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Full text of "Studi italiani di filologia indo-iranica"

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STUDI ITALIANI 



FMLOGIA INDO-IRAMCA 



DIRETTI 



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FIRENZE 
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STDDI ITALIANI 



FILOLOGIA INDO-IRANICA 



STUDI ITALIANI 



FEOLOGIA INDO-IEAMCA 



DIRETTI 



FRANCESCO L. PULIÉ 



Anno V - Vol. V 



FIRENZE 

TIPOORAFIA O. GARNESEOCm B FIGLI 
PijtEU Mentana, 1 

1906 



LA CARTOGEAFIA ANTICA 



DELL'INDIA 



FRANCESCO L PULLÉ 

PARTE II. 
Il Mbdio-evo europeo b il Primo Binasoimbnto 




FEBENZE 
tipografia g. oarnesegghi e figli 

Piazza Mentana, 1 

1905 



PROPRIETÀ LETTERARIA ED ARTISTICA 
RISERVATE. 



ALLA 

FRANCIA 
B a' suoi Studiosi 

IN MEMORIA 

DEI CONGBESSI DI HaNOÌ E d' AlOBBI 

MGMin - MCMV 






INDICE DEI CAPITOLI 



Prefazione pag. i-xvn 

Gap. Vm. 11 Medioevo europeo. Dal ix secolo al xin. ... 1 

» IX. Il primo Rinascimento. Il secolo xiii 85 

» X. Il secolo xiv 78 

> XI. Le carte nautiche e itinerarie del secolo xiv . . . 100 

;? Xn. Le carte Catalane 110 

Appendici 

1. F. L. PuLLÉ. Due versioni italiane de PImage du Monde, 

con una nota di Giulio Bertoni 1-22 

2. Mario Longhena. L'India nelle enciclopedie di Benzo d'Ales- 

sandria, di Ricobaldo da Ferrara e dell' Orbis descriptio 1-23 
8. Mario Longhena. Il testo originale del viaggio di Girolamo 

Adomo e Girolamo da S. Stefano ....;....! -56 
4. F. L PuLLÈ. Una carta itineraria del secolo xv 1-47 



INDICE DELLE FIGURE 

INTERCALATE NEL TESTO 



Fig. 38. Mappamondo merovingio (nella sua orientazione) pag. 8 

> 89. Carta del Beato dal codice miniato di S. Severo . . 11 

> 40. Trascrizione della precedente 12 

> 41. L'India nel codice del Musco Britannico 14 

> 42. L'India nel Mappamondo di Torino 15 

» 43. Mappamondo di Strasburgo (ix socolo) 16 

» 44. Dalla Carta Cottoniana di Londra — Dalla Carta di 

Lamberto Monaco del codice di Wolfenbiittel . . 18 

» 45. Dal Codice Parigino del Lamberto 20 

» 46. Dal Mappamondo di Guido 22 

> 47. Orbis Guidonis, 1119 -23 

» 48. Scbema della carta di Enrico da Magonza 27 

» 49. L'India in Enrico da Magonza e in S. Geronimo . . 30 

> 50. Imago Mundi di Gautier de Metz (secolo xiii) ... 36 
» 51. Mappamondo del sec. xiii del Museo Britannico. . . 37 

> 52. L' India nel Mappamondo di Haldingham '39 

> 53. Profilo della Carta Catalana 58 

» 54. Schema della tavola del Palazzo Ducale di Venezia . 58 
» 55. Il Mappamondo nel € de Statu Saracenorum » di Gu- 
glielmo da Tripoli (sec. xiv) 80 

» 56. Mappamondo di Arras 82 

> 57. Mappamondo di P.irigi 83 

> 58. Dalla Cronaca di S. Dionigi (1361-137:2) 84 

> 59. Dal « Polychronicon » di Ranulfus Higgeden del se- 

colo XIV (1360) 85 

> 60. L'India secondo Pietro Vesconte e Buondelmonte . . 87 

> 61. Dal globo di Marino Sanudo. Anno 1320. ..... 90 

> 62. Profilo dell'India nell'Atlante Mediceo 105 



— X — 



TAVOLE FUORI TESTO 



Tav. D. Schema della Carta Cottoniana pag. 20 

» E. L'Emisfero Orientale secondo Dante 66 



INDICE DELL' ATLANTE 



Tavola N. 1; Carta Itineraria della Biblioteca Vaticana. 

» » 2. Carta Catalana della Palatina di Firenze ; quadro d' in- 
sieme. 

» » 8. Carta Catalana della Palatina; quadrante orientale. 

» > 4. Mappamondo Catalano della Biblioteca Estense di Mo- 
dena; quadro d' insieme. 

» * 5. Mappamondo della Estense; primo quadrante. 

p » 6. Mappamondo della Estense; secondo quadrante. 



AD Angelo De Gubernatis 



Nel dedicare ai Compagni di studio di Francia questa 
parte di un' opera concepita al Congresso di Parigi e cre- 
sciuta in quelli di Hanoi e di Algeri, tu mi precedi; tu, 
uno dei pochi superstiti fondatori della istituzione tren- 
tennale dei Congressi internazionali degli Orientalisti, che 
per la prima volta mancasti ad uno di essi. Questo vo- 
lume, dove si rintraccian le vie degli esploratori latini: 
Italiani, Franchi ed Ispani, alla riconquista delle cogni- 
zioni delle Indie Orientali, altro non è che un seguito 
della Storia dei viaggiatori italiani; d'una cioè delle 
molte iniziative geniali suscitate dalla infrenabile, opero- 
sità del tuo spirito. 

Ma un altro titolo qui richiama il tuo nome. Tu hai 
spesa una intera vita di studio e di movimento per racco- 
gliere e aflfratellare uomini d'ogni nazione nel pensiero 
delle origini e nel sentimento vivo e moderno dei destini 
comuni. L'animo tuo non conobbe confini all' amore fra le 
genti, come non ne conosce la scienza. E sul declinare 
della età, con pratico intento, ti stringi ora tutto all'im- 
presa di cementare la lega spirituale della famiglia latina, 
come pietra angolare del futuro e più ampio edificio di 
alleanze nazionali. 

Orbene, ad Hanoi tu avresti assistito al promettente 
risveglio degli Orientali, guidati dai compagni europei 
allo studio del passato e alla preparazione del proprio 
avvenire; ad Algeri, ove la Francia convitava ancora sullo 



— XII — 

stesso terreno Orientali ed Orientalisti ad opera di scienza, 
tu avresti potuto scorgere tutto intorno nelle città e nella 
compagine viva delle popolazioni, la Unione latina, di 
pensiero tradotta ornai in una realtà sociale. 

Alla Nazione che, con felice e nobile esempio, nella 
cura degli interessi economici sa intendere e conseguire 
tanto fine civile, questo modesto tributo degli Studiosi 
Italiani tornerà accetto ; se altro non fosse, per il voto che 
lo accompagna. 

Bologna, dicembre 1905. 

Tuo 

Francesco L. Pullé. 



PREFAZIONE 



L' indugio alla pubblicazione di questa seconda parte 
della Cartografia antica dell'India ha proceduto dal 
desiderio di inserirvi due documenti di primaria impor- 
tanza, quali sono il Mappamondo catalano della Biblioteca 
Estense di Modena, e la carta itineraria dell'Asia occiden- 
tale del Fondo Borgiano della Biblioteca Vaticana, recen- 
tissimamente trovati. 

L'uno di essi insieme coi monumenti suoi congeneri 
catalani di Parigi e di Firenze, conchiude quasi la carto- 
grafia del medio-evo europeo rispetto all' India ed al- 
l'Oriente estremo ; — l'altro ci dischiude, pei tramiti ter- 
restri e fluviali segnati fra l'Europa e l'India attraverso 
la Persia, il nuovo secolo delle scoperte. 

Noi ci siamo limitati a illustrare delle due carte quel 
tanto che tiene al nostro studio dell'India, lasciando ad 
altri trattare con maggior competenza quello che riguarda 
la storia più generale della geografia.^ 



^ L'intero docomento del Map- 
pamondo Catalano della Biblio- 
teca Estense di Modena, ripro- 
dotto in fotografia alla grandezza 
dall'originale, fu per ordine del 
Ministro della Pubblica Istru- 
zione Leonardo Bianchi, come 
a suo luogo è detto, offerto quale 



omaggio dell' Italia alla Fran- 
cia pel XIV Congresso interna- 
zionale degli Orientalisti in Al- 
geri. Esso merita veramente di 
venire illustrato in tutto il suo 
complesso per gli importanti ele- 
menti che apporta allo studio 
delle altre parti della geografia 



— XIV — 

Questo volume V comprende il riassunto delle cogni- 
zioni del Medio-evo europeo, e di quello che fu non a 
torto chiamato il primo Binascimento, se non dell'Europa 
tutta, almeno dell'Italia. Rinascimento dovuto tra l'altre 
a quel patrimonio di ricchezza, di sapere e di energie, 
che le repubbliche italiane seppero trarre in tanta abbon- 
danza e per se e per gli altri popoli occidentali dal com- 
mercio coi paesi stessi dell'Oriente. 

Dai fatti messi insieme nel presente volume emergerà 
come conclusione spontanea la prova del pensiero costante 
e dello sforzo assiduo degli Italiani, cosi degli uomini di 
studio come degli uomini di negozii, per tenere aperte le 
vie secolari verso le Indie e tentarne di nuove. E la ve- 
rità ci conferma che la massima impresa Colombiana se 
fu inattesa nei suoi resultati, non lo era nella sua prepa- 
razione; perocché essa si riannodava per lunghe anella e 
non interrotte alla catena dei tentativi e delle conquiste 
precedenti. E ciò nulla scema al valore ed al merito del- 
l'opera dell'individuo, ma li innalza e centuplica, come 
suggello dell' opera collettiva e secolare della sua nazione. 

Il resultato delle nostre ricerche per quanto private i 
ancora e limitate di tempo e di mezzi, viene dimostrando 



del continente antico, ed alla sto- 
ria dei progressi delle esplora- 
zioni. Per l'assunto nostro noi do- 
vevamo limitarci, come abbiamo 
fatto, solo all' Oriente ludico. 

Lo stesso si dica della Carta 
Itineraria dell' antico Museo Bor- 
giano ora raccolto nella Biblio- 
teca Vaticana. Il prefetto della 
quale, monsignor Eurlk, la cui 
liberalità verso gli studiosi è trop- 
po nota e laudabile, ci ha con- 
cesso di poter trarre una ripro- 
duzione della intera carta, che 
non dubitiamo sarà per tornare 
assai gradita ai cultori delia geo- 
grafia. Ci sentiamo in dovere di 
dire una parola anche a lode dello 



Stabilimento del cav. Calzone 
di Roma per la cura posta alla 
stampa delle tavole dell'Atlante; 
specie delle due riprodotte dalla 
maestrevole fotografìa dell' Or- 
landini di Modena. 

^ Per quanti inviti e raccoman- 
dazioni si sieuo fatte e nei con- 
gressi nazionali di Geografìa e in 
quelli internazionali degli Orien- 
talisti, o presso Facoltà e Corpi 
scientifici — nessuna notizia mi 
è stata comunicata della scoperta 
o della ricerca di qualche carta 
o materiale fin qui inesplorato 
relativo all' India. Sola e lodevole 
eccezione noto le indicazioni ^da- 
temi dai colleghi Sylvain Levi, 



— XV — 

ciò che da principio avevano presunto : e ciò che V ampia 
documentazione già offerta dai valorosi narratori della storia 
dei viaggi e de' commerci del Levante ci dà per sicuro. 
Accanto alle narrazioni scritte e alle memorie di vario 
genere di quei secoli dovevano esistere anche rappre- 
sentazioni grafiche, cui il particolar destino delle perga- 
mene e delle grandi carte, destino ben più vario da quello 
dei libri, ci ha sottratte. Bari casi e fortunati ne hanno 
salvato un certo numero, o hanno attirata sovr' esse l'at- 
tenzione dello studioso. E il caso più che l'industria val- 
sero anche oggi a portare alla luce la miglior parte dei mo- 
numenti cartografici dell' Oriente che veniamo illustrando. 
Ma non v' ha dubbio che la grande attività di pensiero 
e d'opera esercitatasi dal xn secolo al xv intorno alle re- 
lazioni geografiche con le Indie deve aver lasciato dietro 
di se una eredità di documenti maggiore assai di quella 
ragranellata fin qui; ed io spero ed affretto coli' augurio 
il tempo in che questi nostri studi sulla Cartografia antica 
dell'India sieno per ridursi ad una semplice traccia per 
l'ordinamento e la illustrazione di altra materia più am- 
pia e pregevole. 



Gustavo Uzielli e dalla Famiglia in seiner II Plenarsiizong geneh- 

del prof. Mat. Fiorini, di cui a suo migt worden ist : 
luogo femmo o faremo menzione. « At the XIII ^ International 

Spero tuttavia che la continuità di Congress of Orientalists held at 

questi Studi raggiungerà in se- Hamburg in Septemberl902|Count 

guito come a frutto della insisten- F. L. Pulli^, Professor of San- 

za, quei materiali che avrebber scrit in the University of Bologna, 

potuto di mano in mano essere having exibited und explained in 

incliiusi nei rispettivi capitoli dei the Indian section the highly iute- 

volumi in corso. Saranno però restio g historical series of carto- 

sempre e in ogni modo i benvenuti, graphic representations of India 

Ripetiamo a questo punto ciò collected by him with infinite care 

che al proposito espresse in un and researches, the Section expres- 

altro voto il Congresso Internaz. ses an earnest hope that means 

degli Orientalisti in Amburgo: may be found to make this im- 

€ Die Section [II A. Indibn] portant set of maps generally ac- 

fasste auf Antrag des Herrn Ju- cessible by publications to those 

lius Eggeling einstimmig folgen- interested in geographical and 

de Bbsolution die vom Kongress cartographic research ». 



— XVI — 

Abbiamo creduto opportuno tenerci parchi nei capitoli 
riassuntivi delle opere antecedenti sulla storia della geo- 
grafia medioevale, per distenderci alquanto più liberamente 
sui documenti nuovi prodotti, specie nelle Appendici. 

L' ordine e la ragione di tali appendici appariranno 
chiari di per se. Esse ci hanno condotto ad esplorare 
più largamente quelle che furono le basi della trattazione 
geografica delPIndia da un lato nella fase anzidetta Medio- 
evale, come la Images du Monde e le Enciclopedie 
del secolo xiv ; e a mostrare dair altro lato colla descri- 
zione di un viaggio quale fu di Girolamo Adorno e Q-i- 
rolamo da Santo Stefano, e colla esposizione della Carta 
itineraria, le vie e i mezzi nuovi ed i moventi che schiu- 
sero la fase moderna del sapere europeo intorno all' India. 

La questione ortografica difficile sempre in se stessa 
per la geografia, si complica maggiormente in uno scritto 
di storia che come questo attinge a fonti molte e diverse. 
Credei perciò opportuno, adottando una ortografia uniforme 
in quanto possibile per gli scrittori moderni, attenermi 
invece fedelmente alla grafia dei documenti nella ripro- 
duzione di testi originali e nella citazione di forme antiche. 

La seconda cagione dell' indugio frapposto alla com- 
parsa di questo volume, oltreché l'attesa de' nuovi docu- 
menti, fu il compito nuovo affidatomi di estendere la ri- 
cerca della cartografia dalla penisola dell'India propria 
alla penisola Indocinese, in seguito al voto del Congresso 
di Hanoi. 

Per vero di tutto ciò che riguarda la geografia del- 
l' Oriente Estremo nell'epoca abbracciata in questo volume, 
e che si compendia nel libro di Marco Polo e nelle me- 
morie dei viaggiatori italiani specialmente che gli tenner 
dietro, fu già bene e largamente trattato da scrittori emi- 
nenti; de' quali basta citare le opere capitali e novissime 
di Henry Yule e di Henry Cordier. Né mi era lecito fare 
di più in argomento che riferirmi alle conclusioni di queste 
due autorità. Ma da essi in avanti il compito diviene più 
arduo, perchè la esplorazione dei monumenti cartografici 



— XVII — 

delle due penisole non si potrà più scompagnare dal riscon- 
tro delle fonti della geografia indigena. E qui mi conviene 
fare assegnamento su quel manipolo valoroso che si rac- 
coglie ÌDtomo all'opera dell'Ecole Francaise d'Estrème- 
Orient, che ebbi già occasione di citare a titolo d' onore 
nel capitolo dei lavori sulla geografia e la cartografia del- 
l' Indo-Cina al Congresso di Hanoi e che risalutammo 
sullo stesso terreno al Congresso di Algeri.^ Alla quale 
opera si debbono aggiungere i contributi, specie per l'Ar- 
cipelago, della attivissima Società di Scienze ed Arti di 
Batavia; - ed infine quelli ch« ci apparecchia la R. Società 
Asiatica del Siam, di cui abbiamo avuto ripetutamente 
saggio negli scritti citati del suo Presidente e compatriota 
nostro col. G. E. Q-erini. 

L' appello alla raccolta di materiali analoghi di riscon- 
tro delle fonti indigene per la penisola Himàlaica ebbi 
già l'onore di fare, come altrove ho ricordato, alla Società 
Asiatica del Bengala in Calcutta ed in Bombay. E mi è 
cagione a bene sperare che il valido aiuto di questi ele- 
menti venendo incontro alla materia raccolta in Occidente, 
potrà render quest' opera degna veramente della fiducia 
riposta in essa dagli Studiosi. 



^ Nel volume vi di questi stu- dolorosa la notizia della morte a 
di, che di necessità ha preceduto Java del dr. J. Branoes, il ge- 
la comparsa del presente. Si veg- niale compagno di viaggio e di 
gano specialmente i capitoli sul studi. Anch' egli come poco prima 
Congresso p. 87 e segg. ; e quelli il dr. Ch. Carpeaux in Hanoi, 
sull' atlante etnologico ed archeo- cadde vittima dell'ardore e della 
logico dell' Indocina alla pagina abnegazione per la scienza e per 
29 e seguenti. le ricerche, sotto un cielo che 

' In questo punto ci coglie non perdona. 



vm. 



MedloeTO europeo. 

Dal IX secolo al xiii. 



La geografia medioevale non ebbe rotti i legami colla 
tradizione classica, come s' è creduto alla prima. Tenta- 
tivi di ricostruzione della forma della terra incominciano 
a notarsi nel secolo viii colla carta merovingia o albigese e 
con gli scritti del Beato Libanense nella letteratura patri- 
stica; e si continuano poi fino al secolo xi e al xii. Più 
che al manco di attività di pensiero e d'opere, devesi 
attribuire alla ingiuria del tempo la scarsezza dei docu- 
menti pervenutici della cartografia del medio evo.^ La va- 
rietà dei disegni che le poche carte superstiti di quel pe- 
riodo ci presentano dev' essere considerata come una prova 
della preesistenza e persistenza di antichi tipi, sui quali i 
prodotti nuovi venivan modellandosi, ognuno secondo la 
propria e determinata linea genetica.^ 



4 Circa la frequenza delle carte geo- cap. 20, che ricorda le carte murali 

grafiche negli ultimi tempi del roma- nei porticati, e descrive i particolari di 

Desimo si hanno buone testimonianze, esse, coi confini che paiono riferirsi 

oltre a quelle addotte da Cassiodoro solo all'impero di Diocleziano e alla 

De institutione divinarum lite- sua sfera d* influenza. • Videas praete- 

rarum nel e. 25: Cosmographos le- rea in iUis porticibus Juventus quotidie 

gendos a monachis: «quodauribus spectet omnes terras et cuncta maria, 

in supradicto libro (Pinace Dionysii) et quicquid invictissinii principes ur* 

perctpilis, pene oculis intuentibus vi- bium, gentium, nationum aut virtute 

dere possiti^». devincunt aut terrore. Si quidem illic 

« Cfr. anche Oratioprorestau- (ut ipse vidisti) credo instruendae pue- 
randis scbolis di Eumene al preside ritiae causa, quo manifestius oculis di- 
delie Gallie sotto Costanzo e Diocleziano, scerentur quae difficilius percipiuntur 

Studi italiani di ftL indo-dran. Voi. V. 1 



- 2 — 

In realtà il patrimonio dei geografi dei secoli di mezzo 
è limitato ai frammenti ricostituiti della eredità classica e 
rifusi con elementi di varia origine, specie con elementi 
tratti dalla Bibbia e passati nel ciclo delle concezioni 
cristiane. 

La diligente analisi alla quale il Miller ha assoggettato 
le carte medioevali nella sua raccolta dei Mappamondi ha 
dimostrato come essi traggano tutti, più o meno saltuaria- 
mente, da fonti della geografia dei bassi tempi romano- 
bizantini. Si ripete cioè per le carte dipinte ciò che può 
dirsi genericamente per tutta la materia letteraria della me- 
desima età, nei trattati degli scrittori di cose geografiche. 

Le condizioni spirituali della società medioevale, ov' era 
forte predominio della fantasia sopra la critica, facean 
si che allo studio dei Patristi di subordinare il sapere al 
dogma si sposasse una passione volgare per tutto quello 
che v' era di mirabile e di favoloso. Si veggono perciò da 
quel tempo le carte dapprincipio seguire i tipi romani, e 
rendere insieme e le figure leggendarie che già vi si ri- 
trovarono e le divisioni delle regioni e delle provincie; 
rispondenti le une ai bisogni della fantasia, le altre a quelli 
della ragione pratica e scientifica. Ma poscia abbandonate 
queste ultime linee, residui di criterii razionali e di con- 
dizioni di fatto mutate, fu lasciato campo sempre mag- 
giore alle rappresentazioni favolose. 

A siffatte tendenze devesi in gran parte se la nozione 
dell' India si è mantenuta, si potrebbe dire con una certa 
predilezione, come quella di un paese tanto ricco di cose 



auditu, omuium cum nominibus suis sibi ad haec singula id tueutium animus 

locorum situs, spatia, intervalla, des- affìngit aut sub tua Diocletiane Augu- 

cripta sunt, quicquid ubique fluminum ste cleinentia Aegyptum, furore posilo 

oritur et couditur, quaecumque se Ut- quiescentem, aut te Maxiinine invicte, 

torum sinus flectunt, quoque ambitu perculsa Mauroruin agmina fulminau- 

cingit orbem, vel irrumpit oceanus, ubi tem, aut sub dextera tua domine Con- 

fortissimorum imperatoruin pulcheri- stanti Bataviam Britanniamque squali- 

mae res gest^ per diversa rej]rionum dum caput sylvis et fiuctibus exercen- 

argumenta recolantur, dum calentil)us lem, aut te Maximiane Caesar Persicos 

semper quse venientibus victoriam nun- arcus pliaretrasque calcantem. Nunc 

tiis revisuntur Fersidos flumina, et Li- enim, nunc demum iuvat orbem spec» 

byaa arva sitientia et connexa Rheni tare depictum, quum in ilio nihil vide- 

coruua, et Nili ora multifida, dumque mus alienum ». 



— 8 — 

mirabili. La collocazione stessa nell' India del Paradiso ter- 
restre contribuì a sua volta a volgere su quella il pensiero 
de' primi Padri della Chiesa, e a tenervi poi ferma la at- 
tenzione degli scrittori cristiani nei secoli successivi. 

n Marinelli* pone la questione, se nel fare emigrare il 
Paradiso talvolta più a ponente e tal fiata più a setten- 
trione, avessero influenza o la leggenda indiana di Ceylan 
e del sacro monte Meru; o le influenze armene e le per- 
siane, o anche la convenzionale collocazione di quel meri- 
diano del mezzo che gli Arabi volevano far passare per 
Arin, ossia per la cupola del Mondo; e quindi se la 
posizione geografica assegnata a questo meridiano eserci- 
tasse a sua volta influenza sulla direzione dei viaggi e della 
navigazione, come la esercitarono senza dubbio i miti dei 
Campi Elisi, dell' Uttara-kuru, della Meropide, delle Espe- 
ridi, dell'Atlantide nella antichità e nei tempi di mezzo. 

Evidente fu l' innesto delle fantasie patristiche sopra ele- 
menti probabilmente di origine indiana ritrovati in Grecia, 
come quello degli angeli che funzionano da lampade fori 
del cielo. Rispondono questi ai geni regolatori delle sta- 
zioni e retrogradazioni dei pianeti nel cielo e della varia- 
bile velocità dei loro movimenti; collocati per tale ufficio 
in alcuni determinati punti fondamentali dell'orbita. E 
questa una delle idee che Cosma avea prese nell'India e 
trasportato in occidente.- 

Certo è per questi fatti che la tradizione intorno all' In- 
dia non si rompe in occidente anche nei più oscuri periodi; 
e noi possiamo seguirla nella lunga serie di carte che si 
sono venute scoprendo dei tempi di mezzo, e nelle evolu- 
zioni che la cartografia ha percorso fino alle nuove scoperte. 

L'esempio di siffatta continuità si ebbe già nel monu- 
mento merovingio o albigese che ponemmo a riscontro più 
sopra ^ col disegno del cosmografo bizantino. 

* G. Makinf.llt, La geografia e pure Mouiz Cantou, Vorlesuugen ii. 

i Padri della Chiesa. Bullettiiio («esch. der Matheinatik, p. 17; (in 

della Società Oeogralica Italiana, 18Sii. Favaro, Bull, di Bibliogralia e di storia 

< Cfr. il Surya-Siddhànta, e pei delle scienze matematiche, marzo 1881). 

rapporti fra Oreco-romaui e Indiani su s Voi. I, p. \3i. lu qualche esemplare 

questo soggetto ScmAPARELLi, 417. Cfr. la carta fu impressa cou una disposi- 



— 4 — 

La successione dei geografi medioevali de' quali ci sono 
rimasti gli scritti non si interrompe d' uno in altro secolo, 
procedendo dalla linea di quegli scrittori che furono asse- 
gnati alla bassa latinità. E continuano tramandandosi più 
o meno imperfettamente le cognizioni antiche ; si che non è 
difficile il ritrovare le fonti onde la narrazione medioevale 
traevasi per lo più in forma pedissequa agli originali. 

La cartografia medievale segue la natura stessa dei 
testi, presentandoci la continuità dei tipi antichi. Le carte 
sono per lo più costruite sopra linee tratte da geografi 
del basso impero; cui si vennero poi innestando gli ele- 
menti della cosmografia dei Padri della Chiesa e le favole 
mitologiche in una colle leggende del medioevo. ^ 

* * 

Il primo medio evo non dovè essere scarso del tutto di 
disegni geografici, per quanto pochi ne sieno giunti a noi. 
Se si pensa alla facile rovina cui andarono soggette, e 
vanno tuttora, nei tempi a noi più vicini le tavole geo- 
grafiche, non farà meraviglia che solo una dozzina di quelle 
antichissime ne sieno oggi scampate. 

Fra le carte medioevali europee superstiti più segna- 
late dopo l'albigese, novera vansi il prototipo del Beato 
Libanense del secolo viii ; la Imago Mundi del secolo 
IX (anno 850) nel manoscritto di Strasburgo; del secolo x 
la carta anglosassone detta Cottoniana; del secolo xi la 
Imago Mundi del manoscritto di Sallustio di Lipsia, 
quella di S. Omer, e quella di Enrico di Magonza ; del se- 
colo xn il mappamondo di Torino.- 



zione diversa e cioè colla orientazione 1) della età del testo e dell* autore cui 

normale delle carte moderne rispon- esse si riferiscono, o del disegno rite- 

dentemente alla ligura di Cosma Indi- nato come originale; 2) dell'età invece 

copleuste. La ripetiamo qui nella dispo- del documento reale che ce le ha conser- 

sizioue che essa ha i)er sé neiroriginale, vate. Cosi ad esempio la Imago Mundi 

e cioè colP oriente in alto. annessa ai testo sallustiano che è del 

< Santakem, Essai sur Thist. de secolo xi ; cosi il mappamondo di To- 
la Gosmograp., 1,169. Miller, Vf, 61. rino che risalirebbe nell* originale al 

< La prima e più importante distin- secolo viii, ma è riprodotto in un co- 
zione a farsi circa siffatte carte è quella dice del sec. xii. Ragion vuole che si 



I 



- 6 — 

Di queste e d' altre venute successivamente alla luce 
ha dato ragione nelle sue diligenti memorie Konrad lliller. 
Noi ci indugieremo su quelle che ci rappresentano in ma- 
niera più caratteristica lo svolgersi delle nozioni del me- 
dioevo europeo intorno all' India, seguendo V ordine di 
tempo dei documenti reali che ce le hanno conservate, per 
quanto si sia potuto fissarne la data. 

La più antica fra le carte medievali positivameiite esi- 
stenti è quella trovatasi in un palinsesto, in un codice di 
Isidoro di Siviglia appartenente alla biblioteca di S, Gallo, 
e che vuoisi della fine del secolo vii. ^ 

Corrisponde essa ad altro diseguo del codice analogo 
della medesima biblioteca, posteriore di ^irca tre secoli 
(x sec); il quale va noto sotto il comun titolo di Carta «lei 
Noahidi, perciò che le parti della terra vi sono indicaLe 
coi nomi dei figli di Noè. 

Sono questi semplici schizzi a linee geometriche, apparte- 
nenti alla famiglia delle carte a T. L'Asia vi sta coU'orieiite 
in alto divisa dalle altre due parti dal Tanai e dal N !o, 
e circondata dal mare; ma non v' ha alcuno segno speci, le 
dell'India. La forma generale di queste carte è roton'in ; 
quadrata invece è quella del codice di Orosio, seni >ie 
della biblioteca di S. Gallo, un manoscritto del none o 
decimo secolo, che non ci dà più dei tre nomi deUe pi rti 
del mondo. Però in uno schizzo marginale questo codice 
porta disegnato un lembo deiroriente che va fino al g(^lfo 
Persico, e segna un oceanus ori(entalis) al di là del quale 
sta in alto il Paradiso. Vi è Ophyr posta come isola nel 
sinus Arabicus. 

Non pare che alcun di tali disegni possa aspirare al 
titolo di quella Mappa mundi subtili opere che Eath- 
bertus* ricorda esistente fra i libri dello stesso monastero. 



teoga per Talido il secondo criterio, preoccupato di rispecchiare più tosto 

quello della età reale del documento. io stato dolU* nozioni geo^^ralich* del 

Poiché è presumibile che Tautore delle suo proprio tempo. 

illustrazioni anziché rispecchiare, con ^ Sono i codici :;;37 e 'i'St'u in Miller 

un processo critico ignoto a quei secoli, VI, 5S;codice d'Orosio &d\ ibidenì p. i'rd. 

il fedele pensiero degli autori, si sia < De casibus s. Galli, capitolo X. 



- 6 — 

Deir vili secolo ricordansi anche le tavole d'argento di Carlo- 
magno, di cui nna rappresentava tutta la terra, e l'altre due rap- 
presentavano Roma e Costantinopoli ; quest* ultime singolarmente 
erano a quanto pare di forma rotonda, ma stavano comprese su di 
una medesima tavola quadrata.' 

Teodulfo vescovo d' Orleans possedè un mappamondo o tabula 
pietà, a quel che dice, in una delle sue sale, cui egli stesso descrive 
in versi :^ 

Inde vehebatur curru, quod in aere pendet 
tellus, et levibus sustineatur aquis 16 



Totius orbis adest breviter depicta fìgura 

rem magnam in parvo corpore nosse dabit. 25 

Hjc Amphitrite terrarum margine longo 

brachia protendit flumina cuncta vorans. 26 

Inflatis buccis discordes undique fratres 

insistunt orbi, sunt sua cuique leva. 27 

Il mondo vi ò diviso in tre parti: Europa, Africa et Indiae; colla 
quale ultima si indicava la plaga orientale. E questa stessa divi- 
sione sistematica è seguita da Alenino che dà al mondo l'epiteto 
di triquadrum, precisando: totus orbis in tres dividitur partes, 
Europam, Africam et Indiam.^ 

Par dunque che la figura del mondo si presentasse in codesto 
secolo in Francia nella forma data del sovracitato mscr. d' Orosio di 
S. Gallo (Noahide); * e che il posto dell'Asia fosse occupato dall'India. 
Cosi leggiamo in Alenino (Alcuini carmina) questa descrizione: 

XII. Ultima terrarum praepollens India constata 

quam in tres partes librorum scripta sequestrant 
idola quae coluit paganis dedita sacris. 
Sed Bartholomaeus destruxit lurida fana, 
effigies veterum confrigens iure deorum, 
hebrea quem clamat peregrinis lingua loquelis. 

1 EoiNHARDus, vita Caroli 1521 tino applicato a terra, come fu per la Si- 

p. 41. Cfr. Tediz. di Teulet 1841, cap. 00 DI. cilia riferentesi alla sua forma triango- 

^ Tbi^odulphi, Carmen 3, del libro lare. Il vocabolo orosiauo è formato da 

III; Bìbl. maxima SS. Patruum XIV, 45. -quadra nel senso di «sezione» e vale 

3 ALCUiM, Cai-m. Vi. Opusculum Al- quindi « di tre parti ». Latme Iriquetra 

cuini, li. Alcuini opera. . . omnia. Lute- dicitur in tres quadras divisa; de Sicilia 

tia Parisiorum 1607 in foL; nella edi- in Isid. 14; Orig. 6, 32. Potrebbe anche 

zione di Uatisbona 1771, 2 voi. in fol. iutendertii nell'altro senso di: quarta 

* Anche la cartina d' Orosio si ri- parte, e sarebbe in tal caso un' allu- 

vela d'orig-ine Carolingia dalla forma sione alla esistenza di un'altra parte del 

delle lettere. Il termine barbaro di tri- mondo: interpretandosi chela terra abi- 

quadrum risale a questo autore, né tata comprenda i tre quarti dell'orbe; e 

può ritenersi una falsa analoj^ia al tri- il quarto restante sia la terra perù- 

quetra «triangolare» del classico la- sta o altrimenti del sistema di Mela. 



- 7 — 

XIII. Matheus egregium describens dogma salntis, 
hebrea per simplum degessit dieta libellura, 
plurima sanctificis narrans miracula saeclis, 
qoae modo per miindum divulgai scripta triquadrum. 
Quem Fison fiuvius paradisi fonte redundans 
tropica portendìt pandens mysteria verum. 
Fontis designai Salvator iure fìguram 
de quo quadritìuis decurrunt flumina rivis. 
Quatuor ut quondam nascentis origine sedi 
limpida per latum fluxerunt flumina mundum, 
quae rubros flores et prata viventia glebis 
gurgitibus puris et glauco rore rigabant: 
sic ^octrina Dei fluxit de fonte quaterno 
arida divinis irrorans corda scatebris. 
Hano scriptor verax expressit Matheus olim, 
quemque Propheta Dei sacro spi ramine plenus 
humana specie vidit signarier olim. 

La idea della terra tripartita si ritrova poco dopo nel mappa- 
mondo di Mas' udi del x secolo, in quella caratteristica forma e così 
spiccata peninsulare a linee geometriche dei tipi bizantino-arabi, 
racchiuse nella figura della fenice ; di cui le due ali coprono le due 
parti dell'Europa e dell'Asia, la coda aperta copro l'Africa; e il capo 
nel centro segna la Mecca a quel modo che nelle cartine dogli Europei 
il centro segna il punto di Gerusalemme. 

* « 

Il mappamondo merovingio o altrimenti detto di Alby 
dalla biblioteca che lo possiede, fu ritenuto pel più antico 
monumento esistente della geografia europea medioevale, 
risalendo la sua composizione al secolo viii, o come altri 
precisò all'anno 730.^ 

Il valore di questo monumento per la storia della geo- 
grafia venne variamente valutato. Ma sia che il disegnatore 
dell'ottavo secolo facesse opera originale, sia che copiasse 
un antico modello — certo quello che gli stette dinanzi, 
alla mente o alla vista, fu un tipo della famiglia della 

( Cfr. Santa REM II, 23-31. Wuttkk, che ne dette conto nelle Notices dar 

xur Geschichte dar Erdkunde Manuscriptos des Hibliothèques 

1871 p. 7. Lblbwel, Prolef^omena I, des dépurtements pubblicate a Pa- 

p. Lxxviii e tET. 4. — Il LIBRI fu il primo rigi nel 1812 p. 50. 



_ 8 — 

carta di Cosma ludicopleuste. Si può dire che sia la carta 
medesima colle giunte e le determinazioni che, nel suo se- 
colo, l'autore poteva trarre da altre forme di carte ro- 
mane dei bassi tempi, quali ad esempio: la linea semi- 




Fig. óS (sa 34). — Mappamondo merovìngio nella giusta orientazione. 

cÌA'olare deiroriente fra i due golfi Persico e Caspio; e le 
divisioni delle provincia. 

Questa conclusione emerge di per se medesima non ap- 
pena si paragonino i due disegni. Confortata dal fatto degli 
attiicchi dei fiumi del Paradiso terrestre col loro passaggio 



— 9 — 

sottomarino, la idea balenata al Wuttke della affinità delle 
due carte parmi si debba recisamente sostenere. 

ir Miller ritiene per certo che il modello della carta di 
Alby avesse il Paradiso colle quattro fiumane, passanti 
probabilmente sotto l'oceano, ma che il disegno ne sia 
stato ommesso per mancanza di spazio. 

E stato inoltre avvertito dal Marinelli sopra il riscontro 
della carta di Alby colla Cosmografia ristampata dal 
Hiese, che quaranta sopra cinquanta dei nomi della cartina 
corrispondono coi nomi nel testo dell'opera di Cosma. ^ La 
importanza quindi della carta di Alby sta in ciò : che essa 
è l' ultimo anello il quale ricongiunge la catena bizantina 
delle carte quadrate alla nuova serie europea. 

Una delle cose più notevoli nella carta di Alby, per quanto si 
riferisce all'India, è la trasposizione delGanges fluvius nelle parti 
dell'Africa. La cosa si spiega facilmente collo scambio delle due 
Etiopie. Similmente la trasposizione del [Pjhison prima del Tigri. 
Ciò varrebbe a far propendere per la opinione che il disegnatore 
della carta albigese avesse dinanzi a se una carta nuda di nomi 
com'è appunto quella dei codici di Cosma; e che egli trasportasse 
questi da un testo sul proprio disegno. 

♦ 

n prete Beato morto nel 798 nell'abbazia dei Benedet- 
tini di Yallecava, ai piedi dei monti Libanensi sui confini 
tra i Baschi e le Asturie, lasciò opere che pel suo tempo 
debbono ritenersi per considerabili. Tra queste si anno- 
vera la < Catena Patruum » o altrimenti detto € Commen- 
taria in Apocalypsis » scritti, com'è probabile circa il 
776, Dapprima e per lungo tempo l'opera passò come 
anonima, e più tardi venne attribuita ad autori diversi.* 

Fra le molte miniature di uno dei manoscritti si trova la Carta 
cbe copre due pagine prospettanti si ; ed è la più antica grande carta 

* RiESE, geographi graeci mi- sten Weltkarteii; la primadelle quali 

Dores, 90. Si confrODti anche il Lkle- coniienedie Weltkarte desBeatus, 

WEL, Prolegomena pag. Lxxvn-ix. Stuttgard 1895 p. 5. Notiamo per brevità 

< KoNEAD Miller, nelle monografie con Mm. le frequeuti citazioni, che ci 

intitolate Mappaemundi, die &lte- verrà fatto richiamare di quest* opera. 

Stmdi UmUani di JU. indo-iran. Voi. V. S 



- 10 - 

del mondo pervenutaci dai secoli di mezzo. Essa trae argomento 
dalla divisione delle dodici parti dell'orbe nelle quali portarono la 
loro predicazione i 12 discepoli di Cristo, tra i quali Tomaso ebbe 
in sorte l'India. 

L' originale manoscritto o rispettivamente gli originali dell'opera 
del Beato medesimo ci mancano, ma ad essi tenner dietro molte copie, 
dal X al xin secolo, eseguite specialmente nella Spagna settentrio- 
nale e nella Francia meridionale; onde si ricordano circa 30 esem- 
plari. 11 Miller ne conobbe 10 di cui quattro spettano al secolo x o 
all' XI ; e sovr' essi si può ricostrurre la carta qual dovè essere nella 
mente del Beato o nello originale scritto del 776.^ 

Il Miller ha drizzato un quadro genealogico delle carte del Beato, 
da cui resulta che la più antica in ordine di tempo (a. D. 970) fra 
le esistenti, che è quella del codice di Yalcavado derivata «diritta- 
mente dal prototipo del Beato Libanense, è di forma quadrangolare; 
sette sono ovali più o meno oblungate, o meglio quadrilatere cogli 
angoli arrotondati come la 6» di Valladolid (103B), la 8» di Gerona 
(1100), la 7* di Londra (1109); solo in quella di Madrid, ossia nella 
6* del 1407, spicca la forma elittica; nella 2^ la bizzarria apparente 
accenna al tentativo di ridurre ad orbicolare il quadro (Parigi, sec. 
xiii); due che sono in pari tempo tra le più recenti, fra il xn e il 
xm secolo, hanno omai la forma rotonda. Certo è dunque che le forme 
primitive furono la quadrilatera e l'ovale, le quali altemavansi indif- 
ferentemente. ' 

Un tratto comuue alle carte del Beato è la presenza 
d'una terra che si vede divisa da un braccio di mare dal 
restante orbe al destro lato; e precisamente nel luogo e 
nella disposizione che nella carta di Cosma Indicopleuste 
tiene il Paradiso terrestre. 

Alcuni vorrebbero attribuire all'ottavo e nono secolo 
quella evoluzione di concetti per cui l'orbe, pur mantenendo 
le linee del disegno di Cosma, si venne orientando nel 
senso dell'altezza; altrimenti detto, si dispose coli' oriente 

i Nella raccolta Ashburnbamiana sere le carte dipinte sulle due pagine 

esisteva un codice del Beato del ix se- dei codici. Ma anche le tonde posteriori 

colo, indicato sotto il n." XV nel « Ca- son pure dipinte sulla doppia pagina, 

talogue of the manuscripts at Asbbur- Ha ragione per noi il Fischer laddove 

nham Place», e precisam. scritto nel (Sammlung ecc. 158) provando che le 

970 d. C. Ma pare che questo codice non carte medioevali ritenevano la forma 

facesse più parte della raccolta quando ovale, ne induce che anche gli Orbes 

se ne procacciò il riacquisto per V Italia, picti degli antichi specie quello celebre 

< Il M. non attribuisce intenzione al* di Agrippa dovevano aver presentato 

cuna a questa forma, ritenendo sia stata un cosiffatto tipo. Si confronti il MUl- 

determinata da ragion di spazio, per es- lbnhoff, Hermes, voi. IX, 182. 



— 11 — 

in alto. Ma quel tratto di terra divisa non segui tale mo- 
vimento ; per cui nelle carte del Beato esso trovossi a fron- 
teggiare il mezzogiorno, la Libia, invece che l'oriente, 
ossia l' India, come la fronteggiava nel disegno di Cosma. 
Il Paradiso, per obbedire alla tradizione biblica, doveva 
però trovarsi sempre nell'oriente; ed ecco perchè, abbando- 
nata la terra divisa, essa torna a collocarsi alla estremità 
orientale, nel punto più alto, nell' India o al disopra di essa. 



Fig. 39. — Carta del Beato dal codice miniato di S. Severo. 

Ma come si è visto più sopra, il sistema dell'orienta- 
zione coli' Est in alto deriva dalla cartografia romana, ove 
si produsse dal i secolo con Pomponio Mela fino al vii se- 
colo; e qui si vede come entri anche nei secoli successivi 
per i cartografi delle opere del Beato. Ma la terra sepa- 
rata dall'abitabile più che l'antico Paradiso di Cosma rap- 
presenterà per questi ultimi il continente australe, la Terra 
Pernsta della geografia Pomponiana. Assai probabilmente 
allo spostamento del Paradiso fuor dalla terra divisa deve 
aver influito la vaga nozione di una terra australe, inabi- 
tabile pel calore, e non più rispondente alle condizioni 
di un paradiso. 



— 12 — 

Le conclasioni plausibili sono che la fonte principale 
della carta del B. fu una carta romana nella più comune 
forma e in una redazione del iv secolo, che egli deve avere 
senz' altro copiato. La sua carta quindi si prestò assai 
opportunamente al Miller per ricostruire sovr' essa le carte 




Flg. 40. — Trascrizione della precedente. 



perdute immediatamente più antiche che citammo a suo 
luogo, del Ravennate, di Isidoro, Orosio e Onorio. 

Ma è innegabile da un altro lato che il concetto fon- 
damentale e le linee generali delle più caratteristiche carte 
del Beato, ricordano il tipo di Alby e per esso ci riportano 
allo schema di Cosma. E ovvio quindi ritenere che nelle 
molteplici riproduzioni deir originale del Beato i disegna- 
tori abbiano data prevalenza all'uno o all'altro degli ele- 
menti, a seconda dei modelli diversi dei secoli precedenti 
che a ciascun di loro stette dinanzi. 

La cartografia del Beato Libanense connessa colle figure 
del mappamondo di Alby e del Cottoniano starebbe dun- 



— 13 — 

qne a segnare per noi la transizione dalla geografia bizan- 
tina rappresentata nel tipo di Cosma Indicopleaste alla 
geografia medioevale europea; e ciò per intermedio del tipo 
quadrilatero o elittico della linea di Valcavado. Forse il 
tipo di Osma per altra linea scende da carte affini al di- 
segno di Cratete di Mallo, o quanto meno dalla immagine 
della terra quadrifida di Macrobio. 

Lo stato delle cognizioni intorno all'India quale si ricompone 
colle leggende messe insieme dalle diverse carte del Beato:* 

In his regionibus India est, quae habet gentes maltas 
et oppida; insulam quoque Tapropanem gemmis elefantis- 
que refertam; Crisam et Argirem auro argentoque fé- 
cundas. Bis metit fruges in anno. Gìgnit aatom tincti co- 
loris homines, elefantos ingentes et dracones, rinoceron 
bestiam, psitacum avem, ebenuin quoque lignum, et cina- 
momum et piper, et calamum aromaticum; mittìt et ebur, 
lapides quoque pretiosos, berillos, crisoprassos et ada- 
mantem, carbunculos ignitos, margaritas et uniones. Ibi 
sant et montes aurei, quos adire propter dracones et gri- 
phos et immensorum liominum monstra impossibile est. 
In his locis (nella parte più orientale meridionale) elefanti na- 

scantur — (nella parte vicina ai monti) scorpìones na- 

scuntur. — Habet gentes XLIIII; delle quali sono nominati i 
Gandari Indi e i Kirribe Indi. Due catene dì monti sono se- 
gnati nella carta marcata come la prima, da cui nascono l'uno 
dalla minore catena (forse i Dedali m.), T altro dalla maggiore 
(Emodus m.) disegnata ad angolo retto, due dei fiumi che corrono 
fra rindo e il Gange. Ma la posizione, o meglio il nomo di questi due 
maggiori fiumi è scambiato: a quello che divide la Persia dall* India 
è data la leggenda: fi. Fi son qui alio nomine, Ganges vocatur, 
quod rubro mare accipitur; e più sotto: hostia Ganges flu- 
minis. Invece il fiume che divide l'India dai Seres, correndo per 
buon tratto in due rami riceve, pel secondo di questi rami, il nome 
di FI. Togorre.» 

L'isola Tapa prone è descritta: Indio subiacens ad eurum, 
patens in longitudine milia passum DCCCLXXY. Scindi- 



< Il testo ricostruito dal Miller Mm. gorre ba preso il posto del Gange, e 

I p. 41 segg. dallo insieme delle carte questo quello dell* Indo, il cui nome fu 

del Beato, porta per base la maggiore soppresso. Air errore del disegnatore 

di esue che è quella di S. Severo. può aver concorso ancbe la coufusione 

s Cbe si dice altrove, nelle fonti di perdurata lungo tempo del nome Fison, 
Orosio e di Isidoro appunto deir Indo, attribuito dai cartogr. medievali ora ai- 
Come avverte anche il M. il llume To- Puuo ora air altro de* i! tlumi deir India. 



14 — 



tur amne interfluo; tota margaritis et gemmis repleta 
est; pars eius bestiis et elefantis refertaest Partem vero 







T\i'twv'»'*e, 




-^^'^ ptì>SiS(-^ 




Fig. 41. — n Paradiso al posto dell'India nel cod. del Museo Britannico. 



homines tenent. Habet enim civitates decem. Essa è collo- 
cata nel Mare rubrnm che prende la estensione e il posto del Mare 
indico, e che divido il continente asiatico ed africano dalla terra 
australe, di coi si legge: Extra tres autem partes orbis quarta 



— 16 - 

pars trans oceanam interior est in meridie, qnae solis 
ardore incognita nobis est. In eius finibus antipodas fa- 
bulosos inbabitare prodantur. La altre due isole qui perti- 
nenti: Argire e Crise ed una terza Scolera (forse da leggersi 
Scotera per Socotera?) sono nel mare magno che tutto circonda. 




Pig. 42. ~ L* India col Paradiso nel Mappamondo di Torino. 

Nel disegno del Beato Libaniense che si conserva nel 
Museo Britannico la parte dell' India ò coperta dalla figura 
del Paradiso terrestre. ^ 

Anche nel noto Mappamondo di Torino che trovasi in 
nna copia dell' Apocalisse, ed è la più recente, la figura 



* Dalla pubblicazione di Edoardo Studi superiori di Firenze, 1897; p. 102. 
Coli: il Paradiso terrestre dan- L*originale mscr. delle Apocalissi ove il 
te 8 co, nella collezione dell'Istituto di disegno si contiene porta il n.* 11659. 



— le- 
di Adamo ed Eva e del serpente, ossia il Paradiso ter- 
restre occupan l'estremo orientale dell'orbe, nella sezione 
che altrimenti spetterebbe all' India, ed in prospetto delle 
due isole di Taprobane e di Crise. ^ 



* 



Il nono secolo ci si presenta assai scarso di Mappa- 
mondi o d' altri documenti cartografici , cosi come non 
numerosi né molto importanti sono i testi di geografia. 




Fig. 43. — Mappamondo di Strasburgo (ix secolo). 

Un documento positivo ci fu conservato della cartografia 
di codesto secolo nell'orbe descritto del noto codice di 
Strasburgo detto anche Argentoratense ; il quale è un nuovo 
esemplare delle carte a T, dove l'Asia è divisa dalle altre 
due parti mediante il fiume Tanai; ma a differenza delle 
figure congeneri, questa le assegna uno spazio minore che 
non all' Europa e air Africa prese singolarmente. 



< Coli, o. c. p. 101-105 ove è una strazioni di questo mappamondo. Un fac- 
nota sulle molteplici edizioni ed illu- simile a colori fu edito dall^OrriNO, 18812. 



— 17 — 

L' India non occupa qui il primo posto in alto, ma sta 
alla sinistra come il Paradisiis; più in alto invece stanno 
le Àmazones. ^ 

Fra gli scrittori di cose geografiche che fanno cenno 
dell'India sono in questo secolo: Die u il e Babau Maur, 
e nel successivo l'armeno Mosè di Ohorene. 

Al IX secolo appartenne l'autore del libro de raensura orhis 
di nome Dicuil; il quale pare abbia intessuto sulle notizie degli 
scrittori latini alcuni dati riferitigli da monaci missionarii e viag- 
giatori. Ma per riguardo air Asia e all' India egli non va oltre il 
fiume Gange: « India ulterior fìnitur ab oriente Humine Gange et 
oceano, Indico; ab occidente ilumine Indo; a scptentrione monto 
Tauro, a meridie oceano Indico » ii, 4. Tanto il Letronne quanto il 
Santarem ritengono che il Dicuil non abbia compilato e forse nem- 
meno avuto sottocchio una carta geografica.* 

Nel de Universo, la enciclopedia di Raban Maur il dotto 
dell'abbazia di Fulda, si parla del Paradiso e de' quattro fiumi clie ne 
escono, de' quali il Gange è distinto dal Phison (xi, 10); del Caucaso 
che ivi segna il confine settentrionale della terra cognita, e dei 
monti dell'oro custoditi dai draghi, grifi e uomini mostruosi (xi, 4).* 

A Moisè di Chorene, l'armeno, si attribuisce un trattato 
di geografia composto circa il 050, nel quale si contengono delle 
nozioni sull'India che si scostano dalle fonti comuni degli scrittori 
latini e accedono invece a quelle dogli alessandrini, a Tolomeo e 
a Pappo d'Alessandria,* non senza qualche traccia di idee arabe. 
Riguardo al mare dell' India che è chiamato Mar Rosso dicesi che 
esso forma i due golfi Arabico e Persico, ma dal lato di mezzogiorno 
è chiuso dalla terra incognita e disabitata. Il mare dell' India ò, a 
sua opinione, navigabile e in esso nomina l' isola di Taprobane iden- 
tificantesi con Ceylan. Per contro della terraferma indiana ha solo 
vaghe nozioni, che si fermano al Gange e sono miste a narrazioni 
di favole d'ogni specie. Tuttavia la credenza da lui espressa che il 
mare dell' India fosse percorso dagli uomini in tutti i sensi, non di- 
versamente da quello che lo erano il Mar greco e il Caspio, lascia 
intravedere notizie che dovevano essergli state riferite di vivo; 
forse dalle testimonianze arabe di cui l'opera sua molto si risente. 

* Segue fra riiidia e la Meolide il fframlo. Cfr. su rjm'sto scrittore St. M\u- 

nome non tiene letto uè leggibile facii- tin, mém. sur TArmenie XIV, ^01; 

niente, di Cizia o come il Lelewel I, II, 377 ; e Whiston, versione latina 

83 trascrive cilia, e si ritiene per Ci- della Istoria di Moise di Chorene 

lieia. Laragione'paleograflca non con- Londia 17.^(3. fecondo altri, come il 

sente invero altra e miglior lettura. Nkijmann, Versuch Armeniclii Li- 

2 Li-rruoNNE, Re oh. sur Dicuil. teratur ritiensi che la Cosmo;rralia 

3 Wei?, biogr. univer. voi. XXXVI. attribuita a Moisè di Chorene sia in- 

4 VìMuto nel secolo di Teodosio il vece una compilazione del v secolo. 

Stadi italiani tli fil. imì„'irnn, V«.|. V. 3 



- 18 — 

l^inomiita tanto per rjinticliità c-lio le venne Httribuita 
(guanto per la sua l'orma, «'* la carta anglosassone, o di 
Prisciano, o anche Cottoniana, come viene chiamata di 
preferenza dal nome di Roherto Cotton Bruceus (1598) che 




In':: 



I.:...!'. 



Kijr. 11. 



J^^itóiSi 



■/. .1/ \\:ì^'cul:ì!l..l 



ce riia conservata (|iiah» ora si trova nel Musco Britannico. 
L'otà non n'è ben certa, ma può ritenersi che sia stata 
disegnata tra la fine del x e il i)rineipio del secolo xi. ' 
\i India ò in alto, secondo la solila orientazion»* delle 
carte mcdit.ievali. ma sopra un medesimo })arallelo col Ifar 

ni Milltr-r IH, Mi m iKK-cvlt.i il lu'irn'i l'Jji.» il li'>ti» -li l'ii>fi:iiio, non ha però 

(liM nomi s(:inii' l<i iii(*<.M'tr//.:i (]i.'l!;i iLitn: iiiill:i ;i clu» Ww** c<mi <|U»'a(i^ i* pin tosto 

ui' il j»t*con«lo oini>Jat:inl'» fli»' mMiIkmm' \"^\\ l-i ;u'«-n>ti'ri'hlu' al (i»sio di orosio. 

iH'i voliiiiit; «'Ile la l'onriciii» s» trovi au- »jii"stioNU' liil»ln»;;r,ilia rel.ilive v. ali. e. 



(tudì Italiani di Filologia fndo-lranloa. 



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SCHEMA DELLA CARTA COTTONIANA 



— 19 — 

Bosso e il Golfo Persico da una parte e con le coste extra- 
gangetiche dall'altra. Un'India sola è nominata: in qua 
aunt gentes XLiiii, delimitata fra i corsi dei due fiumi 
scendenti parimente dal m. Tauro (Taurini montes) 
l'Indo senza nome e il Gange -= Fison fi. L'altro corso 
accanto a questo e pur senza nome sarà l'Ottorogorro 
dopo del quale è segnata Evilath. Il profilo delle coste 
avvicinasi più che ad ogni altro, fra quanti ci son noti, 
a quello della carta di S. Geronimo. 

Speciale è la posiziono di Tubrobanen, di cui si di(*.e: Iiabet 
X civitates, bis in anno nietit friiges, o per estensione as- 
somma tutte le altre isole. Notevole è il riferimento al testo biblico 
per la presenza dei nomi Evilath, Fison e Mous Aureus Gen. 2, 4 ; 

25, 18: Phison circuì t terrani Evilat ubi nascitur 

aurum; mentre in realtà si pone il m. Aureus al di qua del Gange 
e 1' Evilath al di là.* Diamo qui sojira il tratto generale della metà 
orientale della carta, ripetendo per maggior chiarezza il disegno 
schematico déìV India nella carta stessa. 

* 

* * 

Autore del Li ber Fiorici us, una enciclopedia del se- 
colo xii (lllD), fu un canonico di S. Onier di nome Lam- 
berto; il quale ci La lasciato un mappamondo di cui la 
riproduzione trovasi in tre sopra otto dei manoscritti cono- 
sciuti di detta opera intessiita « dal fiore di diversi autori ».- 

Il mappamondo di Lamberto si riannoda, pare, diret- 
tamente per via del tipo di Macrobio, a quel filone di 
idee greche antiche che si estrinsecarono nella rap|)reseu- 
tazione della terra di Cratete di Mallos ossia della terra 
quadrifida, divisa in 4 isole abitabili. E un filone di cui il 
Berger ha notato la continuità fino nei bassi tempi della 
latinità.^ Come pella forma, cosi anche pel contenuto, la 

1 Una confusione che merita d'esser gali daj^li scrittori del tempo e neces- 

notata è quella che trasporta nell'Africa sariamcnie all' Ktiopia vera è proi)ria. 

i cosidelti Gan^ines lilthiopes. Se - Miller III, ir>; santarem II, I82;; 

come credo, i Uangines si riferiscono Lelewel, Atlas, tav. js. l'ertz, Vili, 510. 

all'etimo Gange, l'autore della carta =» Ht^rger III, \:i\ V^\^: 1<> trova spe- 

avea presente la nozione erodotea defili cialmente nej^li cncicloiiedisti da eleo- 

Etiopi indiani ; che ormai non trovando mene e da Ampelio a .Marciano Capella 

più poato neir India — venivano aggre- a Nonno ed al panegirista Eumenio. 



— 20 ~ 

carta si riporta ad un modello antico, clie doveva essere o 
dell'età romana ultima o del principio del Medio Evo, cui 
Lamberto aggiunse elementi più moderni e del suo tempo ; 




Fig. 4D. - ual codice iv'ie'no <>el Lamberto. 

quali la posizione e figura del Pai"a<li«o terrestre, ad esem- 
pio, che riviene al tipo del salterio e dello carte affini. 
Per noi è sorprendente la sou/iS^i^"''* ^^®"* ^^^^'^ '^^ 
Lamberto con queUe delle prime ed ^^i»'" ^^^ Macrobio per 



- 21 — 

quanto riguarda la forma prominente delle penisole che si 
avanzano nell'oceano indiano: la punta orientale dell'Africa, 
la penisola arabica, la Parthia e l' India. Ove se ne tolga 
l'appendice aggiunta nella figura del Lamberto per neces- 
sità di allacciarvi il Paradiso, la posizione insulare di questo 
coi suoi quattro fiumi attraversanti l'oceano ci riconduce 
al concetto di Cosma Indicopleuste ; e porge un argomento 
maggiore alla opinione del Miller, che cioè nelle più an- 
tiche carte dei bassi tempi romaici si debba ricercare il 
modello di questi prodotti del declinante medio evo. 

Nelle leggende sono distinte lo tre Indie: India prima: hio 
pigmei et fauni et reges gentium; India se[cun]da; India 
ultima: hic arbores solis et luuae. Ofir h(ic) aurum, è 
segnato al di là dell'India prima, fra il terzo e il quarto dei fiumi 
uscenti dal Paradiso. Sono in oceano orientale: Tapr(o)bana 
insula, Argire et insula Solis. Alla precedente riproduzione del 
codice Wolfenbuttiano (1120) facciamo seguire la trascrizione della 
figura (45) quaP è nel codice di Lamberto della Nazionale di Parigi. 



* 



Contemporanea (anno 1119) ma affatto distinta nel- 
l'aspetto è la carta che va unita al manoscritto brussel- 
lese di un' altra specie di enciclopedia, quella di Guidone 
r autore dell' opera geografica che fa seguito all'Anonimo 
di Ravenna nella edizione di Parthey e Pinder. ^ 

Il contenuto di questo mappamondo non e molto diverso 
da quello dei suoi contemporanei; ma ciò che v' è nuova 
è la forma del disegno. Il Miller ritiene che si tratti an- 
che qui della copia di una carta preesistente e di mag- 
giori dimensioni. Ma mentre il testo pare basarsi sopra 
Orosio e Isidoro, non si sa quale fusse il disegno che stette 
dinanzi agli occhi di Guidone. Arbitraria la invenzione 



1 Di quesropera uu sesto niauoscritto Secondo il Santarem, II, 212 — la data 

si è scoperto nella Biblioteca Estense di dei manoscritto contenente il disegno 

Modena y. Miller HI, 55. In esso trovasi qui sopra riprodotto è del 119U; il quale 

anche un frammento di un brano 11- si conserva attualmente nella Biblio- 

Dora ignoto dell* Anonimo Havenuate. teca reale di Borgogna nel Belgio. 



- 22 — 

non può essere, poiché noi vediamo quanto il dominio del- 
l'arbitrio si venga restringendo nella storia della evolu- 
zione delle forme nella geografia. Dovè esser dunque: o 
l'esemplare di una carta araba, da cui Guido tolse lo stile 
pur adattandolo al soggetto e alla concezione europea del- 
l'epoca sua ; oppure ebbe Guido dinanzi uno di quei mo- 
delli bizantini che si riannodavano al prototipo di Cosma, 
e che inspirarono sui primordii la cartografia agli Arabi? 
Certo una parentela esiste fra il disegno di Guido, e il 







"^ 



Fig. 46. — Dal mappamondo di Guido. 



tipo ^fondamentale delle carte arabe. Prescindendo dalle 
linee geometriche, la larghezza dei fiumi clie figurano 
quasi rientranze del maro o reciproche incursioni delle 
acque nella terra e della terra nelle acque e la chiusura dal 
lato di mezzogiorno dell'oceano indiano per la esagerata 
protensione dell'Africa, sono tratti caratteristici e non du- 
bitabili della parentela araba. 

La penisola indiana, ben marcata, è di forma quasi romboidale 
colla leggenda: insani tres Indìae; la catena dei monti centrali 
dell'Asia col nome unico di mons Caucasus si distendo fino quasi 
all'estremità orientale, abbracciando le sorgenti del Qeon che prende 



- 23 - 

qui il posto dell'Indo e quelle del Fison che è il Gange. La forma 
della penisola, la direzione della catena del Caucaso e dei due fiumi 
che la circoscrivono dal lato di terra mentre presenta gli altri suoi 
due lati ai due mari, ci richiamano alle nozioni della geografia clas- 
sica; di modo che questa carta tiene assai della tradizione greco- 
latina resa nel disegno colla tecnica della cartografia degli Arabi, 
li Santarem opina che le tre Indie vi si debbano intender qui come 
quella ove fu predicata la fede e che collocavansi tutte al di qua 
del Gange, riferendosi a quanto ne dice il Godefroy nelle sue Dis- 
sertationes sovra Filostorgio (e. iv): de Indis interioribus. 
Rimarchevole è in questo disegno l' assenza delle isole, specie di 
Taprobane ; ma ciò sta in relazione col metodo dell' autore del di- 
segno clie anche pel resto della sua carta degli arcipelaghi, come 
nel Mediterraneo, non segna altre isole fuorché le Baleari. 

Nella cartina a T dello stesso manoscritto, rappresentante la 
trifaria divisio della terra, nulla è segnato, nella sezione delPAsia, 
air infuori del Paradisus, collocato 
in alto al posto dell' India. Il carat- 
tere fondamentale della carta a T si 
riscontra del resto anche nel mappa- 
mondo sopraraffigurato di Guido e nel 
Lambertiano di Wolfenbiittel. Sono 
molti i disegni di questa specie che 
si ritrovano nei manoscritti del xn se- 
colo ; ^ fra i più noti va il mappamondo 
del codice Laurenziano di Sallustio. 
Sono pure di tale famiglia nei mano- 
scritti di Isidoro di Siviglia i mappa- 
mondiiii ricordati più sopra (p. 5). An- Vi'^- 17. — Orbis Guidouis 1119. 
che nei secoli successivi continuarono 

essi a comparire, quando ornai si venivano sviluppando e perfezionando 
le tavole geografiche sotto i dettami della rinascente erudizione clas- 
sica. La frequenza consuetudinaria ce ne verrà attestata tuttora 
dalla descrizione della Sfera del Dati due altri secoli più tardi : 

un T dentro d* un mostra *1 disegno . 

Queste specie di sopravivenze prammatiche non sono rare nella storia 
dei progressi della cartografia nei riguardi appunto della rappresen- 
tazione dell'India. Più innanzi si vedrà come anche dopo l'acquisto 
delle nozioni nuove dell' Oriente e dell'India accanto alla rappresen- 
tazione reale delle terre riconosciute, continuerà a figurare nei map- 
pamondi e poscia nelle edizioni la antica forma del sistema di To- 

> Si vegga 11 Codice Laurenziano di frontisi inoltre Spoun, Nicephorus 
Sallustio, nei Catalogo Bandiui. Con- Bleminyde: e il Santarem II, 230 




— 24 — 

lomeo. Sono le concessioDÌ che la scienza trovossi costretta fare in 
ogni tempo all'uso ed al pregiudizio. 

* 
* * 

Jacobus de Vitriaco (Giacomo di Vitry) nella sua 
Historia orientalis o Hierosolyinitana dice espressa- 
mente di avere avuto sott' occhio un mappamondo, dal 
quale trasse molte delle cose da lui dette intorno all'India. 
La sua descrizione dei fiumi uscenti da comune fonte nel 
Paradiso Terrestre, evidentissima qual' è, ci dice che tale 
mappamondo riproduceva nella sua parte orientale il noto 
concetto del Cosma salvo la forma quadrata: 

. . . . ' Fons prsBterea limpidissimus et amoonus, qui in Paradiso 
terrestri in remotis Orientis partibus oritur, tanta ex se copiam pro- 
ducit aqnarum, ut in quataor flumina dividatur, quae statim sub 
terra absconduntur, et per viscera terree deflueirtia, quibusdam sub- 
terraneis meatibus in aliis remotis regionibus iterum oriuntur. Nam 
Phison, qui et Ganges, ex quodara monte Indiae saliens, in- 
cipit iterum super terram cursum suum ostendere, aperte definendo. 
Gyon, qui et Nilus, non longe a monte Atlante de terra exiens, 
a terra protinus absorbetur, sub qua late n ter fluendo Mare Rubrum 
pertransiens, in ipso littore Rubri Maris incipit iterum apparerò, et 
iEtiopiam circumiens, in terram ^^gypti se infundit. Tygris autem 
et Eupbrates quasi ex eodeni fonte in quodam monte maioris Arme- 
niae egredientes, statim a se invicem separantur, et Mediterraneo 

Mari absorbentur.' 

Heec prsedicta qu8B partim ex historiis Orientalium et mappa 
mundi, partim ex scriptis beati Augustini et Isidori, ex libris 
otiam Plinii et Solini, prreter bistoriae seriem, praesenti opere adiun- 
ximus .... 



1 In Bongars Gesta Dei per compulsate, anche del nuovo orizzonte 

Francos, cnp. LXXXIV a XCI; ediz. di coltura che venivnsi aprendo nel se- 

Hanoviae, 1611, pag. 109!S e sej^g. Dopo colo xii in paragone dei pivcedenii. 

avere menzionato tutte le cose meravi- Cnpp. 8J. Descriptio terrae orieutnlis ex 

gliose che si conoscono dei paesi orieut. hiis quae in ea mirabiliter flunt vel con- 

in genere e dell* India in ispecie, ricor* tinenlur. — 81. De fontihus et lluviis. — 

da gh Oxydrakes seu Oymnosophistas. 85. De diversis arboribus Orientis. — 86. 

< Qui è la notizia antica della conti- De variis mirabilibus animalibus. — 87. 
nuità della Etiopia e dell* Indo col Nilo de serpentibus. — 88. de avibus. — 89. 
che si confonde colla descri zione di Pom- de lapidibus pretiosis. — IK) de mira- 
ponio Mela III, 9. AucherAutictoneera bilibus hominibus; et de scri- 
disegoata nel Mappamondo di Giacomo ptura Dindymi ad Aiexandrum. 
di Vitry. I lingoli soggetti della sua ope- — 91. Comparatio mirabilium Orientalis 
ra |>orgono un* idea, oltreché delle fonti terrae, ad ea quae flunt in aliis locis. 



- 2B — 

Non ci è rimasta notizia del mappamondo qui citato 
d'altri che fosse a corredo dell'opera di J. da Vitry, ma 
certo questa deve essere stata la fonte alla quale fecer ri- 
corso i geografi del suo tempo; e nella quale come può 
vedersi dall'indice dei relativi capitoli e dagli autori da 
G. da Vitry citati, raccoglievasi come in enciclopedia il sa- 
pere tradizionale del medio evo intorno all'Asia ed all'India. 

* 

Son note le dottrine di Onorio o Onorato d'Autun 
esposte nel trattato della Imago Mundi; dottrine che si 
accostano a quelle del venerabile Beda circa la forma del 
mondo e che risalgono all'idea antica dell'uovo.^ 

Per quanto concerne la terra, questa è divisa da Onorio , 
secondo il sistema di Macrobio, in parti a mo' di isole. Dei 
tre continenti che stanno entro la zona temperata ed abi- 
tabile, l'Asia ha proporzioni superiori agli altri due. Nella 
figura relativa descrittaci dal Santarem la zona di mare 
che divide l'Asia dall'Europa e dall'Africa, la quale da set- 
tentrione si stende dall' oceano che circonda il disco ter- 
restre fino all' oceano atlantico a mezzodì, porta il nome 
di Mare Indicum. 

In un' altra rappresentazione contenuta nel manoscritto 
della Imago mundi^ della biblioteca del Christi College 
di Cambridge è raffigurata la terra con tre isole ; di cui 
l'iVia collocata nella estremità orientale, opposta alla foce 
del Gange è l' isola del Paradiso, al N. è la Thule, e a 
S-0 Taprobane. E questa la immagine che segue il tra- 
passo dai disegni precedenti alla più importante figura- 
zione della terra del canonico Magontino, che più sotto 
vedremo. Il testo relativo all'India della Imago Mundi è: 

X. De quatuor fluraioibus. Nam Physon, qui ot Gang e s, in 
India de monte Orcobares uascitiir, et coutra orientom 
fluens Oceano exc-ipitur. Geon, qui et Nilus, juxta montem 

« Cfr. voi. IV. p. 26. lì Santarem II, Bruxelles n' 1,327, latini 'M; 3) ibidem 

238 conosce tre manoscritti di questa n' 10.S63 portante la data del 1123. 
opera: 1) della Nazionale di Parij^i; < Il codice di Cambridj^e è datato 

2) della Biblioteca reale di Borgogna a dal Ilio e porta il uum. CCCLXXVI, 12. 

Siuài Ualiani di fil, indo-iran. Voi. V. 4 



- 26 - 

Athlantera surgens mox a terra absorbetar, per quam occulto meatu 
currens, in littore rubri maris deuuo funditur, iEtiopiam circumiens 
per ^gyptum labi tur. . . . 

XI. Deinde est iDdia, ab ludo flumiue dieta. Qui ad septentrio- 
uem de monte Caucaso nascitur, et ad meridiem cursum 
saum dirigens, a rubro mari excipitur. Hoc India ab occidente 
clauditur et ab hoc Indicus Oceanus dicitur: in quo etiam est sita 
Taprobanes insula, decem civitatibus inclyta. Hsbc duas sestates, et 
duas hyemes uno anno habet, et omni tempore viret. In hoc etiam 
Chrisa et Argare insuìae, auro et argento feecund»?, et soniper 
floridse. Ibi sunt et montes aurei, qui proptor dracones et gryphes 
non possunt adiri. In India est mons Caspius, a quo Caspium mare 
vocatur. Inter quem et mare Gog et Magog ferocissima? gentes a 
Magno Alexandro indusse feruntur. Quae humanis carnibus vel 
crudis bestiis vescuntur. India habet quadragintaquatuor regiones, 
populosque multos, Garmanos, Orestas, Coatras, quorum sylvae taii- 
gunt aethra. In montanis Pygmaeos duorum cubitorum homincs, 
quibus bellum est contra grues, qui tertio anno pariunt, octavo se- 
nescunt. Apud hos crescit piper colore quidem albo: sed cum ipsi 
serpentes, qui ibi abundant, fiamma fugantur: nigrum colorem trahit 
de incendio. Item Macrobios duodecim cubitorum longos qui bellant 
contra gryphes, qui corpora leonum, alas, et ungulas pneferunt 
aquilarum. Item Agroctas et BnigminoH, qui se nitro in ignom 
mittunt amore alterius vita). Sunt alii qui pareutes iam senio con* 
fectos mactant, et eorum carnes ad epulaudum parant, isquo impius 
iudicatur, {{HÌ hoc facere abuegat. Sunt alii qui pisces ita crudos 
edunt, et salsum mare bibunt. * 

Un altro manoscritto carnbridgiaiio della Imago Mundi 
di Onorio d'Autun spettante alla fine del secolo xii con- 
tiene un mapj)amondo che va sotto il nome di Enrico 
canonico da Magonza e sarebbe stato dedicato ad En- 
rico V.^ Esso è di figura ovale, orientato in alto e si ap- 
prossima molto al tipo dei mappamondi quadrangolari, per 
cui bene si aggruppa i)or circostanze di tempo e di luogo 
colla carta di Geronimo che unita a questa riproduciamo 
(fig.49). Le proporzioni dell'originale sono di mm. 295 X 205. 

1 La tavola della terra è a pag. lOU. alla differenza di formn: ovale o l'otonda; 

* Descritto ed accuratamente ri- facendola dipendere dalla acci(ieiitalit<'i 

prodotto, insieme alle seguenti carte di dei t'ormati dei libri, anziché da una 

S. Geronimo dal Miller: Puntata H' ta- ragione originaria. Non è improbabile 

vole 11, 12, 13 j III' pp. 1-29, tavole 1,2. però che a produrre l'ovale abbia in- 

Veggasi ivi la bibliograllain argomen- iluito la Ilgliazione della idea passata 

to. 11 Miller non attribuisce importanza attraverso il Beda, e ricordata di sopra. 



-- 27 — 

Per quanto ci sia corrispondenza fra il testo delia 
Imago Mundi e la cartina in discorso di Enrico da Ma- 
gonza, rispondenza attribuibile allo stato comune delle idee 
del tempo, non si ritiene che l'una sia stata fatta appo- 
sitamente ed esclusivamente per r altro. Invece riscontrasi 




Fig 48. — Schema della carta di Enrico di Magoiiza. 



una parentela fra il mappamondo di Enrico e quello di 
Hlildingham che sebbene posteriore, e non ostante la ro- 
tondità della sua forma, dev' essere stato tolto da un ar- 
chetipo comune che fu probabilmente una carta murale. 
La posizione rispettiva deir Indo e del Gange sia pel 
luogo di origine sia per la direzione del corso, cosi come 
la direzione della catena dei monti, ricordan molto davvi- 



- 28 — 

cino i disegni dei mappamondi latini ricostruiti, in modo 
speciale quelli di Isidoro di Siviglia e di Orosio ; al quale 
ultimo il mappamondo di Enrico assomiglia pel disegno dello 
coste, cosi come al primo per la esistenza e la collocazione 
del paradiso terrestre. Anche la postura di Taj)robane alla 
imboccatura del golfo persico non è estranea alla carto- 
grafia dell'ultima età romana, come si può vedere tuttora 
in Isidoro, nell'Anonimo di Ravenna ed in Giulio Onorio. 

Ne riproduciamo la figura (48) a tratteggio per la lettura delle leg- 
gende. Non vi troviamo il nome dell'India come regione, ma questa è 
ben determinata fra il corso dell'I ndus che nasce dal gruppo di mon- 
tagne avanzatesi verso S-E come propagine della grande catena dello 
Himàlaya e che terrebbero il posto del Ka^mir e del Hindu Kush, 
a nord dei quali è circoscritto V altipiano di Bactria. Del Pengab 
sono segnati i fi. Ydaspis, fi. Acesinos, nati da rispettive 
fonti settentrionali; e T Ypanis che passando sotto Enos c(astrum o 
civitas) va a sboccare nel Cotonare portus. Sono questi i ben 
noti fiumi del sistema dell'Indo: 'ylK€a<Vi;^ r= Asiknl, * yóaajr/;<^ = Vi- 
tasta, "yjr«oi4," = Vipàc ; quest' ultimo considerato dai Greci come 
una riviera principale. Gli aurei montes sorgono nel bel mezzo 
della regione. Appartengono a questi il m. Se fare e Ni sa e. sul- 
l'Indo. Taprobana insula Indie, è, come si ò detto, alla foce 
deirindo, imboccante il golfo persico e l'arabico; ma invece Un'al- 
tra isola fronteggia la terra indiana e porta il nome del Paradiso. 
Due corsi sono segnati al di là del Gange, e sono il fi. Crisoroas 
uscente dalla estremità orientale della catena dello Himalaya, e po- 
trebbe tenere il posto del Brahmaputra, come il H. (O)torogora po- 
trebbe star qui al posto dell' Iràvati. 

* « 

Se si considerano i nomi che qui riappaiono dei fiumi 
della geografia alessandrina e si confronta la tecnica stessa 
della carta di Enrico da Magonza con quella delle carte dei 
codici tolemaici, specie nel disegno dei monti e nel rap- 
porto di essi colla sorgente dei fiumi — sorge la idea di 
un ravvicinamento di questo mappamondo a un modello 
tolemaico. Per poco infatti che si dimentichi la forma ro- 
tonda e si capovolga il disegno orientandolo al settentrione, 
la figura delle coste dell'India riappare nel caratteristico 



— 29 — 

tipo di Tolomeo. E V isola del Paradiso riprende a sua 
volta tutto: posizione, forma, proporzioni, quali essa ebbe 
nella Taprobane primitiva del massimo geografo dell' an- 
tichità. 

Colla parte orientale del mappamondo di Enrico da 
Magonza concordano in modo sorprendente due carte par- 
ziali ohe sono dette le Carte di S. Geronimo, annesse 
al manoscritto del Museo britannico delle opere di questo 
santo ; opere scritte nel 38S e dal greco tradotte in latino. 
Esse contengono: 1. Persia, India, Scitia; Asia minore; 
Penisola balcanica; — 2. Palestina. Tanto il manoscritto 
quanto le carte sono datate dal secolo xii. ^ La prima ap- 
pare nel libro ov' è annessa come brano di una grande 
carta. Secondo il Miller le piante in questione apparte- 
nevano agli originali stessi dell'opera di Geronimo e del 
suo autore Eusebio, poiché Geronimo ha lavorato su dei 
modelli eusebiani. E un raro esempio, come quello della 
carta del Sallustio, di un mappamondo non tolto da uno 
per adattarlo ad un altro testo, ma creato per la illustra- 
zione speciale del testo medesimo a cui si riferisce. 

Le fonti priucipali di Geronimo sono perla parte biblica TO no- 
masti con di Eusebio e gli itinerari! contemporanei di 8. Silvia e 
S. Paola. Fra gli antichi furono suoi autori Tolomeo, Pomponio 
Mela e Dionisio. Riscontri trovansi nella Tabula del Castorio, in 
Isidoro e Orosio, in Giulio Onorio ; ma principalmente vi si trovano 
nomi che son comuni con Plinio e Solino. 11 Beda deve avere usato 
largamente dell'opera di Geronimo pel suo Liber nom. ex Actis. 
Queste carte non possono, stando al loro contenuto che è tutto an- 
tico, essere state inventato da uno scrittore medioevale. Secondo 
conclude il Miller, Geronimo ha usufruito e riprodotta una mappa 
del mondo romana che gli stava dinanzi, rilevandone in modo spe- 
ciale tutti i nomi biblici e al bisogno aggiungendone di nuovi. Il 
disegno non è materialmente opera sua, ma è una fedele riprodu- 
zione delle sue idee e delle rappresentazioni scolastiche del tempo. 

1 Le carte appartengono all'opera : rea. Il insci*, the le contiene si attribui- 

* de situ et uoiniiiibus lucoruni 8ce al bercio xii. Cfr. Konuad Milllu, 

Hebraicorum»e «de F^alaestinae Mappaeinundi, ni, 1. Maddln, Cat. 

locis » che è una traduzione libera del- of Mss. Maps in Mritish Museum. 

rouoiuasticou di Eusebio di cesa- 1881, voi. I, 13; e ^ANTARSMf o. e. II, 215, 



- 30 - 

La carta che riproduciamo nella parte che ci interessa ponen- 
dola a riscontro con quella di Enrico da Magonza, * ò orientata in 
alto; lo coste dell'India vanno prima da sud ad est e quindi da est 
a nord. L* Indo sgorga dal monte Sephar a oriente dei monti Pa" 
ropanissade correndo in direzione N-S. e sboccando non lungi dal 




/¥^^ 



fé ^é Im-ttm iu 4bfMd 







Fig. ly. — L' lncli:i in Knrico d:i Maj?onzii e in S. Oerouimo. 

Malcus mons sotto Ophir dinanzi alla Solis insula; il Gange 
(q. est Fison 11.) scende dal Tauro con un corso orientale e si 
divide a metà per formare l* insula di cui è menzione nei gcogriitì. 
Tra i due liumi corre il terzo THipanis che nasce nei monti De- 
dalei. Con questo l'India viene ad esser divisa nelle tre distinte: 



1 Fra tut(e le carie atine essa bi ncoAt rutta di Paolo Orosio al modo detto 
accosta specialmeitle a quella che si ò nei capitolo V, |i:i^. I>*^ d.-l volume iV. 



— 31 - 

1. India ultima (sio!), fra Tlncio e l'Hipanis; dinanzi alla costa 

di essa è Pisola di Taprobane, di contro al 2"* monte Sephar; 

2. India inferi or, compresa fra l'IIipanis ed il Gange; 

3. India superior fra il Gange e l* Octorogorra fl., che nasce 

nel Caucaso. 
Cominciando dunque dairalto, abbiamo qui distinto singolarmente 
l'India gangetica, l'India peninsulare o dekkhanica, e l'India pen- 
gabica. La figura generale, mentre mantiene a sua volta le linee 
tipiche dell' India di Tolomeo, grazie al ripiegarsi della costa ed 
allo spingersi innanzi nell'oceano del Caligardana promuncto- 
rium prende una forma peninsulare che tende sensibilmente al vero; 
come si vede meglio quando si orienti la carta col maro indico al 
sud. Inoltre troviamo le interessanti leggende : Pori regnum, Man- 
dri (Mandaei) gentes, Cosone gontes (al. Ciconos); e abbon- 
danti nomi di cttà: Enos omnium civ. prima, Nicea e, Ara- 
cusia, Alexandria, Nisan civ. Liberi patris, e Ophir collo- 
cata e nominata giustamente allo bocche dell'Indo. Nell'India su- 
perior che sta fra il Gange e l' Octorogorra nascente nel Cau- 
casus mons è la leggenda: Passiadre siluas habent pipe- 
reas. Le leggende delle isole son pure relativamente di (fuse: Solis 
insula dinanzi ad Ophir; Taprobane insula posta dinanzi al 
monte Sephar e divisa da una catena: hoc pars habitabilis 
— hoc pars inhabitabilis ; Cri se insula auro liabund(at); 
Argire insula argento habundat. 

Queste due carte di Enrico da Magonza o del codice 
di S. Giroiiimo si toccano assai da vicino; e segnano per 
la fine del secolo xii nn progresso assai sensibile sovra la 
cartografia precedente; tanto in ordine al contenuto quanto 
alla forma del disegno. Grià in Jacopo da Vitry e in Onorio 
d'Autnn spuntò qualche nuovo dato derivante dalla geografia 
Alessandrina, ma il loro testo è ancora lungi dal termino 
cui le delineazioni dei duo ultimi autori si sono accostate. 






Dall'esame e dal confronto dei disegni dello carte fin 
qui vedute resulta che a quel modo che la cartografia nie- 
«lioevale in Europa ricalcò la tradizione antica spocie so- 
pra fonti romane -- cosi anche per T India avvenne che 
fosse collocata e mantenuta sempre al confine estremo orien- 



— 32 - 

tale della terra. La ricordata diligentissima analisi del 
Miller nella sua ricerca delle fonti del testo delle carte 
conferma il fatto della stretta attinenza di esso testo 
alla tradizione romana: maesime ai dettati di Plinio, di 
Isidoro, di Orosio, di Solino. 

Colla eredità classica vengono poi a contemperarsi gli 
elementi biblico-cristiani per quanto riguarda il testo, le 
figure introdottevi e molte descrizioni e leggende; invece 
per quanto riguarda il disegno, vediamo due distinte linee 
scendere a toccarsi e spesso innestarsi. L'una è quella che 
continua il disegno romano a forma rotonda dell'orbe; l'al- 
tra è quella del tipo bizantino caratterizzato spiccatamente 
nel disegno di Cosma Indicopleuste, tipo che richiama in 
vita la non mai del tutto spenta tradizione greca. 

Cosi avea proceduto attraverso i secoli di mezzo la vena 
della tradizione geografica nella letteratura delle più colte 
nazioni d'Europa, ripetendo di balza in balza la medesima, 
antica rima. Quanti altri scrittori si possano citare, tanti 
riproducono le nozioni della cosmografia dei bassi tempi 
latini, quasi colle medesime espressioni. E un caleidosco- 
pio, nel quale i frammenti si dispongono in un numero 
non troppo vario di figure; ma dove di rado entra ad al- 
largarne la sfera un elemento nuovo. 

Poco gioverebbe rifare la lunga serie di autori che hanno 
cosi tramandati i resti del sapere geografico degli antichi 
intorno all'India. Ai nomi noti sarebber da aggiunger ma 
nipoli intori di anonimi che incontransi ad ogni piò so 
spinto in manoscritti de' secoli di mezzo nei nostri archivi 
Il meccanismo delle enciclopedie geografiche, se tali pos 
sono chiamarsi, non è diverso nel x secolo da quello delle 
opere tipiche del genere che esamineremo di qualche se 
colo dipoi. Nò la scienza del Quadrivium portò i Dottori 
più innanzi, sotto questo rapporto, dei Padri della Chiesa, 
nel primo periodo della scolastica. 

Solo all' uscita del sec. xi e nel xii il corso si rafforza e 
rinfranca, aprendosi sovra un terreno di più ampia coltura, 
verso orizzonti che venivansi illuminando di nuove idee. 



— 33 — 

Nel secolo xi le dottrine Aristoteliche erano state richia- 
mate in vita per opera di Avicenna. Sul sistema di quelle si 
costruisce la geografia degli Scolastici del secondo periodo, 
a partire da Alberto Magno, vescovo di Regensburg, che 
dotò gli scritti geografici di Aristotele di amplissimi com- 
mentarii. Il suo Liber de natura locorum è la prima 
geografia comparata del Medio-Evo, quale prodotto dell'in- 
nesto delie concezioni arabiche sulla materia tradizionale 
d'occidente. 

Potrebbe invero sorprenderci, se tal fatto non si ripe- 
tesse in ogni tempo con una costanza che veste carattere 
quasi di norma, la nessuna influenza esercitata sulla tra- 
dizionale geografia dell'India dalle cognizioni di fatto che 
pure nei secoli di mezzo vennero riportate da Europei i 
quali visitarono in persona quelle regioni. Notevole è per 
noi il ricomparire nei geografi dell'India di questi secoli 
la notizia dei Brahmani e de' G3-inosofisti, e il nuovo in- 
teresse ripreso dalle opere più antiche che di costoro e 
delle cose indiane avean trattato. Di contro ai viaggi e alle 
nozioni dell' Indicopleuste stanno opere come quella, giu- 
stamente o no, attribuita ad Ambrosio della versione del 
libro Palladiano sui Brahmani, testificanti dello studio e 
del sapere tuttora vivo o rivivente della cultura dell' India. 
E non è improbabile che altre auella intermedie abbiano 
esistito fra codesti scrittori di cose indiche del vi e del- 
l' vni secolo a venir giù fino all' xi e xii. 

L'opera attribaita a S. Ambrogio di Milano sopra T India ed i 
Brahmani è a mio vedere apocrifa e si risolve, come quella di un 
anonimo che la segue, in un semplice e tardivo riepilogo di autore 
latino dello scritto del Palladio di Galatia, vescovo di Elenopoli, vis- 
suto tra il quarto e il quinto secolo. E da osservare altresì che i co- 
dici greci dello stesso Palladio che ci sono noti, furono scritti intorno 
al IX e X secolo. Anche il romanzo di Barlaam e Giosafatte che si 
attribuisce a S. Giovanni Damasceno e che rispecchia nel nome e 
nel contenuto la leggenda di Buddha, ebbe largo corso in occidente 
per quel tornio di secoli, fino alla redazione fattane da Planudes. 
Le ricerche di quest' ordine ci trarrebbero troppo lungi dal sog- 
getto, ma porgerebbero dovizia di argomenti in una coi dati archeo- 

Siudi italiani di fil. indo-iran. Voi. V. ^ 



— 84 — 

logici forniti di recente dalle scoperte dell'arte Indo-romaica del 
Oandhftra, per confermare ciò che avemmo motivo di accennare nel 
capitolo dei Bizantini, sulla continuità dei rapporti intercorsi fra 
1* India buddhistica e Bisanzio durante la età di mezzo. ^ 

Fra i pochi de' quali si ha sicura memoria che abbiano esteso i 
loro viaggi fino all'India non c'è che un Costantino monaco, so- 
pranominato l'Africano.' Egli sarebbe passato dagli Arabi e Sa- 
raceni ai Persiani, e quindi nell'India; dove sarebbesi trattenuto a 
lungo e avrebbe avuto agio di istruirsi nel sapere di quelle genti. 
Ma per quanto egli ritornandone soggiornasse a Salerno col favore 
di Roberto Guiscardo, e poscia prendesse stanza in Montecassino, 
non pare che le cognizioni da lui riportate abbiano molto giovato 
alla geografìa del suo secolo. 

Col finire però del x secolo i Veneziani sfondan vitto- 
riosamente la barriera che Greci e Saraceni avean loro 
opposto, e arrivano a toccare direttamente le porte del Le- 
vante. Dietro Venezia vengono Amalfi, e Pisa e Genova; 
e gli scali aperti da esse mettono ormai l'Italia in nuovo 
contatto, come al tempo degli imperatori, colle regioni asia- 
tiche. Nell'India lo zecchino di Venezia riprende il posto 
degli aurei d'Augusto. 

E mentre tanto si compieva nella realtà dei fatti, la 
scienza geografica del tempo stava sempre ferma dinanzi 
all'alta barriera che faceva ritenere ancora alla maggior 
parte degli scrittori l'India come la parte estrema e im- 
penetrabile della terra. Ma il momento omai non era più 
lontano in cui le nozioni nuove dovevano trovar adito 
anche nella letteratura e nella cartografia dell'occidente. 



i V. il riaasunto degli studi e delle della sezione di Storia dell'arte, voi. vrr. 
conclusioni in argomento in una mia < Fabricius, Bib. gr. vi, 9. Latina I, 
relazione al Congresso internazionale 191. Opere ed. Basilea 1536. Cfr. la mon- 
di scienze Storiche in Roma 1903. Atti zione di Orderico vital, Santarem I, 57. 



IX. 



Il primo Blnaselmento. 

Secolo XIII. 



Si ò visto come in genere la cartografia medioevale ri- 
calcasse la tradizione classica dietro Plinio, Solino, Orosio, 
in ispecie per l' India che veniva collocata sempre al con- 
fine estremo orientale. La cosa perdurò anche dopo i viaggi 
di Marco Polo, non ostante le non poche relazioni che 
l'occidente e massimamente l'Italia pur mantennero coi 
commerci dell'India. 

Il secolo xni ci porge molto evidente esempio del 
contrasto che vedremo ripetersi di secolo in secolo nella 
storia della cartografia e cioè fra: 

l' attaccamento da un lato ai testi ed alle antiche rap- 
presentazioni della tradizione letteraria; 

e, dall'altro lato, la dovizia di fatti e cognizioni nuove 
e positive acquistate dalla pratica dei commerci ; che però 
non giungono ad influire se non poco o punto sovra la 
dottrina delle scuole e sugli scrittori. 

I mappamondi che si ritrovano nei trattati del secolo 
xin non segnano dunque alcun progresso: l'India v' è 
sempre posta come il paese più orientale, vicina o confusa 
col Paradiso terrestre. 

Quando ci incontreremo nel seguente secolo xiv colle 
vere e proprie carte nautiche, ci sorprenderà la diflferenza 
fra la esattezza del disegno dei paesi mediterranei e delle 




— 36 - 

ooste dell'Europa occidentale e la imperfezione delle altre 
parti della terra, dove si ripetono le aberrazioni del secolo 
precedente. Appena appena vi scorgeremo grazie all'opera 
di Marco Polo e lo estendersi delle cognizioni dirette del- 
l'Asia Centrale e settentrionale, svilupparsi lo spazio della 
Cina e conseguentemente l'India venire dal mezzo del- 
Poriente estremo spostata alquanto in basso verso mezzo- 
giorno. 

Le figure schematiche quali sono nella Imago Mundi 
attribuita a Gualtiero di Metz, e quella del Museo Britan- 
nico che qui riproduciamo ad esempio, 
altro non ci danno che una ripetizione 
dei soggetti onde è cosi ricca e mo- 
notona insieme, sia nel disegno sia 
nel verso, la letteratura di questo se- 
colo. I poemi geografici e le enciclo- 
pedie sono un prodotto caratteristico 
Fig. 50. -Imago Mundi del tempo e si succedono in apparenza 
^*^)o?o xm?^^^^ senza frutto. Par tuttavia la erudizione 
e il lavorio che si venne svolgendo con 
rinnovata alacrità intomo alle fonti dell' antichità classica, 
esser dovevano preparazione di una fase novella. 

Nel poema di Oaathier de Metz, la paternità del quale fu già posta 
in dubbio, la parte più orientale è occupata dal Paradiso terrestre ; 
e l'India viene ricordata come ricetto di tutti i popoli selvaggi e 
mostruosi, di tuttociò che suonava meraviglia. Similmente nel fram- 
mento del Mus. Brit. (fig. 61) il Paradiso mantiene il suo posto in alto, 
nell'Oriente, al disopra dell'India, che di tutte le parti conosciute 
è l'ultima. La cuspide in che finisce la terra non è forse senza 
ragione: assai più che ad una mera predilezione di gotico disegno 
rispondente al tipo dei caratteri, essa tiene a una forma di antichis- 
sima origine che dalla clamide eratostenica all'ovoide e al tipo di 
Lamberto (fìg. 44) si è perpetuata fino al secolo xv in codici mscr. 
quale il mappamondo fiorentino del 1444, e al xvi nelle stampe quali 
il Planisfero di Nicola Deslier di Dieppe del 1665 o altre del genere.^ 

1 II Coli o. e. pa^:. 1 18 attribuisce terra conica o imbutiforme. — Quanto 

un* altra intenzione alla cuspide in di- alla concezione cosmica deir uovo cui 

scorso, cioè quella di rappresentare un seguiva necessariamente la figura della 

monte prospiceute il mare; e ricorda terra, reggasi anche in questo volume 

Efrem Siro per 1* immaginazione della quanto si è detto alla pagina fó e 26 u. 



— 37 — 

£ tal procedeva, tra la figura quadrata e la figura rotonda, quale 
Gontinuatrice più genuina del radicato concetto dell'India come la 
punta estrema della terra inverso l'oriente. In questo disegno, la 
linea che divide il cono del Paradiso dall' India rappresenta il fiume 
o lo stretto di mare di alcune analoghe rappresentazioni, o la pre- 
cinzione di altre. 








<* 









Fig. 51. — Mappamondo del sec. ziii. Museo Briiaonico. 



Matteo di S. Albano, nel primo quarto del 1200 ci 
lasciò un mappamondo che trovasi in due esemplari d' un 
manoscritto di Londra ed uno di Cambrige ; mappamondo 



— 88 - 

limitato però in oriente al golfo Persico ed al Caspio. ^ E 
ancora orientato in alto, e porta tutti i caratteri delle in- 
formi carte nordiche del xi e xii secolo, ma apre la serie 
delle carte nautiche d' indi a poi che come norma pre- 
sentano il teatro delle cognizioni europee ristretto e chiuso 
a levante entro i suddetti termini. 



* 



Appartengono a questo secolo però due monumenti car- 
tografici che pur mantenendo i caratteri fondamentali del 
medioevo europeo, sembrano aprire con maggiore sicurezza 
di vedute e ricchezza di dati un più largo orizzonte alla 
contemplazione degli occidentali verso l'oriente. Son essi 
la carta di Riccardo Haldingham conservata nella catedrale 
di Hereford in Inghilterra, e quella di Erbstorf, illustrate 
in due dotte monografie da K. Miller nella collezione delle 
sue Mappae Mundi.- Noi ci limitiamo a rendere il contorno 
del disegno ed a riassumere i dati più importanti che si 
riferiscono all' India. I quali, come siamo per vedere, ci ri- 
portano quasi in piena letteratura geografica della latinità. 

Nella grande carta di Hereford opera di Richard de 
Haldingham e de Lafford, compiuta fra il 1276 e il 
1283,^ le parti dell'India sono rappresentate nella figura 
generale e nei particolari, quasi identicamente a quelle di 
San Geronimo e di Enrico da Magonza. Per quanto ri- 
guarda il nostro studio vanno esse comprese in una me- 



1 R. GouoH, Brit. Topography, 1780. 
1,66. Cfr. NORDBNSKJÒLD, Pei'ip. 94 a. 

< Miller, Mappse Mundi III, 70-71. 

•i Per la letteratura relativa a que- 
sta caria, si veda il Millbr IV, 5. Specie 
Beavbn e Phillot per il testo e Jomard 
per la riproduzione. L'esemplare della 
riproduzione litof^ralica, del diametro 
di m. 1,30 posseduto dalla Soc. (ieoj^raf. 
italiana in Koma porta : descripsit deli- 
neaviique Kicardus de Haldingham si ve 
de Bello dictus, A. S. circa MCCC. Nella 
monografia del Miller, che costituisce il 
fascicolo IV (1806) delle Mappaemundi, 
son già avvertiti, nella analisi delle fonti, 



i rapporti di questa carta con quelle di 
S. Geronimo e di Enrico da Magonza. 
È specialmente dalla consonanza de' tipi 
di questa famiglia di carte che il Miller 
ha desunto quello delle sue ricostru- 
zioni delie carte romane, dair anonimo 
Ravennate in giù; ritenendo che esse 
si riferiscono tutte a comuni modelli, 
che sarebber stati appunto o romani 
proprii ligli diretti di disegni romani. 
Alla stessa famiglia riferisce il .Miller 
anche la carta del Salterio londinese, 
stabilendo una genealogia che egli ag- 
grupperebbe a questo modo: Enrico- 
Hereford, contro Salterio-Erbstorf. 



I 



— 39 - 

desirna famìglia; ma la somiglianza più stretta de' linea- 
menti corre fra la carta magontina e questa herefordìana. 
Tralasciando tutto ciò che riguarda la storia e la lettera- 
tura di questa importantissima carta, ci raccoglieremo 
all'India, la cui figura generale, determinata fra le linee 
della catena del Caucaso e del corso dell' Indo, non divaria 
dalle affini sue. 




Fig. 52. — L' ludia, nel Mappamondo di Haldingliam. 



Sistema orografico. Il monte Caucaso è rispondente alla 
catena dell' Himalaya. Notevoli sono le biforcazioni di tal catena: 
1* quella dei Paropanisades che volge in direzione di mezzodì, 
ma molto ad oriente delle sorgenti del Gange ; 2^ del monte T i m a uu s, 
che si vorrà intendere come PHimauus. I montes Yndie si sten- 
dono fra il basso corso del Gange e le sorgenti dell* Ydaspis e del- 
FAcesines, sui quali vivono i pigmei; seguono i Dedalii mon- 
tes, e più verso mezzodì il mons Jovi sacer Meros di ci tur, 
in cuius specu nutritum Liberum Patrem Yndi veteres 
affirmant; e il Malleus mons, cuius umbre ad aquilonem 
cadunt hieme, ad austrum estate. Fra la bocca dell'Indo e 
quella dellTdaspis stanno il Promon t or ium Drepanum e il mons 
Sephar. 

Sistema idrografico. Fluvius Indus è nominato solo nella 
leggenda che segna i confini della Media, Parthia e Persida. Ad esso 
tono date tre sorgenti che nascono da monti diversi a mezzodì del 



- 40 — 

Gange; prescindendo dai confluenti di destra uno dei quali (l'Hec- 
darum) lo congiunge al Tigri e dai £P. Susa e Dalida, si unisce da 
sinistra col: Banando ampni. Circa Aracusia civitatem Sera- 
mis imposuit; e più giù incontrasi un fiume senza nome che scende 
dal Meros. Viene poi PYdaspis che confluisce prima di giungere 
al mare australe coli* Acesines. Pasma^ ed Yppanis (i due nomi 
son segnati sul medesimo corso) parallelamente quasi, dal centro del- 
l'India vanno a congiungersi prima di sboccare nel mare ad oriente, 
poco lungi dalle foci del Gange. Questo nasce in un tratto della 
catena caucasica chiamato qui Osco (al. Oscobares in Orosio); e 
vi è detto che: Gangis fontes qui accolunt, solo vivunt odore 
pomorum silvestrium, qui si fetorem senserint, statini 
moriuntur. Una leggenda tratta da Solino aggiunge poi: Minima 
Gangis latitudo per vni passuum, maxima per xxì patet, 
Idem Ganges insulam facit, cuius rex mi milia militum 
et Lxxx peditum habet. 

Se male non ci apponiamo in questo rapporto fra il sistema 
orografico del Caucaso=Himalaya e le origini dei due grandi fiumi, 
si può vedere, rudimentale e vaga bensì, la nozione che il Gange 
e forse il Brahmaputra con esso confuso, avevan loro sorgente nel 
cuore dell' Him&laya più ad oriente delle sorgenti dell' Indo e de' suoi 
affluenti, com' è in fatto. Solo che la diramazione dei Paropanisades 
fosse stata tracciata fra l'uno e l'altro, e noi avremmo avuto rappre- 
sentato su questa carta il sistema dei due fiumi in modo molto ri- 
spondente al vero. 

Fra i nomi di regioni e di provinoie troviamo la gens Corei na 
(oCoccina?) intorno al m. Malleo; i Gangines abitatori della terra 
gangetica, che sono i Gangaridi dei più antichi; la Pandea gens 
Yndie a feminis'regitur, presso Nisa; la Prasia gens in Poli- 
botra. Notansi ilregnumPhori etAbisaris (fra l'Acesine e l'Yda- 
spis) qui decertaverunt cum Magno Alexandre ; e fra i monti 
Dedalios, un re[n]gnum Cleopatre, che ospitò Alessandro stesso, 
e quello di Craphis sotto le origini dell' Ydaspis, altra regione che 
similmente fu da lui visitata. 

Sulle tre correnti che confluiscono a formare l'Indo si trovano 
per ordine le città di Alexandria, Cassica quam Cirus destru- 
xit, Aracusia; e lungo la sinistra dell'Indo a metà corso Nisa, e 
sulla fine Polibrota. Sul Pasma Bucefala e Nicea; sul Yppanis 
Enos civitas antiquissima. Lungo le coste si incontrano: port^ 
Zimarim; promontorio Drepanum; Sephar m.; portus Pata- 
lus infame pei pirati; Coromare portus; promontorio Aligar- 
damana, e il capo degli alberi del balsamo. 

i La leggenda fluvius Pasma per temente al braccio più occident. ; essen- 
quanto scritta sotto al braccio più orienU do anche gii altri nomi dei fiumi segnati 
del Tppanis sulla sua fine, spetta eviden- generalmente a levante dei medesimi. 



- 41 — 

L*Ì8ola di Taprobane colle minori Crise, Argira, Ophir e 
Fr ondi si a son collocate alla imboccatura dei golfi Persico e Ara- 
bico. Taprobana insala Yndie subjacens ad eurum, ex quo 
occeanus indicus incipit. Rimandiamo alle appendici le leggende 
riferentisi a soggetti più favolosi e i particolari analitici del testo. 

La carta di Erbstorf * per lo stile particolare del di- 
segno parrebbe a prima vista diversa e indipendente nella 
parte dell'India; ma ridotte le linee allo schema, si ritrova 
pure in essa il tipo comune alle tre carte precedenti. La 
catena del monte Caucaso diretta quasi verticalmente dalle 
Porte Caspie fino al mare orientale, e il fiume Indo cor- 
rente quasi orizzontalmente dal medesimo punto fino al mare 
che dovrebbe essere l' Indicus Oceanus, costituiscono i due 
lati del quadrilatero o meglio del trapezio che racchiude 
la figura dell'India, in modo quasi uniforme colle altre 
carte congeneri. Se non fosse la necessità della forma ro- 
tonda propria del medioevo, sopra codeste due basi del 
Caucaso e dell'Indo si potrebbe ricostruire un disegno 
dell'India non molto dissimile nel suo profilo da quello 
resultante dalla ricostruzione dei geografi greci, specie del 
disegno di Eratostene. 

