLuLÌs «t Ulrtcìplmjko uifMÌia^e i^iiaHutauoiim uon fruntiA, 
ut milii uìdoor, IiitDrpraULUh tuo iiouÙDe wì t« dofom, ut 
«e eo ooguOBK^Ji quaiìU repr»liiju«Ioae uol polìua supplìzio 
digni BÌDt Dostr&e rtiUgionis hoiniueis; ([ui cuin biizi proe- 
cUra ab ipsU ludaaU «eruamlntum Tegiiro exampla ad imì- 
tandilui propo.'^ÌLa liAbeiintr, ipsi tata iiiigligdiites in suia ìc^ 
g^biJH i^t (lÌMSoliitos «e prutìlieAiiL Kl la iiirtuU HSTK^blLaU» 
religione", mjigno <juoilam ìi]<]u!Ìo et anpientln, in aiulem oon- 
StfLDtifl et ttcrimouiH prAe^lltticiT) gAndt-ax. Val», pater Iiqiha- 
nìsgÌTiiG, eb vi quid hìc m^ua Ubor tiU graLiu erU, cura uL 
tuo liene1ì<^io ^t UbcraUtat^ liaec stQ'lia, quae tuaDi op6m 
et sabsiditim retiuiruiit, perpetao relÌDftre posdm; at et ego 
^Qod cupio te adiutore cnnsequ^r^ et ìp«B ex mei indmttrÌA 
Saepiiifl fructum aliquim et rtelectut.ionem capi^u^ Niin» ìmtt** 
phnm ipsiim amliiiMiis. 

Lifisr incijiit: Ciim do Tvhn* io m«ilin pliilosophiA ab^ 
diti* Dime cinui< — cu! sU gloria perpeLuitate aaeooloruzn 
OEnniuin. 



laD&tMto «1U digiti d«IU porpom U 9 «fO«t« 1497, in er»Dp»a«» 
(Lei iiru^i'Vii siiCDUbai utUiiiull ujulr> Air^OflO di Na|h>|ì, fnutorv dtt{ 
QOmid di Eug«DLO. Hjpr«a4 L*op«n di vftDd«tt*AaiLtr<t i tiranni dallo 
Suilu rouuuiij itulitt pnmHv«ra d«lla stuej^ aiiùo» il lielli^yio c&rdU 
nftlo, ]i»DtGuio d&II* Curiu e tra lo lyUrtia dwordU di Uoma, tutu obbo 
un momMiilii di puMT dua aIIa »n« trngfcft morte (1440J- (Cfr^ Pnslar.f 
I. ail.)- EppDri> io ritengo ^aeaU troduslooo dodic«U n Oiovaani dm 
BochfttnlllAn. Al VìtdHcHfìlii Lupo ftvova già dedtujitAi col wIÌLj «uu 
oppoftiaaiaiDO, in Vita di Pondo, quando da T«chtdVO di J<«caafl.U 
^n««ti fu promcHHo ttirAroIv^acoTAdd ài Firvmeb 



STn>i SD Liro DA CAanauoiKMO jrcsr. 



2&3 



SENOFONTE 

Ad pTudtittem flirtavi damìnum Oatpamm Yìilano* 
v*aiBffm cìvtin Tuitertlaum *i, Lojii CniteUtiinculi j^ratw- 

Nam bì quis, prudùutieBmo Oftapar^ %pìxà summcs |>z-iu- 
oJpott cioitAt», oum do nbiis grauissiiaia ait age&duffl, d« 
A£ro fodleDdo eio. . . 

8ftnbb* riJIoola colui il qiiA]« U C0T«rualurJ dì ucoaiftUt 
jurtuu» di agrÌGoLtunà, ftì genera)) di arttbiUltUTa, al cont&dtiii 
Hi astronomia <oo. 

Kilt oiiim magTift ub Iodi, temporifl, parsonaruin dlgni- 
tuti» in orum ulta atquEf onitione; quae qui mìau» (imito 
oluoruel, ii]44{>tÌJBruia oriuiBn omiiinui luii^o mea i^tiiilein 
senLentfa gvBui^HÌmiiiD ac foe<iIÌ^sinkum mibe&t. <juod quìdem 
ego Loc tdiii{iore perori doq debeo, bÌ XeuopljontiB LLbol- 
lum, «^ui pra«fecms ei^uitum inucrìbìtiir, ftd t« lai- 
SOTo; in qnu ciim ipse umnem Atdenmn^itim roì <Hfjn*Atrw 
cLUcipliuam, ub eijiiuiu ulL ut cuTHri, ut' itistitiil ftrjiiìlpm 
nt eXigrcfiri ut Su IjqIIq ciim hovifl uersari connitniAt, r«lÌ- 
quoqae oinsmodi )>ra«foeptit et institnla elagnnttfr coi»ia*o([uo 

») MiLglf»U XXLII. l£e o. id; Uuren^. LXX51X iaf., 19 e. 62 
[ftaftp%mE*Ji UiarBOa. LXXVl, 4*2 e. 1U7; Afifaburo. WJ C U6. Ctr. 
Fftrìif. Ut, 1616L NiJ ùoiIh Mv^IÌhIth iu Clio ^«lU tt«rIu&Ìoii«: * itXce. 
^1^ /">'*-- fioia, vttit kftl. Mtobrìd poat hdrftru ini D<iatUf Bo&oni&« 
tu ilijriLo toucieudiuiipi putrii doinìuL FrADOuioì oAidìiiiklUf ucucfal^UU 
■fttLOtitAli* domini nostri Coiaomriì \ Onocto cardìndo A Fmooosco 
Couduluuor; U daU ddU Uiu)u»4C« è il liST. Cu-. Uttont 90.' 

1} ToTiiiitA Bolo^Dik in «oj^gQiioDd del FoctoÈco D9l lJS5i tra ^U 
ikUri, JopulaU •! igvrtnio della oìttè^ 6 ricordate ci«|cU ^rtnii/ff ifcrm^ 
fiiantu, ova paroU «bft jioco ni BcoorJaoo nlU oiog wa Co lodi lIi I^Apo^ 
quoEUt OftìipAnj da Tvd[. ' Qh*]4r J« Tudorto lAlfOuo uullu iu furoaJo 
Jafirl^r H<i bulUUa por aandtia Potitilkam poiitua att \ In Muratori, 
£. /. S.t t. XSUr. p. aia. Noi ccd. Stma. 5 (Arcb. di Stabo di Firons», 
1* lorLo) e. fid v' ò ana Ultori % Votimtì do* Bfodioi, «lOTitta da Bologna 
il 2 mano MSB da Oi<jVAani di ArcBxo o da questo Qoaparo da Todi- 



complexu* tUf bàud «quidam uìdeo quid «o tib£ fruì gratina 
£uGun<dìudQ» md^ridebMtautaocOdmodauasessd possiti qui 
in eiuaiDodi artìfloio ah ÌQ9Tuitop4Mn« padriti&cmnd t^mpuB 
&«tatìs tOAd uomtDs BIS. Quo tempero nullum Mt ballum 
il#0 tam magnum ncio inm uArinm d^ tam p^riculo^aiim 
osiuoTAa in lulia g«£tuni, cui tu non uitorfuorUj in quo non 
aliquod nannns obiorU. culun non Bliquam partora adminU 
strarlfi. Tu aacp^ jcnnitiMitcu iirbaa oppugnari, agger^ 
fDsaaa ooioplerì, mactinas adiDQOeri, scandi anirov, hosCem' 
ddtnrbsri, nrbos ip^as incondio fumaro, bona fonun&«quft 
cmnU diripi nidUtì. Tu inatructaa acioa ì&f»sti« sigaia 
couuorrorit] tu dubìo Marte uAricKiUd uìctoriA dimicaro, 
idoBi inc«rt0Ji at inopiuatoa puguarnm «xituXy idem fuaot 
deWtottque exareitu», plurtmorum ([uoqua olode* imp«r&- 
tomm; uìcroriaa oontra xriumpboaqu* inLinmerabil^g aapi- 
oora poUiiatì. Kx quo poranftaam oronibus debal 9S9d nullam 
e^o rnin in ugn militari po«ìtnm, quam tu non audÌorLB| 
uid<*rU uvuqufl dociun mamoruiij ccmmouJarìtf. Noo enim 
tatuerà olim, ut arbitror, to tot chriviimi oc *«pieuiUflim{ 
balli ductfir, quotf enumerare loagnn) e»i, fuls curandit 
axaroitibua praofeceiunt, sua tìbi Consilia crediderunt* ma- 
zìmarum quoque rerum Admlnìstrationem iHAEdaruut, Et 
nuper sammuA Pontjfax diuina quAdam monte ad «ad«m 
te iniin«ra tTACtanda accarsinit, quiiAquo ad bollicam ra- 
tJOfi<>in 8p*ict(Lut, consiUo prudenliaqtie tua cunctA «ibi go- 
rcnda CV40 oouBtituit; quibus rebus eidvni to gratiibiimum 
nJìquiK^uo Qooledìaa principibutt efìTaoiMti, at laudam nb 
omnibiu ampliaaìaQam ootifreoutus cs. Quamquam igitur 
àaao noD nona iiaquo io&udita ad tuos auret» p«niajitiir& 
aiut, iuuabtt tamon hanc trnusmsin'nan^ polìtisaimaoi di* 
8cipHu»m tguoacQrOf qii&aqii€ tìbi 1cngÌ4 int^ruallia usa 
oenarint, unum in Looum coaota brevi parcurraro p0ss9| 
et ex iU, SI qTiid ad tuum usiira pertinabit, oxciparo; pra^j 
BBFtim oum oa non ax alicuìtic ^ruecuH hominÌA ottoni et 
loquao!» Indo amoran, aod ax nobilissima Socrntù oAolnft 
daprompta aiuti qui at ìpea ram militaram aliquaudìu axer- 
Ouìt; at a Xenopbonta Socratico eruditUaimo paane oitvj 
i»t«ii« phiJo^opLorum omnium, sapìantiflaimo oiro aù et 



nroDi ou Lxva da CA^rnoLiOHcnro jum. 



SSA 



tTQper&t<»rd ooUdota tn«moriaequo ot litton-* prodiU: qui ab 
adal&tfceiiUa in ^am disoipUoAm prciVctuH &at, qui «ft*p« 
doltiii belila ftdmì&istr&iidìs pru^fuerìt, aaepe oum hovU 
condlx^nt uictorotnqne exercitam tittoma cuia glorìft r<- 
poriauorit. Ut cum de hi« r^bii»! ipvìi LUfljmut, id noqua- 
qnam in «tiin dici queat, qnod in Formion^m ÌWxiai p«rU 
patettoum Hiinnibal dìxUse fertur, oum i« «pad ÀbtiocUuia 
06 praeeente d« rtt militari et de iinperatorì« officio pLura 
diflseniiasdt : se deliros sanva nidune permaUos^ «ed qtii magia 
quam Formio d«Lirar9t, uidiaao Q«inm«m- Hiinc igituT X«- 
copboDtic lib^llnto latine intHerpretaCuv, menW ut mihi 
ujdeor ad i» mitto, qni iisiiom quibu» ìlU ariìbu* r^ mU 
litari ac littorLi doloclarUf qi3*m qaidom ti«liin oum |i«r 
otÌQm licat, diligoutur legav doguKio>;quQ mooriim vx«rcita* 
lioDnoi g^DQit. Et kì tibiXe[ioplioDtiiipra«c«ptap7atuerunt, 
mo GXtins ÌLit^rpretaiicne ^fTeoLutd «at ut eii latine legete 
pOMÌa, in fid4>in ao neceeaìtudinem tuam ftcoipUa; ìdqvn ta, 
Ut focìaR, ^t ob-'^crc» «t prò tua hntnauitat^a lìbast^r fac 
turnm GE»6 confido. Vaio folicUor *]. 

Libtr incipit: Prìijcipio quìdoiD caiorii* hotbtìa adiU im- 
'iVortaUbn^ ^ ralit^iOKO caictequa deo« vi colant et oace- 
nnlUT. 

DEMOSTENE 

XXV- Ohatìo KVJsRtiitJ»*) (14M-1438]- 

Ad cinrittimum iiVum dtìininHm Incoham Racawi'^ 
tenmm, nj^mfolìtiar camerae cUrlcam, L'api CatUiliuneuli 
tfj Oemvbl^euU fti^icbrtsm iirtxiiitnetr\ jA^ìii/amiitm ìjtci^il. 

Non parua me iaterdum admiratìc tenet, hiimiitiiit«imfl 
pater, neo idìqof indìguatio, cum prÌNoonLm iomporam me* 



I) In B*ndmL C^t^., t Ill,p. 36(X ««no pabblioali tmbniLDiiJ 
quuta dedion. 

1] l-aur^ni. LXX.^IX inf., 13 e. 166 (adi» rutjrie* dfilU doJÌM 
qiaMUi omllcA liii ìtu^it'iiim ttaehS: qiilndj TAprora diil Buidinl, (CofdJ,, 

eiAno XIV, «0 e- *i(> Vodi Parif. UL litì&; Comtia. dì EìidìdE 1M; 



099 r, V, I.U(Bft 

racrlim ripeto, (jootque in hia omni gacierd uirtulia exoel- 
lentmimi uiri dxtiierint minate et c:>gìuticnd p^rctirro, ita 
cxignum hoc &eutd acuirà talium ulroram nameram ia- 
uenìrì . . . 

L% ngionn di <^i:Mlo fiUo A c>ia nfirantirblU ni v1nnd«1 
emoo fropoAti m&xKÌori pnm! « trìbut&l< mB|CKÌ*>fi lodi olio 
mi atMlzì tompL 

Ett enim ]au« optims Ubomm in^dìoaf ut Pindtrai 
inqait, »d ea Ìq primis qo^e a lavdatia mrìe profiolaoJtur, 
Qttod teetatur Ulod AleiCEu^dn Maoedonìa^ regiisqni rogatUB 
A qtiodflm qtiaraobrem tot p^ricnU adìr^t, tot laborofl pu- 
gnando &?:ciper»tt ro9pondi»s» dicitar, id so e^ canea facon, 
ut ab AtHonìonsibaa landan^tur. Kt ThomUtccle^ glorioasb 
illa apud SalamiDom parta uiotorìa, cum Olympiam tioniaiot 
quinqu^DuaU iUa toUu^ Or&eoìa^ cdl«bntat« ludoriun, aiqne 
6ÌUS nominìs adinirutlono pennoti omoe^f omiaaia ci>iitem- 
pti«quo c^rtamiDibnsT laudando aiqa« efforoudo magnata diei 
partem canfompsigseot, conoereus sd amico» dixiaso far- 
tur, «o die nuonim labonim fractum so uborrimum ac ìu* 
ODadìtwimuxn poToopi«Mo. Hiac iUa Tliormo py larum cladda, 
liino Codrì coJcbrata mors, hiao nostri Fubii »o Decu sa 
patria^ wilutia cauna hoeflibua dcuoueruut; <^itod profeoto 
nanquam f^^cieaeiit, di cias facti memoriam uua cam cor- 
pora interitnraui pat^^^ont: ucc minila olaros virof tanta 
laudia CQpiditato toaori. Quid oat ouim quod ab iid magia 
«xpcti dobaat, quam oum more natura omnibug «ti prao* 
finita, oam «ibi dan facultatcm ut uca ìa^tar pcciidam in* 
cobiti, ecd cum gloria morìantui'? At nuno illoe artcs quao 
ftpud ueterea «ummo in hcuori> craut, aublatis pi-aL^mìis, 
doadrtao inoiiltaequd iaoeat, aeo fera quisquam est qui eu 
qaibua etudoat dignae putot, quippo quao sibi nitiil praotor 
laboreta siDt allatnrao; ut ìam prodigii loco habootur^ «i 
<|uta uir iufltue aut forti» reparitnr. Vaicnt igitur plurimum 
Cipud aliOH alia premia; in maximix Autcm aniinit oxcollea* 
tianimisquc inxcniirt,aclaria9ÌmiiciuitatQAtqucab oloqu^ntìa* 
«imo ulro laudi» praoconium quo?! graui^aiinum ^uac uìrlutis 
toatìraoaìucQ cxupectaro, quo ù eilentìo atqa^ obHuìono ho- 



«TUDI au LÀrO &A CJLfiTItìUOKCHlO JUSl, SOT 

minam umdìCQtktur, et ex ntortelibus immortalea fiftut Cai 
quidont fl»pÌont9r Solo» flnia logibiis pro«pezt«se oideivr, 
cara al Iunior i prò patria interomptca QKrorum fìHos poblioìs 
impt^nats liìi constitiiit; is enim btiìusc^ rei tbuctor fuisso 
porhibetur* I^itur phires in hoc genere landationos a sum- 
mÌ8 orfttoribus omali&sime soriptAa leguntur» e quìbu.t bano 
unam Oomosthouis potieeimum dcìegl. quam et auttuìtate 
saa ut auctoritato aìri gr^tiasimaro tibì fere putaui ; oamqoe 
tuo nomiuÉ in l&titium ucrti, non tit to ad ijirtiitcm htiius- 
mocLi «pò t&iidi? ìmpellerem (noe ooìm ipso ÌQilìg<iH utx^ ìd 
tìbi a quoquam hnius netiLtie exbìbori potcH), md ut hoo 
magb Auìmì mi icgenuitatem et coUitu'liaem dedartu-cm. 
Qai QOD ut ii qu(H memoraui, landìa et gleriae rnanU ou- 
pidìtato addnctus, sod deoorìd et booot^tia ape optìmae 
i»cmper artea et disciplinaa proe cetcris cdUiiabi; prò quìbiis 
mentiasime iaiu honorem ot dignitatoft nmplissinifLa Goas&' 
outus Q£. l'erge ì^itur ut coopìcitii noe dubitos tìbi magis^ 
qntLED ueterìbua tuanttn lauducD proeooDoa defutoroa; qui 
otiana ai nulli «ruut, iu tna tamoa uirtute sutia magnaoi 
te esiìiì praemium Labituruni- Ego libi hoc paruum luuuus- 
^altuD mei erga te a&imi mocninontuoi largìor^ et od taae 
l&Qdes QoIet>rnndag, modo id tua opo eiticoro poasim, omne 
metiin inganjum atudinm tacuUatcmquo poiUcoDr. 

OrattQ incipit; Podtoaqtidm QO:t qui hoa looo iftoent 
quod se praeeenti attrae instanti bello — et legiptim^ ut 
deoot peraoluorìtia, dtaoddite. 







^ INDICE DEI NOMI PIÙ NOTEVOLI ^^M 


^^H JLaoiftpMòioNìooIafOnrrlinaUSnh 


CaIIU Ouc^ìolmo tZ»T. ^^H 


^^H AdloiMrC Oibfivni, in^Jrs ài Lsfio 


Cmilu^va Gìotaqdì, c*rdUi»U tt^^^f 


^^M ìm^ 


S. Siilo SU. 21^ l^Jl. K7. ^^H 


^^m Albini Lue BftitUtft 2^. 962 Ag. 


Coprini OÌDlUnn, cardinale 270. ^M 


^^^K Alo^<fttidri> ;Ml (g. 


ColonoA Pr<i«iJ«ro, «arditale 21%, ^^^M 


^^H Alf'.nso r« il'An&gaiiJk 215 §g. 'J^ 


21^. ni ZÌO ^. 2<u 279. aaa ^^H 


^H -^J7. J6*i. 


Coadulmier Frntki^cdooi Ciardji3(hl9 ^^^| 


^^^B An»ìiIJLiio ?^Don» 955. 2&T. 


V4Ì), 2fia H 


^^H Ao^lroa 'JUiì 


Correr Urop^ria 90.^, ^13. ST8«S. H 


^^H An|E«l^j 241 sg. 


D«ll L«ouardi> 33a ^^^H 


^^H Azi)cvh ftrftllao S6ff. 


DocoAibri Allealo ^T. ^^^H 


^^H Aogalo DoaU Campo^'L9An« 9n@L 


nn»ni1irÌCftiulMo2lK252,3MlVg. ^^^1 


^^1 Aogeb da BflOftnuti ìiZ 2:23. ^. 


Dam-mtauoì ontt.fuiivbrvdM'^VI* ^^^H 


^H SSd. 


Itnrido inAboto di CMniigVm 2I& ^^^| 


^H Ab^Io d« m«aA '.joa 


K'i^tiU» IV 21% ^ iU. im. UT& ^^1 


^^H AnLoctLni grooo 230, 


hiìMfo PriLùCMoo jia nu 2X. ^^M 


^^^H Autijcù<) monatti 9^G. 


U-17. ^L». !JG1. 2fltl. -fTO ^^H 


^^H A[it(>n!ci TtriitiiftlH -IFì^. 


Flavio OliuAppo; Ja lourlo Mm^ ^| 


^^M Antonia Tudortiuo JGX, 2G4 Aft. 


ehabn«orUEn 3^1 i^ ^^^H 


^H '2^6. an »««. '2^. 282. 


FiiriJTU Ban^jlamoa 337, ^^^| 


^^H Aami (dogli) Uobano^ vonorodi 


Fortini ]kQ«d«tt« 3^7. ^^H 


^^M ArcKKJ g08. 201. 


Fraui^flicu Ai FmiÌova 98ff ug. ^^^^| 


^^^1 Auri^pb Uiovuh&QÌ Q7C> 


FranooMo, fratello di Lap« 917. ^M 


^^H Averii^tcì di mrm^r LftpodfcCA- 


^^M 


^^H etÌKlionchìo, piidr« dol ii> 


OiiUUn ^Qtfdotio 317. ^^H 


^^1 flCro 


Oaapftre S?2, t32<> i^, 346 ng. ^^^| 


^^m S«rbara ErmoIiM flS9. 


Gasparo da Rooildaiì *38€. 3881 ^^| 


^H Burbero FrniL'^SGO S^G. 2H9. 2^1. 


Oatpnrii VilUnoviiDtpdiT(idlSd8. ^^^H 


^H 


QUo<.m«dftlÌo<!auDlÌ^8aMLa06. ^^H 


^^H BincTocnoo oftVAHsre 23B. 


OLbnfii!txsa da Salomu S4tt ig^ ^H 


^^H BoccAd«llÌ Aolonio 232. 288a^ 


QiKlifort« %S2. ^^H 


^^^B BBCdAiiu Aiitunio 271. 


0i<ivanaida RiuiÌ^2a280.9e&9BGL ^^H 


^^1 Kobdo KUviu 305, ìJLó. $10. 


ULùvanni da RooboLaiLlfto ilBl »jp. ^M 


^^^B ntrago Likriipujfikmo ?DH, 


Oinvannl rv di Navnrra ÌI5; H 


^^H BrA^ciolìuì Po>£Kto 2&^. 


OioTaaai II, re di CiUitÌ|(Uft 916. ^| 


^^1 Bruiti LnciQVdD 210. 2;M. ^2. 


fììiiAiiuU» BoTnurdo S90. ^^^| 


^H 318 ȣ, 1?U >B. S?0. 2Ta 





^^^^^F IK1>ICR, SB9 ^^^1 


<}<jnnkiz^ G. FioDOofco STS. | rìadatv Slfi bv^ ^^^| 


Qomtga, Lcidovi^o '2diX 


PoliftiAQo Angelo ìML ^I 


Qn^Tolidi rrKacovoo 28S. 


PluUri»; ritM 200276. CfV. 2H ^^| 


GuHHni tìnKHrio 266. 27% 38(k 


ag, 219. 22U 2*^. 216 Mg. 277. ^^H 


-i90iw. 


auv'iul Q. 28& ^^H 


XaanrikiA- ArAtion»<it S8tl SDÌ. Cfr. 


Quinni a, U, 2LKL ^| 


£S. 


Rcfcui^ A, 2ae, ^^H 


x^bro Mk 


6Abb(vlÌDÌ R. 2>X»Mg. ^^^| 


LAznbrrti Sini'^iic fi06L WVagg, 


fxtl atali Colacela 397. ^^H 


Lnjfc) 'UCmUglLuiitìhloil t«<:ljio 


Sjui4uolo A^ Finto SD. 918- ^^^| 


^H 208, £CL 


Sdir Aia pu LodoTicij 29(X ^^^^| 


^ Lf^rfLcm K. "^ftl, 3H6l 


SocioibuU; pr««f»c4U4 #qQJtBM» ^^^H 


L«oa^l1od'&«l«23Cl, 


'^a-20S. ^^1 


Lipi^ Lorvftio. -M). 


StrMAi Giov4J3ni ^t. ^^^H 


Loui JCoJ.tllb 2ftf. 


9tro»i R;>UrUi 251, ^^^| 


LucIado; i^{>ui40dli Jti^re)^S-988. 


Twofmtto: do Ìmpraniciiubufl2SC- ^H 


Cfr. tìlJ, 21 L 


-2sa. ■ 


]|flnti''t<i (ìJADiiuKVtJ 27^ 


Tipton tiloTiLunl 285, ^H 


M<ir-Mtppiiii Ciarlo 'JOQ, 


Tumii>&0i' 2'M, 2^. ^^^1 


MàniQo V ?9(J 


TùBtinuo dEt Ki«u 218. ^^H 


Medici Coaiujo 3«G ng, Ì7l sgg, 2fta 


ToiXiAbu^ui AUoiiio "220. 232. ^^H 


Uodici Lorv-czo /il, J?^ 


TartoliiOuvauJii J&i. Ì5Ì(?>2i;S. H 


f Mn^iiBi L. iOO. 


233, B 


Il^toaoió Ni^ooli d6& 


TrHvvtKMri Ambrogio 257. 2*^ H 


KoTAii r. 20D. 


UnilrvdiiducadiQlwttatorlidiilag- ^M 


OgnibAD* da ht>nigt> 273. 


V»Ìion> Fioro 2!it. H 


Oniui Antitut^, i^Hiicijio ili Thr 


VftlU Ur«u«<> 24a ^^1 


r%aH> -MO. 


V*apuùino da Biiti^ci !J60. ^^^H 


Or»ÌDÌ OÌordaD<\ urdiu&lv S15. 


VuHUQti Piiìppo UaxU 210. ^^^| 


»:3i«. 


VitolU«ohÌ Ui'^VDDni, Br<!avi)««ov^ ^H 


Pfttriiii ^Vaocfittoo 208.230.232^. 


aotvut 231 . 201 Bg. 2ea S9i >^, H 


»*^»««' 


Voigt a. 206. 20$. H 


F«lrisi tìi?rauL»L 916. 


'Wilui»4iuB A, 2CX>. H 


Puui Piotrij um). 


^■noD« di CAvU^Jona 274 i^ ^^^| 


Pioiro Doluto, vvM.Ot P*Jf>vn 209- 


z«»u c^io aoe. ^^H 


^V TIoTA^ — Hmtr* 1I^u»o par U stAmiin T India* àtii nomi, il ^^^H 


prol Sftbhftdini (a aai do^o oauro grato Aocka divari «m«tid»m4ati ^^^H 


a1 tCotA di <|iiMte loitAr«ì mi àk n^uUin di iiQft recootiieitaii pubbli- ^^^H 


cazkifie del Dottor CatId MtUUor, fiedcM unc^ Bfivft ì/tt^knittJwr //«- ^^^H 


BMH'trrn. ^in /tr-rnij; «ur Gfirf/iirkU itfr Fildagtìffiit dr* tfamanitrniu. ^^^^M 




(hì ricordi di* rt^tHiA tfitt4r»a«i «od, OtiobouiAiia 4 uoticM : oCV. p.25l)^ ^H 


«a p. 12^ a^, VOnUiù tì-Moniae hnòtlt ifl >ut> Uffendi initia Dte. (ofr^ Ib" ^^^H 


lULiuf, p. 241), n&ft Oraiio dt Uudibiàa ji^ilaiv^fiiac dot DMtro L*po. ^^^H 



EvKiPii». Cycl 31G. 



TqUo ti diacono di Ulive (v. 385 »iq.) tu» cova* è DMank, lo 
ve^Ki di iiiilurlv il CEclojiv Cft«aÌbftlo • ntp^natarld. Uìùv* La d«lLa 
Wa«s*ranM v«r«o ^i D«l, a RpacUlmactA vano qii<l Dt4> p«r «ni Q 
CleLopo nofk dò^ry»bb» <— ifoiiviifl^roau; o psi lActrUt4«UoaleA non 
C4Ws«ftt« crtidottA «ori Uiiidmio, U «BtropolaJcL&. In wi ordino d*>dM 
aSkUo direrwa ci lriu|rt>rui inrec* U K^iciuft £ nl^wwc. Jr^«ir^«r^ 
Itie «A^aTf ^«4c, t« il' aUev ir^^*€ tm la/vr n'^i4(^n (cO«i oofTMM 
«gr«^«moQU il K&ucJi, p«r 4*^«f^m), eoa la ^ad* coaiiocìt ta n- 
«poato dol Ciclope (T.Sldkqq.). 'Quid, oba*aro,CTolopio«oidirt(ii«7, 
«VMrvA AcalkUMnU It WiUmjvftl^ (^rtiu/. Kmr. p, 938)» ' im DOVfiI 
l|itld«m: ni atMftaC, «porn«mt/ Ut. k j^udtVta dolio OCMtO dòlio, Etlr 
ripiÌQ ' phiiOHphiim CyctJipU tibi ipu Don ««tuUkoUBi feeìt| tfttw^ 
phiblÌTA^ BApituiiiu; imo^iiciù plcnain rediorot. 

Ora à tdHasìido &Ì19 i p>M'»>a»;a;i di Eunpi'ìc diicevlicvio BpaOHi 
lo loro proprio otkditlcn^: oiirt* ovrtftii* rhi* jvrvi ^ tinirki nomini 
o iloonor dotli od EodaUi lllooof>o^&^-'- comò Knripldot eo» qooJlo 
cliO oooUro cJiooQO bon ò porà mut Ìq oi^orUr «ouinoto oois UoìUur* 
uutio diontiLiHijatt dal uiiJiaooio- <iiiì tatlo >l dÌ»co»o d«l Cklapo h 
nott glorlft^ocinna Aù] Dir> ' fcntra \ muigioro o bora aono lo «ola 
COBO a cui qu«l m-OAtro «itribuisM importAiis&» rìochnivo noa oooooM' 
uè dooÌd«T«, »qo fàéyt^tn àoi^t^v 4 >^<rrifc ^i (r. 096); o iatrodn- 
uiono ft quatto lUoso^ d«l i^vabro »orabb« d nioéio^ xrl.f U&j si ra- 
■JÉto olio tontosinn« di rri>r1«r« riairottA U porola, do cool elrtdoolA 
oontnolo jfrodQOO io f^uv^to luofpK Fooil4 mautiooo ti prooonta 

eioA, oomo dirobbo uà quolcho faod«Tco Ciclopo: ' por U gocto di 
nonuo U divit'itJt ò I9 pappn ' t 

]| i-9aobi>b 'luAic^- ocogrro gi^ in vctoi dì Alomoos {fr. 10 Borsk*) 

di Kpicormo {fr. %i Kftibol^^ Sicuro riì oombro, oeibbeiio dod Minbrì 
tolo on ol Koibol (Dt Pltr^kho «opAjìflo p- ^. 31 «U-.l, lo cvrroKia&ft' 
d«l Woctiftmuthv noAr«/<<^v^A« por noi^p/n^v^^r, in Ipponotto i^. 
Albun. 15 p. 6883 [Cvr7iH«i:. |jvr«. rp. i^ditt, 1 QQ)» Clio U poroU non 
fOMO ipioCJh oIIa comoodlo ottico, pflTo iti paflJia indurrò dal pnoudo* 
plottiiiao J'H"i'pAafOi«£ÌM {fjQXf^yatfiJijt}, pnrcaL T. Eitocbl, Ptkrtr^, 

1 SOOh Oputf. Ili UUà Uo liovo dubbio mi «È* ialine permooso di oipti* 
mora oLillo foilelt4 dolio trodisiouc foittiuìto dal Bcìkor, no^cwnt^ 
(i(iurejri']ri; « nrr^ruiri'ri; lono volgorì iiV}rTVOÌ0ui di empiiti nkMQtl} 
frr/ì iu Com. AdMp. b09 (HI £ti^ Koak), qtiontuoj]ao U «pìogfttioiM 
di rrìnico (o il o<juf'roQto cho quotti oi^giuogo wtq x^fttfvAitfra) a» 
jtllMti la raflguordftfdlo oaticbit^ 

G, V. 



STUDI CALUMACHEI') 



I-' DELLA VITA DI CALLIMACO 



1.* a) <Intji ilflln nAScitu^ 6^ della murte. 

1. Luogo fondami ntald p^r lo rioarcKo vulla tìU di CaI- 
Hmaco ò rarticolo di Suid& s. v. fi^^^^^fnjfff; laftomcoa 
ci dà aossua indizio por sUbilìre almeno roUntpud« dì 
nascita, dic^iarfl&doci soltanto che Callimaco TÌssa ai tempi 
dol i^ìlndelto (/,tÌ ^è lév x^^'i^v ^f fcho altri intenda, mano 

PoTcìò, riservandoci di asaminam pìCi avanti il Itiogo dì 
Buida, ti^ntaramo dì trarrò un più eicuro risultato dal 
confronto dolla vita di lui con quella d«' suo! uotttenipo- 
ranci, o spccialraonto d* Arato, eoguendo l*a8oaipio daLoci 
dal Buflcli 'V 

Di Arato a noi sono giunti quattro ^irjt; poro soltanto 
&l primo, e spacialtDonto oL t^rso, dobbiamo concedete piena 
fiduota, ck^ il facondo ed U quarto ancora più furono cor- 
rotti por interpolazioni *}. 



<) Lavoro ohe oIUddo 11 premio * AhrAono « Mofrà Latt«8 ' orì«tii- 
talùti lìlolo^ di V«aQi»ift (Foadflxiaao EJU LnttoB). 

>) De friòliotftetjarìié AlcJ<iìndriaìi ^ui f^runtur jfrimUf Snerìuì 

a) OlLmNaekv, Oputo.hlSs^.ttliiv'm'sko.AAaLÀtis.^BnToU I^S 
p. 041 og' cfr, Buaah, h l^ L& l«T>n Vita (p. 5tj sg, W«ctaRnjuin) oho 



m 



nram CALLixAcinu. 



a» 



aD*ìntorpoUaoD« po^tcrioro» cho doT«Y« roAacnn» noi t^b9 
pnmitivo donilo derivò U Vita ter«ft> 

Coixc«cle&do pure — se^bbAo^ non se ne poana dare iti* 
cuna mUida rftfiùn^ — ohe U jjib^ primo dorivi d&I leriMi 
iwrchi dOTnnkO rifiutare o oonnd&raio cospetto tott^ lo 
notisLO, che, ri trovandovi nolla Vita prima, non han&o loro 
ooat'crnia nella tcrxa':^ Achilli^, ohe % Jango studia, com- 
moQtA, ìJloabrò lo opnre nraioo *), non può ttT«r attinto u 
fonti, pur «Kfso att^ndibil), nconOAoiutrO a Toon6| e so oon 
flOODOMÌDle da ooatoi, tali ch*e£li non oredetto neoeaaario 
«Bare por il sao brovo fihi? Hd allora perché noD ritenere 
9O0petto anche tutto \v altre notijsio cho Achille ci dà ia- 
tomc al poemi aratei, quando osso non trovano loro perlotto 
TiMOQtTO noi commontaric di Teoise? Ing^gnoi^n adam^ue, 
ma MD£a foodameato «icoro, i la congettnra del Leo *], 
dio il toatc della Vita prima avesse da princìpio soltanto: 
ti4i4vi^nit tìiVflff ttai htilX. ot^ fióvov jtrX. per far ri^ontro 
alla forma breve, eemplice della vÌLa di Teone: ijivéXQ Sé 

' Haac onim ^eciom \ continua il Buach {h ci, ' prao 
00 fert tottii leena ut Oallimachi epigramma imitatìoqne 
honodea gravissima ipia «int, quorum causa totus ina^rtua 
ait locu« ritae ^ Ma la lettura dell'epigramma, cui aoccnna 
il Buachi ci laacia aaaolntame&t^ incerti, nò rìntonaaione 
«oa ci pu^ dar la conferma, che egli crede dì poterne trarrò 
per la aaa ipotoaL 

Più gravo argomento il Buach erede di trovare nella 
Vita quarta por ]*aapr««aÌon«: ytofuit^ éi trp Kfgr^raftjt i:ft- 
fiéltiv jtiÀ.; e cosi «arrbbe ao non si dovesAcrrj a ragiono 
muovere forti soapetti intorno alVauinutioìtÀ di tale laogo. 
Kio hi amari doai airuao cho Buìda, apecial monte nella forma 
doU'aorieto^ fa del verbo /^tt^dXUtv^ couchiode che ' via 
vorbi ittt^àXXnv tali in dictiono e^ ea, ut Mmpor homo 
admodum adnleaccni cum seniore coniungatur, atque oo 
modo ooniungatar ut r^ ìlliiu p^aice tempora attigiase 



*] }ÌòM;a0t^r9Ìtù,liI}eAv3titUfr^ianat{c9 Arati itdcrpittcìpjfnt sfg. 
>j Cfr. Busoh, a a, p. 13* 



dìcfttiir • (op, oit-, p. 12')» P©tò por qa»sto «ppnnto il Buaoh 
atMso 4 costrottQ o riconoscere nel ^'J^fmf» un grav« irroro 
dol btognfo, giucche, fiOjttonAniIo elio qu^ v«r1>o è t^npcv 
QMita ' ibi ut coiinxu!* qiadatn ÌDtfir homin» Aotat» malUuQ 
diataDtes dffloÌAtur ', non pnò ammottoro cbo omì luiigD 
spazio iì tempo sia oono fra la ua^du di Callimaco • 
qaella d'Arato. 

Di più, potremo osservare ch& nagli ««empì addotti 
dal Basch — 9 «ono tutti tratti da Snida — i du« termini 
di confronto d^H'otii iono sempre e9pr«^i, mentre nel oaeo 
nostro manca il vit/^ ■], od ino[tn> gravi dnbbi desta Ift 
forma media deiraorìnto di /jttfàHut^ che fi trova soltanto 
in questo passo, mentre in Siiìda l«ggiamo «empro lu forma 
attiva. Si potrebbe dubitare quindi se veramente il gram» 
matico anonimo Abbia usato il verbo im^àXlnv nel signi- 
ficato particolare attribuitogli da Snida nella forma tTii* 
fiaki, non piuttogto nella eua scoesione generale- À 
questo 01 induco ancora la glooa Ruidiann alta lessi in^~ 
fitdé' riffloTo, ^7nx*ii*rjtrtì\ ij àfjì (toC) tTvvijvy che, acnia ra- 
gione, il Buscb cred& errau <). Nulla ci impedisce dt ore* 



tSf irìtfalft¥ nprajilbrjr kVo»- Srtn *Kf>ttToc9{i^; 9* v, '|Tnnfiffir>i<- 
firrof fjp^t^t^s . ,,- iuc <fX llrfe, Jrj/JAr^Jiufj ini' ^t^ih^t^v, ini^Ml^tr 

IL V. 'B^nPit9t {éUiQiWs tvr 'llQùéòti^ rti/if 'Afiveì^ r^ Manéòvivf fiaCiXtt, 

itiipaX9 ysyafàfi rvitf f*t UtQtird nrf f'Q^ ^P^<)i mnn^Uit* d«*<lua 
lensiai di conffonto, noa gi^vn al Baacb, p^roliÒ coatraddetlo da 
Snidm Ht«Hir> «. t. i^ì^vX*. b«ni?hA «gli «« u« «arva p«r dti^liianir» falsa 
quoat'ultìma kIomh» «uidìuka. PiuttOKt-» oicli arrobbo potuto citare 
Snidali- V. Uiiyn^ 'fwit^ìttv* émfltrXJln é^ 'Hat^'^ft'p ■'^of ^fM't- e, 
DieelÈ<>av«oraiCI«ro- AIu-, £/ratu. l|83T"iapfli* /rr^^-ii-V «w^ f^J^iJ^) 
^t'»r^7iir tiir i-fjf4oSiTr,f tu rinif rTrrn (cfr. Stura, u4 SltJian. I^M 
/rat/m., oJ. II. Llpnìftc, 1924, p. 1"). 

ti Qfiì ami Sniiij. poru cotno Hninpia la rfilazìano dì Ellanioo 
con EoatcQ, il cJjo trgvu TÌ»ooalr<» oolU glena a. v- *£ll«Vu«, dova 
corno ibbì«nii> gib oMt-rvFt'o, inatioA il tftnaine di confronta ri«t, 
precUamQDU Mmo ii«]la quarta Vita arateA-Ansìvli«<liohiaTAr« sparto 
qiiMto l«mins, se ne il^vii invoM iediine \\ valore jk'«ni^rale Aell'^i» 
pàkXttrt iioacJo uou 0Ìa doiciiuiuato dai doe lernuui di coafreate, 

a.tl0l 



ftTFDl GALUHACKBt. 805 

der« ob« nel esso noetro r/ir«^tf(itjTo corrìtpoDiIa al etrypjv 
(cfr. Viti III, KttkL tìt'¥tYY^^^^ •i»nj< — ; Vit. IV orv^Mfia^f), 
Allora 81 ÌDdìchur^bho jinrftTTi«Tito il tninpo in cui Callimaco 
Gonohtw od Artito MtnPKo o lo non ij|jarn ')- Ma ttà <jgni modo 
aDcho tht qtin^lo uoti hì puii (ì«uÌLirrH iirmima caticlmìone 
riguardo nlìa. rotaxiciio rui^iprui^ii d'età fra i duti |JUDtì- Intl-' 
tilfi quindi r Arnold axìati e propot^ta dal ClìutoQ «ì^ parche 
ooo questa si viene ad itidicare aoltaiito clie Arato «r& Tde- 
chio qn^Eido coDoVibe Callimaco, 9 aon hì m^tt^ punto d'ac* 
corrln il pA44ci fìotilnutatn con T AttnHtvcititiR iIoDil Vita 
prima; il'alt.m partn mì rirnaria tarmjiTii riftlVeirrorM cW i 
ilijo jjcoti ni Kiauu lUJQOJiuiuti ìu Urda ulà. TutLu Ìl jujMt) 
iuvecB à dubbio, ausi errato, j>erc1iÀ le rsIsviiLiiii aiikÌL-{i&> 
voli fVa i dna jjcetì comiticiarono beo preAtOf o re[tigranima 
citato 81 può difrici1in«int>e Tiforìre Rgli iiltìnii aitiu della 
vita tU*\ duo jKieti, con»e cemhnrri dì pruvnru più Ìnn«niAL 
Pertnnh) atleneDdocI lilla V>1u pnina uou voutmddvtta 
nt< dn.! cr>'4fp{<^i' <1«I1& Vita Unm, uè dal avv^nfitnf^^ uè, 
chi ben guardi, dal tyi^tf^tiletn della quarta, ferDisreiDO cho 
Arato fu pììi vecchio ili Calìimaco, 

fi. Pi rapitale ìmportMìsa è dun^jue stabilire con la mag^ 
giov probabìltt'i pofiaìbilo ì] tempo detU inutilità d'Arato; 
pprrìt) iir)n luir^ fuor di Itiogn di' io mi iVrmi a pitrlure tm 
jio* largiLcicnto intorno a tal punto. 

^ìfìL'Otido il granimati(?o AiìUIIIu (Vìi. J, p. M W««t), 
Arato ovvff^VfTo 'Àytifóvi^ (^tr. rovtrt^) Il quale jtarà ffàv 
:r^t&Tùv ot/tì S^i^tfQùv ytfyovr ff^uX^iiaTov. Ma la seoonda Vita 
dice pìA pnrticclarniontB ohe, viBvato ai t«mpi d^l Fila- 



<) A^ Conat, £.41 ]>«^« AUxandriif Mata Ut tfóU fremitrt Pt^l^^ 
Pi^É, Par». 1883, p. IT d«. 

>) Ftiti. i/W/tfn. Ili, T ' AmoDg tbo80 wbo av« caUtd hU ooq- 
tiim|Hin&rÌM I'JiìUUa aui M^nnodoi (7Nikander) probablj dio<l la 
th« «kvlj j^uUt «>f ATStii«; CalEintehiis oa tfaa cAuirarT w^a UIow 
IlU liiuir.... T(io auuuuut ILeitffiicif in VÌU Arftti t. I.^l 4 (= IV, p, 00 
W«AL) Y^qttii^ iir^àXttt — ift orroDOòua, aad wo may raad ;'^p'>Joc 
(■IO. "^patof) riy JEv^vr. /ar^ «rA. Araliu camo botw««a Philotas «ad 
Calllmftehu*: in liu yoat h« co«iT«nsd vrixh P1dl«t*8 £a bU old »g« 
^ith CatUiuftL^Ziu) '. Ofr. SceoMao, i)« primii jc^ 6»^*<»£Asoac ilffuin- 

Alifri; (Ali. iCf ^J0f. fiaii« r0. . U 



JmfmOf «^ f*^«**»r: * ^ V>*'^ Baitfaap noalìio, il 

Jff»X «>Qi* oo«fbff«» lo •oelÌD l«ocm«o {p, 600 «d KÌ«a^^ 
lii^ l4pmt 1819): Sn*^ én è «M^«f«f fr^rnv ttéam^ 
«•# Uf^vM mJ r«# Aaiij^«z» -^ ««^ X ^ màf étm .' «ri. ■)- 
Or bcM, Antigono GooAtA n«M ^ U 318-^19 >}: A^**- 
Madro Etolo tMoqo* eina il 315 (Sotttiuhl, I, 168), IHch 
ttkb a'£r«de« fn il 33(>32S « TmmtìU) ifitono «1 316*). 
6» loro M|^f«( la uuibo Anto gii A nolto pi 
d'ogU p«» m Bsto in fw! torno d'ioAi, &oo disw&l 
ea^do pftrò qtale Wgo ■igaifioato obbt* tolo poroU 
gli o crlt tqri od t cronografi, i^wcalnooto d«lU bMn otà. 
AUa noMrK eoogotttm dà Appoggio un Altro fàlio im- 
pc^rtoctÌMina Lo Vito ton» • qoftrtA *} <ri udoantio ol 
fi poot* iDd6 aUa corto d'AntigoDO Gonou qou^o qi 
01 opovi ooa Filo, flglU di Suotooieo o dì S«1oqoo 'ì, cioè' 
Bot 277/6, comò formò il Dro^Ma (o. o^ U, 63$ ; m^ 191\ 

•) D» &60 eoolbftfafli eal |iiU ftvtofv dà TftcritM «dOi 
VaiM, Jn<^ p. Sia a»; Enu^ Jrvtf bi^ JTCttfv^rr £a g g»a^ 
XXIU, p.8l9ti|. UUcvftadfJdc-dh^vr Jlk«crd«,PM«,18Kp.U< 
>pp)CA^'»d^^*d tmtowotodlyraiiBrittdtlflcfctcfr, PoMto^ Ea 
JVv^ IdM. ^ 662 B,)k dalU quali ai dtdtM* d» KLeAniro A»ri 
r ttltJiBo uno lUI nae^o 111, par coofiméa i dna HUaftdrl, eoaiUi 

r) DT4JMO, «vfMjL d H«arm, (etto ««npra dalU tt^OE. 
di A. Boiui^Ud«c^, Tvì». I86&«>. Ili, UT. 

>> aiuaadht. I, 197^; aacb* Zuf «i^^nilr. Uv-ftadL; in iVr 
X)tm» j i»y dei neMrflM Mid de« jlroto* is Jt'cM J^M^/ir /'JIA. il 
F^fd^y I^CO, p 885 ng. JUowitMiMiit^ n voli» rìportuv piò V 
I& tMKÌU di lW«dtix <ira^ il 900, mai* p«rò jeiva^ere • 

•MWli' Cfr. H»Jin, /Xh CMurfj/tAr rAfntnf* ib .V. Jaifh,f. PLU^ V 
PI). 989 a^.; c«ì ivjhm U SuMiaihI, DU Gt^vUstà im TketvrH^'* 
io Pkàlo^^ LVII, aeSiffi. K4 p44 p^mulT» lono U ArsoatiAntutoat 
dd I#«irTiind (o^ e p. 89 *^]b ctit ciiioco quui «lU tu«dotìm>ft ood* 
rL(UM«i d«l llalu. 

ttvfie >«j ntV Arf^ ir«^«Af <{ (Tfuiivaf ■*!, Vit. IV ip. 60 Woft) tftv- 

«) XOfike, £J( Ar^ dMnm «««fa^ QcUo, 1867, ^ & 



I 



231") o comprovò aoctirat&moDto il K6pkQ [o. e. p. 4 ag.) 
centro Io troppo aottìli ed im&i^ìucsd ooA^tturo àùì ROpor *)■ 
obo volovft rLport4hro al 272 h no&xe d'Antigono. In qiiol 
tempo poro Arato Don potov& osaorE» cosi giovano come U 
KópLo opina ' ut qui tfìmqi.iaTn primìtiM ìogonii miì pootict 
in Antjgctti r«£i« Dotitinm prrfbrrct \ og^na^nHo ' tam 
tironom ofirto atquo rudom ìn Arto pootiojk fuiuo ' (o. e. p. &]. 
Orni&ì oj^lì ora «tato ad Kfeao *); or& at^tto ad oacoltATOi 
almoac circa ti 200, Zenone e Timono ■) la Atene, donde 
spesso si ncava in BJrelria a vialtaro Monodemo (Uaaest 
o. 0-, p. 234, 316); nò ai può a^'crmaro cho aitino a Pano* 
composto por lo nosac d'Antigono, sia at^to, corno par croiU 
il Kdpko, il auo primo lavoro. Dal tonto infatti pofisiamo 
dedurrò aoltonto cbc rinnfì fa la «uà prima poeaift acHtta 
in Macedonia ■)- Po.tniamo dunque a buon dritto oonchiu- 
liere col Coiiat (o. e. p. 48) che ' et n'oat cortes pas oxagéror 
quti d*aitirm«r qnUl avait alora au moina ir^ote ans \ mOf 
attenendoci aiio conchiasioni doL K&pko, seguito dal Couat» 
circA In clata del matrimonio d^ Antiquo con File, non an- 
dremo gran tatto errati atabìlondo cho la o&aoita d'Arato 
bì dorè riportare circa il Sìb, compiacendoci di arrivare 
per aJtra vìa alla conclusione m^deaima cui precodooto- 
mente v giunto anche iJ Susonuhl ')^ 

1) Zit Arato* in PhUvL, 18H F- &GiaS< 

1) Uaua, Ds Cbo poel<Lrìnn éoMtda io Aratea-t p> 328 ig. 

•) Waob^mutb, De Titaone Phiiasiv cW., LìpiUo, 1650, p. 7. 

*) Vit, Ili {p. 58 WmI.] imfftn^sw ^* r*^ flaatUi n^urtv fir aitar 
(rrri^?) 7it>ÌijfÀti ilyfyroj tò iti iCr Hàra tiii '4^miiiai, ^rg|i pnMi«: ' adià- 
dUQB qiiidoiQ lOf^i primUEi; ith \«t<j «mnn-iu AXpo«iiÌt apud Po-oa An 
«^ajluin \ ì/LaXa iu ^uìd^; Vfirtrw lU 'r/r IJ^ru ojirirJirifv^utb {lovtiiUdQVo 
io^jl^vro o "Varavi • 4f< ivr Jlaroc XiToi-Jn^v^aiv (Mauo, Anitea, p- USO; 
<^fr, Vit l Jj, 05 WwL: */f Uàfit vfàvoy), oppur» "TiU^ow «/f itiV Hint- 
fi:iarà9^^ovt (UBOD«r, in AA<.W Mtu^ lb7 1. p. 4S *), I \ ^D»mibl (I, 38V"), 
uoa (liibLUcilo col nauler {De Tlieo^rìtt vìla, Fiitrurgì, 180fi, p. IO ag») 
41 c«l VfiimaMwitr. {Ufiber ArUi^ciwa von KniyttGt, BcrL, 18tfl, p. J^LU) 
cha V KruiXtì m«ntioaato ila Taoorito (VI. 2; VII, IC'2. 122} »i& il pMta 
di Soli, erodo dì ti^of^rc uà aoooaoo airiiino aratQC ld Tooarìto Vii, 
103 [(g. c;ho im nf iv^to ftltrtUDCVtiti-^ Cfr. WiUmuwtt», Aroio* ocm Au^ 
iv, S^Kt, t), <i. Hniffl. Ui^tìll, d. Wiét. tu O^tt^n^M, iOM, p. lU ag, 

*) I, 36fi'. Il Kopk« <(k i^, p. 19X aeguìte d&l Buseb (o. e, p. 1 1), 
foailaadMt su uà paattO| rioouoooiato cg um élUo cocUBi«&tg corrotto 



No ooiwoead oho non doUbi^mo rìport^n In D«nuii 
modo U naaoìu di G«tUinAco olire il 315, corso foce ìt 
Hil9obl iOjtuèo,, If 7'òìf né d'olcr* parto oouverri oho troppo 
oi »ooetÌAmo da questo tarmino, noti oe»e&do dovuto corroro 
troppo lungo intorvmllo fra U naMÌta d'Ajvto o qoalla di 
UBllimfKw, oosw ^k arguiva il Bttach, o diinoflrarò più 

VOttOu 

B* N«' Prob^omMA aa ArÌ9U/fthan4m (Bitsch), o. o, I, 199, 
S06) T&etso oÌ presenta accora ootae giovano CaUiinaoo 
Ìr4a¥Cm fyrav KoÀli^ax^^ >^^ ^£Qa9^a&/rr^ MtL; Af é Sai- 
X(}WX<K rnrr^jiiK 6r t^ a^kifi X9À.) aL loinpo d^lla famoen 
roceii3iono do* Libri in AloMondrin cho tn gonorolo «i riporta 
ai primi anaì del rogco del FiLodolfo <)- 

À tal pro|>Otfitù GOnvieno onvervarc cho non ti pnò oon 
verbiimii^tianzu ammetterà olio quoto f^ran lavoro oìoai 
Ci^inpiulo in co^\ bruvo tompo; od a porsuttdoroone ImMa nix 
minato od acourato os^me delle biografie dì ColUmooo e 
di Kr^ioatono. Comonquo sia, ambedue le teetùnonionso, 
ora riportato, ooncordano nciroffarmnro che tre i'arono ì 
poreonoggi inoorìciti della dirosiono gonoraLe di quclLa re- 
oensfcne: Zenodoto, Licofrono, Àle^audro Ktolo. A ooHoro 
molti altri furono oggtanti» non potando essi soli bastare *), 
e fra gli altri Callimaco da prima, Erstostene di poi» al 
qtialo più tardi fu persino alildato l'uflìcio di bibliot^roaiio. 
Così appunto e non altrimonU dobbiamo inba&dere qaol 



^Banmihl. 1, tìS""». della Tit. IV <p. 00 "Wwt.l «/u;»^!^ J' ^ Vfl«»i 
JH^utl^ 1K1 frtlo«4^^ (a coitni. «h» & torto «oofobdft con if> tcrittar% 
di cudv miliUri (lUlsao. 7W-, !>, macntru Jl Amia; r, poucmiio nn 
la OAtciU &ft il SiO «d il aC£ «. Clf e WMtnilto m portola ciraft il 301 
quelU iJ*t i3ÌBUt?pulii4 Qti&ntu nriii prubabìln v Li cijrrv£Ìcu« ^ra|ioatjL 
dAl Wuch^nut [ifiJJ. tjra^tì. r*liq,, Lipii&V, iSHo, p- 11]: max*^Xatio^ per 
4r/DÌBtfiTf, bMQilo cmI non motu T«H>lml<^ buua Penso man nia^lTOf 
Dia coDdiiMpolo dì ATAto oelJa «tesola ài Zfnooo (tffr. Uo^r in I'XHa 
XU (U462] p^ 60i)*^ ZtiWn, Pkiht. d. GritrU^., Ili* I, 0»T n.;. 

1) Crr- Uiittor. ErMtì fttMcH^a *ur VéeoU d'AUraitdnij P^rU, iSIftk 
:, p. 17 ««. 

*) TB«t«o (in Kcil p. 201): W <ir\*ttr9l fiifi^,,., inW li^Am^jv»^ 
mi ncXW< tìp^fim^v t^tirrr^^^joar. CÌT. RIUkAiÌ^ o^ c^ 1, HI; Kcil, ivi, 

^ '^2il BlLMllf o. 0., p. li tg. 



l'Mprooeioco rntriat ^^nr XttkXiuaittg «ni ^B^iKtoQ^f^ri^^ Cho 
foenro r^aKai A(t no tempo, p&rt«cip4E»do ài medesimo la- 
voro, &0D ri può in tiof*uo modo «ovUnctro: buti ramnatn- 
tftTO ohe Krat^fltoDo nacque nel 2T<f ft. 0. (Sutoisìbl, I 410"). 
Iacono altrdai perche troppe vo^e ed indet^rraìuiite ó il 
sigiiìfieftto che dobbiatoo dare alle lea^i r«ai/(c; e tior^^o^-. 
CalLimftoo — e eo lo atU»u Suidft — |>rima di oa^sr 
ebiamato diU ro a lavorare ii«]I& bibliotooA era stinto mae- 
stro in EUoaet, sol>borgo dì Aloasandrìa (:t^ìv JÌ^ er^ro^^rtii 

^vi, xtofiré^'<(t tij^ ^iUSarJ^ffc)i e ncn poteva esaei' quindi 
OH vAorAif nel pìili atretto aenao della parola come pare 
eredevM 11 Keil (o. o. p. 236 ag>), che riporta per qaoeto 
la naeeita del poeta circa il 290: la qiial data, come pure 
quella propesta dat Venìero (cin» il 300 a. C.) *)i >iod ai 
può iD nesann mode aocettate, qnaai^o $i noti che nel S90 
Callimaco ai trerara gi& ìn Atene attendendo allo studio 
della filosofia e che qnivl probabilmente eonobbe allon 



■J CetUtnafa r fi? «uè «jviv, t, Gli /n«f, Piil«rRto, l&2t f. 1- EfiU 
Hi fondu piiiLcIpalntcstA tuJ l'u»^ Ai 0«I1ii> {XVHi'JO' ' DCijLin JIn 

poftc (a. caiJilvj CaLlimftoboi «pud PteleaaAAam roggia cotctratac 

eA \ oioi drcit il 2C0 e «T«de oho it ««Mrchti «tf «ì rìfonno* allVv/iVv 
al ^TutruitbiiiAO acna di viu del prM4«. Cft. Boteh, p^ SS; Attinger, 
Btùr^S* tD' <7»^. 17. i>r^«, Keucliiitc], 1687, p. tt^Quanlo «It'm^ij 
è iu«ltre d* owerr^r* ch^ «elilMu* il Kobd* (IMitr die j^t4 itnUn 
Hiv^rapAt'^ dtt Sutt^ ia AActn. jVitf^ 1878^ p. I6| t^.) ed il l>>pp 

mtWt Ì89B, |X U09 imc-'' walouit^iLD uho «J deliba rìpurtnre al qUAraai^ 
aÌMM} ftfi&Of tftlo n^oU ifia 4 •us|if« cMftorvaiu nvffitiria Satdft. In- 
fatti bMi oRtorvk il RÌUcbL (u- e. f. I£t3 (|;0= ' dw* dermiii«r StkXn,t 
uoeb wvile Bvgriff d«« ^^v« (in ^oncnlo m erada ■* {tantf*) boim 
tìuidae nnuulib aiuaer lufillig, dov »tivng« BDMÌohhasK dcr eis^a- 
Uiaben Bieih«i«it geb*» h«l>aQ wìr «n »lt«L«Ii«Q Bfliipolaa g«l«mt: 
ani lu oft aiad eiunlac b&rr(>rvt«oJiaada LobcaunDmontcì mlM f>e> 
tla«D, die in d*n jt*r*4* an Uebot* «tehead* iluc»IMo xnfttiì^ di» aia* 
cgcvxt w&ren dor icana* AnJn*» in elnv» atdclteu y^yartr \ AUjÌidvdU 
iniodi coDvion* spUfr^ra il oaltfÒraNf <rt di G*llto («IV- titml- XVII, 837 
tìbiifiiniot [JCaU. 1. '£f«r«a.] rrf4^i;^/mi nn^o rnrV ^iyrstfiur fiaWiÀfvai) 
MOIA Blflua rifibrim^eto «ll'eU di CtJlìmi^C'X Cfr^ nnehn Barahardy, 
Onarfrutf d. ffrìt^tk, IML, Hnllo, 187^ U\ li, 120 «g. 



310 e. CKkii 

Criintoni «), iMnnìtù S^nnoiu», PnbucifAiifl, o uLtÌidi» •idìgìxìa 
oon Arftto. TtitL'al pl6 ^tioato »i può anameiterA per un 
giovano almeno ani vent'aani, <^uatìilo egli sta di spìnto 
vivace, d'ìngegpo precoce i^oale appunto sì mostrava Cai- 
UlDBfO *}, 

FnrmjLmlo ptirtanLo a talo otaL il nno nogglorno in Atflne 
njKsrUirrmo àì ounaaguerixa In iiaMcita san ctn^a Ìl 310, nnn- 
sentemlo in quest'ultima cùiicIiimSoiio col Sunainilit^ ptiT non 
approvando gtt argotaeuti «u' qTiali e^ti appoggi» la aua 
congettura *). 

À tpale daU non s'oppongonr» ponto ]« testimonianze 
dì Tj^etze. Infar-U circa il 28Gj quando Callimaco «ntrò nalla 
biblioteca avrebbe avuto circa ventiMnqnft anni n Tai-tz© 
to potova coD0Ìd(»rara ancora nn viavfa^^ intf^ndeoda tnltt 
paróla n^tl niio pifi largo i<'ìgtkilTC''ito, oomo davt^ intenderò 
anoho l'altra t)hxiani^i, rift^rita lul fCntoitene. che ii trova 
libila KOoonda Introdazìona di Tzetzep Che ie nel t%at'iaìift£ 
Ttetze voiU dicliiararai (ooma par pìix probabila} Vetft Ìr- 
Tece che l'v^cìo di Cnllinmro^ una più chiara rnnfArnia co 
la dà Pollncft {0,wm. 2, 4 ed. H<^kk^>r, 1S46), ffJia con Ul» 
voc^abotc donomina la qnarta cbtlomndn d«)la rìta umana al 
brauoiantu il portodo dai ventuno ai ventotto anni {t^é^tt 
[se. ijAjxi'cfJ ànA ftxQtrwoi} nQiittov Int^ etx^ffjttfi ^j'^fdtHf.... i{ n* 
ràftry vt4*riCxoi}- 

1687, p. il *g-i voUva riportara «iroa il B80 U awaiU dì Caltini 
fouJanilosl titmp1IcAEn«Dt« tuli» rvUiionp. Torm rortuitw, IVa il fV. 
diCAULuiaoo{«fr.Cic., iiue. 1,^^, !^3« PluUrc., Coni, ai Jpof'.,*J4,ll4A)i 
bd il Dr^j ni^^Div ili CrjLDtoro. 6 hcn più pr-abubtU rhn aiiln fo Atena 
Callimaco ubbia ooccjscnato il dIo«ofc [Suaoitiibl, J, 1^*^) ; ma èk «ì( 
non »i pu^ ttwtn aXcuan wrìj^ oonoluaionB por VoU di C&IIìihju^h 

*] A ohi Bi Dompiooo di irtu<lÌaro andie i HnoamEMiti «atari^iH 
da11« porHf>ue é da tmlie&ro pur C&llitnAco ajwciiilfnocilf» il vik>K> ouinuio 
rapprsdontaato ì\ nitto di Cofalo evo età iLn<lto il ritriitco d^l poota 
(ofr IttAiHt. ifi' cnrrup, tirirMul , IA43, 5S) «4 ti ritratto mill» icemma 
di iliikfiprA Kiaso pubblioHito d&L Cado», YivipronCf ^fmmaHie di «oiiufii., 
WTitLirla VI, n- .va, CfV. HàtUtt. eit., ]«19, 110. 

') 1, QilK Como argomento foudamontalo cì provcot* lo data di 
oom)io»ÌJ(it>imdiiirtnuo a f^uus, clic», niorto, corno vedremo piti avanti, 
riporta al a» ft C. 



untiti ciruujtcnKi, 



sn 



4- Vi^ gravo « spmom è la qt^ntion» che /ogitft intorno 
airttiiDO (li morto di Cnllìmftco, 

taf *tfiXaà/Xynv irai na^i:tàiVP fUx^t tqÙ E^9^i!xatt nk-tj- 

ttog & EiÌfQY'''^fi tiiaX^auTfK ^[j^'hd farjtXaitt^ Qaì «ozi tutto 
é mADife^to Terrore dì Siiidft, ossBtkdo Kvergoto Milito hu) 
trono Gol wTcondo anno dfiiroliuipi&do pi/ (13ii' =: 248-^4 
n. C. «fr. Droyimn, ITT, aOó -g.) n<m ^'f ('"''* — 272'2*ìB 
a. C.)< Obb poi io pv^' N*&bbift dn VL-dere, |wr una sviala t^d 
uno scambio di un tardo rlcompttAioie, la fu^iono d«lle doe 
dat« j^iff' *^da liferìrHÌ iiU'd^f^iJ) e ^jl/, da riferir» nt priD* 
cipio do) rogno d'Kverg<»t« <)i ^ noi ora poco importa, do- 
v«]idoci ad ogDt Riodo atlonora a quofil*nltinm olimpiade. 
nn(iét*iVfff dioa SiiÌlIu ; dtiiirjnri OallÌDiPiOO (occi, corno di* 
ciaiDO uui, il rvgna ilrll* F!vi>r^te, vÀw vÌHm altiUD Utmpo 
sotto di lui. Questo tM>Uanlo mÌ ptiA dedurrò dairodaerto di 
Snida e dal s«ii«o proprio dui verbo naQtnmirnv (Cooat, o- e» 
p< 42*)- Arbitrario (juÌDdi, ami, conie vodntmQf errato h 
B0§ten9r9 che Callima;» eia morto proprio Dell'anno ìa cu! 
Rv»rg«tft sali b1 t.rotio, come pur* riportarnn, col R«!1 (o. o. 
p- 236), la mortn fìnfl alTnlimpìad* 13(1* ;=2M/2^ qiia^i «h« 
il verbo '^tn^téMv* %\^t\\?wji^stì eli» U vitM del pTjt*ta hI ^ttua 
per il r«guo dell' Rrtargeto, Ufneudc per limiut u^braiao la 
morte deirKverget« aleivo (ol. 139, S = 221 a O,). 

0. Ciò Don basta. Tenteremo aiicha qu«ista volta, come 
abbiaiu fatto per TaUra data, il metodo sincrouistieo: il 
Ltsrmiuci di oonfront» A In vìtn dì Ziirtodoto. 

T\iró, aeorttljiiidu ntfux' altro In nltitsn Lìonclliffioni ditlla 
maggior parto dei crìtici, oorrurammo rlaobìo di cadera iu 
un circolo vizioso, pt^rch^ Ì pitì, accogliendo per la morto 
di Callimaco la data propo>fta dal Keil, che uon dubita dì 
ritenere cho CalHmai.^a sia stato aucibe bibliotecariop riporr* 
tauo di oonuieguiDU al 'iAh a. C r|tialln di Zpnodattj '). Tu* 

^^H 1) Rolido^ Uébtt die yir^vt eit. y. l£0 af, OlV» la lagagaoM, a» 

^^^ incolta congottara dol Kaibd Ln Bwieh, o. o. p. li. 

I *) SuBcnubU J, 339^; Pusch, <i^a€iL ZpuiArf. (DIwirL. pKiioL 



tatti questi ò crednto mclco più T^ediio dì Callimaco; 
««sondo poi rìt^nuio rao prQde<w«»aT« neir ufficio di biblìcn 
t«cbrio, par Dtttnnilo eh» parecchi anni «iano corsi dalla 
moTtA iMI'ttro a quella deiraltro. Dobbiamo quindi pnii> 
doro ancor una voltu in omudo lo toatì moni auto ciò ti rl- 
frriBCono alla vita di Zonodoio ^ alla morto di Callimaco, 
Salda nella vita d'Ari^iofauo dichiara f!lio questi fti 

è^ Itati -^jfovffgf, ^3«condo la ver«iono del KUfit«r (' quomm 
liuiio iuvenitff ilhim vero pOor fitidivtt * in od. Bornli-, Bor- 
iici, 1850) rinaeguamonto di Callimaco avrebbe proceduto 
quello d£ Zt^nodcto. Ma dal Clinton {F<t$t. Hdl m, 407 Sr.) 
in poi La maggior parto do' oritlci a'oppODO a taJo ìotor- 
pr«taxioD6 QOD volendo pnnto riccnoacere il chiasmo nel* 
I' ajq>rA<sìoQe suidìana, che si doirabbe allora mtitaror ju«f- 
i^i^ri^f KaXXifiùjev xat Ztivoéójùv, éXÀé roi* ^iv rraTi^ ro^ éi 
V49i i)j(dtVai'. Poro il Cùtiat fltosao, oho per Io eiigonzo della 
9La ricoMiruzione orofiologEca è costretto a riportare al 260 
a. C. la naicita d'Aristofuno e cho più d'ogni ahro do* 
vrebbe oODBeniiro col CUntOD, oonfona (p- 61) ' qne le mot 
rraff 9& rapporto ^ CaUìmaqne et le mot vio^ à Zonodoto ', 
ricoDoaceDdo in Suida non nn errore di forma, ma un par- 
sEÌnle orrore di fatto. [1 chiavaio i altroet difoeo dagli esempi 
recati dal Bii«ch fp, 9 ag.). 

Alcuni ohbiettano la grave aUi d«t bibliotecario alea- 
aa&drino, che avrebbe avuto in quel tempo più di fiovan* 
t*acni> Ma i'argumeuto non ti pro»oata di valore aaeolmOf 
giaccbò non ò punto certa la data della nascita dì Zenodoto 
(circa il 335 a. COi comunemente aoooUa, e che ei devo 
fbijflo riportare più avanti circa il $20 o giù di li ■}. Cosi 



i) Id&lU, nditare ài Filou, fu rnaa«tra non dal PÌUd^lfo ina 
6o' 0UOÌ 5^Iì: non perà nel ^% corno Aifcrmù il Conat (pL 66 ig.) uà 
mio ciri?AÌI 9iìl (Khrìkli, De Catfitn. kymni% tjunttt. /^hr/iitìì,, Broel^ Ifl9i| 
p. 57) BQ è vero ckt &bcha i tro li|cU di AraiDOo 1, cho Kiliidctf i apoaÀ 
n<*\ dHl e npnitJi^i fii>l ST8, r|TiAnf1o riuimA £n AliunAn(ìii« ni^a HomlliL 
Ar^iaoe (SaUorlio, Quatti. TAnrr, ìin P^éloL, lit&ù, p. 708), fnrcno 
tatiditl con U mndrA {SrIioI, Ad ThfìorT, XVIF, Ut»; ofr, Baahnldrìn 
ìth^n- AIm,, JStfi, p. 5^ cai a tcrto tt'opp^iM H K4>Fp, L'eh. dia «yn^ 



STVDJ CAt-LUACniU' 



818 



^li &rT«bbd 4vato poco più dì ott&Qt'anui qtiaiido fttt«ee 
nU' ÌD»ogQftiso&ta di Ari«tofADe dopo Oddlìoaaoo: « quo»to 
non ncgoDO ancbo quanti non voj2;ttoQO attononì all'ìntor» 
prc^taasionc» d«I Kftfltor. 