Oltre al monte Malleus è la leggenda dell'ombra che cade 
l' inverno a settentrione V estate ad austro, simile alla carta di Here- 
ford. E come in questa sono: TOrcobores mons ove nasce il Gange; 
gli Aurei montes; i promontorii Drepanum(al. Septameram), 
e Galgardamana col Caligarda portus, il Serad (Sefar). No- 
tevole è il disegno dei Montes aurei, per posizione e forme molto 
simile al M. Aureus della caria anglosassone. 

Fra rindo di cui la leggenda dice che scarica nel Mar Rosso 
ed il Gange, scorrono due fiumi ; il primo accennato solo nella parte 
incompleta del disegno ove si legge ancora Prixon fi. che scende 
da una catena centrale di monti, quindi il secondo formato da due 
correnti da diversa direzione confiueuti e nominati Ypanes fluvius 
l'una e Coptes (al. Co]^Yìes=Ko<prjv = Ca.h\i[) fluvius Taltra. Il 

i U fac limile in litografia senza co- il titolo: Monialium Erbstorfen- 
lori fu già prima edito dal Miller sotto sium mappa mundi, in Kòlu, 1896. 

Studi italiani di fiL indo-iran Voi. V. 6 



- 42 — 

Gange ha l'isola a mezzo il suo corso come nelle precedenti carte ; 
ma ciò che ha di nuovo e caratteristico è la pluralità degli affluenti del 
suo corso superiore, distribuiti 6 da un lato 5 dall'altro di quello che 
rappresenta il suo braccio centrale: X fluminibus magnis auge- 
tur. Ignoti alla herefordiana sono l'Axis nel N. 0. e il Beroaicus 
Oatris fluvius (odierno Pan^cora); il Nidan, il Sanis (odierno 
Sohan, affluente dell'Indo) e un Priscus fluvius. 

La erbstorfiana porta anche un numero maggiore di città e di 
genti. Prescindendo dai popoli favolosi: Pigmei, Cinocefali, ecc. ri- 
troviamo: la gens Pangea quae a feminis regitur, gens Prasia 
validissima, prossima a Taprobane; gl'Indi distinti detti Eoi ; i Brag- 
manni e i Gignosophyste. Sono sull'Indo Nisu, domus Pori, 
urbs Calaminica et sepulcrum Thomae Ap., e Palibothra* 
(scritto Polibota). Vi si nominano Codestan con G miglia -di lar- 
ghezza (Cabulistan?); Coprestes oppidum sul Coptes; Garga- 
stan sul Gange. Panda oppidum sul Beroaicus; il Caligarda 
por t US a oriente in quello che sarebbe il luogo attuale del capo Co- 
morino ove comincia una insenatura in cui sta l'isola Taprobane; 
Cotunare portus dove anche allora convenivano Arabi ed Egizii 
per comperar il pepe, che riportavano poi per tutte le diverse genti 
del mondo. 

Accanto alla grande carta di Ebstorf va ricordata la 
piccola illustrazione del Salterio di Londra, che ha con quella 
stretta attinenza ed accenna alla esistenza di un originale 
comune da cui entrambe sarebbero state tratte. Il Miller 
giunge a stabilire per via di tale induzione la genealogia 
del gruppo di mappamondi attinenti a codesto ciclo set- 
tentrionale. Essi si accoppiano cosi : la carta del Salterio 
londinese c^ e la carta di Ebstorf e* si riportano entrambe 
ad un comune tipo C; la carta di Enrico da Magonza b^ 
e la carta di Hereford b*, si riportano a un comun tipo B; 
entrambi poi B-C derivano da un solo prototipo A. Verso 
codesto prototipo da un altro lato si accosta anche la carta 
di S. Geronimo. L'età del mappamondo del Salterio si 
pone nella seconda metà del secolo decimoterzo. ^ 



i Neil* originale riprodotto dal Mil- così piccolo che facilmente poteva venir 

ler, Monalium ecc. leggesi veramente trascurato o inavvertito dall'amanuense. 

Paliboca; ma come iu genere e qui < Millbr III, 37. Confronta inoltre 

in ispecie, il t e il e si distinguon solo i citati Bbavbs and Phillot, raediae- 

per un apice apposto a quest* ultimo, vai Geographie, London 1874, p. zli. 



— 4S — 



Tale lo stato della cartografia a codesto tempo; infìrat- 
tanto le cognizioni dell' Oriente si allargavano e rafferma- 
vano nei nuovi studi sulla geografia. 

Nel secolo xii per opera di Averroè avea progredito la 
trattazione delle dottrine di Aristotile. Data da allora la 
versione in latino del oosidetto Al-Magest^ per cura di 
Gerardo da Cremona (1114-1187) d'incarico dell'imperatore 
Federico I. Federico II fece a sua volta tradurre in latino 
da dotti ebrei una parte degli scritti aristotelici. 

Dopo Alberto Magno, Alessandro Neckam, Vincenzo 
de Beauvais, gli italiani Ristoro d'Arezzo e Brunetto La- 
tini con Rogero Bacone, quest'ultimo specialmente, sono 
i più validi propugnatori della geografia. Bacone pur re- 
stando attaccato allo indirizzo tradizionale la fece progre- 
dire con introdurre a sussidio la matematica. 

Ma di contro a codesto progresso della dottrina, non si 
spiega altrettanto visibile la influenza delle nozioni di fatto 
che pur dovean fornire i commerci non interrotti fra i paesi 
dell' Oriente ed il Mediterraneo, al modo che si è detto nei 
capitoli dei Bizantini e degli Arabi. Commerci de' quali la 
frequenza si viene confermando ad ogni pie' sospinto in 
nuove ricerche. * Una delle principali ragioni di siffatta re- 
nitenza della geografia europea ad accogliere nozioni del- 
l'India va attribuita al fatto che fino all' ultimo scorcio del 
X secolo le relazioni dei paesi occidentali d* Europa erano 
state solamente indirette e mediate per Via dei popoli del 
bacino mediterraneo orientale, i quali tenevansi padroni 
delle vie di terra e di mare verso l'Asia ulteriore.^ 

i Versione araba ordinata dal califfo distende molto in giù per il periodo bi- 

Al Mamun nel secolo ix della MeydXri zantino. La regione del Gaudhara fu il 

avtnaStg, crogiuolo nel quale i portati dell* arte 

< Le ricerche intorno airamplissimo indo-buddhistica si fusero coi romaici, 
materiale archeologico dell* India set- a produrre forme nuove quali sono 
tentrionale, vengono mettendo in luce quelle bizantine e arabe. 
una continaità di scambi in ordine mas- ^ Cfr. la osservazione del Santarem 
simameuttf ali* arte, che dagli antichi sulla statistica delle opere contempo- 
tempi greco-alessandrini e romani si rauee, o quasi, dei viaggiatori — come 



— 44 - 

Salvo particolari fatti, in complesso il sistema delle co- 
gnizioni occidentali intomo all'Asia rimase al punto ove 
le avea lasciate l' antichità classica fino al secolo xiii, 
quando i rapporti fra l'Occidente e 1' Oriente ripigliano 
direttamente colle legazioni inviate nell'Asia centrale dai 
papi e dai re di Francia, insieme coi mercanti intrapren- 
denti delle città commerciali italiane. 

Alle prime appartengono le ambascerie decretate da In- 
nocenzo IV al Concilio di Lione nel 1245, l'una di france- 
scani fra cui era Giovanni del Pian dei Carpini; e 
r altra di domenicani. Poco dopo, nel 1263, S. Luigi inviò 
al gran Kan di Tartaria i francescani Guglielmo Ru- 
bruquis e Bartolomeo da Cremona. In quell'epoca risorse 
la leggenda nata già verso la metà del xn secolo, del Presto 
Janni, ^ su cui fondavansi le speranze della cristianità per 
arrestare le incursioni mongole infestanti la Russia, la Po- 
lonia, l'Ungheria e minaccianti l'Europa occidentale. Questi 
fatti diplomatici non sarebbero spiegabili senza la coesi- 
stenza di interessi di natura pratica, poiché è troppo noto 
come la ragione politica anziché precorrere, segua sempre 
l' impulso della realtà effettiva delle cose. 

Ed invero oggi ci è dato dimostrare con copia di prove 
che molti commerci e per diverse vie si praticavano già 
da tempo fra i popoli navigatori del Mediterraneo col- 
l' India e altresì coli' Oriente più remoto, specie colla Cina. 
Di codeste vie, due muovevano dai porti del Mediter- 
raneo o del Mar Nero per terra a penetrare nel!' India da 
settentrione; due invece si dirigevano verso mezzodì pei 
golfi Arabico e Persico alle coste dell'India stessa. 

Nel 1266, dopo lo stabilimento della colonia genovese 
di Caffa, si avviò il commercio Indo-Genovese per la via 
di Sebastopoli. Tale commercio fu favorito a danno di quello 
dei Veneziani dalla dinastia greca dei Paleologo. A Caffa 
facevan capo le vie che dall' India e dalla Cina conducevan 



ad esempio del Rubruquis — in con- » G. Oppert. Der PresbyterJo- 

fronto di quelle di Solino e Tolomeo hanues in Sage und Geschichte. 
— nella Biblioteca del Louvre ; I, IS6. Berlin 1870. Veggasi anche più innauxi. 



— 45 - 

le merci sul corso del fiume Oxus, pel quale giungevano 
al mar di Baku (Caspio); indi per il Volga e per il Don 
penetravano nel Mar d' Azof. ^ 

Ma la gravitazione dei paesi europei verso l'India e 
l'oriente estremo si manifestano col tentativo ripreso in 
questo secolo xm di raggiungere più direttamente, senza 
trasbordi, la mèta dell'Oceano indiano. E questo doveva 
essere mira più propria dei paesi occidentali d' Europa ; 
fra gli italiani massimamente di Genova. Per cui sovra la 
nozione non mai dimenticata della circumnavigabilità 
dell'Africa si basaron le imprese di due secoli, da quella 
infelicemente naufragata dei fratelli Vivaldi, a quella for- 
tunatamente riuscita di Vasco di Gama. 

E a codesto " Drang nach Osten " del rinascimento 
occidentale si inspirò del pari il geniale concepimento 
di Cristoforo Colombo. Il Nordenskiold osserva che i rap- 
porti ufficiali delle ambascierie al Gran Kan, scritte in 
uno stile forse troppo sobrio, non offrono grande materia 
per la conoscenza del nostro globo. L' indole delle persone 
le faceva meglio disposte ad accogliere le narrazióni favo- 
lose e strane anziché le osservazioni semplici e positive.* 
Ma un Piano dei Carpini, un Marco Polo, un Montecorvino 
aveano aperta la schiera dei viaggiatori italiani e l'era 
delle nuove conquiste di cognizioni geografiche. L' Italia 
era poi il terreno più fertile per lo sviluppo della scienza, 
perocché ad essa convenivano uomini dalle più diverse e 
remote parti del mondo.* E in pari tempo l'Italia era 
centro principale della attività commerciale dell' Europa 
coir Oriente.^ Gli scali del Levante non erano il fine ultimo 
delle repubbliche marinare, di Venezia, di Genova, di Pisa 
e dei Fiorentini che seppero cosi bene e fruttuosamente 
seguire le vie aperte da queste; ma piuttosto i porti del 
Mediterraneo e del Mar Nero furono punti di partenza 

1 Cfr. NORDENSKIOLD, Periplus 46. quanto meno a quelli delia cartografla. 

^ La sopradetta osservazione ripete 3 y. krbtschmbr, loc. citato, 2-4. 

il Nordenskiold, p. 140, iu riguai'do ai 4 cfr. Sophus Ruoe, Storia del- 

missionarii ; essi non giovarono gran T epoca delle scoperte, ital. per D. 

fatto ai progressi della geografia, o Valbusa. Milano 1^86, pag. 49 e segg. 



— 46 — 

dei commerci attraverso il continente asiatico diretti ai 
due termini estremi della Cina e dell'India. 

L' interesse era dunque generale in Italia per tuttooiò 
che riguardava la geografia e la storia naturale di quelle 
regioni nel xin secolo ; e questo spiega e la quantità e la 
qualità dei prodotti cartografici e letterarii del tempo. 

Giovanni da Pian dei Carpini, frate minorità, parti nel 1246 
colla prima di dette missioni tra politiche e religiose che Papa Inno- 
cenzo IV spedi per diversa via presso i Mongoli. In compagnia di un 
altro frate Benedetto di nazione polacco e di un Lorenzo di Porto- 
gallo, muovendo da Breslavia per Kiew e passando i fiumi Negere 
[Dnieper], Don, Volga e Jaik (Ural) traversò la Tartaria e giunse 
alla Comania presso Batu-khan re dei Tartari, secondo successore di 
Gengis-k&n ; d'onde prosegui fino alla residenza dei Gran-kàn (Kujak- 
k&n) nell'orda della Syra a mezza giornata dalla città di Ora curi m 
che cosi egli dice per Karacorum. Descrive con molta verità i de- 
serti di sabbia ed il clima della Mongolia come cose tutte vedute; 
ma le notizie che il Carpini ha raccolte in quei paesi vanno da un 
lato fino alla Cina, ossia al Catai, degli abitanti de' quali narra non 
poche cose prossime al vero. Dall'altro lato, verso mezzodì, le sue 
cognizioni sono più vaghe e scarse: egli nomina solo l'India mag- 
giore e vi colloca un re cristiano, lo presto Janni, che ebbe forza 
di respingere i Mongoli condotti dal figlio di Gengis-kàn. 

Una via più meridionale batteva l'altro frate Asce- 
lino domenicano, inviato dello stesso Papa Innocenzo IV 
al capo tartaro Baiotnoi. Ascelino co' suoi compagni di 
viaggio per la via di S. G3-iovanni d'Acri traversò l'Ar- 
menia, la G-eorgia per giungere in Persia. Ma non andò 
oltre il confine dei Chowaresmi. I detti suoi compagni erano 
Simone da S. Quintino, un Alessandro ed un Alberto, più 
tardi essendosegli aggregatisi dietro via G3-uiscardo da Cre- 
mona e Andrea di Longjumel; e questi solo fra tutti rag- 
giunse nel 1248 o nel 1249 Karakorum.^ 

Sebbene il Bubruquis non si estenda all' India, il suo 
viaggio interessa al nostro argomento per la testimonianza 



< Tuttociò che si sa del suo viaggio la relazione orale, che ci è rimasta con- 
fu raccolto uello Speculum histo- servata per opera di simoue da S. Quin- 
riale di Vincenzo di Beauvais sopra tino il detto compagno suo di viaggio. 



— 47 - 

che egli ci attesta la presenza di europei nelle regioni da 
lui visitate o in prossimità di queste;^ e fra gli altri di 
un mercante genovese col quale percorse l'ultimo tratto 
del viaggio di ritorno. A Karakorum dovè il Rubruquis 
lasciare il compagno Bartolomeo da Cremona a dirigervi 
una piccola comunità cristiana. 

Resulta provato come, oltre ai cristiani europei, tra i 
Mongoli stessi si trovassero delle tribù cristiane, nestoriane 
o d' altro rito ; come cristiani occupassero posti di fiducia 
al seguito dei principi mongoli, e come a questi andassero 
spose donne cristiane, cosi che lo stesso Kublai-kan di 
Marco Polo era nato di madre cristiana. L' interesse po- 
litico comune ai conquistatori mongoli e alla cristianità 
predisponeva a quello scambio di relazioni fra l'Asia e 
1' Europa che vediamo effettuarsi in ogni senso in questo 
secolo xiii. 

A sua volta il re Luigi di Fraucia detto il Sauto spedi legati pro- 
prii negli stessi luoghi e per lo stesso intento di conciliare i Mon- 
goli al cristianesimo. £ primo il fiammingo Rubruquis come co- 
munemente si è chiamato (più correttamente Ruysbroek), a sette anni 
di distanza dal viaggio del Pian dei Carpini ; e quell* Andrea Long- 
jumel, che già aveva accompagnato una prima volta frate Ascelino. 
Longjumel intraprese stavolta la via battuta dal Pian dei Carpini 
per la Russia meridionale e le steppe chirghise, ma la relazione 
del suo viaggio, se relazione vi fu, è andata perduta. Guglielmo da 
Ruysbroek o come detto Rubruquis, mosso da S. Giovanni d'Acri 
nella primavera del 1253 per Costantinopoli e il Mar Nero, scese 
sulla costa meridionale della Crimea a Soldaja non lungi da Caffa. 
Egli attraversò quasi per intero l'esteso dominio dell'Orda d'Oro, 
dalla Russia meridionale alle steppe dei Chirghisi e al regno dei 
Oiagatai, giungendo fino a Karakorum. La sua narrazione è ritenuta 
fra le più attendibili e importantissima per la geografia, per l' etno- 
logia e per il riscontro delle antiche leggende coi fatti attuali. 

Mentre si percorrevano cosi frequentemente le vie a settentrione 
del Caspio e dell'altipiano centrale asiatico, altri missionarii quale 
frate Ricoldo da Monte Croce fiorentino attraverso l'Asia Mi- 
nore, dalla Siria per le montagne del Libano e l'Armenia, si spingeva 

i Àuche un artista vi trovò nell'ac- ilce; ed una donna di Metz che traspor- 
campamento di Manku-kàn, di nome tata fra le prigioniere rapite dall* Unghe- 
Ouglielmo BoQcbier di Parigi, abile ore- ria, erasi maritata a un operaio russo. 



— 48 - 

fino al Turchestan a Baldacca o Bagdad, che egli chiama Bahilonia ; 
accostando così anche dal lato di occidente le cognizioni europee 
alla penisola Indiana. ^ Van ricordate in questo senso anche le pere- 
grinazioni di quel Francesco Pipino di Bologna, che descrisse i 
proprii, e più, tradusse in latino i viaggi di Marco Polo. 

In quella che può considerarsi come la prima geografìa sistematica 
dell'Asia dettata da Hethum o Hayton, j)rincipe armeno finito ahate 
di Poitiers, ' scritta in francese prima e poi in latino da Nicolò Sai- 
coni, dopo la China e l'impero di Tarsia si fa menzione dell' India. ^ 
Essa vi è rappresentata come la principale regione dell'Asia meri- 
dionale, e ciò che più interessa si è che se ne indica con esattezza 
la forma peninsulare, e si distingue la popolazione nera che ne ahita 
la parte meridionale. Si descrive l'isola di Selan, colle ricchezze 
di perle, pietre preziose, oro ed aromi ; ed il commercio, che aveva in 
Comhaech (Cambaya) il maggior centro. 

I dati di questa geografìa hanno per noi molta importanza, pe- 
rocché rendon ragione di quell'opera cartografica che va considerata 
come il principal monumento della metà del secolo succedente. La 
descrizione dell' India vi è molto precisa : « Regnum Indiae est valde 
longum, et est situra super mare Oceani, quod in illis partibus di- 
citur mare Indiae. Istud regnum incipit a confinis regni Persarum 
et extenditur per Orientem usque ad unam provinciam, quae voca- 
tur Balarem, et in illa provincia reperiuntur lapides preciosi, qui Ba- 
lais appellantur. £x parte septentrionis perlongum est et magnum 
desertum Indiae, ubi tot serpentes et animalium diversitates habi- 
tantes Imperator Alexander dici tur in venisse. In ipso regno praedi- 
cavit B. 'l'homas Apostolus fidem Christi, et multas convertit provin- 
cias atque gentes; sed quia distant multum ab illis terris et locis, 
in quibus fides colitur Christiana, ibi fides nostra est multum dimi- 
nuta, nec est ibi nisi quaedam civitas, in qua habitant Christiani, 
omnes vero alii fidem Christi totaliter reliquerunt. Ex parte vero 
meridiei perlongum est mare Oceannm, in quo sunt multae insulae, 
sed homines degentes in illis sunt nigri, et nudi incedunt totaliter, 
propter aestum, et col un t idola velut stulti. In illis insulis inveniun- 
tur lapides preciosi, margaritae et aurum et multa genera specia- 
rum et rerum medicinalium quae conferunt saepe hominibus huius 



1 Insieme con un trattato Impro- attinse le notizie geograflebe dalla stes- 
batio Alcorani, stese un Itinera- sa sua famiglia; alcuni membri della 
riqm cbe Long d^Ypres tradusse poi quale, cominciando dai re Hethum I, 
dal latino in francese. Frate Ricoldo avevano percorse le regioni dell* Asia, 
morì priore di S. Maria Novella nel 1320; 3 ^.a data di questa versione dal 
e senza dubbio le sue nozioni non rima- francese in latino assegnasi per confes- 
serò chi use ai contemporanei suoi, uomi- sione dello stesso Salconi, airagosto del 
ni di commercio e di studi, in Firenze. 1307. cfr. Historia Orientalis Hay- 

s Haxthon, oltrechò da altre fonti, thoni Armenii. Helmaestadii, 1585. 



— 49 - 

mnndi.^ Ibi etiam est quaedam insula, quae vocatur Celan, ' et in 
Illa reperiantur lapidee qui vocantur rubini et saphirì, et rex illius 
insulae habet maiorem rubinum et meliorem quam valeat reperiri. 
Et quando rex illius insulae debet coronari, lapidem illum manibus 
suis tenet, et sedens super aequo, circuit civitatem, et ex tunc omnes 
albi oboediunt tamquam regi. Terra Indiae est quasi insula a deserto 
Buperius nominato et mari oceano circundata, ita quod vix posset 
aliquis introire illam terram, nisi ab uno latere tantum, videlicet 
ex parte regni Persarum. Et mercatores, qui ad illam terram vo- 
lunt accedere, primo vadunt ad quandam civìtatem, quae vocatur 
Hermes,' quam Hermes philosophus fundavit arti 6ciali ter, ut fertur; 
et exinde transeunt per quoddam brachium maris, quousque veniunt 
ad quandam civitatem, quae Combaéch ^ nomiuatur, et ibi inveniun- 
tur aves quae vocantur Papagai, ^ quae sunt viridi s colori s, et tanta 
est in illis partibus illarum avium multitudinem, quanta passerum 
in hac terra. In ilio porto inveniunt quaecunque volunt venalia mer- 
catores. Et si ultra vellent procedere, absque molestia possent ire. 
In illa provincia non habent abundantiani hordei vel frumenti : co- 
mednnt tamen illarum partium habitatores risum, milicam, lac, bu- 
tyrum, et fructus, qui multi crescunt ibidem >. ^ 

Un'appendice che l'editore soggiunge all'opera di Haython porta 
varie notizie d'indole storica e j.'eografica sull'India; le quali riferen- 
dosi a secoli posteriori non vogliono essere in questo luogo confuse. 

L' India stretta così a' suoi confini settentrionali, da ambe le 
porte dell'oriente e dell'occidente apriva le sue coste ai ricercatori 
Europei. Giovanni da Montecorvino prima di recarsi nella Cina 
l'anno 1288 a costituirvi una comunità cristiana, avea soggiornato 
nell'India in compagnia di altri frati, tra cui sono principalmente 
noti un Nicolò da Pistoia e un Tommaso da Tolentino il quale vi 
fini martire. Non è ben certo che il campo della maggiore attività 
di Giovanni da Montecorvino nell'India fusse Madras, nel sobborgo 
della quale già chiamato Mailapor, oggi S. Thomé, la leggenda pose 
il luogo della morte del San Tomaso che passa per l'evangelizza- 
tore di quella plaga.'' 

i Prova evidente della coutinuità e ^ in Une del cap. Tedit. cita autorità 

attualità dei commerci coir India; poi- in materia: vide Paulum Venetum, 

chò r huius mundi si riferisce^ a Cadamostum, vartoniaunum, Pe- 

nostro modo di vedere, agli Europei. trum Martyreni Mediolauensem; 

< Qui tfi cita in margine al testo et alios rerum Indicarurn scriptores. 

Garciae ab llorto lib. r, cap. 15 il ' circa ai tre differenti s. Tornasi, 

quale suggerisce la glossa: Ceilan, e alle rispettive leggende si vegga THun- 

sìTd Zeilan, veteribus Taprobaua. tek. Imperiai uazetteer of India 

3 Ormuz, nella forma Hormuz che VI, H'SO e segg. Nell'odierno sobborgo di 
pib avrà influito per analogia a fare Madrascheporta il nome di Saint Thomé, 
THermes che è nel testo del Salconi. presso la collina ove si dice che questi sia 

4 Chiosa: Paulo Veneto Cambaeth. stato ucciso, sorgono la catedrale dedi- 

5 Chiosa colla forma dotta : Psittaci. cata al suo nome, la missione e la scuola. 

Studi iua. di fil, indo-iran. Voi. V. 7 



— 60 — 






Sovra 8Ì£fatta preparazione venne a stendersi verso la 
fine del secolo xni l'opera di Marco Polo. Il suo viaggio 
di circumnavigazione e di peragrazione del continente asia- 
tico dovea inquadrare e illuminare i singoli episodii delle 
narrazioni parziali dei viaggiatori che lo avevano preceduto. 

Dopo i molti e diligenti studi coi quali la critica mo- 
derna ha risarcito la memoria di Marco Polo dalla incuria 
e dalla incredulità in che i tempi a lui più vicini lascia- 
rono le sue narrazioni, sarebbe fuor di luogo aggiunger 
qui parola. Solo ci fermeremo a quelle conclusioni che si 
traggono dall'opera sua in rapporto alla conoscenza degli 
Europei sulle Indie Orientali; perciò che il disegno geo- 
grafico di queste si desume con molta chiarezza dalla de- 
scrizione del Polo. 

Nel suo viaggio di ritorno, lasciato Kambalu (Pekino) 
la. capitale di Cublai-kan suo grande patrono, uscito 
dalla provincia di Katai (Cina settentrionale) e superata la 
corrente del Hoang-ho, penetrò nella provincia di Manzi 
(o Mangi, Cina meridionale). Discese lungo la parte orien- 
tale di questa da Janju (Jang-cheu) dove egli era stato 
governatore del Gran Kan per tre annij fra il 1282 e il 
1287, fino a raggiungere il golfo del mare di C'in presso 
Quinsai (King-tzei = odierno Hang-éheu). Prosegui fino 
al porto di Fuju (Fu-cheu), e di là sempre per terra al- 
l' emporio di Zayton dove convenivano tutti coloro che 
navigavano alle Indie, e dove egli raccolse dalla fede dei 
marinari la designazione del numero di 7469 isole di cui 
diceansi cosparsi quei mari; nel modo che si vedrà poi in- 
dicato nelle carte più prossime al suo tempo, a principiare 
dalla carta Catalana, che sia per questo come per altri 
particolari pare abbia attinto per l' Asia direttamente alla 
narrazione del Polo stesso. 

Si può dire che Marco Polo colla direzione e col rac- 
conto de' suoi viaggi, massime della Cina delle Indie e 



— 51 — 

dell'Arcipelago, sia venuto per cammino inverso incontro 
agli Europei che tentavano di raggiungere e per terra e 
per mare l'oriente estremo. Ei rivelò ad essi quel mondo 
in larghe ma secure linee. 

Sono stati notati i difetti e le lacune, specie la man- 
canza di coltura scientifica del Polo, per cui molti dati di 
importanza egli non ha reso, altri non bene apprezzati; 
com' è ad esempio, delle spesso erronee osservazioni astro- 
nomiche sulle quali si regolavano i viaggi e si determi- 
nava la posizione dei paesi ; o come delle misure itinerarie 
spesso esagerate.^ Gli si rimprovera infine la ignoranza del 
cinese per cui non bene colse il significato o rese la forma 
ortografica dei nomi locali, onde ne riesce cosi difficile la 
identificazione. Ma prescindendo dalle condizioni nelle quali 
le sue memorie furono dettate, dalle vicende che subirono 
nelle multiformi versioni, il libro del viaggiatore veneziano 
fu e rimase la fonte principale delle notizie intorno all'Asia 
orientale e meridionale fino alle nuove e più recenti por- 
tate dal secolo delle scoperte. 

Non è ben certo se Marco Polo abbia steso una carta 
geografica ; ma dicesi che nel 1426 la Signoria di Venezia 
mandasse in dono a don Pedro di Portogallo una mappa 
che doveva essere l'originale o una copia di quella disegnata 
dal Polo stesso. Certo ò invece che i cartografi de' secoli 
successivi si valsero a dritto e a rovescio de' suoi dati ; e 
la sua influenza si fé' sentire già nel suo medesimo secolo 
come ben notò il Buge, sulla ricordata carta Catalana del 
1375 — dove l'India anteriore esce omai in penisola di 
forma triangolare, e dove parecchi tratti dell' India e della 
Cina meridionale son già disegnati al tutto esattamente. 

Nò toma facile il determinare se e quanto di un ori- 
ginale del Polo possa esser rimasto nella Mappa dipinta 
a illustrazione de' suoi viaggi sulla parete della Sala dello 
Scudo nel Palazzo ducale di Venezia. Comunque la descri- 



t Credesi ohe egli spesso confondesse non si può oggi riaffermare, almeno per 
il miglio ooUa misura del li che ne è quanto riguarda le distanze da lui bene 
solo mia tana o quarta parte ; ma ciò indicate per la navigazione indiana. 



— 62 — 

zione generale che egli ne ha fatta e i dati particolari, 
specie delle direzioni e delle distanze, permisero al Yule 
ed al Cordier di ricostruire la carta delPAsia visitata da 
M. Polo, quanto e meglio di ciò che per altri viaggiatori 
fare si possa. 

Anzitutto giova riassumere qui ì tratti della narrazione stessa 
del Polo; premettendo quello che egli ha avvertito in via di prefa- 
zione : € . . . . si metterà fine a questo secondo libro, e si comincerà 
a parlare di* paesi città e provincie dell'India maggiore, minore e 
mezzana, nelle parti delle quali è stato mentre si trovava 
a' servizii del Gran Can mandato da quello per diverse faccende; 
e di poi quando vi venne colla regina del re Argon con suo 
padre e zio, e ritornò alla patria. Però si dirà delle cose meravi- 
gliose che egli vide in quelle, non lasciando indietro l* altre che udì 
dire da persone di riputazione e degne di fede e ancor che gli fu 
mostrato sopra carte di marinari di dette Indie ».^ 

Partendo dal porto di Zayton il viaggiatore misura una navi- 
gazione di 1500 miglia in direzione di ovest-sud-ovest per arrivare 
alla ricca contrada di Chamba.^ Zayton è, come fermamente ritiene 
il Yule, P odierno Tswan-chau; Chamba forse la Zaba o Zabae di 
Tolomeo che trovavasi sulla via per il Sinae, ma più sicuramente 
la Sanf degli Arabi,^ comprendeva al tempo di Marco Polo tutta la 
costa occidentale fra il Tonkino e il Camboga, ossia il Cheng-ching 
dei Cinesi e la Conchinchina delle antiche carte europee. Prescin- 
dendo dalla questione del dove sorgesse a quel tempo, sulla fìne del 
xiii secolo, la capitale del regno, ^ le indicazioni del Polo sono assai 
prossime al vero: tanto rispetto alla direzione quanto alla distanza 
data in 1500 miglia. Perocché la odierna via marittima segna per la 
linea più diretta da Saigon a Hong-kong 934 miglia di 1852 metri ; 
cui aggiungendo le 350 miglia di là a Tswan-chau (circa due quinti 
di quelle segnate fra Hong-kong e Shang-hai) formasi poco meno di 
1300 miglia moderne. 

Da Chamba, a una eguale distanza in direzione di sud e sud- 
est pone la isola grande di Java, emporio di ricchissima mercatura ; 

i Del Beiifirala in particolare il Polo può cosi esser chiamato o dair isola di 

lia trattato già prima ili UD capitolo, LV tal nome, o da *Aii-uan s Tonkino, 

del II libro, ìi^ parte, nel suo viaggio a come pensa il Yule. Si misura in due 

sud e sud-est del Kathay. Però si du- mesi di navigazione; e la idea che ne 

bita che vi si tratti del Bengala vero e ebbe il Polo si riflette ancora nella oar- 

proprio, ma che il Polo abbia applicato tografla dei secoli successivi, 
piuttosto tal nome a una regione indo- 3 e y amba in altre edizioni del Polo, 

cinese, in prossimità di But'ina. Zampa in Oderico da Pordenone. 

2 Secondo un brano che ritiensi in- * Vegga!>i il capitolo sul regno di 

terpolato, forse di mano stessa deirau- Campa, nella relazione sul Congres- 

tore, reso dal testo ramusiauo, passa so orientale di Hanoi, in questi 

per il golfo di CheinansHeinan, che Studii, volume VI, pag. 31 e segg. 



— 53 — 

cui attribuisce un circuito di 8000 miglia, cioè la medesima misura 
ripetuta da frate Odorico e da Nicolò de' Conti. Questo dato deriva 
dalla tradizione araba, e confermossi per la ignoranza clie perdurò per 
più secoli circa al lato meridionale dell' isola, e che la fuse e confuse 
con la terra incognita^ con un continente australe, secondo quella 
concezione che troveremo poi concretata nella rappresentazione del 
Mappamondo di Enrico II di Francia. ' 

Veleggiando per 700 miglia da Chamba verso sud e sud-ovest 
egli incontra le isole di Sundur e Gondar che sono il gruppo di 
Sundar Fùlàt delle relazioni arabe, oggi chiamato senz' altro al sin- 
golare Pulo (in malese: isola) Condor.* Procedendo per altre 600 
miglia giunge al paese di Locac o Lochac che si identifica col 
Lo-kok ^ o regno di Lo. In realtà le tavole della navigazione odierna 
segnano fra Pulo Condor e Singapore 495 miglia. Il punto però 
della penisola di Malacca ove Polo approdava nel Lo-kok era in alto, 
ed equidistante dall'isola di Penta m o Pentan cui egli raggiun- 
gerà con altre 500 miglia di viaggio; e con ciò si stabilisce quella 
essere stata la provincia siamese che ora ha nome di Ligor o La- 
khong nelle carte moderne. 

Codesta isola è la Bentàn, nelle carte Bintang, prospettante la 
punta estrema della penisola di Malacca e che probabilmente teneva 
nel commercio d'allora il posto dell'attuale Singapore. La descri- 
zione del passaggio per circa 60 miglia fra le due isole, poi di altre 
trenta per approdare al regno di Malajur, ^ traverso il canale e nelle 
basse acque, rende ad evidenza perfetta lo stato attuale della navi- 
gazione in quei paraggi. 

Dalla stessa isola di Pentan con 100 miglia Polo raggiunge Java 
minore che è Sumatra, la quale è si vicina al sud che da essa non 
si scorge in alcuna guisa la stella del Nord. La misura che il Polo 
dà di quest'isola di duemila e più miglia risponde alla realtà (mi- 
glia 2300). Circa all'antico nome di Java per Sumatra l'antichità è 
concorde; il secondo nome appare qui come quello di uno dei regni 
dell'isola: Samara, probabilmente una lezione errata per Samatra. 
La città di questo nome è nella parte nord-occidentale dell'isola, 
prossima a Dagroian che è oggidì il territorio di Achin. ^ 

Womard; cfr. LiNscHOTUs, cap. XX, colouia Singliapura, appoggiandosi ai 

e la Carta di De Barros, I^isbona 1777. coiniueiitatùi di All>oquerque che afler- 

< Ove è la stazioue penitenziaria del- mano Malayo essere stato il nome già- 
le colonie dell* Indo-Cina francese; in- vanese di Palembang, e a De barros 
torno a che vedi questi Studi al citato che nomina accanto a questo una Tana- 
articolo sul Congresso di Hanoi'. Malayu. La qui descritta navigazione 

3secondoilBASTiAN: Sien-lo-kok sarebbe stata dunque condotta nello 

è la forma cinese esatta del nome del stretto, allora detto del (ìobernador. 

Siam. ^ Così anche uelP Ain-i-Akbari, e 

4 Molta incertezza regna circa la lo- com nella lettera di Valentyn Moravio(?) 

calila di Malfai ur. Il Yule propende per il tedesco (a Valentyn Kernandez) edi- 

Palembang la madre della più recente tore del Marco Polo portoghese in Li- 



— 64 - 

Dalla estremità occidentale di Java minore o Sumatra stanno a 
150 miglia al nord le isole di Necuveran o Nicobari ; indi Pisola 
maggiore di Andaman o Angaraanain, di cui descrive gli abitanti 
come cannibali, con volto e denti quasi di mastino. Giunge quindi a 
Seilan a circa 1000 miglia al nord, seguendo la rotta delle navi d'oggi 
e doppiando la punta di Galles. La estensione dell* isola è in via di 
correzione presso Marco Polo ove dice : « che il suo perimetro è di 
2400 miglia » ma in antico era di circa 3600 miglia, come si trova 
nei mappamondi dei marinari di quel mare. Descrive al vero la mon- 
tagna del Picco di Adamo colle catene di ferro per salirvi, e la doppia 
credenza, che colà sia il sepolcro di Adamo pei Saraceni e quello 
di (^akyamuni per gli Idolatri; e narra al giusto la storia di questi 
e della sua santità.^ 

Sessanta miglia ad ovest si incontra nell'India la grande la 
provincia di Maabar, che si identifica colla costa del Ck>romandel.* 
Marco Polo non ricorda il nome della città presso la quale era il 
santuario di S. Tomaso; la dice piccola e di poco commercio. Prose- 
guendo verso il nord (1000 miglia alcune lezioni, 500 assai meglio la 
Ramusiana) viene al regno di Mutifili, ^ forma arabizzata di Mu- 
tapali o Motupallé. Dall'ovest, lasciando la piazza di S. Tomaso, 
si stende la provincia di Lar, patria di tutti gli Abraiman, i. e. 
Brahmani, i migliori mercanti del mondo. E dovrebbe esser questo 
il Lar o La^-deca, la Larikè di Tolomeo e Lftri di Ma'sudi, ossia il 
Guzerat e il Konkan fino a Broach e alla Tana (Bombay), sebbene non 
se ne comprenda l'estensione dalla costa orientate alla occidentale. 

Riprende poi il viaggio alla punta meridionale della Penisola 
per l' altra costa occidentale, cominciando da Kail, ^ dove approdano 
tutte le navi che vengono dall' occidente da Hormos, Kis, Aden e da 
tutta l'Arabia. Procedendo dal Maabar dopo 500 miglia verso sud-est 



Bbona 1502. Cfr. Db Gubbrnatis, viag- 
giatori It. alle Indie Orieut p. 107. 

i Del famoso rubino di cui toccò an- 
che Haythone, della poltroneria degli 
abitanti, ecc. parla con molta verità ed 
evidenza. 

s Maabar dairarab. Ma* bar, non 
esiste in Edrisi e nei più antichi geo- 
grafi, sibbene appare in quelli del xiii 
e XIV secolo. Abulfeda nomina il capo 
Comorino come quello che divide il 
Maabar dal Malabar. Nelle lettere del 
Montecorvino, conservate negli Annali 
dei Minoriti dal Wadding è detto che 
egli passò tredici mesi nel Maabar (o 
Màbar), la terra di s. Tomaso. Si risol- 
leva con ciò la questione se con tal nome 
di Maabar si debba intendere veramente 
il Malabar dove il cristianesimo avea 
pur radicato per opera del secondo apo- 
stolo Tomaso il Manicheo sulla fine del 



terzo secolo, e per opera del terzo To- 
maso, r Armeno, neirottavo secolo; dove 
in una città della costa di Kalyàna ebbe 
residenza Tepiscopato cristiano di Per- 
sia di rito Nestoriano (uel vi secolo); e 
dove fino a* secoli piti recenti i cristiani 
tomisti tennero saldo piede. Ma la cor- 
rispondenza della narrazione di M. Polo, 
e quella che ci farà due secoli più tardi 
Nicolò de* Conti confermeranno trattarsi 
in realtà di Meliapur nel paese di Maabar 
che era sulla costa di Carnate nel Co- 
romandel ; dove anch* egli, il secondo 
viaggiatore veneziano, Nicolò de' Conti 
ebbe ad ammirare la chiesa nella quale 
conservavasi il corpo di San Tomaso. 

3 Bu ti fili 8 della Carta catalana. 

4 Antico e celebre porto di KSyal 
nel distretto di Tinivelly, KóXxoi é/móQio¥ 
di Tolomeo e del Periplo, onde il nome 
di Kolchico dato al golfo di Manaar. 



— 65 — 

trovasi il regno di Coilnm/ dove si incontrano le navi dei cinesi 
di Manzi con quelle dell'Arabia, e si fanno grandi mercati. Qui cade 
la descrizione di Comari, il capo Gomorino, dal quale salendo per 
30 miglia in alto mare scorgesi, a un cubito suU' acque, la Stella del 
Nord, che Marco Polo non avea potuto più vedere da Sumatra. 

Da Ck>mari 900 miglia verso ovest si raggiunge il regno d' Eli ; ^ 
indi il gran regno di Melibar, ove la Stella del Nord sorge già due 
cubiti sulle acque ; poi sempre verso occidente il grande regno di 
Gozurat dove la stella è visibile sei cubiti all'orizzonte. E qui è de- 
scrìtto il regno di Tana e il grande commercio del suo porto ; ^ il re- 
gno di Combaet, * sempre più a occidente, e dove la Stella del Nord 
appar sempre meglio visibile mano mano si procede; poi il regno 
di Semenat; ^ e finalmente il regno di Kesmacoran: ^ € che b Fui ti ma 
provincia dell' India quando si va in direzione di ponente e di mae- 
stro. Vi dico che dal Maabar in avanti questa provincia è quella che 
è chiamata India Maggiore, ed è la migliore di tutte le Indie. E 
vi abbiamo descritti tutti i regni e provincie (e) città di questa 
India la maggiore, che stanno lungo la costa del mare ; ma di quelli 
che stanno in terra ferma non vi abbiamo detto nulla, perchè questo 
farebbe una materia troppo lunga ». 

Dopo ciò il navigatore, prima di lasciare il mare dell' India volge 
lo sguardo alle sue isole. E non tanto alle leggendarie dei Maschi 
e delle Femmine, quanto a 600 miglia al sud a quella di Scotra, "^ lo 
scalo di un commercio quasi mondiale ; e altre mille miglia più al 
sud alla maomettana Madeigascar, una delle più nobili e grandi isole 
del mondo; e infine a Zanzibar. 

La lunga peregrinazione si riassume in un tratto sintetico, ad 
abbracciare le tre Indie: 

€ E sappiate che noi non vi abbiamo parlato delle isole [Indiane] 
ma solo delle provincie più nobili e regni che vi sono ; poiché nessun 
uomo sulla terra può dare una narrazione fedele delle isole dell' India. 
Invero quello io ho descritto il meglio come fosse il Fiore delle 
Indie. Perchè la maggior parte delle altre isole che io ho detto è 
soggetta a quella che io ho descritto. E vi dico che secondo il com- 
passo dei buoni marinai nel Mar dell'India ci sono 12,700 isole, che 



* Kaulam o Kollam oggi comu- * Cambaya, e Kambàyat degli in- 

Demente Quilon; latinizzato in Co- digeni, è la antica Khambavati. 

lumbum e Palumbum dai missio- & Som nath, sulla costa del Saura- 

nani ; onde nella carta catalana il re atra, o il Quzerat peuiusulare. 

Cristiano della provincia di Colombo. " 6 sulla lezione di Quesivacuran 

> Teli-mala dei Malabari, o monte del Pauthier II, 349 e la identificazione 

d*Ely; Elly nella Carta catalana. di questa regione col Kij-Mahkran 

' ThSna, neir isola di Salsetta a si vegga la noia delJule nelPo. e. 11,39.3. 

20 miglia da Bombay distinta coU'epi- ^ Deve leggersi Socotra, probabil- 

teto di Konkan-Tàna dagli Arabi; Cocin- mente fattosi da Sukhaiara, o Sukhà- 

tana nella lettora della carta Catalana, dhàra-dvlpa, che vale l'isola Fortunata. 



~ 66 - 

81 sanno, senza quelle che non si sanno là dove non si può andare, 
le quali 12,700 isole sono abitate e disabitate e sonci grandi mera- 
viglie .... E questo dicono per certo tutti i marinari che navigano 
questo mare Indiano ogni giorno ». 

e India maggiore è quella che si stende dal Maabar fìno a 
Kesmacoran, e contiene 18 grandi regni di cui dieci abbiamo con- 
tati e di tre passeremo brevemente ». 

«India minore è dalla provincia di Chamba fino a Mutfìli, e 
contiene otto grandi regni. Questi sono tutti della terraferma. E 
nessuno di questo numero comprende isole, tra le quali sono numerosi 
regni come vi ho detto ». 

Segue poi la descrizione dell'India media o Abbasie, Abash, 
in arabo Habash che è l'Abissinia. 



* * 

Ritornando alla questione di sopra accennata della esi- 
stenza o meno di elementi cartografici proprii di Marco Polo, 
che possano essere sopravissuti in una delle grandi tavole 
dipinte sulle pareti della Sala dello scudo nel Palazzo du- 
cale di Venezia, è noto che tale Mappa detta dei Viaggi 
di Marco Polo appartiene pel suo disegno alla metà del 
secolo XVI. Essa non riguarda del resto i soli viaggi del 
Polo ma altresì quelli di Nicolò de' Conti e d' altri ; e si 
dovrà considerare non altrimenti che un bel monumento 
della cartografìa veneziana del Cinquecento. 

Lo Zanetti e sugli argomenti di esso il Zurla, cercaron 
di dimostrare che in detta tavola sono due parti, l' una più 
recente 1* altra più antica ; e che su questa i restauratori 
abbiano solo rinfrescato, pur rispettandolo, il vecchio. ^ Ma 

i Lo Zurla si fonda sopra una De- ora sul punto: se le tavole della Sala 
scrizione manoscritta dello Zanetti, restaurate nel 1761, e nel caso nostro 
il quale ebbe circa 1117611' incarico di ri- quella dell* India e deirindocina, sie- 
vedere le Mappe in discorso rinnovando no state fatte dal Castaldo e dal Ra- 
e migliorandone le antiche iscrizioni, e musio sulla metà del secolo xvi ex- 
di agt^iungerne di nuove ove mancavano, novo; oppure da essi solamente a lor 
K pare che t&l lavoro egli conducesse volta ritoccate, si cita a tal uopo la 
insieme coir abate Lastesio ; mentre che testimonianza di Paolo Morosini che di- 
la parte materiale della esecuzione del scorrendo del doge Francesco Dandolo 
restauro veniva allldata a Francesco morto nel 1339, dice come al tempo 
Grisellini. I lavori furono condotti con di questo « fossero fatte le nobilissime 
ogni cura e fedeltà deir originale ; che carte di Cosmogralia, che tuttavia sono 
non deve quindi in detto ultimo restauro e si vedono se bene dopo rinnovate e 
avere subito alterazioni. Il quesito verte risarcite nella sala Ducale ». Il Morosini 



^ 67 — 

lo Zurla accostando, come fa, il disegno della tela in di- 
scorso a quello di due tavole pubblicate dal Ramusio nel 
suo primo volume ed eseguite da Jacopo Castaldi ci mette 
egli stesso sulla via di concludere per V inverso del caso : 
cioè, che la pittura murale della Sala dello Scudo fu fatta, 
e se si vuole, rifatta, dietro il disegno e i dettami del Ga- 
staldi e del Ramusio che seguivan il progresso delle co- 
gnizioni geografiche e dell'arte cartografica del tempo loro, 
avuto speciale riguardo al Polo, al Conti e agli altri viag- 
giatori veneziani. 

Se realmente un altro più antico dipinto stette prima 
del Ramusio e del Castaldi sulla tela, attribuibile al Polo 
o a' suoi suggerimenti o comunque al suo tempo, — certo 
esso doveva accostarsi più al tipo delle carte del secolo 
XIV, e specie delle Catalane le quali, al modo che stiamo 
per vedere più innanzi, non erano unicamente rappresen- 
tate da quella di Parigi; ma i cui esemplari e più d'uno 
correvano anche in Italia. 

Forse il migliore argomento per ammettere la preesi- 
stenza di un disegno anteriore sotto V attuale sta nel- 
l'orientamento col sud in alto. La qual cosa più che ad 
una probabile suggestione di modelli cinesi che potessero 
essere stati portati dallo stesso Marco Polo, teneva al pro- 
cesso della cartografia del secolo xiii, cui è documento in 
Venezia stessa la mappa del mondo di Fra Mauro. 



scrivevacosl al priDcipio del secolo XVII tasi la quale, nel 1417, sarebbe passata 

(Istoria di Venezia, 1637) ; quindi Talfer- in dominio pubblico, e adattata alla pa- 

inazione di rinnovate e risarcite rete del Palazzo Ducale. — AlPar^o- 

toccherebbe ali* opera del Gastaldo e mento della orijjrinaUià della carta di 

del Ramusio, e se ne indui*ret»be la Marco Polo, aggiungono quello della 

preesistenza di più antichi disegni. posizione della provincia Calalo e della 

Lo Zanetti avverte che la tela dei capitale Canibaln nel centro della map- 

Viaggi de* Veneziani è composta di due pa, che dimostra per tal fattn fedeltà 

disunte parti: runa in tela spinata è al concetto ed agli esemplari cinesi. 

dipinta a temiHìra e comprende 1* Asia Accogliendo e sutTragando le opinio- 

visitata dal Polo; Taltra parte è dipinta ni anzidette lo /urla ritiene duntiue che 

a olio, sopra una tela di diverso tessuto T originale della tavola si>eiti al tempo 

e contiene un lembo del nuovo mondo del doge Damlolo, che è a dire al prin- 

scoperto dagli Spagnuoli. Conclude lo cipio del :>ecolo xiv — ossia al tempo 

Zanetti ohe la prima di ({uesle parti pos- del Polo; e che solo il rifacimento spetti 

•a essere stata dipinta per ragione al tempo del Doge Donato, alla metà 

privata e i>er la famiglia dei Polo; estui- del xvi, ossia di Gastaldo e Ramusio. 

Studi ital, di fll. indo-iran. Voi. V. 8 



— 68 — 




Fig. 53. — l 'rollio della Carla Cuulaua. 




' . ■ - \ * ^ ^ '■■'' t 



Fig. 54. ~ Scbema della tavola del Palazzo Ducale 
di Venezia. 



- 59 — 

Non v' ha dubbio ; V attuale disegno dell' Asia sulla pa- 
rete della Sala dello Scudo arieggia in tutto il tipo Ga- 
staldiano, come facilmente si può vedere per le due peni- 
sole dell'India e dell'Indo Cina; le quali rappresentano 
qui nella fig. 64 lo stadio di sviluppo cui le portò il no- 
nato cartografo sulla metà del secolo xvi. Non altrettanto 
progredita invece è la figura della Cina che vi si attiene 
ad un disegno più arcaico ed informe. Ove se si prescinda 
dallo sviluppo dei due grandi golfi di Cangiu e di Quinsai, 
si direbbe che le linee della costa estrema dell'Asia verso 
oriente segua la traccia di quelle carte catalane che sono 
succedanee appunto ai viaggi di Marco Polo. 

Poniamo a riscontro i due profili: quello della tavola 
della Sala dello Scudo nella sua orientazione col sud in 
alto ; e quello della carta Catalana di Parigi, capovolto per 
maggiore evidenza del confronto. Questo fa apparire come 
probabile la preesistenza di un disegno che sarebbe stato 
eseguito per illustrazione dei viaggi di Marco Polo, sopra 
gli esempii forniti dalla cartografìa della fine del secolo xiii, 
ove si origina il tipo catalano. Nel rifacimento di due se- 
coli dopo, il Castaldi perfezionò ammirevolmente le parti 
in quanto riguardava le due penisole massimamente, svi- 
luppando quella di Malacca là dove la carta Catalana ci 
porge la illa Jaua, in quel luogo e in quella forma cosi 
smisuratamente allungata. Non molto aggiunse invece, in 
proporzione, alla parte della Cina. 

Lungi dunque dall' escludere che realmente il Gastaldi 
sia andato restaurando la parete sulla traccia di un primi- 
tivo disegno, vedremo invece più innanzi se e quanto la 
geografia di Marco Polo e gli esemplari catalani possano 
avere influito sul disegno delle penisole asiatiche nella 
cartografìa veneziana dei secoli successivi. 

La penetrazione delle notizie riportate dai viaggiatori per com- 
mercio o per missioni, dalle Indie orientali fu lenta, e possiam 
dire non si fece sentire che nel successivo secolo xiv. Pur tuttavia 



— 60 — 

alcuni riflessi se ne avvertono in vario modo e misura negli scrittori 
contemporanei. Gli studi di cosmografia assai più che dì geografìa 
assorbirono l'attenzione del secolo xiii ; ove il sapere dell'antichità 
classica si rifondeva in trattati a carattere enciclopedico. Alle no- 
tizie di Aristotile, dì Macrobio, di Isidoro di Siviglia si sposano 
quelle attinte a fonti arabe come avviene ad esempio pella enciclo- 
pedia del Bello vacense, ^ e in Alberto Magno, il quale si mostra piìi 
d' ogni altro addentro nella conoscenza delle opere degli Arabi ; ma 
poco essi aggiungono riguardo all'India, e non pare che ne abbian 
accolto nozioni dirette e certe sulla geografìa dell'Oriente. 

L»a Sphaera mundi del Sacrobosco tradisce una grande igno* 
ranza dell'Asia, specie della sua parte meridionale, dei suoi mari e 
delle isole,* né molto più innanzi va il suo illustratore Cocco d'Ascoli. 
Noi sappiamo però come quest' ultimo fosse a cognizione di quanto si 
intraprendeva al suo tempo per raggiungere per nuove vie l' Oriente 
indiano, e ci ricorda il tentativo dei fratelli Vivaldi e di Teodìsìo 
Boria. Siffatto miscuglio di erudizione antica e di cognizioni nuove 
che poco a poco si insinuavano in mezzo a quella, costituivano il 
fondo comune della geografìa dell'Oriente e dell'India. 

Brunetto Latini nel libro ili, al cap. 1^ comincia il Mappa- 
'mondo, descrivendo la terra cinta e intorniata dal mare, che è il 
grande mare il quale è chiamato Oceano; del quale sono estratti 
tutti gli altri mari, quasi come bracci di quello. Tutta la 
terra è divisa in tre parti, ciò sono, Asia, Africa ed Europa. L'Asia 
di per sé sola è la metà della terra e si stende dalle foci del Nilo 
al mare Oceano e al Paradiso terreno. Al cap. 2^ tratta della parte 
d'Oriente eh' è appellata Asia: 

« Appresso v' è la terra dì Aracie, che sta sul mare, ed ewi l'aere 
molto temperato. Ed intra quella terra ed India si è il paese di Si- 
micone intra due. Appresso quella terra, si è India, che dura dalle 
montagne di Anedia insino al mare di mezzodì. Là è l'aere molto 
buono, che fa due volte istate con due messi in un anno ». * La- 
sciando da un canto i racconti delle meraviglie, notiamo come egli 
dica essere in India anche un'isola Taprobane che è dentro al 
mare Eoo, e vi corre per lo mezzo un grandissimo fìume; dall'una 
parte del quale sono i leonfanti e le altre bestie selvatiche, dal- 
l'altra gli uomini e grandissima quantità di pietre preziose. In quel 
paese non luce nulla stella,^ se non una che è grande e chiara e 
ha nome Canopes. E quelle genti sono a dritta del sol Levante.^ 

i Vincenzo di Beauvais mentre boni del Tesoro. Oltre al Nilo è indi- 
riproduce le fonti antiche, mostra bensì cato come condue dell* Asia il liume 
nell' uso di certi termini di avere attinto Cairo ove cade in mare, al braccio di 
anche alle fonti arabe; ma non dà prova S. Giorgio, verso oriente, 
che da queste gliene sieno pervenute no* 3 va inteso: di quelle del nostro cielo, 
tizie dirette relativamente alP India. * Ossia stanno a sud dell* equatore 

s Pag. 22 della versione del Qiam- e l'ombra se ne proietta a destra. 



— 61 — 

Narra poi che quando vogliono andar per mare, quelle genti portano 
uccelli che sono nudrìti in quelle parti ov'elli vogliono andare, e 
poi vanno secondo che gli uccelli lo dimostrano. Ritiene però che 
gran parte di quell'isola è disabitata per lo gran calore che v'è. 
£ conohiude : « che quelli d* India sono la maggior gente del mondo » 
detto che noi dovremo intender come « la gente più numerosa ». 
Codesto miscuglio di cose vere e ricevute per nuove colle notizie e 
favole antiche, è caratteristico di Brunetto Latini e del periodo di 
transizione della coltura qual era proprio del tempo suo. Lo stesso 
si osserva nell'opera poetica del Tesoretto, dove dopo aver visto 
i quattro fiumi principali uscir dal Paradiso: 

che son Tigre e Fison gemme di gran valore 

Eufrates e Gion; e di molta salute, 

dice del Fison: e sono in quello giro 

balsamo e ambra e tiro 

Fison va più lontano e lo pepe e lo legno 

ed è da noi si strano aloe, eh* è si degno, 

che quando ne ragiono e spigo e cardamomo, 

io non trovo nessuno giengiovo b cinnamomo, 

che l'abbia navigato, ed altre molte spezie, 

ne 'n quelle parti andato ; ciascuna in sua spezie, 

ed in poca dimora e migliore e più fina 

divide per misura e sana medicina. 



le parti di levante 
là dove sono tante 



Giungevano cioè ed erano ben conti sul mercato europeo i prodotti 
dell'India, e fiorente l'arte degli Speziali cui Dante stesso doveva 
appartenere; ma non era giunto ancora Marco Polo e chi dovea 
nel mondo del sapere sostituire alle antiche opinioni le nuove e 
reali nozioni geografiche. 

Ancora vaga appare in Bogero Bacone, la nozione della plaga 
orientale, ch'ei chiama genericamente l'India attenendosi ad Ari- 
stotile : « dicit A. quod mare parvum est inter finem Hispaniae a 
parte ocoidentis et inter principium Indiae a parte orientis. Et Se- 
neca lib. y Naturai ium dicit quod mare hoc est navigabile in pau- 
cissimis diebus si ventus sit conveniens ». Vediamo cosi rinascere 
una idea che dovea poi convertirsi nella opinione e nella convinzione 
che condusser l' ardito navigator genovese sul cammino dell'America. 
Meglio fondate sono le idee di Bacone sull'Asia nella parte setten- 
trionale, dal Caspio in su ; la qual cosa si accorda coi primi viaggi 
intrapresi sulla metà del suo secolo in Tartaria, ma non sembra che 
egli attingesse da Marco Polo le notizie da esso riportatene : ne per 



— 62 — 

riguardo alla più orientale e ricca terra di Zipanga, né per la nuova 
visione che questi aperse sulle regioni meridionali dell'India. 

Più consistenti sono le notizie di Pietro d'Abano che parlando 
di Aryn come di una città delle Indie, dov' è impossibile andare e 
tornare per causa delle montagne che attiran gli omini come la ca- 
lamita il ferro, attesta di una impresa tentata poco tempo innanzi da 
due galere genovesi che armate e provviste d'ogni cosa passarono 
le colonne d' Ercole per raggiungere V India. Da trent' anni però dal- 
l' inizio di tale impresa non se n' aveano avute più notizie e si ritene- 
vano periti i navigatori genovesi tra i molti perigli ; dei quali v' era 
chi asseriva essere stato il maggiore la distesa dell' Oceano fra i due 
tropici di cui ignoravasi la posizione , mentre altri incolpava l' ec- 
cessivo calore infra i medesimi. Questa impresa ricorda quella dei 
fratelli Vivaldi genovesi, e dà forza di verità attuale al racconto di 
Ulisse nel poema Dantesco. Abbiam ragion di credere alla frequenza 
di tentativi siffatti, se di più d'uno si è serbata memoria in tempi 
ove non era certo facile il propagarsi delle notizie. 

Le relazioni coli' India erano però assicurate meglio che per mare 
per le vie di terra ; una delle quali è da Pietro d'Abano stesso de- 
scritta come la più normale per la Tartaria andando verso il nord, 
e poscia piegando ad oriente e a mezzodì. £ in questo dire ci sem • 
bra rispecchi la linea fondamentale del viaggio di Marco Polo eh' egli, 
come prossimo conterraneo, ha conosciuto ed estimato a mo' che lo 
chiama: orbis major circuitor et diligens indagator. 

Qui cadrebbe in acconcio ricordare la Composizione del 
mondo (1282) dell'autore Ristoro d'Arezzo, ove nella delimitazione 
dei vari climi si danno alcuni nomi ma nulla della figura geogra- 
fica dell' India. Questa interessa i tre primi climi : Il primo € che si 
comincia in oriente nelle regioni de' Sen, e passa per le regioni de 
Sin alla parte di mezzodì ed in esso è la città del re de Sin e Affir, 
la quale è la nobiltà de Sin; poi passa per li liti del mare di mez- 
zodì delle regioni d' India ; poi passa per lo mezzodì delle regioni di 
Asind, e poi passa nel mare per l'isola di Altabil e sega lo mare 

per infino all'isola delli Arabi e la terra delli Arabi Alimen ». 

Resulta da queste parole che mentre il 1" clima taglia le regioni me- 
ridionali del Sin a oriente e sega a occidente la terra degli Arabi 
(al- Yemen), invece lambe solamente i lidi del mare del mezzodì 
delle regioni d' India, come tenevasi a mezzodì delle regioni di Asind. 
Se l' India dunque veniva pur considerata di figura peninsulare, essa 
sporgeva assai meno meridionalmente del Sin e della penisola arabica. 

Il secondo clima interessa ugualmente le regioni de Sin, d'India e 
de Asind, passando t rimpetto dal Mar Verde e dal mare Abasceil ». 

Il terzo mentre passa per settentrione nelle regioni de Sin, 
passa ancora per entro le regioni d'India, e poi per settentrione 



— 63 - 

nelle regioni Asind; poi per lo regioni de Kebil ot Charmen e 
Sciasten e Alexandria, ecc. — Tuttocciò risponde esattamente al 
disegno delle fonti arabe di Ricobaldo, il quale cita Al fraga no 
come suo maggiore maestro; e in particolare al disegno della ta- 
vola Rogeriana di Edrisi o di qualche altra affine a questa che 
probabilmente egli ebbe dinanzi. ' 



•le « 



Con tuttocciò il secolo xiii preparava una forte evolu- 
zione progressiva, grazie al ritorno alle fonti originali della 
scienza naturale greca, al movimento delle Crociate, e 
al fiorire della coltura arabo-moresca nella Spagna , che 
introduceva nella geografia T elemento astronomico-mate- 
matico. In questa il Quadripartitum o la rerQdfttfiÀog 
oirra^ig fiadì^fAvrua)^ passò nelle tavole che Alfonso II di 
Castiglia e di Leon fé' compilare da dotti ebrei e mori, 
epperò sono da lui dette Alfonsine. 

Per quanto la schiera assai numerosa degli scrittori di 
cose geografiche in detto secolo, come abbiamo veduto dai 
più notevoli, non si sia staccata di molto dalla tradizione 
della scuola nella figurazione della terra e nelle notizie 
intorno all'Oriente e all'India, pur tuttavia emergono certi 
dati di fatto che sono significantissimi come testimonianza 
della apertura di nuove fonti per la cognizione di quelle 
plaghe. 

Il Santarem nella sua preoccupazione di voler riservata 
esclusivamente al secolo delle scoperte dei Portoghesi per- 
fino ogni intuizione di un India raggiungibile dall'occi- 
dente per via di mare, si studia di togliere qualsiasi va- 
lore a tali testimonianze. Concediamo pure che Brunetto 
Latini non abbia fatto di più che restituire il disegno del 
mappamondo alla concezione di Cosma, e tenga ancora alla 
derivazione del Nilo dall'Oriente là dove è pure il Para 



t Cfr. volume IV, p. 145 n. e 155-r»8 è ritenuto pel mi*rliore. Le varianti non 

di questi Studi. I nomi di spazief^^^iati sono molte in confronto della forma 

rappresentano le varianti del Codice del testo edito da Enrico Narducci (Mi- 

Riccardiano di Firenze del Restoro, che lano Daelli 180 () — ma pure interessanti. 



- 64 — 

diso terrestre ; e che poco più oltre sieno andati gli altri 
scrittori in fatto di geografia di quel secolo. Ma tanto è 
certo che le nozioni di fatto circa l'Oriente e l'India cor- 
revano e impressioQavano fortemente 1' Occidente ; si che 
la fine del secolo xin è caratterizzata dai tentativi di trovar 
nuove vie per raggiunger l'India stessa per mare. 

Due punti salienti stanno, quasi a vertice del lavorio 
di questo secolo nel doppio ordine dell' attività umana : 
nell'ordine pratico della navigazione e della mercatura da 
un lato sta V impresa dei Genovesi di circumnavigare 
l' Africa ; — nell' ordine della speculazione e delle lettere 
sta un tratto dell' opera capitale del tempo, del poema 
dantesco. 

I genovesi Doria ed i fratelli Vivaldi, salpando pel 
tentativo di trovare la via di mare per l' India con doppiar 
l'Africa, avevano certamente a bordo delle carte che do- 
vesser guidarli. La ricchezza dei Portulani del tempo che si 
estendono a buon tratto della costa occidentale dell'Africa 
è testimonio del vero. Più che immaginare, noi possiamo 
precisare come e quali dovean essere cosiffatte carte. 
Uscendo dallo stretto di Gades le carte che si possono 
attribuire quanto a fattura al secolo xiv ma che rispec- 
chiano le nozioni che i marinari della fine del precedente 
XIII avevano posseduto, ci presentano le isole dell' oceano, 
e anzitutto le Canarie, sulle maggiori delle quali è dipinto 
l'orifiamma di Genova, la croce rossa in campo bianco di 
S. Giorgio. E ben vi sta, poiché pare probabile assai che 
Genovesi fossero i primi a scoprirle, qualche tempo in- 
nanzi che altri Genovesi con la spedizione di Lanzerotto 
Malocelli o colle navi di Alfonso IV vi ritornassero, nel- 
l'anno 1341, a descriverle.^ 

E assai probabile altresì che gli scopritori delle isole 
si sieno spinti, con maggiore facilità ancora, lungo le coste 
dell'Africa ; e che molti dei nomi di che spesseggia il lembo 
occidentale fossero già stati assegnati nel secolo xni. Non 
si potrà dire ancora fin dove sien giunte le cognizioni dei 

1 RUOE, 0. C. p. 32. 



-. 66 — 

Genovesi o d' altri navigatori europei lungo tale costa del- 
TAfiica oltre al capo Bojador, se meno o di più. Ma è 
faoT di dubbio che l'occhio ardimentoso avverti il limite 
estremo meridionale del continente africano, e al di là di 
esso quel mare dell'India cui si anelava di arrivare per 
codesta via. Tale convinzione solamente poteva sorreggere 
r animo alla impresa dei fratelli Yadino e Guido Vivaldi 
nel 1281 ; e a confortare Ugolino Vivaldi e Teodisio Doria 
a ritentarla nel 1291. E queste due, legate coU'analoga im- 
presa che ci fu ricordata da Pietro d'Abano, mostrano 
il proposito deliberato nei navigatori occidentali di quel 
tempo. Assai più che un raro ardimento o un tentativo te* 
merario, denotano esse imprese una ben calcolata specula- 
zione di chiaroveggenti e pratici mercanti.^ 

Ma più d' ogni altra cosa a dimostrare che le imprese 
dei Vivaldi non erano campate nel vago, sibbene tenevano 
a un seguito di tentativi effettuati e prima e poi, valga 
una occhiata al numero ed alla estensione delle nozioni 
della costa occidentale dell'Africa nei documenti che ad 
ogni pie sospinto si incontrano ne' nostri archivi. 

Documento di molta importanza è quel Notulario di 
Giovanni Galli,* il quale ci prova come in Genova esistesse 
già nel secondo quarto del secolo xni una società che 
aveva per fine il commercio in partibus Indiae (1224) 
— e pare che un fattore o agente di essa avesse casa nel- 
r India, dove nel 1221 un Vivaldi era venuto a morte. A 
capo di tale società stava Benedetto Vivaldi onde pren- 
deva il nome di Bagione Vivaldi; e si nominano due suoi 
soci che erano Angelino de Mari e Percivalle Stancone. 
Di qui appare giustificata la insistenza colla quale la fa- 

t É tuttora in discussione se i ten- dei pericoli dell'oceano. LMmpresa ri- 
tativi dei Vivaldi sieno stati uno solo o cordata da Pietro d* Abano, doveva ri- 
due, a dieci auni di distanza. É impor- ferirsi però ad un tentativo anteriore a 
tante la notizia che neir India esisteva quello fatto dalla famiglia Vivaldi, 
già una ragione Vivaldi ; e che lo scopo * Vedi L. T. Bblorano negli Atti 
dei navigatori di questa famiglia era della società Ligure di storia Patria, 
quello di andare a raggiungere la loro volume V, pag. 295 e Db Gubernatis, 
casa figliale, per una via piii lunga ma storia dei Viaggiatori italiani 
meno costosa che non fosse la via di nelle Indie orientali, 1875, p. 32.— 
terra; la quale presentava pei molti tra- Cfr. ancora su queste date T Archivio 
stMrdi e pei balzelli, pericoli maggiori storico italiano serie HI, voi. II, p. 127. 

Studi Ualiani di fil. indo^iran. Voi. V. 9 



— 66 — 

miglia Vivaldi ripetè a più riprese il tentativo di ricer- 
care r India per la via del mare, e la frequenza dei na- 
vigatori genovesi lungo il Iato occidentale dell'Africa. 

Alla storia di questa partecipazione dei Genovesi nei persistenti 
tentativi di aprire la via per mare ai propri oommeroi' va aggiunto 
il fatto ohe la famiglia genovese dei Pessagno forni ai Portoghesi 
una serie di ammiragli che comincia con Emanuele da Pessagno 
nel 1317, per finire con un altro Emanuele che fu governatore delle 
Angedive nel 1505 e partecipò coli' Albuquerque nel 1510 all'im- 
presa di Oaliout. ' 

* 

La geografìa di Dante Alighieri è stata riassunta e 
concretata dal Coli in un disegno che merita di venir ri- 
portato. La scuola del maestro Brunetto non poteva aVere 
condotto molto innanzi l'Alighieri in fatto di geografia 
dell' Oriente. Certo è che se egli poneva Gerusalemme come 
centro della terra, conoscendo la distanza che da Gades 
correva insino alla città santa, altrettanta doveva asse- 
gnarne all'India o più precisamente alla estremità orien- 
tale della terra stessa. Non ci indugeremo a chiedere se 
la ricostruzione della forma* di penisola triangolare resa 
dal disegno dal Coli risponda veramente alle concezioni 
che se ne potevano avere in Europa nell' età del Poeta. 
Notiamo solamente che la posizione di Taprobana al di là 
dell'equatore indica la confusione che di questo nome si 
faceva tra Ceylan e l'una e l'altra Java. Dante non dice 
molto dell' India, ma nei pochi tratti ove ne tocca egli 
mostra -molta sicurezza e le sue comparazioni accennano 
come a cose comunemente note e cosi immediate, che le sue 
idee anziché dalla erudizione geografica degli antichi paiono 



i Noteremo più innanzi come una orientali che va sotto il nome di Be- 
nave genovese facesse parte della flotta nedetto Scotto, e la Compagnia Geno- 
di Tristano da Cufia nel 1506; e come vese delle Indie avesse vita oltre la metà 
in questo stesso anno la Signoria di Qe- del secolo xvii. cfr. Belorano, Atti della 
nova emanasse un decreto de mitten- Società Ligure di storia patria V, 293. 
dis navibus in Indiam; comeinflne Giornale storico ligustico, aprile-mag- 
si formasse un progetto di navigazione gio 1875. V. anche il Canale, nella sua 
pel settentrione alla Cina e alle Indie Storia del commercio degli Italiani. 



studi Italiani di Filologia Indo-iranica. 



Tavola E. 



ASSE TERRESTRE 



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L'EMISFERO ORIENTALE SECONDO DANTE 



— 67 — 

attinte alla attualità dei viaggi e dei commerci del suo se- 
colo. * Il Poeta che fu anche uomo politico e d' azione, non 
dovè ignorare ne del Polo né degli altri viaggiatori con- 
temporanei, e molto meno dello stesso fiorentino Bicoldo 
da Monte Croce ridottosi a Firenze ove mori, come si è 
visto, priore di S. Maria Novella nel 1320. 

Il De Gubernatis in una genialissima ricostruzione dei dati Dan- 
teschi relativi all'India ha, tra l'altre, cercato dimostrare che il 
Poeta collocò il suo Purgatorio in un' isola indiana, che è a dire in 
Geylan. Egli pone a felice riscontro tuttociò che nella Divina Com- 
media ha somiglianza e non improbabile, anzi in più luoghi pro- 
vata, derivazione da fonte indiana.' Ma in ispecial modo attraenti 
sono le rispondenze che il De Gubernatis bene dispone e lumeggia 
fra la descrizione generale e gli episodii particolari della cantica 
del Purgatorio e del Paradiso terrestre, colle nozioni che intomo 
all'India ed alla sua isola maggiore correvano al tempo di Dante. 
Molte delle quali nozioni sia che fosser derivate da scrittori dell'an- 
tichità, sia che fosser riferite da viaggiatori o narratori contempo- 
ranei, sono conformi alla realtà effettiva e controllabile dei nostri 
di. L' isola del Purgatorio pur racchiudendo in sé i dati della mo- 
derna Ceylan, meglio risponde nella mente di Dante a quella Tapro- 
baua che era considerata come un altro mondo, relegata fuori del 
nostro, sotto il nome di terra degli Antipodi o Antichtone ; e come a 
tale si dirige la nave di Ulisse, in quel folle volo che simboleggia al 
vivo la impresa famosa dei contemporanei del Poeta. Narra Ulisse : 

Io e i miei compagni eravam vecchi e tardi 
quando venimmo a quella foce stretta») 
ov' Ercole segnò li suoi riguardi, 

acciò che l'uom più oltre non si metta: 
dalla man destra mi lasciai Sibilia,^) 
dall'altra già m'avea lasciata Setta. «) 



i Circa alla frequeuza di viaggiatori studio su: Dante e Tladia, nel Oior. 

e mercatanti fiorentini neiroriente sulla naie della Soc. Asiat. Italiana, Ilf, 1889. 

seconda metà del secolo xiii oltre a Gli studi indiani in Italia, iyi, V, 

quelli che parteciparono coi Genovesi 1901. Sulle orme di Dante. Roma 

alle imprese lungo le coste e alle isole ISOl, specialmente lezioni XVIIl e XX: 

deir Africa occidentale, si veda M ASINI E., Dante e POriente. 
Viaggiatori e navigatori fioren* a) Nella carta Catalana allo stretto 

tini, 1898. di M. Gibelra precede infatti di poco 

< É un argomento sul quale il Db c) Septa (Geuta), e poco al di là a man 

Gubernatis ha insistito colla persua- destra alquanto ali* interno è segnata 

sione della verità, specialmente nello b) Sibilla. 



— 68 — 

Esorta i compagni a non voler negare l'esperienza cdi retro al 
Sol, del mondo senza gente» ossia dell'altro emisfero occidentale: 

E volta nostra poppa nel mattino 
de' remi facemmo ala al folle volo 
sempre acquistando dal lato mancino. <i) 

Tutte le stelle già dell'altro polo 
vedea la notte e il nostro tanto basso 
che non surgeva fuor dal marin suolo. «) 

Cinque volte racceso e tante casso 
lo lume era di sotto della luna^) 
poi ch'entrati eravam nell'alto passo, 

quando m'apparve una montagna bruna 
per la distanza; e parvenu alta tanto, 
quanto veduta non ne aveva alcuna. 

Noi ci allegrammo, e tosto tornò in pianto: 
che dalla nuova terra un turbo nacque 
e percosse del legno il primo canto. 

Tre volte il fé' girar con tutte l' acque ; 
alla quarta levar le poppe in suso, 
e la prora ire in giù, com' altrui piacque, 

infin che '1 mar fu sopra noi richiuso. 

Il De Gubematis crede che Ulisse abbia col lato mancino in- 
dicata la navigazione lungo la costa dell' Africa, anziché pensare che 
egli abbia raggiunta Taprobane, agli antipodi di Gerusalemme, pre- 
correndo il concetto colombiano della circumnavigabilit& del globo 
fino a raggiungere per occidentale cammino l' India orientale. Scioc- 
che più che a questa, Dante mirava all'antipode del sistema proprio. 
Calzante invece è la dimostrazione dei molti elementi leggendarii 
indiani che hanno confluito nelle narrazioni occidentali e impressio- 
narono largamente la visione dantesca; e tra l'altre le leggende e 
le rappresentazioni delle pene infernali, di cui erano probabilmente 
pieni i racconti e le pareti dei templi di Ceylan in antico, come lo 
sono in un modo assai curioso e caratteristico oggidì. La qual cosa 
servirà sempre più a dimostrare la frequenza e durata e intensità 
delle relazioni intercorse fra l' India e l' Occidente nei secoli di mezzo. 
Ma le conclusioni cui si deve venire, per quanto è a reali nozioni 
geografiche dell'India in Dante, sono solo le seguenti: 



d) ossia navigavamo verso occidente delle stelle suir orizzonte che ci dette 

ma appoggiando costantemente sulla si- Marco Polo a suo luogo. f) Ossia 

nistra, e cioè in direzione di sud-ovest, erano passati in codesta navigazione 

e) Si confronti la perfetta coincidenza [a partire dalle Colonne d* Ercole] cin- 

di questa colla descrizione dell^altezza que mesi. 



— 69 — 
L'India trovasi agli antipodi della Spagna per coi Dante canta: 

Si come quando i primi raggi yibra 
là dove '1 sao Fattore il sangue sparse, 
cadendo Ibero sotto l'alta Libra, 

e l'onde in Gange da nona riarse, 
si stava il sole; onde il giorno sen giva 
quando l'angel di Dio lieto ci apparse; ^ 

ossia quando in Gerusalemme leva il sole, è mezzanotte in Ispagna 
e mezzogiorno nell'India, e nel Purgatorio il sole è al tramonto. £ 
per lo stesso modo: 

Già era il sole all'orizzonte giunto 
lo cui meridian cerchio coverchia 
Gerusalem col suo più alto punto 

e la notte che opposita a lui cerchia 
usoia dal Gange fuor con le bilance, 
che le caggion di man quando soverchia, 

si che le bianche e le vermiglie guance, 
là dov'io era, della bell'Aurora 
per troppa etade diveniano rance. ' 

n sole cioè era al tramonto per Gerusalemme e quindi era mezza- 
notte nell' India ; e nel Purgatorio dove Dante trova vasi , il sole 
stava per ispuntare, già avendo convertito l'alba e l'aurora nel co- 



A Purg. XVII, 1-6. B ciò avviene circulus decriptus a polo zodiaci circum 

nella stagione di marzo, che è quella del polum mundi, qui distai a polo mundi 

viaggio del Poeta. circiter XXIII gradus; et sic eztensio 

t Purgatorio, canto II, 1-9. Vale ri- latitudinis est quasi LXVII gradum, et 

portare qui la dottrina di Dante quale non ultra ut patet intuenti. Etsicpatet, 

egli la espose nel trattato: Quaestio de quod terram emergentem oportet ha- 

aqua et terra al f XIX: « Nam bere flguram semilunii, vel quasi ; quia 

ut oomuniter ab omnibus habetur, haeo illa figura resultai ex tanta latitudine 

habitabilis estenditur per lineam lon- et longitudine ut patet Si vero baberet 

gitttdinis a Gadibus, quae supra termi- borizontem circularem, baberet flgoram 

DOS occidentales ab Hercule ponitur, circularem cum convexo : et sic latitudo 

usque ad ostia fluminis Gangis, ut seri- et longitudo non diflérent in distantia 

bit Orosius. Quae quidam longitudo tanta terminorum ». 

est, ut occidente Sole, in aequinoctiali Dante accompagna in questo para- 

existante, illis qui sunt in altero termi- grafo con una figura la sua dimostra- 

oorum, oritur illis qui sunt in altero, zione, che la terra pur tendendo equa- 

siout per eclipsim lunae compertum bilmente al centro, per una certa natura 

est ab astrologis. Igitur oportet termi- si lascia elevare in parte, in modo che 

nos praedictae longitudinis distare per ne resulti possibile la mistione restando 

CLXXX gradus, quae est dimidia di- salva la concentricità e dell* acqua e 

stantia totius circumferentiae. Per li- della terra. Perciò questa emerge per 

neam vero latitudinis, ut comuniter ha- gibbosità e non per centrale oirconfe- 

iMmus ab eisdem, extenditur ab illis renza, e può aver quindi come ha di 

quorum zenith est circulus aequino- fatto, nel concetto suo, la figura di un 

ctialis, usque ad illos, quorum zenith est semilunio. 



— 70 — 

lore della luce diurna. Parlando poi altrove di S. Francesco Dante 
aggiunge : 

nacque al mondo un sole 

come fa questo talvolta di Gange; 
però ohi d'esso loco fa parole 

non dica Ascesi, che direbbe corto, 

me Oriente, se proprio dir vuole. 

Il Qange dunque per la terra nostra viene a dir quanto l'Oriente. 
Ora Dante pone la distanza fra Gerusalemme e il Gange di 90 
gradi, come di 90 gradi è quella tra Gerusalemme e l'Ebro; di con- 
seguenza di altrettanti gradi distava Pisola del Purgatorio col Ter- 
restre Paradiso: 90 dal Gange e 90 da Gades. A precisare poi la 
topografia di questo, abbiamo i due dati della vista della costella- 
zione della Croce del Sud e del cadere dell'ombre: 

Io mi volsi a man destra e posi mente 
all'altro polo, e vidi quattro stelle 
non viste mai fuor che alla prima gente. 

Goder pareva il ciel di lor fiammelle; 
o settentrional vedovo sito, 
poi che privato sei di veder quelle! 

La intonazione ammirativa sente della vivezza della narrazione 
orale di qualcuno che di proprio avea potuto ammirare la bella ed 
armonica costellazione che appare al navigante sulle acque già presso 
le coste di Sumatra. Quanto al secondo dato, l' Alighieri nel Purga- 
torio (iv, 55) osserva che sedendo egli col volto rivolto contro il 
cammino del sole, questo lo feriva dal lato sinistro, cioè l'ombra 
cadeva dalla parte di destra, oppositamente a quello che avviene 
nell'emisfero nostro. E apprende perciò che egli si trovava al sud 
dell' equatore. 

Tanto è lecito, e non più, concludere in argomento dal 
testo della Divina Comedia. Indurre se ne può qualchecosa 
ancora. E cioè che Dante partisse, nel fissare il punto della 
montagna del Purgatorio, dalla vaga nozione di un isola 
giacente, ma molto innanzi, nell'Oceano orientale, o meglio 
nell'oceano che separava la parte orientale da quella occi- 
dentale dell'abitabile. Se Dante ebbe dinanzi a sé una mappa, 
ei^sa fu qualche rappresentazione geografica più prossima 
al tempo ed allo stato delle cognizioni europee all'inizio 
del secolo xiv. E tal potrebb' essere stato un archetipo delle 



- 71 - 

fature carte catalane; le quali, come si è visto in parte 
e in parte si vedrà, rispondono anche in pratica alla de- 
scrizione dell'oriente di Marco Polo. 

Ora in queste carte prendendo la misura della distanza 
dal punto di Gerusalemme, tanto corre in fatto o quasi da 
questa all' Ibero da occidente quanto da essa al Gange da 
oriente, che ivi è detto finis Indi». E qui fermavasi il 
sapere geografico del medio evo. Frattanto però un altro 
buon tratto di terra abitabile si è stesa dal finis Indi» 
del secolo xiv verso l'oriente ; e cioè quello che i viaggia- 
tori del xin ne avean rivelato: e Cataio, e Manzi, e Zi- 
pangu e l'isole del mare di Cin. 

Tutto questo abbreviava nella mente del tempo la di- 
stanza del mare interposto fra i due estremi della terra, 
tanto da far risorgere in Rogero Bacone la antica affer- 
mazione riferita da Aristotile e da Seneca. 

Ora, sospinta innanzi fra codesto spazio verso oriente e 
verso mezzodì, vedesi nelle carte catalane un' isola grande 
alla quale si trasporta il nome di Trapobana. Quasi 
copre codest' isola (fig. 63 e Atlante, tav. 4 e 6) il posto e 
le proporzioni dell' Australia. Per poco che si restringa la 
idea della circonferenza del globo, siamo agli antipodi di 
Gerusalemme. E quest' isola: a de agrestes montanyes, 
ed è in parte desertas per serpentes, e circondata 
d'ogni sorta di perigli. Come il nome, può ben essersi 
anche trasportato su quest' isola tuttociò che dell' antico 
Paradiso restava ancora nella eredità geografica dei Padri 
della Chiesa; tuttociò che della Taprobane classica, e di 
Serendib, o Selan o Java era sopraggiunto nel presente ; e 
tuttociò che infine, brillava nella visione di coloro i quali 
esperti forse ormai della circumnavigabilità dell'Africa, 
fidavano di raggiungere per tal via gli emporii degli ago- 
gnati mercati. Ma gli scogli paurosi di un Capo delle Tem- 
peste, e le imprese mal tentate, e i temerarii navigatori 
onde più non tornò notizia, erano bene e al vivo rappre- 
sentati e stavano ad ammonire nel fiero racconto d' Ulisse. 



- 72 - 

M&rohen auch wie wanderbar 
maoht des Diohter's Kunst za war! 

Qui è il caso inverso. Il Poeta Divino fece leggenda 
di ciò che correva sul conto di cose e di uomini reali della 
sua età. Mal credute al suo tempo, come già era avve- 
nuto pel libro di Marco Polo, queste narrazioni e i dati 
in esse contenuti stanno ora per esser dai documenti geo- 
grafici, testimonii irrefutabili, rivendicate a verità. 



X. 



Il secolo XIY. 



Cosi s' inizia il secolo xiv pel quale vedremo persistere 
ancora il caratteristico contrasto, in che il secolo decimo- 
terzo si chiuse, fra la tradizione della scuola da un lato e, 
dall'altro le nuove effettive conquiste geografiche dei viag- 
giatori, dei missionarii e dei mercanti. È come del corso 
di quelle grandi riviere dove confluiscono l'acque di due 
torrenti di diversa fonte e di diverso colore, le quali cor- 
rono per lungo tratto disgiunte e quasi schive le une 
delle altre, finché mano a mano non vengano a penetrarsi 
e confondersi in una e medesima fiumana. 

Incontriamo a cavaliere di questo secolo alcune opere 
come la enciclopedia di Bonzo d'Alessandria e i capitoli 
di Bicobaldo da Ferrara, che ci spiegano la ragione delle 
leggende ripetutesi di carta in carta e la pedissequa fe- 
deltà d'uno in altro scrittore, quali le vedemmo fin qui. 
Spiegano, in una parola, tutto il meccanismo della erudi- 
zione occidentale intomo all'India e all'Oriente Estremo, 
ed è prezzo dell'opera riprodurle, come facciamo in appen- 
dice, nel testo loro. 

Bonzo d'Alessandria' monaco, vissuto sulla ultima 
metà del secolo xm, lasciò una di quelle grandi compila- 

< Resta memoria, da lui stesso la- sua voluminosa opera. Lo studio dili- 

sciataci, cbe nel 1283 fu in Terrasanta gente di L. A. Frrkai nel Bull etti no 

e celebrò messa nel villaggio di Naza- deiristituto storico Italiano, u.* 

retb. Nel 1816 lasciò la residenza set- 7, lioina lisSO, ha assodato le notizie in- 

teDDmle dì Como ove potè scrivere la torno alla vita ed ali* opera dell'erudito 

Studi UaL di JU, indo-iran. Voi. V. 10 



— 74 - 

zioni enciclopediche che sono il prodotto caratteristico del- 
l'attività scientifica e specialmente monastica di quel tempo, 
ed ebbero loro modelli al di là ed al di qua delle Alpi. 
Opportunamente si è accostata l'opera di lui alla famiglia 
delle Images du monde come quella di Gautier di Metz 
compiuta nel 1245 sulla scorta della più antica Imago 
mundi di Onorato d'Autun; o al genere dello Speculum 
naturale di Vincenzo di Beauvais (Bellovacense). Rile- 
vammo già la importanza di siffatti lavori che offrono un 
quadro completo della coltura medioevale, segnando insie- 
memente i primi tentativi per rintracciare nel campo storico 
e letterario le fila della tradizione classica. Queste codifi- 
cazioni del sapere sacro e del profano sui primordii del se- 
colo XIV informarono pure gli intelletti italiani, e il Chro- 
nicon di Benzo d'Alessandria esercitò nella Lombardia 
quella stessa influenza che ebbe il Tesoretto di Brunetto 
Latini in Toscana sulla generazione cui appartenne l' Ali- 
ghieri. L'opera enciclopedica di Benzo si riconnette cosi 
alle compilazioni pseudo-scientifiche del medioevo, ma egli 
vi introduce uno spirito critico che annuncia l'era nuova, 
e che gli valse a sceverare molte favole dalle cose vere. 
Ciò che altri ha constatato per i fatti storici, noi dobbiamo 
presumere sia avvenuto anche per le nozioni geografiche, 
ove i sémplici dati tradizionali debbono essere stati con- 
trollati a lume di nuove e positive notizie. 

La indipendenza di giudizio è anche maggiore in Bi- 
cobaldo da Ferrara, il quale raccoglie bensì brano per 
brano il sapere geografico degli antichi intorno all' India, 
ma non si contenta solamente di disporlo al modo di Benzo ; 
che, per di più, egli lo informa ad idee e lo rende con pa- 
role sue proprie. 

Codeste enciclopedie nel tempo stesso che attestano nei 
nostri scrittori una cura gelosa di raccogliere e conservare 
i frammenti dell'antichità, mostrano anche intenzioni nuove 

lombardo. Acceaaeremo nelPAppendice ed alla vita. Il Nicolussi lasciò incorn- 
ai lavori sopra il soggetto di o. Nico- piata una diligente edizione critica del 
LUSSI, altro valente giovane che, come Dittamondo, che molto avrebbe gio- 
ii Ferrai, sorte invidiosa rapì agli studi vato anche per la parte che ci riguarda. 



— 75 - 

ed una originalità rinascente: ora col disporre ch'esse fanno 
dei materiali raccolti quasi in musaico dietro un particolare 
proprio disegno; ora col riplasmare i materiali stessi nel 
getto di una nuova forma. 

La medesima tendenza si sviluppa anche in altri ge- 
neri letterarii. I germi contenuti nelle parti geografiche, 
ad esempio, dei poemetti del secolo xui come quelli di 
Cecco d'Ascoli o di ser Brunetto, assumono nel xiv pro- 
porzioni di veri e proprii trattati geografici e forma di 
poemi come è, per citarne uno tra i più illustri, del Dit- 
tamondo di Fazio degli liberti. 

Paragoniamo la estensione che Fazio degli Uberti ha 
concesso alla storia ed alla topografia dell' Europa e delle 
parti settentrionali dell'Africa, con la brevità del tratto 
che egli ha lasciato all' Asia. E poniamoci sott'occhio una 
delle carte che da Giovanni da Carignano all'atlante Me- 
diceo-Laurenziano del 1361 si fanno frequenti in questo 
secolo. Potremo di leggeri persuaderci come la trama e le 
proporzioni del poema didascalico ricalchino con rispon- 
denza quasi esatta le tavole geografiche del tempo, o 
quello che dicesi il Portulano normale. Se un disegno ci 
restasse o si ricostruisse del Dittamondo, esso non resulte- 
rebbe molto diverso dal tipo delle carte sopra ricordate. 
Il passo del poema ove Solino dice: 

e però teoo formerò una mappa 
tal ohe l'intenderanno, non ohe tue, 
color che sanno appena ancor dir pappa 

prova la verisimiglianza dei rapporti corsi fra l'opera del 
poeta e quella dei geografi suoi contemporanei. ^ La com- 
parsa di Tolomeo accanto a Solino, e V intervento di Bi- 
coldo da Montecroce fiorentino, viaggiatore autentico, sono 
pure due tratti caratteristici e valgono ad indicarci le fonti 
del sapere geografico fuso nel poema del secolo xiv. 



1 Capo VII in fine. Il principio del cipio dal Nilo. I versi relativi a questa 

capo VIII ci rende la concezione della tripartizione lib. I, cap. VI, rispondono 

terra tripartita, col maggiore spazio quasi a lettera alle parole della cronaca 

assegnato airAsia, la quale vi ha prin* di Giovanni Villani che sotto riportiamo. 



— Te- 
li Dittamondo di Fazio degli Uberi], dove il poeta, come 
già Dante con Virgilio, prende a guida del suo viaggio Solino, ci di- 
mostra con un'altro esempio qual fosse la parte che ebbe quest'ul- 
timo scrittore nel risveglio degli studi geografici in Europa. Fazio 
degli liberti ha poco intomo all'Oriente asiatico ed all'India, ma 
le linee che egli ne schizza non son senza interesse per la cartografìa 
di quel tempo. Le sue terzine rispecchiano quasi il quadro schema- 
tico dei mappamondi del suo secolo. L'Asia è per lui divisa dagli 
altri due continenti con una linea retta e chiusa in giro dall' oceano : 

e come l'ocean gira Asia intomo 
dalle tre parti, ed a cui il mar Perso, 
e l'Indo, e il Bosso, e il Caspio dan di corno; 

e dove il Nil la parte per traverso 
col mar Mediterraneo, col Tanai, 
che in Bifeo nasce e nella Tana è perso. 

Pare da questo che il poeta concepisse il mare Indiano a forma di 
golfo o di golfi che davan di corno nella terra non altrimenti che gli 
altri seni nominati, cosi che ne emergerebbe per l'India una figura 
peninsulare. 

India è ricca e grande e vive in pace 
dal mezzogiorno suso in oriente 
sopra il mare Oceano tutta giace. 

Indo la chiude e serra da ponente, 
monte Caucaso ver settentrione, 
questi sono i confìn dirittamente. 

Idaspe, Sigoton(?), Ipasi e Gange 
bagnan la terra, e con grossa radice 
M aleo vi par, ohe 'n su molto alto tange. 

E l'India cioè come ultima regione verso oriente, colla disposizione, 
in quei confini e con quei fiumi principali, segnati dai noti mappa- 
mondi; da quello di Enrico da Magonza fino ai molti del secolo xv. 
Più moderne e attuali sono invece le altre notizie che seguono : 

Sotto scirocco da quella pendice 
la isola si trova Taprobana, 
che quasi un altro mondo la si dice. 

Non han quei marinar la tramontana 
non sanno che sia Castor né Polluce, 
non san che stella sia virgiliana; 

Canopo v'è che molto chiaro luce; 
la guida loro si sono gli uccelli 
che su e giù volando li conduce 



— 77 — 

Argiva con Crisan, Tellos ed Osa 
e più isole trovi per quel mare, 
di cai la fama tra noi sta nascosa. 

Or qui passo Caucaso per trovare 
i Seres, gli Otogoris e anco Batria 
che Ocus bagna ed Oxo li si pare. 

Al genere di documenti che come le enciclopedie, i 
poemi didascalici e le cronache, possono servire di fonti 
per la geografia dell' India, o meglio per lo stato delle co- 
gnizioni degli occidentali intorno all'India, si ascrivono 
anche i romanzi di prosa o di versi. Valga ad esempio 
quello delle Istorie di Alessandro sul quale il 1300 ci 
dette tal rifioritura di componimenti che fé' rivivere i 
romanzi greci e latini intomo al prediletto argomento.^ 
Ciò serve a dimostrare come si mantenesser le favole e 
le descrizioni di cose meravigliose, quali si veggono ripro- 
dotte sulle carte del tempo ; e come la geografia dovesse ad 
una fiata fare ragione al gusto ed alle necessità del secolo. 

Non ci fermeremo sopra queste favole geografiche ; ma pur tor- 
nerebbe opportuno un rafi&onto che far si potrebbe dei singoli ca- 
pitoli dell' Alessandreide colle figure delle Carte Catalane. Prova 

1 Q. Grion nella introduzione a: Scolari Domenico. Poema di Ales- 
I nobili fatti di Alessandro Ma- sandro Magno, ridotto dalla prosa la- 
gno, romanzo storico tradotto dal fran- tina in ottava rima volgare. Segue la de- 
cese nel buon secolo, Bologna 1872 — scrizione : « Cod. archetypus in fot par- 
novera le molte Alessandreidi die go- vae formae membran. foli. 96. scriptus 
derono tanta popolarità tra il xii e il for tasse ab ipso auctore, sed certe abso- 
XIV secolo continuandosi fino al xv*; lutus die S5 deoembris anni 1355, ut ex 
e tratta sopratutto delle italiane, e degli ogdoade ad calcem adparet in Oppido 
autori che come Brunetto Latini e Ka- Treville, Tarvisinae dictionis, ut in Dis- 
zio degli liberti ne introdussero parte sertatione quam habui de hoc Cod. in 
ne* loro libri; pp. cxxx e segg. — Al te- Societate Columbaria, quaeque edita est 
sto dell*opera sopracitata il Grion ag- in Voi. V. operis cui titulus: Collezione 
giunge in appendice le rubriche latine di Opuscoli Scientifici e Letterarii ed 
dell' Alessàndreide diVilchino, e quelle estratti di opere interessanti; Firenze 
in versi italiani del poema d* Alessandro 1808 videre est ». Fu poscia descritto 
dello Scolari ; infine il prologo della più particolareggiatamente coli* indice 
Hist. de preliis, e la lettera di Ales- e titoli dei capitoli da A. BAarou: J 
Sandro del Sito dell* India e dei viaggi manoscritti italiani della Biblioteca Na- 
fatti per quei deserti da Aristotile suo zionale di Firenze. Tomo I, Firenze 
maestro. Il Poema italiano dello Scolari 1879, pag. 290-312. É questo il testo 
trovasi manoscritto nella Nazionale di edito poi nella Collezione di opere ine- 
Firenze sotto 1* indicazione [ Magliab. dite in Bologna, Romagnoli 1872 per 
Cod. II, u, 30] e con questa notizia : cura di Q. Grion, come sopra 6 detto. 



— 78 — 

dell'interesse ancor vivo che nel secolo xiv si prendeva in Italia 
per codeste istorie e pel genere letterario della Imago Mundi ci 
è dato dalle traduzioni volgari che se ne vengono non di rado in- 
contrando e delle quali si tocca in appendice. 

Le notizie dell'India che si potrebbero spigolare dagli scrittori 
di Cronache non ci danno molto di più che il comune riflesso di 
quelle concretate nelle leggende delle carte a T, o delle Noahidi. Cosi 
Giovanni Villani nel Prolago alla sua, cominciata nel 1300, delle 
tre parti in cui fu diviso il mondo tra le schiatte de' figli di Noè dice 
che : € La prima e maggiore si chiamò Asia, la quale contiene quasi la 
metade e più di tutta la terra abitata, cioè tutta la parte di levante, 
cominciando dal mare Oceano e Paradiso terrestre >. E ne segna i 
confini occidentali dalla parte di settentrione col fiume di Tanai in 
Soldania, e dalla parte di mezzodì col deserto che separa Soria da 
Egitto € e lo fiume del Nilo, che fa foce a Damiata in Egitto, e mette 
capo nel nostro mare. Questa parte d'Asia contiene più province in sé, 
Camia,^ e India, e Caldea, e Persia, e Assiria, Mesopotamia, Me- 
dia, Erminia, Georgia, e Turchia, e Soria, e molte altre provincie ». 

Più preciso è il continuatore della Cronica, Matteo Villani, de- 
scrivendo il progresso della pestilenza del 1346 : e Cominciossi nelle 
parti d'Oriente nel detto anno, inverso il Cattai e l'India supe- 
riore e nelle altre provincie circustanti a quelle marine dell'Ocea- 
no ». Interessante poi è il particolare che segue : € E in quello tempo 
galee di Genovesi e Catalani si partirono del Mare Maggiore, e 
della Soria, e di Romania per fuggire la morte e recare loro mer- 
catanzie in Italia ».' Lo che ci conferma la frequenza e la diretta 
relazione dei commerci esercitati insieme da Genovesi e Catalani 
coli' Oriente estremo, illuminandoci sul come questi ultimi ci abbiano 
potuto lasciare i monumenti cartografici che primi schiuser la vista 
di quelle regioni. Notiamo infine come la partizione che si faceva 
dell'Asia col confine del Nilo nel 1800 coincida colla designazione 
dell' Africa orientale specie dell' Abissinia col*nome di India media 
di Marco Polo , e quanto ciò debba aver contribuito alla confusione 
dei regni del Prete Janni. 

i La lettura di questo nome riscon- e la maggiore si è detta Asia, si che si 
irata ai codici ci deve dare una forma mostra per lo dritto compasso, e comin- 
la qual meglio accosti al Catai, che eia dallo oriente infine al settentrione ». 
qui senza dubbio volevasi iotender, come Altri vuole intendere, come il Forlini 
la più remota ed orientale delle parti autore della edizione del 1816, che il Ma- 
deli* Asia; le quali come si vede dalla lespini etimologizzasse: A sia, i)erciò 
enumerazione, vengono nominate per che ella si mostra altrui sotto forma di 
ordine, movendo da levante a ponente, un* A, o di un compasso! A parte que- 

s Nel Malespini non ò ricordata al- sta stramberia etimologica, gioverebbe 

cuna parte dell* Asia, di cui soltanto si conoscer su qual disegno geografico il 

dice : « Il mondo si divise per la prima Malespini possa aver colta o la idea o 

divisione in tre parti; la prima parte la figura che fosse, di un compasso. 



— 79 — 



1» * 



In tal modo attraverso le Immagini del Mondo, gli 
Specchi istoriali e naturali, le Enciclopedie e i Poemi di- 
dascalici, era venuto condensandosi il materiale tradizio- 
nale letterario dell'antica geografia. 

La cartografia a sua volta, a partire dal principio del 
secolo XIV segna uno allargarsi delle cognizioni, specie 
verso oriente. È da notare però la lentezza, la quasi avver- 
sione allo staccarsi dalla tradizione, per cui molti dei 
nuovi resultati non vengono spesso accolti sulle carte. 
Cosi vedremo di quelle di Eanulfo, della Cronaca di Saint 
Denis, o della tavola Borgiana fin dentro il xiv secolo; 
mentre altre come quella di Walsperger accolgono bensì 
i dati di Marco Polo segnando i nomi di Cathay, Quinsay, 
Magnus Khan ecc., ma non si danno studio di bene collocarli. 

Restringendoci ora ai disegni grafici vedremo la car- 
tografia deir India proseguire in questo secolo xiv per due 
ordini di documenti. Da un lato stanno i mappamondi 
dell'antico stile tra i quali persistono tuttora le carte a T 
rispondenti alle tendenze speculative della scuola; dal- 
l' altro stanno i portulani e le carte lossodromiche meglio 
rispondenti alle necessità reali della vita. La penetrazione 
lenta ma costante degli elementi di queste ultime si viene 
estendendo alle plaghe orientali, e conduce alla creazione 
di quella famiglia di mappamondi che diremo nuova e 
rigenerata dal tipo del mappamondo medievale; la quale 
va dal tentativo di Marin Sanudo all' opera definitiva di 
fra Mauro Camaldolese. Prima ad avvantaggiarsi di questo 
allargamento delle nozioni nuove e positive sulla trama 
antica delle plaghe orientali è la penisola indiana, tanto 
rispetto alla sua positura quanto rispetto alla forma ed 
alle proporzioni del disegno. 

La cartografia di questo xiv secolo porge ancora, come 
si è detto sopra, gli esempii delle carte a T, ma in più 
largo sviluppo di proporzioni e di dati. Ne riproduciamo 



alcuni dei tipi principali da opere e da autori che stanno 
sullo scorcio del trecento e del quattrocento; i disegni dei 
quali però spettano in realtà per la esecuzione al se- 
condo di questi secoli. 

Tale è il mappamondo che accompagna l'opera di Gu- 
glielmo di Tripoli ^ il quale in Acri fu col compagno 




Fig. 55. — II Mappamnodo nel de Statu Saraceoorum 
di Quglielmo da Tripoli, sec. xiv. 



SUO frate Nicola da Vicenza destinato dal nuovo papa 
Gregorio X a seguire i Polo che portavano il suo messaggio 
al Gran Kan. Trattavasi dunque di uomo molto erudito, se- 
condo che Marco Polo stesso attesta, ed esperto dell' Oriente ; 
e sarebbe stato da attendersi dal disegno di lui, o di chi 
sovra i dati o ispirazione sua lo ha ricostruito, qualche- 
cosa di più nuovo e rispondente alle cognizioni di fatto 
ohe nell'Oriente e dell'Oriente egli doveva aver attinte. 



i Frate Quglielmo da Tripoli, del- 
Tordine dei Predicatori, par fosse iu 
oriente già intorno alla metà del sec. 
XIII. L*opera sua più nota è quella «de 
statu Saracenorum post Ludo- 



yici regis de Syria redditum»; 
altra è: «de exitu Maohometi et 
Saracenorum». II mappamondo tro- 
Tasi in un manoscritto che appartiene 
al sec. XIV, della BibL Naz. di Parigi. 



— 81 — 

Ma la tenacia della tradizione e del sistema furono su 
lui ancora più forti. 

L'Asia abbraccia la metà del disco, per modo, che Ge- 
rusalemme stando nel punto di coincidenza delle aste del T 
sia in pari tempo al centro della terra. All' estremità del- 
l' Oriente, che è in alto, sta il Paradiso terrestre diviso 
dal resto delle terre, e ne escono i fiumi. Tale è sostanzial- 
mente lo schema d'altri mappamondi congeneri e contem- 
poranei, quale quello di Arras o quello di Parigi.^ 

Un'attenta osservazione può tuttavia farci rilevare alcunché di 
nuovo e di interessante nel disegno di Guglielmo da Tripoli. I fiumi 
che escono dal Paradiso, in numero di cinque, sono divisi in due 
sistemi dal monte Caucaso : due dal lato sinistro partendo dal- 
l'oriente, il Phison si ve Gange e il Gyon; dall'altro lato il Ti- 
gris e l'Eufrates separati dal Tauro. Kitenendo che Gyon sia qui 
l' Indo, avremmo cosi distinte orograficamente e idrograficamente 
l'India e l'Asia anteriore. Il Nilus sta come quinto, relegato più in 
alto che è quanto dire più ad oriente colla sua fonte; ma vediamo 
che anche l'Egyptus è segnato di fronte ad esso più su dei Sere s 
medesimi. Ora è assai probabile che GugUelmo da Tripoli abbia tro- 
vato il modo di conciliare la tradizione della uscita del Nilo dal 
Paradiso col fatto del suo corso nell'Africa orientale, attribuendo a 
questa la eccessiva protensione che chiudeva quasi in un golfo il 
mar dell'India; conformazione propria — come si è visto — della car- 
tografia araba e che perdurerà a lungo — come vedremo — anche 
nella europea. Traspare quindi sotto il disegno rituale dell'erudito 
la figura di una vera e propria carta geografica. Il soggetto e il 
titolo stesso dell'opera di Guglielmo da Tripoli accusano le fonti 
degli Arabi ; e se ricordiamo i tipi schematici e geometrici delle co- 
storo carte, troveremo ragioni per considerar questa non altrimenti 
che una combinazione di elementi patristici ed arabici. 

Pure in un codice del xiv secolo, ma senza rapporto 
col testo del codice stesso, è disegnato questo mappamondo 
della Biblioteca di Arras (fig. 66), dove di ben distinto sono 
Gerusalemme e il Paradiso, che è posto in alto sopra 
l'oriente e fuor della terra, nella zona ove stanno segnati i 
punti cardinali. I due mari Caspio e Rosso quasi si prospet- 

1 II disegno qui riprodotto è quello nota tutte le altre riproduzioni fatte 
del Coli, il quale cita a comparazione in dipoi di questo e dei seguenti 57. 58. 59. 

Studi itaì. di fll. indo'iran. Voi. V. 1 1 



-8à - 

tano; e se si deve tener conto della disposizione della scrit- 
tura, all' uno . è dato un asse da nord a sud, all' altro da 
ovest a est. Notevole è la mancata notazione dell' India. 
Essa invece nel disegno del manoscritto Viennese, pub- 
blicato dal Santarem e riprodotto dal Lelewel nella ta- 



















Fig. 56. — Mappamondo di Arras. 

vola XXVI, 72 insieme a quello da Guglielmo di Tripoli e 
a quello della Cronaca di S. Dionigi, è segnata nell'an- 
golo più orientale sotto il Paradisus fra Arabi e Persida 
a occidente e Parthia a nord. Ma notevole è che il nome 
vi venne segnato due volte: ydia e Indias. ^ 

L' India tiene invece largo posto e copre da sola tutta 
la parte dell' Oriente nel seguente disegno (fig. 67; interse- 
candosi il nome a formare una croce col nome dell'Asia. 
Anche in questo mappamondo, che è della biblioteca nazio- 
nale di Parigi, Gerusalemme è posta nel centro della terra.^ 

Secondo il Santarem si troverebbe qui una traccia delle idee 
degli Indiani e dei Tibetani e del sistema loro, il quale pone appunto 
l'India nel mezzo della terra. Ma è facile avvertire come nel S. si tratti 
di un semplice errore di lettura, e vada restituito in questo luogo 
Begnum Judsa, come il facsimile chiaramente mostra. Meritano 



i Dato che la lettura d«sl SaDtarem 
o del Lelewel sia esatta e il primo non 
▼oglia esser piuttosto Judia. V. sotto. 

s Porta il numero 4126 della anzi- 



detta biblioteca^ di cui v. il Santarem, 
loco citato. Probabilmente la parola in- 
completa a destra va letta Syu(ai) 
onde ne seg^uirebbe qui il golfo arabico. 



— 83 - 

considerazione le tracoie del disegno in alto a destra indicanti un 
golfo con isole che potrebbe essere il Persico, accennando con ciò alla 
esistenza di un mappamondo prossimo agli esemplari che ci si offri- 
ranno d' ora innan- 



zi, ma di cui l'au- 
tore del presente 
pel suo intento non 
avea bisogno di ri- 
produrre le partico- 
larità corografiche. 
E invero più che 
un mappamondo qui 
si è voluto rappre- 
sentare il sistema 
tolemaico dei cieli 
concentrici colla 
terra, e nel medio 
punto di questa Ge- 
rusalemme ; come 
dimostrano le sfere 
della luna e di Mar- 
te. Risponde nella 
sua forma schema-, 
tica alla pittura del 
Camposanto di Pi- 
sa, ove il Padre 
Eterno in figura gi- 
gantesca abbraccia 
Tuniverso. È opera 
di Pietro da Orvie- 
to autore degli altri 
quadri attigui del- 
la Genesi, da esso 
dipinti intomo al 1390. A lui si attribuisce pure il sonetto che vi 
stava sotto a dichiarazione della immagine, e che cosi incomincia: 

Voi che avisate questa dipintura . . . . ^ 

La terra è al centro del sistema, e tutto intomo girano le differenti 
cerchie dei cieli, ove ai simboli degli antichi si sono sostituiti sim- 
boli cristiani. Lo stato di deperimento della pittura non ne permette 
una illustrazione soddisfacente. Visìbile è la figura del Padre Etemo 
o del Redentore di cui la testa sovrasta; sotto sporgono i piedi, e 




Fig. 57. — Mappamondo di Parigi. 



1 Così il Ciampi nella iilustraz. delle 
pitture del Camposanto di Pisa, contro 



l'opinione del Vasari che attribuiva l'una 
cosa e r altra al pittore BufliUmacco. 



- 84 — 

le mani tengono ai due lati il gran quadro. E la stessa concezione 
del mappamondo di Erbstorf; e rispondono entrambe in una maniera 
sorprendente alla antica concezione, e più ancora, alla disposizione 
e ai particolari della figura del Grande Spirito che sorregge In 
ruota del mondo qual' è nella rappresentazione buddhistico-tibetana. 

* 

* • 

Il mappamondo della Cronaca di S. Dionigi ri- 
toma invece al tipo dell' orbe terrestre ; ove in forma ca- 




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BONCINI FIRENZE 



Kig. 58. — D^Ua Cronac» di S. Dionigi (1361-1372). 



pricciosa ma non nuova, il Mediterraneo va a finire a spira 
nel mar Nero da un lato, e si protende e confonde col mar 
Rosso dall'altro, separando l'Asia dall'Africa. L' India è col- 



— 85 — 

Forìente all'estremità in alto, confinando colla precinzione 
del Paradiso, che è sulla terra ferma. Nel corso d' acqua 
che cinge 1* India Superior col Paradiso altri vede 
r Indo ; ma forse è più spediente considerare nei varii rami 
il sistema di più fiumi, per la medesima tecnica che con- 
fonde le acque di diversi mari. E quindi nella biforca- 
zione più a sinistra potrebbe vedersi il Gange; il quale 
cosi dividerebbe la detta India Superior che è l' intra 
Gangem, dal luogo ove sono inchiusi Gòg e Magog ossia 
l'India extra Gangem. Il disegno si ritiene contempo- 
raneo al manoscritto che è del 1364 o 1372, e più che 
ad altri si accosta al disegno del < Salterio londinese >.^ 




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Fig. 59. ~ Dal Polychronicon di Ranulfus Higgeden del sec. xiv (1360). 



Le carte di Eanulfo Higgeden autore del Poly- 
chronicon sono caratterizzate per riguardo all' India da 
ciò, che essa vi e divisa dal restante della terra per mezzo 
del largo fiume Indo.^ La parte maggiore di queste carte 

1 Miller o. c. Ili, 36. Cfr. Lòvbn- Santarem al voi. Ili, 214 ed il Lelbwel 
BBRO, Geschichte der geografi- II, 108; Alias alla tavola or ora citata, 
schen Entdeckuagen, pag. 299; il < Miller, III, 94-105, spec. p. 108. 



di cui nove si conoscono, sono, meno una, tutte a forma 
ovoidale, tanto quelle dipinte quanto quelle a tratteggio, e 
hanno l'oriente in alto; un breve segmento della sfera vi 
forma l'India dove è collocato il Paradiso terrestre e in 
qualcuna son visibili ancora le traccie dei fiumi che figu- 
rano di passar sotto all' Indus. Tutto in queste carte : forma 
generale, forma del Mediterraneo, linee rotonde del disegno, 
ma sopratutto il distacco dell'India dal restante della terra 
e la rispettiva collocazione del Paradiso, fanno trapelare 
il tipo dello schema antico, che altri crede cosmiano, sopra 
il quale si sarebber intessuti tutti gli elementi nuovi della 
cartografia contemporanea a Ranulfo. Tal sovraimposi- 
zione del materiale nuovo al disegno antico si rileva fa- 
cilmente; ma anziché direttamente al tipo di Cosma noi 
pensiamo a un modello della famiglia del manoscritto di 
S. Severo (figg. 39-40). Ranulfus Higgeden o Ealph Higden 
come anche si scrive, fu benedettino del chiostro di S. Wer- 
berg nella contea di Chester, e morì nel 1360 (o 1363). 
Egli stesso dicesi il disegnatore della carta in discorso, 
e la delineò ad illustrazione del suo Polychronicon. ^ 



* 



I mappamondi di Ranulfo segnano un progresso sovra i 
predecessori, a quel modo che la carta di Hereford lo segnò 
sovra i mappamondi minori del secolo xiii; e li possiamo 
per tutto il resto considerare come rappresentanti del 
massimo perfezionamento cui giunser l'erudizione e l'arte 
cartografica delle scuole nell'Occidente europeo, e sopra- 
tutto nei paesi settentrionali. Ma essi stanno tuttavia a 
molta distanza, specie rispetto all' Oriente, dai prodotti 
della cartografia dei paesi mediterranei che ormai più che 
alla tradizione guardavano al presente, e seguivano il mo- 
vimento delle cognizioni geografiche sopravenienti. Tali 
sono i mappamondi italiani del principio del secolo xiv. 

i Lelewbl II, 108; Santarbm IH, 1-60. 



— 87 — 

TJn tipo nuovo dell' Oriente si è formato, il quale con- 
tinuerà per oltre un secolo modificandosi a traverso una 
lunga serie di riproduzioni di autori genovesi, veneziani 
e toscani, fra due termini estremi rappresentati dai di« 
segni del Vesconte (1320) e del Buondelmonte (1481). 




Fig. 60. 

Marin Sanudo seniore detto il Torcello, pel suo 
« Liber secretorum fidelium Crucis super Terrae sanctae 
recuperatione et conservatione » compose fra il 1306 e il 
1321 parecchie carte, di cui alcune rimasteci, in numero 
di dieci. Di queste le ultime 7, 8, 9 e 10 contengono del- 
l'Oriente la carta della Palestina, le piante delle città di 
Gerusalemme, la Tolemaide e Antiochia. ^ Come per le 



1 Quattro corredano r edizione del- Hanovise 1611. Intorno ai codici vedi 
r opera suddetUi pubblicala nelle: Gè- Uziklm e A. di s. Filippo o. c. U*, 50 
sta Dei per KrancoH dal Uonuarsio e i ree. studi del prof. Maunocavallo. 



- 88 — 

carte del Mediterraneo e del Mar Nero il Sanudo si ac- 
corda con le carte del Vesconte, cosi si accorda con esso 
nella rappresentazione del Mappamondo. E invero corri- 
spondonsi quasi perfettamente il mappamondo del Sanudo 
riprodotto dal Santarem con quello del Vesconte della 
Vaticana.^ Ne ciò fa meraviglia sapendosi come Pietro 
Vesconte abbia elaborate parecchie delle sue carte in Ve- 
nezia, e debba quindi essersi trovato in relazione col nobi- 
luomo veneziano. 

La carta della Palestina del Satuudo è la prima cono- 
sciuta di un territorio definito, che si stacchi dal sistema di 
Tolomeo. Nella divisione per piccoli quadrati preannuncia 
la carta del pilota arabo di Vasco di Gama in Melinde ; 
e accenna cosi ad un lavoro da fonti originali, basato su 
scoperte e criterii nuovi. Tale osservazione si estende 
anche al disegno delle coste che vanno verso oriente e 
air India.* Il Mappamondo, o sia del Sanudo o Sanudo- 
Vesconte come lo chiama il Nordenskjòld, è in certa pro- 
porzione opera indipendente, superipre d'assai alle carte 
medioevali del mondo ; poiché basasi insieme sopra To- 
lomeo, sul portulano normale, e sulle cognizioni dirette 
attinte dal Sanudo nei suoi lunghi viaggi. 

II mappamondo di Pietro Vesconte (1311-1327) sta in 
rapporto col precedente, in quanto questi sarebbe l'autore o 
il disegnatore della carta a corredo dell'opera del Sanudo, 
o quanto meno sarebbe stato in corrispondenza d' opera 
con essolui, al modo che sopra si è detto. Pietro e Per- 
rino Vesconte o Visconti furono genovesi al pari del 
Carignano, e spiegarono nell'opera cartografica una atti- 
vità ben rispondente all'opera pratica che conducevano sul 
mare i loro concittadini.^ 



1 Iilntrambi in Nordenskjòld, Peri- Gesell. fiir Ki*dkunde. Berlin 1891 XXVr. 

plus pp. e. 57 lìgg. 6 e 10. Secondo una > Cfr. II. Simonfbld, Studien zu 

opinione del Krbtscumbr, le carte che Marino sanudo dem ^<:itereu. 

corredano l'opera del sanudo non sono Neues Archiv d. Ges. fiir filiere deut- 

sua fattura, ma piuttosto del medesimo scile Geschiclitskunde, VII, 43 e segg, 

Pietro Vesconte genovese, che col Sa- Hannover 1S8I. V. anche in Miller Mm. 

nudo visse in Venezia. Cfr. To. e. 113 n., Ili, Vii. Theobald Fischer o. c. 101. 

e Idem, M. Sanudo der Aeltere u. ^ Kretschmbr, o. c. p. 1I3-IH e 

die Karteu P. Vescoute's. /. der Nordbnskjòld, Periplus, pagina 17. 



— 89 - 

Pietro Vesconte mentre ci porge una delineazione 
esattissima dei paesi mediterranei e dell'occidente europeo 
nelle carte nautiche rimasteci di lui ed alle quali altrove 
si accenna, si mantiene non molto discosto dalle cognizioni 
del secolo precedente rispetto alle parti della terra per le 
quali non eransi aggiunti materiali nuovi di scoperte. Cosi, 
per non toccar d'altro, vi troviamo la posizione ancora 
orientale dell' India che è considerata come il paese del 
Presto Janni, i popoli dell'apocalittiche Gog e Magog, ecc. 
Ma accanto a questi errori della comune tradizione, ve- 
diamo già farsi strada cognizioni attinte ai nuovi rap- 
porti dei viaggi per negozii e per missioni: come il regno 
di Cathay, la capitale Sera, il campo del Gran Kftn ecc. 
E sopratutto ci interessa di vedere un principio di ret- 
tifica della posizione reale della penisola indiana, che dalla 
estremità orientale già si piega portandosi verso il mez- 
zodì. Anche nozioni arabe si trovano infiltrate nella mappa 
del Visconte, come quella dei due mari Caspii e della pro- 
tensione esagerata verso oriente del continente africano. 
Notevole rispetto alle coste meridionali asiatiche è nella 
carta del Vesconti la estensione data al nome A-s-i-a ; 
ove l'ultima lettera viene a cadere, abbracciandola, sulla 
protensione orientale dell'Africa, e quindi copre la metà 
della sfera. Questo fatto si riporta, secondo il Kretschmer, 
ad una influenza dell' idea tolemaico-araba dell' oceano 
chiuso tutto intorno dalla terraferma. E quale reminiscenza 
arabica debbono considerarsi nelle carte di origine cri- 
stiana il golfo indiano e la terra australe che lo cinge, e 
che veniva considerata come spettante all'Asia. Colla qual 
cosa si connette anche la separazione di questa dall' Africa 
per mezzo del Nilo, e si chiarisce il fatto già accennato 
che Marco Polo ascrivesse l'Africa stessa extra Nilum 
alle Indie, colla indicazione di India media. 

Mariu Sanudo, secondo il Peschel, tolse da esemplari 
precedenti gli elementi della sua rappresentazione del pla- 
nisfero, allargandoli colle cognizioni attinte direttamente ai 
narratori, fra cui egli ritiene fosse precipuamente Hethum 
l'armeno che gli forni le notizie sul regno e la potenza 

Studi ital. di fil. indo-iran. Voi. V. 12 



— i)0 — 

deir imperator dei Mongoli. Ma ormai ci è noto come e per 
quante fonti già corressero verso gli studiosi occidentali 




Vìg, CI. — DjI gloho di Marino Saiiud.). Anno i:!20. 



le nozioni dell' Oriente. Il disegno die noi qui vediamo 
apparire dei contorni d(:*ll' India nei planisferi Sanudo- 



— 91 — 

Vescoute, non è qualchecosa di arbitrario ; esso tende a 
sviluppare le forme della terra secondo la verità acquisita. 
Per poco la si volga dalla sua orientazione col sud in alto 
della tradizione antica, la nostra mappa (fig. 61) ci porge 
individuate la penisola indiana, e almeno in intenzione la 
penisola indocinese e le coste della Serica coli* arcipelago; 
il quale per quanto spostato all' insù, anche per ragion del 
disegno circolare, è pur tuttavia efficacemente raffigurato. 
Ora neir opera geografica della prima metà del secolo xiv, 
sia delle narrazioni sia delle carte, noi possiamo perse- 
guire gli ulteriori elementi che condussero a tal punto, 
nella cartografia genovese e veneziana, la concezione del- 
l' India e dell' Estremo Oriente. 

Notiamo qui opportunamente come alle designazioni 
delle antiche India infra et extra Qangem o a quelle 
nuove di India maggiore, minore e media di Marco 
Polo sieno altre state sostituite dagli autori di questo se- 
colo: India parva et uSlthiopia che sono la Persia e il 
principio dell'India nella carta di Pietro Vesconte del 1320; 
nome d'India parva mantiene alla Persia il Sanudo e 
dà quello di India magna all'India propria o come altri- 
menti è detta India la gran; quello di India inferior 
all'Indocina, che egli fa terminare con finis Indie là 
dove è da vedere, a mio avviso, la punta di Malacca. Per 
India superior la vedemmo designata in genere nella 
carta di S.* Denis e la vedremo parimenti ne' mappamondi 
del XV secolo, nel Borgia no e in quello di Andrea Bianco 
contro un' India inferior applicata all' Indocina nel 
primo di questi due. 

Colla rinascenza tolemaica ritorneranno l' intra et 
extra Gangem; e infine una India prima, secunda e 
tertia, l'ultima delle quali varrà d'uno in altro degli 
autori ad indicare tratti spesso diversi della carta. ^ 



1 Circa una India terza, couside- tala nelle carte di Tolomeo della uuova 
rata quale un frainmeuto della terra età, si può consultare il Kkktschmbr 
australe, che ancora si vede rappresan- alla pagina 90 dell* opera sovra citata. 



— 92 






Con lo svilupparsi delle carte nautiche e coli' uso della 
bussola si estende la determinazione geografica anche ai 
paesi fuori delle coste marittime eh' eran nella cerchia delle 
osservazioni dirette. Dapprincipio si inchiude nelle dette 
carte V Asia Minore, poi si arriva all' India e finalmente 
alle coste dell'Asia Orientale, ossia ai confini del mondo 
conosciuto dal lato d'oriente. L' osservazione si spinge poi 
dalle coste all'interno dei paesi, dalla foce dei fiumi si 
inoltra pel loro medio e alto corso, si segnano i nomi, 
si riempiono gli spazi vuoti con figure di città, castelli, di 
signorie, di vessilli, di animali e prodotti dei paesi ; e dove 
mancavano notizie nuove, si ricorre all'uopo alle fonti tra- 
dizionali di Plinio, Solino, Isidoro, Onorio che si riprodu- 
cono nelle numerose leggende. Cosi la carta nautica si 
viene mano mano ampliando in carta geografica.^ 

A questo punto giungono a contribuire efficacemente 
le relazioni dei viaggiatori nelle regioni interne dell'Asia. 
A fondamento delle notizie che si introducevano, o tratte 
dai ricordati generi vari di scritti o dalle nuove carte, 
stavano le relazioni de' viaggi che si venivan facendo 
ognora più frequenti ripetendo ed estendendo l'opera del 
Polo per r interno delle regioni orientali; e prova ne fa il 
modo come Fazio degli Uberti cita il proprio concittadino 
Kicoldo da Monte Croce. Di siffatta maniera l'attenzione 



i Kkbtsciimbr o. c. p. 115. Giova al 
proposito ricordare le osservazioni fatte 
da uu altro geografo^ W. Stavbnbaobn 
ìd: Italiens Kartenwesen in ges» 
chichtlicher Entwikelung. Zeit- 
schriflder Gesellscbaft fUr Erdkunde zu 
Berlin. XXXVI, 1901. N.' 6 pp. 277-298: 

« Der ei^entliche Mittelalter, die 

Zeit del Scolasticherf gehort recht eigen- 
tltch der italienischen Kartographie. Es 
ist ftlr Iialien wichtig durch die Bekannt- 
schart mit dem Urtexte der griechischen 
Schriflsteller , nameutlich der Riick- 
kehr zu ptolemaiscben Ortbestiminuug, 
durch die Berlihrung mtt den seit Alters 



fUr die Astronomie uud die Erdkunde 
bedeutuugsvoUen Arabern, durcb den 
infolge von Einfiillen der Mougolen er- 
zeugten Verkehr mit Ost-Asien, und 
endlich durch dii zahireicben Kelsen, 
namentlich die Aufschliessuiig des Atlan- 
tischen Seeweges von den italienischen 
Ilandelsstftdten aus, welche der Karto- 
graphischen Darstellung, alleidings in 
wesentlich der maritimeu, ueun Stoff 
brachten, p. 180. Die italienischen Kom- 
passkarten welche Ubrigens alle nach 
Siiden orientirt sind dllrfen auch keì- 
neswegs als loxodromiscbeu bezeichnet 
werden, sondern es sind Plattkarten ». 



— 93 ~ 

verso r India era tenuta viva da altri molti viaggiatori 
che in buon numero ci vengono ricordati della prima metà 
del secolo xiv. 

Illustre dopo Marco Polo è un altro veneto, frate Oderico da 
Pordenone, che per inverso cammino disceso dal Mar Nero per 
l'Armenia al golfo Persico, da Ormez navigò alla Tbana d'India. 
Qui egli dette notizia del martirio subitovi da quattro minoriti' 
Tommaso da Tolentino, Giacomo da Padova, Pietro da Siena, e De- 
metrio, detto de Tifolio, laico loro interprete che era buon intendi- 
tore della lingua del paese. Oderico parla di Thana come di un 
regno che stava in rapporto di dipendenza dal regno di Delli; la 
qual cosa trova una rispondenza nella estensione che la Carta Ca- 
talana dà a questo, ed alla posizione ov' essa colloca la figura del 
re di Delli medesima. 

Dalla Thana O. procede per mare a mezzogiorno al Minibar, che 
è la forma data dai viaggiatori nostri di quel tempo al Malabar; e 
vi visita la città di Palombo che per una analogia etimologica cosi 
si tradusse il Colombo o Columbo [= Kolamba della forma epigrafica 
sanscrita, o Kolum locale = odierno Quilonj di cui già parlò Marco 
Polo. Segue il regno del Màbar (o Mobar e Mebor con diversa grafia) 
ossia il Coromaudel, colla città dove si conserva il corpo di S. Tom- 
maso. Le molte cose che frate Oderico ha descritte riguardan più 
i costumi che non la geografia, parecchi dati della quale rimangono 
incerti: come il bosco della lunghezza di 18 giornate ove sono le 
città di Ziniglin, al. Shinkali, Cranganor e Flandrina [= Pandarani]. 
Dopo i passi relativi alla penisola indiana ciò che più interessa 
nella narrazione di frate Oderico è la menzione del Tibet che egli 
visitò al suo ritorno per terra da Cambaluc, e che pare egli traver- 
sasse per rendersi di là un' altra volta nell'India. Ma le condizioni del 
testo non lasciano precisar bene l'ultima parte di questo suo viaggio ; 
come del resto v' ha del disordine in tutta la cronologia de' suoi iti- 
nerari. Certo è però che le relazioni di frate Oderico furono molto dif- 
fuse al suo tempo e fonte delle maggiori notizie sull'Oriente. 

Nell'anno 1828 sono dal Papa mandati de' missionari francescani 
e domenicani insieme con degli operai : € ad imperium Persidum, ad 
Indias interiores, ad imperium Elgigaday, ad terras Chorasan, Tur* 
quetam, Indostam in India minore >. ' Ma è noto sopratutto il fioren- 

« Nel LtjJl secondo amat. di S. Fi- tirio, cui egli sfuggì. Porse airaccen- 
LiPFo ; ma il viaggio di Oderico era in- nato disordine cronologico va attribuita 
cominciato il 1311. Forse In narrazione anche la incongruenza sopranotata dei- 
si riferisce al fatto avvenuto in questo Tanno del martirio dei quattro Minoriti 
luogo, ma dopo la visita di Oderico. Si vegga più oltre al proposito la nar- 
Anche frate Giordano dell* ordine dei razione dello stesso frate Giordano, 
predicatori in una lettera da Cogo nel * Gfr. Wadding, Annali dei Mi< 
Guzerat del 13^1 fa menzione del mar- noriti, ediz. di Roma 1733, Voi. VII 



— 94 — 

tino Giovanni da Marignolle, già lettore di teologia a Bologna, 
il quale nell* anno 1338 insieme ad altri tre francescani : ungherese, 
l'uno, gli altri due italiani di nome Nicolò Boneti e Nicolò Nolano ^ 
andò ambasciatore di Benedetto XII da Avignone al Catai, dove 
giunse nel 1342 a Canbaluc. Al suo ritomo egli rifece l'itinerario 
di Marco Polo imbarcandosi a Zaitun e toccando successivamente 
Java, Culam o il cosiddetto Colombo del Malabar, Ceylan, Bombay, 
Ormuz ; di qui seguiva la via di terra per la Persia a Babilonia, 
Bagdad, Aleppo e Damasco, quindi da Cipro ad Avignone, avendo 
per tal viaggio impiegato quattordici anni. Dalle sue relazioni ci è 
noto che il commercio del pepe era raccolto in massima parte nelle 
mani dei cristiani di S. Thomé, dove trovavansi probabilmente non 
pochi europei e, più, italiani.' 

La sua geografia dell'India non è molto diversa da quella del 
Polo e di frate Oderico. Egli la divide in tre che chiama : la prima 
India superiore o Manzi; la seconda Myni bar con che intendesi 
Malabar o India inferiore comprendendovi la parte meridionale 
(occidentale) della penisola, che avea per capitale Columbum = Co- 
lombo; e infine la terza, il Maabar che avea per capitale Mira- 
polis = Mìliapur. Notiamo come le forme dateci dal testo del Mari- 
gnolli rispondano assai bene a quelle dei nomi della carta Catalana : 
Zaytun = Zayton, Cansay =: Campsay, Janci zz Jangio ; Cyncalan = 
Cincalan ; Mirapolis (con attrazione alla forma greca di -polis) =Mi- 
rapor; Seillan. Il MarignoUi ci dà questo schiarimento: Cyn era il 
nome antico di Manzi, e la sua città principale è Cynkalan che 
vuol dire e Grande India > perocché kalan significa « grande > (va- 
ria versione cioè di Maha-cyn, Macin). Nella seconda India chiamata 
Myni bar v'ha Cyn k ali che significa € piccola India » perchè kali 
vuol dir € piccolo >. Cinkalan è Canton e Cinkali sarebbe 
Cranganore, lo stesso che Cyngilin o Ziniglin di frate Oderico e 
Singugli di fra Giordano, sede di un principato fra Calicut e Quilon. 
È probabile che la consonanza dei due nomi abbia tratto il MarignoUi 
alla confusione di Cin con l' India. 

Sulla non autenticità della relazione del domenicano Menentillo 
da Spoleto a fra Bartolomeo da S. Concordio hanno discorso il Kun- 
stmann e il Yule. ^ Trattasi secondo quest' ultimo di una lettera di 



p. 88. Basta del resto sull* argomento il Bohemìae II, 79-2282; los. Emler in 
capitolo del Vule: Letters and reports Fontes rerum Bohemorum HI, 492- 
of Missionary Frìars from Catliay aud 601. Yule, versione dal testo latino, con 
India nell'opera Cathay and the illustrazioni e commenti in Gatbay. 
way thither, 1806 Voi. l, \$ù e segg. Cfr.spec. Meine^tI.G.,Rei8ein8Morgen- 
l Nicolaus Moneti, Nicolaus de Mo- land, che è un estratto di tutti i brani 
lano, lohanues de Klorentia che è il Ma- relativi all'oriente nelle Abhandl. der 
rignolU stesso, Gregorius de Huugaria. k. bóhmischeu Gesellschafl der Wissen« 
< V. Chrouicou Bohemorum: schafteo II, 18:ìì0 ; e a parte Praga 1820. 
ed. Dobner, in Monumenta historica 3 yule, nelPop. cit. Cathay 234 u. 



— 95 — 

Giovanni da Montecorvino, donde Menentillo trasse la sostanza se 
non la forma delle notizie che mandò a fra Bartolomeo come cosa 
di cui questi era studiosissimo. E precisamente è la lettera datata 
da Maabar in provincia di Sitia nell' India superiore il 23 dicembre 
1232 o 1293. 

Anche frate Giordano/ domenicano, che sfuggi al martirio 
degli altri sopraricordati in Thana, tornato poi nell'India in qualità 
di vescovo nel 1330, lasciò oltre le sue lettere il volume intitolato 
Mirabilia.' Nella lettera del 12 ott. 1321 ove parla dei martiri, 
nomina le località di Supera o Suppara (che è Sùfaràh di Albiruni 
e Sofalah di Abulféda) dove possono stare a convento due frati; 
quella di Parroc90 (che è Barotch o Barygaza = Barukacéha) nelle 
parti della Thana dove possono starne due o tre; e Columbus (altra 
lezione Polumbus). E aggiunge una notizia circa la presenza di 
europei: € verum a nostris mercatoribus latinis intellexi, quod 
via iEthiopiae est aperta, qui vellet ibi ire ad praedicandum ». 
Oltre la divisione della India maggiore e India minore e la 
descrizione di Ceylan, è per noi di molto interesse la sua trattazione 
della India tertia, che sta fra l'India e T Etiopia, e dove è l'impe- 
ratore degli Etiopi « che voi, com' egli scrive, chiamate Presto 
Janni ». ^ Perchè oltre al chiarire la posizione giusta del regno del 
prete Janni tra Tuna e l'altra India, ci illumina anche sopra la 
comparsa del Paradiso terrestre nell'Africa della Carta Catalana della 
Estense, laddove narra (cap. VI, § 6 ediz. Yule) che : « fra questa 
India e l'Etiopia si dice ci sia verso Est il Paradiso terrestre; per 
cui da queste parti scendono i quattro fiumi del Paradiso, che ab- 
bondano grandemente di oro e di gemme ». 

Coi martiri della Tbana ricordati da Oderico e da Giordano ci- 
tansi dal Marignolli e dal Wadding un Francesco d'Alessandria, un 
Lorenzo d'Ancona, un Guglielmo da Modena insieme ad un Gilotto 
mercatante e ad un altro negoziante detto genericamente mer- 
canto genovese. Nell'India meridionale perirono pure Nicola da 
Bandera, Andrusio d'Assisi ed un vescovo di cui non si fa il nome. 

Esisto di codesto tempo (1330) un cDirectorium ad facien- 
dum passagium transmarinum editum per quemdam fra- 
trem ordinis predicatorum scribentem exporta et visa, 
potius quam audita» che è testimonianza della frequenza dei 
viaggi in quelle parti. E se l'autore ne ò quel Giovanni da Cora 



1 Giordano di Séverac, che si ritiene Hakluyt Society 16^33. Cfr. le due lettere 
lusitano più che italiano, come altri vor* di esso frate Giordano pure illustrate 
rebl>e. Cfr. Quktif e Kchard F, pp. 550. dal Yule in Cathay ecc. 1, SÌ25-30. 
CoRDiKRo. e. 97. Sopratutlo: P. Fran- 3 V. per la continua trasposizione 
^ois 13\LMK, Le venerable Pére dalP India asiatica air India africana di 
Jonrdatn Cathala. Lione 1S80. questo personaggio il D'avezac, nella 

2 Kdito ed annotato dal Yule perla prefaz. al suo lavoro so[)ra il Carpini. 



- 96 - 

o da Velie tri che fa arcivescovo di SaltaDia^ ne traggiamo altra 
conferma che gli itinerari nel secolo xiv procedevano dal Mar Nero, 
e che per passare alla Cina le vie conducevano di solito alP andata 
o al ritorno per 1* India, come ci mostrerà poi la carta itineraria. 
A conferma infine della consuetudine dei negozi fra T occidente e 
l'India, ove non si voglia dar fede al Mandeville nemmeno in 
quella parte che parla dell'attivo commercio dei genovesi e vene- 
ziani con Ormuz, si hanno le più sicure testimonianze dei missionari 
sulla presenza di molti mercanti incontrati nell'India e sulla fre- 
quenza in quei porti dalle navi di Genova e di Venezia e di Pisa. 
Ma la regola, per cosi dire, di tali negozi! si codifica nell'opera 
sulla Pratica della mercatura del Pegolotti; opera che col 
Directorium poc'anzi citato dimostra fino a qual punto gli scambi 
fossero condotti come una vera e propria organizzazione commerciale, 
e al centro e all'estremo dell'Asia da un lato, e ai porti dell'India 
dall'altro. Il Pegolotti pare non sia andato di persona oltre l'Ar- 
menia ; ma quanto egli espone nel suo trattato all' infuori della pra- 
tica propria lo ebbe da fonti dirette: « secondo, com'egli dice, si 
conta per gli mercatanti che l' hanno usa!to ». Forse egli 
percorse la via che descrive così parti tamen te coli' ammontare delle 
spese nel cap. vi, da Tabriz a Ajazzo, quando ei vi fu per istrin- 
gere col re dell'Armenia Inferiore il trattato dei privilegi de' Fioren- 
tini ; ma non fece il resto del cammino che le mercanzie provenienti 
dall' India percorrevano per la linea di Bagdad fino a Tabns. ^ 

Col Pegolotti vogliamo ricordare ancora a questo punto il ge- 
novese Benedetto Vivaldi della celebre famiglia dei circumnavi- 
gatori dell'Africa. Egli aveva stabilita con Percivalle Stancone una 
società per il commercio in parti bus Indiae nel 1313, dove recossi 
a dirigere la casa ivi fondata, e dove moriva nell'anno 13*21. 

Il Mandeville che sopra abbiamo ricordato non va giudicato 
più severamente di altri narratori che, rispondendo alla smania del 
tempo di apprendere cose nuove e mirabili dell'Oriente, infarcivano 
la descrizione delle cose veduto da loro stessi con quanto potevano 
raccogliere o dai moderni viaggiatori o dalle antiche leggende. Il 
libro di frate Oderico dai capitoli 4 a 40 è trasportato di sana pianta 
dal Mandeville: ne' suoi dal 127 al 157; ma non ci possiamo mera- 
vigliare del racconto ampliato da questi della € Valle pericolosa 
dove stanno li diavoli » (cap. 171) quando lo sappiamo tolto dal 



i Francesco Balducci Pegolotti, il cialmeDte che riguarda il commercio 

cui libro intitolato dei Divisameuti orientale veggasi il Yulr, Cathay 270 

di Paesi fu incluso nel voi. IH del e segg. e Appendice III. Veggasi iuol- 

Trattato della Decima, coiP altro tre II. Kirpert, liber Pegolotti *s 

titolo sopradetto, da a. K. Pagnini t)el vorderasiatisches Itìnerar, nei 

Vkntura Lisbona e Lucca 1765-6(5. Sul- Monats-Berichte der k. Akademie der 

Pantere e sull'opera per la parte spe- Wissenschaften zu Berlin, ottob. 1881. 



— 97 — 

cap. 49 della narrazione di Odorico stesso, par ritenuto degno di 
tanta fede. Ai fatti ed alle narrazioni analoghe cui fa ricorso il Yulb 
Cathay 156) n. per ispiegare la visione del frate, si possono ag- 
giungere le descrizioni che testimoni moderni come Sven Hedin ci • 
fanno delle bufere sugli altipiani centrali asiatici, e della comune 
credenza che nel turbine gli spiriti maligni conducano in giro il 
viaggiatore. Accanto ai veritieri espositori ci furono sempre i ro- 
manzieri. La sicurezza colla quale il Mandeville ricalcando i passi 
di frate Oderico parla in persona propria, è paragonabile a quella 
dell'autore del € Viaggio dei tre cavalieri Oltramontani e 
un Italiano» del principio del seguente secolo, di cui un mano- 
scritto trovasi appunto nel codice Barberiniano latino 4048 della 
Vaticana fra una copia della Sfera del Dati e un testo italiano del 
Viaggio di frate Odorico da Frigoli; e non lungi da un ma- 
noscritto (Vaticano latino 6813) del cViaggio di Giovanni He- 
seo, prete Oltrajettese dalla città di Hierusalemme per 
r In di a ». Un interesse vero e* è per noi in questo fenomeno, ed è 
la prova della famigliarità delP Europa colle cose dell'India e del- 
l'Oriente Estremo nel secolo xiv. Cosi sotto il velo delle fantasie 
ci si fa intravedere il fondo solido delle nozioni reali.* 



* * 



Degli altri più noti che, se non dell'India propria, scrissero del- 
l'Oriente e parte ne visitarono, ricoi^diamo i bolognesi frate Fran- 
cesco Pipino che altri vuole di famiglia Pepuri o Pepoli, tradut- 
tore del Marco Polo in latino, il quale nel 1820 visitò la Palestina e 
dettò una relazione del suo viaggio; e il beato Bartolomeo che nello 
stesso anno andò vescovo di Maraga ai confini tra la Persia e l'Ar- 
menia. Con lui, oltre due domenicani inglese l'uno e l'altro spa- 
gnuolo, fu un fiorentino di cui fuor del nome di fra Giovanni nul- 
l'altro conosciamo. 

Un Francesco da Pisa, pure domenicano, ci viene ricordato 
come compagno di Fra Giordano nell'India; e fu autore a sua volta 



1 Intorno alla persona e alP opera quest* ultimo specialmente per ciò che 

del Mandeville si vegga II. Cordibr nella riguarda le Indie, TArcipelago e la Cina. 

Introduzione airopera: Les Voyages Secondo una cronaca di Jean d^Outre- 

en Asie au xiv« siècle du B. F. mense da Liegi scoperta dal dr. S. Bor- 

Odoric de Pordenone, Paris 1861 mans, Mandeville altro non sarebbe 

p. L ove cita giudizi del Yule, del Ni- che il pseudonimo di Giovanni di Bor- 

cbolson, del Bovenscheu e del Werner, gogna o Jean à la Barbe. L* ultima pa- 

Ne resulta che quegli attinse a Vin- rola in argomento è detta dal Cordier 

cenzo di Beauvais, a Jacopo da Vitry, medesimo nella sua edizione del Ubro 

a Guglielmo di Boldensel, a Pian dei del Yule su Marco Polo, più innanzi ci- 

Carpini, ad Haithone e ad Odorico, a tata, nella Supplementary note II, 598. 

Studi Ualiani di fiU indo-iran. Voi. V. 18 



— 98 — 

di osa lettera sol martirio dei quattro Minoriti nel 1821. Di un 
Niccolò da Poggibonsi esistono scritti sovra i Santuari d'Oltre- 
mare e un yiagffio in Terrasanta ; si ritiene della metà del 'dOO, ma 
nnlPaltro si dice della sna vita. I Inoghi santi furono poi visitati da 
Leonardo de' Frescobaldi fiorentino nell'ultimo quarto del se- 
coloy in compagnia di Gnccio de' Gucci e Andrea Binuccini. 
Il primo scrisse la narrazione del suo viaggio che si considera buon 
contributo alla storia del commercio orientale degli italiani. Un figlio 
di Guccio de' Gucci, di nome Giorgio peregrinò pure in Palestina, 
e il suo Viaggio al Santo Sepolcro è stampato con quello del 
Frescobaldi. Un viaggio al Monte Sinai di Simone de'Sigoli, altro 
dei compagni del Frescobaldi, contribuì pure alle cognizioni degli ita- 
liani sull'Oriente, e insieme alla compilazione del patrimonio del vo- 
cabolario della Crusca ; sorte comune toccata a quasi tutti gli scritti 
dei sovranominati toscani, fosser missionarii, o mercatanti o viag- 
giatori per cultura e diletto. 

Né doveano essere in Europa ignorate le fonti altresì degli scrit- 
tori arabi, e specialmente del più celebre di quel secolo, del moro 
Abu-Abdullah Mohamed, detto Ibn-Ba tuta, una specie di Marco 
Polo arabo, oriundo dell'occidente africano dove ritornò e riportò 
dopo 24 anni la narrazione de' suoi viaggi.' Questi ha contribuito an- 
zitutto alla conoscenza delle vie dell'Asia anteriore e di là dell'India; 
ed è per questo fatto di non poco interesse pel nostro studio. Senza 
seguirlo nelle varie sue peregrinazioni, rileveremo quella da lui fatta 
anzitutto nella Persia per Basra attraverso il Khuzistan e il Luristan 
fino a Ispahan e Shiraz, e nel ritorno a Kufa e Bagdad, onde si 
spinse poi a Mossul e Diarbakr. Un altro giro dopo percorso il Mar 
Rosso e il Yemen lo riconduce a visitare le città del Golfo Persico ; 
di là per l'Asia Minore arriva al Mar Nero, alla Russia meridionale 
e a Constantinia, divisa in Istambul e Galata; incontrando per tutto 
Janwiya = Genovesi, Banàdikah=: Veneziani, Ahil-Rùmah = 
gente di Roma, e Ahil-Afransah = gente di Francia. Indi si ri- 
duce al Caspio facendo capo a Sarai per intraprendere il viaggio 
della Tartaria e Transoxiana attraverso il deserto pel Khwarizm 
(Horgan9a) a Bokhara, pel Khorasan e il Turkestan volgendosi al- 
l'Afghanistan e al Cabul, fino a raggiungere di là il corso dell' Indo. 

Qui incominciano i contributi di Ibn~Batuta alla cognizione geo- 
grafica della regione del Sindh che egli percorre anzitutto fino al 
mare, alla foce dell'Indo di Labari, per risalir poi descrivendo la re- 

1 Edito e tradotto sotto il titolo : volume irr, parte !• comprende quello 

Voyages d'Ibn Batuta, texte arabe da Serai al Cabul, e la parte 2* quello 

accompagno d' ime traduction par C. del Sindh lino all'arrivo a Delhi ; il ?o- 

DEFRBMBRvetledr. K. R. Sanouinetti. lume IV si estende dalla partenza da 

Paris 185tt-74 (Soc. Asiatique). Il viaggio Delhi e dall* India Ano alla Cina, al ri- 

in Persia si contiene nel volume II; il torno, e a l* ultima tappa in occidente. 



- 99 — 

gione dell* Indo e le città limitrofe a Bakar, U^ah, Maltan; dove 
narra di aver trovato quantità di stranieri venuti a cercar fortuna 
neir India, e fra questi persone di alta distinzione. Chiamato a Delhi, 
ai servigi dello Shah Mahomed Tughlak vi rimase per parecchi anni, 
finché questi nel 1342 gli affidò una amhascieria da accompagnare 
in Cina. Il viaggio attraverso l' impero di Delhi fino al porto di im- 
barco a Cambaya (Kinbaiat) è stato facilmente identificato di passo 
in passo. ' La fortuna del mare che distrusse P amhascieria non im- 
pedi ad I. B. di arrivare al termine, percorrendo l'itinerario omai 
noto da Cambaya a Calicut e Culam, poi alle Maldive a ^eylan e 
di qui al Coromandel, al Malabar, al Bengala; quindi per l'arcipe- 
lago Indiano alla Cina fino a Pekino. 

Tornerebbe superfluo rilevare il valore che l'opera illustrativa 
del Tuie ha aggiunto alla narrazione del viaggiatore arabo. Fra le 
copiose note alla introduzione ed alla versione del testo relativo al 
viaggio nel Bengala e nell' Arcipelago, la nota D : < The medieval 
ports of Malabar > è di principale importanza per la cartografia del- 
l'India. Essa tratta dei mutamenti avvenuti nella condizione dei 
porti e dei luoghi costieri della penisola, ricostruendo il dizionario 
nella forma dei nomi di essi e nelle notizie che i diversi scrittori 
ce ne hanno lasciato. Aiutati dalla riproduzione della toponomia di 
Ibn Batuta e di altri viaggiatori del secolo xiv sovra carte di di- 
segno moderno aggiunte all'opera del Yule, noi possiamo ricostruire 
con evidenza lo stato delle cognizioni geografiche di quel tempo; 
comparando le quali coi disegni autentici che del secolo xiv ci ri- 
masero, possiamo renderci sicuro conto delle condizioni della carto- 
grafia dell'India e dell'Estremo Oriente all'uscita del medio-evo, 
prima che le rivoluzioni politiche intervenissero a sbarrare le an- 
tiche vie fra quelle remote regioni e il bacino mediterraneo. 

« Per tali identificazioni v. Yulb, Cathay, nella nota introduttiva pp. 413-415. 



XI. 
Le carte nautiche e itinerarie 

DKL SBGOLO XIV. 



Altro ordine di documenti cartografici coi quali si 
schiude il secolo xiv sono le carte nautiche che muovendo 
dalla carta Pisana, da quella detta di Tamar Luxoro e da 
una di Giovanni da Carignano, appunto del 1300, si con- 
tinuano e si ripetono sempre più numerose. Tengonsi esse 
tutte fra quegli estremi che determinarono il cosi chia- 
mato Portulano normale; il quale a giudizio del Nor- 
denskjòld è resultato di una compilazione magistrale di qual- 
che studioso per certo latino, e assai probabilmente catalano. 

Codesto tipo ci rappresenta la figura del Mare Medi- 
terraneo e dei continenti adiacenti con un disegno assai 
corretto per forma e per proporzioni ; ci dà l' Europa fino 
alla penisola Scandinava ove misura e proiezione comin- 
ciano a modificarsi ; l'Africa per tutta la costa settentrio- 
nale e una zona che si inoltra più o meno al di là della 
catena dell' Atlante e al medio corso del Nilo ; e infine ci 
dà l'Asia per un tratto che tocca a nord il Tanai, il Caspio, 
l'Asia minore, la Palestina, a sud la penisola Arabica ma 
non sempre fino al Golfo Persico, poco più, in una parola, 
dell'antico confine delle medievali carte a T. 

Il Nordens^'old ^ pone a riscontro i profili delle principali carte 
nantiche dal 1300 al principio del secolo xv; che sono quelle di 
Giovanni da Carignano circa del 1300, il celebre Atlante Lau- 
renziano-Gaddiano del 1351, le tavole di Pietro Vesconte 
del 1811; le quali riscontrano colla carta dilachobusGiroIdis 1426, 

i Sono riprodotte nel Peri plus, tavola IV, tavola VII, tavola XVI. 



— 101 — 

coll'AnoD ima (Combitis) e colla Mappa nautica moderna Maris 
Medit. et Pontici tenendosi tutte entro i medesimi confini, e quale 
più quale meno arrivando verso oriente alla altezza del Mar Rosso o 
al principio del Golfo Persico. Lo stesso dicasi del portulano di Per- 
rino Visconte del 1327, e della carta di Angelino Dulcert (1389) 
che è la più prossima per processo tecnico e per arte paleografica 
alla Carta Catalana. La charta navigatoria Auctoris incerti 
dell'Atlante Pinelli-Walkenaer (1384) è simile alle precedenti ita- 
liane, e tal si afferma il disegno in Guglielmo Soleri (1385). 
Quel che a noi interessa è il limite che ognuna di queste carte 
giunge a toccare dell'Asia verso oriente. La Carta Pisana del 1800, 
comprende solo le coste del Mediterraneo e del Mar Nero.' 

La transizione è rappresentata da questa categoria di 
carte cui spetta, come una delle prime e caratteristiche, 
quella di Giovanni da Carignano disegnata nell'anno 1326, 
mentre egli era rettore della chiesa di S. Marco in (reno va ; 
ove pare introducesse i dati riferitigli da una ambasceria 
persiana venuta in que' tempi a Genova.^ Il disegno si 
estende fino al Caspio, cui è data una direzione approssi- 
mativamente giusta col diametro maggiore dal nord al sud; 
quindi va ad OrganchazuUrgenj, ed al fiume Gange. 

Dello stesso Giovanni da Carignano ci viene ricor- 
data una carta o mappamondo che dovrebbe comprendere 
specialmente TAsia Centrale (?). E citata, ma se ne ignora 
la esistenza attuale; e la data 1306 gli venne attribuita da 
chi ce ne lasciò notizie. ^ L'altro documento rimastoci tut- 
tora e ben conservato che è il portulano dell' Archivio di 
Stato di Firenze dello stesso Carignano, giunge solo ad 
abbracciare la parte occidentale dell' Asia. La precisione 
delle notizie circa l'autore, che vi è sottoscritto, e i dati 
attinenti alla etnografia nella parte dell'Africa fanno mag- 
giormente deplorare lo smarrimento del detto suo Mappa- 
mondo; il quale ci avrebbe offerto senza dubbio elementi 
interessanti per determinare lo stato delle nozioni e della 
tecnica della cartografia europea meridionale e della ita- 

i Kiprod. dalJoMARDiaNOKUSKj.fó. (I, 302); ripetute negli atti della Socie- 

'•i NelPArcliivio di Stato di Firenze, tà Ligure del 1867 (IV class. VHl, Ren- 

3 Sono queste conservate nel Bull. dicouti 172), e iulioe illustrate dal De- 

de la Società de Géographie de Paris 1847 simoni nel Giornale Ligustico (II, 45)- 



— 102 — 

liana in particolare all'aprirsi di questo seoolo. Nella spe- 
ranza che un caso fortunato restituisca alla luce il docu- 
mento, il probabile suo disegno si potrà ricostrurre sugli 
altri monumenti cartografici contemporanei italiani com- 
prendenti r Oriente e l'India; quali sarebber quelli del Vi- 
sconti e di Marin Sanudo se trattisi di un mappamondo, 
o della carta itineraria vaticana se si tratti di una carta 
lossodromica. 

Nella seconda carta di Giovanni da Carignano, disegnata nel 
primo ventennio del secolo xiv manca, o meglio ò appena tratteg- 
giata sulla estremità della pergamena, la regione centrale dell'Asia. 
La parte occidentale del regno degli Ukhani di Persia è descritta 
sopra notizie che il cartografo stesso aveva attinte da ambascia- 
tori, probabilmente persiani, venati in Genova per imbarcarsi^ Da 
tale fonte debbono derivare le indicazioni qui segnate: 

del grande castello fatto costruire da Hulag^ Khan il conqui- 
statore mongolo dell'Asia Minore, su un monte presso Maragha (lago 
di Urmia) per nascondervi gli immensi tesori da lui rapiti; 

di Sabor = 8habur, Shahpur, la splendida città de'Sassanidi 
oggidì ruine di Fars, fra Kazerum e Shiras, a quel tempo non an- 
cora completamente distrutta; 

lo sbocco dei fiumi Tigri, Eufrate e Kercha (Karun); 

laplanities morgan== steppe di Mugan, stanza invernale 
dei Mongoli che vi è detta: in qua Tartari yemant. 

Senza dubbio maggiori notizie dei Paesi Orientali dovevansi ri- 
cavare da altre carte del medesimo Carignano, che ritengonsi esi- 
stite e smarrite, e forse contenenti indicazioni di Marco Polo che 
appunto allora trovavasi in Genova prigioniero. Caratteristica è l'at- 
tuale carta appunto per le nozioni in essa raccolte di paesi e popoli 
lontani per la via di narrazioni di viaggiatori. Ciò appare specialmente 
in riguardo all'Abissinia, al golfo Arabico e penisola omonima, alla 
forma del Caspio ecc.^ Al di là del Caspio è notato Organcha (Ur- 
genj) e perfino il: fluvius Ganges, ma nuli' altro più vi appare 
dell'India. Lungo la costa si giunge fino ad Ormes e alcuni ulte- 
riori tratti vi si disegnano, ma senza altri nomi. 

i Cosi narra lo storico Filippo da alieme, ein Name, den nachzuweisen 
Bergamo. Cfr. Th. Fischer, 119 o. e, mir niobi geluugen ist ». Qui certo deve 
che seguiamo nella parte che ci ri- intendersi Ter[rja al-Yeme[n], vale 
guarda della sua geniale analisi della a dire il nome appunto della regione, 
carta. Notiamo a p. 124 dove parla della > Pare che il Carignano concepisse 
doppia penisola in cui ò tagliata TAra- questo mare come avente V asse mag- 
bia, e del triangolo che viene a stare giore in direzione da nord a sud, ri- 
fra il sinus arabicus e il sinus scontrando in ciò colla carta catalana 
persicus la dichiarazione: « Ter a della Palatina di Firenze che vedremo. 



— 109 — 

Seguirebbe in ordine di tempo la carta di Angelino 
Dulcert, del 1339.1 Dell'Asia essa comprende nn tratto 
della Persia e del suo Golfo, nonché dell'Arabia Sabbea, 
colle figure del re di Persia (Be Magio colla stella sopra 
il capo, in atto di procedere verso la Palestina) e la re- 
gina di Saba. Nel Golfo ha una leggenda poco intelligi- 
bile nel fac-simile del Nordenskjold che incomincia: 

Mare Indicum siue persicum|In quo pisc[antur] 

perlas postea strantur | ciuitate Baldache ifi 

caldea | per hu£Lc mare veniunt naues mercatores | 

Indie & exonerant species ad | chesi & ber- 

nusiam postea scunt | per tera ad locha [a]yazo 

& tarpesonda. 

Questa leggenda sta sotto al castello di Chessi; a 
fianco del quale è ripetuta la stessa: 

Hic exonera[nt] species ques aportantur | bal- 
dache postea.... ayazo.... 

Sul margine estremo della carta, dopo un altro castello 
di nome Yssu, all'altezza di un'isola ove non leggesi che 
[in] sola Chis, sta la leggenda appena discernibile, sotto 
una seconda mezza figura che pare di un altro Be Magio : 
.... p. d India | finit... 

Il Dulcert ci rappresenta, secondo che conclude l'illu- 
stratore dell' opera sua il dr. Hamy, il mondo conosciuto 
dagli Europei prima di Marco Polo, il cui Libro delle 
Maraviglie anteriore di solo quarant' anni, non era ancora 
diffuso. Alla quale osservazione il Gordier soggiunge che 
il cartografo majorchino ignorando come fa l'Asia nel 1339 
dà prova appunto della lentezza colla quale il Libro, tra- 
dotto solo nel 1315 dal dialetto veneziano in latino per 
opera del bolognese frate Pipino, si distese anche nel mondo 
della coltura, e quindi nelle officine cartografiche. La geo- 
grafia majorchina non avea dunque proceduto oltre lo 
stadio comune a quella italiana della 1* metà del secolo xiv 



1 E. T. Hamy, Le Mappemond Paris 18S7; Lo stb.^so, Les origines 
d'Angelino Dulcert (Bulletin de gèo- de la cartographie de TKiirope 
graphie historique et descriptive 18t$6), septentrionale, ihid. 1888. 



— 104 — 

rispetto all'oriente; ove solo l'atlante del 1351 segna un 
passo ulteriore verso la penisola indiana. 

L'Atlante Mediceo Laurenziano Gaddiano, ano- 
nimo del 1361, segna un ulteriore progresso col suo plani- 
sfero della tavola seconda, che oltre l'Europa e l'Africa 
contiene anche una parte dell'Asia fino all' India. ' 

Questa mostra la sua punta meridionale già molto ac- 
centuata, di fronte alla notevole esattezza del disegno del 
golfo arabico. E già vi troviamo segnato il regno di Delhi, 
reso noto e famoso specialmente dalle narrazioni di Marco 
Polo e di Ibn Batuta. Sgraziatamente tutta questa parte 
dell' oriente è la più danneggiata ; un grossolano pennello 
è passato sulla carta qui come nella parte meridionale del- 
l' Africa o cancellando o riempiendo il vuoto che sia la 
mancanza di notizie sia l'abbandono del lavoro avevano 
lasciato. Esaminando bene infatti, il primitivo originale 
disegno (col metodo usatovi per tracciare le coste) veniva 
sulla sponda occidentale dell'India fino sotto Centabor 
alle due città di cui è difficile la lettura ma che paiono Ca- 
nanore e Polumbum. Qui pare che il contorno segnasse 
una punta estrema ripiegantesi poi in direzione di nord-est 
e disegnandoci con ciò il lato occidentale della penisola 
in tutto simile per figura e per proporzione a quello della 
carta catalana; la quale, come già notò il Fischer, nella 
rappresentazione dell'Asia anteriore ha colla medicea mi- 
rabili analogie.* Oltre questo punto il pennello è passato 
sopra, confondendo, e allungando con una semplice mano di 
colore la penisola Indiana verso il sud in maniera affatto 
sproporzionata. Da ultimo, e fu la terza sovrapposizione, una 
penna non molto felice ha cercato di delineare, tagliando 
via una parte dello spazio colorato, i contorni meridionali 

f Cfr. Krktschmer o. c. 114 e Fi- non contorna menomamente la figura 

3CHBR o. e. 127-147. Questi avverte nel della terra la quale piuttosto si dispor- 

planisfero V antica forma circolare dei rebbe fra gli angoli mozzati della carta 

mappamondi medioevali; cosi come il in un disegno a mandorla, come lo ve- 

punto medio della terra vi è segnato dal dremo riapparire in altri planisferi, 

punto d' incrocio delle due linee diago- « Pel Fischer il cosmografo catalano 

nali in Gerusalemme. Ma in realtà Tarco avrebbe seguito il modello del carto- 

di cerchio che si nota neir originale e grafo italiano; al quale spetta di conse- 

accennerebbe alla intenzionale rotondità, guenza la originalità delle nuove forme. 



— 106 - 

ed orientali dell' India e dell' isola di (^eylan. La maniera 
di quest' ultimo disegno accennerebbe ormai alla rinascenza 
tolemaica trasportandoci cosi, tanto per questa correzione 
dell' India come per quella delle coste dell' Africa sud- 
orientale, bene innanzi nel seguente secolo xv. ^ I nomi 



yor,ì^,^l \atp77\ 







Fig. 62. — Profilo deir India oeirAtlante Mediceo. 

delle città o provincie a partire da Ornis = Ormuz, 
ci danno: Necram =: Mekràn delle fonti arabe e Che- 
chi n^Kej o Kach, forse i due nomi che uniti formarono 



i II Fischer suppone possa essere 
stato lo stesso autore del planisfero del 
1147 che appunto al tipo tolemaico si at- 
tiene ; e che, per di piti, dà al suo map- 
pamondo la forma a mandola. Per quan- 



to riguarda poi la punta meridionale 
deir Africa e la idea della circumnavi- 
gabilità ammessa dal Fischer p. 131-35, 
riserbiamo le osserTazioni a quando si 
tratterà del Mappamondo dello Estense. 



studi ital. di fil. indo^ran. Voi. V. 



14 



— 106 - 

quello della provincia di Kij - Mekran [ = Kesmacoran 
di Marco Polo]; Demonella forma che pare italianizzata 
dalla catalana Damonela da Daibal o Dabil che si trovano 
accanto a Daibul e Diul;* Somenath = Somanàtha il 
luogo del celebre santuario, nella carta catalana Semenat ; 
Goga = carta catalana, Kukah in Ibn Batuta; Barochi = 
Barache della carta catalana; Nerualla = Neruala cata- 
lana. Nell'interno è Bar gabed a mancante alla carta cata- 
lana e che il Fischer postula per Baroda. Seguono Gam- 
ba et o=Cambaeth di Marco Polo, Canbatum della cata- 
lana;* Cocintana=:Cocintaya nella catalana; Centabor 
nella catalana Chintabor, ove manca il Pachinor che nella 
nostra lo precede =: Facanùr di Ibn Batuta e Pacamuria 
di Nicolò de' Conti, Bacanor del secolo xvi; Nandor= 
carta catalana.^ L'ultimo nome è pressoché indecifrabile; la 
lettura del Fischer, Paffceda, non è riducibile a nessuno 
dei nomi noti della costa malabarica ; parmi che la prima 
parte della parola possa leggersi per Pod- e nel resto 
puossi intravedere un -feda , ciocche ci porterebbe a 
Pudefeda[nia], al difficile nome che dal Pudopatana di 
Cosma, al Pudipatana e Puripatana più tardo, viene al 
Pudfattan di Ibn Batuta e verrà infine al Peudifetania e 
Buffetania del Conti. Anche qui la forma è in veste ita- 
liana come in genere lo sono tutte le altre, tratte preva- 
lentemente su forme comuni anche colla carta catalana. 

Altre rispondenze colla Carta catalana troviamo pel tratto com- 
preso nel nostro disegno nell'Amol che nella C. è il nome di un ca- 
stello e de' monti ivi presso, dai quali sgorga il fiume detto Flum 
de Organ9Ì; in Bardalec e Sam a r chan = alle città Badalech e 
Samarchanti collocati in posto pressoché identico. Balgh che trova 
il suo corrispondente per nome e posizione nella Carta itineraria, è 
probabilmente la ciutat de Bal9Ìa della Cata,lana. Ma non meno 
importante sarebbe il riscontro del corso del fiume che chiude ad 
oriente la regione d'India e scende anche nella carta Catalana al 
mare ad est di Bangala e vi porta la leggenda di finis Indie. 



i YuLE Cathay, pp. lxxix e cxcii. ragionedella doppia forma Cambae eh. 

« Veramente la lettura è dubbia fra ^ Niaiidor legge invece Theobaid 

Cambaeto e Cambacto, che darebbe Fischer la nostra forma delPAtl. Medie. 



— 107 — 

Quanto alle linee tracciate posteriormente sull'antico disegno 
dell'atlante Mediceo, notiamo la grande insenatura della costa fra 
il capo Comorino e la regione del Mabar, e la «forma due volte 
ritoccata della prospicente isola Sei ali. Dubbia rimane la lettura di 
Pego, perocché non sarebbe facilmente ammissibile uno spostamento 
del regno Pegu dalla costa orientale a quella occidentale del golfo 
di Bengala in un'epoca nella quale già si notava sulle carte come 
qui vediamo TAsamfji] dominium. Anche le diramazioni rappre- 
sentanti le molte foci del Gange e del confluente Brahmaputra spet- 
tano a codesta fase seriore della cartografia dell'India. 

Di Francesco Pizigano (1367 e 1373) ci interessa il 
grande planisfero (1,34x0,90) conservato nella Biblioteca 
di Parma che porta la data del 1367, riprodotto in facsi- 
mile dal Jomard. La sua leggenda dichiara: mccclxvii [h]oc 
opus compoxuit franciscus | picigano vene9Ìa[nus] 
et domfius marcus | pÌ9Ìgano in venexia meffecit | 
a die XII dee ... 67. 

Oltre il mar Bosso, sotto la penisola arabica è la leg- 
genda: Naves mercantib[u8] Indie q. descendu[n]t 
in addem | demitu[n]t ibi decima p[ar]tem species 
p[er] posagio postea | intra[n]t iiì mari Rubru descen- 
du[n]t ad ciu[ita]em no[min]e Chos | et ibi exonera[n]t 
de inde defer[unt] spe[ci]es ald (sic) alexiandria. 

Nel Golfo Persico si trovano queste leggende: mare 
indicus hic piscantur p[er]las quas | defereiit via- 
sara pasto bandaoha civitate. 

naues mercantores indie deferu[n]t species ad 
loca ocidentalia | specialit ad duo loca sil[icet?] 
ubi est adden i[n] prioipio mare rubru | alia n (sic) 
ad chis et ormis suum(?) ad hormust et iste spe- 
[ci]es q. defer[un]t' ormis portatur ifi trapisonde. 
Quest'ultimo accenno ci mette sulla via per ritrovare 
sulla Carta itineraria una delle principali arterie del com- 
mercio dei Genovesi e Veneziani padroni del Mar Nero 
coir India a mezzo del Golfo Persico. 

i La lettura è qui assai dubbia dò è laOivitas hormisium? cbe sta in 
basita a chiarirla la collazioDe del facsi* terraferma, raffigurata sul Udo di cod- 
mile Jomard coir originale di Parma: irò ad isola ormus e isola cbis. 



— 108 — 

Non sarà necessario fermarci non che a descrivere, a 
citare le molte altre carte nautiche o già note o ancora 
ignorate di questo e del seguente secolo; le quali si vengono 
scoprendo di frequente nelle nostre biblioteche ed archivi 
per poco che si insista nella ricerca. Esse però ci rappre- 
sentano in massima quello che è stato definito come il 
portulano normale, con maggiore o minore ricchezza di 
indicazioni per la terra ferma; ma per l'Oriente non vanno 
esse oltre la linea del Mar Bosso e della Palestina. ' 

Limiti siffatti sono osservati pure nelle carte nautiche 
del secolo xv, a partire dalla Carta di Bartolomeo Pa- 
reto e da quella di Upsala. Una estesa rappresentazione 



1 Soggiungiamo in Wa di nota alcuni 
titoli di carte nautiche del secolo xiv e 
XV che ci caddero sott' occhio. Ricer- 
cando nel fondo del Museo Borgiano della 
Vaticana rinvennersi alcuni rotoli di 
pergamene chiusi in astucci di cartone 
di una medesima fattura portanti nu- 
meri progressivi che incominciano dal 
IV e vanno fino ali* XI ; non segnati nel- 
r opera deirAmat di S. Filippo e di Gu- 
stavo Uzielli, o altrove. 

N* IV. Carta del Mediterraneo e di 
tutte le coste lungo l'Atlantico dell'Arci- 
pelago britannico con Estilauda : e Euro- 
pa settentrionale fino alla Scandinavia. 
A occidente troncasi colla [Gro]elanda 
e r isola di Brazill al nord, e con Ma- 
dera, Forte Ventura, Lanseroto al sud. 
La costa Africana va oltre il C. bianco 
a sud fino a C. de . . . co, Pescadesidra, 
Antaroue, Alboxedo, Palma di Sana- 
ga poco sopra la foce d' un rio ove è 
la figura del Roe de gai ne a. Giunge 
ad oriente fino al Mar Rosso e al Monte 
Sinai; nell'Africa sono il Souldaiì ba- 
bilo e al centro il Roe de Nubia, 
Roe durgana, e la figura del Petre 
Jan in abito vescovile. 

N* V. è la carta itineraria che de- 
scriviamo pid a lungo partitamente. 

N' VI. Carta nautica del Mediterra- 
neo ; senza data. Nell'occidente si esten- 
de ad abbracciare le Canarie e il gruppo 
di isole nominate : S. Maria, S. Micel, 
la Tersera, Gratios, S. Gervasìo, Io Pico, 
la Fagia. Ad oriente arriva al Mar Rosso. 

N* VII. Carta del Mediterraneo e del- 
l' Atlantico; porta la data: lehu da 
Ben zara o fata la presente carta in 
Alexandria a X de febraro lo jorno q. 
86 sape dal Cayro q. se also chaso 



chàson^ja anno MCCCCLXXXXVII . 1497. 
La costa africana va fino al capo B u- 
jador. Delle isole occidentali oltre il 
Forte Ventura, l'isola de Colombi, 
Madeira, e di contro al cavo Sablo 
il gruppo coir isola [Lanse]roto colla 
bandiera genovese. Dalla parte di oriente 
non arriva alla costa dell'Asia Minore. 
Come si incontra nella parte maggiore 
di queste carte, stanno in essa dipinte 
in Italia Genova e Venezia; e dalla pro- 
porzione e lusso di miniatura dell' una 
in confronto dell* altra si può arguire 
se le carte stesse sieno di origine ge- 
novese oppure veneziana. 

N" VIII. Carta del mediterraneo e 
del Mar Nero e coste occidentali e set- 
tentrionali dell' Europa . Datata : A n- 
dreas Benincasa Anconitani. Com- 
posuit Ancone AAo Dui MCCCCCVIII. 
Risponderebbe con ciò a quella dell'Ar- 
chivio di Propaganda di cui Uzielli e 
A. d. S. Filippo (141). Ad occidente le 
Isole Fortunate, e più oltre Selvagia 
e Antilia. Ad oriente va fino al Mar 
Rosso. 

N* IX. Carta del Mediterraneo; ita- 
liana; segna i soliti confini. È notevole 
per due belle vignette di Genova e di 
Venezia, questa seconda di proporzioni 
assai maggiori dell'altra. 

N*X. È una carta diJohan Marti- 
nes da Messina datata dal 1586. Cfr. pure 
Uzielli e Amat. di S. Filippo, 2Sn. Oltre 
il Mediterraneo, comprende le coste oc- 
cidentali di Spagna e di Francia e l' ac^ 
cipelago britannico; e si estende alle 
isole S. Migell, Terzera e Illa d. Flores. 

N" XI. Piccola carta del Mediterra- 
neo con parte del Mar Nero da un lato. 
Finisce dall' altro alle coste di Spagna. 



— 109 - 

del continente asiatico noi non possiamo trovarla altri- 
menti in questo ordine di monumenti. Anche le cartine 
parziali che a guisa di quelle presentateci da Marin Sa- 
nudo si riprodurranno largamente nel secolo dipoi come 
ad esempio quelle del Dati, comprendono solo i luoghi 
santi e si fermano al più sul golfo Persico. L' India non 
è accennata che con qualche linea o spazio muto, e non 
oltre la penisola del Quzerat. Di fronte alle precedenti de- 
scritte del Carignano e dell'Atlante mediceo, si nota dunque 
un regresso al principiare del secolo xy, e dobbiamo dar 
ragione a Teodoro Fischer che rilevò già questa serrata 
delle relazioni e conseguentemente delle nozioni dell'Euro- 
pa verso r Oriente. Ma prima che questo evento si com- 
piesse, il secolo che moriva avea lasciato al succedente al- 
cuni monumenti che possiamo dire i più perfetti sopra 
l' India e l'Oriente Estremo, avanti della venuta dei Por- 
toghesi. 



XII. 
Le carte Catalane. 



I monumenti accennati nel precedente capitolo sono 
quelli della famiglia, come possiamo chiamarla, delle Carte 
Catalane. Di queste la meglio nota, e da più lungo tempo, 
va sotto il nome di Atlante Catalano di Carlo V di 
Francia, di cui la da,ta è accertata all'anno 1375, e at- 
tualmente si conserva nella Biblioteca Nazionale di Parigi 
nella galleria Mazarino.^ 

Seconda in ordine di tempo di sua illustrazione è la 
Carta Catalana di Firenze, della Biblioteca Nazionale Cen- 
trale, di cui parlò il Fischer sotto il titolo: die katala- 
nische Weltkarte zu Florenz; ove porta il n.** 16 del 
catalogo manoscritto dei Portulani e Carte della Palatina. 
Mancano di essa riproduzioni e letteratura di sorta, all' in- 
fuori della notizia ora detta del Fischer, * e piuttosto som- 
maria, nella descrizione delle carte riprodotte dall'Ongania 
in fotografia. 

Terzo è il mappamondo esistente nella Biblioteca Estense 
ed Universitaria di Modena, inedito e ignorato fuor che 
nella nota del catalogo manoscritto' dei portulani da essa 

1 Numero 119 del catalogo dei ma- dea Inscriptions et Belles-Lettres nelle 

uoscritti spaguuoli redatto da Morbl- sedute 9-16 febbr. 1894 apparsa nel Bui- 

Patio. Al tempo della notizia datane da letin de géographie bistorique et descri- 

J. A. C. BucHON e J. Tastu nel voi. XIV ptive sotto il titolo più innanzi citato, 

delle Notices et Extraits della Bi- ^ Thbobald Fischer, Sammlung 

blioteca reale del 1841, era conservata mittelalterlicher Welt-und See- 

fra i manoscritti del fondo antico in folio karten Italieniscben Ursprungs 

massimo sotto il n." 6816, p. ibi, — Per und aus italieniscben Bibliotbeken und 

questi e per gli altri dati bibliograflci Arcbiven. Venedig, Ongania 1886. 

di maggiore interesse si vegga il Cor- 3 La not<i di questo catalogo, cbe 

Di£R nella memoria letta air Academie comprende oltre la celebre carta detta 



— Ili - 

posseduti. Di questo monumento la cui importanza appa- 
rirà da ciò siamo per dime, una riproduzione fotografica ed 
un breve cenno fur presentati al congresso di Amburgo e 
a quello di Hanoi', nella piccola proporzione dell'insieme, 
che va unita nell'atlante di questo volume. La riprodu- 
zione del mappamondo nella grandezza esatta dell'origi- 
nale fu fatta eseguire per ordine del Ministro della Pub- 
blica Istruzione Leonardo Bianchi, ed offerta in sette esem- 
plari come contributo dell' Italia alla Francia in occasione 
del XIV Congresso internazionale degli Orientalisti in Al- 
geri nell'aprile del 1906.1 

Per le citazioni ed i confronti contrassegneremo con 
P la Carta Catalana di Parigi, con F quella di Firenze, 
cou M il mappamondo Modenese. 

L'Atlante Catalano dell'anno 1375 (? '78) riprodotto 
ammirabilmente in eliografia nel Choix de documents 
geographiques, conservés à la Bibl. Nat. de Paris, 
1883,* è 1' opera cartografica fin qui ritenuta per la più 
comprensiva del secolo xiv ; che segna, il principio della 
transizione dalle carte nautiche basate sulle semplici osser- 
vazioni pratiche delle coste, alle vere e proprie rappresen- 
tazioni della geografia delle contrade inteme, durante il 
periodo degli incunabuli della geografia. Il cosiddetto por- 
tulano normale servi di regola alla Carta catalana per il 
Mediterraneo, pel Mar Nero, e per le coste dell'Atlantico; 
pel resto la Carta stendesi a delineare per la prima volta 
l' intera Asia, riempiendola di descrizioni e leggende geo- 
grafiche, storiche e mitiche. 



del Cantino ed alcuni altri portulani di pure una perfetta riproduzione anche 

un certo interesse per la storia della della Carta del Cantino sempre nella 

navigazione lungo le coste occidentali grandezza dell* originale di m. 2,50. 
deir Africa e di cui toccbiamo più in* < Per cura di L^opolde Delisle, in 

nanzi, è dovuta alla cura del solerte e 12 tavole eliografiche, quanti sono i qua- 

chiaro bibliot. cav. Francesco Carta, dranti distesi sovra le sei assi di legno 

1 La riproduzione in discorso, che a ventaglio secondo Tuso del tempo. Su 

misura nella parte figurata il diametro questa edizione si fonda la riproduzione 

di m. 1,15 deir originale fu eseguita con del Nordenskjòld , Peri plus tavole 

maestria dallo stabilimento fotografico XI-XIV e delle due tavole che correda- 

Orlandini di Modena; al quale si deve no la memoria sottocitata del Cordier. 



- 112 — 

Sono le notizie recenti dei viaggiatori miste alle leg- 
gende degli antichi e a quelle del medio evo, ordinate con 
certo studio di precisione topografica. Del continente e 
delle città asiatiche fatte note da Marco Polo vi sono 
menzionati e raffigurati: il regno di Cathay, Manzi, la 
Grande e la Piccola India, e la Persia* 

La penisola indiana vi è disegnata in una forma appros- 
simante al vero, mentre che l'Indocina manca di sviluppo 
e si perde e si confonde colle coste della Oina. La punta 
meridionale dell'India manca invece per difetto dello spazio 
nella carta, che non si vede bene se sia stata tagliata da 
un più completo mappamondo; o se invece e più verisi- 
milmente il disegno non sia stato limitato in origine tanto 
a settentrione che a mezzodì dalla capacità della perga- 
mena disponibile. * Il planisfero di Firenze e la carta 
A • 6 . d . della Biblioteca Estense di Modena, di cui si 
tocca più innanzi, parlano in questo senso. 

Dell'Atlante catalano di Parigi, specie per la parte relativa al- 
rOrìente Estremo ha trattato il Cordier anzitutto nella memoria 
del 1895* dove si riassumono i dati bibliografici della illustrazione 
di questo importantissimo documento. E basti per tanto riferircene 
ad esso. Le due tavole che corredano la memoria del Cordier, rap- 
presentano le due sezioni più orientali, nella loro metà inferiore, 
delle dodici nelle quali la intera carta è divisa; e sono riprodotte 
dalle eliografìe del Deli si e nei citati Choix, colle proporzioni del- 
l'originale e chiarissime.^ Bell'India però la prima di esse tavole 
non comprende che la metà nord-orientale fino alla città di Garofani. 

Noi possiamo valerci per il nostro confronto di un fao-simile a 
colori, eseguito per Enrico Kiepert sulla traccia del disegno dallo 
stesso geografo delineato e dipoi impresso in autotipia, precipua- 
mente per uso della sua scuola a Berlino nel 1879. Questo disegno 
è nelle proporzioni della metà dell'originale di Parigi, vi sono omesse 

i Ciò mostrerebbe anche la gradazio- The bookofser Marco Polo the 

ne che appare in margine sotto r Africa. Veuetian concerning the King- 

s L'Kxtrème Orient dans VA- doms and Marvels of the East, 

tlas Catalaii de Charles v rei de translated aiid edited with notes by Col. 

France, par M. Henry Cordier. (Extr. Sir Henry Yulb.... Thirt edition revi- 

du Hulletin de geographie historique et sed throughout in the Ughi of recent 

descriptive, 1895). Paris MDCCCXCV. discoveries by Henry Cordier (of Pa- 

3 Una di esse, la più orientale, ri- ris). — Withamemory ofH. Yule 

torna nella edizione curata da H. Cor- by his daughter amy Francbs 

dier del libro di Marco Polo del Yulb. Yulb.... In two volumes. London 1901 



— 113 — 

le molte linee delle rose dei venti e delle direzioni, tutto il resto è 
fedele all'originale, eccezion fatta dalla scrittura che non imita i 
caratteri del secolo xiv, ma questi son resi in carattere moderno, 
nella disposizione più conveniente agli spazi liberi della carta. Inoltre, 
le parole catalane abbreviate o più difficili sono tradotte fra paren* 
tesi cogli equivalenti francesi o latini. Per tal modo se non un vero 
e proprio fac-simile, il disegno del Kiepert ci porge una specie di 
commento alla Carta Catalana. 

Di pari aiuto e' è il disegno e assai più le illustrazioni che ne dà 
il Yule nell'opera già nota sul Cathay, anche per ciò che riguarda 
la restante parte dell' India che rimane compresa nella sezione della 
carta che va fino al Mar Rosso, e al Mediterraneo. ^ Il Yule espresse 
grià l'idea che la penisola dell' Indo-Cina sia stata confusa coli' isola 
di Java, che cosi egli corregge il Jan a dell'originale, come un 
orrore di scrittura, generato dal testo di Fra Giordano che rivelasi 
per tal fatto come una delle principali fonti della carta. 

Il finis Indiae è segnato da un corso che scendendo dalle mon- 
tagne di Baldassia corre in retta linea al mare fra Caynam e 
Janpa. Se Baldassia è il Badakhshan, la sorgente di cotal fiume 
sarebbe posta là dove poteva ritenersi fosse la origine dell' Indo poco 
lungo da quella del Gange ; la foce è invece una sola a oriente del 
Bengala. Si fece dunque una confusione del corso dell' Indo con quello 
del Gange e del Brahmaputra. Ma se Janpa è pampa e Caynam è 
Hainan, si avrebbero qui confusi in uno coi fiumi dell' India anche 
i corsi dell'Indocina; che se invece vi sono solo questi ultimi rap- 
presentati, in allora la carta ha segnato con quello il confine non 
solo dell'India intra Gangem, ma di tutte le Indie indistintamente. 
Ciò esamineremo più da vicino al confronto delle diverse carte di 
questa famiglia. Basti qui, a determinare il rapporto loro colla geo- 
grafia dei viaggiatori del secolo xiii e xiv, riassumere le conclusioni 
del Yule: che il libro di Marco Polo fu essenzialmente la base per 
la compilazione della carta Catalana relativa all'Estremo Oriente; 
e che essa ci porge la idea dell'Asia quale il viaggiatore stesso 
l'avrebbe presentata se egli ci avesse delineata la sua mappa. E 
la conclusione ancor più calzante del Cordier: che le nozioni del car- 
tografo relative all' Oriente Estremo sono tratte quasi interamente 
da Marco Polo. ^ Coli' aggiunta, terminiamo noi, dei dati che si ri- 
scontrano negli altri viaggiatori successivi di cui abbiamo riassunto 

1 Sheet III ; secondo questo disegno Si veggano anche le notizie del Ruge 

la partizione delle tavole appare diversa e la tavola che accompagna la versione 

da quella presentata dal Cordier; forse italiana della sua opera sovracitata. 
pel fatto che il Yule formò la sua map- 2 citeremo con Yule-Cordibr la 3* 

pa sopra la riproduzione litograUca di edizione del Libro. Introductiou {34- 

Uuchon e Ta^tu. I fogli sono nume- 35. Veggasi di questo ultimo T opera 

rati qui per quattro anziché per sei. citata sopra: L*Extròme-Orient ecc. 

Studi italiani di fil. indo^iran. Voi. V. 15 



— 114 — 

le notizie nei dne capitoli precedenti, o di quelli che poterono avere 
corso in Enropa pervenutivi da altre pratiche del commercio orientale. 
La influenza di Marco Polo si è fatta sentire nella compilazione 
della carta Catalana, non tanto forse sulla parte del contenuto geo- 
grafico, quanto sopra il disegno. Da un lato il Cathay è collocato 
giustamente nella posizione della Cina, e dall'altro lato la penisola 
dell'India cisgangetica è messa pure al suo giusto posto ed anche 
la forma sua si sviluppa molto prossima al vero. E sorprenderebbe 
davvero la completa dimenticanza fra l'uno e l'altra della penisola 
indo-cinese, se non fosse la supposizione or ora espressa che siasi 
fatta confusione di questa, col Malao e con Yaua e Samescra o 
Samestra (Sumatra?). Confusione che si spiega appunto con quella 
avvertita nel testo di Marco Polo a questo passaggio, e inoltre pel 
fatto che il nome di Yava non era limitato all'isola di Java propria 
e di Sumatra, ma estendevasi a tutto l'arcipelago. Ma v'ha di più. 
Nell'uso degli scrittori arabi la parola jazìrah, valeva tanto per 
isola quanto per penisola, e niente di più probabile che l'epiteto 
Jazìrah Yàva con cui essi intendevano tanto le isole che la pe- 
nisola, sia stato inteso dagli europei nell' unico senso ed assoluto di 
isola; quindi che nella rappresentazione sulla carta la penisola 
stessa sia stata distaccata dalla terraferma, pur rimanendo nella sua 
giusta posizione. La Mul-Yava o Yava continentale di Ibn- 
Batuta designerebbe appunto la Penisola dell' Indocina. Circa la com- 
parsa dei nomi di Malakà e Malayu cpme quelli di stati della 
parte meridionale della Penisola si possono vedere le fonti contem- 
poranee compulsate dal col. Gerini (Bangkok), ' i dati delle quali 
suffragano la nostra conclusione. 

Senza entrare più oltre nella questione, ' già molto trattata, ci 
fermeremo ad analizzare più da vicino la figura sulla carta per 
trarne i dati a conferma che veramente in questa Illa Java si sono 
contratti in una le due isole colla penisola. 

* 

La carta catalana di Firenze già fatta conoscere dal 
Fischer, non va per V Oriente molto più in là di quello 
che ne comprendono i portulani dello stesso secolo xiv; ma 

1 G. E. Obrini, The Nagarakre* > Veggansì Crawpokd dictionary 

tàgaina, list ofcountries OD the indo- of ludiau Islands p. 165. Kkinaud 

chiueHe Mainlaud. Jour. R. às. ^oc. Abulfeda spec. II, 234. Lasskn, Ind. 

1905, ove si citano altri studi in argo- Alterlhumskuude, IV, 512. Gildb- 

mento di questo nostro chiaro e bene- meister, script. Arabum de rebus 

merito connazionale, ricordate nel o n- indie is, Bonn. 188s p. 53. Dklauribr, 

gresso di Hanoi'. Veggasi T articolo Journ. Asiat. serie IV, voi. KIII, 532. De- 

in questi Studi, al volume VI, pag. 92. fkémbry e Sanuuinetti, nella citata 



— 116 — 

tanto basta per dimostrare la comune stretta affinità d' ori- 
gine della carta colle altre due, anche riguardo alla nozione 
dell' Asia. ^ Il Fischer ha potuto determinare facilmente la 
età di questa carta, che cade per lui sulla fine del secolo 
xiv; di qualche tempo posteriore alla Catalana del 1375, 
della quale sarebbe uno sviluppo ma non però una copia 
diretta. Lasciando per ora da parte la questione sulla pre- 
cedenza dell' una suU' altra, si può intanto affermare che 
F e M si toccano assai più dawicino per quanto concerne 
sopratutto 1' Africa e la sezione dell' Oriente talché si pos- 
sono contrapporre come gruppo più affine di fronte a P. 
Il Fischer desume i dati per la determinazione della 
età di F dal disegno dell' Africa, ove tra 1' altre cose la 
carta di Firenze si estende assai più verso il sud che non 
la carta di Parigi ; e cioè : va oltre le foci occidentali e il 
lago Nil fino ad abbracciare le montagne donde per cinque 
fonti scendono le acque di questo e tocca la sponda del 
gran golfo che vedremo poi spiegarsi per disteso nel map- 
pamondo Modenese. Ma ciò come pure la maggiore esten- 
sione verso nord nell' Europa ha dipeso molto probabil- 
mente dalla diversa proporzione del disegno e dalla gran- 
dezza della pergamena. — Evidente invece è la affinità e 
quasi identità di F e M per questa parte dell' Africa ; 
sicché la carta di Firenze si presenta piuttosto come copia 
della carta Modenese. Il numero e la disposizione delle 
tende dei regnanti ; il sistema idrografico e orografico ; la 
somma dei particolari concordano nelle due carte italiane; 



edìzioue di Ibn Batuta. D'Ohsson, Hi- dell* insieme della pergamena ci rife- 

sto ir e de's Mongols nel persiano riamo al detto dal Fischer alla p. 812 

Tarikli-i-Wassas II, 465. La Haye della citata opera; e la sezione orien- 

et Amsterdam, 1834. Yule, Cathay... tale riproduciamo in iscala maggiore 

Note F. pp. 518-19; e Marco Polo 3 alla tav. 3 dell* Atlante. La tavola stessa 

ediz. II p. 281. si è dovuta per necessità tecnica divi- 

^ La intera carta misura m. 1,185 di dere iu due, che facilmente si possono 

larghezza per 0/J2 di altezza, ed é ti- ricongiungere Tuna sull'altra nel senso 

rata sopra quattro tavole a paravento, dell* altezza, alla scorta del quadro d*in- 

La rigidezza della pergamena impe- sieme. Le proporzioni delle nostre tavole 

deudo alle tavole di bene aprirsi, la fo- sono ridotte a circa un sesto della gran- 

tografladeir insieme ne resulta alquanto dezza dell* originale per la intera per- 

scorciata e differentemente illuminata gamena; e a poco meno del 2 Vx P^f i® 

(Tav. 2 deU*Atlante). Per la descrizione ambe due parti deUa sezione orientale. 



- 116 — 

e valga il riscontro di alcune leggende a stabilire il rap- 
porto corrente fra le tre carte per rispetto all'Africa: 



P. 



F. 



Acì es la migaDe 
brancha de sobre a- 
questa muntanya pas- 
sen alcuns Sarrayna 
palagrins de la par- 
tide de ponente qne 
volen anar a la Mecna. 



En la mìga de men- 
tis claris venali | al- 
guns palagrins sarà- 
ins de la par] tide de 
ponent qui van la eia- 
tad de meca | per uau- 
ra mafumat lo lu 
feta. 



lur pro- 



Per aquestas faldes 
de qnestas | monta- 
nyes pasan pelagrins | 
sarais qui yan a venra 
mafumet | lo lur prof- 
feta. 



Ì all'isola del Nilo ba 
o:ciatat Sioene.] 



insula merojern; più 
sotto la figura di un 
pozzo : asi a un pou 
que a Ix coldes de 
fons I resplandex bi 
lo soli en areta liniaj 
en lo mes de iuy. 



insula meroen | an 
la qual afusta | que 
afio ab anux(?) | an la- 
p[or]tion ^ a un pou | 
que a Ix coldos d am- 
pa I e de fons resplex 
ni lo soli I djns es an 
la linja eqi|noc8Ìale. 



Aci senyoreya lo 
Rey de Organa Sar 
rayn qui continuament 
guerreya a los sar- 
rayns maritims e ab 
altres Alarabes. 



Assi senyoraie un 
rey d'Organa lo qual 
sta I continuamentj 
en guera ab los sarà- 
ins I alarps tota sta • 
terra es arenosa e ay 
grafi I abundancia de 
datils. 



Assi senyoraya un 
rey d'Organa | lo qual 
sta continuamentj^ en 
guera ab los Sarains 
alarps tota sta terra 
es arenosa e ay gran 
abundancia | de da- 
tils. 



Aquest rey de Sar- 
rays està tots temps 
en guera e armes ab 
los crestians de Nubia 
qui son sots la seyno- 
ria de 1 Emperador de 
Etiopia de la terra del 
Preste Joban. 

Aquest Soldan de 
Babilonia es gran pò- 
deros éntre los altres 
de aquesta region. 



Assi sen^roraye un 
rey da nubia lo qual 
sta I continuament en 
guera ab los crestians I 
da nubia sotsmezos al 
presta Joban. 



Aquest solda de ba- 
bilonja es gran | e po- 
deros senyoraie tota 
egypta | e la terra 
sancta fins an tauris. ^ 



Assi senyoraia un 
rey da nubia lo quali | 
sta continuament en 
guera ab los [ cre- 
stians da nubia lo 
quals son sots messos 
jal presta ioban de les 
indies. 

Aquest solda da ba- 
bi| Ionia es gran e po- 
dere |s senyoraia tota 
egi I pta e la terra san- 
cta I fin an tauris. 



1 Qui r iutreccio delle linee del com- 
passo rende le lettere indecifrabili. 

s Anche la particolarità ortografica 
di un segno seuùvocalico o vocalico nel 



gruppo -tj è comune in F e in M. 

3 II testo M permette di correggere 

la lezione del Fischer neir opera cit. 

214 che vi vide un: fins aula veis. 



p. 

Non arriva alla fi- 
gura dei Presta Jo- 



- 117 - 

F. 

Aquesta regio se- 
nyoraie un gran in- 
perador I presta iohan 
senyor de les indies 
los quals | son negros 
per natura e al vuyt 
aujomque* | sonnats 
seyalan los ab foch an 
tres lochs I de la cara 
e batazan Ics en aygo 
a usansa | de roma. 



£n sta provincia sta 
lo gran anprador pre- 
sta iohan | Senyor de 
les indies los qnal son 
ne^os per natura | al 
vuit au jom que son 
nats senyalen los an 
tres locs | de la cara 
e batazan los en aygo 
a usan9a de roma. 



Al di sotto di questa regione del Presto Johan la carta di F 
non ha più nulla lungo la costa dell* Africa orientale. Non ci è dato 
quindi sapere se essa serbasse traccio del Paradiso terrestre e del 
lago dal quale si dipartono i Quattro Fiumi. Invece possiamo nella 
linea di questa costa orientale da un lato e nel comparire dall'altro a 
occidente dei principii del golfo di Guinea, trovare P adentellato per 
la ricostruzione di una figura della parte meridionale dell' Africa ohe 
resulterebbe analoga se non simile a quella di M. 

La identità del disegno del Mar Bosso e della penisola Arabica 
non ha bisogno d'essere addimostrata; basta il confronto delle ta- 
vole. Ci limitiamo quindi alle leggende per confermare vieppiù lo 
stretto rapporto che unisce F con M. 



P. 

Aquesta mar es ap- 
pellada la Mar Boga 
e sapiats que l' aygua 
no es roga mas lo fond 
es de achela color. 
Per està mar passa 
la maior partiaa de 
l'especies qui venen 
de les Indies. 

Per aquest freu pa- 
saren los fills d' Israel 
con ixiren de Gipte. 



Mont sinay an lo 
qual Deu dona la ley 
a Moysses. Hic est 
corpus Catarinae vir- 
gims. 



F. 

Aquesta mar es ap- 
pellade mar roga | sa- 
piau que la mar no es 
roga mes | lo fons es 
de quella collor. 



Manca. 



mont de madona 
sancta Catalina | la 

S[ual deo dona la leny 
sic?) a moyses. 



Aquesta mar es | a- 
pellada la mar | roga 
sapiau que la mar 
no I hes ro^a | mas lo 
fons I es de aquella 
color. 



per aquest pas | pa- 
saran los fils | de ira- 
ell (sic) com isqueran 
de egipta. 

mont de madona sta 
Catalina. 



1 Qui la scrittura della lesrgenda è 
sbiadita e confusa, e può correggersi 
grazie alla lezione di M quella del Fi- 



scher il quale dubitativamente dava: 
per natura... an soyn que sian(?) 
seyalan los ab foch an tres lochs. 



— 118 - 

Manca a F come a M la leggenda sopra la Mecca e la figura 
che ivi rappresenta un arabo adorante Mnffumet quale ò in P. 



P. 

Arabia Sbbba pro- 
vincia la qual tania le 
Regina Sebba. Ara es 
de Sarrayns Al arabs 
E ay moltes bones 
odos axi con do mirra 
e d'encens e es abun- 
dade en or e argent e 
peres preciosos. E hi 
es atrobat un aucell 
qui a nom Fenix. 



F. 

Pro vinsi a la qual 
tania la reyna sabba | 
ara es de sarrayns a- 
larps tota sta terra | 
es arenosa. Aquesta 
royna vench a uaura | 
lo rey salamo lo qual 
li aporta do grans 
dons aquosta terra es 
abundade de mira e 
d ansens e d altres no- 
bles cozas. 



Manca Io spazio alla 
leggenda di Aden; ma 
invece ha sopra la cit- 
tà di Chos la nota: En 
questa ciutat de Chos 
aportenla especeria la 
qual ve de les Indies. 



Eu lo cap de la en- 
trada de la mar roga 
a I un Castel que es 
apellat adep a qui pre- 
neli I la deseua part 
de les spezias e d al- 
tres mercadeiries que 
portan naus de les 
indies. 



provincia la quali | 
tania la reyna sabba { 
araes desaraynsalarp 
I aquesta es la reyna 
quj I vonch a veura lo 
rey saliamo la quali 
li adux I de grans 
dons I aquest fo|nch 
la primera la qual se| 
uolch lansar al riu a 
pa;ssar:e roba sala- 
mo dic[e]nt | que no 
hera digna de pajsar 
per lo pont per tant 
com (?) I lo tanidor o 
rambador del | pont 
aquel denja | seruyr 
per la cren de | Jnù 
xst]^ aquesta | terra 
es abundada | de tota 
bens del mofi en | està 
terra se | fa un aucell 
qui 8 apella | Fenix. 

En la antrade de la 
mar roga a un ca- 
steli I lo qual se apella 
adem a qui prenan | 
la desona part de les 
species les <^ual8 ve- 
nafi I de les jndies ab 
naus. e puis de aquj 
van an la ciutat de cos. 



Chos e Cos la penultima delle città segnate sulla costa africana 
del Mar Rosso è Eùs, in Marin Sanudo Chiis, più tardi in Gerolamo 
Adomo Cocer, Coser o Cosir = odierno Eosseir, che al tempo di 
questo viaggiatore si raggiungeva in 7 giorni da Cane [Khénòh].' 



1 Notevole è V abbandono del lungo 
brano, negli altri dUe testi P e F, della 
leggenda post-biblica. Anche in M la 
inserzione di questa leggenda deV es- 
sere stata fatta sopra un testo non ben 
chiaro nemmeno al cartografo, come si 
▼ede dalla ommissione di lettere e dalla 
correzione di alcune parole. Siffatto ab- 
bandono di una materia oscura e non 
utile air intento geografico, cominciata 
in F e continuata in P colla ommissione 
anche dell' accenno alla visita della re- 



gina Seba a Salomone, rappresenta un 
progressivo perfezionamento del crite- 
rio geografico negli altri due documenti. 
2 Cfr. la Appendice II testo origi- 
nale del viaggio di G. Adorno e 
Q. da S. Stefano p. 27, che sebbene 
spettanti alla fine del seguente secolo an- 
ticipiamo in questo volume per ragione 
di opportuni richiami occorrenti. Il 
detto qui riscontra con Marco Polo, 
come nella edizione Yule-Cordibr capo 
XXXVI, pag. 43S e seguenti, e la nota. 



^ 119 — 






Il Mappamondo catalano della Estense viene opportu- 
namente a riempire nella storia della cartografia la lacuna 
tra le carte del tipo di Angelino Dulcert e la Carta Ca- 
talana di Parigi del 1375, chiarendo la genesi e la posi- 
zione di questa se, come abbiamo ragione di ritenere, il 
monumento della biblioteca di Modena è precedente in età 
all'altro. 

Il catalogo manoscritto della Biblioteca Estense ne dà 
le indicazioni seguenti : ^ (G. C. A. I). 

€ E un dipinto in pergamena di forma circolare, del dia- 
metro di m. 1 e cent. 13, e le leggende dichiarative par- 
rebbero dimostrare essere il Mappamondo di fabbrica ca- 
talana. Vi sono tuttavia alcune dichiarazioni in latino. I 
nomi delle città e dei luoghi sono segnati in rosso e in 
nero, secondo la loro importanza ; le grandi catene di mon- 
tagne in verde e le acque del mare e dei fiumi con linee 
verdognole. Sei regni d'Africa sono indicati oltre che dal 
nome, dalla figura intera del regnante che siede sul da- 
vanti di una tenda : tra questi è il Preste Johan re d'Etiopia. 
Con figure intere sono pure disegnati quattro regni d'Asia, 
oltre l'Arabia in cui, presso la Civitas Mecha, si vede se- 
dente la Reyna Sabba. Non v' ha dubbio che questo map- 
pamondo sia del secolo xiv o xv, perchè non v' è alcun 
accenno alla scoperta dell'America >. 

A questi dati si aggiunge la notizia sommaria che ne 
dava Luigi Carbonieri nei cenni storici della £. Biblioteca 
Estense (Modena 1873 pag. 71). Anche Gr. Bertoni nello 



1 Dallo stesso cav. Frano. Carta carte fu dal Boni ritrovata presso un 

ci viene confermato che questo cimelio salumiere ove essa ornava le pareti della 

in una a quello del Cantino e ai 7 por- bottega. Circa questo felice ricupero può 

tulani, fu dono del dr. Giuseppe Boni vedersi il giornale modenese II Panaro 

(1870) benemerito cittadino modenese, 1870 n.* 145. - La guaina di cui parla la 

organizzatore del Museo Civico; il quale postilla non esiste più; è assai proba- 

ricuperò i preziosi documenti geografici bile che il contenente, più apprezzato 

che erano stati sottratti, non si sa in che non il contenuto, sia stato 1* incen- 

che tempo e in quali circostanze, alla tivo principale alla sottrazione delPope- 

Corle estense. Una delle due celebri ra cartografica quand* essa avvenne. 



— 1^ — 

studio sopra € La biblioteca Estense e la cultura ferrarese 
ai tempi di Ercole I pag. 261 » vi accenna riportando una 
postilla marginale dell'inventario del xv secolo della bi- 
blioteca medesima, sotto la data 11 luglio 1488, che dice: 

< uno mapamondi in una guaina grande de cuoio. Die 
XI iulij : Magister Galeatius Trottus habuit de Comissione 
lU.mì D. Ducis nostri et ejus presentia prò imponendo in 
studio sue Eccel.tiae >. 

Non può trattarsi della carta del Cantino, poiché la 
data accertata stabilisce l' ingresso del Mappamondo nella 
biblioteca degli Estensi quattordici anni prima della data 
apposta a quella (1502), e quattro anni prima della sco- 
perta dell'America in essa rappresentata. Nessun' altra trac- 
cia di antichi mappamondi essendosi trovata nella Estense, 
possiamo ritenere, allo stato attuale, che la postilla si ri- 
ferisca realmente alla nostra mappa catalana. Ma non ci 
i sono dati per fissare altrimenti gli anni della creazione 

della mappa stessa, all' infuori di quelli che si possono 
trarre dal suo contenuto. La qualcosa ci riserviamo di fare 
di proposito in una analisi dello intero mappamondo, per 
limitarci qui unicamente al soggetto dell'India. 

La prima importanza ed eccezionale del monumento 
consiste nella sua completezza; la quale ci permette, col 
concorso delle altre due carte, di ricostruire lo stato della 
geografia dell'antico continente nella seconda metà del xiv 
secolo. 

Pel fatto solo della sua interezza il' mappamondo M non 
può far supporre che esso sia una copia o una, per quanto 
indipendente, imitazione di una delle altre due, supposto 
anche che originariamente P ed P fossero state intiere e a 
completa orbita ; la qual cosa si esclude affatto per la carta 
Fiorentina a cau^a della cornice e della graduazione che 
la cingono ai margini. Ma mentre in tutto il resto questa 
si unisce con vincolo di più stretta a£Snità a M costi- 
tuendo quasi uno speciale tipo che diremmo italico, si ri- 
vela però seriore al mappamondo Modenese; se altro non 
fosse per il disegno del mare Caspio che ha in F il dia- 



— 121 — 

metro maggiore nel senso da N a S e presenta una forma 
tanto prossima al vero, attestando con ciò, in confronto 
anche dell'Atlante del 13B1, uno studio più progredito delle 
cognizioni della regione caspiana. Rispetto poi alla carta 
Parigina, oltreché da significanti momenti intrinseci, dai 
caratteri generali della tecnica del disegno, dalle miniature, 
dalla disposizione e testo delle leggende ^ resta escluso che 
M abbia potuto esseme una copia. Fra la semplicità di M 
che si cura massimamente di registrare nelP Asia solo i 
luoghi e le notizie geografiche, e P che invece li riempie 
riccamente di rappresentazioni leggendarie, è ovvio ritenere 
che la forma più semplice sia anche la prima e più genuina 
e meglio rispondente allo stato della cartografia dei portu- 
lani che da quello del Carignano al Mediceo Laurenziano 
si produssero nella prima metà del secolo xiv. Torna ovvio 
ritenere che gli spazii nell'Asia, lasciati bianchi in M e che 
divenner più ampi in P per le maggiori proporzioni date 
alla carta e per le minori invece del disegno della città, 
venissero riempite colle figure delle Meraviglie allora 
diffondentisi per l' Europa occidentale grazie al Mandeville 
principalmente; e cosi come richiedeva il piacere del re, 
nella cui intenzione si eseguiva la carta. 

H contrario argomento, e cioè che la carta più semplice 
possa essere una copia abbreviata del testo ornatior, non 
regge pel fatto che sia per il disegno, sia per le miniature 
e per la bellezza della scrittura M è più studiata e curata 
di P. Rimane in ogni caso, fino a che non sia provato 
essere P un frammento, una zona solamente, ritagliata da 



i II cav. Francesco Carta, autore banti e corone, che rispondono in M 
dell^opera pregevole sui Codici miniali ed F alla verità e alla impressione piti 
della biblioteca di 'l'orino, e competen- schietta ed immediata dei visitatori o 
tissimo della materia^ osservò che le narratori delle cose reali de* paesi orien- 
figure dei sovrani hanno una nota di tali - è stata posta da P la corona di 
maggiore arcaicità, e di assai bella ar- Francia. La qual cosa dimostra una in- 
caicità, in M ; cui F anche in questo tenzionalità, dando maggiore argomen- 
si attiene. luvece in P sono state ab- to a ritenere che V opera fu eseguita 
bandonate le tende e le figure , arti- espressamente per lo studio del re che 
stìcamente meno perfette dei regnanti, la possedette. Ciò concorda col lusso 
vi prendono i caratteri proprii delle della esecuzione e delle molte e piace- 
miniature francesi del xiv secolo; di voli illustrazioni rispondenti alla passio- 
più, in luogo delle acconciature, con tur- ne del tempo per le meraviglie dell'Or. 