Fero da db non »Ì pU(> dadarTO, oomo cred^ il Buacb <}, 
ftlcnnft cotLaogaonsA ìmport»Qt9f perchò Ai^ohe so L'ìnsegmu 
iQonto di O«illini«oo prooddotte <iijoUo di Zonodoto. non tih- 
bÌAmo ragioni euffioìonti por afTormjin» «■ Zo&odoto uà 
morto primft o dopo dì Callimaco, 

6. È notftvolo cho dftllo poftsio df C&lliiuaoo nulla rifiniti 
che oì riporti ohro Tttnno 245. Ncn fucctamoo^oo merft- 
vigUa, dice il SuseiDÌhl: ' ea orklOrt aich wohl darftUfft 
da^ er in a«;non lotston zeìin Lebeùajoiiron mit d«n f/i- 
Vtt»4i g^nug seii thnn hatto dud dAhor vennuthiioh nebon 
thnen vontfc odor gor nìchta Andcros mobr soLrieb ' 

Ma qnosia non ò rtigiono valida, e nomcnono TaooonftO 
a Lisimaco T&odoroo (Athon. VI» 262' = fr. 100*, i2), cho 



tcftifn Krifffit 1 «rfltot PtoL aoe. la JtWn. JVu., 1884, p. 309 t([.). NA 
ti |>ii\ cri^'IorA i:Ho «bbiA «TnukUAtrKlc fi rcfutonto Dominato aeglC 
ftnnf :i11 p iff. prababUmcnifl ttu flglb dì Andnoo II iKxnll in 
J?i^f«uiif0£r. d, iFù-r. Akod^t ^^U ?■ ^'^ ^^> A*opp01M il W»diitùR«A, 

Lh Ehe da Ptokmttta» TMkd. «A dn. Il, in PhOol., ISSa, p. 80, 
p»int*nHq BirKvergoto, »«&ta logiono t^Iììa; «ft. Habcrtiii, p. 70o od 
Shrlicb, p. 5ft). giuiL'.hè quieti varvtibt} italo, por rrrMi flìrv» aaconi 
iofanto. D*sUrA pbt:i« neppure ò oorio cbo ^tjodoto proprio nel J^ 
aI* ftlal'i nninmjitfj liblioUiRiiriiK T^A tAfllImoiihiuiH ilt TiLHL">fi rAiin[> 
«jfiaai p«nrUK«t 4ol contrario: fer*o Ca noT»idat«j o«)» quao^lo i) laroro 
«nt g\l progTttdlUft od «eli a'vni fmtto aonnunr* Alto a tja^irnlAdo 
più à<sg\i altri dao Donii p«ffiii, «pooialmoato dopo la rccomnano doi 
paemi oTncnci i;31S &. C). So ogU «n «i7/^oi'Ui di AlD«&adra l^lo, 
di LiccfrouOt « potori «Mero lollft qiuir^iiliaa, non parrà puuU> elu- 
dacfl la dnt» <la mti iuclic&ta; <1aU gtk propotu, &ritan na ■vtim U 
Pwioh (Eh c^ p, l'i!'}! da (X Hofl^r a«lU «qa Ìi«MTtaiBÌoaOi i?tf ^v* 
«odffM «fiufur jifiufJiÀv h^'urrlift'* [Hrafiilftnbur^, 1891» pv 4J, elio non ani 
fc pOMibllo ««Amloaro» 

■) (X e, p. H ng. Sonia raion» iu>no la oOMrvailonl con lo qiiAH 
■1 Bufoh tacta opÌB;^ro U raxion« à^ì pik>aa|n|Ìp9 4i Anoto^a dalla 
«mola di CoIlìlDOOO a ^a«]U di Zuataàata^ ^nAhamndoìa al caratUr* 
faitÌo»taro degli ttadf, oni oUtooro i due eruditi ale^taoiiriaL 



n|i|>ftrLic»iti neujcA dubbio fli ìliitiM^, piiiS «ft»ire rortnA 
tDAnto per Ia siia nfrermaisìone, perohÀ non à piloto neon»* 
satio TÌpoiUre l'opera di lui n$^% r^; '^rrrfiftì' ffm<T«^^ ai 
l^rtmljiniii Jol n?gnod'AtUlo(241 s. Ccfr. STi^eiiiìlil 1,847), 
ron bnn pi^i wldititrt», ohi^ foiim Liitiniftca fttE«AO no no servi 
per l'itiitpgnimriiiUi impartito mI AtlHli>, >nfintr*nni &Dcora 
giovati» ■). 

Chb poi U TBortd dE Z^Dodoto «5 dvbbu protriirro olir* 
il 245, cmno logica monte lo comprovauo (uà le tAgiooS ad- 
dotte dui Suseinìhl bastano a toglier loro ver isi mìgli ansa) 
U relazioni scolastìcbe fVa Zenodota Agntnale, Kllanìco e 
Tolomeo M!pttot4i (Snìda^ s. v. //ToA»^uaro£ ò t;Ti^^n;c; c^- 
Bii«:b, o. <?., p, 10"). 

Tutto lo jcforiGo dai cntloi dui Rtt«chl in |xii fu di pro- 
trarre la vita di Callimac^o al dì 1^ della morte di Zeoo* 
doto per spiegare \' aulicM^ r«^ìu« hthlivtht^ntixit Af\\o ^ac^Wo 
plautino, e per delermioame il tdm|]o del bibltotecarÌato> 
Ks tutti ^ii^tì nfor/t «ì appoggiAott sn att««tiuitoni pnnto 
atrt^ndìbili, coTim piovorpmo n\(ì avanti, «», toltone f[u«ito 
fondamento precipito, cndoro di p^r aiW 

7. Cnllìmaco mori, t^oondo Siitda, nA* primi anni dalla 
rGgj^enEA di Evargete, n6 x'Mia quindi ragiona di ritanerlo 
morto molti anni dopo il 247 e dopo Zenodoto, soltanto 
per non avere interrotta U ^rìe de' bibliotecari fìno a1 235, 
quando Krato^tene ixi chiamato aqnelVoflIcio dftirKvAv^e&e. 

Nnltii giova d'alLm part« Il fr. 558 dchn. (^ Schol. 
Eurip^, Rhsf. 29, p. 21 D^), dondo %\ pnò oonc*hiiid»ra aob 
ohe Zcnrxloto « giovò dagli 'l'^o/iv#iT^m0 di Callimaco ■); 
tanto pU^ che quel Zenodoto dif^cilmente ai pn6 ìdentifl* 



Cop«Qaj:«Q. l^aO, IL 188 Mj[. 

p. 20j «d il Dittrich (CaJ'^'jn» atL !. I ia .V«itf J^th^ /. PAif. Suppl. 
XXIU, 1^^, }L 173) rìportuia tal« PrtmrriDcUr agli .-flm*. Uk ao& 
V*hA por (quoato r«^oiio di oef^tv» (dV- Athean lU, f^C^ 9^*] ft^ntlo 
gli 'ìjTo/ifjt/iafit 4 C^llinLLoo» OAm« troppo Aodaccmonto la \\ Tkitf.rJcli 
(1. □), LTr. per tu quodUono ScHn. II, 8fi3^.; DìJtlidj, ^NoJcdfa ^it 




artrtn oallu acqkl 



31& 



P 



caro con l' Efono <>, ma piattOftUi ccl MMlota (Scho^ìder 
noli* A'«u« JénMir Aùf^rofuEf-Mtiura^, J843, ]>' 879), CO& 
guftlcbo nltrg |;iii roccnto Alcasandrìno *^, 

Nò la notitni coo^otturm ó ÌQJ:rTc«^a dall' opiniono do] 
So^mjkiin cko si fo&da su uua falsa intcrprctoMouo dol- 
IVrvok^C'i^'i datoci dilla CiOQaoa Alessandrina (p. 2M 'Oh 
CXXXVIU, 3 li^oltjiiiiov £r^^/rot> «/ r.T«r. ^Ào/ifinfoi' ■«* 
^f/oi;, li^ttTOffJftvi^v ^^iftf^C^^io *) •); n^ d* quolla dol Ltnck», 
il qtialo s'Appoggia «all'autorità d^nu^opiK^fo, cho ncn «i 
rifarùou cU nostro poòta 0; ii^ ttiftiu da quella del Goroko *), 
il qnalo soambia il Timone misantropo, rìoordato negli opi- 
grammi HI o IV Sohii-^ coi FUasio, morto oirca U 225. 

S* Bimangcno duò ultimo t&^litnotiiaiise : il stf^hi-i d«l- 
TopigT. XXIII Solm. (XXI Moia., WU.) di Callimaco od 
il HQMD di Stadie (6"r7r. I, 2, 253 ' buno ipso ohoro pUtt- 
donto Philet&3 Oallim&<]hu«quo«oDOX ( Umbroqao Proportìuo 
antro ambìsdent laodaro duoom '), Ma, bon nota ì) Bttfloh 
(p. 22), no' versi Jfoi^troi yiìf ^tfots tior ^^ijucrn nnftfo^ jìi} 
^^j^ TO^biw^' o^x énT^i^^t'ro ^iÀtra, dobbiamo rioonooce» uiia 
«onU'uca gon^ralo cbo non conticnu neo:»-im aooeuQO por- 
aonak al [louta; e d'altra parte il aaumc dì SUnio, piir non 
volendolo considerare, corno aostieno il Bu#cb, ' rtial epl- 
thotnm moram ^Do aotatìa d^aoripuo bominia cuìueidam 



I) W«tf, Pr^CSL U fì^m., |], U1&" od. I - p. 190** od. II (lUI, 

Sax., lAa9) ; Gillfitnliftii, fìar.i,. d. hltit*. FMai. U ^;f<rfAu-i, Bo&n, ISIS, 
IJ, iìii Kópko^ l>e h^pomnenati/i ^rti^4f BeroL, IIM& p, 11 

>) Duftntter, Ih Zaiaiati Mttàiù hamtrieù^ p, 28; Pdjk3i, p. 1T3l 

)) Por il SooiTKkiia (c< «, p, IS) iaI verbo «igttifioa ohe Er*(o«te<ie 

dÌT«aae aU?r& LibliolfiOBrio: um qof(»t0 noa sì poA oum> doJufro 

d&L T*ro vftli>r« iU ij^w^iZtt^ (dr. Doppi Qu^vU tU mom. /'«ri^ 

*) Mtyor, C^ntn. tp*sf^-, 1» ^4; II* 6C* ìd Linck*, p-T> Emo ooa- 
tlaiiB wila Ite cAtalci^ di paraona eùut Jci AUinu pmc*ro psrUi ad nna 
4*iJomt QoU'ol. 137 (139 mv«oo «ccond^ il CaiMt« p. tl*> D'aiuti 
inrta il itomn di iTirAli^a/dc. cbd si tmra in qseiropigrafb o cbn non 
i 00*1 nim ia quot l«mpi ci>ni« pun cndA lo tMliiMid«r {Jahrt*lMr. in 
rhìl^l, llrm. f. 1.12; ctr. kH rni/j>« M a l tir-\ noa l>Mta p tinto 
por ;<lAittillrAro li CAUiina^to jit«ii»M not jXkOtA di CirMO. 

•) AUxMiir. .Viad, T^itr^ ■>. ICatim. { UhtSm. Afut., \mt\ p. 013. 



omnino non oonttnotnr * (p. 23\ mi furo non di^onv^Qgft 
plinto è\ pooU ob« avoA oroukì pasMii ì «««aanUoiuqti^ &iiiu. 
Pt^rUitU» NfiusA voUr f^rmara ftAvoluUmonu al 246 li 
morte di CaUimaoo, carne affarnift il Bnecti, crolliamo 
potor stabilire ch'&saa avvenne m quei torco d'acni o re- 
etrÌDgeremo qumdì la vita ddl poata fra U 810 od £1 d45/6 
circa a. C. 



2,« a) prJml Htaili, «) viaggi, e) nfUcU. 

i. Fatto )q primo provo nogli «tudì Uttomrir probabit 
monto in Cir«iia, cotto la ^ula dal graiDtnmtìco Krntoorato 
di ItJto (duii-, M. \\ kaXX.' fia^r^f^i '£^fÀiNt^MOV$ 9<^ 'lacìot^ 
y^tt^iiattKoe vfr, Suft^Eoib], I^ ^48'), il giovano Callimaoo 
v^otl ben proato il b̻ogno, oomune a tutti gli spinti di 
quoU'eti^), di viaggìnro, di recarci in centri piit larghi di 
coltnra por approfondire raggiorni a ate n^gli etuii, por 
farai ootioacorc o trovaro prct^xìcno pnwso qualche rteoo 
cioc«nate o presso qualobe principo, che lo corti arano dì- 
vdDut6 ormai il ricovero dogli artiUI. 

In Àtone ogli sì recò d«' primi anni e vi att^m aopr» 
tutto allo studio della filosofìa aecoltando Z«noQ«, Praui- 
iklkO o fors'aikco Diodoro Crouo (Oallim-, fr. 70). Ma del 
€Oggicriio di Callimaco in ÀteDe non abbiamo nessuna to- 
«timoniùQza dirotta. Infatti di nessuna alterità ó Topigrafo 
ricordata dal Lincko, e Y inti^rprotitaiotio eh' ogli dà {\h d8) 
del iV. 141, qQ&ML ^ cecinorit poutA boo opìgrammato doctum 
ftliqttom TÌrnm quooum propo Lyc&oum congrdssus faoctum 
faabnorat aermonem de parte quadam liitorarum *, ^ affatto 
arbitraria bdeì tutto parche dal fraa^ineato ooel mutilo uon 
poftviamo dedurrò da quale opera coJlimaobea sia derivato 
(ScbooidorT II, 40^), in secondo luogo parobò uoa pomiamo 
per qu»ta ragione appunto afformaro ito il poeta parli vo* 
ramentu di aà o non faccia piattontc parlaro qualche altro. 
Ké maggior conferma ce no può dare l'epigramma ri- 



*) ItoJido, Dtr ^fieth. Rt/man, p. &Q «aif.^ ITS 



STUDI OJkLLniAonn. 



ai7 



• 



ftriU» da At«nM> (XI, 477* = fr. 109) « I'occìmccwt por cui 
fu flcriitOi poroli^ sd pur ri fij pnrla d'un ovpìto ntonioM *\ 
£ton r^sìA patito confermato p«r qu^stto obo U «con» itìft 
ATTonuta proprio n«lU p^trU dell'ospita» piuttiiato cJie ia 
Alo»Bindna od in Cirone od uUrovo (Couat, p. 139'). 

2. L^iogo fond «radi tal ò invoco (^nollo acutamoct^ rì- 
coDOKÌtito dal Bobdo ucl ' gcupv Arnti \ dovo, fatto ri- 
cordo <toU'edÌ£ÌoekO doU'OdÌM«a, ìl tradtittore, eompiondo 
osa laoUDA n^l testo greco, ci fa aupord «ho Aroto ' factus 
wt autom touitam lìttorains vir \ cho ' leetattir </alIi- 
iiiachus iLMistoii* 01 ob iDtftntÌA proptor praxìpAnoni mitj* 
lonnia * (v. 3y Broyj.V ' Dio unbehCilfìicli, abor govriss 
wurtlicli tLberMt^t^n Worte a$$, ei t^b in/. ntOgon, continua 
i) Hohdo (p. 99')f gnoobÌBOh etws gokiitH baben: cv^wà^ *) 
a^^ «N v»W, nnd 00 schciut òam KaUimftcbus aoloh oiii6 
Jngendbckan&tfchaft mit Amt ir rw\' n^hz U^tt^tifàvr^t ròr 
MvTiX^v<àov orwUhat babo. Wcun ann fvlao - conobìodo, 
' K&lliroacbu8 mit Arai In ìugondliobec Jobron irjso&dvo 
ituommoti golebt hat, so kanu man d<)lwi acbwtirìiob au 
oùem anderen Ort ah Athen dentea: dona dieso SLadt 
Ì8t dio «Iitsigo, in der nachwoisJicli sowoUl Arat ala Kal- 
Hmachus oinmal eich anfgohMton hAbon. fn dioscm Fallo 
Murd« matin wohl AtJion alfl gooicì&samon btadìotiort der 
boidcn sìah xu donkon babon '. 

3. K foree non soltanto si Forroft in Atono, ma viagp^ 
alCrosl por la Grecia, por il I^etopomicso «pcojaJinoDto, dol 
qualo Callimaco fa monziono fro<)DOiLto nella luo opere e 
obo par ai soffonai eoa preditoeiono a de»crIvoroi facendo 
pitturo od oaaervasbiii tali che ^«lubvanc» inspirato dalla 
Tutft 8to8» do' ItK^fai piuttosto obo dceunto dallo atndia 



■) So non i pìuttoit^ T4lul>^ cotn^ lwcHo Moiaoko np. Scbo«Uor 

•) Cb. A;>olJcjd«TO ap. Lavrt. Uiog. V, 9. O foroe tfvrvr, i&ton- 
dondo cbo CaUliimco <d ArMu biniiu hIdcì wfmin^ato coclubcniikli? 
Co«l Unifdoo Di«aj«£o Hcitobr^chionw (Sutton., lU itiuttr. yramn., 7), 
PeraM ZaaoM fÀtboD., XIII, 607°) ia Lobn^ />f /Ir/*.'. ««ufJtfj Aon-, 
Kogim^ ISaS, 16». AJirfcTBo&t4 Sav«oo \)iagv ia V'Ai7«J: Juhi^, ItiM^ 



^ÌB e cnai 

dì nitri autori <). Ma xxon ooDvleno oho itatomo a t«l£ oon- 
gAlturd ci indD^ìnma no afJ:gÌor monte, giftoohi nulla di «Icaro 
De poafilamo concliiadero, come para da' vìa^^ a Coa >), a 
Dalo •;, a Orata *), a Siraou^a ^}. Foor di dubbio è peirò 

>) ifO GolkvrarlK (ta QciUonat«ìil| EpIpraniA vnd £ìki>IÌm. GÌoa- 
ata, 188B, -f^') tin][<>lri>f^ di Thooor. VH, 9J vuol H()o&oao«>« Cnllì- 
inaoOi al oKc qtiMli ayroltbo coao»ciuto Arato aal conrìvio doì poeti 
di Co^ ottAQdo o^li poro cj>lk. 3ift TAi-ato di T«oenti> no» ò il poate 
di Soli jWiUiao«FÌU, ^mtod i\ Co» ìu Nachr. oit.), Maoado dittotla 
liconoHourc it«l pMudonimo I40crlt«0 il rtoonlo imI Àri*l«o, figlia 41 
Cinna; ai ti pa^ &uiinebtBra ' Aristia * qu&la coclnuu^n^ dì ' JlxÌt 
«loUJa ' (SifcVUnIbl, ArtttM vnd di* Xtoiktt, In N^^ Jo&rA., IHBO. 97^ 
altro aomo di Dvllo, daadci Callioivco ili*tioadonk. AUracB«4ii« ijit«r- 
prau ì\ Muui (^m^^fi, p, IVJO] ruvriauidc Anch'Agli in '^(Htfni- un 
uomo ' ciPU|jo«iiiiiii Uifi^LirEAtuLit luoìv c^OQ*u«(o ', iiiH DOu AruUiUlo, 
faanil An«toloioi &1 cho b'opponv il WtkmowiU {Sa^hr. c^, |il 190) 

*) ' Ai lu ipaii aUani Dui? ÌQ3iiU viilolur aliqujutdiu poregrl^ 
oahia aau ' altVrmft il DiUb»/ {Dt Vallm, C'ifdippit, LtpiUa, 1969; 
p. ]]& aftO '..opro ««rto £»ro habaudum voti CallUnaulii ìu Dvlum 
byEQuuiQ Id aaum thoorift* aLiouiufl D«Ji4C>^ ft Philid«lpho tega 
Aloxaudriii miuan couipoHtum ohm. Cui qiiùlvia ibaorÌHv iinla Ipaa 
pci«U bodorix e&a,CA B^Jitui fuorìt vìx frg« dubtUvorim \ 

*) Cfr- VeiQokoi ad Uvmn, l'n lov^ 12. 

I) Linok*, a. e» p. 9 ' CogDOvemt qaol juionjtnj pronai dabi» 
Oblliui4chU(t cuni ijjpio iiuondftm Sjracuvis v«rai»totur *. Ma qu«udo? 
FùTM por^hA * Tn»)(nft fium Liinara ftelMo mnliAvnrDf^iLi* nUìov^tD ma* 
m ot iavtibalA ojjf uoriue {ctr. tmoKo DilLbu^, /Jc Co/fim, Cy^ p. 119) 
oi par Ma probAbilo ait ot olianua ponaultu «xontpha dQmooHtnktor ' 
sì deT« a&r&tarQ cbo fa uiabo ia Sirniiiufr lucutxo Sui Ja ci tUoo ttoì- 
taat>a c1)« »bba ya/itt^v... t^v ICii^foir-c ler *'i'^«-rarciiur' ^^vtfpn? 
8Ì dubita perii au dellu pikroU f l'pn/uta/uu, uutAiidalii il Moine 1il< (p. iv) 
ic lfr(#v. il fioohor {CvmmerìX. CoUì^k e^p. du^. Gronig,, H^VÌ, fu ]3f} 
nut^ inToca KJ^^rrQL in EiV^joViov od i^iV^'roi^ Meglio f(ir«« 11 
KaibaI {Lil. itnUnt. iV in Htrmtt^ V^l, p. 501) in i-vt^^ov (* good 
SuuaaD vttti in nllia i^uol^uu i(?i;juiiIbiiB raperìntur taineu nuBi)tjftm 
crabTlat ut guata to ikulis doiilLs ' ). Uà t\o. iijiifrjLto od K<ionil#, od 
13ucnat<> od £^raSo ìl uumo do] tuocarv «ili CaniiiJiu:<r, s^a ^i 8a< 
TAcuuao a Siro, dod li può «od buono nugìoaì «oaionapo oba U paaia 
rabbia coqohL alo profilo ael suo pneeo piuttosto aìie Ìd Alosuidnjbk 



elio CaUimnco ascoltò gli iD^gnam^ntl di Pranifond in 
AtenOj n cui indirixico «gli «ogni di poi a^^coetandosi molto 
(kl mnAftro ao' guntt artistici « ut' giudizi ■). Solo circa 
il S90 0. C. dovatt* qn«>to avv«DÌrOi pacchi in qitotto 
t^mpo Arato, toduce da Co», poteva trova»! in Aten»^ nò 
molto prima potava «*«otvìbÌ recato anche Callimaco, bo 
non vogliamo credtfre ohe bambino affatto ai eia dato agli 
studi dlosofloì. IKaitra part^ noe potè fenaarst ooIà a luogo 
dopo qiiolVanno tìf^ era gìk maeetro ad Kl«usi quando fu 
obiamato ad aiutare Zenodoto, Licotroue ed Alevcaodro 
Ktolo iMlla racondone do* libri. 

4. Sno primo olìioio pertanto fu quello di maeetro in 
EIoukì (Suid., 1. e); oiUcio però oho non dovette durare 
taolti anni, come abbiamo teat& acoennato, eaMndo etato 
CaUunaoo pooo dopo ohìamato ad altro ben più importante 
in Alessandria, dove alla corte del Filad^Ifo trov^ onoro 
e fama (Strab., XVn, 837; G«ll, XVII, 21). 

Della nnova carica afììdatagU quattro teetimoniAnze 
ci ba tramandato Tantiobità: ; duo commentari di Tj:iitxe, 
più volto rioordcLti, l'anoddoto parigino (iUttiubl^ I] V^l agO 
lo acolio piavitipo» Fot6 bon divcmo ó il loro valore, od 
ancora non ei pn^ dir« de finiti vamento rìec>lta la questiono 
della loro veridioità e della fede da prestare loro <). Tut- 
tavia in tanta dieparità d'opinioni e dì Ipoteei meaeo in 

•) PrelleT, Dt PriKripham jiKripatftito ittltr ttnfi*ptù9. ffr^nm. mo- 
AiVt (Dorpat, I&fi, p» 13), A lui ÒìIIìuuk»! lic^noecoutOi dedicò Topora 
JtQui n^aii^iif'si' i,^chaaid«r, II.3S0J,eh« iorMti ripoEl* &Ì primi anni 
d«IIa aua allivilii loitcìaiU o d*Uu ijiLik ebbe csrUiaeùto od usare 

t) Il Hitsobl (I. ]^, «he primo trattò la ^aeetìeoc, ao9t«QDo 
' MiiON grfttnrnLUooA («e- »col^ Pani et licoV pUut) ex eedom <]nUliiin 
fi&oi« bmI Mìuraiiia ot oum di«i:iìaiina suo h&kUtMe '- (Cfr.^ DUtLf^y. 
Sf*t^ CtHifrrT. J/^ iu Anni. Catlim, u (Ji^ke, Ot Joh. Trtttai tenpiÌM tt 
m4a (EottocJc, ÌKifilU v- f^> La ioaXtt otujuu, it K«Ì1 fp. 'ZìB) volle ri* 
irovarla nei ^ommontari di Tceuo, mentri! lo Schooidowia (GC'f- 
fMirL Ant.^ lEtLO, p, OSO Mg.), uoii toasD^o conto dello roUzicaì Fra 
lo aeolìe pUutmo e l' aooddoco parìgnno^ conaideTa fucato oeme àvri' 
voto 3a un aiuv tosto più &Dtiou od u»a1o fono da Dionisio Tn«i9 
(Riteebl, J, li»}, ìì Borgb {Grwh. UfL-s^^, h ^^"ì riteone invece 
* Tietsta uad Anoajmutf fUr vDlli^ uuiibbangig roa olnn&der '. 



tSÙ e. CKSU 

eftmpo, dopo roaaaM d^ì tosti, a«cnrftt4m4ntd fitto non hft 
go&ri, dallo SUid^mond ■) e dal Dziatzko *}, non ai pirò to^t- 
t«re in dobbio raffinìtà fra lo scolio piantino e TxeUee IL 
For«« quoUo, corrotto o i>0& ìp forma i^nuics, d^rivA da 
qiKMc, tnn Ha un t«ito mifclion dì quello fino a coi por- 
T«&uto, »)<rntT6 il ifnmiQalico parÌ|CÌBO| conio avea RÌà no- 
tato U Eoil, non oi dà ob» una oompilaaiono ìncompUte 
ò eofìfbsa doDe notizie di TztfU». Crodo <iuÌEkdì noaeaoafìo 
«aaro tutto o qnattro lo attoatazioni, matt^ndol^ aaiapro a 
oonfronto fra di loro, too^ndo copto sopra tutto dol com- 
nontario oecoado dì Tsot^o o dolio aoolio plautino, tw&w 
atthboiro a qtio»t'iUtimo iJ valoro anegnato^li dal Ritnehl 
(1, 18 f, ^iacuhù speaao ^ pon ita kti^^*^ '^"l*^^^^^^ °^ ^^''^^^'^ 
verbo reddal ' (KeìJ, p. 216 bj;0> ^^ nella x'oraione allarga, 
muta a proprio talento il toeto originale. 
5. VoliaiDc adunque lo alt^staaìoni aoiloho. 

TsotiEO I (Keil, p. 99): Af l9C. tfy ^i^Jtio^Vi^] fit^ln] 

xal 'EgataC&éì'r^^ xtÀ,. 

Tzetse II (Koil> p, 206): (t/iÀAi Si xoJ éii4<fy^r fiifih»y 

Il gramin* pahg. : r£f [se, ^i^'iiar tabi fìivwia^ ^«^Vt] 
KakH^itx,^ àrrrj^àiptno. 'E(ViroiTiV/j<« JJ ^^'««tvr;; wA^^i 
;[Otr xti. 

Lo Hcolìo plantipc: ' aìcuti refcrt Caliiw^acktt» auKeuil 
rógiu^ libliothieariuVf qui ctiam «ingulia volumìnìbcs tituL 
Ineorìpait *» 

pL 4dCl',i, por couxcntf (ido c«l DxìjUx^ quiuiUi olla r^lacioDo fr« Vi(i!(u 
àfjrv ■'^ Arirtoph. o io McU^ plaat-, nta litorniLiido ixi parte alVopi- 
oieae lIqI Eiiadili ivutù di pruT»ra (ib,, 1830^ p. t2*B>X aenia perà 
gÌaug«rA A ravultalA <lv1iiittIvo, alt» il t«iio gre«o à ÌGrdubbUiB«&(« 

A. HOC 





Dui cotiiVoTito àW 'iiiattro i^nt'i si i'Ìoava clia Aleasanclro 
CtolOf Licofroofi, Z^itiOiloto l'noiuìnaT^ «olo in Tz< TF) furono 
m*^\ìA ùtkì FiUdelfn |>nr firilmnm la lillilìotfic* a ohe Caìlì- 
m»oo wfrrv^c (Tia. I), vmy^tTìta; KJ; ai^jI^ (Tit, IT), nu^if»» 

varo atUftm AucLe EraUittU-ut-^ chv fu più tardi 1>lbl[0t.«cArlct. 
Ma newm&o de' testi gr^ ilice che anche Calliniaco abbia 
ottenuto tale corica. Domln siltin^ue tale notìzia neìlo scoliti 
plnntinn? Forso dal tftnta, cri^duto cniglìorti e pni'diiUi, dì 

6. Chi h^n t^nfrotiti il i(t:«to graffo acA lutino, vrxlrAi ccinn 
lo stcolìusto DUI] »ì vi!uiitt jujnla da Tìevt^e» mu itultaiito oom* 
pendi, Uadnee(]dt>, la retlaisioiie on^o&tei carandoai spe* 
QÌalrnfìute di darceiie H bau^c» eaatW (Eail, p. SI6 sg.). ÀJ- 
l*e-«pr4r88Ìor«i grecH; rv^vicjro; tij^ oi^JtfJ; fa rìfli>ontro neUo 
in Tultm: authutt rtfgint bihtioth€ieartnA ; ìu forniad'am- 
iRxiotMi ci A ciciira indìzir> delU titnhanm ilello »co- 
t£ji£t« noi Iritdurtifi la iVaicA gi^c^ji, cha fora» uua av«i\a Iwno 
intovo. Infatti^ per non vcovUrni tra|)po f1«) testo, m re udn 
SI fili Q1^Xf^^ c^ii ruggottìvo derivato d^lla radica uteasA 
della parola greca ed u«ato ormai nal liaguaggio dt corto 
(' aulìona '), ma, temendo qTinsi che per ttn lettor? italico, 
non troppe esperta, il 9d»ai> ne rimanga oscuro, v'aggiungo 
subito il pifì GOonna ' r^gius \ d*orÌgiiiii n d'u»o lutto 

3tfa il vittvicxai DOd trovava rtaoontro Italie carlobu 
oHìeialt dutrimpciro romano. Or baoa, lo RCoItaett«, trattan- 
dosi di uno ohe lavorava Della UbHot^n ed avea €00p^* 
rato alla recensicue dti libri oofopilandcno i utoll ed il 
catalogo, <^ lo £h senz'altro ' bìbliothecAriiw ^, aenva com- 
prendere il vero eoneo della parola greca. Sì obbietta ohe 
il r«aif<nenf non MJ trova iiB|)pure ue'oatAlQghi dell^ cariche 
delliinperc hizauttiio. Sì esservi però oba nel vravicun^ il 
Tftptze non dobbiamo punto vedere Tic dica don e ollìciale 
dì un» csTÌra determinata nelU geTftTchìa della rrirto alee- 
mnrlrttiTi. Quando ^i ccmtroiò rnrdiiifiirit<uT.i> dnllit hìldioUcn 
ed era più grave il lavoro, furono aggiunti molti aiutanti 
ai tre incaricati dui re senza un det&rrnlnito, speciale of- 



as 



O. OJ 



ficia UiLft cftrìcm quindi, diremmo noi, straordiitftriji, cb» 
dov«va cenuro tMto oho il Iavofo fotcd <^OTDpìato. NMranft 
iBornviglia partanU» cb« il «ifov^fTiKS fijf «i^A^f non sift riK 
gt«trftto De' CAtalcghi d^lU cju-icrhe otEciftli d«]r impero. 
Pord9 cob»iddraudo anche Tota degli aiutanti, »oe]ti prò- 
babilnMnte ira i giovnni <:b« «Uvftao m>ggìoTiDente a spe- 
rare, Tzet^u, DiAnuando il titolo i>Artìcolare, H ehiun^ «ecr- 
v(nt^ vtav(^»(H (cfr Poli., 2, U)t t&iito più elio quov t'ultima 
poTolH' indicava &ltre<ì U relftanone del discepolo col maestro 
(Bnsoli, p. 15') e Ticetsa ;>oteva 1>oni»lmo coutrinf^orue il 
flif^DÌfic&to ti d&lenninare qnol nuovo officio, quadi che OaL- 
liuiaoo ed Kratottene nel lavoro della bibliot{^cn fosEwrci 
oovno di^epcH dì Zenodoto, di Lì^^ofrone eoo. Col vocabolo 
Yf'aviaiHfi Tzotzo, onzichò indioaroi elio Callimaco fu bibUo- 
tacarìc^ ci porsnado, a parer mio, del contrario: infatti ogni 
qnal velia fa meciioDo di Krato«ton<-, ohe x'eramente rc£«e 
<|i:eUa carioa (ofr> anolio Suid> ». v. 'JncXlatuoi), ba cura di 
dùtInfGuerlo col titolo di ^^Àto^Ha^ o con dc^termin^oni 
di analogo aLf;uificato. Nò può bastare rindioarione dello 
«cotto plautino (ÌQdIcaEÌoao d'altra parte eo«petta) contro 
il silen&io couooi^e dì tutti gli scrittori greoi e latini, obe 
a'ocouparonodi CnUimaco, siedi proposito, 9Ìa per ìneidens^ 
7. Ma v'ha di più. Parlando dì Aristaroo, il Metodo* bi- 
bliotecari nella fforio comunfì, Txutzc dico: ir^itt^fo^ ^i f^f 
Zrjvéi^OTef 4 iè ìj i )ut' ttMy 'Ae*^iagx*i^ *,Kcil, p, yOU) e 
pCsoia: ftftà ^é Zi-t^òJtrtor 'Jgicta^fXtff -lukiv wg'/ia^rj^tiv **- 
Tu^ti^ i- r ànt\ Ztjto^àtùv tfXotvjt (Kcil, p> *JOÌì ■>. 

Perohò por Tzotse Aristarco ora i! quarto o quinto 
bibliotecario? Perchè in Ini anche tiuojvto dubbio? 

Neeitina contraddizione in Tsotsec. infatti, do' bibliote- 
cari alowtan drilli l'nntiobilà ci liu. tr&mandato nctisbia scio di 
Zenodeto ^Suid., s< v.], d*Kratoetend (Suid., a. x, ^e/itiurio;>r 
d'Apcllouìo (Said-^ a. v.; Vìt. Il p. bi WesL), d*Ari*lofano 
(Suìd., e. v.)^ d'Aristarco iTsets^ h e.)* Cosi AriaUroo riesco 
il quinto^ escludendo dalla serie Catltmaco. Ma gravi dubbi ai 



>) Cir. hji93h,j».hl\ Vi^iMr^r, K^OUtùachti^ikt Jitnditt^ Wìoa, 



L 



mnovoEto anolie incorno &1 bibliot««arUto di Apollonio; aoxì 
I pifi piopeudoMo A rifiutare, cotne favola, qoaiito la Vifa IT 
(p* &1 We«L-) ci iinrrA dt»t «ilo ritorno in A1«««indri& ^ d^lla 
aa* morto ^Sns^miKl^ T, 83^"). Fom» quella fWvolci «bbfi ori- 
ginfl d«lle r^onfVtf;!^ n»tiafìnrf:h«i »i nv«vmno nn'bjunì tumpi, in- 
torno nlla fainoWH lutta l«tioraria, i^ilatiui In Alvjiiui&rlriji, « 
di cai Sì cToddvtb vittima Apollonio (cfr< AnUi. ?&1,. XI, 275). 
Cftrto » pMV] che non Ltittl vi prestavano fede e ne Sutda 
l'aoiretUi aeos'altro, la Vita 11^ pur narrandocela ancor pìfi 
QflteàamenCe, n& dubita ^ ne Ias^a nltnii ogni rr*s|>oOflahint& 
{Hvti $i ^ci<ti »rZ.]- iltml mnrAVÌgltA pBrUntA ohn T^etz», 
COncMc^ndo U I^gg^ndu dol |jìlj)lot«cinriuto d* Apollonio pd 
i dubbi mosMÌ suìU »nn (^rKdibiUti^, rìinaiw^svv incarto fra ì 
dao partiti o, dovendono parlare, v'aooannftftiio oom dabbto 
« p6rit«bn2a? Co^l sì t<pi«gatio i due pa«sì citati di TznlE% 
olia ad ogni modo W^oa ad eeclndero Callimaco dalla a«rie 
dei bibliotecari; onde poasiatDo ccucbitidero che il poeta 
di Cìrana fu tutt*al pi£i, comò dìii«n il W«inb«rg«r ■) nn 
' A^^ìistont am Kofinu«ouni, ba^iebnugiw^iM an der Bof- 
Ubliothok ', 

8^ ho provo poìf addotta dal Lìilc1:d (p. 13), por fost^ 
nero ii biblioteca ria to di Callimaco, b«Debà agli lo dicMari 
' gravij momenti ', sono affatto aenza valore- ' Primum 
sniffi \ egli dice, ' nnUam elTingere poteriacauMm cur Ze- 
nodotnK, Kratoatbaoaf, ApoUouiuJF, Arii^tcphanoa, Àristar- 
chotf illad munui aiuoapsrìnt., CiJlimachua non admininra- 
verìt '. Ma uontro la maraviglia dvl Lincke sta il siLansio 
dalle fonti anticba e d' altra parta dovi-acnnao, a taL« strogna, 
ùa bibliotecari par la m«deiima ragiona ancha Lioofrona, 
Alessandro Ktolo acc. 

In aacondo luogo osserva cbe CalUouoo, ao non foBso 
ÈÌMio blbliotacarìo, non avrete avnto agio o modo di com- 
piUra £ ilitajin. ' CqikIì anim collaotl libri qnaaì in po- 
t«atata «ina aaia dobabant ut qno tempora et qaemadmodum 
vallet ad arbitrium lis iit«r«tnr, ìd qucd alitar vìx fieri 



I) I7efrtr ddi fTorl ««Mt/nn sari du ÀitJ, Jf« 
/ J^^ 1392, p, 279. 



io ^4^4 Jdìnt. 



8ftl e ODMl 

neqnFvit, nM ip«e bìblIotH^ow prfiédrtt ', Ma fbrod ehe 
anelli con* amt«nt« non poUv* i1Ì9porr« (li qn^ tìbri? o 
n<?ii dovnvfi anvì altidiurnu il coQUonto, «gli, incmrìcito <1«1tm 
r9cnn<(ìonit a iSnllii ìmwrìxìont <30i Bintn»s^ Forvo 0H9 non 
poUvano usar» & loro talento d( qct^i libri tutti I dotti, 
obe la manlflceDfa d»i Tolomeì area chiamato a ritmilo 

0- Nel Ma«^ molto probabilmente, fu accolto più t^rdì 
aDcba OaUimaco, qnancto, ìti^ta '.latori il ro co' imo; v^rni 
(ad «e. rinito »d Anciiicfi uni 976 «. C) o fAttottì ormni 
oonoac^ro con la pnbblfcaxlona d^' cuoi »rndlti Muft, Vot* 
flcio di aasiatanta ii»lla biblioLeoa [joUva 9dTnbraro obe tton 
foa«a pìiì oonvatiì^iiU Hlla fama cb«>. coma poata^ vaniva 
raano maco acqnÌAtando. 

E C0I& att«»>a tutto ngli etudi ad all' inaagnnm^to. 
Bonchà «ceiraft #d inoort^ inailo la notizi* p«rv«»iibacì ri< 
guftnlo ftlVordiaaniento ìatamodal Mnaao •>, poa«Ìamo }>ar(> 
con £Ìcar«>za affi&rmara eha ivi vi davano iot^gvameiitl dai 
dotii, tanche iKm vi ai ten^*»^ una vera e propria «euolii 
regolare» com« intendiamo oggi comaDementa (Matter, 1, 40)< 
' CouBtìtuontur ', dica Vitruvio (V, 1 ; et VI, B; VII, 5, 9), 
* in portici* «v«dnw itpatiomfl lutlMutoa aad«s in qnìbu« phi- 
tovophi ruttqnfqno qni ttndEli dalectantitr, t#dojQt«« dispii^ 
tare po^aiitit '. Quivi ii racvcogliovan^ l maavtri ftdiacutaro 
d'cguì aortA di questioni ad acoorrevano i giovani vcdonta- 
rotfì d'ascoltarli. Fcree dA quV gio^^anì aaigavmaì una i^ualohi> 
ratrìbusione, che si depositava nella caaaa oomnaa del AlQ«ai>, 
qjDftla profitto di tali in *<>gn amenti ^Strab., XVII, 837). Dì 
tal genere oonviena onderò eh* fcB«o anche rinflegnamanto 
dato da CallimaGO od Apollonio, ad Kfata«t«n(i, «d AH«to- 
&na, a FtloiUfftno (Ath«a,, VUI, 331*) a «opra tutto od 
latro f^'ellmann, De Uttó Caìlimathie, GreiAnrald, 1866) 
a ad Ermìppo [Alban., T, 21'-*; IV, 162% 16ft'), che dagli 
antichi furono chiamali appunto ot ÉLaX/b/tàx**^^ 



i] Ptrtliojt Dan alta!, ^toriim, T^trìia, 1896; Klippal, Vtè. da* 



li 



ntirm CAixuucitKi. asi& 

GrandtMEiQa fa l'ìnlluoiiEa c«4roiÌal& ànX pooU di Ci- 
ro&« Jtxillo vrol^imfMito del nuovo iDdiritzo ftriutìco in AU»- 
e^udrÌA o )« «uà «cuoia (q quanto mai dorenio. Et>1>o ai, 
opi>o«ton; mft r^j^mpìo del maestro fa tfegtiito aiiobo 
ii#' bttMt t«mpi e le sue op«re furono Btudmtie con amore 
ed iatfiiwue. CaJliEnaco frauauto diveiuva il poeta officialo; 
«trÌDgen rolanono of pia oMtì iogegni di qnelPetài che, 
attratti dallo tplendoro dolla oorte do' Lapidi a dulia rino- 
manza del -MuMO, ivi accorrevftno cereaudo gloria a rìo< 
olie^jce. 

In AU«££kDdi'Ìa, alla corto ^o' Lapidi, Callimaco dovette 
coBoeoere, fra gU ftltn. aucke Teocrito «d Eraclito d*AlÌ- 
caroasao» ohe promon o fa dal poeta onorato di un com- 
movente apigruniDia noi qitale con senflo dolioatiaeimo d'ama- 
Tcaraa rìoorda le lusgbe cìoalata con lui tenuto nello oeodre 
fìuo al cader d«l Bolfr, dandoci oo«i una nuova conforma 
della Bua dimora noi Aluitco. 

Abbialo detto oh'«gU fu i! poeta officiale: puro non 
Bel aeueo di ocrtìgiajio^ di adnlat:>re vol^are^ oome fu in- 
vece Callìcrau [Athen., VI, p. 3£>1^ cfr. Suaemihl, I, 613X 
obo alla corto dogli Attali avoa fatt^o doll'adt^aaiono un'arte 
apeoiale: o meglio co no conformorÀ lo eUdto degli inni. 



IT. - GLI INKl DI CAIXTMACO 



I.*^ Yttloro storico- politico de^ll ionL 



1. Narra la locanda olio le novo musOt ciuando Atene 
cadde in mano dì Anti^no Gonata, proMiro oommiato dal 
vecchio Kilomotie fuggoudo dall'Attica per iton udfiiatera 
alla rovina delta citta; ma esse, o^^orva gonialm&Qtc il 
Niobhur (cfr. XJroy^cn, III, Ìt37 «j(.), di Ini tÀ aonivauo por 
annnnoìaro blla oìttA, da loro )>rcdilott4^ che w no dov«* 
vano allontanare per sempre. Per Parte greoa era ormai 
cominctata la dacadeusOt e, fuggendo da un paeao eervo, 
la muto ai ricoveravano airombra d'un trono* 



avMM riflcOMA d^ UUr^ge tutta U hiuìodo oIUoìca, l^gi 
TfttÉA Degli ultìtui ànui in l^t« ino«chi&ft « punto gioì 
fpÌBSfiodo]& ooniro Totano n«cnieo, il J^rui B«. 3Ia fo tiit' 
kapo momentAo^o, oh« pnr9 IftMÌÒ tTAC«ie profonde- La oi- 
WltÀ fi:r«oa tiì difibado a«l lontano, irnvoloflO oriente : penetra 
nasionì ignorata; mt^ quanto pifi « diffonde, tanto pifi perde 
d«Uft stia forsA « qaii>di delta toA parona. I Oreci, e vero, 
>ono ìnt4MÌ fino nirindo, ma la «oninj xlA^^a hu porduto 
qpBai aflAttc ogni carftttoro doll'attioitmo »enofontoo o pia- 
tonico. In tutto \c corti dei diudocht rttìomcono fj^IÌ vttid^ 
ma dovi]ii<|ao manca In liberti; dovunque l'arto fd faivrva 
della politica, anche qnando la mnniiiconsa del prìncipe 
•ombra oonccdore all' artista la piCi larga, diaint^reaeata 
libertà, làf in Akadoodria, dove paro che le Utxee, laeciata 
Atene, raccolgano le ali nella loro fortunosa peregrinazione. 
In Alcnandria epcciAlnionte l'arte ri»orm con nnovo 
forme» oon nnovì caratteri *\ ma è nna pianta «40t:c>a oho 
fiorile a itontc, i cai lìori n&n oleaana i>iò della ir^ 
granxA primitiva, e «i fanno pìnttoato ammirare por la 
leggiadria, cui ne ha oonforicato i pelali con delicata o 
folerte Industria il picionte onltcre. Non più la vivessa 
dell'arte epontauea, non pia il calore di una passione ve- 
nmcn» «entità, bianca la fede in ogni alto ideale, il senti- 
iDQiìtoò morto noli* indìB'erensa od ^costretto dal timoro ■): 



■) Vdaftuti>drtiii<tno noa rApprAMsta punto TAMoluto rìUvsa- 
aeobo ^allo fereo intvllotttijili ddU Gntalo, conta par^ crc<3u il Ve* 
Bl«ro (p. 16 «g-], qu&ndci oon t^nt* iniùt^DKa Jr> p&n^a» tì nostro 
»*ÌG«iil^ 9 ima più (ìiutomeuie & noMTVkre U P«gui»t<^«ii' Vakimn* 
iéritiiéne tu iUviag dtM dfux mimdts, 1 lOa^gio^ IWl) ^b« attnan^rmi, 
m per ftut/>uerafe«ia ¥0|EÌUme BM.r» tala ptroU» ili tatti i Lompiì tono 
L «riticì i quali pori hftuao ^dìo erAalor* • gtì Glorici LottorAil oko 
■ooo ortintl o &nno rETÌT«ro I tiicnpi pA^MtC quAuJo crudlli ed *r- 
tuU « eeofoedoDO ux uno hoI«^ Non ti oHtJOA «oluatdt roa etiche n 
orsa; « Volt^ik, l'apigminmEL^ Pidiltìa (c(V- E^-it^axtdii, Spiffraam 
ttnd ^hif.ÌoHt Ui«EifeD, 1^3, p. 2^ ég^ *A Helm, Th^j<TÌÌ9* Nitri </ie fr»- 
kottsohe Puetìe iu A'. JuAr£- / /"AiV., isas. p- 457 Bg.) rsggiuu^Do in 
taU elJt la loro pvrfcvìono artUlicA, 

<) Qlrvnl, L'aUwanitrininat lu fì^ve Jet ctruz m<m<fc«, IffiS; p. 90. 



Tartd ^ UQ semplice 00 mpiftoi lunate deirintelHgonza: roni- 
dmone pGndtrA d& p^T tutto, 9 prddomin»- 

JXa hod «i devo «eagerftrci di troppo doI giudic&ro le 
oper« di i^n0ir#tà. I poeti orano od uà t4mpo grammatici, 
nmilìti ; d«' lora variti amavano farà «foggio del loro sapere, 
iar balla moatra d^ar^tulA e dì spirito, intbo ciò ^ v«ro; 
ma non «ì |juò alTatio ooncedere al Jan ch# qn^sto ' luwpiua 
non lt« fftoiobant ut cuiivis primo ftdapoctu oogiio*otìret 
quid velUnt, immo cara non vulgo acriboront, ned virJa 
doctisT mognam doctrinao specìam con um aparta axbì- 
bebant qnam r^cooditam ton«bant * <). Ben dimostrò Invoco 
il VAbloD ■) ooc qu&Qta ofrutula convenga prooadere aneli» 
noli intorpreUxiona do^ luogbl cbe più chìaram^nta Insciaao 
intrAVvedere allngloni ai fatti «d ai parsonaggi contom* 
pCTfìn»i< 

3. Bi qn9«t*arta nuova ri^octoiK) aopra tutto gU inni di 
Callimaco, chi» ài prifforctnza qt-uudi uttntvccro i ooltorl non 
«olo deU*arU> ma uciobo dogli studi atoriol, porohò le nllu- 
siODi, cbo vi ai notano, sodo documenti di non pìccolo va- 
lore p«T la storia di quell'età. Tanto pit> cb« hanno grande 
importanKS altresì per la rita del poota, offr^tidoci indizi 
aicuri por dotorminare la cronologia d^gli inni i^uasì, mentre 
i criteri artistici, per loro natura oampro ribbifittivi, non 
possono condarre obe a resultati incortìf «p^^io coutrad* 
dittori *}. £ talo dotorminarionc^ per ben comprendere il 

Fr T. Un, Ih Caiìt'maeJio fftimurì iikUrjmtr ^At^^Jil., If&IS) -p.l. 
Egli a'ftppo^^ alitai aU'AUt^^rìti del SailMt, in £h»Uvhe Utt^atn^ 

d. ÀiMd. tu lUrltH, ju Itfà^) pp. M>ì).HHfì; «. im«. pp. 800^1, 

*) Si faUr iuiiitli di AtAtuitro U ^roaologU degli inni dodbcua' 
4aU prinnipnlntonLo H«{ crìiorl nrtiitiai H«^iiUi '9&I porsl^ oelta loro 
oos))ioBÌBÌ'>ac, m.\ i rMoJtnti v&nAa» oooondo il oeccdttcj, cho <loiraHe 
ateceacdriiin ha U «rHico «Mmo (c^t'. frflrcic», ^frj^ **iuditm in AAHn^ 
Jf*4., tB67| p. 2^1*). ^i t«ntÀ U ricerca oal rlapotto motrtoo, ma iicioor 
qui \iì incerCanse « l« iv^nirjidilivionl. TiiAttiJ rUpntto al numaro do^li 
eMmetri scnsa ^irotilai al nvrebte la acne: V, IV. tll»ll» VI. i\ se- 
eaadj> U onriuA (l«l r «Luton« Id generala^ I. ?> VI, IV, IH. Il (cfr. 



ft^ a e Kefir 

vero valore ^^ti imi! callimacboì. h importnau no» nolo 
noi rHptitc NtOTÌco, mn mncho Artistico; n nùtt troppo T«t> 
tamotilf», a raio «vvìso, proc«dottoro oolcno ah; aforjuui< 
dosi (il mostrarci iu CHllitna.00 tin ' hotuo puerilU et Suf^ptoB, 
(^i;Ì in auU?de ftdu.lAtÌ0iiì« Tof^tore &almi sanitaroin fil tf^é- 
m-jfia omne amiait ' •), ci rollerò im^rpretar^ gli inni 00010^ 
nc'kllttwtona conriimit iJ ro, i cni ftuì il p<xitA avr^bb^ 
adombrato nelle Iodi àe\ dìo, qaut «fTiitto ilttn''ntiojin4o 
qT3uitci il poeta ìndulgvipw uooho b) ^tisto irtiitioo AmìÌA 
sua «li. 

Il deaiderio d«1 nuovo, dello stnino ff'onb In pardoolar 
modo 9VÌ1[]ppato aI t4»mpo d&l[& conquUta d'Alosnndro: 
U mtovft 9t^ nchÌ9il9va da'po^tì leggende, raoconti ignoti 
per Qoi^toQtsro «opra turto In fantasìa di cogniaiool pere- 
grine *), I pouti K'AccoactAv&nc al decidano colonne; per 
attiraref l'uttenzione, eUnduttnavano di ripoccore leggei 
poco divulgate, ornandole artificiosamente oca un appaml 
peMnte di ^rudi2icn», che eoflTocava la Hbera Inaptrasloi 
e dimo^travA il lavorio, dello atndìoso pì^ ohe ]a genialità 
dì vero poet«. E lo confesfta l'iteca eUseo che, i/r/aiv jrecrj 
aol TTùXlà /tùj^^a^ \ jl/r^vi- :tavit*iw of/ier tfVTk^fó/fl«t^v%s^aii- 
gnravH dai ciò fama Irontortele (SUiL, FiotiL, LXXXI, 4, 
p. 4G9. Cfr. anche Manoton., AnpotaUtn. ed PtoL^ I^ S)- 

p^ t^tO); ««oonde U fnqu«aiia dolt^ co«ur« pcntcmimero fl«a£« U 
rvVit^: VI, ni, V, T, II. IV fSiifiomihl, T, flCj") enc. 1^ mi lontE» Mu- 
dinD'l^ la ««lepoMitLuue ritmiti» Jt<L eìogcli iaoi, ma uoppuro U ooni'*^ 
po:4j/ìoiM3 ii4>riiEcii, varUmpnt« oi^rciita e determirritta [cfr. Ka^«l>{ar, 
il* C"«i//>i. r^'ftur ft-Ffa, llr*oÌ4pl„ ISTSj BtltARii, Gti inni di ValU- 
maco ed H noMit di Ttrpanftrcit F\nn%tt, IVS&tì; 5iaÌnwag. OitUim. 
fFfmotfraffe, in y. Jahtl. f. PkiK, 1837, p. STO ag.)« s»n può «am»^ 
ar^mvJJV) anillckiite. Mono «atinr» Vimitaaionn nniitica e Ttun IJa- 
leui^tion {efr. Jfnsdau, Pr GÉlìim, ffrhorum itn^nf^i'rf. Vr«tÌTiUVp, Ì&i% 
p, n\ quHmIo incent^ U tampo di cnmpotixìouQ auoìii» de Ila >Jtn* epa: 
cello ^iL&li dev4i<A t«ru d aoafr^att?, 

CulNti, f.itiZiAiic/j<a m J/driuo«yt-?, 1861, p. SBI «ff. 

•) Cfr. Rohda, p, 17d ^ 1V«ÌCLboqcor, £a'r. STu^'», Wi^o, 1800, p. Il 
Qneelo gwtUì npptinm le TntlniHe ipseiù nd uum pu-ol« nnova (1 
tjej, od C^lt'm. if, 128; BrodAu, p» 8L sg.] r&rc {Butitrnnn, 
tvr/vj, ^rlm^ 1818. 1, 43> od a d&r Uro jaialìto *{^utÙ'!AU> (Thknville, 
/le orl< CaUim., VmaÙ9, ìiaiS, p. 65> 



Per eia AQcke CAUimaoo negli inni, oomts ù^fU Ahia^ oì 
diclijftr& nuovi miti, legceDd« |K>ea conosciuto od ignonto 
aifatto, TiujutfinJo persino le vecchio tttLdì^Ioul mitichfl: 
liovunf^uo poi b'ì iiiauifeatA I& leudeu^a etiolo^ìcu. DÌ i^ui, 
1& graude importanza dogli inni CAllimackoi uel rispetto 
artistico H lEiìLuìogioo, o Ja neoovNtiàdi «ttidiam 1» relazioni 
di tempij fra tali opcic di Callìniaco ed i tnoUi lavori • 
coiopilaiioui mitologiuLe dell'eli aksaandritiA. 

3. Ma i crilici, in ^^u^jìiX^^ duvt» il ^niijttL s*iippQti« alla 
Uadizìout) popolare dei miti, vogliono mi cgui ipodo vedcra 
uno bci^po politico. Vi aùno Begli iaui ciliare e diretto al- 
IumìoelÌ ai Tolom^i ed alle loro imprese; ma quelle allusioni 
parevano troppo poohe. Altre e più importanti ne dovevano 
naecondere le repprvtvoiitazioni mitologiche: tale ToplnioDo 
àtA CottaL * C»11iinai]un \ Hg1i dion (p. 1!)9), ' n*obi.^Ìt pa« 
ttnx cnprii^Ffst tìn Vìn-t^ìlmlUm, TI eait maitre He !tii, Hlont 
iijéuie cjti*i1 ai^rtilOtf Fi'ubikmluiujBr... DoÌt*ì1 i;4ir-brifr uno di* 
vinile, ìi ohoiait, parmi leu fablee uiuoiobrables qui n*y rat- 
tFicheiit... celles 401 Itjì peiineltroot de moDtrT*r ma ruriunoa 
mythoJGgitjUi* ou do louer le prìuceT ^ous le voile d'une 
<(30inpjir«ì«jn *. In ciò egli ricottast?^ la fine arte aditlatrJOO 
dpi poata: ' la Udo lounnge dii po^to courtisan a th\, mn 
maìiit sndrmtr tm dissimuler jiour uttn plus {latLaitsu tsnuorn *. 

Pifi uudHCH ancom, V Ebrlich c^n^du [^ho ni duLba, ■ans'al* 
tro, ravvisare nella fij^ira del die il re eiIpkid d nello ■vol- 
gimento à^] mito, c-el*?brato nelTirinr], la dicfiiaraiioue dei 
fatti pi-Liicripali d'ella «eia vitn. Il poein, in tal modo, avrebbe 
raggiunto il rolmo dell' at^iln/.ione e gli inni «c<xnÌHt«rebbeTO 
la timvsiina ttn{Hirtiin?La pfiliLiaJi. 

4. Ma un fatto prinaipaltibiimo bìnogiìs tener prenrnle a 
^aeato proposito; aìoà ohe non tutti gli ioni ci oH'rono di* 
retti accenni alla corte de' LagùU; uno, an&i, il quinto, A 
da tutti ri cun ooliti (Ito come on «emplioe c«nto e ti tu ai attico, 
etfntto |icr int'arityi di qiin* d'Argo. Ben io riconobbe floche 
il Couat, beuubi\ non dubiti d'afTnrraarn cH/o ' ai l'on n*^ ■ 
paa sigEisló juK^'it-i Itrx inWijttoux du poòtA, il no faTidraìt 
point en ooucìnre quVlle^ n'exinteut pajc \ u più chiaTaruenta 
ancora lo coufeesò rEbvlioh, non occupandoci aiTatto dtgli 



S3C» €, ORSA 

ttliiini due inni. Sorgv i)«rtaulo eponUnoo U dubbio cbo 
aDo)i« ne' prìtDÌ quattro inni dou sia neasona retarono fqt 
la storia di q^oì Umpi o lo 6Vo]giniODto del mito oolebrato-j 
DotI*inDO »t«0»o. E »o voratnonto talo relazione fn c^roato 
a iKJOpo d^adtilazionOf perché non tntti i particolari dol mito 
ù poSìtOd^o ridurrò all'ìndìoo^iorv d*UD avvontxncnto roalo 
« UllUii ansi a' opponf^otio al fatto atorico« tn obo l'Kbrhoh 
(p. 60) 9ie890 dicbiara ob^ ' non omnibus looid dooram fa- 
h\\\\9 dapUcem mibicit «entoniìam? * Quali ebnino co&fu- 
Picni o contraddir ioni inoltro in quo* paesi dove Callimaco, 
alliLdando dìrettanientQ al ano ic, lo viono qnaai a coùlrap- 
porro al dio, obo loda! Queste le oeservaaioni onerali oho 
fiì poftàono faro al metodo del Couat o dellKhrHob, od i, 
casi particoUiTÌ, ciiì aooennereiDO parlando do'aingoU ianìf 
dimostreranno anoor meglio aa quanto poco solide baai ai 
fonda la loro teoria» Tonto più ohe, anoho là dove il poota 
sembra a bella posta mutare la iradìsioDc antica dfì\ mito, 
qnaui per adattarlo allo lc?di doi ro, dobbiamo ricoiiosooro 
pinttoato In tcndonaa polomioa, ohe non manca mai notali 
inni calli ni acb<ri. 

Di più, ancbo ropì^ùdto prinoìpalCf sul quale massi* 
mameiìto si fcada il Couat, talvolta manca, ad es. neirìono 
quinto, nel quale la narraxione del mito 'Hi Tirema non si 
può ridurre ad una allusione cortigiana. D' tilbra parte quo?ta 
proditoaiono per ì boxBntti, lo accuo fnraigtian» i quadretti 
idillici, cbo »i vuole rimproverare a Callimacot ò uno de'po- 
cultarì caratteri di tutu la letteratura alcvsaudrina, come 
pura le dÌsreii5Ìont erudite ed etìolo;pobe *). Non poa* 
siamo adunque accettare il metodo critico tentato prima 
dal Uicbtcr *). di poi dal Couat e condotto allo ano ul- 
timo consogncUBo dail'l^hrlich. }iù vale robbieauone: ehd 
ben s^uddicovA ad un poeto di corto erudite e dotto, come 
Callimaco, tal genere di acuta ed artiiicioM adulaxiouo, 



1) Hiiupl, Utfrtr eint SU^fe dn CaUfm. und et'nf dts IfrTTnen'anon 
II, p, 40 itgO a DPtliey, Dt CaUÌM, Cydippa, p^ S8 a^. » •«£, 6d wg. 
ptegr., Qahtn, 1671. 



perchò, fbne, tati lodi owccjfto od, afTormorti qnAsì» in- 
ccm premi bili ai contompor»nci 9te^i — ed infittì aoé^ano 
AejcM Anlkhi ci Uà lanciato accenno ili tali allumoni niitioo> 
polilioho — non L'avrebbero fovoribo pre»90 il re più degli 
elogi oIm gli nvolge direttamente. 

r>. Non intendo io però negare affatto T Adulazione verso 
il «ovrano negli inni caUimacheii e Ia loro iniporlauKa po- 
liiìcn: ma tale importane^ o«fli ncquietitio «otto un altro 
pnnto dì vifta in relazione nlla politica do* Tolomoi. 

Ài Lagidi, principi nuovi ìn uà impero sacro per tra* 
dizioni aecoi&rii anstìtutto premeva apparire agli ocoHi dogli 
KgÌ£ÌAuÌ non gii come conquistatori, ma piuttosto corno 
naturali e legittimi successori degli antichi sovrani ìcfr. Vo- 
nìero, p. 3S Ag.% Venivano di Gn^cÌA, ma In Grecia e rKgìtto, 
ei dicevo, no'b>mpÌ ontiebi erano aiate noKionì sorolte: Taf- 
fiuitAi di culto pareva una prova paì«SQ: i Orecì non erano 
pnnlo «trauiori ag^lì Egizi; Egij:i e Greci potavano e do- 
TAvano fcndi^nn ancor un» volta in un popolo Milo. Talo 
'la mira de! Tolooiei; tale lo vcopo c^ui informavano la loro 
poliljc&e, mentre rispettavano le cr«dense religione de' vinti 
e ne proteggevano t culli ostentando raunifiodttca e libera- 
lità, t^ntAVanc di tramutaro a pooo a pooo l'antica iemrcbia 
teocratica, t^n^co iompro od attaccata alle patrio ia-vtitu- 
zioni, in una gorarobìa dì ftinRiOQQ! reali, cbo pT'^paraKwro 
più tanli la nsoiiarcbia militare e l'a:(3H>liitÌ!>ino del KOvrano. 
Qnemi già nelle sue mani raccoglieva tutti t fili delle !tiu* 
gole animinì&tiaiioni, ormai solo In app&reu£n staccate t?d 
indipendenti* Come gli auticbi Faraoni, i Lagidi sì circou- 
darono dì Dna corte ?iploadida; come loro> ansunsoro titoli 
divini 'j e, dopo morte, aspirarono all'apot^foai ■). Intanto 
i pooU di cortu, indulgendo od un tempo al gunto popc^ 
lare, rìpowafano leggende econoactnte o poco note per le* 



«d attrlj» AmHfi, IrritiiBi itri r* TtJmtifi in Kgitla, Rnini^ Iftìl?, 

*) Bftvti ncvrJjiTD -ìtirlla JÌ AreìnQO'ZaBntv (api^L-. X). Oit. fta<:he 
Viuv>nff, TtìffKiirjr. ffr. {SììÌkqq, ì^i), 111, .S(fii* # «poHifmontn KftBnvt, 
Dtr AUatntki^ uitj PtoUmiKtTktiituM ih Atsypitn ia liftci». Mui-t IdST, 
F' ^4g- 



!»2 



e. CtMK 



gittimire V opera de'sovtttni, oh« nelle fèstA roJÌ|cìo6e d'Alea* 
aoDdrìa, eoo Apparato »antuoM>, imponeate, introduwvuio 
ou po*fllla voJu Jo formo del culto greco. Sì oeroàvuto^ ai 
flcopriviLLo, ai invcaUvaQO affinità fra le oredenso greche 
o le crodetLZD egizie: Zca« si fondo coti Giove Aatsooo; 
la l'allodo di BeoEÌik ooq quolU dì LibU; i miitori d' tCloost 
si vogliono dimotilrftTO punto divorai é% qaelU d*Icido <). 
Anxi» U loggObdA greoa etesaa, talvolta, la st vuol |>Tovar« 
di cyrìgiue ogisiuDa. Cirino ad ea. ò foEkdaba dal dorico Bat-to^ 
ma Tcra, docd'egU doriva, non ò cbe la solla ^Ì£Ìai dAt# 
iu dono od Kutcmo da Tritono (ApolL Hìiod.! 1563 egO *)> 
Nulla potova meglio Javorire e Mkoondaro gli aforsl 
de'Tolomet: ed ò appnnto «otto q«o»to riapetto o^o atioh« 
gli limi di Callicifioo acquistano un'alta ìcnportAnBapolitio^ 
6. Gallìmaoo cauta gli dei -venerati in OrocLa, ma aoDO 
anche gli dai della sua patria, i^er la ijuale ìnlatti aem* 
brano soritti in gran parto i auoi jnm. Cirene era d'origine 
dorioa, ma non abitata soltnnto da Dori. Lo aacooaaìvo ia- 
mìgTCbzioni do*Creto«i e dogli ieolanì dolfEgao avarano for* 
mat.0 una popolu^ione mirita, varia ^r crcdeni»; e tradi- 
i&ioiii '). y<àt(i quando pani Ai popolr^^ioiiì ai uni:icono in na 
90lo orgaaiacQO polìtico, fa rc-tt^imonte oaiforvure il Uaaae *)| 
per leggo naturalo avviene che non rimangano, «peoialuienlo 
le tradisiooi od i culti, nolla loro primitiva puroasa, mm 
tatti concorrano a formare nn nuovo culto, nna nuova log- 
genda, obo comprende tutto le altre donde deriva. Cotd al 
spilla cbiamineuto tigella fii»iona di tradijuoni mitiaho di- 
vcrw, clu il poeta ci preoenta ^tto nuove formo negli ioni 
eaoì, oomo vedremo più particolarmento in aeguito *]• 

•) Cfr. Ì& g«DarKi« CavavEa, ApvUoniQ Itodio ed if «ne pp«na, 
Falormo, 1880, p. Si*a- 

f) CiT. anehe Fìad,, P^h. IV, M «g. «d U oemmvnte d«i Fraa. 
caroli- Non potei oi^ofluUftro a i«Ie prxiijuHÌbo il lavoro del MolloLaan, 
Htrodolt JJarttei/nmff d. Gc4eL v. Cj^nt, KOuigicberg^ 188% 

't Vedi. oUri» iJ laruru disi Tluiicu, lìtttfllo più ivofiuU dello 

«) Umiov^ KuHìma^m* und K*;rtnt, iti Herma, ItflKl, jx 401. 
>) Dall'Mudjto Jftv^o dttl Kuipar, Ut Caffian. ih4i/UfumtHÙ{U'u^/L 
fiatiiv^ l!^X ■PjmtÌsoo chiar» tumo CalIìiDAco «In ttuia uno dai&tt* 



«troi CALLnuCRRl. 



883^ 



L'inno oallim^cb^ pertanto acquiAtn non piccola ina- 
portaaasA politica non in qnn&to il mito, in mho cantato, ei 
nnsconda con artilìcÌo:ta industria \a «toria dc^lt arv«ni- 
iuoqU politici dì qncir^tàf ma in quanto cHo «cconda o 
favoriftce, noirordine religiosa e moral*» la politica de' re. 

Ancor pì^ c« no porsuado la uaaficnnia di guasta ton- 
douxa alla fusione di loggonde agizio-gTocho in qiiatli inni, 
obe ì) poeta tcrisso per mandato altrtii, por At^o, ptr St< 
racnaaT por Cnido, qanrrlo r^ticor non ora ocitrabo nella corta 
do* Tolomci. Essi ci tii muniEVittaDO cotno i tuoE primi la- 
ìrvri per qu^to noi It tftudieromo por primi, oonsideran- 
doli in nn gruppo npL^ialo, corno qtioUi ohe ci danno sola- 
mente nn OMito roHgìoso. 

9." Gli Inni rclEìfiosl, 
(ft PAltadc [V], a Damotor [VI], A rttn«0oii«^ 

1, Grappo Bpeoìatc, abbiam doUo, fra gTi inni callima- 
ùht^i formano Ìl qninto, ìt aoflto od i framm-^ntt lA^nòe, 
inditbbinmont^ dohvatì da un inno mil ratto di Foraofona. 
Infatti, scrìtti in dialetto dorico, montro nogli altri qnattro 
il pootn ni itervc |irinci palmento di>l dialoltc ionico ^)| qnoatt 
tre inni non premontano punto to-^wni agli avvonÌra«nti 
contemporanei: non maniffr^tano n«f«an int«ndim«nto po- 
liticOr ansi nominano riaontono dì ìu^oniixiono oorti^nna- 
Eb«ì Kono ofloenBÌalinaDto rcligiou e fcnlti proba Ini monto 
per incnrìco. 

\ì. Di ciò ansi non T^ha dubbio por l'inno quinto, U 
più notcTolo fra tnlti, poroUÀ ci &i premonta in metro ole- 



tori d*ll« Tiiliit:Ioii« in oppdiÌMÌon« haIì trJyvawM^Oftni o«tca «xli ia- 
fìtlh ili TÌcnii^urrc umpn «d uh'ùH^oa gnkca ^U M od 1 milk 4i 
cui tritio. JrCft con moDo ùog,^ miyìrnaitiZi*fiti^ cL* aolle ^lTÌnÌi« fncltft 
volavano ntrowa nn'origin* *gi>ìa, v«QÌva ad aiutata 11 aovra&o 
iioiropcra *aiv conditati va, al *\^tdv soopa intcadarauo, pur oou in* 
UQti divoTti, Bmb«-3ije le «cuoTa religi>«o. 

t> CGr. Loebe^ CvmmtnL ttt «IWvf. Cattìm. C^tren. ptKfatt P^t- 
htM, 1147, I, p, 7 ed in ganarato VngtKt, Dt *ifrà$mé mva ^tit'map\e9, 

VtatiahkT- lerr^ 



ioti o. cran 

^laco. KsMi fìi sirrttlo por incTiiric» (li «^iiei d'Ai'go, ooDid 
si compromlo òaì oOntatto, mn no à iDc^rto II tempo- H 
Gi^rcke ■), noUodo raiEtuiU Um vv. Il^iri tleU'muo &m 
ThtìOOT", XV, 113-4j credette Aemt'AlLro ili poter aflerinan 
4sh9 rìnno va riportato dopo il 272, nel <]i:iaU atitiD, Mcando 
U sua rico»l.ni?;ìon© crnnologira, fu cotininstpo ridillto too- 
criteo. Ln conformA n^lì spor» doiliirlik ùmì cunfruiito fr» Ìl' 
V. 138 ù Thttocr. XVT!, 104; il v. 69 o Tliowir, STTI, MO, 
daecfai, Keoondo i vuoi cn1(^U, VEnromìo di TVom^A andrebbe 
poato fta il 274-272 o T idillio d'/Ia ff^ il 276*270 •), 

Ma qui, se par TogUsuno vedere una veni e propria 
jmìtaaicao (nel cho mi piire nfin si possa « &on <i dc^bba 
tanto tacìlmAQtA coDi4(iTitiro]i, truttAHi di Ìmìtju(if>ii<f pura* 
iQonlti formalo; d'altia pirla nTbitrariiv ;(ornpr4i mv ^ar^bbo 
la conclnstono dal Oi^rcl£<», ostinato troppo a ric^ouofiuuro iti 
Cftllimaro coAtanientPUto rimiUktoi^ di Ttìocrlto, A ciù U 
Qorcb^ voll« aggiungere, per rafforzare la ena ìpoteal, 
ancHd un argomento storico ceroando nel t. 14S an'alla^fìoDa 
alla morte di Pirro, avvenuta nel 272 (Droyaen, IO, 212'). 
Ma aacbn <^ui il crìtico andò troppo Itugi. Tofìittì, dopo 
d'av«r LMOrtato Iti faccìullu dol coro ad accoglierò la daa 
piotettrice della cìiik, il po«ta, con la «oliU formula di 
rito, sì rivolge alla dea eteasa: x^^ ^*ày xù^tv ^^'A^jt^^ 
'ivjij^M X^^9 unti t$aXàtMrQ, xéd Àq néhr ti^ti §Xàafftit\ 
'ijmwgj xai- J<né<av xkti^ov àtraria aàa. Com^ mal ricono* 
acaro ìu i^iieJit'alUico augurio alla (titU, cb« la dea abl 
laraprA a proteggerla l*e n>ivo linci st^, wn accoDao alla mori 
di PirrOf tjnamlo, dopo la mortp dì costui, Argo «'«bbo non 
libertà, ma gravotA tiraunìdò iotto la dominazione d'AcL* 
tlgono OonaU (Dr5yfi<»a, HI, 21Z ^■)? Nà di piò ti gtuu 
dagna dal confronto fra il t. 101 ffg. ed il v. lOdeirinco 
ad Apollo, che va riportato più avanti di (Quello cbe sup* 
pona il Grdrcko. 

So XLCii poaeiajDO per tanto negare affatto ogni rela- 



i; AUxandr. SludkH, la Ithe>n, M»a., XLU, p. £9fì. 
ij II SiMiamihi (I, 201, -.^Qtì", 'WT"j, più a prapoaìta» jiono V idil- 
lio XTI priiQA dd 230; il XVH □<! 267; il XV Oa il 2fi6-12fiC. 



rrCDt OAU-lklACHKI. 



!ta5 



KÌotie frn i pa-nsi citati *)f m ttgixì modo qa«xti noQ danno 
nrgornoNii sicuri o nt)SìcÌ«nlÌ per £ÌadÌoare ddlla prìoritA 
lìì l.fhli compoiuidt^uti *], ondi) rimaniamo aQaUo nei cam|)0 
ilolln jpi>Le-it, fra le <|ualL più di tiilte vomimUo si pi«- 
MrtiiU cjucfllu, dello ì^ìpiro *)i seguita dal Summibl ^] o dai 
più t>ruiai Acc^ll.atii; che, cioè, Cnllinaiico nbbiit composto 
rinuo [juaiido i?ni ivaccr tiiiii?iitro ad Elcia«i, coatictto dalla 
iiecesaìti a Invomix • sortvcfo pei iiiazadato altrui a ncop^ 
di gcindn^na, n^ihllni jiartc, non fa punto m«r&viglia ct« t 
lui, di Cìniiti^, hmgi dallu Greuia^ gli Àigivi &bbjauo dato 
rìuEìuricHj di (Mltìtirurts la loro dda, quando ai pensi cbe ap- 
peiiii nllùru il pccl^ dia ritoruato dalla Grccm, for^o dal 
PttloponnesOf Jovi^ già, aaQza dubbio, avoit cominciato ad ac- 
quietare nomiuatLKa. 

3- Pftr i|imHt.4t mcdR^i^R ra^onì Ya riportato force & 
ijunato tviinpo aticlto Tiniio chtt m Vg^ nllimo nulla Mi! ria 
(■jLUima[;]j<f0, i|uiini,unr|ij« nou wa inaticnio cliÌ vollo suor* 
gprvì ileulro deli» aUuHÌuui politiclia. Supra tutti Ì1 Couat, 
lulatLì in (joe^t'inuo^ a dìQareiixa del precaients, si iix}va 



I) RanAotv, Sr^ditt ThmrritMtt. B^rcì., 188C, p, 21 fg. 
■j Wiimbvrg«T, Bur Cfirvni^, ikt K^Um, ia Wkn, Hiud., XIV, 
ji. -iH; HtbcrliQ in PhitoL Atst., XVIJ. p. JSO. 

■J Ptxftog nad EpUttfin Lìfkvphroiu Akxatbàra ia B^mté, XMIJ, 

»> 8(i»«aiiU I, 968; cfr. ^V«ÌDl>erj:«r ia H'iva. ò'Cai. cit., p. Sia 
Il Lvgrtiad {ÉXud, aur Thtwr, «it, p, ili'l dubtla «ho n«l pr^^Mniodì 
ilutut'iuQO ai dtbbnoo tlcoaoaooi-ri Allt^sinuì polltìobo. fonto • dìaMia- 
aio&i fftmiliari fi-A AriLbo» il • KUiiUtiUb, iti cut poro ì% «torìA a«ii 
ci di ucMuua ncU^A. Egli lorKlbc riioiins* eoa aLIukLoìi* ^Lnuaiku* 
i T* lt*tti a 32 «d JLrdno*, oasi uppasni^aata dei profumi, coaiido- 
raudo Viooo ci;»nio uà clugto a Beloitiabo (a sarebbe quasi Pnllvle 
la oontrajipcitieiono t. CiprìHo-Arniaoo^ amaotadciL r*, viaoltri^v unlJ» 
corM ia Olimpia nd 203 (Paa»'. V, 6> It). ct:« ai ritcuera ar^ivA o 
diHU«ad«nt» d*Atrao- Uà il diviato «h# U r*QCkUlU bpj>r*><tti40 iia- 
gUDUlì por lih diTrt tiLiam[UHiit« b'ìuUiijlIo jicr il ooulffr»i'j Ui Piilladu 
<!Cxi Era » Ciprigna, ricordalA più iKitto, e par la ntpprOMataxioao 
datane da Bofo«b vati CitUéi (Allioa., XV, C3tFTX Per qucelo bene e' iJi- 
t«i]d« aaaho il v. 22 quando Afrodita alla «p«{»MQ («Jr- per Uodva, 
Xurlp., 3/fif. V, 1101, e per Clìtcinai»ue ^ieatr,» lùil; v> aocbe ìl jpu- 
»ÌML> ^owotto ia Claud'j ^«pr. H^or. H Mar., 19 «g.) ni raocjacia 




886 



G. casÉi 



tm episodio mitico, quello di Kn^ittono, cho dei ISS voni 
delVìnoo uè compronclo DO, circa dao torsi doll'iotoro ooed- 
|K>m mento. 

' Cst-il po»)M« d^ftdmottrft ', 01 doxDftndA U Coni 
<p- 2^ ^.\ ' qu'un po4t« scmpclcux oi «visi, oommo 
l'^ìtait CalJimoqiìfif si bnbjlo jL dì^tpoe-er Io?< difréroDt«[< pArtio 
d'ano ceovro da&» Uqnollo tout e-<it voulti, rìen uVit Itusaó 
au bfl^nrd, «o »oÌt ótondu sur un épiEiodo inutile, au point 
de a^rì^er lo »ujot princIpal? \ Tanto più elio, por ìl dii 
lotto in cui è aurllto, l'iano non potava esaora cantato inl^ 
Àleasandrm per una foata atoiiiese: il qital fatto p^rò non 
toglie ptauto frdo a quanto Io soolioate annota aI primo 
Torso ■)■ Dovette ludabbtamento e^oro coxcj>o9to per una 



1a chìr^m^ cui tanta importanxA davAiio k donDO Atifih« ncU^iiniiH 
éhìt^ kIi'i io gcn> MauoDi, ti cottamis € t arit ^dU tu^ùnciatitrt iw^ 
Vaniirliilà, UìUniJ, iSiìftX Ad Afrnflic*, rkpnr^c-ìf*«N, Tftlubil* 
ì^acinU« n CAraltoro diloTo A%\ po(<lA, Mai <Qiit«at4- moilifìca più voli 
r urnianHjttnrii dnS rftpo or^Ti^^i^nfln/jiiill^x rha m«^Un fìi HcAlUrA 1 «tioS 
y*^z\, le tuo fiTAAto (ctV. l'iknift&lodi Tìbull», I. mi. \Q). PcrcoatniiH 
ponto. U jioaU ci prcHftnU Kublio dopo Pftlttdo, U forte (Sìnmia riQl- 

csUa oorM. Non v*hii bianco di pvnMir» ftd alliuioni polttlcbo. Hf^ 
guardo poi &ir«[H^^ ài Potidippo (JnlA. i'aE., V, ^^j, t. ancbo Kuwkok, 
j(iuir/^rri in Hrrmn, XXV, ^ fi i[(iKle mlTi^r;!» OvM., 'Im.. Ili, 7?1) 
con mi paro che pn t^ t. i sì poos* supporre cbe. qui, il poeta cot- 
tJgÌBDn (f Ai«Ìiai>»t Viglila vmi(fiiì4r» In M^ginA, rfpTViri'li^cTo fi ^««^nrlii 
T«TW) itoirìniio cahiioikchoo in uu opùrminnia o»0L^n^l. In qu«M'tiLtìinu 
4 tatia un motivo trivUI», t*nXA alf^iin inUiciA HaLirfno-lMtararìo- La. 
vouukIì^d*'^ ^*' duo Tor«ì è proli*bi]iAoii1« foriuitA « PoAprowotiO 
i4rft naTnvnlmoaio, pnnto farvalft, dal mntiiro fondamAaiAle doll'epi 
fpmxnxu% ktotJKi. 

ij Lo seoHaslo u««rìfieo caLtaocc £b« Pìladoti<> so^l aV miateri 
di Dotaol^r ÌCl Àleuandrla lo r'>r(n« dol culto iihftto ia Atcaef ma 
qooito eoa li può conebiudaio ^hm l'ttiao »ì Rf«ftaa& «d OAadl 
foHlo n 9Ìa staio »erÌtlo per ordìc* dal FiladcUo» PotdIiò poi ti Wolu* 
Iwrgor {Ztiiuahr, /, A SÉf^rr. GyAN^ 1800, lOTC') giurìicbì ««fiao valore 
tale aooU? per T lodiciuit^Da dì UIo feeta wm vo, ^unudo «so ci dì- 
eltiara un fatto atofioftmonl* profeto \<W- W«MTiianii> At^*!piÌK^*» \tx 
U*rmf9, XXI, 332 H|f.; OhI»r, PtrwryktthA Ìa À^r.zajtiirtii% in i*hUoÌ^ XVI, 
p. 'IM^. Si, pariio«Qlo eoQvi>n0 ÌogU«rv f*d« allo «ooiiot comò fti il 
Kuijxr. Il, 19-41, p»roliè aLbnbutscu al Flladv^iP (tu^lt^j die fu l'Ut- 
prìi> dcL pa<iro> Lo tootio, derivi dal oonunoutario di ToMie (Roìaolio, 



STCPI CALUHiCim. 



337 



oittA oro DonotoT nr^va nti CDlto spociftlo iotimamonta 
nnnnimn col niito doi TrLO[i£. 

Molto acQUmdGU ]>orUDto il Conat voIko tofignu^o 
8Q Coa. cui di fronte su U promontorio Triopoo, preuo 
Cnìdo, dovo U l^g^nda airea fatto onf;:«TO iti onore dì De- 
iDoUr, por O9pì*«iono, na tempio da Tnopo, ro di Cos ■), 
oacoiato di Tctnaglìa por un sociildgio oocimc^do contro 
quella doa. ConTormano appnoto U ena ipotod o Thoocr 
XVn, 68-70 r ituoriasiono di Erodo Attico (BOokh. C, A Gr, 
nnJ 2Gj &i80\ dondo il Bdckh dodcioe, olio non solo il onUo 
d'ApollO) di Pottòidone o dello Xinfe fu ooU in grabdo 
ooffirOt ma ancora quello di Doroetor o Cora, «abbino non » 
poasa easolntamonte a£r«rmaro col Freller ((rr. ifjrfJb,, I, U3) 
oho qnoeto aiuì «ìa «tato il principala. La fama mag^oro 
il Trìopoo ao Tobbo pc' fiochi o lo fcnto <1i Apollo o dt 
PoouìdoiM (Schol. (td Thooar*, XVII, &f^ ma non ci fa punto 
maraviglia D6l poeta^ oho va rioeroando eonpro il mito pooo 
oonoaoìuco, la oura miniwoea di trattogglarci una loggonda 
DOD molto diTialgata. 

Df M^M'f cd/ijd^cAfiV, HaL Sai., IfifiT, p. d)) o da «ludllo di adhtiiii> 
CWiljLm^ p. G), it Bvtapre Tonta httcDdibil« a afiftrmn bqìo (jK« il F»* 
la(l«lfb ovUbrò Ut Tawnwiorìm fa AUMandrla, noit già ohaaglJ aa da 
siato i\ fondato»- D'altra parta, troppo fc^^aoralc «d arbitraria A Taf- 
f^rmaxlaaa dot lAfay» (/>■ d^iAiiCf^ d'/liemadrtV Aar/ dt V^j/ptt, 
p. 2l\ cui «'appo^KÙi il Kaipor, cba Tolomao Lago a Tìmoiao ' r^ 
glAnnl d'ofLc ^^oti déilniiive t/iat co qoi toticbalt au do^s «t à 
l'^rgaaisitioa dii culto n^ìxtu '. Il Kaipor soatioca altroaì che Tiatio 
fu Bnrillji pur OtrhR*^ f:il1il d<inr-H, in umii^i di D#in«(«r l^rrm^jcn. Soo 
arit^m^nto fonda oioaU^o ^ ch« la DAmotar, dì «ui jiarlu i] potla* è 
prohijMtmnU di nri^no Minia. Uà Tat^uto ima ra^ooaiaitato, mi oou- 
frontì ch*cf^ ùi con lo altr* divinità airtnainko, non rìaaco aamiAD 
chiaro uè «onvii]<?cato. S£i pur d'origìnif Minia la Dcmatar «Irénnlea, 
doli* <iuiito por^ aoa poMiamo data naMua*aUra uotizia, rcata parò 
saatpr* Hrana. coma «aaivrava It Owai» l'£iajH>rU&u data ari Eri* 
sUtoioa, eÌM noi lutalo a aompUeato wol^vonto dol mito rappTvaoala 
una parto tnn Mcwcdarta, nontra il luo rasi<''u>'nc>'t<' ^'^ to^H^i I^ho 
la iDodauna doa Minia fo«tci oaorata in Ccido» ani nugUo *Ì aonvitoa 
Il ricordo dal Triope o di GriuUouo, 

<} 11 Triopo è rappcwoatalo toranto ancba sn tBon«in di Co«, 
Cfr. Cavedoai. JJtaate tWa^ 4ti Ctm moc., ia «ina. tUtTJtnL di C^rr. 
Ardi.. 1^ 2Ì&'QGÒ. 



e, e 



4 IngauQ&U) dallo scolbsto dì Teocrito, il Ooiut crodeLto 
di potor aDdaro piii aVAQti e di poter afTerni&re ulie l'iutio 
fu BcrìUo per una th^ufia spedito dal Filodolfo allo fQ«t« 
ali Trioprsc. Clia sn il FiUdidfo iiuromggìò tnli iWbd, comò 
ci livfwi'iini lo «coliiutfl, titiii vttu] dir» pnr (|u<!iiito hÌìq aaulto 
qitoatfluDu sU slato soHUo por mandato di lai. Fonw cha 
Il po«Li cortigiiiTio non &vr»bbo utli^ra, couia naltMniko a 
D«lo B iD ipello a Zeus, fftlto accuitDo al suo re gmnde, pi^ 
tento, pietoso? — P«r ci^ il Conab vnol nportnr« U oorapo- 
sistìoDA linll^loito a DfìiTi«tnr fra il ^5B*24^^ i^uftndo riinla 
dì Cofi f^ru in matto del Filmlolfo. 

n TjHgmud (if««. d, /eu**. sfmcff.^ VTl, 27-& 3g.; ofV. 
Weinbof^fir, AWiim. Stud^, p. 14') ìuvcicv^ n<>ti !«00Bt«TidoAÌ 
del Tosto dair opinione del Cotiat, lo vuole ML-iìtto piìma 
della battaglia di Octs, allo flooppiate della guerra di Cr»- 
moDidfl, perche, egli dice, Tion «i capì rabbe altrimenti l'ao- 
OflDDO ftif i^a nativa del re ed al Tno|>oo, che di oorto 
Hanblw rinKoito «gn&dflvole ni Filalelfo, quaudo ormai non 
p<uundi*TH [ìltt i|iuillik turni- Kslla pen^ sì può addnrr« |N-r 
oomprovan quelita ipoteat. Ciò non toglie però che Calli- 
maco poasaavtìr scritlo l'iuno per ÌDoarioo di queidiCuido, 
itenKa aver «quindi bisogno di rìcorfera ool pensieri al Fì- 
ladeliVi. il Legr^nd aDOorKL s'&ppoggin ni confronto fra I 
w- 27-2& e Thcoar, XI, 45^7; v. 63 e ThmvT., VI, 8; 
w. 74*77 A TbeiKfr.j T, 78-81. Ikfs sono aticbo r^ruwto, cibi 
boD conttd«ri, imìtasìoaif ■» tuli ù possono cbiamaro, in 
gran pCrta formali, «pscialoionte U nltìm» duo. Qi3o«te 
aopra lutto vi inAnifD)(t.ano TaTti) uallimachon, che si com- 
piace delle scene famìgUarlr come spesao «i ouerva oe^ 
inni; nS si ridente sformo il*ìmItazìone nel caso nostro per 
Ir ripetizione d«lle forme verbali jjj-i^or, ì}in'>* *). E nem- 
mono 1& cocipnraziono fra la descrìxioDO caliimachea e qn^Ila 
ddll'idiUto t«ocrìteD mi psrsnado a porro la composizione 



>] DalU forma i^eriale (ir9f, ff^tf), propria i1«1 ^aUtlo dorìoo, 
(r. U*yijr, Or, (trapani- Loifiaig^ IStìO, g ITO), o <jool cùomaa la Too* 
crit^ iturr ^gSttiamo unita (wnchiiiiitere ppr T imi Unione. Bui «tiu xiao 
in Calltmac"» efr. D«^or| I>« d*ritmi utu CùUin», cui-, p> 62 



«Timt gàixjmjlciu:i> 



tm 



* 



deirinco di Deni^Ur pcwtorìoro h qu(01& d«l Ckìopé '), tuito 
più oha r au:gi>ni4irila «KirioOf ch« il Legraod peum dì tmrrft 
dtttriotio ulctito &i vv. 30 ag. e 136 sg^^ come se «>i«I «i rì- 
fériasoirc ftd Autigoiio «d alla gtiorra orwnoDÌd^ai A afflitto 
privo di valore, porcile tu^irtino dou nj tà ehfi ricorclan ì 
luoghi ov» ìt culto delU floA orft pftTticoìarmdut^ onorato 
« nell'altro sì indica uile dello più comuni attribuxlonì dfi)l& 
d«a st«Mi, apportAlriou di paoa (otV. SpanbeliD, 4. A. /. o 
Birt, », T, C*r** in Rosoher, T, 684). 

Né pifi Bieura é fa data prr>posiA dal G«rck« {RMit. 
Jfufl.j XLn, 625), fondata sui oritnrj dell' imitiizkiiì» sn- 
oh'dBta. Confh>&Undo infatti il v. ^2 con TWocr., VII, 76 
(cfr. anoho II, 87 Mg.; IV, 15 «g.)^ conokiude, che noi lae* 
deaimo anno lurono compotti l'inno ft Demeter e 1« jT^o* 
/«'«f« tdociitdd, le quali, pdf la grande affinila ohe hanno 
ooa rtono a Dolo, composto eecondo il Qerck^ nel 276, si 
debbono riportare appunto a quest'anno. Abbiamo onnaì 
ft sufficienza notato come da tali imttasioni, qanà sempre 
aomplioemente di forma, nuUa [>o)Eviam drtcliirre |)er la no* 
■tra rioeroa, per non inaÌJtt«Tvl ancora; lento pia che in 
questo casD non regge l'opinione del Oeroke por gli ultimi 

>) Hoevameabe 11 LfgrniLd (/:tttd- «ur TAamt., p^ Ta'j ò i-tt>raatd 
su quatta eptaioaei *Wea«ii<](> l'imiuci^ae diii (Sdojw: 1/ pvrc^ìì 
il ricordo dogli dborì frnUìf^ri ftqmbrA piii proprio sol luc^go too* 
criloo clig j]flirÌ£)DQ li Ci^11imao«r 2.* perche Calliia, £ onlinariaiaoDba 
iobrio a^t detUgli piltorosQbi; d° poroh^ i*Ìdìilio d«v« ihppart«aora 
al prìoii) poiiqilo iLeUa vita Uttenurla dì Teocrito qiuaclu CtUliia. •ov* 
Btai3or gfiovan», Contri» In prìm& nhgLoao al può Jkv oAtMrvnra oheel^ 
laento ccauiuo <v ^rsi i^aaai, uvovaMrio ucllq d4McrìiùoaÌ di luu^tli^ 
pÌMC«TeU 6 quelle degli altieri ^tUUri; nA qui gU cai^tt pArJuidoti 
d^uci bgìiC9 AAcrij & Doajrtpfìr, la tloe dello iDQeii. il ricordo do^^ltvu'- 
/^V^" * «le^ P«n< Uberi d'alto Insto eerae Io qnoroie e gli oìtaì. Alla 
nvcoada ri^pouo baat& cootrapp<»nro V Ìbqo I. r. ID >g. per djjuoatranw 
i'arliiLr&riuU. Coti La U^tu il Lograad «tuMO vi«a taoitainaiiCd a H- 
HuLui;! )a ^diaa ipcitebi* riportando al Lumpu doUa kìoiìuva^a Ji 
CllUìid-, fra 1 pHriii Lavori di Teocrito J^jdilliv X\, dal qULlo deriva 
Topl^rn XLVI dì OaIIuii,, cUn duvutù Hpurtaiu fra '^-276. Nulla i:Ì 
ìmpadi^o* <Li crodoro abo T^aa^ a Domotar «i« actori^ro all'epigr. 
fu»*aaoo all^ìdillin, parche dalla dipaadouca dell'cpigi. dalL'idlllio 
nou &« coD«Qgu« aaclio quella doiriaaa 



840 e: toma 

«tc41 mglì idilli Uocrìui, cfa* fantio «e^itdvtv fra il S&5-2a& 
U eompOMlsioio» dell« ThalitU. 

n CroMicw, MDxa per^ proporn o tenUre «louiu detor- 
mioaxioQQ cronologica, insì&U Del rÌcoDOM«rvl nu ìuteoili- 
menu> cortigiftao, che ' d«ti ìn Ko4 gebcr«aao kOnìglichon 
Anftraggeber mit dem triopiscben HeìllgthnTn T«rba&cl * 
(^ r. Er^ic^on in Roscbvr). A torio, ch.'i di Ook in tutto, 
rinco non n fa II mìoiino ricordo, chi» cnrtAinuuto non 
rcbbo nutnonto (gijtcoh^ fkolle M d* pntauntjivm l'ooeaaiona) 
M il po«lm arMM r^runente «orì'-'-o p»r ìl r«. 

5. ]>r d&j non accettando Mnuua dell» tre datd proposto 
dal Gercke, dal Legnnd, dal Cooftl, converrà oonfesm 
che ci manca affido ogni ««rìo argomento jwr d«t»rniina] 
con eìcurAXKa il Umpo di composUiom d^irSano, o frm I»] 
ipottti, pin vorìitimilo di tnttu <) si praménta ijtwila gt&ai^ 
connata dello Spiro, del Snaemihi, dal VeinWrgor e di'io 
poM, mbl^end non flema «tttasioiie, preferboo Mgntre « 
per V altro inno sul rttto di Perwfbne, cai al riferiaconcr) 
i fr. 146afr« « cb« il poAia probabilmant» kctìiim pnr i 
cittadini di Siraotiaa e di Enna (3chiioid«r, IT, 413 sg.y 



&,* L'Inno a Z^uv [I]. 

1. Dne sono gli argomenti prÌDcipa)Ì, ch« gli «librici ad- 
dacono por detemiiniiro il tempo di com^joiizione dell' inno 
a 7a>xìb: 

a) it silfrnxìo Intorno alla nozze del Fttadelfo, ^a 
Àrslnoe I, kU con Ar^inoe II; 

1^ l'altnsìond n«il v. &9 sg. all' occnpazione 'del trono 
d'Egitto da parte del Filadelfb. 

Fondandosi salta piìmA di tali ragioni, il Drojeen or»> 
dette di poter Bt4bilire ohn Tinno va poato prima dello 
BO^e con Àrsinoe IT, oìoà priniBi del STO^ al quale anni 
egU riporta le nozze del re, eecondo la etela di Mcmdóf, 



t) Uaco TertstoiiU di tntteìitv«oo t qn«lta Jello J*a(i)<Ciifftjii, 
Oonuri iiUerpf^ AtgttàU, IdM, pk 49) dbu lo crtde jiOfMriore alla ' A» 
goaantkto '. 




strDi ciu^uiAomu. Bit 

Sdgnendo queau xned»4ÌtDA via, VRhTlich (p. 4 4i 2^ corcò 
ili 4trtuger« logicamente ptù da pr«4«^3 U quntionfl n con- 
rlù[»W<^ ch« uemmeoo uegU anni 231-278, [u cui il Flla- 
ilnlfì) fu %pa^ <{{ Àrsinoo I, pot& r^«««ro composto ritmo, 
n «initth» p«rtuj:t^ (Invpsi riparUm» frrt ti 2$5-tìdI, « 278-276 
^iaecliò in «juuwt'iiltJmo muoo, » con m^l 270, uweanfiio 
]e DoasB (1«I Filadt^lfo ccn ì% sorella. Poro nò ni Hìcht«r 
(p, 1), nà al Rannow <) sfuggi uoma manclit ogni uurio fon- 
damento a i]ueHt'ipotesi, punto aocettabile. 

ÀI Droy^an rooUo probabilmente tEilo congettura dfr* 
rivo ilitUtt prcven^fione rìflirr*pòf }^;ìo^-, cel6l>rato da Teo* 
orìio noM' Knf^ntir> riel FniLdslftj, <m1 a tnlo proposto il V9- 
nidro (p. tiiì) fi^ gìu9tamento onsiurvaro, tlid sn tali noaao 
CàUimaco avea glÀ com|>ovto un »pÌtalnm!o « aarvbbo vtato 
quSncll ripdtli^ione inutile por un aleanaudrino fnruo ancora 
parola. Che m pnr l'i ano ad Aralnoo si vuol iupporte pò- 
stnriofft a qii«1to a Z«xì% fu osserverò ancora il Venlero, 
oativ«nìva boa«l ' al poata umidito e cortigisao inaiamo 
il cantaro Giovo viucitoro dtì'nuoi fratolli, <;iìovo poaiont^ 
ma non vi ara gloria alfluoa ne) «jantaro f>toT«, itp040 ili 
Era, sarebbe tA&lo nna Bi^onvenìenza dell'arto il meteo- 
lare a cosi eccelsi vanti di Oiove, ciò che non potava ea- 
servì da altro tirnto che da una eovercbìa aj^nWtono a 
Tolomflo *. Nù ounviond, 10 cEedo, ìuj?i«tAre di ptft su tale 
argomuutOL 

2. Pìl^ forto e più s|jeoiosa a'appre«enta la seconda ra^ 
gtone. Primo il Ricliter credette di rarvisaro nel v. 58 ^. 
im'alliieìone polìtica e di poterne dedurre un argomento 
alcnro par la determinazione cronologica dell' ìnno- Infatti, 
egli si domnndaj quale nltm ragione poteva aver spinto 
Callimaco, obe nogli Attta (fr. 44>&] aveva eeguito la leg- 
gondn comnno, ad nblmnd tonarla piti tardi ndll'inno a Zeaa, 
anxi ad op|K}rvi!ii, dioUiaraudo Zenti il minor doi fratulU 
e che pur ottenne il regno «ensa contrasto per volere loro 
a non per arbitrio della sorte, sf» non nno scopo polìtico? 
Filadelfoora il minnr dei fìgVi d'Euridice, eppure dal padre 

i) i^tadif^ Tkttieriuaj Hen>l., 1886, p. il. 



5i3 e- 0««i 

ftt 0e»1to a «IO vacc«nore D^l 2S4, qnuido egli si ritirò d«] 
gowno d^Uo SUto <Iittt., XVI, % 7\. Hello Z«ns oaJlìmn-' 
cImo n d«T«Tft adnoqiio rkonofoei^ il B^eoodo Tolooto. 

8, Hi ««ppaiw i crìtici «ovUniton di telo opìmono pò* 
Wrooo lugftn U e^ntraddiiioiii «ho cUrivaao da qnett» 
ooQe1t]sioo«, od H RìclitAr sì vid» coirtr«tto « riportar* prò» 
prio ftl 285 la oompo«Uìofie deU'ìcuo confo ■rmdo eb« al- 
trimenti non ù potrebbe apiegare U t. 59. perokò 1 fVutolU 
del Filadelfo con sopportarono di bcon anìac U prefarenaA 
eonoeen al ù^atollo minore. 

CeminOt ìn&ttì, si rifogia alla corte di Liainnco p«r 
ottenore da Ini vendetta; ma ce è oaociato avendo oo'citoE 
raggiri provocata la morte doIIMnoocente A^atocle i3IemEi. 
in Moller» F, B. H^ HI, 632, viu) ^ neatro Lìaimaoo, rap- 
pattTnnandotì col PìladeUo, a qtiottì concede la mano di soft 
figlia Amuoe, egli bì rivolge a Seleooo, ohe gli promettora 
la eorona d'Kgitto alla morte del Sotere (^pp<i ^5^., 62), 
per aintarto nella guerra oontro il ro di Trscìa- SeleneO 
vince, ma non pan» a roanton-rre ta promeava ed è por^ 
tanto aNuatainato da Ceraiuio (laeL, XVII, 2; altrimenti 
Luoiui», D^ é*^ Syr., 18k, oUe, impodrobltocl del gOToroo 
della Tracia, mnore ooutro AnUgono e gU toglie la Haoe- 
donìa. Solo allora Ceranno eorìve al fratello (280 a 0.) rì- 
DiiDstando ad ogni ma preteeaaoir Egitto (ItieUXVII/i, 9). 

Un altro fratello, il cai nome non ci ò pervenuto, «oU 
leva Cì|rTO; ou terso, Argeo, gli «i ribella, ed egli lo & 
Qcoidero (Pena-, I^ 7, 1); nn qpiarto, Meleagro, mgne la for- 
tuna del fraullo Ceranno e gli eitooede por breve tempo 
Mi trono di Maeodonìa (Droyeon, III» 631)* Kon poteva 
Adnnquo Callimaeo, aensa cadore nell& pia ablùetta adnln- 
Eionò ed in oontnddìslona con la «Loria, «0»rmare obe i 
fratelli aveano oednto epontaneamento il t>ono al Filadelfo. 
Peroiò il Ricbtor no fermò lo ccmpoauone prima della ri- 
volta dei frntelli ■}, ohe egli pctrò a torto pone noi S84 oon- 
fbndondo i&sieiDe>, cerno vedremo più inn&nai, avvenimenti 



1) Cfr. aook* Brinker, Be Tht^cr. mim oonata. m^béiUeiii, Bo* 
atock. Ubi, p, 10 dg. 



VTÌJIH cxLumcitxv 



jua 



iOooM»! io tempi diversi. Vèr questo ccnridno rMpiDeord 
«Itnid lo daU pn>po«t« dal ikmpftl (^ 82 sg.), che consi- 
dor« TÉimo •critto dopo la rÌToIU» {|QAiido il FiWelio «vca 
compiute foItcomeDta pArocchio improM (vt. 70 «g.), «ompro 
prima d«1]& noeze con 1a !ioro1]A Àmnoe» cli« fit!U intuirne 
ft] 266; « partmt^ntv qiiol]& dol Couat Ip. 200 s^Oi ^1^^ v^^ 
liporU la oompoo^ioue ira il 278-275, « dol G«rcke (HMn* 
Mtiè., XLU, p. 026) che U riporta fta il 271-270, crcdoudo 
di potor togiioi-e raloro alLo acute o^jervAzioni del Iticbt^r 
loMLiuido pa«aro alcuni anai fra la nbolliono do* frriUlli 
e la pubblicuionò dell'inno. NoUii inoltre che nel temapo 
aGcennaLo da qu«tfti critici^ 1* Egitto non sì trOL-ava punto 
in periodo di gracde^sa « dì paco, «^uale ci vieue ad indi- 
care l'iono cnllimacbeo uei tv. B6 asg* A£ì»rma U Ooqaì 
(p. S04) che ' sì plofliùtirs aooies s'étiuetit d^gi 6ooQl4ee 
d^oQ titgne proepèro» l'alluaìon doviaDt enooro plus catu- 
ielle. Qui eiit alors «oagé i plaìudro les iaforlnntie de Oé- 
rannoA «b d^Argaaos? * Ma, si paÒ allora £ar oaserrart, non 
ttiirobl)o «tato da oorti^iano nccortiO, quando aUri fatti pro- 
speri erano da iiarrarei celebrala apf>uuU) questi latti senta 
acoeDuarv a quelli che non potevano in neasua modo ria* 
^irB gtadlti £.f;II oi'ecch! del priuLÙpe? Vadulazione sfac- 
ciata, unsi clid miligaro il triste sentimonto, che potova au- 
fcitare quel ricordo, maggiorinoli t« l'avrebbe incrudito per 
lo strideoto oontriuito oun la malta degli avvenimenti, cho 
non {ictova ^ruggire a nessuno. 

4. Considerando il Weinbergar <in Wi^n. Sind., XIV, 212) 
ohe aolo C^niniio si ribullò da ]«i'iinA al Filadelfo e gli altri 
fratelli ai opposero al re, non inAiame cou lai, coioe af* 
fermarotio lì Droysea (I[, G0&\ il Kòpp (in ItMiu Mm,, 
XXXIXp p. 20i), il Hftborliu {PhUol, 1892, p. CftOi, ma 
dopo Io TXQtzo con Aminoe TI '), crvdr^ttv di togliere ogni 
diilìcLtlli riff^rondo Tinno al 2Hi)-27ì». In ijueiranno appunto 
Cvinuno Ncrìssa al fratello rlnuuaiaudo ad ogai suo diritto 



i) Pau*. li 7, 1. CTr. Hftn1«F, D* TktMr. KÙa tt eonafnAw. TrU 
mit JrvtHM iJ iu PhiUL, 1889, p. 8». 



«ul r«£;uo egu&i&no, conio ablà&mo già couto. ÌXa, non 
seno bene il W«iiib«rgor come tais qmsìoci6 sìa stata for- 
2atH per GsrauQO» oLo Uxnovn Tft;ÌAguro maggiori clitir anìaoio 
dol fraUllo m>* «001 ncmu-ì, o comi? «ìn RwonuU dopo un» 
L<?nibìlo doriti ili Hfujguiiimi» loil« ilomttslicbtt. 

Lo nU^wio ai davo din* por lo opimutii del SuNOiaìIil *) 
« d«l Bapuov (p. 38 sg.)- Callimaco avrebbe aeia]>ro tr&- 
visaio il fatto storico, e ddq opportunamente, per adula* 
fiJoiio verso il sovrano. Oucle da ultimo alV^hrlicli parri 
Wqo di doTor litomaro nìV ipotesi del Richter, cbo gioì 
Vinno iilr.ro non rajiprwiDnti i-hn la glorificaci uni; dol To* 
loiaot», ivoulto va did palina^ ina^ non mjucwdoiido oha vìa xinto 
Bcritlo proprio |>er quoUa Aolbuiirr ouoaxìoiie, uh HtabììifCM» il 
tempo Tra Ì1 28lj-'2&3 to. u., p. S'IO), okà moIo dopo la moi 
dol Sotere (a. 233), BtMJonda luì, Ceratino bì ribella al fratello. 
Così a Ini p«rve rimossa ogni difSccrltà : ma le fonti antichi 
liiinr TMAmimit», m condurfono wì ulT.ni rarixItiSTonì. Appiani 
{S^r. 1V2) dìcOf olia, dopo la ihimiìorp dal trono ni Filiuìalfo, 
Ctfraiiru3 fuggi dEUl*KgÌlto Ji<^ ifuVjf, o d^aUrTi {mrtr, (juandi 
sì riix)vdrò pre^o Sdleuix), fu da lui onoralo ùnoux'^atfi' la^ 

(Mvrrnn. in Mnllnr, F. IL G^ 111, fó84). Ìl rhìnto ijnimlì chag 
il Coranno non avbva punto rìnnncrìnto alln sttn jirotvi 
Kull'RgiUo ed anuor prima dotla moHxrt dol padrfl priTUBra 
di guadagnarsi alleati pnr mtiov&r oontro il fratello. Clie 
80 dgU Avvs. spontaneamente t^e^liito Ìl trono, od anche hoI- 
tanto simulato dt acconciarsi di buona voglia al voler pa* 
tfìmo, i\\iii]tt Sbo^ lo avovn a racn-iano di Alf^JtMindriH.? Vt mi il 
Filjidtflfo i-fta meEzi pacifìd nmunomiiltita al padm, corno nini 
gli guadagnaroiui il ^ictarOf cornn dÌ<Ms Ì) ponta (vv. 0fì*fì7), 

L'Elirlich a «lueito risponde che ne' due anni preoe- 
deotì il Filaietfo avea avuto modo dì mostrare il suo vap* 
loro; dov» e come nh egli b^ la stona aneoraci Minnodi'- 



I) /indiata Mtcandfima ehrtfnvt, p. Il, OnJsfwali 188d;9, p. Y, 
a G. A, X^, 1, 359. 



cHEftrarv. Di pt^ i vr. 66 sg. (cfr. Couftt, p. 204), 89 tg. 
(cfr. Heropel, p, S9] indicano chù il ro «^ra ormai salito a 
^ande potoDSd, cui noABun altro era mat giouto : questo non 
«i poteva dire del Filadolfo no' primi anni del tuo regno. 
L'Ehriìclt (p. llj parò Tnol attrìbaira troppa imporcansa 
a quotiti aoconni; infutti^ egli dìao> ' » iam carta qufifldam 
balla fì»Uoit«r oyanitisant, CalìimEiclitia aa uoQ tanto adam* 
bravìiuet, Aod copiosissimo illn«lravUidt, aìcat fa hymno 
in Deldm insulam ^ditionem Ulam qtiattiior milium doh 
latarum oppreaaam '- Ma «gli a'al^lida troppo al suo coa- 
ootto artistico o troppo vctote scoprirò nolla latanzioni dal 
poi>ta, da lui «frig^ndo piii di quanto volava o potava darci. 
L'erroro fo&damvnUlo ò cbo si vaol ritrovare noi poota il 
rigoro, U muiu2Ìa dei particolari, doti proprio d^llo storico, 
unoho quando egli Doa fa che esprimere un se&tiiciento ge- 
nerale ueL momento solonna della cet«bra2iono d'un cullo 
roUgioBO- Troppo inoltre s'accosta Ud& accenno alla con- 
dizioni deirEgitto a qnollo che leggiamo nel^J?w^umto « 
nollo SiracuiOM dì Teocrito e, se vogliamo, nella Mtaana 
di Eroda, per crederio una aomptice fautaaia del poeta. 

6. Nò SODO queste soltanto le contraddizioni, in cui ca- 
dono coloro ohe aoatinaco a fondere nelTopora dì CaLli- 
maco la figura del dio eoa qiialla dol sovrano, kÌ che Ìl 
ICuiper, elio da prima (in Mntmùf^iK, XIX, p. 66) avoa a** 
gtitto Topiniono del Riclitori divomito più cauto, negli 
Siti^id CaUiriUicìuia (p. 83) avverte che nei versi citati 
' Bunimopere cavondum eet, ne tem«re pntemns prò lovie 
nocDino Ptolemaei nomen sino damno camper substìtui 
poHflot *. Infatti ' mireaana migcot sui temporia hìutorium 
cnm mythologica; attamau qui coulandunt nOKtro hymuo 
semper et ubìque lovii nomine Ptolemaoum regem Ìndi- 
care, vid^ant qoo modo cum tali ludicio oocciUont v. 79 
r vai V. 3^ flg,'- 

^H Ancor prima il Voblen svava acutamente osaarraio, 

^^ richiamandosi alla teogonia esiodea ad al contesto generala 






tua 



e. cn^i 



doll'innCf or>mo Ta fì^m M Z«n>t in vbwUì irrido si rlitiiìii^Kf 
«lucL «i contrapporgli itlln flgnrii do] nt a coma lo ftvÌ1up|in 
del mUa nulla ««offra per- 7fì mutaxìoDl introdotte da Oal« 
3Imaco, ij^ujiudo lieno a' iiiLtìnda lo aoopo e l'ofllcio dol poeta. 
Mitologi» & storìfi «ì medcoUno, ì^n notava il Knì|Mr; non 
sì fondono. Qiinndo gli li prp*«nlJi il dentro, il pontft tn- 
trodnce nochn Ia )od» al nuh rr^ tnn nno for^n fjìiV il mìt-o 
par oontìnnum cjatnrlt L*opitrt<tn)oQtn rci)i>g]o, (In primu esplì* 
cUnm«nt« comincìuto. DÌ |>Ì6, oomo neonottc«r* il Filadetfo 
in quello Zetiit, <*h6 «otto 1a ma protuicìone tdoIo «o1t*nto 
i m n loro vfiTÌAin9nt« distribuisce I9 gmaid, comò lo di* 
chioTA il fnvoro goduto d*! FiliMÌ*>lfo «t(»««o (w. 85^)? *)• 
AUriinnnti <<onvÌfTit« quindi «pìaigiir^ il rantaroonto d<»l mito 
ne'vv. r>9 ag, 

6, Chi per poco coitHlderi U oompottlfiìone aTtislicu dal- 
l'inno a ZeuSf uoii tanler^ a rl<^onoHi<«rvI un ìntondimento 
polnmìco, v^h^ in tntUi U opere callimachee bft cosi gran 
partii, or più or mnno pHlfi««*. TI ponbi comìncìft il canco 
piinnTiilo Hubltu In qtiAKi.ìoiiQ didV Argomento, diTcìdrtndoia 
qiiults duMud miti prinL-ipAU, chei Tantiohità praMt^tAVA^ agli 
deLW seguire nella gì uri fica» ione del dio: »e Varcada od 
il cretese. Uà egli non «egtie uè l'uno nà l'altra: li food* 
insieme, certo per uno scopo pFitr ionico, per dare nna forma 
tinln r?d imirn filte credente ed al culto dello duo stirpi 
principali, la pelnprtnneidacA a la cnttAsn, di cni «1 O0Bipc^»l 
navu la popolasdona della naa Cirana *). 

Nfil luogo tanto tormentato da'oommentJitorì ini para 



■) Cb« aa tu idoaue rAppneeutjkAluut tri.>vUiau la laatatU 2aiis 
a««oppiaU con qii»llft d«'Toloa3«i Ad «a. nuJIa sp&iU dal dotava (in 
uEi cantujv<r JnlU u^>l)oiiotio OvucaUI) i> sul cÌuii«ruU«1 Pilftdtlfo la 
ttQ c^tamflo viaiiAUQ {att. Ann. ^tU'InàUt, ItitO, p. '2Gb), quatto di- 
penda plar.loiito dftl ooù<Mltfi reli^iom della praMfioufl BMraitAtB dnl 
dio mi iovraair ina aou ÌQÌÌ«a giA «nh'odti voleaAoro ilentiflc&ni coi 
dio taodoaimo. Vedi Malbri ó'uV ritraiti del primo e «ccm^ Toittmco 

>) UaiUfB, KaUim. unJ ifyrene iu Jlarmtn, 130;)» p. ÌOD v^- Cl^. 
SludnitflIiA, K^r^fntt *»* oUfri^eh. (JctUHf L*tpji]^. 1^, p, 10 «g. 
Psrclti poi il MftKM (p* IDI) i:r«d« qucsb^ inoo acrìtlu |jw na bAuuhetto 
privato {cfr. anclie ^foìmi, p. J3l^)i fono la Cireao, aoa ti eapisoa bAOO. 



sì maDifesti solt^ato anfi t«Ddeii£a polemica letteraria^ L* 
tiadÌKtore oomuiLe, ohe Faceva ì^oim 11 nukggìore doi fra* 
b^lU, AVftv^. «no priiicijialB fonflnmc'ttto nel fjunoito loo^ dal* 
Ulìiulr, XV, 187^.0 dove PoEibiiloiifi <[iehìttra U ntoria 
{lolU KQ4 ii»j«clijk & ilol Htto im|Mro, \Ìm v*«r)i uu*aUra tra* 
diEioue, nieito itota cario, inm fcrsia uoti meno &uiio& dvl* 
romurìoa. 1& trodÌKÌoca esiodea, cui sì a|»poggia la rappra- 
aentasioue mitica dello Zeus caltìmocheo '). N^ ò fortuito 
questo riscontro, tra min coQJw^tiaiiAk <[•{ gusti nrtìitÉcì 
praviil«raij nalVetJi tlì Cttllimaco. 

7. Ai Toloiritsì, griiui (Vorì|£Ìiia, «(ava a luiora fiioì<trar»i 
Aucora riverenli «ll'aiìticiL tt^iatioim ubAiouHli?. Omei'O^ i^ui 
s'era inchinata per v^naUro aeoolì La Grecia tntta, doveva 
ama» ancb^ alla Dorte drr*L«gidt Ìl poeta eovrano: Omaro 
inpAilì fu il jKji-tR offioiftlniflnte noOTioscifito e st'iditìto- Ma 
il uuo^'o gi:iiUi vol'tvm titi'art« nn[>vii, Kiiforion» (fr. ZjXlT 
Mttiu,) ttvvortt» cita non n»iivÌ4iii«i tcx^car^ Oman», r TrrKirìtx» 
(VII, 45 «y.ì odia gli uiniiaUi, elio luvunu H^affannaiit» a ijrao- 
cliiare intorno al pot!tA di Gbio; ma, in raaltiV, piaoaiono dì 
pii\ gli eruditi coti» pò ni menti in cui il |>oeta fa moetra di 
|>Ar^gTÌiio Raperà (i^fr. Ànth. Pnl^ Xf, 130) o le elegie dova 
Tartn, iif?o«tiiiidoiii dalla grnnda, Hiirnna oldjintttvitid«irffiK>i« 
(]m(tritM>, HVddiintra a «tmliara il cuor» tniijuio no'wtiLiì più 
intimi alFr^tU. Tru|t[to lunghi «d ancKa un po' Iruppo noto»! 
i poemi epici ! E l'epoa invaro feca m&la prova hi (^u^ìlVià, 
nou ostante gli sforai a l'ingegno d'Apollonio. Esiodo in- 
vade, ed Antimaco: ma quegli anoor più di quest'ultimo, ch^ 
la AyÌ£ Iroppn vani ÌtnitAr« l pof^trti rrmftrtci. PiA aemplìca, 
njH più dotto Ksiiodo l'Anth. Pai,, TX^ 64j WT; XllX^ 168); e. 
rto Antimat:o viotiti pitragonuto prTruitin ad Oninro^ a àn \n* 

^^ 11 Ofr. uKho //■ Xlìl, lae, 192; NiMudr. ThtHac., v. Sii. 

^^^P *} Che U Tìroytmrit, cti< va fifìtiO IL aani« à* IWiotìi^, iiu viim oam- 

W p!l»sìoii« di du« divor«e mda«iaaì pnnoipftli, iiuu r'bii iluttbiodopQ 

I gli Atudt d«L Paatddi- Gib. a^ um^ di C*ltÌEc&co litU coropaUiieoa 

I etu EitrlbuìiA ud tUio^o o, comuciqQo uà, La iwIcbèddl, doiidc dOM» 

M rUulu, «oa» Lnt»iori BiriEao«ttlltiDad)oo,ct«,&oUvol0 4XiiMta, lulla 

I DarnuEÌoOD dolU tiuciu di Zea» ac^aa u«a «oia dalla diw redadoEiii 

I rtatfàcdiat» dal Puptoui. 



tipuro (Anth. PaI., Vm, 409; e&. enol» AtitK Pftl-, IX, 
e Flftob, </**tA. </. ^'mA. lyn'Jt,, p, 43S «g.> glorìftcAto 
ano d«gU flatioM •emidei, al giodUìo ^i OftUìrastoo (fr. 74^^, 
sfjfcvorttToU ftl p<MaiA dì ìnì, oonavntotio Teocrito, Fili 
AjoUpìada «ce. E por U lirica KrianA, i «ni v«n£ «d Atcli 
piuSe (Aotli. P^., VII, 713; ctr, ancha IX, 190} par re ro il 
modello pifi Bggrssttlo « gMitUe clie poèta potdeo» imluro ; 
Saffo delta par aatoDomada la jMétÉàta (^ mn^i^w) a la 
^étima «Biua (cfr. Aath. Pai-, TX, 66, 506, 571). IfMonua 
XD^raviglia ftdoA^go ce Callimaco ama «eguiiv U tndiziJ 
etìodM iiiTvca dfiU*omanca; egli, che non ayea «ptito 
dai« Arato altrimenti che paragonandolo al cnntoro d' Aj^cra. 
8, La Teogonia esiodea «i presenta. Zeua, in pi£i Inoghl, 
il minor dei fratelli, (efr. vt. 453 ag.» 469 sg-, 467 ag-, 477 «g.) 
e la medeaiica tradudone veaaa aooolta da ApoUodoro, o 
ohinnque altro ne f^ il compilatore ■>, nella Bihii^h.^ I, 1, 
&>6 (Horeher). Zotu, di vonuto grande, movae guerra a Cronoj 
ma nella Bibfic^h^ I, 2, 4 %i dica cho, dopo la rlttorta, Z* 
Poaeklone e Plntone: dtiakt^^oertta ^t^ rf^ àfji'^c, xoi Xay 
Xtrvu Zii^i fiir t^r ir oi^i^» òvtactfffn jt. r. X,, MgtM&doaÌ 
la tradizione comone, laddove nella Teogonia edodea nott 
ai fa pncto parola del sorteggio dei tre r^ni. OH dai par 
con«igHo di Gea cedono a Zeoa il vnpremo potere; 
a «uo telanto dUtriboIaoe gli onori {vy. 883 9g., 893^.' 
Presso il tronodiZenaeeggonola Bir^ edìla:^ra;Cv.385sg,)f 
ì oni tìgli egli protnÌM di aver eempre io onore (v. 401), 
Ben quindi dico Callimaco che Zone con la propria fora 
■TacqtitHtA il icnprfimo potere Don con travia togli dai fratall 
e la ragione oe la dà anoOTa la Teogonia eeiodea. Zen^ 
unico d^' fratelli leanipato alla oivdettà paterna, crebbe in 
breve tempo forte e vigoroso (ofr. v. 492 sg. e Callim. I, 
Gj^eg.); obbligò il padre a vomitiire gli altri figli ingoiati 
<v. 497 eg. e [ìibtioth^f I, ^, I) e li1:-«rò i Ciclopi, che, 
gratitadiiìe, gli coDCAuero il tuono ed t f^ilmini (v. W) wg^f 



<) Salla 4|Q«MloBa agtt&tui (utonto %i tm« ft^atora 4«1U 
Acca t. Ftuwk, ih Ap^. At\tn., BonÀ-, \d^ p- 90 sf. ; H»»DÌcka,' 
i^MmL JjN>lir«dL il, HftL Sax,, 1^5^ p, a og. 



CniDI CALLIMACnKt. 



Ud 



Bìhtioth^ I, 2, 3), Coni Rrmato, Zaus apporiTA il più pot^ot^ 
dflt fVatsIli n Tìumi hifaUi eoa U pro|>iìft Torva a ilelmllara 
I TiCaui; per ciò gli <lei, grati, e^dotUro a lui il comando 
sapremo, ch^ s>r a guadagnato col proprio valor» (v. 881 Bg<). 
Ndwiina contrndclltiann adimrpn nnolm rullo sviTiippa dal 
inito cnUimanhifOi t^uaiido lo %l coti^itlDn vimplìoemoutA ne] 
rU[)«tt» mitologico, m&ea volervi «ooprìro un futandlmanto 
poHtif^o, a ai t«nga ooDto dei vrit«H artiatict del poeta o 
della tenden^st pol«imica contro Omc^ro, ^pUa 4]Uale un altro 
chiaro ìodi^'ìc un dà Tinno cjiHìihimtW) nn* vv. j f^ fvg- ■). 

Concbiuil^tido, non poKHÌn.mo<ToiioadrTrn oliti no* vv.r>8j^. 
si dabba vadiira nti'nlhixiunn pulita» Kttbuiil in alami- nta alln 
fonala U peata abbia voltuo iniUara la tradizione comune 
del mito di Zaiis « che ci poaaa aiutare nella nostra ri- 
cerca, per la fanale dobbitiTno cOEiteiitarci fido ilnlle elliinonì 
contenni^ D«i w. 70 ^-, trasc-urata invcoa ilnlln maggior 
parta dei cntìci. 

D- Abbiamo gìk acconnato al «.-ciufroiito ob« hi puu invti* 
tuìrfi fra la doKcnzion» callìmuthai e quella di ToocHto o 
di Eroda: nà ii improbabllu che tali cotuponìmenti appar- 
tengano presso a pooo al naedMimo tampo: tanto esaì al 
oorrispondono e %i integrano a vicenda. L'inno di Z^na ùk 
aoritLo ^HFUido U potenaia del Filaddfo era at ano macinio 
dora; quando ^tì appariva il più fortfl iIqÌ rn oHuntidù 
Par guaito n^i para «i d^bb^i riportam l*inno fm 2l^5jBj 
poco dopo, forila^ la i?oinpù)iÌxiune à^WSneomw Looeriteo 
(a. 2^7 circa) >)• Itifattl in qiz«dLo tempo Ì1 Filadelfo, ter- 
minata la gnerrft eirlaoa oon grande gloria e con vantaggio 



•} Fcr Onìora Z«a« è protottuio di (ulti gli artlNLl (i?. XITI, 
7ìP9g.ì. CHllItDiLOo inroco poco tolUnto i ro »ollo U faa pr«!<v*ooo 
(cfr* TLeocr., XVI], IS). ftUriluanda n (^A«cuaa dt^U d«ì iudutìcU 
«paeUtl pft? U v(lH4 tutl ««gìi«o<to U fioyotu'it ««iodea o rinao orna* 

■J Noumni ragiona ci vtata di riportalo « quaitA #£4 («i Io 11141x10 
il primo nitiAUiabo d'^odjt. Per ridlllio di Taocdlv mi dj^ptAc* di 
noi^ artT potuto oomaltara il lavoro d«l Proita, TVoMCt i7 G«iMtt 





aMrtdt» (AikcL à AOem, XII. F^ óBS); W il 

^^_^_ ^MH^ f^H^PB Tk -71- hIbJ^HH^^» fH^toV^ k^ 

^ lai = /r T rfw; ^&^ ;r* MJrf t^ ^> 4|i m^ jk- g. i- 



4.- I/Int ft ktte [IVI. 



1. fMaule al PlUeUb ad al trapo MU 

pota««a (efir. t* 163 if.) dare» riporta» riano a Dtla: 3' 
poala a ^i aooH ci duuw ggca to Tolta "**""* pio parti* 
coUraggwii clke maglio à aintoDO aalla rìeerc^ 

Laiooa, laaatro lU p«r darà atU hna fl|^ Apollo^, 
pirwgBJUta dall'ira di En, va ruatitgA par S 
g r otfo, aamea trorafa loofp ova pcuw^ Irido nd Aro BUaaa-^ 
alla vadaita par pooire oIiìaEU|tse n ribollì al rolero di En»^ 
Lalona dal coaUoonla paan nell'ut dell* Egeo o giungai 
flEuloMata a Cog: loa Apollo at aaao, ai>cora éitoi*L^Mk;, d 
avara pradatto oiribjla dutioo a Taboi fuggita inaaw a 
Litona, »• U allofltaaa. Egli non dispragia Oo^ ìsola ler- 
iil« di paacoti ed alboodaota di vmmÌ ^amiit* altra mai; ma 



■ an altro dio ooU dovovA oaitc^r^f reg in sohiatto àé* Soteri, 
secondo il voler del fato. Kd «gU dominerà I'udo 6 l'altro 
continonco e quanto isoU gL&ccLooc n«* mari dairori^ote 
airoccjdent«. A lui, Mao^done, che sogoìrà la tmdisioito 
j>ateTAA, voI^Qti^ri saranno i^ottoiDMti £ Budditi. Grftudi 
Aaruino la ana gloria od il «uo potoro: in lotta coiniana con 
Apollo de1>dllerà i barbari Golii, obo «ì rovMoioranno ìa- 
uum^revoU «ilta Grecia. Prowto ti Nilo viiio«r& i barb«ri, « 
eoa l6 tpoglM B« GOinpt>i-i-& i tn>f»Ì. 

Qa'kctA la pr^dizigno d'Apollo. 

■ S. n poata ooD i^iiaatto vìgn« &d a<>oaiinarQ alt* invailo rt& 
dei Galli in Qi-ncia ed alla loro diffatta (a. &78, Droyseu 
II, 633 »g.). Ha non conviene credere ohe in queir anno 
eia Biato composto l'inno. Apollo predica che al Filadelfo 
Ìvv6^ t4^ é).tF<rrTat dftpttr étl^X'K^ e da tale aepreanonei ben 
nota V Elirlìch {^. 171, e^^eludi non jKtie^i toJém loco utTurnijua 
GallitÉ vUì'tM. Ne «ottanto riguardo at luogo (o lo dichiara 
Callimaco «Ucto avvertendo cli« il Filad4j]fD ottenne la viU 
toritt prcifi^ il Nilo), ma neppuro rigtmrdo at tempo: e lo 
Sfvug deve*Ì intendere iolLanto iu questo che ambeduo 
avranno a combattere contro no medesimo nemico. 

La diehìaraa3on« più esplicita ed ò dat^ dallo ncoUo 
Sii V. 175 (;he oi tratteggia mÌDntfttnentg il fatto; ir^^rrof 

7tX*i9ì*^ orrt^f. OXIyMt npr rs^^lm^^ivwmy 'Aìfiyo^'^i r« f^lvg 
T«r 0iÌMéiÀtf(iìf Utiiltftatnv iwQ9^ir4Ì uùtW'; aét^ Ant ^.i) 

^^M Anche Paaaania (Ij 7, 2) racconta che, noUa gnarr» 

^^ contro Maga, Tolomeo fu trattenuto doirinsegnirc i! fug^ 

I giento da un' ìasurreziooe di Galli, che aveva ai suol ati* 

I pandi- ikia eorgono gravi dUHcoltà riguardo al tempo della 

I gut^rra coutro ^aga, cho eolo le ultime sooporte arcbeolo- 



3Si c> cn«i 

gicbd <:i poeaoDO Ìd p&rld tllustrftre. Inutile quindi m&dara 
tutta le Taxie ooogettora proposte e flosteoQtd, fooflate, jiià 
o meno, tutte (juante m tpot«8Ì incerte e apawo oontraJ- 
diltorìe con le fonti stame. 

Il Dio/mn (tir, 261), it TUUrlin (in PhOoL n* «., 
TVj fl91 *gO nfTnrmitnfi cht* 1a gnnrm nintro Magft Avvenne 
primii ilntlo tlojixk tini Fiìuitntri) crm At^inon H, nn^ntre, cv* 
condo l'ordine dei f«iU nnrrsti ila Panaania (e non ftl paò 
dnbltare chd qui egli «bbi& seguito l'ordine «ronologìco), 
la gnerTA sarebbe adoppiata dopo le noEze. 

"R^ki^tH pnriADto A vtAbllire il t«nipo delle nozi» d* Ar- 
sinoe fi. 

d. Gifk il Drojmi st^cso aT«A rtfint«tt« 1a prima dAta prò- 
pott^i, dol 266 (IH, 260'), quando la xtele di M«ndés >)i ^O 
perKUAttn a [portare cinut la primavera de! '270 tali uosie. 
Ma ancor pìi^i oddù^tro il Wìodewiann (in Ph\UL, 1889, 
p* 90) provi che ti doTdVftno fissare circa il 2T3, appog- 
giando» «111 Tan tori tJi dell' in «crÌKÌon^ di Heropoli *), dalla 
qnaU sappìntno che net mei^o dì Pai^hon ilnl la» nnno dnl 
ano r«^o (^ S73/2) il Filnilelfo con la conforto, «ira an- 
dato n vUiUre gli estremi confini oriont&li dell' K^ttto p«r 
rnflbraarlì contro t nemici roìnaccìantL. A qnasdo fAtto tanto 
Imporunte si rìcoTinétte seuxa dubbio l'altro ricordato in 
un'ucnzioue assira, or non è molto, fatta conoscere dallo 
Strft««Diiaor (Z«.'Wcftr, / Anyriol., VI, 234; VH, 232; cfr, 
Lehmanii, /**>■/, phUot. Woch,^ 1892, p, li, C6) e che ap- 
partieni? airntizio .38^ {loll*(4rn d^i Seleucìdi (^ 2i4j3), Riva 
ci diohiari (soglio rinterpretaaìona dui Deìitzach, ufr. EluN> 
lieb, p. tiO >g.) cliu n4>l 274';i il re d'A^sIria^ mossoci con 
la apoia « la corte, lanciò indietro onn guarnigione nel ter- 
ritorio Sapardn, ed egli passò di 1& del fiume <EiifVat«> 



Cfr. Dro^Ma, Dai FiaaiatrtÉM der Ptoìem^ltr {Sittitt^tL dcr BerL 

«^r«^a^ o/ PJ^Aom, ISSS^ p. 8 sg,, m Wicdomaan, 19. e, p. &3 • ape- 
ctalEntfnCo Ktshlar, Zar Otsok. ibr /^rviom. i/ PMic^. {Sùtun^ der 
Beri. AUé^t 1895j p. 005 agi;. 

«,11 tv 



trriJDi CALUHACfiKl. 



sua 



contro r^sercUo tleglì Egìci, ivi accampato. Gli Egiù p&r& 
lo prnVQEiinrc. Nel 24 Adar {— 25 marzo 273) l'fimminì- 
fltrntorn generalo àéìlo Statf), st dia cura di raocogUorQ do- 
nurì, tflefànti, soldati per correre Ìd aiuto del ro o lo rag- 
giuDSQ di là dal fiume noi mc49 di NisAU. Noi 38° ^ anno 
d'Antioco e di ^^lQllco il 9 del mcxo di Adar giunsoro 

presso il ra anche il gov»niAtor« dt Akkad a di 

Gh« xiall'aDiio proc!4;>]enta orano andati uul ro a Sapardu, 
d) ritorno da 8clnm:ta acc \ La gviftrra airiaoa adunquo 
avvBijno cin^ il 273 almfliiOt 

Secondo Pau?ianìa U, 7, 3), scoppiò subito dopo quella 
Cirenaica: qnosta portanto prima M S74. Orm aegpiendo 
sampr» Pansaniai oba pon^ la rivdtA dri fralolli del Pi* 
ladolfo e qunlln di Mn^a do])o le nO££o dnl re con Arsi- 
noè TTj ìli puù fntjlmHuto oannlumlnro non l'Ehrlieh (p, 22 
cIV. MalialTy, Empire «/ tka PtottmìisM, lav», p. 139 ng,) obd 
tali UOZZ& ù celebrarono non molto dopo Jl ripudio di Àr- 
sinoe r, circa il 376^ Che sa già Arsluoe l prima del ri- 
pndio avoVA cromine iato a congìurars conlro lo sposo (^hol. 
tvl Thoocr., Xin, 1^8), questo probabil mento fii quando, 
giunlA AriiinoA TI in Alanandrin, Filadelfci^ por sfìopì po- 
Htioì, pmiftA di Tarla tiua HjKitia (cfr- HauW, p. 24); i^omo 
avvenne ìiifatli di li a poco teiiipu* Ora, wet lo noxvci iVAr* 
eiuotì cadono clrua ìl 276 e U guerra cjicuaioa fra il 27fì*274, 
la seceeeìone dei Galli va posta indubbiàmenta intorno 
al 274 non più lardi 0< 



•) Cad« p«rliLiito la oongattiura d«l 1l«mpct rQucr««£. V'Arar,, 
Kifl], 1981^ fiu 82 4^-) d}ic, Toleudo rbVFÌaaTc ucll'AutigonOi ricotd&li^ 
^Ud «oolìuit«i il fìnuftUi, «i trova coAtrvtto n far a^jtAttu Ia vom- 
pociuùoue JeU' itico dopQ II 37J, fiaiu U jfa«rfB cou Plrtn, nella qoAlo 
Antlfoar) «T«fl«c n'orft servito itV CfnlLi (P>ii&, J, JS, 2). Cb« Autfgofl^ 
li abbi& potato mi^uJan) pnmA Julk rn^fio di t'ìrrM ('Cotiat, y. 3JÌ; 
Kopp in mem. M>iJi., XXXIX, Ul'J; RtTiQaw, p. 4.4) non k1 f-m". vnt- 
d«t«, M ogli M«»AO *o Qo BOI vi Qi>iitri> PÌiTi>i uè ll'ftHrA {iiirtv A il' 
caro ch« jLeIÌ^qo GodbU, dopo ii tf?iL abbia fitto poc* col FilAdelf» 
(Kuiper» iQ JVnf'iiiit., a. 4. XIK, 6^. r«KÌò ai dabìtA so questo 'Jr* 
liy^vie Ili filae 'tw <hi- kÌ» pnpHo il tiontik Lo nvgò Mai'nlcro 
il Lumbtobo. (L' l^/iUv al Umpv lUi Gr9<ì « dr«' ifomanH Boa», 1SB2; 
p 80 «g.), f^oaOo aoeara «h« 7^^ ^^ ù; «« ^ìIac «raiio tiloU onoriAoi 



AH 



€> G 



4. K« non powvmo aCr<ermftr« oh* fu qiMito anno lU RUto 
composto aikoh« Tuino *}; infatti CaUloitoo non avrebbe po- 
tuto canUre aMOora ohe rano e raltroconituontea^ttioht- 
navano al suo re ae questi, proprio allora, era ^oatretto a 
far pace eon 3kfa^, a gli c^eva la Cirenaica per e«eere 
libero sella gtierrm contro Antioco: la aua flotta non ap&- 
drono^giava rall* Egeo <} ; e TKgitto non av** aitcor stretto 
neloxjono cou roceidante, eaaendoii «onobiuM» il limitato 
d'alkanxa fra LI Filadelfb ed Ì Horoa&i eòltanto nel 272, Nà 
quanto ò oortainente un periodo di pace per l'Egitto. La 
cLienaìoa non è cLe la priina faee di quelU guerra cho, 
divampata sa' coQfìoì occ^id«ntali delVEgitto. tb eompiata 
ani campi d'Aasirìa Icfr-, pnr le can^o, Pane-, I, 7, 3 e K6bUr, 
Ztaf Onth, d. Pitti, il rkiUd. cit., p. ^1 6g-). Quanto eia 
dnmta la guerra siriaca non si può, fino ad ora, determi- 
nare con prociinone: cortamonte prima del 2tif^ se Toglìanio 
riferire (ufr. RhrHob, p. 23) aU& pierra con Antioco inrooc 
che alla prima gnena oirenatoa, come pece^ il Wledemaun, 
l'inaoriaictM elisia illustrata dal Clarao (ofr. Wiedeiuaiin 
nel £A«M. Jfus., XXXVUI, 391 agOr giaoohè il principio, 
come fece oeeerraro il K^pp> (p* S17*) ^ Ì9t seitliGh nìcht 
fìiiert, anderersoite eo allgeoioin gehdteo, daea oe «oh auf 
jcdcn ÌLxìa^ bczichon kann ^ Ma la rclaaioru» intima con 



(FhuM^ C f. Gr^ in, 99d* e Lnmlvrceo, Beek. tmr f'^mm» foiitiq, 
lAs VS$^^ t^ut la Lttg^t tmin, ìff^ ^ 18B a^.). Il Laiabroao anxi 
vaol iJsntlilcftHo «^ti «invirAatìgona y*J7«doQe, ob« il ScUr* tnAiidA 
in aiolo al BodÌ4si e«l mi (Diod. Bic^ XX, «X iifr ratiiU sodo U 
tftg^&xki ft4dui« dftlL'Elulicli per «omb^tter^ tal* eptiiio««. 

<J lì Drìaker (p. d* edd*) bpi>8«<:lrv« ilSTOod il S73; il X,On> 
{SAtim. JUoi^ X5XJX,^i) po<^dopo i[ìn«;il K&tp» i J/**n««^XIX, 
pu 73 sa.) iti. il 2:C-2t4 ; il Welaborcer ( If^m. StMtd,, XIV, im A* 
il 2TÌ-2T0; il l^Qgraad [Étstd. cU, p. €2*) po^flrjomiccito al ^70. 

L'HomolIe li^ljeff. òe Ctfrrùj^ iXi^;., IV, ^ wwtwno eh* 
neJ 'JT^ |ji poUQKL raanttiiT.a JaI FiUd«Lfo giniuo all^apiice: mib 
queeto uod ni put^rn pUi dir^ aet ÌT4. VmWtudotXQ )k>ì n«i tv, ]&1 sg, 
ci inpedJaee di poitara, con rHouoU», a qneli'aiujo la uoBpo«ìiio&« 
doiriaou, porche ojfli ooosidvnt loltauM la poivuca luanltìuu dsl 
FiUdèlfò, m«iLlr« atl r. IQJ ti povla rifilarla a&ck* U coaqiiiftte 
da lui lattea 



mVVÌ VALLIilACkllci. 9^ 

U alt» ì&«crìsioiìÌ ci ìndaoe a aegoire ropmion^ dell' Hh> 
licb- Infatti itn cb» aì fa parola ancbe dot b^Uino o do* tri- 
buti tho Tolo^Doo rAccolsc dai pa««i uiotioi, o r^uasto *embra 
acceanan» pnycÙMtmonto alla vittom dol Filadolfo «qI r« 
di Siria. Finita luliinciuo vittonoMmento questa guerra, 
il Filadelfo ii[3parve il ]>iìi potinolo do' mODorabi orìentalìi 
priuia obe acopptaaa« la guerra di Ciemonide; a la sua 
flotta^ prima d'^More batiuta a Coa da ActigooOf era 1a più 
formidabile, L*Egillo prosperava, e Lo provano i vr, 7/i «g. 
ùeìV Eiìoùtrtiv toocviboCr che &i deve riportare a questo tenipo. 
Infattìr ioltaoto in na periodo di pace pnò essere etato com* 
po»to r idillio di Teocrito, <t troppo ilcboli sono \e ragLoni 
cbo TEbrliob (p. 29) tonta cuntiAppoiro a i^uelle dol Kah* 
now ■)■ Pvrcbò il v. 103 acc«iim poiittt ih h^Itì qunia dt 
p^icìt UmpQrihus, nou ò cblaro; ^ uu «logìo meritato da) 
Filodalfo per il valore dimcatrato nella grwrra allora allora 
tormiuata. L» vittoria eu Antioco poteva beu penoetteia 
al poeta di caiitara il Tolomeo come é^untàft^TOi ^i^v rtél- 
hn; Nò dal V. lOl 9ig. si pQÒ dedvine t^nalche contrlueione 
«icura. I) re proteggo e difende le sostaoze pateru», le coa* 
ili]Uti>i rfloitnLnmonte fatte, o nosvun »eiuicM> om oNialtarlo 
ikV pHT terra nù ]ittr iiidrc- IntauUj airiiiteriio fiorinoono 
l'indiiBitna ai i coiumarui^ l'Egitto divicrn la caia dell'ab* 
boiidauza, «esclama Eroda, ' tutto quello cbo mai dì buono 
ba e «i puLj trovare sulla torrn, in Egìttu g*v ..'Ogni t)on di 
dio quanti no vuoi * (I, 2(> !<g> tr&d. Betti). Perciò non dubito 
d'afferiDars che noo molto prìioa del 2GC devesi fissare il 
tcrminns ptwt quum, T/ nitro tnrmmn in geuoraln ut rìportA 
L nt 2Ù^ *)f noi qmibi mino avvvuiLe la bnt taglia dì Cim, vnblMne 

l uou sia da orodeitt, come alcuni tiu«t<;nu»rD, elio la putuuEa 

I ha 

I 

L 



0^. cltn, p. ì*h e eoa lui. Gervke, Main, Mm-, XLII, i:04, Ha- 
barlJD m PXilf<fL, n, w IV, 71)7, «radoziA ch« l'^jicomio »i rifAHaea 
alla i;uenft m^Iac* coatto Aoiii>co r^ fiuji. Pjù reitatavtit^ ti EOpp 
(^. 209 ig.), il Brì]ik4r (p. ti;, il Wi^iom&na {i'IiitrL, n.^J, 64), Ula 
gaerr» del l'ilAUolfo coati:T> Antioco 8ol«nb Ad ogni mod<> TidilUd 
fit oompotto dopo la gutrm, quiudi «arca il :AfG (SuMOÙlil, J,lX)fi'*^ 
) Attinger, Biitr. «ur 0t9cà, v. £Ic£n tò o^ Olìfmjf, UE3, Ì; 
FmivafiLd, 1S9T, p. 6a 



S56 



e- C8U1 



marittima del Filfidelib sìa stata Mote pienamonUi Jìftccata 
(Atiìng^r, 0- 0.]. Ki, dopo qiuDtc b'ò detto, nlU nostra qji^ 
sticno i:iiovo argomento apporta il ooofronto fra Tboocn, 
XVII, ^-70 « Cali. IV, 2t>^274. Vnù a'inspirà indubbia* 
mcflie all'opera delV altro (Hìllor in Bursìaiu JaAr««^,, 
LTV, IDTif se pur« ambedue noa ricoraoro ad ona fò&ca 
i^OTUiue {Ilyrtttu hora^ ad ApolU JM. [Uaunt-I v* 62 sg.); ma 
ad ogni incdo ò incarto chi viai il vero imitatore, bonclic il 
Uorcki; [Uhiim. Mut,, XLII, 51'6j «d il Lejftiiad (éfeci. oit> 
pi (Ì2*) non dubitilo oh^cgli ai& Callimaco. Ad Ofpii modo, 
accE^ttatìiIo ancho Tìpotosì del L^graiid o dal Gorcke, non 
ò p«r esvA iziTaHdata Topiniono noHra «all'età dell'imnOt 
Iraitandosì di cOKapoaistoiu aÌDcron& ')• 

5. L'Ehrlich non «'arrosta a qnosbci puato: egli vnol de- 
tdrauQflTo l'aono preciso e fìssa proprio il 263/Sì- Senz'altro 
identifica il Filadelfo con rOooano, ArsÌQOe con Tetìde, 
aposa e sOFclla^ dell' Ooeauc (Theo^. ktticd., r, VMi, ^1 ^g.; 
BihHoth., I, I, 3; 1, 2, 2; Lycophn, v, 231); di qìiì tnita 
una serio di suppo^ioni rìgoardo ai miti toccati dal po^ta, 
ai luogli da lui deauritti o sollauio aoiuLiiati eoe» bot- 
tondo la via vagameut^ indicata dal Droyaett. Dovunque, 
Moondo il critico tedesco, dobbiamo «coprire Vallusìove po- 
litica. Ma noi V. \G6^ cho d& airKlirlìcb i! fondamento 
ptirLcipalo dolU stiji tesi, al Piladelfo non soltncto totiut 
fAdirij r^jfnum jìratidicltaf, ma ancora, secondo ti poeta, aotto 
ti SQQ scettro si ridurrti àftif'Otfgi^ ittaòytttt: con pari fa-^ 
gione ai dovrebbe identificarlo non «olo con l'Oceano^ m&, 
ad un tempo anche con ^m o qualche altro dio che t^gtd 
sulla terra. 