Studi italiani di fU, indo-iran. Voi. V. 16 



— 122 — 

un mappamondo completo, indiscutibile che lo intero (M) 
non può derivare da una parte (P). 8' aggiunga, in fine, 
che il numero delle località segnate in P è molto supe- 
riore, specialmente nell' India ; la forma della quale vi è 
anche più sviluppata nel senso peninsulare, che non sia 
in M, rivelando per questi fatti una elaborazione più ma- 
tura degli elementi del Marco Polo e della letteratura 
degli altri viaggiatori. 

La conclusione cui panni si possa arrivare al punto 
attuale dei raffi-onti è questa: 

che M cui segue a più lunga distanza F, sia se non 
V originale almeno la riproduzione più genuina di un ar- 
chetipo catalano con indigenato e caratteri acquisiti italici, 
e riflessi in pari modo da M e F; 

che P derivando dal medesimo archetipo catalano si 
sia invece informato allo stile del paese e delle persone 
per cui veniva elaborato; ed abbia accolto in maggior 
copia le nozioni che nel frattempo erano sopraggiunte del- 
l'Asia. 

La Biblioteca Estense possiede due frammenti di altre carte Ca- 
talane : V uno contrassegnato C. G. A. 6 b, l'altro C. G. A. 6 d; i quali 
appaiono brani tagliati rispettivamente da una carta intera e pii!i 
estesa per usarne come portulani del Mediterraneo, del Mar Nero, 
e delle coste dell' Europa e dell' Africa occidentale e settentrionale, 
ossia servire come altrettanti portulani normali. Le proporzioni di 
A. 5 b sono maggiori di quelle di M ed uguagliano le misure che 
ci sono riferite di P; A. 5 d sta di mezzo fra P e M. ^ 



1 Dalla cortesia del cav. Cai'ta e occidentale di essa fino oltre le Cana- 
dalla ricordata sua competenza traggo rie; e quattro intere ligure di re Bar- 
questi dati sulla relativa età di questi bari oltre il Presto Jaoni. Anche queste 
frammenti; che sono di parecchi deceu- «luattro carte nautiche furono donate 
nii posteriori a M non solamente, ma alla Biblioteca dal Dottore Giuseppe 
anche a P. -- A 5 b misura cent. 90X61, Boni (1870). 

comprende oltre tutto il bacino del Me- Esistono nella stessa collezione della 
diterraneo, le coste occidentali deirEu- Estense altri due numeri : A 5a, che con- 
ropa, le isole britanniche, la costa set- tiene due portulani deir Africa occi- 
tentrionalo della Germania e gran parte dentale, riuniti in uno ; che si esten- 
di quella del Mar Nero; e il Baltico, dono da occidente lino air estremità o 
colla estremità meridionale della Scan- quasi del Golfo di Guinea, oltre il rio 
dinavia. A5d, alta cent. 59X'76 ha ap- del lago; Tuno è più antico, di origine 
prossimativamente la estensione della catalano o majorchino di fattura accu- 
precedente; ma delPAfrica comprende rata, con leggende latine estendevasi 
nn tratto maggiore, scendendo la costa sulla africana costa in origine fino al 



— 123 — 

Non ci indugieremo sul rimanente, ma solo toccheremo di ciò 
che ha interesse pel nostro argomento. Tanto A 5 b quanto A 6 d 
arrivano a toccare il Mar Rosso ; A 5 b ha solo la parte settentrio- 
nale di esso, ma in entrambe è visibile la congiunzione dell' Eufrate 
col Nilo che trovammo quale tratto esclusivo e caratteristico del 
mappamondo Modenese. Inoltre hanno segnato entrambi il passag- 
gio del Mar Rosso con una diga o secca che rappresentar si voglia, 
e in A 5 d v*ha anche la epigrafe identica come in M: per aquest 
pas pasaran | los fils de Israel quafìt islqueren de egipte. 
In A 5 d v*ha inoltre al medesimo posto di M la figura del Presta 
Johan senyor de les Indies; in abito bianco e con mitra a tri- 
regno ; ma la faccia ha pure bianca, come del resto hanno gli altri 
principi dell' Africa. Questi sono rappresentati seduti allo scoperto ; 
invece A5b avevali sotto la tenda, come si può vedere da quanto 
ancora rimane del Soldano di Babilonia. 

Lo stampo catalano, ove non bastasse la identificazione di ogni 
loro tratto, è marcato nell'una (b) dalla caratteristica forma quadrata 
e dalla duplice cintura di monti della Scandinavia che h segnata 
noroega; dal non meno caratteristico tratteggio policromo delle 
acque del mare, e dalla leggenda: Aquesta mar hes appellade 
mar della manya | de suecja e de gotilandia sapian que 
sta mar | sta congelada vj mezos de Tany soce migant | 
marts e migant octubre; e a90 per la gran fredor | de la 
tramufitana. 

Per A 5 d giova rilevare che nella parte inferiore dell'Africa la 
pergamena non è tagliata, ma si finisce con una larga fascia, in 
mezzo alla quale corre per lungo la scala graduata, dove i gradi 
sono segnati nella stessa forma come quelli che vediamo sotto 
l'Africa stessa in P. Codesto particolare ci sta a confermare che la 
Carta Catalana di Parigi non è una zona tagliata di un intero map- 
pamondo ma fu dall'origine una zona rettangolare. Lo stile delle 
figure dei re Barbari in A6d molto affine a P, fa supporre un mo- 
dello comune ma diverso da A6b e M. 

Procedendo ora all'esame del contenuto del Mappamondo Mode- 
nese comparativamente alla carta di Parigi e, fin dove arriva, quella 
di Firenze, ci accosteremo all'India muovendo dalla linea che se- 
gnava nelle più antiche carte la divisione dell'Asia. 



possesso portoghese di sera bona eal Sembra di origine portoghese. Le due 

rioda8canboas;più tardi il disegno pergamene unite misurano cent. 74 X 84. 
e le leggende furono di mano del tardo A 5c. É una pergamena miniata, alta 

secolo XVI condotte lino ariodelgallo cent. 73 X 60 che comprende il litorale 

e rio fromoxo. L*altro frammento occidentale della Francia, della penisola 

è di età posteriore e si ferma sulla costa iberica, e deirAfrica Ano al rio del 

occidentale poco oltre il capo verde, lago nel golfo di Guinea. 



— 124 — 



1. Pone le sorgenti dell Ed il 
(Athilzz Volga) nel gruppo di mon- 
tagne designate come : lo 8 moD- 
tes de Seba on neiX| presso 
la città e provincia di Sebur 
(Sibir) ; ^ manca però la leggenda 
a fronte. 



1. Assia OS apellada p[er] raho 
d-un rey fìU de abrae | qui la Si- 
nyorajava. es la tersa part del 
mon I comensa en les p[ar]tidas 
de la mar roga vert mig jom | e 
fency al flum de la tana, vert 
tramuiitana tota | la tartaria vert 
les parts orientals 



A mezzodì delle fonti dell' Edil, e per una regione rappresentata 
montagnosa son figurati in M un seguito di due cavalieri finamente 
eseguiti ; in P invece meno artisticamente ma più vivamente una ca- 
rovana numerosa di camelli, pedoni e cavalieri. Le leggende in pro- 
porzione dicono : 



2. Questa caravana es partida 
del imperio de Sarra per anar al 
Cataio. Sapiats que aquei che 
volen passar aquest desert, repo^ 
san per tota una setmana en una 
ciutat appellada Lop, puis prenen 
lurs necessaris per vij meses, car 
per tot lo desert va hom 1 dia e 
una nit avans que poixa trobar 
aygua bona a beuare que abasta 
a 50 en 100 persons. E sis es de- 
vendra de nit que algu cavalcant 
agreviat se adorma ou en Taer 
veus des diables que el nomene 
per son nom propri, perque los 
diables lo menan tant de 9a e de 
la per lo desert que nul temps 
ne pot trobar sos compagnons. ' 



2. Aquesta ciutat es apellada 
lop I en la quali venan alguns 
m[er]cades | de la tana, ab lurs 
m[6r]caderies e vituals | que por- 
tai! ab els fomits per vj mesos | 
fins a la dita ciutat e puys se 
partexen de quj | per altres vj me- 
sos fins al catay 



1 A ragione dovrebbero essere gli 
Urali onde scendono gli affluenti del 
Volga. Ma il nome e T o n n e i x richia- 
mano troppo bene la Siberia e la descri- 
zione che ce ne fanno Marco Polo e Ibn 
Batuta. Quindi non improbabile la iden- 
tificazione che il Yule ha fatto in Ga- 
tbay ccxzix coi monti Aitai e Thian 
s h a n ; ammettendo però che pei viag- 
giatori e cartografi dei secoli xiv e xv, 



i corsi affluenti da sinistra del Edi! si 
sieno confusi in un «^ran corso : lo gran 
flum Ed il coir Obi di cui si ignorava 
la fine nel Paese delle Tenebre. 
i É questa la leggenda dei diavoli che 
parlano ai viaggiatori e lì traggono in 
errore, come ne udimmo anche da fìrate 
Giordano e. v, § 35 ed Yule ; e come il 
Mandeville aggiunge al racconto della 
Valle Terribile di frate Oderico. — Si con- 



— 126 - 

Segue la figura del re di Tartaria [Jambech, senyor de Sarra 
in P] sotto il Cast. Rama e Bolgar alla confluenza dell' Edil. * 



3. Aci està l'emperador de que- 
sta regio septentrional del qnal 
lo imperi comen9a en la provincia 
de Burgaria e feneix en la ciutat 
da Organcio. 



8. En aquest Inp[er]i sta 1 am- 
prador de sala lo quali | in peri 
finix en les parts de burgaria e 
an I la ciutat de organti vert le- 
vant aquest I emperador es senyor 
de • C • milia liom[m]es a cavali. 



3* Non arriva a 1 e 2, la leggenda 8: Assi sta 1 amperador de 
questa regio septefitrionall la qual imperi finix an la provifii9Ìa de 
borgaria e an la ciutat de uacina | De part d'orient finix an la ciutat 
d-orgensi. 

Forma e proporzioni del Mar Caspio sono identiche : mar db 
SALA (sic?) E DB BACU in M; questa mar es appellada biar del 
Sarra b db Bacu in P; diverse invece e prossime alla figura attuale 
in Ff come si è detto. A occidente di esso sono li monti Caspii coU'asse 
longitudinale da N a S in M e P, alquanto arcuato in F. — A mez- 
zodì della catena dei Caspii è il monte Taurus * dal quale scaturisce 
a Nord il fiume: 



4. Mont de Taurus, a N fiu- 
me Maumetavar che lascia a 
N Xamay, Barg, C. de Preala 
e scarica nel golfo di Bacu. Manca 
il castello che è in M. Al Sud Er- 



im Monte da cui scaturisce a N 
il fiume mumetemar^ che attra- 
versando regnofi varje scarica 
fra bra^a, cap preala, bacu e 
cofrasi(?) a N e famaya e co- 



fronti invece la positiva e seria esposi- 
zione del bilancio di tempo e moneta 
fatta dal Pegolotti, 1. e. cap. II : « Cose 
bisognevole a* merchatanti che vogliono 
fare il sopradetto viaggio » ossia del 
Gbattaio per lo chanmino della Tana, 
che « è sicburissimo e di di e di notte, 
sechondo che si conta per gli mercha- 
tanti che 1 hanno uxato ». E già ricor- 
dammo le descrizioni e le spiegazioni 
che del fenomeno ci hanno date i viag- 
giatori moderni. 

i II nome del signore Tartaro che 
P legge Jambech è invece Usbeck 
del codice Genovese citato dal Fischer 
che traduce in latino : « Item in ista pro- 
vincia manet imperator Usbeck, sci- 
licet in ci vitate de Saray. Imperium 
suum est v.>lde magnum et incipit in 
provincia de burgaria, sed in civitate 



de vecina et flnit in civitate de cer- 
changi versus levante et comprehendit 
in ilio dirrectum totam tramontanam ». 
É dunque Timpero mongolo del Kipcak, 
e di quell* Usbeck khan alla corte del 
quale soggiornarono Ibn-Batuta e il Ma- 
rignolli e di cui parla anche l'Arcive- 
scovo di Soltania, Qiov. da Cora, dome- 
nicano, nel 1330 nella relazione a papa 
Giovanni XXII; e che regnò 1313-1311. 
Anche il Pizigani ha la leggenda quasi 
simile a questa delle nostre carte. Rite- 
niamo opportuno soffermarci alquanto 
in queste parti deir Asia in quanto si 
accostano ali* India, e illustrano le vie 
che conducevano ad essa. 

s Qui ha mont p[er]torey in M. 

3 Le lettere in corsivo sono di dub- 
bia lettura, eh* è resa tale dalla inter- 
secazione delle linee del compasso. 



— 126 — 



minia mayor fra le sorgenti del 
R. Eufrates [e del Tigri] ; a oriente 
l*Archa de Noe, Monts Ararat, 
tre case unite e un castello : colla 
leggenda: III Eccresie. 



nay. A Sud del monte son segnate 
ermjnia | major e le sorgenti 
dello eufrates [e del Tigri]. Ad 
oriente 1* arca de noe | mofits 
hararats ; e fra questo e il Tauro 
si schierano quattro case uguali. 



F 

4. In questo il monte Tauro è spostato più verso occidente in 
modo che trovasi a S-0 di Trapasouda anziché al S-E come nelle 
altre due carte; manca il fiume Mumetevar e havvene uno che sca- 
rica nel Mar Nero a di Zefana. Mancano pure le iii Chiese. 



5. L* Eufrate piega nel suo 
corso dapprima verso S-0 fino alla 
città Malatia d'onde si parte per 
più breve corso il f. che va al Me- 
diterraneo; e quindi ripiega verso 
S-E, ma al punto ove fa isola 
troviamo qui solo la terra de 
Babel, mentre la ciutat de 
Balda e è sulle due sponde del 
Tigri, alla confluenza medesima 
del braccio allacciauto idue fiumi: 
Aci fu Babilonia la gran, on osta- 
va Nebocadnor, ara es appellada 
Baldachia, en està ciutat se porta 
molta especeria qual vene de les 
Indies e dopuys se camps per la 
terra de Suria, exspecialment en 
la ciutat de Damasch. — Nello spa- 
zio fra i due fiumi è qui segnata : 
Mesopotania la qual es appellada 
Turchia e Asia Minor en la qual 
son moltes bones provincies e ciu- 
tats. — Lungo il corso dell'Eufrate 
sono segnate più città dopo Ma- 
latia : Brisoni, Benzab, Lira, Serug. 
Fra i due fiumi : Mocor; e sul Ti- 
gri : Pasalajn e Zizera. 

Il corso del Tigri è simile af- 
fatto nelle ^ue carte, salvochè qui 



5. Il corso dei due fiumi proce- 
de in linea quasi retta da N a S, 
r Eufrate tocca la città arsengafi 
poi malatia d* onde parte un 
corso che lo congiunge al Medi- 
terraneo fra Casagayit e Solim; 
prosegue traversando lacivitas 
baldac che h piantata di qua e 
di là nel punto ove si disegna 
l'isola. La leggenda dice: Asi fo 
babilonia la gran | hon stana na- 
buga|denasar la qual es appel- 
lada I ciutat de baldac sapiau que 
I en sta ciutat se aporta molta | 
bona spesiaria e moltes altres | 
odors los quals venati de les | in- 
dies e puys se cafìpefi | en la su- 
ria tera juda. — Un braccio lo 
congiunge qui al Tigri ; ma ò 
molto notevole che invece di finire 
nel Golfo Persico, l' Eufrate volge 
il suo corso a occidente, e pas- 
sando a S del mont de madofi 
I sfìcta Catalina e a N del 
Mar Bosso ove si dice: per aquest 
I pas I pasaran los fils | de iraell 
com I isquerafl | d egypta — va a 
congiungersi al Nilo. Il Tigri in- 
contra solo all'altezza della sua 
isola le rovine di Ninive, e sulla 



- 127 — 



entra nel Qolfo per una sola foce. 
Le rovine di Nini ve sono meno 
pittorescamente rappresentate con 
un cumulo di terra : A questa ciu- 
tat es appellada Nini ve la gran 
la qual es destroìda per lo suo 
pacbat. 



fine del suo corso entra per due 
rami nel Golfo Persico de' quali 
il più orientale presso una città 
non nominata : Aquesta ciutat es 
apellatda ninjve lo | qual es de- 
stroide I e desebuade per lo | seu 
peocat. 



5. Il disegno del corso dei due fiumi salvo una disposizione ge- 
nerale più N-E che N-S è identico a M; però l'Eufrate finisce nel 
Golfo Persico con due foci; v'ha la diramazione di esso a malaxia 
pel Mediterraneo sotto casaganyir e solim. Invece non ha la 
congiimzione fra Eufrate e Tigri, e baldac è su quest'ultimo, alla 
doppia riva come in M e P. Manca Nini ve ma una citt\ [b risona] 
è sull' E che non trovasi in M. Si mostra in questo come una copia 
di M corretta in parte con più moderni elementi che veggonsi in- 
trodotti anche in P. 



6. A S dell'Ararat: Mar d'Ar- 
gis colle città disposte interzate 
Argis e Caperij, e Mar di 
Marga con Marga e Ormj. La 
città sul punto di congiunzione è 
C&de, e la foce dei due fiumi è 
a Obesi. Fra Marga e C&de, ca- 
stello d'Eremi. 



6. Simmetrici sono i due laghi 
e le città disegnate a coppie sulle 
due rive; il loro corso superiore 
che si congiunge alla città [C&de] 
scende dritto al Golfo fra [Tai- 
nuft] e Cesi. Mancano i nomi 
sia dei due laghi come delle 
città. 



6. Ha i nomi delle città argis e capersi, marga e ormj, di- 
sposte come in M; ma i due fiumi invece di congiungersi in uno si 
intersecano a X e vanno indipendentemente al mate, l'uno di qua e 
l'altro di là di ces. 



7. Seguono ad 0. coi rispettivi 
nomi Tauris, Sadavia(?), ciutat de 
Ssiras: antigament appellade Ciu- 
tat de Gracia qual es aquella hon 
fu primerament atrovade l'astra- 
nomia per lo gran savi Tolomeu. 
Accanto alla figura del re : Tars- 
sia I de la qual axiren los tres 
Reys fort savis e vangueren en 



7. Per tutta la restante regione 
a sud del Caspio non sono che tre 
città [Tauris e Soldania ma senza 
nome] sciras e la figura del rey 
TAURIS. A destra della figura la 
indicazione: provincia de tar- 
sia, e poi la leggenda: A questa 
regio d-orient es apellada | tarsia 
de la qual isqueran los tres | reys 



— 128 — 



Betlem de Judea ab lors dona e 
adoraren Jesu Christ e son se- 
polits en la ciutat de Cologna a 
dues jomades de Bruges. 



d-orìent per anar adorar Jhtl x^nt 
I an betlem terra juda. 

Manca la figura dei tre re. 



7. Ha la sola figura della ciutat de siras in grandi proporzioni; 
il rey de Tauris è sotto un padiglione, colla leggenda: Aquest 
rey es appellat senyor del Tauris e de tairsia en sta prouinsia 
a gran multitut de sede | e d'altres nobles cozas. — Sopra la figura 
dei tre re cavalcanti dietro la stella: A questa regio d'orient es 
appellada | tarsia de la qual isqueran los iij reys d orient per anar 
an betlem a uaure Jhù x^t. 



8. Dai monts de Amol scen- 
de colla medesima curva il flum 
de Organ9Ìy e scarica nel Caspio, 
di poco oltrepassata ciutat de 
Organ9Ì col vessillo dell* impe- 
ro di Sarrai. Al S. un numero 
assai maggiore di luoghi: Ogus, 
flum Amo; città Cara, Amo; 
Zaraspa, Choya; Trabischa, 
Saray; Calay castro, Sifla; 
Bocar, Euj ; Samarchanti, 
Amol; Cayandi. Sulla destra: 
Congicanti, Cetani, Timitri, 
Badalecb.i 



8. Ad oriente del Caspio scen- 
de il fiume da mofis samoli' 
che è detto finis persia; esso 
procede cingendo un calai ca- 
stre, arosca e cate, e toccan- 
do il mare al cavo destayra. 
A mezzodì della sua foce trovia- 
mo una p[rovincia?] sabinz,^ e 
quindi corasam, con altri due 
nomi injnai e canim(?). Manca 
Organ9Ì. 



8. Ha solo il corso inferiore del fluii orgeiisi, e la Civita or- 
g efisi riccamente disegnata col vessillo di Sarrai. La foce e fra e. 
de stayra e p[rovincia] de sanjant, cui segue carasans, aldo- 
sem, minar(?) dam, amo, carassam, e. de oschi, e. istam; 
e le città: oatO| coya, sista. 



*** 



Ci siamo cosi condotti alle porte dell* India, la quale viene nelle 
nostre carte ad essere limitata a occidente dalla descritta regione 
di Tarsia ; a settentrione dalle catene che dai monti di Amol vanno 



^ La maggior parte di questi castelli 
porta inalbato il vessillo di Persia. 



s Falsa ortografia per monts Amol. 
3 Forse Zaveh aN. del Chorasan. 



- 129 — 

ai mouti di Baldassia; e a occidente dal Onme che da questa ultima 
catena scendendo in linea retta segna appunto: Finis Indie. Prima 
di penetrare nella penisola, notiamo quello che ci si presenta nella 
regione settentrionale ad essa, nel grande altipiano che in tomo al 
secolo di cui qui si tratta prendeva il nome di El-Chagatai ov- 
vero impero del Mezzo. Fra i monti di Amol e quelli di Baldassia 
troviamo in: 



9. A fianco del Lac Yssicol, si 
dice: en aquest lach es un mo- 
nestir de frares Ermenians on 
segon quest diu es lo cors de S. 
Mathi apostol e evangelista. — Ad 
O le città : Badalech, Chabol, Ba- 
spabicho, Camar; e ad E ancora 
Chabol e Camar. Nella parte oc- 
cidentale del Badakhshan è una 
città colla leggenda: Moltas ci- 
vitas aquales edefica Alexander 
M. Rei de Macedonia. — Sotto la 
ciutat de Balda ssia una figura 
reale e : Aci senyoreya lo rei Cha- 
bech I senyor qui es dit del knperi 
de Medeia | aquest està en Ema- 
lech. — Le due città che hanno 
il vessillo uguale a quello di Mi* 
rapur, portante lo stemma di un 
leone sono: ciutat de balcia 
e carachoiant. 



9. Una casa colla leggenda: 
Aquest monestir e de frajres los 
quals tenafl an | guardia 1 os de 
sent macia | e son erminjs. — Non 
esiste su questa il lago Issicol, e 
nessun* altro elemento geografico 
fino al regno di Delhi, di cui la 
leggenda copre tutto lo spazio 
dell* impero di Medeia e del Ba- 
dakhshan. Campeggia invece e 
occupa largo spazio la città di 
baldacia, su cui cade anche la 
maggior -rosa del compasso, imC- 
diante le suo linee per tutta l'Asia : 
la ciutat de baldacia la qual es | 
pus no bla en mercaderia que I 
ciutat del mon de la de la qual 
venafi | gran multitud de pedres 
fines I ed altres nobles coses. — 
Poi sotto le due città: caracca s 
e ballazia. 



**« 



L'India incomincia dalla parte d'occidente alla uscita dal Golfo 
Persico, all'una estremità del quale troviamo queste indicazioni: 



10. Devant la bocha del flum 
de Baldach. Aci son pescade les 
perles lesquals son aportades en 
la ciutat de Baldach. — Son dise- 
gnate : insula de Chis e insula de 
Ormts, Duo Maria; e sulla terra 
Obesi, Serans, Ussa, Greman e 



10. Devant la boqua del flum 
de baldac | mar de les indies e de 
persia en sto mar | se pesquafi les 
perles les quals se aportafi | en 
la ciutat de baldach e puys se 
astampam en la terra de suria. 
Seguono le isole sic e ormis di 



studi Ual. di ftl, indo-iran. Voi. V. 



17 



— 180 — 



Hormiaion : aqnesta ciutat es ap- 
pellada Ormes, la qual es comen- 
sament de les Indies. E sapiats 
que en està ciutat venen les na- 
ves les quals han 8 e 10 arbres 
e han vels de chanies. — Più. 
sotto nel mare: Aquests nans 
son appellades inohi | han 4 ar- 
bres fìn en 10 e Inrs vels | son de 
Cannes e de palma. — E più giù: 
En la mar Indich son peschades 
e illes moli riques, mas les pe- 
scaders avans que devallen a la 
mer, dien ses encantacions per les 
quals los pexes molt fugen, e si 
per aventura les pescadors deve- 
laven que no avessen dites les 
lors encantacions les pexes los 
manjarien. E a90 es molt pro- 
vada cosa. 



rimpetto a cesi e hormu, duo 
maria, danro; e la nave colla 
leggenda: Aquestesnaus son apel- 
lades inquis | e an. • Ix • coldes de 
cavana cobren • xxxx • | coldes 
d-ample e an «x* arbres e les 
uelles son de canyes e de pau- 
mes sapiau | com stas naus son 
de m[er]caderies de les | Indies 
com deualen lexen la dezana part 
I de les spezies que portan las 
dicts nuas. 



11. Ad Hormision, dove l'In- 
die cominciano seguono sul mare : 
*Nocran, *Checimo, ^Demo- 
nela, *Femenat e sovra questa 
entro terra ^ Barge li do a. Nel 
golfo di Cambaya una ^ città senza 
nome, poi ' Goga, * Barochi, ° Ne- 
ruala nelP interno, e più su ^^ Ho- 
cibelech, al fondo del golfo " Cam- 
betum; poi Cap. " Paycinor, ^^Co- 
cintaya, ^* Paychinor, ^^ Chin- 
tabor , ^^ Nandor , *' Pescamar , 
** Manganor, '^ Elly — dove la pe- 
nisola è tagliata pel finire della 
carta. Risalendo la costa orientale 
ci si presenta: la ciutat de Co- 
lombo colla figura del re : Aci se- 
nyoreya lo Rei Colombo Christian, 
provincia de Columbo; poi Caro- 
fant, Setelmeti, Mirapor, Butifilis 
colla figura di un altro re di cui 



11. E assai più povero di P 
quanto a città, cosi come la costa 
della penisola è più breve, e più 
ristretta. Sul golfo di Cambaya h 
disegnata una sola città [Cambe- 
tùm forse], cui seguo sulla costa 
occidentale la città nandora e 
sulla punta meridionale colum- 
bo; e a occidente il golfo colla 
città ber... [una malintesa abbre- 
viazione di Bengala?] — In posi- 
zione perfettamente giusta e con 
figura quasi al vero che a stento 
può tenersi per accidentale sta 
Pisola di Silam. Tre città sono 
quivi rappresentate: sulla punta 
settentrionale: samara,' sulla 
meridionale forlono; di fianco 
d'una città suUa costa occiden- 
tale è il nome las ma. V'ha poi 
il fiume che l'attraversa nel senso 



1 Cfr. samara di Marco Polo neir isola di Sumatra. 



— 131 — 



è detto : A9Ì senyoreya lo rey 
stene xrsafi | Aci es lo cors de s. 
tbomas ajpostel; con un avver- 
tenza: mira per la clutat batifi- 
lis. E finalmente segue alle estre- 
mità del golfo il: Bangala. 



della longitudine, e un ramo che 
si diparte a sfociare nel golfo, 
ove sarebbe ora Kotta. Leggen- 
da: Illa de Silan en la qual a | 
flams an les quals sa atrobe | ru- 
bins e pedres fineó en | sta Illa a 
de marauelosas | coses. 



L'interno dell'India ci porge assai poco; in M la parte continen- 
tale è tutta occupata dalla lunga leggenda accanto alla figura del 
Bey dilli [....] co: le lettere della seconda parte del titolo sono 
scomparse. In entrambe le carte il re di Delhi siede nel punto che 
bene risponde alla regione del Sindh, dimostrando la estensione di 
quell'impero al nord -ovest dell* Indo, ossia nelP India Prima in ri- 
spondenza ai dati che ci verranno chiariti dalla carta Itineraria: 



12, Lo rey delli, a sinistra 
della figura del re; come pure ò la 
leggenda alla sinistra della figura 
nella M, ove il titolo: rey dilli 
è più conforme alla pronuncia vi- 
va.* La leggenda P è più breve: 

aci està un soldan gran e po- 
deros, | molt rich, aquest ha DCC 
orifants | e C millia homens a ca- 
vali sots lo I seu imperi ha an- 
cora paons I sens nombres. 

en aquestas parts ha molt | or 
e moltes peres precioses | 



12. Aquest prouincia senyora- 
iaua lo rey darj | Senyor de tota 
peroia aquest es molt grafi | e po- 
deros solda, e senyoraia • dee • ori- 
fanys | tots domestichs que quant 
va ha ost | centra sos anamichs 
e seut milha homefis | a canali e 
pehons sens nombre de aquestes 
I partides tenan moltes pedres 
fines e altres | nobles cosses los 
homens e les dones no s | curan 
de lurs hornaments d or fino* de 
questas | porcelanes blanques e 
pater noster de cerai | sapiau que 
lor moneda es paper per aquella 
I via lo Senyor racull lo tesor. 



Notizie sul regno di Delhi non potevano essere tratte in copia 
dalle relazioni di Marco Polo, ma quanto è contenuto nella leggenda 
di M risponde perfettamente allo stato delle cognizioni dei nostri 
viaggiatori. Il sultano di Delhi era al tempo del Polo Nassir-ud-Din 
Mahmud della stirpe dei Turchi di Iltitmish, e dominava dal Sindh 
al Bengala.^ L'attenzione però del sovrano dell'Indostan era tutta 
assorta all'Indo dalle incursioni mongoliche, cosi che i regni della 
parte meridionale della penisola del Dekkhan venivan lasciati liberi e 



< É questa la forma usata anche da 
Oderico da Pordeiioue. Cfr. al proiK)- 
sito YVLK, Cathay pagina 58 in nota. 



8 Qui manca evidentemente un ver- 
bo che sarà stato danno o cambiano. 

^ Cfr. YULB-CORDIBR, Op. Cit. I, 12. 



- 188 - 

indipendenti. Ma poscia, al tempo di Oderico da Pordenone, i re della 
stirpe dei Khilji padroni di Delhi avevano invaso le coste occiden- 
tali del Dekkhan, le quali erano in gran parte ornai sotto il dominio 
loro. Ciò è reso evidente nella carta di Parigi dove il vessillo di Delhi 
si spiega ornai sa tutte le città dell'India occidentale da Checimo 
a Manganor. Anche prima adunque del sorgere della potenza e dello 
splendore di Delhi sotto Muhammed Tughlak, quale circa la metà del 
sec. xrv bene ci testifica Ibn Batuta, sufficenti notizie ne erano giunte 
in Europa perchè un mappamondo Catalano della prima fase quale 
il Modenese, potesse inserirle particolareggiate nella sua leggenda. 
A fianco della penisola dell* India si stende la illa lana, come 
chiaramente in entrambi i luoghi ma erroneamente ha la Carta di 
Parigi; o Jaua come giustamente scrive quella di Modena. Essa è 
identica in forma, proporzione e posizione nei due documenti, fin 
dove arriva P, e cioè al fiume che attraversa nel suo mezzo 1* isola 
stessa. La differenza sta solo nella figura della regina colla spada 
impugnata, e nel rilievo delle montagne lungo la costa orientale che 
mancano in M e dinotano in P l'acquisto di nozioni posteriori. Le 
due città segnate sulla costa settentrionale in pari luogo sono : 
mallao in M, malao inP; per un'altra non leggesi che nu(?) in M, 
mentre P ha in rapporto alla figura della regina Amazone regio (?) 
femarum. Sulla costa occidentale sono del pari : argulj M, a[r]zul 
P; semest^a iu M a Sud del fiume, semescra in P per contro 
a Nord dello stesso; infine M ha lame ri. Le leggende suonano: 

P M 

18. En la illa Jana ha molts ar- 18. A questa illa es apellada 

breslìfì ayloescamphora, saudels,! Jaua aniaquall | a moltes spezies 

species subtils, gayenga, uou mo- aci abiten homens e fembres | e 

scada, arbres de canyela la | qual no an iianguna raho e com pò- 

es pus precjosa de qual se vuol den | p[r]endre homefìs de la ter- 

altra de tota la India e son | axi ra firma | manjafilosses. 
matcix aquj ma9Ìs, e folij. 

Con questo concetto cosi bene determinato della penisola dell'In- 
dia e delle isole, contrasta il concetto appena rudimentale della pe- 
nisola dell' Indocina. A partire da Bengala la costa descrive una linea 
che costituisce una penisola breve, ma che pure per forma, propor- 
zione e disposizione ci richiama il contomo dei regni di Ava e Pega; 
indi la linea prosegue in due archi di cerchio oltre il finis Indie, a 
toccare il principio di Catayo alla città e all'isola di Caynam che do- 
vrebb' ossero, anche nella opinione dol Cordier l'Hainan. In M non 
troviamo su codesta linea che una città di cui il nome appare fram- 
mentario .. croz,? mentre P ci presenta penta, thigbe(o thigye). 
Ungo e jampa. Al di là del fiume che segna la fine dell' India, P 



Ao<gain(l 


) » 


Aonam 


» BB Anin 


Jampa 


» 




=a Chamba 


Ungo 


» 




aa Locac 


Peuta 


» 




=» Pentam 


[Malao 


» 


Mallao 


BB Malayur 


Baugala 


» 


Ber 


ss Bangala 



— 133 — 

ei presenta sulla terraferma, di rimpetto all'isola omooima la cjn- 
tat de oaynafi, a9i finis catayo: cui segue ermJDJo ciuitas 
e poscia oltre il braccio occidentale del gran fiume del Catayo è 
cincalaz. M ha solo quest'ultima città: cinoalaz; mentre poi ha 
tutte le insenature e le sporgenze peninsulari meglio delineate ohe 
non sia in P. Ora secondo le migliori e più attendibili conclusioni 
degli studiosi intomo all'itinerario di Marco Polo e degli altri viag- 
giatori ohe riscontrano col contenuto della carta Catalana noi ab- 
biamo per certe, o quasi, le seguenti identificazioni: 

Ciucalam [P], Ciuoalaa [M] «a [zaytont] M. l'olo Cantou odierna i 
Caynad » Cainam » sb. cheinau » Hainan » < 

Nan-y uè a Anuam seU.= Toiikin^ 

Campii 

Lo-guech o Siam meridionale 

Bintang odierno 

Tana-Malayo e Maialar • Mul-Jata] ? 
Bengal odierno 
[Urn^'i^'o » ss Mien o Burmanìa, che in -questo luogo ò spostata] 

Tuttocciò ci porge una completa cornice del quadro delle nozioni 
sulla penisola Indocinese quale esce dal materiale letterario o nar- 
rativo del tempo. Poteva egli accanto a ciò fare completo difetto il 
materiale cartografico, o altrimenti detto, mancare ogni dato circa la 
figura e la protensioiie cosi marcata e caratteristica della penisola 
indocinese? Non lo crediamo; e tutto ci conferma nella opinione 
espressa più sopra che nella Java delle carte Catalane fossero in 
una confuse e concrete le nozioni ancor vaghe del gruppo insulo- 
peninsulare che bene è rappresentato dal composto Mul-Java di 
Ibn-Batuta. 

La carta Catalana si è fondata per questa parte, come si disse, 
sovra Marco Polo; ora e' è un punto ove il nostro autore lascia i 
lettori ed il cartografo nella incertezza massima. Il Yule ed il Cor- 
dier sono d'accordo nel concludere che il Polo non visitò di persona 
alcun porto del Bengala * nel suo primo viaggio per terra da Kan- 
balec a Mien (ossia Burniah o Ava),^ cosi come non lo toccò nel se- 
condo viaggio di ritorno per maro da Zaiton al Golfo Persico; ma 
esso Polo ne riferì solo sopra la fede altrui e ciò tanto pel Bangala 
come per Cangigu (Chiau-chi kwè dei Cinesi) come per Anin 
(Tonkino). A prova della incertezza delle sue cognizioni geografiche 
rispetto al golfo di Bengala ed al rapporto fra le due penisole In- 

» Cfr. YuLB-CoKDiEK, II, 175, ll«. LÌ II -n ga n e Clieng-kyang; YuLE COR- 

< A nessuuo può sfuggire la grande disk 131; e Cokdibr Alias Catalau. 

importanza della comparsa di questo * Ma solo la conobbe per udita, onde 

nome, che conferma splendidamente le deriva la confusione di sopra osservata 

coDgeUure già accampate dal Oordier. che domina nel suo sistema fluviale. 

^ Se invece non si debban vedei*e il '-> Yule-Cordibk, op. citata, II, 99. 



— 134 — 

diana e Indo-Ciuese basti ricordare la già notata sua incertezza 
sul Gange suU'Irawadi che si tradusse nella confusione dei molti iu 
un sol fiume ohe in linea perpendicolare scende a tracciare nelle 
carte Catalane il finis Indiae; errore che tenne per lungo tempo 
nel dubbio la cartografìa occidentale fino a Fra Mauro. 

La mancata visione della forma peninsulare delle regioni fra 
Manzi e l'India da Marco Polo si ripercosse dunque direttamente 
nella prima fase della cartografia catalana, prima in M che lascia 
quasi deserto di nomi il. lido tra Cincalaz e il Bengala; e tuttora 
nella fase seriore e più perfezionata in P dove solamente si traspor- 
tano le Provincie interne Lingo e Thigbe sul litorale, ma la linea 
della penisola indocinese rimane allo stesso stadio, arretrata in 
confronto dello sviluppo acquistato dalla penisola indiana. La navi- 
gazione del Polo dal mar di Cina al mare Lidiano vien dunque se- 
gnata da un breve tratto e dalla rudimentale penisola fra i termini 
Locac-Pentan-Bangala. * 

Ma che la parte venuta a mancare a codesta penisola sia caduta 
invece e siasi conglobata coli* isola prospiciente, si argomenta da un 
altro fatto. Illa Yava è tagliata in due da un acqua, marcatissima 
specie in M, e dalla quale non ci è data altrove e altrimenti notizia. 
Ora la metà settentrionale si nomina da Mallao, la metà inferiore 
da Semestra e Lamori. ' Non dobbiamo noi vedere in questa di- 
visione lo stretto e nelle due parti distinte la terra di Malacca di 
contro all'isola di Sumatra? 

Con questo si ricostruisco il disegno dell'Indocina e dell'arcipe- 
lago della Sonda e troiano ragione d'essere nel golfo del Bengala 
le due isole che P distingue con una forma speciale, diversa dalle 
numerose isole dell' arcipelago orientale, e che starebbero a rappre- 
sentare l'Angamanain e il Necuveran di Marco Polo, ossia An- 
daman e Nicobar. In M le due isole ci sono ad dell'i Ha Java, ma 
in posizione e forma che più si confondono colla rappresentazione 
generica ed incomposta dell'arcipelago. Nel quale entrambi M e P 
pongono l'insula nudo rum, ma solo in P trovasi la leggenda: in 
qua homines et mulieres | portant unom folium ante re- 
t[t]o alium.^ 

A rafibrzare l'opinione che la mente del geografo abbia ondeg- 
giato fra il concetto di Java come isola o come penisola sta il fatto di 
Trapobana che è appunto Sumatra o Yava minore del Medio- 



i si confronti la carta del Yulb nel- sarebbe il luogo della odierna Malacca. 

Top. cit. pag. 108: Probable wiew In P semestra è trasportata al Nord 

of Marco Polo own geogruphy. del corso d*acqua, a causa certo della 

2 YOLK-CORDIBR II, 281 suUe fonti delicenza dello spazio della carta, 
cinesi di due località Maliur e J aua- 3 Non fa specie che in frate Oderico 

Malayo. Questa era nell* isola di Su- questo costume sia stato attribuito al 

nìatra, P altra era sulla terraferma, e suo Ni cornar, come in Marco Polo. 



— 185 — 

Evo. Quale Trapobana è rappresentata in P, tale h anche descritta 
Java minore in Marco Polo, vale a dire divisa in otto regni e otto 
re coronati; ricca di elefanti ed unicorni e di antropofagi. Cosi Ta- 
probane-Sumatra si sdoppiava contrapponendosi come isola a Java 
come penisola. La confusione non era nuova dunque, non pel carto- 
grafo come non lo era nei testi che gli facevano guida. Nò ciò deve 
far meraviglia avvenisse nel secolo xrv, se oggi tuttavia interpreti 
siffattamente poderosi quali il Yule ed il Cordier, per citar solo i 
più recenti condensatori dell'opera critica che li ha preceduti, in- 
contrarono tante difficoltà ed incertezze. 

Facciamo seguire le leggende che si riscontrano nelle due carte, 
relative a Trapobane, e le altre delParcipelago : 



14. La jlla trapobana, aquesta 
es appellade per los tartres | ma- 
gna cauli j^ derrera de orient | 
en aquesta illa ha gens | de gran 
diferencia de les altres. £n alguns 
munts de aquesta | illa ha homens 
de gran forma coes • x|xij • coldes, 
axi I com agigants, e molt ne- 
gres, e no usants de raho | alguns 
menjen los homeUs blanchs estra- 
yns sils poden | auer. In aquesta 
illa ha cascun any • ij • estius e 
. ij . I juerns, e dues vegades Tayn 
hi florexen les arbres | e les her- 
bes, e es la dorerà illa de les 
Indies, e hajbunda molt en or e 
en argent, e en pedres precioses] 

15, mar de les illes delles indies 
hon son les | especies, en la qual 
mar nauega gran nauilll | de di- 
uerses gens, e son a9Ì atrobades, 
iij I natures de peix quj s-apellen 
sarenes la | vuna q. es mjga fem- 
bra e miga peix | e 1 altre miga 
fembra e miga aucell | 



14. Yla apellada trapobana en 
la qual a de agrestas montanyes | 
en la qual abita gent molt dife- 
rent del mon que no han nan- 
guna I raho los quals son forts, 
e grans com a jagants e son 
nagres e si poden | prendre na- 
gun home de la terra ferma, ma- 
njanlosse entorn de aquesta | il- 
las a moltes jnfìnides illes. 

15. Mar de les jndies en la qual 
a molte, e | diuerses illes en les 
quals se fan tota mainerà de 
spezies hon abiten gens fort fla- 
ques I de cor per batalla en aquella 
mar naua^an | de gran naujles, e 
de diuerses gens e son assi atro- 
I bades tres natures de serenes 
la una es miga | fembra e mig 
pex l'altra miga fembra e mig | 
ocell 1 altra miga fembra, e mig 
canali les quals pasturen e de- 
mugafi per astes mari, e encara 
I d altres. 



i COKDiBR A. G. ricorda la spiega- 
zione di questo termine come una: ma- 
{^nacaviliatio; ciocché risponderebbe 
aduna: isola de Kngaùo— quale tro- 



vavasi a circa 30 leghe da Sumatrsi. La 
leggenda di quest' isola pel costume che 
dura tuttodì, si accorda coir altra nozio- 
ne di un' insula feminarum. V. più sotto. 



— 136 — 

Notevole in questa parte è la forma quadrangolare perfetta, e 
la mancanza di disogni e di leggende nella Trapobane in M, ove ri- 
scontransi unicamente tre fiumi che la dividono in quattro uguali 
parti. Manca pure la leggenda relativa al numero delle isole del- 
Tarcipelago, che è in P: 

on la mar de les iudies sod illes | 7548 dals qoals do podem.re- 
sp ondre assi le marauellozes coses | qtg eoa od eles d or e d er- 
gent I e de species e de pedres preoioses | . 

Mancano in6ne e la figura e la leggenda degli ittiofagi che per 
collocazione e rispondenza di costume accenna al fatto attuale che 
si incontra nelle isole del mar del Giappone.^ 

Ora come sopra si è visto, il contenuto grafico e leggendario della 
Trapobane di P risponde assai dappresso alla Sumatra del Polo; e 
risponde esattamente al dato di questi delle vii mille quattro cento 
e Lix isole. ' Ci presenta dunque anche qui la carta di Parigi uno 
stadio più progredito nelP uso delle nozioni portata dal libro di Marco 
Polo negli studi geografici dell'Occidente. Per converso M ci da il 
nome di alcune isole non nominate altrove: madecio; 'ceredim; 
insula do bene famenill(?); tamar; insula latriz; tanchis. 



*% 



Un ultimo fatto e importantissimo ci porge il mappamondo Mo- 
denese rifiettente la tradizione geografica medievale dell'India; ed 
è la posizione del Paradiso Terrestre. Questo è collocato alla estremità 
orientale dell'Africa che sta al confine fra la parte conosciuta di essa 
e quella che diremo terra incognita. Fra i luoghi molteplici| e della 
terra e di fuor della terra, dove si fece trasmigrare il Paradiso Ter- 
restre, ^ nessuno avea pensato all' Africa, per quanto fino ad ora 
si sappia, ad eccezione di Frate Giordano, il quale lo trovò, secondo 
che a lui venne narrato, fra l'India tertia ed ^thiopia che è 
quella ove imperava colui che < voi chiamate il Presto Johan ». La 
narrazione di fra Giordano e il ìlappamondo Modenese si illustrano 
a vicenda. Vediamone anzitutto figura e leggenda. 



iCORDiER, Atlas Catalan, riscon- dei dipinti delle caverne di A^nta. La 

tra la verità del fatto e accenna alla qual cosa rivela nell'autore di questo 

80ini(;lianza degli uomini barbuti gli mappamondo una derivazione più ge- 

Ainos, i)er i quali si confrontino que* nuina e diretta delle sue descrizioni 

sti STUDI, nel volume VI alla pagmi 25. dalle fonti proprie delP India. 

t La sirena della carta di Parigi è 3 cfr. in argomento Yulb, Cathay, 

disegnata secondo il tipo classico; per pag. 3^ e la opinione di coloro che po- 

contru le tre specie del mappamondo M sero il Paradiso Terrestre sotto Tequa- 

riscontrano nelle caratteristiche ligure tore presso la Montagna della Luna. 



— 137 — 

Il Paradiso a forma di rosa, è circondato a E-N-0 da sei mon- 
tagne fiammeggianti : monts de djamailts los qual | son an guardia 
de paradis | teranell. Al disotto sta la lunga epigrafe : 

M 

15, Aquesta regio es p[ar]adis teranall | loquall es molt delitable 
loch en | loqual p[ar]adis as murat tot de foch | los quals puien tro fins 
al-cell I en lo qual es 1-arbre de uida. le fruyt | del qual arbre fé diu 
que quin manjaua | seria Inmortal del dit p[ar]adis hix una | ffont 
laqual se partex en qua ter parts la hun | eufrates I-altra trigis 1 -altra 
tra gion* I-altra | frixon deualamefit del(?) qual aygua fa tan fort | 
brogit que los qujnexe nexen fores. de aquest | loc parla ysodorus 
dic[e]at | que p[ar]adis teranall es en | mig de la qujnoctiall. lo quali 
es molt I delictable loch sens comparation an lo quali | es pa[rajdis 
terannall. | 

Questa leggenda risponde appuntino al testo della Imago Mundi 
di Onorio d'Autun e di Gautier di Metz, come si vedo nell'Appen- 
dice prima. Ivi è posta al bel principio della descrizione dell'Asia; 
e il riscontro di questi passi ci rischiara, e non per solo barlume, 
del come si sia ingenerata la confusione tra l'Africa extra Nilum 
e rindia; e del come abbiano potuto scambiarsi una Etiopia asia- 
tica e una India africana divenuta poi la India media di Marco Polo 
e la tertia India di fra Giordano, per concludere alla - rappresenta- 
zione dui mappamondo Modenese. Sono ancora le conseguenze ul- 
time delle opinioni Erodotee supravissute al periodo migliore del 
sapere geografico degli antichi, come avvertimmo nel III capitolo, * 
e riprese dalla tradizione medievale. 

Questa è riassunta da Onorio d'Autun e da suoi imitatori nei 
termini che trovammo al principio della loro descrizione dell'Asia. 
La consonanza fra tale descrizione e la carta Modenese comincia in 
parte colla etimologia di Asia, ed è completa per il Paradiso fino 
alla origine dei quattro fiumi. Il disordine però delle idee degli scrit- 
tori del Medio Evo^ che confondou Fison con Nilo e questo di nuovo 
con Geon, non permette di precisare se essi intendesser comprendere 
nell'Asia anche l'Africa ad oriente del Nilo e fosse questa l' India 
del Paradiso. Ma ciò non pare probabile; ed è a ritenere che fino 
all'ultimo l'idea del Paradiso fosse connessa all'India o all'estre- 
mità dell' Oriente asiatico. Come potè dunque avvenire la localizza- 
zione di esso nell'Africa secondo il mappamondo Modenese? 

i The Wonder of the Uastby Friar mondi del Heato e di Guidone in poi. Cfr. 

Jordanus edit. by Yule. Gap. vi, 6. p. 13; ?2; 24-3^5. Nelle versioni italiane la 

< Cfr. questi Studi, volume IV, 65. intelli;?enza venne magt^iorniente oscu- 

3 Confusioni fra Fison e Geon in rata dai traduttori che non capivano 

quanto sono ora T Indo ora il Gan(?e e Toriginale; e qualchecosa vaatinbuilo 

viceversa, vedemmo già dai mappa- della coufusione anche ai copiali. 

Studi ital. di fil. indo'iran. Voi. V. 18 



— 138 — 

Fu nna conseguenza delle cognizioni positive acqpiistate appunto 
da Marco Polo e dagli altri viaggiatori del secolo xni e xiv sul!' In*- 
dia e sull'Estremo Oriente. 

Mano mano le regioni orientali si venivano esplorando, i luoghi 
e le cose favolose si allontanavano e scomparivano. I nuovi Mira- 
bilia, da quelli contenuti nel libro di Marco Polo fino allo zibaldone 
del Mando ville, segnarono i confini tra il mondo delle favole e quello 
della realtà. Cosi il Paradiso non si rinvenne più ; nò neir India pf6« 
pria, né nello isole, né nell'Indo Cina, né nella Cina, dovunque esplo- 
ratori erano giunti. Nelle terre ultime inesplorate al settentrione 
potevano confinarsi ancora i miti di Gog e Magog o l'isola dei gti- 
foni e simili; ma non era quello clima ridente ed adatto pel Para- 
diso. Non rimaneva dunque nell'Oriente altro luogo se non fuori 
delle regioni ornai visitate dell'Asia; e tale si offriva appunto in 
quell'altra India che prendeva, nell'epoca di cui si tratta qui, la 
designazione di media per Marco Polo e di torti a per frate Gior- 
dano. Il mappamondo Modenese ci permette di stabilire non solo la 
concordanza delle vedute di quest' ultimo, ma forse anco di dar ra- 
gione dell'epiteto di media. Questo non si può intendere riferito 
ad una misura di proporzione, rispetto ai due termini di maggiore 
o minore, e si intenderà invece riferito ad una posizione geogra- 
fica.^ Tale media posizione geografica non essendo nell'Asia ma 
nell'Africa, si doveva pensare in una parte di quest' ultima che pure 
bagnata dall'Indico mare, prospettasse se non altro le due Indie 
asiatiche. £ qui ci soccorre la nozione di un India tertia che tro- 
viamo come un frammento della terra australe tuttora rappresen- 
tata nelle carte di Tolomeo della nuova età, come già fu avvertito 
dal Kretschmer. ' Il nostro Mappamondo ci presenta in effetto come 
propagine dell' Africa una terra australe, che si protende secondo 
l'uso delle carte arabe a cingere come in un golfo l'oceano indiano. 
Questa terra è l'Etiopia, o come fra Giordano dice chiaramente: 
e fra questa India [terza] ed Etiopia si dice trovarsi, inverso oriente, 
il Paradiso terrestre ; dalle parti del quale scendono i quattro fiumi 
del Paradiso ». Precisamente il dove e il come esso è dipinto nel 
mappamondo Modenese.^ 

Frate Giordano dichiara onestamente che tutto quanto dice del- 
l' India Tertia e delle sue meraviglie, egli in verità non le ha 
viste, non essendo mai stato colà, ma le ha udite da persone degne 
di fede.* 

4 Si può confrout. per questo Yule- radiso si trovasse sotto la linea equi- 

CORDiBR Delle note ai capii, xxxiv-v. noziale; air altezza cioè dei pozzo pres- 

« V. più sopra pag. tìl di questo so l'isola Meroe di cui si è parlato, 

volume; e Kretschmer al luogo citato. ■« Le cose descritte da fra Giordano, 

3 Oltre tutto questo il mappamondo nei capitoli relativi a quest* India, pre- 

M. combina anche la tradizione, origi- scindendo dalle parti favolose, rispon- 

nante dairautorità di Ysidoro, che il Fa- dono in realtà ad una regione africana. 



— 139 — 

Circa il quesito dei fiumi che dal Paradiso si distribuiscono sulla 
terra, una fonte unica scende a formare un lago, e da questo si di- 
partono le quattro riviere: due di esse sfociano al sud nel gran 
golfo occidentale dell'Africa; due verso il nord vanno l'una nel- 
r oceano indiano, T altra va a formare il Nilo. La idrografia di 
questo non è diversa dapprincipio da quella delle altre due carte con- 
generi. Identica in F, dove il corso uscito dal lago paradisiaco, dopo 
formato a mezzo una palude in M, un'isola in F, si congiunge presso 
la città di Soan[M] o Sohar[P] coli' altro corso che scende per Meroe 
dall'altipiano centrale, dove P ha invece lacus Njll;* bene rispec- 
chiandoci il sistema della confluenza del Fiume Bianco e del Fiume 
Azurro. Ma ciò che è affatto nuovo in M ed inesplicabile, è la con- 
giunzione del Nilo coli' Eufrate. Non si può credere che il cartografo 
abbia voluto raffigurare quest'ultimo come derivato dal Nilo, per 
l'assurdo che l'Eufrate possa indi correre a ritroso. Dobbiamo at- 
tender quindi altra spiegazione di questo accomunamento dalla foce 
del fiume asiatico con l'africano; e attenderemo pure la spiegazione 
del come il cartografo di M possa aver concepito la continuità delle 
altre sue riviere paradisiache cogli storici fiumi dell'Asia. La più 
ovvia per noi è : che egli eliminando come ha fatto dalla sua carta 
quanto più ha potuto di favole per tenersi quasi unicamente alla no- 
tazione dei dati geografici, abbia risolto il quesito del Paradiso ter- 
restre che lo ingombrava, attenendosi alla opinione prevalente al suo 
tempo, con collocarlo sotto l' equatore, sempre in un' India, e là dove 
finiva la terra conosciuta e incominciava la incognita. Sdebitatosi 
cosi colla tradizione, egli ha lasciato al discreto osservatore conci- 
liare per quanto riguardava i passaggi sotterranei e sottomarini dei 
fiumi, le esigenze della fede colla evidenza della realtà naturale. 

i v*ha qui probabilmente in questi I^urenziaDO concorda, quanto ai due 

laghi la nozione già dei laghi equato- fiumi del Nilo con M e F. Confronta però 

riali; specie nella più avanzata delle 1* analisi di Theobald Fiscuer, opera 

nostre carte, in P, dove nel lacus NjU citata, pag. 136 segg. che, non bene a 

si sono fusi il Tanganica ed il Niansa mio.vedere, spiega i bracci convergenti 

onde si generano il Nilo Bianco da una air origine dei due Uumi come altret- 

e il Niger o il Congo o forse i Uumi oc- tanti rami di uno e medesimo corso, 

cidentali in genere dall'altra parte. An- i quali si perdono nelle paludi per poi 

che il planisfero deir Atlante Mediceo risortirne dall* altra parte. 



APPENDICI 



1. « Due versioni italiane de TI ma gè du Monde», per P. L. Polle, con una 

nota di Giulio Bbrtoni. 

2. « L' India nelle enciclopedie di Benzo d'Alessandria, di Ricobaldo da 

Ferrara e deirorbis descriptio» per Mario Lonohbna. 

3. «Il testo originale del viaggio di Girolamo Adorno e Girolamo da S. 

Stefano» per Mario Longhena. 

I. «Una carta itineraria del xv secolo» illustrata da P. L. PolliI. 



Slufii Ualiani di fil, indo-iran. Voi. V. 



DUM VERSIONI ITALIANE DELLA "IMAGO MUNDI' 



Il codice Magliabechiano, già Strozziano N.® 164 miscelIaneO| 
coD tiene un trattato della Imagi ne del* Mondo, cni fa seguito la 
Sfera di Goro Dati. Va dal foglio 164 al 190 del volume che oggi nel 
Catalogo manoscritto dei Portolani nella Nazionale di Firenze ha la col- 
locazione: CI. II» II, 83. Cfr. l'Inventario dei Manoscritti della B. Bibl. 
Nazionale Centrale di Firenze di Gius. Mazzatinti, Forlì ISOO, p. 244. 

Il libro della I. M. vi è diviso in tre parti: 1* la creazione del 
Mondo, della sua configurazione e delle ragioni di esso; 2* della 
terra e delle sue parti, delle acque e dei venti; 8^ del firmamento. 
Esso ci dà alla chiusa questa notizia di sé: 

Qui finisce il libro della immagine del mondo, in dio 
incomincia et in dio prende fine. 

Fatto è e traslatato fue questo libro di gramatica' in 
lingua franciescha Panno de la incharnazione di Giesu 
XFsto chorea mccxlv anni, et apresso fu traslatato del 
franciescho e messo in questo volgare che di sopra si 
chontiene. 

Laudato sia Giesu Xfsto e la vergine Maria sua ma- 
dre e tuti i santi e le sante del paradiso, amen. 

Questo libro fue chompiuto di scrivere anni domini 
mccclxxx mercholedl di xxvij d'otobre in Massa di Yal- 
dinievole. 

La Immagine del mondo del manoscritto Fiorentino parve 
alla prima una versione della Ima gè du monde di GautierdeMetz; 
titolo prevalso su quello dlMappemonde attribuitole dapprima.' In 



i Di Grammatica vuol dire dal la- 
tino; ossia dal testo di Onorio d*Autun. 

s Su questo punto non v* ha con- 
cordia fra coloro che si sono occupati 
della questione, come si può vedere nella 
nota aggiunta a questa appendice. Nel 



volume XXX, pag. 35 delle Notizie ed 
Estratti di manoscritti delle Biblioteche 
di Francia si parla d*un Mappamonde 
di un tal Pierre, che se sia, come 
pare, cosa diversa attesta della frequen- 
za delie trattazioni di questo soggetto. 



— 2 — 

quale rapporto stia Tlmage du Monde o Mappenionde di Gau- 
tier de Metz (1247) colla Image dn Moude o Livre de clergie 
da alcuni attribuita a un maestro Gdssouìu (1245); e quindi il rap- 
porto della nostra versione italiana col testo degli originali francesi , 
potrà resultare pel confronto dei testi stessi. Le notizie che ci son 
date del principio della redazione di Grossouin introducono quella 
colle parole: cQui bien veut entendre cest livre»; men trecche 
quella di Gualtiero comincia colle parole: «Qui veut entendre 
a cest romans>. Ora la versione nostra è: echi bene vuole 
intendere questo libro» — e quindi fedele al testo di Gos- 
souin. ^ La dichiarazione del traduttore italiano che dà Panno 1245, 
suffragherebbe la opinione che si tratti della versione di quest'ultimo. 

Ma dall'altro canto l'Indice dei capitoli della nostra traduzione 
risponde esattamente alla analisi che del libro di Gautier ci danno il 
redattore dell'articolo sopra «L'image du Monde et autres en- 
seignements» firmato Y. L. C. (Victor Le Clero) nel 28<> volume 
pp. 287-385 della « Histoire Litteraire de France ». U quesito potrà 
essere risolto solo colla competente comparazione delle varie ver- 
sioni francesi. 

Anche la Imago mundi di Onorio d'Autun ha parecchie ver- 
sioni italiane, e di una di esse ha già dato il testo V. Finzi. * Noi 
avemmo sott' occhio quella del codice fiorentino della Palatina; di 
cui giova porre a riscontro il testo, non tanto per mostrare al let* 
tore come ed in quanto l'opera di Onorio si rispecchi in quella di 
Gualtiero o di Gossouin; ma più presto per notare il modo come i 
traduttori italiani interpretavano e rendevano i rispettivi originali. 

A meglio chiarire il rapporto della versione coli' originale, Gautier- 
Gossouin ne diamo il principio, colla esposizione dei capitoli. Il mscr. 
è molto scorretto; ma più che al traduttore dell'originale francese 
gli errori sono imputabili al copista del codice, il quale non com- 
prendeva bene il testo. Riproduciamo esattamente, segnando in nota 
i principali accidenti ortografici, 
f. 164/1 col. r Qui chomincia li chapitoli della immagine del mondo: 

Questo è i libro de la filosofia cioò dela inmagine del mondo ape- 
lato e contiene chapitoli Iv e figure xxvij senza le quali i libro no 
puote essere bene inteso, ed è diviso in tre partti. E la prima parte 
contiene xiiij chapitoli e vi\j figure sanza il prolago, lo primo cha- 
pitolo è de la potenzia di dio. E lo secondo perchè Idio fecie il mondo. 

1 V. Qrundriss der Romanischen Pbi- scrisse un ma(e), che non dava alcun 
lologie, II, I, p. 757. Nel codice fioren- senso. Staccata leggermente la striscia 
tino il margine è a questo putito la- sovrapposta, vi apparve sotto disiin- 
cero, e fu integrato con una striscia tissimo lo scritto originale: bene, 
sulla quale il restauratore copiò o ri- * V. Finzi, Volgarizzamento 
compose le lettere corrose o rimaste della I. M., in Zeitschrifi fiir romani- 
coperte dalla carta. Nel caso nostro sche Philol., XVII, p. 490 e segg., 1893. 



— 3 — 

El terzo perchè Idìo fecie hnomo a sua senpianza. E lo quarto per- 
chè non fecie hnomo si che non pechasse. £ lo qninto perchè e 
chome le sete partti furono trovate ne loro ordini. E lo sesto de le 
tre maniere de leghati che gli filosofi chompuosono al modo e come 
filosofia vene in Francia. E lo setimo de la maniera de le sei arti. 
E Potavo de natura chome la adopera e che est e. E lo nono del fer- 
mamente. E lo decimo de li quatro alimenti chome sono insieme 
afissi. E l'undecime.... ^ trenta si tiene in mezo del mondo. £1 dode- 
cimo che la ritondeza de la terra per misura. £ lo terzo decimo 
perchè inciò' Idio il mondo ritondo. E lo quarto decimo de la ale- 
greza del chorso del fermamente de le sete pianete. 

Capitoli de la sechonda parte. 

La seconda parte contiene xix capitoli e x figure. E lo primo 
chapitolo ccome la terra è partitta in diverse parti e in ohe parti è 
abhitata. E lo secondo è la mapa del mondo onde incomincia e de 
Asia la< grande siede in paradisso tereno e là ohi siede, e d* India, 
e la diversità delo genti, e de la via delli veri, e de le intrade d'Asia 
e la minore, si è le gienti, e degli pesci e degli alberi che la è 
sono. E lo terzo d' Europa e de le sue contro e gienni.' E lo quarto eoi. s* 
d'Africa e de le sue contrade lo quinto e de l'isole e dele loro.... 
El sesto de le chose.^ El setimo e de le vertude d'alcune cose che 
vi sono chomune e Potavo ove lo ninfemo siede e che chosse è. E 
lo nono parte l'aqua che chore per la terra. E lo decimo perchè 
l'acqua de lo mare^ è insalata e chalda e torbida e tiene m....^ tte- 
surgie. E l'undecimo de la mapa del mondo dove dichina e di diverse 
fontane. E lo dodecimo chome la terra si secete. E lo terzo decimo 
chome lo mare divene insalato. E lo quartodecimo è l'are e di sua 
natura. E lo quinto decimo chome i nuvoli in piove e gielo e tuoni 
e neve gragnuola e tempesta i sparve. E lo sesto decimo chome gli 
venti naschono. E lo sete decimo è de la fugha delle istelle cioè 
pare che corine e che chagino e del draghone che è. E lo decimo 
otavo è del puer ape "^ e come le sete pianete vi sono e vi so asise. 
E lo decimo ^ nono d'ese stele e de la choncordeza e del chorso del 
fermamento. 

Chapitoli de la terza p[arte].^ 

La terza parte contiene xxij chapitolli e nò fighure. E lo primo 
capitolo e chome giorno viene e perchè no vede l'uomo le stele di di, 



i sic. ; Ecco il titolo del cap. XI che si plita in una striscia di carta marginale, 
ripete a f. 170/7 v. Chome la tera sia ^ Lettere erose forse era m[ol]tte. 
a ine* del mondo e chome trae a ^ sic; confronta il titolo che ritro- 
se le chose gravi. Capitolo xj. vasi a folio 180/17 v.: Del puro arie, 

< sic. ; forse voleva dire iniciò. che è sopra li quattro alimenti. 

3 sic; certam. contrade e genti. ^ Nel ms. la parola vigesimo è 

^ Seguono qui tre righe bianche, stata corretta sopra decimonono. 

& Mare; la parola pure erosa è sup- ^ Lettere fra [] erose in margine. 



— 4 — 

el sole di no[tte].> E lo sechondo chome la lana diy[er]sament6 ri- 
cìeve lume. E lo terzo chome la schiarìtade de la luna vene. E lo 
quarto chome la scurità del sole aviene. E lo quinto de la scurità del 
f 164, 1 V. col. 1* sole che viene ne la note di Giesù Xristo. E lo sesto de la vertude del 
cielo e dele istele. E lo setimo chome si misura il mondo e perchè. E 
Potavo de re Tolomeo e degli altri filosofi. E lo nono chome si salvò 
la filosofia por lo diluvio. E lo decimo chome si ritrovò apresso del 
diluvio. E Pundecimo le maraviglie che fecie Yergilio per istrolomia. 
E lo dodecimo chome e perchè moneta fu istabilita. E lo terzo de- 
cimo degli filosafi che ciercharono il mondo per imprendere le con- 
trade e le Provincie. E lo quarto decimo de filosafia e de la risposta 
di Platone. E lo quintodecimo quanto la tera è prolungha e d'intorno 
e per mezo. E lo sesto decimo quanto la luna e 1 sole corghono(?) 
di grandeza e de l'altezza dele istelle. E lo setimo decimo dello 
numero de le stelle e de le v imagine che se formano nel mondo. 
E e lo decimo' de la grandezza del fermamento. E l'ondecimo nono 
del cielo eh* è di sopra cioè cielo stelato. E lo vigiesimo e stele cielo 
hrìstalino. E lo viegiesimo [pr]imo del celestiale paradisso cioè para- 
disso [espunto] cielo empchiereo e del suo essere. E lo vigiesimo 
secondo chapitolo eso regimento de la rechapitulat[i]one delle chose 
dinanzi dette. 

Qui si comincia il prologo de capitoli de libro. 

Incomincia il prolagho de libro de la imagine del mondo chi ma e 
[togliendo la carta si legge: bene] vuole intendere questo li- 
bro... sapere chome egli dee vivere e prendere verità, la quale, s* in- 
dende philosophia ne è asai di meglio, ed a sua vita, alegha, in prima 
ordinatamente si che no legha inanzi se gli no nintende lo 'ncho- 
minciamento, che altrimenti no potrebe che inteso lo libro, e inten- 
dendo si dee huomo porre cura e ritenere nel cuore quelo che dicie 
e puone trare buono fruto. E ora intendete chome Idio fecie il mondo 
per diretura e chome noi [fjecie venire per sua buona e per suo 
piaciere che saremo chome quegli che non furono qua mai ; pero da 
Dio m' acomincio e Idio fia lo finimento e preghiamolo dolciemente, 
che questo libro ne facia si 'ntendere che noi tale senno aoperiamo, 
che conquistiamo la sua grazia chol suo amore e dopo la gra[zia] 
nel chonducha al suo regno. 

De la potenzia di Dio qui si comincia il primo chapi- 
tollo del deto libro.^ 

i Seguiva qui e fu più tardi espun- — Quie dicie del cielo cristalino e del 

to: ne la notte di Giesù Xristo. cielo inpireo e. xix — Del paradiso e 

2 La trascrizione è esatta. Si tratta delli eletti di Dio quanti s* anno e. xx 

di copia scorrettissima. Riporto per — Upo esenplo cliome in paradiso c'è 

chiarezza desumendoli dal testo (f. 189, ciaschuno contento e. xxj — Quie si 

86 sgg.) l' titoli dei capitoli della 3* parte comincia la rìcbapitolacione al libro 

dal xviij in poi: Qui dicie del cielo ove de la immagine del mondo e. xxij. 

sono le stele che no si muovono e. xviij 3 Comincia : E vedamo in prima del 



6 — 



VERSIONE DA ONOEIO D'AUTUN 

[Codice Palatino 703]. < 



Asya fue cosi dinominata per una Reina che fue cosi appel- 
lata. I Et e asya la prima e la maggior ter^a parte del mondo. | 
'In Asya e il paradiso terrestro il quale e un luogo molto dilectoso 
et pieno di molto gran delÌ9Ìe. | Et in latino e chiamato paradiso 
delitianum. Et e un luogo nel quale neuno non puote entrare im- 
percio che tutto e avironato di muro di fuoco alto in fino al cielo. | 
Et in questo luogo e lalbero di vita che chiunque ne mangiasse di 
quel fructo giamai non morrebbe ma sempre si man ter ebbe in uno 
stato. I Et nel me990 di quello luogo nasce ima fonte dela quale 
escono quattro fiumi. | Il primo a nome Gyon. El secondo fisou. El 
ter9o tigris. el quarto Eufrates. 

Fison che appellato Nylo^ se ne vae per la terra d india et nasce 
secondo che si dice | presso del monte che appellato Orcabares^ et corre f. 3 r. coi. a. 
centra oriente infino a tanto che entra nel mare che appellato Oc- 
ceano. | Et andando molto verso il ponente fa ysola in me990 di se 
kiamata Mercon. | Al dase9CO piegato in verso Septentrione et cre- 
sciuto di tostani crescimenti bagna le pianure de d' india et altri 
sono ke dicono che presso ad athalante esce di fonti et inconta- 
nente s atuffa in arene et per quelle passando per piccolo spacio fa 
lago Et quindi allato al mare verso oriente vae per li diserti d e- 
tyopia. E anche dal lato manco piegato viene ad egypto et e cosa 
verace che questo fiume e molto grande il quale e di cotale nasci- 
mento et di cosi lungo corso. Et in veritade del nylo nascono tutte le 
maraviglie il quale presso al suo nascimento i barbari l-appellano 



grolioso Idio sovrano e de la potenzia fedelmente le lettere ricoperte; forse 
sua una parte quando Idio fecie il mon- qui dovevasi leggere : dopo, 
do. Primieramente no gli faciea unqna & Si registrano qui in nota le va- 
mistero che tanto avea inanzi quanto rianti principali e specialmente dei nomi 
che poscia. Dio fu inprima, e d..., del cod. estense, edito dal Pinzi, Op. cit., 
Dio sarà e pieno d* ogni bene ; ecc. pag. 503. Si tratta di due versioni indi- 
li margine della colonna è coperto con pendenti. Il numero si riferisce alla riga, 
carta velina, nella quale son ripro- snylo]aanges nel cod. estense, 
dotte come sopra si è detto non sempre 3 orcabares] ortobares nell*e8t. 



— 6 — 

Darà. E tntti li altri habitatori 1-appellano Nylo. | Qìon e appellato 
Nil apparisce presso del monte che appellato halante et ivi lambee 
la terra et passa sotto terra et entra ne la riviera del mare rosso. 
Et da quindi innan9Ì questo medesimo fiume cerca tutta Ethiopia 
et corre per egipto. E quivi si divide in sette fiumi tanto che | 
col. B. entra nel grande mare presso ad alexandria. 

Li altri due fiumi che sono appellati tigris et Eufratès nascono 
in una grande montagna^ et corrono per me990 hermenia et vanno 
centra la parata di meridie et entrano nel mare Mediteraneo che 
appellato il gran mare. 

Appresso di questa terra che appellata Asya et appresso di questi 
quattro fiumi che di sopra avemo detti sono molte grandi montagne 
et luoghi molto salvatichi et avi bestie salvaggie di molte guise et 
diverse generationi 

Apresso ne (sic) la partita d-asia sie India, la quale cosi dinomi- 
nata dal nome d-uno fiume ke appellato Indus. Et questo fiume nasce 
d imo monte ke appellato caucasso et appare da Septentrione e va 
centra la parte che appellata merìdie et entra nel mare ke appellato 
il mare rosso. | E questa terra che detta India confina ne la partita 
la quale si dice occidente. | Et perciò ke la terra si dice India, il 
mare che corre per quello luogo si dice in latino indico occeano. 
f. 3 y. col. A. In questo mare de la terra | d~indìa ae una ysola eh -e appellata 
Probana^ ne la quale ae v^ cittadi molto nobili et molto ricche. Et 
in questa terra d india ae due stati et ij verni in uno anno et evi 
tutto I-anno verde. 

In questa terra d india ae due ysole le quali sono appellate Crysa 
et Argusta che menano oro et argento et son tutto tempo fiorite. 

In terra d india ae uno monte che vae grande vena d-oro ed e 
appellato in latino monte aurey. E nullo huomo non vi si puote ac- 
costare perciò ke questo monte e guardato da una grande multitu- 
dine di grifoni et di dragoni. 

In India ae un monte che appellato hescapius ^ et perciò il mare 
che passa indi e appellato in latino Caspio. Et in questa terra ae 
uno luogo che appellato Goth. Nel quale habita gente crudele et 
pessima le quali inchiuse Alexandre magno quando conquistoe il 
mondo : et queste genti mangiano carne cruda d-uhuomini et di bestie 
e di qualunque altra generatione che sia. 
eoL B. Dovete sapere che nela terra d india ae cliiij regioni | et molti 
populi e le selve et li albori del monte sono si altissime ke toccano 
le nuvole del cielo. 



A del moDte parcorat nel cod. t taprobanes, nel cod. estense, 

est.; il parcoacusse di Qautier, p. 11. 3 n numero è x nel cod. estense. 

Confronta mont p[ar]taroy del M. « Caspio, anche qui nel cod. esten* 



— 7 — 

In terra d india ae una gente che appellata piccinnaca che sono 
di statura di langhe9ca due cubiti et anno continua battallia con 
una generatione d-uccelli ke sappellano Grui. E sono admep^ati di 
loro etade ne quattro anni et nel-ottavo anno sono vecchi. 

Appresso costoro nasce il pepe che bianco di colore secondo che 
dice il mappainundi.^ Ma diventa nero perciò che gli abitanti di 
quel paese quando il voUiono celliere mettono fuoco sotto li albori 
et selva ove nasce: il pepe allora diventa nero. 

In terra d india ae un'altra maniera di genti che sono appellati 
Macabeos et sono lunghi di statura xij cubiti et ano continua bat- 
tallia coi grifoni. Questi grifi anno corpo di leone et ale et unghie 
come aquila. 

Ancora v-ae altre genti che sono appellati aragocas et bragma- 
nos.^ Questi si mettono nel fuoco di lor propia volunta per amore 
deli-altra vita. 

Ancora v-ae altre genti che uccidono i lor padri quanjdo sono f. at. eoi. a. 
vecchi et fanno de le lor carni grandi conviti, et quelli che questo 
non facesse sarebbe giudicato per crudele et per cosi pessimo come 
chi tra noi facesse il simigliante. 

Ancora vae altre genti che manucano i pesci crudi et beono 
I-acqua del mare salata. 

Ancora v-ae altre maraviglie di più di mille maniere. E una di 
queste maraviglie si e 1-una ne le genti et I-altra ne le bestie. 

Ancora ae in questa terra d-india altre generationi di genti c-anno 
i piedi a ritroso et anno in ciascuno piede viij dita. 

Ancora v-ae altre genti c-anno capi di cane et anno unghie arron- 
cilliate et vestonsi dele pelli de le bestie ^t latrano et abaiano come 
cane. 

Ancora v-ae altre genti che nascono co capelli canuti et quando 
invecchiano diventano neri et vivono molto tempo. 

Ancora v-ae femine chengenerano et fanno figluoli i quali non 
vivono più d otto anni. 

Ancora si v-ae altre genti che sono appellati monocoli et sono 
cosi appellati perciò ke non anno se un occhio. 

Ancora v-ae altre genti che sono | appellati Arismaspi et altre che col. B. 
sono appellati ciclopes. et altri che sono appellati Cenopedes. £ 
questi non anno se non uno piede et corrono come vento et quando 
si volliono riposare in terra levano alto il piede et cuopronsi col 
piede medesimo come d una targia et fannosi ombra col piede. 

Ancora v-ae altre genti che non anno capo et anno gli occhi nele 
spalle o vero homeri et anno le nari rilevate in su et anno grandi 

1 Qui è ciuila un'altra opera didat- re. Confronta Extraits ciL, XXX, 35. 
ticu probaUilmente latina. Se De ha una <I due nomi sono resi: Agropti 

redazione francese, forse quella di Pier- e Braco mani, dal codice estense. 

Studi Ual, di JU. indo-iran. Voi. V. B 



- 8 — 

due pertugi per bocca et anno setole nel petto come bestie et sono 
appellati a^epbalos. 

Ancora vae altre genti che sono appellati Monstros et anno sei 
mani et anno cave sotto terra a modo di conillì. 

Ancora vae altre genti presso a la fonte ove nasce un fiume che 
appellato Gancis che vivono solamente d-odore di pomi cioè di mele. 
Et se per aventura li convenisse camminare, portano seco de detti 
fructi che se per aventura venisse lor meno I-odore dei fructi si 
morrebbero^ 

Ancora vae serpenti tanto fieri che mangiano li cerbi et nuotano 
f. 4v. eoi. A. per lo mare che appella | to ooceano alcuna volta. 

Ancora in india ae diverse generationi di contrafacte bestie intra 
le quali vi n-ae una ke appellata Centrococha c-ae il corpo come 
asino et corna come toro e le cose come leone et piedi come cavallo 
et ae 1 unghie uncinute et ae in mepco de la schiena un cavo a 
modo di sella et anitriscie come cavallo et ae orecchi come cavallo 
' et ae in luogo di denti un grande osso il quale e molto apuntato 

et ae boce come huomo. 

Ancora v-ae un altra bestia che appellata beale c-ae il corpo fatto 
come asino et ae le mascelle e le gote a modo di porche salvatico et 
ae la coda come leofante et ae due corna lunghe due cubiti. Et I-uno 
di quelle corna tiene riposato sopra la schiena et collaltro combatte 
et e nera et molto spaventevole et combattesi altrossi bene in acqua 
come in terra. 

Ancora v-ae altre bestie maravigliose c-anno setole ravolte et 

ritorte si come intrecciate et anno grande testa et anno la bocca 

I grande et fessa dall uno orecchie ali altro et anno corna cole quali 

i col. B. si combattono et queste | coma traggono et mettono fuori et nascon- 

I . dono si come fae la chiocciola. E anno il cuoio tanto duro che 

neuno ferro non vi può entrare. E se per aventura fosse presa non 
anno ingegno per lo quale si possa domare. 

Ancora v-ae un-altra bestia c-a nome Manthicora la quale ae viso 
d-uhuomo et ae tre ordini di denti no la bocca et ae corpo come 
leone e la coda come scorpione et occhi verdi mescolati in sangue 
et sufola come serpente et mangia carne d-uomo et ae voce di mille 
maniere et e più isnella a correre che I-uccello non e al volare. 

Ancora v-ae buoi c-anno tre paia di corna et anno piedi come 
cavallo. 

Ancora v-ao altre bestie diverse dele quali vi n-ae una che s-a- 
polla Monotheros^ c-ae corpo di cavallo et pie di leofante et testa 

1 moiioceri, cod. estense. Del re- razione è oltremodo abbreviatane haT> 
sto nel codice estense tutta questa uar- vi piti mezzo di compararla colla nostra. 



— 9 - 

come cerbio et voce chiara et grande et coda come porco et ae nel 
me9c0.de la fronte uno corno molto lango et apuntato di langhe^^a 
di quattro pie dricto et apantato come spiedo e forte san9a misara 
lo suo grido e udito molto a la lunga et ciò che le si para dinan9Ì 
dirompe et parte per mecco con | quello corno. E se per aventura r. 5 r. coi. A. 
fosse presa non si può domare per nullo ingegno. Ma ella non può 
essere presa se non al odore d-una vergine pulcella che le si addor- 
menta in suo grembo et allora e presa et morta et noi 1 appelliamo 
I-unicorno. 

Ancora vae altre bestie nel fiume di Ganges che sono di lun- 
ghe99a cubiti overo braccia vij et di grosse99a due braccia et sono 
fatti a maniera d-uno animale che s-appella granchio assegnato al 
segno di cancer il quale un segnale del cielo nel quale entra il sole 
a xiiij di giugno et dimoravi infìno a xiiij di uscente iuUio. Et con 
quelle branche la detta bestia piglia un leofante et mettelo nell-acqua. 
E avi in questo fiume anguille di lunghecca di ccc piedi. 

Nel mare d-india ae pesci pieni di scallie molto forti ke ne mu- 
rano li huomini le case si come noi qui di buone pietre. 

Ancora ae nel mare d-india generationi di pesci che sono velluti 
et pilosi et si lunghi che le genti ne fanno drappi et se ne vestono 
de la lana di quelli cotali pesci quando presi li anno. Si v-ae unaltra 
generatione di | pesci ke s-appellano dalfini che sono grandi pesci coi. b. 
et seguiscono lo vie delli huomini et e il più leggiero et isnello pescie . 
che sìa in mare che elli trapassa il mare oltre oltre altressi come 
se Ili volasse. Ma elli non vae solo an9Ì vanno più insieme. E per 
loro conoscono i marinai la tempesta quand elli veggono il dalfino 
che fugge per lo mare et travolgonsi I-uno sopra I-altro si come se la 
folgore l-incalciasse. Et sappiate che dalfini ingenerano fili et non 
huova et li portano x mesi et li guarda et nodriscono di suo lacte. 
Et quando i loro fili sono in lor giovanecca piccoli si li raccolgono 
dentro la lor gola per meglio et più salvamente guardarli. Et vivono 
bp>ne XXX anni secondamente che le genti dicono che I-anno provato 
talliando loro le code. Et sappiate eh elli non anno la bocca la dove 
anno li altri pesci anci I-anno appresso il ventre contra la natura. 
Et neuna bestia d-acqua non muove la ligua se non il dalfino sola- 
mente et suo spirito o vero alito non può ritrarre tanto com elli e 
sotto I-acqua se elli non viene in alto sopra 1-aqua et sua voce e 
similianti a huojmo che piange. E ne la primavera se ne vanno i f. 5v. eoi. A. 
più al mare di pothori ov elli nodriscono i lor filioli per 1-abbon- 
dan9e deli-acque dolci et loro entrata e a destra et loro uscita a si- 
nistra perciò chelli non veggono guari bene dal sinistro occhio ma 
dal destro veggono apertamente. Et sappiate che nel fiume del nilo 
sono una maniera di dalfini ke anno sopra-l-dosso una schiena al- 



— 10 — 

trottale come una sega ond elli uccìdoDO le calcatrici e i coccodrilli. 
Et si troviamo nel antiche storie che uno gar9one di campagna no- 
tricoe uno daltìno langamente et fecelo si dimestico che elli il ca- 
valcava. E ne la fine si lascioe morire il dalfìno quand elli s-accorse 
de la morte del fanciullo. Un altro n-ebhe nel lago di babillonia che 
tanto amoe uno fanciullo ch-apresso ciò chelli ebbe ischer9ato et gio- 
cato li col lui el garcone si fuggio el dalfìno el volea seguire et 
seguendolo si rimase sopra il sabione ov elli fue preso. Questo et 
molte altre maravillie incredibili sono vedute de la generatone di 
col. B. dalfini et | delli altri pesci san9a numero. 

Ancora v-ae una pietra e- a nome Magnetis c-ae propieta et vertu 
di trarre il ferro a se. 

Ancora v-ae unaltra pietra c-a nome diamante la quale non si 
puote rompere se non con sangue di becco caldo. 

Ancora v-ae in questa terra medesima molto grandi leofanti et 
molto avorio et molto balsamo et molte pietre pretiose tra le quali 
sono queste che sono cosi appellate. Berillo. Grisolicus. diamante. 
Carbunculus Margherite et altre cose pretiose molto ricche et molto 
nobili. Or avete udito dele terre d-india et dela sua diversità infino 
al fiume che appellato Indus. Ora diremo di questo fiume che appel- 
lato Indus infino a quello ke appellato Tigris. et quali terre et quali 
cittadi vi sono. 

Da questo fiume che appellato Indus infino al fiume che appel- 
lato Tigris si stende la terra di persia ne la quale ae xxxiiij regioni, 
f. 6r. col. A. Et in questa terra c-a-nome Arthusia e una molto buona | regione 
et dicesi et appellasi cosi per ragione d-uno castello c-a quello me- 
desimo nome. 



VERSIONE DA GAUTIER DE METZ 

[Codice Magliabechiano CI. II, ii, 83.] 



La prima regione d-asya è lo paradiso tereno lo quale è pieno 
d-ogni gioia e dileto: Et chi lae fosse, no potrebbe sentire nullo malie 
e nula noia, lae sono gli alberi de la vita che se alcuno ne man- 
giasse del fruto no morebe giamai e non avrebe giamaì vechieza. 
Ma nullo andare vi puote sed-dio o 1-agniolo no lo vi mandasse che 
tuto e chiusso di fuocho infino suso a nuvoli arzente; la entro nascie 
una fontana che quatro fiumi divisati n-eschono. L-uno a nome fison 
e core per India e passa a piede del monte Orobactei ed ee per di- 



- 11 - 

viso oriente e chade di ver lo mare d-ocidente. Et I-altro a nome Suon * 
che chore pocho sopra tessal, tanto che nentra nel mare ruscio. E 
tuto la regione de Earopia intornea tanto che fae di se vij parte. | 
173 V E vanne chorendo Egito e chade nel mare grande. Li altri ij fìami 
sono chiamati tigris I-altro Eufrates per ermenia e pasono dintorno 
a una grande montagna ch-a nome parcoacusse * e pasano per altre 
citade tanto che si scontrano al mare magno e qaivi entrano, di 
quae dal paradiso sono molti luoghi divisi che nulo huomo vi po- 
trebe abitare per le male bestie che vi sono e serpenti, e ivi chade 
lo pepe abrusciato e diventa crespo. Altre giente u-ae che si chia- 
mano gronte e biumat^ che sono si cortessi per senpricitade che per 
servire altrui si metono a morire. E si v-ae una altra giente che 
quando il padre e la madre e li suoi parenti quando sono vechi e 
presso a la morte si né fano sagrificio e si li mangiano e sono tenuti 
avari e chativi queli che noi fano e e posto loro a grande disinore. 
Un-altra giente v-ae che adorano lo sole solamente per temenza di 
dio e per lo bene che delo sole nascie e per la chiareza che gli rende. 
Altra giente v-ae che sono tute velutti, e mangiano pesci crudi e 
beone aqua di mare salsa. Si v-ae altra giente che sono metade 
huomo e I-altra meta bestia. Et sie v-ae giente eh ano otto dita in 
uno piede. Molte v-a de I-altre bestie ch-ano chorpo d-uomo e 
testa di chane e ano I-unghie molto pugniente e hano bocie chome 
abaio di chane. Si v-i sol-li Ci topolini* che chorono più che vento e 
anno pure uno piede e la pianta e si lungha che se chuopre chome 
d-una t^rgia e fasene onbra per lo chaldo; altri vi sono che non-ano 
più d-uno echio in mezo de la fronte. Altri vi sono ch-ano la bocha 
e lo viso entro lo peto e uno echio a ciascuna ispala, e sie v-ae una 
altra giente in-[q]uelo fiume che vivono d-odore di pome sanssa quelo 
no posono vivere. 

Delle bestie. 

In India a serpenti ch-ano tale forza che no si puote huomo di- 
fendere da loro che tosto no divorase altrui. Si v-ae un-altra bestia 
ch-a nome Cienticore che ae corna di cieruo nel viso e nel peto e 
clioscie di leone e piedi di chavalo e orechi grandi che gli chaschano 
infino a I-altro. E la bocha ae ritonda e gli ochi I-uno da I-altro molto 
appresso. Si v-ae una altra fiera bestia che lo chorpo ae chome di 
chavalo e la testa di porcho e la choda di leofante e ae due chorna 
d-una grandeza volti si che li tochano le rem\ ee bestia nera molto 
oribele e per aqua e per tera v-ae e e molto fiera. Si v-ae tori che 
sono tuti biondi e ano grossa la testa e la bocha anno sie che da 

1 Certo errore del copista per Geon ni di altre fonti; brachauos e Sama- 

coine Kurupia per Etiopia del cod. est. ueos di Benzo. É la sola spiegazione che 

< Una concrezione di Paropanisus ci suggerisce sì per la forma delle parole 

con caucasus? parcorat il cod. est. stroppiate si per il fatto di essi narrato. 

3 Sono gli Agroctes e i Brahma- * Cenoi>ede8 d*Onorio, o Scbyapodes. 



— 12 — 

l-nna orechie a I-altra gi darra (sic). In India ae un-altra bestia che 
; si chiama Mantacoi^a e ae viso d-aomo e tre denti e chorpo di leone 

j e la choda di scharpione e yocie di serpente e chore pia ch-nciello 

i -no volla. Si v-ae buoi ch-anno i piedi tnti ritondi e tre chorna ne 

la fronte. E avi una bestia ch-ae molto bello chorpo e chiamasi Mon- 
tenor e ae chorpo di chavallo piedi dì leofanti testa di ciervio vocio 
f. Urss 174 r chiara grande |. Una altra v-ae cioè uno liochorno che ae nella 
fronte uno chomo lungho iiij piedi ee aghuto e tagliente chome 
rasoio. E quando ee presso (sic) si lascia morire di sdegnio e no-si 
puote pigliare se non per una vergine pulciella e che gli s-ador- 
menta insul ginochio e poi li chaciatori lo prendono. Una altra be- 
stia v-ae molto grande che ae cholore chome d-indico e e tachata 
tuto lo chorpo e e sie fiera che no sarebe chi gli ischanpasse inanzì 
se non fosse uno ingiegnio che fano i chaciatori che quando pigliano 
i figluoli loro gietano gli spechi molti grandi ende la via. E quando 
la bestia si vede nello ispechio sie crede che sia il figliuolo e cre- 
delo tochare coli piedi e talora ronpe lo spechìo chol piede e non 
se ne parte che crede che vi sia il figliuolo. E ae nome tigra. An- 
che v-ae una altra bestia vochata chastorio che quando li chacia- 
tori lo chaciano si si chastra elo medesimo cogli denti e lascia cha- 
dere i suoi granelli e Ili chaciatori no-lo vogliono per altro peroe 
che se ne fae medicina. Una altra bestia vae piciola vochata mu- 
scolatto. In quelle parti sono albori sechi che parlarono ad Alesan- 
dro. Una bestia v-ae vocata salamandra che vive nel fuoco e della 
lana sua si fano li pannj che in fuocho no posono ardere. Si v~ae 
leoni in quele parti molto grandi e fieri e forti. E quando naschono 
paiono et nerri,^ e così i stanno per iij di e poi tanto et li ten- 
ghono mente il padre e la madre con grida che rimuovono pqr la 
vertude che dio diede loro. ^ lo leone dorme cho gli ochi aperti e 
disfae la traccia donde egli v-ae per paura degli chaciatori e non fa 
male a d-uomo se non per grande ira. E chi bate il chane dinanzi 
da lui ae paura e st^ tem eroso. La leonessa ae v figliuoli il primo 
anno e poi n-ae uno ciaschuno anno ma quando viene invechiando 
non-n-a neuno mai poscia. Una altra bestia vae che e di molti 
cholori ch-a nome pantera ed escielle si grande odore della bocha 
cliel-le bestie vanno apresso di lei e quando una volta se pasciuta 
si si possa e dorme tuto lo die. E quando si lieva viene tale olore 
che tute le bestie che vi sono apresso corono a lei per sentire 
quelo olore. Ma 1 serpente quando lo sente quello olore tostamente 
muore. Et questa bestia non a più ch-una volta figliuoli. Et quando 
figlia sia si grande dolore che la matricie si straccia colle branche 
si che no porta mai figliuoli e muore. Una maniera n-ae di gè* 

1 uerrif; il senso non si può rico- > Qui il manoscriito ha uu No iso- 

strurre per troppa scorrettezza del ms. lato e che pare sia stato caucellato. 



— 13 — 

mente ^ che impregnano del vento. Et sì va-e nela contrada detta 
Chapadorre' li liofanti che quando quelli d- India si conbatono chon 
quelli di Persia si vi fano suso li chastelli di legniame e molta 
gente armata vista susso. Et quando vegiono li ghonfaloni sie s-ar- 
discono e rinvivoriscono. Et sie anno uno budello ond-elino man- 
giano e soliano con esso mangiare gli uomini. Ma lo Re alesan- f. iivsi74v 
dro quando conbatete in quele parti fecie fare inmagine di rame 
fatte chome huomini e feciele gitare dinanzi a-Uoro chalde e-lli lio- 
fanti quando sentieano la chaldeza si traeano adietro e no voleano 
vedere ni uno huomo perocché credeano che fosono tuti chosi ardenti 
e chosi Alesandro si difesse da quella giente salvatica. Ora sapiate 
che-Ili liofanti da quella ora in qua temerono sie le gienti che no 
feciono male altrui e sono di freda natura e non figliano più chuna 
volta. Et porta due anni il figliuolo. Et viene a sai bene ciento (sic). 
Et ae paura del topo e della serpe e figlia ne 1-aqua peroe che se 
chadesse non si potrebe levare perche non-a nodi no giunte. Et 
quando dorme si s-apogia a gli albori. Quando li chaciatori ne vo- 
gliono pigliare sie intachano I-albore e quando lo leofante vi s-apogia 
chade in tera e grida e i picioli traghono per volere a[ijta[r]lo e gri- 
dano e se no posono levallo vanone chome piangiendo e quelli rimane 
e è presso, in del fiume di Gangie si ae anguielle (sic) che anno bene 
XXX piedi e sono buone a mangiare. 

De la natura de serpenti. 

Molte altre bestie ae in India maravigliosse e serpenti. Et lae 
sono li badalischi che anno velenosso righuardo che muoiono chiun- 
che elino veghono e anno fato il chapo come ghallo e lo chorpo 
chome serpente e sono reisirai e ano pichiato il corpo e la tera donde 
egli vae mai no-mena erba. Et avi serpenti ebano choma chome 
moutonj. Et sonvi gli aspidi che non si pigliano se non per inchan- 
tare e quando ode lo chantatore pone I-uno orechio intera e chola 
choda si tura I-altro. Altri serpenti vae che si chiamano tiro onde 
si fae lo triacha e cui elii morde non puote ischanpare se non si 
fa tagliare inchontanente tuto lo menbro dove ee morsso. Una ma- 
niera v-ae di vermini che s-apigliano a leofanti e non se ne posono 
difendere li liofanti da loro anzi gli ucide. Si vae serpenti che vi- 
vono molto e quando ee vechio ne vae ad una pietra molto istreta 
e metevi Io chapo per lo pertugio e rimane la pelle e chosie ringio- 
vaniscie. Altri serpenti vae che ano pietre preziose in- testa e ne gli 
ochi che anno grande vertude. 

[Un altra vae cioè unichornio che | ae ne la fronte uno chomo f. ]2r-Bi75r 
lungho iiij piedi.... fino a: e si-e fiera che no sarebe chi schapasse].' 

1 sic; va corretto in j? lumen te. e porta nel codice segno della cancella- 

> sic.f male ritiensi per cappadocia! tura. Varia solo unichornio, veraio- 

3 Qui ha una ripetizioue di ciò che ne di monocero» invece di liochomo 

è stato detto già dinanzi ai f. 11-174 r., e qualche lieve accidente ortografico. 



— 14 - 

Delle pietre preziosse e delle loro vertude. 

In india sono le chalamite che per la loro virtude tirano a loro 
lo ferro. Lae sono gli diamanti che non si posono rompere se no 
per sanghue di becho. Et si vi sono li smeraldi che vedendoli altri 
si rischiara e ralegra il visso. Et si vi sono pietre vochate char- 
bonchio che laciono di note chome charboni. Si v a zaQri eh ano ver- 
tude sopra l enfiagioni e altri mali. Si vi ae topazio eh ae cholore 
d-oro. Et rubini che vagliano più. Et altre pietre asai di grande vir- 
tude si chome si chontiene ne lapidoro. 

Delle ragionni (sic) che sono apresso d-India e delle 
loro nomi. 

India ae molte grande contrade dove sono gienti e bastie. Una 
ve n-ae che si chiama persia e chontiene xij regioni e in Persia fue 
trovata* una artte che si chiama nigramanzia che chostrignie le 
dimonia. Lae crescie una polvere che crescie inmenoma per lo chorso 
dela luna la quale chognioschono quegli che sono nigromanti quella 
e chalda tenendola in mano. E questa arte ucide I-anima e lo chorpo. 
Apresso di persia si ee mesopotania e avi una citade che a nome 
Ninive che molto grande e lae fue mandato iona profeta per cho* 
mandamento di dio. E dura questa cita iij giornate. In babilonia ee 
una terra (sic) di babollo che la feciono li gioghanti. E lae si divi- 
sarono i linghuagi in Ixxij maniere perche la voliano levare infino 
a cielo. E pero e no si potè levare più alta. 

De nomi de regni e della natura del fiuicie. 

In chaldea furono savi che sapeano di strolomia e ivi ee saba 
e tarsia e arabia e di queste tre contrade venono i maggi ad ado- 
rare Christo in gierusalem per lo segno della istella e lae crescie la 
mira e lo incienso. E ivi ee Asia e chi 1-apella finicia per chagione 
d-uno uciello eh a nome finicie che non ee più che uno. E ee molto 
bello e grande chome uno paone e ae una cresta in chapo di molti 
cholori el peto el chollo di cholore d-orro e n su le reni somiglia a 
rosa vermiglia e la choda pare azura e quando ee vechio si rinuova 
in questo modo vasene in su uno grande monte dove ee una grande 
fontana e bagnia vissi e poi monta in uno grande albore e fae suo 
nido di spezie e d-altre chosse e ivi si dibate centra il sole e uno cha- 
lore nascie di lui ond elli arde il nido e 1-uciello no tocha e ehosie riua- 
scie da chapo e becha di quelle ispezie e ehosie crescie e poi quando 
ee vechio fae il simigliante. E apresso di damascho viene Samaria 
f. I8v=ai76v antiocia e palestina e sabaste qui | e pentapolia sodoma giomonta^ 
queste cinque citadi profondarono per lo pechatto della losuria cen- 
tra natura. E in queste parte ee lo mare morto. E evi una citade 
cioè Ismaelite ee abitatta da xij maniere di giente. A presso v-ee 
igitto che chontiene xiiij populi di gientti. Si v ee un altra regione 

1 QomoiTa? 



— 15 — 

che vien versso Setantrione che non vi stano se no femine molto 
prode d-arme e portano archi e sono buone in bataglia e portano 
trecie dietro chom altre femine e chiamansi amazones e mariti loro 
istauno presso in un altra chontrada e lavorano la tera. E quando 
elle vogliono mandano per Hi mariti e tengolli quanto a loro piacie 
e i figliuoli femine che le fanno tenghono cho loro e maschi notri- 
chano cinque anni o vj e poi li rimandano a loro huomini. E in India 
ae una chontrada dove le femine anno si e grande barba che dura loro 
infìno alle mamelle e vestonssi di pelle di bestie, e no mangiano se 
no bestie salvatiche eh* eleno pigliano per li boschi. Altre femine e 
huomini vi sono che vano iniudi e sono pilossi e veluti chome bestie 
e abitano in tera e in aqua e quando veghono gienti richoverano ne 
V aqua sie che no si possono vedere. Altre femine v-ae grandi chome 
giughanti e sono velute come porci. Altre vi sono molte belle e 
bianche chome neve, ma ano denti chome channe, e abitane in aqua. 

De grucielli. 

Altra ragione (sic) v-ae, la ove sono xliij populi : vi sono ucielli 
che luciono le loro penne di note ; si vi sono li papaghalli che sono 
ucielli piciolli tuti verdi e ano dita cinque nel piede, e aprendo[no] 
il parlare dele gienti. Altri ucielli v-ae, ohe si chiamano pelachani 
i loro figliuoli quando sono cresciuti si si ribelano dal padre e madre, 
e' quali si cruciano e sie gli ucidono. E poi si muovono a piatade 
vegiendoli morti si si fiedono chol becho nel petto sie che n' escie 
sanghue e metonne loro nel becho e chosie risciucitano. In Erminia 
a una giente che ano i chapeli bianchi E si v-e il monthe chome 
Tarcha Noè vi posò quando fue il diluvio che perio tuta giente. 

De le gienti ch'abitano ne la minore india.^ 

Apresso v-ae in-india la minore, e sonvi molte ragioni (sic) cioè 
frisia dardana onde tolse pari elena, perchè troia fue distrutta che 
a la fine de greci, la è una chontrada chiamata rie per lo fiume che 
àe chosi nome e indi ne viene l'oro di pagliola. E avi gienti lorde 
e vili che non s*achostano chon femine se no per avere figliuoli. 
E non ano moglie e no tenghono amicha. Una giente v-ae, che s* ape- 
lano achobini per iachobo che fue loro maestro e sono christiani 
choreti perchè fano maritagio cho saracini e no vano a chonfessione 
di prete anzi si confesano a dio | e in ciò erano. Altri vi sono ebano t- i3r = i76r 
nome giorgini e sono buoni christiani e sono prodi huomini e sono 
chossi chiamati peroe che in bataglia chiamano santo giorgio e por- 
tano chericha chome preti ma è quadra e quela de cherìoi e tonda. 
E le loro femine cho[m]batono chome gli uomini quando fae bisognio 
e ano linghuagio e chostumi di greci. 

Della natura de pesci che sonno nel mare d India. 

Nel mare d india si ae pesci eh ano molto il pelo lungho onde le 

1 Questo brano riferentesi air Asia Minore è cosi attribuito allMndia. 

Studi tal. di Jll. indo-iran. Voi. V. 



— 16 — 

gl'enti se ne vestono in qnela chontrada. Altri pesci v-ae picioli e 
sono di questa vertude et forza che s-aprende a la nave e no la la- 
scia muovere. Anche vi sono pesci dalfìni che quando lo mare dee 
tempestare che apaiono e vano giuchando e alora li marinai pren- 
dono porto se posono per ischanpare. Altri v-ae che sono magiori 
pesci che vi sieno e chiamansi balena e ae pichola bocha e no man- 
gia se no pesci picioli. E stae i luogho fermo e pare che sia un 
isola che sia in mare e li marinai ne sono inghanati che credono 
che sia isola li sonvisi posatti e fatavi loro chucina e quelli per lo 
chaldo si sono mossi e andato al fondo alto. Altri v ae che sono fate 
chome pulciella da le mamelle insii e chiamansi serene. E altre se- 
rene sono ch-ano ale chome ucielli e volano alquanto per lo mare 
e fano dolcie chanto sie che li marinai vi s-adormentano e lasciano 
lo loro uficio de la nave e talora in loro dano. 

Della natura d-albori e di fruta E duna fontana dove 
nascie il balsimo. 

In India sono albori molti grandi che si chiamano palmieri che 
menano li dateri e vienne I-albore in cento anni e le foglie sue sono 
lunghe e late. Altre vi sono che fano pome che vi si pare uno segnio 
che pare uno morso d-uomo e chiamasi pome d-adamo. Altri vi sono 
che fanno beli pomi che si chiamano dio. Le vignie vi sono tali che 
fano si grande vue che de 1-una sono charichati due huomini. E si 
vi si semina uno seme che ne nascie chotone cioè banbagia. E na- 
scon i[vi] chane che sono piene di zuchero dentro. In banbilonia ae 
una fontana eh ee presso al chamino ove madona e santa maria lavoe 
li pani del suo figliuolo e di quela fontana dischore I-aqua onde li 
albori che sono vicini s-inafìano o ivi nascie il balsimo veracie e 
questi albori choltivano i christiani. E quelli che saracini anno chol- 
tivati no V ae balsimo ne nientte. Altri albori v-ae che ne nascie una 
lana in su le fronde onde le giente si vestono. Si v-ae albori che 
portano fruto molto ogliente che quando si lieva lo sole sì puote 
I-uomo chogliere e non prima che no pare maturo. Altra maniera v-ae 
che quando sono charboni metendoli soto la cienere durono uno anno 
aciesi. Altri vi sono che s-apelano ciedri che giamai no si infracido- 
rebono. Altri albori vi sono che portano i gharofani. E altri che 
portano nocie moschade. Ed altri chubebe. E le ischorze si chiama 
f. i3y = ]76v chanella. E la radicie ghalingha. E nascie lo giengiovo. | e lae cre- 
schono le buone ispezie. Nocie vi creschouo chome pomo. E altre sono 
grosse chome chapo d-uomo. Degli alberi di paradiso no sapiamo che 
pome anno onde èva peccoe. Gli altri si chiamano albori di vita onde 
dixi di sopra dove dissi del paradiso diluziano.* E degli altri v-ae 
tanti che sarebe grande chosa a dire. 

i Deliziano. 