L^Ehrlicb si meraTiglia obe nel corteo deU'Osoano a 



t) L'imitaiiQDo fri TLoo^t., XVII, 3 e CaII. IV, IGA poramctite 
feriealfi. AwÙìc I'uEub frAThtM^., XXVI, SO aCdlim. IV,dO (Usom, 
Thtùeriit Dionyaoa au «in<r Itushri/Ì erìtluteH ia Usrm^, 1801, p. 190*] 
noe è pUQtO «ii^UTft (L*gvniiif, Amd cil, p, (ÌS); « m» pur quftitt'idtlHo* 
fa eariUo a C^a. oeme sOBti«iio il Maiu» (p. 178 b|:.'u n» i però iaeertt 
Il tempii; uatecbe ii f^egr^iU slena rUrau» rop<nin&A,iU liti pHiaa 
aoabwuU (Orv, <^ HatLfr^cq., ISH ^^7yeli«M»lT. fid fosse an'Al- 
]tutan« aA Kx^rg*^ tikadtiUo, »ap|:ceta Mmlco del kl 



di Totìilo sÌATio nominato [& Cornea « VKabOA piuttosto 
olio la Sicilifb Creta, boo più imporbuiti; — qnoato, comò 
avovA sospettato il Djoy^au, non poiov» o>««ro musa udo 
scopo politica — NotiuDO i& pripio luogo ohe il poota, vo- 
lendo iodioaro oono tatù lo Ì80l« do^ mari soguaao ti corteo 
dcirucoanO) por noa uomiùarlo tutto spooiflcatamocito, era 
oco(tr«tto a dctormiiiarc eoa limiti goncrali Ìl proprio poo- 
siero: si contento. cg}ì quindi <li nonitnnnio due doirostromo 
occidente, *duo doir oriento (ci'r- v> K>D> Ninna merAviglia 
adnuque elio il poeta nomini I& Corsica piuttosto elio la 
SioUÌAt taato piò cli'e»a& ora mono conoaciuto. D'altra parto, 
la Snrdi^gna e la Corsica por la loro pc«ìziouo naturalo 
meglio di tutto Io altro potorano ecrviro nd Indicare un 
ooutìno nel mure d' ol^cÌ dento. Cbo poi l'nggattìvo «i^ji órai^ 
debba racohiudero no aeuno politico, mi par difficile: do* 
tivA, a mio arvLsOf piuttcato dalla peregrina orudirìone di 
Callimaco e dalla lettura di Teofrasto (V, ix) chr?, solo 
degli anticbi» ai oppone al gindùio comuno sulla sterilità 
deiriaota. Questo «ta bene per Tocoidente; ma^ si obbietta, 
per l'oriente il confino è meno determinato e ad ogni modo 
snrrbbo etato sompro più cOQTemODte acconnare a Creta, 
anche per la sua posizione nat^arale, cbo non airEuboa. 

Qui inreco uan ragione mitica irattcnuo il poc^ta dal 
fnr entrara nel corteo deirOcenno rìsola prediletta da^^ui, 
Il re supiomo obo aveva cantato iieH*iuno precL^douto. 
L'Ehrlicii (i>. 14i invece effcrrniu che, nominando la Sar- 
degna e la Coreica^ il poota diclizarava lo a:jpira£Lcini della 
corto del Filadeltb, il quaU pareva che pensasse a fon- 
dare un rogne marittimo laggiù, neiroccidonto (Drojraos, 
III, 2t.t6'); perciò le duo isolo ni incbinano od Ocaano- 
Flladrlfof tnontre non ai poteva ùa parola della Sicilia, 
nella «juaIo doiiiinava Icrone, amico od alleato del re, — 
DI que»t<A|ppÌrasLOUÌ del FiladeU'o non abbiamo ansi tatto 
notizie sicure: 6ono mere oongetture degli storici e come 
tali lo considerò il Droysen atoHO. Di poi, so Callimaco 
non volle nominalo 3ft Sicilia, perchè vi dominava un amico 
dnl sTio re, pereto accennò allora alln Bonlcgiui, alla i^uaio 
p^iicaemente volgevano cupidi Ì lor» sguardi ancko i BO" 



e» 



e, cawt 



nuuii, nmics ocl allenti ]mr una dnl Filmilolfo? N^ qnectL 
Iti sart»l>l>fi ilovnLc A potuto opporr* nlltì loro AjrpirationEl 
Ntìppar Cretft poteva i»sm*e n^l numero delle t«olo 
quo« Of-Afttiiim'Philatf.etfihitr:^ ut pttlrcuutn ftrrudieant. perob^, 
fa Dotarp l'KhrUcli (p. 87), in qnel lempo, «roppjafA la 
guerra ili Cmmoiiiiln, hshii om entmla neirnll^Jtnxa eoa 
Sporta, amica «Ivi Filiululfo^ n ipiu^tti, «loondc» l'ìnsorìslon! 
d«!r Acropoli (C- A Au., IT, 3H2>, non poteva offeodero 
gU ftllaali ili SpRTta. — M& allora percb& ftì 1^ inòbìnera 
aA Oceano-Fklodelfo Rnrho TKnben che, rìljelUtad io <[uel 
t^mpo ppr oporn <U Al"««aw3ro, figlio di CnttoiK^, e1 pot^r 
d* Antigono, Ara pnwAtn pur pmm tUlìn part« df<i oonr^demti 
gntci (Droy^'Ti, in, 2lM) s^-)? Non mvrob1>«i forno o^W gU 
AtAnÌAitL £1101 allàj^tt, il Pitadelfo, m) nve^^a t«ntuto di im* 
paidrouir*? Ji iiuell'isùlat Jfcfa per l' Eubea V Kbrlieh (p. 32) 
a^'erma che ' nou dubmm e-ft qniu or&Lra Eiihoeao nentlo 
pergi-ntA ftn^nt * e eh» il po^tA Tabbift fatto per compia- 
onr« gli AlnnÌRHÌ, tanto it vì^to cìxa dt ««fut viann a jiArìaro 
ancor «jiiarnlo si ferma mm |ìriadilitr-ii>tie Mulln fr-cf^A diiUn, 1» 
quali cornavAtio tiiti* mi oiior<* (VAli^ne. Qui perà rKlirUoli 
eonfonde l'alluiuonu fioliUoa con tiuella mitologica^ cbe da- 
vonai invece, aecondo II cto aistemA crìlìoo, tonare distinte; 
mft ad ogni mojìo w alla ragiono politica ngli pnr'i ad tin 
traltn sofftitnJrci qnallA mitologica ti<»irnltiino luogo rìf«* 
rito {v. 2@fl 4g<\ non lo puA afTahl/i nni vr. 1!) ^g. 

6. Cbo anxì, anchn dove jl pontii parla dolio festtf del!* 
non v'ba ragione dt rinlTacoiarvE uno scopo adulatorio 
verao gli AtenÌMi, entrati nella lega greca contro Antì<- 
gono. Chi confronti i r< 3T7 eg. con Erodoto TV, 33 *) fa- 
ciìmflntft pnb ricfifio*io«re cjyjnft tntTO il tmtto ralHmnrhrtfi, 
eh» Hi riff^riifin al!a tra^mì^flionn rU' doni a D»1o, di*rivi lif-* 
fibtto dalVarodotoo, il qnat^ nlta una volta, deriva forsft 
dai canti dnlii o eia quelli ricunlati col noma d^Oleno, no- 
minati da Callimaco atoato (v. ^Oò)* Iq un acoAuoo atorioo 

■)Su]rimp4»taQSEa di qtiA«La1ncffA ancliapiir 1»<ivitlaha Mla^fanl 
fra Grofli ed lUli, cfr. Hvllnxr ^<" Aonic/. «p^t. uihtv., If^T, p. dUuff., 
cui -1* r^pprjiiif Patif IfìtorKo affé pìA atilhhr nt'uloni /ra la Gttaftl t 
Vlioliit i^v, di Jfhl. ^an., 16W), p. ITI, 193. 



• 



* 



wm pot«vA l'firnclito venir meno aU'esatt^se^&f speci«1inentd 
por no ftiiìo conucrato òat tTaÀtx.vytìn socoloitt, pur niet- 
toadovi Qgli qiialcl^e conn di kucx Non et dovo inoltre T«cftr 
menTlglia >« il mito graoo non ci «i preAonU in tutta la 
sua pt«n6xz&, tonando conto dello icopo raligioto cui miru 
il poetA, e se ìq oa canto deatìii?ito probabilmente ad una 
feata grecA, in poes^ greco, ta tratto tratto capolino «^nalche 
rìoorclo ^lla religione eguiana, o, meglio, nlea^uidnaa, 
comò nd ae. quello doll'Inopo ^7. 206, 268) dortvanie dai 
Nilo (Strab,, Vr, 271]. Faellmenta al ponono porlauto oom- 
batt^re anche g!i altri raffroutl «torioo*m Etologici, aouta- 
uiente riceroati dniTEbriich: ma questo ci condurrebbe 
tropjjo lungi dal nostro proposito ^). D* altra parte nii paro 
oh« difficjltnonta ei povva oon luì con«i»nttre nella datA pro- 
posta del 263/2 parchi ò molto piii probabile che Tinno 
sia tttto comporto in nn periodo di pace ohiA di guerra» 
Plattosto ai piiA ooncddcr» oha il FiUdolfo, rM^nco vitto- 
riooo dan'Orienti.% abbia apedlto nna rA^oria a Dolo (Dilthey, 
7?< C^Uim, C^rypOf p. 119 ag.) ptr riiij:;Taslara il dio, 
tanto pi^ obe risela era sotto ìa sua protezione ■], prima 
della gnerra cr«monLdea. Pertanio, tenendo oome termini 
eatremi gli anni 2GC « 363, mi pare si dftbba propendere 
pinttoato vorto ti primo dei dna terminì- 

t) È r.uri^iiti ohe il Knìpni', fhtt par oonibfttCQ il siinbolfuno dol* 
r£hrKiìh. nc^dh*<i^'li peri ti <n««hi {[]« 1^'^ valendo tit] t. 6d trorarv 
tiD*alluMc^Do olla fnnii^l» del L«fidL Quieto AU'opiaÌ'>Da «uiiroaiA 
dal L4gTaDd Uttv </« phil.. tSdB, p. 7t)] ««Ila oaoaa por U qiinU l'ivolil, 
\\i Dtik, Jbiji:t>r vo^nttii dvÌiava ]« ccita dalla Tmi^iL, l'uulvro aet 
Btio AVuJf cit,, p. €J* U ria^tit ooQiQ fuUIo, Nulla miunocìu contro 
Tobft il KiiÌ|i«r H m^iui^H tavvi^ia '4i>lTikEil<i lui lirtllìcm pooiìf^j p«r 
eeUbnhro mftfcfci or monte U lodi dE Delo ri ci>iifTC>ato «Ila rìnetnAnvk 
go4utA d*l tempio di Dolfo, oiondo d^l vailfllnlo, 4p«ilÌALit4i urtìv^tiog 

kuntnki. Mad. v. irtì„ IfliU, jx IftT n^,, al uncfco Knipar. Il, «2". 
A«v. ii4 yhilot. 3LX, 10«<. 



wn 



e. OIWI 



CS," L* inno aO Artemide [IH]. 



X. XoABQn ftcoonno pftloNo alla politioK do'Tolomoi la 
quoit'iDno: maggioro pertanto T aocantfDttnto il^'oritioi por 
riceroaro sotto U velo mitologico l'aUtiatoua ai fatti oon* 
temporanei. Sì tentò anstì ài detertnÌDare la ragione e Voo< 
castone dell'inno <laì InogU di oulto della d«a, riocrdatl 
cou maggior cura dal poeta, sparandosi con ci!) di portar 
naovi argomenti ancha per la ricerca croao1ogioa< 

11 Coaat (p. ^17 fg.)i coniàdiorando cod quanta onfari 
il pofita parla àtì tompio d'Artemide in Ef««o [v, !^37 tgO, 
credette a buon dritto di oonchtudere ebe l'inno fu cantato 
in quella cittù e per quella dea* Stabilito questo, non du- 
UiUndo obe l'inno foese stato scritto per iocarico del Fì- 
ladelfOf facilmente venne alta conclusione cb« esso devaeì 
porre fra il 2oS ed il '248, allorcbà gli Egiziani tennero 
Kfeeo in loro poasctìso. 

Il Mia;;? (in Jftirmu, 18ìK), p. 403 Hg.) invece dimoctrò 
nrljitvaria od infondata la conolu»Ìon6 del Conat. Il lioordo 
doL Qultc d'Artemide Efesia, non è uà si deve oonsiderara 
comd Tepiaodio pricoipale di tatto Tinnc. Dec^riveudocL 
poeticamente il viaggio di Artemide, Callimaco viene ad 
un tempo ad indtoaroi anobe i luoghi dov« essa era ven^* 
rat» con speciale culto a rammenta Delo (cfr, Hjrun. bom. 
in UeL, V. aO&; Lyoopbr., v. 576; StraK, XI, 271)^ PitaM 
4> Liinuo nella Laaonia (Pane., lY, 222], l'Attica (ICurìp.» 
fphig. Ttìur,, V, 1450 gg,; Paus.^ I, 19, 7), t'isola Doliob» 
ed Icaro (StraU, XIV, Uò% Parge nella Pamfilia (Filoalr, 
I[, 674), il monte Tnigeto (Odyas., VI, ÌU2\ la costa del- 
l'Enripo lEurip., Iphi^. Aul, H*^2\ Pan*,, IX, G70)- Quindi 
pula del uulto d'Artemide in Creta ^)j in ToasagUa, infine 

I) Tn Crete Artemide fu BpM«deìiSftmhU«nirnpiiAllaiÌvodi Drì- 
tonurtijf, àt\ sema dell« ninfa ceìeUetu Ja.1 ))o«u [t. 1(0 af^). Beo^ob. 
a T. RftiiA/jffprtf * tif Kfirìtfj r} 'A^iifiw. Cfr. BoUnachi-^Wy» Prèait d^. 
rKUU iU àr^ df^'vù ^cj Ump3 Uè t^*t drt^i'cnfl, Pariar ldG9, I, Ùì flf. 



a Cìrotid. pAsm t|nmdì a c«l&braro ArUmìdd cnoraUi comò 
Egtmcnia ù Miloto, oomf> l'r^tùfkrtfrKt in Samo (Patis., 
X, ò8, 6]| Gomo Cena od Ufiwiritì in Arcadia (l'aus. Villi 
18t d; Booahyl.^ X [BI.I v. 'S^J) o Hnalm^tito cauta lo glorie 
di Kfe«o ddlU vua d«a protettrice. Nca poteva cotto Col- 
Umoco lacore di qu^at' ohiico santuario doUadca, di <iuc9to 
inagnìlico totnpio, clie gì; autichl coi: BÌdera vano uua doLla 
Batt« jneraTtglio del mondo. Se vogliam prestar fode « 
quanto dicono gii antichi oorittori intorno a quosto tompiOi 
a «hg lo recenti aeoporto sotobrano coot'oricaro, non ci fari 
punto maraviglia quanto d'oHo canta il poeta noi «xko itino^ 
DitìtnUto per opera di Kro.itratOr il tompio riwrgOTa ora 
«ullo ronuo più splendido di prima vi da i^arcfEgiare ool oa* 
labro «antuarto di Delfo. KnUa prova pertanto questo ao- 
eouno storico a oonformA dciropjELtono del Couat a nommono 
quello di Lìffdtuni, di questo ra econosoitato '\ giciccho il 
fatto narrate dal poeta, non si può in nosa^uu mudo concìiiara 
oodI' invasione de'Qalli, condotti dft Brenna, di cui la storia 
«t ha tramandato un rioordo più romaucesoo che vero *}. 
Tutt'al più ei potrà oonocdera al Couat obe questo epUodio 
atorioo, o mitico, sconosciuto so non a Cattìf cortamenta 
ai piì>i pur non av<mi(Ìo nulla di comune oo) fatto più ro- 
cento do'tjftUI abbia contentato i letterati a la folla ad ita 
tempo ' lea amatoorv d'^indition et d'antiquit^ et ceux 
qui vouluiont tiouver dbns les byrnues rehgìenx Teche da 
leuru plus róucnte^ émotìona ' (p. 220], ma non ai potrà teai 
ritenere, come pcuaò il Qorokv, un argomento storieo suf- 
ficiente per la deLenoiiiaeione della data doiriuno^). 



*) Ko l'Arlu nolo Eaieliio {.iòyJiÉ^éi- vp*v^ Ikìuhiw »ùr piiiir t^i 
'Jftifttf9i)t BUI ptobDbilm«ut« la aotitia, dirolUEQOato od ìodiratlA* 
mcalti, ^ dì dorìijuìobo oaUitnanhi^ia. 

1) Clitopb. in MuJlor, *'. II. Gr., IV, 3IjT. Cfr. ia g«a«Ttlo OQLd«r, 
GalalarìAm tu in GracoCa ri Atia ^«loc Hjgtac ad Tnediun ->' fo^f., \m- 

tUtl, imi 

>) Oereke io IfAeriuifiM.. XLII. 215. EiclI puuo riano otiu molto 
dope il 977, m» pria» dei inHtrìmtinto d*t\ L''il)ul4Lfò con amnea, eui 
^gì\ creda cb« Il |K>elA altada nel v. lltTi. Con lui il Hndcrliu iiu PlilvLt 
n, e. IV, KlUci^O e lo StudaicxU (ia JUmtf, XXVUI. 1 ign). Aa^hn 
il 3aamiU,I,W0'^odÌI Weiaborgor (la WUn, ù'M.,XL\\2ì^ag,.Ì2Cf) 




380 e cBWi 

^. lì M«a» {IUrm4t, XXy, p. 406 tg,\ fltadiliudo tiitU> 

UmidQ tAr rr.tfdr, tanto piò oh» fQtMntà fìgti* d*]l'OM«ti<» 
enuu) 9t&t« dato a Uì per componi». La ra^no dell' iiwi 
la trovA ìa qtieato oIm la tdrsa ^'Aif^ di Oir«[i0 «ra iftMlla t( 
njfl'fwrcd»' e, noordan do t cauto ci tìforÌMO Alloco (XIIi 549 f,) 
snlJ« fosto artemisie in Cirene, ««nz'altro afferiDa cfa*i 
fu cocDpo«to por una fe^ta cireaaìca in onoro di Art^midi 
fAi' i'r^<^<av. Allo Studniczka '[Hérmu^ XXVIH, 'J sgg.) cha 
aToppouoTa a) MaMS panfaè troppo g^nn parte « data noi- 
l'inno a Britomarti or^t«M (vv. U^'^iid] riapotlo alla ninfa 
Cirene (vr. 20Cy2OB}, TEhrlioh {p< 88-40) feoo giudtanaento 
oseorraro olio lo scopo patrìoUìoo o naslonalo aveva spinto 
il peata a fonderà il mito cretese, dategli dalla eeconds 
^hiU della ena oittà, col mito della tersa do'«««i>r< a con 
qneDo arcadìoo do* Peloponnod della prima, cootamperando 
in nn tutto solo por una fcaia cittadina lo varif) crcdonaa, 
•1 abo tntti potavano prentVorri parto comò ad nn onlto na- 
nonale. Kd appunto por questo mi por aia ditEcilo ammet< 
tone che Callimeoo abbia ecnlto gU inni snoi por una piai- 
tosto che per l'altra dello atirpi che abìtarano nella raa 
torra; nò q*K8<o si può ELltrimonti pr-^varo. Piii verisimile 
inveoe ò credere ch'egli abbia cantato per Cirene, ma por 
tettala città si^Dza distinzione di tribù: aolo in questo modo 
avrebbe secondato il FìladclfoneUa foa polìtica oonciliairico. 
Che so oaMTTiamo bene e mimjtamcnto l'inno e Ifr 
r^proMDtasìono d*Artomido dataci dal i>octa, piit facil- 
mente in ossa riconosciamo le attribosionì d'Artemide ^^e- 
r/pa (cfn vv. 8-lS; IG-Sl; 61-105; llO-lil; 140; 143-169; 
176-180; 180; 212*213: 217; 261; anchoBaochyKX, 37 ag.) 
ohe non qnelle d'Artemìdo ttàv ir^^dVi, bencbò di questa sì 
ritrovi qualche iudiaio (cfr. vr, U '); 36-39 [EUia in Plnt>, 



lencoaa Uno Ì\ 977, «otoe primo tatuato. O>citro il Oorvka, ÌL Wi«-< 
damaoa (in PhiM., a. a. I, 83) aagm ÌL Conai, ripurtuDdo al 2T9 
a««4« M riliid«lfo. 

>) 9ull& rj|n]tÌAÌou« del v. Il, chioso aacba dal WUaTD. nella 
011» u!tifRu Cfiiaioae Tni p^rootoH qundrv, dopo U t. 42 cfr. iuioh« Bel* 



l pi' 



<Tci>t okixniAcirKt. diB 

Qaami. ^., 47]; 42*45; ÓO; 61 ia cODlrd^ipOfisioiK «) t. 73; 
184; 197-188; 235-330 [PaDofìfa, ti«9 Si>mi<frutn, Ut, 68]; 2*i»; 
Schoemana, ^Inf, pn, I, 353; II, 378 « Kuiper, II, 2D) o, 
poggio ancora, qciell9 d'Àrtomido sfocia. 

Il ctilto d'Artomido 'Ax^ovi^tt^ diìTuflìa^imo in OrMÙft» o 
spcciftlmcnto hùì Pelopoììutso (por Egirh, l'aaa., Vii, SG, 2*4; 
p«r M«^j^lk^a, Id-, i, ^l, 1; per Olimjna V, 16, 5 ecoO» ero 
peaotrflto anoho ndln. Icntira Sioiliu (per SiracTUM t< £dt«/. 
cwf /!,, XXI, 471 e C. /- Or., 2ìì7, r>l73J o pertìoo in Ci- 
roic» dov« Id era dedicalo tm tempio (Kaibal, Hpi^r. ffr., 873 
cfr. ftacho Mflilor, i^, //. (^r. II, 114, 23). Fora© per le fwto 
dì quctfta dea fti «critto l'inno. Comunqnri sìa, l'inno fa 
Gompo^o per Cirene: converrà pf^rtnnto studiare lo rela- 
sìoni fra Àlea»Andria e Cirene, confrontandole con £lt bcataì 
acccnnii datici dal pooU, toccando però prima delie con- 
gettura del Uercko a deirKhrlÉchp cbo hanno tentato ap- 
punto qnoeta vìa- 

<}< Opporlnn amento il G^cko termo la sua attcnsionft 
KQÌ TV. }9è «2-: ma a torto vello scorgervi un^oiluiiono olla 
paoe oonchinen fra Àrsinoe II e Filftdelfo. L* KhrHcb, aii&or 
ptà ardito, tenta di penetrare il »nao riposto del mitOt 
•m<t av^fì fatto per gli altri inni, e nella figura d'Arto- 
ido Tcdo simboleggiata Borenicc, non lo lìglia dal Filn- 
dolfo, ocme ao^pcttava il Oercko (I^Aein. ifut-^ XLI[> 6^S*} 
che in Lmtona riconosceva Ar^inoe I, lìgli« di LiJiimaco, 
ma la figlia di Maga, In fiitura afasia dell' Kvtrrgold, K^endo 
Boritto per Cirene Tinuo, ora più naturala cUo ai celebras- 
sero le lodi di tina priucipesfla cironaica. Per Vi^hrlicb la 
oonferma ata noi l'attributo di Tityoctona fv< 110} a nella 
minaccia [v. 'JC4 sg.) che nessuno osi toccaro la vergine 
fanciulla se non vorrà finirò enne Oto od Orione. Egli 
OTtidette di ricrauiro in quotili clae laoghi ana chiara al- 
IndioQo allik rovina dì Demeliic, il Bello. Artomido uooise 
Tìsio che aveva oAfulìto Latona; Berenice uccide Dometno 
che avova osato oltraggiarti Apame. Arleniìda accise Uricno 
ed Oto ebo aveano toatato di recare a loì stossa insulto: 
Berenice ai vendica di Dometrio, ohe dovova esserlo sposo 
o l'oltraggiava trescando con la madre. 



Kotìst aa» tnUo cooid nlU figure storica dì Demetrio 
T»ngft 41 niAnciiro ima rappreswn tufi odo co^tUuto qoI mito: 
oni egìi ù rìonronto in Tt^ìo, ora In Oto od in OrìoDo. Por 
^arìe nLgionl inoltro n^Vt à [Hiuìto notto ì dìvcirAi tnVASti- 
lueulij titi g^ava il^alLrn p4rtt9 1« lesi imou musa trof>]M> tar- 
diva dì EuTorioue <ScUol. ai Ài>onojs. Ar^n,, J, 18) cto 
Tìiftio ebbÌ4 tentato dì reOftr offesa noo alla luailrfl Latons^ 
ma ad Artomì<Ia sU^m; «bbeoe nnclM da qoasta cìreosUnsa 
dolla rapf)ro«octiixion« collliraclioa e clall« voccliia ti^gond* 
dì TIaÌo l' KhHìcli, con !a «olita acnlnxnA, t<3titi trarrò ntiovo 
argciUBiiti» |t^r udUHtiitarc» Tjadulaudotit) àtà pottta vàrao la 
ri-giuH, int^rpictanilu troppo -tubiti otti va mento lì pa^ao dì 
6iuaLino: ' quo (Demetrio) luteH'^uto BorouSi^eii el stupra 
malrÌ8 salva pìeiate alta est (XXVI, 3) ' *), L'Ebrlich poi^ 
taDto pone Tìiido ilopo il 2rj8, quando fu spento Demotrìo^ 
o prima dd 947, quando l'Everget« aponò Borenìco ■), os- 
iwmlo Art4!inu1«i nMIMuno rapprcvantata argofm vbv^iiki 

1) ' Ilaud mìo ao ox Iim Dìaolo opitIxaW ippArAat^ ^uonoio 
AloJUindirùw in nula rc^ do iDccalu ApAm&o &(liiltcrìi> «1 dft Dona-., 
trii Pvlciin afro* publi» sudicttum ait. Nam sdullerii uvtnihiin [a 
viilj;o» rtalam nac tecitie eot luaL 2CXVI, 3; fijrUAM «niiu vtilffu 
Liatiiin Arjàl t>»motTiuui in atibill iioorua ciacjitura «ifl», Cum matiioa 
uicndiim OMtf* ne d* Aptiuai iviciiitàC luatro, opìuio mnculùia per- 
Tatgantur, tdM rerUìiniUtLC ott quam pitbliM «aontiilutTi «Uff Do* 
tDotriam iaudiatutu Apamae cum cam vi^Uro voluUoot ia ifw di^ 
lieto dopTDboQnim atqua ab ìfita Beronùw Aupplicii> iifioctujii tm 
UvEd TEiirlicli (p, id H^}. Ma U p/cta* dì Bereaicu al ui&UÌf*Ml^ BOl- 
rorcliiiiim U VAlvwtii dvD^ morire, von^lifuiitSo roltnkDQjtìo hii3 dmdOi 
uA v'La |>ì£| iH|[iuD(r ili rìlvuvra il tMatrÌ4 «juftler ^jociìtiro obblollivo 
6ho oabbicUiTo. Gìukìqo ft rittlUra la nll^^ulimiU della ^Ua cIm^ 
aiuAic n«lla vhiiJ»Ua. uvu tìcu menu «ì «Jtiveri àaW^ pidt>* filialo» 

1) Ao« il Vohlon tSiffUBy#f*r rf. iìr,l Ak^d.^ 18»6, 8»Aj ^rorrftbbt 
collocnni il III dopo U 11 luna, i] quiLc, corno tedreiUD, va poaMJ 
aI ^47;S> Ansila il LvgeAO'i (£)vdL cit, p^ l^'Jdirhixi-iv di non pOtOf« 
aac^UctTi: tate cuxiibìua^ouQ; ma. tenet^do conto doL cutttt^uUt Tbeoer^' 
3CX1I, Ufi « CftUim., UU \^, or«d« Qh« Tiano CBlliiruicbto ùaitato 
i^uwu volta it iL9ddlt> iluir idillio Ji Tuourtli», coutro ropluloaadol 
Ù«r«h4 (in '/JUto. jUvj^ XLII, Ei9ìj afe): I><^^ a«i«Lia vjiaUggio r»] 
Abtilatno pnr la rìc«rcit ui/ntcA tjoii pùtcjiijo^ deL«ra:LÌiuu« ociDiuaoo 
il lampo m aai fu uhtto TidiUid. 



Quanta vaUii però V Ehrlicb doTfiito ooafiHSAre cito non 
«Ampre il vitto al pci^ ^ueaTiuÌAra alla reiaJUidai fntti. Cba 
so Arttfinidu è js vuol eatiere senipr*" vergine, t^ueato non 
pcmaiAmo dÌT« di Borenice, g\k promeasa ntr Evdrgdte prima 
anoora ehe Demetrio gìiing«i<fifi in Ali^^sardrìa- Si pa^ por^ 
tallio dubLUrd cho nslla mppi««»ntB2UjiiA d'ArtitmiUo «t 
d^bba veram^ntd «corgoro ta Ogiira di Beranìca ictr, Rutpor, 
Uj di*). Non ò piultoHio tuia coÌDcid«i)«a fortuita id Tap- 
pollatilo di nTi<^xM>io$ pnt, sotto jh c«rio rUpetto, rlfo- 
rir»Ì ancbtf a Berenice? Punto forgiata h r«icIania2Ìon« del 
poeta 6 l'filìusion^» mìtica n<^t \% 110. Dopo av^r cantato 
la prime felici imprese di Art«iaid« cacciatnc« «d avor 
aooennato all'abilità e d^Htr^zxa tua noi maQ^ggiv^ Vtnoo 
ad ì dnrdì, il poeta, dascerÌTondo piti particolarmente ranni 
della dea, nelV in vocazione la chiama con queir appellativo 
ohe cwglio ci fìi riiovveoire la potecEa di quei dardi, acoati* 
uaikdc ad una d&lle piti paricolose a ad qd tempo pì^ notd 
imprese della dea. For^nta invece ne rìosoe TinterpreUzìono 
politica, gìaccbà non m cORiprende bond parche proprio 
questo «ole degli app^Uatlvi della dea debba raifchiiuloro 
una alludìono iia«oo«ta a preferenza di tutti gli altri cka io 
nessun modo al p'ot^no attribuirà ad un'Artemidc-Borenice. 

Chd poi il poeta eiasì difTuso interno all'epiaodio di 
Britomarti (t. 189 «gO proprio per dimostrare chiassa, non 
avendo vointo soffrire oltraggio da Mìncs^o, ben poteva coni<* 
parira nel numi^ro della oompcigna di Artamid^-Beninìov, 
gelovft cuNtode dalla verginità (Ehrlich, p. &0), ò dìilìcilo 
provare. Più tcemplioementd al apìega il fatto con la mira 
del poeta di fondere le leggende creteat con quelle dell'altre 
tribù di Cirene (cfr. anche Krìper, II, 27} e con la predi- 
leaione per gli episodi, le digressioni epectalmente quando 
v'entrava on egemonio erotit'O iRohdej p. 59 sg., 12 fig.)- Por 
la ninfa Cirene irgli i«i>gne la v^tcchla traditiono (SttidnìcxJiB, 
/Tyrvna cit., paeiEm; Botcher, 1!, I7L7 sg.)] giaochò il mu* 
tamento del mito qui ancora non gli sì prevontava coti 
opportuno come quando egli aveaae avuto occasione di par- 
lare dell'origine della propria oitià; ofiì-endosl destro, 
egli non mancherà di farlo nell'inno ad Apollo. 



aefl a. cnsi 

CoDUni2ii»(lo, Qo*vT. 1€8 ig. l'EIirUoli in Artemide 
clic, oatr&la tidU magiono di Zcnv, proferùo» dì sed^rtt 
iu)cai]to tvì A|iollo, riccnchico B^rcnioo cliA uflUa cam tlal 
Filftddfo s'unisce io matrimoaio oon rEvorgoLe. A rigorv. 
Il crllioo è coftLrt^tto a far c«l«brar0 U uoizw ftm duo fra- 
gili mettendo ìi:i coutradduiou» il mito ooq la atoritt. 
Qu«»to i^oró uou Imiurtetebbd gran fallo sv il concetto 
delle ncaie iion si oppoDeme ksno Iute meato alla rappreséD- 
taxioaa dì Artemide Parthoaoi*. Tatto <|uc«U» liKgo foraft^ 
fu in»j>Lrato dnirimio omerico iti Apt^ìL 180 «g-, e più aa- 
cora ilairinuu ouierioo XXVTT, LS Mg., aabbene inaivi la 
£u.wua Min |iohU nella caaa dt Febo (cfr. Alex. AetoL in 
Atlieii. VII, 2SG°; Kui^ier, r,8fisg. e per Eiacle cfr. Atben., 
X, a!2 e Pbiloelr,, V, 8, 290). Ancora, ne' vr. 46 eg. ai 
vuol trovare nn'alluDionf* alla guerra combattuta fra Oar- 
tagiue»! e llontaui e finita con la vilLorìa di ijuoetì ultimi 
jirtwvu Tiaola di Lipari. Kcco p*rnlH\, «eoondo l'KlirUoh, 
il poeta traitpurta in <|ueir issila In oflìcJitio dai Ciclopi: 
il ricordo di Lipari doveva otiHanient4> tornare gradito al 
Piladelfo, alleeto du'vinellori. Forse più «umplicemeuLe si 
■piega pensando clie a beltà posta Callimaoo ha trasportato 
coìk la fnciue di ('fe^lo mìo [ler amore di novità, esaei 
iL!]r>rA nppiintpO divnniiin c!(>ìl4fbrfì <]ik'11* i^gtiLf tnnto più ci 
hi «uà iiaLura vubuinina liftufi tf*ndattasii nncdiu al mtitaincnbi 
didU trndiryùiut! antÌ<:a *), Obe vo nel lavnro dei Cielopì 
rEbrlÌ4ib vuol vedere un ricordo della lotta fra Heuianl 
Cartagìtteatp perchè negara che n^ Cimmeri di Ligdaui 
s'abbiano a ricouo^cere i QMi di Brenno i^uaudo piA cbiai'a 
e fucile Narebbe statn, ViMi^utifìcaEloiio? 

L'aciienna iid Artumid» (v. 72 »g-), pift che un adatta* 
meato dal initfi per indicare lo, giovane etJh della pricci- 



<) la alcune En^aete di Lipari n«] CittcJ. o/ jfnet ooìnt m IA< 
Brit, Mk»^ 6'ial^ p. ^33 «g. (ia Eoec1i«T, a. r. K^flfoyen^ U, IC'iG ri) a\ 
hA da cu Uto U t#«tfl Ai Ef««1o, 4fe.iraltra uo Ciclope nuiU con ta* 
[iim;1I>u LUkTtullLi. QÙ: 3cl;uL oò A|>vlluij., Ili, -il; Yt^Ur. FUoo», 11, dd; 
Orid., ii««*cJ., XV, 1-2 (f^. « spoetulmoau ru*o<Tr., Il, 133, cV.» il 
LcgiAbd {Ékitd. <ùi,, |t. ^!f) porta & i«alouu ilopij il 3^ m«uVru II tiu- 
seouhl n« pon«v:i la cotiipo«Ì2Ìo«ko fra U0&-2B8 ed il iHrelco u«l ÌT(i'ino. 



tTlJDI GAtUHAClUEf, 



8C7 



paìua Berenic^f ò uBinplic» d^nvazion» d^Hu tr&^lmori^ mi- 
tica e oon la fniK'iull^Kza J^ArLemi^l^ b^ne a'acoorda Tofllcio 
di Ermete n^lla Fc^n^tta» olio pr«cedeiU«m«iitd il pi>eta Ila 
descritto (w- 65 <g- cfr, Haupt, o, «., p, 40 Bg-). 

4. Mnglid M'A[i[>oni3 rii^hr1i(th qtiJindo intflrprnt^ ì vitrsi 
129*lH5r ' qui vtjrnuH ìu luvtilin pbou ^uhL ntrux ballutn 
moda reHtìf'Utae prodiU^ vldeiìtiir ' (p, 31). Va erra ìn 
quanto che, sludiosù iie[KLpre dell* ali u8Ìod4i politica uell'aU 
tribiìì^ìone geii«ral(t ilells. d^n, pT^nifrìce cle11« citt4 cho in- 
^iiiiitament-45 ni re^gin^o, vimf dr'tprniinam un omo partìoo- 
]ar« « rÌt»ELCMC*«ri nv'vv. 11^2 jcg. K ooDi1isìon« di Ctran* 
^uniido Dom«trIi>, uantro i |uiUi ili Vd^n, ora iindulo colà 
« mirava alla mano ài Bereniu^ (lusL, XXVI, 3), Pomo 
doviemo fanoarci soltanto « qii^tì versi no' (|nali il poeta 
desL^rive i benellci d«ilta f&co, Si^ P inuo pertanto fa acrltto 
per CJraTM in onore d*Àrtemid«>i dea della pace e della 
i>rc;^«nti (cfr. hyma. oq)h,, XXXVl, 13 «g." e Theog, 
huiod., V. 922 o 960-966), la «na cotnpofibtoue non ptiò 
cJtdoTB «a non in un poriodo dì ^uioto <|anndo la fiunU 
glia di Mujja «'e» doODuiliatcì con i^ttcUa del FUadelfo, 
qimudc Apiiuie sembrava rappacificata ccu Ar»ÌEkoe II (ofr. 
V- 134-ia5). Questo socalde appunto qoAndo Cirene pauò 
Belle mani dei Lagìdi per le uozzs dell'Evergdte con Bd« 
renìoB. L^Ehrlìcli, come abbiamo già TÌ«to, dog pu6 vcnn- 
deri* fino a tala tempo. Sfa nnlLa i&ajipinmo noi delle re- 
Iasioni di Apame con Areinoa TI ilopc rnoGtHiond di Do* 
metrio: certaiDent» non pontfiamo crederò ulia Apam«, sa 
pur sopravriwe^ aia potuto rivero in buona Armenia con 
Ar»iiioa II (aia piu' apparentemente) e, spodeatata, abbàt 
ooneentito dì buon grado airimione della eiia lìglia con 
l'Evargete, cbd era stato tino dei capi della riToluxione 
oirnnaiaa (Khrlich, p. 67). Perciò non ti può ammeLlora 
clie rinno «la «tato compoetto dopo il 247 e forst'aiiube dopo 
rinno eecoEido, tanto più che ìii questo tempo Ariìnoe TI «rs 
già mortft. Tale concordia, anch>4 solo apparente, dovetto 
L essere piuttosto i^uando Maga, circ&il V6>)^KhrIich, p, 64«g-)t 

I promisd al Filadelfo la propria fìglia per l'Eveigeto^ • 1» 

I •michovoli relaaiouì fra Araìnce ed A^jame meglio ai com- 



ara 



a uieaai 



prendono TÌT«Dtc 3b^. Ooofeasukdo peiianto oho nnllft 
di Od^ùlaUmento certo i>oMÌamo determinar», sono propensi 
a porT« ìotoruo tà 2fjO appamo tm compowsioDC doll'umi 
ad Arittinldo, 



6.* L'Inno td Apvilv [U]. 

L Ooii»Ìdamndo quale p^rLo tmportftniQ abbia collo ivol- 
gìineoto del mito apollineo ca&l&to da Catlitoaco la6£n: 
dall'Apollo Carnoo o dolla vorgine Cìrouo (v. 78 sg.)- }< 
iQQJ^ia^^i' parto do' crìtioit dallo SpAnhoim in poi *), ri- 
tìono elio l'inno «In stato cAoUto od aJmcoo composto por 
lo testo Onrn^Ci celebrato m Cirene. Lo (^tndnioxko ijn 
tì<rmi:s, XXVIII, 1 sk. od in Itowbor, JJ, 17-21)» solo, si 
opposo rooento mento alla opiniono eomuao e, dando troppi^ 
ìmportauza ni ricordo della palina delia aul princìpio dt 
canto, concilio» elio Tìado fu probabilmente compoeto por' 
Dolo- Alle ra^oni dolio StudnicjcUa risposo, vittoriosamente, 
rKhrlìch (p. 5^ ^g-) oonfermaodo che Tittno ai riferii 
indù bilia mento od uno festa cironaica. Toreiò non cocorre 
formarci :\i più mi tale quosttoiif;. 

S. In Apollo poi non posjiAmo ravviiaro né il FiJiuleiro 
uA i'Ever^te, — Il Kichtor tezììò per |>rimo, Mcondo il 
eoDcetto vagamento espresso dal Droysen (III, 255'). dì 
avolarci il soneo recondito del mito; e sebbeno o^li ti Jonoi 
•oUanto ai contorni genomli, cho meglio ccnveDg:ono al suo 
concetto, ncnxA voler trovaio in ogni i>i<:co!o particolare 
del mito nn riaoontro alla politica dal re, tuttavia la sna 
ncostnisicuo preaeuta gravi oontraddisioni. Tanto oho il 
Cooat atosdO» batLendo, e forso più audacemento di lui» la 
modeeima via, h costretto a dìcMarare che ^ il fìint difitLii<> 
gnor aveo soin, dans Ics hymnes de CoUimoquor sì l'on ne 



Cfr. aaali0 WÌUmewitE, Zh dtr Hekaitt éu KÀ^lt^^ In ITaefkr. 

alt.» 



vffut pd0, poar ftsvkyer do tont comprondro. Us défìgnr^r en- 
tm^m^nt, «nti^ Um ollufiìoni pohtiqndii udx quella ]« etijot 
le coudniflait naturoUemeat, ot laa d^<Y«Iopp«mentB mytUo- 
loj:iquc<s * tp. ^a^"»"). Por awDlwdao Apollo raffigura U Fila- 
^Ifo; per amb^nd qoiudi )o scoliaste non hft nessun ra- 
loro, in qnfttito ch*\ noli ^^^ (ìairiXtì dol v- 2G oglì diohUr^ 
apr^rtdmonto chtf U pootn parla <l«]l' Kvcrrget^. Nd pnctto 
giova OAflorvara oho la dMcrisìone dì Apollo poeU, mnsioo, 
iDodioo «co. n)0|(lio oo&rarrebbo n) FUadelfo che alTKvcr- 
geto, giaochò ambddc^ qn^ti re furono paruu«?iito ospitali 
rerao gli artieti e gli soiansiftu. — La figom del Fibdolfo^ 
Teoohìo oriD^ — ehè t'innot ood per il Biclitor come par U 
Conat, TO riportato agli ultimi anoi dal rogno del Filadelto. 
quando T^v^rgoto gli ora aocìo noi governo (v. 68) — » 
tormcDtuU) dagli aooiacobi dolVolth (l^liiltirch. io Àthou., 
XII, 5^6* /, si contrappone ohiarameotti alla ji])l<fiidida rap- 
pre«ecita;fiÌond d'Apollo, bello, j^iovane, pieno di vigoro o di 
Tìta. Inoltra se Apollo, che «ieda hììa daalra de! padre Zaut, 
è FiJadolfo, quale altro paraoDaggio della corta alosaaudnaa 
dobbiamo ravvisalo oollo Zoda? Il doterà non di oerlo, so 
rinno si fa diaceudero fico al 246 per Vfjptt^^t^ fla^rii.Afi<ftv. 
£ dacché Ìl Fìladelfo ai vorrebbe raffigurato uoììo Zoue dol- 
l'inno prìcao, più accettabile ai preeaoterabbo l'opmiono di 
coloro ohe con Apollo identificane senz'altro TEverg^to. 

3. Ma vVpollo Q0& rapprasonta neppur rKvergetc, ohco- 
cbò sostenga TEbrltch Cp- 63 ^O- Itifatti. rallofflone al ra- 
pimento dì Berenice o dal suo rt^no per opera di Uema- 
trio il Ballo in rotazione al rapimento della vergino Cjreiio 
per Apollo [vv. Ho «gg.j punto Huitiittte» Lo partì, chi b<fU 
guardi, sono scambiate* Apollo in queato c«ao sarobbe De- 
motrio il Bollo, cbe al v< 100 verrebbe siEaboleggiuto nella 
rappracon tasi ODO del serpante Pitone ed al v. 94 in quuILt 
del leone vinto daUMntrapida ninfa. Avendo ora provato 
quanto pooo verìaimile sìa il raffronto politico principale 
cbe l'EUrlicU vuole stabilirò con la rapproaentaxione mi- 
tioa^ è inutile esaminare minutamonbe quello altro poche 
ntlnaionì che da esao dorlvano: non ei condurrebbero jk 
xieavnn rosukato kìcqtOp 

fiihdf uai, 4s ìitoi. cktu. va, a 



9n 



e. ctn) 



Non hi presoDtàDD invoca cootrtddiuo&i, qiuuido sì 
coiuÌd»rì Io svolgimoDto d«l canio c%lUtaiicIi«o noi vek> 
T«ro «ODM) luitalo^ico, attribuendo, col UitojM (in Hprvnet^ 
XXVf 401), al noDtiineuto palriùltik?^ Ool po«bA cJ ft*Huoc' 
mso^x poUtico-roligtooi i oaaUiaaati iulrodotti uoU'auticA 
truduìoud della vergÌD« Cìr«iio. Ma ucn spott* al nostro 
propocaìto formarci più luogameQto su questo argonMDto ')» 
Oi coBvioao pÌEittostc conMiderare i duo aocnaai politici, oli» 
il po9ta Mmbia i>««or«Ì I&itoiati «fuggii^ uel canto (t. 2& 
Q 0^}, ìq ralusione all'episodio £aale di riitLonoa. 

4. Au»i tulio riTttamitjiaoLO i vv. 24 «g^ Il potita^ do|io 
ttvor dati alcuni e&umpì por dlinostrAre quaiito gravoaft sìft 
]>or i mortali Vira de^H dai, coDchinde: ' giavo sciagnra 
À lottart (xin gli ìiamortRli. Chi coiabactoM» con gli im* 
iDortali, uol mio n oomLuttorabW, o cbi oombatten* col 
mio ro, anLdiu uou AjkjIIo ooinba-tton^bbo \ Di qui cljiara*; 
DWtite n (!^jmpr»udo c»omv 11 ri» ehI Apollo uou ai puvaana 
fondor» ìli una noI* figura, clid aual Taiio YÌbii« ooiiUap* 
poxU} airallro, cocaidcraudo il j}o«t4 eguale il ano r« ia 
potori ed ili ouore od Apollo. 

Chi (tia il re, ce lo dice \o scolianle, cbe ci dJi ajiche 
la lagìoiie dol ratìfVDtito cxia Apcrllo: èia èl fò ^Uoilfij'fjv 
4iVfri &q itèòy 'tifici. Ma tiilci ragiono al Ccinut, al (ìoreito 
(Uhcin. Mti*., XJAV, 25»), al Wiliiraowit^ »j è Mo^^iRtUii 
ond», iHU]x*ahTu. il Ooiiht {p- 2i')0) Drga i^ol Tlicbtivr fado fri 
tutto lo iteoVtQ p^r oouf^nuare )a pi-opm Ìpot»«Ì tdeotifi» 
oando Apollo 0011 Filddelfo *v Ne^^ou valido argomento ai 
può addurre contro l'antorità dello scolio; e ee Della s»* 
conda pArt« d'0««o kì voI^hm pir« riconoftcare uha Dotiaua 



ij P»r il fililo rfr. Stu^nioaln^ JTymf *iW aVjTWfcAùcA* OAttfa, 
Loit^iff, 1690 (aulU qtiEiU v. Mmas ia Gduins, jjeZ«Ar(. ifiu^ 1680k 

«UD Kyrtat sol loMÌoo lUl &o4oHi»r, II, ITIT as^ a Euipor, U, 3T-43t 
tj Zit dsr ir<l<tU eli,, p. 7^5 «9 . Ctfr. Brìak«r, De Tl^sr, vifa 

nin. Mtdilù:%ìw, p. ?2. e RcÌLickt, Ì>e Khdii» CutUm,, UaL 3vl.. 188T, j>. l&.'i 
t; Ai t«ntpì del filii4«]fa, circa il tfieO, la rt^rtauo aa<^« LI 

BuMtaibl, l. i^l «f., Ift'ebbergor, ì& Wk^. SiU, XIV, ^jlt}, » KMnh 



9nTEtl Oll.LmACIIICt. 



3tt 



insaattai hoq cÌ sarebbe motivo HUÌlÌGÌont43 \ìox toglier f«^d 
ftuclift alla prima parto, [^oteiulo oeaare btutiasiino un^ag- 
giunta posteriore otl anclio «iltanlo una &laa interpreta^ 
rÀoìitì, un apfirexsaiiifftiLo Hubbiettivo d«l)o acolutsta riguardo 
ulla glorìficstxioEJ» <1«1 ro. 

Niilitt qiiinili ci riiuuova <lal]*afFerniara obe Vinoo aia 
stabo GO[u]>oBto itBl tempo in cui riCvorg^tr ora gii r«; 
cìoà dopo il 247 H. 0. 

&, CjuADtu poi agli fjfiti^ot^ fiamliOmv drl v, GS (Pìla- 
dolfo ed t^vergota, pur il Hì^Khir «d il Cimnli Ev^rgetd 
u Berenice^ pur Io Sturlnli^ka [in Ucranntf XXV II l, 13t & 
rKbrHoh), reeetitemouU) hì ò datii uu'Uiterj>rDt«i:aI(JUo lidn 
diverga e cUd Lo^gUo coriidpoude &iriiiioiia2ÌoDti dell' muo. 
Sono rioordail gU aaLichì ra di Cìrane, i aocceasori di 
Batto, cui da Àpolln erit promesso il i«^giio ridila LìIiÌa, 
non giii qtifitli d' AU^fS^ndrÌB- 11 Vnhlim (^ittHu^ntor. tt. 
Ht^rL Ahad^ 18iW, p. ftl3 ng.) |H;rta ancbn dì rtnoiiLr» 
r«»Dmpio di TuctdorO] di Girono, obo cbùuna Ammuod ij^- 
%4^ 9m6v (Plttt, Ptffif. p. 25T), o di Arcmdla h1 j|:ittU, pr^MO 
PJodaro {^tftk, TVj 21!^), ai die»: ^v^^v ^' iiftfuv AatMoc 
irro^tv jù^ikig Tt4^4ov «cJt. Ma for*i) nou tioppo a proposito 
calniLtio ni caso tiontro^ giaocbè nel!' uno non ^ ba ohe un ri- 
i<cr<b) ptdiLÌL!Q, nfVrvffiidofft Toodoro al dio patrio, e nell'idtro 
il distcToriGO h rivoUo ad uo dìwtiduiito ili ijimUa mmlnHima 
stirpe dei Battladì (Her^d., IV, 159*i6S), etit V oracolo 
tHorod-, TV, 155; Diod., TIII, 20 eroatyf, = % 138 D-) 
avea predetto il trono. Na* due eaampi citali à chiaro a 
naoafiBrìo Tu^o d&l possessivo 6 del pronome persona)»; 
ma nel luogo aosftro come spiegare Tuao dal possessivo ài 
prima j^ersona pbimle? 

Gha sìaQo rìcerduti i mccevaorì di Batte, e non i La*, 
gldif si può argoiro dnt contatto di tutto l'inno, giacché 
n«Ì w. 64 3g. il L'oro *} ritorna ool |MnaÌQro ai ttrmpi prl* 
mitivi, cncor prima della coloixÌKaazione di Cirene e ci 

■) Si ai>ti ditf aella dl'^UJoi»} uvaìca di ^itc»l*ìnito^ i uritàci auiii> 
tfpjMrtO Dcl fàr« oomincUre il CAOt> dol con> aI t. ^ Ofr. Ka«8«- 
^ttfl^SklC^f^W/juvfDfra, ji.3*f^; Baltrami, Gli inni di CaiL mk, p29; 
Sleiuw«ff, ja X JaAr*. ^ i'A>E.» 1987, p. tfTX 



81^ e. ouatt 

sftrra br9voni«cito ta atorin <UU' oracolo ft dolln ibrtaDft di 
Batto. A Bfttto od al «uo j'^i'o; Apollo ftv«4 promaato U 
rogno; <i mantunno la prometea pf>rcliù in brev<> (^i 
«orse icr<st9, ed i Battiadi, noono*:^ctì (v, 96J, oaonroai 
Apollo apecialmettt^ oon rattrjbti^:>iio di Carneo, Zf«i09DJ 
coBtrs«to pertaoto fra il «ingoiar» nsAto iti v. 25 nd il 
plumio d«l V, CjS- Nò ci ddv» rimuoverò l'antorìtà dolio 
«coliamo evìdoiitom(TUt« tratto iu <^u«4io luogo in ingaano 
dal V- 25j non aveado bene Intaso il testo. Fort» non ai 
aenttva n&ppur egli troppo eimiro della propria iat^rpro- 
taKione : infatti, mentre al v. 2o dichiara i^na' altro il nome 
doli' Kvergeto, qni m. contenta di pcrro la nnda glossa %i^ 
J/tolejtrri^^ tTOppo yon^mlo ad ind^t^rmiiuita. 

6. Veniamo al tono argomonto, all'apStodìo di Phthont 

[r. 105 iggO- 

Knlla ao ne j^adaf^na por la do terminai io no oronolo- 
gioa doU'iono- Quivi il poeta inveÌBOO contro ì auoi detrat- 
tori letterari a certamente aDohe contro Apollonio, ma non 
d0cln«ìvaonont^ contro di lui, coTne pensarono alctmi, 8& ben 
vogliamo intenderò la diohiaraztono dello aooliaat^ al t. 10€i 
iyxftXti 9ià fo^èti'tv tuoi ifJtu.Ttvi'Eo^ nHòv ^ij évraC&at TfaH^t 

Cbd ai riporti alla lotta lotUrarta acoppiata in AI09- 
aandrìa oiroa il 2t>2, come vodremo più avanti, non v'ha 
dubbio, ma non oappismo a quale momento speciale della 
lotta ai riferisca. Lo Stndniczka(//crTna«, XX Vili, p. 15 eg.} 
noi V. L0& trova nn^llui^iono dirotta euì Apollonio. Questi, 
otgli dico, dironnto famoso in Rodi, avon nnito i vuoi agli 
«forti dot re di Siria, ohe votovnno tuiolio nel oampo lotto- 
rorio combatterò la corto do' Lagiii o Lt aouola che fioriva 
in Aleaaandria: nellMndtca£Ìone dol fiume v' hn nn acoouno 
fili' uoiono dì Apollonio con Antiooo» — In primo luogo, non 
abbiamo neasun rioordo di una talo unione, che anni la 
scuola di Rodi ai oppoao aampro a tutto lo »cno1o afliatioho ; 
d* altra parto non mona strano il ricordo duU' b^nfrate aulla 
bocQn dclVcnidito autore doU^opora sui fiumi (Sobnoider, 
II, 3^5 rjg.). CalUmacOf ohe puraf^onava Tonda larga, fluente 
dalla pooaia apollooiana al correre d'un grosso tìumOf non 



poUva corto ra9Bomi|-Uar« al dum« patrio, oi Nilo, À|>ol- 
ìonÌQ, o&nic qtiegU chft alU nuova urto nastoikalo a'^ra op- 
posto al dA (lovcraono partirò da Alosaatdm. l*ìh naturalo 
oduiìqQa il p>rflgOTio col Jìuidq assiro. ÌI più ampio die, 
dopo il Nilo» allora «i oonotiaeaao: qiiol fìuuìo scorrento por 
paesi stranieri o uemìoi, to oai rive avoano più volte toc- 
cale gli Marciti egimui. Anche di roconto forse g!i egi- 
ziani «*orano epinti fino ad osso nalta campagna, cho vìt- 
torìoaamonto avoa sostcnaio l'Kyorgotc contro Antioco, 
prima di ttaliro nnl trono. Por questo si potrebbe cou mag- 
giore d<ftcrintnatc£Ka riportare l'inno verao il *M*j, so mai 
qnoU' allusione oembraa^'te inspirata o suggerita dallo più 
recenti guerra '). 

T. L'nltimo verso eopra tutto diede da fare ai oriticì, 
Aloani, poiché non s'adattava alla loro iatorprctaeione, lo 
tolnero dol tntto; altri Io considorarono, eoa tutto l'epi- 
wdìo, nu'aggmuta potrtorìoro ■}, Ma il lavoro caimiaiioso ed 
acuto del Valilen ■) dimostra corno tutto l'opìMKlto e con 
ORBO rnltimo verso ben si oouven^uo cou V intonaxìcuo a 
lo svolgimonto naturalo del ooncetto che informa tutto 
rinno o come non vi eie ragiono di ponearo od qq «ocondo 
rìfacimonto del canto r^Uimnchoo. Il poeta si eontc sicuro 
dell'aito sua « della prctczio&o del dio; i suoi nomici erano 
stati sconfessati delle loro at;cu»e coutro di lui con la ccmpo* 



tehau, ItìM!, p. Mbj nporU V Idiìi> td 2W riffrondo U /iLi/«r« d4l T. fiD 
iklln ijucrra lioordEttn ìa CatalL«, LXVI, 12, 3Ci a^ Aoiitatlo. a&tlo 
ipotoliw è talo rftwifiiuAtnQOlo; inoltra 1a cotopoiniioa* 4«lt& C^lawici 
di' B€rtnic€ &«a *ì paò far dUc«iid«To tuo m iedo anao. come rvdremo 

pifl •VADti. 

•1 Ouftl il Morkd, Pratt^. ad Apuli. /McJ>, p. aU ; DilUioy, Ana* 

]f. Uuì CbtiAt, p. 613 u. Jl Qi«dau (De C^tUn. «r^, UvtnL, Vnti^,, 1803, 
thoA- I) psnsa olio 1 TV. 1-101 nau^ stuU Jiarttti prima dftllA pTibbli- 
<3&Atoao d«l UI libra il«l)u Ar^vnaiitieht, «d i rv. lOC-llO ptMtUirioT* 
n4ats. Cfr. p*r lo contrario Lograod, Étttd, ciL^ p. 'It\ 

>) Op, cìt«, |)ftiBÌtiiH «l'OcìalnjDiiU] ^2^Q- CfV, aucho Sdinoidor, J, 
p. 1^, o Jnraiik&> !>* VaUim. ApoihniQ Jthùd. Hninìos, Gym»^ P^^IT-t 
Wittocr-lfeaataill, 1885. p. Gag. 



su 



0. CISA8f 



bì&ìotio d«ir/r«fra/«; c^li spregi» i evo! dotraUcri od Apollo 
st«a«o nt li aUoDtaca. E gau ft chi combutta con ÀpoUo, 
ebc gravo 6 pervi in lotto cod gli iniEnortali: «eiagor» e 
dftsni [^Mgoi) soltatitc dg ott^rrii. N6 fottento U po&ta A 
■iciiro doll'appcggio del dìo» mft Ancora di qu«Uo del rao 
sovrano. L'Er«rg«t9, colte o «MidioM, 9og\i&ce dcUa poU- 
lìoa dol l^ladelfo, avrebbe oombottnlo contro chiaDt^no sì 
fo»ù rìbeltato a1 poeta sovrano d* Àle«sn&drim ; poi ciò chi 
av^eso voluto combatt^rif con Apollo^ protettore d«1 poeto, 
Oppooendoii oi nuovi gusti artistici per Enut^rc rìtdinsxo 
letterario in Alexandria, arrebbe dovuto cootrasbarc aoconi 
con rErergctc. 0o9t si intenclono megHo anche ì vv. S4 og. 
e vicn giastìftcaU U dichìaraations dello Acolìeate: ó<à ^è 
tò ^JldÌ0/0v éìvai XIX. II Yahlen crede invece che il poeta, 
avendo per Bcntim^nbo troppo vivo di potriottismo mutato 
e rimnteto [\ «no talento il raito di Oirenr>, voglia qnim 
prcveoim gU in^ìdiociì che gliene potrebbcrc rimproverare 
)a soverchia audacia, eienca alcnDA rcWìcne con la lotta 
letteraria, sopra oocenasta. In tal mudo il Vahlen vieno 
a toglier fedci allo ffcoliaste senza forti argomenti, perchi 
il posta non avrebbe qui avato hisoguo dì Qua simile scusa 
per il »no indirizaso artistico, quando già altre volto per 
l'oddietro eroii mostralo poriinentì, o forse ancor più ondace, 
rimntando la leggenda tradi&icnolo di Zeus, certamente piò 
importante e pi^ ccno»citita di quoIU della ninfa Cirene. 
Cri^o pert:iDto ohe si dnbba fermare la oompcslKtoue 
deiriuDo fra il 247 ed il 2^C, considerandolo tino degli 
nltimi lavori del poeta. 



llL~EPiaRAMM[ E FRAMMENTI 

I.^ €11 cpf^rnmmK 

1. DqIU profonda trasfonnasioiis, szihUa dulia letteraiurn 
greca dopo Alessandro, in breve, ma ^^uantc basta al nostro 
pTOpositOf sì è già parlato trattando ingenerale degli ìnui 
dì Oallimaco. Però ò necessario, venendo a parlare degli 



«pignimini is pUTtioolaro, fnro qualohn «ItrA GOn)tid«Tiuicni« 
iqUo rng^ionì u wttl mo^o or^lu fti trntUiio quttilo gonorfl ilagU 
akituftudrinl, di onì dobtìumo tener conte auobfi tttidlando gli 
eptgrftmmi cuLUmac^hei «oltanto sotto ìl rispacto orODO^ogtoo. 
Impotente &11e grandi concezioni Artistiche, il po^tR 
quAei le sdegna e si compiaof* di rtUHoirn in^np^rabiU iHlora 
Wh' ptccc»lt ooiDponiniAati. Di qni U pr«diI«xioii<i por gli 
tìéHlta^ por gli i:TvXktit • "ott» tntlo jj^r t^pìgrAmmn: 
dì qui il famono procatto cnllimacheo (fr^ S5^): 3^ .'"'^^ ^1* 
^il'oi' ar-L, tanto più ohtì il poeta, anche m talo genere ar^ 
^■tico, pnò ari^ìoìnatsi alla dipintura della vita reale, nnzi 
vi a'nwioinft tanto che bh questa pUsma persino le TUp- 
preeentaeiooi mitiche, 9ooetftudosi anche in qiiotto dail'&rt^i 
antfcv che, comò beo notava il Haapt [o. 0. p. 40), ' «ber 
dai MenKC'hliche s\xm OAttUchen «toii^eTt nnd dan Mythi* 
■obe iénì halt von dar VertraaUohkeit d«fi gev^bnlieheiL 
Leben» \ E la vita reale ci viea proBenUta nell'epigramma 
ftles^andrino, in tutte le sne più varie mani featax ioni - 

^. Trasfonnntoei Aiicfa'«s«o profondamente, flV8t«iidA a 
tntte le circoeUQm deJta vita comnno e fAmiglian^. Noa 
ferve pih soltanto al ricordo delle grandi govte dei dtta> 
dini più calorosi, ad ei^mare la gloHa d'una cittft, a far 
rivivere nel futuro il nome dei più Ì]lu«LrÌ per^neggi^ sia 
e»M votivo o fbnebre^ ma ogni oocavione, per quanto frì- 
vola, pili baettre all'epigiAmmi^ta per ter prova del pro- 
prio epirito, del proprio ingegno (cfr- Piasesca, //«;>i"^, h" 
Ifae, Padova, lfì9B, I, Il sg. e Conat, p. 170 tgO- rjìbtiratoai 
dalle leggi impoete dall'uio primitivo, l'epigramma A'a]« 
larga e »i perfeziona in nuove forcine <), divieu piO vario 
nella acelta de* metri, raggiungendo talora notevole am- 
pÌMcsa eì da aceogUere leggiadre deeerizìoni nat<iraTi <cfr, 
Humboldt, Ceiffio», II, 13), gratio^ boaietti della vita do- 
meetica (Antb. Pal^ V, t$L^ 183 ecc. anehe IX^ 359), leg- 



1) But» »orr«t« il libro Klìì e XV ànW A tttU. PoJ. per v«4ere 
a quali aberraatoni %i siano luxci«u lutoflarrft pnr amare di noviUk 
SimxnU, DoenodBeeo^ Or. in goaonle Q&berlia, i^f/jiui', «ar«4. ^ra^r.^ 
Hadq., 18Hfi/T- -- (Ma ai vada lo iraritCìo rvoAalÌJt«tno dol WilAmowiia 
aa tali oarni figam^]. 



Alfi 



<:, cKA.*y 



goDdfi e nOToIlc «moroM, porsiao gli ai^oraeutì soletmi del- 
l*ti|)OA fttitico (cfr. RcìtxousUiii, laid. po4L yraec. /roj^m,, 
ncalock* LB9I|2, ]). 0'). Uà «li qunltmquv gi^nore, n» fu* 
u«l>re o votivo, aueddoLioo o diucritlivo, moTdAoa o vcbor* 
KOAO, satirico oà eucomU^tioo, r^pproHeuti Ia vìIa 1>ell«dt 
gioie « di piaceri o ne deplori la v^aitÀ e le miaeriet l'epi^ 
grAmnm vuol e$eore arguto, concottoso, vuol app&riro m* 
tncAJQortU fHsrfctto in uqh forma nuovo, originalo, dio col- 
pivca ÌnAA|)cttiLUiini>ntQ lu meato tini Ivttoro. Nò questo i 
U solo carattere qoiuuuo All'epigramma, ma pur Ì& C04IÌ 
grande varietA d'ai'gomeali altri caratteri getierali sì pott- 
BO&o QOtaro che più importauo al no^tEO propOflito. 

L^ ' Aotologia Palatina \ qualo &oì l'obbiairio ora, o! 
pronoiitn ìl gramlo materiale epigrammatica] dìvÌAO in vart 
gruppi, rtooojidtj il geuere cui ai possono ascrivere gli ept* 
grammi; miL Iq quelle grandi, generali divisioni altro an- 
cora più uìiuubv", più particolari sì i>otrebbvro teiitare ri- 
spetto all*argoiDeDto ed al modo col quale ò trattato Qoi 
nngoli epigrammi- Facilmeikto riu.icìremmo a «coprirvi l 
motivi generali ìutoruo aì quali ni verniero .ivilup^Huido 
aUreLLnDti gruppi particolari di epigrammi, quasi dive- 
nendo uu luogo comune» ceu forme determinate e^ direi 
qua»» iìaae ^). Vedremmo altre» come di «ocolo in eooolo 
quo' motivi ni vennero tras forni andò e compiendo secondo 
i gusti delle nuov9 età. Uà a me basta per ora aver soltanto 
aoueanato a tale qu^stioue^ impoi tantiaalma quando noi 
vogliamo studiare siel riap^tt^ cionologtco gli epìgremmi, 
non avendo altro fondumerìto che la reciproca imitazione. 

Spesso, nijBÌ il pìiì dello volto, ai credo dì rawjMLTd 
nnMmìtimone dove Inveoe non si deve notoro che la ripe- 
tizione di uu concetto comune a tutti quelli clte hanao 
trattato quello stMeo argomeutOp Cosi che, ee altre parti- 
eolarìtà linguistiche od accenni etorici, letterari d^altro 
genere non ci aiutano, vano ed inutili riescono tutto le 
congetture per aecsrtarci della prioritit d*un passo, d'uu 



tj I{oiUMuisi«in, Tntd. jtctt. grata- /Voiffii' cit^ p. 7 od Efigr, une 
Skolioit, jHkium- Por il lia^Aggio d'oiavra eù. Belile, p. ÌO/ti^. 



«ihsattto rìspAtla ad u& altra aimUe, eccello alcuni pochi 
oa«I apeol&U dove rimìtazìona ni ma^iifeata cdrcnta 6 voluta. 
3. Ta1« in geDdrftle fu il metodo soguito dai Gercke 
<^^in. Mn'-, XlJVj fidS *^.\ €ol qtifiU, por qn«iito ab* 
liijinio fìnom ili^tLi», nnn pmutamn ti pia ilnlU vottn con- 
MuLir». 

PlnttoAto ot converrà rict^rGare roa^aàiond per la canale 
fu AoriUo l'e|JÌ^r&mma e dAgU acoenpi peraonalì h storiai 
che in **«so si rìtrijvano dedurne, alineno n pp rossi taa ti va- 
innnte, il tempo* A flUfl'^ta TÌ<'«fVJ*, maglio dugli epigminnii 
<*nitioi, » pro^tano qtietli ancomiaKtii*-!, votivi «i fiin*hri. 

Ma ancura in quovto cano, noLtieim un numurii gnin* 
disatmo di pi^rKAtEC ui vonga fatto pa*<9;ure innaiivi dal poota, 
Doa a^mprd piMìiiamo slalitHre eoo HiuuretKa Tela daU'«pì- 
gramcia. ' UomÌDÌ d'ogni età « ioncliAioue, rìcobì ^ poveri, 
parsone illtiHtrl od oscurej pardnn nnaiU schiavi, di cui n^- 
snno por rìnnarixi N*ara dato aloiin prnitjnro, trovano uu 
puoUi ulio voglia Kotirarlì oo& ijualaho diHtìuo all'oblio: 
tanto la statna d«l ricco, quanto l'umile i^ippodol pov«ro, 
Togliou «a^ar fregiati dì un opiUifìo ' (Pia^Bar p. 23]. Spt^àSQ 
gli digrammi soao fltUzI, scritti solo par ess^ra Uul 
(RsitK^rstetliH Epi(jr. », Skolxon, j>. 102 sgO» o pr?r mt^niona 
di rjuultrhe gmode unnico, pRrqiJ«Mtc] np^niatcì, vo titkii Ki?iiipr<i 
iiuponnibiTt, dilHoìle «d tintoria in la dntormiuaxìoaa creino* 
logica, 8alt!iiito rare volta ti poeta s'avventura a toccare 
gli avvenimaDti politici del auo tempo') — ed iu questo 
caso non per altro che per adulare il prìncipe — oppuiv 
TnnniffifttA \ft mia proprie ccudiEionì con 1<i «copo di dirai 
la vrftrità. [n (jLietti casi i^iyìamttnUt hi p'>trA tntitnr» la ri- 
cerca con profitto. 



■)Qiioeto j)«E tutti ì i;«e;«iì &rti«Lioi « letlvt&ilCol irÌ8t««^(niii<i 
tìi Sotujd [Sald. a. v. Itir'iJr^c; Al!ioa., Xilf, tìJU. CCr- imchfitor, in 
Jthtin. Mwf,, SXX, Ctf> 9 WtvJom»iiu, iU, XXXVIU, Ue6iÌ t^m M' 
V ijtoltalimt^ La HoÌQ«ko, JA C. Fr.^ Ili, 4^ - Kock, C, A. Fr., U, 086), 
aa«b« il /(p^am\- jl<i«fJUis (Oerod., J/Jn., 1, &7^v U (^ vXE>loj-wriJcio( 
(Cramor, Aneed. pari*^ 1, 3 «g.), ii n^Vriài»' ov^WrvfiVf rrur ^tt-iunvr 
(AilioQ^ Xli, 5ilfl*i, Avoa iaseanato cojao ouigU »ffkrì il corto odo eoa- 
v«fiiva mottttr &è oocMo ai iìbgaa {JUIia»,, XIV, Q3Ì), 



HTS 



e. CRUCI 



4. D#i fiS «epigrammi, cho in g«n«r^o m riUogono di 
Oallimoco *), ioltuito tlodiin — ' « non quinflid, coinri il Coitat 
(p> 173) ed n rm»s» (pH IG) — sono Yeramento erotici n por 
q[fe»tt non ci it posffibÌl« fiiuant m noainin modo ti Uropo, 
iiBiumeDO ove ftccenui ù pemODe ckI ìicìLaxìcuI da ftUrì poeti 
CI InsijiglLor ebbero a brio. Oiò coiioetanle, per alcuni tentfr 
farlo il flerokif, lo cnì opinìnnì Amminer»CQO in brev^ 

Kpj|fr- }CXV. — OalliguflCHO avca giuralo tnì ToQido dt 
Doii amaro uesstin'aUra gtovai]« o fanciullo \n^ il leL Vano 
il giuramento: egli ora aioa qq fauciullo e drll'iiifeltoe non 
a: cura più cLo du'Sifegarefli. — Ecooci al solito Lcfiaade'c^a* 
nuDDnti d^ amore Lon mauteniitì (cfV. Beitasenalein» p. t&d); 
toma favorito agli nntit^hi ponti. Tnlo inancaujtft già Plo- 
tone itl«.>iiK> Vaveva TiciiKata^ jtOAtfrnmiln olift gli doÌ «tomi 
perdoiiaiio allo apf^rgìnro d'^nifirc ib; ìnc&à^wt^ ttq^ómv ré^- 
frloinli' votfv wMf ihv AJJyiatof taitij^^vatv {PhiUb., p. 4^V) 
« Beli" Anlologia Patatina ' fra gli epigrammi do' coti- 
temporanei eief^i di Callimaco, •pecialmeuU di Aaclopìadd 
e dì PoKÌdippo, molti no abbiamo «u qn««to «rgonunto: 
dal liune e (ì&lla »otto Ì poeti e gli amanti maltrattati o 
OOrbellati tuvoc&tiQ le» pi^i terribili vendette (Anlli. Pai-, 
V, ?i a 150, IH 166 ecc. aiiclie h 6 ag. iéìVAI^^uér. 
cTutìt. fra^tjt. del Grecfeel fOxforJ, ISOfì] ed iiiollre cfr. 
Crnsìna in Phiht., ItìOG, p. 304 1. Dall' nllimo verso [rflc 
vép^if't^'i ó>i Mtym/t'aiv nò jIeì/uc a^S' At/i^p^i] il Oorckc ore- 
dettr* di .ntabilÌTo Ìl tempo delVepigrainma. Oanfrouliindo 
eou Th<;ocr>, XIV^ 47 e auppt/nendo che ambmlue i poeti 
derivino Taccenno da Deioia (Soboi. Tboour., XIV, 47 
MQller, F^ U^ 0^, TU, 25), afferma che ad uno titeoo tempo, 

■)Wilna.' T«riimeato ao i>orta&lt«flcludaDdal*«pìxr. Ill(^ Abtb. 
PnL V[]t, 'ól», oha à rlpfitiiia in qugllD à' Kgmlp^^o, Amh. Pai. Tll^ 
ft» = opigr, *IV) e PopiF^r. XXXV (Aath- P^L vn. 451,1 Cfr. ì^. 
fftmiv, XII, :44ii, DahitA nltrual r non li tnnLi ilolVopL^r LTI! k Aath, 
Pnl. VI, 160; cai ai potrebbe iiggi u ugcro anforo XXV ^ Antìì. P»!, 
VJI, 416. n «'otjìoto {Gii rjii^. rfi Orti/. Girt^nti. lft»i. p, ift tg.) fu. 
T1000 fonde ìq tiu »aIo i don epigrammi III ^ *H\ trmlaacUU dal 
WilfLm.* Ncvn v' hi^ rkgi'^fLo di vìlìfitatro nfTfitto il JiMlot Vi; jy^lfiuy 
tXn^i pit tfrX t che «0 è lìSfaitoinr nnW Arth, /Vart, è chlaninoate at* 
trituilO a 0]illtmAOO a^ìVAnth. Fai. VII, Sia 



nrom oau-ualiiki. 



ara 

Ma 



circa il STOj si debbano ri]>orUre ì due compoBimentin 
al Q. «ftiggì cAìe Deinia non puA oasere stola U font« dei 
due poeti, fcsetido aalo circa il STd (cfr. St;vemihl, I, 633 
e Spiro, Rtctrché AieMandrim, nei &jiff< eUf j4cc. ^ Lincei, 
V» n [1898), p, 63» e ohe gli fc molto più probabile cbo 
Oftinmaco e TeoorìLo ahbi&uo avuto cognixiotie (Iella ero* 
denza jicpolarL^ foodata nuirotacolo antico riferito anche 
da Deiaia ■); e di flauto oì fa ancor pia convinti U cem- 
pìacensa ahe il poet^ uo»tro hn di r&uohiudero, n«' fuoÌ 
epigraoirEU, com'era UBaaia allora, Mnt^cze, proverbi, motti 
popolari (cfn epìgr,, I» 12. 15; VI, G; SXI, 5-C; XXTX, 1; 
XXS, H-4; XSXIT, 2; TXLVIIT, 6Ì; XLITI, tì; XTiVI, 4 eoo. 
ed ili gQD*ra1« anr.he Trìlnitkeit, Da jjrotcrhtU ttpttd hvcol* 
ffr^ ECtQigsberg, 1889)» Di più, il G. crede di dover rilro- 
Tftro m CalliaiaoQ aumpre rimitatcìre di TeoLTito. Ohe poi 
Oallimaco circa il 2?0 — at pur V ' amor di Cinisca ' fu 
«oritto in Àle«aandria (dosemiLl, I, 205^ o -V. Juhrh, fut 
Phìl, 1896, p. 3ft4 « Logrand, Éfud. cit-, p. 40) — ijuatido- 
era già iilla corte di Tolomeo Filailelfo, p celebri? per le «oe 
dotta elegìe, aveue proprio a trarrà gli argomenti delle 
sue poesie da Teocrito, cLe «ra venuto allora allora ìa 
Aleesnndria a cercare repuia^ioao e rìccboHe, è difSolle 
ammettale. 

Att<ìhe l'^pigr. XXX i^arebbe imitato dallo stesso idìl- 
lio XTV di Teocrito, riportandovi qnindi allo stesso t«iDpo- 
Non a ca.io, dio9 il fi. (p. 594*), puA «s'ero avvenuto eli* 
la atorÉAlta dnl lupo sì ditl)bti ritrovare lu ambRdiie Ì cquì'- 
ponimenti, tanto pìft che, In ambedue, lu sourift ò rappro* 
sentata ad un bancbetto, cu! Haaislti un Cleonico, te«aa!o. — 

«) Cfr. aJK^ho Arii^tot, F:t. /i^tUfi-, (i. ì^n\ ÀI L«cranJ {^^Uds 
Ht« jx T2^} pftn> diiii'A in t'dllimni^a rùnlUaiioTK p«rctiA ti prnT^t-bio 
lelAttro M Me^ur-c^ì b ' mioiix ilanf lo tos dtt ntorceftu &a r. '10 d» 
TìA. SlV qu'AU V. 6 il« i'tìpìffT. XXV ' . T»lo ragiona ti^ppo lubbìot* 
tira voti è arsomeato lafBoIoiDtc por un* d«t«rmiiuuioaQ croDologiA. 
D^aJUL ^htto uulU dì «t»Di^ oba CaJlioaaa\ il ^Ui^o or& «uio in 
Orocia ?Ì moHCra covi profonda ootiCRCÌU>To dolio uauiao e dei miti 
p«lo|>oniia«i«<ii itpaoinlmsnt^ KroAdifli, Gt>tLi>f>)o«n tAl« prov«fbìa «ho 
ai riiWIdcc, a quaulo p«rvi &i MegAreeì dvl cootLaaiite grecv. o aea 
dallH Sicilia, atcìaa HoopUHo <ìa TéooHio. 



\m e. cewi 

Rnì nom* Gl«onicfi, twinimo in qr^lToti [ofr. {{li /iuI«cm 
dol C /. Grr-, v. II « HI), non è s f or pnroU; dobbinmo 
inveoe far notare ta diversità J«11d cìrootUnse Jnilie&tooi. 
dui jFOftU. CleoDtao praaao OalUmjico arde e si consumA 
cr^iDord per Eoxidea; Teocrito co nd & un tmnqnillo oom- 
tiien»nle, elio non ha n-*5tina pttrU* no)1a v*m nxiutift i^lìlHc*. 
In. OJillJmncci, (-Uwiiico fion pniticln |purt«i ni bniuihnlto, ma, 
sopr^LggiungiTuduvi (liù UnlL, dà moLii^o alU domanda dal 
{>OflU, elle indovina tcato la ragione d«I malo. Nou era 
for^e or^ddiisa popolare ohe un Tiomo, incoatraDdo aa 
lapr>, so n«* fo^s BtAto veduto prima ch'egli »e do Tosso pi>< 
tnto AocnTgore, sar^ljbci rimiDiln Him/n vocn? (dchoJ. Tlittocr- 
XTV, W, Verg-, Ed. IX, r>4; Pìin. A\ //^ VITI, 84). Inoltra 
Rd Uiltì oredeni^a ±&'appaliiaa noi luogo t«ocrìl«o, non con- 
viaua punto alPepi^amma di Canimuco. Qui Ì1 poota rU 
couoaoe Clooiiloo ammalato dalVaaiwlto uno, non dal suo 
GÌ)oD2Ì0, comò nel caso di CiniEca- 

lyaltm parto, ìo credo cho ìl SaifMtap non «i riferisca 
mi uno wpiritn mnlìgno, nd nrn ^va, s-l hipo infine, mar- 
p)iitt(>«to lilla pjiKtioiio amLiro!(a cU» Accende anclie il pwt»; 
A questo m'induco la forma JiUfi^a: Jn^ijo^v nfi^ò; f^*'- ^'^IH- 
iitaoo jiggitiiig« auoora un altio motivo comuuo ohe, moutra 
ii«I racoonto teocriteo non ha parto itlciiiiaf qui invoco so- 
^aidta la massima iciporcanza oomo quello ohe dà al p06t& 
la chiave, per cosi diro, del ^gr^to di Otootiicc: la pot.'tnza 
dnllo ffgiiarilo amomito (cfr. nncha Àntli. Pal.^ Y, 1G<S; 
Xn, Ki6, \m, \\(\ US. 12^,144. 161 «co.; HéUodor. ni,8, 
p. Sd, SS; Achill. Tat-, 1, 4, 4 a 9; IT, 13, 1 eoa deriva- 
zione da Hat-, PhatHt. p. Ibi [cfr, Dilthey, />a CalL Cyd-, 
p- 66]; Nodo., V, 587; ÌTos., 74-75 ecc.), L^pigramuìa ìn- 
eoToma rapprospiitn una sn^ntìtta vivace^ che por nolln de- 
riva dal quadretto tAocrìbco. Con forma niiovi^ originata 
ci prevfinto nua dulie MolitodicbìaTasioui d'umore d'uu gio* 
vane p«^r un altro. 

Lo stesso si può diro per Topigr. XLI, in cui il G-. 
etesao (p. MI4) riconosco non gììV nn'imìlHnionOf ma nn imm- 
plice influsso dflll'irlilHn XXIX. IVamorp gli ha rapito 
moti doll'antma: occo ìl motivo srotioo che farà tanta fbr> 



mn>] CA11*IJIA€RBI. 



3dt 



tnna fìno preéeo ì poeti rombai (o&-. tr, 114 ^ Aath. Pdl,, 
XII. 16 fK«iteetet«ia, p. 161]; Hor«t, I, d< 8 ed il oonUD* 
di Porfiriono), non mono doU'opìgraifiiiiih steaso che dft 
Q. CcLtnlo f(t rivestito della formA latina (ctV. Fiasaa, 
p. 116 sg.). 

Sotto ()iie3i'a1tiino rispetto non meno fortonato fu 
anotio l'altro epìgr. XL7I 0> <3^(^i impcrtunte per Io etudio 
doirarto oaJlimaahea, nulla di p&rtìcoUrQ ofiìro per la no- 
stra ricerca, scliercando aui motivo comnue dol vino o del- 
l'amore [c*"r K<tit£aastcÌDf p. 159 sg.). Nulla parìniontt per 
gli epigr, xml, XLIV, XLV- 

5- Noi periodo 27tì-y70 il 0. pone i dee cpigr, XXXI, 
SLVI, Nel primo il faceta paragona «ù ntcado al cacciatore 
£ptoJde, d«l qu&le fa uu viTooe r|uadretto. Egli sopporta 
diiOfì e stenti d'ogni genere per oncoiaTe la seWaggino, 
che corre libera per le macoliie, sdegnando la preda fodte 
so qualcuno gliela offrisse- Anche il poeta jà ifét/ovta StiSf 
xén\iiiò*, tà f iv fiicai^ m^^vk 7in^j'r#rai. Questi' ultimo 
concotto si riscontra anche in Thcoor, XI, 7«o e VI, 17. .Ma 
forse che da c»& poliamo cODchiadere cbo pròprio da Teo- 
crito Of Dotisi, da un idìllio scritto forse prima □h'egll ve- 
niale in Alessandria ■}, Callimaco imìtiS questo concetto del 
resto co^ oomnne, quando di frequenta» co Io presenta tutta 
la letteratura precedente da f;^«iodo in poi (fr. Ititi Lchrs), da 
SntTo [1, 3(Kai} a Mentìndro (in Terent,» E^nuch^ IV, 7. 48)? 
Invoco l'idìllio XI conobbe certamente Callimaco come ajH 
parìsee dall'epigr. XLV, ove egli si rivolgo ad uà suo 
amico poeta, ad nu tal Filippo (ignoto altrimenti), e, lo- 
dando Toccorteasa del Ciclope cho si consolara del pei^ 



Of^- sH Ariico]! il«) VevpJ^&Aiii a d«l VUooall nel fhdLddta 
CcminìH. anhml- mutiìtjip-, Kemn, ltigli>'Sctt«iiibro, 1B74, p. 10:^ o 
DrauaT, Sopret un /ramn, di CalUm, aarixttf ntf / #ee^ {ftitì. di fiat. 
W<Mr^ 111, fiK 8g,]; Kiùbol, ile CaiL episr, XUU tà. Stk%. ia Homo*, 
X, p. J Mg. 

*} Soooodo gli ultimi ttudt gli idìlli T], XI »Ì rìporiaaa «ira* 
il %^, meatra Taooiìto para oh» ttU venrito in AlftimniMn fm il ST3 
«d il 2G0 (SaMiiiiU,Ì|909}. Il ti. iavoeo dtnbiU«oeal3T€;3T0Uc«Bi' 
IKifli^rDue dagli idilli, a nel SI8 La venuta di Teocrito in Ales^aiLdria, 



3dl e cB»u 

«luto atnor« i\ OmìmttM tSQÌ v«nù ■), hì 430m|Matt cho Ì1 
Ainioa thhask con lui ooinuDfì ftuch» uti altro autiiloto contro 
un» m&laiblA Unto Urribila: la f&mo (cfr. AjiIL. PaL, V, GOJ 
Si può dird quKM un epìgrsxDQia d' ocoaaioitd, ìii<i)>Ìi«io dalW 
lettura deirìdillio XI dì T^cxTritD, cho u N id a, auD malato 
d'umore, cui U Bci«>nza non uiipnTa «nggorìrv altro niii«»d[o, 
nana Iiv i4tori«1U di Polituanj (cfr- i^iiiro, p. 6ft ^.]. F^ 
^ |}(ieta non fu KCOfio4cìuLft la rltiKiata dì Nìoia, alla <|i 
riiicfinL la doye. L'arj^iuiii, lo «|)irìto dell'epigramma 
tutUi ìu c|DuU'uItìuiH dlaMaraainnd rigaardo alla potei 
d^lla &iae dopo che il poeta ha ad^erraato etBser la sapìozi] 
il rimedio ioflinibUe per tatti i mali (if nervoMl^ rròvroM- 
4^^f»tatov ó crocia)- Cunritii^ col O. i-hn (|iii abbiatwj tii 
derivaxÉoiK*^ no noti zio* iniÌLasione^ dal)* idìllio XT, ma noi 
f[ÌÀ riguardo al ti^mpo di ^om pollai ooa. CaUiinaAO fa ima 
trutte dipiottira doUe Hue vùadiaìotiì domesLìohE*, n» v*bj 
ragiona di negar» fede a questa sua attestale toae. In lali 
condì&ioQÌ dovette trovarsi il poeta ìa Alesaandria, focso 
quando em slato chiamato roma aiutnulo a lavorare doUj 
biblic^toca, cioÀ dal 288 al 'iio circa, al quale t^tnpo ai rì- 
^lorla appunto, lu^c^nido il SaMmihl, anche rìdiUio ti^ocrìlco, 
munirò Ìd quello indìt^ato dal O.. oÌ ulUinamoDti^ 
Duto dal Legraud (p> 51 sg.)^ godeva aromi U fasore 
re e non doveva r>drlo tiovaiai neli^ tristi coadiiiom 
oenuEtte. 

f>' A questo tnedeeimo tempo si rìferìace altresì repìgr. 
XXXII che, con gli altri Am, XXVIII e LI, fu a torto 
coDRiderato di gooero erotico- Il conipilatore dell" Anto- 
logia ' fa ourtameute tratto In iDganno dalla formula n^ 



I] (JaMi*«rgem«qato tf* g\k oomaae pr«M«gU Jbta«8Midrìiii dopo 
ohe TaTMi tratiHio^ rlcAvamluueiHUU iioii»JD&aaa,FUoai»Qe(Bwgk*, 
P. L, Qt^ III, l'JtìO). Cfr. mf^M, yv. li-Uì Ath««., I, €'; 
K !L XII, 44; BIt.a., *VI,3 f Ahr.); P». Mowh., lu 'Smw^. aim^v, 
(BOehclar, in Sh. Mt^B.^ :tXX, 10 »g.); Ovi<L XlLI, T8da|[. IJ Vablt 
(JaJ. ^dv, Bctol-r 1^^, p. 33ig.j troppo sìstotnAtL^antaau» a'oj 
quaeU volt& » «oloio aho «^onnaao o«^rc i*tmitoNÌono in Ctllìauwoi 
8uj^ KUìW ài Poliffimu o UaIaU% c^r, ncilUnd^ De PfiUpK. u 6a£at| 
ia Ld>£. Afvt^/cn, VII, l^lOag. 



;ia^/«<»i' clid |Mr Dull&, corno fa oeiS6rv«r« il WUaaioviU, 
accenna ad una lelaaìond amoroaa- ' VcUt hoo iìori qui 
per Qratias larAt^ Dun BmicUioo non unom aumin» «unt " 
end' egli cr^de che O&llimaco ritupiovm uu &mic<» ingrato 
' qui saam «ibi egeetateiu rualìce o«ton(l«rìl pOAttiDan; do* 
tiam anb ofEcìuiD fnuira pativi; ^ {Parerla iti Hormu, 
XIV, 145). Affatto »oouo>cÌnt« ò il Mci]ì|>|)o cui i indiriz- 
zato l*e()Ìgrajiiaia, ma Ìl adtiao mullft cliìaro aacoi^do l'ili- 
terprataxìona de) WilamoTtU. Il poeta bo& ^anto il peto 
dì ^laauto gli rìuiac^ia Tainico aiiOi oanoac^ndo, pur troppo, 
la propria loiaeria; taé/ivr òt^t^v i^toA^ triìftamentò eadamai 
« maU il Vernerò {Oli c/^i^r. dì C>ilù, p, 21) vori'ebbo in- 
trudere ^im^ui* ^^ i^vmJo^ (cir. ujii^r. XLVllI, 0), riferoD- 
doad «tttupro ad un i»pl)crdi[ima stmStxó^» 11 0. vorrebbe porr^ 
quoHt'epigrJLmma al tempo dalle 'Carili^ di Teocrito (a. ì270), 
ma tI tt*oji|jougono, cam^ abbiam n:>tato anche per l'altro 
epigramma, le condiniooi d«l poeta. 

A tempo più recnoto invece l'epigr. XX Vili, scritto 
probabilmente iiuaadu in Aleatandna pia ^rave ferveva 
la lotta Irttcruriii cui preaero coal viva pArle Callimaco ed 
Apollonio. Accusato di à^ò jr?ii>',c nitstv^), Callimaco in 
t^uealVpigieixiuja, c[uaai iu atto di itGda, ripeto l'accusa rìu* 
fact^iatagli e ai protrata ivruic» uè' vuol primi criteri let* 
torari: ei^ix^Vv ntirta tà Òt^fi^tiia. Il Dilthey {De CalL 
CìfJijfpn, [ì, Tì^ cfr. N)ike, IMaU ecc., p. 18] iwpprinio eeU" 
&' altro ruUInia parta dell* cpigrainmn ■), cho travile tmohc 
questa volta in iagauno il compiUbore doli' ' Antologia ' 



Epigr. u. iSkat., p. ^j por ]>rImo twM ^ftiflUmaiMe UoTare U Ht^oti- 
deoEa di quMti vanì in TIibosq. 969 «i^, 

■) N»ir ultimo verno Jiictim ft In la^jona do! Wìkm.', maclra fiftn 
«i i^uìi «oatoaiiro lVUo«' </'**' ^^^ Schneidar. Il Wtor^ou i/CinfiK^ 
crii-, Dorpftt, p» 1 4]^^) iiifivlt] o&serva rht^ nc*o p^iA * i^blii^tuie otnuoni 
iu Echu» verbi» locLim e»».,, Hl^uidcin Ì1U ii«il quod ipsa aeatit 
loqtittur, lod ropetìt vorìiA alloroED, nt n^n i«nt«i]ifAm Tarbortitn sed 
tpM tantom vat\M tìUM roJòrro ILooat, oum ixuuiJqio id ia'tur Uii<dei 
^ unii &lt«r4Vo Utti^TuU, non «t iauirprotum «rbltrio ««d «z r«rau 
toaorumque nalura muut^ jcateoum piorauj uor4 evadat et inea* 
speouta \ 



lAi 



a rKHii 



per qiwlU foroinliL tatxl naìAi xakès oho ■! nlern iKrivmr» 
SUI T&.fì donfttì djigU uniAnti ai loro notata» ■)< Per dKva i 
|uìi banuo erodalo che iju^eto oomponìmentc appart«aettftft 
alla :wat^m\ ftn^cit tà acDlamonle il V^niero (Gli ej^i^r, ciU, 
p, 26), non ofiianto l'afTorinnziotiì oootiam dol It»«o (in 
ffiV rfijEfo*. JdM-, 1897, p. 612% Ufi lo tra*» foori. L'nl- 
timo dUtico, b«n« intaso, non oUVe i^vjsana eoo traddis ione. 
Vn fine mt«nbo satirico pervade ttitU Taltima parta dal- 
l' «pi grani ma. Callimaco si dichiara dì gcuto delicato; egli 
non oaota per corapiacore \ì popolo grosse, ma por la per- 
Momo dotto, emdite, dolio qoali rìoorca studiosamente il 
plauso^ ed ìroDicameDte kì rìrolge ad un certo LtsamA, 
granHoatloOj buo conterraneo^ e cOn lai iifoga amanunentd 
il ^0 9de^o (GCttUng, o. e, p. I ^.), Quel Liaanìa forso 
gli ora stato amioo o oompegno di atadi '); ora. scoppiata 
la lotta letteraria, egli se no sta fra ì tremici di Ini, dalli 
parte dell* innovatore, del quale noo g\Ì apiacova probaH!^ 
mento Tardilo tantatiro di omniare Onaero, non e:i,temlo 
egli pare alieno da Btraill alndì (cfr* Wolf, Protcff,^ p. 186; 
Bchmìdl, J)id\pn\ ChulctnU frapn,, p. 396). E Oallitoaco s© 
no duole: ironicamonte a lui p&ila cOD le eeprassioni piò 
ooDSoete degW amanti, ma dall'eco bclfarda si fa riapOQ* 
doro la trìnte realtn. Qticjite Fotlo riceve magraìor loce dal 
]'epi|;r. LXIX, <ihe sì riferisce aneli' odso alla lotta let-terarij 
ina ohe i^robalt Unente si riporta agli uHtmi anni del poeta, 
di coi ci manifesta il cordoglio d'aver perdute lutti 1 suoi 
amici in causa dell' acrimoma della lotta seateatita *), 



>) GCittliiie, C'amnenL cfe ducbu9 CafUm, tpigr^ Uooe, l6GT,pC0£,, 
a* CTI) «empi a^uu^un^ Aaih, l?mt XXI, 192, soasa nHatuja raetcrai». 
dal Uoiaekc {DtM. foet. ^n£à. Gr^ p. STO} lMitatt«QW aterltte a 
OallimftDOH 

«) Cona« CulUmaeot attesir nlL^istruzioao 4^ Eralcatooo. Smid- a. v. 

>) Dirertfbmoate lo Spir» intorptota questi duo aplg^nuai- Sin- 
duD<1e lo TSljtJiLoiii tH. TAorrlti a C«IMmAAi>, affli vuol rìcnnru^VfrJn 
dAir«pÌ£r. XLVI (ci* ih derivuro da Thoocr, XI) e dair opigr. LlUj 
CillImAOD, BAT.omli) lui, dh ni nco £«cdal(o 11 nomo dc^i narici pìi 
cari ' |ier un att<j Ji c«rl<eU vor»o eottoro ', • do tr*o ogU poi 

jpTova (t&U'»pr^. x:i:viir Aiiiti«diie sn «p^gr. xxvni e Ln am 



Rasta a parlAro «DCfir» dell'i^pi^. LI cho dobbiftiBO 
ftsicnvoro al granerò encomiaiticO' Il Icmnift del c<^* Paint, 
dice: 4k BfUtyimt^v ^vvatxiiv tt>€ J7f «A^/uffixj : onde il MoiDcko, 
o, con luì, lo Scbn«id«r (I, 440. Cfr. Beonilorf, />« Anfh. 
(jhK*tc, epigr, ^aa4 ad arUè aj^^^^, Boni:., 1862, p. 43} cre- 
dettero di doverlo riferirò ad nD'ìiniig:ÌQodiBorQuÌGo, usciU 
oltora allora dall'oleina d^llo icnltoro od irrorntft ftocordk 
degli uiiirx«nti, r.(/ qiiali ontic&Eaonto «i aoioTn&o tWo liba- 
zioni alio statue. Porù il lemma morìta fsooi fedo non risa- 
lendo IV fonte antica e derìvandt^ pìuttonto dal coctAnto del- 
repi^ammEk (Bi^iach, p^ 22'* invece vi prcata piena Mucìa), 
coei cho da^ più viene considerato som pi ice monte una glo- 
rìfìcaxLone di Borenico, tìglìa di Mn^h, Ppo»a dell' Kvergete, 
Il Gercke, rì«contrAndo con Theoer- XVII, {>7| riporta T^pi- 
gramma aI medesimo tempo deiridillio <'274-27!^, mn piA 
a r&gioflto il Suvcmiitl circa il 267/6) e Uc^ilftcaente riforìvco 
rapìgnmma a Beronice, madre del il^ìlodelfo, quella aitata 
cbe vico celebrata da Toocrilo neiridiliio citato. 

Apparisce cortaniento airaiia questa glcrìficft&ione deìln 
Tecciiia Berenice, qnando i duo fratelli, il t^ilodelfo ed Ar- 



eeritti in ^«rìeo (ma, in questo dùUotto anooni l'cf^xgr- LV dV. Stadt- 
mailct, .'Id Anih, Fai., 71» US); di «lui, oj?li uiutinuo, ' ni jmft dori- 
vuro 1a Di^ucjlunjcni» <Ji« ud im¥'> (Tuochto) bltuda Atiàlui aol terso 
epigrAinina (Mntt'> nel nia(leBÌinr> diAlotto («pigr^ LJXJ ', Lo rifciruea 
p»rtaatQ o^U nltiod «imi <Ì«I1j» rita ilsl peet& irùdnuflo in «mo Ia 
provA di una lotU acup]v[4tA ^r Ja diver^EU dv'crltuti uTtÌ4t!«i fra 
dklhiauoe • Toocnto, In quale d9t4rniia6 U i«rt«iajM di quoft* ultimo 
iIa AloaMADilTfji, È 6* ncinm pprUnt/^ £^^lm« la8p[n'-,r1iA tactovi in^ 
Tftvixllu dcffli AL'jiij^^Koli dol G«T«kQ j>ftt clÌiuottnir« clie il p^etjk ftcl- 
l'«pt^. Ln velia nllisduTic nd nnn siiorifl. d'amara, U niil pretAganlflCn 
era AloMaodre (— LWiio odAsaho ^ttMQitoi, 4f' jò i/^futtr tét Stvt), 
lE ìtjtat nll& fviA toIUl oondurre n non mona vaan oangeUiiro^ Qrudta 
^irotL dall' opjgr. LEX ]air<«o i da oocottAra l^opÌEiiona dello Spiro, 
Inule pLÙ cbe t& itoirjii^lUiiKa del v. l (nì^jf^/n; \ìQifijtirii oun Thoofr. 
XI, d i proboibiiiDcato fortuita (J^egrandr J^ud. uìi^ p, 70,V Sull'uve 
deira^ggtdtivo Attjnunof cfr> Schnoider, 1^ fì-JC Ag. Tnr )'cpi^. LII aeu 
vi può «taliklire oulln eli eerto, ch£ U noisae f^sòn^it/rf bj trova di &o- 
queute (Ilnnlar, uV T/^ocr., VÌIU 53 i^. i& fìacchjl.. fr. *l9t Blua) a 
•e ma^k^ oa'veral B-l«i devo vedflreana p«1c«o raUsioue oouTbetfor. 
Viti, B&t*g., Incarta d'>l(n parie è TeU dell'Idillio. 

Stitdt Hot. «i ntot, ttau. \ÌL tt 



886 e- ciMflt 

MÌnoò n, «»»o uniti in vincolo c<>nSo^ale; tanio più oh» 
4^1 B«r«DÌoe, madr^ dol r^, I& qGAl# molto dìffieiloHuU «I 
pQÓ <r«d4r# cbo foM« vicor riva, non pot«Tt c«ru» il poetA 
4ìr« cbft al/^ni a/^M'is ftr> oomparsft quarU fra U Cariti, 
nnzi ta piti «plan^lìda a «ednooau fra qn«eto- Tx»ltro V epi- 
gramma h KìtìUo in dorico « fu OB£«rvato che Callimaco 
nall'uvo del dialetto ha riguardo alla «tìr[w cai appart^n- 
gono i pur«onaggi nomtaatl negli epigrammi (Sotti, GU 
*pìyr, é^yti Antip,, p. 42). Ogni diffiooUi h tolu qnando 
si ponai alta sposa d^ll'Kvorgdt*. Il Suaeoiihl (I, 363; cr«di» 
oh9 r pigra mina via itato oOfnpo«to pvr 19 noz» dall' £v9r- 
get«, <x>ei puro il Bosoh oka atabil^Koa l*anno 248, notando, 
e jpuatninent^r oho non & punto nocoaaarìo adì Connt [p, 43) 
Mn&att4irò cho aaio aia stato scritto paroochi anni dopo 
ravvonìcwutix La forma 4^ri... tf^i ft^^fft votiì basta a 
porsoaderci del contrario. Molto probabUmento il pool 
non a' ara lasciata «fuggirò un'altra occa«iouo por caUbi 
la futura prìncÌpo««a ed aocattàvar^ena la benoTolonza: 
quando cioè furon stretti i patti di mati-lmoDio fraET'or- 
goto e Berenice, qualo suggello dolla paoe oonobiosa fra 
il if'ilftdolfo Q Al^ga. Berònioo aarebbo quindi venuta aUa 
corto d'Aleseondrift; earebbo entrata nella iamigUa de'Lì 
^idì ancorft olessante tutta degli unguenti ch'ella tanto' 
nm&va nella sua ca^a paterna e di cui CAUiraaco devea far 
i:onao anche neirelegìa in onor di lei (ofr. Wiliìdowitse, 
iJie Galiiamtcìi du Kali. ttnd Catulltu in Burmu, XIV, 
p- 200"). 

Miglioro oocaeìono non T'ora per provenire ran:mo 
della nuova prinoipeesa, quando nulla dava a divedere oho 
Jo promudso sarebbero stato fra breve rotte^ dopo la mori^ 
di Mago, por j>li ÌEitrighì d'Apamo. Cbo so ad ogni mi 
8i volesse ritenere votivo queeVepigromma, come eostenni 
il Qleiaeke, untla vieta di «apporre ohe nel!' accennata 
coetanea eia»i orottft, com'era co«tumOf aneUo qualche stai 
nllfi futura regina o che por os» CaHimiico abbia dettato 
riuserisionf. Fcrgo potrebbe eembraro piti veriaimile ohe 
ci6 sia avvenuto dopo la celebraxtono degli aponsaU, oirea 
il 247i ma non avrebbe s.}\oi^ ìl poeta cortigiano magni- 



i 



fiottò U KUA rogiiiR con pift Sacinghiara piftc^ct^rlft «d idn- 
Iftrìosi^, coni» rificcjn trinino ^li loHto neH'ìnfcrinonl àò* To* 
lomel? La forma »t««a doU'epigruinma mi £a propondoru 
per li, pTiEna ipot«sÌ; Unto pi6 cb'eiso non «1 pressata in 
ima forma onova, {nusitau oomd ci aspetta rom me dal poeta. 
È un semplice bisticcio fru X''9*<ì ^^ graiia, la voDUstÀ negli 
atti e Qdllo forme e xà^i^, la il^a fiteesa delU graxia (ofr 
ÀQth. FaL, V, <>5, 140, 149, U9; IX, 515 «ce; Mus-, 68; 
AuNOn., opigr. CXXt). 

7. AI g^fn«^• opitimbìco appartangono venticinque Qpi* 
grammi; ma por lo più «ono scritti par incavkc dS paraood 
oiCQra, i^oto. Solo cU r^uattro (II, X, XTIt, XXI) poa- 
ftìamo GoagatturabnciEitct dcdurn» qoalcbe ftccanno fltorioo, 
iosudìcìonta però a darci una esatta detenni nazione oto- 
nologica^ 

Il Gercke tuttarìa tonto U ricerca anche porgli altri 
o vdllo riportare al tempo «t«aso della composizione doU 
V £pÌialftmto d'Elena ' teoorit«o [n. 277/4) gli epigx. X, 
XX^ XT per il v. 4^ in cui Blena di il proprio epitafio. 
]Ua della brenta, nella qnale CalUmaoc viucd spesso Anohe 
fìli antiohìf non ci dobbiamo meravìgUare In on poeta che 
tatto il merito fa consistere nella forma, che egli vnol co* 
strìngere a* anoi caprìcci, specialmente quando vi riteneva 
porfotto nu epigraiQma ch9 non ai prolungaaeo oltro un di< 
stioo [cfr. Anth. l'ai., IX, 369). Tanto più che nelIVpigr. XI 
ai parla d*uii oret4)«e, d'un dorico per 11 quale si conveniva 
k ma^eima brevità (Setti, p. 42). Inoltre ò norma costante 
dì Oallìmaoo indicarci anche IVrigine e la famìglia del 
morto, il sao luogo dì nascita (Vernerò, OH 4pifT. ecc., 
p. 1^1), e florapre tentando ima forma nuova, oonci«n. Timto 
cLo alcuni do^ anoi opigrammi ombrano derivaro da un& 
i^uda, eemplìc<? in!?crÌRÌon<» funebre, al cui arido Nctoma- 
tiemo GÌ potrebbero ridurrò^ come od o«> tant^ il Eaibel 
por TepigT, XV (iTerm^a, XXVIII^ p. 61}* Cado quindi 
ogni oonf^ottura del G,; ma più ancora andò errato rispetto 
agli epigr, IH e *rV che egli credette indirizzati a Timone 
Fliaeio o da riportarsi quindi fra il 'JSQ-tì^, mentre sono 
rivolti al famoso misantropo, divenuto pur obso ubo de' ino- 



«sa 



O. CKMGt 



tivi più QOiDiiaì « tradisìoiMli della loLt«ratiira ttldssàndHna 
o posta rio ro ■)- 

Ma vcmamo ai «LUattro «[ligratoToi s{>pr& ìiiciLcatì. 

T/epigr. II è acrìtto per un tal EracUlo ii' Allcarnaaso, 
jiuDta «gli pure ed amìt^o di Callimaco [SiUBemihl, II, 584). 
Cou profouia mostisia il poota ricorda I Iwlti anrtl Lra- 
scorsf msiera^: "tua tu ormai da gran tempo ae'polTer« * 
esclama, àXkà ffd jt^v nuv ...r^r^dira^Uu artaéi^. E«o fa 
dutiq;ije oompovto pnrocoHìo tnmpo dopo la morU; di Era* 
dito, mftntrn la incirionHH di Calfim^ttxi mì npiirLA nd nn 
iem|HJ raUlìvamunle niLit?irtv, tjiiaTido cÌoh oru urtnai en* 
irato &a i dotti dial Mumoo, accenuaudo i tv. 2-3 a^l« dotta 
con ve raa/, toni colà f^uiite, cìoà circa ti 275, Panni itort^nto 
TerisimLlo porre U ;»iDposÌ£ÌODe sua fra Ìl 2fì0 ed il S'iO, 
gtocobÀ gli ò mollo probabile che il poeta d'Alicama^o 
aSast rcaatct n1 \Tii!<r!C alonnindTtno i|uando ttmo, e per i la* 
vori iilm vi il coiDpÌt!vai]o h |i«r la ftima uA^^ti! ittita dai 
capi óLe no dirigevano rordìitamuuiu, coni ìik^ lava ad ns^rtro 
oODttìderato come il nuovo centro di coltura: (^neAki fra 
ìl 2d0 ed il 'iìTO. Quivi Kroclito s^era ferrnnto per<jE)fi1cbo 
tempo: poi so n^era allontanato; dove siasi recato non si 
può dira, f[>rse di ritorno in patria; ma certo da parecchio 
tampn (tàtfiàrtrrlat) nrn nvviinnla !el Kzia pnrtimm qtiandn a 
Cnllimar») hi roirat^u la niitÌAia dcilla »\m ntjrtn (thi rr^ xik.)~ 
T)i Ini il poi?iii CI riconln non nolo il nainu n la patria, mia 
altreal Toporn (gii J* -ttnl C^nt^tJtr àr^^^vt^ :trX.) a qitoflto 
ri*ndft probtiliilf» cr^dans ohe auL-ho nel v. 2 dell'epigr^ X 
a Timartio il potfU abbia volntt> indicarci ìl geuere degli 
scritti da lai trattati (cfr. Sohneider. I, 413). Dubbio 6 
però oM sia questo Timarco, e qnlndi il tempo tn cnì egli 
viase ed al quale è da riporUre Vepigramma ^te^o. Pjta< 
gorico Io oredette il Heeker {Comm. ^rit. rf* Antkol., p.2G6); 
Opicnr«o, argnendolo dal titolo probabile dolU op»ro, il 
M^LiMke (p. 273), idon ti beandolo oon quel Tiinarco at«n£«fOj 

I) 0« Re«at}L Heah, lur TJmon le Hfùanihr. (la Mém. tU VAamd. 

p 11 1^. ; Piooolooiìai, A'aU^ Itff^nda di Tim. il Mttoatr., ToiuiOt ìGA\f 
p, 61 Hit 



nominato dì fro^-iudnte ueglì «oritti di MetroJoro *); ma 
più ra^onevol mente è isk rltcuom. col Kn^ck (Susemìbl, 
I, 4!^'^], ch^ sìa qu&llo 3t?HT> citicor ecoinro di CiooiDeoep 
&PP&rteDe&t« Ma acuolft di Moiroclo e di patria Al«asatt* 
drìno. BisogUAi perlztuto riportard nj^li nltimi unni delift 
vtU del poeU repigrftmma, perchè ai ])C39& UticLurd xììx 
£[iudto e ragionevole intervalle fra T in aegn amento di Se- 
nociato quolJo di CloomeDO oneikdo etato Scoocrate, mad- 
stro di I^etrocln, Motroclo di Oleomonc, i]iic«t>i di Timarco. 
Parimente p«r l'epij^r. di CarldO) cÌichqo, figlio di 
Arìcuuft (epigr. XIll], Il Becker (p. S67/8) voìU in lui 
ravvifldio il crapulone lìoordato in due luoghi da Alesai 
.(Xei&eko, Con. ffraao^ fragtn., Ili» 433 e 4DG). Lo Schueider 
41€) fece gluetamentd oi&ewtkTt^ come egli male in 
questo e'appoutìAse ' quod CbaridaotocQ dìcit omoibuv cum 
vita Aoussia Tatari relictum eibi in Orco asse geans nobile 
tanrGrum PelUccrum, qucrnm carae ve»ci posaet \ Ma, «Ha 
Aua volta, mal giinUcAva peDsatLdo di «covare uu altro ^rlL- 
tore Pclleo »oUo quello parole IlflXaiov ^o<ìi /i<V"^'i ^ho 
vauDO iijted» ooiue un detto proverbiale*}* Fra tutle> la 
miglioro à In con^attura del l>i3ltliiig ohe m Garìde vede 
un dìi&cepolo d^Ua mcuoU Cirenaica Oi ^ >t^> vv. 3-4 licerca 
Jo suo opinioni ftlosofiuhe od i titoli do' libri da lui oom* 
ponti» adombrati^ seuoudo la nonna callìmacbea, con forma 
nrguia a vivnco nel dialogo fra Pombra ed il uno intar* 
locutare. Vevò dol tompo dì coaipo«!jdoue à vaua cou. far 
anche cuiigetture- 



*} CUn». AI«x.. V, «li-: Melrod.» fr. IIJ, IV*. Cfr. Dflaing, iJ* 
MtitvtL Kpinur. vita ei acnptia, LlpviifcD, 1970, p. 25 agi* iril Uacnar^ 

fj 11 KjUbal, hi tlftmftK. XXXT, 20!>»c., acceuuji&do che Mulb 
moDftto di PoILa o» improfliw va buo (ilud, IlUt. nuniffi- p. ^12, 
<)&. Si^ol. ArabroH. «il Tltcocr- 1^ 26)» dimoslrA cKa Ìl ^ui^t n^lliitcc 
raift quiuito j^m'ut* .4iir<>fi4>rusi (ATiutapb», ^Jpp, 1106 og.) o J7oiJ«<r« 
<£ubul. Jk|i. FuUux,, IX« T6J por le dr&ii[m« «llicbei pi>r iudk«ni uua 
tDOaiiU di ^P&do uto o quindi di vJ prùzao* 

<) fTfittllD}:, /Is Tpijr, Ci^U. XiUi cmm^ Iena», ISTtì» p. G»»-; 
dql ^QhJo pOt& non ai pu> boofttUi« r^rtitioioa* coageltun pamv- 
viNure uà acc«&uo ad Aleanudre Muguo u«irultlfuo v«tao» 



no e. cnst 

L*epìgr XXT à in onoro del padre dì C&llimAco. TI 
poetA, parlando di ne Htetio, dtcA cIib f^iott nft^ceoya fa- 
cjttiififj;. Si rifarÌHca aeaza diiblno al tempo d^lU ]o4ls clie 
la ^wsxttvUt BVdVA stucìtAto in At««ttndri& contro di Itii ^ 
d«1lA c^tiile «m ascilo Tincitors in grftxìt delta Mnse che 
fìr dii bambino gli nvutno Iwo» voi moti Ut «orrìno. Qnìndi h 
da por» dopo il S60 >)- 

&. Fra i TOtivìj ÌTn]>ortanLisdtno & lUpigr. V, e\im tanto 
dì^d« da fan» ai critici pnr la giurta int^qiretasion* >). 
Per^ ij acoatti la spiogastlon* del Kaibol, oh* Mito t!a «tato 
ÌMCricco su un dono votivo oiTerto ad Afrodit^-Àr«liìoa 
da S«leiicìa, di Clinia, Hmìnieo, perchè le doni un fort« 
marito; o qnolla d«l D«h&qQ«>, oh« oioà «on «aao S«l«acia 
ringrazi Afrodit.n-ArninoA detJo apo«o cho la loriiinn 1« 
ihvava fatte trovaro in Kgitto, ad ogut laodo ò «icnro oh» 
il nantilo fu o84>rto ad iVrtiaoo corno d^^a, non a loi vi- 

I) Wilani.* 9 Soijuvider riienjcoaj mutilo quMto a^raniniA 
p«r«h4 rnuTiM dtill» loUl il«jr««iialo, Ai^ii tutto, (iu«*tt «logi nai 
erauQ puoto tiocMftwri (clr. «fii^iT* XI): lu aoooMto bio^Q, U |i{Al baltoj 
alogio p«r r«itiiiio fora« «ra iiooUo d'^v^r b-rat^ padr^ « dglta &«■ 
mo«i (Vouieri, p- 25^. Oli %i voriibbo naiiv riT|jì|£r- XXXV. nu ciò 
aOD i |j«aoÌbJ^ oout«iiaoda quoti' ultimo opigramma Iv lodi 41 Cal- 
liuiac;!^ !fU«nU| tKiu i3el paUjrti huo, orna apparisce chiiijv a alalia pa* 
70)6 Bmrtfdihaf inK('(( «^^un wtl- o più aaoora dikJ ofr. ili tv filr àoi^f | 
ciJu'iDC (luir^pi^r. X^XV, col p«u^ÌHl-<>: ìf f' r/finf*- ME^fliftfvrH ftvmtritjf 
dairopigT' XXI. lijoltri» injn l ^air&rii» CAlU(M4«hoA l» ripvtuioDff 
ài ijaolla iaixlc«Iaiu tViiso; vof^^ ijnìv ntnfà a^fia qjlff/tt^ j-jriJci a Rurr. 
<t«(^ «^^" 9^/('if TirJ'4(;, (U4«iiio pur qao«Io uà nativa ohoaoaa'tft- 
coatriL di r&do nogli epigrammi sv^idIctilIÌ f-4nf&^ /'a^, VU, A2.1). Tulto 
r«p>grani[D& mi pEir ch« rb«otA aol oo^trutto o aoU* Mprocnono di 
uuA cl«rLva£Ìuiia ilairepigr^ XXI: vambra qua^i compatti» ia «iton»^ 
Ualltmftco 4ia ijii^lcht» grbmtiuUioo ym\oxian, «Jio ftvaa «vU^uachio 
r«plier, XXI, *i»|iliiiii4|r:)ria qualla patto doro Callimaco pirla di ah, 
Qom* M Q« ftTflwct voluto taaMT» l*«lq|io oaa Ja «aa atosM puolt^ 
A cib al ajEf [uEijfR U aota ap^ioMtA uel noil, Pa^Ut., baocfai di quaaltk 
jum il dobbii t»ii«r graa o^uto tDUtli«y. De Coifm. Cyt. p. 11^). 

I) Cfr. <MiìHlin^ AnimaUi.^ cn'L in CalL rpiifr^ ti Ath. Taf., Ta- 
nOA, 1811, p. h\ Hcckcr, C\>fni»- «rf^., 1, 1^; Dvhòqiu, qoUa T«nioao 
franoaM doU" Aniolotp» * (Purifft. 1663); Frìtsohe, Ih Caff, tpigr. 
apefi, S, U«sto(^ ItKlB, p. 3; Kaibnt, Ì£u <f«n ipi^r. <£«« AW., io iffr»ia#, 
XXXI, 2eC; VflDÌ>n>, ol c-, p, 21 Mg. 




nrctn cAixiHAOHSii OOl 

vento ^or accattÌTAncco U f&vcre. E poichó Uli3 apoteosi dì 
Àratnc»*ZGf)hÌv non Avrecu« ae &m dopo la mort« 9iia*)i 
avveuTiia alcuni anni prima di quella del Kiladolfo (ofr- 
Wi«d(MnanQ in Uìuiu, Afut^ XXXVlIlf p. iftJT), probAbU- 
latato l' opigr&XKiifìA fa composto fr» ti ti50-^5. 

Un'opera delio «ulioro Kxìotuj *) ci ò presentata noi- 
l'cpigr. XXIV; ^ iacorto il tempo in ouÌ vìaM rartista. L>i 
lui nullib dì più aaE>piaino so con che fiori in qnoeta età o 
scolpì anche nua atatua di AscLopto, oolobrntA da TooctÌIo 
(opigr> VII)- Quanto aireroo Micco, prcscnutooi dal <Jfit- 
Ùing (C&mmenU d< tplgr. XXV^ louae, 1861, p> ^ af;.) non ai 
può dare neRifuna notÌKÌEi per oonfermame l'eeÌslGn2a> od ò 
meglio intcrpretnrei corno foce il Veuiero, /tixxóf ^ /iix^V> 

Altr» tfruar ii^irpr^um ò l'epìgr. XLVIU. Simo di 
91ÌCCD, avendo ottenuta ?%^fiot^StL dalle Muse, offro ora nwi- 
aobora da toatro a Dionisio ^jt';*»^ (<^^** tìclmoidor, 1, 4^^^ 
Uoitsaiisteìn, Uiod. feti, occ, 1, 16). Coai dovoei ìntcbdoru 
Mom pi ice monta ropigjoiDma, iotcrproteindo 1 tt. 'ò *£. oome 
voleva il Dilthey {Analr Vaìiim.^ \h :}9 E«g.> ' e;:o vero prò 
illa imagna dooiUtatTf| duplo ma^i» quam Snmiu?) [Bacohu^l 
hiacs adato '; tienxa penare ool Bentley ad una romini- 
aoenxa pitagorica in ^tulértv, o, col Jocoba, alta posissiouc 
ed atteggiamento della atatua. È un epigramma tìnamonto 
aatii'ico, ohe meglio d'ogni altro rivela Turbanilà o Taf- 
guEÌa dì OallimACO in qneato genero letterario. Chi ai4 
l'otTcrentc fu a lungo o Tariamonte di^tputaLu LI Meiueke 
(p. '■dSri) poam al Simone, dorhto dal oomico AIchm (^Atben. IV, 
p. 160) il «Loale ' precatud erat a Mnsis ut quae acturue 
erat in Bacoharum fAbula parte^s rito dirioereti rea nttra 
apom fòliciter ceaait, viotorque renuntiatu^ eet \ Ala il 



I) NìgTB, Ka chiomo di lfcr«Hi«, Uilftne, 1801 j VaMaa^ Arnno$ 
ZtpttyritiM {'m SiU^ d, lìtri^ Ahtd,, 1ftft^> p^ 47 sig-l U cui luìacio ul r. 3 
io«Tt9dAprcrbrini Qojropigr. di i'oftidippo puHliuU ial W&il n<»i 
Jfoa, gTKCM òé Tajf, pour rmecur. do* ^mL jfTtvq., ISÌ^ p. SO ag. 
(Cft. aoeho Atboa. VII, blS*;. 

I) Mailer» Arffiiwjl*, p. 159; Bruno, OfKl'. ti ffritcA. KlL^rrUr, 
StUltg. IttóT, l, 5012 «gn il Jrkoob {Anin^d^. ad AntK. Gr^ I, 'iff>\ erodo 
Ibt«c« cito Salone »U lì padreoe ilella cava. 



3Ì*J 0' CG8U 

Dilthey {An4tl C^ÌL tìU, cfì-, Ànitiol. P«Ut, VX, 303 
B«Diidorf, p. 13) fa o«i6rv«r« oome oo& t&l« int^rpreCAmìoi 
ooutrutmo la parole ntuòa^mv ìjtiJbmw^ cba ci fanoo coi 
rftr» pÌQttoito coi pen^I^ro ad una 8C«na avirenaiii nolli 
ficocla, alla qnalo sembrano alliidaro ]« parolo tt^ rrX^ 
^i^fios, ad aiMiDpio 'dolio raciUucloni oha 1 diaoapoli 
di vonE tragici (Eurip., Bac^h, 494;; e mollo pÌ6 probft- 
bil« oi ftt |ir«aotitB quindi la ooDgeLtnra del Kaibel (p. 270), 
ch« (]ni si tratti d'uD ragazzo di scuola, torao ano coolftro 
dn! po^U quando insegnava nd t^Uiui; <N)«i cbo HTr^mnio 
a riportAru rupigracoma fia il *ÌOO od il 284 {?)- 

9> n^ originali anoha riguardo al coxKOtto aono gli «pì- 
jjraniic!, co«l dotti, epidiUtei. Koiraplgr. VEI Callimaco, 
Mmbxa couiolaro un poeta drammatìoOr bdo ooniemporaneo, 
Teebato, che il ATeineka vorrebbe id«Dtiticar« coi comico, 
Autore deirepJgrnTiim& contri CraUno tAihon., Il, 39*, ofìr, 
nuclio Fot., Lexic. p. 615 :^ I£ p. 237 Nab. « Suid,, H, 2, 
p. 129? Bornh.). Dui oattlvo gusto d*i gludloi «ra stato 
vinto \n UQ cwrtiiinti poetico, nello Dionisio (Botitlejr ì^ 
ed. Erueet-, l7t>lt I, p* 23^). Il pooU l'e^orla a non 9cu>4 
raggiarsi, a continuare ancora por La via iutr&proua perobA'^ 
»B«a è ]& vera e quoll& ohe gli ao4jul«terà gloria nella più 
tarda posterità. Io non dnbìto percento dì credere cho tolo- 
epigramma Cnlliniaco Tabbia dettato qnando n^l Mucoj 
ormai aveva Bci^uistato fama ed autorità; quando il nto 
gluiIMo poteva if«»tarc d'un oerto valore. Fonw in quE^tcto 
conforto dato airamìco egli manlfoitava ad un tempo luttA 
la propria fidanza neir avvenire, quando ì contemporanei; 
«i mostravano ingìuatì anebe ooutro di luì, accusandolo di 
non !»upor battaro In via delta grande arte. La stizsea del 
poeta fa capolino ndrepigiuiumG, betiolià stadiatamontt, 
egli oorolii raprimorU* So pur in ciò non m'inganno, aoi 
indotto a raf>utaro «uritto V epigramma no* primi aimi della 
lotta letteraria, di cui parleremo in aeguiCo. 

Per afEniUi di oonoelLo, a qu^ato tempo mi par^ obe 
si debba ascriverò anuhe r^pigr. VHi, tasi quale, a tortOj 
di volle ooorgere dichiarata dai poeta stesso Za sua prodi- 
le&ione per i piccoli componimenti, quoaiogU fac«««fl aperta 



STUDI GALUXAiCUlKl. 



profettiono de* suoi j^tuli artistici e d^' 3U0Ì oritor! lotta- 
rart, epooialmtnìto por rullìmc verso iit4<ri <J\ Ava^^ ^ pr^- 
XwfvÀkaftu^) chOi a iDÌO avvL«Oi dovoei iutondoro aompticc^ 
mcQt4> oomct QU Angurie dì vittoria, fatto dal poeta & 96 
vtoHOi Ln fi^axt't>vkXa^i\^ cui lupiro, non ò altro eliti U nxd 

ò ftèr ' vtxA * y7;tf< >^ /iUAi>vrarifi) in oppoaiaiono dlla ri- 
sposta (r. 4) cho ó volilo darò obi à viato nella gara (^ 
Jè qÌ} fU rryfi^ijq ^:itó*SfOi, f^v t« ^^i;i«i | ' nflc f^a^es;' 

n più lamoeo di tutti gli opi^ramiDi callìmacLoi ò 
il XXVIJ^ che tanto faticò non solo i moddrnif ma. uucho 
i cnlioi ftnttchi ■)< Alcuni pensarono chd in osso il poota 
i&loDd«aM LiudixuaTu il lavoro d'Arato; i pìò^ « mo^lio, 
ritengono ckd in e»»o concodft ai ' F«noiDciii ^ d'Arato la 
maggior lodo che un poeta alessandrino potosso mai dare. 
Dcll'iuiportanza aiia artistica si parlerà più avanti: im* 
porta ora «titanio tìssarno appro«ì!Ìmati va monto l'età. Un<» 
doL tormini 6 fiJttato dalla pubbliciuioiio doi ' Fonomeni * 
eto«:ii, che cado fra il *J7t> ed il ^7'^ so pur di talt^ pooma 
potò compiacòni anche Menedeiuo, morto aj^puiUo noi 272 *)- 
Incarto ni» rimano l'altro. Io aono d*opinìoutì però cho 
Topi^amnia di CalHmaoo non dobba ùv&t di molto seguito 
alla pnbblicasioue dol pooma cotobrato- Sembia iniatti poco 
Yori«i&jlo oho n^l Musoo, ova con tanto ardore «i studia* 
vano non solo la pocsìfv o lo arti bolk, tua ancora o fcrso 



1) Cfr. ViL Arxa., p. 64, fj {Wom.)x Eniwti (fiU. 1761, p. 333 ts\ 
•MNTW ad ip. XXtX (XXVn WiL,; Dilthey, Dt W./J, Cj/d., p, 11; 

■) NoD t>i |mò aiDinottiJr« coJ Mcìjum \ArattOj 3M ttg.) l'Ii'T Cnllt- 
luacu ubbU <!om|»>»lo La Cu» ti etjo |>oi<m^k. Puulo taIMv 41}iil> lf> r^ 
gloai dodMU daltfi mat«ru (rabUlH dai poat^ oasaodi? cogumooi cli4 
Anito potQv« altrimenti ihiitnra; a^ iiofra tutto, n ciA it'oppcK^e Taq- 
toritb dogli nnliebi crAiitiaauci (Suscmibl, 1, ^0"). 11 Logiand {^Ud., 
p. i3) poiiKii ebo Arato «testo dopo il "à'A sÌeì nndtio in ÀlossAxiilriiL: 
in« oca SfL rootfodno alouna prova} iooltr^ a»o à puato ticuio cb« 
VKilJ'^rff'tJ di Teocrito (j't, VII) sì doblm noonum«r«» cooi* hlTirinuii 
il Hoitcansuìo (^ji. .v''- >*• ^*^o^- p* ÌISt}']. CaUimaoe, oh« b«Q n» quali 
alTftaai toiiDoiilIao 11 euor^ d«l talsaro Anto; 



3&J 



e CI 



pìii lo scìmaso oatarflli, la TOftienuticA, VMtrotioTDiA (ofr- 
Matt«r, I, p, 31\ dovene rimaucre a Itugo ignoralo t) 
poema d' ÀnCOy oJm avea lavate di so coiì alta faum « per 
l' importali ut aci^ntifìca della materia tratUttA, ejierr^le- 
gMnxA do] Slittato, ooat Ticino ed aiXue all'arU eaiod««, 
tonto grmdiU ai posti al^isandrìDi. C&llimacQ memore dal* 
1'bniÌc:UÌA ntmttA in At^^no col po«ta dì f^li, noe i3oTett« 
(nnlnro a ycrivRnifl Trlogio, t^uito pìii aìw in f»ttod'art« 
ì loro criteri uoa erano gran fallo diversi. AUrmcati patiss 
il Couat (p. 47 ag.) credenJo col ItìSper obe «altanUi uA 272 
Arato si ala recato alla ooite d'AntJgCDCK Seooodo luì do* 
▼attero paasare ' plaaieiira annéea entro le moment où Aìf 
tigone conseìlU itti poéte ^écnrfi loe PhenomdDai et calai 
oà fat cobim co livre qai domandau baitt de recluircbe» et 
qui tumcigiie de tajit ile lalieiir \ 0;ide concluda chi? Topi' 
grajiima ' ne ptit paa 6tro écrìi avaut l'anni SCO \ quando' 
Alato arava una aeesftntìna il*aouÌ. Ma it Oouat (p. 4&) 
cri^dd di potei lerrsr cncore /« protttèin4 de /*/«u prà. Fou- 
dandoai snlla falsa testimonianza della Vit. IV, il Cooab 
rliinne die ancho Cnllimaco doveva asaor Toochio ^^uando 
K^rj-ittc l'epìgraniina. Ora avendo Callimaco, aecooclo il mio 
ooiftputo, .Holtanto At> anni nel 260, 1' c|iÌgTmmma varipor* 
tato frn il ^oO ed il 24Ti, quaudd auuhci CAlliinaco conterà 
una seisaiìtiuA d^anni. Ma in n^sìiiiii modo, dopo ^uutito 
ubLiamo detto più addietro riguardo alle reìacioui fra i 
due poeti, può accettarsi la concliisioua del Couat, mirando 
egli sopiR LUttcj n provare che soltanto in ijnef^to tempo i 
due pocrti ai conobbero, almcino prr gli scritti^ mentre ciò 
à coti iradilr Ito ilai fatti piti utijira du^biarati. 

10. Tjh ntci^iltn din ^ epì^ramnìt, che swgnono t^umuni^ 
ninute gli iniiì di Cullinituio, uun rappriueutono pi;riJ tntttt 
la produ/Jone epigrammatica di luì. Edsa non À che una 
pitrte tr&tta dalla laeooha che il poeta stesso evsft fatti^ 
dd* suoi epigrammi; raccolta cbe durò certo fino al VI f«»* 
eolon Dopn quciirto tempo ancbo la raccolta degli Vm^^/t- 
/toTA He^ii la Mirtei dulie ultru cpnre calllmikclLee, e dalla 
roviim, olire quai pacbi epigrammi (la miiggior |Huta di 
quelli a noi pervennU) ube Meleagro avea accolti nel ano 



' tff^^MVW ' e pillarono quindi noli* ' Antologia ' del Co- 
faU, ed a V (AU«;ii>, VII» 318) od il VI (Strab., XIV, 638 
e S«»t. Enip., p. C(XJ; ScboK Dionja. Thr»o-, p. V28), por- 
veuubìoì da foate diverso^ ai salvarono soUuito pochi fram- 
motiti. Kwi poro non hanno d^fshua ìmportacsa por lo 
nostro ricerche crono loci e ho, so vogliamo ocooUiiftro il 
tv. litO ed il fr. 70f dn itialt uno «ombro imitaisiono àa 
Orotato (Dicn- Loort-» VI, 1^) o Toltro si lìforUoo & Diodoro 
Crono. Del primo nullo posiàiaino diro dì oerto, eaeondo m- 
dot«rmrnaU r«lEi d«ir«pìgr4iDm& imìtoto o nmaDOggiato; 
quanto all'altro coropoeto di duo dUtici frammontort (Uìod. 
Laert-i II, 111 o Soxt, Emp>, Adv. Maih., p. 30^), aouto- 
mont« riaccostati dai Bcntloy» solo si pn^ ofìcrmuro cho, « 
Toramonto piuttosto ' gngcn dcn nooh Lcbonden uud wir* 
koaden ala gog«n otu^n Todton gorìobtot eh aoiu itchetnb \ 
come dicbiflta il BaMmìhl, tutt^al \yi\\ non ai dove rtpor* 
tar« dopo il 290. 

A.Uri pochi frammenti ci sono rìinaati di opigrommi 
appOTtononti ol Vqaif^iav n«1 quale ai ^outonovano soltanto 
opìgrammi riforoctiei od argomenti letterari <)- Ha C9si ci 
parlano più npociolmonto di opero lettE^rario doU'otà pan- 
nate, e furono probabilmento compost! in tompì diversi por 
vario occ&e»ÌOQÌ o potfaia accolti don*antOTo gttvvo. Co no 
d& indtsìo il Ir. 74^ ho pur ó autentica, nel qualo aì ao* 
oenna alla morto infolìco di Monandro *\ avvenuta nel 201 



■) Sdiaeidor, ti, 26U %^. S'sgjpnikicftao anoom qucllE d«'ColUmbi 
C&shn., ]], aaOtfg,; Brink, A CaU. <^ìiatiamhU, ìn FiilU>L, VI, HMi^.) 
eh* U Crudiu* {Dit M!iniaa!fitn iu ÌTtrirt^oi, l^fiS. p. iivii] vtiùI 
poap(>rro&ì3diiniiilillid^Ei-odih, StaiLcccUÌBiEiio ro) Lngrmud (e, r,. p, 1^*) 
UI4 ipoto«ìi polrom? tutt^al pi^ supporU «<ritbi dope iì i^GS. 

■) ^ehi'i. [hi9. V. MKX GÌJi l'Elliq (rAfnin a <^. l) «oi(|iuttA drilli 
T«nilicitX di (luwlo ra^aoDt^; il <J«f}cken (J'iV Kaliioia<hotc*tti(«n iÌ€s 
IbigtptvttirH, Ui lifrmftf XXV, p. 9fi),Dnn trovKndriiL« c«TSi3n noi onrf, Pkìt- 
iipp. (dol noe. Xltl-XlV), «Li ii«ì):jl ««DH^oitro Mv, rf^w^D^olo ■ Tò- 
ronù» ìorocQ oho a Mananili'a. Il MalnAkA t-ircfi(i«it*f rt Ffiìlem.rttt^ 
Bori., IdiS, p« ixvT^ pur riaoooaooDdo stmiio do uAstuu'AlbriL ùa 
le iinfQr*TOM LaatimotiJftntii gmnToci intoni*) jì HanBo^ar-a nr ricordi 
la tn^rte violentar son dubita di ftcocttan U aalana dolio acolìoit^j. 
Cfr. 8u«HaUi). :, »a". 




>3M ì:, ckemi 

(Suninibl, U 20Ò**}. OalUcaaoo in questo l^mpo ai irovftra 
iti AUao coli, colpito dal cordoglio TtnÌTdrsaJo mve^lìalo 
^m]]m ilo» misonad* del famoso comico, aerìsee fora» aUora 
r opigramm* cho più Ur^ inferì nel rvay«ror, la cnì com- 
piUjEÌoco fti doTo certamente riporterò «1 tempo della mag- 
gior attività pinftcograScA del poeto, eeModo Atat» probabile 
monte l'ideft di un* tale i&ccolt^h anggenta dai ' tli^mxn * 
et099Ìf 00* quali uoa ei devono puDto confondere. 

e Tjt (luvstìoiie IvIIitaHa in Ali'taandriA. 



1. La notninttn^a perù che Cnlliro&co godette nelFiinti- 
cLittt non è dovuta tanto agli inni ed agli epigrammi cja&uto 
|>iuttoeto ai componi moti ti elogiaci (UuintiL, X, 1, TiS) e 
Fiopia tutto agli AÌna (Anth, VlÌ., VII, 4^; Ovid-, Dt rea, 
<itnor., 381; Propnrt., Tt, elr^- olt.'t ed air'Kcale* (ÀAili. 
Pttl., XI, cAÒ: Petron. 5afyr. p. 191, [BOcU.]; Fnlgent., p. ISa 
-«fn Hfllmr f^^ lÌ<it:alU cnHìm, in iatlttutn <oHt^»a4 Jragn.t 
in PhìioL, IHOd, p> 474 n-g); delle quali «odo giunti a noi 
tro]ipo «oarsi framineutì |fer poterne dare aicnro e rotto 
giudUio. In qtiebt' opere appunto, n sentire gli anticliì, 
Callimaco maniibstò tutta U potcnta deirarto sua, protu&e 
i Loaori della sua ernditn poesia, dettando i prìncipi del 
nuovo iiidìiìsso iLrijs^Ljco ft dandone egli «tcMO l'osvenipio. 
Kou vpt]tttiL a nuì om rìoercare e determmaro ÌI oon- 
teonto di questi componi monti tleducendolo, come ai do* 
vtbbb» tarv, dui pochi f i amiaiiiitì pcfi venati oon la »|»ecial«) 
ilfiternunattioa^ dell' opera doitda furono tolta, scegliendo 
l>OHGÌa dai frauimtnii, che gli fuiticlii ci bauno Uauiandau> 
nudi e senza n^Esuna indioazioDe quelli che^ ])w il contosto, 
8Ì potwGDo loro ini-^glìo ri ^ tigni ngorc. K qn^slo lavoro pe- 
ricoloso, nel quale ni critico ò dato pii^i fticihn^^nte di far 
mi)ictr4 di ingegno anuto e di va^tjt urudinion», chu non di 
pnrvpTiirn t^ ri^mltaLÌ, ne non «iuttrìj almRtio qnanto nuii 
pixjbabili. Ai»:(?lLaudo pi*r tanto quullu cnnclu-iioni cbe ri 
pare siano le mi^Iìoii finora, riguardo alla tuUocajftiona dei 



ffrtJDl CALLJUACaSl. 



&% 



frammAiii calUmfloheì notlQ singole oper^ M podta, teu- 
toromo dì dotenoinaro &}>pToa^mntivaiDonUr il tempo di 
coiDp09Ì£Ì0DQ dogli ' Juia \ <le]i" ■ Koitlo " o dell' ' Ibis \ 
atiKti&ndo tali opere in nn ^l gmppo, ««paratamanto dallo 
altro, por la Loro particolare ÌDiportauxa o por T intimo le- 
^aiae et« fra loro lo congiougo. Infatti ìutorno alU pubbh- 
oaziond di <)ticat« opuro si voono avclgondo uno degli awo- 
cimenti pia importanti non »olo dolla vita di CaUimaoo, 
ma di tutta la vita, per gobì diro, intollottoalo, d'Alo*- 
fondrìa: voglio dire, la lotta lott^raria fra i soguaoi dù\- 
r antico indirmo artistico ed i ìttart^ot cho, con Collitnaoo, 
volorano dar nuovo vìgoro all'arto adattoiidola allo con- 
didoni ed allo tendendo della loro età (Couat, p. 491 sg.; 
Qoroko in Khein, JIus., XLIV, 1^7 3g, e S40 ag,), 

3, La maggior parto degli atudioai consonto che gli j4ìtia 
^ano un'opera giovanilo (^heider, II, 39 sg.; cfr. aDohe 
Kancb, Die Fra^, dar AÌIìq, Kaatatt, 1^60^ p, 1; So&o- 
mihl, [, f3&&"; Uorcko, in Rhtùu Mu^, XLU, 6S6^; ma 
grande la controvcrata riguardo al modo, al tempo od al 
luogo di GOmposiidon^- Lo Schnoiilcr jtoatieno che il poota 
li compi in Cirene, fondaodo«i pHnoipadmeoto sull'epi- 
gramma anonimo dell'Anth. P&K, VII, 4S, noi quale^ con 
gli ologi di fjuest'opora, si narra eh» il poeta aveva im- 
maginato d'eaaero etato rapito in sogno dalla Libia e tra- 
iportato 5uir Kticona a coaversato con lo Mu8c. Como con» 
chiuderò da questo cho Callimaco ^n«vo inOirono Topora 
aaa? Al Dilthey (De C<^U. C^.. p. la'), cho gli facovn oa- 
fiorvaro corno ' potuìt profccto praeterìto cutlibet tempnii 
illnd assignaro aomoLum \ egli ribatte ohe m varamente 
il poetft aveva comporto in Aleanandria il suo lavoro, non 
0i comprende perchò «gli abbia fiuto d'aver apiocato il volo 
proprio dalk Libia o aoo da AleMflndria (o. e», II, 40"). 
KiTOro fondomrntn^I-:^, a mio awi«o, dolio Scb&oidor ó di 
aver dato tropi>a i^Ao nlV anonimo dell' ' Antologia ', qua^ì 
che in lui foONO quella rigorosi dotarmi ua^iono ed ovattesaa, 
cho didicilmente poliamo richiedere da un poeta; e di più, 
nulla ci dà diritto di credere che T anonimo, avendo piu- 
rifcrito fedelmente il contenuto^ il disegno generale del- 



3M 



e. CB3C1 



l*openi cftlUmaclioa, Anche nella dot«nnmuùoa9 dello opere 
1W abbi* ti|)ortftto lo boeluali porolv o nou piotio^to 1# 
aìyVìA rimntate % sw> inlcntoy c«<4trebto forari tUllo e^i^nxn» 
mtìtnohtt e da altro varie rftgÌ0QÌ| c«teiulecdo Ìl BÌgKÌfio«U> 
di Libia nugari txKÌià alf^giiCo, come in generale |>er 
iodicarfi tutto II oeDUu«uUf ufrioeno (Speuli^ìm, 'hI CatL 
A^ntR. iJi ApoU, T< 80). Àiuuaeseo p«r6 che ta ^j^tfi^ derivi 
dal testo caUimaolif^o Don ò ancbo ponibile che Callimaco 
acrìvBMdo in Alessandria od altrovo abbia tap|>re«olitAtJi 
l^uiooe in luogo divervo da fjnrllo ove À ttoTaTii e fìn* 
^rlo magari ìu Girano p«tr nfiiderv onoro alla 5iia cìiUb 
u&t«li»? Oomunf^Ttcì uà, Vipotesi dello Sohncfidor non ai {Kià 
t«B(tc;nerQ per uu'dua a }iìh grav« ragione. Deviammo in- 
Tatti ammetterà cLb, gfovand ancora ìd sui venrautij^ Cal- 
limaca avesse ideata o coniposio queir opera, coal piena di 
firndìsione, co»i porfisUa nello vtilei giaocbò circa il 290 lo 
ritrovinmc iu At4»ti», di p<u nìRAsttro in GUiixì *d inrìrm 
addetto alla bìUIoUica d' AloaKandria, sttnaca nvore no4«nn 
irtdixto ili im^aUra lunga xua dimora Ìd CireiHs dopo la 
fila purtenrji da At4)u&. 

Par questo il M«rkol (p. xxi), pur concedendo che in 
Cirene Calliraaco abbia oominciato il sno iaroro, aiTenna 
che non lo pubblicò sd non ìn etfi^ avansata. Con Ini aTichn 
il liBClL'flr ') od il Meìnoke (p. 131), il qnftle ultimo Hj^>rr« 
dì trovare nn aìtro appoggio alla xitu opinione nelìa diJtora- 
panaea ehe ai nota tra la vor^tOEie della leggenda di Zeas 
Acoennau ne! fr. 195 e 465, che «1 devono rìferire agli 
' jrua ', e (quella indicata »egii n}jmn.^ I, 60. Debole però 
tale argomento. Che un tempo relativamente Iringo ala 
cor«o fra la composizione dì questi dne lavori non si pnò 
negare, ma, giac(7h>f tiìam sempre nel campo della ipotm, 
noo A fors9 più probnbilo obe il poota» giovnnfl ancon e 
non iVmoto iVa i dotti, non «i moHtmne tanto audaco da 
combattere la trailUione comune, mentre pifi tardi, entrato 



i) Vamwti. Vafiim.t p. IfJ. I^^li «i fondu ììmì fr. U^t • GW d«' f^tiaH 
a (orto vuoiti iu ZvLtrUolo rictjiiuswrg I'E^p»io> Cfr* Scliutìdor u«lla 
Jtn. hUL IkH., IS18, p. !^1 t.^. 



. 



noli» corte o ^al^<^^mata Ift propria autorità, volesse por 
voopi polemico-politicì, »3ci;iLaiido A gusto popolare (ofr. 
opìgr. XXXit TÌ£iitaTo ]a vecchia opioiouo; piuttosto obo 
egli, vec<;bio, oosi iiero doU'iutiirìsfio dato ngli ciudi, y<h 
lomo fico^tarai datrinncvftsio&i tootato, quoxi coafouatidos] 
viaio di fi'Onto ft'suoi avversari? Pbr qaosto ì-ItoDgo gli 
* ^liia ' Autoriori all'iimo & ^ciu. 