- 17 - 

I 

NOTA SULLA « IMAGE DU MONDE » 
PER Giulio Bertoni 



Quando si parla della Image du Monde, si allude sempre aU 
l* opera iu versi, che tiene il posto d'onore fra i trattati didascalici 
del sec. xiii, scritti da poeti di Francia, e si è ben lontani dal pen- 
sare alla rielaborazione in prosa, che è un semplice rimaneggiamento 
deiroriginale. * 

L'Image du monde ci si presenta sotto due forme principali 
ben distinte fra loro : Tuna più breve, l'altra più lunga. Per questo 
D. Grand, che ha studiato da vicino i manoscritti del nostro trattato 
e ne ha tentato una classificazione provvisoria,' è giunto alla conclu- 
sione che si abbiano due redazioni delPImage, di cui l'una sia a 
considerarsi « non interpolata >, Taltra invece < interpolata >. Cosi 
egli ha diviso i codici contenenti il celebre trattato, in due categorie, 
delle quali la prima (quella dei mss. non interpolati) è la più nume- 
rosa. La differenza tra le due redazioni appare subito dal principio : 



Redazione brere o non interpolalA. 3 

(Prologo) 
Qui veut l)iea entendre cest livre 

Et aprendre tele clergie 

Dont miex li soit tote sa vie 

Si lise tout premierement 

Si que ne lise viens avant 

S* il u' enteut ce ki est devant 

Elisi porrà le livre eoteudre 

Q* autrement nen puet nus eotendre 

Qui veut entendre a ces Commans 

Si puet aprendre en cest romant 

Grant parlie de la faiture 

Du monde comment par nature 



RcdMione lan^a o interpol aU. ^ 

(Prologo) 
Qui veut entendre a ces commans 
On puet aprendre en cest rommans 
Des oeuvres Diu et de clergie 
Qu* ai pour laie gent commenchie. 
Qui soutiu sont et de boin sens, 
Don pluiseurs trouvai a mon temps 
Que, se latin apris eUssent, 
Maint grant bien savoir eu peUssent. 
Et pour itel gent m*entremi8 
Que de latin en rommant mia 
De sena de clergie aucuna biena 
Don maintes gena ne scevent riens, 
Qu *en rommans puiaaent ce entendre 



1 Un articolo complessivo intorno 
airimage du monde ò quello dovuto 
a V. Le Clero, LMm. du monde et 
autres enseignementa, in Hist. 
litter. de la France, XXIII (1856), 
p. 287 e seguenti che è stato citato più 
sopra a pagina 2 di questa Appendice. 

2 Revue des langues roma- 
ne s, volume XXXVir, 1893, pagina 17. 

3 Mi servo del ms. estense, n. 32 
(«. Q. 8, 3). Sopra questo manoscritto, 



mi basterà rimandare a J. Camus, No- 
ticea et extraita dea maa. fran- 
caia de Modène; eatratto dalla Re- 
vue d. lang. romanea, 1891, pag. 32. 
* Vw i codd. contenenti la reda- 
zione interpolata, rimando ali* articolo 
citato di V. Le Clerc, in Hiat. litt. de 
la Frane e, XXII, p. 324. Mi giovo del 
ms. Du Cange, ora Phillipa, deacritto 
dal Meybr, Noticea et Extraits dea 
manuacripts ecc. XXXIV, P.l,p. 174. 



— 18 — 



Qu' eu latin ne pueent compreodre. 
Chis livre qui descripst le monde, 
Qui a uom r Ymage du monde, 
Deus parties du livre tient, 
Doot li premiers livres contieni 
.VI. capitles de boioe escole, 
C* est a dire chiés de parole. 
Li premiers capitles si est 
De diu dont tonte bontó nest; 
Li secons quel cose Diu fist 
Premiers ains que riens felst, 
Que c*est et quel virtù el a, 
C*e8t de nature qu' il crea; 
Li tiers pour coi il fist le monde 



Fu fais de Dieu et acomplis 
Et porquoi il fu establis 
Dont il DOS flst si grant bonté 
Que ia neuussiemes estó 
Dont fuissent ausi comperdu 
Gomme che que onques ne fu 
Si prions au commencement 
A dieu le roi omnipotent 
Qui en cele cure nos doit entendre 
Tel bien et tei sience aprendre 
Que nos conduit et nos amaint 
En son paradis ou il maint 
Et nos doìnt sa grace et samor 
Que conquerre puissons honor 
Si dirons ki dist primerains 
Du glorious dieu soverain. 

Chi, per ultimo, ha discorso della Image du monde, il Grober, 
nella sua < Franzòsische Litteratur », ^ opera cosi piena di valore, 
ha esposto lo stato della questione, concernente le nostre due reda- 
zioni, con parole che lascian adito a più d' un dubbio e che riferi- 
remo, per venire poi a una serena discussione di esse : < Unter deu 
Bùchem der ersten Art [in prosa latina], wurde die unter dem Na- 
men des Honorius von Augustodunum gehende, allgemein gekannte 
Imago mundi iiber Welt und Weltanschauung, iiber Erde und 
Geschopfe, Zeitrechnung und Qeschichte der Menschen nach biblisch- 
theologischer Auffassung zur Grundlage fur eine frz. Image du 
monde oder Livre de clergie (6694 8silb.) Inc. Qui bien veut 
entendre cest livre, eines maistre Gossouin (?; 1246) gewahlt, 
das in vielen, mit veranschaulichenden Bildem ausgestatteten Hss. 
erhalten ist und die Vorlage mehrfach erweitert. Durch Aufnahme 
zum Teil femliegender Dinge noch bedeutend vermehrt, stellenweis 
auch verbessert, wurde sie als Mappe monde (e. 11000 Ssilh.) Inc. 
Qui veut entendre a cest romans, von einem Gautier v. Metz 
seit dem Jahre 1247 weiter verbreitet ». 

Secondo il Gròber adunque la prima redazione apparterrebbe a 
un certo Gossouin e incomincerebbe: 

Qui bien veut entendre cest livre, 

a differenza della seconda, dovuta a Gautier de Metz, il cui prin- 
cipio sarebbe: 

Qui veut entendre a cest romans. 

Ma si badi che il verso Qui veut entendre' ecc. trovasi anche 
nel prologo della prima redazione più breve,' sicché l'indicazione 
del Grober potrebbe spesso riuscir fallace, se alcuno volesse fame 



f Qrundriss f. roman. Pbilol., 

II, 757, pure citata a p. 2 deir Append. 

< Coman8(enonroman8)dàilms. 



Phillips (No tic. et Extrs.cit., p. 175). 

3 É il principio di un paragrafetto 

del prologo, come di sopra si legge. 



— 19 — 

la base per una esatta distinzione dei mss. contenenti la prima o la 
seconda redazione dell'Image. Inoltre il nome di Gossouin, quale 
autore della prima redazione, è tutt*altro che sicurot Infatti Gos- 
souin compare in due esemplari della riduzione in prosa già indi- 
cati dal Le Clero e in un codice in versi, pure segnalato dallo stesso 
Le Clero e ora smarrito.^ Ecco le parole del Le Clero per ognuno 
di questi manoscritti: € Nous avons vu à la Bibliothèque imperiale 
deux exemplaire de la rédaction en prose fran9aise, qu* on peut rap- 
porter à la fin du xiii siècle ou au commancement du xiv.e L'ùn 
(n. 7070), qui, avant de faire parti des livres des ducs de Bourbon, 
avait appartenu à Guillaume Flotte, seigneur de Revel, chancelier 
de Franco en 1839, et à Jean, fìls du roi Jean et due de Berry, dont 
la signature s' y trouve trois fois, est un in-folio de luxe, remar- 
quable par une écriture elegante et par de jolies miniatures. L'autre 
(n. 1558 du fonde de Sorbonne, in 49) offre lo méme texte, avec des 
ornements moins riches. Transcrits pour des seigneurs plutot que 
pour des savants, ces exemplaires reproduisent en prose les copies 
en vers les plus anciennes, mais sans les traduire toujours avec 
beaucoup de justesse. L* ouvrage est attribué, dans tout les deux, 
à maitre Gossouin ou Gossonin, sur le nom duquel on a vu notre 
conjecture ». * E più oltre lo stesso Le Clero scrive: e Un manuscrit 
in-folio qui nous a été communique à Paris, mais qui ne s' y trouve 
plus, compose, au xiv» siede, de quarante-trois feuillets de parche- 
min à deux colonnes, la plupart d'une quarantaine de vers, conserve 
dans les derniers la date de 1245, quoiqu* il porte, au chap. 17 du 
troisième livre, celle de 1247. Mais nous devons remarquer surtout 
que, des copies en vers que nous avons pu voir, e' est la seule qui 
soit précédée de cotte suscription: Ci commencent li chapitre 
du romanz maistre Gosoyn, qui est apeléz Ymage du 
monde. Le style est rajeuni, et le sens quelquefois altère >. 

E chiaro che il ragionamento di chi vuole ascrivere a Gossouin 
la prima redazione dell'Imago^ consiste in ciò: che avendosi una 
elaborazione in prosa col nome di Gossouin, debba ammettersi che 
siffatto nome provenga alla prosa dall'originale in versi. Ma trala- 
sciando anche di accennare alla congettura del Le Clero, troppo 
vago e indeterminato si presenta questo procedimento di fronte ai 



1 II ms. non si è ancora rinvenuto, « Omons a non qui fiat ceste eure ». 

come ha avuto la cortesia di scrivermi < La. congettura, a cui allude il Le 

il Meyer, in data 6 ottobre 1905. — Inu* Clero è quella da lui medesimo proposta 

tile poi toccare di Osmont, come autore a p. !^, secondo la quale maestro 

deir I m a g e. Basta leggere, per convin- Gossouin sarebbe una corruzione di 

cersi deir impossibilità di questa sup- magister Augustodonensìs che 

posizione, T Hist. litt., cit., p. 320. così per antonomasia veniva chiamato 

Tuttavia per lungo tempo fu ritenuto in quel tempo maestro Onorio d'Autun. 

Osmont autore deirimage sulla fede ^ vi melina anche il Fant, LMma» 

di un verso di un manoscritto di Parigi : gè du monde, Upsala, lS8d, pag. 51. 



— 20 - 

nuovi fatti posti innanzi dal Meyer in un sao importante articolo 
sull'I mage du monde, la cui menzione si ricerca invano nello 
scritto del Gròber.^ 

Il Meyer ha scoperto nel ms. del Museo Britannico Harley 43^ 
un testo prezioso deirimage, che si distingue da tutti gli altri 
per un lungo prologo, nel quale si legge che l'autore ha dedicato 
il suo poema in primo luogo a Roberto d'Artois, fratello di S. Luigi, 
e in secondo luogo al vescovo di Metz, Qiacomo, fratello di Matteo II, 
duca di Lorena. Quanto al nome dell'autore, ogni dubbiezza pare 
rimossa dal ms. Du Gange, trovato dallo stesso Meyer nella colle- 
zione Phillips. Egli chiamavasi Gautier de Metz, ed è molto proba- 
bile eh' egli in luogo di dedicare simultaneamente l' Imago a due 
personaggi di condizione sociale cosi disparata, abbia intitolato al- 
l'uno una redazione, all'altro un' altra. < Et comme en fait nous 
avons deux rédactions de l' Imago du monde, l'une datée de 1246, 
l'autre de 1248 (nuovo stile), il ne me parait pas douteux que la 
première redaction — celle qui a été de beaucoup la plus répandue 
— a été présentée à Robert, et la seconde à l' évèque de Metz ». ^ 
Il testo Harley rappresenta in certo qual modo una terza redazione; 
ma questa terza redazione è in fìn dei conti null'altro che la seconda 
con alquante modificazioni.^ Intanto ecco i versi del prologo nei 
quali si tocca dei due personaggi, a cui fu intitolata successivamente 
l'Imago (vv. 631 sgg.): 

Après cest prologue entendez 
Au livre, 8*aprandre volez 
Cbose qui onqez ne fu mise 
Kn romanz fors ci, ne aprise. 
De latia est trais et formez ; 
Mès ne sui pas si toz senez 
Ce ne fusi • j * sola bom geutils 
Fils de rei prodom et sutils 
Freres ou roi Loys de Franca 
Qui conquisi le fer et la lance. 
La corone Deu et la croix : 
C* est li contes Robers d* Artois. 
A celui lo dona premiers, 
Car il aprenoit volentiers; 
Et après fis lo secont mez 
A Tavesque Jake de Mez, 
Frere lo due de Loheregue, 
Mon evesque et signor deraeine. 

Tale è adunque lo stato della questione: abbandonato il nome 
di Gossouin, pare che il solo Gautier de Metz sia da ritenersi autore 
tanto dell'una che dell'altra redazione della Imago du monde. 

* P. Meyer, L'Iraage du monde, nella Romania, XXI (1802), p. 481 sgg. 
redaction du ms. Harley 4333, « Romania, XXI, p. 488; p. 484. 



— 21 - 

Il traduttore italiano si attiene alla prima redazione (quella del 
1245 o 1246), come risulta dal principio dato nelle pagine prece- 
denti, confrontato con quello dell'Image da noi riportato qui sopra. 
Ch'egli avesse sott' occhio il testo originale in versi di Gautier, o 
una riduzione del testo in prosa, non è possibile decidere con sicu- 
rezza per mancanza di elementi; ma comunque è ben certo ch'egli 
conobbe la redazione non interpolata della Imago du monde di 
Gautier de Metz. 

*** 



A suggello della questione lasciamo la parola alla grande auto- 
rità di Paul Mayer, che si ò compiaciuto di risponderci sul propo- 
sito, riproducendo genuinamente la parte più calzante della sua 
lettera : 

€ Troi noms ont été mis en avant : Osmont, que V Histoire 

Littéraire (V. Le Clero) a mis hors de cause en montrant comment 
s' était produite Tattribution à cet auteur, Gossouin et Gautier de 
Metz. Pour Gossouin il y a que son nom apparait dans deux mss. 
de la rédaction en prose. Et il parait bien qu' il existe ou a existé 
un ms. du texte en vers où sou nom se trouve : d' où la supposition 
que le poeme serait de Gossouin et que son nom serait passe de 
vers à certains mss. de la prose. 

€ La difficulté est que nous sommes mal informés au sujet de 
ce texte du poòme où Gossouin serait mentionné. V. Le Clero en 
parie d'une fayon insuffisante (Hist. litt., XXIII, 327) et personne 
à r epoque actuelle ne l' a vu. D. Grand qui a fait une recherche 
approfondie des mss. de l' Imago ne le connaìt pas, ni moi non plus. 
Fant iuclinait déjà à une epoque, ou je n' avais pas encore décou- 
vert lo ms. portant le nom de Gautier de Metz, en faveur de Gos- 
souin. Il y a 18 ou 20 ans, je découvris le ms. de Cheltenham où 
figure le nom de Gautier de Metz comme auteur. Or, comme bien 
certainement l*ouvrage emane d*un milieu messin, je fus naturel 
lement porte à le considérer comme T auteur. 

« Son idée (de Gròber) parait étre que la première rédaction 

serait de Gossouin et la seconde de Gautier. Mais de cela nous ne 
savoDS rien ; bien plus, je crois (et e' est ce que j*ai dit dans la 
Romania en 1892) que les deux rédactions me paraissaient étre 
d'un Seul et méme auteur ; et j' en dirais autant de la 8« rédaction, 
celle que j' ai fait connaitre en 1892 d' après le ms. Harléien de 

Londre, Le méme Gròber 

cite deux dóbuts: Qui bien veut entendre [a] cest livre et 
Qui veut entendre a cest romans, comme caractérisant les 



-^ 22 — 

deux rédactioD. Mais e* est erroné : il s' agii de deux paragraplies 
qui se trouvent, Pun à la suite de Pautre, dans la plupart des mss. 
Aussi l'idée que la première redaction aurait pour titre 1*1 ma gè 
da monde tandis que la 2^ serait appelé Mapp emonde est de 
pare fantaisie. 

< En somme yous voyez que dans 1* état actuel, la question de 
l'auteur reste obscure, mais voas le voyez aussi, les faits ne se pré- 
sentent pas du tout avec la certitude et la clarté que leur attribue 

Gròber 

« Paul Meyer ». 
Paris, le 6 oct. 1905. 



r INDIA NELLE ENCICLOPEDIE 

DI BENZO D' ALESSANDRIA, DI RICOBALDO DA FERRARA 

E DELL' « ORBIS DESCRIPTIO » 

PER Mario Longhena 



1. - BENZO D'ALESSANDELA. 



Di Benzo d^AIessandria ben pochi hanno parlato e ben poco hanno 
detto.^ Della sua vita, che fu lunga, scarse notizie rimangono; si sa 
che e visse a latere del vescovo Lambertengo (1295-1325) di Como 
come suo cancelliere » e che in seguito passò a servire Can Grande 
della Scala ; ' al di fuori di questo, che non va neppure esente da 
forti dubbi, si può dire che di lui nuU'altro si conosca. 

Eppure la sua parte nella storiografìa milanese non è piccola ,* e 
dalla sua enciclopedia dipendono molti dei più illustri cronisti del 
secolo XIV. 

Benzo è il miglior rappresentante di quella schiera di scrittori 
che in sé riassumono tutto ciò che è stato detto prima di loro: 
le opere loro sono miniere di notizie, e ci si trovano mescolate le 
fonti più diverse e di età lontanissime. È il cumulo delle conoscenze 
dei secoli precedenti, trasmesso ai posteri non coll'abilità del rac- 
coglitore diligente che sa distinguere la leggenda da ciò che è vero 
e il tutto dispone con rara perizia distributiva, ma confusamente e 
senza alcun piano prestabilito: è uno dei primi tentativi fatti per 
riattaccare il passato lontano colle età d'allora e queste allacciare 
coi tempi antichi onde erano divise per lunghi spazi, ne' quali ogni 
ricordo ed ogni tradizione classica era quasi scomparsa. 

i Mazzucchblli, Gli scrittori d'Ita- * L. A. Ferrai, Benzo d*AleBsan- 
lia, 1723, I, parL I, e. 447; Tiraboschi, dria e i cronisti milanesi del se- 
Storia della letteratura, Milano, 1833, colo xiv. Bull. dellMst. stor. italiano, 
p. 381 e sgg. ne fecero per primi parola. N. 7, 1880, p. 105. V. in questo voi. cap. X. 

Studi italiani di Jil, indo-iran. Voi. V. D 



— 2 — 

E di lavori di tal genere, in cui è raccolta la scienza, dirò cosi, 
anteriore e che servono come ottimi mezzi a chi di poi vuol trovare 
il filo conduttore che lega fra di loro tutti i fatti umani, negli ul- 
timi secoli del medio evo non c'è scarsità: in Francia ed in Italia 
sorsero tali enciclopedie numerose e servirono per più larghe e com- 
piute elahorazioni. 

Della vasta cronaca di Bonzo ci resta, conservata in un ms. am- 
hrosiano, ^ unicamente la prima delle tre parti in cui doveva esser 
divisa. Togliamo solo una piccola porzione del largo trattato geo- 
grafico, che comprende più libri, quella che riguarda 1* India. 

Le fonti di cui Benzo si vale direttamente, sono Isidoro, Solino. 
Eusebio, Hieronimo, Plinio, Egesippo ed Orosio : altre cita, come Me- 
gastene, Possidonio e Dioscoride, ma son citazioni di seconda mano; 
non mancano qua e là le traccio di altri autori ; cosi le prime righe 
del capitolo suir India si avvicinano ad Eulogio e verso la fine ac- 
cennasi ad una ymago mundi: può darsi però che queste ed altre 
somiglianze od identità traggano la loro origine da ben diverse 
cause. E tutto quest' insieme di materiali, presi da fonti cosi lon- 
tane per tempo, non assume, sotto V abile arte trasformatrice e adat- 
tMrice dell'autore, un aspetto nuovo, che accenni ad un lavoro qual- 
siasi di critica, di disposizione, di esclusione ; ma è riprodotto tal e 
quale, senza neppure gli immancabili traits d'union fra parte e 
parte. 

Tali caratteri ha il breve capitoletto che qui riproduciamo : oltre 
che offrire cosa quasi ignorata, quest'appendice vale a chiarire non 
tanto la tecnica dell'importante enciclopedia medioevale di Benzo, 
quanto a confermare ciò che in questi Studi è detto sulle sue co- 
noscenze intorno all'India. 



i É il ms. B. il, inf., del sec. xiv, 
qua e là g:uasto, a due colonne, colle 
iniziali miniate. Noi ci siamo giovati 
della copia fatta dal compianto Nico- 
Lussi, cui si accennò in questo volume 
in nota al cap. X. Il libro XII, cbe co- 
mincia al fog. 96 r. del manoscritto mi- 
lanese tratta della Terra, del Para- 
diso terrestre nei capitoli 1 e 2; e 
deirindia nel cap. 3 cioò in questo 
che noi pubblichiamo. Prosegue poi nel 
cap. 4 colla Parthia. Sarebbe tornata 
opera ingombrante ed inutile riprodur- 
re per intero il testo delle Fonti onde 
Benzo trasse la materia della sua com- 
pilazione; poiché s* avrebbe avuto un 
inutile duplicato. Ci limitiamo quindi ad 



indicare gli autori in quei casi ne* quali 
Benzo stesso non lo ha fatto; e a sog- 
giungere il numero dei capitoli e para- 
grafi dove solo gli autori sono citati. Dia- 
mo iuflne in nota le correzioni volute 
dagli errori numerosi e dai frequenti 
non sensi del manoscritto, giovandoci 
delle edizioni più moderne e accreditate. 
Per la ortografia abbiamo creduto mi- 
glior consiglio, date le frequenti e quasi 
abituali incongruenze delPoriginale, at- 
tenerci fedelmente al manoscritto. Solo 
introducemmo una numerazione fra pa- 
rentesi quadre, per distinguere in al- 
trettanti paraij^'afl la materia in ragio- 
ne dei singoli autori e dei rispettivi 
capi, citati in nota, onde essa fu tolta. 



— 3 — 



Testo di Benzo. 



India vocata ab indo flamine, quo ex parte occidentali claaditar. 
hec a meridiano mari porrecta nsque ad ortam solis, et a septen- 
trione usque ad montem caucassam pervenite habens gentes multas 
et opiila: Insula quoque taprobane elephantis refertam. Crisam et 
argirem auro et argento fecundas. Pilem quoque arboribus folia nun- 5 
quam carentibus. habet et fluvios gangem et indam et ipanem illu- 
strantes indos. Terra yndie favonio spiritu saluberrima est. In anno 
bis metunt fruges vite hiemis et estas patitur. Gignit autem tincti co- 
loris homines, elefantes ingente». Ronoceron bestiam, psitacum avem, 
ebenum quoque lignum et cinnamomum et piper et calamum aromati- 10 
cuni. mittit et ebur, lapides quoque preciosos, berillos et crisoprasos 
et adamantem, carbunculos, lignites, margarìtas et uniones, qoibus 
nobilium feminarum ardet ambitio. Ibi sunt et montes aurei quos 
adire propter dracones et griflfes et immensorum bominum monstra 
impossibile est. [1] Amedia montibus auspicatur India, a meridiano 15 
mari porrecta adeo, favonii spiritu saluberrima, quod bis in anno 
estatem babet, bis legit fruges. [2] hanc Possidonius adversam gallie 
statuit. Sane nec quicquam ex ea dubium : nam alexandri magni ar- 
mis empta et aliorum postmodum regum diligentia peragrata peni* 
tus cognitioni nostre dedita est [3] Megastenes sane apud indicos 20 
regos aliquod tempus moratus res indicas scripsit, ut fìdem, quam 
oculus subiecerat, memorie daretur dyonisius quoque, qui et ipse a 
philadelpbo rege spectator missus est, gratia periclitande veritatis 
prodidit paria. Solinus. [4] In India ergo tradunt fuisse v milia op- 
pi dorum precipua capacitate, populorum ix milium diu etiam eredita 25 
est tertia pars terrarum ; nec mirum sit vel de bominum vel de ur- 
bium copiam cum soli indi uunquam a natali solo recesserint [5] Yn- 
diam liber pater ingressus est, utpote qui, indis subactis, omnium 
primus triumpbavit. ad boc ad alexandrum magnum numerant an- 

l-t5. Isidoro Origlnes lib. XIV, cap. 3. 3. Canoasam 4. oppida 6«6. insù* 
lam quoque Taprobanen . . . Chryseii et Argyren 5. Tylon — follia 6. Indam et 
Ilypanem 7. Indiae 7<-8. In anno bis metuntar fruges, vice hiemis et aestatis ete- 
sias patitur [v. ediz. di Isidoro già citata]. 9. elephantos — rhinoeorotem. 11. chry- 
Boprasos 12. lychnites 14. grypas 15-30. Solino, Coli. rer. memor., ed. 
Mommsen, 52,1-5. 15. A medis 16. ad eo 17. Pusidonins. Oalliae SO. Megasthe- 
noB 2:;. daret — Dionyslus. 25. mllla 87. copia 27-28. Indiam. 29. ab hoc 

♦ I nomi degli autori inserti in ma- note del manoscritto ambrosiano, ma 

luscoletto nel testo, Io sono in tal modo sono aggiunte e annotazioni apposte 

anche nel manoscritto Benzo-Nicolussi. dal Nicolussi stesso nella sua trascri- 

I nomi invece che diamo nelle varianti, zione. Di parecchi brani non esiste V iu- 

sono segnati nella copia Nicolussi in dìcazione della fonte in margine e nep- 

margine; e questi non si trovano come pure nel testo; ma Ai aggiunta qui. 



.^ 4 — 

DOS iiiim LI, additis et amplius tribas mensibas, habita per reges 
oomputatione, quod CLni medium eum deprehendit. [6] maximì in ea 
amnes ganges et indus. [7] minima gangis latitado per octo milia 
passaum, maxima per xx patet : altitado, ubi vadosissimus est, men- 

5 suram e pedum devorat. [8] Gangarides extimus est yndie populus : 
cuius rex equites mille elefantes viio poeditum lxziii'" apparatu belli 
habet. [9J Indorum quidam agros exercent, militiam plurimi, merces 
alii: optimi ditissimique rem publicam recurrant, reddunt iudioia, 
assident regibus. Quietum est ibi eminentissime sapientie genus est 

10 vita repletos incensis rogis vitam arcessisse morte, qui vero ferociori 
se^te se dederunt et silvestrem agunt vitam, elephantes quibus per- 
domitis aut arant aut vehunt. [10] In gange insula est populosis- 
sima, continens gentem, quorum rex quinquaginta milia peditum et 
equitum iiin milia habet in armis. Omnes sane, quicumque prediti 

1^ sunt regia potestate, non sine maximo elephantorum, equitum et pe- 
ditum numero militarem agitant disciplioam. [12] Prasia gens vali- 
dissima. Palibotram urbem incolunt unde quidam gentes ipsam pa- 
libotros nomina verunt ; quorum rex vi milia peditum et equitum xxx 
milia et elephantorum viii milia omnibus diebus ad stipendium vo- 

20 cat. [14] Indo proximantes flumini versa ad meridiem plagam ultra 
alios torrentur calore, deniquè vim sideris prodit hominum color. 
[15] montana pigmei tenent. at hii quibus est viccinus ocoeanus sine 
regibus degunt. Pandea gens a feminis regitur, cui genti primam 
reginam assignant herculis fìliam: [16] et nisa urbs regioni isti 

25 datur. mons et io vis avaoer(?) meros nomine in cuius specu nutritum 
liberum patrem veteres indi affirmant. [17] Extra indi hostium sunt 
insule due crise et argire adeo fecunde copia metallorum ut plerique 
eas aurea sola et argentea habere prodiderunt. [18] Indis omnibus 

. promissa sedet cesaries non sise fuco cerulei aut crocei coloris. Cultus 

30 precipuus in gemmis : nullus funerum apparatus.[19] preterea ut iube 
et archelai regum libris editum est, in quantum mores populorum 
dissonant, habitus quoque discrepantissimus est: [20] alii lineis, alii 
laneis peplis, id est paliis, vestiuntur : pars nudi, pars obscena tan- 
tum amiculati, plurimi etiam flexibilibus libris, id est corticibus, cir- 

35 cumdati. Quidam populi adeo proceri sunt, ut elephantes velut equos 
facillima insultatione transiliant. [21] plurimis placet neque animai 
occidere neque vesci camibus. plerique piscibus aluntur et mari vi- 
vunt. [22] sed et aliqui proximos parentes qui priusquam annis aut 
egritudine in maciem eant, velut hostias cedunt, deinde peremptorum 

40 visoera epulas habent. [23] quod ibi non soeleris sed pietatis loco 
numerant. sunt etiam qui oum incubuerunt morbo, procul in se- 
creta a ceteris se habent nihil anxie mortes expectantes. [24] Asta- 

S-i8. SoLivo, 68, 6-28. 2. aevam 5. indiae 6. elephantes — peditum. 8. curant 
9. quietum ibi 10. areuisse 11. elephantes venan tur 18. vehuntnr 17. gentem 
18. aexeenta milia, lesione dubbia per l'Ingente numero degli elefanti. 80. plaga 82. 
Pygmaei — hi — Tioinna oeeannt 81. Nysa 85. Jovit aacer, Meros HB. oatium 
87. Ohryse et Argyre 88. prodiderint 29. tlne 38. aunt 18. abeunt 



— o 

canorum gens laareìs viret silvia, lucis suis nemoribus buxeis : vi- 
tium vero et arborum universarum, quibus grecìa dulcis, proventibus 
copiosa. [25] Philosophos habent indi, quos gignosophistas dicunt, 
qui ab exortu uxque ad solis occasam contentis oculis candidissimi 
sideris contuent in globo igneo rimautes secreta quedam et harenis 5 
ferventibus perpetem diem pedibus insistunt. Ieron. hos gignoso- 
phistas bardanes vir babilonius in duo dogmata dividit, quorum 
unum brachanos, alterum Samaneos, qui tante continentie sunt, ut 
pomis arborum iuxta gangem flùvium, vel orize et farine alantur 
cibo: et cum rex ad eos venerit, adorat illos, pacem provincie in io 
eorum precibus positam arbitratus. Indi sic, omnes pene barbari, 
uxores pulcherrimas habent: apud eos lex est ut uxor karissima bum 
defuncto marito cremetur. hec igitur contendunt vitam se de morte 
viri ; et ambiti^ suma certantum est, testimonium castitatis, dig^a 
morte decerni. Itaque victrix in habitu(?) et ornatu pristino iuxta 15 
cadaver defuncti accubat, amplexans illud et osculans et suppositos 
ignes, pudicitie laudem, coutempnens. puto que sic moritur, secun- 
das nupcias non requirit. Solinus [26] ad montem, qui nilo dicitur, 
habitant quibus ad verse piante sunt et octoni digiti in plantis singu- 
lis. [27] Magaste nes scribit esse per diversos yndie montes nationes so 
capitibus caninis, armatas unguibus, amictas vestimento tergorum, ad 
sermonem humanum nulla voce, sed latratibus tantum sonantes riti- 
busque. [28] Aput Jacesiam legitur quasdam feminas parere et natos 
canos ilico fieri. Eursum gentem esse alteram que in iuventute cane- 
scunt et in senectute nigrescunt, ultra evi nostri terminos peremnan- fó 
tem. [29] Legimus monooolos quoque ibi nasci singulis cruribus et sin- 
gulari pemicitate, qui ubi se defendi volunt a calore, resupinati plan- 
tarum suarum magnitudine inumbrentur. [80] Gangis fontem qui 
accolunt, ad nullius operis escam indigi odore vivimt pomorum silve- 
strium et longius pergentes eadem illa in presidio gerunt ut olfatu do 
alantur. quod si tetriorem spiritum forte traxerint, exanimari eos cer- 
tum est. [81] Perhibent esse et genus feminarum que quinquennes 
conci piunt, sed ultra octavum annum vivendi spatium non protrahunt. 
Sunt qui cervicibus carent et in humeris habent oculos. [82] Sunt 
qui silvestres irti corpora, caninis dentibus, stridore terrifico. Apud 35 
eos vero quibus ad vivendi rationem exactior est cura, multe uxores 
in eiusdem viri conveniunt matrimonium, et cum maritus homine de- 
cesserit, apud gravissimos iudices suam queque de mentis h[ab]ent 
agunt causam. Et que officiosior ceteris sententia vi ceri t iudicantium, 

1-6. SoLXXO, 52, 11-25. 3. gymnoaophiatM 4-5 oenlU orbem candidissimi 

Sideri! contaentur 6-1 1 . S. Eosbbids, Hibrohtm u 8, adversus loTlnUnam, II, 1 14. 6-7. 
gymnosophistas Bardesanes, vir Babylonias, ... 8. Brachmanot, ...Samansaos 11-18. 
S. Eus. HiBRON., I SSlO-11. 12. carissima 13. hae — cosi correggerei, seguendo il 
Migne, la riga 13 — contendunt Inter se de amore viri... 14. summa certantium 
15. dignam 17. laude, contemnens 18. nuptias 18-39. Soliho, 52, 26-32. 20. Me- 
gasthenes — Indite tt, rictibnsque 23. apud — Ctesiam 24. illieo — canescat 
25. nigrescat — perennantem 30. olfaetu 83. eoneipiant — protrahant 38. è ne- 
cessario sopprimere il verbo habent dubbio anche nel mscr. ; solo cosi il tento corre. 



— 6 — 

liec palme refert premium, ut arbitrio suo ascendat rogum coniugis et 
supremis eius semetipsam det inferias ; cetere nota vivant. [43J Sola 
indya mittit avera psittacum colore viridem et torque puniceo, cuius 
rostri tanta durities est, ut cura ex sublimi precipitat in saxum, nissu 
5 se oris excipiat et quodam quasi fundamento utatur exordinarie fìr- 
mitatis. [45] linguam habet latam multoqae latiorem ceteris avibus. 
unde perficitur ut articulata verba penitus eloquatur ; quod ingenium 
ita romane delicie mirate ut barbari psittacos mercem fecerint. [46] 
Indorum nemora in tam proceram sublimantur excelsitatem ut tran- 
io sigi nec sagittis possint. [47] Pomarios ficus habent, quarum codi- 
ces in orbera spatio lx passuum extuberantur : umbre ramorum am- 
bitu bina stadia consuraunt : foliorum latitudo forma amazouice pelte 
sive scutu conparantur. Pomum eius exiraie suavitatis est. [48] que 
palustria, arundinem creant ita grossara ut fìsis internodijs lebivice 
15 vectitet navigantes. Actor. hec et alia mira de partibus yndie re- 
citat solinus, scilicet de serpentibus et lapidibns preciosis ac bestiis 
que causa brevitatis obmisi.^ Refert quoque Plinius libro de naturali 
historia multa, interque dicit nonnulla que et a solino recitantur; et 
sic patet quod indya inter omnes regiones orbis maior est, opulen- 
to tior, potentior et populosior. Narrat et de magnitudine arundinum, 
que tante sunt proceritatis ut siugula internodia alveo navigabili 
ternos homines interdum ferant. Dicit etiam quod sint ibi homines 
altitudine v cubitorum qui nec expunt nec dolore capitis aut den- 
tium aut oculorum languoribus affici untur, nec (qb?) immoderato ca- 
25 lore solis corpora eorum ledunt sed potius indurant. de gignosophi- 
stis et hominibus cura aversis plantis et canina capita habentibus 
concordat cum solino. Addit tunc quod huius modi homines caninis 
capitibus sunt plures quam xx milia, qui ferarum pellibus vestiun- 
tur, latrant ut canes, et aliter non locuntur, venatu et aucupio un- 
30 guibus et dentibus sunt armati. De viventibus quoque odore pomo- 
rum addit quod nihil aliud comedunt vel bibunt, sed solum odore m 
florum et silvestrum pomorum naribus attrahunt, et inde vivunt ; et 
quod sunt sine ore vestiti frondium lanugine et liabitant in fine in- 
dye orieotalis. Refert etiam quod sunt alii qui diutissime vivunt et 
35 nunquam senescunt, sed qui in etate media moriuntur. Solinus. In 

1-15. SoLivo 58, 32, 4S-8. 8. India 4. nisu 5. eztraordinarie 10. ne saifittii 
quldem poisint — pomarias 18. sento — comparatur. 14. erasaam — flssls — lembi vice 
[Mominson] Bbhzo riasaame da Solino 52, 33-58, 53-64; 52, 34-4S. 15. Indlsc 80-2.'i. 
Plixio, vii, S 81 . 23. expuunt 24. colmerei la breve lacuna con un q u i d e m, e volgerei 
al paaaivo i due verbi: laeduntur ed indurantur 25-30. Solino 58, 26-87. Plinio, 
VII, 82-3. X5. gymnoaophiataa 88. Plinio dà la cifra oxx, ed. Detlefaen. 89. lo- 
quuntur — dopo aucupio auppongo (ed in ciò aegue il teato pliniano) aia caduto un ve- 
• cuntur 30-34. Plihio, VII, fi 85. 33. vestiti aunt 33-34. Indi» 34-35. Plinio, VII, 
S 27. 35 ; il aenao è monco, deve eaaere caduta un' intera prepoalzione, come ci auggeriace 
Plinio: aed qui vivunt annos cxxx, in etate media moriuntur 35. Solino 58, 49. 

i Qui è dunque Renzo, che riprende i suoi autori ; e più, ricorrendo ad altre 
la propria individualità, non più ripro- fonti dirette, come quella di Plinio, per 
ducendo testualmente, ma riassumendo trarne conclusioni e giudizii proprii. 



— 7 — 

india est ti le in insula, qne omnes terras hoc solo miraculo vinci t, 
quod quecunqne in ea arbor nascitur, nunquam caret folio. De pi- 
pere dicit Ysidoras quod eius silvas serpentes custodiunt. Incole 
vero regionis, cum silve mature fiunt, eas incedunt et serpentes 
ignis violentia effugant ; et ex hac conbustione grana piperis, que na- -* 
turali ter erant alba, efficiuntur nigra et rugosa, quod autem nigrum, 
est eflicacius et longiori tempore custoditur, et quanto ponderosius, 
tanto recentius et melius est. Sopbisticatur autem a mercatoribus. 
Nam vetustissimo piperò humesco (sic) super aspergunt spumam 
argenti vel plumbi. Plinius de pipere dicit quod per longam adhu- 10 
stionem solis nigrum redditur et rugosum, et si non semper piperis 
iniuria, cum deberet esse album et ex celi intemperie sic nigrescit, 
hoc etiam permittunt incole ut possit melius et diutius servari. Dio- 
scorides dicit quod Sarraceui quum novitor colligitur, ponunt in oli- 
bano, ut, sic corruptum, virtus germinativa a pipere auferatur, et 15 
ne in aliis partibus valent pulutare. Actok. sunt et in india macro- 
bii XII cubitorum homines: centra grifos bellant. Sunt et bragmani 
qui se nitro in ignero mittunt alterius vite amore, de quibus multa 
in historia alexandri magni. Sunt qui parentes senio confectos ma- 
crant et carnes eorum ad epulas parant, et hoc qui facere abnegat ^ 
impius judicatur. Sunt qui crudos pisces ed un t et mare salsum hi- 
bunt. Triginta tribus regionibus distenta est. hec ex libro qui dicitur 
yniago. Orosius. India habet ab occidente àumen indum quod a rubro 
mari accipitur, a septentrione montem caucasum; habet gentes xLnii. 
absque insula taprobane, que habet x civitates et absque reliquia ^^ 
insulis habitabilibus plurimis. a flumiine yndo, quod est ab oriente, 
usque ad flumen tigrim, quod est ad occasum, sunt regiones iste : 
seu aragosia, parthia, assida. Egesippus. Indorum mos esse sapien- 
tibus fertur, cum morienti affectum inducant protestuari (?) quod di- 
scedere vellent, neque ullam obstrepare (?) vocem. deinde postquam ^ 
apparatus mortis processerit, insilire letos ardentem pyram et astan- 
tibus valedicere. dolere mulieres qui subsidio destitutas vel liberos 
parvulos derelinquant, benedicere alios nec inviderò quod ad melio- 
res inh[ab]itatores(?) splendidiora loca et puriora festinent consortia. 
Persida et media, hec a septentrione habent montem caucasum, a ^^ 
meridie mare rubrum et synum persicum. in medio autem sunt lu- 
mina precipua Hydaspen et Arben. In hiis sunt gentes xxxii sed ge- 
neraliter Parthia dicitur quamvis scripture [regiones] universas sepe 
Mediam vocent. AcTOR. De his omnibus infra per seriem ponam. 

1-3. Solino 52, 49. 1. Tylos 3. Isidoro, XVII, cap. Vili. 4. Incendunt ft. eom- 
buttione 9. humecto 9-13. Plikio, 12, fi 26. 10. adastionem IH. valeat pullulare 
16-19. Plimio, 12, § 26-30. 17. grypai — Braehmanl 19-23. Obosios, 1» 2, fi 15-16. 
Plinio, 7, fi 22. 19. macUut 26. flumine Indo 28. Arachoala — Aatyria 28-31. 
EoKsippus, de excidio Hyerosolymitorum V, 53. 29. inoriendi — Induerint — proteitari 
30. velint — obstropere 31. proeeaalt — adatantlbus Zi. quail 35. Orobio I, 2, 
18-19. — hac 36. sinum 36. È necessario tostituire al sunt il sul che dà lo 
Zan^emeister, per non dovere cambiare 11 caso dei due nomi propri! 87. Hydaapem 
et Arbim. — his 38. scripture sanctae regionem (? la parola manca nel ms.) unlversam. 



— 8 — 



2. - EICOBALDO DA FERRARA 



Anche di Ricobaldo da Ferrara, autore di una « Descrizione 
del globo», ben pochi degli storici della geografia parlano: all'in- 
fuori di qualche cenno brevissimo e mollo vago ^ nulla troviamo 
che ci valga di guida per conoscere questo notevole enciclopedista 
del medioevo. 

Soltanto nel 1870 il Parthey* pubbh'cava nel Hermes una noti- 
cina nella quale dava conto di un manoscritto della biblioteca va- 
ticana contenente accanto a vari trattatela di geografia il li ber 
magistri Rycobaldi Ferrariensis de locis orbis, etc. Scopo 
del chiaro e dotto autore era di portare un valido contributo alla 
questione intricatissima della cosmografìa dell'anonimo Ravennate, 
di cui aveva dato il testo alcuni anni prima. 

Il fatto che Ricobaldo, vissuto verso la fine del sec. xiii secondo 
il Parthey, e appartenente al trecento per il Santarem, ^ aveva adot- 
tato la divisione dell' or bis terrarum in 24 parti, rispondenti alle 
24 ore del giorno, e in moltissimi casi si era attenuto alla nomencla- 
tura dell'Anonimo da Ravenna, doveva naturalmente attirar l'at- 
tenzione del Parthey, il quale fa un accurato esame del codice ot- 
toboniano e ne trascrive i primi capitoli per mostrare i criteri seguiti 
da Ricobaldo nella distribuzione della materia. 

Un secondo Ms., da me trovato nella Biblioteca Palatina di Parma,^ 
derivato senza alcun dubbio dal precedente, del che ci rassicura an- 
che una fugace lettura, e com' esso contenente oltre che i due libri 
della descrizione di Ricobaldo anche vari altri opuscoli geografici, 
dimostra una certa notorietà dell'opera di cui qui si tratta; e se a 
questi due codici aggiungiamo gli altri non pochi che cita il Fabri- 
cius, cresce in noi la maraviglia che per tanti secoli siano rimaste 
ignorate le qualità di geografo di Ricobaldo e non si sia finora, 



i EccARDus, Corpus historicum sai sur Phistoire de la Cosmo- 

medii aevi, t. I, p. 1556. — Fabricius, graphie etc, voluine I, pagine 148. 

Bibliotheca mediae et infimae * É uu Ms. del sec. xv, segnato col 

Latinitatis, libro VII, pagina 54, 1^ numero 331. Contiene il 4^ librodel De 

e 2' colonna; libro XVII, pagina 90. varietate fortun'ae di Poggio Brac- 

s G. Parthbt, Geographus Ra- ciolini, una parte dell* opera deirar- 

▼ ennas beim Riccobaldus Ferra- meno Haython e alcune pagine di storia 

riensi 8, Hermes, 1870, pagine 131-7. francese. La geogi*a Ila di Ricobaldo oc- 

3 Lb Visconte de Santarkm, Es- cupa del manoscritto 52 fogli: 15-67 a. 



- 9 — 

pubblioandone gli scritti e studiandolo un pò*, cercato di stabilire il 
posto che gli spetta fra gli ODciclopedisti raedioevali. 

Le fonti, a cui attinge il Nostro non son molte, ed egli stesso le 
elenca nella prefazione : colui che mise in iscritto le misurazioni della 
terra « tempore Gaii Caesaris Dictatoris et M. Antonii consulis », 
Plinio, Solino, Martiano Capella, Isidoro e l'Anonimo da Ravenna. 
Orosio, ohe non è ricordato fra i precedenti e che pure è cosi spesso 
saccheggiato, sarà forse compreso fra i molti innominati scrittori di 
storie che l'autore dice di avere in gran numero raccolte. 

E tutta questa materia, tanto ampia e copiosa, è mescolata ed 
intrecciata in modo che talvolta in una sola proposizione si vedon 
vicini r Anonimo e Solino : difficile per conseguenza è lo stabilire a 
chi appartenga ciascuna particella. 

In quanto poi alla divisione della materia Ricobaldo, avendone 
adottato i criteri fondamentali, è costretto a seguire passo passo la 
cosmografìa ravennate ; quindi, dopo aver tracciati i confini dell' orbe 
e descritti i più famosi « sinus », dice dei limiti delle varie parti 
della terra, poi parla dell'Asia, dell' Europa e da ultimo dell'Africa. 

Il 2® libro, se togliamo da esso la non breve parte che tocca 
l'Italia, è tutto dedicato ai vari rami della geografia: c'è un capi- 
tolo per le voragini marine, un altro per i promontori, un terzo pei 
fiumi etc. Trascrivo i titoli dei vari capitoli della « totius orbis de- 
scriptio » come sono dati nella breve introduzione. < Et primo qui- 
dam ponentur orbis confines. Secundo de finibus famosis 
scribetur; 3"* de finibus partium trium orbis tripartiti; 
4*» de partibus Asie; 5® de partibus Europe; 6® de partibus 
Africe, de his primo libro narrabitur. Libro 2* agetur de mari nostro 
magno et de divisionibus litoris sui, de insulis sitis in eo, de occeano, 
de occeani insulis. De voraginibus eius. De Italie partibus, de qui- 
busdam fiuminibus famosis in partibus orbis. De quibusdam pro- 
muntoriis. De quibusdam montibus illustribus » fol. 45 a. Le corre- 
zioni mie al testo di Ricobaldo proposte in nota sono state pochis- 
sime, e ciò ho fatto ad arte. Trattandosi di compilazione per molti 
riguardi diversa da quella di Bonzo, ho voluto, anche là dove il testo 
presentava scorrettezze,! lasciare la lezione ricobaldense, parendomi 
arbitrario modificare i nomi di luoghi dati dal codice della parmense, 
i quali, nella forma loro, hanno un valore storico e possono aiutarci 
a risolvere non poche questioni, ancora insolute o mal spiegate della 
geografia indica dei secoli xiV e xv. 

Le poche pagine che seguono, trascritte dal manoscritto par- 
mense e riguardanti tutte quante l'India, daranno a chi legge una 
chiara idea del modo com'è costituita l'opera di Ricobaldo; che 
spero di poter presto pubblicare per intero, giovandomi anche del 
codice vaticano. 



studi italiani di flL indo^iran. Voi. V. 



— 10 — 



Testo di RIeobaldo. 



foi. 46 a. [1] Confines orbis terre ab oriente est occeanos qui t&ngit mon- 

tem Caucasuin, Indiam sericam seu bactrianam, Indiam mediam, Di- 

mericam Eiulath sea eoam. 
» 46 b. [2] Ab extreinitate Indie ad hercalis colamnas saoratas qae sunt 

gadibas octies quienquies oentena septaaginta septem milia pas- 

sunm, ut Artemidorus auctor asserit. 
» 45 b. [8] Prima ut bora diei est India media seu Dimerica vel Eiulatb 

sive eoa. beo babet ab ortu beremum interminabilem, ab oocasu 

persas inferiores seu Parthos. 



46 a. [4] xii^ vero ut bora (noctis) est antiqua Albania et byrcania et io 
alie regiones affines Indie serice seu baciriane (sic). 

46 a. [5] Secundus est synus indicus etiam maximus insularum refectns, 

qui dictus est Azonium qui scissus duos famosos sinus edit, persi- 
cum et arabicura. hii quandoque dicuntur mare rubrum, Hcet ara- 
bicus proprie mare rubrum dicatur. 15 

47 a. [6] Asia ad mediam frontem orientis babet Indias que bis finibus 

continentur. Ab ortu et meridie cinguntur occeano. Ab occiduo flu- 
mine Indo, quod rubro mari excipitur. A septentrione monte Caucaso 
concluduntur. 
47 a. [7] India media in occeano eoo babet bostia fiuminis Qanges. A sini- 20 
stra versus eurum vel meridiem promuntorium Caligardamana. A 
dextra ubi caucasus deficit, Samar promuntorium ymavi montis babet, 
cui ad aquilonem subiacent bostia fluminis octogogorse, ex quo se- 
ricus occeanus appellatur. In boc ut dictum est superius ad orientis 
partem est intransmeabilis beremus, que India media Dimericba vel 25 
Eiulatb dicitur. In bao est fluvius Ganges, cuius minima latitudo 
est octo milium passuum, maxima vero zx passuum. ubi vadosissi- 
mum (sic) est, centum pedum mensuram devorat. 



3 ETilath — * sacratse qu» sunt etc. licet mare <~ <? ocea 

— il bactrianse— ^^ sìdus — refertus «ostia — (Htngis — S3 

- 13 azonium (forse azamium) sci- nus — >« ETilath — 



17 oceano — •» oceano 

"" ostia — ** ocea- 

S7 Tadosissimus 



— 11 — 



Fonti. 



[1] Come si vedrà più sotto, nel tracoiare la linea dei confini Ri- 
cobaldo si serve quasi solo di Orosio: i nomi delle varie divisioni, 
dell'India sono invece tatto prese dalla Gosmographia del Ravennate. 

[2] . . . . ab ipsius Indiae extremitate osquQ ad Herculis columnas 
Gadibus sacratas, octies quinqnies centena septuaginta septem milia 5 
sunt, sic ut etiam Artemidoms anctor asseruit.' 

[3] Prima ut bora dici Indorum reperiuntur prosapiae, quorum 
post terga ad orientalem plagam tanquam ex latore proximus solus 
intransmeabilis oremus reiacet, qui apud bumanos gressus nullo modo 
perambulari invenitur. nam ad frontem eiusdem Indiae Persae in- io 
feriores, id est Partbi, convicinantur, sed et aliae nationes . eidem 
Indiae appropinquantes ; ' 

[4] Duodecima ut bora noctis antiqua Albania sed et Hyrcanorum 
Yssoon simulque Partborum est patria, quae cum ante dictis Indis 
Baetrianorum ut spatiosissima confìnalis esse dinoscitur.^ 15 

[5] Questo brano cbe ricorre più oltre, è desunto per intero da 
Solino 54, 12. 



[6] In bis finibus (i confini entro cui è compresa l'Asia) India est, 
quae habet ab occidente flumen Indum, quod Rubro mari accipitur, 
a septentrione montem Caucasum, reliqua ut dixi Eoo et Indico ^ 
oceano terminatnr> 

[7] Asia ad mediam fìrontem (il nostro ba India media) orientis babet 
in oceano Eoo ostia fiuminis Gangis, a sinistra promunturium Cali- 
gardamana, cui subiacet ad Eurum insula Taprobane, ex qua ocea- 
nus Indicus vocari incipit; a dextra babet Imavi mentis — ubi Cau- 25 
casus deficit — promunturium Samarae, cui ad aquilonem subiacent 
ostia fiuminis Ottorogorrae, ex quo ooeanus sèricus appellatur.^ 
11 particolare dell' beremus intra smeabilis deriva dalla Co- 
smograpbia dell'Anonimo Ravennate. Vedansi la pagina 4, riga 24 - 
p. 11, r. 23 - p. 12, r. 18 - p. 14, r. 19 - p. 21, r. 4 - p. 30, r. 12 - » 
p. 114, r. 8 - p. 647, r. 2. 

Maximi in ea amnes Ganges .... minima Gangis latitudo per octo 
milia passuum, maxima per vìginti patet : altitudine, ubi vadosissi- 
mus est, mensuram centum pedum devorat.^ 

1 Mart. Capblla, De nuptiis philol. * In Paoli Orosii, Historiae ad- 

et Mercurii, 1. VI, 611. — Plinio, II, 242. Tersam Paganos, libro I, 2, cap. 15. 

s Kavknnatis anon. Cosmogra- &Dal medesimo, libro I, 2, 13-14. 

phia. Edizione Pinder e Partbey, I, 2. o Solino 52» 6-7. — (Anche Plinio, 

3 Ravknn. Anon., Cosmogr., I, 12. 6, 22. « Martianus Capblla 6, 604). 



— 12 - 

[Testo di Ricobaldo.] 

Est etiam in ea 
india fluvius nobilis hypanis qui Alexandri magni terminavit iter. 
Pigmei montibus habitant, confines occeano sine regibns degunt. 
Ibi due insule auri et argenti fecunde. Ischrisea et Argirea. 



foi. 47 a. b. [8] India serica seu baotrìana est inter predictam Indiam mediam 5 
et Caucasum versus Aquilonem, que habet ab ortu occeanum. Ab oo- 
casu vero flumen indum. 

Inter seres et eoos est sinus occeani et gens 
hominum Attaotorum ubi celi temperie vivunt ut Iperborei bomines. 
Seres arbores suas undis aspergunt, ut lanugo que sericum creai io 
possit admicti. Aspemantur alios homines et appositione mertium 
(corretto in mercium) sine colloquio permutant. Apud eos est in oc- 
ceano sinus attagenus. 



foi. 47 b. [9] India maior que tecmatica (sic) dici tur est iuxta Indiam me- 
diam versus meridiem que habet simul indicum qui azamium dicitur 15 
insulis refertum. Ex quo sunt duo sinus persicus et arabicus id est 
rubrum mare. Aliqui etiam utrumque sinum et azamium rubrum mare 
appellant. 

In bis Indiis sunt gentes XLUii preter insulam Taprobanam que 
habet civitates x et preter insulas alias habitabiles. India bis in 80 
anno frugem mictit. prò hyeme ethesias perfert. 



Quinque milia oppidorum habuit. Chatmania insula in mari indico 
spectat ad Persas que distat ab Arabia per milia passuum quinqua- 
ginta. In ea primum vident septentriones ex India venientes. 



3 Pygmei in montibus etc. — ^ocea- mantica — <& habet sinum indicum — >> 
num — 8 oceani — " admiUi — ** Ther- metit — hieme — etesias — «* Carmania! 



-^ 



— 13 — 

[PonU.] 

Hypania etìam ibi nobilissimos fluvios, qui Alexandri Magni iter 
termina vit, . . . . ' 

Montana Pygmaei tenent. at hi quibus est vicinos oceanos sine 
regibos. ' 

sont insulae doae Chryse et Argyre adeo feoondae copia me- 5 

tallorami . . . . ' 

[8] I due periodetti che seguono, nei quali l'autore traccia i confini 
dell'india serica seu baotriana, derivano da Orosio (I, 2, 15): i 
nomi della trìplice divisione della penisola indica sono tutti presi 
dalla cosmografìa dell'Anonimo Bavennate. io 

Sequitur Attacenus sinus et gens hominum Attacorum, quibus 
teraperies praerogativa miram a3rìs clementiam subministrat. arcent 
sane adflatum noxium colles, qui salubri apricitate undique secluso 
obiecti prohibent auras pestilentes: atque ideo .... par illis et Hyper- . 
boreis genus vitae est.^ 15 

Post quos Seres, qui undis aspergunt arbores suas, ut lanugo, 
quae sericum creat, possit admitti. aliarum gentium homines asper* 
nantur et apposi tione mercium sine colloquio gaudent implere con- 
tractum. hinc Attagenus sinus etc ^ 

[9] Dextrae vero partis praedictae Indiae Dimiricae Evilat inve- so 
nitur Oceanus qui tangit Indiam tertiam maiorem quam praediximus 
Thermanticam. ^ 

In oceano vero Indiae Thermanticae Elamico, id est hac extrema 
parte meridiana, sunt diversae insulae, . . . . ^ 

Inrumpit haec li torà rubrum mare idque in duos sinus scindi tur. 85 
Quorum qui ab oriente est Persicus appellatur, ... : ex adverso unde 
Arabia est alter Arabicus vocatur : Oceanum vero qui ibi influit Aasa- 
nium nomina verunt ^ 

haec (India) habet gentes XLun absque insula Taprobane, quae 
habet decem civitates, et absque reliquis insulis habitabilibus più- so 
rìmis.* 

.... bisque frugem metit. prò hieme etesias perfert quinque 
milia habuit oppidorum. . . . ^^ 

Ultra hos (Ichthyophagos) deserta Carmaniae, Persis deinde at- 
que ita navigatio: in qua Solis insula rubens et omni animantium 35 

genere inaccessa Ex India revertentes ab Hyani Carmaniae 

flumine septemtriones primum vident Inter Carmaniae pro- 

munturium et Arabiam quinquaginta milia passuum interìaoent. ^^ 

i Solino, 52, 7, (Coofr. con Plinio, « Cosm. An. Rav., p. 415, rig. 11-15. 

6, )iì. — Martianus Capblla, 0, A04). ^ Cosm. An. Rav., p. 419, rig. 0-12. 

s SOLINO, 52, 15. (Confr. con Plinio, « Solino, 54, 12. (Veggaù la corri- 

ò, 22. — Martianus Capblla, 0, 695). spond. di Martianus Capella, 6, 090). 

3 Solino, 52, 17. (Confr. con Punio, » Paolo Orosio al succitato I, 8, 15. 

6, 23. — Martianus Capblla, 0, 0^). io Martianus Capblla, 6, 004 (Con- 

* Questo torna in Souno, 51, 1. frontasi anobe con Plinio, o. c. 0,21). 

^ Da Martianus Capblla, 0, 098. ti Sol., 54, 4. (V. andie Punio6,S0). 



— 14 — 

[Testo di Ricobaldo.] 
foi. 49 a. [10] Navigatio de Alexandria in Indiam per Nilum luliopolim. Inde 
per Nilum in Gomptam. A Compio est iter terrestre camelis dierum 
xu et pervenitur Beronicem, portnm rubri maris. Distat autem Com- 
ptum a beronice per miliaria cOLun. A beronice autem per mare 
rubrum pervenitur ad Otheliam urbem Arabye Eudemon. 5 

» 49b. [11] Ricobaldo enumera le varie denominazioni che prende il 
€mons Gaucasus». Ab oppido catippi usque ad vioum Saphrin 
mons Ascubares ubi Ganges fluvius nascitur. A fonte fluminis Gangis 
usque ad fontem fluminis Octorogorre usque ad oivitatem Octorogor- 
ram inter hunnos et soithas et Gangarides mons Gaucasus. Ultimus io 
autem inter eoas et passiadras mons ymaus ubi flumen chrisoroas 
et promuntorium Samar orientali excipitur occeano. Igitur a monte 
ymavo id est ab ultimo Gaucaso et dextra orienti s parte qua ocoea- 
nus sericus tenditur usque ad promuntorium boreum et flumen bo- 
reum, inde tenus scithico mari quod est a septentrione usque ad mare i& 
caspium quod est ab occasu et usque ad extremum Caucasi jugum 
quod est a meridie hyrcanorum et scitharum sunt gentes XLUi prò- 
pter terrarum infecundarnm diffusionem late oberrantes. 



59 a. [12] I brani che seguono appartengono al 2® libro della < totius 80 
orbis descriptio > di Ricobaldo, che è intitolato e de insulis 
maris et occeani >. 

In indico occeano ad Indiam sericam versus aquilonem sunt in- 
sule XV ut traditum in veni. Extra hostium Indi fluminis in occeano 
indico qui dici tur azamium seu mare rubrum sunt due insule fé- 85 
cunde metallis Ghrise et Argire. Alii ponunt eas ad occeanum seri- 
cum vel eoum. In hoc azamio seu mari rubro tanta est insularum 
multitudo ut audientibus incredibile videatur. 

59 b. [13] Taprobana insala x urbibus inclita et rege est inter ortum 
et occasum a meridie. Ea habet longitudinis vii milia passuum. La- 
titudinis V. Ab ea non videntur septentriones ab incolis neque Vir- 
gilio. Lunam ab octava in sextadecimam diem vident. Ibi sidus 
Ganopos videtur. Sol ortus in levam conspicitur. Ipsa margaritis 30 
abundat. 

Elephantos et animalia habet majores quam Indi. Scinditur flu- 
mine et navigatur in ipsam ab India navigatione vii dierum na- 



& Arabie — o Qui certo fu tralasciato dovuta al copista. <~ ^o Scythas — Ganga- 
ciò che e* è di notevole fra le sorgenti ridas — ^^ Imaus — ^ < Samara — occaso 
del Ganges e deiroctorogorra, e manca — «simavo — *& Scythico — i? Soytharum 
inoltre 1* inciso « a fonte fluminis Octo- — ^^ oceano — ** ostium — oceano — «^ 
rogorre ». É chiaro che tale omissione è Chryse et Argyre — oceanum — 3s megora 



- — IB — 

[Ponti.] 

[10] Questo breve passo è riassunto dai §§ 102-103 del libro VI 
dell'Historia naturalis di Plinio: ancbe Solino ha qualche ac- 
cenno al cap. 64, §§ 7-8. Differisce il Nostro dall'enciclopedista ro- 
mano solo nel numero delle miglia intercedenti fra Còpto e Berenice : 
il divario, secondo l'edizione del Detlefsen, è di 8 mila passi. 5 

[11] ab oppido Cathippi usque ad vicum Safrim inter Dahas 
Saracaucas et Parthyenas mons Osoobares, ubi Ganges flnvius 
oritur et laser nascitur; a fonte fluminis Gangis usque ad fontes 
fiuminis Ottorogorrae qui sunt a septentrione, ubi sunt mon- 
tani Paropanisadae, mons Taurus; a fontibus Ottorogor- io 
rae usque ad civitatem Ottorogorram inter Chunos Scythas et Gan- 
garidas mons Caucasus. ultimus autem inter Eoas et Passyadras 
moDS Imavus, ubi flumen Ghrysorhoas et promunturium Samara orien- 
tali excipiuutur oceano. Igitur a monte Imavo hoc est ab imo Cau- 
caso et dextra orientis parte qua Oceanus Sericus tenditur, usque 15 
ad promunturium Boreum et flumen Boreum, inde tenus Scythico 
mari quod est a septentrione, usque ad mare Caspium quod est ab 
occasu, et usque ad extentum Caucasi jugum quod est ad meri- 
diem, Hyrcanorum et Scytharum gentes sunt xlii, propter terrarum 
infecundam diffusionem late oberrantes.^ SO 



[12] In oceano autem Serico Indiae Bactrianae et Caspio, id est 
a summa ac extrema parte septentrionali, sunt insulae Scythiae 
maiores minores numero quindecim . . . . ' 

Extra ostium Indi Chryse et Argyre, fertiles metallis, ut credo. 
Nam quod aliqui tradidere aureum argenteumqne his solum esse 25 
haud facile crediderim^ (CoH'alii il nostro probabilmente allude a 
Pomponio Mela che al lib. ui, cap. vii, pone l'isola di Chryse 
presso il promontorio Tamum e, subito dopo, vicino alla foce del 
Gange, quella di Argyre). 

[13] .... in qua decem civitates fuisse nominatissimas legi 90 

Patet in longitudinem stadiorum septem milia, in latitudinem 
quinque milia — scinditur amni interfiuo. [68, 8] nam pars eìus 
bestiis et elephantis repleta est maioribus multo quam fert India : 
. . . margaritis scatet. ... sita est inter ortum et occasum. ab eoo 
mari ìncipit prae tenta Indiae. . . . [63, 4] mox cursu nostrarum navium 35 
septem dierum iter factum est. [63, 6] nulla in navigando siderum 
observatio: utpote ubi septemtriones nequaquam videntur vergi- 



1 È di Paolo Orosio, 1, 2, 43-47. dotti, e aggiunge che ce ne sono molte 

« Ravbnnatis anon., Cosm., v, 29. altre ignobiles (VI, 80). Veggasi anche 

» Plinio. N. H., VI, 80. Plinio nomi- Solino, 58, 17; Ma&tianus Capblla 

na ancora tre isole, notevoli per prò- VI,595;l8ii>0R0, Origines, XTV, vi, il. 



— 16 - 

[Testo di Rieobaldo.] 
vibos romanìs. In rìpis flamiais merces exponunt: die non donnitint. 
Annona semper in eodem est pretio. Viyunt nimio evo. Qui cento- 
narius moritnr parvo tempore vixisse patator. 



[Solino continua ancora per vari paragrafi a dire i requisiti e le 
funzioni del re di Taprobane: e tutto questo brano fu dal nostro & 
condensato nell'inclita et rege della prima riga. Gli altri partico* 
lari compendiati da Rieobaldo si riscontrano nella fonte di contro 
riprodotta da Marciano Capella. V. anche Plinio, Nat. hi st., 6,82; 
6, 87 ; 6, 89 ; Isidoro, Origines, XIV, 6, 12 ; Prisgiano, Periegesis, 
vers. 696]. io 



[14] Arthemidorus scripsit, ut ait Martialis Capella quod a Qadibus 
60a. per meridianum navigatur in Indiam. Nam constituto Cesare Augu* 
sti filio per adoptionem, nepote autem natura genito ex Julia filia 
augusti et ex Marche Agrippa, in sinu arabico hispanarum navium 
naufragium et eiecte fragmentorum reliquie in eo sinu arabico ap- 15 
paniere. Inveni ego lectitando hystorias aliqua signa romana per- 
dita prelio navali in occeano gaditano mox fore reperta mari rubro, 
per quod constat occeano meridiano illuo fluctibus et flatibus ven- 
torum esse appulsa. Comelius autor affirmat Eudorium quendam fu- 
gientem Regis insidias ex arabia in gaditana pervenisse refugia. 20 
Alios etiam fiorente punico imperio ex mauritania per meridianum 
occeanum longa navigatione in Arabiam pervenisse. 



foi. 66 b. [15] Ganges de Caucaso prodit ex latore meridionali intrat eoum 

occeanum, indie medie multa secum defert flumina: ubi est arctior 25 
octo milia extenditur, ubi vadosior est undas habet altitudini s C 
cubitorum. 



Artemidorus — Marco — ^^ histo- cosi leggesi alterato il nome di Eudo- 
rias — *^'*^ oceano — 1® auctor — xuin — n come sempre per oceanum. 



- 17 - 

[PontL] 
liaeqne nonquam apparent Itinam ab ootava in sextam decimam 
tantnin supra terram vident. [63, 7] lacet ibi canopos sidns clarom et 
ampli ssimum. solem orientem dextera habent, oooidentem 
sinistra. [63, 11] quibns immatura mors est in annos centom ae- 
vum trahunt: aliis omnibus annosa aetas et paene ultra humanam 5 

extenta fragilitatem .nulli aut ante diem aut per diem somnus 

[63, 18] annona eodem semper tenore [63, 14] populus .... eli- 

git [regem] spectatum moribus et inveterata clementia, etiam annis 
gravem. ^ 

[ VI,696. Sed in Taprobane insula maiores elephanti quam Indici, am- io 
pliores etiam margaritae sunt. quae paté t in longitudine stadiorum 
septem milia, in latitudine quinque milia. soinditur fluvio inter- 
fluente atque Indiae praetenta est in quam septem dierum iter, ut 

romanis navibus approbatum ibi septentriones non apparent, 

vergiliae nunquam, lunam ab octava in sextam deoimam tantum 15 
supra terras vident. [VI, 697] ibi sidus clarissimum Canopos. sol or* 

tivus in laeva conspioitur cum negotiatoribus aliis in ripa flu- 

minis merces apponunt . . . aetas illis ultra humanam fragilitatem 
prolixa, ut mature pereat qui centenarius moritur. nulli per diem 

somnus. annona eodem semper tenore [VI, 698] regem eum, qui SO 

mitior annisque gravior fuerit eligunt. . . . . ] 

[14] ab ipsis itaque columnis Herculis, quae in Gaditano sunt 
litore conseoratae, usque in arabicum sinum meridianus omnis per- 
meatur oceanus sic ut plurimis asseveratur exemplis.' 

in eodem arabico sinu oonstituto Gaio Caesare Augusti 25 

fìlio, Hispanarum navium naufragium et eiectae fragmentorum re- 
liquiae paniere, item Hanno dum Punicum fioreret imperium Mau- 
ri taniae circuì tu ac dehinc meridiani flexus excursu in Arabi ae ter- 
minos prolixa admodum navigatione pervenit. Comelius auctor 
adfìrmat quondam Eudoxum fugientem regis insidias ex Arabia in 30 
Gaditana pervenisse refugia.' 



[15] Ciò che Bicobaldo dice in questi brevi cenni sulla potamo- 
logia indica, è più ampiamente riferito di sopra: due cose sole me- 
ritano, essendo nuove, di esser notate. 

Nessun autore di quelli che hanno servito di fonte al nostro, K 



4 SouNi, CoUect. rerum memo- « Mart. Cap^ libro VI, i 680. fi 681. 

rabilium, ediz. MommaeD. 52, 2-14. 3 Punio, Nat Hist., n, gf 168-170. 

ShuU iiaUant di fU, indo^ttrmm. Voi. V. F 



— 18 — 

[Tetto di Rioobaldo.] 
Betron flumen ìndie intrat occeannm verstis yentam sabsolanum. 
Indns exit de canoaso, fluit in meridiem, intrat Azamiam id est 
mare rubnim anteqnam soindatnr in sinns. 
4 Idaspes egreditnr caacaso a Tigride exoipitor. 

i Bactros(t) — * Tdaspes 



[Fonti.] 

fanno THydaspes affluente del Tigri: che anzi tatti concordemente 
ne fanno sboccar le acque nell'Indo. 

Errata dev'essere la dizione del 2® fiume: invece di Betron si 
deve leggere, a mio avviso, Bactros di cui parlano Sob'no p. 199, 4 e 
l'Anonimo Bav., p. 77, 11. 



* Non può sfuggire la importanza e 
la opportunità delle testimonianze rac- 
colte da Ricobaldo con bella prova di 
originalità e indipendenza, per dimo- 
strare come si fa nel precedente [14] capo, 
la circumnayigabilità deir Africa. Quan- 
do si pensi come questo si scriyesse 



nella età ohe seguiva i pertinaci tenta- 
tivi dei Genovesi per raggiunger T India 
doppiando TAfìrica; e precedesse di poco 
rapparitadi monumenti geografici quali, 
il Mappamondo Catalano della Estense 
cbe presentava ormai aperta quasi del 
tutto siflàtta via. 



— 19 — 



OEBTS DESOEIPTIO 

(Anonima). 



Nello stesso codice, poche pagine dopo l'opera geografica di Bico- 
baldo, e* è una breve < Descriptio» dell'orbe. Scrìtta dalla stessa 
mano che copiò la corografia del Ferrarese, più scorretta di qnesta, è 
quindi, a mio avviso, più adatta a far capire quel complesso farra- 
ginoso di notizie disparate e attinte a fonti variissime che è la geo- 
grafia medioevale. Essa ofire, mescolati malamente insieme, versetti 
della Genesi e paragrafi della storia d* Orosio. 

Da prima credetti fosse un goffo rìassonto di una parte del I* libro 
della geografia rìcobaldense : ma la presensa di nomi e leggende desunte 
dalla Bibbia, e la via seguita nel descrìvere la larga catena del Cau- 
casus opposta a quella di Bicobaldo, mi persuasero che si tratta di 
particella o rìassunto di altra cdescriptio», probabilmente più 
antica. Non sarà perciò discaro ai lettorì se io ne rìporterò i pochi 
capitoli che sono ai foli. 85 ab e 86 a del manoscrìtto parmense. 



— ao — 



Testo della Orbis descriptio. 

foi. 86 a. [1] Asia trìbus partibus occeano circomoincta per totam plagam 
orientis extenditur occasom versus a dexira sui sub axe septentrio- 
nali incipiente contigit Europam. A levo latere Africani dimiotit. 

[2] A fontibns octorogorre nsque ad civitatem octorogorrorom 
inter Unaschisdas et Gangandas (sic) mous Caucasos. oltimas antem 5 
inter eos passiadros mons Imabos ubi flnmen Grisorat promontorium 
Samara orientali excipitur occeani. 

[3] A monte Imabo hoc est ab imo Caucasi et a dextris orientis. 
qua occeanus sericus ostenditur usque ad promuntorium boreum. inde 
tenus sciax (sic) mare quod est a septemtrione usque ad mare caspium. io 
ab occasu usque ad extremum Caucasi jugum. a meridie hirchano- 
nun et soitharum gentes xlui propter terrarum infecunditatem dif- 
fusione late oberrantes. 

[4] Ubi gangis flumen oritur et Lasis nascitur a fonte Gangis 
usque ad fontem Ortorogorrorum (sic) que sunt a septemtrione. 15 

[6] Ab oppido cathippi usque ad Acharras civitatem hiroacios (sio) 
et Bactrianos mons Merinali ubi Amomum nascitur.' 

[6] Mare caspium sub aquiionis plaga sub occeano .... Cuius atra- 
que circa occeani litora et loca deserta incultaque habentur. Inde 
meridiem versus per loca angusta tenditur doneo per magna spatia so 
dilatatum Caucasi mentis radicibus terminetur. 

[7] Ab Acharra civitate usque ad fontem Tugridis massagetas et 
parthos montes Ariobarzanes. 

[8] Asia ad mediam frontem orientis habet in occeano bestia flu- 
minis Gangii. A sinistra promontorium Caligardamana cui subiacet ss 
ad eurum insula taprobana ex qua occeanus indious vocari incipit. 
A dextra habet parthi montes ubi caucasum deficit promontorium 
Samara cui ad aquilonem subiacent ostia fluminis octorogorre ex quo 
occeanus.... appellatur. 

[9] In bis finibus India est que habet ab occidente amnem Indum ao 
quod rubro mari acoipitur, a septentrione monte caucasum. Beliqua 
evo et indico occeano terminatur. 



i L*ediz. dello Zangemeister, di cui esatte e più vecchie, perchè meglio giu- 

mi soD valso nelle citazioDi a pp. 15 e 17, stificauo i madornali errori che dal com- 

ha Chuuos, Fassyadras, Imause Chry- pilatore o copista dell* Orbis de sor i- 

sorhoas. ilo preferito dar le lezioni meno p t i o sono infarciti nei testo manosoritlo. 



— ai — 



Fonti. 

[1] Asia iribus partibiis oceano oirevmciiìoks per tòtem iraosversi 
plagam orientis ezteiiditiir. Haee oeeatom vemia» a destra sai, sub 
axe septentrionìs inoipientem oontingit: a sinistra autem AfìrwaHi 
dìmittit.^ 

[8] ....afontibwOttorogemieiuqiioadeiviiatemOttorogorraiii, 5 
inter Hunnos et Soythas et Gangaridas, mons Oanoasns. nltimos 
autem inter Eoas et Pasiadras, mons Imaos, ubi flnme» Chiysorras, 
ei promontoriom Samara orientali ezeifìftar oceano» 

[8] Igitor a monte Imaro hoc est ab imo Caacaso et destra orìen- 
tis parte qna ooeamis serìoits tenditar, naqiie ad promontorinm Bo- io 
renm et flumen Boreum, inde tenus scythico mari qnod est a septon- 
trione, osqne ad mare Caspina qnod est ab occaso, et usqae ad 
eztentnm Cauoasi jugom qTiod est ad meridìem, Hyrcanorum et Soy- 
thamm gentes sont uin, propter terranun infecuidam difEbsicnem 
late oberrantes.* 15 

[4] .... ubi Ganges flavios orìtnr et Laser nascitor; a fonte fln- 
minis Gangis nsqne ad fontes flominis ottorogorrae qni sont a sep- 
tentrìone. 

[5] A Carris civitate osqne ad oppidom Gathippi, inter Hyroanos 
et Bactrianos, mons Memarmali, ubi Amomom nasoitor.' ^ 

[6] Mare Caspium sub aquilonis plaga ab oceano oritur, cuius 
utraque circa oceanum littora, et loca deserta incultaque habentur: 
inde meridiem versus, per longas angustias tenditur, donec per ma- 
gna spatia dilatatum, Caucasi mentis radicibus terminetur.* 

[7] .... a fonte Tigrìdis usque ad Carras civitatem, inter Mas- ^ 
sagetas et Parthos, mons Arìobarzanes. Bicobaldo à Ariobazanes. 

[SJ Yeggasi a pag. 11 il § 7 al testo del quale questo ò identico. 



[9J Yeggasi come sopra a pagina 11, l'identico testo del § 6. 



i Orobio, 1, 2, 10; Tol 3 della Patr. nelle yarie tappe, il tetto di Orocio. 

< Id. 1, 2, 20-21. 46-47. ed. Zangem. « ORoeio, 1, 2; tono i dae H 22 e 

3 Ricobaldo ha il mone me ma- 19. Anche Ricobaldo ha queeto passo, 

8 mali: segue però scrupolosamente, ma non si scosta per nulla da Orosio. 



— 22 — 

[Testo daU^Orbis dasoripio.] 
foi. 85b. [10] A flamine Indo qnod est ab oriente osqae ad tigrim flamen 
qnod est ab ocoasa regiones stint iste Aracosia Media Assiria Per- 
sida. Media sita terraram montaosa et aspera, he a septemtrione 
habent montem oaucasam. A meridie mare rabrom et sinam persi- 
oam. In medio aatem sai flaminis preoipoi ydaspeni et insont gentes s 
malte. Parthia dicitar qaamyis soriptara sancta oniversam sepe 
mediam Vooet. 

[11] Asia a meridie mare rabram iaxta indos ab oriente in qao 
est insala Taprobana qae habet oivitates a z absqae reliqais insolis. 
s. . . . * . . . . . ^ . . . . . . ...:.. . . . . : 10 

Ex genesi 

[12] At flavias egrediebatar de loco yolaptatis ad irrìgandam 
paradisam qai inde dividitar in qaattaor capita nomen ani Phison 
id est Ganges ipso est qai ciroait omnem terram Eialat id est Indie 
abi nasoitar aaram illias terre optimam est. Ibiqae invenitar bdel- is 
liam et lapis oniohinas. Et nomen flavio secando Gtoon id est Nilas. 
ipso est qai oircait omnem terram Ethiopié. Nomen vero flaminis 
tertii Tigris. ipse vadit per assyrios. Flavias aatem qaartas ipse 
est Eufrates: ipse vadit per terram ohaldeoram.^ 



* Vecchio testamento. Genesi, fra i due testi sono tenuissime, e non 
cap. 2 fi§ 10-14 (ed. Didot). Le differenze credo necessario fermarmici sopra. 



[Ponti.] 

[10] A flamine Indo quod est nh orta iiaque ad flnmen Tigrìdem 
quod est ad ocoidentem est Persida et Medonun regio qoas horas 
Parthì oocnparont) et Parthia diete snnt. Ibi gentes sont xzzn.^. 
hec regio inter Indnm et tigrim habet a meridie mare rnbrom id 
est sinom persicom. A septentrione vero oancasnm montem^^ In ea 5 
snnt precipua flumina ydaspes et Arbin (sio). Onesto paragrafo è 
tolto da lÙcobaldo, ai foli, del manoscritto 47 b e 48 a. ^ 

[11] È un paragrafo ohe non si può ricondurre alla sna originCi 
perchè ha molte lacune: per nna parte si riporta ad Orosio, 1.2.16. 

[12] [Gen« 10] : Flnmen antem procedit ex Edem, ad irrìgandnm io 
Paradisnm; quod inde dividitnr in quatuor initia. 

[Gen. 11] : Nomen uni Phison. Hoc est» quod circuit totam terram 
Evilat: ubi est aurum. 

[Gen. 12]: Et aurum terrae illius bonum. Et ibi est carbunculus, 
et lapis prasinus. ^^ 

[Gen. 18] : Et nomen flumini seoundo Geon« Hoc est, quod cir- 
cuit totam terram Ethiopiae. 

[Gen. 14]: Et flumen tertium Tigris. Hoc est quod vadit centra 
Assyrios. Et flumen quartum Euphrates. 



i E questi a sua Tolta la prese da meister risponde al passo 1, 2, 17-18-19. 
0R09I0, oye nella edizione dello Zange- Cfìr. Benso a p. 7. di questa appendice. 



I 



IL TESTO ORIGINALE DEL VIAGGIO 

DI 

GIROLAMO ADORNO E GIROLAMO DA S. STEFANO 

PBB MARIO LONGHENA 



Pochi anni dopo che Bartolomeo Diaz aveva toccato il Cabo 
Tormentoso, e mentre Cristoforo Colombo, tentando € buscar el 
levante por el poniente > svelava alP Europa una nuova e vastis- 
sima terra, e Vasco de Gama, girato il procelloso capo de Boa 
Esperan9a, inaugurava la via marittima verso i ricchi regni del- 
l' India e le favolose regioni transgangetiche, due mercanti genovesi, 
Girolamo Adorno e Girolamo da Santo Stefano, a scopo di traffico, 
per le strade da secoli battute dal commercio fra i popoli dell'occi- 
dente e le genti del levante, giungevano al delta dell' Irawaddy e 
all' isola di Sumatra. 

Ben poco si sa di questi due avventurosi Italiani : scarso notìzie 
intorno allo loro peregrinazioni ci offre una lettera che, tradotta dal 
Ramusio dal portoghese in italiano, ha servito di fonte a tutti co- 
loro, e non son molti, che s'occuparono della storia dei viaggi. Ma 
nessuno s' è dato la briga di discutere un po' questo documento, 
non privo d' importanza per le ragioni che dirò appresso, che il 
Ramusio dice, desumendolo dal testo portoghese, scritto da Giro- 
lamo di Santo Stefano: tutti hanno affermato in verba magistri e 
han creduto di adempiere al dovere loro di esatti storici e coscien- 
ziosi critici affermando che ben scarso valore aveva, in quel periodo 
cosi ricco di scoperte geografiche e di attività commerciale, il viaggio 
dei due disgraziati mercanti. E vero che la brevità del racconto, che 
in più luoghi presenta lacune difficili a colmarsi, ed è un po' troppo 
piagnucoloso, può in qualche modo giustificare la trascuranza in cui 
fu lasciato; ma non dovevano dimenticare coloro che ne fecero un 
rapidissimo cenno che Girolamo Adorno e Girolamo da Santo Ste- 
fano sono gli ultimi rappresentanti di una lunga schiera di audaci 
che per ben due secoli tennero alto il nome d'Italia nelle più re- 

Studi Uaiiani di JU, indo^ran. I 



— 2 — 

mote contrade dell'oriente e allacciarono rapporti commerciali fra 
l'Asia anteriore, seminata di colonie e di fondachi veneziani e ge- 
novesi, e le genti dell'India e della China; e che il loro viaggio si 
compi proprio in quegli anni in coi all'Italia sfuggiva il primato 
sino allora tenuto, e una nuova gente s' accingeva a raccoglierne 
r eredità. 

E anche la via da essi seguita, attraverso paesi non ben sicuri 
e difficoltà naturali non piccole, rende ancora più evidente il con- 
trasto fra il passato che tramontava col dilagare della potenza dei 
Turchi, e i nuovi tempi che sorgevano dalla scoperta della via ma- 
rittima alle Indie. Dopo Vasco de Gama continuò ancora per anni 
ed anni, fino a che lo permisero le condizioni politiche di quelle re- 
gioni, il passaggio di trafficanti per le vie consuete del commercio; 
ma, in questo, direi quasi, secondo periodo, mancava ad esso il ca- 
rattere d'italianità che aveva contraddistinto la prima epoca: il 
centro non ne era più l'Italia, e perciò ave^a perso l'intensità pri- 
mitiva; le ragioni del suo essere eran venute meno e s'era ridotto 
a proporzioni tenuissime. 

La fine dell' era gloriosa del commercio italo -orientale mi par di 
scorgere nel viaggio che mi propongo di illustrare; fine non meno 
grandiosa degli inizi, poiché e per durata e per lunghezza rivaleggia 
coi viaggi del Polo e del Conti, a cui sta al disotto per importanza, 
dirò cosi, di scoperte e di illustrazione di nuovi paesi. 

Com' ho detto di sopra, pochi sono quelli che s'occuparono anche 
di sfuggita dei due mercanti italiani, e quei pochi s'accontentarono 
di riassumere la lettera pubblicata dal Bamusio, senz'aggiungervi 
alcun commento o far precedere ad essa qualche noterella critica. 
Dallo Spotomo, che pubblicava la sua storia letteraria della Liguria 
nel 1824, al Torre, al Canale, al Branca e all'Amat di S. Filippo, 
la conoscenza dei viaggi di G. Adorno e G. da Santo Stefano non 
aumenta nò in estensione nò in profondità: solo l'ultimo degli autori 
ricordati aggiunge al suo esatto riassunto della lettera ramusiana 
le fonti e un po' di bibliografia. Era quasi un invito agli studiosi 
dei viaggi a frugare un pochettino fra le tre redazioni in tre lingue 
diverse dell'epistola di G. da S. Stefano; tanto più poi che il testo 
italiano è una versione dal portoghese, nella qual lingua — stando 
a quel che afiermano tutti — par che sia stata scritta la lettera di- 
retta al Mayner. Solo due anni fa il Peragallo pubblicò accanto alla 
redazione italiana il testo portoghese e vi aggiunse alcune osserva- 
zioni che scaturivano spontanee dal confronto delle due redazioni. 

Innanzi tutto pone un punto interrogativo sulla credenza, cui 
nessuno aveva osato porre in dubbio, che il prototipo portoghese 
sia la lettera veramente scritta da G. da Santo Stefano, e fa notare 
le differenze non piccole fra i due testi, difierenze che ha il torto 



— 3 — 

di credere errori dell'editore Valentym Femandez e ohe all'incontro 
fauno sorgere il sospetto che il Bamusio ahbia arbitrariamente cor- 
retto e modificato il testo portoghese. Vedremo più oltre che non 
tutte le differenze possono incapsularsi nella categoria degli errori 
d'interpretazione: si tratta di cambiamenti di cifre,' di sostituzione 
di nomi poco noti ad altri conosciutissimi, di aggiunte arbitrarie. E 
non tutte queste diversità furon notate dal Peragallo : ce n' è una 
che meglio delle altre gli avrebbe additato la giusta via e suggerito 
quali sospetti egli doveva innalzare sulla lettera che il Bamusio 
dice d'aver trasportato dal portoghese in italiano. 

Un altro difetto che non posso non rilevare nel lavoro, pur tanto 
utile, del Peragallo, si è l'aver compiuta solo in parte l'opera buona 
da lui iniziata: s'egli rimetteva alla luce il testo, difficile a trovarsi 
di Valentym Fernandez, rendendo un segnalato servigio alla storia 
dei viaggiatori italiani, doveva anche ripubblicare il testo olandese, 
che, pur cedendo a quello portoghese in fatto di rarità, non è per 
questo meno facile a pescarsi nelle nostre biblioteche tanto rioche 
di libri inutili. In tal modo egli avrebbe, direi quasi, conveniente- 
mente chiuso il primo periodo degli studi sui due viaggiatori ge- 
novesi : il periodo dello studio critico sui documenti già conosciuti. 

In quanto poi alle notizie sull'Adorno e sul da Santo Stefano, 
scarso è il contributo nuovo che dà col suo articoletto il Peragallo : 
ripete ciò che altri prima di lui aveva detto, e propone qualche nuovo 
ravvicinamento di nomi; ravvicinamento che ha per ben poca so- 
dezza, sapendosi quanto sia fallace ogni conclusione che unicamente 
si basi sul fortuito incontro di nomi uguali o sulla rispondenza de' 
nomi in documenti diversi. 

Ma su questo punto sarebbe illogico pretendere più di quello che 
ha potuto dare il Peragallo. 



«*• 



Un documento nuovo viene ora a gettar luce sovra l'argomento.' 
La storia delle varie peregrinazioni di questi due mercanti è 
conservata con scrupolosa esattezza in un manoscritto nitidissimo 
della Biblioteca Universitaria di Bologpia. 

Il codice, che il caso m'ha messo nelle mani, porta il numero 4075, 
e, senza tema di andare errati, possiamo fissarne la data ai primi 
anni del secolo xvi. Contiene altri opuscoli, alcuni dei quali sono 
documenti che illustrano le relazioni fra il Portogallo e l'India. Pro- 
babilmente colui ohe raccolse questi scritti di argomento orientale 
aveva in animo di dare un contributo alla conoscenza di quel pe- 



. - 4 — 

riodo di storia coloniale e commerciale che sta fra la fine del sec. xv 
e i primi decenni del secolo seguente. 

Com*è naturale, il primo dubbio che mi venne scorrendo le pa- 
gine di tale manoscritto, è che si trattasse di un ampliamento della 
lettera del Ramusio, dovuto a qualche dilettante di viaggi e di cose 
dell* oriente. Ma una attenta lettura e il confronto minuto del codice 
colla epistola tradotta dal portoghese mi persuasero che tale dubbio 
non aveva serie ragioni d' esistere. 

Innanzi tutto il tempo a cui appartiene il ms. — ammessa la peg- 
giore ipotesi che sia una copia dell'originale — non ci permette di 
credere che possa essere un ingrandimento della lettera scritta da 
Girolamo da Santo Stefano, poiché bisognerebbe supporre che l'au- 
tore di tale lavoro ampliativo si sia valso o dell' edizione del Fer- 
nandez, pubblicata nel 1502 (il Bamusio pubblicò il primo volume 
delle sue Navigationi et viaggi solo nel 1550) o di un testo ita- 
liano, che, secondo il Peragallo, avrebbe servito alla traduzione por- 
toghese. 

Ma nel primo caso dovremmo ammettere che l'edizione di Va- 
lentym Fernandez abbia avuto una si rapida difiusione da essere cono- 
sciuta anche in Italia; nel secondo caso dovrebbesi attribuire molta 
notorietà al testo italiano, e tale notorietà è certo che non poteva 
avere, se il Ramusio proprio in quel tempo o non molto dopo co- 
nosce il viaggio dei due mercatanti attraverso l'edizione di Lisbona. 

E poi, astrazion fatta da qUeste ragioni che limitano di molto la 
possibilità di un tale ampliamento, senza peraltro escluderla intera- 
mente, non potendo la critica tener conto delle combinazioni e dei 
casi fortuiti, che sfuggono alle leggi normali dei fatti, una facile 
considerazione ci toglie ogni dubbio. 

Da una parte abbiamo una lettera, tradotta in varie lingue e 
pubblicata quasi subito dopo il viaggio dei due mercanti, breve, con 
salti e lacune, strozzata là dove dovrebbe essere più larga e detta- 
gliata, senza proporzioni e infarcita di brani inutili e pieni di stranezze. 

Di più fra le varie traduzioni corrono diflferenze non lievi e che 
non possono, come vedremo, essere giustificate dalla scarsa compe- 
tenza in materia geografica di chi inserì tale documento o da errori 
di interpretazione. 

Dall'altra parte c'è un manoscritto di poco posteriore al viaggio 
di colui al quale il codice è attribuito, esatto anche nei più piccoli 
particolari, colle indicazioni delle distanze, dei luoghi di fermata, 
delle cose più notevoli viste o sentite dire. 

Se fosse opera di un ampliatore, certamente troveremmo nelle 
relazioni di viaggiatori anteriori le fonti che egli ha adoperato per 
il suo lavoro di mosaico: all'incontro egli difierisce notevolmente 
nella descrizione dei luoghi, visitati prima da altri ,* nuovi partico- 



ì 



— 6 — 

lari aggiunge e vede le cose già da* snoi predeoessori notate sotto 
un aspetto nuovo che rende interessante la lettura delle sue lunghe 
peregrinazioni. Di più arricchisce con nomi del tutto nuovi di luoghi 
non indegni d* essere conosciuti, il patrimonio geografico dei secoli 
passati. 

Certamente non manca ad esso quella speciale rozzezza che è 
propria della gente che corre il mare e sfida grandi pericoli : ma 
accanto alla rozza forma che rivela una mente disavvezza ai freni 
della grammatica c'è una dote che non manca mai a coloro che si 
occupano di traffici : 1* abilità a cogliere ciò che e* è di più notevole 
in ogni cosa, ad afferrarne cioè i caratteri principali, permanenti e 
non mutevoli. 

E la narrazione oggettiva, lucida di Girolamo di S. Stefano mi 
richiama alla mente un altro esempio di tal genere: il Periplo del 
M. Eritreo attribuito ad Arriano. Anche in esso la sintassi ha poca 
parte: ma quante notizie precise non ci porge, quanto tesoro di 
dati preziosi non ci ofire quel meschino libercolo di 65 paragrafi! 



«*• 

Ancora un'altra osservazione mi permetto di fare. Si può credere 
che un viaggiatore di tale natura, che percorse mezz' Asia, lasci una 
meschina lettera, che senza dubbio sminuisce la figura forte del da 
S. Stefano, mentre cerca di innalzarla alle altezze eroiche dell'uomo 
invincibile con mezzi addirittura disadatti, e non pensi, poiché non 
mori subito dopo il ritorno in patria, a dare de' suoi lunghi errori 
un'idea più esatta? 

Per una consuetudine, quasi mai smentita e degna di lode, tutti 
coloro che per ragioni di traffico visitarono paesi lontani o poco co- 
nosciuti, si sono affrettati a lasciarci memoria dei loro viaggi o fa- 
cendo essi stessi una più o meno lunga relazione o comunicando ad 
altri ciò che meritava maggiormente d' essere conosciuto. Gli esempi 
non mancano; e tutte le relazioni di viaggi pervennero a noi per 
l'una o per l'altra via. 

Ora invece ci troverenmio di fronte a un caso nuovo: un viag- 
giatore che affida ad una lettera meschina, che dà una pallidissima 
idea dell'opera sua, piena di pianto e di lamenti, i risultati delle 
sue decennali avventure. 

Inoltre tal lettera sarà stata fatta su appunti, poiché non è 
lecito pensare che Girolamo da Santo Stefano, che non era certo 
sconosciuto fra i mercanti e gli uomini di mare, non segnasse giorno 
per giorno le cose più notevoli e più degne d' essere risapute da 
coloro che più degli altri avevano il bisogno di apprenderle; e se 



I 

I 

I 

I linea cougiuDgere, 



— 6 - 

fa compilata di su gli appunti, la cui esistenza non mi pare possa 
logicamente negarsi, com* è che è cosi scarsa di date e di nomi, 
e ripiena di fatterelli che possono trovar luogo conveniente in 
un* ampia relazione, ma ingombrano di soverchio e sono sproporzio- 
nati alle dimensioni di essa? 

Del viaggio ben poche cose son dette, eppure con tale lettera 
Girolamo da Santo Stefano intendeva, come si legge nelle prime 
righe, soddisfare alla curiosità del portoghese Mayer o Mayner, il 
quale lo aveva pregato di narrargli com'era seguito il suo lungo 
viaggio. 

Come lettera contiene più di quel che questo genere comporti e 
molto meno di quel che desiderava chi si era rivolto a lui per avere 
notizie : come relazione poi è addirittura insufficiente. Se noi togliamo 
quelle scarse nozioncelle di flora indiana e le strane consuetudini 
sessuali degli abitanti di Calicut, le peripezie incontrate a Pegu e 
a Sumatra e i pericoli corsi sul mare di Cambaya e per opera dei 
briganti persiani, restano ben poche cose: i punti di partenza e d'ar- 
rivo e qualche altro punto intermedio, che non sappiamo con quale 



Da Tauris ad Alepo per quali città passa? Il tratto non è breve; 
e numerose vie V attraversano in tutti i sensi. Fra Calicut e Ceylan 
non visita alcun porto? eppure ricca di empori commerciali è quel 
tratto di costa. E nel Coromandel non piglia mai terra? E ancora, 
se noi vogliamo attenerci al testo portoghese, il quale per molti 
rispetti, che più oltre mostrerò, è più degno di fede della versione 
italiana, com' è chiamato il luogo a metà strada fra Coser ed Adem? 
Il Ramusio s'accorse delle molte lacune e cercò di colmarne qual- 
cuna; ma fu poco felice; e questa sua inabilità a raddrizzare la 
lettera che inserì nella sua raccolta, è una delle ragioni che mi 
fecero preferire il testo portoghese alla sua traduzione. Darò un 
esempio che^ a me non pare privo di valore. Nella redazione prima, 
cosi chiamerò; per amore di brevità, il testo di Valentym Fer- 
nandez, manca il nome dell' isola a 85 giorni di navigazione da Cocer, 
dove i due mercatanti prendono terra. Il Ramusio rimedia alla di- 
menticanza aggiungendo il nome Matzua, l' odierna Massaua. Ebbene 
non e' è luogo meno rispondente alle indicazioni offerte dalla lettera 
i stessa della piccola rada di Matzua, che sorge su un isolotto vici- 

! nissimo alla terra ferma e congiunto ad essa per mezzo d'una diga. 

I Altre incoerenze e altri tentativi di attenuarle verrò lungo il corso 

del lavoro a tempo opportuno mostrando. 
\ Intanto aggiungo un' altra non lieve difficoltà che insieme col- 

I l'altre rilevato ci convincerà che è logico supporre l'esistenza d'una 

I relazione più ampia ed esatta e classificare la lettera, finora ritenuta 

i documento importantissimo, fra le cose di secondario valore. La let- 



— 7 — 

tera che stiamo aDalizzando è la risposta ad una preghiera, risposta 
DOD del tutto soddisfacente poiché l'esaudisce alla meglio. Ora io mi 
domando se la manifestazione di tale desiderio da parte del Mayer 
fu fatta prima che Girolamo da S. Stefano partisse per la lontana 
India, ciò che sarehhe strano e anche vi si opporrebbe il verbo 
€ richiedete » ; o se posteriore al suo ritomo era la richiesta fattagli ; 
e anche questa supposizione urta contro numerose difficoltà che per 
la loro -evidenza tralascio di enumerare. Si noti poi — e questo è 
V argomento che mi sembra più sodo — che Girolamo da Santo Ste- 
fano, stando ai computi fatti colle date della lettera, era allora 
allora tornato; e se teniamo conto esatto delle distanze, possiamo 
concludere che al 1° settembre 1499 non poteva essere a Beirout per 
la semplicissima ragione che era ancora in viaggio. E quindi come 
avrebbe potato ricevere la lettera del Mayer, e questi sapere che 
era tornato e si trovava a Beirout? Lascio la risposta ai lettori. 

Tutto quel po' che s' è detto mi pare che tolga ogni serietà al 
sospetto che il manoscritto da me esumato nella Biblioteca di Bo- 
logna sia un ampliamento della lettera ramusiana. 

Ora il riconoscere piena genuinità a tale codice porta di conse- 
guenza con sé un buon numero di piccole questioni che avranno una 
esauriente soluzione dal confronto minuto che ora istituirò fra l'uno e 
l'altra, e che non stimo del tutto fuor di luogo brevemente accennare. 

Dovremo — dal momento che non ci sono ragioni per non erodere 
scritta da Girolamo di S. Stefano la relazione che qui pubblico — con 
siderare anche la lettera, tradotta più volte, corno opera del nostro 
viaggiatore o ritenerla riassunto fatto da altri di sul manoscritto ? 

Se fra l'uno e l'altra ci fossero tenui divergenze, nate da errori 
di interpretazione e facilmente giustificabili, allora non ci sarebbe 
motivo di credere la lettera opera di altri. Invece grandi sono le 
differenze e stridenti le contraddizioni, per modo che ad entrambi 
i documenti non si può assegnare la stessa paternità: ne viene di 
conseguenza che sulla lettera si devono sollevare quei sospetti che 
abbiamo visto non potere giustamente gravare sul codice. 

E ancora, se forti argomenti ci attestano del carattere spurio di 
essa, dovremo credere prototipo di questo riassunto il testo porto- 
ghese, da cui in vario tempo abbiano avuto origine gli altri due, o 
supporli tutti e tre venuti da un primo riassunto, ora perduto, in 
lingua italiana? 

Io non esito a dichiarare la mia propensione a questa seconda 
ipotesi; del resto il confronto che subito incomincerò, deciderà se 
più ragioni di probabilità abbia l'una o l'altra supposizione. 



— 8 - 

Il primo punto su cai credo opportuno fermare l'attenzione e 
discutere un po', benché non abbia una particolare importanza, pure 
è non debole indice della tesi che balzerà fuori chiara da tutto il 
confronto. Nel ras. non è esplicitamente detto quale sia la meta del 
viaggio di Girolamo Adorno e Girolamo da Santo Stefano. I due 
ardimentosi mercanti lasciano nell'agosto del 1491 Genova, senza 
alcun dubbio per trafficare, e vanno ad Alessandria, la città fondata 
dal grande Macedone, ed allora quasi del tutto rovinata, donde li 
fa scappar la peste che in quell'anno terribilmente infieriva.^ 

Si recano al Cairo nella speranza di smerciare le loro mercanzie, 
ma anche quivi migliaia e migliaia di vite miete il crudele morbo, 
e allora essi abbandonano la città del Soldano e s'imbarcano sul 
Nilo alla volta di Cane.* 

Non è detto dove sia diretto il loro viaggio; e tale reticenza 
mi pare che sia necessaria in una relazione nella quale è indicato 
quasi giorno per giorno ciò che e' è di notevole nei luoghi per dove 
passano e dove ragioni di traffico li trattengono.^ Non si tratta di 



i È necessario che tolga una leggera 
ruga che senza dubbio scorgerà chi 
legge le prime pagine del nostro mano- 
scritto. 

Incomincia Tautore con la terza per- 
sona plurale, come se chi narrava le 
vicende di quel lungo viaggio fosse al- 
tra persona da chi lo aveva compiuto: 
poi ad un tratto abbandona la terza per- 
sona plurale e parla in prima persona 
parimente del plurale, fino a che la 
morte non lo privi del suo compagno 
di viaggio; e allora narra in prima |>er- 
sona, a cui sostituisce la rispondente 
persona plurale, quando unisce a sé gli 
altri che con lui viaggiavano. A spie- 
gare il primo cambiamento, che del se- 
condo giustissime sono le ragioni, basta 
notare che incomincia col nome suo e 
quello del compagno — e cosi gli pareva 
di dovere principiare per dire chi erano 
coloro che avevano compiuto un sì lungo 
cammino — e che ragioni grammaticali 
gli impongono di continuare come aveva 
incominciato. 

Il mutamento di persona ci dice che 
colui che racconta è uno di ({uelli che 
ha navi<rato e camminato, e la gram- 
matica a tale distanza non ha motivo 
di lamentarsi. 

«Altra piccola divergenza si incon- 
tra là dove è indicata la distanza che 
separa il Cairo e Cane. Nel ms. fra 
runa e PaUra città ci sono 11 giorni di 
cammino: nella lettera deiredizione del 
Ramusio e nel testo portoghese di essa 



i giorni sono 15. Questa piccola diffe- 
renza credo sia più che giusto spiegarla 
colla caduta della cifra romana indi- 
cante Tuno davanti al V ; oppure è un 
errore di chi compilò la lettera, sia che 
rabbia desunta dal manoscritto, che 
pubblichiamo per la prima volta, o at- 
tinte le notizie, colle quali ricostruì la 
lettera, dalla bocca dello stesso Giro- 
lamo da Santo Stefano. Dopo il Cairo 
si ferma a Cane, intorno alla qual città 
rimando il lettore alle note che seguono 
al testo. Il nome Cane è anche nel Ra- 
musio, ma con un valore un pò* diverso: 
ò. il porto sul Nilo della città di Cariz 
(testo portoghese Caryz). Per quanti li- 
bri ed atlanti abbia sfogliati e diligen> 
temente letti, non m* è riuscito trovare 
una città, il cui nome rispondesse alla 
meglio a quello citato dal Hamusio : e 
poi Cane non è soltanto un porto, ma 
è porto e città, o meglio città fabbricata 
sulla riva destra del Nilo, e vicinissimo 
non ha che piccoli borghi che ne sono 
la naturale continuazione. Io ho suppo- 
sto che si tratti di quella parte della 
città che è attorno ad un canale deri- 
vato dal Nilo. Il nome arabo Khahtz 
darebbe una giustificazione del nome 
Cariz : ma le difficoltà che presenta que- 
sta interpretazione, quasi quasi consi- 
glierebbero a crederlo un errore o a 
rinunciare a qualsiasi spiegazione. 

^ Meritevole d'essere segnalata è una 
piccola sconcordanza fra la lettera ra- 
ra usiana e quella in portoghese. Alle 



— 9 — 

Opera in cui l'aatore debba di necessità esporre lo scopo del suo 
viaggio, precedentemente determinato e fissato anche ne' suoi par- 
ticolari, e far sentire la presenza della sua persona pensante e 
volente ; la qnal cosa non può non osservarsi in componimenti 
d'altro genere, come la lettera, dove chi scrivo, quando narra fatti 
a cui sia stato presente o di cui sia autore, è qualche cosa di più 
che una macchina cinematografica la quale custodisce centinaia e 
centinaia di impressioni susseguentisi ininterrottamente. Invece la 
narrazione di Girolamo da Santo Stefano, compilata di sul giornale 
di viaggio, che tutti coloro che la sorte getta per breve tempo in 
lontani paesi, hanno cura di redigere, non tiene in alcun conto il 
passato appena appena anteriore alla sua partenza da Genova e i 
progetti fatti allora: piglia le mosse dal momento in cui salpa dalla 
sua città natale e per tutto il suo racconto neppur per un istante ri- 
congiunge ciò che narra colle cose trascorse, anche se abbiamo con 
esso una stretta e intima relazione. E questo sano concetto della 
misura e della convenienza sa conservare con una scrupolosa dili- 
genza : mentre nella lettera un equilibrio rispondente alla natura di 
tal genere di componimento, non esiste affatto, e vani sforzi si fa- 
rebbero per sostener l'opposto. Queste sarebbero le ragioni psicolo- 
giche e letterarie che mi pare siano sufficienti a dare un' idea del 
carattere dell'uno e dell'altro documento : ma altri motivi si possono 
portare a giustificazione della reticenza del ms., e a spiegare il par- 
ticolare contenuto nella lettera. 