3. ÀltriiocAti 0Ì può, A mio parere^ m«gUo stabilirò il 
tompo d«gU ' JAra '. Aii^ tutto fa d'uopo peosire al modo 
col i^ualo ora compo^ata tala opera. Cho fosso in quattro 
libri Doa v^« dubbio e paiimonte ò corto cho^ pur oasondo 
in metro olegiaco, non bì devo «oacabiare nò confonderò 
i:On gli f^Àryiìa '), rtccjdftti dagli ftcoliasti. Vi eì ricorcavauo 
(U titolo 8t0330 no nwicur«] lo oi-igiui doi miti rìforcutiM 
Hgìi doi od agU eroi antichi (AatJi, l'oL, VII, ^'^ v. 4); 
ma tali miti doverauo avere una cocnoasìone generato, por 
quanto lontana, perobò a stento ai capiaoe come poteaaero 
altrimenti easero compresi iu un tutto solo. Ciò D<:>n tog:li« 
che ciascun libro foaao comporto di tanto elogio separato, 
che ptrò si rivolgevano od un [ne4l«»ÌPQo argomento o che 
ooguivaao no' vari momenti lo 9\'o]gimonto di uno itea*o 
mito, con lo freque&ti ctivagaf^ioLÌ proprio dollarto calli* 
maobca; onde ai può credere ohe, oltre il titolo iudetenni- 
nato di Mtut^ per l'opera intera, ciauMun libro ne porta^^e 
tiQ altro particolare ■). Ci sì presenta quindi accettabile 



«) Ch. fv. VL lì L4QS4 (Di Céltim. Adii», Lip*., 19^, proo«de 
troppo oltre od ami« n nio p^Tvnr vulcntila d^torniìanrD imirano \x 
ààSoTtiM dì stilo ÌT% kU '0Ayt2it jfli Mitv, D011 Ìiicarprouado r«t- 
tALaftote Fropcrt. II, 3t, Infatti rifnnàniln. cùn Io Scnli^rn (nd, lifì^O, 
p. 98S), il non ad un Ìnii<rc »otUatoM aol v, 34 soaticno cbc le elofoe 
cninu ' mot Ica * e «ho ' ipanrara Aetloraoi aJocntiotiAm fvìiMo in* 
lUtum \ Ofr. eanmilJ, I, SCI'* i Diurìeb, VMm, Ast, U I, tipa, 169$, 
p. l(«. 

*) SA]ln(^iLlo^T D, i4 mj^. Glì Ahta or^ao «V/ ir ^«la^v éttjrtxf^ 
(IV. ^T), «ooondf) le Ao^iiin doigh nvvfirsftrf cXui ìintM-^tXATAna % CnllU 
naoo dì non fapor ct>iiiporrc uà fàfyt sitii^n; o r»ttwnoato Ìl Dìtlrìob 
ifpiiì^ eha lo aisalÉJuitft ' »fhl1 AliTid rolalt d1c*re aUl e CslL la Hocale 
non quod ampUorift ipfttìi <iiu(& unaraquaittque «loc^i^a; fuìavi) vorìt- 
ftiznuiil eat * (p. 168'J^ nontr* il HolUMfUtela (I^m JithaUtan^^e in >]r- 



4O0 Ow CBsn 

Vipot^ì c1i« I vaH liWi «inno itUtì compititi «ingolami^tit^f 
c«jMtmtAin*Titft (Raucb, p. 4), ch^fcchè eppongfl io Schnftidnr 
(IT, 4^tt\ giaccliò noi) »i Iratu qui ilS elogfa ftifntL^ì kcod- 
iid«!Ed fra loro, uhe il ^to^U potè raccogHere iiolo piil Urdi 
qaaoda tutte Aitodo coinpinté « ^Ifttnbiiìrle n^'v^rE libri 
ascondo il loro cont^nato, mx 4Ì tmttA dello aTolgìmento 
di on argom^nro solo, il cui fìlo g^n^mU noti sì p»nla 
§.iÌTitvtftm> \o divar» ologie, L'unit.à idtìjil» pot4ivft «iw«rd 
mautdiiitTa dal porta nuGhe t^omponunclo \n L«mpi dìvonti 
)« nSngold parli df^ll'opera. RoatiiLmo p«ru nelln pttl auio- 
lutft Ìjic€Tt«z3:a quando vogliamo de!«rmiiiare rargwno&to 
Ai ciascuu libro. Fra tutt» le rioottruiionL pih seduoenta 
€ protiabil» sì oflVe quella ruoeiit«Tn6ntd propotta dal DSt- 
ttich, Wuch^ ne* pnrttcolsri io non credo dì dover sempre 
convenire con Ini. Mn di ciò ad altra occasione. È da &o* 
tam jH<r or^ (;]i*f>«i:A corrU^>on<ì» porfottam^ote a quanto 
Btlevia TaEiouimo duU' ' Antologia ' e toglie alttiMl ia parte 
molti dtt' dubbi cbe «'erano moni eolia veridicità della 
tavola jfuidtana 0. 

I ììtM dei quattro libri, secondo il Ditlrtcb, sarebbero 
stati: 'jorg &qiÌ4^, StfÀ^Xf^t^A^ov^ ofma/ioi", 'J^)f«J/ff , Ni efagga 
ocme preponderi la mitologia greca, e, se questo maggior- 
mente conferma quanto il Kuipor pensa^ come abbinm vieto, 
intorno agli intendimenii roUgioaì di Oallimaco, ci indaco 
d'altra parto, a cn^dore oho, se pur in Cirene CaUimaeo 
oODOopì la prima idea del eoo lavoro, buona part^ ne com> 
pos* in At«ne, o, per lo meno, in Grecia- Koa obe a Ci- 
roue gli mancataero i m^zzì di oonosoere e atndiare la mi* 
tologia grc?ca e apecUlineate la peiopoQuesiaca, come taluno 
ebbe a dire, ma é più vori^mile che, «boouato in patria 
lo schema generale dell'opera, in Grecia Vabbia con più 



intfladk tr Àiiofta éit^vtÉii * ein dutthi tii'^hrfire OatAogo foriUureiidoii 
Qadicbt '. PorbuoppQTuolttedurre il DittHctatetee quando iaquaUo 
parole v«d« un kocqdiio non salo iti moiln 04)1 qiula Aa oomposio il 
pooma» xax altrcai alla Corca» njDitiw d'«aK^ 

/. mt) p. tóJ>; Dittricht p- EOO; Spiro, in ìitnó. .ice. /-*Vl«;, lt«3, p. 343. 

n-ia» 



■Tu&t CAUiUucmu Idi 

ODTft delineato, detcTmio&lOT trovando qaivì fonte graodb- 
min& di )p^:end& nnovo o pooo conosciate noirKgìtto, tac- 
cogliendold ài STI la bocca stessa dogli abitanti (efr. tr. 442: 
àfi^ve"^ oèJìv ÀtCAuì)' Non potrohbo a questo allndoro 
vjobo il rnpimento, fìnto noi doeno? 

In Atene ogli cominciò a farei conOdo«re o ad acqui- 
starsi la fama» obe Taocotcìpagnò in Egitto: e qnoato ci 
Buggeriaoo iina probabile spìe^gasione dolf ijicarioo> a lui 
dato iu quelli anni dihi cittadini d'Argo, di «crivoro Tinno 
sai Iavoctì di l'allndo. In Alossandria dotte rnltima mano 
«1 ano lavoro quando om ormai ontrato nella bibliotooa o 
qnivi poterà noercnro e tiar fuori riooa laottio per renderò 
più compiute e piìi dotto lo «uè elogia Ce l'atteeta il fr. 443, 
riportato generalmente agli Aitt^, il quale ricorda i Galli 
(3choI» ad Dion. Perieg-, p. 7-4 Bombo che, conrJotti da 
Ifrcnno in Grecia, furono sconfìtti a Oellb noi *21^ (DroysoL, 
li, iy'ól sg.). In qne^ato tempo Callimaco era ancora ìtavi<rxf/-i 
n^ adi^s'» qnando stara ancora couiponondo gli ATtw od 
almeno corrugandoli e ritoccandoli in una gtueralt* rovi- 
eione prima della loro pubblioozìone definitiva. Cortiimcnla 
furono gli Arriit, che ^lora a Ini procAcciaroac altit fama 
di poeto» il (^ualo alla perfcsiono della torma eapova ac- 
coppiare un'erudìxiono varia o prcfondn; fnrono eswi che 
gli procurarono molto pTobabilmoatO] fìnìto Tufficio «uo 
nella bibltoteoa^ un posto accanto agli ociensiati del Masco, 
divenendo il maestro dvlla nuova scuola. Appariva quindi 
ium il dittatore d«t buon giuto in Aleeaandrìa* onorato 
Protetto dal FDadelfo e da Arelnoe II, di cui s'era ac' 
ivate Inanimo con ropìtaLamio, (a. ti76!, di coi parle- 
remo più eotto; mentre nei Uintat^^ cho veniva frattanto 
oomptiando, si manifestavn il pin terrìbile ciitìoo d'arto 
per obi vcleaae aottrur^ì airinfloi^nna da lui e^drcit^ta Milla 
produaìone letteraria in Aleawmdrìa, Gli ATuu, la cui pnb- 
blioazione pertanto non può andare che fra il fi76 ed il S70 *} 

1} Non ò probabii» hmfOoU«r« cb« gli Jìt%i «Uao comparai dopo 
il ^!10 Mi pn3cedott«xo d*AlcuiiÌ Acai riuDo a f^oufl i>. 300), Adcr|t>^l 
medofatcneputbUcdbtipRma da' due primi libri dolio ' ArgotiAUticho ' 

anidt Hai. a ftti. ttt,m \\i- M 



43Ì 



o. owu 



vauivuio Éià tHHaro i|umhÌ U <i«aosi« dtt] nuovo guvto sr> 
tiatioo^ 

4. Però B6 )& mft^ìor parte de* oom poni monti dì tala età 
ofTr* tutti ì oftrftit^ri ch« sì sogliono Attribuire ogii Mjta^ 
non ronvìpn creder** clm tutti «' inpViìiiiuMi(»ro volnntiftri rU 
l'itutoiJlA dfìl potttft dì iwrLn^ I! rìtmlln A iin giovAtw nliw- 
aftlidriuo, uu lillrsvii strsiM tXvì gmisdtt nnvtitiu. Ajiulloixìtj 
di SnUo. Di iugdgiio vivace, sbrìgtt&to, fin daìJa gk»viii*v£3« 
e^H «fìDiIvftai iocltcato alln poesìa e, vero eotiislAslft dti^lt 
Antichi poemi, epeeUlmente om«ri«ì, che C^ni booo dotto 
HÌcuMtuidrìno nnnlivjifli in dtjvtini, m non d'imitAn*, otirto 
drammi rum pobbUi^iuticfiiUi (CoiiuL, p. 491 Mg.; Gtfnrkrt, ìu 
lihaln, Mtàt^j Xr.TV, 127 iig*), stì di<»do pra«Ui u uomporrd 
poemetti >ul modello dì (jnalU, tentaudo r^popea l*)^»» 
gr&ndioMa {cfr. Vìt. 1, W> WeaL), Ejjli vouiva in te) modo 
« porsi m diretta opposisione al maestro, che, forae, pur 
«ranìrardo Tingegnrt del giovnim [tlcinno^ non potava ap- 
provara ì witLii pTÌtni litntAtìvì. Ma ApiilKinf» vmgMi la nua 
iiiLturJà H uomiuciò In ' ÀrgoiiautLului * i vvtì primi Hbrì Icsmis 
pobblfeaTiK^tite in AlexìOiulria (^piro^ p* 339 ag^; IhUasa^ 
Amtta. p. 3^2 sg.) 

H tentativo non fece fortuna ed Apollonio ebbe la 
diwp prova z ione dei dotti, apecialmdiiie d«l Uuae^. Questa 
«anza dubbio In prlmn causa di i^nellfi lotu letteraria^ <ml 
pniHirn perle dìrpttamente od indi retta mi» n te tutti i poeti 
d' AleflCAEidriAp non 9vo1gendo«i coma un fatto ieoUto, romn 
mi& qtiuHtioni» perNoimln fra Callìmnoo fKÌ Apollonio. Cbo 
allft lotta abbia prd>!(o jmrtit iiiK-he Callimaco non può «aver 
dnbbìo '); forse intorno a luì si atrtnsero ì s^goAci del 



*) Vfcrì fcLraQo i g^uliat dAti iatom^ a qooAa Ittoi oba, Mi 
juipCDOi lo Spilla b^aiioflo u'^Q uni Avroiiuto. A1^«m ToDotu trerm 
t>gixi colpa n^rAilio òi CalLJiDzxco (Wcich«n, UeUr dot ì^tòtti vnd 
(UditM de* Ap9l£. V. Mhod., Hciuou» 1321); oluì ae^arOQQ quaai a^alM 
Ogni VBÌor4 ututioo oJl'oiierA di ApoUoai^ (Uurak*^ J& HU^~ M)tM^ 
XLIV, 137 s|;,), «oBloDiuiilo Je paiti di CalttiDico: (ti ual o ^11 Altri 
«TruroQ», «dAgenada per aagoira i lovo prg^oiiaoltL L9 3|>lro(p, 380) 
fa a*»«rT Aro elle uclU Juo vite ili Apollonio (d«rÌvAXkU da uua fonte oi> 



nuovo ÌDclirÌ3^»i artiatìoùf ma errano di molto quolli oh« 
in tftlfl qumtìono credono di vedere soltanto nno sfl>g0 da! 
vih^IjÌo mAafttrOj inTÌdJoHo i^nlU glorin tahe jK>t«rTA rìpiy^ 
metleTsi il giov«iiit Kt^vilurM, Dit jiritioiiiiij drtvAttn Pfoonro 
una lìan cjuastione loLtnnirin rlin in nogniU: fonw difgi-nifTÒ, 
corno buoIb avvenire, in qni^Biiona perdonalo, quando d'amba 
le parti io raciproohe nrlazioni uì f«oerf> più te» <»d aspre. 
Pine, S9 il lavoro d'ApoHortio vion incontrA in generalo II 
fflvorg dei dotti, Taniacia da Ini mostratfi nel ntentflir© 
Tarte antica, non poteva riman&re s^nza effetto, sppoiml- 
mfintHA negli oppositori delTane cortigiacfi allora prfMlomi- 
KU.uto, di cni oortanwnt«i corno nvvì^n^ dì «olito, bnon 
namaro dov«va avere ancbe CaUimaco. Cosctoto trox'arono 



p. 6, 10 t«o.) aoa v'iie acctano »d lid uonHiUo p«ra9£ial> fr* ì due 
po«ll e oofli pttr» nall'opiloga d*ll*ÌDno ikd Apollo o noU* diobiAm- 
kloiie falttme ^tlu wcflìoJiU?, cui uoo JobbUuao col WlliunowUa (CTcAer 
dit Utkoh tiet Koltm,, m G^Atin^. Sa^hr., ÌSdfS, 714 «9.) togìitr M^ 
ÌDdìc4uidooi. come abbiam vutc» ptinmcnte lUJ iWtlo votum aIuuha 
nkiiane dol tempo in cui fa «orilto IL pMfio «ho illnoU*. Gs «£* 
ooouo pptucriiiii» ai avi«lb« uivecv uell' Antb- FftL XI, 2?lj • uvirar* 
lie<)loiitiui(ltbt. V* KcìXi/i. yatòffiO riuod IacìUaI Jorauka^IV Caliitn. 
AjJtfU. I^hwL in-ita., Wlooer, 18él>] dìcuoiUu^ ùon guasta poco fornii 
morato uoi vo^Uimo t^vgOM ao]rA|joItoiiiOT «litote d«iropÌgrftmtna 
LiUto, il poetA eloRHLadiIuo ]rÌuttoatu cLn ijaiJiiia» altro ApoUoDÌe 
più roocmtc^ eìa c«tfo il Dieooìo od il Aglio d'Arebibio o4 altn, tioa 
erodo ct€ gli *i pc>vuk fuoilioonto coooodDoro cho loiua vallerò sìa I4 
ilÌah>arftiioik4 kI Lodiiiib J,l;t^ in Suida^ oonudorondolo tt^^M un*iule^ 
polAiivu« puAtoriofO per il couiì^uio Sru. U L4vjU dolio u^vro t;«Ui- 
maclUM in SuidA (4 iu KuJociu- Lo aoute ovMry&xloDl d4l Juro&ka 
noe mi p«n»ixadviio « aoiciMe f»do «1 Uutotivo M Dimb (p^ 401 «£-), 
roc«]t4tiaaQt« coiìr»nD»to ia put* dji^l «tudi dol Dittriob (p, Vixi^ 
pur tlItuaiUATe comò u& ftttobdibìlo e ooa muovji puuto & rì»i7, coma 
afL'onuò Lo Spir^ (p- 2àS)t Tolvaco fuidieno dolio opero caliimbcbse. 
60 pur « Tuoi couccdoco al Jnnaka ohe la dMbUr&Aiotiu doU'V^c 
eia una gloraa poetèrioro* aoa abbiamo aasoT» roglono pUovIb^o per 
nofu fedo a i|B«alo tefJo inUrpolaiOTei cbe potrebbe «ver aruto 
«olt*ooobiv nitri ilooumoQli, pur oiet aiteudibiU, divireì da quoUì 
uuU de Suìdtt, Ktacubi luolW oonotciulo e «tudielo tu aòireDiìcHli 
quoito pomotto j)«r Je ma Bt««*a OAMinti (Cloia- Alex., Sfron.^ V,4iT6J. 
Cfr. V- fi doU'opigr. cbe profiodo 3II «oolii Butuceó {Qeitiouieia» in 
i/r^e«, XX Vi, p, 808^}. 



401 e. cnn 

ìa ApoUoDÌo un aiuto icspnato o, «OifUnofido lo p«rtì di 
lai, meglio potovaiLO cci&b&ttore ìl loro ftvronftrìo. Comin*- 
oiarouo aUora lo coutroveraie, lo disputo, cho tH>i non p09- 
«ìatdo 90guÌTo e» noD ne' loro momenti princdpali « dolio 
q^iali «oltikRto qualoho oco loQUoa ò giunta m muzxo &Uft 
TOTiufi (Sollo oporo cdlUmochoo. 

5. Apollonio non sitpovfi tottomcttcm «Ilo pM^oio dì 
un'art« impoali: o^lt noti potovft «bbacdoonro Tnltc idealo 
oho l'infiunmava; n& certo ebbo a tocoro allo acca» tuoi* 
eoglii M& ^gli giovane, nuovo, fa vinto, e partito da Alo»* 
eandna, si ritiro a Kodi» Di qui più audacomonto potù rìn- 
faociaro EigU accosatori i loro difotti, rianiioando gli amici 
in Atossoudna a aootonorlo nolla lotta, cbo si faocra sempro 
pia grossa, porcile Ja oalnonìa veniva a colpire troppo pio- 
fondamento CallimacOi À questo periodo appartougODO cor* 
tatQoato Io invoblivo (fr. 165, $81) cb'ogli «oaglia contro 
i enoi calunniatori: {Une ^aa^wrii^i òkoòt r/t-c; C^f. 2d2); 
mcutro d'i^ltra parto egli eembra cousolarai, ricoaoaoendoù 
suporìoro ancho olla loro invidia, al loro odio (opigr> XXI, 4)^ 
e sì protesta sempre più fermo nc'snoi concotti artistici, 
sprogiando o doridotido quolti cho uaa volta gli nì moatra* 
vano amici (opigr. XXVIIl). — Egli, olia pnr omaiLravm 
Umaro» pon mpova imitarlo iu quolla sua arto aomplic« o 
grandiofta; egli non aapova comporre un poema di lunga 
Iona; egli avoa aoritto gli jUVia, piocioli compouimontt sensft 
aapord sollevare, egli, il gran miv^stro, allo sublimi altossso 
della poosia epica. Tali lo accuso (Soboi, ad Cali, bymn,, 
n, lOC; Koibaonstcini In<d. poeL gr. /ra^ra., I, 8). Ed il 
maestro, punto aul vivo, non solo non risparmiò £ rooi ao 
ocsatori con epigrammi violanU, ma volle dimostrare falso 
Io loro atesse aocitae, e pubblicò 1" Kcalo \ La lotta non 
Sdì a questo modo- Apollonio che m IZodi aveva frattanto 
ottenuta la cittadinanza ed aporto uoa acncsla frequentata 
a rimasta famosa (yuoemibl, i» i^"), mentre attendevik 
olla rovìiione di tutto il suo pooma por la pabblicsuiono 
definitiva, non ooemva SI aggredire il suo competitore; o 
come nell* ' Reale * Callimaco avea tentato di opporci a lui 
in più luoghi quasi per farmi notate t difetti, cosi egli 



mJDI CJktLDCAO0VL 



405 



Tibri dell 



Itici] 



_ sembra pungere 

l'srte callìm&obea A&W ' Ecale '. 

Fu probabilmente alloTA ohe^ infianimato d'ira e il! 
dìcpebUif CklliiDafio inveii AtrocemAUta tielP'IbU* contro 
Apoììonio. Carne siubi^i^D a finirti non )Ri[ipÌNnia: In lotta 
couUduli aucont Inu^o tr*nipo m Alu^SKiidriu, *a uxìtioTa. ue1> 
l'innD ad Apollo CaUimiico se ne lamenta; ma par quasi 
che derida ì suoi detrattori e ne compianga gli inntìli 
nfnrxi per abbutterfi fa i^utL famti.- Non pare clt^ tali dUputn 
pìnceaM.'ro a Cullirnarti; ni> n lunga egli napova nutrirò ri- 
Mttntimento contro ^ti nw^rwiri (Ir. 77 ed aritdin 90 ai) mai 
ijuivì è il poeta *?!iLi jiarlu dì siè stteasic). Ad Ojjui modo la 
L|ue8tìone letteraria riì prolun^ ancor dopo la morie di 
CallEmBoo fra [ suoi segnaci ed i loro oppositori (cfr, Àatb. 
Pai, XT, 321, 347: 329, 130, 20, 31 ; VIF, 41 ; IX, 175), 

0- Tali in breve 7e vicende di quella 1ott«, della qaalo 
tenteremo era di etabììira il tempo. La Yit. T d'Apollonio 
(p. 50, 3 sg. West.) dice cbe ff* /yij^Joj £i' A^«>Iloaìo oom- 
poMtì, o, meglio, comincia Iti ' Argonnutiuhe '. Nato uirt* 
il 283 (Sosemibl, T, 384"), Apollonio probabilmente vv<r«o 
il dioiottevimo anno cominoiò il suo lavoro, o ne lesse le 
prime prove. Allora pÌ dej«t^ U lott» per U quale fn co- 
wtrHtto (p. TjOj 6 Wost.): ^^ tfi^^tvrtr ^A li^v ai^f^t'vi^v r(Av 
Tiohrtòv ìrftl jò l^ì'^téa; xfà lijv óitt(toXi)v ttòv éXkttf rroii^Aìr 
<donque non solo di Ca1IÌDiiLC0, mii anobe dogli altri) koco- 
XiTitlv tijy nar^àa voi rarxkr^XrSiwai ftg 'Pdiov (cfr. Yit. 
TI, &1| 4). Partendo Apollonio si cooitìssava vinto, e Col- 
littmco col ano partito «eitipre piti arqtil^tavA favore allft 
corto alessAndriuib ; (jnìndi vmmpiu pi^ rlitprtltnto « potaintft. 
Pii probabilinentA a quuvto tumpo dritti ludl all'ap^i^ro 
della sua fama, come ci indica Anlo Gellio (SVII^ 21). Ni 
molto dopo cooTieno porre la composixioao dt^ll' ' Ecale*, 
cbe a torto il Oomperii (Aus dar IfekaU d<^ Katliiruiclinaf 
Wìen, 1893, p. 6} viiol far «tcendere fitto agli tiUimi nuni 
della vit» {Ini po»fji, ron<land[>7j] pHncipaltnentn uni colorito 
poDtico di innt«t*opHT» in rcmfronto dnglì altri lavori c«l- 
limAobfii. 



406 e oiwi 

Lo «indio d«lla rooìproca imitazione neU'^ £c«1o ' o 
noli' ' ÀrgotiAaticho ' ci può condurre n qniUchc più prò* 
labile rofolb&to; mentre non ci dove far monvijslla a« 
no' primi libri dbtl'oixn d'Apollonio IrovÌAmo ripotnti 
jwnioo voroi interi degli * Attta^t indtibbiatnonte preo»^ 
denti alio ecoppiaro daiU j^an leilenrift'). £ negli osempi 
olie ti pomoQO racoogUore ò chiara la leodens* polomioa. 
infaUi ae ti tv, io ci rammenta Apollon, 1, 1116 ben nota 
il Wiainbergor ' dau dot Ort Ifcpoia in den Aigonavitika 
natoTicemÀM ErwAhnun^ findet, wAiirend Adrartoia in der 
Hekaio vc^ntger iiatììrlÌGh iei ' (SaUin. Siud^ p. 19 j ofr. 
Bredau, Dt Cali, c^, ìnvcnf,, p. 6)- N^ baslA; la teiidena^ 
polomica ai ia anooT più roanifoeta dal confronto del ir> 44 
oon ApoJlon. I, 972' Callimaco rìoerca ta profloAÌlà noUo 
•tUo; Apollonio ama la aemplìoit^. la nat-nrale^Ka; il mae- 
atro no Jo rìmbrotba, e Io oorrogge* Ncn a eaeo, ritornando, 
forae aensa necesdtÀ, anll' argomento trattato dal oompo- 
titoro, DM il iiogDaegio otte meglio a lui oosTeuÌTa e dova 
Apollonio ATca dritte; f^rór n*>v jtàiuiy^ r-fi)<rr<rxvWjiof ToviOt 
egli corroggc; a^^i«» rtov Màxthqi ta^t^tx* ^^w ì^rAoc con 
una forma dio lia bisogno d^eewr chiarita dolio 9Coliaato. 
V'ha di più. So il maestro aroa riproeo lo9cH>Uro, i^aooti, 
alla sua volla^ ritorna en* propri paaal per rìmb^ooarlo; e 
80 Callimaco «ombrava avergli corrotto, sempre per amore 
di n0T](4i &i 6' ór« VK tt ftéiarti ftiv^fiéfo^ f^l4t*iO to|l^«p 
(I, 1V6&) oot ir. 4C: ^oiWui' iv ■« nvtana fit>Af i^uXù/t^ty 
àjiOQ^Qi, >Q lHi 377 oontrAppcuondo alla losfi d/io^oi^ poco 
iwata, l'altra più comune rofirjt^^ quaei ponendo una gloesft 
ad olm^t Apollonio ribatte: eltrt^i; t^il^tw, Sv i» jA^ntt 
fio^ jtAaToro'i vo^<)K' IJaqu«et*u]timo eeempio ifpocialmoot« 
appaTÌ8cc obiaro l'intento dei due poeti; n^ regge l'ipotesi 
del Wilamc^tz cho eoetione La precedenza dell^ ' Kcale * 



^ 



i) dt. fr. 212 n &ho|- aà Artjan.. I, IIW cb« Il Nftko (Ut OiUim. 
Stkalt, p, GQ) volo?a riportoro nlì' 'Kcal« ', taa più giustamoQU U 
BjiTicb (p. 4é) n la Bcbcflder (TI, 4nS) rìfarì«n[>Q0 iigH Mtta. crime 
ccufenn&ao imoto lo Hcarob« ^cl Dittticb {p. dld>. Sullo imiUnlooi 
aloaMadrino off. DUthejr, Da Coti Cyi., ìm\ 



i 



• 



aIU ocmpoaUione d( tutto U poenuid' Apollonia*), mentre 
DOM può Bdmbrftre Auilao« c»nohicid«r» eoi Weiob^fg^Fi 
^nuik D«gar fede all'aotìcro 6ColÌact«, cbo ' dl^ H«kAld m 
niwh d«D beiddn orsUo Tind vor dm botd«n l«t«UD Btichor 
des Apollonìufl «tacIììoqoti >1 *, P<9i1&itto vo circn il S6^ 
coinpftrvoro i dno primi lil>rL d«U» ' ArgotiEUiìobe ' 6 circa 
il &60 Apollonio si ritira t Rodi, molto prob&bil mento 

i] f/rft. f^ ^(rAi^r^ Alt,, p. T4l>iig, ^i i\ppflggÌK &nnnr4 uni con- 
fronto fra V * £cftlo ' ÌÌ CaìUin«AO (col- IV, v. 2; Uompora. (l ÌQ) oon 
^rjOTi^ T11| 99fì d*>vn h futu iircfatizz^re unu oirnurchiiit o, gìftOcJ^ 
non vede acìV ' Botalo ' ovadtiao. tòudouKA pcbcniou^ ri«04 m Ini dtmiM 
inlonil^ro eh» Ap«l1'>nìr> &v«(u« mil imStaru ro^ier» rlt dii lo oomlt&U 
t«va, Anxi tutto ^ da ortor^'AFO di rìnooalro cho il colorito doUe de- 
floricìonì dgrìTA 4a Omero^ irtie fn Qn ponma epif7d «n^he CKllimftcìo 
ddvovA ànitari! (fr, XXII, 111 »kì Oi-* V, 46Tt«0; d'altra parto lo 
n^DtlliifìnL dol fitif na'ittiA prìrani ann* afTAMo dlvAn* od II mAde* 
limo artìliato (cfr. H- I, Pi>liiki la Vtrtfó^ftn en MedtJt^inye* dtr ÌM- 
nintL Akad. v. TTrx» iflìM, p^ t&T fig,] dftdvft pIiitioMA dalla CìOnsno- 
lui^ÌEii) supontiiuoaa olio donava alla coraanchia vir1& profbtioa (Vorg., 
BeLt !»•!«; IXf ìhy Ìjù parole tnoatiA «t* ApMIonUi in bocca alla cor- 
oaoohia (lU^ 932 cig.) ooo hanno paato relwoae cou V iano od ApoU» 
(r. lOA Hg^ rd A >oUÌ1o tà. ma infr>tidiirA In congj-Uiira dal Kalbel 
iìn iUrmt^^ XXVIJI, p. hi) di rohr trovare tin ridetto ili tale po^o- 
mficA antr^e ia Ael-, r<«r. ^hL. VI iVt nHU parole *>tt tan/nv nttn n^i- 
n9it, oho derivAdO i^iuttonto dal conc«Uo monalo col qtialo LlUao 
tendo a eolorim i propri Hhri (Wilom., (k «., p, T4il'k. ParifR*&t«i nnlla 
«£ eoafonna a oradorc oho Hljaiio abbia eoftovclnlo anohe r«picr. U 
di CaUìatioo- So ol^ f««>^ nonnoa doddionie Impoitania «1 pocrebbo 
tnme per il noitro prcpoaito. Inoltro, anoot meno ai potrL ooftero 
rÌiidolepot«4nioad«]r ' EahIo ' m^, coin« ruoto il VTilamowit* (p, T40\ 
uiiromoGl tj> 4d ool fr. fi}. CCr. Lc^nnd, in A;T.iJe<<^ad.0rMf^VIl,281. 

1) Op. eiu, ^ aX Anch*. Il i>f.«rh* (fa^a Afua, Xl-Hf, 145". 143) 
OTik giunto a t«Jo ooucIgiÌodo- X«a doieffmivbsioriD croaoU^co doUo 
' Argonmtiobe ^ ti tent^ di dedorro nn«ho da) aonf^onla eoe gli idilli 
di Toooiriio: inTaiLO (olV' LogronJ, Éi^dr, p. Tlag.) ncote per T idil- 
lio XIH| Il ci;Ì vvontaijTo il Wllamowtu yjftnr^», XVIlf, p, 21,k «d 
il Kaaaok (J/arMOf, StXlIl, p^ lìiTt) tokIìooio dadotto dallo ^ ArK^aaa* 
tii^a ^ (I. 11^ m-), nuUa ai pniS dlrn, glaecbA huci non ha ntafliina 
toIamÌooò eoi poama aloijaiidrìco oom^ ooofuluiiio il Kaancli, dìitto- 
atrA il TOrh (/)f Hnla. in Brrtl. PMU. A(A., VII, tevvd^v Anctnill 
Legrand no potio la oompotntioee dro» il &?5k iim aonpre prima dol 
poema d'Apollonio, 



É 



4IS e. cnu 

I" Ecale ' Tft |XMta fra il 200 ed il 250, « ad eaaa noa 
molto dopo dovette flogaire la pabbUoaziooe dell'intero 
po«mA apolloutaao. 

7. Resta aiioora V ' IbU \ So, oom» abbiamo accesiial 
eeee nippreis«nu una delle ultime fanì della lotta dopo la 
pnbblìoasìoiie delle ' Argouauticbe ', la toa eompDBÌ2Ìoii« 
non può oadere che fra il 265 ed 11 245 «). Però te dob- 
biamo ardirlo dal carattere e dal tono della chinM del- 
l'inno II «d Apollo, che ftbbiam visto riportam circa il 2-17, 
o nelltt c[uM(T il poeta non si mostra più cosi fiero contro 
i sa^ avverflarì, ma qxxfksì itdegnc»o dì loro o vincitore con 
l'aiuto d' Apollo, che Inngi da kò ha cacoìato i mal<ticeatì| 
ai può faeilmente credere ch'auo sia preoedonte all'inno. 
Qne^o perianto rappresenterebbe l'ultimo scatto del poeta 
ohe, sfegata la propria ira, era rltoriiato alla vita quieta 
e laboriofa. compiangendo la mala soi-te ohe l'aveva ìro- 
pigliato in quelle gare nggiosu ch^ avevano privato lai, 
veccbìo onnaìr dei molti amici clie una volta contava 
(epigr. LIX), quasi giurando a sa stee^K) di non volerne 
più sapore: ò 9i Mtàfio^, ffR t^x/à^^j ivi^a v^tfiio. 



Jonio noi 200 o rJ[iorUiado a] ÌHO 1a itaa vcuatft ia Ale»AHCiiìrÌa, fa 
rlnallm b qti«Mo uimpa V ' [blu \ jmr [ W- lVH ig. DA'^^ualì ni pArU 
1I4IU mort« ili Pìttd^ ìda quMti aou é TEuci^o, morto noi 'J72, rri« 
il tìglio d'ÀloAsmulro iiiurU» titl 236/5 [Dro^m^ti, III, 459 k^O |>ffci^ 
lo Sahnb^rt (Ottchf tL Pyrrhvt, [ì^ ^5} fs disOKidsro d«])o (juDHt'uuoo 
ftndhs r* 1bì« \ qtiAMiSo BVvviiiQit U vEe>Luì<jl« doHe tontbi^ doi re 
d^£pÌTo, oui »«mhrft alludo» Ond,, 'i&Q m^ JkU |var i w. 67 «^- non 
A prnTtia rbo Ovidio ftbbU prcio riali' ' IMk ' t-jillìmscbao nulla pf^ 
it«l cobrjto poetico (Sohnt^idor, 111, 21'^ ag. ; C^oAt, p. fiO$ tg. \ KUu, 
/*. Ov/if, ÌAu , i&ff, OsfurJ, 1B81) Q cho <à labbia ripolaU ì auoi ttte»t 
vpUodìr tf^ussn u^giuugarc niilE» di «uo> QiKvto ^Uodio %uv <i per* 
Miadad«lcoDlThrÌLj, ^«Cfihia rit)est3t«iapoCa.290)eraj(i}k MEi]|«t«CMr&o 
in Alt«oan4rm £ratoftt<Tpo; CalUma^o, aaoh« ««i^ado U trodìAonv 
comune, am i]tiir]f1Ì gth mano. ArbCtr^rift altros^ e T inUrprnUjiioQs 
chi il UjfTiLnd [Atud^, p, G4*) d^ plb «colio aJ v. ftOO dflir * Ibii ' 
ATldhnio, Jdv<^ uon A per nulla cofto cbt- «t psxli di Teocrito, ; 
tcoto oho di gualobo altroi coma ad oa. Kmp«di>4lc, qtiuado Teosri 
era gih morto, u morto vooaluo (Stnt^ V, iu, 151}. 



sTVoi cALUiucan. 



400 



U ' Ohiom» (11 Uerentce \ 

L Dolio ftltrc DumorOM opero oibllùaacbeo di cui l*a&ti- 
chìtA ci ha iMciato qualcbo frnmmcntc o pur anobo il »lo 
titolo (cft. S-aìà. s- V.; Matter, I, Itì; Parthey, iMs aUj!. 
Mwf.f p. 30 tf(.) noD ai può fur patol&, siADcandocL affatto 
ogni indizio por ud UnUiiro di dotorminasioDO cronolo- 
gica. Lb maggior parte, chiara toaUmonmuEa doli' attività 
flpocialmonte pÌnacogra£ca del poeto, si dovo riforiro id 
toinpo in cui egli Javorò ncUii biblioteca, in particolarmodo 
t^nanto ai ' Hivanai " fWachdmnth, Pinak^r, Th/itif^keit i/ei 
t\illim., in PhiU., XVI, C53 •«.). Nulla vieta di crederò 
cbo, iooocaiaciatìU in queotl aaiiì, il poctiL abbi& ìatorno 
ad 08U «peso di poi buon& parie della sua vita, i^otendoai 
difficilmootc conoodoro cUo* in tempo coal brave, pona aver 
^OQcdotto ù torraiae un lavoro di taata mote» Di più uon 
tiaiQo altormaro ■). boltaato por due opore, ed anclie 

ieate pootichOf ci è dato dì parlare con tin po^ più di ccr- 
t&txji : V ' Eplt^tlamio d' Ar^inoo ' a l'elegia .'^ulla ' Chioma 
di JJorenico \ 

)i. 1\ fr. {'Àif*Sìitót^Cj 3i itTiéf j'Wjiov xttritiJillknft' M^Hi') dì 
per tfÀ oi dichiara ta natura e roccfisioiio df^l carme* Esso 
va quindi riportato «cuza dubbio al tempo ili cui avvouuero 
gli dponttolL <lct Filadelfo con Arsince, giaochò riuscirobbo 
stroito ummettoro clia il carmo avoase di molto »wgniLo 
quoir&vv«ixixuonto: aduDqne circa il S7(ì. Ad osso Ìl Hockor 
ip, 71) vorrebbe cougiuagaro il fr.'453 = 44, ma ([ar^t'uU 



ij Aanha ^eWintriiMr tXtystoìtÓÈ' rJt x^talptmf non ci pn<> fiuaro 
l'otk (Athcn., IV, l-tt^). porche a r«gicrae ìit t;cba«[<Ier (li, Slf) sg.) 
luaaro dubbi vulVidonlfflnasGictoa cai ^vìaììtìa ìjne-atiA n IviunV o int* 
loimòt (Snid* II. if 8&1X propottA clal Eock*r (Canm. Cali, p* 60)» ne- 
UuJi7 ch« oìln dì quMte, vìmniA nel Mcii«o ».ì r»mfhO i3»] Kllftdtlfo 
{Aihou. Xl, iOB'), 4i m^Iti lUtri Soatbi ai h« notìcla ùt^o dalt«m^ 
Ji Tol^ini«o Logo, 



4in 



a c»Mi 



timo, per cbiAr» t«8timOQÌatì£ft ^1 Snida (I, r, 748), doriv», 
00I3M tibbiftm giÌ7Ìato, dall' ^ Ccild ^ Pmttosto H fr-AD. 357 
[fi[pim*r, //^m^n, in Cmmor, ^n#fJ. Oarcn-, l, 264, 4> o, con 
lo 8chDCÌ<lor. nncto it fV. 461 <Ai>olIOTi- D>^iC., <?* arfwrt,, 
p. 5G7, 17). Il oanae è rivolto od utio ;*r»ow, ^ un ospite, 
aaoondo lo Bchnaiier (11^ 447), ad Da amico quAleifisì, se- 
condo il Viv1ckena<ir {Cailim. tt$j. fragrru, ed* ITDl, p- 1041, 
forse aUo stesso lettore. Coraanqno sia, o«rlo è cho il poota 
non osa ancora rìvolger^l dirctiamontt ai saoì r« p«r can* 
Uant le lodi, ma ÌDdii%ttftmento ocroa ìngraRÌarf«u« il fk- 
Toro: nò ciò voanveiùva a ohi era tolton^o um •Mcr/mnK 

li. Più faeìTfr la determma£Ìoi]i> cronologie» doUa ' Chioma 
di BeT«nice \ acche per i molU stadi che si so&o i&tii 
interno ad essa (cfr. por tnttd Ni^a, La cki^roui rft Ae«w»{c«^ 
Uilano, 181U)> Scritta, corno gli ^jTxia \ Tintio V eco» no] 
metro prediletto a^li alessandrioi, ia mctxo elegiaco, è 
peonia tutt& cortigiana, come rcpitaUmio, tcalè «aaminetto* 
Di c^ui più ftcìle Io scoprirvi indij^ «d accenni ai fatlì 
ooctemporanei. Del tosto originale non ci riman^no oho 
scarsi fi-amraenti, e per lo studio nostro di nessuna inpor- 
tansta; ma In buona voninra ci ho riiqxtrniisto la traduaìoDo 
latina fattane d<i Catullo {e. LVJÌ. bi disputò a Innj^ m 
veramonto quella di Catullo fortM una traduzione fedclo 
dell'eleva oallimachea o noa piattoalo un' imitaci ono od 
un rifftcimeato '), ma i più consentono — e con ragìooe 
ee dobbiamo attenerci ai frammenti aateoUci — nelta prima 
opinione, giacché senza valore sono le obbiezioni ohe lo 
Hchneider (II 153) ia per il luogo del Ps.*I«. U, ì£4 M, cW 



>) Sohauidf^r, U, M4 ag. Cfr. NAke, Di ITtxMÌe, ifttó, p, ltì2; HodCQr 
<Wn. C^lUim,, p. 90j Uraici;«m«iiiiii De C. Vat. Cof. tUgia CftUin., 
SAet, ÌS9tX p, IO; Hìfl^rf, Kallim. nnd di€ Chait^itrt tu Rhiir. ifue., 
XXXVI, SCKJftjc^; VnlJ'ua, Ueb, tin oiimuvt-. OfJiotii ét4 Col., io f«te, 
4. fttrl ÀUd., 1»K |i, liuti ftn-; ^VUftmowlU, DU (?d/A(iMÒni rfv 

*) È iiiJtjbbiAmncitn IninrpaUlo (nfr- VALc^«nA*r, ep, flit., p, fl8; 
Uitnpt, Quotai. CaiuU., 1837, p. S& fg.), IJ VftloliODMr ponto ^e ù 
tnxtU8M di Fsren]c«, Ai DiogorA Kiidìo; mn di loì, qò Anlì^n, VtfF* 



nou trovu riacoutno DfilTa traduKioue catuHUiui (cfr. dì rìn- 
CMitro Cou&t^ p. lift' ed Ellia, Ootbbi. CaìmU., Oxford, 1878, 

4. L*<1egÌA VA pertanto po^ta dopo ìt 247 (DroyMO^ 
ITI, 866), ^''«"tlo avrftnnnro l«i tiot.ìw* dutn^v^rgeM con 
Borani(!«. Ka nbbifttno iiltrv ilBtnrmmiivìoiu piit p«rtWUn. 
Deploro il poeta ohe le mgìorjf di nUto abbiano coAtrolt» 
Tolomeo ad abbaiKlùuara la «posa novelU p«r ««parai ai 
peT-iuoIl d«l)A guerra. ' Qtia rei tempestate, novo nveotai 
bymenaeo , VastntTiin Unes ìvenit As^yrios | Dulom noo* 
tTimat» portans TMttgia rìxne { Qufim di vìr^noi^ gMv^rnt 
«mvuw ' (vv. 1Ì'14), 

Nili !>48 il Fìbid«1fb ed Antioco, ó ^i^, do|io lunga ^ 
«apra guornt avovano oonehiiiao ptcA. Pra i [miti ora che 
Antioco rdpuiiÌASjHi la propri» moglie Ijaocìic«<, dalla quitle 
avova avuto il %lio ^^leuc^o, p«r sposar» B^i-eiiic<^, figlia 
d«1 FiUd«lfo (HJaroD., m lìanUL, Xfl, 6). Mft, renasi «ibìbo 
dopo le noifiTLH, Antioco tìqIà i putti, », ptir uvaacìo Hvnto- 
nei frattempo da Bttrenu,<« un mitro fìglio, ricbìaiuìi Liiodica, 
la qualo col veleno «ì vendica dui re por 1* ìnsulr^o KofTerto 
(a. Tàéff). n rUedt^lfo prepara vua grande spedjvioBd per 
ptol^gg^r^ D^lla Biria la viU d«11n figlia M i diritti del 
nppotft (Hiiwli, p. SO"). L'RvftTgwt-p, chn aUor» allora s'^ra 
«[lOfMto cuti fìdnìtui2aT ^^ Magli, Tu pn-po<tn a1?impmfliL 
(Itist XVn, 2): ma non gianite a tempo per «alvare il ne- 
potè tì La florella» TJttìine dall'ira di Seleuco (a. 2443). È 
appunto questa VooGaaìoiie in ciii Bereoioe, imploraodo 
ilagU dei pronb9 il ritorno dnllo Aj>n<io trionfante, d«dìc6 
in voto la propria rhioma a V<Mir»vjt<-ZnfìntA. Gli dm Tesaa- 
dlroiio ed infHtti Tulumeu ' haiit in tempora longo { Cnptam 
Asiani Àeigyptì Anibus addlderet * acquUtandoni il noma 
di ' Evergete ' (Hieron.. in DanuL. 1. «.) e grande fema per 
la vittoria e le coot^uiste, atteatate altresì dal uiodl meato 



Hiét^, K, 1, dì Alt]i_ scrittori ti dlcc&o ohe ebbi» allevati « spediti 
io Olimpia oarelii. K pi{i probabile* oorao wufpoaB il Nìgr» (p. 8^), 
che il nvcoAlo ti fondi sa u&b falva ìclnrpivlexi^iiv delta la&ume 



4ì2 c- OM«i 

ftdtitiUtto. Kgli sottOEDÌw tatto U pfto«6dl qu doU'Eufrfttd, 
Jft CiUotftr 1^ PMQfiltft 9C€*, 9 tutto il ragno dì Selénoo^ oon- 
tìnutt GitutiaO| &Tr«bb« vioto m da uca ' domestioa sedi- 
tione ' non fo«M etato oostr«tto a rìtomar^ in Egitto <)- 
K ritorD&va gtoriOBo e trìonfaut^; gli d«i avevano «ggm- 
dito rofierta di Bot^dig^ Klla ai ugU^ la chioma, la da- 
po«A nal tampio dalla :^fÌTlto, ma... nalU notta la cldonia 
aoomp&rvo. Al dolere dolU ragina trovò conforto Vedalo- 
ztODe di Conona, imagìnanda la ohioma rapita dalla daa 
atossa a trasformata nella coet^llsudraa praaaa la oodA dal 
LaoDO, obe d*allora in poi »1>ba il nota» di ' Cbìoma di Bara- 
mca * (Schn^idor, EI, 145 a la tatti looiuaiuia ivi racato, oqÌ 
t'aggiunga NoiiitOf Nitrrat. ad (^f^$' ùic«cf., 2, l, p- 15^ in 
'W^Ktcnnann, Mt/ihogmptti grarcif p. 368). OaUimaco divolgn 
tosto 11 gronda ovvanitaanto, profitiaodona par t«sai?ra Tolo* 
gio d«Ila regina a dall' Everg«ta ad un tampo ■)> Ma quando 
avranna il ritorno? Gli atoricì non oa na hanno dato no- 
tizia. ' Haut in tampora loiigo ' dica 11 poata, fa compinta 
l'ittipraga; a parche noi dovramo !□ quanto n^gor fade a 
-CatnlJo, quando vediamo «ha In tutto il resto c^gti c) rife- 
risca fatti atorioamenle tì»atti? La morte del Filadolfo, 
&vveuTita m«Btr« t'Kvergdta era naila Siria fa probabtl- 
mento la cauaa della ' domaatioa fledì^ioxk^ * cha coe^riaae 
r Bvargata a rìtiraraì par aifsicurara il proprio potara sol 
troDO d*Kgitto^ Par ci& so na iiitoii<la rimprovviao ritorno* 
KoD ò pnnto atidaca, o mio avvilo, ta donoluiioaa dal Buncb 
(p. 2ì)j oui crado di dctvarmi attaDara, aba i'firargate eia 
ritornato appunto ual 246;D, quasi eubito dopo la morto 
dol ptdra, ad in quanto anno appnnto cada anoba la oom- 
pofizioiia dall' olagia calhmachea. 



9 II Drojpaan (IH, 815) patiaaad un^ rhcItA In Cyrano. Ma forse 
oli» la parola ' e«jìtia dontattoa ' a ' m A«^ptiim raroriit ' con in- 
dinnao più jmrticolnrjnaBtmina rìvoltcì udI rej^iaM Tolomeo, proprio 
i& Al&MMaJria, kkiIU «orto, quiuido TEveritcta «i trovava uaUa Siria, 
alla TaoTU Ani podra? ' 

•) Cfr w. 2S tg. olio ti rifort^DOfio aX f&ilo iiArt*lo io luat. 
KXTI. fio. (Vìjwinti, 70011. ^mf-, III, xviii^g 5sg, ìc FiigA,p, 9, 1-2'} 
luui gi^ a quello del Pt. Ig. U> Ci. 



BTUDI OALUKACBBI. 413^ 



**• 



Giunti cosi alla fine delle nostre ricerche, non sarà 
inutile^ io credo, raccogliere in breve le couclnsioni. 

a. QIO. , ^ . , . Callimaco oBiace in Cirene; è ammaestrato da Er- 
ntocrate di laso. Comincia (a- 30O290) gU ' ^irtn ' . 
Tenta le prime prove eoa le ' Elegie ', 

a, 290...... Si trora in Atene con Arato; attende agli inse- 
gnamenti di PraBsifane. Suoi viaggi in Grecia; 
fr, 70 e 74. 

a. 289?-284? Maestro ad EleuaL Inni T, VI, fr 146 afte; epigr. 
XLVm. 

a. S&47-Q70? jVfarccneo? r^f avl^s- Comincia i ' JJiifaKes 'ì raccoglie 
gli ' 'Elrytta ' ed il ' rQatpcTof ' . 

a. 284-276 . . Epigrammi XLVI, XXXII. 

a. 278-270.. Pubblica gli 'Miia'; epigr. XXVIL 

a. 27G L' ' Epitalamio d^Arainoe '; fr. 196- 

J>op<til270? Entra nel Museo. 

a. 266 L' inno a Zeas. 

a. 266-263 .. L'inno a Delo. 

a. 262...... 1 dae primi libri delle ' Argonauticbe '. Principio 

della lotta letteraria. 

a. 260o247? LUnno ad Artemide; epigr. LII. 

a. 260...... Partenza di Apollonio da Alessandria. Callimaco 

alla corte del Filadelfo (Geli., XVII, 21). 

a. 260-255 .. Composizione doir ' Ecale 'j epigr. XSVllI, XXI? 
VII, VIU; fr, 292,493 ecc. 

a. 260-250 . . Epigr. II. 

L 256-247 , . Composizione dell' ' Ibis \ 

&. 250-24B .. Epigrammi V, S. 

a. 247-24G.. L'inno ad Apollo; epigr. LIX. 

a. 245. ..... La ' Chioma di Berenice \ 

a. 245-244? . Morte di Callimaco. 

Cauillo Cessi* 



scnoMA rvuicis USTìENTUSI LXXIVI, 7 

IN ASUANI UIBT. ANDIAL. 



Ili IO p. C:^p 21 H (ood. f. W): t^aaCtti Uy^tat ò tóyro^ 
t^a tà Olbia (irtfxa ooJ.) fr/^hntUf r?«t^ f^ it^ttivuir. è 4Ì 
S&ifMiXili ('xi^ cod.) /v «^ tJfH'pqi (sic) 'j/f^ur^oifv {-(vóùi ood*) 
V^iJ ii}> &XtA Uitttx*v i^r iU^fv, Scbolium idcìrco ìnUgnim 
apjtOHui, i^qì» iiou nìii» uiojidj» i*«lfttum i» Staj/h, Thtìi, ed. 
Parà^ atqtie iu Nauckìi TV^j;. yr. /r-' p. ITiTi (So^tiocl, fr. 1 14), 

VI IO p. 143, S <f, 77'): f/^i;i^mtai: /7rtrf«^of <ò> 
in^fjt^ /rvJ tj&v d^^i/uv oJ/iikv tfyr,)»W oUr cxt^t^ sol /n^ 
j'f/t^rrx' ^(tt'àaaé^at di itti t^v r^jmv^ Pindmri locua 
aliando, al videtur, uoa nolua. Cf. Thaoor. 5» Hl- 

VI II p. 143,20 (f. 77'): ttnmvH ^ irv' tMttac 

{Ì7r*v* Citò.) r»,TOJ ^rVjC'Uof ^'^fH iti*<JX^'*'*^i?'i ^^-h ^^* v^ 
tóf^v ^erùXà^vu & ni^jff^ Kadetit fero »pitd H«A3rcbiTim, 
<[uì tutiitrii vorbu titXtor v-d Higtiifkntuloji vo^ ìrr' t^^tùi^ 
tcnotf^ cjtiìh iuii« «tt non dScit- Ct A^sfoh. IV. 326 et 419 Xk\ 
yi4L p. l&6,25(f.83''): Ttla£tnov jj «V ff;r^^<ó»'<j» f4r 

ood-, qnonim altonim perp^min i^crìptnm vit^etcr prò iTa^i) - 
Mxì olà ìvXiov 'tn^àyuiva cx^fi*'*^ nlaicitt ÌXa^ov. Ct. Rock 
Com. MUfr. p. tkT9 ^PI«L eoa- tt. U7)- 

IX 3 p. 218, 22 (f- H5'): a^ey^'f nrr/^fii- f«ip/o^flf<a>, 

ood.). xcitl ^^qoifxCta {Jié^**' cod.) fiafet» {ùit^t^rrv compotidits 
tochygr.) * 

fyiirrr (««arif compfntJ. tmchygr. cui!.) v^r (x^v coi].) ^Bp/t^w 
(« por ooiT' «X a) ha! tì/ffi^tp (at^i^ ooJ.) jr^Aij. 

di-loj ^^ Cfj^QiSi^v tt ^ui^òv à:iiìòsdàtxufJt {taradtó- cod-, ubi 
Scholia euisd«m suct manus atqnQ À^Ljaxù textod. 



IMITAZIONI E REMINISCENZE OMERICHE 

IN BACOHtLIDE 



'^Jgùi Ietterò dei carmi <li BaooliÌIÌdo rUik^orà sovoikto 
pdDBt^ri fotme cho in Omero ai Uovano iiK^ali o simi- 
U«8Ìmì, «d osserverà chd non di rtkào il i)o<»u di C^o a lui 
81 japirft 9 limita. Orando ^ ratticocia ch^ r«popea omerica 
obbe MEQpre sulla poesia ollonico, o può direi oho quasi 
ogni pootA greco abbiit ikttinlo ft quolk ia<;«iur;biIo nor- 
geuto: Baoohilido ò • punto irtv coloro cho vi atiinaoro più 
lArgoiDftnto. 

Tattftvia, ohi ai furiai o con»iiler&re qii«sbo aomigUBiUM, 
a^ftTYodTÀ ohe rìgiurdfttio la form& più oho lo spirito della 
poeeja; ch<i non è la frMchei£K«> la natiirat la semplicità, 
uè la foru dì Unterò cba rmveuiaico in Bocchilidc; cbo 
le 806 narra^ioDÌ rimangono fuixi ben lungi dalia vìvesza 
od efScacia dei racconti epioii a le sue ìmmagitìi, qiia?i 
sempia grazio», spoMO ricercate, dì rnro Toramento «pon* 
tan^f sembrano anggerite più da riflessione e da «tudto 
cbe da Ter{> ed immedi&to scutintento* E se pare, come C9- 
MTva il Blasd (BaccL. curia, p. \ix\ Bucchilide segue Omero, 
io quanto, ma4»ime nelle similitudini, hi trattiono a de!i- 
nearo loiniitamento e dettagliare ogni cesa» giova notare 

*) L^oàixiaao «ogijtu ò quoIU do! Btut (BA^hj^Udb eamiaa 
oiun ^gmealie cdidìt frìderì«iu BIaac Ltptuo Ìu Aodibu B. G. 
Tuubtittrì ut>c(jL'ii^v]|j). Ad Mttt TimAoduie, ove euIU si avtorU, la 
eitajiioai doÌ luoghi b«kftchilidti j ma d é aampro avuto oaf4 di rl- 
MOulTurlt tiMk Aeeocdft ftdixioQO àoì BIcum ai&dodmo (A. iu>oocio). 



41« 



r. TomuLum 



in primo IttOf-o ohe Otooro sa anelli iD«r&TÌglloiaiiMiito »eol- 
pjre con pochi tratti, il ohe dì Bacohilìd^ dob ai può diro; 
e cho (l'aJtroodo U maggior parto d«Uo timilitadinì cmo- 
ridio SODO upirato a tcaoo dolU natnni o d^Ua rit« quo- 
tidiana, cho il poota do!tcnv« dìligviitisuaiameata qumli 
aono improsae ad ognitno uoUa m«mortar ai ohò l'immagino 
se E19 ridesta aubito viva « pronta; inontfo In Baocbilido 
sembra notarei an certo sforzo di rkoBtrtùro qoaai idaal- 
monto il torminfi proso por paragone, od uno studio di ag- 
giungere ìmmagìrLi stcondario, aoaickò di rapproMntsro 
la jLCOua n^lla ^a naturalo «ompUcÌt4. Quindi, ancho la 
BomEglìanxa caratt^riitlc^a dolio fttUo d«i due pooti rimaco 
In certe modo puramoule formale^ ^ >^°^ dorìva f^Ià da noa 
modoaima maniera di sentire e rappre^ntaro* 

Noll'oloondono sopmttu^to si manifoBta Io tti>dìo di 
Omoro, «I più dia di imitazionoT convorrebbo parlare >oqs* al- 
tro di rominiiGOonzo, in quanto TinvoniAmo in BncchiUde 
(e, oomo & faeilo immaglDaro, par lo pi& noUa narrazioni 
dai miti) forme e contratti propri del poemi omerici o oh« 
ne ricentono viva Vimpronta; sd non foaaa obe in da« 
di queati racconti, in quello cioè del mito dì Keleagro a 
in qnalto della battaglia di achei a troiani praaao le navi, 
il tioTano ooncordanse co&tinuate coi brani corrtapoiidi>ntÌ 
doli' Biado, lo qnali et pcrmottono di concludere obo «fa«i 
siano (per qaanto comporta la dìter^a nfttara dei oompo* 
nimentì} a diriitnra foggiati sugli esemplari omerìol. 

Cominciamo pertanto dairaaamo di qtio«tÌ raoooQt!. 



.•* 



Al mito di Mel^agrOf cbe BAcchilide narra nati' odo 
■arra di introtluziono qnello dolU discesa di £rac1e nalTAdi 
par trame Cerbero: la «ali^ dolio ' fatiche * cba Omero moQ< 
Sion!. I duo pcLt;«i 



6 367-368 4ft^ piv tU *À(dao sfì?Xà^txù ^poi^f/c^tf 



*.i.»a 



OUERQ Jt BACCHIUDB. 417 

e X 623-624 

vanno confrontati coi versi T 60-61 di Bacchilide 

^ovt* ég ffdog if 'Atóa^ 

Bcfìso aIl*Averno, Eracle vede tra le ombre quella di 
Meleagro ttvxetn Xafinó/isvov (V 72), si che spaventato come 
lo furono i troiani 

Y 45 S&' ÓQtòvTo nodéxea Ur^Xeitava 

Tè^XBifi XafàTiófievor, 

y 73 vevQàv tné^aae XiyvxXayY^ xoQévag 

j^cthisóngavov d' ^Treii' èS- 
siXero /^tòv àva- 

reminiscenza palese (Blaas p. xxiv) del verso omerico 

J 116 aé^à^ ò avXa n&fta tpaQ^TQTjg, ex ò* i'Xét Ìóv. 

Ma Meleagro lo ammonisce dì non volgere invano le 
armi contro le ombre, onde meravigliandosi Eracie, e te- 
mendo che r uccisore di tanto eroe sarà appunto mandato 
da Era contro di lui, egli lo rassicura e gli narra la storia 
sua, quasi a dimostrazione della sentenza; x^^^^àv J'efiv 
na^ctrgéipat róov àvSQe<r<nv inix^ovioig V 94-96. Simile pen- 
siero si trova in .}' 145 sqq, : Agamennone voci trattenere 
il popolo e sacrificare ecatombi 

^ zòv 'A^Tjvatrjg deivòv x^iov i^axénaito 

oè yà^ l'aìipa &e&v T(}é7TeT€H vóog aiiv iàvi<ùv~ 

Studi itaL di fiitÀ. etatà. VII. IT 



'1 



4Vò «r TMOIABKNI 

Lo st«aM> mito di Heteagro è poi narrato d& Fi 
ad Achille neltfi Tt^tefitùt |ier mofitrare i danni ohe 
ad un «roo foTtiasimo posio&o darìvare d&lla sua ìnfli 
biliU, Come ognun Yede, la divereLtJh della tMi| per 
dtm, ronde neceagaria nna diffnmiitA espofiÌKione del tnìl 
tuttavia dal confronto dnl iliin riu^ronli, ni rìcsonoaca «nbr 
ili ettHi uu foudti comtinit d, im^Ì luughi ciin mi oorriitpondonoT 
« trova una uomigUaiuca olui non può ritenersi accideotalv. 

Inutilmente Oineo^ dice Baccbdìde, cercò placare 1* 
di Artemide €od molte preghiere e saonfist: 

Omero dà la rAgione dell'iradl Artemide: OSneo, montn 
Curati eà KtoU combattevano iutcrno a Calidoue, aveva 
«acridcato ecatombi a tutti gli Dai, tn&no alla flgUi 
' granda Zau8 *, 

nnXlà J' ^ ys n&o&^Xv}iva X'',"^* fi^'^ diré^n ^nst^à 

ttÙif'^GiV iiÌ}ji^t xttì a^toi^ dv^ftn jUiJ'La)!'. I 53S*04^ 

' Coi migliori dei gT«oi, gli fatammo fl^ra gu«irra aoi 
giorni di seguito, e, quando il fatoobbe conc4)t80 ngU EtoU 
la vittori&i seppplUvhino quot eh» il ciglialo dal ibrto gru* 
gnito, slanciandofi con furia, aveva abballato: Anooo ed 
Agelao, il migHord dei midi cari tVat^lli, cto Ali^a generò 
nello ipl^nóido palasso del padr^ Olaeo \ Coti BacchiUde, 
od Omero più succintamente, dice Meleagro av«r ucciso il 




cigDEilaT rtduQAti dA molto ciiià cadì <t (Mccistorì, porche 
U fì«rtt non «ì pot«Ta «bbnttot dft pooLt od ansi « molta 
avflva fatto lucosder» ìì trieto to^o, 
I v&rei seguenti di Baoohìlid«, 

... oi' yrfp 7r« ^at^^0v 



ci riportano a qnoUi dì Ornerò 



V 123"i2G, 



fi J* d/»v' ''^"*'' ^** Ttùk^v HtXa^Of xtà dttijvj 

Quivi combattcDdOr dice DaoohìUdot Moleagrc ncoìde 
Ifìclo ed Afìireto, frat^tlli di sua madre; mentre eeooado 
Omero (1 667) ano nolo doi fratelli di Altea oad« nelU bat- 
taglia, ed oasa, tulìrata porù contro il fìgliOt loroco l'Ade 
e l'orsofone tha g)i diano morto. 

Di qui le dae naTrasioni procodoDO indipendentìi e, 
possiamo dire, Don haane più nulla di eomuno. I versi 
cmerici I l>?i-57'i, 

fitrobberc naturalmente attendere il racconto della morte 
di ^Sdeleagro : ad cosa invece non ai aooonna, ed il motivo 
della uijvii viene a. mutare d'improvviso la aìtuautone. Irato 
Mflleagro per Io imprecaslenì della madre, lancia la pugna 
ripara pref^o U Bpoaa. Sabito oangìauo lo sortì della 
battaglia: i Caroti che par dianzi non osavano necix dallo 
mura, si rionimano e ridocono in breve gli Ktoli D^H 
evlrcmi. In tali frangenUf cesi «upiiltcano Moloagro a tor- 
nare in campo, promettendogli doni e compenai. naa invano: 



vinia {iih tardi ilall» I«crìmo iIolU iMmiM>rl0f f^naudo Ijl oil 
& g\k in prela alle Aamm^, «gli va o vìnce ì Ourelì, 
riDiMie privo di onore e dì marceda. 
Gvidtiiite monte i versi| 

^oXXà r« tal x^^^^<^, ì^^> é' ^pn netl o^rtof T ^97*51 

i quali prdscippoDgoEio che ]'ai\>d §opraVTÌTd9ie ftlla puj 
ooiitrudiU'xirio n qtu^lli citat,l I 571-5T2, o bnnn r rogii 
Putimniin riui)!«bnim<n lu vt>rHÌiiiin orìginiina, «ncoctdn Tu qtinlS 
Kuìuu^TD asmlibn mori» prtr avnro la Krioni luniicUbo I« 
paro!u di Alt«a '); &, nu Ula varvioue non «t trova lo Orao^| 
asfMj Dota ^iii^UiDe&tntt LI Hobert ■), ilovetto e^^erti «uà font*I 
n racconta dì B&cubìlìda ooat coittinum: Altaa. volendo 
TeDdioHre 1 fVatdlli nooisi inoonvcìaiD^Dte da Meleagro, 
bmciò il tmo fatata, ohe nn giornti U Moira «vava stabi* 
ìlio mimiru della vita di lui : KnUiUj rfiro** tinntl vnnEr metio 
l«t forKe, i> « spoii^9, ]>i^uigoudo, coirultimo «opjro^ ;1 fi og 
di giovanili che pardova: 

appunto ooiQO l'uEiinia di Patroclo o qualla di Ettore 
bara unir Ade 

òv rvàtft^ì' Y<*iàica^ XiHùCrr' àv^^ntf^ta xàì ^fiv^f J7857, X 

Si ha dunqna una feconda versione in cai Altee, a 
sdchi invooaodo le Erioui» ò caaaa diretta dvlle niort« 
£^1io; e questa stosro versione del tixse fatato e dalla 




4 t^f^I jTdifc^wi- iiVuv«iti rótf* 'jA^t'gif r«i n**f«V*i jeofW raijfijr^ ^^fl 

Ua/fOf iiff fl/r^Ai' f<i. Kìckcl Epio. gnkac, fragni. ]59l S 




OKKMO m HACcaiLiiiE. -131 

diMond dollft Moira, sconoacìtiift nd Otncro, aogaì già Fri* 
nico nello nhi'^wuat^ ovq il coro caotò, di Mole^gro: 

SaXo0 Jti^if<?fi*vov fiatffòi è II atleti xrtxufif^jfiTttw. 

Fr 6 Nft«ck (p. TCI'> 




Qnuto oIIa fonte dì essa, dice il Bobert: ' Anch soh^ìob 
OS immorbin doa ~\Valiracheiulioh>to, d&ss Phrjniclios mia 
«iiidr opisch^Q Vorlage gescbGptl hat, die der sp&Uron Zoib 
uìcht mehr fcekannt frar. Dass^lbo Epos kunut« dAiin auch 
BokchjlìdeSf falla er nlcht geradoEU von Phr^nìcboa ftbbfio- 
%\Q aeiQ eoUto, beuuUt babou \ Ma ^£Ìi trova impossìbile 
determÌDara ooo sicaiozxa qualo dolio vorsioni aia più an- 
tica o originaria. 

Kaurice CroÌ5ot ■) riconosce come onginarì» la pTÌmUi 
« orede cbe la leggenda del Uzza sìa dovuta ad tm poeta 
geniale ptti recente, che rabbia fatta trionfare neirimma- 
£tita2loite dei ponlerL ' Ce poàte ^ dic'egU ^ me parait dé- 
alguó k la foÌH par la dato prob^ble do riuveution, par 
Wall uaraotèrd et |mr Vautijrit^ qu*elle a pme. BDo a dù 
naltre ver^ la £a de la perioda ^pìijiio, apr^ les Oraudcs 
Eéasr peQt-^Lr& sprAa 1r^ Minyade, qui ne C0DUAÌs«ebt on* 
core f]Uo l'anoiouDo tra<1]tloD: c'est Io tsmps do St^vicboro- 
Blla d^QOle UD poòto qEiì »*ÌbHpiro d^fi Idgirndos i^pìijuM, 
inciia qui cberflho à lev rnjr-unìr nt [|(ii nn cruint p«J4, poor 
cela, de Itiìi uiodifìer bardim«iit: c'e^t lo fAiFi d« Su'rKtobora. * 

Qualuutiue. dcrl rt^sLu, xIh rupluioiie KuU*QrigÌfie del 
raCGODto baccbilideo, bÌBu^ita pur rìaouovcare l-Uo la corri* 
spoiideDiNi della prima pstrte dì esso eoa quello onierìoo ^ 
trdis da montraro die so nnche BRccliìHde nttiiisa a fonti 
divone, pum Ìl braan dfiir(fpr>pnA omnniu om «l prcAnnto 
alla fiua uieiaoris, v\ì^ fiìx dove il mito lo jieriDettuva, no» 
^ppe «ijoslarHeuc « la m-'^uìt-i^ ft^doltjnimaiiuruto. 



BomK ia Miiioiffta Htnri Wtil, 



439 V. TOluuunn 

Terminato il rtooonto, E»c1e, gU oeoìd bogoali dì 
pìontoi «aolanu (vt< 160sqq0= 

cioè, con paiolo affAtio amili a quoUo dol dìstico famoso 
di Toogiudo: 

pensiero olio, oe noa ^ omoricoi pn6 rftmmoDtAre i roru 
doll'Iluido (cf. atioho <r 13C dqO 

névnaVf òiTca tà yaSay Ì:u rzvéU^ rt nal ^,tn. P 446-447 



m * 



L'ftUro nkcoonto, qBollo cìo& «lolla bfttUgUa pr«6»o 
Oftvi Qchc<f, i> ìntrodolto <lat (ìoetft nell'odo XII per oolo- 
bnro Kf^Do, pfttrift del vincitore ai j^iuoohi Nemei e, 110U4 
poraignifìcAxioao di uiufi^, madro ài Eaco, i cui dieoondonti 
acqui» baromo ia quella batuglia gloria iraporitnra- Dacohò 
la congettura ^04f[tfa>] XII 103 proposta dal Wilamo^itr a 
d&il'Ucneman, sambra oonformata dal fatto cho varamente 
tutti o due gli oroi «ono glorificati nel racconto di Bao- 
chilido 0- Aiace trattioco Sttoro jbS^ *^1 punto di brueìaro 
la navi, ed Achille, tornato in campo, pone ìq fuga ì Troiani 
oLo in gran numero cadono sotto il suo braccio. Evidonte- 
Euenta, tofatt^ BaccLilìdo, dicendo (v. 161) olio csei avrobboro 



*) V. PìowIoiuìdL ' O«t»0rvaaiual toiirm U vdi di Dncvliilidii * fu 
K«adì«outt dcttlA B^ AcG. d«i Liacat, Seduta 11 «priU ItJW. Ma ai veda 
aucltv Itt semionda cdistoao ilei DLoai. 



UHKMO « «AOCltlUltJL 



429 



AtTOswto le oiidd dello Bcamandro ^¥ff^xorr^ ^a' Maxi^an^ 
allude ftlla ua/r; Tia^^raaàaiai fa intendo ncordftra special- 
monte il Pdtide, cui «pctta unicacD^nte, secondo il raccoato 
onaorìco, la gloria dì quolU b«UaglÌE», nella qualo Aì^cc 
non apparìaoe. Pertanto tro parLi si po^^oco diatingnoro 
uelta n&rraeione bacctiiUdda; in primo luogo si fa menxìonfi 
della difesa delle navi f^tta da Aiace, epiaodio che il poet* 
pone sp^cialicenta tn rilievo; si narruno poi in bievo lo 
vi^nda della battaglia dal uno prìi^cipio, e ni ooccnnA da 
nltimo alla etraga fìnaln p^r opora di AohUlo, 

La brevo defloriiiono del oam batti mento prònao le navi 
corrispondo interamciìte al mccouto deimìade, <iQalfi ai 
legge nella nakùtJÌn natfà itòv vuòv. Mentre gli altri aohei 
ai erano ritirati di fronte ad Ettore e ài Troiani» Aiaoo 
resista <la solo ai nomici od impediace loro dì brncìaro la 
flotta. I ver» Otiil-OTS, noi qtiali h detto ohe, monti* tutti 
gli achei ai erano ritirati presso lo tonde, 

kuXXt^iòv fiXijr^Uftij éimMtixtixtniÌrrt^x"i 

preparano in Omero il racconto dol mcnncrnto culminante 
dall'aauono, in mc^o al qualo cod rapido passaggio ol^oon- 
duce il poeta Urico con i vam XII 105-109: 

paivnvt 4t v[tìat 



Mft h da uothro lAiv. mhhtti'i in n41tV^lfi ai dica di 
EtLora clie, couilia1'tF-tjd(> contro Aiacu iuluruo ad una itola 
nave, non poteva cacciarne il nemico né ivtn^irat ^v^t rflit, 
ed in O &2d che si gìtlò nella turba kafirv6fitvtK ttk^^ non 



434 T. TOVMAAIKI 

setnbTft alio Oomxo immAgicì Toro^ «Uno w fttto dì por* 
LftTO U fnooo per inciroder ]« tuvl, mt piuttcvio cbft, moDtrtt 
egli, combattondo, allc&UaAVA o attorrava i n^mioì, ineitaMo 
i ooinpaptnt ai apiireiitarlo: oosì Aiace aveva u^lao Cml^- 
tot4 dì Clitio [O 41!) figgo m«atre aocorr«Tft col fuoocj «^ 
Kttoro stDSSO, riusoiio ail aff^rraro U P^PP^ dolla ti%v^ di 
Prot^ftìUo, grilla ai «noi (v. 7IS): oTcr»* ;t^, àfUt d'auto 
Aoi^4« dpt'trf ' 4t^ij»'. SioohA Aiaoc, aì pjaiità ^^i-i^ ^^'j^-^ 

fvù' é^ ^ y ifJt^xti ^rftoMtj/ttìfoc, fy^^ d*«W 

T^cAu^ AfàviM vitSv, 4?^ 'H( 9'a'(ki( ebiti^iai of ri^, f> 730-74 

6, reetalo solo a lo t taro, 

f^v ^ ^f<r; i>i>ra<rx/ òcò^^fìiv^^ ^Yf^ ^^'?f> ^ T43-7h 

A tal punto BaaubiUJe preade la detcnxicne della bat^ 
taglia da] suo cominciare, rappr^i^ntando d«ì vem 114-144 
ìt rÌDooraT8Ì ddi Troiani e la loro marcia verfio Ìl oompo 
aclioo, allo scomparirò di Achille. Dalle parole di £] 
K 788 sqq. ») 

ffé$4 noie T(?cJ*i Ti^ò TtvXàtav Ja^^ariàvn* 
9ixrt^i€9v' tuirov jdp *d*idiffav it|^fi;jov ^^x*^ " 
v^v Ji jjHt^- rr^Aio^- aoUj; irti ri^val lAàyMitoiy 

d di qualU di Àohìile ra^S aqq, *} 

9ÒH Ì94lédKt t*àx^t^ d;rA ttixt^H ÓQVvutv 'Kxi*aQ, 
t'M ^tJvv iV Striai it ft^Àtfi Mai ^jj/òr (««iM* 
/l'user nvx' fj7ov l'pf^iv, /ul/r; ^tf /««f U^vytv 4<>^)jft', 

I) T. P;coolomìai« loco ciii. 