Avevano fin da quando erano approdati ad Alessandria fissata 
la meta delle loro peregrinazioni, oppure lasciavano che le condizioni 
dei mercati e le notizie che apprendevano da altri mercanti, fossero 
le conduttrici dei loro interessi e li guidassero ? A me paro — tanto 
più in questo periodo di tempo in cui, per ragioni storielle, quelle 
stesse ragioni che avevano fatto scoprire ai Portoghesi la via di 
circumnavigazione dell'Africa, non si erano avviati regolari com- 
merci coli' oriente, o se iniziati felicemente, venivano interrotti dai 
popoli attraverso i quali tali commerci si effettuavano — che maggior 
fondamento di verità abbia la seconda ipotesi. Alla quale vengono 
in aiuto e il fatto che i due viaggiatori vanno oltre l'India, fino 
a Sumatra, secondo la divisione che è nella lettera anche il Pegù 
è India, e l' accenno che è nella lettera stessa, dell' intenzione di 
Girolamo da Santo Stefano di giungere fino a Malacca; intenzione 



parole « partimmo per andare in India» lora un altro argomento s* aggiunge ai 
deir una rispondono neU* altra « parti- precedenti per ritenere a buona ragione 
nios i>era Suria ». Se con Suria s*inten- 1* edizione portogliese più vicina al ma- 
dono tutte le regioni dominate dal Turco noscritto bolognese, di quello che non 
e coulinauti col regno dei Persiani, al- sia la versione italiana. 

Siudi italiani di Jil. ind<h-4raH. n 



— 10 — 

alla quale negano compimento le condizioni del mare e le circostanze 
che poi sopravvengono. ^ 

••• 

Al § 4 del manoscritto è detto che da Cocer a Zoachin ci vo- 
gliono 35 giorni di viaggio, non compresa la notte, poiché gli scogli 
seminati per tutto il mar Rosso permettevano di navigare solo alla 
luce del sole: invece il Ramusio da Cosir a Mazua (l'odierna Mas- 
saua), un bel po' a sud di Suakim, dice che la nave su cui eran Gi- 
rolamo Adorno e Girolamo da Santo Stefano impiegò 25 giornate. 

n testo portoghese pubblicato dal Peragallo, del quale mi sono 
valso, non essendo riuscito a trovare nelle molte biblioteche d'Italia 
l'edizione di Valentjm Fernandez, è d'accordo col manoscritto: dà 
la cifra XXXV. 

Questa coincidenza è significantissima ; e poiché questo non è il 
solo caso in cui manoscritto e testo portoghese in fatto di cifre col- 
limino, ne viene di conseguenza che il ritenere la versione ramu- 
siana come rappresentante un secondo periodo di trasformazione 
della relazione genuina, il cui primo stadio è caratterizzato dal testo 
portoghese, non è varcare i limiti tracciati dal confronto stesso. 
Anche quel che immediatamente segue rafforza la conseguenza che 
è stata esposta or ora. Abbiamo detto che il secondo porto del mar 
Rosso in cui s'intrattengono i nostri due viaggiatori, nel ms. è Zoa- 
chin, nel Ramusio è Mazua: ebbene anche in questo particolare il 
traduttore ha lavorato di sua testa, poiché 1' edizione portoghese non 
dà alcun nome e non ha neppure il segno di lacuna; e se pensiamo 
che la distanza fra il punto di partenza e il luogo d' arrivo nel ms. 
e nel testo portoghese è la stessa, e che la breve descrizione del- 
l' «ylha » a cui giungono, benché contenga errori — e ne contiene, 
e non solo in questo punto, anche il ms. — pure meglio s'attaglia 
all' isolotto su cui sorge la città di Suakim che a quello di Massaua, 
non dubitiamo neppur per un momento a considerare come una falsa 
interpretazione l'aggiunta del nome Mazua fatta dal Ramusio per 
porre rimedio alla dimenticanza del testo portoghese. 

i Nel ms. noi troviamo qualche pie- molto nelle sue linee generali e air in- 
cola notizia sul viaggio dal Cairo a grosso da quel che ci hanno narrato 
Cane: avanzi di città distrutte, tombe, di quel tratto di paese viaggiatori re- 
edifici vede Tautore sulla riva sinistra; centissimi; quindi piuttosto che consi- 
poi visita le rovine dell'antica Tentyris derare il manoscritto nostro quale un 
e descrive un pò* ciò che vede. Nelle ampliamento della lettera linora rite- 
due lettere non e* è alcun ricordo di nuta genuina, credo più naturale sup- 
Dandala; e tutti questi particolari ar* porre questa come il riassunto mal 
cheologici sono riuniti insieme. La re- fatto di quella. Altri esempi a riprova 
lazione manoscritta non differisce di di ciò sono citati più oltre. 



— 11 — 



•*« 

Un'altra differenza, o meglio un altro luogo in cai ms. e Ra- 
musio non sono di perfetto accordo — ancora una lunga schiera di 
queste divergenze vedrà sfilarsi davanti il lettore, poiché non sempre 
ciò che dice l'uno è anche nell'altro, ma spessissimo il Ramusio non 
accenna neppure nomi e fatti che nel ms. sono ricordati ed amplia- 
mente esposti, e solo talvolta contiene cose che il ms. non ha — è 
quello dove è descritta brevemente la traversata fra Adem e Colocuti. 

Il Ramusio, quando non ricordo il testo portoghese vuol dire 
che esso coincide col suo traduttore, dice che i due viaggiatori vi- 
dero da lontano molte isole, senza dubbio le Laccadive: nel ms. non 
ne è fatta parola. 

Certo non può sorprendere che viaggiando da Aden alla volta di 
Calicut si vedano in lontananza le numerose isole che si distendono 
ai fianchi dell'India: ma mi sembra più. che naturale il supporre 
che se Girolamo da Santo Stefano le avesse viste, ne avrebbe fatta 
menzione nel suo giornale di viaggio. Ora la presenza di questo tenue 
particolare nella lettera Ramusiana, dove pur tante e notevoli cose 
sono trascurato m' ha l' aria di una zeppa erudita, fenomeno frequente 
nei lavori compilati e riassunti da altri e fatti passar per genuini. 

Dopo Calicut i due mercatanti genovesi, secondo il ms., fanno 
una breve tappa di tre giorni a Colum, dopo i quali riprendono il 
loro viaggio costiero alla volta di Ceylon. Ebbene, questa seconda 
stazione indica non è segnata nella lettera ramusiana e nel testo 
originale portoghese: c'è però una chiara traccia della sua scom- 
parsa. Le mille case di Christiani che nel ms. sorgono a Colum, 
le altre due redazioni le pongono a Calicut : è un restringimento di 
proporzioni come s' è visto più sopra. 

Più m' avanzo in questo lavoro di minuzioso raffronto, e più forte 
mi si fa la convinzione che le differenze si possano ridurre a due o 
tre categorie, come quelle che hanno una sola origine e subirono 
l'influenza di pochissime cause secondarie. 

Un beli' esempio di aggiunta erudita l' offre il paragrafo che ha 
dato materia alla precedente osservazione. Ambe le lettere danno 
una divisione dell'India in bassa ed alta che nel ms. non è nep- 
pure lontanamente accennata.^ 

^ Abbiamo visto più sopra che T India della conllgurazioDe verticale di quelle 
anteriore è distinta dal Ramusio col due vaste prominenze asiatiche; sib- 
nome di alta, e in questo è di pieno bene alla ripetizione d*uQ vecchio pre- 
accordo coiredizioneporto^^beserrindia giudizio, pel quale più bassa è la re> 
transgan<?etica è conseguentemente chia- gioue che più si protende verso il sud, 
mata « bassa ». Errerebbe dai vero chi appoggiato da un non meno vecchio er- 
credesse tale divisione originata da un rore cartografico deli* età ramusiana 
esame, sia pure rapido e ali* ingrosso, dobbiamo questa duplice distinxione. 



- 12 — 

E tale suddivisione può ritenersi appresa dai mercanti snl luogo, 
oppure deve considerarsi frutto di letture e di ricordi più vecchi ? 
Io credo che si tratti di un particolare che risale a più lontane fonti, 
ed è facile trovare altri riscontri. 

Non è interamente fuor d*ogni possibilità che colui il quale espone 
ciò che ha visto durante un non breve viaggio, scenda a questo 
lavoro di distinzione geografica che appartiene più allo studioso che 
al viaggiatore; ma quando i nomi che pigliano le divisioni di un 
qualunque paese non rispondono alle condizioni reali di tale regione, 
o non ne rispecchiano le tradizioni, ma contengono o credenze o 
errori di coloro che la visitarono — e questo è il caso nostro, poi- 
ché gli epiteti « alta > e « bassa » credo significhino soltanto la po- 
sizione che le due Indie occupavano nelle mappe rispetto all'Europa 
— allora non si corre alcun rischio affermando che si fatte distin- 
zioni ebbero la loro origine ben lungi dal luogo a cui si riferiscono. 

Ed ora eccoci ad un'altra questione di date. Non allo scopo di 
trovare l'esatto tempo impiegato nel viaggio da Calicut a Ceylon, 
ma per mostrare che le differenze che intercedono fra le varie fonti, 
di cui mi valgo e che sto discutendo, si possono togliere, o, per 
lo meno, è possibile rintracciare il motivo o i motivi che hanno 
determinato tali divergenze, mi è necessario intrattenere i lettori 
in minuscole questioni di cifre e di giorni. 

A percorrere il tratto che separa Colocuti da Ceylem il ms. fa 
impiegare ai due mercanti genovesi 24 giorni, ai quali debbonsi ag- 
giungere altri tre giorni passati a Colum : in tutto 27 giorni inter- 
cedono fra la partenza da Calicut e l' arrivo a Ceylon ; mentre in- 
vece nelle lettere, dove non si parla di Colum e non è neppure in- 
dicato quanto si siano fermati a Calicut, tale spazio di tempo è ri- 
dotto d'un giorno. 

La differenza — io ne convengo, e l'ho già detto — è piccola: 
ma chi s'occupa delle piccole cose deve tener conto di tutti gli ele- 
menti, ancorché tenui, che sono a sua disposizioue. 

Il supporre che la differenza risalga ad un errore di computo 
ammetterebbe implicitamente la genuinità delle due lettere ; e poi 
rimarrebbe a spiegare per quale recondita ragione condizioni diverse 
di viaggio, perchè il ms. segna una tappa che le lettere non indi- 
cano, diano identici risultati in fatto di tempo, a meno che non si 
ricorra a difese ridicole e a sofìstiche argomentazioni. 

La sola via che ci conduce allo scopo direttamente è il pensare 
ad un errore — e ne abbiamo visti tanti altri che ci crediamo in 
diritto di supporne uno anche qui — di chi riassunse il resoconto 
genuino : una semplice trasposizione della cifra I mette tutte le cose 
al posto e ci toglie ogni ragione di discutere. Uno dei meriti che 
va senza reticenze dato all'autore del ms. è quello di aver saputo 



— 18 - 

indiGare i prodotti propri di ciascuna regione e di averli notati in 
quel luogo dove per la prima volta gli accadeva di incontrarli. Ora 
è risaputo che le cosi dette noci d'India crescono in tutta quanta 
la penisola dekkhanica; e per conseguenza il nostro A., parlando 
della flora del paese intomo a Calicut, dice € li sono ancora molti 
arbori de noxe de India grosse ». Nei due testi delle lettere solo a 
Ceylon ci si presenta questa pianta ; e fìn qui è poco il male : 1' A« 
fa un pò* in ritardo un* osservazione che avrebbe dovuto far prima : 
ma e* è un'aggiunta che tradisce il tardivo rimedio: dice che anche 
in Calicut crescono le noci, la qual cosa non aveva detto a proposito 
di tale città, benché 1* occasione adatta non gli fosse mancata. 

La conseguenza più naturale che a me pare si possa ricavare, 
a meno che non si voglia con ogni sforzo tentare di difendere si 
fatte divergenze, è che anche questa piccola differenza porti un ar- 
gomento di più alla convinzione già manifestata, che non si tratti 
di una lettera scritta da chi compi il viaggio, ma riassunta da altri 
dal ms. originale, e abilmente qua e là modificata con raccorcia- 
menti non sempre opportuni e restrizioni di mole e trasporti di par- 
ticolari che danno qualche chiaro lume del vero essere suo. 

A cominciare dall*arrivo di Gerolamo Adomo e Gerolamo da Santo 
Stefano in Ceylan fino alla loro partenza, dopo lunga dimora, dalla 
città di Pegù le differenze fra ms. e lettere si vanno facendo più 
profonde, e meno facile riesce il trovare le ragioni che le hanno de- 
terminate. 

Cosi, ad esempio, mentre la fonte manoscritta li fa dimorare per 
tre giorni a Taprobane, le due lettere a stampa riducono ad un sol 
giorno la loro permanenza nell'isola. 

Del pari c'è non lieve dissenso a proposito della durata del viaggio 
da Ceylan a quella parte della costa orientale dell'India dove sor- 
geva Mailepur, la città in cui era in alto onore l'apostolo S. Tommaso. 

E vero che se sommiamo insieme i giorni di stanza nell'isola e 
il tempo impiegato nel viaggio, la differenza è appena dì due giorni, 
ma anche di questa tenue discordanza non si può trovare altra ra- 
gione plausibile che nel modo in cui fu redatto l'arclietipo delle varie 
lettere che sono a noi pervenute. 

Fu visto già più sopra quali gravi difetti presenti, confrontato 
colla relazione manoscritta, il breve resoconto tradotto dal Ramusio: 
man mano che si procede nell'analisi, maggiore diventa il numero 
delle mende, e più serie difficoltà s'incontrano nel volerle giustificare. 

Anche per il corto brano che parla di Calicut, Ceylan e del Coro- 
mandel, nessuno, credo, ci sarà che voglia anteporre alla particola- 
reggiata narrazione del ms., in cui le distanze e le tappe sono indicate 
con scrupolosa esattezza, le brevi e fugaci ed incomplete noterelle 
delle lettere stampate, e credere queste genuine a preferenza di quella. 



— 14 - 

Continuando nel mio arido elenco segnalo all'attenzione dei let- 
tori nn altro punto dove la concordia lascia molto a desiderare. 

H tragitto dal litorale del Ciogolmendel al capo Negrais e alla 
foce del ramo più. occidentale dell' Ira waddy, quella di Bassein, ò 
compiuto, secondo il ms., in 22 giorni: e altri quindici i due viag- 
giatori ne impiegano, attraverso bracci secondari dell' Ira waddy e 
canali, por giungere alla capitale del regno di Pegà. Questo^ stesso 
tratto, certamente non breve, di mare è percorso, stando ai cenni 
della lettera, in soli 20 giorni. 

Qui la differenza non è piccola: ò quasi il doppio di tempo 
che viene impiegato; e perciò non può ritenersi originato da una 
svista di chi, come credo, scrisse, riassumendola dal giornale di 
viaggio di Girolamo di Santo Stefano, la lettera che va sotto il suo 
nome. 

Potrebbe qualcuno con molta buona volontà tentare il salvataggio 
anche di questo brano, supponendo che i 15 giorni che l'autore della 
lettera dice necessari per fare il viaggio dalla capitale del regno 
del Pegù ad Ava, si debbano considerare parte del tempo impiegato 
dai due viaggiatori per arrivare al capoluogo di quella vasta zona 
di paese, e che Terrore consista nello scambio delle due città, le 
quali in epoche non molto lontane ebbero una parte molto impor- 
tante; ma la limpidità delle due narrazioni non mi pare possa per- 
mettere una si fatta ipotesi. 

Oltre che argomenti storici, poiché sappiamo che proprio in quel 
tempo i regni di Ava e di Pegù. non erano uniti, ma signoreggiati 
da due principi, per giunta discordi, militano a favore dell'interpre- 
tazione che ora esporrò, anche ragioni di attendibilità e serietà. 
Nella lettera ramusiana è chiaramente detto che se allora non fos- 
sero stati tesi i rapporti fra il Pegù e Ava, i nostri due viaggiatori 
avrebbero risalito per altri quindici giorni l'Irawaddy fino alla ca- 
pitale: ma lo stato di guerra in cui erano quei paesi, ne li aveva 
impediti. Quindi ciò che nell' una redazione è manifestato come mera 
intenzione, che non ha potuto entrare nel campo del reale, divente- 
rebbe nell'altra; con qualche non lieve cambiamento e parecchie 
contorsioni, un fatto compiuto che non può essere discusso, ma deve 
essere accettato tale quale è. All'incontro supponendo che chi re- 
dasse la lettera abbia non tenuto conto della seconda parte del 
viaggio, dal capo Negrais alla città di Pegù, e non abbia voluto — 
per quale ragione precisa è ben difficile potere stabilire, forse per 
motivi di brevità — fame un cenno, come abbiamo più volte visto 
di sopra, ci troviamo davanti ad una curiosa coincidenza: tanto nel 
ms., quanto nella lettera il tempo che va dall' arrivo dei due mer- 
canti a Ceylan fino al loro ingresso nel delta dell' Ira waddy, è uguale: 



— 15 - 

trentatre giorni passano fra questi due punti del viaggio (tanto 
nel ms. quanto nella lettera).^ 

Potrà dipendere dal Gaso questa notevole combinazione, ma non 
mi pare che si debba trascurare affatto per la ragione che le diffe- 
renze parziali in fatto di cifre fra i singoli passi non possono tro- 
vare, a mio avviso, una spiegazione plausibile, e perchè V autore 
della seconda redazione lascia spesso spesso quei particolari che 
necessitano alla esatta interpretazione dell'insieme. 

E quasi a sostituire tutta la mancanza di dettagli tanto impor- 
tanti sono inserite notizie che non appaiono in alcuna parte del ms. 

Qui e un pò* più oltre, l' A. — quello della lettera — parla a 
lungo di sé, di gravi difficoltà incontrate, di seri pericoli corsi, e 
mette in evidenza V abilità sua nel levarsi da quegli imbarazzi che 
gli creava la sfortuna. 

Nel ms. invece, dove l'autore non fa sentire affatto la sua per- 
sona e narra soltanto ciò che può interessare i lettori rispetto ai 
paesi che ha visitato nelle sue peregrinazioni di mercante, non c'è 
nulla di tutto questo. 

Io ammetto che l'importanza di ciò che egli racconta e la tra- 
scuranza di se, propria in chi, come il nostro, espone la vita a tutti 
i pericoli di un decennale viaggio, gli impongano di fermarsi pochis- 
simo su quel che direttamente lo riguarda; ma non posso credere 
che tralasci del tutto quei casi che toccando la sua persona, ser- 
vono ad illustrare meglio i paesi e gli abitanti. 

Ora tale è appunto il caso presente: poiché, mentre nel ms. e 
nella lettera è accennata la morte di Gerolamo Adorno, benché di- 
verso sia, in quanto a proporzioni quest' annuncio necrologico, solo 
nella seconda si fa parola della guerra fra i due regni finitimi e 
delle conseguenze non belle che da essa derivano ai due mercanti. 

Io, a questo punto, mi permetto di avanzare un' ipotesi : siccome 
questi ultimi particolari, non notati nel ms., servono all'autore della 
lettera come preparazione al racconto della morte del compagno, 
e siccome ritengo tale narrazione, e in questo tutti consentiranno 
con me, molto più ampia di quel che non consentano le propor- 
zioni della lettera stessa e non esiga l'intento che essa si propone, 
levando tutti i fronzoli e tutta la parte di decorazione e riempitiva, 
che non è poca, rimane solo il nocciolo che si può compendiare nella 
morte dell'Adorno, notizia comune all'un documento e all'altro. 



i Nel corto brano ove è descritto un vengono recate « zoie » in abbondanza, 

pò il regno di Pegù altre piccole discor- e che gli abitanti sono adoratori di 

danze meritano d'essere rilevate. Il ms. Adam ; il Ramusio invece attribuisce 

non parla delle centinaia d* elefanti al- ad Ava ricchezza di rubini e di altre 

levati dal signore del luogo ; dice che pietre preziose, e fa, senza più, dei Pe- 

v' è un grandissimo mercato sul quale guani altrettanti idolatri. 



— 16 — 

È vero che nella lettera ne è detta la causa: ma anche questo 
particolare mi pare rientri nel numero di quelli la cui soppressione 
non può esser messa in dubbio, poiché anch' esso, come gli altri, non 
ha altro scopo che di metter sotto più bella luce il punto più sa- 
liente: la morte del coraggioso mercante nelle inospitali terre ba- 
gnate dell* Ira waddy. 

*** 

Meritano d'essere segnalati all'attenzione dei lettori due altri 
strani episodi narrati dal Di Santo Stefano nella ormai famosa let- 
tera al Mayer. Mi maraviglio che coloro i quali presero in esame 
questa breve e sconnessa relazione o ne citarono brani , abbiano 
chiuso gli occhi davanti alle cose bisbetiche e ridicole in essa con- 
tenute, e non siansi convinti della necessità di metterle da parte e 
di sollevare dei dubbi su tutto il resto. 

Che il De-Gubernatis,^ a sostegno e in rafforzo della tesi sua pre- 
diletta, accetti come tant'oro la notizia che nel porto dell'isola di 
Sumatra dove approda il nostro, viveva un cadì, stretto in amicizia 
col da Santo Stefano e un po' conoscitore della lingua italiana, pos- 
siamo ammetterlo ; ma non mi par che si debba concedere che tutto 
il racconto, nel quale è innestato il particolare che tanto soddisfa 
allo illustre indianista, passi senza contestazione. 

Io credo, com' ò accaduto anche più sopra, che qui si tratti di un 
fenomeno di ampliamento: attorno ad un nocciolo primitivo si sono 
raccolte tutte quelle notizie che esso poteva attrarre a sé. E il nu- 
cleo primo nel caso attuale è la consuetudine vigente iti Sumatra 
per cui le sostanze lasciate da chi non ha parenti passano in ere- 
dità al signore del paese. Tale costume ha dovuto per forza essere 
collegato con un fatto precedente : la morte di Gerolamo Adomo ; si 
che la breve azione incominciata sulle rive dell' Irawaddy, ha un' in- 
sperata e imprevista continuazione in uno dei molti scali mercantili 
della parte nordica di Sumatra,* e giunge a fortunata soluzione per 
altre inaspettate circostanze. 

1 V. A. De Gubernatis, Storia dei il mal tempo lo buttò verso Java maior 

viaggiatori italiani nelle Indie o Siamatra. Or io mi domando percbò 

Orientali, Livorno, 1S75, p. 10, 111-2. mai, se era vivo suo desiderio visitare 

stando alla narrazione manoscritta, V Aurea Chersoneso degli antichi, tor- 

la meta ultima di tutto il viaggio par- nato calmo il mare, sulla stessa nave 

rebbe essere la vasta isola di Sumatra: su cui aveva preso posto partendo dalle 

certamente il punto estremo raggiunto bocche dellMrawaddy, la quale certa- 

è uno dei molti scali della sua parte mente doveva toccare Malaca, se vi si 

superiore. era imbarcalo, non prosegui verso la 

^ Nella lettera contenuta neirantolo- regione in cui intendeva recarsi. K in- 

già ramusiana Girolamo da Santo Sto- vece, dopo il suo soggiorno a Suma- 

fano racconta che era sua intenzione tra, piglia la strada dei ritorno e giunge 

di recarsi nella penisola di Malacca, ma air arcipelago delle Maldive. Forse ven- 



- 17 - 

E qnal fine si proponga raggiungere chi stese il rapido racconto, 
è più che evidente; e poiché a me non pare si possa con ragioni, 
dopo quel che fu detto, persistere nella generale credenza che Gi- 
rolamo da Santo Stefano ne sia l'autore; cosi colui che per un mo- 
mento vesti i panni del mercante genovese, con tali episodi volle 
innalzarne un po' la figura e ingrandirne le avventurose peregrina- 
zioni. I mezzi adatti allo sco^o non gli mancavano del tutto ; seppe 
abilmente valersene ; e possiamo affermare che non male à rappre- 
sentato la sua parte. Dove però gli è mancata la fortuna è nel se- 
condo passo che io intendo esaminare. 

Partendo dalle isole Maldive, dove la tempesta l'aveva sbale- 
strato, dopo 6 mesi continui di riposo forzato, la sua nave, rimes- 
sasi in mare insieme con altre, per le abbondanti piogge e il tempo 
burrascoso, si riempie d'acqua e cola a fondo. Il disgraziato mer- 
cante aggrappato ad un legno erra por lo smisurato oceano per tutto 
il giorno, e alla sera alfine lo raccoglie una delle barche spedite 
dalle navi colle quali fino a quel giorno aveva viaggiato di conserva. 
La stranezza di questo racconto balza agli occhi subito alla prima 
lettura; e non è necessario che io porti argomenti por dimostrarne 
la puerilità. Chi confronti i due passi rispondenti del ms. e della 
lettera, riconosco subito il testb primitivo e può stabilire quali e 
quante sieno lo amplificazioni e da quali ragioni traggano origine. 

Il punto comune alle due narrazioni è l'afi:bndamento della nave 
su cui si trovava Girolamo da Santo Stefano ; e nell'una quest'epi- 
sodio assume proporzioni che non contrastano affatto col possibile, 
nell'altra supera i limiti d'ogni credibilità. 

* 

Anche nell' ultima parte del viaggio, dall' isoletta di Ormuz sino 
ad Aleppo e a Damasco, non minor numero di discordanze, quali 
gravi e quali tenui, si riscontra fra la redazione manoscritta e quella 
a stampa. 

Uguale però in entrambe ò l'itinerario seguito: solo le circostanze 
che accompagnano il viaggio e il tempo in esso impiegato, sono un 
po' diverse. Inoltre nella lettera troviamo qua e là larghe lacune 
che non i sempre possibile colmare, dimenticanze non facili ad espli- 
carsi e troncata repentinamente la narrazione, che nel ms. continua 
ancora per un bel po'. 

nero a mancare le raprioiii che prima anche questo colpo di sfortuna va messo 

lo spinjfevano verso Malaca; forse le in un fascio cou tutte le altre disdette, 

condizioni per raggiuui^ere lo scoi)0 suo delle quali si è voluto rendere ad arte 

non ^li si presentarono cos'i propizie; aspro il viaggio di Girolamo da i»aiito 

forse — e questa è la credenza mia — Stefano. 

studi italiani Hi HI. indo-iran. Voi. V. Ili 



— 18 — 

Io, per quanto abbia cercate le ragioni di qaesti rari difetti, non 
sono riuscito a trovarle ; e credo di non facile esito anche per altri 
questo compito. 

Così, per venire ad esempi, mentre si può ristabilire accordo 
pieno fra le due narrazioni a proposito della nazionalità de' compagni 
di viaggio del nostro, e non è difficile anche sul terreno scabroso 
delle cifre trovare una sufficiente ragione delle divergenze, dirò cosi, 
cronologiche, pensando che il più che c*è in qualche cifra della lettera 
è compensato dal meno di qualche altra, come s*è potuto constatare 
più sopra — abitudine che qui disgraziatamente, per il fatto che molte 
volte mancano le indicazioni precise, ci è vietato riaffermare — non 
appare chiaro il perchè della differente coudizione in cui nei due 
documenti il nostro compie il suo lungo viaggio attraverso la Persia, 
a meno che non si creda che la versione ramusiana voglia, narrando 
che egli dovette acconciarsi a servire un mercante di Damasco, cir- 
condare di maggior compassione la sua disgraziata peregrinazione — 
e in ciò mi danno piena ragione e le lamentevoli parole poste in 
principio della lettera e la rassegnazione delle ultime righe — e 
compiere 1* opera iniziata col racconto delle avventure non liete del 
Pegù e il triste naufragio nel mare che bagna la costa malabarica. 

Ma qui non finisce la lunga odissea dei mali che la sfortuna 
sparge a piene mani sulla via di Girolamo da Santo Stefano; la let- 
tera narra ancora che fra Tauris ed Aleppo la carovana, a cui egli 
apparteneva, venne assaltata e spogliata, sicché per raggiungere 
Aleppo dovette ricorrere agli aiuti di alcuni mercanti Azami ^ 

Or di tutto ciò non tien parola il ms.: quindi si spiega com'esso 
non faccia cenno delle strade mal sicure e infestate da predoni e non 
parli dell'invito fattogli da alcuni mercanti di Aleppo di ritornare 
a Tauris per comprare gioie e seta. 

Un altro punto che, come alcuni altri indicati più sopra, non può 
sperare d'avere un po' di luce dall'analisi mia, e che dovrà ancora 
rimanere nella ombra del dubbio, è quel che riguarda il termine 
ultimo del viaggio, che la lettera portoghese ed italiana pongono ad 
Aleppo. Se la lettera è datata da Tripoli, come si spiega che la nar- 
razione si ferma all'arrivo di Girolamo da Santo Stefano ad Aleppo? 
Forse l' autore di essa non credette degno d' essere narrato, perchè 
privo di interesse e senza vicende notevoli, il viaggio di ritorno da 

1 Se pensiamo che l'ultimo tratto sione nel tempo, in quella siano affà- 

del lungo viaggio, quasi tutto terrestre, stellati e riuniti quasi in un fascio, 

ha una così diversa trattazione nella È il fenomeno, altre volte rilevato, 

lettera e nel ms., rapida e incompleta prodotto dall'aver cercato di contrarre 

nel!' una, ampia e particolareggiata nel- in piccolo spazio ciò che aveva larga 

P altro, si ca[)isce come i fatti ed i estensione, che qui si ripete a proposito 

dettagli che in questo occupano luoghi dei mercanti persiani o azami ed ar- 

un po' distanti secondo la loro succes- meni che accompagnano cìirolamo da 



— 19 — 

Aleppo a Tripoli, e stimò sufficiente, in segno del salto non piccolo 
che faceva, porre il luogo in cui la lettera veniva scritta. 

Alle molte cose dette un'altra debbo aggiungerne non priva di 
qualche interesse: molta di fiferenza corre fra le lezioni dei nomi propri 
data dal Ramusio e quelle offerteci dal ms. ; -all' incontro queste hanno 
una sorprendente somiglianza colle voci rispondenti della lettera 
portoghese. * 

Quando non si conoscevano altro che i due documenti a stampa, 
tale differenza poteva avere una sufficiente spiegazione o in errori 
d'interpretazione dei nomi commessi dall'editore Fernandez, errori 
che il Fernandez stesso teme d'aver commesso; o nella troppa 
libertà della quale s' è valso il Ramusio traducendo dal portoghese 
la lettera che tutti han creduto scritta da Girolamo di Santo Stefano, 
per cui i nomi geografici hanno lasciato la forma, diremo cosi, pri- 
miti\a e originale per assumere quella che ad essi davano le pro- 
gredite cognizioni dell'oriente e l'uso concorde degli scrittori. 

Ora col nuovo documento mutano le cose : non si può più parlare 
di errori d'interpretazione del tipografo portoghese, ma solo resta 
a spiegare il carattere di modernità che tali nomi hanno nel testo 
ramusiano, e la ragione di questo fu detta or ora. 

Le cose fin qui dette sono molte, e non è facile per chi legge, 
appunto perchè finora ho seguito una via di minuziosa analisi, tirare 
le conclusioni e porre nel posto che le osservazioni e gli argomenti 
addotti esigono, i tre documenti di cui è questione. Questo mi pare 
che da tutta la discussione esca assodato : che non ci sono ragioni, 
neppure tenui, le quali giustifichino i dubbi che al primo momento 
mi sono passati per la mente sulla originalità del manoscritto bo- 
lognese. 

Minuta, esatta, anche nei più fuggevoli particolari, non priva di 
quelle indicazioni che sole danno ad un documento di tal genere 
qualche importanza, poiché è nei dettagli che si può misurare il 
contributo che ciascuno dei viaggiatori minori ha portato al patri- 
monio della conoscenza geografica, la relazione di Girolamo da Santo 
Stefano, scritta senza alcuna pretesa letteraria e col solo intento di 



Santo Stefano. Bau poca iinportauza ba 
i>er noi la differenza del luogo donde 
provengono i tnercadauti che il nostro 
viagp;iatore trova a Combeya: del Cairo 
o d' Alessandria, essi attestano i vivi 
rapporti commerciali fra T oriente di 
Europa e le regioni occidentali del- 
r Asia. 

1 Offrirò qui un elenco dei nomi pro- 
pri, comuni ai tre documenti, dal quale 
appunrà nella sua evidenza quanto di 
sopra fii affermato: 



manotor. 


tntoportof. 


ramusiano 


Cocer. 


Coser. 


Cosir. 


Coiocuti. 


Calocuth. 


Calicut. 


Ceylera. 


Coylen. 


Zeilan. 


Ciogolmendel. Sogolmentil 


. coromanc 


Peygo. 


Peyjo. 


Pegu. 


Siamatra 


Samotra. 


Sumatra. 


Combeya. 


Combaya. 


Cambaia. 


Ormos. 


Ormos. 


ormuz. 


Siraz. 


Serra». 


Siras. 


Ispaan. 


Ispan. 


Spaan. 


Cbascen. 


Casem. 


Casan. 



- 20 — 

far cosa utile ad altri, non lascia affatto desiderare per sincerità, ed 
ò uno dei mif»;liori esempi di giornale di viaggio. 

Le indicazioni delle distanze fra luogo e luogo, valutate in giorni, 
dovevano certamente tornar utili a chi, come il Nostro, mirava a 
portare la sua attività in quei lontani paesi : e le numerose stazioni 
che ci permettono di ricostruire quasi passo per passo la via lun- 
ghissima percorsa, ci dicono che verso la fine del secolo xv per ar- 
rivare nelle regioni dell* Indo e del Gange, si risaliva il Nilo, si 
navigava il Mar Rosso e si attraversavano i paesi dell'Asia ante- 
riore, proprio come al tempo de' Greci e di Roma. 

1 numerosi accenni alla flora, alla fauna di quelle contrade, non 
hene e solo in parte note, alla vita e ai costumi di quelle genti, in- 
tomo alle quali correvano le più fantastiche notizie, aggiungono 
qualcosa a quel non molto che si sapeva; e, cosa più delle altre 
interessante e meritevole di nota, lasciano la salda convinzione che 
r autore, scrivendo queste poche e rozze pagine ahhia affidato alla 
carta ciò che più aveva impressionata la sua mente, avvezza a con- 
siderare di un paese e di un popolo soltanto la loro potenza di pro- 
duzione e la loro abilità commerciale. 

E debbo anche aggiungere che dalla relazione di Girolamo da 
Santo Stefano nuova luce riceve il problema delle vie seguite dal 
commercio nei secoli xv e xvi ? Alcune strade che nell* antichità certo 
dovevan esser battute dalle carovane di mercanti, — e ce lo dice la 
presenza di città un tempo floride — e che nò 1* opera delPHeyd né la 
monografia del G(">tz registrano, sono state nuovamente percorse dal 
nostro autore e rimesse, direi quasi, alla luce dal suo disadorno e 
breve resoconto. 

Ora è mai possibile che tale relazione, della quale sinora ci siamo 
aflaticati ad enumerare i pregi, sia opera di altri, quando e il tempo a 
cui risale il manoscritto e la natura che esso presenta di antologia di 
viaggi e di cose straniere, e sopratutto il carattere sincero del racconto 
e la sua scrupolosa esattezza sono concordi ad attribuire allo stesso 
Girolamo di Santo Stefano la compilazione del giornale? E d'altra 
parte chi accetta tali conclusioni, e credo che n^ ssuno vorrà negarne 
la naturalezza e l'evidenza, può continuare a credere che la lettera 
ramusiana sia veramente scritta da colui che compi il viaggio? 

Le lacune profonde che non può non avvertire anche chi veloce- 
mente la scorra, le stranezze che balzano numerose agli occhi, lo 
contraddizioni fra l'esordio, ov' è chiaramente esposto lo scopo che 
si prefiggeva chi la scrisse, e il resto che smentisce in buona parte 
tal fine, e poi le incongruenze, i salti, le frequenti omissioni di cifre 
e di nomi, tutto sta a testimoniare che non può averla composta il 
coraggioso mercante che, dopo tante dure prove, non aveva l' animo 
fiaccato e stanco. 



— 21 — 

Un altro punto ormai fuori di discussione è quel che riguarda i 
criteri seguiti dal Ramusio nella sua traduzione. Cinquant*anni dopo 
il viaggio dei due genovesi, le cognizioni geografiche avevano fatto 
notevolissimi progressi; molte nuove scoperte avevano aumentato 
lo scarso patrimonio precedente, e di numerosi nomi s' era fissata la 
grafia. Appunto in questo primo aprirsi della vera vita della scienza 
geografica visse il raccoglitore delle < Navigationi et viaggi », o 
quindi si capisce come egli nel tradurre dal portoghese la lettera 
attribuita a Girolamo di Santo Stefano, abbia rammodernato molti 
nomi e aggiunto ciò che credeva fosse necessario per meglio com- 
prendere il testo.* 

*** 

Ed ora, lasciando da parte la questione se la lettera portoghese 
fu tradotta da una primitiva lettera in lingua italiana o composta 
in queir idioma, dobbiamo farci alcune domande: dal momento che 
molte e valide ragioni ci vietano di credere genuina la lettera della 
quale sono a noi pervenute tre redazioni, pochissimo dissimili, in 
tre lingue diverse, a chi dobbiamo assegnarne la paternità? £ quale 
scopo avrà voluto raggiungere chi si curò di compilarla? E inoltre 
questa piccola mistificazione come ha potuto rimaner celata a Giro- 
lamo di Santo Stefano, che, di ritomo dal suo viaggio, non si ritirò 
dalla vita agitata e pericolosa nella quiete e nel silenzio, ma, come 
si ricava da una lettera di Colombo a Nicolò Oderigo, chiese di en- 
trare al servizio della Spagna? Il Peragallo crede, e porta dei 
buoni argomenti a sostegno della sua opinione, che V autografo 
(sic) della lettera fosse in italiano : ma per noi che non ne riteniamo 



1 Altre minuscole differenze fra la 
lettera del Ramusio e il manoscritto^ fra 
questo e il testo portoghese, il quale 
nella maggior parte dei casi è d'accordo 
col Kamusio e solo poche volte da lui 
dissente e s'accosta o coincide colla re- 
lazione manoscritta, mi limiterò ad in- 
dicarle: V. § i, righe 10-11; 16-18; 45-6; 
49-52 —§ 5 righe 10-11; 21-23; 27-34; 
41-3; 13-5; V^^-Ì3:i; § 8, righe 8-10; 10-H. 

Nel capitoletto oV è narrato il viaggio 
di ritorno da Sumatra ad un gruppo di 
piccolissime e numerosissime isole, fra 
le quali lo avventura il mare agitato - 
circostanza non notata nel ms. - iro- 
vausi l'ima dietro l'altra a piccola di- 
stanza le non molte discordanze fra la 
lettera ramusìana ed il suo originale 
portoghese; discordanze che quasi tutte 
scompaiono, se con quest' ultimo docu- 
mento poniamo a raffronto il nostro ms. 



Cosi, mentre il numero dei giorni 
impiegati in questo tragitto è uguale 
tanto nel ms. come nell' edizione di 
Valentym Feruandez, nel testo italiano 
tale cifra è diminuita di un bel po', v. 
§ 12, righe 4-6. 

Anche il nome che hanno le isole nu- 
merose ove dimora per parecchi mesi, 
nel Kamusio, è un po' diverso da quello 
che ad esse dà l'editore di Lisbona. Il 
ms. ne parla a lungo, senza peraltro 
dire come sian chiamate. V. § 12. ri- 
ghe 6-7. 

\je indicazioni dei giorni o dei mesi 
nei viaggi da un luogo all'altro, o pas- 
sati in qualche porto, se sono poche e 
non sempre molto precise in tutta la 
lettera, scarseggiano e crescono di va- 
ghezza nell'ultima parte di essa. Ne 
darò qualche esempio, v. § 15 della let- 
tera del Kamusio, righe l-ò; 13-16; 22-6. 



— 22 - 

autore Girolamo da S. Stefano, ha una ben scarsa importanza questa 
conclusione. Quel che a me fa maraviglia è che nessuno — e neppur 
il Peragallo V ha fatto, benché egli potesse farlo e ne avesse quasi 
il dovere — ha attentamente letto ciò che nell'edizione portoghese 
segue alla lettera. 

Joham Jacome Mayer, che nel Ramusio diventa Mainer, modi- 
ficazione accettata dal De-Gubernatis, dall' Amat di San Filippo e 
anche dal Peragallo, che vorrebbe vedere in tale cognome un accor- 
ciamento dell' italiano Maineri — quando riceveva quest' epistola dal 
di Santo Stefano, si trovava, com' è detto chiaramente, « emBaruti ». 

Non saprei bene stabilire la nazionalità del cognome; certo, cosi 
com' è, e non e' è ragione di credere che il Fernandez abbia com- 
messo errore nel trascriverlo, mentre invece ci sono validi motivi 
di ritenere errata la lezione del Ramusio, non pare che sia italiano. 
Senz' alcun dubbio il conoscere se è portoghese o d' altra nazione 
gioverebbe alla ipotesi che ora esporrò, in quanto ofirirebbe un ar- 
gomento di più a sostegno di essa. Io credo che la lettera di cui 
fin qui mi sono occupato, o sia una falsificazione dovuta allo stesso 
Fernandez, il quale deve avere ceHamente utilizzato gli appunti brevi 
e un po' errati presi di sul ms. genuino e aggiunte alcune parti, 
quali l'esordio, la fine e i lunghi periodi sulla morte di Girolamo 
Adorno; o l'abbia ricostrutta, desumendola del pari dal ms., qualcun 
altro, che io non erodo possa essere il Mayer, poiché tutti ì falsifi- 
catori hanno sempre addossato a qualche nome la responsabilità 
delle loro mistificazioni. 

Io propendo a credere che maggiori probabilità militino a favore 
della seconda ipotesi, come quella che più lunga esperienza e più 
numero s/B applicazioni approvano; comunque è da ritenersi che Ge- 
nova e Lisbona, legate insieme da frequenti relazioni di commercio, 
siano state le fucine, dirò così, dove fu manipolata la nota lettera. 
Non ragioni di tempo, poiché 12 mesi son più che sufiicienti per 
compiere un si pìccolo falso, non argomenti d' indole intrinseca 
ci vietano ad accettare tale ipotesi, la quale neppure il fatto che 
nessuno mai si sia accorto del piccolo inganno, può infirmare, perchè 
e ben poche copie furono fatte dell'antologia di Valentym Fernan- 
dez, il che si desume dalla rarità di quell'edizione, e solo verso 
la metà del secolo xvi il Ramusio diffuse la lettera di Girolamo di 
Santo Stetano ; senz'aggiungere anche che è molto incerto che costui 
si sia recato nella Spagna, dove avrebbe potuto forse più facilmente 
accorgersi della minuscola falsificazione, e che nei primi anni del 
cinquecento quasi sconosciuta era la lingua portoghese presso di noi. 



— 23 - 



Manoscritto 4075 (Biblioteca 
Universitaria di Bologna) 
fr. <S-19. 



Viaggio di Hieronimo 
da Santo Stefano 
Genovese dirizzato 
a M. Giovan lacobo 
Mainer, di lin^na 
Portoghese tradot- 
to nella Italiana* 



Trellado de liQa carta 
«1 Jeronimo de san- 
to Estevun escre- 
veo de Tripoli a 
Joham Jacome ma- 
yer em Bamti, pri- 
meiro dia de seté- 
bro* Era de mill e 
«inatro^entos e no- 
venta e nove annos. 



1. 

§ 1. Essendo dui Compa- 
gni Genoesi hieroDymo An- 
dorno e hieronymo da santo 
Stephano mercadanti partiti 
da Genoa nel anno de la sa- 
lute 1491 . a li • 15 • de augusto 
perveneno in Alexandria Cita 
degipto molto antiqua edifi- 
cata da Alexandro magno . la 
quale al presente e la maior 
parte dist'acta in la quale cita 
essendo allora el morbo e non 
possendo tinire loro mercan- 
tie, desiderosi de haver al- 
cuno ben fine Andoreno al 
Chayro cita di babilonia dove 
sta el soldano in la quale cita 
steteno mesi dui e non pos- 
sendo haver quel fine deside- 
ravano per la peste grande 
li era, ne la quale per spatio 
de dui mesi e mezo, li raori- 
reno un milione e setanta 
milia persone comò se inten- 
deva per ordine et coman- 
damento del soldano da co- 
loro a li quali fu dato tal 
cura partissemo dal dicto 



Nel nostro infortu- 
nato viaggio, ancor che 
mi si rinovi il dolore, 
nondimeno per satisfa- 
re a (guanto mi richie- 
dete 10 narrerò come 
seguitte. 

Dovete dunque sa- 
pere, come M. Hiero- 
nimo Adorno, et io in 
compagnia, andammo 
al Cairo, dove compra- 
ta certa quantità di co- 
ralli, bottoni, et altre 
mercantie , partimmo 
per andare in India, et 
in capo di quindici 
giorni arrivammo a Ca- 
riz, e trovammo un 
buon porto detto Cane, 
e nel camino che fa- 
cemmo, trovammo mol- 
te città antiche rovi- 
nate con molti mirabili 
edificii, fatti nel tempo 
de gentili, nelle quali 
vi sono ancora molti 
tempii in piedi. 



Acerca do nosso for- 
tunado viagem ajnda 
que me renove door 
repricado, porem por 
satisfazer a vossa re- 
questa vos contareyco 
mo he seguido. 

Jil saberces corno 
fomos em companhia 
Jeronimo Adorno e eu 
ao Cayro, e de compra- 
dos yertos coraaes,.bo- 
toès e outras mercado- 
rias, nos partimos pera 
Suria, e em XV dias 
cheguamos ao Caryz, 
e cheguamos a huum 
porto chamado Cane. E 
pello caminho achamos 
muytas pidades antij- 
guas desfeitas com mu- 
ytos estranhos edifi- 
cios feitos no tempo 
dos ydolatras, dos 
quaes ajnda ha muy- 
tos templos. 



§§ r-3. Poche notizie abbiamo di Girolamo Adorno (o Andorno, come erroneamente ha una 
volta il ms.) e di Girolamo da Santo Stefano. Dell'uno, 13* figlio di Ambrogio e di Brigida di 
Dario Calvi (v. Litta, Famiglie celebri italiane, voi. 9, tav. Il, e Kossi Bonaventura da Sarzaoa, 
Istoria genealogica e cronologica delle due nobilissime case Adorna e Botta, Firenze, 1710, 
pp. 30-31), tutti coloro che ne hanno parlato o incidentalmente oppure ex professo, ripetono 
quasi alla lettera quel che è detto nella lettera ramu^siana: dell* altro si sa ancor meno: al- 
l' infuori del suo nome in una lettera scritta da Cristoforo Colombo a Nicolò Oderico nel 1502 
da Sibilla (cfr. Codice diplomatico colombo-americano, Geuova, Ponthenier, 1823, pp. 322-3 e 



24 — 



1. 

Chayro nel anno 1492 . a li • 5 • 
de luglio, et e dieta cita del 
Chayro non manco bella cura 
la corte del soldano che quel- 
la di roma. Partendo montas- 
semo in barca navicando per 
lo Nilo non manco grande di 
pò . per giorni • 14 • paese be- 
ne abitato in lo quale sono 
molte cita antiche disfacte 
che furono al temqo de greci 
cum molti edificij antichi, et 
etiam molte sepolture facte 
a modo de poncti do dia- 
manti molto grandissime et 
altissime, e in fine de li dicti 
giorni * 14 * gionsemo ad una 
terra chiamata Cane in el 



Raccolta di documenti e studi pubblicati dalla li. Commissione Colombiana. Parte T, voi. II, 
p. 167) e dell* intenzione sua di recarsi nella Spagna al servizio del re « Se Geronimo de Santi 
Esteban viene....» (cod. dipi., p. 322), nulla a noi è noto; e nessun documento nuovo è venuto 
finora a illuminarci un po'. 

Nessuno degli atlanti migliori, nò quello dello Spruner-Menke, e neppure quello recentis- 
simo del Vidal-Lablache, presenta in qualche cartina i limiti dei domini dei Mamelucchi; e 
ciò facilmente si spiega, poiché scarsa di fatti notevoli è la storia dell* Egitto in quegli anni, 
e lo storico della geografia non può tener conto cbe delle grandi variazioni di confini. 

Possiamo però valendoci e dei dati che la conquista dei Turchi offre numerosi e dei pochi 
cenni che geografi e viaggiatori hanno a noi tramandato, ricostruire quasi per intero la carta 
del sultanato di « Babilonia » e vedere quanto e' è di esatto nelle brevi notizie del nostro. 
L* Egitto colle sue dipendenze — piU oltre si vedrà quali terre erano annesse alla regione nilo- 
tica — fu per 267 anni, dal 1250 al 1517, governato d:Ula stratocrazia mamelucca. 

Selim I, signore dei Turchi, dopo aver occupato l*Àrmenia, la Georgia, il Kurdistan e la 
Mesopotamia, volendo punire il Sultano d* Egitto degli aiuti prestati ai suoi nemici, invase 
la Siria e s* impadronì, 1* una dopo ì* altra, di tutte le città della frontiera. 

Da questa parte quindi i confini della signoria mamelucca erano segnati da una linea ud 
pò* irregolare che andava dal golfo d* Alessandretta al ramo occidentale dell* Eufrate, seguiva 
il fiume sino al deserto siriaco e si perdeva nelle sabbie. 

Riguardo poi ai confini verso il Sudan e dalla parte delKArabia pii'i difficile riesce distin- 
guere ciò che venne in possesso dei Turchi dopo le prime conquiste da quello che gu«frr6 
posteriori aggiunsero ai loro domini. 

Non si può dire con sicurezza se il porto di Sunkim facesse parte del regno mamelucco 
o formasse uno staterello a sé : Gerolamo da Santo Stefano ne parla come di terra non di- 
pendente dall* E;^itto ; e d* altra parte ò certo che nel dominio dei Turchi era inclusa anche 
quella « terra murata ». 

Poco importa a noi il vedere fin dove giungevano i confini verso occidente, poiché di 
quei luoghi il nostro autore non fa alcun cenno. 

[V. Espositioni et introduttioni universali di Girolamo Ruscelli sopra la geografia di To« 
lomeo. Venezia 1573., tav. V [Egitto] : — Geografia di Claudio Tolomeo con espositioni di Gio. 
Ani. Magini, tradotta da Leonardo Cernoti. Venezia 1598, II, p. 196. — A. Rambaud. L*empire 
ottoman, tome IV de 1* histoire generale, pubblicata sotto la direzione di E. Lavisse ed A. 
Rambaud, pp. 709-11]. 

Intorno alla consuetudine, se$;uita anche nel manoscritto, di chiamare « soldano di Babi- 
lonia» il signore dell'Egitto, v. II. Yule. The hook of Ser Marco Polo, I, p. 21, li, 21S. 

Parecchi sovrani mamelucchi attesero con diligente cura al governo del loro stato, ne 
accrebbero il commercio con vantaggiosi trattati, protessero con amore le lettere e le scienze, 
ed arricchirono la capitale di belle moschee, fra le quali meritano d'essere ricordate quelle 
di Game-el-Mouieb e Game-el- Achrafych , dovute rispettivamente a Cheikh-el-Mahmoudl 
(t 1421) e Achraf-Barse-BaI (1423). 



- 25 — 

1. 2. 8. 

qual loco stetemo giorni • 62 • 
paese pur del solaano, qual 
terra e loco picolo et senza 
muraglia, dove stano Syrifi 
chi sono de la generatione 
de Macometo, la quale terra 
e posta su la riva del nilo in 
el (fual nilo sono molti coco- 
drili animali grandi e grossi 
di statura, a guisa de ser- 
penti cum quatro gambe sen- 
za ale . et viveno nel diete 
nilo, et alcuna volta fano 
danno a bestiami et a homini 
del paese e sono tali coco- 
drilli grossi di corpo aliquan- 
do comò un asino, e longhi 
da XV in XX parmi . hanno 

E questo ho aggiunto per dar ragione della maraviglia che Girolamo da Santo Stefano 
prova visitando il Cairo, e del paragone che egli ne fa [v. Rambaud, o. e. p. 710]. 

Cane è fuor d* ogni dubbio V attuale Kénèh, la Caeuepolis o Neapolis di Erodoto [II, 97]. 
Posta là dove il corso del Nilo s* incurva profondamente verso est, all'estremità di una 
« forra » clie attraversa nella sua larghezza il tratto di terra tra il (lume ed il Mar Rosso, 
era la stazione intermedia del commercio fra il basso Egitto ed i porti orientali dell* Affrica 
del nord. 

La sua importanza va scemando man mano che ci avviciniamo ai tempi moderni: le 
guerre, la poca sicurezza delle strade e soprattutto le difficoltà varie frapposte dalle genti di 
religione mussulmana che dominarono sulle terre bagnate dal Nilo, ne indebolirono il traf- 
fico; le scoperte portoghesi affrettarono il suo decadimento. Benchò col taglio deir istmo di 
Suez siano venute a mancare le condizioni per cui in tempi lontani fu emporio fiorente, pure, 
facendo capo ad essa, come a scalo naturale, tutte le merci dell* alto Egitto, il suo movimento 
commerciale è aumentato; e s'accrescerà di più quando la ferrovia 1* allaccierà col porto di 
Kosseir [v. IV Auville, o. e. p. 196 — Heclus. Geogr. univ. 10, pp. 102-3 — Vivien de Saint- 
Martin, Dictionnaire de géogr. voce Kénèh]. 

In quanto al diverso nome che prendono nel Hamusio il porto e la città — distinzione che 
non ho trovata confortata da nessun altro esempio — 1* ipotesi che meglio spiega tale dupli- 
cità di denominazione è quella che ho esposto di sopra, benchò anch'essa offra non lievi dif- 
llcoltà e non soddisfi a pieno ai miei desideri (v. D'Anville, o. e. p. 45, lOS, 173, 185). 

Di Dandala, la Tentyra o Tentyris degli antichi (v. Ptoiemaei Geographia, IV, e. 5, voi. I, 
p. Il, p. 721 ed. Didóte D'Anville, Mémoires sur l' Ègypte, p. 19-1), la Denderah attuale, credo 
opportuno riportare quel che dice un viaggiatore francese, E. Cotteau in « Le Tour du monde », 
(1894, I, p. 143) (v. anche G. Mannelli, L' Africa, p. 437). 

Per illustrare in modo conveniente il viaggio in parte terrestre ed in parte marittimo da 
Keneh a Suakim, basterebbe che io trascrivessi qualche pagina del diario di Theodor voa 
IIeu;?lin [Reise in Nordost-Afrika und lUng des Rothen Meeres im Jahre 1857. Petermaon's 
Mittheilungen, 1860, § 325-3r>8]; ma mi terrò pago di riassumere quanto può lumeggiare la 
narrazione di Gerolamo da Santo Stefano. 

Innanzi tutto dirò che due sono le vie che partono da Keuph : V una con una leggera curva 
verso nord, battuta nel passato, conduce alle rovine dell'antica Kosseir; 1* altra, più meridio- 
nale e percorsa ai di nostri, va sino al porto della nuova Kosseir. 

Quasi di pari lunghezza, esse possono considerarsi come i lati uguali di un grande trian- 
golo isoscele che ha per base la distanza fra la vecchia città e l' attuale ; distanza che una 
retta di circa 100 Km. tirata da Keneh, divide in due parti uguali. 

.Molto più piana delP altra ed anche un po' più corta, la strada percorsa nei tempi andati 
mostra ancora al passe^giero ì^tazioni, epigrafi scolpite sulla roccia e capanne diroccate, ma 
è completamente sfornita d'acqua (v. Heuglin, o. e. p. 381); e anche quando Girolamo da 
Santo Stefano faceva questa breve traversata — è fuor d'ogni dubbio che in quegli anni era 
ancora in piedi l' antica città e non si seguiva ancora la nuova via — lungo di essa non 

Studi italiani di fil. indo-iran. Voi. V. IV 



— 26 



1. 

le gambe corte, e non hano 
decesso da evacuar ol ventre, 
ma el suo padìr sie evomitar 
stando in terra a la riva del 
fiume sul mezo giorno, e tene 
la bocca aperta, e vene certo 
ucello grosso comò una per- 
nice bianco e negro chi tene 
una spina sul capo, dicto 
ucelo natagli sul capo et in- 
trali in bocca e manza quel 
cibo che evomita, ne altra 
forma tene el dicto cocodrillo 
de purgarsi. 

§ 2. Per centra lo dicto 
loco de C&ne su laltra riva 
del nilo largo da la fiumara 
forsi dua miglia e una cita- 
4e antica disfacta che se 



e* erano né pozzi nò fonti, si che le carovane, prima di partire, dovevano rifornirsi di tutte 
le cose necessarie alla vita e persino provvedersi d* acqua. 

Non 80 se al tempo dei Tolomei e, più tardi, sotto i Romani, alio scopo di facilitare gli 
scambi commerciali, siano state costrutte ad intervalli delie cisterne ; certo la landra straìda 
che da Copto, sul Nilo, conduceva sino a Berenice, porto del Mar Rosso, era fornita di 
llydreumata; e Plinio (Nat. hist., VI, 26) dove descrive il non breve cammino che le merci 
orientali dovevano percorrere per giungere fino agli scali deiroccidente, ricorda il nome di 
parecchi. 

Invece la via battuta ai di nostri dal commercio dell'alto Egitto, lunga circa 192 Km^ che 
il viaggiatore percorre in cinque soli giorni (pp. 327-9), offre di tratto in tratto gruppi di ca- 
solari, in cui le carovane sogliono fare brevi tappe, e cisterne con acqua alcune volte gu- 
stosa al palato, altre volte putrida e « brukisches». E che T acqua, per lo più piovana, rac- 
colta nei pozzi, non sia sempre buona a bere, ma talora contenga disciolta troppa quantità 
di sali, nota anche Guillaume Lcjean, il quale ancora aggiunge che questa fu la ragione prin- 
cipale per cui il progetto di Méhémet-Ali di fare di Kosseir lo sbocco « di tutto Talto Egitto 
attraverso Khéuè » venne abbandonato (Voyage dans V Afrique orientale in « Le Tour de 
monde » 1860, 2* sem., p. 102) [v. anche sulla via Keneh. Kosseir il lavoro di J. Bird, Obser- 
vations on the southern coast of Arabia, with remarks from Kossir to Keneh. Journal of the 
Royal Geograpical Society, 1883, p. 192]. 

Non saprei dire — e nessuna delle relazioni di viaggiatori moderni risponde a questa mia 
domanda — in qual tempo la vecchia Kosseir che sorgeva nel luo^ della Philotera di To- 
lomeo [v. D* Auville, o. e. p. 230; e Heuglin, o. e. p. 331, 1' colonna], porlo che è tutt* uno col 
Leukos Limén del Periplo del Mare Eritreo (§§ 4-5, v. anche Vivien de Saint-Martin Dict. 
de góogr. voce Ko^eir), sia stata abbandonata e si sieno poste le fondamenta della nuova 
città. 

L* Heuglin (o. e. p. 331) scrive che circa 70 anni prima del suo viaggio abitavano ancora 
in prossimità delle rovine dei pescatori, ai quali di certo appartengono le fosse che si osser- 
vano nelle vicinanze. 

È fuori d' ogni dubbio che verso la fine del secolo xv solo il porto più a nord esisteva ; 
r origine dell* altro, o per lo meno il suo ingresso nel novero degli scali più importanti del 
Mar Rosso, data da tempo molta più vicino a noi. 

La causa deir abbandono dell* antica KosseXr va ricercata nella sua insufficienza a pro- 
teggere le navi dai venti di nord-ovest e nella difficoltà che i banchi di coralli sempre cre- 
scenti dinanzi air entrata del porto offrono alle imbarcazioni. 

In quanto alla natura della nuova città, alla sua costituzione etnica e alla parte che ha 
nel traffico dell* alto Egitto e della porzione nordica del Mar Ros>o rimando alle opere già 
citate e al volume IO della geografia di fi. Reclus, pp. 581-80. 



27 



1. 

chiama dandala in la quale 
e ancora la intrata de una 
porta facta de marmori bian- 
chi cum belli edifìcij et den- 
tro da la dieta cita e uno 
tempio antico megio disfacto, 
del quale anello che resta e 
in quadro longo uno tiro de 
Areno in el qual tempio non 
e ne ligname ne calcina ma 
solo facto a pietre e piombo 
cum belissime colonne dentro 
tutto istoriato de istorie an- 
tiche al tempo de y dola tri e 
vi sono molte figure de gi- 
ganti e homini grandissimi 
e molte caractole che non se 
intendano. 

§ 3. Parti sserao dal dicto 
loco de Cane cum una Cara- 
vana de mori de Cameli . CC . 
e caminassemo per li desorti 
dove passo Moyse <][uando 
usci de egipto Giorni • 7 ' li 
quali deserti sono molto ari- 
di e sterili e vi sono de 
grande montagne de porfidi 
e y aspi 8 e non vi si trova 
aqua ne cosa alcuna da vi- 
vere ma bisogna portar pro- 
visione da manzare e be- 
vere sopra cameli per tuto 
lo dicto camino. In questi 
deserti alcuna volta si tro- 
vano Arabi chi assaltano la 
caravana e robano per il che 
bisogna andar possenti e in 
compagnia. In cavo de li di- 
cti * 7 * giorni gionsemo a la 
riva del mare Rosso ad uno 
porto chi se chiama Cocer 
etiam sugetto al soldano nel 
qual luogo stetemo giorni 15. 
et dopoi partissemo cum una 



dapoi ne partimmo del 
detto luogo di Cane, 
per terra, et caval- 
cammo per sette gior- 
nate, per quelle mon- 
tagnoy et deserti dove 
andò Moises, et il po- 
j^olo d'Israel, quando 
furono cacciati da Fa- 
raone, in capo de quai 
giorni arrivammo a Co- 
sir * porto del mar ros- 
so, e quivi montammo 
sopra una nave, ch'era 
oocita tuta con corde, 
et haveva le vele di 
stuora, et con quella 
navigammo per venti- 
cinque giorni entrando 
ogni giorno al tardi in 
bellissimi porti, ma di- 
shabitati: et alla fine 
arrivammo ad un'isola 
detta Mazua a banda 
dritta del detto mare, 
che è lontana circa un 



Despois nos partimos 
do dito lugar de Cane 
per terra, e cavalgua- 
mos vij jomadas per 
aquellas montanhas e 
desertos per que andou 
Moyses e ho povoo de 
Israel, quando foi lan- 
9ado per Faraoo, em 
cabo do qual chegua- 
mos a Coser, porto de 
mar roxo. E hy entra- 
mos em naaos coseitas 
com cordas que tinham 
as velas de esteiras. E 
com aquellas navegua. 
mos per xxxv dias en- 
trando cada tarde em 
fremosissimos portos, 
mas deshabitados. 

E em fìm chegua- 
mos a huma ylha a 
9erca de terra huma 
miiha, a aual he porto 
da terra do Preste Jo- 
ham, e ho senhor da- 



La scarsa conoscenza che al tempo di Gerolamo da Santo Stefano si aveva del Mar Rosso 
costringeva i naviganti a pigliar terra quando il sole era tramontato e a seguire di giorno 
il pid possibile la costa. 

Questo cabotaggio diurno era praticato fin dai tempi più antichi : e notizie ampie possiamo 
attinprere dal Periplo del Mare Eritreo, al quale per molti rispetti assomiglia la rozza rela- 
zione del nostro, (9 2 e segg.) e dalla viva e precìsa descrizione di quel mare fatta da Aga- 
tarchide e conservataci in parte da Photio nella sua Bibliotheca (Oeogr. graec. mio. I, 
111-195 ed. Didot). 



— 28 - 



1. 

nave de porto de cantara doa 
milia cusita e contixta cum 
corde .e vele de palme . e 
navicando a terra a terra 
ogni sera prendevamo porto 
per che non si può navicar 
m quel mare salvo de giorno 

Ser li grandi scogli et impe- 
imenti chi gli sono . et e 
tuto paese disabitato e de- 
serto . e non se trova cosa 
alcuna . salvo alcuna volta se 
trovano certi arabi chi guar- 
dano bestiami et da loro se 
ha qualche carne e lacte e 
butiri. 

§ 4 Passati giorni 'SB* 
arrivassemo ad una Isola 
chiamata Zoachin loco de 
mahumetani che volge circha 
uno miglio e mezo, bene abi- 
tata per esser loco de gran 
trafilo . dove se contraetene 
assai mercancie de speciarie 
e schiavi e altre cose . per 
lo che la dieta isola confina 
col paese del prete lane, e 



2. 

miglio da terra, dove 
è il porto del paese del 
prete Ianni, et il si- 
gnor dell'isola è Moro, 
qui stemmo due mesi, 
et poi ci partimmo, e 
navigando per il detto 
mare al modo di sopra, 
altri tanti giorni, ve- 
demmo molte barche, 
che in detto mare pe- 
scavano perle, et na- 
vendole voluto vedere, 
trovammo che non era- 
no di quella bontà, che 
sono le orientali. 



8. 

quella he mouro. E da 
ditaylha a cabo de dona 
meses nos partimos, e 
naveguando pollo mar 
ao modo de 9Ìma ou- 
tros tantos dias vimos 
muytas barcas em a- 
quelle'mar que pesca- 
vam perlas, mas essas 
que se no dito mar a- 
chavam nom som mray- 
to boas. 



S 4. Suakim è il porto del Mar Rosso che offre alle navi più sicuro asilo. 

Un canale lungo due miglia e largo circa 500 passi conduce in un bacino, in cui sor^^no 
due isolotti, fra i quali, protetti da tutti i venti, gettano le ancore anche bastimenti di di- 
screta grossezza. 

Suir isola più meridionale è costrutta la città, la quale dista dalla terraferma in media 
400 metri, ed ò dal villaggio di Géf, che sorge sulla costa del continente, al sud-ovest dell'isola, 
quasi giornalmente provvista di quanto abbisogna alla vita de* suoi abitanti. 

In quanto alla larghezza del braccio di mare fra Suakim ed el-Géf, non sono pienamenta 
d'accordo coloro che hanno studiato quella parte di litorale africano: cosi G. B. Beccari 
(I porti del Mar Rosso - Sawakin, p. 91) dice che ci sono 150 passi; il Reclus (voi. 10, pp. 416-82) 
fissa a 30 metri il viadotto di ferrovia che unisce la città cosmopolita al villaggio indigeno; 
e Del piano datoci dairileuglin in appendice al suo resoconto, T intervallo misura, nella sua 
parte più angusta, un quarto di miglio geografico. 

Quasi esatta — dagli scrittori di cose geografiche dei secoli trascorsi non possiamo pre- 
tendere che d:iti approssimativi — è la cifra che Girolamo da Santo Stefano dà della circon- 
ferenza dell* isola maggiore, poiché il Beccari (o. e, p. 91) assegna ad essa un diametro di 
circa mezzo chilometro. Errato ali* incontro è il numero che indica la distanza di Suakim 
dalla terra ferma — si noti che anche il testo portoghese e 1* edizione del Ramusio, benché 
neiruno e neir altra non si parli della stessa città, ma di Matzua, offrono una cifra di molto 
superiore alla realtà — a meno che non si supponga — e questo sarebbe un volere accomodar 
le cose ad ogni costo — che l'autore nostro abbia voluto indicare la distanza fra il nord del- 
l' isola e il continente, la quale ipotesi, anche se fosse meno strana e perciò più probabile, 
urterebbe del pari contro la difficoltà dell* inesattezza. 

Qualcuno potrà osservare che nella lettera portoghese e nella versione italiana il miglio 
e mezzo di mare che separa 1* isola dalla terra ferma secondo il manoscritto, diminuisce d*uu 
terzo; nonostante però questa riduzione resta pur sempre di molto superiore al vero tale di- 
stanza, tanto più che Pisolotto su cui sorge Massau», è ancor più vicino al continente [▼. Bec- 
cari, o. e, pp. 74-90 — D*Anville, o. e, 1^(53-6 — Heuglin, o. e, i)p. 313-1]. 

Rispetto poi air accenno, che è in tutte le tre fonti nostre, della terra del famoso prete 
Jane o Janni, io non posso far di meglio che rimandare i lettori ai molti lavori pubblicati 
intorno a questo favoloso re, e alle numerose redazioni di lettere che vanno sotto il suo nome. 



— 29 — 

1. 2. 8. 

non vi e aqna ne altre vi- 
ctualie, ma ogni giorno bi- 
sogna che la gente se pro- 
vedano de vitualie e daqua 
da terra firma lontana da la 
dieta Isola circha uno miglio 
e mezo, e vano la matina 
donne e homini natando da 
dieta isola in terra ferma, e 
impieno lor odri de aqua, e 
cam epsi tornano natando fin 
a lisola . lo vestir loro e una 
tela bianca da la cintura al 
basso et il resto vano nudi, 
questa gente hano questa 
usanza che le fantine quando 
sono de età de auni 6 fin 
in • 7 • le circumcidono in tal 
modo che le fano star li- 
gate sopra uno desco e gli 
tagliano la pelle de la na- 
tura e le fano star per tanto 
spacio ligate sopra el dicto 
desco che tute due le parte 
de la natura incisa se veneno 
coniungere, e resta chiusa 
tutta excepto un picelo fo- 

lettere le quali contengono una minuziosa descrizione delle ricchezze de* suoi domini, e che 
in fondo in fondo non sono che una sintesi più o meno benfatta della incredibilmente varia 
fertilità delle regioni orientali. Aggiungerò che a Suakim fanno rispondere gli storici della 
geografìa il Soterias Limen di Diodoro (Bibliotheca III, 40-1) il soteiras litnen di Strabene 
(Geogr. XVI, IV, 7), il Tlieon soteron ligien di Tolomeo (Geogr. IV, 6. 7), il Suche di Plinio 
(Nat. hist. VI, 34, 4), alla quale forma il D'Anville (p. 272) collega T ebraico Suchiim, così sou 
chiamati gli abitanti della regione trogloditica ; e darò qua appresso le varie forme che ha 
assunto nei diversi viaggiatori il nome dell'isola di cui do qui ci siamo occupati: 

Zanaquin (dal «libro di Odoardo Barbosa portoghese»; Ramusio, Delle navigatioui et 
viaggi. Venetia, 1613. I. v., p. 290, D.). 

SUACHEM (da una lettera di Andrea Corsali a OiuliaDO de* Medici scritta in Cochin iì 
6 genn. 1515. Hamusio, I, p. 180, E.)< 

SOACUKM (da una lettera di Andrea Corsali a Lorenzo de* Medici, scritta il 18 settembre 
1517. Kamusio, I, p. 183, B.). 

SUAQUK.M (dal « discorso di G. B. Ramusio sopra la navigatione del Mar Rosso, fino al- 
r India scritta per Arriano ». Ramusio, I, p. 281, F.). 

Si noti raggiunta fatta dal Ramusio nella sua versione. Noa era necessario, essendo di 
per sé chiarissimo il testo, dire che 1* isola a cut approda Gerolamo da Santo Stefano, è a 
man dritta di chi veleggia alla volta di Aden : e nella lettera portoghese, la quale per di più 
non ha il nome deli* isola, tale particolare esegetico non e* è; ma il Ramusio, come abbiamo 
visto anche altrove, ama talvolta aprire delle parentesi esplicative, non volute spesso da al- 
cuna seria ragione, e colmare lacune che non sempre vanno esenti da gravi obbiezioni. 

Come s'è detto più sopra, il nome .Mazua fu aggiunto dal Ramusio: e tale aggiunta non 
è confortata che da un argomento di non grande peso : al tempo in cui iljnostro viaggiatore 
costeggiava rAfricu orientale, nel mare vicino a Massaua si faceva la pesca delle perle pro- 
prio come si f;i ai giorni nostri (v. G. Heccari, I porti del Mar Rosso, p. 82). 

Alcuni altri i)unti della narrazione manoscritta meritano d* essere messi a confronto con 
quel che hanno detto di Suakim viaggiatori recenti. 

Anche ora i suoi abitanti portano come veste una tela bianca che copre solo una piccola 
parte del loro corpo; come un tempo, i viveri e 1* acqua sono recati uell* isola dalia terra 



— 30 — 



1. 

rame tanto che possano span- 
der la urina per modo che 
quando se maritano, non se 
può consumare cum loro el 
matrimonio se prima non se 
apre il loco de la natura cum 
ferro. In questo loco stetemo 
giorni • 66 ' e poi partissemo 
cum la supradicta nave na- 
vicando al modo di sopra 
giorni • XX • e uscimo fore de 
lo mare rosso per una bocca 
molto stretta e navicassemo 
altri -x- giorni tanto che 
gionsemo ad una citade chia- 
mata Aden. In la dieta cita 
sono ^ente mahumetane et il 
loro signore tene più paesi. 
Confina cum Sameca e sono 
gente assai da bene secundo 
la lor fede . e fano bona ra- 
sone . e iusticia . et e loco de 
gran trafigo in el quale ve- 



2. 



Nel fine di detti giorni 
arrivammo nella città 
di Adem. posta a man 
manca fuori del detto 
mare sopra la terra 
ferma, habitata da Mo- 
ri, dove si fanno gran- 
dissimi traffichi. Il si- 
fnor della detta terra 
tanto giusto, et buo- 
no, che con alcun'altro 
signor infedel penso 
che non si possa com- 



Em fim do dito tempo 
cheguamos a Adem, 
lugar de mouros de 
grandissimo traffeeo. 
E ho senhor daqueUe 
lugar he tanto justo e 
boom que nenhuum on- 
tro infiel creo ha hy a 
elle par. Do qual lugar 
a cabo de quatro me- 
ses nos partimos em 
huma naao do India, 
coseita com cordas, mas 



ferma; notevole è del pari r attaccamento cb* essi anno per la relisione di Maometto 
(v. Beccari, o. e, p. 94 — Reclus, o. e, p. 4ii — Heugliu, o. e, p. 337, 1' colonna). 

Il commercio di Suakim, che va ogni giorno aumentando, malgrado che numerose diffi- 
coltà si frappongano al suo accrescimento, consiste come verso la fine del secolo XV, in 
« mercancie di speciarie », ossia gomma, sesamo, caffè, tamarindo ; solo non si esportano più 
schiavi, e di tal merce è bene che sia quasi scomparso T odioso traffico (v. Beccari, o. e, 
p. 101-2). 

I^ varie notizie che il nostro autore ci fornisce intorno ad Aden trovano per lo più ri- 
scontro in altri viaggiatori : cosi più volte nel r volume delle « Navigationi et viaggi » del 
Ramusio (291 f; 292 a; 325 e, d) è ricordato il suo ricco traffico con Malacca, Calicut, il Cairo; 
a pp. 291 f e 325 e, è detto che i possedimenti del signore di Aden si spingono verso Pinterno 
fin oltre la città di Cana, ov'egli dimora quasi di continuo; in fine molti e d'ogni nazione 
sono i mercanti che vi portano « speciarie ed altre merce » (p. 291 f.). 

Quel che nessun viaggiatore rammenta, e che non credo possa sperare una soddisfacente 
spiegazione, è il nome Sameca. 

Donde abbia tratto V autore questa voce io non so : certo nò atlanti recenti nò testi an- 
tichi di corografia presentano forme che abbiano con questa una qualche somiglianza. 

Prima di tutto ò detto nel ms. che Aden confina con Sameca, poi che fra Sameca ed Aden 
intercorrono vive relazioni di commsrcio. 

In tutte le opere di geografia del secolo XVI e del XVII, e specialmente nei commenti e 
nelle annotazioni ai libri geografici di Tolomeo troviamo per lo più accanto alle antiche sud- 
divisioni della penisola arabica un elenco degli stati che in quel tempo in ciascuna parte 
erano in fiore. 

Da tali ricchissime fonti apprendiamo pure che TArabia Felice giungeva fino alle regioni 
che hanno per capoluogo la città santa, la Mecca. 

Ora io mi son chiesto se, data la quasi identità delle due ultime sillabe deUa voce Sameca 
col nome or ora ricordato, non si possa supporre che il « sa » sia lo storpiamento di qualche 
parola araba, o la mutilazione di qualche prefisso. 

Due ditticoltà si oppongono a questa ipotesi: in primo luogo bisognerebbe estendere i do- 
mini del si<^iiore di Aden tanto da farli coincidere colPArabia Felice — e questo allargamento 
di confini non credo si possa fare senz'offendere la verità storica — ; di poi si dovrebbe at- 
tribuire alla Mucca una grande importanza commerciale, se Girolamo da Santo Stefano crede 
doveroso ricordarne gli stretti rapporti di traffico con Aden — la qual cosa anche a chi non 
ha molta famigliarità colla storia di questo paese, non può non sembrare inesatta. 

Ovvia a tali impedimenti un* altra ipotesi: non potremmo ravvicinare Sameca al notissimo 



— 81 — 



1. 

neno nave de tute le parte 
de India cnm speciane et 
altre merce . e contratanocum 
gente del paese e cum altri 
mercadanti chi veneno da 
Sameca . nel dicto loco stete- 
mo mesi ' 4 *. 

§ 5. poi parti ssemo cum 
una nave de porto de can- 
tara vintimilia cusita cum 
corde e vele de cotonina sen- 
za coperta alcuna e navicas- 
semo giorni * 35 * cum assai 
bon tempo e gionsemo ad una 
cita chiamata Colocuti . loco 
molto grande ma non murato. 
Lo signore de quello e ydo- 
latro e cussi la maior parte 
de li populi Bugetti. Li sono 
molti mori mahumetani chi 
hano de molte nave cum le 
quale vano trafigando. In 
questo loco nasce pevere e 



2. 

parare. In questa cit- 
tà dimorammo quattro 
mesi, della qual poi 
partimmo per V India 
montati sopra un'altra 
nave cucita pur con 
corde, ma le vele erano 
fatte di gottone, et 
navigammo per mar 
senza veder terra per 
venticinque giorni con 
buon vento, et vedem- 
mo molte isole, ma non 
fummo a quelle, et na- 
vigando al nostro ca- 
mino ancor per dieci 
altre giornate, con ven- 
to prospero, alla fine 
arrivammo ad una cit- 
tà grande, che si chia- 
ma Calicut, qui tro- 
vammo che vi nasce il 
pepe, et il gengevo, et 



8. 

as velas eram de co- 
tonia. E naveguamos 
por mar e sem veer 
teiTa XXV dias, e de- 
pois vimos muytas y- 
Ihas, mas nom fomos 
a ellas, mas antes na- 
veguando nosso cami- 
nho ajnda per x dias. 
Em firn dos quaes che- 
guamos a huma 9Ìdade 
grande que se chama 
Calocuth. 



E hy 
nace pymenta e gingi- 



emporio di Muza o Moha, supponendo avvenuta, rispetto -alla forma, la mutilazione testò 
avvenuta? 

A tale accostameuto non s^oppong^ono nò ragioni di luogo nò motivi commerciali, perchò 
Moha sorge non molto lungi dallo stretto di Bab-el-Mandeb, proprio all'estremità di quella 
linea irregolare che segnava i limiti dei domiui del signore di Aden, ed ò fra le città arabiche 
di pili vivo tralUco. Ma anche questa supposizione urta contro una circostanza di fatto: verso 
la line del cinquecento Moha non era ancor notevole per i suoi prodotti, e solo dai primi 
anni del secolo nostro data il suo (iorire commerciale. 

C*è ancora un'altra ipotesi, che va esente dalle gravi obbiezioni mosse alle precedenti, 
ma non meno di esse offre difllcoltà linguistiche. La città di Sanala ha tutti i requisiti topo- 
gralici, cronologici e commerciali per essere ideniillcata alla Sameca del nostro; solo resta 
la conferma glottologica del bisbetico storpiamento della voce arabica, e tal compito lo affido 
agli orientalisti che vorranno prendere in considerazione questa mia debole supposizione 
[v. intorno a Moha, Heuglin, o. e, pp. 355-0; e su San*<A, Eduard ulaser, Von Hodeida nach 
san'à, Petermann's Mittheilungen, 1886, pp. 1-10; 33-18]. 

§§ 5-6. Molto ci sarebbe da dire intorno a Calicut, alla flora di quella parte del Dekkan — 
che in fondo in fondo ò comune a tutto il resto della penisola — e alle caste varie in cui 
quelle popolazioni sono suddivise: la estesa bibliografla dà un'idea dell'abbondante materia. 

Per non ripeter qui ciò che il lettore può trovare in molte notissime pubblicazioni, mi 
limiterò a citarle ogniqualvolta il testo non abbia bisogno di essere a lungo illustrato. 

Ampie notizie sul luogo dove sorge la città, sulla sua storia, sui prodotti clie esporta, sul 
movimento suo commerciale trovansi nei seguenti libri: E. Reclus, Geogr. univ., v. 8, pp. 69, 
553-1, 582 — W. W. Hunter, The imperiai gazetieer of India, 2* ed., voi. 3% pp. 268-270; voi. VI, 
p. 358 — W. Heyd, Geschichte des Levantehandels, II, pp. 491-501 e 507 e seg. — W. Gòtz, Die 
Verkehrswege am Dienste des Welthandels, pp. 613-6; e una buona parte dei dati che riguar- 
dano le condizioni di Calicut nel passato sono attinti dalle relazioni dei viaggiatori che prima 
e dopo Vasco de Gama la visitarono [v. Ramusio, o. e, I, pp, 119 f- 121 e. (dalla « Navigatione 
di Vasco di Gama.... oltre il capo di Buona Speranza sino in Calicut, scritta per un genti- 
rhuomo iiorentino.,.. »), pp. 125 d e f-126a (dalle « navigationi di Pietro Alvas»), pp. 159 f- 
163 a (libro V deirindia, dair« Itinerario di Lodovico fìarthema»). PP. 301 a -311 (dal « Ubro 
di Odoardo Barbosa»), pp. 3(1 f-312a (dal riassunto fatto da G. B. Ramusio del «viaggio di 
Nicolo Conti»), p. 389 e (dair « historia del s. Giovan di Barros »;]. 

Dei prodotti vegetali delP India parlano interi Ubri, come quello scritto da V. Garcia da 
Orta « Coloquios dos simples e drogas»: io, come al solito, citerò l'opera che riassume tutta 
le altre: la storia del commercio levantino delPlIeyd ». 



~ 82 — 



1. 

zenzebro • sono li arbori del 
pevere simili a li arbori del 
ned era . e se attaccano ad al- 
tri arbori grandi chi gli so- 
no propinqui. Sono li arbori 
del dicto pevere domestichi, 
e bisogna piantarli, e non 
producano iructo . che non 
siano dapoi che sono piantati 
de * 7 * anni al manco, e 
quando el pevere e maturo 
lo coglieno, e lo mettono a 
seccar al sole per spacio de 
giorni • 8 • fin in • x * e di- 
venta cossi negro e rapato, 
e quando lo coglieno e ver- 
de a modo de ginebro et ha 
li rapi longhi mezo parmo 
e grossi quando un dido dho- 
mo. Li zemzebri bisogna pian- 
tar le radice cioè quando 
sono treschi se pianta uno 
picelo pezo de la radice a 
modo de zafrano e bisogna 
adaquarli spesso, poi in cavo 
de dui o tre mesi vene a far 
una radice molto grande. Fa 
la canna consimile a quella 
del frumento e non fa sa.ne 
alcuno. Li sono ancora molti 
arbori do noxe de India gros- 
se. Sono li dicti arbori con- 
simili a li arbori de li datyli, 
e de diete noxe fano diverse 
cose corno, oleo, lacte, vino, 
zucaro candido e axedo, de 
le scorze ancora fanno corde. 
Li sono ancora arbori de mi- 
rabolani simili a li arbori de 
li pruni, et diversi altri fructi 
de li quali non sono simili in 
le nostre bande. La non vi 
nasse frumento, ne una ne 
altre maynere frute de quelle 
habiamo nel nostro paese. Il 



gli arbori del pepe so- 
no simili all' hedera, 
perei oche si vanno ri- 
volgendo sopra gli al- 
tri arbori, e dove si 
possono attaccare, han- 
no la foglia simile al- 
l' hedera, i suoi raspi 
sono lunghi mezzo pal- 
mo, o più, et sottili 
come un dito, et li gra- 
ni all' intorno molto 
spessi, et la cagione 
perchè non nasce nelle 
rostro parti, è che non 
habbiamo di quelli ar- 
bori da piantare: et 
non è vero (juel ch'ap- 
presso di noi vien det* 
to, che '1 pepe vien bru- 
stolato accio che non 
nasca, et quando è ma- 
turo, et che lo colgono, 
è di color verde come 
l' hedera, e lo lassano 
seccare al sole, et in 
cinque o sei giorni di- 
vien negro, et rugoso 
come si vede. Il Gen- 
gevo, piantano un pez- 
zo di una radice picco- 
la, et fresca, come una 
nocella piccola, la quale 
in capo di un mese di- 
venta poi grande. Ha 
la foglia simile al gi- 
glio salvatico. Il signor 
di detta città e idola- 
tro, et cosi tutto '1 po- 
polo . adorano o un bue 
o il sole, et anche molti 
idoli che essi fanno, et 
costoro come muoiono, 
si fanno brucciare, et 
sono di diversi costu- 



8. 

vre. E as arvores da 
pymenta som comò 
d'era que assi cre9a 
pellas outras arvores 
onde so pode aferrar, 
e tem a foiba assy co- 
mò a era, e os seus 
cachos longos de meo 
palmo ou mais, e del- 
guados comò huum do- 
do, e os graOs ào redor 
muy espessos. £ a cau- 
sa norque nom na9e a 
pimenta nestas partes 
ne porque con vem pran- 
tar das arvores, e nom 
he verdade ho que di- 
zem em as nossaster- 
ras, que a pimenta se 
queima pei*a que nom 
na9a. E soomente corno 
he madura ha colhem 
em coor verde corno a 
era, e a pooem ao sol 
e secam-na, e em v ou 
seis dias se torna ne- 
gra e enverrugada, co- 
mò veedes. Do gin- 
givre prantam huum 
pedalo verde pequeno 
fresco, e a cabo de 
liuum mes torna gran- 
de, e he conio avellaan 
seca, e assy tem a 
foiba. Ho Senhor da- 
quelle lugar he ydola- 
tro, e assy os seus 
povoos e adoram o boy 
e o sol, e muytos ou- 
tros ydolos que fazem. 
E quando som mortos 
OS queimam. 

Som de muytas ma- 
neiras. Alguuns ma- 
tam carne de toda ma- 



intorno al pepe vedile pagine 63 MO del volume 2'; si discorre del zenzebro a pp. 600-4 
dello stesso volume, e infine per le « noxe de India » ed i « mirabolani > si possono consultare 
i brevi cenni a pp. 6;ì3-627, e 627-630. 

Le tre « generationi » in cui, secondo Girolamo da Santo Stefano, è divisa la popolazione 
di Calicut e del paese intorno alla città, rispondono, nominibus mutatis, alle famose quattro 
classi della tradizionale partizione: soltanto c'è una piccola dilTerenza; le due ultime classi, 
quelle dei rais'yàs e dei s'ùdràs, sono nel ms. fuse in una sola: gli inseni. 

I due principi fondamentali su cui riposa T organizzazione castale indiana, la razza e 
r attività, vennero in tempi posteriori modificati da ragioni geografiche; e di qui traggono 
origine le innumerevoli suddivisioni e la stragrande varietà dei nomi [v. J. Wilson, Indian 



— 33 - 



1. 

vivere loro in diversi modi 
sono una fede ma de diversi 
costura i. Gli e una genera- 
tione che si chiama nam- 
beti corno saria in nostre 
bande li preti e religiosi. 
Questi hanno cura de le loro 
chiese, e non prendano mo- 
glie ne manzano cosa alcuna 
che patisca morte. Il vivere 
loro, e riso, latte, butiro, fru- 
te, herbe e simile cose. Gli 
e unaltra generatione che si 
chiamano nayr . e questi so- 
no (quelli a li quali apartene 
la sig.'*» del paese, e sono 
soldati, questi manzano le 
sopra diete cose, e pesci ma 
non altra carne Le dóne loro 
ponno prender in fin a octo 
mariti vivi, e caduno de loro, 
e obligato a prò vederli chi 
a una cosa chi a unaltra . e 
li fioli loro morendo dei pre- 
detti non sono heredi per che 
non ponno conoscer certo de 
chi siano più de uno che de 
unaltro . ma solo e herede el 



2. 

mi, et usanze, perciò* 
che alcuni ammazzano 
di ogni sorte d'anima- 
li, salvo che buoi, et 
vacche, i quali se al- 
cun occidesse over fe- 
risse, saria subito mor- 
to, perche (come ho 
detto) gli adorano, al- 
tri vi sono che non 
mangiano mai carne o 
pesce, ne animale al- 
cuno che stia vivo. E 
lecito a ogni donna di 
pigliar sette over otto 
mariti, secondo che gli 
viene appetito, ne gii 
huomini si maritano 
mai con donna che sia 
vergine, ma avanti le 
loro nozze , essendo 
quella pulcella, la fan- 
no star per quindici o 
venti giorni con qual- 
che persona che la 
svergini. 



8. 

neira, salvo de boy nem 
vaca. 

Dos quaes se em 
aquelles lugares al- 
guum matasse nem fe- 
risse, seria delles mor- 
to. Outros ha hy que 
jamais nom comem car- 
ne nenhuma, nem pe- 
xe, nem outra cousa 
que fosse viva. 

Toma cada molher 
sete ou oyto maridos, 
nem jamays casamcom 
molheres virgeens, mas 
antes quando huum 
quer casar com algu- 
ma mo9a a faz estar 
per XV ou xx dias em 
poder de alguuma ou- 
tra possoa pera qae 
della fique corrupta. 



caste (solo la casta brahinanica è esaminata: la morte impedì ali* autore di compiere Tottimo 
lavoro); A. Stt*ele, Law and Custom of Ilindu Castes; II. Elliot, Tribes of the north-Western 
Provìnces; A. Shernnjf, Hiiidu tribes and castes; W. F. Sinclair, Notes on castes in the DekhaD, 
Indian Antiquary, 187i, pp. 41-0, 73-77, 126-32, ls4-90; v. anche quel che dice Odoardo Barbosa 
in Ramusio, o. e, I, v. p. 331 a, a proposito delle varie jjenerationi di Bramini]. 

I Nambeti del nis., ai quali rispondono le due sottoclassi sacerdotali dei N'ambudarij e 
dei Naburi, citate dal Barbosa (Ramusio, 1, 331 a), appartengono alla terza tribù dei Brahmani 
Drt^vira e parlano il dialetto maliyàli. 

Lo Sherring (Hindu tribes and castes as represented in Benares, Calcutta, 1872, pp. 93-1, fi7) 
dice che i Nambùri o Namberees — ai quali io accosterei i Nambeti del nostro — abitano 
tutta la parte meridionale del Malabar e si spingono tino a Galicut: e dal Campbell (Ethuo- 
logy of India, pp. 74-5) apprendiamo che forte iullueuza esercitarono costoro in Cochin e nel 
distretto di Travancore, ed ebbero costumi specialissimi. Della casta militare dei nayr si 
hanno numerose notizie e dai viaggiatori antichi e dai moderni scrittori di etnogratia, sì che 
credo inutile ripetere qui ciò che il lettore può trovare raccolto in moltissimi lavori [v. Ka- 
musio, o. e, voi. I, p. 160 d (dalP« itinerario di Lodovico Barthema), pp. 307 e- 308 d (dal « li- 
bro di Odoardo Barbosa »), p. 330 f, 331 e d e f (sommario de regni città et populi orientali) — 
E. Heclus, o. e, voi. Vili, p. 671; W. Hunter, o. e, voi, VI, p. 55; Sylvain Levi, Grande Kn- 
cyclopédie - voce Inde, p. 6S0], 

Della terza generatione ben poco posso dire : nomi che abbiano qualche po' di somiglianza 
coir « Inseni » della relazione manoscritta, non ne ho trovato in nessuno degli scrittori con- 
tenuti nelle « Navigationi et Viaggi » del Kamusio. 

Presso il Barthema gh uomini « li quali raccolgono il pepe, il vino, et le noci » (Ramusio, 
o. e, I, KW (1) formano la « quinta sorte delli gentili » di Calicut, e sono chiamati Pollar, al 
(inai come mi pare risponda il Puler del Barbosa (Kamusio, o. e, I, p. 310 b) ed il Poleas del 
« sommario dei populi orientali » (Kamusio, o. e, I, p. 331 e). 

In quanto ai costumi vari e alle strane consuetudini delle tre classi in cui è divisa la po- 
polazione di Calicut, io rimando il lettore ai brani citati più sopra, dove, qua e là, con qualche 
leggera moditicazione, trovansi dette le stesse cose riferite da Girolamo di Santo Stefano. Ciò 



studi Ualiani di fil, indo^ran. Voi. V. 



— 34 — 

1. 2. 8. 

figlio de la sorella di anello 
che more, o non havendo so- 
rella che habia fioli, succede 
el fìolo de la più stretta pa- 
rente che habia e non essen- 
do parente stretto succede 
il S'o et in questa medesi- 
ma lege e grado e il Sr«. Gli 
e Innatra generatione che 
si chiamano Inseni li quali 
sono quelli che montano so- 
pra li arbori a cogliere lo 
pevere e le noxe e altri fructi. 
Questi per exponere la lor 
vita a periculo sono aborriti 
da li altri e non ponno con- 
versare cum loro comò se 
fusseno amorbati. Questi han- 
no in peccato a prendere una 
moglie verepne per non con- 
tàminarse m quel sangue, 
Vancì quando alcuno ha qual- 
che figlia da * xii * anni in su 
volendola maritar prima bi- 
sogna la poDga a casa de 
qualche f emina de partito do- 
ve la lassa tanto che vengano 
forastiri, o altra gente che 
non siano de la loro genera- 
tione che prendano la loro 
verginità, e poi tornano a 
casa e se maritano. Manzano 
ogni carne excepto bovi e 
vache le quali in alcuni lochi 
dove siano sig^i ydolatri non 
se possano vadere imperho 
che a quelli portano gran ri- 
verentia. Fano etiam diversi 
ydolì corno saria figure de 
cani, homini cavalli elephanti 
serpi e altri animali cossi 
de lignami come etiam de 
petre e de penture le quale 
adorano. Li morti loro non 
li sepelisseno ma li brusano 
vanno nudi cossi donne come 
homini da le parte vergogno- 
se in fora. 

che distingue costui dagli altri viaggiatori che prima o dopo Vasco de Gama visitarono Tlndii 
e diedero più o meno ampio resocouto dei loro viaggi, va ricercato nella sua abilità a rac 
cogliere le notizie più importanti e meno inesatte, s\ che di tutto quel che dice, possiamo 
veder la continuità o trovarne le tracce anche ai giorni nostri. 

Non mi pare che il testo consenta di fare un taglio dopo le parole « da le parte verge 
gnose in fora », e di considerare il periodo che segue disgiunto da quei che vengono prima 



I 



- 86 - 



1. 

§ 6. Sono mercadanti de 
speciarie et altre robe le 
quale contractano cum mer- 
cadanti mori del chayro e de 
damasco quali capitano in 
quel loco e conducano co- 
ralli Bami Argenti vini se- 
naprij e altre merce. In que- 
sto loco de colocuti se fa 
tran iusticia, e quando uno 
ebe haver da unaltro e non 
lo voglia pagare per tutto 
dove el creditor trova el de- 
bitor prende uno macio dher- 
ba verde e li sta davanti 
cum la dieta herba in mano, 
e lo debitor non se può partir 
fin a tanto che non habia sa- 
tisfacto o ver lo faccia ristar 
contento. Ancora e in el dicto 
loco tale usanza che quando 
dui hanno alcuna diiferentia 
e non hano prove luno de 
laltro de comune concordia 
vano davanti al signore il 
quale fa portar da le sue 
chiese uno certo oleo in un 
vaso de Ramo e quello pone 
sopra lo foco, e lo fa bolire 
e poi prende quello chi re- 
cusa el debito e li fa meter 
le dite dentro in quel oleo bo- 
lente. et essendo colpevole se 
abrusa. et essendo inocente 
non si fa male e resta sano. 
In questo loco stetemo per 
spatio de mesi * 9 *. 

§ 7. Poi partissemo cum 
una nave de porto de cantara 
doa milia in circha per an- 
dar più avanti costegiando 



8. 



Id questa Città vi 
sono ben mille case de 
Christiani, et chiamasi 
India alta. 



Em aquelle lugar 
som bem mil casas de 
christaaos. E chamase 
India a alta. 



non urta contro la realtà il riunire in un sol fascio gli uomini appartenenti alle classi infe- 
riori, poiché di « castes mixed » ne troviamo in buon numero in tutta V India; e d'altra parte 
ragioni grammaticali impongono che si continui a sottintendere il soggetto « Inseni ». 

In quanto poi al movimento del porto di Calicut e alla Tarietà delle genti che lo frequen- 
tavano e ne importavano ed esportavano merci, alle consuetudini giuridiche che ivi erano 
in vigore e ai barbarici sistemi che si praticavano talvolta per troncare le liti, ai prodotti 
del suolo che in quel tempo radunavansi a Calicut e anche al giorno d*oggi vengono portati 
ai porti della costa malarica, vegga nsi ancora: [W. ilunter, o. e. III, 2d8-ìr70, e VI, 356 e 
segg. ; Ramusio, o. e, I, p. ISGabc (Navigationi di Pietro Alvas), pp. 161 a- 162 a (Itinerario 
di Lodovico Barthemn), p. 306cde (Libro di Odoardo Barbosa)]. 

§§ 7-8. Per Coluni (la Klangkòn o Klangkòr di Tolomeo, la guilon dei giorni nostri), colle 
sue chiese e colla piccola comunità cristiana che vi fiorì nell'evo medio, si confrontino Ra- 
musio, o. e. p. 146 a-f, 117 a (viaggio di Giovan da Empoli); p. 163 b e (itinerario di Lodovico 
Barthema); p. SlSidef, 313 a (libro di Odoardo Barbosa); p. 315 b (id.); e H. Yule, The hook 



36 — 



1. 

el terreno per spatio de gior- 
ni quatro e gionseino ad uno 
loco chi se chiama . Colum . 
in el quale sono forse da 
mille case de cristiani di 
bona vita ma non hanno pre- 
ti sono sugetti al S*"» de co- 
locuti e li sono ancora de 
molti ludei. Quelli di questo 
loco ricoglieno de molto pe- 
vere e zinzibro il quale vano 
a vendere a colocuti. Quelli 
cristiani chi li sono hanno 
diverse chiese al modo nostro 
e fanno quatragesima e ob- 
servano le feste comò uoy 
quale chiese depinte cum li- 
gure e cruci fixi tengano co 
mo oratorij. In questo loco 
stetemo giorni tre. 

§ 8. Poi partissoino e na- 
vicando da giorni • xx • gion- 
semo ad una isola molto gran- 
de che se chiama Ceylem. la 
gente de questa isola tene la 
fede che teneno quelli de Co- 
locuti e cossi de costumi . 
quivi nasseno canelle, li ar- 
bori de le quale sono simili 
a li salici, li nasceno ancora 
robini. zafiri. lacinthi grana- 
te e occhi di gatto, quale pie- 
tre se coglieno in una rocca 
sotto terra, hanno sig''® da 
per se . in questo loco stete- 
mo giorni tre. 

§ 9. Poi partissemo e na- 
vicando giorni octo gionsemo 
ad una terra che se chiama 



2. 

Di qui ne partimmo 
poi con un'altra nave 
fatta al modo di (quella 
di sopra, et navigam- 
mo per spatio di ven- 
tisei giorni, et arri- 
vammo ad un' isola 
grande che si chiama 
Zeilan, nella qual na- 
scono gli arbori della 
Cannella, che sono si- 
mili al lauro, et anche 
nella foglia. Qui na- 
scono molte pietre cioè 
granate, hiacinthi, oc- 
chi di gatta, et altre 
gioie, ma non molto 
buone, per che le fine 
nascono nelle monta- 
gne : qui dimorammo 
un giorno solo. Il si- 
gnor della detta isola 
è idolatro, com'è quel 
di sopra, et cosi anche 
il suo popolo, si tro 
vano qui molti arbori, 
di quelli che fanno le 
noci d' India, i quali 
anco si trovano in Ca- 
li cut, et sono propria- 
mente come gli arbori 
della palma. 



Partiti di qui in ca- 
po di dodici giorni 
giungemmo in un'altro 



8. 

Do qual lagar de- 
pois nos parti mos com 
numa outra naao feita 
corno a de cima. 

£ navegìiainos per 
espaco de xxvi dias e 
chegùamos a hama 
ylha grande qua se 
chama Coylen, e hy 
na^e a canella. As ar- 
vores da qual som co- 
mò de cereijasy e assi 
ha foiba. E hy na9em 
as granadas e ja9Ìntos 
e olhos de gato, e on- 
tras joyas nom moito 
boas, ca mais som em 
as montanhas: e nom 
estivemos alli se nom 
huum dia. 

Ho sonhor daquella 
ylha he ydolatro, co- 
mò he de pima, e assi 
ho povoo. 

È outrosy ha hy 
muytas arvores de no- 
zes d' India, e assi me- 
smo em aquelle Ing^r 
de Calocuth de cima, 
e som propriamente 
corno as palmas. 



E partidos dy, a 
cabo de xii dias che- 
gùamos a huum outro 



of Marco Polo, II, pp. 364-68; Vivien de Saint-Martin, Dictionnalre de géographie voce Colum 
(articolo preso per intero dalle note del Yule); Mac Crindle, The geography of Ptolemy, 
ludian Antiquary XIII (1S81) — (v. le poche parole intorno ad Elangkòn)]. 

Deir isola, che divenne il focolare della religione di Hudda, dopo la sua cacciata dair In- 
dia, fertile oltre ogni dire, tanto che il medio evo la fece stanza del primo uomo creato da 
Dio, dei numerosi frutti che produce il suo ferace suolo, e dei te.^oil che stanno nascosti 
entro le ricche viscere de' suoi monti, brevemente parla nella sua relazione ilirolamo da Santo 
Stefano; e ciò che narra di Ceylaii — in cui solo per pochissimi giorni potè fermarsi — ti^o- 
vasi presso tutti gli altri viaggiatori che prima o poi ebbero modo di visitarla [v. Ramusio, 
o. e, p. \20f, ijìl a (Navigationi di Vasco di Gama), p. Ili b (Navigationi di. Thomo Lopez), 
p. 103 e f (Itinerario di Lodovico Barthema), pp. H'jf, ISO a (Lettera scritta da Andrea Corsali 
il geiin. 1515), pp. 313 d e f, 311 ab ed (libro di Odoardo Harbosa), p. 339 e (Viaggio di Nicolo 
di Conti)]. 

Aggiungerò, a compimento di queste noterelle bibliografiche, le belle pagine di K. Heclus, 
Vili, pp. 58;i-617, dedicate a Ceylon, e l'opera ancora capitale di J. Kraerson Teunent, Ceylou, 
au account of the island etc. Londres, 1859. 



— 37 — 



1. 

Ciogolmendel. lo sigr® de 
questa tene molto paese, e 
sono ydolatri cj^uasi corno 
quelli de colocuti . quivi na- 
sce molto riso e cotone e 
sandali rossi. In questo pae- 
se morto Ihomo lo brusano 
e cum epso se brusa la mo- 
glier viva. Quivi apresso in 
uno loco chi se chiama Me- 
lapo, e lo corpo de santo 
thoma apostolo . molto mal 
tra tato per non esser li cri- 
stiani, questa generatone 
hanno una loro solennità de 
uno loro ydolo principale in 
forma de nomo facto de oro. 
la qual solennità fanno una 
volta lanno al tempo del se- 
ptembre, e fanno feste gior- 
ni 15. nel qual tempo fano 
una fera a la quale veneno 
molte persone del paese et 
altri forasteri. In questo tem- 
po de questi • xv • giorni fan- 
no ogni zorno, a Ihora del 
vespero per fin a descendere 
del sole una processione al 
modo nostro . ponendo quello 
loro ydolo sopra uno carro 
triuniphale cum quatro rote 
e quel carro tirano per la 
terra acompagnato da molta 
gente, e sono alcuni chi per 
devotione quando passa dicto 
carro cura lo ydolo si git- 
tano in terra e si fanno pas- 
sar il carro adesso e mo- 
rene. Sono altri chi se poneno 



2. 

luogo chiamato Ck>ro- 
mandel, dove nascono 
gli arbori di Sandali 
rossi, de quali ve n'è 
tanta copia, che ne fan- 
no case con quelli. Il 
signor del detto luogo 
è idolatro, come è quel 
di sopra: ma ha un'al- 
tro costume, che come 
muore un' huomo, et 
che lo vogliono bru- 
ciare, una delle sue 
moglieri, si brutta (?) 
viva con lui, et questa 
è loro usanza. In detto 
luogo dimorammo set- 
te mesi: 



8. 

lugar chamado Sogol- 
mentil. E ally nace 
sandalo vermelho, dòs 
quaes ha hi tanta co- 
pia que fazem casas 
delle. 

E o senhor daquelle 
lugar he ydolatro, co- 
rno aquelles de cima, 
mas tem outro cùstu- 
me , porque quando 
morre huum homem e 
comò he morto ho quei- 
mam, e sua molher 
com elle viva tumbem 
se queima, e assi he 
custume antre elles. 
Em aquelle lugar este- 
vemos sete meses. 



§ 9. Ben scarsa è la messe di notizie che ci offre T autore intorno alla costa del Coro- 
maudel : riferisce le stesse cose da altri narrate, ma in modo più rapido e con qualche lacuna. 

Dal Polo in poi, costantemente da tutti i via^^giutori, cou magfl^iore o minor lusso di par- 
ticolari, fu riportata la leggenda — che alcuni riten<;ouo non del tutto priva di un fondamento 
di verità — di san Tomaso, l'apostolo che propagò nell'India la religione di Cristo. Non ìstarò 
qui a ripetere, nelle une linee generali, il contenuto di tale poetica Invenzione, e a citare gli 
autori che più o meno bene la modificarono: chi ut)bia vaghezza di conoscerla, anche ne' suoi 
mutamenti posteriori, veda le note che il Yule fa seguire al cap. XX del lib. Ili del Milione 

(voi. Il, 311-D). 

Intorno a « Melupo >, il sobborgo di Madras, che ancora porta il nome di Mailapur, oltre 
le note or ora citate, accompagnate molto opportunamente da una piccola carta, sì può leg- 
gere (jnel po' che contiene il voi. 8" della GeograQa di E. Reclus (pp. 558, 561), ed il breve ar- 
ticolo dell' llunter (o. e, voi. Vili, voce Mailapur). 

In quanto poi alla quindicennale festa, insanguinata da raccapriccianti martiri volontari, 
il lettore troverà più ampi particolari illustrativi nel IV libro del « De varietate fortunae » di 
Poggio Bracciolini, ediz. curata dal Kunstmann, MUacheo, 1863, p. 56. 



r 



— 38 — 



1. 

graffi di ferro in le spalle e 
si fauo tirare sopra certi le- 
gni posti sopra carette facen- 
dosi tirare apresso a lidolo e 
quelli clii morene sono repu- 
tati sancti . e cussi tuto el 
loro parentato rosta in gran- 
de reputazione . el s.'® di que- 
sto paese tene a la guardia 
sua sempre quatromilia fe- 
ndine schiave cum le arme 
loro . secundo la usanza del 

Eaese. Quivi sono de molti 
abuini et in questo loco ste- 
temo mesi septe. 

§ 10. Poi partissemo cum 
una nave de porto de cantara 
quatro milia in circha facta 
al modo de sopra, e navican- 
do per giorni • xxii • gionse- 
nio ad un paese nominato 
P^*ygo- Quivi intrassemo in 
una iiumara molto grossa 
elle se chiama in quella lin- 
gua nagres, la quale iiumara 
credo sia el gange quale di 
larghezza in alcune parte e 
largo da tre iìn in quatro 
miglia navicassemo per que- 
sta fiumara giorni -Te gion- 
semo ad una terra che se 
chiama chasniya assai gran- 
de, e murata. Quivi discari- 



da poi partimmo con 
un'altra nave fatta al 
modo di sopra, et ar- 
rivammo in capo di 
vinti giorni, ad una 
gran città, detta Pegu, 
et qui è la india chia- 
mata la bassa. In que- 
sta vi è un gran si- 
gnore, il q^ual tien più 
di dieci mila elefanti, 
et ogni anno ne alle- 
va cinquecento. Questa 
terra è lontana da 
un'altra cliiamata Ava 
quindici giornate per 
terra. In questo luogo 
di Ava nascono rubini, 



Depois nos parti- 
mos em Imma outra 
naao an maneira ja 
dita, e cheguamos a 
cabo de xx dias a hu- 
ma grande ^idade cha- 
mada Peyjo. 

E està he India bai- 
xa, e tem muy grande 
senhor, e tem mais de 
x mil alifantes, e ca- 
da anno tomam delles 
mais de quinhentos. 

He alonguado aste 
lugar doutro d'Ava xv 
jornadas per terra. Em 
este lugar de Ava na- 
9em rubijs, e muytas 



fi 10. In tutto il suo viaggio Girolamo da Santo Stefano ricorda soltanto quattro fiumi: di 
due — il Nilo e V Kufrate — dà il nome esatto ; confonde T Irawaddy col Gange e accenna 
vagamente ad una larga riviera che sbocca in mare fra Combeya ed Ormos. Del ligri, che 
attraversa. nel suo corso medio fra Hasanchif e Diarbekr, e dei molti altri, di più breve corso, 
che incontra, non fa parola. La ragione di questa sua « potamufobia » è facile a trovarsi: ò 
un mercante e quindi tien cout<> soltanto di quello che ha qualche importanza per il traffico, 
sul resto, solo i>er l)revi momenti, ferma la sua attenzione. 

Il fiume nagres — così chiamato dal capo Negrais, che è uno degli ultimi sproni del- 
TAracan-Yoma ~ t\ T Irawaddy; e i due mercanii genovesi ne risalgono il ramo di Bassein 
— il solo che abbia la larghezza indicata nel ms., — e percorrono tutta quella rete di canali, 
scavati dalla natura o dalle mani dell* uomo, che uniscono un braccio coir altro e giungono 
lino air estremo conline orientale del delta. 

La città di casniya, che sorgeva quasi a metà della strada seguita dal nostro per giun- 
gere a l*egii, risponde alla Cosmi n ricordata da Cesare Federici nel 156^{ e da Ralph Fitch 
nel 1580, uno d«M più notevoli empori della Birmania meridionale. Io convengo interamente 
nelle conelusioni a cui ò giunto TAndrpw [.Notes on some old towns in Pegu. Transactions of 
the ninth International Congress of orieutalists. London, ls<J2, l" voi. p. 371]: le quali non 
solo sono confortate dalla mappa del Wo )d del WXì^ ma anche da molte altre carte più re- 
centi, fra cui mi piace di ricordare ipiella di<e;rnat:i da A. II. Dufour nel 18jS (Indes et co- 
lonies anglaises. Paris, l»anlin et Le Chevalier) [v. anche il commento ilei .Magini alla geo- 
gralìa di Tolomeo. Venezia, 15itì<, voi. Il, p. 18y', dove è riconlato il famoso emporio di 
Losmin (?); la carta deir India della geogralìa di J. Hlaen, Amsterdam, l(>d2, voi. 10, nella 
quale suir entrata del delta dellMrawaddy sorge la città di Cosmi; e la versione dei viaggio 



- 39 - 



1. 

cassemo le merce nostre . e 
cum epse montati in una bar- 
ca navicassemo per la dieta 
fiumara giorni octo per in 
fino a la cita dove sta el 
S.'o del dicto paese de peygo. 
questa citade, e molto gran- 
de . e lo S.'® de epsa tene 
sotto di se dece milia eie- 
phanti cum li quali fa la 
guerra . ha gente assai. La 
fede loro sie che adorano 
Adam la ymagine del quale 
fano depiuger in le loro chie- 
se cum altari al modo nostro, 
brusano li morti e manzano 
ogni carne excepto bovi e 
vache cha hano in riverentia 
corno quelli ho dicto di so 
pra . el S'® sta cum grandis- 
simo honore e reputatioiie 
e vi capitano assai zoie . mo- 
scho. et altro speciario in 
grandissimo mercato. Questa 
gente sono più presto bruni 
che de altro colore, e de co- 
munal grand eza. Questi corno 
sono di età de anni *15* se 
mettano al membro virilo cer- 
te balotte grosse come uoxo 
tra la polle e la carne ta- 
gliando dieta pelle, quale 
balotte alcuni le pongano de 



2. 

et molte altre pietre 
pretiose, al qual luogo 
era il nostro desiderio 
di andare, ma in quel 
tempo si mosse guerra 
fra un signor, et l'al- 
tro, che non lassavano 
andare alcuno da un 
luogo all'altro per la 
qual cosa fummo co- 
stretti di vender le 
mercantie, che have- 
vamo in detta città di 
Pegu, le quali erano 
di sorte, che non le 
poteva comprare, so 
non il signor della cit- 
tà, il qual è idolatro, 
come sono i sopradottì, 
et cosi noi glie le ven- 
demmo, le quali mon- 
tavano dumi la ducati, 
et volendo esser sati- 
sfatti, per causa de tra- 
vagli, et intrighi della 
guerra sopraietta, ne 
fu necessario di starvi 
un'anno et mezzo, nel 
(jual tempo soUecitan 
do ogni giorno in casa 
il detto Signore, et col 
freddo, et col caldo, et 
con gran fatiche, et 



n. 

outras pedras ricas. E 
ao dito lugar queria- 
mos hj'r, mas eni a- 
quillo se moveo guerra 
antro huum senhor e 
outro, pollo qual nom 
leyxavam passar ne- 
nhuum de huum lugar 
pera outro. Onde nos 
foy ne9essario que as 
mercadorias que tinha- 
mos vendellas em a- 
quelle lugar de Peyjo. 
E porque a myor parte 
das ditas mercadorias 
eram que nom podiam 
comprar se nom o se- 
nhor, o qual he ydo- 
latro, corno aquellos de 
9ima, e foi necessario 
a olle vendellas. E por- 
que se monta vam dous 
mill ducados, queren- 
do ser delles satisfeito 
por as revoltas que hy 
eram das sobreditas 
guorras, nos foy ne- 
cessario estar hy huum 
anno e meo. No qual 
tempo solivitando cada 
dia em casa do dito 
senhor, aas vezes a 
frios, e aas vezes a 



di n. Yule nel regno d'Ava inserita ne « Le Tour de monde » 1800, 2' sem., pp. 258-304]. Il Ka- 
musio nel sommario dei regni, delle città e dei pop<jli dell* Oriente cita tre porti notevoli per 
commercio nel Pegìi: fra essi ce n*è uno di nome Coi>ini, il quale «tiene ii trafllco di Ben- 
gala» (], 331 d). Io penso che sotto questa forma, un pò* diversa dalle precedenti, si nasconda 
la citici visitata dal nostro: del mutamento va senza dubbio ricercata l* origine in un errore 
di traduzione o di trascrizione. 

Nella prima parte di questo breve contributo alla storia della geogralia ho discusso a 
lungo il capitolo sul Pegù: non sarà male che io aggiunga i>er megho illustrarlo qualche 
altra osservazioncella. 

Leggendo la lettera del Ramusio là appunto dove n.«rra del ricco regno di Ava e de' suoi 
prodotti preziosi ed espone le ragioni le (^uali gli impedirono di si)ingersi lino al corso me- 
dio dell* Irawaddy, sorge spontanea la domanda perchò sì poche righe dedichi Tautore alla 
«gran città di Pegu», e si fermi invece di più sulla « terra» dove non potè recarsi. 

Ho già notato come il lungo episodio della morte di Gerolamo Adorno, per apparire piii 
lacrimevole, abbia bisogno d'essere preparato dallo sfavore delle circostanze, e quindi è im- 
maginato, nella lettera, che i due mercanti siano costretti dalla guerra ad abbandonar Tidea 
di recarsi nel paese dei « rubini » — e qui trova la ragion d'essere quel po' che è detto del 
regno d'Ava — e a vendere le loro mercanzie nella città di Pegù, dove la sfortuna continua 
crudelmente a perseguitarli. 

Ma anche senza metterlo in rapporto con ciò che segue, il breve accenno al « luogo » ricco 
« di pietre preziose », considerato in sé, non può non destare in chi ìegne gravi sospetti. 

Perchò mai l'autore della lettera ha fatto questa digressione, colla quale pare che voglia 
dar ragione del suo mancato viaggio nel paese d'Ava o risponda ad una domanda rivoltagli 



- 40 — 



1. 

piombo alcuni doro, secando 
la loro possibilità, e alcuni da 
una lin in * xii • le quale ba- 
lotte pesano da onze sei per 
caduna, e questo per farse il 
membro longo talmente che 
quando usano cum le done 
restano atacati a guisa de 
cani cum le cagne, et e bi- 
sogno che diete done cossi al 
intrata comò al uscita cum 
mano loro vadano meteudo 
dentro le predicte balotte a 
una a una. et cossi a ca- 
varle fora, et questo fano 
per compiacere più a le done. 
et questi tali non ponno usa- 
re cum vergine ma bisogna 
che altre genti li faciano la 
via. et che sia vero questo 
che sia gran fatica a cavar 
fora dicto membro cum le 
balotte, mi trovai in dicto 
loco dove se attaco el foco 
nel mezo giorno in una casa 
in la quale se ritrovoreno 
marito e moglie insieme ata- 
cati. e per la presteza del 
foco non possendosL cossi pre- 
sto separare luno da laltro 
oppressi dal fumo e dal foco 
subito ambi dui brusoreno. 
In questo loco stetemo mesi 



.9. 

stenti , et trovandosi 
messer Hieronimo A- 
dorno di debole com- 
plessione, molto alfa- 
nato in queste fatiche, 
con la giunta di una 
sua malatthia vecchia, 
la qual molto lo ta- 
gliava (?), in capo di 
66 giorni, non vi es- 
sendo ne medici, ne 
medicine, gli convenne 
render lo spirito al no- 
stro signor Iddio, che 
fu l'anno 1496 il giorno 
27 di Decembre, la not- 
te di san Giovanni : et 
anchor che non se gli 
potessero dar i sacra- 
menti della chiesa, non 
vi essendo religioso al- 
cuno, nondimeno tanta 
fu la sua contritione, 
et patienza, et per la 
sua ottima vita che 
sempre tenue, che son 
certissimo, che il si- 
gnore Iddio nostro ba- 
vera ricevuto l'anima 
sua in paradiso, e cosi 
io l'ho pregato, et di 
continuo nel ripriego. 
Il suo corpo fu sepolto 



cai mas com mnyto! 
trabalhos, sondo Jero 
nimo adorno de fraci 
compreixam cansadc 
de tantos trabalhos, e 
tamtem por huma sua 
enfermidade velha, di 
qual em fim por espa^c 
de Iv dias por miugus 
de tisicos, comò a Deus 
aprouve, fojr necessa 
rio dar o spntu a Deus 
que foy no anno di 
xcvi, XXV dias de d& 
zembro, a noite de San: 
Joham Evangelista. £ 
ajnda que por mingoi 
de religiosos re^ebessc 
OS sacramentos d'ygre 
ja, |)orem em tantt 
contrÌ9am e paciencia, 
e pella sua boa vide 
que sempre teve, soni 
9erto que Deus tom fl 
sua alma, e assi o ro 
guei e rogo. O sou cor- 
po foy sepultado pei 
my eiu huunia ygreja 
daquellas. Da qual inor 
te vos affirmo que pei 
muytos mescs iiquej 
assaz afiigido que a 
9erca nom fuy apoc 



da qualcuno? In un così rapido resoconto d*un viag^gìo sì lungo, una ragionevole proporzione 
fra le singole parti era piti che necessaria; e invece in tutta quanta la lettera questa dote < 
allo stato di desiderio. 

Soltanto le conchiusioni a cui son giunto nel primo capitoletto, danno una sufficiente ra 
gione di (juesta parentesi, la cui origine, dirò così, erudita non è chi non veda chiaramente. 

Mentre non solleveremmo alcuna dilllcoltfi se queste poche ri?he della lettera ramusiana fos 
sero sUite scritte da uno che avesse lavorato su relazioni di altri e potremmo tutt' al più, vo- 
lendo essere un pò* severi, rimproverargli qualche omissione e fargli qualche appunto sulla 
distribuzione della materia, qui non dobbiamo dimenticare che Tautore, narrando de* suoi 
viaggi, dopo aver sorvolato su ciò che ha veduto in persona, viene a parlare di luoghi che 
non ha visitato e di cui solo da altri può avere attinto notizie. 

Spesso accade che il viaggiatore, per ingrandire Topera propria, pecchi d* esagerazione 
e racconti più di quel che gli fu dato di vedere; non s* avvera mai il caso che egU, lasciando 
nella penna le cose toccate, direi quasi, con mano, si faccia descrittore di paesi e di uomini, 
conosciuti e percorsi da altri. 

Per le molte altre notizie riferite in questo paragrafo sul regno di Fegù da Girolamo da 
Santo Stefano veggansi Ramusio, o. e, I, p. 165 e f, lOC ab (itinerario di Lodovico Barthema), 
p. ISOb (lettera di Andrea Corsali scritta il 6 gennaio 1515), p. 310 e f (libro di Odoardo Bar- 
bosa), pp. 33tde-:i;i5a (sommario de regni, città et popuii orientaU). p. 391 a (historia dì 
Giovan de Barros); E. Heclus, o. e, voi. 10, p. sO'i: W. Ilunter, o. e, voci Irawaddy e Pegu; 
O. Sachot, La liirmauie et la politique coloniale de T Angleterre - Kevue britannique, 1886, I, 
pp. 37Ò-8; K. F. St. Andrew st. John, History of Pegu; J. K. A. s., pp. 98 e 20I-7J. 

Gettano anche una bella luce sulla storia del regno di Pegù in sul finire dei secolo XV i 
lavori di cpigralla di Taw Sein Ko; i suoi studi sulle iscrizioni Kalyani fatte scolpire dal vi 



41 - 



1. 

• XX • e vi mori uno de li com- 
pagni cioè hierony** adorno. 



§ 11. Partitoine poi io hie- 
rouymo da s^o Stephano dal 
dicto loco cura altre compa- 
gnie in una nave de porto de 
cantara quatro mi Ha in circha 
navicassemo per giorni • 27 • 
fin che giousemo ad una iso- 
la chiamata Siamatra molto 
grande che volge miglia cir- 
cha tre milia. In epsa sono 
diversi sig"^* e vi nasseno de 
molte bone cose . come pevere 
zinzihro canella Lacte . ben- 
giniiio . Canfora . Seda oro, e 
diverse altre coso. Sono quel- 
le gente a la fede mahume- 



2. 

in una certa chiesa ro- 
vinata, dove non vi ha- 
bita alcuno, et vi affer- 
mo che per la morte 
sua io stetti molti mesi 
tanto ailitto, et addo- 
lorato, che fu gran co- 
sa, che non gli andassi 
drieto: ma conoscendo 
dapoi che il dolor che 
mi prendeva, non mi 
portava alcun rimedio, 
confortato da alcuni 
huomini da bene, cer- 
cai di ricuperar le cose 
nostre. Il che feci, ma 
con gran travaglio, et 
spesa, 

et mi partì con una 
nave per andare a Ma* 
laca, et navigando per 
mar 25 giorni, una 
mattina non essendo 
troppo buon tempo, ari- 
vammo ad una isola 
molto grande, che si 
chiama Sumatra, nella 
qual nasce pepe assai, 
seta, pepe lungo, ben* 
zui, sandalo, bianco, 
et molte altre spetie, 
et consigliatosi il pa- 
tron con gli altri ma- 
rinari, et co i mer* 



8. 

elle ; mas conhecendo 
depois que o nojo ne- 
nhum remedio me da- 
va, confortado d' al- 
guns homens de bom 
busquei de ajuntar o 
nosso: e assi feito, com 
grande trabalho e de- 
speza me parti com 
huma naao pera hyr a 
Melaca. 



E navegando por 
mar xxv dias, huma 
manh&a nom seendo 
muy boom tempo ar- 
ribamos a huma ylha 
muj grande, a qual he 
nomS Samotra , onde 
na^e pimenta assaz, se 
dà pimenta longa, be- 
njoy sandalo branco, e 
muitas outras espe- 
cias. E ouve conselho: 
o putrom e marinhei- 
ros e mercadores, veen- 
do o tempo forte, deli- 
beramos de descarre- 



Dhammacheti nel 1476, sono coutenuti in vari articoletti deirindian Antiquary (voli. XXII, 
XXIII e XXIV) e raccolti in volume, pul)l)licato a Rangoon nel 1892, che non m'è riuscito di 
avere. Intorno al « moscho » v. il 2* voi. dell' Ileyd, pp. 01M)22. 

§ 11. In «inai ^lorto di Sumatra abbia gettate le ancore la nave che portava Girolamo da Santo 
s>tefano, non è facile dire. Tanto il manoscritto, come il testo portoghese, presentano una la- 
cuna, a colmare la quale tanto maggiori ostacoli si frappongono in quanto pendono insolute 
molto questioni sulla topografia deir isola. 

È molto probabile ctie il nostro viaggiatore abbia toccato terra in qualche città della 
costa nord-est; poiché questa parte era più delle altre frequentata dalle navi che mercanteg- 
giavano (li pepe e di zeuzebro — ce lo mostra il seusibile decrescere delle notizie man mano 
elle scendiamo verso il sud, e la fugace descrizione che è nel manoscritto s'accorda pie- 
namente con quello che altri riferirono delia regione settentrionale delP isola. Le carte an- 
tiche dell'Indonesia — ad esempio, quella che è inserita nel 1* volume delle Navigationi et 
viaggi del Kamusio (eJiz. del 1613) — hanno due empori notevoli sul htorale che guarda 
r India i>osteriore, l'edir, più a settentrione, e Paoem nella larga insenatura che s'apre prima 
della «l'unta dei Diamanti» (v. le « Ostindische Inseln » disegnate da C. Baricb in Stielers 
Hund-Ailas, N. 67). Carte più recenti — io ne posseggo una, in lingua spagnuola, del prin- 
cipio del secolo XVIII ed ho più volte consultato quella tracciata dal Sanson (1694) — aggiun- 
gono alle due precedenti la città di Achen, che occupa air incirca il posto dell'odierna 
Kota Radja. 

Ora tutto il difficile sta nello scegliere fra questi tre scali quello che ha dalla parte sua 
più numerose e serie probabilità. Sfortunatamente in tale ricerca non ci porge alcun aiuto 



Studi italiani di fil, indo-iran. Voi. V. 



VI 



— 42 — 



^tan» . triste gente. Ivi sono 
alcuni homini chi nascono 
cnm la coda a modo de por- 
co e mauzano carne de ho- 
mini. Qui steti mesi septe. 

§ 12. Poi me parti cnm 
una nave de porto de canta- 
ra tre milia in circha fatta 
al modo di sopra e navicas- 
semo per spacio de giorni 
• 35 • e gionsemo a certe isole 
in numero de cinque fin in 
sei milia la grandeza de ca- 
dunn de loro e de uno in fin 
in cinque miglia, lontane luna 
da laltra da uno in fin in tre 
o quatro miglia tutte abitate 
e sotto un sigr« a la fede 
mahumetana . vanno nudi 
cossi donne corno homini 
excepto le parte vergognose. 
11 vivere loro e noxe de in- 
dia e pesci, de le quale cose 
hano grandissima abondantia 
sono assai bona gente secun- 
do la fede loro. Ivi se tro- 
vano quelle che noy chiama- 
rne porcelette in forma de 
lumaghe de color bianche le 
quale spendano per loro mo- 
neta. Si trova etiam ivi am- 



2. 

canti, per che il tempo 
era cattivo, et trava- 
gliato, fu deliberato di 
scaricare le robbe no- 
stre in quel luogo, il 
signor del quale ò Mo- 
ro, ma dilierente di 
lingua, si come in tutte 
l'altre terre ove noi 
fummo, sono difiereuti 
di lingua, poste che fu- 
rono in terra le nostre 
mercantie, per il detto 
signor ne fu levato un 
garbuglio, dicendo che 
essendo morto il mio 
compagno: tutte le det- 
te mercantie venivano 
a lui. Et che le voleva, 
perche cosi era il co- 
stume di quel paese, 
et di ogni altro luogo, 
ove sia signor Moro, 
che quando more un 
che non habbia figliuo- 
li, o fratelli. Il Signor 
piglia i suoi danari, et 
che il simil gli pareva 
di fare a me. Et subito 
mandò a pigliar tutta 
la mia robba, facendo- 



gnar em aquelle lugar. 
Ho senhor do qual he 
mouro; mas differen- 
9Ìado da lingoa, e assy 
a outra terra toda on- 
de fomos he a lingoa 
ditferen^iada. 

E descarreguadas 
nossas mercadorias em 
terra, per nquelle se- 
nlior nos foy alevan- 
tada Imma bulra di- 
zendo que por ser mor- 
to o meu par9eiro per- 
ten9Ìam todas aqueilas 
mercadorias a elle, e 
que as querria, porque 
assi era custume na 
quella terra, saber, era 
todo lugar onde seja 
o senhor mouro, quan- 
do morre huum que 
nora tenha filhos on 
jrmaOs, os seus dinhei- 
ros o senhor os toma, 
e que entro tanto a 
my queria fazer. E 
mandando buscar toda 
nossa roupa, primeira* 
mente fez buscar mi 
nha pessoa, e me acha- 



r opera del Yale, nella quale molte dotte note son dedicate a Sumatra, e ai re^ni che in essa 
sorsero e fiorirono (▼. II, pp. 2(i6-ir70; 276-9); e il tentare una qualunque soluzione del pro- 
blema, mancando a noi 1 dati di fatto necessari, ci obbligherebbe a (giocar di fantasia. Pacem, 
che il Yule crede tuti* uno colla Samadra di Vnlentyn Pernandez e colla Sumantala di una 
carta cinese di dubbia data (p. 278) sorgeva proprio di fronte a chi partendo dal delta del- 
Plrawaddy veleggiava verso il sud; Fedir era il miglior \K)Vio di tutta risola, ai dir del 
Barthema (Kainusio, I, p. 166 d), ed Achen, l'attuale Accin, fu. Un dai tempi piti lou'ani, uno 
dei più importanti mercati di pepe : al di fuori di queste tenuissime ragioni, altre non credo 
ci siano a favore di questo o di quell* emporio [Kamnsio, I, pp. 166d e f-l(J7abcd (Itine- 
rario di Lodovico Barthema), p. 31sef (libro di Odoardo Barbosa), p. 339 d (Viaggio di Nicolò 
Conti), pp. 356ef-357ab (Viaggio di aiUdhìo Pigafetta); W. Heyd, o. e, pp. 631-40 (pepe), 
l>p. G00-<501 (zinzibro), pp. rtòlM'ift (oaiiella), pp. 611-1 (iacha), pp. 575-6 (benginino), pp. 001-^ 
(canfora), pp. CW-M (seda), pp. 679-n) (oro)|. 

9 li. Non è detto il nome delle isole a cui approda Girolamo da Sauto Sterano, e in sulle 
prime ben non sappiamo se la tempesta, poiché non può che il mare cattivo o la contra- 
rietà del monsone averlo spinto in mezzo a que^^li atoUi ricchi scio di palme e di conchiglie, 
lo cacci fra le Lncchedive o le Maldive. 

Leggendo il capitola tt4.T della geoj:i'aIia del Keclus sui vari gruppi madreporici ad occi- 
dente dell'India, ci convinciamo che non di quelle, ma di queste parla il nostro autore. Le 
pagine 025 e 626 del volume S" sono un commento ben fatto dei paragrafo 12: ad eccezione 
di alcune cifre un pò* lontane dal vero — e non era possibile a quel tempo e coi mezzi d'al- 
lora accostarsi di più alla realtà — tutto ciò che è narrato nel manoscritto trova una piena 
conferma nell'opera dei geografi moderni. 

Intorno air « Ambra Cama », che è senza dubbio Tambracan o ambracane di altri viag- 
giatori, oltre air articolo deirileyd nel 2* volume della sua storia del commercio le?autiiio 



— 48 — 



bra Caina. Sono ^ente povere, 
et ivi stati mesi sepie. 

§ 13. Poi mi parti cum 
quella medesma nave e na- 
vicassemo per giorni octo, do- 
poi li quali giorni riceputa 
certa fortuna de piogia la 
nave dove era suso se affon- 
do, e parte de la gente ane- 
gati, parte natando scampano 
su altre nave cherano in no- 
stra compagnia e cossi cum 
diete nave poi navicando per 
spatio de giorni ' 48 * gion* 
seme ad una cita chiamata 
Oombeya. lo s^® de epsa e 
a la fede mahumetana e tene 
gran paese e molte bone ci- 
tade e castelle. Sono la maior 
parto mercadanti . e vi sono 
assai foresteri del chayro e 
damasco, e de la turchia e 
persia, chi vanno la cum loro 
mercantie e ne cavano ende- 
ghi. Lacte Tele . e altre cose, 
vi sono anchora molti ydo- 
latri de coloro chi brusano 
le moglie vive cum li mariti, 
ivi steti mesi quatro . et que- 
sto paese e molto fertile et 
abondante de frumento car- 
ne, et altre cose da vivere . 
vi sono anchora molti Ache- 
chi e Calcidonij. Apresso que- 
sta cita de Combeya e uno 
fiume granino del cui nome 
non me ricordo largo in al- 
cuni loci miglia circha 'S'è 
corre cum gran™» furia. 



2. 

mi oercar in tutta la 
persona, dove mi tro- 
varon rubini per valu- 
ta di trecento ducati, 
che haveva comprato, 
le quali pigliarono, et 
questi eboe il signor 
per suo conto, et le al- 
tre mercantie posero in 
una stanza la quale 
bollorono fìn che si co- 
noscesse la verità. Et 
se non fusse stato un 
dispazzo che io portai 
dal Cairo, nel qual era- 
no scritte tutte le mer- 
cantie, che io portava 
meco, col quale io mi 
difesi, il tutto mi era 
tolto, ma essendo in 
quel luogho un Cadi 
molto mio amico, per- 
cioche egli haveva 
qualche cognitione, et 
intelligenza della lin- 
gua Italiana, con l'aiu- 
to di Dio, et suo io mi 
dispacciai, ma con mol- 
ta spesa, et travaglio, 
et i rubini restaron 
persi come ho detto, 
con molt' altre genti- 
lezze che io haveva, 
onde veduto che quel 
luogo non era buono, 
determinai di partirmi, 
et vendute tutte le 
mercantie che havevo, 
converti il prezo di 



rom bem ccc ducados 
em rubijs que tinha 
comprado, e os toma- 
rom, e estes tomou e 
senhor pera assi, e as 
outras mercadorias pu- 
serom a Imma lojea, e 
scllarom-nas atee que 
se conhe^esse a ver- 
dade. E se nom fora 
huum despacho que le- 
vey de Cayro comigo 
das mercadorias que 
levara, com que me 
defendi, todo me fora 
tornado. E porque avia 
hy huum Cady daquel- 
le lugar, meu amigo, 
ho qual avia apreudido 
a lingoa ytaliana, com 
a ajuda de deus e sua 
me despachoi daquel le 
lugar, porem com muy- 
to trabalho e despesa, 
mas as joias ficarom 
perdidas com outras 

gentilezas que trazia. 
>nde visto comò aquel- 
le lugar nom era muv- 
to boom determiney ae 
partirme. E vendidas 
as mercadorias que tin- 
ha, e convertido o pre- 
90 em tantas sedas e 
beujoys, me party com 
huma naao pera hyr a 
Combaya E assy na- 
vegando per mar xzxv 
dias, huum dia nom 



(pp. 562-6), vedi Ramusio, ¥01. f, p. I5e (dalla descrittione dell* Africa di Giovanni Africano, 
parte II), p. 93 e (rArricn descritta da Gio. Leone, parte IX), p. 120 f (Navijj^tioni di Vasco di 
(ìama), p. 178 a (lettera di Andrea Corsali del 6 genn. 1515), p. 180 a (id. id.), p. 181 d (lettera 
del medesimo scritta il 18 sett. 1517), pp. )!88b, 203c, 313bcd (libro di Odoardo Barbosa). 

§ 13. Cumbay, che è il capoluogo d'uno stato della Pi*esidenza di Bombay, ebbe nei secoli 
andati grande floridezza, e fu uno dei centri più importanti del commercio indiano (v. ciò 
che ne dice Maria Sanudo in Yule, o. e, U, p. 389, nota I). 

Occupata dai PÀrsfs del Gujaràt e poi liberata dagli Hindus, venne, insieme alle terre che 
stanno attorno al golfo dello stesso nome, conquistata nel 1297 dai seguaci di Maometto (W. 
Ilunter, o. e. III. pp. 271-1, e specialmente p. 272). I^a sua popolazione, varia lin dalle origini, 
era composta tutta quanta di mercanti: ad essa approdavano navi d*ogni nazione, e vi si 
recavano da lontane terre i pid preziosi prodotti vegetali e minerali. 

lutti i viaggiatori hanno dedicata qualche parte delle loro relazioni al traffico di Gambay, 
che ora ò indotto a ben povera cosa [Uamusio I, p. 123 e (Navigntioni di Pietro Alvares>. 
p. I57abcd (liinerario di Lodovico Barthema), p. 297 e de (libro di Odoardo Barbosa), 



— 44: — 



1. 



2. 

quelle in tanta setta, 
et benzui, et mi parti 
con una nave, per tor- 
narmene a Cambaia, et 
navicando in capo di 
25 giorni, non essendo 
il tempo buono, arri- 
vammo a certi isole, 
che si chiamano le 
isole di Maldivar, che 
sono da sette in otto- 
mila tutte dishabitate, 
piccole, et basse, alle 
quali il mare per la 
maggior parte vi en- 
tra, per spatio d*un 
miglio mezzo fra una 
et r altra, et si vede- 
vano gente infinite in 
quelle tutte negre, et 
nude, ma di bona con- 
ditione, et civiltà, et 
tengano la fede de Mo- 
ri, et hanno un signor, 
che le domina tutte . 
si trovano in quelle 
arbori che fanno le no- 
ci d'India molto gros- 
se . vivono di pesci, et 
di qualche poco di riso 
che vi vieu portato. In 
questo luogo ne fu ne- 
cessario star 6 mesi 
continui , aspettando 
tempo atto da partirne 
il qual venuto, et al- 
largati con la nave per 
andare al nostro viag- 
gio, la disaventura mia 
non contenta delle di- 
sgrati e sopra narrate, 
ma volendo al tutto 
mettermi sotto i piedi, 
permesse che in capo 
di 8 giorni, venne tan- 
ta fortuna di mare et 



8. 

scendo muy boom tem- 
po o a vento, chegua- 
mos a certas ylhas, que 
se chamam as ylhas de 
Dyna, e som mais de 
sete ou oyto mill, to- 
das habitadas mas pe- 
quenas ylhas e baixas. 
A 8 qnaes ao mar a 
moor parte som de hu- 
ma railha antro hama 
e outra, e muyta gen- 
te enfijnda em ellas, 
gente negra e nua, mas 
de boa condÌ9am e con- 
scien9Ìa aa fé moori- 
sca. Som todos debaizo 
de huum senhor. £ em 
aquellas ylhas na9em 
arvores de nozes gros- 
sas de India, e de a- 
quellas vivem e de pe- 
xes, e alguum ponce 
de arroz. E em aqnelle 
lugar nos foy ne9es8a- 
rio estar seys meses a 
esperar por tempo. E 
em fim do qual tempo 
nos parti mos per nesso 
viagem, mas a fortuna 
ajnda non contente de 
quanto ja aconte9era, 
mas de todo determi- 
nada de me meter de 
sob terra, comò fez, 
permeteo que a cabo 
de oyto dias nos veeo 
tanta tormenta con 
tanta chuva que nos 
durou ciuco dias, a 
cabo dos quaaes nos 
entrou em a naao tanta 
aguoa, que por seer 
sem cuberta se encheo 
de maneira que nom 
avia hi remedio pera 



pp. aSTabcdef- 328ab (sommario di regni, città et populi orientali), pp. 339 a, 342 a (Viag- 
gio di Nicolò Conti)]. 

Intorno alle merci che esportava Cainbay si veda il r voi. dellMIeyd a pp. 611-4 (lacca), 
pp. 597-600 (indigo), p. 584 (calcedoni). 

Non so che cosa siano gli achechi ricordati dal nostro: ho supposto che si tratti dello 
stesso articolo di esportazione che nel * sommario di regni, città et populi orientali » (Ka- 
musio, T, p. 32S a b) è chiamato « alai^uequas », mk anche di quest' ultima « inercantia » nessun 
altro viaggiatoi'e sa dirci qualcosa. 



— 45 — 



1. 



§ 14. Poi me parti e na- 
icando cum una nave de 
orto de cantara vintimilia 
kcta al modo di sopra, na- 
Loando per giorni ' lx * veni 
una Isola chiamata ormos 



2. 

5 giorni continui, che 
la nave ch'era senza 
coperta, fu tutta ripie- 
na di acqua, di sorte 
che non vi era rimedio 
di gittarla fuori, per la 
qual cosa se ne andò 
al fondo, et chi seppe 
notare si salvo, et gli 
altri si annegorono. Il 
signore Iddio volse che 
mi attaccai sopra un 
pezzo di legno grosso, 
col quale andai erran- 
do per mare dalla mat- 
tina fino a hora di ve- 
spro, nella qual hora, 
cosi piacendo alla mi- 
sericordia divina, tre 
navi che eran partite 
di nostra compagnia, 
et erano andate avanti 

Ser 5 miglia, conoscen- 
o la nostra disgratia, 
mandaron subito le lor 
barche, le quali atti- 
vate levaron gli huo- 
mini che trovaron re- 
stati vivi, fra i quali 
fui uno, et ne partiron 
fra esse, come lor par- 
ve, et cosi io andai con 
una di dette navi, a 
Cambaia, il signor del- 
la qual è Macomettano, 
et e gran signore. Di 
questo luogo si traggo 
la lacca, et l'endego. 
Quivi trovai alcuni 
mercatanti Mori di A- 
lessandria, et Dama- 
sco, da i quali fui aiu- 
tato dì danari, per le 
mie spese, dapoi mi 
acconciai con un mer- 
cante Seriffo di Dama- 
sco, et stetti a suoi 
servitii un mese, 



et andai fin in Ormoz, e foy por elle a Ormos 



8. 

a repairar. E assy, nom 
nos ficando remedio, a 
naao se foy ao fundo, 
e ficou a gente a nado 
OS que sabiam nadar, 
e OS outros se afoga 
rom. E a sorte coube a 
mj que fuy huum dos 
que fìcarom em huum 
pedaco de paao, em 
que andey des pella 
manhàa até horas de 
vespera. Como aprove 
aa divina misericordia, 
tres naaos as quaes 
eram partidos em nos- 
sa companhia, as quaes 
eram diante ^inco mi- 
Ihas, conhecendo o nes- 
so caso, prestemente 
nos mandarom as suas 
barcas, as quaes che- 
guadas tomarom of ho- 
mens quo vivos ficava- 
moS; e nos levarom as 
suas naaos, e nos re- 

E arti rom segundo a el- 
)s pareceo. 
E a minha sorte tocou 
hyr a Combaya, ho 
senhor do qual lugar 
tem a fé de mafomede : 
he grande senor. E da- 
quelle lugar veem a- 
laccar e anyl. AUi a- 
chey ^ertos mercado- 
res mouros de Alexan- 
dria e de Damasco, e 
delles fuy ajudado pera 
minha despeza. E de- 
spois me concertey 
com huum mercador 
Xeri£fe de Damasco, e 
estive em seu S6rvi90 
huum mes, 



- 46 



1. 

loco dove se pescano le perle 
a questo modo cioè vanno 
barche in che saranno homi- 
ni da * 8 * fin in * x • per ca- 
duna barca, larghi nel mar 
da * 25 * miglia in circha in 
sei fin in octo passi do fondo 
e ligano ano de li houiini 
cum una corda a traverso 
nudo, et ha uno sacco de 
corda attacato a le spalle 
e se getta nel aqua in fin 
al fondo, e prende de le na- 
chare duve sta le perle den- 
tro . e le mette nel dicto sac- 
co e sta tanto fin che può 
tener el fiato e poi torna suso, 
e cossi ogni giorno anderano 
pescando Inno doppo laltro 
per spatio de giorni sei o 
octo secundo li dura la vie 
tualia. poi che hanno com- 
pito de pescar se mettano a 
torno a queste nachare le 
quale sono quasi corno ar- 
celle grosse, e quelle cum li 
cortelli aprono, e in quelle 
se trovano le perle. In que- 
sta Isola lo sre tene la fe- 
de mahumetana. e cossi la 
maior parte di li populi . 
e gli sono anchora de n Judei 
et ydolatri. vi sono molte ri- 



con alcune sue robbe, 
al qual luogo stetti in 
^ì^ès^ìo V^^ mare da 
sessanta giorni| dove 
pagati tutti li diritti 
delle sue mercantie, 
che io portava, et las- 
satele ad un suo fat- 
tore, mi volsi partire. 
In questo luogo di Or- 
muz si trovano molte 
buono perle, et buon 
mercato. 



com certo fazenda sua. 
Ao qual liigar de Or- 
mos cheguey per mar 
em Ix dias, e alli Ihe 
despachey dos direitos 
as mercadorias quo le- 
vava, e leyxeya a nuum 
seu feytor, e me parti 
de ally, 

Em o dito lugar de 
Ormos ha muytas per- 
las, e boom mercato 
dellas. 



9 14. Verso la flne del secalo XV llormus, centro di attivissimo commercio e sbocco dei 
prodotti dell'Iran, non sorgeva più, come al tempo di Marco Polo, sulla terraferma, ma in 
un isolotti) distante circa Km. dal continente: le devastazioni dei Mongoli avevano distratta 
r antica città: coli* occupazione portoghese, la nuova perdette ogni vita e fu ridotta a piazza 
forte {K. Keclus, o. e, 0, pp. 293 e 491-2). 

l'Ira uno dei più famosi mercati di i)erle, e nella sua rada gettavano le ancore navi pro- 
venienti dalla China e dalPIndIa (W. Heyd, o. e, II voi., p. 503). Col fiorire della città fon- 
data dopo, anche la vecchia risorse un pò* alla vita; e un breve cenno di tale risurrezione 
r abbiamo al principio del s< 15, dove T autore ricorda il porto di Margostano, che gli fa d*ap- 
prodo. Senza dul)l)io la primitiva Ormuz doveva ergere i suoi minareti fra gli altieri frutti- 
feri (leiroasi di Minab (v. II. Yule, o. e, I, pp. 113-111): il nome «margostano», o meglio 
« maghistan » (= piese dei datteri ; v. nel voi. 8* dell* Grdkunde di C. Uitter la parte che ri- 
guarda la Persia meridionale), ci dice che la prima città di terra ferma che tocca Girolamo 
da Santo Stefano sorgeva fra i mandorli e gli aranci: ne scaturisce, come chiara conse- 
guenza, che in quel tempo anche l* antico emporio — e dovremmo far le meraviglie, se fosse 
avvenuto ropi>()8to — aveva ripreso un poco dell* antico vigore (v. anche ciò che dice Ibn 
Batuta in Yule, o. e, P voi , p. 111). 

Su ormos e le sue rinomatissime perle si trattennero a lungo nelle loro relazioni alcani 
viaggiatori: ne citerò i passi principali: Kamusio, o. e, I; p. I.VWabcd (itinerario di Lodo- 
vico Barthema), pp. isTcd ef - IsjSabcde f (lettera di Andrea Corsali del 18 sett. 1517). 
pp. 2'.'2ief -293ali; 293 f; 293 a (libro di Odoardo Barbosa), p. 32(1 b (sommario de* regni, città 
et populi orientali), p. 336 f (viagó'io di .Nicolò di Conti), voi. 2% p. 107 e de (viaggio di Josafa 
Barbaro nella Persia). 



- 47 - 



1. 

cheze et e loco de grande 
trafego, e li se fano de molte 
raercantie de veiieno de India 
e de altri lochi In questa 
Isola non vi e aqua, ma ogni 
zoruo cum barche se conduce 
laqua da terra ferma, la qua- 
le e de lontano da cinque 
miglia in ciroha. qui steti 
mesi tre. 

§ 16. Poi me partite e 
venni in terra ferma a uno 
porto chi se chiama margo- 
stano de li poi me messi a 
caminar in compagnia de per- 
siani mercadanti per la per- 
sia per spacio de giorni * xii * 
e arrivai ad una citta chia- 
mata Laar. Lo s^e de la quale 
e li populi sono a la fede 
mahumetana . e sono homini 
da bene secundo la fede loro, 
e in quel paese non se paga 
dacij ne gabelle . steti qui 
mesi dui. poi me parti cum 
altri mercadanti persiani e 
caminando per giorni * xv * 
gionsemo ad unaltra grande 
cita chiamata Siraz . la quale 
e sottoposta al sr« de persia 
etiam a la fede mahumetana. 
Quivi steti mesi quatro . poi 
me parti in compagnia de 
altri mercadanti e caminamo 
giorni • XXX • e gionsemo ad 
unaltra cita chiamata Ispaan, 
pur del s^ di Persia dove 
steti giorni octo. poi me par- 
tite e veni a unaltra cita 
chiamata chascen etiam del 



2. 



parti tomo di qui mi ac- 
compagnai con alcuni 
mercanti armeni , et 
Azamiy per terra, et 
arrivammo dipoi molti 
giorni nel paese di detti 
Azami, dove dimorai 
per ispatio d'un mese, 
aspettando di accom- 
pagnarmi con la caro- 
vana, 



con la qual poi 
venni a Siras, nella 
qual città per causa 
delle guerre, che era- 
no, stetti tre mesi, 



et partitomi me ne an- 
dai a Spaan 



Do dito lugar me 
parti em companhia de 
9erto8 mercadores Ar- 
menios e ajemos, per 
terra, e cheguei a terra 
dos ajemos, onde esti- 
ve huum mes por espe- 
rar a caravana. 



E de hy me 
foy ao Serraz, no qual 
lugar pellas guerras 
estive tres meses. 



E de hy me foy a 
Ispan. 



et di li a Casan, E de hy a Casem. 



6 15. Dnlle rive del golfo |)ersico ai counoi deirAderbegian, dal porto di Margostano alla 
popolosa città di Taiiris, la relazione del nostro viaggiatore ò cosi chiara, malgrado che i 
nomi abbiano una grafia un pò* diversa d:ilP attuale, che il far seguire un commeato, sia 
pur breve, mi pare inutile. 

Mi basterà porre accanto ai nomi vecchi i nuovi, e aggiungere un rapido elenco dei 
piti notevoli articoli sulla Persia da cui il lettore possa formarsi un'esatta idea dei luoghi a 
cui il nostro consacra sì fugaci cenni. 

Laar = Lar (l'antica capitale del I^aristan: E. Reclus, o. e, 9, pp. 296-7). 

Siraz =3 Schira/. (capitale del Parsistan: K. Reelus, o. e, 9, pp. 27C-8 e 491, e G. Habin et 
F. Houssay, À travers la Perse meridionale: Le Tour du monde, 1892. 2' sem., p. 103). 

Ispaan = Isfahan (è il centro del commercio interno della Persia; varie strade la coUe- 
gnno con le città più importanti per trafllco, come Ilamadau, Jesd, Kirmanschah: v. Reclus, 
pp. 271 -C). 

Chaschen ^ Ka»chan (A. de Gobineaa, Toyage en Perse - Le Tour da monde, 1860, t* 
semestre, p. 27). 



- 48 — 



1. 

dicto Sr« di persia loco de 
gran mercadantia . nel quale 
capitano molte sede e altre 
rooe. Ivi steti giorni • xv * 
poi ine parti e caniinando in 
compagnia de altri merca- 
dantì per giorni • xx • gion- 
semo ad unalta cita chiamata 
iSoltania etiam del dicto Sro di 
Persia, dove sono alcune po- 
che case de cristiani armeni. 
Ivi steti giorni tre . poi me 
partite in compagnia de altri 
mercadauti persiani e armeni, 
e caniinando per spacio de 
giorni • X • cum gran fredi e 
neve gionsemo a la cita de 
tauris principale loco de la 
Persia . la quale cita e molto 
grande e Isella, e murata . et 
li e la stancia e residentia 
del S" di Persia. Quivi steti 
mesi tre poi me parti, e ca- 
minando per giorni quatro 
gionsi a eerti casali de cri- 
stiani chi viveno a la cato- 
lioa . e quivi trovai uno loro 
vescovo ohi j^jia tu iu genoa . 
vi souo molti monasteri de 
Irati de lordine de s*^ barto- 
lameo de li armeni, bona 
gente, ma sottoposti al S»"« di 
persia . quivi steti oircha uno 
mese poi me parti, e carni- 



2. 



et poi alla città di Sol- 
tania, 



£ de hy a Soltania. 



e finalmente a Tauris, 
dove dimorai molti 
giorni, perciò che le 
strade non erano sicu- 
re per le guerre, 



E de hy a Tanrì^ 
no qoal lugar i>or hi 
aver guerra estive hi 
certos dias. 



:>olt.inia = Sultunie ^Reolus. pp. 2óiM5«;'). 

Di Tauris ilal»ris< «liri» ptii soit.^ p^-ehe p.ii*ole. 

Oltiv oh;^ delle carte dell.i IVrM.i iie^l. ait.iuii JeirAUilree e del Vidal de la Blacha, mi 
soìi val$> aiiolie delia mappa dise^^naUi da;.M{ai>eDio>ht nelPullima edizioue dello Slieler. 

W Livori d'itiii.^ie desi:rii:iva ai due ;;t.\ oitati a^^iuii^rerò quelli di Jane Dieulafoy (la 
Terse, la Cha: iée e;c. l.e l'-Mir du incide. I>sJk 1 <em., pp, 1-x»; 2- sem., pp. SNlòO; ISSI, 
r >e:::. p,^ :r--:f=4 .eli* Rei>eu » ne.ia Persia nordica e centrale di A. K. Stalli ^l'elermaun*! 
Mi:tr:;..:;^en; i-.rj-.i::;jiii:?herì. ii. 11^^; v. > p^'. 2i--"' *u Ka;«haii ed Isfahan). 

H.inn » luveoe oara'rere stA:i>:i.*o e c>:n nero i aie jr'.i artiooU di F. Stolze u. F. C. Andreas: 
Pie H ir.delver::.i.::i:»>-/ iV.'sieas .PeJerruau.i** M.::etl'.ui^e:i. Er^auzuiigsbeft nr. 77, t. pp. 1-25; 
.'"i-r. e di ri:r. nJ l.e Coiuie: Le c>:n:neroe et le» voies de co:u uunication de la Perse (Re- 
vise «il- jè. vrr r, Ir.e. !>,-.<. voi. ^*J, jp* >!->'* • 

iVr :.i p.ir:e st.-^n.'a ^ s:;:^to:e:::e o::e r.ohia:ni L' attenzioue del leicore su due opere già 
o;:av, .j-»...* .;.-. •'"■y.z .p. 'J>i'— i ■ e ;*.•:; ra de.i*ne\d i voU pp. là>-ltó; ^tì-SOS). 

:m..'.v .! f ;■ e« ;a il All.i ^i.ri.i la >:i-.i \.i o':.e i»eroorre '.iin>Ianio da Santo Stefano, è non poeo 
e i,'r;oo. ^sx p :o^.^ ■. i ia»:ri> s; >. :::je \U'.\\ d;:vz:.'>.ie d[ nord-c^vest fljio ai piedi dell'Ara rat, 
:..ì:idi -.e^i .i »ul-.ve>i. ,a>>.i :. iijrj a. .<.» 4 * parallelo, attraversa la Mesopotamia nella 
> .a tr.ajj. 'r l.tr^V.e/'a e pu.ije .i..' blufra'.e la d.'ve il iii:-ne più s* accosta eoo una larga 
curva .1. Me.:::err.i.;r.\ 

Di >c: e.::.-. :T:*e -.1 : . :r.e .■>#ir:::e a :-.:.. le he pariiCoLire: ne darò i* elenco, aggiungendo 
a oiasciv.a i.. de:.vn3::..ìj; lie che La o « -:;.:*.. 

la :; ri < =3 la. r;< o l ebr;> v. ùra:;de KLcyclo^^die - ;uìa voce Tebriz: artìc di Ct. Hoart; 
Recìjs. o. e. T. y, pp. ddO-i: 4:>\ 



— 49 - 

1. 2. 8. 

nando per giorni tre veni a 
una citade molto anticha, no- 
minata Nacihoen etiam sot- 
toposta al s'o di persia . 
dove sono molte case de cri- 
stiani armeni Qaesta cita se- 
cando se riferisce fa la prima 
che edificasse Noe doppo el 
di Invio, e qaivi e la saa se- 
poltara in ana chiesa de ma- 
nametani. Qaivi steti giorni 
qaatro. poi me parti e ca- 
minando in compagnia de 
altri mercadanti persiani e 
armeni, gionsi ad ana citta 
chiamata Macco, e qaivi e 
ana montagna gran™* sopra 
la quale se dice fa possata 
larcna di Noe doppo il dila- 
vio. sopra la qaal montagna 
ninno pao montar imperho 
che e molto alta e sem- 
pre coperta di neve. In il 
dicto loco de Macco, sono la 
pia parte christiani armeni, 
e qaivi sono li corpi di san 
Simone a Tadeo. Qaivi da 
lontano dae giornate e on- 

Nacihoen a» Nachitschewan (la Naxouana di Tolomeo, lib. 5, cap. 13, § 12) a 137 Km. al 
sud-est di Krivau (v. Keclus, VI, pp. 288-9; IX, 260). — Il Lapie nel suo «Alias classique et 
uiiiver:iel de géographìe ancieuiie e moderne, Paris, 1820 », alla carta 29 dà la forma « Nau- 
chibau ». 

Macco = Maku (Reclus, 9, p. 263). 

Asanchayf =3 Asanchif o Hasanchif, o Gaiphas (Spruner-Menke, Atlante storico, carta 77), 
o Ilisn KeifA (id., carta 79), o Ilisn-Kaifà (carte 82 e 83), o Ilisn Kcfa (carta 90). 

Amila Diarbekir o Diarbekr (v. Reclus. 6, pp. 443-1; e J. Cernik u. Amand Freiherrn v. 
Schweiger-I^rchenfeld« Technische Studien-Kzpediiion durch die Qebiete dea Euphral und 
iigris; Ergilnzungslieft zu Petermanns Miltheilungen, n. 45, pp. 19-21). 

Ha a 38 orfa (Urfa, T aulica Kohas, T Edessa dei Crociati) (Reclus, VI, pp. 467-71). 

Dopo queste equazioni rimane, a compiere il commento del paragrafo 15*, che io riscontri 
se nei pochi accenni storici ivi contenuti non ci sia nulla che offenda la verità, e se ampia- 
mente diffuse fossero in quei tempo le leggende che tanto volentieri ricorda V autore, e 
cerchi di colmare le varie lacune topografiche dovute alla labile sua memoria. 

Innanzi lutto dirò che le notizie che riguardano Tauris sono esatte, e che nulla ha da 
desiderare in fatto di precisione la carta dell* impero persiano che possiamo ricostruire, 
specialmente ne* suoi confini nordici ed occidentali, coi dati che offre questo capitolo. La 
conquista delle regioni possedute dallo Shah fatta da Selim I in sul cominciare del XVI secolo 
è uu*evideute riprova che anche in questa parte alia nostra relazione non si può muovere 
accuse di inesattezza. 

Che in Tauris fosse la residenza del signore di Persia, e che i suoi stati avessero come 
limite la linea sinuosa dell* Eufrate e le sabbie del deserto siriaco apprendiamo da Girolamo 
di Santo Stefano, e questo pure a noi racconta la storia, posteriore di pochi anni, delle vit- 
torie degli Osinali. 

Il trovar la conferma delle varie leggende cristiane accennate in questo paragrafo non 
è sì facile cosa come altri potrebbe credere, perchè molte di esse hanno carattere stretta- 
mente locale e non furon mai portate in occidente. Anzi qualcuna è smentita da altre di ori- 
gine non armena; così il corpo di S. Bartolomeo non riposerebbe» come asserisce il nostro, 

Studi italiani di fil, indth-iran. Voi. V. VII 



- 50 - 



1. 

altra Cita, el nome de la 
quale non me ricordo, in la 
quale cita e il corpo di san 
bertholameo apostolo . e da 
questo loco partitomi carni- 
nando giorni sei venni ad una 
terra chiamata Asanchayf 
sugetta al s' di persia in 
la ^uale etiam sono molto 
christiani armeni e greci e 
quivi steti dui giorni poi me 

Sarti, e camlnando per spatio 
e giorni • 5 • veni ad una 
Citta chiamata Amit, molto 
forte e ben murata che fu 
edificata secundo se dice da 
uno Imperatore de Costanti- 
nopoli . e ancora vi sono den- 
tro da le mure molte pietre 
cum littere greche . la qual 
cita etiam e sugetta al S^ di 
persia. Quivi steti giorni * 3 * 
poi me parti e caminando 
per spacio de giorni • 4 • gion- 
si ad una cita chiamata Raa. 
la quale fu edificata comò 



a due giorni di cammino da Macco (a nord-est del lago di Van), ma sarebbe stato trasportato 
nel sec. X a Benevento, o nella chiesa dei Minori osservanti di Roma, com* altri sostengono 
(G. Moroni, Dizionario di erudizione storico-eccIcsiastica, Venezia, 1S40, voi. 3% p. U6). 

Per contrario diffuse e conservate persino nei nomi sono le leggende che fanno parte del 
ciclo biblico: cosi TArarat, il monte che sorge, coperto di nevi, a nord di Macco, è dai Per- 
siani chiamato Coh-i Nuh (= la montagna di Noè); e gli Armeni indicano ancora dove si 
posò l'arca famosa (E. Reclus, o. e, VI, p. 25.^). 

Racchiude del pari una leggenda il nome Nachitsclievan, il quale significa la « prima di- 
mora », poiché tale città si racconta sia stata fondata da Noè « dopo aver piantato il primo 
vigneto sui fianchi delPArarat », ed anche oggi i sacerdoti mostrano un piccolo monte « che 
dicono essere Turna funerea del patriarca » (K. Reclus, o. e, VI, pp. iJ8«-y). 

Intorno poi ai santi piti sopra citati, e alle leggende che ad essi si riferiscono, si vedano gli 
Analecta Bollandiana: 26 luglio, pp. 321-35; 25 agosto, pp. 31-9; 28 ottobre, pp. 437-19). 

Le lacune che bisogna colmare e che V autore stesso ci addita — delle altre, dovendo 
noi limitarci a commentare il giornale di viaggio di Gerolamo da Santo Stefano, non è pos- 
sibile qui nelle note far parola, poiché ci allontaneremmo troppo dalla retta via, e a ciò 
inoltre supplisce la piccola carta aggiunta al lavoro — sono due, ed entrambe di nomi: la 
prima riguarda la città che sorge quasi a mezza strada fra Tauris e Nacihoen, V altra è fra 
Macco e la fortezza di Asanchayf. 

Nelle varie relazioni di viaggi attraverso la Persia contenute nel 2° volume della raccolta 
ramusiana spesso s'incontrano ricordi di casali abitati da cristiani: la zona che è al nord 
della linea lago d* Urmia-Tabris-Mar Caspio, è popolata da numerosissimi villaggi di Nesto- 
riani, di Caldei e di Cattolici, sì che il volere fissare il luogo ove il nostro si trattenne per un 
buon mese, è impresa che non può ripromettersi alcun risultato sicuro ed è di utilità uou 
rispondente agli sforzi che è necessario fare (v. Ramusio, o. e, II. p. 116 b). 

Del pari arduo è lo stabilire la città che dista due giorni di cammino da Macco. Nulla ò 
nel testo che possa suggerirci qualche identificazione, e le vie che seguivansi per giungere 
dalPArarat al Tigri eran diverse, potendosi girare attorno al lago di Van o passar ad oriente 
di esso. È più che probabile che la seconda strada, perchè più breve, sia stata percorsa dal 
nostro viaggiatore, ma anche dopo questa prima soluzione le difllcoltà non diminuiscono e i 
casi possibili sono ancora numerosissimi. 



51 — 



1. 

laltra da greci, quivi steti 
uno giorno. 

§ 16. Poi me parti e ca*> 
nainando per spacio de giorni 
cinque gionsi a una terra 
cum uno castello molto forte 
chiamato helbire e questo 
loco e de lo soldano del 
chayro e divide el paese del 
Boldano da quello de la per- 
sia. A canto de questa terra 
corro uno gran^o fiume che 
se chiama Eufrate molto tur- 
bido largo in alcuni lochi 
per spacio de miglia dua. 
poi me pai ti e per spatio de 
giorni * 5 * gionsi a la cita de 
Àlopo. il qual loco e del sol- 
dano del chayro et e de li 
più forti e grandi loci soi. 
Quivi e uno bello castello in 
megio de la cita, et e loco 
de gran»"" trafego e mercan- 
tia, dove capitano sete . dro- 
ghe . moschi . zoie . Ciame- 
lotti et altre robe, vi sono 
mercadanti assai de ogni ge- 
neratioiie otiam molti merca- 
danti veuetiani . noi dicto lo- 
co de Alepo steti giorni • 5 • 
poi me parti in compagnia de 
certi mori e camiuando per 

fiorui dui gionsemo a la cita 
e Amam del soldauo. in la 
quale se fano gran summe 
de cotoni, quivi steti giorni 



2. 



et da Tauris me ne 
venni in Alepo, et nel 
mezzo del cammino, es- 
sendo in la carovana, 
fummo assaltati, et spo- 
gliati, ^ur fui aiutato 
d'alcuni mercanti Aza- 
mi, che erano nella det- 
ta carovana, tanto che 
mi condussi in Alepo. 
Quivi molti mercanti 
mi furono intomo pre- 
gandomi che io volessi 
di novo ritornar in Tau- 
ris a comprar gioie, 
sete, et cremesi, et mi 
facevano grandissimi 
partiti, ma perche il 
cammino non era si- 
curo io non mi volsi 
andare. 



E dij me fuy a Lep- 
po onde achei a cara- 
vana. E pollo caminho, 
ante que a Lepo che- 
gasse, fomos OS que 
vinhamos, salteados e 
roubados: e assi che- 
guey onde estava a di- 
t-a caravana, e ajudado 
de 9ertos mercadores 
ajemos vy a Lepo. No 
qual lugar mercadores 
me queriam tornar 
mandar em Tauriz, pe- 
ra comprar joyas, se- 
das e cremesijs e ou- 
tras cousas; mas por- 
que ho caminho nom 
era seguro^ ho nom fiz. 



.^ \iy. Piuttosto olle seguire io queste note il nostro autore per la sua lunga via, e ricostruire 
i tratti (li strada fra uua stazione é l'altra — compito che m* avrebbe costretto a ripetere una 
buona parte della configurazione verticale della Persia, dell* Armenia, della Mesopotamia e 
della Siria — ho preferito raccogliere in una piccola carta le couclusiooi del lavoro fatto e 
lasciare ai lettori la dura fatica di ripercorrere la vasta curva da Ormos a Damasco. 

Non è necessario che mi fermi a parlar di Alepo, Tripoli e Damasco: mi preme solo far 
notare che anche qui non vien meno alla relazione di Girolamo da Santo Stefauo la consueta 
esattezza : non e* è particolare che controllato non trovi la piti intera conferma. 

Helbire, rultimo cuneo dei domini mamelucchi entro le terre di Persia, è fìlr, Bir al 
Birat o Blregiik, la città presso la quale le carovane passano sulla riva destra dell* Eufrate 
(K. Keclus, <). e, 9, p. 465). 

A ma in risponde alP attuale Homs (1* antica Emessa), ed è ancor oggi ricco mercato di co- 
tonine e di stolTe grossolane (Keclus, o. e, 0, p. b03 e Cernik e Kreiherrn, o. e, 1** fase, pp. 6-8). 

Forse la città ha preso la denominazione sua medioevale dai gruppi dell* Amano, presso 
cui sorge: il nome attuale e 1* antico hanno ben poca somiglianza con quello che ha nel nostro 
e in Lodovico di Uarthema (Kamusio, I, p. 148 b). 

Dalbee, a metà strada fra Tripoli e Damasco, ò 1* odierna Baalbek (v. Reclus, 9, pp. 829-30. 
Lortet, La Syrie d*aujourd*hui - Le Tour du monde, 1880, I, pp. 115-92; 1881, I, pp. 1-80; II, 
pp. 81-17(5; ììtóìi, 1, pp. ìiii-ìtU; II, pp. 337-416; Heyd, o. e, II, pp. 427-491 e 693-5 intorno ai 
camelotti o ciamelotti; Gotz, o. e., pp. 613-7 e 632-5). 



— 52 — 



1. 

dui . poi me parti e gionsi a 
tripoh cita de soldano . posta 
apresso a la marina daa mi- 
glia, loco de mercantia, e 
dove trafegam mercadanti ve- 
netiani genoesi e de altre ge- 
neratione qui steti mesi dai 
poi me parti e caminando 
giorni dm gionsi ad una citta 
chiamata balbee loco mol- 
to antico el quale e stato edi- 
ficato da christiani. In dicto 
loco steti giorni dui . poi me 
parti, e caminando altri dui 

fiomi gionsi a la nobile citta 
e damasco quale e del sol- 
dano dove capitano merca- 
danti assai . et e terra molto 
de trafego, et da damasco 
poi me ne venni a genua 
quale camino per che e assai 
usitato et noto da mercadanti 
non lo descrivo. 

Finis. 



Questo è il succes- 
so di tutto il mio infe- 
lice viaggio accaduto- 
mi per 1 miei peccati, 
i quali se non fossero 
stati, io mi poteva mol- 
to ben contentare di 
quello eh' io ha ve va 
guadagnato . et di sor- 
te che fi\a i pari miei 
non haveria nauto bi- 
sogno di alcuno, ma 
chi è quello che possa 
contrastar con la for- 
tuna ? Et nondimeno io 
rendo infinite gratie al 
nostro signore Iddio, 
che mi ha scampato, 
et fattomi gratia . il 
qual vi guardi et man- 
tenga.^ 

Scritto in Tripoli di 
Soria, a di primo set- 
tembre 1499. 



8. 

Dou V08 conta do 
meu viagem e do que 
se me seguyo por meus 
peccados, os quaes se 
nom forom, com ho que 
trazia, bem me podeva 
contentar, e em luanei- 
ra ficara que de meus 
yguaaes escusara sua 
ajuda: ninguem pode 
contrastar aa fortuna. 
Comtodo dou muytas 
louvores a nosso se- 
nhor por me escapar, 
e fazer tanta mercee, 
comò me fez. 

Nosso senhor seja 
em vossa guarda.^ 



Fym. 



i G. K. Riimusio, Delle navigatiuui et viag(;i, Venezia, Giunti, 1613, volume I, 
p. 345abcdef-3'lGabc. 

< Bollettiuo della Società geografica italiana - gennaio 1$H)1, pp. si-l-lO. 



53 - 



Extract ujt eenen Brlef ran Jeronymo Tan St. Steren, Genonees, 
geschrereu nyt Tripoli^ in Syrien, aan Jan Jacomo MaJJer, woo- 
nende tot Barnth, Den eersten September, 1499, 



[28] Al is't dai ik geen gelnkkige Beyse gedaan en bebbe, nocbtans 
wil ik, volgens VL. versoek, vertellen wat my op de reyse is we- 
dervaren: Ik was in Compagnie mei Jeronymo Adorno, en was tot 
Cayro, gekocbt bebbende sekere Eoralen, Enoopen, en andere £oop- 
manscbappen, zijn wy gereyst door Syrien, en in 16 dagen tot Cayro 
gekomen, en van daar aan de hayen Cane. Op den weg sagen wy 
\reel verdestmeerde Steden en vreemde Gebonwen, gemaakt in de 
ti j den van de Heydenen, waar van noch veele Tempelen waren over- 
gebleven. Wy vertrokken daar naar van Cane te lande, en reden 
7 dagen door die Bergen en Woestijnen, lang3 de welke Moyses, en't 
Yolk van Israel gingen, vlnchtende voor Pbarao, ten lesten quamen 
wy aan een baven de roode See, genaamt Coser; bier gingen wy 
t'Scbeep, dat aan een genaayt was van koorden, de Seylen waren 
van Matten, wy waren in See 85 dagen, en alle avonden deden wy 
scboone, maar onbewoonde Havens aan, ten lesten quamen wy aan 
een Eylandt, golegen een mìjl van 't vaste Landt, zijnde een Haven 
van Paap Jans Landt ; de Heer van dit Eylaudt was een Moor. Wy 
bleven op dit Eylandt 2 maanden ; seylden van daar, en sagen veel 
Schepen die besicb waren met Paerien te visscben, maar sy eu bad- 
den geen goede wateringe, en wy quamen in de stadt Aden, daar 
men groote Eoopmanscbap drijft Den Koning aldaar, was soo goet en 
recbtvaerdig, dat ik geloove dat* er geenen Ongeloovigen hem daar in 
gelijk en is ; bleven daar 4 maanden, en vertrokken met een Scbip van 
koorden gemaakt, en kattoene Seylen, naar Indien ; wy seylden sonder 
Landt op te doen 25 dagen, en sagen daar naar veel Eylanden, docb 
en landden niet, maar onse weg vervolgende nocb 10 dagen, quamen 
wy in de groote stadt Calicutb, bier wast Peper en Gember : de Pe- 
perboomen zijn als Klimop, was tusscben d* andere Boomen en klimt 
daar aan, de Bladeren zijn als Klimop, zijnde de trossen of bossen 
der selven een balf palm, oft meer lang, en dun als eenen vinger, 
om de welke de granen seer dicbt groeijen d'Oorsaak dat by ons 
geen Peper en wast, is om dat men die Boomen moet planten ; want 't 
is onwaarachtig 't gene men seyt, van dat sy in Indien de Boomen 
branden, op dat 'er geen Peper sonde wassen, rijp zijnde, is by groen 
als Klimop, droogen bem 5 of 6 dagen in de Son, en alsoo wort by 
swart. De Qember wort van een kleyn groen stoksken geplant, dat 



- 54 — 

in een maant groot is, den Boom en Bladeren zijn als Hasenoteboo- 
men. Den Koning en d'Inwoonders zijn Afgodisten, aanbidden den 
Os, de Son, en veel andere Goden. De doode Lichamen van de men- 
schen worden \rerbrandt. Hun costumen zijn veelderley. Eenige doo- 
den alle soorten van Beesten, behalven Ossen en Koejeu; dai ymant 
in die quartieren [33^] dese doode oft quetste, hy moet sterven. Àndere 
eteu geen vleescb, nocb \riscb, nocb iet dat leven beeft ontfangen. 
Yder Vrouwe tromot 7 a 8 Manuen. Niemant tromot Vrijsters die 
maagt zijn, maar laten die 15 a 20 dagen te voren eerst van een 
ander beslapen. Hier zijn omtrent duysent hnysen bewoont van de 
Christenen. Dit qnartier wort genaamt 't bovenste Indien. Van dese 
stadi vertrokken wy met een ander Schip, docb van 't selfde fatsoen 
als het voorgaande, en quamen in 26 dagen in't groot Eylandt Ceylan, 
alwaar den Kanneel wast, de Boomen en Bladeren zijn als kerssboo- 
men. Hier groeijen Jacinthen, Granaden, Katteuoogen, en andere 
Steenen van Kleynder waerden. Wy bleven hier maar eenen dag. 
Den Koning en 't Volk zijn Afgodisten. Daar zijn ook veel kokosno- 
ten, als mede tot Calicuth, en zijn gelijk als Pahnboomen. Wy ver- 
trokken van daar, en quamen in 12 dagen tot Sogomentil; 't rood 
Sandalhout wast daar in sulken menigte, dat sy de Huysen daar 
van maken, 't zijn Afgodisten. De Vrouwen worden levendig met 
den doode man gebrandt. Wy bleven hier seven maanden, en quamen 
met een ander Schip tot Pegu: dit is in Neder-Indien, Dit is een 
machtig koning, heeft meer als 10000 Olifauton ; dit Landt is van 
Ava gelegeu 15 dagreysen. In Ava wassen Robijuen, en veele andere 
Gesteenteu. Wy versochten daar te mogeu konen ; maar alsoo daar 
oorlog was tussclien beni, en eonou audero Koning, mochten van 
d'oen plaatse op d* ander niet verreysen, wierden genoodsaakt onse 
Koopmanschappen tot Pegu te verkoopen, en om dat het meestendeel 
van onse Koopmanschappen niemant als den Koning en vermocht 
te koopen, die 1200 Ducaten bedruegen, waar wy van betaalt wilden 
wesen ; on om dat 'er Krijg was, moesten wy daar anderhalf jaar 
verblijven, binuen welken tijdt, alsoo wy dagelijks met groote moeyte 
en ongemakken ons geli moesten naloopen, en veel miserie daaren- 
tusschen uytstaan, is Jeronvmo Adorno siek geworden, en Anno 1496 
overleden; sedert sijn overlijden vertrok ik naar Malakka, en 25 da- 
gen See gehouden hebbende, ontdekten wy 't groot Eylandt Sumatra, 
alwaar Peper Benjoiu, en wit Sandalhout, en veol andere saken te 
vindon zijn ; oversulks hebben den Koopman en de Scheepslieden 
raadsaam gevonden aldaar t' ontladen. Den Koning is een Moor^ de 
spraak is verscheyden van d* andere Moorsche Talen, gelijk ook alle 
d' andere Landen daar wy aanquamen. Wy en hadden onse Koop- 
manschappen soo haast niet ontladen, of desen Koning nam die in 
arrest, seggondo, dat, terwijl Jeronymo Adorno sondern Kinderen, 



- 56 — 

oft Broeders naar te laten, was gestorven, alle sijn Goederen liem 
toebehoorden, \rolgens de Wetten van dai, en ook d* omliggende Lan- 
den ; by deed al het Goedt aan haleii; ontnamen my voor eerst meer 
ala voor 800 Ducaten aan Robijnen, dese bield den Koning voor sijn 
selven, de andere Eoopmanscbappen bracbten sy in Logien, die sy 
toezegelden tot oader informatie ; en by aldien ik geen Paspoort van 
Capro (sic ; C^yro) getoont badde, alles was prijs geweest. Den Ca- 
dii was my ook seer bebulpsaani; dere verstont Italiaans, maakten 
dat ik met al *t goedt los quam, maar niet sonder grooten kost en 
moeyten ; docb evenwel bleven (Je Robijnen, en andere Rariteyten 
verbeurt, en siende dat wy met een quaat en boos volk gescbeept 
waren, naar dat wy eerst onse Koopmanscbappen verkoclit, en met dat 
gelt Zijde [25^] en Ben join gekocbt hadden, licbt^n ons anker, en ver- 
trokken naar Cambaija. Geseylt hebbende 35 dagen, terwijl den windt 
ons niet en diende, qnamen wy in d'Eylanden Malduria (sic), zijadé 
in 't getal 7 a 8000, en, hoe wel kleen en laeg, nocbtans alle bewoont 
door een ongelOolFelijk getal van menscben, meestendeel een mijl 
van malkanderen gelegen. d'Inwoonders zìjn Mabomotanen, swart, 
en naakt, goed van aard; leven van Kokos, Boonen, Viscb, en Rijs. 
Ilier moesten wy ses maanden blijven liggen, wacbtendo naar de 
goode windt; maar naar acbt dagen gevareu te bebben, kregen sulken 
tempeest, en regen, duurende 5 dagen, in dier voegen dat het Scbip 
lek wierd en te grond ging, en al die niet swemmen en konsten, 
verdronken dadelijk; ik bequam by geval een stuk bouts, daar op ik 
van's morgens tot 's avonts dreet'; alle mijn geluk was dat'er 3 sche- 
pon met ons vertrokken waren, die 5 mijlen voor uyt seylden, dese, 
ons ongeluk gewaar wordende, zetten hun kours daar na toe, en 
borgdcn met de sloopen my, en andere dio nocb leefdon, bracbten, 
en verdeylden ons op hun Schepen. Wy ciuamen tot Cambaija. Den 
Koning is secr machtig, en Mahometaansch. Ik vond hier.Sekore 
Moorse Kooplieden van Alexandrien, en Damascns die my, voor mijn 
gclt, behulpsaam waren; ik begaf my by eenen Xerif, Koopman van 
Damasco, ging voor sijn affairen naar Ormus, en was 60 dagen sey- 
lens tusschen wegen. t* Ormus zijn veel Paerlen, en goet koop. Ge- 
Icvcrt hebbende de Kcopmanschappen aan don Factoor, reysden ik 
van daar te lande, in 't geselscliap van Armenische Kooplieden, tot 
dat wy op een plaatse quamen, alwaar wy de Carouane een maant 
lang moesten inwachten ; quamen voorts te Sorras, en bleven aldaar, 
opgehouden door den oorlog, drie maanden ; reysden voorts na Ispa- 
han, Casem, Soltania, Tauris, in welke pluatse den oorlog onse otte- 
lijke dagen op hield , van daar reysden wy naar Aleppo, om de Ca- 
rouane waar te nemen, maar tusschen wegen vielen wy in hauden 
van d'Arabiers, die ons boroofden, en quamen alsoo heel ontbloot, 
en met hulpe van eenige Kooplieden, t' Aleppo. Hier versochten de 



— 56 - 

Eooplieden van my, dai ik wederom naar Taurìs sonde willen ver- 
reysen, en aldaar Jnweelen, Zyde, en Elarmosijn koopen, maar ik en 
derfden bei niet doen om de perijkelen van de wegen. Actam den 
1 Septemb. 1499. 

Eynde. 



P. S. - Se questa mia breve monografìa à potuto arrìecbirsi della 
versione olandese della lettera, di cui più sopra è riprodotto il testo 
portogbese e la traduzione italiana, lo devo alla somma gentilezza 
del Dottor S. G. de Vr'iès, direttore della Biblioteca Universitaria di 
Leiden, il quale, dietro mia pregbiera, m*à fatto trascrivere le pò* 
cbe pagine, ai fogli controindicati, riguardanti Gerolamo Adomo e 
Gerolamo da Santo Stefano, contenute in una raccolta di viaggi obe 
solo, credo, quella Biblioteca à la fortuna di possedere. 

Eccone il titolo : « Marcus Paulus Yenetus en Bescbryving der 
oosterscbe Lantschappen. Hieris nocb by gevoegt de Reisen van 
Nicolaas Yenetus en Jeronimus van St. Steven. Amsterdam, Abra- 
ham Wolfgang. 1664». 



UNA CARTA ITINERARIA DEL SECOLO XV 

[VATICANA BORGIANA] 



La via dei principali commerci diretti all'Oriente estremo 
dall'Europa per l'Asia Centrale nel xm e xiv secolo, via 
che aveva una diramazione pel Golfo Persico e per l'India, 
ci viene disegnata mirabilmente in una carta della Biblio- 
teca Vaticana che qui sotto descriviamo. 

All' epoca di frate Oderico fra le due città rivali del 
commercio indiano Bagdad e Tauris, quest'ultima aveva 
di molto avvantaggiato suU' altra ; e in pari tempo anche 
le sorti di Bassora e di Ormuz venivano decadendo.* Ciò 
vuol dire che altre vie commerciali eransi aperte tra il 
Mar Maggiore e l'India direttamente per terra; e questo 
bene ci dimostra la rete stradale della Carta Vaticana, che 
fatto capo a Tauris e Sultania, procede da ogni parte per 
l'India Prima attraverso la Persia orientale o risale dalla 
Transcaspi ana lungo l'Amu Daria ed il Syr Daria verso 
l'Hindu Kush. 

Il colonnello Yule ad illustrare le narrazioni dei viag- 
giatori verso il Cathay, da Montecorvino a Ibn Batuta, ha 
ricostruito una carta dell'Asia d'intorno alla metà di quel 
secolo xin, fondandosi sopra due termini che sono : la an- 
tica Carta Catalana del 1375 e una carta attuale dell'Asia. 
Il sodo criterio e l'acume del Yule lo hanno guidato in 
tale ricostruzione, che resultò felice e rispondente al vero 
cosi nelle sue linee generali come nel numero maggiore dei 

1 Cfr. W. V. Heyd, Geschichte des Levante-HandelB in Mittelalter, 1879 TI, 82. 
studi italiani di fiL indo-iran. Voi. V. Vili 



particolari; si che ad essi rispondono il giudizio e le con- 
clusioni più recenti del Cordier, per quanto riguarda la 
parte di Oderico da Pordenone e di Marco Polo. 

La genialità delle ricostruzioni dei due celebri e bene- 
meriti illustratori dell'opera dei viaggiatori italiani, trova 
la più bella conferma nel fatto reale. Una ricerca fortu- 
nata ha portato in luce il documento atto per eccellenza 
a determinare lo stato delle nozioni degli Italiani sulla 
topografia dell' Asia Cisoxiana e delle grandi vie battute 
dai missionarii e dai negozianti, dai porti del Mar Mag- 
giore fino al Golfo Persico e all' Indostan da un lato, e al 
Cathay dall' altro. Non abbiamo esitato a chiamar questa, 
che riproduciamo per ora nella parte che ci interessa: Carta 
Itineraria; però che sovr' essa sono descritte con ogni 
cura ed esattezza e come principale obbietto i tramiti e 
terrestri e fluviali, e le combinazioni degli uni e 
degli altri, quali ci vengono ricordati in più luoghi da 
coloro stessi che li hanno percorsi. ^ 

Alla Carta Itineraria non ispetterebbe cronologicamente 
questo posto nel presente volume. Essa è posteriore alle 
carte Catalane che vengono in esso descritte. Argomenti 
intrinseci e paleografici la fanno ritenere pertinente piut- 
tosto al seguente secolo xv anziché alla fine del xiv. Ma 
conveniva a noi collocarla in questo luogo come documento 
che suggella la somma dei portati delle fonti descrittive, 
che lianno determinata la evoluzione della cartografia del- 
l' Oriente Estremo e dell' India in questa fase prima del 
rinascimento della cultura e della espansione europea. 

Colla descrizione della Carta abbiamo messo in rap- 
porto la narrazione dei viaggiatori di cui si è sopra trat- 
tato. Ma un riscontro altrettanto opportuno ci parve quello 
delle vie segnate su di essa e dei percorsi degli Europei 
cogli itinerarii della Persia lasciatici dagli scrittori Arabi 
che, sebbene di qualche secolo anteriori, valevan pure pei 
secoli XIII e xiv. ^ Tanto più che crediamo potere trovare 

i Gli itiuerarii arabi in discorso fu- undHeise-Routen. Abhandlungen f. 
rono illustrati dallo Spkencsbr, Post- d. Kunde des Morgenlandes, voi. Ili, 3. 



— 3 — 

nella Carta Vaticana stessa le traccie di elementi arabo- 
persiani. E vedrà il lettore come e quanto corrispondano 
i termini di questi coi termini della Carta del xv secolo, 
e colle giornate dei nostri viaggiatori. Ma per chiarire 
ancor meglio il soggetto ponemmo a riscontro anche i dati 
di una carta che fosse intermedia fra il documento del 
secolo XV e la cartografia moderna. Scegliemmo all' uopo 
una carta del principio del secolo xvin, di G. de V Isle, 
la quale porta bene segnate le vie che a quel tempo per- 
correvano la Persia.^ Infine per il raffronto colle condizioni 
presenti ci siamo valsi delle grandi e recentissime carte 
della Persia, del Baluchistan e dell'Afghanistan edite dalla 
General Survey of India e eh' io debbo alla liberalità del 
Direttore di quell' Istituto, durante il mio soggiorno a Cal- 
cutta (1903), colonnello Gore.* Al quale colgo la occasione di 
esprimere qui il sentimento di gratitudine e in una ai Membri 
della Società Asiatica del Bengala in Calcutta e in Bombay, 
per l'ospitalità e l'interessamento prestati a questi Studi. 

Questa Carta appartenento alla Biblioteca Vaticana, fondo Museo 
Borgìano n."* V, trovavasi in un armadio insieme agli altri sette ro- 
toli di portulani descritti a pag. 108 n. Bellissima carta e ben con- 
servata, su una pergamena di mm. 1400 X 750. Non dà alcuna spe- 
ciale data o notizia sul tempo e sull'autore. È orientata al Sud; e 
per questo fatto e anche per lo sviluppo e le proporzioni alquanto 
esagerate date alla idrografia, e per lo stilo del disegno dei fiumi, 
possiamo ritenere che l'Autore avesse sott'occliio e si sia valso di 
elementi cartografici degli Arabi e de 'Persiani. Al settentrione com- 
prende una parte del mare del Nord e del Baltico, con una serie 
di isolotti e col lembo meridionale di una terra (la Scandinavia) fron- 
teggiante la Danimarca ove sono le città di Caldeng, Almen* 
brug, Chalinborg e Capenauem. Quest'ultima si trova all'al- 
tezza della costa settentrionale della Scozia che ha ad oriente im- 
mediatamente l'ixola de Tuli. 

Neil' angolo della carta, al disopra dell' arcipelago britannico 
stanno due leggende, l'una di 12 righe d' inchiostro violetto alquanto 
sbiadito, l'altra in rosso di 6 righe, sopra l'Anglia e la Scotia; e 

1 carte de Perse dressée pour chez Jean Covens et Corneille 

l'usapre du Koy, par (i. de lMslk pre- Mortier ^éo^j^raphes. 
mier {^éographe de S. M. de TAcadémie < Ve(?gaiisi le particolari indicazioni 

Koy ale des Scieucett. A Amsterdam, di queste Carte in Une dell* appendice. 



— 4 — 

una terza di 18 righe, in rosso, a occidente della Ib ernia, sotto un 
isolotto segnato Ixola de Brapil. 

La costa del mar Baltico si stende nel senso da S-0 a N-E. I 
nomi apposti alle città e castella lungo la costa o ad essa più pros- 
sima, dalla Danimarca in sa sono: Broxuicb, Agarmine, Sodes, 
Grispoldos, Yolgnsta, Trecto, Brandinborgo, Presant, Bi- 
uolle, Stolpa, Lonbog: queste tre ultime di fronte all'isola di 
Bornolo. Qui la carta ò tagliata; di alcune castella si veggon solo 
le torri, e le località ultime segnate verso questa parte sono, muo- 
vendo da ovest a est: Marianborg, Neronge, Elemnich (?), 
Posno, Litua, S. Maria, Bodiana,f01eum, Cbionio, Licioa. 
Infine al di là dei due grandi corsi sfoganti nel Mar Nero: Na*' 
tissat e Merenese, e fra le località Mancarmi, Matisa e Na- 
si a [sic: n AsiaPJ trovasi la leggenda: € Nota che la Cumania solea 
esser grandissima provintia e dilatava molto in suo comfini. Ma 
ora sonno si consunti che de loro non si fa troppo conto de li qual 
popoli non sonno molti per POngaria ». 

A N. di questa e di una catena di monti isolati, fra il fiume an- 
zidetto e il Tanai fi. troviam solo le amplissime leggende, ohe ri- 
produciamo per disteso. A destra fra Cracouia regal e Posno 
sta questa leggenda, in nero: 

1. < E da notare ancora per dechiaration | de questo 
come tutti segni overo linee | le quale se vede esser in 
questa hopera segnati | de verde con tre ponti negri 
tutti quelli sonno vie late | publiche & comune per le 
quale se vanno de tera in terra | & de un loco in un altro 
per tutto lo habitabile | ». 

La prima leggenda nell'Asia in basso a destra, rimasta in questa 
riproduzione fuori della carta, è in inchiostro nero : ^ 

2. Ancha la divigion de la terra ci e Asia Africa et Europa | del- 
l'Africa ne trovo apresso cosmografi et storiogarfi diverse opinione 
I de le quale se potria parlare difusamente. Ma per esser materia 
tediosa farò qui un poco di nota de la opinione de questi e quello 
che se dee | tener, la farò elegere a li prudenti ad alcuni che se- 
gueno li antiqui de quali sono Mesalla horatore che scrive la pro- 
genie de Hottauiano Augusto e Ponponio Mella e | quelli eh el segue 
vole che 1 Nilo divida li l'Asia dalla Africa et el Tanai la Europa. 
Alcuni I dicono che Tolomeo vole che quella costa deli monti de 
Arabia che sono da lato da Nu|ba et tirano per Abasia oltra quella 
Etiopia australe faccia la divigione da l'Africa | a 1 Asia. Alcuni altri 
dicono che vedendo, cioè li nostri moderni, vedendo che questa di Ivi- 

1 Ci limitiamo a restituire ai nomi u nei v ; e aggiunger qualche segno di 

proprii le maiuscole, di solito, e pò- interpunzione. Le lineette verticali ser- 

trenimo dire per norma, trascurate nel vono a distinguere la fine delle diflé- 

testo; a mutare nei casi non dubbi la renti righe delle leggende medesime. 



— 6 — 

gion de l'Africa ho per lo fiume Nilo ho per quelli monti fa la Africa 
tropo picola | e dicono che el mare rosso hoyer Sino arabico divide 
questa Africa molto mellio. Item | vedendo che el fiume Edil el qual 
entra nel mar Caspio e vieni più al deritto de verso | tramontana 
che el fiume Tanai et dicono che questo fiume divide mellio la 
Euro pa dall Asia. E questa ultima opinione par più aperta et ma- 
nifesta et abia meno bi| sogno de linea immaginaria comò par che 
volliono quelli che fanno le prime diui Igiene honde conforto quelli 
che vedono questa opera che non vollia tropo ocuparse | in desputar 
questa divisione et massime non essendo molto necessaria ma tenga 
quella | che li par più ragioneuole et aprobabile quanto al vero et 
retto giuditio; non di meno | io ricordo molto esser laudabile a star- 
sene colla opinione de quelli che so Ino più autentichi. 

Riguardo all'Asia in ispecie P autore della Carta premette questo 
avvertimento nella leggenda che sta sopra il Curdistan: 

:)• € Nota che in questa Asia Magiore | sonno molti regni & molte 
provini tie le qual non ho facto molto | discriptione per non esser 
pL'o|liso & similiter do molti fiumi & fonti & montagne le quale | 
anno cambiati nomi & dexerti gran|dissimi li quali in diverse parte 
non I no parlo troppo, & massime per ostro | nella Arabia & per 
tramontana in le parti de Perjmia (sic) & de Tartaria & Rossia e 
per lo levante e mol|ti altri luochi in diverse parte de questa Asia | 
& similite[r] m è convenuto lasar le novità li costumi | et conditìoni 
do populi & magnificentie & potentie de segniori & gran diversità 
de animali >. 

Con questo ci conferma che più dello intento scientifico l'autore 
si preoccupava dell'intento pratico; e la descrizione delle vie ter- 
restri e fluviali rimane il precipuo assunto di questa parte della 
sua carta. Per questo fatto si spiega l'accurato tracciamento dello 
rose e dei raggi dei venti anco entro terra; ricordando come ne' paesi 
remoti e deserti, specie in quest'Asia, era uso alle carovane mar- 
ciare colla bussola. 

Segue al di sotto dell'altra leggenda, nella Provintia ([IJestel: 
Spahan, e sovresso la spiegazione che vale per ogni caso: 

4. « [Cjredo che molti | se maravelliaranno che | in questa Asia & 
anco I nell Africa appareno le cipta | molto magiore che nella | Eu- 
ropa e questo veramente | non è per altro che per dare | qualche vista 
a l opera inpero che a farle piccolo | non seria molto grato a quelli 
che vedono que|sta hopera & a fare grande quelle de 1 Europa | non 
ci poteriano capere. Siche pilliajtene lo fiore & non la spina >. 

La leggenda sulla sponda orientale del Caspio sotto la figura 
di un carro: 

In questa forma et figura | sonno li carri che queste natione | sol> 
liono abitare e quello | che più ne a he il lor segnore. 



- 6 - 

Leggenda che segue a occidente del Caspio, in inchiostro rosso: 

5. E 1 monte Caspio el quale e qui di sopra conien9a nel mar | de 
Ponto e tira ver levante verso ol mar ircano el quale ani cera ^ 
dicto Caspio per che a quelle rive e porte de ferro cosi | e detto per 
esser inespugnabile per le qual so conviene | passar chi voi passar 
quello monte el qual | e altissimo e largo giornate vinti e longo 
I molto più. In questo sonno 30 natio& diuerlsi(sic) di lengua come 
etiam de fede et abitano | nel ditto monte. El quale e pien di valle 
gran, dissime e per tutto o per la più parte de quelli | abitanti la- 
vorano ferramenti et arme e tutte cose ne | cessane al arte mili- 
tare. Ma non para de nuovo se io | ho notato e Caspio et Caucaso. 
In pero che quelli tiem | et aferma che sia uno monte el qua | le 
muta nome per la diversità | dele lengue le quale li abita | Ma per 
satisfare a li cosjmogrofì notare quel sto Nome a loco debito | e con 
altre sue propri età conveniente. 

A piede di questa leggenda è Sarai sulla riva sinistra del fiume 
Edil. Più oltre a fianco della città di lÉorgan^a leggiamo. 

0. € Questo Nobilissimo & Ricco regno | de Organ9a Vechia ave 
già • XII • ciptà I nobile poste in bel sito & forte e de | pasture grasso 
& lo suo confino da po|nente si e Candac & Sarai & da me90 el 
mar | de Baccu houer Caspio & da tramontana Nograt | che è in Ros- 
sia e da levante con la estremità de | Persia. Ma Tamburlam desfece 
la ditta I provintia & quella Segnoria & in dro|rao de Strana fece un 
altra Orjganva deli edefitij do questa e de | quella del Tauris la 
quale era miralbilissima cosa ». 

Al disopra della precedente si legge infatti a una corrispondente 
distanza presso il fiume o la montagna: civitas Horganca nova; 
e accanto il nome che decifrasi in Karacsaf. 

7, « Questa Horgan9a nova fo | facta per Tamburlam de li no {bili 
edeiitij de Tauris li quali | tranlatolij in sua memoria». 

Sulle targhe figurate sullo specchio del mare leggesi a destra: 

8. « In questa provintia de Siroam <fe de Siamaclii verso la marina 
ci sonino doi fonti de licori nel | magior li e uno licer verde chiamato 
nephto I e questo è bom per brusar e si 1 è portato per la Scria | e 
por 1 Asia menor : e 1 altro licer e bianco &. medicinal | ed ò bon da 
più <fe diuerse cose hoctiino & perfetto ». A sinistra : 

0. Queste porte del ferro le qual sera | el passo de questo monte 
Caspio son diete | nella lor lingua Derbene cioè cosa inespugnabile : e 
chiamase ancor porte Caspie | derivando deli monti Caspij & sappi che 
I per questi monti non ce altro passo che que|sto per andar in Persia. 

Entro terra, a S E del gruppo di monti senza nome e della catena 
dei Monti Caspii (Caucaso): 

10. « [QJveste porte de ferro che pare qui de sotto | sonno inespu- 
gnabile & e passo do queste | provintie & ivi se li scote gran the- 



— 7 — 

soro I da quelli che passano ohe per | tutte quelle montagne non c-e 
altro passo ». 

Più sopra a SE si giunge alla città di Soltania: 
11. € [Qjvesta fu nobilissima Cipta apresso | li Armenij in la 
quale e grandissime | ricche9e di mercatanti & terre molto | mer- 
cant/esche & bone di mercantie | sottile cioè perle gioie de hoiii sor- 
ta I sete lavorate et non lavorate | et veri e boni mercanti ». 

Entrando nelle reg^'oni asiatiche per la via indicataci cosi dalle 
riportate leggende, la prima osservazione che si presenta nelPesame 
della carta è la confusione del Mare di Arai col Mar Caspio. Al- 
l' oriente di questo, nella regione bene delimitata dal corso di due 
fiumi troviamo le due città di norgan9a o Organca vecchia e nuova 
e Earacsaf. So in quest'ultima forma possiamo riconoscere quella 
di Cha.warezm avremmo il nome del lago e della regione di cui Or- 
ffan^a ossia Urghan^ (Khiva) secondo il Yule era la capitale. 11 
fiume che la cinge a nord vi ò segnato fi. Ocus che è il nomo già 
incontrato in Fazio degli liberti per il Jaxarte (Sihun o Syr Daria) 
gemello dell' Oxus, il G'ihun o Amu Daria, sul quale Organca sor- 
geva. Questa città devastata una prima volta, da G'engiskàn nel 1221 
risorse allo stato fiorente nel quale ce la descrivono un secol dopo 
Pegolotti e Ibn Batuta. ^ La Urghang nuova è a circa 60 miglia a 
est dal luogo dell'antica, sul canale attuale dell' Oxus ed è la capi- 
talo commerciale di Khiva. 

Al di là subito della foce del Glhun, troviamo con Toli bacar 
la città di Strana, e il nome ripetesi più basso sulla sponda allo 
sbocco di un canale. Ci troviamo con questo sul litorale del Caspio 
ove sorgeva la Strava medievale non lungi dall'odierna Astrabad. 
Poco dopo e a suo giusto luogo all'estremità del Caspio, sta Suri = 
od. Sari fra il lido e il versante delle montagne Demam. Ma ciò 
che colpisce è trovare il nome di fi. Oxius dato al braccio che po- 
trebbe bensì collegarsi col corso del Q'ihun ma che sfocia a Strava ; 
e il nome di Amur dato alla foce dell'altro corso che traversa la 
montagna Demam. Se in questi due nomi dobbiamo riscontrare ve- 
ramente l'Oxus e l'Amu (Daria) ci spiegheremo cosi la difficoltà, 
e cioè: che il cartografo del xv secolo abbia ignorata la regione fra 
il Caspio e l'Arai, ed abbia accostato confondendole le acque di 
questo con quello; portando cosi sovra la medesima sponda del 
Caspio alla loro debita distanza le località dell'Arai e rispettivo 



1 La distruzione definitiva di Or- invece, secondo le fonti cui attinse il 
ganza, che nella nostra carta viene at- Yule, all*opera naturale e lenta dei bau- 
tribuita a Tamerlano, sarebbe dovuta chi del fiume che ne invase il territorio. 



— 8 — 

corso del due fìomi; e ritenendo che i minori corsi i quali al suo 
tempo mettevano nel Caspio a SO fossero altrettante bocche del 
G'ihun = Oxus-Amu. Non è improbabile che questo errore, o svista 
che chiamare si possa, della cartografia del secolo xv abbia influito 
a dare al Caspio la nota protensione coli* asse maggiore nel senso 
di est-ovest, che rimase caratteristica della carta dell'Asia per un 
paio di secoli successivi. 

A nord del mar Caspio sul corso del maggior fiume che sarà 
PEdil (Wolga) sta Sarai, in quel punto ove il Yule porrebbe la 
Sarai primitiva sulla riva sinistra del Achtuba o ramo settentrio* 
naie del Wolga; assai più basso e nel luogo dove si colloca la 
Sarai del xiv secolo sta sulla nostra carta la città di Candoch(?).^ 
Le rovine della prima Sarai giacerebbero a 240 miglia dal mare, e 
il posto della seconda sarebbe stato secondo i geografi a 2 giornate 
dal Caspio e ad una giornata dal Gittarchan di Pegolotti che è nella 
nostra carta Arcotreca (Astracan) sopra il delta del fiume. A 
oriente di Sarai viene Saraipeich sulla biforcazione del fiume 
iaicho(?), nel luogo dell'odierna Saraichik sulla diramazione ap- 
punto del Jaik.' A occidente invece e a monte sopra il corso dello 
stesso fiume Edil (Wolga) troviamo segnato Bolgar, come una città. 
Fra questa e Sarai è un'altra città senza nome, forse Ukek.^ 

Procedendo verso mezzodì sulla sponda occidentale del Caspio 
dopo Ar9etreca (Astracan), superato il braccio di fiume che non 
sapremmo se ritenere per un braccio del Wolga col quale formi 
l'ampio delta, o se non sia confuso col Kuma, troviamo un Bi- 
sconte che for^e è Bishdagh (od. Besh Tau) di Ibn Batuta; e 
poscia il fi. Te reo e poco lungi della sua foce Te reo cui rispon- 
dono gli odierni Terki alla imboccatura del Terek. Sembra però 
che il Tarchis dei missionarii fosse invece quel Tarco rappre- 
sentato più in giù sotto la leggenda delle Porte de ferro. Fra i 
paesi segnati tra questo punto e i piedi della maggior catena dei 
Caspii (Caucaso) sono notevoli Chebichil Kumuk o Comuch, * Gu- 
mik di Ma' sudi, provincia al sud del Terek; e Mamupi forse il Ma- 
muni o Mamek che però altre fonti porrebbero più vicino a Sarai. 

1 Le località moderne presso le quali e anticipa il noto uso dei mausolèi gran- 
trovansi le ruine dei due Sarai, sarei)- diosi de* principi mongoli in Oriente, 
bero Zarefpod per la prima, Seli 3 Oukaka di Marco Polo, Ukak 
trennoi Gorodok per la seconda, di Ibn Batuta, Uguech nelle fonti del 
Spetta alla toponomastica Cumauica sta- Wadding; era annoverata come uuadelle 
bilire la identità o meno di questi ter* 10 sedi di conventi della Custodia di 
mini. Veggasi la nota dal Yulb, Ca- Sarai, sotto l'impero Uzbek nel UDO. 
thay p. 231-2 e le fonti citate da esso. * L'odierno Cbamaki del Chirwan 

2 Defrémery in Journal Àsiat 1850, è troppo al sud di Tiflis percbò possa 
p. 159. Nella parte a settentrione del venire identificato con questo. Lo tro- 
Mar Caspio è segnata la città di Hoi veremmo invece nel Siamachi a mez- 
e lì presso un Sepulcro real; che zodì della Porta di ferro e piti pros- 
trovasi ricordato anche in altre fonti, simo a Bachu. Vedi sotto pagina 9. 



— 9 — 

Tutto queste località Sarai, Astracan, Tarchis, Chomach e Mamuni 
a\reano conventi (lolFordine del Minoriti; onde la loro ragione d'esser 
segnalati su questa carta. 

A mezzodì della catena del Caucaso, e in giusta posizione a SE 
del Mar Nero, sono disegnate le montagne dell'Armenia dallo quali 
si svolgono il corso dell' Eufrate e quello del Tigri. Sulla riva del 
Caspio notiamo anzitutto una località Si amori e quindi Bachu^ 
indi Licori presso la foce del il. tarus probabilmente falsa lezione 
per Curus = Cyrus = od. Kur, scendente dalle montagne dell'Ar- 
menia che si congiunge all'Araxes o Aràs, l'Ai -Ras di Edrisi, 
convertito nel Piume Rosso da Pegolotti e da Oderico da Por- 
denone. Il gran delta formato dalle due branche di questo fiume è 
segnato con Sangiep, di cui non sapremmo identificare la forma, 
ma che occuperebbe il posto assegnato dal Yule alla Plani ti es 
Moghan di Oderico. Nell'interno, a S. di Bachu, è bene collocato 
il castello Siamachi. 

Nelle montagne dell'Armenia troviamo segnata come grande 
città Tifi li s sul fi. Cur più sotto confiuente coU'Arasse. Sonvi 
molte altre località maggiori e minori che non si riscontrano nella 
carta del Yule, ma di cui alcune tornan nelle altre fonti. Di esse 
trascriviamo i nomi per agevolarne la lettura sulla mappa, proce- 
dendo da nord a sud. 

Schaura 0. di Tiflis,* Contatos, Cal^ichea a SO, Din- 
dala, Paper, Spier, Malatia, Mine a S di Tliflis, Bitilis== 
Betlis, a del 1. Van, Caipi, Mamuastan, Acus = gli Okus 
[Tabesseran]? 

Non è tra queste Erzrum = Arzan-al-Rum degli Arabi, Erzeron 
dei Franchi e Arziron o Arzerone degli Italiani. Ma benché senza 
leggenda, lo possiamo facilmente riconoscere nella città piantata sulla 
sommità della montagna che fa riscontro all'Ararat, di cui è detto: 
« qui se poso 1 arjcha de Noe | dopo del dilujvio >. Questo segno 
della posizione di Erzerum è molto suggestivo, e ci richiama al vivo 
la descrizione delle condizioni topografiche e climatiche di questa 
città quale ci è data da lord Curzon, assai pittoresca e ben ricor- 
dante la rappresentazione fattane da frate Oderico al tempo suo. Qui 
si vede infatti, alla distanza che tanto Oderico quanto il Tournefort 
danno di una giornata dalla città, sgorgare le sorgenti dell' Eufrate : 
«fonte de eu frate» che formano quella specie di penisola in cui 
è detto trovarsi la città. 

Nella parte montagnosa a sud di Erzerum e dell' Arara t, fra il 
corso superiore dell' Eufrate e le sorgenti del Tigri si legge un fi. 
Ras eh e ^ che esce da un lago a mezzodì dell'Ararat ; e i nomi Mi- 

1 Assai probabilmente il fi. raso he monta^irna di Ararat è ancora i*Araxe8, 
che troviamo più giù fra Erzerum e la in quel punto ove io attraversava la via 

staili ital. (ìi fil. indo'iram. Voi. V. IX 



— 10 — 

kincar, Mughisar di Pegoletti, Meherdi, Samì (Shamir della carta 
del Tuie?) e Nib sull'Eufrate; Esbin sovra il mons Sigari m. 
di- Sengiar, forse [NJisibin, una di quelle sedi metropolitane nesto- 
rìane dipendenti di Balh, che dalla metà del secolo xui eransi di- 
stese dair Armenia al Golfo Persico e in oriente fino a Cambalech. 
Tali erano pure MossuH e Arbela (per Assyria o Adiabene) la 
prima delle quali dubitiamo di riconoscere in Mencur ove non sia 
che questo nome si estenda oltre la Guardia' che chiude il pas- 
saggio del fiume su cui è disegnata una grande città con la indica- 
zione di ura [Urfa?]. Ben chiaro è invece il nome della seconda 
sede Arbel od. Irbil? che nella lista del metropolitano di Damasco 
Elia (E. V. 893) veniva accoppiata con Hazah, ossia con la Chazene 
come una parte dell* Adiabene.^ 

Delle altre città rappresentate nella Mesopotamia si leggono i 
nomi di Tecrit e Cudoi, e continuando sulla sponda sinistra del- 
l'Eufrate Tetituot e Baidot. Alla destra del Tigri, sopra la grande 
strada, che da questo fiume all'altezza di Comoster scende fino a 
Susiana, incontrasi Cubdis. 