<) Por U Cornu, cfr, audio I 550 sqq.» XS67eqq. 



ai trora unft »iiiìnuceiiE& paleso nei versi dì BioctUìde: 
KXI 114 )^q. <kj svQÌv fiàv lncXv:ii^^Yti]v 

t)è] Xefftot'j àrv^ùjiiviii {ài 

Xavtf'9Vf>ì' éÒQV asiwv. 

Ni pn?a di reminisoQiise om«rìclia ò U iimnìttidin^ 
in cui il riDComm doÌ TroUnif n^ì veder cenutiL Ia furia 
di Aohille, fi pamgoi]» a quello dei mftriau clie gìunfEOiio 
fiauL attivi elUa riva, cumjmtt da violenta teittpc-^to. Speiiao, 
infatti, Omero n^ì doi*L*ri^^ero baitafjlie, paragona il terrore 
dei ooEnbaUentì n i^aelJo ohe il mare bnrraacoao incute ai 
naviganti, e n^Wc «tesao libro XV dcdl'ILmdo, ai riLsaomi- 
glitk lo spavéDto ^e^ti Achei, alla vista di Kttore, a «quello 
doi uoochieh eorpresi dalla bufiora: 

Ha, prMdiadeade da ei^, ò probabile ohe il poeta di 
Ceo aveeae in monte la aimilitodiue omerioa dei veisi 
//207 3qq. <); 

ÓK d' St' ótf ^\fn^ltje ìeOQVft^^ 6q$oì jityàXoio 
fx f Syartv rtft<Tai frxrfTTial jittì jj{iairnti rfvoof 

Ag invaiti vr^tìbv fttv &THiiaéiifvat dij^or nf^ 
ttfr'/òv àv^Ttvwtrav^ «rit, 

I) Cfr- Picooloinìai, I- e 



49t r t«iciuaivi 

ove »ì paragona H iraDqnlUam d^gU Ach«Ì, vUte te n^vi 
BsWe dftl AiocQ DeiQÌGo, alla quieta dopo la tompeaba, se 
noD di msrv» dì Um; o proWbtto ò aDchft cho & i^tt 
»U;«» viiDÌlitudìnc m i«pimta U grftzio«fe immoline: 

^iH^Av i(SiS6^tti; érttà j^»iftAvti^ nTfhtv (XII 189>t 

E, sebbene le frB«i di Davchitide differiocaDO dalle ome- 
rìch», ti Bof>b'ai. . . ^[dorj (r, 125) fu ripensare ni Z^^fQoc, 
àv§fio^ Xaiìiajfi ó^tav f/t 400, 407, 4^ ivco.) v lo ojd(i«f7*r d*~ 
T* rrfEvrAn o*^pfrt (t, 129> al vnrso y ITift , , . /#rd^M» €*J 

8iujilutenL« i vera XTI ia5-L!t7 




4ri'j;r<i' favi!'tì; /i'i-mjiaÌY, 

fanno riNuoutru a quelli Jrl uutalo^ delle navi, uè* 
■i djV ra^iuue dell' iuga» ti ìkk d<?1 duce dot Hirmiduni: 

«oi'^ij; X"''/"''''v B^tar^iàt/s ijvjtófioio. B 

Poirli'i ì THTtrri nldiero iiotìxNi dì cirV, contirnib 
cbilida (vv, 141 v^i\]t luxciarono tulli Aitaiume le niuì 
Laomadouts e ei HlanGÌarono verso la piaDura portando 
feroce battaglia e HUHcitando spavento tra i Danai: li ii 
oitavfL Area bene armutn dì Innrìa^ ftd il pnni::ipn ilei Tilt 
Apollo LoxiELs; e gìuttHen» nì mnrf*. 

Qui nota il Keujrou die nel racconta oruerìoo m\ 
ZeOìi niut»L 1 Troiani iiell'aasalto del campo ai^beo^ meliti 
Apollo «d Ai'e§ non hanno altra parte che di s^^ettatorL 
In Omero jEkfalti Zens^ da Baccbllide non nominato^ lU 
soccorre prinrìpAlmpiitn. Aron, ferito da DinmpidA, ripara in 
Olimpo o non fnvorìice più iLlcuno: sì mostrn anzi titl.t'Ati 
ch« projnicio ai Troiani, poicbih, «tipnta Asvcnlufo, figlitu 
too, nocitfo da Dnìfubo, vorrebbe «oenrlore a vendloarlo, 




eolo At<nsL riesco a trattenerlo (a 12$ *qq.>. 3la (guanto od 
Apollo ò altra cona: mmidato àfi Z^aa, appena desto dal 
sogno ingannatore, n rianimare i Troiani, incoraggia Ettore 
forilo 9 gli infonda gran vigoria i^O 262^^ lo Ècdiice allft 
battaglia praceden(]oIo egli stesao iLllm testa dell'esercito 
(O507), e, guidandone le genti, spaventa gli Acbdi ooll'ogi» 
tare l'egida (0 320-322), fa cad«re col pì^de U dgllo del 
foseO] di maniera ohe serra da pente (O 3^), e nWa Po- 
Udamante dairira di 3fegele CU 6^1). 
Ài versi di BacoMlid» 



vat'^'i ^ «Vrpt'^i'Wff ?r«(Mii 
inno riscontro 1 versi O 384 sqq. 



Xn loO-l&L 




Trrrtovi é' tifti).à<ra*xti »:tl TTQéftrf^<rt ^àx'^wo 384-386; 
ed Al tro seguenti, 

... ÌraQitti}n^'iav 

il verso 7I6, 

... ^* f fdfttitt ynTn fti^Xatva^ 

tmo pnre e»io da ricordare i dne luoghi aimiUt 

/t 394 (Kenyori) ^ i^ &' atptttti jtnair /^eé3av \ nik^nm 
e ^329 àftyw }fà^ rtin^'iai ò^où^v yalnv J^^flfUiti, 

nei qnali solo è usato il yerbo /etvtfi»^ e sampre transiti- 
vamente. 

I Troiani sono proaeo alla vittoria; ma alle speranse 
ohe esaì giÀ nutrono, contrappone il poeta la certeasa della 



4fft 



V. TOHUAAiri 



rovina dia loro sovrasta. Da «cetano a Ull tpor&Dzo 9Ì l» 
in Omoto ftl veno. 






J 



•d alloco se &« wule nelle paiolo che EU4>ro volgo al 
oonpsgiti: 



vPv ^fify nàyjmv Ztòg AfiO/w ^ita(f fSttxtr, 
rflai fithj ai iffi^n ^9Stv ùiìnjtt poht^ai 



71&-7 




Il TAOCOuto baoohilid^o si ohiude, corno ho notato, 
ttn noooano all'^aito 6nalo d«lla battaglia^ al riapparire di 
Achille, od alla atraf;re del TrcnAiù: [ììVìav àqa .T^dr«|ioi>ì 

(XII It>4-LGU)Tfn;LeochoT Uà lotriolto aimilì di Ocicro, riooj 

La ooncordansa portauto dei rticconto bacohiLidoo 
l'omorìeo ò completa» o b piccolo divorgcnso oho abbtai 
TÌlovato, Qoii sono dovuta a dificrooto voistono del miiop 
ma alta diversa ìmlclo delle con^posì&ioui* Omero, narrane)]^ 
ex profeto, sì direbbe, le vicende della battagliai ha aq^T 
di tratUnem a d^ficriveriie micQtamento ogni particolarO| 
laddove Baooliilidei trattando InoìiGn tal mento il soggetto 
iDodosàmo por ookbraro duo oroi, e in via «ooondaria, |>or 
^orilicanio cica la patria, noD può cbo accennare Id Unoo 
generali, con intensione di rammemorare una leggenda al- 
trimenti ben nota, più che di esporla e narrarla egli etoodo* 
D^altreudo, mentre Omero detcrive ebbiottivamento la tì- 
cÌMÌtndini dclU piifna e narra lo geata di Aiace o di Achille 
in quanto vi ^no coinvolte» BaocliliJe non oooenna alla 
battaglia sles»a se non oocne alla Ecena in enì ai svolgono 
le prodei^ze degli eroi che celebra, ed alle «inali \-nol da» 
sopra lutto liflaltc. 




n racconto dì B&ccblltde dì fronte all' omerico à au 
piccolo &bbo&£0 di fronte a un graa qnairo. Per i|uatito 
esperta e sapieaU hìo. la matio che li tracciò, potli a#gm 
non poesoDO riprodurrà cbe ua'imtna^ne molto \ftga dulia 
BCoua mppr Montata in un gran quadro da tia artista so- 
vrano, Iibaro dì far VAl#>ro lutti i me/xì oadc ti nao gonio 
dinpozic. Ed ò per qiieaio cìit, mentre Omero» ponendo iu* 
naitsi uu suGC4}d«rai e un iutreccìaisi di episodi parlicol^iri 
Tninuussimaiceiita delineati, crea un' immAgine vìvi»8Ìma 
della turba che ai agita e lolla, nai teuiii eegni dol rfic- 
conto di Baccliilide poseiniuo a pcua ravvisare lo lineo 
grandioso dal quadro mirabilo- Ei«Ì acqutjitano an^i vigorr, 
officHcia e colorito k>1o agli ocobt di chi abbia presente ]& 
tela omerica. 



*% 



Gomo.i ctTtim sulla dìfem disile navi achee sono ispi- 
rati all'Iliade, gohI à probabilliisìino foHse i^pìrat* ai Kv^t/fta 
hrq l'ode SIV 'Avir^vef^lèai j} ''BXr'vr^i A^airif^i. Il Olilo J«U 
Vamb&scinta di Moucluo ed Ulis^w a Troia, prima dvMa 
ganrrn, par rlcbi«lnrr> Kl»na, it 4?oiioiinÌuti> tlftl poeta della 
t^iX'^aì/ofrttt^ iivn Antonom dion ad Klnua 

Nivll'Hiado, petò^ non si aggiunge altro, se non ohe V»- 
nolao parlÀ nr^ritHinonf,», imi aan br^vìtA, ITlisso inv«09 
con tala abbondanxa-di p^niln, ohe nisniciin mortAlii Avr^hlio 
Lutato contKudiir oun luì^ Dt;] lact^onlu di^i Kt'v^n fm^, d'al> 
trotidtf, nulla uÌ 6 rimasto, h Proclo, nvl ano sommariv), sii 
limita a dire: xttì éteryrQfffftsémttit ^^òq ra^; T^tSUri r^i> 

ixétrm^ Jiaò^tt 4ij Tutoli ttj^ofictv (Kickel, epic- graec*- JVngm, 
p. 19 in finn). Ma ìmt\n cwrrva Ìl W«il ■} cbe Bncr-biHda 
traspurla qurHt'aiubaxoiHtA a mtitJi dulia gURrni, durante ìm- 
tregua di oui ai lagiona nt?l VII libro doli' Ili iid^. 

>) 1^4 «dkt de Dótt/tytidt in Jovrn-^l iu Sav^nìSf /a»v> IS9S. 



430 



T. TOJUCAJUn 



.'. 



B^miniaoeDU «parse a larf^ m&Tio n^lle altro odi, fftnno 
rÌApp«rìrd li^vcmeoid trasforiouto* qn&Iobe p^csìero om^ 
rico. Coei rìconobba il Blfl^ iidlU parol» ^XIV 61 «gg.) 

r«v^ttv àX^'tor, va ricordo deiroNCÌamastoiio di Zou« « Sa J 

f^ontif nei quali il Dio lAmonta la fttolteeta d^gU uomiiii 
che «oj^liono incolpare ^li immortali dì of;m lor toaJe, oob- 
l«nà molti proveujcaDO daUa loro tuùoni. Cod 11 prof. I^o- 
oolcmiDi (J. e p. ibi) colò l'aGÌEiìtà dal penaiero di Bsu^ 
ohilido HI 96 Bgg. ,?o^^; ^iv I sJ^^^ àfiMrr9i' f^u^ ^ 

con ciucilo omerico: 

lifif^; ^J ìi^i'X^ Ttéht il^tìv o^rt i«f^n} 

quontiinquo Vxxno riguardi la gìoTinozza, Taltro la vit& fl 
fifiitoro. £ roRolamaKioao il Eracto V 102 4g. ^^J'/ oé /«f^f 
xU /tfriv I ;T^fr^' iciifc fttiftifUrwi (cimilo por la sostanza al 
framio- XII ti jràs /ìn^^òi' ft' ^<nlr àn^u^x' òùv^tMXfar à<t- 
tàtr Ka^^(ttv;) fa riportata d^t Ktfn^-on id verno n 302 (^ Ò4j6) 




àAÀ'<'i( j^a^ Tif rr^iJ^K «V'pvto nvqttfiif^i^AV. 



4 



Troviamo i&oItr« ìd Bacobìlido frasi omorioha ripe' 
<|itaai testual monto, coma la domaudik cho l ignoto iatoi^ 
locutoro TiTolgo ad Bgeo stilPeroa obe aoprnggìungo : i^lH 
d' Ififi.tv n6^9V dì'^Qa %ìj&ìov \ l^-^kt; (soìl. xù{ftì) (XVII 3l'd3), 
che Ta subito ponvare al i/^;, ;Eo.>fri' mV àvif^cùi-; («e 17C^ x 3^ 
4> loO ecc.), e r iacot&gginmeuto dì Malcagro ad Eraalu aiHw 



OHEIIO n SACCUttaDI 



431 



$ÌQg YQéj cbe si ritrova in A M5 c^ ^^ ^rri <r/i>;, in M24Q 
<riÀ iC ^ò à404 fui' ànokìijCPat {cfT. auoho 4 3i?, & C63)< E vi 
sono Iccneiopi lo qiialì, so anoho non dol tultoaimiii ad altro 
diOmorOi no risentono T impronta: Ili ib àtott^^ìv^ jrvt^ìxe; | 
ii ivxt(tiÉ^y i^tyàiitav àynttm^ { tJ4j4 o ^ 433 /x di /vvccrxttfi 
àyttt ìtcà Wimu %txi<t, ;i lOW-loy o r31^ yiO ^«Vvotc «« 0*1»- 
(jpe^i^o/iQ'rutv J/i^>ó< rt yvvatxit^ \ ^v^id^wtui ànx^f-iwi unta 

f I7G «it (ac, Ti^i*;ifj;;oi-) *V»i it^tilmv ^ful ì^vtt hov {si.l\- ftn- 
cho ; 1G3 e ^56^ 437) — V 151 fiitnittx J*' fiut ^nà yXv 
MÌtìi, A41C tit*( v^ tot uìtiu fiiyuv^d :i*^, o£ u fidlu <frji' — 
X 34*^0 àlX' 4 iftòi aUn>£, ij ynò^at itoÀvjthi^ittot ^ftin^Vj 

U d'i? uf^ tv T* {&(MJfj2 I (HCtot, Ù?.Xd rtui/i Zéh u^ltm — XV 25 
^fttì\:iv'ètt' ÙYytXittr takitJttv&tìu, [ 'lÒMti' ^it ktt'wkévor \ 
y/*A(; t?Jdc àiaQfìriftdxfi I tiJioxov hitaQÒ[v 't]">3 tfófmv ìt^fimv, 
PC4I-642 «Vtm ojf ^tr óhttat oùJi 7i*ni^<rOiu \ Jli'/t^c iì//f- 
Ji'r^C, ^Ti at ^CXoc ^Jnù' itaTgai — XVI 67 xÀi* ^ df44fi;tior 
ti)j^àv tityarJi^Jtvì^-^ \ Z^rv^ i.i^^%óv tà Mitrai ^éitva» \ %iftàr 
i^tX/p Oi'kùiv I Jttu^ ;iur Jepw'tf -If^t'/ttr^ | dtXiQa^ià i*, 1 23C 2*^f 
J«' C^i iC(fijvi^i^i ^v^iiÌKt ar-ftain i^ttiVaif | ùttn^amtt. 

Nò meno Irequonti sono locazioni chr. ramincntdno ior* 
mnle epicbe o modi e codtnitti propri del lù)|[itAggìo ome- 
rico e nei poemi »pe»!iÌsaìiuo uhhti. Coai il verso V 15D xui 
ur àfui^nfitvtm \ tùò' Stfu ci nportA. alla frequento formula 
cmonoft: %hv rf A:vti/inf!»}Uivc jr^i^fiVy ^ — VStfuvtt eh rtatui* 
lini I fiiìti^ (XVI 51) uMòifMi^n i)p2*r« J'";'"- C" 324, / 03), 
oi J" tiJ'f&t /(i]4n- i^KMcv (J Gi8j o nntilì. 11 verso otnorioo 
ttjfi tl(»a fii^Soìv f^QX' (f'i^vffj; l/r/icff« N^tnoiQ) {B 43d ooc-) 
rammenta quenti dì Dacohìlido: Motiair^ tti rr^dK^f Uymv 
à^X^v dimr/cMi-; j ìfli^rti'Uìdìa; ,1/>r>i«0f «f^. (XIV 47), oLe 
puro, per la mov><ij£a loro, possono far ri^i^nsare al <4 
1 dfi tStfm» C^à&v fgvjfi ^vft'r^M* ftàita^ta; \ Ar^trrtg luà Mh^ 

(X54) bft riscontro in 3 1^>1 'Jx*'*'"'»' «'* /**>« «rJ^ii^ f/i* 



43Q 



T. TOXNA0I1C1 







d/fyi)(ttiti*f^*>k', Jf 861 &; à^tr uif »i:tòvra riXa^ Ofrtórotif mk 
Xrìt'ty^ B ìufloe il vento A; ^r^o' ^ikn^rflt^ i^ Jivaì \ !^ 
7j«fi'6)i'/a<rfr; V 84-85 in ^038 <£c ^^^t^', o' ^ dut «j»i-/f^v 
i^àfi^tttv «d in nitri <imÌU v(<r«ì, f^^afioti^raì nei pi 
omcriri ( J r>Cft, r)Or\ r 9**9, 418 «ce), 

È |}OÌ specialrnifntn twtATOIci In confortniljt Mì& 

in Omero comuni? tn ente ricorrano- Co«l «>rrÌ«j»onJo 
* pnrtft A luoghi simili d^Tepop^A 1a preghi«rft c!i« 
Toign m1 Artemi'lf» (X ^^ngg.): àXX' Sr* Si) \ -/o*Coi- 

é^ftt'oia ^AfAil; [ nUXffiyié i^vyrn^a ^od/rrr, appunto COOM 

ì^'àfitvit; «flirt],- ilio; *»ij;"' 'Ji^iji-j ^2fiO-2«I. Proito* tona* 
la mani al cielo ed ìdvooa la Deft ohe gli lìberi le figliv 
(lallft follia^ e Te prometT«: ^v^tm it rrti tocf^rr ic€^ | dC^v^ 
4jrr>n'jjrof^fjfrrc (V. 104-tCi5i Appunto oome Diomeale id At^nl 
0uj J*«riì /j'w ^*'Ì« ^etv f^iir tt^^vjMcarjotj | «ftdji^Yijr, flr 
fTO) i^ò v'')'^*' 'iJ'^^'^ ^^"^? S^Q^*^B. lÌAccbilid* »f»ggtnGj 

ooiDO Onoro in J 4S <ój f^ov' «f^j(d/u»'Of^ rpf ^' Acirc ^Potp 
'AjTéÀÀiar. 

Parimenti, quando «i parli di armi e del modo di tril 
ìatIo, con v'À <jiu3Ì aepreseiDiid in Diicchtlido che non sia 
da rawiclnaro ftd e«pr$3eioDÌ oonariche. Già notAmmo la 
aomìgliania dei v^rsi x^fJtjvb^fxpcrvtri' «f ^mw* /{t*''^^o /H 
drft TTtv^tti tfdQbiQa^ .-Tdftfl (V 74 «gg.) con ^ 116 aérd^ 
tfiéXa ft£f»a ^uQ^t^r^i, *it J' SXrt^ tòtj « posMrumo ancoru cob- 
froAit&re V^t ;r(oJ>i ffo^^v ix x^i^aDf <ij«iei' e<Hì ^207 àjk 
^ /r^9e>;Aff TWiryJlwX'"''** ^ff»^ — IS 'li^ rr^fOf ^f* [6 J" ^^^ 
corregge ora Bla**' confronUudo Àes?h. Per*. 681 \Vecl 
/fri TTiuiriv rroiJi^Jtoi> i^or «Jf tf^r» ooo £97 atti}* im Tvt 
4mQ{%*ito xatiJTìiXa ttì^a — X 87 ifiia^t ài ^à^rYOVCV 
^ait^i ^'i' ct^^aw* TiS^at con A 442 ^o^it d' «V x^h^ìq /ff«- 
n^^#f«' — XII 63 r[Yràft\^yrj 4^ à:ti4a<n [^a^faltof con r 



'I 

1 






OlIKItO K ftlOCniUlML 4&& 

Oiiatt' irxft"; («Sniili N 135, JT 133> ^ XVtl 47 rj^^ ^m- 

à(f*^<f* ò' étitti^ I ÌÌ4^ni ^Z"* ^^^ ^ ^^ à^^^tjloiyùv l^x^iv àvà 

tfot^ifiil^ i^fi&t e ooD ^ &2? ff^^ ]r«c> «l/i^* A/ii>'<"v ij«< tfcuuf. 

ÀQ&logam^ELtft, qnftndo «i tratti ili cbj fa sacrif zi : 

c^a jvf A. di chi Iota aI ciolo 1« mnol, valg6n3o4Ì alla di- 
vinità: 11136 2«^a€ ^' ^i I 'dW^v aìifi^a e^ft^gtt^ <M(a^ 
Ji ltì3 eci)vflp tjfia ifpMÌ ya{^ X^Ìf**i AiifipiDi 1 fitkXXvv atti. — 

}itYÙÀ' Bvxttubìvtt lita<rirn. VA 4 pura d» ricor^^Uro a uU 
propOflìtO r ili ci é' t'xàgrì^tav 'Jxa40Ì re T^d^if te, j «X^r^ 
/■«mi rrtfifaatr^m ót^v^ì^ TToX^ftotr^. tratUtndos^i di aìtcìAxioiii 
«iiiiìlìi in quanto e U proposUx doUa fi^yotìox^ ^ Tamba* 
•OÌAta dì Ulisse e Monoloo avevano pur i«oopo dì ponr« 
tormina al combattimento. 

IfO etos» aoiaigliiuiid troviamo ovo n dUoorra dì ohi 
tdnd« Io muii o in eegao di f;ìu1»lo: XTl 72 i4ùf u^^ 
aiifatraE x**^'^^-* *^ ^^ Z'^^^ /rrtaifd'a^ | àn^ùtìfo^ — O por 
avvoQtar^i o ud avvor^ario: XII (£/ji;or^ Xà'otn Ut^t{4tt^ 

di chi Vattiìrri: VUI S8 yvritlXM^a 0ùf]^ara rt^ f^i^ tu- 

Xv^tfi^l- £ COSÌ ^uiLiido «ì descriva il volo dogli uoooUi: 
T Iti ali^^ga JovJ^tTf' rojHv^v { d4>o# n%t4tèyt€^ %at*^\<^ 
tdét4z. h> XXXllI 12 «r J' «^«tff^tijV é'ifévr^trav j ^ot<>^(ri ^7f«- 
QvyeCQi 4é itiy6g<n àilavtt^ — oppuro la aavo oho toodo la 
ondo XV[ 4 vfir?^-.,. Kft^tx^v Tff/iv« «-T^JiaT»^, j- 174 Tt/Xayo^ 
fié'tfoir tifi Ei-fmav | tt'untr* 

Si confroQtino, inoltro, lo froù tie^iooli: Y L'I Jtv^tf 
xiT<r«/(^ mcvvQi; r«rx«V, 9 226 ^9 ^ro^v; a{<fv>9i sai ■ó^fj' 

SiHdf tfoL tu /!M. tUm. VII. n 



1 



4U Y. TOJUlAStVl 

|M»», ^ T^tratv efioélttp «^«^ ó^^at — T J 19 l*>^ v^ 
^1 fàéyé^i I [rr<rip]ò>' 'AXifaia nf^mltnotOtif Otri'^, il 513 |iE 
'^^of I o^i tt»t* 'jatvéx'i éà^nfl 'Irfxi'^ftaf 'AÌ4t^ao — V lt>9 rd 
ji«t- Ai^a^dv tùiktiw ^lifiw djvwiir, T21^7 /i'/^^ojm^ ^j^ 

IX 41 d} eira ^frn'^fTfar ] ft(F«M* 2 438 i} jTEf>( fii; 

& ^ ^fòf ^r-i*^^- ^*à ^ovlà^ — Zìi 2^ ^JUttTi Afv^ 

XVI 17 /4«'/si' ^' *«' ^y^t^r I <f/vi»tftfr d/t/ta, P 67!> dbg «^i 

Xitar it^tA iC^ro^ imì^oty — XVI 18 na^if/arr »' ùl | tfx^iic 
^^(t^fr dX^4t^ X^1! Il ij r/ tet m^tt^ittv àuéff^nt; ^248 fi 
^^^1 Jc;u^r €l/ii*^6i< I x^b/i^i'Of — XVI 1^ ttìxt fuyiiÀat§ 

&to0t — XVI 24 S, ti ftiv é'x ^édir ^t^jiQa ,'itìrj'J£^a<i{^ | 

/I0« rf^^^oif xder«tvErff« JCforr«f | vijrini' koJ ^a xMvf -^ 
XVI S6 /Tf'T^oi/Cf'iav i' «e?*rttw fxrtk'^CQtity, OìÌ09 ^/i^ ;T«ff|io 
/l^'i^»' CE/ffv^ ^^ XVI *^1> *i <af ^« x^di^ I »/«!' A*yM ^4Ò* ^ 
tt^QTSK^av 'tJtt< I fiij^Tca ^htxoc. . . xo^a, a 71 &6o>iret ^^ ptt 

XVI liy <| i'(^ |]t^<f 6'^c(Af 1* fiMin riof^^r^ai; ^ 17b d^ d 
Éai«< àfiif4^a}^trifai — XVI[ 41 ( i'*^^' aèiòv ÒQfi^, i* 49& 
iJ' òpfirjùiìg ^fQ0 ^pz*'^ — fnmnii V ì'it^t/i fì *'f#poi' cro^ 
tv « ,ToJi«( i(J (# vft, ì 105 , . , ^^j*!* .T<ifl«Ei /j^ /n jatì tur « 
tramm- XX 8 x?'*^?' *? /Aa'yertr r^ /ja^^ta^onnr r^ha 
if 81 A^a iJe' <4 jcAi'T^ «fcó^fara fiàtCfrat Ufìv^ | 2^^c« 

Si poztdOfìo AQc^bo ricoT^aro corto locuzioni tisut^ 
dud pootL a guUtt dì opibolì: IX 11 tr à%^drato* Aivvtr^ 

rvtfov ÌV/m'Jj^ r^Jtf x<i^/<^ $^teIon — XVI 123 ^ceOfta jfd\ 
Tt<T<ri di To8G9 eho viccf^ fuori asciutto doti maro, A 287 ^otf 
fi^(fi9tat di Foro, figlia dì NoJoo o Clcrido. 






i 



In fin© anche neiruso degli epil«t[ v^tÌ e propri oc- 
corre rìconoaciere soirtigliaoKA. Iii BBccLilid«i ootite in Omero, 
il uomn di tin dio o dì nn «to*» non va <iiiti«i mai ^cii'inpa- 
gnata <1^ nggpttivì, nWnì dot (|nii)i kì truvnoa i tifi ini: nta- 
mpiLtB iiMnlKiiii, comi? *J^-i^fjÌflfj ^tìri>i*tft"«», Xit^tifk^v'n «firt. 
u11» Lloune, fV^'io;^ pfvrTjióXtfiog ecc. agK isroL Ed ù prò* 
lial>n« cho l'it^^tìtiivo f^ilo; nuito ad itfd; (Il 14), Al^XH 
(XVI 109), yitvrf (fr- XIX 2) e x'?e*f (^I '^ì abbia in B*c- 
cbillde »lgDÌiloitto di semp^ir?9 possossìvo come in Omero- 
Ma, di contro a f^np^t^i Komìglrnnx^, va tiotnla rh^ gli 
epiWlr nel nostro po^VA lìrino f;ona molto pìfi nlittonflniihi 
c?He in Omero t obé, m ijtEcuti non morxìntiji arup, qà cìTità, 
né es^^ere divino sensot epiti^LÌ, Biuìchilìdo iptAsi ìmtiiitmtA- 
manlo ogni nome oriiu di aggettivi (ofr, ti l-C, ITI 1*8, 
Tin !•& ©ooi-), i quali, ^in^ndo poi ftt Iratti di diviniti, non 
fiono pi^ UDO, come per ordinario in Ornerò, ma spasso doo 
e tAloi-A ancbe tre e fiuaUro (cfr- V 98, X 37, XII 194» 
XVI 100 ecc.) 

ViioIa nncko et*VT nontidontto clis, m^rtiA in Oni<tro 
gli epiteti, ftttnbuitj pure ìm]ixtÌnt.Ameute h più puriioDi!, 
esprimono tuttavia una noia t*aratt«r ittica dì queir ordino 
di persone, se non dì un individuo determinato, In Biu^chi* 
lido (per quanto almeno è dato a noi giudicare] non lianno 
alcuna ragione speciale. Tutti oomprendono, ad e»., che 
doìie donn9 in genera ni dica sèrcXónajtttg^ ma p«rch^ dtr« 
sivtÈi^nl^ixuftOi le figlie di Proitos (X S3) come Nikft (V 33) 
o comA TheW (Vili &d)? Non potremmo immaginarlo ^ftv^ti 
come le Ae^xeóttifi^vltiti] o jttrMtàfttfinylif/iv , * ^ . at6^m] {Wi" 
lamcwitz} [XIX 2) o oome Briteide (XII 136)? E si o««crrt 
che in Onderò xvqwox'^^^ì^ ^ detto «olo una vclta dell'Ade 
{h. Cer, 347) e d'ordinario di Poseiionet ma non senza un 
intenditneoto speciale (cfr Preller, Griech. HytboV l p. 153). 
Co«Ì anolìo l'epiteto ^óoifànr v).<>i assegnato ad y,on, col 
liliale Omero stupendamente rappresentJL oou una noia pa- 
rola tuttA una scena, dalla natura, jmide ogni wfgnìfìcato 
poetico attribuito ad Io (XVIU LS); chà le ditu roiee 
non sono davvero un sagno dì beltà, eomc le candide 
braccia. 




Ì30 



T. tOJ»ÌA<l)Ct 



Ir.oUrv, m^ntro Otiutm notraUribairtt «{utflti kIIo dt- 
irii^iti, DO» rìft^rtiKa mai uà uii4 pornonldc&xioDo <)Qalìt4 
pro|>rtA iH un'altra, ma fa dmj al ragionato e omUuiÌa «Iftgli 
aggrottivi, chtt da esd »oli ai |iu6 In moliì caai rilavare qta^l 
Ùa il caraU6T« (Iella divinila stnata ent aono applicati, |H 
Baochilide non apparisca qu9«U dìligvtnsa, a gli epìtaV 
a&mbrano tatorn anìtì a cavo pati olia con dol*miÌQsta ju* 
toraioQo. CfaA ta in X 87 *'ifM^K ^fMA'^o x^f^A^^MCfrof 
ij^t'fd tuftràjtf'fJa' *^ pu& »org»r«j com» vnolt» il Foata «\ 
una vtu(3iala <:tJut.ri«jifiaHÌxio»« di (?oncr<fttj, nun tà ooniprvnd^ 
porcile la dea 4t«ata, qaando appiìnlo aì mottra la ini 
la aua flerezu contro Oinec a il tuo popolo, ida dett« 
A«'j»tffT«'^«rvf>{ tf#/ii>i^j iivatti^foC' Omara, aobbeoa la tmmi 
gìni belligaima, o a l«Ì paragoni ICIana (d 139) coma a oova 
parfotUr la obiatna óyQoti^i^, ìtéXaJuttjy taìo^t»^»;, jax*'*'^''* 
ma non mai jUtuHPÌt«a<o^ n» tanto cuino xp^*'^ coma f^ 
ohiUde tX Uly 

Tuttavia noD pochi degli epiteti usati dal noatro lìrii 
oorrìapondono perfAttamanta agli omerit^ì. Tali sono: 

Pmf la dii-ìnìti; di Zona ^i^^v^'oc 1*1% X3; ^ J66, 
JiflS, ^544 acc. — d^^i.^'^iv^- V 58; T 121, -T 178 aec. 
IH PoMiiloria nàvtii>s XVI 35; h.XXT3, Di Apollo [nXtnó}- 
«o{o^ I^ 9; J 101, O 55, e ^^^ *'<^- — Xe<^-*!»WÌ lU M| 
£ 509, O 266, li. Ap. 12». DI Era XéV^AXf^o^ VHI T; ^ BS. 
t^7% f 7U ec^o. DI ÀtBna ti^ym^ffioi XII 196; ^ &S0, r 12^ 
DI Artemide àr^tn*^ V 123, X37ì AY?t>'^eK *^^1 — ^^ 
^ovjc^ao; X 107: h- XSVIT U — j[^r'tfdJl«w(no{ X 38; j^pi- 
4jiiXttJitrToi /7lfS3, rTO, ^ 1^2 eoe. Di Paraafono trrt-itf^i 
^t; V óO; bp C«r. 2, 77. Dì £c4 q>MOi^(t^i»i XII l'J 
766^ 

Degli arci in genara; ér^»x^ V 85; tì €M, r 
JCtóO acc, — <ì(x,«*rds- Str 132: aitf'M'i ^ >7& — * 
J«o^ Xr\'l, XTy; J571, i371 — dp^'w^- I' a, 11169; ^ 
JW 102, y 109 eoe. — d^^i^Aw I' 10^ V 166, X 113, XIV 
r 21, 1 550, p 346 ^-cc. — t^x^ttjrmXt^ V6<>; fi 131, O 606 aoo. 
^^4i'^94i'^ .Xll 106, XIX 6; A 41, JV 843 — 



1 

ova 
me», 

ìrioH 



>) * La o4i e j framiD. di Bftcobìlìdo ' p C2. 



OHirao n MCumuDit. 



131 



^u^r V69ì £^639, i36r Di AcbilU rax*V ^H 201 ; :r60- 
Itei Ciclopi é:if^fiakot X 77; i 106. 

Della ilonn^ ìn genere: AyatrJ^tiTtti XU 90; (970,^45 — 
^ftJf^ùJMf l'7, V9, X16,XIV7;I594 — «iMrJ^sXIUOS; 
r48^.Afr4^J<iC Vtneit?), K42: «^424. z37S,f49eoo-^ 
éihrX6ainnt>i l' Ifì, HI M; a SO, f 13C, 2380 ooc. — «ftUi- 
wóiPì^f] ^^^ ^' '«i^rró^os J '45, 164, 2386 «ce- — 1*^ 
n&Ì#i'fl^ XV 37. XVr&4; r 121, Z «71, 877. IHÌU vergini: 
àófiatag X 84, l'^/iifm ¥167; M/i^«fi H. V«d. 8^, M/iif; 
t 109, 228. 

Per le città; ai Argo /jm^^toro* X 80; ff 2a7, i'7B, 
;* 2C3 ftcc- nXvtni X 80; fl 437. Di At©ii« t4^ XVII 1 ; A S9a 
Dì Pito dj-A^iv ni 6it, V 41 ; ^y^^^ ^80. Di T«1m i^rré- 
ffiU«i XVIII 47; ^406, i 2C3. 

Dei fìnmi: ^ivif^rf XII 7$, 1€^5; dni^f irS77, 4> 125 ^ 
^«fvo/iò; x>jU(fwr Vili 65; J 576^ Dvl inftr« AJtv ^a^^^^Ta 
XVI (>2; ^ Sitó. Dtìll» Mlv» ifff*73ffOf X 93; O 273, * 470, 
k Ger. 387 nco. DolU via «f^if^^ «fti<f^o< XVII 16; ^TdAip} 
AiTijf iJ39S, p426. Porgli animali: dei cavalli fi,ac^nt^éti IV 6; 
h, Ap, 2GC — del o*iiie MO^j^n^éùri V GOj A 360^ JV Ì9t* e<x\ — 
del leone ^ci^ffy^ar/of Vili 9; h. Veti. 160. DI parti del 
corpo: Xfvitòi ttìjxvì fr. XVII 3; if3l4, v 240 — tfttihitm 
éftùi XVn47; A 128 — ^ri/iw <i^Àm XVni3; f231, if 155. 
I>«1 coro 2/««p^K Cp^g^- I ^ (i^ì Scialli fttettìaRÌ); 2 606 
(di i{t^«oi e rt«^^/t-oi), e MH (dolio A<ic*rr*i), Dolio (larolo 
ptiilixtoi XdO; ira-IX D^lla nave jf^ar^/re^pa XVI 1; 6113, 
^852 ecc. — ti^^vfivti^ XII ir^O; ,/ 2-lB eco- Del carro #^ 
ttvCt^TOT <?{wa V 177; h. Ap- 2€Òh Detla Buffila iiairo« oi^Jtf; 
ft. XSII 1; 1 404, h. Ap, 290- Della armi v<iijyovr>v tf/i- 
^jr#s' X87; ^^4f!i^K/^ it25G ©ce» — JT'V^f rf^^tJ*** fr- IV 10; 

frWt r <*4I< ^^l sonno /ce^t^^*' ^*^ ^*'- ^^ ^^ì A ^- Dì 
iappotì .-Tv^^i'ff'» Ìt. XXI 2; I 2(X>, i- l&L eoe. Lo ntoeeo ag- 
gettivo, diindumoatì: XVI lU, XVIieS; A" 441, fi 796 eoo. 
Del Tino 1^^ fr. XXI 6; ff 360, y bl eoo. Del fanciullo 
jf^&tj^i XVH&7; rreo^Jhf^ 9618. Della /k^^a, Uo<f V12L; 

Di alcam epiteti peraltro qod è uguale preno i dae 
poeti rapplioaKLone- Coel, per le divinila, ^M;tt^ detto da 



4S» T. t>MfH4tl!ri 

Bncobilido tli AiifiLriUi XTI HO <! «lì ArlAinicla X 90, ù In 
Ofri^ro «pit«tjo proprio di Kra (A K»l eoo,X owntra Aii6iri(d è 
datta jrtifrirrarrK in/t ^ — vi^tff^ffij; d«tlo di Zeus XVI IT 17, 
A ^pìt^r.o dì Poaeldann iJ 46v?j v l*l<ì — ■D^fipu^i'woc di rVr«it 
V 130, A ddlto iti Omnm dì «rnì [jimli DiomBiIo, Kttor4»y 
Acliillo « i Mi-li ^^77, S^TA 3^>\% y 25 — ltni^;Ui«< 

dtfttO ili Arleitudo V 99 « di Cei1]Ìu|w V iTfi, jiiuprtu dt 

Era j6r>,riT2, £7U ecc- — ;TfltMe*j;;dÌ MprourioXVIIiaO; 
è epiteto dt Aabille m 4 ISL^ B (^dd «oo. — vr^tvia di^lo 
dì Nike XI n «d Kpigr, 11,^ il*-iu> di Kra J fól oco. « 
di Ktm Iti ^/ 2 0170. — 01/11^; ditto dì Z*nfl X r>^, di 
AUim XT! Ifìr>, di Artoitiìd» V 99, di Anfitnù^ XVI 1 H\ & 
«pìLctoilì Dcmctrii b. TV 1^ di Persufun» o Ri» li, Cnr. 486 — 
fìltMfit^axtii di KimlfflA Xn 1^, ù detto di Afmdìt^ b. 
Oer- 102 — 2?^4T<rJivxnToj detto d*»lltì Ganti VII! 1, è ept- 
l9lo di ArUmide ix^v^^XÙMiKtfi:) // 183, r 70, h. V©n, IS — 
X^iijfftfrrt'J dfllto di t*ninia V la, è «piloto d*»!!** Or^ ia 
k V 12 — xf*"^*'" *^*"''0 *^< An*>nnd« X 117, di Atpna (?) 
XTV4, i proprio di AfrodtU tjfyi'ff*iy] rC4, A" 470 occ. 

Per le città ed inoU: ^i^J/j[rf^o; H-rif-Uj] di Tel« VITI 54; 
tùSfMYftvi jtóXii di Troia ip 516 — ^^ti it^o; di Simctisa T 164 ; 
di Troia Jl 71 — w^rf/o^; dt A^go IX 31 ; dì Sioione ip 299^ 
dì Micale^ìo B 498 — ftvJjTiv ilfliiri^*ola dì Oo ti 7. V 10, 
d" Olimpia X 24; di EéXXtt (;«:#•*;) J 38, 452, A7«r« B 008, 
di A'^r^rir ir r)2(> — ^tààfiaitii rrt^km dall' iiUno di Corit^to 
fV. XXVIII a, àyt'iaf di Tirìuto X B8, ^ttdéftwof jfóh^ dì 
Egin.i XI 7j di Troia XII HÌ3: d^o^^ii^a^ Ti^^m tìi>19 — 
jinfWi^X"e'^ff di Cftlidoue V lOtì; dì Paiiop**o k Mi, dt T«Ijo 
L. XIV 2 — liTTa^à vaco; mX'^rt^st; ft-, XXVIII 1; di Chlo 
(j|imr^bfi<tr)2 wj(jwi') h, Ap. 3S — ,tri>li^^<rroi di At^oe XVIII 9; 
di Tabe 1 275 — .loii^/^i^of 'Ò1e'|U,to; X 4; di T^lie^Dtt 
B 180, ^ 46. 

Pi?r gli aniniali: i^^^v^a^ del cignale V IIB; epiteto 
dol biio {Ì^Ì(S^vxH) ^- More, lltì — é^x^tx*^ /**)/« fr- IV 5; 
doì cavalli tfi 13,301 ecc. — hYV>ffi^i>Yy*it delU api EX 10, 
degli uccolH V 23; degli araldi B 50, i 10 eco. — t^x^^^te 
della giovenca SV 22, del cervo ((^^v>fpMCÌ w IB8> Inoltra: 
«^j[raffr«fd4llacoperU della nave XVES^; della s^a» B 661^ 



oujtfto K nAGcniLicie. 



itm 



fiàtia^ «Ini lampo XII fiOfi: ilol «conno J3 5, * 373 — jqn^JUo* 
A(«iM^»; àoWa, vocchiozza fr XXV 2; d#ì vovcbi d &IS — 
it^jUifififf^tfr; dui coro <?) SII 72; dal «olo ^ 269^ 274, 
h. Ap, 411. 

Altri epiteti dJffoHaoono nella forma, m& sono aìmUi 
p« slgDifl>^ato. Coftl Poseidone è detlo ffM^/rjf.Vu»»- XVI SS, 
XVII 22 ^ ^>otf/j(.'*t«>' i/445, tì74; At^9 xfrht^ffi^^vQc V34 
o x«iarwopi-(fr7f; b. VII 2, jfdJbc*©,' K704, 869- I tMgonti ^*p- 
9«oif>i XIV G7 p4 iT.Te'^^i'/io* r;59; gli «roì ^f(t>X4fjfj/ X 81 
• fTf^-xAiTOf *i 104, i'3!2i>; OinttO /i^ffj'fno; V97 ed t^m,- 
Xmtm I r>Sl ; Atgo trtfttùi XVIII ir> «d J/rfr^^^oi*^ // 287 — 

il fiume xo^xi^ac X2t>rlì$ e jcui^^of, KorljUif^^of, jmAJlf^AV 
>fo; ir 441, ^'^OG, b. Ap. 240; il cavitilo ^rty^C^^i^ {Toxvnìco} 

V 37 o *tt/Ài:'^#? K323; l'uccello -lij'»'v^'>7r<*f V23 « Aiyc^ 
5*290; il cigno (loÌj;(ttil;fi^t XV li e àoÀtxó4n^*i «460, o tiri. 
Id Uno alouQi epiteti, so nou irono omovici, trovano 
Eie])* Dpop4)a la loro diohlaTaziono. Comì t^foi^Ui detto di 
Ant^uoro ^XIV 37] oorruponde al ,<i«rej-r7i/i'0t', che aempre 
aoconipaf^Dft in Omero il nome di qnasto eroe e ei rifeTÌJ?co 
probnbìlni4irjte al suo saggio consiglio à\ reittitaire El«Da 
e ceitnAr tonila gQ^ìTa; o cosi il Kenyon trovò spiogaxioa^ 
del ^EUKcr^a^f detto di Aiace (XII 104) nel verflo A 627 



TiNCS»ao Toitvaeufi. 



fiìnle alle " Mm st^iico-critithe di ildi codici ìnUrn " 



p. IIM. Tutta le oraKÌoni cìoeronlane obe Doi pooo 
Jlumo (meno In ;/. ^f- TttlUo rti* ci dnrìvA da pnl1nsA^tì) si 
trovuno \^Ììì ruci^oHa nnU'tiilì/.ioiia dal Buvì ' Ruma» 14T1 *. 

p. 111>M9. Ani|>Ìe tiolixio aiil Boninoontri comnoicÀ 
O. Urinili ii«1 libro BU Paolo Jal Pozto TMcanelii, Fi* 
n«nze, I8£^3, p. 79-90; t48-l(»9; e receiit^mect^ Dell'Jr^Jhtrirj 
tltfnco italiano 1899 (3. V t- XXIV) p. 92-96. 

p. ÌÌ4A\ luogo di Plinio M//. XXXVI 79 nella n no v» 
edizione lìet Mayhoff sì leggo nosì : * dìgna ci>gnitu ros, tn- 
geiiìo Fdc:undì Nuvi in a tLe malici. Ih npici aurALam jiSlam 
wldtdit../. TI caà. b C^ariti, 6801 »eo. XY) ùk iiai noa 
* Maelfus \ come le edizioni del sec. XV, ma addiritturm 

' l!lADÌlÌUfi \ 

p. 116-117. Ilo altro codice, forae il pib import&at«, 
obe contiene il Fragm*ìtìtum Atuti in Sinita comprtlttinf è 
B Berlino (i;fr. ft^manini 0a»4arlt Aratua iuir. itd. fìroy^ìg, 
TitpgiKA Ìf^% p. vi). Gli AraUa dì Ciuemtin vìdoro Ih tac« 
la prima voIia uon oeirediEÌODa aldiua, ma m qaella di 
Àptouio Stmda ' Veuetiia 148S ^ [T. m viii*), la ^uaZo portA 
ìd capo Rufo F^flto AvienD e di coi Taltni dello «twMO anno 
dA me citata ò una oontmfTAzìone, come aw«rte &. Rixza- 
c-jiMi f^ ftelUf Torino 1399, ]i. ]M. 

p. 12^, Sul codice IjerHfrlilofltf di Amiii̻no, ura jiKixllttCj 
ebe nervi dì base alVedixioue del G«leiitaa ' Ba^ìleai^ 1588 *, 
vedaci V, GartUbausen ìitn' Juhrhuch^r /. cIomé, PhituloffU 1871 
p- 887-846. 

1t. Sahbammi* 



OSSERVAZIONI CRITICHE 



SUL CICLOPE DI EURIPIDE 



L 



n Ciolojie è frji i il! 



h4 sofferto per iat«rpo1&&ioi]Ì. Il Wi^ckl^lu ntlU tuu r»- 
oeale «dixìono «1 4 limitato Ad espungerò p6r il primo Ìl 
T. $3 « « B0sj>eU«r9 poi pei V7. 27-31; di più gli parve 
probabile 1' «epuratone del v- 404 col WilAnowils e qQ^lU 
dei w. 481-2 propoffU da an crìtico anoDÌmo [PhiL Am, 
IV, 382)- Limìttindoci tioì cod all'onvrTitfìone d^l r^rst 
int̫H oho potaEono ritmerni n|Kirii^ conveniamo col Wcck* 
leic nella CD&danna del v. 9^, ftcoltmo rinorre {|uaato al 
reMo. 

Un protoga eoa cosi enit« indioaziofii delV antefatto 
wmbrdrebbd motilo se non cODtaneaee, come ualU parto 
■oipetta, quei pnrticolan oHe hajino pur tanta importacKa 
per l'azioue del dramma (cfr. v. 126). Diil Weolclein al 
ooEk^nta anche il v. 2419, dove U Clolope afTerma di non 
avere da luago tompo gufato cerno ttmana, siuob^ paro 
strano cho Sileno eì affermi appunto ésiirywv àt^rtitav èid- 
xo)-r>f ^v. 31). Iticordiamoci che fiamo nel prologo » che 
Enripido ha ragione di fare apparilo al ano piibbllco U 
mofltro in tutta ia «uà ntT^rutexta, «^uale appare di fatto 
nel dramma- ti Ciclope era ben noto al pubblico e l'accenno 
dal V. &1 non fa che ricordarglielo eotto la peggioro luce* 
Ha contro Teifpunzicne dai v\\ 27-31 ui& inoltre il fatto cho 
il V. $2 «egna un notevole diaUooo da tutto i^ael che pr»- 



4iZ A- aiAicctxi 

codo; d«1 T. 21 al 31 si parU in Rsnor^le doÌ variì uf- 
fioi, compre»» (]iiol1o di cuoco, cui SiUao ò adibito; dal 3^ 
ol &5 deiriiffioìo, diciamo coet, del moneotOp sicchà oes»* 
ogni oo&ira(tcÌÌ£ìoD«. Pinttcstoch^ ««pungore vertì, rondendo 
maocAiite il prokgo della parto piò opportuna, io ondo 
ftbbÌA valore T o^s^rvationo di Godofrcdo Ucrnianu, riiuio- 
TAQlr uiift VfìOchÌA coDgottura dello ^-«ligcvo, cho noi v. !f7 
ai «Icbba Itggoro aéfioì ìu luogo di e^y jtw, mentre, por m* 
almeno, uiv aév sì può opportunamente aoetilutre oli'^r^ 
del T. 23, ili modo obe bì abbia un« piò eaalta rÌ8poudeciz« 
al V. ì£2, mia niAggioro eloganAk di forma noi vr. 23-24 
(U singolare cr^i^t' do) v. ^1 può aver prodotto la Gorrtit- 
tela irai/ e una maggioro coiitiuuit^, tolto il ftiv e^v do! 
V. ^7, IrA i TV, ì^3'3I, aiooUò piò cliiara appaia la diiiiin* 
aloue segnata dol v. 83. 

Quanto al v. AOi iì Wilamowiis e il W«cktoiri hanno 
ragione, ma l'orso il loro rimedio b troppo violento. PoU- 
tcmo ditn^iie aG^eira duo compagni di Ulinte, uno da non 
mano uno dair altra, e l'utic iiccidir [fv^M ebattondolo 
contro l'orlo {tu jtvtf^i) del kbnto, Tnltro facendogli nello 
ateottc lempo Ufi iv&ftriì Oooo] acliÌJ!»rc lo ocrvella oontro 
la Tocoia Ineò^ òìirr aòrvxa .itte^^cv K&ovr, ao li cuoìda 
poi un pc*arroalo, un poilM^o. Uojl io int«iproto; e per 
rìciodiore allo dJlUcoUà cho, poato dov'^ o£fVo il v, 40-1, 
credo lo gi iìebl>a far ecgniro al v. 3iji>. 11 Ciclopc uccida 
il primo intcUco battendolo, coire nit novo, ^luU'orlo della 
caldaia {d^) e, uctjiiolo, ce lo getta (forae coni bollo intero) 
a bollire lAOi)\ l'altro so lo taglia a |H.'a<i e ae lo arroetìao*; 
uno lasso e uno arro<*to! — Quanto iufino ai vv, 481-9 
io flono d'accordo coir Anonimo citato e col Conradt (J^ihrh. 
/, kU*t. t'hUoL 149* pp- 'i25 egg-) noirnniro noiratoteai 
anche il 480 por il raffronto col 478. 

Ma ncn sono «olo quoati i varai non immuni da so- 
epetti. 

Che il V. seti non trovi povito conveniente dov'À mao- 
tonuto anche dai Wecklein è etato notato da molti, a co* 
minciarc dallo Scaligero^ clie lo preponeva ni v, *J85, al- 
V Hormnnn, all'llartung, allo Spocgol,- fli Kock, al Uonradt» 



»VL oict-or» i>i scftiriDV. 



U9 



i quali lutti rioorrovano dt* ipotesi dì una lacnb» dopo 
questo o quol Tor»o. Il panto di partODXA p«r t*«moodft* 
mento dol luogo ò U coa^dcraiciono ahù un vanto do! 
trionfo sui h'Tìf^i tiou pu6 o non dcVo star tjui in bocca 
od UEÌX90. 11 Ciolope ha KÌk u«pn^MO il «uo parare oontro 
la guerra di Troia, stolta guerra luH-: x^9*' yi-tatjió^^ ^ il 
dÌHi:or«o di Uli:<af; (ancbo noi vr. jJO-l egg.i ó tutto ndnU- 
torio: ìmplioitamcnto, col v. S86, ogii db, ragiono al mo- 
stro, cho fo questo caso ragiona comò hd pcrvonofciin^ ^^ 
UQft tTOfodia ourìpidea, o taglia corto con pocl^ parole: 



la brOTO risposta ò ood Bffle&o« che non bii>o;[iia 001(1- 
|>&Ha; fi la aoinpa cbionqafi voglia preporro o f&r degnilo 
qnaloho altro verjo al ^5. CoU*einendatDonto dolio Scali- 
gero, per es>, il V. 296 ooiraggiuogore nna discolpa pei 
Ureci di toDo odioso por ì Troinbi alla ragiono più «Ita e 
profonda indipondecle dallo pa.i.HÌQni dei mortali n co^ 
carette ri» t Ica di Kuiipide, i^xiasta e ocntraddicc il 285- Nem- 
meno eoddieffìi appioDO l'emendamento del Kock, f«Uoe solo 
per la poaiiibile collocaziono del verso ineriminato: emmet- 
tere dopo i! v* 29&, seossa mutare aalnralmeutd il td^ iV"£i- 
Xà^9i trodÌEÌonfilo. nn vcrao cho in fendo noti ò che ToMitta 
ripetizicDo dei vv, ^90-^291, o che ò tanto \}ìh gollb, ine- 
legante e inopportuno iti qiinnto segue ad una entiniora- 
KÌone partìcoloTc, ó aaiclntumento improbabile; nemmeno 
aorebbe possibile far aeguire sena* altro V&v W ^ jeoivoT 
al ICC ^' ^EXXàdaz che tion aar^bbo davvero uà gioiello. Con- 
siderando oltre tutto questo la poco felice enumerasione 
geogralìoa dei w. 292 agg-, io eospntto della genuinità di 
questi verni, e oolloceindo il iJU6 dnpo il 282, dove Jo resti* 
luisce U Kcok^ aono prodive a c^pccg^^re gli altri, che hanno 
del re«to un evidente carattere di gloata. L'rSi< ami co koìvqÌ 
sì capieco senza diHicolta: ITliseo prega il Ciclope di essergli 
benigno; gli ricorda che sao padre» Posoldou, h onorato 
\ dì templi nei recessi dolT Eliade; ed aggiungo che non dl- 

I versamonte i Greci onorano lai) Ciclopc, cho ha parte in 



■Ul 



A, lu Itemi 



qtiMto dominio <l«i r«ew«i deirElIiidA (éi* iwj <r^ K4>if«l> il 
quanto ftbiU U Msuk ignifera dolTKtna. IMvo dumiue ÌI 
mostro Gonaidnrara ooq benignità ì figli dì quella Grma 
che a luì e al pndro accorda ooai ooot^toIa ricotto. Qoùèt 
«LOQO a tnt^rpolaro pnò oawrc «tato il t. 9L& 



n. 



Anclaa dolio tacuo» cho molti crìtioì il compiftcoiOBO 
d'ammetterò noi Ciolopo, qaaai pift cba tu altro dramma 
ouripidAO d«l)a medesima tradisiotie, il Wooktoia noa ao 
ha ritotiute «cure che duo, Tima doj>o il v. 128, l'altra 
dopo it V. 147, La prima fa no'^ta aoatamonto da Oodo- 
frodo tUrmunn, ' ovm cr«di non poMÌt tam n<iglìfj;«iit«m 
fiùitaa Knripidomr ut Ullxom d? il]o Cyclopo, do quo non- 
dum quidqnum ccij^uOTorat, quat^rontcm faoerat \ p6r la 
mancatuia di^plorf^volo di edizioni cha oltro I4 critica on- 
nno TeaegMÌ d«! tcaio. non ai «roa in g^aaralc di ^labi- 
]ir« rimporiaiua d«no aingole ]a>caae &i di rÌco:itniir« 
pr«atimibÌlaLanto qualo foiao Kt«i luoghi perduti lo OTiluppo 
d«lVazÌouo. Noi nostro cado, per e^mpìoi io orodo che non 
ai trotti di uua locano di ld v«r«o o duo, ma di paroccki. 
Probobìlmvnta al v. 1^8 sogniv^a un altro (aìamo in attoo- 
mitia) ìd cni UHam manifcatava la «iia moraTiKlio cha 
SìUrno o i Satiri qou avajtforo subito la stessa vorto drgli 
altri oppiti, quKndo, inaocnando Ì pirati cbo avevano m*- 
bato Bromto, furono dalla forca doi venti gettati sulla 
torra d^i Ciclopi (vv. I0S*-112\ Sìlouodovaiuformnro Uliaae 
di tutto quanto bo iuformnto il pubblico noi prologo; 
tutto qittato, vorisitnil manto, in uticomitia. Forse auobo 
cgJi deva dire ad UUaso qunlì ^iano i car^ktti^ri firmici dal 
mostro; poichò, a quol cho appare dai vv. Ub sgg.p egU non 
conosca adatto i Ciclopi, o il primo acoenno al mooooolo 
<v. 174) lascia aupporra Gb« Ulì^iao no sappia giÀ qualcosa, 
Io non crrdo ohe abbia valore ToeitierVAaionv dj iXormanii, 
cbo il T. 103 non poaaa attribuirei ad Ulioan ' quod ilio 
noD auto risia Cydopibae uon poterat actro Polypfaomom 




SCL CIGLOPB DI SURIflOI 



44B 



\ parchi la TioU di uqa tìgrm mo^truom bMUv» por 
identitìcazionD ool Cick>pt^, ma, so ad altri pu^aM giiurto 
qudl oho QOU rUdrnunn cootro rnttTÌbi]AÌOD« tradluaiiftl^ 
dol V, Ì93 od Uiia»o (nttrìbusiooo oh<i per altro raftìcnì 
u»Vio ritengo improbabile), potietanio f;iuaiaaoiit« op- 
poi^Ii eo abbia oonaìderato notan ra{£ÌODevoliD6Lt» debba 
aupplim la lacuna dinan^ al v. 199- Da quanto si è dotto 
HDD ò dìffioìla eAlooJfltfo approMimativamooto uà jainimDin 
di otto diooi Torei caduti. 

Della lacuna di un vorao dopo U 7. 54^ ai porlorìb 
appresso. 



m. 



Lo atudìo aietenatìeo delie oomiteld dol testo eari- 
pidoo ÌQ gonomlo o del Ciclope in particolaro asHgaa il 
torso pofltro fra lo più significativo nllo f'alao attribuaiooi 
di voT?i. Iti varii luoc^hi in trudiaionii puà corro^cnì con 
aaztoluta cortozKO, in altri la qui^tticiLO è oontrovonaT in 
altri infiiio, nonontanto Ia feda ainora avuta wti manoacrittit 
ò lecito itubitaty}.. 

Il V. lO'ti ò dato dal Laur. o dat P&l. a Ulìaae. L'ar- 
gcmonto addotto da UodofVodo Honnaim contro tale aitri- 
bnaiond non ta, oomo vedommo. gran poao; ma 1* Hermann 
at^so notava con piena ragiono oome, essendo indnbbia- 
aanta di Uliaan il v< 194, non pn6 attribuirgli ti Taltio, 
L. Dìndorf, nancuito dal Nnuck o ora dal Woclcleìn, lo rc»o 
a Sileno. L'obiesìono dell' n^^rnuinn che non può apparto- 
nere a lui che ' totua in emendo vino occupatus nthii vidab ^ 
non ò molto valida: egli pud bene volgere tin momento gli 
occhi e scorgere il mostro cbe ai avvicina, t^ca sìtuafiiono 
analoga sì ha, per citare uù osompio, al v. 232, qtando 
Polifemo, cbo chiede ai satiri so sia pronto la con», si ac 
oorga dalla preaensci di C'ii^ae: ansi Vo'/tot del r. 193 cor* 
rispondo e^a-ttam^nto all'ha del v, 22'i- Non ai può negaro 
ancbe ohe !*(& 7^^t del v. lìH po^tiA opportuna menta in- 
terpretarai quaai di replica, aicckè debba prima i>arlaro il 
vacobìo, ijiieno. Ma non ò interpretasione neconarìa: ò 



44€ X. vAxrivi 

naturale tinaht chu tTlisad net momeuio cUI perìcolo «i ri' 
volgA & Bi1«no, o clt« oottttogQoatvcMato 1* il y^ap non 
aciOcii:ii a rinpo^ctcà, m^ nbbia 9oai|>1i^iMnunt« valore tìt apo- 
atrofe. Per coairsrto lo uredo clie tuia cÌtco:»Iiid£& udii cou* 
aìdm^U ronda ent re marno nte im^rioliabile clid il v, 193 nui 
di Silebo. Al c&raiteie di lui ncu l'addioe &è IMucerUriuutr 
DÌ, mollo meiiQt la paura che vccrgìaoio noi x, ]93. SÌIqdu 
h troppo vociUro prr iMoìarai impaurirò: quando !1 morstro 
gli chiedo conto drlla aim roba, egli va bcno fingerò di 
u.-merti ntato ptiroon»} o cotttrottto a forza a lasciar previdero 
agli Blruuieri tiiwl cb« volevano, T7ua titcotiUaUbilii con- 
Iraddiaiooe et sarebbe fra il t. 193 Q Ìl 196 in uaì, un 
iatanbo dopo, Sileno dà consigli con uua poriaia e un» kì* 
ouroxAd, cb» nareblwro inauniìj^iUli; egli coiuwco il luogo 
V uon ha di cb« dubitare 



Fn mntamento ò naturala m T71Ìne, ]Wfcb4 tale ajtpnnto. 
<|ualo vediamo oei tv. 194-^02, deve eavare tratleg^ato a 
rappresali tato Teron nel draramn eatÌr?«co; ma in Silano 
À jntollvfrabìlo con Ltiuldìii tono. To ntongo fi^noAmonte q1i« 
I] V. I!*5 dt^blm r^TiUituirii al ODru, cb», nnuitra Sileno a 
TTlitaitf con tm. ita. Ito, segu&la ti peiuoulo. Non è inaigli ìficuiCa 
oha il coro dica tt Jtdàaofinv', e Ulisae, c^ìie deve uon fmnì 
vedere, r^ol Xi^^i i/vyjjTv; — il linguaggiG A esatti^flimo; ed 
à del pari c«aif.ti dm i sntiri {cfr. eopratutto U ^cetia del* 
racoemnenta, dove (vv. 630'53] non «anno far nulla di 
buono) al turbino v hi npav^uiino, tnonlro uon «irnbb« io 
carattere Bileuo, se si ai^uetta^e U realitusionc! d^l Ditidorf. 
Kfseudo già prima o continuando |K}Ì il dialogo fra Situno 
a Uliwte, la oorrnttcla ò facìlm«ntci splrgabìlit: CHratteri* 
stico peraltro ò ohe aacLe il copiata aLb;& preferito, fon» 
per iiaturele impressione, dai« il verso ad Lllidee piuttosto 
cbe a fileno* 

Un c&so analogo si Im nel v. Arti ohe ve rifa mi l mente 
dove cMore restituiio al Coro, A Sileno, ueutro i LTodìci 
lo dinno a DIìmo, Io attribuì il Lenting; ma ' non cogi* 



sex CÌCI.OPH tu MCxinoB. ai 

tftvati «>SMrva ncatAatctit^ l'Hcrmanti, hDnfi non loqul nuno, 
M<) biborfl *. L'obieziotie ò 1iTl<r che hiaIa ammotto replica: 
ò inikmrot9»ibìlo cho lo soattro Sileno dopo aver oolto il 
momento opp£>rtuiio per b^r^ dì naacodto il vino, non eolo 
stU attento a quello che dicono Utiaao o il CielopOi ma 
voglia aitchd ÌatbÌ aoorgero: per contrario il r. C52 aoconoa 
iu modo evidento che o^H ò interrotto dnl mo!<tro mentro 
ancora bove- L<^ra i\ v. 55L o il v. 561! dobbiamo amiai^ttere 
dtEtbaoLO neir anione: il r. r>rj2 non ó occasionato dal 
l, poiché i) Ciclopo può bouo accorgorsi dit ^o del 
tiro cho gU 1^ Sileno, lioata quindi la scolta tra Ulia» o 
il Coro, ma la forma od il tono del r. d^^I rendono pooo 
probabilo cho ULiaM parli di «à in quel modo; f>Ìt) conve* 
niontcmonto ogL revta muto dinanu al fckvore cbo il mostro 
vuol fargli e il Coro invece manìfeeta la eua impTO^aione. 
Cli9 anobe uri vv. 510-Mo siano dalle finleo ailribn- 
sioni io ritengo probabile; ma la ricerca h resa diUìdlo 
oltreohÀ dalla niancdnsa di ar^monti sionri o cho per lo 
meno inducano una ccru probabilità, dal ao:»pctto obo, coi^ 
tettola par frequenta nel te^to dei drammi euripidei, anche 
Tordine doì versi lia turbato. Io steaso oonfeaeio ohe le mie 
argo montaz ioni ^no aottili; mn Éòi^c non aODO fallaci. Il 
Kirchlioflr ncta^a, non d̫approvjclo dal WecUoin o appro- 
vato a^dolutamontd dal Nanckr che dopo il v- 54S si devo 
Aounetiore ia tacitna di uà verso, ia cui il Ciclope mostri 
di aecodore al consiglio cho gli è dato- Ma che L^u^sti rt* 
epoiida oltreohi accattando di fatto, dichiarando anche di 
ossero pi^rsuaso delle ra^cìonì oppostegli non ò per nulhi 
DOOtKs&rio: ansi a taluno può aembrare molto pia efficace 
il ano tfilenxio, ìcdifiìo di non compiuta perauasioue. IHir 
QOnOÉbantef se non si rimedia altrimenti alle dilScoU^ del 
tosto, U lacuna devo ammutlersi ed ^ probabile che il verso 
ondulo esprimcsso appunto l'as^euso del Ciclope; ò impov 
aibile che SIJouo pronunzi di segatto ì vr. 543, 544. Io 
eredo appunto che si debba prooedere p^r altra via* Col 
V. 030 il Ciclope 4:btede conaiglio a Sìlenc, che ù per re* 
stare (MO); è strano però cbo col v. 541 il moHro sì ri- 
veli tanto persuaso da aggiungere nna ragiotte contro di 




■MB «> MAMCUCI 

80, €g\Ì sUbm: il miitAirento & troppo repentino; o Sileisc 
eoglìo il d«rtro per nK^noK^re ftU' attrattiva delta florìt* 
erbetta r*]tTa di bere ai rofigì del »:>1eì Qeeat« «ola oa- 
servBzio&e mi part> giudti&cUi i aosp^tU sttU' altri buziose 
al Ciclope del r- MI. ila nitri ver«ì offrono Don cao&o «- 
^ifieniìti diflìcoltà. Noi v. bSO il ptt'rmv tw avtùè apparo 
vm po*atratio (e lo Scbmidt le voleva ufjpTiiito oreoiulato in 
pév^ vvr méiò) a chì eoosUlcri che il mostro non ha &iK>or& 
parlato di acdaraene: quaic^fa dì eìmile ci aapelteremmo 
eolo alla fina del lungo diverbio, oome definitiva conolosìone. 
^ra il V. 544 e il t. MG poi io credo n posea ammetterò 
un intorvellc d'aaioDO aoeniCBi come già si ò aomasvo fra 
il V. 561 o il 552: ritengo qmndi ohe il v. M& non «ta 
dì riiipotfta a Sileno. Questi tUi potando l*otre in modo cba 
il Ctolope non lo veda; ma il Oielope che 9^ è indotto a 
restare, volgendoaì per cercare il vino, eorprende il eervo 
infedele. Sileno dnnqne dopo aver pron«Daiato il t. &4i] 
corca di j^uooaro il tiro al padrone: il v. i>ÌÒ non pro- 
niippOE;e tifìatto che per neceKiità il vor»o preoodentn ria 
pronuDoiato de lui. Io ritcn^ pertanto che fra il T* Ò44 
o il bSO aiA avvenuto ano loambio dì poeto e ohe il 54t 
debba attribuirai ad riufee: ooneeguenteme&teognieo^wUo 
di lacuna è tolto. Soli' opportunità di attriboìra od 
il V. FHl è inutile inebtero pia oltre. Lo scambio può 
dore avvenuto perche dopo la monsione della ftorita a mollo 
erbotta (541) parve^ non sonaa apparoDxe di rafncno^ più 
conveniente Ì1 ceiuiì^Ho di ada^iftreì a bore {HXiih^u) a non 
tà htkdi} al valore del ftt'ym: Anche il v. &30, ohe viena a 
eettere il v. r>4^l, duvo ritenerai ver Uìm il mente pronunciato 
da Ulìe^. È naturale che qaeeitì eoocluda la lunga dispnt* 
da lui incominciata col v. 544 (hSOy Non è infine fuor di 
luogo osservare che al v. 545 meglio che il 544 }»recode 
un ver^o cho, corno il hW, coutcuga (,ir«« Mi^Mjrttf, A'i^JUji^) 
un qualche invito più diretto a bere, ciò che trova no 
laiFronto nella menzione del oratere del V. &4&- Nott mi 
flfngge ohe le mìe ergo menta si Olii poeaatio sembrare un 
pò* sottili e che, per e«., rispetto alla proporta jnversio&o 
dai vv. &3CJ, M4 qualcuno poasa ragioiifixe come il pn>ba- 

tt.rvùft 



evi. cioLOPv l'I Ktiìtinti». 



^19 



biU antoro dolV invor«toiio stessa, ma qu^i6 cott«ìdeTvdoLÌ 
non mt pAioao di ttuito peso d« ìndoimi i^ non proporrò 
UmiacoDgcttara. Ritengo poi probAfailÌMima T alt rlb aziono 
A UlivM de) V. 541 e probabile qnclla del 530 (544). Quanto 
ni di^tnofio ch<t e' è fra il v. 545 e gU altri pT«ìc«deDlì non 
biso0tìa dìmtuiticartì die n tratta del dialogo ilt un dramma 
satiresco. Un'ullinta obiezione debbo prevedere: il é^tn 
del MTì; per epifgsrlo ba«ta il legame logico con qusl che 
precede- Àncbe Sileno Iis oonsìgllaco il Cidcpe di restare 
a bere» e questo couiùgllo ba deciso la questione: cOftl 
è logico che» noDOstante il lievs intorvallo dciraziouCt il 
mostro lo ricordi secupn^ o n m^rarig^li con una forma 
ooM elTioacR di ropIÌ[:a diretto, del brnUo tiro che gli »i 
giuocavti. InfiomiDa Ìl pastaio potrebbe così iutcndexai ' perche 
duEique anch» tu cbe mi consigli a restare .... ' . CLt iityQcd 
non fowe disposto ad ammettere nsa telo soioIbe^ZA nel 
dialogo dorrebbe seignaTe la loctiiia Mguata dal KìrcbbofT- 
Ad ogni Tfìodo queirta non pregìtadìchercbbo por nulla iti 
proposta di scambio fra it v. 5S0 o il ir44 (anJii la pertnr- 
bddtioue potrebbe aver prodotto la lacuna), nò la attribu- 
zione del Mi ad Ulisse. 



IV. 



Varìi altri luogbi d«1 Ciclope oÌ pur» abbisognino di 
cura, Forse nel v. 409 al rtDv ^i^dVi- ai deve xoatituire nn 
dnavi'X^r. Kel V. G(H mi è sospetto il rtrtktt;, cbe u«] Lau- 
renaUno ò dcruto a L* o, più probabilineutei a ij naentie L 
aveva, come P, yaiìc t (vaéi t* P; vaflc i' p); (cbe Oppo- 
sUione ci si» fra UlicM o i naviganti non si vedi; cbiaro; 
non ora fra i mùttu nncho hii^f) od ninondcroi %'JiaÌ^ovi. 
FortfO ancLe nel verno .iQccesftivo ^:i' Avài/òg doro ceder 
InogO a imo t^T^pd^ {ofr. TiOS, Ìm^j\ di trimetn ana|wstìci 
in prima sede no abbiamo nel CtdojR; aUrl Irentuìove 
osompi. Osasryando attentamente non appara Tortuilo Vnso 
di vocaboli pih o m^no dispregiativi a seconda dei crn^ì: 
nel COJ, por ss., ^t^qò^ à indubbismante più opportuno; 

Xivéi Vtl 4i /a^, ehtf. vrt 10 



4150 A. ■àicrira 

ci, proponendolo, erodo ai con» rìmco di eomn ocoomU 
di Toler aostituire il guato « il oritorio nostro [fané piA 
logico, ma ohi «l »o più foUoo) a qnallo di Kunpido- Vn 
òMinpio CATAUoriirtìco Sì 1]& fio! v> 288, dovo uu aicnro 
6[n«udftni«iilo dol Heìo^ootli 90ftìtvii«oo ^'jsorc dU'dt'rivf^ Jcl 
irant^om&o; U dieeorio di Uliaae ò tutto odalazioM e 
r^*«oi^ ò por (^ucflto piix opportuno. Nollo aiono vcreo S88 
ffl hit UQ altro compio di qacdto Mudjo d«l HDgtmg^o 
in Eiirìpìdo; Dono^tnoto la ikoilitA dello itcambio, io qod 
orcdo afTAtto ni debba mntd» col Kirohhoff, aogaito d«ot' 
samentA da! N^uck^ il ^iJtew^ in ffyotK' UliBSo vuole «d 
arte far passare per amici do) Ciclopo qaoi Oreoi cho gli 
rubavano lo pccoro o gli >tTapp<iramio l'occhio, ma cho, 
n parolo, onorano il padro Po«etdon e lo «tesso auo figlio! — 
Quesito osjorvAisioni uon debbono parer troppo sottili % chi 
oonsìdorì un'altra analoga particolari tJh oh« ot offre ìl tosto 
dt\ Ciclope, Nel v. 230 la coriesione di p di tu a' (h P) 
tu ià^ ta, pordoTo alla risposta di Silono tattA la srm ar- 
^t* efficacia. L'uso del poesoesivo ha invoco lo ecopo ori- 
dente di laro aHV^rmaro il diritto dì proprietà del Otclopo; 
qui, noi V, 20^i, da Sileno p^rohò radnlosione accresca fedo 
•Uti discolpa; noi t. 260 da Ulisse (cfr> anobo £ vv* 356, 
255, 9C7, 279, 2-^, 290» nonché Ì1 v. 2241 por oalniar* il 
inoisbro. Io ritengo ansi mollo probabilo che il pooae9sÌTO 
debba reatituirsi anche nel T. 232. 

Una corruttela doTiita a gloisa scorgo ancho noi v. 490, 
do^'o ajtmòi h per me glossa di à:iotdó^. Che questa parola, 
cosi poco frcqtjcntc, debba cedere il posto al)^<xo«f^ del- 
rUerwerdeD non rìben^ aiTatto probabile, e proporrei di 
leggere óf/jits %' à.'xif\^i}^ (o à:h^J6ì) MtiaxT^v^^étin (o, ool 
FìXt tiixii xD. In favore del mio eraondamento ^ ricordi 
qntnto scrìveva Oodofredo ilormanm ' languida orabio, qunm 
et àntpSòi sic nihil alìnd sit qiiant J/a^ii xìkaàov ^ovtjt^^ 
jìt^rtnit oodomqne reforotur axum^, et prorsns inepto per atta 
adiunota sit rc^ diTersiseìmar xXaviróntvoi^j ma scrivendo 

(cfr. Bekk> Anecd. p> 441, 12] non rimediava ohe parsial- 
mente alle dIfficoltJL cosi sagacemente notate da lui stosso. 



h, 



RUIé C1fìU>FIG ni MElìll'IDK. 



tni 



V- 



A1tr« cornitUlo mal troTAno )»h4o in tinti dtrtMOtio 
ifìstematlcd o sotto determinate rubriche. — Nel v. 8t> il 
Tir^ ò cospetto, o Ifiggerei T«fxa <U noirn silo irffrdorrtK 
«lol vorao sega«:nt«, — Nei vt. 334-5, accettando nel aooondo 
verso un e metLil amento del Wecklsin e noi primo 1' é / del 
Botile, loggarai 

lì y* i^Hfivt tfiw^ rt}.ì<v ^fioi, 0*Av /;vó 

Non ini pdrsuAde affatto il v. 334 quale ci è offerto 
dalla tTfidialoDe, e in sppog^o dolla mia congottum sta il 
V. Q2L — Nel T- f>22 cmeDclerei lù t^tftfiiif fiSov la ^£ f^i^ 
tptv J>*ii*- — Nei VT. bhS-9 Sileno e il Ciclope litigano per 
il vino; mi lusinga leggere ìuTCce di ytmo>/ia( tt' u mi 
fiihojjitU T4 tr^ (il vino; e niegUo v^ che auv), ammettendo 
una pausa dopo Xtr/f4vtn. Non ai può negare che sìa di sin- 
golftie effetto comico il ripetersi del oà in fine di vcr^o, ma 
non BO 90 uneh* io mi lasci trasportare dalla spcciositiL della 
coogettun. Certo ne acinista maggiore efficacia rcoclama- 
cìone tfyox^<K àStxo^ del Cii^lope^ ni deve Bihggire che Qna 
peraoniflouìODO dol vino abbiamo già nei w. rilj3-ri. Fra ti 
la,f4vta e il ^^ooi/inj ai deve ammettere, come ho detto, tiu 
se^no ài pausa, ijuale Miuemente il WeckUin ha segnato 
nel V- 341, 

t»> J* //r^r ìf'ì'x^^p ifh 

00 ffinWo/im <l(Ak' é^ — xawéxt^iior ve af» 

Non può ncn colpire Vufllnit^ fra cjueato verso e il Kj9, 
«^Qale almeno io lo reatituiaco 



vcii Ila Jf ^é rr^v év yv ck 



So noD un nvgnci <1i |wxu«i, almoac una virjfolA d^ve hokìÌ* 
tnsTA il pnnto fanno di Ittiti gli odltorì anchd «1 v. 134 
nel dialogo fra UILiìie e Sileno 

ZEL inV« i<Ffiff <S<rrT4f ù:woì\ àXlo rTXi)v ^^«'(Zf, 
OJ- ali* fy^ù hfio^ xtA tóà* <rx*"lc"^''- 
SEI. Jfiì tvffòi àmia; /ini xal m<A; }^Ìtt. 

Il' interriizlane di Ulìsae nul v. 13G app&ra cobI più effloao». 



TI- 



Una qainUoiio iatj^r^uiuito offrono i vervi 63 egg. A 
(juulcha critico Hji (!aLo imm Io cjwntvtif^v ìUà v. 84, « iirinna 
di ogni altro, cìrt?do, al Kntii;k, che >i liimU» a dirlo !tos|»nttOt 
poi al 'VVtìcklein a al AVitHRler clw piopo*aro l'uno indi* 
pandAiìtemeiiLa ilairalLi'o crQTtr'^v. Il Vr'i«ae!er aoai pììi pm- y 

cisamente degli altri foriDDlò le eti9 obiaaiom ' Crtot^é^tr bì fl 
da jU (iiiAo sHrjuatur vorbis ititolltgotidum «Mot, p*raai ^ 
f^iiìiV»] |inrflpir.(jiim. Pa^t ;i;v()»rT' Rilcnnm {loxtrorsmm sp«c- 
biTtt«m vidnnt \ Ctilptto ansili' ìcj tlallu imttLgliazjw «Inll'os- 
smrvaxioiie jihusuÌ ptim a intonar o a fiovi^v^ ina aìccomo Ijl 
fretU di Sileno ube i Mitili ritlriuo il gregge pnù rito* 
uerei appimbo cassata dalla vista degli ospiti, per di più 
aucbe in vista jìo^^c ''XCV")''''i ritenni lo onttvéi^ esatta» 
maiitit rÌf<<inliì1n n tiittn il contasti): e crrda chn una iiiniil» 
ronMdarnKlonn abliin consigliato il Wi^uklein a non dipar- 
timi dalla ItfAÌuitH liadjeìouale, relegando fm i tuencj pro- 
babili lo 6teHM> tmo ti[tii*ndatn«utCK Quullo ìuv6oe cliu mi 
ftembra degno tli nota ù Tordine dato da fileno ai satiri 
di ordìnnro alla lor voli» ai servi ói rndiinaro il gr«gga. 
Queliti Rifirvl, cha pnr me sono ind ubbìa moutn (cfr* v. SI) 
nulla «ìi^tit^ nriltn, inn1>Ìlnt& terra dei Cir1»pi non pcMOSOtlO 
oasttre cito altri itatiri holi facenti partii dal cx>ro. Non ft 
^ui il catto di addentrarci in L^u^sticui «cpuiclie assai gravi, 



I 



Bti. GicLonc in HtwmDi 



«oa 



cui il nostro tliamma dk occuniDuo a z\m coufidiuno ili di* 
KUt«TO fra non roolto; solo ci domacdiuna «e sta proprio 
ueoessarìo nel v, 183 V emenda me iato titillo Sculiguro noi- 
fivitav (jioiiuiiav h P)» a proposito del qual^j Ocnìofredo Uer- 
manu OflservAva ^ ctai per se non iiiopt& e^t librgrum scrip- 
tuTA, lamen ncqiio omciiio ciir hlc pAstoro* comtaeiDomitur 
Kpparet, tiui^iic cuia ip9Ì Satyri jicincant ovw§ CyolOpi*, io* 
iellìgoretur cur i:od i>otLua f^ii^irQct fi9fsx/fiata dioerot '. 
La lezicuti tradÌKÌcuale ìiqu aolo può avoro il r<en»o, cUI 
resto ovvio, d&lole d&l Witweler (oiilriiaeutum quali utuntur 
pB«torea), ma può accenaAie alla condisiono de! satiri (douio 
noi dinttnmo ' ecco ^aa il nostro nutrimento, nutrimento 
da pii?tL>rì '), non nltnmfinti obo vi ti accenna uol v. 88. Si 
debbono pei, a difosa dol ;fMji^»iui-p rafFrontaro ì vv. 252 ngg^ 
Almini degli euieudai^uritt proposti trovano ragiono a 
fuiidaraento in una jiiù «satla vallila» io rie, di i^uisl chti co- 
luutieniQiita "ti fttCL'jA, ilclVinipurtauia tiho La Ta^ìoue sc*- 
nica mata anche rispetto alla critica e airerinaneiitica del 
testo. T7n ultimo partitxilare merita di e^orn on^rvnto- 
Kei vv. 227*8 Sileno fìnge di essere «baio puroo-ino talmcnt;; 
da TTlisse (o releinnnto miiiiJt^u devn avttia notevole im* 
portatiza) da avernt» aimora la fncuia o la fronte coulUrta 
[Tt^ècoìTtav o, meglio, fi^tru^ov col Tyrwhitt pei' VaggìunU 
del <jaXaxQtir). Siali di altro genere sofTre, o seml^ra debita 
ao£[^ire, varaD la fine del dramma (vr. &d7 sgg.) 

2Ei. à:tòX<akft :ttitJai' cjrt^vhn jv«£aatttn xmcrf. 

n Ciclope e Sileno se ne vanno; restano In aoena Ulisae 
tf il Coro; poi, dopo l'accecamento, torna il Ciclope^ di 
Sìlpno non si sa pìri nTilln- Mn non ò Ammiiaìliiln r^wt il 
(Tiisitode (li Dioniso non torta audio lui, Hliernto dal moHtrO| 
A amivire il ano Dio (tv. 708*9): 






4» 



A. MANCEXI, SUL GIGLOPB DI BimiFlD] 



e che quindi non ai faccia rivedere sulla eceiia, abbia o tio 
Bofierto cxétha ìtaxa, e^ ^^ S^^ abbia eoSerti, forso a far ri- 
dere il pubblico coi auoi gesti osceni e grotteschi. Se Si- 
leno non ritornasse, l'azione del dramma presenterebbe nn 
difetto non lieve. Non mi lascio vincere dalla tentazione 
di credere cbe 1 vv. 708-9 siano pronnnEiati da lui, dive- 
nuto in oerta guisa da attore capocoro aU^nltimo istante, 
ma non posso ammettere che insieme ai satiri non ai trovi 
il veccMo padre loro nella gioia della oonBegoita liberazione. 

Lucca, 



ÀTiansTo MahoinIh 



I FASCICOLI SESTO SmiMO E OTTAVO 



r». ytim'O 



OORPVS INflORTPTlONVM KTUVSOAUVM 



Pai mini. 23f)4 ut portn il PhhÌI emi i^ttrttti f.rti * r^^ 
monti ' al utim. 424^^6; v loriutnii jiiDuì.-iiitiiriitQ col iium. 513)03 
]ft «elione fts^egiiaU &1 t«riitorio cluonluo, cut «e^^ue parta 
dì (jtiellft ftttribuiliB a Perugini ^1 Cì^uiV ridano sempre più 
mLtujalmeutfl, salvo qualche riserva (cf. dU it. V 241), U 
gratidn ntiIUÀ. ilell'ìinpro^ n In ilitmttira iMnioniorniiKit tìtd 
Paul), che non creaueiiUs jiru^ra^jtcj nlTuiutiuiì & 9iu|)Drutiir» 
felice EU» 11 te? U molle difltoi^Ua. Cuttiiì po' fanuìuoU prtsu^dtiiiU 
(St, it, IV im-^fS e V 241-378) »[ prtìmetLe cjdì aucb« pe' tre 
nuovi i] ragguaglio do^omnan d&tì dal nuovo editore oca 
(quelli dello ^accollo anteriori; poi sì regUtruno U anticlio 
voiùf forjiìfl fi tasti moni jLii?<n din aiLdroblNim omu «jioIund dal 
Ivaaico tetruiKO, o lo iiuovo oho ornai dovridibiiro vomirvi ac* 
coUpj falia rdi^ìùutf ^}tr le uni; n per le altra tfi&izuidii> debile 
oflservauLom uii^ pro^rìu upprctiM) dtipoate, cui ti«u dietro 
come couolosione uncho quella %oUa un inuiipolo di ripo*- 
ti^iuni ed errori tipo^rsfìci, che m'accaddo avvertirò &*fgli 
i>tio fn^cìnoli fìn^} ibd oggi pnbbUeati ■;. 



I) l auraon conivi apotUD^ >d Moriii^oi etriLMh* 6'vlimb«lo I&- 
tÌDo; lo parglo cgtvivo sfwoftfsiatc ocootrobo in iscciuooì Utia* di 



^ì 



lu tArm 



I. — Riij;iEriii;^tÌo <l^i numeri flatJrhI col naoTl 
e ìudieL' ili'llfi lM.TÌ2lciiil Incilile. 



Fobrctti llG-1'auli 2^ÌM; l^-'J^H^ 133-8062 
l^l-2bri7; 13«-^1KX>; l29*t;UlH; 119-2470; I59'2S3S 
1«H;-ò:^UI; lG7-^ìtò; lfó-3U^: 170-2^7; Ì7l-'JGX 
llk'2&if^'j i;7-'^U>; 178-2450; nS-S-l&S; I83-S462 
1M-2J63; ÌU-^AGTi 184-2487; I86'-S480; 18tì^'-tì4Sl 
IS7-2Ò02; 18S-31ltJ; ISW-L'ò^SS; ITO- 2670; llK-2674 
IW-9W7; IW 2580; IW-aSTO; IW-3B76; 107-2CO3 
IW-^t652; 199!£UI)-2tì55; ^r 2G5t;; 'Smtim}; ìÌIH-ì^638 
8»-a6tH); LW-:i71-^; Wtf.L'725; 'ilO-2788; 311-2744 
SlS-iiKU; 'il3-2S*>:i; 215-2&Ì4: 3l»-2845; SW*aS41 
aSS^aiUó; sr'JI^Sb-?; !M5-2853; 2^-28H| 327 - 1Ì930 
S«-2^2; tì4a-"Jt;35; 2M>-2tì2-: 257-3000; 960-J232 
tì«l-31!W; S68-31U11 270- cSOOl; 272-3003; 27JH>ia-31M 
27)Ur-31U4i 277bÌ9-32^^; 277Ur-3l20; 278-3211 
278b»*2ij(»4; -J78Ur-:j20U; 27tl-<}210; itW-9000; 437-2880 
471tor*S8S4t ó4>3-2420; M3-2434; 50('24<S1; 5(15-2432 
GO&-24aO; 607-2433; MO-2436; 569-2766: 569bÌ9-2756 
570-2753; 671-2761; 5»7bÌ8*- 2G06; 6W bia^ - 2470 
507bÌ8^-2878; 597 bÌ8'-2633; 597bw'-3141; 69»-:X>42 
(Ì00-S04^^: 601-3044; COI bis' -imo; eOIbii'-SO*! 
C01bì»'*2729; QUI bin>^30-JK; (;01bis^-306O; 61lt«r-U409 
612bì»'>-27tM;«I5-32D2;6.j;ibi«'-30U9;l»5-267Bì M8bb 
2724; Q50bìa-24!4; 651 -23lt&: 652-2448; tì&S-2-1G0; 664 
24^1: 655-24^^; fó5bia»-24M; 656 bis* - 2457 ; 656 bÌ0* 
S437; 656b̫'-2430; 657-2446; 658-2459; 658bi9^<2464 

6&Sbu^-^65; 659tor«-2i71; 65t»toT*'^123; 65btor«-2434 
65U-2y27; 651*bis-246l»; 660bU*-24SK; 6«0bi$**a47g 
6Wbta"-24r8; 660bia^- 2474; mi -2507; 662-&0dìì; G63 
2518; €64- 2511; 665- 2512; 666- 2510: 667- 2514; 668-2510 
669-2957; 670-2525; 6;0bÌ9«-2529; 6iO bU*'-2r)22; 670 bia* 
2527; 672-2rj;38ì 673-2526; 675-2050; 675b»«-2d31 
676-2512; 677 bìe-25^:^; 678-257::^; 679-25Ó6; 680-2&57 
681-2554; 6^1bid-255C; 682-2577; 682bis-257d; Q8S 
2558; 681 '2017; 685-2602; 686-30!^0; <»7 -26IU; 687 bi«* 



I rA3& T^rm Dite. oORFva iic«ctt. «niTic 157 

^62e; 689-2515; ti89Mr*-266L; tfDO-24^; 691-^53 
mi'2ia3\ 69dbi«-266C»; imbia*ì>66ò: (^.^7»; «90-!2G79 
tie6bU-2i;yO; W7-2tì81; 697 bìa- - atìitì; 697 bi**- 2674 
mihìs'-*i&$i\ 697 bis* -2075; 698-2681; «96 ter -2601 
699-27(>Ì; 700tor-2?U; 70I-271&; 70lbis-277i^ 702 
l^V;*t>; 7WbÌ9^2<27; 7i>*-2787i 70AbU-276ei 705-27ÓT 
705l>Ì3*-2760; 705 bis' -2762; 705bitì"-2747; 706-27t;i 
707-2772; 7TObU'-274S; 710-2803; 7I3-!ì7y*; 7U-2i]9 
714 bU- 2721. 2723; 71^-2^)7; 716-26tJ;i: 716biii-2«17 
717-aJ2y; 71I*-2H2y; 719 - 2ì*M ; 720-2tM<; 721 - S!l^ 
7JlbÌJt»'2%H(;; 731 bis'* '2422; 721 bUt<* 2668; 7:^J - 2805 
7!!3-2tì5-»: 734-21(12: 734 bia' - :i«7<>; 731 bia^ • 21*18 
734bu*-28ti9; 731 bU^-2St>8; 724bÌ3'-3tf76; 724 bi»' 
fifi(W; 734 bi»'- 2916; 735-2!)25; «6-2937; 737-2&ul 
7S»-20r>0; 739-2D4D; 780-2948; 781-2939; 7W-2964 
788-2038; 784-234^3135: 7*3-'J8GtJ: 786-2056; 788* 
21^42: 787bL3-2aGT: 78?*-aiJtì«; 78ftVjis-27ó5; 710bi9-aio3 
74I-209Q; 741bi4-2616; 743-21)70; 74^-2ywJ: 743 bi* 
298**; 744-2037; 745-3&77: 74S-2ì)7t>: 749-2984; 7il) 
S986; 7al-2yi>lj 7M-2981: 7ó3'2y7y; 754-299^; 756 
2402; 76!lbi»^-2790; 760-31GG: 776bU-2684; 781 bìd 
à^yjS; 7a3-3ai2; 763 ina' - 3013; 7M-3(SO; 7H0-3O16 
790-3^(301 790bu-2itì5l; 791-3023; 796 bi«-3181>; 799 
2G65; 800-3088; 801bis-3230; 808-3235; 810-2820 
«18-2588; SI&-31&G; 616*24ìK\ S17-2610; 819-2641 
8S0-2640; 831-2612; 833-2431; 83S-2552; 834-3190 
836-3196; 836-3177 = 1047; 883-3136; 833bU-31H 
888-3117; 8;t7-3193; 888-3192; 888bia-2596: 819-3151 
889bU'-3133;880bw*-3128;889bi»'-3155;839bia*-28tìl 
889bis*-3]5U; »939 bis''- 3177; 889 bi««- 3137; 889 bi«'-3548 
889bU'-2914; 839bU'-3094: 83»bio'-2770; 841-8111 
843-32t»7ì 848-2r>33; 844-8805; 846-3025; 84:bia-2806 
S4S-323tì; 849-:W37; 8MJ-323S: 851,-3239; 852-3240 
8W-2592: 857-3035 8g.; 1018-2767; 1034-2731; 1037- 
:^039; 1083-2488; 1084 bìs-26'19; 1036'!£763: 1089-299»; 
1058-^821; 1059-319H; lOUO bi«'-31U0; 1060 bU"** 2468; 
1075-372^; 1076-3728; 1077-3724; 1078*8737; 1079- 
3725; lOOO-ardO; u 1081 - 3726. 3731. 3732. 3783.3734.8786; 



^ 



]062*3S71;l083-:^72;l(m.3tìn; 1085 *3d73: 1086-3549; 
1087<a5Ò!; 1088-35ÒO; 10$9'354S; 1090'3r^a: l09I*3rxV2; 
I092-388S; 1003-3879; 1094- 3881; 1093-3880: t0tN>-38Siì;j 
tW7-3SS2; 100S-d871; 1099-3370; 1100-3884; UOI -3STÒ; 
1108- 8878; UOS • 8806^ 1104-8808; llO^-3vS(J3; llOG* riè07i 
1107- 3S02; 1I08-5S<KÌ; 1110.38:21; Illl^38'i4 III^^&SIO- 
Ul)-38^1: 1114*3834: lll5-aS:^^;ll]&':fó5{>;11l7-3S]6|^ 
1118.3&aS; 1110-38^^; lttiO-3siM:irJl-3dOU;ll22-3&12;' 
ll»-38]8; 1124*3825; l|Si-3e33; li;!6-381fìi 11^7-3817; 
Ilf8-383S; 11^-3814; 1130-3$2<J; im-3813; 1134-3830; 
H»*-383li 1135-34*26; 113tf-3i>i9: 1137-397'^; 1138-3973; 
1139-4014; 1140-4015; 1141*4013; 1143-4016; ll43bU-- 
8333; 114ìabi>>'-33!J'l ;|]4<3bi«'-333r); lUSbis^- 33:16; 1143 - 
S73&381I; 1144 -37IÌ9: 1145*3738; tJ46- 3737; 1147* 3740; 
1148*3741; 1149-4127; 1100-4122; Il31*4r2^>; 111*^-41:^4; 
1163-4123; llU-4126; 1153-4123; 1156-4121; 11(7- 
4001; I158-399C; IU9 ib) -3992; 1160-3yi>7: 11G1-30Ì16; 
1162-39S9i JHi3-irX><»;UfH-3tfyO; 1163-4002: I10ti-3G93; 
1167'3U!^; 11G8-3991; 1168*4004; 1170-39^; 1172*3890; 
1173- 401 J; 1174- 400t;; 1175 <4005;U7«- 1010:1177- 4007; 
1177-4012; 1178-4008; 1178-4009; 1181-3^>13; 1183-3544; 
1163*3545; 1181 -390:>; 118^-39(3; 1186-3304; 1187-377Ó; 
1188-3777; US9-377C;1100-377S; 1191-3779; 1193-3978; 
1183-3979; 1191-31^75; LItt3-3974; 1186-397G; 1197-3977; 
1198*35^; llW»-3rf30; 1300-3522; 1201 *35d7; 130^-3534; 
1893--353S; 1203'*3ò3ó; 1903^-3633; I903''863l; 1309-- 
3B3i;; 1203'-35*J.^i ie03'-3W6; 1303^-3534; 1203'-352(*;, 
l»4-4C«2i 120o-103'J; 1306-10:^^; Ìffl>7-4f^l: r-i08-3:*4!' 
1909*3697; 1310':^59r>; 1211 *3ÒU6; 1213-3688; 1213-3505; 
lSi4'35&-l; l215-40:;3; 1216-4024; 1217-4025; 1218-4029^ 
1219-4027; 1230-3013; 1221 -39U; 1223-39111 1223 -3a06;' 
1W4-3907; 1325 -39U; 1226-3910; 1327-3909; 1227-3611; 
1238- 3ÌK^; 1339^11-»; 1230-3447; 1231 -3116: 1232-8H8;j 
W3»- 1037; 1331 - 40;ii»; 1235-40^13; 1288-lOH; l2»7-40ilì 
l»38-4U42i 1239-4^*40; 1340-4038; 1241 -4038; 1242-30641 
l»43-3d4>2: 1214 -3^4: 131Ó-3855; leiO-SSef^; 1Ì47-3868; 
1248-3859; I249-385t;; 1350-3863; 1251-3857; 1252-3t»l; 
19fr3-3ÌD0; 1254- 3452; 12^*3451; 1256'8453;1257-3%i0; 



t VAM. vi.viii Hit coopvft IMSCR. inn^o. 



d5» 



1258- 

126S- 
S6S0; 
1278* 
1381- 

1291- 

IHOl* 

mi- 

1316- 
1321' 

1326- 
4071; 

l3S:t- 
ÌUZ' 
\U7' 
\SM- 
1160. 
1165. 
1370- 
U7r>. 
ISSO- 

i3s:i - 

1S90- 
1394 1 
131l^«- 
U09- 
140^- 
U13- 
UlS* 
U23. 

14»- 
1442- 



aSOl; 1^59-3799; 1200-3796; 1261-3793: 1362.S79-2 
S79I; 1264-3Tì>r>; l3<ffi-3797; 1266-3793; 1267-3794 
iSCU; I2fi9-2G51; 1270-3627; 1271- 3021; 1271 bì» 

1272-36^; 127^-8020; 1274-3iì2ft; 1275-3fitatì 
3619;1277-rì6l7;1278*Sfi2K;I27fl-»H^.-:12*ift-3tì22 
3ClH;12*3-415(S;1383-4La'3i lÌJt4-4rui; 1285-4lfì7 
4ir>8; 1287-4153; 1268-4163; I289'410fj; 1290-4159 
41Mì 1292-41C0; 1293-41*2; 1264^4152; 1295-416] 
41<W; 1297-4174; 1298 -4lfW; 1299-4 l7n; 1300-4176 
4177; 1302-4169; 1303-4171; 1304-4172; 1305-4175 
1173; 1307-:5r>rjrì: ISOS-.'ir.r.?; ISOft-S-ViS; 1310-34:^ 
^:>9; 1312-3460: 1313- fiM4: 1314-3^20; 13iri.3r,19 
■r>13; 1317-3:rf>8; 1318-3512, I319-3nir>; 1320-a'^17 
3522; 1322-8510; 1323-3523; ia24-3r.U; 132:i-3oai 
351^=1; 1327-3516; 1828-3^09; 1329-4^>i3; 1330' 

l330'-4«7>; 1331-4076; 1332.4*>74; 1£12 bit-407ri 
4263; 1334 -42<Ì4; 1335*42^5: 1333-42^6; l»4l*3032 
SGat); 1343 -3(133; 1344 -SflaS: 1343-3643; 1340-3rfM4 
3fj42; 1348-3640; 1349-3634; 13r>0-363Ù; 13ftl-3636 
9637; 13:^3-3015; I3r>&-364ri; 13^8-3047; 1359-3316 
3919;13IÌl-d921;13G2-391S; I363-3Ì)I7; 184M-3920 
3923; 1366-8915; 1367-392^2; l3<W.41f»2i 1369-4108 

lUKÌ; 1371 -400!^; 1372-4IKÌ5; 1373-41194; 1374*4' )£t6 
4101; 1376- 4f»9H; 1377-4100; 1378-4097; 1379*4094 
40ÌI4; 13*41-3357; 1382-33:)8; 1383-3300; 1884-3361 
4134: ia%*4130; 1387-4132 13*i*t-4I33; 1389-4129 
4131; 1391-31*34; 1392- 3ì>:W; l393-3<*33: 1394-3986 
.ì« - 3C*57; 1395 ■ 4146; 1396-4144; 1397 - 4143 
414^; 1399-414:^; 1400-4151 1401-4150; 1402-4149 
4147; U04-3A4r>; 14ftò-3^3: 1406-3^4; 1407-3836 
:*aiO; U09-3xys; 1410-3K39' 1411-3^1; 1412-3837 
38^2; 1414 -3KlT;14l&-3S5t<; 1416-3848; 1417-3846 
384!}; 1419-3H.-JH; 1420-3HM : 1421-8853; 1498-3899 
30O2; 1424-3898; 142&-3tì93: 1426- $995; 1427-3899 
3.S9»5: 14>9-39<X); I430-33S9: 1431-3S90; 1432-3901 
3891; 1434-3804; 143&- 3773; 1436-3772; X437- 3769 
3711; 1439-3770; ll40-3r&8; 1441-3790; 1442-9789 
3789; 1443-3784; 1444-3780; 1449-3787; 1446'9763 




4«0 



K. VXTttOi 



1447*S7]%; 1448-5^4^109. d;MO;t4W-89ft9; 1451 -3942; 
14:fc^.393B; 1453 - a.r>4 ; 14&Ì- 3955; 1455*df)56; I45«.3940^ 
I4:ì7-39:>3: I4aa-3M7; l4r>9-3<i4S; 1460-31tìt»; I4Ql-39fiO; 
l462'39G4;I46S-3%0; 144M- 3961; 1405*80^1; 14ti6-3B4fi; 
l46T-»94ft; 14«$-31»8; 1469-396:2; 147Ù-39G3: U71-3i)ft7; 
1472- R9ri2; 1473- 4021 1474. 4017; 1475 -4019; 1470-4020; 
1477 --1018; 1478-41)2:*; 1479. 4141; 1480- 4137; 1481. 4135; 
I4S2. 4140; 14»). 4136; 14M- 4142; 14$5**llSd;14S6-4138; 
1487-3754; USS-37.-r»; 1489-375*5; 1490-3657; l4d1.S7r»d; 
149e-37rj9; l4M.37G0j 1494-37GI; 14a3-3762; I496.37fi3^ 
l4fi7-37Sl;14<W-37y5;|499-3(f^6; lM0-3d^; 1501-3<>25; 
lS(tt - 3934 ; IfiW- S88fì; 150» - 3HK7; 15» . a»88; 1506 ■ 3^(70; 
1607-381^; lfìA»*a%ri; 1AI>1>.»S6S; 1510*88^»; 1511 3^7; 
lfil2. 3717; 15U*37M; IMI -:tT15; 1513-3714; 1516-3713; 
1517-3716; l&IS.4OT9;l51!).4O7a;15Sk.4Oa0; 1521 -3394; 
1034-3396: IftiS- 3395; 1534 -3410; 1525- 3-113: ir>Ì6-:^ 19; 
15*7-3111: 15M-3408; 1529-3400; l5JO-33>9; 1531-331)7; 
1531-^98; 1532-3415; 15W-34U; 1534-3416; 1535-3719; 
I63«. 3790; 1537-3?^!; 153S- 37-22; 1&«)-37SE3; 1540- :W33; 
15^41.4198: I5*2-;WS(); 1545. SOHa; 1517 -3S78; ia4S.4 120; 
155«.42]0; 15A4- :i-i8'>; 1555.3.V>4; 1356-4:^18; 1557-4226; 
155$-4^2u; 1550-4224; 156fk-4222; 156ÙbÌci*3980; 1561- 
4527; 15«3-4JI0; 1563-3r>3&: I564-3M0i 1566.-Ì232; 
1567-4233; 1568-HJ53; 1500-3604^ 15-0-4234; 1571-4164; 
1575-4236; 1573-3&ft4; 1574-4240; 1575-4241; 1576-4242; 
1577-4243; I578-3JO(ì;1579-342*ì;15SO. 4249; 1681-4301; 
15S$-42r)2;15$3.4t^ì;t;I^^-4:>44;15S:>-4246;1586-4S47; 
1588. 3346; 1589*4120; 1590. 4200; 1591-410^; 1593-3669; 
1595- 3-129; 1Ó97-342S; 1601 -4185; 1603 -3401; 16(^4. 3;iT6ì 
J61 1-3592; 1613-4'2i:»9; 1614-3163; 16t9bU-39T0; 1620- 4219; 
16Ì3.3354; 16^4^ 3:6&; 16:37. 3^3; 1638-389=^; 1631-3390; 
1632-3389; 1633- 3;w<»: 1634 -1204; 1635-33^2; 1636- 3729; 
1637-4178; 1638-4179; 1639-3382; 1640-370B; 1641 -3709; 
1642- 3707; 1643' 3118; I6*fi -4077; 164tì-42M; 1647 -3-107; 
1650- 3441; 1653 -4050; 1654-3577; 1856- 3363; 1659- 3919; 
166» -37^0; 1661 -4054; 1666-4026: 1669 -:t9l7; 1672 -4235; 
1673- 4181; 1674 -31*'li; 1675- S542;HW-4nfW; 1686-9670; 
I68SbÌB-4190; 1693-404G; 1693-4228: |69*4.!ì712; 1639-4063; 



I TAAc. vi-vin DKL ooitrve timoiL lenvec. 



4SI 



1700-3713; 1707-4064; 1709- 33M; I7II -4(Xì2- l7l3-3eM; 
t7U-3G52; 1715- 3C5L; 1717-3766; UI9-3425; 1731 -3370; 
1723-3550; I733-400C; 1724-4*1^; 1734bU-89Tl; 1725- 
4171; 1728- 'l(ltì3;1729-»9dT; 1731 -4(WÌ»: 17»»* 4182; 17M- 
8666-3657; 17S&*3tìnr>; 1736-4260; 1737-3767:1737-3767; 
1738-3655; I739-36M; 1740-3654; 1747-4176: I74*fc-3.VÌ6; 
174ft-3565; 1750-3573; 1751 -4159; l75S-8944;l7W-3967; 
1757-3966; I75S-3&C8;17G7-3J'15; 170^-421»; 1770-3437; 
1772-4211; 1776 -3422; 1778- 3417: 1787 -406*»; 1793- 4LM8; 
17W-3435; 17«9 - 3710 ; 1804-3567; 1804 bis-* 29^; 
1804 bla^- 2922; 1H(« t.w'-2031; ISOt bis- -21a9; IS04 bì*»- 
2920; 1804 bis' -2024; 1805-3653; 1808-3350; 1S09-3352; 
1810-3351; 1822-4U2; 1S33-3381; 1834-^572; 1827- 
4O07; 1828-4223; 1831-«)o8; 1S33-11421; 1830-3423; 
1840- 40r>9; 1842 -596^; 1845-4205; ItyiS- 3362; 184f)-X>0d; 
1853-4102; 1857 bis» -3575; 1857 U**- 3457 ; 1859 bU. 
3462; 18G1-40S4; t864*359S; 1865-3fi83; 1867-331*1; 
1808-4114; 1869-4250: 1872-4113; 1873-4110; !S74- 
4052; 1878-41U; 1879-3936; 1880-376S; 1880bi»- 3360; 
188'J-3W38; I887bU»-3Ga; 1887 bis* -3613; 1887biv. 
3615; 1887 bift'. 8612; 1887 bi«- - 8614 ; 1887Ur-a616; 
1888-4190; 1889-4207; 1890-3325; 1892*3648; ISM- 
4087; 18d4-4257; 1896-4045; 1897*4066; 1899-3326; 
1900-4082; 1902-4047; I906-3%5; 1907 -3416; 1910-3432; 
1911-3440; 1915-4116; 1917-4117; 1922 -4196; 1926-3436; 
1931-37S0; 1934-3560; 1934 bis- -3442; 1934 ^^"^-3416;, 
1935-3379; 1939-3430: 1941-4230: ;1942 = 2620 bÌ8-3203J; 
1943-4194; 1914-3541; 1945-4193; 19^9-3571; 1965-4262; 
19^li«-4195; 1973-3403; I974-37IL; 19:6-4l?7; 1977- 
40^6; 1978*4085; I9S3*3774;1988'3379; 1993-3365; 1995- 
4055; l998-40G5;2O0l-3367; 2004bìa».41l5; 2uo3 bì** - 
4116; 2O04-3T42; 2005-3740; 2006-3744; 2007-3716; 
2008-3745; 2009-3931; 20IO-3&28; 2011 -3925; 2012-3930; 
2015-4216; 2916-3:">1; 2016 b5o-4ÌOi; 2017-3373; 2018- 
»752. "53; 2020-4188; 2022-2374: 20";3-3372; 2024-3375; 
30eiqiiftUr-30e3; 2560-3201; 2565 bi«-IW90; 2566-2417; 
3»I7-288a; 2568-2513; 2568 Ur ■• 2566 ; 2569bU-2730; 
2569 Ur- 2521; 2570 bla- 3121 ; 2570 qnfcter - 2768 ; 2571- 



«9 



ft. Ukirrtà 



284S5 3«lbi<-2S70;5HlE«r-a»4;ì>572-2979; 2S73bìa- 
2387; !8M»Ur'-L*7*J3; S673Ur*-a**5(>; 3^73 Ur' *S319; 
Uft74 bÌJi - 2907 ; '2bSt aiOU; 2620 lib - 3200 , -^«34 bi« * - 3305; 
2e2tbH'''i2i5r>: L»624bii'-$107; 1ttMbla<**3206: 2621 bu* - 
3201: 3K6-25211 S6SS-3lI0i !M3-3l97; ?W« SStìO. 

Fabretti, App. VJ - Paoli 2506! XXII -2713; 
XXVIIl -37471 XXXI -3748: XXXlt-tó52;XXXlII bis- 

Fftbrotti, SapplemoDto I p^ 103 - PnuU 863$; 
p- 103-4168; p. 104-3369^ p. 10)--I2'l*i^ p. lOCi-4247; 
p. 107-4900; p- I0ft-B372: p. 109-3443; p. 110-4188: 
p. 114-2793; 167-2137; I67bi*-258e^ 169»-»^:;; lOT*- 
25«>; I69'-3106ì 170^-2713; 172-3014; 173-2706; 
178bìg»-270t>ì njbi**-a651; 173 bl<*-2913; I73b«'- 
2G06; IJJ bis' -2897; 17» li«* - HlOO; 173 bU" - 2-19Ti 
I73bÌ«*-25e9; 176-2734; I77'28:il; l79Us'-2ai5; I»S^ 
^G?r>; 197-2910; 168-S0B7; 1110-31-14; 193-2597; lìM 
20O&; 195-2r?24; 107-2769; 19^-2139; 202-2588; 
3134; 201-3131; 2tó-2397 5 205 -3091. 3110; 200- 
209bia»-2G7l; 200bÌ8*-2709; 210-2571; 212-2976; 2U- 
295e;2H'295P; 215-2608; 216-2r«i; ,217-2953; 21B- 
2iil6; 220-2fitìn 221-24G6; m'àtìOJ; «2W»*^-aS06; 
32tf-2ei5; 229'27:£*>; 2JO-2803; 231-3057; 232-3031; 
233-21+17; 233loft-:^i46; 2S4-3234; 237-2738; 23S-3002; 
241* 3162; 241*-3I75ì 242-2^1; 244-2€67; 245-2663; 
2il 28S2; 255 3oG2 ; 257-4254; 2M -1090; 260-4106; 
2tìi 't"HG; 2«3 3571; 261-3577; 265-34M; 266-3-155; 
2«7-84ótì; 268-4085; 269-1033; 270-4034; 271-4036; 
'272-4118; 273-4220; 274-4221; 275-4213; 276-4213; 
277-3102; 273-3433; 279-:^434; 230-410G; 285-3527; 
237-3443; 288-3414; SS9-3445; 291-3711; 293-3490; 
201-3327; 295-3329; 296-1167; 297-4081; M0-382B; 
WM-3382; 807-3641; 812-3401; «13-4200; 314-3424; 
316-8461; 320-341G; 322-m3; 823-1^367; $2&-49Q8; 
327-8563; 32» 3K>e; 329 -3366; SSO-Sr^l; 334-4258; 
339-4212; 349-3371; 3M-3555; 3^1-30^; 855-;t500; 
3Ò7-3423; 861-356-1; 361bu-3321; 362-3345; 364-4209; 
363-3347; 869-4183. 




t rAfto. vi-viii vnu conrvs ik«c«- ktrvbc. 
Fabro tti, SoppUio^oto Jt 



les 



Pftu)ÌdOfì4;$r< 



30761 

[-J8-8O7S;3»-3^)?i;4O^3O74ì«-9073;tì-9Cie3;«.3086| 
44-8069M&'3'»M;ie'3«]eOj47-3081ì48-307i*ì<W-2?>Ì9i 
64 2ftt2ti;6ó -3053; «6-2U3; «8-2653; C5-2S01; 72- 32121 
73-2ÌK)H; 74-2832; 7^-2370; 76-2531; W-3S24;IW-3l2e- 

Fùljrétti, Sappìora^nto IH IW -PauU 2'n'l: IM- 
2415; Ua-t>TS)6; U4-S1W2; 127-2412; 188-2703; I30-2C62; 
1J1'251>1; l!t5-2t?ir>i m-2r,yT; IM-2Ì98: 158-2595; 
U9 3301; IKÌ-ysr.7; lft3-2^3; 161 27%; IW'3303; 
lS**'25aS*; |69^^-2&'>l; 171-24HÌ; 173-2408; 174-2458; 
177-tìCO; 178-5480; 179-3026; ISl-3441? 18S-3070; 
l»4-^r>8; 185-3069; 186-3072; l9?-8070i 168-3078; 
lt*l'27yS; lW-2762; I» 2461; 197-2966; l»-30IO; 
201-2477; 203-2734; 20I-2535; 208-2&&0; 4It-3038; 
«18-2600; 259-3169; 261-2764; *ea-2ó00; S7S-3300; 
387-3448; 2>*8-M4d; 2SSI-JÌ649; 2WbU-3331i 898-2401- 

Gamurrini JS-Pauli 3168; 87-3680; 59-2421; 
151-3190: 164-2837; I65-2S92; 178-2427; 179 3038; 
lM-90ft65 3&-2[)G4; 288 30113; S89-B101; 2aO-3112; 
«65-3127; 856-2418; 257-3U3; 258-2452; 2ÌV-2440; 
861-247S; 282-3485; 268-24ì>Ì; a(a-2498i 267-2-194; 
368-24yf>ì 26tì-25f*ó; 270-2517; 271 2ó2y ; 272 2*">22; 
27* 2r>2r; 278 2r,(JU; 279-2561; 280 25UV ; 281-2572; 
288-3147; 284-2604; S86-2622; 283-2619; 288 2621; 
289-2550: 21HJ-2S29; 292-2612; 298-2436; 284-2661; 
296-2687; 298-2718; 800-2746; 8M-2806; 30(^-2688; 
«16-2818; 809-2y»:*>; 810-286S; 813-2317; 314-2967; 
816 2yitì; 816-2377; «17-2861; 8ÌW-2944; 321-28'13; 
822-33^9^ 323-2ÌM3; 824-2WÌ3; 825-2989; 827-2998; 
880 25tW; 812 vWKJl; 818-2^36; «IViW//; 352 2M.''; 
854-2452; 855-2611; 856-3135; 857-2820; 368-311&; 
à65'-317C;365'-3ir>4:865'3<.187:366"-3184;$66'^-aiS5; 
8(H'282a; 870-2481*; 871-2616; 872-3122; 375»-2749; 
87S*-3102; 876-3180; 888-3231; 400-3230; 401-2WÓ; 
402 2617; 115-2^3; 417-2636; 120-2931; 428-[t02a; 
424-30ré; 496-263(>; 808-3234; 669 3U>1 ; 670-:Ja)l; 
671-3606; 672-3602; 678-3605; 674-3603; 678-3408; 
8J9-8903; 686-3658; 687-3660; 688-8662; GS9-3661; 




ìH 



RL LATTKA 



e9&-^<l; fi1M}-367IÌ; fi97-3IJ€8; eOb-SCH; 690-a4>6l; 
70(l-:«;*;r,; 70l-3a'tì; ;03-36fi75 70«-3*>74; 7W 3t:<^^ ; 
nfó-»*>76; :06-3fi78; 707-8679; 70S<3*»2; ^TO-S*;**.»; 
71U-8681; 71I-ÌW5=3ì 7i2-34®4; 718-3686; 7H-3tì8^ì; 
7l&-36«i; 7IO-i«ì«5; 717-36W*; 7lb-3690; 719'3tìt*li; 
780-aG91; 731-30^9; 7«Ì-'1107; Tìa-flOti; 734-41^3; 
725-41iy; 7»a-ar>75; 7»I-4<W1; 797-»76*; 7W*-8:>'7- 
7J0''-33I3; 73»'-3;*12: 7»fl*'3317i 7»'^-a822; 7«»'^3:r:^; ; 
788*3318; 739*'-3320; 7»0'-33(«; 886-8033; S37--i82:>: 
MI-243tì; WI-2*MSj 873-^93; 876-2603; 878-2tìtrt^ 
879-ai7U; 8SI-2C^; S!*S-2^>2*;; 885-tìntì; 88fi'340J; 
887-*iI>33ì SK-^itó; 8»à :i888; 806-316*); tói - »2:J0, 
Bormonn, CIL. SI IW^-PatiU 3376; iaH-33»: 
I9&6-B38Ì; ltJW-33S8i 19M-3G47: 1959-3372; 19G0-3B73; 
19G1-B3T4; 19683763: 1964-370]; 1fl60'3744; 1066-3742; 
1967*87-13; 196S-3745; 11i«9 :i7'n;: 1970-3930; Wl-^mì: 
1972-3928; 1973-3WJy; 1974-3722: l97o 3723; l&76-a72i; 
1977-37iy: 197S-;^72»J; 1979-3731: t»SO-3732; 1981-37^; 
1989-3747; I98S-3735; 1984-3733: 1985-3748; I986-S74-J; 
1987-3751; 1989-3762; 1988 3753; 1989-3864; UWO 3GÌ*2; 
1991-8691; 199S-3693; 199:1-3057; 1993-3622; 1906- 3G1S; 
1997^3547; 1999-3546; 1999-3o'13; 1999-3544.8545; 2<Nlii 
Kór)2; 2<MI - lUil ; 20U2-4191; !ttR«.41«h aOIH -U68; 2W.1 
41&K>; 2(KI6- 111^2; <i*M>7 - 4186; 2U08--4iSr>; 3908^-418;; 
S»»-4183; 2010-4183; 20I1'33-16: «012-3317; ^013-3340; 
SOU-3341;301&-834»:2916'3349; 2617-3514: :£019-34r>2} 
Sfl30-34Ò1; 2021^3453; 2<«^-4I07; !3*M3'4108; 2(KI-4IO!); 
«037 - 3327. 331^8, 3329; ■ì*)29 - 4216; 2031 4231 ; SU36 42:>1>; 
3U89-3nuì»: 2016- 343U; 2049-36U8; !H)66-3837; !!07&-ad30; 
«n5*-42r>2; 2076-3331; 2077-3332; 2079-3349; 2079- - 
8356; 3086-4Wy; 2087' ÌU*0; 2691-323^»; 2692 32:JO; 
M24-2722; 2280-2092: !«S7-3157; 2896-2540; 2296-:i5:t»; 
2ÌB7-2:h>3; 23U-;VT*^: 2371 -3(*29: 2472 -3a^«; 2872-3036; 
«374-2rrf)8; 2378-2&43; 2379-2:^14; 33S2-2M7; 238S-254f>; 
S»*9-1J575; 3392-2581; tKt93-25&2: 2397-2636; 9308-2638; 
2399-3159; 2400-26*^1; 2*06- 2GH: 2407-2613; 2408-2621; 
«469-2639; 2410-2617; 2415*26^3; 24lb-2701; 2419-2700; 

3Q.1-M0 



24^-2721.27^2: 2429-^793: 24.14-2741; 24AI*-27W; 
24S0-2743; 1ì4»7-2742: 2442-Ì>7r.O; »(S-^2P)f>2; ìM4S-27:i2; 
24;MV- J^lifi ; 245S-2^ìO; SWS-^^HS-J; 2WS-2{»R1; '^4M-2;»f;ri; 
S470-5372: 2477-2^73; 2504-3024- 

BiiUtìHiuri Tn*L A rcb. IftS'l-Pauli 25^35: 3404; 
fì465;34«a — l8S4 -36(17; 3GI0; SGOri; 3fi9G: 3C07; 3098; 
a699; fl700, — 1887-2773; 2778; 37ffi. — 188S-3a04. 

Poggi App. T-Pfluli 2492: 2517: 2&M; 2840: 2889; 
2891; 2984: StìP»; 00.51; ft2C0; 39m ; 82fì2; 3363; ftSOI; 
32*Ì5; aSrtfì; S2fì7; 3aì8; 3273. 

KoKiitrii, Ann. Acc. dt Milano ISdt 9:» « IsQ'i'dB- 
PaoH 3703; 3704; 370:»: 4938: t2:i3: 426L 

D^ei^kd, Tì^zr. B^itr. ITI-P&uli SfiT)!. 

O. Rie 11 ter, acbìko Stein mot iifteicb. 24. 2S- Paoli 
8S14.aai9; 2&-a8t5.931(;. 3d28; 25. 2ft-A309: 26-0310. 

Voi. ^CAX'Ì l880*PaiilÌ 3(l<hl. * 1f)8&: .H.'U^. 3ft39. 
3340. 334 1 . 334> 3343. 357S. 3:i7a SMO, .^j81 , 3;tó2. 3c>83- 
s:»*!. 3r>3rj. 358fi. 3M7. r»fl8, SaS^. 3:>00. 4I04. ^ 1886; 33fll. 
:KÌ92. 33^. 352a 3530. 3r)3!, 353^. 3^*33. 3ft3fì. 3537. 3M8. — 
IS87: 34»Ì7. MM. .n409, 3470. 1471. 3472. W73. M74, 3475, 
fl47rt. 3477. 347.'<, 347i>. 3480, 34«1. 34^*2, 3483. 34i=M. 34:*,-t. 
348fi. 3487. 348^. U^9. 34W0. 349K M^L 34ft3. 34ìi4. 34^. 
3490. 34f*7. 34ft8, U9^. STjCKI 3.VH. 3:i02, 3,-|0S. 5i'i04. a'»ftV 
3500. 3.">07. — 1888: 314?. 3143. 3701. 3702. 370fi. 4001. 
4092. — !8Sft: 2G97. 2699. 3021, H(m »^, 3060. 3355. — 
1S90: 258t*. 2590- 2822. 29^2. 30^6. 4217. — 1881 : 4080. — 
IHitì: 3304. 320,V 3230. ' 

Tu«iiite ?3fì8. 2339. 240O, 2404-24C7. 2409-11, 2419. 
2420, 242f>. 242r>, 242^. 243ft. 2442, 2444. 2445. 2447. 2441». 
2472. 2479. 2483. 24H4, 2493. 241trj, 2501, 2506. 2606. 2M6- 
2537. 254L 2545. 2549. 2550. 25<^2. 2505. 2583. 2501. 2593. 
2599. 2tì07. 2009. 202**. 2023. 2025. 2028. 203U 2iì32. 2»yW. 
2rt37- 2043. 21144. &U5. 2A48. 2ft59, 26M, 2<^69. 2tt70, mTÌ. 
2077. 2092. 2720, 2728. 2733, 27.-^7. 27.*W. 27:4, 27:i£*. 2765, 
2791. 2792. 2797. 27JJS*. 280h(, 9^10, 2812. 2813, 2814. 2810. 
2827. 2828. 2830. 2833. 2835, 2836. 2837. 2838, 2839. 2849. 
2852. 2850. 2859, 2804. 2871. 2874. 2885- 2886. 2890. 2893. 



Sm41 rtft*. 4f nèA. 4Uk. vn. 



9> 



327?, 
-1001. 



B. i^-mca 



3145. 
3173, 
3214. 
321*4. 
3241. 
325-i, 
52T4. 
3294. 
3394. 
35Sd. 
4007. 



3W14, 

3ri3. 

3I4S. 
3174- 

3225, 
3S4.^ 
32Ó5, 
3575- 
3295, 

3387. 
409S. 



3911. 392G, 

3971. 21>71. 
31J(Hi. 3*Wy, 
3tW0, ,H013. 
.-iUSJO, 3')97. 
3124. 3l2f>. 
3Ht>. 31W. 
317G. 317^, 
3210. 3217. 
a226. 3227, 
31!46, 3^47, 
3256, 3301. 
3276. 3277. 
3296. 3287, 
321ltì. 32117, 
33&8. 3419, 
1003, 4237, 



21*7», 

3(^47. 
3103. 
312f>. 
31CL 
3191, 
32 1«, 
322*. 
3248. 
3268. 
3279. 
32*3, 

3.Ì20, 
4230. 



?921t, 
29'*2. 
30 U\ 
30>f>. 
3104, 
3130. 
3102, 
3182, 
3210. 
.122tf. 
3249. 
3S50, 
3279, 
32*tì. 
329^. 
3G0O. 
4245. 



?952. 
2yì*H. 
34117- 
30r>l. 
3105, 
3131, 
3103. 
3183, 
3220- 
3233. 
3250. 
32ed. 
3280, 
32W. 
3302. 
3897. 
4255. 



2&40, 
21rt<2- 
301S- 
31)62, 
3103. 
3135, 
3106. 
3187. 
3221. 
32-1 L 
3251, 
5270, 
3-2SU 
3201. 
3306. 
404S* 



?94i. 

30G3, 
3109, 
3130, 
3107, 
d]8Sw 
323:f- 
3242, 
3252. 
3271. 
3232, 
3292. 



II. — Voci, forme e tcflliiuoiiiutize per ora ellniitiiUc. 



♦« S533, 3235, M<»il<i . , ,]*« 3144, Mcr :Mir*, •. 

$ii 3382 ioc-, MéfMMÌ 3808, ^Avinich 3983, *jlf;['if«; :^3ff? 
MA 2673, *Aki . <] 4208, *Ahtivt 4207, •-4A(*]ì42«t8, •,d# 2665, 
M#Ì3833, *Ai^i» 2401, *w40n 31)57, M^ai,-- 3870, 'af 4023, 
'Aia 4S3C, »<jio«-cl/a 31 lU, *AitnÌ4' 4198, *ai . tM 3530, Mf«^tf- 
«107) 3407, 'AUttuavi 297ìf ice, MI«<iraO ^44)7, M'vtua 3652, 
M^liìwi 4035, -J/*jni 4120, Mma^w*' 4211, ^Intfl^w*» 33&5, 
■>luEi 3793, •Jiilalma/ 3914, Mw»njfiV 3074, ^Ancori -40331 
*^fi^a 3793, *A7ittUx 4003, MiwtM . - . 41 IS, Ap . ei'wi 3773, 
*jlj>i«Jtì/;C 4111, 'Ap9'niii 4234, Mrtni' 3360, 'Ar4>^I :,^>S7, 
Mr#ai»a 2612, Mrtfw^u/* 3^i90, *-lri 4033, ■JW.r^Vfl 4235, 
'Armnal 2^22, Mrnfl[/J 2tfl)ii, 'JrniyKiJ 2414, ^Arnòial 21>3tf, 
■,ArrFi*faJ ,^403, Mritfiaf 2414, Mnt'ofl 241^, Mqw«*" 3ìi44, 
'AiprM 4213, Mih' 55a>, 'as'x 2621, Mi 207*5, "ator 3235, 
•tflrt* 3592, Mfniaf 402.S, 'Ainl.tg 29^4, Ml«i>ia^ 3Wt5, 
-.4[*iiiìliflJ 2551), '--Iwi* ,3450, '•^«/ji 2431, *AtU*4 3418, 
•vl(*iW) 3063, MttJp 2331, 'Aulni 5340, Mitlt*» 'iOlO, M«. 



VA te. vi-viti DVL coarva umcr. Bntvsc 



Wl 



mal .%'>0, *Auntal Zm2, *Aupm^mM 4247, ''Auputìa SO^, 

•vifiTfl 2r»iì.s, *^«r* 2Ò77, •i^x«"*«:(« 3"^^ *^7iij>« st.'ìo, 

M^w*'" ;*7i;4, M/.( a(ì9l>, •.l/r Jì»117. — -Ca- 3iM0, •Ca- 
coni JJfiih^ 'CrtCM» S427, ♦O^ir-tiioi Ai^"), *Cae 373G, •C«mÌ 
274« m«., '[C]fii jir. 41^25, 'Ciiw 3J)17. *C<iw* 274r», •Cfl*wi 
4113^ "Cafùri,,.. 3010, 'lCfiÌ]nal 2i^, *Catphl ^966, 
♦C«f-- . fl79f>, 'Cafnei 2550, •Co;[i*wt<) 3403. *Camjfam 5B90, 
•Crimvarfluuni'd ine. 2^20^ *Cupo*' 2492, •(7o/-iiiiìi[(] 332G, 
*Co2'tu*i*l[n] ,W^U. "Captìe X^f^^ ine, *OiMj>m! 4214, '^rt- 

'Ca/3730, 'Ca/ae 3*131, •Ca/ah7 ^^M ice., 'Ca-.M.. 24*k^ 
•C«m njlft, *C«it 2942, ^CBcm'tì* 2455, *CdiViM( 3505 ìn<:,, 
*a.7m :ìS1.% •(?*/* . , .« 273R, 'Ktietial .V)12, *<.Vw*«fli 25a3, 
•Cflrt*rt 2C«f», 'C*» 3720, •CuwflFia/ 3919. •eflr>*rtt<' 3379, 
*Cini 4i>:jrt ine, -Wani 24(11, *Ci.tutm*Ì 2444, •^/<Vfl a*»2a, 
Iftt. *jC"'"*»») ^JW, 'Cnt 42o«, •<7ra»'W4l3r., '&fl 3702, *ì:i 
3236. T, 'flCi 3530, • Cumtuta 4H>3, 'Cufi'i-' fl3i»3, * Ct^iK*) 330^, 

•(7 au 333:'. — *ff.tNa . i ^"30, -fò« 3577, *B*na 3702* 

*S0nal 4221, *-ffftf 3541, ''Entinatiftl 4202, •^m*' 3^16, 
•£iirjM' 3rifì5. •ff*(nu' 3724, 'JJf- 3841, — *va 3«5L 304S, 
•Koceimfl! '^^Ù7, '^ValUntuM* 35ìkS * t'"^-»*' 4020, -Fant 
44)7i< ina, *^fl^-.a^ 2C74^ 'Vtacìn 3fllf», •Feuaf 2787, •Fn'ia 
2925, -Fci7rt 3049, ^V^luhml :i034, Te/^n* 4129 eg., •Fs^e- 
naJ 2421 ina, * Ytlmnai^a 4226, * Te^tiflu 239fi, * VtUnxA 3716, 

• y^lnnn 3494, • Ff^M's'tt 27:U, • Vthhia 2^83, • Fc;*uw" 2454, 
*ra/(« 4204, •Ftì/fiii 402<>, • Fr^a 27^3, •F«;;p:i*ru# 310tJ, 
•FcTTUa/ 2^57, •K«ftì 35-S2, • Fanauifl 0^67, * Fcpi 3S68, 
•Ftìic»ii.a 2f*43, 'F^-niiì 4102, -Fm- 3935 ine, 'F«f.'3fttì2, 
•F«£*a 270?*, ^Ytli 3tìtìl, "Fdira 3!tò2, *Ffl6ia( 2440 iuc, 

• Ffliruic 4042 ine, Int. • FaÉf 1 4133,kt. * F*«*ii 4183, • KrVm 
359Sinc,, 'Fiim't-flirtf 3424, 'Ftw 3952, •FiV<M17:V •Fini 
41U, • Vifvm 2925, ' Fr>i XM4, * Fi>iai Sffi:>0, • Vì^cru \Vm , 
'Ffr«*a 2ÌÌ00, *F/mw* 30*^9, 'Fi.j 3641, '^V^p 2834, nVw. 
M^i/ 35ia •Ffinuia 25,'>2. — "Zj^ifi :J4:KÌ *^., *Z-i<i 4176, ^ 
•i/*iii4 3205, *Jlfi»U9u 2375, •//u^.ww :U':>2. ^Ila^prial 4213, 
^ilaitti) 3741, * iVt!« ;»75 ÌB<X, *lhtnxnd 3025, *i/.>/4"ci :i593, 
•i/tuiiia 390i». ^ •ean 2*119, 'tìtoM) 2598, 3073, •©obi 3111, 
*danui 271^. 'daviia 2602 inc^ «Ooioci 2723, *dei- la 3538, 



469 



R> LATT1C9 



3M>2, 'OarmmUl ^93, 'f^usÌMÌ ^15 tao. — * t SÒ52, "<« aCM, 

■//io«ri 4o;k. •yaffMt ;ì(Mtì, ■ iVi«i#^ voui 24fiìi, '/fltimitf t*7^*;, 

•/r 2:><(i, •/aortiiì 2431, '/«^litia 31U, -itwi 2U00. •/«I«- 
vaé' 33;9, •i"2>* M37, S. -- *J:^r</)wj/ ffl^l, *U0 i*Xi^, 'tfl- 
a<i[^ ^7ì>T, 'iai Sili, 'V^nunr/iVo */^iiU4.,.. Lain^MilM^ 
atfSl, ■/^r<i 2ìlSM, -iHir^^ 3Ó1HJ, Ì-(or)cji« lU'iT, »i^r^ 3895," 
«£a{rO) :f4^>3 gen< 3&31, 'Sfarti) g&Q. 4lfX>, <£<ar»>^T4. 3849. 

"ÌHaifti« 330», 'j^r; -HISÌdc^ «tariM 33&0. "ifaiVV 3*11 
{(£!*>. <221, «iUW/vi 3300, -i^fl.Hia 3:W>, *Ui 4010 ioc. 
V>4iflaM 40:;ti, ^Latinù 31>0(), *LatÌi^' S4S^, 'l^n^ini 27:£i, 
*ì^u&u] J(3'ìij, *£c3i»»ii0* 3W1, 'Uvrcté 33*i6, *UuU^t An#I, 
*^iu(ffi»<ja) :?4.Vl, *i^(ix> ^^*^1> */^;rk)Bitia/ 3-^77t *l£ari 
42ÌZ, ^Im^uc imo. *Uvr«cntM 4V2^ ino., *Un 300l>, «£^ 
9an*i 2301 ino-, *Ì.«9a 240^ "LticMa ^fl^, 'Lenta 4^:!t5, */» 
27<IO, L : M , 4213, 'W 24^, 'lumpnm «M2, lat. •i.ur ;*;» I, 
*Lu*^nd9ci SUDI, «Li»»rt 3308, 'Lutm' :ì^\2. — *i/a0ufiA 
ayiO, ^MaUnUi i;yy4. •W«nr«* 41(X>, •J*/dj>a«#j»*t 24W, 'n»»- 
Mm »:^H5, "M^/^t: :^4^^, «ifOnopì 421 Ip ■min^^u 3tt5l, 
'Mur 4211, ■J/ueflntfaf ^(608, *il/etli LM^2, ■J/u^u^'i :2 
■Ìf...iciu««' 4240. -^■iVffMrM37U,UL'^Viieria 3762, 'iVafa 
a*i34. 'wmtt 240'>, 'Aarwi •A^ai^ni 2431, ^Nslpuprt t*ì 
*n«i ^7¥;, *M0mqat... 2513, «ii«yirii/at 3)31, *A^^t>u 2480*' 
*A'tcKM' 40T8 ine, 'nunaiia 2307, *Sv<uttu 2502 ine, ■ i4b^ 
28SI, 'A^i/tmi 24;»tJ, •A'ufWiw :Jtf70, *nmicl Olttì*, •-Vur.m 
2t»12,".Vetr*u* 24LU, Ut. "nutria 374». — •/'<! 26tìò, *Pav<is*È 
20:>7, *P<ijw*' 4()21, •/'aj>/*i JIÓ37, ^Papni RCOJ, «[/'*^j«ii#l 
3(W2. •/■iie*.f « 2^it;5, ■Pwari 42l3,*/'tìhfn 2528, *Pe0naÌ ^S4^ 
•i'ew»' 4021, •/'** 2834. •/'*<ìwi 25»J0, */'«mi*i/ 2>*o7//'<«m«i* 
3367, •P^iCHinfiucnl 4Ì03, •i'cnw/ 2T5S, V^*rj>ra*t 34*X>, V'cfc* 
3674, •i'^ti*' 3S50, •/**fruipo/<« 2aOO, 'PcUniat S1«X» inc^ 
•-Pftltw,-,, 2535, •/**?««( o *p4tiÈ44 -.ì^'yb, *PU 42:>t; iqi 
•Pinal 2401, •>H>wmcr 2770, *PìuUs:m' 2767, ■Pini/ i'^ 
•iVttri**;»»*»' 2614, *pi/ 29Ì2, *Pi... oehl 3507, •P^awa 
2M0, ^Piipnitt 2'V,3» -/VL.. 2M6. 2«24, -P»*;.-. 3iW,l, 
•i*<. 2433^ *Puci>ri 421^, V«0"«^ ^^^» '''«' - • ■ '^^>> "'***'- 
nu4 2KM, •r«w* 3G2>*, •Pwmi... 2700, ^Punnm Sdltì, Pi-ivi* 



•Ì?«Viifl 2f>21. "ffOTiM 2£*80 ino., «n :WfiO, •/?!«;*« :KV>rt, 

tó^L — 'A', 4iKI, '«W ;MU, -^rtm^BW IfJSS^ ine, '^ipiW 
o •5flpini<u' Si-Sr». •i5an3toJ. Sr,9i), \SarUM* 2^82, •&!(«/ 4i:i^tì» 

'<&»r|/mi 40rtr., 'xScetufl' o *^cflir» o 'Acetw' 3418, ','ccv o 
•<"flct25.^3,'Sctw4I7rt,'iS<(«ar(£i2<:U/Se<»m'27a^,«Sewi»» 
2787, ^Snnéar o *3^ititìur ^GVl *ui imi, 'Set 4213, •5'rf- 
wrfttri :\r,m, 'S«ni,mat,.ial :W>tì, *ó^itw 27<IG, *-5fl7ifi« o 
*S<ntml ;U21, '.Sw*^ikiì« 40ft,% 'S<jHa^ta ^8"<«, 'StpuHu ;i;ia% 
*S4rtura2 3671, «^dWiina 4211, '^«t^a 3^!^, «m^ ^fiH, 
•.'va 3:WV^ 'arw: 2>*7fi, •^St^ùa . - 27H7, **t'rp-' 33711, 'Si> 
Mt' 273:;, ♦^iim^a nOC9, *Suii2«9 3^74, Wi 42i>:>, •5niiV 
Hòww :)733 ìncL, "Smurun.-i 4211, •5;*a£ia[J) 25(K>, *Spa* 
tara' jaKK>, *^J>«■((■^t^■ 3l>I>t, *S^tii*' 3Wl, **Si*j«rii o ^V" -^^ '. 
*itftt<-na ;J5I3. -S'ui^ui" ,%2t*, '«ufi**' 3379. -- •*: 33<*3, *<*itt- 
te^K 3a'»2, •'Z^r;jrt;it3702, *Tarxu 32:jy, -(««713235^0., •*« 
:>a35, •Tenni AfilD, 'retautì 2820, •r«*«« 34IB, •7V«/;« 34:j0. 
•*iV«ii' 2rir>2, *TÌU 4100, 'IVff 2401. .1857, TiCfc) 37I-S, 'TV- 
tia 2:j3K 4014, 'riii74lM. 4174, • rili'iW 21*31, Tiiiim 34ia, 
TÙi* . nti 3C73, * Tiucunfn^ii 3C72. • riuf. 25ft4, ■ r.>/« 2933, 
*Tlcè,nal 2902, Ut. •rtóc(>ci :4iWl?, 'eui 2*143 ioe., ''7^- 
Im iftlO, •TWfH. 35^4 ine, 'r«ii,., iìDO*», 'riit;i»* 21J80, 
•ZVfn» 3071, ^TiUuhl 2907, •*/* 3114. — •L*^ 8191, ««^ 
3111, *«ci- »!3I, •t7tìi9«a; 4221, -niJiila/ 2r>:i, *D/-itiiu *-WJ5^ 

•t>piV 3780^*rp 3741, •%w3037. — '-Ywrii-r 4102, 

*Xvei».ig 3(W1 ine, •Xnwwiw 32:fó. — •/'tìe«« 4i.a\ •F*- 
«tea 31*74, •Pc^n«< 2731, "Artim 2lSr>2, Ut. •Fuicir» 4183, 
•^/>acW 2;VW, •i'rcmrwtìJ 2431, 'Fuitmii' 4250. ^ *-..<h;C.-. 
2011, "...«riW 3,'»32, \..ilni .3100, •.,.i... 2611, •.„./a» 
2400, «...luiH... 300^ •....jnVdJ 3633» * .acii.^ln.. 2^58. 



«70 



X. LiTn» 



IIL — Voci, forme o tc^Umoiiiiiiue di moro ae<|ai8i«. 



ilditlu] S7M, IJ]c;/uina 2TM, {AcK}anÌ Mio ine, vUrsi 
S2Q3. ^C4t 3383, Jniù^ 3tì58, Ut. ilJaiiufìf o ^i/enafis 
X>4G, Ut. A4\li]ua 3^13 inCp cutiio 3237 ine*, oviiMun 
:Wiit; ine., t«]ww 37;**ìioc., ^ri7<*' 2848 ine, Uu ^v>/iV 
Min, Avi»eu$ 3.180 Ica,, Aìjmu>c4 3300, A» 3il7fi, XA-Ii> 
4^08, afl for^ pur «J^nu) 241", d«»iiit» 343L:1^7G « v. <j«, 
ou H237. a, a/fi;7n ."IGOa, Jlfeva MZTì iuc, ^/a 3241\ AUSna» 
o MMt 2i)7!1 bc., ^/w(r> 27118, AU i8r>G, /l/ii . li<xl STmO ina, 
^J;c(«^;iuf. iuG, V. /l?«, .'l(/E 34I1>. ;/Wi/iic 3*.'! me = .-4]f/i« 
fil4Q;&c-,^m0R«j' 4:^11, j1m0iirit^H-<^ÌDO.«Mm^iii«ft 4191 ine, 
[A]nrei 4^12 ine, Arnrieial 3i>i&, au 3Kl8 iuu. 4ia%, ^q- 
caW 3470. 4213, lAn\cari 31K»8 iuo^ Auci ±Ué, Aacil^Hil] 
4118, Jii{«}inii^ 3014, Atuiuia 3431, ^1n«j' 3rO(\ Anetniaì 
956dke, Mrien 3300^ ^fii 4230, ^[^laj 338!>£iie, Auh 4\^. 
4247, Anni 4187, Annia 4231, fitin^Ptun XV 3439, a{ 
wofwm) LXnt MHl,(nnnorH»i) XA'/A* 3I«?*, «/«an 33(M3^1 
/l^iTiaf 3773, ^/«in«ì30H ^^ics ^»t^ «g-, ^l^^iiriW 3J97 ine, 
Ajflunai 4234t ^/)«fo cg- 33^ìn