Andando alla sinistra del Tigri Ar^enh, Libsa e Argis stanno 
intorno al lago che prese nome da questa città, e quale appunto lo 
troviamo nella carta Catalana sotto forma di Mar e città di Argis, 
formante parallelo col Mar di Marga che in questa carta itineraria 
non ha indicazioni. Il mare di Argis risponde al moderno lago di 
Van, e la città omonima di Van costituisce la sede metropolitana 
di Persia insieme con Sai mas a che è la nostra Salamas a NO, e 
con Urumiah = Ormj della Catalana a S del lago di Marga, che 
oggi sulle carte prende il nome di Urumia. 

A mezzodì di Argis siede Ninive civitasMagna, e dopo questa, 
Comoster sulla sinistra sponda del Tigri, a capo della strada me- 
sopotamica sopranotata por Susiana; poi Sustit, Dicot, Cosmi, 
Sucri s [od. Sechr-ward?] fino alla Babilonia grande, rappresentata 
invero in proporzione dell' ampiezza e della sua potenza antiche. Se- 



per la quale come attesta Oderico da latiao-persiano-cumano del 1303 il per- 
l'ordenone, si doveva passare per re- siano tataul è tradotto con place- 
carsi da <iuesti luoghi a Tauris. Cfr. Ileyd rius = gredler. Klaproth Meinoire re- 
neiropera citata a pag. 117. lat. à T Asie 'Ò,t2i). In Kaschid-bd-Din 

i Monsol in Marignolii, secondo taugaul o tetegaul ba lo stesso seu- 
egli narra, era stato ricostruito sulP al- so. Tamtaulaco suona nei documeuti 
tra sponda del liuine colle rovine di veneziani (1320). A segnare i luoghi, 
Ninive; la quale sotto il nome di Athur ove doveasi pagar il passo stavauo co- 
era parte della stessa metropolitana. lonue con la indicazione delle tariffe 

* La guardia, che compare a' pas- delle tasse, rispondenti alle note che ce 

saggi di questa carta è la versione del ne ha lasciato il Pe;folotti uell* itinerario, 

termine tartaro tantauUo, quale ri- a Che il Yule identifica con IIuz di 

trovasi nella forma t a n t a u l a g g i o del Oderico da Pordenone, in C a t h a y ecc. 

Pegolotti; che voleva dire la decima, a pag. 53 n. Cfr. per la questione con- 

o dazio di pedaggio. Nel vocabolario troversa più innanzi alla pagina 32. 



— 11 — 

guoiìo il corso tino alla sua foco: Susiana, Alle, Miss e alquanto 
discosto, Eigot. 

Tornando a Erzeruin e discendendo lungo il corso dell' Eufrate 
sulla sponda destra, iucontriamo LasoÌ9e a' piedi di una montagna, 
e fra altre castella senza nome: Saico, Regalia, Argali, Cobeis 
quindi la grande leggenda: 

13. € Io ho fatto amplisi simi desegni de tutte | queste parto & de- 
scriptione asai | e maximamente | do la Armenia. Mijsopotamia. Siria. 
Capadocia | Cillicia. Pamphilia. Licia. Asia minore. Bittinia. Qalatia & | 
molte altre altre che veramente | non e possibile a potere | narrare 
honni cosa in poro | che nelle nominate proviutie | ci sono molte coso 
de memoria | & maravegliosse massime de chie|se & cose antiche >. 

Seguonvi le città e castella di Tinua, Mellidcalli, Arabe 
[l'Iraq?] Calaturon, piabar [Gebbar?] Aracha [Iraq v. sopra il 
nome della provincia ?] e M e 1 d e n j testa di un ponte che attraversa 
il iìiime sopra le diramazioni di destra. Nel tratto che resta cosi 
circoscritto fra queste e il corso principale vengono: Rachbe, 
Asara, Anacadidi [Ana G'adidaJ, Idde, Oueis, Bai sovra la 
strada che congiuuge il ramo occidentale col principal fiume ; e final- ' 
mente Bai sera legata da un lato da una nuova strada al ramo mi- 
nore e dall'altro lato al maggiore con un canale. 

A occidente della città di Aram comincia l'Arabia colla leggenda 
che sotto riportiamo ; e anche questa regione ò segnata, di buon nu- 
mero di città riunite da una grande rete stradale, fìu oltre Medina, 
che ò disegnata elegantemente come una splendida moschea : 

13. Questa Arabia e chiaimata dexert-a et bene | merito: In pero 
chella non e | in alcuna parte abitata per | la intiuentia et cattivo 
aire | delo paese per la infinita qua|8Ì moltitudine de serpenti | et 
strani animali che vi sonno | li quali sonno molto più soccj | e brutti 
che altri non credono | In pero che in quo [llej provintie | non vi si 
trova aqua excepto | in un solo fonte e tutti li anima li del paese 
correno per la sete | al ditto fonte e li me[s]cola lor lo spejtie de 
imo in un altro animale | et fanno le lor spetie tanto soc^e e | brutte 
che par cosa in j credibile e disforme | a credere, e corompe | 1 aire che 
li ucelli I che passano di solpra volando casicano morti per la co- 
roctione | de 1 aire del ditto paese. 

La seziono mediana della carta è attraversata dal corso d'un fiume 
[Karun e suoi aillaenti] che corre in direzione da Nord a Sud con 
un parallelismo interessante, ripetuto dalla carta Catalana, rispetto 
al corso dell' Eufrate e del Tigri. Coordinate al corso di esso fiume 
X)rocedouo sull'uno e sull'altro lato quasi del pari in diritta linea 



— 12 — 

le graudi strade che dall'Armenia attraverso la Persia sceudevano 
all' India Prima e al Golfo Persico. Dalla Carta non resulta il nome 
del detto fiume, rappresentato inferiore in potenzialità al Tigri, dal 
cui sistema però si tiene indipendente. 

Neil' apprezzare la idrografia di questa sezione della nostra Carta 
dobbiamo tener conto dell'avvicinamento, o a dir meglio confusione 
del maro Arai col Caspio, fatta dal nostro cartografo. Ciò ha avuto 
per conseguenza anche il riavvicinamento dei corsi d'acqua pertinenti 
ai due bacini. Non potendo noi estenderci qui all'analisi di questo 
fatto ed alla identificazione e rispettivamente distinzione dei singoli 
tratti, procediamo nella rassegna dei dati di questa sezione della 
carta, isolando anzitutto la regione che sta fra le sponde meridio- 
nali del mar di Bachu e del mar di Chàwarezm (Arai) in uno 
confusi, e il corso di quel fiume che dal Maraga o lago di Urumia 
trasversalmente^ viene a congiungorsi sotto la città di Sab9oar alle 
acque del sistema del fiume di Herat e del Tedjen. 

I monti de Mam, le catene dei Damghor e Demawend insieme, 
limitano il mar di Bachu a mezzodì ove sono le già nominate località 
di Strana, Suri (== Sari del Yule) e Amur [Amol]; al sud della 
catena stessa è la città importante di Bisie cui fa capo una strada 
che la congiunge al fi. Orcus (o Oxus ?). Fra le montagne del Tauro 
e la propagine meridionale dei monti de Mam corre una strada che 
cougiunge Barda con Soltania, e questa con Casmin.' Tauris 
campeggia, come la città massima e in tutto il suo splendore; spo- 
stata alquanto a mezzodì rispetto a Soltania, ma in giusta posizione 
rispetto al corso dell'Arasse e al Lago d'Urmia. Ad oriente dei De- 
man e della loro propagine troviamo i castelli di Lagim, Ardui, 
Baxoar, Bastam [od. Bestan], Cup e una città Siariar cui met- 
tono capo da oriente a occidente due strade ed un canale. Vengono 
poi la grande Nassabor^ e Sabcoar. 

Da Tauris e da Sultania partono due grandi vie, l'una delle quali 
traversando la Media piega ad occidente verso il bacino del Tigri 
che raggiunge a Babilonia lasciandosi a sinistra Ossen e Lib; 
l'altra per la Persia piega invece verso il fiume [Karha?] che scende 
a toccare sotto la grande città di Sita9Ì, per costeggiarlo poi molto 
più in basso. Dalle montagne ove troviamo da un lato la città di 
Su s ter al nord, di Media a mezzodì, si prosegue una strada ora 
parallela ora intersecante il corso dell' affluente che si suppone es- 

Ml Kara-rud forse confuso in- iia 6chir, è ritenuta patria di Zoroastro. 

sieine col Kara-su [survey of India] Cup è forse Cum o Qom (ant. Choana), 

=s Kiwe-Kùd e ivaralscliui della nella provincia di Iraq Agami? Cf. Wil- 

Caria del Kiepert, a propobito deli* iti- liams Jackson J. Aineric, 05. 1001, 185. 

uerai'io di oderico da Pordenone. ^ Questa, rappresentata {^randiosa- 

s Casbin, a NO di Teheran, poco mente, è la Niciiabur o Iran che non 

lungi dalle rovine di Kay, patria di sappiamo tse e quanto vada distinta dalla 

Haruu-el-Ruscliid, come Siariar, odier- N u s i a u r che precede SeracseMaru. 



— 13 - 

sero soiuprc il Karha, passando Qabala =- HabaI o QabaI, Aipsa, 
Quisa e Mogolsor. 

Nella regione fra Spahan elaCupsa?, la carta segna una 
grande palude di cui le acque che scondono verso mezzodì dividen- 
dosi in due rami passano presso Sitaci, Iesi, Locusi, poi si riu- 
niscono per dividersi ancora, superato il ponte presso Lar [Lore- 
stan?J; e oltre Queromen e Saura [Karzerom e Chiraz?] si gettano 
per due diverse foci nel Golfo Persico, Puna presso Col tu, l'altra 
presso Quesen. * 

Sotto Sabcoar e Rai-siet(?) si incontra la gran via che attra- 
versa il cuore della Persia in tutta la lunghezza. Sono indicate in 
caratteri unciali le provincie: prima la Provintia 9b8TBL, poi la 
PuovixTiA CuELSTAM IN Pbrsia, Provintia Timocaim con la città 
di Tabas ove una seconda strada traversando pure la Persia piega 
verso oriente, e si biforca pel nord e pel sud; Provintia Curdi- 
stam in Persia colle città di Jermam e Varchu a S-E. di lest; 
Provintia Lor in Persia con Lar città caratteristica per il tipo 
dei suoi monumenti; Cremania con Cremania città, legate insieme 
dalla via che da Soltania per la Media attraversando il fiume pel 
ponte sovrasegnato passa le dette due provincie di Lor e di Crema- 
nia; e congiunta a Soltanfor colle diramazioni per T India Prima 
e Mogolistam; P. Roc barlan; Provintia Camandu con Cha- 
mandu città: Provintia db Cassu in Persia. In alto dove fini- 
sce la carta è segnato con una città il Mogolistam. Questa di- 
stinzione di Provincie non corrisponde con precisione alla divisione 
dei Reami fatta dalla leggenda: 

li, « Persia contiene in se otto Reami de li | quali el primo se 
chiama Cassu el secon|do Loc (sic), el teryo Curdistam. el quarto 
Timjoscam. el quinto Celstam. el sesto Istajruch. el septimo Ceraci, 
el octavo Sonjcara. Ma nel regno de Timoscam uassi | nobilissimi 
cavalli & aseni de gran pregio & | sonno potenti & veloci do li quali 
se ne fa gr[au morcantia in India & qui nassi grandissi|ma copia 
de seta et do cottoni & biadi de hoiii conditione: Iten In questa 
Persia fo trovata | 1 arte masica de pò la confugion de le lengue 
venne | Nenbrot gigante el quale insegnò a li Persiani de adora|re 
el sole iV: il fuoco epero chiamano il sole e bel (sic) ma ora sonno 
gran parte macomettani e molti altri adorano Idoli | per diversi muodi 
& con molte varietado.* 

1 Qui come in altri luoghi vediamo provincie non risponde alla reale posi- 

i corsi d* acqua interrompersi per ri- zione loro geograflca, e la ideutiflca- 

sorgere altrove. Più che una ragion zione non può farsene con molta sicu- 

tecnica, d()l)l>iamo scorgervi la nozione rezza: 

di iiumi che vanno a perdersi nelle ges tei potrebbe forse intendersi il 

sabbie, o ne risorgono, com'è caso fre- S^'estan osistan prossimo a IIerat,rauU 

quente nelle regioni dei deserti. Drangiana, col fiume Ilelmend che llni- 

^ L'ordine in cui sono date queste sce nel lago Zarech ; cap. Zarang' de- 



— 14 — 



La Provincia di Hoc Barlam porta questa diciiiaraziotie : 
15. lu Persia sonno iu fra le altre doi generation! de popoli 
li primi son dicti Cartista] ni & li secondi Roch barlam & questi 
sonno I crudeli & pericolosi homeni e de pessima con |di tiene & questi 
sonno quasi tutti negromanti | e obscurano V aire con sui incanta- 
menti I per potere robare li viandanti >. 

L* una delle vie che scende dalla Caramania passando per un 
castello di Liab s'incrocia con la strada che congiunge i molti 
sbocchi fluviali e terrestri del Golfo Persico, a Hucis; dalla quale 
città prosegue il corso di un' acqua le cui fonti sono nella provincia 
di Camandu e sfoga a Cambecia di fronte all'isola chiamata 
alia Alexandria. L'altra via, che dirama dall'importante gruppo 
di comunicazioni dell'India Prima, attraversa la regione orientale di 
Camandu per incrociare anch'essa la strada di congiunzione del 
delta m6Sox)otamico col Mogolistam; e prosegue a sua volta pel 
lago Licus (?) e il corso d'acqua che ne nasce lungo la valle co- 
steggiato dalle catene montagnose di Cassu, per finire nel Golfo a 
Ziraf (? Siraf). 



gli Arabi. L*altra forma di questo nome 
è Crelstam eCelstam nella carta, e 
ci couiluce alla identiiicazioue col Suol- 
ata in di Marco Polo. Vengasi sotto. 

Tiinocaiin = Tuuocain di Marco 
Polo. Ili uu*altra lezione Timoscain. 

C u r d i 8 1 a II persiano, ])arte delPant. 
Absiria; cap. Iverinaii-shuli che non do- 
vrebb* essere il .le mi a in della Carta) 

liOr è il l.uristan, che trovavasì a 
seUeiitrioiie del Chusistan; ma par con- 
fuso con Lai* la provincia di IJir o La- 
restun, prossima al Mekran. 

Cr emania o Kerman, provincia 
e citu'i r antica Caramania. 

Hoc bariaiu alias Islaruch? La 
posizione e la legii^enda lo approssima 
al Son cara e ai Keobarles di M. Polo. 

Camandu non bene localizzata; 
forse (iandeman a N del Chusistan 1 o 
il Ilainadan? O, assai più probabil- 
mente, è il Camadi di M. Polo? 

Cassu o Chusistan, P antica So- 
sia na, è la continuazione meridionale 
del Curdisian lino al (ìolfo Persico, cap. 
schuster sul K.arun (Choaspes); città 
Sus (Susa) e Ahvaz. 

Mof^olistam è Mogostam in K. 

Ceraci forse in rapporto colla città 
di Creavi verso Balch, oppure si 
può identilicare al Serazi del Polo. 

[Karsistan] anch*es80 al sud del Chu- 
sistan, sul Golfo Persico colla capitale 
Shiraz ; cittfi I);irabgerd, Istakar, e lezd. 

Soncara? V. sotto Roc barlam 

Fixan non potrebb'esseiv, data an- 
che la sua i>osizioue, che la Fergana 



oggi Kokand abbracciante il dominio 
del Jaxarte (Syr = Cr'ihun) superiore. 

Corasan, comprende parte della 
Partia, Ariana, e Ilircania; cap. Nisha- 
pur; Meshed = Misiet? della nostra 
carta e rovine di Tus, tomba di Vìrdusi. 

l Afghanistan occ] Ilerat e Seg'e- 
stan = Aria e Drangiana. Capitali He- 
rat = Knri della Carta [e DushakJ. 

[Id. orientale] Kandahar = auL 
Arachosia cap. Kandahar canoak ma- 

OIOR e MENOIC 

.Non sono indicate i>er nome le altra 
Provincie delle quali si trovano però 
segnati i luoghi sulla Carta; esse sono : 

Tabe ri stan, comprende la Partia 
occid., e piccola parte della Media, cap. 
Demavend, ai piedi della montagna omo- 
nima a s miglia dal moderno Teheran. 

Masenderan e Dahistan parte 
dell* Ilircania e j>arte della Media; cap. 
Astrabad ant. Astrabene; Strava della 
Carta, colle città Sari, Balfursch, 
Amol. 

G h i l a n parte della Media ; cap. Re- 
scht con Lissori o Lencoran « Licori 
della Carta Vaticana. 

Aderbeidshan o Aderbishan 
antica Media Atropatene, capitale Tau- 
ris col Lago d* Urumia, altra supposta 
patria di Zoroastro. 

flieluchistan N-0.] provincie Ku- 
histrin, saraviin, Kelat, Jalavan, Lus. 

[Beluchistaii s.] Mekran antica 
(ìedrosia, cap. Keg' che è il Chesi delle 
carte Catalane, ma che qui non ò notato 
per mancanza dello spazio. 



— 16 — 

Segue il Mogolistan cìnto anch'esso da una catena di monti al 
S-E e solcata da un corso d'acqua che confluisce con quello del 
Cassu procedendo verso il mare a oriente di Ziraf. La notizia su 
questa provincia suona insieme con il detto di Hormuz: 

10. La provintia ditta Mogolistam posta qui di sopra | in dromo ^ 
de rixola Hornus la quale ha el suo | vivere in la sopraditta provintia 
e questo | per esser sterile per la grande sicità che | he in essa ixola 
hcnche la ditta ixola qui I non apare per non esser la carta di tan|ta 
capacità che vi possa stare nella | quale non li nassi erhe ne al- 
bori I pero non li pò vivere animali | salvo de quelli che se tien per 
projprio suo vivere le persone | e questo perche in ditta ixola | non 
ci piove maj. E necessario a quelli che li abita che li sia peritato 
tutte quelle cose che fa biso|gno a la vita umana et questo vien 
I portato da la ditta provintia e bi (sogna che li abitanti sieno ri- 
chi et pò I tenti a substentare a tanta sposa | che in la ditta ixola 
capitano molte dele nave de India con mercan | tie de grandisimo 
valoi e ci e I perle gioie spetie di oni | sorta le quale se conduci per 
I via de la Balsera in Bagadat et in Babilonia de | Caldea et vano 
pe lo I fiume Tigris in m|olto nobilisime | citta et prb|uiutie | cioè 
I Misopotamia | Armenia Capadotia et | per fino al mare Pontus ditto 
Mar Magiore et la prinicipal cipta de P ixola | tiene el nome do 
l' ixola I e fo prima abitata da philojsofi et molto necessaria. 

Ma la carta non manca tanto che non si vegga un'altra grande 
strada che muove dall'India per dirigersi al mare più ad oriente 
del Mogolistan e di Hormuz, traverso una regione il cui nome è dato 
da quello della grande città che la occupa ossia da Chez; che ci 
offre la forma più prossima al Kes-makoran di Marco Polo, il 
Kig-Mekran delle carte moderno. 

* 

La terza sezione della nostra carta evidentemente è stata ag- 
giunta e adattata alla restante. L'accusano la mancanza delle rose 
dei venti e la imperfetta combinazione dei corsi dei fiumi e delle 
strade. Anche le proporzioni del disegno sono alquanto più marcate, 
specie per le montagne e le città maggiori; sopratutto il castello 
di Enri è esagerato. Ciò non ostante la tecnica, sebbene un po' più 
trascurata, e i caratteri della scrittura sono i medesimi. Va quindi 
ritenuto si tratti di opera dello stesso autore, eseguita in diverso 
tt'mpo, e in quest'ultima sezione non ancor bene finita. 

Samarganti appare qui nel massimo splendore; a oriente di 
ossa fra alte montagne è un lago cui fanno capo i corsi d'acqua 
della regione. Seguono verso S-E le località: Bagara, Alasreda 

* Cfr. Li dizione in dromo de Strana di Organza nova = di fronte. 



— 16 - 

[Alesandra?] e a S-0 Ches e Amon. Sul corso che conduce a 
Horgan9a nova Son9ara(?) e più a monte Termi t cui un canale 
congiunge alla strada, che per Creaci viene dritta da occidente a 
Balch. Nel seno delle montagne oltre la Guardia troviamo il 
Baiasi ail [Balasija degli Arabi, Baldasia delle carte Catalane e Ba- 
dakshan odierno] diviso da alta catena della P. Fixan (Provincia 
Ferghana). Cusbim, Tarcam, Turques e alia Alexandria 
ci avvicinano alla P. Corasan e ad Euri civitas = Heri degli 
Arabi, moderno Herat, di cui la leggenda: 

17. « Questa giaceva sotto la signoria del Deli | ma el Tamborlan 
traslatò qui | quella sedia & ahora li soi descendenti | ne son se- 
gnori e di Samarganti e de | tucta Persia fìno a Bagdat >. 

Neil' alta' catena che sorge ad oriente di Euri sono le sorgenti 
di due potenti corsi paralleli, scendenti in direzione di S-E e per 
mezzo ai quali corre pure la gran via che è quella delle invasioni 
nell'India. Alla sorgente più orientale ò scritto: Qui nassi el fium 
Amarus overo Indus. Dobbiamo ritenere che il cartografo abbia 
qui pensato all'Himàlaya occidentale e alle propagini del Hindu 
Kush, e nel secondo fiume raffigurato il Kabul;' oppure si deve 
pensare al fiume Helmend e al lago Zarech nel Seg'estàn?' Ma a 
questa seconda ipotesi, se può accordarsi la posizione del fiume in 
discorso rispetto ad Herat, noi farebbe che imperfettamente rispetto 
a Candar, e assurdamente rispetto al Chesmir cui passerebbe 
ad oriente.^ Il Zarech è piuttosto da vedersi nel lago disegnato 
appunto a sud della città di Jermam (Zarang' o Zermam?) con un 
breve tratto del fiume Helmend, di cui l'altra parte scomparve nella 
congiunzione della carta. Resta dunque più probabile che il grande 
fiume parallelo dell'Amarus o Indus debba ascriversi come uno dei 
tributari al sistema dell'Indo stesso. 

Continuando da Enri si incontra la P(r evinci a) Candar Menor e 
Candar Maqior, certo il Kandahar, l' Afghanistan orientale (mag- 
giore) e l'occidentale (minore) con la città dello stesso nome Candar 
qui spostata molto in alto. Le altre città di questa regione sono: Ba- 
lach, Similam, Sopugam, Baracha, Baracam. Nel cuore dei 
duo Candar sta su una vetta un altro castello I molata ove è 
scritto: « Qui è il loco do|ve stava el veglio | de la montagna >. Due 
strade parallele, l'una passando sotto il castello di Chi ri a, l'altra 
movente dalla città di Beadur, congiuugono il fiume alla via che dal 
Candar mena a Chesmir città, che vale ad indicare la regione intera 

1 Non pQÒ sfuggire air osservatore ristico del sistema dei fiumi asiatici, 

uua certa tendenza del nostro carte- ^ Zaraug' degli scrittori Arabi, 

grafo che si accosta al concetto dei anche nome della città sul corso del flu- 

parallelismo e, più, del corso gè- me stesso non lungi dal lago omonimo, 

mei lo, quale anche moderni geografi 3 Per quanto ciò si faccia anche dal 

hanno rilevato come un fatto caratte- supposto Kabul e dall'Indo nella carta. 



— 17 - 

come in altri casi, ma cho par trovasi spostata, come si ò detto, ad 
occidente del corso dell'Indo. 

Seguendo ora il corso dei grandi Gumi, il più occidentale si di- 
rama circondando un'alta regione su cui sono la città di Bear e 
quella di pesmj, separate da una strada; la quale allacciantesi con 
quelle che vengono da Chesmir e dalla Persia e attraversando il 
detto fiume va a raggiungere la grande strada longitudinale, che 
corre parallela all' Indo. L' Indo a sua volta, ripetutamente chiamato 
A mar US, passa attraverso la città di ^elferen e la grande Sia- 
chene dove vengono a coincidere due vie dal nordest; e prosegue 
colla sua diramazione ad abbracciare la regione di Pendua (Pondva^ 
Penéab?). 

Comunque si voglia concepire il complicato sistema idrografico 
dell'Indo a questo punto, le molteplici circonvoluzioni e ramifica- 
zioni dei corsi a occidente della regione di Dehli valgono a bene 
rappresentare il paese delle Cinque riviere e il Sind. Se dobbiamo 
ritenere che il corso cingente la Pro vinti A del Deli a E. appar- 
tenga al sistema dell'Indo, non è necessario per questo credere a 
un grave errore di topografia del Cartista. Il Deli si estendeva, 
com'è noto e come è detto più sopra nella leggenda 17, prima di Ta- 
merlano oltreché all'India settentrionale-occidentale anche al di qua; 
e poteva perciò venirne spostato il nome sul Pené^b. Forse la 
mancanza della pergamena che qui finisce interrotta di necessità, ha 
persuaso il cartografo a rappresentare comunque a questo punto la 
città massima dell' Indostan, meta desiderata de' lunghi viaggi ; o 
assai pili verisìmilmente è questa trasposizione di Delhi sul Sind 
una eredità della cartografia Catalana, la qual« aveva collocato ap- 
punto nel tratto che corrisponde all'India Prima della carta Va- 
ticana il seggio e la figura del re Delhi. 

18. Di Deli civitas magna è detto: * Questa ciptà nobilissima | 
già dominava tutto | el paese del Deli, hover | India prima modo] 
poi presa per Tamborlam quella signoria 1 a trasjlatato en la ciptà 
detta I Enri ». E piìi oltre : « Qui è quantità de sepulcri hover | ci- 
miterij aurej et reali > — di cui si vedono disegnate le figure. Le 
città nominate in questa regione sono Chelsi e Madegan al Sud, 
e nella parte orientale por mezzo alle circonvoluzioni dei fiumi: 
Cera, Tamfant, Tate,* Capalpur, Dedo, Sassacti, A^er- 
bam(?), Bapalpor, Sultampor (?); a E. Jenagiri?; a S. Pela- 
gonda e in ultimo all'angolo S-E della carta sovra di una mon- 
tagna è collocata l'ultima Alexandria, la odierna Uchh. 

Il rilievo dato a Samarganti (Samarcand) la capitale di Timur 
o Tamerlano, e la leggenda di Enri (Herat) combinata con quella di 
Deliii ci danno il termine a quo della compilazione della carta Vati- 

* Tata, (Ilio dei Subah, (provincia o vicercaine] di Delhi. 
Studi italiani di fiL indo^iran. Voi. V. X 



— 18 — 

cana, la devastazione del Delh i essendosi compiuta da Timur nel 1898. 
Qui si parla dei saccessori di Tamerlano uno dei quali, Baber, solo 
un secolo dopo (1519) trasportò definitivamente la capitale dell'im- 
pero dei Mongoli a Delhi ritornata con ciò alla supremazia e al mas- 
simo suo splendore. E questo ci d& il termine ad quem. La impres- 
sione degli avvenimenti ricordati nelle leggende 6, 17 e 18 della 
traslazione della sede di Delhi e di Organza se non è immediata 
non è nemmanco remota; si che pare si debba far cadere il tempo 
della compilazione più. vicino al primo avvenimento della distru- 
zione della sede di Delhi anzichò al secondo della nuova traslazione 
dall'Afghanistan all'Hindostan della residenza reale. 

Coincideremmo quindi colla metà del secolo xv, che a nostro ve- 
dere è Tetà approssimativa della carta Vaticana-Borgiana. 

Delle due grandi vie carovaniere dell'Asia quella che 
partiva dall'emporio dei Genovesi dalla Tana [Tanais] per 
le regioni settentrionali a raggiunger la Cina, fu identi- 
ficata senza grandi difficoltà, stante le poche e lontane 
stazioni che vi si incontravano. 

Più difficile invece è la identificazione della via meri- 
dionale che trasportava airoccidente i prodotti dell'India 
attraverso l'altipiano Iranico e l'Armenia.^ 

Per quest'ultima i due punti di partenza verso il centro 
commerciale di Tauris erano Trapezunto [Trebisonda] 
lo scalo del Mar Nero che più abbreviava la via di terra ; e 
Sebastia, Salvastro di Pegolotti, Sivàs moderna. Questa 
costituiva il nodo stradale delle provenienze dal Mar Nero, 
dal porto di Tocat da un lato, e dalle provenienze del 
Mediterraneo dal porto di Laiazzo f Ajàs 1= ^gfeaB an- 
tica] dall'altro. Vi si incontravano inoltre le vie di terra 
che venivano da Costantinopoli per Angora, da Cesarea 
[Kaisarie] e da Malatia [Melitene]. 

I tratti che da Laiazzo ossia dal SE dell'Asia Minore conduce- 
vano a Tauris, sono stati sufficientemente illustrati;^ così come 

i KiEPKRT. Uè ber Pegolotti' s - Anche per le comunicazioni dalla 

Vorderasiatischer Itinerar. Mo- costa della Palestina coirEufrate 8ui>e- 

natsberichte der K. Aka'leniie der Wis- riore a Malatia (e Arsengan = Krzin- 

senschaften zu Berlin, 20 ottobre issi. gtxn] va confrontato il Mapp. Catalano. 



— 19 — 

quelli che vi fecero capo dall'altra estremità NE dell'Asia Minore 
medesima; ossia da Trebisonda. Il Pegolotti indica il namero delle 
giornate anche di questo secondo itinerario, da 12 a 18 giorni per 
un cavaliere, da 30 a 32 giorni per una carovana. ^ Doveva esser al- 
lora la via naturale Paiburt-Erzerum-Bayazid-Tchors-Marand, che 
oggi le carovane compiono per 150 miglia (da 27 a 30 fino a 40 giorni). 
La carta Vaticana partendo da Laiaco ci conduce lungo il 
corso di un fiume che sbocca a p. Pali e passa per le città di 
Gogna, Alessandretta (questo nome sta fra due città e non è 
chiaro a quale spetti meglio), Silafchia, Sichi, dove superata la 
montagna si incontra Cesarla Capadocia. Succede una nuova 
e maggiore catena, al nord della quale sta Sauastia de Capa- 
docia, là dove sgorga un fiume che correndo a O e poi a N (il 
Los ti?) sbocca a p. Erminio nel Mar Nero. Le località segnate fra 
questo fiume e la catena dei inonti che continua nella nostra ripro- 
duzione, sono procedendo da O a E: Auguri, Gala ti, Coria, 
Sultanasiar, Cocia, Coimnas, Mar9anam, Amasia, Rogala, 
Conaria, Neoc[e]saria.* 

La via settentrionale prescelta da coloro che miravano 
al Catajo e che fu percorsa dai fratelli Polo, zii di Marco, 
dal Mar Nero per la Gazaria partiva da Soldaia, Sùdàk 
degli orientali, a S-E di Caflfa. Secondo T itinerario del 
Pegolotti dair emporio della Tana in 25 di con buoi o in 
10 o 12 con cavalli da Gintarchan = Ar9etreca Vat. l^ 
Astracan, si portava per terra al Volga a Sarai setten- 
trionale in 1 giorno^ indi a Sarachik = Saracanco 
Peg. = Seraicench Vat. in otto giorni di fiume; oppure 
per terra con maggiore spesa. Passando fra il Caspio e 
V Arai toccava in 20 giornate di carro a cammelli r 
gan9a. Proseguiva di là a Bocara* e Samarcand, d'onde 
piegando al nord, dirigevasi a Otrar = Oltrarre in 36 o 
40 giorni, e di là ad Almalic =:Armalec in 42 giorni 



1 La via indicata da GiosaflTatte Bar- appare sulla riproduzione nostra, 
baro non pare sia la medesima del He- 3 i fratelli Nicola e Maffeo Polo visi- 
golotti; e del pari quella di clavijo cbe tarono anche Bolgara, il Borgar delle 
importava due mesi e mezzodì tempo, carte catalane, altra residenza di Barca 
Confronta von Heyd, loc. citato. 120. Kaan;e ne ritornarouo per riprende- 

2 La città sulla costa settentrionale re a Sarai T itinerario qui descritto, 
del Mar Nero che porta il nome di Sa- 4 La traversata dal Tigri come anche 
uastopoh, è subito al di là di Nega- chiamavasi il Volga, fino a Bocara fu 
ponto (sic?) e p. Mengarello che fatta dai due Polo per mezzo il deserto. 



- 20 — 

di somaro. Da Sarachik però si poteva andare ad Oltrarre 
direttamente in 42 giorni soltanto. 

Questa medesima via era in attività anche un secolo 
dopo i Polo. Pascal da Vittoria con frate Gonsalvo Tran- 
storna va da Venezia per nave traverso il Mar Nero nella 
Gazaria (Crimea), indi pella palude Meotide alla Tana. Di 
là con carreggi greci a Sarrais (il più settentrionale) sul 
Volga. Partendo da questo luogo si imbarca con degli Ar- 
meni nel Tigri per discendere alle coste del mare Vatuk 
(Baku) e in 12 giorni di viaggio arrivare a Sarachik. Va 
in altri 16 in carro tirato da camelli a Urgantli o Hus 
all' estremità delP impero dei Tartari e de' Persiani ; indi 
viaggiando nello stesso modo con una carovana di Haga- 
reni o Maomettani giunge all'Impero dei Medi cioè: 
Imperium Medium o Transoxiana, come dicevasi il Ka- 
nato tartaro di Cliagatai ; e infine ad Armalek. 

I carri coperti di cui parlano Pascal, fra Mauro ed 
altri e che erano ben noti a' viaggiatori veneziani, greci, 
armeni per le regioni al N del Caspio e per la traversata 
dei deserti, sono disegnati e illustrati nella nostra Carta. 
E (questo risponde in parte al quesito lasciato in sospeso 
dal von Heyd per mancanza di altri documenti: se cioè 
il mondo commerciale d'occidente si sia rivolto al nuovo 
centro di Samarcanda per la via di Urgheng, che era bensì 
stata distrutta, ma poscia riedificata altrove da Timur. 

Un itinerario arabo ci traccia infatti le strade per il 
Chwarezm che da Urgheng conducevano a Bocara, dove 
il cammino si biforcava: a N-E per la Transoxiana verso 
l'impero di Mezzo ed il Catajo ; ad E pel Badakshan e 
pel Tibet ; a S-E verso V Hindu-Kush ed il Pengab. 

Giova ricordare come la Persia fosse coperta da una 
rete di strade per il servizio postale, che sotto i Califi 
costituiva una delle branche dell'amministrazione. Già sulla 
fine del ix secolo tale servizio era organizzato, e gli scrit- 
tori arabi danno notizie esatte delle strade, delle stazioni 
fra i punti principali, delle distanze in miglia (farsang) o 
in giornate intercedenti fra le uno e le altre. Sembra che 



— 21 — 

rautore della Carta Itineraria Vaticana, per quanto riguarda 
la zona orientale, si sia inspirato a (questo esempio, com- 
binando insieme, colle insufficienti rappresentazioni delle 
carte del suo temj)0, i dati integranti degli itinerari! arabi. ' 

Siffatti itinerarii illustrati dallo Spreiiger ci conducono fino a Sa- 
margauti, e vanno al di là dei punti abbracciati dalla Carta Vati- 
cuna per la Transoxiana. Togliamo dagli itinerarii del Chawarezm, 
serondo TortograHa dell'autore, e da quello del Balch il nome delle 
stazioni e la indicazione delle rispettivo distanze, variamente date 
in giornate o in farsang. A riscontro di questi che distinguiamo 
con A[rabi] poniamo i luoghi corrispondenti della carta F[rancese del 
de rislej, e dove li troviamo, i nomi della nostra carta V[aticana]. 

Il nodo stradalo più importante in questa regione era quello di 
Bocara, di cui non troviamo il nome segnato sulla carta, mentre 
ne troviamo invece il luogo bone rilevato sul lato del triangolo Sa- 
marganti-Termit-Amon, e avanti la stazione di Ches che precede 
Samarganti. Anche il nome di Nasaf manca, ma è segnato invece 
il ponto che ivi attraversa la strada da Samarganti a Termit. Nasaf 
o Carchi sul Toum di F, odierno Karschi sull*Ak-Darja, è anche 
attualmente il punto dove passa la strada Samarcand-Termit-Balch. 

L'ampiezza e ricchezza com' è rappresentata Samarganti ci ri- 
chiama ancora al regno di Tiniur, che ne avea fatta sua residenza 
e centro di nuove vie del commercio.* Da questa una strada con- 
ducova alla Tartaria e alla Cina per cui passavano carovane nume- 
rosissime, quali descrive Clavijo, rambasciatoro castigliano alla corte 
di Timur, da cui ha tratto larghe notizie il von Heyd. Notiamo solo 
da questa part^ ralasanda(y) di incerta lettura che potrebb' es- 
sere la Alexandria oxiana degli antichi, sul confino settentrionale 
della Battriana. 

Rifacendoci dall'anzi ricordato itinerario del Chwarezm, la strada 
che procede lungo la sinistra dell' Oxus tocca : ^ 



1 2>pi;i{N0Kii A. Post-uiid Keii«e- ctie C4>rivdan<> in line il buu lavoro, 

roiiton des Orients. Abhandlungen - Non possiamo con sicurezza sta- 

der 1). M. (ìesell. voi. HI, 3, Lipsia 18'ìl. bilire se il ì&ffo ad E di Samarj^anti sia 

Secondo i rapporti di Ibii Cliordadlte il più vicino L. Taraan delle carte 

il ({uale Tu mastro generale delle Poste posteriori; o non piuttosto rissicol, 

e relatore sotto il Calilo Mo'tamid che sulla via del (piale stava Bagara,che 

reffiiò dal 250 deli'Kj^ira [.^70 d. C.>al è forse il Baraci di poi. 

t;72 [>i\''£\ — le Sikka o stazioni postali a SPRKNOhR, Carta - Itinerario 

erano circa V.^i; fd effli ci ha lasciato del Chawàrezm, n. 3: Da (iurp'an«J 

un elenco sul <p]ale, e sovra le misure a Zamachshar 11 fars., da <pii a Kath 

di AlbiTrTini e dell'Alwal (Kitab- i {Giorno. Da Kath a (iijjrband sono 3 

al-Aiwal o libro delle lon^fitudini) lo j^iorni o 19 l'ars, per la via di llazà- 

Spren;:er ha ric<»struito ;;li itinerarii, r;\sp; ma solo li {giorni, o ti 4 7 farà. 

rai)presentaii e riassunti nelle tavole per quella di M&sh. 



A. F. y. 

1. Gargang o G'urg&nlya Corcang o Jorjania Horganca (nova ?) 
Kath 3 giorni Catli o Kayté Cai 

G'igrband 2 > Djogrbend 

Bochàrà Bocara [locos BocarsBj 

2. SamargàQ Samarcand Samarganti 
Bochàrà Bocara [locus Bocaree] 
Nasaf Nasaf Hocus Nasaf] 
Tirmidz Termed Termit 
Baich Balch Balch 

L^altra via sulla sinistra doirOxus stesso risale da Gargang per 

3. Zamachschar 14 fars. Zammachar Seminam (?) 

Marwer-rud ^ o ? _• Marou-al-rud Maru^ 

( o o giorni 

™i'l»° lol giorni '^"'•«'^ Taicam 

Balch 7 giorni Balch Balch 

V'ha però tra queste due una terza strada interrotta dalla con- 
giuntura della pergamena che sarebbe quella segnata direttamente 
da Cat a Balch per un Creaci non ancora bone identificabile. 

Le vie che da Balch e da Termit procedono verso NE a Fergana 
e al Turchestan * sono ben distinte nella V ; cui rispondono A e F : 

4. Balch Balch Balch 

Valvàlig 2 giorni Vel Valedg 

Tayiquàn 2 » Talkan 

Badachshan 7 > Bedacchan Balasiafi 

6. Balch Balch Balch 

Semingàn 4 giorni Semencan 

Badakhshan 9 » Bedacchan Balasiaii 

Ma la via che diverge all'indicato Seming&n continua verso il 
sud-ovest a levante del Corasan e toccando l'alia Alexandria 
raggiunge quei passi degli alti monti che in V sono indicati come 
le fonti dell' Amarus overo Indus, ossia le montagne del Badak- 
shan e Hindu-Kush, tra le quali sta Parw&n = Parvan, la prima 
stazione del Kabul. Questa strada segue le stazioni di: 

6. Balch Balch Balch 

Simingàn 4 giorni Semencan 

Anderàb 5 > Enderab 

G'ariàba 3 » [Gorebud?] 

Bangehyr 1 » Benghir 

Parwàn 2 > Parvan 



1 I Maru SODO Jue.'Tuuo qui iudìcalo 
coD a 1 - r u d, Paltro a meUi via fra questo 
e ÀmuyecoU*epitelo Marwer-Chadgchar. 



2SPRENOBR, Carta-Itinerario 
di Balch e Tochàristan, numeroS. 
Vedi Della Vat. il turques Ticino. 



— 23 — 

Da Samarganti la via antica verso il S e per cui venivano le ca- 
rovane dall'India, correva come l'odierna pei passi del Baraian e pel 
defilé di Termedz a nord di Baich; indi da Balch per Alexandria 
attraverso l' Hindu Eush e per Cabul e Atok al Pen^ab. Qaesta via 
è assai bene disegnata nella nostra carta e fa riscontro a quella che 
dall' occidente del Caspio per Euri = Herat e il Candahar tende al 
iSind. La frequenza e ben marcata importanza di questi tramiti stra- 
dali e fluviali sta a dimostrare che il piano del genovese Paolo Cen- 
turione per avviare al principio del secolo xvi il commercio dell' India 
al Casx^io o di là pel Wolga e Mosca all'Europa settentrionale, si 
basava sopra dati di fatto e condizioni realmente esistenti, quali ci 
vengono documentate dalla nostra Carta J 

* * 

Marco Polo invece tenne la via che dal Mediterraneo, 
dallo scalo di Lajazzo per Gasaria e Savast andava 
ad Arzingan e che più tardi fu descritta parti tamente dal 
Pegolotti. Ma invece di continuare per Arzan o Erzerum, 
piegò a S-E e lungo la destra del Tigri toccando Mas, 
Merdin, Mausul e Baudas scese a Bastra nel Golfo 
Persico. 

Neil' itinerario della Mesopotamia dell' Jràcj e del Chu- 
zistàii^ si riscontreranno i luoghi attraversati da Marco 
Polo, alcuno dei quali si trovano segnati sulla nostra carta 
Itineraria Vaticana. Secondo il pensiero del Yule nella 
traccia dataci dell' itinerario del Polo , questi passò per 
mare all'isola di Kisi e a Hormuz. Di qui risalì verso il 
nord attraverso i luoghi da lui nominati: Eeobarles, 
Conosalmi, Kerman, Cobinan, Tonocain, Arbre Sec 
il Sabcoar della nostra carta." Piegando poi verso Est 
e passando i luoghi identificati per Nishapur e Meshid 

1 Kimano incerto se la f;ri*ande 8tra> (rana. Vegpr.isi del resto Te n d ir e i molli 

dei elle nella carta Vaticana corre tra nomi di tema Paud- che po|>olauo la 

i «lue detti Ilnmi fra Cnndaliar e Sia- rcflrione, ove non credasi che il Pen- 

cht7ne, e pie^a p«)i a SK fra Peudua e dna che va letto l'end va. qui si rife- 

la regione di Deli, sia quella che per il risca al Tenj^ub vero e proprio. 

Calmi tende ili Penj]:ab; o se invece non < spkemoel nell'opera citata, che 

sia quella che dal Hadachshan per Talta sono i due itinerari e piani n" 15 e 19. 

valle deiroxus conduce al Pamir. Ma 3 cfr. la tavola dei: Marco Polo's 

quest* ultima è troppo bene indicata itinerarie» N* I, e II Kermfiu to 

nella carta stessa più in alto per la Ker- llormnz, in Vut.K-CoRniRK pp. I e 114. 



— 24 — 

tocca Sapurgan indi Balch; d'onde intraprende la via 
del Badashan passando per Taican e il Casem, pro- 
cede al VoKHAN che è la provincia Fixan della carta Va- 
ticana o Fergana con Vagian di F, entrando nel Pamir. 
Il confronto degli itinerarii arabi si può fare per tutta 
questa via, prendendo in considerazione i singoli tratti de- 
gli itinerarii or ora citati, più quello del Balch e Toharistan. 

Nel capitolo xv del I libro. Marco Polo ci nomina gli 
otto regni in cui era divisa la Persia all' epoca del suo 
primo viaggio. Essi incominciano da: 

Casvìn ossia Kasbin che, seppure si debba partire dal 
settentrione, oggi è una semplice per quanto fiorente città, 
quale è anche rappresentata nel C asm in della carta V; 

CuRDisTAN che è segnato nella Vaticana stessa: P. Cur- 
DisTAM IN Persia; 

LoR quale ò anche reso nella Vaticana con Provintia 
LoR IN Persia -tEI Lur o Cusistan; 

Suolstam in Kamusio, mentre è Oielstan (ossia Shel- 
stan) neir antica redazione francese. La identificazione e 
la ricostruzione della forma e della origine del nome col 
paese dei Siiùl o Shauls tentata dal Yule, da lord Cur- 
zon, e dal Cordier trovano la migliore, positiva conferma 
nella nostra carta itineraria della Vaticana che denomina 
questa Provintia Cestell in un luogo eCelstam oP. 
Crelstam in Persia negli altri; 

IsTANiT è stato identificato, dubitativamente con Is- 
pahan che ò in Ramusio: Spaan = nella V: Spahan; 

Serazy =: SHÌaàz che dovrebbe esser uguale a Saura 
[oppure al Sita9Ì per Sira9Ì?] della nostra carta, e sta a 
designare la provincia del Fars, ad essa dipendente. Regno 
Ceraci è la forma nella leggenda [14] di V. 

SoNCARA = Shawànktxra o Shancara è più difficile a iden- 
tificarsi sebbene nella leggenda V, sia dato Soncara come 
r ottavo regno. Cogliendo l'accenno fatto a questo nome 
nella storia di Shah Rukh- nell'anno della Egira 807 =-z 1404 



1 Ove questa però non sia Sura ile- 
IMrùq Arabi, ciò che nou pare, per la po- 
sizione di quest'ultima a o. di Bassura. 



~ V. A b d a r r a z z a k , history of 
Shah Rukh in Yulk-Cordif.r pag. 86 
e Journ. Asiatique 3>"« S. voi. ir, ;J55. 



- 25 — 

troviamo probabile si tratti di quella che nella nostra 
Carta è segnata con Provincia Roch barlaii^ o dei Roch 
barlam, accostati ai Ourtistani per la loro ferocia. 

TuNOCAiN identificato con Tùn-o-kain è la Pbovintia 
TiMOCAiM dai nobili cavalli, anche detta Timoscam della 
nostra carta Vaticana. 

Non possiamo sottrarci al dubbio che solleva la identificazione 
dei due nomi dei regni Serazi e Soncara di Marco Polo = Ce- 
raci e Soncara di V, di cui demmo sopra le spiegazioni del 
Yule. Noi non troviamo nella nostra carta segnati come tutti gli 
altri questi due nomi, se non sian quelli delle due città a NO della 
Persia, che sono creaci e soncara. La cosa ò tanto più notevole 
pel fatto che la successione dei nomi risponde appuntino alla dispo- 
sizione topografica dei regni in parola: 1^ Cassu; 2S Loc[Lor]; 
H.° Curdìstan; 4.** Timoscam; 5.o Celstam; 6.° Istaruch [l~ 
Istanit-Ispahan?*], 7.° Ceraci [creaci]; 8,° Soncara [soncara?]. ' 
L'essere questi due ultimi nomi, scritti in corsivo e sotto la rispet- 
tiva città anziché in forma di Provincia, non fa la difficoltà mag- 
giore. Ci mancano ancora sicuri elementi per chiarire la cosa, e ci 
limitiamo perciò solo a porre il quesito. 

Un secondo dubbio ci rimane sopra Casvtn dal quale comincia 
la nomenclatura del Polo: domandiamo se non esista un rapporto 
col Cassu di Y, data anche la posizione di questo, precedente al Ca- 
MANDU che parrebbe accostarsi al Cahadi del Polo ; e prossimo pure 
ai Ukobaulrs [Roch baulan ?] sulla via di Kkrman = Cremania. Lo 
elle darebbe una rispondenza perfetta fra V e l* itinerario del Polo. 
Ija stossa difficoltà si incontra tanto por collocare verso il Nord C e- 
raci e Soncara, quanto a collocare Casvin verso Sud. 

Ma prescindendo da tali questioni, l'itinerario di Marco Polo in 
questo primo viaggio è uno dei meglio delineati, e facilmente si 
riscontra sulla nostra carta e sui diversi tratti' degli itinerarii arabi. 
L' un tratto [Itin. 15, 2] è quello che da Maradyn scende a Bagdad 
per la strada assai bene disegnata in F lungo la destra del Tigri; 
strada molto più breve e diretta per chi scendeva, come Marco 
Polo, da Arzingan che non fosse l'altra lungo la destra dell' Eufrate 

i Fors* anche in bari an è a vedere in F il Chateau de Chatran bàli 

alcunché del iK)i>oio dei Bailuches o Bui- contre les Aguanes. Per la spiet^azione 

lod.jes popolo detto feroce in {guerra, di Reobaries come nome locale gene- 

nella carta F; che appare distribuito m rico d.i KQd-bar o «terra rivierasca » 

più luoi;hi, presso anche PArrouchajje v. Yulk-Cordibk, 1. e. 
[al-rukh ?] ov* è: le desert rempli de 2 oppure qui è fatta una confusione 

voleurs. Pt)8Ì/ione e nome si corri- fra Istiifnit] e Kukh? si confronti più 

spondono ed è notevole il Castrum sopra a pag. 13 e 21 per cui elimine- 

che vediamo piantato qui in V, come è rebbesi Ispahan dal novero dei regni. 

Studi italiani di fil, indo^iran. Voi. V. XI 



, partente da Malatia, la quale meglio prestavasi a chi aveva per 
obiettivo Aleppo [Itin. 16, 1.]. Dato che il. Polo, in laogo del tra- 
mite del fiame, abbia prescelto la via di terra, avrà seguito il tratto 
segnato ueir itinerario dell* Ir&q Arabi e Chùzistan [12, 2J per giun- 
gere a Ba9ra e alla costa del Golfo Persico. 

Nelle stesso fonti troveremo segnate anche la linea e le stazioni 
che il Polo deve avere seguite per navigare dalla foce del Tigri a 
Ormus ; come pure il cammino ripreso per terra dal Mogolistan per 
Camandu, Cremania, Tabas, Sabcoar, Nishapur, Balch, 
Bal[d]assia [Badakshan] e Fixan. Ma inoltre nella leggenda sui 
regni di Persia è compreso il contenuto del capitolo xv del libro 
del Polo stesso per quanto riguarda la produzione dei nobili cavalli 
ed asini delTimocaim; e nella nostra leggenda dei Roch barlan è 
ripetuta quella Poliana dei Caraones che oscurano per arti magiche 
l'aere per meglio rubare i viandanti. Il contenuto della Carta Vati- 
cana è dunque molto prossimo alla fonte del Polo, che certo deve 
essere stata nota e compulsata dall'autore di quella. 

Nel secondo viaggio attraverso la Persia al suo ritomo 
dalla Cina per la via dell* India, Marco Polo procede an- 
cora da Hormuz per la regione dei Reobarles, Cono- 
salmi, Oamadi a Kerman [= Oassu, Roch barlan, 
Camandu, Cremania di V?J; di là a Jasdi [lest VJ, 
e senza toccare Ispahan, ad Ava e Sava [Awe a SE di 
Kom e ruine di Sava in FJ. Lasciando a destra Gas vi n 
[Casmin V] o non accennando a Sultania, raggiunse 
Tauris. Da Tauris Marco Polo avrebbe seguita la via nor- 
male, a sud del Lago Sevan per Erivan, Erzerone e Pai- 
purth [il Paper della Vaticana?] fino a Trebisonda. 



Come quello del Polo si potranno ricalcare i viaggi 
dei suoi successori attraverso la Persia diretti all'India 
da un lato, o al Catajo per terra dall'altro. Ma per far 
questo ci torna qui acconcio confrontare anche i principali 
itinerari arabi più volte ricordati. 

L' itinerario di Giovanni da Montecorvino nel 1291, 
procede da Tauris, diretto all' India. Egli non ce lo de- 
scrive, ma solo accenna a due vie per recarsi a Cambalec : 



— 27 — 

la prima eh' ei raccomanda come la più breve e la 
più sicura è quella attraverso il paese dei Goti soggetti 
all' imperator dei Tartari settentrionali, che importa da 6 
a 6 mesi di viaggio, cioè la via per Gazaria (Crimea) alla 
Tana (Azof) ed a Sarai, dipoi descritta dal Pegolotti ; 

la seconda ò la via da Tauris a Hormuz, di là per la 
costa del Malabar, indi al Maabar a Meliapor e S. Thome, 
indi alla Cina e fu quella da lui stesso percorsa. ^ Questa 
sarà pure la via di Oderico. Il confronto che il Montecor- 
vino fa della lunghezza dei due viaggi è : come quello da 
Acri alla Provenza per l'uno; e come quello da Acri in 
Inghilterra per l'altro.* 

L' itinerario di Frate Giordano si desume poco chiara- 
mente dalla saltuaria sua narrazione ; la quale comincia 
dalla Grande Armenia ond' egli ci porge notizia diretta 
del monte Ararat, descrive il Mare Morto che si identifica 
col lago d'Urumia, e un altro lago ai piedi della gran 
montagna (Ararat) dove furono martirizzati i 10,000 fedeli, 
con ivi vicino una città di Semur. Egli dà le distanze fra 
i termini estremi dell'Armenia che sono: da Sebaste al 
piano di Orogan [Mogan] per lungo quaranta giornate di 
viaggio, e dalle montagne Barcarie a Thaurisio [Tauris] 
per traverso 26 giorni di viaggio. 

Segue la Persia, e prima Thauris^ poi Sultania a otto 
giornate da quella. La estensione della Persia ci dà in 
cinquanta"* giornate sia in lungo che in largo. Descrive 
poi il Mare di Sabbia, una regione fra la Persia e l' India 
ove cade la manna, e d' onde egli discese all' India Mi- 



1 L' itinerario marino dal Golfo Per- Giordauo, salvo la distanza certo erro- 

sico al Minabar indi al Maabar è misu- nea di due giorni di viaggio, potreb- 

rato nella lettera di frate Menentillo da b* esser 1* Ura della carta Itineraria al 

Spoleto, di cui altrove. Studi, pag. 94. Sud di Mensur. 

« 11 Montecorvino trova a Ormuz * Cfr. la correzione del Yulb al 

europei e « mercatores totius orbis ». numero V del testo in un L o LV, in 

Egli era col,*! accompagnato dal mer- The Wouders », e 53; ove Terrore 

caute Pietro di Lucalongo, suo compa- viene corretto dandosi air impero di 

gno del restante del viaggio. Persia, compresa una parte dell* India 

^ L*Ur di Caldea patria di Abramo Minore, la estensione di 00 giornate di 

descritta come una città opulenta da fra viaggio dal mar Nero al mar Indiano. 



- - 28 - 

nore, da lui detta anche Prima. Cou questa India Mi- 
nore frate Giordano intende il Mekran, il Sind e la costa 
occidentale dell'India al nord del Malabar. 

Dovrebbe perciò ritenersi che egli dalla Grecia per il 
Mar Maggiore abbia approdato ad uno dei porti sulla costa 
occidentale, ^ traversata l'Armenia fino al Caspio e, visitata 
Bacu, sia risalito al lago di Sevan (per Erivan); oppure che 
seguendo la valle dell'Arasse siasi portato al monte Ara- 
rat, d'onde pel lago di Van e di Urumia, abbia raggiunto 
Tauris e Sultania. La via seguita dipoi dal lago d'Urumia 
attraverso la Persia, è quella che costeggia il deserto di 
sabbia da lui descritto. Della Tartaria eh' egli si lasciò 
dietro, parla appunto come di cosa udita, non vista. Se 
Frate Giordano abbia dal Golfo Persico preso la via di 
mare o se abbia continuato per terra, non si può arguire 
con sufficienza di dati, ma pare più probabile la seconda 
ipotesi. Vediamo sulla carta Vaticana come più d' una via 
di terra corresse dalla Persia meridionale all' India prima. 
Probabile è inoltre la sua traversata del Sind fino a Gogò, 
dove è noto avervi egli scritta la lettera datata da questo 
luogo nel 1321. 

Per la prima parte del viaggio di Fra Giordano ci 
danno lume gli itinerarii A[rabi] e l'itinerario del Pego- 
lotti in comparazione colle carte V[aticana] e F[rancese]. 
Neir itinerario arabo dell'Armenia tutte le vie facevano 
capo a Tiflis, compresa quella proveniente dall'Asia Minore : 



i Si può rimanere incerti se il punto vàs al sud di Tocat neir Anatolia, che 

d* approdo sia stato Sebasto[X)li che irò- trovasi pure nella carta catalana di Pa- 

vasi nel M[appamondo Modenese] = Se- rigi ; e questa andrebbe bene in quanto 

basto nella carta catalana di P[ari^i]. ci dà la linea orizzontale misurante la 

Il fenomeno delle maree di Negropouto distanza fra essa e la pianura di Mo- 

che dà come cosa da lui veduta, ci por- gan. Ma non resulta altrettanto chiara 

la alia Sebasto presso Neg[r]o ponto T altra linea della larghezza fra Tauris 

segnato già dal M[a()painoudo] catalano, e le montagne Barcane, Barchal Dagh, 

Il YuLB, The wonders of the Kast limitate da Trebisoiida a Kars. 

by Friar Jordanus, p. (5, n. 9 ri- « Itinerario dell'Armenia secondo 

tiene però fosse laSebastos di Marco Sprbngkl, piano numero 8. Poniamo a 

Polo, antica Sebastaeia, odierna Si- lianco le cifre dateci delle distanze. 



29 - 



À. 

1. Arzau [al -rum?] 
fìi'Hlvs 



P. 



Bidlys 
Arg'ysch 
Chovayy 
Tiflys 

2. Tiflys 
Derbend 
Shamàkia 
Bardàa 

3. Tiflys 
Shauikùr 
G'anza 
Bardàa 
Barzand 
Ardebyl 
[TabrizJ 
Maràgha 



Erzorum 



3 giorni 
7 giorni 



10 giorui 
32 fars. 



32 fars. 
10 fars. 
14 fars. 
34 fars. 
14 fars. 

80 fars. 



Argoueti? 
Tiflis' 



Tiflis 
Derbent 
Chamaki 
Berdaa 

Tiflis 

Chenkour 

G'andja 

Berdaa 

Betzirvan(?) 

Ardebil 

[Tauris] 

Maraga 



Y. 

Arzerone del Peg. 
Bitìlis 



Tifìlis 

Tifìlis 
Derbene 
Siamachi 
Barda 

Tifili» 
Siamari 
Sancia 
Barda 



[Tauris] 
[lago] 



Se Giordano partiva da Salvastro = Sivàs, giunto 
ad Erzerum può aver seguito V antico itinerario quale è 
descritto dal Pegolotti ; e quindi solo dopo toccato Tauris 
essere risalito per la pianura di Mogan a ritroso dell'iti- 
nerario n.** 3, fino a Bacu. Oppure può da Erzerum essersi 
portato per Erivan verso il nord-ovest senza spingersi 
fino a Argys e Tiflis, ma passando a tramontana del lago 
di Sevan al nodo stradale di Ganza e di là a Shamakia, 
essersi accostato al Caspio e Bacu. Di là sarebbe poi ri- 
disceso ad Ardebyl e Tauris. Fra Erivan e TArarat F 
segna la città distrutta di cui parla Giordano col nome 
di Artaxate (Ardeche). Più al nord è Uch-kilissa o « le 
3 chiese » tali rappresentate nelle carte Catalane. 

Se invece il suo punto di partenza fu la Sebaste presso 
Negroponto egli avrebbe dovuto raggiunger prima Tiflis 
per cui non mancavan vie, e di là esser disceso a Bacu. 
Solo il non aver nominata una città cosi importante come 
Tiflis fa troppo dubitare ch'egli abbia seguito tal direzione. 

Dai porti della costa occidentale del Mar Nero più di una strada 
condacova direttamente a Tiflis; d*oude una fra l'altre continuava 
discendendo per la valle del Cur (Cyrus) e per gli Ocus [Acus in V?] 



— 30 - 

toccava Chamaki [in F, Siamachi in V], dove incontra vasi coli* al- 
tra strada litoraua che da Astracan [Ar9etreca V] superato il 
fiume Terek e la città Terki [te reo fi. e Terco V] e quindi Tarcu 
[tarco VJ entrava nelle Porte Caspie e riusciva a Chabran [in F, 
siabra in V] il punto più vicino a Bacu. Da Chamaki questa strada 
continuava per la pianura di Maugan dove trovava Lenkora [in F, 
Licori V] non lungi dalle bocche del Euru [qui taru fl. in V]. Di 
là piegando entro terra, andava dritto ad Ardebil e Tauris. 

Sarebbe appunto V itinerario seguito fino a Lenkoran dal Bon- 
valot, oggi dalla sponda del Mar Nero da Batum percorso dalla fer- 
rovia fino a Bacu. Esso è cosi ben disegnato in V e in F, che dob- 
biamo ritenere fosse una delle vie naturali e normali anche nei 
secoli precedenti; e sarebbe altresì la piti rispondente alla narra- 
zione di fra Giordano, dove si constatasse che egli siasi mosso da 
Sabasto-Neg[r]oponto anziché da Sivas. 



L' itinerario di Odorico da Pordenone va da Trebi- 
sonda a Artiron^ nella grande Armenia, L'Eufrate corre 
a una giornata da questa città a mezza via da Trebisonda e 
Thoris. Di là passa alla montagna di Sabissa colloasseis,^ 
presso la quale è il monte Harach^ su cui l'Arca di Noè, 
Viene a Thoris o Tauris, detta in antico Faxis o Sussis ; * 
di là a Somdoma o Soldania ; ^ poscia impiegando molti 
giorni, a Cassan/ di cui indica la distanza da Gerusalemme 
in L giornate; e quindi a Gest' a una giornata dal mare di 
sabbia. Secondo il Cordier Odorico avrebbe seguito una 
via diretta da Sultania a Qaschàn che trovasi a 29 far- 
sang da Ispahan, ma senza toccare questa città, raggiun- 
gendo a Qùm la via che a SO di Teheran, città moderna, 
corre a Qaschàn. Un itinerario siffatto sarebbe segnato 
nella nostra carta: quello che per la via che da Soltania 

1 Ci atteoiamo alla lettura del testo nel luogo della antica Eksbatana p. 19. 

e airortogralla del Cordier, rinviando & Sultanyeh, p. 37. Questa era 

per le dichiarazioni alle pagine dell* o. stata residenza dei re di Persia prima 

e: Krzerum, varr. p. 5n.; e p. 14. della conquista dei Tartari nel xiii se- 

* Sermessacalo di Pegolotti, o colo, e centro del commercio fra V India 
Ilassan-kaleh, uno dei castelli chei e T Europa. Ma dopo che fu distrutta 
mercanti italiani avevano edificato sulla da Tamerlano non si riebbe pid. Cfr. 
via per la protezione delle carovane la spesso citata opera del Yulb, Mi- 
fra Trebisonda e Tauris. rabilia descripta; The wonders 

3 ossiaildjebelal-Harath il mon- ecc. by Friar Jordanus, 1863 p. viii. 
te^Ararat. Cfr. cohdibr 1. e. pag. 15. e guaschAn; altri suppone Sa wah, 

* alias Suors» Saraca o Zazaca, che è la Saba delle versioni italiane. 



— 31 - 

od, Sultànie, scende diritto a SO lungo il corso d'acqua 
cui segue buon tratto ed è segnato nella carta del Kiepert 
col nome di Karatschai [in quella della Surve y of India 
Kara-rùd?]. Essa poi raggiunge nel punto che corrispon- 
derebbe a Qùm quella via che tenendosi ad est di Spahan 
nella nostra carta, a nord-est nelle moderne, costeggia il 
deserto da un lato e la provincia di Qbstel o Crestam e 
incrocia sotto questa la strada di Iest. Da Yezd passato per 
molte terre e città Odorico, ritornando secondo il Cordier 
pel Farsistan e il Chuzistan, sulla via che da Yezd^ va a 
Chiràz (Sauba = SiBAS della carta Catalana?) venne a 
Conan; una città che per varie lezioni, fra cui Camara 
di Barbaro e Comerum del Farsetti e del Yule, potrebbe 
accostarsi al Queremek della nostra carta, dove la gran- 
dezza del disegno concilia la idea che si tratti delle rovine 
di Persepoli, Todierna Kenàr. 

Da questo luogo continuando per molte altre terre Odo- 
rico diretto verso occidente, viene al paese di Hus che 
il Cordier ritiene essere il Chuzistan e forse la città di 
Dìzftìl; o secondo altri Ahw'az o Haw'az, più a mezzodì 
sul corso tortuoso del Karùn. In fatto sulla nostra carta 
sono segnate da Quebkmen dirigentisi verso nord-ovest e 
il Tigri le vie battute e due città Aipsa e Quisa. Queste 
sono appunto sui fiumi che possono essere identificati col 
Karùn e il Karha e le città stesse con Ahsa e Ahouas di F 
[Haw'az].^ Il Yule ritenne invece più probabile che Huz 
sia Hazah nel N, nella Chazene e Adiabene.^ 

Dalla terra di Huz, paese montano di belle pasture, il 
Puchti Kuch o la patria di Giobbe, giunge in Caldea e 
visita Babele che è a quattro giornate da questo regno : 
Babilonia la qbande, quaP è rappresentata nella carta. 

Sceso di là a Balsera, avrebbe frate Oderico ripercorso 
cammino di terra ancora pel Farsistan e quindi pel Lari- 

1 Yezd, cui fanno capo le vie da potrebbe esser la vicina odierna Waist 
Nigabur, Chiraz e Ispahan. Teheran è 3 vedi a proposito l*Arbel della 

a 38 farsnng: da Qaschùn. Carta itineraria Vaticana, risi>ondente 

^ Nota però anche suiraffluente del alla Arbil che con llazah formava 

Karha la località Hawize; forse aipsa una sede metropolitana nestoriana. 



— 32 - 

stan d'onde ei farebbe cominciar Tludia, per prendere il 
mare ad Ormuz, all'uscita del Golfo Persico, dove l'Oceano 
comincia veramente, ossia nella provincia del Mooolistak 
od. Mògìstàn segnato come città nella Carta itineraria, ac- 
costo appunto alla leggenda [16] di Hobnus, la cui descri- 
zione è consona alle notizie del tempo. Questa parte è 
chiamata India Piuma nella carta Vaticana che si attiene 
cosi alla nomenclatura di Marco Polo il quale, come si è 
detto, dal Maabar estende l'India fino a Kesmacoran [Kig- 
mekran] coincidendo nel fatto col dato di frate Oderico. ^ 

< Dalla Caldea venimmo nell' India maggiore, a 
Ormes, eh' è cominciamento de l'India ed è in capo del 
mare, la qual terra è in un isola ed è di lunge a terra 
ferma ben cinque miglia >. Tal' è la lezione del codice 
Palatino ; - il testo del Cordier dice di più che e De Inde 
entrames en la mer Occeane. La premiere terre que nous 
trouvasmes avoit nom Orenes ». Il testo degli Acta San- 
ctorum^ dice invece: «Ex hàc India recedens, transivi 
per multas terras. Veni ad mare Oceanum ». 

Dal punto d'imbarco alla Tana, Oderico contava xxvm 
giornate di mare, cioè quante ne segna l' itinerario arabo. 

Il Cordier ritiene che anche Oderico da Pordenone sia disceso 
fìno a Bassorah, che era la città ove facean capo le mercanzie che 
venivano dall' India pel Golfo Persico, Orrnuz e Kish per essere 
quivi trasbordate per Bagdad. Segui dunque la via segnata dal viaggio 
del Polo pel tratto da Bagdad a Baerà. Il riscontro degli itinerarii 
marittimi arabi può precisare tal viaggio dei nostri in questa parte. 

Da Ormuz le merci indiane venivano inoltrate però anche per 
terra pel Fars, pel Corasan e pei due Iraq: ossia lo Iraq agemi, 
le Provincie Centrali della Persia colle città dilspahan, Hamadan, 
Sultani eh; e T altro Tlràq arabi, o Mesopotamia, con centro 
Bagdad. Gli itinerarii che seguono ci dauuo la descrizione delle dif- 
ferenti vie attraverso queste regioni. Muovendo dall'Armenia per 
l'Iraq arabi: * 



^ Già per Plinio era questione se Orenes, ma non indica la distanza in- 

la Oedrosia — Mekràn spettasse all'India lercedente dall'isola alla terraferma, 
piuttosto che alla Ariana; e Nicolò de' * In data X\IV JauuArii p. DSc>-9V2. 

Conti porta i conlhii della sua prima '• Le i)r()vincie attraversate per que- 

India dall'Indo alla Persia. ste stazioni sono in K, indicate con: 

»11 testo francese del Cordier ha Curdistam, Diarbec e Iraq Arabi 



— 33 — 



A. F, 

1. Da Malatia a Malatia 
Somaysat 16 farà . . . . 
Sarù^ 18 > 
Manbié 20 > 
Raqqa 20 » 
Màsiqkin 
Ana 
Hadityn 
Hyt 
Anbar 
Baghdad 

2. Maradyn Merdin 
Kafar 19 farà . . . . 
Dava 5 * . . . . 
Beled 27 » Balad 
Mosul 7 y> Mosul 
Hadyhta 4 » . . . . 
Al Sonn 12 » Sinn? 
Sorra man-rua 26 » Samara 
Okbera 14 . [Tecrlt] 
Barad&n 5 » . . . . 
Baghdad 4 » Bagdad 



T. 

Malatia 



Serou^e 

Bombi ohe 

Bacca 

Mahe8ÌD(?) 

Ana 

Jadida 

Hit 

Enbar 

Bagdad 



Bachbe^ 



ADa- 

-cadìdi 

[Idde?] 



BabiloDÌa 

Men9ur(?j 

[TecritJ 
Babilonia 



L'altro itinerario che ci interessa è quello per Tlr&q a^ami, ' il 
quale da Tauris conduceva al Golfo Persico proseguendo più diritto 
ad Est del lago d'Urumia, e che da 



Maraga 



Maraga 



Marga delle C. Catalane 



passato per Daynawar a 60 farsang e Asadàbàd 16 fars., rag* 
giunge il nodo stradale di Hamad&n così ramificandosi: 



1. Hamadan 8 fars. 

Boru^rd 54 miglia 

Eara^ abu Dolaf 

i 80 miglia 
Ispah&n I 54 fars. o 
( 6 giorni V, 



Hamadan 
S&wa 
Qomm 
Qu&sh&n 

Ispah&n 



37 fars. 
12 » 
12 » 
46 fars. 
3 giorni 3 



F. 

Amadan 
Ourugerd 
Chara-vend (?) 

Ispahan 

Amadan 
Sawa 
Eom 
Eashan 

Ispahan 



y. 

Mancano i nomi qui 
dove sono appunto 
segnate con mira- 
bile chiarezza le 
due grandi strade 
che da Tauris a Ba- 
bilonia e da Sulta- 
nia scendono dirit- 
te al Sud, dopo es- 
sersi incrociate e 
diramate nei diver- 
si sensi in quel 



1 si trovano in F a non grande di- 
stanza su questa strada che segue la 
sponda destra delf Eufrate Rao e a (rui- 
nés) e Rabba. Cfr. qui in V araolia 
e arabe = Iràq arabi? 



< Itinerario dell* Iraq Agami o 
della Media, in Spencer numero 7. 

3 sic. Forse la differenza dei giorni 
è determinata dalla maggiore focilità 
delle strade in paragone del tratto 1. 



Studi italiani di fU. indo^iran. Voi. V 



XII 



— 34 — 

8. Hamad&n a Àmadan ponto che poesia- 

Nohawand 1 1 ^l ^*"- . Nehavend °^^ ?^»^^" «^'^«• 

I o 3 giorni za identificare per 

S&burhavast 20 fars. Saberhas Hamad&n. 

[Deserto] 

Syravan Siravan 

(Masabdzan) Masendan 

Questa via raggiunge poco dopo a Soster il grosso corso del Karfìn 
[F] col quale va fino alle foci del Golfo Persico. 

Completando ora 1* itinerario col n. 1 per la diramazione Baghdad- 
Hamad&n, noi ritroviamo perfettamente rispondenti a questi itine- 
rari le arterie moderne che da Tabriz e Sultanieh scendendo ad 
oriente del Mar Morto di fra Giordano, colle rispettive diramazioni 
e intersecazioni nel punto che risponde a Hamad&n, vanno a finire 
l'una al Karùn sotto Suster, l'altra al Tigri a Babilonia. 

Non abbiamo sufficenti elementi per decider se fra Giordano se- 
guitò una di queste; o se invece abbia battuto Taltra che da Sol- 
dania seguendo gli affluenti del Kezil Uzan' fino a Casbin va per 
Qomm, Kash&n, Yezd, Kerman al Golfo in Ormuz; e che era una 
delle più frequentate dalle carovane.^ Gioverà pertanto tener pre- 
sente questo itinerario, a partire dall' Ir&q arabi, 2: 

A. F. T. 

1. Da al Sono a Sinn 

Sorra-man rua o 

Samara 26 fars. Samara 

Baghdad 23 » Bagdad Babilonia 

Mad&yin Medain ruinée Media [città] 

Nomaniya 

Gargaraya Jarjaria 

Gabal Gabala 

Fam al 9Ìlh Tom zil 

W&sit Je Ouaset Oueis 

Ba^ra^ Bassora Balsera . 

2. Wasit Je Ouaset Oueis 

Tayb 

Qorqùb 

G'ondays&btir Jondisabur 

Tester Tester o Suster Suster 

AskarMoh- j 8 fars o Escar mocran 

ram ( 4 giorni 

Sùq al Ahv&z 1 giorno Ahouas Aipsa o Qui sa? 

Obolla 11 fars. Obolla 

Baerà ^ Bassora Balsera 

^ L* itinerario non segna via diretta Polo indica come necessarii» discen- 

fra le due stazioni. In P è quasi altret* dendo pel fiume, 18 giorni di viaggio, 

tanta distanza come da SàburhavS^t a ^ Uno dei circoli del Chùzistaa è 

Hamad&n. quello di SOs che troviamo sotto forma 

< Cfr. Hbyd, opera citata, n, 134. di Sùs in A, Su sa in P, Sussa ii| 

8 Da Baudas »■ Bagdad a Kisi, v al suo giusto posto o quasi, 

passando da Bastra = Baerà, Marco & Carta-itinerario del Iraq e del ChCl- 



36 — 





▲. 


F. 


T. 


8. 


Stlq al ahw&2 
E&mhor- \ 20 fare, o 
moz i 3 giorni 

A,^oAan \ 24 fars. o 
Arraéan | 3 i^rni 


Ahouas 
Varm-hormos 


Aipsa Qoisa? 




Raglan 






[Askar Mokram?!]! 
Ispahan 70 fare. 


Escar mooran 
Ispahan 


Spahan 


1. 


Da Ispahftn* a 
Qùmisa 2 giorni 
lotakr] 9 » 
Sohyrftz 12 fare. 
G'tìr 26 > 
Syraf 46 » 


Ispahan 
Komsha 
Yezde cast^ 
Chiras 

Giovar Giar 
Chir Siraf 


Spahan 
la Cupsa? 
[lest? 
Saura 

Ziraf' 


a. 


Sohyraz 

Eozarun 22 fare. 


Chiras 
Karzerom 


Saura 
Queremen ? 


8. 


Schyrftz 

Fasa 40 fars. 

Darabgerd 16 » 

Ro8tàq-al-ro8tàq 10 » 

Tàrem 22 > 

Hormacs 


Chiras 

Passa 

Darah-gerd 

Bostac arrostac 

Tarom 

Hormont 


Saura 

La difficoltà per 
identificare la capi- 
tale del Farsistan 
Schyraz anziché col 
Saura qui accetta- 


4 


Bostaq e. s. 
Syrgan 606 giorni 
Bardasyr 2 » 
Zarand 2 » 


Bastac e. s. 
Sirgian Eerman 
Berdasir 
Zareng Segestan 


to, col Sira9Ì in 
}royincia di Peraia 
Farsistan] , consi- 
ste solo nella lezio- 


6. 


. Syrgan 
Sarùstan 6 giorni 
Darchyn 1 » 
Bamm 1 » 
Narmasyr 1 > 
QuargForaé ?1 » 
[Deserto] 

. Syrgan 
Gyruft Sire 


Sirgian 
Sciaresia 
Darehin 
Barn Bem 
Bemnasir Kermasin 
[Kerua Borgian?] 


ne della carta V. 
Perocché quanto a 
posizione, verrebbe 
giusta dopo Spahan 
e la Cupsa; e pri- 
ma di Queremen. 


6. 


Sirgian 
Giroft Sirest 


Con Ziraf finisce al 
Sud la pergamena. 



Riprendiamo ora 1* itinerario che da Bagdad risaliva verso nord-est, 
legando alla Mesopotamia da un lato il Chv^arezm e dall'altro la 
Transoxiana. U tratto è comune fino oltre Hamadan, a Sava e Rayy 
dove la biforcazione avviene nel punto che cosi bene è rappresen- 
tato fra Spahan e Sab^oar nella carta V. 



zistàn in Sprenobr d. 9. Nel Ir&q di- 
stinto eoo l*epiteto di Arabi è compre- 
sa eziandio la provincia di Babilonia. 

1 Non si spiega la trasposizione, 
avvertendo come Escar mocram tro- 
vavasi fra Ahouas e Varm Hormos. 

< Sprbnqer, Carte - Itinerari i del 



Fars e del Karman, numeri lO-U. 
» Yesde cast, che non va confuso 
come pare abbia fatto la V col Yeid 
che è suir itinerario della Kermania, 
ai confini fra il Chuhestàii, Tlràq Aga- 
mi, il Segestan e il Farsistan, ma sul 
territorio della 2r di queste provincie. 



— 36 — 

L'itinerario da Baghdad verso NE fino a Boohara tracciato su 
AlbSrfLni e PA^wal riscontra esattamente colle stazioni della attuale 
strada regia segnata, e che possiamo seguire passo passo sulla F. ^ 

A. F. T. 

1. Da Baghdad a Bagdad È questa la via che 
Nahraw&n 4 fars. Nahravan qui esce da Babilonia 
G'alùla ' 19 » Galula grande e che all'altezza 
Ch&niquiyn 9 » Cannequin di S usti t staccasi per 
Schyryn 6 » Sirin raggiunger quella di 
Holwan 4 > Holvan Sita9Ì - Soldania ; che 
Quarmesyn 80 * Kermoncha abbandona poi per se- 
Hamad&n 29 » Amadan guire il corso del Kara 
Sàwa 87 » Sava Eùd. È anche il punto 
Rayy 24 » Bey dove la strada di Fs' in- 
Chaw&r-Rayy 81 » Chovar terrompe fra le mine 
Simn&n 22 » Seminan di Sava e di Bey, le 
Damagh&n 17 » Damgan montagne e la Biviere 

amère, fìno a Chovar. 

2. Bayy' Ruines de Bey 

Laragan 25 fars 

Màmatyr circa 83 » Mehmandusi(?) 

Sàrìya 1 giorno Siariar? 

Astaràbàd 4 giorni Astrabad Strana 

G'or^an 2 » Jorjan 

Ribat Algy 6 » 

Dahistan 8 » Dehestan 

8. Damagh9,n Damgan 

Sabzwar Sebsvar Sabcoar 

Nayschapùr 67 » Nichabur Nusiaur* 

Tùs^ 13 » Thus Mahed 

Saraks ^ 25 » Seras o Tcharkez Saracx 

Dandànquàn 20 » [Beservoir du Kan] lago [o cisterne] 

Marwe-Schahg'an 16 » Marou Chadgehan Maru 

Amùye ' 86 » Amouye Amon 

Ferebr 2 » Ferbar 

Baykend 12 ^ Bikunt 

Bochara 7 » Bocara [locus BocarsBJ 



i Sprenqbr, opera citata, pag. 11 ; 
SODO r itinerario ed il piano mim. I. 

s La via passa a G'alula, secondo 
è ricordato, sovra un pome di 24 archi. 

3 Itinerario del G'ylan e Ta ba- 
ri sta n, Sprenobr, n. 6. E questa la 
regione detta anche di Qùmis, che ha 
Damaghàu per capitale; nella F Coumas. 

* Saremmo tentati a vedere Nay- 
scbapQr nella grande e bella Nas- 
8 ab or, e a ritenere che il disegnatore 
di V ne abbia ripetuta la ubicazione. 
Ma la posizione di Nusiaur risponde 
qui troppo bene nella topografica suc- 
cessione, perchò si debba sposamela. 



5 TGs è propriamente un distretto, 
ma neh* Oriente ò costume che la città 
principale prenda il nome da questo. 

6 Qui F ha « 7 Corps de garde » sulla 
strada prima di giungere al Reservoir 
du Kan, che è posto nella pianura peiv 
corsa dal fiume Tedjen. I molti corsi 
che si incrociano in questa regione ri- 
spondono bene al disegno della carta V 
ov' è rappresentata la riserva d^acqua. 

^ Uu*altra forma del nome di questa 
città è Amol, Spr£nger o. c. p. 16 e' 
Amon in V. Da Amol al passaggio del- 
l' Oxus o fiume di Balch è la distanza 
di 1 fars.; di qui a Fereb 1 farsang. 



— 37 



A. F. 

4. Eayy a R. de Rey 

Chawftry-Rayy 24 fars 

Sìmmàn 22 > Seminan 

D&ma^h&Q 24 » Barasran 

Asadab&d 40 » 

Zardab&d 6 giorni 

G'org&n 3 » 



Semioam 



Nella Transoxiana troviamo segnate le due vie che da Booara 
menano a Samarcanda.^ 



settentrionale 

A. F. 

6. Bochnra a Bocara 

Tawàwys 7 fars. Tavavis 

Karmyniya 7 > Carminia 
Dabusiya 5 » Dabusia 



meridionale 

A. F. 

Bochara Bocara 

xr . r <^ 30 fars. o Nasaf 
N*«*^ ( 4 giorni 
Kashsh 3 giorni Keche 
Samarquànd, 2 gior. Samarchand 



La penultima la troviamo appunto in Ches, stazione che precede 
la capitale Samarganti, oltre la quale la carta Vatic. non ci conduce. 

Ma le vie di terra fra la Persia e 1* India proseguivano pel Cabul 
e per Ghazna. Secondo Ibn Batuta questi due luoghi eran però sulla 
metà del secolo xiv Puuo poco piti di un villaggio, l'altro mezzo 
distrutta città; e PHeyd ritiene perciò che questa via continentale 
non fosse percorsa da negozianti d'occidente. Vediamo però meglio. 

Il Choràsàn è chiaramente delineato nella carta Vaticana. L'iti- 
nerario dell' A^wàl segna due vie che: una da Nayshàpur e l'altra da 
Saraks conducono a Herat; questa seconda rìsale in F direttamente 
il fiume Heri, cosi come si mostra nella carta V.* 

Da Heri due strade procedon, l'una tanto nell'itinerario arabo 
come nella F dalla parte di mezzodì del lago fino a Zaran^ di A = 
Zareng in Segestan di F; l'altra a settentrione fino a Candahar e 
Bost, procedendo poi di qui, o pel Gbaznyn al Cabul, o pel Wa- 
lisht&n (Bàlish o Baluchistan) a Multan. 



1 Sotto Samarganti sull'altra via me- 
ridiouale troviamo iu V bagara; forse 
intender dobbiamo qui Bocara? mala 
ubicazioue, ci fa ritenere piuttosto si 
tratti di una cattiva lettura per Baract 
NE dì Samarcanda; e che per Bocara 
meglio si presti il luogo sopra indicato. 

2 Sprbnobr n* 4, itinerario del Cho- 
ràs&o, calcola da Nayshàpur al villag- 
gio curdo presso Asadàbàd 7 giorni. Da 



NaysbàpQr a saraks 6 giorni, quindi a 
Marw 5, poi ad Amol sei giorni. La di- 
stanza da Badakshàn a Tirmidz lungo 
il fiume 13 giorui, di qui a Zamm 5, in- 
di ad Amol 4 giorni ; da Amol alia ca- 
pitale del Chawàrezm 12 giorni, e di 
qui al lago Arai 6 giorni. Da Balch al- 
l' Oxus per Tirmidz 2 giorni, a Ande- 
rabe 9; da Balch a Bàmiàn 10 giorni, 
di qui a Ghazna 18. 



— 38 — 

A. F. V. 

1. Da Asadàbàd a 

Nayshapur 7 giorni Nichabur Iran Nasiaur 

Tùs 3 giorni Thous 

Saraks 8 giorni Seras o Tcharkez Saracx 

Dandànqàn Reservoir da Ean [Iago] 

Marvi-Shahgàn 6 giorni Marou Chadgehan Mara 

Da Marw a Herat sono 12 giorni in linea diretta ; e da Marwer- 
ràd a Herat per Karùoh da 13 a 14 giorni. 

2. Saraks a Seras Tcharkez Saracx 
Herat 5 giorni Heri o Herat Enri 

Zarang 13 giorni Zareng: 

Best 9 giorni Bost [Candahar] 

Ghasna ^ Gazna 

8. Zarang a Zareng 

Bost 9 giorni Bost 

Pang'vày capitale del Rochchag'* Roch [barlam] 

3 giorni 

Qaznyn 13 giorni Gaznin 

Di qui partiva la via che attraverso il VVàlishstàn o Bàlish [-stàn] 
conduceva a Multan; e troviamo segnateci dai dati albirnniani: 
« Castello Kabul, residenza di re che sodo Turchi, prima e* erano i 
Brahmini ». Seguono: Ribat Kindy o Ribat al Amir, e a SE: Peshawer; 
Pyr-Panjal; Weyhend capitale di Quandchar all'Indo; G'ylam, sai 
fiume che scende dal Tibet, e Kashmyr; Castel Raggiris nel Kashmyr; 
Sialkot; Passo della Rawi; Zott capitale fra la Ravi e il Bias; Lahor. 

Dalla carta dell'India ricostruita sui dati di AlbSruni riprodotto 
pure dallo Sprenger, si possono desumere altresì le diverse vie di 
chi da Multàn poteva scendere alle foci dell'Indo: 

Multan per Sadùsàn o Sywistan [Sarusan? di F] 
> per Azur 

» per Qandàbyl, capitale del Turan, indi a 
Qzalevy 

Mùnh la grande o Manpùra per la capitale del MekrAn 
Armàbyl [Manabere? di F] 
Daybol, Dioul o Dobil 
Pattan 
o Multan per l^yrùn Munh-piccolo Lohraby alla foce dell' Indo, 
che sarebbe il Lure Bender o porto di Lure delle carte posteriori. 



i Sprenoer, num. 12. Itinerario di 
oazna, Kabul e si{?istan. 

2 Kuchchang o Bangaway rimane 
•uila strada che conduce da Bost a 



Gbazna e cosi pure Ictakhrt lo indica 
sulla diversione del SegistAn verso Bà- 
lish ; esso dev' essere 1* Arrouchage [al- 
Roclichaug?] di P, il deserto dei Ruch. 



— ii9 — 



* * 



Da ultimo anche le stazioni del viaggio per mare a partire dalla 
foce del Tigri e lungo le coste dell'India ci vengono indicate; le mi- 
sure sono in farsanghi: * 

Da Obolla all'isola di Ch&rak 50 — all'isola Labin 80 — 
all'is. Abrun 7 — all'is. Chayn 7 — all'is. di Kish 7 — all'is. 
Banù Eikw&n 18 — a Ormuz 7. 

Da Ormuz a N&r [nome forse incompleto?] confine tra la 
Persia e il Sind, 8 giorni — a Daibol 8 giorni — alla foce dell'Indo 
[Mihram] 2 fars. — al primo porto dell' India 4 giorni — a Kul& 
2 fars — a Sandàn 18 fars. 

Da Sand9,n a Mala [MalabarJ 5 giorni; — da Mala a Balyn 
ove comincia il grande golfo di Manaar 2 giorni; — da Balyn a 
Ceylan 2 giorni. 

Da Balyn proseguendo lungo la costa a B&s 2 giorni; — da Bfts 
a G'haskàn 2 giorni; — a KùrS, [Eodur, foce del Penaur] 8 fart. 
— a Kalikan e Eansha [presso le foci della Godaweryj 2 giorni. 

Da Samander a Urtesyr, 12 fars. — di là a Eattak [Palmira] 
4 giorni, ^ e da questa in un giorno alla foce piti occidentale del 
Gange. ' 

Giova però ricordare quanto lo Sprenger rileva sulle distanze 
date dagli Arabi fra il porto [Ealimir] e il passo di Ceylan, e cioè 
liongit. 1200, Latit. 16*».* — Isola Saykeldyb o Serendyb Lou- 
git. 120», Lat. lOo. — Lang-Bàlùs (Nicobar) Long. 90», Lat. 2». 

Anche per questo lato si trovano interessanti riscontri 
coi dati che si poterono desumere dai viaggiatori del xin 
e XIV secolo. E ne troveremo anche con quelli dei viag- 
giatori del seguente secolo xv. 

Ci limitiamo qui a richiamare in via di esempio il 
viaggio illustrato nella precedente Appendice 3; il quale 
si potrebbe pel tratto percorso nella Persia trasportare e 
ristabilire facilmente sopra gli itinerarii ora esaminati. 

i Sempre sovra i dati di Cbordàdbe pio Tao^r che Alberuni segna 8 gradi 

e EdrisI nello Sprenqbk, pag. 79 sgg. a oriente del meridiano di Goyùl, men- 

< Secondo lo Sprenger gli Arabi non tre invece esso è appunto -8 gradi a oc- 

osavano andar oltre per le difficoltà cidente di detto meridiano, 
della navigazione. « La distanza fra Sandiln nelle fonti 

3 Si veggan nello Sprenger le osser- dello Sprenger e V isola di Ceylan « è di 

vazioni che egli fa a queste e alle altre 800 miglia arabe a 9 giornate , come 
determinazioni dei luoghi e delle di- * rispondono air itinerario qui sopra no- 

stanze di Alberuni n«lla penisola in- tato e come sono in realtà; jnentre 

diana al 1. e. 81-^. Così porta ad esem- Alberuni dà quasi la doppia distanza. 



— 40 — 

Gerolamo da S. Stefano impiega da Combeya a Or- 
mos per nave lx giorni. Passa in terraferma a un porto 
chiamato Margostano/ e camminando in compagnia di 
mercanti persiani, giunge in xn giorni alla città di Laar. 
Di qui a Siraz, sempre in compagnia di mercanti, im- 
piega giorni XXV ; e da Siraz a Ispaan xxx giorni, d'onde 
va a Chaschen (senza indicazione de* giorni), e di qui a 
Soltania in xx giorni. Proseguendo con altri mercanti 
persiani e armeni arriva in x giorni a Tauri s; da T. in 
IV giorni raggiunge < certi casali di cristiani che vivevano 
alla catolica » con un vescovo che già fu in Genova, e 
dove erano vari monasteri ; di là in ni giorni va alla città 
antica di Nacihoen,^ poi a Macco; indi con ii giorni a 
una città di cui non ricorda il nome, ov' è il corpo di S. 
Bartolomeo; in altri vi giorni ad Asanchayf; in v giorni 
ad Amit; in iv a Rau; in v ad Helbire, e poscia in 
altri V ad Aleppo. 

Le giornate accusateci da G. da S. Stefano, contro quelle 
che si possono comparare degli itinerarii arabi, sono circa 
il doppio. Si vegga ad esempio il tratto Hormacs-Schyrftz,* 
che per la via di Darabgerd è equivalente a quella di Lar, 
e che unito al tratto fra il mare e Hormacs e Tarem di circa 
30 farsang, ci dà* la somma di 117 farsanghi. Questi di- 
visi per 7 farebbero circa 16 o 17 giorni di viaggio invece 
dei 37 impiegati da Gerolamo. Cosi pure da Schyrftz e 
Ispahan ^ gli itinerarii danno 11 di + fars. 12, ossia circa 
13 giorni invece dei 30 del da S. Stefano. Può imputarsi 
ciò alla differenza fra la corsa delle poste e quella delle 
carovane? Credo che si. 

Ricordiamo la differenza notata già dal Pegolotti nelle 
giornate di viaggio che, ad esempio, fra la Tana e Gifc- 
tarchan (Azow-Astracan) importavan da 10 a 12 con ca- 
valli, mentre con buoi se ne richiedevano 26. Il viaggio 
in carovana, come lo compieva Gerolamo da S. Stefano 

i Bander Abbasi, o Oomron. 3 é questo nell* itinerario del Fara 
< In F Nacisvan città; oNekavikban e Kerman, numeri 10-11, 3; pag. 35. 
villaggio prima di quella, e che rimane * Tanto è segnato nell*itinerario co- 
piti a proposito sulla via di Macou?. me sopra, pag. 35 nel preoed. tratto 1. 



-ri- 
peteva appunto computarsi al doppio del tempo impiegato 
dai corrieri. Consonanza con viaggi condotti in condizioni 
presumibilmente analoghe si trova ad esempio in quello 
di fra Giordano che impiegò da Tauris a Sultania giorni 8, 
dove Gerolamo ne impiega 10 da Sultania a Tauris. Anche 
non tenendo conto della differenza voluta dal percorso nel- 
l'uno più che nell'altro senso, le oscillazioni della durata 
delle giornate nella Persia fra i passati ed il presente se- 
colo si possono desumere da queste testimonianze e cifro 
dateci per il tratto Kermari-Yezd: 

Marco Polo, con cavalcatura vi impiegò .... giorni 7 
Raxnasio, lo determinò a 24 miglia al giorno in » 8 

Westergaard, nel 1844 vi impiegò » 10 

Khanikof 1859 lo calcolò di 194 miglia = ^14 hil. » 10 

Goldsmit e Smith 1865 impiegaronvi » 12 

Houtum-Schindler 1881, viaggiando agiatamente » 12 
ma segnano la media del viaggio per carovana a » 9 
oppure di un viaggio sollecito con cavalli ... » 7 
Il controllo moderno dell' itinerario fatto col diario che fa specifi- 
cato esattamente da Marco Polo in 17 giorni da Kerman a Hormos, 
ha dato la medesima cifra di giorni 17.^ 

E qui vogliamo avvertire come le giornate o stazioni 
indicate coi tre puntini . • . nella carta itineraria Vaticana 
Borgiaua lungo le strade, rispondano approssimativamente 
per numero e distanza alle tappe realmente riscontrate 
dagli Arabi e dai viaggiatori qui sopra ricordati. 

Più sensìbile è la differenza dei giorni pel viaggio ma- 
rittimo, da Hormuz agli approdi dell' India segnato in 28 
giorni da Oderico per la Thana. E questo meglio si ac- 
corda tanto coi dati delle fonti arabe sovracitate, quanto 
colla narrazione di Niccolò de' Conti che dalla città di 
Calacatia, a cento miglia fuori dal Golfo Persico impiegò 
un intero mese per giungere a Gombahita. Se Calacatia 
è l' odierno Kalek, si potrà aggiungere una settimana circa 
pel tratto Hormuz-Kalek ai 30 giorni di Nicolò, ma resta 

i YULB-CORDIBR, Op. CÌt. I, 111-113. 
Studi italiani di fiU indo-iran. Voi. V. XIII 



— 42 — 

sempre un terzo di più nel diario di Gerolamo da S. Ste- 
fano. Oiò non ostante si deve riconoscere la esattezza 
geografica della sua descrizione; i particolari che vi si 
riscontrano confermano sempre più la originalità del testo 
ritrovato ed illustrato nella precedente Appendice, i 

Notiamo da ultimo la importanza che la carta Vati- 
cana acquista anche per viaggi come quello condotto da 
Nicolò de' Conti da Damasco per l'Arabia all'Eufrate; 
o come quelli accennati in questo volume (a pag. 97) dei 
tre cavalieri Oltramontani e un Italiano, messi in rapporto 
con gli itinerarii cosi largamente segnati nell'Arabia pel 
Golfo Persico. 

Da questa Carta ci viene nuovamente documentata la 
persistenza di vie di comunicazione fra il Mediterraneo e 
il Mar Maggiore e l'India attraverso la Persia in ogni senso 
proseguenti per l'Arabia settentrionale da un lato e le 
regioni oxiane dall' altro. E ragione ci è resa delle cose 
asserite dai viaggiatori e delle imprese senza sosta riten- 
tate di secolo in secolo, dovunque si chiudesse una via, 
per aprime un' altra al commercio delle Indie, fino a queste 
a noi più note dell' Andorno, di Girolamo da S. Ste&no, 
di Nicolò de' Conti e del grandioso progetto di Paolo 
Centurione; imprese che ci conducono in limine alla ul- 
tima e più fortunata dei Portoghesi. 



1 App. 3. Mario LONOHBNA II testo 
originale del viaggio ecc., ohe si 
confronterà anche per la identificazione 
dei luoghi ricordati da G. da S. Stefano. 
Alia bibliografia moderna citata e com* 
pulsata dal Longhena in argomento, ag- 
giungiamo la indicazione delle carte 
menzionate in principio, della Survey 
of India, che sono : 

I. Map ov Persia, in siz sheets, 
compiled in the Simla Drawing ofQce. 
Snnrey of India 1807. Under the orders 



of Golonel Sir H. R. Thuiller, Colonel 
0. Strahan, Golonel T. H. Holding. 

IL AFGHANISTAN c 8. Under the or- 
ders of Major Qen. Strahan and Col. 
St. G. C. Gore, in the N. W. Frontier 
Drawing Office by Col. Wahab. Publi- 
shed under the direction of CoL O. O. 
Gore, Surveyor General of India. 1801, 

m. Baluchistan Compiled u. o. of 
Col H.R. Thuiller in the Simla Drawing Of- 
fice by Col. T.H. HoldichPublished under 
the direction of Col. T. H. Holdich (8. d). 



INDICE DEI NOMI 
DELLA CARTA VATICANA BOBGIANA 



Abasia 4. 
Aons 9, 29. 
Aipsa 18, 81, 84. 

1. Alasreda? 16. 

2. Alesandra 17. 

8. Alexandria alia 16. 
4. Alexandria alia 14. 



Alessandretta 19. 
Alle 11. 
Amams fl. 16. 
Amasia 19. 
Amon 16, 86. 
Amur 7, 12. 
Anacadidi 11, 88. 
Angurì 19. 



In queste diverse Alessandrie si debbono riconoscere, con ogni 
probabilità, in 1: l'Alexandria transoxiana o eschata che era 
sul Taxarte a NE di Maracanda; nell'alia Alexandria del 
n.<> 8 una o l'altra Alexandria Margiana=:Merw-rud o Alex. 
Ariòn = Herat o Al. dei Paropanisadi; senza tener conto del- 
l'Ai. Arachotòn = Kandahar. La Alesandra del n.^ 2, posta bene 
addentro nell'India, non può essere altro che una Alexandria sul- 
l'Indo inferiore, e più propriamente la Al. Sogdiana, odierna Uchh. 

La grande città segnata in V suU' Indo superiore all'entrata del 
Pen^ab [Pendua] ci appare qui fra tanti ricordi Alessandrini come 
Taxi la; ma il nome che le è dato dal cartografo quattrocentista 
di Siachene, anziché un termine foggiato alla greca sulla desi- 
nenza di molti nomi di popoli e regioni persiani e indiani della geo- 
grafia tolemaica, o anziché un nome rispecchiante il tema dei non 
lontani Assaceni, — noi riteniamo che sia il nome moderno del- 
l'antica Taxi la, ossia di [Dherì~]Shàhan, identificato dal Huntbb 
(Imperiai Qazetteer of India s. v. e. VI, 166). Nell'Index to places 
in the provincial Map of Punjab della Survey of India, 
troviamo 8hah-ke Dheri appunto nel distretto di Bàvalpindi 
long. 72«, 61 — latit. 83«, 45. 

L'alia Alexandria n.® 4 nell'isola del Golfo Persico altro non 
può essere che l'Alessandria dal delta del Tigri, quivi trasportata. 



— 44 - 



Arabe 11, 33. 
Arabia dexerU 11. 
Aracha 11, 83. 
[Arai] 7. 
Arbela 10. 
Ardui 19. 
Argali 11. 
Argis 10. 
Armenia 11. 
Arpenh 10. 
Ar9etreca 8, 10. 
[Arziron] 9. 
A sarà 6. 
Asia Magiore 5. 
Asia Menor 6. 
A9erbam? 17. 

B 

Babilonia grande 10, 31, 33. 

Bachn 9. 

Bagara 15, 21 n. 

Bagdat 16. 

Baidot 10. 

Bai 11. 

Balach 16. 

Balasian 16, 22, 26. 

Balch 16, 22, 26. 

Balsera 11, 31, 34. 

Bapalpor 17. 

Baracam 16. 

Baracha 16. 

Barda 12, 29. 

[Bassora] 1. 

Bastam 12. 

Baxoar 12. 

Bear 17. 

Beadar 16. 

Bisconte 8. 

Bisie 12. 

Bitilis 9, 29. 

Bittìnia 11. 

[Bocarae] locus 21, 36. 

Bolgar 8. 



Caipi 9. 

Calataron 11. 

Calpithea 9. 

Camandu 18, 14, 25, 26. 

Cambecia 14. 

Candac, Candooh 6, 8. 

Candar Menor 14, 16. 

Candar Magior 16. 

Capadocia 11, 19. 

Capalpor 17. 

Carri coperti 20. 

Casmin 12, 26. 

Caspio mare 5. 

Caspii monti 6. 

Cassu 13, 14, 15, 25. 

Casvin 14, 25. 

Cat 22. 

Celstam = Crelstam 13, 14, 25. 

Ceraci 13, 24, 25. 

Cesarla Capadocia 19. 

Chebich 8, 9. 

Chelsi 17. 

Chea 16. 

Chesmir 16. 

Cbez 15, 37. 

Chirla 16. 

Cillicia 11. 

Cobeis 11. 

Cocia 19. 

Coimnas 19. 

Cogna 19. 

Coltu 13. 

Comoster 10. 

Conaria 19. 

Contatos 9. 

Cosmi 10. 

Corasan 14, 16. 

Coria 19. 

Creaci 14, 16. 

Crelstam = ^estel 13, 24, 31. 

Cremania 13, 25, 26. 

Cubdis 10. 

Cudoi IO. 



- 46 — 



Cnp 12. 
Cnr fl. 9, 29. 
Curdìstam 13. 
CortisUni 14, 26. 
Casbim 14. 

D 

Dedo 17. 

DeH 17. 

Derbene = Porte de ferro 6. 

Dicot 10. 

Dindala 9. 

E 

Edil fi. 6, 8. 

Enri civita8 14, 16, 37. 

Erminio p[orto] 19. 

Esbin 10. 

Etiopia australe 4. 

Eufrate, fonte de... 9. 



J, K 



Fixan 14, 26. 



9 



Gabala 13, 84. 

Galati 19. 

Galatia 11. 

Guardia [in Mesopotamia] 10. 

Guardia [nelPOxiana] 16. 



Horganpa vechia 6. 
[H]organca nova 6, 22. 
Hornus 16, 22. 
Hucis 14. 

I 

laiche fi. 8. 

Idde 11. 

Test 13, 26. 

Imolata 16. 

India Prima 1, 27, 32. 

Indus fl. 16. 

Istaruch 13, 14, 26. 



Jenagiri 17. 
Jermam 13, 16. 
Karacsaf 6. 



La cupsa 13, 36. 
Lagim 12. 
Lajapo 19. 
Lar 13. 
Lasoi^ 11. 
Liab 14. 
Lib 12. 
Libsa 10. 
Licia 11. 
Licori 9, 14, 30. 
Licus [lago] 14. 
Loc [per LorJ 14. 



Malatia 9, 18, 33. 

Mamuastan 9. 

MamuQi 8. 

Mam [monti De...] 12. 

Marcanam 19. 

Mar de Baccu 6. 

Mar de Ponto 6. 

Mar ircano 6. 

Maru 22, 36, 37. 

Media 12, 34. 

Medina 11. 

Meherdi 9. 

Meldens 11. 

Mencur 10, 27, 33. 

Mikin^ar 9, 10. 

Mine [di Tiflis] 6. 

Misiet [v. Raisiet] 13. 

Misopotamia 11. 

Miss 11. 

Mogolistam 13, 14, 16, 26, 32. 

Mogolsor 13. 

Monti de Arabia 4. 

Mona Sigari. 10.